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David Donnini

LA NASCITA DI GES
Tradizioni e contraddizioni della prima festa cristiana

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Autore: David Donnini Anno: 2009 URL: http://www.nostraterra.it e-mail: david.donnini@gmail.com cell. 3926276743

INDICE

INTRODUZIONE

I QUATTRO VANGELI CANONICI

LA NATIVIT

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LA NATIVIT NEL VANGELO SECONDO MATTEO IL RACCONTO LA NATIVIT DI MATTEO LA NATIVIT NEL VANGELO SECONDO LUCA IL RACCONTO LA NATIVIT DI LUCA I CONTRASTI FRA LE NATIVIT.

21 21 26 43 43 49 58

FRATELLI E SORELLE DI GES.

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LE NATIVIT APOCRIFE.

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LA NASCITA DI GES NELLE TRADIZIONI EBRAICHE

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LA NASCITA DI GES NEL CORANO

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LA NASCITA DI GES NELLA TRADIZIONE INDO-BUDDISTA

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DOV NATO GES, UNIPOTESI CORAGGIOSA

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NATALE.

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Introduzione
C un fatto importante, a proposito della letteratura religiosa cristiana, che viene dimenticato troppo spesso e sul cui significato non si riflette abbastanza: nei secoli passati la traduzione dei libri sacri in lingua volgare, il loro semplice possesso e la libera lettura erano proibiti dalla chiesa, sotto minaccia di severe punizioni. Soltanto nel corso delle funzioni ufficiali, e sotto la guida del sacerdote, il fedele poteva prendere conoscenza del contenuto dei testi. Anche perch la stragrande maggioranza del popolo non conosceva n il greco, n il latino, e dipendeva in modo totale dai colti e dagli ecclesiastici per accedere al racconto della vita e delle opere di Cristo. Poi giunto il tempo della liberalizzazione e, a partire dal diciottesimo secolo, gli intellettuali si sono permessi di analizzare criticamente le scritture canoniche e, spesso, si sono azzardati a metterne in evidenza ambiguit e contraddizioni. nata cos unaspra contesa tra i difensori a oltranza della lettera e della storicit del Nuovo Testamento e gli scettici anticlericali, intenzionati talvolta a negare la stessa esistenza storica di Ges. Un conflitto di questo genere, fortunatamente distribuito in un ambito di sfumature molto pi ricco ed articolato, permane ancora oggi. Anche perch, purtroppo, ben lontana dal concludersi lepoca dellincompatibilit tra fede e ragione. Da secoli loccidente cristiano ha soffiato sulla brace di questo scontro, generando quelli che sembrano essere fenomeni piuttosto irrilevanti in altre aree culturali e religiose: il materialismo e lateismo, intesi come rifiuto e negazione di ogni forma di spiritualit. Ed proprio per colpa di questa cristallizzazione dialettica che la ricerca di unautentica spiritualit risulta difficile nel mondo moderno e occidentale, dove la scelta sembra potersi articolare solo fra laccettazione della dottrina ufficiale della chiesa, linteresse rivolto verso religiosit esotiche, o labbandono di ogni sentimento religioso. Da un lato, la conoscenza scientifica cresciuta in modo rapidissimo. Ma, nel fare questo, troppo spesso le istituzioni e gli uomini di scienza si sono lasciati condurre da interessi di mera convenienza: le ragioni del profitto commerciale e quelle della potenza militare, piuttosto che da quello spirito elevato, gi proprio della civilt greca antica, che poneva la conoscenza al centro di un interesse non necessariamente finalizzato. Ed cos che, negli ultimi secoli, la ricerca scientifica ha accresciuto il suo carattere materialista. Dallaltro lato, la chiesa, sentitasi minacciata nella sua autorit dalla crescita di una conoscenza che sembrava in grado di confutare alcuni presupposti della dottrina, ha concesso qualche inevitabile forma di apertura, ma si sempre posta a baluardo dei propri dogmi, anche l dove linsegnamento religioso produceva irrimediabili contrasti con la conoscenza della natura e delle sue leggi. Da questo deriva il conflitto pi grave del mondo moderno: le tante stridenti incompatibilit fra spiritualit e razionalit che, a mio parere, sono alla base dei drammatici disagi della civilt

moderna. In senso esteriore, con riferimento alla situazione economica, politica ed ecologica del genere umano, ma anche in senso interiore, con riferimento alla salute mentale dellindividuo e alla qualit globale della sua vita. Purtroppo, assai spesso, i miei scritti relativi allanalisi storica della letteratura cristiana sono stati interpretati come espressioni di unindole anticlericale materialista, per la semplice ragione che a volte colpiscono, anche duramente, certe asserzioni e idee della dottrina ecclesiastica, e sembrano concepiti per combatterla da una posizione intollerante nei confronti di qualunque religiosit. Non cos. Ed bene che fin dallintroduzione di questo lavoro dedicato ad un tema delicato ed affascinante, com il Natale, con tutte le tradizioni ad esso collegate, sia chiaro il fatto che lanalisi critica non parte da una motivazione distruttiva, ma dalla convinzione che lo sviluppo di unautentica spiritualit non possibile senza lemancipazione dai vincoli culturali che, troppo spesso, hanno avuto lo scopo di contenere e di controllare, piuttosto che quello di educare e di far crescere. impressionante lincapacit cronica del mondo occidentale moderno di accettare la funzione del mito, nel suo alto significato educativo, senza porre subito, in modo puerile quanto superficiale ed inopportuno, una problematica di veridicit ed autenticit che vorrebbe ridurre tutto ad una logica da quiz del tipo vero/falso. E cos: Ges Cristo esistito, oppure no? risuscitato, oppure no? nato da una vergine, oppure no? Da un lato i si della fede, e dallaltro i no della ragione. Di fronte ad unimpostazione mentale di questo genere, cos profondamene radicata, non hanno prodotto effetti molto significativi gli sforzi di quegli studiosi che hanno voluto sottolineare la distinzione fra il Cristo della storia e quello della fede. La chiesa continua ad insegnare che i racconti evangelici, relativi a eventi miracolosi e non, sono da intendere come cronache di fatti realmente accaduti. I devoti hanno necessit di crederlo, affinch la loro fede non debba vacillare. Gli scettici continuano a parlare di bugie, e tendono a screditare il sentimento religioso nel suo complesso. Sembra molto difficile, per non dire generalmente impossibile, accedere ad una visione delle cose, peraltro antica quanto la civilt umana, in cui il racconto mitico funge da veicolo di significati educativi, indipendentemente dallinsorgenza di una questione di veridicit. La veridicit, o meglio, la verit, dovrebbe essere intesa come validit dei contenuti che si vogliono trasmettere, al di l del fatto che lo strumento di comunicazione sia costituito da un linguaggio credibile alla lettera. Questo latteggiamento culturale corretto nei confronti di una narrazione nata per essere mitologica. Ma questa capacit, che appartiene ad unintelligenza matura, ricca e costruttiva, che riconosce il valore della fantasia, si persa nello vie contorte dello sviluppo di questa civilt moderna. E la responsabilit di questo fatto deve essere attribuita in uguale misura ai difensori inflessibili della religiosit dogmatica e dottrinale, quanto ai paladini di quel positivismo arrogante e di quel

materialismo ottuso, che pretendono di essere razionali senza essersi accorti che Carl Gustav Jung, gi nei primi anni del secolo scorso, aveva proclamato su base scientifica il valore insostituibile dei simboli e della mitologia, come elementi formativi dellinconscio individuale e collettivo. Spiritualit e scienza senza psicologia! Sono queste la fede e la ragione che non usciranno mai dal loro inguaribile conflitto. Personalmente, dopo quasi tre decenni di lettura e studio delle scritture religiose, cristiane e non, ho maturato un atteggiamento che, pur senza rinunciare alla necessit di analizzare le cose per verificarne la natura e lorigine, privilegia il valore della sintesi. Nella convinzione che pu esservi molta verit in una cosiddetta bugia, l dove si incontrano nel modo giusto lintenzione dellautore e la capacit di lettura del destinatario. Il Natale cristiano, che affonda le sue radici nelle mitologie antichissime dellEgitto, della Grecia, del medio oriente antico, e persino delloriente indo buddista, non deve essere mortificato n dalla credulit dogmatica, n dallo scetticismo ateo, ma essere arricchito, anche attraverso il giusto spirito critico, affinch possa svelare il valore educativo della mitologia e continuare ad offrire punti di riferimento che rendano luomo consapevole di s e memore del proprio passato. Col Natale la civilt occidentale ha nelle proprie mani qualcosa di grande e importante che non merita di essere n il Natale fideista e bigotto, n quello consumista e commerciale. Mi auguro che il presente lavoro sia interpretato come uno sforzo letterario in tal senso. Firenze, Aprile 2010 David Donnini

I quattro vangeli canonici


I quattro scritti canonici appartenenti al Nuovo Testamento, che raccontano la vita e le opere di Ges detto il Cristo, sono i Vangeli secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Le versioni che leggiamo oggi sono state redatte in greco. I nomi degli evangelisti sembrano voler sottintendere che almeno due apostoli del maestro galileo, Matteo e Giovanni, avrebbero voluto registrare la loro conoscenza di fatti e insegnamenti dei quali erano stati testimoni oculari. Molti hanno avanzato lidea che anche Marco, sebbene non sia contemplato nellelenco dei dodici, potrebbe essere stato un testimone diretto. Luca, invece, forse un medico di Antiochia di Siria, sarebbe stato un discepolo di San Paolo, ed lunico di cui la tradizione ammette apertamente che non fu uno spettatore dei fatti, ma il destinatario di testimonianze indirette. A lui attribuita la paternit degli Atti degli Apostoli, oltre che del terzo Vangelo. Matteo, detto Levi e figlio di Alfeo, sarebbe stato inizialmente un pubblicano, ovvero uno di quei giudei, detestati dai compatrioti, che collaboravano coi romani nella riscossione delle tasse. Stando ai racconti evangelici, questuomo era impegnato nella sua scellerata attivit, quando Ges sarebbe passato nelle sue vicinanze, lo avrebbe chiamato a s, ed egli avrebbe improvvisamente abbandonato tutto, come rapito da un impulso irresistibile, per seguire colui che, da quel momento in poi, sarebbe diventato il suo maestro spirituale1. La posizione di questo discepolo, allinterno delle narrazioni evangeliche, sfuggente perch, a parte lepisodio della sua strana chiamata e il fatto di essere nominato nella lista dei dodici apostoli2, possiamo leggere un solo breve cenno relativo ad una sua presenza attiva. Si trova nel Vangelo di Luca, nel momento in cui si parla di un banchetto che Matteo Levi avrebbe offerto a favore di Ges3. Per il resto il discepolo scompare e, quel che pi significativo ed enigmatico, la
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Andando via di l, Ges vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: Seguimi. Ed egli si alz e lo segu. (Mt IX, 9). Usc di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi. Egli, alzatosi, lo segu. (Mc II, 13 14). Dopo ci egli usc e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi!. Egli, lasciando tutto, si alz e lo segu. (Lc V, 27-28). 2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo trad. (Mt X, 2-4). Costitu dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanrghes, cio figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo trad. (Mc III, 16-19). Quando fu giorno, chiam a s i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiam anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. (Lc V, 13-16). 3 Poi Levi gli prepar un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: Perch mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?. Ges rispose: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi. (Lc V, 29-32).

figura di Matteo non esiste affatto nel quarto Vangelo, che secondo la tradizione sarebbe stato scritto dallapostolo Giovanni, un altro presunto testimone oculare. In quel testo Matteo non conosciuto fra gli apostoli. Lordine in cui i testi vengono comunemente presentati sembra anche voler sottintendere una successione cronologica nella loro redazione. Quello detto secondo Matteo sarebbe il pi antico, almeno in un versione primitiva. Qualcuno lha sostenuto. Qualcuno ancora oggi vorrebbe farlo credere, sebbene contro molte evidenze. Possiamo effettuare alcune semplici considerazioni strutturali per intuire alcuni aspetti nella genesi dei quattro scritti canonici, il cui percorso dettagliato resta comunque piuttosto oscuro e dibattuto. Una prima analisi comparativa mostra che il Vangelo secondo Marco sarebbe stato quello che ha offerto il materiale di base della narrazione della vita e delle opere di Ges, nel periodo che va dal suo battesimo sul Giordano alla sua presunta resurrezione, dopo essere stato crocifisso a Gerusalemme. Un racconto riguardante le azioni di un Ges gi adulto, in un periodo che sembra variare da uno a tre anni. Nel Vangelo secondo Marco la famiglia di origine di Ges appare come un nucleo dal quale assente la figura del padre, di cui non si conosce il nome, composto da una madre con diversi figli e figlie, assolutamente priva delle caratteristiche di verginit che gli sono attribuite da altri due Vangeli. Si direbbe, piuttosto, che Marco ci rappresenta una madre vedova con la sua prole numerosa. Limmagine della sacra famiglia, nota e amata, come nucleo composto da Ges, figlio unico, Giuseppe, padre putativo, e Maria, vergine, disattesa in questo testo. Maria nominata in due occasioni sole, una volta come sua madre, unaltra volta col nome proprio 4 . Per comodit chiameremo materiale marciano, o materiale Mc la trama e la struttura complessiva di questo scritto. In altri due Vangeli canonici, quelli secondo Matteo e secondo Luca, si nota la presenza globale del materiale marciano, anche se con piccole variazioni, al punto che i tre Vangeli sono definiti sinottici, perch possibile effettuare una lettura comparata affiancandoli l dove i brani, abbastanza spesso, presentano episodi similari, descritti con frasi e parole che talvolta coincidono letteralmente. In questi due Vangeli, al materiale marciano risulta aggiunto materiale ulteriore che pu essere cos descritto: nelle narrazioni della vita adulta di Ges sono presenti brani non marciani comuni a Matteo e Luca, che definiremo materiale Mt-Lc; brani esclusivi di Matteo, che definiremo materiale Mt; e brani esclusivi di Luca, che definiremo materiale Lc. Molti studiosi hanno avanzato lidea che il materiale Mt-Lc, in cui troviamo le famose beatitudini5 e il meraviglioso discorso della montagna6, sveli lesistenza di una fonte antica, oggi perduta, detta
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Mc III, 31-35; Mc VI, 3. Mt V, 3-12; Lc VI, 20-26.

Q (dal termine tedesco Quelle, cio fonte), nella quale qualcuno ha voluto individuare il primitivo Vangelo di Matteo, in una versione semitica. Lipotesi rimane tale, e spesso del tutto negata. A quanto abbiamo detto finora bisogna aggiungere che questi due evangelisti hanno iniziato i loro scritti con narrazioni relative alla nascita e alla primissima infanzia di Ges, le cosiddette nativit. Che, nondimeno, risultano molto diverse e, come vedremo, persino incongruenti.
Schema strutturale dei quattro Vangeli canonici

Marco
Materiale Mc

Matteo
Materiale Mc Materiale Mt

Luca
Materiale Mc

Giovanni
Materiale Mc

Materiale Lc Materiale Gv Materiale Mt-Lc Nativit Mt Nativit Lc Materiale Mt-Lc

Gi queste constatazioni, relative semplicemente allarchitettura degli scritti, ci permettono di affermare che il Vangelo secondo Marco stato utilizzato come fonte dagli altri due evangelisti. Ma questidea suffragata anche da altre considerazioni, da cui emerge che i successivi redattori non si sono limitati al semplice fatto di aggiungere materiale narrativo, ma si sono spinti in avanti nei contenuti, nellinterpretazione teologica della figura di Ges, e nellintento celebrativo e costruttivo che seguiva di pari passo la rapida evoluzione dellapologetica cristiana. Un discorso a parte deve essere fatto per il quarto Vangelo, quello detto secondo Giovanni. In esso possiamo notare uno scheletro narrativo che, a grandi linee, segue lo schema marciano: linizio con lincontro fra Giovanni e Ges sul Giordano, i viaggi a Gerusalemme, la cena di Betania, lingresso trionfale a dorso dasino nella citt santa, lo scontro coi mercanti nel tempio, lultima cena, larresto, il processo, lesecuzione con la morte e la resurrezione. In realt il Vangelo secondo Giovanni si distacca sensibilmente dagli altri tre. Esclude molti contenuti tipici dei sinottici (fra cui lelencazione degli apostoli e, durante lultima cena, listituzione delleucarestia). Non conosce la nativit. Aggiunge importanti episodi e personaggi, per esempio il miracolo della resurrezione di Lazzaro, e cita in pi occasioni i componenti della famiglia di Betania, cio Lazzaro con le sorelle Marta e Maria, che i Vangeli sinottici hanno praticamente ignorato7.
Mt V, 13-48; VI, 1-29. Lc VI, 27-49. Matteo e Marco hanno letteralmente eliminato questi personaggi dalla loro narrazione. C un solo brano, nel Vangelo secondo Luca, in cui le sorelle Marta e Maria sono nominate. Ma possiamo notare che il villaggio reso anonimo e non
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Il quarto Vangelo, nel suo complesso, configura una cristologia diversa da quella dei Vangeli sinottici. Si avvicina ad alcuni concetti caratteristici dello gnosticismo. Inizia con un importante riferimento al logos, identificato come lessenza stessa del Cristo. Offre interpretazioni delloperato di Ges che gli sono proprie. Dedica allultima cena uno spazio allargato, con sviluppi teologici molto approfonditi ed originali. Dei quattro Vangeli canonici si sostiene che sarebbero stati scritti negli anni fra il 70 d.C. e il termine del primo secolo. Anche se lesegesi cattolica pretende spesso di fissare lorigine degli scritti canonici ad un periodo precedente di venti o persino trentanni, avvicinando cos la redazione evangelica al periodo in cui vissuto Ges. A parte il fatto che i tentativi di confermare questa anticipazione sono sempre risultati poco consistenti, c un elemento fondamentale che impedisce la datazione anche del pi antico dei Vangeli ad un periodo antecedente al 70. Mi riferisco al fatto che nelle parole di Ges sono contenuti espliciti riferimenti alla distruzione del tempio, avvenuta appunto nel 70 d.C., ad opera dellallora generale romano Tito, figlio di Vespasiano e futuro imperatore. Si tratta della cosiddetta piccola apocalisse di Marco8, poi ripresa anche dagli altri evangelisti e riproposta da Luca in termini che la legano ancora pi esplicitamente alle drammatiche vicende dellassedio e della distruzione di Gerusalemme9. Sono prophetiae post eventum, ovverosia brani con riferimento a fatti successivi alla narrazione, che pertanto appaiono come profezie in bocca a Ges, ma che sono stati scritti quando gli eventi si erano gi svolti. In genere, quando si argomenta sullepoca di composizione dei Vangeli, non si tiene abbastanza conto di un fatto: i Vangeli che leggiamo oggi non possono essere considerati come il frutto di una singola operazione redazionale, attribuibile ad un preciso autore, svoltasi in un periodo relativamente circoscritto, e seguita tuttal pi da qualche piccola rifinitura nei dettagli. Al contrario, le correzioni sono consistite in rilevanti operazioni di taglio, di censura e di aggiunta,
ci sono altri elementi per poterle identificare meglio. Alle due donne attribuito un fugace ruolo da semplici comparse: Mentre erano in cammino, entr in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Ges, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti. Ma Ges le rispose: Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola la cosa di cui c' bisogno. Maria si scelta la parte migliore, che non le sar tolta (Lc X, 38-42). 8 Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!. Ges gli rispose: Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarr qui pietra su pietra, che non sia distrutta (Mc XIII, 1-2); Quando vedrete l'abominio della desolazione stare l dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prendere qualcosa nella sua casa; chi nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che ci non accada d'inverno; perch quei giorni saranno una tribolazione, quale non mai stata dall'inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, n mai vi sar. Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. (Mc XIII, 14-20). 9 Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la citt se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in citt; saranno infatti giorni di vendetta, perch tutto ci che stato scritto si compia. Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perch vi sar grande calamit nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sar calpestata dai pagani finch i tempi dei pagani siano compiuti (Lc XXI, 20-24).

proseguite non solo nella stesura dei testi greci, ma anche nelle successive traduzioni nelle diverse lingue volgari. Allinterno di queste operazioni si possono inoltre riconoscere meccanismi ricorrenti come, ad esempio, la confusione di certi titoli ed attributi con termini di significato geografico (nazareno come cittadino di Nazaret, galileo come proveniente dalla Galilea, cananeo come dalla terra di Canaan, quando tutti e tre i termini hanno espliciti riferimenti alle sette zelotiche). Qualcosa di simile dicasi per i termini latro, bar Jona, povero che non sono da interpretare rispettivamente come ladrone, in senso generico, figlio di Giona, e persona indigente, ma sono sempre correlati alle sette esseno zelotiche (si ricordi che i romani chiamavano gli zeloti latrones, che lebraico barjona indicava i criminali latitanti, e che lebraico ebionim, poveri, era usato dagli esseni per indicare se stessi, in quanto avevano adottato un regime di frugalit e di propriet comunitaria dei beni di sussistenza. Con questa consapevolezza, la domanda: quando sono stati scritti i Vangeli? perde una parte del suo significato e mostra lesigenza di essere sostituita da unaltra impostazione problematica: quali sono state le fasi di costruzione della letteratura evangelica?. Gli archeologi che compiono scavi, ed esaminano un sito, sono preparati allidea che i ritrovamenti in loco, siano essi piccoli e grandi oggetti mobili, o strutture immobili, non forniscono la fotografia di un singolo momento storico. Perch il pi delle volte sono stati avvicinati da circostanze casuali e tenuti insieme per molto tempo dal seppellimento naturale. I reperti possono appartenere a periodi estremamente diversi, com nel caso della citt di Troia, sullo stretto dei Dardanelli, dove sono riconosciuti coesistere almeno nove livelli: da un primo strato risalente al neolitico (3000 a.C.), fino a un nono strato di et romana (quarto sec. d.C.). Abbiamo fatto questa osservazione per notare che una circostanza del tutto simile pu verificarsi anche per una struttura letteraria, la quale pu essere il frutto di pi momenti compositivi, dellintervento di diversi autori, e di motivazioni redazionali che, nel corso del tempo, possono essere cambiate. Se c qualcosa su cui questo concetto pu essere applicato, si tratta proprio della letteratura biblica. Ignorare questo fatto sarebbe semplicistico e porterebbe, come in effetti successo e succede spesso, a compromettere irrimediabilmente lattendibilit dellindagine esegetica. Dunque i Vangeli devono essere riconosciuti come prodotti stratificati, come siti di unarcheologia testuale nei confronti dei quali il ricercatore si pone con la precisa intenzione di decifrare lintreccio dei livelli e delle realt storiche, o leggendarie, che essi rappresentano. I nostri Vangeli canonici sono il prodotto di una concezione teologica e cristologica gi dichiaratamente esterna alla religiosit ebraica e conflittuale con essa. I presunti umili discepoli ebrei di Ges, pescatori del lago di Tiberiade, non avrebbero mai potuto scriverli. Non solo perch non sarebbero stati abbastanza colti da poter produrre quei testi, ma perch la loro educazione religiosa non glielo avrebbe mai permesso, per molte e importanti incompatibilit di natura

teologica. Ne testimonianza inconfondibile un fatto fondamentale, cio lidea che Ges non sia considerato semplicemente come un profeta del Signore, ma la sua persona incarnata. Un pensiero che, allinterno della spiritualit ebraica, rappresenta unintollerabile empiet, mentre in altre spiritualit latine, ellenistiche e medio orientali, costituisce un concetto normale e diffuso. E ancora: nei tre Vangeli sinottici, lo scenario dellultima cena10 caratterizzato dallistituzione del rito eucaristico. Purtroppo assai poco spesso ci stato fatto notare che, come il rito battesimale era la cerimonia di ammissione nella comunit essena di Qumran, cos la circostanza dellultima cena riproduce molto puntualmente il rito esseno del pasto comunitario, come testimoniato dai manoscritti del Mar morto11. Con una fondamentale differenza: Marco, Matteo e Luca fanno dire a Ges che il pane e il vino sono il suo corpo e il suo sangue, di cui i discepoli devono cibarsi. In particolare solo Luca che aggiunge lesortazione fate questo in memoria di me, dimostrando che la sua redazione appartiene a un periodo piuttosto avanzato in cui questo rito, con questo significato, era gi entrato nelle abitudini delle comunit cristiane. Ora, latto di cibarsi della carne e del sangue del dio non era nuovo nella storia delle religioni, specialmente in ambito ellenistico e medio orientale12. Esempi tipici ci sono offerti sia dal culto ellenistico dionisiaco che da quello iranico mitraico, ben pi antichi del cristianesimo. Il problema che una concezione di questo genere era, ed tuttora, assolutamente incompatibile con la spiritualit degli ebrei, i quali hanno un particolare tab del sangue, della carne e dei morti, e non hanno alcuna disponibilit al sincretismo religioso con le idee e i culti del mondo pagano. Al contrario, sono fortemente esclusivisti e li respingono come cose immonde. Tutto questo ci porta verso conclusioni che dovrebbero essere semplici ed ovvie, ma che sono sempre state evitate perch mettono in seria discussione la dottrina cristiana, mostrando quanto sia improbabile che un rabb, nel corso di una cena rituale, abbia potuto proporre ad un pubblico di ebrei un gesto di gusto e di significato altamente sacrilego. Gi questo fatto indica che linnesto di concezioni e di pratiche
Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poich vi dico: non la manger pi, finch essa non si compia nel regno di Dio. E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi, poich vi dico: da questo momento non berr pi del frutto della vite, finch non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezz e lo diede loro dicendo: Questo il mio corpo che dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi (Lc XXII, 14-20) 11 In ogni luogo in cui saranno dieci uomini del consiglio della comunit, tra di essi non mancher un sacerdote: si siederanno davanti a lui, ognuno secondo il proprio grado, e cos (nello stesso ordine) sar domandato il loro consiglio in ogni cosa. E allorch disporranno la tavola per mangiare o il vino dolce per bere, il sacerdote stender per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino dolce. Per bere, il sacerdote stender per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino dolce (Regola della Comunit VI, 3-5); E quando si raduneranno alla mensa comune oppure a bere il vino dolce, allorch la mensa comune sar pronta e il vino dolce da bere sar versato, nessuno stenda la sua mano sulla primizia del pane e del vino prima del sacerdote, giacch egli benedir la primizia del pane e del vino dolce e stender per primo la sua mano sul pane. Dopo, il Messia di Israele stender le sue mani sul pane e poi benediranno tutti quelli dell'assemblea della comunit, ognuno secondo la sua dignit. In conformit di questo statuto essi si comporteranno in ogni refezione, allorch converranno insieme almeno dieci uomini (Regola dellAssemblea II, 17-22). 12 J.G.Frazer, Il ramo d'oro, Newton Compton, 1992; Cap. 50, il Dio come alimento.
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pagane su un cerimoniale ebreo stato redazionalmente possibile solo perch lo scrittore era un gentile che si rivolgeva ad un pubblico gentile. E, come se non bastasse, che dire di quelle pesanti parole, presenti nel Vangelo secondo Matteo, con cui la stirpe degli ebrei viene dannata per il futuro a venire, in quanto responsabile della morte di Ges13? Possiamo credere che lex pubblicano Matteo Levi, figlio di Alfeo, ebreo, abbia voluto redigere un testo con cui ha maledetto il suo popolo e lo ha esposto allodio antisemita che, proprio a causa di questa frase scellerata, ha imperversato per secoli nel mondo cristiano? La risposta ben altra e, ancora una volta, consiste nel riconoscere che questo strato della redazione evangelica appartiene in tutto e per tutto ad un ambiente cristiano che ha gi preso le distanze dal giudaismo, che intende proteggere limmagine dei romani in Palestina, scagionandoli dallaccusa di aver voluto giustiziare Ges, che responsabilizza di ci gli ebrei, e che nasce nella mente di un gentile. Si tratta dellevoluzione di un cristianesimo degiudaizzato, conseguente alla demessianizzazione e spoliticizzazione che Shaul di Tarso (San Paolo) aveva effettuato sulla figura di Ges, in pieno ed aperto conflitto coi suoi discepoli giudeo cristiani. Unaltra considerazione ci aiuta nella comprensione del processo che ha portato allo sviluppo della letteratura evangelica. Mi riferisco, questa volta, alla presenza nei testi di alcuni brani finali che appaiono aggiunti in un momento successivo. Questo si verifica in modo evidente, e largamente riconosciuto, nei Vangeli di Marco e di Giovanni. Nel secondo, infatti, il capitolo ventesimo porta a quella che deve essere stata una conclusione primitiva dello scritto14. Ma nel testo canonico, che oggi leggiamo comunemente, presente un ventunesimo capitolo, di cui la stessa versione della Conferenza Episcopale Italiana cos annota: Questo capitolo unappendice aggiunta posteriormente dallo stesso autore o da un suo fedele discepolo15. In esso sono nominati, per la prima e lunica volta in tutto il quarto Vangelo, i discepoli detti figli di Zebedeo, espressione normalmente usata nei Vangeli sinottici con riferimento agli apostoli Giacomo il maggiore e Giovanni. Inoltre sono riconoscibili elementi concettuali che possono aver motivato linserimento di questo finale aggiuntivo: linsistenza enfatica sul primato di Simon Pietro, a cui Ges affida il compito di succedergli, ripetendo ben tre volte le parole pasci le mie pecorelle16. Ma noi sappiamo che la successione reale nella guida della comunit giudeo cristiana fu quella di Giacomo il minore, fratello di Cristo, e non, come si pensa di solito, di Pietro. E sappiamo anche che la redazione degli Atti degli Apostoli, funzionale allesaltazione della figura di San Paolo,

E tutto il popolo rispose: Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli (Mt XXVII, 25). Molti altri segni fece Ges in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perch crediate che Ges il Cristo, il Figlio di Dio e perch, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv XX, 30-31). 15 Vangelo e Atti degli Apostoli, Versione ufficiale della CEI, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 1987, pag. 295. 16 Gv XXI, 15-17.
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stata caratterizzata dallintento di censurare il ruolo preminente di Giacomo, giacch costui fu sempre un oppositore inflessibile della predicazione di Paolo. Per quanto riguarda la conclusione del Vangelo di Marco, non attualmente molto diffusa la conoscenza di un fatto importante e significativo: la forma primitiva del testo terminava al verso 16:8 con la descrizione delle pie donne che visitavano il sepolcro, scoprendolo vuoto17, e ometteva tutta la parte successiva, relativa alle apparizioni di Ges risorto. Ancora una volta ce lo conferma la stessa versione CEI, annotando: I vv. 9-20 sono un supplemento aggiunto in seguito per riassumere rapidamente le apparizioni18. I manoscritti pi antichi del Vangelo di Marco sono il Codex Vaticanus (325 d.C.) e il Codex Sinaiticus (370 d.C.), e nessuno dei due ha il finale con le apparizioni. Lo stesso dicasi per una versione siro-sinaitica (fine del IV sec.), una versione copto-shaidica (III-IV sec.), e alcune versioni armene e georgiane del V secolo. Lo stesso storico ecclesiastico Eusebio di Cesarea (265-340 d.C.), ha scritto che al suo tempo esistevano testi del Vangelo di Marco privi del finale. E cos pure San Girolamo (340-420 d.C.), che tradusse i testi greci in latino (Vulgata latina), afferm che il finale in questione non poteva essere considerato autentico. Del resto, i racconti delle apparizioni, nei quattro Vangeli canonici, sono fortemente discordanti, a sostegno dellidea che la loro redazione sia il frutto di un momento successivo, in cui si era instaurata la concezione teologica del Ges risorto dai morti, in carne ed ossa, in aperta contraddizione con le idee della comunit giudeo cristiana e dei successivi sviluppi gnostici indipendenti dallinsegnamento di Paolo, secondo i quali la resurrezione aveva il significato di unacquisizione spirituale e non era da intendersi in senso fisico19. Alla luce di queste riflessioni possiamo tornare a considerare le nativit, presenti nei due Vangeli secondo Matteo e secondo Luca, e renderci conto che il loro inserimento allinterno dei testi stato effettuato in un secondo tempo, gi abbastanza lontano dalla stessa predicazione paolina. Non dimentichiamo che Paolo, nelle sue lettere, non conosce la madre di Ges n, tantomeno, lidea della nascita verginale, e si limita a dire che Ges nato da donna, come tutti i comuni mortali. Del resto, il clich della nascita di Ges, con lannunciazione da parte dellangelo Gabriele, si discosta dai modelli ebraici, nei quali viene solitamente annunciata una nascita prodigiosa da una donna sterile, e da una coppia anziana, e si dice che il nascituro sar un uomo santo e dedito al Signore, ma non si dice certo che lingravidamento verginale, operato dallo Spirito Santo, e il
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Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perch erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perch avevano paura. (Mc XVI, 8). 18 Vangelo e Atti degli Ap., cit., pag. 145. 19 Coloro che dicono che il Signore prima morto, poi risorto, si sbagliano, perch egli prima resuscitato e poi morto. Se uno non consegue prima la resurrezione non morir, perch, come vero che Dio vive, egli sar gi morto Vangelo di Filippo, 21; I Vangeli Apocrifi, a cura di M.Craveri, Einaudi, Torino, 1969, pag.514. Mentre siamo in questo mondo necessario per noi acquistare la resurrezione, cosicch, quando ci spogliamo della carne, possiamo essere trovati nella Quiete Ivi, 63; op. cit., p. 523.

nascituro non viene certo riconosciuto come creatura dotata di essenza divina. Anche questi sono gi elementi di una concezione cristiana dichiaratamente extraebraica.

La nativit
Sebbene il termine nativit abbia una sua accezione generale che significa nascita, origine, genesi, nelluniverso cristiano ha assunto un significato ulteriore, allargato, ben stabilizzato dalla consuetudine. Di frequente, in modo inequivocabile, indica il racconto della nascita di Cristo. Non un caso, dal momento che la parte della narrazione evangelica relativa allinfanzia di Ges la pi suggestiva e cara ai fedeli. Essa costituisce la base delle tradizioni natalizie e, nellimminenza delle festivit di fine anno, capace di coinvolgere lintera civilt occidentale, spiritualmente, culturalmente, sentimentalmente ed economicamente. La nativit un condensato di simboli archetipici che appaga linconscio umano suscitando calore, misericordia e commozione. E non potrebbe essere diversamente. Limmagine della giovane donna che tiene in braccio il bambino una figura simbolica appartenente alle culture di tutti i tempi e di tutti i popoli. Legata allidea della fecondit, della vita, dellamore, del bene e di tutto ci che nellesistenza umana rappresenta le qualit positive che si oppongono al male e alla morte. La presenza del padre, nelle sembianze di un uomo forte ma, contemporaneamente, giudizioso, onesto e premuroso, ha un carattere rassicurante e completa la figura femminile come lo yang completa lo yin nella simbologia taoista. Il maschio e la femmina, Shiva e Shakti, il dio e la dea, il re e la regina, il sole e la luna Allora, in questo contesto, il bambino offre limmancabile complemento di uno schema trinitario universale che attraversa orizzontalmente e verticalmente tutte le civilt umane: padre, madre e figlio. Non si dimentichi che la trinit cristiana contempla, accanto alla figura del Padre, quella dello Spirito Santo che ha una derivazione diretta dalla Ruah ebraica, lo spirito femminile, nascondendo cos, sotto principi solo apparentemente desessualizzati, lo schema del nucleo familiare monogamico. Il valore dellimmagine rappresentativa della sacra famiglia legato senzaltro al primato attuale del concetto monogamico. Dopo decine o centinaia di migliaia di anni, durante i quali i nostri antenati, storici ed evolutivi, hanno sperimentato diversi modelli familiari, dal clan caratterizzato da liberi scambi sessuali, a quello matriarcale, a quello patriarcale poligamico, finalmente il genere umano approdato al matrimonio monogamico. Giuseppe e Maria simboleggiano proprio questo: lunione coniugale in cui un singolo uomo e una singola donna si impegnano in un legame di fedelt reciproca e di continuit, non solo nella prospettiva di garantirsi rispetto, ma soprattutto in quella di offrire ai figli stabilit affettiva ed educazione. Con tutti gli annessi e connessi che questo comporta, primo fra tutti il diritto alleredit e lappartenenza ad una precisa stirpe. Ora, per quanto le figure di Giuseppe e Maria rappresentino in modo esplicito ed esauriente le figure del padre e della madre, tuttavia il nucleo coniugale della sacra famiglia cristiana

caratterizzato da un principio singolare: lesaltazione del concetto di verginit. Un principio che mette in discussione i caratteri del rapporto matrimoniale, nel quale luomo e la donna prolificano attraverso lesercizio di funzioni naturali, carica di colpa la sfera sessuale e presenta un idealismo morale che pone lessere umano in uno stato di conflittualit interiore. Non si pu non osservare che si tratta di un percorso etico innaturale, molto distante da altre forme di spiritualit che, invece di condannare gli aspetti naturali ed istintivi del comportamento umano, hanno cercato di sacralizzarli. Evidentemente, nel corso complesso della storia sociale e psicologica delluomo, in certi contesti e non in altri, la verginit ha finito in qualche modo per rappresentare autenticamente un valore. Ma le shakti20 di Kajuraho e di Karnak, in India, non vantano certo una sdegnosa estraneit al contatto fisico col maschio, al contrario, esibiscono il pi disinvolto abbandono alla libidine come espressione di genuina spiritualit. Le giovani donne di molte civilt del mediterraneo e della Mesopotamia, ai tempi della religione della grande Madre, erano obbligate ad offrire prestazioni sessuali nel tempio o, in sostituzione, a subire un umiliante taglio dei capelli. Ci nonostante, in palese opposizione allidea della fecondit come prodotto della sessualit naturale, il principio della verginit non ha mancato di produrre un fascino collettivo che lha trasformato, dove e quando, in un valore positivo. Al punto da suscitare il mito della nascita verginale, come segno distintivo di una perfezione sovrumana che appartiene solo alle figure divine, ma anche come elemento prodigioso che garantisce lorigine sovrannaturale di un determinato evento. Il mito della nascita verginale, ampiamente al di l di quanto i cristiani sono abituati a credere, talmente diffuso nel tempo passato e nello spazio etnico e geografico, da far s che la Madonna possa essere definita come lultima arrivata di una lunga e ricchissima serie21. Quasi una semplice imitatrice. Si tratta di una considerazione insopportabile per i cristiani, ma pienamente corretta. Un istruttivo residuo della lunga lotta [tra il mitraismo e il cristianesimo] rimasto nel nostro Natale, che la Chiesa sembra aver preso a prestito direttamente dalla sua rivale pagana. Nel calendario giuliano, il 25 dicembre segnava il solstizio dinverno ed era considerato la nascita del sole, poich le giornate cominciavano ad allungarsi e ad aumentare il calore del radioso astro. Il rituale della nativit [del dio sole], come sembra
Nel contesto della teologia ind, a fianco dellarchetipo maschile shiva, la shakti rappresenta larchetipo femminile esaltato sul piano spirituale, con tutta la sua carica erotica. I bassorilievi dei templi di Kajuraho e Karnak mostrano una concezione religiosa che non intende dissociare la sfera istintiva da quella spirituale ma che, al contrario, suggeriscono lidentificazione del potere divino e di quello naturale. 21 Come quella di molti altri eroi, anche la sua nascita [del dio Attis] era stata miracolosa. Sua madre, Nana, era una vergine che lo concep ponendosi in seno una mandorla o una melagrana matura Questi racconti di madri vergini sono retaggio di unepoca di ignoranza puerile, quando ancora gli uomini non avevano identificato latto sessuale come vera causa della procreazione. (J. G. Frazer, Il ramo doro, Newton Compton Ed., Roma, 1992; pag. 396).
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venisse celebrato in Siria e in Egitto, era estremamente interessante. I celebranti si ritiravano in certi santuari interni, da dove poi uscivano, a mezzanotte, gridando La Vergine ha partorito! La luce cresce! . Gli egizi rappresentavano persino il neonato sole con limmagine di un bambino che, nel suo giorno natalizio, cio quello del solstizio dinverno, esponevano ai fedeli. Senza dubbio, la vergine che cos aveva concepito e partorito un figlio il 25 dicembre era la grande dea orientale, che i semiti chiamavano la Vergine Celeste o, semplicemente, la Dea Celeste; e che, nei territori semitici, era una delle raffigurazioni di Astarte. Ora, gli adoratori di Mitra identificavano sempre il loro dio con il sole, il sole invitto, come lo chiamavano. Quindi anche il suo giorno natalizio cadeva il 25 dicembre22. In realt, lelemento fondamentale racchiuso nel mito della nascita verginale un altro, ovverosia quello dellincarnazione divina, dellidea che lente supremo abbia voluto farsi carne e vivere il dramma dellesistenza umana accanto agli uomini stessi. Per insegnare con le parole e con lesempio, per redimere, liberare, salvare. In particolare, nel concetto cristiano, attraverso un sacrificio personale. Ecco quindi il primo significato dei racconti della nativit nel contesto del Nuovo Testamento, che altrimenti poteva rimanere troppo implicito e quindi non sufficientemente espresso, in quei Vangeli che trattano solo della vita adulta delluomo Ges: Dio stesso scende sulla terra e prende forma umana nella persona del Salvatore. Le nativit non aggiungono, nel senso esatto dellespressione, ma puntualizzano un elemento teologico che appartiene in modo inequivocabile e irrinunciabile alla teologia cristiana, cos come essa si definitivamente configurata in occasione del concilio ecumenico di Nicea (325 d.C.): Ges Dio (omoousios = consustanziale), non semplicemente un suo profeta e ambasciatore. La tradizione ebraica e quella islamica non conoscono questo genere di uomo-dio: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mos, Davide, Samuele, Sansone, Maometto sono araldi del Signore ed esecutori privilegiati dei suoi piani, talvolta accompagnati nella loro comparsa da segni prodigiosi, come i miracoli, le gravidanze di madri sterili e lannunciazione di angeli. Ma la loro natura e rimane umana, mentre la divinit compete solo allente di cui non si pu mostrare effigie e, talvolta, non si pu pronunciare il nome. In questo senso il cristianesimo, con la sua nativit protesa a dipingere il mito dellincarnazione verginale del dio, rappresenta una forma di paganizzazione dellebraismo, perch utilizza una veneranda tradizione gentile e la applica allattesa messianica degli ebrei. Per poi decorarla con uniconografia ricchissima, anchessa estranea allebraismo e derivata quasi sempre dai pi antichi modelli pagani.
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J. G. Frazer, Il ramo doro, Newton Compton Ed., Roma, 1992; pag. 409

Una delle pi curiose caratteristiche della letteratura evangelica la notevole discordanza fra i testi, relativamente ad alcuni importanti aspetti della nativit: date, luoghi, eventi e circostanze. Si tratta spesso di divergenze fondamentali, tali da configurare quadri che risultano del tutto inconciliabili, allorch sottoposti allesame della ragione e della storia. Del resto ben noto quanto la logica e la critica, alla stregua di attitudini blasfeme, siano state sistematicamente tenute lontane dalla lettura dei testi sacri. A cominciare dal fatto che, per lunghi secoli, la traduzione in lingua volgare del Nuovo Testamento, la lettura individuale e il semplice possesso dei libri sono stati rigidamente proibiti dalla chiesa sotto la minaccia e lattuazione di pene severissime. Ed proprio grazie a questo regime culturale, una tirannia nel senso proprio del termine, nonch allobbedienza e allassuefazione popolari, che i contrasti fra i testi hanno potuto trovare compatibilit e verosimiglianza, con laiuto, naturalmente, di una schiera di dotti conformisti che, eredi della tendenza mistificatoria di Eusebio di Cesarea, il grande apologeta del periodo costantiniano, hanno piegato la verit storica alle esigenze della teologia dogmatica. Oggi, modificando latteggiamento mentale, ed accettando lidea che i testi sacri del cristianesimo possano essere sottoposti allosservazione critica, facile accorgersi che gli evangelisti non si sono incontrati nemmeno su questioni semplici e fondamentali come il luogo ove Ges sarebbe nato. Prendiamo ad esempio in considerazione il pi antico dei quattro Vangeli, quello secondo Marco. il testo pi breve, quello in cui mancano molti dei brani pi cari ai credenti e significativi per limmagine teologica di Ges. Presenti invece negli altri Vangeli. Si noti un dettaglio significativo: nel Vangelo di Marco non mai nominata, per alcun motivo, la citt di Betlemme. N in quanto citt natale di Cristo, n come luogo di origine del grande re Davide. Al contrario, lorigine galilaica di Ges attestata fin dallinizio23, anche se la citt di Nazaret, a voler essere esatti, nominata una sola volta, per essere successivamente indicata con lespressione sua patria 24 , o per essere considerata erroneamente implicita nellaggettivo nazareno. Si tenga presente che allaggettivo nazareno, cos frequentemente usato nei testi evangelici, non pu essere attribuito, come di solito si fa, il significato di cittadino di Nazaret. Molti fattori lo rivelano come titolo religioso o settario. Cos come lo scritto apocrifo Vangelo dei nazareni e il movimento dei nazareni, che esso rappresentava, non avevano alcun riferimento con la citt di Nazaret, la cui esistenza, al tempo di Ges, ancora oggetto di discussioni aperte. Che dire poi del fatto che, nel Vangelo secondo Marco, come abbiamo gi osservato, del tutto assente la figura tipica della sacra famiglia, come nucleo composto da Ges, Giuseppe e Maria, cos fondamentale nella fede e nella devozione cristiana? Addirittura il mestiere di falegname (o
In quei giorni Ges venne da Nzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sent una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto. (Mc I, 9-11) 24 Partito quindi di l, and nella sua patria e i discepoli lo seguirono. (Mc VI, 1)
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carpentiere) attribuito direttamente a Ges25. Questo testo, come il quarto Vangelo, inizia il suo racconto a partire dallet adulta di Ges, in occasione del battesimo sul Giordano, e non si occupa in alcun modo della nascita e dellinfanzia. Abbiamo poi il Vangelo secondo Giovanni, il quale dichiara pi volte, in modo perentorio, lorigine galilaica di Ges, negando esplicitamente che sia nato a Betlemme, nel momento in cui qualcuno sostiene che la pretesa messianica di Ges vanificata dal fatto di non essere originario del villaggio di Davide26. La stessa cosa viene detta a proposito del padre, in aperto contrasto col fatto che in altri scritti del Nuovo Testamento si dichiara lorigine betlemita di Giuseppe27. Sempre il quarto Vangelo, come quello secondo Marco, usa lespressione sua patria con riferimento alla regione della Galilea28, inoltre inizia con la vita adulta di Ges e trascura ogni narrazione relativa a nascita e infanzia. Ben diverso il quadro offerto dai testi secondo Matteo e Luca, che hanno in comune il fatto di cominciare con un impianto narrativo sulla nascita di Ges, e sulle coordinate storiche, geografiche e genealogiche che caratterizzano la sua famiglia. Anche se poi i due evangelisti finiscono per tessere, a loro volta, uninsanabile rete di contrasti. Qui, in entrambi i casi, in totale disaccordo con gli altri due evangelisti, il luogo di nascita di Ges Betlemme, il villaggio giudeo situato una decina di km a sud di Gerusalemme. Il fatto presentato come requisito messianico, dal momento che Betlemme era la patria di Davide e che, secondo le profezie, avrebbe dovuto esserlo anche dellatteso messia. Analizzeremo in seguito quanto sia fragile questo punto di contatto fra i testi di Matteo e Luca. Infatti, nel primo caso, Betlemme appare come citt di residenza dei fidanzati Giuseppe e Maria, e conseguentemente Ges nasce nella propria casa, dove viene successivamente visitato dai magi. Mentre, nel secondo caso, i genitori abitano a Nazaret, dove si conoscono e si fidanzano, e Betlemme appare come destinazione di un viaggio obbligato da esigenze amministrative, in occasione del censimento voluto da Cesare

Venuto il sabato, incominci a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: Donde gli vengono queste cose? E che sapienza mai questa che gli stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?. E si scandalizzavano di lui. Ma Ges disse loro: Un profeta non disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua (Mc VI, 2-4) 26 All'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: Questi davvero il profeta!. Altri dicevano: Questi il Cristo!. Altri invece dicevano: Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verr dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?. E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. (Gv VII, 40-43). Disse allora Nicodemo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Ges: La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ci che fa?. Gli risposero: Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea. (Gv VII, 50-52) 27 Filippo incontr Natanale e gli disse: Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mos nella Legge e i Profeti, Ges, figlio di Giuseppe di Nzaret. Natanale esclam: Da Nzaret pu mai venire qualcosa di buono?. (Gv I, 45-46) 28 Trascorsi due giorni, part di l per andare in Galilea. Ma Ges stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando per giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poich avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. (Gv IV, 43-45)

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Augusto. Tant vero che Ges non nasce in una casa, ma in un rifugio malamente arrangiato, a conclusione di un lungo e difficile viaggio a dorso di mulo. La differenza, di solito, non rilevata nelle tradizioni natalizie del presepe, che associano la visita dei magi con limmagine della capannuccia, e della mangiatoia per gli animali. Ma si tratta di un modo sbrigativo per sorvolare sui contrasti tra i racconti delle nativit.

La nativit nel Vangelo secondo Matteo

Il racconto Quando il cielo sereno e la luna nuova, le stelle della notte palestinese non si possono contare. Nel firmamento scuro brillano a decine di migliaia, e intorno alla via lattea si infittiscono formando una nube luminescente. Lincanto sempre profondo, anche per chi abituato a vegliare. Attraverso la finestrella della stanza, Maria si lasciava sorprendere da questo spettacolo eterno. Emozionata dalla promessa che i genitori avevano combinato con Giuseppe, il suo futuro sposo, interrogava gli astri sulla sua futura felicit. Si domandava che cosa significasse conoscere luomo. Pensava che la realt del matrimonio fosse troppo grande da sopportare, ma era attratta dallidea della maternit e dallimmagine di un pargolo da stringere al seno. Improvvisamente sent un turbamento, un fremito le scosse il ventre. Ebbe subito la sensazione di capire: si sentiva gravida. Si carezz laddome. Questo pensiero di pura follia le giunse con la serenit imperturbabile delle cose prudenti e sensate. Era come se una voce rassicurante le avesse detto: Non avere paura. La tua innocenza intatta. Ci che il Padre vuole da te gli uomini non potranno impedire. Non le venne neanche in mente di riflettere su quali assurde complicazioni ci avrebbe provocato a se stessa, ai genitori, a Giuseppe, al paese intero, se solo fosse stato vero. Si addorment, e trascorse la notte come protetta da una grande pace29. Alle prime luci dellalba il villaggio di Betlemme si destava, come sempre, e gli abitanti si preparavano con lentezza a raggiungere i loro compiti quotidiani. Laria era colma dei belati delle capre, del cinguettio degli uccelli, dello starnazzo delle papere e dei polli. Non appena fu sveglia Maria si alz in piedi, port le mani in grembo, comprimendo la veste sulla pancia, e si guard per scoprire se per caso fosse visibile qualche segno dello stato di gravidanza. Poi, finalmente, si stup, fu intimorita, ed ebbe la sensazione di avere peccato col pensiero. Cap di avere immaginato cose sconclusionate e cerc di ricomporre la mente. Doveva andare a prendere lacqua, doveva controllare le capre, doveva aiutare la madre30. Ci non ostante i pensieri strani non la abbandonavano, sentiva che qualcosa le era successo, e lasciava che un silenzio inquieto accompagnasse la sua confusione, come in trepida attesa di una risposta. E la risposta giunse quando il ciclo tard a presentarsi e percep il seno teso e tanti altri indizi nel suo giovane corpo.

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Ecco come avvenne la nascita di Ges Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trov incinta per opera dello Spirito Santo (Mt I, 18) 30 Ges nacque a Betlemme di Giudea (Mt II, 1)

La prima persona che intu la circostanza anomala fu, ovviamente, la madre. Constat che la figlia non era in regola coi flussi e, dopo qualche giorno, fu presa da cupi sospetti: forse una malattia, una maledizione, o lombra dellinfamia. Ne parl col marito ed insieme decisero che era necessario verificare lintegrit della fanciulla. Non furono trovati segni di colpa. Ma la cosa non fu abbastanza rassicurante perch lanomalia persisteva e il dilemma non aveva risposta. Il mese successivo la mancanza si fece nuovamente notare, insieme a tanti altri fatti che ormai parlavano chiaro: la fanciulla era in stato interessante. Il padre volle chiedere a Giuseppe se mai era successo qualcosa, ma ottenne come unico risultato che al suo dolore si aggiunse quello del promesso sposo. Il quale comprese tutto prima ancora che il suocero gli svelasse il motivo delle domande. Su molte persone, a questo punto, era scesa una tenebra dangoscia. Nessuno sapeva come reagire. La vergogna, la paura, la rabbia, e tutti i pi disperati sentimenti paralizzavano il pensiero. Giuseppe avrebbe potuto accusare la ragazza, liberando se stesso, ma gettando la famiglia di lei in un disonore senza riparo, e Maria nel pericolo di essere processata e lapidata31. Poi, provvidenziale come pu essere solo un messaggio dellAltissimo, Giuseppe ebbe una visione. Una creatura sovrannaturale gli apparve nel sonno e gli disse: Giuseppe, della stirpe del re David, non temere di essere stato tradito. Infatti il seme che ha fecondato Maria viene dallo Spirito Santo. Il figlio che ella dar alla luce sar il salvatore del suo popolo, e tu lo chiamerai Ges32. Subito luomo si svegli e seppe che quanto aveva udito era vero. Corse dai genitori della ragazza e spieg laccaduto33. Quanto gli fu difficile farsi credere! Ma anche la madre di Maria, nel momento in cui vide la convinzione di Giuseppe, seppe che ci era vero e, piangendo, si inginocchi a terra. E fu cos che i due andarono ad abitare nella stessa casa ove, quando i tempi furono maturi, la vergine Maria, dette alla luce un fanciullo a cui fu dato il nome Ges34. Correvano gli ultimi anni del regno di Erode, lidumeo che aveva saputo conquistare il favore dei romani e della classe sacerdotale giudea35. Dopo avere ricoperto la carica di tetrarca della Galilea, era stato eletto re di tutta la Palestina e aveva iniziato a ricostruire il grande tempio di Gerusalemme. Quello che Salomone aveva fatto edificare quasi mille anni prima, era stato distrutto dai babilonesi allepoca della deportazione, e da allora il primo desiderio di ogni ebreo era di vedere
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Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto (Mt I, 19) Tutto questo avvenne perch si adempisse ci che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepir e partorir un figlio che sar chiamato Emmanuele (Mt I 22-23) 33 Mentre per stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di David, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perch quel che generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorir un figlio e tu lo chiamerai Ges: egli infatti salver il suo popolo dai suoi peccati (Mt I, 20-21) 34 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con s la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partor un figlio, che egli chiam Ges (Mt I, 24-25) 35 Ges nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode (Mt II, 1)

innalzate, nel cuore della capitale, le mura che avrebbero dovuto mostrare la gloria infinita del Padre di Israele. Erode, amato quanto odiato, aveva abilit eccezionali e grande scaltrezza. Con polso di ferro aveva fatto assassinare conoscenti, amici, una moglie e due figli, per timore delle congiure nei suoi confronti, ma con intelligenza sapeva venire incontro alle richieste dei diversi ceti della societ giudaica, riuscendo a reggere le fila di un regno difficile per ben trentatr anni. Finch lo colse la morte naturale. Ora, con grande sorpresa di tutta la corte del grande monarca, erano inaspettatamente giunti alcuni curiosi quanto illustri personaggi: ministri del culto di Zoroastro i quali, provenienti dalla Persia, reclamavano di avere seguito la stella del re dei Giudei che era nato cos dicevano e di essere venuti per adorare il principe fanciullo 36 . Erode finse compiacimento ed ebbe riguardo per gli onorevoli ospiti, ma interrog rapidamente gli scribi e i sacerdoti venendo a sapere di una profezia sulla nascita del messia che avrebbe dovuto regnare su Israele37. I sapienti non ebbero dubbi: la citt destinata a dare i natali al futuro sovrano era Betlemme, il villaggio dove, mille anni prima, era nato David, il grande re degli ebrei che aveva unificato le dodici trib sotto ununica nazione e aveva scelto Gerusalemme come capitale del regno38. Alquanto turbato da questa notizia, il monarca invit i Magi a visitare il principe e, in seguito, ad informarlo sul luogo ove si trovasse, affinch anche lui potesse onorarlo. Ma il suo pensiero, nella realt, non era quello di offrire un omaggio di rispetto bens di sbarazzarsi delleventuale pericolo che incombeva sulla sua sovranit o sulla successione familiare. Erode non credeva alle profezie, ma sapeva quanto potente fosse la loro suggestione39. La stella, brillando straordinaria nel cielo di Palestina, si spostava e guidava i nobili pellegrini fino al paese di Betlemme, verso la casa di Giuseppe e Maria. E quando vi giunsero, trovarono il bimbo e la madre e si inchinarono come di fronte ad un imperatore, tributandogli gli onori pi alti. Sembrava impossibile che la modesta cornice del piccolo alloggio fosse il teatro di un simile cerimoniale degno di un palazzo reale. Per quanto Maria fosse consapevole delle qualit eccezionali del suo pargolo, non pot fare a meno di essere molto colpita dallinatteso arrivo di quei dignitari,

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov' il re dei Giudei che nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo (Mt II, 1-2) 37 All'udire queste parole, il re Erode rest turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia (Mt II, 2-4) 38 Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perch cos scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il pi piccolo capoluogo di Giuda: da te uscir infatti un capo che pascer il mio popolo, Israele (Mt II, 5-6) 39 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li invi a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perch anch'io venga ad adorarlo (Mt II, 7-8)

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dei loro segni di devozione e dei loro preziosi omaggi: oro, incenso e mirra. Fu imbarazzata per lumilt della dimora e per non essere in grado di accogliere degnamente gli illustri visitatori40. E tutto il popolo di Betlemme fu impressionato da questa visita straordinaria e la gente volle riverire il fanciullo e gli stranieri. La casa di Giuseppe e Maria era cos diventata la meta di un silenzioso ma appassionato pellegrinaggio, perch la notizia dellevento singolare si era sparsa in men che non si dica e alcuni per curiosit, altri per sincera devozione, volevano essere presenti e testimoni di un fatto che, ai loro occhi, appariva magnifico e irrinunciabile. Conclusa la loro missione, gli uomini ripresero il viaggio, non prima che una creatura celeste li avesse prudentemente avvertiti delle cattive intenzioni di Erode, e consigliati di evitare Gerusalemme affinch il monarca non avesse informazioni per rintracciare il predestinato 41 . Lo stesso messaggero divino si fece premura di apparire in sogno a Giuseppe per invitarlo a fuggire: Erode cerca tuo figlio per ucciderlo, prendi il bambino e la madre e portali in Egitto, dove linvidia del monarca non potr far loro del male. Giuseppe non se lo fece dire due volte. Nella stessa notte raccatt poche misere cose, caric i muli e intraprese il lungo e difficile viaggio, con lunica consolazione di adempiere la volont del Padre e la certezza di essere protetto contro i mille pericoli del percorso42. Il silenzio del cielo stellato continuava imperturbabile a vegliare sulla scena della povera famiglia in cammino nel paesaggio desertico. I passi lenti del mulo sembravano scandire un tempo che non finiva mai, Maria non parlava, se non quando strettamente necessario, e il bimbo, ignaro delle fatiche e delle angosce, viveva nutrito damore e daffetto. La fede incrollabile era la forza che li avrebbe condotti sani e salvi, nel periodo di qualche settimana, alla terra dEgitto. Dopo qualche tempo il monarca, resosi conto che i Magi avevano disatteso la promessa e se nerano andati senza informarlo sul luogo della visita, fu preso dallira 43 . Sapeva che i saggi di Israele tenevano in grande considerazione la profezia, e che larghi strati della popolazione attendevano un Messia che restituisse la libert al paese, cacciando via gli odiati romani. Lansia gli logorava i nervi e gli toglieva la gioia dei suoi successi e della sua posizione. Fu in questo stato danimo che concep il pi scellerato dei piani per sbarazzarsi del pericolo incombente: al bimbo non sarebbe

Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finch giunse e si ferm sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Mt II, 9-11) 41 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt II, 12) 42 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta l finch non ti avvertir, perch Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe, destatosi, prese con s il bambino e sua madre nella notte e fugg in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perch si adempisse ci che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio (Mt II, 13-15) 43 Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuri (Mt II, 16)

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stato utile nascondersi nellanonimato di un villaggio rurale, e nemmeno il silenzio complice della gente44. E fu cos che, in una notte bugiarda, la cui quiete nascondeva lincombenza della sciagura, Betlemme fu invasa da soldati feroci che la circondarono da ogni parte e, violando le abitazioni, scovarono tutti i pargoli innocenti e implacabili li passarono a fil di spada. Inutili furono le grida delle madri e i tentativi di fuga. Vani furono gli eroismi dei padri e le loro esigue difese. Inefficaci i nascondigli, perch dove non giunse la lama affilata delle spade giunse il fuoco e il fumo, a seminare morte ingiusta e comunque inesorabile Quando giunse il mattino i carnefici si erano gi dileguati, e lalba si era stesa sopra un villaggio straziato, dove le lacrime e il sangue facevano da cornice al canto sommesso di gemiti soffocati. Infelici coloro che erano sopravvissuti, perch il dolore non avrebbe mai pi abbandonato il loro cuore. Il massacro era stato compiuto. Erode pensava, con questo, di aver annientato una profezia e di potersi tranquillizzare, fra tante ostilit, almeno mostrando al popolo che il dominio frutto della volont e della forza, non degli oroscopi e delle superstizioni. N ebbe a confrontarsi di nuovo con questo grattacapo, finch la malattia lo condusse alla tomba. E quando questo avvenne, ancora una volta langelo del Signore apparve a Giuseppe in Egitto per esortarlo al ritorno: Non hai pi motivo di nasconderti, prendi il bambino e la madre e riportali in terra di Israele 45. Ancora una volta i tre intrapresero il cammino e, giunti in Giudea, vennero a sapere che nel palazzo regnava Archelao, figlio di Erode. Giuseppe fu intimorito da questo fatto e non ebbe animo di tornare a vivere a Betlemme, troppo vicina a Gerusalemme. Decise prudentemente di continuare il viaggio verso settentrione e si stabil a Nazaret, in Galilea, dove Ges ebbe modo di crescere al sicuro, e di apprendere la professione del padre46. Queste furono le vicende fondamentali dellinfanzia di Ges, figlio di Giuseppe e, attraverso di lui, discendente in linea diretta dalla stirpe regale di Salomone e di David47.
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e mand ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in gi, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si ademp quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perch non sono pi (Mt II, 16-18) 45 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese d'Israele; perch sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alzatosi, prese con s il bambino e sua madre, ed entr nel paese d'Israele (Mt II, 19-21) 46 Avendo per saputo che era re della Giudea Archelo al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritir nelle regioni della Galilea e, appena giunto, and ad abitare in una citt chiamata Nzaret, perch si adempisse ci che era stato detto dai profeti: Sar chiamato Nazareno (Mt II, 22-23) 47 "Genealogia di Ges Cristo figlio di David, figlio di Abramo. Abramo gener Isacco, Isacco gener Giacobbe, Giacobbe gener Giuda e i suoi fratelli, Giuda gener Fares e Zara da Tamar, Fares gener Esrm, Esrm gener Aram, Aram gener Aminadab, Aminadab gener Naassn, Naassn gener Salmn, Salmn gener Booz da Racab, Booz gener Obed da Rut, Obed gener Iesse, Iesse gener il re David. David gener Salomone da quella che era stata la moglie di Ura, Salomone gener Roboamo, Roboamo gener Aba, Aba gener Asf, Asf gener Gisafat, Gisafat gener Ioram, Ioram gener Ozia, Ozia gener Ioatam, Ioatam gener Acaz, Acaz gener Ezechia, Ezechia gener Manasse, Manasse gener Amos, Amos gener Giosia, Giosia gener Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia gener Salatiel, Salatiel gener Zorobable,

La nativit di Matteo Il racconto che si trova allinizio del Vangelo secondo Matteo, nei primi due capitoli, presenta la nascita di Ges ambientandola entro precise coordinate spazio temporali. Lepoca durante gli ultimi anni del regno di Erode il Grande (74 a.C. - 4 a.C.), detto Ascalonita, in prossimit della sua morte. Il luogo il paese di Betlemme, posto qualche chilometro a sud di Gerusalemme, dove i genitori abitano. Solo al termine del racconto, quando Erode morto e la sacra famiglia fa ritorno dallEgitto, entra in gioco il villaggio galileo di Nazaret con cui Giuseppe e Maria, in precedenza, non avrebbero avuto niente a che fare. Non si dimentichi questo particolare, perch vedremo quanto stridente sia la divergenza con la nativit di Luca. Il contributo peculiare di questo racconto alla tradizione natalizia cristiana quello relativo alladorazione dei Magi e alla loro stella prodigiosa, nonch alla persecuzione di Erode, con le conseguenze della fuga in Egitto e della presunta strage dei bambini di Betlemme. A dir la verit limmagine prevalente della nativit, come appare nellarte e nel folclore del presepe, derivata in modo assai pi deciso dal racconto lucano, dove la nascita si svolge in una stalla, il bimbo adorato dai pastori, ecc Il periodo indicato dallevangelista Matteo corrisponde ad un momento di apparente stabilit politica della Palestina. Soggiogata ormai da decenni al dominio romano, la nazione degli ebrei aveva trovato un certo equilibrio sotto la sovranit di Erode, detto il Grande, un re passato alla notoriet come simbolo di cinica crudelt, ma anche un genio nellarte di governare e di conciliare opposte esigenze. Suo padre Antipatro, non giudeo ma idumeo, nel 47 a.C. fu fatto amministratore della Giudea dai romani. Antipatro aveva tre figli: Fasael, stratega di Gerusalemme, Giuseppe, prefetto di Masada, Erode, stratega di Galilea. Di costoro il pi ambizioso e capace era questultimo, il quale si impegnava con energia nella lotta contro i nemici del regime di Roma e del suo capo, in un primo momento Giulio Cesare, in seguito limperatore Ottaviano Augusto. In effetti, in seno alla societ palestinese, lopposizione politico religiosa era tenace, anche perch fondata sulle numerose profezie che esaltavano il Messia che avrebbe dovuto liberare il paese dagli stranieri e ristabilire una giusta monarchia, nella figura di un discendente di David, nonch una degna classe sacerdotale. Sulle rive nord occidentali del Mar Morto i dissidenti hassidici (esseni) avevano occupato il sito di Kirbeth Qumran, dove avevano creato una comunit ascetica votata alla salvaguardia della purezza religiosa, ma anche alla preparazione ai tempi promessi della riscossa politica. Di loro produzione conosciamo i famosi Rotoli del Mar Morto che furono scoperti da
Zorobable gener Abid, Abid gener Elacim, Elacim gener Azor, Azor gener Sadoc, Sadoc gener Achim, Achim gener Elid, Elid gener Elezar, Elezar gener Mattan, Mattan gener Giacobbe, Giacobbe gener Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale nato Ges chiamato Cristo. La somma di tutte le generazioni, da Abramo a David, cos di quattordici; da David fino alla deportazione in Babilonia ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo , infine, di quattordici" (Mt I, 1-17)

alcuni beduini dopo quasi venti secoli di giacenza nelle grotte del suddetto sito. Da questi documenti oggi sappiamo che i Messia attesi dagli Yahwisti48 erano due: uno, detto di David, la figura politica, il combattente che avrebbe dovuto guidare la rivolta antiromana e diventare re, laltro, detto di Aronne, la figura religiosa, che avrebbe dovuto assumere la carica di sommo sacerdote. Oltre ad occupare linsediamento sulle rive del Mar Morto, gli esseni avevano creato una rete clandestina che coinvolgeva numerosi strati della popolazione palestinese in tutto il paese, e avevano senza dubbio legami con laltro importante partito della dissidenza ebraica: gli zeloti. Questi ultimi si erano manifestati inizialmente nel nord della Palestina, e la fiamma del loro movimento aveva avuto origine nel territorio del Golan, presso la citt di Gamla (o Gamala), situata 8 km a nord est del lago di Tiberiade (Kinnereth). Qui, allepoca in cui il giovane Erode inseguiva piani ambiziosi (siamo negli anni 40 a.C.) viveva un autorevole Rabb (maestro o dottore della legge) di nome Ezechia. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio lo descrive come un capo brigante (archilestes) che infervorava gli animi del popolo con ideali di liberazione nazional religiosa e organizzava azioni di guerriglia. Allincirca nel 44 a.C. Erode riusc a tendere un agguato agli uomini di Ezechia e ad uccidere il ribelle49. Fu unazione importante, che valse senza dubbio al giovane idumeo un credito capace di portarlo a diventare tetrarca della Galilea (nel 42 a.C.) e, successivamente, re su tutta la Palestina (nel 37 a.C.). Una volta che ebbe conquistato il potere supremo, una delle caratteristiche principali dellatteggiamento psicologico di Erode fu lossessione per i complotti nei suoi confronti. Egli sapeva di non essere giudeo e di non avere le caratteristiche attese per il re degli ebrei. Il suo odio e il suo timore erano rivolti soprattutto ai membri della dinastia asmonea, ovverosia ai discendenti degli antichi maccabei che, nel secondo secolo a.C. avevano combattuto contro i seleucidi al potere in Palestina. Ebbe diverse mogli che gli dettero numerosi figli e figlie50. Non si fece scrupolo, quando credette di averne motivo, di far assassinare la moglie Mariamme (nel 29 a.C.) e i figli avuti da lei: Alessandro e Aristobulo (nel 7 a.C.).

Col termine Yahwisti si intendano gli ebrei integralisti che pretendevano unapplicazione rigorosa della legge sacra e che non tolleravano una sovranit sul paese diversa da quella del Signore di Israele e del suo legittimo rappresentante terreno: lunto di Yahweh, il messia della dinastia davidica a cui soltanto spettava di occupare il trono di Gerusalemme. Questi dissidenti cospiravano per la liberazione nazional religiosa, cercando di coinvolgere il popolo a partecipare ad unautentica ribellione armata, ed erano ispirati da profezie sullavvento del Salvatore che, nel periodo relativo alla nascita e alla vita di Ges, era considerata imminente. (NdA) 49 [Erode] che era energico di natura, trov subito campo per la sua azione. Cattur infatti Ezechia, un capobrigante che con una grossa banda infestava la regione sul confine della Siria, e lo uccise con molti dei suoi. Limpresa fu accolta col pi grande favore dagli abitanti della Siria: nelle citt e nei villaggi si inneggiava a Erode come al salvatore della pace e dei beni, e questi divenne noto anche a Sesto Cesare, che era parente del grande Cesare e governava la Siria (Giuseppe Flavio, La guerra giudaica I, 204-205) 50 aveva infatti nove mogli, e figli da sette di loro: Antipatro da Doris, Erode da Mariamme, la figlia del sommo sacerdote, Antipa e Archelao da Maltace la samaritana, e da questa la figlia Olimpiade che fu moglie di suo nipote Giuseppe, da Cleopatra di Gerusalemme Erode e Filippo, da Pallade Fasael. Di figlie ne ebbe anche altre: Rossane e Salom, la prima da Fedra, la seconda da Elpis. Due delle mogli non avevano avuto figli, una sua cugina e una sua nipote. Oltre a queste poi le due sorelle di Alessandro e Aristobulo, nate da Mariamme (idem, I 562-563)

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Erode si prodig nellorganizzare grandi lavori a beneficio della nazione: innanzitutto riscosse molte simpatie popolari per il fatto di avere iniziato la ricostruzione del grande tempio di Gerusalemme. Il precedente, infatti, edificato da Salomone figlio di David, era stato distrutto dai babilonesi allepoca della deportazione, quattro secoli prima, e tutti gli ebrei sognavano che la citt santa potesse nuovamente ospitare un tempio sfarzoso. Poi fece costruire limponente fortezza di Masada, presso la riva sud occidentale del Mar Morto, dotata di straordinarie vasche termali e di splendidi affreschi. Quindi, sulla costa settentrionale del paese, fece costruire la citt di Cesarea col relativo porto, che divenne lo scalo pi importante per le navigazioni da e per il mediterraneo centrale. Qui fu eretto un grande stadio per le manifestazioni sportive. Erode mor di malattia nel 4 a.C. e lo storico Giuseppe Flavio ci racconta della sua crudelt nel lasciare esplicita volont che, al momento della sua morte, tutte le persone presenti nellippodromo fossero passate a fil di spada51. Nonostante la celebre malvagit del sovrano, non sembra proprio che il racconto del massacro dei bambini di Betlemme abbia alcun riscontro storico. Non esiste alcuna testimonianza che faccia cenno ad una vicenda cos efferata e ci sono tutte le ragioni per credere che appartenga alla leggenda della nativit, cos come stata concepita dallautore del Vangelo secondo Matteo. Durante il regno di Erode gli ardori dei rivoluzionari Yahwisti non furono certo frenati dalla morte di Ezechia, che il re stesso aveva fatto uccidere. Anzi, da quellepisodio nacque una questione di rivalit familiare. Infatti il figlio di Ezechia, Giuda, detto di Gamala, o il galileo, raccolse leredit del padre e con altrettanta energia si mise ad organizzare il movimento zelota. Aveva pretese dinastiche, vantando una dignit regale e, in seguito alla morte di Erode, approfitt del momento di instabilit politica per organizzare rivolte nellarea della Galilea52. Proprio per questo il movimento degli zeloti, da lui fondato, fu spesso indicato con laggettivo galilaei che, pur essendo un appellativo geografico, assunse le tinte fosche del titolo sovversivo. Altri sinonimi del termine zeloti in latino furono latrones e sicarii, mentre in greco venivano usati i termini zelotai e lestai. possibile che questi ribelli delle regioni settentrionali abbiano avuto contatti con i dissidenti qumraniani del Mar Morto. Innanzitutto va detto che nellanno 31 a.C. un terribile terremoto

So che i Giudei faranno festa per la mia morte, ma io ho il modo di farli piangere per altri motivi e ottenere un grandissimo lutto, se voi vorrete eseguire le mie disposizioni. Quando io morir, fate imediatamente circondare dai soldati e uccidere quelli che stanno rinchiusi [nellippodromo], s che tutta la Giudea e ogni famiglia, anche non volendo, abbiano a piangere per la mia morte (idem, I, 660) 52 C'era anche un certo Giuda, figlio di quell'Ezechia che era stato capo dei ribelli; il quale Ezechia era un uomo molto forte, ed era stato catturato da Erode con grande difficolt. Questo Giuda, avendo riunito insieme una moltitudine di esaltati nei pressi di Sefforis, in Galilea, fece laggi un assalto all'arsenale e sottrasse tutte le armi che ivi si trovavano, e con esse arm tutti quelli che erano con lui, e prese anche tutto il denaro che era stato lasciato in quel luogo; e divenne un capo terribile, tiranneggiando su tutti quelli che gli erano vicino; e tutto ci in modo da farsi sempre pi potente, per un desiderio ambizioso della dignit regale; e sperava di raggiungere questo obiettivo come

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distrusse linsediamento di Kirbeth Qumran e produsse lo spopolamento del sito. In seguito, probabilmente, qualcuno si occupato di ristrutturare gli edifici e di favorire il ripopolamento, e questo pu aver causato una trasformazione della comunit da un carattere pi ascetico e monastico ad uno pi nazional religioso e interventista. Non mancano gli studiosi che parlano della presenza di Giuda il galileo a Kirbeth Qumran, anche se, a mio parere, questo non pu essere inequivocabilmente dimostrato. Certo che il documento qumraniano noto come Regola della guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre appare come un evidente manifesto zelotico, nel quale si descrivono le modalit della rivolta che, favorita dallo stesso Padre di Israele, avrebbe dovuto causare la disfatta delle forze di invasione romane. Una delle caratteristiche principali della nativit secondo Matteo quella di nominare i Magi che venivano dalloriente per lunica volta in tutto il Nuovo Testamento, esclusi naturalmente i testi apocrifi. Tutto ci che detto nel Nuovo Testamento relativamente ai Magi, ad eccezione degli scritti apocrifi, questo breve passo: Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov' il re dei Giudei che nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode rest turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perch cos scritto per mezzo del profeta: - E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il pi piccolo capoluogo di Giuda: da te uscir infatti un capo che pascer il mio popolo, Israele53 -. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li invi a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perch anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finch giunse e si ferm sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.54.

premio non delle sue qualit virtuose nel combattimento ma della sua originalit nel commettere nefandezze (Giuseppe Flavio, Antichit Giudaiche X, 5) 53 Vedi Mic V, 1 54 Mt II, 1-12

Si tratta di una presenza molto significativa perch mostra la volont di legare la nascita di Ges ad elementi di spiritualit, non ebraica, ma iranico caldea. I Magi, infatti, erano una casta religiosa persiana di cui testimoniata lesistenza, lautorit e lattivit da numerose fonti antiche, romane, greche, arabe, orientali e persino da parte degli scribi del cristianesimo antico55. La fonte ispiratrice delle loro concezioni era senzaltro la religione avestica (dal titolo del testo Zend Avesta), predicata da Zarathustra, seguita ancora oggi dai Parsi, soprattutto in area indiana56. Intimamente legata a questa concezione religiosa iranica la profezia della stella. Gli studiosi moderni sono abbastanza concordi nel ritenere che Zarathustra (o Zoroastro) sia nato nel 630 a.C. circa, nella citt di Battra (oggi territorio afghano), e sia morto nel 550 a.C. circa, nel Khorasan (nord est iraniano). Lopera di Zarathustra si sarebbe svolta nella prima met del VI sec. a.C., proprio quando una parte importante della societ ebraica fu deportata in Babilonia. Egli predic in Persia una spiritualit monoteistica allinterno della quale si individua per il dualismo dovuto alla lotta di due principi contrapposti: il bene e il male. Il primo essendo identificato con la luce del sole (Ahura Mazda o Ormudz), il secondo con le tenebre (Angra Mainyu o Ahriman). Una visione che sembra ripresa in modo assai fedele dagli esseni ebrei, ritiratisi a Khirbet Qumran nel periodo a cavallo delle primitive origini cristiane. Essi infatti si consideravano Figli della Luce, testimoni del bene (che, nel loro contesto, significava autentici seguaci della legge Mosaica), in lotta contro i Figli delle Tenebre, testimoni del male (pagani ed ebrei di fede e osservanza discutibili). La predicazione di Zarathustra comprendeva lidea che un giorno il conflitto fra le forze del bene e quelle del male si sarebbe concluso definitivamente a favore delle prime, in corrispondenza con la venuta di un Salvatore (Saoshyant), figlio di una vergine. possibile che, durante il periodo trascorso in esilio in Babilonia, gli ebrei abbiano assimilato parte di queste concezioni, e le abbiano

dal VI sec. A.C. fino, addirittura, al VII d.C. ed oltre (se non si considerano le regioni circonvicine che non furono subito invase dalla conquista araba), il peso dei Magi sulla vita politica, sociale e religiosa dellarea iranica e di alcune regioni a cultura parzialmente iranizzata fu davvero grande. Le fonti dellepoca convergono, tutte, sulla loro importanza. Come casta o classe sacerdotale essi si proclamarono seguaci della dottrina di Zarathustra, ossia di Zoroastro (Bussagli, Chiappori, I Re Magi, Rusconi, Milano, 1985. Pag. 26) 56 Secondo Erodoto, i magoi erano una sorta di societ segreta persiana, in cui la pratica religiosa si amalgamava a quella divinatoria. Per Seofonte erano esperti in tutto ci che concerne gli dei. Il termine greco magheia e il latino magia indicavano le pratiche rituali caldee, spesso in opposizione al culto imperiale e dogmatico. In genere, come noto, magheia (dono) era collegato alla scienza dei Magi persiani, propagatori della dottrina di Zarathistra, a cui il concetto di magia rimasto indissolubilmente legato per tutta lantichit e il Medioevo. Secondo lEnciclopedia cattolica, il nome deriva dai Magi (magoi) che erano una delle sei trib del popolo dei medi, i cui membri, forse appartenenti alla classe sacerdotale, dovettero osteggiare Zarathustra nella sua opera di riforma dellantica religione del paese. Anche lidentificazione della patria dei Magi risulta unoperazione alquanto complessa: in genere ricorrono lArabia e Babilonia, ma tra gli autori del passato (Clemente Alessandrino, Origene, Diodoro di Tarso, Crisostomo) era diffusa lopinione che i Magi provenissero dalla Persia. A confortare queste tesi contribuiva lattesa, negli ambienti di cultura persiana, della nascita di un soccorritore (saushyant), concepito da una vergine in un lago dove si credeva fosse conservato il seme di Zarathustra (kayanseh) M. Centini, La vera storia dei Re Magi, Piemme, Casale Monf. (AL), 1997

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poi incluse nella loro fede, specialmente per quanto riguarda la parte escatologica, ovverosia relativa allidea messianica della salvezza. Ora, poich la nascita di Zarathustra era stata preceduta da una rara combinazione planetaria, ovverosia dalla congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci (VII sec. a.C.), la profezia iranica della stella consisteva proprio in questo fatto: allorch tale congiunzione si fosse ripetuta sarebbe comparso il successore di Zarathustra, a realizzare la vittoria definitiva del bene sul male. Ebbene, questo evento astronomico ebbe a verificarsi ben tre volte nel 7 a.C., quando in Palestina regnava Erode il Grande, e non manc certo di essere osservato da tutti coloro che scrutavano il cielo interrogandolo sui destini del mondo. Questo senzaltro il segno della stella, del quale si voluto vedere il riferimento ad alcune profezie, come quella detta di Balaam: Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set, Edom diverr sua conquista e diverr sua conquista Seir, suo nemico, mentre Israele compir prodezze. Uno di Giacobbe dominer i suoi nemici e far perire gli scampati da Ar57. Il redattore della nativit di Matteo ha inserito lepisodio dei Magi e della stella nel desiderio di arricchire la figura di Ges col maggior numero possibile di autorevoli richiami messianici, non certo per dovere di cronaca storica, e lo possiamo affermare con una certa attendibilit anche perch, come vedremo in un capitolo successivo, la nativit di Luca ignora nel modo pi assoluto tutto ci, escludendo dal suo racconto i Magi, la stella, la persecuzione di Erode, la fuga in Egitto e la strage dei bambini di Betlemme. Ci nonostante lepisodio ha una sua importanza significativa proprio perch mostra le motivazioni e i riferimenti da cui erano mossi gli autori del Nuovo Testamento, legati in qualche modo alle idee dellantica religiosit iranica. Dobbiamo senzaltro notare che, nel brano di Matteo, non esiste unindicazione sul numero dei Magi. Il testo, a questo proposito, dice semplicemente alcuni. Al contrario, la tradizione d per scontato che i Magi fossero tre, forse per corrispondenza con i famosi doni, oro, incenso e mirra, e si spinge fino a identificarne i nomi: Gaspare, re dellIndia, Melchiorre, re dei Persiani, e Baldassarre, re degli Arabi, dalla pelle scura. In realt esistono altre tradizioni, espresse per esempio nella Cronaca di Zuqnin (Codice Vaticano siriaco 192) e nel Libro dellApe di Salomone di Bassora58, secondo le quali i magi erano dodici, come le costellazioni zodiacali e come gli apostoli.

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Num XXIV, 17 Bussagli, Chiappori, I Re Magi, Rusconi, Milano, 1985. Pagg.64-65

La nativit secondo Matteo offre alcune indicazioni relative al periodo in cui sarebbe nato Ges, infatti il breve racconto, dalla gravidanza di Maria al ritorno della sacra famiglia dallesilio in Egitto, si svolge a cavallo della morte di Erode, che sarebbe avvenuta nel 4 a.C. secondo la maggioranza degli storici. In particolare, poich lo storico Giuseppe Flavio (Joseph ben Matthias, Gerusalemme 37 d.C. ca. - Roma 100 d.C. ca.) ha scritto che nel giorno della morte di Erode si sarebbe osservata uneclisse lunare, questo fatto indica la data del 13 marzo di quellanno. Se per ci domandiamo quanto prima della scomparsa del monarca sarebbe nato Ges, la nativit secondo Matteo offre in supporto un altro elemento: la famosa stella che avrebbe guidato i Magi fino allabitazione di Giuseppe e Maria, nel villaggio di Betlemme. Personalmente sono incline ad interpretare il racconto relativo alla visita dei Magi come un inserto del tutto leggendario ma, non potendo vantare certezze, credo sia opportuno prendere in considerazione le indagini effettuate a questo proposito e osservare a quali conclusioni possono condurre. Senzaltro, la migliore corrispondenza tra il racconto della stella e un fatto di comprovata autenticit si ha con la combinazione planetaria di cui abbiamo gi parlato, la congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Accettando questo collegamento, la nascita di Ges verrebbe a situarsi nel periodo compreso fra il 7 e il 4 a.C., che nel computo latino il periodo compreso fra il 747 e il 750 ab urbe condita, cio dalla fondazione di Roma. E se, come la narrazione evangelica sembra voler mostrare, la stella era presente e visibile sulla culla del neonato Ges, costui allora sarebbe nato proprio nel 7 a.C., un triennio prima che Erode morisse. Ma, allora, perch il nostro calendario, che in linea di principio pretende di avere come punto di riferimento la nascita di Cristo, parte con un ritardo di alcuni anni? La risposta deve tenere conto del fatto che loccidente cristiano segue attualmente il calendario gregoriano, introdotto nel 1582 da Papa Gregorio XIII, che inizia a contare gli anni dalla nascita di Ges. La posticipazione di tale evento deriva da un errore commesso dal monaco sciita Dionigi il Piccolo (Dionysius Exiguus), vissuto a Roma fra il V e il VI secolo. Infatti costui, nel 1527, propose di contare gli anni ab incarnatione Domini nostri Jesu Christi e, nel tentativo di stabilire quando ci sarebbe avvenuto, giunse alla conclusione errata che lanno 1 della nuova era doveva essere identificato con lanno 754 dalla fondazione di Roma. Questa convinzione fu accettata alcuni anni dopo, nel 1534, dal papa Giovanni II e, in tal modo, il monaco sciita ebbe lonore di fornire alla civilt cristiana, per i secoli a venire, il punto di inizio per il computo delle date. Il quale, secondo i riferimenti storici emergenti dalla nativit di Matteo, risulterebbe cos posticipato da un minimo di 4 ad un massimo di 7 anni. Anche se, pensandoci seriamente, queste argomentazioni partono dal presupposto che i capitoli I e II del Vangelo secondo Matteo possiedano un attendibile valore storico, il che del tutto discutibile. Un altro importante elemento aggiunto dalla nativit di Matteo riguarda il concetto della nascita verginale. C un passo in cui leggiamo:

Tutto questo avvenne perch si adempisse ci che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepir e partorir un figlio che sar chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi59. Evidentemente levangelista ha voluto collegare la nascita di Ges con una profezia di Isaia, ma lo ha fatto in modo abbastanza inopportuno. Il passo in questione tradotto comunemente come segue: Pertanto il Signore stesso vi dar un segno. Ecco: la vergine concepir e partorir un figlio, che chiamer Emmanuele. Egli manger panna e miele finch non imparer a rigettare il male e a scegliere il bene60. In realt, l dove noi oggi leggiamo vergine, il testo originale ebraico non usa la parola betulah (che indica appunto la condizione fisica della verginit), ma almah, che sta per giovane donna in et da marito. la traduzione greca, cosiddetta "dei settanta", risalente ai secoli terzo o secondo a.C., che utilizza impropriamente il termine greco parthenos, cio vergine, dando adito ad un malinteso. Inoltre il passo di Isaia non voleva riferirsi alla venuta di un messia liberatore allepoca della dominazione romana, bens ad una situazione simile ma precedente di alcuni secoli, cio alla sottomissione degli ebrei al dominio assiro. Questo fatto ci fornisce unindicazione per pensare che la nativit attribuita a Matteo sia nata originariamente in greco e che il suo autore, un gentile, abbia fatto riferimento non alle scritture ebraiche, ma alla loro versione greca. Si faccia caso ad una questione molto importante: nellunico testo evangelico sicuramente precedente a quello di Matteo, fra i quattro cosiddetti canonici, ovverosia nel Vangelo secondo Marco, non contenuto il bench minimo riferimento al fatto che Maria avrebbe concepito vergine. Al contrario, viene detto in modo chiaro che Ges aveva fratelli e sorelle: Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano. Ma egli rispose loro: Chi mia madre e chi sono i miei fratelli?. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: Ecco

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Mt I, 22-23 Is VII, 14-15

mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volont di Dio, costui mio fratello, sorella e madre.61. Non costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?. E si scandalizzavano di lui.62. Nel testo greco utilizzato il termine adelfos, che indica i fratelli di sangue, e si distingue esplicitamente dal termine anepsios, che significa cugino. In pratica, se ci basassimo esclusivamente sul testo di Marco, che senzaltro stato la base per i redattori degli altri Vangeli, non solo non avremmo alcun elemento per credere nella verginit di Maria, ma non conosceremmo nemmeno il nome del padre di Ges: Giuseppe. Molto similmente dicasi per laltro testo evangelico che non contiene alcun racconto relativo alla nativit, quello secondo Giovanni. In esso la madre di Ges rappresentata come una madre di famiglia, il cui marito si chiama Giuseppe. Oltre a Ges ci sono altri fratelli. Indicati in modo distinto dai discepoli, ad evitare cos il frainteso che il termine potesse essere usato per indicare genericamente i confratelli. Dopo questo fatto, discese a Cafrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono col solo pochi giorni.63; Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; i suoi fratelli gli dissero: Parti di qui e va nella Giudea perch anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifestati al mondo!. Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.64. Ma andati i suoi fratelli alla festa, allora vi and anche lui; non apertamente per: di nascosto.65. Come possiamo non notare che limmagine della madre di Ges, anche in tutti gli altri scritti del Nuovo Testamento, quella di una donna normale, estranea al presupposto della verginit?

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Mc III, 31-35 Mc VI, 3 Gv II, 12 Gv VII, 2-5 Gv VI, 10

Addirittura nelle numerose lettere di Paolo la Madonna non esiste, e negli Atti degli Apostoli, nellunica citazione in cui appare, figura come una buona madre di famiglia con numerosi figli: Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Ges e con i fratelli di lui.66. Dunque la verginit di Maria si pu dedurre soltanto dalle due nativit inserite nei Vangeli secondo Matteo e Luca ma, a voler analizzare la questione in modo accurato, dobbiamo riconoscere che i due testi mostrano una certa scollatura tra le loro rispettive parte iniziali, riguardanti linfanzia di Cristo, e le parti successive che, come i testi di Marco e Giovanni, iniziano col battesimo sul Giordano, quando Ges adulto. Per comodit chiamiamo queste seconde parti ministeri della vita pubblica. Sebbene le due nativit, come vedremo, siano racconti del tutto diversi e inconciliabili, in esse Maria una protagonista di spicco, mentre nei due ministeri della vita pubblica improvvisamente diventa evanescente, quasi una comparsa. E, soprattutto, scende dalla cornice idealizzata e spiritualizzata che la distingue, con tanto di verginit, e acquista caratteri di totale normalit, in quanto donna e madre, come negli altri Vangeli. Nel ministero di Matteo compare due volte, ed ha diversi figli e figlie: Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti. Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: Chi mia madre e chi sono i miei fratelli?. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perch chiunque fa la volont del Padre mio che nei cieli, questi per me fratello, sorella e madre.67; Non egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?.68. Nel ministero di Luca, Maria compare una volta sola, in un passo in cui, si faccia ben attenzione, non ha neanche un nome, ma ha figli:

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At I, 14 Mt XII, 46-50 Mt XIII, 55-56

Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti. Ma egli rispose: Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.69. Dobbiamo onestamente notare la coerenza dei ministeri della vita pubblica di tutti e quattro i Vangeli, e del resto della letteratura neotestamentaria in generale, nel presentare Maria come donna e madre normale, dalle presenze fugaci, con numerosi figli e figlie. O nel non presentarla affatto, in disaccordo con le due nativit, a loro volta del tutto scollegate luna dallaltra. Dobbiamo riconoscere che, se invece dei Vangeli si fosse trattato di scritti appartenenti a religioni extracristiane, sarebbe stato praticamente automatico, per uno studioso occidentale, parlare di inserimenti leggendari successivi di carattere apologetico. La mia convinzione, anche se con questa espressione non voglio riferirmi ad una certezza, ma solo allipotesi a cui attribuisco il maggior carattere di verosimiglianza, che gli autori delle due nativit, assolutamente ignari luno dellaltro, abbiano inventato due racconti molto diversi e contrastanti, nei quali per si possono individuare elementi di interesse comune. Il primo che Ges sarebbe nato a Betlemme, citt nella quale avrebbe dovuto compiersi la profezia relativa allatteso messia. Il secondo che il suo sangue sarebbe appartenuto alla stirpe dellantico re Davide. Il terzo che sarebbe stato concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo vergine di Maria. Il quarto che sarebbe cresciuto a Nazaret, fino allet adulta. Quattro concetti comuni. Ma quanto incompatibili le loro attuazioni dal punto di vista narrativo! Sui piani geografico, cronologico, genealogico e nella concatenazione globale dei fatti. Per quanto riguarda il presupposto della nascita verginale, i cristiani di oggi sembrano dimenticare del tutto che questa caratteristica apparteneva gi, nel tempo e nello spazio, ad una ricca serie di tradizioni religiose precedenti a quella di Ges. In oriente, per esempio, troviamo in tal senso due illustri precursori: Krishna e Buddha. Tutti e due annunciati, e generati da una vergine. Per non parlare poi degli dei egiziani, ellenistici e medio orientali. Ci non di meno la somiglianza pi impressionante quella fra la Madonna e Iside, non solo nelle caratteristiche teologiche entrambe sono madri vergini di unincarnazione divina, che muore e resuscita ma persino nellaspetto iconografico, talmente coincidente da generare confusione, come in effetti capitato nel passato quando alcuni cristiani adoravano limmagine di Iside pensando che si trattasse di Maria. C un passo, della nativit di Matteo, di cui dobbiamo analizzare la traduzione che possiamo leggere nelle moderne versioni, le quali cos recitano:
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Lc VIII, 19-21

e (Giuseppe) prese con s la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partor un figlio, che egli chiam Ges70, e (Giuseppe) prese la sua moglie con s. E senza che labbia conosciuta, diede alla luce un figlio, e lo chiam Ges71. Ma se leggiamo i testi latino e greco, troviamo ben altre parole, come: Et non cognoscebat eam donec peperit filium suum primogenitum: et vocavit nomen eius Iesum72, la cui traduzione corretta : E (Giuseppe) non la conobbe finch ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli dette nome Ges73. Lespressione non la conobbe significa, com uso nella letteratura biblica, non ebbe con lei rapporto carnale, ma lelemento importante costituito da quel finch che sembra voler limitare la mancanza del rapporto coniugale alla semplice generazione di Ges e non di eventuali altri figli, come potrebbe essere avvalorato dal termine esplicito primogenito (ben presente anche nella versione greca: prototokon). I traduttori hanno letteralmente eliminato quella parola compromettente che, insieme alla successive citazioni di fratelli e sorelle, con tanto di nomi, contribuisce a rendere sempre pi verosimile lidea che Giuseppe e Maria abbiano avuto pi di un figlio. Il racconto della fuga in Egitto unaltra delle peculiarit della nativit di Matteo, cos come il drammatico episodio ad esso collegato: leliminazione fisica di tutti i bambini di Betlemme, dai due anni in gi: Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta l finch non ti avvertir, perch Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe,
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Vangelo e Atti degli Apostoli, versione ufficiale della CEI, Ed. Paoline, Roma, 1982. La Sacra Bibbia, traduzione dai testi originali, Ed. Paoline, Roma, 1964. Novum Testamentum Graece et Latine, Ist. Bibl. Pontificio, Roma, 1933; Mt I, 25. Mt I, 25.

destatosi, prese con s il bambino e sua madre nella notte e fugg in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode74; Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuri e mand ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in gi, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi75. Nessun altro cenno a fatti di questo genere esiste in tutto il Nuovo Testamento e, soprattutto, non esiste, storicamente, alcun riferimento ad un gesto cos efferato da parte di Erode il grande, sebbene Giuseppe Flavio si sia dilungato spesso, nelle sue opere, nel descrivere minuziosamente le molteplici crudelt del monarca. Unipotesi, destinata senzaltro a rimanere tale, pu essere avanzata. Ovverosia quella che la fuga di Giuseppe, Maria e il fanciullo, riflettano nella realt una questione analoga, con personaggi omonimi ma completamente diversi. Mi riferisco al fatto che molte tradizioni sostengono la condizione matrimoniale di Ges, il quale, come discendente della stirpe regale di Davide e aspirante al trono di Israele, sarebbe stato sposato con Maria Maddalena e che costei, gravida di un figlio di Ges stesso, e aiutata da un illustre personaggio del sinedrio, allindomani dellesecuzione del marito si sarebbe rifugiata in Egitto, per sfuggire alla persecuzione di cui sarebbe stata certamente vittima da parte delle autorit di Gerusalemme. La fuga in Egitto, pertanto riguarderebbe Giuseppe di Arimatea, Maria di Magdala e lerede ancora da partorire. Di sicuro non possiamo affermare niente. Tranne che la redazione della nativit di Matteo stata ispirata quasi esclusivamente da esigenze catechistiche ed apologetiche, piuttosto che da spirito di cronaca. Ovviamente non possiamo dimenticare che, molti secoli prima, in India, si era scritto del neonato Krishna, figlio della vergine Devaki e incarnazione del dio Vishnu, che era stato ricercato dal re Kansa, il quale voleva ucciderlo, e che dovette rifugiarsi fra i pastori per sfuggire alla persecuzione. Un altro dettaglio di grande importanza del racconto di Matteo, lo abbiamo quando viene detto che la sacra famiglia, di ritorno dallEgitto in seguito alla morte di Erode, non si sarebbe fermata a Betlemme, citt in cui risiedeva prima della fuga, ma avrebbe continuato verso il nord della Palestina, andando a stabilirsi nella citt di Nazaret. Tutto questo per paura di Archelao, figlio di Erode il Grande, che avrebbe potuto perpetuare lintento persecutorio del padre. Teniamo presente che, secondo Matteo, solo a questo punto la citt di Nazaret sarebbe entrata nello scenario della vita di Ges, Giuseppe e Maria:

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Mt II, 13-15 Mt II, 16.

Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese d'Israele; perch sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alzatosi, prese con s il bambino e sua madre, ed entr nel paese d'Israele. Avendo per saputo che era re della Giudea Archelo al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritir nelle regioni della Galilea e, appena giunto, and ad abitare in una citt chiamata Nazaret76. Possiamo osservare che il nord della Palestina era governato da un alto figlio di Erode il grande, cio da Erode Antipa, e che anche questo erede avrebbe potuto, in linea di principio, perpetuare lo stesso intento persecutorio paterno. Addirittura il redattore ha sentito ancora una volta la necessit di illustrare il trasferimento nel nord come compimento di una profezia biblica: perch si adempisse ci che era stato detto dai profeti: Sar chiamato Nazareno (Nazoraios nel testo greco)77. Ora, ci che dobbiamo sottolineare costituito dal fatto che non esiste in tutto il Vecchio Testamento alcuna profezia in cui si annunci che qualcuno sar chiamato nazareno, con riferimento ad una citt di nome Nazaret. Nella Bibbia esistono passi, come questo, riferito a Sansone: ...poich concepirai e darai alla luce un figlio, sul capo del quale non passer il rasoio. Egli sar Nazireo, fin dalla nascita...78, in cui si fa riferimento al cosiddetto nazireato, che una condizione di purezza religiosa, temporanea o perenne, a seguito della quale una persona assume determinati voti e li rispetta con grande impegno. Tuttavia nessun esegeta ha mai preso in considerazione questo passo come possibile riferimento alla profezia di cui parla Matteo. Anche perch sarebbe stato come ammettere che laggettivo nazareno (nazoraios) non si riferisce alla citt di Nazaret, ma al voto di nazireato. Invece, una spiegazione che stata tentata dai teologi si richiama al seguente passo di Isaia: Un virgulto sorger dal tronco di Jesse e un pollone verr su dalle sue radici79.
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Mt II, 19-23. Mt II, 23. Gdc XIII, 5 Is XI, 1

Isaia intendeva dire che il futuro liberatore di Israele sarebbe stato un discendente di Davide, ovverosia un ramo di Jesse (Jesse , appunto, il padre del grande re Davide). Ebbene, in ebraico la parola ramo si dice netzer, la cui radice consonantica, NZR, simile a quella di Nazaret. Lespediente escogitato nello sforzo di trovare una spiegazione impossibile fin troppo palese. Innanzitutto perch Isaia non si riferiva a Ges e alla sottomissione di Israele al dominio romano, ma, come al solito, a quello assiro, risalente a molti secoli prima. E poi perch Isaia non intendeva neanche lontanamente affermare che il liberatore sarebbe venuto dalla citt di Nazaret. Ai tempi di Isaia la citt di Nazaret non esisteva e, forse, non esisteva nemmeno ai tempi di Ges. Noi possiamo osservare che sia il redattore della nativit attribuita a Matteo, sia i successivi interpreti, hanno effettuato operazioni nelle quali si denuncia lesistenza di un preciso intento censorio: il senso originario della parola nazareno non doveva essere riconosciuto. Questo aggettivo, che nei testi evangelici redatti in greco antico suona nazoraios o nazarenos, nella tradizione cristiana ha assunto un significato che lo lega indissolubilmente alla citt di Nazaret. In pratica nazareno significa automaticamente cittadino di Nazaret. Niente di pi inesatto! Innumerevoli documenti e autori, da molto tempo, lo hanno inequivocabilmente riconosciuto: laici, ebrei, cristiani, e persino gli stessi cattolici. Riccardo Calimani, nella sua opera Ges Ebreo, afferma: Appare difficile, invece, spiegare in modo univoco e convincente lappellativo

Nazareno. A una prima analisi non sembra che possano sorgere dubbi: nei Vangeli esistono numerosi passi che collegano intuitivamente Nazareno alla citt di Nazareth e oggi Nazareth effettivamente una cittadina della Galilea, ma nessun testo pagano o giudaico fa menzione di Nazareth: questo nome non compare n nella Bibbia, n nella vasta letteratura talmudica, n nelle opere dettagliate di Giuseppe Flavio; solo Eusebio ne parla citando Giulio Africano (tra il 170 e il 240), buon conoscitore dei luoghi. Le perplessit tuttavia restano e sono alimentate dalla difficolt di collegare nella lingua aramaica Nazareno, Nazoreo, Nazoreno, tre forme considerate nei Vangeli intercambiabili, con Nazareth. Qualche studioso ha suggerito che loriginale significato aramaico dellattributo Nazareno, di difficile comprensione per seguaci cristiani ellenizzanti, sia andato perduto e sostituito con una pi semplice e immediata indicazione geografica. Considerazioni linguistiche e filologiche hanno spinto allipotesi che Nazareno potesse voler dire Santo di Dio, anche alla luce del fatto che i fedeli di Ges, che continuarono nella terra dorigine a chiamarsi nazareni, in terra greca inizialmente furono chiamati i santi e solo successivamente prevalse il nome cristiani

dato loro dai pagani di Antiochia. Nazarenos e Nazoraios sono dunque forse nomi legati a una radice linguistica ebraica natzr (in aramaico natzir) che li collegava ai nazirei separati o i consacrati, un gruppo che aveva fatto a Dio uno speciale voto di consacrazione e che costituiva una setta a s stante che faceva voto di astinenza e di castit e non si tagliava i capelli. In quesi tempi il nazireato, di origine molto antica (ne parla il profeta Amos), era considerato la coscienza viva di Israele: Samuele e Sansone erano stati esempi ammirati di questa particolare scelta di vita Anche lindividuazione precisa del luogo di nascita di Ges un problema arduo che non trova la sua soluzione neanche dopo unattenta analisi delle narrazioni dei Vangeli80. Gi nel diciannovesimo secolo scriveva il sacerdote Alfred Loisy (Francia, 1857/1940, professore di ebraico e di sacra scrittura dell'Istituto Cattolico di Parigi, successivamente rimosso dall'incarico): "La stessa tradizione ha fissato il domicilio della famiglia di Ges a Nazareth allo scopo di spiegare cos il soprannome di Nazoreo, originariamente unito al nome di Ges e che rimase il nome dei cristiani nella letteratura rabbinica e nei paesi d'oriente. Nazoreo certamente un nome di setta, senza rapporto con la citt di Nazareth..."81. Ma anche un vangelo gnostico del II secolo dopo Cristo, interpreta il termine nazareno in senso completamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi: "Gli apostoli che sono stati prima di noi l'hanno chiamato cos: Ges Nazareno Cristo... Nazara la Verit. Perci Nazareno Quello della verit..."82. E quanti altri studiosi si sono espressi similmente: Elia Benamozegh (Italia, 1823-1900)83, Charles Guignebert (Francia, 1867/1939) 84 , Ambrogio Donini (Italia, 1903-1991) 85 , Marcello Craveri
Riccardo Calimani, Ges Ebreo, Rusconi, Milano, 1990. A.Loisy, La Naissance du Christianisme 82 Vangelo di Filippo, capoverso 47. 83 "Neppure improbabile che i primi cristiani siano stati detti Nazareni nel senso di Nazirei, piuttosto che in quello di originari della citt di Nazareth, etimologia davvero poco credibile e che probabilmente ha sostituito la prima solo quando l'antica origine dall'essenato cominciava ad essere dimenticata" (Elia Benamozegh, filosofo ebreo membro del collegio rabbinico di Livorno, Gli Esseni e la Cabbala, 1979). 84 "La piccola citt che porta questo nome [Nazareth], dove ingenui pellegrini possono visitare l'officina di Giuseppe, fu identificata come la citt di Cristo solamente nel medio evo..." (Charles Guignebert, professore di Storia del Cristianesimo presso l'Universit Sorbona di Parigi, Manuel d'Histoire Ancienne du Christianisme). 85 "In realt, per quel che riguarda Nazareth, gli storici non hanno potuto trovar traccia di una citt di quel nome sino al IV secolo d.C.; secondo le fonti ebraiche, bisogna scendere addirittura sino al secolo IX. Nei Vangeli non troviamo mai l'espressione Ges di Nazareth ma soltanto Ges il Nazoreo, talvolta scritto anche Nazoreno o Nazareno... ora, nessuno di questi appellativi, per quanto si sia cercato di forzarne l'etimologia, pu farsi risalire ad un nome come Nazareth... da questi termini che derivato il nome della citt di Nazareth, e non viceversa" (Ambrogio Donini,
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(Italia, vivente) 86 , E.B.Szekely (Ungheria) 87 , R.H.Eiseman (California, USA, vivente) 88 , Daniel Gershenson (Israele, vivente)89. Non ci possiamo esimere dal ricordare che molti padri della Chiesa, nelle loro opere finalizzate alla confutazione delle cosiddette eresie, hanno citato alcuni vangeli che oggi non possiamo consultare, per la semplice ragione che sono stati fatti sparire ormai da tempo immemorabile, e che fra questi da annoverare un testo chiamato Vangelo dei Nazareni. Ce ne sono poi altri chiamati Vangelo degli Ebioniti e Vangelo degli Ebrei. Si tratta di scritti definiti giudeo cristiani, ovverosia di seguaci di Ges che si consideravano pienamente ebrei e che non avevano mai preso in considerazione lidea che la loro fede si configurasse come una religione distinta dallebraismo. Da parte di alcuni studiosi stato proposto che i tre testi fossero in realt uno solo, redatto in lingua semitica, o comunque diverse stesure di una medesima fonte. Su questo mancano oggettivamente elementi per assumere delle certezze. San Gerolamo (347-420 d.C.), padre della chiesa, scrisse: Nel Vangelo usato dai nazareni ed ebioniti, che recentemente ho tradotto dalla lingua ebraica in greco e che da molti detto lautentico (vangelo) di Matteo90.

accademico, specializzatosi in ebraico e siriaco presso la Harvard University, USA, stato docente universitario in Italia, Breve Storia delle religioni, 1959). 86 "El-Nasirah un villaggio della Galilea, posto a circa quattrocento metri di altezza, nel quale la tradizione cristiana riconosce l'antica Nazareth, patria di Ges. Secondo vari studiosi, tuttavia, Nazareth - meglio Natzrath o Notzereth non mai esistita e l'appellativo Nazareno che accompagna il nome di Ges negli scritti neotestamentari non indica affatto il suo paese di origine..." (M. Craveri, autore di saggi sulla storia delle cristianesimo, tradotti in diverse lingue e pubblicati in Italia e all'estero, nonch curatore di una raccolta di scritti apocrifi, La Vita di Ges, 1974). 87 "Le forme Nazoraios, Nazarenos, Nazaraeus, Nazarene, provano tutte che gli scribi ecclesiastici conoscevano l'origine della parola ed erano ben consapevoli che non era derivata da Nazareth... Il nome storico e la posizione geografica della citt natale di Cristo Gamala... questa la patria del Nazoreo... la montagna di Gamala la 'montagna' dell'evangelista Luca, la 'montagna' di tutti i Vangeli, che ne parlano incessantemente, senza nemmeno nominarla..." (E.B.Szekely, teologo ungherese che ha frequentato gli studi presso il Vaticano, The Essene Origins of Christianity, IBS, USA, 1980). 88 " stato Matteo per primo a generare l'equivoco secondo cui l'espressione 'Ges il Nazoreo' dovesse avere qualche relazione con Nazareth, citando la profezia "sar chiamato Nazareno (Nazoraios)" che, a conclusione del suo racconto sulla nativit, egli associa col passo "ritirandosi in Galilea e andando a vivere in una citt chiamata Nazareth". Questa non pu essere la derivazione del termine, poich anche in greco le ortografie di Nazareth e nazoreo differiscono sostanzialmente" (R.H.Eisenman, professore di religioni medio orientali e di archeologia, nonch direttore dell'Istituto per lo studio delle origini giudeo-cristiane alla California State University di Long Beach, James the Brother of Jesus, Penguin Books, 1997) 89 "Io penso veramente che i cristiani non possano affermare che l'espressione 'Ges Nazareno' significhi 'Ges cittadino di Nazareth', nello stesso modo in cui l'espressione 'Leonardo da Vinci' significa 'Leonardo cittadino di Vinci'. La forma ebraica per Nazareth NZRT, che tarda ed stata indicata come Nazrat o Nazeret, invece la forma greca 'Iesous o Nazoraios' deriva dall'aramaico Nazorai... la radice NZR (senza T) capita nella traduzione aramaica di Isaia 26:2, nella quale la parola 'emunim' (=fede) deriva dalla radice 'emeth' (=verit), in questo modo risulta chiaro perch nel Vangelo di Filippo si pot dire che 'Nazareno' significa 'della verit'..." (Daniel E. Gershenson, archeologo, docente e ricercatore presso il Dipartimento di Studi Classici della Universit di Tel-Aviv, e-mail del 12/05/1998 indirizzata a David Donnini). 90 Gerolamo, In Math., XII, 13; Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di Luigi Moraldi, UTET, Torino.

Dando cos ad intendere che i termini nazareni ed ebioniti potrebbero essere sinonimi ma, soprattutto, che sono titoli settari, non indicazioni geografiche. Altrove possiamo leggere: [i nazareni] accettano unicamente il Vangelo secondo gli Ebrei e chiamano apostata lapostolo [Paolo]91. Essi [i nazareni] sono Giudei che onorano Cristo come uomo giusto e usano il Vangelo chiamato secondo Pietro 92. Lo studioso americano Robert Eisenman tende ad identificare i nazareni e gli ebioniti con la comunit dei seguaci di Cristo i quali, in seguito alla morte del loro maestro, si sarebbero raccolti sotto la guida di Giacomo, fratello di Ges, identificabile, a sua volta, col maestro di giustizia di cui si fa menzione nei celebri manoscritti del Mar Morto. Questa comunit sempre stata in aperto contrasto con le concezioni espresse da Shaul di Tarso (San Paolo) e avrebbe inteso la figura di Ges come semplicemente umana, non di natura divina. A noi, in questo momento, interessa sottolineare lestraneit del termine nazareno rispetto alla citt di Nazaret, ed anche il motivo che avrebbero avuto i cristiani scismatici per camuffare il significato di quella parola, sconfessando la concezione giudeo cristiana originale, dopo che limmagine teologica di Ges era stata revisionata, divinizzata, e arricchita da elementi extragiudaici ellenistici ed orientali. Non ci si meravigli per lutilizzazione di un riferimento geografico artificioso nel corso di unoperazione di censura di questo genere. Molte altre ne sono state fatte, come limpiego dei termini cananeo e galileo separati dal loro significato originario, che li lega invece alle sette dei patrioti yahwisti, combattenti per la libert di Israele e la purezza del culto.

La nativit nel Vangelo secondo Luca

Il racconto Il villaggio di Nazaret sorgeva nella conca fra i morbidi rilievi della Galilea, nella Palestina settentrionale, a due giorni di cammino dalle rive del lago di Tiberiade. Carezzato dalle brezze del

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Teodoreto, Haer. Fabul. Comp. II, 1; Apocrifi del N.T., op. cit. Teodoreto, Haer. Fabul. Comp. II, 1; Apocrifi del N.T., op. cit.

mediterraneo, aveva un clima mite e piacevole, era circondato da terre fertili e vegetazione rigogliosa, e gli abitanti laboriosi vi conducevano una vita serena. Qui abitava Maria, una giovane donna, vergine e promessa sposa a Giuseppe, un uomo della discendenza dellantico re David. Un giorno, mentre era sola nella casa, dedita alle faccende domestiche, avvert una strana presenza. Non ebbe paura. I suoni che udiva erano leggeri, soavi e inconsueti, e le sensazioni che provava suscitavano meraviglia o, al massimo, stupore. Si spost nella stanzetta centrale della casa, che trov illuminata da un chiarore senza sorgente. Rimase incantata. Poi, come in una dissolvenza dal nulla, le apparve la figura di un giovane bellissimo, con la veste rossa e le ali socchiuse sopra le spalle, il quale si present come arcangelo Gabriele e la salut con parole riverenti. Maria non capiva cosa stesse succedendo e non credeva ai suoi occhi93, ma fu pervasa da una calma olimpica. Allora langelo le annunci che ella avrebbe partorito un figlio e lo avrebbe chiamato Ges: Salir sul trono di David e regner sulla casa di Israele94. Maria sapeva di non sognare, ma di essere ben sveglia e cosciente. Sapeva anche che quelle parole dovevano essere vere, e che la loro origine era dallaltissimo Signore di Israele. Ci nonostante il suo animo fu traversato da una nube dinquietudine. Era vergine e fidanzata a Giuseppe, che osservava rigorosamente le regole di castit, come avrebbe potuto concepire un fanciullo e, soprattutto, cosa avrebbero pensato tutti coloro che lavessero saputa incinta prima del matrimonio?95 E langelo, prontamente: Questa gravidanza opera dello Spirito Santo. Niente impossibile alla volont divina. Anche Elisabetta, vecchia e sterile, rimasta incinta gi da sei mesi. E il figlio che tu partorirai sar detto Figlio di Dio96. Allora Maria accolse le parole dellangelo e si dichiar serva del Signore97.

l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una citt della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di David, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore con te. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto (Lc I, 26-29) 94 L'angelo le disse: Non temere, Maria, perch hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Ges. Sar grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli dar il trono di Davide suo padre e regner per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avr fine (Lc I, 30-33) 95 Allora Maria disse all'angelo: Come possibile? Non conosco uomo (Lc I, 34) 96 Laramaico per lespressione Figlio di Dio bar Abb (anche nella forma contratta barabba), letteralmente Figlio del Padre, dal momento che gli ebrei non potevano pronunciare il nome di Dio e usavano in sostituzione termini come Padre, Altissimo, Signore (NdA) 97 Le rispose l'angelo: Lo Spirito Santo scender su di te, su te stender la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascer sar dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla impossibile a Dio. Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto. E l'angelo part da lei (Lc I, 35-38)

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Nel frattempo, lontano da Nazaret, ad Ain Karim, nella regione di Gerusalemme, Elisabetta, cugina di Maria, viveva insieme al marito Zaccaria. Costui, al tempo in cui era re della Giudea Erode Archelao, figlio di Erode il Grande98, era un anziano sacerdote. I due non avevano mai avuto figli99. Un giorno, mentre Zaccaria si dedicava al culto nel tempio, gli capit il turno di compiere lofferta dellincenso. Entr cos nellarea sacra e, quando si trov solo, ebbe una visione100. Luomo fu spaventato ma subito la creatura celeste lo rassicur: Esulta Zaccaria, perch ci che desideravi si avverato: presto avrai un figlio da tua moglie Elisabetta e lo chiamerai Giovanni. Prender i voti di nazireato, sar santo e benedetto. Ricondurr molti dei figli di Israele al loro Signore e le sue opere saranno famose101. Il vecchio non si capacitava di ci che aveva udito: Com possibile che succeda questo a me e mia moglie, dal momento che finora non accaduto e adesso siamo cos avanti negli anni?. Langelo si irrit per lincredulit delluomo, e si affrett a rispondere che a Dio tutto possibile: Io sono larcangelo Gabriele, sono stato mandato dal Signore, e tu sarai punito per non avere prestato fede alle mie parole, infatti non potrai parlare fino al giorno in cui tutto questo si avverer 102 . Il poveruomo era sbalordito e indugi confuso presso laltare dellincenso. La gente, nel frattempo, aveva notato il ritardo e si domandava cosa mai fosse successo. Ed ecco che quando Zaccaria usc e ricomparve ai loro occhi, tutti capirono che aveva avuto una visione, perch il vecchio era fuori di s e gesticolava senza riuscire a pronunciare una parola103. E fu cos che Elisabetta rimase gravida e si rallegr per avere ottenuto, quando ormai ne aveva perso le speranze, ci che aveva sempre desiderato, e la cui mancanza le procurava vergogna104.

Erode il Grande non mai stato re della Giudea (NdA) Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Aba, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perch Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni (Lc I, 5-7) 100 Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, gli tocc in sorte di entrare nel tempio per fare l'offerta dell'incenso. Tutta l'assemblea del popolo pregava fuori nell'ora dell'incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso (Lc I, 8-11) 101 Quando lo vide, Zaccaria si turb e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: Non temere, Zaccaria, la tua preghiera stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti dar un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poich egli sar grande davanti al Signore; non berr vino n bevande inebrianti, sar pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurr molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminer innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto (Lc I, 12-17) 102 Zaccaria disse all'angelo: Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie avanzata negli anni. L'angelo gli rispose: Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perch non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo (Lc I, 18-20) 103 Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi usc e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto (Lc I, 21-22) 104 Compiuti i giorni del suo servizio, torn a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concep e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini (Lc I, 23-25)
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Ora, quando lanziana donna era incinta di sei mesi, Maria ricevette a Nazaret lannuncio dallarcangelo Gabriele e fu informata che un fatto analogo era capitato alla vecchia cugina. Volle cos andare in visita alla parente e, ottenuto il permesso, si aggreg ad una carovana di persone fidate che partivano per la Giudea, e raggiunse Elisabetta nella sua casa105. Il viaggio fu lungo e faticoso ma, dopo quello che le era capitato, Maria si sentiva sicura e protetta. Non le era possibile trovarsi al centro di una predestinazione e, nel medesimo tempo, temere i colpi della fortuna avversa. Non appena Elisabetta la vide esult e con lei il bimbo che portava in grembo, Maria si ferm tre mesi dalla cugina, prima di fare ritorno a Nazaret106. Dopo la partenza di Maria, Elisabetta partor e tutti furono felici per levento107. Comera uso presso i Giudei lottavo giorno dalla nascita venne effettuata la circoncisione e, in quelloccasione, si decise il nome del fanciullo. La madre voleva chiamarlo Giovanni, come aveva detto langelo, mentre alcuni obiettavano che non cera nessuno nella famiglia che portava quel nome e insistevano per chiamarlo come il padre: Zaccaria. Interrogato sul da farsi, lanziano sacerdote, che ancora non poteva parlare, scrisse il nome Giovanni su una tavoletta. Ma ecco che il suo mutismo ebbe fine e cominci a tessere le lodi del Signore. I presenti furono molto colpiti dalla quantit di circostanze prodigiose che accompagnavano la nascita del bambino. La fama di questi fatti si sparse velocemente per tutta la Giudea e la gente si domandava chi mai fosse questo fanciullo che Dio aveva voluto presentare con tanta enfasi 108 . E Giovanni crebbe
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In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una citt di Giuda (Lc I, 39) Entrata nella casa di Zaccaria, salut Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussult nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclam a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perch ha guardato l'umilt della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi torn a casa sua. (Lc I, 40-56) 107 Per Elisabetta intanto si comp il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei (Lc I, 57-58) 108 All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: No, si chiamer Giovanni. Le dissero: Non c' nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: Giovanni il suo nome. Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si apr la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: Che sar mai questo bambino? si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui. Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo, e profet dicendo: Benedetto il Signore Dio d'Israele, perch ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Cos egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santit e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perch andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bont misericordiosa del nostro

confermando quanto langelo aveva predetto di lui, fino a ritirarsi nel deserto della Giudea per condurre vita ascetica109. Vennero allora i giorni in cui limperatore Ottaviano Augusto ordin il censimento della Palestina, per disciplinare la riscossione dei tributi. Era il tempo in cui la Siria era governata da Publio Sulpicio Quirinio110, il quale dette disposizione che la gente avrebbe dovuto farsi censire nel luogo dorigine della famiglia111. Vi furono cos grandi spostamenti di persone che tornavano nella loro citt per essere registrati ed evitare le sanzioni previste dai romani nei confronti di coloro che si fossero sottratti. Ovunque si potevano trovare carovane in movimento e smisurata era la confusione. Ora, Giuseppe e la sua promessa sposa Maria, pur abitando a Nazaret, erano originari di Betlemme e furono costretti ad affrontare il viaggio verso la Giudea, nonostante la gravidanza avanzata della donna. Prepararono dunque le loro misere cose e si misero a dorso di mulo112. Non appena furono giunti nel villaggio di destinazione Maria, stanca e affaticata dal percorso, avvert le doglie del parto. Non avevano un luogo ove ritirarsi e nemmeno lalbergo disponeva di posti liberi. I due, nella circostanza urgente e delicata, dovettero trovare un riparo di fortuna, alloggiando in una stalla per i pellegrini, dove la donna dette alla luce il suo maschio primogenito. Dopo averlo avvolto in panni occasionali, lo pose in una mangiatoia e ripos sul terreno ricoperto di paglia113. Nel frattempo alcuni angeli andarono a raggiungere i pastori che stavano vegliando sul gregge ed annunciarono la nascita del Messia, dicendo loro: Andate a Betlemme e troverete il bimbo in una mangiatoia, adoratelo perch egli il Salvatore. E quando Giuseppe e Maria videro arrivare tutti costoro, che erano stati avvertiti dagli angeli, furono pieni di stupore, e la donna meditava in cuor suo sulla predilezione che aveva ricevuto dal Signore e sulla gloria di essere madre del Salvatore114.
Dio, per cui verr a visitarci dall'alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace. (Lc I, 59-79) 109 Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele (Lc I, 80) 110 Le informazioni degli storici ci fanno capire che il periodo corrisponde al 6/7 d.C., ovverosia dieci/undici anni dopo la morte di Erode il Grande (NdA) 111 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordin che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua citt (Lc II, 1-3) 112 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla citt di Nazaret e dalla Galilea sal in Giudea alla citt di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta (Lc II, 4-5) 113 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch non c'era posto per loro nell'albergo (Lc II, 6-7) 114 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si present davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sar di tutto il popolo: oggi vi nato nella citt di Davide un salvatore, che il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia. E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel pi alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama. Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ci che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I

Otto giorni dopo la nascita il bimbo fu circonciso e gli venne imposto il nome Ges. Quindi fu portato a Gerusalemme, per la dedica al Signore, comera uso fare per tutti i maschi primogeniti115. Allorch Giuseppe e Maria raggiunsero il tempio incontrarono un vecchio, di nome Simeon, che si avvicin loro e, prendendo fra le braccia il bambino, inizi a lodare Dio: Adesso i miei occhi sono pronti a chiudersi per sempre, perch hanno visto il Messia che liberer Israele. Che tu sia benedetta, madre del Salvatore, a cui una spada trafigger il cuore116. Anche una vecchia donna, Anna, considerata una profetessa, si ferm a lodare il bambino, indicandolo ai presenti come latteso Salvatore. I genitori, stupiti, lasciavano che tutto questo accadesse e sempre di pi comprendevano la gloria a cui erano innalzati. E quando questi fatti furono compiuti, Giuseppe e Maria col loro bambino intrapresero il viaggio di ritorno alla citt di Nazaret 117. E quando il bimbo ebbe dodici anni, nel corso di un pellegrinaggio pasquale a Gerusalemme, i genitori lo persero di vista credendo che fosse con altri, nella carovana. Allorch si resero conto che egli non cera, dopo una giornata di viaggio verso Nazaret, furono presi da grande sgomento e tornarono indietro per cercarlo. Dovettero passare tre giorni prima che potessero rintracciarlo. Con immenso stupore lo trovarono fra gli anziani del tempio, che dissertava con loro e mostrava grande saggezza. La madre si avvicin a lui, domandandogli perch mai avesse provocato una simile angoscia ai suoi genitori. Ma il ragazzo, impassibile, rispose che il suo compito era quello di occuparsi delle cose che riguardavano il Padre suo, Signore di Israele. Dopo di che part con loro, alla volta di Nazaret118.
pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. (Lc II, 8-20) 115 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Ges, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre (Lc II, 21) 116 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mos, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sar sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si rec al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Ges per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perch i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Il padre e la madre di Ges si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parl a Maria, sua madre: Egli qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perch siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafigger l'anima. (Lc II, 22-24) 117 C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanule, della trib di Aser. Era molto avanzata in et, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro citt di Nazaret. (Lc II, 36-39) 118 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Ges rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre

La nativit di Luca Laltra nativit presente nel Nuovo Testamento collocata allinizio del Vangelo secondo Luca. Gi le primissime parole di questo scritto forniscono unimportante collocazione temporale agli eventi descritti: Al tempo di Erode, re della Giudea119. La laconica frase viene interpretata, normalmente, con riferimento a Erode il grande, anche perch in precedenza Matteo aveva precisato che Ges era nato sotto il regno di quel famoso e terribile monarca. In realt, una difficolt determinata gi dalla definizione re della Giudea, in quanto, egli non ha mai assunto quel titolo. Infatti, poco dopo che suo padre Antipatro, amministratore della Giudea, mor assassinato nel 43 a.C., Erode fu eletto dai romani tetrarca (la Palestina era suddivisa in tetrarchie) o re della Galilea Solo successivamente, nel 37 d.C., dopo alterne vicende che lo videro in contrasto coi membri della dinastia asmonea, Erode riusc a farsi eleggere re su tutte le province unificate della Palestina, dalla Giudea alla Galilea, attraverso la Samaria. E questa volta come monarca, non come tetrarca. A questo punto non poteva essere definito propriamente re della Giudea, ovverosia della sola provincia che comprendeva Gerusalemme. Sarebbe stato riduttivo. Anche se, per dovere donest, dobbiamo ammettere che poteva essere invalso luso, da parte dei romani, di chiamare sbrigativamente Giudea tutta la Palestina. In tal caso Luca avrebbe potuto adottare questa espressione estensiva, sebbene scorretta. Ma dobbiamo anche aggiungere che un vero re della Giudea fu Erode Archelao, figlio di Erode il grande. Infatti, alla morte del monarca, i romani divisero nuovamente la Palestina, ponendo Archelao a capo della regione meridionale col titolo di etnarca. Suo fratello Erode Antipa fu nominato tetrarca della Galilea e della Perea, mentre laltro fratello Erode Filippo fu posto al governo della Batanea, della Traconitide e dellAuranitide. Luca doveva essere al corrente di queste cose, doveva anche essere consapevole che quellespressione era impropria. Lespressione Erode, re della Giudea potrebbe benissimo riferirsi ad Archelao, perch tutti i sovrani di questa dinastia venivano comunemente chiamati Erode. A
gli disse: Figlio, perch ci hai fatto cos? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo. Ed egli rispose: Perch mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?. Ma essi non compresero le sue parole. Part dunque con loro e torn a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Ges cresceva in sapienza, et e grazia davanti a Dio e agli uomini. (Lc II, 40-52) 119 Lc I, 5.

conferma di ci, l'Erode al quale, nella passione secondo Luca, fu condotto il Cristo prigioniero, poco prima della crocifissione, era Antipa, re della Galilea. Ci sono poi monete, fatte coniare da Archelao, re della Giudea, recanti l'iscrizione Erodou ethnarchou. In ogni caso, possiamo essere certi che lErode di cui parla Matteo il padre, anche perch ci dice che, dopo la morte del monarca, al ritorno dallEgitto, la famiglia di Ges ebbe paura di stabilirsi in vicinanza di Gerusalemme, dove si era insediato il figlio Archelao. Apparentemente tutti questi ragionamenti potrebbero sembrare superflui, abbiamo gi detto che il significato estensivo dellespressione re della Giudea spiegherebbe tutta la questione. Se non fosse per il fatto che lo stesso Luca, successivamente, fornisce unaltra indicazione temporale che, non solo riapre il dubbio, ma lo rende estremamente attuale. Egli scrive: In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordin che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.120. Luca si riferisce al periodo immediatamente successivo alla nascita di Giovanni Battista e nellimminenza della nascita di Ges, quando Maria, gravida, era ormai prossima alle doglie del parto. Per comprendere adeguatamente il senso di questa indicazione dobbiamo accennare al fatto che Erode Archelao, nel 6 d.C., era stato deposto ed esiliato nella Gallia, a Vienne. Al suo posto non fu eletto un etnarca successore, ma fu eseguita una riorganizzazione amministrativa che vedeva la Giudea diventare una parte autonoma della provincia romana di Siria. Sulla quale era governatore Publio Sulpicio Quirinio. In particolare la Giudea venne posta sotto la giurisdizione di un praefectus, nella persona di Coponio, il quale era sottoposto allautorit del governatore di Siria. A seguito di questa riorganizzazione ai romani occorreva censire la regione per poter riscuotere le tasse in denaro, e i riferimenti storici, fra cui la stessa testimonianza di Giuseppe Flavio, ci informano che il censimento di cui parla Luca, supervisionato da Quirinio, fu effettuato nel 7 d.C., ben undici anni dopo la morte di Erode il grande. Si tratta di un evento famoso, perch il cambiamento amministrativo e fiscale della Giudea scaten lira di molti ebrei, in particolar modo degli yahwisti che consideravano blasfema la signoria di un pagano sulla regione, ed anche il pagamento della tassa con una moneta che recava leffigie dellimperatore. Si scaten alloccasione una grande ribellione, nota come rivolta del censimento, capeggiata da un certo Zadok e da Giuda il galileo, figlio di quellEzechia che, nel 44 a.C., Erode aveva ucciso. La rivolta fu domata e i suoi capi giustiziati.
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Lc II, 1-2

Naturalmente lo sfasamento di undici anni fra le nativit di Matteo e quella di Luca, ha sempre gettato gli esegeti del Nuovo Testamento in un grande imbarazzo. Non solo c una consistente distanza temporale, ma sussistono differenze fondamentali: se Erode il grande era morto da undici anni come avrebbe fatto a perseguitare Ges, causandone la fuga in Egitto? E perch Giuseppe e Maria avrebbero temuto la presenza di Archelao sul trono di Gerusalemme, se questi era gi stato deposto ed esiliato? Qualcuno ha tentato di conciliare i fatti sostenendo che il censimento di cui parla Luca sia stato eseguito sotto il regno di Erode il grande, e per questo sono state proposte due possibili soluzioni. Una lipotesi che Publio Sulpicio Quirinio fosse stato nominato governatore di Siria gi sotto la sovranit del monarca ascalonita, anche se le fonti storiche dimostrano che a quel tempo Quirinio era occupato altrove in ben altri incarichi. Laltra quella che la frase questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio debba essere tradotta questo censimento fu fatto prima che fosse governatore della Siria Quirinio, alterandone completamente il senso. In realt, si tratta di una forzatura voluta per aggiustare le cose a tutti i costi. Il vocabolo greco prote non una forma avverbiale (prima che), ma una forma aggettivale (il primo), perfettamente concordata col termine apografe (censimento). Larte di arrampicarsi sugli specchi ha trovato, in questi tentativi, delle performance veramente estreme. lo stesso evangelista a fornirci unaltra indicazione per identificare il censimento della nativit con quello del 7 d.C. (se vero che Luca l'autore degli Atti degli Apostoli): si sollev Giuda il galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli per e quanti s'eran lasciati persuadere da lui furono dispersi121. Ebbene, la sollevazione di cui si parla nella citazione proprio quella in cui Giuda e centinaia dei suoi sicari persero la vita, avvenuta nel 7 d.C. in conseguenza del censimento supervisionato da Quirinio. Una delle caratteristiche principali della nativit di Luca quella di correlare le nascite di Ges e di Giovanni Battista. Anzi, il racconto lucano inizia proprio con la nascita di questultimo. Si tratta di unorigine infarcita di segni miracolosi, che riproduce clich biblici alquanto noti. Innanzitutto la circostanza assomiglia straordinariamente a quella della nascita di Isacco, dai vecchi Abramo e Sara, di cui questultima sterile122, ma anche a quella di Sansone123 e di Samuele124. In entrambi questi due ultimi casi ricorre il tema del nazireato.
At V, 37 Dio aggiunse ad Abramo: Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai pi Sarai, ma Sara. Io la benedir e anche da lei ti dar un figlio; la benedir e diventer nazioni e re di popoli nasceranno da lei. Allora Abramo si prostr con la faccia a terra e rise e pens: Ad uno di cento anni pu nascere un figlio? E Sara all'et di novanta anni potr
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Anche Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria, era sterile e i due erano anziani. Langelo Gabriele annuncia la venuta al mondo del loro figlio e costui destinato ad una condizione di nazireato perenne, addirittura fin dalla nascita. Al sesto mese di gravidanza di Elisabetta, Luca fa annunciare dallangelo Gabriele la nascita di Ges direttamente a Maria, nel villaggio di Nazaret, in Galilea, dove ella abitava ed era fidanzata con Giuseppe. Questo breve episodio lucano dellannunciazione a Maria stato la fonte ispiratrice di una immensa produzione artistica pittorica, nellarco di numerosi secoli. Luca fa compiere a Maria, pur nel suo stato interessante, un lungo viaggio a dorso di mulo per andare a trovare la parente Elisabetta e, al momento dellincontro fra le due donne gravide, fa produrre a Maria un inno poetico125, noto come magnificat. Anche questo cantico costituisce uno dei momenti pi rilevanti della letteratura evangelica, che fin dal medio evo stato inserito nella liturgia. E, come lannunciazione, stato il punto ispiratore per una grande produzione artistica, specialmente in campo musicale. estremamente interessante, in questo passo, la visione del Signore decantato come colui che ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi126. Maria si sarebbe fermata tre mesi dalla parente Elisabetta, e poi sarebbe tornata a Nazaret.
partorire?. Abramo disse a Dio: Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te! E Dio disse: No, Sara, tua moglie, ti partorir un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilir la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo render fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli generer e di lui far una grande nazione. Ma stabilir la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorir a questa data l'anno venturo (Gn XVII, 15-21) 123 Ora, vi era un uomo d Saraa, della trib dei Dan, di nome Manoe. Il quale aveva una moglie sterile e senza alcun figlio. A costei apparve lAngelo del Signore e le disse: - Tu sei sterile e senza prole; ma ecco, tu concepirai e darai alla luce un figlio. Guardati bene per dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla di immondo, poich concepirai e darai alla luce un figlio, sul capo del quale non passer il rasoio. Egli sar Nazireo, fin dalla nascita e comincer a liberare Israele Dalle mani dei Filistei (Gdc XIII, 1-5) 124 Anna, dopo aver mangiato in Silo e bevuto, si alz e and a presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava sul sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore. Essa era afflitta e innalz la preghiera al Signore, piangendo amaramente. Poi fece questo voto: Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrir al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passer sul suo capo (I Sam I, 9-11) Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al Signore tornarono a casa in Rama. Elkana si un a sua moglie e il Signore si ricord di lei. Cos al finir dell'anno Anna concep e partor un figlio e lo chiam Samuele (I Sam I, 19-20) 125 L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perch ha guardato l'umilt della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre (Lc I, 46-55). 126 Lc I, 51-53.

Anche a Zaccaria, in seguito alla nascita di Giovanni, Luca fa pronunciare un cantico di giubilo nel quale il neonato viene esplicitamente presentato come il precursore, colui che andr innanzi al Signore a preparargli le strade, per annunciare al popolo limminenza della salvezza, grazie alla visita di un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace. In tutto e per tutto si configura la subordinazione di Giovanni a Ges, come suo semplice araldo. In particolare levangelista intende precisare che il fanciullo crebbe e visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele127, informazione che unitamente alle sue abitudini alimentari e alla pratica del rito battesimale ci fornisce solidi indizi per pensare che Giovanni fosse un affiliato della comunit essena degli asceti di Qumran, sulle rive del Mar morto. Si osservino i seguenti confronti fra la letteratura evangelica e i Manoscritti del Mar morto: Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di cavallette e miele selvatico128; tutte le specie di cavallette saranno messe nel fuoco o nellacqua mentre sono vive, tale infatti lordine conforme alla loro natura129. E ancora: Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com' scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri130; per andare nel deserto a preparare la via di lui, come sta scritto: nel deserto preparate la via, appianate nella steppa una strada per il nostro Dio131. Il racconto vero e proprio della nascita di Ges, nel Vangelo secondo Luca, occupa un breve spazio ed ha un carattere molto sintetico:
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Lc I, 80 Mc I, 6 Documento di Damasco. Lc III, 3-4.

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordin che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua citt. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla citt di Nazaret e dalla Galilea sal in Giudea alla citt di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch non c'era posto per loro nell'albergo.132. Ma la quantit di commenti che queste poche righe possono sollevare ricca. Innanzitutto abbiamo gi fatto notare quanto emerge dai primi due periodi, relativi al censimento, in merito al problema della datazione e del contrasto che si genera con la nativit di Matteo. Ora, se andiamo avanti, ci troviamo dinanzi ad unaffermazione alquanto discutibile, secondo la quale le persone avrebbero dovuto essere censite non nel luogo dove vivevano ed esercitavano attivit redditizie, ma nel luogo di origine della famiglia. Si tratta di unassurdit, dovuta al fatto che levangelista doveva in qualche modo giustificare la nascita di Ges nella citt di Betlemme, soddisfacendo cos un requisito messianico, non ostante che i fidanzati risiedessero in Galilea, a Nazaret. Se le persone avessero dovuto essere censite nel luogo di nascita, o di origine della famiglia, la realizzazione del censimento avrebbe prodotto un caos indescrivibile. Folle oceaniche avrebbero dovuto spostarsi per tutta la Palestina, magari per dichiarare che i loro interessi economici erano lontani decine o centinaia di km pi a nord o a sud. Sarebbe successivamente stata inviata loro una cartella delle tasse, via posta? Ma le cose si sono svolte in modo completamente diverso. I romani avevano assoldato un buon numero di giudei compiacenti, i cosiddetti pubblicani, che conoscevano il territorio e la popolazione, avevano accesso ad utili informazioni e si occupavano di scovare le persone l dove si trovavano e generavano redditi significativi133. Per questo i pubblicani erano cos odiati dagli ebrei, perch si comportavano come autentici collaborazionisti e traditori. Prendiamo allora la notizia col giusto scetticismo e procediamo nellanalisi del breve ma intenso passo. Giuseppe avrebbe dovuto spostarsi a Betlemme perch era originario di quel villaggio, situato poco a sud di Gerusalemme, che mille anni prima aveva dato i natali al grande re Davide. Le profezie
Regola della Comunit VIII, 13-14. Lc II, 1-7. 133 Lo Schrer sostiene infatti che in un censimento provinciale romano finalizzato allimposizione dei tributa capitis et soli, le motivazioni genealogico tribali avanzate nel vangelo di Luca per spiegare liscrizione a Betlemme di Giuseppe e Maria, i quali abitavano a Nazaret in Galilea, non potrebbero trovare spazio alcuno di credibilit. (G.Firpo, Il problema cronologico della nascita di Ges, Paideia, Brescia, 1983)
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sostenevano che latteso messia, che avrebbe dovuto liberare Israele dalla sua schiavit a potenze straniere, restituendo al popolo la libert e la purezza del culto, sarebbe nato a Betlemme e sarebbe stato un discendente di sangue della dinastia davidica. per questo motivo che levangelista non manca di precisare che Giuseppe era della casa e della famiglia di Davide. Anche se poi i quattro Vangeli del Nuovo Testamento sembrano impegnarsi in diverse occasioni per alterare il senso corretto del ruolo messianico di Ges. In realt, offuscandone la natura politica e regale, gli scritti mostrano una contraddizione in termini e lesistenza di un preciso scopo censorio, che potremmo chiamare intento di spoliticizzazione. Ma la contraddizione pi grossa si genera nel momento in cui consideriamo che, avendo Maria partorito vergine ad opera dello Spirito Santo, Giuseppe non avrebbe generato Ges nella modalit biologica che avrebbe dato un senso alla sua ascendenza davidica. Ges non avrebbe ereditato il sangue della casa e della famiglia di Davide. Ora, i coniugi avrebbero affrontato il lungo viaggio dalla Galilea alla Giudea, nella delicata condizione di gravidanza terminale di Maria e, una volta raggiunto il paesello, costei avrebbe accusato le prime doglie del parto. Dobbiamo senzaltro riflettere su un particolare che continua a gettare una luce sospetta sul racconto di Luca: i due non avrebbero trovato alcun luogo decente in cui sistemarsi per alloggiare e partorire. Come pu conciliarsi una situazione di questo genere col fatto che essi sarebbero stati originari di Betlemme, al punto da dover essere col censiti? Quale legame potevano avere con una citt per loro cos estranea ed inospitale da non trovare n un parente, n un amico, n un conoscente insomma, assolutamente nessuno che potesse avere compassione di Maria e prendersi cura dei due coniugi? Se Giuseppe fosse stato veramente di Betlemme, il minimo che avrebbe potuto fare, arrivando l in quella circostanza impellente, sarebbe stato di rivolgersi a qualcuno della sua famiglia. E invece no. Poich, cos come leggendaria la stessa nascita betlemita di Ges, inventata al semplice scopo di applicare su di lui le profezie messianiche, altrettanto leggendaria la descrizione della nascita nella mangiatoia, fra i pastori e gli animali, che stata inserita perch richiama clich mitologici sulla nascita del salvatore. Un altro commento pu essere sollevato sulla frase si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia . Anche Luca usa il termine primogenito, che nelle traduzioni moderne del Nuovo Testamento, come abbiamo gi visto, censurato nel testo di Matteo. Evidentemente Ges aveva avuto fratelli ed anche sorelle, come abbondantemente testimoniato nei racconti evangelici della vita pubblica e negli altri scritti del Nuovo Testamento, come le lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli, e in altri documenti storici extra testamentari.

Il racconto della visita dei pastori, che dipinge nel testo lucano un quadro di lirismo agreste, evoca memorie provenienti da altre tradizioni religiose, assai pi antiche. Per esempio quella della nascita di Krishna, incarnazione del dio indu Vishnu: ...la volont dei Deva fu compiuta; tu concepisti nella purezza del cuore e dell'amore divino. Vergine e madre, salve! Nascer da te un figlio e sar il Salvatore del mondo. Ma fuggi, poich il re Kansa ti cerca per farti morire col tenero frutto che rechi nel seno. I nostri fratelli ti guideranno dai pastori, che stanno alle falde del monte Meru... ivi darai al mondo il figlio divino...134. Gli elementi di contatto con la tradizione cristiana sono riscontrabili nella nascita verginale, nel ruolo di salvatore, nellessere perseguitato da un re che vuole eliminarlo, nel nascere fra i pastori e, infine, nella natura divina. Luca, descrivendo lesecuzione delle pratiche rituali di purificazione del neonato, attraverso lofferta al tempio di una coppia di colombe, testimonia un clima sereno, su cui non incombe lombra di alcuna persecuzione. Un duplice episodio deve essere notato: due personaggi di aspetto profetico incontrano nel tempio il bambino e lo riconoscono come latteso messia135. Si tratta del vecchio Simeone, il quale ringrazi il Signore per avergli consentito di vivere abbastanza da aver potuto vedere il Salvatore, e che predisse a Maria la sofferenza che avrebbe dovuto sopportare a causa di suo figlio. C poi la profetessa Anna, vedova e dedita alla devozione, che si mise a lodare il bambino come liberatore di Gerusalemme. Anche queste immagini appartengono ad un clich rappresentativo della nascita dei grandi salvatori: ce ne d esempio la storia di Buddha, nellepisodio del vecchio saggio Asita Kaladevela che, secondo la leggenda, visit il palazzo in cui si festeggiava la nascita del piccolo Siddharta. Anchegli, come il vecchio Simeone, prese in braccio il bambino e si dispiacque di non poter vivere abbastanza da ascoltare i suoi insegnamenti, una volta che fosse cresciuto. Non possiamo fare a meno di aggiungere che Buddha fu generato miracolosamente dalla vergine Mahamaya, ingravidata in sogno dallimmagine di un grande elefante bianco a sei zanne che sarebbe entrato nel suo corpo. Ella avrebbe poi partorito da un fianco, conservando cos la sua integrit. La nativit lucana si conclude con lunico episodio, presente in tutto il Nuovo Testamento, che faccia riferimento ad unet giovanile di Ges, prima dellinizio della sua manifestazione pubblica136. quello in cui la famiglia si sarebbe recata a Gerusalemme, durante una festa pasquale, col figlio dodicenne. Durante il ritorno, mentre i genitori pensavano che si trovasse sulla carovana
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E. Shur, I grandi iniziati, Bari, 1941. Lc II, 25-38.

insieme a loro, il ragazzo si sarebbe trattenuto nel tempio a dissertare coi saggi del tempio, dando prova di una sapienza esemplare. Come, del resto, anche il giovane Siddharta aveva fatto, a suo tempo, mostrando una straordinaria intelligenza nello studio e nel commento dei Veda.

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Lc II, 41-52.

I contrasti fra le nativit.


Il nostro presepe cristiano affonda le sue radici pi remote nelle tradizioni dei lares familiares, gi presenti nellantica Roma e fra gli Etruschi. Verso la fine di dicembre si festeggiavano i lari, ovverosia gli antenati defunti, con riti che ricorrevano alla disposizione di statuine nella casa e allo scambio fra parenti di regali, detti sigilla. Con lavvento e la diffusione del cristianesimo, molte feste pagane furono semplicemente mutate nel significato, ma conservate nei costumi e nelle esteriorit. Il Dies Natalis, gi celebrazione della rinascita, o resurrezione, del dio sole, che veniva festeggiato il 25 dicembre, tre giorni dopo il solstizio invernale, divent il Natale cristiano e assorb molti degli usi gi esistenti. Il praesepe era un piccolo recinto (anche greppia, mangiatoia) in cui venivano poste le effigi dei lari, il cui aspetto, talvolta imitava un paesaggio agreste. Abitualmente si attribuisce a San Francesco dAssisi il merito di aver voluto inscenare, per la prima volta nel 1223, a Greccio, una rappresentazione vivente della nascita di Ges secondo quanto indicato dalle nativit evangeliche. Ma sarebbe stato Arnolfo di Cambio, intorno al 1290, a creare le prime statue del presepe scolpite a tutto tondo. Poi lusanza si diffuse nelle chiese e, dal diciassettesimo secolo, persino nelle case dei nobili e del popolo. Fino ai giorni nostri e nella nostra moderna civilt, dove si perpetua per il suo indiscutibile e irresistibile fascino. I tratti caratteristici di un presepe sono: la capannuccia o la grotta, la mangiatoia, la stella, il bambino con Giuseppe e Maria, il bue e lasino, i tre re magi coi doni, i pastori e gli altri visitatori, tutti rappresentanti di una societ contadina e artigianale, inseriti in un paesaggio rurale. Tranne il bue e lasino, che non sono citati nelle narrazioni evangeliche, il presepe contiene gli elementi fondamentali delle nativit di Matteo e di Luca, fondendole insieme come se i due racconti fossero compatibili luno con laltro. I re magi, che nel racconto di Matteo si muovono sullo sfondo storico del regno di Erode il grande, sono affiancati allumile rifugio che la famiglia avrebbe dovuto adottare a Betlemme, alla fine del suo viaggio da Nazaret, sullo sfondo storico della terribile rivolta del censimento. Ci si dimentica totalmente di queste parole di Matteo: Entrati nella casa, [i magi] videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra137. Infatti, si ricordi, secondo Matteo i genitori di Ges abitavano a Betlemme prima della nascita del bambino, in una casa ovviamente, e si sarebbero trasferiti a Nazaret solo al ritorno dallEgitto,
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Mt II, 11.

mentre, secondo Luca, abitavano a Nazaret fin dal tempo in cui erano fidanzati, e si sarebbero recati a Betlemme solo per la registrazione fiscale. Le coordinate sono inequivocabilmente discordanti: oltre cento kilometri di distanza nello spazio, dalla Giudea alla Galilea; undici o pi anni di differenza nel tempo, dal 4 a.C., o prima, al 7 d.C.; due quadri storici profondamente mutati, dal regno di Erode il Grande, che comprendeva tutta la Palestina, alla nuova suddivisione in tetrarchie, successiva alla deposizione di Archelao, che vedeva Gerusalemme sotto lamministrazione diretta del praefectus Iudaeae. Ora, la tradizione del presepe pu essere giustificata nella sua inesattezza, tenendo presente che ha un carattere evocativo fondato sulle emozioni e sulla piet religiosa, dove la correttezza storica passa decisamente in secondo piano. Ma le numerose moderne opere cinematografiche che hanno trattato largomento, hanno eseguito e continuano ad eseguire questa stessa operazione di fusione fra le nativit, come se non esistessero gi abbondanti consapevolezze per dissociare i due racconti e contribuendo cos a mantenere lignoranza popolare su questo importante argomento. Evidentemente questi stessi film vogliono essere soltanto dei presepi in pellicola. Come possono conciliarsi due frasi di questo genere? Avendo per saputo che era re della Giudea Archelo al posto di suo padre Erode, ebbero paura di andarvi [a Betlemme, loro precedente dimora]. Avvertito poi in sogno, si ritir nelle regioni della Galilea e, appena giunto, and ad abitare in una citt chiamata Nazaret138, Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro citt di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui139. Ovviamente nella nativit lucana non c alcuna persecuzione da parte di Erode il grande, non c la strage dei bambini di Betlemme, non c la fuga in Egitto, non ci sono i magi venuti dalloriente, non c il ritorno dallEgitto e il trasferimento di citt. C, per, la presenza fondamentale della figura di Giovanni Battista, che manca completamente nella nativit di Matteo. Lautore della nativit lucana gi un rappresentante di quella tradizione che desidera porre la figura di Giovanni in una posizione subordinata rispetto a quella di Ges. Noi sappiamo che questo stato un presupposto caratteristico della catechesi di San Paolo140, del quale possiamo ricordare

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Mt II, 22-23. Lc II, 39-40. At XVIII, 25; XIX, 3-4)

che i nazareni e gli ebioniti, ovverosia i giudeo cristiani che rappresentavano i veri seguaci di Ges, lo respingevano in modo assoluto. La testimonianza che Giovanni avrebbe reso a Ges, presentandosi come il precursore del messia oppure designando espressamente Ges come il messia atteso, un'altra finzione, concepita dall'apologetica cristiana per attenuare o dissimulare la dipendenza originaria del cristianesimo dalla setta battista... Sembra certo che Giovanni si sia presentato come inviato da Dio, come il profeta del novissimo giorno: come un profeta la cui missione non era subordinata a quella di nessun altro, nemmeno a quella del messia. Non era il precursore di altri fuor che di Dio141. Il desiderio di fondere le due nativit in un unico quadro narrativo potrebbe diventare legittimo nel momento in cui si prendesse coscienza della natura leggendaria di queste storie. In tal caso, poich il mito ha una funzione rappresentativa ed educativa che prescinde dalla veridicit del racconto, non c niente di male nel creare una tradizione intorno alla quale si raccoglie limmaginario collettivo e si fondano le basi di una civilt etica. In effetti, nella moderna epoca tecnologica, non giusto trasmettere i valori attraverso lignoranza e lottundimento dellintelligenza, ed solo la piena consapevolezza che pu avvalorare il significato delle tradizioni, renderle funzionali e compatibili, risolvendo le contraddizioni che, ancora oggi, contrappongono la spiritualit alla razionalit. I filosofi del cristianesimo dovrebbero capire che la fede non ha altro da ricavare che un vantaggio dal confronto con la verit. Purtroppo, invece, la maggioranza dei fedeli e degli ecclesiastici pensa che le basi del credo cristiano verrebbero irrimediabilmente a mancare se non dovesse essere considerato storicamente credibile il racconto evangelico. Una fiaba non pu bastare! O si tratta di fatti reali, o di inutili fantasie. Senza apparire in modo palese, una forma di materialismo invisibile si cela dietro questa mentalit morbosamente legata al concreto degli eventi, incapace di rendersi conto della larghissima misura in cui i miti, di ogni genere, gi operano nel guidare il pensiero dei popoli e le scelte degli individui. A questo si aggiunga il fatto che le istituzioni ecclesiastiche rappresentanti della sapienza religiosa hanno sempre privilegiato le ragioni della propria egemonia, su quelle della verit, e hanno sempre temuto lemancipazione dei fedeli, insistendo per lasciarli in una condizione di subordinazione e persino di ignoranza che, nel corso dei secoli, non ha riguardato solo la dimensione spirituale ma anche quelle economica, politica, sociale e culturale. Da qui le antiche proibizioni di leggere la Bibbia, solo apparentemente paradossali; la necessit di ricorrere al dogma, allautoritarismo sfrenato, alla caccia alle eresie; la difesa incondizionata della
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A. Loisy, Le Origini del Cristianesimo, Il Saggiatore, 1984.

dottrina come corpus intoccabile, effettuata da schiere di teologi, esegeti ed apologeti che hanno elaborato unabilit straordinaria nellarrampicarsi sugli specchi pur di giustificare in qualche modo ogni possibile contraddizione. Tranne che secondo un limpido e sereno criterio di verit. Un ulteriore esempio di tutto ci ci offerto dallesame delle genealogie di Ges Cristo, presenti in entrambi i Vangeli. Matteo ne offre una allinizio del suo scritto. Luca alla fine del terzo capitolo, dopo lepisodio del battesimo sul Giordano. Si tratta di due elenchi completamente diversi. Lasciando perdere il fatto che Luca preferisce partire dalla creazione dellumanit, cio da Adamo, includendo i nomi dei grandi patriarchi della Genesi, mentre Matteo si contenta di partire da Abramo, possiamo notare che le due genealogie hanno in comune solo la parte che si conclude con Davide. Da qui in poi, relativamente ad un periodo di mille anni, gli elenchi divergono pesantemente nei nomi e nel numero complessivo dei medesimi. Matteo contempla ventotto nomi (due volte quattordici) passanti attraverso il figlio di Davide che gli succedette sul trono, Salomone, e costituenti una lista di personalit regali. Luca contempla quarantadue nomi (tre volte quattordici) passanti attraverso il figlio di Davide che fu sacerdote, Natan, e costituenti una lista di personalit sacerdotali. Saltano evidenti le esigenze apologetiche che i redattori si erano imposti, e che hanno ispirato la loro redazione al di l di qualunque criterio di veridicit. Anche i criteri numerologici hanno ispirato queste redazioni ma, pi che altro, il fatto che ciascuno desiderasse sottolineare un aspetto delleredit genealogica di Ges: politico in un caso, religioso in un altro. estremamente curioso notare che al centro di una divergenza quasi completa si incontrano due nomi concordanti: Salatiel e Zorobabel, poi i due elenchi si staccano di nuovo luno dallaltro per reincontrarsi solo con Giuseppe, padre di Ges. Ovviamente molti hanno cercato soluzioni per spiegare la spaventosa divergenza, dal momento che il padre di Giuseppe figura come Giacobbe, nellelenco di Matteo, e come Eli, in quello di Luca. In questo si distinto Eusebio di Cesarea, apologeta del cristianesimo al tempo di Costantino, che ha avanzato lipotesi del levirato per spiegare come Giuseppe potesse essere contemporaneamente figlio di Giacobbe e di Eli. Il levirato era una legge ebraica secondo la quale una vedova poteva concepire prole col fratello del marito defunto. In pratica il bambino sarebbe stato figlio del padre defunto, secondo la legge, e figlio del padre reale, secondo la natura. Se non che, in tal modo, Giacobbe ed Eli avrebbero dovuto essere fratelli, mentre le genealogie li danno come figli, rispettivamente, di Matthan e Mattat. Ed ecco che lo storico costantiniano ha avanzato lidea che costoro fossero figli della stessa donna, ma di due padri diversi, Eleazar e Levi. Non si mai voluto ammettere ci che appare evidente dallesame delle due nativit e delle genealogie. I punti di interesse comune dei due autori sono riconducibili solo allidea della nascita verginale, allorigine betlemita e allappartenenza alla stirpe di Davide. Per il resto tutto diverso.

In particolare, la diversa attribuzione della residenza di Giuseppe e Maria allepoca del loro fidanzamento, contribuisce ad alimentare sensibilmente il dibattito sul fatto che Nazaret fosse realmente la citt di Ges o, addirittura, sul fatto stesso che questa citt esistesse al tempo di Ges. Ha senzaltro un impatto drammatico la constatazione che, per Matteo, Nazaret entra nella vita di questa famiglia quando Ges ha gi qualche anno det, per un fatto accidentale, che la necessit di tenersi prudentemente lontano da Gerusalemme e da Erode Archelao. Mentre Luca ambienta gi il magnifico quadro dellannunciazione a Nazaret. Ora, abbiamo gi considerato il fatto che laggettivo nazareno, cos frequentemente usato nei racconti evangelici, senzaltro molto pi spesso dello stesso nome della citt di Nazaret, non ha il significato che gli viene comunemente attribuito cittadino di Nazaret ma un titolo religioso e/o settario che corrisponde allebraico ha nozri o allaramaico nazorai. La domanda che ci possiamo legittimamente porre la seguente: la citt di Nazaret esisteva, al tempo di Cristo, ed stata usata per uno spostamento opportunistico di significato del titolo nazareno? Oppure la citt non esisteva affatto, ed stata letteralmente inventata in seguito per dirottare non solo linterpretazione del titolo, ma per denaturare completamente tutte le coordinate relative alla personalit storica di Ges? Questa seconda ipotesi, senzaltro destinata a rimanere tale, almeno per il momento, sembra estremamente azzardosa ma non lo affatto, nel momento in cui si analizza una lunga serie di questioni, non solo sullassenza totale della citt nei resoconti degli storici 142 e sulle sue caratteristiche archeologiche 143 , ma anche sulla sua configurazione geografica che, dai racconti evangelici, sembra discostarsi molto dalla Nazaret che oggi possiamo visitare in Galilea 144 . Personalmente non intendo negare definitivamente che Nazaret esistesse nel primo secolo, ma semplicemente considerare aperta la questione. In fin dei conti, luso strumentale di questa residenza non veritiera, nel racconto evangelico, pu benissimo avere risposto allesigenza di contraffare il senso del titolo nazareno, attraverso un meccanismo di dissimulazione che abbiamo gi visto usare coi termini cananeo e galileo, sempre attributi associati agli zeloti e alle sette dei patrioti yahwisti. Senzaltro i racconti evangelici nel loro complesso, e non solo le nativit, mostrano un chiaro intento censorio nei confronti del titolo nazareno, che aveva un esplicito riferimento alla setta giudeo cristiana da cui linsegnamento cristiano ellenizzato, derivato dalla predicazione di Paolo, aveva preso le distanze con decisione. I nazareni e gli ebioniti dovevano identificarsi con quei seguaci di Giacomo, il fratello carnale di Ges, che aveva assunto il ruolo leader della comunit
Lo stesso Giuseppe Flavio, che ha minuziosamente descritto ogni angolo della Galilea nei suoi scritti, ha sistematicamente dimenticato Nazaret. 143 Archeologicamente parlando Nazaret sembra una citt bizantina, priva di testimonianze significative dellepoca di Ges.
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dopo lesecuzione di Cristo. Si trattava probabilmente dei cosiddetti giusti (zaddikim) che, almeno dopo la morte di Cristo, possono essere riconosciuti negli esseni occupanti il sito di Khirbet Qumran, sulle rive del Mar morto. Da cui lo stesso Giovanni battista si muoveva per accogliere nuovi adepti tramite il rito battesimale. Tornando al problema sollevato dallanalisi delle due genealogie, ovverosia alla duplice personalit, regale e sacerdotale, non possiamo fare a meno di osservare che il messia singolo della predicazione paolina evoca le figure dei Soter ellenistici, se non addirittura del Saoshyant persiano e dei Krisha/Buddha indiani, mentre la pi ortodossa aspettativa degli ebrei, rappresentata proprio dagli autori dei manoscritti del Mar morto, riguardava, come abbiamo gi osservato, due figure messianiche distinte: una di carattere politico ed una di carattere sacerdotale. Pu forse essere che Giovanni Battista e Ges fossero stati identificati come i due messia attesi? Ci limitiamo rigorosamente a porlo come semplice domanda, perch non esistono gli elementi per giungere ad una risposta sicura. Ma vedremo in seguito, dallanalisi di alcuni scritti apocrifi, come possano essere correlati, in tal senso, i ruoli dei due personaggi. Riassumiamo dunque le divergenze fra le due nativit in un quadro schematico: 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) il momento della nascita differisce di almeno undici anni, le citt di residenza della famiglia prima della nascita sono completamente diverse, il luogo di nascita una casa, in un caso, e un rifugio occasionale, nellaltro, in un caso si ignora Giovanni Battista, nellaltro si correlano le due nascite, in un caso si parla dei magi venuti dalloriente, nellaltro caso no, la persecuzione e la fuga in Egitto competono solo alla nativit secondo Matteo, in un caso c un cambio della residenza, nellaltro no, in un caso si propone una genealogia regale, nellaltro una genealogia sacerdotale.

E i punti di contatto: 1) 2) 3) 4) la nascita betlemita, lappartenenza alla dinastia di Davide, la verginit di Maria, il fatto di essere cresciuto a Nazaret.

Quali conclusioni possiamo trarre da queste analisi? Innanzitutto abbiamo individuato abbastanza precisamente la mappa dei punti di contatto e di divergenza fra le due nativit, ma abbiamo anche
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Vedi D.Donnini, Ges e i Manoscritti del Mar Morto, Coniglio Editore, 2006, Roma.

notato le differenze sostanziali che allontanano le nativit evangeliche dai racconti riguardanti la vita adulta di Ges, che abbiamo chiamato ministeri della vita pubblica. Nelle nativit si insiste sulla personalit di Ges come emanazione divina, generato ad opera dello Spirito Santo, e si attribuisce un ruolo importante alla madre Maria, che offre la figura della vergine diventata in seguito, nella teologia cattolica, la madre di dio. Il culto mariano, cos rilevante nelle tradizioni cristiane, non avrebbe potuto svilupparsi sulla base dei ministeri della vita pubblica di Ges, o di altri scritti del Nuovo Testamento (abbiamo gi nominato le lettere di Paolo), in cui Maria rappresentata come una donna del tutto normale, alla cui verginit non si accenna mai ma, piuttosto, la si rappresenta spesso affiancata ai suoi numerosi figli e figlie. Gi questo sufficiente per comprendere che i Vangeli primitivi, quelli giudeo cristiani, redatti in lingua semitica, dovevano essere privi dei racconti sulla nascita di Ges, i quali hanno un carattere estraneo alla concezione religiosa degli ebrei, allinterno della quale non si sarebbe mai potuto attribuire ad un qualunque messia una natura sovrumana, alla pari di dio, legata alle immagini dei salvatori ellenistici e orientali. Se alle contraddizioni fra le nativit e i ministeri aggiungiamo le contraddizioni fra le nativit stesse, le quali mostrano come sui quattro presupposti ideologici comuni siano state tessute delle leggende assolutamente libere, ci rendiamo conto di quale sia stato il meccanismo redazionale apologetico, che ha soddisfatto non il bisogno di cronaca, ma quello di creare una predicazione a tutti gli effetti riferita ad un Ges Cristo spirituale, nato non in una capannuccia o in una casa da un parto verginale, ma dalla pi pura creativit teologica. Al punto che loperazione di andare a considerare gli elementi storici dello scenario di fondo, come il segno della stella, il regno di Erode, la circostanza del censimento, ecc, per cercare una possibile datazione della nascita di Ges, appare come un tentativo ridicolo incapace di portare a qualsivoglia risultato attendibile. Il cristiano non ha niente da perdere nel riconoscere la distanza tra il Cristo della storia e quello della fede. Anche perch il processo di identificazione forzata delle due figure stato funzionale alle ragioni dellegemonia ecclesiastica assai pi di quanto non lo sia stato per il valore spirituale della fede. La storicit del racconto evangelico non aggiunge nulla a questo valore, poich esso riposa sui contenuti del messaggio, i quali scaturiscono in tutta la loro integrit ed efficacia anche da un supporto simbolico. Rinforzati dalla consapevolezza degli sviluppi storici, politici, sociali, umani e religiosi che hanno portato alla nascita di quel messaggio e alla composizione di quelle scritture.

Fratelli e sorelle di Ges.


Nel paragrafo relativo alla nativit di Matteo abbiamo gi affrontato il problema dei fratelli e delle sorelle di Ges, in un contesto finalizzato a mostrare che il presupposto della verginit di Maria appartiene ad uno strato della redazione evangelica successivo a quello che vide la primitiva stesura del Vangelo secondo Marco. Abbiamo visto numerose citazioni presenti in tutti i testi canonici, dalle quali scaturiscono complessivamente quattro nomi: Giacomo, Joses (Giuseppe), Giuda e Simone. Evidentemente, quando venivano scritte queste cose, non si era ancora formata la convinzione che Ges fosse nato da un parto verginale, e la composizione reale della sua famiglia non suscitava alcun imbarazzo. Addirittura nel Vangelo secondo Marco, la figura del padre non esiste, il falegname Ges stesso: Non costui [Ges] il carpentiere?145, e la madre, forse una vedova, accompagna spesso i figli nei loro movimenti al seguito di Ges. Ma, gi nel Vangelo secondo Matteo, le cose sono leggermente cambiate: Non egli forse il figlio del carpentiere? 146 . Si noti un fatto importante: Matteo conosce il nome del padre di Ges, Giuseppe, solo nella nativit, dove costui nominato ben otto volte. Ma nel ministero della vita pubblica il nome del padre totalmente sconosciuto e la sua figura citata una sola volta, come carpentiere, in quella che sembra unalterazione deliberata della fonte marciana da cui ha attinto lautore di Matteo. abbastanza naturale pensare che, in questo testo, le discrepanze fra la nativit e il ministero della vita pubblica, a riguardo delle figure di Maria e di Giuseppe, della loro importanza e della loro condizione, siano dovute al fatto che la nativit appartiene ad una redazione posteriore, che stata inserita successivamente nel Vangelo secondo Matteo. Luca esegue un altro passo avanti, nel suo Vangelo la frase diventa: non il figlio di Giuseppe?147 ma, si noti bene, esattamente come nel Vangelo secondo Matteo, il padre non mai pi citato nel ministero della vita pubblica, n per nome, n anonimo. Compare solo nella nativit e, se non fosse per la modifica rispetto al testo di Marco, anche questa volta il buon padre di Ges non esisterebbe affatto. Come abbiamo gi detto, in tutte le citazioni evangeliche riguardanti i fratelli, il termine greco usato, adelphos, quello specifico per indicare proprio i fratelli, non i cugini, pertanto lobiezione posta da alcuni, che si trattasse dei figli di un fratello o di una sorella di Maria o di Giuseppe, cade automaticamente. Rimane, ovviamente, lipotesi che si trattasse di fratellastri, ovverosia di figli avuti da Giuseppe in un precedente matrimonio.
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Mc VI, 3. Mt XIII, 55. Lc IV, 22.

San Paolo, nelle sue lettere, non mostra alcun interesse per la nativit e, nellunico punto in cui si occupa della nascita di Ges, si limita ad affermare: Dio mand il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge148. Sarebbe stato molto strano se il sedicente apostolo si fosse regolarmente astenuto dal dire che Ges era nato da una vergine, qualora una simile caratteristica gli fosse gi stata attribuita. Avrebbe costituito un silenzio inspiegabile. Ma, a noi, il fatto indica una verit che si impone in modo abbastanza chiaro: verso la met del primo secolo, e fino al periodo successivo alla disfatta di Israele conseguente alla guerra degli anni 66/70, ovverosia fino al momento della redazione del testo marciano, il presupposto della nascita verginale non esisteva proprio, ed stato creato successivamente per adattare la figura di Ges ad altre figure teologiche delluniverso religioso pagano. Sempre nella lettera ai Galati, San Paolo parla esplicitamente del fratello Giacomo: "Solo tre anni dopo andai a Gerusalemme per conoscere Pietro e non vidi nessuno degli altri apostoli, ad eccezione di Giacomo, il fratello del Signore..."149. E aggiunge, nella prima lettera ai Corinzi: Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?150, mostrandosi cos del tutto sereno nel rappresentare i normali rapporti di parentela di Ges. Ma le citazioni relative ai fratelli esistono anche nelle fonti extratestamentarie. Nella prima met del quarto secolo d.C., lo scriba ufficiale di Costantino, Eusebio di Cesarea, compose in greco una celebre opera apologetica, la Storia della Chiesa (Historia Ecclesiastica), nella quale ha nominato Giacomo per tre volte, senza dimenticare di specificare che si trattava del fratello di Ges: Poi egli comparve a Giacomo, uno dei cosiddetti fratelli del Salvatore151; In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poich anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe, e Giuseppe era padre di Cristo ... soprannominato dagli antichi anche il

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Dio mand il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge (Gal IV, 4). Gal I, 18,19. 1Cor IX, 5. Eus. di Cesarea, Hist. Eccl. I, 12, 5.

Giusto in virt dei suoi meriti, fu il primo, dicono, ad occupare il trono episcopale della Chiesa di Gerusalemme.152; Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione della Chiesa insieme con gli apostoli. Dal tempo del Signore fino a noi, egli fu da tutti soprannominato il Giusto...153. Confermando, tra laltro, che questo fratello era uno degli apostoli, e che fu lui a succedere a Ges nel primato sulla comunit e non, come si pensa spesso, Simon Pietro. Ci sono altri importanti passi di Eusebio, nei quali si parla di un altro fratello di Ges, da cui possiamo ricavare informazioni significative: Quando lo stesso Domiziano ordin di sopprimere i discendenti di Davide, unantica tradizione riferisce che alcuni eretici denunciarono anche quelli di Giuda, che era fratello carnale del Salvatore, come appartenenti alla stirpe di Davide e alla parentela del Cristo stesso154; Egesippo riporta queste notizie, dicendo testualmente: Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. Levocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare, poich anchegli, come Erode, temeva la venuta di Cristo155. Due sono gli aspetti che dobbiamo sottolineare. Il primo riguarda il fatto che questo Giuda era considerato fratello carnale di Ges. Il secondo riguarda la questione dinastica, ovverosia lappartenenza alla stirpe davidica come elemento turbativo dellordine pubblico romano. Evidentemente la persecuzione anticristiana messa in atto da questo imperatore non era mossa da unostilit pregiudiziale nei confronti della teologia, ma dal fatto che i cristiani erano conosciuti come i seguaci dellideale messianico degli ebrei, che cos spesso e cos gravemente avevano agito contro i romani, nel proposito di liberare la Palestina e restaurare la dinastia davidica sul trono di Gerusalemme. Lostinazione messianista era arrivata sino a provocare la tragica guerra degli anni 66/70 e la disfatta completa di Israele. Dopodich i romani si auguravano bene che non dovessero risorgere i movimenti yahwisti, e tenevano ben docchio coloro che rivendicavano una discendenza
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Ivi II, 1, 2. Ivi II, 23, 4. Ivi III, 19. Ivi III, 20, 1.

davidica, come soggetti potenzialmente molto pericolosi. importante la frase di Eusebio in cui si afferma che limperatore Domiziano come Erode, temeva la venuta di Cristo. Ovviamente in qualit di aspirante re dei Giudei, non certo come predicatore pacifista. Anche Giuseppe Flavio fa riferimento a Giacomo, fratello di Ges, nella sua monumentale opera Antichit Giudaiche: [Anania, sommo sacerdote] convoc una sessione del Sinedrio e vi fece comparire il fratello di Ges detto Cristo che si chiamava Giacomo156. Ora, dal momento in cui stato introdotto il principio della nascita verginale e sono state composte le nativit fondate su questidea, le numerose testimonianze dellesistenza di fratelli e sorelle di Ges ponevano un problema assai scomodo, andavano a colpire direttamente limmagine di Maria come donna rimasta vergine per tutta la vita. Questo fatto ha dato luogo a numerosi interventi volti a spiegare in qualche modo la presenza dei fratelli. La dottrina cristiana ortodossa adotta come interpretazione pi attendibile quella che i cosiddetti fratelli siano in realt i figli avuti da Giuseppe in un suo precedente matrimonio, con una moglie di cui sarebbe rimasto vedovo. Questa ipotesi gi presentata nel Papiro Bodmer V (o Protovangelo di Giacomo), risalente, forse, al secondo secolo. I cattolici sono fortemente legati allopinione che si tratti di cugini, nati da un certo Alfeo/Cleofa, fratello di Giuseppe, e dalla moglie di lui, detta Maria di Cleofa. Naturalmente ci implica lidea che il termine greco adelphos possa essere inteso anche con laccezione cugini, la qual cosa crea non poche difficolt. Qualcuno, come stato sostenuto da uno studioso tedesco157, pensa addirittura che i quattro fratelli siano due cugini per parte di madre (Giacomo e Giuseppe) e due cugini per parte di padre (Simone e Giuda). certo che i cristiani dei primi secoli hanno ampiamente discusso su queste diverse soluzioni, come ci mostra una frase di Girolamo: Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto, alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un'altra moglie ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro158. In questo caso, si noti, la madre dei cosiddetti fratelli sarebbe una sorella di Maria, madre di Ges. Forse Alfeo/Cleofa, fratello di Giuseppe, aveva sposato una sorella di Maria, con lei omonima?
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Flavio Giuseppe, Antichit Giudaiche, XX, 200. Josef Blinzler, I fratelli e le sorelle di Ges, Paideia, Brescia 1974.

Personalmente, avendo osservato numerosi casi di contraffazione delle identit nei testi evangelici, nonch di sdoppiamenti o di convergenze159, non mi meraviglio che il proposito di salvaguardare il principio della verginit di Maria abbia prodotto effetti simili. Nei testi evangelici questa evenienza appare in tutta la sua plausibilit durante il racconto della passione di Cristo, con riferimento alle donne che assistettero alla crocifissione, alla morte, alla deposizione e alla sepoltura. Nella tradizione popolare sono conosciute come le tre Marie, ma i testi dei quattro vangeli canonici sembrano non essere daccordo sullidentit di queste donne e producono una grave confusione. Lunica che risulta costantemente presente, in tutte le narrazioni di tutti gli autori, Maria Maddalena. Marco e Matteo scrivono che, durante lagonia di Ges sulla croce, erano presenti Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, madre dei figli di Zebedeo160, Luca preferisce lasciare anonime tutte le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea161. molto curiosa lassenza della madre di Ges, che manca anche nelle fasi successive, compresa la sepoltura, a cui Marco e Matteo continuano a far presenziare le donne gi nominate162. E cos anche per la visita al sepolcro vuoto, dove Marco e Matteo insistono sulle solite persone163, mentre Luca, che finalmente fa nomi espliciti, daccordo su Maria di Magdala e Maria madre di Giacomo e Giuseppe, ma aggiunge una terza inaspettata presenza: Giovanna moglie di Chuza, intendente di palazzo di Erode164. Il quadro offerto dal Vangelo secondo Giovanni completamente diverso: sarebbero state presenti Maria di Magdala, Maria la madre di Ges, e Maria di Cleofa, sorella di sua madre165. Dobbiamo innanzitutto osservare che, come hanno spesso obiettato anche gli esegeti cattolici, abbastanza improbabile che due sorelle portassero lo stesso nome, pertanto difficile credere che Maria di Cleofa fosse la sorella di Maria madre di Ges. Nella elencazione dei dodici apostoli, presente nei vangeli sinottici166, figurano Giacomo di Alfeo e Giuda di Giacomo, da intendersi come fratello di Giacomo, e quindi figlio di Alfeo/Cleofa. Anche perch fra le lettere apostoliche che completano il Nuovo Testamento, proprio la Lettera di Giuda inizia cos: Giuda, servo di Ges Cristo, fratello di Giacomo167.
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Girolamo, De viris illustribus Ci sono sdoppiamenti possibili nelle figure degli apostoli, in quella di Maria di Magdala/Betania, in quella del discepolo prediletto Vedi David Donnini, Ges e i Manoscritti del Mar morto, Coniglio ed., Roma, 2006. 160 Mc XV, 40-41; Mt XXVII, 55-56. 161 Lc XXIII, 49. 162 Mc XV, 47; Mt XXVII, 61. 163 Mc XVI, 1; Mt XXVIII, 1. 164 Lc VIII, 2-3; Lc XXIV, 9-10. 165 Gv XIX, 25. 166 Quando fu giorno, chiam a s i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamanche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota (Lc VI, 13-15) 167 Lettera di Giuda, 1.

In pratica, possiamo dedurre che Maria [moglie] di Cleofa, fosse la madre di Giacomo, Joses, Giuda e Simone, fratelli di Cristo, ovverosia la stessa persona che i Vangeli sinottici definiscono, appunto, Maria di Giacomo e di Joses. Il quarto vangelo la distingue nettamente dalla madre di Ges, perch la nomina a parte, come Maria di Cleofa, sorella di sua madre. Ma quel che strano il fatto che i Vangeli sinottici non citano la madre di Ges, facendo pensare due possibili cose. La prima che la madre di Ges fosse veramente assente ma, in tal caso, come pu il quarto vangelo dirci che Ges morente si sarebbe rivolto alla madre e al discepolo prediletto, l presenti ai piedi della croce, per affidare a lui la donna168? La seconda che la madre fosse presente nella persona di Maria madre di Giacomo e Joses, in quanto madre di Ges e dei suoi fratelli. Il che ci porta a supporre che Alfeo/Cleofa, marito di questa donna e padre dei fratelli di Ges, sia lidentit reale del Giuseppe, padre di Ges, che le lettere di Paolo e il Vangelo di Marco non conoscono affatto e che il Vangelo di Matteo conosce come Giuseppe solo grazie alla nativit, che sappiamo essere unaggiunta posteriore. Insomma, il Giuseppe del presepe potrebbe essere semplicemente una creazione posticcia, prodotta al semplice scopo di nascondere la vera famiglia di origine di Ges e di generare la leggenda della nascita verginale. Si osservi questo verso del Vangelo gnostico di Filippo: Erano tre che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che detta sua consorte. Infatti era Maria sua sorella, sua madre, e la sua consorte169. In esso le tre Marie che accompagnano sempre Ges sono configurate in modo diverso dalle identit che troviamo negli scritti canonici, appaiono come una cerchia di parenti strettissime, casualmente omonime: la madre, la sorella e la moglie. Ammesso che, naturalmente, il termine consorte debba essere inteso come moglie. Questa osservazione ci induce a riflettere sul fatto che la cosiddetta Maria di Cleofa potrebbe essere intesa, non come moglie di Cleofa, ma come figlia e, in tal caso, sarebbe proprio la sorella di Ges che compare nel terzetto delle Marie del Vangelo di Filippo. importante notare che questi ragionamenti ci portano verso una conclusione a cui ormai diversi studiosi sono giunti170: alcuni degli apostoli erano fratelli di Ges, e listituzione della comunit dei dodici, invece che una creazione voluta da Ges raccogliendo qua e l discepoli selezionati, o anche
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Stavano presso la croce di Ges sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clofa e Maria di Magdala. Ges allora, vedendo la madre e l accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio!. Poi disse al discepolo: Ecco la tua madre!. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Gv XIX, 25-27. 169 Vangelo di Filippo, 32 (I vangeli apocrifi, a cura di M. Craveri, Einaudi, Torino 1969). 170 Vedi R. Eisenman, Giacomo il fratello di Ges, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (Al), 2007.

degli emeriti sconosciuti incontrati casualmente per la strada, deve essere storicamente reinterpretata come una sorta di califfato islamico, una famiglia con ambizioni di dignit regale. Uno degli apostoli fratelli di Ges, Giacomo, stato il suo successore. Che dire del fatto che anche lapostolo Matteo definito figlio di Alfeo?

Le nativit apocrife.
Gi nel capitolo precedente abbiamo accennato alla problematica del rapporto intercorso fra Giovanni battista e Ges. Riconoscendo che la subordinazione del primo al secondo appare come un presupposto catechistico generato con tutta probabilit dagli sviluppi del cristianesimo gentile (extraebraico), che ha preso le mosse dalla predicazione di San Paolo, in contrapposizione alla fede dei giudeo cristiani, nazareni e/o ebioniti. In realt, alcuni interessanti scritti apocrifi, tendono a correlare le due figure in modo alquanto diverso, mostrando alcuni aspetti della figura di Giovanni battista, che sembrano recuperarne il prestigio e limportanza verso un ruolo pi paritario rispetto a quello di Ges. Gli scritti apocrifi, se tralasciamo i Vangeli giudeo cristiani e quelli gnostici, sono piuttosto tardi, per questo scarsamente attendibili, e spesso mostrano la facilit con cui si tendeva ad arricchire di leggenda la figura di Ges, esaltandone le facolt sovrannaturali e la capacit di compiere miracoli. Ci nonostante, in alcuni di essi, compaiono notizie e descrizioni che potrebbero avere una derivazione da tradizioni antiche, dimenticate nei Vangeli canonici, o volutamente scartate perch ritenute poco funzionali, o addirittura dannose, al profilo teologico della dottrina che andava affermandosi. Uno scritto che merita interesse, in tal senso, il cosiddetto Papiro Bodmer V, un testo in lingua greca che, nel sedicesimo secolo, fu scoperto e tradotto in latino da un certo Guglielmo Postel, studioso francese. Pi comunemente, al giorno doggi, chiamato Protovangelo di Giacomo, in quanto il testo stesso si autoattribuisce a Giacomo il minore, apostolo e fratello di Cristo. Si tratta, in sostanza di una nativit di Maria, con riferimento alla madre di Ges, dai vecchi Gioacchino e Anna. Dei nomi dei genitori della Madonna non si fa cenno negli scritti del canone neotestamentario, e scaturiscono solo dalla letteratura apocrifa. La datazione dello scritto prende le mosse dalla constatazione che alcuni antichi autori cristiani lo citano, a partire addirittura da Giustino (morto nel 165 d.C.). Si pens infatti, in un primo tempo, che il protovangelo potesse datare al secondo secolo ma, in seguito, ci si rese conto che il testo cui fece riferimento Giustino potrebbe essere stato una versione ridotta che, nei secoli successivi, sarebbe stata ampliata. A seconda degli studiosi la versione attuale risalirebbe almeno al IV secolo d.C., al V, o addirittura al VI. Questo protovangelo contiene, nelle sue parti centrale e finale, anche un resoconto della nascita di Ges, nonch della strage degli innocenti e della morte di Zaccaria. Ed su questultima parte che desideriamo porre lattenzione adesso. Essendo stati avvertiti [i magi] da un angelo di non entrare nella Giudea, se ne tornarono al loro paese per unaltra via. Accortosi di essere stato giocato dai magi,

Erode si adir e mand dei sicari, dicendo loro: - Ammazzate i bambini dai due anni in gi -. Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasci e lo pose in una mangiatoia di buoi. Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e sal nella collina guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non cera alcun posto come nascondiglio. Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: - Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio -. Subito il monte si spacc e laccolse. E apparve loro una luce, perch un angelo del Signore era con loro per custodirli. Erode, nel mentre, cercava Giovanni, e mand dei ministri a Zaccaria, dicendo: - Dove hai nascosto tuo figlio? - Rispose loro: - Io sono un pubblico ufficiale di Dio e dimoro costantemente nel tempio del Signore, non so dove sia mio figlio -. Adiratosi, Erode disse loro: - suo figlio colui che regner su Israele! -. Mand, perci, di nuovo da lui per dirgli: - D proprio la verit: dov tuo figlio? Sai bene che il tuo sangue sta sotto la mia mano -. Zaccaria rispose: - Se tu spargerai il mio sangue, io sar un testimone di Dio - Allo spuntare del giorno Zaccaria fu ucciso171 Possiamo gi notare che in questo scritto le due nativit canoniche, quella di Matteo e quella di Luca, tendono ad essere fuse, perch al racconto dei magi venuti dalloriente unito un collegamento con Giovanni battista. Ma soffermiamoci su alcuni interessanti dettagli. Innanzitutto, alla notizia che Erode intende eseguire un massacro dei bambini dai due anni in gi, non segue alcuna fuga in Egitto, bens Maria prende suo figlio e si limita a nasconderlo in una mangiatoia per i buoi. Questo tutto ci che viene detto di Ges. Ben pi grande attenzione, invece, dedicata a Giovanni. Anche la madre di costui, Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, cerc di nasconderlo sulla collina, dove fu aiutata da un evento miracoloso, e dalla presenza di un angelo custode. A questo punto viene precisato che Erode cercava proprio Giovanni e che, nel tentativo, mand a Zaccaria dei sicari, dicendo loro: suo figlio colui che regner su Israele!. Se riflettiamo su quanto abbiamo letto, ci rendiamo conto che Maria avrebbe nascosto Ges, non perch suo figlio fosse il destinatario specifico della persecuzione, ma solo perch apparteneva alla fascia di et dei bambini in grave pericolo di vita. Le parole successive del protovangelo indicano il ricercato specifico nella persona di Giovanni, nei confronti del quale Erode sarebbe arrivato ad affermare che si trattava del predestinato al trono di Israele. Osserviamo quanto segue. Se leggiamo la nativit secondo Matteo, vediamo che Giovanni non neanche nominato e la persecuzione riguarda solamente Ges, con la conseguenza che la famiglia deve fuggire in Egitto. Se leggiamo la nativit secondo Luca, c unintima correlazione fra
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Papiro Bodmer V; XXI, 4 - XXIII, 3. Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di L. Moraldi, UTET, Torino, 1975

Giovanni e Ges, per non c alcuna persecuzione. Giovanni presentato subito come un personaggio secondario a Ges, e a questultimo il Signore dar il trono di Davide, suo padre. Se leggiamo il Papiro Bodmer V, Giovanni e Ges sono correlati, c una persecuzione ma non c la fuga in Egitto, Ges non appare come il perseguitato specifico bens sembra che costui sia proprio Giovanni, il quale colui che regner su Israele. Si tratta di unimmagine abbastanza sorprendente che, ancora una volta, ci ricorda la duplice aspettativa messianica della comunit di Khirbet Qumran: il messia di Davide e quello di Aronne. Erano forse questi i ruoli dei due personaggi pi alti della narrazione evangelica? Quanto abbiamo letto nel Protovangelo di Giacomo si trova anche in altri testi, come il codice Hereford 0.3.9, e il codice Arundel 404. Questi furono scoperti nel 1927 da M. Rhodes James, come manoscritti in lingua latina, comprendenti rispettivamente 100 e 102 capitoli. Uno era una copia del XIII secolo d.C., laltro del XIV secolo. Oggi si pensa che la redazione originale non possa essere fatta risalire a prima del VI secolo. In essi possiamo leggere: Erode dunque, adirato, disse a coloro che gli avevano riferito questo: - Zaccaria si beffa di noi perch suo figlio sta per regnare in Israele con il Cristo -172; Ma quando i servi del re ritornarono e gli riferirono la risposta di Zaccaria, il re furibondo disse ai suoi: - Zaccaria si beffa di noi perch spera che suo figlio regni con il Cristo in Israele -173. Il riferimento alla duplice aspettativa messianica, per quanto ipotetico, sembra apparire dallidea che Giovanni avrebbe dovuto regnare su Israele con il Cristo. Se volessimo elencare i Vangeli apocrifi della nativit e dellinfanzia, oltre ai tre documenti di cui abbiamo gi parlato possiamo nominare: 1) la Nativit di Maria, versione armena incompleta la cui redazione originale sembra non posteriore al V secolo; 2) il Vangelo sulla nascita di Maria, che data probabilmente allepoca carolingia; 3) il Vangelo dello pseudo Matteo, di cui una parte poteva esistere gi in latino nel IV secolo, mentre la versione attualmente conosciuta dovrebbe risalire al VI, VII secolo;

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cod. Arundel 404, 99; Apocr. del N. T., op. cit. cod. Hereford 0.3.9, 99; Apocr. del N. T., op. cit.

4) il Vangelo di Tomaso (da non confondere col testo copto noto come Vangelo gnostico di Tomaso), che pare esistesse gi alla fine del II secolo, dal momento che Ireneo, morto nel 202 d.C., lo cita; 5) il Vangelo arabo sullinfanzia del Salvatore, la cui redazione originale siriaca potrebbe essere anteriore al V secolo; 6) la Storia di Giuseppe falegname, che pu essere fatta risalire al IV, V secolo. Questi scritti tendono ad attribuire molta importanza alla figura di Maria, madre di Ges, e a costruire fantasiose leggende relative alla questione della concezione verginale. Come la storia dellacqua di gelosia che appare in diversi degli scritti che abbiamo nominato. Qui possiamo leggerne una versione presente nel Vangelo dello pseudo Matteo: Mentre [Giuseppe] pensava di levarsi, di nascondersi e di abitare in luoghi nascosti, quella stessa notte gli apparve in sogno un angelo del Signore, dicendo: - Giuseppe, figlio di David, non temere. Prendi Maria come tua moglie: infatti, quanto nel suo utero, proviene dallo Spirito santo. Partorir un figlio e il suo nome sar Ges: egli, infatti, salver il suo popolo dai suoi peccati. Giuseppe, alzatosi dal sonno, rese grazie a Dio e narr la sua visione. Si rallegr rispetto a Maria, dicendo: - Ho peccato avendo nutrito qualche sospetto a tuo riguardo -. Dopo di questo si diffuse la voce che Maria fosse gravida. Allora Giuseppe fu afferrato dagli inservienti del tempio e con Maria condotto dal pontefice che, insieme con i sacerdoti prese a rimproverarlo, dicendo: Perch hai ingannato una tanta e tale vergine, che fu nutrita dagli angeli di Dio nel tempio, che mai volle vedere o avere un uomo, che aveva unistruzione ottima nella legge di Dio? Se tu non le avessi usato violenza, ella sarebbe ancora nella sua verginit -. Giuseppe assicur, con giuramento, che non laveva mai neppure toccata. Il pontefice Abiatar gli rispose: - Quant vero che Dio vive, ora io ti far portare lacqua della bevanda del Signore, e subito si sveler il tuo peccato. Si radun allora uninnumerevole moltitudine di popolo, e Maria fu condotta al tempio. I sacerdoti, gli affini e i parenti, piangendo, dicevano a Maria: - Confessa ai sacerdoti il tuo peccato. Tu infatti eri come una colomba nel tempio di Dio e ricevevi il cibo dalla mano di un angelo -. Di nuovo Giuseppe fu chiamato allaltare e gli fu data lacqua della bevanda del Signore: il bugiardo che lavesse gustata, dopo che aveva compiuto sette giri intorno allaltare, riceveva da Dio un qualche segno sulla faccia. Giuseppe dunque dopo aver bevuto sicuro, comp i sette giri intorno allaltare, e in lui non apparve alcun segno di peccato. Allora tutti i sacerdoti, gli inservienti e la folla lo dichiararono giusto,

esclamando: - Sei stato beatificato perch in te non fu trovata colpa alcuna -. E, chiamata Maria, le dissero: - E tu che scusa puoi avere? Qual segno apparir in te maggiore di questa gravidanza del tuo ventre che ti tradisce? Poich Giuseppe a tuo riguardo puro, da te domandiamo soltanto questo, che tu confessi chi colui che ti ha tradito. Poich meglio che ti sveli la tua confessione, piuttosto che lira di Dio ti manifesti in mezzo al popolo imprimendo un segno sulla tua faccia -. Maria allora, intrepida, disse fermamente: - Signore Dio, re di tutti, che conosci i segreti, se in me vi qualche macchia o qualche peccato, o una concupiscenza o impudicizia, tu scoprimi al cospetto di tutti i popoli affinch a tutti io diventi esempio di emendazione -. Cos dicendo si appress fiduciosa allaltare del Signore e bevve lacqua della bevanda, fece sette giri intorno allaltare, e in essa non si trov macchia alcuna.174 In alcuni degli scritti apocrifi che abbiamo precedentemente elencato ricorre la vicenda delle ostetriche che hanno assistito Maria durante il parto. Si tratta di racconti nei quali evidente lintenzione di soddisfare una certa morbosit popolare, attenta a dettagli anche confidenziali relativi alla conservazione dellintegrit verginale da parte di Maria. La narrazione caratterizzata da un clima intensamente prodigioso. Segni straordinari di ogni genere accompagnano gli eventi, a voler confermare, ad ogni pi sospinto, la loro qualit sovrannaturale. Uno di questi, di gusto molto infelice, riguarda latto compiuto dallostetrica Salom, che avrebbe voluto ispezionare personalmente lintegrit di Maria. Un atteggiamento che rispecchia quello dellapostolo Tommaso175, il quale non avrebbe creduto alla resurrezione di Ges se non avesse toccato personalmente le ferite del suo costato. Questa volta il contatto riguarda le parti intime, ed descritto in termini fin troppo espliciti. In conseguenza di ci, la sfiducia della donna sarebbe stata punita con linaridimento della mano, successivamente guarita grazie al contatto col piccolo Ges bambino. Vidi una donna discendere dalla collina e mi disse: - Dove vai, uomo? Risposi: Cerco una ostetrica ebrea - E lei: - Sei di Israele? - Si - Le risposi - E lei prosegu: - E chi che partorisce nella grotta? - La mia promessa sposa - Le risposi. Mi domand: Non tua moglie? - Risposi: - Maria, allevata nel tempio del Signore. Io lebbi in sorte per moglie, e non mia moglie, bens ha concepito per opera dello Spirito santo La ostetrica gli domand: - vero questo? - Giuseppe rispose: - Vieni e vedi - . E la ostetrica and con lui. Si fermarono al luogo della grotta ed ecco che una nube

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Vangelo dello pseudo Matteo, X, 1 XII, 3; Apocr. del N. T., op. cit.

splendente copriva la grotta. La ostetrica disse: - Oggi stata magnificata lanima mia, perch i miei occhi hanno visto delle meraviglie e perch nata la salvezza per Israele Subito la nube si ritrasse dalla grotta, e nella grotta apparve una gran luce che gli occhi non potevano sopportare. Poco dopo quella luce and dileguandosi fino a che apparve il bambino: venne e prese la poppa di Maria, sua madre. Lostetrica esclam: Oggi per me un gran giorno, perch ho visto questo nuovo miracolo -. Uscita dalla grotta lostetrica si incontr con Salom, e le disse : - Salom, Salom! Ho un miracolo inaudito da raccontarti: una vergine ha partorito, ci di cui non capace la sua natura Rispose Salom: - [Come vero che] vive il Signore, se non ci metto il dito e non esamino la sua natura, non creder mai che una vergine abbia partorito. Entr lostetrica e disse a Maria: - Mettiti bene. Intorno a te, c, infatti, un non lieve contrasto - Salom mise il suo dito nella natura di lei, e mand un grido, dicendo: Guai alla mia iniquit e alla mia incredulit, perch ho tentato il Dio vivo ed ecco che ora la mia mano si stacca da me, bruciata - E pieg le ginocchia davanti al Signore, dicendo: - Dio dei miei padri, ricordati di me che sono stirpe di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Non fare di me un esempio per i figli di Israele, ma rendimi ai poveri. Tu, Padrone, sai, infatti, che nel tuo nome io compivo le mie cure, e la mia ricompensa la ricevevo da te -. Ed ecco apparirle un angelo del Signore, dicendole: - Salom, Salom! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo si, e te ne verr salute e gioia -. Salom si avvicin e lo prese su, dicendo: - Ladorer perch a Israele nato un grande re E subito Salom fu guarita e usc dalla grotta giustificata. Ed ecco una voce che diceva: - Salom, Salom! Non propalare le cose meravigliose che hai visto, sino a quando il ragazzo non sia entrato in Gerusalemme -176. Il testo che segue, appartenente al cosiddetto Vangelo dello Pseudo Matteo, tratta del viaggio compiuto durante la fuga in Egitto e mostra un Ges bambino che gi compie miracoli di ogni tipo, risolvendo spesso le difficolt del tragitto. Vi sono infatti brani, successivi a quello che stiamo per leggere, in cui leoni, lupi e leopardi si inchinano al passaggio della famiglia e la accompagnano nel suo cammino. In seguito Ges fa scaturire fonti di acque fresche e limpide e, di fronte alla pericolosa arsura del deserto, fa percorrere il cammino di trenta giorni in un giorno solo. Giunti a una certa grotta volevano riposarsi in essa e la beata Maria discese dal giumento e, seduta, teneva il fanciullo Ges nel suo grembo. Con Giuseppe cerano tre
Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non creder (Gv XX, 25)
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ragazzi e con Maria una ragazza che facevano la stessa strada. Ed ecco che improvvisamente dalla grotta uscirono molti draghi: i ragazzi, vedendoli, furono presi da gran timore e gridarono. Allora Ges scese dal grembo di sua madre, e stette dritto sui suoi piedi davanti ai draghi: essi allora adorarono Ges e se ne andarono via da loro. Si ademp allora quanto era stato detto dal profeta David, con le parole: Dalla terra lodate il Signore, o draghi, draghi e abissi tutti. Ma egli, il bambinello Ges, camminando davanti ad essi, ordin loro di non fare pi male a nessun uomo. Maria e Giuseppe temevano assai che il bambinello fosse leso dai draghi. Ad essi, perci Ges disse: - Non temete, e non pensate che io sia un bambinello. Io infatti sono sempre stato perfetto e lo sono tuttora: necessario che tutte le bestie selvatiche davanti a me diventino mansuete.177. In queste ultime righe possiamo notare il concetto dellincarnazione divina. Il piccolo dichiara apertamente di mostrarsi come bambino solo nellaspetto esteriore, ma di essere, in realt, un principio perfetto eterno, incarnato e manifestato. Possiamo capire quanto sarebbe stato impossibile che un giudeo, come il presunto autore Matteo, presentasse unidea simile, del tutto estranea alla religiosit ebraica, che pone una distanza incolmabile fra la natura divina e quella umana. Il dio degli ebrei interviene spesso nelle vicende umane, ma sempre dallalto della sua superiorit incorporea. Gli uomini possono essere scelti, favoriti, aiutati, protetti, o puniti e fatti oggetto di vendetta. Mai comunque la natura divina e quella umana possono mescolarsi, come comune in altre concezioni religiose pagane. Da qui anche il divieto di creare rappresentazioni idolatre del dio in forma animale o umana. Alcuni scritti apocrifi si dilungano su avvenimenti dellinfanzia di Ges, ovverosia su quel periodo oscuro che la letteratura canonica sfiora semplicemente col breve episodio del bambino dodicenne fra i dottori del tempio. In essi la tendenza a rappresentare Ges come artefice di miracoli si moltiplica a dismisura facendo compiere al fanciullo ogni genere di prodigi, e finendo per dipingerlo come una sorta di stregone. Assai spesso la sostanza di questi racconti decade verso fantasie di gusto macabro che deteriorano limmagine di Ges come principe della saggezza e della misericordia, perch gli attribuiscono tutti gli impulsi dellorgoglio, della rabbia e della vanit umana, lasciando apparire le sue facolt sovrannaturali come se fossero abilit diaboliche piuttosto che attributi della divinit. Si nota cos come, nella redazione di questi scritti, abbia prevalso il desiderio di colpire lemotivit popolare con le suggestioni dei prodigi, lasciando scadere il valore spirituale. In effetti, in epoca medievale, questi scritti apocrifi, pur essendo ufficialmente dichiarati
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Papiro Bodmer V; XIX, 1 XX, 4. Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo dello pseudo Matteo, XVIII, 1; Apocr. del N. T., op. cit.

non autentici dalla chiesa, hanno esercitato un certo peso sulle tradizioni popolari e sono stati alla base di alcune diffuse credenze. I tre testi che seguono appartengono al cosiddetto Vangelo di Tomaso, recensione greca A, di cui si arriva a supporre che una versione primitiva potesse gi esistere alla fine del II secolo. Dopo di ci [Ges fanciullo] camminava attraverso il villaggio, quando un ragazzo, correndo, and a urtare contro la sua spalla. Ges irritato, gli disse: - Non percorrerai tutta la tua strada! - E subito cadde morto. Ma alcuni, vedendo ci che accadeva, dissero: - Dov nato questo ragazzo, che ogni sua parola un fatto compiuto? -. I genitori del morto, andati da Giuseppe, lo biasimavano dicendo: - Tu, che hai un tale ragazzo, non puoi abitare nel villaggio con noi. Oppure insegnagli a benedire, e a non maledire. Egli, infatti, fa morire i nostri ragazzi -. Giuseppe, chiamato in disparte il ragazzo, lo ammoniva dicendo: - Perch fai tali cose? Costoro ne soffrono, ci odiano e perseguitano - Ges gli rispose: - Io so che queste tue parole non sono tue, tuttavia star zitto per amor tuo; ma quelli porteranno la loro punizione -. Quanti videro questo, si spaventarono fortemente, restarono perplessi e dicevano, a proposito di lui, che ogni parola che pronunziava, buona o cattiva che fosse, era un fatto compiuto. E divenne una meraviglia. Vedendo che Ges aveva fatto una tale cosa, Giuseppe si lev, gli prese lorecchio e glielo tir forte. Ma il ragazzo si sdegn e gli disse: - A te basti cercare e non trovare. Veramente non hai agito in modo sensato. Non sai che sono tuo? Non mi molestare!178. Alcuni giorni dopo, mentre Ges giocava sulla terrazza di un tetto, uno dei bambini che giocavano con lui cadde dalla terrazza e mor. Gli altri ragazzi, visto ci, fuggirono e Ges rimase solo. Venuti i genitori del morto, laccusavano di averlo gettato gi Ma quelli lo maltrattavano. Ges allora scese precipitosamente gi dal tetto, si ferm vicino al cadavere del ragazzo e grid a gran voce: - Zenone - questo era il suo nome - alzati e dimmi: sono io che ti ho gettato gi? - E subito, alzatosi, rispose: - No, Signore, tu non mi hai gettato gi, ma mi hai risuscitato -. I presenti rimasero attoniti. Mentre i genitori del ragazzo glorificarono Dio per il segno avvenuto, e adorarono Ges.179. Suo padre era falegname e, in quel tempo faceva aratri e gioghi. Una persona ricca gli ordin di fare un letto; ma una delle assi, quella detta trasversale, era troppo corta e
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Vangelo di Tomaso, recens. gr. A; IV, 1 V, 3. Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo di Tomaso, recens. gr. A; IX, 1 3. Apocr. del N. T., op. cit.

Giuseppe non sapeva che fare. Il ragazzo Ges disse allora a suo padre Giuseppe: Metti in terra le due assi e pareggiale da una delle due parti -. Giuseppe fece come gli aveva detto il ragazzo: Ges si pose dallaltra parte, afferr lasse pi corta e la tir a s rendendola pari allaltra. A tale vista, suo padre Giuseppe rimase stupito e abbracciava il ragazzo e lo baciava esclamando: - Me felice, giacch Dio mi ha dato questo ragazzo! -180. Un interessante scritto apocrifo il cosiddetto Vangelo arabo sullinfanzia del Salvatore. Si tratta di un testo in lingua araba di cui possediamo alcuni manoscritti arabi e siriaci non anteriori al secolo tredicesimo. Uno dei pi antichi fra questi il Codex Orientalis 32, conservato presso la bibioteca laurenziana di Firenze. Lopinione prevalente degli studiosi che la versione araba sia, in realt, la traduzione di un testo composto originariamente in siriaco, anche se si pensa che il Vangelo arabo che conosciamo sia il risultato di un lavoro compilativo e che, pertanto, quello che leggiamo oggi possa essere fatto risalire al massimo allottavo o al nono secolo. Le varie parti denunciano fonti diverse: la sezione relativa alla nascita di Ges sembra collegata al Papiro Bodmer, quella relativa alla fuga in Egitto al Vangelo dello pseudo-Matteo, i miracoli di Ges bambino sembrano essere stati presi dal Vangelo di Tomaso e, infine, la conclusione sembra riferita alle nativit dei Vangeli canonici. Ci sono anche disomogeneit stilistiche, per esempio il gran numero di miracoli e di guarigioni di cui si parla in questo testo vedono quasi sempre lintervento mediatore di Maria e la figura del bambino benevola e mite, tranne nei capitoli dal 46 al 49, in cui Ges mostra di usare i suoi poteri sovrannaturali per compiere feroci azioni vendicative: Unaltra volta mentre, di sera, il signore Ges ritornava a casa con Giuseppe gli venne incontro, correndo, un ragazzo e lo urt cos violentemente da farlo cadere. Il signore Ges gli disse: come svanita questacqua, cos svanisca la tua vita. E immediatamente quel ragazzo rest secco.181; Lo condussero allora a un altro maestro pi dotto. Questi appena lo vide gli disse: Pronuncia lalef. Pronunciato che ebbe lalef il maestro gli ordin di pronunciare bet. Ma il signore Ges gli rispose: Dimmi prima il significato di alef, poi io pronuncer bet. Avendo il maestro alzato la mano per fustigarlo subito la mano inarid

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Vangelo di Tomaso, recens. gr. A; XIII, 1 2. Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore XLVII, 1; Apocr. del N. T., op. cit.

ed egli mor. Allora Giuseppe disse alla padrona Maria: di qui in poi non lasciamolo pi uscire di casa. Chiunque infatti lo contraria colpito a morte182. Nel capitolo 7, quando si parla dei magi, fatto esplicito riferimento ad una profezia di Zarathustra, confermando il collegamento fra le figure dei magi e la religiosit avestica iraniana: Nato il signore Ges in Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, ecco che dei magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zeradusht, portando seco dei doni, oro, incenso e mirra; lo adorarono e gli offrirono i loro doni183. In particolare, il manoscritto laurenziano conservato a Firenze pi ampio su questo particolare, e afferma che Zarathustra aveva profetizzato che una vergine avrebbe generato un bimbo in Israele, il quale successivamente avrebbe dovuto sacrificarsi per il suo popolo, e che una stella sarebbe apparsa al momento della sua nascita per guidare i magi a Betlemme. Il Vangelo arabo narra di una curiosa tradizione relativa al prepuzio di Ges bambino, collegato con lampolla di olio di nardo che sarebbe stata usata da Maria, sorella di Lazzaro, durante lepisodio dellunzione di Betania: Lo circoncisero dunque nella grotta: quella vecchia ebrea [che era stata chiamata da Giuseppe in aiuto al parto] prese questa membrana, secondo altri invece essa prese il cordone ombelicale, e lo mise in una ampolla di vecchio olio di nardo. Aveva un figlio profumiere e affidandogli quellampolla gli disse: guardati dal vendere questampolla di olio di nardo, anche se per essa ti offrissero trecento denari. Questa lampolla comprata da Maria peccatrice e versata sul capo e sui piedi del Signore nostro Ges Cristo asciugati poi con i capelli del suo capo184. Nello scritto sono fatti comparire ben tre futuri apostoli di Ges, i quali beneficiano di qualche prodigio che li guarisce da una malattia, da un morso di serpente velenoso o da una possessione demoniaca: Quando lo pose sul letto ove giaceva Cristo, era ormai morto alla vita e aveva chiuso gli occhi. Ma subito quel fanciullo fu colpito dal profumo delle vesti del signore Ges

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Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore XLIX, 1-2; Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore VII, 1; Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore V, 1; Apocr. del N. T., op. cit.

Cristo, apr gli occhi e, chiamando a gran voce la madre, le chiese del pane Questo fanciullo guarito quello che nel Vangelo chiamato Bartolomeo185. Questo ragazzo che percosse Ges e dal quale usc satana sotto forma di cane, era Giuda Iscariota che lo consegn ai Giudei. E il lato percosso da Giuda quello stesso nel quale i Giudei confissero la lancia186. Egli disse: Va e succhia tutto il veleno che hai iniettato in questo ragazzo. Il serpente si avvicin al ragazzo e succhi tutto il suo veleno. Poi il signore Ges lo maledisse e subito scoppi. Il ragazzo, invece, accarezzato dalla mano del signore Ges, guar. E avendo cominciato a piangere, il signore Ges gli disse: Non piangere, presto sarai mio discepolo. Questo Simone il cananeo del quale parla il Vangelo187. Il Vangelo arabo ebbe grande diffusione e fu usato anche dai musulmani, si pensa addirittura che le sue versioni pi antiche possano aver avuto influenza sulla genesi delle tradizioni coraniche relative a Ges. Fu usato dai siri nestoriani, dai persiani, dagli egiziani copti e arabi.

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Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore XXX, 2; Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore XXXV, 2; Apocr. del N. T., op. cit. Vangelo arabo dellinfanzia del Salvatore XLII, 3-4; Apocr. del N. T., op. cit.

La nascita di Ges nelle tradizioni ebraiche


A seguito della predicazione paolina, la cui prerogativa fondamentale stata la dissociazione della figura di Ges dal contesto politico e religioso messianico in cui si svolta lattivit dei primi giudeo cristiani, ebioniti e nazareni, la nuova fede ha iniziato a svilupparsi in modo autonomo lungo molteplici correnti, dai caratteri alquanto diversi, ma con un elemento in comune: la distanza crescente dallebraismo e la contrapposizione ad esso. Gi nei Vangeli canonici troviamo evidenti segni di questo fatto. Lo abbiamo visto nella celebre maledizione della stirpe giudaica188, e ne abbiamo unaltra testimonianza, nello stesso Vangelo, fra le ultime righe: Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in citt e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verr all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Cos questa diceria si divulgata fra i Giudei fino ad oggi.189. In particolare notiamo che lespressione questa diceria si divulgata fra i Giudei pone una tale distanza e avversione fra levangelista e gli ebrei, da rendere palese che questi testi non possono essere nati nella mente di un ebreo, n possono essere stati concepiti per un pubblico ebreo. Sembra che lautore si sentisse in dovere di confutare le obiezioni che, in ambiente giudaico, erano gi sorte intorno alla figura di Ges e alle convinzioni dei cristiani. Nel tentativo di comprendere queste dinamiche non possiamo dimenticare che, gi nella prima met del primo secolo d.C., le sette messianiche avevano prodotto una serie ininterrotta di disagi al popolo, confluita poi nella degenerazione in conflitto totale, nel 66, e nella catastrofe completa della nazione, nellestate del 70, quando Tito espugn Gerusalemme e saccheggi il tempio. In seguito a questi fatti, una buona parte degli israeliti conservava un forte rancore nei confronti dei seguaci di Ges, prima, e di suo fratello Giacomo, poi, cio delle prime forme di cristianesimo giudaico non ancora configuratosi come religione separata. Ma quando i seguaci di San Paolo iniziarono a produrre elementi teologici esterni, ad assimilare sincretisticamente dalle spiritualit pagane, ad individuare nei giudei i colpevoli della condanna
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Mt XXVII, 25. Mt XXVIII, 11-15.

di Ges, allora lebraismo, dalla posizione di grave svantaggio in cui era improvvisamente venuto a trovarsi nellimpero romano, inizi a sua volta a produrre potenti anticorpi contro la religione che era diventata ostile e pericolosa per la stessa identit etnica e culturale dei figli di Israele. Lebraismo del tempio e dei sacerdoti sadducei era morto, i discendenti dei farisei si adoperavano con ogni energia per rimettere in piedi una tradizione che, adesso, aveva come punto di riferimento la sinagoga e linsegnamento rabbinico. stata inevitabile, in questo contesto, la nascita di credenze relative alla scomoda figura di Ges, cos paradossalmente ebreo per nascita e per educazione, e diventato cos maledettamente gentile per fisionomia teologica e per pubblico di seguaci. Schema Yisrael Adonai Elohenu Adonai Echod 190 , cos recita il credo fondamentale degli ebrei, nel quale si ribadisce in modo inequivocabile il concetto dellunicit di dio, del tutto incompatibile con una teologia di carattere trinitario, com quella cristiana, in cui a Ges viene addirittura attribuita una consunstanzialit con la natura divina del padre celeste. Per la fede cristiana sviluppatasi a partire dalla revisione paolina Ges condivide natura divina ed umana, cosa che per gli ebrei costituisce una blasfemia insopportabile. Per gli ebrei eretico il solo fatto che qualcuno pretenda di essere anche semplicemente parte di dio o figlio di dio. Ed per questo che lebraismo respinge nel complesso la figura teologica del Ges cristiano. Analogamente dicasi per lattribuzione a Ges di una dignit messianica, dal momento che il messia atteso in conformit alle profezie che lo annunciano deve dare concretamente inizio ad unera di pace e prosperit per il suo popolo, sconfiggendo i suoi nemici, ricostruendo il tempio di Gerusalemme, stabilendo una condizione in cui la conoscenza di dio riempie il mondo, e le nazioni riconoscono i loro torti nei confronti di Israele. Per gli ebrei la caratteristica fondamentale che deve distinguere un autentico messia il raggiungimento del successo nella propria missione. Perch ci mostra la reale presenza di Dio a guida e sostegno del suo prescelto. Ma un presunto figlio di Davide che annuncia la realizzazione del regno di Dio, e poi finisce crocifisso in mezzo a due latrones191, lasciando una schiera di seguaci disperati che continuano a promettere una salvezza che non arriva, appare come un millantatore fallito, destinato a cadere nelloblio o nel disprezzo. Tanto pi che, a posteriori dellopera messianica di Ges e dei suoi seguaci, la nazione e il popolo di Israele furono precipitati nella catastrofe e il tempio fu letteralmente raso al suolo.

Ascolta Israele, il Signore il nostro Dio, il Signore lunico Dio Si tenga presente che, per i romani, il termine latrones, come i termini sicarii e galilaei, era indicativo dei ribelli yahwisti che credevano nellimminente compimento delle profezie messianiche.
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Ges non era caduto nelloblio. Sebbene totalmente ridisegnato nel suo profilo ideologico e spirituale, aveva offerto il punto di riferimento per un nuovo culto e una nuova religione, che aggiungevano alle gi terribili disgrazie degli ebrei unulteriore mole di difficolt e di sofferenze. Prima fra tutte quella di essere odiati per il semplice fatto di essere ebrei. Nacquero allora racconti e tradizioni a carattere denigratorio che, con tutta probabilit, circolavano gi, in forma orale e forse anche scritta, nel secondo secolo. Abbiamo una testimonianza di Giustino martire (giustiziato a Roma intorno al 168 d.C.), il quale ha scritto nel suo Dialogo con Trifone che gli ebrei mandavano in giro predicatori che mettessero in guardia gli israeliti contro linaccettabile eresia cristiana. Non sappiamo cosa ci significhi esattamente, ma ne possiamo dedurre comunque un impegno attivo degli ebrei contro il cristianesimo. In questo impegno dobbiamo individuare le radici primitive di ci che, alcuni secoli pi tardi, prender la forma di una tradizione scritta sotto il nome di Toledoth Jeshu (le storie di Ges), nella quale si attribuisce al sedicente messia una nascita illegittima, unattivit da mago, e una morte disonorevole. Noi sappiamo che questi libri esistevano senzaltro nel nono secolo perch, a quellepoca, un certo Agobardo192, vescovo di Lione, ne ha testimoniato lesistenza. Le prime redazioni dovevano essere state composte in aramaico, ma poi ne furono prodotte versioni in ebraico, giudeo persiano, arabo, yiddish e giudeo spagnolo, che ebbero ampia circolazione in Europa e nel vicino oriente. Per lungo tempo i cristiani hanno ignorato queste opere, non solo nel senso di non attribuire loro alcuna importanza, ma anche in quello di non conoscerne nemmeno lesistenza. Poi, nel tredicesimo secolo, un certo Raimondo Mart193 si prese cura di tradurle in latino. Le reazioni del mondo cristiano furono di estremo scandalo e, non raramente, furono usate come pretesto per fomentare il rancore antisemita: la teoria opportunistica era quella che, non solo gli ebrei avevano provocato la morte di Ges, ma continuavano a indirizzargli calunnie vergognose, mostrando cos una natura irrimediabilmente perversa. La prima edizione stampata delle Toledoth Jeshu fu quella del 1681, curata da Wagenseil, che definiva lopera come nefandum et abominabilem libellum, cacatus a Satana. Nel 1705 fu pubblicata da Huldreich unaltra versione, diversa. E nel 1902 unaltra versione ancora, da parte di Krauss, che esegu un importante studio filologico su questi scritti ebraici. Confrontando le versioni, possiamo notare quanto siano diverse le interpretazioni dei fatti che avrebbero riguardato il concepimento di Ges da parte di Maria, anche se lelemento comune quello di far apparire Ges come il frutto di una relazione illegittima. Compare sempre il nome
Agobardus Lugdunensis (778-840 d.C.), De Iudaicis Superstitionibus. Raimondo Mart o Martini, nato intorno al 1215 nei pressi di Barcellona, forse di origini ebraiche e convertito al cristianesimo, ma si tratta di unipotesi non confermata. Fu frate domenicano impegnato nel tentativo missionario di conquistare musulmani ed ebrei alla fede cristiana.
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Pandira, o Pandera, o Panther, che gi era stato nominato da Celso, filosofo greco anticristiano, nel suo libro Discorso Vero, del 178 d.C. circa. In questo scritto lautore ha affermato che Maria era stata ingravidata da un soldato romano chiamato Pantera, e successivamente ripudiata dal marito. Il padre della chiesa Origene (185-254 d.C.), nella sua opera Contra Celsum, si sentito in dovere di confutare puntigliosamente tutte le opinioni di Celso. Ora, sembra proprio che il nome Pantera fosse ricorrente fra i soldati romani, e alcuni studiosi hanno avanzato lipotesi che lespressione Jeshu ben Pantera (Ges figlio di Pantera) sia un irriverente gioco di parole che ironizza sullidea che Ges fosse figlio di una vergine, parthenos in greco. Non possiamo sapere quanto ci sia vero, dal momento che esistono prove del fatto che lespressione Ges figlio di Pantera era usata dagli ebrei, gi dalla fine del primo secolo, o dallinizio del secondo, per indicare Ges 194 , senza il significato denigratorio che associa il nome Pantera ad un soldato romano. Il testo che segue, chiamato manoscritto di Strasburgo, rappresenta Maria come fidanzata a un certo Jochannan, discendente di Davide, che viene violentata da un vicino di casa, tale Josef ben Pandera, il quale la mette incinta, sebbene ella si trovi nel periodo del ciclo. Venendo a conoscenza del fatto, il fidanzato Jochannan ritiene di essere profondamente disonorato e, per la vergogna, parte e si stabilisce definitivamente a Babilonia. Quindi Maria partorisce un figlio maschio e lo chiama Jehoshua, poi semplificato in Jeshu. Inizio della creazione di Jeshu. Sua madre Miriam era ebrea e aveva un marito che era della stirpe di David [si riferisce alla condizione di fidanzamento, ovverosia al periodo iniziale in cui, secondo lusanza ebraica, ai coniugi non sono consentiti rapporti sessuali (nda)]; si chiamava Jochannan, ed era un uomo colto e molto timorato del Signore. Cera vicino alla sua porta di casa, di rimpetto, un uomo di bellaspetto, Josef ben Pandera. Aveva messo gli occhi su di lei, ed una notte, alluscita del Sabato, pass davanti alla sua porta ubriaco; entr da lei e lei pens che fosse suo marito Jochannan; si nascose il volto e prov vergogna Egli la abbracci, mentre lei gli diceva: Non toccarmi, che sono mestruata; non pens e non si preoccup delle sue parole e giacque con lei e lei rimase incinta di lui. A mezzanotte arriv suo marito R. Jochannan; lei gli disse: Cos questo? Non cera una simile abitudine dal giorno che mi hai sposato, di venire da me due volte in una notte. Le rispose: per la prima volta che vengo da te questa notte. Lei disse: Sei venuto da me e ti ho detto che ero mestruata e non te ne sei preoccupato e hai fatto ci che volevi e te ne sei andato.

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Tosefta Palestinese e Talmud Babilonese.

Appena sentito ci, egli riconobbe subito che Josef ben Pandera le aveva messo gli occhi addosso e che era stato lui a compiere quellazione195. Nel manoscritto siglato K2, appartenente ai cosiddetti testi italiani, presente una storia molto simile a quella che abbiamo appena visto, con la differenza che i personaggi sono letteralmente scambiati. Il fidanzato Josef Pandera, mentre il malvagio stupratore si chiama Jochannan, ed un vicino di casa: cera un uomo della stirpe della casa di David, chiamato Josef Pandera; aveva una moglie di nome Miriam; egli era timoroso di Dio ed era discepolo di R. Shimon ben Shatach. Abitava vicino a queso Josef un malvagio, di nome Jochannan il malvagio, tresgressore ed adultero. Miriam era una donna di bellaspetto, ed il malvagio Jochannan aveva puntato gli occhi su di lei, volendo possederla. Cos seguiva sempre la modesta donna, in modo che non si accorgesse di nulla. E cos avvenne il fatto nel mese di Nisan, alla fine della Pasqua, alluscita del Sabato, a mezzanotte. Poich Josef era andato nella scuola, questo malvagio si alz nottetempo e si ferm vicino alla porta di casa; e dopo che Josef usc, il malvagio entr in casa e trov Miriam che giaceva separata dal marito, perch era mestruata. Il malvagio si mosse e giacque con lei, mentre lei gridava a lungo, pensando che fosse suo marito, dicendo: Mio signore, mio signore, non lo sai che sono mestruata ed impura? Allontanati e non fare questa orribile azione, e non suscitare lira divina. Alla fine il malvagio giacque con lei e lei rimase incinta di lui196. Lultimo manoscritto che esaminiamo la cosiddetta versione Huldricus, secondo ledizione del 1705. Esso offre una versione ancora diversa dalle precedenti. Questa volta Maria appare fidanzata ad un certo Pappos, che molto geloso e costringe la donna a rimanere chiusa in casa. Il responsabile di adulterio un certo Josef Pandera di Notzr, dove lespressione di Notzr mostra un evidente errore dellautore, che confonde laggettivo ebraico che significa nazareno (come titolo religioso) col nome stesso della citt di provenienza. In realt gli ebrei chiamavano Ges Jehoshua ha Notzr o, parlando in aramaico, Jeshu Nazorai, senza intendere con questo la sua provenienza geografica, ma indicando unappartenenza settaria.

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Riccardo Di Segni, Il Vangelo del Ghetto, Newton Compton Editori, Roma, 1985, pagg. 51-52. Idem, pag. 67.

Durante il regno di Erode il proselita cera un uomo di nome Pappos ben Jehudah che aveva una moglie di nome Miriam, figlia di Qlopas; questa Miriam prima di sposarsi faceva la parrucchiera, ed era sposata a Pappos secondo la legge di Mos e di Israele ed era molto bella; era della trib di Beniamino. Suo marito Pappos non la lasciava uscire di casa e le chiudeva la porta, per impedire che gente senza scrupoli facesse adulterio con lei. Ci fu un giorno, il giorno del digiuno di Kippur, che pass davanti alla sua finestra Josef Pandera di Notzr, un uomo empio e di bellaspetto; quando egli vide che non cera nessuno in casa di lei, alz la voce e le grid: Miriam, Miriam, fino a quando te ne starai prigioniera a farti vedere dalla finestra?. Gli rispose: Josef, Josef, salvami. Josef and a prendere una scala e Miriam usc dalla finestra e fuggirono entrambi da Gerusalemme a Betlemme nel giorno del digiuno di Kippur e dimorarono a Betlemme per molto tempo, senza che alcuno li riconoscesse. Josef giacque con Miriam nel giorno del digiuno di Kippur e costei concep e gli partor, passato lanno, Jeshua Notzr; e concep ancora e partor figli e figlie...197. Nel seguito della storia, il marito legittimo Pappos viene avvertito che la moglie lo aveva tradito con Josef Pandera, che aveva avuto prole da lui e che viveva a Betlemme. Addirittura Erode sarebbe stato informato delladulterio, dopodich il regnante in persona si sarebbe preoccupato di cercare Josef, Miriam e i figli per punirli. Non avendoli trovati avrebbe ordinato lassassinio di tutti i bambini di Betlemme. Abbiamo cos una versione estremamente curiosa, sia del massacro di Betlemme, sia della fuga in Egitto. Dal momento che Josef, avvertito del pericolo incombente, sarebbe fuggito in Egitto con tutta la famiglia. La causa della fuga e del massacro, che nel Vangelo di Matteo individuata nella personalit messianica del bambino e nella paura del monarca che Ges potesse mettere in pericolo la sua sovranit su Israele, completamente alterata. Di personalit messianica non si parla proprio, e su Ges rimane semplicemente linfamia di essere figlio adulterino e bastardo. Quando poi egli stesso avrebbe scoperto la propria origine, in un impeto di rabbia avrebbe ucciso il padre Josef. Quando Jeshua si rese conto che era bastardo, e per questo i sapienti lo avevano segnato, and alla citt di Notzr dalla madre e fece finta di soffrire di mal di denti. Disse alla madre: Quando studiavo a scuola ho sentito che c questa cura per il mal di denti: che la madre del malato vada a mettere i suoi seni tra i cardini e la porta e il malato succhi dai suoi seni e guarisca. La madre gli disse: Alzati figlio mio e lo far. Appena lo fece, Jeshua si alz e chiuse il seno di lei nella porta, dicendo: Non ti
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Idem, pag. 84.

lascio fino a che non mi dici come sono nato e quali sono le tue azioni. Gli rispose: Sei bastardo, perch ho un altro marito, di nome Pappos; tuo padre Josef mi ha preso senza divorzio da mio marito Pappos e tutti i miei figli sono bastardi. Quando Jeshua sent quelle parole, preso da ira uccise suo padre Josef; fugg quindi nella regione di Giudea.198.

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Idem, pagg. 86-87.

La nascita di Ges nel Corano


Alle origini della sintesi coranica, operata principalmente da Maometto nel settimo secolo d.C., deve essere riconosciuta la volont, non tanto di creare una nuova religione, ma di rivelare che lautentico creatore delluniverso e dellumanit, Allah, era lo stesso unico dio in cui avevano gi creduto uomini come Abramo, Mos e Ges. Il concetto primitivo dellIslam era quello che Maometto si inserisse in questa serie di profeti, come messaggero di Allah, e che tutto ci potesse essere accettato anche dagli ebrei e dai cristiani, coi quali condivideva lideale monoteistico e molte delle tradizioni antiche. Maometto aveva sentito parlare delle antiche scritture degli ebrei e dei cristiani, la Torah (Tawrat) e il Vangelo (Injil), anche se, probabilmente, non conosceva le lingue in cui erano scritte, ebraico, greco, latino, e non le aveva lette di persona. Ci nonostante Maometto avrebbe derivato parte del suo pensiero teologico proprio dalle tradizioni ebraica e cristiana. Si pensa che abbia potuto attingere, per quanto riguarda il cristianesimo, a testi come il Vangelo arabo sullinfanzia del Salvatore piuttosto che ai Vangeli canonici. Lantagonista naturale del pensiero di Maometto, inizialmente, era il politeismo arabo preislamico, ovverosia la molteplice religiosit tribale adottata dai popoli che abitavano nella penisola araba. Certo che lislam non ha mai potuto accogliere la credenza che un uomo in carne ed ossa, come Ges si sarebbe manifestato, potesse condividere la natura umana e quella divina, o che potesse essere figlio esclusivo di dio, dal momento che Allah considerato uno, unico, distinto dagli uomini, e non ha figli specifici. Lislam nega dunque la concezione teologica trinitaria, tipica del cristianesimo, e lidea che Ges fosse il figlio di dio. Lambizione di una sintesi che potesse conciliare tutti i popoli del libro fu presto disillusa e non ci volle molto perch sorgessero aperti conflitti con gli ebrei e coi cristiani. Ci nonostante, il Corano contempla Ges fra i grandi profeti di Allah, riconoscendogli un ruolo privilegiato, al pari di un novello Adamo, in quanto non avrebbe avuto un padre umano, ma sarebbe stato generato miracolosamente attraverso un intervento diretto di dio. La differenza fondamentale fra il Ges evangelico e quello coranico non tanto nella nascita, quanto nella morte. Il cristianesimo, infatti, crede nella resurrezione di Ges, dopo la morte per crocifissione, mentre lislam non solo non ammette il racconto evangelico della resurrezione, considerata inaccettabile nel suo principio, e delle successive apparizioni, ma rifiuta il fatto stesso che Ges sia stato crocifisso, affermando che qualcun altro, al suo posto, avrebbe subito latroce esecuzione. Ges, al contrario, sarebbe stato innalzato al cielo, verso Allah. Nel Corano Ges definito Isa ibn Maryam, `abd-Allh (Ges figlio di Maria, servo del Signore), mentre Giovani Battista definito Yahya ibn Zakariyya (Giovanni figlio di Zaccaria).

Gi nella Sura III (capitolo terzo del Corano) compare un racconto della nascita di Maria, di Giovanni e di Ges, di evidente derivazione dalla letteratura apocrifa cristiana: Quando la moglie di 'Imrn disse: Mio Signore, ho consacrato a Te e solo a Te quello che nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verit Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!. Poi, dopo aver partorito, disse: Mio Signore, ecco che ho partorito una femmina, ma Allah sapeva meglio di lei quello che aveva partorito, Il maschio non certo simile alla femmina! L'ho chiamata Maria e pongo lei e la sua discendenza sotto la Tua protezione contro Satana il lapidato. L'accolse il suo Signore di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita. L'affid a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: O Maria, da dove proviene questo?. Disse: Da parte di Allah. In verit Allah d a chi vuole senza contare. Zaccaria allora si rivolse al suo Signore e disse: O Signor mio, concedimi da parte Tua una buona discendenza. In verit Tu sei Colui che ascolta l'invocazione. Gli angeli lo chiamarono mentre stava ritto in preghiera nel Santuario: Allah ti annuncia Giovanni, che confermer una parola di Allah , sar un nobile, un casto, un profeta, uno dei devoti. Disse: O mio Signore, come mai potr avere un figlio? Gi ho raggiunto la vecchiaia e mia moglie sterile. Disse: "Cos! Allah fa quel che vuole. Signore, disse Zaccaria, dammi un segno. Il tuo segno, disse [il Signore], sar che per tre giorni potrai parlare alla gente solo a segni. Ma ricorda molto il tuo Signore e glorificaLo al mattino e alla sera. E quando gli angeli dissero: In verit, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo. O Maria, sii devota al tuo Signore, prosternati e inchinati con coloro che si inchinano. Ti riveliamo cose del mondo invisibile, perch tu non eri con loro quando gettarono i loro calami per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria e non eri presente quando disputavano tra loro. Quando gli angeli dissero: O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome il Messia, Ges figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei pi vicini. Dalla culla parler alle genti e nella sua et adulta sar tra gli uomini devoti. Ella disse: Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?. Disse: cos che Allah crea ci che vuole: quando decide una cosa dice solo Sii ed essa . E Allah gli insegner il Libro e la saggezza, la Torh e il Vangelo. E [ne far un] messaggero per i figli di Israele [che dir loro]: In verit vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah, diventa un uccello. E per volont di Allah, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. E vi

informo di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case. Certamente in ci vi un segno se siete credenti! [Sono stato mandato] a confermarvi la Torh che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi era stata vietata. Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi. In verit Allah il mio e vostro Signore. AdorateLo dunque: ecco la retta via. Quando poi Ges avvert la miscredenza in loro, disse: Chi sono i miei ausiliari sulla via di Allah?, Noi, dissero gli apostoli, siamo gli ausiliari di Allah. Noi crediamo in Allah, sii testimone della nostra sottomissione. Signore! Abbiamo creduto in quello che hai fatto scendere e abbiamo seguito il messaggero, annoveraci tra coloro che testimoniano. Tessono strategie e anche Allah ne tesse. Allah il migliore degli strateghi! E quando Allah disse: O Ges, ti porr un termine e ti elever a Me e ti purificher dai miscredenti. Porr quelli che ti seguono al di sopra degli infedeli, fino al Giorno della Resurrezione. Ritornerete tutti verso di Me e Io giudicher le vostre discordie. E castigher di duro castigo quelli che sono stati miscredenti, in questa vita e nell'Altra, e non avranno chi li soccorrer. Quelli che invece hanno creduto e operato il bene, saranno ripagati in pieno. Allah non ama i prevaricatori. Ecco quello che ti recitiamo dei segni e del Saggio Ricordo. In verit, per Allah Ges simile ad Adamo che Egli cre dalla polvere, poi disse: Sii ed egli fu. [Questa ] la verit [che proviene] dal tuo Signore. Non essere tra i dubbiosi199 La Sura XIX riprende e amplia questi racconti, seguendo uno schema narrativo che sostanzialmente quello del Vangelo secondo Luca. Il Corano sembra ignorare limpostazione della nativit di Matteo, secondo la quale Ges sarebbe stato perseguitato da Erode e, in conseguenza, la famiglia sarebbe fuggita in Egitto. Non conosce nemmeno la visita dei Magi: [Questo il] racconto della Misericordia del tuo Signore verso il Suo servo Zaccaria, quando invoc il suo Signore con un'invocazione segreta, dicendo: O Signor mio, gi sono stanche le mie ossa e sul mio capo brilla la canizie e non sono mai stato deluso invocandoti, o mio Signore! Mia moglie sterile e temo [il comportamento] dei miei parenti dopo di me: concedimi, da parte Tua, un erede che erediti da me ed erediti dalla famiglia di Giacobbe. Fa, mio Signore, che sia a Te gradito!. O Zaccaria, ti diamo la lieta novella di un figlio. Il suo nome sar Giovanni. A nessuno, in passato, imponemmo lo stesso nome. Disse: Come potr mai avere un figlio? Mia moglie sterile e la vecchiaia mi ha rinsecchito. Rispose: cos! Il tuo Signore ha detto: Ci facile per
199

Corano, Sura III, 35-60

me: gi una volta ti ho creato quando non esistevi. Disse [Zaccaria]: Dammi un segno, mio Signore! . Rispose: Il tuo segno sar che, pur essendo sano, non potrai parlare alla gente per tre notti. Usc dall'oratorio verso la sua gente e indic loro di rendere gloria [al Signore] al mattino e alla sera. O Giovanni, tienti saldamente alla Scrittura. E gli demmo la saggezza fin da fanciullo, tenerezza da parte Nostra e purezza. Era uno dei timorati, amorevole con i suoi genitori, n violento, n disobbediente. Pace su di lui, nel giorno in cui nacque, in quello della sua morte e nel Giorno in cui sar risuscitato a [nuova] vita.200. Il brano seguente riguarda lannunciazione a Maria, il parto, e la presentazione ai parenti, con un Ges neonato che parla, compie un primo miracolo (sfama Maria con frutti che cadono da un albero) e si presenta ai parenti come servo di Allah, a giustificazione dello stupore e dello scandalo che la nascita ha suscitato: Ricorda Maria nel Libro, quando si allontan dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra s e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito che assunse le sembianze di un uomo perfetto. Disse [Maria]: Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!. Rispose: Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro. Disse: Come potrei avere un figlio, ch mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?. Rispose: cos. Il tuo Signore ha detto: Ci facile per Me... Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. cosa stabilita. Lo concep e, in quello stato, si ritir in un luogo lontano. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: Me disgraziata! Fossi morta prima di ci e fossi gi del tutto dimenticata!. Fu chiamata da sotto: Non ti affliggere, ch certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; scuoti il tronco della palma: lascer cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, d: ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parler a nessuno. Torn dai suoi portando [il bambino]. Dissero: O Maria, hai commesso un abominio! O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio, n tua madre una libertina. Maria indic loro [il bambino]. Dissero: Come potremmo parlare con un infante nella culla?, [Ma Ges] disse: In verit, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finch avr vita, e la bont verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto n violento, n
200

Corano, Sura XIX, 2-15

miserabile. Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morr e il Giorno in cui sar resuscitato a nuova vita. Questo Ges, figlio di Maria, parola di verit della quale essi dubitano.201.

201

Corano, Sura XIX, 16-34

La nascita di Ges nella tradizione indo-buddista


Fra lepisodio lucano, che colloca il Ges dodicenne nel tempio di Gerusalemme a discutere dottamente con gli anziani, e lepisodio del battesimo sul fiume Giordano, i Vangeli lasciano il silenzio completo su quella che sarebbe stata la vita dellaspirante Messia di Israele. Stando alle cronologie abituali si sarebbe trattato di un periodo di diciotto anni, o poco pi. In realt alcune considerazioni storiche, sullet di Ges allepoca del suo ministero e della sua passione, aprono la possibilit che questo periodo sia pi ampio, fino a raggiungere o superare i ventiquattro anni. Si tratterebbe dei cosiddetti anni oscuri, un vuoto che diversi autori hanno riempito nei modi pi svariati. La tradizione comune lo immagina a Nazareth, in seno alla famiglia, intento a crescere, istruirsi e lavorare come carpentiere. Altre tradizioni lo vogliono in Egitto, a studiare con i Terapeuti; o nelle isole britanniche insieme a Giuseppe di Arimatea, dove oggi sorge Glastonbury; o nel deserto di Giuda, presso il monastero degli esseni di Qumran; o in viaggio verso loriente, attraverso la Persia, fino allIndia brahmanica e buddista. a questultima affascinante ipotesi, probabilmente leggendaria, che vogliamo fare riferimento in questo capitolo. La figura principale a cui associata lidea di una presenza di Ges in India senzaltro quella di un aristocratico russo, Nicola Notovich (n. 1858), di origini ebree, che avrebbe visitato il Tibet meridionale (Ladhak) e, in seguito ad un incidente, sarebbe stato ospitato nel monastero buddista di Hemis. Egli sostiene che il lama superiore del tempio gli avrebbe mostrato un manoscritto tibetano tradotto dal pali (lantica lingua dei testi buddisti): Vita del santo Issa, migliore tra i figli delluomo. Tornato in occidente, Notovich avrebbe pubblicato la traduzione del manoscritto in Francia, col titolo La vie inconnue de Jesus Christ, che non ha mancato di suscitare accese polemiche sulla sua autenticit. Sembra addirittura che lo stesso lama di Hemis abbia voluto sconfessare le affermazioni di Notovich. In realt, prima ancora dellopera dellautore russo, nella cittadina indiana di Qadian (Punjab), era nato un movimento islamico chiamato Ahmadiyya, fondato nel 1889 da Mirza Ghulam Ahmad che, fra le tante cose, sosteneva che Yuz Asaf (Ges) non era morto sulla croce (coerentemente con quanto insegna il Corano), e si era recato nel Kashmir, dove aveva vissuto a lungo ed era morto. Ancora oggi, recandosi nel distretto Kanjar della citt di Srinagar, capitale del Kashmir, possibile trovare una sorta di mausoleo, chiamato Rozabal, che riscuote linteresse di ben tre comunit religiose: ind, musulmani e buddisti. In esso si trovano almeno due tombe, una di un celebre musulmano del luogo, la quale rispetta le caratteristiche richieste dalle sepolture islamiche, una pi antica, di un personaggio che sembra essere ebreo, perch sepolto secondo certi requisiti del

costume ebraico. Secondo alcuni si tratterebbe proprio della tomba di Yuz Asaf, il saggio che, dopo aver molto sofferto in Israele, sarebbe vissuto e morto in Kashmir lasciando anche una discendenza. In vicinanza della tomba un bassorilievo scolpito sulla roccia ritrae limpronta dei piedi del santo, con levidente traccia delle ferite lasciate dai chiodi della crocifissione. Numerosi autori hanno speculato anche sul fatto che lapostolo Didimo Giuda Tommaso, considerato fratello gemello del Messia, avrebbe compiuto opera missionaria in India, e questo rinforzerebbe lidea che Ges lo abbia raggiunto e si sia soffermato in Kashmir. La questione di Ges in India sembra basata su presupposti molto evanescenti e, a mio parere, ha i caratteri di una bellissima leggenda, anche se esistono testimonianze serie di un contatto fra lebraismo e la religiosit indo buddista. Una di queste ce la fornisce lo stesso Giuseppe Flavio, nel momento in cui descrive il discorso finale che Eleazar ben Jair avrebbe tenuto agli assediati di Masada, ormai condannati ad una imminente sconfitta da parte dei romani, nel 73 d.C., per convincerli ad effettuare un suicidio di massa 202 . Non sappiamo come abbia fatto Giuseppe a conoscere le parole di Eleazar, visto che non si trovava a Masada in quei giorni, ma a Roma, e che gli assediati morirono tutti (circa novecento persone). Se anche il discorso fosse uninvenzione di Giuseppe, ci dimostra comunque che egli era perfettamente al corrente di certi usi e costumi funebri degli ind, come le cremazioni che venivano effettuate su grandi cataste di legna presso le rive del Gange. Il presunto discorso di Eleazar non si limitava a descrivere questi riti, ma entrava nel merito della concezione religiosa, secondo cui lanima aspettava di svincolarsi dal corpo mentre la vera sofferenza era costituita dalla vita materiale piuttosto che da quella spirituale. Personalmente, se volessi difendere lipotesi di Ges in India, darei pi peso a certi parallelismi filosofici e religiosi, anzich fidarmi dei racconti e delle presunte reliquie. La parte del presunto manoscritto buddista contenente indicazioni sulla nascita di Ges il capitolo IV, che riportiamo integralmente qui di seguito: [1] Giunse lora scelta dal Giudice di Clemenza per incarnarsi in un essere umano. [2] E lo Spirito Eterno, che dimorava in uno stato dinazione completa e di suprema beatitudine, si dest e si distacc, per un periodo indeterminato, dallEssere Eterno, [3] onde indicare, rivestendo unimmagine umana, i mezzi didentificarsi con la Divinit e di pervenire alleterna beatitudine. [4] E per mostrare, col suo esempio, come si possa giungere alla purezza morale e separare lanima dal suo sviluppo corporeo materiale per poter raggiungere la perfezione necessaria al passaggio nel regno dei Cielo, che immutabile, e dove regna la felicit eterna. [5] Un fanciullo meraviglioso nacque allora nella terra di
202

Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, VII, 8.

Israele; Dio stesso parl, per bocca di questo fanciullo, delle mieserie della carne e della grandezza dellanima. [6] I genitori del nato in povert appartenevano ad illustre famiglia che, con opere di piet, obliava lantica grandezza terrena onde celebrare il nome del Creatore e ringraziarlo delle sventure con le quali Egli si compiaceva provarla. [7] Per ricompensarla di non essersi lasciata stornare dalla via della verit, Dio benedisse il primogenito di questa famiglia, lo scelse per suo eletto e lo invi in sostegno di coloro che erano caduti nel male ed a guarire i sofferenti. [8] Il divino fanciullo, cui venne dato il nome di Issa, cominci sin dalla pi tenera et a parlare del Dio unico ed invisibile, esortando le anime traviate al pentimento per la purificazione dei peccati dei quali si erano resi colpevoli. [9] Da ogni luogo venivano ad ascoltarlo e tutti erano meravigliati dei discorsi che pronunciava la sua bocca infantile; tutti gli Israeliti dovettero convenire che lo Spirito Eterno risiedeva in quel fanciullo. [10] Allorch Issa raggiunse i tredici anni, epoca in cui ogni Israelita deve sposare, [11] la casa in cui i suoi genitori lavoravano per guadagnarsi la vita mediante un modesto lavoro, cominci ad essere luogo di ritrovo per la gente ricca e nobile che avrebbe voluto imparentarsi col giovane Issa, gi celebre per i suoi edificanti discorsi nel nome del Potentissimo, [12] fu allora che Issa lasci di nascosto la casa paterna, usc da Gerusalemme ed in compagnia di mercanti si diresse verso il Sind. [13] Nellintento di perfezionarsi nella divina parola e di studiare le leggi dei grandi Budda.203. Gi nelle prime righe si riconosce una concezione tipica del cristianesimo extra-giudaico e, in particolare, della teologia del primo concilio di Nicea: Ges unincarnazione di Dio e nella sua persona condivide natura umana e divina. Tutto questo ben lontano dalla concezione ebraica, ma anche da quella buddista, perch i Budda non sono incarnazioni divine come il Krishna ind (incarnazione di Vishnu) e il Ges cristiano, ma semplici uomini illuminati, dotati di uno spirito molto puro, ma non consustanziali (omoousios fu il termine usato a Nicea) con Dio. Inoltre non ricordo, leggendo i sutra buddisti, di aver mai visto nominare Dio. Dettagli episodici sulla nascita non ce ne sono. Non si nominano localit, case, capannucce o mangiatoie, stelle annuncianti, magi o pastori adoranti, persecuzioni da parte del re Erode e conseguenti fughe in Egitto. Un particolare solo: il bambino nasce in povert, ma i suoi genitori appartenevano ad illustre famiglia. Coerentemente con la nativit lucana, ma anche con le leggende relative al Budda, il fanciullo mostra una virt precoce nellargomentare di cose sacre suscitando lo stupore del suo popolo.

203

N.Notovich Il Vangelo Buddista della Vita di Ges, Editrice Atanor, 1985, Roma. Cap. IV.

E infine la sorpresa che sembra colmare i vuoti lasciati dai Vangeli canonici: allet in cui un Israelita diventa adulto, il giovane Ges decide di partire nascostamente per loriente, si unisce a una carovana di mercanti e si dirige verso lIndia. Contenuti, linguaggio e stile tradiscono una realt molto probabile: Notovich ha ampiamente lavorato di fantasia, ha forse attinto dalle affascinanti credenze degli Ahmadiyya, che ha collegato alle tradizioni riguardanti San Tommaso e a certi scritti arabi che parlano di Yuz Asaf, santo itinerante, arbitrariamente collegato con Ges. Ma si ricordi che Ges nella tradizione araba chiamato Isa ibn Maryam, non Yuz Asaf, denominazione questa che, verosimilmente, deve essere interpretata come Josaphat. Se le cose stanno come penso, ci che abbiamo letto nella citazione non la nascita di Ges nella tradizione buddista, ma semplicemente la nascita di Ges nella mente fantasiosa di Nicola Notovich. Del resto, quante altre nascite di Ges appartengono nella realt alla libera creativit di chi le ha scritte?

Dov nato Ges, unipotesi coraggiosa


La questione delle coordinate di nascita di Ges subordinata ad altre questioni, che non possono non essere poste in precedenza, senza che la discussione sul luogo e sul tempo diventi un vaniloquio privo di fondamento. Le domande sono queste: a partire da quale, o quali supporti storici, stata costruita la figura del protagonista della narrazione evangelica, Ges Cristo? In altre parole: la composizione teologica che, nellarco di un tempo piuttosto esteso, ha creato la figura di Cristo, cos come rappresentata oggi nel catechismo cristiano e nelle scritture del Nuovo Testamento, fa riferimento ad un singolo personaggio realmente esistito, di nome Ges? O ha prelevato frammenti di personalit storica appartenuti, nella realt, a pi individualit diverse? Non ci si meravigli di questa domanda, relativa ad una possibile molteplice individualit storica del personaggio Ges Cristo. Le fusioni e gli assemblaggi di questo genere, nella genesi delle scritture religiose, nel Nuovo e nel Vecchio Testamento, ma anche in altre aree religiose fuori dal cristianesimo e dallebraismo, sono assolutamente comuni e ricorrenti. Mos, per fare un esempio, uno dei principali candidati a questo tipo di elaborazione. Alcuni degli apostoli, altrimenti fratelli carnali di Ges, sono stati sdoppiati, cos come Maria di Betania, e la madre di Ges, suo padre, ecc La confusione delle individualit, sia nel senso della dissociazione che della fusione, stato uno dei meccanismi di costruzione dei personaggi delle narrazioni bibliche. Eccellenti sono, a questo proposito, gli studi e le pubblicazioni di Robert H. Eisenman204. Egli ha mostrato in modo chiaro i meccanismi di costruzione delle personalit evangeliche e gli equilibrismi effettuati sui loro nomi. In effetti sono presenti sia dissociazioni, che danno limpressione di trovarsi di fronte a due o tre personalit diverse, quando invece si tratta sempre della medesima, sia fusioni, che attribuiscono ad una sola persona i ruoli di due o pi individualit storiche. Domandarsi se la stessa cosa pu valere per Ges Cristo pienamente legittimo. Rispondere con certezza tuttaltra questione, probabilmente non risolvibile. Ci nonostante la domanda necessaria per comprendere quanto sia inopportuno pensare che si possa porre la questione delle coordinate di nascita di Cristo, dando semplicemente per scontato che egli sia stato un singolo personaggio storico, ben identificabile. Se non altro possiamo renderci conto di come certe elucubrazioni dotte che fanno riferimento alla congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, o al conto dei mesi che avrebbero separato la nascita di Giovanni da quella di Ges,
Professore di archeologia e religioni del Medio oriente, nonch direttore dellIstituto per le origini giudeo-cristiane presso la California State University di Long Beach; membro dell'Albright Institute of Archeological Research a Gerusalemme. Ha contribuito energicamente, nel corso degli anni 80, affinch i Rotoli del Mar morto, tenuti segregati dal gruppo di studiosi cattolici diretto dal sacerdote R. de Vaux, fossero resi accessibili alla comunit internazionale. Egli stesso ha lavorato agli scavi nel sito di Kirbeth Qumran, effettuando interessanti scoperte. La casa editrice Piemme (Casale Monferrato, AL) ha pubblicato in lingua italiana i suoi seguenti libri: R.H.Eisenman, M.Wise, Manoscritti segreti di Qumran (1994); R.H.Eisenman, Giacomo il fratello di Ges (2007); R.H.Eisenman, Codice Ges (2008).
204

ecc, abilmente sviluppate da astronomi, scienziati, storici ed altri accademici, per giungere ad una conclusione sulla data di nascita di Cristo, non sono altro che patetiche illusioni fondate sulla base inconsistente del mito e della leggenda. Sarebbe come domandarsi in quale punto esatto di Betlemme sia nato Ges, senza domandarsi se nato davvero a Betlemme, e senza capire, come invece sostengono anche molti studiosi cattolici, che la nascita betlemita puramente leggendaria. Come abbiamo affermato pi volte, i redattori delle nativit, entrando in contraddizione diretta coi ministeri della vita pubblica, hanno piazzato la nascita di Ges a Betlemme spinti da una ragione apologetica: per attribuirgli un forte requisito di natura messianica. Personalmente, preferisco dichiarare apertamente che non ho raggiunto alcuna certezza su quanto, della figura evangelica di Cristo, appartenga ad una personalit storica e quanto alla creativit teologica, e tanto meno se le personalit storiche a cui si fa riferimento siano state una o due. Tanto pi che il problema sollevato dallanalisi del ballottaggio fra Ges e Barabba, di cui i Vangeli raccontano in occasione del processo che si sarebbe svolto di fronte a Ponzio Pilato, ripropone drammaticamente il problema della duplice individualit, con una concretezza che non pu essere trascurata. In questa sede sono costretto ad illustrare la questione, almeno brevemente, anche se nei miei precedenti scritti lho gi fatto pi volte205. Desidero ricordare che il termine Barabba non altro che la condensazione dellespressione aramaica bar Abb, che significa figlio del Padre, alternativa a figlio di dio. Come largamente testimoniato dalla consuetudine in uso per secoli nella liturgia latina: filius Patris, espressione riferita a Ges stesso col significato, appunto, di figlio di dio. Si tenga presente che gli ebrei non possono pronunciare il nome di dio e che, al suo posto, usavano e usano tuttora termini alternativi, come possiamo osservare in questo passo del Vangelo di Marco: E diceva: - Abb, Padre! Tutto possibile a te206. Dunque, il prigioniero famoso che si trovava sotto processo a fianco di Ges, portava lo stesso titolo del suo sfortunato compagno, ed evidentemente non era il suo nome, come spesso ci viene lasciato credere. A queste mie considerazioni sono state mosse le pi acrobatiche obiezioni, nel corso di innumerevoli discussioni telematiche, ma puntualmente giunge la conferma da parte di insigni accademici, come il prof. Daniel Gershenson, che ho avuto modo di incontrare personalmente alla Tel Aviv University, e lo stesso prof. Robert Eisenman: Tutti questi soprannomi (Barsabba, Barnaba e Barabba) sono importanti e spesso collegati ai nomi dei membri della famiglia di Ges. Per esempio, nei Vangeli Barabba

205

Vedi D.Donnini, Cristo una vicenda storica da riscoprire, liberamente reperibile on line al seguente URL: http://www.nostraterra.it/cristianesimo_.html . Oppure D.Donnini, Ges e i Manoscritti del Mar Morto, Coniglio Editore, Roma, 2006.

una specie di controfigura di Ges. In alcuni testi troviamo addirittura Ges Barabba: in aramaico Barabba vuol dire figlio del Padre207. Il vero nome di questo misterioso prigioniero, che sarebbe stato scarcerato, appare da antichi manoscritti greci del Vangelo secondo Matteo, nei quali detto esplicitamente che Barabba si chiamava Ges208. Il prigioniero rilasciato sarebbe stato Ges Barabba, alias Yeshu bar Abb, Ges il figlio di dio. Col piccolo inconveniente che anche il prigioniero condannato e crocifisso sarebbe stato Ges il figlio di dio. Ecco un altro pi che evidente, quanto misterioso, esempio di contraffazione delle personalit e dei nomi. Questo per osservare quanto la narrazione del processo appaia sospetta di contenere manipolazioni, tra i cui scopi ci pu essere quello di nascondere la reale identit dei personaggi e la possibile doppia identit dei messia a cui la sintesi evangelica avrebbe fatto riferimento. In effetti tutto il racconto evangelico caratterizzato da unossessione redazionale, quella che abbiamo definito intento di spoliticizzazione, cio la volont di nascondere ogni collegamento tra il movimento giudeo cristiano e i gruppi della dissidenza nazional religiosa yahwista. Se dunque il Cristo crocifisso a Gerusalemme da Ponzio Pilato, alla vigilia di una Psah ebraica fra gli anni 30/36, era uno dei due messia individuati dagli esseno zeloti, in particolare quello detto di Davide, potrebbe anche non essere stato quello che si chiamava Ges. Tanto pi che gli storici romani che hanno parlato di lui, Tacito, Svetonio, Plinio, lo hanno sempre citato come Cristo o Cresto, senza dar segno di conoscere il nome Ges209. Ges avrebbe potuto essere laltro, quello scarcerato: un iniziato? un maestro spirituale? un sacerdote esseno? Ammesso che non sia leggendaria tutta la descrizione del ballottaggio. Nelle considerazioni che seguono, relative alla possibile individuazione del luogo di nascita, faccio riferimento alla personalit storica che fu arrestata nottetempo sul monte degli ulivi, processata di fronte a Pilato, con laccusa di volersi fare re dei Giudei, e giustiziata mediante crocifissione. A me rimane il dubbio, per ora non risolvibile, se costui si chiamasse Ges, o se Ges fosse un altro.

Mc XIV, 36. R.Eisenman, Giacomo il fratello di Ges, Piemme, Casale Monferrato (Al), 2007. 208 Vedi Novum Testamentum Graece et Latine, a cura di A. Merk, Istituto Biblico Pontificio, Roma, 1933, pag. 101; riferito a Mt XXVII, 16. 209 ...furono puniti i cristiani, un gruppo di persone dedite ad una superstizione nuova e malefica. Quel nome essi derivarono da Cristo, che sotto il regno di Tiberio fu mandato a morte dal procuratore Ponzio Pilato. Quella funesta superstizione, soffocata per breve tempo, riprendeva ora vigore diffondendosi non solo in Giudea, luogo d'origine di quel male, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluiscono tutte le atrocit e le vergogne, trovandovi grande seguito... (Tacito, Annales XV, 44). ...egli [l'imperatore Claudio] scacci da Roma i Giudei che, istigati da Cresto, erano continuamente in lotta... (Svetonio, Claudius XXV, 4). ...erano soliti riunirsi alle prime luci dell'alba, ed innalzare un canto a Cristo, come se fosse un dio... (Plinio il giovane, Epistolae, 96).
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Spesso nei miei precedenti scritti ho avanzato unipotesi: il Cristo giustiziato da Pilato avrebbe potuto essere un membro della famiglia di Giuda il galileo, uno degli esponenti di quella fazione messianista intransigente che gi allepoca del censimento aveva dato molto filo da torcere ai romani. Ed anche prima, al tempo della morte di Erode il grande, quando i cosiddetti galilaei avevano assalito gli arsenali regi di Sefforis per prelevare armi e rifornire i propri adepti. Ripeto, onde evitare fraintesi, desidero considerare questidea come una semplice ipotesi, a favore della quale esiste una vasta serie di indizi. Lo stesso professor Eisenman afferma a questo proposito: sono evidenti i parallelismi fra la famiglia di Giuda il galileo e quella di Giuseppe e Maria o Cleofa e Maria. Ma quali sono i legami tra questi individui e in che modo si sovrappongono? A meno di una descrizione non falsificata di questo periodo, indubbiamente non lo sapremo mai210. Giuda il galileo, figlio di quellEzechia che Erode aveva ucciso nel 44 a.C., aveva fondato il partito degli zeloti insieme ad un certo Saddok, e cercava di coinvolgere la popolazione ebraica della Palestina in un progetto di restaurazione messianica, facendo leva sulla protesta fiscale, sullideale di libert e sulla purezza del culto religioso. Giuda stesso era morto, lasciando in eredit ai suoi figli la causa messianica, nel corso della rivolta del censimento avvenuta nel 7 d.C., epoca nella quale Luca ambienta la nascita di Ges. In effetti i figli si mostrarono seguaci dello stesso impegno ideologico che aveva contraddistinto il padre e il nonno e, a quanto ci risulta dagli scritti di Giuseppe Flavio, tutti o quasi persero la vita per la causa. Due di costoro si chiamavano Giacomo e Simone, e furono arrestati e giustiziati negli anni fra il 46 e il 48 d.C.211, in unepoca non identica ma nemmeno lontana da quando sarebbero stati arrestati due apostoli e fratelli di Cristo: Giacomo e Simone. Ma i testi dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli mostrano a pi riprese il vizio di slittare gli eventi. Un altro figlio, probabilmente, era il Giuda detto Teuda, o Taddeo, che aveva cercato di sollevare una rivolta, intorno al 45 d.C., ed era stato catturato e ucciso dal procuratore Fado212. Di lui parlano

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Robert Eisenman, Giacomo il fratello di Ges, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (Al), 2007. Oltre a ci, i figli di Giuda il galileo furono uccisi; intendo di quel Giuda che produsse una rivolta di popolo, quando Quirino cens le propriet dei giudei, come abbiamo mostrato in un libro precedente. I nomi di quei figli erano Giacomo e Simone, che Alessandro aveva fatto crocifiggere. (G. Flavio, Antichit Giudaiche, XX, cap. 5, 2). 212 Capit che, mentre Fado era procuratore della Giudea, un certo mago, il cui nome era Teuda, persuase una gran parte del popolo a prendere le loro cose e seguirlo al fiume Giordano; poich aveva detto di essere un profeta e che, al suo comando, avrebbe fatto aprire il fiume per consentire loro un facile passaggio; e molti furono ingannati dalle sue parole. Comunque, Fado non consent loro di trarre vantaggio dal tentativo, ma sped una squadra di cavalieri contro di loro che, aggredendoli di sorpresa, ne uccise molti e molti li prese prigionieri. Catturarono vivo anche Teuda, e gli tagliarono la testa, portandola poi a Gerusalemme (G. Flavio, Ant. Giu., XX, cap. 5, 1).

anche gli Atti degli Apostoli213 . Potrebbe trattarsi di quel Giuda, detto Lebbeo, o Taddeo, ma anche Giuda Zelota, Giuda [fratello] di Giacomo, Giuda Tommaso detto Didimo, il terzo fratello di Ges. Un altro si chiamava Menahem il quale, coerentemente con lossessione messianica che aveva caratterizzato tutta la famiglia da oltre un secolo, nel corso della fatidica guerra contro i romani degli anni 66/70 si insedi sul trono di Gerusalemme indossando la veste regale, finch non fu ucciso da avversari ebrei seguaci di altre fazioni214. Ora, considerato il fatto che molti studiosi hanno mostrato come il gruppo degli apostoli di Ges sarebbe stato in realt la cerchia dei suoi fratelli, talvolta moltiplicati in pi personalit215, lipotesi che in passato ho preso in considerazione quella che il Cristo crocifisso da Pilato potesse essere il primogenito tra i figli di Giuda il galileo. Alla genesi di questa supposizione concorrono una lunga serie di indizi fra cui: 1. le omonimie fra i fratelli di Ges e i figli di Giuda il galileo; 2. la vicinanza cronologica fra larresto di Giacomo e Simone, apostoli di Ges, e larresto di Giacomo e Simone figli di Giuda, nonch il loro destino simile a quello di Cristo: la crocifissione; 3. levidente censura ideologica operata nel corso della redazione evangelica tendente a scorporare la personalit zelotica dagli apostoli, nel tentativo di farli apparire totalmente estranei ad ogni interesse nella causa messianica;

Qualche tempo fa venne Teuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti serano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anchegli per e quanti seran lasciati persuadere da lui furono dispersi (At V, 36); si noti curiosamente linversione dei tempi relativi alla comparsa dei due personaggi, in effetti Teuda oper una quarantina danni dopo la rivolta del censimento. Questo ci mostra ancora una volta come i redattori degli scritti neotestamentari siano abituati a compiere operazioni di slittamento nel tempo degli eventi di cui parlano. 214 La distruzione delle opere fortificate e la morte del sommo sacerdote Anania avevano esaltato Menahem fino alla ferocia, ed egli, ritenendo di non avere rivali come capo, si comportava da tiranno insopportabile. Ma contro di lui si levarono i partigiani di Eleazar, ripetendosi lun laltro che non era il caso di ribellarsi ai romani spinti dal desiderio di libert per poi sacrificarla ad un boia paesano, e sopportare un padrone che, se anche non avesse fatto nulla di male, era pur sempre inferiore a loro; e ammesso pure che ci dovesse essere uno a capo del governo, questo compito spettava a chiunque altro pi che a lui; cos si misero daccordo e lo assalirono nel tempio; vi si era infatti recato a pregare in gran pompa, ornato della veste regia e avendo i suoi pi fanatici seguaci come guardia del corpo. Come gli uomini di Eleazar si furono scagliati su di lui, anche il resto del popolo tutto infuriato afferr delle pietre e si diede a colpire il dottore, ritenendo che, levatolo di mezzo, sarebbe interamente cessata la rivolta; gli uomini di Menahem fecero un po di resistenza, ma quando videro che tutta la folla era contro di loro, fuggirono dove ognuno pot, e allora segu una strage di quelli che venivano presi e una caccia a quelli che si nascondevano. Pochi trovarono scampo rifugiandosi nascostamente a Masada, e fra questi Eleazar figlio di Giairo, legato a Menahem da vincoli di parentela, che in seguito fu capo della resistenza a Masada. Quanto a Menahem, che era scappato nel quartiere detto Ofel e vi si era vigliaccamente nascosto, fu preso, tirato fuori e dopo molti supplizi ucciso, e cos pure i suoi luogotenenti e Absalom, il principale ministro della sua tirannide (G.Flavio, Guerra giudaica, II, 17, 442-448). 215 Simone detto Pietro e Simone detto zelota, Giacomo di Zebedeo e Giacomo di Alfeo, Giuda Tommaso e Giuda Taddeo. Per non parlare poi degli apostoli con nomi greci, come Andrea e Filippo. O di quello che compare nei sinottici ma non nel quarto Vangelo: Matteo. E viceversa: Natanaele. Anche gli Atti degli Apostoli mostrano levidenza di personalit sdoppiate o confuse.

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4. le censure e i tagli sulle identit dei personaggi216; 5. la censura del significato del termine nazareno; 6. ladozione di citt fittizie come luoghi di nascita o di residenza di Cristo; 7. linadeguatezza della citt di Nazaret rispetto a certe descrizioni geografiche presenti nella narrazione evangelica, per esempio la questione del precipizio217, unitamente al fatto che la discussione sullesistenza di Nazaret al tempo di Cristo ancora argomento aperto; 8. il comune nome di setta: galilaei218; 9. la comune politica di obiezione fiscale219; 10. la comune ambizione messianica220. Purtroppo ho riscontrato spesso una grande difficolt nel far capire ai miei lettori che, nel corso di un lavoro di indagine su una materia complessa e sfuggente come questa, cos ricca di aspetti irrimediabilmente contraddittori, che ad ogni pi sospinto sembrano confermare unidea per poi riconfutarla, pu essere utile avanzare ipotesi che mostrano alcuni elementi di verosimiglianza, anche senza essere disposti a sostenerle in modo assoluto e definitivo. Con troppa insistenza il pubblico mostra lesigenza di ricevere risposte che diano limpressione di avere finalmente raggiunto un risultato definitivo e appagante. Con troppa facilit si pensa che colui che propone unipotesi sia il suo incondizionato patrocinatore. Al di l delle argomentazioni storiche, archeologiche e filologiche221 che gettano sospetti sulla citt di Nazaret, quando la visitai, sulle morbide colline della Galilea, fui colpito in modo concreto dal fatto che, per molti aspetti, essa non sembrava corrispondere alle descrizioni evangeliche del villaggio in cui i Vangeli ambientano la vita di Ges adulto. Innanzitutto perch a Nazaret si nota la pi totale assenza di rovine risalenti allepoca di Cristo, che invece abbondano altrove. Dove sono
Per esempio, i Vangeli sinottici si sono impegnati a far praticamente scomparire limportante famiglia di Betania, quella di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria, in particolare questultima stata reinserita nelle narrazioni sinottiche, ma solo dopo un cambio di identit, chiamandola Maria Maddalena, o di Magdala. 217 Lc IV, 14-30. 218 In verit, anche questo era con lui; anche lui un galileo (Lc XXII, 59); Una serva gli si avvicin e disse: Anche tu eri con Ges, il galileo! (Mc XXVI, 69). Si tenga presente che Giuda era chiamato il galileo senza che nemmeno lo fosse realmente, a dimostrazione di quanto si fosse affermato il significato dellattributo, con riferimento alla setta degli zeloti, dopo che costoro, a Sefforis, in Galilea, nel 4 a.C., erano riusciti, con una straordinaria operazione militare, a depredare gli arsenali regi. 219 Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare (Lc XXIII, 2). Questo, nonostante che gli stessi Vangeli si adoperino, altrove, a far credere che Ges avesse preso una esplicita posizione lealista nei confronti della questione del tributo a Cesare. In realt, la ragione che lo port a morire sulla croce, fu proprio ladesione al tema caratteristico della protesta zelotica avviata da Giuda di Gamala. 220 e affermava di essere il Cristo re (Lc XXIII, 2); Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei (Mc XV, 25). 221 N la Bibbia, n il Talmud, n Filone Alessandrino, n Giuseppe Flavio, hanno mai nominato la citt di Nazaret. Nessun contemporaneo di Ges, o persona vissuta nei periodi successivi, nel primo secolo, ha mai conosciuto questa citt. Eppure Giuseppe Flavio stato comandante generale delle truppe ebraiche in Galilea, e nei suoi scritti ha fornito dettagliati resoconti di ogni centro abitato della Galilea. Si tratta di una prova in negativo, cio non si tratta di una prova, nel senso corretto del termine. Ma le conclusioni sembrano volersi imporre in modo abbastanza robusto.
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finite le mura, le case e la sinagoga del primo secolo, di cui invece esistono i resti visibili, in altre localit della Palestina? Come si spiega che, percorrendo in macchina il tragitto da Nazaret al lago di Tiberiade, si comprende quanto sarebbe stato difficile per gli abitanti seguire il maestro quando si recava a predicare sulla riva del lago? 36 km, con un dislivello di circa seicento metri. Landata e il ritorno avrebbero richiesto giorni di faticoso cammino. Non sarebbe stato cos semplice ed immediato, come appare invece dai racconti evangelici. E poi perch la citt di Cristo, con una certa insistenza, descritta come una citt sul monte, mentre la Nazaret ove oggi sorge la basilica della nativit posta nellavvallamento fra i colli? E ancora perch Luca, nel suo Vangelo, parla esplicitamente di un precipizio che avrebbe dovuto trovarsi a fianco del paese? All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della citt e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro citt era situata, per gettarlo gi dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne and222. Nella Nazaret moderna, dove si svolgono innumerevoli pellegrinaggi dei fedeli cristiani, non ci sono resti di sinagoghe, n traccia di precipizi. Alcuni esegeti commentano che Luca non aveva una buona conoscenza geografica dei luoghi di cui scriveva, ma lepisodio in cui la gente minaccia apertamente di gettare luomo dal precipizio non sembra poter dipendere da una conoscenza imprecisa, perch la mancanza del precipizio esclude la sostanza del fatto stesso. Al contrario, per me fu abbastanza intenso limpatto col sito archeologico della citt di Gamla (o Gamala), nel Golan, dopo avere gi acquisito una buona serie di ragioni per pensare che questa potesse essere la citt dorigine dellaspirante messia che Pilato aveva fatto crocifiggere. Non appena ebbi posteggiata lauto e mi fui affacciato dallalto sulla vallata di Gamla, molti dei paesaggi e degli eventi descritti dalla narrazione evangelica sembrarono acquistare finalmente uno scenario in cui potevano ambientarsi naturalmente. Il termine gamla significa cammello, ed diventato il nome del villaggio perch questo situato sulla ripida fiancata di un colle, in prossimit della cima, come adagiato su una schiena di cammello. Unautentica citt sul monte. Nel primo secolo a.C. era la citt di quellEzechia di cui abbiamo gi parlato, autorevole rabb e padre di Giuda il galileo, che fomentava rivolte antiromane e che fu definito da Giuseppe Flavio col termine dispregiativo di archilestes, capo brigante. Si faccia attenzione ad un fatto importante: Giuda era chiamato il galileo non perch fosse originario della Galilea, in realt era golanita, ma perch le sue gesta sovversive si erano svolte inizialmente nei territori della Galilea, e laggettivo, oltre ad essere affibbiato a lui, fin per diventare un attributo
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Lc IV, 28-30.

comune della setta degli zeloti. A quel tempo, pronunciare in Gerusalemme unespressione come Ges il galileo avrebbe potuto suscitare significati compromettenti, ben oltre la semplice indicazione geografica. Questo fatto deve essere chiaramente inteso e tenuto presente, se non si vuole rischiare di travisare completamente la comprensione del clima politico in cui si sono svolti i fatti della narrazione evangelica. Gamla era fortificata con una cinta di mura robuste di cui ancora oggi restano evidenti testimonianze. Gli scavi archeologici, iniziati da parte del governo israeliano dopo la guerra del 1967 che aveva portato alla conquista di parte del territorio del Golan, hanno mostrato la sua struttura e hanno offerto la possibilit di identificare quel sito con la citt di Gamla, di cui Giuseppe Flavio aveva scritto copiosamente, ma la cui collocazione, fino a quel momento, era ritenuta sconosciuta. Si noti, a questo proposito, una passo del Vangelo copto di Tomaso: ...Ges disse: Nessun profeta benvenuto nel proprio circondario; i dottori non curano i loro conoscenti... una citt costruita su un'alta collina e fortificata non pu essere presa, n nascosta...223. interessante confrontare questo passo di un testo gnostico, appartenente alla collezione reperita a Nag Hammadi a met del secolo scorso, con un analogo passo dei Vangeli canonici: Ma Ges disse loro: Un profeta non disprezzato se non nella sua patria e in casa sua224, Cristo si riferisce alla sua citt, dove non riconosciuto dalla gente comune per il suo insegnamento. La frase successiva del Vangelo copto di Tomaso parla di una citt situata sul monte e fortificata, come lo era Gamla, ma la frase analoga, nel Vangelo secondo Matteo, non pu restare nascosta una citt collocata sopra un monte225, stata allontanata da quel passo ed stata privata del riferimento alle fortificazioni. Come se levangelista si fosse preoccupato di non lasciar intravedere che la citt di Cristo era situata su un monte ed era fortificata. Gli scavi archeologici hanno evidenziato la presenza di monete, inesistenti altrove, che inneggiavano alla liberazione di Gerusalemme la santa. Non ce ne meravigliamo: Gamla era la
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Vangelo copto di Tomaso, 31-32. Mt XIII, 57

patria dorigine del movimento dei galilaei, i terribili zeloti che insanguinarono la Palestina per decenni e che, alla fine, provocarono la scintilla della grande guerra degli anni 66/70 e, con essa, la distruzione completa di Israele. Ma c di pi. I romani conoscevano bene questa citt, perch le legioni di Vespasiano, guidate dal futuro imperatore, la dovettero cingere dassedio, per mesi, prima di riuscire ad espugnarla ed annientare questo pericoloso focolaio di ribelli. Giuseppe Flavio ci racconta i particolari dellassedio durissimo ed anche di azioni di combattimento in cui lo stesso Vespasiano rischi la vita. Di notevole importanza la condotta degli abitanti della citt che, vistisi perduti, preferirono suicidarsi in massa, proprio come i ribelli di Masada, passandosi a fil di spada o gettandosi gi dalla scarpata. Un tipico comportamento zelotico. Qui esiste veramente un precipizio! Ed esistono anche i bellissimi resti della sinagoga, a breve distanza dalla scarpata. Ed qui che il racconto Lucano della folla inferocita, che voleva scagliare Ges nel baratro, avrebbe potuto realmente ambientarsi. Cos come sarebbe stato possibile che gli abitanti seguissero il Cristo allorch si recava a predicare sulla riva del lago, dal momento che fra Gamla e il lago c un percorso diretto di circa 8 km, lungo una valle solcata da un torrente. In meno di due ore chiunque avrebbe potuto discendere lungo il torrente e raggiungere la riva nord orientale del lago, presso il villaggio che costituiva laccesso naturale di Gamla alle acque di Tiberiade: Betsaida. Purtroppo, su mappe presenti in alcuni libri di storia del cristianesimo primitivo, ed anche in alcuni siti web, la posizione della citt di Gamla (e talvolta anche di Betsaida) indicata in modo molto impreciso: spesso allontanata dal lago e spostata verso sud. Non saprei dire se ci deriva da semplice ignoranza o, talvolta, dal desiderio di staccare quel luogo dalle aree di frequentazione di Ges. Al fine di togliersi ogni dubbio sufficiente consultare limmagine satellitare offerta da Google Earth, per verificare che Gamla molto vicina al lago di Tiberiade, che si trova in prossimit della costa nord est e che da essa scorre un torrente che sfocia nel lago, nelle vicinanze di Betsaida di Galilea. In pratica, nei loro movimenti, i cittadini di Gamla dovevano comunque scendere verso Betsaida e poi, eventualmente, proseguire in barca. Questo fatto lega intimamente Gamla e Betsaida, anche considerando il fatto che, ai tempi di Ges, leconomia di Gamla si basava sulla produzione di olio di oliva e che, certamente, Betsaida era il centro di smistamento della merce che partiva per le varie destinazioni. anche possibile che, per coloro che vivevano affacciati sulle rive del lago di Tiberiade, lespressione andare a Betsaida, cio prendere unimbarcazione ed approdare a Betsaida, fosse implicitamente sinonimo di andare a Gamla.

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Mt V,14.

Il silenzio intorno a Gamla, nella letteratura neotestamentaria, assoluto e categorico. Praticamente la citt non esiste. Mentre esiste abbondantemente nei resoconti storici, specialmente quelli di Giuseppe Flavio. Negli scritti evangelici esiste invece una citt situata sul monte, tale da non poter rimanere nascosta, fortificata, con una sinagoga vicina ad un precipizio, abbastanza vicina al lago di Tiberiade da consentire spostamenti verso la riva in tempi reali. Ma questa citt si chiama Nazaret, e non esiste affatto nei resoconti storici. E in realt non ha alcun precipizio, nessuna sinagoga, non fortificata, molto lontana dal lago di Tiberiade. E si pretende anche, contro ogni evidenza, che nazareno significhi cittadino di Nazaret! Si ricordi che gli autori delle due nativit, i presunti Matteo e Luca, hanno fatto nascere Ges a Betlemme e lhanno fatto crescere a Nazaret, ma si prenda in considerazione la possibilit che entrambe le attribuzioni siano del tutto leggendarie. Si noti adesso quanto segue: Filippo era di Betsaida, la citt di Andrea e di Pietro226. Veniamo cio a sapere, attraverso il quarto Vangelo, che una scena di reclutamento di nuovi apostoli si svolge proprio a Betsaida, e che Simon Pietro, Andrea e Filippo sarebbero stati originari di quel paese, che sorgeva ai piedi di Gamla. Ora, molti elementi fanno capire che, al di l di certe apparenze della narrazione evangelica, alcuni degli apostoli erano fratelli fra loro e fratelli di Cristo e, fra questi, anche Simone detto Pietro, il barjona non figlio di Giona ma, secondo la lingua aramaica, latitante, fuorilegge, ribelle227. Come abbiamo gi detto, fratelli di Cristo erano anche Giacomo e Giuda Tommaso, o Taddeo/Teuda. Ordin poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, sal sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra228; Giunsero a Betsida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo229; Allora si mise a rimproverare le citt nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perch non si erano convertite: Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsida. Perch,

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Gv I, 44 Si vedano i miei gi citati scritti ed anche i gi citati lavori di R. Eisenman. Mc VI, 45-46 Mc VIII, 22

se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, gi da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere230; Allora li prese con s e si ritir verso una citt chiamata Betsida. Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio231; Guai a te, Corazin, guai a te, Betsida! Perch se in Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, gi da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere. Perci nel giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafrnao, sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi sarai precipitata!232; Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsida di Galilea, e gli chiesero: Signore, vogliamo vedere Ges233. Le tre citt, Betsaida, Corazim e Cafarnao, che evidentemente rappresentano luoghi in cui Ges si trovava spesso, mostrano unassidua frequentazione del versante nord e nord orientale del lago di Tiberiade. Tanto pi che i suoi apostoli fratelli erano di Betsaida. qui che Ges aveva compiuto il maggior numero di miracoli, proprio contro queste citt che si scagliato quando, infervorato dallira, lanciava oscure maledizioni. Non ha inveito contro Nazaret, o Cana, Magdala, luoghi comuni della Galilea centrale. Non possiamo non capire che questa zona, a cavallo fra la Galilea settentrionale e il Golan, era larea dei suoi spostamenti comuni. Invece, laccesso naturale di Nazaret al lago, pur tenendo conto della distanza non indifferente, sul versante sud occidentale. Betsaida era il porto di Gamla, e questo ci dimostra che Ges doveva avere avuto a che fare con la fatidica citt fortificata sul monte, che i romani ricordavano come uno dei luoghi maledetti della loro attivit politica e militare in Palestina. Confessare, nelle scritture evangeliche, che Ges frequentava questo villaggio o, addirittura, che era originario di Gamla, sarebbe stato come riconoscerlo immediatamente collegato ai movimenti zeloti e alla famiglia di Giuda il galileo. Molto meglio allontanarlo da quel luogo e, nello stesso tempo, denaturare il significato del titolo nazoraios, facendolo passare per cittadino di Nazaret.

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Mt XI, 20-21 Lc IX, 10-11 Lc X, 13-15 Gv XII, 20-21

Natale.

Alcuni anni fa fui invitato ad un congresso anticlericale, nel corso del quale un relatore esord affermando, in modo categorico e sbrigativo, che le religioni sono inutili e dannose. Alla sua dichiarazione fecero seguito vivaci espressioni di entusiasmo da parte del pubblico. Provai istintivamente una sensazione fastidiosa, ebbi la percezione di un clima culturalmente scorretto, ideologicamente schierato, nel quale facile abbandonarsi al fanatismo. Quando arriv il mio turno per parlare, feci notare che, se dovessimo trovare un punto, nel cammino evolutivo della nostra specie, in cui possiamo immaginare che lanimale sia diventato uomo, questo potrebbe essere individuato nella fase in cui i neandertaliani iniziarono a sviluppare un complesso culto dei morti, manifestando cos il senso del sacro. Latto di nascita dellumanit, a mio parere, piuttosto che da certi risultati del progresso tecnologico, rappresentato dalla comparsa della spiritualit. Non ci furono contestazioni, ma un sorpreso silenzio che riconosceva il peso di queste parole, sebbene in un contesto non molto disponibile alle arringhe in difesa della spiritualit. Luomo, essere pensante e creatura sociale, ha bisogno di simboli e di riti, e la verit ha bisogno del supporto della fantasia, la quale spesso produce immagini rappresentative, atte a comunicare e insegnare e non, come da qualche parte si vorrebbe credere, semplici bugie. cos che gli adulti insegnano ai bambini, attraverso la suggestione delle fiabe, le quali sono destinate, un giorno, a perdere la loro cornice fantastica per conservare il valore psicologico, etico e culturale in generale. Non credo che qualcuno accuserebbe di disonest essenziale coloro che hanno creato i miti religiosi dellantica Grecia, o di altri popoli, pensando che lo abbiano fatto con la precisa volont di ingannare la gente. O che uninfamia di questo genere possa essere attribuita ad Omero, nel momento in cui, componendo lIliade e lOdissea, le infarciva di leggenda e di magia. Cos come non credo che sia stato un atto di disonest la nascita del mito cristiano, anche se spesso si svolto mediante una libera reinterpretazione della storia. Almeno fintantoch ci non diventato una strumentalizzazione ai fini del potere. Di questo, senzaltro, ci ha dato testimonianza lispirazione che mosse Costantino nel condurre il Concilio di Nicea, nel corso del quale fece il possibile per adattare la dottrina della chiesa alle esigenze e alle convenienze del governo dellimpero. In effetti lo spirito combattivo e la partigianeria degli anticlericali pu trovare giustificazione nelle violenze effettuate sul senso del sacro, negli abusi dellautorit religiosa, e nei dispotismi dottrinari, ma non autorizzato per questo ad estendersi verso una pretesa radicale di eliminazione della spiritualit, una sorta di crociata abrogativa della religione. Non esiste un popolo senza religione. Non pu esistere un popolo che, in un modo o nellaltro, non abbia una tradizione religiosa e un sistema di riti legati al senso del sacro. Non pu esistere una

cultura che faccia a meno del mito e, da questo punto di vista, possiamo affermare che la dottrina cattolica, da una parte, e lateismo materialista, dallaltra, commettono uno sbaglio fondamentale: la prima non volendo riconoscere limmagine di Ges come mito, il secondo rifiutando a priori il mito in quanto tale. In effetti entrambi, per motivi diversi, accettano che la societ evolva in una direzione che impoverisce comunque il senso della spiritualit, perch coinvolge luomo in una corsa sfrenata verso un benessere materiale esagerato, irresponsabile, accecante, capace di demotivarlo sempre di pi dallalzare lo sguardo verso la luce fragile delle stelle. Ma il Natale giunge puntualmente ogni anno nelle citt delloccidente cristiano, generalmente associato al clima invernale, anche se molti paesi, in America latina e in Australia, lo festeggiano in una cornice decisamente estiva. Il Natale fa parte della civilt occidentale da molto prima che nascesse il cristianesimo. Abbiamo gi parlato del fatto che il 25 dicembre fosse una festivit affermata e diffusa nel mondo pagano mediterraneo, riferita alla nascita del dio sole. Persino il presepe e il costume dei doni natalizi hanno unorigine precristiana. In effetti, cos come non possibile immaginare una civilt senza religione, non possibile neanche immaginarla senza una tradizione che faccia riferimento allarchetipo della nascita, della maternit e della famiglia. A questo proposito aggiungerei anche della paternit, spinto da unattitudine che mi costringe ad associare nella loro complementarit naturale i ruoli della madre e del padre. Ruoli che limmagine evangelica distorce, lasciando alla donna il compito biologico di custodire il nascituro nel suo grembo, anzi, contribuendo a sacralizzare questa funzione, ma privando il maschio del suo ruolo, e determinando cos due rovinose conseguenze. Una quella di dipingere larchetipo del padre come semplice tutore familiare, buon amministratore e protettore, laltra quella di misconoscere totalmente limportanza della sessualit, al contrario, di associarla indissolubilmente allidea del peccato e di produrre una fortissima inibizione nei confronti della gioia fisica dellunione coniugale. Ma non questo laspetto del Natale cristiano su cui vogliamo porre la nostra attenzione, intendiamo piuttosto domandarci cosa e quanto significa ancora questa festa nella civilt moderna occidentale. E, naturalmente, la risposta deve avere un carattere articolato. La societ non omogenea, le persone hanno culture, credenze e atteggiamenti diversi, e il senso del Natale rispecchia questa molteplicit. Certo che, se cerchiamo di generalizzare, non possiamo non rilevare che laspetto pi appariscente, e forse anche preponderante, diventato quello consumistico. Veicolato dai mass media i quali, accanto ad uno sforzo modesto per ricordare il senso religioso delle nativit evangeliche, si dedicano con energia a rappresentare il Natale come una grande festa dello shopping, dei regali, delle riunioni familiari a base di pasti pantagruelici, delle vacanze invernali, dei viaggi, e quantaltro.

Mi domando se leventuale mortificazione del Natale realizzata in modo pi nocivo, e persino inafferrabile, dallesecuzione di unanalisi storica che vuole distinguere gli aspetti leggendari da quelli storici, o piuttosto dallo stabilirsi di una suggestione consumistica collettiva che ne distorce limmagine spirituale e linsieme dei valori che questa ricorrenza dovrebbe rappresentare. Da pi parti si risponde che il Natale come gioia, come festa, come incontro, coerente col suo spirito originario, anche nel fatto stesso di pensare, una volta lanno, a regalare qualcosa a parenti, amici e conoscenti. E questo potrebbe essere vero, se non fosse che, in realt, la dimensione consumistica fagocita tutto in modo cos arrogante da produrre un inevitabile, e talvolta irrimediabile, effetto psicologico. Personalmente ritengo che questo equivalga ad una dissacrazione del Natale assai peggiore di quella che pu essere effettuata da studi storici che mostrano gli aspetti mitologici della tradizione. E, viene inevitabilmente domandarsi, in quale misura i rappresentanti della dottrina cristiana, si adoperano, al di l di qualche debole sporadico intervento verbale, per insistere affinch il Natale sia vissuto dalla collettivit in modo coerente coi valori che dovrebbe trasmettere? O non preferiscono piuttosto tollerare, rassegnati ad una logica di convenienza, che il Natale si associ, nella realt dei fatti, allidea dellabbondanza, dellostentazione e dello spreco? Contentandosi di salvaguardare gli aspetti liturgici e le abitudini cultuali, per poi cedere il posto ad un atteggiamento secolarizzante, ormai ben consolidato. Per quanto leggendari possano essere i racconti della nativit, essi trasmettono alcune precise scelte ideologiche e religiose che non possono essere facilmente travisate. La nascita del dio incarnato, o del re messianico, non si ambienta nella cornice opulenta adeguata ad una concezione faraonica, che glorifica la grandezza spirituale attraverso la grandezza materiale. Al contrario, la famiglia in cui generato Ges dipinta nella sua caratteristica umilt e, se nella nativit di Matteo il bambino vede la luce in una modesta abitazione, in quella lucana partorito addirittura in un serraglio per gli animali, e posto in una mangiatoia, come la pi dimessa delle creature. Tutto ci non incoraggia limmagine di un Natale opulento, n si conf con la filosofia di fondo delloccidente cristiano, che guida il mondo intero coi suoi modelli di consumo, trascinando nella corsa al benessere materiale, o purtroppo semplicemente nellambizione ad esso, i paesi di tutto il pianeta, a qualunque tradizione e cultura essi appartengano. Questa consapevolezza incorporata anche nella moderna contestazione anticlericale, fondata su una concezione di derivazione marxista. Ma, al posto delle tradizioni religiose, e al calore che esse portano nello scorrere delle stagioni, quale legame propone il materialismo storico con le nostre origini culturali e spirituali? E quali espressioni sociali del nostro anelito istintivo ad una dimensione di sacert che possa essere vissuta collettivamente?

Buona parte dellanticlericalismo moderno rappresenta la volont sommaria di cancellare la tradizione religiosa, e invita ad una visione materialistica della vita, esaltando il principio della ragione, o meglio della razionalit, come unico riferimento a cui ispirare i valori dellesistenza. Si tratta, a mio parere, di una posizione infantile, pi immatura di quella che, millenni fa, gi caratterizzava il pensiero dei filosofi greci. Non possiamo certo rimproverare loro di aver sottovalutato limportanza della ragione. La principale affermazione pitagorica era che il mondo intero fosse armonia e numero. Ci nonostante i filosofi greci non hanno mai costruito sistemi di pensiero allinterno dei quali razionalit e spiritualit fossero destinate a confrontarsi cos conflittualmente. Almeno nel modo in cui si sono confrontate, a partire dal diciassettesimo secolo, nelloccidente cristiano. proprio loccidente cristiano che ha coltivato questa contraddizione, attraverso un plurisecolare connubio fra chiesa e potere, fra religione ed economia, che ha portato a circostanze di autentica dittatura culturale, in cui lautorit ecclesiastica pretendeva, e in buona misura pretenderebbe ancora oggi, di avere il monopolio e il controllo assoluto sulla conoscenza scientifica, sulle verit dello spirito, sulletica sociale. Il razionalismo materialista una conseguenza di questa realt, scusabile in quanto tale, ma senzaltro da compatire per la povert essenziale del suo valore, irrimediabilmente insufficiente a rappresentare le esigenze delluomo e la complessit della sua interiorit. Credo che luomo moderno abbia bisogno di compiere una maturazione, nel senso di superare questa antica contraddizione, e di recuperare la compatibilit fra la ragione e il senso del sacro. difficile, da un lato, perch le consuetudini sono radicate, ma non difficile, dallaltro, perch ci rappresenta unesigenza sentita, in modo consapevole o meno, da tutti. Quando chiedo alle persone, principalmente di estrazione laica e di educazione aconfessionale, se il Natale significa in qualche modo, per loro, una circostanza che tocca lanimo, che suscita emozioni, che rappresenta qualcosa, la risposta pu anche essere formulata in modo critico, ma c sempre un s che appare, esplicitamente o meno, a dimostrazione del fatto che limportanza e la suggestione del Natale non risparmiano nessuno. Non fossaltro perch ognuno legato ai ricordi della sua infanzia, allaffetto dei genitori, dei nonni, degli zii, ai regali, al folklore, ai colori delle luminarie, degli alberi decorati, ai paesaggi del presepe, ai suoni delle zampogne. Gli anticlericali vorrebbero relegare la ricorrenza religiosa agli spazi riservati che una societ laicizzata, ma democratica, pu permettersi di concedere ai credenti. Come quando una legge consistente di follia pura decise di abrogare, per fortuna provvisoriamente, la festa dellEpifania. Ma la Befana si presa la rivincita sul giudizio dei legislatori, ed rientrata nel calendario. Il 6 gennaio a scuola si era trasformato spontaneamente in una celebrazione in cui i primi entusiasti, nostalgici e pronti a cavalcare scope volanti, erano gli insegnanti.

Nessuno, nella civilt occidentale, seguir gli inviti dei campioni del raziocinio laico, e tutti continueranno a festeggiare, nella santa notte, la nascita del bambinello Ges. Nei secoli a venire. Il problema non quello della laicizzazione, anche perch, di fatto, il processo di globalizzazione commerciale agisce gi come una forte laicizzazione, nel senso pi lato del termine. Il problema quello dellattribuzione del significato alle cose e, nel nostro caso, alla ricorrenza del Natale. Personalmente sono convinto che la liberazione del Natale dai vincoli di unimpostazione dottrinaria dogmatica, erede degli sviluppi passati di unistituzione ecclesiastica che spesso ha smerciato il sacro in cambio del profano, non pu che aprire le porte ad un arricchimento spirituale, e al recupero dei valori autentici del Natale. Non posso fare a meno di ripetere, a questo proposito, un concetto gi espresso: di un Natale che non ha solo duemila anni, ma molti di pi. Il problema la lettura delle cose e la conoscenza delle loro radici. Allora luomo pu conoscere se stesso e migliorarsi. Il Natale senzaltro una delle porte attraverso le quali dobbiamo continuare a passare. Da svegli.