Sei sulla pagina 1di 6

LETTURA DI GIOVANNI

BIBLIOGRAFIA
ALETTI, J.-N. , Il racconto come teologia. Studio narrativo del terzo vangelo e del libro degli Atti
degli Apostoli (Biblica; Bologna 2009).
CULPEPPER, R.A., Anatomy of the Fourth Gospel. A Study in Literary Design (Philadelphia 1983).
MANNUCCI, V., Giovanni il Vangelo narrante. Introduzione all’arte narrativa del quarto
vangelo(Epifania della Parola; Bologna 1993).
MARGUERAT, D. – BOURQUIN, Y., Per leggere i racconti biblici (Roma 2001).

Analisi narrativa del Prologo


Bibliografia di riferimento: R. VIGNOLO, “«Il Logos in principio». Il prologo giovanneo (Gv 1,1-
18)” Parole di vita 49 (2004/6) 38-47.
Nell’esordio storico antico due sole funzioni: bastava consegnare al lettore solo quanto
corrispondeva al suo interesse e alla sua istruzione.
In principio
In principio stesso viene ricondotto ancor prima della stessa creazione (Gn 1,1: «In principio Dio
creò il cielo e la terra»), e perfino alla stessa Sapienza, testimone e mediatrice d’ogni azione divina
vivificante, creatrice e salvifica (Pr 8-9; Gb 28; Sir 24; Bar 3-4; Sap 6-10). L’in principio nel Logos
divino, o meglio nel suo legame eterno e dinamico nei confronti di Dio (“rivolto verso Dio” 1,1.2).
Il Logos è Gesù
Quindi da subito Giovanni intende confessare: - Gesù Logos divino e Dio da principio (1,1-2.18),-
Logos incarnato (1,14)- Figlio unico generato (1,18) identificato in Gesù Cristo (1,17). Il prologo
veicola immediatamente l’ermeneutica più alta possibile della figura cristologica.
La scelta di Logos
Restando nel solco della tradizione d’Israele, consideriamo come il Logos evochi due temi
intimamente connessi nel monoteismo giudaico: la confessione dell’unico Dio creatore e salvatore,
e la teologia della sapienza. Nel titolo di Logos è innegabile il richiamo alla tradizione del pensiero
greco, assunto anche da un certo giudaismo, che indicava in questo un principio divino di ordine e
di armonia all’interno del cosmo.
Il ruolo del Battista
La mediazione testimoniale di Giovanni il battezzatore (1,6-8.15) è di speciale rilievo nel prologo
giovanneo, tanto più che è l’unica voce di un personaggio, diversa dal narratore, udibile. Essa poi è
la prima voce testimoniale ripresa nel seguito del vangelo, secondo una triplice progressione
drammatica e con interlocutori diversi.
Il ruolo di Mosè
Dopo Giovanni, Mosè è l’altro personaggio storico-salvifico rilevante nel prologo (1,14-18 ripreso
in 1,45; 3,14…, fino a 12 volte in tutto il Vangelo), evocato non solo in quanto mediatore sinaitico
della Legge, ma anche perché nel giudaismo dell’epoca stimato di aver goduto di un’autentica
visione diretta, faccia a faccia di Dio.
1
Le reazioni dei destinatari
C’è un momento cruciale in cui il prologo giovanneo riesce a far coincidere strettamente la
comunicazione col lettore con la corretta interpretazione della storia di Gesù, quando presenta le
reazioni dei destinatari della venuta del Logos-luce trai suoi (1,5.9-12).
Funzione del Prologo rispetto al resto del vangelo
Secondo l’analisi narrativa, a ogni pagina il racconto obbedisce alla logica sua propria di «tutto nel
frammento», e a questa logica è già improntato il prologo poetico di 1,1-18. Esso costituisce un
ottimo preludio che anticipatamente (e anche un po’ enigmaticamente), «dice quasi tutto» della
storia successiva, riservando tuttavia allo sviluppo del Vangelo la sorprendente scoperta di un Gesù
datore dello Spirito come un altro Paraclito. Il Prologo ci presenta la natura e le funzioni del Logos
fatto carne preparando il resto del Vangelo che ci mostra narrativamente come il Logos si è
manifestato e ha svolto la sua missione.

Analisi narrativa di Gv 4,1-42


Bibliografia di riferimento: F. MOSETTO, “Gesù in Samaria (Gv 4,1-42)”, Opera giovannea (ed. G.
GHIBERTI) (Logos 7; Leumann 2003) 183-202.

Struttura narrativa
Introduzione (vv. 1-7a)
- PRIMO QUADRO: dialogo tra Gesù e la samaritana (vv. 7b-26)
- SECONDO QUADRO: dialogo di Gesù con i discepoli (vv. 27-38)
- TERZO QUADRO: incontro tra Gesù e i samaritani (vv. 39-42)
Transizione (vv. 43-45)
Il percorso parte dell’interrogativo del v. 10 e sfocia nell’autorivelazione del v. 26 e nella
confessione di fede del v. 42: si tratta quindi della progressiva auto-rivelazione di Gesù alla quale si
può rispondere o meno con la fede.
Caratteristiche letterarie
Fraintendimento, ironia, coordinate spazio-temporali, i personaggi.
Sfondo biblico e giudaico
I samaritani sono i discendenti dei coloni di origine mesopotamica insediati dagli Assiri di cui si
parla in 2 Re 17. Il simbolismo e la sua valenza: l’acqua, i pozzi, cibo, mietitura.
Analisi del testo
PRIMO QUADRO: dialogo tra Gesù e la samaritana (vv. 7b-26): temi dell’acqua viva e
dell’adorazione. SECONDO QUADRO: dialogo di Gesù con i discepoli (vv. 27-38): temi del cibo e
della mietitura. TERZO QUADRO (VV. 39-42): conclusione del racconto nella professione di fede dei
Samaritani.

2
Analisi narrativa di Gv 9,1-41
Bibliografia di riferimento: J.-N. ALETTI, Lettura narratologica. Esemplificazione su Gv 9, Annali
di Scienze Religiose 9 (2004) 123-136.
Altra bibliografia: M. CAURLA, Il cieco illuminato e i vedenti accecati di fronte alla luce di Cristo.
La simbologia visiva in Gv 9 (TGT 215; Roma 2015).

Per il numero delle scene meglio 8: (vv. 1-5; 6-7; 8-12; 13-17; 18-23; 24-34; 35-38; 39-41) con tre
programmi narrativi: Gesù è presente e incontra un cieco nato (vv. 1-7); Gesù è assente e il cieco
affronta un interrogatoriosulla sua guarigione e sull’identità di Gesù (vv. 8-34); Gesù è di nuovo
presente e si pronuncia sulle posizioni prese dagli uni e dagli altri a suo riguardo (vv. 35-41).
Intreccio di risoluzione e intreccio di rivelazione. In Gv 9 si riprendono i temi di Gv 7 – 8,
esemplificandoli con la finalità di descrivere l’itinerario di crede in Gesù sino a essere escluso dalla
comunità sociale. Gv 9 prepara però il c. 10 e anche il c. 11. In Gv 9 si riconosce la funzione di tutto
il macro-racconto: introdurre il lettore alla fede. Al v. 39 con le parole di Gesù l’itinerario del cieco
e quello alternativo dei farisei sono diventati emblematici della fede e dell’incredulità. Il lettore
viene così interrogato sul tipo di itinerario che ha scelto.

1.10 Analisi narrativa di Gv 11,1-54


Bibliografia di riferimento: F.J. MOLONEY, Il Vangelo di Giovanni (Sacra Pagina 4; Leumann
2007) [orig. ingl. 1998].

Delimitazione del racconto


L’inizio del racconto al v. 1 è abbastanza ovvio perché entrano in scena tre nuovi personaggi e un
nuovo luogo. Il problema è invece la fine. Al v. 44? Al v. 53? Al v. 54?

Divisione in scene
vv. 1-5 Si tratta della situazione iniziale dell’intreccio.
vv. 6-16 Comincia il momento della complicazione (o annodamento).
vv. 17-27 incontro di Gesù con Marta.
vv. 28-37 Si raggiunge il climax, al culmine della complicazione.
vv. 38-44 Ecco l’azione trasformatrice (vv. 38-43) e di conseguenza il momento della soluzione (o
scioglimento) (v. 44).
vv. 45-54 Si tratta della situazione finale

Uso diffuso di analessi e prolessi

Nel testo c’è un gioco continuo di analessi e prolessi. Anzitutto abbiamo le analessi con riferimento
a ciò che precede: vv. 2.6.8.37.42. Abbiamo poi le prolessi con riferimento a ciò che segue: vv.
4.11.16. Nei vv. 22-26 e vv. 47-53 le prolessi sono miste, perché interne ed esterne al racconto. In
riferimento a questo uso, Marguerat dice che si crea un movimento narrativo che, facendo i conti
3
con l’angoscia della morte, sposta la speranza del credente facendola passare dal lontano (esterno al
racconto) al più vicino (interno al racconto).

Lettura del testo


Nell’introduzione, dopo la presentazione dei personaggi, al v. 4 Gesù parla della malattia di
Lazzaro, affermando che tale malattia non porterà alla morte, ma sarà il mezzo per mostrare la
gloria di Dio e la situazione attraverso la quale il Figlio sarà glorificato.
Al v. 6 comincia il momento della complicazione indicando un comportamento umanamente
contradditorio da parte di Gesù: ama Lazzaro e le sue sorelle e non parte per andare da loro, dal
momento che Lazzaro era malato.
Ai vv. 21-22 Marta confessa la sua fede in Gesù come taumaturgo, ritenendo che se fosse stato
presente avrebbe potuto salvare suo fratello e credendo che qualsiasi cosa Gesù chieda a Dio possa
ottenerla. La risposta di Gesù corregge Maria, assicurando che Lazzaro risorgerà (v. 23).
Al v. 28 un po’ come la Samaritana che doveva chiamare suo marito, Marta è invitata a cercare sua
sorella e lo fa confessando ancora una fede parziale: «Il Maestro è qui». Mentre ai vv. 29-30 Maria
risponde subito alla chiamata, uscendo dal suo luogo per andare a quello dove si trova Gesù: si
tratta di una disponibilità diversa rispetto a quella della sorella.
Il sepolcro, le bende e il sudario di Lazzaro sono annuncio di quelli di Cristo (19,40-41; 20,5-7).
L’evento rivela la gloria di Dio, ma prepara anche la glorificazione del Figlio cosa che non è ancora
del tutto chiara per il lettore (cf. v. 4).
I vv. 45-54 servono a chiarire tale elemento, introducendo allo stesso tempo le due diverse reazioni
che avvengono di fronte ai segni compiuti da Gesù in Giovanni.

1.11 Analisi narrativa di Gv 19,23-42


Bibliografia di riferimento: R. VIGNOLO, “La morte di Gesù nel Quarto Vangelo come
compimento”, Opera giovannea (ed. G. GHIBERTI) (Logos 7; Leumann 2003) 273-291.

Uso della Scrittura in Giovanni


Nei cc. 1 – 12 citazioni di conformità alla Scrittura (ad es. 1,23; 6,31; 12,14-15), nei cc. 13 – 21
citazioni di compimento delle Scritture (ad es. 13,18; 15,25; 17,12).

Semantica del compimento in Giovanni


a. plhro,w“riempire, portare a pienezza” (compimento nella continuità)
b. tele,w “portare a termine, a buon fine” (compimento nella novità)
c. teleio,w“eseguire alla perfezione, perfezionare” (compimento nella novità)

Logica narrativa di Gv 19,23-42

4
Tre scene: tunica indivisa e famiglia di Gesù (19,23-27); sete e morte di Gesù (19,28-30); Gesù
trafitto e intatto e sua sepoltura di Gesù (19,31-42).

Tratti del compimento


Sul piano dell’intreccio giovanneo, quindi lungo la storia di Gesù, si ha una tendenza alla
puntualizzazione e drammatizzazione degli eventi e del loro spessore rivelatore e salvifico rispetto a
quanto avviene nei Sinottici. Si veda ad es. v. 28, la cui traduzione: 1. Dopo questo, sapendo Gesù
che tutto è già stato compiuto per compiere la Scrittura, dice: “ho sete”; 2. Dopo questo, -sapendo
Gesù che tutto è già stato compiuto - per compiere la Scrittura, dice: “ho sete”. Puntualizzazione e
drammatizzazione giungono al vertice nella duplice citazione scritturistica di 19,36-37. La prima
citazione è tratta dai LXX: Es 12,46; Sal 33,21 (Nm 9,12). La seconda citazione viene da un testo di
Zc 12,10 vicino all’ebraico.
Infine per Gv 19,23-42 si può parlare dell’effetto della fine non solo nei termini di un climax
ascendente del racconto, il quale trova il suo momento apicale proprio nella morte di Gesù, ma
anche nei termini di un vero e proprio rovesciamento delle sorti.Dalla duplice citazione giudiziale e
di condanna di 12,37-41 si giunge alla duplice citazione promissoria di salvezza con 19,35-37, in
entrambi i casi si tratta di un “vedere”.

I fattori cristologici del compimento


Dall’analisi narrativa alle conclusioni teologiche. La morte di Gesù si mostra come il compimento
dell’opera che il Padre gli ha assegnato, questo prevale sul compimento delle Scritture in ragione
dello sviluppo di tutto il vangelo che narra la missione del Figlio in conformità alla volontà del
Padre. La morte di Gesù si pone poi come compimento dell’amore per i suoi (si veda il legame tra
te,lojdi 13,1 e tele,w/teleio,wdi 19,28-30) e, in senso più ampio come manifestazione dell’amore
salvifico di Dio per l’umanità (3,14-17). La sete di Gesù è desiderio di acqua che si trasforma però
nel dono dell’acqua dello Spirito: si tratta come di uno scambio tra il Figlio e l’umanità, chiamata a
volgere lo sguardo verso di lui (19,35-37).

1.11 Analisi narrativa del personaggio Tommaso

BIBLIOGRAFIA
R. VIGNOLO, “Tommaso, figura di fede pasquale”, Personaggi del Quarto Vangelo. Figure della
fede in San Giovanni (Biblica 2; Milano 1994; 22003) 49-94.

Tommaso come figura della fede cristologica è una costruzione originale giovannea rispetto a tutto
il NT. Nel nostro vangelo egli è una vera e propria figura, un personaggio, menzionato in quattro
diversi contesti (11,16; 14,5; 20,24-29; 21,2).
Tommaso in 11,16 e 14,5

5
Nella sua prima comparsa Tommaso si presenta con una grande disponibilità a seguire Gesù, sino a
mettere a repentaglio la propria vita andando dietro al maestro che intende ritornare in Giudea. Egli
riprende le stesse parole di Gesù di 11,15 e le rivolge ai titubanti summaqhtai,.Nella seconda
ricorrenza di 14,5 le parole di Tommaso risultano cariche ancora una volta di ironia drammatica,
colui che pretendeva di condividere lo stesso cammino di Gesù in 11,16, ora ammette di non sapere
nulla della via e della meta verso la quale il maestro procede.
Tommaso in 20,24-29 e in 21,2
Un ulteriore passo indietro di Tommaso è segnato sin dall’inizio dell’ultima scena di 20,24-29.
Infatti al v. 24 il narratore segnala che egli non era con gli altri in occasione della prima apparizione
di Gesù.Così dopo la disponibilità incondizionata dell’inizio (11,16), Tommaso ha smentito la
parola data (non è morto con il maestro), ha rifiutato il kerygma e ora sembra ritrovare la fede, ma a
precise condizioni,fissando quindi lui stesso il proprio itinerario di discepolo. Egli è il primo dei
potenziali credenti rispetto al kerygmae ultimo degli apostoli rispetto alle apparizioni pasquali;
siamo nel passaggio dal tempo di Gesù a quello della Chiesa.Per Tommaso c’è una valutazione
articolata da fare, a conferma di questo c’è il modo con il quale Gesù ne soddisfa effettivamente le
attese, in termini condiscendenti e tuttavia diversi rispetto ad esse. E al v. 28 Tommaso giunge alla
confessione di fede vertice di tutto il vangelo. La fede di Tommaso diventa così normativa per il
lettore, chiamato a tale riconoscimento proprio nell’incontro domenicale (cf. vv. 26.29).
Il macarismo di 20,29, elemento assolutamente decisivo per la costruzione del lettore implicito di
Giovanni. Perché il lettore è beato? Prima di tutto perché nel Libro i segni fatti da Gesù sono riletti
a partire dall’intelligenza postpasquale e offerti al lettore, il quale ha così un cospicuo vantaggio
ermeneutico di cui i testimoni oculari non hanno potuto godere.In seconda istanza, il lettore è beato
perché il Libro fa vedere ciò che i testimoni oculari hanno potuto vedere nella fede (il contenuto
cristologico della rivelazione), sia come essi abbiano potuto farlo (il loro cammino di fede).

Potrebbero piacerti anche