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CAPITOLO I HEGEL CITATO DA LACAN

1. La presenza di Hegel negli Scritti1 di Jacques Lacan

Lintenzione del seguente capitolo innanzittutto quella di rintracciare allinterno del testo lacaniano la presenza del filosofo tedesco, facendo emergere in prima battuta i luoghi e i modi in cui questa accade. La pretesa non di riassumere lintero percorso svolto allinterno degli Scritti, n bisogna pensare che lassenza, lungo questo inizio, di alcuni testi presenti allinterno dei due volumi del 66 sia dovuta alla marginalit del loro contenuto. Attraversando il testo, cercheremo di intercettare la voce hegeliana e riconosciutala acquiremo lorecchio al fine di distinguerne la traccia. Tale capitolo assume dunque una posizione introduttiva, preliminare allo svolgimento del nostro lavoro.

1.1 Laggressivit in psicoanalisi

Il primo scritto in cui compare un riferimento a Hegel Laggressivit in psicoanalisi (ScI, pp. 95-118), si tratta di una relazione presentata da Lacan allXI Congresso degli psicoanalisiti di lingua francese a Bruxelles nel maggio del 1948. Il discorso si sviluppa lungo cinque note o tesi, quali mi sono state ispirate da vecchia data dalle mie riflessioni a questa autentica aportia della dottrina(Ivi, p. 96). Laporia in questione non altro che listinto di morte, contro la quale ha urtato Freud nel pi profondo tentativo mai apparso di formulare unesperienza delluomo nel

J. Lacan, crits, ditions du Seuil, Paris 1966, (tr. It. Scritti. Vol. I, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, Torino 2002; dora in poi questopera verr citata direttamente nel testo con labbreviazione ScI, alla quale segue il numero della pagina delledizione italiana).

registro della biologia(Ivi, p. 95), inoltre, come si vedr, essa al centro della nozione di aggressivit. Lintento della relazione di provare a formulare un concetto di aggressivit che possa aspirare a un uso scientifico, cio capace di oggettivare fatti di un ordine paragonabile nella realt, e di stabilire una dimensione dellesperienza in cui i fatti oggettivati possano essere considerati come variabili (Ibid.). Alla V tesi, intitolata: Tale nozione di aggressivit come una delle coordinate intenzionali dellio umano, e in particolare relativa alla categoria dello spazio, permette di concepire il ruolo nella nevrosi moderna e nel disagio della civilt(Ivi, p. 114), Lacan sottolinea come nella nostra civilt, laggressivit viene compresa come significativa di uno sviluppo dellio e di indispensabile uso sociale(Ibid.). Il prestigio dellidea di lotta per la vita attestato dal successo di una teoria, quella darwiniana, che ha potuto far accettare al nostro pensiero lidea di una selezione fondata sulla sola conquista dello spazio da parte dellanimale come una spiegazione valida degli sviluppi della vita(Ivi, p. 115). Prima di Darwin:
Un Hegel aveva gi proposto per sempre la teoria della funzione propria dell'aggressivit nell'ontologia umana, sembrando profetizzare la legge di ferro del nostro tempo. al conflitto del Padrone e del Servo che egli deduce tutto il progresso soggettivo e oggettivo della nostra storia, facendo sorgere da queste crisi le sintesi rappresentate dalle forme pi elevate dallo statuto della persona in Occidente, dallo stoico al cristiano e fino il futuro cittadino dello Stato Universale. Qui, l'individuo naturale considerato come niente, perch il soggetto umano effettivamente tale davanti al Padrone assoluto che gli dato nella morte. La soddisfazione del desiderio umano non possibile che mediata dal desiderio e dal lavoro dell'altro. Se vero che nel conflitto del Padrone e del Servo ci che in gioco il riconoscimento dell'uomo da parte dell'uomo, anche vero che esso promosso sulla base di una negazione radicale dei valori naturali, sia che si esprima nella tirannia sterile del padrone o in quella feconda del lavoro. nota larmatura che questa profonda dottrina ha dato allo spartachismo costruttivo del servo ricreato dalla barbarie del secolo darwiniano(Ibid.).

Tuttavia ci sono qui ancora alcune verit psicologiche da offrire e cio, quanto il preteso istinto di conservazione dellio inclini alla vertigine della dominazione dello spazio, e soprattutto quanto la paura della morte, del Padrone assoluto, supposta nella coscienza da tutta una tradizione filosofica dopo Hegel, sia psicologicamente subordinata alla paura narcisistica della lesione del proprio corpo(Ivi, p. 117). Occorre sottolineare ancora che il rapporto sostenuto con la dimensione dello spazio, da una

tensione soggettiva, va a innescare langoscia, la quale si sviluppa invece nella dimensione temporale. A tale proposito Lacan cita Bergson per la sua insufficienza naturalistica e Kierkegaard per la sua significazione dialettica(Ivi, p. 118), per affermare che solo allincrocio di queste tensioni andrebbe inquadrata quellassuzione da parte delluomo della sua lacerazione originale per cui si pu dire che in ogni istante egli costituisce il suo mondo come suicidio, e di cui Freud ha avuto laudacia di formulare lesperienza psicologica, per quanto paradossale ne sia lespressione in termini biologici e cio come istinto di morte(Ibid.). Conclude Lacan: questa vittima commovente, evasa daltronde irresponsabile in rotta col bando che vota luomo moderno alla pi formidabile galera sociale, che noi raccogliamo quando viene da noi; per questo essere di niente che il nostro compito quotidiano di aprire nuovamente la via del suo senso in una fraternit discreta alla cui misura siamo sempre troppo ineguali(Ivi, p. 118). 1.2. Introduzione teorica alle funzioni della psicoanalisi in criminologia

Si tratta di una comunicazione per il XIII Congresso degli psicoanalisti di lingua francese, del 29 maggio 1950 (ScI, pp. 119-144). La teoria nelle scienze fisiche, dice Lacan, ha unesigenza di coerenza interna alla quale non pu sfuggire, che il movimento stesso della conoscenza, e allo stesso modo, le scienze delluomo, proprio perch si incarnano in comportamenti nella realt stessa del loro oggetto, non possono eludere la questione del proprio senso, n far s che la risposta non simponga in termini di verit. Per ci che riguarda lo psicoanalista, nessuno lo sa meglio di lui che nellintelligenza di ci che il suo soggetto gli confida, cos come nel manovrare comportamenti condizionati dalla tecnica, agisce [ ] una rivelazione la cui verit condiziona lefficacia. La ricerca della verit daltronde ci che costituisce loggetto della criminologia nellordine delle cose giudiziarie e anche ci che unisce le sue due facce: verit del crimine in quella poliziesca, verit del criminale in quella antropologica(Ivi, p. 119). Il discorso che svolge Lacan riguarda lapporto che la tecnica e le nozioni della sua psicoanalisi possono dare a questa ricerca. Al IV punto: Del crimine nei suoi rapporti con la realt del criminale: se la psicoanalisi ne d la misura, ne indica anche il

fondamentale movente sociale. (Ivi, p. 131), viene trattata la nozione di responsabilit, cio la punizione, come caratteristica essenziale dellidea di uomo che prevale in una data societ. Infatti una civilt i cui ideali saranno sempre pi utilitaristici, impegnata nel movimento della produzione, non pu conoscere nulla della significazione espiatoria della punizione (Ibid.). Gli ideali dellumanesimo si risolvo nellutilitarismo del gruppo, e dato che il gruppo che fa la legge non affatto assicurato della giustizia dei fondamenti della sua potenza. Il gruppo si rimette cos a un umanitarismo in cui si eprimono in ugual modo la rivolta degli sfruttati e la cattiva coscienza degli sfruttatori, per i quali la nozione di punizione divenuta ugualmente insopportabile (Ivi, p. 132). Lantinomia ideologica cerca cos la sua soluzione in una posizione scientifica del problema, in unanalisi psichiatrica del criminale, cui va riferita ci che si pu designare come concezione sanitaria della penologia(Ibid.). Allevoluzione del senso della punizione corrisponde unevoluzione perallela della prova del crimine. Se proprio nel preciso momento in cui la societ ha promulgato i Diritti delluomo (lo scritto del 50), fondati ideologicamente nellastrazione del suo essere naturale, la tortura viene abbandonata nel suo uso giuridico, non in ragione di un addolcirsi dei costumi, ma perch questo nuovo uomo, astratto dalla sua consistenza sociale, non pi credibile n nelluno n nellaltro senso di questo termine: cio, non essendo pi peccabile, non si pu dar fede alla sua esistenza come criminale, n ad un tempo alla sua confessione. Bisogna avere i motivi, insieme ai moventi del crimine (Ivi, p. 133) e questi devono essere comprensibili per tutti, il che implica affinch il soggetto sia pienamente responsabile, due condizioni: la similitudine sociale e lidentit personale(Ibid.). Lo psicoanalista pertanto lunico che abbia unesperienza dialettica del soggetto, ed perci il solo a poter essere chiamato in causa. La sincerit il primo ostacolo incontrato dalla dialettica della ricerca delle vere intenzioni, luso primario della parola, infatti, sembra avere lo scopo di mascherarle. Tutto ci sfiora una struttura che si ritrova attraverso tutte le tappe della genesi dellio e mostra che :
la dialettica offre la legge inconscia delle formazioni, anche di quelle pi arcaiche, dell'apparato di adattamento, confermando cos la gnoseologia di Hegel che formula la legge generatrice della realt nel processo: tesi, antitesi e sintesi. [ ] Ancora pi significativo riconoscerla nella successione di crisi, svezzamento, intrusione, Edipo, pubert, adolescenza, che rifanno ciascuna una nuova sintesi degli apparati dell'io in una forma sempre pi alienante per le pulsioni che vi sono frustrate, e sempre meno ideale per quelle che vi trovano la

loro normalizzazione. Questa forma prodotta da quello che forse il pi fondamentale fenomeno psichico che la psicoanalisi abbia scoperto: l'identificazione, la cui potenza formativa si mostra anche in biologia. (Ivi, p. 135)

Ciascuna di queste identificazioni sviluppa unaggressivit che la frustrazione pulsionale non basta a spiegare, ma che esprime la discordanza prodotta nella realizzazione alienante. Questa tensione manifesta la negativit dialettica iscritta in quelle stesse forme in cui nelluomo si impegnano le forze della vita e che Freud ha riconosciuto sotto il nome di pulsione di morte.

1.3. Discorso sulla causalit psichica

Una relazione pronunciata il 28 settembre 1946(ScI, pp. 145-187), alle giornate psichiatriche di Bonneval. Lordine del giorno messo a punto da Henry Ey era La Psicogenesi. Lapertura di Lacan una critica alla teoria organicistica della follia, in particolare allorganodinamismo, incluso in quella dottrina, il cui celebre rappresentante era lo stesso Henry Ey. Per il solo fatto, attacca il figlio di Alfred, di non poter riferire la genesi del disturbo mentale in quanto tale [ ] a nientaltro che al gioco degli apparati costituiti nellestensione interna al tegumento del corpo(Ivi, p. 146), la teoria sviluppata da Ey incompleta e falsa(Ibid.). Questo gioco secondo lo psicoanalista francese, poggia sempre su uniterazione molecolare secondo il modo della fisica classica, ossia sotto forma di un rapporto da funzione a variabile che ne costituisce il determinismo. Si fonda su un riferimento cartesiano e su un ricorso allevidenza della realt fisica che vale da quando Descartes lha fondata sulla nozione di estensione. La concezione di Ey non ha i caratteri dellidea vera(Ivi, p. 147), mentre proprio la questione della verit condiziona nella sua essenza il fenomeno della follia, e se la si evita si rischia di privare il fenomeno della significazione con cui attiene allessere stesso delluomo. Il inguaggio stesso, strumento della menzogna, attraversato da parte a parte dal problema della sua verit. Per questa ragione, il discorso intrapreso da Lacan intende portarci al cuore della dialettica dellessere, perch l che si situa il misconoscimento

della follia e dove si fanno i conti con la questione della verit: il folle vuole imporre la legge del suo cuore a ci che gli appare come il disordine del mondo, impresa insensata ma non nel senso di essere un difetto di adattamento alla vita [ ] piuttosto per il fatto che il soggetto non riconosce in questo disordine del mondo la manifestazione stessa del proprio essere attuale, e che ci che sente come legge del suo cuore non che limmagine rovesciata, e virtuale, di questo stesso essere(Ivi, pp. 165166). Il folle misconosce lessere doppiamente dunque, perch ne sdoppia lattualit e la virtualit, e pu sfuggire a quella attualit solo grazie a questa virtualit. Dunque il suo essere rinchiuso in un cerchio, dal quale pu uscire soltanto rompendolo con la violenza, che per, essendo diretta verso ci che a lui appare come disordine, finisce per colpire se stesso attraverso il contraccolpo sociale:
Tale la formula generale della follia che si trova in Hegel2, ch non dovete credere che io innovi, bench abbia creduto di dovere aver cura di presentarvela in forma illustrata. Ho detto: formula generale della follia nel senso che la si pu vedere applicarsi particolarmente a una qualsiasi di quelle fasi per cui pi o meno si compie in ciascun destino lo sviluppo dialettico dellessere umano, e nel senso che essa vi si realizza sempre, come una stasi dellessere in unidentificazione ideale che caratterizza questo punto con un destino particolare. Ma questa identificazione di cui prima ho voluto far sentire il carattere senza mediazione e infatuato, ecco che si dimostra come il rapporto dellessere con ci che esso ha di migliore, perch questo ideale rappresenta in esso la sua libert3. Per dire le stesse cose in termini pi galanti, ve le potrei dimostrare con l'esempio cui Hegel stesso si riferiva in spirito quando sviluppava questa analisi nella Fenomenologia, e cio, se ho buona memoria, nel 1806, mentre attendeva (lo si noti accidentalmente e lo si consideri relativo a una questione che ho appena aperto), mentre attendeva,
Cfr, Philosophie de lesprit, trad. Vra, per i tipi di Germer Baillire, 1867, e la Fenomenologia dello spirito, opera su cui torneremo pi oltre, e di cui Jean Hyppolite ha dato nel 1939 uneccellente traduzione apparsa per i tipi di Aubier(ScI, p. 166). Abbiamo scelto di riportare la nota presente nel testo perch ci sembra un utile suggerimento in vista della trattazione che faremo successivamente sul pensiero di Hegel. 3 Infatti la portata del dramma che questa parola [libert] esprime non si misura dalla ristrettezza dellazione in cui si annoda, e come laltero procedere di Descartes nella Nota segreta in cui egli sannuncia sul punto di salire sulla scena del mondo si fa avanti mascherata. Avrei potuto, invece di Alceste, ricercare il gioco della legge del cuore nel destino che porta il vecchio rivoluzionario del 1917 sul banco degli accusati dei processi di Mosca. Ma quel che si dimostra nello spazio immaginario del poeta vale metafisicamente quanto di pi sanguinario accade nel mondo, perch proprio quello che fa colare il sangue nel mondo. Non dunque che io mi tenga lontano dal dramma sociale che domina il nostro tempo. Il fatto invece che il gioco della mia marionetta manifester meglio a ciascuno il rischio che lo tenta ogni volta che si tratta della libert. Giacch il rischio della follia si misura sullattrazione delle identificazioni in cui luomo impegna ad un tempo la sua verit ed il suo essere. Lungi dunque dallessere il fatto contingente delle fragilit del suo organismo, la follia la virtualit permanente di una faglia aperta nella sua essenza. Lungi dallessere per la libert un insulto, ne la pi fedele compagna, ne segue il movimento come unombra. E lessere delluomo non solo non pu essere compreso senza la follia, ma non sarebbe lessere delluomo se non portasse in s la follia come limite della sua libert. (Ivi, pp. 169-170).
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dicevo, l'avvicinarsi della Weltseele, l'Anima del mondo, che riconosceva in Napoleone, col preciso fine di rivelare a quest'ultimo ci che aveva l'onore di incarnare, bench sembrasse ignorarlo profondamente (Ivi, pp. 166-167).

Un difetto singolare della concezione di Henry Ey dunque poprio il fatto che questa lo allontana dalla significazione dellatto delirante, e lo riduce a considerarlo come effetto contingente di una mancanza di controllo, mentre il problema della significazione di questo atto richiamato incessantemente dalle esigenze medicolegali(Ivi, p. 169) essenziali alla fenomenologia dellesperienza umana. La follia, per come viene intesa da Lacan, permette di evocare le voci allucinatorie di Giovanna dArco o quello che accaduto sulla via di Damasco, senza cambiare il tono della nostra voce reale, o [ ] passare a uno stato secondo nelleserczio del nostro giudizio(Ivi, p. 171). Rigettando la causalit della follia in quellinsondabile decisione dellessere, in cui questo comprende o misconosce la propria liberazione, Lacan, non fa altro che formulare la legge del divenire secondo lantica formula ,
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La storia del soggetto si sviluppa quindi in una serie di identificazioni ideali, fenomeni psichici che rivelano essenzialmente la funzione dellimago. LIo concepito qui come un sistema centrale di queste formazioni, sistema da comprendere nella sua struttura immaginaria e nel suo valore libidico. Tuttavia lio in questione non va confuso con lessere del soggetto. Lopera di Merleau-Ponty dimostra in modo decisivo sottolinea Lacan - che ogni sana fenomenologia, della percezione per esempio, impone che si consideri lesperienza vissuta prima di ogni oggettivazione e anche prima di ogni analisi riflessiva che mescoli loggettivazione con lesperienza. [ ] La pi piccola delle illusioni visive manifesta di imporsi allesperienza prima che losservazione della figura, parte per parte, la corregga; col che si oggettiva la forma detta reale. Quando la riflessione ci avr fatto riconoscere in questa forma la categoria a priori dellestensione la cui propriet appunto quella di presentarsi partes extra partes, rimarr nondimeno che lillusione in se stessa a offrirci quellazione di Gestalt che , qui, loggetto proprio della psicologia (Ivi, p. 173). Tutte le considerazioni sulla sintesi dellIo quindi non ci dispensano dal considerare il suo fenomeno nel soggetto.

Sii diventa quale sei, dialetto eolico.

Tutto ci che il soggetto comprende sotto questo termine non precisamente sintetico, da quando lesperienza freudiana designa in esso il luogo della Verneinung ossia di quel fenomeno per cui il soggetto rivela uno dei propri movimenti con il fatto di negarlo e nel momento stesso in cui lo nega. Lesperienza psicoanalitica, secondo Lacan, dimostra che nulla separa lIo dalla sue forme ideali (Ich Ideal) e che tutto lo limita dal lato dellessere che rappresenta, proprio perch gli sfugge quasi tutta la vita dellorganismo. Dallo studio svolto sui quei fenomeni che Lacan definisce momenti fecondi del delirio, egli giunge a una concezione dellIo, promuovendo il termine di conoscenza paranoica. Sotto questo termine risiede una struttura fondamentale che mostra di avere qualche parentela con una forma di relazione col mondo. Si tratta del transitivismo, che si mostra come la matrice dellUrbild dellIo: la serie di fenomeni che vanno dallidentificazione spettacolare alla suggestione mimetica, alla seduzione di prestanza [ ] si iscrivono in unambivalenza primordiale che ci appare [ ] speculare, nel senso che il soggetto si identifica nel suo sentimento di S allimmagine dellaltro, e che limmagine dellaltro viene a cattivare[sic] in lui tale sentimento(Ivi, p. 175). Si manifesta cos un tratto essenziale dellimago: gli effetti osservabili di una forma, che non pu che essere definita in termini di rassomiglianza generica, implica, come primitivo, un certo riconoscimento. Il primo effetto dellimago che compare nellessere umano di alienazione del soggetto:
Fenomeno che apparir meno sorprendente se si ricordano le fondamentali condizioni sociali dell'Umwelt umano, e se si evoca l'intuizione che domina tutta la speculazione di Hegel. Lo stesso desiderio dell'uomo si costituisce, egli dice, sotto il segno della mediazione, desiderio di far riconoscere il proprio desiderio. Esso ha come oggetto un desiderio, quello degli altri, nel senso che luomo non ha oggetto che si costituisca per il suo desiderio senza una mediazione, cosa che appare nei pi primitivi dei suoi bisogni, per esempio nel fatto che il suo stesso nutrimento devessere preparato, e che si ritrova in tutto lo sviluppo della sua soddisfazione a partire dal conflitto fra servo e padrone attraverso tutta la dialettica del lavoro. Questa dialettica, che quella dello stesso essere delluomo, deve realizzare in un serie di crisi la sintesi della sua particolarit e della sua universalit, tendendo a universalizzare questa stessa particolarit (Ibid.).

Ci vuol dire che in questo movimento che porta luomo a una coscienza sempre pi adeguata di se stesso, la sua libert si confonde con lo sviluppo della sua servit.

Tuttavia la struttura del mondo umano appare alluomo sin dalle prime fasi dello sviluppo, prima ancora del complesso edipico. qui che Lacan per concepirne la genesi psicologica costruisce la fase dello specchio5. Lo scopo manifestare la connessione di un certo numero di relazioni immaginarie fondamentali in un comportamento esemplare di una certa fase dello sviluppo (Ivi, p. 179). Tale comportamento esemplare quello del bambino davanti alla sua immagine allo specchio a partire dellet di sei mesi. Lacan osserva lassunzione trionfante dellimmagine e la compiacenza ludica nel controllo dellidentificazione speculare da parte del bambino. Questi sono parsi manifestare uno di quei fenomeni di captazione identificatrice da parte dellimago che, Lacan, cercava di isolare. Tutto ci si collegava inoltre a quellimmagine dellessere umano che aveva incontrato nella organizzazione arcaica della conoscenza umana. Intorno allimmagine del corpo c infatti unimmensa serie di fenomeni soggettivi il pi importante dei quali la sua autonomia come luogo immaginario di riferimento delle sensazioni propriocettive. Concepito da una prospettiva esistenziale il fenomeno compreso nel rapporto cosiddetto della prematurazione della nascita nelluomo. in funzione di quel ritardo dello sviluppo che caratterizza lessere umano infante, che la maturazione precoce della percezione visiva assume il suo valore di anticipazione funzionale. Ne risulta la marcata prevalenza della struttura visiva nel riconoscimento della forma umana, e le possibilit di indentificazione a questa forma ricevono un saldo decisivo che costituir nelluomo quel nodo immaginario assolutamente essenziale che la psicoanalisi ha designato con il nome di narcisismo. In questo nodo risiede il rapporto dellimmagine con la tendenza suicida, rappresentata da ci che Freud definisce come istinto di morte o masochismo primordiale. Ci dovuto al fatto che la morte delluomo prima di riflettersi nel suo pensiero provata nella fase di miseria originale che vive dal trauma della nascita fino alla fine dei primi mesi di prematurazione fisiologica, e che riecchegger nel trauma dello svezzamento6: Uno dei tratti pi folgoranti dellintuizione di Freud
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Si tratta di un ipotesi basilare. Dice Tarizzo: Ancora nel Sem. XX ad esempio, negli anni 72/73 quindi, egli collega la problematica della prematurazione specifica della nascita nelluomo cone quella dellassenza di rapporto sessuale: Colui che parla un nato prematuro. Il che ha qualcosa a che fare con quel famoso rapporto sessuale, del quale avr fin troppe occasioni di accorgersi che non esiste in D. Tarizzo, Il desiderio dellinterpretazione. Lacan e la questione dellessere, La citt del sole, Napoli 1998, p. 154. 6 Cfr. J. Lacan, Il complesso di svezzamento, in I complessi familiari, a cura di Antonio Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2005.

nellordine del mondo psichico, il fatto chegli abbia colto il valore rivelativo di quei giochi di occultamento che sono i primi giochi del bambino(Ivi, p. 181). Nel punto di partenza di questo sviluppo, vediamo legati insieme lIo primordiale come essenzialmente alienato, e il sacrificio primitivo come essenzialmente suicidiario: cio la struttura fondamentale della follia. Questa discordanza primordiale fra lIo e lessere sarebbe cos la nota fondamentale destinata a rieccheggiare in tutta una gamma armonica attraverso le fasi della storia psichica la cui funzione sarebbe quella di risolverla sviluppandola. Ogni risoluzione di questa discordanza ad opera di unillusoria coincidenza della realt con lideale risuonerebbe fino alle profondit nel nodo immaginario dellaggressione suicidiaria narcisistica (Ibid.). Questo miraggio delle apparenze esige tuttavia il consenso della libert. Nelle prime scelte identificatorie del bambino si determina quella follia per cui luomo si crede uomo, ma luomo ben di pi del suo corpo, pur non potento sapere niente di pi del suo essere. Qui si concentra lillusione fondamentale di cui luomo servo, cio quella passione di essere un uomo che la passione dellanima per eccellenza. Tale illusione va com noto, sotto ilnome di narcisismo, essa impone la propria struttura a tutti i suoi desideri, anche ai pi elevati. Esattamente come la nozione di punto materiale inerte ha fondato la fisica, limago loggetto proprio della psicologia. Per Lacan tuttavia, limago anche ci che esprime una minaccia per luomo, infatti aver riconosiuto questa distanza inqualificabile dellimago e questo infimo fendente della libert come decisivi della follia, non basta ancora a permetterci di guarirla, ma non lontano il tempo in cui tutto questo ci permetter di provocarla7(Ivi, p.186).

1.4. Del soggetto finalmente in questione Lo scritto (ScI, pp. 223-229) in questione funge da introduzione al seguente, Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi che analizzeremo al termine del capitolo.
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Basta un tocco per farci cambiare il vero in follia. Allora saremo passati dallambito della causalit metafisica di cui ci si pu far gioco, a quello della tecnica scientifica che non si presta al riso. Limpresa di cui qua e l gi sono apparsi alcuni balbettii. Larte dellimmagine sapr presto orchestrare i valori dellimago, e un giorno si conosceranno ordinazioni in serie di ideali a prova di critica: in ci trarr tutto il suo senso letichetta: garantito vero. (ScI, p. 186)

Occorre ricordare infatti che gli Scritti vennero pubblicati nel 66, ma sono, per la quasi totalit, una raccolta di opere, o trascrizioni di conferenze tenute da Lacan precedentemente a tale data. Si tratta pertanto di unintroduzione scritta dallo psicoanalista francese nel 66, a un discorso che, come avremo modo di illustrare, venne tenuto nel 53. Lacan parla della dimensione del sintomo, come quella che rappresenta il ritorno della verit come tale nella faglia di un sapere(ScI, p. 227). un problema in cui si rivela una verit che ha un altro riferimento da ci di cui viene a turbare lordine. Si tratta di una dimensione molto differenziata nella critica di Marx. E una parte del rovesciamento che egli opera a partire da Hegel costituito dal ritorno meterialistico della questionde della verit. Tale questione si impone dunque, ma non seguendo il filo dellastuzia della ragione, forma sottile con cui Hegel la manda in vacanza, ma perturbando tali astuzie (Ivi, p. 227), in scia con loperazione freudiana che si distingue in quanto articola lo statuto del sintomo insieme al suo, poich loperazione propria del sintomo nei suoi due sensi. Il sintomo infatti lo si interpreta solo nellordine del significante. E esso ha senso solo nella relazione con un altro significante; in questa articolazione risiede la verit del sintomo. Se, materialisticamente, la verit ci che della catena significante si instaura, il sintomo verit. 1.5. Varianti della cura-tipo Larticolo appare nel 1955(ScI, pp. 317-356), il tema viene assegnato a Lacan nel 1953, per una rubrica sulla cura-tipo. Il promotore ancora una volta Henry Ey , responsabile di un comitato di psicoanalisti incaricati di curare il capitolo dellEncyclopdie mdicochirurgicale sui metodi terapeutici della psichiatria. Lacan interroga detta cura sul suo fondamento scientifico. Vengono presi in esame i criteri terapeutici dellanalisi e si analizza lo spostamento rispetto alla dottrina freudiana da parte delle scuole psicoanalitiche successive. La prima constatazione che i concetti fondamentali restano quelli che si devono a Freud: cos ad esempio, per quel che riguarda il concetto di transfert, nonostante sia

stato messo alla prova dalla teoria volgarizzante. Ci si deve secondo Lacan, alla robustezza hegeliana della sua costituzione(Ivi, p. 322), esso infatti fa risaltare pi di ogni altro concetto la sua identit alla cosa analitica, aderendole in tutte le ambiguit che ne costituiscono il tempo logico8(Ibid.). D'altronde se la psicoanalisi andata cos lontano nella rivelazione dei desideri delluomo solo perch ha seguito nelle vene della nevrosi e della soggettivit marginale dellindividuo, la struttura propria a un desiderio che mostra cos di modellarlo a una profondit inattesa, cio il desiderio di far riconoscere il proprio desiderio. Questo desiderio, in cui si verifica lalienazione del desiderio delluomo nel desiderio dellaltro, struttura le pulsioni scoperte nellanalisi, secondo tutte le vicissitudini delle sostituzioni logiche, nella loro origine, [ ] direzione e [ ] oggetto(Ivi, p. 337), e queste pulsioni mostrano di non derivare dal bisogno di una soddisfazione naturale, ma di modularsi in fasi riproducenti tutte le forme della perversione sessuale. Vi poi una seconda alienazione per cui nel soggetto si iscrive lo sdoppiamento interno della sua esistenza e fatticit: la relazione narcisistica. Il periodo dellelaborazione della teoria dellIo da parte di Freud va dal 1910 al 1920, periodo in cui essa appare iscriversi interamente nella struttura della relazione narcisistica. La questione del fenomeno dellamore-passione determinato dallimmagine dellIo-ideale, insieme con la questione dellimmanenza in esso dellodio, sono momenti centrali per comprendere la relazione dellio con limmagine dellaltro9. Occorre fermarsi sulla nozione di masochismo primordiale, di istinto di morte10, cos come sulla radice negatrice delloggettivazione11, per cogliere linteresse della presenza dellaggressivit nel transfert e nella resistenza, al fine di mostrare che non si tratta di quellaggressione immaginata alla radice della lotta vitale, piuttosto si tratta di quella lacerazione del soggetto contro se stesso. Lacerazione che sorge nel momento
Nel 1966 non c nessuno che segua il nostro insegnamento senza vedervi che il transfert limmistione del tempo di sapere(ScI, p. 322). Per unanalisi del concetto di tempo in psicoanalisi Cfr. Il tempo logico e lasserzione di certezza anticipata. Un nuovo sofisma.(ScI, pp. 191-207), uno scritto del marzo 1945 pensato come contributo alla rivista di Christian Zervos, Les Cahiers dArt. 9 Cfr. S. Freud, Psicologia delle masse e analisi dellio. 10 Cfr. S. Freud, Aldil del principio di piacere. 11 Cfr. S. Freud, La negazione. Un articolo del 1925 sulla Verneinung oggetto della relazione che J. Hyppolite tenne al primo seminario di Lacan (1953-1954). Il testo della relazione non presente allinterno delle pagine del seminario I, dove compare soltanto il commento di Lacan ad essa. Lesposizione di Hyppoline, Commento parlato sulla Verneinung di Freud, bens presente allinterno del secondo volume degli Scritti (Scritti. Vol. II, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, Torino 2002, pp. 885-893) o in Figures de la pense philosophique, crits de Jean Hyppolite, Paris 1971, vol. I, pp. 385-96.
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primordiale attraverso la visione dellimmagine dellaltro, la quale, se da una parte viene colta nella totalit della sua Gestalt, dallaltra in anticipo rispetto alla discordanza motrice dellIo, che strutturata retroattivamente in immagini di frammentazione. Ci spiega la reazione depressiva allorigine dellIo(Melanie Klein), quanto lentusiasmo del bambino davanti allo specchio(Lacan) che manifesta in modo esemplare la natura immaginaria della funzione dellIo nel soggetto. In seno a tali esperienze di prestanza e di intimidazione dei primi anni, lindividuo aperto alla dialettica alienante del Servo e del Padrone
Se queste esperienze [ ] si aprono di fatto a questa significazione per strutturare durevolmente il soggetto umano, perch la ricevono dalla tensione provata nell'impotenza propria a quella prematurazione della nascita la cui specificit i naturalisti riconoscono nello sviluppo anatomico dell'uomo, - fatto in cui si coglie quella deiscenza dell'armonia naturale che esigita da Hegel come malattia feconda, la felice colpa della vita, in cui l'uomo, distinguendosi dalla propria essenza, scopre la propria esistenza. Non v' infatti altra realt, dietro il nuovo prestigio assunto nell'uomo dalla funzione immaginaria, che questo tocco della morte di cui riceve il marchio alla sua nascita.(ScI, pp. 339-340)

Nella funzione immaginaria listinto di morte si manifesta anche nellanimale se consideriamo che la soggettivit non si distingue dallimmagine che la avvince, e lindividuo (animale) solo rappresentante passseggero di tale immagine, appare soltanto come passaggio di questa immagine rappresentata nella vita. Alluomo, invece, questa immagine rivela la sua significazione mortale e di morte, ossia rivela alluomo chegli esiste. Questa immagine per gli data come immagine dellaltro, gli quindi sottratta, cos che lIo, come dice Lacan, non mai altro che la met del soggetto. Il soggetto potremmo dire impone sempre allaltro una forma immaginaria (imprime un sigillo direbbe Lacan) delle esperienze di impotenza in cui questa forma si modellata nel soggetto: e tale forma appunto lIo. 1.6. Introduzione al commento di Jean Hyppolite sulla Verneinung di Freud

Si tratta di una riscrittura ampliata della lezione del 10 febbraio del 1954(ScI, pp. 361372), presente nel testo del Seminario I12. Le differenze rispetto alla lezione originale, che riprenderemo nel prossimo capitolo, e in particolare alla traiettoria di pensiero che Lacan sviluppa in quella sede non ci sembrano degne di nota. Qui ci limitiamo pertanto a riportare la citazione:
Lio di cui parliamo assolutamente impossibile a distinguersi dalle captazioni immaginarie che lo costituiscono da capo a piedi, nella sua genesi cos come nel suo statuto, nella sua funzione cos come nella sua attualit, da parte di un altro e per un altro. In altri termini, la dialettica che sostiene la nostra esperienza, situandosi al livello pi comprensivo dellefficacia del soggetto, ci obbliga a comprendere lio da un capo allaltro nel movimento di progressiva alienazione in cui si constituisce la coscienza di s nella fenomenologia di Hegel. Ci vuol dire che se avete a che fare, nel momento che stiamo studiando, con lego del soggetto, perch in tale momento voi siete il supporto del suo alter ego. (Ivi, p. 366)

1.7. La cosa freudiana. Senso del ritorno a Freud in psicoanalisi Il testo in esame lamplificazione di una conferenza pronunciata alla clinica neuropsichiatrica di Vienna il 7 novembre del 1955(ScI, pp. 391-428). Lacan inizialmente ha lintenzione di chiarire cosa intende con il suo ritorno a Freud, etichetta mansueta sotto la quale sta lebollizione di tutto linsegnamento che egli condusse a Parigi. Innanzitutto il senso di un ritorno a Freud un ritorno al senso di Freud(Ivi, p. 395) e della sua scoperta che mette in questione la verit. Una verit, si potrebbe dire con Lacan, non facile da riconoscere quando stata ammessa una volta. Le verit stabilite si confondono a tal punto con la realt che le circonda che per distinguerle le si marca con il segno dello spirito, mentre la verit in bocca Freud parla: Io sono dunque per voi lenigma di colei che si sottrae non appena apparsa, uomini che tanto ve lintendete a dissimularmi sotto gli orpelli dell vostre convenienze. Ammetto nondimeno che il vostro imbarazzo sia sincero, perch anche quando vi fate miei araldi non valete a portare i miei colori pi dei vostri abiti, vostri e simili a voi stessi, fantocci che non siete altro. Dove vado dunque, una volta passata in voi, dove ero prima di questo passaggio? Ve lo dir forse un giorno? Ma perch voi mi troviate l dove sono, vi insegner a qual segno riconoscermi. Uomini, ascoltate, ve ne do il segreto. Io la verit, parlo (Moi, la vrit, je parle)(ScI, p. 399.
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J. Lacan, Il seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud (1953-1954), a cura di Giacomo Contri, Einaudi, Torino 1978, pp. 65-77.

Linteresse di Lacan non altro che ripetere la parola della scoperta di Freud: a parle, c chi parla, l dove a souffre, dove c chi soffre(Ibid., p. 403). La verit ha detto Parlo, perch sapessimo riconoscere lio del parlo dal fatto che parla, forse era non su tale io che dovevamo buttarci, ma sulle linee del parlare che dovevamo allinearci(Ivi, p. 404) chiamato in causa a questo punto Ferdinand De Saussure. Se, come vedremo nel proseguo del nostro lavoro, ci che c di nuovo da Hegel a Freud lavvento del mondo della macchina13, allo stesso modo ci che c di nuovo tra Freud e Lacan lavvento della linguistica strutturalista. Uno psicanalista infatti, secondo Lacan, deve introdursi alla distinzione tra il significante e il significato ed esercitarsi con le due reti di relazioni che essi organizzano: la prima rete, del significante, la struttura sincronica del materiale del linguaggio in quanto ogni elemento assume il suo impiego per il fatto di essere differente dagli altri (questo il principio di ripartizione che regola la funzione degli elementi della lingua ai suoi diversi livelli); la seconda rete, del significato, linsieme diacronico dei discorsi concretamente pronunciati, che reagisce storicamente sul primo, cos come la struttura del significante ordina le vie del significato. A dominare qui lunit di significazione, che mostra di non risolversi mai in una pura indicazione del reale, ma di rinviare sempre ad unaltra significazione. Cio la significazione non si realizza che a partire da una presa delle cose che dinsieme. Essa si dimostra sempre in eccesso rispetto alle cose che lascia ondeggianti al suo interno. Il significante garantisce la coerenza teorica dellinsieme come insieme. Da qui le basi che distinguono il linguaggio dal segno. Da esse sorge una nuova capacit dincidenza della dialettica
La notazione su cui Hegel fonda la sua critica dell'anima bella e secondo cui essa detta vivere (in tutti i sensi, sia pure economico, del: di che vivere) precisamente del disordine che denuncia, non sfugge alla tautologia se non mantenendo la tauto-ontica dell'anima bella come mediazione, che essa stessa non riconosce, di questo disordine come primo nell'essere. Dialettica quanto si vuole, tale osservazione non saprebbe scuotere il delirio della presunzione cui Hegel l'applicava, poich resta presa nella trappola offerta dal miraggio della coscienza all'io [je] infatuato del suo sentimento, che egli erige a legge del cuore. Non c'

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J. Lacan, Il seminario. Libro II. Lio nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi (1954-1955), a cura di Antonio di Ciaccia, Einaudi, Torino 2006, p. 87.

dubbio che questo io [infatuato]14 in Hegel sia definito come un essere legale, ed in ci esso pi concreto dell'essere reale da cui precedentemente si pensava di poterlo astrarre: come risulta dal fatto che comporta uno stato civile e uno stato contabile. Ma sarebbe toccato a Freud rendere quest'essere legale responsabile del disordine manifesto nel pi chiuso dei campi dell'essere reale, cio nella pseudototalit dell'organismo. (ScI, p. 405)

Che ci possa accadere dovuto alla beanza congenita che lessere reale delluomo presenta nelle sue relazioni naturali e con il recupero ad un uso fonetico o grammaticale, degli elementi immaginari che appaiono ancora frammentati in questa beanza. La struttura significante del sintomo mostra sulla carne lonnipresenza per lessere umano della funzione simbolica. Questo ci che distingue una societ fondata sul linguaggio da una societ animale, e lo scambio che caratterizza una tale societ ha altri fondamenti che non i bisogni, sicch non si potr parlarne come di una collezione di individui, poich i gruppi in essa presenti sono di ben altra struttura. 1.8. Situazione della psicoanalisi e formazione dello psicoanalista nel 1956 Si celebra il centenario della nascita di Freud, e Lacan ne approfitta per fare il punto sul cammino compiuto dalla psicoanalisi(ScI, pp. 453-487). In particolare Lacan pone allordine del giorno il testamento di Freud, verificando cosa esso sia divenuto nel presente. La preoccupazione fondamentale per il fondatore della psicoanalisi che venga mantenuto il suo pensiero nella completezza dei suoi caratteri. Innanzitutto vuole esser certo che gli psicoanalisti nel loro insieme soddisfino allo standard di normalit che esigono dai loro pazienti. Freud ha impegnato lAIP 15 sulla sua via dieci anni prima di interessarsi16 ai meccanismi per cui un gruppo organico partecipa della folla. Esplorazione la cui parzialit trova giustificazione nella fondamentale scoperta dellidentificazione dellio di ogni individuo a una stessa immagine ideale del cui miraggio la personalit del capo fa da supporto. Scoperta che anticipa le organizzazioni fasciste che lhanno resa patente.
Il corsivo e laggiunta, tra parantesi: infatuato, sono nostri, e vogliono suggerire la corrispondenza, nella descrizione che ne fa Lacan, dell io hegeliano dellanima bella con lio del folle per come emerso nel Discorso sulla causalit psichica. 15 Associazione Internazionale di Psicoanalisi. 16 Cfr. Analisi dellio e psicologia delle masse.
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Se fosse divenuto attento prima a questi effetti si sarebbe interrogato sul campo lasciato alla dominanza della funzione del boss(ScI, p. 470) in unorganizzazione che per sostenere la sua parola poteva equilibrarsi ricorrendo al legame simbolico, ossia ricorrendo in una tradizione e in una disciplina, ma non in modo equivalente perch in detta organizzazione tradizione e disciplina avevano come oggetto proprio il mettere in questione il loro principio, col rapporto delluomo con la parola. Si tratta insomma del problema delle relazioni dellio con la verit. Perch alla struttura dellio nella sua generalit che si riduce leffetto didentificazione immaginaria
Qui Freud ci fornisce il movente positivo di quel momento della coscienza da cui Hegel ha dedotto la struttura dialettica come fenomeno dell'infatuazione. (ScI, p. 470)

1.9. Kant con Sade Questo scritto era destinato in origine a porsi come prefazione al romanzo La Philosophie dans le boudoir di Sade. Apparir invece nella rivista Critique nellaprile del 196317, come resoconto delledizione delle opere di Sade cui il numero era dedicato. Lacan procede nella dimostrazione di come loggetto del desiderio sia tanto inafferabile quanto loggetto della Legge. Il desiderio, secondo la nota formula lacanian, il desiderio dellAltro. Il desiderio trova supporto in un fanstasma che ha almeno un piede [quello che conta] nellAltro(ScII, p. 780). Loggetto del desiderio, l dove di propone nudo invece la scoria di una fantasma in cui il soggetto non si riprende dalla perdita di coscienza. un caso di necrofilia(Ibid.) dir Lacan. Loggetto del desiderio vacilla, potremmo dire, in modo complementare al soggetto. Stanno insieme in un movimento sincopato. Per questa ragione loggetto del desiderio inafferrabile quanto, secondo Kant, loggetto della Legge. La legge morale infatti rappresenta il desiderio nel caso in cui non pi il soggetto, ma loggetto a venir meno(ScII, p. 781). Il soggetto restando il solo presente allinterno, in forma di

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J. Lacan, crits, ditions du Seuil, Paris 1966, (tr. It. Scritti. Vol. II, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, Torino 2002, pp. 764-791; dora in poi questopera verr citata direttamente nel testo con labbreviazione ScII, alla quale segue il numero della pagina delledizione italiana).

voce, realizza la significazione nella sbarra ($18) tracciata dal significante, sganciato dal fantasma da cui deriva. Questo simbolo ci chiarifica anche lincontro della Legge con il desiderio, in cui gioca lequivoco della parola libert. Per esemplificare la questione riportiamo il passo della Critica della ragion pratica, citato da Lacan:
Supponete egli dice che qualcuno asserisca della sua inclinazione lussuriosa, che essa gli affatto invincibile quando gli si presentano loggetto amato e loccasione propizia; e domandate se, qualora fosse rizzata una forca davanti alla casa dove egli trova questoccasione, per impiccarvelo non appena egli avesse goduto il piacere, in tal caso egli non vincerebbe la sua inclinazione. Non ci vuol molto a indovinare ci che egli risponderebbe. Ma domandategli, se qualora il suo principe, con minacce della stessa pena di morte immediata, pretendesse che egli facesse una falsa testimonianza contro un uomo onesto, che il principe volesse rovinare con speciosi pretesti, se allora egli, per quanto grande possa essere il suo amore alla vita, crederebbe possibile vincerlo. Forse egli non oserebbe assicurare se lo vincerebbe o no; ma che ci gli sia possibile, lo deve ammettere senza difficolt. Egli giudica di poter fare qualche cosa, perch conscio di doverlo fare, e conosce in s la libert che altrimenti, senza la legge morale, gli sarebbe rimasta incognita.(ScII, p. 781)

Potrebbe per accadere, dice Lacan, che un partigiano della passione facesse problema a Kant portandolo a constatare che nessuna occasione fa precipitare gli individui verso il loro scopo, del vedere questultimo esposto alla sfida o al disprezzo del patibolo. Significa che quel tale costretto dalla sua inclinazione lussuriosa verr attratto dalloggetto amato e godr il piacere, non nonostante la forca, ma proprio perch c la forca. Il patibolo infatti non la Legge, e non pu essere veicolato da essa, la Legge, come si sa da Antigone in poi, unaltra cosa: il patibolo interviene solo perch egli possa appendervi, col soggetto, il suo amore per la vita. (ScII, p. 782). 1.10. Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nellinconscio freudiano una comunicazione fatta a un Congresso riunito a Royaumont su iniziativa dei Colloques Philosophiques Internationaux sul tema: La dialettica, tenutosi nel settembre del 1960(ScII, pp. 795-831).

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$ designa il soggetto diviso o barrato. Barrato dal significante.

La prassi psicoanalitica costituita da una struttura. Tale struttura va presa in considerazione innanzitutto dai filosofi, da coloro i quali sono interessati a ci cui tutti sono interessati senza saperlo(ScII, p. 795). La pertinenza filosofica di tale affermazione non implica il fatto che sia decidibile, occorrerebbe infatti che tutti diventassero filosofi: questo lo schema della Storia che Hegel ci ha dato nella Fenomenologia dello Spirito(Ibid.) e riassumerlo diviene interessante poich ci presenta una mediazione per situare il soggetto in rapporto con il sapere e ci mostra inoltre lambiguit di tale rapporto. Il riferimento ad Hegel puramente didattico e ha il fine di far comprendere in che termini sta la questione del soggetto in quanto sovvertito dalla psicoanalisi. La funzione del soggetto quale instaurata dallesperienza freudiana squalifica alla radice quella psicologia che ha come criterio fondante lunit del soggetto. Seguendo Lacan, cominciamo considerando i cosiddetti stati di coscienza: il sapere hegeliano, nella Aufhebung logicizzante su cui si fonda, ha [ ] poca considerazione per questi stati come tali quanto la scienza moderna(ScII, p. 797), che in essi riconosce un oggetto desperienza utile per definire certe coordinate, ma in nessun modo un ascesi che sia [ ] epistemogena o noofora(Ibid.), al contrario di tanta teoria psicoanalitica che li autentifica nel registro della connaturalit, in quanto la conoscenza la comporta. Freud ivece procede nei riguardi degli stati ipnotici evidenziando uno scarto rispetto alla psicologia precedente: egli per spiegare i fenomeni dellisteria preferisce il discorso dellisterica. Interrogare linconscio affinch questo dia una risposta, dica perch, supponendo gi nellinconscio una sorta di logica. In esso compare infatti una voce interrogativa e il procedere di unargomentazione. Accostiamoci dunque, a piccoli passi, al nostro soggetto: innanzitutto la psicoanalisi, sostiene Lacan, dopo Copernico, dopo Darwin, rappresenta un nuovo sisma che sopraggiunge su quella frontiera sensibile fra la verit e il sapere, e proprio per tale motivo utile allo psicoanalista francese, accogliere il servizio hegeliano. La Fenomenologia infatti segna una soluzione ideale, un revisionismo permanente in cui la verit ricomprende costantemente in se stessa ci che ha di perturbante, non

essendo, questultimo, altro che ci che manca alla realizzazione del sapere(ScII, p. 800). Lantinomia tra sapere e verit supposta risolta in quanto immaginaria: la verit non che ci che il sapere pu apprendere di sapere a condizione di far agire la sua ignoranza(Ibid.). Tradotto con le categorie di Lacan significa: una crisi reale in cui limmaginario si risolve generando una nuova forma simbolica. La dialettica hegeliana essendo convergente arriva poi alla congiuntura definita come sapere assoluto. Tale dialettica, essendo dedotta non pu essere altro che la congiunzione del simbolico con un reale da cui non c pi nulla da attendersi, ci significa un soggetto compiuto nella sua identit con se stesso. Tale soggetto compiuto dunque lipotesi fondamentale di tutto il processo, gi l compiuto, nominato appunto come autocoscienza (Selbstbewusstsein). La storia della scienza per, la nostra storia, secondo Lacan, presenta diverse deviazioni che non rispettano tale immanentismo. E le teorie non si collegano attraverso la dialettica di tesi, antitesi, sintesi. Abbiamo dunque da una parte il soggetto assoluto di Hegel, dallaltra il soggetto abolito della scienza. Per Freud invece la verit rientra nel campo della scienza, con lo stesso movimento in cui si impone nel campo della pratica psicoanalitica: rimossa, ritorna. Nel campo freudiano la coscienza un tratto debole per poter fondare linconscio sulla sua negazione, perch un servizio che non ha titolare(ScII, p. 801). Linconscio, a partire da Freud, una catena di significanti che si ripete da qualche parte, su unaltra scena(Ibid.), e insiste per interferire nei tagli offertigli dal discorso effettivo e dalla riflessione che tale catena informa. Si aprono qui una serie di domande che riassumiamo brevemente: se Freud come si detto in precedenza, vuole che linconscio dica perch, ovvero che quel tu a cui si rivolge, parli, necessario comprendere chi sia questo tu, e di rimbalzo, chi sia lio che interroga. Si pu intendere linconscio come quella parte nascosta, profonda, del soggetto umano al quale questi non ha accesso, oppure lio non altro che la cassa di

risonanza di un soggetto che opera e che si mostra allio solo attraverso i tagli del discorso in un rimbalzo speculare19? Nella definizione di inconscio scritta in precedenza il termine cruciale il significante, rianimato dalla linguistica moderna nelle figura di De Saussure e Jakobson. A Freud, dicevamo, mancato questo strumento e Ginevra 1910, Pietrogrado 1920 dicono abbastanza bene perch(ScII, p 801). Le funzioni che determinano i versanti radicali degli effetti del linguaggio, secondo la scuola strutturalista, sono la metafora e la metonimia. Effetti di sostituzione e di combinazione del significante nelle dimensioni sincronica e diacronica in cui appaiono nel discorso. Se dunque riconosciamo, con Lacan, la struttura del linguaggio nellinconscio, quale soggetto possiamo concepirvi? Definiamo, con il supporto della linguistica, lIo(Je) come un significante che designa nel soggetto dellenunciato, il soggetto in quanto parla attualmente. Designa il soggetto dellenunciazione, ma non lo significa. Infatti la questione : quando si tratta del soggetto dellinconscio, chi parla? Il posto dellinter-detto20, che intra-detto di un fra-due-soggetti, lo stesso in cui si divide la trasparenza del soggetto classico per passare agli effetti di dissolvenza(fading) che specificano il soggetto freudiano nel suo occultamento ad opera di un significante sempre pi puro(ScII, p. 803). Occorre ricondurre quegli effetti di fading alla funzione di taglio (coupure) che assumono nel discorso. La funzione di coupure pi forte quella che fa da sbarra fra il significante e il significato. in questo punto che si sorprende il soggetto che interessa alla psicoanalisi. Solo questo taglio della catena significante verifica, nel senso di verum-facere, la struttura del soggetto come discontinuit nel reale. In altri termini si potrebbe dire che la linguistica vede nel significante il determinante del significato, mentre lanalisi rivela la verit di tale rapporto ponendo proprio i tagli o buchi di senso, come li definisce Lacan, come i determinanti del discorso (analitico). La traduzione che Lacan fa del motto freudiano Wo Es war, soll Ich werden, ci aiuter a procedere: L dovera in quellistante, l dovera per poco, fra

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Cfr. Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dellio, in Scritti. Vol. I, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, Torino 2002, pp. 87-94. 20 Il posto della negazione che qualifica il soggetto, come manifestantesi tra il dire, nei tagli del discorso.

quellestinzione che ancora brilla e questo schiudersi che sarresta, Io posso venire allessere con lo sparire del mio detto(ScII, p. 804), che cosa resta dunque se non la traccia di ci che bisogna pure che sia, per cadere dallessere, da quellessere che trema della vacillazione che gli ritorna dal suo stesso enunciato. Il signifincante Io fa il suo avvento come essere di non-essente, come soggetto che si coniuga nella aporia di una sussistenza che abolisce dal suo sapere e di una seconda aporia di un discorso in cui la morte sostiene lesistenza. Si pu commisurare questo essere con quello forgiato da Hegel come soggetto, in quanto soggetto che tiene sulla storia il discorso del sapere assoluto?(ScII, p. 804). Hegel, afferma Lacan, testimonia di avere provato la tentazione della follia. La via tracciata dallo psicoanalista francese ha la pretesa di superare, tramite Freud, questa follia andando fino alla verit della vanit di tale discorso. Compare cos, ancora una volta, la distanza tra la relazione del soggetto per come intesa da Freud e per come invece descritta da Hegel. Dov, secondo Lacan, la radice di questa separazione? Nel modo in cui in essi si differenzia la dialettica del desiderio:
In Hegel infatti al desiderio, alla Begierde, che attribuito il compito di quel minimo di legame con l'antica conoscenza che bisogna sia mantenuto dal soggetto perch la verit sia immanente alla realizzazione del sapere. L'astuzia della ragione vuol dire che il soggetto fin dall'origine e fino alla fine sa ci che vuole. [ ] In [Freud invece] il desiderio si lega al desiderio dellAltro, [ ] in questo anello che dimora il desiderio di sapere. (Ibid.)

Nella metafora del ritorno allinanimato che Freud applica a ogni corpo vivente, si pu riconoscere quel margine al di l della vita che il linguaggio assicura allessere per il fatto che parla. In questo margine quellessere lega in posizione di significante non solo ci che del suo corpo scambiabile, ma il corpo stesso. La relazione delloggetto con il corpo dunque non va definita come identificazione parziale tendente alla propria totalizzazione, poich tale oggetto il modello primitivo, originale della significanza del corpo come puntata dellessere. Listinto, fra i modi di conoscenza che la natura esige, quel tipo di conoscenza caratterizzata dal fatto di non poter essere un sapere. Quando per Freud parla di pulsione (istinto la treduzione che Lacan fa di Trieb) parla di un sapere che non

comporta la minima conoscenza, poich iscritto in un discorso di cui il soggetto non sa n il senso n il testo, e tanto meno sa di esservi iscritto. 1.10.1 Il grafo I21 del desiderio

Il grafo serve a Lacan per presentare dove si situi il desiderio in rapporto ad un soggetto definito dalla sua articolazione ad opera del significante e comprendere cos pi da vicino i rapporti fra la catena del significante e la catena significata. Non c vero soggetto che tenga, se non quello che parla in nome della parola [ ]. Non c soggetto se non nel riferimento a questo Altro. Questo simbolico ed esiste in ogni parola che abbia valore. Dallaltra parte non c oggetto che non sia metonimico. Loggetto del desiderio in effetti loggetto del desiderio dellAltro, e il desiderio sempre desiderio di Altra cosa, soprattutto di ci che manca, di a:quelloggetto primordiale perduto sempre da ritrovare. Analogamente non vi senso che non sia metaforico, esso nasce infatti dalla sostituzione, nella catena simbolica, di un significante a un altro significante22 Si articola qui ci che Lacan definisce il punto di capitone grazie a cui il significante arresta lo scivolamento metonimico, altrimenti infinito della significazione, infatti fra la catena del significante e il flusso del significato c come uno scivolamento reciproco, che costituisce lessenziale del loro rapporto, ma poich nonostante questo scivolamento, c un legame, una coerenza, dobbiamo cogliere il punto in cui esso si produce. Potrebbe trattarsi di un presente ideale, tuttavia occorre fare attenzione poich il discorso non un evento puntiforme, non ha soltanto una

Il grafo stato costruito da Lacan per il seminario su Le formazioni dellinconscio(J. Lacan, Il seminario. Libro V. Le formazioni dellinconscio (1957-1958), a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi , Torino 2004, p. 10), elaborato sulla struttura del motto di spirito, presa come punto di partenza. 22 Ivi, pp. 9-10

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materia, ma richiede del tempo, ha una dimensione temporale, uno spessore, non possiamo accontentarci di un presente istantaneo23. Il vettore S.S. sostiene la catena significante. Il vettore .$, rappresenta il pesce che - il primo vettore - aggancia [ ] nel suo vivo nuoto. La funzione diacronica di questo punto di capitone si trova nella frase, essa infatti chiude la propria significazione soltanto con lultimo termine, ciascun termine infatti in anticipo rispetto alla costruzione degli altri, e viceversa ne sigilla il senso col suo effetto retroattivo: se inizio una frase, ne capirete il senso solo quando lavr finita. assolutamente necessario la definizione della frase che io abbia pronunciato lultima parola per comprendere dove sta la prima.24 La struttura sincronica invece potremmo dire la metafora: con cui il bambino in un sol colpo, sconnettendo la cosa dal suo grido, eleva il segno alla funzione del significante e la realt alla sofistica della significazione e, col disprezzo della verosimiglianza, apre la diversit delle oggettivazioni da verificare della stessa cosa(ScII, p. 808). Occorre allora fare un altro passo e esplicitare la funzione dei due punti di incrocio:

A: il luogo del tesoro del significante, il che non vuol dire del codice non conservata la corrispondenza univoca di un segno con qualcosa, - perch il significante costituito solo da una raccolta sincronica ed enumerabile in cui ciascun elemento si regge unicamente sul principio della sua opposizione a ciascuno degli altri(ScII, p.
La relazione del significante con il significato [ ] mi ha portato a far riferimento al famoso schema di Ferdinand de Saussure, in cui si vede rappresentato il duplice flusso parallelo del significante e del significato, come distinti e votati a un perpetuo significato , come distinti e votati a un perpetuo scivolamento delluno sullaltro. a questo proposito che ho forgiato per voi limmagine, presa a prestito dalla tecnica dei materassai, del punto di capitone. necessario infatti che in qualche punto il tessuto delluno si attacchi al tessuto dellaltro, in modo da sapere dove poggiare, almeno nei limiti consentiti da tali scivolamenti. Vi sono cos dei punti di capitone, che tuttavia lasciano una certa elasticit nei legami fra i due termini. (Le formazioni dellinconscio, p. 9.) 24 J. Lacan, Il seminario. Libro V. Le formazioni dellinconscio (1957-1958), a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi , Torino 2004, p. 11.

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808), questo, per inciso, non altro che il risultato a cui giunge il sillogismo disgiuntivo hegeliano. s(A): linterpunzione in cui la significazione si costituisce come prodotto finito(Ibid.). Luno dunque un luogo, un posto, laltro un momento, una scansione. Ambedue partecipano di quellofferta al significante che costituita da buco del reale, luno come cavo da ricettacolo, laltro come foro per luscita(Ibid.). La sottomissione del soggetto al significante prodottasi nel circuito che va da s(A) ad A per tornare da A a s(A) un cerchio in quanto lasserzione che vi si instaura, chiudendosi sulla sua stessa scansione, in mancanza di una atto in cui possa trovare la propria certezza, rinvia alla propria anticipazione nella composizione del significante, in se stessa insignificante. La quadratura del cerchio esige la completezza della batteria significante installata in A, che simbolizza quindi il luogo dellAltro. Questo Altro dunque non che il puro soggetto della strategia dei giochi, mentre il soggetto reale non deve tener conto di nessuna aberrazione soggettiva nel senso comune, ma solo delliscrizione di una combinatoria la cui esaustione possibile. Tuttavia si tratta di una quadratura impossibile, perch il soggetto si costituisce sottraendosene, rendendola essenzialmente incompleta, dovendosi contare, non esercitando altra funzione che di mancaza. LAltro infatti in quanto sito preliminare del puro soggetto del significante, occupa in esso la posizione dominante, prima ancora di venire all'esistenza in esso, per dirla con Hegel e contro di lui, come Padrone assoluto. Giacch ci che omesso nella piattezza della moderna teoria dell'informazione, che non si pu nemmeno parlare di codice se gi non il codice dell'Altro: ora, appunto di qualcosa d'altro che si tratta nel messaggio, perch da questo che il soggetto costituito, per cui dall'Altro che il soggetto riceve persino il messaggio che emette. Sono cos giustificate le notazioni A e s(A). (ScII, p.809). Questo Altro distinto come luogo della Parola, simpone anche come testimone della Verit. Senza la dimensione che esso costituisce, linganno della Parola sarebbe identica alla finta rappresentata nel mondo animale durante la lotta o nella parata sessuale. Infatti lanimale non pu fingere di fingere. Egli non pu cancellare le proprie tracce, il che vorrebbe dire farsi soggetto del significante: La Parola - infatti - non

inizia che col passaggio della finta allordine del significante, e che il significante esige un altro luogo, - il luogo dellAltro, lAltro testimone, il testimone Altro da qualsiasi partners, - perch la Parola di cui supporto possa mentire, cio porsi come Verit(ScII, p. 810). La Verit dunque trae garanzia dalla Parola: il primo detto [ ] oracolo; esso conferisce allaltro reale la sua oscura autorit(Ibid.). Basta prendere un significante come insegna di questa nascita della possibilit per avere il tratto unario che, colmando il marchio invisibile che il soggetto riceve da significante, aliena questo soggetto nella prima identificazione, quella che forma lideale dellio; ci iscritto dalla notazione I(A):

I(A) sostituisce $, facendolo riportare dalla sua punta al suo punto di partenza per un effetto di retroversione per il quale ad ogni tappa il soggetto diviene ci che era come da prima e si annuncia soltanto al futuro anteriore: sar stato(ScII, p. 811). Tutto ci in cui il soggetto trova per assicurarsi, in questa retrospettiva, limmagine che gli viene incontro anticipata, immagine chegli ha assunto di se stesso nello specchio25.

Ci che il soggetto trova in quellimmagine alterata del suo corpo il paradigma di tutte le forme della rassomiglianza che porteranno sul mondo degli oggetti una tinta di ostilit proiettandovi le metamorfosi dellimmagine narcisistica che, dalleffetto giubilatorio del suo incontro allo specchio diviene, nellaffrontamento col simile, lo scarico della pi intima aggressivit. Questa limmagine che si fissa, io ideale, nel punto in cui il soggetto si arresta come ideale dellio. Lio allora funzione di padronanza, gioco di prestanza, rivalit costituita. Nella cattura che subisce per la sua natura immaginaria, esso maschera la sua duplicit: la coscienza in cui si d assicurazione di unesistenza incontestabile [ ] non gli affatto immanente ma trascendente, perch si sostiene sul tratto unario dellideale dellio[ ]. Per cui

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Questo processo immaginario che va dallimmagine speculare alla costituzione dellio sul cammino della soggettivazione ad opera del significante, nel grafo precedente indicato dal vettore i(a)m, con un unico senso, ma doppiamente articolato: prima in cortocircuito SI(A), poi in ritorno su s(A)A: lio si compie dunque in quanto articolato non come Io del discorso ma come metonimia della sua significazione. Promuovere la coscienza come essenziale al soggetto sulla scia del cogito cartesiano ingannevole, si accetta la trasparenza di Io in atto a spese dellopacit del significante che lo determina. Lo scivolamento per cui la coscienza (Bewusstsein) serve a coprire la confusione del S(Selbst) dimostra nella Fenomenologia dello spirito la ragione del suo errore:
Il movimento stesso che sposta l'asse del fenomeno dello spirito verso la relazione immaginaria con l'altro (con l'altro cio col simile, da connotarsi con un'a minuscola), porta alla luce il suo effetto, e cio l'aggressivit che diviene il giogo della bilancia intorno a cui l'equilibrio del simile col simile si scomporr nel rapporto Servo e Padrone, gravido di tutte le astuzie con cui la ragione far avanzare in esso il suo regno impersonale. Di questa servit inaugurante le vie della libert, mito indubbiamente pi che genesi effettiva, possiamo ora mostrare che cosa nasconde, grazie al fatto di averlo rivelato come mai prima. La lotta che la instaura detta giustamente di puro prestigio e, quanto alla posta, ne va della vita appunto per far eco a quel pericolo della prematurazione generica della nascita che Hegel ha ignorato e di cui noi abbiamo fatto il movente dinamico della cattura speculare. Ma la morte, proprio perch portata alla funzione della posta [ ] mostra ad un tempo ci che eliso da una regola preliminare cos come dal regolamento conclusivo. [ ] Bisogna pure che il vinto non perisca, perch se ne abbia uno schiavo. [ ] Il patto ovunque preliminare alla violenza prima di perpetuarla, e ci chiamiamo il simbolico domina limmaginario, ed in questo ci si pu domandare se non sia proprio luccisione ad essere il Padrone assoluto. Non basta [ ] decidere in base al suo effetto: la Morte. Si tratta anche di sapere quale morte, se quella portata dalla vita o quella che la porta. [ ] Il lavoro, egli [Hegel] dice, cui il servo si sottomesso rinunciando al godimento per timore della morte, sar appunto la via attraverso cui realizzer la libert. Non v illusione pi manifesta [ ]. Il godimento facile per il servo, e lascer servo il lavoro. [ ]Rendendo un omaggio propriamente inconscio alla storia scritta da Hegel, egli[lossessivo] trova spesso il suo alibi alla morte del Padrone. Ma cosa s'attende da questa morte? Semplicemente l'attende26 .(ScII, p. 813).
lego trascendentale stesso si trova relativizzato, implicato com nel misconoscimento in cui sinaugurano le identificazioni dellio. (ScII, p.811). 26 E se lananke somatica dellimpotenza delluomo a muoversi, e a fortiori a bastare a se stesso, per un certo tempo dopo la nascita, assicura una base a una psicologia della dipendenza, come potrebbe elidere il fatto che questa dipendenza mantenuta da un universo di linguaggio, e lo perch grazie ad esso e attraverso di esso i bisogni si sono diversificati e demoltiplicati a tal punto che la loro portata appare di tuttaltro ordine, sia che la si riferisca al soggetto che alla politica? Diciamolo chiaramente: a tal punto che i bisogni sono passati al registro del desiderio, con tutto ci che questo impone di confrontare con la nostra esperienza: i paradossi di sempre agli occhi del moralista, del marchio dinfinito che vi rivelano i

LAltro il luogo del significante. Ogni enunciato dautorit non trova in esso altra garanzia che la sua stessa enunciazione, perch vano che la cerchi in un altro significante, che in nessun modo potrebbe apparire fuori da questo luogo. Proprio perch non c metalinguaggio che possa essere parlato o, secondo laforisma lacaniano non c Altro dellAltro. Il Padre il rappresentante originale della Legge, ci esige per che si specifichi quale sia il modo privilegiato di presenza con cui si regge al di l di quel soggetto che portato ad occupare in modo reale il posto dellAltro, e cio la Madre. Ma occorre concentrarsi su ci che si chiude al di qua, per effetto della domanda, se vogliamo costituire il posto del desiderio. Infatti come desiderio dellAltro che il desiderio trova forma, inizialmente per soltanto in unopacit soggettiva in cui rappresentato il bisogno. Opacit che, lo vedremo, costituisce la sostanza del desiderio. Il desiderio dice Lacan, si abbozza nel margine in cui la domanda si strappa dal bisogno: margine che la domanda, il cui appello pu essere incondizionato solo nei riguardi dellAltro, apre sotto forma del possibile difetto che il bisogno le pu apportare per il fatto di non avere soddisfazione universale (ci si chiama: angoscia). Margine che per quanto lineare sia, lascia apparire la sua vertigine purch non sia coperto dal calpestio delefante del capriccio dellAltro. Tuttavia questo capriccio ad introdurre il fantasma dellOnnipotenza non del soggetto, ma dellAltro in cui la domanda del soggetto si installa, e con questo fantasma la necessit del suo imbrigliamento da parte della Legge. La Legge dunque, origina dal desiderio in quanto esso rovescia il carattere incondizionato della domanda damore, in cui il soggetto resta in soggezione allAltro, per portarlo alla potenza della condizione assoluta (assoluto significa anche dire distacco). Per il guadagno ottenuto sullangoscia nei confronti del bisogno, questo

teologi, la precariet del suo statuto quale si annuncia nellulitmo grido della sua formula emesso da Sartre: desiderio, passione inutile. Quel che la psicoanalisi dimostra intorno al desiderio in quella che possiamo dire esserne la funzione pi naturale in quanto ne dipende la conservazione della specie, non soltanto che dipende, nella sua istanza, nella sua appropriazione, nella sua normalit insomma, dagli accidenti della storia del soggetto (nozione del trauma come contingenza), ma che tutto ci esige il concorso di elementi strutturali ai quali, per intervenire, importa ben poco di tali accidenti, e la cui incidenza disarmonica, inattesa, difficile, da ridurre, sembra lasciare allesperienza un residuo che ha potuto strappare a Freud lammissione che la sessualit doveva portare la traccia di qualche incrinatura poco naturale. Si avrebbe torto a credere che su questo punto il mito freudiano dellEdipo la faccia finita con la teologia. Non basta infatti agitare la marionetta della rivalit sessuale. Sarebbe piuttosto il caso di leggervi ci che nelle sue coordinate Freud impone alla nostra riflessione: coordinate che tornano sulla questione da cui egli stesso partito: che cos un Padre? il padre morto. (ScII, pp. 814-815).

distacco riesce fin dal pi umile dei suoi modi27. Linconscio discorso dellAltro, in cui dell, dice Lacan, va inteso nel senso del de latino (determinazione oggettiva), dunque linconscio discorso sullAltro(lAltro loggetto del discorso inconscio), mentre il desiderio delluomo il desiderio dellAltro, ma dell qui determinazione soggettiva, pertanto il desiderio delluomo loggetto del desiderio dellAltro. La questione dellAltro, torna al soggetto dal posto dal quale questo attende un oracolo nella formula: Che vuoi? Tale formula quella che meglio lo condurr alla strada del proprio desiderio. Questo piano sovrapposto della struttura condurr Lacan al terzo grafo:

27

Cfr. D. Winnicott, Gioco e realt, trad. Giorgio Adamo e Renata Gaddini, pref. di R. Gaddini, Armando, Roma 1974 e, dello stesso autore Sviluppo affettivo e ambiente: studi sulla teoria dello sviluppo affettivo, trad. Alda Bencini Bariatti, Roma: Armando, 1974. Cfr. Il Fort/Da, che non ho bisogno di commentare ulteriormente, ossia quel momento che possiamo considerare come teoricamente il primo dellintroduzione del soggetto nel simbolico, nella misura in cui questa introduzione consiste nellalternanza di una coppia di significanti in rapporto con un qualsiasi piccolo oggetto (diciamo una palla, o anche lestrmit di un cordoncino, qualcosa di sfilacciato sul bordo della culla, a patto che tenga, e che possa essere gettato e ripreso). Ecco dunque lelemento di cui si tratta e per mezzo del quale si manifesta qualcosa che appena prima dellapparizione del $, cio il momento in cui il $ sinterroga in rapporto allaltro in quanto presente o assente. dunque il luogo tramite cui il soggetto entra, a questo livello, nel simbolico, e fa sorgere allinizio qualcosa di cui Winnicott, sulla base di un pensiero completamente orientato sulle esperienze primarie della frustrazione, ha introdotto il termine, per lui necessario nella genesi possibile di ogni sviluppo umano come tale, di oggetto transizionale. Loggetto transizionale la pallina del Fort/Da. A partire da quando possiamo considerare questo gioco come promosso alla sua funzione nel desiderio? A partire fal momento in cui diviene fantasma, vale a dire in cui il soggetto non entra pi nel gioco, ma si anticipa nel gioco, in cui cortocircuita il gioco, in cui tutto intero incluso nel fantasma. Voglio dire: nel momento in cui si coglie lui stesso nella scomparsa. Beninteso, non sar mai senza pena che [si] coglier, ma quello che si deve esigere riguardo a ci che chiamo fantasma in quanto supporto del desiderio, che il soggetto sia rappresentato nel fantasma in questo momento di sparizione in J. Lacan, Il seminario. Libro VI. Le dsir et son interpretation (19581959), inedito.

Un punto interrogativo impiantato nel cerchio dellA maiuscola dellAltro. $a, la formula che simbolizza il legame tra la condizione di un oggetto e il momento di eclissi del soggetto, soggetto scisso per la sua subordianzione al significante. Questo algoritmo, come gli altri presenti nel grafo, sono gli indici di una significazione assoluta, appropriata alla condizione del fantasma. Sul fantasma cos posto, il grafo iscrive che il desiderio si regola omologamente a ci che avviene dellio nei riguardi dellimmagine del corpo allo specchio, ma segna ancora linversione dei misconoscimenti in cui il desiderio e limmagine del corpo si fondano. Qui si chiude la via immaginaria per cui, dice Lacan, io debbo accadere l dove sera linconscio. Il fantasma la stoffa di quellIo che si trova rimosso primordialmente, indicabile solo nella dissolvenza dellenunciazione:

$D pone la pulsione come tesoro dei significanti e conserva la struttura legandola alla diacronia. La pulsione ci che avviene della domanda quando il soggetto vi svanisce, e con lui sparisce anche la domanda stessa. Resta per il taglio, presente in ci che distingue la pulsione dalla funzione organica da essa abitata, ovvero sia il suo artificio grammaticale, manifesto nella reversione della sua articolazione sia con la fonte che con loggetto. La stessa delimitazione della zona erogena che la pulsione isola dal metabolismo della funzione, deriva da un taglio che favorito dal tratto anatomico di un margine e un bordo: labbra, [ ], margine dellano, solco del pene, vagina, fessura palpebrale(ScII, p. 820). Un tratto comune a tali oggetti che non hanno unimmagine speculare, ovvero non hanno alterit. Questo permette loro di essere quel doppione che la fodera, senza esserne il rovescio, del soggetto della coscienza. Infatti tale soggetto che crede di poter accedere a se stesso per il fatto di designarsi nellenunciato, non altro che un simile oggetto. Questo dunque loggetto inafferabile allo specchio cui limmagine speculare fa da abbigliamento. S( ) si legge significante di una mancanza nellAltro. il punto in cui ogni catena significante onora se stessa nel chiudere la sua significazione. La mancanza di cui si tratta esattamente quello che abbiamo formulato in precedenza con non c Altro dellAltro.

S( ) innanzitutto un significante ci che rappresenta il soggetto per un altro significante. Questo significante sar dunque il significante per il quale tutti gli altri significanti rappresentano il soggetto: in mancanza di questo tutti gli altri non rappresenterebbero, niente. La batteria dei significanti, in quanto , per ci stesso completa, tale significante non pu essere che un tratto che si traccia col loro cerchio senza potervi essere contato. simbolizzabile con un (-1) allinsieme dei significanti. Come tale impronunciabile, tuttavia la sua operazione ci che si produce ogni volta che pronunciato un nome proprio, il cui enunciato uguale alla sua significazione. Lacan trascrive ci che si detto sin qui con una formula algebrica allo scopo di calcolare la significazione:
  .

ci che manca al soggetto per pensarsi esaurito dal suo cogito, manca ci che egli dimpensabile. Ma da dove viene questo essere che appare in qualche modo in difetto nel mare dei nomi propri? Dove possiamo fondare la via per arrivare al problema per come Lacan lo pone, ovvero: Che sono io? Io sono nel posto dice Lacan da cui si vocifera che luniverso un difetto nella purezza del Non-Essere(ScII, p.823). Questo posto, viene detto chiaramente, si chiama Godimento(Jouissance), ed ci il cui difetto renderebbe vano luniverso(Ibid.). Questo godimento, la cui mancanza abbiamo detto rende lAltro inconsistente mio? Leperienza prova che ordinariamente mi proibito, [ ] per la colpa dellAltro se esistesse: ma poich lAltro non esiste, non mi resta che prendere la colpa su Io, cio credere a ci cui lesperienza ci porta tutti [ ]: al peccato originale(Ibid.). Si tratta di un mito, secondo Lacan, ma corrisponde a qualcosa che un mito non : il complesso di castrazione. Qui sta la molla di quella sovversione che stiamo mostrando. Esso non pu essere ignorato da nessun pensiero sul soggetto. Si tratta di quel margine del soggetto che ogni pensiero ha evitato. Il godimento proibito a chi parla come tale, la Legge trova il suo fondamento in tale proibizione, dunque per chi soggetto alla Legge il godimento pu essere detto soltanto tra le righe: qualora la legge comandasse: Godi, il soggetto potrebbe rispondere solo con un : odo28(ScII, p. 825). Tuttavia la Legge in quanto tale si limita a fare di una barriera quasi naturale un soggetto sbarrato.

28

Omofonia tra Jouis, godi, Jous: odo

Il godimento ha il marchio della proibizione nella sua infinitezza, e tale marchio comporta un sacrificio, il cui atto tuttuno con la scelta del suo simbolo, ovvero il fallo. Ci consentito poich il fallo, limmagine del pene, negativizzato, al suo posto, nellimmagine speculare. Nella dialettica del desiderio questo ci che predestina il fallo a dar corpo al godimento. Occorre dunque distinguere dal principio del sacrificio, che simbolico, la funzione immaginaria che gli si applica, ma che, allo stesso tempo, lo vela nello momento in cui gli si d come strumento. La funzione immaginaria ci che Freud ha detto presiedere allinvestimento delloggetto in quanto narcisistico: limmagine speculare il canale imboccato dalla trasfusione della libido del corpo verso loggetto. Ma poich una parte resta preservata da tale immersione, concentrando in s ci che di pi intimo v nellautoerotismo, la sua posizione a punta nella forma la predispone a quel fantasma di caducit in cui viene a compiersi la sua esclusione dallimmagine speculare e dal prototipo che questa costituisce per il mondo degli oggetti dunque lorgano arriva a simbolizzare il posto del godimento come parte mancante allimmagine desiderata. Esso equagliabile al della significazione [ ] del

godimento che restituisce [ ] alla funzione di mancanza di significante: (-1)(ScII, p. 826), ci significa che la castrazione evidenzia un dato irrinunciabile: occorre che il godimento sia rifiutato perch possa essere raggiunto sulla scala rovesciata della Legge del desiderio. 1.11 Posizione dellinconscio Relazione al congresso di Bonneval del 1960, la cui redazione stata condensata in questo scritto(ScII, pp. 832-854) nel 1964. Un cospicuo numero di analisti era stato riunito da Henry Ey sul tema dellinconscio. Lacan esordisce nel suo scritto con due definizioni: ci che linconscio , e ci che invece non : un concetto forgiato sulla traccia di ci che opera per costituire il soggetto e non una specie che definisca nella realt psichica il cerchio di ci che non ha lattributo della coscienza(ScII, p. 833). Che cosa c di comune, si chiede Lacan, tra linconscio della sensazione[ ], linconscio dellautomatismo di sviluppo dallabitudine, il coconscio (?) della doppia personalit, le emergenze ideiche di unattivit latente che simpone come orientrata

nella creazionde del pensiero, la telepatia che si vuole rocondurre a questultima, il fondo acquisito e integrato della memoria, il passionale che si supera nel nostro carattere, lereditario che si riconosce nei nostri doni naturali, e infine linconscio razionale o linconscio metafisico implicato dallatto dello spirito?(ScII, p. 834). Nulla, risponde Lacan, quando ci si fonda su unoggettivit psicologica, questo caos riflette lerrore della psicologia. Lerrore considerare come unitario il fenomeno della coscienza, di parlare di una stessa coscienza come potere di sintesi. Il cuore di tale errore si colloca nel cogito cartesiano. Per la scienza il cogito segna al contrario la rottura con ogni sicurezza condizionata dallintuizione e la ricerca della latenza di questo momento fondatore, come Selbstbewusstsein, nella sequenza dialettica di una fenomenologia dello spirito ad opera di Hegel, poggia sul presupposto di un sapere assoluto(Ibid.). Tuttavia nella realt pscichica tutto dimostra, al contrario la distribuzione eterotopa quanto ai livelli ed errativa in ciascuno, della coscienza (ScII, p. 835). La sola funzione omogenea della coscienza nella cattura immaginaria dellio ad opera del suo riflesso speculare e nella funzione di misconoscimento che gliene resta attaccata. La negazione inerente alla psicologia su questo punto sarebbe piuttosto, con Hegel, da mettere in conto alla Legge del cuore e al delirio della presunzione. Il soggetto dunque sotto leffetto di linguaggio che introduce la causa in esso, porta in s il verme(ScII, p. 838) della causa che lo scinde. La sua causa il significante e non ci sarebbe alcun soggetto nel reale senza tale significante. Tale soggetto dunque ci che il significante rappresenta, e il significante non rappresenta nulla che per un altro significante, cui si riduce il soggetto che ascolta. Al soggetto non si parla. C chi parla, a parle, di lui, ed l che egli si apprende, e tanto pi in quanto, prima di sparire come soggetto sotto il significante che diviene per il solo fatto che c, a, chi si rivolge a lui, egli non era assolutamente niente. Ma questo niente, questo rien, si regge sul suo avvento, ora prodotto dallappello rivolto nellAltro al secondo significante(ScII, pp. 838-839). Il soggetto in quanto effetto di linguaggio nasce da questa scissione e traduce una sincronia significante in quella primordiale pulsazione temporale che quella dissolvenza, incontrata in precedenza, costitutiva della sua identificazione. il primo movimento. Nel secondo, poich il desiderio giace su quel

taglio significante in cui si effettua la metonimia, la diacronia (la storia) iscrittasi in tale dissolvenza fa ritorno a quella fissit che Freud assegna al desiderio. Questo secondo movimento chiude leffetto del primo proiettando il posto del soggetto nellistante del fantasma, sigillandolo, rifiuta al soggetto del desiderio di sapersi effetto di parola, quel che egli per il fatto di non essere altro che il desiderio dellAltro. Luso che Lacan fa della fenomenologia di Hegel non corporta unobbedienza al sistema, ma predica contro le evidenze dellidentificazione. Gli enunciati hegeliani sono propizi dice Lacan a dire sempre qualcosa dAltro. Qualcosa dAltro che ne corregge il legame da sintesi fantasmatica, pur conservando il loro effetto di denunciare le identificazioni nel loro inganno. la nostra Aufhebung a trasformare quella di Hegel, il suo inganno, in unoccasione per rilevare, al posto dei salti di un progresso ideale, la metamorfosi di una mancanza (ScII, p. 841). 2. Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi Lo scritto che presentiamo adesso forse quello pi importante per intendere il percorso dellintero cammino lacaniano, certamente capitale per coloro che vogliono cogliere lhegelismo in Lacan. Per questa ragione, nonostante sia collocato a met circa del primo volume degli Scritti(ScI, pp. 230-316), si scelto di porlo al termine del primo capitolo per dedicargli lattenzione che merita. Si tratta della relazione tenuta al Congresso di Roma, il 26 e 27 settembre del 1953, presso lIstituto di Psicologia dellUniversit di Roma. Comincer qui quel periodo della seconda parte della vita di Lacan dedicato per intero, secondo unespressione divenuta ormai celebre, al ritorno a Freud, invero avr inizio, nellautunno dello stesso anno, il primo dei ventisei seminari che costituiscono la sostanza dellinsegnamento dello psicoanalista francese. Il discorso doveva essere, insieme ad altri interventi, un contributo alla relazione annua di cui la societ che rappresentava la psicoanalisi in Francia continuava da diciotto anni la tradizione sotto il nome di Congresso degli psicoanalisti di lingua francese. Il congresso doveva aver luogo a Roma nel settembre del 1953. Gravi dissidi avevano portato per alla scissione allinterno del gruppo francese, concretizzatasi nella fondazione di un istituto di psicoanalisi. Cos si era valutata lipotesi di impedire a Lacan di parlare a Roma, in quanto rappresentante di coloro che avevano introdotto una

concezione differente della psicoanalisi in Francia. Lipotesi venne poi messa da parte e Lacan pot parlare:
Noi pensiamo che, se innoviamo, non abbiamo il gusto di farcene un merito. In una disciplina che deve il suo valore scientifico soltanto ai concetti teorici che Freud ha forgiato nel progresso della sua esperienza, ma che per il fatto di essere ancora mal criticati e di conservare quindi l'ambiguit della lingua volgare, si avvantaggiano delle sue risonanze senza incorrere in malintesi, ci sembrerebbe prematuro rompere la tradizione della loro terminologia. Ci sembra per che questi termini possano solo chiarirsi nello stabilirne l'equivalenza con il linguaggio attuale dell'antropologia, o con i pi recenti problemi della filosofia, nei quali la psicoanalisi spesso ha solo da riprendere ci che suo. (ScI, pp. 232-233).

Lacan registra negli anni unavversione per le funzioni della parola e per il campo del linguaggio. Questavversione ha come risultato un mutamento di scopo, di tecnica e conseguentemente da vita a uno smorzamento dellefficacia terapeutica, la quale dovrebbe invece essere la garante della validit dei primi due. La promozione della resistenza delloggetto nella teoria e nella tecnica devessere secondo Lacan, essa stessa sottoposta alla dialettica dellanalisi. Lo psicoanalista francese individua tre grossi problemi nella psicoanalisi:
A) Funzione dell'immaginario, diremo, o pi direttamente dei fantasmi nella tecnica dell'esperienza e nella costituzione dell'oggetto ai diversi stadi dello sviluppo psichico. [ ] Qui pure il suo[ della psicoanalisi dei bambini] culminare provoca oggi un ritorno, ponendo il problema della sanzione simbolica da dare ai fantasmi nella loro interpretazione. B) Nozione delle relazioni libidiche oggettuali [ ]. La psicoanalisi sboccia qui in una fenomenologia esistenziale, o in un attivismo animato di carit. C) Importanza del contro-transfert e, correlativamente, della formazione dello psicoanalista.(ScI, pp. 235-236)

Il tratto in comune la tentazione che si presenta all'analista, di abbandonare il fondamento della parola, e proprio in campi in cui il suo uso, confinando con l'ineffabile, ne esigerebbe pi che mai l'esame. Occorre dunque correggere questa tendenza, per mezzo di un ritorno a quello studio delle funzioni della parola decisivo per ogni psicoanalista.
Per risalire alle cause di questo deterioramento del discorso analitico,

legittimo applicare il metodo psicoanalitico alla collettivit che sostiene tale discorso. Parlare infatti della perdita del senso dell'azione analitica tanto vero e tanto vano quanto spiegare il sintomo col suo senso, fintanto che questo senso non sia riconosciuto. Ma si sa che in assenza di questo riconoscimento l'azione non pu essere sentita che come aggressiva al livello cui si pone, e che in assenza delle resistenze sociali in cui il gruppo analitico trovava di che rassicurarsi, i limiti della sua tolleranza alla sua propria attivit, ora accolta se non ammessa, non dipendono pi che dal tasso numerico in cui si misura la sua presenza su scala sociale. (ScI, p. 238)

Questi principi secondo Lacan, sono sufficienti a ripartire le condizioni simboliche, immaginarie e reali (i tre registri dell'esperienza umana: simbolico, immaginario e reale) che determineranno le difese riconoscibili nella dottrina. Siamo dunque di fronte ad una analisi della storia della psicoanalisi. Nell'ordine simbolico non si pu trascurare l'importanza del fattore della communication come una costante caratteristica di un dato ambiente culturale, che agli antipodi dellesperienza analitica. Unita a unimpostazione behaviorista che ha liquidato in psicoanalisi lispirazione freudiana. Per gli altri due ordini (immaginario e reale) Lacan lascia alle cure degli interessati il valutare ci che i meccanismi manifestati nella vita delle societ psicoanalitiche debbano rispettivamente alle relazioni di prestanza all'interno del gruppo ed agli effetti percepiti della loro libera impresa sull'insieme del corpo sociale. Non si pu non segnalare l'eclissi nella psicoanalisi dei termini pi vivi della sua esperienza, l'inconscio, la sessualit, di cui pare, insiste Lacan, che ben presto debba sparire la stessa menzione(ScI, p. 239). Non solo:
Per conto nostro affermiamo che la tecnica non pu essere compresa, n dunque correttamente applicata, se si misconoscono i concetti che la fondano. Il nostro compito sar quello di dimostrare che questi concetti non assumono il loro senso pieno se non orientandosi in un campo di linguaggio, se non ordinandosi secondo la funzione della parola.(Ibid.)

2.1 Parola vuota e parola piena nella realizzazione psicoanalitica del soggetto

La psicoanalisi non ha che un medium: la parola del paziente29(ScI, p.240).


29

La parola divisa: dice ci che dice, ma anche e prima di tutto un appello all'altro e dunque chiama

Ogni parola dice Lacan - chiama risposta. Non v' parola senza risposta, anche se non incontra che il silenzio, purch essa abbia un uditore. (La risposta la presenza dell'uditore). Diciamo pure che non v' parola senza presenza dell'uditore. Il grido del bambino appena nato rimane intatto come l'urlo della pietra nel deserto, nel soggetto adulto. La potenza del grido proporzionale alla potenza della presenza dell'uditore. La presenza dell'uditore costituisce anche la punta di liberazione del grido. Vogliamo dire che il soggetto solo non libero di urlare. Non libero nel grido. La possibilit di liberare il proprio grido comincia per il soggetto nell'istante in cui posto in presenza di un uditore, il quale a seconda della testimonianza che porta spalanca la voce del soggetto in tutta la potenza della sua libert, tuttavia tale spalancamento pu essere parziale in rapporto alla testimonianza dell'uditore. Il soggetto che nasce grida con la voce della madre, la quale, cos, assiste all'apocalisse di quel rapporto esclusivo. Dall'istante della nascita il soggetto chiamer la madre nel grido, chiamer per l'assenza di mondo che lo invade. Chiamer perch chiamato dalla spinta materna. Chiamato ad esserci da una presenza, la potenza di quel grido potr vacillare per l'assenza dell'uditore. La potenza del primo vagito potr esaurirsi per la solitudine del soggetto? O non forse la libert realizzata in quel grido a orientare la parola del soggetto per il resto della vita? Torniamo per alla parola come medium: si tratta dice Lacan di ricondurre lesperienza psicoanalitica alla parola e al linguaggio come ai suoi fondamenti(ScI, p. 282). Parola e linguaggio costituiscono dunque i due assi portanti della riflessione lacaniana. La distinzione ricalca anche se non ne aderisce completamente quella saussuriana tra langue e parole. Per Ferdinand de Saussure la langue indica il sistema complessivo dei segni di una certa lingua, mentre parole indica latto di parola singolo e circostanziato, o un gesto linguistico isolato. La linguistica studia il sistema dei segni di una data lingua, prendendolo in esame ora sotto il profilo diacronico (evoluzione di una lingua nel tempo) ora sotto il profilo sincronico (rapporti tra i diversi segni in un dato
risposta. Si prende parola per domandare all'altro di essere riconosciuti. E questo, prima di tutto, perch nel prendere parola il soggetto espone la propria beanza a quella dell'altro. Qui vacillano i bisogni pi umili, dice Lacan, e s'innesca l'alienazione immaginaria del soggetto che, domandando il riconoscimento dell'altro, non potr fare a meno di passare attraverso le tre fasi della frustrazione, aggressivit e regressione. Tre fasi che manifestano l'inganno costitutivo della parola vuota, la quale non fa che riprodurre la triste constatazione che il soggetto non mai stato altro che la sua opera nell'immaginario e quest'opera delude in lui ogni certezza(ScI, p.243). Detto altrimenti, la certezza del soggetto si rivela ad un tratto l'effetto di un inganno ripetuto e reiterato nei confronti di s come dell'altro. questo il momento in cui il soggetto urta contro lo specchio immaginario.

momento della storia). Lacan non essendo un linguista e avendo bisogno di chiarire e giustificare di fronte alla comunit scientifica lapporto specificatamente psicoanalitico allo studio del linguaggio fa cadere laccento, nel suo discorso, sulla parole. La legge della parola lo ripetiamo la seguente: Ogni parola chiama una risposta. Mostreremo che non v parola senza risposta, anche se non incontra che il silenzio, purch essa abbia un uditore, e che sta qui il cuore della sua funzione nellanalisi(ScI, p.241). Una parola si rivolge sempre a qualcun altro. La seduta psicoanalitica ne un esempio. La parola stabilisce una relazione duale tra colui che parla e colui che ascolta. E ancora, la parola umana una comunicazione in cui lemittente riceve dal ricevente il proprio messaggio in forma invertita (ScI, p.291): quando dico a mia moglie (lex. di Lacan) Tu sei mia moglie, questatto chiama una risposta, che avr per lemittente una forma inversa, in questo caso Io sono tuo marito. La parola in sostanza una domanda di riconoscimento. Instaura una relazione duale che una relazione di riconoscimento. Un paziente si reca dallanalista perch ha un problema, soffre di qualcosa, di un sintomo, che lo disturba e in cui non si riconosce. Chiede, come si diceva nei paragrafi precedenti: Chi sono? Questa domanda la questione del soggetto, la chiama Lacan sempre latente in ogni atto di parola. Tuttavia proprio nella situazione analitica, latto di parola sembra bloccato. Il meccanismo di riconoscimento si inceppato. Lanalista si trova di fronte un paziente che parla a vuoto. Lacan definisce questa parola vuota in cui il paziente mostra in atto la regressione attraverso inflessioni, per giri di frase, per tremolii cos leggeri [ ] che al limite non riuscirebbero a superare lartificio del parlar babyish nelladulto. Qual allora il compito dellanalista? Far riconquistare al paziente una parola piena, una parola vera in cui egli possa riconoscersi. Lanalista dovr capire quale sia il senso del sintomo, dovr far parlare il sintomo (in forma invertita): linconscio quel capitolo della mia storia che marcato da un bianco o occupato da una menzogna: il capitolo censurato. Ma la verit pu essere ritrovata; e il pi delle volte gi scritta altrove(ScI, p.252). scritta nel corpo, sotto forma di sintomo isterico o scritta nei ricordi dinfanzia, nelle favole famigliari, nei sogni, nei lapsus, insomma in tutte quelle formazioni in cui Freud ci ha insegnato a scorgere le manifestazioni

dellinconscio. La causa, per Lacan, del passaggio da una parola piena a una vuota e dunque il luogo della possibilit di un ritorno alla parola piena riguarda il problema dellidentificazione. Lo sfondo del discorso di Roma ancora quello de I complessi famigliari, con riferimenti allo stadio dello specchio, al problema dellidentificazione immaginaria, dellidentificazione simbolica del soggetto, tuttavia manca un riferimento al complesso edipico che nel testo del 38 era ritenuto la molla dellidentificazione simbolica e della conseguente normalizzazione del soggetto. La spiegazione che ci troviamo di fronte a una svolta metodologica. Lacan vuole fornire un quadro o una cornice teorica pi ampia alla sue ipotesi, fondandole in maniera differente. 2.2 Simbolo e linguaggio come struttura e limite del campo psicoanalitico Due tesi sono alla base del discorso di Roma. La prima: il soggetto attraversa sempre un ciclo di identificazioni immaginarie e speculari, a partire dalla fase dello specchio. La seconda: solo grazie a unidentificazione simbolica si pu arrestare il ciclo delle identificazioni immaginarie per condurre il paziente alla normalit. Lipotesi riassumibile cos: lidentificazione simbolica lidentificazione con il simbolo. La parola infatti, piena o vuota che sia, convive con il linguaggio, meglio: una manifestazione del linguaggio. Ma che cosa il linguaggio? simbolo. Dove lattenzione posta sulla contrapposizione simbolica che struttura il linguaggio in quanto tale, sulla contrapposizione tra assenza e presenza:
La forma di matematizzazione in cui siscrive la scoperta del fonema come funzione delle coppie dopposizione formate dai pi piccoli elementi discriminativi afferrabili della semantica, ci conduce ai fondamenti stessi nei quali lultima dottrina di Freud indica, in una connotazione vocalica della presenza e dellassenza, le fonti soggettive della funzione simbolica. [ ] La funzione simbolica si presenta come un duplice movimento nel soggetto: luomo rende oggetto la sua azione, ma per restituire ad essa al momento voluto il suo posto di fondazione. In questo equivoco operante in ogni momento, risiede lintero processo di una funzione in cui si alternano azione e conoscenza (ScI, p. 278)

Un simbolo, afferma Lacan, una tessera spezzata: ci che ci rimane in mano in

assenza della cosa. Questa la scoperta di Freud di fronte al proprio nipotino: lanciato il rocchetto oltre il bordo della culla gridava Fort! (Via!), recuperatolo gridava Da!(Qui!), in tal modo simbolizzava lassenza della madre. Lassenza e la presenza non possono essere dette come tali, ma strutturano ogni parola e ogni significato, che far sempre riferimento a unassenza e a una presenza. La contrapposizione tra lassenza e la presenza dunque la struttura, o larmatura simbolica del linguaggio:
Il momento in cui il desiderio si umanizza anche quello in cui il bambino nasce al linguaggio. Possiamo ora cogliere che in essi il soggetto non padroneggia soltanto la sua privazione assumendola, ma innalza il suo desiderio a una potenza seconda. Giacch la sua azione distrugge loggetto che fa apparire e sparire nella provocation anticipante della sua assenza e della sua presenza. Essa negativizza in tal modo il campo di forze del desiderio per diventare a se stessa il proprio oggetto. E questo oggetto, assumendo subito corpo nella coppia simbolica di due giaculazioni elementari, annunzia nel soggetto lintegrazione diacronica della dicotomia dei fenomeni, di cui il linguaggio esistente offre alla sua assimilazione la struttura sincronica; e cos il bambino comincia ad impegnarsi nel sistema del discorso concreto dellambiente [ambiance], riproducendo in modo pi o meno approssimativo nel suo Fort! e nel suo Da! i vocaboli che ne riceve. Fort! Da! Gi nella sua solitudine il desiderio del piccolo duomo diventato il desiderio di un altro, di un alter ego che lo domina e il cui oggetto di desiderio oramai la sua stessa pena.(ScI, pp. 312-313)

Tale struttura anche il simbolo della condizione umana, perennemente in bilico tra lassenza e la presenza, tra la vita e la morte dellIo (moi), tra un pi e un meno didentit30: Luomo parla dunque, ma perch il simbolo lo ha fatto uomo (ScI, p. 269). Se torniamo a I complessi familiari possiamo constatare come l, lidentificazione edipica consente al soggetto di raffigurarsi la propria condizione, nel senso che gli consente di prendere atto, in qualche modo, che deve e dovr sempre identificarsi. Il soggetto, grazie allidentificazione simbolica con il padre, afferra che deve continuare a identificarsi, a ricostruire sempre la propria identit, per non soccombere alla negativit del corpo-in-frammenti. Questa contrapposizione tra un meno e un pi, tra lo zero e luno, che caratterizza la relazione tra il corpo-in-frammenti e lIo, la stessa che Lacan
Lepisodio del Fort! Da! si trova in Sigmund Freud, Al di l del principio di piacere (1921). Sempre nello stesso testo, Freud presenta per la prima volta il concetto di pulsione di morte (Todestrieb) e quella sorta di visione teorica, quasi metafisica, secondo la quale la vita e la morte si compongono in una relazione polare nel seno stesso dei fenomeni che vanno riferiti alla vita(ScI, p. 311). Questa idea freudiana di un conflitto insanabile tra Eros e Thanatos viene reinterpretata da Lacan in termini simbolici, viene commutata in una teoria del simbolo.
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ritrova alla radice di ogni fenomeno simbolico: contrapposizione tra unassenza (il corpo in frammenti) e una presenza (lIo). Il soggetto resta in mezzo, cos da poter continuare a parlare, continuando a intessere trame simboliche e allo stesso tempo continuando a identificarsi, costruendo senza sosta la propria identit, parlando secondo la domanda di riconoscimento. Quando la parola piena cessa di essere domanda di riconoscimento diviene parola vuota . Allo stesso modo, la medesima conseguenza si ha quando il soggetto non accede pi allidentificazione edipica, lunica che gli consenta di cogliere e mantenere il processo dellidentificazione: il suo passaggio continuo da un meno a un pi didentit. Dunque lidentificazione edipica simbolica, o meglio, unidentificazione con il simbolo, poich si tratta di una identificazione con la parola che mantiene in vita la domanda di riconoscimento e di una identificazione con il linguaggio, con lordito simbolico che sorregge la parola umana. 2.3 Le risonanze dellinterpretazione e il tempo del soggetto nella tecnica psicoanalitica Ricondurre lesperienza psicoanalitica alla parola e al linguaggio come ai suoi fondamenti, interessa la sua tecnica. Noi dice Lacan impariamo che lanalisi consiste nel giocare sui numerosi righi della partitura costituita dalla parola nei registri del linguaggio(ScI, p. 284). Per ritrovare leffetto della parola di Freud non ricorriamo ai suoi termini, ma ai princip che la governano, tali principi non sono altro che la dialettica della coscienza
Nella follia, quale che ne sia la natura, ci tocca riconoscere, dun lato, la libert negativa di una parola che ha rinunciato a farsi riconoscere, vale a dire ci che chiamiamo ostacolo al transfert e, dallaltro, la singolare formazione di un delirio che [ ] oggettiva il soggetto in un linguaggio senza dialettica. (ScI, p. 273) Nei sintomi la parola scacciata dal discorso concreto che ordina la coscienza, ma trova il suo supporto o nelle funzioni naturali del soggetto, per poco che una spina organica inneschi quella beanza tra il suo essere individuale e la sua essenza, che fa della malattia lintroduzione del vivente allesistenza del soggetto, - o nelle immagini che organizzano al limite fra Umwelt e Innenwelt la loro strutturazione relazionale (ScI, p. 274) In corsivo la frase a cui si riferisce una nota a pi pagina aggiunta da Lacan, che qui riportiamo: Per ottenere immediatamente la conferma soggettiva di questa osservazione di Hegel, basta aver visto, nel corso della recente epidemia, un conoglio cieco in mezzo alla strada, che innalza verso il sole al tramonto il vuoto della sua visione cmabiata in sguardo: umano fino al tragico(Ibid.); Cfr. grazie alla beanza aperta nellimmaginario da questa prematurazione [la prematurazione della nascita] in cui pullulano gli effetti dellimmaginario, che lanimale umano capace di immaginarsi mortale. Non che si possa dire che lo potrebbe senza la sua simbiosi con il simbolico: ma senza questa beanza che lo aliena dalla propria immagine, non avrebbe potuto prodursi quella simbiosi con il simbolico in cui si costituisce come soggetto alla morte (ScII, pp. 548-549).
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di s, quale si realizza da Socrate a Hegel, a partire dalla supposizione ironica che tutto ci che razionale reale per precipitarsi nel giudizio scientifico che tutto ci che reale razionale. Ma la scoperta freudiana stata quella di dimostrare che questo processo verificante non raggiunge autenticamente il soggetto se non decentrandolo dalla coscienza di s, nel cui asse lo manteneva la ricostruzione hegeliana della fenomenologia dello spirito: cio essa rende ancor pi caduca qualsiasi ricerca di presa di coscienza che, al di l del suo fenomeno psicologico, non si iscriva nella congiuntura del momento particolare che solo d corpo all'universale e in mancanza del quale l'universale di dissipa in generalit. Queste osservazioni definiscono i limiti entro i quali alla nostra tecnica impossibile misconoscere i momenti strutturanti della fenomenologia hegeliana; in primo luogo la dialettica del Servo e del Padrone, o quella dell'anima bella e della legge del cuore, e in genere tutto ci che ci permette di comprendere come la costituzione dell'oggetto si subordini alla realizzazione del soggetto. Ma se restasse qualche cosa di profetico nell'esigenza, in cui si misura il genio di Hegel, della fondamentale identit del particolare coll'universale, proprio la psicoanalisi ad apportarle il suo paradigma, individuando la struttura in cui questa identit si realizza come disgiungente il soggetto, e senza far ricorso al domani.(ScI, pp. 285-286) Diciamo che sta qui ci che secondo noi fa obiezione ad ogni riferimento alla totalit nell'individuo, perch il soggetto introduce in esso la divisione cos come nel collettivo che ne l'equivalente. Propriamente la psicoanalisi ci che rinvia l'uno e l'altro alla loro posizione di miraggio. Potrebbe sembrare che ci non possa pi essere dimenticato, se l'insegnamento della psicoanalisi non fosse precisamente che ci dimenticabile, - ed al riguardo si constata, per un ritorno pi legittimo di quel che non si creda, che la conferma ci viene dagli stessi psicoanalisti, in quanto le loro nuove tendenze rappresentano questa dimenticanza. D'altra parte se vero che Hegel d assai pertinentemente un senso che non si riduca allo stupore a quella che detta la nostra neutralit, questo non significa che non abbiamo nulla da imparare dall'elasticit della maieutica di Socrate, o dal procedimento affascinante della tecnica con cui Platone ce la presenta, - non foss'altro che per sperimentare in Socrate e nel suo desiderio l'enigma intatto dello psicoanalista, e per situare in rapporto alla scopia platonica il nostro rapporto con la verit: in questo caso, in modo tale che rispetti la distanza tra la

reminiscenza che Platone portato a supporre in ogni avvenimento dell'idea, e l'esaurimento dell'essere che si consuma nella ripetizione di Kierkegaard.(ScI, pp. 285286). Ritroviamo qui il duplice riferimento alla parola e al linguaggio. Per liberare la parola dal soggetto, occorre introdurlo al linguaggio del desiderio, al linguaggio primo, nel quale il soggetto ci parla nei simboli del sintomo. Questo linguaggio al tempo stesso universale, come una lingua, dice Lacan, che si facesse intendere in tutte le altre, ma cogliendo il desiderio nel punto in cui esso si umanizza assolutamente peculiare al soggetto. La comunicazione del linguaggio non pu essere concepita come un segnale mediante il quale lemittente informa il ricevente di una certa cosa mediante un certo codice, altrimenti si tratterebbe di dare altrettanto credito a ogni altro segno, e vi sarebbero tutte le ragioni per farlo. Il linguaggio unaltra cosa come abbiamo detto in precedenza: Io midentifico con il linguaggio, ma solo perdendomici come un oggetto. Ci che si realizza nella mia storia non il passato remoto di ci che fu perch non pi, e neanche il perfetto di ci che stato in ci che io sono, ma il futuro anteriore di ci che sar stato per ci che sto per divenire(ScI. p. 293). Insiste su questo punto Lacan quando afferma che la parola (parole) un dono di linguaggio, e il linguaggio non immateriale. corpo sottile, ma corpo. Le parole sono prese in tutte le immagini corporee che imprigionano il soggetto: possono ingravidare listerica, identificarsi col loggetto del penis-neid, rappresentare il fiotto dorina dellambizione uretrale, o lescremento ritenuto del godimento avaro32(ScI, p. 294). Lanalisi in tutto ci non pu avere come scopo che lavvenimento di una parola vera e la realizzazione del soggetto della sua storia nel suo rapporto con un futuro. Il senso del discorso per porre rimedio allallienazione del soggetto va sempre compreso nel rapporto tra lio[moi] del soggetto con io[je] del suo discorso. Occorre comprendere
Cfr. Per il fatto che nella loro lingua esiste la parola elefante e per il fatto che lelefante entri cos nelle loro deliberazioni, gli uomini hanno potuto prendere nei riguardi degli elefanti, addirittura prima di porvi mano, delle risoluzioni molto pi decisive per questi pachidermi di qualunque altra cosa sia loro successa nella loro storia [ ]. Con nientaltro che la parola elefante e il modo in cui gli uomini ne fanno uso, succedono agli elefanti delle cose, favorevoli o sfavorevoli, faste o nefaste [ ] ancora prima che si sia cominciato a levare verso di loro un arco o un fucile in J. Lacan, Il seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud (1953-1954), Einaudi, Torino 1978, pp. 221-222.
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che lio del soggetto non identico allio che vi parla. Arrivati a questo punto Lacan ripresenta33 quella distinzione mai prodotta nellanalisi dei tre noti registri elementari: simbolico, immaginario e reale:
Entro questa negativit in quanto pura [lastensione dellanalista, il suo rifiuto di rispondere, in quanto elemento di realt dellanalisi], cio staccata da qualsiasi motivo particolare, risiede la giuntura tra il simbolico e il reale. [ ] Questo non agire fondato sul nostro sapere affermato circa il principio che tutto ci che reale razionale, e sul motivo che ne deriva che spetta al soggetto ritrovare la sua misura. [ ] Non facciamo altro che dare alla parola del soggetto la sua interpretazione dialettica.[ ] Laltro momento in cui il simbolico e il reale si congiungono [] nella funzione del tempo. (ScI, p. 303)

Il tempo infatti gioca il suo ruolo nella tecnica sotto diverse incidenze: in primo luogo nella durata dellanalisi e duqnue implica il senso da dare al termine dellanalisi, il quale non pu essere prevista per due ragioni: la prima, non possiamo prevedere, del soggetto, quale sar il suo tempo per comprendere; la seconda, la fissazione di un termine significherebbe per il soggetto una proiezione spazializzante nella quale egli si troverebbe da subito alienato a se stesso. Il pericolo che questo punto assuma un valore ossessivo nellanalista dato dal fatto che egli si presta alla connivenza del soggetto:
L'ossessivo manifesta infatti uno degli atteggiamenti che Hegel non ha svolto nella sua dialettica del servo e del padrone. Il servo si sottratto davanti al rischio della morte in cui gli veniva offerta l'occasione di diventare padrone in una lotta di puro prestigio. Ma poich sa di essere mortale, sa anche che il padrone pu morire. Da questo momento egli pu accettare di lavorare per il padrone rinunciando nel frattempo al godimento: e, nell'incertezza del momento in cui giunger la morte del padrone, egli attende. (ScI, p. 308)

Non un caso per che, appena il progresso dialettico comincia a chiamare in causa le intenzioni dellego nei soggetti, il fantasma della morte dellanalista, sotto forma di un timore, inizi a prodursi. Lanalista dunque, dalla stessa parte del paziente, spalle al muro, al muro del linguaggio: Oltre questo muro, non vi nulla che non sia per noi tenebre esteriori
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La prima volta risale a neanche tre mesi prima, l8 luglio del 53, nella relazione intitolata proprio Il simbolico, limmaginario e il reale in J. Lacan, Dei Nomi-del-Padre, seguito da Il trionfo della religione, a cura di Antonio Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2006, pp. 5-32.

(ScI, p. 310). Tutto ci non si pu comprendere se non mostrando il rapporto profondo della parola con la nozione di istinto di morte, intesa per, dovrebbe essere ormai chiaro, non in senso biologico. Cos come lautomatismo di ripetizione mira alla temporalit storicizzante dellesperienza del transfert, listinto di morte esprime il limite della funzione storica del soggetto. Questo limite appunto la morte, come secondo la formula data da Heidegger possibilit assolutamente propria, incondizionata, insuperabile, certa, e come tale indeterminata del soggetto(ScI, p. 312), del soggetto definito dalla sua storicit. Tale limite presente ogni momento in ci che questa storia ha di compiuto: rappresenta il passato nella sua forma reale, che si manifesta rovesciato nella ripetizione: il simbolo si manifesta in primo luogo come uccisione della cosa, e questa morte costituisce nel soggetto leternizzazione del suo desiderio(ScI, p. 313). Infine Lacan osserva che questo senso mortale rivela nella parola un centro esterno al linguaggio, e dunque manifesta una struttura, che se volessimo rappresentare intuitivamente dovremmo ricorrere alla tridimensionalit di un anello, in cui esteriorit periferica e esteriorit centrale sono uno. Questo schema soddisfa la circolarit del processo dialettico che si produce quando il soggetto realizza la sua solitudine nel desiderio immediato e nella piena assunzione del suo essere-per-la-morte:
La dialettica non individuale, [ ] la questione del termine dellanalisi quella del momento in cui la soddisfazione del soggetto trova di che realizzarsi nella soddisfazione di ciascuno, cio di tutti coloro che essa associa in unopera umana. Fra tutte quelle che si propongono, in questo secolo, lopera dello psicoanalista forse la pi alta perch essa opera come mediatrice fra luomo della cura e il soggetto del sapere assoluto. (ScI, p. 315)

Lesperienza psicoanalitica ha ritrovato, secondo Lacan, nelluomo limperativo del verbo, come legge che lha formato a sua immagine, e maneggia la funzione poetica del linguaggio per dare al suo desiderio la sua mediazione simbolica. Lesperienza psicoanalitica potr far comprendere che nel dono(ScI, p. 316) della parola che risiede la realt di tutti i suoi effetti, attraverso la via di questo dono [ ] ogni realt venuta alluomo (Ibid.). Dunque tale avventura singolare data al soggetto in quanto soggetto alla parola, al linguaggio e quindi al campo dellAltro. Cos si svolge ogni autentico

cammino di verit, ch il soggetto, prima di tutto e nella sua stessa domanda di autenticit, soggetto allAltro. Il che comporta il recupero del Geist hegeliano [ punto della sua portata squisitamente antropogenetica34. ] nel

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M. Bonazzi, Scrivere la contingenza. Esperienza, linguaggio, scrittura in Jacques Lacan, Edizioni ETS, Pisa 2009, p. 134.