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In italiano nel testo [N.d.T.]. Chi si applica mangia del suo pane [Tr. it. nostra]. 3 LIliade. 4 LOdissea.

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S senza dubbio, ancora s, e sempre s! questo il luogo per ringraziare un illustre scrittore straniero che ha voluto cortesemente occuparsi dell'autore di questo libro, e qui gli dimostriamo la nostra stima e la nostra riconoscenza mettendo in evidenza un errore in cui ci sembra sia caduto. L'onorevole critico prende atto, tale la sua espressione, della dichiarazione fatta dall'autore nella prefazione di un'altra opera, che: Non c' n classico n romantico; ma in letteratura ci sono, come in tutte le cose, due sole differenze: il buono e il cattivo, il bello e il deforme, il vero e il falso. Non era necessaria tanta solennit per tenere nella dovuta considerazione una tale professione di fede. Essa si pu perfettamente accordare con quella che fa del brutto un tipo di imitazione, del grottesco un elemento dell'arte. L'una non contraddice l'altra. La divisione del bello e del brutto nell'arte non simmetrica a quella della natura. Nelle arti, il bello e il brutto dipendono soltanto dallesecuzione. Una cosa deforme, orribile, ripugnante, trasportata con verit e poesia nel campo dell'arte, diventer bella, ammirevole, sublime senza nulla perdere della sua mostruosit, come, al contrario, le cose pi belle del mondo, adattate in modo falso e sistematico in una composizione artificiosa, saranno ridicole, burlesche, ibride, brutte. Le orge di Callot, la Tentazione di Salvator Rosa con il suo diavolo spaventoso, la sua Mischia con tutte quelle forme repellenti di morte e di carnaio, il Baffone di Bonifacio, il mendicante divorato dai pidocchi di Murillo, i ceselli in cui Benvenuto Cellini fa ridere figure tanto orride tra gli arabeschi e gli acanti, sono cose brutte secondo la natura, belle secondo l'arte; mentre nulla pi brutto di tutti quei profili greci e romani, di quel bello ideale fatto con pezzi di riporto che la seconda scuola di David espone sotto le sue tinte violacee e deboli. Giobbe e Filottete, con le loro piaghe purulente e fetide, sono belli; i re e le regine di Campistron sono molto brutti nella loro porpora e sotto le loro corone di similoro. Una cosa ben fatta, una cosa mal fatta, ecco il bello e il brutto dell'arte. L'Autore aveva gi spiegato il suo pensiero assimilando questa distinzione a quella del vero e del falso, del buono e del cattivo. In arte come, d'altra parte, in natura, il grottesco un elemento, ma non lo scopo. Ci che solo grottesco non completo. 6 Questi due nomi sono qui riuniti, ma non confusi. Aristofane incomparabilmente al di sopra di Plauto; Aristofane occupa un posto a parte nella poesia degli antichi, come Diogene ne ha uno nella loro filosofia. S'intuisce perch Terenzio non sia nominato in questo passo assieme ai due comici popolari dell'antichit. Terenzio il poeta del circolo degli Scipioni, un

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1 : . X g C Ariosto, in Italia; 0 d N Cervantes, in Spagna; Rabelais, in Francia. a . ll B e a S , pd gu u c d n o i E 1 1 . ; pb , eo Roe Gnb i e r i T I A . e IA eR

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cesellatore elegante e vezzoso sotto la cui mano si cancella definitivamente la vecchia e logora comicit degli antichi Romani. 7 Questo grande dramma dell'uomo che si danna domina tutte le immaginazioni del Medioevo. Pulcinella, che il diavolo si trascina via con grande divertimento delle nostre piazze, non che una forma triviale e popolare. Ci che colpisce singolarmente quando si paragonano le due commedie gemelle del Don Giovanni e del Faust, che Don Giovanni il materialista, Faust lo spiritualista. Il primo ha gustato tutti i piaceri, il secondo tutte le scienze. Entrambi hanno attaccato l'albero del bene e del male; l'uno ne ha rapito i frutti, l'altro ne ha scavato la radice. Il primo si danna per godere, il secondo per conoscere. L'uno un gran signore, l'altro un filosofo. Don Giovanni il corpo; Faust, lo spirito. I due drammi si completano a vicenda. 8 Non all'ontano, albero, che si ricollegano, come si pensa comunemente, le superstizioni che hanno fatto fiorire la ballata tedesca del Re degli Ontani. Gli Ontani (in basso latino Alcunoe) sono delle specie di folletti che hanno un certo ruolo nelle tradizioni ungheresi. 9 Un gran brutto allora elessero. Il pi ossuto che tra loro avessero. [Tr. it. nostra] Roman de la Rose (v. 10357 ss.). 10 Questa espressione sorprendente, Omero buffonesco, di Ch. Nodier che l'ha creata per Rabelais e che ci perdoner di averla estesa a Cervantes e ad Ariosto. 11 Ma, si dir, il dramma dipinge anche la storia dei popoli; s, ma come la vita non come la storia. Lascia allo storico la serie esatta dei fatti generali, l'ordine delle date, le grandi masse da muovere, le battaglie, le conquiste, gli smembramenti degli imperi, tutta l'esteriorit della storia. Fa sua l'interiorit. Ci che la storia dimentica o disdegna, i dettagli dei costumi, delle abitudini, delle fisionomie, i retroscena degli avvenimenti, la vita in una parola, gli appartiene e il dramma pu assumere un aspetto grandioso quando queste piccole cose vengono prese in una grande mano, prensa manu magna. Ma bisogna far attenzione a non cercare la storia pura nel dramma, fosse anche storico. Scrive delle leggende e non dei fasti; cronaca e non cronologia.

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In italiano nel testo [N.d.T.]. Come mai Molire molto pi vero dei nostri tragici? Diciamo di pi, come mai quasi sempre vero? che, per quanto sia vincolato dai pregiudizi del suo tempo al di l del patetico e del terribile, egli unisce, comunque, al grottesco, scene di grande sublimit che completano l'umanit nei suoi drammi. per questo che la commedia molto pi vicina alla natura di quanto non lo sia la tragedia. Si concepisce infatti un'azione i cui personaggi, pur continuando a essere naturali, potranno costantemente ridere o eccitare il riso; e poi i personaggi di Molire talvolta piangono. Ma come concepire un avvenimento, per quanto sia terribile e limitato, in cui, non solo i principali attori non abbiano mai un sorriso sulle labbra, fosse anche di sarcasmo o d'ironia, ma dove non ci sar affatto, a partire dal principe fino al confidente, alcun essere umano che abbia un accesso di riso o di natura umana? E ancora Molire pi vero dei nostri tragici, perch sfrutta il principio nuovo, il principio moderno, il principio drammatico: il grottesco, la commedia; mentre loro esauriscono le loro forze e il loro genio a ricondursi in quel cerchio epico che chiuso, vecchio e logoro stampo, da cui non potrebbe scaturire la verit propria del nostro tempo, perch non ha la forma della societ moderna. 14 Cantiamo alternamente, le Camere amano i canti alternati. Virgilio, Bucoliche III, 59 [Tr. it. nostra].

N d P 1i o neuicSofocle; per alle5 nuove, per provareEuripide; per mezzo di Heinsius, i ,p V l ; n J pe N ip ss , o Aif ,z; Pdi, ;utt la. l Mzicome (fmc cop moeo olne :guu far dmos cdPe Rcin .asi !seau B ssempre folgori Corneille nn ,curiosa ai saggi mezzo dell'esempio dio Scudry peggiora invece n utmigliorare Ceati E Mpreferite giovanili dimezzo Byron.che l stesso offre la quintessenza: l or tg et nb in oz ec Cl un d G r l c a p g . per Lordldi Aristotele celne nell'undicesimo capito I a egli e o di s nelc d o a dte R e pa A hl ,rr Ehm n as io e tg sa a

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Corneille in francese significa cornacchia. Di qui il doppio senso [N.d.T.]. Quando devo scrivere una commedia chiudo i precetti con sei chiavi. (Versi estratti da La nuova arte di far commedie, 1609, di Lope de Vega) [Tr. it. nostra]. 17 Non certo adattando dai romanzi alla scena, anche se fossero di Walter Scott, che si faranno fare dei grandi progressi all'arte. Questo va bene per la prima o la seconda volta soprattutto quando i manipolatori hanno altri meriti pi consistenti, ma ci, in fondo, non porta a niente altro che a sostituire una imitazione con un'altra. Del resto, dicendo che non si deve copiare n Shakespeare n Schiller, intendiamo parlare di quegli imitatori maldestri che, cercando delle regole l dove questi poeti non hanno messo che del genio, genio, riproducono le loro forme senza il loro spirito, la loro scorza senza la loro linfa; non traduzioni fatte in modo abile come potrebbero farne altri veri poeti. La signora Tastu ha tradotto eccellentemente parecchie scene di Shakespeare. Emile Deschamps riproduce, attualmente, per il nostro teatro, Romeo e Giulietta; ed tale la prontezza possente del suo ingegno, che fa passare tutto Shakespeare nei suoi versi come vi aveva gi fatto passare tutto Orazio. Certo, anche questo un lavoro di artista di poeta, una fatica che non esclude n l'originalit n la vita n la creazione. 18 Si stupiti di leggere in Goethe queste righe: Non ci sono, propriamente parlando, personaggi storici in poesia; soltanto quando il poeta intende rappresentare il mondo che ha concepito, fa, a certi individui che incontra nella storia, l'onore di servirsi dei loro nomi per applicarli agli esseri di sua creazione. Ueber Kunst und Alterthum (Sull'Arte e l'Antichit). Ci si rende conto dove porterebbe questa dottrina presa alla lettera: diritto al falso e al fantastico. Per fortuna l'illustre poeta, a cui in un certo giorno probabilmente deve essere sembrata vera almeno per un verso, poich gli sfuggita, non la metterebbe in pratica di certo. Non comporrebbe a colpo sicuro un Maometto come un Walther, un Napoleone come un Faust.

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...Un mucchio di uomini rovinati dai debiti e dai crimini. ...Chimene, chi l'avrebbe creduto? Rodrigo, chi lo avrebbe detto? ...Quando il loro Flaminio mercanteggiava Annibale. ...Ah! Non mettetemi in disaccordo con la repubblica ecc. ecc. [Tr. it. nostra]. 20 Cani [N.d.T.] 21 In italiano nel testo [N.d.T.]. 22 L'autore di questo dramma ne parlava un giorno con Talma, e, in una conversazione che scriver pi tardi, quando non si potr pi attribuirgli l'intenzione di appoggiare la sua opera o le sue idee a delle autorit, esponeva al grande attore comico qualche sua idea sullo stile drammatico. - Ah s! esclam Talma interrompendolo vivamente; quanto mi sfibro di dire loro. Niente bei versi! - Niente bei versi! l'istinto del genio a trovare questo profondo precetto. Infatti sono i bei versi che uccidono le belle commedie.

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In italiano nel testo [N.d.T.]. Jean Jacques Rousseau [N.d.T.]. 25 Lo sa il genio, che come compagno contempera l'influsso della costellazione di nascita. Orazio, Ep. n. 2, 187 [Tr. it. nostra]. 26 Ecco una nuova contravvenzione dell'autore alle leggi di Despraux. Non colpa sua se non si sottopone affatto agli articoli: Venti volte sull'opera etc. Limatela in continuazione etc. Nessuno responsabile delle sue infermit o delle sue impotenze. Del resto saremo sempre i primi a rendere omaggio a questo Nicolas Boileau, a questa rara ed eccellente mente, a questo giansenista della nostra poesia. E inoltre non neppure colpa sua se i professori di retorica gli hanno affibbiato il soprannome ridicolo di Legislatore del Parnaso. Lui non ce ne pu nulla. Certo, se si esaminasse come codice il notevole poema di Boileau, vi si troverebbero cose strane. Cosa dire, per esempio, del rimprovero che muove a un poeta poich: Fait parler ses bergers comme on parle au village [Fa parlare i suoi pastori come si parla nel villaggio]. Bisogna dunque farli parlare come si parla alla corte? Ecco i pastori dell'opera diventare tipi. Diciamo ancora che Boileau non ha capito i due soli poeti originali del suo tempo: Molire e La Fontaine. Dice di uno: C'est par l que Molire illustrant ses crits, Peut-tre son art et remport le prix. Non si degna di menzionare l'altro. vero che Molire e La Fontaine, non sapevano n correggere n limare.

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