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Le triadi mentali nel De trinitate di Agostino

tra conoscenza di s e pensiero di s


Giovanni Catapano

La seconda met del De trinitate di Agostino caratterizzata


dallesposizione e dallesame di una serie di trinit o triadi
mentali, che hanno attirato e continuano ad attrarre lattenzio-
ne dei filosofi e degli storici della filosofia1. Scopo dichiarato di
queste celebri analisi giungere, nella misura del possibile, a
una comprensione intellettuale della Trinit divina mediante lo
studio della realt creata, e pi precisamente mediante losser-
vazione di quella creatura che fatta a immagine di Dio, cio
luomo2. Il progetto che si sviluppa a partire dal libro ix dello-

1
Per seconda met dellopera intendo i libri dal ix al xv, cio sette libri sui
quindici totali. Circa la struttura del De trinitate e le altre questioni prelimina-
ri alla lettura dellopera, mi permetto di rinviare al mio Saggio introduttivo, in
Agostino, La Trinit, Testo latino a fronte, Saggio introduttivo e note al testo
latino di G. Catapano, Traduzione, note e apparati di B. Cillerai, Bompiani,
Milano 2012, pp. vii-cl. Da questa edizione sono tratte tutte le citazioni te-
stuali fatte nel presente contributo.
2
Cfr. Agostino, La Trinit, xv, vi, 10, p. 891: dal nono al quattordicesimo
libro ci siamo soffermati sulla creatura che siamo noi, per poter scorgere con
lintelletto le invisibili perfezioni di Dio attraverso le cose che sono state fatte
(con chiara allusione a Rm 1, 20). Il libro xv completa il discorso evidenzian-
do in che modo limmagine mentale di Dio sia simile e contemporaneamente
dissimile alla Trinit divina.

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pera poggia su alcune esplicite premesse di ordine teologico,


antropologico ed epistemologico, cos riassumibili:
Dio una trinit di Persone assolutamente uguali nella sostan-
za, secondo il dogma niceno;
luomo fatto a immagine di Dio nel senso che fatto a im-
magine di una Trinit cos concepita;
limmagine di Dio-Trinit nelluomo consiste in quella parte
dellessere umano che lo contraddistingue rispetto alle al-
tre creature terrestri, ossia nella mente;
lintelletto umano pu cogliere nellimmagine creata di Dio
un riflesso della Trinit divina.
Non mia intenzione, in questa sede, discutere la portata
e le implicazioni di queste premesse, e quindi il senso comples-
sivo delloperazione svolta da Agostino nei libri da ix a xv del
De trinitate3. Nel breve spazio a mia disposizione vorrei sem-
plicemente cercare di chiarire quali relazioni le diverse triadi
mentali enumerate da Agostino intrattengano sia le une con le
altre sia con limmagine di Dio nelluomo. Cerchiamo anzitut-
to di individuare quante e quali siano le triadi in questione. Il
compito non cos facile come si potrebbe credere, tanto vero
che inutilmente si spererebbe di trovare nella letteratura critica
un consenso unanime al riguardo4. Percorrendo attentamente
il testo libro dopo libro, ho ricavato limpressione che il lettore
venga ad imbattersi in ben quindici triadi. Le elenco qui di se-
guito, dando per ciascuna di esse una denominazione, una sin-
tetica descrizione, lindicazione dei passi in cui viene enunciata
e la citazione testuale di quelli pi significativi.

3
Il dibattito sulla questione ancora aperto. Cfr. da ultimo, lintervento di
N. Cipriani, La teologia di santAgostino. Introduzione generale e riflessione
trinitaria, Institutum Patristicum Augustinianum, Roma 2015, pp. 254-263.
4
Tutti concordano nel riconoscere due triadi principali: mente-conoscen-
za-amore e memoria-intelligenza-volont, ma quante e quali altre triadi siano
esposte nel De trinitate una questione che in genere o non viene affrontata
o viene lasciata aperta. La ricchissima rassegna bibliografica contenuta nel
libro di R. Kany, Augustins Trinittsdenken. Bilanz, Kritik und Weiterfhrung
der modernen Forschung zu De trinitate, Mohr Siebeck, Tbingen 2007,
purtroppo non presenta una sezione dedicata a questo problema.

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(1) Triade dellamore di s = la mente, la conoscenza con cui la


mente conosce se stessa e lamore con cui la mente ama se
stessa e la propria conoscenza (ix, ii, 2v, 8; xv, vi, 10; vii,
12):
Nel nono [libro] la discussione giunge fino allimmagi-
ne di Dio, che luomo secondo la mente, e in essa viene
trovata una certa trinit (quaedam trinitas), cio la mente
(mens), la conoscenza (notitia) con cui essa conosce s e la-
more (amor) con cui essa ama s e la propria conoscenza5.

(2) Triade della parola interiore = la mente, la parola interiore e


lamore che le congiunge (ix, vii, 12xii, 18):
(a) Lamore dunque congiunge, come un termine medio,
la nostra parola (verbum) e la mente da cui essa si genera, e
come terzo si stringe, insieme con queste, in un abbraccio
incorporeo senza alcuna confusione6;
(b) E sono una certa immagine della Trinit la mente
stessa, e la sua conoscenza, cio la sua prole e la sua parola
che viene da lei stessa, e lamore come terzo7.

(3) Triade delle potenze mentali = la memoria, lintelligenza e la


volont (x, xi, 17-18):
Nel decimo [libro] stato trattato questo stesso argomento
in modo pi attento e sottile, ed stato condotto fino a
trovare nella mente una sua trinit pi manifesta, vale a
dire nella memoria (memoria), nellintelligenza (intellegen-
tia) e nella volont (voluntate)8.

(4) Triade della percezione = il corpo visibile, la visione e lat-


tenzione (xi, ii, 2-5; v, 9vi, 10; xiv, iii, 5):
(a) Elevandoci dalle realt inferiori a quelle superiori, o
inoltrandoci dalle realt esteriori a quelle interiori, abbiamo

5
Agostino, La Trinit, xv, iii, 5, p. 879.
6
Ivi, ix, viii, 13, p. 535.
7
Ivi, ix, xii, 18, p. 547.
8
Ivi, xv, iii, 5, p. 879.

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appunto scoperto una prima trinit: nel corpo che viene


visto, nello sguardo (acie) di chi vede sguardo che, quan-
do il soggetto vede, di l viene informato e nellattenzione
(intentione) della volont che congiunge luno allaltro9;
(b) Nellundicesimo stato dunque scelto il senso degli
occhi, per poter riconoscere anche negli altri quattro sensi,
senza doverlo dire, quello che sarebbe stato scoperto in esso;
e cos la trinit delluomo esteriore apparsa dapprima in
queste tre cose che si scorgono allesterno, vale a dire come
trinit costituita dal corpo che viene visto, dalla forma (for-
ma) che da l si imprime nello sguardo di chi lo scorge e
dallattenzione della volont che unisce luno allaltra10.

(5) Triade del ricordo = limmagine mnemonica di un corpo vi-


sto, la visione interna e la volont (xi, ii, 6v, 8; vii, 11xi,
18; xiv, viii, 11):
Poi, nellanimo stesso, introdotta per cos dire da quelle
cose che sono state percepite allesterno, stata trovata
unaltra trinit, in cui gli stessi tre elementi apparivano
essere di ununica sostanza: limmagine (imaginatio) del
corpo che si trova nella memoria, la rappresentazione
che da l si forma (informatio) quando ad essa si rivolge
lo sguardo di chi pensa, e lattenzione della volont che
congiunge luna allaltra11.

(6) Triade dellapprendimento dei fatti creduti = la forma dei


fatti creduti, il loro apprendimento e la volont che con-
giunge luna e laltro (xiv, viii, 11):
Tutte queste cose, quando si apprendono, producono
una certa trinit costituita dalla loro forma (specie), che era
conoscibile anche prima di essere conosciuta, a cui si ag-
giungono la conoscenza di colui che apprende (cognitione

9
Ivi, xiv, iii, 5, p. 803.
10
Ivi, xv, iii, 5, p. 879.
11
Ivi, xv, iii, 5, pp. 879-881.

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discentis), che comincia a esistere nel momento in cui si ap-


prende, e, per terza, la volont, che unisce luna allaltra12.

(7) Triade della rievocazione dei fatti creduti = le immagini


mnemoniche dei fatti creduti, la forma di tali immagini im-
pressa nel pensiero che rievoca quei fatti e la volont che
unisce entrambe (xiii, xx, 26; xiv, viii, 11):
(a) Tutte quelle conoscenze che, in base a questa fede e a
una tale vita, sono presenti nellanimo delluomo di fede,
quando sono contenute nella memoria e sono considerate
nel ricordo e piacciono alla volont, producono una certa
trinit di tipo particolare13;
(b) E dopo che queste cose sono state conosciute,
mentre vengono richiamate alle mente si produce, gi pi
internamente nellanimo stesso, unaltra trinit costituita
da quelle immagini (imaginibus) che venendo apprese si
sono impresse nella memoria, dalla rappresentazione del
pensiero che si forma quando lo sguardo di chi ricorda
rivolto ad esse (informatione cogitationis ad ea converso re-
cordantis aspectu), e dalla volont che, come terzo termine,
unisce queste due cose14.

(8) Triade della fede presente = la conservazione, la contem-


plazione e lamore della propria fede e delle virt ad essa
riconducibili15 in questa vita (xiv, ii-iii, 4-5; viii, 11ix, 12):
(a) ora [la fede] la conserviamo nella memoria, la
scorgiamo con il pensiero (cogitatione) e lamiamo con la
volont (xiv, iii, 5, p. 801);
(b) Poniamo dunque una trinit [] quando la fede, che
ora presente dentro di noi, si trova [] posta nella nostra
memoria e, a partire da questa, viene informato il pensiero
di chi ricorda (informatur cogitatio recordantis) la fede,

12
Ivi, xiv, viii, 11, p. 825.
13
Ivi, xiii, xx, 26, p. 789.
14
Ivi, xiv, viii, 11, p. 825.
15
Si veda anche il testo 9b.

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[] e a questi due termini, perch la trinit si completi,


si aggiunge come terzo la volont, la quale connette e con-
giunge la fede posta nella memoria e una certa sua effigie
impressa nello sguardo del ricordo16;
(c) la fede che ora nel nostro animo, [] finch
conservata, guardata e amata, produce come effetto una
certa trinit17.

(9) Triade della fede passata = la conservazione, la contempla-


zione e lamore della propria fede e delle virt ad essa ri-
conducibili nella vita futura (xiv, iii, 5; vii, 11ix, 12):
(a) la trinit che esiste ora, quando conserviamo, vediamo
e amiamo dentro di noi la fede presente, diversa da quella
che esister allora, quando contempleremo nel ricordo non
la fede stessa, ma una sorta di traccia immaginativa (imagi-
narium vestigium) di essa nascosta nella memoria, e queste
due cose, ossia ci che era nella memoria di chi conservava
quella traccia e ci che da l viene impresso nello sguardo
di chi ricorda, le uniremo mediante un terzo termine, la
volont18;
(b) Questi compiti delle virt che sono necessari a questa
vita mortale, come la fede a cui vanno riferiti, saranno
annoverati fra le cose passate, e ora producono una trinit,
quando essendo presenti, li conserviamo, li contempliamo,
li amiamo; allora invece ne produrranno unaltra, quando,
grazie a certe loro tracce che passando lasceranno nella
memoria, ritroveremo che essi non esistono ma sono
esistiti, perch anche allora ci sar una trinit quando
quella traccia, quale che sia, sar conservata nella memoria
e riconosciuta secondo verit, e questi due atti saranno
uniti dalla volont come terza19.

16
Ivi, xiv, iii, 5, p. 803.
17
Ivi, xiv, iii, 5, p. 805.
18
Ivi, xiv, iii, 5, pp. 801-803.
19
Ivi, xiv, ix, 12, pp. 829-831.

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(10) Triade della conoscenza di s = la memoria di s, la com-


prensione di s e lamore di s connaturati alla mente (x,
xii, 19; xiv, vi, 9; vii, 10; x, 13):
dal momento in cui ha cominciato ad esistere [la mente]
non ha mai smesso di avere memoria di s (sui meminisse),
di comprendersi (se intellegere) e di amarsi (se amare)20.

(11) Triade del pensiero di s = la mente, il pensiero di s e la-


more che li unisce (xiv, vi, 8):
quando vede s attraverso il pensiero (cogitatione), la
mente si comprende e riconosce; essa genera dunque que-
sta sua comprensione e conoscenza (intellectum et cognitio-
nem). [] E queste due realt, quella che genera e quella
che generata, vengono unite da un terzo termine, lamore,
il quale non altro che la volont che desidera o possiede
qualcosa per goderne21.

(12) Triade del pensiero = la conoscenza di qualcosa posseduta


nella memoria, la sua comprensione mediante il pensiero
e lamore che congiunge entrambe (xiv, vii, 9-10; x, 13xi,
14; xv, xxi, 40xxii, 42; xxiii, 43):
ora chiamo intelligenza quella con cui comprendiamo
quando pensiamo (cogitantes), cio quando, ritrovate quel-
le cose che erano presenti nella memoria ma non erano
pensate, da esse viene informato il nostro pensiero (cogita-
tio nostra formatur) e chiamo volont o amore o dilezione
quella che congiunge questa prole e ci che la genera, e che
in qualche modo comune alluna e allaltro22.

(13) Triade della memoria profonda = la scienza, la compren-


sione e lamore di una cosa contenuti tutti nella memoria
anche quando la cosa non pensata (xiv, ii, 9; xv, xxi, 40
xxii, 42):

20
Ivi, xiv, x, 13, p. 831.
21
Ivi, xiv, vi, 8, pp. 813-815.
22
Ivi, xiv, vii, 10, p. 819.

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(a) la mente scopre che aveva memoria, comprendeva


e amava anche ci a cui non pensava quando pensava ad
altro23;
(b) Come dunque presente lintelligenza, presente
anche lamore in quella memoria originaria nella quale
troviamo gi pronto e nascosto ci a cui possiamo
giungere pensando, poich l troviamo anche queste due
cose, quando pensando troviamo sia che comprendiamo
qualcosa, sia che lo amiamo; questi atti erano l anche
quando non vi pensavamo24.

(14) Triade della parola vera = la conoscenza contenuta nella


memoria, la parola vera e la volont (xv, x, 17xvi, 26):
c in te una parola vera (verbum verum) quando si ge-
nera dalla tua scienza (scientia), cio quando diciamo ci
che sappiamo, anche se non proferiamo n pensiamo alcun
suono significante nella lingua di qualche popolo; ma sulla
base di ci che conosciamo prende forma il nostro pensie-
ro (cogitatio nostra formetur), e, nello sguardo (acie) di chi
pensa, vi unimmagine del tutto simile a quella conoscen-
za che la memoria conteneva, vale a dire queste due con un
terzo elemento, la volont o amore, che le congiunge come
fossero genitore e prole25.

(15) Triade della sapienza possibile = la capacit di avere memo-


ria di Dio, di comprenderlo e di amarlo (xiv, viii, 11; xii, 15;
xv, xx, 39):
Quindi questa trinit della mente non immagine di Dio
perch la mente ha memoria di s, e comprende e ama s,
ma perch pu anche (potest etiam) avere memoria di colui
dal quale stata creata, e comprenderlo e amarlo26.

23
Ivi, xiv, vii, 9, p. 817.
24
Ivi, xv, xxi, 41, p. 977.
25
Ivi, xv, xxvii, 50, p. 1005.
26
Ivi, xiv, xii, 15, p. 835.

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Alcune di queste triadi sono chiaramente distinte da Ago-


stino e risultano essere realmente diverse. il caso della triade
della percezione (4) rispetto a quella del ricordo (5), della triade
dellapprendimento (6) rispetto a quella della rievocazione (7),
della triade della fede presente (8) rispetto a quella della fede
passata (9); tre coppie di triadi in rapporto analogico tra loro27.
poi il caso della triade della conoscenza di s (10) rispetto alla
triade del pensiero di s (11), e della triade del pensiero (12)
rispetto a quella della memoria profonda (13).
La distinzione fra altre triadi forse pi concettuale che
reale, o comunque meno netta. il caso soprattutto della triade
della sapienza possibile (15) rispetto a quella che Agostino nel
testo 15 definisce trinit della mente (trinitas mentis), la quale
dal contesto immediatamente precedente sembrerebbe identi-
ficarsi con la triade del pensiero di s (11), ma forse va meglio
riferita a quella della conoscenza di s (10) e in ultima analisi
a quella delle potenze mentali (3): si potrebbe dire infatti che
la triade della sapienza possibile non altro che la triade delle
potenze mentali considerata sotto un certo aspetto, quello per
cui le tre potenze (memoria, intelligenza, volont) hanno tra i
loro oggetti possibili anche Dio. La triade del pensiero (12) e
la triade della parola vera (14) sono in realt identiche, poich
la parola vera precisamente il pensiero in quanto ha preso
forma dalla conoscenza conservata nella memoria. La triade del
pensiero di s (11) non che un caso particolare della triade
del pensiero (12), perch il suo primo termine, ossia la mente
prima di pensarsi, detta conoscersi come fosse a <se> stessa
memoria di s28. La triade del pensiero, a sua volta, differisce
dalla triade del ricordo (5), dalla triade della rievocazione (7) e
dalla triade della fede passata (9) unicamente per il contenuto
mnemonico che ne costituisce il primo termine, il quale in tut-

27
Cfr. ad es. ivi, xiv, iii, 5, pp. 803-805, dove lanalogia fra le tre triadi viene
esplicitata.
28
Ivi, xiv, vi, 8, p. 813. Sul tema della memoria nel De trinitate, cfr. B. Cil-
lerai, La memoria come capacitas Dei secondo Agostino. Unit e complessit,
Edizioni ETS, Pisa 2008, pp. 277-349.

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te queste tradi appartiene comunque allambito della memoria,


mentre il secondo e il terzo termine sono sempre gli stessi, es-
sendo costituiti rispettivamente dalla forma assunta dal pensie-
ro nel guardare al contenuto mnemonico e dalla volont. La
triade dellamore di s (1) nel libro IX sembrerebbe essere un
caso della triade della parola interiore (2), perch questultima
viene descritta semplicemente come conoscenza generata dalla
mente. Tuttavia Agostino lascia intendere che tale conoscenza,
quando ha per oggetto la mente stessa, non sempre esistita
nella mente, e questo la differenzia dalla conoscenza di s che
nel libro X detta essere sempre presente nella mente stessa29.
Diventa dunque lecito chiedersi se la triade della parola interio-
re non sia accostabile alla triade della parola vera (14), la quale
si colloca sul piano del cogitare in quanto distinto dal nosse30. La
triade della conoscenza di s (10), similmente, potrebbe essere
considerata come inclusa nella triade dellamore di s (1), in
quanto coincidente con il secondo termine di essa. C inoltre
da chiedersi se la triade della conoscenza di s non sia classifi-
cabile meramente come caso particolare della triade della me-
moria profonda (13), dato che la conoscenza di s pu essere
definita anche come memoria profonda di s31. Infine, le triadi
dalla quinta alla penultima sono tutte riferibili alla triade delle
potenze mentali (3) come sue attuazioni particolari.
Lelemento che accomuna tutte le triadi il terzo termine,
costituito dalla volont o da quei suoi atti che sono lattenzione
e lamore. Quanto al secondo termine, se eccettuiamo la triade
della percezione (4) che per ammissione dello stesso Agostino
non propriamente una triade mentale, dato che il suo primo
termine extramentale32; per la stessa ragione potremmo mette-

29
Cfr. Agostino, La Trinit, x, iii-iv, 6, pp. 56x7-569.
30
Per la differenza tra nosse e cogitare, cfr. la nota complementare in uvres
de saint Augustin, 16: La Trinit. Livres VIII-XV, Texte de ldition bndic-
tine, traduction par P. Agasse, Notes en collaboration avec J. Moingt, Institut
dtudes Augustiniennes, Paris 19912, pp. 605-607, e la letteratura citata nel
mio Saggio introduttivo, p. cxv, n. 28.
31
Si veda il passo citato supra nella nota 28.
32
Fra i tre termini della triade 4 non c identit di sostanza, bens diversit,

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re da parte anche la triade dellapprendimento dei fatti creduti


(7) , le triadi si dividono in due soli gruppi, a seconda che il
secondo termine si costituisca per opera del pensiero oppure
sia indipendente dal pensiero stesso. Potremmo definire co-
gitative le triadi del primo gruppo e non-cogitative le triadi
del secondo gruppo. Sono triadi cogitative certamente le triadi
del ricordo (5), della rievocazione (7), della fede sia presente
che passata (8-9), del pensiero di s (11), del pensiero (12) e del-
la parola vera (14), a cui occorre aggiungere quella della parola
interiore (2) se questultima intesa come nel libro XV. Sono
al contrario non-cogitative le triadi dellamore di s (1), delle
potenze mentali (3), della conoscenza di s (10), della memoria
profonda (13) e della sapienza possibile (15).
Ora, Agostino afferma chiaramente che il livello del pen-
siero si colloca per cos dire pi in superficie, e per questo
risulta anche pi facilmente riconoscibile, del livello mentale
indipendente dal pensiero; questo secondo livello, essendo pi
profondo, pi originario ma anche pi implicito e oscuro33.
Se Agostino si sofferma sul livello pi superficiale, perch da
esso vuole giungere a intravedere e attingere quello pi profon-
do, il quale viene per cos dire a espressione e manifestazione
nel superficiale. E Agostino vuole attingere il livello pi profon-
do perch l che secondo lui va ritrovata la vera immagine di
Dio nelluomo. Questa infatti deve essere costitutiva dellesse-
re umano in quanto tale, e quindi deve essere originaria, inna-
ta, permanente e anteriore a qualsiasi atto luomo compia nel
tempo. Il pensiero , invece, un atto temporale e provvisorio:
temporale, perch si forma solo quando la capacit di pensare
si volge a un certo oggetto venendone in-formata; provvisorio,
perch dura solo finch lattenzione si fissa su quelloggetto34.

perch il corpo sensibile del tutto separato dalla natura dellessere vivente
(ivi, I, iii, 6, p. 615; cfr. anche ivi, xv, iii, 5, p. 879).
33
Cfr. ivi, x, v, 7, pp. 571-573; xiv, vi, 9vii, 10, pp. 815-821. Sulla nozione
di cogitatio in Agostino cfr. la relativa voce scritta da G. Watson in Augusti-
nus-Lexikon, vol. 1, a cura di C. Mayer, Schwabe, Basel 1994, coll. 1046-1051.
34
Si vedano i luoghi dei libri xiv-xv citati supra per la triade 12.

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Nessuna delle triadi cogitative, pertanto, pu identificarsi


con limmagine di Dio nelluomo. Ci vale evidentemente per
la triade del ricordo (5), che secondo Agostino appartiene an-
cora alluomo esteriore ed posseduta in certa misura persino
dagli animali35, e vale poi per le triadi dalla sesta alla nona, le
quali, pur essendo gi proprie delluomo interiore, per Agosti-
no rientrano nellambito della scienza in quanto distinta dalla
sapienza, ossia in un ambito caratterizzato essenzialmente dalla
temporalit e dalla temporaneit36. Ma ci vale anche per la pi
perfetta delle triadi cogitative, quella del pensiero di s (11), se
quanto abbiamo detto sul pensiero nel suo rapporto con lim-
magine di Dio corrisponde realmente alla dottrina di Agosti-
no e se Agostino coerente con se stesso. Ebbene, nonostante
qualche ambiguit, la posizione di Agostino nel De trinitate
effettivamente conforme a tale conclusione. Nel libro XIV, egli
afferma che limmagine di Dio viene riconosciuta (cognoscitur,
agnoscenda est) piuttosto o di pi (potius, magis) nella triade
del pensiero (12) e pi precisamente del pensiero di s (11),
perch in queste i tre atti sono pi chiaramente distinguibili e il
secondo costituito da un verbum analogo alla seconda perso-
na della Trinit divina37. Ma quando deve identificare la triade

35
Cfr. Agostino, La Trinit, xii, i, 1ii, 2, pp. 655-657.
36
Cfr. i vari luoghi citati nel mio Saggio introduttivo, p. cxxxiii, n. 58.
37
Se ci riferiamo alla memoria interiore della mente con cui essa ha memoria
di s, e allintelligenza interiore con cui comprende s, e alla volont interiore
con cui ama s, dove queste tre <cose> sono insieme, e sempre sono state
insieme dal momento in cui hanno cominciato ad esistere, sia che fossero
pensate, sia che non fossero pensate, apparir certamente che limmagine di
quella Trinit appartiene anche alla sola memoria. Ma poich l non pu es-
serci una parola senza pensiero (noi pensiamo infatti tutto ci che diciamo,
anche quando lo diciamo con quella parola interiore che non appartiene alla
lingua di nessun popolo), piuttosto (potius) in quelle tre, cio nella memoria,
nellintelligenza e nella volont, che si riconosce (cognoscitur) questa immagi-
ne. Ma ora chiamo intelligenza quella con cui comprendiamo quando pensia-
mo, cio quando, ritrovate quelle cose che erano presenti nella memoria ma
non erano pensate, da esse viene informato il nostro pensiero (ivi, xiv, vii,
10, p. 819); quando la mente si volge verso di s con il pensiero, si produce
una trinit in cui gi si pu comprendere una parola; essa si forma difatti dal

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Le triadi mentali nel De trinitate di Agostino 167

mentale in cui limmagine propriamente consiste, Agostino non


fa riferimento alla triade del pensiero o del pensiero di s, bens
ad altre due: quella della conoscenza di s (10) e quella delle
potenze mentali (3), nella misura in cui entrambe possono esse-
re riportate alla triade della sapienza possibile (15). I passi pi
espliciti in tal senso sono, oltre a quello citato sopra a proposito
della triade 15, i seguenti:

Ho detto queste cose per far ricordare, per quanto brevemente,


anche ai pi lenti nel capire sotto i cui occhi o alle cui orecchie
possano giungere questi scritti, quanto la mente ami se stessa an-
che quando debole e si trova nellerrore per lamore e la ricerca
colpevole di cose che le sono inferiori. Inoltre essa non potrebbe
amare se stessa se non si conoscesse del tutto, cio se non avesse
memoria di s e non comprendesse s [= 10]. Per questa immagi-
ne di Dio che ha in s, essa cos potente che capace di aderire
a colui di cui immagine [= 15]38;
Chiunque con prontezza dingegno riconosca queste tre cose
[memoria, intelligenza, volont = 3], naturalmente poste nella
sua mente per volont divina, e quale grande potere esse costitu-
iscano in essa, da cui persino la natura sempiterna e immutabile
pu essere richiamata alla mente, scorta e desiderata ( rievocata
mediante la memoria, osservata mediante lintelligenza, abbrac-
ciata mediante lamore [= 15]), di sicuro scopre limmagine di
quella somma Trinit39.

interessante notare come Agostino fondi la triade della


sapienza possibile non solo sulla triade delle potenze mentali,
ma anche sulla triade della conoscenza di s. Egli sembra voler
dire che la capacit che la mente possiede di avere memoria di
Dio, di comprenderlo e di amarlo, e quindi di essere sapiente,
non si basa semplicemente sulla sua memoria, la sua intelligen-
za e la sua volont come potenze indirizzabili a qualsiasi ogget-

pensiero stesso, con la volont che unisce i due termini. qui dunque che
si deve riconoscere, pi che altrove (magis agnoscenda est), limmagine che
cerchiamo (ivi, xiv, x, 13, pp. 831-833).
38
Ivi, xiv, xiv, 20. pp. 845-847.
39
Ivi, xv, xx, 39, pp. 973-975.

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to, ma presuppone il fatto che queste potenze siano gi, come


realmente sono, perfettamente e indefettibilmente in atto nei
confronti della mente stessa a livello del se nosse. La mente, in
altre parole, pu avere memoria, intelligenza e amore di Dio
perch ha fin dallinizio e per sempre memoria, intelligenza e
amore di s. Forse ci si pu spiegare, almeno in parte, con-
siderando che, grazie alla triade dellamore di s (alla quale la
triade della conoscenza di s pu essere ricondotta), la mente
assomiglia alla Trinit intesa come sapienza che comprende e
ama se stessa:

Forse questa sapienza che Dio detto essere, non comprende se


stessa e non ama se stessa? Chi potrebbe dire una cosa simile? O
chi pu non vedere che l dove non c alcuna scienza, non c
in alcun modo sapienza? Oppure si deve ritenere che la sapienza
che Dio conosca altre cose e ignori se stessa, o ami altre cose
e non ami se stessa? Sia dire che credere queste cose stolto
ed empio. Ecco dunque una trinit (Ecce ergo trinitas), cio: la
sapienza, la conoscenza di s e lamore di s. Allo stesso modo
infatti anche nelluomo abbiamo trovato una trinit, cio: la men-
te, la conoscenza con cui conosce s, e lamore con cui ama s40.

Per la mente essere sapiente significa partecipare di Dio, il


quale sapienza che si comprende e si ama. Questa partecipa-
zione possibile perch la mente stessa, similmente a Dio, ha
per natura conoscenza e amore di s. Sembra lecito concludere,
pertanto, che secondo Agostino solo un essere essenzialmente
autoriflessivo, quale luomo grazie alla sua mente, pu riflet-
tere in s limmagine di Dio e partecipare della Trinit divina.

40
Ivi, XV, vi, 10, pp. 893-895.

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