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Ipertesti

Introduzione
Un d, sio non andr sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de tuoi gentili anni caduto.
La Madre or sol suo d tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.
Sento gli avversi numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anchio nel tuo porto quete.
Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, almen le ossa rendete
allora al petto della madre mesta.
U. Foscolo, Opere. Poesie e tragedie, edizione diretta da F. Gavazzeni con la
collaborazione di M.M. Lombardi e F. Longoni, Einaudi-Gallimard, Torino 1994, vol. I.
Parafrasi
O f ratello mio, se io non sar costretto a f uggire continuamente per il mondo, un giorno mi vedrai seduto
sulla tua tomba, piangendo la tua morte in giovane et.
Solo nostra madre, ora, trascinando la sua vecchia et, parla di me con le tue spoglie mute, ma io tendo
a te le mie mani deluse perch non possono abbracciarti e posso salutare la mia casa solo da lontano.
Avverto lavversit del destino, e le prof onde angosce che agitarono la tua vita, e anchio prego di
ottenere come te la quiete nella morte.
Questo mi rimane oggi di tante speranze che coltivavo! O genti straniere, dopo la mia morte, restituite
almeno il mio corpo al cuore della madre sconsolata.
Ugo Foscolo - Poesie, sonetto X
In morte del fratello Giovanni
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