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GIULIO GUIDORIZZI

LETTERATURA GRECA
CULTURA AUTORI

TESTI

LET ARCAICA

I CLASSiCi DA TRADURRE OMERo E I PoETI LIRICI


I testi seguenti riproducono I classici da tradurre stampati alle pagine 449-452 del Volume 1 (Let arcaica) di Giulio Guidorizzi, Letteratura greca. Edizione Riforma, Einaudi scuola, Milano 2012.

2012 by Mondadori Education S.p.A., Milano Tutti i diritti riservati www.mondadorieducation.it

Prima edizione : gennaio 2012 Edizioni 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 2016 2015 2014 2013 2012

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Questo volume stampato da: TMB Grache S.R.L. - Gorgonzola (Mi) Stampato in Italia - Printed in Italy

I Greci e lo spazio religioso e I classici da tradurre sono di Massimiliano Ornaghi


Progettazione Redazione e impaginazione Progetto grafico Copertina In copertina Stesura testi Stesura esercizi Stesura rubriche

Massimiliano Ornaghi Edistudio (Milano) Pietro Curci, Licia Zeli Alfredo La Posta Herbert James Draper, Ulisse e le sirene (1909) hanno collaborato Roberta Sevieri, Monica Tondelli Claudia Piazzini Massimiliano Ornaghi (Temi e percorsi, Il vocabolario dei Greci), Silvia Romani

Si ringraziano: Anna Prejan; Alfredo La Posta; Raffaella Curci; Alberto Mori.

Per eventuali e comunque non volute omissioni e per gli aventi diritto tutelati dalla legge, leditore dichiara la piena disponibilit. Per informazioni e segnalazioni: Servizio Clienti Mondadori Education e-mail servizioclienti.edu@mondadorieducation.it tel. 199122171
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I CLASSICI DA TRADURRE

Mirone, Discobolo, 460 a.C., Roma, Museo Nazionale Romano.

Legenda

Nelle pagine seguenti sono presenti numerosi riferimenti ai testi tradotti e commentati nellAntologia (da leggere), oltre a rimandi interni ai brani in greco da tradurre. Per consentire una migliore consultazione, i testi tradotti in Antologia sono stati indicati con la lettera T (= Testi) seguita da un numero arabo e dalla segnalazione della pagina di inizio (ad es.: T1, p. 234), mentre i brani in greco (da tradurre) sono stati indicati con la lettera A (= Autori), sempre seguita da un numero arabo e dalla segnalazione della pagina di inizio (ad es.: A2, p. 345). Le sezioni Analisi del testo che concludono il commento di ogni brano presentano tre tipologie di proposte ope-

rative, distinte in: tema, cio domande di comprensione generale; testo, cio domande di verifica lessicale, linguistica e stilistica; contesto, cio proposte di contestualizzazione e analisi comparativa dei brani, in riferimento sia a testi dellAntologia sia ad altri brani da tradurre. Nelle note di commento, le traduzioni proposte sono rigorosamente letterali e mirano soltanto ad agevolare la comprensione del testo, rendendo evidenti le corrispondenze lessicali e sintattiche fra greco e italiano. Le definizioni morfologiche e sintattiche sono abbreviate secondo luso comune: nom. (= nominativo); aor. (= aoristo); pres. (= presente) ecc.

Omero: lIliade

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Omero:lIliade
LIliade un poema che descrive alcuni eventi della guerra di Troia, accaduti nellarco di 51 giorni durante il decimo (e ultimo) anno di guerra. I Greci, guidati da Agamennone (re di Micene), avevano organizzato questa grande spedizione contro i Troiani per ricondurre in patria Elena, moglie di Menelao (re di Sparta e fratello di Agamennone): costei, infatti, era stata rapita da Paride (o Alessandro), figlio di Priamo (re di Troia), durante un soggiorno ospitale a Sparta. LIliade inizia in un momento di stallo, quando la sorte dei due schieramenti non sembra ancora decisa. Il fulcro narrativo del poema costituito dalla collera di Achille (il pi forte eroe greco), prodotta da unoffesa recata alleroe da parte di Agamennone; il ritiro dalla battaglia di Achille e delle sue truppe determiner il progressivo declino dei Greci, respinti dai Troiani verso le loro navi e sempre pi soccombenti. Solo levento tragico della morte di Patroclo, carissimo amico di Achille, provocher il rientro in guerra del campione greco e luccisione di Ettore (figlio di Priamo e capo dellesercito troiano) e prefigurer cos il tracollo dei Troiani. Il poema fu suddiviso, dai grammatici alessandrini, in 24 canti (A-W), che assommano complessivamente a oltre 15.500 versi (esametri dattilici).

I CLASSICI DA TRADURRE

Da tRaDURRE

Da LEGGERE

A13 Iliade III, vv. 145-202 Una Greca fra i Troiani: Elena e la teichoskopia AI Iliade IV, vv. 1-72 Un matrimonio in crisi: Zeus, Era e il baratto delle citt

Apollo adirato contro gli Achei perch Agamennone ha oltraggiato il suo sacerdote Crise, rifiutandosi di restituirgli la figlia Criseide [T1, p. 55]. Il dio invia una tremenda peste nel campo acheo e Agamennone costretto, per salvare il suo esercito, a restituire la prigioniera; in cambio per, perch il suo onore non sia leso, esige parte del bottino di Achille, in particolare la schiava Briseide; Achille furioso, ma (grazie anche allintervento di Atena) accetta il torto, ritirandosi per dalla battaglia [T2, p. 58]. Lassemblea dei Greci scossa dalla scelta di Achille e Tersite attacca apertamente Agamennone [T3, p. 64], ma alla fine le truppe si preparano comunque per lo scontro. Inizia la prima battaglia del poema: Greci e Troiani concordano che Menelao e Paride decidano, in un duello singolo, le sorti dello scontro [T4, p. 66] e il possesso di Elena, che sale sulle mura di Troia e, insieme a Priamo, osserva i guerrieri schierati sul campo. Paride, sopraffatto da Menelao, tratto in salvo da Afrodite; la situazione incerta, perch non si capisce a chi vada la vittoria. Durante un concilio divino, per, Era e Atena riescono a ottenere che i Troiani rompano la tregua e lo scontro riprenda. Il greco Diomede imperversa, grazie anche allaiuto di Atena, e riesce persino a ferire Afrodite, giunta in soccorso del figlio Enea [T5, p. 69], e Ares. Ma, nella confusione della battaglia, pu anche accadere che due eroi di opposti schieramenti riconoscano antichi vincoli di ospitalit reciproca e si astengano dal combattere: il caso di Glauco e Diomede [T6, p. 72]. Ettore, nel frattempo, torna in citt per chiedere che siano compiuti sacrifici propiziatori e incontra presso le porte Scee la moglie Andromaca e il piccolo figlio Astianatte [T7, p. 76]. Tornato sul campo, Ettore combatte in duello contro Aiace, senza che nessuno vinca, sino al giungere della notte, durante la quale sono resi gli onori funebri ai caduti. Gli Achei tornano alle navi ed erigono un muro e un fosso di protezione; durante il giorno seguente, per, i Troiani riescono a respingerli entro lo stesso muro. Agamennone preoccupato dalla situazione e accetta che Aiace, Fenice e Odisseo vadano in ambasceria da Achille, ma leroe greco rimane sulle proprie posizioni e rifiuta di tornare in battaglia [T8, p. 84]. Durante la notte, Diomede e lo stesso Odisseo escono in esplorazione, sorprendono e uccidono il troiano Dolone e massacrano Reso (re di Tracia, alleato di Priamo) e le sue truppe. Con lalba inizia la terza battaglia, che vede subito i Greci soccombere di fronte alla pressione dei Troiani; Era riesce a distogliere Zeus dalla battaglia, ricorrendo alle armi della seduzione [T9, p. 87], e permette cos a Poseidone di correre in aiuto dei Greci. Ma il vantaggio greco dura ben poco e Zeus, risvegliatosi dopo lamore con Era, riequilibra le sorti della guerra a favore dei Troiani.

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Omero: lOdissea

A5 Iliade XVIII, vv. 65-137 Le apprensioni di una madre: Teti e il pianto di Achille

A2 Iliade XIX, vv. 384-424 La voce del destino: Xanto, cavallo di Achille A3 Iliade XX, vv. 273-339 La guerra degli di e il destino di Troia

A14 Iliade XXI, vv. 233-283 La natura ribelle: lo Scamandro contro la violenza di Achille A6 Iliade XXIV, vv. 719-775 Le lacrime delle Troiane: il compianto sul cadavere di Ettore

Patroclo supplica Achille di poter indossare le sue armi per spaventare i Troiani; Achille acconsente, ma ammonisce lamico a non rischiare troppo. Patroclo, per, sicuro di s, si spinge sino alle mura della citt ed ferito da Euforbo e ucciso da Ettore [T10, p. 91], che riesce pure a prenderne le armi. Achille informato dellaccaduto e si abbandona alla disperazione e al dolore, udito persino dalla madre Teti negli abissi del mare; ed la stessa Teti a promettergli nuove armi, forgiate da Efesto, con cui leroe greco potr tornare in battaglia [T11, p. 94]. Riottenuta anche Briseide da Agamennone, che si riconciliato con leroe [T12, p. 98], e ricevute le nuove armi dalla madre, Achille si prepara per scendere in campo, anche se il cavallo Xanto, dotato di parola grazie a Era, gli predice la prossima fine. sotto questi auspici che inizia la quarta battaglia, in cui Zeus consente che intervengano anche gli di; Achille imperversa e produce unenorme quantit di morti, che deturpano le acque dello Scamandro (il fiume della piana di Troia), e cos scatena anche la tremenda collera del dio-fiume, che domato solo grazie allintervento di Efesto. I Troiani fuggono entro le mura della citt e, allesterno, rimane solo Ettore: dopo un lungo duello, Achille riuscir a uccidere il campione troiano e a fare scempio del suo cadavere [T13, p. 101]. Lazione bellica subisce a questo punto una sospensione. Achille e i Greci celebrano i funerali di Patroclo e solenni giochi in suo onore [T14, p. 108]; Priamo in persona, invece, durante la notte si reca da Achille per implorare la restituzione del cadavere del figlio [T15, p. 114]: Achille, gi ammonito anche dagli di, cede alle preghiere del vecchio padre, che riesce cos a riportare in citt le spoglie di Ettore e a far tributare al figlio i compianti e gli onori dovuti.

Omero:lOdissea
LOdissea descrive il ritorno in patria di Odisseo dopo la presa di Troia e rappresenta, quindi, il solo rimasto dei nostoi, cio di quei componimenti che narravano le avventure degli eroi greci, ripartiti da Troia per tornare nei rispettivi regni. Una eco di queste vicende ancora percepibile nei primi quattro libri dellOdissea, che raccontano i viaggi e gli incontri di Telemaco alla ricerca del padre (la cosiddetta Telemachia). Il resto dellopera divisa in due blocchi compatti, il primo dei quali (canti V-XII) incentrato sulle vicende e sulle peripezie di Odisseo lontano da Itaca, il secondo (canti XIIIXIV) focalizzato sul difficile reinsediamento del re, ritornato dopo venti anni di assenza, in una situazione minata dalla presenza di pericolosi pretendenti al trono. Anche lOdissea fu divisa dagli Alessandrini in 24 canti (a-w); il poema si sviluppa per circa 12.000 versi (esametri dattilici).

Da tRaDURRE

Da LEGGERE

LOdissea inizia dieci anni dopo la caduta di Troia: Odisseo presso la ninfa Calipso, nellisola di Ogigia, ben lontano da Itaca. Durante un concilio divino, Atena riesce a ottenere che la ninfa conceda la partenza delleroe e il suo ritorno in patria [T16, p. 117]; la stessa Atena si reca poi presso la corte di Itaca e infonde a Telemaco, figlio di Odisseo, il desiderio di partire alla ricerca di notizie del padre: Telemaco convoca unassemblea e quindi parte alla volta di Pilo (dove incontrer il vecchio Nestore) e di Sparta (dove incontrer Menelao ed Elena). Zeus invia Ermes da Calipso, ordinando la partenza di Odisseo [T17, p. 122]; leroe costruisce una zattera con cui approda fortunosamente (dopo una tempesta scatenata da Poseidone) presso lisola dei Feaci. Naufrago, leroe incontra dapprima Nausicaa, figlia di Alcinoo (re

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A19 Odissea VIII, vv. 57-92 Il cantore del re: Demdoco e le glorie degli eroi

A7 Odissea VIII, vv. 266-327 La rete di Efesto: dolore e vergogna di un marito tradito A15 Odissea IX, vv. 37-104 Il nemico che respinge e che attrae: i Cconi e i Lotofagi

A8 Odissea XIX, vv. 467-507) Tacere per affetto: la devozione di Euriclea

dei Feaci), che gli suggerisce il modo per ottenere lospitalit dei sovrani [T18, p. 125]. Accolto benevolmente a palazzo, ma sotto mentite spoglie, Odisseo partecipa a un banchetto allietato dai canti dellaedo Demodoco, che celebra le gesta degli eroi raccolti sotto le mura di Troia, provocando il pianto di Odisseo, ma riesce anche a rasserenare gli animi con racconti faceti, come la storia dellamore adulterino fra Ares e Afrodite. Odisseo, scosso dai racconti troiani, rivela infine la propria identit e inizia a narrare le avventurose vicende di cui fu protagonista dalla partenza da Troia: lapprodo presso i bellicosi Cconi e quindi presso i Lotofagi; larrivo allisola dei Ciclopi e la tragica morte di alcuni compagni di Odisseo [T19, p. 129]; lincontro con Eolo, re dei venti, e il dono dellotre contenente i venti (che sarebbe stata causa di una nuova deviazione della rotta verso casa); la fuga dai pericolosi Lestrigoni e infine lapprodo presso Eea, isola abitata dalla maga Circe, che Odisseo riesce a sopraffare ricevendone anche preziosi suggerimenti sul resto del viaggio [T20, p. 135]. Assecondando proprio i consigli di Circe, Odisseo si reca nellAde e interroga le anime di alcuni defunti [T21, p. 144]; in seguito, ripresa la navigazione, supera gli scogli delle Sirene [T22, p. 149] e il pericoloso passaggio fra Scilla e Cariddi [T23, p. 151], per giungere sulle coste siciliane, dove per i compagni delleroe uccidono alcune vacche del Sole (Helios), attirandosi le ire del dio: una nuova tempesta, infatti, uccide tutti i compagni di Odisseo che, solo, approda presso Calipso. Cos finisce il racconto delle avventure delleroe. Rispettando la parola data, Alcinoo garantisce a Odisseo il rientro in patria. Giunto a Itaca, per, Atena trasforma leroe in un mendicante, per evitare agguati da parte dei pretendenti e per consentire lorganizzazione della vendetta; Odisseo accolto dal fedele porcaro Eumeo e, nel frattempo, anche Telemaco fa ritorno da Sparta: accolto dallo stesso Eumeo, Telemaco pu cos riconoscere il proprio padre. Il giorno successivo Odisseo ed Eumeo si recano a palazzo: qui il vecchio cane Argo riconosce il padrone, pur travestito, e quindi muore [T24, p. 153]; nella reggia, invece, Odisseo subisce le vessazioni dei pretendenti e anche lostilit di un altro mendicante, Iro, con cui ingaggia una lotta [T25, p. 154]. Accolto da Penelope, sempre sotto mentite spoglie, fornisce rassicuranti informazioni sulla sorte del marito; la regina gli fa preparare un bagno, durante il quale la vecchia nutrice Euriclea lo riconosce, promettendogli per una fedele e silenziosa collaborazione. Penelope indice una gara con larco, per scegliere un nuovo sposo, ma nel frattempo riceve un sogno premonitore del ritorno dellamato marito [T26, p. 159]. Durante la gara, Odisseo ottiene di poter provare a tirare con larco, ma a questo punto si rivela e inizia (aiutato dai fedeli servitori e dal figlio) a massacrare i pretendenti e i loro seguaci. Tornato lordine nella reggia, Odisseo si fa riconoscere anche dalla moglie, con cui riesce infine a condividere il talamo [T27, p. 161]. Lincontro con il vecchio padre Laerte e la conciliazione con le famiglie dei pretendenti uccisi segnano, poi, la conclusione del poema.

I CLASSICI DA TRADURRE

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La poesia lirica

La poesia lirica
La poesia lirica conobbe, in Grecia, un periodo di significativa fioritura fra i secoli VII e V a.C.: entro questi limiti cronologici, infatti, pu essere circoscritta la produzione dei poeti maggiori. La lirica si differenzia dalla poesia epica soprattutto per gli ambiti di esecuzione (e quindi i destinatari) e per gli argomenti trattati, o meglio per le modalit di trattamento di tali argomenti: nella poesia lirica, infatti, il mito conserva un ruolo fondamentale nel fornire paradigmi culturali di riferimento, ma risulta impiegato in riferimento a situazioni reali e in relazione ad avvenimenti contingenti, per meglio valorizzarne il senso, o almeno linterpretazione a essi attribuita da parte del poeta. Con la lirica, insomma, nella poesia fa la sua comparsa anche la storia, intesa in senso lato. Diversi, rispetto allepica, sono anche i destinatari: rispetto al pubblico generico e indifferenziato degli ascoltatori dellepos, i componimenti lirici presuppongono unesecuzione rivolta a un uditorio di volta in volta selezionato, talora esteso a buona parte della cittadinanza (come nel caso di molte performances corali), ma spesso circoscritto a gruppi socialmente ristretti e accomunati dalla condivisione di precisi ideali (come nel caso del giambo, della lirica monodica e spesso dellelegia).

I POETI IONICO-ATTICI Da tRaDURRE Da LEGGERE

A16 Archiloco, frr. 3, 93a e 128 West2 I signori di Eubea e i cani di Tracia

A9 Archiloco, Epodo di Colonia (Fr. 196a West2) Neobule, cagna frettolosa e vergogna del vicinato

A12 Solone, frr. 23-26 West2 I piaceri della vita e lamore dei fanciulli

Archiloco di Paro visse nel secolo vii a.C.; della sua produzione rimangono frammenti giambici ed elegiaci. Nella poesia archilochea troviamo la manifestazione di una personalit complessa, ma gi molto cosciente di s: Archiloco poeta, ma anche guerriero [T1, p. 249; T8, p. 255], soprattutto guerriero pragmatico [T5, p. 252] e consapevole del valore della vita [T2, p. 249]; violento contro il nemico [T7, p. 254], ma anche capace di riconoscerne le doti e la grandezza, magari piegando il mito alla rappresentazione delle proprie peripezie [T11, p. 258]. Archiloco sa essere apertamente aggressivo [T4, p. 251], passionale e talora scurrile [T10, p. 257], nellespressione dellamore e nella difesa del proprio onore; ma adotta anche accenti ispirati [T3, p. 251], spesso animati dal calore del vino e del simposio, e rivela, in certi casi, una consapevolezza delle sorti umani molto equilibrata [T6, p. 253; T9, p. 256], che ha il sapore della conquista e della vita vissuta. Anche per queste ragioni, la poesia di Archiloco mantiene sempre un sapore di verit e di aderenza diretta alle situazioni e agli eventi che, ad esempio, spesso sembra evanescente nei versi di Ipponatte di Efeso (secolo vi a.C.): altro grande giambografo in cui, per, il lamento sulla propria povert [T18, p. 273] e sulla propria fame [T19, p. 274] sembrano quasi una posa. Mimnermo di Colofone (secoli vii-vi a.C.) noto soprattutto come autore di elegie, in particolare di argomento di amoroso e di tono malinconico [T12, p. 261]: la sua poesia, in ogni caso, anche quella in cui si aprono squarci maggiormente descrittivi [T13, p. 263], doveva essere destinata anzitutto al simposio. Di Semonide, detto di Amorgo (per aver partecipato alla colonizzazione dellisola; secolo vii a.C.) pervenuta una famosa, e ampia, elegia contro le donne [T14, p. 264], dove sono stigmatizzati i caratteri negativi di questo sesso. Solone di Atene (nato nel 640 a.C. ca.) noto soprattutto per i componimenti di matrice politica, in cui delinea i propri ideali e biasima gli avversari [T15, p. 267], manifestando una salda fiducia nella giustizia (di origine divina) che regola le sorti delluomo [T16, p. 269]; accanto a questi motivi, coerenti con la sua figura di legislatore, la poesia di Solone ospita spesso anche descrizioni di scene di vita quotidiana [T17, p. 272], che rivelano lapprezzamento per un modello di vita raffinata, ma comunque equilibrata, e retta dai principi tradizionali delletica aristocratica. Ideali simili, anche se venati di maggiore acredine nei confronti dellavversario e di una pi dolorosa percezione del decadimento del presente [T23, p. 278], sono difesi anche da Teognide di Megara (vi secolo a.C.), di cui sopravvisuto un corposo

La poesia lirica

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A17 Teognide, I, vv. 53-68; 69-72 Fra buoni e cattivi: i consigli di un aristocratico megarese

A22 Anacreonte, frr. 24, 30, 31, 96; 37, 56; 65; 17, 19 Gentili Il nuovo simposio

gruppo di elegie, destinate allesecuzione simposiale [T24, p. 279]. Allinterno di questo ampio corpus, i componimenti genuinamente teognidei [T20, p. 276] contengono soprattutto gli amari consigli che il poeta, aristocratico e oligarchico, ritiene opportuno dare al giovane amato [T22, p. 277], perch sappia distinguere gli amici veri dai nemici e sappia adottare una duttilit politica e sociale adatta ai tempi nuovi [T21, p. 277]. Nella poesia di Anacreonte di Teo (secolo vi a.C.) si percepisce, invece, un profondo mutamento degli scenari politici e sociali che fecero da sfondo alla produzione (e allesecuzione) della poesia lirica: Anacreonte, infatti, poeta di corte, un poeta professionista non pi impegnato in modo diretto nella vita politica della citt, ma operante allombra di potenti signori. Anche per queste ragioni, la sua poesia celebra lamore in tutte le sue forme [T25, p. 280; T27, p. 282; T28, p. 283], il piacere del simposio [T29, p. 283] e la raffinatezza non grossolana [T31, p. 285], ma rivela sempre unironia, una leggerezza [T26, p. 281; T30, p. 284] e una sorta di distacco dai temi trattati che segna la formalizzazione del simposio, e in fondo la sua depoliticizzazione.

I CLASSICI DA TRADURRE

I POETI DI SPARTA E DI LESBO Da tRaDURRE Da LEGGERE

A20 Alcmane, frr. 4, 26, 82 e 87 Calame La splendida Astimelusa e il glorioso Agesidamo: i modelli e le guide del coro A11 Saffo, fr. 31 Voigt Lode della gelosia: lei, lui e lo sguardo del poeta A10 Saffo, frr. 15b e 23 Voigt Fuori e dentro il taso: aspetti delluniverso femminile saffico A21 Saffo, frr. 2 e 17 Voigt Afrodite, Era e le donne di Lesbo

I maggiori poeti attivi a Sparta in epoca arcaica forniscono esempi, pur molto diversi, di una poesia molto matura e raffinata, ma nel contempo organica alla citt, portavoce dei valori condivisi dalla societ e anche motivata dalle occasioni, dalle cerimonie e dai riti della comunit. Lelegia di Tirteo (secolo vii a.C.) celebra, dunque, gli ideali patriottici degli Spartani, sia ribadendo i valori di ogni singolo combattente [T1, p. 294] sia esaltando le funzioni del gruppo, della falange oplitica, e la coesione e la solidariet dei soldati [T2, p. 295]. Lappartenenza alla comunit e la sua celebrazione tornano anche nella poesia di Alcmane (secoli vii-vi a.C.), ma non in chiave militare: le liriche corali alcmaniche erano eseguite durante importanti momenti rituali della societ spartana, che vedevano il coinvolgimento di parti pi o meno ampie della cittadinanza, soprattutto per segnare le fasi di passaggio nella vita delle fanciulle [T3, p. 297; T4, p. 301] e per celebrare i modelli (comportamentali ed estetici) dei giovani. I versi di Alcmane, perci, registrano in modo molto vivido anche momenti di vita e situazioni vissute [T5, p. 302; T7, p. 304; T8, p. 305], ma rivelano sempre una elevata raffinatezza e una forte coscienza delle proprie potenzialit [T6, p. 303]. Funzioni in parte simili a quelle ora delineate sono riscontrabili anche nella poesia arcaica di Lesbo, sebbene muti in tal caso lampiezza degli orizzonti entro cui inserire la pratica di questa poesia: la poesia lesbica, infatti, riflette gli ideali (e le ideologie) di gruppi pi ristretti, circoscritti dal punto di vista politico e, di conseguenza, pi fortemente individuati anche dal punto di vista sociale e ideologico. Esemplare il caso di Saffo (secolo vii a.C.): anche se, in molti casi, la poesia saffica sembra contenere manifestazioni personali e soggettive di valori universali, come la gioia e il dolore dellamore [T3, p. 320; T6, p. 325], la scelta della bellezza come ideale di vita [T2, p. 318; T5, p. 324], il valore del ricordo degli affetti e dei sentimenti famigliari [T4, p. 321; T8, p. 330], tuttavia questi motivi, pur partendo da esperienze individuali, assumevano una funzione pedagogica, collettiva, ossia fornivano modelli comportamentali che volevano essere utili alla formazione delle giovani donne della cerchia della poetessa. Entro questa cornice cultuale [T1, p. 315], rituale e cerimoniale devono essere ricondotte tutte le manifestazioni della poesia saffica [T7, p. 328; T9, p. 331], che fungeva appunto da strumento di identificazione di un gruppo (taso) circoscritto e ideologicamente ben individuato. Lo stesso pu dirsi, ma in chiave pi strettamente politica, per la poesia di Alceo (secoli vii-vi a.C.): strenuo sostenitore e portavoce degli ideali della propria etera, del proprio gruppo di compagni di vita

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La poesia lirica

A18 Alceo, fr. 298 Voigt, vv. 1-27 Pittaco, empio quanto Aiace

e di fazione: Alceo ribadisce, dunque, i motivi condivisi della propria ostilit per gli avversari politici [T10, p. 334], del dolore causato dalla sconfitta nella lotta per il potere sulla propria citt [T11, p. 336] e dalle difficolt in cui la citt stessa si trova [T12, p. 337; T16, p. 343], ma afferma anche valori esistenzali di equilibrio [T13, p. 338] e di gioia condivisa, anzitutto nellambito del simposio [T14, p. 339] dove si manifestano con pi sincerit anche le ansie e gli auspici per il futuro [T16, p. 343]. I versi alcaici, in ogni caso, non sono spontanei e immediati, ma rivelano una salda padronanza di motivi e artifici poetici, oltre che una chiara consapevolezza artistica [T17, p. 344]: esemplare, in tal senso, la trattazione del mito [T15, p. 342], che Alceo si mostra capace di impiegare, in modo molto raffinato, come chiave di lettura del suo presente.

I CITARODI E I POETI CORALI Da tRaDURRE Da LEGGERE

A4 Pindaro, Olimpica XII; Istmica III Invulnerabili, di certo, sono soltanto i figli degli di

Alcuni componimenti poetici a noi pervenuti hanno una natura ambigua e non del tutto afferrabile: in particolare, non siamo in grado di appurare con certezza se si tratti di opere destinate allesecuzione da parte di un coro, oppure al canto a solo da parte di un poeta, con laccompagnamento della cetra. La dimensione narrativa di molti di questi testi sembrerebbe deporre a favore dellinterpretazione citarodica: i resti dellopera di Stesicoro di Imera (secoli vii-vi a.C.), ad esempio, contengono ampie sezioni descrittive [T1, p. 352], in cui la vicenda mitica pu essere drammatizzata e (forse) in parte modificata a favore della committenza del canto [T2, p. 355; T3, p. 357]; i frammenti di Ibico di Reggio (secolo vi a.C.), del resto, presentano una pi spiccata propensione alla declinazione del mito in chiave encomiastica [T4, p. 359], ma contengono anche riflessioni sullamore, che pure potrebbero fungere da sentenze di portata pi generale e collettiva [T5, p. 361]. Le scelte di trattazione dei miti dipendevano dallesigenza di assecondare le preferenze o le richieste encomiastiche delle varie committenze; ci valeva per i citarodi, ma in particolare per i poeti corali, e soprattutto per gli autori del tardo arcaismo (secoli vi-v a.C.): le competizioni sportive panelleniche, riorganizzate e potenziate proprio in questepoca, fornivano le occasioni principali per la celebrazione della gloria dei singoli individui e delle rispettive famiglie, che era affidata alle sapienti parole di poeti professionisti. Questo fenomeno percepibile gi nella produzione di Simonide di Ceo, in cui compaiono testi propriamente encomiastici [T2, p. 379], o commissionati da comunit in occasione di eventi significativi [T4, p. 381], e in cui anche il riferimento al mito o le notazioni sentenziose paiono sempre assecondare le finalit pragmatiche del canto [T1, p. 377; T3, p. 380]. La piena maturazione della lirica corale internazionale avviene, per, con le figure di Pindaro e Bacchilide. Con Pindaro, in particolare, la poesia celebrativa raggiunge una solennit e una densit di contenuti e di immagini davvero eccezionale: il poeta, infatti, riesce a saldare la celebrazione del vincitore, e dunque la soddisfazione delle propria committenza [T6, p. 391; T7, p. 393], con la costruzione di una poesia raffinata, affollata di paradigmi mitologici piegati allinterpretazione e alla valutazione del presente [T5, p. 382], ma anche sorretta da un tessuto ideologico (e dunque da una visione del mondo) stabile e coerente. Finalit simili sono riconoscibili anche nella produzione di Bacchilide, che per rivela propensione per una poesia meno concettosa di quella pindarica: caratteristica ben evidente soprattutto nei casi in cui il testo bacchilideo celebra la stessa occasione (e risponde alla stessa committenza) di un testo pindarico parallelo [T9, p. 402]. Bacchilide predilige una poesia pi piana e lineare, aperta alla narrazione e a forme di drammatizzazione e di spettacolarizzazione dei contenuti [T8, p. 399], che si avvicinano per certi aspetti a quelle che saranno le soluzioni del teatro attico del secolo v a.C. [T10, p. 406].

Percorsi

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Percorsi
1 La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini
A1 Iliade IV, vv. 1-72 Un matrimonio in crisi: Zeus, Era e il baratto delle citt A2 Iliade XIX, vv. 384-424 La voce del destino: Xanto, cavallo di Achille A3 Iliade XX, vv. 273-339 La guerra degli di e il destino di Troia A4 Pindaro, Olimpica XII; Istmica III Invulnerabili, di certo, sono soltanto i figli degli di

I CLASSICI DA TRADURRE

I sentimenti e i doveri della famiglia


A9 Archiloco, Epodo di Colonia (Fr. 196a West2) Neobule, cagna frettolosa e vergogna del vicinato A10 Saffo, frr. 15b e 23 Voigt Fuori e dentro il taso: aspetti delluniverso femminile saffico A11 Saffo, fr. 31 Voigt L ode della gelosia: lei, lui e lo sguardo del poeta A12 Solone, Frr. 23-26 West2 I piaceri della vita e lamore dei fanciulli

A5 Iliade XVIII, vv. 65-137 Le apprensioni di una madre: Teti e il pianto di Achille A6 Iliade XXIV, vv. 719-775 Le lacrime delle Troiane: il compianto sul cadavere di Ettore A7 Odissea VIII, vv. 266-327 La rete di Efesto: dolore e vergogna di un marito tradito A8 Odissea XIX, vv. 467-507 Tacere per affetto: la devozione di Euriclea

Il nemico, il mostro e lo sconosciuto


A16 Archiloco, frr. 3, 93a e 128 West2 I signori di Eubea e i cani di Tracia A17 Teognide, I, vv. 53-68; 69-72 Fra buoni e cattivi: i consigli di un aristocratico megarese A18 Alceo, fr. 298 Voigt, vv. 1-27 Pittaco, empio quanto Aiace

A13 Iliade III, vv. 145-202 Una Greca fra i Troiani: Elena e la teichoskopia A14 Iliade XXI, vv. 233-283 La natura ribelle: lo Scamandro contro la violenza di Achille A15 Odissea IX, vv. 37-104 Il nemico che respinge e che attrae: i Cconi e i Lotofagi

4 Le occasioni e i riti della poesia


A19 Odissea VIII, vv. 57-92 Il cantore del re: Demodoco e le glorie degli eroi A20 Alcmane, frr. 4, 26, 82 e 87 Calame La splendida Astimelusa e il glorioso Agesidamo: i modelli e le guide del coro A21 Saffo, frr. 2 e 17 Voigt Afrodite, Era e le donne di Lesbo A22 Anacreonte, frr. 24, 30, 31, 96; 37, 56; 65; 17, 19 Gentili Il nuovo simposio

La sorte, il Volere deGli di e il destiNo deGli uoMiNi


Rispose morendo Ettore elmo lucente: Va, ti conosco guardandoti! Io non potevo persuaderti, no certo, ch in petto hai un cuore di ferro. Bada per, chio non ti sia causa dellira dei numi, quel giorno che Paride e Febo Apollo con lui tuccideranno, quantunque gagliardo, sopra le Scee. Mentre diceva cos, lavvolse la morte: la vita vol via dalle membra e scese nellAde, piangendo il suo destino, lasciando la giovinezza e il vigore. Rispose al morto il luminoso Achille: Muori! La Chera io pure lavr, quando Zeus vorr compierla e gli altri numi immortali.
Iliade XXII, vv. 355-366: da I poemi omerici T13.

I CLASSICI DA TRADURRE

Le parole con cui Achille risponde allavvertimento di Ettore morente si pongono al culmine di unampia serie di predizioni sulla morte delleroe greco: sottese sin dal primo canto in alcune allusioni di Teti (Iliade I, vv. 414418; 505-506; e cfr. poi anche XXIV, vv. 83-86); esplicitate dalla stessa Teti nel tentativo di consolare il figlio per la morte di Patroclo (Iliade XVIII, vv. 95-96, cfr. A5, p. 477); ribadite e precisate da Xanto, cavallo divino, nella sua profezia ad Achille (Iliade XIX, vv. 408-417, cfr. A2, p. 464); ricordate in prima persona da Achille nella sua fuga da Scamandro (Iliade XXI, vv. 275-280, cfr. A14, p. 509). In ogni momento, comunque, ci che appare ben chiara lesistenza di un limite gi definito per la vita di Achille, sancito dalla Chera in modo inderogabile e necessariamente rispettato dagli stessi di. La Chera il fato, il destino, la sorte stabilita di ogni persona e di ogni evento: nei poemi omerici convive la coscienza di questo corso gi segnato, e a cui le cose e le persone non possono far altro che adeguarsi, con la volont di intervenire in ogni caso sul reale, di lasciarvi un proprio segno, di modellare le proprie azioni secondo un progetto personale, anche se entro i limiti del concesso. Gli di partecipano di questa consapevolezza in modo ambiguo, spesso capriccioso, talora con atteggiamenti quasi ingenui, a met fra loblio del destino gi scritto e la spontanea esecuzione di azioni e scelte personali: di che so-

no tanto superiori ai mortali, del resto, da poter guardare sempre con il giusto distacco le vicende umane, e spesso disporne in modo leggero e incurante. cos, dunque, che Poseidone interviene in soccorso di Enea, minacciato da Achille (A3, p. 467), ben sapendo che la fine della stirpe di Priamo segnata, ma che alla discendenza di Enea destinato il regno su Troia: il dio diviene strumento cosciente e volontario del fato. Ma, per altro verso, la consapevolezza di questo destino non impedisce a Zeus di istigare Era, proponendo una fine pacifica dello scontro e scatenando la collera furente della moglie, che pur di dare corso alla distruzione di Troia sacrifica prontamente alcune fra le citt a lei pi devote (A1, p. 459). Il capriccio di Era identifica, del resto, proprio la volubilit della sorte e la sventura repentina che pu abbattersi sulluomo: e questa la prospettiva maggiormente valorizzata dai lirici arcaici, che traducono la coscienza della variabilit della vita nel monito ad affrontare gli eventi con misura. Lo suggerisce Archiloco, con alcuni versi esemplari in cui emerge la dura conquista di un equilibrio personale, tanto pi toccante se pensata in relazione alla sua esperienza di poeta-guerriero (cfr. fr. 128 West2, cfr. A16, p. 517); lo celebra anche Pindaro, per giunta in contesti festosi, a ribadire la fiducia nel fatto che gli di, amanti degli uomini giusti, dopo le sventure sanno concedere anche la felicit (A4, p. 472).

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La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

(Iliade IV, vv. 1-72)

A1

 n matrimonio in crisi: Zeus, U Era e il baratto delle citt

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Linterruzione del duello fra Menelao e Paride con il pavido Troiano portato in salvo da Afrodite (cfr. Iliade III, vv. 380 ss.) e lAtride rimasto solo sul campo a lanciare imprecazioni (cfr. Iliade III, vv. 449-461) ha gettato gli schieramenti in uno stato di attesa quasi irreale: una astensione dalle armi regolata dai patti giurati fra i due capi, ma non risolta dalla vittoria definitiva di nessuno dei due. Nel frattempo, gli di raccolti sullOlimpo assistono agli eventi, e Zeus non manca di istigare Era e Atena, rimaste sinora inerti di fronte agli interventi della rivale Afrodite. Cos la sorte di Troia finisce per essere segnata da un violento alterco fra i due divini consorti.

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OF d qeo pr Zhn kaqmenoi gorwnto crus n dapd, met d sfisi ptnia }Hbh nktar nocei: to d crusoi depessi deidcatj lllou, Trwn plin esorwnte: atkj peirto Krondh reqizmen }Hrhn kertomoi pessi parabldhn gorewn: JJdoia mn Menel rhgne es qewn }Hrh tj jArgeh ka jAlalkomenh jAqnh. llj toi ta nsfi kaqmenai esorwsai trpesqon: t dj ate filomeid jAfrodth ae parmmblwke ka ato kra mnei: ka nn xeswsen imenon qanesqai. llj toi nkh mn rhiflou Menelou: me d frazmeqj pw stai tde rga, j ati plemn te kakn ka flopin ann rsomen, filthta metj mfotroisi blwmen. e dj a pw tde psi flon ka d gnoito, toi mn okoito pli Primoio nakto,

1-19. Gli di sono riuniti sullOlimpo e assistono alle vicende belliche. Zeus vuole sbloccare la situazione di stasi che si venuta e creare e, perci, avanza una proposta di composizione del conflitto con lintento di irritare Atena ed Era. 1-4. OF d qeo... esorwnte: Gli di erano riuniti in assemblea (gorwnto, indic. imperf., da goromai), seduti (kaqmenoi, part. congiunto) presso Zeus (pr Zhn) sul pavimento (n dapd) doro (crus), e fra di loro (met d sfisi) Ebe sovrana (ptnia) mesceva (nocei) nettare; ed essi (to d) con le coppe (depessi) doro si salutavano (deidcatj) lun laltro (lllou), volgendo lo sguardo (esorwnte) alla citt dei Troiani. Il verbo deidcat(o) propriamente la 3 a plur. dellindic. piuccheperf. di deknumi (mostrare, indicare), impiegato per come sinonimo di deidskomai, salutare: il verbo, in tal caso, allude ai brindisi che gli di si scambiavano lun con laltro.

5-12. atkj peirto... qanesqai: Subito (atkj) il Cronide tentava (peirto) di provocare (reqzemen, inf. pres.) Era con parole (pessi) oltraggiose (kertomoi), parlando (gorewn, part. congiunto) obliquamente (parabldhn): Due (doia) fra le dee (qewn, gen. partitivo) sono portatrici di aiuto (rhgne) a Menelao, cio Era Argiva e Atena Alalcomene, ma in verit (toi) esse ( ta ), sedendo ( kaqmenai , part. congiunto) in disparte (nsfi, avverbio), si compiacciono (trpesqon, indic. pres. duale) di stare a guardare (esorwsai); a quello (t dj = Enea), invece (ate), Afrodite che ama il sorriso (filomeid) sempre corsa accanto (parmmblwke) e respinge (mnei) le chere (kra) di lui: anche ora (nn) salv (xeswsen, indic. aor., da k-saw) lui, che credeva (imenon, part. congiunto) di morire (qanesqai, inf. futuro). Il verbo trpesqon (indic. pres. duale), da trpw (compiacere, al medio-pass. compiacersi) qui costruito con il participio predicativo esorwsai; parmmblwke

indic. perf. da para-blskw (perf. mmblwka), andare accanto, andare presso. Gli epiteti di Era e Atena sono derivati dai nomi di due citt in cui il loro culto era molto radicato: Argo (nel Peloponneso), sede di un antico tempio di Era, e Alalcomene (in Beozia), luogo di culto di Atena; in questo passo, inoltre, lepiteto di Atena (jAlalkomenh) evoca anche il verbo lalken, che significa appunto difendere, e perci non escluso che la scelta dellepiteto geografico sia stata motivata anche da ragioni di allusivit. Le chere, talvolta personificate come vere e proprie divinit (dunque Chere), sono i destini di morte, o anche, pi genericamente, la morte stessa. 13-19. llj toi nkh... goito: Ma in verit la vittoria di Menelao caro ad Ares (rhiflou): e noi dunque stabiliamo (frazmeqj, cong. esortativo) come (pw) saranno queste imprese, se () di nuovo (ati) solleviamo (rsomen) guerra malvagia e terribile (ann) grido di battaglia (flopin), oppure se () mettiamo (blwmen)

A1 Iliade IV, vv. 1-72

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ati dj jArgehn JElnhn Menlao goitojj. AW faqj, aF dj pmuxan jAqhnah te ka }Hrh: plhsai a gj sqhn, kak d Tressi medsqhn. toi jAqhnah kwn n od ti epe skuzomnh Di patr, clo d min grio Nrei: }Hr dj ok cade stqo clon, ll proshda:

I CLASSICI DA TRADURRE

amicizia (filthta) fra entrambi (metj m fotroisi). E se (e dj) poi (a) in qualche modo (pw) ci (tde) fosse (gnoito) caro e gradito (d) a tutti, allora (toi) la citt di Priamo signore (nakto) potrebbe ancora essere abitata (okoito) e Menelao condurrebbe (goito) indietro (ati) Elena argiva. Elena detta argiva (jArgehn) non perch proveniente dalla citt di Argo (nel Peloponneso), ma perch greca: lappellativo di Argivi, nei poemi omerici, infatti applicato in modo estensivo a tutti i guerrieri greci. Il verbo rsomen cong. aor. di rnumi (sollevare, eccitare; aor. rsa) e presenta la vocale tematica breve (-o- al posto di -w-); blwmen (cong. aor.,

da bllw) e rsomen sono i predicati delle interrogative indirette disgiuntive, dipendenti da frazmeq(a) e segnalate dalla correlazione ... ...; i vv. 17-19 contengono un periodo ipotetico del III tipo (possibilit), con protasi singola (e... gnoito, ott. aor.) e doppia apodosi (mn okoito... dj... goito, due ott. pres.).
20-29. Alle parole di Zeus, Atena e Era si irritano; Atena per tace, mentre Era prorompe in unadirata recriminazione contro lipotesi proposta da Zeus. 20-23. {W faqj... Nrei: Cos ({W) diceva (faqj), e Atena e Era mormorarono (p-

muxan): esse (a) infatti sedevano (sqhn) vicine (plhsai, predicativo), e macchinavano (medsqhn) mali per i Troiani. Atena davvero stava (n) in silenzio (kwn, avverbiale) e non disse (epe) nulla, pur essendo sdegnata (skuzomnh, part. congiunto) contro Zeus padre, e una collera (clo) selvaggia (grio) la (min) prendeva (Nrei). Il verbo pi-mzw (qui indic. aor. pmuxan) indica il brontolio emesso come segno di disapprovazione; sqhn (da mai) e medsqhn (da mdw, al medio) sono due indic. imperf. duali, il secondo senza aumento. 24-29. {Hr dj ok cade... lloi: E a Era il petto (stqo) non contenne (cade) la collera, ma diceva (proshda): Tremendo

La liNGua di OMERO
Sulla stratificazione linguistica della poesia omerica, cfr. pp. 49 ss. In questa scheda sono segnalati soltanto i fenomeni linguistici riscontrabili nei versi di Omero con maggiore frequenza; tutte le differenze rispetto al dialetto attico sono indicate, caso per caso, nelle note di commento. PARTICOLARIT FONETICHE - Lincontro di vocali spesso non produce contrazione (es.: conservazione di naietousin per naietsin); i gruppi vocalici eo ed eou contraggono in eu (e non in ou). - frequente il fenomeno della distrazione: una vocale derivante da contrazione (es.: rn da rwn, part. pres.) compare preceduta da vocale breve dello stesso timbro (es.: rwn per rn). - Le preposizioni n, kat e par possono comparire in forma apocopata (cio n, kt e pr), con eventuale assimilazione consonantica prodotta dalla consonante successiva (es. kat krto > kt krto > kk krto). - Il gruppo consonantico pt, che in attico risulta semplificato in p, si conserva (es.: ptli per pli). PARTICOLARIT MORFOLOGICHE (I) La lingua omerica documenta luso di alcuni suffissi (elencati qui di seguito) che, applicati ai sostantivi, rendono il senso di antichi casi (strumentale, locativo ecc.), poi scomparsi nel greco classico. - -fi(n): strumentale o locativo (fi, con forza). - -i: locativo (stato in luogo: okoi, in casa). - -qen: locativo (moto da luogo, origine: okoqen, da casa). Questo suffisso pu essere impiegato anche come genitivo dei pronomi (p qen per p o, da s). - -de: locativo (moto a luogo); si costruisce con laccusativo (es.: oknde, a casa). Le desinenze di ogni declinazione presentano uscite particolari, e ci vale anche per le forme dei pronomi personali e riflessivi; le corrispondenze con lattico sono di volta in volta segnalate fra parentesi. In generale, fra i casi pi frequenti, opportuno segnalare: I DECLiNAZiONE - gen. sing. masch. in -ao oppure -ew. - gen. plur. in -wn oppure -wn. - dat. plur. in -si(n) oppure -. II DECLiNAZiONE - gen. sing. in -oio oppure -ou. - dat. plur. in -oisi(n) oppure -oi. III DECLiNAZiONE - gen. plur. in -essi oppure -si. Va ricordato che, in Omero, larticolo ha ancora valore dimostrativo, e quindi, in certi casi, relativo. Al nom. plur., si presenta lalternanza delle forme a/ta (femm.) e o/to (masch.); al gen. sing. frequente la forma too (= to). PARTICOLARIT MORFOLOGICHE (II) E SINTATTICHE Le desinenze dellinf. att. possono essere: -en (spesso contratto in -ein), -menai oppure -men. Allinf. aor. II la desinenza pu essere -eein. Nelle forme verbali, al passato, laumento spesso tralasciato (es.: blon = balon, indic. aor. da bllw). I preverbi conservano il loro originario valore avverbiale e, perci, spesso si presentano in tmesi (cio separati dal verbo). La particella ke(n) corrisponde allattico n. Spesso accompagna verbi allindic., in tempo storico, per indicare eventualit nel passato, o piuttosto irrealt. Le forme di imperf. o di aor. del verbo fllw/felw (essere debitore) costruite con linf., e spesso precedute da o aqe (con negazione m), corrispondono ai costrutti latini con utinam e indicano desiderio irrealizzabile o irrealizzato. Laggettivo flo (caro) assume molto spesso il valore del possessivo mio, tuo ecc., e di frequente pu anche essere omesso nella traduzione, in quanto superfluo (es.: tetihmno flon tor, afflitto nel suo cuore, afflitto nel cuore).

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La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

Krondh poon tn mqon eipe: p qlei lion qenai pnon dj tleston, dr qj Mn drwsa mg, kamthn d moi ppoi lan geiros, Prim kak to te paisn. rdj: tr o toi pnte painomen qeo lloijj. 30 Tn d mgj cqsa prosfh nefelhgerta Ze: JJdaimonh t n se Pramo Primoi te pade tssa kak zousin, tj sperc meneanei jIlou xalapxai uktmenon ptoleqron; e d s gj eselqosa pla ka tecea makr 35 mn bebrqoi Pramon Primoi te pada llou te Tra, tte ken clon xaksaio. rxon pw qlei: m tot ge neko pssw so ka mo mgj risma metj mfotroisi gnhtai. llo d toi rw, s dj n fres blleo ssin: 40 ppte ken ka g mema plin xalapxai tn qlw qi toi floi nre ggegasi, m ti diatrbein tn mn clon, ll mj sai: ka gr g so dka kn kont ge qum: aF gr pj el te ka oran sterenti 45 naietousi plhe picqonwn nqrpwn, twn moi per kri tisketo [Ilio r ka Pramo ka la ummelw Primoio. o gr mo pote bwm deeto dait sh loib te knsh te: t gr lcomen gra mejj.
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JJantate

(antate) Cronide! Quale (poon) parola (tn mqon) dicesti (eipe)? Come (p) vuoi (qlei) rendere (qenai, inf. aor., da tqhmi) vana (lion) e senza risultato (tleston) la fatica (pnon), e il sudore (dr) che (Mn) sudai (drwsa) con pena (mg)! E si stancarono (kamthn) i cavalli a me (moi), che radunai (geiros, part. aor. congiunto) lesercito (lan), sventura (kak) per Priamo e per i figli di lui (to). Agisci pure (rdj)! Ma (tr) certo (toi) non tutti noi altri di approviamo (painomen). Il verbo cade indic. aor. II da candnw, contenere, abbracciare; il verbo kamthn indic. aor. II (duale) da kmnw, qui senza aumento. Il neutro plur. kak (agg. sostantivato) usato come apposizione del precedente lan.
30-49. Zeus manifesta la sua disapprovazione per il cieco odio nutrito da Era contro la stirpe di Priamo, dimostratasi da sempre devota nei confronti degli di. In ogni caso, soprattutto per evitare una pi grave contesa con la moglie, accetta la richiesta di Era, ma esige che in cambio, in futuro, la stessa Era non si opponga alla distruzione di una citt a lei cara. 30-36. Tn d mgj... xaksaio: E, essendo molto (mgj) adirato (cqsa, part. aor. congiunto), le (Tn) rispose (prosfh) Zeus adunatore di nubi (nefelhgerta, nominativo): Sciagurata (daimonh), perch dunque (t n) Priamo e i figli di Priamo ti (se) arrecano (zousin) tanti mali (tssa

kak), per cui ( tj = ti, causale) brami (meneanei) ardentemente (sperc, avverbio) di devastare (xalapxai, inf. aor.) la citt (ptoleqron) ben costruita (uktmenon) di Ilio? E se (e) proprio tu (s gj), entrata (eselqosa) nelle porte (pla) e nelle lunghe mura (tecea makr), divorassi (bebrqoi) vivo (mn) Priamo e i figli di Priamo e tutti gli altri Troiani, allora (tte) placheresti (xaksaio) la tua collera!. I vv. 34-36 contengono un periodo ipotetico del III tipo (possibilit), con i verbi allottativo: bebrqoi un perf. irregolare di bibrskw (mangiare, divorare), con suffisso -q-, rispetto al consueto bbrwka; xaksaio aor. I da x-akomai, guarire, quindi placare. 37-38. rxon pw qlei... gnhtai: Fa (rxon) come (pw) vuoi: affinch questa lite (toto [...] neko) in futuro (pssw) non diventi (gnhtai) per te e per me (so ka mo) motivo di grande contesa (mgj risma) fra noi due (metj mfotroisi). 39-42. llo d toi rw... sai: Unaltra cosa (llo) per (d) ti (toi) dico (rw), e tu gettala (blleo) nel tuo animo (n fres [...] ssin): quando (ppte ken) anche io, desiderando (mema) devastare (xalapxai, cfr. v. 33) una citt, sceglier (qlw) quella (tn) dove (qi) vivono (ggegasi) uomini (nre) a te cari, non impedire (diatrbein) in qualche modo (ti) la mia collera, ma lasciami fare (mj sai)!. La forma mema part. perf. da mw, meditare, agognare: questo verbo, al perf., presenta sia la forma mmaa sia la forma mmona (pi fre-

quente), entrambe anche con il significato di presente. Il verbo ggegasi un perf. epico (3a plur.) da g-ggnomai, nascere dentro (qui reso con valore risultativo: essere nato dentro, quindi vivere); i verbi diatrbein (pres.) e sai (aor., da w) sono due infiniti esortativi e costituiscono i predicati di due proposizioni reggenti da cui dipende la subordinata temporale dei vv. 40-41. 43-49. ka gr g... me: Anche io, infatti, a te (so) lo concessi (dka, indic. aor., senza aumento) di mia volont (kn), ma contro la volont del mio animo (kont ge qum): in effetti, quali citt (aF [...] plhe) di uomini che vivono sulla terra (picqonwn) sono abitate (naietousi) sotto il sole e il cielo stellato (sterenti), fra queste (twn, gen. partitivo) Ilio sacra (r) da me (moi, dativo dagente) era onorata (tisketo) di cuore (per kri) e Priamo e il popolo di Priamo dalla buona lancia (ummelw, genitivo). Mai (o [...] pote), infatti, per me laltare (bwm) mancava (deeto) di offerta (dait) conveniente (sh) e di libagione (loib) e di fumo (knsh): ci (t), infatti, noi avemmo in sorte (lcomen, indic. aor, senza aumento) come onore (gra). Al v. 43, kn funge propriamente da predicativo del soggetto, mentre kont attributo di qum: il primo aggettivo indica la consapevolezza della decisione di Zeus, mentre il secondo sottolinea la sua mancata approvazione. Il verbo tisketo indic. imperf. da tw, onorare, qui con il suffisso iterativo -sk-; il verbo dew (forma poetica per dw) costruito regolarmente con il genitivo.

A1 Iliade IV, vv. 1-72

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Tn dj mebetj peita bopi ptnia }Hrh: JJtoi mo tre mn pol fltata esi plhe [Arg te Sprth te ka eruguia Muknh: t diaprsai tj n toi pcqwntai per kri: twn o toi g prsqj stamai od megarw. e per gr fqonw te ka ok e diaprsai, ok nw fqonousj pe pol frter ssi. ll cr ka mn qmenai pnon ok tleston: ka gr g qe emi, gno d moi nqen qen so, ka me presbutthn tketo Krno gkulomth, mfteron gene te ka oneka s parkoiti kklhmai, s d psi metj qantoisin nssei. llj toi mn taqj poexomen llloisi, so mn g, s dj mo: p dj yontai qeo lloi qnatoi: s d qsson jAqhna pitelai lqen Trwn ka jAcain flopin ann, peirn dj ke Tre perkdanta jAcaio rxwsi prteroi pr rkia dhlsasqaijj. AW fatj, odj pqhse patr ndrn te qen te: atkj jAqhnahn pea pterenta proshda: JJaya mlj stratn lq met Tra ka jAcaio, peirn dj ke Tre perkdanta jAcaio rxwsi prteroi pr rkia dhlsasqaijj.

I CLASSICI DA TRADURRE

50-61. Era accetta la richiesta di Zeus e si dice disposta a sacrificare, quando lui lo vorr, una delle citt a lei pi care. Ora, per, ribadisce il suo diritto a non veder vanificati gli sforzi sinora fatti contro i Troiani. 50-56. Tn dj mebetj... ssi: E allora (peita) lo (Tn) ricambiava (mebetj) Era sovrana (ptnia) dallocchio di bue (bopi): Davvero a me (mo) tre sono le citt di gran lunga (pol, avverbiale) pi care (fltatai), Argo e Sparta e Micene dalle ampie strade (eruguia): queste (t) distruggile (diaprsai), quando (tj n) a te di cuore (per kri) siano divenute odiose (pcqwntai); io non mi metto (stamai) davanti a queste (twn [...] prsqj) e non pongo ostacoli (megarw). Infatti, se pure (e per) lo rifiutassi (fqonw) e non permettessi (e) di distruggerle (diaprsai), non otterrei nulla rifiutandolo (ok nw fqonousj), poich (pe) per certo () sei di molto (pol, avverbiale) pi forte (frtero). La forma verbale diaprsai un inf. aor. I, da dia-prqw, impiegato al v. 53 come inf. esortativo (e quindi come forma indipendente) e poi al v. 55 in dipendenza dallindic. pres. e; pcqwntai cong. aor. II, da p-ecqnomai, diventare odioso, essere odioso (+ dat.); lespressione ok nw fqonous(a) presenta la rara costruzione del verbo nw (portare a termine) con il participio predicativo (fqonousa). 57-61. ll cr ka... nssei: Ma necessario (cr) anche rendere (qmenai, inf. aor. attivo, da tqhmi) la mia fatica non

priva di risultato (ok tleston): anche io, infatti, sono un dio, e ho discendenza da dove lhai anche tu (gno d moi nqen qen so), e anche me (ka me) molto venerabile (presbutthn, predicativo) gener (tketo, indic. aor., senza aumento) Crono dal pensiero sagace (gkulomth), parimenti (mfteron, avverbiale) per la stirpe (gene) e perch (oneka) sono stata chiamata (kklhmai) tua sposa (s parkoiti), e tu comandi (nssei) su tutti gli immortali (psi metj qantoisin). La locuzione gno d moi nqen qen so (v. 58) si compone di due dativi di possesso, con ellissi del verbo, e propriamente significa: la discendenza a me da l, da dove a te. Laggettivo mfteron, usato in forma avverbiale, introduce le due motivazioni (vv. 60-61) per cui Era ritiene di essere presbutthn.
62-72. A suggello di quanto stabilito, Era chiede dunque a Zeus di inviare Atena nel campo di battaglia, perch istighi i Troiani a riprendere per primi la battaglia, contravvenendo cos ai patti. E Zeus non fa che riportare il comando alla stessa Atena. 62-67. llj toi mn... dhlsasqai: Ma allora queste cose ( taqj ) concediamole (poexomen) luno allaltro, io a te, e tu a me; e gli altri di immortali seguiranno (yontai); e tu subito (qsson) ordina (pitelai, imper. aor., da pi-tllw) ad Atena di andare nella terribile (ann) mischia (flopin) di Troiani e Achei, e di fare in modo (peirn) che ( ke) i Troiani

comincino (rxwsi, cong. aor.) per primi (prteroi) ad attaccare (dhlsasqai, inf. aor., da dhlomai) i gloriosi (perkdanta) Achei, contro i giuramenti (pr rkia). Il verbo poexomen una forma di cong. aor. con vocale tematica breve (-o- al posto di -w-), da po-ekw, ritirarsi, cedere, accondiscendere; qsson propriamente comparativo (qsswn masch. e femm.; qsson neutro) dellaggettivo tac, -ea, -, qui usato in funzione avverbiale (pi rapidamente, pi presto). 68-72. AW fatj... dhlsasqai: Cos disse, e non manc di farlo (pqhse) il padre degli uomini e degli di; e subito (atkj) rivolgeva (proshda) alate parole (pea pterenta) ad Atena: Va (lq, imper. aor.) quanto prima (aya mlj) nellesercito ( stratn), fra Troiani e Achei, per fare in modo (peirn) che i Troiani comincino per primi ad attaccare i gloriosi Achei, contro i giuramenti. Il verbo pqhse indic. aor. da piqw, che significa propriamente non credere, non obbedire; il nesso aya ml(a) significa molto presto e si aggiunge alle espressioni dei vv. 64 (qsson) e 69 (atkj), a sottolineare la rapidit delle azioni richieste da Era e realizzate da Zeus e Atena. I vv. 71-72 riproducono i vv. 66-67, con la sola differenza di costruzione dellinf. peirn: al v. 66 dipendente dal precedente imper. pitelai (ordina, comanda), al v. 71 dipendente dal verbo di moto lq e dunque infinito finale.

464

La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE (I) Il consesso degli di La scena si apre sugli di riuniti in consesso e intenti a osservare quanto sta avvenendo sul campo di battaglia; Afrodite, in particolare, ha appena tratto in salvo Paride, intervenendo in prima persona nel duello, e perci Zeus, desideroso di ravvivare lostilit di Era (vv. 5-6), dapprima riconosce lindiretta vittoria di Menelao (v. 13), ma poi suggerisce di decidere le sorti degli schieramenti, ventilando anche lipotesi di una cessazione definitiva delle ostilit (vv. 14-19). Atena non reagisce, ma a questo punto Era non riesce a trattenere la propria collera, di fronte alleventualit che tutti gli sforzi compiuti per annientare Troia diventino improvvisamente vani (vv. 25-29); ne scaturisce un violento scambio di accuse con Zeus, in cui il poeta riesce a ricreare in modo molto raffinato un clima di rancori sopiti e di malcelata ostilit fra i due coniugi. SITUAZIONE (II) Lo scontro fra Zeus e Era Zeus, in particolare, sottolinea il cieco accanimento di Era (vv. 34 ss.); Era, del resto, fornisce una conferma a questa accusa di Zeus dimostrandosi disposta in un modo che ai nostri occhi appare molto provocatorio e incurante persino a sacrificare citt a lei molto care (vv. 51-53), pur di vedere esaudita la sua brama distruttiva nei confronti di Troia. A Zeus, dunque, non resta che accogliere, pur a malincuore, le richieste della moglie, inviando Atena sul campo di battaglia perch i Troiani riprendano per primi le ostilit: e Atena, sotto mentite spoglie (vv. 86 ss.), va a sobillare Pandaro perch scagli una freccia contro le fila dei Greci e rompa i patti. CONTESTO Un passo nodale La scena dellalterco fra i due sovrani divini spicca sicuramente per vividezza: la naturalezza degli atteggiamenti e la forza degli attriti presupposti da questo scambio di battute costituiscono gli elementi di maggior pregio dellepisodio, che del resto svolge anche una funzione ideologica e narrativa molto importante. Oltre a ribadire, in effetti, la fragilit delluomo e la sua capricciosa dipendenza dal volere degli di al punto che citt gloriose come Argo, Sparta e Micene possono essere ridotte a pedine di un gioco, o di una gara, fra gli di , questi versi segnalano un vero e proprio punto di svolta nella vicenda, che era giunta a un momento di stallo (cfr. anche T4, p. 66): la freccia di Pandaro rimette cos in moto tutta lazione bellica (cfr. gi Iliade IV, vv. 419 ss.), che rappresenta il presupposto essenziale anche per lo svolgimento del motivo dellira di Achille, motore centrale dellopera.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Nellepisodio del litigio fra Zeus ed Era la sorte degli uomini sembra dipendere maggiormente dal destino, dal fato, oppure dalla volont cosciente e personale degli di? Giustifica la tua risposta facendo riferimento ad alcuni versi precisi. testo 2. Nei versi ora esaminati possibile individuare numerose ripetizioni lessicali: prova a individuarne alcune. Quali ritieni che rappresentino vere e proprie formule, e quali invece dipendono dalla volont di ribadire enfaticamente un concetto? contesto 3. Le decisioni degli di, spesso prodotte a seguito di violenti confronti verbali, condizionano in modo profondo la vita degli uomini e degli eroi. Ricordi altri brani, fra quelli presenti in Antologia, in cui la maturazione di precise scelte divine determina una svolta nella vicenda? Quali analogie e quali differenze puoi rilevare nei rispettivi episodi?

A2 Iliade XIX, vv. 384-424

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(Iliade XIX, vv. 384-424)

A2

 a voce del destino: L Xanto, cavallo di Achille

I CLASSICI DA TRADURRE

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

La morte di Patroclo (cfr. T10, p. 91) ha accelerato la risoluzione della crisi aperta (fra le file greche) dallira di Achille e dallastensione delleroe dalla guerra: ora Achille ha nuove armi, fabbricate appositamente per lui da Efesto (cfr. T11, p. 94), ha ottenuto le scuse di Agamennone (cfr. T12, p. 98) e anche la restituzione di Briseide. Tristemente, tuttavia, il campione dei Greci si accinge a indossare la nuova armatura, nel ricordo incessante di Patroclo. Alla fine, ormai armato, Achille estrae anche la lancia paterna e sale sul carro, pronto a scendere in battaglia; ma proprio a questo punto, quasi rispondendo allincitazione del padrone, uno dei due cavalli di Achille, animato da Era, pronuncia una fatidica profezia sulla sorte delleroe.

385

390

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Peirqh dj o ato n ntesi do jAcille, e o farmsseie ka ntrcoi gla gua: t dj ete pter ggnetj, eire d poimna lan. k dj ra sriggo patrion spsatj gco briq mga stibarn: t mn o dnatj llo jAcain pllein, ll min oo pstato plai jAcille: Phlida melhn, tn patr fl pre Cerwn Phlou k koruf fnon mmenai ressin: ppou dj Atomdwn te ka [Alkimo mfiponte zegnuon: mf d kal lpadnj san, n d calino gamfhl balon, kat dj na tenan pssw kollhtn pot dfron. M d mstiga faeinn ceir labn raruan fj ppoiin nrousen Atomdwn: piqen d korussmeno b jAcille tecesi pamfanwn tj lktwr JUperwn,

384-397. Achille ha completato la vestizione delle nuove armi di Efesto e ora estrae la lancia paterna, che lui solo era in grado di brandire. lcimo e Automdonte, servitori di Achille, preparano anche i cavalli e il carro da guerra. 384-386. Peirqh dj o ato... lan: Il divino Achille fece la prova (peirqh, indic. aor. pass., senza aumento) di s (o ato) nelle armi (n ntesi), se (e) gli (o) si adattassero (farmsseie) e se le splendide membra (gla gua) dentro si muovessero bene (ntrcoi): ma per lui (t dj) erano (ggnetj) come (ete) ali (pter), e sollevavano (eire, indic. imperf., senza aumento) il pastore di popoli. Il verbo n-trcw significa letteralmente correre dentro e, in tal caso, allude alla possibilit di movimento degli arti allinterno dellarmatura. 387-391. k dj ra sriggo... ressin: E allora (ra) dalla custodia (k [...] sriggo) estrasse (spsatj, indic. aor. medio) la lancia (gco) del padre, pesante (briq), grande (mga), massiccia (stibarn): nessun altro (o [...] llo) fra gli

Achei poteva (dnatj) maneggiarla (t [...] pllein), ma il solo (oo) Achille sapeva (pstato) maneggiarla (min [...] plai); frassino (melhn) del Pelio (Phlida), che (tn) al caro padre diede (pre, indic. aor. II, senza aumento) Chirone (Cerwn) dalla sommit (k koruf) del Pelio (Phlou), perch fosse (mmenai) morte (fnon) per guerrieri (ressin). Il Pelio un monte della Tessaglia, dove si riteneva fosse vissuto anche il centauro Chirone; costui fu educatore di molti eroi, fra cui lo stesso Achille. Al v. 389 sono presenti due infiniti dal verbo pllw, agitare, palleggiare: linf. pres. pllein linf. aor. I plai. Linf. pres. mmenai (da em), invece, ha valore finale. 392-397. ppou dj Atomdwn... nrousen Atomdwn: Automedonte e Alcimo, invece, aggiogavano (zegnuon, indic. imperf., senza aumento) i cavalli, prendendosene cura (mfiponte, part. congiunto); li rivestirono (mfi [...] san) dei bei pettorali (lpadnj), adattarono (n [...] balon) i morsi (calino) alle mascelle (gamfhl), stesero (kat [...] tenan) indietro (pssw) le redini (na) verso il carro (pot

dfron) ben connesso (kollhtn). E poi Automedonte, dopo aver preso (labn, part. congiunto) la frusta (mstiga) lucente (faeinn), ben adatta (raruan) alla mano (ceir), balz (nrousen, indic. aor.) sui due cavalli (ppoiin). Il verbo mfi-nnumi, vestire, coprire di vesti (qui indic. aor. mfi [...] san, in tmesi) regge il doppio accusativo, della persona rivestita e della cosa; anche n [...] balon e kat [...] tenan sono indic. aor. in tmesi, rispettivamente da m-bllw e kata-tenw. Il termine raruan propriamente part. perf. (acc. femm. sing.), da rarskw, che con valore intransitivo significa essere adattato, essere (ben) unito.
397-417. Achille sale sul carro e incita i suoi due cavalli, perch lo riportino fra i Greci e non lo abbandonino sul campo di battaglia. Il cavallo Xanto, a questo punto, ispirato da Era, parla con voce umana e profetizza ad Achille la morte vicina, per mano di un uomo e di un dio. 397-403. piqen d korussmeno... teqnhta: Achille gli and (b, indic.

466

La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

400

JJXnq

405

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420

smerdalon dj ppoisin kkleto patr oo: te ka Bala thleklut tkna Podrgh llw d frzesqe sawsmen nioca By Danan milon pe cj wmen polmoio, mhdj Ptroklon lpetj atqi teqnhtajj. Tn dj rj p zugfi prosfh pda alo ppo Xnqo, far dj muse karati: psa d cath zeglh xeriposa par zugn oda kanen: adenta dj qhke qe leukleno }Hrh: JJka lhn sj ti nn ge sasomen brimj jAcille: ll toi ggqen mar lqrion: od toi me atioi, ll qe te mga ka Mora kratai. od gr metr bradutt te nwcel te Tre pj moiin Patrklou tecej lonto: ll qen risto, Mn komo tke Lht, ktanj n promcoisi ka }Ektori kdo dwke. ni d ka ken ma pnoi Zefroio qoimen, n per lafrotthn fsj mmenai: ll so at mrsimn sti qe te ka nri fi damnaijj. AW ra fwnsanto jErine sceqon adn. tn d mgj cqsa prosfh pda k jAcille: JJXnqe t moi qnaton manteeai; od t se cr.

aor. III, senza aumento) dietro (piqen), provvisto di elmo (korussmeno ), lucente (pamfanwn, part. congiunto) nelle armi (tecesi), come ( tj) il raggiante (lktwr) Iperione, e tremendamente (smerdalon, avverbiale) incit (kkleto) i cavalli di suo padre (patr oo): Xanto e Balio, illustri (thleklut) figli (tkna) di Podarge! In altro modo (llw) davvero meditate (frzesqe, imperat.) di riportare sano e salvo (sawsmen, inf. fut., da saw) indietro (By) lauriga (nioca) nella schiera ( milon) dei Danai, quando (pe cj = pe ke) siamo sazi (wmen) della guerra (polmoio), e non abbandonatelo (mhdj [...] lpetj, imperat.) l (atqi) morto (teqnhta, part. perf.), come () Patroclo. I nomi dei cavalli di Achille evocano precise caratteristiche fisiche: lagg. xanq significa fulvo, mentre laggettivo bali significa pezzato; anche larpia Podarge, di cui questi cavalli sono detti figli (insieme a Zefiro, cfr. Iliade XVI, vv. 148 ss.), ha un nome che significa dai piedi agili (da po + rg), e dunque non un caso che Pdargo sia pure il nome di un cavallo di Ettore (cfr. Iliade VIII, v. 185) e di uno di Menelao (cfr. Iliade XXIII, v. 295). Il verbo kkleto una forma di indic. aor. II, da klomai (spingere, stimolare), che si costruisce con lacc. oppure con il dat. (come in questo caso); wmen cong. (presente o aoristo) di w, che significa saziarsi e regge il geitivo della cosa (qui polmoio): in questa forma il verbo recupera laspirazione della radice originaria (*sa). 404-408. Tn dj rj p zugfi... jA cille: E a lui (Tn dj) allora, da sotto il

giogo (p zugfi), rispose (prosfh) Xanto, cavallo agile (alo) negli zoccoli (pda, acc. di relazione), e dun tratto (far) abbass il capo (muse karati); e tutta quanta la criniera (cath), caduta gi (xeriposa) dal collare (zeglh), lungo il giogo (par zugn) giungeva (kanen) al suolo (oda); la dea Era dal bianco braccio (leukleno) lo rese (qhke) dotato di voce umana (adenta, complemento predicativo): Oh davvero (ka lhn), anche ora (ti nn ge), ti (sj) salveremo (sasomen), potente (brimj) Achille!. Lespressione muse karati significa propriamente si abbass (muse, indic. aor.) con il capo (karati, dat. strumentale); xeriposa part. aor. II da x-erepw, cadere gi (intr.). Si noti limpiego di termini pertinenti allanatomia umana (pda, karati, cath) in relazione al cavallo, quasi a sottolinearne il processo di umanizzazione. 409-417. ll toi ggqen... damnai : Ma a te (toi ) (sottinteso) vicino (ggqen) il giorno (mar) della fine (lqrion); e non noi ne siamo (sottinteso) colpevoli (atioi), ma un grande dio e la potente (kratai) Moira. N infatti per nostra lentezza (bradutt te) e ignavia (nwcel te) i Troiani presero (lonto, indic. aor. II) le armi (tecea) dalle spalle (pj moiin) di Patroclo; ma il maggiore (risto) degli di, che (Mn) gener (tke) Let dalla bella chioma (komo), lo uccise (ktanj, indic. aor. II) fra i combattenti di prima fila (n promcoisi) e diede (dwke) onore (kdo) a Ettore. Noi due (ni) potremmo anche correre (ka ken [...] qoimen) insieme al soffio (ma pnoi) di Zefiro, che (n)

pure (per) dicono (fsj) essere (mmenai, inf. pres.) leggerissimo (lafrotthn): ma per te stesso (so at) stabilito dal fato (mrsimn sti) essere sopraffatto (damnai) con violenza (fi) sia da un dio sia da un uomo (nri). Lottativo qoimen, accompagnato da ken, ha valore potenziale; damnai inf. aor. pass. II (da dmhn) del verbo damzw, domare, abbattere, sulla base del tema verbale dam-, alternativo a dama(d)-; fi propriamente lo strumentale (-fi) del termine , n, , (cfr. lat. vis), che significa muscolo, quindi forza.
418-424. Le Erinni interrompono bruscamente le parole di Xanto, a cui Achille risponde con parole di grande fierezza: lui stesso cosciente della sua prossima morte, ma in ogni caso non vuole rinunciare a combattere i Troiani, fino a quando gli sar consentito farlo. 418-420. {W ra fwnsanto... cr : Allora, quando cos ({W) parl (fwnsanto), le Erinni trattennero (sceqon) la voce (adn). Ma Achille veloce (k) nei piedi (pda, acc. di relazione), grandemente (mgj, avverbiale) adiratosi (cqsa), a lui (tn d) disse (prosfh): Xanto, perch (t) mi (moi) profetizzi (manteeai) la morte? Non proprio necessario (od t [...] cr) che tu (se) lo faccia (sottinteso). Le Erinni, che personificano le dee della vendetta, intervengono in questo caso per impedire a Xanto di rivelare altro e, dunque, si fanno ministre del fato stesso, che per Achille gi fissato e parzialmente noto, ma non pu essere conosciuto in tutto. {W [...]

A2 Iliade XIX, vv. 384-424

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e nu t oda ka at moi mro nqdj lsqai nsfi flou patr ka mhtro: ll ka mph o lxw prn Tra dhn lsai polmoiojj. |H a, ka n prtoi cwn ce mnuca ppou.

I CLASSICI DA TRADURRE

fwnsanto un genitivo assoluto; sceqon una forma poetica di aor. II (indic. 3a plur.), da cw. 421-424. e nu t oda... ppou: Lo (t) so (oda) bene (e) davvero (nu) anche io (ka at) il fatto che () per me (moi) (sottinteso) destino (mro) morire (lsqai) qui (nqdj), lontano (nsfi, + gen.) dal mio caro padre e dalla madre; ma in ogni

caso (mph = mpa, avverbio) non smetter (lxw) prima di (prn) aver scacciato (lsai) a saziet (dhn, avverbio) i Troiani dalla guerra (polmoio). Cos diceva (|H), e fra i primi (n prtoi), lanciando urla (cwn, part. congiunto), guidava (ce, indic. imperf., senza aumento) i cavalli dallo zoccolo unito (mnuca). Il verbo lsai inf. aor. da lanw (spingere, dare la

caccia), in tal caso accompagnato dal gen. di allontanamento polmoio; il complemento n prtoi indica propriamente i combattenti della prima fila dello schieramento. Lepiteto mnux, uco composto da mno e nux (unghia) e quindi significa che ha lunghia unica, non spezzata (come appunto lo zoccolo del cavallo).

GUIDAALLALETTURA
STRUTTURA La memoria di Patroclo La vestizione di Achille non rappresenta soltanto uno snodo decisivo dellazione, ma individua anche un momento poeticamente elevato del poema: questa scena, infatti, evoca e in un certo senso duplica la vestizione di Patroclo del canto XVI, operando le opportune modifiche richieste dal contesto e dal diverso soggetto. La memoria di Patroclo, del resto, aleggia in tutto il canto XIX e si realizza anzitutto nella costante mestizia di Achille, tale da suggerire persino lintervento divino di Atena in suo supporto (vv. 349 ss.); al momento della vestizione, per, i richiami testuali al medesimo momento che aveva preceduto la discesa in campo di Patroclo si fanno insistenti. LINGUA E STILE I richiami testuali Molti dei versi presenti nelle due scene del canto XVI e del canto XIX sono formulari, e dunque proprio la loro formularit giustifica la somiglianza dei passi; tuttavia, lalternanza fra formule e variazioni di motivi corrispondenti conferma la corrispondenza tematica dei due episodi. Le prime fasi delle due vestizioni sono pressoch identiche: cfr. XVI, vv. 131-133, 135-136 e XIX, vv. 369-371, 372-373. Poi la descrizione si diversifica: Paride prese due forti lance che sadattavano alla sua mano; / ma non prese lasta dellEacide perfetto, / grande, pesante, solida: nessuno dei Danai poteva / brandirla, solo Achille a brandirla valeva, / faggio del Pelio (XVI, vv. 139 ss.; trad. R. Calzecchi Onesti); si tratta, cio, dellopposto di quanto troviamo descritto in XIX, vv. 387-392. In entrambi i casi, poi, Automedonte (in XIX coadiuvato da Alcimo) appresta Xanto e Balio (in XVI insieme a Pdaso, come terzo cavallo), a cui infine Achille rivolge il monito dei vv. 400-403: un monito che, alla luce dei paralleli con la vestizione di Patroclo, assume una chiara allusivit. CONTESTO Due vicende parallele In questo senso, il monito finale di Xanto, ispirato dalla divinit, rivela una funzione molto ampia, superiore ai confini del singolo episodio: nelle parole del cavallo divino (vv. 408-417), infatti, non presente soltanto unulteriore precisazione della sorte di Achille, ma soprattutto la spiegazione e la motivazione della fine di Patroclo. Nelle parole di Xanto, dunque, trova un dovuto compimento anche il motivo dellinsanabile dolore di Achille per la morte dellamico, che appare ricondotta allazione degli di, e perci non sottoponibile al giudizio umano. E ad Achille, cos, non rimane che lanciarsi nella guerra, abbandonando linerzia e il compianto e assecondando sino allultimo la sua natura guerriera (vv. 420-423).

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Esamina il discorso di Xanto (vv. 408-417): quali motivi emergono? Quanti e quali personaggi sono evocati nelle parole del cavallo divino? La prospettiva del discorso indirizzata soltanto al futuro, o anche al passato? testo 2. Individua i termini legati alla sfera del destino, della sorte: qual la radice da cui deriva la maggior parte delle parole? contesto 3. Considera i brani dellIliade che hai letto nella sezione antologica (T1-T15, pp. 55 ss.): in quali altri episodi sono presenti predizioni rivolte ad Achille? Da chi sono formulate? La sorte di Achille, nella successione di questi messaggi, si delinea in modo sempre pi preciso, oppure rimane tratteggiata a grandi linee?

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La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

(Iliade XX, vv. 273-339)

A3

 a guerra degli di e il destino L di Troia

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

sul punto di iniziare la quarta battaglia fra Greci e Troiani. Zeus convoca tutti gli di sullOlimpo e, dopo aver manifestato la sua intenzione di rimanere neutrale, concede alle altre divinit di partecipare agli scontri degli uomini secondo le personali simpatie: voi altri / andate e raggiungete i Troiani e gli Achei, / gli uni e gli altri aiutate secondo il cuore dognuno (Il. XX 23-25, trad. R. Calzecchi Onesti). Era, Atena, Poseidone, Ermes ed Efesto corrono in aiuto dei Greci, mentre Ares, Apollo, Artemide, Leto, Xanto e Afrodite si schierano con i Troiani (cfr. vv. 31-40). Apollo, in particolare, incita Enea allo scontro con Achille; Enea scaglia per primo la sua lancia, ma non riesce a trappassare lo scudo di Achille (parte dellarmatura divina che Efesto ha forgiato per lui: cfr. vv. 259-272). Achille, dunque, passa al contrattacco.

275

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Detero atj jAcile proei dolicskion gco, ka blen Aneao katj spda pntosj shn ntugj po prthn, lepttato qe calk, leptotth dj phn in bo: Z d di pr Phli ixen melh, lke dj sp pj at. Anea dj lh ka p qen spdj nsce desa: gceh dj rj pr ntou n ga sth emnh, di dj mfotrou le kklou spdo mfibrth: M dj leumeno dru makrn sth, kd dj co o cto muron fqalmosi, tarbsa o gci pgh blo. atr jAcille
ferenza, cio in prossimit dellorlo esterno. Il pronome relativo (riferito a ntux), in dativo singolare (attraverso cui, per cui, quindi dove), introduce due proposizioni relative coordinate con d(e) e marcate dal poliptoto iniziale dellaggettivo lept al grado superlativo (lepttato, v. 275; leptotth, v. 276): nella prima relativa il predicato verbale qe (imperfetto del verbo qw, senza aumento e senza contrazione della desinenza), mentre nella seconda phn (imperfetto di p + em, esserci, stare sopra; hn forma ionico-epica per n). 276-277. Z d di pr... pj at: e il frassino del Pelio corse (ixen) da parte a parte (di pr), e sotto di esso (pj at, riferito a melh) lo scudo risuon (lke). Il legno di frassino (melh, ionico per mela, -a, ) indica per metonimia la lancia (fatta appunto di questo materiale); il Pelio un boscoso monte della Tessaglia (Phli, -do, del Pelio, Peliade). Il verbo ixen un aoristo I di ssw (slanciarsi, balzare), mentre lke un aoristo II senza aumento di lskw (risuonare, gridare; dallo stesso tema lak- che si ritrova nel latino loquor, eris, parlare). 277-279. Anea... desa: Enea si rannicchi (lh) e, provando timore (desa), sostenne (nsce) lo scudo distante da s (p qen). Il verbo lh III pers. sing. dellaoristo passivo II di el(l)w, che significa volgere, avvolgere, e al passivo assume anche il valore riflessivo di avvolgersi, raggomitolarsi; qui accompagnato dal participio aoristo desa (da dedw), congiunto al soggetto Anea. Il complemento p qen presenta la forma ionicoepica del pronome riflessivo genitivo (qen), al posto del pi comune o. 279-281. gceh... mfibrth: la lancia (gceh, -h, ), scagliata (emnh, part. medio-pass. di hmi), si conficc (sth) in terra, sopra la spalla, e squarci (di [...] le) i doppi cerchi dello scudo che copre tutto il corpo (mfibrth). La forma dellaoristo II di diairw presenta tmesi, cio separazione del preverbo (di) dal verbo (le, senza aumento, al posto di ele). Laggettivo mfbroto (qui a 3 uscite, ma spesso anche a 2) composto da mf, intorno, e brot, mortale, e dunque indica qualcosa che che si avvolge tuttintorno al corpo delluomo, in tal caso lo scudo che copre lintero corpo del guerriero. 281-283. M dj leumeno... blo: e lui, avendo evitato (leumeno) la lunga lancia, si rialz in piedi, ma un dolore infinito (co [...] muron) gli (o) si rivers (kd [...] cto) sugli occhi, temendo (tarbsa) il dardo che gli (o) si era conficcato (pgh) vicino (gci). Al v. 282 compare di nuovo laor. III sth, in tal caso per riferito a Enea (e non pi alla lancia, come al v. 280) e dunque con il significato di stare diritto in piedi, qui rialzarsi (da terra); kd forma apocopata di kat, propriamente kt, che sonorizza la consonante finale (t > d) in

273-285. Enea riceve il colpo della lancia di Achille, scagliata con grande violenza, ed costretto a coprirsi con lo scudo e a rannicchiarsi per non venire ferito. Quando si riprende, vede Achille avvicinarsi minaccioso con la spada sguainata. 273. Detero... gco: Poi (atj) per secondo Achille scagliava (proei) la sua lancia (gco) dalla lunga ombra (dolicskion). Laggettivo Detero (-a, -on) funge da complemento predicativo del soggetto jAcile. La forma verbale proei composta dal preverbo pro- e dallimperfetto attivo di hmi (III pers. sing.) e significa propriamente gettare in avanti. Laggettivo dolicskio composto da dolic (-, -n, a sua volta aggettivo), lungo, e dal sostantivo ski, -, ombra. 274-276. ka blen... bo: e colp lo scudo (blen [] katj spda) di Enea (Aneao, gen. epico in -ao, al posto di -ou), perfettamente rotondo (pntosj shn), sullorlo esterno (ntugj po prthn), dove () il bronzo correva pi sottile, e dove era (phn) pi sottile la pelle (in) del bue (bo). Lo scudo (sp, -do) letteralmente qualificato come uguale (shn) da ogni parte (pntosj), del tutto uniforme, ossia rotondo. Il termine ntux, -ugo, significa orlo di cosa rotonda, circonferenza: in tal caso indica che lo scudo trafitto sotto (po, preposizione in anastrofe con ritrazione dellaccento) la prima circon-

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mmema prousen russmeno xfo x smerdala cwn: M d cermdion lbe ceir Anea, mga rgon, M o do gj ndre froien, ooi nn broto esj: M d min a plle ka oo. nqa ken Anea mn pessmenon ble ptr kruqj sko, t o rkese lugrn leqron, tn d ke Phledh scedn ori qumn phra, e m rj x nhse Poseidwn noscqwn: atka dj qantoisi qeo met mqon eipen: JJR ppoi moi co megaltoro Aneao, M tca Phlewni dame [Aido d kteisi peiqmeno mqoisin jApllwno ktoio npio, od t o craismsei lugrn leqron. ll t nn oto natio lgea pscei

I CLASSICI DA TRADURRE
, terra, suolo), e appare costruito in modo simile a nnosgaio cfr. v. 310 che ha significato molto simile: in entrambi i composti si suppone la presenza della stessa radice (con aggiunta del prefisso n-) del verbo qw (dalla radice Foq-), spingere, urtare. 292. atka... eipen: e subito agli di immortali rivolse (met [...] eipen) parola. Inizia il discorso di Poseidone agli altri di, per ottenere la salvezza di Enea; allinterno del discorso viene formulata anche una profezia sulla sorte dei Dardanidi (vv. 300 ss.): su questa profezia, cfr. anche Guida alla lettura. 293-296. JJ ppoi... leqron: Ahim ( ppoi)! Ho davvero () dolore per il magnanimo Enea, che ( = Enea) presto (tca), domato dal Pelide, scender (kteisi) nelle dimore di Ade, prestando fede (peiqmeno) alle parole di Apollo arciere (ktoio) stolto (npio)! ma lui (= Apollo, sottinteso) non gli (= a Enea, o) recher alcun aiuto contro la fine dolorosa. La costruzione moi co un dativo di possesso, con sottinteso il verbo essere; la proposizione relativa introdotta da ha come predicato verbale kteisi (composto da kat + emi); al relativo sono congiunti sia il participio aor. pass. II dame (da damzw, domare, sopraffare) sia il participio pres. mediopass. peiqmeno (da peqw, convincere, al medio-pass. essere convinto, prestare fede a + dat.). Phlewni dativo dagente, da Phlewn, -wno, patronimico alternativo al pi comune Phledh, -ou, Pelide, figlio di Peleo. Il genitivo [Aido (da un ipotetico *[Ai, attestato solo in gen., dat. e acc. sing., Ade, alternativo al pi comune {Adh, -ou) sottintende un complemento <e okon/dmon> [Aido, nella casa di Ade, cio negli Inferi. La forma kato (aggettivo) corrisponde al pi comune kathblo (aggettivo/sostantivo), detto per lo pi di Apollo e di Artemide. 297-299. ll t... cousin: Ma perch (t) ora costui, pur non essendo colpevole (natio), patisce (pscei) dolori (lgea) senza ragione (my), per pene di altri (nekj llotrwn cwn, complemento di

presenza di una successiva parola iniziante in d- (per assimilazione); kat, in tal caso, funge da preverbo dellaor. III cto (da cw), senza aumento e in tmesi (al posto del regolare katcuto); pgh forma di aor. passivo forte senza aumento da pgnumi (conficcare). 283-285. atr... cwn: Achille al contrario (atr) si slanci impetuoso (mmema), sguainando (russmeno) la spada acuta e gridando in modo spaventoso (smerdala). Il predicato prousen (indic. aor. senza aumento, da p-orow, lanciarsi) accompagnato dal participio perfetto mmema (cfr. perf. m-mmona, sono preso da passione), ormai cristallizzato in funzione aggettivale (ardente, impetuoso), dal participio aoristo russmeno (da rw, tirare) e dal participio presente cwn (che regge laggettivo neutro plur. smerdala, in funzione avverbiale).
285-299. Enea riprende coraggio e solleva un enorme macigno, compiendo un gesto impossibile per gli uomini dei giorni nostri: cos si prepara di nuovo allo scontro con Achille. Poseidone, per, si accorge di ci che sta accadendo e, rivolgendosi agli altri di, si lamenta della sorte che potrebbe toccare a Enea. 285-287. M d cermdion... ka oo: Enea allora prese con la mano una grossa pietra (cermdion) grande opera (mga rgon) che di certo non solleverebbero (froien) due uomini (do [...] ndre), quali (ooi) ora sono i mortali; lui (M de = Enea) invece la (min = la pietra) maneggiava (plle) con facilit (a), anche da solo (oo). Lbe indic. aor. II senza aumento (per labe); ceir (da cer, ceir, ) dativo strumentale; plle imperf. senza aumento, per palle. Linciso mga rgon introduce una delle rarissime incursioni personali della voce del narratore, che spezza la finzione del racconto per formulare una notazione contemporanea e un confronto fra gli eroi del passato (soggetti del poema) e gli uomini della sua epoca; interessante, in particolare,

che una notazione simile sia presente anche in Iliade V, vv. 302-304, durante laristeia di Diomede, e per giunta quando leroe greco sta attaccando proprio Enea (che sar salvato grazie allintervento di Afrodite: cfr. anche T5, p. 69). Il v. 287 appare molto curato anche dal punto di vista stilistico: spicca, in primo luogo, lapertura con il pronome ooi e la chiusura con laggettivo oo (= lat. unus, qui complemento predicativo del soggetto), che creano una paronomasia. 288-291. nqa ken... noscqwn: e l, forse, Enea avrebbe colpito con la pietra lui (= Achille, sottinteso) che gli si lanciava contro (pessmenon), o nellelmo o nello scudo e ci (t) da lui (= da Achille, o) avrebbe stornato una fine (leqron) dolorosa (lugrn) , o, forse, il Pelide da vicino (scedn) gli (tn = a Enea) avrebbe tolto la vita (qumn) con la spada (ori), se in effetti Poseidone Enosictono non avesse compreso (nhse) acutamente (x, avverbiale). Questi quattro versi sono strutturati da un periodo ipotetico dellirrealt (IV tipo), con anticipazione dellapodosi (vv. 288-290), sdoppiata in due parti coordinate (vv. 288289 + v. 290), mentre la protasi occupa lintero v. 291. Nelle due apodosi i verbi si presentano in tempi storici accompagnati dalla particella ke(n) (= n): ble, aor. II senza aumento, da bllw; rkese, aor. I da rkw, allontanare, preservare, con dat. della persona da cui si allontana qualcosa; phra, imperf. (spesso impiegato con valore di aoristo) da paurw, togliere, portare via, con doppio accusativo. La protasi negativa (e m, rafforzata da rj) presenta laor. I nhse, da now. Il participio perf. medio-pass. pessmenon (da pisew, mi affretto, corro verso) pu essere inteso sia come sostantivato sia come congiunto a un oggetto sottinteso Achille; kruq(a) e sko, correlati dalle due congiunzioni disgiuntive ... ..., sono accusativi di relazione (da kru, -uqo, , elmo; sko, -ou, t, scudo). Lepiteto noscqwn, riferito a Poseidone ( Poseidwn, forma epica dellattico Poseidn), vale scuotitore della terra (cfr. cqn, cqon,

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my nekj llotrwn cwn, kecarismna dj ae dra qeosi ddwsi to orann ern cousin; llj geqj me pr min pk qantou ggwmen, m pw ka Krondh kecolsetai, a ken jAcille tnde katakten: mrimon d o stj lasqai, fra m spermo gene ka fanto lhtai Dardnou, Mn Krondh per pntwn flato padwn oF qen xegnonto gunaikn te qnhtwn. dh gr Primou genen cqhre Kronwn: nn d d Aneao bh Tressin nxei ka padwn pade, to ken metpisqe gnwntaijj. Tn dj mebetj peita bopi ptnia }Hrh: JJnnosgaij, at s met fres ssi nhson Anean kn min rsseai ken s Phled jAcili dammenai, sqln nta. toi mn gr ni pola mssamen rkou psi metj qantoisin g ka Pall jAqnh m potj p Tressin lexsein kakn mar, mhdj ptj Bn Troh maler pur psa dhtai

causa finale), ma sempre offre (ddwsi) doni graditi (kecarismna) agli di che tengono il vasto (ern) cielo?. Linterrogazione si compone di due proposizioni coordinate, entrambe con soggetto oto (riferito a Enea), che al v. 297 presenta anche il complemento predicativo natio (da privativo + atio, colpevole): la domanda, in realt, insita soltanto nel senso della prima proposizione, mentre la seconda contiene piuttosto una constatazione asseverativa.
300-308. Poseidone propone la salvezza di Enea, alludendo anche a una decisione di Zeus, che in questo ramo della stirpe dardanide avrebbe deciso di individuare i nuovi signori di Troia, dopo la fine della stirpe di Priamo. 300-302. llj geqj... katakten: Ma ors (llj geqj) noi allontaniamolo (min [...] ggwmen) dalla morte, perch in qualche modo (pw) anche il Cronide non si adiri, qualora (a ken) Achille uccida costui. jAggwmen un congiuntivo aoristo (da gw, aor. gagon) e ha valore esortativo, marcato dallincipit llj geq(e), ors. La proposizione finale del v. 301 pu essere resa: perch il Cronide non abbia modo di adirarsi, per meglio rendere anche il valore dellindefinito pw; il verbo kecolsetai un futuro a raddoppiamento (da colw), ma ha un valore pressoch identico al futuro semplice. La proposizione finale funge anche da apodosi di un periodo ipotetico che ha per protasi a ken (= e n)... katakten (congiuntivo): periodo ipotetico delleventualit (II tipo). 302-305. mrimon... qnhtwn: Per lui (o) stabilito dal fato (mrimon [...] stj) di scampare (lasqai), perch (fra) non svanisca (lhtai) priva di discendenti (spermo) e di visibilit (fanto) la

stirpe di Dardano, che (Mn) il Cronide am (flato) sopra tutti i figli (per pntwn [...] padwn, partitivo) che (oF) nacquero da lui (qen) e da donne mortali. jAlasqai inf. aor. I, da lomai/leomai, evitare, schivare, qui usato in senso assoluto; lhtai cong. aor. II da llumi, andare in rovina; flato indic. aor. I, in forma media e senza aumento, di filw, dal tema fil-, alternativo rispetto al pi comune tema file-; i genitivi qen e gunaikn [...] qnhtwn (= -n), coordinati dal te, dipendono direttamente dal predicato xegnonto (indic aor. II da k-ggnomai) e fungono da complementi di origine. 306. dh gr... Kronwn: gi infatti il Cronide prese a odiare (cqhre) la stirpe di Priamo. Il patronimico Kronwn, -wno, detto di Zeus, parallelo al pi comune Krondh, -ou, e ugualmente pu essere reso con Cronide, figlio di Crono. Lindic. aor. I cqhre, da cqarw, odiare, detestare, ha in tal caso valore ingressivo: cominci a odiare. 307-308. nn d... gnwntai: Ora davvero la forza di Enea regner (nxei) sui Troiani, e i figli dei figli di Enea (sottinteso), che (to, articolo con funzione di relativo) siano (ken [...] gnwntai) in futuro (metpisqe) jj. jAnxei indic. futuro di nssw, essere signore (nax, nakto), governare, e regge il dativo (qui Tressin); gnwntai, cong. aor. II di ggnomai, una forma di congiuntivo eventuale, marcato dalla particella ken. Lavverbio metpisqe significa dietro, dietro le spalle, quindi dopo, in seguito: questo slittamento di significato dovuto a una particolare percezione dei Greci, che non immaginavano il futuro come qualcosa che sta davanti a noi, bens come qualcosa che si cela ai nostri occhi, non ancora visibile, dunque sta alle nostre spalle.

309-317. Era risponde a Poseidone, lasciando libert di intervento al dio in favore di Enea, ma anche manifestando, da parte sua e di Atena, la fedelt a numerosi giuramenti prestati contro i Troiani. 309. Tn dj mebetj... {Hrh: E a lui (Tn) allora (peita) rispose (mebetj) Era sovrana (ptnia) dai grandi occhi. Lepiteto bopi, frequentemente applicato a Era, significa propriamente dagli occhi bovini, quindi dai grandi occhi. 310-312. nnosgaij... sqln nta: Ennosigeo, tu stesso nel tuo animo (met fres ssi) bada a Enea, se tu lo (min) vorrai trarre in salvo (rsseai), o qualora tu permetta (s) che sia sopraffatto (dammenai) dal Pelide Achille, pur essendo (nta) un uomo valoroso (sqln). Sul valore dellepiteto Ennosigeo, cfr. v. 291; nhson imper. aor. I di now, volgere la mente a, quindi prestare attenzione a; rsseai indic. fut. medio II persona di rw, accompagnato in tal caso dalla particella kn; la stessa particella introduce, subito dopo, il congiuntivo aor. I s, da w, lasciare, concedere; dammenai inf. aor. pass. II da damzw, preceduto dal dativo dagente Phled jAcili. Il participio pres. nta ha valore concessivo. 313-317. toi mn... jAcain: Noi due (ni) infatti, io e Pallade Atena, davvero abbiamo compiuto (mssamen ) molti giuramenti fra tutti gli di immortali che mai (m potj) ai Troiani avremmo risparmiato (lexsein) giorno funesto, neppure quando (potj Bn) tutta quanta Troia arda (dhtai), bruciata (kaiomnh) da fuoco violento, e la brucino (kawsi) i bellicosi (rioi) figli degli Achei. Linf. futuro lexsein (da lxw/lkw tenere lontano, respingere) retto dalla locuzione giurare giuramenti di v. 313; la forma

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kaiomnh, kawsi dj rioi ue jAcain.jj Atr pe t gj kouse Poseidwn noscqwn, b j men n te mchn ka n klnon gceiwn, xe dj qj Anea dj M klut en jAcille. atka t mn peita katj fqalmn cen cln Phled jAcili: M d melhn ecalkon spdo xrusen megaltoro Aneao: ka tn mn proproiqe podn jAcilo qhken, Anean dj sseuen p cqon ysj era. poll d stca rwn, poll d ka ppwn Anea perlto qeo p ceir rosa, xe dj pj scatin poluiko polmoio, nqa te Kakwne plemon mta qwrssonto. t d mlj ggqen lqe Poseidwn noscqwn, ka min fwnsa pea pterenta proshda: JJAnea, t sj de qen tonta keleei nta Phlewno perqmoio mcesqai, M se ma kresswn ka fltero qantoisin; llj nacwrsai te ken sumblseai at, m ka pr moran dmon [Aido esafkhai. atr pe kj jAcile qnaton ka ptmon psp,
di di Achille, mentre smosse (sseuen) Enea sollevandolo (era) in alto (ysj) dal suolo (p cqon). jAera part. aor. I di erw, forma ionica e poetica di arw, sollevare. 326-329. poll d... qwrssonto: su molte file (stca) di eroi e molte di cavalli salt (perlto) Enea, slanciato (rosa) grazie alla mano del dio, e arriv (xe) allultima fila (pj scatin) della guerra concitata, dove i Cauconi si armavano (qwrssonto) in vista della guerra. I Cauconi erano una popolazione dellAsia Minore (Bitinia) alleati dei Troiani. La forma verbale perlto indic. aor. III di per-llomai, saltare sopra; il verbo row (qui al participio aoristo) significa muoversi rapidamente, balzare; il verbo qwrssw denominale da qrax (corazza) e significa appunto armare di corazza, o genericamente armare. Laggettivo poluix, -iko, deriva dalla radice del verbo ssw (slanciarsi, affrettarsi, agitarsi): riferito alla guerra, ne indica soprattutto la concitazione e la violenza.
330-339. Poseidone, a questo punto, si rivolge direttamente a Enea, ammonendolo a evitare ogni confronto con Achille e ad attendere la morte delleroe greco: solo allora potr tornare a combattere apertamente. 330-331. t d... proshda: a lui molto vicino (mlj ggqen) giunse Poseidone Enosictono, e levando la sua voce (fwnsa) gli ( min ) diceva ( proshda) alate parole (pea pterenta). Laccusativo min retto dal verbo proshda (imperf. di prosaudw), e propriamente dal preverbo pr: il verbo fwnw, invece, indica piuttosto la generica emissione di suono, in tal caso della voce del dio. 332-334. JJAnea... qantoisin: Enea (Anea, vocativo), chi ( t) fra gli di (qen) ordina (keleei) che tu (sj) in tal modo (de) fuori di te (tonta) combatta (mcesqai) di fronte al focoso Pelide (nta), il quale (sottinteso) insieme (ma, avverbiale) pi forte (kresswn) di te e pi caro agli immortali?. Laggettivo nto (-a, -on) significa che sta di fronte: il neutro plur. usato anche in funzione avverbiale (davanti) e costruito con il genitivo. Il verbo tw, collegato al termine th, -h, (sciagura, follia, stordimento), significa dunque essere furibondo: qui il participio presente congiunto al pronome s(e), in accusativo (soggetto di proposizione infinitiva). 335-336. llj nacwrsai... esafkhai: Ma tu piuttosto scansati (nacwrsai) quando ti capita di imbatterti (te ken sumblseai) in lui, perch tu non (m ka) scenda (esafkhai) nella casa di Ade contro il tuo fato (pr moran). Il verbo na-cwrsai un infinito (aoristo, da na-cwrw) esortativo, come il successivo mcesqai (v. 338); sumblseai, da sumbllw (mettere insieme, al medio incontrarsi + dat.), una forma di cong. aor. III medio, dal tema blh- (da bal-, con metatesi e apofonia di grado allungato); esafkhai cong. aor. II medio da es-af-iknomai. 337-338. atr pe... mcesqai: Quando (pe) invece (atr) Achille segua (psp) la sua morte e il suo fato (ptmon), certo allora facendoti coraggio (qarssa) combatti insieme ai primi. Lespressione ptmon pispen significa seguire il (proprio) fato: qui psp cong. aor. II (da f-pw, inseguire, tenere dietro, incontrare); ptmo (-ou, ) viene dalla stessa radice del verbo pptw, cadere, e quindi indica la sorte, il fato, intesi co-

I CLASSICI DA TRADURRE

dhtai (introdotta dalla congiunzione potj Bn) cong. aor. III da daw, ardere (intr.). Laggettivo maler (-, -n) corradicale dellavverbio mla (molto) e dunque indica la copiosit di una cosa.
318-329. Poseidone si precipita accanto a Enea, libera il suo scudo dalla lancia di Achille (che nel frattempo ha circondato di nebbia, per non rendergli visibile la scena) e solleva Enea dal luogo dello scontro, portandolo sino alle ultime file dello schieramento troiano, in un luogo sicuro. 318-320. Atar... jAcille: Ma quando (pe) Poseidone Enosictono ud ci (t), si mosse (b) subito (j = ra) per andare (men = nai) sul campo di battaglia (n te mchn) e sul frastuono (n klnon) delle lance, e arriv (xe) dove (qj = qi) cerano Enea e il glorioso Achille. Lindic. aor. b (da banw, senza aumento) regge linfinito men (= nai, inf. in dipendenza di verbo di movimento): si tratta di una locuzione ridondante, costituita da due verbi che indicano andare; il complemento di moto a luogo poi indicato dai due na (n = n apocopato) + accusativo. Il verbo xe indic. aor. I epico da knomai, giungere. 321-323. atka... Aneao: subito a questultimo (t mn), al Pelide Achille, versava (cen) allora sugli occhi una nebbia (cln); e lui (M d = Poseidone) il frassino dal bel bronzo strapp (xrusen) dallo scudo del magnanimo Enea. Come gi al v. 277, melh (v. 322), frassino, metonimia per lancia: qui il sostantivo accompagnato dallaggettivo ecalko (-on), dal bel bronzo, che allude alla punta metallica dellarma. 324-325. ka tn mn... era: e lo (tn = melhn) pose davanti (proproiqe) ai pie-

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La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

qarssa d peita met prtoisi mcesqai: o mn gr t sj llo jAcain xenarxeijj.


me qualcosa che cade addosso. Sul valore esortativo del verbo mcesqai, cfr. v. 335. 339. o mn gr... xenarxei: nessun altro (o [...] t [...] llo) degli Achei, infatti, ti (sj) uccider (xenarxei). Il verbo xenarzw (qui al futuro) indica propriamente latto di spogliare delle armi il nemico (in genere perch ucciso): composto dal preverbo x/k + narzw, che una forma denominale da nara (-wn, t), spoglie, armi (tolte al nemico ucciso); il sostantivo nara, a sua volta, collegato al verbo narw (composto di arw), che appunto significa togliere di mezzo, uccidere.

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE La difesa di Enea Il duello fra Achille ed Enea occupa una notevole sezione del canto XX. Sin da subito Enea appare in posizione di inferiorit (vv. 273 ss.) e ci induce Poseidone a intercedere presso gli di in suo favore (vv. 291 ss.). Il discorso del dio si articola su pi livelli: secondo Poseidone, Enea andrebbe salvato anzitutto per la devozione da sempre manifestata nei riguardi degli di (vv. 298-299), e per la benevolenza di Zeus in persona nutrita nei confronti della sua stirpe. La richiesta del dio alle altre divinit si specifica, poi, in una serie di considerazioni dinastiche, piuttosto precise: il favore di Zeus nei confronti dei discendenti di Dardano, figlio dello stesso Zeus (vv. 303-305); lostilit ormai aperta nei confronti della famiglia di Priamo, discendente dello stesso Dardano (v. 306); il preannuncio del nuovo insediamento del ramo collaterale dei Dardanidi, ossia la famiglia di Anchise ed Enea, sul regno di Troia (vv. 307-308). Sulla base di tutte queste ragioni, Era concede il salvataggio di Enea, che viene portato al sicuro, lontano Zeus dal luogo del duello. FUNZIONI NARRATIVE Il rispetto del Fato Gli studiosi non hanno mancato di domandarsi il motivo dei velati rimproveri di Poseidone ad Apollo (vv. 295; 332-333), pur difensore della parte troiana, e soprattutto lassenza di Afrodite, madre dello stesso Enea. Le ragioni di logica narrativa, tuttavia, valgono ben poco nella narrazione epica, a cui non si pu richiedere per statuto e per modalit di creazione la coerenza di un racconto moderno. Poseidone, in tal caso, funge anzitutto da preservatore del corso del fato, che ha gi scritto la sorte dei Priamidi e degli Eneadi e che, dunque, richiede soltanto un difensore di tale sorte. Sulla stirpe degli Eneadi, cfr. Iliade XX, vv. 215-240, e la tabella qui a lato.

LINGUA E STILE La grecit di Enea Il favore del destino nei confronti di Enea si accompagna alla compiuta ellenizzazione del personaggio: Enea, infatti, non uno dei personaggi principali dellIliade, ma con lui il processo di assimilazione della figura dello straniero, in tal caso del Troiano, alla sfera greca tocca uno dei livelli pi alti dellintero epos (cfr. anche il PERCORSO 3). Ci accade soprattutto nel confronto con Achille: il principe asiatico, oltre a essere figlio della dea Afrodite (unitasi al padre Anchise) e discendente dello stesso Zeus, descritto come un uomo privo di alcuna macchia e devoto agli di (vv. 297299); Achille, al contrario, appare qui animato da un furore bellico quasi meccanico, incontrollabile, che fa risaltare ancor pi lumanit dei gesti di Enea, atterrito dalla violenza delleroe Dardano greco. I vv. 278-283 si soffermano proprio sulla descrizione della difesa di Enea Erittonio e del suo stordimento al colpo di Achille: Troo le espressioni di timore (desa, v. 279; co o cto, v. 282), tremore (tarbGanimede Ilo Assaraco sa, v. 283) e irrigidimento (lh; spidj nsce, v. 278), con il loro incalzarsi, Laomedonte Capi rendono efficacemente la concitazione del Priamo Anchise momento e le sensazioni delleroe, e ne agevolano ancora di pi limmedesimazio Ettore Enea ne da parte dellascoltatore/lettore.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Perch la stirpe di Priamo era ormai divenuta invisa a Zeus? Quali esponenti della famiglia di Priamo si erano macchiati di colpe gravose (e direttamente collegate alla guerra di Troia)? 2. Sino a che punto le vicende descritte e predette in questo episodio dipendono dalla volont degli di, e non da un destino superiore anche alla divinit? testo 3. I versi di questa sezione sono particolarmente curati dal punto di vista stilistico. Riconosci, servendoti anche delle indicazioni fornite nelle note di commento, alcune costruzioni e figure retoriche impiegate per valorizzare il dettato. In quali punti della narrazione rilevi una maggiore concentrazione di questi artifici? Si tratta di passi di particolare importanza nelleconomia dellepisodio? contesto 4. Considera altri passi iliadici in cui hai trovato descrizioni di Enea e/o di Achille: quali somiglianze e quali differenze rilevi nella descrizione dei due eroi in questi passi e nel brano ora letto?

A4 Pindaro, Olimpica XII; Istmica III

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(Pindaro, Olimpica XII; Istmica III)

A4

 Invulnerabili, di certo, sono soltanto i figli degli di

I CLASSICI DA TRADURRE

Con queste parole sentenziose (trwto ge mn pade qen, v. 18b), Pindaro conclude la Istmica III, a ribadire una radicata coscienza nella fragilit della natura umana e nella costante esposizione delluomo ai rivolgimenti della sorte. La prospettiva di Pindaro, in ogni caso, non affatto fatalistica: la Tyche (la dea della Sorte) non cieca, ma asseconda piuttosto il volere di Zeus e soprattutto si mostra in grado di riconoscere gli onesti e i devoti, garantendo anche a chi ha subto grandi sventure come lesilio di Ergotele (Ol. XII) o i lutti di Melisso (Isthm. III) la possibilit di nuove fortune, e di nuova gioia.
Metro: metri lirici (katj nplionepitriti, o dattilo-epitriti) Lingua: dorico (internazionale); lingua epica

OLIMPICA XII Ergotele, figlio di Filanore, un cretese, di Cnosso. Non ha avuto vita facile: stato costretto ad abbandonare la sua isola, forse a causa di scontri interni (v. 16), e a riparare a Imera (in Sicilia); ora, per, la Sorte (v. 2) gli sorride di nuovo e cos Ergotele, oltre alla prosperit della sua condizione di proprietario terriero (v. 19), pu chiedere al poeta di celebrare anche la sua gloria, confermata in pi occasioni grazie alle numerose vittorie nella corsa.

5 6a

ERGOTELEI IMERAIWI DOLICODROMWI Lssomai, pa Zhn jEleuqerou, JImran erusqenj mfiplei, steira Tca. tn gr n pnt kubernntai qoa ne, n crs te laiyhro plemoi kgora boulafroi. a ge mn ndrn pllj nw, t dj a ktw yedh metamnia tmnoisai kulndontj lpde: smbolon dj o p ti picqonwn pistn mf prxio ssomna eren qeqen, tn d mellntwn tetflwntai frada: poll dj nqrpoi par gnman pesen,
lafroi = boulhfroi). Il dativo tn (forma dorica per soi) funge da complemento dagente, in dipendenza dal verbo passivo kubernntai (indic. pres., da kubernw, governare, dirigere).
5-12a. Sezione gnomica: oscillazione delle fortune umane e precariet dei pensieri e dei progetti delluomo; alternanza fra sventura e successo nella vita. 5-9. a ge mn ndrn... frada: E pure (ge) le speranze (a [...] lpde) degli uomini rotolano (kulndontj) molto (pllj, avverbiale) in su (nw), e poi di nuovo (a) in gi (ktw), solcando (tmnoisai = tmnousai) vane (metamnia) illusioni (yedh); nessuno (o [...] ti) dei mortali (picqonwn) trov (eren) ancora (p) dal dio (qeqen) un segno (smbolon) sicuro (pistn) in merito a ci che sar (mf prxio ssomna), e le cognizioni (frada) delle cose future (tn [...] mellntwn) sono cieche (tetflwntai). I verbi

10

ERGOTELEI... DOLICODROMWI: Per Ergotele di Imera, dolicodromo. Lagg. dolic, -, -n significa lungo e pu essere riferito sia allo spazio sia al tempo; il sost. dlico, -ou, indica, quindi, la corsa lunga, che equivale a 12 dauloi, cio a 24 stdia (poich il daulo corrisponde al doppio stdion, percorso in andata e in ritorno). La corsa del dlico, quindi, copriva circa 4.300/4.400 metri.
1-5. Apostrofe a Zeus e a Tyche, di cui sono indicate le pertinenze divine. 1-5. Lssomai, pa... boulafroi : Ti prego (Lssomai), o figlia (pa) di Zeus Eleutherios, Tyche ( Tca ) salvatrice (steira), custodisci (mfiplei, imperat.) Imera dallampio potere (erusqenj). Da te (tn = soi), infatti, nel mare sono guidate ( kubernntai ) le veloci (qoa ) navi, e sulla terra (n crs) le guerre ardenti (laiyhro) e le assemblee (kgora = ka gora) che producono consigli (bou-

kulndw (rotolare) e tmnw (tagliare, qui solcare) ribadiscono lambito marino delle immagini, gi suggerito dai vv. 3-4 e ora applicato agli alterni moti della sorte (Tyche) nei confronti delle speranze umane (a [...] lpde): la loro alternanza, in su (nw) e in gi (ktw), poi marcata dagli aggettivi neutri pll(a) e t d(e), che assumono funzione avverbiale (molto e poi, daltra parte). Lespressione mf prxio ssomna significa propriamento in merito a (mf) lazione/lopera (prxio = prxew) che sar (ssomna = ssomnh, part. fut., da em); tetflwntai indic. perf. medio-pass., da tuflw (accecare), con valore risultativo (sono stato accecato quindi sono cieco). 10-12a. poll dj nqrpoi... crn: e spesso (poll, avverbiale) agli uomini cadono (pesen) contro ragione (par gnman = gnmhn), e contro il piacere (mpalin [...] tryio = tryew), e quelli invece che si sono imbattutti (o dj [...] ntikrsante) in gravose (niara) tempe-

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La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

12a

mpalin mn tryio, o dj niara ntikrsante zlai sln baq pmato n mikr pedmeiyan crn. u Filnoro, toi ka te ken ndomca tj lktwr suggn parj st kle tim katefullorhse(n) podn, e m stsi ntineira Knwsa sj merse ptra. nn dj jOlump stefanwsmeno ka d k Puqno jIsqmo tj, jErgtele, qerm Numfn loutr bastzei mi lwn parj okeai rorai.
tuoi piedi (te [...] tim [...] podn), come (tj) un gallo (lktwr) che combatte in casa (ndomca) presso il focolare (parj st) famigliare (suggn), avrebbe perso le sue foglie (ken [...] katefullorhsen) privo di gloria (kle), se (e) la rivolta (stsi) tra uomo e uomo (ntineira) non (m) ti (sj) avesse privato (merse) della patria Cnosso (Knwsa [...] ptra). I vv. 13-15 contengono lapodosi di un periodo ipotetico dellirrealt (IV tipo), mentre il v. 16 ne contiene la protasi: il predicato dellapodosi katefullorhsen (indic. aor.), accompagnato dalla particella ken (= n); il predicato della protasi merse (indic. aor., da mrdw, privare + acc. di pers. + gen. di privazione). Lespressione te [...] tim [...] podn una ipallage: letteralmente il tuo onore (te [...] tim) dei piedi, quindi lonore dei tuoi piedi. Lespressione stsi ntineira (propriamente rivolta tra uomo e uomo) allude alle guerre intestine che si verificarono in Creta (forse verso il 480 a.C.) e che produssero lallontanamento di Ergotele dallisola (cfr. Guida alla lettura); oltre a ci, limmagine del gallo, con lepiteto ndomca (v. 14), rimarca il concetto della bellicosit domestica. Tutti questi riferimenti allo scenario cretese (e al suo sostanziale isolamento verso lesterno) mirano a evocare, probabilmente, anche il fatto che i Cretesi partecipavano non spesso alle competizioni panelleniche, ma piuttosto a gare locali. 17-19. nn dj jOlump... rorai: Ora, invece, incoronato (stefanwsmeno) a Olimpia e due volte (d) da Pito e allIstmo, o Ergotele, esalti ( bastzei ) i tiepidi (qerm) lavacri (loutr) delle Ninfe (Numfn = Numfn), frequentandoli (milwn, part. congiunto) presso le tue (okeai) terre (rorai). Sulle numerose vittorie di Ergotele, cfr. Guida alla lettura: Olimpia, Pito e lIstmo evocano, rispettivamente le Olimpiadi (in onore di Zeus), le Pitiadi (in onore di Apollo, presso Delfi) e le Istmiche (in onore di Poseidone, presso lIstmo di Corinto). I tiepidi lavacri delle Ninfe alludono alle sorgenti termali presenti nel territorio di Imera, dove Ergotele si era trasferito e dove disponeva di possedimenti personali; laggettivo okeo (-a, -on) significa della casa, domestico, quindi proprio.

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ste (zlai) in breve tempo (n mkr [...] crn) ricevono in cambio (pedmeiyan) della sventura (pmato) un grande (baq) bene (sln). Il sogg. sottinteso di v. 10 sono sempre le frada umane (v. 9), che agli uomini (nqrpoi, dat. di svantaggio) finiscono spesso per essere infrante, contro ogni logica o aspettativa. I verbi pesen e pedmeiyan sono indic. aor., rispettivamente da pptw e da met-amebw (con prefisso dorico ped al posto di met), e hanno entrambi valore gnomico (quindi traducibile con il presente); met-amebw, in particolare, significa mutare, cambiare, e si costruisce anche con il genitivo di ci da cui si cambia (gen. di provenienza).
13-19. Epodo: identificazione del laudando; ribaltamento del senso della sua vicenda biografica (la fuga da Creta ha consentito, successivamente, che Ergotele partecipasse a numerosi agoni, riportando gloriose vittorie). 13-16. u Filnoro... ptra: Figlio (u) di Filanore, davvero anche lonore dei

GUIDAALLALETTURA
OCCASIONE La vittoria di Ergotele e la situazione politica LOlimpica XII celebra la vittoria riportata nella corsa del dolichos da Ergotele di Imera, durante la 77a Olimpiade (= 472 a.C.); lallusione a una seconda vittoria pitica dello stesso Ergotele (v. 18), che si sarebbe verificata nella 29a Pitiade (= 470 a.C.), induce per a ritenere che il canto pindarico sia stato commissionato, o perlomeno eseguito, un paio di anni dopo leffettiva vittoria olimpiadica. In tal caso, il riferimento iniziale alla dea Tyche Salvatrice (steira) e a Zeus Liberatore (jEleuqrio) potrebbe evocare anche il recente (471/470 a.C.) affrancamento della citt di Imera dalla tirannide di Trasideo di Agrigento. Uno scenario simile, comunque, da presupporre anche nel caso recentemente sostenuto da alcuni studiosi di un abbassamento al 468 a.C. (78a Olimpiade) e al 466 a.C. (30a Pitiade) dei riferimenti sottesi al carme, che evocherebbe la fine della tirannide dei Dinomenidi su Siracusa e quindi del loro protettorato sulla stessa Imera. STRUTTURA Un carme senza mito Il carme non presenta alcuna sezione mitica, ma arricchito da metafore e similitudini. In particolare, la gnome dei vv. 5-12a sviluppa il motivo delloscillazione e dellinstabilit, tanto delle navi in tempesta, quanto dei pensieri umani, soggetti a un medesimo rollio, che li solleva e li deprime in modo alternato (vv. 5-6a). Questa alternanza preclusa alla conoscenza delluomo (vv. 7-9), non comunque presentata soltanto come negativa, in quanto comporta sia il passaggio dalla felicit alla sventura (vv. 10-11) sia il repentino passaggio dalla sventura a nuova felicit (vv. 12-12a). Inconoscibilit e mutevolezza della sorte si concretizzano, infine, nellepodo (vv. 13-19) e trovano unesemplificazione proprio nella biografia di Ergotele: la rivolta e gli sconvolgimenti politici interni alla sua Creta (v. 16) lo hanno costretto a un doloroso allontanamento, ma proprio questo evento ha consentito che Ergotele trovasse in Imera una nuova patria e potesse riportare vittorie in importanti agoni panellenici.

A4 Pindaro, Olimpica XII; Istmica III

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Metro: metri lirici (katj nplionepitriti, o dattilo-epitriti) Lingua: dorico (internazionale); lingua epica

ISTMiCA III I Cleonimidi di Tebe erano famosi per la loro ricchezza e per la loro bravura nelle gare con i carri; la fama di questa stirpe, per, si con il tempo offuscata e i rovesci della sorte hanno persino causato dolorosi lutti famigliari. Ma la fortuna e la prosperit non abbandonano gli uomini pii e Zeus, che distribuisce le virt, non opera in modo cieco: cos Melisso, con le sue vittorie, ora riporta la gloria nella sua famiglia e conferma il valore degli avi.

I CLASSICI DA TRADURRE

MELISSWI QHBAIWI IPPOIS E ti ndrn etucsai sn edxoi qloi sqnei plotou katcei frasn aan kron, xio elogai stn memcqai. Ze, meglai dj reta qnato pontai k sqen: zei d msswn lbo pizomnwn, plagai d frnessin oc m pnta crnon qllwn mile. eklwn dj rgwn poina cr mn mnsai tn sln, cr d kwmzontj gana cartessin bastsai. sti d ka didmwn qlwn Melss mora pr efrosnan tryai glukean tor, n bssaisin jIsqmo dexamn stefnou, t d kol lonto n baqustrnou np kruxe Qban ppodrom kratwn: ndrn dj retn smfuton o katelgcei.

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MELISSWI... IPPOIS: Per Melisso di Tebe, vincitore (sottinteso) con i cavalli. Melisso di Tebe celebrato da Pindaro come colui che ha riportato in auge le glorie della famiglia dei Cleonimidi (cfr. vv. 15-16), dapprima vincendo a Tebe nel pancrazio, e poi riportando due vittorie con il carro: la prima allIstmo, celebrata nell Istmica IV; la seconda a Nemea, oggetto appunto dellIstmica III: cfr. Guida alla lettura.
1-6. Esordio gnomico: necessario che luomo fortunato non insuperbisca. Apostrofe a Zeus, quale dispensatore di ogni bene; elogio delluomo devoto e timorato, presso cui la fortuna risiede a lungo. 1-3. E ti ndrn... memcqai: Se (E) uno (ti) degli uomini, avendo avuto successo (etucsai = etucsa) con gare celebri (edxoi) o con la forza (sqnei) della ricchezza (plotou), trattiene (katcei) nellanimo (frasn = frhsn) deplorevole (aan) alterigia (kron), (sottinteso) degno (xio) di essere unito (memcqai) agli elogi (elogai) dei concittadini (stn). Il carme esordisce con la protasi (E...) di un periodo ipotetico della realt (I tipo), con il verbo allindic. pres. (katcei), mentre lapodosi (con verbo essere sottinteso) costituita dal v. 3; etucsai forma dorica di etucsa, part. aor. di etucw (essere fortunato), congiunto al sogg. ti

ndrn; memcqai inf. perf. medio-pass., da mgnumi (mischiare, mescolare). 4-6. Ze, meglai... mile : O Zeus, grandi virt (reta) giungono (pontai) ai mortali da te (k sqen): vive (zei) pi a lungo (msswn) la prosperit (lbo) degli uomini pii (pizomnwn), mentre (d) non si trattiene (mile) sempre (pnta crnon) allo stesso modo (m) con gli animi ambigui (plagai [...] frnessin). La forma msswn propriamente il comparativo dellagg. makr (lungo), qui usato in funzione di predicativo; il verbo pzw significa guardare con rispetto, venerare, e qui compare in forma assoluta, come part. sost., al gen. plurale (pizomnwn); lespressione pnta crnon (compl. di tempo continuato) significa per tutto il tempo.
7-14. La gloria merita di essere celebrata con il canto. Melisso ha riportato duplice vittoria con il carro, prima allIstmo, ora a Nemea: con ci fa rivivere il valore dei suoi antenati. 7-8. eklwn dj rgwn... bastsai: Come premio (poina) di imprese gloriose (eklwn), necessario (cr) cantare le lodi delluomo valoroso (mnsai tn sln), ed necessario celebrarlo (bastsai), mentre festeggia (kwmzontj), con amabili (gana) omaggi (cartessin).

Lespressione mnsai tn sln propriamente significa inneggiare il prode; il part. pres. kwmzont(a) congiunto alloggetto sottinteso (tn sln, ricavabile dal v. precedente), che dipende dal predicato bastsai (inf. aor.). 9-14. sti d ka... katelgcei: E per Melisso il destino (mora) addirittura (ka) di premi gemelli (didmwn qlwn) volgere (tryai) il cuore (tor) a dolce allegria (efrosnan), dopo aver ricevuto (dexamn) corone (stefnou) nelle valli (n bssaisin = bssaisin) dellIstmo, e di nuovo (t d, avverbiale) fece annunciare (kruxe = kruxe) il nome di Tebe (Qban) nella concava vallata (kol [...] n [...] np = n kol np) del leone (lonto) dallampio petto (baqustrnou), vincendo (kratwn) nella corsa con i cavalli (ppodrom): non disonora (katelgcei) linnato (smfuton) valore (retn = retn) degli eroi (ndrn). Il sost. mora regge sia il gen. didmwn qlwn (v. 9) sia linf. aor. tryai (da trpw, v. 10); dexamn part. aor. (da dcomai) congiunto a Melss (v. 9) e ha valore temporale; gli eroi evocati al v. 13 sono gli antenati di Melisso, come risulta indicato dalluso dellaggettivo smfuto (congenito). La vallata del leone (v. 12) Nemea, dove Melisso ha riportato la vittoria: il leone di Nemea fu ucciso da Eracle come prima delle sue fatiche. La prassi di annunciare Tebe allude al fatto che la proclamazio-

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La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini

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17b 18b

ste mn Klewnmou dxan palain rmasin: ka matrqe Labdakdaisin snnomoi plotou disteicon tetraorin pnoi. an d kulindomnai mrai llj llotj x llaxen. trwto ge mn pade qen.
i Labdacidi, procedevano ( disteicon ) nella ricchezza (plotou ) con le fatiche (pnoi) delle quadrighe (tetraorin = tetraorin). Sono ignote le imprese specifiche dellavo Cleonimo (alluse ai vv. 15-16), che pure diede il nome alla stirpe dei Cleonimidi (fra cui lo stesso Melisso); i Labdacidi sono i discendenti di Labdaco, ossia la mitica stirpe regale di Tebe (Labdaco > Laio > Edipo > Eteocle, Polinice ecc.). Il soggetto sottinteso dei vv. 17a-17b sono gli stessi antenati, evocati ai vv. 13-14, a cui collegato lagg. snnomoi (+ dat.); il verbo dia-stecw (vado attraverso + gen.) qui completato dal gen. plotou e dal dat. strumentale pnoi, e allude al fatto che i Cleonimidi impiegavano le proprie ricchezze anche per mantenere uneccellenza nelle gare con i carri. 18a-18b. an d kulindomnai... qen: Ma il tempo (an), con i giorni (mrai = mrai) che si volgono (kulindomnai), muta (xllaxen) ora una cosa e ora unaltra (llj llotj). Invulnerabili (trwto), di certo, sono soltanto i figli degli di. Il verbo xllaxen indic. aor., da x-allssw (scambiare, mutare), e qui ha valore gnomico, dunque pu essere tradotto con il presente.

ne del vincitore (in tal caso a Nemea) prevedeva anche la menzione della sua citt natale.
15-18b. La vittoria di Melisso ricorda la fama dellavo Cleonimo, vincitore con il carro; ma alla gioia deve sempre essere accompagnata la consapevolezza del mutare delle sorti e della vulnerabilit degli uomini. 15-17b. ste mn Klewnmou... pnoi: Conoscete (ste) davvero lantica fama (dxan) di Cleonimo con i carri (rmasin); e gli antenati (sottinteso), da parte di madre (matrqe) imparentati (snnomoi) con

GUIDAALLALETTURA
OCCASIONE Due vittorie ravvicinate LIstmica III celebra, in realt, una vittoria riportata da Melisso di Tebe a Nemea, ma stata classificata gi dagli antichi fra le Istmiche per identit di metro e di committente con lIstmica IV, rispetto a cui pure posteriore. In effetti, sebbene manchino precisi appigli cronologici, possibile che la battaglia allusa ai vv. 16-17b della IV sia la battaglia Platea e che, dunque, la III (di poco posteriore alla IV) sia da datare agli anni immediatamente successivi al 479 a.C.: avendo gi riportato una vittoria con il carro allIstmo e avendo commissionato a Pindaro un carme (Istmica IV), Melisso, quando vinse anche a Nemea sempre con il carro, affid di nuovo al poeta la breve celebrazione della sua seconda vittoria (Istmica III). STRUTTURA La benevolenza di Zeus per gli uomini pii Il carme ha una consequenzialit narrativa e logica molto compatta, che travalica i confini della struttura triadica. Pindaro esordisce con una nota sentenziosa (vv. 1-3): la gloria nelle gare o la ricchezza non devono indurre a essere tracotanti, e solo con la moderazione nel successo si guadagnano le lodi della citt. La fortuna, inoltre, proviene da Zeus e si accompagna piuttosto agli uomini timorati, mentre sosta ben poco presso chi nutre pensieri distorti (vv. 4-6). Dal v. 7, i motivi della vittoria, della ricchezza e della devozione si concretizzano nellesempio di Melisso, che insieme ai rappresentanti della sua famiglia (i Cleonimidi) costituisce un modello di comportamento: Melisso ha vinto allIstmo e a Nemea (vv. 9-13) e con ci ha rinverdito la nomea della sua famiglia (vv. 13-14), una famiglia nobile (legata addirittura ai Labdacidi, v. 16), ricca e da tempo dedita allallevamento dei cavalli (v. 17b). Ma la vittoria di Melisso conferma anzitutto il volgere continuo della sorte: anche se i Cleonimidi hanno di recente perso in battaglia ben quattro famigliari lo si ricava da Pind. Istmica IV, vv. 16-17b, e dallallusione al motivo della vulnerabilit di Istmica III, v. 18b e hanno conosciuto nel tempo un parziale oscuramento della loro fama, ora le vittorie di Melisso riportano la gioia nella famiglia e tornano a far risplendere la sua gloria.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. In entrambe le odi pindariche che hai letto, come si configura lazione del destino sulla vita degli uomini? E quali caratteristiche hanno, invece, gli interventi della divinit, e di Zeus in particolare? Esistono differenze sostanziali? testo 2. La lingua di Pindaro molto complessa, soprattutto sul piano strutturale e sintattico. A livello lessicale, invece, quali peculiarit rilevi? Quali elementi distinguono maggiormente il vocabolario pindarico da quello omerico? 3. Considerando le due odi analizzate, rilevi qualche ripetizione terminologica? Da che cosa potrebbe essere motivata? contesto 4. Confronta le odi di Ergotele e Melisso con altre opere corali, ad esempio Lencomio a Scopas di Simonide (T2, p. 379), lOlimpica I dello stesso Pindaro (T5, p. 382) e lEpinicio III di Bacchilide (T8, p. 399), dove sono presenti considerazioni (ed esempi mitici) sul rapporto fra luomo e il destino. Quali differenze rilevi nel pensiero dei tre poeti? E quali somiglianze?

I seNtiMeNti e i doVeri della FaMiGlia


Colei che in bellezza fu superiore a tutti i mortali, Elena, abbandon il marito pur valoroso, e and per mare a Troia; e non si ricord della figlia n dei cari genitori; ma Cipride la travolse innamorata.
Saffo, fr. 16 Voigt, vv. 6-12: da La lirica eolica T2.

I CLASSICI DA TRADURRE

Per le tue male azioni, Elena, dicono che unamara sciagura ricadde su Priamo e i figli, per te Zeus arse Ilio col fuoco.
Alceo, fr. 42 Voigt, vv. 1-4: da La lirica eolica T15.

Elena la causa della guerra di Troia: una figura tanto complessa e ambigua da attirare su di s sia la riprovazione e il biasimo per le responsabilit di un conflitto epocale, sia lammirazione talora la venerazione per una donna di bellezza straordinaria e per un simbolo perfetto del potere dellamore. Saffo, ad esempio, a farne un paradigma di adesione incondizionata al sentimento, e quindi un modello di splendore per ogni futura sposa (fr. 23 Voigt, cfr. A10 p. 496); ma, nella stessa Lesbo, Alceo non manca di additare le male azioni della donna, sottolineando il sangue sparso per la sua riconquista. I poeti eolici, in tal senso, non fanno altro che sviluppare motivi gi presenti nellepos omerico, dove pure lammirazione per Elena si mischia e si intreccia alla sua condanna (cfr. A13, p. 506): una condanna che Elena stessa, del resto, non smette mai di imputarsi, nella schiacciante consapevolezza della propria colpa e del dolore causato sia alla famiglia originaria sia alla nuova famiglia troiana. Esemplare, in tal senso, il compianto delle donne di Troia sul cadavere di Ettore (A6, p. 481): momento amplificatore di tutti i valori affettivi e famigliari incarnati dalla figura di Ettore, figlio e marito prediletto, ma anche cognato premuroso e soprattutto vittima della guerra che proprio Elena ha portato con s. La famiglia, in effetti, intesa come nucleo sociale e sentimentale di riferimento, costituisce un parametro essenziale per interpretare molte delle manifestazioni di affetto descritte nella poesia arcaica. Una famiglia allargata, del resto, in cui alla solidariet connaturata ai rapporti genetici come la devozione incondizionata di una madre verso il figlio: cfr. A5, p. 477 si affiancano forme di

affetto maturate nelle consuetudini delloko, della casa o del palazzo come nel caso di Odisseo ed Euriclea: cfr. A8, p. 489 , e dunque talora incrostate da aspetti di subordinazione. Al di l dei vincoli del sentimento, tuttavia, la famiglia, come istituto, esige anche il rispetto di regole e la conservazione di unimmagine dignitosa: Efesto ne fornisce un monito esemplare quando avvince al suo letto con lacci invisibili la moglie Afrodite e lamante Ares, rei di aver infangato il suo onore (A7, p. 485); ma anche Archiloco ne offre unindiretta testimonianza quando, volendo colpire lodiato Licambe, sceglie di indirizzare le proprie infamanti insinuazioni contro le figlie di costui, mettendone in dubbio proprio ladeguatezza matrimoniale e lonorabilit (A9, p. 492). La dimensione sociale della famiglia, del resto, costituisce soltanto un aspetto della generale propensione delluomo arcaico a proiettare in senso sociale, appunto, la manifestazione delle proprie inclinazioni. Anche lesternazione degli affetti e la celebrazione in apparenza personale di gusti e preferenze (persino erotiche) spesso rappresentano non tanto lo svelamento di appetiti intimi, quanto piuttosto la condivisione di un preciso insieme di oggetti di desiderio e di piacere, per lo pi radicati nel sistema degli status symbols aristocratici (A12, p. 503) e dunque portatori delladesione a un determinata visione politica e sociale. Ed probabile, quindi, che anche le manifestazioni in apparenza pi spontanee del sentimento spesso rintracciabili nella poesia di Saffo (cfr. A11, p. 499) intendano in realt rappresentare modelli di comportamento e di esperienza di s per i membri pi giovani della societ.

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I sentimenti e i doveri della famiglia

(Iliade XVIII, vv. 65-137)

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 e apprensioni di una madre: L Teti e il pianto di Achille

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Patroclo ha indossato le armi di Achille e si presentato fra le prime file dei guerrieri greci, per incutere timore al nemico. Achille, rimasto nellaccampamento, attende in apprensione lesito della battaglia, ma non pu che aumentare le sue ansie nel vedere i Greci man mano respinti verso le navi: segnale di cedimento. Nellanimo delleroe, il presagio della sconfitta si associa cos al ricordo della madre: Temo che i numi compiano sciagure tristi al mio cuore, / come un giorno la madre maccennava e diceva / che il miglior dei Mirmdoni, me tuttora vivente, / sotto le mani dei Teucri doveva lasciare la luce del sole (Iliade XVIII, vv. 8-11). Giunge infatti Antiloco, a dare la notizia della morte di Patroclo (cfr. T10, p. 91), e Achille si abbandona alla disperazione. Ma, a questo punto, Teti, dagli abissi del mare, sente i lamenti del figlio amato, si unisce al compianto di Patroclo insieme a tutte le sorelle Nereidi e, infine, decide di raggiungere Achille per portargli conforto.

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AW ra fwnsasa lpe spo: aF d sn at dakruessai san, per d sfisi kma qalssh gnuto: ta dj te d Trohn rbwlon konto ktn esanbainon piscer, nqa qameia Murmidnwn erunto ne tacn mfj jAcila. t d bar stenconti parstato ptnia mthr, x d kwksasa krh lbe paid oo, ka j lofuromnh pea pterenta proshda: JJtknon t klaei; t d se frna keto pnqo; xada, m keqe: t mn d toi tetlestai k Di, ra d prn gj eceo cera nascn pnta p prmnsin lmenai ua jAcain

65-77. Teti, insieme alle Nereidi, percorre rapidamente le distese del mare e raggiunge le navi dei Mirmdoni, presso la spiaggia. Qui trova Achille, in preda al pianto, e chiede il motivo del suo dolore. 65-67. AW ra... gnuto: Allora (ra), non appena ebbe detto queste parole (AW [...] fwnsasa), lasci (lpe, aor. senza aumento, da lepw) la grotta (spo); e le altre Nereidi (aF d), insieme a lei, andavano (san, indic. imperf. di emi) in lacrime (dakruessai), e intorno a loro (per d sfisi) la schiuma (kma) del mare si frangeva (gnuto, imperf. medio-pass. senza aumento, da gnumi). La locuzione AW [...] fwnsasa significa letteralmente avendo parlato (fwnsasa, part. aor. da fwnw, congiunto al soggetto sottinteso Teti) in tal modo (AW, avverbio); laggettivo dakruessai (da dakruei, -essa, -en) funge da complemento predicativo del soggetto aF d. Le parole iniziali si collegano alla scena precedente (Iliade XVIII, vv. 35 ss.), dove sono descritte Teti e le Nereidi, nella loro grotta in fondo al mare; Teti, in particolare, avendo udito i lamenti del figlio, si riproposta di raggiungerlo per capire il motivo del suo

dolore: Ma andr per vedere la mia creatura e sentire / che pena lha colto mentre fuori dalla guerra (Iliade XVIII, vv. 63-64). 67-69. ta dj te... jAcila: E, quando (te) giunsero (konto) a Troia dalle fertili zolle (rbwlon, agg. a 2 uscite), salivano (esanbainon) sulla spiaggia (ktn) una dopo laltra (piscer, avverbio), dove (nqa) numerose (qameia, aggettivo difettivo) erano state tirate (erunto) le navi dei Mirmidoni, intorno al veloce Achille. Il verbo erunto indic. piucchperf. medio-pass. da rw/erw, tirare: in tal caso ha valore risultativo, poich allude allo stato delle navi in secco, cio tirate sulla spiaggia. 70-72. t d bar... proshda: E a lui (t) che si lamentava (stenconti, part. congiunto) profondamente (bar, agg. avverbiale) si avvicinava (parstato) la signora madre (ptnia mthr), e gemendo (kwksasa, part. aor. congiunto) acutamente (x, agg. avverbiale) prese (lbe, indic. aor. senza aumento) la testa (krh, ionico per kra, t) di suo figlio, e allora piangendo (lofuromnh, part. congiunto) gli rivolse (proshda, imperf. da prosaudw) alate parole (pea pterenta). Si noti linsistenza dei tre participi congiunti

(stenconti, riferito ad Achille; kwksasa e lofuromnh, riferiti a Teti), che rimarcano lidea del lamento e del dolore senza argini che sta alla base di tutta questa scena iniziale. 73-77. JJtknon t... rga: Figlio (tknon), perch (t) piangi (klaei)? Quale (t) dolore (pnqo) ti (se) scese (keto) nellanimo (frna, accusativo di relazione)? Parla apertamente (xada, imperativo), non tenerlo nascosto (keqe, imperativo): a te infatti le cose (t mn) sono state compiute (tetlestai, perf. medio-pass. da telw ) da Zeus, proprio come ( ra) in precedenza (prn, avverbio) pregavi (eceo), levando (nascn, part. aor. congiunto, da nscw o ncw) le mani, ossia che tutti i figli degli Achei si volgessero (lmenai) verso le poppe delle navi (p prmnsin ), bisognosi (pideuomnou , part. congiunto) di te (se), e subiscano (paqein) azioni indegne (eklia). Il discorso di Teti inizia con alcune domande concitate al figlio (v. 73) e prosegue con una constatazione: laffermazione t m... k Di (vv. 74-75: proposizione reggente) seguita dalla subordinata comparativa [...] eceo, da cui poi dipendono due infinitive epesegetiche, con i verbi lmenai

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se pideuomnou, paqein tj eklia rgajj. Tn d bar stencwn prosfh pda k jAcille: JJmter m, t mn r moi jOlmpio xetlessen: ll t moi tn do pe flo leqj taro Ptroklo, tn g per pntwn ton tarwn son m kefal: tn plesa, tecea dj }Ektwr dsa pduse pelria qama dsqai kal: t mn Phli qeo dsan gla dra mati t te se broto nro mbalon en. aqj fele s mn aqi metj qant lsi naein, Phle d qnhtn gagsqai koitin. nn dj na ka so pnqo n fres muron eh paid pofqimnoio, tn oc podxeai ati okade nostsantj, pe odj m qum nwge zein odj ndressi metmmenai, a ke m }Ektwr prto m p dour tupe p qumn lss, Patrkloio dj lwra Menoitidew potsjj. Tn dj ate proseipe Qti kat dkru cousa: JJkmoro d moi tko sseai, oj goreei: atka gr toi peita meqj }Ektora ptmo tomojj.
(mati t) quando (te) ti (se) fecero entrare (mbalon, indic. aor., senza aumento, da m-bllw) nel letto (en) di un uomo mortale (broto). Achille ribadisce la perdita dellamico con la ripetizione del verbo pllumi, al v. 80 e al v. 82; era stato Antiloco ad informare Achille (cfr. Iliade XVIII, v. 21) del fatto che Ettore avesse spogliato delle armi il cadavere di Patroclo. I sostantivi qama (con linf. dsqai) e dra sono apposizione, rispettivamente, di tecea e di t mn (che pure concordato con tecea). 86-87. aqj fele... koitin: Oh se tu (aqj fele s) abitassi (naein) ancor l (aqi) insieme alle immortali marine (meqj qant lsi), e Peleo avesse condotto (gagsqai) in sposa (koitin) una donna mortale (qnhtn). Il verbo felw significa essere debitore, ma le forme dellaoristo sono impiegate anche in espressioni particolari, che indicano un desiderio non realizzabile: in tal caso, il verbo spesso introdotto dalla particella eqe, o aqe (= lat. utinam), e regge linfinito (qui naein, riferito a Teti, e gagsqai, riferito a Peleo). 88-93. nn dj na... pots: Ora (nn) anche per te che sia (na [...] eh) infinito (muron) il dolore (pnqo) nellanimo, quando sia morto il figlio (paid pofqimnoio), che (tn, relativo) non accoglierai (podxeai) di nuovo (ati) quando ha fatto ritorno (nostsantj) a casa (okade), poich lanimo non mi (m) induce (nwge) a vivere n a stare in mezzo (metmmenai, inf. pres. di mt-eimi) agli uomini, qualora (a ke) Ettore, per primo colpito (tupe) dalla mia lancia (m p dour), non perda (p [...] lss) la vita (qumn), e sconti (pots, cong. aor. da po-tnw) le spoglie (lwra) di Patroclo figlio di Menezio. I vv. 88-91 contengono la complessa apodosi di un periodo ipotetico, che presenta la protasi (a ke...) ai vv. 91-93. Nella prima parte, la reggente con il predicato na [...] eh, desiderativo, in parallelo alla precedente costruzione di felw completata da un genitivo assoluto (paid pofqimnoio), da cui dipende una relativa (tn... podxeai) che introduce a sua volta una causale (pe...); il verbo ngw, comandare, al perfetto (nwga, -a, -e) assume (come in questo caso) il valore di presente. La protasi ha per soggetto Ettore, a cui sono collegati i due predicati p [...] lss (cong. aor. da pllumi, in tmesi) e pots; allo stesso soggetto congiunto anche il part. aor. passivo tupe, dal verbo tptw.
94-106. Teti si addolora alle parole di Achille, sapendo che anche a lui, dopo la morte di Ettore, toccher la stessa sorte. Achille, per, non si preoccupa del suo destino, quanto piuttosto del fatto di non essere stato utile a Patroclo e a tutti i Greci. 94-96. Tn dj ate... tomo: E a lui (Tn dj) poi (ate) rispose (proseipe) Teti, versando (kat [...] cousa, in tmesi) lacrime (dkru): Sarai (sseai) davvero vicino alla morte (kmoro), figlio (tko, -ou, t) mio, per come (oa, avverbiale) parli: subito (atka) infatti per te, allora dopo Ettore, (sottinteso) pronto (tomo) il fato (ptmo). Laggettivo kmoro composto a sua volta dallaggettivo k, -ea, - (rapido) e dal sostantivo mro affine a mora (cfr. p. 120), e quindi significa che muore presto, che ha breve durata. Il v. 96 condensa la stretta dipendenza delle sorti di Achille ed Ettore: nel momento in cui si compir il destino di morte di Ettore (peita meqj {Ektora), immediatamente (at ka) Achille vedr avvicinarsi anche la sua fine (ptmo).

I CLASSICI DA TRADURRE

(inf. aor. pass. di elw, volgere) e paqein; entrambe le infinitive hanno come soggetto pnta [...] ua, a cui pure congiunto il part. presente pideuomnou.
78-93. Achille riconosce il compimento della promessa di Zeus, che aveva garantito la rotta dei Greci, ma piange la morte del caro Patroclo; soprattutto minaccia Teti di togliersi la vita nel caso non possa vendicare lamico, uccidendo a sua volta il suo uccisore, cio Ettore. 78. Tn d... jAcille: E Achille veloce (k) nei piedi (pda, accusativo di relazione), lamentandosi (stencwn, part. congiunto) profondamente (bar, avverbiale), le (Tn) disse (prosfh). 79-82. JJmter m... kefal: O madre mia (mter m), davvero (r) per me (moi) lOlimpio (= Zeus) ha compiuto (xetlessen, indic. aor.) le cose (t mn); ma di ci (tn) quale piacere (t [...] do) (sottinteso) per me (moi), dal momento che il mio compagno (flo [...] taro) Patroclo morto (leqj, ind. aor. medio da llumi), lui che (tn) io stimavo (ton, imperf. senza aumento) sopra tutti i compagni, alla pari di me (son m kefal). Achille riprende alcune delle affermazioni della madre (cfr. vv. 7477), ma specifica i motivi del suo dolore nella morte di Patroclo. Lespressione son m kefal (con son concordato a tn di v. 81, dunque Patroclo) vale letteralmente uguale alla mia testa, cio caro quanto me stesso. 82-85. tn plesa... en: Lo (tn) ho perduto (plesa), ed Ettore, dopo averlo ucciso (dsa, part. congiunto), spogli (pduse) le armi giganti (tecea [...] pelria) spettacolo (qama) a vedersi (dsqai) , belle (kal): gli di le (t mn) diedero (dsan, indic. aor.), come splendidi doni (gla dra) a Peleo, in quel giorno

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Tn d mgj cqsa prosfh pda k jAcille: JJatka teqnahn, pe ok rj mellon tar kteinomn pamnai: M mn mla thlqi ptrh fqitj, meo d dsen r lktra gensqai. nn dj pe o noma ge flhn patrda gaan, od ti Patrkl genmhn fo odj troisi to lloi, oF d pole dmen }Ektori d, llj mai par nhusn tsion cqo rorh, too n oo o ti jAcain calkocitnwn n polm: gor d tj menon esi ka lloi. ri k te qen k tj nqrpwn ploito ka clo, tj fhke polfron per calepnai, te pol glukwn mlito kataleibomnoio ndrn n stqessin xetai te kapn: m nn clwsen nax ndrn jAgammnwn. ll t mn protetcqai somen cnmeno per, qumn n stqessi flon damsante ngk: nn dj emj fra flh kefal letra kicew }Ektora: kra dj g tte dxomai ppte ken d Ze ql telsai dj qnatoi qeo lloi. od gr od bh JHraklo fge kra,

97-100. Tn d mgj... gensqai: E a lei (Tn d), provando grande dolore (mgj c qsa, part. congiunto), rispose (prosfh) Achille veloce nei piedi: Potessi morire (teqnahn) immediatamente (atka), poich (pe) non volevo (mellon) portare soccorso (pamnai) al mio compagno che veniva ucciso (kteinomn, part. congiunto): lui (M mn) morto (fqitj) molto (mla) lontano (thlqi) dalla patria (ptrh), e di me (meo) sent la mancanza (dsen, aor. senza aumento), che gli fossi difensore (lktra) contro la rovina (r). Il verbo teqnahn, perfetto da qnskw, un ottativo desiderativo; fqit(o) indic. aor. III del verbo fqw, consumarsi, perire. Linfinitiva r lktra gensqai epesegetica rispetto al predicato precedente, meo d dsen, cio spiega ci di cui Patroclo avrebbe avuto bisogno (e che invece Achille gli fece mancare). 101-106. nn dj pe... lloi: E ora (nn dj), poich (pe) non far certo ritorno (o nomai ge) nella mia cara terra patria, e non sono neppure stato (genmhn) luce di salvezza (fo) per Patroclo n per tutti gli altri compagni, che (oF) davvero numerosi (pole) furono sopraffatti (dmen) dal divino Ettore ({Ektori d, dativo dagente), ma invece me ne sto seduto (mai) presso le navi, inutile (tsion) peso (cqo, -ou t) della terra (rorh), pur essendo (n) tale (too) quale (oo) nessuno (o ti) degli Achei dai chitoni di bronzo (sottinteso) in guerra nelladunanza (gor) pi valenti (menone) sono anche altri. Il periodo rimane in sospeso e sar completato soltanto dallesclamazione del v. 107: dopo liniziale nn dj, infatti, si sviluppa una lunga serie di proposizioni causali che esplicitano

i motivi del rammarico di Achille. Il pres. nomai ha in genere valore di futuro; dmen indic. aor. pass. II (3a plur.), dal tema damdel verbo damzw, domare, soggiogare; il part. pres. n (da em) ha valore concessivo. La locuzione tsion cqo rorh funge da predicativo del soggetto del verbo mai (cio Achille); alla fine, gor... lloi una proposizione incidentale che si collega semanticamente (in modo oppositivo) allultima affermazione di Achille e che pone in relazione il suo primato bellico con le capacit dialettiche, dimostrate in sede assembleare, di altri capi greci.
107-113. Il dolore per la perdita di Patroclo e il rammarico per il comportamento tenuto spingono, dunque, Achille a un cruciale ravvedimento: Achille si pente dellira nutrita nei confronti di Agamennone. 107-110. ri... kapn: Che possa perire ( [...] ploito, ott. aor.) la lite (ri) fra gli di e fra gli uomini e la collera (clo), che (M tj) induce (fhke) a infuriare (calepnai, inf. aor.) persino un uomo molto assennato (polfrona) e che (M te) si accresce (xetai) nei petti (n stqessin) degli uomini molto (pol) pi dolce (glukwn) di miele stillante (kataleibomnoio, part. congiunto), come (te) fumo (kapn). Lespressione iniziale [...] ploito (con = utinam) ha valore desiderativo ed esprime la nuova volont di Achille, maturata grazie alla constatazione degli eventi accaduti: questi eventi erano stati riepilogati nella serie di proposizione causali dei vv. 101-106. Laoristo fhke (da f-hmi) ha valore gnomico e quindi traducibile con una forma di presente.

111-113. m... ngk: nello stesso modo in cui () ora Agamennone signore di uomini fece incollerire (clwsen) me. Ma le cose passate (t mn protetcqai) lasciamole stare (somen), pur essendo addolorati (cnmeno per, part. congiunto con valore concessivo), per necessit (ngk) domando (damsante, part. congiunto) il proprio animo (qumn [...] flon) nel petto (n stqessi). La congiunzione iniziale si ricollega, in forma comparativo, alla descrizione del modo in cui il clo agisce nellanimo degli uomini: cfr. vv. 108-110. Il verbo protetcqai un infinito perf. pass. di pro-tecw, fare prima: la locuzione t mn protetcqai, quindi, propriamente significa le cose che (t mn) sono state fatte prima. Il verbo somen un cong. aor. (da w) con vocale tematica breve (al posto di swmen): ha valore esortativo. 114-126. Achille prende la decisione di rientrare in guerra, volendo vendicare la morte di Patroclo con luccisione di Ettore e dimostrare di nuovo il proprio valore guerresco, ed essendo cosciente soprattutto di non poter sfuggire al proprio destino. 114-119. nn dj emj... {Hrh: E ora andr (emj), affinch (fra) io trovi (kicew) Ettore, uccisore (letra) della cara testa (flh kefal = Patroclo): e allora io accoglier (dxomai) la chera (kra), quando (ppte) Zeus voglia (ql) compierla (telsai, inf. aor.) e gli altri di immortali. Infatti non evit (fge, indic. aor. senza aumento) la chera neppure la forza (bh) di Eracle, che () pure (per) era (ske) carissimo a Zeus signore (nakti) figlio di Crono: tuttavia il destino (mora) lo () so-

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per fltato ske Di Kronwni nakti: ll mora dmasse ka rgalo clo }Hrh. H ka gn, e d moi moh mora ttuktai, kesomj pe ke qnw: nn d klo sqln romhn, ka tina Trwidwn ka Dardandwn baquklpwn mfotrsin cers pareiwn palwn dkruj morxamnhn dinn stonacsai fehn, gnoen dj d dhrn g polmoio ppaumai: m d mj ruke mch filous per: od me peseijj. Tn dj mebetj peita qe Qti rgurpeza: JJna d tat ge tknon ttumon o kakn sti teiromnoi troisin munmen apn leqron. ll toi ntea kal met Tressin contai clkea marmaronta: t mn koruqaolo }Ektwr at cwn moisin glletai: od fhmi dhrn paglaiesqai, pe fno ggqen at. ll s mn m pw katadseo mlon [Arho prn gj m derj lqosan n fqalmosin dhai: qen gr nemai mj el ninti tecea kal frousa parj JHfastoio naktojj.

I CLASSICI DA TRADURRE

praffece (dmasse) e la terribile (rgalo) collera di Era. Il verbo em(i) al presente ha spesso valore di futuro, o comunque indica lintenzione di compiere lazione (come in questo caso: Achille esprime la decisione di tornare in battaglia). Il verbo kicew cong. aor. III (indic. kchn) di kicnw, trovare, raggiungere; ske indic. imperf. del verbo em (con suffisso iterativo -sk-). 120-126. H ka gn... pesei: Cos (H) anche io, se davvero a me uguale destino (moh mora) stato preparato (ttuktai), giacer (kesomj) quando (pe ke) sia ucciso (qnw, cong. aor.); ma ora che io possa riportare (romhn) nobile (sqln) gloria (klo) e possa indurre (fehn) ognuna (tina) delle Troiane e delle Dardanidi dal profondo seno (baquklpwn) a emettere lamenti (stonacsai, inf. aor.) incessantemente (dinn, avverbiale), asciugando (morxamnhn) le lacrime (dkruj) dalle tenere guance (pareiwn palwn) con entrambe le mani, ed esse possano capire (gnoen) che () davvero a lungo (dhrn, avverbiale) io mi sono trattenuto (ppaumai) dalla guerra (polmoio): e tu non trattenermi (mj ruke, imperativo) dalla battaglia, pur amandomi (filous per); non mi convincerai (pesei)!. Dal v. 121 si susseguono tre ottativi coordinati, tutti con valore desiderativo: romhn ott.

aor. II da arw, sollevare, portar via, quindi prendere per s; fehn ott. aor. da f-hmi, mandare, imporre, e regge linfinito aor. stonacsai; gnoen ott. aor. III da gignskw, conoscere. Il part. aor. morxamnhn (da mrgnumi, detergere, asciugare) congiunto a tina, soggetto dellinfinitiva stonacsai; il part. congiunto filous per (riferito al sogg. tu = Teti) ha valore concessivo, marcato dalla particella per.
127-136. Teti, a questo punto, rinuncia a distogliere Achille dal suo nuovo proposito e si limita a constatare la mancanza di armi con cui egli possa rientrare in battaglia; per questo motivo, annuncia al figlio lintenzione di chiedere a Efesto la produzione di nuove armi. 127-129. Tn dj mebetj... leqron : E allora gli ( Tn ) rispose ( mebetj ) la dea Teti dai piedi dargento ( rgurpeza): S ( na d )! Figlio mio, queste cose sono veramente ( ttumon , avverbiale) non spregevoli ( kakn ), allontanare ( munmen ) la morte (leqron) repentina ( apn) dai compagni logorati ( teiromnoi , part. congiunto). La proposizione infinitiva del v. 129 epesegetica rispetto al soggetto del v. 128; munmen inf.

pres. da mnw , allontanare, respingere. 130-133. ll toi... at: Ma le tue belle armi (ntea), bronzee (clkea), splendenti ( marmaronta , part. attributivo), sono (contai, intransitivo) fra i Troiani: Ettore scuotitore delmo (koruqaolo) si vanta (glletai) di portarle (t mn [...] cwn) lui stesso sulle spalle (moisin); ma dico che lui () non gioir (paglaiesqai) a lungo (dhrn), poich la morte (fno) gli (at) vicino (ggqen). Il verbo paglaiesqai infinito futuro medio attico di p-aglazw, rallegro. 134-136. ll s mn... nakto : Ma tu non scendere ( katadseo ) ancora (pw) nella mischia (mlon) di Ares, prima che (prn) tu mi veda (dhai, cong. aor.) con i tuoi occhi (n fqalmosin) giunta (lqosan) qui (derj): infatti torner (nemai = nomai) allalba (qen), insieme al sole (mj el) che sorge (ninti, part. congiunto), portando armi (tecea) belle da parte di Efesto signore. Il verbo katadseo imperativo aor. medio di kata-dw, immergere; lqosan part. aor. (da rcomai, aor. lqon), congiunto al pronome m, soggetto dellinfinitiva. Il termine mlo, -ou , indica lo sforzo, il travaglio e quindi la mischia della battaglia.

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE Le consolazioni di una madre Il colloquio fra Achille e Teti del canto XVIII rievoca una scena del canto I: Creatura mia, perch piangi? Che pena ha colpito il tuo cuore? / Parla, non la nascondere, perch tutti e due la sappiamo (Iliade I, vv. 362-363; trad. R. Calzecchi Onesti), queste erano state le parole di Teti quasi identiche ai vv. 73-74 del canto ora esaminato accorsa a consolare il figlio per loffesa ricevuta

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I sentimenti e i doveri della famiglia

da Agamennone (cfr. T2, p. 58). Anche adesso Teti interviene per placare il dolore di Achille, in tal caso sconvolto dalla perdita di Patroclo (cfr. T10, p. 91), e garantisce al figlio un aiuto fondamentale nella realizzazione dei suoi progetti: nel primo canto del poema, infatti, era stata proprio Teti a intercedere presso Zeus perch Achille ricevesse giusta vendetta (cfr. Iliade I, vv. 413 ss.); ora la stessa Teti a preoccuparsi della nuova armatura del figlio, che sar forgiata da Efesto in sostituzione delle armi sottratte da Ettore al cadavere di Patroclo (cfr. Iliade XVIII, vv. 127-137, e anche T11, p. 94). STRUTTURA Le decisioni di Achille Gli interventi di Teti, quindi, oltre a connotare in senso molto umano il personaggio e a marcare un tratto affettivo particolare della personalit di Achille,

assumono anche una funzione narrativa rilevante, poich contribuiscono a superare le difficolt frapposte allo sviluppo dellazione. La figura di Teti, in particolare, viene a marcare i momenti decisionali del figlio, che del resto rappresentano anche situazioni cruciali dellintero poema: nel primo canto la dea madre coadiuva la scelta di Achille di astenersi dalla battaglia (cfr. Iliade I, vv. 393 ss.), ora invece asseconda la decisione di deporre lira e di tornare in battaglia, soprattutto per vendicare Patroclo (cfr. XVIII, vv. 107-116). In entrambi i casi, inoltre, le parole di Teti sono velate dalla tristezza dovuta alla sua conoscenza del futuro (cfr. ad esempio Iliade I, vv. 414-418 e XVIII, vv. 95-96); il personaggio della madre di Achille emerge, quindi, anche per la sua umanit e tenerezza: lumanit di una madre che, pur conoscendo lincombente destino di morte del figlio amato, fino allultimo non rinuncia ad assecondare le sue scelte e a consolare i suoi dolori.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quali sono i molteplici sentimenti di Achille che emergono, in questa occasione, dalle sue parole? In particolare, che cosa lecito ritenere che provi Achille nei riguardi di Patroclo, Agamennone ed Ettore? testo 2. Considera rispettivamente i discorsi di Achille e quelli di Teti: rilevi qualche particolarit nella caratterizzazione delle parole dei due interlocutori? Emergono peculiarit sintattiche, lessicali o stilistiche? contesto 3. La morte di Patroclo (T10, p. 91) imprime una svolta allintera vicenda dellira di Achille e prefigura molti sviluppi successivi della vicenda: considera, ad esempio, lepisodio della contesa fra Achille e Agamennone (T2, p. 58), la successiva conciliazione (T12, p. 98) e quindi il duello con Ettore (T13, p. 101). Quali motivi presenti nellepisodio ora esaminato (e soprattutto nelle parole di Achille) ritrovi anche in queste altre situazioni?

(Iliade XXIV, vv. 719-775)

A6

 e lacrime delle Troiane: L il compianto sul cadavere di Ettore

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Priamo riuscito a ottenere da Achille la restituzione del cadavere di Ettore (cfr. T15, p. 114) e ad allontanarsi dallaccampamento greco durante la notte, grazie allaiuto di Ermes. Allalba, Cassandra, salita sulla rocca di Pergamo, avvista il feretro, guidato da Priamo e dal suo araldo, e corre per la citt svegliando e avvisando tutti gli abitanti: Venite a vedere Ettore, Troiani e Troiane, / se mai gioiste, quando vivo tornava dalla battaglia; / perch era gioia grande alla citt e a tutto il popolo (Iliade XXIV, vv. 704-706; trad. R. Calzecchi Onesti). La folla si accalca alle porte, fra i pianti e le manifestazioni di dolore, ma Priamo chiede spazio per condurre il cadavere del figlio nel palazzo e cos procedere alla dovuta celebrazione del lutto.

A6 Iliade XXIV, vv. 719-775

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OF dj pe esgagon klut dmata, tn mn peita trhto n lecessi qsan, par dj esan oido qrnwn xrcou, o te stonessan oidn oF mn rj qrneon, p d stenconto gunake. tsin dj jAndromch leukleno rce goio }Ektoro ndrofnoio krh met cersn cousa: JJner, pj ano no leo, kd d me crhn lepei n megroisi: pi dj ti npio atw Mn tkomen s tj g te dusmmoroi, od min ow bhn xesqai: prn gr pli de katj krh prsetai: gr lwla pskopo, t min atn skeu, ce dj lcou kedn ka npia tkna, aF d toi tca nhusn csontai glafursi, ka mn g met tsi: s dj a, tko, mo at yeai, nq ken rga eika rgzoio qlewn pr nakto meilcou, ti jAcain yei ceir ln p prgou lugrn leqron cwmeno, d pou delfen ktanen }Ektwr patrj ka un, pe mla pollo jAcain }Ektoro n palmsin dx lon speton oda. o gr melico ske patr te n da lugr: t ka min lao mn drontai kat stu, rhtn d tokesi gon ka pnqo qhka
il capo (krh) di Ettore uccisore di uomini (ndrofnoio): Oh sposo mio (ner)! Giovane (no) sei stato strappato (leo) dalla vita (pj ano), e mi (me) lasci (kd [...] lepei, in tmesi) vedova (crhn) nella casa (n megroisi); e il figlio, che (Mn) generammo (tkomen, aor. senza aumento) tu e io sventurati (dusmmoroi), non ancora (ti) capace di parlare (npio), e io credo (ow) che lui (min) non raggiunger (xesqai) la giovinezza (bhn). Il verbo leo indic. aor. II di llumi (distruggere) e ha valore intransitivo (morire, andare in rovina). Laccusativo crhn complemento predicativo delloggetto (me); lavverbio atw rafforza la constatazione del giovane stato del piccolo Astianatte, che ancora non in grado di parlare (npio). 728-732. prn gr... met tsi: Prima (prn), infatti, questa citt (pli de) sar distrutta (prsetai) da cima a fondo (ka tj krh); davvero () infatti tu sei morto (lwla), difensore (pskopo), che () la (min atn) proteggevi (skeu), proteggevi (ce, imperf. senza aumento) le spose (lcou) onorate (kedn) e i figli balbettanti (npia), ed esse (aF) perci (d) presto (tca) saliranno (csontai) sulle concave navi (nhusn [...] glafursi), e io insieme a loro (met tsi). Il verbo skeu un imperf. con suffisso iterativo (-sk-) da omai, liberare, proteggere; csontai indic. fut. medio da cw, che significa tenere, portare, e al medio e al passivo assume valore riflessivo (portarsi, essere portato, quindi andare). 732-738. s dj a... oda: Tu, a tua volta (a), figlio mio (tko), seguirai (yeai) proprio me (mo at), dove (nqa) tu esegua (rgzoio) lavori ignobili (rga eika) affaticandoti (qlewn) per un duro signore (pr nakto meilcou), oppure () uno degli Achei, dopo averti afferrato (ln, part. congiunto) con la mano (ceir), ti getter (yei) dalla rocca (p prgou) morte funesta (lugrn leqron) essendo adirato (cwmeno), lui a cui (), magari (pou), Ettore uccise (ktanen) un fratello (delfen), o () il padre, o () un figlio, poich (pe) molto numerosi (mla pollo) Achei sotto le mani (n palmsin) di Ettore morsero (dx lon) la terra (oda) infinita (speton). Le prospettive che si aprono per il futuro del figlio di Ettore sono organizzate in due proposizioni disgiuntive correlate, introdotte da , al v. 732 e al v. 734; la subordinata introdotta da nqa presenta il verbo allottativo eventuale, rafforzato dalla particella ken (= n). jAcain propriamente un genitivo partitivo, in dipendenza da pollo; il complemento n palmsin ha valore strumentale; lespressione dx lon significa, letteralmente, presero (lon indic. aor. senza aumento, per elon) con i denti (dx, avverbio). 739-742. o gr melico... lugr: Non dolce (melico), infatti, era (ske) tuo padre nella luttuosa battaglia (n da lugr): perci (t) anche il popolo (lao) lo (min) compiange (drontai) per la citt (kat stu), e tu invece, Ettore, hai procurato (qhka) maledetto (rhtn) lamento (gon) e dolore (pnqo) ai genitori (tokesi); e a me soprattutto sono rimasti (leleyetai, indic. futuro perf.) dolori (lgea) penosi (lugr). Forse dalla stessa ra-

I CLASSICI DA TRADURRE

719-745. Il corpo di Ettore sistemato in modo onorevole nel palazzo, dove iniziano a levarsi i lamenti funebri, mischiati ai pianti delle donne. Andromaca, per prima, abbraccia il cadavere del marito e piange per la sua sorte di vedova e per il futuro che attende il loro piccolo figlio. 719-722. OF dj pe... gunake: E quando (pe) essi lo condussero (esgagon) nel glorioso palazzo (klut dmata), allora lo (tn mn) posero (qsan, aor. senza aumento) su un letto (n lecessi) traforato (trhto), e accanto (par, avverbiale) fecero sedere (esan) cantori (oido) iniziatori (xrcou) dei lamenti (qrnwn), ed essi (o te) intonavano (qrneon) un canto lamentoso (stonessan oidn), e inoltre (p d) le donne gemevano (stenconto, imperf. senza aumento). Il soggetto generico oF dj (v. 719) indica tutti i Troiani che sono accorsi alle porte per vedere il cadavere di Ettore; al v. 721, invece, o te riferito ai cantori (oido) citati poco prima: questo soggetto ribadito anche allinizio del v. 722, per segnalare la contrapposizione rispetto alle donne, che si abbandonano a lamenti scomposti. Il qrno era la forma ritualizzata del lamento funebre, cio un canto (in genere corale) con cui si onorava una persona defunta. Laoristo esan deriva dal verbo hmi (mandare) o pi probabilmente da zw (far sedere, collocare). 723-728. tsin dj jAndromch... xesqai: E fra di esse (tsin) Andromaca dalle bianche braccia (leukleno) inizi (rce) il compianto (goio), tenendo (cousa, part. congiunto) fra le mani (met cersn)

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I sentimenti e i doveri della famiglia

}Ektor: mo d mlista leleyetai lgea lugr. o gr moi qnskwn lecwn k cera rexa, od t moi epe pukinn po, o t ken ae 745 memnmhn nkt te ka mata dkru cousajj. AW fato klaousj, p d stenconto gunake. tsin dj aqj JEkbh dino xrce goio: JJ}Ektor m qum pntwn pol fltate padwn, mn moi zw per n flo sqa qeosin: 750 oF dj ra se kdonto ka n qantoi per as. llou mn gr pada mo pda k jAcille prnascj n tinj leske prhn l trugtoio, Smon tj [Imbron ka Lmnon micqalessan: se dj pe xleto yucn tanakei calk, 755 poll ustzesken o per smj troio Patrklou, tn pefne: nsthsen d min odj . nn d moi rsei ka prsfato n megroisi kesai, t kelo n tj rgurtoxo jApllwn o ganosi blessin poicmeno katpefnenjj. 760 AW fato klaousa, gon dj laston rine. tsi dj peiqj JElnh tritth xrce goio: JJ}Ektor m qum darwn pol fltate pntwn, mn moi psi stn jAlxandro qeoeid, mj gage Trohndj: prn fellon lsqai.
che quando eri (n, part. congiunto) vivo, tu per me eri (sqa) caro agli di: ed essi (oF dj), perci (ra), si sono presi cura (kdonto) di te (se) anche nel destino (n [...] as) di morte (qantoio). Laggettivo din (-, -n) significa folto, denso, e anche continuo; in riferimento a un canto o a un lamento, ne indica la profondit e la forza. Il verbo kdonto propriamente un indic. imperf. da kdomai, preoccuparsi di (+ gen.), qui senza aumento. 751-753. llou mn... micqalessan: Achille veloce (k) nei piedi (pda, acc. di relazione) vendeva altri miei figli, qualunque (n tinj) catturava (leske), al di l (prhn = pran) del mare (l) infecondo (trugtoio), a Samo, e a Imbro, e a Lemno inospitale (micqalessan). Il verbo prnascj forma elisa e aspirata (per la presenza del successivo n) di prnaske, indic. imperf. (senza aumento) da prnhmi, vendere, con suffisso iterativo -sk-; lo stesso suffisso ricompare anche nella forma leske, indic. aor. (senza aumento) di arw, prendere. 754-759. se dj pe... katpefnen: Invece, quando (pe) a te (se) strapp (xleto) la vita (yucn) con il bronzo acuminato (tanakei), per molte volte (poll) ti trascinava (ustzesken) intorno alla tomba (per smj) del suo compagno (o [...] troio) Patroclo, che (tn) tu uccidesti (pefne); ma non lo (min) fece rivivere (nsthsen) neppure in questo modo (odj ). Ora tu, invece, giaci (kesai) nel palazzo (n megroisi) ancora fresco (rsei) e recente (prsfato), simile (kelo) a uno (t) che (n) Apollo dallarco dargento (rgurtoxo) con le sue amabili frecce (o ganosi blessin) uccise (katpefnen) sopraggiungendo (poicmeno, part. congiunto). Il verbo ustzesken indic. imperf. iterativo, senza aumento, da ustzw, trascinare; pefne (2a sing.) appartiene alla coniugazione difettiva di un aor. II derivato dal tema fen-, con raddoppiamento (pe-fen-) e con grado apofonico zero (pe-fn-), che significa uccidere (lo stesso tema, infatti, ricompare in parole come fno, uccisione); allo stesso verbo risale anche la forma composta kat-pefnen. Il cadavere di Ettore definito, nelle parole di Ecuba, rsei, cio come bagnato di rugiada (rsh, rugiada), per indicare uno stato di intatta freschezza.
760-775. Per ultima, poi, interviene Elena, che alla dolorosa percezione della propria colpa, quale causa della guerra, associa il ricordo affettuoso del cognato: Ettore, infatti, era il solo a trattarla sempre con rispetto e a mitigare anche le asprezze degli altri contro di lei. 760-764. AW fato klaousa... lsqai: Cos (AW) disse, piangendo (klaousa, part. congiunto), e suscitava (rine, imperf. senza aumento) lamento incessante (laston); e fra esse (tsi), allora, Elena, per terza (tritth), diede inizio al lamento: Oh Ettore! Di molto il pi caro al mio animo fra tutti i cognati (darwn)! Davvero () a me come sposo (psi) Alessandro simile agli di, che () mi condusse (gage, indic. aor. senza aumento) a Troia (Trohndj): oh se prima (prn) io fossi morta (lsqai)!.

dice del verbo dhiw (uccidere) si ha un sostantivo difettivo che in greco compare soltanto al dativo (locativo) da e allaccusativo din e significa battaglia, mischia (della battaglia). 743-745. o gr moi... cousa: A me, infatti, morendo (qnskwn), tu non hai proteso (rexa, indic. aor., senza aumento) le mani dal letto (lecwn k, in anastrofe), n mi hai detto (epe) qualche saggia (pukinn) parola, di cui (o) sempre io potessi aver ricordo (memnmhn) durante le notti e i giorni, versando (cousa) lacrime. Il verbo memnmhn ottativo di mmnhmai, ricordo, che a sua volta perfetto di mimnskw, far ricordare; in tal caso accompagnato dalla particella ken e conferisce sfumatura eventuale alla proposizione relativa (introdotta da o) di cui fa parte. Gli accusativi nkta ed mata fungono da complementi di tempo continuato.
746-759. Dopo Andromaca, Ecuba leva il suo lamento, straziante, ma misto di dolore e di serenit per la sorte del figlio: Ettore, infatti, almeno riposa nella sua terra, onorato dai suoi cari, e non ha dovuto subire le umiliazioni di altri fratelli, venduti come schiavi lontano da Troia. 746-750. AW fato... as: Cos disse, piangendo (klaousj), e intorno (p, avverbiale) si lamentavano le donne. E fra di esse (tsin), a sua volta (aqj), Ecuba diede inizio (xrce) al suo alto (dino) compianto (goio): Oh Ettore! Di molto (pol, avverbiale) il pi caro (fltate) al mio animo (m qum) fra tutti i figli, davvero () an-

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dh gr nn moi tde ekostn to stn x o keqen bhn ka m pelluqa ptrh: llj o pw se kousa kakn po odj sfhlon: llj e t me ka llo n megroisin nptoi darwn galwn enatrwn epplwn, kur, kur d patr H pio ae, ll s tn pessi paraifmeno katruke s tj ganofrosn ka so gano pessi. t s qj ma klaw ka mj mmoron cnumnh kr: o gr t moi tj llo n Tro ere pio od flo, pnte d me pefrkasinjj.
calcolo preciso) e funzionale soltanto allindicazione del lungo periodo ormai trascorso da Elena a Troia. 768-772. llj e t... pessi: Invece, se anche qualcun (t) altro (llo) nel palazzo mi (me) rimproverava (nptoi), fra i cognati (darwn) o le cognate (galwn) o le parenti (enatrwn) dai bei pepli (epplwn), oppure mia suocera (kur) il suocero (kur) invece fu (sottinteso) sempre dolce (pio) come un padre (patr H, in anastrofe) , tu, invece (ll), lo (tn) trattenevi (katruke, imperf.), persuadendolo (paraifmeno) con le tue parole (pessi) e con la tua dolcezza (s tj ganofrosn) e con le tue dolci (gano) parole. Il verbo della protasi (e t...) propriamente allott. pres. (nptoi), per indicare literativit eventuale (nel passato) dei rimproveri a Elena, ma si collega a unapodosi con verbo allindic. imperf. (katruke); il part. pres. paraifmeno (congiunto al soggetto Ettore) viene da para-fhm, ma presenta la forma poetica para del preverbio. Il discorso di Elena ricco di ripetizioni (come ll iterato al v. 768 e 771) e di ridondanze (come pessi ai vv. 771-772); al v. 769, in particolare, Elena usa termini precisi per indicare i fratelli di suo marito e dunque anche di Ettore (darwn), le loro sorelle (galwn) e infine le mogli dei fratelli (enatrwn): tutti questi elementi contribuiscono a rendere ancora pi concitato il lamento. 773-775. t s qj... pefrkasin: Cos (t) compiango (klaw) insieme (ma) te (s) e me (mj) sventurata (mmoron), addolorata (cnumnh, part. congiunto) nel cuore (kr, acc. di relazione): nessun (o [...] t) altro (llo) infatti nella vasta Troia (n Tro ere) (sottinteso) pi (tj) dolce (pio) e caro (flo) con me (moi), e tutti hanno orrore di me (me pefrkasin). Il verbo frssw significa propriamente diventare ispido, rizzare i peli, ed associato in genere a situazioni di paura e spavento, cosicch assume il valore di inorridire; il perf. (pfrika) ha spesso valore di presente: nelle parole di Elena (v. 775), quindi, me pefrkasin, significa che tutti rabbrividiscono quando mi vedono.

I CLASSICI DA TRADURRE

Il v. 762 ripete, con pochissime variazioni, il v. 748: dapprima riferito ai figli e pronunciato da Ecuba, ora riferito ai cognati e pronunciato da Elena. Per la costruzione di felw/fllw (qui imperf. fellon), cfr. p. 478. 765-767. dh gr nn... sfhlon: Ormai (dh), infatti, per me questo (tde) il ventesimo (ekostn) anno (to), da quando (x o) andai (bhn) via di l (keqen) e mi sono allontanata (pelluqa) dalla mia patria; ma da te (se) non ho mai udito (o pw [...] kousa) cattiva parola n sprezzante (sfhlon). Nella proposizione relativa introdotta da x o compaiono, coordinati, laor. III bhn e il perf. pelluqa (da p-rcomai). Non chiaro il valore da attribuire allespressione tde ekostn to: presa alla lettera, indicherebbe che il rapimento di Elena era avvenuto circa dieci anni prima dellinizio della guerra di Troia (poich gli eventi dellIliade sono immaginati nel decimo anni di guerra); pi probabile, tuttavia, che si tratti di una notazione temporale generica (non dipendente da un

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE Un triplice lamento Il rogo e la sepoltura di Ettore concludono lIliade (XXIV, vv. 776-804) e sono immediatamente preceduti dalle lamentazioni (vv. 718-722) sul cadavere delleroe di Troia; la posizione di rilievo assunta da questi compianti sottolinea, quindi, anche la loro importanza simbolica e il loro valore evocativo: in Andromaca, Ecuba ed Elena si proiettano, cos, i molteplici punti di vista dei vinti, secondo una lettura della grande guerra (in tal caso conclusa) che Euripide (secolo V a.C.) avrebbe proposto nella sua tragedia Troiane. Nella parole delle tre donne, di volta in volta, il personaggio di Ettore risulta sviscerato secondo la prospettiva del marito (e padre), del figlio e del cognato (ovvero dellamico affettuoso). STRUTTURA Una rete di allusioni Ognuno dei tre lamenti, tuttavia, evoca motivi e personaggi fondamentali del poema, con una densit di riferimenti che prelude in modo adeguato alla conclusione dellopera. Nelle parole di Andromaca (vv. 725-745), anzitutto, inevitabile leggere unevoluzione del discorso tenuto con il marito presso le porte Scee (cfr. T7, p. 76), soprattutto un allargamento dellorizzonte dei danni provocati dalla ormai certa sconfitta: ora, in effetti, il discorso di Andromaca abbraccia la sorte funesta destinata a tutte le donne troiane (non solo a se stessa) e prefigura anche la fine atroce del figlio (vv. 732-738), quasi dovuta alle colpe commesse dal padre contro i Greci (una fine che gli ascoltatori del poema avevano ben presente, per conoscenza acquisita). Le parole di Ecuba (vv. 748-759), invece, uniscono il dolore per la perdita del figlio prediletto al ricordo di Achille e di Patroclo, e soprattutto alla coscienza della vanit di unatroce vendetta che pure non ha restituito al Greco la vita del compagno morto. Lultimo intervento di Elena (vv. 762-775), infine, suggella il compianto su Ettore, sia evocando il motivo del rapimento di Paride-Alessandro (vv. 762-764), sia ribadendo la solitudine della propria condizione a Troia e labbandono degli affetti cari, sia rammentando la dolcezza del cognato morto. I compianti delle donne troiane riassumono, cos, alcuni dei temi principali del poema; e proprio con le parole di Elena, per cui la stessa guerra aveva avuto origine, si chiudono anche i lamenti sul corpo del difensore di Troia.

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I sentimenti e i doveri della famiglia

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Esamina ognuno dei tre compianti. Quali sentimenti ciascuna delle donne nutre (e nutriva) nei confronti del defunto Ettore? Quali considerazioni compie sul proprio futuro? Emergono anche velati rimproveri per le scelte e i comportamenti assunti da Ettore in vita? testo 2. Considera il discorso di Ecuba: quali differenze stilistiche e lessicali rilevi rispetto agli altri due interventi? Nelle parole di Ecuba affiorano numerosi possessivi e dativi etici: questi elementi contribuiscono alla caratterizzazione del discorso? contesto 3. Nelle parole di Elena affiorano riferimenti ai rapporti con la famiglia di Paride ed emerge soprattutto la questione della colpa, ossia della responsabilit individuale per laccaduto. In quali altri brani omerici, fra quelli che hai letto, ritrovi gli stessi motivi? Se estendi il campo di verifica anche alla poesia lirica, ad esempio a Saffo (T2, p. 318) e ad Alceo (T15, p. 342), quali differenze puoi individuare nella trattazione del personaggio di Elena?

(Odissea VIII, vv. 266-327)

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 a rete di Efesto: dolore L e vergogna di un marito tradito

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Odisseo, che non ha ancora rivelato la propria identit, stato comunque accolto in modo ospitale dai Feaci. Il re Alcinoo, anzi, d ordini per la preparazione della nave che scorter leroe in patria e, nel frattempo, dispone anche un banchetto, allietato da giochi, da canti e da danze. In questa occasione, Demodoco (il cantore cieco della corte) ricorda dapprima alcuni fatti di Troia, che inducono Odisseo al pianto (cfr. A19, p. 526); poi, in una seconda occasione, dedica il proprio canto al racconto di un episodio mitico: gli amori adulterini di Ares e di Afrodite. E, cos, latmosfera del banchetto si stempera nei toni mitici e sensuali, ma anche ironici e domestici, di una favolosa storia di amore e di tradimento.

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Atr formzwn neblleto kaln edein mfj [Areo filthto ustefnou tj jAfrodth, t prtj mghsan n JHfastoio dmoisi lqr: poll d dke, lco dj scune ka enn JHfastoio nakto: far d o ggelo lqen }Hlio, sfj nhse migazomnou filthti. }Hfaisto dj on qumalga mqon kouse,
disonor (scune) il letto (lco) e il talamo (enn) di Efesto signore. Le ultime due affermazioni, di vv. 269-270, chiariscono i motivi del disonore, ossia il fatto che Efesto avesse dato grandi doni nuziali (poll de dke) e che Afrodite avesse consumato il rapporto con Ares proprio nel letto nuziale: i termini lco e en sono quasi sinonimi, anche se lco indica pi precisamente la struttura del letto, mentre en soprattutto le coltri. Al v. 266, formzwn (part. sostantivato) Demodoco; il verbo na-bllw significa sollevare e al medio anche cominciare (+ inf.). 270-271. far d... filthti: ma subito (far) a lui (o = Efesto) giunse come messaggero (ggelo) Helios, che () li (sfj) scorse (nhse) unirsi (migazomnou) in amore (filthti). Il sostantivo ggelo complemento predicativo del soggetto {Hlio; migazomnou part. predicativo delloggetto, concordato con sf(e), in dipendenza dallaor. nhse (verbo di percezione).
272-284. Efesto, sebbene distrutto dal dolore, medita la vendetta e corre nella sua fucina a preparare una rete, sottilissima ma indistruttibile, che poi dispone sopra il suo letto; quindi finge di allontanarsi dalla sua dimora, per andarsene presso lamata isola di Lemno.

266-271. Demodoco inizia il suo canto: gli amori fra Ares e Afrodite; ladulterio consumato nella casa di Efesto; la scoperta di Helios e quindi il disonore di Efesto. 266-270. Atr formzwn... nakto: Poi (Atr) il suonatore di cetra ( formzwn) iniziava (neblleto) un bel canto (kaln edein, inf. sostantivato) sullamore (mfj [...] filthto) di Ares e di Afrodite dalla bella corona (ustefnou), come () per la prima volta (t prtj, avverbiale) si unirono (mghsan, aor. pass.) nel palazzo (n [...] dmoisi) di Efesto, di nascosto (l qr): molti doni (poll) le aveva dato (dke, indic. aor., senza aumento), ma lei

A7 Odissea VIII, vv. 266-327

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b j men calkena, kak fres bussodomewn: n dj qetj kmoqt mgan kmona, kpte d desmo rrktou ltou, frj mpedon aqi mnoien. atr pe d texe dlon kecolwmno [Arei, b j men qlamon, qi o fla dmnia keto: mf dj rj rmsin ce dsmata kkl pnt, poll d ka kaqperqe melaqrfin xekcunto, tj rcnia lept: t gj o k ti od doito, od qen makrwn: per gr dolenta ttukto. atr pe d pnta dlon per dmnia ceen, esatj men Lmnon, uktmenon ptoleqron, o gaiwn pol filtth stn paswn. odj la skopin ece crusnio [Arh, den }Hfaiston klutotcnhn nsfi kinta: b dj menai pr dma perikluto JHfastoio, canwn filthto ustefnou Kuqereh. d non par patr risqeno Kronwno rcomnh katj rj zeqj: dj esw dmato ei n tj ra o f ceir po tj fatj k tj nmaze: JJDero, flh, lktronde, trapeomen enhqnte: o gr qj }Hfaisto metadmio, ll pou dh
pure fra gli di beati (qen makrwn, genitivo partitivo); erano stati disposti (ttukto) tuttintorno (per, avverbiale) in modo astuto (dolenta). Il termine dmnia (t) allude di nuovo alla struttura del letto (cfr. v. 269); il verbo cw, versare, qui allude allazione di far scendere i lacci lungo il letto, sino ai piedi, e quindi di attaccare, fissare i lacci stessi alla struttura del letto; melaqrfin un complemento di provenienza (con suffisso -fin) da mlaqron (-ou, t), che indica la trave del soffitto, e quindi il soffitto stesso; xekcunto piuccheperf. medio-pass. di kcw e ha valore risultativo (erano stati versati, quindi pendevano); al v. 280, doito un ott. potenziale, accompagnato dalla particella k. Nellultima frase (v. 281), il sogg. sottinteso sono sempre i dsmata di v. 278: a essi sono associati il predicato ttukto (piucchperf. medio-pass. da tecw, fabbricare) e il complemento predicativo dolenta (aggettivo). 282-284. atr pe d... paswn: E poi, quando fiss (ceen) ogni trappola (dlon) intorno al letto, finse (esatj) di andare (men, inf. pres. di emi) a Lemno, citt (ptoleqron) ben costruita (uktmenon), che () a lui (o) di molto (pol, avverbiale) la pi cara (filtth) fra tutte le terre (gaiwn [...] paswn). Il verbo ceen indic. aor. I, senza aumento, dal tema ceudi cw, versare (per il significato del verbo, in questo contesto, cfr. v. 278); esat(o) indic. aor. medio da edomai, apparire, mostrarsi.
285-295. Ares, appena si accorge della partenza di Efesto (di cui stava spiando i movimenti), corre da Afrodite e la invita a un nuovo incontro amoroso; e la dea accetta di buon grado. 285-288. odj la... Kuqereh : Non da cieco (la) faceva la vedetta (skopin) Ares dalle briglie doro ( crusnio), non appena () vide (den) che Efesto, illustre artefice (klutotcnhn), se ne andava (kinta) via (nsfi): and (b dj menai, cfr. v. 273) alla dimora (pr dma ) del glorioso Efesto, bramando (canwn , part. congiunto) lamore (filthto) di Citerea dalla bella corona (ustefnou). Il participio kinta (acc. sing., concordato con {Hfaiston) predicativo, in dipendenza da verbo di percezione (den); il verbo (s)canw significa trattenere, o (intrans.) desiderare e in tal caso regge il genitivo (filthto). 289-291. d non... nmaze: Lei ( d), da poco (non, avverbiale) arrivata (rcomnh, part. congiunto) dalla casa del (par) fortissimo (risqeno) padre Cronide, allora (rj) si metteva a sedere (katj [...] zeqj, imperf.); e lui ( dj = Ares) andava (ei, imperf. da emi) dentro la dimora (esw dmato) e l (n) le (o) prese la mano (f ceir) e le disse (fatj) parola e la chiamava per nome (nmaze). La locuzione o f ceir presenta anzitutto un uso traslato del verbo fw (qui allaor. III, senza aumento), che dal significato di nascere, crescere (intrans.) assume quello di protendersi verso, attaccarsi a; accompagnato da un dativo di termine (o) e da un dativo strumentale (ceir), assume perci il valore di prendere qualcuno per mano. 292-295. JJ Dero, flh... koimhqnai : Qui (Dero), nel letto (lktronde), mia cara, prendiamo godimento (trapeomen), dopo esserci coricati ( enhqnte): Efesto infatti non pi (qj = ti) nei paraggi (metadmio), ma forse (pou) giunto (ocetai) gi (dh) a Lemno, in mezzo ai Sinti

I CLASSICI DA TRADURRE

272-275. {Hfaisto dj on... mnoien: E come () dunque Efesto ascolt (kouse, indic. aor., senza aumento) il racconto (mqon) doloroso (qumalga), and (b j men) alla sua fucina ( calkena), macchinando (bussodomewn, part. congiunto) mali (kak) nellanimo (fres); e sul ceppo (n [...] kmoqt) pose (qetj) la grande incudine (mgan kmona), e batteva (kpte, imperf. senza aumento) lacci (desmo) che non potessero essere spezzati (rrktou) n sciolti (ltou), affinch (frj) proprio l (aqi) rimanessero (mnoien, ott.) incastrati (mpedon). Lavverbio mpedon significa saldamente, stabilmente, e in tal caso indica lo stato di immobilit in cui Ares e Afrodite si verrebbero a trovare nel letto (aqi). La locuzione b j men ridondante: significa propriamente si mosse (b) per andare (men) ed costituita da un verbo di moto (b, aor. III di banw) seguito da infinito (men, da emi). I lacci (desmo) costruiti da Efesto sono detti rrktou e ltou, con due aggettivi derivati (con - privativo) dai verbi gnumi, spezzare, e lw, sciogliere. 276-281. atr pe d... ttukto: E poi (atr), quando (pe) fabbric (texe, aor., senza aumento) linsidia (dlon), adirato (kecolwmno, part. perf. congiunto) contro Ares, and (b j men, cfr. v. 273) nel talamo, dove (qi) si trovava (keto, imperf., senza aumento) a lui il caro giaciglio (dmnia); e proprio intorno ai piedi del letto (mf dj rj rmsin) fissava (ce) i lacci (dsmata), in cerchio (kkl), da ogni parte (pnt), e molte anche dallalto (kaqperqe), dalle travi del soffitto (melaqrfin), pendevano (xekcunto), come (te) sottili tele di ragno (rcnia): nessuno (o [...] ti) avrebbe potuto vederli (t [...] k [...] doito), nep-

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I sentimenti e i doveri della famiglia

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ocetai Lmnon met Sntia griofnoujj. AW fto, t dj spastn esato koimhqnai. t dj dmnia bnte katdraqon: mf d desmo tecnente cunto polfrono JHfastoio, od ti kinsai melwn n odj naerai. ka tte d gnwskon, tj okti fukt plonto. gcmolon d sfj lqe periklut mfiguei, ati postrya prn Lmnou gaan ksqai: jHlio gr o skopin cen ep te mqon. [b dj menai pr dma, flon tetihmno tor:] sth dj n proqroisi, clo d min grio Nrei: smerdalon dj bhse ggwn te psi qeosi: JJZe pter dj lloi mkare qeo an nte, deqj, na rga gelast ka ok pieikt dhsqe, m cwln nta Di qugthr jAfrodth an timzei, filei dj dhlon [Arha, onecj mn kal te ka rtpo, atr g ge pedan genmhn: tr o t moi atio llo, ll toke dw, t m genasqai fellon. llj yesqj, na t ge kaqedeton n filthti, e m dmnia bnte: g dj rwn kchmai. o mn sfea tj olpa mnunq ge keimen otw,
t) propriamente genitivo partitivo (fra le membra); fukt forma neutro plur. dellaggettivo verbale fukt, -, -n, da fegw, e significa evitabile, che pu essere scampato. 300-302. gcmolon... mqon: E vicino (gcmolon, avverbiale) a loro (sfj) giunse lillustre zoppo (mfiguei), tornato (postrya) indietro (ati) prima di (prn) raggiungere (ksqai, inf. aor.) la terra di Lemno: Helios, infatti, per lui (o) faceva la vedetta (skopin cen, cfr. v. 285) e gli raccont (ep te) la vicenda (mqon). Il verbo postrya part. aor. da po-strfw, congiunto con il soggetto (mfiguei, riferito a Efesto). 303-304. b dj menai... Nrei: Giunse (b dj menai, cfr. v. 273) alla sua dimora (pr dma ), afflitto ( tetihmno ) nel cuore (flon [...] tor, acc. di relazione); ma si ferm (sth) alle porte (n proqroisi), una collera selvaggia (grio) lo (min) afferrava (Nrei). Il participio tetihmno viene dal verbo tethmai, essere afflitto, ed congiunto al soggetto; Nrei indic. imperf. da arw. Il termine prquron, -ou, t indica la porta esterna della casa, dunque il vestibolo o latrio dellingresso.
305-320. Efesto scoppia in un grido lamentoso: la rabbia per il tradimento di Afrodite si unisce alla triste consapevolezza della propria inferiorit rispetto al vigore e alla bellezza di Ares. E, su un piano pi strettamente materiale, Efesto non manca neppure di rivendicare i preziosi doni offerti al momento della sua unione con la dea. 305-312. smerdalon dj bhse... fellon: Tremendamente (smerdalon) grid

dalla voce selvatica (griofnou). Cos (H) disse (fto), e anche a lei (t dj) il coricarsi (koimhqnai, inf. aor. pass.) parve (esato, indic. aor. da edomai) gradito (spastn). Il verbo trapeomen un cong. aor. pass. da trpw, rallegrare, recare gioia (dunque non da trpw, volgere), e ha valore esortativo; al soggetto della proposizione, noi due (= Ares e Afrodite), congiunto anche il part. aor. pass. enhqnte (in duale), da enw, mettere a letto. Laggettivo metadmio significa letteralmente del popolo, del paese: in tal caso, riferito a Efesto, indica che il dio non era pi in vista.
296-304. Ares e Afrodite si coricano, ma rimangono subito impigliati nei lacci inestricabili del letto e non riescono a divincolarsi. Efesto, allora, avvisato dallocchio sempre vigile di Helios, torna immediatamente a casa, ma si ferma allingresso, in preda alla rabbia. 296-299. t dj dmnia... plonto: Ed essi (t, duale), andati (bnte, part. congiunto) nel letto ( dmnia), si coricarono (katdraqon); e intorno (mf, avverbiale) i lacci (desmo) lavorati ad arte (tecnente) dellingegnoso (polfrono) Efesto si riversarono (cunto, indic. aor. III), e non era possibile (n) muovere (kinsai) n sollevare (naerai, inf. aor.) nessuna parte del corpo (od ti [...] melwn). E proprio allora capivano (gnwskon) che ( tj) non cerano (plonto) pi (okti) vie di scampo (fukt). Il verbo katdraqon forma poetica dellaoristo di kata-darqnw, addormentarsi, andare a dormire, al posto di kat-darqon; melwn (da mlo, -ou,

(bhse) e si fece riconoscere (ggwn te) da tutti gli di ( psi qeosi): Zeus padre e voi altri di beati, da sempre viventi (an nte), venite qui (deqj), affinch (na) vediate (dhsqe, cong. aor.) imprese (rga) ridicole (gelast) e non tollerabili (ok pieikt), come () Afrodite, figlia di Zeus, sempre disonora (timzei) me (m) che sono (nta, part. congiunto) zoppo (cwln), e invece ama (filei) Ares distruttore (dhlon), perch (onecj) lui ( mn) (sottinteso) bello e di solide gambe (rtpo), io invece (atr) sono nato (genmhn, aor. senza aumento) malfermo (pedan); ma (tr) nessun altro (o [...] llo) per me (sottinteso) in qualcosa (t) colpevole (atio), se non (ll) i miei due genitori (toke dw), che (t) non avrebbero mai dovuto (m [...] fellon) generarmi (genasqai). Il verbo ggwne la 3a sing. di ggwna, perf. dalla stessa radice di gignskw (conoscere) con valore di pres. intrans., farsi riconoscere (+ dat.); la locuzione an nte (part. congiunto) allude allimmortalit degli di; deqj (= dete) deriva dalla fusione di dero (avv. qui) + te (imper. di emi); onecj (oneka) viene da o + neka, per la ragione che, dunque perch. Per luso di felw (qui fellon, v. 312) + inf., cfr. p. 478. 313-314. llj yesqj... kchmai: Ma guardate (yesqj) dove (na) i due (t) giacciono ( kaqedeton ) in amore ( n filthti), andati (bnte, part. congiunto) nel mio letto (e m dmnia); e io mi addoloro (kchmai) a vederli (rwn). Il perf. kchmai (da cw, essere afflitto) ha valore di presente ed accompagnato dal part. predicativo rwn (da rw).

A7 Odissea VIII, vv. 266-327

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ka mla per filonte: tcj ok qelseton mfw edein: ll sfwe dlo ka desm rxei, e k moi mla pnta patr podsin edna, ssa o ggulixa kunpido eneka korh, onek o kal qugthr, tr ok cqumojj. AW faqj, o dj gronto qeo pot calkobat d: lqe Poseidwn gaioco, lqj rionh JErmea, lqen d nax kergo jApllwn. qhlterai d qea mnon adi okoi ksth. stan dj n proqroisi qeo, dwtre wn: sbesto dj rj nrto glw makressi qeosi tcna esorwsi polfrono JHfastoio.
gualzw, mettere nel palmo della mano (da galon, cavit); la locuzione o kal qugthr un dativo di possesso, con verbo essere sottinteso. Lepiteto kun-pi, -ido, , significa propriamente dalla faccia di cane e segnala la sfrontatezza di una donna.
321-327. Alle grida di Efesto, gli di si raccolgono presso la sua dimora e, di fronte alla vista di Ares e Afrodite imprigionati nellinsidia, scoppiano in una grande risata. 321-324. AW faqj... ksth: Cos (AW) disse, e gli di si riunirono (gronto) presso (pot) la dimora (d) dalla soglia di bronzo (calkobat): giunse Poseidone che cinge la terra (gaioco), giunse Ermes soccorritore (rionh), giunse Apollo signore, infallibile arciere (kergo). Le donne divine ( qhlterai [...] qea ), invece, rimanevano (mnon, imperf. senza

I CLASSICI DA TRADURRE

315-320. o mn sfea... cqumo: Ma spero (olpa) che essi (sfea) non vadano pi a letto (tj [...] keimen) neppure una volta (mnunq ge) in tal modo, pur amandosi (per filonte, part. congiunto) molto (mla); presto (tcj) non vorranno (qelseton) dormire (edein) insieme (mfw), ma linsidia (dlo) e il mio laccio (desm) li (sfwe) tratterr (rxei), sino a che (e ) il padre mi restituisca (podsin) proprio tutti i doni nuziali (edna), quanti (ssa) a lui (o) diedi (ggulixa) in mano per (eneka) la sua sfacciata (kunpido) figlia (korh), poich (oneka) lui ha davvero una bella figlia (o kal qugthr), ma non salda danimo (cqumo)!. Il verbo olpa un indic. perf. da lpw (far sperare) / lpomai (sperare) e ha valore (intrans.) di presente, sperare, pensare; keimen inf. pres. (epico) di kew, andare a letto; il pronome mfw letteralmente significa entrambi; ggulixa indic. aor. da g-

aumento) ciascuna (ksth) nella propria casa (okoi) per pudore (adi). Il verbo gronto indic. aor. II, senza aumento, da gerw, riunire, radunare; il nesso qhlterai [...] qea significa propriamente le dee (qea) femminili (qhlterai, comparativo da qlu, -eia, -u), e sottolinea il pudore muliebre di quelle divinit che non vogliono assistere allo spettacolo adulterino di Ares e Afrodite. 325-327. stan dj... Hfastoio: Gli di, datori (dwtre) di beni (wn), stettero (stan) sulla soglia (n proqroisi): e allora inestinguibile (sbesto) riso (glw) sorse (nrto) fra gli di beati, che osservavano (esorwsi) gli artifici ( tcna) dellingegnoso (polfrono ) Efesto. Il verbo nrto indic. aor. III medio da nrnumi (destare, fare sorgere) e assume valore intransitivo; il part. pres. esorwsi (da es-orw) congiunto al dativo makressi qeosi.

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE La collera del dio zoppo Il racconto del tranello teso da Efesto alla moglie e al suo amante costituisce una sezione molto vivace del canto di Demodoco, laedo della corte dei Feaci. Afrodite e Ares sono stati sorpresi in flagrante adulterio dal dio Sole, che ha prontamente avvertito Efesto; il dio, montato in collera, ha costruito una rete di lacci invisibili e inestricabili e lha posizionata al di sopra del proprio letto, fingendo poi di allontanarsi da casa. I due amanti, certi dellassenza di Efesto, si sono allora coricati, rimanendo intrappolati nei lacci posizionati dal marito furente; Efesto, rimasto in agguato e avvisato ancora una volta dal dio Sole, si precipita presso la propria dimora, ma non si reca direttamente dai due amanti: chiama in adunanza tutti gli di, perch accorrano a osservare Afrodite e Ares e perch verifichino essi stessi il danno da lui stesso subito. Gli di, in effetti, accorrono, ma prorompono soprattutto in una grande risata, tanto per limbarazzante situazione dei due di, quanto per la scaltrezza del dio zoppo. CONTESTO Un onore da difendere Lepisodio narrato da Demodoco rivela, al di l della sua piacevolezza, una particolare attenzione ai motivi dellonore (del marito) e del pudore (della moglie), che conferiscono, insieme a numerosi particolari della descrizione, una coloritura decisamente realistica alla rappresentazione degli eventi. La vendetta di Efesto, anzitutto, non appare mai motivata sulla base dellamore, o comunque di un sentimento provato nei confronti della moglie, ma scaturisce dalla vergogna e dal disonore provati, e anche dalla consapevolezza che dalladulterio potrebbe nascere anche motivo di irrisione da parte degli altri (vv. 306 ss.). Questi stessi motivi affiorano, del resto, sia nellatteggiamento delle divinit femminili, che si sottraggono alla vista di uno spettacolo che per loro sarebbe disonorevole vedere (v. 324), sia nellintervento di Poseidone, che non partecipa al riso degli altri di e cerca di riparare alla situazione pregando Efesto di liberare le due divinit intrappolate (cfr. Odissea VIII, vv. 344 ss.). Allo stesso modo, anche la richiesta di restituzione dei doni nuziali (vv. 318-319) si configura come un tentativo, da parte del marito tradito, di vedere reintegrata la propria dignit, offuscata da una moglie adultera. FUNZIONI NARRATIVE Lo scioglimento della tensione La sensualit, il realismo, la concretezza del canto di Demodoco servono a stemperare la

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I sentimenti e i doveri della famiglia

tristezza di Odisseo, acuita dal primo canto dellaedo, che aveva celebrato alcune gesta troiane. Gli amori di Afrodite e Ares, quindi, rasserenano latmosfera: Questo il cantore glorioso cantava: e Odisseo / godeva in cuore ascoltando, e anche gli altri, / i Feaci dai lunghi remi, navigatori famosi (Odissea VIII, vv. 367-369). Il compiacimento di Odisseo per larte di Demo-

doco aumenta sempre di pi: e cos si vengono a creare, man mano, le condizioni per cui Odisseo possa svelare la propria identit (dopo un ultimo canto di Demodoco su Troia e un nuovo pianto delleroe, cfr. Odissea VIII, vv. 487 ss.) e quasi sostituirsi allaedo di corte nel racconto di gesta mirabolanti e di imprese gloriose.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quali considerazioni presenti nel brano esaminato dipendono da elementi propriamente erotici e sentimentali? Quali, invece, riflettono la coscienza dei doveri coniugali e delletica matrimoniale? Esiste una sovrapposizione fra questi motivi? testo 2. I versi del canto di Demodoco presentano unalta percentuale di formule e di ripetizioni lessicali. Prova a individuarne alcune: si tratta di parole generiche, o al contrario di termini appartenenti ad ambiti semantici precisi? contesto 3. Considera altre figure di mariti o di amanti traditi, ad esempio Menelao (nel confronto con Paride: cfr. T4, p. 66) e anche la voce maschile dellarchilocheo Epodo di Colonia (cfr. T10, p. 257, e A9, p. 492): quali somiglianze e quali differenze emergono rispetto allatteggiamento e alle pulsioni manifestate da Efesto in questo canto dellOdissea?

(Odissea XIX, vv. 467-507)

A8

 acere per affetto: T la devozione di Euriclea

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

A conclusione del colloquio con Odisseo, ancora celato sotto le spoglie di vecchio (cfr. p. 159), Penelope si premura di disporre tutto loccorrente perch il suo ospite possa passare la notte in modo decoroso. Odisseo, per, non vuole alcun trattamento di favore e rifiuta persino che le ancelle gli lavino i piedi: nessuna donna toccher i miei piedi / tra quelle che qui in palazzo ti servono, / se non c qualche vecchia antica, fedele, / una che in cuore abbia tanto sofferto, quanto io ho sofferto: / a questa non vieterei di toccare i miei piedi (Odissea XIX, vv. 344-348). Penelope, allora, chiama Euriclea, gi nutrice dello stesso Odisseo, e lanziana blia, dopo aver compianto la sorte del proprio signore, si accinge a preparare il catino e lacqua. A questo punto, per, Odisseo assalito dal timore che Euriclea possa riconoscerlo grazie a una cicatrice sulla gamba, segno di una ferita riportata da ragazzo durante una battuta di caccia.

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Tn grh ceressi kataprhnssi labosa gn j pimassamnh, pda d prohke fresqai: n d lbhti pse knmh, kanchse d calk, By dj trwsj klqh: t dj p cqon xcuqj dwr.
467-470. Tn grh ceressi... dwr: La vecchia (grh), avendo preso (labosa) la cicatrice (Tn) con le mani protese (ceressi kataprhnssi, dativo strumentale), la riconobbe ( gn , indic. aor. epico, senza aumento) palpandola ( pimassamnh ), e lasci (prohke, indic. aor.) cadere (fresqai) il piede: la gamba (knmh) cadde

467-477. Euriclea, mentre lava i piedi del presunto ospite, tocca la cicatrice della gamba e riconosce Odisseo; lascia cadere la gamba nel catino, fa versare per terra tutta lacqua e, colta da felicit e insieme da dolore, si volge verso Penelope, come per annunciarle la presenza dello sposo.

(pse, indic. aor., senza aumento) nel catino (n [...] lbhti), e il bronzo rimbomb (kanchse, indic. aor., senza aumento, da kanacw), e si ripieg indietro (By... klqh) su un lato (trwsj); e lacqua si rivers (xcuqj) a terra (p cqon). Larticolo Tn, con cui inizia il v. 467, ha funzione pronominale e si riferisce alla cicatrice,

A8 Odissea XIX, vv. 467-507

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tn dj ma crma ka lgo le frna, t d o sse dakrufin plsqen, qaler d o sceto fwn. yamnh d geneou jOdussa proseipen: JJ mlj jOdusse ssi, flon tko: od sj g ge prn gnwn, prn pnta naktj mn mfafasqaijj. |H, ka Phnelpeian sdraken fqalmosi, pefradein qlousa flon psin ndon nta. dj otj qrsai dnatj nth ote nosai: t gr jAqhnah non trapen: atr jOdusse cerj pimassmeno frugo lbe dexiterfi, t dj tr qen sson rssato fnhsn te: JJmaa, th mj qlei lsai; s d mj trefe at t s p maz: nn dj lgea poll mogsa luqon ekost tei patrda gaan. llj pe frsqh ka toi qe mbale qum, sga, m t tj llo n megroisi pqhtai. de gr xerw, ka mn tetelesmnon stai: e cj pj mo ge qe dams mnhstra gauo, od trofo osh se fxomai, pptj Bn lla dm n megroisin mo ktenwmi gunakajj. Tn dj ate proseipe perfrwn Erkleia:
il verbo pefradein una forma di inf. aor. II, con raddoppiamento, da frzw, fare capire (in tal caso costruito con il participio predicativo nta).
478-490. Atena distoglie Penelope e Odisseo ha cos modo di dialogare nascostamente con Euriclea, chiedendole di mantenere il segreto della sua identit e, cos, di dimostrare ancora una volta la sua lealt. 478-484. dj otj qrsai... gaan: Ma lei ( dj = Penelope) non poteva (dnatj) vederla (qrsai, inf. aor.) in faccia (nth) n capire (nosai, inf. aor.): a lei (t), infatti, Atena distolse (trapen) la mente (non). Odisseo invece (atr), prendendole (pimassmeno, cfr. v. 468) la mano (cerj = cera), la afferr (lbe) per la gola (frugo, gen. di relazione) con la destra (dexiterfi), e con laltra mano (t dj tr) la tir (rssato, indic. aor. medio, senza aumento) pi vicino (sson) a s (qen = o) e le disse: Madre (maa)! Perch mai (th) vuoi rovinarmi (mj [...] lsai)? Tu stessa mi nutrivi (trefe) al tuo seno (t s p maz); e ora, dopo aver patito (mogsa, part. aor. congiunto, da mogw) molti dolori, sono tornato (luqon) nel ventesimo anno (ekost tei) alla terra patria. Laggettivo nth significa dirimpetto, (che sta) di fronte, ed propriamente riferito a Penelope (non a Euriclea), assumendo un valore concessivo: Penelope non riesce a vedere Euriclea pur standole di fronte, perch distratta da Atena. La forma dexiterfi presenta il suffisso strumentale -fi; sson la forma comparativa dellavverbio gci, vicino. Lepiteto maa (madre, nutrice) non indica una vera parentela genetica, ma funge piuttosto da appellativo rispettoso. 485-490. llj pe frsqh... gunaka: Ma, poich (pe) hai capito (frsqh) e un dio te lo ha messo (toi [...] mbale) nellanimo (qum), taci (sga), affinch nessun altro nel palazzo ne sia informato (pqhtai, cong. aor.). Cos infatti ti rivelo (xerw), e davvero sar (stai) compiuto (tetelesmnon): qualora (e cj = e ke = n) un dio, per mano mia (pj mo), vinca (dams, cong. aor.) i pretendenti (mnhstra) altezzosi (gauo), non mi asterr (fxomai) da te (se), sebbene tu sia la mia nutrice (trofo osh), quando (pptj Bn) io uccida le altre donne servitrici (dm) nel mio palazzo. Il verbo frsqh viene da frzw, fare capire (cfr. v. 477), e al passivo (qui aor. indic.) ha lo stesso valore del medio (venire a conoscere, apprendere); lespressione toi qe mbale qum allude al fatto che la comprensione della reale identit di Odisseo, da parte di Euriclea, stata consentita per intervento divino; lespressione tetelesmnon stai, invece, allude al fatto che il progetto ora esposto da Odisseo avr di sicuro compimento. Il complemento pj mo significa per mezzo di me e indica che luccisione dei Proci avverr grazie a un dio, di cui Odisseo sar strumento. Il verbo fxomai indic. fut. medio da p-cw, trattenere, che al medio significa trattenersi, dunque risparmiare, e si costruisce con il genitivo (qui se): qui Odisseo prospetta la propria ritorsione contro la stessa Euriclea nellipotesi in cui lei non rispetti il comando di v. 486, cio il silenzio. 491-498. Euriclea rassicura Odisseo, confermandogli il proprio silenzio, e si dice anche disposta, al momento della vendetta, a rivelare i nomi delle ancelle infedeli.

I CLASSICI DA TRADURRE

poco prima menzionata al v. 464 (oln). I due participi aor. labosa (da lambnw) e pimassamnh (da pi-maomai) sono congiunti al soggetto grh; il verbo klqh (indic. aor. pass. I, da klnw, piegare) accompagnato da due avverbi, By (indietro) e trws(e) (letteralmente verso una delle due parti), che sottolineano lidea dello sbilanciamento verso un lato del bacino. 471-475. tn dj ma crma... mfafasqai: Gioia (crma) e dolore (lgo) insieme (ma) presero (le) lei (tn) nellanimo (frna, acc. di relazione), e i due occhi (t [...] sse) le (o) si riempirono (plsqen) di lacrime (dakrufin), e la vigorosa (qaler) voce le (o) si trattenne (sceto, indic. aor. medio). E toccandogli (yamnh) il mento (geneou) disse (proseipen) a Odisseo: Davvero ( mlj) tu sei Odisseo, caro figlio! E io in precedenza (prn) non ti (sj) riconobbi (gnwn), prima di (prn) di toccare (mfafasqai ) tutto quanto il mio signore. Il verbo plsqen indic. aor. pass. (3a plur., in dipendenza dal sogg. duale t [...] sse, da pmplhmi, riempire; yamnh part. aor. medio (congiunto al soggetto sottinteso Euriclea) da ptw, attaccare, al medio toccare (+ gen.); mfafasqai inf. pres. medio da mfafw, palpare, tastare. Il sostantivo dakrufin (da dkruon, -ou, t, lacrima) presenta il suffisso strumentale -fin. 476-477. |H, ka Phnelpeian... nta: Cos diceva (|H), e fiss (sdraken) Penelope con gli occhi, desiderando (qlousa, part. congiunto) rivelarle (pefradein) che lamato sposo (flon psin) era (nta) a casa (ndon). Il verbo |H indic. imperf. 3a sing. di m (difettivo, corrispondente al latino aio); sdraken indic. aor. II da es-drkomai, tenere lo sguardo fisso su;

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I sentimenti e i doveri della famiglia

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JJtknon mn, pon se po fgen rko dntwn. osqa mn, oon mn mno mpedon odj pieiktn: xw dj te ti stere lqo sdhro. llo d toi rw, s dj n fres blleo ssin: e cj p so ge qe dams mnhstra gauo, d tte toi katalxw n megroisi gunaka, a t sj timzousi ka aF nhletid esijj. Tn dj pameibmeno prosfh polmhti jOdusse: JJmaa, th d s t muqseai; od t se cr: e nu ka at g frsomai ka esomj ksthn. llj ce sig mqon, ptreyon d qeosinjj. AW rj fh, grh d dik megroio bebkei osomnh podniptra: t gr prterj kcuto pnta. atr pe nyen te ka leiyen lpj la, ati rj ssotrw pur lketo dfron jOdusse qersmeno, oln d kat akessi kluye.
bia soltanto la persona del complemento di mezzo espresso con p.
499-507. Odisseo smorza lintraprendenza di Euriclea e rinnova linvito a conservare il segreto. Euriclea rifornisce di nuova acqua il catino e completa il lavaggio dei piedi; poi Odisseo si accosta al focolare e copre la cicatrice. 499-502. tn dj pameibmeno... qeosin: E a lei (tn), rispondendo (pameibmeno), disse (prosfh) laccorto (polmhti) Odisseo: Madre! Perch mai (th) mi informerai (muqseai, indic. futuro) tu su di loro (t)! Non necessario (cr) che tu (se) lo faccia (sottinteso): bene davvero (e nu) anche io stesso le individuer (frsomai) e le conoscer (esomj) una per ciascuna (ksthn). Ma tu trattieni (ce) le parole (mqon) in silenzio, e affidati (ptreyon) agli di. Il verbo esom(ai) indic. fut., dal perfetto oda, sapere; pitryon imper. aor. I, da pi-trpw, rivolgere, con valore intransitivo (rivolgersi, rimettersi). 503-504. AW rj fh... pnta: Cos dunque disse, e la vecchia era andata (bebkei,

491-494. Tn dj ate proseipe... sdhro: E allora gli (Tn) rispose (proseipe) lassennata (perfrwn) Euriclea: Figlio mio! Quale (poon) parola (po) ti (se) scapp (fgen) dal recinto (rko) dei denti! Tu sai (osqa) come (oon) il mio animo (mno) (sottinteso) saldo (mpedon) e non cedevole (pieiktn), e io star (xw, ind. fut. di cw qui usato intransitivamente) come ( te) una solida (stere) pietra (lqo) e come il ferro. Il verbo fegw, scappare, evitare, qui allindic. aor. fgen (senza aumento), costruito con il doppio accusativo, della persona a cui si sfugge/che si evita (se) e di ci da cui si sfugge/che si evita (rko). 495-498. llo d toi... esi : E unaltra cosa (llo) ti dico, e tu gettalo (blleo) nel tuo animo (n fres [...] ssin): qualora un dio, per mano tua (p so), vinca i pretendenti altezzosi, allora davvero io a te elencher (katalxw) le donne nel palazzo, quelle che (a t) ti (sj) disonorano (timzousi) e quelle che (ka aF) sono prive di colpa (nhletide). Il v. 496 identico a quello pronunciato dallo stesso Odisseo al v. 488: variando i soggetti, cam-

indic. piuccheperf., senza aumento, da banw) attraverso il palazzo (dik megroio) a prendere (osomnh, part. fut.) acqua per il lavaggio dei piedi (podniptra): infatti tutta quella precedente si era versata (kcuto). Il termine podniptron, -ou, t composto da po, pod, piede, e dalla radice del verbo nptw, lavare; kcuto indic. aor. III da k-cw, versare fuori. 505-507. atr pe nyen... kluye: E poi (atr), dopo che (pe) lo ebbe lavato ( nyen , indic. aor., senza aumento, da nptw) e lo ebbe unto (leiyen, indic. aor., da lefw) abbondantemente (lpj = lpa, avverbio) di olio (la), Odisseo di nuovo (ati) trascinava (lketo, indic. imperf., senza aumento) il suo seggio (dfron) pi vicino (ssotrw) al fuoco, per scaldarsi (qersmeno), e copr (kluye, indic. aor., senza aumento) la cicatrice (oln) con i suoi cenci (kat akessi). La forma avverbiale ssotrw deriva da un comparativo in -tero dellavverbio gci (cfr. anche v. 481, sson); qersmeno part. fut. medio (congiunto al soggetto Odisseo) da qrw, scaldare (al medio con valore riflessivo).

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE Le lacrime della nutrice Al tocco della cicatrice, Euriclea riconosce subito il proprio padrone, Odisseo, pur celato sotto le spoglie di uno straniero, ed colta da un misto di gioia e di timore (vv. 471-472). spontaneo, per lei, volgersi a Penelope, per comunicarle la presenza dello sposo tanto agognato; Atena, per, distrae Penelope e Odisseo ha cos modo di afferrare la propria nutrice e di ordinarle il silenzio, giungendo persino a minacciarla di morte al momento della vendetta su tutti i Proci. Euriclea conferma la propria fedelt, e anzi si dice pronta ad aiutare il proprio signore nellindividuazione delle donne fedeli e di quelli compromesse con i Proci stessi, ma Odisseo le ribadisce soltanto la richiesta di tenere il segreto.

A8 Odissea XIX, vv. 467-507

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FUNZIONI NARRATIVE Una fedelt incondizionata Nellepisodio di Euriclea ci che colpisce maggiormente, a fronte soprattutto della tenerezza e della fedelt della vecchia nutrice, la sostanziale durezza di Odisseo, che si limita a esigere il silenzio, rifiutando anche il volontario aiuto di Euriclea: cosa tanto pi strana se si pensa che in Odissea XXII, vv. 417-418, al compimento della strage dei Proci, proprio Odisseo chieder alla nutrice di indicargli e con unespressione uguale a quella di Odissea XIX, vv. 497- 498 le ancelle fedeli e infedeli. La rigidit di Odisseo, per, deve essere commisurata sia al ruolo di Euriclea sia al contesto narrativo entro cui lepisodio si inserisce.

Lultima parte dell Odissea delinea un progressivo ristabilimento dei ruoli regolari, cio dei ruoli e delle funzioni previste dalla regalit di Odisseo; perci Euriclea, in quanto serva, deve mostrare unobbedienza incondizionata al proprio signore e una assoluta fedelt. Anche lazzeramento dei rapporti affettivi che pure avrebbero dovuto regolare il legame con la propria nutrice (vv. 487-490) e il rifiuto dei suoi consigli, poich consigli di una serva (vv. 495-498), contribuiscono cos a marcare lautorit assoluta del signore e la centralit del suo unico pensiero. Le ragioni del sentimento, soprattutto femminile, non possono che soccombere di fronte alle esigenze della politica.

I CLASSICI DA TRADURRE

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Sebbene circoscritte in pochi e brevi interventi, le parole di Euriclea delineano un personaggio definito e poeticamente molto efficace. Quali sentimenti emergono negli interventi della vecchia nutrice? Che cosa esprimono i suoi gesti? testo 2. Considera le parole di Odisseo ai vv. 482-490 e la replica di Euriclea ai vv. 492-498. Un verso ripetuto pressoch identico, ma con una sola variazione lessicale: di quale verso si tratta? Come si inserisce questa sostanziale ripetizione variata nel senso delle parole della nutrice? contesto 3. La fedelt di Euriclea esemplare e paragonabile a quella di Penelope; e proprio Euriclea, del resto, interviene anche nel momento decisivo del riconoscimento di Odisseo: cfr. T27, p. 161. Quale immagine della nutrice emerge, complessivamente, da questi brani?

Archiloco, Epodo di Colonia (Fr. 196a West2)

A9

 eobule, cagna frettolosa N e vergogna del vicinato

LEpodo di Colonia ossia il componimento archilocheo restituito da un papiro di Colonia (P. Colon. 58, vv. 1-35), del secolo I d.C. rappresenta, insieme al testo del nuovo Archiloco (cfr. T11, p. 258), uno dei documenti pi interessanti e problematici del poeta, sia in virt della sua discreta estensione sia, soprattutto, alla luce delle numerose chiavi di lettura che il testo sembra autorizzare: cfr. lintroduzione a T10, p. 257. Tuttavia, al netto delle suggestioni voyeuristiche e della scabrosit che ha impressionato molta parte della critica, il modo migliore per intendere motivi, scenari e interlocutori di questo carme consiste nel domandarsi quali siano le sue funzioni, allinterno di una societ tradizionale come quella della Paro arcaica. Ben lungi dal configurarsi come spontanea e istintiva imprecazione del poeta, deluso da una promessa di matrimonio con Neobule non rispettata (almeno secondo la tradizione biografica), lEpodo individua nella stessa Neobule, dipinta ormai come una donna sfiorita, e nella sua giovane so-

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I sentimenti e i doveri della famiglia

Metro: epodi, costituiti da trimetri giambici alternati ad asinarteti (del tipo hemiepes + dimetro giambico acataletto) Lingua: ionico

rella i destinatari di un biasimo (ygo) che colpisce tutta quanta la famiglia di Licambe (padre di Neobule), ribaltando i motivi di onorabilit e di rispetto della donna nelle sue funzioni di moglie e madre: elementi fondanti del decoro e dellonore personale (e famigliare), soprattutto allinterno di una cultura di vergogna (cfr. p. 44). La maggior parte delle integrazioni accolte nel testo di R. Merkelbach e M.L. West, primi editori del papiro (vv. 3, 15, 25, 27, 32 [West], 34-35); il v. 5 completato da una integrazione di J. Ebert e W. Luppe; il v. 33 inizia con una integrazione di D.L. Page. Eventuali proposte alternative sono discusse nelle note ai singoli versi.

[...] pmpan poscmeno: son d tolm[ e dj n pegeai ka se qum qei, stin n metrou Z nn mgj mere[i gmou kal treina parqno: dokw d mi[n 5 edo mwmon cein: tn d s poh[sai flhnjj. tosatj fnei: tn dj gntamei[bmhn: JJjAmfimedo qgater, sql te ka[ gunaik, Zn nn g katj eressj [cei, t]ryi esi qe polla noisin nd[rsin 10 parx t qeon crma: tn ti rkse[i. t]ata dj fj such etj Bn melanqh[ ]g te ka s sn qe boulesomen. p]esomai me kleai: polln mj e[ qr]igko dj nerqe ka pulwn pof[ 15 m] ti mgaire, flh: scsw gr poh[frou
1-5. Il testo del papiro esordisce con il discorso di colei che, in seguito, si capir essere la sorella di Neobule; il discorso indirizzato ad Archiloco stesso. La fanciulla invita il poeta a una momentanea astinenza e a rivolgere le proprie mire (matrimoniali) verso la sorella maggiore.

1-5. pmpan poscmeno... poh [sai flhn: trattenendoti (poscmeno) del tutto (pmpan, avverbiale); ugualmente (son, avverbiale) []. Ma se (e dj) proprio (n = on) hai fretta (pegeai = -g) e lanimo (qum) ti (se) indirizza (qei), c in casa nostra (n metrou) una fanciulla (parqno), bella e tenera (treina), che (Z) ora grandemente (mgj, avverbiale) desidera (merei, + gen.) il matrimonio (gmou); e credo (dokw) che lei (mi[n) abbia (cein) un aspetto (edo) privo di biasimo (mwmon): proprio lei (tn d) tu rendila (poh[sai, imperativo aor.) tua (flhn). Il part. poscmeno (aor. da p-cw) congiunto con il soggetto che doveva essere indicato nei versi perduti del discorso della sorella di Neobule, cio con Archiloco. Al v. 1 tolm[ nasconde una forma del verbo tolmw, che per pu significare sia sopportare sia osare; secondo il senso, anche il d dello stesso verso potrebbe assumere valore coordinante (e) o avversativo (ma). La forma pegeai indic. pres. medio-pass. (2a sing.), da pegw, affrettare, incalzare; qei deriva propriamente dal verbo qw (precipitarsi), ma in tal caso appare impie-

gato come sinonimo di qnw (indirizzare, dirigere). Lespressione n metrou appare ricalcata su nessi del tipo n jAdao, con sottinteso dm, cio nella (casa) di Ade, presso Ade; al v. 3 stata accolta lintegrazione gmou proposta da Merkelbach e West. Laggettivo flo, integrato alla fine di v. 5, assume (soprattutto in questo contesto matrimoniale) valore possessivo.
6-27. Archiloco replica alla proposta della fanciulla, sia dicendosi privo di qualsiasi fretta matrimoniale sia sminuendo i pregi e la dignit di Neobule, che non fornisce garanzie di fedelt e di rispettabilit sociale. Per questo, ribadisce la propria preferenza per la fanciulla con cui sta dialogando. 6-10. tosatj fnei... tn ti rkse[i: Tali cose (tosatj) diceva (fnei); e io le (tn) rispondevo (gntamei[bmhn = g nthmei[bmhn): Figlia (qgater) di Anfimed (jAmfimedo), donna (gunaik) nobile (sql) e [], che (Zn) ora lumida (eressj) terra trattiene (katj [...] [cei, in tmesi), i piaceri (t]ryi = tryei) della dea (qe) sono molti per i giovani uomini, oltre (parx) alla cosa divina (t qeon crma): uno (ti) di quelli (tn, gen. partitivo) sar sufficiente (rkse[i). Lappello alla ragazza, individuata con il nome della madre (jAmfimed) e non come di consueto con quello del padre, cela probabilmente gi un tono canzonatorio o ironico. Una glossa del lessicografo Esichio spiega lespressione parx

t qeon crma con xw t mxew, cio al di fuori dellamplesso (cfr. Hesych. p 839 Schmidt; e anche p. 257): qui, in pratica, Archiloco negherebbe di volersi affrettare al matrimonio, ribadendo lesistenza (per luomo) di molte forme di piacere sessuale (t]ryi qe) alternative allamplesso vero e proprio. La dea allusa al v. 9 (qe) appunto Afrodite. 11-16. t]ata dj fj such... k]pou: Ma queste cose (t]ata) io e te, insieme al dio (sn qe), le decideremo (boulesomen) con tranquillit (fj such = pj s-, qui con psilosi ionica) quando (etj Bn = te Bn = tan) si annerisca (melanqh[) []. Mi lascer convincere (p]esomai) come () mi (me) inciti (kleai): molto (polln) mi (mj) [] da sotto (nerqe) il fregio (qr]igko) e le porte (pulwn) [] non impedirlo (m ti mgaire), mia cara: andr (scsw), infatti, verso giadini (k] pou) erbosi (poh[frou). Non chiaro quale sia il soggetto del cong. aor. pass. melanqh[ (da melanw, rendere nero): forse la notte, ma forse anche le guance del giovane Archiloco (con allusione alla sua maturazione fisica). La concessione di v. 13 (p] esomai me kleai) allude alla richiesta formulata dalla ragazza al v. 1; tuttavia non chiaro, soprattutto per lo stato lacunoso e difficilmente integrabile dei vv. 13-14, se lo scenario evocato presupponga una situazione reale (e forse una reale geografia di Paro), oppure se si basi soprattutto su termini dal doppio senso sessuale (qr]igko; pulwn; scsw; k]pou). Di certo il poeta con-

A9 Archiloco, Epodo di Colonia (Fr. 196a West2)

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k]pou. t d nn gnqi: Neobolh[n ]llo nr ctw: aa, ppeira, d tsh, n]qo dj perrhke parqenion k]a cri Z prn pn: kron gr ouk[ 20 ..]h d mtrj fhne mainli gun. ] kraka pece: m totj efitan[ ]pw g gunaka t[o]iathn cwn ge]tosi crmj somai: polln s bolo[mai s] mn gr otj pisto ote diplh, 25 Z d] mlj xutrh, pollo d poieta[i flou: d]doicj pw m tufl klitmera sp]oud peigmeno t sper k[wn tkwjj. tos]atj fneon: parqnon dj n nqe[sin thl]eqessi labn klina, malqak d[ min 30 cla]n kalya, acnj gkl cw[n, de]mati pau[s]amnhn t ste nebr[ maz]n te cersn pw fhymhn pe]r fhne non bh plusin cra pan t]e sma kaln mfafmeno 35 leuk]n fka mno xanq piya[wn tric.
essendo spinto (peigmeno, part. congiunto) dalla fretta (sp]oud), far (tkw) figli (e.g. tkna, sottinteso) ciechi (tufl) e prematuri (klitmera = ka litmera), cos (t) come (sper) la cagna ( k[wn). Lespressione mandare ai corvi (qui ] kraka pece, v. 21) corrisponde al nostro mandare alla malora; la sequenza di lettere che conclude il v. 21 molto incerta, ma in ogni caso cela il verbo da cui dipende il successivo ]pw (costruito con il futuro somai). Il v. 23 manca di alcune lettere finali: alcuni commentatori (a partire da Ebert e Luppe) hanno proposto di completare polln s bolo[mai con gamen (desidero molto sposarti). Al v. 25 stata accolta lintegrazione flou di Merkelbach e West; degna di nota comunque la proposta pollo d poieta[i dlou (Bonanno), trama molti inganni, che si allineerebbe al tratteggio di Neobule come donna non affidabile (pisto... diplh) e astuta (xutrh). Il verbo di timore d]doicj costruito con la congiunzione pw m e con tkw, cong. aor., dal verbo tktw (generare, procreare). La concisa espressione sper k[wn (v. 27) allude al noto proverbio la cagna frettolosa fa i cuccioli ciechi, vivo anche nellitaliano moderno (detto, tuttavia, della gatta); il riferimento era facilmente comprensibile, in quanto legato a un patrimonio tradizionale: cfr. Esopo, favola 251 Hausrath = 342 Chambry.
28-35. Dopo aver parlato, Archiloco passa al contatto fisico. Distende la fanciulla in modo comodo, si diffonde in gesti premurosi e apparentemente protettivi, ma soprattutto riesce a raggiungere, nellintimit delle carezze, lapice del suo piacere. 28-31 tos]atj fneon... ste nebr[:

I CLASSICI DA TRADURRE

clude con una richiesta di partecipazione della ragazza (m] ti mgaire, v. 15) e con lindicazione di un luogo ove recarsi. Il verbo scsw indic. fut., da cw, usato in senso intransitivo (andare) con complemento di moto a luogo ( poh[frou k]pou). 17-20. t d nn gnqi... gun: Ma ora sappi (gnqi) questo (t d): un altro uomo abbia (ctw) Neobule; ahim! (sottinteso) matura (ppeira), ha due volte i tuoi anni (d tsh), e il fiore (n]qo) della verginit (parqenion) gi appassito (perrhke) e anche la grazia, che (Z) prima (prn) era in lei (pn, da p-eimi): infatti saziet (kron) [] e la folle (mainli) donna mostr (fhne) la misura (mtrj) di []. Lespressione d tsh significa propriamente tanto grande di due volte e allude, in rapporto allinterlocutrice di Archiloco, alla doppia et di Neobule; perrhke indic. perf., da po-rrw, scorrere via, detto spesso anche delle foglie che appassiscono e cadono. La difficile integrazione dei vv. 19-20 rende ardua la loro comprensione: se da un lato probabile che kro alluda alla saziet sessuale, per altro verso non chiaro quali termini (mtra) Neobule abbia rivelato; fra le molte proposte si segnalano b]h (della giovinezza; Lebek, Perusino) e t]h (della follia, dellaccecamento; Snell). 21-27. ] kraka pece... k[wn tkw: Mandala (pece) ai corvi (] kraka)! Questo (totj) non [], che (]pw) io, avendo (cwn, part. congiunto) una donna tale (t[o]iathn), sia (somai) oggetto di divertimento (crma) per i vicini (ge]tosi); molto (polln) desidero (bolo[mai) te (s) []; tu infatti non sei (sottinteso) n infida (pisto) n doppia (diplh), lei invece (Z d]) (sottinteso) molto (mlj) pi scaltra (xutrh), e si fa molti amici (flou). Temo (d]doicj) che (pw m),

Tali cose (tos]atj) dicevo (fneon); e, dopo averla afferrata (labn), distesi (klina) la fanciulla (parqnon) sui fiori rigogliosi (thl]eqessi), dopo averla coperta (kalya) con il morbido (malqak) mantello (cla]n), tenendole (cwn) il collo (acnj) nelle braccia (gkl), lei che ha smesso (pau[s]amnhn) per la paura (de]mati) [] cos (t) come (ste) una cerbiatta (nebr[) []. Al v. 31 stata accolta lintegrazione de]mati (West, Gentili); probabile che il verso fosse concluso da un verbo finito, retto da ste e riferito alla cerbiatta (chiaramente riconoscibile in nebr[); lazione indicata da questo verbo, a livello semantico, doveva essere sottintesa anche al part. aor. pau[s]amnhn (congiunto al compl. oggetto, cio alla fanciulla), da paw, far cessare, al medio-pass. smettere. 32-35 maz]n te cersn... tric: E con le mani (cersn) le toccai (fhymhn) dolcemente (pw) il seno (maz]n), proprio l dove (pe]r) mostr (fhne) la sua giovane (non) pelle (cra), incanto (plusin, apposizione) di giovinezza (bh), e palpando (mfafmeno ) tutto quanto il suo bel corpo (pan t]e sma kaln) emisi (fka) la bianca (leuk]n) potenza (mno), sfiorandole (piya[wn, part. congiunto) il biondo (xanq) pelo (tric). Il testo accoglie alcune proposte di integrazione, avanzate da diversi studiosi: maz]n, al v. 32 (West; in alternativa a mhr]n di Merkelbach); pe]r fhne, al v. 33 (Page, Degani); pan t]e, al v. 34 (West); leuk]n, al v. 35 (Merkelbach, Degani; in alternativa a qermn di West). Il verbo fhymhn indic. aor. medio, da f-ptw, attaccare, al medio toccare (+ gen.); mfafmeno part. pres. (masch. sing.), da mf-afw, toccare, palpare intorno; cra acc. sing., da cr crot (), pelle.

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I sentimenti e i doveri della famiglia

GUIDAALLALETTURA
OCCASIONE La diffamazione del rivale La comprensione di un testo complesso come lEpodo di Colonia non pu prescindere dallindividuazione del pubblico a cui Archiloco avrebbe potuto rivolgersi: un pubblico che dobbiamo riconoscere nella cerchia dei compagni di vita (sociale, politica e militare) del poeta, riuniti solitamente in occasione del simposio. Se inteso in questo senso, lEpodo perde ogni componente di morbosa esternazione personale, o addirittura di registrazione autobiografica, e assume anzitutto la funzione di ribadire tanto la vitalit (non solo sessuale) del protagonista, quanto la scarsa dignit della famiglia coinvolta nel suo biasimo, allinterno di un contesto selezionato, ma collettivo: al di l della registrazione delle personali performances amorose, in altre parole, lEpodo assumeva una effettiva funzione sociale, in quanto mirava a intaccare la reputazione delle figlie di Licambe, e dunque di Licambe stesso. STRUTTURA Una trama di motivi scoptici Motivi di pertinenza sociale affiorano, in effetti, in pi punti del testo. La sezione a noi pervenuta pu essere divisa in tre parti: i vv. 1-5 conservano i resti finali del discorso della sorella di Neobule; i vv. 7-27 contengono la replica archilochea; i vv. 28-35 finali descrivono la chiusura della scena. Sebbene gi nelle parole della sorella affiori, in modo recusatorio, il motivo del biasimo (cfr. dokw d mi[n / edo mwmon cein, vv. 4-5), sono le parole di Archiloco a sviluppare nel modo pi compiuto questo motivo; il poeta evoca progressivamente la tarda et di Neobule (aa, ppeira, d tsh, v. 17) e la sfioritura della sua bellezza (n] qo dj perrhke parqenion / k]a cri Z prn pn, vv. 18-19), la riprovazione che una simile donna attirerebbe su di s e sul proprio marito (]pw g gunaka t[o]iathn cwn / ge]tosi crmj somai, vv. 22-23), quindi linaffidabilit del carattere della donna (pisto ote diplh, / Z d] mlj xutrh, vv. 24-25) e la sua eccessiva disponibilit (pollo d poieta[i flou, v. 25), infine la fretta pericolosa che data appunto let di Neobule caratterizzerebbe un simile accoppiamento (cfr. d]doicj pw m...). La stessa cedevolezza della sorella di fronte a simili considerazioni (cfr. vv. 28 ss.), infine, non fa che sancire laffermazione del punto di vista del poeta, soprattutto nella realizzazione dei suoi desideri e nel raggiungimento di quei t]ryi... qe polla, disponibili ai giovani uomini (noisin nd[rsin) anche al di fuori dellamplesso (cfr. vv. 9-10): piaceri da uomini, appunto, e anche per questo ben poco adatti a consolidare la virt e la reputazione di una fanciulla.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quale concezione dellamore e soprattutto del vincolo matrimoniale emerge dal brano ora esaminato? Che funzione assume il sesso in questo sistema ideologico, almeno nel sistema di rapporti configurato allinterno dellEpodo? testo 2. Individua i termini che evocano concetti di biasimo, di vergogna e di disonore. A chi sono riferiti? Se riferiti al poeta stesso, si inseriscono allinterno di affermazioni, oppure di ipotesi e di eventualit? contesto 3. Considera i frammenti archilochei di pi spiccata intonazione giambica (T4-T5, pp. 251 ss.; T7, p. 254) e quelli in cui compaiono precisi riferimenti a motivi amorosi: confrontando questi testi con lEpodo, rilevi differenze o analogie nei toni e nella trattazione dei temi?

A10 Frr. 15b e 23 Voigt

497

(Frr. 15b e 23 Voigt)

A10

 uori e dentro il taso: aspetti F delluniverso femminile saffico

I CLASSICI DA TRADURRE

La poesia di Saffo ospita unampia gamma di figure femminili, che appaiono come destinatarie di versi di volta in volta originali. Nei frammenti emergono, cos, il risentimento per la cortigiana che potrebbe vantarsi dellamore del fratello di Saffo, o lammirazione per la superba bellezza di una giovane sposa, non inferiore ad alcun confronto. Ma, a unattenta lettura, si scopre quanto poco di spontaneo e intimistico ci sia in simili descrizioni, e quanto invece risponda a motivazioni pi precisamente sociali o alle aspettative di un pubblico allargato, o quantomeno alla cerchia degli intimi della poetessa. FR. 15B VOiGT Carasso (il fratello di Saffo) ha messo a repentaglio il buon nome della famiglia negli affari condotti a Naucrati e nelle relazioni intrattenute con la cortigiana Dorica. Nel Fr. 5 Voigt (cfr. T8, p. 330) Saffo augurava al fratello un sereno ritorno a Lesbo, e un pronto ristabilimento dellordine sociale messo a rischio dai suoi errori; ora, invece, la poetessa invoca per il fratello un propizio viaggio di rientro in Egitto, e soprattutto una dura indifferenza nei confronti di Dorica. Integrazioni accolte nel testo: v. 5, ssa d pr]sqj[m]brote (Frnkel), k[nj lusen (Theander); v. 7, sn] tcai l[m]eno (Frnkel); v. 11, pqe[nnon (Edmonds); v. 12, e] ron (Hunt). Nelle note, allinterno delle parentesi tonde sono fornite le equivalenze fra forme eoliche e forme ionico-attiche.

Metro: strofe safca Lingua: eolico (di Lesbo)

]a mkai[r ]eploi[a ].atoska[ ] [


5

ssa d pr]sqj [m]brote, k[nj lusen ]atais[ ]nem[ sn] tcai l[m]eno kl[ ] [ K]pri ka[ s]e pi[krot..]an per[oi mh]d kaucs[a]ito tdj nn[poisa D]wrca t de[t]eron pqe[nnon e] ron lqe.
lusen significa letteralmente quante cose (ssa) in precedenza (prsqj) sbagli (mbrote), quelle (knj = kena) annull (lusen); mbrote indic. aor. II, da martnw, fallire, sbagliare. Al v. 6 si legge un riferimento al vento (]nem[), mentre il v. 7 contiene menzioni della sorte (tcai) e di un porto (l[m]eno).
9-12. La seconda parte sbilancia i contenuti della poesia sul tema pi personale del rapporto fra Carasso e Dorica, che nellaugurio di Saffo questa volta trover un amante meno condiscendente. 9-12. K ] pri ka [ ... e ] ron lqe : O Cipride ( K ] pri )! E possa trovare

10

1-8. La prima parte del frammento conteneva, molto probabilmente, linvocazione alle divinit protettrici del viaggio e laugurio di un pronto approdo. 1-3. Lo stato lacunoso del testo rende difficile qualsiasi interpretazione; probabile, in ogni caso, che come mkai[r(ai) fossero invocate le Nereidi (cfr. fr. 5 Voigt, v. 1) e come eploi[a (protettrice della navigazione, benevola verso i naviganti) fosse invocata Afrodite. 5-7. Lintegrazione del v. 5 presuppone la ripetizione (variata) di un verso (v. 5) del fr. 5 Voigt, pi volte ricordato e affine per destinatario (Carasso) e per tipologia. La locuzione ssa d pr]sqj [m]brote, k[nj

(per[oi) anche te (ka[ s]e) amarissima (pi[krot..]an) e non possa vantarsi (mh]d kaucs[a]ito), Dorica, dicendo (nn[poisa = nnpousa, part. congiunto) ci (tdj), ossia che () per la seconda volta (t de[t]eron) giunse (lqe) al desiderato amore (pqe[nnon / e] ron, con anastrofe). Il soggetto logico di lqe Carasso, che nel contro-augurio di Saffo (e dunque nei presunti auspici di Dorica) giungerebbe di nuovo nel luogo della sua relazione con la cortigiana. I verbi per[oi e kaucs[a]ito sono ottativi aor., con funzione potenziale, rispettivamente da f-eurskw (trovare) e kaucomai (vantarsi).

498

I sentimenti e i doveri della famiglia

GUIDAALLALETTURA
OCCASIONE Una esecuzione famigliare Come nel caso del fr. 5 Voigt (T8, p. 330), anche il fr. 15 ora esaminato sembra almeno in parte assimilabile alla tipologia dei canti di augurio ai viaggi (il propemptikn); se, per, nel caso del fr. 5 i tratti del canto di accompagnamento emergono in modo chiaro, il fr. 15 si arricchisce di pi personali allusioni alla faccenda di Dorica, contro cui anche altrove (cfr. fr. 7 Voigt) Saffo sembra non aver risparmiato accenti di aperta polemica. Sia per il fr. 5 sia per il fr. 15, in ogni caso, opportuno pensare a unesecuzione allargata allambito famigliare saffico (e non certo a un ambito pubblico), nelloccasione del ritorno e della nuova partenza del fratello, o anche assente Carasso per ribadire laugurio alla divinit circa il buon esito degli affari del fratello, e la risoluzione delle sue disavventure sentimentali: con il soccorso della divinit, la stabilit sociale della famiglia di Saffo non sar pi esposta a pericoli. STRUTTURA Il rovesciamento dellaugurio Per quanto si pu ricostruire, il frammento presenta una distribuzione ordinata degli argomenti: anzitutto linvocazione alle divinit che devono proteggere il viaggio stesso (vv. 1-3); quindi il riferimento alla vicenda personale del destinatario dellaugurio (v. 5) e soprattutto lallusione agli scenari del tragitto che si trover ad affrontare e dellapprodo (vv. 6-7); infine, Saffo introduce una sorta di augurio rovesciato, ossia di auspicio su ci che Dorica la cortigiana con cui Carasso aveva avuto una compromettente relazione non potr pi fare, ostacolata dal nuovo comportamento (meno cedevole) che la poetessa spera il fratello possa assumere. Il tono, per, non quello di un attacco diretto a Dorica, ma si sfuma nella preghiera a Cipride-Afrodite (probabilmente gi invocata al v. 2, come eploi[a), affinch la dea presieda al fallimento dellamore fra la cortigiana e Carasso.

la liNGua di SAFFO e ALCEO


I carmi di Saffo e Alceo sono composti nel dialetto eolico dellisola di Lesbo (dunque una particolare forma di dialetto eolico). In questa scheda sono elencati i fenomeni fonetici e morfologici maggiori; nelle note di commento sono fornite, comunque, le corrispondenze di ogni parola eolica in dialetto attico ed eventuali spiegazioni linguistiche. PARTICOLARIT FONETICHE E MORFOLOGICHE - Le labiovelari indoeuropee, che negli altri dialetti producono consonanti dentali, in lesbico hanno invece esito labiale; es.: eol. pssure al posto di tssare (quattro), da kwet-. - Al posto della vocale a spesso presente la vocale o, soprattutto in contiguit di consonanti liquide e (talora) nasali; es.: eol. strot al posto di strat (esercito); n eol. al posto di n (apocopato). In certi casi, invece, una vocale o originaria passa a u; es.: eol. pu (con ritrazione dellaccento) al posto di p. - frequente la baritonesi, cio la ritrazione dellaccento delle parole ossitone; es.: eol. pthr al posto di patr. - frequente la psilosi, cio la mancata aspirazione delle vocali iniziali di parola (registrata con la presenza di spirito dolce al posto del consueto spirito aspro). - Le liquide e le nasali, coinvolte in fenomeni di allungamento di compenso, geminano; es.: eol. selnna al posto di selnh (luna), da *selas-na. - Il gruppo consonantico -ns- (che negli altri dialetti greci prevede solitamente caduta della nasale e allungamento di compenso) in eolico determina perdita di articolazione della nasale e dittongazione (in oi) della vocale che precede; es.: eol. Mosa al posto di Mosa (da *Montsa); eol. pasa al posto di psa (da *pantsa < *pantja). Questo fenomeno interessa anche le desinenze nominali e verbali, come per es.: il part. aor. masch. (eol. poisai al posto di poisa, da *poihsant); lacc. plur. di I e II declinazione (eol. selnnai al posto di selna; eol. stroto al posto di strato). - La consonante doppia z, interna di parola, sostituita dal gruppo consonantico -sd-; es.: eol. psdo al posto di pez (che va a piedi). - Il dat. plur. di I e II declinazione sempre -aisi e -oisi. - I verbi contratti molto spesso seguono la coniugazione atematica (verbi in -mi); es.: eol. phmi al posto di po(i)w.

A10 Frr. 15b e 23 Voigt

499

I CLASSICI DA TRADURRE

Metro: strofe safca Lingua: eolico (di Lesbo)

FR. 23 VOiGT Lallusione alla pannuc (v. 13) rivela la componente festiva, e probabilmente rituale (in quanto legata al matrimonio), di questo canto, che si indirizza a una ragazza di eccezionale bellezza, al punto da poter essere paragonata alla stessa Elena: una bellezza proverbiale che torna evocata anche nel celeberrimo fr. 16 Voigt (T2, p. 318). Ma la lode della bellezza non deve essere considerata fine a se stessa e va contestualizzata in relazione alla tipologia e alle funzioni del canto. Integrazioni accolte nel testo: v. 3, gr n]tion (Page); v. 4, faneta mj odj] (Page); v. 5, mmenai,] (Page); v. 6, odn ei]ke (Wilamowitz); v. 7, a q]mi (Wilamowitz); v. 8, kardai] (Diehl); v. 11, drosen]ta (Lobel).

] rwto lp[ ] [ gr n]tion esdw s[e faneta mj odj] jErmina tea[ta mmenai,] xnq dj jEln sj s[k]hn [ odn ei]ke a q]mi qntai, tde dj s[qi,] t ; s kard] pasan k me tn mermnan ]laisj ntid[..] [.]aqoi d ] [ drosen]ta cqoi ]tain [ pan]nucs[d]hn ] [

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1-7. Dopo la prima parte, fortemente lacunosa, il carme presenta limmagine ampiamente sviluppata della bellezza della fanciulla, paragonata a Ermione ed Elena. 1. Del primo verso (terzo della strofe di cui faceva parte) rimane soltanto leggibile un riferimento ad amore (] rwto) e forse al motivo della speranza (lp[, da lpw/lpomai). 3-7. gr n]tion... qntai: Infatti (gr), appena () ti (s[e) guardo (esdw, cong. aor.) di fronte ( n ] tion ), mi sembra ( faneta mj ) che neppure Ermione ( odj ] jErmina ) sia ( mmenai ) uguale a te (tea[ta = toiath), e paragonare (s[k]hn = skein) te (sj) alla bionda Elena (xnq dj jEln) non (sottinteso) affatto strano (ei]ke), se (a = e) (sottin-

teso) lecito (q]mi) alle mortali (qntai). Ermione era il nome della figlia della stessa Elena e di Menelao, ma non escluso che in questo contesto potesse essere anche il nome di unamica della sposa, evocata in una gara di bellezza (secondo una movenza che troviamo, ad esempio, nei parteni di Alcmane: cfr. p. 297). Lespressione odj] jErmina tea[ta] mmenai significa, propriamente, che neppure Ermione sia tale, ossia tale quale te. Linciso di v. 7 (a q]mi qntai) fa supporre che, almeno in tal caso, Elena fosse assunta a livello di divinit.
7-13. Nella seconda parte del componimento, Saffo sembra introdurre un suggerimento, di cui per sfugge il contenuto preciso, per poi passare a considerazioni sulla circostanza del canto.

7-9. tde dj s[qi... ]aqoi d: E questo (tde) sappilo (s[qi), che nel tuo cuore (t ; s / [kard]) ogni pena (pasan [...] tn mermnan) io (me) . Le parole del v. 9 non risultano comprensibili; tde dj s[qi introduce (con la prolessi di tde) un avvertimento che doveva svilupparsi (in forma di proposizione infinitiva) nei versi successivi. 11-13. Oltre a generici riferimenti a qualcosa di rugiadoso (drosen]ta) e a rive, sponde (cqoi), i magri resti di questa strofe contengono una allusione alla pannuc (cfr. v. 13, pan]nucs[d]hn), ossia alla festa notturna, segnata appunto da canti, che accompagnava la cerimonia nuziale; la presenza di questo termine, quindi, avvalora la possibilit che il fr. 23 derivi da un originario epitalamio: cfr. anche pp. 328 ss.

500

I sentimenti e i doveri della famiglia

GUIDAALLALETTURA
OCCASIONE Le virt della sposa Lepitalamio era cantato, in occasione delle nozze, da un coro di ragazzi e di ragazze, per lo pi nella sera della cerimonia (cfr. il riferimento alla pannuc). Ricorrente in questi tipi di canto era soprattutto la celebrazione delle virt e delle doti degli sposi (reta): virt che, nel caso delle spose, si manifestavano soprattutto nella grazia e nella bellezza. La decifrazione del contesto, quindi, fornisce importanti strumenti per la comprensione delle movenze del fr. 23 Voigt, che pu essere considerato appunto un epitalamio, o comunque un canto associato a una festa di nozze. Non possibile immaginare la reale fattezza della sposa, certo per lesaltazione della sua straordinaria bellezza non deve essere ridotta (e banalizzata) a un complimento spontaneo e ammirato da parte della poetessa, ma piuttosto allossequio nei confronti di un motivo tradizionale, che era consueto ritrovare negli epitalami intonati dai giovani in onore degli sposi. STRUTTURA Il paradigma di Elena Larticolazione dei contenuti del carme difficilmente ricostruibile; le porzioni superstiti sembrerebbero consentire, per, il riconoscimento di unordinata successione di argomenti e motivi: il tema della bellezza iperbolica e dellimpossibilit di un confronto (vv. 3-7); una sezione di tipo informativo (tde dj s[qi...), comunque contenente un suggerimento indirizzato alla ragazza (vv. 7-10), forse per alleviare qualche pena (pasan k me tn mermnan); infine un riferimento alla circostanza cerimoniale e festiva (v. 13). Nella sezione comparativa, in particolare, il riferimento alla figura di Elena pare molto calzante: nel fr. 16 Voigt (T2, p. 318), infatti, Elena rappresenta un paradigma (positivo) di bellezza e rivela unadesione incondizionata allamore; entrambi i motivi, dunque, avrebbero potuto concorrere in modo opportuno a delineare un termine di confronto per le doti della novella sposa.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Che tipo di amore risulta evocato nei due frammenti ora esaminati? Come si configura, ad esempio, lamore suscitato da Dorica? E il sentimento di Saffo nei confronti del fratello? Quale sentimento suscitano le doti della fanciulla del fr. 23 Voigt? testo 2. Esamina in modo comparato la struttura di entrambi i carmi, dove puoi rilevare una sorta di bipartizione strutturale. Che funzione ha questo tipo di organizzazione dei contenuti? contesto 3. Dorica suscita lacredine e il risentimento della poetessa: in quali altri frammenti di Saffo, fra quelli che hai letto, riscontri il medesimo atteggiamento? 4. Confronta il fr. 23 Voigt con il partenio del Louvre di Alcmane (T3, p. 297): che somiglianze rilevi nella celebrazione iperbolica delle doti femminili? I termini di comparazione sono simili, o differenti?

(Saffo, Fr. 31 Voigt; Catullo, carme 51)

A11

 ode della gelosia: lei, lui L e lo sguardo del poeta

Metro: strofe safca Lingua: eolico (di Lesbo)

Il Fr. 31 Voigt, conservato in un passo del trattato Il sublime, costituisce uno dei carmi pi problematici e insieme pi affascinanti del corpus saffico. Affascinante e coinvolgente, anzitutto, perch cattura in unatmosfera di straniamento totale, in una descrizione potentemente fisica (secondo parametri di somatizzazione psicologica gi omerici: cfr. p. 144) degli effetti del trasporto amoroso; ma anche misterioso e problematico per la sua sostanziale impenetrabilit performativa, ossia per la difficolt di appurare a quali momenti della vita del taso (o della poetessa) la recitazione di un simile componimento potesse essere consacrata (per tutti questi problemi, cfr. p. 320). Del carme presentiamo, in lettura parallela, la traduzione artistica compiuta da Catullo (poeta latino del secolo I a.C.): una versione, pur fedele letteralmente alloriginale, ma che proietta in un mondo di valori e in un sistema immaginario ben diverso rispetto a quello saffico.

A11 Saffo, Fr. 31 Voigt; Catullo, carme 51

501

Saffo, Fr. 31 Voigt Faneta moi kno so qoisin mmenj nhr, tti nnti toi sdnei ka plsion du fwne sa pakoei
5

I CLASSICI DA TRADURRE

ka gelas[a] mroen. t mj mn kardan n stqesin ptaisen. gr sj dw brcej, me fnai sj odj Un tj ekei, ll km mn glss <mj> age, lpton dj atika cr pr padedrmhken, pptessi dj oden rhmmj, pirrm beisi dj kouai, kd d mj drw kakcetai, trmo d pasan grei, clwrotra d poa mmi, teqnkhn dj lgw jpideh fanomj mj at: ll pn tlmaton pe ka pnhta

10

15

1-16. Il carme (almeno nella parte conservata) appare nettamente diviso in due parti: i primi 5 versi descrivono la situazione, e in particolare lammirazione della poetessa nei confronti delluomo che siede accanto alla donna amata; i versi successivi, invece, si soffermano sulle reazioni psico-fisiche prodotte nella poetessa dalla sola vista della donna. 1-5. Faneta moi... mroen: A me (moi) sembra (Fanetai) essere (mmenj = enai) uguale (so) agli di quelluomo (kno = keno [] nhr = nr), che (tti = sti) sta seduto (sdnei = znei) di fronte a te (nnti toi) e ti ascolta (pakoei) da vicino (plsion = plhson, avverbiale) mentre parli (fwnesa = fwnosh) dolcemente (du = d, avverbiale) e ridi (gelas[a] = gelsh) in modo desiderabile (mroen, avverbiale). Il pronome relativo-indefinito tti (riferito a nhr) ha per predicato pakoei, che a sua volta regge (al genitivo, in quanto verbo di percezione) i due participi predicativi gelasa e fwnesa: questi due participi presenti sono concordati (al gen. sing.) con un pronome sottinteso al femm. sing., riferito alla donna

che oggetto delle attenzioni della poetessa (e delluomo evocato dal carme). 5-16. t mj mn... fanomj: e ci (t) davvero ( mn) mi (mj = moi) ha scosso (ptaisen = pthsen) il cuore nel petto (n stqesin). Infatti, come ( = ) io guardo (dw) rapidamente (brcej = braca, avverbiale) verso di te ( sj = se), cos ( = ) non pi (tj) concesso (ekei) che io dica (fnaisj) neppure una parola (odj Un), ma la lingua mi (<mj> = moi) si spezzata (km [...] age) e un fuoco (pr) sottile (lpton) subito mi corso (padedrmhken = podedrmhke) sotto la pelle (cr), e non vedo (rhmmj = rw) pi nulla con gli occhi (pptessi = mmtesi) e le orecchie (kouai) mi ronzano (pirrmbeisi = pirrombosi/-ousi), e sudore (drw) scorre gi (kakcetai) su di me (kd d mj), e un tremore (trmo) mi cattura (grei) tutta quanta, e sono pi verde (clwrotra) dellerba (poa), e a me stessa (mj at) sembro (fanomj) di poco (lgw = lgou, avverbiale) mancante (jpideh = pideu) a morire (teqnkhn = teqnhknai). Il predicato ekei (da ekw, cedere) usato, in tal caso, in forma impersonale, come il pi comune par-ekei,

permesso, concesso; il verbo km [...] age indic. perf. da katgnumi (spezzare, qui intr.), con tmesi del preverbo kat, sincope (kt) e assimilazione (kt > km) dovuta alla presenza del successivo mn; sincope e assimilazione di kat ricorrono, poi, anche in kd d mj e kakcetai (= katacetai), al v. 13; cr dat. sing. (per crwt, da cr crwt, , pelle) e funge da compl. di luogo, retto dal preverbo p del predicato padedrmhken.
17. Lultimo verso superstite del carme qualora effettivamente appartenesse al componimento saffico sembrerebbe preludere a un cambio di intonazione. 17. ll pn...: ma tutto (pn) (sottinteso) da sopportare ( tlmaton , agg. verbale) poich (pe). Le modalit di conservazione del testo saffico, citato in un passo del trattato Il sublime (cfr. p. 320), non consentono di appurare se questi riferimenti alla sopportazione e, forse, alla povert (cfr. pnhta) facciano ancora parte del testo, o piuttosto non costituiscano indebite aggiunte, dovute alla mano del compilatore del trattato (o del copista).

502

I sentimenti e i doveri della famiglia

Catullo, carme 51 Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit
5

dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi .............. lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina et teguntur lumina nocte. Otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes.
appena (simul) ti ho guardato (te [] aspexi), Lesbia, a me non rimane nulla (nihil est super mi) ma la lingua si intorpidisce (torpet), una sottile fiamma avvampa sotto le membra (sub artus), le orecchie risuonano di un rumore proprio (sonitu suopte), le mie luci sono ricoperte (teguntur) da una doppia notte (gemina [] nocte). Il v. 8 non stato conservato dai manoscritti (ma la lacuna appare evidente in base alla rispondenza strofica); alcuni studiosi hanno proposto di integrare vocis in ore, proprio sulla base del confronto saffico (cfr. vv. 7-8), ripristinando la costruzione nihil est super mi <vocis in ore> (a me non rimane alcuna voce nella bocca). Le luci di v. 12 (lumina), offuscate da una doppia notte, sono ovviamente gli occhi.
13-16. Catullo, a differenza di Saffo (o almeno di quanto rimane del suo carme), aggiunge una strofe finale che riporta entro un orizzonte sociale anche i contenuti pi intimistici della sua poesia. 13-16. Otium, Catulle urbes: Linattivit (Otium), Catullo, per te funesta: a causa dellinattivit ti esalti e ti dai troppo da fare (nimiumque gestis): linattivit gi in passato (prius) ha rovinato re e citt fiorenti.

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1-12. Come nel carme saffico, anche nella poesia catulliana possibile riconoscere due sezioni: una prima descrittiva (vv. 1-6) e una seconda introspettiva (vv. 6-12). 1-6. Ille mi par mihi: Lui (Ille) mi (mi = mihi) sembra (videtur) essere uguale (par) a un dio; lui se lecito (si fas est) mi sembra (sottinteso) superare gli di (divos), lui che (qui), sedendoti di fronte (adversus), ti guarda e ti ascolta continuamente (identidem) mentre ridi (ridentem) in modo dolce, cosa che (quod) a me infelice (misero [] mihi) strappa ogni senso. 6-12. nam simul te nocte: infatti, non

GUIDAALLALETTURA
STRUTTURA (I) La vista del rivale Entrambi i componimenti esordiscono con la presentazione di una situazione triangolare: la voce poetica contempla in modo estatico linterlocutore della donna amata, che risulta cos esaltata in modo indiretto, proprio attraverso la dichiarazione dello status eccezionale di colui che ammesso a godere della sua vicinanza e del colloquio con lei. In questo quadro, dunque, io (moi/mihi) la voce del poeta, lui (kno/ille) luomo invidiato, tu la donna oggetto di amore e ammirazione (toi/te). Faneta moi kno so qoisin mmenj nhr, tti nnti toi sdnei ka plsion du fwnesa pakoei 5 ka gelas[a] mroen Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit 5 dulce ridentem Rispetto alloriginale saffico, per, Catullo enfatizza ancor pi i concetti: il mi par esse deo videtur del v. 1 ricalcato fedelmente su faneta moi... so qoisin mmenj del greco si duplica con il superare divos del v. 2, moderato dallincidentale si fas est (quasi a volerne limitare la portata blasfema). Alla voce (fwnesa) e al sorriso (gelasa) della donna di Saffo, Catullo risponde poi con il solo sorriso di Lesbia (dulce ridentem), ma raddoppia nello sguardo e nellascolto (spectat et audit) il solo pakoei del greco. Sia in greco sia in latino un breve inciso ai vv. 5-6 segnala poi

A11 Saffo, Fr. 31 Voigt; Catullo, carme 51

503

il passaggio a una nuova sezione poetica attraverso la notazione del profondo sconvolgimento causato, in Saffo (che allude concretamente al cuore e al petto) e in Catullo (che si focalizza in generale sulle sensazioni), dalla contemplazione di una simile scena. t mj mn 5 kardan n stqesin ptaisen 5 eripit sensus mihi misero quod omnis

sta (v. 11), del ronzio delle orecchie (vv. 11-12), del sudore (v. 13), del tremore generalizzato (vv. 13-14), dello scolorimento (vv. 14-15), per concludere e condensare tutte queste sensazioni in un generale presagio di morte imminente (vv. 15-16). Catullo, al contrario, ripropone il motivo della lingua (v. 9) e gi forse della voce, nel v. 8 ora lacunoso (cfr. nota al verso) e del calore corporeo (vv. 9-10), ma poi si limita ad accennare al brusio nelle orecchie (vv. 10-11) e alloscuramento della vista (vv. 11-12), ma in ordine inverso rispetto al greco, e soprattutto mostrando una maggiore indulgenza per perifrasi di pi ampio respiro. STRUTTURA (III) La sopportazione e linerzia La vera divaricazione dei contenuti avviene, per, con la quarta strofe catulliana, che prende le distanze dal modello greco e connota in modo fortemente romano i contenuti del carme.
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I CLASSICI DA TRADURRE

STRUTTURA (II) Lo svolgimento del poeta Nella descrizione degli effetti fisici e psichici della visione della donna amata si rilevano le prime differenze: Saffo si sofferma nellampio giro di una decina di versi sulla minuta descrizione dello status dellamante, mentre Catullo risolve pi rapidamente la propria descrizione in poco pi di 6 versi. gr sj dw brcej, me fnai sj odj Un tj ekei, ll km mn glss <mj> age, lpton 10 dj atika cr pr padedrmhken, pptessi dj oden rhmmj, pirrm beisi dj kouai, kd d mj drw kakcetai, trmo d pasan grei, clwrotra d poa 15 mmi, teqnkhn dj lgw jpideh fanomj mj at: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi .............. lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina et teguntur lumina nocte.

ll pn tlmaton pe ka pnhta Otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes.

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In entrambi i componimenti la scaturigine del tracollo psicofisico associata alla vista: gr sj dw brcej in Saffo (v. 7) e nam simul te, Lesbia, aspexi in Catullo (vv. 6-7). Poi Saffo si sofferma nella descrizione della voce (vv. 7-8), della lingua (v. 9), del calore epidermico (vv. 9-10), dellaffievolimento della vi-

15 Alcuni hanno ritenuto che il carme saffico si concludesse nel giro delle 4 strofe superstiti, ma non neppure escluso che lattuale v. 17, pur trasmesso in modo incerto (cfr. nota al verso), aprisse il carme a nuovi sviluppi tematici, probabilmente centrati sul motivo della sopportazione (cfr. tlmaton). Lo stesso Catullo, in effetti, nella sua quarta strofe (e in modo anticipato rispetto al modello greco) introduce una considerazione pi generale sullo stato esistenziale che induce allesasperazione delle sensazioni e che, dunque, pu essere riconosciuto anche alla base di quanto descritto nei versi precedenti: lotium cio linattivit, la mancanza di occupazioni socialmente riconosciute, quindi linerzia e (appunto) lozio una condizione universale (cfr. vv. 15-16) che produce lalterazione delle percezioni e la loro estremizzazione (cfr. nimium al v. 14). Nelle parole di Catullo, cos, la precisione descrittiva, lenfasi insistita e forse la componente esemplare e pedagogica dei versi saffici (cfr. v. 17: ll pn tlmaton...) si trasformano in una inerte constatazione dello stato di inutilit e di impotenza condizioni naturalmente estranee alla sfera dei mores maiorum che appare associato alla dipendenza amorosa.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quale percezione del sentimento amoroso emerge dai versi di Saffo? possibile considerando lo stato lacunoso di trasmissione del testo greco che questa descrizione degli effetti amorosi fosse completata da altri messaggi, coerenti con le possibili occasioni di esecuzione del canto (cfr. p. 320)? testo 2. Nella descrizione di Saffo predomina la paratassi o lipotassi? La sintassi e la costruzione del periodo sono funzionali allintonazione generale del carme? Contribuiscono a marcarne la concitazione? contesto 3. Quali differenze contenutistiche emergono dal confronto del testo saffico con limitazione catulliana?

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I sentimenti e i doveri della famiglia

(Solone, frr. 23-26 West2)

A12

 piaceri della vita I e lamore dei fanciulli

Metro: distico elegiaco Lingua: ionico letterario

I frammenti minori della poesia soloniana arricchiscono e completano in modo significativo limmagine del legislatore sentenzioso che ci restituita dai documenti pi importanti della sua opera: cfr. frr. 4 e 13 West2 (T15, p. 267; T16, p. 269). Solone, in particolare, non manca di esternare i propri gusti, le proprie inclinazioni, le proprie convinzioni persino in merito ad aspetti concreti ed edonistici della vita. Anche in questi casi, comunque, non bisogna leggere soltanto lesternazione (in realt piuttosto banale) di propensioni personali, quanto piuttosto la condivisione convinta di ideali e di stili di vita tipici del mondo aristocratico attico.

Fr. 23 lbio, pad te floi ka mnuce ppoi ka kne greuta ka xno llodap Fr. 24 sn toi ploutousin, t pol rgur sti ka crus ka g purofrou peda ppoi qj mono te, ka mna tata presti, gastr te ka pleura ka posn br paqen, paid tj d gunaik, pn ka tatj fkhtai, rh, sn dj bh gnetai rmodh. tatj feno qnhtosi: t gr perisia pnta crmatj cwn ode rcetai e jAdew, odj Bn poina dido qnaton fgoi, od barea nosou, od kakn gra percmenon. Fr. 25 sqj bh ratosin pj nqesi paidofils, mhrn merwn ka glukero stmato.
Fr. 23. Un manifesto di etica aristocratica. 1-2. lbio, pad... llodap: Felice (lbio) colui che ha () fanciulli (pad) cari e cavalli dagli zoccoli uniti (mnuce) e cani (kne) da caccia (greuta) e un ospite (xno) straniero (llodap). I sostantivi presenti nella proposizione relativa fungono da soggetti di una costruzione con dativo di possesso (), con il verbo essere sottinteso. Fr. 24. Una sana ed equilibrata coscienza dei piaceri, nella fuga dagli eccessi e nella consapevolezza dei limiti della vita umana. 1-6. sn toi ploutousin... rmodh: Davvero (toi) allo stesso modo (sn) sono ricchi (ploutousin), colui che ha (t [...] sti) molto argento (rguro) e oro (crus) e campi (peda) di terra che produce frumento (g purofrou) e cavalli e muli (monoi), e colui che ha ( [...] presti) solo queste cose, ossia prova piacere (br paqen) nello stomaco (gastr) e nei polmoni (pleura) e nei piedi (posn), e la bella stagione (rh)

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di un fanciullo o (d) di una donna, quando (pn = pn) anche questa giunta (fkhtai) e insieme (sn dj) la bella (rmodh) giovinezza (bh). Il soggetto sottinteso e generico del verbo plurale ploutousin appare specificato dai due pronomi relativi di vv. 1 e 3, da cui dipendono due costruzioni in dativo di possesso (t [...] sti e [...] presti); a presti, in particolare, necessario collegare (come soggetto) sia mna tata di v. 3 sia rh di v. 6; mna tata, a sua volta, prolettico dellinfinitiva del v. 4, con il predicato paqen (inf. aor. II, da pscw). 7-10. tatj feno... percmenon: Questi (tatj) sono (sottinteso) i beni (feno, nom. sing. neutro) per i mortali (qhntosi): nessuno, infatti, giunge (rcetai) nellAde portando con s (cwn, part. congiunto) tutte le sue immense (perisia) ricchezze (crmatj), e pagando (dido, part. congiunto) un riscatto (poina, acc. plur. neutro) non potrebbe fuggire (Bn [...] fgoi) la morte, n le gravi (barea) malattie (nosou = nsou), n la funesta (kakn) vecchiaia (gra) che incombe (percmenon, part. congiunto). Lespressione e jAdew

sottintende dmon (o simili) e significa propriamente nella dimora di Ade; fgoi ottativo potenziale (aor. II, da fegw, sfuggire, evitare), accompagnato dalla particella Bn. I versi indicati come fr. 24 compaiono, con lievi variazioni, anche allinterno del Corpus Theognideum (vv. 719-728), ma i critici sono propensi ad attribuirli a Solone, soprattutto in conformit a una attendibile testimonianza di Plutarco (Vita di Solone 2, 3): sulla natura composita della raccolta ascritta a Teognide, cfr. anche p. 242.
Fr. 25. Lamore per i fanciulli. 1-2. sqj bh... stmato: Finch (sqj) corteggia i fanciulli (paidofils) fra gli amabili fiori (ratosin pj nqesi, con anastrofe) della giovinezza (bh), desiderando (merwn, part. congiunto) cosce (mhrn) e una dolce bocca (stmato). Il frammento decontestualizzato, quindi non possibile appurare con precisione la persona a cui fa riferimento: paidofils stato inteso come cong. aor. attivo, da paidofilw, ma potrebbe essere anche una forma media e

A12 Solone, frr. 23-26 West2

505

Fr. 26 rga d Kuprogeno nn moi fla ka Dionsou ka Mouswn, C tqhsj ndrsin efrosna

I CLASSICI DA TRADURRE

quindi indicare una 2a singolare. Il verbo merw (qui part. pres.) regge il genitivo.
Fr. 26. Le gioie dellamore, del vino e della poesia.

1-2. rga d Kuprogeno... efrosna: Ora (nn) mi (moi) sono (sottinteso) care le opere (rga) di Cipride (Kuprogeno) e di Dioniso e delle Muse, che (C) producono (tqhsj) gioie (efrosna) agli uomini.

Lepiteto Kuprogen (qui al gen. Kuprogeno) significa nato a Cipro ed impiegato per indicare la dea Afrodite; il pronome relativo C riferito complessivamente agli rga delle divinit evocate.

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO I simboli delletica aristocratica Il fr. 23, nella sua concisione elencatoria, addensa tutti gli elementi tipici di cui si sostanziava il modello di vita aristocratico: fanciulli, cavalli, cani da caccia e ospite straniero evocano in modo sintetico lamore efebico, lallevamento dei cavalli e dei cani da caccia (e dunque la caccia stessa), il sistema dei vincoli di ospitalit fra famiglie nobiliari. Gli stessi motivi tornano, articolati in forme diverse, anche negli altri frammenti. Il fr. 24 introduce, in forma contrastiva, il tema della ricchezza, che pure riconosciuta come un bene (vv. 1-3), ma comunque insoddisfacente, in quanto inutile nellarginare i mali intrinseci alla vita umana, cio la morte, la malattia e la vecchiaia (vv. 7-10): un monito alla misura, dunque, anche nella fruizione dei veri piaceri della vita. Il fr. 25 sviluppa, con accenti pi partecipati, il motivo dellamore per i fanciulli, mentre il fr. 26 evoca, con la menzione delle opere (rga) di Afrodite, Dioniso e delle Muse, i piaceri dellamore, del vino e dellarte, quali supreme gioie dei mortali. OCCASIONE Il simposio e lamore efebico Il riferimento a Dioniso di questultimo frammento molto indicativo: il vino, infatti, era consumato, in forme gioiose e di festa, soprattutto durante il simposio, che costituiva uno dei pi importanti momenti di aggregazione delle eterie aristocratiche (cfr. p. 340). Anche in questo senso, dunque, i versi di Solone non possono essere letti come documento quasi autobiografico delle intime preferenze dellautore, ma confermano ancora una volta la valenza sociale dei modelli di vita additati. Lo stesso vale anche per lapprezzamento dimostrato nei confronti dei fanciulli, ammirati soprattutto come pure le donne: cfr. Fr. 24 West, vv. 5-6 nel momento fulgido della giovinezza. Sebbene non si possa escludere la manifestazione del gusto personale, di certo per lesaltazione dellamore efebico testimonia anzitutto ladesione a un modello pedagogico di tipo aristocratico e dunque, ancora una volta, la condivisione da parte di Solone di un preciso stile di vita e di una precisa etica.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quali sono gli oggetti e gli elementi verso cui si indirizza maggiormente lapprezzamento del poeta? Che valore simbolico assumono? Rispondi tenendo presente anche i suggerimenti della GUIDA ALLA LETTURA. testo 2. Quali termini ricorrono con maggiore insistenza nei vari componimenti? A quali sfere semantiche appartengono? contesto 3. Confronta questi versi soloniani con alcuni testi di Teognide (ad esempio, T21, p. 277) e di Anacreonte (ad esempio, T25-T28, pp. 280-283) di argomento amoroso. Con quale di questi due poeti rilevi maggiori affinit? Quale di questi due poeti cronologicamente pi vicino a Solone, e soprattutto risente di un contesto storico e culturale pi simile a quello del poeta ateniese?

Il NeMico, il Mostro e lo scoNosciuto


Cos ti prendano i Traci, che in alto annodate portano le chiome, e con loro tu nutra molti mali mangiando il pane dello schiavo. Questo vorrei vedere che tu soffra, tu che meri amico un tempo e poi mi camminasti sopra il cuore.
Archiloco, Lepodo di Strasburgo, vv. 10-16: da La lirica ionico-attica T7.

I CLASSICI DA TRADURRE

Latteggiamento nei confronti di chi non appare identificabile con il proprio gruppo, o di chi non condivide il proprio sistema di valori, molto vario, e soprattutto condizionato dalle circostanze e dallevoluzione, o dal deterioramento, di relazioni gi intrecciate. Lepodo di Strasburgo, ad esempio, stigmatizza in modo violento la riprovazione per il tradimento, per giunta compiuto da un amico: i toni sono molto simili a quelli che Alceo adotta contro Pittaco (cfr. fr. 129 Voigt = T10, p. 334), talora associando le colpe del rivale a quelle di noti personaggi del mito (A18, p. 523), o che lo stesso Archiloco riserva ai disprezzati Traci (cfr. fr. 93a West2 = A16, p. 517); ma la stessa acredine rilevabile al di fuori dellambito politico anche nei passi epici o lirici in cui si biasima la rottura di patti matrimoniali (cfr. A7, p. 485; A9, p. 492). Il tradimento, comunque, solo una delle motivazioni da cui scaturisce lattacco contro un avversario, e forse talora una motivazione pretestuosa (montata appositamente per aggravare la presentazione del nemico). Una pura contrapposizione politica, e probabilmente di estrazione sociale, domina grande parte dei frammenti di Teognide, che in molti versi del suo corpus documenta un sistema di opposizioni ideologiche radicate e insanabili (A17, p. 520). Ragioni di tipo politico e culturale, del resto, motivano gi le diffidenze di Odisseo verso alcuni dei popoli incontrati durante le sue peregrinazioni (come i Lotofagi), e cos pure laperto scontro con altri popoli (come i Cconi), gi nemici e per giunta minacciati dalle incursioni della flotta greca partita da Troia (A15, p. 513).

Il nemico, del resto, pu assumere anche fattezze sovrannaturali: di questo tipo sono i Ciclopi (cfr. T19, p. 129), come molti dei mostri con cui Odisseo deve confrontarsi; ma lo anche Scamandro, il dio-fiume della piana di Troia, che si ribella alla violenza omicida di Achille e mette in serio pericolo la vita delleroe greco (A14, p. 509). Il mostro un nemico che atterrisce anche perch estraneo alla normalit dellesperienza umana, e dunque produce sconforto e paura: sentimenti molto umani, questi, ma che pure il guerriero deve saper affrontare, cosciente di s e della fermezza richiesta dallo scontro con lavversario (cfr. fr. 128 West2 = A16, p. 517). Questa equilibrata consapevolezza si manifesta, talora, anche in forme di rispetto e di aperta ammirazione per lavversario. Sempre Archiloco, ad esempio, capace di apprezzare le doti di popoli stranieri, valorosi e abili combattenti (cfr. fr. 3 West2 = A16, p. 517); ma anche Priamo, dallalto delle mura della sua citt, contempla ammirato le sembianze e laspetto dei maggiori capi greci, quasi dimentico del pericolo rappresentato da quegli splendidi guerrieri (A13, p. 506). Il fascino dello straniero, dello sconosciuto, in fondo, rappresenta un aspetto radicato e vivo nella mentalit greca: lo sperimentano in modo esemplare Glauco e Diomede, che suscitano la reciproca ammirazione e la curiosit per la rispettiva provenienza (cfr. T6, p. 72); e lo vive, in modo turbato, anche la giovane Nausicaa, colpita da quelluomo mai visto, che le si mostra allimprovviso e la sottrae ai suoi giochi di fanciulla (cfr. T18, p. 125).

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

(Iliade III, vv. 145-202)

A13

 na Greca fra i Troiani: Elena U e la teichoskopia

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Le schiere dei soldati greci e troiani sono ferme: lannuncio della singolar tenzone fra Menelao e Paride ha infuso in tutti la speranza che la guerra possa trovare fine (cfr. Iliade III, vv. 111-115, e poi anche T4, p. 66). Ettore e Agamennone si affrettano nei preparativi, per sancire i patti e per consentire il duello; nel frattempo, Iride, assunte le sembianze di Laodice (figlia di Priamo), si reca nelle stanze di Elena e porta la notizia dei nuovi eventi. Elena ne rimane profondamente scossa: la dea le mise in cuore dolce desio / del suo primo marito, dei genitori, della citt / Subito, di bianchi veli coprendosi, / mosse dalla stanza, versando una tenera lacrima (Iliade III, vv. 139-142). Ed proprio in questa atmosfera di attesa e di malinconico ricordo che Elena, dallalto delle mura di Troia, volge di nuovo il suo sguardo sui volti a lei familiari degli eroi greci.

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Aya dj peiqj kanon qi Skaia plai san. OF dj mf Pramon ka Pnqoon d Qumothn Lmpn te Kluton qj JIketon tj zon [Arho Okalgwn te ka jAntnwr pepnumnw mfw ato dhmogronte p Skaisi plsi, grai d polmoio pepaumnoi, llj gorhta sqlo, tettgessin oikte o te kaqj lhn dendr fezmenoi pa leiriessan esi: tooi ra Trwn gtore ntj p prg. oF dj on edonqj JElnhn p prgon osan, ka pr lllou pea pterentj greuon: JJo nmesi Tra ka uknmida jAcaio toidj mf gunaik poln crnon lgea pscein: an qantsi qe e pa oiken: ll ka toh per osj n nhus nesqw, mhdj mn tekess tj pssw pma lpoitojj.

145-160. Elena raggiunge, insieme alle sue ancelle, le porte Scee, dove sono riuniti Priamo e gli anziani troiani, troppo vecchi per partecipare alle azioni di guerra. Allarrivo di Elena, si leva fra essi un mormorio, sia per lammirazione della bellissima donna, sia per il desiderio che essa se ne vada, facendo cessare la guerra. 145. Aya dj peiqj... san: E, allora (peiqj), subito (Aya) giungevano (kanon) dove (qi) erano le porte Scee. Il soggetto sottinteso rappresentato da Elena e le sue ancelle (menzionate nei versi precedenti). Le porte Scee (Skaia) individuavano, con ogni probabilit, le porte occidentali della citt: laggettivo skai, -, n, significa, infatti, sinistro, ma anche occidentale o sfavorevole (in quanto da sinistra provenivano appunto gli auspici infausti: cfr. anche il lat. scaevus). 146-153. OF dj mf Pramon... prg: Priamo e il suo seguito, e Pantoo e Timete e Lampo e Clitio e Icetaone, rampollo (zon)

di Ares, e anche Ucalegonte e Antenore, entrambi assennati (pepnumnw), sedevano (ato), in qualit di capi del popolo (dhmogronte), presso le porte Scee, astenutisi (pepaumnoi, part. perf.) dalla guerra per la loro vecchiaia (grai), ma validi (sqlo) parlatori (gorhta), simili (oikte part. attributivo, da oika) alle cicale (tettgessin) che (o te) nel bosco (kaqj lhn), posate (fezmenoi, part. congiunto) sopra un albero (dendr), emettono (esi) la loro voce (pa) armoniosa (leiriessan): tali (tooi), dunque (ra), sedevano (ntj) presso la rocca (p prg) i capi (gtore) dei Troiani. La locuzione o mf tina indica letteralmente quelli del seguito di una persona, i compagni di qualcuno, ma pu essere meglio tradotta con qualcuno e i suoi compagni. Il verbo pnw significa soffiare, ma al perf. pass. (ppnumai) assume il valore di essere ispirato, quindi essere saggio: qui il part. perf. pepnumnw (duale, in dipendenza da mfw) ha funzione attributiva. Laggettivo leiriei significa

propriamente (delicato/fresco) come un giglio (lerion, cfr. lat. lilium), e quindi per generalizzazione significa delicato, fresco; ato (v. 149) ed nt(o) (v. 153) sono entrambi forme dellimperf. (3a plur.) di mai, sedere, stare seduto. 154-160. oF dj on... lpoito: Ed essi (oF dj), dunque, come () videro (edonqj) Elena venire (osan, part. predicativo) alla rocca, in modo sommesso (ka) dicevano (greuon, imperf. senza aumento) luno allaltro (pr lllou) alate (pterentj) parole: Non (sottinteso) biasimo (nmesi) che i Troiani e gli Achei dai begli schinieri (uknmida) da molto tempo (poln crnon, complemento di tempo continuato) patiscano (pscein) dolori (lgea) per una tale donna (toidj mf gunaik): tremendamente (an) nellaspetto (e pa) simile (oiken) alle dee immortali; ma, anche in questo modo (ka ), pur essendo (per osj) tale (toh), se ne vada via (nesqw) sulle navi (n nhus), e in futuro (pssw) possa non restare (lpoito) come

A13 Iliade III, vv. 145-202

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AW rj fan, Pramo dj JElnhn kalssato fwn: JJdero proiqj lqosa flon tko zeu meo, fra d prtern te psin pho te flou te: o t moi ath ss, qeo n moi atio esin o moi frmhsan plemon poldakrun jAcain: moi ka tndj ndra pelrion xonomn ti dj stn jAcai nr te mga te. toi mn kefal ka mezone lloi asi, kaln dj otw gn o pw don fqalmosin, odj otw gerarn: basili gr ndr oikejj. Tn dj JElnh mqoisin mebeto da gunaikn: JJado t mo ssi fle kur dein te: felen qnat moi den kak ppte dero ui s pmhn qlamon gnwto te liposa pad te thlugthn ka mhlikhn rateinn. ll t gj ok gnonto: t ka klaousa tthka. toto d toi rw mj nereai d metall: ot gj jAtredh er krewn jAgammnwn, mfteron basile tj gaq krater tj acmht: dar atj m ske kunpido, e potj hn gejj. AW fto, tn dj grwn gssato fnhsn te: JJ mkar jAtredh moirhgen lbidaimon,

I CLASSICI DA TRADURRE

sciagura (pma, compl. predicativo) per noi e per i nostri figli (tekessi)!. Il verbo nesqw un imper. pres. medio, da nomai, andare, ed coordinato allott. aor. lpoito (da lepw, lasciare, al medio-pass. rimanere); e pa funge da complemento di limitazione.
161-180. Mentre gli anziani stanno ancora mormorando, Priamo invita Elena ad accomodarsi presso di s, la rincuora e le chiede il nome di un guerriero greco, di aspetto maestoso. Elena, dopo aver ringraziato Priamo e maledetto la propria sorte, rivela che il guerriero osservato da Priamo Agamennone. 161-165. AW rj fan... jAcain: Cos (AW) dunque dicevano (fan), e Priamo chiam (kalssato) Elena a voce alta (fwn): Dopo essere venuta (lqosa) qui (dero), figlia cara (flon tko), siediti (zeu, imper. pres.) dinanzi a me (proiqj [...] meo), affinch (fra) tu veda (d) il tuo primo sposo (prtern te psin) e il tuoi congiunti (pho te) e i tuoi cari: per me tu non sei affatto colpevole (ath), certo per me colpevoli sono gli di, che (o) contro di me (moi) hanno suscitato (frmhsan) la guerra dalle molte lacrime ( poldakrun) degli Achei. Lespressione dero [...] lqosa costituita, propriamente, da un part. congiunto, ma in italiano pu essere resa con una coordinata alla principale: Vieni qui e siediti. 166-170. moi ka... oike: e affinch () tu mi indichi per nome (xonomn) quelluomo (tndj ndra) straordinario (pelrion), chi mai ( ti) sia (stn)

quelluomo Acheo prode () e grande. Certo (toi) ci sono (asi = esi) anche altri pi grandi (mezone) di testa (kefal), ma io con i miei occhi (fqalmosin) non vidi (don) mai (o pw) uno cos bello, n cos maestoso (gerarn): assomiglia (oike), infatti, a un uomo sovrano. La proposizione finale ... xonomn (v. 166) indica il secondo scopo, dopo la finale di v. 163, per cui Priamo invita Elena a sedere accanto a s; il verbo xonomn cong. aor., da x-onomanw, chiamare per nome. Il pronome ti introduce una proposizione interrogativa indiretta, che in greco presenta il verbo allindicativo (qui stn), diversamente dallitaliano (che vuole il congiuntivo). 171-176. Tn dj Elnh mqoisin... tthka: E a lui (Tn dj) replicava (mebeto, imperf., senza aumento) a parole (mqoisin) Elena, divina (da) fra le donne (gunaikn, gen. partitivo): Caro suocero (fle kur), tu per me sei venerabile (adoo) e terribile (dein): oh se ( felen) mi fosse stata gradita (den) la morte malvagia (qnato [...] kak), quando ( ppte) seguivo (pmhn) qui (dero) tuo figlio (ui s), dopo aver lasciato (liposa, part. aor., congiunto) il talamo e i congiunti e la figlia giovinetta (thlugthn) e le amabili coetanee (mhlikhn rateinn). Ma tali cose (t) non si verificarono (gnonto): perci (t ka) piangendo (klaousa) mi consumo (tthka). Il verbo den inf. aor. II, da ndnw, essere gradito (+ dat.); per la costruzione desiderativa del verbo felw, cfr. p. 522 (v. 86); il verbo tthka indic. perf., da tkw, consumare, che al pass. e al perf. assume il valore intrans. di consumarsi, logorarsi. Il termine astratto mhlika

(ion. -h) indica la uguaglianza di et, la coetaneit, ed spesso impiegato per il concreto, cio per indicare i coetanei. 177-180. toto d toi... hn ge: Ma a te dico (rw) questo, che () mi (mj) domandi (nereai) e che ricerchi (metall): costui (sottinteso) il figlio di Atreo (jAtredh), Agamennone ampiamente (er, avverbiale) dominante (krewn), parimenti (mfteron, avverbiale) valido (gaq) sovrano e forte (krater) guerriero (acmht): e inoltre (atj) era (ske) mio cognato (dar), di me (sottinteso) dal volto di cagna (kunpido), se mai (e potj) lo era (hn) davvero. Il verbo n-romai (o neromai ion. e poetico) significa domandare, interrogare e regge il doppio accusativo, della persona interrogata e della cosa richiesta. Sia ske sia hn sono forme di indic. imperf. (3a sing.) di em, la prima con suffisso iterativo -sk-; lespressione conclusiva di Elena (e potj hn ge) una sorta di esclamazione sconsolata, da parte di una donna che stenta persino a ricordare il proprio passato.
181-190. Priamo lascia trasparire la sua ammirazione per Agamennone e, nel ricordo di un episodio della sua giovinezza, esalta la fortuna del sovrano greco, posto alla testa di un esercito mai visto prima dora. 181-183. AW fto... jAcain: Cos diceva Elena (sogg. sottinteso), e il vecchio ( grwn) lo (tn = Agamennone) ammir (gssato, indic. aor., da gamai) e disse (fnhsn te): O beato (mkar) Atride, nato con buona moira (moirhgen), uomo dal buon demone (lbidaimon), dunque davvero ( n) molti giovani (koroi)

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

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n toi pollo dedmato koroi jAcain. dh ka Frughn esluqon mpelessan, nqa don plestou Frga nra aoloplou lao jOtro ka Mugdno ntiqoio, o a ttj stratwnto parj cqa Saggaroio: ka gr gn pkouro n met tosin lcqhn mati t te tj lqon jAmazne ntineirai: llj odj oF tsoi san soi lkwpe jAcaiojj. Deteron atj jOdusa dn reinj gerai: JJepj ge moi ka tnde flon tko ti dj st: mewn mn kefal jAgammnono jAtredao, ertero dj moisin d strnoisin dsqai. tecea mn o ketai p cqon pouluboter, at d ktlo H pipwletai stca ndrn: rnei min gwge skw phgesimll, tj on mga pu dircetai rgennwnjj. Tn dj mebetj peiqj JElnh Di kgegaua: JJoto dj a Laertidh polmhti jOdusse, M trfh n dm jIqkh krana per osh ed pantoou te dlou ka mdea puknjj.
Marmara e del Ponto Eusino; le Amazzoni erano le leggendarie donne guerriere che abitavano le coste meridionali dello stesso Ponto Eusino. Qui le Amazzoni sono presentate come nemiche (perlomeno dei Frigi), ma nella tradizione post-omerica saranno indicate come alleate dei Troiani, sopraggiunte in soccorso a seguito della morte di Ettore.
191-202. Priamo prosegue con le sue richieste e indica a Elena un uomo pi piccolo di Agamennone, ma daspetto sagace, come un ariete a capo del suo gregge. Ed Elena, in effetti, conferma che luomo osservato lastuto Odisseo. 191-198. Deteron atj... rgennwn : Poi (atj), per la seconda volta (Deteron, avverbiale), avendo visto (dn) Odisseo, il vecchio ( gerai) domandava (reinj, imperf., senza aumento): Ors (ge), figlia cara (flon tko), dimmi (epj [...] moi) anche costui (tnde), chi mai ( ti) questo (dj) sia (st); (sottinteso) pi piccolo (mewn) di testa (kefal, dat. di limitazione) dellAtride Agamennone, ma pi largo (ertero) di spalle (moisin) e di petto (strnoisin) a vedersi (dsqai). Le armi (tecea) gli (o) stanno (ketai) a terra (p cqon), che molti nutre (pouluboter ), ma lui ( at d ), come un ariete (ktlo H), passa in rassegna

degli Achei erano ai tuoi ordini (toi [...] dedmato). Il verbo dedmato propriamente una forma di indic. piuccheperf. medio-passivo, dal tema dma- di damzw, domare, sopraffare: qui lespressione toi [...] dedmato (erano stati domati da te) allude alla subordinazione ad Agamennone della maggior parte degli Achei. 184-190. dh ka Frughn... jAcaio: Un tempo (dh) giunsi (esluqon) anche nella Frigia ricca di viti (mpelessan), dove (nqa) vidi (don, indic. aor., senza aumento) moltissimi (plestou) guerrieri frigi, dai rapidi cavalli (aoloplou), schiere (lao) di Otreo e di Migdone, pari a un dio (ntiqoio), che (o) allora (ttj) erano accampati (stratwnto ) presso le rive (parj cqa) del Sangario; e infatti io, essendo (n, part. congiunto, da em) loro soccorritore (pkouro), fui contato (lcqhn) fra loro (met tosin) in quel giorno (mati t) quando (te) giunsero (lqon) le Amazzoni, pari a uomini guerrieri (ntineirai): ma essi (oF) non erano tanti (tsoi) quanti (soi) gli Achei dai vividi occhi (lkwpe). Il termine pkouro significa propriamente soccorritore, ma in questo caso allude a rapporti di alleanza (e di reciproca difesa) che intercorrevano fra Priamo e i Frigi. Il Sangario un fiume della Bitinia, regione a Nord della Frigia propriamente detta, prospiciente le coste del Mar di

(pipwletai) le file (stca) di uomini: io lo (min) paragono (skw) a un montone (rnei) dal folto vello (phgesimll), che () percorre (dircetai) un grande gregge (pu) di pecore (on) candide (rgennwn). Lespressione tecea... o ketai p cqon indica che le armi di Odisseo sono molto prossime al suolo, ossia che leroe non molto alto (come gi detto al v. 193); kefal, moisin e strnoisin sono dativi di limitazione. 199-202. Tn dj mebetj... pukn: E allora lo (Tn) ricambiava (mebetj) Elena, nata (kgegaua) da Zeus: Quello poi (a) (sottinteso) il figlio di Laerte (Laertidh), il molto saggio (polmhti) Odisseo, che (M) fu allevato (trfh, indic. aor. pass. senza aumento, da trfw) nel Paese (n dm) di Itaca, che pure (per osh) pietrosa (krana), conoscendo (ed, part. congiunto) inganni (dlou) di ogni sorta (pantoou) e scaltri (pukn) pensieri (mdea). La forma kgegaua participio perf. (nom. femm. sing.), dal verbo k-ggnomai (nascere da, derivare da), che presenta sia il perf. k-ggona sia il perf. k-ggaa. Il participio osh congiunto a jIqkh e ha sfumatura concessiva, sottolineata dalla particella per; ed, invece, part. perf. (da oda) ed congiunto al soggetto della relativa, cio il pronome M di v. 201 (= Odisseo).

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE Elena e i vecchi troiani Alle porte Scee si sono radunati gli anziani capi dei Troiani (dhmogronte, v. 149) per assistere alla guerra, non potendo pi parteciparvi in prima persona; giunge anche Elena, informata da Iride del prossimo scontro fra Paride e Menelao, ed accolta dai mormorii dei vecchi, simili alle cicale (v. 151): anche a loro non pu sfuggire la straordinaria bellezza della donna, meritevole davvero che una guerra sia combattuta per lei, ma pure ci non giustifica lo spargimento di sangue e i dolori patiti dagli uomini e dalle donne di Troia (vv.

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156-160). Lostilit degli anziani bilanciata dalla dolcezza delle parole di Priamo, che accoglie Elena in modo affettuoso (vv. 162 ss.), ben consapevole della sua innocenza e della responsabilit degli di anche nello scatenamento della guerra. Priamo, dunque, inizia a chiedere a Elena i nomi dei guerrieri greci schierati nel campo, in attesa del duello fra Menelao e suo figlio Paride, e indica di volta in volta alla sua nuora greca le figure degli uomini che gli paiono pi maestosi o che maggiormente colpiscono la sua vista. Il primo a essere notato da Priamo, e quindi a lui nominato da Elena, Agamennone, segnalato per la sua grandezza e per la sua forza, e poi ammirato dal re troiano per la fortuna di guidare un esercito cos imponente; il secondo uomo indicato da Priamo invece Odisseo, che spicca non tanto per la sua fisicit, quanto per la presenza attiva sul campo e per il senso di controllo esercitato sulle truppe. FUNZIONI NARRATIVE La presentazione dei nemici Il nemico presentato, in questa scena dellIliade, secondo un punto di vista particolare, ossia il punto di vista dei Troiani, influenzato per dallocchio di una donna greca: secondo questa prospettiva, quindi, gli anziani di Troia osservano gli avversari greci in modo sostanzialmente

neutrale, quasi distaccato, percependo anzitutto i pregi e le doti ammirevoli dei capi dello schieramento nemico e sorvolando dopo le prime note di ostilit manifestata proprio contro Elena (vv. 159-160) sulla minaccia costituita da questi uomini nei confronti di Troia. La teichoskopia, del resto, non deve essere valutata secondo criteri strutturali e di coerenza della fabula, quanto piuttosto secondo parametri poetici, e soprattutto rapsodici: insieme al duello fra Paride e Menelao (T4, p. 66), infatti, lecito ritenere che la teichoskopia fosse stata, in origine, un episodio collocato agli inizi della guerra, poich losservazione delle truppe nemiche e il riconoscimento degli avversari dalle mura di Troia e cos pure la scelta di demandare la risoluzione della guerra a uno scontro singolare fra i due mariti di Elena non avrebbero potuto verificarsi certo nellultimo anno della guerra (quando si immaginano avvenuti gli eventi dellIliade). Nella creazione del poema dellira di Achille, tuttavia, furono comunque recuperati e ricontestualizzati tutti quegli episodi, pur appartenenti a fasi diverse del conflitto, che per spiccavano per bellezza ed efficacia poetica: come, appunto, la splendida scena di Elena e Priamo alle porte Scee, a spaziare con lo sguardo fra lammirazione e i ricordi suscitati dalle schiere dei guerrieri greci.

I CLASSICI DA TRADURRE

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Confronta le figure di Agamennone e di Odisseo, secondo i tratti che emergono dalle parole di Priamo e di Elena. Da quali elementi sono caratterizzati, rispettivamente, i due personaggi? Che tipo di immagine di nemico ne risulta? testo 2. Il linguaggio di Priamo si caratterizza per la ripetitivit di parole e stilemi, quasi a riprodurre il vocabolario e il modo di parlare di una persona anziana. Prova a individuare alcuni di questi elementi, o alcune formule impiegate in modo insistente solo nelle parole del re troiano. 3. Lepisodio della teichoskopia risulta costruito dallincrocio dei punti di vista di Priamo ed Elena. Prova a individuare i termini che rimandano alla sfera semantica della vista e dello sguardo: da quali radici lessicali derivano? Quali sfumature di significato differenziano queste radici, e dunque questi gruppi di parole? contesto 4. Considera altri episodi di riconoscimento presenti nei poemi omerici, ad esempio lincontro fra Glauco e Diomede (T6, p. 72), o lo svelamento dellidentit di Odisseo a Penelope (T27, p. 161). Ogni episodio configura una casistica particolare e presuppone una differente coscienza da parte dellascoltatore: confronta questi episodi; evidenziane le differenti strutture narrative e anche le somiglianze.

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 a natura ribelle: L lo Scamandro contro la violenza di Achille

Achille rientrato in battaglia (cfr. anche A5, p. 477, e T12, p. 98) e sta seminando morte fra le file troiane; dopo aver ucciso Licaone, figlio di Priamo, e Asteropeo, campione dei Poni, leroe greco infuria di nuovo contro le schiere nemiche: e ancora molti Poni Achille veloce uccideva, / se non gli avesse parlato, furente, il fiume gorghi profondi, / con viso umano gridando dalla profonda corrente: / O Achille, tu sei il pi forte, ma nefandezze commetti / ben pi di tutti gli umani; e sempre gli di ti proteggono (Iliade XXI, vv. 211-215; trad. R. Calzecchi Onesti). lo Scamandro (o Xanto), il fiume

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della Troade, a parlare e a lamentare leccidio dei Troiani e la contaminazione delle sue acque con il sangue e i cadaveri dei guerrieri. Ma Achille non desiste, e al dio-fiume non rimane che lamentare lindifferenza di Apollo (che avrebbe dovuto proteggere le schiere troiane: cfr. Iliade XXI, vv. 228-232) e intervenire in prima persona per arginare la furia omicida del Greco.

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|H, ka jAcille mn douriklut nqore mss krhmno paxa: M dj pssuto odmati qwn, pnta dj rine eqra kukmeno, se d nekro pollo, o a katj atn li san, oG ktnj jAcille: to kballe qraze memuk te taro crsonde: zwo d sw kat kal eqra, krptwn n dnsi baqesin meglsi. deinn dj mfj jAcila kukmenon stato kma, qei dj n skei pptwn o: od pdessin ece sthrxasqai: M d ptelhn le cersn efua meglhn: Z dj k izn riposa krhmnn panta disen, psce d kal eqra zoisin pukinosi, gefrwsen d min atn esw psj riposj: M dj rj k dnh norosa ixen pedoio pos kraipnosi ptesqai desa: od tj lhge qe mga, rto dj pj at krokelainiwn, na min paseie pnoio don jAcilla, Tressi d loign llkoi. Phledh dj prousen son tj p dour rw, aeto omatj cwn mlano to qhrhtro,
verbo pssuto una forma di indic. aor. III, da pi-sew, eccitare contro, intr. affrettarsi contro: qui indica la reazione violenta del fiume nei confronti di Achille. Il part. congiunto memuk viene dal verbo mukomai, muggire (e non, in tal caso, da mw, tenere la bocca chiusa). 240-246. deinn dj mfj jAcila... riposj: Terribile (deinn) intorno ad Achille si alzava (stato) unonda (kma) intorbidita ( kukmenon ), e la corrente (o) lo spingeva (qei), piombando (pptwn) sullo scudo (n skei); e non era neppure in grado (ece) di puntellarsi (sthrxasqai, inf. aor.) con i piedi (pdessin); e allora lui (M d = Achille) prese (le, indic. aor., senza aumento) con le mani (cersn) un olmo (ptelhn) ben cresciuto (efua) e grande: e questo (Z dj = lolmo), abbattuto (riposa) dalle radici (k izn), distrusse (disen, indic. aor., da di-wqw) tutta quanta la riva, e trattenne (psce) le belle correnti con i suoi folti (pukinosi) rami (zoisin) e lo (min) argin (gefrwsen) tutto (atn), essendosi abbattutto (riposj) tutto quanto (psj) dentro (esw). La forma riposa (ai vv. 243 e 246) un part. aor. II, da repw, abbattere, con valore intransitivo (dunque cadere, precipitare). Per quanto riguarda le concordanze dei vv. 243-246, si ricordi che i nomi degli alberi in greco sono sempre femminili: lolmo (masch.) ptelh.
246-271. Achille balza sulla piana, per sfuggire al fiume, ma Scamandro prende a inseguirlo anche sulla terra ferma, gonfiando le sue acque e facendo cedere il terreno sotto i piedi delleroe greco, che fugge atterrito. 246-250. M dj rj k dnh... llkoi: E allora lui (M dj = Achille), balzato (norosa) dal vortice (k dnh), si lanci (ixen) a volare (ptesqai) lungo la piana (pedoio) con i piedi veloci (pos kraipnosi), atterrito (desa, part. congiunto); ma il grande dio non desisteva (lhge), e si lev (rto) contro di lui (pj at), oscurandosi sulla sua superficie (krokelainiwn), affinch (na) facesse cessare (paseie) dallimpresa (pnoio) lui (min), il divino Achille, e allontanasse (llkoi) il flagello (loign) dai Troiani. Linf. ptesqai retto direttamente dal verbo di movimento ixen. Il verbo rto indic. aor. III, medio (3a sing.), da rnumi, fare sorgere, eccitare, qui con valore intransitivo. Il verbo krokelainiw (al v. 249 come part. congiunto) deriva dalla composizione dellaggettivo kro, alto, sommo, e dellaggettivo kelain, nero, fosco: allude, in questo caso, al fatto che la massa dacqua dello Scamandro, durante il suo inseguimento, perde la sua trasparenza e assume un colore scuro. 251-256. Phledh dj prousen... rumagd: Il Pelide balz indietro (prousen ), quanto ( son , avverbiale) (sot-

233-246. Incurante delle preghiere del diofiume, Achille balza nelle correnti, desideroso di affrontare nuovi nemici, ma allora lo Scamandro si gonfia tremendamente, respinge i cadaveri sulla terraferma, difende i Troiani ancora vivi e costringe Achille a sradicare un albero intero per ripararsi. 233-239. |H, ka jAcille... meglsi: Scamandro (sogg. sottinteso) cos diceva (|H), ed ecco Achille illustre nella lancia (douriklut) gli salt (nqore) nel mezzo (mss), slanciatosi (paxa, part. aor., da p-assw) dalla riva (krhmno); e quello (M dj = Scamandro), infuriando (qwn, part. congiunto) per la piena (odmati), si ribell (pssuto), e sconvolse (rine, indic. aor., senza aumento) tutte le correnti (eqra) rendendole torbide (kukmeno), e spinse (se, indic. aor., da qw) i molti cadaveri (nekro) che (o) si trovavano (san, imperf. di em) in massa (li) dentro di lui (katj atn) e che (oG) Achille uccise (ktnj, indic. aor. II, da ktenw); li (to) gettava (kballe) fuori (qraze), sulla terra ferma (crsonde), mugghiando (memuk) come (te) un toro; ma teneva in salvo (sw) i vivi (zwo) nelle sue belle correnti, nascondendoli (krptwn) nei profondi e grandi vortici (dnsi). Il verbo nqore indic. aor. II (senza aumento), da n-qrskw, saltare dentro (+ dat.); in questo caso laggettivo mss sottintende un sost. come potam (nel mezzo del fiume). Il

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qj ma krtist te ka kisto petehnn: t ik ixen, p stqessi d calk smerdalon konbizen: paiqa d too liasqe fegj, M dj pisqe wn peto megl rumagd. dj tj nr cethg p krnh melandrou Bm fut ka kpou dati on gemone cers mkellan cwn, mrh x cmata bllwn: to mn te proronto p yhfde pasai clentai: t d tj ka kateibmenon kelarzei cr ni proale, fqnei d te ka tn gonta: H ae jAcila kicsato kma oio ka laiyhrn nta: qeo d te frteroi ndrn. sski dj rmseie podrkh do jAcille stnai nantbion ka gnmenai e min pante qnatoi fobousi, to orann ern cousi, tosski min mga kma diipeto potamoo plzj mou kaqperqen: M dj yse possn pda qum nizwn: potam dj p gonatj dmna lbro paiqa wn, konhn dj prepte podoin. Phledh dj mwxen dn e orann ern: JJZe pter o t me qen leeinn psth k potamoo sasai: peita d ka ti pqoimi. llo dj o t moi tson atio Oraninwn, ll flh mthr, me yedessin qelgen:
se (kicsato, indic. aor., senza aumento) Achille, anche se era (ka [...] nta) agile (laiyhrn): gli di sono (sottinteso) pi forti (frteroi) degli uomini. Questa ampia similitudine evoca in modo molto realistico la situazione dellinseguimento di Scamandro: la similitudine vera propria si sviluppa ai vv. 257-262 ( dj tj...) ed ricondotta al caso di Achille solo con i vv. 263-264 (H ae...). Al v. 258 la locuzione on gemone significa propriamente conduce una corrente, cio scava un corso per far passare lacqua; al v. 264 il part. pres. nta, congiunto ad jAcila, ha valore concessivo. 265-271. sski dj rmseie... podoin: e per quante volte (sski) il divino Achille dai piedi veloci (podrkh) tentasse (rmseie) di arrestarsi (stnai, inf. aor. III) in opposizione (nantbion, avverbiale) e di capire (gnmenai, inf. aor. III) se (e) lo (min) incalzassero (fobousi) tutti quanti gli immortali, che (to) possiedono (cousi) lampio cielo, per tante volte (tosski) la grande onda del fiume disceso da Zeus (diipeto) lo (min) investiva (plzj, imperf. senza aumento) al di sopra delle spalle (mou kaqperqen); e lui (M dj) con i piedi faceva un salto (pda, imperf., da phdw) in alto (yse), afflitto (nizwn, part. congiunto) nellanimo (qum); e il fiume gli fiaccava (p [...] dmna) le ginocchia (gonatj), scorrendo impetuoso (lbro) al di sotto (paiqa), e gli faceva mancare (prepte) il terreno (konhn) sotto i piedi (podoin). Questi versi sono costruiti sulla correlazione fra sski (v. 265) e tosski (v. 268); linf. gnmenai (v. 266) regge linterrogativa indiretta e... fobousi, con il verbo allindic. presente; laggettivo nantbion (qui in funzione avverbiale) significa propriamente con le forze contro, faccia a faccia. Il verbo p [...] dmna (in tmesi) indic. imperf., da po-damnw (e podmnhmi), soggiogare; prepte imperf. di p-erptw (cfr. lat. rapio), che propriamente significa logorare (da sotto), sottrarre (da sotto).
272-283 Ad Achille, disperato, non rimane che rivolgere un appello a Zeus, lamentandosi sia delle promesse della madre Teti, apparentemente fallaci, sia della misera fine che ora sembra essergli riservata: morire travolto dalle acque del fiume, e non in combattimento. 272-274. Phledh dj mwxen... pqoimi: Il Pelide gemette (mwxen), volgendo lo sguardo (dn) verso lampio cielo: Zeus padre, davvero nessuno (o ti) degli di si impegn (psth) a salvare (sasai, inf. aor.) me sventurato (me [...] leeinn) dal fiume! E allora potrei anche subire (pqoimi) qualche sventura. Il lamento di Achille si manifesta dapprima con una esclamazione, introdotta da (o ti... psth), quindi con lottativo potenziale pqoimi: la locuzione ti pqoimi significa letteralmente potrei subire qualche cosa. 275-278. llo dj o t... belessin: Ma nessun altro (llo dj o ti) degli di del cielo (Oraninwn) per me (moi) (sottinteso) tanto (tson) colpevole (atio) quanto (ll) mia madre, che () mi (me) incan-

I CLASSICI DA TRADURRE

tinteso) il tratto (rw) nella lancia (p dour), avendo (cwn) lo slancio (omatj) di unaquila (aeto) nera cacciatrice (to qhrhtro), che () insieme (ma) (sottinteso) il pi forte (krtisto) e il pi veloce (kisto) dei volatili (petehnn); simile (ik) a questa (t) si lanci (ixen), e il bronzo sul petto (p stqessi) rimbombava (konbizen) tremendo (smerdalon): e allontanatosi (liasqe) sotto di lui (paiqa d too = sotto lo Scamandro) sfuggiva (fegj), ma quello (M dj = Scamandro), scorrendo (wn) da dietro (pisqe), lo seguiva (peto) con grande rumore (rumagd). Il verbo lizomai (qui part. aor. pass. liasqe, congiunto al sogg. sottinteso Achille) significa ritirarsi, farsi da parte, allontanarsi, e in tal caso allude al tentativo di Achille di schivare la massa del fiume. 257-264. dj tj nr... ndrn: Come quando ( dj tj) un uomo scavatore di canali (cethg) apre (gemone) un corso (on) allacqua da una fonte (p krnh) di acqua scura (melandrou) fino alle piante e ai giardini (Bm fut ka kpou), tenendo (cwn) la vanga (mkellan) nelle mani, e gettando gli ostacoli ( cmata ) fuori dal fossato ( mrh x ): e mentre lacqua scorre avanti (to [...] proronto, gen. assoluto) sotto (p, avverbiale) rotolano (clentai) tutti quanti i sassolini (yhfde); e lacqua (t d), riversandosi gi (kateibmenon) rapidamente (ka), gorgoglia (kelarzei) sul terreno (cr ni) in pendenza (proale), e precede (fqnei) anche chi la conduce (tn gonta); cos (H) londa della corrente sempre raggiun-

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

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mj fato Trwn p tecei qwrhktwn laiyhro lesqai jApllwno belessin. mj felj }Ektwr ktenai M nqde gj trafj risto: t kj gaq mn pefnj, gaqn d ken xenrixe: nn d me leugal qant emarto lnai rcqntj n megl potam pada suforbn, n tj naulo pors ceimni perntajj.
279-283. mj felj... pernta: Oh se ( [...] felj) mi (mj) avesse ucciso (ktenai, inf. aor.) Ettore, che (M) in questi luoghi (nqde) fu allevato (trafj) come il migliore (risto): cos (t) mi avrebbe ucciso (kj [...] pefnj) un prode (gaq), e avrebbe privato dalle armi (ken xenrixe) un prode (gaqn); ora invece (nn d) era destino (emarto) che io (me) fossi preso (lnai, inf. aor. III, da lskomai) da una morte miserevole (leugal), chiuso (rcqntj, part. congiunto) nel grande fiume, come un ragazzo ( pada) che bada ai porci (suforbn), e che (n) il torrente (naulo) trascina via (pors), mentre lui lo attraversa (pernta) durante linverno (ceimni)!. Per la costruzione del

tava (qelgen) con menzogne (yedessin): lei () diceva che io (mj) sarei stato ucciso (lesqai, inf. fut.) sotto il muro (tecei) dei Troiani armati di corazza (qwrhktwn) dalle veloci frecce (laiyhro [...] belessin) di Apollo. Queste parole di Achille si inseriscono nel complesso tessuto di predizioni sulla sua morte: dopo le indicazioni generiche di Teti (XVIII, v. 96) e del cavallo Xanto (XIX, vv. 408 ss.: cfr. A2, p. 464), che aveva parlato delluccisione per mano di un mortale e di un dio, ora Achille attribuisce alla madre la predizione di morte per opera di Apollo; pi avanti, infine, nelle parole di Ettore morente (XXII, vv. 359 ss.), gli artefici della fine di Achille saranno identificati con maggiore precisione in Apollo e Paride.

verbo felw nella frasi esclamative e desiderative, cfr. p. 478; le due proposizioni del v. 280, con ke(n) + predicato al tempo storico, indicano ipotesi irrealizzabili. Il verbo emarto piuccheperf. medio, da meromai (avere per parte, avere in sorte), usato con il valore impersonale di essere destinato; rcqnt(a) part. aor. pass., da ergw, chiudere, serrare; pors cong. del verbo difettivo p-erse (togliere), attestato solo alla 3a sing. (cfr. lat. verro). Il part. pres. pernta (da perw) congiunto al pronome relativo n, a sua volta riferito al giovane porcaro; il compl. di tempo ceimni allude alle acque grosse dei torrenti durante la stagione invernale.

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE (I) Linseguimento del dio-fiume Incurante del rimprovero del dio-fiume, Achille si getta fra le sue correnti per proseguire la strage; Scamandro, allora, non contiene pi la collera, si gonfia in modo straordinario, spinge fuori dallacqua i cadaveri, sulla riva, e crea un riparo per i Troiani fra i flutti; quindi leva una corrente impetuosa contro Achille, che trova scampo soltanto sradicando un albero (vv. 242 ss.) per arginare il fiume e gettandosi sulla piana in fuga. Ma Scamandro non desiste e insegue Achille nella piana, con la forza devastante di una massa dacqua che travolge tutto ci che incontra sul suo percorso (vv. 257 ss.); Achille fugge veloce, ma non riesce a distanziare questo divino inseguitore (v. 264), che lo incalza sempre pi vicino e lo impaurisce, inducendolo persino a levare un pietoso lamento agli di (vv. 273-283). SITUAZIONE (II) Il soccorso degli di ad Achille La forza di Scamandro tale da richiedere un molteplice intervento divino in soccorso di Achille: alla preghiera del Greco, infatti, rispondono dapprima Poseidone e Atena (vv. 284 ss.), soprattutto rincuorando leroe e confermandogli (in risposta a quanto da lui paventato) che la sua morte non prevista per mano del fiume; Scamandro, tuttavia, non si placa (vv. 305 ss.) e anzi chiede anche lintervento di Simoenta, laltro fiume della piana, nella rincorsa contro il guerriero greco. solo lintervento di Era, infine, che chiede al figlio Efesto di scatenare un grande fuoco per arginare la furia dei due fiumi (vv. 328 ss.), a dare scampo ad Achille e a costringere il fiume entro il suo alveo. LINGUA E STILE Achille come un bambino Achille, animato da uneccessiva violenza omicida, si ritrova in questo caso a fronteggiare un nemico straordinario, divino, che incarna la forza di un elemento naturale e di fronte a cui luomo pur anche il campione dei Greci si trova miseramente a soccombere. La narrazione concitata e ricca di immagini evocative, di gesti e di particolari descrittivi che contribuiscono a ricreare in modo molto vivido la situazione e la scena dellinseguimento. Esemplari sono, anzitutto, le similitudini quella dellaquila (vv. 252-255), quella dello scavatore (vv. 257-264) e quella del bambino (vv. 282283) con cui il poeta riesce a ricreare efficacemente i movimenti di Achille e del fiume, e soprattutto gli stati danimo e latterrimento del guerriero greco.

A15 Odissea IX, vv. 37-104

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I CLASSICI DA TRADURRE

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quale immagine del dio-fiume emerge nella percezione di Achille? Quale immagine delleroe greco, al contrario, traspare nella descrizione di questi versi? una descrizione conforme alle consuete rappresentazioni delleroe? testo 2. La narrazione dellinseguimento una sorta di pezzo di bravura del poeta, stilisticamente piuttosto elevato; sono presenti, in particolare, numerosi casi di anastrofe e di iperbato. Servendoti anche dei suggerimenti forniti nella GUIDA ALLA LETTURA, prova a individuare alcuni fra i versi pi elaborati, per costruzione e lessico, e indica a quale sezione del racconto appartengono. 3. In conformit allargomento, il brano esaminato ricco di termini afferenti al vocabolario acquatico (acqua, corrente, fiume, scorrere ecc.). Individua queste parole e riconosci le principali radici da cui dipendono. contesto 4. Confronta lattacco di Scamandro con altri episodi in cui un eroe deve affrontare un avversario mostruoso, ad esempio lepisodio di Odisseo e le Sirene (T22, p. 149), o quello di Scilla e Cariddi (T23, p. 151). Quali somiglianze e quali differenze emergono nella rappresentazione dellavversario sovrumano? In ciascun caso, come descritta la reazione delleroe di fronte a un nemico eccezionale e non comune?

(Odissea IX, vv. 37-104)

A15

l nemico che respinge e che I attrae: i Cconi e i Lotofagi

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Accolto benevolmente fra i Feaci (cfr. T18, p. 125), allietato e anche emozionato per i vividi ricordi dal banchetto e dal canto di Demodoco (cfr. A19, p. 526; A7, p. 485), Odisseo invitato, infine, a rivelare la propria identit (cfr. Odissea VIII, vv. 532 ss.). Sono Odisseo di Laerte, che per tutte le astuzie / son conosciuto tra gli uomini, e la mia fama va al cielo. / Abito Itaca aprica (Odissea IX, vv. 19 ss.; trad. R. Calzecchi Onesti): con queste parole, dunque, inizia il racconto delleroe ad Alcinoo, con la descrizione dellamata patria e il fugace ricordo di Calipso e Circe, prima di intraprendere la narrazione delle avventure favolose che occuper ben quattro libri del poema (IX-XII: cfr. pp. 129-152).

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E dj ge toi ka nston mn polukhdj nspw, n moi Ze fhken p Trohqen nti. jIliqen me frwn nemo Kiknessi plassen, jIsmr: nqa dj g plin praqon, lesa dj ato. k plio dj lcou ka ktmata poll labnte dassmeqj, m t moi tembmeno koi sh. nqj toi mn g dier pod feugmen ma
(che propriamente imper. di gw) + cong. (qui nspw) esprime la volont e la risoluzione nel fare o iniziare a fare qualche cosa (cfr. lat. age dum); nspw cong. aor. II, da n-(n)pw, dire, raccontare. 39-42. jIliqen me... sh: Portandomi (me frwn) via da Ilio (jIliqen), il vento mi condusse (plassen, indic. aor., senza aumento) presso i Cconi (Kiknessi), a Ismaro: allora io depredai (praqon, indic. aor. II, da prqw) la citt e li (ato) annientai. Avendo preso donne (lcou) e molti beni (ktmata) dalla citt, ce li spartimmo (dassmeqj), cosicch () nessuno (m ti) se ne andasse (koi) essendo defraudato (tembmeno) della giusta parte (sh). Il verbo dassmeq(a) indic. aor., senza aumento, da daomai (o datomai), dividere, spartire; al v. 42, moi dativo etico; laggettivo sh sottintende il sost. mora e perci indica la (parte) uguale, giusta. Sui Cconi, cfr. anche le considerazioni formulate nella Guida alla lettura. 43-46. nqj toi mn... bo: E allora, certo, io esortavo (ngea) i miei compagni (ma) a fuggire (feugmen, inf. pres.) con agile piede (dier pod), ma essi (to d), grandemente (mga, usato avverbialmen-

37-61. Odisseo inizia il racconto del ritorno. Partito da Troia, approda dapprima sulle coste della Tracia, nei pressi di Ismaro, e saccheggia la locale popolazione dei Cconi. Ma i Greci, attardatisi a banchetto, sono poi attaccati dai rinforzi dei Cconi e, prima di riuscire a scappare, subiscono gravi perdite. 37-38. E dj ge toi... nti: Ors (E dj ge), ti (toi) dir (nspw) il mio ritorno (nston) pieno di affanni (polukhdj), che (n) Zeus impose (fhken) a me (moi) che partivo (nti, part. congiunto) da Troia (p Trohqen). La locuzione e dj ge

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

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ngea, to d mga npioi ok pqonto. nqa d polln mn mqu pneto, poll d mla sfazon par qna ka elpoda lika bo. tfra dj rj ocmenoi Kkone Kiknessi gegneun, o sfin getone san, ma plone ka reou, peiron naonte, pistmenoi mn fj ppwn ndrsi mrnasqai ka qi cr pezn nta. lqon peiqj, sa flla ka nqea gnetai r, rioi: tte d a kak Di asa parsth mn anomroisin, nj lgea poll pqoimen. sthsmenoi dj mconto mchn par nhus qosi, bllon dj lllou calkresin gcesin. fra mn n ka xeto ern mar, tfra dj lexmenoi mnomen plon per nta: mo dj lio metenseto boulutnde, ka tte d Kkone klnan damsante jAcaio. Lx dj fj ksth nh uknmide taroi lonqj: o dj lloi fgomen qnatn te mron te. [Enqen d protrw plomen kacmenoi tor, smenoi k qantoio, flou lsante tarou. odj ra moi protrw ne kon mfilissai,
il funesto (kak) destino (asa) di Zeus fu sopra (parsth) di noi (mn), sventurati (anomroisin), affinch (na) patissimo (pqoimen, ott. aor. II) molti dolori. Dopo essersi schierati (sthsmenoi) ingaggiavano battaglia (mconto mchn) presso le navi veloci (par nhus qosi), e si colpivano (bllon, imperf. senza aumento) gli uni con gli altri (lllou) con le bronzee (calkresin) lance (gcesin). Laggettivo anmoro (letteralmente dal terribile fato, dalla tremenda Moira) ribadisce il concetto del destino funesto (kak [...] asa) toccato a Odisseo e ai suoi compagni. Il sogg. in 3a plur. dei vv. 54-55 diviene collettivo, nel ricordo di Odisseo, e ingloba sia i compagni delleroe greco sia i Cconi nemici: questo giustifica lespressione bllon dj lllou. 56-61. fra mn ... mron te: Fin tanto che (fra) era mattina () e il sacro giorno cresceva (xeto, imperf. senza aumento), fino ad allora (tfra) resistevamo (mnomen, imperf. senza aumento) tenendo lontani (lexmenoi, part. congiunto) loro (ogg. sottinteso) che pure erano (per nta) pi numerosi (plona); ma non appena (mo dj) il sole volgeva (metenseto) alla sera (boulutnde), ed ecco allora i Cconi piegarono (klnan, indic. aor., senza aumento) gli Achei sopraffacendoli (damsante, part. aor. congiunto). E per ogni nave (fj ksth nh) sei (Lx) compagni dai begli schinieri (uknmide) perirono (lonqj): noi altri (o dj lloi) sfuggimmo (fgomen, indic. aor. II, senza aumento) alla morte e al destino. Il part. pres. nta, rafforzato dalla particella per e riferito a un ogg. sottinteso (essi = i Cconi), ha valore concessivo. Il verbo meta-ns(s)omai (qui allimperf.) significa andare dallaltra parte; il sost. boulut, -o (), indica propriamente il momento di sciogliere (lw) i buoi (bo), dunque la sera. Il verbo klnw, piegare, in ambito bellico significa volgere in fuga, dunque vincere.
62-81. Ancora scosso per la perdita dei compagni, Odisseo riprende il mare con le sue navi, ma una tempesta improvvisa lo costringe ad attraccare e ad attendere che il tempo migliori. Ripreso il mare, Odisseo avvista capo Malea, ma le correnti lo allontanano di nuovo dalla sua rotta, deviandolo verso Citera. 62-66. [Enqen d protrw... dwqnte: E da l ([Enqen) navigavamo (plomen, imperf. senza aumento) avanti (protrw), afflitti (kacmenoi, part. perf., da cw) nel cuore (tor, acc. di relazione), ma felici (smenoi) per aver scampato la morte (k qantoio), pur avendo perso (lsante) cari compagni. N, dunque, mi andavano (kon, imperf. senza aumento) avanti (protrw) le navi (ne) curve da ambo i lati (mfilissai), prima di aver chiamato ad alta voce (prn [...] u sai) per tre volte (tr) ciascuno (tina [...] kaston) dei miei sciagurati compagni (tn deiln trwn), che (oF) morirono (qnon, indic. aor. II, senza aumento) nella piana (n ped), uccisi (dwqnte, part. aor. pass.) dai Cconi (Kiknwn po). La forma k qantoio un un compl. di allontanamento che chiarisce le ragioni dellaggettivo smenoi; il part. aor. lsante ha valore concessivo. Il verbo u sai inf. aor., da aw, mandare un grido, urlare (talora usato, come in questo caso, in forma transitiva). Il compl. dagente Kiknwn po presenta anastrofe e ritrazione dellaccento della preoposizione (po per p). 67-73. nhus dj prsj... peirnde: E poi

te) stolti (npioi) non mi davano ascolto (ok pqonto). E l molto vino (polln [...] mqu) era bevuto (pneto, imperf. senza aumento), e sgozzavano (sfazon) molte greggi (poll [...] mla) presso la spiaggia (par qna) e buoi (bo) dai piedi striscianti (elpoda) e dalle corna ritorte (lika). Il verbo ngea piucchperf., da ngw (comandare), ma ha valore di imperf. (poich il perf. nwga ha valore di pres.). 47-50. tfra dj rj... nta: Ma nel frattempo (tfra dj) i Cconi scappati (ocmenoi) chiedevano aiuto (gegneun) ai Cconi che (o) erano a loro vicini (getone), nel contempo (ma) pi numerosi (plone) e pi valorosi (reou = reone, nom. plur.), abitanti ( naonte ) lentroterra (peiron), che sapevano (pistmenoi) combattere (mrnasqai) da cavallo (fj ppwn) contro i nemici (ndrsi) e, dove (qi) fosse necessario (cr), stando a terra (pezn nta). Il verbo gegwnw deriva dal perf. ggwna (da gignskw), con il valore di pres., e significa farsi riconoscere (+ dat.): in tal caso allude al dovuto soccorso che i Cconi della terraferma (peiron) sono tenuti a portare ai Cconi della costa, attaccati dai compagni di Odisseo, in virt dei rapporti di vicinato. I part. naonte e pistmenoi sono congiunti al soggetto della relativa di v. 48 (cio i Cconi di rinforzo). I vv. 49-50 indicano che questi Cconi erano ottimi cavalieri (fj ppwn ndrsi mrnasqai), ma se necessario sapevano combattere anche come fanti: pezn nta un part. congiunto con sogg. generico sottinteso (un Ccone sa combattere anche essendo a piedi). 51-55. lqon peiqj... gcesin: E allora giunsero (lqon), quante foglie e fiori nascono (gnetai) a primavera (r), al mattino (rioi): e in quel momento (tte) davvero

A15 Odissea IX, vv. 37-104

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prn tina tn deiln trwn tr kaston u sai, oF qnon n ped Kiknwn po dwqnte. nhus dj prsj nemon borhn nefelhgerta Ze lalapi qespes, sn d nefessi kluye gaan mo ka pnton: rrei dj oranqen nx. 70 a mn peitj frontj pikrsiai, sta d sfin tricq te ka tetracq discisen P nmoio. ka t mn na kqemen, desante leqron, at dj ssumnw proerssamen peirnde. nqa dw nkta do tj mata sunec ae 75 kemeqj, mo kamt te ka lgesi qumn donte. llj te d trton mar uplkamo tlesj jH, sto sthsmenoi n qj sta lekj rsante meqa: t dj nem te kubernta tj qunon. ka n ken skhq kmhn patrda gaan, 80 ll me kma o te perignmptonta Mleian ka borh pwse, parplagxen d Kuqrwn. ]Enqen dj nnmar fermhn loo nmoisi pnton pj cquenta: tr dekt pbhmen gah Lwtofgwn, o tj nqinon edar dousin. 85 ]Enqa dj pj perou bmen ka fussmeqj dwr, aya d depnon lonto qo par nhusn taroi. atr pe stoi tj passmeqj d potto, d ttj gn trou proein peqesqai nta,
65 79-81. ka n ken... Kuqrwn: E davvero sarei giunto (ken [...] kmhn) incolume (skhq) alla terra patria, ma le onde (kma), la corrente (o) e Borea mi (me) spinsero via (pwse), mentre giravo attorno (perignmptonta) a Malea, e mi fecero deviare (parplagxen) da Citera. La costruzione della particella ken (= n) + indic. tempo storico (qui aor. kmhn) indica una ipotesi non realizzata nel passato; il verbo pwse indic. aor. I (3a sing.), da p-wqw, spingere via da. Capo Malea un promontorio meridionale della Laconia, a Sud-Est del quale (a breve distanza) si trova lisola di Citera. Capo Malea costituiva un transito quasi obbligato per la circumnavigazione del Peloponneso, ma era (ed tuttoggi) lambito da mari molto mossi: sia Menelao (cfr. Odissea III, vv. 286-290) sia Agamennone (cfr. Odissea IV, vv. 514-518), durante i loro ritorni, furono colti da tempeste passando per questo promontorio; ma una fortunosa deviazione da Malea inventata anche dallo stesso Odisseo, quando riferisce a Penelope, fingendosi straniero, le peripezie del marito lontano (cfr. Odissea XIX, vv. 186-187). 82-104. Abbandonato per nove giorni alle correnti, Odisseo approda infine presso il paese dei mangiatori di loto, che accolgono in modo ospitale i naviganti. Ma chiunque mangi il loto non desidera altro che mangiarne ancora, e dimentica il ritorno: Odisseo, dunque, costretto a forzare i compagni alla partenza. 82-86. ]Enqen dj nnmar... taroi: E da l per nove giorni (nnmar, avverbio) ero trasportato (fermhn) da venti funesti (loo) per il mare pescoso (cquenta); e poi al decimo giorno (dekt) giungemmo (pbhmen) alla terra (gah) dei Lotofagi, che (o) mangiano (dousin) cibo (edar) di fiori (nqinon). E l mettemmo piede (pj [...] bmen) sulla terra ferma (perou) e attingemmo (fussmeqj, indic. aor., senza aumento) acqua, e subito (aya) i compagni presero (lonto) il pasto (depnon) presso le rapide navi (qo par nhusn). Il verbo pi-banw (qui allaor. III, sia al v. 83 sia al v. 85, in tmesi) significa mettere il piede su e si costruisce con il genitivo. I Lotofagi in greco Lwtofgoi, cio mangiatori (cfr. radice fag-) di loto (lwt) erano una popolazione, dalle abitudini alimentari semi-leggendarie, tradizionalmente collocata lungo la costa nord-orientale dellAfrica: cfr. gi Hdt. IV 177. 87-90. atr pe stoio... pssa: Poi (atr), quando (pe) ci fummo nutriti (passmeqj) di cibo (stoio) e di bevanda (potto), allora proprio io mandavo avanti (proein) dei compagni (trou) che andassero (nta, part. congiunto) a informarsi (peqesqai), quali (o tine) uomini mai ci fossero (een, ott. pres., da em) su quella terra (p cqon), mangiatori di pane (ston donte), dopo aver scelto (krna, part. aor.) due uomini, e avendo accompagnato (pssa, part. aor.) insieme (ma) come terzo (trtaton) laraldo (krucj). Il verbo passmeq(a) indic. aor. (1a plur.), da patomai, mangiare, cibarsi

I CLASSICI DA TRADURRE

Zeus adunatore di nubi (nefelhgerta) invi (prsj) alle navi vento di Borea con una portentosa (qespes) bufera (lalapi), e con le nubi (nefessi) ricoperse (sn [...] kluye, in tmesi) la terra e insieme (mo) il mare; la notte si era levata (rrei) dal cielo (oranqen). E allora le navi (a mn) erano trasportate (frontj) oblique (pikrsiai), e la forza (P) del vento a loro (sfin) lacer (discisen, indic. aor.) le vele (sta) in tre parti (tricq te) o in quattro parti (ka tetracq). E noi le (t mn = le vele) abbassammo (kqemen) nelle navi, temendo (desante) la rovina (leqron), e le (at = le navi) spingemmo con i remi (proerssamen, indic. aor.) con forza (ssumnw) verso la terra ferma (peirnde). Il verbo prs(e) indic. aor. I, da prnumi, mentre rrei indic. piuccheperf. (3a sing.), da rnumi; kqemen indic. aor. (1a plur.), senza aumento (= kaq-emen), da kaq-hmi, mandare gi. 74-78. nqa dw nkta... Pqunon: E l (nqa) per due notti (dw nkta) e per due giorni (do tj mata) sempre di continuo (sunec) giacevamo (kemeqj), consumandoci (donte, part. congiunto) lanimo insieme per la stanchezza (kamt) e per i dolori (lgesi). Ma quando (te) Aurora (jH) dai riccioli belli (uplkamo) port (tlesj, indic. aor., da telw) il terzo giorno, dopo aver rizzato (sthsmenoi) gli alberi delle navi (sto) e aver tirato su (n [...] rsante, in tmesi) le bianche vele (sta lekj), ci sedevamo (meqa): il vento e i timonieri (kuberntai) dirigevano (qunon) le navi (t dj).

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

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o tine nre een p cqon ston donte, ndre dw krna, trtaton krucj mj pssa. o dj ayj ocmenoi mgen ndrsi Lwtofgoisin: odj ra Lwtofgoi mdonqj troisin leqron metroi, ll sfi dsan lwtoo psasqai. tn dj ti lwtoo fgoi melihda karpn, oktj paggelai plin qelen od nesqai, llj ato bolonto metj ndrsi Lwtofgoisi lwtn reptmenoi menmen nstou te laqsqai. to mn gn p na gon klaonta ngk, nhus dj n glafursin p zug dsa rssa: atr to llou kelmhn rhra tarou spercomnou nhn pibainmen keiwn, m p ti lwtoo fagn nstoio lqhtai. o dj ayj esbainon ka p klh i si kaqzon, x dj zmenoi polin la tpton retmo.
senza aumento) rimanere (menmen, inf. pres.) l (ato, avverbiale), fra i Lotofagi, pascendosi (reptmenoi, part. congiunto) di loto (lwtn), e dimenticarsi (laqsqai, inf. aor.) del ritorno (nstou). Il verbo mgen indic. aor. pass. II (3a plur.), senza aumento, da mgnumi, mescolare; psasqai inf. aor. I, da patomai, cfr. v. 87; laqsqai inf. aor. II, da lanqnw, rimanere nascosto, al medio dimenticare (+ gen.). 98-104. to mn gn... retmo: E io li (to) conducevo (gon, imperf. senza aumento), mentre piangevano (klaonta, part. congiunto) sulle navi con la costrizione (ngk), e nelle concave navi (nhus d n glafursin), dopo averli trascinati (rssa, part. aor.), li legai (dsa, indic. aor., senza aumento) sotto i banchi (p zug); e poi ordinavo (kelmhn, imperf. senza aumento) agli altri compagni fedeli (rhra) di salire (pibainmen), affrettati (spercomnou, part. congiunto) sulle navi veloci (nhn [...] keiwn), affinch nessuno (m [...] ti) in qualche modo (p), mangiando (fagn) loto (lwtoo), dimenticasse (lqhtai) il ritorno. Ed essi subito (ayj) salivano (esbainon, imperf. senza aumento) e si sedevano (kaqzon) ai banchi (p klh i si), e seduti (zmenoi) in fila (x, avverbio) battevano (tpton, imperf. senza aumento) il mare (la) biancastro (polin) con i remi (retmo). Sul verbo pi-banw (qui inf. pres. pibainmen, al v. 101), cfr. v. 83; sul verbo lanqnw (qui cong. aor. lqhtai, al v. 102), cfr. v. 97.

di (+ gen.); la proposizione o tine nre een una frase interrogativa indiretta, retta dallinf. peqesqai; ad nre poi congiunto il part. pres. donte, che con ston significa propriamente che mangiano pane. 91-97. o dj ayj ocmenoi... laqsqai: Ed essi (o dj), essendo partiti (ocmenoi) subito (ayj), si mescolarono (mgen) ai Lotofagi; e dunque i Lotofagi non meditavano (mdonqj, imperf. senza aumento) rovina (leqron) ai nostri compagni, ma diedero (dsan) loro (sfi) da mangiare (psasqai) del loto. E di loro (tn, partitivo) chiunque ( ti) mangiasse (fgoi, ott. aor.) il frutto (karpn) dolce come miele (melihda) del loto, non voleva (qelen) pi (oktj) portare indietro notizie (paggelai) n tornare (nesqai), ma desideravano (bolonto, imperf.

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE (I) Un difficile viaggio verso casa La narrazione delle peripezie che Odisseo ha dovuto affrontare nel lungo viaggio da Troia verso Itaca preceduta da una considerazione, che esplicita un importante parametro del racconto odissiaco: Perch niente pi dolce della patria e dei padri, / anche se uno, lontano, in una casa ricchissima / vive, ma in terra straniera, lontano dai padri (Odissea IX, vv. 34-36). , dunque, solo in rapporto al ritorno, al suo ritardo o alla sua agevolazione, che si misura la qualit dei rapporti di Odisseo e dei suoi compagni con i popoli man mano incontrati: ovvio, perci, che i Cconi paiano come temibili avversari, avendo ingaggiato una sanguinosa battaglia contro i Greci; ma altrettanto giustificata la repentina fuga dai Lotofagi, che, pur essendo una pacifica popolazione, provocano nei compagni di Odisseo loblio della patria, e dunque ostacolano anchessi il nsto. SITUAZIONE (II) Il progressivo allontanamento dalla realt Le prime tappe del viaggio di Odisseo segnano anche il progressivo allontanamento da scenari realistici verso Paesi sempre pi dominati dallelemento fantastico e sovrannaturale. Il contatto con i Cconi risponde a criteri di assoluta verosimiglianza storica: gi nellIliade i Ciconi figuravano come alleati dei Troiani (cfr. II, v. 846, Eufemo era il capo dei Ciconi bellicosi) ed perci naturale che i rapporti con i Greci non fossero amichevoli; inoltre, la prassi di incursione e razzia (vv. 40 ss.) compiuta da Odisseo configura un comportamento piratesco consueto per lepoca e dunque normale. La successione della prima tempesta (vv. 67-71), della bonaccia (vv. 72-75) e quindi della nuova tempesta di nove giorni (vv. 79 ss.) marca poi un primo distanziamento dalla realt, coincidente con lapprodo presso i Lotofagi. un distanziamento anzitutto culturale: Odisseo stesso insiste sul tema del cibo (vv. 86-89, 91 ss.), come elemento di riconoscimento del grado di civilt di una popolazione; i Lotofagi si differenziano dai mangiatori di pane (v. 89), cio dagli uomini civili, poich si nutrono di un cibo diverso, del loto, che produce loblio e lassuefazione (vv. 94-97). In tal senso, dunque, i Lotofagi sono una popolazione semi-fantastica, proiettata in un orizzonte lontano dallesperienza quotidiana: un orizzonte di Ciclopi (T19, p. 129), di maghe (T20, p. 135) e di mostri marini (T22, p. 149; T23, p. 151).

A16 Archiloco, frr. 3, 93a, 128 West2

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I CLASSICI DA TRADURRE

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Riassumi brevemente queste prime fasi della narrazione (e dunque del nsto) di Odisseo. Quali particolari o elementi descrittivi caratterizzano i Cconi? E quali i Lotofagi? testo 2. Individua, allinterno del brano esaminato, i termini afferenti alla sfera del viaggio e del movimento. Si concentrano in momenti particolari della narrazione? Dove torna con maggiore insistenza il motivo del nsto? contesto 3. Quali affinit puoi riconoscere fra lepisodio dei Cconi e quello del Paese dei Ciclopi (T19, p. 129)? Quali differenze rilevi, invece, nella descrizione delle due popolazioni? 4. Quali affinit puoi riconoscere fra lepisodio dei Lotofagi e quello delle Sirene (T22, p. 149), soprattutto nelle reazioni di Odisseo? Come si comportano, in entrambi i casi, Odisseo e i suoi compagni?

(Archiloco, frr. 3, 93a, 128 West2)

A16

 signori di Eubea I e i cani i Tracia

Archiloco, poeta-guerriero per eccellenza, fornisce unampia gamma di rappresentazioni del nemico, e in generale di quelle figure di uomini esterni alla propria comunit che, secondo i casi e le situazioni, possono divenire oggetto di ammirazione, o anche della peggiore riprovazione. cos che nei versi archilochei ritroviamo tanto il compiacimento per i guerrieri euboici, maestri della battaglia e forse della nuova tattica oplitica (fr. 3), quanto il disprezzo per i popoli traci, tradizionalmente ritenuti selvaggi (fr. 93a), ma anche la coscienza pi introspettiva del controllo e dellequilibrio richiesti al soldato, non solo di fronte ai propri nemici (fr. 128). FR. 3 WEST2 Plutarco, nella sua Vita di Teseo (5, 1-4), racconta della consuetudine, per i giovani che entravano nellet adulta, di tagliarsi i capelli e del particolare tipo di taglio che Teseo avrebbe adottato in questa occasione: egli si rase, per, solo la parte anteriore del capo, come secondo Omero facevano gli Abanti, cio gli antichi abitanti dellEubea (cfr. Iliade II, vv. 536-545). Poi il racconto plutarcheo prosegue: Gli Abanti furono i primi a tagliarsi i capelli cos, ma non lo appresero dagli Arabi, come ritengono alcuni, e non imitarono neppure i Misi, ma lo fecero perch erano guerrieri, e combattevano da vicino, ed erano particolarmente abili a scontrarsi con i nemici corpo a corpo, come testimonia anche Archiloco in questi versi. [] Si tagliavano i capelli, dunque, per non offrire da questi una presa ai nemici (trad. C. Ampolo).

Metro: distico elegiaco Lingua: dialetto ionico

Otoi pllj p txa tanssetai, od qameia sfendnai, etj Bn d mlon [Arh sung n ped: xifwn d polstonon ssetai rgon: tath gr kenoi dmon esi mch desptai Eboh dourikluto.

1-5. Dagli scontri a distanza alla battaglia corpo a corpo. 1-3. Otoi pllj p... rgon: Certo non (Otoi = o toi) si tenderanno (p [...] tanssetai) molti archi (txa), n numerose (qameia) fionde (sfendnai), quando (etj Bn) Ares raccolga (sung, cong.

pres.) la mischia (mlon) nel campo (n ped); ci sar (ssetai) invece luttuosa (polstonon) azione (rgon) di spade (xifwn). Laggettivo polstonon significa propriamente dai molti gemiti ed evoca gli effetti funesti dello scontro di spade. 4-5. tath gr... dourikluto: Di questa battaglia (tath [...] mch), infatti, quel-

li (kenoi) sono esperti (dmone = damone), i signori (desptai) dellEubea famosi per le lance (dourikluto). LEubea la grande isola del Mar Egeo che si stende parallelamente alla costa Nord-Est dellAttica, della Beozia e della Locride.

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO Un nuovo modo di combattere La citazione plutarchea (cfr. Introduzione) e gli strumenti bellici evocati in questi versi permettono di comprendere che, al di l della solennit stilistica, Archiloco intende effettuare un confronto fra tecniche di combattimento differenti: da un lato un tipo di scontro a distanza, basato su armi a lunga gittata (le frecce e le fionde dei vv. 1-2); sullaltro versante il duello corpo a corpo, basato anzitutto sulluso della spada (v. 3) e, forse, anche della lancia, come sembrerebbe indicare lepiteto (dourikluto, v. 5) con cui sono definiti gli Euboici. probabile, quindi, che Archiloco stia descrivendo la tattica oplitica che prevedeva appunto il combattimento in file serrate di guerrieri, armati di scudo, lancia e spada come forma nuova di scontro e di manifestazione del valore guerresco. LINGUA E STILE Una semplice solennit Sebbene limitato al breve giro di 5 versi, il componimento archilocheo appare molto bilanciato, e comunque solenne. Lelevatezza del tono data dalla costruzione per lo pi paratattica (con leccezione della proposizione temporale eventuale di v. 2) e dallincipit parallelistico (Otoi... od..., v. 1), dalla menzione di Ares e dalluso di vocabolario epico (pitanw, in tmesi, v. 1, per pitenw; dmone, v. 4) e soprattutto di composti epici (polstonon, v. 3; dourikluto, v. 5). Ci si associa a una strutturazione molto lineare del discorso, dalle prime due proposizioni negative, accompagnate da una temporale (vv. 1-3), allavversativa di v. 3 e quindi alla proposizione esplicativa che occupa i vv. 4-5 e contiene il riferimento (encomiastico) delle virt dei guerrieri euboici.

Metro: tetrametro trocaico Lingua: dialetto ionico

FR. 93A, vv. 4-7 Il testo di questo frammento (mal conservato, soprattutto nei primi tre versi, qui omessi) riportato dallepigrafe di Sostene: una stele del secolo I a.C., che conserva tracce di una biografia archilochea inframezzata da citazioni di frammenti del poeta (cfr. anche p. 233). Il contesto della citazione, e dunque il contesto storico presupposto dai versi archilochei, in tal caso rimane per poco chiaro: probabile che alcuni Parii fossero andati a Taso con oro da donare (o effettivamente donato) ai Traci; questo denaro, poi, fu restituito ai Parii (o ad altri Parii?) da parte degli stessi Traci, ma stando a quanto informa lepigrafe dopo luccisione di alcuni Parii, sia per mano dei Traci sia per mano di altri Parii. La confusione dei soggetti nasconde, con ogni probabilit, lesistenza di fazioni, interne alla stessa madrepatria Paro e forse anche alla colonia di Taso; e su tutti campeggia la sfuggente identit del figlio di Pisistrato.

wntola.[. . .]eipeas[. . .]iwn pi Peisistrtou ndra ..(.)wlenta aln ka lrhn ngagen Qson kus Qrixin drj cwn kraton crusn, oke d krdei xnj pohsan kak.

4-7. Una sciagura comune, causata dagli interessi di una fazione. 4-7. pi Peisistrtou... kak: [] il figlio di Pisistrato [] uomini (ndra, acc. plur.) [] il flauto e la lira (aln ka lrhn) condusse (ngagen) a Taso, portando (cwn) oro (crusn) puro (kra-

ton) in dono (drj, predicativo dellogg.) ai cani (kus) di Tracia (Qrixin = Qrixin, dat. plur.), ma per guadagno (krdei) personale (oke ) produssero (pohsan ) mali (kak) comuni (xnj = koin). La prima parte del v. 4 non interpretabile; le lettere ]wlenta del v. 5 nascondono, con ogni probabilit, un participio congiunto ad

ndra (compl. ogg. dellaor. ngagen) e da cui dipendono gli accusativi aln ka lrhn. Taso unisola posta a Nord del Mar Egeo, di fronte alla costa della Macedonia; lisola era ricca di metalli preziosi (soprattutto oro e argento) e fu colonizzata da Paro verso il secolo vii a.C.

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO Un complesso panorama cicladico Come anticipato nellIntroduzione, la molteplicit dei soggetti coinvolti nellepisodio rende difficile comprenderne con chiarezza i risvolti: di certo dovette trattarsi di un momento della turbolenta colonizzazione dellisola di Taso, che forse altern fasi di contatto pacifico fra colonizzatori (i Parii) e autoctoni (da cui lo scambio di doni preziosi, vv. 6-7) a periodi di aperto scon-

A16 Archiloco, frr. 3, 93a, 128 West2

521

tro. Questa situazione, inoltre, era complicata dalla probabile esistenza di fazioni interne alla stessa Paro, a cui forse allude la distinzione fra loke krdei e i xn(a) kak del v. 7. Lo stesso figlio di Pisistrato, del resto, potrebbe essere il capo di una di queste fazioni (cos West), direttamente coinvolto in azioni di contatto con le popolazioni tracie di Taso o della costa prospiciente, ma non neppure escluso che si tratti di un uomo di Nasso, acerrima nemica di Paro (cos Huxley): il suo nome, infatti, sembrerebbe evocare le stirpi neleidi (cio dei discendenti di Neleo e Nestore)

presenti nellisola di Nasso. Ma allora, in tal caso, il dono di oro (dei Nassi capeggiati da Pisistrato) ai Traci potrebbe alludere a un tentativo di intaccare il controllo pario di Taso, attraverso qualche forma di corruzione. A prescindere da tutte le ipotesi, comunque, rimane una sola certezza: lappellativo di cani con cui Archiloco definisce i Traci (v. 6) lascia trasparire senza dubbio il disprezzo nei confronti di una popolazione che era percepita come incivile e che costituiva il principale nemico del poeta.

I CLASSICI DA TRADURRE

Metro: tetrametro trocaico Lingua: dialetto ionico

FR. 128 WEST2 Odisseo, sotto le mentite spoglie di mendicante, si distende su un misero giaciglio, nellatrio del proprio palazzo, e osserva i Proci e le ancelle infedeli, meditando la vendetta e insieme covando una collera tremenda (cfr. p. 41). Ma, comprimendo il petto, rimproverava il suo cuore: / Sopporta, cuore (ttlaqi d, kradh): pi atroce pena subisti / il giorno che lindomabile, pazzo Ciclope mangiava / i miei compagni gagliardi, e tu subisti (s dj tlma), fin che lastuzia / ti liber da quellantro, che gi di morire credevi. / Cos diceva, nel petto rimproverando il suo cuore (Odissea XX, vv. 17-22; trad. R. Calzecchi Onesti). Un dialogo simile quello che fa anche Archiloco in questo frammento: il poeta di Paro, in particolare, reinterpreta il motivo gi epico dellappello al proprio animo, inserendolo in un contesto che evoca le prassi di guerra a lui pi familiari e insieme sviluppando un motivo di equilibrio nei dolori e nelle gioie che deriva dalla coscienza del ritmo (usm) della vita umana.

Qum, qmj, mhcnoisi kdesin kukmene, nadeu dusmenn dj lxeo prosbaln nanton strnon ndokoisin cqrn plhson katastaqe sfalw: ka mte nikwn mfdhn glleo, mhd nikhqe n ok katapesn dreo, ll cartosn te care ka kakosin scla m lhn, gnwske dj oo usm nqrpou cei.

1-7. Lapostrofe al proprio animo, e alla resistenza, dei primi versi diventa nella seconda parte del frammento un monito alla consapevolezza dellalternarsi delle sorti umane, e quindi un appello a gioire e soffrire con misura. 1-4. Qum, qmj... sfalw: O cuore (Qum)! Cuore (qmj)! Sconvolto (kukmene, part. congiunto) da pene (kdesin) senza rimedio (mhcnoisi), [] e difenditi (lxeo, imper. pres. medio) di fronte (nanton, avverbiale + gen.) agli avversari (dusmenn) gettando avanti (prosbaln) il petto (strnon), [] dei nemici (cqrn) fermato (katastaqe, part. aor. pass.) da vicino (plhson) stabilmente (sfalw). Il testo dei vv. 2 e 3 in parte corrotto:

probabile che nadeu nasconda una originaria forma verbale (forse un imperativo, del tipo alzati, sollevati ecc.), a cui si coordinerebbe il successivo lxeo; ndkoisin invece una congettura di Valckenaer (per la lezione dokoisin dei codici, senza senso), che produce un significato compiuto, ma una sintassi piuttosto irregolare (ndkoisin cqrn, fra gli agguati dei nemici?). Forse anche nellimmagine del petto lanciato in avanti (prosbaln... strnon) e della schiera serrata nella battaglia (plhson katastaqe sfalw) pu essere letta una allusione alla tattica oplitica: cfr. fr. 3 West2. 4-7. ka mte nikwn... cei: E, quando vinci (nikwn = nikwn, part. congiunto), non esaltarti (mte [...] glleo) apertamente (mfdhn), e non (mhd) affliggerti

(dreo) prostrato (katapesn, part. congiunto, da kata-pptw) in casa (ok), quando sei vinto (nikhqe), ma per le gioie (cartosin) gioisci (care) e per i dolori (kakosin) affliggiti (scla) senza eccesso (m lhn), e riconosci (gnwske) quale (oo) ritmo (usm = uqm) governa (cei) gli uomini. I verbi glleo (medio), dreo (medio), care (attivo), scla (attivo) e gnwske (attivo) sono tutti imperativi presenti (2a sing.), come lxeo di v. 2; lavverbio lhn (= lan) significa propriamente molto, troppo. Il termine uqm (connesso con la radice del verbo w, scorrere) indica un andamento regolare e ordinato ed applicato, in tal caso, al succedersi degli eventi (positivi e negativi) della vita di ogni uomo.

522

Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

GUIDAALLALETTURA
LINGUA E STILE Una costruzione calibrata Il modello omerico, gi ricordato nellIntroduzione, echeggia anche nello stile elevato di questi tetrametri archilochei, sia per le scelte lessicali sia per landamento fortemente paratattico dei versi, spezzati in una serie di esortazioni (con i verbi allimperativo) rivolte allanimo. Il discorso, dal punto di vista semantico, sviluppato in modo bilanciato: nei vv. 1-4 compare anzitutto il motivo della resistenza ai dolori e, pi precisamente, della stabilit in battaglia, anche di fronte alle insidie dei nemici; dal v. 4, poi, sviluppato il tema della misura (cfr. m lhn, v. 7) che deve regolare sia lesaltazione per la vittoria sia il dolore per la sconfitta, nella consapevolezza della variabilit che domina le sorti umane. La sintassi piana, movimentata soltanto dai numerosi participi congiunti (kukmene, v. 1; prosbaln, v. 2; katastaqe, v. 3; katapesn, v. 5), disposti anche secondo raffinate opposizioni (nikwn pres. attivo al v. 4, contro nikhqe aor. pass. al v. 5), e soprattutto dallinterrogativa indiretta del v. 7 (oo usm nqrpou cei) che conclude in modo enfatico il pensiero.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Quali tipologie di nemico sono evocate allinterno di questi tre frammenti archilochei? E quali reazioni, o considerazioni particolari, suscita ognuno di questi tipi nel poeta? possibile riconoscere diverse gradazioni di ostilit, o al contrario di ammirazione? testo 2. Con quali termini definito o descritto il nemico, o lavversario, in ciascuno dei tre frammenti ora esaminati? In quale dei frammenti la valutazione dellavversario meno diretta e pi elogiativa? contesto 3. Considera altri frammenti di Archiloco e soprattutto di Teognide (ad esempio, T21, p. 277) e di Alceo (ad esempio, T10-T12, pp. 334 ss.), in cui riaffiorano motivi di aperta ostilit nei confronti di un nemico. Quali somiglianze e quali differenze rilevi nel tono di questi componimenti? E nella descrizione del proprio nemico? In quali contesti avveniva, molto probabilmente, lesecuzione di questi carmi?

(Teognide, I, vv. 53-68; 69-72)

A17

Fra buoni e cattivi: i consigli di un aristocratico megarese

Metro: distico elegiaco Lingua: dialetto ionico

Nella poesia teognidea il motivo dellopposizione al nemico e allavversario appare sviluppato entro un orizzonte ristretto e circoscritto: Teognide si fa portavoce del proprio gruppo, interno alla pli, e indirizza versi carichi di diffidenza e ostilit ai rappresentanti di unaltra classe sociale, emergente e dotata di nuovo potere, anche se probabilmente estranea alle tradizioni gentilizie verso cui il poeta stesso mostra un orgoglioso attaccamento. Gli scenari storici presupposti dalla poesia teognidea non sono individuabili con precisione, sia per la genericit della documentazione storica e cronografica in nostro possesso, sia per la difficile interpretazione di un testimone stratificato e interpolato come lo stesso Corpus Theognideum (cfr. p. 242); ma, del resto, proprio la genericit e la semplicit dei riferimenti (cfr. GUIDA ALLA LETTURA) hanno fatto s che molti versi teognidei diventassero, anche fuori dei confini di Megara arcaica, un manifesto della resistenza dei moralisti conservatori contro le novit imposte da dinamiche sociali sempre in evoluzione.

A17 Teognide, I, vv. 53-68; 69-72

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I CLASSICI DA TRADURRE

55

60

65

Corpus Theognideum I, vv. 53-68 Krne, pli mn qj de pli, lao d d lloi, oF prsqj ote dka desan ote nmou, llj mf pleurasi dor agn kattribon, xw dj stj lafoi tsdj nmonto pleo. ka nn esj gaqo, Polupadh: o d prn sqlo nn deilo. t ken tatj ncoitj sorn; lllou dj patsin pj llloisi gelnte, ote kakn gnma edte otj gaqn. mhdna tnde flon poie, Polupadh, stn k qumo creh oneka mhdemi: ll dkei mn psin p glssh flo enai, crma d summex mhden mhdj tion spoudaon: gns gr izurn frna ndrn, sfin pj rgoisin psti pj odema, ll dlou pta te poluploka tj flhsan otw ndre mhkti szmenoi. Corpus Theognideum I, vv. 69-72 Mpote, Krne, kak psuno boleue sn ndr, etj Bn spoudaon prgmj ql telsai,

70

Corpus Theognideum I, vv. 53-68


53-60. La situazione: il poeta descrive a Cirno la situazione di capovolgimento sociale in cui si venuta a trovare la citt, dove i giusti non sono pi tenuti in conto, mentre gli ingiusti sono saliti alla ribalta. 53-56. Krne, pli... pleo: O Cirno (Krne)! La citt (sottinteso) ancora (qj) la stessa (de pli), ma certo sono (sottinteso) diversi (lloi) i suoi abitanti (lao), che (oF) in precedenza (prsqj) non conoscevano (desan) n leggi (dka) n regole (nmou), ma intorno ai fianchi (mf pleurasi) logoravano (kattribon) pelli (dor) di capra (agn) e pascolavano ( nmonto ) come cervi ( stj lafoi ) fuori da questa citt (xw [...] tsdj [...] pleo). Lespressione pli mn qj de pli significa propriamente la citt ancora questa citt (de pli); il termine lao indica la folla, la massa del popolo; i termini dka e nmou evocano rispettivamente la sfera giudiziaria (dka) e quella del diritto consuetudinario e della convivenza regolamentata (nmou). Il verbo desan piuccheperf. att. del perf. logico oda (sapere), e dunque deve essere tradotto come imperfetto. 57-60. ka nn esj... gaqn: E ora loro sono(esj = es) i buoni (gaqo), o figlio di Polipao (Polupadh)! E quelli che prima (prn) erano nobili (sqlo) ora sono (sottinteso) ignobili ( deilo ). Chi ( t ) potrebbe sopportare (ken [...] ncoitj) di vedere (sorn) queste cose (tatj)? Gli uni ingannano gli altri (lllou dj patsin ) ridendo ( gelnte ) gli uni degli altri (pj llloisi), e non distin-

guendo (edte) i pensieri (gnma) n dei cattivi (ote kakn) n dei buoni (otj gaqn). La locuzione o d prn sqlo significa propriamente i nobili di prima; al v. 60 il part. perf. edte (da oda, congiunto al sogg. sottinteso di patsin, come il precedente part. gelnte) significa sapere, conoscere, ma in tal caso assume il senso di distinguere per la presenza del parallelismo oppositivo ote kakn... otj gaqn. Nella proposizione interrogativa diretta di v. 58 il predicato in ottativo potenziale (ken [...] ncoitj) e regge il participio predicativo sorn.
61-68. I consigli: la coscienza della nuova situazione politica induce il poeta a una serie di consigli utilitaristici al giovane Cirno, che sappia dissimulare amicizia nei confronti di tutti, ma in realt si tenga lontano da qualsiasi rapporto o affare con i nuovi potenti. 61-65. mhdna tnde... spoudaon : O figlio di Polipao! Non renderti (poie = poiou/poio, imperat. pres.) amico (flon) di cuore (k qumo) nessuno (mhdna) di questi cittadini (tnde [...] stn) per nessun vantaggio (creh oneka mhdemi); ma da limpressione (dkei, imperat. pres.) di essere (enai) amico di tutti (psin) a parole (p glssh), ma fa in modo di non intrecciare (summex) affari (crma) con nessuno (mhden) n alcuna cosa seria (tion spoudaon). Il nesso creh oneka mhdemi di v. 62 (con anastrofe) costituisce un complemento di causa finale: Teognide invita Cirno (il figlio di Polipao, v. 61) a non intrecciare rapporti con nessuno dei nuovi signori della citt per nes-

sun motivo, neppure per cercare qualche tipo di guadagno o utilit (crea). Il verbo summex cong. aor., da sum-mgnumi (o -megnumi, mescolare insieme), e in tal caso (dopo gli imperativi poie, v. 61, e dkei, v. 63) ha valore esortativo. 65-68. gns gr izurn... szmenoi: Conoscerai (gns), infatti, lanimo (frna) di uomini miseri (izurn), e che () nelle loro azioni non c alcuna lealt (sfin pj rgoisin psti pj odema), ma amarono (flhsan) insidie (dlou) e inganni (pta) e tortuosit (poluploka), cos (otw) come () uomini che non possono pi essere salvati (mhkti szmenoi). La proposizione esplicativa di v. 65 (gns gr...) prefigura ci che Cirno conoscerebbe nel caso non mettesse in pratica gli ammonimenti del poeta (Se farai affari con questi uomini, conoscerai); la dichiarativa di v. 66 (dipendente sempre da gns) contiene propriamente un costruzione con dativo di possesso: sfin (dativo) + psti... odema (nom. sing., soggetto) + p(i) (= pesti). Il verbo flhsan indic. aor., da filw, ma probabilmente ha valore gnomico e quindi potrebbe essere tradotto anche con un presente (amano). Lespressione ndre mhkti szmenoi significa letteralmente uomini che non si salvano pi. Corpus Theognideum I, vv. 69-72
69-72. Nuovi consigli a Cirno su come e con chi prendere le decisioni, anche a costo di dolori e fatica. 69-72. Mpote, Krne... ktelsai : O Cirno! Non consigliarti mai (Mpo-

524

Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

ll metj sqln n boleu ka poll mogsai ka makrn possn, Krnj, dn ktelsai.


te [...] boleue, imperat. pres.), fiducioso (psuno), con un uomo cattivo (kak [...] sn ndr), qualora (etj Bn) tu voglia (ql) portare a compimento (telsai, inf. aor.) un affare (prgmj = prgma) serio (spoudaon), ma seguendo (metj [...] n) una persona nobile (sqln) prendi la decisione (boleu = boleue) sia di patire (mogsai, inf. aor.) molte cose (poll) sia di completare (ktelsai, inf. aor.) a piedi (possn) una lunga (makrn) strada (dn). Il part. pres. metj [...] n (in tmesi) viene dal verbo mt-eimi (composto di emi) e significa tenere dietro, seguire (+ acc.): in tal caso congiunto al sogg. sottinteso della proposizione.

GUIDAALLALETTURA
STRUTTURA Un pensiero sviluppato per antitesi In piena conformit al messaggio di resistenza politica, sociale e morale proposto in molti dei versi politici della silloge teognidea contro situazioni non condivise, anche la struttura di numerose elegie appare impostata anzitutto su sistemi di opposizione, o di parallelismo, sia a livello strutturale sia a livello lessicale (e quindi semantico). Nel primo componimento, ad esempio, spicca la perfetta bipartizione dei vv. 53-60 e dei vv. 61-68, dedicati rispettivamente a tracciare un quadro della situazione presente (vv. 53-60) e quindi a fornire una serie di avvertimenti su quale condotta assumere (e soprattutto su quale non assumere) nella contingenza politica venutasi a creare (vv. 61-68). Anche il secondo componimento, del resto, presenta nel breve giro di 4 versi un perfetto contrappunto fra il primo distico (vv. 69-70), che indica a quali persone non affidare i propri consigli (cosa non fare), e il secondo distico (vv. 71-72), che fornisce un suggerimento operativo (cosa fare). LINGUA E STILE Un linguaggio normativo Questo tipo di organizzazione dei contenuti si riflette anche nel vocabolario teognideo, che appare fortemente polarizzato: Teognide, in pratica, utilizza termini piuttosto generici, ma li impiega in modo ricorrente e secondo precise opposizioni, caricandoli di un valore normativo, cio facendo s che allinterno della sua poesia tali termini diventino indicatori di un messaggio definito. Esemplare lopposizione fra sql (vv. 57 e 71) e kak (vv. 60 e 69), che corrispondono in modo regolare a due categorie di individui: luomo prode e nobile, portatore dei valori tradizionali (sql), contrapposto alluomo moralmente negativo, non assimilato al gruppo del poeta (kak). Tali categorie risultano per complicate anche da fattori temporali che oppongono il prima e il dopo, cio il passato e il presente: cfr. prsqj (v. 54); nn, prn (v. 57); nn (v. 58); mhkti (v. 68). E cos adesso, nella nuova societ che si venuta a definire, gli sqlo di un tempo (v. 57) paiono persone misere (deilo, v. 58), mentre i veri kako sono ritenuti persone vincenti e valide (gaqo, v. 57). Il gioco delle apparenze, comunque, non toglie al poeta la convinzione della sanit della propria scelta di campo, anche se Teognide non rifugge neppure dal formulare suggerimenti improntati a uno schietto utilitarismo, come quando consiglia a Cirno di far finta di essere amico di tutti (v. 63).

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Qual la situazione politica e sociale che i versi teognidei consentono di ricostruire? In un simile panorama, che atteggiamento assume Teognide? Di quali valori si fa portavoce? testo 2. Considera i suggerimenti forniti nella GUIDA ALLA LETTURA in merito allimpiego di sql e di kak nei versi teognidei. Quali attributi e quali atteggiamenti si accompagnano a ognuno di questi due tipi umani? Si tratta di associazioni fisse e anchesse polarizzate in senso positivo e negativo? contesto 3. Confronta i versi teognidei quelli ora tradotti e quelli letti in Antologia (T20-T24, pp. 276 ss.) con i versi politici e privati di Solone (cfr. T15-T17, pp. 267 ss.; A12, p. 503). Quali affinit ideologiche emergono? E quali sono invece le differenze?

A18 Alceo, fr. 298 Voigt, vv. 1-27

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(Alceo, fr. 298 Voigt, vv. 1-27)

A18

Pittaco, empio quanto Aiace 

I CLASSICI DA TRADURRE

Metro: strofe alcaica Lingua: dialetto eolico (di Lesbo)

Aiace figlio di Oileo, locrese, era noto nellantichit per la sua tracotanza, che gli era costata lodio e la punizione degli di. Dopo la presa di Troia, infatti, Aiace violent Cassandra, figlia di Priamo, che si era rifugiata come supplice di Atena nel recinto sacro della dea, cos che la dea [] suscit delle grandi tempeste contro i Greci che ritornavano in patria ed erano arrivati allaltezza dellEubea, perch molti di loro perissero. Aiace, avendo nuotato fino agli scogli detti Girei disse che si era salvato contro il volere degli di. Poseidone, adiratosi, spacc lo scoglio e scagli Aiace tra i flutti. [] Ma Atena non cess neanche allora dalla sua ira, ma costrinse i Locresi a mandare per mille anni a Ilio delle vergini scelte a sorte. La storia raccontata da Callimaco nel primo libro degli Aitia e dal poeta [= Omero] nel quarto dellOdissea a grandi linee (Callimaco, fr. 35 Pfeiffer, dagli Scol a Iliade XIII, v. 66; trad. G.B. DAlessio). Anche Alceo ebbe ben presente questo modello di empiet, calandone il confronto nella viva realt politica della sua Lesbo e, probabilmente, suggerendone anche precise identificazioni (cfr. GUIDA ALLA LETTURA). Integrazioni di Eva-Maria Voigt e Denys L. Page.

...]santa ascun[...]ta t mndika, ...]hn d perblontj [n]gka<i> a]ceni la[b]olwi p.[..]an: ......] jAcaoi plu blteron 5 a tn.....]..hnta katktanon: sw ke p]arplonte Agai aitra] tucon qalssa: llj m]n n na Primw pi galmj] <jAq>ana polulido 10 mpcj] pappna genw, dusm]nee d plin phpon ......]...[..].a Dafobn tj ma ktekt]an, omga dj [p] teceo rwre, ka] padwn ta 15 Dardni]on pdion katce:
1-7. Introduzione alla vicenda e biasimo nei confronti del sacrilegio di Aiace.

1. Forse la sequenza di lettere del primo verso pu essere intesa come dr]santa ascn[on]ta t mndika, disonora[ndo?] (ascn[on]ta, proposto da Page) coloro che compiono (dr]santa) azioni non giuste (t mndika = t m ndika). 2-3. Delle parole di questi versi rimane comprensibile soltanto il verbo perblontj (indic. aor. II, senza aumento) da peribllw , gettare intorno; il sostantivo ngka, che una annotazione al margine del papiro di Colonia che conserva questi versi spiega come sinonimo di gknh, dunque cappio (per impiccare); infine il sostantivo a]ceni, al collo (dat. sing.). Come risulta chiaro dai versi successivi, molto probabile che gi queste parole alludessero alla punizione che Aiace si sarebbe sin da subito meritato per le sue azioni empie contro Cassandra. 4-7. jAcaoi ... qalssa : Per gli

Achei (jAcaoi) sarebbe stato ( = n, imperf. di em) molto meglio (blteron) se (a) avessero ucciso (katktanon, indic. aor.) []; forse (sw ), navigando oltre (parplonte) Ege (Agai), avrebbero trovato (ke [...] tucon, indic. aor.) mari (qalssa) pi facili (aitra). probabile che con Agai (Ege) qui Alceo alluda a una localit dellEubea. I vv. 4-5 presentano un periodo ipotetico dellirrealt (IV tipo), con apodosi al v. 4 e protasi al v. 5; ai vv. 6-7, poi, il costrutto ke (= n) + indic. tempo storico (qui tucon) indica ancora un desiderio irrealizzabile, quasi a spiegazione dellapodosi del v. 4.
8-15. La terribile situazione di Troia assediata e il rifugio di Cassandra presso la statua di Atena. 8-11. llj m]n... phpon: Ma in realt la figlia ( [...] pi) di Priamo (Primw = Primou) nel tempio (n na = na) abbracciava (mpcj, imperf., da mp-cw)

la statua ( galmj ) di Atena dal grande bottino (polulido), toccandole (pappna , da f-ptw) il mento ( genw = genew = geneou), e i nemici (dusm]nee) assalivano (phpon, imperf. da f-pw) la citt. Lavversativa con cui inizia il periodo (llj, v. 8) riporta al reale momento della presa di Troia, ben diverso rispetto alle possibilit prospettate nei versi precedenti, e dipinge latteggiamento supplice di Cassandra ( [...] Primw pi) presso il simulacro di Atena. 12-15. Dafobn tj... katce: [] e insieme (ma) Deifobo (Dafobon) uccisero (ktekt]an = katktanon, indic. aor.), e dalle mura ([p] teceo = p tecou) si lev (rwre, indic. perf., da rnumi) un lamento (omga), e il grido (ta = ut) dei figli (padwn) dominava (katce, imperf. da kat-cw) la piana (pdion) dardanide (Dardni]on). Nella lacuna precedente al nome di Deifobo doveva essere ricordato il nome di qualche personaggio morto insieme a lui: forse lo stesso Priamo.

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Il nemico, il mostro e lo sconosciuto

20

25

Aa d l]ssan lqj lan cwn nao]n gna Pllado, qwn qntoi]si qeoslaisi pntwn ano]tta makrwn pfuke: crres]si dj mfoin parqenkan lwn smn] parestkoisan glmati brissj] L[]kro, odj deise pada D]o polmw dte[r]ran [ ]n: d denon pj []frusin sm[ ]p[e]l[i]dnqeisa kt onopa ix[e pn]to[n], k dj fntoi[ xap[in]a kka qullai
24-27. La terribile collera di Atena e la sua vendetta. 24-27. d denon... qullai: [] E lei ( d = Atena), terribilmente (denon = deinn, avverbiale) divenuta livida (pelidnqeisa) sotto le ciglia (pj []frusin), si slanci (ix[e) sul mare (kt [... pn] to[n]) dal colore del vino (onopa), e allimprovviso (xap[n]a) lo sconvolgeva (k [...] kka, in tmesi) con oscure (fntoi[) tempeste (qullai). Il participio aor. pass. pelidnqeisa (da pelidnomai, diventare livido) congiunto al soggetto d (cio Atena); il verbo ixe indic. aor., senza aumento, da ssw, slanciarsi.

16-23. Il sacrilegio di Aiace e la violenza su Cassandra. 16-19. Aa d l ]ssan... pfuke : E Aiace giunse (lqj), avendo (cwn) furore (l]ssan) esiziale (lan), nel tempio ( naon = nan) della casta ([]gna) Pallade, che ( = , pron. rel.) fra tutti gli di (qwn [...] pntwn) verso i mortali (qntoi]si) sacrileghi (qeoslaisi) (pfuke) la pi terribile (ano]tta) di tutti i beati (makrwn). Il verbo pfuke indic. perf., da fw (generare), ma ha valore di presente (perf. logico) e pu essere tradotto (come intransitivo) con essere. Il termine qeoslh, -ou, indicava propriamente colui che ruba og-

getti sacri, il profanatore di templi (cfr. sulw, togliere, spogliare). 20-23. crres]si dj mfoin... dte[r]ran: E il Locrese ( L [ ]kro ), afferrando (lwn = ln, part. aor., da arw) con entrambe le mani (crres]si dj mfoin) la vergine (parqenkan) che stava accostata (parestkoisan) alla veneranda (smn) statua (glmati), le fece violenza (brissj), e non temette (deise, indic. aor., da dedw) la figlia di Zeus dispensatrice (dte[r]ran = dteiran) di guerra (polmw = polmou). Il participio perf. parestkoisan (= par-esthkuan), da par-sthmi (stare accanto), congiunto al compl. oggetto parqenkan.

A18 Alceo, fr. 298 Voigt, vv. 1-27

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I CLASSICI DA TRADURRE

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO La funzione paradigmatica del mito di Aiace Il testo del fr. 298 Voigt conservato da due testimoni papiracei (il Papiro di Colonia II 59 e il Papiro di Ossirinco 2303), che permettono di leggere con sostanziale chiarezza la sezione mitica (vv. 1-27) di un componimento di pi ampia estensione. Delle altre parti del poema sopravvivono resti di lettere molto esigui e difficilmente interpretabili; al v. 47, per, possibile riconoscere la sequenza di lettere wurradon e, dunque, un riferimento a Irra ([Urra), padre di Pittaco (cfr. fr. 129 Voigt = T10, p. 334, al v. 13), o forse a Pittaco stesso, indicato con lepiteto [Urradon (figlio di Irra): lodiato avversario politico della fazione alcaica. Questo dato riveste notevole importanza, perch consente di inquadrare in modo corretto anche la funzione (poetica e narrativa) della parte di carme ancora leggibile. molto probabile, infatti, che il racconto del sacrilegio di Aiace fungesse da termine di confronto per condannare il comportamento di Pittaco, autore di un tradimento che anche altrove Alceo indica meritevole della sanzione divina: cfr. ancora T10, p. 334, v. 14 (con riferimento alle Erinni). La storia di Aiace forniva, in tal senso, un chiaro esempio di tracotanza punita, assimilabile al comportamento imputato a Pittaco; in modo speculare, inoltre, lassimilazione di Pittaco alla figura di Aiace avrebbe contribuito a caricare lavversario dei tratti di empiet e di violenza furiosa delleroe del mito, aggravando ancor di pi la sua diffamazione.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Pensando al confronto di Pittaco con Aiace, quali elementi della descrizione delleroe mitico avrebbero potuto contribuire maggiormente alla demolizione della figura di Pittaco? testo 2. Esamina la struttura sintattica del brano. Quali costrutti ricorrono con maggiore frequenza? Prevale la paratassi o lipotassi? La costruzione delle frasi e gli artifici retorici impiegati condizionano lo stile della descrizione? Motiva le tue risposte con opportuni riferimenti al testo. contesto 3. In quali altri frammenti di Alceo, fra quelli che hai letto in Antologia (cfr. T10-T17, pp. 334 ss.), sono presenti altri riferimenti al mito, e in particolare al mito troiano? Alceo aderisce semplicemente alla versione omerica, o conserva anche tradizioni alternative e non documentate nellIliade e nellOdissea?

Le occasioNi e i riti della poesia


Ma tu, Febo Apollo, soprattutto di Delo gioisci nel cuore dove si radunano gli Ioni lunghi mantelli insieme ai figlioli e alle nobili spose; essi con pugilato e danza e canti si ricordano di te, tallietano durante le gare. Li direbbe immortali e senza vecchiezza in eterno chi giungesse quando gli Ioni sono riuniti. [] Le fanciulle di Delo, ancelle del dio che colpisce lontano quando intonano linno in onore di Apollo e poi di Latona e dArtemide urlo acuto, ricordando gli uomini e le donne dun tempo cantano linno, affascinano le genti umane. Di tutti gli uomini la voce e laccento sanno imitare, ognuno direbbe dessere proprio lui a parlare, tanto bene a ciascuno il bel canto sadatta.
Inno ad ApolloDelio III, vv. 146-152, 157-164: da LOmero minore T2.

I CLASSICI DA TRADURRE

LInno omerico ad Apollo restituisce uno squarcio dellatmosfera gioiosa che caratterizzava le feste del dio nellisola di Delo e fornisce unimmagine altamente celebrativa ovvero autocelebrativa anche degli esecutori dei canti e delle loro capacit artistiche e mimetiche. La performance evocata nellinno di tipo collettivo: una esecuzione corale di un inno indirizzato al dio, forse in parte assimilabile almeno nella dimensione cletica ad alcuni frammenti di Saffo (A21, p. 531), che pure presuppone orizzonti pi circoscritti e spesso anche finalit pedagogiche, o iniziatico-rituali. Questultima connotazione predominante, ad esempio, nei frammenti della poesia alcmanica, ascrivibili per lo pi alla tipologia del partenio (A20, p. 529). Lesecuzione corale della poesia, del resto, interessava molteplici forme di canto, da quello intonato per la celebrazione della vittoria di un atleta, di cui Pindaro fornisce esempi raffinati (A4, p. 472), a quello levato in tono lamentoso per commemorare un defunto, dare sfogo al dolore e insieme celebrare la grandezza della persona morta: un tipo di canto emblematicamente fissato nella scena del compianto sul cadavere di Ettore (A6, p. 481). Esecuzione singola, con laccompagnamento della cetra, ma fruizione ampia e collettiva, prevedeva invece la recitazione epica, che pure costituiva un momento festoso e importante della vita della corte arcaica (A19, p. 526) e che, almeno dallepoca dei Pisistratidi, avrebbe conosciuto una precisa istituzionalizzazione anche a livello cittadino (cfr. pp. 13 ss.).

Le occasioni della poesia potevano essere, per, anche molto pi ristrette, e limitate a un uditorio selezionato; la poesia, in questi casi, diveniva anche uno strumento importante per ribadire, consolidare e condividere ideali di gruppo, per lo pi delleteria che riuniva il poeta e i suoi compagni (cfr. p. 340). Era questo, ad esempio, un ambito entro cui poteva trovare naturale espressione la poesia del biasimo e dellinsulto, cio il giambo, indirizzato contro i propri avversari politici, come nel caso di Archiloco contro Licambe (A9, p. 492), o di Alceo contro Pittaco (A18, p. 523). Il momento principale di identificazione del gruppo di sodali, comunque, era il simposio, cio il momento (successivo al pasto) di gioiosa degustazione del vino, ma anche di fruizione dei piaceri pi consoni alla propria classe sociale (cfr. A12, p. 503) e, nel contempo, di riaffermazione della propria identit sociale e politica (cfr. A17, p. 520). La poesia costituiva, quindi, una componente importante del simposio, soprattutto in quanto veicolo di tali messaggi; addirittura come nei casi in cui laffermazione di regimi tirannici veniva a soffocare la libert di espressione delle eterie il canto (soprattutto amoroso) divenne un vero e proprio valore simposiale, assecondando la formalizzazione e il raffinamento delle prassi del simposio: emblema di un nuovo tipo di civilt e veicolo di veri e propri modelli comportamentali (A22, p. 535).

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Le occasioni e i riti della poesia

(Odissea VIII, vv. 57-92)

A19

l cantore del re: Demodoco I e le glorie degli eroi

Metro: esametro dattilico Lingua: lingua epica (base ionica)

Dopo essere stato accolto presso i Feaci e aver trascorso la notte, Odisseo attende che lassemblea decida se e come agevolare il suo rientro in patria. Alcinoo ribadisce i doveri di ospitalit, dirige la discussione e distribuisce i compiti di ognuno; i giovani, in particolare, si occuperanno di allestire la nave e laccompagnamento di Odisseo (cfr. Odissea VIII, vv. 3439), mentre gli anziani e i nobili feaci, e Alcinoo stesso, onoreranno lospite con un banchetto a palazzo. Un momento di gioia e di serenit che, proprio in quanto tale, non pu fare a meno della poesia e del canto, come Alcinoo puntualizza chiaramente: chiamate il cantore divino (qeon oidn), / Demodoco; a lui in sommo grado un dio don il canto, / a darci diletto, comunque il cuore lo spinge a cantare (Odissea VIII, vv. 43-45; trad. R. Calzecchi Onesti).

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Plnto dj rj aqousa te ka rkea ka dmoi ndrn [gromnwn: pollo dj rj san, noi d palaio.] tosin dj jAlknoo duokadeka mlj reusen, kt dj rgidonta a, do dj elpoda bo: to dron mf qj pon, tetkont te datj rateinn. Krux dj ggqen lqen gwn rhron oidn, tn per Mosj flhse, ddou dj gaqn te kakn te: fqalmn mn merse, ddou dj dean oidn. t dj ra Pontnoo qke qrnon rgurhlon mss daitumnwn, pr kona makrn resa: kd dj k passalfi krmasen frmigga lgeian ato pr kefal ka pfrade cersn lsqai krux: pr dj tqei kneon kaln te trpezan, pr d dpa onoio, pien te qum ngoi. o dj pj neaqj toma prokemena cera allon.
senza aumento, da mfi-pw, stare attorno, occuparsi di (qui in tmesi); tetkonto indic. aor. II, con raddoppiamento, da tecw, fabbricare, apprestare. 62-64. Krux dj ggqen... oidn : E subito (ggqen) giunse (lqen) laraldo (Krux), portando con s (gwn, part. congiunto) il caro (rhron) cantore (oidn), che (tn) la Musa (Mosj) am (flhse) grandemente (per, avverbiale), ma gli dava (ddou, imperf. senza aumento) sia un bene sia un male: lo priv (merse) degli occhi (fqalmn), ma gli dava il dolce canto. Sia flhse (indic. aor.) sia ddou (v. 63) hanno per soggetto la Musa e per oggetto il pron. relativo tn (ddou, in particolare, regge anche lacc. della cosa, cio gaqn e kakn); merse indic. aor., senza aumento, da mrdw, che significa privare della propria parte, quindi privare. Sul motivo della cecit, associata alla dote del canto, cfr. anche p. 175 (Inno ad Apollo, v. 172). 65-70. t dj ra Pontnoo... ngoi: Per lui (t), allora, Pontonoo pose (qke, indic. aor., senza aumento) un seggio (qrnon) con chiodi dargento (rgurhlon), nel mezzo (mss) dei banchettanti (daitumnwn), appoggiandolo (resa) a una lunga colonna (kona); e appese (krmasen) la cetra (frmigga) sonora (lgeian) gi (kd = kat) da un chiodo (k passalfi), al di sopra della sua testa (ato pr kefal) e laraldo (krux) gli indic (pfrade) come afferrarla (lsqai, inf. aor., da arw) con le mani (cersn); e vicino (pr, avverbiale) gli collocava (tqei) un paniere (kneon) e una bella tavola (trpezan), e vicino (pr) una coppa (dpa) di vino, da bere (pien) quando (te) lanimo lo richiedesse (ngoi, ott. pres.). La forma resa part. aor., da redw (appoggiare, puntellare), congiunto al soggetto Pontonoo; krmasen indic. aor., senza aumento, da kremnnumi, appendere; pfrade una forma di indic. aor. II, con raddoppiamento, da frzw, indicare, spiegare; pien inf. aor. II, da pnw (bere), qui usato con valore finale.
71-82. Dopo aver consumato il cibo, Demodoco inizia a cantare, e ricorda proprio lepisodio di una lite fra Achille e Odisseo, durante i fatti di Troia, e il compiacimento di Agamennone per i buoni auspici legati a questa lite.

57-70. Il palazzo di Alcinoo si riempie di gente e Alcinoo uccide gli animali con cui sar allestito il banchetto. Giunge anche il cantore Demodoco, cieco, che fatto accomodare in una posizione centrale, provvisto di vino e cibo, e messo in condizione di prendere agevolmente la propria lira. 57-61. plnto dj rj aqousai... rateinn: E allora i portici (aqousai) e i cortili (rkea) e le stanze (dmoi) si riempirono (plnto) di uomini (ndrn) riuniti (gromnwn): erano (san, imperf. da em) davvero molti, giovani e vecchi. Per loro (tosin) Alcinoo sacrific (reusen, indic. aor.) dodici pecore (mlj), otto maiali (a) dalle candide zanne (rgidonta), due buoi (bo) dalle zampe ritorte (elpoda): li (to) scuoiavano (dron, imperf. senza aumento), li preparavano (mf [...] pon), e producevano (tetkonto) lamabile (rateinn) pasto (datj). Il verbo plnto indic. aor. III medio, da pmplhmi (riempire), con valore riflessivo (riempirsi, + gen.); gromnwn una forma sincopata (per geromnwn) di part. aor. II, da gerw (riunire), con valore passivo; mf [...] pon indic. imperf.,

A19 Odissea VIII, vv. 57-92

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atr pe psio ka dhto x ron nto, Mosj rj oidn nken eidmenai kla ndrn, omh, t ttj ra klo orann ern kane, neko jOdusso ka Phledew jAcilo, pote dhrsanto qen n dait qale kpgloi pessin, nax dj ndrn jAgammnwn care n, tj ristoi jAcain dhriwnto. H gr o crewn muqsato Fobo jApllwn Puqo n gaq, qj prbh linon odn crhsmeno. tte gr a kulndeto pmato rc Trws te ka Danaosi Di meglou di boul. Tatj rj oid eide periklut: atr jOdusse porfreon mga fro ln cers stibarsi kk kefal erusse, kluye d kal prswpa: adeto gr Fahka pj frsi dkrua lebwn. toi te lxeien edwn qeo oid, dkruj morxmeno kefal po fro leske ka dpa mfikpellon ln spesaske qeosin: atr tj By rcoito ka trneian edein Faikwn o ristoi, pe trpontj pessin, By jOduse kat krta kaluymeno goasken.

I CLASSICI DA TRADURRE

71-77. o dj pj neaqj... pessin: Ed essi protendevano (allon) le mani (cera) verso i cibi (pj neaqj) che erano disposti (prokemena, part. congiunto) alla portata (toma, predicativo). Ma poi (atr), quando (pe) eliminarono (x [...] nto) il desiderio (ron) di bere (psio) e di mangiare (dhto), allora la Musa indusse (nken, indic. aor.) il cantore a cantare (eidmenai, inf. pres.) le glorie (kla) degli eroi (ndrn), da un racconto (omh) la cui (t) gloria (klo) allora (ttj) raggiungeva (kane) il vasto cielo, ossia la contesa (neko) di Odisseo e del Pelide Achille, come () un giorno (pote) litigarono (dhrsanto) durante (n) uno splendido (qale) banchetto (dait) degli di, con tremende (kpglio) parole (pessin). Laccusativo neko, -ou, t) di v. 75 e la proposizione dichiarativa ... di vv. 76-77 dipendono sempre dallinf. eidmenai e sono epesegetici rispetto al primo oggetto kla ndrn; omh genitivo di provenienza e indica da dove proviene il canto delle glorie degli eroi. Il verbo x [...] nto indic. aor. III, da xhmi (qui in tmesi), mandare via; dhrsanto indic. aor., senza aumento, da dhromai (spesso dhriomai), contendere, lottare. Lepisodio a cui fa cenno il canto di Demodoco non risulta altrimenti documentato. 77-82. nax dj ndrn... boul: E Agamennone, signore (nax) di uomini, si rallegrava (care, imperf. senza aumento) nellanimo (n), per il fatto che ( tj) i migliori (ristoi) degli Achei litigavano (dhriwnto, imperf. senza aumento). Cos (H) infatti a lui (o) disse (muqsato, indic. aor., senza aumento) Febo Apollo emettendo

un vaticinio (crewn) a Pito divina (gaq), quando (qj) super (prbh) la soglia (odn) di pietra (linon) per consultare loracolo (crhsmeno). Proprio allora (tte [...] a), infatti, il principio (rc) della sciagura (pmato) si rivoltava (kulndeto, imperf. senza aumento) sui Troiani e sui Danai, per le volont (di boul) del grande Zeus. Lespressione tte [...] a di v. 81 allude alla situazione della lite fra Achille e Odisseo. La forma crewn part. pres., da crw (dare oracoli, vaticinare), qui congiunto al nom. Fobo jApllwn; dallo stesso verbo, ma al medio (consultare loracolo), deriva anche crhsmeno, part. fut. con valore finale, congiunto a un sogg. sottinteso Agamennone. Pito altro nome di Delfi: la citt della Focide presso cui si trovava un famoso santuario oracolare di Apollo.
83-92. Odisseo, scosso dai ricordi, piange segretamente, coprendosi con il mantello e asciugandosi le lacrime durante le pause del canto, per brindare e libare agli di insieme agli altri banchettanti. 83-86. tatj rj oid... lebwn: Dunque il glorioso (periklut) cantore cantava queste cose (tatj); ma Odisseo, afferrando (ln, part. aor. II, congiunto) con le forti ( stibarsi) mani (cers) il grande manto (fro) purpureo, lo tir (erusse) sulla testa (kk kefal), e nascose (kluye) il bel volto: infatti, versando (lebwn, part. pres., congiunto) lacrime (dkrua) sotto le ciglia (pj frsi), aveva pudore (adeto, imperf. senza aumento) dei Feaci ( Fahka ). La preposizione kk forma apocopata e assimilata (alla

velare iniziale della parola successiva, kefal) di kat; erusse indic. aor., dal verbo rw, tirare, trarre. 87-92. toi te... goasken: E quando (te) il divino (qeo) cantore cessava (lxeien, ott. aor.) di cantare (edwn, part. predicativo), dopo aver asciugato ( morxmeno) le lacrime, toglieva (leske) il manto (fro) dalla testa (kefal po, in anastrofe) e, dopo aver afferrato (ln, part. aor., congiunto) la coppa (dpa) a doppio manico ( mfikpellon) faceva libagioni (spesaske) in onore degli di (qeosin); ma quando (tj) poi ricominciava e i migliori dei Feaci lo incitavano (trneian) a cantare, poich (pe) si rallegravano (trpontj, imperf. senza aumento) alle sue parole (pessin), di nuovo (By) Odisseo, coprendosi (kat [...] kaluymeno) la testa (krta, acc. plur.), piangeva (goasken). Nelle proposizioni temporali introdotte da te (vv. 87 e 90) i verbi sono allott. (lxeien, rcoito e trneian) per indicare literativit dellazione, ossia che le pause di Demodoco furono molteplici (e che ogni volta Odisseo si comport allo stesso modo). Lo stesso valore implicito anche nei verbi leske (v. 88) e spesaske (v. 89), che sono propriamente aor., da arw (aor. elon) e da spndw (aor. speisa), ma con il suffisso iterativo -sk-: la presenza di questo suffisso (anche nellimperf. goasken, da gow, lamentarsi) indica che lazione espressa dai verbi continuata (e non momentanea, come laor. indicherebbe). Il part. aor. morxmeno deriva dal verbo mrgnumi (asciugare, detergere) ed congiunto al sogg. sottinteso Odisseo.

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Le occasioni e i riti della poesia

GUIDAALLALETTURA
SITUAZIONE (I) Il banchetto e il canto dellaedo I preparativi della nave che scorter Odisseo sino alla sua patria si sovrappongono allorganizzazione di un banchetto festoso in onore dellospite straniero: un evento che coinvolge tutti gli uomini, giovani e vecchi (vv. 57-58), e che presuppone come elemento imprescindibile della gioia conviviale anche il canto dellaedo. Ben precisi sono il momento e i contenuti del canto, che inizia dopo il pasto e che verte sulle glorie di eroi (vv. 72-73), nello specifico sullepisodio di un litigio fra Achille e lo stesso Odisseo (vv. 74 ss.). Leroe greco, dunque, non pu che commuoversi al ricordo dei compagni e di fatti del passato, e ci induce Alcinoo a sospendere il canto e a proporre di cimentarsi in gare atletiche, come nuova forma di divertimento (cfr. Odissea VIII, vv. 97 ss.). SITUAZIONE (II) La seconda esecuzione di Demodoco Dopo la pausa agonistica (vv. 104-234) il banchetto riprende. Di nuovo Alcinoo, dunque, sottolineando lindole edonistica dei Feaci (sempre il festino c caro, la cetra, la danza, / vesti mutate, e bagni caldi, e lamore; Odissea VIII, vv. 248-249), invita alla festa e, nel contempo, fornisce anche interessanti indicazioni in merito alla nuova performance del canto di Demodoco: Su, quanti siete i migliori danzatori feaci, / danzate, che lo straniero narri agli amici, / tornato a casa, quanto eccelliamo su tutti / nellarte navale e alla corsa e nella danza e nel canto. / A Demodoco subito si porti la cetra / sonora (Odissea VIII, vv. 250-255). Diversamente da quella precedente, dunque, lesecuzione che ora laedo comincia con il canto degli amori fra Ares e Afrodite: A7, p. 485 accompagnata dalla danza: Laraldo arriv portando la cetra sonora / a Demodoco; e questi venne nel mezzo e intorno dei giovani / nel primo fiore gli stettero, i pi esperti di danza, / e battevan coi piedi il ritmo divino: Odisseo / lagile gioco dei piedi ammirava e stupiva nel cuore (Odissea VIII, vv. 261-265). CONTESTO Le occasioni del canto I poemi omerici, del resto, non forniscono esempi di esecuzione del canto soltanto in ambiti pubblici e allargati (cfr. anche A6, p. 481); il canto con la cetra, infatti, pu avvenire in contesti ristretti. Nel canto IX dellIliade, ad esempio, quando Aiace, Odisseo e Fenice si recano in ambasceria da Achille (cfr. T8, p. 84), giunti nella sua tenda, colgono leroe in un momento di distensione: lo trovarono che con la cetra sonora si dilettava, / bella, ornata; e sopra vera un ponte dargento. / [] Si dilettava con essa, cantava glorie deroi. / Patroclo solo in silenzio, gli sedeva di faccia, / spiando lEacide, quando smettesse il canto (Iliade IX, vv. 186-191; traduzioni di R. Calzecchi Onesti). probabile che Patroclo attenda il momento per subentrare ad Achille nel canto, in una sorta di performance rapsodica di canti in successione. Ci che importa, in ogni caso, soprattutto la dimensione privata del canto di Achille, che pure come Demodoco ricorda i kla ndrn (le glorie degli eroi, v. 189), ma documenta un tipo di fruizione circoscritta della poesia, condivisa con persone selezionate e in situazioni di maggiore intimit.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. In quale occasione si inserisce il canto di Demodoco? Lesecuzione dellaedo rappresenta un momento di poca importanza o di particolare rilievo? Quali sono gli argomenti del canto? testo 2. Quali sono i termini che indicano il canto? Quali attributi qualificano lattivit e la figura di Demodoco? Quale immagine complessiva dellaedo ne risulta? contesto 3. Fra i brani omerici che hai letto, quali presuppongono situazioni in cui si compia un canto? Considera, ad esempio, le lamentazioni sul cadavere di Ettore (A6, p. 481): che tipo di canto effettuato in questa circostanza? comunque possibile rilevare analogie con lepisodio dei Feaci?

A20 Alcmane, frr. 4, 26, 82 e 87 Calame

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(Alcmane, frr. 4, 26, 82 e 87 Calame)

A20

 a splendida Astimelusa L e il glorioso Agesidamo: i modelli e le guide del coro

I CLASSICI DA TRADURRE

Metro: metri lirici Lingua: dialetto dorico (laconico)

La poesia di Alcmane fornisce un ampio spettro delle forme, dei contenuti e dei destinatari contemplati dalla lirica corale arcaica (o perlomeno da quella diffusa in ambito dorico-peloponnesiaco; sulla produzione simposiale alcmanica, cfr. invece p. 292). Soprattutto nei frammenti dei parteni, cio dei componimenti dedicati allesecuzione di fanciulle (per cui il poeta era celebre gi nellantichit), emergono riferimenti precisi e contingenti ai componenti del coro, ai personaggi che dovevano guidare la performance del gruppo, al pubblico che assisteva, ma anche allambientazione entro cui il canto era eseguito: probabile componente di rituali collettivi che segnavano momenti importanti e di passaggio nella vita delle giovani spartane.

Fr. 4 Msj ge Msa lgha polummel aenoide mlo neocmn rce parsnoi edhn Fr. 26, vv. 1-10, 61-76 [Msai jOl]umpide per me frna [ ] oida [ ]w dj kosai [ ]a p [ ]..ra kaln mnioisn mlo [ ].oi [pnon ]p glefrwn sked[a]se glukn [ ] d mj gei pedj gnj men [ci m]lista km[an x]anqn tinxw: [ ].sc[ p]alo pde [vv. 11-60: illeggibili o molto lacunosi] lusimele te ps, takertera dj pnw ka santw potidrketai: od ti mayidw gluk[a k]na:
il complemento per me probabile che frna funga da acc. di relazione; il part. presente mnioisn (= mneousn) femm. gen. plur. e doveva essere concordato con un sostantivo indicante le componenti del coro, o in alternativa le Muse (rappresentate in una sorta di performance esemplare, a cui il coro dovrebbe adeguarsi). 7-10. pnon ]p... pde: [] disperder (sked[a]se) il dolce (glukn) sonno (pnon) dalle palpebre (]p glefrwn) [] mi (mj) spinge (gei) ad andare (men, inf. pres., da emi) al luogo della riunione (pedj gnj = met gna), dove (ci = ci ) moltissimo ( m ] lista ) agiter ( tinxw ) la bionda ( x ] anqn ) chioma ( km [ an ) [] delicati ( p ] alo ) piedi (pde) []. Il sogg. del verbo sked[a] se (indic. futuro, da skednnumi) forse il canto; lavverbio (omerico) ci corrisponde a pou, dove. Il termine gn in questo caso indica il luogo della riunione, verosimilmente festiva e/o rituale, dove si terr anche il canto corale. [] 61-63. lusimele te... k]na: [] e con desiderio (ps = pq) che scioglie le membra ( lusimele ), volge lo sguardo (potidrketai = pros-) pi struggente (takertera) del sonno (pnw = pnou) e della morte (santw = qantou); e lei (k]na = kenh) non (sottinteso) affatto (od ti) vanamente (mayidw) dolce (gluk[a = glukea). Lagg. comparativo takertera funge da predicativo del sogg. (femm. sing.) del verbo potidrketai, probabilmente la stessa Astimelusa, in cui bisogna riconoscere anche il referente del successivo k]na (= kenh).

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Fr. 4. Linizio del canto e linvocazione alla Musa. 1-3. Msj ge... edhn: Musa (Msj = Mosa)! Ors (ge), Musa (Msa) sonora (lgha = lgeia), dalle molte melodie (polummel), dal canto eterno (aenoide)! Inizia (rce) a cantare (edhn = edein) una melodia (mlo) nuova (neocmn) per le fanciulle (parsnoi = parqnoi). Fr. 26. Il partenio di Astimelusa. 1-6. Msai jOl]umpide... ].oi: Muse Olimpie (jOl]umpide)! Intorno a me (per me), nellanimo (frna) [] canto/i (oida) [] udire (kosai) [] della voce (p) [] (delle fanciulle) che intonano (mnioisn = mneousn) la bella melodia (kaln [...] mlo) []. Dopo

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Le occasioni e i riti della poesia

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jA[s]tumloisa d mj odn mebetai ll t]n pulenj coisa [] ti agl[e]nto str ran diaipet crsion rno pal[n yl]on [sunousa]n [aqw]n diba tanao po[s:] [kallk]omo nota Kinra c[r]i [ p p]arsenikn cataisin sdei: [ jA]stumloisa kat stratn [ ] mlhma dm [ ]man losa [ ]lgw: Fr. 82 t d[. . .]lai rce ta Duma[nai ] Tundaridaiena[ esa[ ]en acm siofil co[ra]g jAghsdame klee[nn] Damotimda gercw krat cora]g: ate gr mwn li[k]e neanai floi tj g[]neioi k]npanoi Fr. 87 epat moi tde fla brotsia.

(a)

5 (b)

64-70. jA[s]tumloisa d... po[s]: E Astimelusa non mi (mj) risponde (mebetai) nulla, ma portando (coisa = cousa, part. congiunto) la corona (t]n pulenj), come ([] = ) un astro (ti [...] str) che attraversa (diaipet) il cielo (ran = orano) luminoso (agl[e]nto) o come () germoglio (rno) dorato (crsion) o tenera (pal[n) piuma (yl]on = ptlon), attravers (diba) [il gruppo (sunousa]n) delle ragazze (aqw]n = iqwn)] con piedi (po] s) distesi (tanao). La proposizione avversativa che inizia al v. 65 interrotta dalla comparazione ([]) dei vv. 66-68 e riprende ai vv. 69-70 (dove si trova il predicato diba, indic. aor. III, da dia-banw); la comparazione sviluppa tre immagini: astro, germoglio e piuma). Lagg. qeo, -ou, / significa propriamente non ancora sposato e pu essere applicato sia alle ragazze sia ai ragazzi. 71-72. kallk ]omo nota... sdei : E lumida (nota) grazia (c[r]i) di Cinira (Kinra) che abbellisce le chiome (kallk] omo) siede (sdei = zei) sulle capigliature (p [...] cataisin) delle fanciulle (p]arsenikn). Cinira era il mitico re di Cipro, devoto ad Afrodite; lisola era famosa per i suoi profumi: la perifrasi umida grazia di Cinira (nota Kinra c[r]i) indica gli unguenti profumati con cui le ragazze del coro avevano impreziosito le loro acconcia-

ture, ma evoca anche unallusione afroditica molto pertinente al contesto del canto. 73-76. jA]stumloisa...]lgw: Astimelusa lungo la folla (kat stratn) [] delizia (mlhma) per il popolo (dm = dm) [] avendo preso (losa = losa, part. congiunto) [] dico (lgw). Il testo di questa strofe si fa man mano frammentario e difficilmente comprensibile: bisogna rilevare, in ogni caso, sia la presenza di un doppio riferimento al pubblico presente alla performance corale (kat stratn... dm) sia la raffinatezza dellaccostamento del nome jA]stumloisa al nesso mlhma dm, con probabile funzione paretimologica (jA] stu + ml- / ml- + dmo).
Fr. 82. Il canto delle Dymainai. (a) 1-5. t d[]lai... Damotimda: Tu (t) [] inizia (rce) per le Dymainai (ta Duma[nai) [] Tindaridi (Tundaridaiena[) [] alla/per la battaglia/lancia (acm = acm), o corego (co[ra]g = corhg) caro agli dei (siofil = qeofil), glorioso (klee[nn] = klein) Agesidamo figlio di Damotimo (Damotimda). I Dymaini formavano una delle trib in cui era divisa la societ spartana; il canto di Alcmane, quindi, era in tal caso destinato a ragazze appartenenti a questa trib. Con lepiteto di Tindaridi (leggibile

nella sequenza di lettere del v. 2) erano indicati i Dioscuri, cio Castore e Polluce, gemelli nati dallunione di Leda prima con Zeus e poi con il mortale Tindaro. A Sparta i Dioscuri erano oggetto di particolare venerazione. I nomi jAghsdamo (guidatore-del-popolo) e Damtimo (onore-del-popolo) indicano che il corego e suo padre appartenevano sicuramente a una famiglia di alto lignaggio. (b) 1-4. gercw... k]npanoi: illustri (gercw = -cou) e amabili (krat = ka rato) coreghi (cora]g = -go): qui (ate = ato, avverbiale), infatti, fra noi (mwn = mn) giovani (neanai) coetanei (li[k]e = like) e cari senza barba (g[]neioi) e senza baffi (k]npanoi = ka nphnoi) []. Gli accusativi plurali con cui esordisce il fr. doveva dipendere da un verbo precedente; allo stesso modo i nominativi della seconda parte del fr. rimangono in sospeso, perch privi di predicato. Laggettivo nphno deriva da - privativo + pnh (baffo).
Fr. 87. Esordio genealogico. 1. Ditemi (epat moi) queste (tde) stirpi (fla) di mortali (brotsia). Il verbo epate imperat. aor. I, da epa, alternativo alla forma di aor. II epon, impiegato per i verbi di dire.

A21 Saffo, frr. 2 e 17 Voigt

535

I CLASSICI DA TRADURRE

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO (I) Gli a solo dei canti corali I frammenti ora esaminati, pur nella loro esiguit, testimoniano la grande variet di forme esecutive che i canti corali potevano assumere, oltre che la ricchezza delle immagini evocate e la complessit degli interlocutori (reali o fittizi) che lillusione narrativa del canto poteva coinvolgere. Linvocazione alla Musa del fr. 4, ad esempio, occupava la parte iniziale di un partenio (cfr. parsnoi, v. 3) e doveva essere eseguita da un solista; lo stesso pu dirsi anche del fr. 87, che per introduceva probabilmente un canto (o una sezione di canto) di tipo genealogico (cfr. fla brotsia), forse indirizzata alla celebrazione di una precisa stirpe famigliare. CONTESTO (II) Le figure dei coreghi Il fr. 26 (il cosiddetto Partenio di Astimelusa, per cui cfr. anche T4, p. 301) fornisce invece maggiori dettagli sulla performance corale, che dobbiamo supporre eseguita allalba (v. 7) e probabilmente in un contesto di partecipazione collettiva, allargata a unampia parte della comunit civica (vv. 8; 73-74); ai vv. 10 e 70, inoltre, forse possibile riconoscere allusioni anche alle movenze della danza eseguita dal coro. Nel fr. 26, in ogni caso, il modello di grazia e di bellezza di Astimelusa risplende costante e proprio in Astimelusa lecito riconoscere la figura del corego, ossia della guidatrice del coro; le due sezioni del fr. 82 (ricavate da un commento papiraceo alla poesia di Alcmane) presuppongono invece una diversa conformazione del coro, sempre composto da fanciulle (cfr. [a] v. 1), ma in tal caso guidato da un corego maschio (cfr. [a] vv. 4-5) e forse giocato anche su uno scambio di lodi fra le fanciulle stesse e i loro coetanei.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Servendoti anche dei suggerimenti forniti nella GUIDA ALLA LETTURA, indica quali e quanti sono i referenti presupposti dai versi alcmanici ora esaminati (esecutori, spettatori, singoli personaggi del coro ecc.). Che tipo di contesto presupposto dalla performance di questi canti? Sono presenti anche notazioni sullambiente? testo 2. Nei frammenti che ora hai tradotto sono presenti riferimenti a persone indicate con nomi propri? Quali? Questi nomi possono avere anche significati simbolici e allusivi? contesto 3. Rileggi il Partenio del Louvre (T3, p. 297) e prova a rispondere alla domande 1 e 2 anche in riferimento a questo testo. Rilevi analogie o differenze rispetto al Partenio di Astimelusa? 4. Quali affinit puoi riconoscere fra i frammenti dei parteni di Alcmane e quelli degli epitalami di Saffo (T7, p. 328)? Quali diversit, contenutistiche e strutturali, invece emergono?

(Saffo, frr. 2 e 17 Voigt)

A21

 frodite, Era e le donne A di Lesbo

Quando, nellIliade, i capi greci si ritrovano nella tenda di Agamennone per pensare a come convincere Achille al rientro in guerra (cfr. anche T8, p. 84), lo stesso Agamennone elenca una serie di doni che sarebbe disposto a concedere alleroe, fra cui menzionate alla fine, a marcarne la rilevanza sette donne, che sanno lavori perfetti, / lesbie, quelle che quando egli prese Lesbo ben costruita / scelsi per me, vincevano tutte le donne in bellezza (Iliade IX, vv. 128-130; trad. R. Calzecchi Onesti). La fama di bellezza delle donne di Lesbo era antica e consolidata, e affondava le proprie radici in precise usanze locali, come confermano gli scol allo stesso passo omerico: presso i Lesb si tiene un concorso di bellezza fra donne, chiamato Kallistea, nel santuario di Era (n t t {Hra temnei). Il dato scoliastico riveste grande importanza, sia perch attesta il radicamento, in Lesbo, di forme di celebrazione ufficiale della bellezza (femminile), sia perch fornisce indicazioni sulle coordinate socio-culturali, e cultuali, entro cui le donne lesbie inscrivevano la valorizzazione delle proprie doti. E anche la poesia di Saffo, di tutto ci, non manca di fornire splendidi riflessi.

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Le occasioni e i riti della poesia

Metro: strofe safca Lingua: dialetto eolico (di Lesbo)

FR. 2 VOiGT Un coccio di ceramica (ostrakon) del secolo III a.C. ha restituito alcune strofe di un carme di Saffo, identificato grazie a numerose citazioni indirette. Il testo di difficile decifrazione, anche per la probabilmente scarsa competenza dellincisore; chiari, in ogni caso, risultano sia linvocazione alla dea Afrodite, sia il tratteggio di un ambiente e di una situazione dai forti tratti simbolici. Integrazioni di Girolamo Vitelli, Medea Norsa e Denys L. Page. Nelle note, allinterno delle parentesi tonde sono fornite le equivalenze fra forme eoliche e forme ionico-attiche.
1

Der mj k Krta [p tnd]e naon gnon pp[ai toi] crien mn lso mal[an], bmoi d tequmime noi [li]bantw<i>: n dj dwr ycron keldei dij sdwn malnwn, brdoisi d pa cro skastj, aqussomnwn d fllwn kma katrrei: n d lemwn ppboto tqale rnoisin nqesin, a <dj> htai mllica pn[o]isin [ [.............] nqa d s su.an loisa Kpri crusaisin n kulkessin brw <>m<me>mecmenon qalaisi nktar onocaison

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15

1-[12]. La divinit (poi individuata in Afrodite) viene invocata presso un santuario, caratterizzato da un tempio e da un bosco sacro. I versi insistono sulla descrizione del luogo e sulle caratteristiche naturali del paesaggio. 1-4. Der mj... [li]bant: (Vieni) qui (deru = dero), presso di me, da Creta in questo tempio (naon = nan) sacro, dove (ppai = p) per te (toi) c (sottinteso) un amabile bosco di meli (malan = mhlen), e altari affumicati (tequmimenoi) di incenso. Non chiaro se il carme di Saffo iniziasse proprio con questi versi: lostrakon fa precedere la serie di lettere .ranoqen katiou[s|- (Fr. 2 Voigt, v. 1a), interpretabili come dallalto sces[a, che per non si inscrivono nella metrica di una strofe saffica (che in tal caso prevederebbe un adonio: cfr. Appendice metrica, p. 538). Linvocazione, in ogni caso, riferita ad Afrodite, che sar menzionata solo al v. 13 con lepiteto di Cipride, poich a Cipro aveva sede un importante santuario della dea; anche a Creta (cfr. v. 1), del resto, Afrodite era oggetto di particolare venerazione, ma non chiaro perch, in tal caso, Saffo invochi espressamente lAfrodite cretese. Dal punto di vista sintattico, sia la proposizione principale di vv. 1-2 sia la relativa di vv. 2-4 presentano ellissi del predicato verbale.

5-8. n dj dwr... katrrei: e l (n dj) una fresca acqua rumoreggia (keldei) attraverso i rami (sdwn = zwn) dei meli, e tutto (pa = p) il luogo ( cro) ombreggiato di rose (brdoisi = doisi), e con il fruscio delle foglie stilla (katrrei) sopore (kma). Lespressione n d(e) ha valore avverbiale (e non di preposizione); skast(ai) indicativo perf. passivo del verbo skizw, ombreggiare, accompagnato dal complemento di causa efficiente brdoisi; la locuzione aqussomnwn d fllwn propriamente un genitivo assoluto; la forma verbale katrrei (da kat + w) sanamento di un tradito katagrion, privo di senso. 9-[12]. n d... pn[o]isin [...]: e l (n d) il prato, che nutre i cavalli (ppboto), germogliato (tqale) di fiori primaverili (rnoisin nqesin), e le brezze (a dj htai) soffiano (pnoisin = pnousi) dolcemente (mllica = meilcia) []. La strofa inizia ancora (cfr. v. 5) con la locuzione avverbiale n d; tqale indic. perf. del verbo qllw, germogliare; laggettivo mllica, al neutro plur., qui usato in funzione avverbiale. Il riferimento ai cavalli (o alle cavalle), insito nellepiteto ppboto del prato (lemwn), pregnante, in quanto limmagine di questi animali spesso associata agli ambiti iniziatici ed erotico-pedagogici, soprattutto in relazione alle donne.

13-16. Linvocazione alla dea, a questo punto, si esplicita nella richiesta di partecipare ai gesti che caratterizzeranno la celebrazione festiva inaugurata nel luogo sacro. 13-16. nqa d... onocaison : proprio qui (nqa d) tu, Cipride, dopo aver preso (loisa = losa) [], in coppe dorate delicatamente versa ( onocaison = onochson ) nettare mescolato (<>m<me>mecmenon) ai festeggiamenti (qalaisi). Prima del participio aoristo loisa (da arw, prendere), lostrakon presenta un incomprensibile su.an, che ad esempio Medea Norsa propose di sanare in stm[mata], bende (rituali). Il participio perf. <>m<me>mecmenon deriva da n (eol. per n) + mgnumi, mescolare. Nellostrakon il verbo di v. 16 si presenta come imperativo aor. ( onocaison eol. = onochson, da onocow); Ateneo, invece, nei Deipnosofisti (XI 9, 20-25; 463e) completa la citazione dei versi 13-16 con le parole onocoosa totoi to taroi mo te ka so: non chiaro, tuttavia, se il participio onocoosa costituisca la lezione originaria (di Saffo), oppure se sia un adattamento dello stesso Ateneo, insieme al riassunto (totoi to taroi mo te ka so) di uneventuale quinta strofa, perduta.

A21 Saffo, frr. 2 e 17 Voigt

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I CLASSICI DA TRADURRE

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO (I) Il bosco dei meli Anche in questo carme e come sempre nella poesia saffica i dati descrittivi paiono caricati di forti valori simbolici: tutti gli elementi del paesaggio delineato nelle prime tre strofe del carme, infatti, evocano elementi e situazioni di tipo iniziatico e rituale. I meli (v. 3) sono piante di Afrodite e famosi erano soprattutto i meli di Cidone, localit dellisola di Creta, da cui pure invocato larrivo della dea; anche lincenso era usato nei rituali afroditici e costituiva una preziosa merce di importazione orientale, coerente dunque con lepiteto Cipride (cio di Cipro) con cui la dea svelata al v. 13. I meli e lacqua (forse lustrale) tornano menzionati anche ai vv. 5-6, insieme alle rose, fiori di Afrodite per eccellenza (v. 6); laccenno al sopore (kma, v. 8), poi, allude forse a stati di trance a cui ci si poteva abbandonare nel corso dei riti. Alla sfera afroditica rinviano, infine, anche le allusioni equine e lambientazione primaverile dei vv. 9-11: cfr. la nota al v. 9. CONTESTO (II) La festa di Afrodite Lultima strofa allude pi chiaramente alla concretezza della circostanza rituale, forse festiva, entro cui si inscrive linvocazione alla dea. Le coppe dorate (v. 14), il nettare probabilmente vino versato delicatamente (vv. 15-16) e soprattutto lallusione a non meglio precisate qalai (festivit, conviti, v. 15) confermano lorizzonte cultuale del carme. Con questultima sezione del carme, dunque, si capisce che i significati simbolici riconoscibili nelle descrizioni delle prime strofe non fungono da semplici abbellimenti, ma evocano aspetti ben precisi del culto di Afrodite e forse momenti particolari delleducazione erotico-iniziatica della cerchia saffica. Dietro lo splendore delle rappresentazioni e lapparente evanescenza degli scenari tratteggiati, la poesia di Saffo, soprattutto in questi casi, rivela il forte ancoraggio a precise situazioni e il collegamento a momenti particolari della vita sociale delle donne di Lesbo.

Metro: strofe safca Lingua: dialetto eolico (di Lesbo)

FR. 17 VOiGT Due papiri, piuttosto malridotti, restituiscono parti del testo di cinque strofe di un carme di Saffo; delle ultime due strofe, in particolare, riusciamo a leggere solo parole isolate, ma comunque significative (cfr. la GUIDA ALLA LETTURA). Nel carme compare uninvocazione alla dea Era, di cui ricordato lintervento a favore degli Atridi in occasione della partenza da Troia per rientrare in patria: un evento non altrimenti attestato, che conferma lesistenza di specifiche tradizioni locali (lesbie) in relazione agli eventi della guerra troiana. Integrazioni di Denys L. Page.

plsion d mj[ ecomn faneh ptnij jHra s c[aressa mrfa tn rtan jAt[ridai ... kl toi baslhe:
5

ktelssante m[la pllj eqla prta mn perj [I[lion, n te pnt tudj pormqen[te, don peranhn ok dnanto prn s ka Dj nt[aon klessai ka Quna me[renta pada:
fanw (mostrare, al medio-pass. apparire); al verbo si collega il dativo m(oi) ecomn (= -mn, participio congiunto); larticolo femminile tn (= tn) ha funzione di relativo, secondo luso epico, ed accompagnato dallaggettivo verbale rtan (da romai/ramai [eol.], pregare, invocare): bisogna perci ipotizzare che nella lacuna compresa fra il soggetto jAt[ridai] e lapposizione kltoi baslhe sia caduto il verbo della relativa (ad esempio resero). 5-10. ktelssante... pada: dopo aver compiuto (ktelssante) imprese (eqla) molto numerose (m[la pllj), dapprima (prta mn) nei pressi di Ilio e nel mare (n te pnt), arrivati (pormqen[te) qui (tude = tde), non erano in grado di percorrere (peranhn = -nein) la strada, prima di aver invocato (prn [...] klessai) te e Zeus Antios (nt[aon) e lamabile figlio di Tione. Questo ampio periodo retto dal verbo dnanto (v. 8), da cui dipende linf. pres. peranhn (da peranw, completare, portare a termine); il verbo reggente preceduto dai due participi congiunti (al soggetto sottinteso Atridi) ktelssante (v. 5)

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1-10. Il carme esordisce con uninvocazione alla dea Era, la cui magnificenza viene ricordata in relazione allaiuto offerto ad Agamennone e Menelao al momento del ritorno in patria, dopo limpresa troiana. 1-4. plsion... baslhe: possa apparire, o Era signora, accanto (plsion = plhson) a me che ti prego (mj[ ecomn), il tuo leggiadro aspetto (s c[aressa mrfa), che (tn) venerata (rtan) [] gli Atridi, scelti sovrani. Lepiclesi alla dea espressa con lottativo aoristo passivo faneh, da

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Le occasioni e i riti della poesia

nn d k[moi praumnh rhxon kt t pl[aion gna ka ka[ p]arq[en ]mfi.[ [ [ .[.].nil[ mmena[i [?]r(j).pke[sqai.
sbo arcaica, anche da Alceo fr. 129 Voigt, dove si parla di un edeilon tmeno mga (v. 2) a essi dedicato: lo stesso tmeno dove forse si svolgevano i concorsi di bellezza gi ricordati (Kallistea). Non abbiamo altre informazioni, invece, su imprese che gli Atridi, di ritorno da Troia, avrebbero compiuto a Lesbo.
11-20. Lepiclesi alla dea diviene ora vera e propria richiesta di assistenza, secondo una consuetudine tradizionale e in qualche modo coinvolgente una non meglio individuata fanciulla (v. 14). 11-12. nn d... pl[aion]: E ora (nn d) soccorri (rhxon) anche me, benevola

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e pormqen[te] (v. 7), dal verbo composto p-ormw (o rmami in lesbio), muoversi (da), affrettarsi (da); i vv. 9-10 contengono invece una proposizione temporale introdotta da prn e con il verbo allinfinito aor. (kalssai). Zeus detto ntao, cio ntao, che sta di fronte: in riferimento a divinit il termine spiegato dagli antichi commentatori come ksio protettore; cfr. anche Alceo fr. 129, 5 Voigt. Tione (Qunh, termine probabilmente collegato al verbo qw, fare fumo e sacrificare) soprannome di Semele, madre di Dioniso (il figlio di Tione), ed gi attestato negli Inni omerici. La triade divina Zeus-Era-Dioniso documentata, per la realt cultuale della Le-

(praumnh), secondo antica consuetudine (kt t plaion). Il verbo rgw, soccorrere (qui allimperativo aor.) si costruisce con il dativo; laggettivo praumnh (= preumen, -), viene da pra (= pro, benigno, mansueto) + mno (-ou, t, animo) e quindi significa favorevole, propizio; kt forma apocopata per kat. 13 ss. gna ka ...: nelle ultime due strofe si riconoscono riferimenti a cose venerande (gna, v. 13), fanciull[a/e] (p]arq[en, v. 14) e giungere (pke[sqai], v. 20); probabile che in questi versi venisse meglio definita la situazione (probabilmente rituale) a cui la dea era invitata a partecipare.

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO (I) Era a Lesbo Le fonti antiche ci informano dellimportanza del culto lesbio di Era, che era venerata in un santuario insieme a Zeus e a Dioniso, forse come una triade che comprendeva una coppia di sposi divini e un figlio divino: cfr. anche Alceo, fr. 129 Voigt (T10, p. 334). Sotto la protezione di Era, inoltre, abbiamo visto che erano svolti i periodici Kallistea, durante i quali le donne di Lesbo gareggiavano in bellezza. Il fr. 17 Voigt informa anche di tradizioni mitiche, altrimenti sconosciute, che prevedevano lintervento della regina degli di in soccorso degli Atridi salpati da Troia (vv. 3-10): tradizione tanto pi verosimile se si considera che, in et classica, gli abitanti di Lesbo non cessarono mai di rivendicare diritti di possesso sulla costa della Troade in virt di antichi miti e genealogie. CONTESTO (II) Lepiclesi della dea Anche in questo caso, tuttavia, Saffo inserisce linvocazione alla dea a cui si rivolge in modi molto simili a quelli di fr. 1 Voigt (T1, p. 315), vv. 5-7 e il ricordo della sua benevolenza nei confronti dei Lesbii entro un orizzonte pi circoscritto, e nel tempo stesso ben individuato: probabilmente una situazione di tipo sacrale, forse rituale (gna, v. 13), collegata allambito erotico-paideutico del circolo saffico (p]arq[en, v. 14). La richiesta di aiuto a Era, sposa divina, avrebbe potuto essere inserito in cerimoniali condivisi e partecipati dalle fanciulle del taso di Saffo, nel percorso di educazione sentimentale e umana che le avrebbe dovute portare a gareggiare in eccellenza con le rinomate donne di Lesbo.

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Elenca gli elementi del paesaggio descritto nel fr. 2: quali simbologie sono associate a ognuno di essi? Alcuni particolari della descrizione hanno valenza puramente esornativa? 2. Come viene rappresentata la dea Era nel fr. 17? A quali aspetti del suo culto a Lesbo si allude? testo 3. I frr. 2 e 17 rivelano somiglianze strutturali: a che cosa sono dedicate, in entrambi i casi, le prime strofe? Quali contenuti emergono, invece, nelle strofe finali? Dove emergono maggiormente i collegamenti alla realt cultuale della Lesbo di Saffo? contesto 4. Quali somiglianze e/o differenze puoi rilevare nel rapporto fra io poetico e divinit nel fr. 2 e nel fr. 1 Voigt (T1, p. 315)? possibile che in questi atteggiamenti si riflettano le peculiarit dei culti che a Lesbo erano dedicati alle due divinit?

A22 Anacreonte, frr. 24, 30-31, 96; 37, 56; 65; 17, 19 Gentili

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(Anacreonte, frr. 24, 30-31, 96; 37, 56; 65; 17, 19 Gentili)

A22

Il nuovo simposio 

I CLASSICI DA TRADURRE

Metro: metri lirici; distico elegiaco (Fr. 56) Lingua: dialetto ionico

Lontana dagli accenti denigratori dei giambi archilochei accesi di animosit bellicosa (cfr. T2, T4-T5, T7, pp. 249 ss.), e distante anche dalla passione faziosa di un Teognide o di un Alceo (cfr. T20-T21, pp. 276 ss.; T10-T12, pp. 334 ss.), la poesia di Anacreonte si fa portavoce di un nuovo spirito, di un nuovo modo di condividere situazioni ed esperienze; oltre che di un mutato scenario storico. Il simposio di Anacreonte non pi il luogo delletera aristocratica, cio il momento di gioioso ritrovo e di coesione ideologica di un gruppo paritetico di nobili: Anacreonte un poeta professionista e non pi un uomo politico/poeta e vive e opera presso le corti di grandi tiranni, come Policrate di Samo, i Pisistratidi di Atene o gli Alevadi di Tessaglia. La sua poesia, quindi, non ospita pi i messaggi di unideologia condivisa dal gruppo, ma celebra lequilibrio e la bellezza di un nuovo modello simposiale apolitico: gaudente, raffinato, ma innocuo, e soprattutto compatibile con lautorit singola dei detentori del potere.

Fr. 24 kaqar dj n kelb pnte <te> ka tre nacesqw. Fr. 30 p dj frsin selnwn stefanskou qmenoi qleian ortn ggwmen Dions Fr. 31 Sikeln kttabon gkl latzwn Fr. 96 yllw dj ekosi cordsi mgadin cwn, |W Lekaspi, s dj b. Fr. 37 <tn> ]Erwta gr tn brn mlomai bronta mtrai poluanqmoi edein: de ka qen dunsth, de ka broto damzei.

Frr. 24, 30-31, 96. La norma simposiale. Fr. 24. In una coppa (n kelb) pura (kaqar) siano versate (nacesqw) cinque e tre parti (sottinteso). Il verbo nacesqw imperat. pres. medio-pass. (3a sing.), da na-cw, versare; cinque e tre indicano rispettivamente le parti di acqua e di vino puro che dovevano essere mescolate per preparare la bevanda del simposio. Fr. 30. Dopo aver posto (qmenoi, part. congiunto) sopra le ciglia (p dj frsin) coroncine ( stefanskou) di apio ( selnwn), conduciamo (ggwmen) la splendida (qleian) festa (ortn) in onore di

Dioniso (Dions). Il verbo ggwmen cong. aor. II, da gw; qmenoi participio aor. medio, da tqhmi; lagg. qleia significa propriamente fiorito, germogliante. Con apio (o appio) si indicano vari generi di piante da orto, come il sedano e il prezzemolo. Fr. 31. Giocando al cottabo (kttabon [ ... ] latzwn ) siciliano con il gomito (gkl). Il cottabo era un gioco simposiale, che consisteva nel colpire un bersaglio con i resti di vino rimasti nelle coppe; il verbo latzw (o latssw), infatti, significa propriamente gettare. Il dat. gkl indica probabilmente un compl. di mezzo (a indicare il movimento compiuto per il

lancio), a meno che non appartenesse a una locuzione (ora perduta) che descriveva la postura del convitato (ad esempio: piegato sul gomito). Fr. 96. Suono (yllw), tenendo (cwn) larpa (mgadin) dalle venti corde (ekosi cordsi), o Leucaspide, e tu sei nel fiore della giovinezza (b = bei). Il verbo yllw significa propriamente fare vibrare, e allude al gesto compiuto sulle corde della mgadi.
Frr. 37, 56. Il giusto canto del simposio. Fr. 37. Infatti ho a cuore (mlomai) di cantare (edein) Eros delicato (tn brn),

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Le occasioni e i riti della poesia

Fr. 56 o flo krhtri par pl onopotzwn nekea ka plemon dakruenta lgei, llj sti Mouswn te ka gla drj jAfrodth summsgwn rat mnsketai efrosnh. Fr. 65 [ca]lepi djpuktlizo[n [nn dj] norw te knakptw[ ].wi polln felw [t]n crin kfugn rwta[ De]nuse pantpasi, desm[n ]. calepn dij jAfrodth[n ]froi mn onon gg.[ ]froi dj dw[r] pfl[azon ].e kaloi[..]in[ ]cari, rt[..] d[ ]:[ Fr. 17 t lhn pteai surggwn koiltera stqea crismeno mr; Fr. 19 <> Megist dj filfrwn dka d mne pete stefanota te lg ka trga pnei melihda.

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che ricolmo (bronta, part. congiunto) di ghirlande (mtrai) dai molti fiori (poluanqmoi); costui (de) (sottinteso) signore (dunsth) degli di, costui (de) doma (damzei) i mortali (broto). Il gr del primo verso indica che queste considerazioni avevano funzione esplicativa rispetto a qualche cosa di detto in precedenza (e ora perduto). Fr. 56. Non (sottinteso) caro (flo) colui che (M), bevendo vino (onopotzwn, part. congiunto) accanto a un cratere pieno (krhtri par pl), parla di (lgei) contese (nekea) e guerra lacrimosa (dakruenta), ma caro (sottinteso) chi (sti), mescolando (summsgwn, part. congiunto) gli splendidi doni (gla drj) delle Muse e di Afrodite, pensa (mnsketai) allamabile (rat) gioia (efrosnh). Il verbo mnsketai una forma di indic. pres. medio (3a sing.) da mimnskomai (ricordarsi + gen.), in tal caso senza il raddoppiamento del presente (mi-).

Fr. 65. La consolazione dai vincoli dellamore. Fr. 65. E facevo a pugni (puktlizo[n) con un avversario difficile (ca]lep), ma ora (nn) risollevo lo sguardo (norw) e alzo la testa (knakptw = ka na-kptw) [] e sono debitore (felw) di molta riconoscenza (polln [...] t]n crin), avendo sfuggito (kfugn, part. congiunto) del tutto (pantpasi) lamore (rwta), o Dioniso, [] dai/dei difficili vincoli (desm[n [...] calepn) a causa di Afrodite []; possa portare (froi) vino (onon) [] e possa portare (froi) acqua (dw[r]) ribollente (pfl[azon). Il verbo norw composto da n + rw (forma ionica di rw); la funzione dei termini e dei complementi dei vv. 4-5 non chiara: probabile, comunque, che dopo aver descritto la situazione (vv. 1-6), dal v. 7 Anacreonte passasse a descrivere i momenti di allestimento del simposio (i due ]froi dei vv. 7-8 devono

essere ottativi potenziali). Al v. 9 si legge una voce del verbo kalw (chiamare), mentre al v. 10 sembra tornare il motivo della riconoscenza, ]cari, a meno che in tal caso il sostantivo non indichi la grazia che deve regolare il simposio.
Frr. 17, 19. Innocui antimodelli. Fr. 17. Perch (t) svolazzi (pteai) cos tanto (lhn = lan), dopo aver unto (crismeno, part. congiunto) con profumo (mr) il petto (stqea) pi cavo (koiltera) delle siringhe (surggwn)?. Il verbo pteai indic. pres. (2a sing.), da ptomai, volare. Fr. 19. Sono (sottinteso) proprio dieci mesi (mne) da che (pete = pe te) laffabile (filfrwn) Megiste si incorona (stefanotai) con il giunco (lg) e beve (pnei) mosto (trga) dolce come miele (melihda).

A22 Anacreonte, frr. 24, 30-31, 96; 37, 56; 65; 17, 19 Gentili

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I CLASSICI DA TRADURRE

GUIDAALLALETTURA
CONTESTO Gli ingredienti del simposio ideale I frammenti anacreontei presi in esame forniscono, negli scenari tratteggiati o nelle prescrizioni contenute, un chiaro paradigma simposiale, ossia una chiara indicazione delle caratteristiche del simposio, dei suoi apparati e soprattutto delle sue funzioni. I primi quattro frammenti (Frr. 24, 30, 31 e 96) permettono anzitutto di ricostruire una galleria degli elementi fondanti del simposio: vino (opportunamente miscelato, Fr. 24), corone, atmosfera di festa, divertimento e gioco (come il cottabo, Fr. 31), insieme alla musica. Al canto, in particolare, sono preclusi gli argomenti guerreschi che intaccherebbero la serena atmosfera del convito: cfr. Fr. 56 e, dunque, i motivi della poesia epica; argomento privilegiato invece lamore, rispetto a cui il simposio pu assumere anche una funzione consolatoria (Fr. 65), come momento che scioglie le tensioni e le fatiche prodotte dal sentimento. La definizione di un simile modello, del resto, avviene anche attraverso il rifiuto, in parallelo, di tutta una serie di antimodelli comportamentali, additati come indegni e non corrispondenti agli ideali di grazia e di gioia (efrosnh, Fr. 56, v. 4) che Anacreonte celebra: oltre al famoso Artemone (Fr. 82 Gentili, cfr. T31, p. 285), dunque, il poeta ironizza anche su Megiste, che ignora letichetta del simposio elegante (Fr. 19), e forse biasima anche chi si abbandona a suoni sgraziati, o sfoggia una scarsa prestanza fisica, o appesta la delicata atmosfera simposiale con profumi eccessivi e grossolani (secondo le varie possibilit interpretative del Fr. 17).

ANALISIDELTESTO
teMa 1. Riassumi in breve le caratteristiche del simposio anacreonteo, secondo i dati ricavabili dai frammenti ora esaminati. Quali elementi, in generale, dovrebbero essere esclusi da questo tipo di occasione festosa? testo 2. Rileggi i frammenti e individua tutti gli aggettivi in essi presenti. possibile raggrupparli secondo significati affini? Quali sono le sfere semantiche (evocate appunto da questi aggettivi) che ricorrono con maggiore frequenza? contesto 3. Leggi altri frammenti anacreontei relativi al simposio (T29, p. 283) e allamore (T25, p. 280): confermano il quadro ricostruibile sulla base dei testi che ora hai tradotto? Si aggiungono nuovi dati o elementi qualificanti il simposio? 4. Leggi i frammenti di Archiloco e di Alceo che celebrano il simposio, o lo presuppongono come occasione del canto: cfr. ad esempio, Archiloco T3, p. 251; T11, p. 258; Alceo T14, p. 339. Quali differenze emergono rispetto al contesto simposiale delineato da Anacreonte?

542

AppeNdice Metrica
METRI E COLA Anapesto. Metro: . Asinarteto. Qualsiasi sequenza composta da metri o cola non omogenei. Catalessi. Fenomeno per cui una sequenza metrica decurtata dellultima sillaba. Colon. Sequenza metrica minima, solitamente coincidente con il dimetro. Coriambo. Metro: . Dattilo. Metro: . Giambo. Metro: . Metro. Unit metrica di base, che consente il riconoscimento del genere metrico (dattilico, giambico ecc.). Spondeo. Metro: . Trocheo. Metro: . lunga del IV metro; la dieresi bucolica, dopo il IV metro. Ad esempio: ]Andra moi nnepe Mosa poltropon M mla poll | (con cesura trocaica). Questo verso presenta anche correptio epica, o correptio in iato (moi nnepe), cio abbreviamento di vocale lunga o dittongo (moi) nel caso faccia seguito parola iniziante con vocale (nnepe). Nei primi quattro metri dellesametro consentita la sostituzione con lo spondeo ( ); molto pi rara la sostituzione del V metro (in tal caso lesametro detto spondiaco). Strofe alcaica Strofe (frequente soprattutto in Alceo) costituita da 2 endecasillabi alcaici (verso epionico, cio di ionici misti a giambi) + 1 enneasillabo alcaico (= dimetro giambico ipercataletto) + 1 decasillabo alcaico (= dimetro dattilico + trocheo):

SISTEMI DI VERSIFICAZIONE Adonio Verso costituito da un monometro coriambico ipercataletto (ovvero da un dimetro dattilico):

tn [ Adwnin Endecasillabo saffico Verso composto da trocheo + coriambo + giambo catalettico:

Strofe saffica Strofe (usata da Saffo e Alceo) costituita da 3 endecasillabi saffici + 1 adonio:

der m k Krta p tnde naon Distico elegiaco Sistema epodico costituito da un esametro dattilico seguito da un elegiaco (impropriamente detto pentametro):

Tetrametro trocaico (catalettico) Verso composto da 4 metri trocaici, in catalessi:

Krne, pli mn q de pli, lao d d lloi, oF prsq ote dka desan ote nmou Lelegiaco un asinarteto composto da due hemiepe maschili ( + ); presenta dieresi fra i due componenti. Soltanto nel primo hemiepes consentita la sostituzione con lo spondeo. Epodo Struttura strofica minima, composta da due versi (il primo, solitamente, pi lungo del secondo). Con epodo si indica anche la strofe che, nel sistema triadico, fa seguito alla strofe e alla antistrofe. Esametro (dattilico) Verso epico per eccellenza; un verso composto da 6 metri dattilici, in catalessi:

Nei poeti arcaici normale la dieresi mediana. Nelle sedi pari del I, II e III metro ammessa la sostituzione con lo spondeo o con lanapesto; dovunque ammessa la sostituzione con il tribraco (). Ad esempio: o filw mgan strathgn od diapepligmnon | . Trimetro giambico Verso composto da 3 giambi:

Sono ammesse: la cesura pentemimere (molto frequente); la cesura eftemimere; la dieresi mediana (rara). Sono ammesse, secondo precise combinazioni, le soluzioni in spondeo, dattilo, tribraco () e anapesto; molto raro il trocheo (in prima sede) e il proceleusmatico (solo nei poeti comici). Ad esempio: sthken lh grh pistef . [Gli esempi sono tratti da: B. Gentili L. Lomiento, Metrica e ritmica. Storia delle forme poetiche nella Grecia antica, Milano 2003]

Le pause metriche principali sono: la cesura pentemimere, o maschile, dopo la lunga del III metro; la cesura trocaica, o femminile, dopo la prima breve del III metro; la cesura eftemimere, dopo la

I CLASSiCi DA TRADURRE
Omero: lIliade La poesia lirica
......................................................................................................................................................... . .................................................................................................................................................

Omero: lOdissea

........................................................................................................................................................

451 452 454 459 460 465 468 473 477 478 482 486 490 493 497 500 504

La sorte, il volere degli di e il destino degli uomini .................

A1 Un matrimonio in crisi: Zeus, Era e il baratto delle citt (Iliade IV, vv. 1-72) ............................................................................................................................................ A2 La voce del destino: Xanto, cavallo di Achille (Iliade XIX, vv. 384-424) .................................................................................................................................... A3 La guerra degli di e il destino di Troia (Iliade XX, vv. 273-339) ..................................................................................................................................... A4 Invulnerabili, di certo, sono soltanto i figli degli di (Pindaro, Olimpica XII, Istmica III) .....................................................................................................................

I sentimenti e i doveri della famiglia ..................................................................

A5 Le apprensioni di una madre: Teti e il pianto di Achille (Iliade XVIII, vv. 65-137) .................................................................................................................................... A6 Le lacrime delle Troiane: il compianto sul cadavere di Ettore (Iliade XXIV, vv. 719-775) .................................................................................................................................. A7 La rete di Efesto: dolore e vergogna di un marito tradito (Odissea VIII, vv. 266-327) ................................................................................................................................ A8 Tacere per affetto: la devozione di Euriclea (Odissea XIX, vv. 467-507) ................................................................................................................................ A9 Neobule, cagna frettolosa e vergogna del vicinato (Archiloco, Epodo di Colonia, fr. 196a West2) ................................................................................................... A10 Fuori e dentro il taso: aspetti delluniverso femminile saffico (Saffo, frr. 15b e 23 Voigt) ................................................................................................................................. A11 Lode della gelosia: lei, lui e lo sguardo del poeta (Saffo, fr. 31 Voigt; Catullo, carme 51) . ............................................................................................................ A12 I piaceri della vita e lamore dei fanciulli (Solone, frr. 23-26 West2) .................................................................................................................................

PeRCoRSi, 457 la linGua Di oMeRo, 461 la linGua Di Saffo e alCeo, 498

Il nemico, il mostro e lo sconosciuto ..............................................................

507 508 511 515 519 522 525 529 530 533 535 539

A13 Una Greca fra i Troiani: Elena e la teichoskopia (Iliade III, vv. 145-202) ...................................................................................................................................... A14 La natura ribelle: lo Scamandro contro la violenza di Achille (Iliade XXI, vv. 233-283) .................................................................................................................................... A15 Il nemico che respinge e che attrae: i Cconi e i Lotofagi (Odissea IX, vv. 37-104) .................................................................................................................................... A16 I signori di Eubea e i cani di Tracia (Archiloco, frr. 3, 93a, 128 West2) ..................................................................................................................... A17 Fra buoni e cattivi: i consigli di un aristocratico megarese (Teognide, I, vv. 53-68; 69-72) . ........................................................................................................................ A18 Pittaco, empio quanto Aiace (Alceo, fr. 298 Voigt, vv. 1-27) ..........................................................................................................................

Le occasioni e i riti della poesia .............................................................................

A19 Il cantore del re: Demodoco e le glorie degli eroi (Odissea vIII, vv. 57-92) .................................................................................................................................... A20  La splendida Astimelusa e il glorioso Agesidamo: i modelli e le guide del coro (Alcmane, frr. 4, 26, 82 e 87 Calame) .............................................................. A21 Afrodite, Era e le donne di Lesbo (Saffo, frr. 2 e 17 Voigt)
...............................................

A22 Il nuovo simposio (Anacreonte, frr. 24, 30-31, 96, 37, 56, 65, 17, 19 Gentili)

...............................................................................

APPENDICE METRICA, 542