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G. Langella, P. Frare, P. Gresti, U. Motta


letteratura it Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori Tutti i diritti riservati Pearson Italia S.p.A.
VOLUME 2
Il Neoclassicismo e il Romanticismo
I classici Alessandro Manzoni
Lettere, Lettera a DAzeglio sul Romanticismo
[...]
Mi limiter ad esporle quello che a me sembra il principio generale a cui si possano ridurre
tutti i sentimenti particolari sul positivo romantico
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. Il principio, di necessit tanto pi in-
determinato quanto pi esteso, mi sembra poter esser questo: che la poesia, e la letteratura
in genere debba proporsi lutile per iscopo, il vero per soggetto, e linteressante per mezzo.
Debba per conseguenza scegliere gli argomenti, pei quali la massa dei lettori
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ha, o avr a
misura che diverr pi colta, una disposizione di curiosit e di affezione
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, nata da rapporti
reali, a preferenza degli argomenti, pei quali una classe sola di lettori ha una affezione nata
da abitudini scolastiche, e la moltitudine una riverenza non sentita n ragionata, ma ricevu-
ta ciecamente. E che in ogni argomento debba cercare di scoprire, e di esprimere il vero stori-
co, e il vero morale
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; non solo come ne, ma come pi ampia e perpetua sorgente del bello:
giacch e nelluno e nellaltro ordine di cose, il falso pu bens dilettare, ma questo diletto,
questo interesse distrutto dalla cognizione del vero; quindi temporario
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e accidentale.
Il diletto mentale non prodotto che dallassentimento
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ad una idea; linteresse, dalla spe-
ranza di trovare in quella idea, contemplandola, altri punti di assentimento, e di riposo: ora
quando un nuovo e vivo lume
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ci fa scoprire in quella idea il falso, e quindi limpossibilit
che la mente vi riposi e vi si compiaccia, vi faccia scoperte, il diletto e linteresse spariscono.
Ma il vero storico e il vero morale generano pure un diletto; e questo diletto tanto pi
vivo e tanto pi stabile, quanto pi la mente che gusta avanzata nella cognizione del vero:
questo diletto adunque debbe la poesia e la letteratura proporsi di far nascere.
[...]
Non dissimulo, n a Lei, che sarebbe un povero ed inutile articio, n a me stesso, perch
non desidero ingannarmi, quanto indeterminato, incerto e vacillante nellapplicazione, sia
il senso dei vocaboli: utile, vero, interessante. E per non parlare che duno di essi, Ella sa
meglio di me che il vero tanto lodato e tanto raccomandato nelle opere dimmaginazione,
non ha mai avuto un signicato preciso. Il suo ovvio e comune non pu essere applicato a
queste, perch di consenso universale, vi debbe essere dellinventato, cio del falso
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. Il vero
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N
el 1823 il marchese Cesare Taparelli dAzeglio
pubblic la Pentecoste di Manzoni sulla sua
rivista Amico dItalia. Invi poi copia della rivista
a Manzoni, accompagnandola con una lettera nella
quale affermava che il Romanticismo avrebbe avuto
vita breve.
Poco tempo dopo, Manzoni gli rispose con questa ce-
lebre missiva nota come lettera sul Romanticismo,
nella quale vengono espresse le sue teorie in meri-
to alla polemica classico-romantica. La lettera sar
stampata nel 1846, nonostante il parere contrario
dellautore, che nel 1870 ne rivide il testo per la pub-
blicazione nelle Opere varie. Il testo cui si fa qui
riferimento quello della prima stesura.
Alessandro Manzoni
Lettera a DAzeglio sul Romanticismo
Opera: Lettere
Punti chiave: Lutile, il vero, linteressante
Una tendenza religiosa
1. positivo romantico: la parte costruttiva
delle teorie dei romantici.
2. la massa dei lettori: un pubblico am-
pio di lettori, contrapposto, come dir pi
avanti, a una sola classe di lettori.
3. disposizione... affezione: inclinazione
data da interesse intellettuale e coinvolgi-
mento emotivo.
4. vero morale: tutto ci che riguarda la-
nimo umano.
5. temporario: temporaneo, momenta-
neo.
6. assentimento: approvazione.
7. lume: la ragione.
8. Il suo ovvio... falso: il signicato co-
mune del temine vero non pu essere
applicato alle opere letterarie, perch, per
ammissione generale in queste opere vi
deve essere anche una parte di immagi-
nazione, di fantasia.
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Il Neoclassicismo e il Romanticismo
I classici Alessandro Manzoni
Lettere, Lettera a DAzeglio sul Romanticismo
che debbe trovarvisi da per tutto, et mme dans la fable
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, dunque qualche cosa di diverso
da ci che si vuole esprimere ordinariamente con quella parola; o per dir meglio qualche
cosa di non ancor denito; n il denirlo mi pare impresa molto agevole, quando pure ella
sia possibile.
[...]
Questo sistema
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, non solo in alcune parti, come ho accennato pi sopra, ma nel suo com-
plesso mi sembra avere una tendenza religiosa.
Questa tendenza era ella nelle intenzioni di quelli che lhanno proposto, e di quelli che
lhanno approvato? Sarebbe leggerezza laffermarlo di tutti; perch in molti scritti di teorie
romantiche, anzi nella maggior parte, le idee letterarie non sono espressamente subordina-
te alla religione. Sarebbe temerit il negarlo, anche dun solo; perch in nessuno di quegli
scritti, almeno dei letti da me, la religione esclusa. Non abbiamo n i dati, n il diritto,
n il bisogno di fare un tal giudizio: una tale intenzione, certo desiderabile, certo non in-
differente, non per necessaria per farci dare la preferenza a quel sistema. Basta che in
effetto abbia la tendenza che si detta. Ora, il sistema romantico, emancipando la lette-
ratura dalle tradizioni etniche
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, disobbligandola, per cos dire, da una morale voluttuosa,
superba, feroce, circoscritta al tempo, e improvvida anche in questa sfera, antisociale dove
patriottica, ed egoistica quando cessa dessere ostile, tende certamente a render meno
difcile lintrodurre nella letteratura le idee e i sentimenti che dovrebbero informare ogni
discorso. E dallaltra parte, proponendo, anche in termini generalissimi, il vero, lutile, il
buono, il ragionevole, concorre se non altro con le parole, che non poco, allo scopo della
religione, non la contraddice almeno, nei termini. Per quanto una tale azione dun sistema
letterario possa essere indiretta, oso pur tenermi sicuro chElla non la giudicher indifferen-
te, Ella che senza dubbio avr pi volte osservato quanto inuiscano sui sentimenti religiosi
i diversi modi di trattare le scienze morali, che tutte alla ne appartengono alla religione;
quantunque distinzioni e classicazioni arbitrarie possano separarnele in apparenza e in
parole; Ella che avr pi volte osservato come senza parere di toccare la religione, senza n
pur nominarla, una scienza morale prenda una direzione opposta ad essa, pervenga a risul-
tati che sono inconciliabili logicamente con gli insegnamenti di essa; e come talvolta poi,
avanzando, o dirigendosi meglio nelle scoperte, essa stessa convinca derrore quei risultati, e
venga cos a riavvicinarsi alla religione, senza pur nominarla, direi quasi senza avvedersene.
Non so sio minganni, ma mi sembra che pi duna scienza morale faccia ora questo corso
felicemente retrogrado. Leconomia politica, per esempio, nel secolo scorso, aveva in molti
punti, adottati quasi senza opposizione, canoni opposti affatto al Vangelo; e li proponeva
con tale asseveranza
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, con tale impero, con tali minacce di compassione sprezzante a chi
esitasse nellammetterli, che molti deboli ricevendo questi canoni, furono persuasi che la
scienza del Vangelo era corta e meschina, che i suoi precetti non avevano potuto compren-
dere tutto il possibile svolgimento dei rapporti sociali: molti altri, credendo di riconoscere
verit puramente losoche, adottarono con una docilit non ragionevole dottrine opposte
al Vangelo. Ed ecco che, per un progresso naturale delle scienze economiche, per un pi
attento e pi esteso esame dei fatti, per un ragionato cangiamento di principii, altri scrittori,
in questo secolo, hanno scoverta la falsit, e il fanatismo di quei canoni; e sul celibato, sul
lusso, su la prosperit fondata nella rovina altrui, sur altri punti pure importantissimi, han-
no stabilite dottrine conformi ai precetti ed allo spirito del Vangelo; e sio non minganno,
quanto pi quella scienza
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diviene ponderata e losoca, tanto pi ella diventa cristiana.
E pi chio considero, pi mi pare che il sistema romantico tenda a produrre, abbia comin-
ciato a produrre nelle idee letterarie un cangiamento dello stesso genere.
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9. et mme dans la fable: e anche nello-
pera di nzione.
10. questo sistema: Manzoni si riferisce al
sistema romantico.
11. etniche: nel senso di pagane.
12. asseveranza: sicurezza.
13. quella scienza: leconomia politica.
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VOLUME 2
Il Neoclassicismo e il Romanticismo
I classici Alessandro Manzoni
Lettere, Lettera a DAzeglio sul Romanticismo
Alla base del sistema romantico La lettera composta da
una prima parte, che qui non riportiamo, che potremmo de-
nire pars destruens ossia ci che il sistema romantico critica ,
e una seconda parte, che una vera e propria pars costruens.
Nella prima parte, da noi omessa, Manzoni afferma innanzitut-
to che il termine Romanticismo non ha un signicato univoco:
sono differenti i signicati che gli si attribuiscono in Inghilterra,
in Germania e in Francia e in Italia. Il Romanticismo milanese,
poi, ha delle peculiarit ulteriori, ossia sostenuto da un com-
plesso di idee moderate e ragionevoli, molto diverse da quelle
che caratterizzano il Romanticismo doltralpe.
Manzoni passa poi ad analizzare il rapporto intrattenuto dal
Romanticismo con la mitologia, con limitazione dei classici
e con la regola delle unit drammatiche. Per quanto riguar-
da la mitologia, utilizzata dai classicisti come mezzo per rag-
giungere il bello poetico, egli afferma che si tratta di idolatria,
e va quindi esclusa dalla poesia. Il bello poetico, secondo
Manzoni, deve essere infatti ottenuto tramite laderenza al
vero.
Sullimitazione dei classici, il secondo punto toccato dalla pars
destruens della lettera, egli altrettanto rigoroso. Non vuole
escludere lo studio dei classici, ma afferma che non si deb-
ba adottare una pedissequa imitazione di essi, ossia aderire
al loro sistema di pensiero. La morale dei classici, precedente
della rivelazione cristiana, errata, e adottarla in letteratura
signicherebbe trasferire in essa sentimenti falsi e giudizi
irragionevoli.
La terza questione toccata da Manzoni riguarda la regola delle
unit drammatiche, che egli denisce arbitrarie e di ostacolo
alloriginalit e alla libert dellesplorazione poetica, poich le
pongono inutili vincoli (a questo argomento dedicata unaltra
famosissima lettera manzoniana, la Lettre Monsieur Chauvet).
Lutile, il vero, linteressante Lautore passa quindi a occu-
parsi della parte positiva, o costruens, del suo sistema di idee
sul Romanticismo, affermando che la poesia, e la letteratura in
generale, debbano avere lutile come ne, il vero per oggetto
e linteressante come mezzo. Lopera letteraria deve quindi
essere interessante per attrarre il pubblico dei lettori, deve oc-
cuparsi del vero, che anche lunica sorgente del bello, e deve
essere utile alla societ.
Manzoni distingue tra vero storico e vero morale: il primo
la rappresentazione del vero della storia, il secondo ha a che
fare con le verit dellanimo umano, ed il campo specico
di indagine del poeta. Entrambi per generano nel lettore il
diletto. Affermati questi concetti sul vero, Manzoni conclude
che la rappresentazione del vero non in contrasto, anzi, va
nella stessa direzione del sentimento religioso.
ANALISI DEL TESTO La poetica
IN PRIMO PIANO
Comprensione e analisi
1. Quali sono per Manzoni il ne, loggetto e il mezzo della poesia e della letteratura in genere?
2. Che cosa sono il vero storico e il vero morale?
Approfondimenti
3. In che senso, secondo Manzoni, il sistema romantico pu avere una tendenza religiosa? (massimo 10-15 righe)
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