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Prometeo incatenato (Eschilo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Tragedia Autore Eschilo Titolo originale Lingua originale Ambientazione Greco antico Luogo indeterminato nella Scizia, precluso agli uomini

Prima assoluta 460 a.C. circa? Teatro di Dioniso, Atene Personaggi Prometeo Efesto Oceano Ermes Il Potere La Forza Io Coro delle Oceanine

Guardate il dio incatenato e doloroso, il nemico di Zeus, il detestato da tutti gli dei, perch am i mortali oltre misura (Prometeo incatenato, Eschilo) Prometeo incatenato (in greco antico , Promethus desmtes) una tragedia attribuita ad Eschilo. La data di rappresentazione incerta, si ipotizza il 470 a.C. circa. L'opera faceva parte di una trilogia dedicata a Prometeo, di cui le altre parti non sono conosciute se non in forma di frammenti (Prometeo liberato e Prometeo portatore del fuoco). altres incerto lordine delle tre tragedie, poich ignoto se il Portatore del fuoco fosse la prima o la terza parte. Indice 1 Trama 2 Commento 2.1 Prometeo il ribelle 2.2 La trilogia 2.3 Il problema dell'attribuzione 3 Bibliografia 4 Altri progetti 5 Collegamenti esterni Trama Dopo la rivolta di Zeus contro il padre Crono, e la guerra che ne segue, Zeus si insedia al potere e annienta i suoi oppositori. Prometeo, per aver donato il fuoco agli uomini, subisce la sua collera e viene incatenato ad una roccia ai confini della Terra nella regione della Scizia. Il dramma,

interamente statico, mette in scena Prometeo di fronte a diversi personaggi divini, senza mai presentare un confronto diretto tra Zeus e il titano. La scena si apre in Scizia, fra aspri monti e lande desolate. Efesto, il Potere ( ) e la Forza (o Violenza, ) hanno catturato il titano Prometeo e lo hanno incatenato ad una rupe. Zeus lo punisce perch ha donato il fuoco agli uomini, ribellandosi al suo volere. Il titano viene quindi raggiunto da vari personaggi, che tentano di portargli conforto e consiglio: le Oceanine, Oceano ed Io. Durante il suo dialogo con Io, Prometeo le predice il tortuoso futuro che ha dinanzi a s e prevede che uno dei suoi discendenti (il riferimento ovviamente al semidio Eracle) riuscir a liberarlo dalla punizione divina. Prometeo ha per una via di fuga dall'angosciosa situazione in cui si trova, perch egli conosce un segreto che potrebbe causare la disfatta del potere olimpico retto da Zeus. La minaccia consiste nel frutto della relazione fra Zeus e Teti, che potrebbe generare un figlio in grado di sbaragliare il padre degli dei. Zeus invia il dio Ermes per estorcere il segreto a Prometeo, ma egli non cede e per questo viene scagliato, insieme alla rupe a cui incatenato, in un burrone senza fondo. Commento Prometeo il ribelle In tutta lopera costante la centralit del personaggio di Prometeo, un ribelle incapace di accettare lordine imposto da Zeus e dai nuovi dei, che pretendono di piegare ogni cosa alla loro volont. Nellopera presentato il solo punto di vista del protagonista, che ripete la propria avversione per Zeus di fronte a numerosi personaggi, ma che appare portatore di un valore che non pu non suscitare simpatia nello spettatore: la solidariet verso gli uomini e la volont di aiutarli a progredire facendo loro conoscere il fuoco. Prometeo, dunque, come portatore di luce e di progresso, anche a costo di sfidare la volont di Zeus: una figura ben diversa da quella che appare nella Teogonia di Esiodo, in cui il titano presentato come un briccone che sfida gli dei in una gara d'astuzia nella quale ad uscire perdente sar proprio il genere umano. La trilogia Prometeo porta il fuoco all'umanit Dipinto di Heinrich Fueger (1817) La trilogia in forma completa narrava il furto del fuoco da parte di Prometeo, cui seguiva la punizione ad opera di Zeus, che faceva incatenare il titano ad una rupe, e la successiva liberazione da parte di Eracle. Se il Portatore del fuoco era la prima parte della trilogia, probabile che narrasse proprio il furto del fuoco, mentre, se era la terza, si pu ipotizzare che trattasse listituzione delle feste ateniesi in onore di Prometeo, nell'ambito di un nuovo patto dalleanza tra dei e uomini (non dissimile da quello con le Eumenidi alla fine dell'Orestea). In ogni caso, la disputa tra Zeus e Prometeo doveva trovare una sua ricomposizione dopo la liberazione del titano. Forse Prometeo accettava la sovranit di Zeus, e questultimo consentiva che l'umanit progredisse attraverso le arti del titano. Si anche supposto (nuovamente in analogia con lOrestea) che Zeus aggiungesse anche un proprio dono agli uomini: dike, la Giustizia. Il problema dell'attribuzione Negli ultimi decenni alcuni studiosi hanno messo in dubbio la paternit eschilea dell'opera. Si ipotizza che il testo che oggi conosciamo sia di altro autore (e possa quindi avere soppiantato per ragioni ignote l'opera di Eschilo), o che il testo originale eschileo sia stato modificato dopo la morte del suo autore. Questo per tre ragioni principali: Nelle opere di Eschilo, Zeus sempre portatore del modo di ragionare ed agire pi retto, mentre nel Prometeo appare come un tiranno. Alcuni dei discorsi di Prometeo a propria autodifesa sembrano influenzati dal dibattito

sull'evoluzione del genere umano e sul rapporto tra natura e cultura tipico della filosofia sofistica, che per si diffuse ad Atene solo dopo la morte di Eschilo. Motivazioni metriche. Daltra parte, per il primo punto, possibile che la figura di Zeus venisse riabilitata nelle altre tragedie della trilogia, ed in ogni caso lo scontro tra personaggi rigidi ed orgogliosi, nonch tra divinit pi anziane e divinit pi giovani, presente anche altrove nel teatro eschileo (basti pensare ancora una volta allOrestea, con la contrapposizione tra le Erinni ed Atena). Il dubbio rimane, ma la maggior parte degli studiosi propende per confermare la paternit eschilea dellopera. Bibliografia Eschilo, Sofocle ed Euripide, Il teatro greco - Tragedie, a cura di Guido Paduano, BUR, 2006. ISBN 978-88-17-00971-3 Eschilo, Prometeo, a cura di U. Scatena, Societ Editrice Dante Alighieri, 2006. ISBN 978-88534-0706-1 Eschilo, Supplici Prometeo Incatenato, a cura di L. Medda, Oscar Mondadori, 2009. ISBN 97888-04-55144-7 Giulio Guidorizzi, Letteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Mondadori, 2002. ISBN 97888-88242-10-1 Vincenzo Di Benedetto ed Enrico Medda, La tragedia sulla scena, Einaudi, 2002. ISBN 97888-06-16379-2 Pierre Grimal, Mitologia, Garzanti, 2005. ISBN 978-88-11-50482-5 Lorenza Rossi, Prometeo. L'arte in catene, Seneca Edizioni, 2012. ISBN 978-88-6122-407-0