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Le tragedie di Seneca

Quelle di Seneca sono le sole tragedie latine a noi pervenute integre, in forma non frammentaria.

Verosimilmente erano destinate non tanto (o non solo) alle rappresentazioni, quanto a letture ad alta voce
dinnanzi al pubblico (recitationes): lo deduciamo dal fatto che sono molto macchinose, troppo perch certe
dinamiche spettacolari potessero essere realizzate sulla scena; ma lo ricaviamo pure dal fatto che sono ricche di
particolari truci che, non graditi generalmente al teatro classico, sarebbero stati difficilmente proposti sulla scena,
mentre il cui ricorso si spiegherebbe con l'esigenza di catturare l'attenzione di chi ascolta.

Ci si chiesti perch un filosofo come Seneca abbia composto tragedie.
Alcuni giungono addirittura a negare che siano del maestro di Nerone.
Molti invece pensano che, dal momento che queste tragedie propongono spesso personaggi sottoposti al furor
della passione, stiano a simboleggiare la pars destruens del sistema filosofico di Seneca: insomma se Dialogi ed
Epistulae ad Lucilium farebbero intendere come dovrebbe essere un saggio stoico, le tragedie dovrebbero invece
spiegare da cosa dovrebbe tenersi lontano chi voglia divenire apatico e sapiente.

Per es. nell'Hercules furens, l'eroe (per antonomasia il saggio stoico che affronta tante prove) vittima della follia,
procuratagli da Giunone, e uccide cos moglie e figli. Una volta rinsavito intende suicidarsi, ma viene poi indotto
a recarsi ad Atene a purificarsi.

Nella Phaedra, costei, sposa di Teseo, s'invaghisce del figliastro Ippolito che per non la ricambia. Fedra si
suicida, ma prima lascia che nel marito nasca il sospetto che il figlio abbia sedotto la matrigna, il che provoca la
vendetta di Teseo il quale maledice Ippolito e ne provoca la morte.

Nell'Oedipus, l' uccisore di Laio, che non sa essere suo padre, e sposo di Giocasta, che non sa essere la sua vera
madre, perch esposto da bambino e allontanato da coloro a cui l'oracolo aveva preannunciato avrebbe provocato
dolore, giunto alla scoperta dei misfatti inconsapevolmente causati, si accecher per non "vedere" la tremenda
verit dell'incesto e del parricidio commessi.

Medea la compagna di Giasone, il capo degli Argonauti che, grazie a lei e alle sue pratiche magiche, ha
conquistato il vello d'oro nella Colchide. Ma Giasone, nonostante abbia avuto dalla donna dei bimbi, giunto a
Corinto presso il re Creonte, intende sposarne la figlia Creusa (= Glauce) e riconoscere come legittimi gli
eventuali nati dal loro matrimonio. Medea allora, in preda al pathos, all'ira e alla gelosia, prepara una veste
stregata per Creusa, che, indossatala, prende fuoco, e uccide i due figli avuti da Giasone per provocare in lui un
dolore inestinguibile.

Nel Thyestes, Atreo vuol vendicarsi del fratello che gli ha sedotto la moglie e sottratto un ariete, segno del potere
regale; per realizzare il suo piano invita Tieste a banchetto e gli rivela poi di avergli offerto come pasto le carni
dei figli.

A queste tragedie si aggiungono le Troades (=le troiane), l' Hercules Oetaeus (cio sull'Eta, un monte),
l'Agamemnon, le Phoenissae (=le Fenicie).

Tutte queste tragedie sono caratterizzate da un notevole gusto per l'orrido e per il macabro (si pensi alla
descrizione di Edipo che si cava gli occhi dalle orbite) e da uno stile decisamente sentenzioso: per sententiaesi
intende le frasi brevi, ad effetto, tipiche della brevitas asiana e della scrittura di Seneca.

Importante pure la presenza del coro in questi drammi: il coro funge da contraltare rispetto al protagonista,
quasi come l'obiettore delle sue asserzioni, esattamente come nei Dialogi colui a cui Seneca si rivolge e che
sembra controbattere le sue tesi di volta in volta.

Sono nove cothurnatae, cio di argomento greco, desunte dai tragici come Sofocle, Eschilo e, soprattutto,
Euripide.

Ma ci stata tramandata pure una praetexta, l'Octavia, che racconta la sorte della moglie ripudiata e poi fatta
uccidere da Nerone invaghitosi di Poppea. Generalmente oggi si nega che tale tragedia sia di Seneca per due
motivi: innanzi tutto perch contiene una descrizione della morte di Nerone troppo dettagliata e precisa perch
Seneca potesse operarla (Seneca morto nel 65, tre anni prima di Nerone!); poi perch Seneca compare tra i
protagonisti del dramma e solitamente nell'antichit l'autore non "entrava" nell'opera sua.

Considerazioni sulle tragedie di Seneca:
in esse si esprime il pensiero forte, che poggia e si costruisce non sulla razionalit
dell'uomo, ma sui suoi istinti. Pensiero forte = illusioni alle quali gli uomini sono
portati a credere dalle passioni sfrenate, dalla parte pi irrazionale. Tutto questo
racchiuso nelle tragedie di Seneca.

Le vicende nelle tragedie si configurano infatti come conflitti di forze contrastanti,
soprattutto all'interno dell'animo, nell'opposizione tra mens bona e furor, la
ragione e la passione. Al centro troviamo la rappresentazione dello scatenarsi delle
passioni sfrenate, non dominate dalla ragione. Della ragione si fanno spesso
portavoce i personaggi secondari: nutrici, servi. Dal furor sono invece spesso
dominati i protagonisti: Medea, Atreo, Fedra...Il logos si rivela incapace di frenare le
passioni e di arginare, quindi, il male. Nascono perci scenari d'orrori e di forze
maligne, in una lotta tra il bene e il male, che oltre ad avere dimensione individuale,
all'interno della psiche umana, assume un aspetto pi universale. Ci aspetteremmo
invece che lo stoicismo inducesse Seneca alla speranza, se non alla certezza, che una
ragione provvidenziale domini il cosmo. Invece la visione totalmente pessimistica e
negativa.


5. Le tragedie, oltre al significato moralistico e filosofico, hanno anche un
carattere spiccatamente letterario, per le reminiscenze di tanti autori e per
l'adeguamento alle convenzioni del genere tragico.
L'interesse inoltre tutto concentrato non sull'azione ma sulla parola. All'autore non
interessa tanto lo sviluppo dell'azione (di cui d per scontata la conoscenza) ma il
dibattere su di una serie di argomenti morali e politici, quali: la colpa, il delitto, il
regnum, la fides. Prevalgono perci gli scopi argomentativi, perseguiti con tutti gli
strumenti della retorica. I personaggi sono portatori di determinati temi. Ne deriva un
tono declamatorio, che infastidisce il lettore moderno: stile barocco, lunghe tirate
moralistiche, particolari raccapriccianti, lunghissimi interventi dei messaggeri.
6. Tuttavia nelle tragedie pi riuscite (Fedra, Medea, Troiane, Tieste)
l'approfondimento psicologico potente e raggiunge momenti di alta commozione.
A parte va considerata l'Octavia, una commedia praetexta (cio di argomento romano,
e lunica rimastaci della letteratura latina), ove si rappresenta la sorte di Ottavia, la
prima moglie di Nerone da lui ripudiata e fatta uccidere. Il fatto per che venga
preannunciata in maniera troppo corrispondente alla realt la morte di Nerone, lascia
trasparire forti dubbi sulla paternit della tragedia (S., che vi compare peraltro come
protagonista, mor prima di Nerone), attribuita invece dalla tradizione manoscritta,
data laffinit stilistica con le precedenti tragedie.