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Agostino

La formazione spirituale di Agostino


Furono molte e molti le persone, i modelli culturali che influenzarono Agostino. Nato a Tagaste, in Numidia (Africa), Agostino cresce con accanto la forte figura della madre Monica che, per la salda e tenace fede che aveva in Cristo, lo avrebbe condizionato per sempre. La sua formazione culturale si realizza per intero nella lingua latina e sula base di autori latini; pochi furono gli autori greci a cui si accost, e quando gli si accostava, lo faceva anche mal volentieri. Cicerone rimase per lui, a lungo, un modello, modello che lo "convert" prima alla retorica e poi, con l'Ortensio, opera filosofica Ciceroniana, alla filosofia. Il forte entusiasmo per l'Ortensio era, per, smorzato dal fatto che Agostino non vi trovava il nome di Cristo. A 19 anni Agostino abbraccia il manicheismo che sembrava fare posto anche a Cristo ( da ricordare come il manicheismo abbia influenzato buona parte della sua vita anteriore ed anche posteriore alla conversione). Quando a circa 29 anni Agostino si distacc interiormente dal Manicheismo, ne mantenne: 1) il materialismo: In quel periodo Agostino credeva che l'unico modo per comprendere la realt fosse quello materiale, scartando l'idea che l'immateriale esistesse (anima, metafisica, ecc.). 2) il dualismo: i principi manicheisti secondo cui la Luce e le Tenebre, indipendenti e contrapposti allo stesso tempo, influiscono in ogni aspetto dell'esistenza e della condotta umana, gli sembravano dar ragione dei forti conflitti fra bene e male che sentiva nel suo animo. Successivamente fu tentato di abbracciare l'accademia scettica, secondo la quale l'uomo, non potendo avere conoscenze certe su niente, non pu far altro che dubitare di ogni cosa. Gli incontri risolutivi di Agostino ebbero, per, luogo a Milano: a) Dal vescovo Ambrogio apprese il modo corretto di affrontare la Bibbia b) La lettura dei libri neoplatonici gli rivel la realt dell'immateriale e la non-realt del male (il male nn esiste, non inteso come sostanziale ma come privazione del bene) c) Dalla lettura di San Paolo apprese, infine, il vero senso della fede.

La nascita della filosofia cristiana


L'accoglimento della fede in Cristo e la filosofia neoplatonica mut il modo di vivere e di pensare di Agostino. La fede divenne l'orizzonte della vita e del pensiero filosofico stesso; nasceva il filosofare-nella-fede, nasceva la "filosofia cristiana".

Il "credo per assurdo" , per, un atteggiamento del tutto estraneo ad Agostino. La sua fede non una forma di fideismo: la fede non sostituisce l'intelligenza e non la elimina, al contrario, la rafforza. Gi Platone aveva capito che la pienezza dell'intelligenza poteva realizzarsi mediante una divina rivelazione, tant' che scrisse: "Non possibile non scoprire per se stessi la verit; se ci per difficile, bisogna seguire il migliore dei ragionamenti umani e su quello, come su di una zattera, affrontare il rischio della traversata del mare della vita ... a meno che non si possa fare il viaggio in modo pi sicuro e con minor rischio su pi solida nave, cio affidandosi ad una divina rivelazione". Dall'uomo in generale alla persona "E dire che gli uomini vanno ad ammirare le vette delle montagne, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, la distesa dell'oceano, i giri degli astri; e abbandonano se stessi" Nelle Confessioni, l'opera pi importante Agostiniana, il filosofo afferma che il vero grande problema non quello del COSMO, ma quello dell'UOMO; non l'uomo in astratto, non l'essenza dell'uomo in astratto, ma l'uomo come persona, come individuo irripetibile. E' infatti proprio con Agostino che si inizia a porre il pi concreto problema dell' "io". "Io stesso ero diventato per me un grosso problema [...]. Io non comprendo tutto quello che sono" Anche Plotino parla della necessit di ritirarci dalle cose esteriori all'interno di noi stessi, ma lo fa spogliando l'anima, che appunto l'interno di noi stessi, della sua individualit, ignorando concretamente la questione della personalit. Per contro, Agostino parla continuamente di s: il suo capolavoro sono proprio le confessioni in cui, oltre a parlare della famiglia, della patria e delle persone a lui care, mette a nudo il suo animo in tutte le sue pi profonde e intime piaghe della sua "volont". quando stavo deliberando di servire senz'altro al Signore Dio mio, come avevo disposto da un pezzo, ero io che volevo, io che non volevo: n volevo pienamente, n rifiutavo pienamente. Perci lottavo con me stesso e mi straziavo da me stesso. Il corpo diventa qualcosa di ben pi importante di quel "vano simulacro" di cui Plotino si vergognava (Chiunque si avvicinasse per ritrarre Plotino veniva da lui allontanato ). L'uomo interiore , per Agostino, l'immagine di Dio e della Trinit: nell'anima si rispecchia Dio. Non dunque indagando il mondo si scopre Dio, ma scavando dentro l'anima. Il problema della verit Nel binomio Anima-Dio racchiuso il concetto della "verit", tanto che Agostino scrive: "Non andare fuori di te, ritorna in te stesso. La verit dimora nell'uomo interiore". Per Agostino, approdare alla verit, dopo l'influenza dello scetticismo, non stato facile. Famosa per la sua argomentazione-confutazione contro lo scetticismo che anticipa il "Cogito ergo sum" Cartesiano.

Agostino scrive: Chiunque comprende di essere in dubbio, vede una cosa sicura della quale certo poich, appunto, non si pu essere in dubbio su di una cosa se non si hanno convinzioni certe su qualcos'altro. Anche lo stesso "dubito su tutto" presuppone che si abbia almeno la certezza di dubitare tutto, appunto. Inoltre, "si fallor, sum" (se dubito, sono) allora penso. Se sono certo di pensare sono almeno certo di qualche verit, cio che esisto e che penso. Ed il pensiero l'arma che conduce l'uomo alla verit. Per Agostino, infatti, l'uomo, pur vivendo nella verit, non la verit: l'uomo solo un ricercatore, e da semplice ricercatore della verit, imperfetto e mutevole, mentre la verit immutabile ed eterna. E' cos che ha inizio il "cammino della verit" Agostiniano che conduce l'uomo all'illuminazione. Il cammino della verit per la conquista dell'illuminazione

Il processo conoscitivo, per Agostino, ha inizio con 1) la Sensazione. Secondo Agostino, che in questo primo gradino della conoscenza riprende Plotino, lanima non subisce la sensazione, ma la subisce il corpo attraverso i sensi. Poi lanima attivamente, di conseguenza, trae dallinterno di s quella rappresentazione delloggetto che la sensazione. 2) la Ragione. Sulla sensazione delloggetto, che mutevole ed imperfetto, lanima giudica, attraverso la ragione, con criteri che sono immutevoli e perfetti, esattamente come in matematica ragioniamo con processi mentali indispensabili. Sorge allora un problema: da dove derivano questi criteri di conoscenza con cui l'anima giudica le cose? Li produce, attraverso la ragione, stesso l'anima? La risposta di Agostino negativa: anche l'anima mutevole poich giudica con la ragione, mentre quei criteri sono immutabili e necessari. Bisogna concludere, quindi, che "al di sopra della nostra mente vi un criterio o una Legge che si chiama Verit" e che, pertanto, esiste una natura immutabile, superiore all'anima umana. 3) l'Intelletto. Questa verit che cogliamo con il puro "intelletto" costituita da qualcosa di pre-conoscente: le Idee, le supreme realt intellegibili. Agostino riprende le Idee da Platone me le riforma, tuttavia, in 2 punti: a) Fa delle idee i pensieri di Dio b) Trasforma la dottrina della reminiscenza nella dottrina dell'illuminazione: siccome la teoria della reminiscenza presuppone la preesistenza dell'anima, incompatibile con il creazionismo, Agostino introduce la dottrina dell'illuminazione secondo cui Dio esiste, intelligibile e rende intelligibili tutte le altre cose. Quindi, Dio, partecipandoci del Suo essere crea, partecipandoci della Sua Verit ci illumina, partecipandoci del Suo amore ci attira a S.

e rifiutando la reminiscenza in quanto presuppone la preesistenza dellanima, incompatibile con il creazionismo, che sostituisce con la dottrina dellilluminazione,. Quindi Dio partecipandoci del Suo essere crea, partecipandoci della Sua Verit ci illumina, partecipandoci del Suo amore ci attira a S. Dio Nonostante Dio sia raggiunto dall'uomo quando questi raggiunge la verit suprema (cio passando dall'esteriorit delle cose all'interiorit dell'animo per poi dalla verit che presente nell'animo raggiungere il principio di ogni verit che Dio), Agostino fornisce anche delle prove sull'esistenza di Dio, tre argomentazioni: 1) La perfezione del creato: prova gi nota ai Greci che facevano leva sul carattere di perfezione del mondo risalendo al suo artefice. 2) Il consensus gentium: "Tutta la specie umana confessa che Dio creatore del mondo". 3) Dio come il grado maggiore di bene: Nella realt sono presenti diversi gradi di bene dai quali si risale al primo e supremo Bene che Dio.

Boezio
L'obiettivo di Boezio
Severino Boezio, "L'ultimo dei romani ed il primo degli scolastici", stato uno dei fondatori della filosofia medievale.

L 'intento del filosofo era quello di far conoscere ai latini la cultura greca e di garantire loro il possesso di un sapere unitario e compatto che le circostanze storiche stavano mettendo a rischio (E' un dovere ricordare che,
se non fosse stato per Boezio, il medioevo, molto probabilmente, non avrebbe conosciuto Aristotele prima del XII secolo). Per raggiungere tale scopo cerc di recuperare e tradurre l'intero patrimonio filosofico

dell'antichit. La morte prematura, per, ne imped la totale riuscita. In una lettera a Simmaco, un politico ed oratore romano, suo amico, Boezio espresse l'intenzione di iniziare un analisi dettagliata delle 4 scienze che conducono alla filosofia ed alla vera sapienza: aritmetica, musica, geometria e astronomia. A tal proposito, progett sia la traduzione che il commento di tutte le opere di Platone e delle opere di logica, fisica e morale di Aristotele, anche forse per mostrare l'accordo sostanziale (o concordia) tra i due filosofi. Ma non solo, da giovane scrisse due opere sulle 2 prime discipline del quadrivio che sono appunto l'aritmetica e la musica (De institutione aritmetica - De institutione musica). Ogni singola scienza o disciplina, a seconda della propria quantit (Sono quantit discrete l'aritmetica e la musica e quantit continue la geometria e l'astronomia), guida la mente dal mondo della mutevolezza accidentale e corporea a quello delle forme eterne, immutabili o essenze prime.

La logica e la nascita del problema degli universali


La logica di Boezio, pur non essendo molto originale, dato che risulta essere una sintesi organica di logica aristotelica, stoica e neoplatonica, molto raffinata. Traduttore dell'Isagoge di Porfirio, Boezio incontra tre fondamentali questioni da lui avanzate: A) se gli universali esistano o no (vale a dire se esistono o meno i generi, le specie "animale,uomo vegetale,pianta ecc.ecc.) B) se siano o meno corporei C) e supposto che esistano e siano incorporei, se siano uniti alle cose sensibili Porfirio si era solo posto questi quesiti senza, quindi, darvi soluzione. Boezio, invece, avanz delle risposte che possono essere riassunte in quella concezione che, pi avanti nella storia della filosofia medievale, verr chiamata realismo moderato: Gli universali (animale, uomo - vegetale, pianta ecc.ecc.) esistono, in quanto universali, solo nell'intelletto, e per questo gli universali sono incorporei. Nella realt non esiste l'uomo in universale. Esistono, invece, uomini singoli (Socrate,Angelina Joilie, Raul Bova, Mariapia, ecc.ecc.).

E' solo astraendo dai singoli uomini i caratteri fra loro comuni - tipici della specie o del genere - che si ottengono gli universali.

Il De consolatione philosophie
il De consolatione philosophie stato scritto da Boezio mentre era in cella. Questo scritto ebbe enorme influsso sul pensiero e sulla spiritualit del Medioevo.

[Primo libro]
In quest'opera narrato che mentre Boezio si trova in prigione e si duole perch deluso dal fallimento di tutti i suoi progetti, gli appare una donna che scaccia alcune muse che erano attorno a lui: le muse sono delle sgualdrinelle che con"dolci veleni" alimentano i dolori dei carcerati. Boezio guarda la donna che riconosce essere la sua "nutrice", nella cui "casa" si era intrattenuto fin dalla giovinezza: la Filosofia. La donna, il cui nome Filosofia, gli fa capire quanto lui abbia obliato se stesso e che non deve temere nulla dato che il governo del mondo non affidato "alla cecit del caso, ma alla divina ragione".

[Secondo libro]
Ella esorta il filosofo a diffidare dei favori della fortuna, perch, in quanto instabile, non pu portare alla realizzazione della felicit: " in che modo, infatti, con la sua presenza, pu rendere felici gli uomini una condizione fortunata la cui assenza non li pu rendere felici?" Boezio perci concorde che sia pi vantaggiosa una sorte avversa, che rende consapevoli, piuttosto che una sorte prospera, che fornisce solo fallaci illusioni.

[Terzo libro]
Filosofia continua la sua efficace "terapia" sui mali che affliggono Boezio affrontando il problema della felicit. Filosofia spiega che ogni uomo aspira ad un determinato "bene" che crede essere la felicit (onore, ricchezza,potere,piaceri del corpo, ecc.). Queste sono vie che "non sono in grado di condurre nessuno a quel traguardo a cui promettono di condurlo". Dopo una lunga spiegazione del motivo per cui queste vie non conducono alla felicit, Boezio capisce che se tutto ci che un bene terreno non un vero bene, il sommo bene si identificher con Dio a cui tutti devono aspirare per essere davvero felici. (Alla fine del terzo libro presente un affermazione di tesi neoplatonica: Boezio asserisce che l'Uno, il Bene e Dio sono la stessa cosa).

[Quarto libro]
Il filosofo si pone, per, un giusto interrogativo: "se il mondo governato da Dio, perch esiste il male? E perch vengono puniti i buoni e mai i cattivi?". Ebbene Filosofia fa presente che chiunque si sia allontanato dal bene una persona abbruttita, infelice e condannata. Chi abbandona il bene cessa di essere un uomo e si trasforma in bestia.

[Quinto libro]
La filosofia dice poi a Boezio di non stupirsi se accade che "vengono puniti i buoni e mai i cattivi" perch tutte le cose sono governate dalla provvidenza e che, seppur gli uomini la scambiano per il fato, non sanno

che, in realt, proprio la provvidenza a servirsi del fato. Il fato, infatti, non altro che la contingenza relativa alle cose mutevoli. Gli uomini, che non riescono a fare distinzione tra fato e provvidenza,

I dubbi sull'adesione di Boezio al cristianesimo


Il de consolatione parso ad alcuni un opera essenzialmente laica, priva di richiami ai misteri del cristianesimo. Inoltre in essa sono racchiusi, in prevalenza, argomenti di ispirazione platonica e neoplatonica. Inoltre, in tutte le altre opere di Boezio, come, in particolare, il De institutione aritmetica ed il De institutione musica, non vi alcun riferimento esplicito alla fede e/o alla Bibbia. Tutto ci, per, non deve trarre in inganno: Boezio anche autore di 5 opuscoli sacri (Opuscola Sacra) dedicati all'interpretazione dei dogmi cristiani. E' dunque ormai fuori discussione che Boezio fosse un filosofo cristiano. Il fatto che abbia voluto fare il matematico, lo studioso di musica o il logico, non toglie nulla al fatto che, alla fine, fosse anche un filosofo cristiano. Anzi, questo pu essere, evidentemente, un percorso formativo che lo ha portato ad abbracciare, per gradi, la scienza naturale pi alta: la teologia.

La teologia e gli opuscoli sacri


La teologia considerata da Boezio una scienza che, insieme alla filosofia e alle altre scienze che la precedono (aritmetica,Musica,Geometria e Astronomia) costituiscono la sapientia, la quale conduce l'uomo verso la verit. La teologia l'unione di Fede e teologia naturale (cio la metafisica aristotelica) le quali, pur essendo scienze di grado diverso, sono complementari. Come ogni scienza, anche la Teologia ha un particolare metodo per cogliere nel modo pi adeguato gli oggetti che le sono propri. Nell'individuare questo metodo, Boezio ricorre alla dottrina neoplatonica della tripartizione delle facolt della conoscenza umana: a) Sensibilit (sensus) b) Ragione discorsiva (ratio) c) Intelletto noetico e intuitivo (intellectus) E' attraverso l'intelletto noetico, cio il "grado sommo" delle facolt conoscitive, che l'uomo pu cogliere l'essere in s. Siccome l'uomo non pu conoscere la natura propria di ogni cosa, l'essere in s di ogni cosa, ma solo quello che della cosa le proprie facolt permettono di conoscere, l'unico modo per avvicinarsi allo sguardo con cui Dio conosce le cose, attraverso l'intellectus.