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1.

Lequazione differenziale del quarto ordine per la trave ad inerzia costante su letto elastico
(modello di Winkler): il suo integrale generale. Il caso particolare di lunghezza infinita con un carico
concentrato.

Il modello di trave su letto elastico (Winkler, 1867)
fa riferimento al caso di una trave caricata in un
qualunque modo appoggiata su un suolo di modulo
elastico k, immaginato come un insieme di molle
indipendenti.
La reazione del suolo alla sollecitazione interna si
assume proporzionale alla freccia v, con risposta
perfettamente elastica e bilaterale: quindi il caso di
una trave interrata o di una rotaia vincolata alle
traversine, oppure ancora dei serbatoi in pressione.
Questo modello ha per il limite di diventare un
paradosso quando il carico ripartito (v. figura), in quanto il modello determina luguaglianza della reazione
del terreno allazione sollecitante, quindi la trave risulta scarica: il limite maggiore risiede dunque nel
considerare il terreno come composto da molle indipendenti le une dalle altre, violando lipotesi della
continuit del materiale.
Altro limite fondamentale consiste nel considerare la risposta del terreno omogenea senza tener conto di
eventuali irregolarit del terreno o cedimenti differenziali.
In sintesi, lequazione della teoria di Winkler ha validit per lanalisi dei carichi concentrati, mentre per
quelli ripartiti opportuno utilizzare altri modelli, tra cui quello di Bousinesq (1885), nel quale viene meno
lipotesi di indipendenza reciproca delle molle che vengono invece considerate come un continuo elastico.
Inoltre il modello di Winkler si applica alle travi corte (l <
n
[
) perch se la trave fosse pi lunga le estremit
tenderebbero ad alzarsi, rendendo discutibile lapplicazione del modello nei casi in cui il terreno non potesse
rispondere a trazione.
Dunque, nella verifica della trave utile sottostimare la costante di sottofondo k, in quanto il coefficiente
compare a denominatore (quindi pi piccolo e , pi alto il momento), mentre nelle verifiche di sottofondo
conveniente sovrastimare k, in quanto
compare a numeratore nellespressione della
reazione elastica vk.
Si consideri il caso di una trave
monodimensionale su appoggio elastico a
sezione simmetrica rispetto allasse y
sollecitata a flessione nel piano yz.
Facendo riferimento al fatto che la reazione del suolo assunta proporzionale alla freccia v, si rappresenta
questo suolo usualmente come un letto di molle per cui vale lequazione differenziale della linea elastica:

J
2
:
Jz
2
= -
H
x
EI
x


Dove: v = spostamento virtuale della linea dasse in ogni punto della trave (freccia),
E = modulo elastico,
I
x
= momento dinerzia.

Se con k si indica il modulo elastico del suolo, detta costante di sottofondo, lequazione differenziale del 4
ordine, valida in assenza del suolo:
z
x
y
J
4
:
Jz
4
=
q
EI
x

Si trasforma in:

J
4
:
Jz
4
=
q
EI
x
-
k:
EI
x


Dove: q = carico distribuito sullunit di lunghezza.
Se q = u lequazione diventa:
J
4
:
Jz
4
+
k:
EI
x
= u
Definendo:
[ =
_
k
4EI
4

|I
-1
]


Si ha lequazione omogenea associata:
J
4
:
Jz
4
+ 4[
4
: = u

Se presente un carico esterno q(z) costante nellequazione differenziale compare il termine aggiuntivo
q
EI
,
e la soluzione dellequazione data da:

integrale generale + integrale particolare

Lintegrale generale semplice, dato dalla soluzione dellomogenea associata, pari a:

:(z) = c
[z
(c
1
cos[z + c
2
scn[z) +c
-[z
(c
3
cos[z +c
4
scn[z)
Dove c
1
, c
2
, c
3
, c
4
sono le costanti di integrazione da individuarsi tramite le condizioni al contorno.
Una volta nota lespressione analitica della freccia v, possibile ottenere per derivazione la rotazione , il
momento flettente M e il taglio T.
In questo modo si conosce la forma della soluzione, ma per conoscere effettivamente la soluzione
necessario trovare i valori delle costanti dintegrazione per vari casi specifici:
a. Trave di lunghezza infinita con un carico concentrato;
b. Trave di lunghezza semi-infinita con un carico concentrato ed una coppia allestremit;
c. Trave di lunghezza finita con forze e coppie note, applicate allestremit.


Si analizzi il caso a.
A partire dalla soluzione dellequazione omogenea associata:

:(z) = c
[z
(c
1
cos[z + c
2
scn[z) +c
-[z
(c
3
cos[z +c
4
scn[z)
Si determinano le 4 costanti, attraverso le equazioni al contorno:
a. lim
z-
:(z) = u => c
1
= c
2
= u Infinitamente lontano dal punto di
applicazione di F, gli spostamenti sono
nulli.

b. (u) = :'(u) = u => c
3
= c
4


Essendo la trave simmetrica, la rotazione
sotto il punto di applicazione del carico
devessere nulla.

c. c
3
= c
4
= c => :(z) = cc
-[z
(cos[z + scn[z)

La costante c si trova in base alle condizioni di equilibrio globale alla traslazione verticale cio, considerando
che nella suddetta equazione la somma algebrica delle reazioni verso lalto che il terreno esercita sulla trave
e della forza concentrata devessere uguale a zero:

_ -k:Jz + F
+
-
= u => 2 _ -k:Jz + F
+
0
= u
F = 2k _ :Jz = 2kc _ c
-[z
(cos[z + scn[z)
+
0
+
0
Jz =
2kc
[
|-c
-[z
(-scn[z +cos[z)]
0
+
=
2kc
[

c =
F[
2k


Si ottiene in questo modo la deformata e, per derivazioni successive, la rotazione, il momento e il taglio:
:(z) =
F[
2k
c
-[z
(cos[z + scn[z) =
F[
2k
A
[z

(z) = :
i
(z) =
F[
2
k
c
-[z
scn[z =
F[
2
k
B
[z

H(z) = :''(z) =
F
4[
c
-[z
(cos[z - scn[z) =
F
4[
C
[z

I(z) = :
iii(z)
= -
F
2
c
-[z
cos[z = -
F
2

[z

F
A seconda dei valori di [z, i coefficienti A
[z
, B
[z
, C
[z
,
[z
sono tabulati.
I massimi valori raggiunti da v, M, T si hanno per z = u e si noti che tutte le funzioni sono sinusoidi
smorzate (cio con ampiezza modulata sinusoidalmente) la cui lunghezza donda definita dalla relazione:
[z = 2n


2. Lequazione differenziale del quarto ordine per la trave ad inerzia costante su letto elastico
(modello di Winkler): il suo integrale generale. Il caso particolare di lunghezza semi-infinita con un
carico concentrato ed una coppia allestremit.

Il modello di trave su letto elastico (Winkler, 1867)
fa riferimento al caso di una trave caricata in un
qualunque modo appoggiata su un suolo di modulo
elastico k, immaginato come un insieme di molle
indipendenti.
La reazione del suolo alla solecitazione interna si
assume proporzionale alla freccia v, con risposta
perfettamente elastica e bilaterale: quindi il caso di
una trave interrata o di una rotaia vincolata alle
traversine, oppure ancora dei serbatoi in pressione.

Questo modello ha per il limite di diventare un paradosso quando il carico ripartito (v. figura), in quanto il
modello determina luguaglianza della reazione del terreno allazione sollecitante, quindi la trave risulta
scarica: il limite maggiore risiede dunque nel considerare il terreno come composto da molle indipendenti le
une dalle altre, violando lipotesi della continuit del materiale.
Altro limite fondamentale consiste nel considerare la risposta del terreno omogenea senza tener conto di
eventuali irregolarit del terreno o cedimenti differenziali.
In sintesi, lequazione della teoria di Winkler ha validit per lanalisi dei carichi concentrati, mentre per
quelli ripartiti opportuno utilizzare altri modelli, tra cui quello di Bousinesq (1885), nel quale viene meno
lipotesi di indipendenza reciproca delle molle che vengono invece considerate come un continuo elastico.
Inoltre il modello di Winkler si applica alle travi corte ( <

) perch se la trave fosse pi lunga le estremit


tenderebbero ad alzarsi, rendendo discutibile lapplicazione del modello nei casi in cui il terreno non potesse
rispondere a trazione.
Dunque, nella verifica della trave utile sottostimare la costante di sottofondo k, in quanto il coefficiente
compare a denominatore (quindi pi piccolo e , pi alto il momento), mentre nelle verifiche di sottofondo
conveniente sovrastimare k, in quanto compare a numeratore nellespressione della reazione elastica vk.
Si consideri il caso di una trave
monodimensionale su appoggio elastico a
sezione simmetrica rispetto allasse y
sollecitata a flessione nel piano yz.
Facendo riferimento al fatto che la reazione
del suolo assunta proporzionale alla
freccia v, si rappresenta questo suolo usualmente come un letto di molle per cui vale lequazione
differenziale della linea elastica:

2
=



Dove: v = spostamento virtuale della linea dasse in ogni punto della trave (freccia),
E = modulo elastico,
I
x
= momento dinerzia.

Se con k si indica il modulo elastico del suolo, detta costante di sottofondo, lequazione differenziale del 4
ordine, valida in assenza del suolo:
z
x
y

4
=


Si trasforma in:

4
=



Dove: q = carico distribuito sullunit di lunghezza.
Se = 0 lequazione diventa:

4
+

= 0
Definendo:
=

4
4

1



Si ha lequazione omogenea associata:

4
+4
4
= 0

Se presente un carico esterno q(z) costante nellequazione differenziale compare il termine aggiuntivo


e la soluzione dellequazione data da:

integrale generale + integrale particolare

Lintegrale generale semplice, dato dalla soluzione dellomogenea associata, pari a:

=

1
+
2
+

3
+
4

Dove
1
,
2
,
3
,
4
sono le costanti di integrazione da individuarsi tramite le condizioni al contorno.
Una volta nota lespressione analitica della freccia v, possibile ottenere per derivazione la rotazione , il
momento flettente M e il taglio T.

In questo modo si conosce la forma della soluzione, ma per conoscere effettivamente la soluzione
necessario trovare i valori delle costanti dintegrazione per vari casi specifici:
a. Trave di lunghezza infinita con un carico concentrato;
b. Trave di lunghezza semi-infinita con un carico concentrato ed una coppia allestremit;
c. Trave di lunghezza finita con forze e coppie note, applicate allestremit.


Si analizzi il caso b.
A partire dalla soluzione dellequazione omogenea
associata:
=

1
+
2
+

3
+
4

Si determinano le 4 costanti, attraverso le equazioni al contorno:
a. lim

= 0 =>
1
=
2
= 0 Infinitamente lontano dal punto di applicazione di
F, gli spostamenti sono nulli.

b.
=
= =>
4
=

2
2


= 0 =
2
0
= 2
2

4
+
3

= 2
2

4

c.
=
= =>
3
=

2
3



= 0 =
3
0
= 2
3

3
+
4
+
4

3

= 2
3

3
+
4

Si ottiene in questo modo:
=

2
3
( ) =
2

2
2

() =
2
2

4
3


A seconda dei valori di , i coefficienti

sono tabulati.
E nel punto A:
=
2( )

4
4
=
2

( )
=

=
2
2
4
4

4
3
4
4
=
2
2

( 2)



F
M
3. Serbatoi in pressione cilindrici e sferici: effetti di bordo nei sistemi cilindrici.
I contenitori in pressione a parete sottile costituiscono unimportante applicazione dellanalisi delle tensioni
piane, in particolare la teoria di Winkler applicabile a serbatoi cilindrici o sferici, per i quali lo stato
tensionale non uno stato di Saint Venant.
a. Si consideri un serbatoio cilindrico di raggio interno r e spessore s contenente un fluido in pressione.

Nella parete del serbatoio soggetto a pressione
interna p nasce uno stato tensionale che , lontano
dagli estremi, caratterizzato da due sforzi
espressi in

:
-
1
= tensione assiale o di fascia,
esercitata sullo spessore s;
-
2
= tensione circonferenziale o
longitudinale, esercitata sul bordo.
Per determinare
1
e
2
si scriva lequazione di
equilibrio delle forze rispettivamente sullasse
z e sullasse x:
)

= 0

1
= 0

1
2 2 = 0

1
=

= 0

2
= 0

2
2
2
= 0

2
=

2

A cui segue il cerchio di Mohr:








1

2

max
x
y
r
s

1

z
x
y
z
pdA

2

pdA
x
y
z
dx

1

pdA
pdA
Si noti che:

1
= 2
2

1
2
=
2


b. Si consideri ora un contenitore sferico di raggio interno r e spessore s
contenente un fluido in pressione.
Le tensioni esercitate sulla parete del serbatoio sono uguali in modulo a
causa della simmetria del problema e si determinano anche in questo
caso scrivendo lequazione di equilibrio delle forze sugli assi
interessati:
)

= 0

2
= 0

2
2
2
= 0

2
=

2
=
1

A cui segue il cerchio di Mohr:









Si noti che:

1
=
2
=

1
2
=

4

Allora, a parit di p, r, s il serbatoio sferico in pressione soggetto ad una tensione membranale che
la met di quello cilindrico ed quindi pi efficiente per contenere un gas in pressione.

2

1


max
x
y
z

2

x
z
pdA

2

pdA
y
Si pu quindi affermare che i serbatoi pi efficaci per
annullare gli effetti di bordo sono formati da un corpo
cilindrico di spessore t
1
e da due coperchi di chiusura sferici
di spessore t
2
, progettati utilizzando il criterio della
equisollecitazione, secondo cui per avere uno stato isotropo in
tutti i punti del serbatoio (il cerchio di Mohr degenera in un
punto e il principio di Saint Venant non pi applicabile)
necessario che:

1
= 2
2


In questo modo si ha:

2
2

1
= 2
2


=
1



Si analizzino ora gli effetti di bordo di una vasca circolare dacciaio con fondo infinitamente rigido:
lincastro alla base non permette rotazioni e spostamenti, ma genera effetti di bordo maggiori rispetto allo
stato tensionale membranale. Si utilizza quindi la teoria di Winkler, perch allincastro non vale Saint
Venant.







In una prima fase svincoliamo lacciaio dal fondo rigido e consideriamo una striscia di parete verticale di
larghezza unitaria.
Questa striscia pu essere schematizzata come una trave su appoggio elastico ed in particolare come una
trave finita di lunghezza h soggetta a carico triangolare:




t
1

t
2


Indicando con dr lincremento di raggio indotto da p:
2
0
1 +

= 2
0
+
0
=>
0
=


La costante di sottofondo vale quindi:
=

2

Essendo k indipendente da z, si pu applicare la teoria di Winkler, ottenendo una soluzione membranale,
dove:
- r
0
= incremento di raggio dato dalla distorsione di ogni anello del cilindro, che si
deforma in base alla pressione al di sopra di lui;
- r

= incremento di raggio impedito allincastro.

Applico ora la soluzione di Winkler alla striscia verticale.
Per via della simmetria assiale, essa non pu contrarsi trasversalmente:

=
1

=> poich
x
= 0 (la striscia non pu contrarsi trasversalmente) =>

=
1

=>

(1
2
)


La rigidezza D vale:
= =

3
12(1
2
)

Dove il termine 12 al denominatore deriva dalla formula del momento dinerzia del rettangolo con base 1 m.
Allora si ottiene la costante avendo definito la rigidezza D in funzione di
z
:
=

4
4
=

4
4
=

4
2
4

Perch sia applicabile lipotesi di trave semi-infinita assumo h grande e la tensione membranale nel cilindro
risulta essere:
=







Siccome il cilindro incastrato allora per imporre il rispetto del vincolo necessario imporre, allestremit
inferiore della trave su appoggio elastico, uno spostamento ed una rotazione uguali e contrari a quelli indotti
dal contributo membranale. In tale punto la tensione membranale svanisce e restano solo le tensioni infotte
dalleffetto di bordo.
Risolvendo lequazione omogenea di Winkler, si trovano le costanti che determinano la deformata; si pu
quindi valutare:

=
6

=
3
2



Per ridurre gli effetti di bordo si potrebbe saldare la parte con un fondo circolare metallico di uguale spessore
s, semplicemente appoggiato alla fondazione e quindi libero di muoversi alzandosi rispetto ad essa.
4. Lequazione differenziale del quarto ordine per la trave ad inerzia costante su letto elastico
(modello di Winkler): il suo integrale particolare per carichi del tipo =

.

Il modello di trave su letto elastico (Winkler, 1867)
fa riferimento al caso di una trave caricata in un
qualunque modo appoggiata su un suolo di modulo
elastico k, immaginato come un insieme di molle
indipendenti.
La reazione del suolo alla solecitazione interna si
assume proporzionale alla freccia v, con risposta
perfettamente elastica e bilaterale: quindi il caso di
una trave interrata o di una rotaia vincolata alle
traversine, oppure ancora dei serbatoi in pressione.
Questo modello ha per il limite di diventare un
paradosso quando il carico ripartito (v. figura), in quanto il modello determina luguaglianza della reazione
del terreno allazione sollecitante, quindi la trave risulta scarica: il limite maggiore risiede dunque nel
considerare il terreno come composto da molle indipendenti le une dalle altre, violando lipotesi della
continuit del materiale.
Altro limite fondamentale consiste nel considerare la risposta del terreno omogenea senza tener conto di
eventuali irregolarit del terreno o cedimenti differenziali.
In sintesi, lequazione della teoria di Winkler ha validit per lanalisi dei carichi concentrati, mentre per
quelli ripartiti opportuno utilizzare altri modelli, tra cui quello di Bousinesq (1885), nel quale viene meno
lipotesi di indipendenza reciproca delle molle che vengono invece considerate come un continuo elastico.
Inoltre il modello di Winkler si applica alle travi corte ( <

) perch se la trave fosse pi lunga le estremit


tenderebbero ad alzarsi, rendendo discutibile lapplicazione del modello nei casi in cui il terreno non potesse
rispondere a trazione.
Dunque, nella verifica della trave utile sottostimare la costante di sottofondo k, in quanto il coefficiente
compare a denominatore (quindi pi piccolo e , pi alto il momento), mentre nelle verifiche di sottofondo
conveniente sovrastimare k, in quanto compare a numeratore nellespressione della reazione elastica vk.
Si consideri il caso di una trave
monodimensionale su appoggio elastico a
sezione simmetrica rispetto allasse y
sollecitata a flessione nel piano yz.
Facendo riferimento al fatto che la reazione
del suolo assunta proporzionale alla freccia v, si rappresenta questo suolo usualmente come un letto di
molle per cui vale lequazione differenziale della linea elastica:

2
=



Dove: v = spostamento virtuale della linea dasse in ogni punto della trave (freccia),
E = modulo elastico,
I
x
= momento dinerzia.

Se con k si indica il modulo elastico del suolo, detta costante di sottofondo, lequazione differenziale del 4
ordine, valida in assenza del suolo:

z
x
y

4
=


Si trasforma in:

4
=



Dove: q = carico distribuito sullunit di lunghezza.
Se = 0 lequazione diventa:

4
+

= 0
Definendo:
=

4
4

1



Si ha lequazione omogenea associata:

4
+4
4
= 0

Se presente un carico esterno q(z) costante nellequazione differenziale compare il termine aggiuntivo


e la soluzione dellequazione data da:

integrale generale + integrale particolare

Considerando carichi del tipo:
=


Lintegrale particolare vale:
=


Infatti, imponendo 3 ed inserendo il valore di v nellequazione differenziale di partenza, si avr:

4
=


Ma essendo 3, si ha:

4
= 0
E quindi:
=
E sostituendo:


Nello specifico, volendo fare considerazioni sul tipo di carico, si avr:
- = 0 = Carico costante
- = 1 = Carico triangolare
- = 2 =
2
Carico parabolico




5. La simmetria e lantisimmetria strutturale di tipo assiale ed esempi di applicazione.
a) Simmetria assiale
n sistema di travi si dice essere simmetrico
rispetto ad un asse, quando una delle due met
in cui la struttura suddivisa dallasse vada a
sovrapporsi allaltra, se fatta ruotare di 180
attorno allasse stesso. Un sistema di travi con
simmetria assiale si dice essere
simmetricamente caricato, se, nella suddetta
rotazione, anche le sollecitazioni che agiscono
su di una met vanno a sovrapporsi a quelle
che agiscono sullaltra met. Oltre alle travi e
alle sollecitazioni, anche i vincoli, esterni ed
interni, devono naturalmente obbedire alla condizione di simmetria, affinch il comportamento strutturale
risulti specularmente simmetrico.
In un sistema di travi con simmetria assiale, la risposta strutturale,
sia statica che cinematica, deve risultare simmetrica. Ci significa
che le caratteristiche, sia statiche che deformative, devono essere
speculari. Mentre lo sforzo normale e il momento flettente sono
uguali e di segno concorde nelle coppie di punti simmetrici, lo
sforzo di taglio risulta uguale ma di segno opposto, con
diagramma antisimmetrico. Analogamente, le rotazioni e gli
spostamenti elastici ortogonali allasse di simmetria sono uguali e
opposti, mentre gli spostamenti elastici nella direzione dellasse
sono uguali e concordi.
Analizzando un concio della trave in mezzeria:
lim
0
= 0
lim
0
0
lim
0
0
(condizione necessaria affinch il concio sia in equilibrio)
(coppie di momento in equilibrio, valore di M)
(coppie di forze in equilibrio, valore di N)


u v
Su asse di simmetria
T M N
Simmetria
assiale
u
A
= - u
A
v
A
= v
A

A
= -
A

= 0 0 0
u
asse
= 0 v
asse
0
asse
= 0

Si considera che i diagrammi di sforzo normale e momento flettente sono simmetrici, mentre quello dello
sforzo di taglio antisimmetrico. Si ha un problema 3 volte iperstatico. Allora posso definire uno schema
equivalente per met struttura, inserendo un doppio pendolo ortogonale allasse di simmetria (T=0) che
riduce di un grado liperstaticit iniziale (da 3 a 2 gradi).

M M
N N
T T

x,u
y,v
A A

A

A


Le reazioni verticali sono ciascuna uguale alla met del carico verticale, i
momenti di incastro e le reazioni orizzontali sono rappresentati da sollecitazioni
uguali e simmetriche, che restano per simmetricamente indeterminate.

Nel caso in cui, invece dellincastro interno, vi sia un vincolo pi debole in corrispondenza dellasse di
simmetria, si pu ripetere quanto gi detto, escludendo daltra parte a priori dalle condizioni si simmetria le
caratteristiche non trasmesse dal vincolo stesso, e allo stesso tempo includendo gli spostamenti relativi da
esso permessi.
Se, ad esempio, le due parti simmetriche di una struttura sono collegate da una cerniera il momento in
mezzeria si annuller per definizione del vincolo cerniera, mentre il taglio si annuller per simmetria.
Lesistenza della cerniera consente rotazioni relative tra le due parti e la simmetria consente spostamenti
della mezzeria nella direzione dellasse. Non sono invece possibili spostamenti della mezzeria in un senso o
nellaltro ortogonalmente allasse, per ragioni di simmetria, e neppure distacchi o compenetrazioni per
ragioni di congruenza. Tali condizioni, statiche e cinematiche, sono realizzate da un carrello a scorrimento
verticale, o da una biella orizzontale. La struttura equivalente, risulta essere una volta iperstatica, mentre la
struttura originaria due volte iperstatica.

Nel caso in cui sullasse di simmetria vi siano pilastri o piedritti, necessario considerare, oltre alle
condizioni di simmetria, le condizioni di equilibrio del nodo-incastro centrale. Il piedritto sollecitato da uno
sforzo normale che doppio, in valore assoluto, rispetto al taglio trasmesso da ciascuna della due travi
orizzontali, mentre le caratteristiche di taglio e di momento flettente sono nulle sul piedritto per ragioni di
simmetria. Se il piedritto viene considerato assialmente indeformabile, la struttura equivalente quella
sottostante, ove la mezzeria vincolata con un incastro perfetto. Tale struttura risulta due volte iperstatica,
mentre la struttura originaria tre volte iperstatica. Se, invece si vuole tenere conto della cedevolezza assiale
del piedritto centrale, necessario considerare un incastro cedevole elasticamente alla traslazione verticale,
di rigidezza EA/2h, ove h laltezza del piedritto.

Se il piedritto centrale, invece di essere incastrato, solo incernierato alla trave orizzontale, cio costituito
da una semplice biella verticale, esso trasmetter solo una forza verticale alla travata sovrastante. Lo schema
equivalente quello ove la mezzeria vincolata con un incastro perfetto.

Se una forza concentrata applicata in mezzeria, per lequilibro al concio centrale e per la simmetria,
possibile rifarsi allo schema equivalente dove lestremit vincolata con il doppio pendolo viene anche
sollecitata da una forza pari alla met di quella totale.



b) Antisimmetria assiale

Un sistema di travi simmetrico si dice essere caricato in
modo antisimmetrico, quando le sollecitazioni che
agiscono su una delle due met sono le opposte delle
simmetriche rispetto alle sollecitazioni che agiscono sulla
restante met.

In un sistema di travi con antisimmetria assiale, la risposta
strutturale, sia statica che cinematica, deve risultare
antisimmetrica (simmetria delle travi e dei vincoli, antisimmetria
dei carichi). Ci significa che le caratteristiche, sia statiche che
deformative, devono essere le opposte di quelle che si producono
nei punti simmetrici. Mentre quindi lo sforzo normale e il
momento flettente, uguali e discordi, mostrano un diagramma
antisimmetrico, lo sforzo di taglio, uguale e concorde, mostra un
diagramma simmetrico. Analogamente, le rotazioni e gli
spostamenti elastici ortogonali allasse di simmetria risultano
uguali e concordi, mentre gli spostamenti elastici nella direzione
dellasse risultano uguali e opposti.
Analizzando un concio sullasse di simmetria:
lim
0
0
lim
0
= 0
lim
0
= 0
(le coppie di forze sono in equilibrio, valore di T)
(condizione necessaria affinch il concio si in equilibrio)
(condizione necessaria affinch il concio si in equilibrio)


u v
Su asse di simmetria
T M N
Antisimmetria
assiale
u
A
= u
A
v
A
= - v
A

A
=
A

0 = 0 = 0
u
asse
0 v
asse
= 0
asse
0

Si ha un problema 3 volte iperstatico. Allora lo schema equivalente su met struttura prevede linserimento
di un carrello in mezzeria a scorrimento ortogonale rispetto allasse stesso, con la diminuzione di due gradi
delliperstaticit iniziale (da 3 a 1 grado). Le reazioni orizzontali sono ciascuna uguale alla met del carico
orizzontale, i momenti di incastro e le reazioni verticali sono rappresentate da sollecitazioni uguali e
antisimmetriche, che, obbedendo alla condizione di equilibrio alla rotazione, rimangono una sola volta
indeterminate.

M
M
N N
T
T

A

A

x,u
y,v
A
A
Nel caso in cui, invece di incastro interno, vi sia un vincolo pi debole in corrispondenza dellasse di
simmetria, si possono ripetere le considerazioni suddette, tenendo conto solo delle reazioni trasmesse dal
vincolo e aggiungendo gli spostamenti relativi da questo consentiti.
Se, ad esempio, le due parti simmetriche di una struttura caricata anti simmetricamente sono collegate da una
cerniera, il taglio risulta lunica caratteristica trasmessa e quindi lo schema ridotto uguale a quello del caso
precedente:

Tale schema equivalente una volta iperstatico, mentre la struttura originaria due volte iperstatica. Le
reazioni verticali e i momenti di incastro sono legati da una condizione di equilibrio alla rotazione, e
risultano una volta indeterminati.
Se invece le due parti simmetriche sono collegate da un doppio pendolo, il vincolo non potr trasmettere
nessuna delle due caratteristiche simmetriche e lo schema equivalente sar rappresentato dalla mensola.

La struttura originaria perci sostanzialmente isostatica.
Nel caso in cui sullasse di simmetria vi siano pilastri o piedritti, necessario considerare, oltre alle
condizioni di antisimmetria, le condizioni di equilibrio del nodo-incastro centrale. Il piedritto, contrariamente
a quanto si verifica nel caso della simmetria, soggetto a momento e a taglio, mentre in esso nullo lo
sforzo normale, che agisce sulle travi orizzontali. Si potr quindi considerare lo schema equivalente, dove il
materiale del piedritto considerato con modulo elastico dimezzato.

Applicando questi concetti, ad esempio:
tipo di struttura e struttura equivalente

=

3
4

2
+
3
2

2
= 3

1
16
+
1
4
= 3
5
4

Momento intorno a A: F
3
2
l +V
c
7
4

l = 0 V
c
=
3
2

4
7
F =
6
7

Diagrammi di momento taglio e sforzo normale


Deformata e curva delle pressioni


Tratto CdP
AB Retta a
BB Retta b
BA Retta a


M/Fl
T/F
N/F
6. Telai a nodi fissi ed esempi di applicazione
Si dice telaio un sistema di travi a molti gradi di iperstaticit.
Nei telai a nodi fissi i nodi-incastro ruotano elasticamente ma non traslano, a condizione che sia possibile
trascurare la deformabilit assiale delle singole travi.
Il metodo risolutivo considera tra le incognite del problema le traslazioni dei nodi-incastro assieme ai
momenti iperstatici che si sviluppano in corrispondenza degli stessi nodi-incastro. In sintesi il metodo
consiste nello svincolare rispetto alla rotazione tutti i nodi-incastro esterni ed interni, ponendo in essi delle
cerniere ed applicando i relativi momenti iperstatici, che devono essere equilibrati al nodo.
Una volta inserite le cerniere in tutti i nodi-incastro, interni ed esterni, si ottiene un sistema di travi, detto
struttura reticolare associata, che nel caso dei telai a nodi fissi pu risultare iperstatico o isostatico, con le
incognite che sono costituite dai soli momenti iperstatici (trascurando eventuali iperstaticit assiali) e le
equazioni risolventi dalle sole relazioni di congruenza angolare.
La soluzione dei telai a nodi fissi prevede la scrittura di un numero di equazioni di congruenza angolare pari
al numero di momenti iperstatici incogniti. Una volta noti tali momenti, che risultano essere di estremit per
le singole travi, si pu poi tracciare il diagramma del momento, sovrapponendo alle funzioni lineari relative
ai momenti iperstatici, i diagrammi relativi ai carichi esterni.
Si consideri per esempio la struttura seguente costituita da una trave continua:




Sfruttando la simmetria si ottiene:


Inserendo le cerniere e i momenti incogniti si ottiene:



Imponendo le condizioni di congruenza:

AB
= 0

BA
=
BC


Per effetto di x
1
e x
2
si ha:

3
+

2

6
= 0

6


2

3
=

2
2
3
+

2
2
6


2
4





Premoltiplicando le due equazioni per 6EI/l e risolvendo si ottiene:

1
=

10

2
=

5




Cos si possono individuare gli schemi elementari della struttura:
a) Diagramma di taglio




b) Diagramma di momento e curva delle pressioni





TRATTO curva delle pressioni
AB retta a
BC retta b
CB retta b
BA retta a

c) Deformata qualitativa







7. Telai a nodi spostabili ed esempi di applicazione
Si dice telaio un sistema di travi a molti gradi di iperstaticit.
Nei telai a nodi spostabili i nodi-incastro ruotano e traslano in misura non trascurabile.
Il metodo risolutivo considera tra le incognite del problema le traslazioni dei nodi-incastro assieme ai
momenti iperstatici che si sviluppano in corrispondenza degli stessi nodi-incastro. In sintesi il metodo
consiste nello svincolare rispetto alla rotazione tutti i nodi-incastro esterni ed interni, ponendo in essi delle
cerniere ed applicando i relativi momenti iperstatici, che devono essere equilibrati al nodo.
Una volta inserite le cerniere in tutti i nodi-incastro, interni ed esterni, si ottiene un sistema di travi, detto
struttura reticolare associata che, nel caso dei telai a nodi spostabili, labile, con le incognite supplementari
costituite dagli spostamenti dei nodi e le equazioni supplementari costituite da altrettante relazioni di
equilibrio, in genere esprimibili tramite lapplicazione del Principio dei Lavori Virtuali.
La reticolare associata, sottoposta allazione dei carichi esterni e dei momenti iperstatici, deve risultare in
equilibrio per la particolare condizione di carico. Oltre ai momenti iperstatici risultano incognite anche le
coordinate generalizzate che definiscono la deformata rigida della reticolare associata. Oltre alle relazioni di
congruenza angolare, partecipano a costituire il sistema delle equazioni risolventi anche un numero di
equazioni di equilibrio pari al grado di labilit della reticolare associata (ottenute applicando il principio dei
lavori virtuali).
Si consideri per esempio la struttura seguente :




Dallo schema rigido seguente si traggono le componenti di rotazione rigida dei due piedritti, mentre il
traverso trasla orizzontalmente.



Dallo schema elastico ottenuto bloccando gli spostamenti della reticolare associata, si traggono le
componenti di rotazione elastica alle estremit delle singole travi.




Le equazioni risolventi sono allora tre (due equazioni di congruenza angolare e una derivante da
unapplicazione del PLV):

BA
=
BC

CB
=
CD

PLV




Si ha dunque:

1
2
3
=

1
2
3
+

2
2
6

2
2
3

1
2
6
=

2

3
2

1

2
2 +
2
= 0

Premoltiplicando le due equazioni per 3EI/l e risolvendo si ottiene:

1
=
10
23

2
=
18
23





Cos si possono individuare gli schemi elementari della struttura:
a) Diagramma di taglio




b) Diagramma di momento




c) Diagramma di sforzo normale










d) Curva delle pressioni




TRATTO curva delle pressioni
AB retta a
BD retta d

e) Deformata qualitativa






8. Legame costitutivo elasto-plastico monoassiale. Descrivere la risposta di un sistema
simmetrico costituito da un blocco rigido collegato al mondo esterno con tre bielle sottoposto ad
un carico crescente in modo monotono. Stato limite elastico e stato limite ultimo.
Il principio di sovrapposizione di cause ed effetti va bene solo per il campo elastico. Cosa succede quando si
entra in campo plastico? Analizzando il legame costitutivo elasto-plastico monoassiale di un sistema
simmetrico, rigido e vincolato da tre bielle in parallelo sottoposte ad un aumento di carico monotono
crescente:

Chiamo X
i
la reazione dei tiranti. Dal metodo degli spostamenti in campo elastico ottengo:


Per lequilibrio: =


Dato che i

sono tutti uguali, per congruenza li possiamo chiamare . Quindi:


= dove =

=
1
+
2

Avr che

1
perch =
1

Considerando
1
=
2
, cio il problema omogeneo

1
=

1
+
2
=

1
+

2
=
1

1
+
2

2
=

1
+
2

Dove il rapporto

/k si dice coefficiente di ripartizione e indica la frazione di carico totale sopportata


dallelemento i-esimo.
Nello stesso modo ottengo:

2
=

1
+
2

Da queste due formule noto che
1
cresce pi velocemente rispetto a
2
perch proporzionale a
2
>
1
.
Allaumentare della forza esterna F, il primo tirante a raggiungere la plasticit sar quello centrale, anche
perch il pi rigido. Se chiamo
1
e
1
rispettivamente la forza che plasticizza la biella 1 e lo spostamento
verticale della stessa, ottengo le caratteristiche di prima plasticizzazione:
x
2

x
1

x
2

F
Comportamento duttile dei metalli

1
=
1

1
+
2

1
=

1 +

2
e
1
=


Essendosi plasticizzata la biella 1, e quindi non essendo pi incognita la F, pari a
=

, le altre due bielle continuano a collaborare fino al loro snervamento:

2
= 2

e
2
=


Per >
2
, la reazione delle bielle non pu aumentare e resta stazionaria al valore di plasticizzazione
2
.
Quindi, avremo un comportamento:
elastico per 0 < <
1
;
incrudente per
1
< <
2
;
plastico per >
2
.
Allora se riporto in un diagramma la forza e lallungamento adimensionalizzati, per diversi valori del
rapporto
1

2
:

Il tratto elastico il tratto tra 0 e 1, con lo stato limite elastico prima di 1. Nel tratto 1-2 c la transizione
elastoplastica fino allo snervamento in 2. Oltre il punto 2 la sezione completamente snervata e quindi
plastica.
Per
1
0, la forza sostenuta in fase elastica interamente dalla biella centrale, che si elasticizza per
=

. Quando
1
=
2
, la fase incrudente non presente poich le bielle si plasticizzano tutte e tre
contemporaneamente. Si pu osservare che la retta a cui appartiene il tratto incrudente del diagramma, non
dipende dal rapporto
1

2
, ci dovuto al fatto che, una volta plasticizzatasi la biella centrale, la sua
lunghezza
1
non entra pi nellanalisi.
In sistemi di travi anche molto complesse, dove la caratteristica principale il momento flettente, il flusso
plastico locale rappresentato da una rotazione localizzata, ed allaumentare del numero di tali rotazioni
(quindi allaumentare del numero delle cerniere plastiche) diminuir contemporaneamente il grado di
iperstaticit. Lanalisi incrementale plastica si fa determinando passo passo allaumentare del carico esterno,
la posizione della sezione della trave in cui avviene la rotazione plastica localizzata. A tale tipo di analisi
segue lanalisi limite plastica che individua un intervallo generalmente ristretto in cui deve cadere il punto in
cui si forma la cerniera plastica a seguito del carico ultimo di flusso plastico, ovvero al carico di collasso
plastico. Raggiunto tale carico la struttura si riduce ad un meccanismo labile, anche se in equilibrio
apparente, non potendo sopportare ulteriori incrementi di carico.
Plasticizzazione completa
Prima plasticizzazione

2
=


2
=


x
2
x
2

F


9. Flessione elasto plastica di sezione rettangolare. Relazione momento-curvatura allo stato
limite elastico ed allo stato limite ultimo, in assenza di sforzi taglienti.
Si consideri la sezione rettangolare, di base b e altezza h, di una trave di materiale elastico-perfettamente
plastico, con uguali modulo elastico E e tensione di snervamento

sia in trazione che in compressione.


Si assuma che, allaumentare del momento flettente applicato, la sezione della trave rimanga piana, pur
plasticizzandosi parte di essa. Ci equivale a considerare variazioni lineari della dilatazione assiale

lungo
laltezza della trave. La tensione assiale
z
non potr superare il suo valore limite
p
, e mostrer quindi, una
volta superato il momento di prima plasticizzazione M
e
, una variazione lineare nella parte centrale della
sezione e due pianerottoli nelle parti esterne. Nei diagrammi stata riportata la successione degli andamenti
che assumono lungo laltezza sia

che

, uniformando le scale rispettivamente con i valori allo


snervamento,

.

Da tali diagrammi appare quindi chiaro come la massima dilatazione

, che si raggiunge ai lembi esterni


della trave, superi la dilatazione

, che quella che corrisponde allo snervamento. Quando

, e
quindi a flusso plastico avvenuto, la variazione delle tensioni bi-rettangolare, mentre lestensione 2d del
cuore elastico della trave si annulla.
Il momento di prima plasticizzazione o momento elastico massimo risulta:

3
12

2
6

Mentre il momento di ultima plasticizzazione o momento plastico :

2
=

2
4

E quindi risulta:

=
3
2


Questo permette uno sfruttamento ulteriore delle prestazioni dei materiali metallici, con sollecitazioni
sostanzialmente superiori a quelle che si otterrebbero progettando in campo elastico. Se si tiene conto che
raggiunta

il materiale si deforma ancora senza rompersi, si pu sfruttare meglio il materiale nei contesti
dove questo possibile. Si usa la teoria della plasticit quando non influiscono le deformazioni, ad esempio
quando non ci sono tamponamenti.
La curvatura
x
=

se = 2 allora
x
=


Stato elastico
ultimo
Sezione completamente
snervata
=

>

>


Si metta in relazione il momento applicato, valutabile in base alla distribuzione nota delle forze, e la
curvatura:
M
x
= 2
p
y
d

d
0
yb dy +2
p
yb dy
h
2

d

Il primo termine il contributo della zona elastica, il secondo della zona plastica.
Sostituendo la semi-estensione d della zona elastica con lespressione =

x
si ha:

x
= 2

0
+

= =

2
4

1
1
3

x
2


Risulta anche

e
=
3
2

1
2

2
dove
e
indica la curvatura allatto della prima plasticizzazione.

Il diagramma rappresenta una legge lineare per
x
<
e
(cio per
x
<
e
) e una legge iperbolica per

x
>
e
(cio per
x
>
e
). Tale legge incrudente viene sostituita nella pratica dalla legge elastica-
perfettamente plastica tratteggiata in figura.
La zona incrudente dopo il tratto lineare in funzione dellampiezza b dellanima della trave, ed ha come
limite lassenza della stessa e la sezione rettangolare piena.


Asintoto (pianerottolo plastico)
Sezione rettangolare
Sezione a doppia T
Masse separate
10. Mensola prismatica a sezione rettangolare con carico concentrato applicato allestremo libero.
Forma della zona plastica e interazione tra momento flettente e taglio.
Si consideri una mensola di lunghezza l, sollecitata da una forza ortogonale F allestremit.

Il momento massimo si ha in A e corrisponde a = .
Fino a quando si in fase elastica, ossia <

, nessuna parte si plasticizza.


Se >

, lo snervamento inizier nei punti AA e si diffonder verso lestremo libero della mensola.

Le zone dove il materiale si plasticizzato non collaborano al taglio.
In fase plastica non ci sono le , mentre le ci sono in fase elastica e sono assorbite dal nocciolo.
Il momento in una sezione distante x dallestremo libero, con d che corrisponde allampiezza del semi nocciolo che si
comporta elasticamente, vale:

1
1
3

2

Ipotizzando che il nocciolo elastico sia piccolo:
2

<
1
10

Allora

1
0.01
3
=

0.996

e risulta minore di


Ipotizzo anche =

2
.
A B
A
F
A
A



Fase plastica Fase elastica
Essendo il nocciolo in fase elastica, bisogna valutare la

che agisce sul nocciolo:


=
T
2bd
3
2
=

3


Per il criterio di Von Mises
Quindi ricavo il T =

3
4
3

Il taglio ultimo che si pu verificare nella mensola diventa, sostituendo le due ipotesi:

=
4
3

20

3
=

2
30

3

Il collasso avviene per taglio se

<


Quindi sostituendo

2
30

3
<

2
4
0.996


Semplificando ottengo
<
15
4
0.996

3 7
Quindi se la trave tozza, ovvero la lunghezza minore di 7, si verifica collasso al taglio. Se la trave snella, ovvero
la lunghezza maggiore di 7, si verifica collasso per momento.


11. Interazione tra sforzo normale e momento flettente nel caso di sezione costante rettangolare.
Limiti del concetto di cerniera plastica.
Nel caso di una sezione rettangolare sollecitata dallo sforzo normale N, applicato sullasse y con eccentricit
e, si susseguono 4 diverse fasi allaumentare di N. Tali fasi sono relative alle condizioni sequenzialmente
rappresentate nella seguente figura:






a) Elastica;
b) Elasto-plastica, con snervamento solo ad un lembo;
c) Elasto-plastica, con snervamenti ad entrambi i lembi;
d) Di completa plasticizzazione.
Lultimo diagramma pu decomporsi come rappresentato nella figura seguente:




dove il primo schema rappresenta la forza risultante N:

e il secondo rappresenta il momento M=Ne:

In base alle sollecitazioni plastiche:


Si possono definire i seguenti rapporti adimensionali:





Il limite di plasticizzazione nel piano M-N fornito dalla curva chiusa seguente, la quale detta anche curva
di interazione. Le coppie M-N interne al dominio rappresentano stati elasto-plastici, mentre le coppie che si
trovano sulla frontiera rappresentano condizioni ultime di completa plasticizzazione (nel caso delle coppie
esterne invece non si avrebbe la formazione di una cerniera plastica).






Il limite principale che se N molto grande non si ha cerniera plastica.
Per evitare il problema si intende larea come una lama per trascurare la deformabilit assiale e considerare
un solo parametro di collasso che M
p
.


Nel seguente grafico possibile leggere la legge momento-curvatura M
x

x,
relativa allevoluzione plastica
della sezione.




x
quando si forma la cerniera plastica va ad infinito e nel caso della sezione rettangolare, troviamo un
asintoto orizzontale in .



12. Legge di normalit della deformazione incrementale plastica. Il postulato di stabilit interna del
materiale secondo Drucker e le sue conseguenze: (a) l'energia dissipata nell'unit di volume funzione
soltanto della deformazione incrementale plastica (b) la superficie di plasticizzazione convessa.
Si discuta il collasso nellambito della superficie di plasticizzazione nello spazio delle tensioni principali:

1
,
2
,
3
= 0
Come nella condizione uniassiale lelemento di materiale nello stato elastico per <

, analogamente
nella condizione biassiale (tensionale piana) lelemento di materiale nello stato elastico per
1
,
2
< 0,
con F ottenuta con i criteri di Von Mises:

1
,
2
=
1
2
+
2
2

2

E di Tresca:

1
,
2
=
1
,
2
,
1


Mentre nella condizione uni assiale le caratteristiche del flusso plastico sono evidenti, cio si ha una
dilatazione collineare alla tensione, nelle condizioni multi assiali difficile intuire la meccanica della
deformazione.
Si consideri un elemento di un solido bidimensionale soggetto ad uno stato tensionale:

0
=
1
,
2


Si supponga che venga applicato un incremento {} - {
0
} allo stesso elemento, e che in seguito questo
incremento sia rimosso in maniera quasi-statica.
Il Postulato di Drucker asserisce che il materiale pu definirsi stabile, allorch il lavoro compiuto nel ciclo
di carico risulti non-negativo.
Per uno stato tensionale {} giacente sulla superficie di plasticizzazione F({}) = 0, e per ciascuno stato
tensionale {
0
} ammissibile e quindi contenuto nel dominio elastico o giacente sulla sua frontiera, deve
essere quindi:

0

0
essendo {
p
} la deformazione incrementale plastica che si manifesta quando lo stato tensionale raggiunge
{}.
E possibile dare uninterpretazione geometrica sovrapponendo gli spazi {} ed {
p
}.










Il postulato ha le seguenti conseguenze:
a. In ciascun punto regolare della superficie di plasticizzazione (piano tangente unico) la deformazione
incrementale plastica {
p
} risulta normale alla superficie stessa;
b. La superficie di plasticizzazione convessa.

Si possono individuare due casi particolari:




Nei punti angolosi della superficie di plasticizzazione, {
p
} non pu essere esterna al cono definito dalle
normali agli infiniti piani tangenti. In questo caso pi di un vettore {
p
} pu corrispondere ad un unico
vettore {}.
Nei tratti dove la superficie di plasticizzazione lineare (cio non convessa in senso stretto) pi di un vettore
{} corrisponde ad un unico vettore {
p
}.
a) Il dominio elastico include lorigine e quindi la disequazione vista prima, quando
{
0
}=0, diventa:

p
=
p
> 0
dove rappresenta lenergia dissipata nellunit di volume e risulta essere solo una
funzione della deformazione incrementale plastica. Perci la seguente asserzione
equivalente al postulato di Drucker: lenergia dissipata nellunit di volume solo
funzione della deformazione incrementale plastica.
b) Da questa asserzione possibile dedurre la legge di normalit e la convessit della superficie di
plasticizzazione.
Lultima equazione vista mostra infatti che ciascuno stato tensionale {} capace di produrre la deformazione
incrementale plastica {
p
}, deve trovarsi sul piano normale a {
p
} e distante ({
p
}) dallorigine (legge di
normalit).
Facendo ruotare {
p
} attorno allorigine, tutti questi piani inviluppano la superficie di plasticizzazione, che
risulta quindi essere convessa. Se {} il vettore incrementale di tensione corrispondente alla deformazione
incrementale plastica {
p
}, si ha:

p
0
assumendo {} come stato tensionale iniziale.
Per un materiale elastico-perfettamente plastico si hain particolare:

p
= 0
Mentre per un materiale ad incrudimento negativo risulta:

p
< 0
E il postulato risulta violato.

13. Teorema statico o teorema del limite superiore ed esempi di applicazione
Il teorema statico afferma che: il moltiplicatore dei carichi
-
corrispondente a un qualsivoglia stato
tensionale staticamente ammissibile minore o uguale al moltiplicatore di collasso
p
.
Sia infatti {
-
} un campo tensionale staticamente ammissibile e
-
il corrispondente moltiplicatore dei carichi
esterni. Sia daltronde {} il campo tensionale di collasso e i campi incrementali rispettivamente di
spostamento e di deformazione plastica allatto del collasso. Lapplicazione del principio dei lavori virtuali
offre le seguenti relazioni:

ove con P
i
, i= 1,2,,n, si sono indicati i carichi esterni applicati al solido. Richiamando il postulato di
Druker:

si ottiene:

e quindi:

14. Teorema cinematico o teorema del limite inferiore ed esempi di applicazione
Il teorema cinematico afferma che: il moltiplicatore dei carichi
+
corrispondente a un qualsivoglia
meccanismo di collasso cinematicamente ammissibile maggiore o uguale al moltiplicatore di collasso vero

p
.
Siano infatti i campi incrementali rispettivamente di spostamento e di deformazione plastica
relativi a un meccanismo di collasso cinematicamente ammissibile.
Sia inoltre {} il campo tensionale di collasso vero. Il moltiplicatore dei carichi esterni
+
corrispondente al
meccanismo di collasso cinematicamente ammissibile dato dal seguente bilancio energetico:

Lapplicazione del principio dei lavori virtuali al campo tensionale di collasso vero {} e al meccanismo di
collasso cinematicamente ammissibile , fornisce:

Per il teorema della massima energia dissipata:

otteniamo:

e quindi:

15. Applicazione dei teoremi statico e cinematico nellambito del metodo di combinazione dei
meccanismi
Un metodo alternativo per la soluzione dei sistemi di travi caricate proporzionalmente da forze concentrate
quello proposto da Neal e Symonds, detto anche metodo di combinazione dei meccanismi.
Secondo tale metodo, ciascun meccanismo di collasso pu considerarsi come la combinazione di un certo
numero di meccanismi indipendenti. A ciascuno di questi si pu applicare il principio dei lavori virtuali, in
modo da determinare il corrispondente moltiplicatore dei carichi .
Il meccanismo di collasso effettivo si distingue tra tutti i meccanismi virtuali per il fatto che, a causa del
teorema cinematico, esso presenta il minimo valore del moltiplicatore . Si tratta quindi di esaminare i
meccanismi indipendenti con bassi valori di e di tentare di combinarli per formare meccanismi con valori
di ancora inferiori. Per verificare la validit del risultato poi necessario il controllo di ammissibilit
statica.
Consideriamo un semplice portale, soggetto a due forze uguali, una orizzontale e laltra verticale.
Siccome si hanno n=3 gradi di iperstaticit, ed il numero
delle sezioni critiche m=5, il numero delle equazioni
critiche supplementari e quindi il numero dei meccanismi
indipendenti deve essere: m n = 2. Come meccanismi
indipendenti si scelgono quelli che fanno compiere lavoro
alternativamente alla forza verticale ed a quella
orizzontale. Si pu dimostrare che entrambi implicano
diagrammi del momento staticamente ammissibili.

Forza verticale

Con il TLV si
ottiene:

da cui :


Forza orizzontale
Con il TLV si
ottiene:

da cui :



Si pensi ora di sommare algebricamente (ovvero combinare) i due meccanismi.

Il meccanismo ottenuto presenta quattro cerniere plastiche, nelle sezioni 1,3,4,5. Il corrispondente digramma
di momento risulta staticamente ammissibile, e per tanto si pu concludere che tale meccanismo di collasso
sia quello effettivo. Daltra parte lapplicazione del teorema dei lavori virtuali fornisce un carico inferiore a
quello relativo a ciascuno dei due meccanismi elementari:

da cui si ottiene:

16. Applicazione dei teoremi statico e cinematico ai sistemi di travi caricati proporzionalmente da
forze distribuite.
Nella soluzione di sistemi iperstatici di travi caricate proporzionalmente anche da forze distribuite, si
presentano maggiori difficolt che non nel caso delle sole forze concentrate. Ci dovuto all impossibilit
di individuare sin dallinizio un numero finito di sezioni critiche. Non esistendo quindi alcun metodo
sistematico, si procede usualmente per tentativi, applicando alternativamente i teoremi cinematico e statico.
Consideriamo ad esempio il seguente portale, soggetto ad un carico distribuito uniformemente sul traverso e
ad una forza concentrata orizzontale di pari intensit. Si assuma come meccanismo di collasso quello
effettivo dello schema a forze concentrate.

Applicando il teorema dei lavori virtuali:

da cui si ottiene il carico:

Le reazioni vincolari relative alla sezione 5 si ottengono imponendo che, anche nelle sezioni 3 e 4, il
momento flettente sia pari al suo valore plastico M
p
:


da cui si ottiene:

La funzione momento sul traverso data dalla somma di quattro contributi:

mentre il taglio dato da due contributi:

e si annulla per z = 3/2 l. di conseguenza il momento massimo vale:

risultando maggiore di M
p
, denuncia linammissibilit statica del meccanismo in figura b. Daltra parte,
dividendo il carico per 5/4, si ottiene uno schema staticamente ammissibile, e quindi una applicazione dei
teoremi statico e cinematico porta ad affermare che il carico di collasso effettivo deve rientrare nel seguente
intervallo:

Poich questo intervallo non ancora sufficientemente ristretto, si assuma come meccanismo di collasso di
seconda approssimazione quello che presenta tre cerniere plastiche ancora nelle sezioni 1,4,5 e la quarta
cerniera nella sezione che con lo schema precedente era soggetta al momento massimo.
Applicando il TLV otteniamo lequazione:


che ha per soluzione:

Le reazioni vincolari relative alla sezione 5 si ottengono imponendo che, anche nelle sezioni 4 e 6 (vedi
figura c), il momento flettente sia pari al suo valore plastico M
p
,


da cui si ottiene:

Il momento ed il taglio sul traverso sono per tanto rappresentati dalle seguenti funzioni:

Il taglio si annulla per z = 41/28 l, e il momento massimo vale quindi:

Daltra parte, dividendo il carico per 841/840, si ottiene uno schema staticamente ammissibile, e quindi
unapplicazione dei teoremi statico e cinematico fornisce il seguente intervallo di appartenenza per il carico
di collasso effettivo:

Tale intervallo estremamente ristretto e, ai fini ingegneristici, fornisce il carico di collasso effettivo con
sufficiente approssimazione (~ 1 ). Per migliorare ulteriormente lapprossimazione, basterebbe considerare
un terzo meccanismo con la cerniera in z = 41/28 l, ma non necessario perch si pu arrivare alleffettivo
meccanismo di collasso, minimizzando il carico q, al variare della cerniera plastica sul traverso (teorema
cinematico). Si consideri il seguente meccanismo:(con la cerniera plastica distante x dal nodo-incastro di
sinistra)
Come dimostra il tratto degli spostamenti verticali, il tratto di
sinistra ruota in senso orario dellangolo , mentre il tratto di
destra ruota dellangolo:


Applicando il PLV si ottiene:


da cui:

La derivata di tale carico rispetto alla coordinata x:

si annulla per:
La radice maggiore da scartare, mentre sostituendo il valore

otteniamo:

Razionalizzando il rapporto sino alla settima cifra decimale, si ha:

In questo modo rimangono verificate la disequazioni:
17. Applicazione del teorema cinematico alla determinazione del limite di collasso nello spazio delle
forze esterne (carichi concentrati non proporzionali).
Nel caso dei sistemi iperstatici di travi, caricate non proporzionalmente da due o pi forze concentrate,
lapplicazione del teorema cinematico permette di definire il limite di collasso nello spazio di tali forze.
Nel caso ad esempio della trave continua, caricata da due forze F
1
ed F
2
non proporzionali, lintroduzione di
cinque cerniere plastiche nelle sezioni critiche, permette la definizione di due diversi meccanismi di collasso.







Si applica il Principio dei lavori virtuali a ciascun meccanismo e al suo opposto.
PLV I meccanismo e opposto:

PLV II meccanismo e opposto:

Da cui si ottengono:


Il limite di collasso nel piano F
1
F
2
quindi rappresentato dal seguente rettangolo:


Nel caso in cui:

si ha lattivazione del primo meccanismo, altrimenti si ha lattivazione del secondo meccanismo. Le
propriet di convessit della superficie di plasticizzazione e di normalit della deformazione incrementale
plastica, valgono infatti anche nel caso dei sistemi di travi caricate da due o pi forze concentrate.

Carico con prevalenza di F
1
Carico con prevalenza di F
2
Si attiva il meccanismo
del postulato di Druker
18. Il metodo degli spostamenti per risolvere le strutture iperstatiche. Sistemi di bielle in parallelo.
Il Metodo degli Spostamenti il duale del Metodo delle Forze, permette di individuare quellunico insieme
di parametri cinematici che, oltre alla congruenza, implichi anche lequilibrio.
Dal punto di vista operativo, il Metodo degli Spostamenti consiste nellimporre alcuni spostamenti o
rotazioni, caratteristici del sistema, in modo tale che le (v-g) reazioni iperstatiche soddisfino (v-g) relazioni
di equilibrio.
Ad esempio permette di risolvere agevolmente un sistema di bielle in parallelo.
Si consideri un traverso rigido di forma simmetrica vincolato con un sistema simmetrico di
bielle parallele, le quali eventualmente possono presentare diverse lunghezze e diverse aree di
sezione trasversale, e possono essere costituite da materiali con differente modulo elastico.


Se tale sistema simmetrico viene sollecitato simmetricamente, ad esempio da una forza verticale F agente
nella mezzeria del traverso, la deformazione risultante si presenter simmetrica e potr essere globalmente
descritta da un'unica informazione: lo spostamento di traslazione verticale del traverso. Ciascuna biella
subir infatti lo stesso allungamento , essendo incernierata al traverso. Per la congruenza del sistema,
perci possibile porre:

Dove:
i
allungamento delli-esima biella
X
i
sforzo normale di trazione della biella considerata
l
i
lunghezza biella
E
i
modulo elastico biella
A
i
area della sezione biella

Equazione di congruenza
La congruenza viene quindi implicitamente assunta, mentre lincognita cinematica viene
determinata considerando lequilibrio del traverso alla traslazione verticale.










Dallequazione di congruenza si ottiene in valore di ciascuna incognita iperstatica X
i
in funzione
dellincognita primaria .

Lequazione risolvente fornisce lo spostamento cercato:

Lo spostamento si pu anche esprimere nella forma:


Con K si indica la rigidezza totale del sistema, che risulta essere uguale alla sommatoria delle rigidezze
parziali K
i
degli elementi in parallelo.

Equazione di equilibrio
Il rapporto K
i
/K, tra rigidezza parziale e rigidezza totale, si dice coefficiente di ripartizione e indica la
frazione del carico totale sopportata dallelemento i-esimo, che risulta proporzionale alla rigidezza parziale
dellelemento stesso.
Per elementi in parallelo risulta evidente la convenienza del Metodo degli Spostamenti rispetto al Metodo
delle Forze.
Applicando il metodo delle forze di sarebbero dovute risolvere (n-1) equazioni di congruenza, essendo n il
numero delle reazioni iperstatiche incognite. Attraverso il Metodo degli spostamenti ottengo una sola
incognita cinematica , al posto di tre incognite di forza. Una volta trovato , si ricavano le forze X
i
. La forza
F si ripartisce nelle bielle a seconda della loro rigidezza. Si riscontra che la biella pi caricata quella in
mezzeria, essendo la pi corta e rigida si prende pi forza.
Se il numero delle bielle aumenta (aggiungo gradini) cambia il numero di addendi della sommatoria. Se
ragiono con il Metodo delle Forze aumentano anche il numero delle incognite, mentre se si considerano solo
le incognite cinematiche ho solo unincognita.





19. Calcolo automatico dei sistemi di travi a molti gradi di iperstaticit.















Si numerino inoltre le travi e si disponga ciascuna in un suo riferimento locale Y*Z*, che risulter in
generale rototraslato rispetto al riferimento globale Y Z . Si consideri poi una generica sollecitazione del
sistema, costituita da carichi concentrati e distribuiti agenti sulle singole travi e da carichi concentrati (forze
e coppie) agenti sui nodi interni.


Si consideri un sistema di travi rettilinee contenute nel
piano, vincolate alle estremit, reciprocamente ed
esternamente, mediante nodi-incastro o nodi-cerniera. Si
numerino i nodi-incastro ed i nodi-cerniera, cominciando
dai nodi interni e finendo con quelli esterni.

Nel caso dei nodi-incastro, i parametri
cinematici che ne caratterizzano la
configurazione elastica sono tre: due traslazioni
ortogonali e la rotazione.

Nel caso invece dei nodi-cerniera, i parametri
cinematici che ne caratterizzano la
configurazione elastica sono pari al numero delle
travi che confluiscono nel nodo, aumentato di
due: si dovr infatti tenere conto di una rotazione
indipendente per ogni sezione terminale, e delle
due traslazioni ortogonali.


Nel caso, infine, di connessioni di tipo misto,
incastro e cerniera, i parametri cinematici
saranno tre pi il numero delle travi che
confluiscono nella cerniera.



In quest o modo cost rui sco un si st ema mat ri ci al e at t raverso l a mat r i ce del l e ri gi dezze [K]
e l a mat ri ce del l e sol l eci t azi oni di i ncast ro perfet t o.










La matrice simmetrica 6 x 6 che moltiplica il vettore degli spostamenti detta matrice di rigidezza
dellelemento. Ciascuna colonna della matrice si ottiene imponendo il relativo spostamento o rotazione e
calcolando le reazioni iperstatiche agli estremi.

Si possono raggruppare i termini relativi ai due estremi i e j:


Si considera separatamente ciascuna trave di estremi
i j , e la si consideri incastrata nelle sezioni terminali.
Si impongono, a ciascun estremo, i tre spostamenti
generalizzati (w,v,), e si calcolano le rispettive
reazioni iperstatiche agli incastri, M, T, N.

CONVENZIONI:

M segue l a convenzi one mat emat i ca perch
quel l a i ngegneri st i ca non i n quest o caso
comoda.
Mi , Mj posi ti ve se uscent i dal pi ano del l a
sezi one;

Ti , Tj , Ni , Nj da confront are con i l si st ema di
ri feri ment o l ocal e Y*Z*.


Matrice delle
incognite
delle reazioni
vincolari
Matrice rigidezza
locale in funzione
di Ei, Ii, Ai, li
Matrice degli
spostamenti
generalizzati
Matrice delle
reazioni di
incastro
perfetto
Dove con * si intendono le grandezze riferite agli assi coordinati locali Y*Z*, relativi alla trave ij.
In forma compatta:

Le grandezze riferite al sistema locale sono esprimibili in funzione delle stesse grandezze riferite al sistema
globale:


[N] la matrice di rotazione che trasforma il riferimento globale YZ nel riferimento locale Y*Z*.
[N] matrice ortogonale
[N]
T
[N] = [I] matrice identit




Premoltiplicando i membri per [N]
T








[N]
T
[K
e
] [N] una matrice piena (contiene degli zeri ma spariscono moltiplicando per seno e coseno)

La relazione precedente non consente lassemblaggio.
Si devono espandere tutte le grandezze che intervengono nellequilibrio.
Invece di considerare ogni asta isolata, considero lasta inserita nel sistema globale della struttura. Questo
consente di effettuare loperazione dellassemblaggio.
L'operazione di assemblaggio, come nel caso del Metodo degli Elementi Finiti, consiste in una espansione
dei vettori {
e
}, {Q
e
}, {F
e
}, dalla dimensione locale alla dimensione globale n, essendo n il numero totale
dei parametri cinematici che identificano la configurazione deformala del sistema di travi. Si tratter, cio, di
ordinare tutti i parametri cinematici del sistema in un vettore, in modo tale da poter inserire gli spostamenti
Vettore delle
forze nodali
equivalenti
Vettore delle
reazioni
vincolari
( ) Matrice di rigidezza
dellelemento, ridotta al
sistema di riferimento
globale
terminali dell'elemento generico e nelle posizioni che ad essi competono. Ci pu realizzarsi
premoltiplicando il vettore degli spostamenti locali {
e
} per una opportuna matrice di assemblaggio [A
e
]
T
.




Premoltiplicando per [A
e
]
T



[K
e
] {
e
} = {Q
e
} + {F
e
}

La relazione resta valida sostituendo il vettore espanso degli spostamenti locali {
e
}, con il vettore globale
degli spostamenti nodali { }.
N.B. posso sostituire {
e
} con { } in quanto moltiplicato per [K
e
] che una matrice per cui, dove {
e
}
ha le componenti diverse da zero, la matrice [K
e
] ha zero.



[K
e
] ruotata ed espansa
[K
e
] la matrice di rigidezza locale, ridotta al sistema di riferimento globale ed espansa alla dimensione n.

Operazione di assemblaggio:
La relazione locale in forma espansa sommabile a quelle analoghe relative alle altre travi, ottenendo una
nuova matrice delle rigidezze che analizza, nodo per nodo, le aste che vado a considerare.
Per lintero sistema:


[K
e
] non invertibile
Per lequilibrio dei nodi deve risultare:


Perci:

[K] matrice di rigidezza globale
{F} vettore delle forze nodali effettive
{F
eq
} vettore delle forze nodali equivalenti
I vettori delle forze nodali, effettive ed equivalenti, riassumono le sollecitazioni esterne agenti sul sistema di
travi e sono da considerarsi come termini noti o dati del problema. La matrice di rigidezza del sistema
anch'essa nota, una volta che siano note geometria e propriet clastiche delle travi. L'incognita del problema
costituita dal vettore degli spostamenti nodali {}. Eevidente quindi come il calcolo di un sistema di travi
a molti gradi di iperstaticit sia riconducibile al Metodo degli Spostamenti ed eseguibile in modo automatico
da una macchina elettronica, tramite una successione preordinata di operazioni elementari.

Per non ottenere infinite soluzioni si impongono le condizioni al contorno. Ci possibile facendo una
partizione dei vettori e della matrice, in modo da isolare gli spostamenti liberi da quelli vincolati:



Mentre gli spostamenti vincolati {
V
} sono nulli, (o prefissati nel caso di cedimenti anelastici), gli
spostamenti liberi {
L
} rappresentano le vere incognite del problema.

[K
LL
] {
L
} + [K
LV
] {
V
} = {F
L
}

[K
VL
] {
L
} + [K
VV
] {
V
} = {F
V
}


{F
V
} = [K
VL
] {
L
} + [K
VV
] {
V
} = {R} + {F
V
0
}

{F
V
} azioni in assenza di carichi ripartiti
{R} reazioni esterne
{F
V
0
} reazioni di incastro perfetto



{F
V
0
} vettore delle forze nodali equivalenti, relative ai nodi vincolati
{Q
V
} matrice delle reazioni vincolari esterne

Una volta noti tutti i parametri cinematici {
L
}, semplice, applicando per ciascuna trave la relazione
iniziale, determinare le reazioni interne e quindi i diagrammi delle caratteristiche.

20. Riduzione del numero di gradi di libert mediante vincoli applicati a spostamenti mutui: il caso
dei telai a maglie regolari e dei telai con traversi orizzontali rigidi
Si analizzano due casi particolari dei telai piani:
a) I telai a nodi fissi;
b) I telai a nodi fissi con traversi orizzontali rigidi (telai shear-type).
Nei telai a nodi fissi i nodi non si spostano ma ruotano soltanto, a meno dei contributi dovuti alla
cedevolezza assiale delle travi. Nellimmagine seguente si pu vedere un esempio di telaio a nodi fissi, con
quattro nodi effettivamente liberi di ruotare (due interni e due esterni).





Consideriamo inizialmente un telaio in cui ci siano solo bielle. La biella, per definizione, subisce solo
sollecitazioni (e deformazioni) nella direzione assiale; pertanto non considero le rotazioni e gli spostamenti
trasversali.


Si avr pertanto
0

0 0
0
1

0 0
0
1

0 0
0
1

0 0
0
1


La relazione si pu porre in forma compatta:


Sia lo spostamento assiale che la reazione di sforzo normale possono venire proiettati sugli assi del
riferimento globale:




4x1 4x4 4x1


Ove [N] la matrice ortogonale per passare dal sistema locale a quello globale:
=


0 0
0 0
0 0
0 0


)
Per effettuare lassemblaggio si dovranno portare i vettori in questione dalla propria dimensione a quella
dellintera struttura mediante la matrice di espansione [A
e
].



La relazione resta valida sostituendo il vettore espanso degli spostamenti locali {
e
} con il vettore globale
degli spostamenti nodali {}



La relazione locale in forma espansa sommabile alle altre analoghe:


4xn 4x4 nx1
4xn 4x4 nx1
nxn
nx1 nxn nx1
4xn 4x4 nx1
nx1
Consideriamo ora un telaio a nodi fissi.Per ridurre i gradi di libert di telai si ricorre al metodo del multi-
point constraint. Prendiamo come esempio lo schema seguente per esemplificarlo:



Ipotesi su cui si cui si basa il metodo:
- Indeformabilit della trave (B) : u
3
=u
6
(elimino una riga e una colonna della matrice di rigidezza [K]
che diventa una 5x5);
- Indeformabilit dei pilastri (A,C): v
5
=v
2
=0 (elimino due righe e due colonne di [k] che diventa una
3x3.
allora lo schema degli spostamenti diventer del tipo:


la cui soluzione sar = => =
In questo modo si semplificato il problema, avendo solo pi due rotazioni e una traslazione per piano.
Se non tengo conto della traslazione del piano, ponendo un vincolo sul nodo di dastra, allora il metodo si
semplifica ulteriormente; quindi pongo u
2
=0 e ottengo [K] 2x2:

=
4

0




3x3 3x1 3x3 3x1 3x1 3x1

In questo caso presente anche il vettore dei momenti di incastro perfetto

0
.
La relazione sopra descritta pu essere scritta in forma compatta in maniera simile a:


In questo caso i parametri cinematici locali e globali coincidono, cos che le relazioni:


restano valide, sebbene la matrice ortogonale [N] sia quella unitaria di dimensione (2x2). La matrice di
assemblaggio [A
e
] avr pertanto dimensione (2xn), dove n il numero dei nodi del telaio.
Nei telai a nodi spostabili con traversi orizzontali rigidi i nodi non ruotano ma si spostano soltanto
orizzontalmente, a meno dei contributi dovuti alla cedevolezza assiale dei pilastri (telaio shear-type).
Nello schema seguente si pu vedere per esempio uno schema con tre traversi effettivamente liberi di traslare
(J
trave
=).


Viene considerata dunque solo la rigidezza dei pilastri =
24

3
. La matrice di rigidezza locale di
dimensione (2x2).

=
12

12

12

3
12

0

Anche in questo caso i parametri cinematici locali coincidono con quelli globali, che sono appunto le
traslazioni orizzontali dei traversi. La matrice di assemblaggio [A
e
] avr pertanto dimensione (2xn), dove n
il numero dei nodi del telaio.


21. I grigliati piani

Si consideri una struttura piana, ovvero un sistema di travi rettilinee contenute nel piano, vincolate
reciprocamente mediante nodi-incastro ed esternamente mediante incastri o appoggi ortogonali al
piano.



I parametri cinematici che caratterizzano la configurazione deformata dei nodi sono: due rotazioni
con assi ortogonali contenuti nel piano e lo spostamento ortogonale al piano. Si disponga ciascuna
trave in un proprio riferimento locale X* Z* (rototraslato rispetto al riferimento locale XZ), e si
consideri una generica sollecitazione del sistema, costituita da carichi distribuiti e concentrati
ortogonali al piano XZ, agenti sulle singole travi o sui nodi.
Si isoli ciascuna trave, considerandola incastrata nelle sezioni terminali i e j.



Si impongano a ciascun estremo, i tre spostamenti generalizzati e si ricavino le reazioni iperstatiche
agli incastri. Dette M, T, M
t
(le reazioni agli incastri) e , v, (rispettivamente la rotazione attorno
allasse X*, lo spostamento verticale e la rotazione attorno allasse Z*),



si ha la seguente relazione matriciale:


Questa relazione matriciale si pu porre nella forma compatta: [K
e
]{*
e
} = {Q*
e
}+{F*
e
}
Le grandezze riferite al sistema locale X*Z*, sono esprimibili in funzione delle stesse grandezze
riferite al sistema globale XZ. Valgono:
{ *
e
} = [N] {
e
}
{ Q*
e
} = [N] { Q
e
}
{ F*
e
} = [N] { F
e
}
essendo [N] le seguente matrice di rotazione (che serve a passare dal sistema locale al sitema
globale):



Possiamo scrivere: [K
e
] [N]{
e
}= [N]({Q
e
}+{F
e
}). Ricordiamo che [N] gode della propriet di
ortogonalit, per cui [N] [N]
T
=1, matrice identit. Se, [N]
T
[K
e
] [N]{
e
}=[N]
T
[N]({Q
e
}+{F
e
}),
ottengo cos la relazione: ([N]
T
[K
e
] [N]){
e
}={Q
e
}+{F
e
}.



Per effettuare lassemblaggio si introduce la matrice di assemblaggio [A
e
].
{
e
} = [A
e
]
T
{
e
}
{Q
e
} = [A
e
]
T
{Q
e
},
{F
e
} = [A
e
]
T
{F
e
}.
Cos:
[A
e
]
T
([N]
T
[K
e
] [N]) [A
e
]{
e
}=[A
e
]
T
[A
e
] ({Q
e
}+{F
e
})
[K]{
e
}={Q
e
}+{F
e
}
Operazione di assemblaggio per lintera struttura:
([K
e
]){}=({Q
e
}+{F
e
}).
[K]{}={F}+{F
eq.
}, con {F
eq.
}= {F
e
}.





22. Le oscillazioni libere dei sistemi di travi mediante la decomposizione del moto nei modi propri
di vibrare (analisi modale). Spettro di risposta delloscillatore semplice.

Ai fini di unanalisi dinamica di un sistema di travi mediante lanalisi modale si considera un telaio
con traversi orizzontali infinitamente rigidi e masse dei piani stessi, che per semplicit vengono
considerate come concentrate nei nodi stessi. Lequazione [K]{} ={F}+{F
eq.
} si pu trasformare
nellequazione dAlambert delle oscillazioni libere:



La procedura utilizzata detta Metodo dei Traversi Rigidi.
Si consideri, ad esempio, il telaio a due piani e una campata come nella figura:



Dette m
1
e m
2
le masse dei due traversi e, k
1
e k
2
le rigidezze al taglio delle due coppie di piedritti:



Le due equazioni del moto dei traversi sono:



con
1
e
2
le traslazioni orizzontali dei traversi.
Le equazioni scritte precedentemente si possono riscrivere sottoforma matriciale, ovvero:


Per studiare le oscillazioni libere del sistema a due gradi di libert, si supponga che le coordinate
1

e
2
del sistema varino armonicamente nel tempo con ugual pulsazione e senza sfasamento:



dove la pulsazione e le ampiezze massime coordinate
1
e
2
sono da determinarsi tramite un
problema agli auto valori. Si ottiene cos la seguente equazione algebrica omogenea:



Tale equazione ammette soluzione diversa dalla ovvia se e solo se il determinante della matrice di
coefficienti nullo:



Nel caso in cui i pilastri abbiano lo stesso momento dinerzia e la stessa altezza, si ha k
1
= k
2
= k. Se
si suppone, inoltre, che anche le masse dei traversi siano uguali, m
1
= m
2
= m, lequazione
caratteristica risulta:



e fornisce:



Gli autovettori si ottengono risolvendo il sistema omogeneo



E sostituendo i relativi autovalori, ottenendo:
11
= 0.618
12
e
22
= -0.618
21
.
Questi autovettori sono determinati a meno di un fattore di proporzionalit e sono rappresentati qui
come segue, normalizzando la coordinata di valore assoluto massimo. Il primo modo vibra vibra pi
lentamente (e non dipende dai carichi esterni), mentre il secondo modo vibra pi velocemente.










In generale, nei telai multipiano, i modi di oscillazione superiori al primo (detto modo
fondamentale) presentano inversioni di segno nelle traslazioni dei traversi. Anche per questi sistemi,
lequazione del moto si riconduce a:



essendo [M] la matrice diagonale delle masse dei traversi e [K] la matrice globale di rigidezza.
Spettro di risposta delloscillatore semplice.
Lo spettro di risposta riporta in ordinate le risposte massime in accelerazione, velocit o
spostamento ottenute risolvendo lequazione delloscillatore semplice, istante per istante, sotto
lazione di un dato sisma.
Prefissato un valore di smorzamento relativo e considerando una struttura con pulsazione propria
, se variamo il periodo proprio T si ottengono
1
oscillatori semplici. Risolve lequazione del
moto per un assegnato valore T e si pu valutare il massimo valore della risposta (in spostamento,
accelerazione o velocit) della struttura . Ripetendo questa operazione per diversi valori di T, si
ottengono diversi valori max della risposta che possono essere riportati in un diagramma in
funzione del periodo T dove ogni curva corrisponde ad un valore del fattore di smorzamento
relativo .
Dunque gli spettri di risposta possono riportare in ordinata le massime velocit relative o i massimi
spostamenti relativi o le massime accelerazioni relative.
Le relazioni tra i diversi spettri di risposta sono:
S
V
=S
D

Sa=
2
S
D
= S
V
Dove S
V
lo spettro di risposta in velocit, S
D
lo spettro di risposta in spostamento e S
a
lo spettro di
risposta in accelerazione.
La normativa generalmente fornisce gli spettri di risposta in accelerazione.
Gli spettri hanno un andamento simile al seguente:















I parametri T
B
, T
C
, T
D
, S sono definiti in funzione dei tipi di terreno.








23. Le oscillazioni forzate dei sistemi di travi mediante la decomposizione del moto nei modi
propri di vibrare (analisi modale). I coefficienti di partecipazione modale- Linviluppo delle
massime sollecitazioni.

Il problema delle oscillazioni forzate dei sistemi di travi dovuto a movimenti di vincoli esterni. Si
supponga che la base dei pilastri di un telaio multipiano a traversi rigidi sia sottoposta ad un
movimento sismico con spostamento x(t), velocit x
.
(t) e accelerazione x
..
(t). VEDI I PALLINI
Lequazione risulta essere:



poich le forze di richiamo elastico rimangono dipendenti dalle traslazioni valutate nel sistema di
riferimento solidale con il telaio, mentre le forze di inerzia sono proporzionali alle accelerazioni nel
sistema assoluto. Si deduce quindi:



Questultima unequazione dinamica non omogenea, la quale presenta una sollecitazioni forzante
a secondo membro, che deriva dallaccelerazione del suolo. Introducendo le coordinate normali del
sistema f
i
e gli autovalori{
i
}, e premoltiplicando per {
i
}
T
si ottiene:



E dividendo entrambi i membri per il coefficiente f
i
..
VEDI I PALLINI



Da:



e dando al coefficiente f
i
il nome di rapporto di Rayleigh, si ottiene la seguente equazione
disaccoppiata per ciascun modo di oscillare e quindi per ciascuna coordinata normale f
i



Poich per i telai a traversi rigidi la [M] diagonale, il fattore g
i
assume il seguente aspetto:


e si dice coefficiente di partecipazione del sistema alli-esimo modo di vibrare.
Lanalisi delle oscillazioni forzate stata cos ricondotta allanalisi di n oscillatori elementari,
ciascuno soggetto alla frazione g
i
delleccitazione alla base. possibile cos risalire agli
spostamenti dei traversi in funzione del tempo:



Tramite gli auto valori {
i
} possibile dedurre le caratteristiche interne agenti sui pilastri del telaio.
La massima accelerazione che un sistema ad un grado di libert subisce per effetto di un evento
sismico stabilita dalla normativa mediante la formula: = CR()g, dove C il coefficiente di
intensit sismica dipendente dal grado di sismicit della zona ove situata la struttura, R() il
coefficiente di risposta dipendente dalla pulsazione propria e g laccelerazione di gravit. Se si
considerano gli effetti del sisma sul modo di oscillazione i-esimo di un telaio a pi gradi di
libert, laccelerazione massima attribuibile a tale oscillatore elementare vale:



e si ricava cos, laccelerazione massima subita da ciascun piano j-esimo per effetto del modo di
vibrare i-esimo:



e conseguentemente la forza massima:



che si pu porre nella forma:



essendo W
i
il peso del piano j-esimo e
ij
il coefficiente di distribuzione del modo i-esimo sul
piano j-esimo (
ij
= g
i

ij
).
Si noto come g
i
e quindi anche
ij
tendono a diminuire allaumentare dellindice i del modo di
vibrare, a causa dellinversione di segno nelle traslazioni
ij
.
Le forze di piano massime agiscono contemporaneamente nellambito dello stesso modo i-esimo,
ma sono sfalsate quando si considerino modi di vibrare diversi. Calcolato quindi il massimo di una
caratteristica, ad es. il Momento flettente M
i
al variare del modo i-esimo, vi il problema di
combinare tali valori. Si ricordano queste formule per il calcolo di un momento massimo
equivalente:



La prima, che corrisponde allipotesi che i massimi si verifichino simultaneamente, risulta
eccessivamente cautelativa. La seconda, che considera solo il modo fondamentale, risulta non molto
attendibile per edifici snelli. La terza la migliore ed detta: formula di composizione quadrata.

































24. Il principio di minimo della Energia Potenziale Totale nel caso di un sistema ad un grado di
libert. Il metodo di approssimazione numerica di Ritz-Galerkin. Il caso particolare in cui le
funzioni di forma sono definite solo allinterno di un sottodominio prefissato chiamato elemento.

Il principio di minimo dellEnergia potenziale totale nel caso di un sistema ad un grado di libert:
E pot. di posizione = E
p
= mgz










E pot. elastica = E
pe
= (kx
2
)











allora: E
p.

tot
. = E
p.pos.
+ E
p.e
=> W(x) = (kx
2
) Fx
condizioni di equilibrio: W(x) = 0 => dW/dx = -kx+F => minimo E
p.

tot
.: F = kx.
Buca di potenziale: con sistema ad un grado di libert una curva









Attraverso il metodo di approssimazione di Ritz-Galerkin, si rende stazionario il funzionale W(),
esprimendo la funzione incognita {} come somma di funzioni note e linearmente
indipendenti{
i
},i =1,2,,(g x n):



Si rende stazionario W() su un sottospazio di dimensione finita, sotteso da un insieme di funzioni
linearmente indipendenti. Il problema si presenta discretizzato, poich invece della funzione
W
Condizioni di equilibrio
E
x
x
(kx
2
)
z
y
W = mg (z
b
z
a
)
E
p
= mgz
B
A
F
ds
Deriva dal calcolo di una massa appesa
ad una molla, che si allunga, soggetta
quindi solo alla forza peso: F = mg
vettoriale {}, le nuove incognite sono cos i (g x n) coefficienti
i
, essendo n il numero dei nodi e g
i gradi di libert di ciascun nodo. Inserendo lequazione citata precedentemente nellespressione
dellenergia potenziale totale



E applicando la propriet associativa si ottiene:



In forma pi sintetica si ha:



con {} il vettore dei coefficienti incogniti della combinazione lineare.
La matrice quadrata [L] ha dimensione (g x n) e per elementi i seguenti integrali:



e il vettore {F} sempre (g x n) ha per elementi:


La matrice [L] simmetrica per il teorema di Betti e si dice matrice di Ritz-Galerkin.
Il minimo dellenergia potenziale totale si ottiene derivando rispetto a ciascun coefficiente
i
la
terza espressione scritta antecedentemente (W()=), e uguagliando a zero il risultato:



Si pervenuti ad un sistema di (g x n) eq. algebriche lineari nelle (g x n) incognite
j
, il quale in
forma sintetica : [L]{} = {F}.
Questa condizione di stazionariet anche una condizione di minimo, quindi la forma quadratica
presente sempre nella terza espressione scritta antecedentemente (W()=) definita positiva,
rappresentando lenergia di deformazione del solido in forma discretizzata.
Nel caso in cui le funzioni {
i
} siano definite su tutto il dominio V, la matrice [L] risulta essere mal
condizionata e quindi lalgoritmo alla quale riferita presenta problemi di instabilit. Con il metodo
degli elementi finiti isoparametrici si usano come funzioni {
i
} le splines. Queste sono funzioni
definite appunto su sottoinsiemi del dominio V (da cui il termine elementi finiti), le quali
presentano valore unitario in un nodo e valore nullo in tutti gli altri nodi che competono al proprio
dominio di definizione. Esempi di splines (le splines possono essere lineari o di ordine superiore):



Le pi semplici sono le splines lineari sono definite anche funzioni lineari a cappello. Ad ogni nodo
k si associa una sline
k
e quindi, se i gradi di libert sono g, si associano g vettori di dimensione g:



Tramite le splines, i coefficienti
i
della combinazione lineare



coincidono con i valori nodali degli spostamenti generalizzati. Ordinando questi valori nel vettore
{}, lequazione risolvente [L]{} = {F} diventa pi espressiva, presentando come incognite gli
spostamenti nodali: [L]{} = {F}.