Sei sulla pagina 1di 26

Guida allo Zen

Manuale buddista Zen


Introduzione

Il prossimo anno segna il 750 anniversario della morte di Dgen Zenji. Nei templi Soto Zen di tutto il mondo si sta gi preparando i vari servizi commemorativi ed i preliminari. Il primo di servizio stato condotto il 12 maggio allo Zenshu-ji di Los Angeles, ed a questo hanno fatto seguito lo Shbo-ji di Honolulu il 20 di maggio ed il Busshin-ji di So Paolo il 10 giugno nonch La Gendronniere di Parigi il 16 e 17 di giugno. (Tutti i templi citati, ad esclusione dell'ultimo citato, sono subordinati ai due Centri principali di Sto Zen in Giappone) In questo edizione di Guida allo Zen, facciamo il punto su tre nozioni importanti. Per primo spieghiamo lo Sbbgenz Zuimonki, come un punto di riferimento per introdurre linsegnamenti di Dgen Zenji, e lo faremo in maniera piuttosto semplice, in modo da essere di facile comprensione per un neofita. Molto dellinsegnamento di Dogen ci dice come mettere in pratica una vita pi significativa, pi piena, pi ricca. Fino a che il momento della sua morte, Dgen Zenji fu molto devoto al Budda. Gautama Buddha (Lumbini, 8 aprile 566 a.C. Kuingara, 486 a.C.) stato un religioso, monaco buddhista, filosofo e asceta indiano, al secolo Siddhrtha Gautama kyamuni era il suo nome, chiamato pi correttamente con il nome di Budda; illuminato. Il budda un appellativo, e viene dalla radice della parola sanscrita bud che significa illuminare, fare luce, perci budda significa colui che si illuminato, che ha fatto chiarezza in s. In tutte le quattro stagioni dell'anno, i buddisti tengono cerimonie e celebrazioni per mantenere vivi gli insegnamenti di kyamuni. In secondo luogo, perci, parleremo nella nostra piccola guida delle celebrazioni e festivit buddiste annuali e stagionali, discuteremo quindi uno alla volta questi eventi, commentandoli, e cominceremo dalla celebrazione del O-bon. Nel terzo punto, infine, tratteremo la corrente del Sto Zen e le sue sacre scritture, o libri di base. La prima parte offre una trattazione concisa degli insegnamenti di kyamuni. La caratteristica speciale di questa trattazione si concentra sullo zazen, (za = sedere, zen = meditazione) il centro degli insegnamenti di Dgen Zenji. Chiaramente zazen importante come addestramento alla pratica religiosa dello Zen, ne il fondamento vitale. Perci attraverso la pratica dello zazen importante vivere ogni secondo in accordo con lo zazen di ogni giorno, e alla attitudine mentale che esso genere e produce come pratica. Mangiare con presenza mentale un modo per coltivare la mente allo Zazen, ed una delle basi buddiste pi discusse in questo articolo. Merita la vostra pi intensa attenzione.

Gli insegnamenti di Shakyamuni frenano l'avidit, soggiogando i desideri, e comprendendo il pieno significato di questo insegnamento, si pu contribuire alla soluzione dei problemi ambientali che affrontiamo oggi. Gassh

Lo Zazen, mente e via

Molti persone hanno un'immagine dello Zen come qualche cosa di difficile, quando invero un insegnamento molto chiaro e conciso. Il carattere cinese col quale scritta (mostrato sulla pagina seguente) la parola vuole dire indicare qualche cosa di puro. Nella sua essenzialit Zen divenire consapevole del principio, della verit della natura delle cose, raggiungere il modo della pace, libero dallinganno, libero di mente. La gente desidera scappare dai guai, dalle relazioni umane e complesse e ricerca sempre la tranquillit e la pace mentale. Lo Zen intraprende questo desiderio di base, di natura umana. Lo Zazen (meditazione Zen seduta) addestrando lessere porta a tale pace. Dedicandovi ad esso, si rivela la verit della vita a voi, e l'abilita per vivere in tale tranquillit. Noi crediamo che comprendendo la mente dello zazen e applicandosi sinceramente ogni giorno ad esso, il modo buddista di vivere la vita.

Perch noi pratichiamo Zazen

Svegliarsi alla verit Tutto quello che esiste partecipa della natura di Buddha. Tutte le cose sono preziose; ogni esistenza ha valore. Oggi, vivendo in una societ estremamente competitiva noi valutiamo oggi le persone e gli oggetti spesso come qualcosa di utile o inutile. Fuori dell'invidia o dalla gelosia, noi ci compariamo con altri. Secondo gli insegnamenti buddisti, nonostante le valutazioni umane di buono o cattivo, la verit di tutte le cose la loro naturale e originale forma spoglia. Praticando zazen ci si sveglia a questa verit inerente in tutte le cose e per nulla superfluo, zazen comporta il risveglio del nostro proprio essenziale s stesso a questa verit ultima, e questa la natura della quale il Buddha dotato

Zazen
Che atteggiamento dobbiamo adottare per zazen? La seguente famosa storia della Cina dellottavo secolo d.C ce ne da un'indicazione. Una volta, un monaco chiamato Mazu Daoyi era assiduamente preso dal suo zazen, accadde che il suo insegnante Nanyue Huaizhang passando da l, gli chiese che cosa stava facendo. "Zazen", - rispose subito Mazu - "sto praticando la meditazione seduta per diventare un Buddha." Nanyue allora raccolse una tegola che si trovava vicino a lui e cominci a strofinarla energicamente con una pietra. Perplesso, Mazu chiese perch stesse facendolo cos; e questo gli rispose: "sto levigando la tegola per fare un specchio." Mazu, attonito, rispose: come puoi fare di quella tegola uno specchio? Nemmeno se tu la strofinasse centanni quella tegola diventarebbe uno specchio Fu cos che Nanyue contest: "Allo stesso modo, impossibile diventare un Buddha praticando la meditazione seduta". In un bagliore di intuizione profonda Mazu realizz che i suoi sforzi erano stati soltanto mezzi per raggiungere lo stato di Buddha, ma non sarebbe mai pervenuto alla verit attraverso la sola posizione seduta. Da allora in poi, Mazu si dedic allo zazen mushotoku senza spirito di profitto, che non era un mezzo e che non aveva una meta. Mazu aveva scoperto il vero zazen. Dogen Zenji accentu l'importanza di mantenere il corpo nella corretta posizione e sedendo semplicemente e risolutamente. Meditare cos in se stesso gi la meta: non un mezzo ad un risultato. Impegnato nello Zazen, non puoi valutare la correttezza della postura, dimentichiamo perfino che stiamo facendo zazen.

La cosa pi importante sedere semplicemente, risolutamente. Facendo cos, noi dimentichiamo i nostri corpi e le nostre menti, facendo cadere corpo e mente. Quando noi stessi e ci che intorno unificato, noi dimentichiamo noi stessi e tutte le altre cose. Cos diveniamo veramente consapevoli di essere in un mondo riempito dalla vita di un Buddha ed dalla natura del Buddha, cio, l'universale, la possibilit innata della natura di Buddha natura di ogni fenomeno, vacuit sostanziale di ogni cosa. Allo stesso tempo quindi manifestiamo la forma tranquilla del Buddha.

Tutto quello che facciamo Zen


Lo Zen ci insegna a vivere in accordo con la mente dello zazen, senza brandire i nostri desideri egoisti, come mostra la seguente storia. In Cina, durante il periodo Tang (618 907) un giovane monaco di nome Longtan Chongshin che attendeva alle necessit del suo maestro spirituale, un giorno domand perch nei molti anni che aveva trascorso con lui, e dopo aversi adoperato tanto per la cura del suo maestro, egli non avesse mai trovato un lasso di tempo per insegnargli qualcosa sullimportanza della mente Zen. Il maestro rispose che egli non era mai stato senza un certo lasso di tempo senza insegnargli qualcosa sulla mente Zen. Non molto convinto il giovane monaco domand allora quando il suo mentore gli avesse indicato un qualche insegnamento sullimportanza della mente Zen. Il maestro replic: quando tu mi portasti il t, ed io lo accettai; quando tu mi preparasti il cibo, ed io accettai e mangiai; quando tu mi salutasti ogni mattina e sera, ed io sempre risposi a te con lo stesso saluto: non forse vero? E poi ora, quando mi hai chiesto quando mai ho avuto un lasso di tempo per insegnarti la mente Zen. Keizan Zenji, che si adorper e propag gli insegnamenti sto per tutto il Giappone, insegno la mente Zen dicendo: bere il t quando pronto, mangiare cibo quando offerto. Per la mente Zazen la mente Zen importante accettare le cose nella loro naturale forma, cos come sono, e vivere la vita atto dopo atto. Questa disciplina giornaliera in se stessa illuminazione. Linsegnamento Zen ci mostra che ogni giorno meraviglioso, e mano a mano che pratichi zazen quotidianamente, tu sarai capace di osservare la verit con un mente calma e rimanere imperturbati mentalmente e fisicamente. Zazen, quale esso fu, una disciplina dolorosa, si trasformato in una pratica confortevole. Questa trasformazione colpisce pi che lo zazen tutte le estensioni ed i dettagli quotidiani della sofferenza mentale. Quando raggiungiamo questo stadio, noi siamo liberati dagli aspetti fastidiosi della vita.

Ascoltando gli Insegnamenti e seguendo i precetti


Naturalmente, zazen solo non ci porter nei confortevoli reami di una pace libera dalle delusioni. Ci sono altre cose che dovresti come tirocinante della via buddista apprendere. Primo tu dovresti ascoltare un insegnamento di un maestro Zen che ti insegni la dottrina del Buddha. Poi, tu dovresti riflettere su cosa hai ascoltato ed essere diligente nel mettere in pratica ci che ti viene insegnato. Se tu persegui su questo sentiero irremovibilmente diventerai un realizzato, un risvegliato. Ricorda sempre che lo Zen inizia con lascolto di un autentico maestro Zen. Dogen Zenji insegnava che vivere in accordo con lo mente dello zazen richiede sopportare certi precetti. Noi dobbiamo fare voto di mettere la nostra fede in Buddha, nel Dharma (la legge universale), e nel Sanga, (nellordine monastico, siamo animali sociali, dobbiamo vivere in gruppo e no soli, eremiti al mondo). Questi sono chiamati precetti dei tre rifugi, (sankikay) ma pi che rifugi sono affidamenti sulla guida, cos mi affido al Buddha, perch ho fede nel suo insegnamento, e mi affido al Dharma perch ho visto ho provato, ho sperimentato con certezza che cos, perci ho fede nella legge, ed infine mi affido al Sanga, ho fede in esso, siamo uomini che cercano la grande Va, accumunati da uno stesso intento, possiamo supportarci e aiutarci nella comunit. Dovremmo anche prendere rifugio nei tre ideali (sanjujkai) di non fare il male per quanto sia possibile, ma fare del bene, e di salvare tutti gli esseri senzianti dalla sofferenza. In aggiunta dovremmo mantenere i dieci principali precetti di divieto:

1. Apprezzare ogni vita e rispettarla.


Da qui nasce un precetto implicito, quello di evitare non vietare - di mangiare la carne degli animali, poich per farlo dobbiamo nuocere alla loro vita e quindi non ne abbiamo rispetto. chiaro che non si pu vietare questo ti modo assoluto poich vi sono popoli che non possono nutrirsi di altro che non sia carne animale, - come per esempio gli abitanti della steppa siberiana o le popolazioni innuit dellartico. Presto o tardi, per, arrivermo come gi si fatto per tutti gli uomini, siano essi di qualsiasi ceto o colore, a tutelare i diritti degli animali, accettando il fatto che anchessi, pur tuttavia con forme di intelligenza differenti, cercano la felicit.

2. Non rubare o commettere ingiustizie. 3. Non distruggere o disgregare un unione matrimoniale. 4. Non giagere nel piacere, n dire falsit.

Non giacere nel piacere indica di non cercare il piacere, poich questo genera in noi una attaccamento a stati continui di dipendenza, e ci ci spinge a essere disonesti e quindi a mentire per un profitto personale.

5. Non divenire assuefatto ad intossicanti o stordirti con alcol.

6. Non spettegolare o parlare degli errori altrui.


Non parlar male degli errori altrui, significa comprendere che anche nellerrore vi ricerca della felicit, chi agisce erroneamente lo fa perch in preda allignoranza ed alla ricerca spasmodica della ricerca del piacere fisico, anche se questo impermanente e genera infelicit.

7. Non vantarsi o parlar male di altri.


Il vantarsi o parlar male degli altri, indica un voler eccellere. Il fine quello di trarne un profitto personale, il quale soggetto a le ripercussioni degli odi della altri e attrae un karma negativo.

8. Non esitare a dare di borsa, o di mente.


Spendere tutto ci che si ha per aiutare con denaro o con limpegno personale. Un mondo migliore non opera di un agente divino, ma delluomo sulluomo. Perci un buon senso civico migliora la condizione di tutti coloro che vi abitano.

9. Non perderti in violenti attacchi di rabbia. 10. Non dubitare dellinsegnamento del Buddha.
Dubitare non vuol dire non essere critico verso un maestro o la dottrina. Dopo aver valutato tutti pro e contro, dopo aver compreso se questa dottrina inaffondabile o se tale maestro degno di fiducia, - e ci lo si pu dire solo dopo aver fugato ogni dubbio non dubitare pi dellinsegnamento del Dharma o del maestro, poich questo solo unaltro modo in cui la mente pone bastoni tra le ruote per farci desistere e tornare a galoppare selvaggiamente dove pi le piace, al fine di ritrovarsi poi nuovamente a soffrire del suo stesso male.

Praticare gli insegnamenti laddestramento nella Via buddista

Per seguaci della Via buddista, questi precetti sono universali e trascendono il tempo. Basare la vostra vita su questi precetti, ed essere sinceramente introspettivi, genera un atteggiamento compassionevole verso il prossimo, ottenendo anche un effetto purificatore su tutta la natura di Buddha del mondo. Il sto Zen ha da lungo tempo enfatizzato l'importanza degli atteggimenti nelle azioni quotidiane. Dogen Zenji ci insegna di assicurarsi che tutto quello che facciamo nella vita quotidiana sia corretto, noi dobbiamo sforzarci per la correttezza nelle quattro azioni di camminare, sedere e dormire. Quelli che si disciplinano nella Via buddista devono attenersi ai precetti affermati qui sopra e devono sforzarsi per raggiungere azioni ed atteggiamenti corretti, devono cio mettere diligentemente in pratica gli insegnamenti buddisti.

Come praticare Zazen

Le direzioni seguenti per lo zazen sono basate sul Fukan Zazengi di Dogen Zenji, e lo Zazen Yjinki di Keizan Zenji. Le citazioni sono tratte dal primo lavoro scritto di Dogen Zenji.
Per praticare Zazen, si necessita di una stanza quieta, pulita appropriata. Se il caso, mangiate e bevete moderatamente prima di una sessione di Zazen. Mettete da parte tutti i coinvolgimenti in atto e sospendete tutti gli affari. Durante lo Zazen non si pensi in ci che buono, giusto o cattivo e sbagliato e non si giudichi i pensieri, n lo si giudichi come vero o falso. Rinunciate a tutte le operazioni della mente, dellintelletto e della coscienza; smettete di misurare e valutare pensieri, idee e punti di vista. Non si abbia disegni su come divenire un Buddha: come potrebbe essere questo possibile limitato al solo sedersi?

Dalla posizione in Shashu. Si porti il pollice sinistro al met del vostro palmo sinistro e chiuda le dita a pugno in modo da coprirlo. Si tenga il pugno sinistro di fronte al torace e lo si copra con la mano destra. Si estendano ambo i gomiti ai lati cos che gli avambracci formino una linea diritta.

Saluto Rin'i-monjin. Giunti al proprio posto inchinatevi mantenendo sempre le mani congiunte in gassh, prima verso lo zafu e poi, girando in senso orario nella direzione opposta, si saluti gli altri praticanti inchinandosi unaltra volta in gassh taiza-monjin. Infine ci si sieda di fronte al muro.

Sul posto: si metta il cuscino Zafu su di una stuoia larga e non troppo spessa si sieda ora nella posizione del loto-completo o nella posizione di mezzo-loto. (c anche una variante birmana, con le gambe in avanti non sovrapposte). Nella posizione di pieno-loto, metti prima il tuo piede destro sulla coscia sinistra, poi il

piede sinistro sulla coscia destra. Nel mezzo-loto, semplicemente metti il piede sinistro sulla coscia destra. Sistemati bene i vestiti e la posizione di modo che sia forte e stabile, pulita e ben ordinata. Poi metti la mano di destra sulla piede sinistro e la mano sinistra sul palmo di destra, i pollici si toccando leggermente con le punte. Spingi leggermente il corpo in avanti e piegati, poi raddrizza il tronco fino a toranre in posizione diritta. Cerca di essere il pi diritto possibile, n inclinato destra n a sinistra, (le prime volte guardati allo specchio) raddrizza bene la schiena e porta il mento un po indietro. Allinea le orecchie con le spalle ed il naso con lombelico. La punta della lingua sta appoggiata allarcata del palato superiore e la punta va a toccare leggermente i denti incisivi, le labbra sono chiuse, ma non serrate. Tieni gli occhi aperti e respira leggermente attraverso il naso. Il volto rilassato. Una volta che hai aggiustato la tua postura fai un bel respiro ed esala pienamente finoa a svuotare completamente i polmoni, cullati con il corpo diritto dondolanti a destra e a sinistra fino a stabilizzarti in perfetto centro, stabilendo e consolidando una forte postura immobile. Ora iniziate la meditazione: pensate il non pensare. Non pensate di non pensare, ma siate il non-pensare. Lasciate che corpo e mente siano abbandonati. Accettate ci che viene e lasciate ci che va. Questa l'arte essenziale di Zazen.

Quando vi alzate dal sedere in Zazen, ci si muova lentamente e quietamente, con calma ed intenzionalmente. Non ci si alzi improvvisamente e bruscamente. Nell'osservare il passato, noi troviamo la trascendenza tra mondano e sacro, e morendo qui e ora, mentre si sta seduti o in piedi, tutti dipendiamo completamente dal potere dello zazen. Kyosaku.

Il jikido, o il monaco incaricato del dovere quotidiano, cammina girando per la sala dello zazen, egli porta con s una pagaia piatta chiamata kyosaku spada della saggezza col il quale lui percuote vigorosamente le spalle di coloro che stanno meditano in zazen e che stanno sonnecchiando o sono in crisi o in posa scorretta. I praticanti che si accorgono che il loro Zazen non quieto, o si sentono nervose, oppure il al contrario comprendono che stanno sonnecchiando o dormendo perdendo il vigore di una postura corretta possono richiedere di essere sollecitati col kyosaku, il quale stimolando i centri nervosi posti tra le spalle ed il collo, rid tono e equilibrio alla pratica. Non abbiate timore, non doloroso, sveglia e da energia. Per richiedere una sollecitazione al jikido, si congiungono insieme le mani in gassh e ci si inchina da seduti. Quando il jikido appoggia il kyosaku sulla vostra spalla, tenendo ancora giunti i palmi delle mani, ci si inclini verso la parte opposta da quella in cui il jikido colpir, mettendo leggermente in tensione il muscolo che va dalla spalla allinserimento del collo e stirandolo sulla parte posteriore. Il jikido che sta in piedi dietro di voi, tenendo il kyosaku in ambo le mani, colpendo rilasser larco muscolare donando una piacevole sensazione di scarica tensiva. Si saluti nuovamente in gassh e si ritorni vigorosi ad uno Zazen pi consapevole.

Marcia Kinhin.

Una sessione di zazen dura approssimativamente 40 minuti. Se una ulteriore mediazione sar compiuta, questa preceduta da una marcia di kinhin, eseguita nel modo seguente. Tenendo le Sue mani nella posizione di shashu si cammina in avanti, prendendo un passo per ogni respiro completo, si inspira quando si porta il piede in posizione, e si espira spostando il baricentro del corpo fino a trovarsi pronti per posare laltro piede, il movimento continuo, non vi sono interruzioni, fluido, un passo segue laltro ma il tutto con una lentezza pari alla respirazione. Un passo calmo e sicuro, profondo e sincronizzato con la respirazione. Lespirazione lunga e profonda, linspirazione rapida e intensa.

Cibo come nutrimento fisico e spirituale


In questa epoca di informazioni, molte persone sono bene informate sugli aspetti della salute, in special modo sulla relazione tra questa ed il cibo. Ad ogni modo, non si pu non comprendere che oltre ad un ruolo essenziale nel sostenere la vita e la buona salute, il cibo gioca anche un'altro ruolo importante nello sviluppo mentale e spirituale.

Dogen Zenji ci ha lasciato molte cose istruttive sulla preparazione ed il modo di mangiare. Egli, infatti, sapeva bene che sia il modo di cucinare, che quello di mangiare, costituiscono un punto essenziale nella disciplina Zen, rivelato dallimportanza con cui esso ci dona arricchimento mentale e salute fisica. Se una droga capace di alterare uno stato mentale, emotivo, ormonale, eccetera e quindi togliere o alterare la chiarezza mentale, allo stesso modo ogni cosa che mangiamo ha potere di cambiare la nostra struttura chimica, e quindi il nostro modo di percepire emotivo, mentale, fisico ed ormonale. Un addestramento importante Lo Zen riguarda tutti gli aspetti quotidiani, - mentre ci stiamo lavando, mangiando, camminando, andando a letto e perfino mentre stiamo evacuando al gabinetto come un addestramento agli atti da compiere nell'interesse di un buon insegnamento buddista. Come affermato nel titolo di questo paragrafo, e che caratterizza questo problema, il buddismo insegna che l'abilit mentale nellaccettare imparzialmente tutte le cose cos come sono di vitale importanza vivendo il quotidiano. Dando molta considerazione ad una qualit nella dieta quotidiana quale importante fattore per una buona resa psico fisica, la quale poi permetta una concentrazione nello Zen quotidiano, sia meditando, studiando o recitando un sutra, Dogen Zenji accent il ruolo del tenzo, il monaco responsabile dei pasti nel convento, e ne descrisse il significato, gli atteggiamenti corretti ed i metodi necessari alla preparazione dei pasti in un libro che intitol Tenzokykun. Un altro dei suoi libri pi importanti il Fushukuhanp. Il libro espone l'etichetta che devessere osservata durante il consumo dei pasti, quindi le modalit e latteggiamento da tenere durante il consumo del cibo, elemento importante di convivio e di assimilazione dellenergia che esso produce. In questi due lavori, Dogen Zenji discute il mondo della alimentazione Zen, e lo fa in un modo esaustivo che trascende epoche storiche e confini geografici. Lavoro quotidiano Cucinare molto di pi di fare qualcosa da mangiare. Sfortunatamente molte persone oggi sono talmente occupate ed indaffarate da mangiare qualsiasi cosa solo per riempire la pancia, accontentandosi di qualunque cibo, semmai qualche prodotto gi belle pronto, o cibo precotto da essere soltanto scaldato al micro-onde per poi essere immediatamente ingurgitato, trascurando completamente l'atto della preparazione e limportanza della qualit. Dogen Zenji enfatizz molto questo apparente semplice atto, prima di tutto apprendendo lui stesso limportanza della preparazione, e poi stilando un metodo, una maniera. Dogen Zenji, avendo gi ampiamente letto tutto ci che vi era da leggere delle sacre scritture buddiste, nella sua affannosa ricerca per comprendere il vero significato della disciplina religiosa, si spinse fino in Cina per studiare lautentico Zen. Dopo che la nave approd al porto, Dogen, nellattesa di sbarcare si accorse della presenza di un anziano monaco zen sul molo. Il monaco risult essere un tenzo, cio un cuoco di un convento localizzato a venticinque chilometri dal porto. Il tenzo era venuto fino al molo per fare provviste di shiitake (funghi tipici cinesi con cui si varia la dieta dei monaci del tempio) e che si trovavano giusto a bordo della nave con cui egli era venuto.

Siccome il vecchio monaco aveva gi fatto il carico delle provviste, stava quasi per ritornare al tempio. Dogen Zenji allora tent di fermarlo per parlare, ma il tenzo disse: - Devo ritornare a cucinare il prossimo pasto dei monaci, non ho tempo. Dogen Zenji replic: - Altri monaci dovrebbero preparare il pasto per il tempio, lei non deve affaticarsi. Al che il tenzo rispose: - Ho assunto questo incarico che ero gi vecchio, ed ogni giorno importante. Non posso lasciarlo ad altre persone. Ancora non convinto, Dogen Zenji continu: - Perch una persona della sua et dovrebbe assumere il compito di preparare loro i pasti? Lasci che gli altri giovani monaci si incarichino di questo. Se lei lascia che altri assumano il suo compito si potr concentrare sullo zazen e studiare meglio le sacre scritture. Rispondendo a Dogen il tenzo concluse: - Lei una persona eccellente, ma proveniente dallestero, non capisce quello che vuole dire laddestramento allo Zen, ed il tenzo ripart. Pi tardi Dogen Zenji ebbe un altro incontro collanziano monaco, questa volta lo vide occupato ad asciugare funghi di shiitake sotto un sole cocente. Entrambi questi incontri illuminarono Dogen Zenji sul significato della vera importanza del lavoro manuale, comprese che un lavoro apparentemente ordinario sebbene non fosse fare zazen o studiare lo sacre scritture desse comunque unopportunit eccellente per laddestramento sulla via dello Zen. Egli inizi a interpretare la vita come un aggregato di singole scene di tali attivit ordinarie, e cominci a credere che vivere in modo compiuto significasse confrontarsi sinceramente con ciascuna di esse. Noi non possiamo portare a termine qualcosa se non facciamo i nostri compiti quotidiani, come il lavoro nella cucina, con tutta la nostra forza ed intensit. Senza essere lamentevoli, schizzinosi o superflui Quando le cose sono a buon mercato o abbondanti, a volte si compra pi di quanto possiamo consumare per poi gettare i gli avanzi ed i resti nellimmondizia. Questo molto dispendioso per la terra, questo molto dispendioso per tutti, questo atteggiamente non rispettoso per il pianeta n per la vita in s. Sia le persone che cucinano, che le persone che consumano i pasti, devono rendersi conto che i prodotti alimentari sono prodotti della vita, e si deve essere grati per la vita tutta e, per le risorse del pianeta, senza mai sprecare nulla, senza mai gettare nulla, senza mai comprare nulla che non ci serva o si consumi davvero. Il ricercatore della Via Buddista Zen non dovrebbe nemmeno essere schizzinoso sul cibo che gli viene cucinato. N dovrebbe selezionare troppo i prodotti alimentari, un cibo semplice e nutriente cucinato con dovizia pi che sufficiente. Invece di preoccuparsi di ingurgitare pi prelibatezze possibili con gli ingredienti pi costosi e lamentarsi dei materiali poveri a portata di mano, il vero ricercatore della Via del Buddha, dovrebbe, ma meglio dire deve utilizzare ci che ha con la massima efficienza e gratitudine, in modo tale da avere un atteggiamento positivo verso la vita e coloro che ci aiutano a nutrirci. Inoltre le persone incaricate a cucinare i tenzo - non potendo esimersi dal preparare i pasti per i monaci sono costretti a mancare la sessione di zazen della mattina e quella

della sera, dovendo, quindi, affrontare tutte le loro attivit quotidiane sempre con la mente in zazen. Gratitudine per i pasti e cuochi Il Tenzo prepara il cibo in base agli ingredienti di stagione, considera la vita inerente al cibo nel suo insieme come la vita stessa di tutte le persone per cui cucina, egli compreso. Per quanto riguarda gli ingredienti sceglie i nutrizionali migliori e li considera tutti, mentre li sceglie e li preparara egli tiene in mente i destinatari dei suoi pasti. Come tocco finale, egli offre una preghiera per il cibo ricevuto e per la felicit di coloro che lo mangeranno. I commensali, a loro volta, dimostreranno rispetto per la vita che il cibo da a loro e per la sincera devozione del cuoco. Questo scambio mentale tra le due parti placa la fame fisica e spirituale. Coloro che consumano il pasto non devono mettersi a mangiare fino a che il loro aspetto e la postura non sia corretta. Ci significa che non bisognerebbe andare a tavola in pigiama per la colazione o leggere il giornale mentre si introduce il cibo in bocca. Questo atteggiamento un insulto sia alla vita intesa come atto alimentare, sia alla cura e allattenzione del cuoco.

Il Gokan no Ge Prima di qualunque pasto, i monaci ordinati cantano un canto liturgico, il verso dei cinque punti della contemplazione del mangiare, chiamato gokan no ge. Shakyamuni insegnava che il cibo nutre il corpo e coltiva lo spirito. Il rituale del canto del gokan no ge importante perch permette ai tirocinanti di trasferire nella loro mente e nel loro spirito, ci che insito nel loro cibo. Queste cinque linee guida del gokan no ge non si applica solo nel contesto buddista, ma, pi in generale a tutti gli esseri. 1. Riflettere ed essere grati per tutte le persone che hanno lavorato, faticato e che si sono adoperate per portare il cibo che si sta per mangiare sulla tavola. 2. Chiedetevi se il vostro comportamento abbastanza corretto, o se le vostre opere sono abbastanza utili alla gente per meritare il cibo che ora si sta per mangiare. 3. Ricevere il cibo determinati nella disciplina di se stessi, in modo tale da sopprimere i tre veleni: avidit, rabbia e ignoranza che possono offuscare la vostra mente dalla sua innata bellezza e serenit.

4. Ricevere il cibo con il giusto scopo, sapendo che una buona medicina, per alleviare la fame e la cura di debolezza fisica e mentale. 5. Ricevere il cibo con l'ideale di essere mentalmente e fisicamente forti e raggiungere la via di Buddha. La mente si coltiva anche lavando i piatti. Il pasto non finito finch i piatti non sono stati lavati e messi via. Come suggerisce la storia di Dogen Zenji ed il Tenzo cinese, lo studio vero e proprio pi di un libro da leggere, ma la pratica quotidiana. Gli apparenti banali affari della vita quotidiana sono opportunit molto importanti per l'auto perfezionamento. Gli esseri umani tendono a dare tutti loro stessi nei problemi difficili, ma spesso non si dedicano ogni giorno con vero impegno nelle pratiche abituali come la pulizia dei piatti dopo i pasti, proprio perch banali non mettiamo in questi sufficiente attenzione. Questa una chiara immagine della natura umana. Lasciare i piatti sporchi che si accumulano nel lavandino un chiaro segno di turbamento spirituale e mentale, perch tutto intorno a noi uno chiaro specchio che riflette il nostro stato spirituale, emotivo e mentale. Curando le cose che ci stanno intorno poniamo il nostro stato mentale, spirituale e mentale nel giusto ordine, nella giusta prospettiva. In questo senso, tenere in ordine la cucina diventa importante. Tutto (ogni cosa) deve avere un posto dove facile da usare e da curare. Naturalmente, questo migliora l'efficienza del lavoro. Come la cucina rispecchia la mente del cuoco, cos lordine del nostro ambiente, lordine intorno a noi, coltiva lordine mentale nostro. Gli ingredienti selezionati nel cucinare, lattenzione posta nel mangiare, lordine del nostro ambiente, danno chiarezza alla nostra mente e possono impegnare una grande quantit della nostra vita quotidiana. Ma tutto ci molto di pi che un semplice fornire nutrimento e dare attenzione, tutto ci fornisce lopportunit di una vitale importanza per la coltivazione e la formazione di s. Perch non dedicare un minuto per esaminare il vostro modo di mangiare e di cercare di rendere il tutto pi significativo?

Fiori per gli altri Il piantatore di albero ciliegio Ryoji Sato era un conducente di autobus interurbano che trov l'idea di piantare una fila di alberi di ciliegio su ogni lato della strada pubblica lungo tutto il suo percorso stradale. Per 12 anni us il suo tempo gratis per piantare alberelli. Mor all'et di 47 anni con pi di 2000 alberi di ciliegio piantati. Un film tratto dalla sua storia tocc profondamente il pubblico giapponese, e anche se il signor Sato ora morto, le persone ancora oggi si deliziano guardando i bei fiori che ogni primavera adornano quegli alberi che lui stesso ha piantato. Questa persona port fiori che aveva nel cuore nel cuore di altre persone. Ci rattrista per pensare che tutti gli esseri umani debbano morire, ma ci sono molti modi per far si che le nostre vite continuino ad esistere nelle menti altrui.

Allargare la nostra vita limitata


Facciamo fatica ad accettare l'inevitabilit della morte per tutte le cose viventi. Gli esseri umani fondamentalmente vogliono vivere per sempre. Nellantica Cina in molri hanno cercato un elisir di immortalit, ma Shakyamuni il Buddha non ha mai pensato una cosa del genere. Invece, egli ci ha insegnato che, dal momento che abbiamo questa vita, ciascuno di noi deve far tesoro di essa per viverla al meglio. Ha anche insegnato come allargare la nostra vita limitata attraverso la compassione e di vivere e di agire per gli altri. Agire altruisticamente la causa dei fiori che sbocciano nei cuori degli altri. Allo stesso tempo, Shakyamuni ci ha insegnato che le menti delle persone che coltivano questo insegnamento sperimeteranno una felicit.

Il dolore che si confronta, il dolore e la sofferenza. In tutta la vita, dallasilo infantile alle scuole superiori, nel posto di lavoro e finanche alla vecchiaia, noi esperimentiamo molte unioni e separazioni da ci che viviamo e conosciamo. Nuovi incontri, nuove conoscenze, nuove esperienze inspirano in noi aspettative ed incertezze, mentre le separazioni dalle vecchie conoscenze, da ci che si conosce e si ama ci rendono tristi e pi spesso addolorati. N le unioni n le separazioni vanno mai come noi le avevamo progettate. Le separazioni poi, sono molte e varie, ma le pi dure sono quelle della eterna morte. Non possiamo sperare di essere insieme per sempre con coloro che amiamo, e non possiamo pretendere che le cose siano per sempre. Questo genera in noi uno stato di sofferenza. Inoltre le altre cose della nostra vita spesso non vanno mai come noi vorremmo o come la avevamo progettate. Shakyamuni defin questa caratteristica della vita, e tutte le sue apparenti contrariet, in termine di otto tipologie differenti del soffrire umano. Prima o poi, tutti dobbiamo confrontarci con il dolore e la sofferenza, e quando ci accade, noi troviamo grande appoggio ed incoraggiamento nella gentile compassionevolezza delle persone che stanno intorno a noi. Shakyamuni enfatizz fortemente l'importanza di una compassione con tutto il cuore.

Non indugiare mai; Apprezza la vita. Per persone che desiderano una conoscenza pi approfondita degli insegnamenti di Dogen Zenji, questa nuova serie di Guida allo Zen prende alcuni brani dallo Shobogenzo Zuimonki, (una raccolta dei detti pi importanti del maestro, preservata dal suo discepolo Koun Ejo Zenji). Inteso pi come orientamento personale per la sua propria crescita spirituale e non come un libro per la rivelazione della vera pratica ad altri, lo Shobogenzo Zuimonki fu scoperto dai discepoli di Koun Ejo Zenji e successivamente risistemato in ordine dopo la sua morte. In questi piccoli brani tratti dal testo classico pi semplice comprendere linsegnamento di Dogen Zenji che non dal suo testo integro e pi ufficiale. Sebbene originalmente lo Shobogenzo Zumionki fu creato per guidare i monaci, oggi, dopo sette secoli, esso ancora un'indicazione molto potente per la vita dei monaci ed il laicato.
Le persone che intendono studiare il Buddismo non devono posticipare la pratica della via [gyodo]; diligentemente, ogni giorno ed ogni ora, essi non devono mai sprecare il momento presente. (Vol. 1, sezioni 6)

Che cosa intende Zenji quando dice gy-do?

Generalmente con l espressione gydo si intende la maniera, il modo di vita, le pratiche al di fuori del quale gli esseri umani non dovrebbero andare. Per Dogen Zenji qui lo usa per riferirsi ad una disciplina monastica ferrea, come illustrato da questi due esempi: In un esempio, egli cita che una persona malata dovrebbe subitaneamente cominciare a studiare il buddismo prima che la malattia peggiori ed egli muoia. In unaltro caso dice che se una persona decide di cominciare lo studio del buddismo, non deve specificamente provvedere a procurarsi il vestito da monaco (kesa) e la ciotola da mendicante (oryki) poich potrebbe morire prima ancora daver ottenuto il kesa e loryki. In questi due esempi Dogen Zenji sta solo raccomandando alle persone che non sono ancora entrate nello studio del buddismo a darsi da fare senza dilazione di tempo; la persona malata quindi dovr fare qualcosa prima che la malattia peggiori. Che ne sar di lui infatti se la malattia dovesse peggiorare? Perci Dogen suggerisce che dovr cominciare lo studio prima che sia tardi, per abbracciare la via del Buddha.

Il laicato Il secondo dei due esempi indica che una persona pu anche praticare la via buddista senza il kesa monastico e la ciotola del mendicante, poich essi sono solamente oggetti e non la via. La vera via buddista non ha niente a che fare col vestire o no vestira il kesa (labito monacale). Con queste parole Dogen non pone l'accento sullimportanza della disciplina monastica, ed anzi, riconosce anche una disciplina laica. La via buddista infatti la sola cosa importante, poich essendo lignoranza (avidya) degli uomini la causa stessa della loro sofferenza, ogni persona dovrebbe abbandonare immediatamente ogni inutile frivolezza e cominciare seriamente a disciplinarsi nella studio della pratica prima che la morte lo colga ancora nellignoranza. questa ignoranza, di fatto, la causa della produzione di un karma di sofferenza, ed anche causa di una rinascita peggiore se abbandoniamo questo mondo nella paura e nellangoscia generato dallignoranza. Fai quello che nessunaltro pu fare Cosa fa di questa ricerca della via qualcosa di tanto importante? La ricerca della via significa migliorarsi, anche nelle piccole cose, e migliorando noi stessi portiamo un poco pi di interesse e rispetto anche negli altri. Chiunque, infatti, sia monaco o laico, di qualunque et e di entrambi i sessi pu farlo. Ogni essere umano ha un significato innato. Ognuno ha qualche cosa che, inerentemente, a lui o lei solo pu fare, e avanzando anche a piccoli passetti ogni giorno siamo pi vicino a ci che vogliamo realizzare, e mentre facciamo questo per noi, facciamo anche qualcosa anche per altri, dando cos un significato alla vita. Se noi esaminiamo la nostra vita quotidiana ci accorgiamo che sprechiamo una quantit sorprendente di tempo su cose veramente molto banali. Quanto di quello che hai fatto oggi stato davvero importante? Distratti dalle cose, vogliamo o sentiamo di fare qualcosa per quelle cose che ci attraggono, e siamo sempre dietro a correre a tutte queste cose superflue ed inutili, cos noi posticipiamo quello che veramente importante rimandando sempre domani. Poi, quando arriva il domani, lo posticipiamo di nuovo. Un poeta una volta ha scritto: "Oggi come ieri, e domani sar lo stesso." triste pensare che la maggior parte delle persone finisce cos la sua vita ... in un banale nulla di fatto, in una corsa edonistica al soddisfacimento del piacere momentaneo, svuotati da ogni senso per la vita, in un vuoto di significato esistenziale pieno di sofferenza intrinseca. Afferrati dal senso di un ineluttabile non sense di ogni cosa, ci sentiamo profondamente frustrati, vuoti, angosciati da una insostenibile sofferenza (Buddha chiama questa sofferenza Dukka, per questo afferma nella prima delle quattro nobili verit: - tutta la nostra vita piena di questa sottile e profonda sofferenza) alla quale noi tentiamo di fuggire con linesauribile ricerca del piacere attraverso gli oggetti ed i concetti.

Cose quindi davvero importante? Per alcune persone, lo Shobogenzo Zuimonki un apertura della coscienza. Indica quello che veramente importante. Ci incalza ad abbandonare tutto per ci che veramente importante. E ci indirizza a non posticipare i problemi vitali affogandoci nellebbrezza degli oggetti e dei piaceri sensoriali, essi sono momentanei, perch nulla rimane per sempre. La seconda nobile verit ci dice infatti che tutto impermanente, niente rimane uguale, una illusione della mente la permanenza, e da questa illusione nasce dukka, la sofferenza. Sebbene la tecnologia moderna allevia alcuni dei nostri compiti quotidiani, con cui una volta dovevamo confrontarci faticosamente, regalandoci pi tempo da dedicarci, quel tempo che oggi abbiamo in pi non lo usiamo per dedicarci alla ricerca dellessenza della nostra esistenza, ma anzi lo usiamo ancor di pi per intontirci e soffocare quella sensazione di vuoto e sofferenza (dukka) che permea la nostra esistenza. Viviamo ancora pi sofferenti di prima, ancor pi angosciati, in un vuoto incolmabile a cui niente sembra porre fine e di cui le malattie mentali in aumento denotano limpellente necessit di uscire da questo stato di ignoranza. Quanti di noi accantonano tutto ci di cui si ubriachano quotidianamente - televisione, videogiochi, sport, eventi, discoteca, ecc.. per dedicarci un momento al S, quanti di noi lasciano tutto per dedicarsi a qualcosasa di veramente importante per s stessi, come la ricerca del proprio essere, la pace interiore? Quanti smettono di correre dietro a ogni oggetto dei sensi per comprendere il perch di questa folle corsa? Una piccola differenza separa terra e cielo; similmente una piccola differenza in un atteggiamento quotidiano pu determinare se portiamo a termine grandi cose o nulla nella vita. L'idea sta allarmando!
Nel Buddismo noi non dobbiamo essere n generosi n ingenerosi con le nostre vite. (Vol. 1, sezioni 6)

Devono tutti gli ammalati iniziare subito lo studio del buddismo? Nel passaggio anteriore dello Shobogenzo Zuimonki stato evidenziato il fatto che una persona ammalata non dovrebbe posporre nel cominciare uno studio buddista. Allo stesso tempo ci viene spiegato di non abusare del nostro corpo al di fuori della buona volont di non morire senza aver appreso lo studio della via buddista. L'insegnamento vaglia tutto in esame: se sbagliato posporre lo studio zen nellinteresse stesso della malattia, ugualmente sbagliato ignorare la malattia e lanciarsi in un percorso di disciplina imprudente e ottuso senza prima curarsi.

Anche se labito e la ciotola del monaco sono utili nella pratica monastica, la loro presenza o mancanza del tutto irrilevante nel seguire lo studio del buddismo. Se sbagliato posticipare lo studio dello Zen fino a ch non ci si procuri tali oggetti, ugualmente sbagliato scartarli quando siano sulla vostra mano. Similmente, se un uomo ammalato sbaglia a postdatare lo studio Zen fino a che non ottenga la buona salute, altres sbagliato frenarsi dal guarire dalla malattia nella convinzione che la sua morte non faccia differenza. Essere generoso della vita apprezzare le cose Con questo Dogen Zenji ci invita a non essere disdegnosi nei riguardi della vita ma, al contrario, nell'interesse del studio Zen, apprezzare la vita come un dono. Un episodio della vita di un comandante militare giapponese illustra molto bene ci che si vuole dire. Ishida Mitsunari (1560-1600) lott contro le forze di Tokugawa lyeyasu (1542.1616) per prevenire il crollo della famiglia Toyotomi ed il loro dominio su quelle terre. Sconfitto e catturato, come di consueto, Ishida fu messo in una gabbia di bamb per essere trasportato alla sede centrale della famiglia Tokugawa. Sulla via, una guardia ebbe piet di lui e gli offr un persimmons. Ishida Mitsunari allora rifiut lofferta e disse: "no grazie, sei molto gentile questo, ma preferisco non mangiarli. I persimmons sono dannosi alla salute. A quei tempi, in effetti, si pensava davvero che i persimmons fossero dannosi per la salute Ridendo di ci, la guardia ribatt: "Ma perch ti preoccupi se sono dannosi o meno? domani sarai un uomo morto! Che timporta; mangiane qualcuno." Nelludire questo, Mitsunari gli rispose: "Se avessi la minima idea di quello che stai dicendo, non parleresti affatto cos." Lui sapeva che sarebbe stato giustiziato il giorno seguente. Ma in quel momento era ancora vivo; e finch lui era vivo, lui intendeva aver cura del corpo. Un corpo che aveva dedicato alla casa di Toyotomi fino al suo ultimo respiro. I giapponesi pi sensibili compresero questa storia, e si passarono la voce di come una persona che non disdegna la sua vita se ne prende cura fino alla fine.

O-bon: Antenati ed il cosmo I vari importanti eventi delle stagioni ci fanno felici di essere buddisti ed di condividere questa felicit con le nostre famiglie. In Giappone, lanno nuovo, il compleanno del Buddha Shakyamuni (Hana-matsuri), O-bon, e gli equinozi di primavera e autunno (O-higan) sono celebrati in casa e nei templi secondo gli insegnamenti del Buddha. Esamineremo ora questi eventi stagionali uno alla volta, discutendo i loro backgrounds culturali ed osservando gli aspetti pi significativi.

Il grande Continuum

O-bon celebrato per quattro giorni dai 13 al 16 luglio (agosto in alcune regioni). un importante evento, loccasione attravero il quale viene dato agli spiriti dei morti l'opportunit di stare con i viventi. Preti e parenti dedicano grande cura nel fare offerte ai morti, recitando a memoria sutra alla famiglia sugli altari buddisti e sulle tombe. Durante lO-bon, i viventi intrattengono conversazioni con gli spiriti dei morti. Portano offerte di cibo sull'altare di famiglia e dividono i pasti con gli spiriti. Poi, trascorsi alcuni giorni insieme, i vivi concludono lO-bon dando agli spiriti un commiato daddio nell'altro mondo. Questa riunione del passato con i defunti dura una volta allanno, affranca il cuore delle persone affrante e guarisce gli spiriti dai loro vincoli terreni, confortandoli ed invitandoli ad andare in pace. Con questo rito i vincoli familiari vengono rinforzati, soprattutto quando i parenti che di solito sono troppo occupati per stare insieme, spendono un po di tempo gli uni con gli altri per ri-comprendere il loro vincolo di appartenenza ad una grande corrente di vita che si estende dagli antenati pi distanti fino ai pi recenti discendenti. Il giorno degli spiriti dei morti O-bon, diventa il centro di scambio per trascendere la mortalit. O-bon il momento perfetto per essere grato ai vincoli familiari e per allietarsi di essere parte di un grande continuum collegato agli antenati. Il giorno di O-bon risale allIndia dei tempi di Shakyamuni Buddha. In quei tempi, la stagione piovosa (da met aprile a met luglio) costringeva ordinariamente i monaci buddisti, erranti per scelta, a stabilirsi in un luogo e rimanervi, cos loro si concentravano sulla disciplina della meditazione in zazen. Poi il 15 di luglio, facevano una sessione di auto-critica, ed ogni monaco spontaneamente esponeva le sue mancanze, facendo voto di non commettere di nuovo le stesse. Durante questo tempo passato in ritiro, Shakyamuni indic che sarebbe stato una buona cosa se la gente avesse fatto offerte di cibo ai monaci. Questo la storia di come il rito di O-bon cominci. Pi tardi, quando il Buddismo si present in Cina, durante la prima fase della sua adozione, lo-bon fu associato con ladorazione degli antenati, sulla base di una storia detta da Maudgalyayana, che poi fu uno dei Dieci Grandi Discepoli di Shakyamuni. Maudgalyayana, uomo dotato di grandi poteri soprannaturali, vide una volta lo spirito di sua morta madre che soffriva nei reami della fame e della sete. In concordanza con linsegnamento di Shakyamuni fece alcune offerte di cibo a monaci il 15 di luglio, cos salv l'anima della sua adorata madre dalla sofferenza.

Dalla parola sanscrita ullambana si estrae il termine giapponese urabon. Da qui il termine bon che la forma contratta di urabon, con laggiunta di un O onorifico. Ullambana vuole dire soffrire come se si fosse appesi al rovescio per i piedi e, come suggerisce l'augurio di Maudgalyayana per salvare sua madre, deve sviluppare nellintimo di chi offre lintento di salvare gli antenati dalla sofferenza. Il Soto Zen pone laccento sull'importanza delle offerte quotidiane ai propri antenati, con il desiderio e l'augurio di proporre una devota compassione agli spiriti delle persone scomparse. Attraverso una pratica quotidiana, cominciando con le offerte agli antenati delle famiglie, estendiamo la nostra compassione attraverso i nostri sforzi rituali per la consolazione degli spiriti degli antenati distanti, anche quelli non correlati a noi. Noi crediamo che con questa attitudine nel cuore, le offerte sono perfezionate e vengono a manifestare un beneficio uguale per tutti gli spiriti di tutto il cosmo. Ospitalit Anche se O-bon fu portato in Giappone dalla Cina, il modo distintivo giapponese di osservare questo rito risulta in collegamento profondo con ladorazione degli antenati indigeno che esisteva antecedentemente l'arrivo del Buddismo. Oggi esso uno dei pi importanti e profondi culti del buddismo giapponese. Molte persone ritornano alle loro citta di origine solo per stare insieme alle loro famiglie e visitare insieme i cimiteri. Molti devoti nei giorni di O-bon visitano pi che mai i templi buddisti che nel resto dellanno. Prima del primo giorno di O-bon, le famiglie dei devoti preparano una mensola di fronte allaltare degli antenati, nel quale poi vengono poste le varie offerte, Placche commemorative sono rimosse dallaltare di famiglia e poste posti pi rialzati nel mezzo delle mensole. Attorno a loro vengono poste offerte con frutta, verdura e acqua, candele, incensi e fiori freschi. Effigie di cavalli e mucche fatte di cetrioli e melanzane servono nel loro viaggio gli spiriti ancestrali da e per il mondo dei vivi. Ognuno si reca al cimitero per rendere omaggio alle tombe dei morti, dove poi vengono pulite le lapidi e offerti fiori freschi. Ogni sera, di fronte la porta di casa, piccoli ceri di lino per dare il benvenuto agli spiriti, che poi vengono portati dentro casa per accendere le candele sulla mensola del O-bon. In una scena di pace e felicit, uomini e donne, giovani e vecchi compiono danze per consolare gli spiriti. Per i preti buddisti viaggiare tra le case dei loro parrocchiani per recitare sutra durante lO-bon un dovere importante. LO-bon poi il momento per offrire insieme ospitalit agli spiriti e per promuovere scambi spirituali tra laici e clero.

Stringere i legami. Il costume buddista ci esorta a vivere insieme con spiriti ancestrali come se fossero fisicamente presenti durante lO-bon. Durate il pasto dividiamo il cibo della famiglia con loro e ritorniamo a ricordare le loro storie passate. Sebbene invisibili, i defunti sono presenti nei nostri cuori e vivono con noi. Dopo questo periodo di condivisione dell'ospitalit, il giorno 16, l'ultimo giorno dell'osservanza, diamo di nuovo agli spiriti un saluto di commiato al loro mondo di post mortem. Ancora una volta, noi accendiamo i piccoli fuochi di lino davanti alla porta di casa. Oppure in alcune parti del paese, piccole lanterne illuminate di carta sono messe a galla su fiumi o sul mare. Nel saluto piacevole di questo commiato, noi esaminiamo i nostri cuori e facciamo tesoro di ogni singolo giorno affinch, ancora una volta, sia tempo per accendere l'o-bon che d il benvenuto agli spiriti. Sebbene le usanze delineate qui sopra sono usuali in Giappone, qualche volta il tempo ed il luogo rende difficile mantenere le tradizioni vive. La cosa pi importante per, non la forma che la nostra ospitalit rende, ma la sincerit del nostro atteggiamento. Quello che veramente conta riaffermare e rinforzare il legame della famiglia, dimostrando l'affetto per i nostri antenati e godendo nel spendere un po di tempo con loro e con gli altri membri della famiglia.

Lambiente naturale Oggi, molti giapponese sentono lO-bon pi forte quando un membro di famiglia appena morto. Ma noi non dobbiamo solo ricordare i morti di recente, ma anche gli antenati pi remoti che non abbiamo mai visto e da cui tutta la famiglia ha avuto origine, spiriti correlati. Inoltre, il buddismo sotto influsso animista, insegna che gli spiriti risiedono negli ambienti naturali come montagne, fiumi, piante, alberi e pietre. Che essi vanno rispettati al pari dei nostri defunti, ed essere riverenti anche nei confronti della natura parte dellO-bon. Forse il costume giapponese di offrire frutti stagionali e vegetali e freschi fiori di campo manifesta questa riverenza universale. Il semplice desiderio di apprezzare lo spirito della natura pu contrattaccare l'inquinamento ambientale che affligge il mondo intero oggi. Presi dal turbine degli affari quotidiani e del lavoro, qualche volta dimentichiamo che le nostre vite dipendono dagli spiriti della terra. Fare offerte regolari e devote a questi mantengono le anime dei morti vive nel mondo del post mortem. Questo anno a O-bon, fermati un momento a pensare su relazioni spirituali che trascendono vita e morte, sullo spirito della terra che sopporta tutto il nostro consumo, e sul nostro collegamento con il cosmo. Le sacre scritture Le sacre scritture buddiste contengono gli insegnamenti a voce del Buddha durante la sua missione, che pi tardi furono sistematizzati da altri in un compendio. Qui vengono delineati il modo in cui questa enorme raccolta di sacre scritture fu formata e ci concentrereni su quelli che sono di importanza speciale per il Soto Zen. Inoltre, faremo unintroduzione generale sui libri di base, sugli insegnamenti e sulla dottrina in linea con quello che c scritto nelle sacre scritture.

. Le prime scritture Per buddisti i detti di Shakyamuni hanno autorit assoluta perch il Buddismo fondato su ci che il Buddha insegn loro. La compilazione organizzata di quelli detti, si chiamano sacre scritture (kyo-ten in giapponese, sutra in sanscrito) e corrisponde anche se non v rivelazione divina - pi o meno alla Bibbia cristiana ed al Corano islamico. NellIndia antica, dove il Buddismo naque, il sanscrito era la lingua classica e standard. La parola sanscrito sutra, sebbene designata per indicare gli insegnamenti del Buddha Shakyamuni, non era un termine specificamente buddista, ma significava filo, linea di connessione. Come bei fiori che si attaccano ad un filo per formare una ghirlanda, le splendide parole del Buddha sono cucite insieme per farne un sutra. Gli antichi bramani chiamavano queste sequenze corde di splendidi aforismi cio sutra, ed i buddisti adottarono la stessa parola per riferirsi agli insegnamenti di Shakyamuni. Evoluzione Dopo la morte di Shakyamuni i suoi discepoli diffusero i suoi insegnamenti di parola in parola. Diventando gradualmente preoccupato sulle possibilit del fallimento della tradizione vocale ed per evitare lerrore, Mahakashyapa, un discepolo principale del Buddha, chiam in consiglio i 500 maggiori seguaci del Buddha per mettere gli insegnamenti in ordine. Ananda che aveva la migliore memoria, recit a memoria tutti gli insegnamenti che poi vennero chiamati sutra. Upali che era migliore ad attenersi ai precetti recit a memoria i regolamenti dell'ordine, che furono chiamati vinayas. Dopo che il consiglio intero compar questi racconti con le loro proprie memorie, li approv e Mahakashyapa li compil. E questo fu come naquero le sacre scritture. Il processo di recitazione a memoria e del sentire la parola del Buddha Shakyamuni condusse alla caratteristica che apre ogni frase dei sutra: "Cos io ho sentito." Con il passare del tempo, vari commentari ed interpretazioni si aggiusero e accumularono ai sutras ed alle vinayas. Questi furono raccolti in quello che chiamato lo shastras e che completa il Tripitaka o tre cesti delle sacre scritture: gli insegnamenti, i precetti, ed i commentari. Ai Tripitaka fu dato finalmente forma scritta nel primo secolo a.C. Inizialmente i testi furono scritti su foglie di palmetto e allacciate insieme in fasci di molti strati. Molte copie dei Tripitaka trovarono la loro strada verso il Giappone. Pi tardi, altri numerosi lavori di sacre scritture risalenti al periodo Mahayana furono aggiunti al canone buddista che divenne cos ad essere immenso e siccome il Buddismo si sparse per molte terre, il canone intero fu compilato e pubblicato sia in Cina, che in Tibet, in Corea ed in Giappone dove stato chiamato l'Issai-kyo o il Daizo-kyo. Le sacre scritture Mahayana Le sacre scritture formulate dai discepoli dopo che Shakyamuni mor chiamato comunemente le scritture di Agama. Come stato indicato, col passare del tempo, molti commentari su queste scritture furono sviluppate, dando luogo alla produzione di molti capolavori dotti. Alcune persone quindi obiettarono che questa abitudine verso linterpretazione scritturale era andata ben troppo lontano, e che ci fosse il serio pericolo di dimenticare la pratica originale che aveva esposto lo stesso Shakyamuni.

Volendo quindi ritornare alle basi iniziali del buddismo, queste persone generarono quello che venne chiamato il movimento Mahayana o movimento buddista del grande veicolo e denomin il vecchio movimento hinayana o piccolo mezzo o veicolo. Come il movimento Mahayana crebbe, produsse anchesso un numero enorme di proprie sacre scritture. Circa all'inizio dellattuale epoca naque la Prajnaparamita sutra, o Sutra della Grande Saggezza, esponendo le sei pratiche paramita - che conducono alla conoscenza della verit ed alla illuminazione. Approssimativamente 200 anni dopo, Nagarjuna scrisse trattati sul paramita e sulla shunyata (la verit fondamentale mahayana). Inoltre altre scritture buddiste pi esoteriche seguirono nei successivi 600 anni. Lontano dallessere state scritte da Shakyamuni, le sacre scritture Mahayana non contengono una parola delle sue espressioni. La maggior parte di queste sono state scritte dal punto di vista degli insegnamenti di Shakyamuni da esseri e bodisattva che si sono illuminati nei secoli. Si dice qualche volta che in esse manchino il valore delle cose dette realmente dal Buddha. Tuttavia esse sono considerate sacre perch contengono la verit con la quale egli stesso fu illuminato, incarnano e furono intese con il senso di propagare lo spirito stesso degli insegnamenti di Shakyamuni ed indirizzare alla sua esperienza intima. Perci considerato un bene leggere queste sacre scritture, memorizzarle, recitarle e salmodiarle ad alta voce, capirle ed interpretarle correttamente, e inoltre farne copie per i posteri. Sacre scritture e libri di base In Giappone i fondatori di vari ordini buddisti selezionarono dalle sacre scritture contenuti che hanno poi sostenuto per le loro proprie filosofie, e che poi, alla luce della loro fede ed esperienza, hanno riordinato per creare quello che qui viene definito come libri di base. Comunque il Soto Zen non si appoggia su nessun specifico sutra. L'atteggiamento del Soto Zen infatti che, per quanto si faccia teoria sulle scritture, gli stessi testi scritti non potranno mai rivelare lilluminazione. L'essenza dellilluminazione Zen, infatti, trasmessa ed emessa in altro modo. Rimanendo a distanza dalle sacre scritture, pur tuttavia conoscendole. Lo Zen Soto enfatizza l'importanza del raggiungimento dellilluminazione solamente attraverso la pratica dello zazen. Nondimeno, molte sacre scritture sono lette estesamente dai seguaci del Soto Zen come per esempio: il Sutra del Cuore della Saggezza, il Sutra del loto,il Nirvana Sutra e cos via, pi come orientamenti per lesperienza del vissuto comune. Di grande importanza per il Soto Zen quindi il libro di base lo Shobogenzo (95 fascicoli) di Dogen Zenji, e la compilazione dei suoi discorsi, da lui chiamata lo Shushogi, ed infine il Denkoroku di Keizan Zenji. Eitai-ji (Provence, Francia) Il tempio che Eitai-ji stato fondato nel 2000 per servire come base per il lavoro dei missionari del Soto Zen in Europa. I suoi affezionati residenti praticano zazen e conducono un diligente programma di addestramento ogni giorno.

Scopo del fondatore Con il completamento dei preparatori collegamenti amministrativi il tempio Soto Zen di Eitai-ji divenuto operativo nel 2000. Il 24 febbraio 2000, fu concluso un accordo per acquisire la terra con un consiglio di notai. Il fu Taishun Sato Zenji ed il fu reverendo Taisen Deshimaru furono onorificiati del titolo di fondatori. Il reverendo Ryotan Igarashi, che stava gi facendo il lavoro di missionario in Europa, divenne immediatamente il missionario di residenza, e a partire dal primo marzo lasci Parigi alla volta di Eitai-ji. Con una stima di circa tre milioni di buddisti oggi in Francia, le informazioni sul buddismo sono pi disponibili al pubblico attraverso periodici e gli altri media di informazione. I francesi sono attratti dal buddismo e dallo Zen come da qualcosa di calmo e profondo, come indica spesso l'uso della parola Zen che viene associato con prodotti che richiamano questo tipo di evocazione.

Sotto queste circostanze verranno addestrati nuovi leader religiosi, pronti ad intraprendere il vigoroso cammino previsto per gli anni a venire, pronti a organizzare le attivit, e di ci vi un impellente bisogno. Questa stata la funzione della nascita di Eitai-ji. La promessa di Eitai-ji quella di diventare un tempio Zen internazionale, per lincontro di tutte le genti, giapponesi, europei ed americani. perci essenziale per la corrente Soto Zen assumere nell'insieme la direzione di questo tempio e di promuoverne il progetto. Luogo remoto L'Eitai-ji localizzato nellaltopiano della Provenza, approssimativamente a 150 chilometri da Nizza. Visto dalla sua ubicazione piuttosto remota, le bianche vette delle Alpi brillano nella distanza lungo la Costa Azzurra che si estende da est di Marsiglia attraverso Monaco fino al confine italiano, ricorrrendo cos tutti i posti piu noti come, Cannes, Nizza, e Monte Carlo. Oltre al mare, la regione vanta un entroterra meraviglioso dove le persone possono godere di attivit sportive come canottaggio, paracadutismo, trekking e sci. Il Parco Nazionale delle Alpi Mercantor, con la sua flora insolita e la sua fauna meravigliosa molto vicino al tempio e tuttintorno, si possono ammirare piccoli paesini pittoreschi che si incorniciano tra i pinnacoli di queste bellissime montagne. Il volo da Parigi Orly allaereoporto della Costa Azzurra, Nizza, prende circa un'ora e mezza. Da l si prosegue per la strada pubblica Nazionale 202 che si collega alla valle accanto al Fiume Var attorno a Digne. Approssimativamente a 70 chilometri da questa strada circa a met percorso c la citt di Puget-Theniers che ha il minimo necessario per le necessit di ogni giorno, un ufficio postale, una banca, un supermercato, e alcuni negozi per la vendita di materiale da costruzione.

La prossima stazione sul percorso la citt di Entrevaux, una citt di confine, una fortezza medievale molto popolare ai turisti. Da qui, necessario salire per una carrettiera che serpeggia attraverso le montagne e, finalmente, passato altri due o tre villaggi si arriva al villaggio di La Rochette. L'Eitai-ji si trova a due chilometri oltre, salendo per una strada campagna da La Rochette. Le propriet del tempio occupano approssimativamente 200 ettari in mezzo alle montagne ad una altezza di circa 1,100 metri. Iintero luogo si affaccia a Sud e domina su una vista panoramica senza uguali. Anche se la neve cade molte volte allanno durante linverno, si scioglie molto rapidamente ed il sentiero sempre praticabile.

Osservazioni Noi del tempio di Eital-ji appena abbiamo cominciato, ma stiamo seguendo il nostro modesto addestramento con le seguenti osservazioni: 1) Una sessioni di zazen della durata di una settimana alla fine di ogni mese per residenti e partecipanti ospiti. Nonostante i costi siano considerevoli per il trasporto da Parigi e per partecipare alla sesshin, le persone vengono ogni fine mese, alcuni di loro desiderano fare anche soggiorni estesi. Esse si svegliano con noi alle tre di mattina e conducono otto sessioni di zazen quotidiano. Ci sono attualmente solamente quattro residenti. 2) Durante i loro i soggiorni di tre mesi, Ricardo Dokyu e Gose Mokugen che addestrarono qui al tempio Eihei-ji si incaricano di guidare con il salmodiare del servizio della mattina il comportamento dignitoso degli officianti. 3) Durante le festivit di maggio e agosto del 2000 conducemmo alcuni programmi di lavoro (fushin). Quattro sessioni di zazen furono tenute dalla mattina alla sera. Durante il giorno, i residenti lavorarono sodo per riparare alcuni lavori urgenti necessari: riparazioni della strada, riparazioni del tetto e riparazioni del pavimento e del soffitto nella sala di zazen provvisoria. Cos i risultati furono realizzati ad un minimo costo, ed in pi con grande professionalit. (4) Grazie al contributo di un lavoro di cooperazione siamo stati capaci di tagliare molta legna da ardere per tutto l'inverno.

5) Incoraggiati dal nostro buon raccolto di ravanelli e di daikon e bok-choy, intendiamo di piantare pi cose per questo anno. 6) Il numero di partecipanti che Eitai-ji attualmente riesce a gestire nelle sessioni di zazen pu variare da otto a 15 persone. Sebbene i residenti non debbano pagare niente, loro

non ricevono nessuna remunerazione per il lavoro svolto. Ledificio principale sta attualmente e temporaneamente servendo sia da sala di zazen che da sala principale di studio, tuttavia stiamo prendendo nuove iniziative e pensiamo di crescere andando avanti. 7) Stiamo cercando di adattare le pratiche, le regolamentazioni e le osservazioni in concordanza con la scuola Soto Zen. Condizioni attuali La nostra lingua di base chiaramente il francese, ma tutte le nostre esposizioni sono state tradotte in inglese, alcuni nostri partecipanti hanno dimostrano un interesse fervente nello studiare gli insegnamenti di altre scuole buddiste. Speriamo che comprendiate che il lavoro fisico sar parte integrante della vostra permanenza, qui lavorerete nel nostro orto e ci aiuterete a riparare eventualmente anche gli edifici, tutto ci sar combinato con la pratica dello zazen al fine di fare al tempio di Eitaiji la forma del vecchio stampo giapponese. I nostri compiti principali sono piantare alberi e fare del giardinaggio in modo tale da migliorare la naturale bellezza del panorama e coesistere con i cinghiali, cervi e capre selvatiche.