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VOLUME
Scaffale della critica
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nzo No Girardi parte dalla constatazione che
I promessi sposi sono costruiti su una strut-
tura dualistica, che coinvolge quasi tutti gli aspetti
dellopera. Si tratta di un dualismo tipico non solo
di Manzoni ma di tutta la letteratura europea del
primo Ottocento: in Italia, per esempio, lo troviamo
anche in Foscolo e in Leopardi. Mentre per gli altri
romantici, per, il dualismo tra ideale e reale, tra
essere e dover essere, tra illusione e realt non si
compone mai e i due termini rimangono incom-
patibili, in Manzoni questi due elementi, sia pure
a fatica, vengono conciliati, come indicato dal
fatto stesso che il suo romanzo si conclude con un
matrimonio: esso appunto la realizzazione nar-
rativa della conciliabilit tra lideale e il reale, la
natura e la grazia, luomo e Dio.
Punti chiave: Il romanzo tra favola e realt
I livelli della narrazione
Le due chiavi di lettura del romanzo
Il dualismo nei personaggi manzoniani
Il principio dualistico che alla base della struttura dei Promessi Sposi [va inteso come
dualismo di] genio estetico e di ragione giudicante: le due voci dellanima e della vo-
cazione manzoniana, luna prevalente nella giovinezza dello scrittore, laltra sempre pi
prevalente nella piena maturit e nella vecchiaia; ma che, nel breve tempo in cui, luna
progressivamente calando, laltra progressivamente crescendo, si equilibrano, creano in-
sieme il capolavoro.
In questa prospettiva si comprende veramente il senso in cui il Manzoni non solo ha
adottato luso ariostesco e cervantino
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di fingere daver ricavato la materia della nar-
razione da un antico autore, ma ne ha fatto addirittura uno dei motivi portanti della
struttura e del tono stesso del romanzo. Per questa continuata finzione il romanzo si
configura infatti come il frutto della collaborazione di due autori: lanonimo secentista,
responsabile della favola, cio dei fatti veri o inventati, esponente di un interesse al reale
come reale, alla vicenda in quanto bella, narrativamente godibile, al di qua di ogni
giudizio di bene e di male, di giusto e di ingiusto, di vero e di falso; e lui, il Manzoni, che
modestamente si presenta nei panni del semplice traduttore del manoscritto in lingua
moderna, che in realt [] il giudice, linterprete della storia nellassieme e nei partico-
lari, il primo e pi autorevole portavoce di quei valori che appartengono non alla sfera
del fatto ma a quella del diritto, non alla sfera della favola, reale o inventata che sia, ma
alla sfera della verit.
Si dir che anche lanonimo fa le sue riflessioni, che deduce ogni tanto dalla favola la
morale; [] ma trattandosi della morale pi spicciola, dei giudizi meno ragionati e pi
dubbi, che il Manzoni nellatto stesso di trascriverli giudica o limita (tale losservazione
che anche gli spropositi servono di scuola a chi, come Renzo, abbia abitudini temperate
e oneste: e conti quel che pu contare, nota il Manzoni ripetendola; tale, ancora, il
dubbio confessato dallautore, se Lucia fosse in tutto e per tutto malcontenta dessere
stata spinta ad acconsentire alle nozze di sorpresa, ove la stessa condivisione del dubbio
da parte del Manzoni: Noi lasciamo, come lui, la cosa in dubbio equivale a un giudi-
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Enzo No Girardi
La struttura dualistica dei Promessi sposi
Opera: Struttura e personaggi dei Promessi sposi
1. cervantino: di Miguel de Cervantes,
che immagina di aver tratto la storia del
Don Chisciotte da un manoscritto arabo
da lui fatto tradurre.
Alessandro
Manzoni
G. Il Neoclassicismo
e il Romanticismo
G. Langella, P. Frare, P. Gresti, U. Motta
letteratura it Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori Tutti i diritti riservati Pearson Italia S.p.A.
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zio), chiaro chessi fan parte, ovvero son proposti come facenti parte, della sfera dei
fatti (anche il riflettere, anche il giudicare o il dubitare o il moraleggiare son fatti, sono
realt), dal momento stesso in cui, anche senzalcun particolare commento, il Manzoni
li attribuisce allanonimo.
Vedi qui, insomma, la presenza di una legge di concretezza, di buon senso artistico per
cui, come i due mondi non sono tra loro in antitesi, in drammatica opposizione come
nellAdelchi e nel Carmagnola, cos i due simboli che li esprimono appaiono tra di loro
vicini, pronti a scambiarsi qualche carattere: non tanto secentista luno da non offrire
allaltro motivi di consentimento e di simpatia; e non tanto e sempre sicuro giudice,
dallalto del senno di poi, questi, da non usare anche lui un po di quella cautela e umilt
i cui eccessi egli pur viene ironicamente rilevando nel primo. []
Come nella Commedia la struttura trinitaria di base riconoscibile a tutti i livelli e lungo
tutte le prospettive di indagine, cos, nei Promessi Sposi, questo non pi drammatico ma
amabilmente dialogico dualismo non solo ispira la stessa scelta della favola dove i due
termini del dramma romantico, incarnati in due umili contadini, riescono finalmente
ad unirsi in felice matrimonio ma informa di s tutti gli aspetti della costruzione. Lo
ritroviamo infatti:
1) Nel taglio e nel tono della narrazione, sia per lalternanza di modi prevalentemente
rappresentativi e di modi prevalentemente riflessivi, a livello di episodio o di capitolo (si
pensi agli episodi del tumulto, della guerra, della peste; prima studiati scientificamente
nelle loro origini e cause e poi fatti vedere anche nei loro aspetti esterni), sia con la al-
ternanza di azione dei personaggi e commento dellautore (un esempio tra mille, al cap.
VII, dopo che Renzo lha avuta vinta su Lucia nella decisione del matrimonio di sorpresa,
la riflessione del Manzoni: aveva Renzo pensato di che profitto poteva essere per lui lo
spavento di Lucia?) e con lelemento dellironia, una delle forme tipiche della riflessio-
ne e della moralit manzoniana, che permette al Manzoni di porre le due cose insieme,
cio di giudicare un fatto nel momento stesso in cui lo rappresenta;
2) Nella possibilit di leggere il romanzo in due modi: o [] in senso orizzontale,
badando particolarmente o soltanto al canovaccio, alla successione logica degli avveni-
menti, al lieto fine e individuando in questa linea orizzontale il suo insegnamento,
la sua lezione; o, come fanno altri, in senso verticale, dando importanza non tanto
allordine degli avvenimenti quanto al tono con cui sono commentati, alla lezione di
spiritualit e di pienezza interiore che se ne ricava, o magari, al sistema o ai sistemi di
pensiero che si possono ricostruire sul fondamento delle numerose osservazioni religio-
se, morali, storiche, economiche, letterarie sparse nel romanzo;
3) Infine, e soprattutto, nei personaggi, sia che identifichiamo appunto nei due protago-
nisti i simboli fatti persone, cio perfettamente obiettivati, delle due anime del Manzoni
e dei due termini della condizione romantica, e nel loro matrimonio, il vero significato
storico del romanzo: come quello che non sinsedia leopardianamente nella frattura fra
reale e ideale, ma crede e aspira al suo superamento; sia che consideriamo la possibilit
di raggruppare tutti gli altri in due schiere: non dei buoni e dei cattivi e neppure degli umili
e dei potenti, ma secondo che appartengono in prevalenza alla sfera di Renzo ovvero del
reale, pi o meno soggetti alle forze infere del temperamento, del costume, della con-
dizione sociale e destinati a subire, come Renzo, prediche o lezioni (don Rodrigo, don
Abbondio, Agnese, Gertrude); o alla sfera di Lucia, ovvero dellideale, ispirati soprat-
tutto dalla ragione e dalla Grazia, e che son poi quelli che fanno le prediche e mettono
in luce e raddrizzano gli errori proprii e degli altri (come appunto Lucia, il Cardinale,
fra Cristoforo); salvo poi a collocare nella zona intermedia quelli che appartenendo in
pari misura alluna e allaltra schiera, un po ne fanno di prediche e un po ne ascoltano
(come linnominato che ascolta la predica del Cardinale e poi a sua volta va a farla ai
suoi bravi); sia infine che consideriamo ogni personaggio di per se stesso, e cogliamo
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nella parte che il Manzoni gli ha affidato e nel carattere che, in funzione di quella parte,
gli ha costruito, i termini di quellunica fondamentale dialettica tra il mondo dellessere
e quello del dover essere.
A tale dialettica neppure i personaggi minori si sottraggono: si pensi tra tutti alla coppia
di don Ferrante e donna Prassede in cui lo schema di base della coppia di sposi si ripro-
pone, direi, in chiave caricaturale e a parti rovesciate: in donna Prassede non il realismo
ingenuo e lo spirito di iniziativa di Renzo, ma la loro caricatura ottusa e procacciante
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in don Ferrante non lidealit autentica e la fermezza ragionevole di Lucia, ma la loro
parodia intellettualistica e donchisciottesca. E subito prima di questa coppia dalto af-
fare Manzoni ci ha presentato quella di piccolo affare costituita dal sarto letterato
e dalla moglie. Il sarto la versione popolare di don Ferrante molto pi di quanto la
buona donna sua moglie non lo sia di donna Prassede, dal momento che stata scelta,
nel compito di offrire una prima assistenza a Lucia dopo la liberazione, come donna di
cuore e di testa, capace di usar le maniere pi a proposito.
E.N. Girardi, Struttura e personaggi dei Promessi sposi, Jaca Book, Milano 1994.
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2. procacciante: trafficona.
PER LAUTORE ENZO NO GIRARDI, Il soggettivismo foscoliano
Alessandro
Manzoni Enzo No Girardi
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G. Langella, P. Frare, P. Gresti, U. Motta
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