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Accademia Editorale

Pirandello e il mondo greco


Author(s): Franco Zangrilli
Reviewed work(s):
Source: Quaderni Urbinati di Cultura Classica, New Series, Vol. 53, No. 2 (1996), pp. 181-204
Published by: Fabrizio Serra editore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/20547349 .
Accessed: 29/03/2012 09:00

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Pirandello e il mondo greco

Franco Zangrilli

Pirandello ha sempre sentito


di possedere vincoli di stretta pa
rentela con
il mondo greco, essendo nato ad Agrigento, la Akragas
fondata quasi sei secoli avanti Cristo dai coloni greci, e avendo aperto
dell'antico voca
gli occhi sul paesaggio del "Cavusu", ("corruzione
bolo greco Xaos")1, che si affaccia su Porto ed ?
Empedocle, prossimo
alla "Valle dei templi" costellata di secolari "ulivi saraceni", e ricca
di massi, di colonne, di architravi, di cornicioni, di rovine, di tombe,
di templi, di Telamoni giganti ehe reggevano la trabeazione del tem

pio di "Giove Ol?mpico" alternandosi aile colonne. Il tempio della


Concordia rimane il pi? intatto e corne il Partenone si slancia dalla
cima di un'altura verso Palto una forza sublime e miste
esprimendo
riosa. Egli ci dira:
La Grecia ? dentro di me. Il suo spirito illumina il mio pensiero e
consola ilmio animo. Senza averia mai vista, la conosco. Sono della
Sicilia, cio? della Magna Grecia e in Sicilia molto di greco ancora
Ne la misura, l'armonia, il ritmo. D'altra
soprawive. soprawivono
parte io stesso sono di origine greca. Certo, non vi meravigliate, il
mio cognome ? Pyragghelos. Pirandello non ne ? che la corruzione
fon?tica2.

Lo studio della cultura classica e latina) ? parte della sua


(greca
formazione umanistica, e la letteratura greca ? una delle materie che
all'Istituto Superiore di Magistero Femminile di Roma dal
insegna
1897 al 1923.
Lo studio di questa letteratura durante gli anni di insegnamento

1 in poi le iniziali SPS e


Saggi, Poesie, Scritti varii, Milano 1973, p. 1281. D'ora
il numero della in coda alia citazione rimanderanno a questa edizione.
pagina
"
'Confessione' rilasciata al peri?dico letterario greco Nea Es tia (1934).
182 F. Zangrilli

lo aiuta a idee di est?tica e di sparse nei suoi saggi,


sviluppare po?tica
che lo rivelano un atiento lettore scrittori un
degli greci, profondo
conoscitore dell'universo greco, dei suoi miti, della sua cultura, della
sua letteratura, della sua storia3.
dei dell'antichit? greca Pirandello parla in una delle sue
Degli
note critiche, dicendo che essi "nascono co
prime dagli aspetti delle
se, dai sentimenti che muovono dalle cose, dai terrori, dalle meravi
dalle commozioni confuse, che creano la leggenda per una azio
glie,
ne
spontanea". E costituiscono una
religione che da una parte inflig

ge dolore, dall'altra nutre di speranza il e il cuore (SPS p.


pensiero
1268).
In 'La menzogna del sentimento nell'arte' (1890, p. 870) con

trappone la forza e la vitalit? del teatro greco alla decadenza morale,


sociale, e dell'arte del suo tempo, {ibid. p. 870).
Tra i tragici greci predilige Euripide perch? "? pi? vicino al no
stro modo di vedere e di sentir?". E nota corne il senso del "dovere",
poco sentito nel mondo contempor?neo, ? invece profondo per i greci:

sacrifica Ifigenia in Aulide, e Lucrezia rinuncia alla


Agamennone
vita, e Bruto condanna a morte i propri figli. Per? si noti: Parte
greca, umana, concepisce anche Clitennestra, che vendica la figlia e
tradisce prima e uccide poi ilmarito; concepisce Oreste che vendica
il padre, e Antigone offesa dalla legge nel suo amor fraterno - e per
essi la natura, il sentimento il dovere: ma eccede, ?
supera perch?
Non di Medea e di Fedra, n? delle altre concezioni
punito. parlo
cadere senza awedermene in altro
euripidee perch? potrei campo.
Certo Euripide ? pi? tr?gico d'Eschilo e di Sofocle, ? pi? vicino al
nostro modo di vedere e di sentir?; anche per lui il sentimento, la
natura hanno forze irresistibili superiori; ma perch? Euripide mostra
di avere della volont? umana un ben misero concetto, e per? non
vale Eschilo e non vale Sofocle {ibid. pp. 870-871).

D'altro canto i romani, pur avendo "del dovere un eccessivo sen


so, non hanno un teatro e darsi
tr?gico" {ibid. p. 871), preferirono
alP"imitazione" del teatro greco {ibid. e pp. 228, 366).
Del resto anche parecchi scrittori suoi contemporanei fanno uso

3
A. M. Scarcella, 'Pirandello novelliere e Tantico', Rivista di studipirandellia
ni 3/6, 1980, 14-25, invece che Pirandello "non
giugno-settembre pp. suggerisce
ama" il mondo "antico", ne una conoscenza ed esso rimane "so
possiede limitata,
prattutto cosa esteriore nella sua
opera".
Pirandello e ilmondo greco 183

della "retorica vecchia", come di dove ogni manichino


"guardaroba
... da vestirsi a modo
[trova] acconciamente, degli antichi... dentro
manichino un ammaestrato che sapeva ripeter
d'ogni poi, pappagallo
come niente da Omero" e altri scrittori dell'antichit? p.
dagli (ibid.
194).
Altrove Pirandello esamina gli elementi costitutivi del verso gre
co, dell'esametro e del pent?metro, le loro movenze musicali, i loro
ritmi, anche uso dell'"allitterazione" (ibid. pp.
prodotti dall'ampio
307-308).
Uno critico piuttosto penetrante alia letteratura del
sguardo
mondo greco vien dato da Pirandello soprattutto nella
prima parte
del L'umorismo dove, in pol?mica con vari studiosi
saggio (1908),
contemporanei, indica la nascita dell'umorismo nella letteratura gre
ca. Secondo Nencioni, per esempio,

l'antichit?, nel suo felice equilibrio dei sensi e dei sentimenti, guardo
con calma statuaria anche nelle tragiche profondit? del destino. L'a
nima umana era sana e ... Nessuna nessuna
giovane penosa dottrina,
crisi interiore aveva alterato la serena armon?a della vita e del tem
peramento umano (ibid. p. 26).

"Il riso d'artista e la c?mica


fantasia di Aristofane" sarebbe una
non ebbe, n?
"eccezione" (ibid.), e "l'antichit? poteva av?re, lettera
tura umoristica. Si direbbe che questa sia la caratteristica delle lette
rature (ibid.). Secondo Arcoleo nell'arte greca
anglo-germaniche"
non esisteva il "contrasto" (ibid. p. 27), e Pirandello si chiede:

Che vuol dire che l'intelletto greco poteva percepire il contrasto e


PArte non poteva percepirlo perch? la vita era diversa? Com'era la
vita? O tutta pianto o tutta riso? E come faceva allora l'intelletto a
cogliere il contrasto? Ogni astrazione bisogna che abbia per forza
radice in un fatto concreto. Cera dunque il pianto e il riso, non il
o il riso; e se l'intelletto poteva cogliere il contrasto, perch?
pianto
non avrebbe potuto esprimerlo? (ibid. pp. 29-30).

Menzionando altri
studiosi (Fraccaroli, Bonghi) ehe ammett?no
una presenza dell'umorismo "nelle letterature classiche e
qualche
nella greca" (ibid. p. 30), Pirandello sostiene che il sen
specialmente
timento dei verso la natura non ? affatto (ibid. p.
greci "ingenuo"
31); che il loro sentimento del dolore si fa perfino "disperato" (ibid.
pp. 31-32); e che sono imomenti di vita triste e tormentata che sono
favorevoli al fen?meno dell'umorismo, o di un certo
"pi? meglio,
184 F. Zangrilli

umorismo; ma
? assolutamente arbitrario il negare che tali disposi
zioni non o non potessero
esistessero esistere in antico" {ibid. p. 33).
Esaminando del c?mico, dell'ironia e dell'umori
poi le cat?gorie
smo, egli afferma che Pumorismo della letteratura greca ? un umori
smo in senso lato, del "la burla, la baja, la face
tipo che comprende
zia, la s?tira, la caricatura, tutto il c?mico insomma nelle sue varie

espressioni" {ibid. p. 42). In Aristofane coglie Pirandellodel l'anima


lo scrittore essenzialmente morale delle sue comme
nell'ispirazione
die, nelle quali si vede la mancanza del dominio assoluto della fanta
sia durante il processo creativo, ed il contrasto umoristico esiste sol
tanto a livello stilistico, quando il poeta awalendosi del rapporto
antit?tico delle parole rappresenta la realt? carica dei significati mo
rali da lui percepiti nella realt? {ibid. p. 41).
Tuttavia nelle Nuvole il personaggio di Socrate attraversando
"un intimo processo psicol?gico" {ibid. p. 105) esprime "il sentimen
to del contrario", facendo del suo creatore un "umorista" anche se
solo in "senso largo" {ibid. p. 42).
Infine, con una certa frequenza, recensendo drammi contempo
ranei o scrivendo una "introduzione al teatro italia
{ibid. p. 1007)
no", Pirandello sostiene che i nostri hanno trovato
drammaturghi
spesso modelli da imitare nei tragici greci4.

la letteratura e la
Ma molto pi? che nei suoi riferimenti critici,
cultura greca son? una presenza continua art?
pressoch? nell'opera
stica di Pirandello.
Gi? nelle po?sie giovanili non ? difficile individuare motivi e te
mi che si potrebbero far risalire alia lirica greca: il tema del r?pido
fluir? della vita e del tempo, dell'opposizione tra la e la
giovinezza
vecchiaia, del contrasto tra amore e morte. La del
rappresentazione
Pamore inMal giocondo, Pasqua di gea, Elegie renane, si investe di
motivi ad esempio
presenti nella poes?a di Saffo; Pamore non rieam
biato, portatore di affanni, di tormenti, dell'amarezza del ricordo. La
sua si fa confessione e o si
espressione frequentemente preghiera,
nel o si affida a movenze
apparta monologo, elegiache, significando
la tristezza e l'infelicit? che accompagna il sentimento amoroso.
I poemetti Laomache e Scamandro indicano fin dal titolo la loro
natura di rifaciment? di fa vole del mondo greco.

4
L. Pirandello, 'Introduzione al teatro italiano', in Storia del teatro italiano, a
cura di S. D'Amico, Milano 1936, pp. 5-27.
Pirandello e ilmondo greco 185

InLaomache (1906, 1916) le vergini Amazzoni partecipano aile


gare annuali che si tengono con la confinante tribu di giovani Garga
ri. La fiera Laomache vince su un
poderoso giovane G?rgaro. Mentre
si recano al tempio di Diana per i riti di offerte e per
gli incoronamen
ti, il G?rgaro si innamora di Laomache e le rivela il suo amore. Lao
mache non mostra e an
gli che disprezzo sdegno. Ma gradatamente
che in lei nascono sentimenti amorosi, onde il suo sprezzante conte
gno diventa una maschera (?bid. p. 721), e le
pirandelliana parti
della vincitrice e del vinto si invertono e ciascun personaggio assume
un ruolo. Un pi? drammatico awiene
doppio capovolgimento quan
do, vagando la notte fra le tende vicino al di Diana, Laoma
tempio
che delle Amazzoni coi loro vinti; e, rifu
gli abbracciamenti
scopre
giatasi presso la sacerdotessa di Diana, le viene imposto di partecipa
re a questo rito voluto dalla dea. Laomache ritorna alla tenda del
vinto che "la accolse fremendo sul petto possente, di peso la
G?rgaro
toise tra le braccia, e di lei fu, tutta la notte, (ibid. p. 723).
signore"
Le gravidanze che segnano la sacra festa vengono disprezzate
e ac
colte come una soggezione ad un "fato crudele" (ibid. p. 724). Lao
mache da tutti e in silenziosi cercando di
fugge prende rifugio luoghi
di vendicarsi, nella nascita di un maschio da stroz
capire, sperando
zare, corne ? uso tra le Amazzoni secondo il volere di Diana. Senon
ch? a nascita awenuta, ella si converte al proprio ruolo di madre e di
sposa (ibid. p. 725). Il mito della vergine Amazzone viene cio? tra
sformato in una favola in cui la forza del sentimento della maternit?
ha il soprawento, corne a tanti
capiter? pi? tardi personaggi piran
delliani.
Il lungo poemetto Scamandro (pubblicato nel 1906, scritto negli
anni antecedenti il 1898), prende liberamente lemosse dal libro ven
con
tunesimo delVIliade, assumendo pero una strattura drammatica,
'Corifeo' e 'Coro', con 'Strofe' ed 'Antistrofi'. Il coro ha la classica
funzione di introduire o di interrompere una scena, di annunciare

misteriosi, morali, di dipingere l'ambiente p?nico


messaggi profetici,
della natura, secondo una visione pirandelliana della realt?. Parten
do dalla descrizione omerica della siccit?, Pirandello costruisce un
di contrasti. Il vecchio fiume Scamandro rie
gioco nost?lgicamente
voca il passato idillico, quando le sue erano piene di vegeta
sponde
zione e erano dimora di Ninfe e di Naiadi, in contrasto con la "sicci
ha una scena drammatica con
t?" presente (ibid. p. 732). Scamandro
che vive dentro una quercia assetata una
Amadriade, (ibid. p. 733),
scena in cui l'immagine stessa del fiume si fa simb?lica (ibid. pp.
186 F. Zangrilli

733, della concezione della vita come flusso inarrestabile.


738)
nel fiume ricade la pioggia e le Naiadi versano le loro anfore
Quando
esso si trasforma dello spec
piene di acqua marina, nell'immagine
alia problem?tica dell'individuo di fronte a se stes
chio, per alludere
so {ibid. pp. 734, 735). Allora Scamandro diventa di nuovo il dio a
nozze ad offrire simb?lica
cui le giovani troiane vengono prima delle
mente la loro verginit?, secondo un rito notturno che non deve essere

profanato da nessuna intrusione {ibid. p. 748).


Il troiano Ascanio, mentre si trova con l'amico ateniese
giovane
Eumene in prossimit? del fiume, gli parla della bella Calliroe che sta
per sposare, ed Eumene si accorge che si tratta di una giovane che
ha incontrato varie volte ad Atene e che ama Cosi
egli perdutamente.
si affaccia il motivo di due amici che diventano rivali perch? amano
la stessa donna, che fa da cardine a tante situazioni assurde dell'ope
ra di Pirandello {O di uno o di nessuno, Il marito di mia
posteriore
Gioca Pietro!, Mattia Pascal). Non riuscendo a dissua
moglie, Ilfu
dere l'amico dallo sposarsi, Eumene, "Greco scaltro" {ibid. p. 756),
si presenta a Calliroe corne Scamandro; cio? PEumene pirandelliano,
"il rito sacro"
{ibid. p. 757), la situazione tr?
profanando capovolge
che deve sottostare e soccombere alla tr?gi
gica greca dell'individuo
ca sentenza del fato, e impone alla vicenda l'esito da lui voluto: dopo
essersi rivelato a Calliroe, la quale gi? lo ama segretamente fin dagli
incontri ad Atene, si difende dall'accusa di "sacrilegio", e convince il
di aver "a fin di bene" {ibid. p. 772),
pubblico "operato" impedendo
un matrimonio d'affari. Sicch? alla fine il coro inneggia alla felicita

degli sposi.
Pirandello non si ? ancora
addentrato nella zo
consapevolmente
na della umoristica5, e la presenza che si fa senti~e
po?tica maggior
mente in queste opere ? quella degli scrittori della grecit? classica:
tutto un sistema di di metafore, di carattere e
immagini, mitol?gico,
qua e l? di derivazione greca, o addirittura scritte in caratteri
parole
greci {ibid. p. 739).
Nelle opere mature di Pirandello ilmotivo della grecit? si mani
festa in modi diversi, ma rimane di rilievo nel
grande soprattutto
vasto corpus delle Novelle per un anno.
La rappresentazione dei luoghi greci, del paesaggio agrigentino

?
Per una definizione di questa si veda il mio lavoro L 'arte novellistica
po?tica
di Pirandello, Ravenna 1983, pp. 63-94.
Pirandello e ilmondo greco 187

vi si fa molto complessa. Una rappresentazione dettagliata ed ossessi


va che non serve da o da rievocazione
digressione semplice nost?lgica
del paesaggio natale, ma ? sempre ?nsita nel tema del racconto, che ?
al centro della ispirazione dell'autore e tratta un aspetto della sua

complessa problem?tica.
In Lontano ? il paesaggio opposto a
greco-agrigentino quello
nuovo di Porto a comunicare al vecchio don Paranza il
Empedocle
senso del e del delle Co
r?pido fluir? del tempo cambiamento cose6.
me il paesaggio il vecchio si ritrova estraneo ed
greco-agrigentino
alienato nell'ambiente natale, una assenza dovuta alle
dopo lunga
sue tendenze Egli si identifica col paesaggio del
patriottiche giovanili.
mentre si sente distante dalle "nuove" cose che lo stanno
passato,
distruggendo. La sua presenza costringe la rappresentazione paesisti
ca ad articolarsi su una linea tra realistica e simb?lica, ed a dramma
tizzare il contrasto tra i diversi livelli del tempo, oltre che a rivelare la
etica dell'autore e della sua creatura per ilmondo antico.
preferenza
Anche nel Capretto new si ha una variazione dell'uso del pae
la tem?tica dello scorrere del
saggio greco di Agrigento per esprimere
con cui si identifica il narratore, ? vice
tempo. Charles Trockley,
console d'Inghilterra ad Agrigento da ventidue anni, ed ogni giorno al
tramonto, ritualmente, si reca

dalla citt? alta sul colle alle rovine dei Tempii akragantini, aerei e
maestosi su l'aspro ciglione che arresta il declivo della collina accan
to, la collina akrea, su cui sorse un tempo, fastosa di marmi, Pantica
citt? da Pindaro esaltata corne bellissima tra le citt? mortali (NA II
p. 41).

La menzione di Pindaro la profonda impressione che


suggerisce
la descrizione del paesaggio siciliano da parte degli scrittori greci ha
lasciato in Pirandello7, una menzione che riaffiora quando Pautore
vuole instaurare un tra il passato e il presente (ibid. p.
collegamento
41).

6
L. Pirandello, Novelle per un anno I,Milano 1973, pp. 802-803. D'ora in poi
le iniziali NA, il numero del volume e quello della pagina in coda alia citazione
rimanderanno a edizione.
questa
7
Si veda l'ode 'Per Senocrate di col carro', nella
pindarica Agrigento,vincitore
recentissima traduzione di B. Gentili in Pindaro. LePitiche, a cura di B. G., P. Angeli

Bernardini, E. Cingano, P. Giannini, Milano 1995, pp. 191-195; ed Eschilo, Le tra


g?die, Torriana-Foggia 1989, p. 122.
188 F. Zangrilli

AI Charles Pintrusione delle capre nelle sacre


signor Trockley
localit? ? una di cui si lamenta soprattutto con le
"profanazione",
comitive di turisti connazionali {ibid. p. 42).
Contro la coscienza e la
storica del tempo cosi vive
cognizione
nel vice-console Trockley, si pone Pincoscienza storica sia dei caprari
locali che dei turisti inglesi. Mentre il vice-console le d? alcune pre
ziose notizie {ibid.), la signorina Ethel Holloway si in
archeologiche
namora di uno di quei capretti neri, lo compra ed incarica il signor
di a Londra, mentre ella prosegue per un
Trockley spedirglielo quasi
anno il suo itinerario in Grecia e in altri
turistico paesi del mondo.
Cosi quando riceve un ormai divenuto becco un anno dopo, la Hollo
non ?
way, delusa, lo rifiuta
perch? pi? il piccolo, grazioso capretto
che saltellava "tra le colonne dell'antico tempio in Sicilia" {ibid.). La
Holloway, nonostante la visita ai luoghi ricchi di reperti
signorina
non ? stata capace di ricevere la consapevolezza del flui
archeologici,
r? del tempo, che l'ampia presenza del paesaggio greco-agrigentino
nel racconto avrebbe do vu to comunicare.
Anche nella Beretta
diPadova l'idea della civilt? greca seppelli
ta dal tempo {ibid. p. 785), e svaporata come una nuvola nello
spazio
{ibid.), sembra la sorgente dello stesso pessimismo c?smico pirandel
liano.

Nell^Altro figlio il personaggio deuteragonista si rivolge al pae


saggio in cerca
di un amico che lo aiuti a superare il peso della dolo
rosa e invece vi trova i della corrosione del tempo:
quotidianit?, segni
"Ecco laggi? la Casa della Colonna, detta cosi perch? sostenuta a uno
da una colonna d'antico corrosa e smozzicata"
spigolo tempio greco,
{ibid. p. 937).
Invece nel Vitalizio la scoperta dei templi da parte
agrigentini
degli occhi innocenti di una fanciulla ci comunica il senso di parteci
dell'autore a un momento di rivelazione sublime
pazione {ibid. II p.
210).
Anche nei romanzi pirandelliani il paesaggio ?
greco-agrigentino
presente con variazioni di significati sulla tem?tica del tempo. Esso
assume un rilievo nei Vecchi e i giovani.
particolare
Qui Pirandello ce lo presenta attraverso
gli occhi di Placido Scia
ralla, capitano della guardia del feudo Colimbetra appartenente al
don a cavallo di una
principe Ippolito Laurentano, che, "giumenta
bianca", lascia il feudo per recarsi a quello del fratello di don Ippolito
per portargli una lettera:
Pirandello e ilmondo greco 189

Aveva gi? attraversato il tratto incassato nel taglio perpendicolare


del lungo ciglione su cui sorgono aerei e maestosi gli avanzi degli
antichi Tempii akragantini. Si apriva l?, un tempo, la Porta Aurea
dell'antichissima citt? scomparsa. Ora egli ranchettava gi? per il
pendi? che conduce alla vallata di Sant'Anna, per la quale scorre
e l?, un fiumicello di povere acque:
intoppando qua VHypsas antico,
ora Drago, secco d'estate e cagione di malaria in tutte le terre prossi
me, per le trosce stagnanti tra gl'ispidi ciuffi del greto8.

Questa rappresentazione prepara quella della tenuta di Colim


betra corne e microcosmo della civilt? greco-sicula, resi
epicentro
stente ai ritmi del tempo (VGp. 85).
Colimbetra, pur descritta con realismo, ? un vero "museo" del
mondo "in fondo al vestibolo, tra i lauri e le palme, su lo
greco:
sfondo della gran porta a vetri colorati, la preziosa statua ac?fala di
Venere Uriana, scavata a Colimbetra nello stesso posto dove ora sor

ge la villa" (ibid. p. 83). Pirandello indugia nella descrizione di que


sta statua, soffermandosi sulla bellezza della sua nudit? e sulla sua
dimora nel vestibolo della cappella del feudo, per dirci che solo Parte
vince il tempo e che parla con un linguaggio eterno ed universale.

(ibid. p. 84).
L'artefice che fa risuscitare ilmondo
greco di Colimbetra ? il suo

principe, don Ippolito Laurentano, la cui parentela spirituale col


mondo ? di di Pirandello. Nelle sale a
greco specchio quella pianter
reno della villa, dove passa gran parte del la ricca
giorno, raccoglie
collezione degli oggetti reperiti negli scavi di Colimbetra,
intento alio studio appassionato e non mai interrotto delle antichit?
Attendeva ora a tracciare, in una nuova
opera, la topo
akragantine.
graf?a storica dell'antichissima citt?, col sussidio delle lunghe minu
zi?se investigazioni sui luoghi, giacch? la sua Colimbetra si estende
va dov'era il cuore della greca
appunto prima Akragante...
Su la scrivania era quel giorno aperto un volume delle storie di
Polibio, nel testo greco, Lib. IX, Cap. 27, alla pagina ov'? un accen
no all'acropoli (ibid. pp. 86, 89).
akragantina

Pirandello sembra volerne fare una statua antica sfidante il tem


dato che ama vivere nel passato, rinchiuso nella
po (ibid. pp. 85-86),

8
L. Pirandello, / vecchi e i giovani, Milano 1970, p. 15. D'ora in poi le iniziali
VG e il numero della in coda alla citazione rimanderanno a edizione.
pagina questa
190 F. Zangrilli

villa di Colimbetra, lontano da tutto e da tutti: "Ecco l? uno che s'era


? ma
fissato anche lui, nei suoi affetti, in un tempo oltrepassato... che
pur seguitava a vivere, fuori del tempo, fuori della vita" {ibid. p.
173).
Lo studioso dell'ambiente millenario akragantino vive soprat
tutto in pol?mica con studiosi tedeschi le cui ricostruzioni topo
gli
grafiche ritiene sbagliate:

"Questa, ? vero? la collina akrea... Quella lass? la nostra famosa


Rupe Atenea. Bene. Polibio dice: "Laparte alta (Parce, la cosi detta
acropoli, insomma) sovrasta la citt?, noti bene!, in corrispondenza
a un po' lei: donde sorge il sole d'estate?
gli orienti estivC. Ora, dica
Forse dal colle dove sta Girgenti? No! Sorge di l?, dalla Rupe. E
dunque lass?, se mai, era l'Acropoli, e non su l'odierna Girgenti,
corne vogliono questi dottoroni tedeschi. Il colle di Girgenti resta va
oltre il per?metro delle antiche mura. Lo dimostrer?... lo dimostrer?!
Mettano lass? Maico... la di Cocale... Omface... che
reggia quello
no".
vogliano... l'Acropoli
E scart? con la mano Girgenti, che si vedeva per un tratto, lass?, a
sinistra della Rupe, pi? bassa {ibid. pp. 90-91).

Fra i tanti che rivelano una


dell'opera
personaggi pirandelliana
certa familiarit? coi testi
classici e col
paesaggio greco di Agrigento,
don Ippolito ? certamente colui che lo sente pi? intimamente e che
nella contemplazione di esso quasi trova il ristoro di cui ha
bisogno
{ibid. p. 91).
Sia nelle novelle che nei romanzi i richiami alla
pirandelliani,
sono sempre numerosi. Continui sono i riferimenti a fatti e
grecit?
della storia e della In Fumo, ad esempio, c'? il
figure mitologia greca.
richiamo alla ricchezza di Creso {NA I p. 98); in Concorso per refe
rendario c'? il richiamo all'evento di Diogene che apprende cosa sia
la povert? vedendo un fanciullo che beve con le mani, per cui egli
butta via la sua ciotola {?bid. II p. 81); nel Guardaroba delVeloquen
za c'? il riferimento a Ercole {ibid. p. 413); in
Risposta c'? il ricordo
delle Muse {ibid. I p. 229). Fr?quente ? pure il richiamo
agli scrittori
greci. Ad esempio, in Tirocinio ci sono riferimenti a Omero ed a Euri
pide {ibid. II p. 375).
Nel Fu Mattia Pascal si fa un riferimento molto esteso a Sofocle,
nel tentativo
di spiegare certi aspetti della po?tica pirandelliana.
Numerosi sono i con nomi di
personaggi pirandelliani origine
classica. In Amicissimi {ibid. p. 210) si trovano
"Antrop?fago Capri
Pirandello e ilmondo greco 191

certamente usato con effetto c?mico. Un altro nome


barbicornipede",
greco usato con effetto umoristico appare in Tirocinio e nella Disdet
ta di in cui il nome del maniaco e folle, della
Pitagora, ragionatore,
contrasta con
vicenda, quello del filosofo antico. Mentre Lino Lapes,
de / vecchi e i giovani, si guadagna il soprannome di Socrate perch?
passa intere giornate a coi suoi studenti.
ragionare
Non sono i termini
pochi greci della narrativa pirandelliana
scritti nei caratteri originari (ad es. / vecchi e i giovani, p. 89), e
altrettanto numerosi i vocaboli di derivazione greca, come avviene in
Visitare gli infermi in cui si accenna all'etimologia del vocabolo "em
bolia" (TM II p. 104).
Anche nel teatro pirandelliano esistono profonde tracce di greci
ta. Antonio Gramsci considerava Liol?

una farsa (nel senso


migliore della parola) che si riattacca ai drammi
satireschi della Grecia antica, e che ha il suo corrispondente pittorico
nell'arte figurativa vascolare del mondo ellenistico. Ce da pensare
che Parte dialettale, cosi come ? espressa in questi tre atti del Piran
dello, si riallaccia con Pantica tradizione artistica popolare della Ma
gna Grecia, coi suoi fliaci, coi suoi idilli pastorali, con la sua vita dei
campi piena di furore dionisiaco, di cui tanta parte ? pure rimasta
nella tradizione paesana della Sicilia odierna9.

Nel dramma e la Tuda


Diana si fanno svariati riferimenti ad
un'intera di miti greci, come e
gamma quello degli amori di Diana
della creazione artistica di Pigmalione. Nel dramma L'uomo, la be
stia e la virt? il professor Paolino si rifa al vocabolo "attore" in greco,
per disquisire sul comportamento "mascherato" degli individui di
una societ? "civile"10.
La familiarit? di Pirandello col teatro greco vien pure testimo
niata dalla traduzione del Ciclope di Euripide11 in dialetto siciliano,
in seguito alie numer?se sollecitazioni da parte di vari amici che sta
vano tentando di rivitalizzare il teatro regionale12. Si tratta di un

9
A. Gramsci, Letteratura e vita nazionale, Torino 1974, 283-284.
pp.
10
L. Pirandello, Maschere nude I,Milano 1975, p. 679. D'ora in poi le iniziali
MN, il numero del volume e della in coda alia citazione rimanderanno
quello pagina
a edizione.
questa
1x
'?/Ciclopu. Dramma satiresco di Euripide
Si veda ridotto in siciliano da
Luigi Pirandello, a cura di A. Pagliaro, Firenze 1967.
1_
Pirandello aveva scritto, dietro sollecitazioni di Nino e Mu
Martoglio Angelo
192 F. Zangrilli

dramma breve, da potersi considerare un atto ?nico, in cui


alquanto
la Sicilia ha un posto di grande rilievo. L'azione si svolge in una
localit? tra le falde dell'Etna e la spiaggia. Tutti i personaggi fanno
a questo tra
numerosi riferimenti sfondo paesistico, pieno di colore,
e dionisiaco, che deve aver a Pirandello il
pastorale, agreste suggerito
della "commedia campestre" di Liol?13. ? soprattutto il
paesaggio
corifeo Sileno col coro dei satiri ad evocare Paspetto della campagna
bella e della natura e anche a far notare, come
idillico-pastorale14,
awiene in varie opere di Pirandello, il contrasto col paesaggio arso,
e etneo sono
pietroso, selvaggio
del promontorio dove gli antri dei

Ciclopi?^Tpp. 186-189).
Questo contrasto ? anche presente nella trama (a cui Pirandello
si attiene di questo e di altri drammi e se
fedelmente)15 euripidei,
secondo Pirandello il contrasto ? il perno dell'umorismo, questo
dramma di Euripide considerarsi un dramma di sapore
potrebbe
umoristico16.
come di s?lito in Pirandello,
II contrasto, ? presente nella natura
dei personaggi e dell'azione: s'incarna nella figura del corifeo Sileno e
nel comportamento del coro dei satiri, esseri sdoppiati, meta uomini e
meta bestie, e muove il rapporto tra Ulisse e Polifemo.

seo, alcuni drammi in siciliano, incluso Liol? (1916). E dice di aver fatto la traduzio
ne del dramma "con intelletto d'amore". Esso fu la
euripideo rappresentato per
prima volta al Teatro Argentina di Roma il 26 gennaio 1919 dalla "Compagnia del
Teatro Mediterr?neo" diretta da Nino
Martoglio.
u
Nella 'Nota redazionale', ibid. p. 1215, Pirandello dice che "? cos? ancora
in tutta l'isola il sentimento e che in questo dramma
eguale agreste pastorale spira
satiresco euripideo".
14
Si veda ad esempio in Le traduzione di Bellotti,
Euripide, Ciclope, trag?die,
Torriana-Foggia 1989, p. 187. D'ora in poi le iniziali ETe il numero della pagina in
coda alia citazione rimanderanno a edizione.
questa
lo
La stessa cosa non si pu? dire della "forma", come conferma lo studio di A.
'Introduzione' a 9UCiclopu. Dramma satiresco di Euripide ridotto in sici
Pagliaro,
liano da Pirandello, cit. pp. xxiv-xxxv.
Luigi
16
Non sono che accennano
pochi gli studiosi all'umorismo
dell'opera euripi
dea, pur senza fame un'analisi attenta, e in sostanza consider?ndola un'opera "co
?
mica" ad es. B. Know, Word and Action. Essays
on the Ancient Theatre, Baltimore
- o una -
1986, pp. 254-256, 265 "farsa" ad es. S. D'Amico, Storia del teatro I,
Milano 1970, p. 56, come W. Arrowsmith, 'Introduction to in II,
Cyclops\ Euripides
ed. D. Grene e R. Lattimore,
Chicago 1952, p. 2; A. Pagliaro, op. cit. p. xix; J.
A to Greek Austin 1972, pp. 530-531.
Ferguson, Companion Tragedy,
Pirandello e ilmondo greco 193

All'inizio Sileno e i satiri, suoi sono e servi del


figli, prigionieri
del ci danno un breve ritratto. Essi si trovano in
Ciclope, quale perci?
una condizione a e
opposta quella degli esseri liberi felici che dovreb
bero godere corne di Dioniso. Un che li spinge al
seguaci "padrone"
piacere, mentre Paltro li costringe al duro lavoro {ibid. pp. 186-187),
per cui Puno ? amato e Paltro odiato. Ma ? un odio a cui si mescola
spesso la comprensione.
Per lo pi? alPimmagine negativa del Ciclope si oppone quella
positiva di Dioniso, dio della vegetazione, della vigna e del piacere,
ma per contrasto anche dio del teatro, della conoscenza, della "paro
la" che teatralmente e manifesta le contraddizioni che Puo
esprime
mo porta dentro di s?. Dioniso non ? mai presente f?sicamente nell'a
zione, ma ? sempre presente mediante la voce degli altri personaggi, a
cominciare da Ulisse, fin dal suo primo arrivo nell'isola:

Ma che? Par che di Bacco ad una terra


c'imbattemmo venir; tal compagnia
di Satiri qua veggo. Il pi? provetto
io saluto da pria.
SILENO Salve, o straniero.
Di' chi se' tu, quai tua patria.
ULISSE lo son?
de' Cefalleni re, Pitaco Ulisse.
SILENO Conosco, si, Puomo chiacchiera, la furba
di Sisifo progenie {ibid. p. 188).

Un contrasto tra la personalita lasciva, buffonesca, e oscillante


di Sileno con quella inflessibile, seria ed onesta di Ulisse si stabilis?e
immediatamente. Ulisse vorrebbe esaltare la sua derivazione omeri
ca, Sileno la dirotta verso la figura delPaltero Sisifo, verso la schiatta
dei cattivi che vengono condannati dei; lo accusa di essere ciar
dagli
liero ed imbroglione. Poi Pumorismo di Euripide aumenta quando il
coro dei satiri si beffa persino delle prodezze dell'eroe ("Troia voi
ed Elena ... aveste in mano / la giovinotta, ad
dunque, prendeste?
uno ad un voi tutti / non le deste il picchio? ? suo diletto / maritarsi
con molti; traditrice", ibid. p. 191), o Ulisse tenta di baratta
quando
re dei viveri con Sileno {ibid. p. 196).
Bevuto un otre di vino, Sileno diventa ebbro, e si mette ad esal
tare ilmondo di Bacco, a dimostrare come nel mondo si vive pratica
mente la sua sensuale anarchia e beffandosi della pro
praticamente
fessata credenza come fa anche Polifemo {ibid, p.* 196).
negli dei,
194 F. Zangrilli

Il Ciclope stesso ? simbolo


di questa societ?, cosi come in certi
racconti pirandelliani (Libretto rosso, Il vitalizio, La cattura, La gia
ra) ci sono individui che diventano simbolo della primitiva societ?
siciliana, che si tolgono lamaschera del perbenismo sociale e rivelano
la natura selvaggia che le sta dietro. II Ciclope ? simbolo degli aspetti

negativi, mentre Ulisse ? il simbolo degli aspetti positivi della societ?


antica. Polifemo e Ulisse sono il "vero e della realt?
proprio 'doppio'
(sociale) di Atene"17. Ed ? infatti nello scontro con Ulisse che si svela
il carattere umoristico di Sileno e del Ciclope. E lo stile di Euripide si
abbandona all'ironia e crea la caricatura, il grottesco, la situazione
come awiene in tante di Pirandello. La
assurda, opere figura di Sile
no coi suoi burleschi, con la sua astuzia e furbizia, con
atteggiamenti
la sua col suo fervore ad evadere la pena del
personalit? cangiante,
vi ver?, potrebbe considerarsi un modello per tanti personaggi piran
delliani, da Li?la al Quaqueo di Certi obblighi.
Infatti tre nei di questo dramma Pirandello avrebbe
personaggi
potuto caratteri
vedere e dei suoi siciliani:
comportamenti personaggi
Sileno ? Pindividuo astuto come e Baldovino; Polifemo
Ciampa quel
lo rustico e come Tarar?, Zi' Dima, Pirandello
primitivo Quaqueo.
stesso non si di awicinare la figura m?tica del Ciclope alia
perita
figura molto contempor?nea18 dello zolfataro (SPS p. 1214).
Soprattutto il rapporto conflittuale tra il brutale di
personaggio
Polifemo e inerme di Ulisse richiama di tante
quello quello opere
dalla Giara a Ciaula scopre la luna, alla Cattura il cui
pirandelliane,
viene tenuto in una cava simile a di Polifemo. ?
protagonista quella
un rapporto intriso di effetti umoristiei: Ulisse simbolo della ragione
e Polifemo simbolo della sua mancanza, anche se forse solo apparen
temente, dato che a volte sembra un essere bifronte, con due facce
opposte, razionale ed irrazionale, umana e bestiale19.
Del resto Ulisse stesso in questo dramma di Euripide mostra pi?

17
M. Guardiani, 'Nota per una lettura del
Ciclope di Euripide', in Scena e

spettacolo nelVantichit?, ed. L. De Finis, Firenze 1989, p. 209.

J. Ferguson, op. cit. pp. 524-525, scrive: "The myth of the one-eyed blinded
monster is not uncommon... One from Sicily told of the love of the for
legend Cyclops
the Galatea, is a variant of the and the Beast
nymph Beauty myth".
19
Per le differenze esistenti tra ilCiclope di Omero e quello di Euripide si veda
ad M. Guardiani, art. cit. pp. 210-213.
esempio
Pirandello e ilmondo greco 195

di una faccia; assieme a


quella dell'eroe
e dell'astuto
parlatore, c'?
anche quella dell'uomo preso dalla paura, che piange davanti al Ci
198), anch'egli insomma una contraddittoria20.
clope {ETp. figura
Infine la scena dello presenta una situazione
scioglimento
comico-farsesca, animata dalla derisione e dall'ilarit? dello scherzo,
come in altre di Euripide {A Ices ti, Elena), che concluder?
trag?die
certe opere di Pirandello come La e Pensad, Giacomino!
giara
Un'altra opera euripidea che non poteva non essere ammirata da
Pirandello, come del resto
tanti scrittori
da da Ga
contemporanei,
briele D'Annunzio a de Unamuno a G. B. Shaw a T. S. Eliot a
Miguel
O'Neill a Jean Giraudoux a Sartre ad Anouilh ad Azorin a
Eugene
Camus a Brecht a Pasolini,
che rifanno in chiave contempor?nea vari
miti delle ?Medea, in cui Pirandello ammira soprat
trag?die greche,
tutto la femminile. Medea, come altre donne
complessa psicologia
? in balia di contrastanti conflitti e
euripidee quale Fedra, passioni,
da dell'uomo come accade alla
spinta dall'abbandono parte amato,
Rosalba dello Scaldino pirandelliano. Un conflitto di amore-odio che
le spinge al delitto, e a violare le leggi pi? sacre della natura.
persino
Come Rosalba ed altre donne
pirandelliane tradite {Nel segno,
La maestrina Bocearme, Con
occhi, Il altri
ventaglino), Medea viene
vista in una situazione esistenziale e il coro la pro
disperata, esprime
corne spesso fa il coro di donne per
pria compassione, pirandelliane
gli infortuni di una di loro quale Marastella di Prima notte.
con
Il personaggio di Medea colpisce Pirandello particularmente
la sua abilit? di calarsi in diversi ruoli, presentando varie facce di se
stessa. Gi? il primo incontro con il Coro delle donne di Corinto la
una cerca di accattivarsi la loro simpat?a per
rivela sagace attrice che
la sua sventura di donna tradita tessendo un discorso femminista
con Creonte la dimostra in pieno controllo
{ibid. pp. 86-87); quello
di tutti gli strumenti della recita, mentre cerca di intenerirlo col di

spiego del proprio amore per i figli che ha gi? premeditato di uccidere
con e re di Atene, cui si presenta
{ibid. pp. 87-90);
quello Egeo,
umile e "Or io te prego e per questo tuo ment?, / e per
supplice:
queste, che stringo supplicando, ginocchia tue, piet?, piet? ti prenda
/ di me tanto infelice" ma in quello con
{ibid. p. 102); soprattutto
in cui, con la maschera del e della vinta, chiede
Giasone, "pianto"
di aver contrastato ilmarito, e Passicura che accetta i suoi
"perdono"

20
M. Guardiani, art. cit. p. 215.
196 F. Zangrilli

piani di sposare la figlia di Creonte e di custodire i figli (ibid. pp.


108-109). L'ironia delle parole di Medea fa ricordare quella di vari
che recitano, da Liol? a Enrico IV.
personaggi pirandelliani
Anche la figura di Ippolito trovera eco in varie situa
fr?quente
zioni e in vari corne hanno
personaggi pirandelliani, gi? suggerito
alcuni studiosi di Pirandello21. Si potrebbe riportare all'influenza del
dramma greco, specialmente di Euripide, in cui ? chiaro lo sforzo di
con la presenza del coro la struttura a tre la
ampliare personaggi,
struttura triadica di tante opere di Pirandello, sia delle Novelle per un
anno che di diversi atti unici es. La morsa, AlTuscita, Bellavita,
(ad
Sogno (maforse no)) e di diversi drammi, quale Cosi ? se vipare, i cui
si possono riunire in tre gruppi:
borghesi, personaggi i
personaggi
alazones della societ? e della vani
rappresentanti legge, persecutori
tosi ed il signor
Ponza e la Flora, eiron
ipocriti; signora personaggi
e vittimizzati, ma sempre consci e coerenti
pharmakos, perseguitati
con il loro modo di essere; e Laudisi, che assume la funzione del coro,
e come il coro ? la voce del poeta, che rappresenta la sua visione della
raccordo tra i vari awenimenti, unisce
realt?, funge da situazioni,
scene e e a volte presenta la loro azione (come ad
personaggi, esempio
fa il coro a proposito di Emone o il Nunzio e Eracle
neAVAntigone,
nelle Trachinie di Sofocle); interviene ad animare la sospensione o

per colmare la tensione drammatica; ora sembra con un


simpatizzare
ora con Paltro (come fa il coro nella Medea di Euripide e
personaggio
nelVAntigone di Sofocle); si rivela sensibile e al di sopra di tutti,
avendo conoscenza delle cose, della loro risoluzione (come il
persino
coro della Medea di Euripide e quello delVAntigone di Sofocle)22.
Questo personaggio-coro,
come il coro greco, riflette sulle cose, le
le discute senza rivelarsi un "freddo bensi l?ri
scandaglia, espositore,
co e commosso; e idealmente a quanto awiene sulla scena,
partecipa

21
Cfr. E. De' 'Pirandello, moderno sofista', in Atti del convegno inter
Giorgi,
nazionale di studi pirandelliani, Firenze 1967, p. 795. G. Sanguinetti Katz, The
e la Tuda\ in The Year
Myth of Diana and Hippolytus in Pirandello's Play Diana
book of the Society for Pirandello Studies 11, 1991, pp. 50-66, suggerisce ehe in
questo dramma Pirandello modifica il "mito" ?eWIppolito euripideo. Ella afferma
che "ilmito di Ippolito ? una variazione del mito di Edipo", ? ricco di motivi sessuali,
da dell'incesto a dell'omosessualita.
quelli quelli
"
Invece D. Maceri, Dalla novella alla commedia New York
pirandelliana,
1991, 137, sostiene che Laudisi non un "ruolo" tradizionale
p. svolge nell'opera.
Pirandello e ilmondo greco 197

e lo commenta, e ammonisce"23 i personaggi. I suoi ammonimenti


suo commento a chiusura come
poi culminano nel dell'opera, capita
in certe ad esempio, nelYAntigone di Sofocle. E corne
trag?die greche:
il coro greco, sa
svolgere anche la funzione dello spettatore idea
egli
le, che osserva e l'azione, ponendosi corne anello di
contempla quasi
tra la rappresentazione scenica e il
congiunzione pubblico.
Anche l'"awertenza" di Hinkfuss di Questa sera si recita a sog

getto (MN\ pp. 205-213) ?modellata sul discorso del coro greco che
apre il dramma delineando i punti principali della trama, corne nelle

Supplici, nei Persiani e nelle Coefore di Eschilo. Hinkfuss in questo


una sorta ? un corne
dramma diventa di corifeo po' il Crotone dei
?
Giganti della
montagna che cerca di controllare altri cori, di attori
o di
spettatori,
come il corifeo Sileno del Ciclope euripideo, che cerca
va di il coro dei satiri.
manipolare
Questi motivi richiamano ad un altro aspetto della tragedia gre
ca che trova non in Pirandello: lo sforzo del
poche corrispondenze
poeta tr?gico di fare del palcoscenico uno spazio di dibattito di idee,
di diversi livelli di verit? e di giustizia, di processi in cui le coscienze
e si agognano vendette e pro vano il rimorso.
giudicano interrogano,
Esempi paradigmatici ne sono leEumenidi di Eschilo e VEdipo re di
Sofocle. Ed a questo teatro si ispira la "struttura processuale" del
dramma e del racconto di Pirandello (ad es. La verit?, La patente, Il
dovere del medico, La morsa, Cosi ? se vipare, Sei personaggi, Enrico

IV)2*. E
una struttura che nei greci e in Pirandello (ad es. // taberna
colo, La casa del Granella, Lazzaro) vede l'individuo preso tra le
umane e di fronte alla "giustizia" divina e
leggi quelle metafisiche,
terrena. E corne di Pirandello dentro e fuori un
quella gli imputati
vero e tribunale (ad es. Tarar?, Chiachiaro, il Ter
proprio professor
remoto, Spatolino, Leone Gala, Enrico IV), cosi al tribunale eschileo
della dea Atena (LeEumenidi) gli accusati e perseguiti dalle Erinni, e
con Oreste, danno vita a scontri
persino Apollo supposto cospiratore
drammatici nel loro tentativo di giustificarsi metiendo il giudice su

premo, Atena, in una situazione scomoda.


Oltre all'orestiade eschilea anche sofoclea ? ben nota a
quella

24 del coro
Come dice S. D'Amico, cit. p. 25, della funzione greco.
op. parlando
24 in Gli atti unici di
Cfr. G. Mazzacurati, 4I1personaggio: di turno',
l'imputato
Pirandello (tra narrativa e teatro), Agrigento 1978, pp. 181-189, ed ilmio studio
L'arte novellistica di Pirandello, cit. pp. 227-287.
198 F. Zangrilli

Pirandello, tanto da farvi ampio riferimento quando nel Fu Mattia


Pascal vuole presentare un molto vivace della differenza tra
esempio
la classica e moderna:
tragedia quella
"La tragedia d'Oreste in un teatrino di marionette!" venne ad an
nunziarmi il signor Anselmo Paleari. "Marionette automatiche, di
nuova invenzione. Stasera, alie ore otto e mezzo, in via dei Prefetti,
numero Sarebbe da andarci, Meis".
cinquantaquattro. signor
"La tragedia d'Oreste?".
"Gi?! D'apr?s Sophocle, dice ilmanifestino. Sar? VElettra. Ora
senta un po' che bizzarria mi viene inmente! Se, nel momento cul
minante, proprio quando lamarionetta che rappresenta Oreste ? per
vendicare lamorte del padre sopra Egisto e lamadre, si facesse uno
strappo nel cielo di carta del teatrino, che avverrebbe? Dica lei".
"Non saprei", risposi, stringendomi ne le
spalle.
"Ma ? facilissimo, signor Meis! Oreste rimarrebbe terribilmente
sconcertato da quel buco nel cielo".
"E perch??".
"Mi lasci dire. Oreste sentirebbe ancora gl'impulsi della vendet
vorrebbe con smaniosa passione, ma
ta, seguirli gli occhi, sul punto,
a ora
gli andrebbero li, quello strappo, donde ogni sorta di mali
influssi penetrerebbero nella scena, e si sentirebbe cader le braccia.
Oreste, insomma, diventerebbe Amleto. Tutt? la differenza, signor
Meis, fra la antica e lamoderna consiste in ci?, creda pure:
tragedia
in un buco nel cielo di carta"25.

Ma re ? sofoclea pi? affine alio spirito di Piran


YEdipo Popera
dello. L'antica viene ripresa dall'Odissea di Omero ai Sette
leggenda
a Tebe di Eschilo, e tutta la cultura a
poi in occidentale, da Seneca
Freud a Pier Paolo Pasolini. La sua per Pirandello sta
importanza
soprattutto nella profonda attenzione che viene data alla complessa

psicolog?a del personaggio.


si manifesta nervosa del
L'effusione psicol?gica gi? nella parlata
protagonista, che ? quella di tanti personaggi complessi di Pirandello.
La sua disposizione a ad essere dialettico e come
parlare, pol?mico,
accade in Pirandello, ? in contrasto con reticenti e silen
personaggi
ziosi, come i supplici "fanciulli" tebani che fanno offerte agli dei per
ch? la citt? venga liberata dal "morbo", silenziosi come i "fanciulli"
della Medea di Euripide, e dei Sei personaggi o di altre opere di

25
L. Pirandello, Ilfu Mattia Pascal, Milano 1969, pp. 144-145.
Pirandello e ilmondo greco 199

Pirandello (Lo scaldino, In silenzio, La veste


lunga). Non che man
chino nella tragedia sofoclea (Trachinie)26 neppure imodelli per i
adulti e silenziosi di Pirandello, come la Madre dei Sei
personaggi
personaggi o lo Zi' Dima della Giara. In Sofocle e in Pirandello il
silenzio del personaggio denota una carica una
psicol?gica, magari
situazione traum?tica. II personaggio spesso diventa Pombra di un
altro parlante ed attivo. Come nelVElettra ilmuto Pilade
personaggio
? Pombra di Oreste e
la parsimoniosa Ismene ? Pombra
nelVAntigone
della sorella, cosi nella Morte addosso di Pirandello la taciturna mo
e in e sotto Pallievo diventa
glie si fa ombra del marito Sopra Pombra
del maestro intellettuale27. Come capita a vari personaggi pirandel
liani (IIProfessor Terremoto, La verit?, Ilgiuoco delle parti, Il berret
to a Vestir? gli ignudi), anche in Sofocle a volte il personag
sonagli,
? costretto dalla situazione a in propria difesa
gio taciturno parlare
rivelando di avere dedicato diuturne riflessioni e di
poi all'argomento
avere una note vole re: Tiresia, il
acquistato consapevolezza (Edipo
servo di Laio, il coro reticente dei vecchi tebani).
Anche della vicenda come da risolvere,
Pimpostazione enigma
naso al cielo, La casa del Granella, Concorso per referendario,
(Dal
La vita che ti diedi), come ricerca da fare (Cosi ? se vi ha un
pare),
illustre precedente nella ricerca di Edipo: "La mia oscura
stirpe, per
che sia, voglio vederla... non c'? ch'io non a
dunque ragione indaghi
fondo la mia E spesso si tratta della ricerca di se stessi (/
stirpe"28.
nostri ricordi, Amicissimi, Stefano Giogli, Donata, LTgnota). Edipo
re ? il dramma della ricerca della propria identit?29, come lo sono
varie opere di Pirandello (Trovarsi, Quando si ? qualcuno, La signo
ra Morli una e due, Il fu Mattia Pascal, La morta e la viva),
Risposta,

26
Cfr. E. P. Garrison, 'Silent Accusation: The Motif of Silence in Sophocles'
Trachiniae\ in Text and Presentation II, ed. K. Hartigan, 1991, pp. 31-37.
-
Per un'analisi del silenzioso e di si veda il mio
personaggio quello parlante
studio, Liarte novellistica di Pirandello, cit. pp. 95-138.
28
Tutte le trag?die, ed. F. Maria Pontani, Roma 1987, p. 140. D'ora in
Sofocle,
in coda alla citazione rimanderanno a
poi le iniziali ST e il numero della pagina
questa edizione.
29
Cfr. A. Cameron, The Identity of Oedipus theKing: Five Essays on the Oedi
pus Tyrranus, New York 1968, p. 15; F. Tonelli, La caduta della sfinge. L'enigma
della tragedia di Edipo, Ravenna 1984, specie nelle pp. 16, 36, 99, 113, 129, il
che ricerca conduce alia scissione dell'"io", mostra P"io
quale suggerisce questa
sdoppiato" di Edipo.
200 F. Zangrilli

e del nome e del suo (Mattia Pascal/


persino proprio significato
Adriano Meis, e cfr. ST p. 138).
L'antefatto di Corne tu mi vuoi di Pirandello, la perdita della
causata
memoria da parte dell'Ignorata dagli orrori
guer della prima
ra mondiale, ? perso nel passato, "con tutto l'esercito nemico che le
dev'essere passato corne lo ? l'antefatto re. E
sopra"30, delVEdipo
corne l'identit? memoriale viene gradatamente da certi
riconquistata
pirandelliani {Amicissmi, Inostri ricordi, Se), cosi accade
personaggi
a Anche i arrovellanti e ansiosi della loro
Edipo. dialoghi inquisizione
si assomigliano (// bottone di palandrana, Se, Zuccarello distinto
melodista, Mattia Pascal, Uno nessuno e centomila, Il
Ilfu piacere
delVonest?, Enrico IV; e cfr. Edipo e il INunzio, ibid. p. 138; Edipo e
Tiresia, ibid. pp. 117-118). Ci sono vari personaggi pirandelliani che
come Tiresia conoscono Pandare
del mondo, si rinchiudono nel silen
zio, e svuotano il sacco sono
solo Il
quando provocati {La verit?,
Terremoto, Il dovere del medico, Il berretto a Il
professor sonagli,
delle parti). Corne ci sono vari personaggi che davanti a que
giuoco
ste persone reticenti diventano come (Lao Griffi, Pe
Edipo impulsivi
razzetti, Moscarda, Enrico IV), li provocano, li intimidiscono, li mi
nacciano (cfr. ibid. p. 143) per strappare loro la verit? corne fa Enri
co IV.

La ricerca della propria identit? finisce col diventare una vera


sfida al fato, e costituisce un cammino doloroso e sicch? c'?
logorante,
spesso chi ammonisce il protagonista a non andar? oltre ed evitare le
disastrose conseguenze (spesso in Pirandello la pazzia: Fuga, L'om
bra del rimorso, Uno nessuno e centomila), corne fa Giocasta con

Edipo {ibid. pp. 139-140) o lamoglie col Moscarda di Uno nessuno e


centomila.

Mentre Moscarda non le d? retta e continua la sua disamina


letteralmente davanti all? specchio, anche l'Edipo sofocleo ? da collo
carsi in quel tipo di teatro che da Pirandello in poi si ? chiamato
"teatro dello in cui Pindividuo
si analizza e si si vede,
specchio"31,
scopre. Purtroppo la scoperta ? ? la scoperta di essere una
tr?gica,
marionetta inerme in mano al destino: che non ? solo il caso di Edipo,

30
L. Pirandello, Maschere nude I, cit. p. 954.
31
Pirandello ha ripetuto spesso che il suo teatro ? un "teatro dello specchio": si
veda ad esempio Corriere della Sera (28 febbraio 1920).
Pirandello e ilmondo greco 201

ma anche dei personaggi di Va bene, di Leviamoci di


questo pensiero,
Vestir? gli ignudi.
Ilmotivo dell'incesto ? presente anche se soltanto
in Pirandello32
corne (Pubert?, NA I p. 469, e cfr. VIppolito
suggestione immaginaria
di Euripide), dato che non ? tanto l'incesto in s? che int?ressa il
quanto lo scavo dei sentimenti interiori che lo accom
drammaturgo
pagnano, delle motivazioni, delle tensioni, delle repressioni intime,
dell'esito suicida, corne accade a Fedra e a
persino nelVIppolito
Dreetta in Pubert?, o di Edipo e di Giocasta, o
dell'autopunizione
della morte di Zia Michelina, quando l'incesto ? stato perpetrato.
Come nel teatro greco, cosi la casistica
dell'incesto in Pirandello
? varia, da quello a casuale e
premeditato (Zia Michelina) quello
tuttavia preparato da tutta una serie di come tra il
preannunci quello
Padre e la Figliastra in Sei personaggi. (MNl pp. 68-69). Corne se si
traitasse di un processo di seduzione culminante nell'incontro nel
di Madama Pace.
retrobottega
E varia anche la casistica del suicidio, a cominciare dai finti
suicidi di Mattia Pascal a quello di Eleonora Bandi o della giovane
sono alla per un uomo
della Veste lunga. Ci suicidi dovuti gelosia
amato, anche al livello dell'inconscio (ad es. Pubert?), come era
capi
tato nelle Trachinie in cui Deianira commette un omicidio verso il
marito Eracle che sta per ritornare con una sposa, e si
giovane poi
suicida.
Le mogli eccetto la donna dello Scaldino,
g?lose di Pirandello,
non vendette di sangue, corne Deianira, e cosi anche i
compiono pazzi
di Pirandello non si suicidano per la vergogna di quello che hanno
come Ma la caduta nella
fatto durante la pazzia capita nelVAiace.
in ad traum?tica, ad una vittimizzazio
pazzia seguito un'esperienza
ne come nel caso di Aiace33, ? in Pirandello, ed ?
ingiusta, fr?quente
il suicidio per le stesse ragioni, corne se si traitasse di un
fr?quente
atto di protesta che restituisca una che ? stata violata al
integrit?
onore (In silenzio, La veste L'imbecille).
proprio personale lunga,
Solo in pochi casi il suicidio ? contemplato per questioni di dissesti
finanziari, di perdita al gioco (Levata del sole), di furto di denaro
(Sole e ombra).

32 Canadian
P. Possiedi, 11 tema dell'incesto di Pirandello', Journ.
nell'opera
Italian Stud. 13, 40-41, 1990, p. 5.
33 trad, di S. Quasimodo,
Altro caso di pazzia ? quello ?elYEracle di Euripide,
Milano 1966.
202 F.
Zangrilli

In Antigone il gesto del suicidio una protesta a diversi


esprime
livelli, come si nota in varie opere pirandelliane. La risoluta decisione
di Antigone di dare sepoltura al fratello ? una ribellione alia- legge
ufficiale, e alie cautele dei timori, ed ? affermazione dei propri princi
come fanno certi
pi morali, personaggi pirandelliani (Cesarino Brei,
Didi) che si ribellano alie sociali. Motivazioni simili a quel
ingiustizie
le di Antigone si accampano per la morte del fidanzato Emone e della
madre di lui Euridice: una rinuncia a tutto ci? che Creonte
rappre
senta. Simili suicidi awengono in Pirandello {Chifu?, E due, L'imbe
cille, ecc), atti di rifiuto di una realt? esistenziale, e oppres
ingiusta
siva.

Un altro campo della letteratura greca con cui Pirandello mostra


di avere grande familiarit? ? quello della commedia. E nella "com
media antica"
attica vede
che Pirandello il c?mico per eccellenza.
Aristofane ? il "primo" scrittore che introduce coscientemente il di
scorso metateatrale nella letteratura occidentale, anche se la critica
suole attribuire l'inizio a Shakespeare34.
Nelle Rane di Aristofane Dioniso, dio dell'arte drammatica, de
cide di andar? nelPoltremondo "in cerca" di qualche "autore" di va
lore perch? non ne vede tra i viventi, onde lamenta della gen?rale
decadenza del teatro del suo tempo (un lontano antenato di Hinkfuss
di Questa sera si recita a e del di Sei
soggetto Capocomico
Mentre esalta di e ne recita versi e
personaggi)35. Popera Euripide
brani. Pi? si inoltra nell'Ade, pi? la s?tira degli scrittori contempora
nei si fa pungente: il gracidare delle rane ? una met?fora della voce
artisti di allora (ad es. pp. 23-31). E mentre non abbandona il
degli
ruolo di regista, Dioniso assume anche altri ruoli: finge di essere Era
cle (p. 42), poi si traveste da Santia, il suo servo, mentre obbliga
questi ad assumere la parte di Eracle {ibid.), con travestimenti e ro
vesciamenti di ruoli pre-pirandelliani.
A personaggi umili come i servitori vengono affidate discussioni
sul valore delle opere dei tre (ad es. pp. 59-61) come
tragici greci

34
Si veda ad L. Abel, Metateatro, trad, di L. Ballerini, Milano 1965.
esempio
3o
Aristofane, Le rane, ed. B. Marzullo, Milano 1976, 18-19. D'ora in il
pp. poi
numero della in coda alla citazione rimander? a edizione. Recente
pagina questa
mente ilProf. G. Fuastini, dello Skidmore College, ha reperito alla
'Houghton Libra
una
ry' della Harvard University traduzione di Pirandello di parte di questa comme
dia aristofanea, con il titolo 'Le rane Note e Traduzione di
[BATPAXOI]. Prefazione,
Luigi Pirandello.
Pirandello e ilmondo greco 203

di Ciascuno a suo modo,


faranno gli spettatori prima che si accenda
una tra Eschilo sullo stesso argomento
diatriba ed Euripide (pp. 63
90), e mentre criticano le creazioni dell'altro, i due discutono vari

aspetti dell'opera artistica: la trama, l'esposizione dei fatti, la realiz


zazione dei personaggi, le azioni, il prologo, il linguaggio, corne fa
ranno vari personaggi di Pirandello (ad es. Il pipistrello, Il sogno del
vecchio, Suo marito, Diana e la
Risposta, Tuda).
I due rivali cercano
di sopraffarsi a vicenda,
come il Padre e la
Dioniso, che vorrebbe esserne il co
Figliastra pirandelliani. giudice,
rne il e Hinkfuss, cerca di intervenire, di portare
Capocomico tregua,
? non ?
di metiere ordine nel discorso sempre riuscendovi (ad es. pp.
64, 69, 71).
Un'altra importante opera meta-letteraria di Aristofane ? Le Te

smoforiazuse, il cui protagonista ? ancora Euripide, che ha scoperto


che le ateniesi ne chiederanno la morte durante la festa di Demetra

perch? egli le rappresenta sempre in modo Decide ahora


negativo36.
di andar? a chiedere consiglio al celebre tragedo Agatone che rifiuta
di un rimedio, per cui Euripide e un suo Parente si metto
suggerirgli
no a criticare di
Popera Agatone (pp. 308-309). Euripide concepisce
Pidea di travestir? da donna il Parente e di mandarlo all'assemblea
delle ateniesi a le sue difese Il Parente ri
prendere (pp. 311-312).
scatta con
la sua eloquenza di ma
Popera Euripide (pp. 316-319),
taie eloquenza lo tradisce, viene scoperto e condannato. in
Euripide
terviene con vari trucchi e travestimenti, raggiunge
un accordo con le
donne promettendo di non parlare pi? maie di loro (p. 334),
e libera
il Parente dalla condanna a morte
(p. 335).
Questi attacchi contro Euripide ritornano nella Pace, nelle Nu
vole e anche negli Acarnesi. Qui Euripide dev'essere uno scrittore
ormai noto se di lui va in cerca Diceopoli in veste di attore che ha

bisogno di una parte da recitare (pp. 30-31).


Qui si ha gi? l'apparizione del personaggio-attore che vuole vi
vere sul il rifiuto dello scrittore e la del perso
palcoscenico, supplica
corne sar? col dottor Fileno o col nei
naggio (p. 31), "petulante"
confronti di Pirandello. E come Pirandello, il si fa
personaggio-attore
da annoiare che lo caccia via
"petulante" (p. 32). Tanto Euripide
("va in malora", "fuori di qui" ibid.).

36
Aristofane, Le Tesmoforiazuse, in Tutte le commedie, Roma 1991, p. 315.
D'ora in poi (per tutte le altre commedie di Aristofane) il numero della pagina in
coda alla citazione rimander? a edizione.
questa
204 F. Zangrilli

Il discorso meta-letterario si ritrova in altre commedie di Aristo


fane. Nelle Nuvole si svolge intorno alla figura di Socrate, e si critica
no e rifiutano la nuova cultura, la nuova educazione libertina, la
nuova filosof?a Uccellic'h un
(pp. 114-117). Negli personaggio-poeta
sul valore dei suoi versi paragonati a
che disquisisce quelli di Pinda
ro. Nella Pace il tentativo
c'? di definir? la natura del "poeta c?mi
co". Nelle c'? uno scontro tra il vecchio e suo
Vespe giudice Filocleone
figlio che discutono soprattutto del valore della "favola" di Esopo. In
commedia, un servo fa da prologo e come Hinkfuss si rivolge
questa
per informarli e del di commedia
agli spettatori dell'argomento tipo
che si sta per rappresentare (pp. 142-143), oltre che delle linee es
senziali della trama Il suo discorso viene
(pp. 143-144). poi ripreso
dal Coro, che, rivolgendosi agli spettatori scontenti, inquieti, ribelli,
che non capiscono Popera avanguardistica che si sta recitando, rivela
del rapporto tra scrittore, teatranti e
l'origine complesso pubblico,
che vive nella del "teatro nel teatro" di Pirandello (pp. 165
trilogia
166).
Naturalmente ci sarebbe da parlare della familiarit? di Pirandel
lo con altri scrittori del mondo greco. In certe Novelle per un anno si

potrebbe vedere lo schema della favola di Esopo, specialmente quan


do il protagonista ? un animale che agisce con il senno dell'uomo e a
una che opera a guisa di animale.
cui si contrappone figura d'uomo
In altre Novelle per un anno si scorgere la cosmologia
potrebbe
dei presocratici {Pallottoline, Soffio, ecc). InNotizie del mondo il
protagonista-filosofo disquisisc? della teor?a dell'"anno c?smico":

Non rammento pi? dov'abbia letto d'una antica credenza detta del
Grande Anno, che la vita cio? debba riprodursi id?ntica fin nei mini
mi particolari, dopo trenta mill'anni, con me
gli stessi uomini, nelle
desime condizioni sentimenti d'una volta, ma anche ve
d'esistenza,
stiti degli stessi panni: riproduzione, insomma, perfetta (NA I p.
706).

Tante sono, dunque, le fonti della cultura greca in cui Pirandello


si specchia e da cui attinge, e tanti imotivi che si possono discernere
nelle opere di Pirandello riconducibili a motivi simili presenti nel
mondo della cultura greca.

CUNY, Baruch