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LA NASCITA DELLA FILOSOFIA IN GRECIA

Etimologia del termine filosofia


 La parola greca “philosophia” è composta dai da
“philein”=amare e “sophia” = sapienza

 quindi significa “amore della sapienza”

 L’uomo può amare il sapere, tendere ad esso,


ma non può possederlo in modo compiuto e
definitivo, dal momento che è un ente imperfetto,
dotato, perciò, di un intelletto finito.

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La filosofia come “indagine razionale sul
senso delle cose”
 razionale = “fondata sull’utilizzo della ragione come mezzo principale
per arrivare ad una conclusione o ad una scoperta”: la filosofia si fonda
sull’utilizzo della facoltà umana di pensare e ragionare

 senso = lo scopo, il fine e il motivo per cui qualcosa è quello che è e si


comporta in un dato modo. Quando ci interroghiamo sul senso di una
cosa, vogliamo “capirla”, cioè collocarla nel suo contesto appropriato in cui
ci si chiarisce perché quella cosa è costituita in una data maniera e quale
sia la sua funzione nel contesto in cui è inserita.

 le cose = tutta la realtà: le cose materiali, naturali e artificiali, vicine e


lontane; le cose immateriali (pensieri, emozioni, rappresentazioni
fantastiche, sogni etc.); la nostra stessa umanità corporea e no.

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MAPPA 1. LE FORME CULTURALI ALL’ORIGINE DELLA FILOSOFIA

Poesia Religione Società e politica

Omero Religione pubblica • Libertà di speculare sulla


• Armonia, proporzione, misura • Dei: forze naturali personificate o religione
• Ricerca delle cause uomini amplificati e idealizzati • Libertà politica
• Realtà rappresentata nella sua • Fioritura di artigianato e
interezza Religione naturalistica commercio nelle colonie
• Uomo concepito come
Esiodo Religione dei misteri cittadino
• Ricerca del principio primo
• Anima come demone
• Concetto di limite, giusta misura
• Corpo come tomba dell’anima

Religione purificata dalla natura

Filosofia
Le forme della vita greca che prepararono la
nascita della Filosofia
 Esiodo nella sua Teogonia, narrò la nascita di tutti gli dei. E poiché molti
dei coincidono con parti dell’universo e con fenomeni del cosmo, la teogonia
diventa anche cosmogonia, ossia spiegazione mitico-poetica e
fantastica della genesi dell’universo e dei fenomeni cosmici, a partire
dal Caos originario, che fu il primo a generarsi. 
 Questo poema spianò la strada alla successiva cosmologia filosofica, che
cercherà con la ragione, e non più con la fantasia, il "principio primo" da cui
tutto si è generato.
E lo stesso Esiodo, con l’altro suo poema Le opere e i giorni, ma soprattutto
i poeti successivi, impressero nella mentalità greca alcuni principi che
saranno di grande importanza per il costituirsi dell’etica e in genere del
pensiero filosofico antico. 
 La giustizia viene esaltata come valore supremo da molti poeti e diventerà
addirittura concetto ontologico (concernente l’essere, cioè fondamentale),
oltre che morale e politico, in molti filosofi.
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Le forme della vita greca che prepararono la
nascita della Filosofia

 Un altro concetto i poeti lirici fissarono in maniera stabile: quello del limite,
ossia del né troppo né troppo poco, vale a dire il concetto della giusta
misura, che costituisce il connotato più peculiare dello spirito greco e il
centro del pensiero filosofico classico.
Ricordiamo, da ultimo, una sentenza, attribuita a uno degli antichi saggi e
incisa sul tempio di Delfi sacro ad Apollo: «Conosci te stesso». Questa
sentenza, che fu famosissima fra i Greci, diverrà non solo il motto del
pensiero di Socrate, ma addirittura il principio basilare del sapere filosofico
greco fino agli ultimi neoplatonici.

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I GRECI E LA RELIGIONE
“I Greci avevano una religione, ma alla base di essa
non vi era alcuna Rivelazione”: non vi era alcun libro
“sacro” che conteneva verità che dovevano essere
credute in modo assoluto . Non ritenevano che i miti
sugli dei fossero opera degli dei stessi, bensì di poeti,
cui si poteva credere “se la propria città lo esigeva, o
anche non credere”. (E. Berti, In principio era la
meraviglia, Laterza, Roma-Bari, 2007)
 I greci non avevano, quindi, una dogmatica fissa ed
immodificabile e neppure una casta sacerdotale che
avesse il compito di custodire il dogma.
 Ciò garantì ai Greci la più ampia libertà nella
speculazione filosofica. 7
La filosofia e la religione
La filosofia dunque, pur nascendo in un contesto fortemente
permeato di mentalità religiosa, per raggiungere lo scopo di
“conoscere il senso delle cose” non utilizza gli strumenti
della religione (una rivelazione) ma si fonda su un altro
atteggiamento (la meraviglia) e si vale di un diverso
strumento (la ragione).
Anzi, per stabilire una differenza più chiara, possiamo dire
che
-la religione nasce dal desiderio di salvarsi dalla morte;
-la filosofia nasce dal desiderio di sapere;
-la scienza nasce dal desiderio di dominare la natura.
(M. Scheler, Sociologia del sapere, Abete, Roma, 1966,
pp.65-67 in Berti, cit.,p. VI).

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La filosofia e la religione
Quando di parla di religione greca occorre operare una netta
distinzione fra RELIGIONE PUBBLICA (che ha il suo modello
in Omero) e RELIGIONE DEI MISTERI (orfismo).
 Per l’uomo greco figlio della tradizione omerica tutto ciò che
accade è opera degli dei.
 Ma chi sono questi dei?
 Sono forze naturali calate in forme umane idealizzate, sono
aspetti dell’uomo sublimati, ipostatizzati; gli dei della
RELIGIONE NATURALE GRECA, non sono altro che
uomini amplificati ed idealizzati, quantitativamente
superiori a noi, ma non qualitativamente differenti.
 Se la natura degli dei e quella degli uomini è analoga,
differenziandosi solo per grado, l’uomo negli dei vede se
stesso e, per elevarsi ad essi, non deve affatto entrare in
conflitto con se medesimo, non deve comprimere aspetti
della propria natura.
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La religione dei misteri
 Gli orfici ritenevano fondatore del loro movimento il mitico poeta tracio
Orfeo, da cui derivavano il nome.
 Il movimento ebbe la sua fioritura nel VI secolo a. C.
 Nucleo fondamentale delle credenze insegnate dall’Orfismo:
1) Nell’uomo alberga un principio divino, un demone, caduto nel corpo a
causa di una colpa originaria.
2) Questo demone, che preesisteva al corpo, è immortale e, quindi, non
muore con il corpo, ma è destinato via via a reincarnarsi in corpi successivi
attraverso una serie di rinascite per espiare la sua colpa (dottrina della
metempsicosi).
3) La vita orfica, con le sue pratiche di purificazione, è l’unica che possa porre
fine al ciclo delle reincarnazioni.
4) Gli iniziati godono, dopo la morte, del meritato premio nell’aldilà (la
liberazione) mentre per i non iniziati c’è una punizione.
 Siamo quindi di fronte alla prima CONCEZIONE DUALISTICA di ANIMA
(demone) e CORPO (luogo di espiazione dell’anima).
 Per la prima volta l’uomo vede contrapporsi in sé due principi in lotta fra
loro, in quanto il corpo è visto come carcere e luogo di punizione del
demone. L’uomo comprende che alcune tendenze che reca in se medesimo
vanno represse e che è necessaria una purificazione dell’elemento divino
che è in lui dall’elemento corporeo.
 Questa visione religiosa eserciterà un influsso importante su diversi filosofi
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antichi (Pitagora, Eraclito, Empedocle, Platone).
Le condizioni politiche, sociali ed economiche che
favorirono la nascita della filosofia in Grecia
I fattori che più contribuirono al progresso della civiltà greca prima della nascita
della filosofia furono due:

 Il sorgere di ORDINAMENTI REPUBBLICANI


 L’espansione dei Greci verso Oriente e verso Occidente con la formazione
delle COLONIE

 Le lotte legate ai rivolgimenti politici che portarono i Greci dalle vecchie


forme aristocratiche alle nuove forme repubblicane e democratiche li
costrinse a risvegliare ed esercitare tutte le forze; la vita pubblica apriva il
passo alla scienza nella misura in cui il sentimento della giovane libertà
dava un forte slancio allo spirito del popolo greco.
 La filosofia nacque prima nelle colonie che nella madre patria e prima
nelle colonie d’Oriente dell’Asia Minore, quindi nelle colonie d’Occidente
dell’Italia meridionale e solo successivamente rifluì nella madre patria e, in
particolare, ad Atene, dove i Greci godettero della più ampia libertà.

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Le condizioni politiche, sociali ed economiche che
favorirono la nascita della filosofia in Grecia
 Le città divennero fiorenti centri commerciali, e questo comportò
un incremento demografico cospicuo. Il nuovo ceto di commercianti e di
artigiani raggiunse a poco a poco una notevole forza economica e si
oppose all’accentramento del potere politico, che era nelle mani della
nobiltà terriera. Con le lotte che i Greci ingaggiarono per trasformare le
vecchie forme aristocratiche di governo nelle nuove forme repubblicane,
nacquero le condizioni, il senso e l’amore della libertà.
 Le colonie con la loro operosità e con i loro commerci raggiunsero per prime
il benessere e, a causa della lontananza dalla madrepatria, poterono darsi
libere istituzioni prima di quest’ultima.
 Con il costituirsi e consolidarsi della polis, cioè della città-stato, l’uomo
greco non sentì più alcuna antitesi e alcun vincolo alla propria libertà; anzi,
fu portato a cogliere se medesimo essenzialmente come cittadino.L’uomo
venne a coincidere con il cittadino medesimo. E così lo Stato divenne e
rimase fino all’età ellenistica l’orizzonte etico dell’uomo greco. I cittadini
sentirono i fini dello Stato come propri fini, il bene dello Stato come il proprio
bene, la grandezza dello Stato come la propria grandezza, la libertà dello
Stato come la propria libertà.
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Condizioni favorevoli
La possibilità di discutere è vitale per la filosofia, che si
presenta sempre come la comunicazione di argomenti
convincenti, opposti ad argomenti meno convincenti.
La sua nascita quindi è stata possibile all’interno di
un’organizzazione sociale che non impedisse la libera
discussione e che anzi la favorisse. Ciò si è verificato sin
dal sec. VIII a.C. in un territorio che vedeva il nascere di una
molteplicità di città-stato indipendenti in cui il potere non era
detenuto da un monarca assoluto cui si doveva assoluta
obbedienza, ma da un ceto di elevata condizione i cui
componenti assieme gestivano la cosa pubblica.
Progressivamente il bacino di elezione delle élites andò in
alcune città, come Atene, ad allargarsi a tutte le persone
libere, che furono coinvolte, attraverso apposite istituzioni,
nella discussione sulla gestione politica della città.

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Spazi di discussione
Dunque l’apertura di spazi politici di
discussione abituò i Greci, e tra loro gli
uomini più influenti per censo e cultura, a
mettere in gioco se stessi nella
discussione, favorendo un’attitudine che
ebbe notevole influsso sullo sviluppo della
filosofia.

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MAPPA 2. CARATTERI DELLA FILOSOFIA

Attività Contenuto Metodo Scopo

Scienza Spiegazione di alcune Attraverso Scoperta di alcune


realtà particolari la sola ragione verità o utilità pratiche

Religione Spiegazione della Attraverso Salvezza


totalità della realtà la fede

Filosofia Spiegazione della Attraverso Contemplazione


totalità della realtà la sola ragione della verità
I caratteri della filosofia antica:
contenuto, metodo e scopo
 CONTENUTO: La filosofia intende spiegare la totalità delle cose, ossia
tutta quanta la realtà, senza esclusione di parti o momenti di essa,
distinguendosi così strutturalmente dalle scienze particolari che, invece, si
limitano a spiegare determinati settori della realtà, gruppi particolari di cose
o fenomeni. La filosofia studia l’essere in quanto essere (Aristotele) mentre
le scienze particolari si limitano a prendere in considerazioni alcune parti
dell’essere.

 METODO: La filosofia vuole essere spiegazione puramente razionale di


quella totalità che ha ad oggetto. Il filosofo deve addurre argomentazioni
razionali a sostegno delle proprie tesi. Non si tratta semplicemente di
constatare dei fatti, ma occorre andare oltre l’esperienza ed il fatto per
trovarne le ragioni, la causa, il principio. La filosofia si serve del Logos,
ovvero della ragione e del discorso razionalmente fondato.

 SCOPO: La filosofia ha un carattere puramente teoretico, ovvero


contemplativo: essa mira semplicemente a ricercare la verità per se stessa,
prescindendo da qualsiasi uso pratico; la filosofia è «libera» nella misura
in cui non è asservita a nessuno scopo di natura pratica e si realizza e si
risolve nella pura contemplazione del vero.
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La meraviglia
“La meraviglia è essenzialmente domanda
di una spiegazione, di una ragione: essa
nasce dall’esperienza, dall’osservazione di
un oggetto, di un evento, o di un’azione di
cui si vuole conoscere il perché, ossia la
causa” (Berti, cit., p. VIII) il fine e la struttura.

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Filosofia e altri saperi di altre civiltà
“Gli altri popoli antichi, i Cinesi, gli Indiani, i
Persiani, gli Egiziani, hanno avuto certamente
grandi civiltà, grandi culture, ed anche grandi
forme di sapere, o di sapienza, o di saggezza: si
pensi a Confucio o a Budda. Ma difficilmente
potrebbero esser considerate ‘filosofia’ nel
senso greco del termine, perché non nascono
dalla meraviglia, cioè dal puro desiderio di
sapere, ma da altri bisogni, desideri,
atteggiamenti” (Berti, cit., p. IX).
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Budda, la matematica egiziana,
l’astronomia babilonese
Per esempio:
• La saggezza religiosa buddista nasce dalla consapevolezza
che la vita è dolore e ha lo scopo di condurre ad una pace
superiore (nirvana) in cui ogni dolore è cancellato
• La matematica egiziana, che pur raggiunse alti livelli di
complessità, nasce essenzialmente dalla necessità di
calcolare la ripartizione delle terre e la loro rendita agricola
• L’astronomia babilonese ha un valore predittivo e astrologico:
nasce per decifrare l’influsso dei pianeti, considerati come enti
divini o semidivini, sulla vita degli uomini.
Insomma, queste ed altre scienze, hanno una natura
squisitamente PRATICA, cioè sono utili per qualche scopo, e
dunque non sono esclusivamente TEORETICHE, cioè fini a
se stesse, come lo è la filosofia dei Greci.

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Domande e risposte
La filosofia nasce dalla percezione stupita
di un’ignoranza, cioè dalla meraviglia, ma
non vuole rimanere nella meraviglia. La
filosofia vuole risposte e tenta di elaborarle
con gli strumenti del pensiero e della
ragione che integrano l’esperienza ordinaria
di ciascuno.

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MAPPA 3. I PERIODI DELLA FILOSOFIA ANTICA

Periodo Incontro con


Periodo Periodo Periodo Periodo
delle grandi il pensiero
naturalistico umanistico ellenistico religioso
sintesi cristiano
VI-V sec. a.C. V-IV sec. a.C. IV sec. a.C. IV sec. a.C. II-IV sec. d.C.
II sec. d.C.
Problema Sofisti e Socrate Platone e Neoplatonismo Riflessione
della physis Aristotele Epicureismo razionale sui
e del cosmo (scoperta del Stoicismo dogmi del
soprasensibile) Scetticismo Cristianesimo
Eclettismo
I periodi della storia della filosofia antica
 La filosofia antica greca e greco-romana ha una storia più che
millenaria. Parte dal secolo VI a.C. e giunge fino al 529 d.C., anno in cui
l’imperatore Giustiniano fece chiudere le scuole pagane e disperdere i loro
seguaci. 
 In questo arco di tempo si possono distinguere i seguenti periodi:
• Il periodo naturalistico, caratterizzato dal problema della physis (cioè della
natura) e del cosmo, e che tra il VI e il V secolo a.C. vede succedersi gli
ionici, i pitagorici, gli eleati, i pluralisti e i fisici eclettici.
• Il periodo cosiddetto umanistico, che coincide, in parte, con l’ultima fase
della filosofia naturalistica e con la dissoluzione della medesima e che ha
come protagonisti i sofisti e soprattutto Socrate, il quale per la prima volta
cerca di determinare l’essenza dell’uomo.
• Il momento delle grandi sintesi di Platone e di Aristotele, che coincide
con il secolo IV a.C. e risulta caratterizzato soprattutto dalla scoperta del
soprasensibile e dalla organica formulazione dei vari problemi della filosofia.

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I periodi della storia della filosofia antica
• Segue il periodo caratterizzato dalle Scuole ellenistiche, che va dalla
conquista di Alessandro_Magno alla fine dell’era pagana, e che vede, oltre
alla fioritura del Cinismo, il sorgere dei grandi movimenti dell’Epicureismo,
dello Stoicismo, dello Scetticismo e il successivo diffondersi dell’Eclettismo.
• Il periodo religioso del pensiero antico-pagano si svolge ormai quasi per
intero in epoca cristiana ed è caratterizzato soprattutto da una grandiosa
rinascita del Platonismo, che culminerà con il movimento neoplatonico. Il
rifiorire delle altre scuole sarà condizionato in vario modo dal Platonismo
medesimo. In questo periodo nasce e si sviluppa il pensiero cristiano, che
tenta di formulare razionalmente il dogma della nuova religione e di definirlo
alla luce della ragione con categorie derivate dai filosofi greci. Questo
momento del pensiero antico non costituisce, però, un coronamento del
pensiero dei Greci, ma segna, piuttosto, la messa in crisi e il superamento
del loro modo di pensare e, così, prepara la civiltà medioevale e le basi di
quello che sarà il pensiero cristiano "europeo".

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La filosofia secondo i filosofi
“Forse qualcuno, dunque, potrebbe ribattere: «Ma Socrate, non sarai capace di
startene buono e zitto, una volta andato via da Atene?» È proprio questa per
me la cosa più difficile da far capire ad alcuni di voi. Infatti, se dicessi che far
questo è disobbedire alla divinità e che quindi non posso proprio starmene
tranquillo, ebbene alcuni di voi penserebbero che parlo ironicamente. Se
dicessi che per l'uomo questo è il più grande dei beni, vivere ragionando
ogni giorno sulla virtù e sugli argomenti di cui mi sentite discutere,
esaminando me stesso e gli altri, e che la vita senza la ricerca non è
degna di essere vissuta ebbene allora mi credereste ancor meno. Che le
cose stiano così come vi dico, non è per me facile farvelo capire.”

(Platone, Apologia di Socrate)

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La filosofia secondo i filosofi
“Meneceo,
Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della
felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'anima. Chi
sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di
essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora
il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Da giovani come da
vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci
sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo
della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a
non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la
felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo
per averla.”

(Epicuro, Lettera a Meneceo)

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La filosofia secondo i filosofi
«Trattare oggi della natura della filosofia significa ritenere già fermamente
stabilito un punto essenziale: la necessita per l'uomo, per ciò che egli è, per
ciò che deve essere, del filosofare. Perché, se la filosofia fosse il giardino di
Epicuro, dove si potesse vivere in disparte, al di fuori delle vicende e dei colpi
duri, noi dovremmo ritenerla, oggi, indegna di noi. Ma essa non è il giardino di
Epicuro. Non è l'aristocratica esercitazione di pochi spiriti oziosi, né la
stratosferica regione dove si possa trovare rifugio e conforto per i mali e la
delusioni della vita. C'è un senso – ed è un senso assai antico – in cui il
filosofare si identifica con l'esistenza stessa dell'uomo e in cui (come Platone
voleva) non si può essere uomo senza essere filosofo […] E infatti
filosofare significa per l'uomo, in primo luogo, affrontare ad occhi aperti il
proprio destino e porsi chiaramente i problemi che risultano dal proprio
rapporto con se stesso, con gli altri uomini e col mondo».

(N. Abbagnano, Questa pazza filosofia)

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La filosofia secondo i filosofi
“Orbene, che cosa è che rappresenta nell'uomo il supremo valore? La
ragione: per essa sta avanti agli animali e viene subito dopo gli Dei. il
bene che gli è proprio è la ragione perfetta: tutto il resto egli ha in comune cogli
animali e colle piante. Egli è forte, ma sono forti anche i leoni; è bello, ma sono
belli anche i pavoni; è veloce, ma sono veloci anche i cavalli. Posso senz'altro
ammettere che in tutte queste qualità l'uomo è superato; ciò che importa
cercare non è se egli abbia in sé qualche cosa più grande degli altri esseri
viventi, ma quello che ha di prettamente suo. [ ... ] Che cosa c'è nell'uomo
che rappresenti la sua specifica essenza? La ragione. Essa quando ha
trovato il retto cammino e portato a perfezione il suo compito, riempie l'animo
umano di felicità. Dunque, se ogni essere vivente quando ha compiuto il
bene raggiunge la mèta che la sua natura gli ha assegnato ed è degno di
lode, e se il bene è per l'uomo la ragione, bisogna concludere che quando
ha attuato la piena razionalità della vita, egli ha compiuto il suo bene e
toccata la mèta segnata alla sua natura ed è degno di lode. La ragione
perfetta si chiama virtù e s'identifica coll'onestà”.

(Seneca, Lettere a Lucilio, 76)


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La filosofia secondo i filosofi
“L'Europa spirituale ha un luogo di nascita. Non parlo di un luogo
geografico, di un paese, per quanto anche questo senso sia legittimo; parlo di
una nascita spirituale che è avvenuta in una nazione, o meglio per merito di
singoli uomini e di singoli gruppi di uomini di questa nazione. Questa nazione
è l'antica Grecia del VII e del VI secolo a.C. Qui si delinea un nuovo
atteggiamento di alcuni uomini verso il mondo circostante. Da questo
atteggiamento derivò una formazione spirituale di un genere completamente
nuovo, la quale si trasformò rapidamente in una forma culturale
sistematicamente conclusa. I Greci la chiamarono filosofia. Nella sua
traduzione esatta, questo termine non significa altro che scienza universale,
scienza del cosmo, della totalità di tutto ciò che è. Ben presto nasce
l'interesse per il tutto, e perciò ben presto si pone il problema del divenire
e dell'essere nel divenire, del suo particolarizzarsi in forme generali e
nelle regioni dell'essere. Così la filosofia si ramifica, la scienza una si
trasforma in una serie di scienze particolari.
Per quanto possa sembrare paradossale, io considero la nascita della filosofia,
di una filosofia che include tutte le scienze, il fenomeno originario dell'Europa
spirituale.”
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