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Corpus Johanneum

Il documento presenta un'introduzione al Corpus Johanneum, che studia il Vangelo di Giovanni, le Lettere di Giovanni e l'Apocalisse. L'introduzione spiega che sebbene gli autori possano essere diversi, i testi provengono dalla stessa scuola giovannea e sono legati tra loro. Vengono quindi presentati i temi chiave di ciascun testo e le principali linee di ricerca esegetica.

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Tomislav Ristov
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Corpus Johanneum

Il documento presenta un'introduzione al Corpus Johanneum, che studia il Vangelo di Giovanni, le Lettere di Giovanni e l'Apocalisse. L'introduzione spiega che sebbene gli autori possano essere diversi, i testi provengono dalla stessa scuola giovannea e sono legati tra loro. Vengono quindi presentati i temi chiave di ciascun testo e le principali linee di ricerca esegetica.

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CORPUS JOHANNEUM

1. Premessa introduttiva
1. Vangelo di Giovanni (28 h)
1.1. La ricerca sul vangelo di Giovanni
1.2. Caratteristiche letterarie e composizione
1.3. Autore, luogo, datazione, scopo e destinatari
1.4. Linee teologiche
1.5. Come leggere il vangelo
1.6. Analisi narrativa dell’intero vangelo
1.7. Analisi narrativa di Gv 1,1-18
1.8. Analisi narrativa di Gv 4,1-42
1.9. Analisi narrativa di Gv 9,1-41
1.10. Analisi narrativa di Gv 11,1-54
1.11. Analisi narrativa di Gv 19,23-42
1.12. Analisi narrativa del personaggio Tommaso

2. Lettere di Giovanni (4 h)
2.1. Le lettere di Giovanni nel canone
2.2. Caratteristiche letterarie, composizione e genere di ciascuna
2.3. Autore e datazione, destinatari e scopo, teologia
2.4. Come leggere le lettere
2.5. Analisi retorica di 1 Gv 1,5 – 2,28

3. Apocalisse (14 h)
3.1. L’interpretazione di Apocalisse ieri e oggi
3.2. Il genere letterario apocalittico
3.3. Lingua e stile, simbolismo
3.4. Composizione di Apocalisse e rapporto con Giovanni
3.5. Autore, destinatari, scopo, luogo e datazione
3.6. Linee teologiche
3.7. Come leggere Apocalisse
3.8. Analisi narrativa di tutta Apocalisse
3.9. Analisi narrativa di Ap 1,1-20
3.10. Analisi epistolare di Ap 2,1-7

BIBLIOGRAFIA GENERALE
GHIBERTI, G. (ed.), Opera giovannea (Logos 7; Leumann 2003).
NICOLACI, M., La salvezza viene dai Giudei. Introduzione agli Scritti giovannei e alle Lettere
Cattoliche (Parola di Dio – II serie; Cinisello Balsamo 2014).
TUÑÍ, J.-O. – ALEGRE, X. (edd.), Scritti giovannei e lettere cattoliche (Introduzione allo studio della
Bibbia 8; Brescia 1997) [orig. sp. 1995].

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


0. Premessa introduttiva.

Difficile trovare nei libri un introduzione a tutto il corpo giovanneo, questo perché noi facciamo un
lavoro di tutti tre testi;al livello del genere letterario, dello stile e del contenuto, quindi tante volte ci
riesce difficile trovare un'introduzione a tutto il corpo G.

Perché si studia tutti tre insieme: la ragione è perché il quarto vangelo è stato indicato come kata
Giovanni secondo Giovanni, lettere di Giovanni; l'apocalisse all'inizio nel capitolo uno dice che il
destinatario della rivelazione che Dio da nel Apocalisse è Giovanni Cap. 1, 4 – 1, 1; quindi il
vangelo ha avuto il titolo di Giovanni ma nell'Apocalisse si dice che è stata data a Giovanni.

Nella tradizione Giovanni del vangelo, delle lettere, apostolo era la stessa; oggi negli studi attuali si
dice che Vangelo, lettere e Apocalisse hanno in comune una scuola, una scuola che è chiamata
scuola Giovannea, cioè, queste lettere nascono nell'ambito di comunità cristiane legate alla
testimonianza del Apostolo Giovanni, comunità cristiane che si trovano in una zona che è l'Asia
Minore (odierna Turchia), quindi sono alla base di questa cosi detta scuola G.

vengono da un ambiente comune, ecco perché si può stare insieme. Questa è la nostra soluzione ma
ci sono contestazioni. Alcuni separano molto l'Apocalisse dal Vangelo ma noi studieremo il legame
per vedere e dire che c'è una continuità.

Dal punto di vista cronologico e canonico l'ordine di seguire … questo ordine può essere compreso
a senso teologico cioè tutto parte dalla vicenda e storia di Gesù, morte e risurrezione da questo si
passa al tempo alle esistenze delle chiese e poi da lì si va in chiesa in cammino verso al momento
finale nel testo di Apocalisse; quindi vangelo, lettere di Giovanni e poi Apocalisse, quindi sia
dall'ordine Cronologico, Teologico e Canonico sono in questo ordine prima detto.

Introdurci: al Vangelo di Giovanni.

1. Vangelo di Giovanni

1.1. La ricerca sul Vangelo di Giovanni.

Prima di Bultman si studia Giovanni partendo dalla prospettiva del Vangelo di Giovanni, la
esegesi storico critica si occupava sotto tre punti:

La ricerca prima di Bultman.

• Autore del vangelo: LSC metteva in dubbio che Giovanni era l'autore figlio di Sevedeo
• Ruolo della teologia giovannea nel cristianesimo primitivo: tra vangelo e sinottici. Se
Giovanni è dipendente e diverso allora da dove a presso la sua specifica concezione
teologica? Questa era la domanda che si mettevano nel XVIII secolo.
• Critica letteraria del vangelo: analisi letteraria. Del Vangelo di Giovanni vuole capire come
Vangelo di Gv è stato redatto a partire di testi? Quando? Ecc.

questo era prima di Bultman per presentare sua originaria presentazione.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


R. BULTMAN, Das Evangelium des johannes (KEK “; Gottingen 1941)

Bultman vuole presentare e costruisce una sua teoria, prima di tutto ci vuol dire perché è diverso Gv
dagli altri Vangeli? Perché alla base del Vangelo la gnosi.

• La gnosi alla base del vangelo: c'è questa corrente religiosa.


• Documento di base: un insieme di discorsi del rivelatore gnostico: secondo punto ci sono
documenti di base, che cosa è? È un documento che raccoglie i discorsi di un rivelatore
gnostico, cioè di un personaggio gnostico che è venuto nel mondo a portare la verità alle
anime affinché le anime liberandosi dal corpo possano tornare a Dio, perché le anime
secondo gnosi sono un frammento divino caduto e decaduto del corpo. Alla base del
Vangelo ci sta un documento che racconta.
• L'evangelista cristianizza e demitizza la sua fonte: l'autore era un gnostico, ecco come
conosce questo rivelatore gnostico perché apparteneva a questa corrente, evangelista
riprende discorsi e le cristianizza cioè presenta Gesù come prima li era stato presentato come
rivelatore gnostico. Due fonti una dei segni e racconti. Prima fonte quella quella che ha
cristianizzato e quella che parla dai segni di Gesù e terza la sua passione. Qui come si
l'evangelista mette tre documenti che fa il suo vangelo, allora prima fonte quella principali
dei discorsi del rivelatore gnostico che ha manifestato, seconda quella che parte dai segni di
Gesù e la terza è quella del rapporto della passione. Stesso ragionamento dei documenti del
pentateuco. Mette tre insieme fa il vangelo ma chi fa completare, così come lo abbiamo
allora interviene: è:
• Il redattore ecclesiastico opera aggiunte in chiave sacramentale: mette nel vangelo di
Giovani delle aggiunte in chiave sacramentale, come il battessimo, eucarestia, quindi tutti
riferimenti ai sacramenti che abbiamo, quindi evangelista aveva proposto un vangelo anti-
sacramentale e mentre il redattore cambia questo redattore e mette questo a favore dei
sacramenti.

Tutta una teoria che lui Bultman dice, ci sono cose che non vanno nella posizione di Bultman. In
effetti oggi è stata abbandonata da parte degli studiosi.

Perché prima di tutto propone lo gnosticismo, ma come costruisce? Lo costruisce a partire dal
testo di Giovanni e poi si serve degli scritti del panteismo, cioè, di questa corrente religiosa che
viene sopratutto dall'Iran, che sono scritti, datati dal VII – VIII secolo dopo Cristo. Quindi si
capisce dal punto di vista metodologico non è corretto perché: Lui costruisce la gnosi a partire dal
vangelo di Giovanni e poi dice che nel vangelo di Giovanni c'è la gnosi. Un po strano, non è
ragionamento logico. Secondo si basa per ricostruire la gnosi anche su testi esteriori a Giovanni ma
questi testi sono datati dopo molto tempo dal Vangelo di Giovanni, sono VII sec. Dopo Cristo; poi
tutto il discorso che fa sul relatore che ha inserito elementi sacramentali sembra più che una tesi
dimostrata sul testo, una precompressione confessionale d'origine luterano (posizione esegetica).

Si è stato abbandonato Bultman.


Gli studi attuali.

• Una redazione progressiva del vangelo.


• La testimonianza dell'apostolo Giovanni alla base.
• La matrice giudeo-cristiana del Vangelo

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


• La comunità giovannea e la polemica con la sinagoga (min1 al 6)
• Le nuove metodologie di studio strutturalismo: il vangelo di Giovanni come una palestra
metodologica, cioè, si sono esercitati nuove metodi di studio oltre che sono stampo acronico,
sopratutto lo strutturalismo (commentario di Simone, cioè se basa sulla composizione del
Vangelo per poter fare l'esegesi, quindi a base della ripetizione delle parole). Il modo di
studiare i testi alternativo e nuovo è del analisi narrativa, esercitata col Vangelo di Giovanni,
CIOÈ si studi il Vangelo come un racconto, si usano metodologie di studio di metodologiche
da alcuni decenni, si vede come vangelo di Giovanni si presenta in diversi personaggi, ecc.
(min 9), costruzione del testo e effetto di questo racconto produce al lettore. (10min)

1.2 Caratteristiche letterarie e composizione del Vangelo.

• Il vangelo come un racconto che si basa su alcune coordinate storico- geografiche. (min 13)
segnata di un stile molto diverso ai sinottici; non privo di drammaticità. Interessante notare
nei dialoghi Gesù parla astratto e generale, rispetto intervento di Gesù nei sinottici, questo
diventano proprio e vero dialoghi (per esempio incontro con nicodemo, Gesù dialoga con
Nicodemo e a un certo punto non si sa più, se a parlare è Gesù o il evangelista è il suo
intervento, versetto 16).

• Termini tipici e ricorrenti (il lessico di Giovanni sono parole che fanno particolarità del
Vangelo): quelli che parlano della verità (ÁLETHEIA, ALETHES, ALETHINOS), de la
vita, della testimonianza (MARTUREO, MARTURIA, MARTURION), si vede poi
rimanere, mondo gloria, Spirito, i giudei, conoscere, ecc. caratterizzano Giovanni davanti ai
sinottici, ci sono testi che non appargono: esempio in Giovanni non si parla del Regno di
Dio. Lessico della conversione non è presente nel testo di Giovanni, anche le parabole, nel
testo giovanneo.

• Varianti testuali rivelanti 5, 3b-4 e 7, 53- 8, 11. problemi testuali, critica testuali.

2 V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico
Betzaetà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi,
zoppi e paralitici. 4 [Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava
l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia
fosse affetto.]

– due frasi la maggior parte degli studiosi dicono sia una aggiunta per spiegare la
parte della piscina, cioè, per spiegare che un angelo entrato nel acqua agita e così
guariva.

--> primo problema rilevanza e non è così grande.

= secondo 7, 53 – 8, 11

8, 52 Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta
dalla Galilea».
53 E tornarono ciascuno a casa sua.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


8, 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed
essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in
poi non peccare più».

La donna adultera, i manoscritti più importanti non hanno proprio questo brano cioè più
antichi del vangelo di Giovanni [p 66 p 75 SB] quindi lo abbiamo nella vulgata fino al IV
secolo comincia a esserci, prima non c'è mai, la maggioranza degli studiosi dicono che non
sia parte del parte del Vangelo per lo stesso che non ci stanno, quindi c'è qualcuno che dice
che nel secondo c'era e lo hanno tolto perché era troppo buono col adulterio e questo
studioso ZAKI poi per un periodo non c'era e quarto secolo c'era, ragione non accettabili.
Quindi non appartiene al vangelo di Giovanni per il professore.

Se il testo del capito 5 è problema ma l'8 è un grande problema.

• Aporie testuali disordine (es. 4 -5 – 6 – 7) [ordine degli avvenimenti non torna sarebbe
meglio cambiar l'ordine ad esempio invertir capitolo 6 al 4], incoerente (es. 14, 31; 18, 1),
contraddizioni (es. 3, 22; 4, 2), doppioni (es. 14, 1 – 31 e 16, 4-33), due finali (20, 30-31;
c. 21).

• Per spiegare tutto questo è necessaria un'ipotesi di redazione:

[quindi qualcuno dice che non c'è stato una vera redazione. Noi che possiamo dire di questa
situazione qui è necessario far un'ipotesi redazionale per poter dire perché abbiamo queste aporie
testuali].

- Tradizione (scritta) proveniente dalla testimonianza del “Discepolo amato” (19, 35 –


19,26), questa ha in comune in tradizione scritta alcuni elementi, possiamo pensare a questo
livello la tradizione scritto possono essere due fatti e detti di Gesù, forse, questa tradizione
prende tradizione probabilmente nella Palestina, precedente la prima guerra giudaica,
precedente il 66, lo attestano con la comunità di QUMRAN, la conoscenza, della topografia
della comunità palestinese, e poi il fatto che sia nato in Palestina, nato prima del anno 66 –
70 prima della fine della prima guerra giudaica; fatta questa prima testimonianza scritta con
una o due fonti abbiamo una prima edizione del vangelo:

- Prima edizione del vangelo con conclusione in 20, 30-31. questa prima edizione del
vangelo doveva concludere col la prima conclusione del vangelo, il capito 20, capitolo 30
molti altri segni sono fati di Gesù e non sono stati riportati in questo libro, quindi si vede che
c'è selezione, e viene fuori prima edizione del vangelo; avviene in un tempo in cui c'era
difficoltà alcuni comunità mettevano il problema di Gesù non sia il Messia. Si parla del
essere cacciato fuori pure dalla Sinagoga. Quindi questa seconda edizione avviene dopo la
caduta del tempio di Gerusalemme, tempo in cui probabilmente si ha anche un problema con
i discepoli di Giovanni il battista, in questo tempo della edizione del vangelo ci si chiede se
Giovanni abbia avuto dei contatti con i Vangeli sinottici. Perché in questa prima edizione del
vangelo apparono ai diversi testi di Giovanni. Min 23

- Nuova edizione dopo la morte del “Discepolo amato” ( cf 21, 23). una nuova edizione

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


avvenuta quando? Gesù risponde a Pietro, se voglio che l'altro discepolo rimanga mentre io
venga a te che importa tu seguimi... perché c'è questa insistenza sul fatto che le parole di
Gesù non dovevano essere presse di un annuncio di una immortalità di Giovanni del
discepolo? Perché è morto il discepolo, allora quelle parole di Gesù che probabilmente
circolavano con la comunità sembrava contraddizione con quello che aveva detto quindi
cap. 21 non appartiene alla prima edizione quindi aggiunto dopo la morte del Discepolo
amato, e che probabilmente identifichiamo con Giovanni figlio di Zebedeo.

Quindi min. 29 seconda ora riassunto: ascoltarlo.

Ipotesi della redazione in cui non è vero che sia scritto in colpo solo, che in ogni caso la tradizione e
ambiente appare unitario, non ci sono contraddizione …. ma logiche; anche lo stile sembra simile;
alcuni studiosi dicono che in fondo non ci sono stati redazioni, perché aporie non sono stati tolte
perché loro ragionano in modo moderno in cui facevano questo in modo redazione non come gli
antichi.

Quindi mentalità degli antichi non era di rendere il testo logico, se è logico non devo mettere due
racconti della creazione, della vocazione di Mosse, doppioni, contraddizioni, allora quale la
mentalità di un redattore biblico? La moderna di renderlo logico e conseguenze e geografia precisa?
no. Il redattore biblico tenda di mantenere materiale ricevuto e mettere insieme, e come ritiene
materiale sacro lo mette insieme e senza preoccuparsi dei doppioni, ecc. così il redattore il vangelo
di Giovanni, allora preoccuparsi di logica, ecc. è nostra ma redattore rispettato ciò che ha trovato.

Min 36....

conviene riprendere come ultima situazione il problema del:

• Rapporto tra Giovanni e i Sinottici.


Indipendenza/ Contatto/ Dipendenza.

Tre posizione diverse:

– Indipendenza: vuol dire che il vangelo di Gv. Ha avuto delle proprie fonti a livello di
tradizione scritta e processo redazionale non ha avuto un contatto a livello di vangeli
sinottici. Ne di tradizione, ne redazione della prima e seconda edizione del vangelo. Non c'è.
– Contatto: sopratutto a livello della prima edizione, quando si cominciato redigere il vangelo
si ha avuto un contatto tra Gv. E sinottici. Non si sa se a questo livello i sinottici era già tutte
tre redatti solo che sono ci stanno contatto che spiegano vicenda di Gesù in tutte due.
– Dipendenza: dipendente dai sinottici. Dipende dai sinottici, li conosce e influisce su Luca.
Sulla redazione definitiva del Vangelo di Lc.

La cosa importante indipendenza totale; contatto c'è un contatto tra Gv. E sinottici e Dipendenza Gv
quando si ridice ha una parte o forma dei vangeli di sinottici e influenza in Lc.

Manca una lezione. 20 ottobre

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Proposta per la composizione del quarto vangelo
PROLOGO (1,1-18)

IL LIBRO DEI SEGNI (1,19 – 12,50)


I. Verso i segni (1,19-51)
1,19-28 Testimonianza di Giovanni Battista sul suo ruolo
1,29-34 Testimonianza di Giovanni Battista su Gesù
1,35-51 Dei discepoli di Giovanni Battista si recano da Gesù

II. Da Cana a Cana (2,1 – 4,54)


2,1-12 Le nozze di Cana (primo segno)
2,13-25 La purificazione del tempio
3,1-21 Incontro di Gesù con Nicodemo
3,22-36 Gesù e Giovanni: confronto e ultima testimonianza
4,1-42 Incontro di Gesù con la samaritana
4,43-54 La guarigione della figlia del funzionario regale a Cana (secondo segno)
III. Gesù e le principali feste dei Giudei (5,1 – 10,42)

Il sabato 5,1-15 Guarigione alla piscina di Betzatà (terzo segno)


5,16-47 Discorso sul lavoro di Gesù in giorno di sabato
La Pasqua 6,1-21 Moltiplicazione dei pani (quarto segno)
6,22-71 Discorso del pane di vita con richiamo all’esodo
La festa delle Capanne 7,1-13 Primo dibattito su Gesù
7,14-24 Primo discorso di Gesù sulla sua identità
7,25-52 Secondo dibattito su Gesù
7,53 - 8,11 La donna adultera (intermezzo)
8,12-59 Secondo discorso di Gesù sulla sua identità
9,1-41 Guarigione del cieco nato (quinto segno)
10,1-21 Discorso del buon pastore
La festa della Dedicazione 10,22-42 Controversia sulle opere e sulla figliolanza divina di Gesù

IV. Dai segni verso l’ora della gloria (11,1 – 12,50)

11,1-54 Risurrezione di Lazzaro (sesto segno)


11,55-57 Transizione verso la Pasqua
12,1-11 L’unzione di Betania
12,12-19 L’ingresso in Gerusalemme
12,20-36 Ricerca dei Greci e l’ora di Gesù
12,37-50 Valutazione finale e ultimo discorso di Gesù

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


IL LIBRO DELL’ORA (13,1 – 20,31)
I. L’ultima cena
13,1-20 La lavanda dei piedi
13,21-30 L’annuncio del tradimento

II. L’addio di Gesù


13,31-38 Introduzione con il comandamento nuovo
14,1-31 Primo discorso di addio
14,1-14 Gesù via al Padre
14,15-26 Il dono del Paraclito
14,27-31 Il dono della pace
15,1 – 16,33 Secondo discorso di addio
15,1-17 La vite e i tralci
15,18 - 16,4a I discepoli e il mondo
16,4b-15 La partenza di Gesù e la venuta del Paraclito
16,16-33 Incoraggiamento dei discepoli nella tribolazione
17,1-26 Preghiera finale di Gesù
17,1-8 Gesù alla presenza del Padre
17,9-19 Gesù intercede per i discepoli
17,20-26 Gesù chiede l’unità di tutti nella gloria

III. Il racconto della passione


18,1-11 L’arresto di Gesù nell’orto
18,12-27 Gesù davanti ad Anna e Caifa
18,28 – 19,11 Gesù davanti a Pilato
18,28-32 L’accusa contro Gesù
18,33-39 Gesù re dei Giudei
19,1-11 Flagellazione, incoronazione di spine, silenzio di Gesù
19,12-16 Condanna a morte di Gesù
19,17-37 Crocifissione e morte di Gesù
19,38-42 Sepoltura di Gesù nel giardino

IV. Le apparizioni di Gesù Risorto


20,1-18 Apparizioni a Maria Maddalena, a Pietro e all’altro discepolo
20,19-23 Apparizione ai discepoli
20,24-31 Apparizione a Tommaso e conclusione

schema intrgiovanni

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


EPILOGO 21. 1 25.

1.3 Autore, luogo, datazione, scopo e destinatari.

• Origine dal testimone oculare e rielaborazione da parte di una comunità a lui legata
• I primi testimoni sono concordi nel sostenere che esso sia stato scritto a Efeso.
• Redazione finale dopo la morte del testimone oculare (intorno al 100).
• per lo scopo si fanno tre principali ipotesi: polemico, missionario, intra- ecclesiale.
• Destinatari: comunità ellenistica lontana dalla Palestina con giudei e greci.

1.4 Linee teologiche

– Gv. È un racconto con funzione di insegnamento a scopo testimoniale.


– Teo- logia: Dio è presentato come il Padre che Gesù finalmente rivela (1, 18).
– “Concentrazione cristologica” nel Quarto vangelo con pre- esistenza. Il Figlio è il rivelatore
del volto di Dio (1, 18).
La formula di auto-rivelazione “Io sono” che ricorre 7 volte con il predicato (pane vivo 6,
35; luce del mondo 8, 12; porta e buon pastore 10, 7.11; resurrezione e vita 11, 25; via,
verità e vita 14, 6; vera vite 15, 1), e 7 in uso assoluto (4,26; 6,20; 8,24.28; 13,19; 18, 5, 8).
Sfondo: Deutero Isaia più che Es 3, [Link] dall’inizio il lettore sa che Gesù non verrà
compreso dal mondo (1,10), mentre il discepolo potrà comprendere tutto ciò, solo se Gesù
abbandona il mondo e manda lo Spirito di Verità (16,13).

Gesù rivela con segni e opere, che nel vangelo sono accompagnati con i discorsi di rivelazione,
abbiamo visto studiando una possibile composizione del vangelo e dopo un segno c'è un discorso.
Gesù è il rivelatore e fa discorsi di Rivelazione.

Come Gv chiami Gesù Figlio di Dio. Ci sono sette ricorrenze con uso assoluto, “io sono” e sette col
predicato “io sono pane di vita” ecc. questo io sono indica l'appartenenza al regno di Dio di Gesù.
Nnon esclusivamente quando si usa io sono e basta. Da dove proviene questa formula che Gesù usa
“io Sono”? Generalmente che viene da Esodo 3, 14 “Io sono Chi Sono”, ma questa formula
proviene anche dal Deutero Isaia. E forze per certi versi e più significativo dal Deutero Isaia.

Io sono indica in questi contesti nel Deutero Isaia ha un valore salvifico, soteriologico, legata alla
azione salvifico di Dio. Sopratutto quando vediamo usato da Gv io sono buon pastore per coloro
che si lasciano guidare da Gesù per esempio. La sua identità divina, la sua azione salvifica.

La formula si deve usare e leggerla come rivelazione e prospettiva soteriologica, che indica la
azione di salvezza, che Gesù vive per coloro che lo accolgono.

Questo potremo dire la cristologia a partire da quello che Gv presenta dal Cristo. Cristologia
Giovannea è anche nel contesto e anche contestata cioè Gesù sin dal inizio detto che non è
compresso, accolto nel mondo. Se lo accolgono anche loro si sono girato.

Nel vangelo di Gv l'apostolo spesso non comprende ciò che Gesù dice e pure è dentro. Perché
secondo vangelo di Gv Gesù non è compresso?

Perché Gesù non è di questo mondo. Spesso Gesù e discepolo parlano su piani diverse.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Incontro di Gesù con la samaritana, Gesù parla dell'acqua viva che Lui stesso e la Samaritana
intende quella del pozzo. In questo senso l'incomprensione di Gesù parla nel Vangelo di Gv
servendosi delle specifiche tecniche narrative, noi faremo attenzione soprattutto a queste tecniche,
in particolare alcune tecniche che servono a esprimere il fatto che Gesù viene da Dio e non del
mondo e la difficoltà che si ha nel comprenderlo, Gesù per esempio, usa molti simboli, l'acqua, luce
e ogni simbolo realtà diversi, più vicine al interlocutore. Ma anche termini a doppi signficato, per
sempio il verbo innalzare, essere innalzato Gv lo utilizza più volte, con doppio signfiicato, essere
inalzato nella croce o alla gloria (glorificato).

Ironia di Gv serve per capire l'incomprensione. Si può anche fra intendere le cose. In ogni caso
quindi ci sono alcune tecniche narrative che il vangelo di Gv utilizza per accetare a Gesù stesso,
cristologia, difciile da accetare.

Quando Gesù Gesù finalmente sarà compresso ciò che è? E anche i discepoli? Quando Gesù manda
lo spirito e lui assente in questo mondo. Avviene nell'ora (12 27) della croce, gloria, ritorno al padre.

Compiuta la missione di quella di dare la vita al mondo Gesù torna al padre. (16, 10, 11)

Gesù tornando al padre non lascia orfani ai discepoli (14, 18) Gesù Risorto dona lo spirito e lo
troviamo (20, 22), quando Gesù alito su di loro... ricevete lo Spirito Santo.

Allora che lo Spirito continuerà, rendere presente Gesù, vuol dire che in Gv c'è anche un
preomatologia che dobbiamo considerare, dove c'è il compito dello Spirito. Dove troviamo la
preomatologia Giovannea? In che sezioni? Discorsi della cena dal 13 al 17 in particolare:

Gesù parla dello Spirito. Lo spirito che compie?

Lo spirito della verità è lo spirito che conduce la vera rivelazione che indica al rivelatore Gesù.

Gesù annuncia lo spirito quando Egli nella sua ora sta per tornare al padre questo ci dice il legame
molto forte tra cristologia e pleomatologia in più è accentuato nello spirito della Verità, cioè Cristo,
rivelazione che Cristo compie quindi Spirito e Cristo sono strettamente legati.

Quali sono i compiti dello spirito sono cinque perché anche sono i logia:

– In 5 logia del discorso di addio (14,16-17; 14,25-26; 15,26-27; 16,7-11; 16,13-15) si parla
dello Spirito. Il compito dello Spirito è: insegnare (14,26), ricordare (14,26), testimoniare
(15,26), annunciare (16,13), guidare a tutta la verità (16,13). Lo Spirito diviene così la voce
del Cristo glorificato nella Chiesa post-pasquale.

Cinque detti che riguardano lo spirito. Quali sono i compiti dello spirito secondo Gv?

• primo Insegnare: [14, 26].


• secondo Ricordare: [14, 26].
• terzo testimoniare [15,26].
• quarto annunciare [16,13],
• quinto guidare a tutta la verità [16,13].

Lo spirito non parlerà a se stesso, la Verità che parla è quella legata a Gesù; quindi legame tra

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


plematologia e Cristologia. Allora nel complesso al di là delle singole definizione di questi cinque.
Lo spirito come svolge il suo compito di Verità?

Lo spirito è la voce del cristo risorto, della chiesa post pasquale; lo spirito ripropone l'intera
rivelazione di Gesù. L'intera rivelazione che Gesù compie nel suo ministero attraverso segni e detti
di Gesù. (min 6).

se volessimo usare due parole, se Gesù è rivelatore per Giovani invece lo spirito è il Maestre colui
che fa ricordare e guida nella comprensione della rivelazione che viene da Gesù. Il dono dello
spirito è anche frutto della morte di Gesù. [19, 30] tutto è compiuto e reclinata la testa consegno lo
spirito. Lo spirito legato alla risurrezione anche con la morte di Gesù insomma tutto il mistero
pasquale.

Teologia – Pleomatologia – Logia di Gesù.

Antropologia Giovannea [UOMO]:

- L’uomo è il destinatario della salvezza portata da Gesù, infatti si parla del mondo amato
da Dio e per il quale egli dona il Figlio (3,16). In effetti l’uomo è posto tra due estremi: il
mondo di Dio e le forze del male . -spiegazione di un esempio:- Coloro che acconsentono al
diavolo, stanno sotto il suo dominio e formano il mondo in senso negativo (8,44; 12,31),
quelli invece che accettano di accogliere il Verbo, rispondendo nella fede, diventano figli di
Dio (1,12).
→ Uomo destinatario di salvezza da parte di Gesù.
→ Due estremi: bene e male [dialogo di concetti incompatibili].

L'uomo quindi ha queste possibilità, disperse è impotente di arrivare a Dio con le proprie forze; io
vado e voi mi cercherete.

Ecclesiologia: non si usa chiesa ma si sottolinea la continuità.

- l’ecclesiologia ha una rilevante importanza nel Quarto vangelo. La comunità ha origine dalla
donazione totale del Figlio sulla croce (12,24; 19,25-27) ed è chiamata a vivere, in ragione
di tale offerta, secondo il comandamento dell’amore vicendevole fondato sull’esempio di
Cristo stesso (15,12-17).

La comunità cristiana, ecclesiale, dove nasce? Nasce sulla croce [19, 25-27] donna ecco tuo figlio...
[12, 24] la croce dove nasce è la chiesa, nasce sulla croce ecco perché chiamato sul comandamento

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


dell'amore in referenza e come Gesù. Gesù nel capitolo 18 prega al padre per l'unità, preservati dal
maligno vivendo la loro missione nel mondo.

Gv utilizza delle immagini per parlare della chiesa capitolo 10, para della gregge, e del buon
pastore.

La Chiesa che è guidata dallo spirito ha suo culto secondo Gv, cioè capitolo 2 19 20, c'è un luogo
che è corpo di Gesù morto e risorto è il tempio infatti in 4 21- 24 non è Gerusalemme è per mezzo
dello spirito attraverso la rivelazione adorerete al padre. Non c'è un posto, luogo fisico, nessuna
teologia dei muri. Allora è una esperienza.
• Rapporto con i suoi.
• Rapporto con i destinatari.
Rispetto agli altri vangeli Gv non racconta la chiamata dei 12 e la missione che i dodici fanno in
Galilea, così come lo raccontano gli altri vangeli, è attento dei ruoli di Pietro e discepolo amato, ad
esempio:

due testi:

capitoli 20
capitolo 21

in particolare al capitolo 21 15, 17 a Pietro conferito un compito speciale.

La chiesa anche ha una dimensione missionaria, che accennato nel vangelo 4, 34 – 38. in 17, 21
nell'unità perché il mondo creda, alla fine del capito 21 indica tutti popoli della terra compresi.

1.5 Come leggere, interpretare il vangelo oggi.

Fino agli anni 80 la metodologia era storico critica. I problemi vanno pian piano vanno in secondo
piano, e abbiamo un nuovo modo di leggere, e applicazione di nuovi metodologico, noi vedremo
modo e metodologia.

Approcci alternativi alla lettura dei vangeli, con attenzione a: intreccio, personaggi, singoli racconti,
tecniche narrative.

1.6 Analisi narrativa dell'intero vangelo.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Punto è il racconto, cioè rielaborare qualcosa che è avvenuto, non prendere una storia a se stessa ma
rivista o reinterpretata e questa parola nuova d'ordine racconto, è legato al nostro clima odierno
dove si fa attenzione alla propria testimonianza particolare, riguardante alla vita della persona.
Racconto come chiave di contatto della propria identita. Un'analisi narrativa che è ben acurata nel
odierno.

Si parla oggia anche della teologia narrativa, cioè che non è solo esperta delle narrazione salvifiche
ma è piutosto capace di raccontare l'evento della salvezza, senza rinunciare alle argomentazione, ma
passa attraverso il racconto. Interessante quello che ci dice un grande intellettuale italiano riguardo
alla teoria, dottrina Umberto Ecco, nel nome della rosa, modo di parlare migliore è la narrazione.

Quale base ha tutto questo nel testo biblico? È un ricorso di mezzo strano o ricorso di metodo che
fine al modo che il testo si presenta?

Quello biblico per larga arte è un racconto, che non semplicemente puro diletto o pura
informazione, o scopo puro didattico, ma racconto biblico che vuol coinvolgere il suo lettore, che
vuole far entrare al suo destinatario nella storia narrata. Quindi far diventarlo protagonista della
storia, così oggi prevale molta esegesi, la convinzione che i vangeli siano propri di raccontare con
l'analisi narrativa che viene dalla critica letteraria che racconta la letteratura.
Se questa è la convinzione che adesso si ha, si pensa anche che l'autore di ciascuno dei vangeli
racconta la storia di Gesù, secondo una modalità diversa; se noi abbiamo 4 vangeli significa che la
storia di Gesù può essere raccontata diversa.

L'autore di ciascuno dei vangeli, raccontano la storia di Gesù e vogliono mostrare il volto di Dio
che Gesù intendeva presentare, quindi ci presenta Dio stesso attraverso il volto di Gesù allora una
teologia narrativa, quindi racconto di storia di Gesù.

Se queste sono convinzione di base, che partono dal loro genere letterario, dobbiamo anche dire che
queste convinzione hanno radici, dei propri interni; San Agostina in De dottrina cristiana, diceva
che è necessario leggere gli autori pagani per comprendere meglio, quindi confronto anche con la
letteratura del tempo, per capire la modalità in cui gli evangelisti scrivono, ed attraverso arrivare al
contenuto di ciò che ci vogliono presentare.

Non si può separare la narrazione con la teologia.

In fondo cosa è l'annuncio primo fatto dalla chiesa primitiva cioè il Kerigma? È racconto della
morte e risurrezione di Gesù. I nostri vangeli se nascono da qui hanno una comune struttura
narrativa.

I vangeli ci annunciano il Kerigma, raccontando e raccontano annunciando le due cose che non
possono essere separati. Se vuoi arrivare all'annuncio di fede devi passare per il racconto.

Quale è la storia che raccontano? La storia di Gesù che come caratteristiche ha, una storia: singolare
unica. Storia che il figlio di Dio divento uomo. Unica e unici sono anche derivanti dagli apostoli di
aver incontrato il verbo della vita, unico il vangelo perché il vangelo diventa la narrazione di quel
evento particolarissimo nella quale Dio si fatto carne nella storia di Gesù. Ed attraverso questo
vangelo le prime comunità hanno annunciato questo evento. Certo che confrontare la modalità con
cui si fanno i racconti è importante ma d'altra si vede la sua unicità.

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Vangelo in Confronto le biografie? Che vangelo decido fare biografia di un uomo cioè particolare.
Come evangelisti cercano di riprendere da una parte da parte delle biografia e dare la propria
modalità di presentazione, quindi evangelisti dicono che si è vero uomo particolare ma dall'altro
mostrano che non ha avuto riconoscimento degli uomini ma da Dio.

Una storia che per noi non è una storia semplicemente fatta di documenti, in senso moderno storia
significa ricostruire ciò che è avvenuto a partire dai documenti, scritti, testimonianza, per quello che
riguarda la storia biblica anche AT si tende a riportare la storia cercando di svelare di dare il
significato del avvenimento.

Questo modo di raccontare mette anche in gioco il destinatario, se i testi biblici voglio svelare il
modo di avvenimenti, intendono a beneficio del destinatario, del lettore. In particolare il lettore è
chiamato nei testi biblici a ripetere la stessa esperienza di fede che è testimoniata nel testo biblico,
che ha mosso gli autori segnata suoi eventi e fatti. Il lettore è invitato ad accogliere questa
esperienza di fede, farla a proprio, riproporla alla sua vita, potremo dire che il lettore ascolta un
rapporta perché a sua volta sia capace di raccontare la propria storia, e narrazione personale.

In particolare nei vangeli possiamo dire che c'è un incontro tra Gesù e lettore, questo incontro tra
Gesù e lettore avviene attraverso il testo biblico dei vangeli ed è mediato chi conduce il racconto, un
narratore che si nasconde nel testo a volte fa capo linea.

Narratore cerca di presentare al lettore la storia di Gesù per far incontrare con la realtà di Gesù
chiede essere protagonista.

Alcuni autori dicono che nei vangeli c'è un “già detto” e riguarda la storia di Gesù, ma nei vangeli
c'è un “non ancora detto” e riguarda il significato della storia di Gesù per il lettore, quindi un dato
che è questa storia di Gesù che è chiamata qualcosa di nuovo nella vita del lettore.

Chi è il lettore modello che i vangeli richiedo?

È come dice il vangelo di Mt 24 27; coloro che mettono in pratica la parola, quindi ascolta e la
mette in pratica.

Umberto Ecco parlando dei racconti generali, riprende un detto molto conosciuto nella letteratura
narrativa, lupus in fabula (il lupo era uno personaggio che era sempre presente nella fabula) far
attenzione i personaggi che vengono nella storia. Altra lector in fabula (nella fabula è sempre
coinvolto nella fabula) nei vangeli si parla del lettore.

Non ci dicono qualcosa ma vogliono produrre qualcosa nella vita del lettore, non solo atto
illocutorio, ma far credere, compiere, persuadere, metterlo in guardia e riqualificarlo, atto
perlocutorio. Perché è fatto a far esperienza col Gesù il cui si parla.

Vedendo l'analisi narrativa, vangeli sia opportuno di leggere lettura di Gv con l'analisi narrativa, nel
caso del Vangelo di Gv l'analisi narrativa si appunta bene ma i discorsi della cena si adattano più
difficile all'analisi narrativa (metodologia che serve per leggere le parti narrative nei testi ma nella
bibbia non c'è solo narrazione).

Questo dell'analisi narrativa vuol forse dire che tutti altri metodi non possono andare col vangelo di
Gv non vuol dire questo, abbiamo già detto che non si potra ussare analisi narrativa per i discorsi

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della cena quindi analisi narrativa non può essere assolutizato per il vangelo di Gv. Noi nel nostro
corso abbiamo iniziato col discuttere autore, datazione, redazione del vangelo di Gv.

Che vuol dire porre queste problematiche? Metodo storico critico, dare preferenza non essere
assolutista ma vuol dire che tener conto che maggior parte dei brani del vangelo di Gv e chel suo
insieme è un grande racconto per il quale ussare il modo per suo racconto.

Importante sapere che c'è una storia nel vangelo ed è una storia dietro esso e storia diacronica ed è
importante prendere testo come è e metodologia sotorica. Conoscere una persona meglio capire sua
storia, neccesaria così come è.

Diacronia: storia del testo come storia di una persona.


Sincronia: studio di testo così come è, come conoscere una persona.

Non sono in contrapossizione ma in sintonia.

Ogni racconto composto per suscitare effeto nel lettore, con la finalità di influire sul lettore. Sempre
Umberto Ecco parlando sul racconto, il testo è davvero una machina pigra che fa fare una grande
parte del lavoro al lettore, in effeti ci sono testi aperti e testi chiuse, quelle aperti chiedono massimo
di cooperazione, e testi chiuse tendono a non volere questa intrussione del lettore.

I vangeli sono testi aperti.

Analisi narrativa che appunta sul lettore ed effetto che ha su di lui intende riferire nel racconto che
indicano un percorso di lettura. Perché lega il racconto in una certa maniera. Racconto si presenta
come anche si deve leggere, ci da indizi e segnali, che vanno guardati e trovati per capire narratore
sia letto.

Prima attenzione è al lettore. Come il narratore intende comunicare col suo lettore, coinvolgerlo?
Quale domande si pone?

Come vuol comunicare il messaggio che ha al lettore? Secondo quale strategia l'autore organizza la
decifrazione del suo racconto? Quale la modalità con cui comprendere il senso del suo racconto?
Che ruolo hanno nel racconto i personaggi e interpretazione nel racconto tutto? Quale uso del tempo
viene fatto? Perché tempo passato, presente, si usa il futuro? Quali effetti il testo vuol produrre nel
lettore? Come autore compone le scene del racconto? Quali funzioni di dialogo nel racconto? Cosa
nasconte il narratore al lettore? Perché? Come presenta il personaggi?

Analisi narrativa ha un linguaggio proprio che è importante avere per poter distinguere bene, cioè
quelle elementi del racconto, ogni metodologia ha i suoi strumenti.

Distinzioni:

Storia – racconto: storia successione degli eventi in ordine cronologico, mentre racconto modo con
il quale questi eventi sono presentati.

La storia di Gesù e il racconto della storia di Gesù non sono la stessa cosa.

Autore reale ed Autore implicito: Autore – modo il quale autore si presenta nel testo, autore

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implicito valori della visione del mondo che si può presentare nel testo.

Implicito: autore modello che il testo desidera. Esempio in Gv quel lettore che leggendo il testo
queste cose si sono dette... ascoltando e praticando min 25

Narratore e narrataio: min 28 Narratore porta avanti il racconto, quindi riporta le azioni del
racconto. Capolino del racconto il narratore fa presente, scrive per un lettore che vuole crescere
quindi nei vangeli quasi non si presenta.

Gv 19, 35
Gv 21, 24

ci sono in questi due testi due istanze narrative diverse, c'è uno che testimonia e che testimonia nel
racconto stesso del vangelo e questo testimone è un testimone occulare, ha visto, la sua
testimonianza è vera.

Narratore del Vangelo di Gv. Testimone oculare, racconto rappresenta sua testimonianza. Colui che
ha raccolto è l'autore implicito il noi. Ci sono due istanze narrative: uno che parla terza persona in
tutto Vangelo di Gv e uno implicito che ha raccolto e organizzato la testimonianza di questo
narratore che è stato testimone oculare ed è stato un intero vangelo.

Altri due elementi della analisi narrativa tra l'intreccio e personaggi.

Trama di un racconto: tessuto collettivo, vicenda che fa andare avanti il racconto, struttura
dell'azione, legame tra avvenimento e l'altro messi in successione senza trama non c'è racconto.

Personaggi: protagonisti del testo, alcuni più e alcuni meno importanti.

La trama di solito parte da un fatto iniziale per esempio trama del racconto della risurrezione
iniziale (Gesù con i suoi discepoli) Gesù viene a sapere che Lazzaro è malato quindi situazione
turbato, il lettore in sospeso cosa avverrà? Tutto questa complicazione arriva a una tomba di
Lazzaro.

Intreccio: ciò che fa andare avanti il racconto, cioè riunisce diversi episodi che fanno il grande
racconto del vangelo. Perché ci sia la narrazione c'è bisogno del intreccio. A partire una narrazione
speciale. Mc, 10 46-52.

dalla situazione iniziale di ceccità, da una vita mendicante, isolamento dagli altri si ritrova il ciecco
a vedere, da una situazione attiva da passivo ed inseritto in compagnia dei discepolo di Gesù.
Questo è un racconto con i vari momenti della trama o intrenccio narrattivo.

Cinque: min 7.

due elementi della trama: annodamento (difficoltà) e ssciglimento (che porta a una soluzione).

Nel racconto oltre la trama come elemento essenziale c'è la presenza dei personaggi:

Personaggi: in certo senzo anche il narratore ma i veri propri sono quelle persone che stanno dentro
il racconto, narratore sta di perse è colui che parla ma i personaggi sono coloro che sono
protagonisti del testo. Ci sono di diverso tipo:

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Attore protagonista.
Attore Co-protagonista.
Comparse.

Non tutti hanno la stessa importanza.

I personaggi sono caratterizzate dal narratore in maniera diversa. Possono essere pieni oppure tondi
e piatti, la differenza, pieno e tondo personaggio che ha sua evoluzione nel racconto che ha più
caratteristica nel racconto, es. nei vangeli. Piatto che ha una sola caratteristica nel racconto che è
presentato in modo ed è sempre lo stesso.

Nicodemo pieno, ha i tratti, cambia modo di pensare nei vangeli ma poi anche interroga Gesù e alla
fine chiede corpo di Gesù.

Personaggio piatto: i farisei, i giudei -Gv- cioè hanno sempre un atteggiamento ostile nei confronti
di Gesù, non credono, potremo dire che sono tondi se pensiamo che pian piano vanno eleborando la
morte di Gesù.

Importante vedere nei nostri testi chi sono personaggi tondi e piatti. E il come si svolge il
personaggio e noi ci soffermeremo il percorso di Tommasso.

Altro è punto di vista: min 16 il tuo punto di vista. Libro degli atti, abbiamo tre racconti della
conversione del racconto di Paolo ed è diverso ma stessa storia. Cap. 9 punto di vista del narratore.
Cap 22 Paolo si alza nel tempio di Gerusalemme ai giudei che lui ha ricevuto una visione di Dio...
qui narra il personaggio (punto soggetivo). Importante per determinare il modo col quale l racconto
si esprime il punto di vista. Da che punto di vista è visto. Si dice che nei vangeli dal punto di vista
del narratore è zero. Nel prologo è di Dio. Dunque domanda fatta.
Quali sono li approcci alla lettura dei vangeli: possibili approcci usati dai studiosi che vengono
usati.

1. seguire, stare attento all'approccio, come singoli sono legati al altro e come stanno al macro
del vangelo, come si sviluppa la trama in uno ad altro vangelo. [Trama].
2. Fare attenzione ai personaggi, vedere i personaggi singolari del racconto, relazione dei
personaggi, e come influiscono sul intreccio o la trama. [Personaggi].
3. Analizzare in dettaglio alcuni episodi importanti della narrazione evangelica, per poter
delineare, descrivere la teologia narrativa del testo, cioè attenzione ad un singolo racconto. Lc. 4
discorso di Gesù che fa nella Sinagoga, come questo racconto è importante per comprendere tutto il
macro racconto del vangelo di Lc e teologia narrativa. Attenzione dei singoli racconti che si trovano
nel vangelo.
4. Vedere le tecniche narrative che sono utilizzate nel vangelo e sono utilizzate, cioè in Gv
la tecnica del fra intendimento, fa capire che Gesù non è nello stesso modo del interlocutore, ci
veicola un contenuto teologico, altre tecniche in Lc. E in Atti il confronto, sincresis, confronto in
due personaggio, tra Gv battista fa e Gesù. Studiare le tecniche dei vangeli serve a capire il
pensiero. Un'altra tecnica esempio Mc. Sandwich abbiamo un racconto della guarigione della figlia
di Jairo si interrompe per mettere la guarigione della emorroiza e si conclude la guarigione di Jairo,
lo fa Mc perché vuol fa vedere bisogna leggere un per capire l'altro, che lettura di uno aiuta a capire
l'altro.

Noi sceglieremo una strada particolare, leggeremo con metodo narrativo e faremo alcuni brani.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


[Storia e racconto, distinzione, i vangeli riportano una stessa storia, di Gesù ma i vangeli sono
racconti diversi, storia avvenimenti e il racconto il modo di presentare gli avvenimenti].

1.6 Analisi narrativa dell'intero vangelo.

• CULPEPPER (1983 SCRISSE ANATOMIA DEL QUARTO VANGELO), secondo il quale ogni episodio
del vangelo ripresenta il messaggio dell’insieme -lui studia il singolo (terza modalità) per
vedere ogni racconto serve a presentarci il messaggio nel insieme del vangelo. Vediamo
come lo legge appartire dei diversi testi.

-Il Prologo: conferisce a ciascuno di questi episodi uno sfondo ironico in quanto il lettore è
già stato ammesso alla confidenza del narratore e sa chi è Gesù. Cioè il lettore ha una
conoscenza superiore a ciascuno dei personaggi che incontrerà a Gesù, il lettore fin
dall'inizio saprà che Gesù è Dio, Logos incarnato, questo i personaggi del vangelo non lo
sanno. Questo un colpo ironico perché lettore sa l'identità di Gesù e i personaggi non lo
sanno, qui che sta l'ironia. Questa dinamica letteraria spinge il lettore ad abbracciare il punto
di vista ideologico dell’autore (implicito), cioè la confessione di fede di Gesù come il Cristo,
il Figlio di Dio (20,30-31 -Gesù è figlio di Dio-). Introduzzione a Gesù come logos, figlio di
Dio con la missione di rivelare al Padre. 1, 51 cominicia il vangelo.

-Culpepper passa poi a presentare il plot (intreccio) del vangelo. L’intreccio, è alimentato
dal conflitto tra credere e non credere come risposta a Gesù. Il “Noi” utilizzato ad es. in
21,24 può essere compreso come volto a includere tutti i personaggi nel vangelo che alla
fine hanno creduto e sono diventati testimoni: Giovanni Battista, i discepoli, la Samaritana,
il cieco, etc. inizio del capitolo due si complica le nozze di cana si comincia i discepoli
credetero in Lui. Una differenza implicità i discepoli credono non tutti credono. Poi nel testo
successivo 2, 13 22 abbiamo una opposizione di Gesù, quale autorità hai? E così
l'evangelista parla della risurrezione dei morti di Gesù. Il capitolo due conclude in maniera
meno ottimista, 25 si parla della sua sofferenza e fatto di che alcuni credono ed altri no.
Dunque c'è chi crede e non crede. O meglio c'è una fede che non si fida di loro. Cap. 3
cominciano ad esserci alcuni aspetti dell'oposizzione di Gesù, si mette davanti una sfida di
Gesù, 3, 3 c'è chi crede e riffiuta credere e chi vedrà l'ira di Dio, pian piano si delinea che il
non credere in Gesù è la vera difficoltà di Gesù nel Capitolo 4 all'inizio parla dei farisei che
avranno opossizione fisica di Gesù in 4, 44 Gesù dichiarato che un profetta non è della sua
patria, del capitolo 1 a 4 opossizione che hanno un efetto di dare impressione di identità e
missione di Gesù, una prima che trova una piccola opossizione. Capitolo 5 cominicia un
nuovo sviluppo si intensifica il conflitto sull'identità di Gesù giâ col tempio, qui
l'opossizione di Gesù si concrenta nella sua identita, lui compie un segno nel giorno del
sabato, accusato di essere blasfematore, e prima volta si dice che Giudei cercano di
ucciderlo 5, 18 da qui comincia davvero il conflitto. Capitolo 6 quest conflitto passa
attraverso l'incredulità, 6, 43 i giudei non credeono in Gesù, perche non compresso la torah,
mosè... Capitolo 7 il piano per uccidere Gesù si determina concreto si termina per arrestare a
Gesù 7, 33-36 Gesù annuncia che ritornerà da colui che lo ha mandato, i giudei non
capiscono, il lettore comprende -sapendo chi lo ha mandato- è un'ironia, il conflitto più nel
capitolo 8 che si gioca nella paterinatà di Dio 8, 39 gesù viene detto samaritano e poi viene
detto che ha un demonio, mentre lui dice che è più vecchio. Capitolo 9 guarigione del ciecco
determina che gli oppositori sono completamente ciecchi. Capito 10 presenta la parabola
del buon pastore, i ladri e i mercedari, Gesù, popolo e giudei, Gesù -questa differenza tra
ostilitta- 17 18 non uccideranno ma lui darà la vita, per questo mio padre mi ama (capitoli

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dal 5 al 10 min 19). capitoli 11 interamente focalizzato nella vita e morte, il ritorno di vita
del morto Lazzaro, 12 da ponte prefigura la morte di Gesù ma dice il senso della morte il
chicco di grano non muore..., 13 comincia sottolineando Gesù conosce l'ora della sua morte.
L'uscita del traditore è verso le tenebre che porteranno alla glorificazione di Gesù. Capitoli
del 14, 15 dicorsi della cena i discepoli non saranno a seguire Gesù ma invitati ad amarsi.
16- 17 attraverso un testamento che Gesù donna ai suoi discepoli, col capitolo 18, 19
sequenza rpida degli ultimi eventi, mette allora in risalto la posizione di Pilato, cioè
dramatizzata, importante e tra Gesù, come se Pilato scegliere che parte stare. In tutto dialogo
tra Gesù e Pilato nel Cap. 19 si vede tutta sua regalità, e nel Cap. 19 per fino la sepultura di
Gesu è regalo, la quantità di mirra, aloe per sepelire Gesù. Nei sinottici si dice vestito di
porpora ecc. in Gv si dice che viene messa ma mai tolta, li dice che sopra la croce scritto in
tre lingue Gesù nazzareno re deigiudei. Apitolo 20 nel primo giorno della settimana Maria
Madallenna scropre la tomba vuota, 20, 11-18 apparizione di Gesù a Maria Madalenna. La
seconda parte del capitolo 20 dedicata all'apostolo Tommaso alla sua assenza e presenza.
Capitolo 20, 30-31 c'è motivazione della lettura del vangelo condurre i lettori a credere.
- Capitolo 21 Epilogo: sorgono conflitti tra profeti pietro... creano un legame tra storia
narrata nel vangelo e il lettore. Lettore che è pronfondamente coinvolto e chiamata a causa
del vangelo.
-analisi narrativa vuol dire che racconto diventa essenziale per la vita del lettore e per il
lettore nella presenza atttuale per ciascuno, l'intreccio del Vangelo di Gv secondo CULPEPPER
dsopratutto determinato tra il conflitto tra il credere e non credere di Gesù soprattutto il
credere e negazione del credere (92 volte appare PISTEUO).
- CULPEPPER dice Come la testimonianza che un parla la parola logos in Gesù. Il vangelo di
testimonianza di uno che ha visto e creduto in Gesù, testimonianza che raccoglie la fede di
tutti personaggi positivi del vangelo, muovendosi in un piano narrativo.
- secondo CULPEPPER questo noi rapparesenta tutti personaggi che nel vangelo hanno creduto
a Cristo e sono divenuti suoi testimoni, questi personaggi pfondamentali sono: Gv Battista, i
discepoli, la samaritana, il ciecco, ecco il noi che troviamo nel 19, 35, in 21, 24 è un noi che
mette insieme coloro che hanno creduto a gesù nel vangelo di Gv.
- il lettore deve entrare in questa compagnia insieme a personaggi, compagnia che credono
in Gesù. Conflitto ripetutto. Attraverso questa lettutura dei passaggi del testo si va alla
storia, che ha una trama ed è legata alla relazione di Gesù, che può essere relazione di
credenza o riffiuto, effeto del lettore è un invito da credere, una scelta da fare, tra due
possibilità di accogliere o riffiutare Gesù da questa scelta il lettore è aiutato.

Pagina 5

Una seconda proposta in chiave narrativa è quella di SEGOVIA (1991), -IL VIAGGIO O VIAGGIA DELLA
PAROLA DI DIO- il quale crede che il Quarto vangelo sia l’esempio di un’antica biografia (storia di
una vita di una persona) del tipo “uomo santo come figlio di Dio. La biografia è la parola di Dio
fatta carne, come si presenta nella antichità? Di solito nella biografia dell'antichità ha quella come
tale presenta un intreccio: una narrazione iniziale delle origini (1,1-18), una lunga narrazione
centrale della vita pubblica e della carriera dell’eroe (1,19 – 17,26), una narrazione conclusiva della
morte e del significato durevole della sua persona (18,1 – 21,25). Nel Quarto vangelo il motivo
dominante e ripetuto dei viaggi di Gesù - sia quello per entrare nel mondo, sia quelli nel mondo
stesso – è da leggersi all’interno della cornice della sua biografia narrativa di Parola di Dio fatta
carne. Più meno seguendo l'idea ed struttura Segovia trova tre grandi parte: 5min.

-
parte centrale

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narrazione conclusiva: 18- 21

nel vangelo di Giovani non c'è solo lo schema della biografia della antichità ma due motivi letterari
ha due:

– racconto del viaggio: c'è nel vangelo Gv leggendo in chiave narrativa biografica, c'e un
viaggio della parola di Dio, che intraprende un viaggio dal mondo di Dio a quello degli
uomini diventando carne in Gesù di Nazareth 1, 1- 18 quindi la prima parte della divisione
che Segovia fa del vangelo è quello del viaggio dal mondo di Dio al mondo deglio uomini
che diventa pcarne nella parola di Dio in Gesù di Nazareth. Invece in 1, 18-25 il figlio che
ritorna al padre quindi dal mondo degli uomini al mondo deglio uomini. Nella parte centrale
il viaggio di Dio, cioè che ci sono 4 viaggi che fa a Gerusalemme, viaggi che compie in cui
questi viaggi sono segnalati da questo secondo motivo:

– L'uso degli elementi e della repetizione e ripressa. Cioè più volte si recca a Gerusalemme, le
feste quindi in questi quattro viaggi oltre i motivi del viaggio ma anche la ripetizione, del
ripetersi.

Quindi Segovia bisogna leggere Gv in modo biografica legata a un viaggio che tende a ripetersi,
modo di leggere con la missione della parte dell'autore stesso che propone uno schema del vangelo
di Gv che non è una sola lettura possibile di Gv ma possibile perché è comprensiva, coerente. Il
metodo narrativo attento al polo del lettore, quindi come abbiamo detto che modo narrativo è fatto
per un lettore.

Interessante notare che i primi CULPPEPER e SEGOVIA, hanno prediletto come approccio è
l'intreccio, sviluppare tutto il vangelo di Gv per andare avanti per CULPPEPER fede e non fede e
SEGOVIA del viaggio da Dio agli uomini, uomini a Dio.

MANNUCCI (1995), attento alle tecniche narrative, parla del vangelo narrante e si occupa dell'arte
narrativa, riprendendo Segovia, parte dal intreccio come Segovia, Arte narrativa di Gv, che è diversa
dai sinottici. Secondo nessun scrittore biblico giustifica come Gv 20, 30-31 che quanto è stato
scritto è stato scritto il lettore possa credere che la vita si può giungere fin dalla fine. Nessun
scrittore biblico giustifica lo scritto e le fonti che ha ricevuto di fronte al lettore, nessuno come Gv
si appella al lettore affinché entri alla drammaticità della fede e non fede in Gesù in altre parole con
le sue tecniche narrative Gv è lo scrittore biblico che più coinvolge col suo scritto, modo narrativo
fin dal inizio è presente. Propone il seguente schema: 1. prima parte: 1,1-18 Il viaggio cosmico
mitico della Parola nel mondo degli uomini; 2. seconda parte: 1,19 - 17,26 Il ministero di Gesù e i
suoi viaggi ministeriali; 3. terza parte: 18,1 - 21,25 La morte in croce, Risurrezione e significato
permanente della sua missione. La dimensione narrativa è presente sin dall’inizio: in 1,18 si dice
che Gesù è il narratore di Dio (evkei/noj evxhgh,sato e la Vulgata traduce: ipse enarravit). Se Gesù
è il narratore di Dio, il Quarto vangelo diventa il vangelo narrante che racconta Gesù.

La dimensione narrativa è fin dall'inizio. Se Gesù è narratore di Dio è narratore del padre il quarto
vangelo è il vangelo che narra Gesù, Vangelo che narra e narrante. Min 29.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


tra le tecniche narrative in Gv, c'è un legame stretto tra narrazione e dimensione dottrinale,
Mannucci che era Fiorentino usa una espressione importante quella di Gv sarebbe una narrazione
speculante -ragionare, un ragionamento- cioè narrazione che riflette non solo racconta ma anche
riflette sulla identità di Gesù, narrazione concetto; approccio di Mannucci che è attento alla
narrazione.

Poi Gv ha un'altra caratteristica, cioè Gv esperto del dire e non dire, l'evangelista non dice tutto a
volte evoca al lettore qualcosa, lo fa intuire, vuole che il lettore sia attento, quindi attento a capire
che cosa il narratore suggerisce anche se non lo dice esplicitamente. Suggerisce più cose di quelle
che dice questo però rende al lettore consapevole dei suoi limiti, può non capire tutto perché il
vangelo non dice tutto, quindi impegnarsi a riflettere bene.

Narratore attento al lettore, commenti cioè che succede ci sono molti ad esempio in 1, 39 cioè anche
l'ora precisa.

Conflitto tra fede e incredulità, Gesù e gli altri personaggi, che si rapportano di fede e di incredulità.
Mannucci sottolinea un motivo guida del Vangelo che è il discorso dell'ora (13 inizia il libro
dell'ora) che comincia dal capitolo 2 quando Gesù compie il primo segno le nozze di Canna, quando
dice non è ancora arrivata l'ora.

I personaggi del dramma sono personaggi reali, che sono personaggi della sfera divina, Cristo, Dio,
lo spirito santo; personaggi umani, diventano paradigmatici, che costituiscono il fronto del si
paradigmi esempi di Cristo e del no paradigmi increduli da fronte a Cristo.

I diversi personaggi umani hanno due funzioni, due ruoli:

• di mettere in risalto il personaggio principale di Cristo di rivelare l'identità di Cristo, servono


per mettere il risalto chi è Gesù.

• La duplice possibili risposta a Cristo, rappresentare la risposta della fede e non fede, e
rappresentare a beneficio del lettore, perché questo venga il lettore a far la sua propria
risposta, e possa dire di si, stare da fronte del si questo un po Culppeper lo aveva detto.
L'uso dei simboli, l'ironia di Gv, situazioni del fraintendimento, elementi propri.

VIGNOLO (1994; 2003) pone attenzione ai singoli personaggi che sono figure della fede op
dell’incredulità con le quali il lettore si confronta. Sono personaggi che non sono funzionali
coll'intreccio, dice che i personaggi non vanno compressi nella loro fede o non fede ma personaggi
devo essere visti come delle figure nelle quali il lettore è chiamato a specchiarsi, a confrontarsi, a
vedere il personaggio il suo percorso. Quindi non personaggio letto funzionale alla trama ma al
rapporto personaggio col lettore.

PEREIRA DELGADO (2011) in una lettura narrativa globale appunta la sua attenzione alle tre simili
domande poste da Gesù in 1,38; 18,4.7; 20,15 (che cosa/chi cerchi/cercate?). La ricerca di Gesù
come domanda riguardo alla sua identità e come cammino mistagogico del discepolo.

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1, 38 che cercate? Prima parola che Gesù pronuncia nel Vangelo di Gv ed è una domanda, in questa
maniera Gesù interpella più che i personaggi ma anche il lettore, che cosa cercate? Interessante la
dramma dei discepoli la chiamata, ad esempio i verbi usati sono al presente (al lettore). Anche nel
dove abiti? Venite e vedete sempre parla anche al lettore, quindi sin dall'inizio parlando di questa
domanda coinvolge al lettore. -vita pubblica-.

18, 4. 7 momento dell'arresto di Gesù... Chi cercate? Fa la domanda per rivelare la sua identità,
trova l'occasione per rivelare la sua identità, domandando agli altri. Se i discepoli cercavano dove
abitava ora la risposta della ricerca di quelli che sono venuto di Gesù ma cercano di eliminarlo e
arrestarlo. Il racconto che all'inizio che cosa cerchi allora mette altra domanda con quale finalità
cerchi Gesù? Quale gruppo appartieni? -apertura della domanda-.

20, 15 Le disse Gesù: Donna perché piangi? Chi cerchi? Quindi domanda diventa più personale.
Quindi progressione di ricerca di Gesù davanti al lettore, quindi tre domande poste in punti
strategici. -della risurrezione-

alla fine leggere il Vangelo di Gv leggendolo in questa base della ricerca di Gesù cosa pone al
contenuto sul Vangelo di Gv:

• ricerca di Gesù una domanda alla sua identità, il lettore avendo letto il prologo, sa già
l'identità di Gesù come Logos parola di Dio, mentre i personaggi del racconto no lo sanno il
lettore lo sa.
• C'è dunque una identità di Gesù in ricerca.
• Gesù nei tre passaggi mostra la sua sovranità e la sua onniscienza, ma pone la domanda ai
suoi interlocutori a finché trovino una risposta su di Lui.

Questa ricerca ha un fine, valore mistagogo, cioè col mistero, valore mistagogo per il lettore, dalla
domanda iniziale il discepolo e il lettore sono coinvolti un processo di approfondimento sull'identità
di Gesù e domandare come purificare l'identità di Gesù.

→ Questi autori ci hanno presentato delle proposte della lettura narrativa, nella loro diversità ci
dicono che ci sono modalità diverse di leggere il Vangelo, ma ci dicono che usare il modo narrativo
ha una loro fecondità per capire il suo contenuto. Noi lo leggeremo usando ancora più aspetti.

1.7 Analisi narrativa del Prologo


Bibliografia di riferimento: R. VIGNOLO, “«Il Logos in principio». Il prologo giovanneo (Gv 1,1-
18)” Parole di vita 49 (2004/6) 38-47.

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Nell’esordio storico antico due sole funzioni: bastava consegnare al lettore solo quanto
corrispondeva al suo interesse e alla sua istruzione.

• Questo brano appartiene alla seconda edizione.


• Assomiglia agli esordio che servivano nella rettorica per introdurre un discorso oppure
anche quegli exsordia che servivano un dato storiografico -Vangelo di Lc-.
• L'esordio in un racconto storiografico si cerca di introdurre il lettore nel racconto cercando
di suscitare il suo interesse per far comprendere che ciò si avrà a dire li riguarda, catturare la
sua attenzione, incuriosirlo.
• L'autore che cominciava con questo esordio il suo racconto, poteva un lungo prologo o uno
più breve.
• Dal punto di vista narrativo ogni prologo è un inizio e l'inizio della storia è fondamentale,
perché quello che dirà all'inizio sarà importante per tutto il racconto, il lettore conserverà ciò
che il narratore dirà.
• Ciò che il narratore dirà inizio sarà importante.
• Quale inizio del vangelo di Gv ci dà il prologo? E quale chiave di lettura ci dà per
comprendere tutto il vangelo?
• Anzitutto ogni prologo segna un inizio che determina il resto, l'inizio no solo comincio di
Gesù ma anche l'inizio assoluto prima ancora della creazione.

In principio
In principio stesso viene ricondotto ancor prima della stessa creazione (Gn 1,1: «In principio Dio
creò il cielo e la terra»), e perfino alla stessa Sapienza, testimone e mediatrice d’ogni azione divina
vivificante, creatrice e salvifica (Pr 8-9; Gb 28; Sir 24; Bar 3-4; Sap 6-10). L’in principio nel Logos
divino, o meglio nel suo legame eterno e dinamico nei confronti di Dio (“rivolto verso Dio” 1,1.2).

• un principio in Gv è appartenente a Dio.


• Un principio assoluto.
• Richiama Gn ma diverso.
• Richiama i testi sapienziali.
• Tutti questi richiami vengono superati da un in principio assoluto che sono principi relativi.
• Qui siamo in fronte all'inizio assoluto dentro di Dio mentre all'altro alle creazione.

Guarda il rapporto intra- divino, un rapporto che il prologo da dinamico. Nello stesso tempo e il
logos era Dio.

Il prologo ci aiuta dunque seguendo il racconto del vangelo, leggere la presenza stessa del logos
divino e la luce e la vita si è manifestata attraverso la storia nel uomo Gesù.

Il Logos è Gesù

Quello detto solo dal narratore e solo sa il lettore, alla fine che il Logos è Gesù del vangelo viene

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detto e confessato da un personaggio ed è quello di Tommaso.

Quindi da subito Giovanni intende confessare: - Gesù Logos divino e Dio da principio (1,1-2.18),-
Logos incarnato (1,14)- Figlio unico generato (1,18) identificato in Gesù Cristo (1,17).

Il prologo veicola immediatamente l’ermeneutica più alta possibile della figura cristologica.

La scelta di Logos

Restando nel solco della tradizione d’Israele, consideriamo come il Logos evochi due temi
intimamente connessi nel monoteismo giudaico: la confessione dell’unico Dio creatore e salvatore,
e la teologia della sapienza. Nel titolo di Logos è innegabile il richiamo alla tradizione del pensiero
greco, assunto anche da un certo giudaismo, che indicava in questo un principio divino di ordine e
di armonia all’interno del cosmo.

Questo prologo c'è un elemento interessante che Gv prende dalla tradizione della antica ma la scelta
di prendere il titolo logos è nuova rispetto a tutta la tradizione cristiana, inoltre attribuisce alcuni
elementi a questo logos che non sono attribuiti a Gesù nel resto del vangelo come quello d'essere
luce o il titolo unigenito.

Il titolo “monoghenes” è proprio di Gv il logos. È legato il titolo a quella vita che il logos trasmette,
Lui generato dal padre e genera da la vita.

Se leggiamo il prologo nel titolo logos si vede quella tradizione cristiana.

Nella tradizione di Israele si parlava della sapienza, ma logos no coincide con la sapienza perché la
sapienza è creazione ma logos era Dio.

Questo uso di logos effonda un mondo biblico, giudaico.

Abbiamo le novità:

• perché il logos richiama alla teologia della sapienza ma non è sapienza per il fatto creato e
creatore.
• Logos si fa carne ma sapienza non si fa carne.
• Si manifesta nel popolo d'Israele ma non diventa uomo.
• Logos diventa Gesù.

Quindi abbiamo questo retroterra quando si usa la parola logos con tutta la novit`che Gv mette.
Altro sottofondo, filosofico greco.

Logos nella filosofia greca specialmente nel stoicismo, armonia, dell'intero logos, cioè con
razionalità e progetto.

Ci sono autori che Gv dovrebbe usare il titolo sapienza che logos, ma si può rispondere perchè:

• sapienza è creatura -certo mediatrice di creazione e salvezza- ma sempre creatura.

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• Logos fuori della creazione.
• Usare logos richiama la esperienza della parola di Dio – non si dice che è creata, ma
qualcosa di Dio che appartiene a Lui da sempre ed è divino espressione diretta di Dio-.

Quindi scegliere logos ha senso sullo sfondo aspetto trinitario, ma in senso teologico alla parola di
Dio e si auto-comunica attraverso la parola di Dio e poi ha senso perché in questo modo si riorda
quel principio universale proprio della filosofia stoica, nella prospettiva sia coloro che sono di
derivazione tutti cristiani, giudaica e ellenistica pagana.

Perché Gv non ha più utilizzato questo titolo in tutto il suo Vangelo? Gv si caratterizza come
vangelo del figlio, e chiama se stesso il figlio. Usare il titolo logos all'inizio serve garantire la
trascendenza quel personaggio Gesù che incontreremo nel vangelo, ma anche per dire il valore
universale come la ragione stoico era universale, perché pervadeva l¿universale in questo
personaggio cioè del figlio di Dio, per dare di nuovo al lettore la prospettiva più ampia della storia
che dopo verrà, narrata. Questa scelta particolarissima che non abbiamo in tutti vangeli. Una
riflessione sull'essere del figlio la cui storia viene narrata nella storia sul Gesù di Nazareth.
Potremmo dire una cristologia dall'alto prima poi di far compiere un percorso una cristologia dal
basso attraverso il racconto del Vangelo.

ALL'INTERNO DEL PROLOGO DI ALCUNI PERSONAGGI SOPRATTUTTO DUE:

Il ruolo del Battista

La mediazione testimoniale di Giovanni il battezzatore (1,6-8.15) è di speciale rilievo nel prologo


giovanneo, tanto più che è l’unica voce di un personaggio, diversa dal narratore, udibile. Essa poi è
la prima voce testimoniale ripresa nel seguito del vangelo, secondo una triplice progressione
drammatica e con interlocutori diversi.

• Gv B. Presentato come il testimone [Gv 1, 6], [Gv 1, 15].


• L'unico personaggio che parla nel prologo è Gv B. [Gv 1, 15]
• [Gv 1, 19-28] ancora come Gv B. Testimone.
• Seconda testimonianza che Gv da 1, 29- 34.

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30
Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono
venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito
scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto:
L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che
questi è il Figlio di Dio».

Colui due volte che Giovanni il Battista ha testimoniato non davanti ai capi del popolo ma a tutto il
popolo e quello che testimonia è più forte. Quindi quella a Israele.

• Terza testimonianza: Gv 1, 35-42

35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di

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Dio!». 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che
cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove
abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo
suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» 42 e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su
di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

in questo brano che si conclude al 42 non c'è il verbo della testimonianza ma c'è il fatto della
testimonianza. Quindi ascoltatori più attenti a ascoltare a Gesù che a Giovanni. Davanti ai discepoli.

La prima testimonianza: Battista viene scambiato a Gesù.


Seconda: parla per Cristo come agnello di Dio.
Terza: Battista perde i suoi discepoli, sparisce della scena.

C'è una progressione drammatica, che viene una scena per lasciar spazio per un altro, appartire dal
versetto 38 è Gesù che entra in scena e la prima parola del personaggio di Gesù, Che cosa cercate?

Rispetto ai sinottici: come presentato Gv Battista? Come precursore, colui che viene prima di Gesù
che prepara la strada di Gesù ed è interessante leggere Lc e vedere tutto che avviene la vita di
Battista come di Gesù.

Per il 4to vangelo il battista è testimoni di Gesù, dove suo ruolo è ridimensionato a fronte del
precursore. Quindi è colui che testimonia il Cristo, viene detto che è arrivato di maniera temporale
prima di Gesù, ma sottolineato viene che “Egli era prima di me”. Dal punto di vista del tempo degli
uomini, in effetti il Battista viene dopo e perché prima era “En Arche”. Quindi relativizzato, che
comincia dal prologo. Gv Battista è solo un testimone della luce.

In fine: dobbiamo segnalare l'ultima volta in cui il battista parla in 3, 27-30.

27 Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. 28 Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non
sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. 29 Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e
l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. 30 Egli deve crescere e io invece diminuire.

l'ultima parola di Gv Battista è ricordare la testimonianza che ha dato ma emette concetto dello
sposso, la spossa e l'amico della sposa, a riferimento del matrimonio ebraico da cui si viene a
conoscere di aver fatto nel periodo del NT, le vergine stolte, qui al di là che avveniva viene detto
che l'immagine dello sposo a una messianica, e qui dice di essere colui che conduce lo sposo ad
incontrare la sposa, ascolta la consumazione del matrimonio e poi se ne va, ecco Gv si mostra come
colui che è il tramite delle nozze tra Cristo Messia e l'umanità.

Testimone in cui appare la luce non ha più ragione d'essere, finisce il suo compito.

Il ruolo di Mosè

Dopo Giovanni, Mosè è l’altro personaggio storico-salvifico rilevante nel prologo (1,14-18 ripreso

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in 1,45; 3,14…, fino a 12 volte in tutto il Vangelo), evocato non solo in quanto mediatore sinaitico
della Legge, ma anche perché nel giudaismo dell’epoca stimato di aver goduto di un’autentica
visione diretta, faccia a faccia di Dio.

• Personaggio umano presentato nel prologo.


• Mediatore della legge.
• In maniera implicita si dice che Mosè abbia visto Dio faccia, faccia.
• Il prologo insiste con segnalare al contrario “nessuno ha mai visto Dio, 6, 46”.

Come leggere sta contrapposizione?

Rapporto che c'è con Mosè è di confronto e in certo senso di rivalità. Si Mosè ha dato la legge ma la
piena rivelazione per mezzo Gesù, pretenderebbe vedere Dio faccia a faccia ma soltanto Gesù.

Quindi Mosè viene ridimensionato, ma nel Figlio abbiamo la Verità, sia la preetesa del contatto
diretto con Dio, nessuno può vedere Dio. Perché? Questo ridimensionamento di Mosè ma perché
probabilmente c'è il problema dello scontro a partire degli anni 90 col giudaismo che comporta
l'espulsione dalla comunità cristiana 12, 42.

Quindi con Mosè contrasto con la rivelazione e conoscenza di Dio, sullo sfondo di scontro comunità
crederne in cristo e giudaismo sinagogale.

Ultimo personaggio nel prologo: Le reazioni dei destinatari

C’è un momento cruciale in cui il prologo giovanneo riesce a far coincidere strettamente la
comunicazione col lettore con la corretta interpretazione della storia di Gesù, quando presenta le
reazioni dei destinatari della venuta del Logos-luce trai suoi (1,5.9-12).

• Reazione davanti la Luce del Logos.


• Qui c'è un riferimento al lettore -tu da che parte vuoi stare?, li viene detto-.
• Contrasto nel accogliere e non, credere e non riconoscere. (Vangelo dualistico giovanneo).

Prologo anticipa le reazioni da fronte a ciò che Gesù compie e anticipa la scelta che il credente
dovrà fare. Vangelo fatto per ricondurre il credente un approfondimento della propria fede a portarlo
al rinnovamento della propria vita. Il lettore deve già conoscere l'infanzia di Gesù.

Uno dei modi di fare analisi narrativa è di vedere in un singolo racconto lo specchio del macro
racconto, in questo prologo ci viene già detto molto chi era Gesù di Nazareth, del senso del racconto
perché Gesù di Nazareth viene dal racconto. Prologo non è una sintesi del Vangelo di Gv, introduce
al lettore, da chiavi di lettura, ma poi non dice tutto della storia di Gesù che verrà raccontata dopo,
dice quasi tutto ma tacce degli elementi della sua vita soprattutto lascia al lettore al ruolo dello
spirito.

Prologo conclude col Verbo della narrazione. La parola di Dio (logos di Dio) si fa uomo e diventa
raccontabile perché si lega ad una vicenda umana, storica. Si tratta del percorso della parola nella
storia del mondo. Storia narrata che è storia della parola di Dio che è Dio e va raccontata vuol di
che si fa una teologia narrativa. Ottimo inizio, che si presenta e in vicenda di Gesù.
Funzione del Prologo rispetto al resto del vangelo

Secondo l’analisi narrativa, a ogni pagina il racconto obbedisce alla logica sua propria di «tutto nel

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frammento», e a questa logica è già improntato il prologo poetico di 1,1-18. Esso costituisce un
ottimo preludio che anticipatamente (e anche un po’ enigmaticamente), «dice quasi tutto» della
storia successiva, riservando tuttavia allo sviluppo del Vangelo la sorprendente scoperta di un Gesù
datore dello Spirito come un altro Paraclito. Il Prologo ci presenta la natura e le funzioni del Logos
fatto carne preparando il resto del Vangelo che ci mostra narrativamente come il Logos si è
manifestato e ha svolto la sua missione.

Cap 4

1.8 Analisi narrativa di Gv 4,1-42


Bibligiografia di riferimento F. MOSETTO, “Gesù in Samaria (Gv 4, 1-42)”, Opera giovannea (ed.
G. GHIBERTI) (Logos 7) 183-- 202

MOSETTO chi divide così la struttura:

Struttura narrativa:

Introduzione (vv. 1-7a) situazione iniziale, dove parte il racconto, qui non comincia la trama vera e
propria, dove Gesù cominci il suo incontro con la samaritana, quindi abbiamo dopo:

– PRIMO QUADRO: dialogo tra Gesù e la Samaria (vv 7b-26) Gesù e la samaritana.
Comincia la complicazione. Data dal fatto che la Samaritana non capisce viene sciolta
quando Gesù li dice che è il Messia.
– SECONDO QUADRO: dialogo di Gesù con i discepoli (vv. 27-38) rimane il personaggio
principale e a lui si avvicinano i discepoli, poi,
– TERZO QUADRO: incontro tra Gesù e i samaritani (vv. 39-42) discepoli scompare e ci
sono Gesù e Samaritani. Tutta la rivelazione scioglimento del sapere di Gesù ai samaritani.

Transizione (vv. 43-45).

i versetti 31 e 38 stanno da parte, è un dialogo che prende 8 versetti e sembra interrompere un po il


racconto, soprattutto perché, il versetto 30, anzì versetto 28 e 30 dicono che la samaritana ha
lasciato la brocca e andata in citta, e dall'altra parte dicono che abitanti della città escono al incontro
di Gesù, in sospesso perché non si sa che fanno d'una parte e dall'altra quindi si interrompe un
attimo, ma sembra fermarsi e Gesù fa un discorso ai discepoli ma vogliamo sapere samaritana
incontro con la città e samaritani a Gesù, ma c'è qualcosa che sembra divagazione, ma un discorso
che interrompendola ci darà il significato di quel episodio, quindi interrozione interpretativo, che fa
restare la trama redattiva ma espiegazione di ciò che sta succedendo. Quindi dal punto di vista della
struttura narrativa del brano.

Nel brano c'è una progressione. Nel testo ci sono indici dei titoli riferiti a Gesù.

Versetto 9 Gesù è solo Giudeo.


Versetto 19 profeta
25 Messia
42 Salvatore.
Il percorso legati a questi titoli parte da conoscenza di Gesù, identità di Gesù dal versetto 10, passa
attraverso la rivelazione che Gesù è “io sono”, e la definizione piena “tu sei salvatore del mondo”.

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Da una parte la Auto-rivelazione e riconoscimento della fede.

Il percorso parte dell'interrogativo del v. 10 e sfocia nell'autorivelazione del v. 26 e nella


confessione di fede del v. 42: si tratta quindi della progressiva auto-rivelazione di Gesù alla quale si
può rispondere o meno con la fede.

Caratteristiche letterarie: arte del narratore Giovanneo utilizza.

• Fraintendimento: qui abbiamo due fraintendimenti, io parlo una cosa e voi capite altra cosa.

– la donna parla acqua viva e donna capisce l'acqua del pozzo.


– Il cibo, discepoli parlano del cibo, due cibi diversi ma “chi ha portato da mangiare oggi”.

• Ironia: si crea quando si afferma una cosa che non è del tutto vera e della quale si fa una
contestazione. Vai a chiamare al tuo marito: donna non ho marito e Gesù dice è vero non hai
marito perché hai 5 e quello che hai non è tutto marito. Quindi Gesù fa intravedere una
verità nella apparente menzogna che sta dicendo.

Queste due caratteristiche cosa significano?

La samaritana e discepoli; l'uso di queste caratteristiche letterarie, perché l'usa Giovanni, perché ci
vuole sottolineare che non è facile credere in Cristo, Discepoli e Samaritana rimangono in un
contesto materiale. Si tratta di andare più a fondo alle parole di Gesù, affondo della propria fede,
quindi appello e invito ai lettori. L'ironia come abbiamo visto con i cinque mariti, nel vangelo di
Giovanni dice Culppeper ci spesso una ironia, generale che i personaggi che incontrano a Gesù,
discuto sulla identità di Gesù ma lettore sa già chi è Gesù, si crea una capacità di ironia, da una
parte del lettore che sa e i protagonisti non sanno, qui si crea che la ironia è diversa che il lettore
non sa che la samaritana ha 5 mariti ma scopre durante il testo, una ironia un può diversa del
capitolo 4 perché una sorpresa anche per il lettore. Culppeper dirà che lettore sprezzerà questo
modo di ironia per aver legame al testo.

• Coordinate Spazio-temporali:

– Lo spazio elementi come Samaria, Giudea e Galilea regioni storiche che vengono cittate nel
testo, dimensione geografica è importante e legata a questa spazio geografico, legato al
monte, Sion le regioni i monti, dalla coordinate spaziale.
– Temporali: ed era mezzo giorno quando Gesù si siede al pozzo, poi c'è nel discorso che fa
Gesù 31-38 il presente della missione di Gesù e il futuro della missione dei discepoli ed in
fondo la mietitura finale, la scatologia. E poi si parla dell'ora che cosa è l'ora, e in seconda
parte del vangelo di Gv è l'ora della croce e della Gloria.

• I personaggi: importante prendere conto come personaggi vengono trattenati nel testo.
Personaggio della donna samaritana non sempre è presente nel testo ma il che si è Gesù
sempre presente e Gesù protagonista. Cap. 4. secondo personaggio è la samaritana, un po
meno importante sono discepoli e i samaritani.

Sfondo Biblico e giudaico:

I samaritani sono i discendenti dei coloni di origine mesopotamica insediati dagli Assiri di cui si

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parla in 2 Re 17. il simbolismo e la sua valenza: l'acqua, i pozzi, cibo, mietitura.

L'ostilità della samaritana è quella di Giudei e Samaritani. Simbolismo antico testamentario che
legato all'acqua, pozzi, cibo, mietitura. Quindi capire pure simboli presenti nel testo.

Mannucci parla di simboli non solo che viene della bibbia ma archetipici: luce acqua e pane.

Opportuno parlare della simbologia biblica per così passare al testo.

Acqua: richiama Dio stesso la sua rivelazione e vita che Lui da. Pensando i profeti. Dio fonte di
Vita.

Pozzo: luogo di eccellenza per incontrarsi nel A. T. è un posto di incontro anche di uomini e donne,
patriarchi si sposano da lì. È una scena di seduzione, cioè nel A.T. Patriarca che cerca la moglie.
Qui la seduzione significa che indica la parola stessa. Seduco in latino ducere, condurre a sé.

Cibo:

Mietitura: simbolo del giudizio.

Lo sfondo biblico del testo è nel A. T.

Analisi del testo:

• Versetto 4 del cap. 4 dice doveva ma qui è un senso teologico di passare. Necessita
geografica.
• A mezzo giorno va a prendere l'acqua, quindi mezzo giorno non vuole vedere nessuno
situazione temporale.
• Dialogo sull'acqua.
• Si svolge il dialogo, Gesù chiede acqua, lui assettato al pozzo, la donna al versetto 9
rispondo in malo modo, come puoi tu che sei un Giudeo e che io sono samaritana e in più
una donna? Quindi narratore ci dice che giudei e samaritani non stanno bene.
• Gesù inverte modi, chiede acqua ma sono io che ti da acqua.
• Incomprensione della samaritana, come puoi tu attingere l'acqua, dove hai questa acqua viva
che pometi, se più forte da Giacobbe che ci ha dato sto pozzo? Versetto 14.
• vita eterna per Gv è la vita attuale in incontro con Cristo.
• Versetto 15, pur essendo incuriosita rimane nella incomprensione “dammi sta acqua così io
non vado andare a prendere acqua tutti giorni”.
• Sposta dall'acqua a rapporto con Dio, Gesù svolta il contesto e mette in questione i suoi
rapporti “vai a chiamare il tuo marito”.
• Entra in gioco il livello il rapporto con Dio, perché samaritana riconosce come profeta.
• Dopo c'è la domanda dove si deve adorare?
• I veri adoratori adoravano il padre in spirito e verità.
• Finisce tutto l'antico sistema cultuali.
• Conclude nel versetto 26 con Gesù che dice essere il Messia.

PRIMO QUADRO: dialogo tra Gesù e la Samaria (vv 7b-26) Gesù e la samaritana. Comincia la
complicazione. Data dal fatto che la Samaritana non capisce viene sciolta quando Gesù li dice che è
il Messia.

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SECONDO QUADRO:

• Interessante notare che la donna venuta a prendere acqua lascia la broca per andare da quelle
persone dalle quale voleva ritirare. Incontro con Gesù cambia la broca, e quella persona fhe
vuole liberare.
• Senso di missione in cui continuità con quella di Gesù.
• Missione mostra mondo intero.

SECONDO QUADRO: dialogo di Gesù con i discepoli (vv. 27-38) rimane il personaggio principale
e a lui si avvicinano i discepoli, poi,

TERZO QUADRO: v. 39

• si incontra samaritani e donna che fa muovere dalla loro città e andare al luogo dove si
incontra con Gesù.
• Esperienza personale avvenuta.
• Testimonianza importante metodo ma fare esperienza personale con Gesù per poter
introdurli.

TERZO QUADRO: incontro tra Gesù e i samaritani (vv. 39-42) discepoli scompare e ci sono Gesù
e Samaritani. Tutta la rivelazione scioglimento del sapere di Gesù ai samaritani. Conclusione del
racconto nella professione di fede dei Samaritani.

Alla fine c'è un intreccio di:

rivelazione elevante
intreccio di risoluzione in torno alla samaritana.

Due elementi di novità contenutistica:

novità di Gesù che supera le discriminazione et-nico.


Novità di Gesù che supera le discriminazione sessuale.

Novità di apertura di culto.

1.9 Analisi narrativa di Gv 9, 1- 41

Prima cosa è delimitare il nostro testo, diciamo che è dentro del capitolo 9 ma che i capitoli e
versetti non sono nati con la bibbia ma messi successivamente. Capire il concetto di decidere come
delineare i testi.

I confini del testo sono chiare:

9, 1 comincia qualcosa di nuovo il capitolo 8 finisce con i capi del popolo (giudei) che vogliono

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lapidare Gesù. All'inizio del capitolo 10 cambia soggetto non più il cieco ed ecco che c'è qualcosa
di nuovo. Corretta la suddivisione che inizia 9, 1 e finisce 9, 41 quindi seguendo quello della bibbia.

Questo brano c'è una presenza costante del cieco capitolo 9, che è associato a Gesù in certa misura
in cui Gesù non è sempre presente, in una parte è evocato e ricordato.

Numero di scene possono essere divise in 8 scene, 8 unità:

vv. 1-5; 6-7; 8-12; 13-17; 18-23; 24-34; 35- 38; 39- 42

Per il numero delle scene meglio 8 (vv. 1-5; 6-7; 8-12; 13-17; 18-23; 24-34; 35- 38; 39- 42) con tre
programmi narrativi: Gesù è presente e incontra un cieco nato (vv. 1-7) prima parte del brano [1-5;
6-7]; Gesù è assente e il cieco affronta un interrogatorio sulla sua guarigione e sull'identità di Gesù
(vv. -34) cieco presente e interrogato, Gesù non è presente ma evocato; Gesù è di nuovo presente e
si pronuncia sulle posizioni prese dagli uni e dagli altri a suo riguardo (vv. 35- 41).

questi versetti hanno due scene 25-38 39-41.

prima 2
seconda a 4
terza a 2 scene.

Fatte della presenza ed assenza di Gesù.

Come si sviluppa il racconto?

C'è una presentazione iniziale: vv. 1-5 descrizione iniziale per far partire l'intreccio deve aver una
complicazione allora che comincia al versetto 6 quando Gesù sputa e col fango pone qualcosa sugli
occhi della scena, questa va sino alla tensione massima versetto 34, poi dal versetto 35 con
ricomparsa di Gesù con il scioglimento e risoluzione vera e propria del cammino del cieco.

Nel testo ci sono due risoluzioni:

v 7 quando il cieco si vede in soluzione. Guarigione fisica del cieco, ma il cieco non riconosce chi è
Gesù, chi lo ha guarito, dovrà far un percorso per arrivare al versetto 35 e giungere poi ad una
nuova piena guarigione nel riconoscimento di Gesù come colui che lo ha liberato della ciecità come
colui anche che è il Signore, il cieco crede e si prostra a lui (professione di fede che culmina al
versetto 38).

dal 6 comincia la complicazione viene dal versetto 7 guarigione fisica e fino al versetto 35 -38
sciolta, cieco che riconosce Gesù.

Questo vuol dire che nel testo ci sono due intrecci (intreccio di risoluzione quando si arriva a
risolvere una soluzione ma intreccio ha di rivelazione quando si arriva a rivelare qualcuno): nel
brano ci sono tutte due intrecci, col cieco che passa al no vedere al vedere si risolve la situazione
fisica, ma pure di rivelazione perché il cieco pur essendo liberato della cecità non riconosce Gesù
soltanto alla fine riconosce Gesù ed esprime la sua fede.
Come pure per la samaritana.

Intreccio di risoluzione e intreccio di rivelazione. In Gv 9 si riprendono i temi di Gv 7- 8,

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esemplificandoli con la finalità di descrivere l'itinerario di crede in Gesù sino a essere escluso dalla
comunità sociale. Gv 9 prepara però il c. 10e anche il c. 11 In Gv 9 si riconosce la funzione di tutto
il macro – racconto: introdurre il lettore alla fede.

ci sono sia il cieco sia Gesù, ci sono anche i discepoli, mancano i farisei; prima scena 1- 6. viene
descritto in particolare il personaggio principale “un uomo cieco sin dalla nascita”. A torno la
domanda dei discepoli a Gesù che lega la malattia al peccato. Chi ha peccato questo uomo o i
genitori? E Gesù che esclude il rapporto tra malattia e peccato piuttosto indica che la situazione che
il cieco sta è per rivelare l'opera di Dio, la gloria di Dio.

Interessante è che nei vv. 4-5 come l'inizio al capito 15 nello stesso episodio del ritorno invita di
Lazzaro, Gesù fa riferimento al suo essere luce del mondo. Chiaro come nel capitolo 11 versetto 10
e 9 alla presentazione iniziale che abbiamo letto nel prologo, capitolo 1, 9.

il lettore sa già che Gesù è luce del mondo e il vangelo ci fa vedere in cui Gesù compie col cieco.
Capitolo 9 e 11 si legano perché sono occasioni si manifestare l'opera di Dio e mostrare che Gesù è
la luce del mondo.

Questa situazione iniziale:


versetti 1- 5
Cieco
Gesù
domanda dei discepoli.

seconda scena 6- 7 della prima parte, comincia la complicazione

inizia l'azione quando Gesù fa qualcosa. Qui comincia la complicazione, azione, e abbiamo una
prima soluzione, versetto 7. poteva anche finire qui ma c'è dell'altro e che in certo caso la
complicazione continua,

seconda parte Gesù è assente chi sta sulla scena il cieco e farisei volendo ci sono altri personaggi,
genitori ed altri vicini.

Versetti 8, 12 ci sono vicini che lo avevano visto prima e ci dicono che era cieco ma pure
mendicante quindi situazione peggiore, dipendente dagli altri per il suo vivere e discutono qualcuno
dice che è alcuni che non è e lui dice “io sono”. Spiegando che l'uomo chiamato Gesù li aperto gli
occhi, ma di questo uomo non sa il cieco chi sia.

Prima scena incontro con i vicini, cieco afferma qualcosa di se stesso, ma non sa dire di Gesù più
che il suo numero e non sa chi sia, la sorte del cieco si lega alla sorte di Gesù.

Versetto 13-17 seconda scena della seconda parte primo interrogatorio dei farisei la questione verset
sul fatto che Gesù ha liberato il cieco in giorno di sabato, ha trasgredito la legge. I farisei lo
interrogano come sia venuto ciò? E decidono che Gesù non è venuto da Dio perché ha trasgredito il
sabato, perché altri dicono che un po' strano che possa far queste cose. Cieco dice un
provvedimento che Gesù è un profeta.

Terza scena della seconda parte versetti 18- 23 i giudei non credono dei versetti 13 i farisei; i giudei
non credono e chiamano i genitori. Abbiamo un nuovo interrogatorio da parti degli stessi capi dei
popoli dei farisei ai genitori e cieco. Come possibile che questo vostro figlio cieco veda? Genitori

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non prendono posizione. Dicono solo che non vedeva, ma non sanno come e chi ha guarito. Dice
domandate a loro, che ha l'età. Genitori come si rappresenta al capo che non prende posizione como
quando condennarono a Gesù.

Genitori, Pilato capitolo 18, posizione iniziale di Nicodemo quando va di notte da Gesù perché non
si vuol essere riconoscere dagli farisei. Questi genitori sono rappresentativi 22- 23 di una situazione
storica precisa probabilmente. Quei cristiani che hanno paura di essere buttati dalle Sinagoga.

Quarta scena: cieco subisce un interrogatorio dagli farisei, un indurimento dagli farisei.

Cieco rispetto a Gesù, peccatore, come può essere? Quindi prendono la posizione di dire che è
peccatore e cieco si mette a discutere che non è peccatore dal fatto da un fatto che il cieco vede. Lui
abitato come discepolo di Gesù. Versetto 28. ma il cieco non si arrende, e dice vuoi non sapete
niente di questo uomo.

Cosa succederà al cieco?

Versetto 35 ricompare Gesù

terza parte del brano 35 ricompare Gesù.

Credi tu al figlio dell'uomo? La progressiva riconoscenza del cieco alla piena riconoscenza di fede.
Colui che ti ha aperto gli occhi devi credere. E il cieco lo adora e riconsoce. Risoluaizone piena del
cieco che riconosce Gesù.

Ultima scena: quella di ricompare Gesù, Lui è venuto per mostrare un giudizio in base la
riconoscenza di Gesù. Il cieco che non ci vedeva diventato vidente e chi vedeva diventa cieco. In
effetti se per il cieco il rapporto tra peccato e malattia era stato escluso da Gesù nel verseto 3 non è
lui ne genitori che hanno peccato alla fine c'è per i farisei un diretto legame tra peccato e cecità ma
non cecità fisica ma spirituale versetto 42.

Il cieco nato è il protagonista di questo racconto perché presente in tutte le parti ma Gesù assente
dal 27 al 34 versetti. Cieco nato posto al confronto e il racconto ci mette il cofronto prima di tutto
del cammino del cieco fatto con quello dei farisei, giudei, momento della cecità a primo livello a ciò
che è cecità e vista in cui ruoli si invertono, anche al riguardo del essere discepolo in cui cieco
diventa disceopolo, a confronto di ciò ch eè accaduto a cui cieco riconosce e a confronto di Cristo in
cui sono più dubbiosi ma il cieco invece diventa più consapevole di Gesù. Potremo dire che ci sono
due cammini contraposti, uno di uscita alla cecità e un progressiovo entrata alla cecità dei faresei.
Questo modo è di confronto, Sincrouisis in greco.

Per esempio Luca espero in questo confronto. Continutià e discontinuità questo confronto.

In Gv è confronto di differenza per dimostrare il diverso del cammino.

Altro confronto il Cieco e Gesù nella sommiglianza, il cieco rifiutato come Gesù è rifiutato, il cieco
progressivamente si imposesa della luce e Gesù è la luce del mondo.

Il cieco testimonia di Gesù, sin dall'inizio Gesù testimonia di lui. Cieco asocciato a Gesù appunto
discepolo di Gesù.

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Percorso di fede del cieco, va dal versetto 7 obbedienza cieca di Gesù ad una fede pienamente
consapevole nel versetto 38 crede e si prostra di fronte a Gesù. Ma anche una vicenda umana di
profonda crescita da parte del cieco, al inizio un anonimo mendicante, cieco sin dalla nascita.

Vicenda di fede umana profonda acquista consapevolezza di sé, grazie al miracolo di Gesù anche al
percorso che questo miracolo innesca, ma come no solo fisico ma interiore. La vicenda del testo è
una vicenda profonda e coinvolge.

Il cieco è sicuramente il protagonista, ma altro Gesù perché alla fine lui fa l'ermeneuta 40 41 in cui
indica suo ruolo fondamentale a interpretazione di tutto il brano e vicenda perché ci da il senso di
tutto di quello che è avvenuto.

I farisei [giudei] tipo di personaggio.

Questo racconto va inserito nel macro racconto che è il vangelo: il capitolo 9 riprende temi dei
capitoli 7 e 8 l'opposizione di Gesù e farisei; le domande sull'identità di Gesù, divisioni a proposito
a Gesù stesso. Il tema del peccato che nel capitolo 8. poi nel Capitolo 8 viene attribuito ai farisei;
anche la testimonianza su Gesù; Gesù luce del mondo anche capitolo 8 diversi dunque le domande
tra capitolo 7 ed 8 che vengono ripresi temi nel 9; su discussione su Gesù sull'identità di Gesù, nel
capitolo 9 diventano racconti e diventano esemplificazioni.

Il capitolo 9 prepara anche il capitolo 10 ed 11; Gesù è il pastore che conduce le pecore che poi
viene rifiutato dai giudei, cieco nato esperimenta che Gesù è il pastore che lo conduce e guida che
vuole dare la vita. Dall'altra parte nel testo del capitolo 9 si mostra il rifiuto da parte dei giudei da
parte di Gesù. Capitolo 11 attraverso i richiami tra l'episodio di Lazzaro attraverso il testo cioè il
tema della malattia e di Gesù come luce del mondo.

In fine interessante notare, rapporto tra capitolo 9 la professione di fede del cieco che si prosterna
davanti a lui versetto 38 e alla fine del vangelo di Tommaso dice a Gesù mio signore mio Dio.

Rapporto personaggi del testo e il lettore? Chiaramente nell'alternativa che il testo ci da tra cieco e
farisei viene interrogato di tipo da quale parte vuoi stare? Evitando di rimanere nel indefinito.

1.11 Analisi narrati Gv 19, 23-42

Gv lega più degli altri evangelisti. Viene in accordo a cui le scritture hanno annunciato Gv
concentra questo compimento proprio sulla morte di Gesù. Più anche di Mt. Questo compimento
delle scritture, dobbiamo far una distinzione tra compimento e conformità alla Scrittura.

Uso della scrittura in Gv.

Nei cc. 1 – 12 citazioni di conformità alla scrittura (ad es. 1, 23; 6, 31; 12, 14-15), nei cc. 13 – 21
citazioni di compimento delle scritture (ad es. 13, 18; 15 25).

1,23 come disse il profetta isaia quello che Gv dice come l'ha detto cioè conforme ha detto Isaia.
6, 31 come è stato scritto, cittazione di conformità alla scrittura.
Questo stille lo abbiamo in tutto il libro dei segni, nel libro della Gloria.

Invece in 13, 18 cittazioni di compimento della scrittura: affinchè sia compiuta la scrittura.

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15, 25 affinchè sia compiuta la Parola.

Questo tipo di compimento lo troviamo nella seconda parte della scrittura di Gv.

Semantica del compitmento in Gv.

a. πλεροω “riempire, portare a pienezza” (compimento nella continuità).

– Compimento nella continuità.


– Si compie senza mettere qualcosa di nuovo ma si porta termine un percorso fatto.

b. τελεω “portare a termine, a buon fine” (compimento nella novità).

c. τελειοω “eseguire alla perfezione, perfezionare” (compimento nella novità).

– indicano questi due un compimento di novità.

Gv lega la morte di Gesù al compimento delle scritture.

Logica narrativa di Gv 19, 23-42

Tre scene:

1. Tunica indivisa e famiglia di Gesù (19, 23-27);

imprevisti:
- vorrebbero dividere la tunica ma non si può
- spezzare le gambe ma lui è già morto.

A quello che viene negli imprevisti a quello che fanno i soldati si compie la scrittura.
Verbo utilizzato è “PLEROO”.

Soldati protagonisti senza saperlo, compiono la scrittura.

2. Sete e morte di Gesù (19, 28-30); -centrale della morte di Gesù, presentato Gesù unico
personaggio e presentata la sete di Gesù.

3. Gesù trafitto e intatto e sua sepoltura di Gesù (19, 31-42). due nuovi personaggi, Giuseppe
da Arimatea e Nicodemo.

L'ultima scena divisa in due trafittura e sepoltura.

Conseguenze:

– Prima conseguenza: madre, donne e discepolo permangono sotto la croce.

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– Seconda conseguenza di voler seppellire Gesù.

In un certo senso i soldati e famiglia, soldati e discepoli di Gesù, sono coinvolti nel compimento
della scrittura, legato a questi eventi che contornano la morte di Gesù si tratta di un complimento
non consapevole, un compimento segnato da una continuità (verbo PLEROO).

Come questo compimento diverso a quello dei soldati verso Gesù, viene mostrato dal testo.

• Tunica indivisa e famiglia di Gesù 19, 23-27

MC 15, 24 i sinottici ci danno una semplice informazione riguardo alla tunica; Gv dramattiza e
puntualizza l'evento facendo vedere lo spessore dell'evento. Puntualizza, cioè amplia; dramattizza
perché i soldati vedono che fare con questa tunica. Compimento di quanto ha annunciato nel Sal 21,
18 salmo che viene cittato.

• Sete e morte di Gesù (19, 28-30)

Al versetto 28 Legato alla sete di Gesù: segnato anche dramattizza e puntualizza, Mc 15, 36 dare a
Gesù a bere con la canna Gv, dietro alla sete di Gesù c'è compimento della scrittura mentre per i
sinottici soltanto è momento che fa beffa di Gesù.

Due tradizioni

1. Dopo questo sapendo Gesù che tutto è già stato compiuto per compiere la Scrittura, dice:
“ho sete”;
2. dopo questo sapendo Gesù che tutto è già stato compiuto – per compiere la Scrittura, dice.
“ho sete”.

La differenza che c'è:

la prima traduzione dice che tutto ciò che Gesù ha fatto fino ora è stato fatto in compimento della
scrittura, il compimento possiamo riferirlo alla scena immendiatamente precendete quando Gesù
dice ai suo discepolo ecco la tu madre e alla madre ecco tuo figlio.

Nella seconda ipotesi il compimento della scrittura per compiere la scrittura è relativo alla sete
stessa di Gesù,

Tratti di compimento.

Sul piano dell'intreccio giovanneo, quindi lungo la storia di Gesù, ha una tendenza alla
puntualizzazione e drammatizzazione degli eventi del loro spessore rivelatore e salvifico rispetto e
quanto avviene nei Sinottici. Si veda ad es. v. 28, la cui tradizione; 1. Dopo questo sapendo Gesù
che tutto è già stato compiuto per compiere la Scrittura, dice: “ho sete”; 2. dopo questo sapendo
Gesù che tutto è già stato compiuto – per compiere la Scrittura, dice. “ho sete”. Puntualizzazione e
drammatizzazione giungono al vertice nella duplice citazione scritturistica di 19, 36-37. La prima
citazione è tratta dai LXX: Es 12, 46; Sal 33, 21 (Nm 9, 12). La seconda citazione viene da un testo
di Zc. 12, 10 vicino all'ebraco. Infine per Gv 19, 23-42 si può parlare dell'effetto della fine non solo
nei termini di un climax ascendete del racconto, il quale trova il suo momento apicale proprio nella
morte di Gesù, ma anche nei termini di un vero e propri rovesciamento delle sorti. Dalla duplice
citazione giudiziale e di condanna di 12, 37-41 si giunge alla duplice citazione promissoria di

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salvezza con 19, 35-37, in entrambi i casi si tratta di un vedere.

I fattori cristologici del compimento.

Dall'analisi narrativa alle conclusioni teologiche. La morte di Gesù si mostra come il compimento
dell'opera che il Padre gli ha assegnato, questo prevale sul compimento delle Scritture in ragione
dello sviluppo di tutto il vangelo che narra la missione del Figlio in conformità alla volontà del
Padre. La morte di Gesù si pone poi come compimento dell'amore per i suoi (si veda il legame tra
telos di 13, 1 e teleo/teleoioo di 19, 28-30) e, in senso più ampio come manifestazione dell'amore
salvifico di Dio per l'umanità (3, 14-17). la sete di Gesù è desiderio di acqua che si trasforma però
nel dono dell'acqua dello Spirito: si tratta come di uno scambio tra il Figlio e l'umanità, chiamata a
volgere lo sguardo verso di lui (19, 35-37).

1.11 Analisi narrativa del personaggio Tommaso

Tommaso come figura della fede cristologica è una costruzione originale giovannea rispetto a tutto
il NT. Nel nostro vangelo egli è una vera e propria figura, un personaggio, menzionato in quattro
diversi contesti (11, 16; 14, 5; 20, 24-29; 21, 2).

Tommaso in 11, 16 e 14, 5

Nella sua prima comparsa Tommaso si presenta con una grande disponibilità a seguire Gesù, sino a
mettere a repentaglio la propria vita andando dietro al maestro che intende ritornare in Giudea. Egli
riprende le stesse parole di Gesù di 11, 15 e le rivolge ai titubanti σθμμαθηταí. Nella seconda
ricorrenza di 14, 5 le parole di Tommaso risultano cariche ancora una volta di ironia drammatica,
colui che pretendeva di condividere lo stesso cammino di Gesù in 11, 16, ora ammette di non sapere
nulla della via e della meta verso la quale maestro procede.

Tommaso 3 ricorrenze in sinottici, 1 in atti e 7 in Gv in quattro contesti, nell'ultimo contesto


Tommaso appare solo in un elenco.

Sia un personaggi descritto prende la parola ancora più importante.

Cominciamo a vedere queste ricorrenze:

1. 11, 16 all'interno del brano del ritorno della vita di Lazzaro, non che abbiamo trovata all'inizio
nell'elenco come sinottici ma quando è abbondantemente iniziato. Qui notiamo che a proposito di
Tommaso una tecnica narrativa che Gv utilizza cioè della Reticenza cioè tengo per me delle
informazioni, il narratore non ci ha detto di Tommaso della chiamata ma facendolo vedere in azione
e ci presenta solo quando è decisivo nell'economia narrativa, ma così potremo dire di altri discepoli
nel Vangelo di Gv Filippo nel capitolo 13. altro discepolo amato, compare in 13, 23 non sin dal
inizio, compare quando serve, secondo la economia narrativa. Vuol dire che la logica narrativa di
Gv è diverso ai sinottici. Chiaro che quando compare assume la sua importanza. Quando inizia il
narratore mette elementi di cui svilupperà. Quando inizia il narratore mette elementi di cui
svilupperà.

Quando inizia il narratore mette elementi di cui [Link] inizia il narratore mette elementi
di cui svilupperà.
Quando inizia il narratore mette elementi di cui svilupperà.

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Dove compare? Capitolo11 in ritorno di vita. Dimensione pasquale.

Tommaso riceve anche una denominazione quella di DIDIMO o GEMELLO, è un fatto legato alla
sua nascita ma visto che il Vangelo di Gv spesso fa attenzione alle questione simboliche, DIDIMO
fa riferimento al duplice, della fede e non fede, figura della affermazione di Cristo ma anche del
Dubbio, una doppia personalità per certi mezzi.

Il percorso di Tommaso in questa duplicità, di alti e bassi, crescente e decrescente, e un po nello


stesso vangelo e anche sinottici come percorso di Pietro, riconosce Cristo, lo rinnega e ritorna a
Cristo.

Quindi importante seguire il percorso del personaggio.

11, 16.-

• disponibilità di Tommaso sino a morire con Lui.


• Tommaso riprende quello che Gesù dice: andiamo, e Tommaso Andiamo. Sintonia con Gesù
• Tipo ascendente agli altri discepoli, legato a Cristo e pure sentirsi autonomo e propositivo
all'interno degli altri discepoli.

Queste parole contengono un'ironia drammatica, noi lettori sapiamo bene che scappano al momneto
della passione. In fondo anche le parole di Gesù al momento del arresto, dice lasciate andare questi,
io non ho perso nessuno di quelli che mi hai dati.

Il lettore sa la vicenda, pesa le parole di Tommaso che alla prova si rivela inconsistente.

In questo ancora una volta la vicinanza tra personaggio Tommaso e Pietro: in 13, 8-9 l'entusiasmo
di Pietro di far parte di Gesù.

In 21, 15-19 pasce le mie pecorelle sono accostati Pietro e Tommaso nella lista di 21, 2 Simone
Pietro e subito dopo Tommaso.

2. Poi ancora 14, 5 nei discorsi della Cena: dice dunque Tommaso è la seconda ricorrenza di
Tommaso.

Intervento secondo di Tommaso e insieme legame con quello che dirà Pietro: dice a Lui Tommaso,
Signore non sapiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? IO sono la via, la verità e la vita,
nessuno viene al padre se non per mezzo di Me. In 13, 36 era succeso simone Pietro dice a Lui
Signore dove vai? Una domanda simile a quella di Tommaso l'aveva fatto Pietro. Ampliandola
Tommaso.

Nel mezzo tra la domanda di Pietro e Tommaso c'è la risposta di Gesù, dove vado voi non potete
seguirmi, mi seguirai più tardi...

La risposta di Gesù sopratutto concentrata 13, 4 dice va a casa di Padre e per quello tranquilli
perché verrà e riprenderà con lui. Tommaso sembra ignorare la risposta di Gesù, rifa la domanda.
Tommaso ignora, nel senso che non è attento alla risposta di Gesù e ciò indica che non è discepolo
così capace non ascolta al maestro. Poi attenzione a che cosa non conosce Tommaso, in 11, 16
Tommaso diceva di essere capace di andare indietro a Gesù fino a Morire, e ora non sa dove andare

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di Gesù. Il percorso di Tommaso che era ben partito ora subisce una regressione, un ritorno in
dietro.

Un ulteriore passo in dietro in capitolo 20 dove Tommaso è protagonista, 20, 24-29 dopo la
risurrezione, esattamente, dopo la prima apparizione di Gesù nel cenacolo, prima era a Maria
Maddalena 20, 11- 18 ma ciò importante la sera stessa il primo dopo sabato quando erano chiusi le
porte per paura dei giudei, e appare Gesù e dice pace a voi.

3. Terzo Racconto delle apparizione quello di 20, 24-29

Tommaso non era con loro quando venne Gesù in momento così importante. Non c'è quando Gesù
viene, quando arriva lui non c'è lontano. Versetto 24 continua avere una sua dignità dovrebbe per la
sua dignità far parte di Gesù.

Nel versetto 25 neppure crede agli altri discepoli, prima a Maddalena e la risposta del versetto 25 è
importante: potremmo dire che la sua non fede lo mette nella sua distanza nel più passo del percorso
di discepolo ma in questo versetto col suo dubbio Tommaso mostra desiderio di entrare in contatto
col risorto anche qui vederlo come DIDIMO in duplice sfacciature. Desiderio di entrare col risorto
anche non fede.

Testimonianze discepoli e donne non è sufficenti. Comincia a muovere dal suo isolamento e dopo 8
giorni si trova con loro, versetto 26, Tommaso con loro, viene Gesù porte ancora chiuse e dice come
prima volta pace a voi, ha fatto un passo ad avanti, Tommaso c'è dall'isolamento e lontananza
comincia muoversi e ora si rimette con gli altri discepoli e Gesù viene e c'è Tommaso.

Tommaso rispetta ciò sentito nella prima ricorrenza ha smentito con la parola dato, ha riffiutato del
kerygma delle donne e discepoli e sembra muoversi una fede ma attenzione a condizioni che lui
mette a cominciare a credere, il “io crederò se...”

vediamo da vicino la possizione di Tommaso, complessa, sfaccietata, Gesù nei discorsi nell'ultima
cena, Tommaso C'era, il cui aveva fatto delle promesse che si sarebbe di nuovo manifestato di
nuovo a discepoli ad esempio 14, 18-19 non vi lascerò orfani e verrò tra voi...

versetto 26 presenza testimonianza di Cristo dopo risurrezione che indica che Gesù presso il padre e
sua risurrezione e invierà spirito ai disceopoli.

16, 33...

Gesù aveva annunciato in certo senso una nuova presenza la sua vittoria sulla morte, presso i suoi
discepoli. Testimonianza Maddalena e discepoli non aveva rendere inaspettata a Tommaso,
dovrebbe essere sufficiente a credere la sua risurrezione per già sapendo premesse del suo ritorno.

La fede di Tommaso è mancante perché non si fida del annuncio che viene fatto.
Tommaso pretende mettere condizioni di vedere e toccare per poter credere non si fida della parola.
Gesù nel Vangelo di Gv aveva sottolineato la necessità di credere alla parola senza vedere i segni
quando Gesù nel capitolo 4 quando guarisce il figlio del ufficiale 4, 48 Gesù dice a l'ufficiale, che li
ha chiesto di andare a casa sua e guarire a suo figlio, Gesù dice: deve essere letto secondo una
domanda non affermazione. Se non vedete i segni e prodigi non credete? La risposta del
funzionario imperiale, Signore scendi da me prima che mio figlio muoia, va tuo figlio vive, credete
alla parola dette. Gesù mette in contrasto il credere basato al credere esteriore a quello di vedere.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Se Tommaso è uno dei 12 e Gesù appare ai 12 anche Tommaso ha diritto di vedere la apparizione di
Gesù risorto, ancora la ambiguità della figura di Tommaso, il problema che mette in tensione due
elementi:

annuncio del Kerigma, cristo risorto.


Incontro diretto del cristo Risorto.

Come se fossero due elementi in contrapposizione.

Tommaso posizione liminare (al limite) figura a metà, perché lui è l'ultimo degli apostoli rispetto
alle apararizione a cui cristo appare, ultimo dei testimoni oculari che hanno incontrato al risorto e
allo stesso tempo anche primo di ricevere annuncio pasquale, quindi primo degli apostoli e primo
che viene dopo gli apostoli.

Tempo della visione apostolica, della parola del Kerigma, sub-apostolica.

Cosa fa mediazione fra tempo apostolica e sub-apostolica: secondo vangelo di Gv la parola, il libro,
dopo tutto scritto.

RISPOSTE DI GESÙ ALLE CONDIZIONI:

20, 26 Gesù dice, quello che ha detto prima 20, 19 le situazioni sono analoghe e offre la pace. Poi
mostra i segni della passione 20, 27 ma aveva già mostrate prima 20, 20 tra la prima e seconda
apparizioni ci sono tante somiglianze ma pure divergenze e dal punto di vista narrativo importante
notare le differenze perché ci danno le condizioni che Tommaso mette per poter credere.

Dice: metti tuo dito qui e guarda mie mani... non essere incredulo ma credente.
Poi usa le parole di Tommaso -Gesù- e le trasforma in imperativi: metti, guarda, poni, non essere.
Un commando di Gesù.
Questioni messi da Tommaso vengono trasformarti: Gesù riconosce a Tommaso non Tommaso a
Gesù.
Tommaso crede non solo per la visione ma perché Gesù lo conosce e comanda delle sue incredulità.

Conoscenza
commando. Minuto 42

Il fatto che a Tommaso è detto che la fede non nasce da condizioni che tu poni, ma in risposta
all'appello a Gesù, non nasce come logica conclusione tirata individualmente a te come discepolo.
Quindi potremo dire che Gesù cambia le regole della fede e la reazione di Tommaso alle parole di
Gesù è alla professione più alta del quarto vangelo, mio signore, mio Dio.

Tommaso che aveva richiesto di poter toccare per poter credere alla fine non tocca, Tommaso viene
ridimensionato, e mette la fede senza aver toccato, la risposta al commando di Gesù versetto 24
disse versetto 28 Mio Signore, Mio Dio, risposta di fede.
Un discepolo che sparisce davanti all'atto di fede, non è più interessato alla modalità di credere,
bensì al contenuto di Gesù che confessa. Tommaso si nasconde proprio nel suo atto di fede.

Il discepolo sparisce nella propria esperienza di fede, ma contenuto di fede è interessato.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Questo si unisce al prologo che era rivolto al lettore, che acquisiva una conoscenza di più, ma
acquisita anche dai personaggi, vuol dire che il percorso del vangelo giunge alla sua conclusione.

Titolo del “il Signore” vuol dire una riconoscenza del risorto.

La fede di Tommaso diventa una fede normativa per il lettore, una fede che il lettore che è chiamato
d'avere sopratutto col riconosciuto dominicale, versetto 26 si dice che si ritrova con i discepoli 8
giorni dopo.

Nel percorso del Vangelo di Giovanni abbiamo citazione di diversi nomi di discepoli, chi è il primo
nome citato all'inizio? Andrea ma anche potremo dire quello che viene più tratteggiato, Andre viene
detto solo il nome 1, 35 ma chi si ferma di più è Natanaèle, che ha elementi comune con Tommaso,
che cosa succede con Natanaèle? 1, 45-51 viene detto a entrambi pone delle obiezioni, tutti due
hanno bisogno incontrarsi particolare con Gesù.

Gesù ha una conoscenza sopranaturale di Natanaèle, sa già che Tommaso pensa, e c'è una risposta
sorpresa di Natanaèle: come mi conosci?, ti conosco prima di incontrarti. Gesù sa la risposta e le
condizioni di Tommaso prima di incontrarlo, la risposta di Natanaèle: rabbi tu sei figlio di Dio,
professione di Fede di tutti due e l'ultimo passaggio: versetto 29 Gesù a Tommaso: perché mi hai
visto credi, e qui riprende ciò che in versetto 51 capitolo 1 dice di Natanaèle.

21, 2 ultima volta che vediamo Tommaso quindi tra Pietro e Natanaèle, Tommaso ha somiglianza di
questi due.

Importante è chiedersi il fatto Tommaso si trova alla fine del Vangelo, per certi versi se noi
concludiamo la prima redazione del vangelo del versetto 30-31 Tommaso l'ultimo di cui si parla nel
vangelo. In questo senso possiamo pensare a Tommaso come personaggio che gode dal punto di
vista narrativo dell'effetto della fine cioè che spesso nella fine d'un opera si tende a riprendere,
riassumere, concludere magari anche attraverso un personaggio tutto il percorso fatto nell'opera
letteraria. Possiamo dire che Tommaso è portatore di una esperienza complessiva, rappresenta tutti
testimoni oculari proprio perché versetto 29 si parla del vedere, di tutti che hanno incontrato il
Cristo.

La sua esperienza come testimone oculari, possibile avvicinarsi a Giovanni Battista, indica, parla e
anche a quella del discepolo prediletto che ha visto e rende testimonianza versetto 19-35 ed è
interessante che come questi testimoni sono importanti per i credenti successivi e il lettore del
vangelo e così Tommaso per il lettore perché rende testimonianza a colui che legge il testo del
vangelo. Tommaso colui che fa l'esperienza della visione diretta del risorto e lo testimonia in un
certo senza il versetto 29 ci dice però attraverso Gesù ci dice che la visione diretta non è l'unica
possibile per la fede.

Vi saranno quelli che crederanno senza poter aver l'opportunità di vedere il Cristo risorto. Chi è che
permette questa possibilità di accedere alla possibilità visione di Tommaso? Il Vangelo 20, 29-30.

Didimo, gemello, doppio, che ha più aspetti che è una figura di fede, ma non; certo che è discepolo
ma suo cammino, ecc.
attraverso di lui il lettore capisce il percorso e dinamismo della fede. Quali sono gli elementi per
certi versi costitutivi a certi livelli ma non tutti al certo verso, la fede che si riceve come annuncio
attraverso degli altri, contenuto della parola, testimonianza e visione. Si può credere senza la

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visione che è elemento meno importante la visione ma la testimonianza è la Parola.

Inoltre questo dinamismo è interessante per il lettore, perché abbiamo detto che il percorso di
Tommaso è complesso ma perché che passa della non fede alla fede. In questo Tommaso è di aiuto
ma ci sono differenze, versetto 29 pone differenza al lettore Tommaso vide, il lettore no.

Per certi versi la forma di fede di Tommaso non può essere modello. Con questa affermazione non
si vuole deprezzare la esperienza di Tommaso ma vuol dire che si può credere senza la visione
diretta del risorto. Parola testimonianza vera. Sopratutto non si vuol dire che la fede è cieca ma che
il lettore è benedetto e fortunato non può certo aver la visione diretta del risorto ma può comunque
arrivare alla fede, attraverso il libro. Allora quale è la testimonianza che il libro dà, per giungere
fede ed essere felice? Versetto 30-31 capitolo 20. nel libro lettore accede ad una comprensione di
Gesù post-pasquale per mezzo del libro. Il lettore riceve nel vangelo la comprensione che di Gesù si
ha dopo la pasqua, una comprensione più grande di quella che il vangelo hanno, perché dopo
pasqua è una comprensione guidata dallo Spirito.

In secondo luogo, il lettore beato perché attraverso il libro, può vedere quello che i testimoni oculari
hanno visto, quello che hanno creduto, contenuto di fede che hanno avuto, attraverso il libro capire
l'atto di fede, il cammino di fede.

In tutto il vangelo i personaggi sono un punto di riferimento per la fede del lettore. Il lettore
confrontandosi con essi, può comprendere la consocenza di Gesù Cristo.

In fine che leggendo il libro accede a quella comprensione della storia di Gesù che ha avuto il
discepolo prediletto.

PROLOGO 1,1-18
LIBRO DEI SEGNI
ci sono 6 segni il cui ci sono delle parti una parte dove Gesù la sua vicenda è letta con le feste ebraiche.
LIBRO DELLA GLORIA O LIBRO DELL'ORA
Discorsi dell'addio di Gesù, morte, risurrezione
EPILOGO cap. 21.

Vangelo di Giovanni – Sinottici:


Gesù muore e risorge 3 giorni dopo:
problema sul calendario che giorno è? Rientra col discorso della pasqua ebraica. Pasqua ebraica è il giorno 15 del nissa.

Sinottici: Giovedì 14 (cena pasquale)- Venerdì 15 (Pasqua) [processo, muore Gesù]- Sabato 16- Domenica 17

Giovanni: Giovedì 13- Venerdì 14- Sabato 15 (pasqua)- Domenica 16 (non fa cena pasquale) vigilia di pasqua muore, quando viene
ucciso l'agnello che sarà mangiato alla cena pasquale.

Processo, morte, pasqua, ebrei che partecipano è poco pensabile che Gesù sia stato processato il giorno di pasqua, dal punto storico
pensano che la cronologia Giovannea sia corretta, che Gesù sia morto Pasqua e non abbia fatto la cena.

Risentire dal minuto 13 812_1527

Schema 1 – 2 – 3 Giovanni

2.1 Le lettere di Giovanni nel canone.

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Ben presto si raccolsero nel canone un gruppo di 7 lettere denominate “cattoliche”: Giacomo, 1- 2
Pietro, Giuda, 1 – 2 – 3 Giovanni. La denominazione indica generalità e universalità. In esse si
riflette il momento di fine dell'età apostolica e dei grandi maestri, il conseguente turbamento che
conduce talvolta anche a dolorose divisioni, l'esigenza della cura pastorale di un gregge per il quale
il cristianesimo non è più una novità.

• In quale parte del canone si trovano? Nelle lettere cattoliche.


• Cattoliche vuol dire universale, non hanno un destinatario preciso.
• Lettera di Giovani prima di Giuda.
• Universale perché non sono indirizzate come lettere paoline ad una specifiche comunità.
• Lettera cattolica: basto popolo di credenti.
• Lettere cattoliche qualche cambiamento a idea generale c'è se guardiamo la prima lettera di
Pietro, che è indirizzato a alcuni.
• Si può pensare che con le altre lettere cattoliche sono alla fine dell'età apostolica dove i
grandi maestri muoiono che conduce ad una crisi, che pure conduce divisioni. [prima lettera
che sono usciti e sono anticristi]
• una generazione in cui il cristianesimo che hanno già una esperienza della fede.
• Originariamente le lettere non avevano un titolo la ricevono verso alla fine del II secolo.
• Sono lettere che appaiono anonime se non nella seconda e terza attraverso un titolo “il
presbitero” [qualcuno ha pensato e Brow pensa che ci fossero un presbitero Giovanni che il
quale non solo queste lettere ma anche edizione definitiva del vangelo].

La prima lettera comincia: Cap. 1, 5 Ciò che abbiamo detto, udito, ecc. viene in mente il prologo di
Giovanni.

Le lettere di Giovanni parlano, amore del padre, Dio come luce, luce tenebre, la giustizia di Dio.

Ci sono legami, col vangelo di Giovanni. Queste somiglianze devono essere compresse insieme alle
differenze.

Somiglianze nei termini e contenuti usati. Ci sono anche differenze:

1.- cambio del genere letterario, se si parla del vangelo si intende racconto; se si parla di lettera c'è
una comunicazione tra un autore e un destinatario.
2.- nel cambio di attenzione, il vangelo, racconto si occupa della vita di Gesù, del logos fatto carne;
le lettere non si occupano della vita di Gesù ma della vita della comunità e della chiesa.

Quindi da subito capiamo somiglianze e differenze e situazioni siamo in un momento in cui ci sono
delle difficoltà, queste lettere mostrano divisioni all'interno della comunità cristiana, perché cosa?
La questione affrontata a livello della dottrina della fede, chi crede che Gesù venuto dalla carne e
alcuni non credo, anche a livello etico – relazionale si ricorda dell'amore fraterno.

2.5 Analisi retorica di 1Gv 1,5 – 2,28

Primo passo è mostrare la delimitazione della sezione che è da molti autori pi}u o meno così

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indicata. Elementi terminologici di coesione interna della sezione possiamo indicare: “luce”
(1,5,7[x2]; 2,8,9,10), “tenebra” (1,5,6 2,8,9,11[x3]) “camminare” (1,6,7; 1,6[2x],11), “verità”
(1,6,8; 2, 4,21[2x]) “peccato” (1,7,8,9[2x]; 2,2.12), “scrivere” (2,[Link][2x].14[3x].21.26), “il
padre” (2,1.13.14[2x]-12-16-22-23[2x].24), “rimanere” (2,[Link].19.24[3x].27[2x].28).

In 1,5-7 viene presentata la tesi della sezione. La tesi che parte dalla definizione di Dio come luce
intende affermare che per il cristiano che dice e vuole vivere in comunione con lui c'è l'esigenza di
un agire coerente e conseguente. La relativa dimostrazione fornirà quattro elementi probativi per
fondare l'affermazione sintetica iniziale: la libertà del peccato, l'osservanza dei comandamenti
(soprattutto quello dell'amore), la presa di distanza dal mondo chiuso a Dio, il distacco dagli
avversari e la custodia della vera fede costituiscono le condizioni necessarie per una comunione con
Dio che si rifletta nella condotta cristiana.

Si comincia con la tesi, una iniziale muovendosi in modo prospettivo che cerca l'idea principale e
poi probe che vengono a dotte ciò che viene fatto e che viene 1, 5 e 7 versetti. Spiegazione per
vedere conseguenze del fatto che Dio è luce e chi dice di credere in Dio deve camminare nella luce
e non nelle tenebre. La dimostrazione che sarà nel resto del testo 1, 8-28 vorrà mostrare e provare in
che costa consiste in camminare nella luce e non camminare nelle tenebre; quindi è necessario
mostrare nel comportamento la propria relazione, rapporto con Dio. Allora le prove in 4 passi:

1, 8 – 2,2 come si cammina nella luce e non nelle tenebre: confessando il proprio peccato
2,3 – 11 osservando i comandamenti in particolare il comandamento dell'amore
2,12 – 17 prendendo distanza il mondo, non amando il mondo
2,18 – 28 si tratta di confessare la vera fede ed essere separati di quegli che non confessano la stessa
fede.

1, 5, 7 la tessi, gli effetti di questa tesi, l'autore interessato a far capire coerenza necessaria del
credere e vedere. L'agire nella tenebra e nella luce, comportamento alla tua fede e comunione con
Dio, comportamento alla non comunione con Dio. Tesi: Dio luce e conforme a questo vivere nella
luce e non nella tenebra e questo deve essere dimostrato e in che cosa consiste, perché discorso
molto generale.

Questi versetti siano tesi si vede anche nel fatto significativi, camminare, verità, peccato, sono dette
nei testi successivi.

Mostrare anche il concetto di koinonia del versetto 6 e nel 3 che si parla di koinonia che il padre col
figlio l'amore.

Versetto 7 se camminiamo nella luce invece che nelle tenebre dobbiamo avere comunione l'un
l'altro, termine comunione quindi con Dio e fratelli due legati.

Il testo di 1,8 – 2.2 costituisce la prima prova: chi vive la comunione con Dio luce non può più stare
nella tenebra del peccato.

Come vivere il camminare nella luce e non nelle tenebre?

Prima prova 1, 8, 2,2. questa prova consiste in confessare il peccato per essere liberati.
La questione del peccato richiama la condizione iniziale del credente al momento della conversione
ma anche i peccati successivi alla conversione, legami potrebbero essere tutte due. Ed è anche
interessante che il valore espiatorio di Cristo non solo per i credenti ma per tutto il mondo, avevamo

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già annunciato che nel testo successivo che ci sarà l'invito a non amare il mondo, come si mette
insieme? Si spiega a partire del vangelo in Gv ci sono due prospettive del mondo capitolo 3, Dio ha
amato tanto al mondo... capitolo 17... capitolo 1 veniva al mondo la luce vera e non è stata accolto...

– c'è la duplicità del vangelo che troviamo anche nella prima lettera.
– Visione complessa del mondo.
– Tematiche e linguaggio del Vangelo di Gv. Non indica sempre la stessa realtà, per esempio
in principio in ambedue sono diversi perché in 1Gv si parla verità e in 1, 6 di far la verità nel
vangelo concetto di verità è vera rivelazione in Gesù Cristo, qui si tratta un legame nel fare
la volontà di Dio, far il giusto, vero e buono.

La seconda prova è costituita dal testo di 2,3- 11: chi dice di essere in comunione con Dio deve
osservare i comandamenti (da intendere in senso ampio: la Parola di Dio e l'insegnamento di Gesù)
e soprattutto quello dell'amore vicendevole.

– Parole che ricorrono: osservare, comandamenti.


– Versetti 3, 6 insistono con la osservanza dei comandamenti e corrispondono con la parola,
più che dei comandamenti del Sinai ma sono le parola di Gesù.
– In questi versetti si fa molto sopra posizione tra Gesù e Dio. Si parla di amore di Dio V. 5
ma in V. 2,6 (Lui è Cristo).
– V. 7, 11 comandamento nuovo.
– Due dimensioni: Luce e Tenebre.

Questo testo si divide in due parti: per camminare nella luce e non la tenebra. Non amare il mondo
ma fare la volontà di Dio.

Con il brano di 2, 12-17 si ha terza prova: la presa di distanza dalla mentalità mondana mostra che il
vero credente è nella luce di Dio e non nella tenebra del mondo.

Due parti questo testo:

12, 14 scrivo a voi, figlioli, giovani e padri, tre categorie di persone, probabilmente

In 2,18 – 28 è data la quarta prova per il legame tra la comunione con Dio e il camminare nella luce:
chi vuole vivere una vera esistenza cristiana deve fuggire gli anticristi e rimanere nella fede del
Figlio (2, 18-28).

– si parla della vita eterna.


– Dell'ultima Ora.
– Termine usato per la parola confessione nel brano di 1, 8 – 2.2. ομολογεο ma qui riutilizzato
che vuol dire confessare ma la vera fede.
– Anticristo: tutto ciò che si oppone a Cristo. 1Tesl. Una figura intermedia.

Intende convincere ad una reale coerenza di vita compiendo certe conformi alla verità di Dio in una
unità di fede professata e fede vissuta. Il percorso argomentativo serve ai destinatari per far
discernimento delle situazioni in cui sono coinvolti a livello personale, comunitario e rapporto in

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ambiente esterno e conoscere tenebra e luce e scegliere la luce, e così impegnarsi nella crescita e
facendo attenzione a ciò che avviene all'interno di comunità e all'esterno.

APOCALISE

3.1.1 L'interpretazione di Apocalisse ieri ed oggi

La questione dell'interpretazione di un libro complesso e a volte oscuro come l'Apocalisse ha da


sempre attirato l'attenzione di ogni lettore attento della Bibbia. II secolo l'Apocalisse risulta
accettata in tutte le chiese, ma non senza problemi. Deformato uso che ne facevano sette eretiche
come i montanisti e i sostenitori del chiliasmo (millenarismo). A partire dal V-VI secolo però si
diffuse l'interpretazione agostiniana in senso allegorico storico-salvifico. Abbiamo poi la lettura
escatologica e la lettura in relazione alla storia contemporanea dell'autore. Ma la lettura più
avvalorata oggi è quella della teologia della storia. Dal punto di vista metodologico si deve dire che
dal finire degli anni '80 si è affacciata l'idea di una lettura narrativa di Apocalisse.

• libro oscuro difficile che appunto ha fatto discutere.


• Accoglienza nel canone ci sono stati le difficoltà.
• Simpatie e rifiuto nel percorso.

Problemi che si pongono di fronte alla lettura dell'apocalisse:

1 chiesa nel primo secolo appaiato dalle sette -montanisti-.


2 anche dai chiliasmo, alla lettera del regno glorioso dei mille anni del cristo.

1° avvenimento prima guerra giudaica conclude distruzione del tempio di Gerusalemme.


2° avvenimento la chiesa se si legono ad esempio lettere alle sette chiese.

Riferimento al mondo pagano secondo questi autori perché la persecussione anche dal rapporto tra
la chiesa e il mondo pagano che non perseguita semplicemente la violenza ma anche influisce
antievsgelica sulla chiesa cristiana.

Il libro del Apocalisse, Storia dei avvenimenti del primo secolo attraverso i simboli e segni che fa
riferimento.
• Storia dell'umanità parte del progetto di Dio e questo proggeto in questa storia si realizza
fino al suo compimento.
• In questa prospettiva si sottolinea come ci siano dei agganci con la storia contemporanea del
primo secolo.
• L'apocalisse va oltre questa storia del primo secolo per fornirci degli simboli interpretativi
che possano valere anche per altre epoche storiche (la bestia certo, ha a che fare col
imperatore romano che perseguita i cristiani, ma quella bestia diventa elemento simbolico
che può rappresentare tutto ciò che ostacola tutto il vangleo).
• Quindi si parte da un simbolo che ha un primo riferimento alla storia contemporanea
all'autore, ma questo simbolo può essere spostato prima o dopo e rappresentare ttto quello
che oppone al Vangelo adesso o il domani).
• In fine sempre in questa lunga storia ci si sta un elemento metodologico, queste
interpretazioni, la lettura narrativa.
3.2 Il genere letterario apocalittico

άποκαλύπετειν significa <<togliere via il velo che copre>>, e quindi <rivelare i segreti / misteri>.

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La lettura apocalittica (per la giudaica ad es. 1 – 2 – 3 Enoc, per la cristiana 1 – 2 Ap di Giacomo)
comprende circa una trentina di opere, più alcuni passaggi presenti nell'AT (ad es. Is 24 – 27) e un
intero libro dell'AT come Daniele. La lettura apocalittica si configura quindi come la tipica per un
tempo di crisi per cercare di aprire una nuova visione del presente, per recuperare la speranza verso
il futuro confidando in Dio e in un suo intervento risolutivo. Come caratteristiche ideologiche di
questa letteratura possiamo indicare: visione dualistica della storia, tensione escatologica, attesa
messianica. Come caratteristiche letterarie: pseudonimia, ante-datazione, angelologia e
demonologia, i sogni e visioni, simbolismo. Apocalisse attinge a questo genere, ma presenta anche
caratteristiche proprie.

• la prima parola del libro tradotta in due modi: catastrofe.


• Seconda rivelazione.
• Collins: cercava di spiegare genere letteraria, di rivelazione con struttura narrativa.
• Una rivelazione che è di solito mediata, cioè mediatore ultraterreno, un angelo, che da
questa rivelazione a un destinatario umano, cioe rivelazione dall'atto da Dio, rivolta a un
destinatario umano.
• Destinazione di questa rivelazione apocalittiche, che si mostra una realtà trascendente,
dunque al di là del mondo terreno sia di modo temporale ed espaziale, perché indica un'altro
mondo, mondo sopranaturale, mondo di Dio, dunque realta trascendentale, va alla salvezza
finale una realtà escatologica [definizione di Collins].

• INTERESSANTE comprendere in quale contesto storico è stata prodotta la letteratura


apocalittica e capire per quali ragioni si è prodotta.
• Intepretazione di letteratura di tempo di crisi [crisi come momento difficile, ma nella parola
greca significa giudizio, quindi un elemento positivo vedi e giudichi].
• Dal punto di vista storico, il momento sono quelle drammatici e crudeli per Gerusalemme,
epoca post esilio, dove Israele si trova senza riferimento, periodo ellenistico dove ci sono
persecuzioni dei giudei e infine gli anni che seguirono la distruzione del popolo di Israele.
• La letteratura apocalittica è quella tempo di crisi perché scritta in tempo di crisi e vuole
reavolare la crisi; per avere una nuova visione del presente.
• Quindi nella letteratura apocalittica ha un elemento importante di Dio, di crisi, di giudizio.
• Visione dualistica della persona, presente – futuro/ Bene – Male.
• Come caratteristica letteraria importanti pseudo minia che viene messa in bocca il testo
apocalittico ad un importante personaggio del passato come quella di Enoc. Lirbo di
Daniele.
• Antidatazione viene impostata prima, libro di Daniele persecuzione degli ebrei e viene
spostata.
• Angelologia e demologia/ sogni e bisogni.
• L'apocalisse di Giovani appartiene al genere apocalittico e possiede caratteri propri e queste
sono: la crisi c'è/ al centro c'è il Cristo risorto/ ma come si presenta l'Apocalisse 1, 3 “le
parole di questa profezia” 2, 7, 10, 18 si dice pure.
• Libro profettico che ha fare con genere apocalittico e profettico.
• Un altro genere, capitoli 2 e 3 genere epistolaer, 7 lettere.

Manca...

Apocalisse 1, 1-8 / 2, 1-7

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Apocalisse 1, 1-8

l'inizio di un testo è sempre significativo, e questo è per tutto il resto del libro.

Effetto privato.

Testo che si presenta come un prologo e compito è di delimitarlo; interrotto la lettura al versetto 8
perché al versetto 9 credo che ci sia una narrazione vera e propria cioè dove Giovanni viene a
raccontare esperienza col Cristo risorto.

Come ulteriore indicazione iniziale, vorrei sottolineare la divisione di questo brano che si può
dividere in due parti:

– i primi tre versetti 1- 3 Beatitudine iniziale


– 4- 8 l'indirizzo epistolare.

Marghera parla dei primi tre versetti come peri-testo come prima che ci sta prima del testo, qui ci
sta prima quindi introduzione al testo, secondo professore dal uno all'8.

Marghera dice che tra narratore e lettore come si deve leggere detto nei peri-testo e chiave di lettura
per comprensione del testo in maniera conforme all'autore ci lo dice il peri-testo.

Versetto 1. Titolo del libro Apocalisse, si tratta di una rivelazione di Gesù Cristo.

Cosa vuol dire rivelazione di Gesù Cristo: in greco Genitivo va spiegato.

Rivelazione che ha come origine Gesù oppure oggetto Gesù Cristo? Se leggiamo ciò che segue che
Dio dette per rendere noto ai suoi servi... ci dice che Gesù Cristo è origine come mediazione perché
sorgente è Dio che diede e da ai suoi servi (fedeli). Quindi una catena Dio da a Cristo una
rivelazione da mostrare ai suoi servi, la catena rivelativa e ha come oggetto di rivelazione ciò che
devono avvenire presto. Una forma di linguaggio apocalittico che troviamo in Daniele 2, 28 ad
indicare in base a progetto divino.

Con cristo ci sono collaboratori perché dice nella seconda parte del versetto “che egli manifestò
inviando il suo angelo al suo servo Giovanni”, che versetto 8 da testimonianza alla parola di Dio
quindi catena rivelativa:

Dio – Cristo – Servi – Angelo – Giovanni.

Segni nell'apocalisse sono importanti.

Versetto 2. a Giovanni in questa catena rivelativa si dedica tutto versetto. Qui parola di Dio e
testimonianza di Gesù sono la stessa cosa. Tutto questo ha da fare con ciò che Giovanni ha visto,
che dice quelle che vide. Nella rivelazione è implicato Gesù non solo come origine ma come anche
oggetto.

Giovanni dell'apocalisse assomiglia al Giovani Battista nel Vangelo di Giovanni. Per esempio
Vangelo Gv 2, 34.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Versetto 3 riporta la prima delle 7 beatitudini che sono nel libro dell'apocalisse. Questa beatitudine
rivolta al lettore: “beato colui che legge e proclama”. Ascolta queste parole e le conserva,
custodisce, cioè mette in pratica. E un'altra beatitudine più grande: “il tempo `vicino”.

Libro (apocalisse) che ha avanti ha parole di profezia.

Profetico che aiuterà a leggere il piano di salvezza di Dio.

In una lettura narrativa di questi versetti possiamo dire di importante, il contenuto del rapporto che
sono cose che devono avvenire presto secondo questi versetti, il narratore è il suo servo Giovanni,
servo di Cristo e legame forte con Cristo; destinatari (narratati) sono i suoi servi di Cristo, schiavi,
ma il lettore è colui che legge, coloro che ascoltano e osservano le cose scritte nel libro.

Interessante che in questo versetto 3 fa una differenza chi legge e chi coloro che ascoltano e
osservano le parole? Si può dire insieme e dividere ad uno che legge e chi ascoltano la parola
l'assemblea ecclesiale.

Dimensione personale e comunitario.

Questo doppio registro lo vedremo molto bene nelle lettere alle chiese, sono lettere alle chiese noi
diciamo, ogni lettera si indirizza all'angelo nella chiesa in Efeso e l'angelo un singolo e chiesa
comunità e la lettera scritta in seconda persona personale, cioè che in ciascuna di queste lettere ci
sono le due dimensioni.

Colui che parla cioè il narratore in questi tre versetti si mostra come anello importante della catena
rivelatava, il suo libro è una vera profezia parola di profezia e diventa beatitudine per coloro che lo
accolgono.

Sin dall'inizio è il modo il cui il narratore si presente nella sua credibilità.

La trama: rivelazione. Di Rivelazione. Rivelerà. Fatti che devono accadere presto.

Ma se dico fatti che devono accadere deve stare un'azione e quindi ci sarà una tra di risoluzione.

Mentre piano di salvezza di Dio viene rivelato e dall'altro viene risanato.

Versetti 4-8

Nell'antichità, nelle lettere si parla in ciascuna all'inizio un prescriptum dove abbiamo mitente,
destinatari e saluto, Giovanni prende forma di prescriptum delle lettere dell'antichità e anche quelle
di Paolo.

Abbimo Mitente V. 4 Giovanni.


Destinario: sette chiese che sono in Asi.
Saluto, Grazia e pace...

dopo saluto a partire 5 b – 6 dossologia diretta a Cristo, colui che è ci amato e liberati dai nostri
peccati. Dossologia non è frequente nelle lettere paoline ma Galatti 1, 5 a lui gloria nei secoli dei
secoli amen. Qui diverso a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli Amen.

Henry Josué Hernández Couoh -H.S.M.I.-


Questi elementi prendono forma di prescriptum, ma in questo prescritto iniziale ci sono elementi
nuovi, 7 – 8 versetti, oracoli profetici.

In questi versetti 4- 8 c'è chi come Dolio ha visto un dialogo liturgico, colui chi legge assemblea
liturgica.

Questi versetti ci indicano presenza di un altro genere della lettere: tre 3 versetti profettici e adesso
epistolari.

Usare saluto grazia e pace, significa ricorrere a quella doppia cultura che segno la chiesa primitiva
cioè dimensione greca e quella ebraica- giudaica. La grazia indica la buona novela del Vangelo,
Dono di salvezza di Dio. La pace indica la pienezza di Dio. Riconciliazione tra Dio e uomo.

Origine: Teo logica, pneumatologica.

In questo versetto c'è un solecismo: riguardo all'errore grammaticale linguistico del testo non c'è la
concordanza ci vorrebbe il Genitivo ma qui rimane nel Nominativo.

Nella tradizione Ebraica: abbiamo una triplice escanzione riguardo a Dio, riguardo a colui, chi era, è
e sarà apocalisse è un poco diverso perché prima dice è colui che viene.

Lo spirito di Dio ha che fare con lo spirito di Dio, come in capitolo 5.

strano Dio, spirito, Cristo. In ogni caso alla fine il Cristo è testimone degno di fede in quanto al
rivelamento credibile al mistero di Dio e ha portato in compimento nella sua fedeltà al padre la
missione che il padre li ha dato questo sin dall'inizio incoraggia al lettore a testimonianza.

In fine è il principe del re della terra. Capitolo 20.

di fronte a tutto questo la dossologia dell'opera compiuta da Cristo, che si conclude con una formula
di eternità dei secoli dei secoli e con l'amen.

Dosologgia tripartitta:

Dossologia riguardo a Cristo, colui che ci ama indica un amore costante da parte dal Cristo. Mentre
poi ci liberati, indica un momento preciso. Aoristo momento preciso.

I credenti sono regni e sacerdoti che appartengo Dio padre.

La parte più originale di questo prescritto troviamo nelle due oracoli profettici:

primo: versetto 7 annunzia la venuta di Cristo e

– oracolo costituito di due Dn 7, 13 e Zc 12, 10 questa combinazione di testi si trova anche in


Mt 24, 30 il testo di Dn 7,13 riferito alla venuta del figlio di Dio a figura escatologica.
– La profezia di Daniel.
– E lo vedrà ogni occhio... introduce che viene da Zaccaria introduce il personaggio del
trafitto e qui indica piuttosto una dimensione di giudizio. Ogni occhio tutta l'umanità.
– Giovanni taglio e costato di Gesù qui alla venuta finale di Cristo.

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secondo: presenza attiva e guida mediante cristo.

– versetto 8 riprende alcuni espressioni, in particolare la formula come Ageo, Zaccheo e


Malachia; ma resto è originale dall'apocalisse. Oracolo profetico.
– Dio alfa e omega determina tutta, principio e fine in retorica come verismo.
– Sovranità divina di Dio su tutta la storia.

Quali sono le stanze narrative? Il narratore si presenta in prima persona dicendo il suo nome ed
indicando i suoi mediati destinatari.

Giovanni alle sette chiese che sono in Asia. Fatto di tirare fuori il proprio nome indica di toccare il
loro cuore, dimensione immediata.

L'opera di salvezza di Cristo unisce narratore al narratario.

Nei primi versetti la credibilità di Giovanni ora la credibilità del narratore ai narratri.

Ricorso all'autorità.

Scrittura che trova compimento in Cristo, scrittura usata in modo creativo e riferita a Cristo. Anceh
nei successivi ricorrenti della scrittura.

Lo scopo del prologo Ap. 1, 1-8 introdurre il libro come una rivelazione che possa aiutare chiunque
la ascolta e proclama e trovare significato del piano di Dio all'interno della storia umana nella quale
il singolo e comunità stesso vivono nella tribolazione.

2, 1-7

introduzione le sette lettere alle chiese.

Sette indica universalità.

Nei cc. 2-3 ci troviamo di fronte alla sette lettere inviate alle chiese dell'Asia Minore. Il sette
suggerisce anche che il messaggio per queste chiese vuol essere universale.

Proposta di U. Vanni.

I Indirizzo

il fatto che il Cristo si riferisca ad un tu perché aiuti ad un processo nel quale il singolo componente
della chiesa possa sentirsi interpellato ciò che dice della chiesa di Efeso.

<All'angelo della chiesa--- scrivi>:


è il Cristo risorto che interpella la singola chiesa. L'angelo che fa massa con la chiesa, la rappresenta
nella sua dimensione celeste (Per Vanni è anche il vescovo).
II Autopresentazione di Cristo.

La relazione della chiesa con il Signore risorto definisce il suo; i titoli dati a Cristo sono ripresi dalla

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visione inaugurale (cf. 1, 12-18).

III Giudizio di Cristo sulla situazione della chiesa

<conosco...> (prassi di vita o testimonianza) (uso dell'indicativo).

IV Esortazione di Cristo alla Chiesa

Invito a una fedeltà senza compromessi, alla costanza nelle prove (uso dell'imperativo).

V Invito all'ascolto dello Spirito.

<Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese>>.

VI Promessa di Cristo al vincitore

Al “vincitore”, cioè al fedele/ martire è promessa la salvezza escatologica. La promessa


escatologica viene descritta con diverse immagini o con espressioni simboliche.

Da parte sua Resseguie parla qui di un intreccio tipico della commedia con la partenza da una
condizione stabile per giungere a un disastro e poi, attraverso un intervento risolutivo, ritornare a
una condizione stabile. Ma questa ipotesi rimane meno convincente dell'altra e dal punto di vista
metodologico sembra insistere su una prospettiva narrativa che per lo studio di lettere nonn risulta
convincente.

Proposta H. J. Klauck
Adscriptio <all'angelo>> con l'ordine <Scrivi>
Formula del messagerro ταδε λεγει

Titolo cristologico: ad es. colui che tiene le sette stelle


Descrizione della situazione: conosco
Appello all'ascolto (in due porti): Chi ha orecchi, ascolti ciòc he lo Spiirto dice alle chiese.
Rpmessa all'unica che conquista o riporta la vittoria.

Analisi di 2, 1-7

Al v. 1a l'indirizzo segnala che la prima letterea ha come destinataria la chiesa di Efeso. Nel v1b il
mittente è Cristo, che si auto presenta seguendo le sue caratteristiche annunciate in particolare in 1,
13.16.

con i vv. 2-3 comincia il giudizio di Cristo con una prospettiva positiva. L'aspetto negativo è invece
la perdita dello slancio amoroso verso Dio (v4).

Al v5 con l'invito a ricordare comincia l'esortazione di Cristo per questa chiesa. Al fine di
conseguire il cambiamento, oggetto dell'esortazione di Cristo, l'opposizione nei confronti degli
eretici nicolaiti è buon punto di partenza (v6).

Al v7a c'è l'invito ad ascoltare lo Spirito che parla alle chiese. Il fatto che tale esortazione sia
ripetuta per sette volte sempre con le stesse parole dimostra la sua importanza, sottolineando la
necessità di un'ispirazione dall'alto per comprendere ciascuno dei messaggi inviati da Cristo alle

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chiese. Al v7b la prima lettera si chiude con la promessa al vincitore, colui che è associato alla
vittoria di Cristo (3, 21).

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