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Italiano: la simbologia animale in Dante e Pascoli

La letteratura italiana, come ogni altra, ricca di simboli e allegorie, che sono utilizzati per spiegare in maniera pi semplice, oppure per evidenziare maggiormente il senso di mistero che aleggia nel testo/poesia. In queste due direzioni in particolare si muovono due grandi poeti italiani, anche se molto distanti cronologicamente tra loro, Dante e Giovanni Pascoli. Dante, vissuto nel 300, considerato il sommo poeta per eccellenza che lasci unimpronta enorme in tutto il mondo letterario, cos grande da lasciare un segno anche a distanza di anni: infatti, le sue opere sono conosciute in tutto il mondo ed in particolare la sua Opera somma, la Divina Commedia. Lopera divisa in 3 cantiche e narra in versi il lungo cammino compiuto da Dante per raggiungere il Paradiso, ed infine lEmpireo, dove entra in contatto con Dio. Egli, dopo aver vissuto varie esperienze durante la sua vita, tra battaglie politiche ed esilio, giunto alla conclusione che, da quando non sono pi presenti un potere spirituale ed uno temporale (tutto ricaduto nelle mani del Pontefice, che ha smarrito il proprio compito) che collaborino per mantenere lordine, la societ non ha pi una duplice guida per vivere con serenit. Di conseguenza, sfrutta questo viaggio, offertogli dalla Grazia divina, per mettere luomo a conoscenza di ci. Tuttavia, ci che Dante si cinge a narrare non qualcosa che pu essere spiegato con parole ed immagini concrete, per cui si avvale di simboli e allegorie per aiutarsi, ma allo stesso tempo lasciare quel velo di vago e di mistero che pu esserci tra Dio e luomo. I simboli che il poeta utilizza di conseguenza non sono sempre facili da interpretare e spesso i critici hanno dato varie ipotesi a quello che potesse essere il vero messaggio. Ogni canto della Divina Commedia contiene simboli per far percepire il mistero divino e il repertorio da cui Dante attinge molto vasto. Spesso sono presenti immagini tratte dallastrologia o cosmologia, come le stelle oppure il sole, ma anche animali che seguendo la tradizione classica o la mitologia assumono differenti valenze simboliche. Lesempio pi famoso parlando di animali e bestie nella Commedia lapparizione delle 3 fiere, nel I canto dellInferno: una lonza, un leone e una lupa. Le immagini risalgono alle Sacre Scritture e simboleggiano i 3 peccati fondamentali delluomo, lussuria, superbia e avarizia. La lonza la prima fiera ad apparire e starebbe ad indicare la lussuria, infatti nei bestiari medievali si diceva che questo animale era solito accoppiarsi in ogni stagione. Tuttavia nella letteratura non un animale che

incontriamo spesso, come invece avviene per le due fiere successive, il leone e in particolare la lupa. Il leone sta ad indicare la superbia, come si poteva leggere nei bestiari, e per questo apparir spesso nella Commedia come simbolo di questo peccato capitale. Ci nonostante, nella tradizione popolare il leone simboleggia da sempre virt, forza e coraggio, in quanto re degli animali e ne un esempio il film di animazione della Walt Disney de il Re Leone. Infine troviamo la lupa, che ha una lunga tradizione nella storia e nella letteratura. Essa come ogni bestia, simboleggia sia aspetti positivi che negativi; in particolare questo animale conosciuto per vivere da solo e non ama il branco, ed inoltre alleva i suoi piccoli e rimane legato alla compagna fino alla morte. Un esempio di madre-lupa protettiva messo ben in evidenza da un poeta romantico francese Vigny, che nella sua poesia Mort du loup ha voluto far capire alluomo di comportarsi come un lupo, anzich come un cane. Infatti, se il primo tende a vivere nella natura, libero e non accettando alcuncompromesso con la societ, in senso allegorico, il cane per sua natura fedele alluomo e si sottomette per cos dire alla societ in cui vive. Tuttavia, la lupa un animale che incute anche timore e paura ed il pi delle volte identificata con connotazioni negative come per esempio fa Dante, utilizzando limmagine di essa per identificare lavarizia. Oltre alle 3 fiere, lintera opera disseminata di animali-simboli/allegorie e spesso non sono delle comuni bestie, ma anche creature mitologiche che incutono paura come il cerbero, il drago o il grifone.

Un altro grandissimo poeta della letteratura italiana poi possibile riconoscerlo in Pascoli. Egli vissuto tra la fine dell800 e gli inizi del 900, per cui a distanza di anni rispetto al sommo poeta, ma stato un rivoluzionario nel mondo della poesia. Egli, per la prima volta, ha introdotto la quotidianit, nel vero senso della parola, nellattivit poetica, ampliando il mondo del poetabile. Pascoli il massimo esponente del simbolismo italiano, che contemporaneamente a quello francese, ha rivalutato luso del simbolo. Egli, dopo aver vissuto uninfanzia dolorosa per la perdita del padre e successivamente di gran parte della famiglia, si sente smarrito e comprende che oltre la quotidianit c un mondo misterioso, che incute paura. Partendo proprio da questa considerazione, Pascoli comincia la sua attivit poetica, creandosi una fitta rete di simboli, tratti dalla vita del quotidiano, in grado di proteggerlo dallesterno. I simboli pascoliani, dunque, si differenziano da quelli danteschi per il semplice motivo che non servono a spiegare nulla, se non il senso di mistero e pericolo che aleggia fuori dal suo nido e i sentimenti che lui stesso prova a contatto con il mondo familiare e quello esterno.

Nellopera pasco liana si possono individuare due filoni principali: quello in cui il simbolismo scaturisce direttamente da materiali storici, mitologici, epici e quello in cui ci si appoggia sulla vita quotidiana, a elementi naturalistici o avvenimenti dattualit.

Tra questi simboli, quello tra i pi frequenti lanimale e in particolare il volatile, in tutte le sue specie e forme, dalla rondine alla civetta e allassiuolo. Luccello infatti, con la sua capacit di volare verso luoghi irraggiungibili diversamente dalluomo, appare sempre in contatto con quella misteriosa regione che il cielo. Esso quindi simboleggia solitamente il mondo del mistero e delloltre. Tuttavia, alcuni uccelli, ed in particolare quelli notturni come lassiuolo o la civetta, evocano spesso presagio di morte, angoscia e turbamento. Inoltre luccello si collega molto spesso anche al tema del nido, molto caro a Pascoli e di grande valenza simbolica allora la rondine, una delle maggiori protagoniste nelle poesie pascoliane. In X agosto per esempio, il poeta paragona il non ritorno della creatura con il non ritorno del suo amato padre, e tutta la poesia allora assume una valenza allegorica. Solitamente per, essa contemplata in particolare per il fatto che mentre il poeta partendo per un lungo viaggio (la morte) non torner pi, lei invece torner sempre con il cambio della stagione o se non torner lei, torneranno i suoi piccoli, che il poeta non potr pi avere.

Tuttavia, altri animali sono molto frequenti nelle poesie del Pascoli, ed in particolare possiamo trovare la prevalenza di bestie dellaia, e dellambiente quotidiano come cani, galline, tarli. Tutti richiamo la tematica del nido, e dellinfanzia care e allo stesso tempo dolorose per il poeta.

Differenze tra Dante e Pascoli


I due poeti, entrambi molto dediti allattivit poetica, se pure in modo diverso, si sono cimentati nelluso del simbolo. Ci nonostante per, appartenenti a due epoche del tutto distanti e diverse, anche la loro poetica diversa, in particolare nellutilizzo di simboli ed allegorie e nel soggetto del poetabile. Gli animali analizzati per entrambi i poeti e quelli solo accennati presentano delle differenze. Quelli presentati da Dante sono meno frequenti nella letteratura e non sono bestie molto conosciute, poich non

appartengono alla vita quotidiana delluomo, e appartengono ad un registro pi poetico ed elegante. Invece, gli animali a cui fa riferimento Pascoli fanno parte della quotidianit e sono molto umili rispetto al leone o alla lonza danteschi. Infine importante fare una differenza nelluso del simbolo e dellallegoria. Mentre il primo, che dal greco vuole dire mettere insieme, tende a creare un rapporto immediato con il significato che vuole esprimere, e spesso non ha bisogno di ulteriori conoscenze, come ad esempio la lupa, a cui si associa la cupidigia e la fame, lallegoria pi complessa. Questultima deriva dal greco e in sostanza significa dire diversamente. Essa infatti non ha un collegamento immediato con ci che vuole rappresentare veramente, piuttosto cambia a seconda di colui che la utilizza, e quindi risulta spesso forzato e non naturale. Dante utilizza spesso lallegoria, e non un caso se ancora oggi ci sono molte interpretazioni discordanti su vari versi della Divina Commedia. Al contrario, in Pascoli pi frequente il simbolo e qualora utilizzi anche lui lallegoria, questa pi facile tradurla se si presta attenzione alla vita del poeta.