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Appunti a partire dallarticolo desiderio di Alberto Lucchetti.

LAntigone

di

Lacan:

il

limite

del

Linterpretazione data da Lacan della grande tragedia sofoclea dimostra ancora una volta limportanza (e da un certo punto di vista lattualit) del fenomeno cui siamo soliti riferirci con il nome tragedia. Da qui poi facile e ovvio passare a parlare della forma della societ e della civilt greca come hanno fatto tutti, da Hegel e Nietzsche fino a Vernant e Vidal-Naquet. Qui, per, non si tratta di vedere nella tragedia greca una semplice testimonianza di un mondo che fu, quanto piuttosto di andare a cogliere il sostrato ontologico che fa da presupposto alla costruzione della soggettivit delluomo. Per Lacan, infatti, proprio questultima, in tutta la complessit delle sue dinamiche, in gioco nellAntigone. Non a caso le lezioni sulla tragedia sofoclea trovano spazio allinterno di un seminario intitolato Letica della psicoanalisi. Una volta definita la teoria del soggetto che possiamo vedere allopera nella tragedia proprio nella figura di Antigone, definibile una teoria della cura e una teoria etica della fine e dei fini dellanalisi. Per evidenziare dapprima il modello di soggettivit che Lacan ha in mente dobbiamo fare i conti con delle complicate questioni di filosofia del linguaggio. Attenzione, per, che questultima non intesa in senso meramente analitico, cio come indagine volta a enucleare le condizioni che sostengono la coerenza di un discorso quale che sia senza che questo scada nella vuota metafisica, ma (pi hegelianamente, se vogliamo) come unindagine concentrata sul rapporto tra soggetto e linguaggio. in questa cornice che Lacan ribalta il discorso di De Saussure sul rapporto tra significato e significante. Posto che il significante unimmagine acustica rappresentata dalla psiche e il significato il concetto cui essa corrisponde, per De Saussure il significante esprime il significato e costituisce con esso un tuttuno indivisibile, mentre per Lacan avviene lincontrario. il significante a governare il significato, il discorso del soggetto e, di conseguenza, anche il soggetto stesso. Lessere umano, sostiene Lacan, non si serve del linguaggio come mero strumento comunicativo, anzi sin da principio collocato nellorizzonte del linguaggio e determinato da esso: egli un parlessere. Il soggetto , dunque, agito e costituito dal linguaggio; la sua ultima essenza giace nellaltro (il grande Altro) che Lacan definisce come il tesoro dei significanti, il rapporto con il quale sostenuto solo dalla parola. Lio un altro. Un altro termine di confronto per la costruzione lacaniana del soggetto , ovviamente, la concezione freudiana del desiderio. Il desiderio per Freud un pulsione che proviamo e che cerca il proprio soddisfacimento in un oggetto originario. Essendo il desiderio (a differenza del bisogno) reinvestimento di segni del primo soddisfacimento e del suo oggetto, esso non pu trovare la propria soddisfazione nella realt concreta ed perci sublimato. Dunque, esister sempre e comunque uno sfalsamento tra il desiderio e loggetto concreto. Da questo vuoto, da questa distanza incolmabile, parte proprio lanalisi di Lacan, nella quale il desiderio diventa potenza della pura perdita, elemento motore e risorsa essenziale dellapparato psichico. La mancanza fondamentale creata dallo scarto che c tra il bisogno e la domanda, larticolazione del bisogno nel significante, il diaframma che separa irrimediabilmente dal bisogno stesso. Questa dinamica ricostruibile proprio a partire dalla vita del bambino (in quanto infans, non parlante): questi,

infatti, prima di essere in grado di parlare parlato, immerso in un universo di significanti provenienti dallaltro che ne plasmano la domanda aprendo, nello scarto che si produce tra domanda e bisogno, lo spazio del desiderio. Questo desiderio, impigliato nella rete dei significanti dellaltro attraverso cui il bisogno si articola in domanda, si struttura come desiderio di un oggetto impossibile al di l delloggetto del bisogno, come desiderio del desiderio dellaltro1. Ma il soggetto passivo rispetto al desiderio, che ne struttura la soggettivit intrinsecamente scissa secondo una duplice alienazione (immaginaria e simbolica). Il soggetto dunque preda delluniverso di significanti imposto dal Grande Altro ed attivo solo in quanto agito da un desiderio di cui cerca disperatamente una impossibile soddisfazione. La prima alienazione del soggetto ha luogo proprio quando il bambino nel primo anno e mezzo di vita vive il rapporto del riconoscimento della propria immagine nello specchio 2 . Se prima egli scisso e vive in unit con il corpo della madre, quando posto davanti allo specchio dapprima stenta a riconoscere s stesso, poi lentamente si accorge delle somiglianze ed, infine, riconosce nellimmagine che vede una rappresentazione del proprio corpo. Il soggetto dunque riconosce s stesso nello specchio, ma allo stesso tempo subisce la tirannia dellimmagine esterna. Egli, per la propria formazione, si deve alienare in un doppio nel quale si pu riconoscere solo a scapito della perdita temporale e spaziale di s. Il soggetto, ancora una volta, non si esaurisce in s stesso e non irriducibile allio: lio un altro. Con questa prima alienazione si assiste alla prima spaccatura tra lio e il soggetto; una scissione che per Lacan e rimane incolmabile. Ma le cose non si fermano qui. Il bambino nello stadio dello specchio si identifica con loggetto immaginario del desiderio: ci che conta essere apprezzato dalla madre, supplire a una mancanza di lei per riceverne lapprovazione e lamore, essere oggetto del suo desiderio (in poche parole: essere riconosciuto). Loggetto del desiderio materno ci che Lacan chiama fallo, intendendo con esso ci che manca nellaltro e, pertanto, il significante del desiderio della madre 3 . Lalienazione simbolica e, con essa, lingresso del soggetto nella dialettica del desiderio bisogno domanda avviene attraverso il passaggio dalla triangolazione immaginaria (madre, bambino, fallo) alla triangolazione edipica (bambino, madre, padre) con il conseguente slittamento del fallo dalla sua funzione immaginaria di oggetto del desiderio della madre alla sua funzione simbolica di significante rimosso di questo desiderio. Il fallo, per essere pi chiari, passa da essere un semplice oggetto immaginario significante del desiderio materno ad essere il simbolo dellautorit paterna e, in questo passaggio dallimmaginario al simbolico, vediamo la

E evidente qui linfluenza dellinterpretazione data da Kojeve della dinamica del riconoscimento presente nella dialettica servo-padrone della Fenomenologia dello Spirito Hegel. Cosa risaputa , infatti, che Lacan abbia seguito i corsi sulla Fenomenologia hegeliana tenuti da Kojeve tra il 1933 e il 1939 e che ne sia stato profondamente influenzato.
2 In

questo processo di riconoscimento ancora evidente la dialettica servo-padrone riletta da Kojeve. Cfr. Lacan, Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dellio, in Lacan, Scritti. Volume I, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, Torino, 2002, pp. 87-94.
3 Cfr. Lacan, La significazione del fallo: Die Bedeutung des Phallus, in Lacan, Scritti,

volume 2, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, 2002, pp.682-693.

seconda alienazione fondamentale che concorre alla formazione del soggetto. Nella relazione immaginaria dellinfante con la madre interviene prepotentemente la dimensione simbolica che determina il passaggio dialettico dallessere il fallo allaverlo o non averlo: avviene la sostituzione del Nome-del-Padre alloggetto del desiderio materno. Nominando il padre il bambino continua a conservare e in un certo senso sublima loggetto fondamentale del suo desiderio, ma lo nomina ormai solo metaforicamente, perch il significante di questo oggetto ormai divenuto inconscio. Loggetto fondamentale del desiderio permane ma, attraverso lalienazione simbolica che si ha con lintervento del Nome del Padre, si trasferisce in un altro luogo (linconscio). Questa alienazione del soggetto nel proprio discorso quella che Lacan chiama referente: una rifenditura, una fenditura cio che reitera e raddoppia la divisione nellimmaginario tra soggetto ed Io, tra lIo e limmagine esterna ed invertita con cui si identifica. In questo senso il soggetto un effetto del significante e non una sua causa. Si capisce dunque come mai Lacan definisca il linguaggio come la condizione dellinconscio. Linconscio, che il desiderio dellAltro ed strutturato come un linguaggio, non altro che il discorso dellAltro (genitivo soggettivo e oggettivo). Per rappresentare graficamente questa divisione del soggetto che non causa del linguaggio, ma ne leffetto Lacan utilizza una S sbarrata. La barra che separa il significato dal significante anche quella che divide il soggetto. Perci il soggetto, in quanto alienato e perso nella catena dei significanti, costitutivamente soggetto del desiderio e soggetto dellinconscio. Il desiderio definito da Lacan in relazione ad una mancanza, la quale che occorre anche nel linguaggio. Il rapporto tra il desiderio (inteso come pura pulsione verso il nulla) e lordine simbolico, in quanto cornici istituzionali nelle quali si inscrive il discorso lacaniano sul soggetto, stato articolato in maniere diverse dallo psicoanalista francese. Queste diverse configurazioni sono principalmente tre 4 : a) nel primo periodo troviamo una forte influenza della Fenomenologia dello Spirito di Hegel e della concezione hegeliana del linguaggio che in essa trova posto. Lidea, infatti, che la parola sia cosa morta sostiene lidea lacaniana che non appena la realt prova a essere simbolicamente rappresentata attraverso il linguaggio subentra un abisso tra la parola e loggetto reale rappresentato che rende lessenza di questultimo inattingibile. b)in un secondo periodo il linguaggio indagato da Lacan come struttura sincronica (il discorso quindi da una matrice fenomenologica/hegeliana assume una matrice strutturalista). La pulsione di morte in questa fase identificata con lordine simbolico, mentre il livello immaginario governato dal principio del piacere. Quando luomo perso nella catena dei significanti, questa ha un effetto mortifero su di lui. C un al di l del principio del piacere che condiziona ogni altro ambito. c)in un terzo periodo (da fine anni 50) lattenzione di Lacan si sposta sul Reale come Impossibile. In questa fase , invece, il principio del piacere ad essere identificato con lordine simbolico. La svolta avviene proprio nel seminario che da qui prendiamo spunto: Letica della psicoanalisi. Linconscio strutturato come un linguaggio il cui processo primario governato dal principio del piacere. Ci che si
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Per questa panoramica cfr. S. Zizek, The sublime object of ideology, Verso, New YorkLondon, 2008, pp. 145-148. Zizek poi convinto che queste tre fasi scansionano anche la cura del paziente dello psicoanalista.

nasconde dietro a questo linguaggio non tanto lordine simbolico, quanto piuttosto un nucleo reale, un cuore traumatico. Per definirlo Lacan ricorre al termine freudiano Das Ding (La Cosa). La cosa rappresenta lincarnazione reale dellimpossibile soddisfazione del desiderio. Nel cuore dellordine simbolico troviamo, allora, questa forza estranea e traumatica che si rifiuta di essere simbolizzata. Lacan per questa forza conia il neologismo lextimit. A questo livello la pulsione di morte assume una nuova configurazione: essa lesatto opposto dellordine simbolico, cio la possibilit di una seconda morte, la radicale distruzione dellordine simbolico che costituisce la realt. Lesistenza di un ordine simbolico porta con s (quasi direi, dialetticamente) la possibilit della sua distruzione: non, dunque, la semplice morte (prima morte) di un oggetto reale la cui essenza (e il cui posto nella realt) giace e risulta unicamente comprensibile nellordine simbolico, ma la morte (seconda morte) dellordine simbolico stesso. Questa una via attraverso la quale possiamo rileggere linterpretazione di Lacan dellAntigone. Antigone, infatti, sa di andare incontro a morte certa e, a prescindere da questo, animata da una strana forza distruttrice che per noi non facilmente tematizzabile n comprensibile. A conferma di questo, possiamo banalmente dire che la prima cosa che vien da chiedersi e a cui difficilmente possiamo rispondere quando leggiamo la tragedia : Ma che cosa vuole realmente Antigone?. Questa svolta nel pensiero di Lacan per ci conduce anche oltre, se seguiamo le conseguenze del discorso che abbiamo per ora solamente abbozzato. Abbiamo visto affermarsi una radicale incompatibilit del desiderio con la parola e profilarsi, al di l della parola e del Grande Altro, un reale muto, una mancanza irriducibile sia allimmaginario che al simbolico. Questo buco , appunto, la Cosa (che Lacan definisce anche come oggetto a). Questo vuoto la mancanza che causa il desiderio, che fondamentalmente desiderio di una mancanza, e di conseguenza desiderio di morte, di niente. Il registro di questa mancanza la pulsione di morte. Questo interno non si sa di chi sia e (assieme alla soddisfazione del desiderio, al godimento) inaccessibile al soggetto. La barriera che ne delimita laccesso quella del bene/beni e del bello. Sul limite di questo campo del desiderio insorta lidea di collocarvi, al posto dellessere, la donna in quanto oggetto del desiderio. Su questo limite si colloca, secondo Lacan, anche Antigone. LAntigone, infatti, importante non soltanto in quanto tragedia (cio, sin da Aristotele, in quanto rappresentazione connessa con tematiche fatte proprie anche dalla psicoanalisi quali le passioni e la catarsi), ma anche perch ci che colpisce il lettore/spettatore il forte fascino della protagonista, la sua bellezza. La bellezza di Antigone dipende proprio dal fatto che il suo personaggio abbatte la tradizionale distinzione tra vita e morte: una vita che sta per confondersi con la morte certa, morte vissuta anticipatamente, morte che sconfina sul campo della vita, vita che sconfina sulla morte. In questa zona riflettente il raggio del desiderio da collocare leffetto tragico. nella traversata di questa zona che il raggio del desiderio si riflette e allo stesso tempo si ritrae, arrivando a darci la cosa pi profonda di questeffetto cos particolare, cio leffetto del bello sul desiderio5. Questo essere collocati tra la vita e la morte , secondo Lacan, caratteristico di molti personaggio sofoclei che sono a fine corsa.

J. Lacan, Seminario VII. Letica della psicoanalisi 1959-1960, Einaudi, Torino, 1994, p.316.

Gli elementi in gioco nella tragedia si situano a tre diversi livelli: -limmagine di Antigone -il coro che esprime ed elabora le emozioni e le passioni sollecitate dalla vicenda -lazione, ovvero tutto ci che avviene attorno al punto di mira del desiderio che sorregge lintera tragedia. Secondo Lacan, lazione tragica non deve essere letta dicendo come ha sostenuto anche Goethe che il nucleo principale della rappresentazione sta nellequilibrio tra timore e piet incarnato dai personaggi principali. Anzi, n Creonte n Antigone conoscono timore e piet. In particolare Antigone, perch se Creonte alla fine preso dal timore, lei, dimostrandosi cos il vero eroe, assolutamente priva di queste passioni. La cosa fondamentale che impreziosisce la figura di Antigone agli occhi di Lacan proprio il suo eccesso, il suo andare oltre in ogni modo alla legge che trova il proprio rappresentante in Creonte, il quale commette lerrore di giudizio di voler fare del bene una legge di tutti e senza limiti: Cos, prima ancora del percorso etico che, da Aristotele a Kant, ci porta a enucleare lidentit ultima della legge e della ragione, lo spettacolo tragico non ci mostra forse lobiezione prima? Il bene non pu affatto regnare su tutto, senza che compaia anche un eccesso, delle cui conseguenze fatali la tragedia ci avverte 6 . Il limite oltre il quale non pu andare la legge difeso da Antigone. Eppure, la funzione tragica di Antigone non si limita a questa funzione di difesa delle leggi divine non scritte. Il limite su cui si colloca Antigone e il cui riflesso quello del bello ci che Lacan chiama la seconda morta, come abbiamo detto sopra. Un limite che la vita umana non pu oltrepassare troppo a lungo e che nella tragedia trova lincarnazione linguistica migliore nellAte. Collocata proprio su questo limite invalicabile, Antigone qualcosa di inumano, non semplicemente mostruoso, ma inflessibile (omos) e crudo. Il comportamento di Antigone qualcosa di fortemente perturbante per il lettore/spettatore, proprio perch una rivendicazione dei diritti dellindividualit assoluta nellorizzonte della legalit. Essa dice: mio fratello quello che , ed perch quello che , e che non c che lui non possa esserlo, che avanza verso questo limite fatale. Chiunque altro con cui potrei avere una relazione umana, mio marito, i miei figli, rimpiazzabile, si tratta di relazioni, ma () questo fratello qualcosa di unico, ed soltanto questo a motivare che io mi opponga ai vostri editti7. La posizione di Antigone sorretta da questa difesa dei valori dellunicit: Antigone non richiama nessun altro diritto se non quello che sorge nel linguaggio dal carattere incancellabile di ci che . () Ci che , , ed a questo, a questa superficie, che si fissa la posizione infrangibile, invalicabile di Antigone. () Questo valore essenzialmente il linguaggio. Fuori dal linguaggio non si potrebbe nemmeno concepirlo e lessere di chi ha vissuto non potrebbe distaccarsi da cos da tutto ci che egli in bene e in male, come destino, come conseguenza per gli altri, ha veicolato con s. Questa purezza, questa separazione dellessere da tutte le caratteristiche del dramma storico che ha attraversato, proprio questo il limite, lex nihilo, intorno a

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ibid., pp. 327-328. Ibid., p.352.

cui Antigone si mantiene. Non altro che il taglio che la presenza stessa del linguaggio instaura nel momento della vita delluomo8. Antigone si colloca sul limite tra due forme di legalit: quella delle leggi umane tradizionali e quella per cui non contano i valori morali incarnati o meno da un uomo (in questo caso il fratello Eteocle). Ed proprio ponendosi su questo limite che Antigone inizia il suo lamento sulla vita e su ci che perde. Non appena varca la soglia tra vita e morte Antigone leva il suo lamento, il rimpianto della vita, di ci che non potr vivere (il matrimonio, dei figli, ecc.). La bellezza di Antigone produce una sorta di accecamento, ed identificabile con quellinanimato che gi Freud aveva individuato come la forma dellistinto di morte. In questo senso, Antigone si presenta come autonomos, puro e semplice rapporto dellessere umano con ci di cui si trova ad essere miracolosamente portatore, cio il taglio significante che gli conferisce il potere inviolabile di essere, a dispetto di tutto, ci che lui 9 . Antigone, pertanto, a fine corsa, perch porta fino al limite il compimento di ci che si pu chiamare il desiderio puro, il puro e semplice desiderio di morte come tale. Questo desiderio, lei lo incarna 10 . Questo desiderio, infatti, non ha un oggetto ed causato da una mancanza: puro e semplice desiderio di niente. La seconda morte, sul cui limite si colloca Antigone, per Lacan luomo in quanto il linguaggio esige da lui di rendere conto di questo che egli non 11 . Questo il rapporto con il significante nella sua forma pi radicale. Il soggetto, poi, tocca con mano come il desiderio sia fondamentalmente desiderio di niente, rapporto delluomo con il suo non essere e, quindi, con la morte, e dal quale si tutela circondandolo con il campo del bene e dei beni. Ma per Lacan la vera barriera che ferma il soggetto davanti al campo innominabile del desiderio il fenomeno estetico in quanto identificabile con lesperienza del bello (). evidentemente per il fatto che il vero non tanto carino da vedere che il bello ne , se non lo splendore, perlomeno la copertura12. Il bello ci trattiene dal valicare il limite oltre il quale troviamo quel cuore traumatico che il desiderio puro in quanto pulsione di morte, ma allo stesso tempo ce ne indica la direzione: il bello ha per effetto di sospendere, di disarmare il desiderio intimidendolo. Se la funzione del desiderio sta fondamentalmente in rapporto con la morte, per Lacan lanalisi si concluderebbe mettendo il soggetto di fronte alla realt della condizione umana, cio a quel rapporto con s stesso che la seconda morte. Mentre letica tradizionale giudica le azioni del soggetto sulla base del servizio che egli presta alla sfera dei beni, letica della psicoanalisi, invece, fonda letica sul posto occupato dal desiderio, determinandone un rovesciamento che mette al centro una misura incommensurabile, una misura infinita, il desiderio. In questa prospettiva lunica cosa di cui si pu essere colpevoli per Lacan aver ceduto al proprio desiderio. Di conseguenza non c altro bene che quello che pu servire a pagare laccesso al desiderio, quella libbra di carne pagata dalla vita per farne il significante dei significanti, segno del desiderio che si impone come condizione assoluta, effetto dellessere del linguaggio, che il non-essere degli oggetti e del soggetto.
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ibid., pp.352-353. Ibid., p. 356. 10 Ivi. 11 Ibid., p. 374. 12 Ibid., p. 275.