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Sintesi tratte da: R.E. BROWN, Giovanni, 1979 Parrocchiale V.

FUSCO, Vangelo secondo Giovanni,1992 Grazie

Catechesi biblica Santuario Maria SS. Delle

UNIT E COMPOSIZIONE DEL QUARTO VANGELO Il problema Il quarto vangelo opera di un solo autore? Vi sono in esso varie difficolt per sostenere la teoria di un unico autore. 1. Differenze nello stile del greco del vangelo. Per esempio il prologo scritto in forma poetica con uno stile molto abile e una terminologia molto aulica e precisa a differenza del corpo del vangelo che ha uno stile pi semplice. 2. Vi sono fratture e incoerenze sia nella cronologia dei fatti, sia nella geografia, anche se bisogna tener presente che il vangelo stesso afferma che il suo resoconto incompleto come risulta da 20,30 e 21,25. In 14,31 Ges conclude le sue osservazioni e da ordine di partire, per poi vi sono tre capitoli in cui Ges fa un discorso che fa tardare la partenza fino al 18,1. 20,30-31 una chiara conclusione del vangelo, segue tuttavia un altro capitolo indipendente con unulteriore conclusione. Dopo il primo miracolo alle nozze di Cana (2,11) Ges opera miracoli in Gerusalemme (2,23), successivamente si narra di un altro miracolo a Cana (4,54) come se chi scrive non sapesse ci di cui si parla in 2,21. Inoltre in 7,3-5 si parla come se Ges non avesse mai operato miracoli in Giudea. Si riscontrano ancora altre difficolt del genere allinterno del IV Vangelo. Di alcune si possono trovare anche possibili soluzioni ma non di tutte. Risulta cos evidente uno schema preordinato e coerente con delle inserzioni di elementi che ne indicano una successiva alterazione o edizione. 3. Si riscontrano ripetizioni nei discorsi e passi che non appartengono al contesto. Esempio di una ripetizione la troviamo in 5,19-25 e in 6, 35-50 Un esempio di inserzione postuma invece la troviamo in 12,44-50 : Ges fa una proclamazione pubblica ma era appena stato detto che egli era andato a nascondersi. Possibili soluzioni Queste considerazioni hanno fatto abbandonare lidea di un singolo autore del vangelo, e sono sorte nuove teorie in merito:

1. Teoria degli spostamenti accidentali: per un fortuito spostamento dei vari pezzi del vangelo sarebbe andato
perso lordine iniziale. Ma non abbiamo nessuna prova di ci: tutti i manoscritti antichi del IV vangelo hanno tutti lo stesso ordine. Degli studiosi in passato hanno provato a riordinare il vangelo, ma le difficolt in merito sono 3: I. Il pericolo che il riordinamento rifletta il modo di pensare di chi lo compie. II. I riordinamenti partono dal presupposto che il vangelo cos com non offra un senso soddisfacente, il che chiaramente inverosimile. III. Queste teorie dello spostamento non offrono unadeguata spiegazione di come sia avvenuto tale spostamento.

2. Teorie delle fonti multiple: levangelista avrebbe soltanto messo insieme vari scritti preesistenti e avrebbe
inserito solo pochi versi di collegamento tra di essi. Alcuni tra coloro che sostengono questa tesi, individuano sostanzialmente tre fonti principali: a.I. La fonte dei segni a.II. La fonte dei discorsi della rivelazione a.III. La fonte della passione e resurrezione Levangelista avrebbe combinato queste tre fonti insieme facendo veicolare in esse il proprio pensiero Ma anche per accettare questa teoria come esaustiva vi sono varie difficolt : I- I segni e i discorsi in pi punti sono strettamente redatti luno nellaltro e non lasciano intendere che siano 2 fonti accostate luna allaltra. II- Nei discorsi vi sono diversi detti di Ges, come li si riscontra nei sinottici (ipsissima verba Jesu), che non lasciano teorizzare, per pi motivi, una precedente fonte dei discorsi. III- Non possibile verificare la differenza stilistica tra le diverse fonti, si da poterle identificare e isolare.

3. La teoria delle redazioni multiple: il vangelo sarebbe stato trascritto pi volte aggiungendo di volta in volta
altro materiale. Per a questo punto rimarrebbe da chiarire quante volte sia stato trascritto e se sia stato fatto da un unico autore.

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La teoria di Brown che adotteremo noi. Studieremo il IV vangelo cos come ci stato trasmesso, nel suo ordine attuale. Terremo per presenti 5 stadi che hanno portato alla redazione finale 1. Lesistenza di un corpo di materiale tradizionale riguardo alle opere e alle parole di Ges proprio di questo vangelo e sganciato da quello usato dalla tradizione sinottica. 2. Lo sviluppo di questo materiale, nel corso di decenni, arricchito dalla predicazione orale dellevangelista, vagliato e riorganizzato secondo gli schemi propri dellevangelista. 3. Una prima redazione del vangelo ad opera dellevangelista. 4. Una seconda edizione, sempre per opera dellevangelista, arricchita e un po ampliata. 5. La redazione ultima fatta da un redattore finale, magari uno stesso amico-discepolo dellevangelista che ne rispecchia in tutto lintento e conosce bene il suo modo di evangelizzare e pensare. Anche questa teoria ha i suoi limiti e le sue inadeguatezze, ma comunque offre un metodo di studio che elimina molti ostacoli e rende pi semplice la comprensione. Destinazione e scopo del IV vangelo Il Vangelo di Giovanni ha una sua tradizione storica e teologica ben precisa, la quale deve sempre essere tenuta presente, e che esso intende custodire e preservare. Ci per non toglie che esso ha anche degli scopi immediati che servirono comunque per confermare i cristiani nella loro fede. 1. Apologetica contro i seguaci di Giovanni il Battista: come testimoniano in At 18,5-19,7, vi erano dei discepoli di Giovanni il Battista che avevano mantenuto e diffuso lopera del Battista a scapito di Ges. Per questo motivo il Prologo del IV vangelo fa un esplicito riferimento a Giovanni il Battista e al suo status nei confronti di Ges: in 1,20 e 3,28 detto chiaramente che Giovanni il Battista non il messia, e in 10,41 si afferma che egli non ha mai operato miracoli. In 3,30 Giovanni il Battista afferma che la sua importanza diminuisce davanti a Ges. 2. Controversia con i giudei: vi nel IV vangelo un atteggiamento di polemica di Ges nei confronti dei Capi del popolo, che viene sottolineato dalluso del termine Giudei volendo indicare con esso tutti coloro che erano ostili a Ges, in primo luogo le autorit religiose e i capi del popolo. Infatti nel vangelo di Giovanni non ritroviamo i partiti politico-religiosi che si riscontrano spesso nei sinottici, quali farisei, sadducei ecc., ma il termine giudei li racchiude tutti, anche in considerazione del fatto che il IV vangelo fu scritto dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C. e in quel periodo storico i partiti polico-religiosi avevano perso di importanza. Giovanni insiste ed enfatizza molto nellusare alcuni termini e titoli di Ges proprio come sottolineatura di questa controversia: i giudei rifiutano Ges che il Messia, il Servo di Dio, lAgnello Apocalittico, il Re dIsraele, il Santo di Dio, colui che compie le promesse delle attese veterotestamentarie di Israele. Un altro aspetto di tale controversia dato dalluso del termine Israele, volendo identificare con esso coloro che sono i veri eredi delle promesse dell AT. Natanaele, per esempio, non un Giudeo, ma un vero israelita (1,47) perch in lui non vi falsit e accoglie prontamente Ges. Bisogna per fare attenzione a quando il termine giudeo indica solamente una provenienza geografica o religiosa: nel caso di Ges con la Samaritana (4,22) il termine Giudei chiaramente usato per una tradizione religiosa. Da ci possiamo desumere che latteggiamento di Giovanni verso la sinagoga apologetico e non missionario: nel periodo in cui scrive Giovanni i cristiani erano stati cacciati dalla sinagoga e nella preghiera delle Diciotto Benedizioni del culto sinagogale era stata inserita nella 12 benedizione una vera e propria maledizione verso i cristiani considerati eretici. 3. Disputa contro i cristiani eretici: in questo periodo cominciano a nascere le prime eresie cristiane sulla divinit e sulla umanit di Ges, come testimoniato anche da fonti extrabibliche, quali il Docetismo che considerava apparenza sia lumanit di Ges che la sua passione. Vi sono alcuni passi di Giovanni che tendono a ben specificare lumanit reale di Ges: la Parola si fatta Carne (1,14), il costato trafitto da cui sgorga sangue e acqua (19,34) che sottolinea senza alcun margine di errore che non si tratta di un fantasma ma di vera umanit e vera sofferenza. Di questo fine antieretico del vangelo per non riscontra una forte intenzionalit nellevangelista. 4. Incoraggiamento ai cristiani credenti: vi un interesse latente nel vangelo verso i gentili(7,35), quasi a voler profetizzare che anche essi un giorno crederanno in Ges (anche se in modo ironico 19,1-3): basta solo pensare alla premura di spiegare alcuni termini ebraici di cui Giovanni stesso fa uso: 1,38.41; 9,7; 20,16. Quindi il Vangelo rivolto al credente Cristiano, senza distinzione di provenienza: egli appartiene al nuovo popolo, uscito dallovile ebraico o venuto da fuori (10,16). Il nuovo popolo formato da coloro che hanno accolto Ges e che non sono generati da desiderio umano ma da Dio (1,12-13), essi sono figli di Dio e quindi possiedono gi la vita eterna, lescatologia gi realizzata perch hanno gi incontrato Ges.

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LA DATAZIONE DEL IV VANGELO Per cercare una possibile datazione del IV vangelo bisogna partire da una data abbastanza sicura: il concilio di Jamnia, cio il momento in cui i rabbini riuniti in assemblea decretarono non solo in canone biblico Ebraico (Tanak) ma anche la cacciata dei cristiani (ritenuti eretici) dalla sinagoga e lintroduzione della maledizione verso gli eretici nella preghiera delle 18 benedizioni1. Tale assemblea si tenne presumibilmente nel 85 d.C.: partendo da essa ritroviamo nel IV vangelo elementi, nelle varie controversie con i giudei, che alludono a questa in modo indiretto. Quindi bisogna postulare la redazione ultima tra il 85 e il 95 d.C. visto che gi scritti extrabiblici cristiani dellinizio del II secolo fanno allusione indiretta al IV vangelo; ci vale a dire che era gi edito e diffuso verso il 100 d.C.

LAUTORE DEL VANGELO DI GIOVANNI Testimonianze esterne Sono diverse le testimonianze degli autori dei primi secoli cristiani sullattribuzione del IV vangelo a Giovanni figlio di Zebedeo. Ognuna di esse, a vario titolo, sembra certa di questa attribuzione, quasi a voler testimoniare che era oramai fissata nella tradizione2. Per dagli studi incrociati di queste testimonianze e da altre testimonianze bibliche risultano alcune incoerenze e imprecisioni, anche se esse non bastano a dichiarare falsa lattribuzione giovannea del IV vangelo. Tutto ci anche a causa della difficolt del tempo di trasmettere con una certa precisione alcune notizie o di puntualizzare, infatti la comunicazione delle informazioni era lenta e farraginosa. Testimonianze interne Vi sono 2 testimonianze esplicite allinterno del vangelo sul suo autore 19,35 : chi ha visto ne d testimonianza e la sua testimonianza vera; egli sa che dice il vero, perch anche voi crediate. Qui vi esplicitamente un testimone oculare. Anche se non dice la sua identit, noi sappiamo che ai piedi della croce vi era il discepolo che Ges amava come affermato appena qualche versetto prima 19, 26 21,24 : Questi il discepolo che rende testimonianza a questi fatti e li ha scritti, e noi sappiamo che la sua testimonianza vera. Luso delle terza persona non ci fa capire se li abbia scritti materialmente lui oppure li abbia fatti scrivere. Ma resta fermo sulla autorevolezza della sua testimonianza. Bisogna per tenere presente che questi 2 riferimenti potrebbero essere delle aggiunte postume fatte solo alla redazione finale del vangelo e che magari essi potrebbero non trovarsi alla prima stesura di esso; lintento, quindi, sarebbe quello di volersi rifare ad una autorit della primaria comunit apostolica per conferire la stessa autorit allo scritto. Ma: Chi il discepolo che Ges amava? Nel IV vangelo troviamo tre tipi di riferimento a discepoli anonimi: 1) 1,37-42 : dei due discepoli del Battista che poi seguono Ges, uno Andrea, ma dellaltro non conosciamo il nome 2) 18,15-16 e 20,2-10 : troviamo qui laltro discepolo, e nel secondo riferimento tra parentesi detto quello che Ges amava 3) Troviamo 6 riferimenti al discepolo che Ges amava: 13,23-26; 19,25-27; 20,2-10; 21,20-23; 21,24

1 La dodicesima benedizione recita cosi: << Per i calunniatori e per gli eretici non ci sia speranza, e tutti in un istante periscano; tutti
i Tuoi nemici prontamente siano distrutti, e Tu umiliali prontamente, ai nostri giorni. Benedetto Tu, Signore, che spezzi i nemici e umili i superbi. >>

2 Una delle pi importanti quella di Ireneo di Lione, il quale attribuisce a Giovanni il discepolo del Signore il IV vangelo (anche
se egli non afferma specificamente che fosse il Figlio di Zebedeo). Nella Storia della Chiesa di Eusebio di Cesarea, troviamo che Ireneo aveva ricevuto questa informazione direttamente da Policarpo di Smirne il quale a sua volta aveva ascoltato direttamente Giovanni

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Confrontando questi testi ne deriva che solo in 20,2-10 noi troviamo che laltro discepolo identificato con il Discepolo Amato (=DA) , ma questo abbastanza per indurci a credere che si tratti sempre dello stesso discepolo, quello che il testimone dei fatti. Ma come mai preferisce rimanere anonimo (magari per modestia) e poi parla di se stesso come amato? Una soluzione possibile consisterebbe nel fatto che, non avendo scritto egli di suo pugno il IV vangelo ma bens quelli della sua comunit, avessero questi ultimi inserito tra parentesi quello che Ges amava per poter cos identificare laltro discepolo. Sono state proposte varie soluzioni per identificare il DA: Il DA quale figura simbolica,non reale, del perfetto discepolo che resta vicino a Ges nellultima cena, sotto la croce, ed anche il primo a credere alla sua reale resurrezione. Lazzaro, unica figura maschile di cui si dice che Ges lo amasse. A rafforzare questa tesi vi il fatto che tutti i testi che riferiscono del DA compaiono tutti dopo la resurrezione di Lazzaro. Ma se cos fosse allora perch poi usare lanonimato dopo che il lettore aveva conosciuto questa figura? Qualcuno ha pure ipotizzato che Lazzaro fosse uno pseudonimo di Giovanni di Zebedeo, ma sarebbe troppo complicato sostenere la difesa di tale teoria. Altra tesi che il DA sia Giovanni Marco. Il vangelo fa largo riferimento a Gerusalemme e Giovanni Marco abitava li; Sembra che Giovanni Marco avesse parenti nella casta sacerdotale, e questo spiegherebbe perch conosciuto dal sommo sacerdote (18,15) ; in At 12,12 e 1Pt 5,13 sembra che Giovanni Marco conoscesse bene Pietro e quindi si spiegherebbe il fatto che nel vangelo il DA sia sempre associato a Pietro e tutta limportanza data a Pietro dal IV vangelo. Le obiezioni a questa tesi sono schiaccianti: dal Vangelo chiaro che il DA uno dei 12 mentre Giovanni Marco non lo ; Lintimit del DA con Ges molto palese ma anche dai resoconti dei sinottici mai appare la figura di Giovanni Marco (n tantomeno di Lazzaro), se egli fosse stato il DA come mai si tace la sua figura nei sinottici visto il grande attaccamento al Maestro? Vi sono per molti punti a favore di Giovanni di Zebedeo. Egli risponde bene a tutti gli interrogativi sul DA: innanzitutto uno dei dodici; sempre associato a Pietro e a Giacomo quando Ges li sceglie per stare con lui in momenti particolari e questo testimoniato anche dai sinottici; la sua stretta familiarit con Pietro. Inoltre il IV vangelo afferma di essere il ricordo delle memorie del DA mentre per i sinottici in prevalenza il ricordo di Pietro: la tradizione ha sempre affermato che il Vangelo di Marco il risultante della predicazione di Pietro, e in seguito Luca e Matteo hanno usato il Vangelo di Marco quale canovaccio fondamentale per i loro Vangeli. Ora solo il DA ha avuto accesso, come Pietro, anche a quei momenti di intimit profonda da cui furono esclusi gli altri (per es. la trasfigurazione), quindi il IV Vangelo sarebbe il risultante del ricordo di Giovanni, non contrapposto a quello di Pietro, ma collaterale, e conserverebbe tutto il rispetto della Chiesa nascente verso Pietro 3. La paternit giovannea del IV vangelo e la teoria di composizione. Cerchiamo di capire meglio la teoria dei 5 stadi 4 della composizione del IV Vangelo anche alla luce della tesi che sia Giovanni di Zebedeo il suo autore. Bisogna innanzitutto ricordare che Giovanni non scrisse direttamente il vangelo, quanto piuttosto furono coinvolte altre persone insieme con lui, come ci confermano antichissimi documenti quali il Frammento Muratoriano 5, Clemente Alessandrino, la prefazione alla Volgata, Papia ed altri documenti di minore importanza. Lo stadio 1: dobbiamo qui postulare una tradizione storica di materiale proveniente da un testimone oculare. La difficolt consiste nel fatto che allinterno del vangelo questa tradizione che precede la stesura del vangelo, a volte pi minuziosa a volte pi scarna, quindi come potrebbe provenire dalla stessa persona? Ma bisogna pure considerare il fatto che il testimone oculare pu optare delle scelte motivate adattando e sviluppando le sue memorie sui detti e fatti di Ges. Questo ancora pi logico se il testimone oculare Giovanni di Zebedeo: designato da Ges quale apostolo, era chiamato a predicare agli uomini e quindi doveva necessariamente adattare ai suoi ascoltatori le tradizioni di cui era testimone vivente.6 Gli stadi 2-4: qui la tradizione storica viene organizzata in discordi raffinati, curata nei particolari, drammatizzata. In questi stadi viene fuori il discepolo-evangelista, cio colui che riceve la tradizione storica dal testimone oculare e la 3 Basti pensare che il mattino della resurrezione il DA arriva per primo al sepolcro, ma aspetta che Pietro lo raggiunga e gli cede in
passo: Pietro il primo a vedere le bende e il sepolcro vuoto.

4 A pag 2 vi la teoria dei 5 stadi di Brown 5 Datato nel 170 d.C , ci riferisce che Giovanni fu incitato dai discepoli e vescovi a scrivere e rifer <<tutte le cose in suo nome,
aiutato dalla revisione di tutti.>>

6 Il testimone oculare apostolico non rispecchia lidea moderna del cronista imparziale e minuzioso, egli era chiamato ad interpretare
le parole e i fatti di Ges ed adattarli secondo le necessit della predicazione.

Sintesi tratte da: R.E. BROWN, Giovanni, 1979 Parrocchiale V. FUSCO, Vangelo secondo Giovanni,1992 Grazie

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adatta e le d forma scritta e discorsiva. Questo possibile grazie allo stretto rapporto che c tra Giovanni e i suoi discepoli, che ricevono da lui lo spirito e lossatura portante dellevangelizzazione, ma anche il suo stesso incoraggiamento a sviluppare le sue memorie secondo le esigenze della comunit. Secondo la tradizione del vangelo stesso, Giovanni vive a lungo quindi i suoi discepoli ritornano pi volte dal maestro per nutrirsi della sua conoscenza profonda di Ges. Dobbiamo per supporre che tra i discepoli di Giovanni vi sia stato uno principale, il quale si sia contraddistinto nel trasmettere la testimonianza storica, nella capacit di drammatizzazione e nello sviluppo teologico del materiale al quale ha dato poi la forma del vangelo. In questa fase di stesura del vangelo egli parla a nome di Giovanni e impersonificandosi in lui, in quanto lui la fonte storica, il testimone oculare, colui che ha intimit con Ges, e colui che garanzia della verit teologica. Lo stadio5: Qui ritroviamo il redattore finale, colui che poi lo pubblica. Questo personaggio appare nel cap 21. Infatti in 21,24b vi un noi che si distingue dal DA al quale egli fa riferimento poco prima in 21,24. Molto probabilmente Giovanni era morto, dopo una vita abbastanza lunga, quando fu pubblicato il suo vangelo come testimoniato in 21, 2223. Il luogo della composizione Vi sono testimonianze a favore di Alessandria quale luogo di composizione, grazie allesistenza di alcuni papiri egiziani che parlano della presenza di Giovanni in quella citt. Qualche altra testimonianza parla di Antiochia, soprattutto in relazione con Ignazio di Antiochia che sembra usare nei suoi scritti uno stile e una teologia molto affine a quella giovannea, cosi da supporre che egli abbia dimorato in quella regione. Efeso per rimane la candidatura principale per il luogo della composizione: sono molte le testimonianze antiche che parlano di Giovanni a Efeso. Anche la diatriba accesa tra la sinagoga e i cristiani, in questa regione molto accentuata, sembra ben accordarsi con la attigua tematica che si ritrova nel Vangelo di Giovanni, come anche la polemica con i discepoli di Giovanni il Battista i quali erano molto presenti in Asia minore.

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LERMENEUTICA DEL VANGELO DI GIOVANNI Il vangelo di Giovanni si presenta come opera abbastanza tardiva se la mettiamo in relazione con gli altri scritti del NT. Quindi Giovanni si trova a dover analizzare e affrontare vari problemi, e 2 in particolare: 1) colmare la distanza storica tra la sua narrazione e la figura di Ges vissuto circa 60 anni prima; 2)il nascere delle prime questioni Cristologiche e le prime eresie. Come abbiamo visto in precedenza, egli non si rif alla tradizione storica gi esistente come fanno i sinottici, ma segue una propria tradizione storica: il linguaggio del Cristo giovanneo, come anche tutti i personaggi del suo vangelo, usano un linguaggio proprio, differente dal linguaggio sinottico. Egli non vuole n completare, n sostituirsi alla tradizione sinottica, ma vuole presentare unimmagine di Ges che rinvigorisca la fede e dia la vita7 Il circolo ermeneutico del Vangelo Vi nel vangelo un rapporto circolare tra il tutto e le sue parti: il significato complessivo del tutto si comprende per mezzo delle sue parti, ma le singole parti prendono luce proprio in riferimento al tutto. Una struttura dinamica a cerchi concentrici che allarga progressivamente la comprensione con lanticipo del significato. Un elemento importante da tener presente la tensione che ci deve essere tra la familiarit e lestraneit del messaggio trasmesso dalla tradizione: in questo modo siamo in una situazione centrale dove si crea tensione tra lappartenenza a una tradizione e la nostra distanza dagli argomenti che approfondiamo. Qui la distanza temporale segna non un precipizio da saltare, ma una soglia dove sono radicate le radici del nostro presente, una continuit che si evolve nel tempo e si arricchisce di elementi che ne fanno tradizione. Giovanni guarda indietro, al passato del suo Ges storico, partendo dal suo presente nel quale compone. Lincontro con il passato e con la tradizione determinato dalla problematica del presente: la figura storica di Ges irrompe nel presente. Lo schema del Vangelo Prologo 1,1-18 Libro della Testimonianza 1, 18-51 Libro dei Segni 2-12 Sezione dei segni 2-4,54 Sezione delle opere 5-10 Viaggio a Gerusalemme 11-12 Conclusione della prima parte 12,36b-43 Epilogo dottrinale della prima parte 12,44-50 Libro della Gloria 13-20 Discorsi di addio 13-16 Preghiera sacerdotale 17 Passione e resurrezione 18-20 Epilogo del Vangelo 20,30-31 Appendice 21

Nuovo epilogo 21,24-25

7 Nella Storia della Chiesa di Eusebio di Cesarea si dice che Giovanni, seguendo linvito dei suoi stessi discepoli, e divinamente
ispirato dallo Spirito Santo, scrisse un vangelo spirituale.

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IL RICORDO GIOVANNEO Per capire la concezione unitaria del Vangelo di Giovanni bisogna partire da quelle che sono le rubriche di lettura che levangelista introduce in alcuni testi, una specie di confessiones dove il discepolo manifesta la sua esperienza a partire dalla resurrezione. Prendiamo in esame due di queste rubriche 8: 2,17.22 Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Ges. Questa prima annotazione interrompe il brano della purificazione del tempio e dice chiaramente che stato solo dopo la resurrezione che si avuto il punto di svolta nella comprensione da parte dei discepoli

12,16 Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Ges fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto. Questa seconda annotazione interrompe il brano dellingresso in Gerusalemme. Anche qui sottolineata la glorificazione quale momento di svolta nella comprensione. Giovanni distingue 2 tipi di comprensione: 1. Secondo la carne, che per lui equivale al non comprendere. 2. Secondo lo Spirito, che la comprensione vera e che parte dallevento della glorificazione e resurrezione. Lincomprensione, o comprensione secondo la carne, bene espressa in 3,31 dove dice chiaramente che chi appartiene alla terra usa parametri terreni e della sua esperienza umana, quindi resta orbo davanti ai segni che Ges compie (12,37) e tutti gli sforzi di Ges per portarli ad una conoscenza pi alta, sono vani. E non sono solo i giudei a non comprendere, ma anche i discepoli, i quali solo verso la fine manifesteranno di cominciare a capire, quando Ges comincer a parlare con loro apertamente 16, 29 -30 Gli dicono i suoi discepoli: Ecco, adesso parli chiaramente e non fai pi uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio. Ma subito sono ammoniti da Ges perch questa conoscenza non ancora reale, sta per arrivare lo smarrimento (16,3233) solo dopo la glorificazione resurrezione vi sar la conoscenza vera. Ges dice pi volte che la conoscenza vera avverr in seguito: 13,17.36; 16,23.26 Diventa chiaro a questo punto che il ricordare le opere di Ges a partire dallevento della risurrezione veicola la vera conoscenza e il contenuto della fede mediata dalla Pasqua. Per tutti rester tutto enigmatico, ma per il discepolo che guarder indietro illuminato della resurrezione sar tutto chiaro. Il ricordo di fede- ricordo che sfocia nella fede ed gi in se stesso un ricordo credente- non riproduce in forma di cronaca il passato, ma lo interpreta alla luce dei tre giorni9 Credere alla scrittura attraverso il ricordo Il ricordo illuminato dalla resurrezione non solo suscita la vera comprensione, quella secondo lo Spirito, ma porta anche ad una intelligenza pi profonda della Scrittura. La missione di Ges viene vista nella sua totalit a partire dalle promesse dellAT: una conoscenza e intelligenza Cristologica della Scrittura. Quindi anche il citare le Scritture rientra in quella comprensione vera che rende chiare e realizzate in Ges le promesse fatte ai padri. Il ricordo, lanamnesi, rende possibile la trasposizione della storia in Kerigma, in conoscenza della fede. Il vangelo allora non semplice racconto storico, ma anamnesi, Kerigma, conoscenza vera. Il ricordo dello Spirito Il ricordare il passato di Giovanni non un semplice ricordo affettivo o unazione psicologica, esso un ricordo guidato dallo Spirito Santo (Pneumatologico) mandato ai discepoli dal Cristo glorioso 10. Anche lo Spirito Santo fa parte del ricordo Giovanneo ed egli stesso che lo suscita: 14,26 Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre mander nel mio nome, egli v'insegner ogni cosa e vi ricorder tutto ci che io vi ho detto

8 Sono due citazioni paradigmatiche del ricordare di Giovanni e dei discepoli che vanno applicate a tutto il Vangelo. 9 V. Fusco. 10 Si intende qui il significato pi pregnante possibile del Cristo crocifisso e risorto.

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Viene qui annunziata, sottoforma di promessa, lattivit dello Spirito Santo nei confronti dei discepoli. Il verbo insegnare in Giovanni ha il valore di rivelare e loggetto di questa azione lopera gesuatica. Lo Spirito Santo non viene a dare una rivelazione o un insegnamento nuovo, quasi fosse un concorrente di Ges, o magari come completamento; la sua missione spiccatamente cristologica: prender del mio e ve lo annunzier (16,14) Egli Spirito di Verit che conduce alla Verit tuttintera (16,13), cio conduce e rivela Cristo. Nel ricordare ai discepoli, lo Spirito Santo diventa il comunicatore delle cose del Cristo glorioso ai discepoli, egli fa rispendere nel discepolo la gloria del Risorto e guida la Chiesa nel futuro (16,13). 11 Rileggendo tutti i brani sul Paraclito 12 alla luce di tutto ci, appare chiaro che Giovanni veda il suo vangelo come lopera nata dalla comunione e collaborazione dello Spirito Santo, il quale annunziando fa ricordare, e dei discepoli che ricordano. Il ricordo ecclesiale Il ricordo giovanneo non mai del singolo, ma sempre un fenomeno di tutta la Chiesa: egli infatti usa sempre il plurale. Lazione svolta dallo Spirito investe tutta la comunit ecclesiale, essa unazione che parte dai discepoli e si allarga alla Chiesa. Levangelista si fa portavoce del ricordo comune di tutta la Chiesa; una sola voce, alta, solenne, ma pur sempre voce corale. Il vangelo di Giovanni un racconto vissuto nel ricordo di tutta la Chiesa, che diventa memoria e interpretazione dellopera del Cristo, uninterpretazione mediata dallo Spirito Santo che ripresenta e rivela la Gloria del Cristo glorioso e risorto e la guida nel futuro, accompagnata dalla tradizione nel ricordo del Suo Signore. Il ricordo e la risurrezione Il ricordo giovanneo, illuminato dallo Spirito, svegliato dallurto degli eventi drammatici che investiranno anche i discepoli (15,20; 16,4). In questi momenti essi devono ricordare le parole di Ges: 16,4 Ma io vi ho detto queste cose perch, quando giunger la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perch ero con voi. Nei 2 testi che abbiamo usato per capire il ricordo Giovanneo (2,22; 12,16) la resurrezione presentata come glorificazione, cio la resurrezione epifania della gloria. Ne abbiamo quindi che la resurrezione-glorificazione : Linizio del ricordo nel tempo Levento nella cui luce si muove il ricordo Quindi non solo il vangelo di Giovanni nasce dalla risurrezione, ma esso fa della resurrezione il centro intorno a cui si muovono le singole parti. Questa quellintrinseca unit tra il tutto e le sue parti di cui abbiamo parlato sopra 13. Emblematico il racconto della tunica di Ges (19,23): come essa era tutta dun pezzo senza cuciture, cos il vangelo nel rapporto tra il tutto e le sue parti. Levento della risurrezione e la forma del Vangelo. Ci che determina la particolare concezione di Giovanni e la scelta delle parole che egli usa la resurrezione. Poniamo attenzione a 2 termini in particolare Glorificazione (= doxa) Lora (connessa direttamente con la glorificazione) Nel greco dei LXX14 il termine doxa traduce lebraico kabod che indica la manifestazione visibile di Dio, per quello che era accessibile alluomo, che era concepita in forma di splendore e di luce folgorante (Es 33,22; Dt 5,21; 1RE 8,11) Nel NT la gloria indica la manifestazione escatologica di Cristo alla fine dei tempi (per es.: Mc 8,38; Rm 8,18); essa anche attribuita da S. Paolo e dai sinottici al Cristo esaltato in cielo (Mc 10,37; Mt 19,28; 2Cor 3,18). Come anticipazione della gloria del Cristo in cielo, la ritroviamo nei racconti della trasfigurazione (da notare che Giovanni non riporta la trasfigurazione nel suo Vangelo)

11 Da notare come lo Spirito, illumina la mente del discepolo con la luce della risurrezione, e lo conduce dal presente al ricordo del
passato del Ges storico e grazie a questo ricordo, che diventa conoscenza e fede, lo guida nel futuro.

12 Gv 14,16-18; 14,25-26 ; 15,26; 16,7b-15 13 Vedi pag 6 sullermeneutica del Vangelo di Giovanni. 14 La bibbia dei LXX la prima traduzione fatta dagli ebrei dei Testi Sacri dallebraico al greco tra il III e il II sec a.C.

Sintesi tratte da: R.E. BROWN, Giovanni, 1979 Parrocchiale V. FUSCO, Vangelo secondo Giovanni,1992 Grazie

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Giovanni invece presenta la resurrezione stessa quale glorificazione. Le apparizioni del Risorto, invece, sono prive di elementi di glorificazione. Infatti, mentre nelle apparizioni riportate dai sinottici si evidenzia come i discepoli hanno timore, in Giovanni compaiono gli elementi della pace (augurata dallo stesso risorto) e della gioia grande. Egli sottolinea cos che le apparizioni sono un evento accaduto nella storia e non qualcosa di sovraumano o trascendente. Il Risorto reale ed ha familiarit coi suoi, la stessa familiarit di un tempo. La gloria del Cristo, in Giovanni, precede gi levento della risurrezione, infatti la si trova specialmente nella MortePassione. La Glorificazione quale innalzamento Giovanni evita di usare il termine crocifissione quando racconta le profezie di Ges riguardo la propria morte: 12,32-34 Io, quando sar elevato da terra, attirer tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire evidente che egli indica la morte di Ges quale innalzamento. Ma nel fare ci egli attinge ad una tradizione gi presente nel NT dove linnalzamento visto come passaggio da uno stato di umiliazione ad uno stato di glorificazione e questa glorificazione sempre legata alla croce. Basta rifarsi, come esempio chiarificatore, allinno di Paolo nella lettera ai Filippesi 2,8-9: Umili se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che al di sopra di ogni altro nome Egli si ricollega anche alle profezie messianiche sul Servo di Yhwh, dove il Messia presentato sofferente e sfigurato e grazie a questo egli sar glorificato e innalzato Is. 52, 13-14 Ecco, il mio servo avr successo, sar onorato, esaltato e molto innalzato. Come molti si stupirono di lui tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo. da sottolineare che solo in Giovanni, per, troviamo il concetto della croce cos permeato di innalzamento glorioso. In questo modo egli sottolinea il suo carattere definitivo di salvezza, non un evento casuale, ma qualcosa di fermamente voluto e storico. Essa non un momento che prelude alla esaltazione-glorificazione, come compare nellinno della lettera ai Filippesi o nelle espressioni degli Atti degli apostoli: per Giovanni la crocifissione la stessa glorificazione. Per tali motivi egli mette in relazione la glorificazione con lessere elevato da terra, proprio per indicare la croce come il luogo e il momento della glorificazione. Il fatto che egli non nomini espressamente la croce, un fattore determinante perch lattenzione sia sul Crocifisso: la persona del crocifisso che rende tutto glorioso. Ecco perch in altro luogo usata lanalogia col serpente di bronzo: 3,14 E come Mos innalz il serpente nel deserto, cos deve essere innalzato il Figlio dell'uomo Nel racconto di Num 21,8-9 si legge chiaramente che veniva salvato dal veleno dei morsi di serpenti chi guardava il serpente di bronzo, innalzato per mezzo di unasta, la quale era solo un mezzo per mostralo. Allo stesso modo la croce un mezzo per mostrare il Crocifisso glorificato. Un altro elemento importante da sottolineare il termine deve, cio la necessit che il Figlio delluomo sia innalzato per mostrare la sua gloria affinch si possa credere in lui e ricevere la vita. Linnalzamento glorificazione render palese lidentit di Ges: 8,28 Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, cos io parlo. Per Giovanni conoscere che Io Sono equivale a credere che Io Sono. LIo Sono dellesaltazione Io Sono, in greco Ego Eimi, il concetto teologico base di tutta la teologia biblica. In Giovanni troviamo questo termine in forma assoluta sulle labbra di Ges 4 volte 8, 24 Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati 8, 28 Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono 8,58 In verit, in verit vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono 13,19 Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perch, quando sar avvenuto, crediate che Io Sono Di fronte alluso assoluto i giudei non capiscono cosa intende dire Ges; ai loro orecchi suona solo come una frase incompleta, e per questo domandano: allora chi sei tu? 8,25

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La forma in modo assoluto dell Io sono la si ritrova nella bibbia dei LXX dove essa usata quale rivelazione di Dio per voler intendere : Io sono Jhwh. Questa forma assoluta la si ritrova pi volte in Isaia anche ripetuta 2 volte di seguito, nel qual caso andrebbe interpretata come io sono lIo Sono (crf.: Is 43,25; 52,12 anche se nella bibbia tradotta in italiano compare solo Io, Io a causa di problematiche di traduzione) In Es 3,13-14 Dio rivela il suo nome a Mos usando lespressione Io Sono ed in questa si identifica il nome divino: Mos disse a Dio: Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponder loro?. Dio disse a Mos: Io Sono ci che Io Sono!. Poi disse: Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi Il tardo giudaismo usava Io sono quale nome di Dio, ed ora Ges lo usa quale suo nome, sua identit, sua missione. Quindi Ges usando questa formula identifica se stesso con Dio. La correlazione con Is 43,10 evidente Is 43,10 perch conosciate e crediate in me e comprediate che Io Sono Gv 13,19 perch crediate che io sono Questo uno dei punti pi eccelsi della teologia giovannea: lIo Sono, che era parola data a Israele per mezzo dei profeti, ora sta in carne ed ossa davanti a loro, nella storia. LAT realizzato, le promesse sono adempiute. Egli cos lescatologia realizzata, gli ultimi tempi sono giunti con lui. Egli il Salvatore escatologico atteso, colui che compie la stessa opera del Padre, non solo perch lha ricevuta quale missione, ma perch vede il Padre che la compie e lui la compie e la annunzia (8,38). Ma la rivelazione piena che Ges Io Sono, avviene nella sua ora, lora della glorificazione e cio quando sar elevato da terra (8,28). La croce-innalzamento-glorificazione, annunciata da Giovanni come tutta circonfusa della luce della gloria, e per questo non determina un insuccesso o una catastrofe o una tragedia, ma lora della conoscenza vera che diventa fede, lora della rivelazione dellIo Sono. Giovanni usa Io Sono anche accompagnato da un predicato nominativo 7 volte: 6,35 Io sono il pane di vita 8,12 Io sono la luce del mondo 10,7 Io sono la porta 10,11 Io sono il pastore bello (= buono) 11,25 Io sono la risurrezione e la vita 14,6 Io sono la via, la verit e la vita 15,1 Io sono la vite vera Qui laccentuazione sempre solo sullIo sono, mentre il predicato lo sviluppa allargando la comprensione teologica. Ciascuno , letto nel contesto discorsivo dov inserito, delinea lattributo e lo specifica attraverso ci che, sia la tradizione giudaico-israeleita e sia le concezione veterotestamentarie, attribuivano a Dio stesso. Anche i sinottici attestano luso dellIo sono da parte di Ges: Mc 14,62; Lc 22,70, Mt 14,27.

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Lora della gloria:la passione Non solo la crocifissione ad essere circonfusa di gloria, ma tutta la passione manifestazione gloria di Ges. Per comprendere la gloria della passione prendiamo in esame uno dei termini cruciali: lora. Questo termine appare moltissime volte come nodo teologico che allude alla glorificazione. Ne esaminiamo solo alcuni brani paradigmatici: 12,23 giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verit, in verit vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Ora l'anima mia turbata; e cosa dir? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificher!

12,27,28

Nel primo brano, con la simbologia del chicco di grano, lora viene identificata con lora della morte. Morte e glorificazione sono un unico evento: la luce della gloria si addensa nellevento pi oscuro. Lo stesso morire del chicco di grano e del suo portare frutto sono in sostanza un unico processo.: il centro resta il portare frutto. Quindi lattenzione focalizzata sul portare frutto e non sulla morte: la morte di Ges fruttifera, essa salvezza, glorificazione. Linizio del versetto 23 annuncia che lora della glorificazione arrivata, presente; il cap 12 apre al racconto della passione: Ges a Gerusalemme. Nel secondo brano viene in luce il turbamento di Ges dato dalla imminente morte: lui che viene a vincere la morte, si lascia afferrare da essa e scuotere violentemente. La sua preghiera Padre, salvami da questora va intesa in senso molto forte, come nei Sinottici che dicono Padre, allontana da me questo calice (Mc 14,36); e poi sottolinea che proprio quella la sua missione. Anche nei sinottici ha lo stesso tipo di conclusione , solo che in Giovanni introdotto il tema della glorificazione del nome del Padre: la glorificazione del nome del Padre avviene nella glorificazione del Figlio, la quale a sua volta avviene nella passione. La glorificazione del Padre coincide con la glorificazione del Figlio. La risposta del Padre, che avviene tramite voce dal cielo, dice, usando il verbo prima al passato e poi al futuro, che unazione continua, un tuttuno con la missione del Figlio stesso e si impernia sulla sua passione e crocifissione: Ges il rivelatore di questa gloria, soprattutto con la sua morte. Lora ora! La glorificazione gi avvenuta nei segni (parole e fatti) ed ora avviene nella Crocifissione: sono i 2 tempi cardini della vita di Ges tenuti insieme dallidea teologica dellOra: un evento continuo. Seguendo il percorso del ricordo giovanneo abbiamo che: la glorificazione della Risurrezione illumina di gloria levento della passione-morte e, al di l di essa, trasfigura di gloria i segni operati da Ges. Il racconto della passione come Libro della Gloria Fino al capitolo 12 lora della Passione-glorificazione solo annunciata in forma profetica; dal capitolo 13 in poi si apre il libro della Gloria. Giovanni stesso afferma che nessun libro pu raccontare adeguatamente Ges e la sua opera (21,25); eppure il suo libro della Gloria reclama degnamente di essere uno scrigno dove la testimonianza data a Ges dal discepolo amato, lui che era vicinissimo al suo cuore, raggiunge il vertice (19,35) Lo scenario che ritroviamo dal cap 13 in poi totalmente diverso da quelli precedenti: Ges solo coi suoi, tutto il cosmo tace! La narrazione si concentra, i colloqui di Ges sono intensi e ampi prima di giungere alla passione. Troviamo tre grandi atti: 1. 13,1,30 Lultima Cena a) Lavanda dei piedi b) Predizione del tradimento 2. 13,31-37 I discorsi di addio e la preghiera finale 3. 18-19 Il racconto di passione e morte. a) Larresto b) Il processo c) La crocifissione Per le prime 2 scene rimandiamo a quando le affronteremo nello studio dei brani, qui ci concentreremo solo sulla terza. Le caratteristiche proprie del racconto della passione si potrebbero ridurre a tre: A. Tendenza apologetica: i giudei sono i soli criminali, e Pilato appare quasi come una figura simpatica e seriamente interessato a liberare Ges B. Preciso orientamento dottrinale: Ges non va alla passione come vittima, ma come il dominatore e sovrano degli eventi: non una passione ma unazione del Figlio delluomo.

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C. Forte elemento drammatico: il racconto formato da episodi accuratamente scelti e carichi di grande valore
simbolico. Il processo davanti a Pilato, nel suo scenario drammatico, mette in luce la natura del Regno di Dio e la colpa dei giudei nella morte di Ges. 18, 1 -14 Larresto: Latente, nella drammaticit del racconto, vi lo scontro tra la forza delle tenebre e Ges. Egli sa cosa sta per accadere e gli va incontro. La passione non qualcosa di inevitabile. Non c contatto fisico tra Ges e Giuda, come il bacio riportato dai sinottici: i due fronti sono nettamente schierati. Ges ripete al rinnegato la domanda posta ai discepoli (cfr 1,38) allinizio del vangelo: chi cercate; ma mentre quelli cercavano la vita, ora Giuda e quelli con lui cercano la morte. La risposta Io sono di Ges ad un livello ordinario sembra solo una identificazione ad una esplicita richiesta; eppure, quando Ges la pronuncia essi indietreggiano e cadono, versano nella totale confusione: davanti alle tenebre Ges rifulge con tutta la sua Maest Divina. lo stesso atteggiamento umano che si ritrova spesso nelle teofanie veterotestamentarie: atterriti davanti a DioSal 56,10; Dan 8,18 ed altri ancora. Quindi vi il consenso di Ges nel suo essere arrestato perch egli ha il potere di Dio sulle forze delle tenebre. 18, 28-19,11 Il processo: Giovanni riduce il processo giudaico davanti ad Anna, e amplifica meglio quello romano, e quivi mette in luce tutta la regalit del Cristo: la tematica che domina questa scena. Laccusa dei Giudei di natura politica re dei giudei: alla domanda che gli pone Pilato, Ges opera la distinzione tra la connotazione politica, che egli e i suoi delatori intendono, e la sua regalit intesa in senso teologico-messianico. Ges inverte i ruoli: lui, laccusato, fa le domande e non il contrario; anche qui il vero conduttore di tutto Ges: lui il giudice e il procuratore sotto processo. Alla famosa domanda di Pilato cos la verit? si sono date molte interpretazioni, ma Giovanni mette in correlazione questa domanda con ci che accade subito dopo: Pilato non accoglie le accuse dei Giudei ma non vuole ascoltare nemmeno le parole di Ges: egli volta le spalle alla verit! La scena dei soldati che beffeggiano Ges una ironia giovannea: egli mostra come in tutto questo gioco del re farsa15 vi sia lesaltazione della regalit di Ges. Anche nel discorso sulla natura dellautorit di Pilato Ges che conduce, mostrando che lui che gli permette di poterla esercitare e di condannarlo perch la sua una donazione volontaria della propria vita. La colpa grande,per la condanna, di coloro che lo hanno consegnato a lui: essi scelgono come re cesare e rifiutano il patto davidico e il vero Re dIsraele 16. In questo modo i giudei hanno spazzato via centinaia di anni di aspettativa messianica nella quale Gerusalemme un giorno avrebbe avuto un Re della stirpe di Davide che avrebbe mostrato a tutti la Regalit di Dio. 19, 16.30 La crocifissione: La scena della crocifissione descritta come lintronizzazione del re: infatti questo il messaggio che levangelista vuole dare mettendo subito in rilievo la scritta sulla croce: inoltre sottolinea linternazionalit della regalit di Ges annotando che fu scritta in tre lingue, tra cui il greco che era diffuso per tutto il mondo allora conosciuto. Proprio riguardo a questa scritta, contrastata dai giudei, Pilato resta fermo su ci che ha fatto, quasi a non voler pi restare di spalle alla verit: in tal modo Giovanni presenta abilmente Ges come Re al mondo intero. La specificazione che la tunica era tutta dun pezzo il simbolismo che levangelista usa per dire che Ges non solo Re, ma anche sacerdote(17,19):infatti le tuniche sacerdotali erano inconsutili. Il nuovo Re si prende cura del suo nuovo popolo: Maria il simbolo del nuovo Israele e Giovanni (il DA) il simbolo dei cristiani. In questo compimento dellora nasce la Chiesa. Subito dopo Giovanni annota come in tutto ci si compie sia la scrittura sia la missione di Ges, proprio ad indicare che Ges il Re escatologico: egli l nella sua gloria, come predetto secoli prima. A questo punto, il re termina la sua missione di portare tutto a compimento e paredoken to pneuma consegna lo spirito : cio ora la sua missione sar continuata dallo Spirito che viene consegnato alla Chiesa che pochi istanti prima nata dalla Sua stessa gloria. Nel Crocifisso-Glorioso Giovanni fa rientrare anche alte tematiche teologiche e simboliche, ne citiamo solo alcune a mo di esempio: lAgnello pasquale, il Servo Sofferente, lalbero delle vita nel giardino dellEden, il sacrificio di soave odore, i sacramenti. LECCLESIOLOGIA GIOVANNEA 15 Filone ci riporta di questo gioco del re farsa che era usuale nei teatri romani e tra i legionari. Ancora oggi sul pavimento di pietra
della fortezza Antonina a Gerusalemme (il litostrato) vi sono i segni di tale gioco.

16NellIsraele Veterotestamentario il Re Dio stesso, e colui che Dio sceglie per regnare su di loro solo un suo servo che regge il
popolo in sua vece. Poi vi tutta la concezione messianica del Re davidico, ma in questa sede sarebbe troppo lungo esaminarlo.

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Il tema della Chiesa, nel vangelo giovanneo, uno dei nodi teologici cruciali, in relazione al fatto che Giovanni ne parla con modi e tematiche che si differenziano da quelle sinottiche, e da per scontato delle cose che il credente che si avvicina a questo vangelo dovrebbe gi conoscere ed avere assimilato. Quindi il silenzio su alcune questioni nasce dal presupposto che siano date, in un certo qual modo, per scontate dallautore. La terminologia ecclesiologica Non troviamo in Giovanni termini quali Chiesa, popolo di Dio, o magari immagini della comunit quali edificio: essi non sono termini propriamente usati dai vangeli, ma sono una terminologia pi propriamente paolina 17. Giovanni, facendo riferimento ad una fonte propria di ipsissima verba Jesu, usa una terminologia diversa, molto pi confacente allimmagine di un Ges storico, inoltre per avere unidea completa della sua ecclesiologia bisogna fare riferimento anche alle sue lettere e allApocalisse. I Discepoli Allo stesso modo, Giovanni, non menziona n lelezione dei discepoli, n la missione, come invece troviamo nei sinottici, tantomeno troviamo in lui lelenco dei discepoli. Questo non significa affatto che egli la ignori o che non la ritenga importante, anzi a lui preme sottolinearla da una diversa angolazione: lo stare con Ges e lessere (uniti) in Ges. In 1,35-50 abbiamo lequivalente di una elezione e in 6,70 si esplicita come presupposta, allo stesso modo in 13,18 e 15,16. Anche la missione dei 12 appare chiara in 15,16; 17,18; 20,21; 21,1-11. La comunit credente di Giovanni Al cap. 15 troviamo il simbolo della vite vera che Cristo e i tralci che rappresentano i cristiani. A prima vista sembra che questa simbologia voglia sottolineare un rapporto individuale del cristiano con Ges che escluda il rapporto comunitario, ma analizzando in modo corretto ci si rende conto che il presupposto dellessere inseriti in Ges dato dallamore (9) e che questo stesso amore deve unire i credenti in un vincolo di unit (12). Questa dunque la comunit credente per Giovanni: rimanere nellamore di Ges che si esprime nellessere uniti nellamore con il proprio compagno di fede (15, 12). Inoltre tutto il discorso di Ges mantiene uno stile io-voi che lascia intendere come Ges si rivolga ai suoi come comunit. Infatti lespressione di figlio delluomo utilizzata da Giovenni, riprende lespressione di Dn 7, dove il profeta intende il figlio delluomo quale personalit corporativa del popolo di Dio, in questo modo Giovanni vuole presentare una comunit che tale perch in Ges. il nuovo Israele, al quale si appartiene non per vincoli di sangue, come nella prima alleanza, ma perch si crede in Ges (1,12-13). Allo stesso modo va interpretata limmagine dellovile e del pastore. Inoltre lespressione forte che troviamo in 17,22 , rende noto come debba intendersi la comunit giovannea: una cosa sola in Cristo. Lordinamento della Chiesa Nelle lettere paoline viene evidenziato in varie parti lordinamento della Chiesa: la diversit tra ministeri e carismi e le rispettive caratteristiche, le 2 diverse tipologie di imposizioni delle mani. In Giovanni non troviamo tutto ci. Per lui i Discepoli sono limmagine in miniatura della Chiesa, e ci che egli dice di essi deve intendersi della Chiesa. Vi sono per dei passi in cui si sottolinea come la missione che Ges affida ad essi sia di essere capi. In 21, 15-17 a Pietro affidata la cura pastorale del gregge, in 4,35-38 i discepoli hanno una autorit che proviene da Ges, in 20,23 hanno il grande dono-potere di rimettere i peccati. Il Regno di Dio Come per i precedenti, anche questo un tema diversamente sviluppato in Giovanni. Tranne che per 3,3.5, questo termine non ricorre mai. Laccento che i sinottici davano alla basilea tou Theou18 viene invece data da Giovanni al basileus19 : egli si riferisce a Ges come re per ben 15 volte, almeno il doppio dei sinottici. Tutte le parabole dei sinottici che si riferiscono alla Basilea, danno luogo in Giovanni a un discorso figurativo incentrato su Gesu: Sinottici Giovanni Lievito che fermenta Il pane vivo La pecora smarrita Il buon pastore 17 Il termine chiesa in senso stretto usato una sola volta da Mt 16,18. In Mc 2,19-20 ricorre invece la simbologia dello spososposa.

18 Alla lettera signoria di Dio, ma viene meglio tradotto con Regno di Dio. 19 Re

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La vigna affidata ad altri

La vera vite

Anche se Giovanni non usa il termine regno, che da lidea chiara di una collettivit (comunit), questo non significa che egli la escluda, infatti per semplice ragionamento logico ne deriva che un Re ha sempre un regno, allo stesso modo vale per il pastore che sempre presuppone un gregge, e per la vite che ha sempre dei tralci. Per concludere Lecclesiologia giovannea mostra una comunit riunita intorno a coloro che Ges ha inviato. Essa strutturata perch alcuni sono pastori e altri pecore. Questa ecclesiologia non menzionata nelle sue strutture interne perch, essendo essa gi esistente e strutturata, egli non intende sottolinearlo e lo d per scontato. IL SACRAMENTALISMO Questo del sacramentalismo un punto teologico che divide gli studiosi del vangelo in 2 schiere contrapposte: quelli che ritengono il vangelo di Giovanni anti-sacramentale e quelli invece che ritengono che in esso vi sia pi materiale sacramentale che nei sinottici. Le tesi dei primi, cio quelli che minimizzano il sacramentalismo in Giovanni, si basano sul fatto che in questo vangelo non vi sono gli espliciti riferimenti che si riscontrano nei sinottici. Infatti Giovanni tace listituzione delleucaristia durante lultima cena e non d il mandato di battezzare come in Mt.28,19. Inoltre essi sostengono che la cristologia giovannea incentra tutta la salvezza sullaccettazione personale di Ges nella propria esistenza, tutto basato sulla forza della Parola, senza intermediazioni sacramentali. I passi pochi passi di esplicito riferimento sacramentale sarebbero soltanto delle aggiunte fatte dal redattore finale e non apparterrebbero alle precedenti stesure del vangelo. Queste tesi non sacramentaliste sembrano abbastanza convincenti ma sono troppo sbrigative nelle soluzioni, azzardate nella lettura semplicistica del testo e tendenziose nel loro svolgimento, anche se sollevano dei problemi reali (ndr). Le tesi dei sacramentalisti invece sono basate sullo studio del simbolismo in Giovanni. Giovanni fa la scelta di veicolare i sacramenti attraverso una forma simbolica che era molto chiara ai cristiani del I e II secolo. Inoltre grazie al simbolismo era facile riconoscere nei sacramenti la realizzazione delle profezie dellantico testamento. Le parole e le opere di Ges sono presentate come tipologie profetiche dei sacramenti della Chiesa. I sacramenti, soprattutto battesimo e eucaristia, erano talmente noti nelle prime comunit cristiane che non vi era bisogno di esplicitarli pi di quanto essi gi normalmente leggevano chiaramente nel simbolismo del vangelo, in pi era ancora pi facile cogliere come la fonte e la vita dei sacramenti era in Ges stesso. Per quanto riguarda le inserzioni del redattore finale va sottolineato che, anche se sono aggiunte finali, esse rispecchiano in tutto il discorso in cui sono inserite, non si discostano mai dalla teologia giovannea, e sono delle esplicitazioni estratte dal discorso in cui sono inserite. In esempio chiaro di ci lo troviamo in 6,51-56: questa uninserzione finale, sembra quasi un duplicato del discorso precedente, ma il suo intento non quello di ripetere, quanto piuttosto facilitare il lettore nella comprensione di ci che sta leggendo. Non sembra affatto uninserzione infatti se ne accorge sono un biblista ferrato- ma uno svolgimento logico del discorso che Ges sta facendo sul pane del cielo. Per concludere: linteresse di Giovanni mostrare che i sacramenti scaturiscono da tutto ci che ha detto e fatto Ges nella sua vita, essi sono radicati in lui e non in un singolo momento istituzionale. Egli si preoccupa di trasmettere una teologia dei sacramenti che scaturisce da Ges stesso piuttosto che darne il momento istituzionale. Giovanni un evangelista e non un cronista! ESCATOLOGIA La visione orizzontale e verticale dellazione salvifica di Dio Escatologia Orizzontale: dalla creazione in poi, Dio ha sempre guidato gli uomini verso un fine 20 che viene interpretato come un intervento esplicito di Dio stesso nella storia. Quindi la salvezza si dispiega nella storia e si realizza al culmine di essa. Escatologia Verticale: Il mondo terreno opposto al mondo celeste, e la salvezza consiste nel fuggire dal mondo terreno, oramai corrotto e decaduto, e ricercare il mondo celeste. Ma questa fuga resa possibile solo se qualcuno discende dal cielo per liberare gli uomini dallesistenza terrena. Per molti versi, questo vangelo utilizza la visione verticale della salvezza: la Parola discesa dal cielo, si incarnata allo scopo di offrire la salvezza e nella morte-resurrezione stata elevata da terra e attrae tutti gli uomini a s. Nel 20 In greco Escaton.

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vangelo troviamo il continuo contrasto tra cielo e terra, luce e tenebra, il pane mortale e il pane della vita, lacqua ordinaria e lacqua viva. Quindi la salvezza(intesa anche con escatologia) gi realizzata nellincontro con Ges, nellaccettazione di lui e dei suoi doni salvifici. Ma vi anche la visione orizzontale della salvezza: la Parola discesa dal cielo non ignora lorigine di tutto dalla creazione. Lera del dominio dello Spirito sulla carne comincia con Ges e fa si che tutti gli uomini adorino Dio in Spirito e Verit. Questera gi preannunciata dalle Scritture che indicano in Ges, nella sua morte-resurrezione il centro della storia, e continua poi nella vita della Chiesa guidata dallo Spirito. Qui il contrasto non pi tra terra e cielo, ma tra i cristiani e il mondo. Quindi la salvezza si dispiega lungo la storia e ne fa storia della salvezza. MOTIVI SAPIENZIALI Il Vangelo di Giovanni si distingue dagli altri soprattutto per la sua particolare forma che richiama e la sua presentazione di Ges come rivelazione incarnata discesa dallalto che dona luce e verit. Per questo Giovanni si rif molto ai libri sapienziali dellAT. I libri sapienziali dellAT avevano attinto e riletto i motivi sapienziali extrabiblici, dando loro una luce nuova. Infatti ritroviamo in essi leco di letteratura sapienziale di scrittori egiziani, sumeri, babilonesi. Lo stesso lessico permeato dalla filosofia greca; infatti alcuni di essi furono redatti durante lellenizzazione 21. Il Ges di Giovanni presentato come la Sapienza personificata (Sir 24; Sap 9,9): come la sapienza esisteva con Dio fin dal principio e prima ancora di ogni cosa, cos Ges-Parola era col Padre prima che il mondo esistesse (1.1; 17,5). detto della Sapienza che essa era emanazione della gloria dellOnnipotente (Sap 7,25), cos Ges ha la gloria del Padre che egli manifesta agli uomini(1,14: 8,12; 9,5). Questi sono solo alcuni esempi, ma ve ne sono molti altri ancora sparsi per tutto il vangelo. Giovanni modifica notevolmente i tratti della Sapienza personificata la quale a-storica, facendola diventare storica, incarnata. Questa presentazione di Ges quale la Sapienza incarnata propria del vangelo di Giovanni, anche se non mancano nei sinottici dei tratti molto simili: in essi Ges il Maestro, parla in Parabole e Proverbi, i suoi detti sono sapienziali quindi diventano paradigmi di applicazioni universali. Vi sono poi anche altri passi dove Gesu si identifica con la Sapienza: Lc 7,35; Mt 11,19; Mt 23,34. LINGUAGGIO, TESTO E FORMA DEL VANGELO La lingua originale del Vangelo Nellepoca in cui visse Ges, e in quel contesto geografico, la lingua parlata dal popolo era laramaico, mentre lebraico era la lingua dei colti e veniva soprattutto usata quale lingua sacra nel culto del tempio e della sinagoga. Quindi possiamo desumere che Ges parlasse laramaico e conoscesse anche lebraico 22 proprio a motivo del culto. Da ci risulta che il greco della koin, con cui ci sono stati trasmessi i vangeli, stato fortemente influenzato dallaramaico e, in un certo qual modo, dallebraico. A ci va aggiunto che, per coloro che scrissero materialmente i vangeli, il greco della Koin era una seconda lingua e non sempre la padroneggiavano correttamente. Anche le prime predicazioni si rivolsero essenzialmente agli ebrei nelle sinagoghe questo complet ulteriormente la semitizzazione del greco del vangelo. Per tali motivi, non si pu presupporre che vi sia stato un primo vangelo giovanneo scritto in aramaico o in ebraico come vogliono sostenere taluni, avallando la teoria dei molteplici semitismi contenuti. Il testo greco del vangelo: quello trasmessoci Non abbiamo del vangelo di Giovanni, come di nessun testo neotestamentario, la prima edizione pubblicata. La motivazione semplice:i testi non erano firmati in pendice. Poi appena un testo veniva dato alla comunit, subito si cominciava a trascriverlo e a trasmetterlo alle altre comunit cristiane. Nella trascrizione inevitabilmente si commettevano errori o fraintendimenti, che portavano a piccole differenze tra tutte le trascrizioni. Questo fenomeno era comune e diffuso nellantichit, anche in relazione alla difficolt dello scrivere dovuta ai mezzi del tempo. 21 L'ellenizzazione un termine utilizzato per descrivere un processo di mutamento culturale mediante il quale alcune componenti
proprie dei popoli venuti a contatto con la civilt greca si combinarono in varie forme e gradi con quelli tipicamente ellenici. Questo fenomeno port ad un graduale processo di assimilazione culturale, attraverso il quale le popolazioni non greche adottarono peculiari caratteristiche elleniche. Anche Israele e Giuda subirono questo processo imposto loro dagli oppressori stranierei, al quale molti tra il popolo si ribellarono (crf. I e II Libro dei Maccabei). Questo fenomeno gener la diffusione di un particolare tipo di greco che chiamato il greco della koin, col quale sono stati scritti i testi nel NT.

22 In Lc 4,16-20 troviamo che Ges si alza a leggere nella sinagoga. Da fonti ebraiche sappiamo che nel culto sinagogale non si
ammetteva luso di alcun altra lingua che non fosse quella sacra del popolo eletto e quindi lebraico. Questo lascia anche sottintendere che Ges, molto probabilmente, abbia ricevuto da bambino una certa istruzione.

Sintesi tratte da: R.E. BROWN, Giovanni, 1979 Parrocchiale V. FUSCO, Vangelo secondo Giovanni,1992 Grazie

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Quindi non possediamo pi n il testo orinale n delle fedelissime trascrizioni. A questo punto risulta chiaro che non si pu parlare di testo originale. Lunica soluzione affidarci ad un testo quanto pi vicino alloriginale possibile. Anche questo impossibile ricavarlo, perch non avendo loriginale non possiamo operare il confronto che determini quale sia il pi fedele. Una soluzione che ci d una buona base di fedelt quella del textus receptus il testo che abbiamo ricevuto o testo critico. Tale testo dato dal confronto dei pi importanti manoscritti e frammenti di manoscritti antichi, dai quali, seguendo alcune regole prestabilite, si riuscito a ricavare un testo unico. Da questo poi si hanno le varie traduzioni di cui oggi disponiamo e usiamo. O LOGOS LA PAROLA Sono molti gli sforzi che si compiono per cercare di ben spiegare il termine Parola usato da Giovanni, ed ogni spiegazione risulta parziale e inadeguata. Lo sfondo ellenistico Il termine logos (= parola) viene usato per la prima volta in filosofia da Eraclito nel IV sec a.C., egli lo usa per indicare il principio eterno dellordine delluniverso. Da questo momento in poi sar usato nella filosofia occidentale. Filone, filosofo ebreo, cerca di conciliare questa concezione filosofica ellenistica col quella ebraica. Per lui il logos creato da Dio ed lintermediario tra Dio e gli uomini, dava significato e ordine alluniverso, il modello dellanima umana e, per certi versi, quasi un secondo dio. In Filone non c una idea ben chiara n della personalit del logos, n della sua preesistenza, tantomeno esso era collegato alla vita

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Lo sfondo semitico Nemmeno nella letteratura biblica ed extrabiblica troviamo una spiegazione soddisfacente. Ma alcuni contenuti presi insieme, ci aiutano a darci una prospettiva di comprensione. La parola del Signore in ebraico debar YHWH : nellAT testamento il termine parola associato a Dio ha una pregnanza particolare, perch esso un insieme di parola e azione. La Parola rivolta ai profeti, non una semplice informazione data ad essi, ma qualcosa che lo smuove, lo sfida, egli non pu resistere alla sua veemenza ed costretto a uscire e portarla agli altri. Nel libro del Deuteronomio la Parola fonte di vita (Dt 32,46-47). Nei Salmi essa ha il potere di guarire (Sal 107,20) ed luce (Sal 119,105.130; 19,8) Nel libro della Sapienza essa presentata come colei che nutre e mantiene in vita (Sap 16,26). Vi sono anche molti riferimenti dove la Parola assume dei tratti personificati, avendo funzioni indipendenti, come si esplicit chiaramente in Is 55,11 (questi versetti sono addirittura lo sfondo del discorso di Ges sul pane della vita) Uno snodo importante per comprendere meglio luso Giovanneo di Parola, lo troviamo in Sir 24 dove la Sapienza personificata ha i tratti peculiari della Parola , infatti proprio allinizio la Sapienza, parlando si se stessa, afferma di essere uscita dalla bocca dellAltissimo. Ora, se uniamo ci che abbiamo visto delle varie attribuzioni della Parola e della Sapienza, possiamo avere una buona base per comprendere quale grande valore assume in Giovanni il logos, la Parola. Giovanni mostra una reinterpretazione stupenda di tutto lAT alla luce di Ges: Lui il compimento delle Scritture nella sua totalit. Tutto ci che stato detto nellAT in riferimento alla Parola e alla Sapienza, trova nel prologo la sua fusione e corretta interpretazione in Ges; la Sapienza-Parola, presentata nellAT come personificata e volente, ora diventa incarnata: e il verbo carne divenne (1,14). Il prologo una sintesi meravigliosa e stupenda di tutta la storia della salvezza, da prima che ogni cosa fosse: altissima teologia resa in forma poetica dove luomo davanti alla Parola resta senza parole. Lunica Parola pronunciata da Dio che rompe il silenzio e avvolge luomo nel silenzio della contemplazione. SEGNI E OPERE Da un veloce confronto tra i Sinottici e Giovanni, notiamo subito che vi sono delle evidenti differenze nella trattazione dei miracoli. La differenza di numero: nei sinottici la maggior parte del ministero pubblico di Ges dato dal racconto di eventi prodigiosi da lui compiuti; Giovanni, invece, ne riporta solo sette, accuratamente scelti per incoraggiare la fede del credente (20,30-31). La differenza nelle circostanze dei racconti: i sinottici pongono pi attenzione allentusiasmo suscitato dai miracoli, a come le folle restano sbalordite e la notizia si diffonda; Giovanni meno colorito, e narra con discrezione (2,8-9). Ma la differenza veramente sostanziale, la questione della funzione dei miracoli. Per i sinottici i miracoli sono dynameis cio manifestazioni di potenza della presenza del Regno di Dio. Il Regno si istaura sconfiggendo il male con potenza, per tale motivo troviamo spesso esorcismi o guarigioni legate a spiriti maligni. Vi sono anche i teratha cio i prodigi volendo indicare con questo soprattutto i miracoli sulla natura. In Giovanni la prospettiva diversa: Ges agisce con la potenza stessa del Padre (5,15) , quindi i suoi miracoli sono parte integrale della sua opera (ministero). La funzione primaria dei miracoli, in Giovanni, quella simbolica. Ges, in riferimento ai suoi stessi miracoli, ne parla come opera mentre il narratore-evangelista si riferisce a questi come segni. Le opere Il termine opera23 usato nella bibbia dei LXX sia in riferimento alla creazione che alle vicende dellesodo. Quindi nelluso del termine opera, nel vangelo giovanneo, celato il mistero della Creazione Nuova e della Pasqua eterna: come il Padre crea e libera, cos anche il Figlio. Infatti in 5,17 Ges associa il suo operare a quello del Padre, anche le sue parole sono opera del Padre (14,10). Queste due affermazioni di Ges non solo fanno supporre che vi uno strettissimo legame tra parole e opere, ma che il valore del miracolo non sta nella sua forma, ma nel suo contenuto: lopera miracolosa ci rammenta che la parola non vuota, ma attiva, energica, destinata a cambiare il mondo. I Segni 23 In greco biblico erga

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Una premessa: il miracolo in Giovanni in s segno e opera. Di solito si usa la parola segno24 per indicare il fatto esteriore del miracolo, o meglio lazione compiuta, la quale poi diventa opera perch innestata in tutto il ministero gesuatico. Il miracolo segno perch esso unopera di rivelazione che intimamente collegato con la salvezza. Attraverso lazione fisica ed esteriore vi un significato pregnante da cogliere, da cui farsi interpellare nella fede. Il miracolo giovanneo segno perch profezia: anche questultima nellAT aveva una forte azione simbolica che poi si realizzava nellopera di Dio per il suo popolo. Lelemento profetico del segno miracoloso quello che da uno sfondo sacramentale al racconto giovanneo: dopo la crocifissione-glorificazione e ascensione al Padre, Ges invier il Paraclito, e allora i segni efficaci saranno i sacramenti. Il miracolo era il segno della presenza di Dio in Cristo, i sacramenti sono il segno della presenza di Cristo nella Chiesa. Da non dimenticare che i sette segni che Ges opera, sono intimamente connessi nel discorso in cui ciascuno di essi inserito: per esempio, al segno della moltiplicazioni dei pani segue il discorso sul pane vivo 25. IL PARACLITO Il termine paraclito di tipico uso giovanneo. Questo termine pu essere interpretato in molteplici modi: Uno chiamato vicino ad aiutare, cio un patrono, un avvocato. colui che intercede, portavoce, paciere. Colui che conforta, consolatore Colui che testimonia, esortatore, incitatore. Nessuna di queste forme esaustiva. Il concetto di Paraclito, nelluso giovanneo, le mette tutte insieme e nello stesso tempo le supera. Esse restano molto parziali. NellAT troviamo varie volte che una figura principale, a cui viene affidata una missione, affida a sua volta la medesima missione ad un successore, trasmettendogli lo spirito di cui allinizio venne egli stesso investito. Per esempio Mos e Giosu, Elia ed Eliseo. Giovanni opera lo stesso passaggio tra Ges e il Paraclito. Nell AT troviamo pure che lo Spirito di Dio discende sui profeti perch essi possano dire le parole di Dio agli uomini. Lo stesso concetto usato da Giovanni: lo Spirito Paraclito spinger i discepoli a rendere testimonianza. La figura della Sapienza personificata discende a dimorare tra gli uomini e gli porta il dono della comprensione(Sir 23, 12.26-27.31) . Nel Vangelo di Giovanni, Ges pone la sua dimora tra gli uomini e alla fine della sua missione dona il Paraclito che insegner ogni cosa sia in relazione a Ges che sul futuro. Tralasciando molte altre cose, che seppur importanti, non possiamo affrontare per questioni di sintesi, possiamo accennare a una conclusione. Tutte le considerazioni fatte sopra, relative al Paraclito, anche se prese separatamente sono parziali, ma in una visione di insieme ci aiutano a cogliere almeno in parte ci che Giovanni intende quando parla del Paraclito. Ne parleremo comunque in modo un po pi esaustivo in seguito quando passeremo allesegesi dei singoli brani del vangelo di Giovanni. IL VOCABOLARIO GIOVANNEO Abbiamo visto finora, analizzando alcuni termini, come Giovanni, nelluso della terminologia, faccia una scelta ben diversa da quella dei sinottici. Il suo vocabolario risulta avere una pregnanza e una consistenza che si rif alla sua esperienza personale del Maestro. Ricordiamo che egli il discepolo che ha ascoltato il cuore di Ges nellultima cena (13,23), quindi la sua sensibilit teologica si presenta sotto un profilo diverso, dando un risalto nuovo a quelle tematiche, che seppure presenti anche nei sinottici, hanno una diversa esperienza personale dellevangelista. Giovanni una continua tensione tra tradizione ed esperienza personale di Ges, che rende il suo Vangelo un pozzo inesauribile per alimentare e incoraggiare la fede del credente. Nella tradizione pi antica e genuina della Chiesa mentre il vangelo di Marco quello della prima evangelizzazione, quello di Luca il vangelo dei primi passi nella fede, quello di Matteo che accompagna litinerario cristiano, il vangelo di Giovanni quello della maturit della fede, il Vangelo dello Spirito,

24 In greco biblico semeion. 25 Il segno del miracolo forma un tuttuno con la parola che lo chiarifica, analogamente avviene per i sacramenti: per ritus et preces
(SC).

Sintesi tratte da: R.E. BROWN, Giovanni, 1979 Parrocchiale V. FUSCO, Vangelo secondo Giovanni,1992 Grazie

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dellascolto incondizionato della Parola che interpella la nostra vita e ci fa giungere alla conoscenza di Ges attraverso un itinerario dove il Paraclito il maestro lungo il cammino. Diamo un piccolo sguardo su alcuni vocaboli usati da Giovanni e la loro frequenza nei confronti dei sinottici: ci ci aiuter a capire quanto Giovanni dia importanza ad alcuni di essi e ci faciliter in seguito lesegesi dei brani. Termine Italiano Amare Conoscere Credere Giudei Giudicare Io Sono Inviare Glorificare Luce Manifestare Mondo Osservare Padre Rimanere Testimonianza Verit Vita Termine in Greco Agapao ( e affini) Ginosko Pisteuo Iudaioi Krino Ego Eimi Pempo Doxazo Phos Phaneroo Kosmos Tereo Pater (riferito a Dio) Meno Martyria Aletheia (e affini) Zoe Mt 9 20 11 5 6 5 4 4 7 0 8 6 6 3 4 2 7 Mc 6 13 14 6 0 3 1 1 1 1 2 1 4 2 6 4 4 Lc 13 28 9 5 6 4 10 9 7 0 3 0 17 7 5 4 5 Gv 43 57 98 67 19 24 32 23 27 9 78 18 118 40 47 46 35

Vi sono i dei vocaboli molto comuni nei sinottici ma del tutto assenti in Giovanni

Termine Italiano Termine in Greco Chiamare Kaleo Conversione Parabola Potenza Predicare Purificare Regno Vangelo Metanoia (e affini) Parabol Dynamis Kerysso Kathareo Basilea Euangelion

Mt 26 7 17 13 9 7 57 5

Mc 4 3 13 10 12 4 20 7

Lc 43 14 18 15 19 7 46 10

Gv 0 0 0 0 0 0 5 0

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A lode di Dio, per Ges Cristo suo Figlio, nello Spirito Paraclito per ledificazione della Chiesa