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FILOSOFIA E NEUROSCIENZE: per una nuova ontologia dellessere.

Romeo Lucioni La filosofia rappresenta luomo con la lanterna che per le vie della citt va cercando se stesso.
(Nicola Angelillo)

Con laccostamento della filosofia alle neuroscienze e specialmente allintegrazione della metafisica alle problematiche della psicologia dello sviluppo ed ancor pi a quelle della timologia, dobbiamo riconoscere che del tutto cambiato lapproccio allontologia dellessere. Prima di tutto, non possiamo parlare dellessere come di qualcosa di rigido e stabile, dal momento che, nellarco della vita, lessere dimostra una continua trasformazione sulla base di: - corredo genetico; - influenze esterne: familiari e sociali; - esperienze e vissuti; - modalit percettive e formazione di un sistema rappresentazionale personalistico e poi condiviso; - organizzazione degli oggetti interni e della realt; - strutturazione del sistema affettivo che legato alla maturazione completa (a partire dai due anni) della corteccia frontale e prefrontale. Queste considerazioni devono tenere in conto anche della struttura triadica della mente, fondata cio sulle funzioni psichiche di base: emotivit, affettivit, capacit cognitive ed anche quelle intuitive. 1) Il sistema emotivo ha un proprio correlato neurofunzionali nel cosiddetto lobo limbico (lobo limbico, in senso anatomico, comprende: giro-cingolato, luncus e lippocampo; mentre il sistema limbico comprende anche: lamigdala, i nuclei settali, lipotalamo ed il nucleo anteriore del talamo). Queste formazioni corticali e sottocorticali, appartengono alla allocortex o paleocorteccia e sono ricordate come cervello del serpente. Si tratta di un sistema adattivo, fondamentale per le dinamiche difensive e di integrazione attiva con il mondo circostante. 2) Il sistema affettivo dipende dalla maturazione delle strutture corticali (frontali e pre -frontali) che si completa attorno ai due anni. Va ricordato che le aree frontali rappresentano il 60% del corredo neuronale dellintera corteccia cerebrale. Particolare interesse hanno le scoperte recenti sulle cellule specchio che si trovano nelle aree frontali della corteccia e permettono una rappresentazione di quello che il soggetto registra nellosservazione relazionata con il contatto con le persone che interagiscono con lui. Lintegrazione tra questi due sistemi (che possiamo riunire nel sistema emotivoaffettivo) fondamentale per lorganizzazione psichica. Le strutture che ne permettono il funzionamento sono legate tra loro con connessioni a doppia via che permettono:

le strutture frontali e pre -frontali esercitano una funzione di modulazione e di controllo sulle scariche emotive e sul background emotivo che chiamiamo anche emotivit libera; le strutture limbiche esercitano una duplice azione su quelle affettive: mantengono un flusso energetico (la benzina della mente) che attiva le elaborazioni timiche; agiscono cime sistema reattivo dal momento che permettono risposte globali critiche: - di tipo biologico = innalzamento della pressione sanguigna, iperventilazione, scialorrea, rinorrea, lacrimazione, attivazione del sistema gastro-intestinale, ecc. - di tipo psicologico = ansia, angoscia e terrore, utilizzando una ampia rete di recettori (attivati da neuro-modulatori) distribuiti in tutto il corpo: nel soma per un 90% nellintestino; nel cervello, per un 90% nel lobo limbico.

3) Le capacit cognitivo-intellettive agiscono come sistema di integrazione di tutte le attivit emotivo-affettive e con una elaborazione che si espleta nelle funzioni analitico-deduttive, di problem solving, di organizzazione e di programmazione. Va sottolineato che questa integrazione avviene soprattutto sulla base di connessioni di tutta la corteccia con le aree frontali e pre-frontali, ma non con le strutture limbiche per cui se ne deduce che le risposte emotive non possono essere controllate con la ragione. 4) Le capacit intuitive stanno prendendo sempre pi importanza negli studi di ordine psicologico-cognitivo dal momento che permettono un approccio immediato con la realt ed una elaborazione globale (quindi non analitica) dellinformazione percettiva che permette una comprensione rapida anche se non del tutto precisa e, soprattutto, poco integrata da un punto di vista razionale. Questa attivit sembra legata allattivit della corteccia cerebrale, libera dalla connessioni complesse con le strutture sottocorticali (da qui le risposte cos rapide). Questa modalit funzionale si avvicina a quella che si registra durante il sonno desincronizzato (REM) che si accompagna ai sogni veri (caratteristici per svilupparsi al di fuori dei parametri spazio-temporali). Le capacit intuitive si correlano con la creativit e con quelle dinamiche che chiamiamo immaginazione che cos dimostrano limportanza di una funzione che tanto spiccata nei bambini (prima che intervengano le modalit simbolico-razionali) e nei giovani che soffrono di insufficienza mentale. Tutte queste funzioni, nel loro espletarsi in modo integrato, partecipano allorganizzazione di quelle che chiamiamo: - intelligenza emotiva; - intelligenza affettiva; - intelligenza razionale o analitico-deduttiva. Lintegrazione funzionale pu anche essere messa in relazione con lo sviluppo psico-mentale che, nelle sue dinamiche affettive e cognitive, vengono riassunte in una rappresentazione schematica:

RAPPRESENTAZIONE SCHEMATICA DEI PROCESSI DELLO SVILUPPO PSICO-MENTALE


Pensiero affettivo Pensiero simbolico Ideale dellIO Sistema rappresentazionale soggettivo Narcisismo primario Coscienza concreta Pensiero concreto Oggetti della realt Es IDEALE DELLIO Coscienza affettiva Coscienza simbolica Ideale dellIO Sistema rappresentazionale condiviso Nome del Padre Narcisismo secondario IO-ideale
(superamento dell EDIPO)

IO

(senso di S) Super-IO Padre arcaico

Lo schema permette di sottolineare punti nodali dello sviluppo come: - il narcisismo: primario e secondario; - il pensiero: concreto, affettivo, cognitivo e simbolico; - la coscienza: concreta, affettiva e razionale; - il sistema rappresentazionale: personalistico e condiviso; - il senso di realt; - la funzione Nome del Padre; - lorganizzazione del S o Io-ideale; - la funzione del Super-Io che legata alle dinamiche psico-sessuali ed edipiche. II Da un altro punto di vista, il modello dello sviluppo pu essere rappresentato come capacit globale di resistere alle difficolt ed agli stress indotti dalle situazioni conflittive determinate dalla complessit socio-culturale: RESILIENZA PSICHICA. Il soggetto risulta capace di resistere nelle situazioni difficili in base alle capacit acquisite di elaborazione degli stimoli con modalit diverse a seconda dellet e dello sviluppo psichico (mentale ed affettivo) raggiunto. Le caratteristiche resilienti non sono sempre uguali e si trasformano con il passare degli anni, delle esperienze e dei vissuti. Essere o non essere resilienti non segno di normalit o di malattia per cui decisamente sbagliato parlare di terapia o di riabilitazione quando si affrontano le capacit di far superare situazioni sfavorevoli, pericolose o dannose. Il resiliente ha delle caratteristiche, delle peculiarit, delle qualit caratteriali che gli permettono di essere sempre se stesso e cos di vivere intensamente in

prima persona anche utilizzando gli appoggi, gli aiuti, i riconoscimenti che sa come acquisire. Possiamo cercare di delineare gli attributi e le caratteristiche del soggetto giovane come persona resiliente: sino ai tre-quattro anni: possedere capacit creative e di problem solving; dimostrare curiosit e iniziativa; difendere le proprie appartenenze (giocattoli, oggetti, figurine, telefonino, ecc.), sviluppando il senso del collezionismo; ricordare che un abbraccio vale pi di mille parole e che gli affetti danno senso alla vita, ma anche importanza e ruolo alla persona; sino ai dieci-dodici anni: poter contare su un buon inserimento scolastico che comporta anche relazioni positive e creative con i compagni, oltre che con i docenti; aver sviluppato interessi multipli nelle diverse aree della applicazioni quotidiane: partecipazione ad attivit sportive, sviluppare linteresse per la lettura e per i programmi televisivi di tipo educativo, essere attratti dalle proposte di gite e/o viaggi con i genitori, ecc.; saper utilizzare le funzioni immaginarie; godere di un senso di libert che permette di assumere iniziative proprie; poter affrontare positivamente le frustrazioni ed i sentimenti di vergogna, di autoaccusa e di sfiducia; saper perdonare se stessi e gli altri; valorizzare la creativit per superare la rabbia, la disillusione, le frustrazioni e le situazioni che sembrano insuperabili; saper valorizzare: generosit, altruismo, riconoscenza e tutti i sentimenti che valorizzano la relazione ed i valori timologici; saper ironizzare sugli altri e sulle situazioni; imparare a vivere con umorismo; nellet giovanile: dimostrare sensi della motivazione e della sfida; saper esaltare il senso degli affetti con sentimenti valorativi verso s e verso gli altri ed anche verso le cose; poter sviluppare le illusioni e contenere le disillusioni; mirare sempre in alto per superare i propri limiti; non lasciarsi intimorire dagli atteggiamenti troppo impositivi o restrittivi dei genitori, affrontandoli con proposte e con entusiasmo per le iniziative nuove ed innovatrici; cercare affiliazioni a gruppi per partecipare ad attivit di gruppo e/o sociali (gare sportive, gite in gruppo, giochi di societ, ecc.); non cercare di essere saggi, ma di dimostrare sempre atteggiamenti conciliatori che siano in grado di dare rispetto, sostegno e valore agli altri; cercare di comprendere le proprie capacit adattive per potenziare quelle positive e cercare di limitare quelle poco valide; ricordare che luomo un computer capace di auto-programmarsi. La divisione in tre periodi di et fa riferimento ad altrettante situazioni funzionali, caratteristiche dello sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo:

a) sino ai tre-quattro anni: predominano le risposte emotivo che sono istintive, automatiche ed impulsive; il pensiero e la coscienza sono di tipo concreto, cio legati strettamente alle percezioni; si stanno organizzando gli oggetti, interni ed esterni, per cui spesso si osservano reazioni di ansia e di angoscia determinate dalla presenza di oggetti parziali (non totalmente organizzati, n del tutto stabilizzati) che vagano nellinconscio; latteggiamento psichico prevalentemente centrato su sentimenti egocentrici e megalomanici; il sistema rappresentazionale con prevalenza improntato a personalismi senza considerazione per le valutazioni del altri; si evidenziano spinte libidiche e tendenze adesive e simbiotiche; tendenze alla ripetitivit dei gesti e dei comportamenti che si evidenziano anche nei giochi di assembramento, di raccolta e di classificazione; dominano le intuizioni e le prese di posizione personalistiche ed oppositive; b) sino ai dieci-dodici anni: si va sviluppando completamente il sistema psico-affettivo che porta a: prevalenza di un pensiero affettivo che si fondamenta sia nello sviluppo del senso di s, nel riconoscimento delle proprie capacit psicomotorie e sulle valenze positive riscontrabili nelle relazioni interpersonali; le funzioni immaginarie permettono la dilatazione dei confini dellIO con lorganizzazione del senso del tempo e dello spazio sia nelluso degli oggetti, che nelle relazioni interpersonali; limportanza della presenza degli altri determina reazioni di vergogna, ma anche spunti ironici e di presa in giro; si accennano risposte affettive singolari come altruismo, generosit e riconoscenza; lautosoddisfazione sostenuta da tendenze alla creativit, alliniziativa, al confronto ed al desiderio di partecipazione; linizio della scolarit accentua fortemente le valenze emotivo-affettive e spinge allo sviluppo pi propriamente cognitivo e di apprendimento nozionistico; si evidenzia la formazione di un narcisismo secondario basato sui risultati e sullanalisi della realt; la volont, lattenzione e la tenuta sul compito diventano i fondamenti dellorganizzazione del s; notevoli sono le oscillazioni e le insicurezze che diventano motivo della comparsa di momenti critici e di abbattimento, ma anche di atteggiamenti di sfida, di diniego e di ribellione;

c) nellet giovanile: si vanno organizzando le funzioni pi propriamente edipiche che portano ad una completa organizzazione affettiva; le spinte psicologiche portano il soggetto ad organizzare il carattere e la personalit; le funzioni psico-mentali si delineano pi specificamente come adattive, pur tenendo conto delle necessit personali che ormai sono ancorate al desideri, senza timori per le perdite e per le disorganizzazioni; si organizza il senso della visibilit e della reciprocit;

lo sviluppo psico-cognitivo prende il sopravvento su tendenze infantili egocentriche e megalomaniche che vengono sostituite dallorganizzazione razionale analitico-deduttiva. III Ormai anche la filosofia, a partire dalle scoperte legate alla psicoanalisi, deve tenere in conto quanto lessere debba posto in riferimento con le componenti inconsce dello psichismo. Tutti i ricercatori sono daccordo che le dinamiche intrapsichiche e/o inconsce rappresentano, da un punto di vista economico, una parte molto pi importante dello psichismo rispetto a quelle consce. Le elaborazioni dellinconscio sono anche pi complesse rispetto a quelle consce, anche se per lo pi il soggetto non riesce percepirle con chiarezza perch i meccanismi di difesa tendono a nasconderle se non proprio ad annullarle. Questi meccanismi tendono a mantenere confinati (emarginate dalla coscienza) quei processi che hanno in s motivi di conflitto e/o di difficolt per risolverli, annullarli o anche dissolverli. importante ricordare che per Lacan linconscio un sapere che il soggetto veicola ma ignora (J,-D. Nasio) o lesperienza per la quale il soggetto dice e non sa quel che dice. Questa concezione libera linconscio dallessere un ricettacolo delle problematiche conflittive, per porsi come un vero e proprio processo mentale capace di modificare il background psico-affettivo che, a sua volta, condiziona quello psico-cognitivo. Che lanalisi dei processi inconsci possa essere attuata attraverso la lettura dei sogni (fondamento della psicoanalisi) ci dice quanto sia importante lattivit onirica (assimilata come espressione fenomenologica dellinconscio). Lobbligatoriet del dormire e del sognare che occupa addirittura 1/3 della nostra vita, sottolinea come la natura abbia dotato luomo di una capacit funzionale particolare, complessa ed ancora poco conosciuta. Si parla anche del sogno come funzione fondamentale per creare una spinta evolutiva, un arricchimento operativo che assicura la possibilit di adeguarsi alla complessit da lui stesso creata attraverso lo sviluppo della scienza e della tecnica, ma anche per determinare una vera e propria evoluzione. Questa progressiva organizzazione dellessere rispecchia una crescita in complessit, in diversificazione, in specificit che rappresentano, in qualche modo, il nous, lo spirito della filosofia classica, ma anche quel intelletto attivo, il nous poetico o limmaginario che d una cornice cosmica che Telmo Pievani descrive come mente umana che riesce ad appropriarsi della comprensione del tutto e luniverso diventa cos comprensibile a se stesso. Questa lettura non si esaurisce in una logica razionalista, cos come ci dice Heidegger per il quale la ragione in s poca cosa se non viene attivata dalle dinamiche relazionali ed affettive. Le considerazioni che legano le dinamiche dello sviluppo emotivo-affettivo cognitivo ed intuitivo hanno portato a considerare le funzioni psico-mentali come un continuum che coinvolge la coscienza vigile con la coscienza onirica , ma che si prospettano come processo che racchiude in s elementi di sviluppo e le potenzialit evolutive.

IV A questo punto evidente che il problema dellessere non pu venire considerato fine a se stesso perch: da una lato, come dice Heidegger, deve essere visto definitivamente in una luce affettiva (oltre che cognitiva), vale a dire: essere con; inoltre deve tenere in conto delle tappe dello sviluppo del soggetto che riguardano processi emotivi, affettivi e cognitivi; che lo sviluppo deve essere inteso anche come sviluppo della resilienza; che lessere anche essere inconscio che rappresenta la pi ampia parte delle funzioni psico-mentali; che infine lessere va considerato anche sotto un profilo evolutivo che ci porta a ricordare che il 98% delle creature primordiali non esistono pi, essendosi dimostrate inadatte e questo si riferisce anche allevoluzione del genere umano che ha portato allestinzione di numerose specie di Homo (Giulio Barsanti). Da queste considerazioni sorge subito il quesito se sia possibile trovare un punto di incontro tra filosofia e neuroscienze. - La prima considerazione viene dalla definizione: la filosofia non solo riflessione metafisica, ma anche racconto di esperienze vissute e descrizione delle cose che appaiono: fenomenologia (Nicola Angelillo). Losservazione pu essere dunque il primo punto di incontro proprio perch la moderna psicologia dello sviluppo e tutta la impalcatura della psicoanalisi hanno come fondamento laspetto pragmatico della verit clinica e dellesperienza dedotta dal contatto interpersonale, della verifica dei parametri per la valutazione e per il controllo dei risultati ottenuti. - Unaltra considerazione riguarda il pensiero che il filosofo vede come immagini e che, anche come pensiero filosofico, non n vero n falso in quanto e, quindi, ci che valido lo sforzo di ogni ascoltatore per arrivare al significato vero delle parole; per accettarlo o contestarlo, ma prendendolo cos com, rivelato nella logica di un uomo che cerca di uscire dal proprio tempo, dai limiti ristretti della propria esperienza, per trovare cos il modo di conoscerne con precisione il linguaggio, di rifondare lordine razionale del mondo attraverso la fenomenologia (Nicola Angelillo). - Possiamo anche riprendere lidea husserliana di essenza costitutiva che diventa il fondamento della fenomenologia in quanto permette di superare il problema della variabilit e delle influenti condizioni temporali e spaziali che spesso ne sono la causa. - Dice N. Angelillo che possibile staccare la coscienza dalla percezione immediata delloggetto creando un oggetto ideale che, nella pratica della psicologia dello sviluppo, ha portato ad una descrizione analitica, dettagliate e completa del quadro psicopatologico e dei funzionamenti psico-mentali. Nelle esperienze psicoterapeutiche i concetti ideali sono rappresentati dalla percezione degli oggetti dellesperienza e dalla traduzione delle cosiddette teorie che sono sostenute da modificazioni inesorabili che rispondono allattivit percettiva, alla partecipazione emotiva, alle compromissioni affettive, alle deficienze o deformazioni analitico-deduttive, di pianificazione, di organizzazione (ambito cognitivo-intellettivo). Molte sono le teorie che hanno aiutato a comprendere, a decifrare i meccanismi mentali che sottendono ai comportamenti e che fanno riferimento a particolari e d anche specifici momenti dello sviluppo psico-affettivo oltre che psico-cognitivo. Ricordiamo:

- teoria della mente seduzione fantasia o della maschera irriverenza (esperienza irridente) dell attaccamento dell oggetto genitoriale resilienza del falso s dei valori (timologia). La teoria delle teorie ha portato Ray Jackendoff a sostenere una visione a grana fine della modularit, ossia lidea che i moduli non siano da considerare come sistemi di facolt, ma come singoli elaboratori, capaci di tradurre ed integrare le informazioni ricevute. Linteressante di questa teoria sta nel concepire lelaboratore come innato e passibile di specializzazione mediante una esposizione sufficiente e sufficientemente efficace. A nostro modo di vedere, il problema fondamentale per definire i legami tra filosofia e neuroscienze sta per nella questione dellessere che non riguarda solo la fenomenologia, losservazione e la quantificazione, ma investe il senso dellessere nella domanda su cosa sia lessere. Il sapere di s delluomo la fondamentale ricerca filosofica di Heidegger che lo porta a chiedersi su: - cosa importa alluomo del proprio essere; - cosa significhi la cura che riguarda la possibilit di superare lidea per entrare nella pratica dellautogestione, della possibilit di indurre autocoscienza, auto-affermazione, auto-soddisfazione; - cosa significhino le dinamiche della relazione ed il senso di verit; - cosa significhi il senso della vita se non una ricerca personale sui valori, caratteristica di uno spirito aperto e propenso alla trasformazione, alle identificazioni, alla crescita, ecc. Queste osservazioni portano Heidegger a inserire la conoscenza nelle dinamiche del linguaggio, che diventa senso, verit e relazione per trasformare la conoscenza stessa e lumanesimo nella casa della verit dellessere che sottolinea il valore del essere -in. Da qui si comprende come Heidegger lasci il termine Leben per arrivare a parlare di Daisen , lEsser-ci. In questa trasformazione il Sein = essere ed il Seinfrage = la questione dellessere, acquistano il senso profondo dellaffettivit = Befindlchkeit. Il problema dellessere porta allanalisi del essere-con, essere per la relazione , il dialogo, lo sguardo, la vicinanza, la passione ed il tremore. Lessere-in e lessere-con coincidono con un divenire, un crescere in una continua trasformazione che non adattamento, ma la concezione stessa della vita, legata alle valenze intrinseche del soggetto che il risultato di una specifica cura che curarsi, trasformarsi, divenire, aderire a delle finalit, a programmi determinati da analisi, deduzioni, pianificazioni, organizzazioni, ma soprattutto sviluppo del senso di s, dellaffettivit nellambito di valori riconosciuti, la proiezione verso un proprio destino. Heide gger riuscito a darci la traccia utile per leggere filosofia-psicologianeuroscienze in un unico concetto, proprio perch, insieme allontologia dellessere, ha trovato i termini fondamentali per una ontologia dellamore e, quindi, di una ontologia umanistica fatta dalluomo per luomo.