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I libri profetici – riassunto 2020

L’Antico Testamento, Introduzione storico-letteraria, A cura di Paolo Merlo

- Nella Bibbia ebraica si trova:


o un corpo di libri dei "Profeti posteriori" o “maggiori” per la loro estensione: Isaia, Geremia, Ezechiele;
o un corpo di libri dei "Profeti anteriori" o “minori” per la loro brevità, sono dodici profeti: Osea, Gioele,
Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia.

- La Bibbia ebraica consiste di “la Legge, i Profeti, i Scritti” che sono 22 libri rispetto all’alfabeto ebraico.
La Legge di Mosè è il centro della liturgia ebraica e il cuore della rivelazione biblica, interpretata e applicata nella
storia successiva dai Profeti, e meditata e pregata negli Scritti.

- All’interno della tradizione cristiana, invece, il corpo dei libri profetici si è un po' più allargato, accogliendo:
il libro di Daniele, i libri delle Lamentazioni, Baruc e la lettera di Geremia.

- L’ermeneutica ebraica dei Profeti è basata sul "principio Torah". L’ermeneutica cristiana dei Profeti è basata
sul "principio Cristo", per contenere le profezie intorno a Gesù messia.

- I profeti non sono soltanto i “profeti scrittori”, ma anche personaggi come Giosuè, I giudici, Samuele, Debora,
Natan ecc., o anche altri personaggi anonimi.

- Il profeta nella lingua ebraica: Nabi (Profeta), hozeh (veggente), isha elohim (uomo di Dio), isha ruah (uomo
ispirato), malak Yhwh (messaggero del Signore), malak he Elohim (messaggero di Dio), ebed Yhwh (servo di Dio).

- Secondo la tradizione giudaica, vi sarebbero stati profeti fino al periodo di Artaserse, cioè sino al periodo
ellenistico. Secondo la tradizione cristiana del Nuovo Testamento, l’esperienza del profetismo sarebbe
continuata: Giovanni il battista, negli Atti degli apostoli e anche in qualche lettera paolina.

- Le profezie c’erano anche presso le culture non bibliche e in tutte le grandi religioni dell’antichità: es. nell’antica
tradizione egiziana, nell’area siro-palestinese, nella cultura assiro-babilones.

- La profezia è una trasmissione umana di messaggi divini, dai profeti e sognatori, attraverso una diretta
comunicazione verbale delle divinità. Il messaggio divino è indirizzato a un preciso destinatario, quale il re o il
popolo, con uno scopo principalmente esortativo o ammonitorio.

- La divinazione è una rivelazione di una volontà divina, dagli astrologi e aruspici, attraverso alcuni metodi basati
su osservazioni sistematiche e sulle interpretazioni tecniche.

I profeti in relazione al sacerdozio e al culto


* Geremia ed Ezechiele erano sacerdoti.
* Ciascuno aveva un proprio modo per trasmettere il rispettivo insegnamento:
• la Torah ("sentenza cultuale") il sacerdote,
• l’ esa ("consiglio") lo scriba (o hakam, "saggio")
• la dabar ("parola") il profeta

* I sacerdoti non rispettarono le loro funzioni in materia di sentenze cultuali. Però i profeti non negarono né
la legittimità del culto ebraico, né quella dei suoi funziona ri e neppure quella delle sue strutture, al Nord
come al Sud del paese.

* Tra i Profeti posteriori non c’erano profeti cultuali. E le valutazioni dei Profeti posteriori sugli abusi nel
ricorso alle pratiche cultuali, rispetto alle priorità delle responsabilità morali, non appartenevano a un
conflitto istituzionale con il culto, ma al quadro della loro dottrina morale.

I profeti e la monarchia
* L’epoca della monarchia coincise con quella della profezia classica. La documentazione circa i rapporti
tra profeti e monarchia viene ricevuto dai Profeti posteriori. le informazioni sui rapporti tra profeti e
monarchia nei Profeti anteriori, fino all’epoca di Ezechia, potrebbero avere un valore storico
prevalentemente indiretto.

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I profeti e il mondo scribale
* Vi sono non poche requisitorie profetiche contro i consiglieri di corte, i cosiddetti "saggi" delle tradizioni
sapienziali, più noti come "scribi" nel la letteratura del Vicino Oriente antico.

* Tra letteratura dei Profeti posteriori e letteratura sapienziale esistono contatti (espressioni, argomenti, stile,
temi e motivi letterari). Perciò la cultura scribale-sapienziale si è affermata in epoca pre-esilica, diventando
un patrimonio culturale comune e quindi utilizzato anche dai profeti, la cui opera letteraria è stata trasmessa.

Una storia dei profeti biblici?


* All’inizio, si era pensato di dover caratterizzare due generi principali di profeti biblici, a partire dall'epoca
pre-esilica fino al termine del periodo persiano: i "profeti di azione" e i "profeti scrittori".

* Tra i profeti di azione vi sarebbero stati anche gli appartenenti a una sorta di corporazione profetica (di cui
parlano i libri di Samuele, dei Re, delle Cronache), mentre i profeti scrittori si sarebbero caratterizzati
essenzialmen te per la loro chiamata personale, divina, spesso dettagliatamente de scritta nei loro libri.

Le modalità esterne dell’esperienza profetica


* Il contesto del sogno poteva avere una valenza negativa per qualificare l’attendibilità di oracoli profetici,
ma ciò sembra sia legato a specifici contesti polemici.

* Il contesto della liturgia può essere la modalità esterna dell’esperienza profetica. Spesso, invece, sono
eventi ordinari a innescare per decisione divina il processo di elaborazione di un oracolo profetico. Tuttavia,
eventi straordinari non sarebbero sufficienti a innescare l’elaborazione di un oracolo senza una mozione
divina esplicitamente riconosciuta.

La comunicazione profetica in modalità gestuali


* Il genere letterario delle azioni simboliche nei Profeti posteriori si trovano in Osea, Isaia, Geremia,
Ezechiele e Zaccaria. D'altra parte, non sembra che le azioni simboliche dei profeti abbiano un ruolo
essenziale nel loro ministero.

* Circa l’azione simbolica, se ne riconoscono tre elementi strutturanti diretti e tre indiretti: l’ordine divino a
eseguire un’azione, il racconto e l’interpretazione.

La comunicazione profetica in modalità letterarie


* Il materiale letterario profetico è stato classificato sulla base dei suoi contenuti e delle sue forme.
Le formule oracolari di introduzione, intermedie e di chiusura dei singoli oracoli sono spesso mancanti.
* Per quanto riguarda i contenuti, si sono individuati due principali generi di oracoli profetici: gli oracoli di
accusa (cfr. Am 2,4-5 ecc.) con annuncio di sventura o senza (più nell’epoca pre-esilica); gli oracoli di
salvezza (cfr. Is 49,8 ss. ecc.), includendovi gli oracoli escatologici ed eventualmente "messianici"
(più nell’epoca post-esilica). Si sono prese in considerazione le "visioni" o le "audizioni" come esperienze
sorgive della profezia.
* Per quanto riguarda i destinatari, si fa distinzione tra oracoli destinati a Israele, le persone singole, i gruppi
di persone, e oracoli destinati alle "nazioni".
* Per quanto riguarda le forme letterarie, la comunicazione profetica del messaggio divino è molto variegata:
in poesia (Geremia), in prosa, in parabola (Osea) o direttamente fuori metafora (Amos), sotto forma di
oracoli brevi come gli oracoli di rimprovero, le esortazioni, le ammonizioni, le invettive; gli oracoli di
accusa; oppure il profeta riprende lo stile sapienziale.
* La letteratura dei profeti scrittori manifesta una straordinaria versatilità stilistica, veniva dai vari ambiti
della vita quotidiana del Vicino Oriente antico: la mitologia, il diluvio, le tradizioni, i patriarchi, l’esodo,
l’attraversamento del mare, il deserto, l’epopea transgiordanica, l’epopea dei giudici.
* I molteplici generi letterari si trovano sempre in forme miste, nelle quali si intrecciano temi ed espressioni
appartenenti a generi letterari diversi.
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I principali contenuti del messaggio profetico
1- Dio e il monoteismo
La tradizione rabbinica ritiene che già Abramo fosse "monoteista", mentre le moderne scienze orientalistiche
hanno dimostrato che il mondo ebraico biblico è pervenuto al monoteismo universale assoluto solo piuttosto tardi,
in epoca post-esilica e a ridosso del periodo persiano.

Secondo l’antica religiosità ufficiale ebraica, Yhwh era il più potente tra gli dèi. Il dio YHWH è il Santo e il
Misericordia. Perché? Uno che è diverso dall’uomo e natura trascendente e Uno che è vicino, amico e libera
l’uomo. Anche il dio YHWH il Misterioso e l’Amante. Perché? Uno che non spiega la sofferenza cui espone il suo
popolo e Uno che libera e non abbandona mai la persona sofferente.

Nella coscienza profetica, l’esperienza di Yhwh è connessa alla sua elezione per Israele e alla giustizia divina o
al giudizio divino; cioè: se il Tempio di Gerusalemme è dimora di Yhwh e la terra di Israele è quella di Yhwh; i
profeti non temono di predire la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Per esempio, Ezechiele vede la gloria
del Signore abbandonare il Tempio di Gerusalemme.

L’esperienza più comune tra i profeti è la paura del rischio di totale disintegrazione della fede nel dio Yhwh a
fronte delle altre nazioni o popolazioni, sia nelle svariate forme del sincretismo religioso e cultuale come nella più
esplicita apostasia religiosa.

Però, con la catastrofe dell’esilio, Il dio Yhwh sarebbe rivelato come incapace di fronteggiare gli dèi delle nazioni
più potenti, che hanno trionfato su Israele e Giuda e che comunque, ora dominano la scena politica internazionale.
In questo clima spirituale, il profetismo esilico perviene alla formulazione del monoteismo assoluto, unico e
universale di Yhwh.

Un’altra risposta alla sfida disgregatrice del politeismo idolatrico nell’esilio e nella diaspora fu una violentissima
polemica anti-idolatrica. Si tratta di valutazioni delle credenze religiose e delle pratiche cultuali non bibliche.

2- Il quadro della dottrina morale dei profeti


Nei Profeti posteriori la trasgressione del diritto divino codificato anche nel decalogo (cfr. Os 4,1-2 e Ger 7,5-8)
è occasione di una predicazione morale. Il linguaggio morale di questi profeti si concentra anche su altre
formulazioni, come: cercare Dio, osservare i comandi, seguire il diritto, camimnare saggiamente con il Signore.

Nei profeti post-esilici, continua una consapevole tradizione di attenzione alla predicazione morale precedente,
ma si manifesta un’insistenza evidente per la ricostruzione del Tempio e le osservanze rituali.

La predicazione profetica, raccolta nei libri dei Profeti posteriori, intuisce il fondamento della Legge nel segno
della "santità" di Yhwh, di fronte alla quale l'uomo percepisce la sua indegnità a motivo della propria peccato.

Fino a ridosso dell’epoca esilica prevale una coscienza morale all’insegna della responsabilità collettiva,
così che le colpe di uno solo, come Davide, possono ricadere su tutta la collettività.

3- L’atiesa della salvezza


Tra le attese anche popolari di un intervento salvifico divino è menzio nato il "giorno del Signore".

La deportazione assira e le tre deportazioni babilonesi costituiscono esperienze storiche, nella coscienza dei
profeti, capaci di provocare impegnative riflessioni sulle modalità con cui Yhwh avrebbe realizzato concretamente
la salvezza.

Soprattutto le deportazioni babilonesi, con la distruzione del Tempio gerosolimitano e il disastro della
monarchica, hanno posto ancora più radicalmente l’interrogativo sul come e quando il Signore avrebbe compiuto
la promessa del dono della terra per il suo popolo.

Certo che Alcuni eventi storici positivi, come la ricostruzione del Tempio nel 520-515, hanno suscitato speranze
più o meno forti nella coscienza di alcuni profeti, ma non si è mai giunti a una chiara comprensione complessiva
nel corpo dei Profeti posteriori su come il Signore avrebbe realizzato il suo di segno di salvezza.

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il resto
La prima speranza del profeta è che la sua gente accolga l’invito alla conversione, proposto sotto varie forme,
fino a chiedere vendetta a Yhwh per le sue trame nei suoi confronti.
Di fronte al rifiuto della conversione e al conseguente castigo divino, emerge storicamente nei Profeti posteriori
la speranza di un "resto" sparuto (cfr. Am 5,15).

il ritorno nella terra dei padri


In ogni caso, il ritorno degli esiliati e dei dispersi dei figli di Israele e di Giuda è un aspetto strutturante della
tematica profetica circa l’attesa della salvezza. Tale ritorno è legato alla terra dei padri, ai suoi confini, ideali o
storico-realistici, alla loro autonomia religiosa, economica, sociale e politica.
Per una riunificazione tra Nord e Sud, all’insegna di un comune ritorno nella terra dei padri, si espressero la
scuola profetica di Isaia (Is 60,4) e le altre tradizioni che presiedettero alla rilettura dei libri profetici (Mi 4,6-8).

L’unto di Yhwh
I fallimenti morali, religiosi, politici, sociali della dinastia davidica non furono sentiti da tutti i profeti allo stesso modo.

I Profeti posteriori, pur muovendo principalmente dall’elezione da vidica, non dimostrano di aver maturato
storicamente una visione complessiva né univoca, né chiara, né completa circa l’"unto di Yhwh". Per esempio:
Secondo l’autore anonimo della seconda parte del libro di Isaia, l’"unto (masih) del Signore" non è un
discendente davidico, ma il re pagano Ciro (cfr. 45,1), prospettando invece nel "servo di Yhwh" un’altra
figura, capace di portare salvezza al suo popolo, a prezzo anche della propria vita. Se già nella seconda
parte di Isaia "servo di Yhwh" può essere anche Giacobbe o Israele, cioè tutto il popolo, il Nuovo
Testamento vide in questi tratti isaiani la figura di Gesù di Nazaret.
Il "re" futuro sarebbe stato umile e pacifico (Zc 9,9-10); Invece, secondo un anonimo profeta, il Signore
stesso sarebbe stato accompagnato nella sua teofania finale da un "angelo del patto", o "angelo del Signore".

I tempi del Signore


Il "giorno di Yhwh" era un giorno atteso nel futuro: "quel giorno", in un tempo storicamente prevedibile, in cui
Yhwh avrebbe attuato il suo disegno di salvezza o di sventura; in cui sarebbe stata fatta giustizia dei nemici.
Le immagini cosmiche e di catastrofi politiche di quel giorno sono: "giorno di nube e di caligine", "giorno di
sventura", "giorno di vendetta".
Nei profeti post-esilici il giorno di Yhwh fu inteso come portatore di giudizio e di disastro per le nazioni, mentre
per Gerusalemme avrebbe disposto protezione, affinamento, purificazione, effusione dello spirito, fecondità.
D’altra parte, ancora nei Profeti posteriori, accanto al giorno di Yhwh, emergeva la necessità di definire un tempo
più ampio in cui si sarebbe espresso l’agire divino: "verranno giorni", "in quei giorni", "in quel tempo".

Un nuovo patto?
In Os 2,20 è profetizzato come futuro un patto, voluto dal Signore, con le bestie della terra, gli uccelli e i rettili
(la pace della natura), a vantaggio di Israele, assicurando che la guerra cesserà nella terra di Israele e che questi
potrà vive re tranquillo (la pace degli uomini).
Anche Geremia, alla luce della crisi costatata prima tra i rimasti del Nord e poi nella catastrofe politica ed etico-
religiosa del Sud, aveva parlato in seguito, per iniziativa divina, di un "nuovo patto" con Israele e con Giuda, che
impedisse quanto aveva portato alla rottura del pat to dell'esodo da parte di Israele.
I profeti esilici, post-esilici preferirono parlare di un "patto eterno", quello della giovinezza di Israele, presentando
il patto come un’elezione gratuita e definitiva, come un dono di un "cuore nuovo" e di uno "spirito nuovo".
Non si parlò più nel giudaismo di un patto nuovo, se non a Qumran, dove evidentemente non si intese altro se
non il patto mosaico con forti connotazioni legalistiche.

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La sorte delle nazioni pagane
Le nazioni hanno importanza nella visione storica dei profeti. Esse sono strumenti attraverso i quali il Signore
punisce il suo popolo (cfr. Os 8,10). Tuttavia, le nazioni sono anche beneficiarie della salvezza di Yhwh, nel
contesto di un suo inter vento risolutore finale.
Vari passi, per lo più tardivi, maturati all'interno delle tradizioni pro fetiche, toccano la questione della salvezza
escatologica delle nazioni.
La condizione essenziale sarà la conversione delle nazioni a Yhwh, verso Gerusalemme. Il santo Tempio sarà
chiamato «casa di preghiera per tutti i popoli» e verrà il tempo per «Israele mia eredità» di condividere le
benedizioni divine anche con «l’Egitto mio popolo» e con «l’Assiria, opera delle mie mani».
Tuttavia, in un altro gruppo di testi profetici le nazioni continuano a essere considerate il tradizionale nemico di
Israele. I pagani sono presentati come l’incarnazione del male. Yhwh entrerà in controversia con le nazioni e le
distruggerà. Anche se Dio invitasse tutti i popoli a partecipare al suo grande banchetto (Is 25,6-8), i "re della terra"
sarebbero posti nella fossa (24,22) e i grandi imperi mondiali sarebbero distrutti.

1- Isaia
Isaia è un profeta del VIII secolo a. C., e significa “Yahwa è Salvezza”. Ci sono tre parti principali:
1. Il proto-Isaia (1-39): in relazione più diretta con il personaggio del VIII secolo a.C.
2. Il Deutero-Isaia (40-55): in relazione alle vicende di Ciro, re di Persia, della dinastia degli Achemenidi.
3. Il Trito-Isaia (56-66): in relazione alle vicende palestinesi in epoca ancora persiana e forse già ellenistica.

Il proto-Isaia: Questa parte circoscrive l’epoca del profeta Isaia sotto i re di Giuda Uzzia, Azaria, Acaz, Ezechia.
Ci sono sei principali sezioni:
1. 1-6 è caratterizzata da oracoli di accusa con annuncio di sventura, ma anche di salvezza su Giuda (intorno
al tema di Gerusalemme sul monte del Signore).
2. 7-12 è caratterizzata da oracoli sul discendente davidico (7-11) e chiusa da un Salmo (12) 74. Vi sono
riferimenti al 735 a.C. e alla guerra siro-efraimita.
3. 13-23 è caratterizzata dagli oracoli per le nazioni circostanti: Babilonia, Assiria, filistei, Moab, Damasco,
Etiopia, Egitto, Ashdod presa da Sargon II, Idumea, Kedar e Tiro; c'è anche un oracolo su Gerusalemme e
sull'allontanamento del ministro Shebna e sull'investitura di Eliaqim.
4. 24-27 è nota come l’ “apocalisse di Isaia” e conclude l'intera sezione degli oracoli per le nazioni: dalla
desolazione, dal lamento e dalla guerra si passa alla festa finale e al ritorno a Gerusalemme.
28-33, caratterizzata da oracoli di accusa con annuncio di sventura per Giuda e per Israele, ma anche per le
nazioni circostanti, alcuni oracoli di salvezza erano del tempo di Ezechia.
5. 34-35, nota anche come la piccola apocalisse di Isaia, è di redazione sicuramente post-esilica: dopo un
oracolo su Edom si annuncia la promessa del trionfo di Gerusalemme.
6. 36-39 è caratterizzata dalla narrazione in prosa, con alcune composi zioni poetiche, e riguarda due episodi
delle vicende del re Ezechia e di Isaia.

Il Deutero-Isaia: È anche noto come “libro della consolazione”, per via del contenuto specifico degli oracoli di
salvezza. L’autore rimane anonimo, la redenzione è fatta da una scuola legata al profeta del VIII secolo a. C.
Prevale che l’autore abbia vissuto e scritto nella diaspora giudaica babilonese, durante l’epoca dell’esilio,
fino a intravedere l’ascesa di Ciro, della dinastia degli Achemenidi, che è chiamato “unto di Yhwh”, ma senza
vederne con precisione l’esito finale. Ci sono quattro principali sezioni:
1. L’introduzione (40,1-31): sulla missione di consolazione; sulle dispute del profeta con la gente.
2. Il compimento profetico del nuovo esodo (41,1-48,22): sul tema del servo che ascolta ed è salvato e su
Ciro, il liberatore eletto dal Signore; sull’autorivelazione divina su Yhwh, sul messaggio della promessa di
salvezza e sulla fine dell’esilio.
3. La consolazione di Sian (49,1-54,17): presenta il passaggio dall’afflizione alla redenzione, il risveglio
gioioso, lo stupore per il servo-profeta e la condizione di Sian, madre e sposa.
4. La conclusione del libro della consolazione (55,1-13): esprime la certezza del compimento delle vie del
Signore e dell’esodo gioioso.

Il Trito-Isaia: Il contesto geografico è ancora la terra dei padri, con problemi e situazioni completamente diversi
da 1-39; una situazione difficile intorno al Tempio gerosolimitano, guarda certamente anche alla diaspora.
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2- Il corpo letterario di Geremia

Nella Bibbia ebraica ci sono due libri attribuiti al profeta Geremia: il vero libro di Geremia e le Lamentazioni.
Nella versione greca dei LXX, altre due brevi composizioni sono attribuite a Geremia: il libro di Baruc e la lettera
di Geremia. Geremia è un nome ebraico che significa “Yah ha stabilito”

Il libro di Geremia

* Si tratta di 52 capitoli, parte in prosa e parte in poesia, la cui redazione è rimasta incompleta, con vari
disordini.
* Sotto il profilo storico, è bene distinguere un iniziale ministero di Geremia al Nord (prima del 609 a.C.),
tra la popolazione israelitica rimasta, e il ministero al Sud (a partire dal 608 a.C.), in cui il profeta riprese
anche il contenuto del suo ministero precedente. Complessiva mente il profeta, nato ad Anatot intorno al
650 a.C., fu attivo dall’epoca di Giosia fino a qualche tempo dopo la distruzione di Gerusalemme
(587/586 a.C.) con la seconda deportazione babilonese.
* Si può dividere il libro in due parti principali: il ministero di Geremia per Israele e per Giuda (1-45); gli
oracoli contro le nazioni circostanti in poesia (Egitto, i filistei, Moab, Ammon, Edom, Damasco, Kedar e
Kazor, Elam, Babilonia) (46-51); poi l’appendice in prosa (52).
* Nella prima parte, si trova: il racconto della vocazione del profeta; un invito ripetuto alla conversione
per Israele e Giuda, destinata originariamente ai superstiti del Nord, fu riproposta anche per il Sud dopo la
morte di Giosia; le “confessioni di Geremia”; Gli oracoli sulla dinastia regnante; lo scontro con i falsi
profeti; Il “libro della consolazione” per i rimasti del regno del Nord applicandola anche per la gente del
Sud, per annunciare che la vita sarebbe continuata ancora a Gerusalemme; e poi gli ultimi eventi di
Gerusalemme, narrati in prosa deuteronomistica.

Le Lamentazioni: L’autore è un solo ma rimane anonimo. Il genere letterario è lamentazione funebre, collettiva
o individuale. Il contesto storico è la distruzione di Gerusalemme e del Tempio, comuni nel Vicino Oriente antico.
Si tratta di cinque composizioni, di cui quattro con gli inizi di versetto secondo la sequenza ordinata delle lettere
dell’alfabeto ebraico.

Baruc: In greco è il testo più antico esistente e senza dubbio in greco è stata scritta la lettera di Geremia, I due libri
appartengono ai deuterocanonici. Il libro sarebbe stato composto cinque anni dopo la distruzione di Gerusalemme,
cioè nel 582 a.C. L’autore, secondo il testo, sarebbe Baruc, segretario di Geremia, ma in realtà rimane sotto
pseudonimo.

La lettera di Geremia: Secondo il testo, Geremia stesso l’avrebbe inviata agli esuli di Babilonia, anche se non si
precisa se nel 597 a.C. o dieci anni dopo.

3- Ezechiele

Il profeta Ezechiele (che significa “che Dio renda forte”), di famiglia sacerdotale, svolse il suo ministero profetico
tra il 593 e il 571 a.C. I contatti tra il messaggio di Ezechiele e quello di Geremia sono numerosi, vista anche la
contemporaneità dei due profeti. Il libro è costituito da 48 capitoli, in prosa e in poesia.
L’attività di Ezechiele si può ripartire cronologicamente in due gruppi: Tra il 593 al 586 a.C., mentre Sedecia
rimase sul trono di Giuda, con un messaggio della caduta di Gerusalemme e la fine della monarchia di Giuda.
Dopo gli eventi del 587 a.C., con un messaggio di speranza.
Il libro si può suddividere in tre sezioni principali: oracoli di giudizio (1-24), oracoli contro le nazioni (25-32),
oracoli di salvezza e di restaurazione (33-48); cioè restaurazione, nuovo Tempio, nuovo culto.
L’ultima parte, la visione di Gog (38-39), il suo linguaggio sembra come apocalittica, in realtà è strutturata con il
linguaggio degli antichi miti cosmogonici. La parte dedicata al nuovo Tempio e al nuovo culto (40,1-48,35),
viene considerato come la “Torah di Ezechiele”.

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4- Osea
La attività del profeta Osea, che significa “Yah salva”, si svolse tra il 750 a.C. e non molto tempo dopo il 732 a.C.
Il messaggio originario di Osea riguardò una salvezza operata dal Signore dopo la distruzione del Nord, benché
tale salvezza non prevedesse una restaurazione politica delle istituzioni di Israele.
Il profeta comportò una ricomprensione strutturale del patto tra il Signore e il suo popolo nei termini della
metafora coniugale (La tormentata vicenda matrimoniale del profeta).
Il libro, formato da 14 capitoli, si può suddividere in due parti: 1-3, con il contenuto di accusa, sventura e salvezza
delineate nella metafora coniugale; e 4-14, il corpo della predicazione profetica; alla fine 14,2-9, l’invito al
pentimento con la promessa della salvezza; mentre un aforisma sapienziale (14,10) chiude l’opera.

5- Gioele
Il contesto storico del profeta Gioele, che significa “Yah è Dio”, era tra il 515 e il 343 a.C., dopo Abdia e dopo
Malachia. L’opera si divide in due parti: la piaga delle cavallette (1,1-2,17) e la sua interpretazione (2,18-4,21).
C’è un’assenza di qualsiasi riferimento a una monarchia ebraica, e una presenza del Tempio e delle città di Tiro,
distrutta da Alessandro Magno nel 332 a.C., e di Sidone, distrutta da Artaserse III nel 343 a.C.

6- Amos
Il profeta Amos, che significa “portatore”, fu attivo intorno alla metà del VIII secolo a.C., durante il regno di
Geroboamo II in Israele e nel contesto della piena espansione dell’egemonia assira. Cronologicamente, è il primo
dei cosiddetti profeti scrittori.
L’opera si divide in tre parti e una conclusione con oracoli di salvezza: (1,3-2,16) gli oracoli contro le nazioni,
e anche contro Israele Giuda; (3,1-6,14) gli oracoli di accusa con annuncio di sventura per Israele; (7,1- 9,10)
una sezione composta da cinque visioni con oracoli.

7- Abdia

Il libro di Abdia, che significa “servitore di Yah”, è il più breve tra quelli dei profeti minori. Si tratta di un
oracolo su Edom, distinto in due momenti: l’annuncio della sua distruzione, motivato da accuse (1-15);
e l’annuncio del giorno del Signore, quale punizione per Edom ed esaltazione per i figli di Israele, reduci a
Gerusalemme dalla diaspora (16-21).

8- Giona

Il libro di Giona, che significa “colomba”, è completamente in prosa, eccettuato il Salmo della “preghiera di
Giona”. Si tratta di una leggenda profetica del periodo ellenistico, che ricorre anche all’ironia nei confronti di
un profetismo e di una corrente del giudaismo ostile alle nazioni pagane. Giona è ambientato nell’VIII secolo a.C.

9- Michea
Il profeta Michea, che significa “chi è come Yah”, fu attivo dal VIII secolo a.C., contemporaneo di Isaia,
al III-II secolo a.C. si deve vedere all’origine dell’opera il profeta Michea, originario di Moreset Gat (1,14) nella
Sefela, attivo tra il 740 e il 687 a.C. e dunque contemporaneo della deportazione di Israele e dell’egemonia assira;
della sua predicazione si tramanda che abbia influito profondamente sulla riforma di Ezechia.
Il libro si può suddividere in cinque parti: (1,2-2,13) alterna un oracolo di annuncio di sventura motivato da accuse
per Samaria e un oracolo di salvezza; (3,1-12) è costituita da brevi oracoli di accusa con annuncio di sventura;
(4,1-5,14) è oracoli di salvezza; (6,1-7,7) contiene un processo a Israele, accuse e minacce di sventura e un lamento
sulle condizioni morali del paese; (7,8-20) come “liturgia di conversione”, contiene una confessione del peccato,
un oracolo di salvezza con effetti tra le nazioni e la confessione di certezza del per dono divino.

10- Naum
Il profeta Naum, che significa “consolato”, nativo di Elcos e testimone della cadu ta di Ninive (612 a.C.);
fu contemporaneo del re Giosia.
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11- Abacuc
Il profeta Abacuc, che significa “basilico”, si riflette l’ascesa dei babilonesi di Nabucodonosor, che tuttavia non
come strumenti della punizione divina, come in Geremia, ma come un enigma storico-teologico.
«il giusto vivrà per la sua fedeltà» (2,4), si tratta di una dottrina comune an che a Geremia e a Ezechiele sulla
responsabilità personale e non collettiva.

12- Sofonia
Il profeta Sofonia, che significa “Yah protegge”, forse discendente del re Ezechia, fu attivo sotto Giosia
(640-609 a.C.), di cui sarebbe stato interprete della riforma religiosa, mentre l’incubo assiro andava dissolvendosi.

13- Aggeo
Il libro del profeta Aggeo, che significa “nato in giorno di festa”, fu attivo all’inizio del regno di Dario I
(522-486 a.C.) sul trono persiano, in una fase piuttosto difficile del reinsediamento palestinese dei reduci di
Babilonia; tuttavia, la sua preoccupazione fondamentale fu la ricostruzione del Tempio (525-520 a.C.).
Il suo libro dà particolare risalto alle figure di Zorobabele, governatore civile della provincia persiana di Giudea,
e al sacerdote Giosuè.

14- Zaccaria
Il libro del profeta Zaccaria, che significa “memoria di Dio”, si può suddividere in tre parti: Proto-Zaccaria
(1-8), Deutero-Zaccaria (9-14), Trito-Zaccaria (12-14). Il libro potrebbe risalire all’epoca ellenistica. il genere
letterario è apocalittico. Nello stesso contesto storico di Aggeo, Zaccaria fu attivo tra il 520 a.C. e l’inizio del
secolo successivo.
Dopo la conferma del messaggio dei profeti pre-esilici si susseguono otto visioni notturne con oracoli
interpretativi: un oracolo sul vero digiuno; due oracoli di salvezza per il futuro; un altro oracolo sulla tra
sformazione del digiuno in gioia per la salvezza futura. In epoca tardo-persiana e anche ellenistica furono redatte
due raccolte di oracoli: La prima, si apre con oracoli sul dominio del Signore su nazioni straniere, sul discendente
davidico mite in Gerusalemme e sul ritorno dei prigionieri; La seconda raccolta, si apre con la liberazione di
Gerusalemme e la purificazione della casa di Davide e di Gerusalemme dal peccato, dagli idoli e dai falsi profeti.

15- Malachia
L’autore, profeta anonimo sicuramente posteriore alla ricostruzione del Secondo Tempio, ci è noto solo con lo
pseudonimo di Malachia, che significa “angelo / messaggero mio”. Il libro è costituito da sei oracoli e da due
aggiunte posteriori di epoca sicuramente ellenistica. Il messaggio del libro verte sui doveri rituali dei sacerdoti e
sulle decime, sui matrimoni endogamici, sulla pratica della giustizia con uno sviluppo sul giorno del Signore.
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* La deportazione assira: intorno al 721 a.C. - per opera di Sargon II - la fine del regno di Israele,
* Le tre deportazioni babilonesi: intorno al 596 a.e., al 586 a.C. e al 582 a.C. - per opera di Nabucodonosor
– la fine del regno di Giuda.
Quando si sceglie un libro (tema piacere)
1) Isaia: “Yahwa è Salvezza” - VIII secolo. Dividere il libro
2) Geremia: “Yah ha stabilito” – circa 609 e 608 a. C. - l’epoca di Giosia. - La divisione
- Tecnico di cornice “così dice il signore...”
3) Ezechiele: “che Dio renda forte” - tra il 593 e il 571 a.C. - Giudizio
4) Osea: “Yah salva” – tra il 750 a.C. e non dopo il 732 a.C. - Accuse “voi che calpestate i poveri…”
- Annuncio di sventura “vi punirò io...”
5) Gioele: “Yah è Dio” - tra il 515 e il 343 a.C. - dopo Abdia e dopo Malachia. Sintasi,
6) Amos: “portatore” - la metà del VIII secolo a.C. - il regno di Geroboamo II. - genere letterario
- Conoscere come organizzato un testo
7) Abdia: “servitore di Yah”. - Riferimenti storici
8) Giona: “colomba”, VIII secolo a.C.
9) Michea: “chi è come Yah” – tra VIII e III-II secolo a.C. - contemporaneo di Isaia.
10) Naum: “consolato” - fu contemporaneo del re Giosia.
11) Abacuc: “basilico” - contemporaneo dell’ascesa dei babilonesi di Nabucodonosor.
12) Sofonia: “Yah protegge” - tra 640-609 a.C. - l’epoca di Giosia - discendente del re Ezechia.
13) Aggeo: “nato in giorno di festa” - l’inizio del regno di Dario I (522-486 a.C.).
14) Zaccaria: “memoria di Dio” – circa il 520 a.C. - lo stesso contesto storico di Aggeo.
15) Malachia: “angelo / messaggero mio” - la ricostruzione del Secondo Tempio.
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