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====================================================== XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) ======================================================

Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: Verde Antifona d'ingresso Io sono la salvezza del popolo, dice il Signore, in qualunque prova mi invocheranno, li esaudir, e sar il loro Signore per sempre. Colletta O Dio, che nellamore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna. Per il nostro Signore Ges Cristo... Oppure: O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la misura del tuo regno; donaci la sapienza che viene dallalto, perch accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il pi grande colui che serve. Per il nostro Signore Ges Cristo... PRIMA LETTURA (Sap 2,12.17-20) Condanniamo il giusto a una morte infamante. Dal libro della Sapienza [Dissero gli empi:] Tendiamo insidie al giusto, che per noi dincomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro leducazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ci che gli accadr alla fine. Se infatti il giusto figlio di Dio, egli verr in suo aiuto e lo liberer dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perch, secondo le sue parole, il soccorso gli verr. Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 53) Rit: Il Signore sostiene la mia vita. Dio, per il tuo nome salvami, per la tua potenza rendimi giustizia. Dio, ascolta la mia preghiera, porgi lorecchio alle parole della mia bocca. Poich stranieri contro di me sono insorti e prepotenti insidiano la mia vita; non pongono Dio davanti ai loro occhi. Ecco, Dio il mio aiuto, il Signore sostiene la mia vita. Ti offrir un sacrificio spontaneo, loder il tuo nome, Signore, perch buono. SECONDA LETTURA (Giac 3,16-4,3) Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia. Dalla lettera di san Giacomo apostolo Fratelli miei, dove c gelosia e spirito di contesa, c disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dallalto anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia. Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perch non chiedete; chiedete e non ottenete perch chiedete male, per soddisfare cio le vostre passioni. Parola di Dio Canto al Vangelo (Cf 2Ts 2,14) Alleluia, alleluia. Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Ges Cristo. Alleluia. VANGELO (Mc 9,30-37) Il Figlio delluomo viene consegnato Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti. + Dal Vangelo secondo Marco In quel tempo, Ges e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: Il Figlio delluomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorger. Essi per non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafrnao. Quando fu in casa, chiese loro: Di che cosa stavate discutendo per la strada?. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse pi grande. Sedutosi, chiam i Dodici e disse loro: Se uno vuole essere il primo, sia lultimo di tutti e il servitore di tutti. E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato. Parola del Signore Preghiera dei fedeli Servire la parola che, da sola, pu riassumere tutta la vita di Ges. Egli si messo a servizio di tutti gli uomini fino al dono della vita. Chiediamo nella preghiera la capacit di imitarlo in questo fondamentale stile di vita. Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore. 1. Per la Chiesa: sia nel mondo serva e povera come Ges, vicina a tutte le vittime dell'ingiustizia e accogliente verso i loro bisogni, preghiamo. 2. Per i perseguitati, i piccoli e gli oppressi: siano al centro delle politiche economiche, perch la priorit vada sempre data alla cura della persona, preghiamo. 3. Per coloro che si arricchiscono vendendo armi e alimentando guerra, vendetta e odio: Dio tocchi loro il cuore prima che procurino altro male all'umanit, preghiamo. 4. Per la nostra comunit cristiana: sia il luogo dell'ascolto reciproco e del servizio verso tutti, senza preferenze o distinzioni, e sappia educare e stimolare al servizio, preghiamo. O Padre, noi ti invochiamo con umilt e fiducia: aiutaci a confidare non nella grandezza, o negli onori o nella forza, ma nella gioia di servire i nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore. Preghiera sulle offerte Accogli, o Padre, lofferta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione Hai dato, Signore, i tuoi precetti, perch siano osservati fedelmente. Siano diritte le mie vie nellosservanza dei tuoi comandamenti. (Sal 119,4-5) Oppure: Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me, dice il Signore. (Gv 10,14) Oppure: Se uno vuole essere il primo, sia lultimo e il servo di tutti, dice il Signore. (Mc 9,35)

Preghiera dopo la comunione Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perch la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Commento Il santo battesimo ci ha inseriti nella morte del Signore, ci ha resi conformi al suo sacrificio. Questa la radice della nostra esistenza cristiana, la sua sorgente profonda: il frutto deve essere lumilt, lesistenza che ne sgorga deve essere unesistenza donata nel servizio. questo un punto centrale della vita cristiana. In essa, e dunque nella Chiesa, la logica delle precedenze completamente rovesciata: il primo colui che si fa il servo di tutti, come Ges, il cui primato stato posto dalla sua obbedienza ed immolazione sulla croce. La vera dignit nella possibilit offerta alluomo di imitare lumilt del Verbo Incarnato. Una conseguenza sconvolgente: il piccolo il sacramento di Ges e quindi in lui accogliamo il Padre.

Lectio: 25 Domenica del tempo ordinario (B) Lectio: Domenica, 23 Settembre, 2012 Il pi grande nel Regno Marco 9,30-41 1. Orazione iniziale Signore Ges, invia il tuo Spirito, perch Egli ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con che Tu la hai letta per i discepoli nella strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Cos, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, apparsa a loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, sopratutto nei poveri e sofferenti. La tua parola ci orienti finch anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternit, di giustizia e di pace. Questo noi Ti chiediamo a Te, Ges, figlio di Maria, che ci ha rivelato il Padre e inviato il tuo Spirito. Amen. 2. Lettura a) Chiave di lettura: Il testo del Vangelo che ci propone la liturgia di questa domenica ci

reca il secondo annuncio della Passione, Morte e Resurrezione di Ges. Come avviene nel primo annuncio (Mc 8,31-33), anche ora i discepoli sono spaventati e sopraffatti dalla paura. Non capiscono nulla sulla croce, perch non sono capaci di capire, n di accettare un Messia che diventa servo dei fratelli. Loro continuano a sognare con un messia glorioso (Mt 16,21-22). C una grande incoerenza nei discepoli. Quando Ges annuncia la sua Passione-Morte, loro discutono chi sar il pi grande tra di loro (Mc 9,34). Ges vuole servire, loro pensano solo a comandare! Lambizione li porta a voler mettersi accanto a Ges. Cosa spicca maggiormente nella mia vita: la competitivit o il desiderio di comandare o il desiderio di servire e di promuovere le persone? La reazione di Ges dinanzi alla pretesa dei discepoli aiuta a percepire qualcosa della pedagogia fraterna da lui usata per formare i suoi discepoli. Indica come li aiutava a superare il lievito dei Farisei e di Erode (Mc 8,15). Questo lievito ha radici profonde. Rinasce ogni volta di nuovo! Ma Ges non desiste! Combatte e critica sempre il lievito sbagliato. Anche oggi esiste un lievito dellideologia dominante. Una propaganda del sistema neoliberale, del commercio, del consumismo, dei romanzi, dei giochi, tutto questo influisce profondamente nel nostro modo di pensare e di agire. Come i discepoli di Ges, anche noi non siamo sempre capaci di mantenere un atteggiamento critico dinanzi allinvasione di questo lievito. Latteggiamento formatore di Ges ci continua ad aiutare. b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura: Marco Marco Marco Marco 9,30-32: 9,33-37: 9,38-40: 9,41: la lannuncio della Passione discussione su chi il pi grande luso del nome di Ges ricompensa di un bicchiere dacqua

c) Il testo:
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Partiti di l, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31 Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciter. 32 Essi per non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni. 33 Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: Di che cosa stavate discutendo lungo la via? 34 Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il pi grande. 35 Allora, sedutosi, chiam i Dodici e disse loro: Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti. 36 E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
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Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato. 38 Giovanni gli disse: Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perch non era dei nostri. 39 Ma Ges disse: Non glielo proibite, perch non c' nessuno che faccia un

miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. contro di noi per noi.
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Chiunque vi dar da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perch siete di Cristo, vi dico in verit che non perder la sua ricompensa. 3. Momento di silenzio orante perch la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. 4. Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nellorazione. a) Qual' la frase di questo testo che ti ha piaciuta di pi o ha colto la tua attenzione? b) Qual' l'attitudine dei discepoli in ciascun brano: vv 30-32; vv 3337; vv 38-40? la stessa nei tre brani? c) Qual' l'insegnamento di Ges in ciascun episodio? d) Che significato ha oggi per noi la frase: Chi non contro di noi per noi? 5. Una chiave di lettura per coloro che volessero approfondire di pi il testo. a) Commento Marco 9,30-32: Lannuncio della Croce. Ges attraversava la Galilea, ma non vuole che la gente lo sappia, perch occupato nella formazione dei discepoli. Parla con loro sul Figlio dellUomo che deve essere consegnato. Ges trae i suoi insegnamenti dalla profezie. Nella formazione dei discepoli si orienta nella Bibbia. I discepoli ascoltano, ma non capiscono. Ma non chiedono chiarimenti. Forse hanno paura di far vedere la loro ignoranza! Marco 9,33-34: Una mentalit di competitivit. Giungendo a casa, Ges chiede: Di che cosa stavate discutendo lungo la via? Loro non rispondono. E il silenzio di coloro che si sentono in colpa, perch lungo il cammino discutevano su chi fosse il pi grande. Il lievito della competitivit e del prestigio, che caratterizzava la societ dellImpero Romano, si infiltrava gi nella piccola comunit che stava al punto di cominciare! Qui appare il contrasto! Mentre Ges si preoccupava di essere il Messia-Servo, loro pensavano solo a chi fosse il pi grande. Ges cerca di scendere, loro di ascendere! Marco 9,35-37: Servire, e non comandare. La risposta di Ges un riassunto della testimonianza di vita che stava dando sin dallinizio: Se uno vuole essere il primo, sia lultimo di tutti e il servo di tutti! E lultimo non guadagna nulla. E un servo inutile (cf. Lc 17,10). Usare il potere non per ascendere o dominare, ma per scendere e servire. E questo il punto su cui Ges insiste

maggiormente e su cui fondamenta la sua testimonianza (cf. Mc 10,45; Mt 20,28; Gv 13,1-16). Ges pone in mezzo a loro alcuni bambini. Una persona che solo pensa ad ascendere e dominare, non presta attenzione ai piccoli, ai bambini. Ma Ges inverte tutto! E dice: Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato! Lui si identifica con loro. Chi accoglie i piccoli in nome di Ges, accoglie Dio stesso! Marco 9,38-40: La mentalit ristretta. Qualcuno che non apparteneva alla comunit si serviva del nome di Ges per scacciare i demoni. Giovanni, il discepolo, vede e proibisce: Glielo abbiamo vietato, perch non era dei nostri. A nome della comunit, Giovanni impedisce una buona azione. Lui pensava di essere padrone di Ges e voleva proibire che altri usassero il suo nome per fare il bene. Era la mentalit ristretta ed antica del Popolo eletto, Popolo separato! Ges risponde: Non glielo proibite! Chi non contro di noi per noi! (Mc 9,40). Per Ges, ci che importa non se la persona fa o non parte della comunit, ma se fa o no il bene che la comunit deve fare. Marco 9,41: Un bicchiere dacqua per ricompensa. Qui viene inserita una frase di Ges: Chiunque vi dar da bere un bicchiere dacqua nel mio nome perch siete di Cristo, vi dico in verit che non perder la sua ricompensa. Due pensieri: 1) Chiunque vi dar un bicchiere dacqua: Ges sta andando verso Gerusalemme per dare la propria vita. Gesto di grande donazione! Ma lui non disprezza i gesti piccoli di donazione nella vita di ogni giorno: un bicchiere dacqua, unaccoglienza, una parola, tanti gesti. Anche il minimo gesto va apprezzato. 2) Nel mio nome perch siete di Cristo: Ges si identifica con noi che vogliamo appartenere a Lui. Ci significa che per Lui noi valiamo molto. b) Ampliando le informazioni per potere capire meglio il testo Ges, il Figlio delluomo E il nome che piace di pi a Ges. Appare con molta frequenza nel vangelo di Marco (Mc 2,10-28; 8,31-38; 9,9-12.31; 10,33-45; 13,26; 14,21.41.62). Questo titolo viene dallA.T. Nel libro di Ezechiele, costui indica la condizione umana del profeta (Ez 3,1.10.17; 4,1 etc.). Nel libro di Daniele, appare lo stesso titolo in una visione apocalittica (Dn 7,1-28), in cui Daniele descrive gli imperi dei Babilonesi, dei Medi, dei Persiani e dei Greci. Nella visione del profeta, questi quattro imperi hanno unapparenza di animali mostruosi (cf. Dn 7,3-8). Sono imperi animaleschi, brutali, inumani, che perseguono ed uccidono (Dn 7,21-25). Nella visione del profeta, dopo due regni inumani, appare il Regno di Dio che ha lapparenza, non di un animale, bens di una figura umana, Figlio delluomo. Ossia un regno con apparenza di gente, regno umano, che promuove la vita, che umanizza (Dn 7,13-14).

Nella profezia di Daniele, la figura del Figlio dellUomo rappresenta, non un individuo, bens come dice lui stesso, il popolo dei Santi dellAltissimo (Dn 7,27; cf Dn 7,18). E il popolo di Dio che non si lascia ingannare n manipolare dallideologia dominante degli imperi animaleschi. La missione del Figlio dellUomo, cio, del popolo di Dio, consiste in realizzare il Regno di Dio come un regno umano. Regno che non uccide la vita, anzi la promuove! Umanizza le persone. Presentandosi ai suoi discepoli come il Figlio dellUomo, Ges assume come sua questa missione che la missione di tutto il Popolo di Dio. E come se dicesse a loro e a tutti noi: Venite con me! Questa missione non solo mia, ma di tutti noi! Insieme, compiamo la missione che Dio ci ha affidato: edificare il Regno umano ed umanizzante che lui sogn! Facciamo ci che lui fece e visse durante tutta la vita, soprattutto, negli ultimi tre anni. Il Papa Leone Magno diceva: Ges fu cos umano, cos umano, come solo Dio pu esserlo. Quanto pi umano, tanto pi divino. Quanto pi figlio delluomo, tanto pi figlio di Dio! Tutto ci che rende meno umane le persone allontana da Dio, anche la vita religiosa, anche la vita carmelitana! Fu ci che Ges condann, mettendo il bene della persona umana al di sopra della legge, al di sopra del sabato (Mc 2,27). Ges, il Formatore Seguire era un termine che faceva parte del sistema educativo dellepoca. Era usato per indicare il rapporto tra discepolo e maestro. Il rapporto tra discepolo e maestro diverso da quello tra professore ed alunno. Gli alunni assistono alle lezioni del professore su una determinata materia. I discepoli seguono il maestro e vivono con lui, tutto il tempo. E proprio in questa convivenza di tre anni con Ges, che i discepoli e le discepole riceveranno la loro formazione. Una formazione di sequela di Ges non era in primo luogo la trasmissione di verit da decorare, bens la comunicazione di una nuova esperienza di Dio e della vita che irradiava da Ges per i discepoli e le discepole. La comunit stessa che si formava attorno a Ges era lespressione di questa nuova esperienza. La formazione portava le persone ad avere uno sguardo diverso, atteggiamenti diversi. Faceva nascere in loro una nuova coscienza riguardo la missione ed il rispetto per s. Faceva in modo che si schierassero da parte degli esclusi. Produceva una conversione, conseguenza dellaver accettato la Buona Novella (Mc 1,15). Ges lasse, il centro, il modello, il riferimento della comunit. Lui indica la strada da seguire, cammino, verit e vita (Gv 14,6). Per i suoi atteggiamenti prova e mostra del Regno: rende trasparente ed incarna lamore di Dio e lo rivela (Mc 6,31; Mt 10,30; Lc 15,11-32). Ges una persona significativa per loro, che lascer in loro unimpronta per sempre. Molti piccoli gesti rispecchiano questa testimonianza di vita con cui Ges indicava la sua presenza nella vita dei discepoli. Era un suo modo di dare forma umana allesperienza che lui stesso aveva del Padre. In questo suo modo di essere e di convivere, di rapportarsi con le persone, di guidare il popolo e di ascoltare coloro che andavano a parlare con lui, Ges appare: * come una persona di pace, che ispira pace e riconciliazione: La Pace sia con voi! (Gv. 20,19; Mt 10,26-33; Mt 18,22; Gv 20,23; Mt 16,19; Mt 18,18); * come una persona libera e che libera, che sveglia la libert e la

liberazione: Luomo non fatto per il sabato, ma il sabato per luomo (Mc 2,27; 2,18-23); * come una persona di preghiera, che vediamo pregare in tutti i momenti importanti della sua vita e che risveglia negli altri la voglia di pregare: Signore, insegnaci a pregare! (Lc 11,1-4; Lc 4,1-13; 6,12-13; Gv 11,41-42; Mt 11,25; Gv 17,1-26; Lc 23,46; Mc 15,34); * come una persona affettuosa, che provoca risposte piene damore (Lc 7,37-38; 8,2-3; Gv 21,15-17; Mc 14,3-9; Gv 13,1); * come una persona accogliente che sempre presente nella vita dei discepoli e che li accoglie al ritorno dalla missione (Lc 10,7); * come una persona realista ed osservatrice, che risveglia lattenzione dei discepoli per le cose della vita mediante linsegnamento delle Parabole (Lc 8,4-8); * come una persona attenta, preoccupata dei discepoli (Gv 21,9), che cura perfino il loro riposo e che vuole stare con loro in modo che possano riposare (Mc 6,31); * come una persona preoccupata con la situazione che dimentica la propria fatica ed il proprio riposo quando vede che la gente la cerca (Mt 9,36-38); * come una persona amica, che condivide tutto, perfino il segreto del Padre (Gv 15,15); * come una persona comprensiva, che accetta i discepoli come sono, perfino la loro fuga, la negazione ed il tradimento, senza rompere con loro (Mc 14,27-28; Gv 6,67); * come una persona impegnata, che difende i suoi amici quando sono criticati dagli avversari (Mc 2,18-19; 7,5-13); * come una persona saggia che conosce la fragilit dellessere umano, sa ci che succede nel suo cuore, e per questo insiste nella vigilanza ed insegna a pregare (Lc 11,1-13; Mt 6,5-15). In una parola, Ges si presenta come una persona umana, molto umana, cos umana come solo Dio pu essere umano! Figlio dellUomo! 6. Salmo 30 (29) Ringraziamento dopo un pericolo mortale Ti esalter, Signore, perch mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i nemici. Signore Dio mio, a te ho gridato e mi hai guarito. Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perch non scendessi nella tomba. Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, rendete grazie al suo santo nome, perch la sua collera dura un istante,

la sua bont per tutta la vita. Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia. Nella mia prosperit ho detto: Nulla mi far vacillare!. Nella tua bont, o Signore, mi hai posto su un monte sicuro; ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato. A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio. Quale vantaggio dalla mia morte, dalla mia discesa nella tomba? Ti potr forse lodare la polvere e proclamare la tua fedelt? Ascolta, Signore, abbi misericordia, Signore, vieni in mio aiuto. Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia, perch io possa cantare senza posa. Signore, mio Dio, ti loder per sempre. 7. Orazione Finale Signore Ges, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto vedere meglio la volont del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regna con il Padre nellunit dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen. mons. Antonio Riboldi Una domanda difficile Tanti di voi, che mi siete diventati ora veramente amici, anche se non vedo il vostro volto, sanno che la mia Chiesa stata impegnata per tre giornate intere in un Convegno Diocesano: una grande assemblea che aveva per tema" Lo Spirito Santo che Signore e d la vita". Era davvero una grande assemblea, la XVII che celebriamo: composta di circa 700 fedeli di cui il 70% giovani. Era lo stupore dei relatori forse non abituati a vedere tanti, ma tanti giovani, attenti, immersi nella profondit del tema, essenziale per la vita di un credente e anche, senza forse accorgersene, dei non credenti. Una assemblea che mostrava i segni dello Spirito Santo: gioia di stare insieme, pace, amore, ecc. che sono i segni concreti della presenza dello Spirito di Dio. Era ben lontana da quella assemblea, come dovrebbe stare lontana sempre da ognuno e da tutti, la 'disperazione', ossia quella sensazione che la vita sia un affaticarsi inutilmente. Avvertiva nel 1968 un Padre della Chiesa Ortodossa nella Assemblea Mondiale delle Chiese: "Senza lo Spirito Santo, Dio lontano, il Cristo

resta nel passato, il Vangelo lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l'autorit una dominazione, la missione una propaganda, il culto un'evocazione, l'agire cristiano una morale da schiavi. Ma in Lui, nello Spirito di Dio, il cosmo sollevato e geme nel parto del Regno; l'uomo lotta contro la carne; Ges Cristo risorto presente; il Vangelo potenza di vita; la Chiesa segno di comunione trinitaria; l'autorit servizio liberatorio; la missione una Pentecoste; la liturgia memoriale e anticipazione; l'agire umano deificatore". In questa settimana, dal 20 al 28 Settembre, la Chiesa Italiana celebra un altro solenne evento: il Congresso Eucaristico Nazionale a Bologna. Ha richiesto due anni di preparazione a livello di singole parrocchie. La celebrazione altro non che prendere atto di una crescita di fede della intera comunit ecclesiale italiana. II tema del Congresso Eucaristico lo stesso di quello dato dal Santo Padre nella Sua Enciclica in preparazione al grande Giubileo del duemila, ossia "Ges Cristo, nostro Signore, ieri, oggi e sempre". I mass media, che a volte amano il pettegolezzo delle cose futili, si sono soffermati sul concerto di noti cantanti che si terr la vigilia, della grande celebrazione eucaristica alla presenza del S. Padre, sfuocando il grande significato che nell'evento soprannaturale eucaristico. Si prevede una settimana di particolare solennit, di quelle destinate a fare conoscere lo stupore proprio di Dio che si fa presente tra di noi. Ci sar anch'io, ed un dono esserci. Dopo Parigi con la giornata mondiale della giovent, Bologna con il Congresso Eucaristico e subito dopo, ai primi di ottobre, in Brasile a Rio de Janeiro la giornata mondiale della famiglia, ancora con la presenza del S. Padre. Potremmo chiamare questo nostro tempo, un "tempo di Dio e quindi di grande speranza". Ma sarebbe imperdonabile, in questo succedersi di eventi straordinari, dimenticare la morte di Madre Teresa di Calcutta, la cui vita ha come tracciato ci che vuole Dio proprio da questi eventi. Cos ne parla il Papa: " Nel volto dei miseri Madre Teresa ha riconosciuto quello di Ges che dall'alto della Croce grida: " Ho sete". Ed ha colto questo grido con generosa dedizione dalle labbra e dal cuore dei morenti, dei piccoli abbandonati, degli uomini e delle donne schiacciati dal dolore della sofferenza e della solitudine. Percorrendo infaticabile le strade del mondo intero, Madre Teresa ha segnato la storia del nostro secolo, ha difeso con coraggio la vita, ha servito ogni essere umano promuovendone sempre la dignit ed il rispetto; ha fatto sentire agli "sconfitti della vita" la tenerezza di Dio, padre amorevole di ogni sua creatura." Davanti a tutti questi eventi, pare risentire la voce del Padre che si fa vicino a ciascuno di noi e come ad Abramo chiede: "Esci dalla tua terra e va dove io ti mostrer". Una domanda difficile, ma meravigliosa perch contiene la sola gioia della nostra vita. Totustuus Omelia per il 24 settembre 2000 - 25a dom. T. Ordinario Anno B NESSO TRA LE LETTURE

Ges Cristo con la sua persona, con il suo insegnamento e con la sua vita ha portato un cambiamento al mondo dell'uomo. Su questo cambiamento si incentrano in qualche maniera i testi liturgici dell'attuale domenica. All'empio che non comprende n accetta la vita del giusto si chiede implicitamente di cambiare atteggiamento (prima lettura). I discepoli di Ges hanno bisogno di cambiare mentalit di fronte ai sorprendenti insegnamenti del loro Maestro (vangelo). San Giacomo propone ai cristiani un programma spirituale che implica un cambiamento dello stile di vita che conducevano prima (seconda lettura). Messaggio Dottrinale CAMBIARE ATTEGGIAMENTO. Qual l'atteggiamento dell'empio nei confronti del giusto? Del pagano o del giudeo rinnegato che viveva in Alessandria d'Egitto, verso il giudeo fedele alla legge che regola tutta la sua vita? Secondo il libro della Sapienza, l'empio pensa che il giusto sia un fastidio per lui, perch la coscienza critica del suo operare; invece di ammirarlo ed imitarlo, come dovrebbe, preferisce metterlo alla prova; perfino alla prova della morte, scavalcando le leggi umane e divine, per vedere se il Dio in cui confida lo protegge e lo salva. Nei versetti 21 e 22 dello stesso capitolo si aggiunge: "Cos pensano, ma si sbagliano... Non conoscono i segreti di Dio". Si sbagliano. Il loro atteggiamento non corrisponde a ci che Dio vuole. Si deve, pertanto, cambiare. Il giusto, il fedele, il santo deve essere ammirato e proposto come modello degno di imitazione. vero che l'uomo fedele un richiamo alla coscienza, ma questo deve esser causa di gioia e di gratitudine. Perch non ricorrere a Dio con la fiducia del giusto, invece di mettere quest'ultimo alla prova perfino con la morte? CAMBIARE MENTALIT. Ai discepoli di Ges non entra in testa che il loro Maestro debba passare per il tunnel della sofferenza, che per essere il primo si debba essere il servo di tutti, che nelle nuove categorie del Regno di Cristo il bambino occupi un luogo primordiale. Non facile per essi lasciare la concezione in cui erano stati educati fin dall'infanzia. Ma se vogliono essere discepoli di Cristo, debbono cambiare. Debbono accettare che la sofferenza via di redenzione per Ges Cristo e continua ad esserlo per i cristiani. Si devono convincere vitalmente che il servire non un favore che si fa qualche volta, ma lo stile vitale dell'essere cristiano e del vivere come cristiano. Dovranno dimenticare che il bambino qualcosa che non conta nella riunione dei grandi, per giungere alla certezza che accogliere chi non conta, l'emarginato, il debole, il bisognoso, accogliere Cristo, e, mediante Cristo, lo stesso Padre celeste. Il comportamento e la compagnia di Ges, da una parte, e l'azione dello Spirito, dall'altra, realizzeranno il miracolo. CAMBIARE VITA. Se cambiare il modo di pensare difficile, molto di pi lo il cambiamento di vita. Il Battesimo e l'Eucarestia ristrutturano l'uomo dall'interno, gli infondono un nuovo modo di essere e un principio nuovo di agire. In esso sta la base del cambiamento di vita, ma questo cambiamento richiede grazia di Dio, lavoro umano, tempo perch le nuove strutture siano vitalmente assimilate, e configurino, giorno dopo giorno, azione dopo azione, il comportamento umano. Soltanto quando si sia raggiunta la nuova configurazione esistenziale, "la sapienza che viene dall'alto, che pura, pacifica, indulgente, docile, piena di

misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia", guider l'operare umano e ciascuno dei suoi atti. Senza questa configurazione che richiede grazia, sforzo e tempo, le vecchie strutture continueranno ad essere in vigore e con esse l'agire condotti dalle contese, dalle avidit, dai desideri di piaceri, dalle invidie. Cambiare la vita il grande compito del cristiano, portato a compimento con costanza ed entusiasmo. Suggerimenti Pastorali CAMBIARE A PARTIRE DA DIO. La cultura in cui viviamo e la mentalit dei nostri contemporanei fatta per il cambiamento. Si cambia pi facilmente lavoro, computer, macchina, casa, paese... Si cambiano anche i modi di pensare e di vivere, i valori di comportamento e perfino la stessa religione. Il cambiamento all'ordine del giorno, e, chi non cambia, presto passa a far parte dei retrogradi. Il cambiamento, al contrario, proprio dei progressisti, che sembra lo portino nel proprio DNA. Ma, certo, non ogni cambiamento buono per l'uomo. N ogni cambiamento indica progresso. Ci sono cambiamenti che sono una disgrazia: lo dicano tanti emigranti, obbligati per necessit a lasciare la loro patria; lo confermino tante giovinette, costrette a vendere il proprio corpo al supermercato della prostituzione; lo gridino tanti bambini, obbligati a lavorare in condizioni inumane o rapiti per commerciare con i loro organi. Questi cambiamenti gridano verso il cielo! Il cambiamento al quale la liturgia ci invita il cambiamento a partire da Dio. Cio, quel cambiamento che Dio vuole e spera dall'uomo perch sia pi uomo, perch viva meglio e pi pienamente la sua dignit umana. Il cambiamento che Dio vuole quello dall'ingiustizia alla giustizia, dall'abuso al servizio degli altri, dall'infedelt alla fedelt, dall'odio all'amore, dalla vendetta al perdono, dalla cultura della morte alla cultura della vita, dal peccato alla grazia e alla santit. IL TUO PROGRAMMA DI VITA. Con maggiore o minore chiarezza, ogni uomo si traccia un proprio progetto di vita. Che cosa vuole essere, che cosa vuole fare, a quali valori non pu rinunciare, di quali mezzi servirsi. Penso che ogni cristiano dovrebbe avere un piccolo progetto o programma di vita nella sua condizione precisamente di cristiano. Che cosa far per Cristo e per i miei fratelli. Quali valori proporr ai miei figli. Per quali valori lotter nella mia vita personale, familiare, sociale. Quanto tempo dedicher alla mia missione di apostolo di Ges Cristo nella mia comunit parrocchiale, Diocesana, dentro il movimento a cui appartengo. Quale iniziativa, piccola o grande, proporr per incoraggiare il senso di Dio, per promuovere le vocazioni al sacerdozio o alla vita consacrata, per visitare ed aver cura degli infermi o di coloro che vivono soli nel mio quartiere, nella mia parrocchia. Non necessario che sia un programma grande, completo. Fa' un piccolo programma per un anno. Un programma che ti aiuti a crescere nella tua vita spirituale: dedicare, per esempio, ogni giorno un certo tempo alla preghiera, o confessarti con pi frequenza e regolarit, o lottare con pi decisione ed energia contro il vizio dell'alcool o della droga leggera. Un programma che ti mantenga attivo nella tua missione ecclesiale: dare catechesi, far parte del coro parrocchiale, prestare pi attenzione all'educazione spirituale e morale dei tuoi figli. Alla fine del giorno, o almeno della settimana, rifletti un po' su come lo hai portato a compimento. Quanto bene pu fare un piccolo programma!

mons. Antonio Riboldi Stare in fondo alla fila per essere il primo Mi incontrai un giorno con una scuola media per un "botta e risposta" spontaneo che svelasse ci che quegli adolescenti pensavano della vita, della fede, di tutto. Erano ragazzi e ragazze che nulla facevano per nascondere il loro "culto del benessere". Forse pap e mamma erano persone importanti. Il dialogo si avvi con difficolt anche perch i ragazzi non sapevano cosa chiedere ad un Vescovo, per di pi un Vescovo che stava sempre con i poveri, amava i poveri e anche lui se la passava da "povero Cristo". Tentai allora di avviare un dialogo che conteneva la descrizione, quasi impossibile a farsi con le parole, dei valori della vita e soprattutto del grandissimo valore che la Persona di Ges. Gli occhi di quei ragazzi erano puntati su quello che dicevo, ma riusciva "un discorso duro, sconosciuto". A bruciapelo feci questa domanda: "Chi vorreste essere nella vita quando sarete grandi?". In coro fecero il nome di una persona ricca e importante. Credendo di non essere stato capito formulai in altra maniera la domanda: "Ammettiamo che voi desideriate veramente la felicit vostra, la vera vostra grandezza di figli di Dio, prima che figli dei vostri genitori, vorreste essere come san Francesco che da ricco si fece povero? O come uno sceicco d'Arabia che da povero diviene ricchissimo?". E anche questa volta la risposta fu fulminea: "Lo sceicco". Quello che ho raccontato potrebbe sembrare un fatto isolato, che riguarda solo alcuni che forse vanno solo compassionati, ma non la regola generale. Nell'umanit invece si sempre giocato al tragico, drammatico gioco del "essere primo": ossia del pi potente e del pi importante, riducendo la vita ad una a volte crudele scalata al potere ed al prestigio. Lo stesso Adamo si lasci tentare: "sarai come Dio, se mangerai della mela". Lo stesso Ges venne tentato nel deserto da Satana a svolgere la sua missione messianica con la potenza nel creare pane; nel prestigio del gettarsi gi dal pinnacolo del tempio per mostrare chi era; come se l'amore che Lo aveva spinto a venire tra noi si potesse manifestare con esibizioni da spettacolo, pi che essere "dono della vita" che non aveva altra strada che quella della croce. E cos ogni uomo sempre tentato dalla grandezza. Furono tentati anche i discepoli da questo desiderio impossibile per chi segue Cristo e in Lui vuole conseguire la sola e possibile grandezza, quella della santit. Infatti mentre Ges parlava delle umiliazioni cui sarebbe andato incontro e quindi della sua passione, i discepoli "non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni". E si abbandonavano a discorsi diametralmente opposti a quelli di Ges, tanto che il Maestro "giunti a Cafarnao chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra 1oro chi fosse il pi grande. Allora Ges sedutosi, chiam i Dodici e disse loro: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti"" (Mc 9, 29-36). Un vero schiaffo morale alla superbia, un motivo perenne a quanti intendono vivere secondo Dio e non secondo gli uomini: "essere primo nello stile di Cristo essere servo di tutti", come a dire: "il primo chi volontariamente si fa l'ultimo della fila, perch nessuno stia indietro e sia tagliato fuori dall'interesse e dall'amore". Chi abbraccia Cristo come sua vita e sua via non vive pi per se stesso, ma vive per Dio e per gli altri. Per cui non ha pi alcun interesse alla sua persona, ma letteralmente scompare perch al primo posto deve stare

l'interesse degli altri. Come ha fatto Ges. E ne ha dato l'esempio nella lavanda dei piedi nell'ultima cena. E' un vero rovesciamento di mentalit, una vera conversione. Dovrebbe essere l'immagine del cristiano e della Chiesa sempre, senza esclusione di gerarchia o persone: tutti servi di tutti. Senza voglia di mettersi in vista, o di fare carriere che sarebbero, anche nel solo desiderio, bestemmia all'umilt e alla vera sequela di Cristo. Al di fuori di questa regola "del diventare bambini nel Regno di Dio" si scatena la corsa all'ambizione, al potere, al "non sai chi sono io?", al desiderio di essere sempre in prima pagina, alla stupida voglia di essere sulla bocca di tutti. San Giacomo, con parole che sembrano fotografare nitidamente tante situazioni del nostro tempo fino a creare meraviglia nel leggerle, cos scrive: "Da cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perch non chiedete; chiedete e non ottenete perch chiedete male, per spendere per i vostri piaceri" (Gc 3, 16). Parole che sembrano descrivere tutti i fenomeni, malavitosi che oramai infestano i nostri paesi, cos come descrivono le lotte selvagge nel campo dell'economia, del profitto, che non ha in nessun conto l'uomo e la sua dignit; come descrivono le faide politiche ad ogni livello per arrivare al potere; gli intrighi per fare carriera, fino alle quotidiane guerre domestiche per apparire sempre di pi. Eremo San Biagio Dalla Parola del giorno Carissimi, dove c' gelosia e spirito di contesa, c' disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall'alto invece anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialit, senza ipocrisia. Come vivere questa Parola? Giacomo contrappone due modi di vivere sempre attuali: quello all'insegna "dell'ego" con le sue propensioni disordinate e quello dominato dalla sapienza che viene dall'alto. E' dono infatti dello Spirito di Dio, anche se richiede la nostra corrispondenza. Questa sapienza ha tutte le prerogative per farci realizzare una vita di profonda armonia: con Dio che la purezza delle nostre intenzioni ricerca in tutto, e col prossimo col quale viviamo rapporti di pace, di bont, di mitezza, di autenticit umana e cristiana. Oggi sapientemente mi conceder un momento di solitudine per la preghiera personale, in cui chieder a Dio la sapienza del cuore. Essa orienter i miei pensieri e le mie scelte in ordine all'amore di Dio e dei fratelli: quell'amore che unifica e d senso al mio vivere. La voce di un poeta Frutto di lieta giustizia - per la sapienza che viene dall'alto! ? solo matura da un cuore pacifico, mite, arrendevole

e colmo d'amore. Davide Maria Turoldo padre Lino Pedron Commento su Marco 9, 30-37 Le vie di Ges non sono quelle che solitamente percorrono gli uomini. Egli, sfuggendo alla folla, deciso a percorrere il cammino di umiliazione tracciato per lui dal Padre. I suoi discepoli, preoccupati dell'onore, sognano e seguono altre strade, talmente estranee a quella di Ges, che essi stessi ne avvertono il disagio. Mentre Ges cammina verso la massima umiliazione, quella della croce, essi si preoccupano di essere i primi e i pi grandi. Le parole di Ges manifestano la sua disponibilit a vivere fino in fondo il suo destino di morte e risurrezione. I discepoli, invece, sembrano vivere in un altro mondo. Essi sanno gi che seguire Ges significa dimenticare se stessi, prendere la propria croce e seguirlo (Mc 8,34), ma hanno paura. Il loro non capire, in realt, un non voler capire. Questa istruzione che Ges offre ai suoi apostoli il centro del suo insegnamento e della rivelazione: il mistero di Dio che si consegna nelle mani dell'uomo. La parola "consegnare" unisce i vari episodi del racconto della passione: Giuda lo consegna ai capi e ai soldati (Mc 14,10.44), i capi a Pilato (Mc 15,1) e Pilato ai crocifissori (15,15). Ma il paradosso che lo stesso Padre lo consegna, e Ges stesso si consegna a noi. Ges che si dona a chi lo rifiuta e lo odia, sapendo che l'avrebbero torturato e ucciso, la rivelazione totale e definitiva di un Dio che amore incondizionato e nient'altro che amore incondizionato. Di fronte alla rivelazione di un amore cos grande, di Dio in persona che si consegna nelle mani degli uomini che egli ama, i discepoli non compresero. Non compresero che Dio un amore cos grande, che sorpassa infinitamente ogni aspettativa e immaginazione umana. Le questioni di precedenza e di eccellenza, ovviamente, interessano e appassionano gli apostoli pi dell'annuncio della passione, morte e risurrezione ripetuto da Ges per la seconda volta. La sete di potere, l'arrivismo, il desiderio di essere primi, di sentirsi superiori agli altri e di dominarli da sempre il cancro dell'umanit. Annunciare la Parola a persone immerse in queste faccende come gettare il seme tra le spine: "Le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie soffocano la Parola e questa rimane senza frutto" (Mc 4,19). Non male aspirare ai posti di governo nella Chiesa, anzi, pu essere segno di un dono dello Spirito (cfr 1Cor 12,28). Ma male fare della carica una questione di prestigio, di superbia: essa unicamente una possibilit di servire di pi e meglio. La sete di potere nella Chiesa rende tutti, capi o semplici fedeli, identici ai capi di questo mondo che scaricano sugli altri i pesi e i sacrifici (cfr Mt 23,4) e mandano sulla croce gli altri invece di andarvi loro, seguendo l'esempio di Cristo. Gente siffatta del tutto incapace (e per nulla credibile) di testimoniare un vero annuncio della passione, morte e risurrezione di Cristo vissute in prima persona e sulla propria pelle.

I discepoli non comprendono la parola di Dio perch hanno in testa la parola del diavolo. La parola di Ges amore e umilt, quella del demonio egoismo e protagonismo. Chi cerca il proprio io, perde se stesso, gli altri e Dio. Dopo la prima predizione della sua passione, Ges invit ogni discepolo a portare la "propria" croce. Questa croce il rinnegamento del proprio falso io (Mc 8,34), la lotta contro la stupidit e l'orgoglio, che portano all'autoaffermazione a spese di tutto e di tutti. Ges sa che ognuno vuole e deve affermarsi. Questo desiderio di grandezza l'ha posto Dio stesso nell'uomo. Chi vi rinuncia, rinuncia ad essere uomo. Ma proprio per questo che Ges ci d i criteri della vera realizzazione. Alla brama di primeggiare nell'avere, nel potere e nell'apparire, egli sostituisce il desiderio di primeggiare nella povert, nell'umilt e nell'umiliazione: in altre parole, nel servire e nell'amare fino a morire per i propri amici e per i propri nemici. Questa la grandezza di Dio e questa dev'essere la grandezza dell'uomo fatto a sua immagine e somiglianza. Egli amore, e non afferma se stesso a spese dell'altro, ma lo fa crescere a sue spese; non si serve dell'altro, ma lo serve; non lo spoglia di quello che ha, ma spoglia se stesso a favore dell'altro: si spoglia anche della sua stessa vita, perch ama l'altro pi che se stesso e lo considera il proprio tutto. Alla concorrenza per essere i pi grandi, egli sostituisce il gareggiare per diventare i pi piccoli (Rm 12,10; Fil 2,3). Il protagonismo il criterio supremo d'azione di chi non si sente amato, non si ama e non ama. Per questo protagonismo l'uomo sacrifica la sua vita agli idoli dell'avere, del potere e dell'apparire sempre di pi, distruggendo la propria realt di immagine di Dio. Quando Adamo volle occupare il posto di Dio, fece l'errore di ignorare che Dio non sta al primo posto, ma all'ultimo. E, cos, si trov fallito come uomo senza essere diventato Dio. "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (v.35): questa la norma fondamentale del nuovo popolo di Dio. Il primato dell'amore soppianta quello dell'egoismo. La libert che ci rende simili a Dio, consiste nel diventare schiavi, liberamente e per amore, gli uni degli altri (Gal 5,13). padre Gian Franco Scarpitta Chi vuol essere il pi grande... accetti la croce Pretese di antagonismo e di affermazioni personali; sogni e ambizioni di successo e di gloria futura... Ai nostri giorni se ne fa'esperienza, se vera la convinzione dilagante per la quale occorre possedere un nome per essere presi in considerazione; che sia necessaria una posizione altolocata o un ruolo di prestigio per essere considerati qualcuno, e la conseguenza quella di aspirare, in linea generale ai posti di precedenza e di prevaricazione sugli altri, tentando di primeggiare in tutte le circostanze. Lungi dal voler dare agli altri il meglio di s nella posizione che si occupa sul momento, ci si illude di voler trovare la propria realizzazione attraverso vani tentativi di successo e di preponderanza in campo sociale. E' la cultura della nostra epoca, ma se ci facciamo caso anche quella

che interessa tutti i periodi della storia, se vero che Ges si trova a sedare una discussione banale che sorge addirittura fra gli apostoli: "Chi di noi pu considerarsi il pi grande?" E la risposta di Ges oltre ad interessare i suoi interlocutori diretti, scuote le coscienze anche agli uomini di tutte le epoche, tanto invischiati nella cultura e nella mentalit sopra descritta: grande rispetto agli altri non colui che vanta dei diritti incontrastati o che goda una supremazia o che abbia il coltello dalla parte del manico in determinate circostanze torreggiando sulla massa, ma piuttosto colui che disposto a servire. Dicevamo, l'argomento di Ges ci interpella tutti quanti perch, mentre si aspira alle grandi conquiste e alle posizioni di riguardo, poco ci si accorge che tali posizioni richiedono si sia particolarmente dotati di maggiore disponibilit e predisposizione ad essere servi!! Nessuno pu assumere ruoli di comando se prima non ha sperimentato il servizio e l'obbedienza e non c' superiore che sia realmente tale se non prima di essere stato suddito. Soprattutto a motivo del fatto che nessuno in altolocate posizioni sar mai capace di recare sulle spalle l'inevitabile fardello della croce, se non lo avr portato da subalterno! Proprio cos. Determinati incarichi di fiducia o ruoli in cui si svolgono compiti di leadership costituiscono occasioni di immolazione, piuttosto che riverenze e un posto nel quale tutto quanto dipende solo da te molte volte un vero e proprio martirio. L'esperienza insegna che se da un lato si sognano ambizioni e successi, dall'altro ben poco si considera quanto questi abbiano un prezzo esorbitante in fatiche, sudori e frustrazioni e tanta umilt e spirito di sacrificio vanno esercitati per poterli raggiungere. E allora, piuttosto che l'interrogativo: "Chi di noi sar il pi grande?" necessario che si affronti l'altra domanda: "Chi di noi sar mai in grado di mettersi veramente al servizio del prossimo?" E questo indipendentemente da qualsivoglia posizione si occupi o si intenda occupare in futuro. Risposta: il vero servitore degli altri chi si atteggia secondo l'insegnamento e la vita di Ges, il Dio fatto uomo che ha spogliato se stesso (Fil 2, 1-6) per farsi obbediente e servo di tutti, assumendo la cruenta realt della croce in modo tale da rendersi per tutti maledizione. Nella vita di Ges c' anche il compendio di ci che caratterizza il vero servizio, secondo lo scritto del libro della Sapienza (I Lettura), vale a dire la necessit di collocare Dio al primo posto in tutte le circostanze della vita e di realizzare in tutto e per tutto la Sua volont, anche se ci comporta le altrui beffe e derisioni: "Tendiamo insidie al giusto, per vedere fin quanto ha fiducia in Dio." Agire secondo coscienza e svolgere il proprio lavoro (qualunque esso sia) nell'ottica del servizio significa andare controcorrente nei riguardi della comune logica del lassismo e del compromesso e di conseguenza suscitare le invidie e le gelosie degli altri, quindi essere sottoposti ad umiliazioni e derisioni; e tutto questo ha una sola denominazione: appunto la croce. E' degno di essere il pi grande, pertanto, solo chi capace di crocifiggersi, vale a dire umiliarsi e restare sottomesso nei riguardi degli altri, alla maniera di Ges, che pur essendo Dio venuto per servire e non per essere servito...

E ci sovviene di conseguenza un'altra riflessione: qualsiasi progetto o meta o ideale si voglia realizzare nella nostra vita, qualunque sia la prospettiva del nostro avvenire se siamo giovani, non possiamo trascurare che in tutti i casi dovremo lottare contro gli insuccessi, le umiliazioni, i fallimenti, il sudore e il pianto. Altra tappa saranno anche le incomprensioni di chi sta al di sopra di noi e le loro pretese nei nostri confronti, e magari anche l'arroganza di chi tender ad umiliarci anche per divertimento, ma nulla di tutto questo ci scoragger se la nostra perseveranza sar fondata sulla costanza della croce di Cristo, destinata a diventare resurrezione. Per dirla secondo le parole di San Paolo, "le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria che ci sar data in futuro" e la corona di gloria verr data ai soli perseveranti (San Francesco di Paola). Aspirare al successo immediatamente e senza condizioni non potr che procurarci frustrazioni delusioni; accettare le condizioni di croce umilt che il servizio comporta, non potr che procurarci il successo, anche se non aspirato! LA PAROLA SI FA' VITA Spunti per la riflessione --Corrispondono i miei propositi e le mie scelte ad una vera decisione responsabile o sono il frutto di orgoglio e vanagloria? --Qualunque sia la posizione di lavoro o di studio nella quale mi trovo, riesco a dare il meglio di me stesso in tutto quello che faccio? Mi impegno con il dovuto entusiasmo? --Ho mai provato invidia per la posizione/ruolo ricoperta da altri? Come ho superato questo sentimento? --Come affronto le croci e le pene della mia attivit? Come reagisco di fronte alle umiliazioni e agli insuccessi? --Mi capita di subire umliazioni e derisioni nel fare il mio dovere (in qualunque campo)? Come reagisco alle "frecciatine" degli invidiosi? don Romeo Maggioni "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" Domenica si parlava della croce come del distintivo del cristiano. E finch si intende parlare, per croce, di sofferenza e morte,... si fatica a capire, ma alla fine ci si rassegna; in fondo sofferenza e morte sono patrimonio "naturale" della nostra precariet di uomini. Tanto pi che croce richiama risurrezione: vivendo anche noi il modo con cui Ges ha affrontato sofferenza e morte, possiamo sperare di avere anche noi la sua stessa sorte di risorti. Ma oggi Ges rincara la dose, e parla un linguaggio cos controcorrente che diventa veramente difficile capirlo e seguirlo. La croce non solo la sofferenza che ti capita e la morte, ma uno stile di vita che devi scegliere tu: quello del servizio e del dono completamente in perdita. In un mondo che fin dall'adolescienza ti educa alla competitivit per avere un posto di prestigio e di potere..., questa proposta diventa insostenibile, non pi credibile.

Eppure la parola di Ges esplicita: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Forse abbiamo tutti ancora una grande conversione da fare, e magari anche una correzione da apportare alla idea che ci siamo fatti di Dio. 1) UNA NUOVA IDEA DI DIO Ges annuncia oggi per la seconda volta che Egli sta "per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno", rettificando cos le idee di grandezza che gli uomini si sono fatti di Dio. Quando essi immaginano Dio, se ne fanno una immagine di capo, di padrone, di Essere onnipotente. Notiamo per che il nostro "Credo" non ci fa dire: Credo in Dio onnipotente, ma "Io credo in Dio, Padre onnipotente". L'onnipotenza di Dio quella dell'amore, della paternit. Il primato di Dio non un potere di dominio, ma di servizio. E nella Passione, verso la quale avanza liberamente, Ges s' veramente fatto "l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". La croce la sola vera immagine di Dio. E' vero che Dio il Primo, il pi Grande...., ma nel servizio, in un amore imbattibile. Bisognerebbe anche aggiungere che non esiste al mondo essere tanto capace di servire quanto Dio: perch egli l'Amore assoluto, l'assoluta gratuit. Ecco perch Ges deve correggere continuamente l'idea che gli apostoli si sono fatti del Messia: l'Essere divino, il Figlio dell'uomo che viene come giudice sulle nubi del cielo (cfr. Dn 7,13-14). Egli invece sta per essere consegnato senza difesa nelle mani degli uomini. Non sbagliamoci anche noi sul Messia, cio su Dio! Possiamo dire, oggi, di essere capaci di accettare l'apparente assenza di Dio, il suo silenzio, la sua incredibile umilt e discrezione? Non continuiamo forse ancora a chiedere a Dio che intervenga per trionfare, nel senso pi umano del termine? Ges s' sforzato in ogni modo per dare di S e di Dio questa immagine di umilt e disponibilit. La sua vita nascosta a Nazaret per trent'anni ha colpito un giorno Carlo De Foucauld, il quale da allora decise di mettersi all'ultimo posto per non essere da meno del suo beneamato Ges. Si era messo, Ges, addirittura al livello e alla compagnia dei pubblicani e dei peccatori perch nessun uomo davanti a Dio si sentisse mai pi a disagio. E nel vangelo di oggi si paragona a un bambino, che si presenta sempre disarmato e semplice: "Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me". Un Dio disarmato, fragile e quasi timido il Dio che noi cristiani annunciamo, perch vuol raggiungere ogni uomo per la porta del cuore, in fiduciosa accoglienza senza sentire disagi o distanze. 2) UNA NUOVA IDEA DI UOMO Se tale veramente la grandezza suprema di Dio, non pi possibile pensare diversamente anche la grandezza dell'uomo. "Chi il pi grande?", si dicevano tra loro i discepoli. Nella nostra societ normale cercare una posizione di forza. Capita cos anche nel mondo animale, fortemente gerarchizzato: la legge della giungla, dove i grandi dominano i piccoli, e i forti schiacciano i deboli. Ma Ges viene precisamente a invertire questa logica: "Chi vuol essere il primo, sia l'ultimo", e che il pi grande sia "il servitore di tutti". Parole davvero rivoluzionarie e provocanti, non certo inventate dai discepoli. E' Ges che ha capovolto le tendenze naturali dell'umanit. Perch non

sufficiente cambiare padrone: se colui che era stato dominato diviene a sua volta dominatore, non cambia proprio niente. E la storia umana piena di questi pseudo-rivoluzionari che al grido di "abbasso gli sfruttatori" diventano in fretta a loro volta il terrore dei piccoli. Ges invece propone un'altra soluzione: che il padrone si faccia volontariamente il servitore di tutti! E' rivoluzione da fare all'interno dell'uomo: un cambiamento del cuore.. la rinuncia a dominare gli altri. Il bambino l'emblema della debolezza: scavalcarlo, o liberasene, si fa in fretta. E' il povero per eccellenza. Rispettarlo gesto che esprime gratuit. Farlo nel nome di Ges significa accogliere Dio stesso. Un giorno Ges pose un gesto significativo: lav i piedi ai discepoli e poi disse: "Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perch lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perch come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13, 13-15). E' difficile entrare in questa logica; si dice che gli stessi discepoli "non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni". Solo la grazia di Cristo, cio la sua stessa capacit di amare, ci pu spingere a questa radicale nuova capacit di concepire la vita. Stando alle vite dei Santi - pensiamo oggi a Madre Teresa di Calcutta e alle sue suore - questo possibile. E' certo che alla fine la nostra vita peser non tanto per le grandi opere, quanto invece per quel che "avremo fatto a uno di questi miei fratelli pi piccoli", perch lo avremo fatto a Lui! Dirle queste cose pu parere follia, e magari qualcuno ci ride sopra. Ma quando qualcuno li vive sul serio...sanno provocare anche dure reazioni. Il giusto - dice la prima lettura - d fastidio con la sua semplice presenza, diverso, turba il perbenismo comune. Merita l'emarginazione. E' ingenuit pensare che il mondo odia i cristiani perch non sono santi: esattamente il contrario! E' forse solo perch non lo sono del tutto che il mondo li sopporta ancora un poco!! Paolo Curtaz La conversione del cuore Un vangelo acido, difficile da accogliere, spesso. Ges, quindi, per la prima volta si confida con i suoi, parla delle sue preoccupazioni: ormai sa che le cose potrebbero precipitare. Non sono bastati i suoi discorsi, il suo modo nuovo e sereno di parlare di Dio, non sono bastati i segni eclatanti, non bastato il suo volto sorridente. Le cose hanno preso una piega inattesa, devastante, Ges, turbato, disposto ad andare fino in fondo al suo disegno d'amore, disposto a donare la sua vita. Intorno a se Ges ha gli apostoli: con loro ha condiviso tre anni della sua vita, giorno e notte. Sono amici, discepoli, sono compagni, da loro Ges si aspetta una parola, un incoraggiamento. E invece nulla, un imbarazzato silenzio e ? dopo ? un discorso da far accapponare la pelle: "avevano discusso tra loro di chi fosse il pi grande". Ges parla della sua morte e loro stanno distribuendosi i posti, litigano sui privilegi, misurano le priorit. E Ges, l'immenso Ges, il Rabbi Ges, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al suo dolore, insegna: "tra voi non sia cos...". Che emozione, amici, che tristezza. Tristezza, s, perch gli apostoli

ci assomigliano, siamo loro simili anche in questa piccineria insostenibile. Da questa pagina abbiamo una ricchezza impressionante di riflessioni. Voglio anzitutto fermarmi su Ges che si mette da parte. Non l'esatto contrario di ci che immaginiamo di Dio? Un Dio autosufficiente e certo, un Dio bastante a se stesso, un Dio che mette la sua eternit al centro? No, Dio bisognoso di ascolto, Dio sa mettersi da parte perch Dio l'amore assoluto, l'amore finalmente realizzato. Ges condivide in tutto la fatica e la fragilit degli uomini ma non lascia che la paura soffochi l'amore. Vedo Ges mettersi da parte e penso alle tante volte che ho visto uno sposo farsi da parte, una madre passar sopra alla sua stanchezza per ancora donare e amare, segno fecondo di un'umanit nuova! La seconda riflessione si concentra su questi apostoli, cos lontani dallo stereotipo di "principi della chiesa"! No, miseri peccatori sono, miseri e meschini. Che ce ne saremmo fatti di splendidi discepoli? Cosa avremmo capito, noi discepoli, dalle loro vite perfette? No, nelle loro fragilit scopriamo le nostre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo le nostre e ne proviamo vergogna. Al Rabb dobbiamo guardare, non a noi, non alle nostre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metterci a confronto per individuare chi abbia il carisma pi efficace! La chiesa non la comunit dei perfetti ma dei perdonati e caramente gli apostoli pagheranno la loro supponenza: davanti allo scandalo della croce e davanti alla loro paura ritroveranno l'autenticit del loro cuore e diventeranno ? finalmente ? capaci di amare! L'episodio di oggi ci invita a non scoraggiarci dei limiti della chiesa, dei limiti della nostra esperienza cristiana: al Signore dobbiamo guardare, non alle nostre pi o meno evidenti coerenze. Sogno delle comunit capaci di ascoltare il Maestro ? e anche la sua sofferenza ? e capaci di superare gli inevitabili piccoli conflitti che sorgono al proprio interno. Ma non dobbiamo aspettare troppo, la conversione bussa alla porta, l'esperienza quotidiana ci dice che viviamo nel tempo in cui essere davvero discepoli pu costare fatica e persecuzione. Nella prima lettura si afferma una verit cruda e inoppugnabile: il virtuoso infastidisce, irrita, sembra giudicare col suo comportamento. Alla persecuzione, alla presa in giro non rispondiamo con violenza, n con paura o vergogna: scegliamo di essere discepoli di quel Maestro che prefer morire piuttosto che usare violenza. Anche noi, a partire da noi stessi, dice Giacomo, possiamo diventare costruttori di bene, edificatori di pace. Infantile questo discorso? Pieno d'illusione? Ingenuo? S, certamente, per l'appunto il Signore ci chiede di imitare i bambini! E davanti alla fragilit della chiesa non piangiamoci addosso, n sentiamoci migliori ma imitiamo frate Francesco poverello che "decise di cambiare li costumi della chiesa a partire da se medesimo". don Elio Dotto La stanchezza e il sorriso Secondo il racconto del Vangelo di domenica (Mc 9,30-37), quella sera a Cafarnao Ges era stanco e deluso. La gente non lo seguiva pi come un tempo, i discepoli erano sempre su un'altra lunghezza d'onda, i capi del

popolo avevano ormai deciso di metterlo a morte. Sono insorti contro di me gli arroganti e i prepotenti insidiano la mia vita: cos forse pensava Ges quella sera, ricordando le parole del salmo 53. Poi per vide un bambino, lo abbracci, e finalmente trov riposo per la sua anima. In quel momento io penso il Maestro sorrise: sorrise, perch finalmente si ritrovava davanti agli occhi quella semplicit e quella schiettezza che invano aveva cercato tra i suoi uditori. Altri pensieri infatti avevano occupato la mente dei suoi discepoli, quel giorno. Essi lungo la strada avevano discusso tra loro chi fosse il pi grande. Proprio come facciamo noi, quando ci pestiamo i piedi a vicenda nel tentativo di primeggiare gli uni sugli altri. Ne parlava gi l'apostolo Giacomo, come leggiamo nella seconda lettura di domenica: bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! (Gc 4,2). Certo, una competizione corretta sempre legittima, e ci sar sempre una gerarchia di ruoli nella vita sociale. Eppure quando la competizione diventa l'unico pensiero e si trasforma in occasione perenne di litigio c' qualcosa che non funziona. Dunque erano questi altri pensieri che avevano occupato la mente dei discepoli, quel giorno. Il loro cuore era lontano dalle parole di Ges; e tuttavia essi volevano rimanergli fedeli, continuando a seguirlo. Ben diversa invece era stata la scelta delle folle, che ormai avevano abbandonato il Maestro. A questo proposito, emblematico il commento dell'evangelista: in quel tempo Ges e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Sembra incredibile: la Galilea quella regione che era gi stata teatro delle sue parole consolanti, dei suoi gesti meravigliosi, di un entusiasmo popolare indubbio quella regione diventata ormai per Ges come terra straniera: la attraversa in fretta e quasi di nascosto. Esattamente come accade ogni domenica, nelle nostre chiese, quando le parole di Ges sono costrette a passare affrettate e quasi di nascosto attraverso i nostri orecchi estranei. Quindi quella sera a Cafarnao Ges era davvero stanco e deluso. E forse pensando ai discepoli distratti e alle folle lontane gli vennero in mente le parole del profeta Osea: il vostro amore come un vapore del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce (Os 6,4). Poi per Ges vide quel bambino, e abbracciandolo ritrov il sorriso. E anche i discepoli intuirono che c'era posto per il sorriso nella loro vita al suo seguito, se soltanto avessero riscoperto la semplicit e la schiettezza dei bambini. padre Paul Devreux Commento a Marco 9, 30-37 Ges ha capito che cercheranno di ammazzarlo, e invece di provare a fuggire, accetta questa verit e l'assume Questo gli permetter di non subire la Passione, ma di protagonista. Potessimo riuscire anche noi a vivere la cosi. di ribellarsi o facendola sua. viverla da nostra morte

Ges prova a condividere ci che ha maturato con i suoi discepoli, ma non ci riesce. Quando sentono parlare di morte si spaventano, evitano di fare domande. Fanno come me, quando rifiuto di confrontarmi con il mio futuro. La loro reazione quella di attaccasi a tutto ci che pu dare loro l'illusione di poter evitare la morte, o perlomeno di rimandarla il pi possibile. Sognano il potere e la gloria, promesse d'immortalit.

Addirittura si mettono a litigare tra loro per decidere chi il pi grande; un modo di scaricare la tensione. E' difficile vivere facendo i conti con la realt, pi facile sognare. Ges c'insegna che dando la vita che si vive veramente, mentre chi cerca di preservarla, vive male. Eppure, vedendo la reazione dei suoi discepoli, non si arrabbia. Capisce che non ce la fanno e gli d un insegnamento che possono accettare, perch corrisponde alle loro aspettative. Ges c'invita a scoprire e accogliere la sua presenza nella nostra vita, servendo i piccoli di questo mondo. Sar poi il servizio a farci capire quello che lui ha gi capito: amare bello e rende preziosa la vita, ma ha i suoi costi. don Roberto Rossi Non per essere servito, ma per servire Nel vangelo di oggi abbiamo un annuncio della passione di Ges. Ges prepara cos i suoi discepoli a non scandalizzarsi della croce, ma a capire che essa sar la salvezza per il mondo. Ma i discepoli non comprendono, non chiedono spiegazioni (forse per paura che vengano smentite le loro aspettative terrene), discutono tra loro chi sar il pi grande. Sono ancora molto lontani dal pensiero e dal modo di vivere di Ges. Devono convertirsi, cambiare mentalit, aprirsi alla nuova impostazione di Ges. E Lui, come maestro, li chiama e d loro questo insegnamento: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Ultimo (non per falsa umilt), ma "ultimo" e "servo" di tutti, cio uno che fa il pi possibile per gli altri. Insegna anche a noi che dobbiamo metterci a servizio, con le opere, la fatica, i lavori umili, quei lavori che nessuno vorrebbe fare (in casa, in ufficio, nel luogo di lavoro, nella comunit cristiana). Comportarsi cos non vuol dire essere stupidi, come qualcuno pensa, ma significa amare, aiutare, essere sensibili e realizzare la grandezza e la ricchezza del cuore, che sono molto pi importanti della grandezza esterna e della ricchezza materiale. Un esempio di questo sono le mamme e i pap, i quali nella famiglia, fanno il pi possibile per i figli, per amore; possono essere i consacrati, sacerdoti e suore, che intendono spendere la vita per il vero bene delle anime; sono tutti coloro che vivono gesti di amore, di sacrificio, di volontariato per il bene di chi ha bisogno. Questa vera grandezza e questa la vera gioia del cuore. Siamo invitati tutti a vivere il servizio, a metterci a servizio degli altri, e non solo quando piacevole, ma anche quando comporta sacrificio, incomprensioni, delusioni, critiche. Noi dobbiamo vivere il servizio, sull'esempio di Ges, il quale ha detto: "Sono venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita per la salvezza di tutti". Anche noi siamo nella Chiesa, nella comunit cristiana, non per essere serviti, ma per servire. Mi devo chiedere: come sono a servizio? Aiuto gli altri? Aiuto la parrocchia? Cosa faccio in concreto? Oppure mi aspetto sempre dagli altri, cio mi faccio servire? Nella preghiera spesso chiediamo a Ges: "aiutami". E Ges dice a ciascuno di noi la stessa cosa: "Aiutami". Nella misura in cui aiutiamo Ges per il suo regno, noi veniamo aiutati da lui e senz'altro abbiamo

quelle grazie e quella forza che ci sono necessarie nei problemi della nostra vita e della vita dei nostri cari. Ges non ci fa le grazie per renderci pigri e svogliati, ma ci chiede di essere generosi con tutti e buoni nel cuore: la sua ricompensa sar immensamente grande. Ges prese un bambino e disse: "Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me, accoglie il Padre". In un'altra occasione aveva detto: "Lasciate che i bambini vengano a me, perch di essi il regno dei cieli". Il bambino esprime tanti sentimenti evangelici: innocente, mite, ingenuo, affettuoso, spontaneo, non formalista, non calcolatore, disponibile a imparare, si affida completamente a suo padre e a sua madre, esprime gratuit. Il bambino speranza nell'umanit, gioia nella famiglia, l'immagine di quello che tutti vorremmo essere. Noi vediamo in lui tutto quello che nel mondo c' di bello, di buono, di santo. Ecco perch Ges lo presenta come modello e ci invita ad accogliere i piccoli. Con la parola "piccoli" si intendono sia i bambini, sia i poveri: in essi presente Ges. "Qualunque cosa avete fatto a uno di questi piccoli, l'avete fatta a Me": quando noi ci mettiamo a servizio dei poveri, in essi aiutiamo Ges; e questo il modo pi sicuro per meritare il paradiso. mons. Antonio Riboldi "ESSERE ULTIMI DI TUTTI" Quello che stupisce in Ges Cristo, Figlio di Dio e quindi Dio, per mezzo del quale tutto stato fatto e niente esiste senza la sua volont, insomma il vero Signore dell'uomo, del mondo intero e della storia, che abbia scelto una vita cos umile e povera da non avere nessuna considerazione presso quanti allora "contavano": i farisei, i sadducei. Lui, Ges, ai loro occhi valeva proprio poco, tanto da fare dire: "Cosa pu mai uscire di buono da Nazareth", che era considerato un borgo di emarginati da ogni stima e valore? Vive nel pi totale nascondimento a Nazareth per trenta anni, come se non esistesse. Ed era Dio che si era fatto uomo. La vera e sola gloria che dava luce a tutto il mondo. La sua stessa vita pubblica, anche se illuminata da prodigi, che manifestavano il suo potere su tutto, anche sulle malattie; la sua parola che a volte attirava tanta ammirazione, nello stesso tempo determinava tanta rabbia in quanti si credevano "grandi"...almeno agli occhi degli uomini. E chiuse la sua vita nel modo pi ignobile agli occhi degli uomini, l dove si infrangono anche i minimi segni di una apparente gloria e stima, ossia come il pi ignobile degli uomini, che meritava l'umiliazione della croce da collocare tra la spazzatura. La sua immensa gloria divina invece era proprio in quell'annientamento, dove Ges una volta per tutte, seppelliva i sogni di gloria umana, di lotta per la gloria, che produce immense voragini di ingiustizie, sofferenze e umi1iazioni, per fare posto alla vera gloria dell'uomo nella santit dal Suo amore conquistato. Viviamo un tempo in cui pare proprio che almeno tra noi, che diciamo di essere ricercatori di un benessere e di una fama e di un potere, che la vera morte della dignit e bellezza dell'uomo, in cui sembra che la via tracciata dal Maestro non sia compresa...quando non si arriva a emarginare chi la segue.. perch d fastidio..mentre la testimonianza di ci che veramente deve essere ognuno di noi agli occhi del Padre. Cos oggi Giacomo scrive ai discepoli di Ges e quindi a noi: "Carissimi, dove c' gelosia e spirito di contesa c' disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall'alto invece innanzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di

misericordia e di buoni frutti, senza parzialit, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace". E cos descrive il mondo di chi non ha l'umilt di Ges e quindi la sua mansuetudine, ossia non ama essere l'ultimo di tutti e servo di tutti: "Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra"? Tramate e non riuscite a possedere e uccidete: invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perch non chiedete: e non ottenete perch chiedete male, per spendere per i vostri piaceri" (Gc, 3,16 ? 4,3). Una immagine dei nostri tempi! Incredibile che non abbiamo ancora capito l'umilt di Ges: godere cio di essere ultimo di tutti e servo di tutti. Ges, infatti, come narra il Vangelo di oggi, mentre i discepoli attraversavano la Galilea..istruiva i suoi discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma una volta ucciso dopo tre giorni egli risusciter". Essi pero non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazione. Come se la loro mente fosse inchiodata al sogno di grandezza terrena, che, sempre secondo chi seguiva Ges, sarebbe presto o tardi avvenuta. Giunsero a Cafarnao. E quando fu in casa chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo lungo la via? Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il pi grande. Affiora qui la comune superbia che vorrebbe sempre conoscere il gradino pi alto nella stima degli uomini, magari facendo degli uomini il loro sgabello. E succede, eccome, anche oggi! Allora Ges chiam i Dodici e disse: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome accoglie me e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato". (Mc. 9,29-36). Come sarebbe bello se tutti diventassimo bambini per conoscere quell'abbraccio di Ges! E come sarebbe diverso questo nostro mondo se non ci fosse pi il putridume della superbia, di sgomitarsi per essere i primi, considerando un castigo essere nell'ombra, ossia ultimi. Ho visitato in questi tempi, la piccola, ma propria piccola cella dell'Abate Antonio Rosmini, che ora sulla via della santit. Non riuscivo a capacitarmi come un grande sacerdote, colto, amato da Pontefici e scrittori, a cominciare da Manzoni, da Cavour ed altri, "un grande insomma", che proveniva da una famiglia molto ricca, avesse scelto quella povera e stretta cella, che aveva il sapore della pia cruda povert. La sua vita si svolgeva tutta l.. Nel fondare la sua congregazione quella dell'Istituto della carit, ordin ai presbiteri, che sono "il senato" della Congregazione, di vigilare soprattutto sulla povert, che non doveva mai venire meno perch questa " il muro di sostegno della Chiesa" e di vegliare perch nell'Istituto non ci fosse alcuno che coltivasse voglia di "carriera". Qualora scoprivano che qualcuno brigava per fare carriera questi doveva essere espulso dalla Congregazione. Non voleva insomma che noi fossimo i primi, ma gli ultimi e servi di tutti. Cos fu S. Francesco di Assisi.. Cos era Madre Teresa di Calcutta. Ebbi il dono non solo di incontrarla parecchie volte, ma di fare convegni con lei. Averla vicina, gomito a gomito, colpiva quel suo voler scomparire agli occhi degli uomini e nello tempo essere grande luce per gli uomini. Fecero grande fatica a scovarla di notte tra le vie puzzolenti e piene di ruderi umani a Calcutta per raccoglierli e riportarli alla dignit!

Ma come difficile accettare di essere ultimi in una societ di falsi e temibili primi. Ma se si vuole davvero essere sale della terra, quella la via da seguire. Scriveva don Tonino Bello, altro esempio di grande umilt: "Il fatto stesso di essere considerato tra i primi della classe, mi ha portato anche alla ribalta, con quel pizzico di antipatica saccenteria che mi ha fatalmente tenuto un tantino lontano da voi. Ho guardato la pastorale con gli occhi del colonnello che progetta a tavolino strategie pi che con gli occhi del soldato semplice che si imbratta le mani nel fango della trincea. Vi chiedo perdono per questa scarsa condivisione esistenziale"...I poveri, gli ultimi, che non hanno appoggi terreni, n ricchezze economiche, n amicizie che contano, n risorse personali tali da imporsi alla pubblica attenzione, sono coloro che non sono difesi, da alcuno e per i quali nessuno disposto a spendere una parola. Sono coloro accanto ai quali, come dice una canzone, "lungo la strada la gente chiusa in se stessa va". Se questi poveri di appoggi terreni ripongono in Dio tutta la loro fiducia e lo invocano, come dicono i salmi, allora sono davvero "i poveri del Signore". Gli ultimi che Dio prende tra le sue braccia, come bambini. E chi non vorrebbe in fondo che la nostra terra fosse piena di bambini, ultimi e servi di tutti? Finirebbe il regno della superbia, trionferebbe la pace e la gioia dell'amore. Mons. Antonio Riboldi - Vescovo E-Mail: riboldi@tin.it Internet: www.vescovoriboldi.it padre Ermes Ronchi Vuoi essere grande? Diventa servo di tutti "Per via avevano discusso chi fosse il pi grande". Chi il pi bravo, il pi capace, il migliore tra noi? l'istinto primordiale del potere che si dirama dovunque, nella famiglia, nel gruppo, nella parrocchia, sul posto di lavoro, tra i ricchi e tra i poveri alle porte della chiesa, tra i potenti e tra gli schiavi. A questo protagonismo che il principio di distruzione di ogni comunit, Ges contrappone il suo mondo nuovo. Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo, il servo di tutti. Il pi grande chi non si serve dell'altro, ma lo serve; chi non prende vite d'altri per i suoi scopi, ma suo scopo la vita di qualcuno; chi saluta anche quelli che non lo salutano. Che il servizio sia la realizzazione pi alta del vivere poteva essere vero per Ges. Ma per noi? Servire: verbo dolce e pauroso insieme, che evoca sforzo e sacrificio, croce e sofferenza. La nostra gioia comandare, ottenere, possedere, essere i migliori. Non certo essere i servi. E poi, servo "di tutti", senza limiti di gruppo, di etna, senza esclusioni, senza preferire i miei amici ai lontani, i poveri buoni ai poveri cattivi. La novit di Cristo: parole mai pensate, mai dette, liberate ora per raggiungere i confini del mondo intero. Sono quelle frasi abissali: o ti conquistano o le cancelli per paura che siano loro ad abbattere il tuo sistema di vita. Ges prese un bambino, lo pose in mezzo e lo abbracciava dicendo: chi accoglie uno di questi bambini accoglie me. Accogliere un bambino significa entrare nel suo mondo, grande appena quanto lo spazio dove arriva il grido con cui chiama la madre; il bambino che non basta a se stesso e vive solo se amato; che riceve tutto e pu dare cos poco; improduttivo eppure tranquillo davanti al futuro, sicuro non di s, ma

dei suoi genitori; forte non della propria forza, ma di quella con cui lo sollevano le braccia del padre. La sua debolezza la sua forza. Se non diventerete come bambini, se non ritroverete lo stupore di essere figli, figli piccolini che sanno piangere che imparano a ridere, figli la cui forza il Padre, non entrerete nel Regno. Chi accoglie un bambino, accoglie me, accoglie il Padre. Mi commuove l'ottimismo di Dio: il bambino sua immagine; non tanto l'uomo, ma proprio il bambino. L'eterno si abbrevia nel frammento, anche lui vive solo se amato. L'immagine ultima del vangelo di oggi Ges abbracciato ad un bambino. In tutta la sua vita si "affannato" ad annunciare che Dio solamente buono, padre che scorge il figlio da lontano e gli si butta al collo, pastore in cerca della pecora perduta, che trova e se la pone sulle spalle. E che a noi non resta che farci prendere in braccio. LaParrocchia.it Servo di tutti "Servire!...". In questa sola parola si riassume tutta la vita di Cristo. "Sono venuto - ci dir - non per essere servito, ma per servire". Egli si fatto uomo per mettersi al servizio dell'uomo, dell'uomo decaduto, infelice, destinato alla rovina eterna. Per lui arriver fino al culmine massimo del dono, fino alla croce. Nessuno potr essere suo discepolo, se non si far "servo". - La vera grandezza del cristiano servire. Per la maggior parte delle persone, riuscire nella vita significa accumulare una fortuna, salire sul podio degli onori, raccogliere a piene mani le rose della vita. Contro questa mentalit "terra terra", Cristo proclama che non esiste grandezza se non viene dal dono di s, disinteressato e generoso, al servizio degli altri, soprattutto dei pi indifesi e dei pi miseri. - Come formarci uno "spirito di servizio"? Lottando contro l'orgoglio che in noi: cacciando dal nostro cuore ogni desiderio di metterci in vista, di farci valere agli occhi degli altri. Frenando ogni egoismo, rigettando ogni smodato desiderio dei beni terreni, accontentandoci di un tenore di vita modesto. Prendendo come modello Ges Cristo. "Imparate da me - egli ci dice - che sono mite e umile di cuore". E ancora: "Io non sono venuto per essere servito, ma per servire". Per amore di Dio e dei fratelli, sforziamoci di essere gli eredi della sua totale disponibilit. don Fulvio Bertellini Al servizio di tutti Il destino di Ges Nel Vangelo di Marco ritroviamo altri due annunci della Passione, che segnano una sorta di crescendo drammatico, man mano che ci si avvia alla conclusione. L'evangelista prepara gradualmente l'ascoltatore ad accogliere l'avvenimento decisivo, in cui Ges si manifesta pienamente per quello che : l'avvenimento della croce e della risurrezione. Annota anche l'atteggiamento dei discepoli: incomprensione e paura. Il rifiuto di approfondire la questione. Troviamo qui qualcosa che ci accomuna a

loro: anche per noi la croce una realt scomoda, che possiamo facilmente dimenticare. Inevitabile scontro Non possibile per mentire a lungo, a se stessi o agli altri. Men che meno, ingannare Ges. La domanda precisa e tagliente: "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?". Veniamo cos a sapere che non solo avevano circondato la rivelazione di Ges di un diplomatico silenzio, ma avevano anche avviato una discussione sostitutiva, per aggirare un argomento scomodo. E alla radice della discussione, una motivazione chiaramente sbagliata. Il silenzio dei discepoli un silenzio di autoaccusa, il riconoscere di aver sbagliato. Parola che brucia Anche noi ci scontriamo inevitabilmente con la domanda di Ges. Di che cosa discutiamo? Per che cosa ci arrabbiamo? A che cosa teniamo? Qual la radice dei nostri litigi? Non importa se in famiglia, nella Chiesa, nel lavoro... il tarlo che sempre ci rode il desiderio di autoaffermazione. La ricerca del primo posto. La voglia di essere il pi grande. Sempre la Parola di Ges smaschera la nostra finzione e le nostre false ragioni. Ma indica anche una via alternativa. I primi e gli ultimi Destinatari del discorso sono i Dodici. Coloro che hanno gi una certa preminenza nella comunit. Coloro che sono pi esposti alla tentazione del potere. Soprattutto, coloro che devono conservare e trasmettere le parole e gli atteggiamenti di Ges. Rivolgendosi a loro, Ges fa capire che non si tratta di un discorso puramente sapienziale, di buona educazione o buon gusto. Tutti i saggi hanno sempre insegnato ad essere umili e a non darsi tante arie. Ma le parole che Ges rivolge ai Dodici non vogliono insegnare buone maniere: vogliono trasmettere uno stile nuovo. In cui chi comanda si mette realmente al servizio degli altri. E non per darsi una patina di credibilit o di democrazia. Nella comunit da servire presente il Cristo. "Accoglie colui che mi ha mandato" Il gesto simbolico dell'abbraccio al bambino apre ai discepoli una prospettiva nuova: Ges si identifica con lui. In quel bambino possibile riconoscere Ges stesso, incarnato, sofferente, risorto. E in Ges possibile ritrovare il volto del Padre: "Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato". Il discorso, che vale innanzitutto per i piccoli e i poveri all'interno della comunit cristiana, tende a dilatarsi per ogni uomo. Accolto in nome di Cristo, diventa immagine di Cristo. Cos nei secoli i santi hanno inteso la persona del povero, da San Francesco, a san Vincenzo, fino a Madre Teresa. L'intendiamo anche noi cos oggi? O ci limitiamo alla semplice beneficenza?

Flash sulla I lettura "Dissero gli empi: "Tendiamo insidie al giusto...": il libro della

Sapienza, tardivo, scritto in greco, fonde all'interno della sua riflessione di carattere sapienziale varie tendenze della Scrittura; in questo brano recupera il tema, per noi cristiani importantissimo, del giusto perseguitato, che si avvia con la letteratura profetica (soprattutto Geremia), si ritrova in moltissimi salmi di supplica (tra cui il salmo responsoriale di questa domenica: "... sono insorti contro di me gli arroganti/ e i prepotenti insidiano la mia vita..."), e prosegue nei testi apocalittici e nei libri storici pi tardivi. "...ci di imbarazzo... ci rimprovera le trasgressioni della Legge/ e ci rinfaccia le mancanze contro l'educazione da noi ricevuta": il nemico e persecutore che appare qui non un estraneo, ma appartiene al popolo stesso di Israele: conosce la Legge, sa cosa vuol dire trasgredirla, ha addirittura ricevuto un'educazione in proposito. Non un semplice nemico, ma un fratello che diventato nemico, e il punto discriminante la fedelt all'Alleanza e alla Legge. Il trasgressore considera irrealizzabile la legge, inevitabile il peccato, ormai superata la dimensione dell'Alleanza, e tenta di accomodarla nel facile compromesso. Il "giusto" invece mostra con la sua vita che la fedelt al Dio dei padri possibile, e in tal modo smaschera la malafede dell'empio, scatenando la sua avversione. "Se il giusto Figlio di Dio, egli l'assister...": il contrasto tra il giusto e l'empio ha una dimensione propriamente religiosa: mentre il giusto confida in Dio, gli empi lo mettono alla prova. Rilettura Cristologica: l'immagine del giusto perseguitato nel suo contrasto con gli empi applicata ai Vangeli a Ges e alla sua passione. Diventa quindi una chiave di comprensione preziosa dell'immagine di Cristo. Attualizzazione: potremmo sentirci anche noi dei "giusti perseguitati", nella nostra situazione contemporanea che appare cos sfavorevole alla fede cristiana. Una simile interpretazione pu essere accettabile se ci porta a perseverare con coraggio e umilt nella nostra scelta di fede. Ma porta con s il rischio del vittimismo, della presunzione, della pretesa di condannare che non la pensa come noi, anche all'interno della Chiesa. Possiamo davvero sentirci giusti, e bollare gli altri come empi? Flash sulla II lettura "Dove c' gelosia e spirito di contesa, c' disordine e ogni sorta di cattive azioni...": il disordine e il male operare all'interno della vita comunitaria derivano da un male interiore, che importante saper riconoscere, e distinguere dalla vera sapienza. "La sapienza che viene dall'alto anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole...": Giacomo d i criteri per poter riconoscere la "sapienza che viene dall'alto", ossia la presenza stessa dello Spirito in noi, che guida e ispira le nostre azioni. Prima ancora di discernere se le nostre singole scelte sono giuste o sbagliate, importante chiedersi se lo Spirito in noi, se ci lasciamo ispirare dalla sapienza. Giacomo prosegue infatti parlando di "guerre e liti": probabilmente contese e divisioni all'interno della comunit, in cui ciascuno portava le sue buone ragioni. Non sempre le buone ragioni sostengono cause giuste. Giacomo invita a cercare le motivazioni profonde, e ad eliminare ogni scelta o pretesa dettata da gelosia, invidia, rivalsa paura... mons. Vincenzo Paglia

Commento Marco 9,30-37 "Ges e i discepoli partirono di l e attraversarono tutta la Galilea". Queste parole del Vangelo di Marco ci introducono nel viaggio appena intrapreso da Ges dalla Galilea verso Gerusalemme; un viaggio che pi volte l'evangelista ricorder nei capitoli seguenti. La scena che ci viene presentata dal Vangelo semplice: Ges prende con s i discepoli e "cammina davanti a loro" - cos del pastore che guida il suo gregge - dirigendosi verso Gerusalemme. Potremmo vedere in questa bella immagine evangelica il ritrovarsi dei cristiani ogni domenica attorno al loro Maestro e Pastore. Lungo la strada, com' suo solito, Ges parla con i suoi discepoli. Ma questa volta non appare anzitutto come maestro bens come l'amico che apre il suo cuore ai suoi amici pi intimi. S, Ges, che non un eroe freddo e solitario che pu fare a meno di tutti, sente invece il bisogno di confidare ai discepoli i pensieri pi segreti che agitano in quel momento il suo cuore. E dice loro: "Il figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno". E' la seconda volta che ne parla. Quando lo disse la prima volta, Pietro, che aveva cercato di dissuadere Ges dal suo cammino, fu aspramente rimproverato. Ges sente il bisogno di confidarsi di nuovo. Evidentemente oppresso da una grande angoscia. La stessa che sentir nell'orto del Getsemani e che lo far sudare sangue. Tuttavia, ancora una volta, nonostante la familiarit che pure si era creata, nessuno dei discepoli comprende il cuore e i pensieri di Ges. Eppure non era difficile ricordare qualcuno dei brani della Scrittura dove la vita del giusto descritta come piena di tribolazioni. Il libro della Sapienza narra, appunto, di una congiura che uomini empi e potenti tramano, con disinvoltura e sicurezza, contro il giusto: "tendiamo insidie al giusto, perch ci d'imbarazzo e contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l'educazione da noi ricevuta... Condanniamolo ad una morte infame, perch secondo le sue parole, il soccorso gli verr" (2, 17-20). Forse i discepoli ricorderanno queste parole solo al termine del viaggio, a Gerusalemme, quando esse si realizzeranno quasi alla lettera sulla croce. Ora, nessuno comprende. Eppure, le parole sono drammaticamente chiare. Ma perch i discepoli non le comprendono? La risposta semplice. Non comprendono quel che Ges dice perch il loro cuore e la loro mente sono lontani dal cuore e dalla mente del Maestro; le loro ansie sono altre rispetto a quelle di Ges, e il loro cuore batte per ben diverse preoccupazioni. Come possono capire stando cos distanti? Ges angustiato per la sua morte, mentre loro sono preoccupati per il posto, per chi di loro il primo. E' un'esperienza che ci molto familiare: in questo non siamo dissimili da loro, e continuiamo a comportarci come loro. Il seguito del racconto evangelico, potremmo dire, davvero disarmante. L'evangelista fa supporre che Ges, durante il cammino, sia restato solo davanti al gruppo dei discepoli, i quali, rimasti appunto indietro senza tener conto delle drammatiche parole confidategli dal Maestro, si sono messi a discutere su chi tra loro dovesse prendere il primo posto. E' davvero disarmante il loro atteggiamento e incredibile la distanza da Ges e dalle sue preoccupazioni! Arrivati in casa a Cafarnao Ges chiede loro di cosa stessero discutendo lungo la via. Ma "essi tacevano", nota l'evangelista. Finalmente provavano almeno un po' di vergogna per quello di cui avevano discusso. E fecero bene. La vergogna il primo passo della conversione, essa nasce, infatti, dal riconoscersi distanti da Ges e dal Vangelo. Il peccato la distanza da

Ges, prima ancora che un gesto cattivo in particolare. E se la vergogna per tale distanza non c', dobbiamo preoccuparci. Quando non c' vergogna del proprio peccato, quando si attutisce la coscienza del male che si compie, quando non si d il peso al proprio peccato, ci si esclude di fatto dal perdono. E il vero dramma della nostra vita quando non c' nessuno che ci chiede, che ci interpella, come fece Ges con i discepoli: "di cosa stavate discutendo?" Resteremmo prigionieri di noi stessi e delle nostre ben misere sicurezze. La domenica il giorno del perdono, perch possiamo accostarci ancora al Signore che ci parla, che ci interpella, che ci permette di prendere coscienza della nostra povert e del nostro peccato. Scrive l'evangelista: "Ges sedutosi, chiama i dodici attorno a s" e si mette a spiegare loro ancora una volta il Vangelo e a correggere la stortura del loro cuore e dei loro atteggiamenti. E' una scena emblematica per la comunit cristiana, potremmo dire che ne come l'icona. Ognuno di noi, ogni comunit cristiana, deve radunarsi, e con frequenza, attorno al Vangelo per ascoltare l'insegnamento del Signore, per nutrirsi del pane disceso dal cielo, per correggere il proprio comportamento, per riempire il cuore e la mente dei sentimenti e dei pensieri del Signore. Ges, guardando con speranza quel piccolo gruppo di discepoli, inizi a parlare ribaltando completamente le loro concezioni: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Anche a Giacomo e Giovanni risponder nello stesso modo: "Chi vuol essere grande tra di voi sia vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi sia il servo di tutti" (Mc l0, 43-44). Ges sembra non contestare la ricerca di un primato da parte dei discepoli. Ne rovescia per la concezione: primo chi serve, non chi comanda. E perch comprendano bene quello che vuol dire, prende un bambino, lo abbraccia e lo mette in mezzo al gruppo dei discepoli, un centro non solo fisico, ma di attenzione, di preoccupazione, di cuore. Quel bambino - vuol dire il Signore ai discepoli - deve stare al centro delle preoccupazioni delle comunit cristiane. E ne spiega immediatamente il motivo: "Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me". L'affermazione sconvolgente: nei piccoli, negli indifesi, dei deboli, nei poveri, nei malati, in coloro che la societ rifiuta e allontana, presente Ges, anzi il Padre stesso. Tale insegnamento percorre trasversalmente ogni pagina evangelica e fa parte essenziale della spiritualit di ogni discepolo, di ogni credente. "Farsi piccoli" non significa assumere un atteggiamento umilista e remissivo (spesso questo vuol dire disinteresse, rassegnazione o fuga da responsabilit), bens accogliere dentro le nostre preoccupazioni e dentro i nostri pensieri (il che non significa trovare sempre soluzioni) tutti i piccoli e gli indifesi. Essi continuano ad essere posti da Ges stesso al centro di ogni comunit cristiana. Beati noi se li accogliamo e li abbracciamo come fece Ges con quel bambino! Eremo San Biagio Dalla Parola Quando fu in via? Ed essi fosse il pi del giorno casa, chiese loro: Di che cosa stavate discutendo lungo la tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi grande,

Come vivere questa Parola? Una pausa d'intimit "in casa" durante la lunga itineranza di Ges coi

discepoli. Lungo la strada erano avvenute cose di grande rilievo. Ges aveva loro confidato addirittura il nucleo del mistero pasquale. Il Figlio dell'uomo stava per essere consegnato e venire ucciso, ma dopo tre giorni sarebbe risorto. Eppure i suoi erano rimasti assolutamente fuori da questa estrema consegna di Ges al loro cuore. Non avevano capito niente. Ecco tutto! Anzi c' dell'altro. In loro era nata la paura di chiedere, di approfondire, di fare chiarezza: "Avevano timore di chiedergli spiegazioni". Cos erano andati, col pensiero e col cuore, per altre strade: quelle della bramosia, del successo, del brillare pi degli altri, quella di dominarli con un "ego" sempre ansiosi di primeggiare. "Di che cosa stavate discutendo" chiede loro Ges. L'espressione dell'evangelista laconica: "Essi tacevano". Era il silenzio della vergogna della loro meschinit, prima. Era il silenzio della superficialit che non approfondisce dopo. Tutto questo lo sfondo importante, l'ombra che d risalto alla luce: quell'abbracciare un bambino da parte di Ges, quel suo dire che accoglierlo nel suo nome come accogliere Lui e il Padre che lo ha mandato. Tenebra "l'ego" con le sue voglie egoiche, i suoi silenzi complici, le sue paure. Luce il bambino, qualsiasi di noi che accetta di diventarlo.. Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo allo Spirito Santo di fare chiarezza in quel "guazzabuglio" di bramosia, di paure, di sentimenti egoici che il mio cuore, Ne chiedo la semplificazione. Signore, dammi di capire che l'immagine del bambino la chiave di volta della mia vita spirituale in te.Ecco ti consegno tutto quello che sono, che sento, che bramo. Dammi di volere Te, di abbandonarmi con estrema fiducia sul tuo cuore. La voce di una donna santa Sappiamo sempre discendere all'ultimo posto per rassomigliare a Ges, nostro Sposo; allora briller su di noi la luce del suo Volto perch egli attratto verso gli umili, i miti. S. Elisabetta della Trinit CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) Commento su Sapienza 2,12.17-20; Salmo 53; Giacomo 3,16-4,3; Marco 9,3037 La liturgia di questa domenica ci suggerisce che per entrare nel Regno necessario l'amore verso Dio e verso il prossimo, che immagine di Dio. Dio Padre ama tutti gli uomini senza distinzione alcuna perch siamo tutti sue creature; non ci sono gerarchie ordinarie valide ma gerarchie capovolte. La Chiesa una comunit di peccatori bisognosi di misericordi, non una comunit di giusti e tanto meno di chi si considera giusto e punta il dito indicando quanti hanno, a suo parere, sbagliato. L'errore da combattere, l'errante da perdonare. E' questo, a mio parere, ci che ci vuole comunicare l'ufficio delle letture di questa 25a domenica del tempo ordinario. Il veramente giusto ha dato sempre fastidio a quanti giusti non sono, anche se si reputano tali, perch, in fondo, la vita onesta ustiona chi non la pratica. Il primo che si accorto, che chi pratica la giustizia disturba quanti non la praticano, Caino, il quale ha fatto tacere per sempre il fratello. Di questo genere di fratelli piena la terra: i farisei e il Sinedrio con Cristo, l'inquisizione, fino ad arrivare ai campi di concentramento e ai gulag del secolo scorso, per non parlare delle pi recenti, cos dette

conquiste della scienza e della libert. "Condanniamolo a una morte infame, perch, secondo le sue parole, il soccorso gli verr" (Sap 2, 20). Forse quanto si dice oggi dai persecutori in tanti paesi dell'Africa, Dell'India del medio oriente e non solo. A quanti si trovano in questi frangenti non resta che pregare: "Dio, per il tuo nome salvami... porgi l'orecchio alle parole della mia bocca...Di tutto cuore ti offrir un sacrificio..." (Sal 53). Le divisioni e le invidie, spesso, portano alle guerre, quelle tra i popoli e quelle tra le persone. Non esiste nessuna guerra che sia giusta. Come scriveva Primo Mazzolari "Ogni guerra peccato, fare la guerra peccato" ed inoltre anche contro la ragione. La vera Sapienza, al contrario "...pacifica, mite, arrendevole,...senza parzialit e senza ipocrisia" (Gc 3). Poich nessuno esente da tentazioni per cui bisogna stare molto attenti a non cadere nel tranello posti dalla nostra concupiscienza e bramosie. Come superare queste difficolt, queste ingiustizie? Facendoci vittime di espiazione per i peccati della comunit degli uomini. Ges Cristo ce lo ha insegnato. E' molto difficile condividere questa prospettiva poich tutti riteniamo che la via del bene sia un cammino di trionfo dove ci si spartisce i posti migliori primeggiando sugli altri, vedi i figli di Zebedeo. Ges, ci da ancora una lezione di umilt, allorch dice loro di farsi come bambini semplici e poveri, che dipendono in tutto dal loro genitore, il solo che ha potere su di loro. E' questo un invito ad uscire dall'egoismo, causa di infelicit, e ad entrare nella via dell'amore che la via che ha termine nel Calvario. E' bene tenersi lontani dai fanatismi di gruppo e di congregazione, perch siamo solamente una sola comunit di peccatori, bisognosa di misericordia, che lavora per il bene comune. Revisione di vita - Quante volte, quando la discussione si accalora abbiamo cercato, anche se verbalmente, di avere la ragione sull'altro semplicemente perch ci riteniamo pi giusti? - I figli li riteniamo nostri fratelli pi piccoli o nostri servitori, che devono obbedire alle nostre richieste, e non fratelli da educare disinteressatamente? - Quale la nostra posizione nei riguardi della gerarchia ecclesiastica, di critica, di ribellione perch non corrispondono ai nostri sentimenti riguardo ai doveri di carit, di politica, di relativismo? Efisio e Marinella Murgia Paolo Curtaz Ges, oggi, si confida con i suoi, parla delle sue preoccupazioni: la folla, dopo i primi entusiasmi, si raffreddata: Ges un bidone, un bluff. Le cose hanno preso una piega inattesa, devastante, Ges, turbato, disposto ad andare fino in fondo al suo disegno d'amore. Ges parla della sua morte e i dodici stanno distribuendosi i posti, litigano sui privilegi, misurano le priorit. Ges cerca conforto e

riceve meschinit, attende un consiglio e annega nell'indifferenza. E Ges, l'immenso Ges, il Rabbi Ges, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al suo dolore, insegna: "tra voi non sia cos?" Che emozione, amici. Che tristezza. Tristezza, s, perch gli apostoli ci assomigliano, siamo loro simili anche in questa piccineria insostenibile. Ges si mette da parte. Non l'esatto contrario di ci che immaginiamo di Dio? Un Dio autosufficiente e certo, un Dio bastante a se stesso, un Dio che mette la sua eternit al centro, un Dio sommo egoista bastante a se stesso? Dio bisognoso di ascolto, Dio sa mettersi da parte perch Dio l'amore assoluto, l'amore finalmente realizzato. Ges condivide in tutto la fatica e la fragilit degli uomini ma non lascia che la paura soffochi l'amore. Vedo Ges mettersi da parte e penso alle tante volte che ho visto uno sposo farsi da parte, una madre passar sopra alla sua stanchezza per ancora donare e amare, un prete che vede anno dopo anno il proprio entusiasmo soffocare sotto il peso di una sterile quotidianit. Come Ges. Wilma Chasseur Servire regnare? Questo brano di vangelo ci mostra ancora Ges e i discepoli in giro per la Galilea, instancabili camminatori e annunciatori del Regno. Sempre per via. Se domenica scorsa Ges li interrogava, oggi, per via, li istruisce. E li mette al corrente dei grandi e tragici avvenimenti riguardanti la sua persona che sarebbero presto accaduti: "Istruiva i discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato in mano agli uomini e lo uccideranno, ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risorger". Questi per non comprendevano di che stesse parlando e a cosa alludesse, e non osavano chiedergli spiegazioni. Ma il seguito del brano, ci mostra come i discepoli non stessero solo ad ascoltare il Maestro, ma sembra che lungo la strada camminassero anche da soli, discorrendo tra di loro. Infatti appena giunti a Cafarnao ed entrati in casa Ges domanda loro: "Di cosa stavate discutendo lungo la via? Ed essi tacevano. Per via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il pi grande". Incredibile ma vero! Dopo la grande e tragica rivelazione di Ges sulla sua fine imminente e cio che sarebbe stato ucciso e dopo tre giorni sarebbe risorto, i suoi amici pi intimi, stavano pensando a loro stessi e alla carriera! Ecco di che pasta siamo fatti! La natura umana, lasciata a se stessa, non proprio capace di grandi voli! Ne facciamo tutti l'esperienza. Solo la grazia fa volare... E naturalmente, allorch Ges li interroga su cosa stessero dicendo lungo la via, si guardano bene dal dirglielo! Evidentemente si vergognano di rivelare quali meschini interessi fossero oggetto della loro conversazione, proprio dopo aver udito il grande annuncio della passione, morte e risurrezione del Signore. Sennonch Ges sa leggere! E leggere un "testo" che nessun dottore della legge, anche il pi bravo, sapeva decifrare: il cuore dell'uomo. Quindi Ges sa benissimo di cosa stavano discorrendo lungo la via e, da come risponde, anche i discepoli capiscono che aveva capito tutto. "Allora sedutosi, chiam i Dodici e disse loro: "Se uno vuole essere il primo sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Ecco smascherati in pieno i loro sogni di grandezza e rivelati i pensieri nascosti nel loro cuore. Risposta che centra in pieno l'obiettivo e non lascia sussistere la minima illusione di "carriera": in un sol colpo il Maestro abbatte tutti i sogni trionfalistici e desideri arrivisti dei Dodici.

"Servire regnare" diceva gi sant'Ireneo di Lione, ma chi la capisce ancora questa lingua? O, perlomeno, chi la parla ancora, anche qualora la capisca? Alzi la mano colui per il quale "servire" sinonimo di "regnare" e colui che aspira ad arrivare al potere, solo per servire! Quante mani alzate? Questo Vangelo ci mostra dunque due modi di tacere dei Dodici, dettati da due atteggiamenti diversi: prima, quando Ges annuncia la sua prossima fine, tacciono perch non capiscono e non osano far domande. E forse non le fanno proprio per il timore di capire ci che non vogliono capire. Poi, quando Ges li interroga su cosa stessero dicendo tra di loro, tacciono di nuovo perch evidentemente si vergognano di rivelare quali aspirazioni abitassero i loro cuori, proprio dopo aver udito il grande annuncio della Passione. Aspiravano ad essere grandi, ma Ges rivela loro che l'unico modo per essere grandi diventare piccoli: "E preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me". Siamo dunque invitati a non crescere troppo, o perlomeno a non lasciar crescere troppo la cresta, perch poi sar sempre pi difficile ridiventare piccoli ed essere felici di essere servi di tutti. don Daniele Muraro Religio vera: Ecclesia ab intra Nel Vangelo di Domenica scorsa Ges aveva invitato i suoi discepoli a prendere ciascuno la propria croce. Avevamo interpretato le sue parole come un avvertimento a non lasciare fuori dalla fede la vita. La vita quotidiana difficile per conto suo e chi dall'adesione al Vangelo e dalla preghiera cerca solo consolazioni presto sar deluso. Il Vangelo ci insegna a vivere bene, non nel senso che ci libera da ogni fastidio, piuttosto perch ci aiuta a dare valore ad ogni circostanza dell'esistenza e ad affrontare in spirito di condivisione e solidariet i problemi. Dicevo della tentazione di evitare le croci, isolandosi in un mondo privato spirituale. Esiste una strategia pi raffinata per liberarsi dal peso delle proprie tribolazioni (croci o crucci), e consiste nello scaricarle sugli altri. Tante volte quelli non esitano a proclamarsi il pi grande altro non chiedono alla folla che l'autorizzazione a riversare su di essa il carico dei fastidi ordinari con la scusa di potersi dedicare meglio all'interesse generale. "I re delle nazioni le governano, dice altrove Ges e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati (o si fanno chiamare) benefattori?" A questi pericoli non sfuggono nemmeno gli Apostoli del Signore. Ges aveva gi fatto capire a san Pietro che era impossibile per lui e per gli altri due apostoli di rimanere a lungo sul monte della Trasfigurazione. Finito quel momento di grazia sarebbero dovuti scendere a valle tornando a mescolarsi con le vicende della gente qualunque. Resta per in campo per l'intero gruppo la lusinga del rango superiore e la gara ad occupare il primo posto. I discorsi di Ges andavano in tutt'altra direzione: cattura, processo, condanna e morte in croce. Ma gli Apostoli non comprendevano il linguaggio del Signore e si guardavano dal porre domande a proposito. Avevano la mente occupata da pensieri di gloria. Ges li aveva condotti avanti di un bel tratto: erano gente di estrazione comune e ora in molti li cercavano e li facevano sentire

importanti. Arrivanti a quel punto gli Apostoli confusamente pensano di potersi arrangiare da soli. Forse temono, dal tenore dei discorsi del Maestro, di doversi preparare a quando Lui non ci sarebbe pi stato. Sorge allora la questione su chi pi grande degli altri. una discussione tenuta rigorosamente riservata all'interno del gruppo. Ges non avrebbe dovuto ascoltare. Tuttavia i Dodici sentivano come necessario questo dibattito; ognuno voleva uscire dallo sfondo in cui si sentiva relegato. Alla fine sarebbe risultato il valore di ciascuno e sarebbe stata stilata la graduatoria di merito, pensavano. Per Ges le cose stanno diversamente. Egli lascia che l'esaltazione sbollisca e affronta la questione non per strada di fronte a tutti, ma in casa. Dentro le mura domestiche mutismo e sorda ostilit reciproca Lo confermano che i malumori circolanti nel gruppo derivano dall'invidia e dal desiderio di prevalere l'uno sull'altro. Dopo aver chiesto ragione della cosa, Ges invita tutti intorno a Lui. "Sedutosi, chiam i Dodici e disse loro: 'Se uno vuole essere il primo, sia l?ultimo di tutti e il servitore di tutti'" Queste parole meritano un commento adeguato. Ges non dice: "Lasciate stare questi discorsi, cercate di andare d'accordo?", n tantomeno: "Tornate ad occuparvi delle cose che vi riguardano e lasciate a me ogni decisione in merito ai titoli di onore, alle medaglie da distribuire?". Invece mette una premessa: 'Se uno vuole essere il primo?". Ges conosce l'animo umano con il suo desiderio di grandezza e di eccellenza. tutta energia, ma che dev'essere incanalata in modo costruttivo e solidale, perci aggiunge: "?sia l?ultimo di tutti e il servitore di tutti!". Ci vuole un bel coraggio a stare in fondo e a trasformarsi nel servo di tutti e chi si accolla un compito tanto gravoso deve essere sostenuto da grandi aspettative e animato da forti motivazioni. In questa proposta consiste l'originalit della Chiesa. Non ce ne sono altre di comunit fatte cos. Tale parola del Signore la forza generativa della comunit cristiana, quella che assicura alla Chiesa un continuo rinnovamento e una perenne giovinezza. Nella sua storia ne ritroviamo continui esempi. da persone di questo genere che prima di tutto costituita la Chiesa. Se qualche volta ci sembra che anche i suoi rappresentanti facciano fatica ad adeguarsi a consideriamo che mettere in pratica quello che chiede Ges non facile. Gli imperi cadono sotto il peso della loro estensione divenuta incontrollabile, le grandi religioni svuotate interiormente rischiano di dissolversi, solo la Chiesa Cattolica rester in piedi, rincalzata dalla testimonianza di servizio e amore concreto da parte di tanti suoi componenti. Sono queste le persone che Ges loda e che indica come esempio per tutti. Sono loro che la mantengono in salute e in forze. Come tutti essi aspirano a grandi cose, ma come il loro Signore essi sono capaci di piegarsi alle cose umili e semplici. don Maurizio Prandi Due sguardi Il messaggio di fondo che mi pare di poter trarre dalla liturgia della parola di questa domenica essenzialmente questo: ci vengono proposti come due sguardi, lo sguardo degli uomini e lo sguardo di Dio. Ed

quest?ultimo lo sguardo che siamo chiamati ad avere sulla nostra vita. Mi pare che in modo particolare prima lettura ed evangelo ci parlino di questa duplice maniera di guardare alla vita. I malvagi della prima lettura fanno fondamentalmente questo discorso: Noi abbiamo un obiettivo e quella che conta nella vita raggiungerlo. Quello che conta il nostro progetto e la nostra volont. Quello che desideriamo realizzare il nostro progetto, che deve riuscire meglio che si pu, deve avere successo. Queste sono persone che desiderano vivere sopra agli altri, calpestandoli; in cima ai loro pensieri sta il loro disegno. Per portarlo a termine sono disposti a tutto, anche ad uccidere chi li scopre, chi dice la verit sulla loro vita e li smaschera. La domanda di fondo che il libro della Sapienza ci pone oggi mi pare questa: che posto ha il progetto di Dio nella mia vita? Che cosa veramente conta per me? I miei progetti, i miei pensieri, o il pensiero di Dio? E come reagisco di fronte ai fratelli e alle sorelle che mi dicono una parola vera su di me, sulle mie scelte, sulle mie contraddizioni? Diventano una opportunit per scoprire la mia verit, per conoscermi sempre meglio oppure non li ascolto e li rifiuto? Il vangelo ci dice che il nostro Dio, in Ges, si consegna nelle mani degli uomini. Ecco, a volte penso che Dio abbia un potere grandissimo, enorme, proprio perch Dio. Il vangelo non cessa di ripetermi che l?unico vero potere che ha Dio quello di servire e di donare la sua vita. Che bello questo: per Dio quello che conta non avere gli altri nelle mani (questa una idea che hanno gli uomini? comando e quindi ti tengo in pugno), ma gettare la propria vita nelle mani degli altri. Se riconosciamo di essere orgogliosi e di avere questo desiderio un po? malsano di mettere gli altri sotto i nostri piedi, contemplare l?immagine di Ges che si consegna pu sanare, guarire la nostra infermit spirituale. Dopo tre giorni resusciter quando abbiamo un problema, una difficolt, quando qualcosa di triste ci opprime, il primo desiderio che abbiamo quello di trovare una soluzione rapida. E? lo stesso Ges a ricordarci per che c? un tempo che deve passare tra la morte e la resurrezione e questo tempo nelle mani di Dio. Possiamo vivere questo tempo come il tempo della disperazione oppure come il tempo della fede, della confidenza, della fiducia in Dio. Infine desidero tornare a quel doppio sguardo sulla vita del quale ho detto all?inizio, credo sia importante. Lungo la via Ges parla ai suoi discepoli delle sue cose pi importanti, della consegna della sua vita, del dono che ognuno di noi chiamato a fare e ad essere. I discepoli no, parlano di quello che tra di loro il pi importante, il pi grande, il migliore, di quello che tra di loro il primo della classe. Ancora una volta il vangelo ci dice che di fronte allo sguardo degli uomini sulla vita, (sguardo che ha necessit di raccogliere successi, vittorie, trionfi), c? lo sguardo di Ges, che sempre ci parla di servizio fatto in silenzio, di umilt, di gratuit, di totalit. Infatti dice di essere servi di tutti. Mi piace molto questo essere servi di tutti? cosa vuol dire? Che servire un amico pi facile che servire chi mi antipatico. Servire una comunit grande come quella di Manacas, o di Cascajal, o di Washington pi facile che andare a Cayo Beuco o Mordazo, ma il vangelo mi dice tutti e quindi anche i piccoli, piccoli come quel bambino che Ges ha posto nel mezzo. padre Antonio Rungi I piccoli e i veri grandi secondo Ges

Celebriamo oggi la XXV Domenica del tempo ordinario e al centro della nostra preghiera e riflessione c? il testo del Vangelo ritorna sul discorso della passione, morte e risurrezione del Signore che Ges Maestro. Il mistero pasquale ancora al centro della parola di Dio di questa domenica di settembre. Ma il discorso introduttivo di Ges alla sua imminente passione non fa scattare l?interesse del Gruppo dei Dodici che tra loro stanno discutendo di altre cose, umanamente pi concrete e redditizie, cio chi era il pi grande tra di loro, cio il pi importante e il primo. C? qui un?evidente aspirazione al comando alla primazia dell?uno nei confronti degli altri del gruppo. Una cosa che evidentemente contrasta con l?autentico messaggio di Cristo, che umile, si fatto servo, assumendo la natura. Egli propone la via dell?abbassamento e dell?umilt e i discepoli propongono la logica del potere e della supremazia, in netta opposizione allo stile del Maestro Ges Cristo. Per mediare un discorso di umilt e per ricondurre i discepoli alla logica del vangelo Ges deve proporre un modello di comportamento, che gli individua nell?essere o diventare bambini, nel senso pi autentico del termine. Egli infatti, dice senza mezzi termini se uno vuole essere il primo, sia l?ultimo di tutti e il servitore di tutti. E preso un bambino lo pose al centro del loro dibattito, delle loro fatue ed inutili discussioni e propone nel bambino il riferimento educativo e mentale per operare nella logica del vangelo, per accogliere Dio nella propria vita. La prospettiva della semplicit, dell?umilt, della fragilit quella che mette la base della relazione con Dio e con i fratelli. Dio si accoglie in un cuore semplice e aperto al dialogo, al confronto, come i bambini che sono aperti alla vita e si affacciano alla vita. Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato. Il testo del Vangelo di Marco che ascoltiamo oggi, certamente molto pi ricco ed articolato e nella sua interezza propone altri importanti richiami alla fede e all?azione. Leggere questo brano e meditarlo ci aiuta a ridimensionare le nostre attese ed aspettative personali e sociali, specie quando ci dobbiamo confrontare con gli altri. La ricorsa ai primi posti una malattia soprattutto dei nostri giorni e l?orgoglio e la superbia la sperimentiamo, purtroppo, in tante situazioni, anche in quelle che dovrebbero presentare il volto pi autentico del messaggio cristiano. Strettamente connesso con il brano del Vangelo la prima lettura, tratta dal Libro della Sapienza, in cui nuovamente ci viene presentato il discorso della figura del Messia, prefigurato qui, come in altri testi dell?AT come persona mite, coraggiosa, vessata con sofferenze e prove, per verificare la sua divinit. In questo brano ritroviamo in anticipo la figura di Cristo, l?esatta immagine del Crocifisso e del redentore, sia nella sua itineranza di maestro e sia soprattutto nel momento della sua morte in croce. Ci ritornano in mente le parole di Cristo dalla Croce: Dio mio, Dio mio perch mi hai abbandonato? La morte di Cristo l?atto d?amore pi grande che il Signore ha compiuto per noi. Sulla croce tutto solo, con la sua sofferenza, espressione di un amore immenso che solo alla luce di questo unico ed irripetibile evento della salvezza del genere umano pu essere letta e accettata nel mondo giusto. Ogni altra spiegazione al

dolore e alla sofferenza umana non trova motivo di esistere. Si soffre e si accetta la sofferenza solo per amore. E Dio questo amore lo ha manifestato a noi sulla Croce, la sua croce. Nel segno della croce non si possono fare discorsi dei pi grandi e dei pi piccoli, ma solo di giustizia e solidariet. Cristo ha scelto la via del Calvario per dare a noi uomini una grande lezione di vero amore. Purtroppo questa lezione non l?abbiamo ancora appresa, forse abbiamo iniziato come i bambini a fare i primi passi in questa direzione; ma il cammino lungo e difficile da percorrere se non ci mettiamo in quella dinamica della disponibilit alla volont di Dio e alla solidariet. Ci ci introduce ad un altro importante discorso: nella croce di Cristo l?umanit stata pacificata; ma la pace non sta purtroppo n dentro di noi, n fuori di noi, n intorno a noi, n nel mondo intero. E come ai tempi dell?apostolo Giacomo costui teneva ad evidenziare le cose che non andavano e l?origine di ogni male, passione e divisione tra le persone, cos oggi ritorna come rimprovero cocente questo messaggio che ci invita a superare le divisioni, le guerre e gelosie. In un mondo in cui domina l?odio, il terrorismo, come abbiamo registrato in questi giorni con la morte di sei nostri militari in Afghanistan, questo messaggio sia di auspicio per un mondo pi umano, meno conflittuale e pi pacificato. E? proprio vero che dove c? spirito di contesa e gelosia che solo guerra e disordine, E questo in tutti gli ambienti. Quante volte abbiamo sperimentato con nostra personale sofferenza tutto questo, potendo fare ben poco per eliminare dai nostri ambienti di rivalit e concorrenza quella insaziabile sete e fame di potere e di primeggiare. Il frutto dell?odio non pi che essere una guerra su tutti i fronti, che non si sana mettendo al posto dei cosiddetti dittatori di turni altri che sono pi dittatori di chi li ha preceduti. Il peggio dicevano gli antichi deve sempre ancora venire. E mi sembra che questa nostra umanit invece di andare nella direzione della pace, va verso la guerra globale e globalizzata, con grande danno per tutti, in quanto in regime di pace pi facile potenziare la pace, in un sistema di pensiero e di azioni bellici si potenziano i conflitti e l?assurda pretesa di governare sugli altri in modo autoritario. Il motto dei romani ?divide et impera?, dividi e comanda, metti l?uno contro l?altro, fa capolino nelle nostre realt quotidiane, ma anche a livello generale. Sia questa uomini, tu misura del accogliamo pi grande la nostra umile preghiera di oggi: ?O Dio, Padre di tutti gli vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la tuo regno; donaci la sapienza che viene dall?alto, perch la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il colui che serve?.

mons. Antonio Riboldi Essere ultimo e servo di tutti Ci sono piaghe dolorose, che ci portiamo addosso tutti e che ereditiamo dal peccato originale. Nel paradiso terrestre, che ci era stato donato, dove regnava l'amore pieno, mise piede un giorno il serpente. Dio permise che i nostri

progenitori fossero messi alla prova, perch cos giusto che sia, nella natura dell'amore, che libero: una prova che consisteva nella scelta tra Dio e se stessi. Obbedienza e umilt o orgoglio e superbia. Sappiamo tutti come fin. Davanti alla tentazione di poter 'essere come Dio', solo attraverso la disobbedienza, non seppero resistere al fascino maledetto che 'sentirsi grandi e potenti, come dei'. Non si accetta la realt del nostro essere creature: l'uomo in s davvero piccolo e misero, insufficiente, ed acquista bellezza e dignit solo se sa riconoscere la sua miseria e fa posto a Chi grande e da Cui sgorga la vera grandezza. terribile il male della superbia. tragica la corsa che si fa in ogni capo per affermare una grandezza che solo esteriore, se non addirittura dannosa. Cos abbiamo le 'grandi potenze', i 'grandi' della terra, i 'famosi', ma tutti constatiamo come spesso questa 'corsa' produce solo tanta povert e tanta, ma tanta, gente che umiliata, al punto da sentirsi ed essere considerata nulla: l'esercito dei miseri e dei poveri della terra, sgabello dei cosiddetti 'grandi'. Dobbiamo essere sinceri con noi stessi: chi di noi non sente il 'veleno' del serpente, che l'orgoglio? Nessuno vuole vestire l'abito 'dell'ultimo', ma solo quello 'del primo'... anche se poi la vera grandezza si scopre proprio negli ultimi: 'Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente? perch ha guardato all'umilt della Sua serva', proclama Maria SS.ma. Fa sempre tanta pena incontrarsi con chi non fa proprio nulla per nascondere la sua superbia, cos come quasi un toccare con mano la bellezza del Cielo, vivere ed incontrare chi ha il divino candore dell'umilt, sa riconoscere il proprio nulla - pur essendo magari ricco di qualit e pregi umani - e fa posto a Chi davvero tutto, diventando 'gloria del Dio vivente'. il Vangelo di oggi, come la lettera di Giacomo, ad aiutarci ad entrare nel mondo degli 'ultimi', che agli occhi di Dio sono 'i primi'. Narra l'evangelista Marco: "Ges e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva i suoi discepoli e diceva loro: 'Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno: ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risorger'. Ma essi non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazione. Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa chiese loro: 'Di che cosa stavate discutendo lungo la via?: Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra di loro chi fosse il pi grande. Allora, sedutosi, chiam i dodici e disse loro: 'Se uno di voi vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti. E preso un bambino lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: 'Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me, ma chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato" (Mc 9, 29-36). Queste ultime parole mi fanno passare davanti agli occhi tanti bambini del nostro tempo, non nati, rifiutati, affamati, percossi, rimandati, dopo giorni sui barconi degli immigrati, senza capire, a morire 'a casa lor! Di fronte a questi bambini, per noi a nulla valgono le parole di Ges: 'accogliendoli, non accogliete Me, ma Colui che mi ha mandato'. Mi incontrai un giorno con alunni di una scuola media, per un 'botta e rispost spontaneo, che svelasse ci che gli adolescenti pensano della vita, della fede, di tutto insomma. Erano ragazzi e ragazze, che nulla facevano per nascondere il loro

'culto del benessere'. Forse pap e mamma erano persone 'importanti'. Il dialogo si avvi con difficolt, anche perch i ragazzi non sapevano cosa chiedere ad un vescovo, tanto pi che ero stato presentato come uno 'che sta dalla parte degli ultimi' e, amando i poveri, passavo per 'un povero Cristo'. Tentai allora di avviare un dialogo con la descrizione dei valori della vita e, soprattutto, del grandissimo valore della presenza di Ges nella nostra esistenza. Gli occhi di quegli adolescenti erano puntati su quello che dicevo e per loro era davvero un discorso duro e sconosciuto. A bruciapelo feci questa domanda: 'Chi vorrete essere nella vita da grandi?'. In coro fecero nomi di persone ricche e famose, che per lo pi non conoscevo. Credendo di non essere stato capito, formulai in altro modo la domanda: 'Ammettiamo che voi desideriate veramente la vostra felicit, che nella grandezza di essere figli di Dio. Vorreste essere come S. Francesco d'Assisi, che da ricco divenne povero per sua scelta, o come uno sceicco d'Arabia che da povero divenne ricchissimo e famoso?'. Questa volta la risposta fu fulminea e quasi corale: 'Lo sceicco!'. Quello che ho raccontato potrebbe sembrare un fatto isolato, che riguarda solo alcuni, che vanno compassionati. Ma nella storia dell'umanit si sempre giocato al tragico 'essere primo', ossia il pi importante, riducendo il senso della vita al potere, al successo, al prestigio. Lo stesso Ges, nel deserto, fu tentato da satana a fare la parte del 'grande'. E furono tentati gli stessi discepoli, che non capivano il discorso di Ges, che parlava di crocifissione, ossia consumarsi tutto, essere umiliato fino alla morte, per farci dono poi della resurrezione. Cosi parlava dell'umilt Paolo VI: ?L'uomo, nella concezione e nella realt del cattolicesimo, grande, e tale deve sentirsi nella coscienza, nel valore della sua opera, nella speranza del suo finale destino. Ma i suoi pensieri, il suo stile di vita, il so rapporto con i suoi simili, gli impone nello stesso tempo di essere umile. Che l'umilt sia una esigenza, potremmo dire costituzionale, della psicologia e della moralit del cristiano, nessuno potr negarlo. Un cristiano superbo una contraddizione nei suoi stessi termini. Se vogliamo rinnovare la vita cristiana, non possiamo tacere la lezione e la pratica dell'umilt... L'apparente contraddizione fra umilt e dignit del cristiano, ha nel Magnificat, l'inno di Maria SS.ma, l'umile tra tutte le creature, la pi alta soluzione. E la prima soluzione data dalla considerazione dell'uomo davanti a Dio. L'uomo veramente religioso non pu non essere umile. L'umilt verit. S. Agostino che dell'umilt ha un concetto sempre presente nelle sue opere, ci insegna che l'umilt da collocarsi nel quadro della verit. ?Siamo piccoli e per di pi siamo peccatori. - scrive S. Pietro - sotto la mano potente di Dio, affinch vi esalti nel tempo della sua visita; ogni nostra ansiet deponetela in Lui, perch Lui ha cura di voi'. Sono due i malanni della psicologia umana, colpevoli delle rovine pi estese e pi grandi dell'umanit: l'egoismo e l'orgoglio. allora che l'uomo fa centro su se stesso nella estimazione dei valori della vita: egli si fa primo, egli si fa unico. La sua arte di vivere consiste nel pensare a se stesso e nel sottomettere gli altri. Tutti i grandi disordini sociali e politici hanno nell'egoismo tante capacit d'azione, ma l'amore non c' pi? (febbraio 1975). Saremo capaci di accogliere l'invito di Ges a svestire gli abiti

effimeri e bugiardi dell'orgoglio, per indossare l'abito semplice dei bambini? qui davvero il segreto della nostra gioia, della speranza che questa umanit torni a ritrovare quella pace, che solo un cuore da bambino sa creare. E davvero fa bene, tanto bene, incontrare nella vita fratelli e sorelle di una tale semplicit di animo, che ti ridonano la bellezza di vivere con amore e per amore, e ti famio vedere il Cielo che ancora sopra di noi, tra di noi. Accogliamo l'invito dell'apostolo Giacomo: "Carissimi, dove c' gelosia e spirito di contesa, c' disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall'alto, anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialit, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace. Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perch non chiedete, chiedete e non otterrete perch chiedete male, per spendere per i vostri piaceri!" (Gc. 3, 16) Una dura lezione, ma necessaria esortazione a diventare tutti quei 'piccol, o 'ultimi' del Vangelo, per assaporare la gioia del cuore dei bimbi, che sanno vedere ancora la bellezza del Cielo. Cos pregava il caro don Tonino Bello: "Santa Maria, donna di parte, come siamo distanti dalla tua logica! Tu ti sei fidata di Dio e come Lui hai tutto scommesso sui poveri, affiancandoti ai poveri e facendo della povert l'indicatore pi chiaro del tuo abbandono in Lui, 'che ha scelto ci che nel inondo nulla, per ridurre a nulla tutte le cose che sono'. Noi invece andiamo sul sicuro. Non ce la sentiamo di rischiare. Ci vogliamo garantire dagli imprevisti. Sar pure giusto lo stile del Signore, ma intanto preferiamo la praticit della terra, terra dei nostri programmi. Continuiamo a fare assegnamento sulla forza, sul prestigio, sul denaro e sul successo. Quando ci decideremo, sul tuo esempio, a fare scelte umanamente perdenti, nella convinzione che solo passando sulla tua sponda potremo redimerci e redimere?? on Giovanni Berti Chi sta al centro? Clicca qui per la vignetta della settimana Chi metterebbe al centro Ges oggi? Chi abbraccerebbe in mezzo al gruppo dei discepoli che discutono di potere, di onori e (inevitabilmente) di soldi? Il suo gesto altamente provocatorio, ma non si ferma ad una semplice denuncia di una mentalit sbagliata. Non solo insegna che ?il primo sia l?ultimo di tutti e il servitore di tutti?, ma lo fa concretamente anche con quel gesto che a noi forse sembra banale, ma a quel tempo non lo era. I bambini ai tempi di Ges non potevano essere centro di discussione, ed era inconcepibile che un maestro perdesse tempo con loro. Basta ricordare quando gli apostoli scacciano i bambini

che disturbano Ges che sta insegnando. Ges compie quindi un gesto straordinariamente rivoluzionario, perch arriva a dire che accogliere un bambino accogliere Dio stesso. Non l?innocenza e purezza del bambino che Cristo ha in mente, ma il fatto di essere piccolo, insignificante e assolutamente debile per chi in alto e adulto. Proprio per la sua piccolezza e apparente inutilit che il bambino abbracciato da Ges diventa misura dell?incontro con Dio. Mi viene in mente a tal proposito di come avvenuta la svolta di Madre Teresa di Calcutta, che da giovane suora in India diventa quel modello di carit che tutto il mondo ha conosciuto e preso a modello (anche per tanti non cristiani). Lei stessa racconta di come un giorno per le strade di Calcutta trova una donna che era talmente malata e povera che solo i topi le fanno ?compagnia?. Madre Teresa la raccoglie e se ne prende cura; e sfidando anche la mentalit il rifiuto di chi le sta attorno dona a questa povera donna una morte dignitosa. C? davvero un grande contrasto tra questa scena e gli apostoli che ieri come anche oggi discutono di potere, onore e denaro. Mentre scrivo questo, non punto il dito contro nessuno, sarebbe troppo facile e ipocrita. Penso prima di tutto a me stesso, e il gesto che Ges fa con il bambino rivolto a me per primo visto che non sono certo immune dal pericolo di mettere al centro della mia vita me stesso e quello che riesco ad ottenere e guadagnare. Se Ges fosse davanti a me chi abbraccerebbe? Chi mi metterebbe davanti per dirmi ?se accogli lui accogli anche me e colui che mi ha mandato?? Chi sono i piccoli che io dimentico? Chi sono coloro che io giudico indegni di far parte della mia vita e che tengo a debita distanza perch potrebbero esser d?intralcio alla mia carriera, alla mia libert? Lascio in sospeso la domanda? ci devo davvero pensare! Mi piacerebbe avere una vostra opinione e su chi potrebbero essere coloro che Ges abbraccerebbe al centro dell?azione della comunit cristiana per richiamare il giusto valore delle cose e la vera strada che porta all?incontro con Dio, che non certo il potere, l?onore e la posizione sociale. LaParrocchia.it L'ultimo e il servitore di tutti Gli atteggiamenti dei discepoli di Ges, rispecchiano in tutto quelli degli uomini e delle donne del nostro tempo. Possiamo dire, che come oggi, cos ai tempi di Ges risultava difficile comprendere la parola umilt. I discepoli, discutevano tra di loro chi fosse il pi grande, il pi importante, perch come oggi cos anche allora, l'esteriorit, l'apparenza, il cosa pensa di me Tizio o Caio, era pi importante dell'interiorit o di una buona coscienza integra e pura davanti a Dio. E Ges con eroica pazienza continua a ripetere"Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". Una nuova logica ci viene offerta dal vangelo, il servizio e l'umilt che sono considerati valori e non debolezze dell'uomo. Soprattutto in questi tempi di crisi economica dove in societ c' arrivismo e tanta competizione, per esempio per difendere il proprio posto di lavoro, parlare di umilt risulta anacronistico ed come sentire una nota stonata che guasta l'esecuzione di una bella melodia musicale.

Ma chiediamoci ? proprio cos? Non sar che forse non comprendiamo a fondo l'importanza di questa virt che fondamentale per ogni cristiano? "?Chi si umilia sar innalzato e chi si esalta sar umiliato ?". "?Ha guardato l'umilt della Sua serva ?". Queste espressioni sono solo un esempio di come l'umilt garanzia della benevolenza di Dio che si prende cura dei Suoi figli. Poi non dimentichiamo che l'umilt l'humus, il terreno fertile per la carit. Diceva il Rosmini che la carit ha tre forme: reale, intellettuale e morale. La carit ha varie sfumature. Non si tratta ai nostri giorni solo di dare da mangiare (carit reale) soprattutto necessario orientare le intelligenze verso verit (carit intellettuale), contro lo smarrimento e le vertigini amaramente presenti specie nei giovani e soprattutto convincere tutti che importante fare il bene ed evitare il male, essere giusti e onesti (carit morale). Una fede matura, anche perch pensata oggi attesa avendone bisogno come il pane e forse pi del pane. Come possiamo definire l'umile? Quali caratteristiche? L'umile colui che riconosce la propria debolezza. E' colui che riconosce la propria identit di creatura che ha bisogno del suo Creatore. L'umile colui che non si stanca di fronte alla prepotenza e ai soprusi, e nella pazienza e nella fiducia nell'opera dello Spirito Santo, attende un cuore che possa vivere una metamorfosi, trasformandosi, da cuore di pietra in cuore di carne. L'umile colui che ha la benevolenza di quel Dio che non solo "umili se stesso", ma divenne per noi guida e modello di ogni uomo e donna di buona volont. Siamo su una strada sbagliata, se non viviamo l'umilt e non ci sforziamo di accrescerla in noi, nonostante le contrariet della mentalit comune. Attenzione per a non confondere l'umilt con la sfiducia. Difatti non umile chi dice "io non servo a niente, non so fare niente, non ho nessuna capacit, insomma sono un fallito". Questa falsa umilt, anzi sfiducia, che viene fuori per un modo sbagliato di accettare e comprendere se stessi, gli altri e il mondo. Ricordiamoci che ognuno di noi come una perla preziosa; un tesoro di inestimabile valore; un dono di Dio. Ognuno di noi ha ricevuto dal buon Dio dei talenti da conoscere e far fruttificare. Allora buon lavoro di ricerca e buona crescita, confidando nel Dio vicino e solidale. Riscopriamo la virt dell'umilt che ci fa grandi, anche se restiamo piccoli. don Roberto Rossi Servire o farsi servire? Discutevano chi fosse il pi grande. ?Se uno vuol essere il primo, sia l?ultimo di tutti e il servitore di tutti?. ?Il Figlio dell?uomo non venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita?. ?C? pi gioia nel dare che ne ricevere?. Servire o farsi servire? Qual la nostra situazione? Cio il clima, la mentalit corrente, il comportamento delle persone? Lo sappiamo e ne vediamo i frutti nell?arrivismo, nelle sopraffazioni, nella lotta per il

potere o nell?affanno per una posizione pi alta? ma questo non d gioia e pace, ma nervosismo, chiusura del cuore, a volte cattiveria, insoddisfazione. Ges vive e insegna una via piccola, ma sicura: la via del servizio, del mettersi al servizio degli altri: per realizzare veramente se stessi, per avere la gioia e offrirne tanta agli altri, per avere la pace del cuore. Servire o farsi servire? Mettiamoci ad esaminare concretamente la nostra vita di ogni giorno. Bisognerebbe innanzitutto elencare tutte le volte in cui ci facciamo servire e non ci vergogniamo di farci servire o esigiamo che gli altri ci servano subito: in casa, a scuola, nel lavoro, nella vita sociale, nelle relazioni con le persone, nella vita di parrocchia, persino a messa. Quando invitiamo alla partecipazione attiva nella liturgia e negli altri campi della vita parrocchiale, cosa si nota? Tanta gente che vuole la Messa (possibilmente alla propria maniera), vuole e invoca una vita parrocchiale piena di iniziative per i giovani, per le famiglie, per gli anziani? e di fatto ogni persona rimane chiusa in se stessa; con la fatica persino di farsi avanti, di aprir la bocca per imparare un canto, rispondere ad una preghiera, a fare anche il pi piccolo servizio liturgico. La vita parrocchiale sembra che la debbano portare avanti sempre gli altri; altri parteciperanno, altri ci saranno? ?io ho da fare?. Invece quanto tempo ci d il Signore, quanto tempo sciupiamo in altre cose, quanti interessi per tutte le cose mondane (pur lecite)!. Ma abbiamo degli esempi di persone e di famiglie che hanno situazioni ben pi impegnative delle nostre e sanno vivere invece scelte di apertura, di amore, di partecipazione, di servizio vero. E li vedi contenti: Il Signore non si smentisce, sa dare la gioia e la vita quando ci si preoccupa della gioia e della vita degli altri. Possibile che tante persone in pi non possano essere presenti o fare qualche piccola opera nella comunit cristiana? E non questione di tempo, se la stessa pigrizia la si avverte anche quando siamo in chiesa, dove viviamo un tempo davanti al Signore: allora questione di atteggiamento interiore o di chiusura, di farsi servire. Vogliamo allora aprirci a tutte le possibilit del servire, di metterci a servizio, di essere attivi e partecipi, di fare il pi possibile, di risparmiare le fatiche agli altri e di assumerle per noi con serenit, nella vita di famiglia, nelle relazioni con gli altri, nella comunit cristiana, in concreto nella vita della parrocchia in tutti i suoi aspetti e nelle iniziative che si cerca di costruire insieme. Se siamo una comunit di servi, di persone che cercano il pi possibile di vivere il servizio agli altri? sar tutta un?altra cosa la messa e tutta la vita spirituale, la catechesi e le attivit formative, la carit e all?aiuto al prossimo, l?animazione delle varie attivit che abbiamo in parrocchia, nelle Zone, nelle feste. Saremo una comunit che reagisce a tutte le istigazioni e le tentazioni di chiusura, di diffidenza, di borghesismo, di autosufficienza e isolamento; una comunit di persone che vivono una vita vera, fatta di relazioni, di apertura, di amore, di comprensione, di impegno e aiuto a pi gente possibile, di persone che vivono ?da fratelli?, che hanno fervore cristiano, che portano avanti nella storia la fede, la speranza, la carit, che sono un seme di novit e di salvezza nella societ, che sanno trovare o hanno gi trovato una gioia vera nel vivere come Ges, a servizio.

XXV Domingo del Tiempo Ordinario 23 de septiembre de 2012

Lecturas PRIMERA LECTURA LECTURA DEL LIBRO DE LA SABIDURA 2, 12.17-20 Se dijeron los impos: "Acechemos al justo, que nos resulta incomodo: se opone a nuestras acciones, nos echa en cara nuestros pecados, nos reprende nuestra educacin errada; declara que conoce a Dios y se da el nombre de hijo del Seor; es un reproche para nuestras ideas y solo verlo da grima; lleva una vida distinta de los dems y su conducta es diferente; nos considera de mala ley y se aparta de nuestras sendas como si fueran impuras; declara dichoso el fin de los justos y se gloria de tener por padre a Dios. Veamos si sus palabras son verdaderas, comprobando el desenlace su vida. Si es el justo hijo de Dios, lo auxiliar, y lo librar del poder de sus enemigos; lo someteremos a la prueba de la afrenta y la tortura, para comprobar su moderacin y apreciar su paciencia; lo condenamos a muerte ignominiosa, pues dice que hay quien se ocupa de l." Palabra de Dios

SALMO RESPONSORIAL SALMO 53 R.- EL SEOR SOSTIENE MI VIDA. Oh Dios, slvame por tu nombre, sal por mi con tu poder. Oh, Dios, escucha mi splica, atiende a mis palabras. R.-

Porque unos insolentes se alzan contra m, y hombres violentos me persiguen a muerte sin tener presente a Dios. R.-

Pero Dios es mi auxilio, el Seor sostiene mi vida. Te ofrecer un sacrificio voluntario dando gracias a tu nombre que es bueno. R.-

SEGUNDA LECTURA LECTURA DE LA CARTA DEL APSTOL SANTIAGO 2, 14-18 De que le sirve a uno decir que tiene fe, si no tiene obras? Es que esa fe lo podr salvar? Supongamos que un hermano o una hermana andan sin ropa y faltos de alimento diario, y que uno de vosotros les dice: Dios os ampare: abrigaos y llenaos el estmago", y no le dais lo necesario para el cuerpo: de qu sirve? Esto pasa con la fe: si no tiene obras, est muerta por dentro. Alguno dir: "Tu tienes fe y yo tengo obras. Ensame tu fe sin obras y yo, por las obras, te probar mi fe." Palabra de Dios

ALELUYA 2 Tes 2, 14 Dios nos llam por medio del Evangelio, para que sea nuestra la gloria de nuestro Seor Jesucristo

EVANGELIO LECTURA DEL SANTO EVANGELIO SEGN SAN MARCOS 9, 30-37 En aquel tiempo, Jess y sus discpulos se marcharon de la montaa y atravesaron Galilea; no quera que nadie se enterase porque iba instruyendo a sus discpulos. Les deca: -- Hijo del Hombre va a ser entregado en manos de los hombres, y lo matarn; y despus de muerto, a los tres das resucitar. Pero no entendan aquello, y les daba miedo preguntarle. Llegaron a Cafarnan, y una vez en casa, les pregunt:

-- De que discutais por el camino Ellos no contestaron, pues por el camino haban discutido quien era el ms importante. Jess se sent, llam a los Doce y les dijo: -- Quien quiera ser le primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos. Y acercando a un nio, lo puso en medio de ellos, lo abraz y les dijo: -- El que acoge a un nio como ste en mi nombre, me acoge a m; y el que me acoge a m, no me acoge a m, sino al que me ha enviado. Palabra del Seor.

La homila de Betania

1.- ENTREGA Y SERVICIO Por Pedro Juan Daz 2.- COMO EL AGUA, COMO EL AIRE, COMO EL SOL Por Jos Mara Maruri, SJ 3.- CREER PARA ENTENDER Y ENTENDER PARA CREER Por Gabriel Gonzlez del Estal 4.- LO QUE IMPORTA ES SERVIR Por Jos Mara Martn OSA 5.- SER EL LTIMO Y SERVIR CON DESINTERS Y GENEROSIDAD Por Antonio Garca-Moreno 6.- DNDONOS IMPORTANCIA Por Javier Leoz 7.- JESS DE NAZARET LO TENA MUY CLARO Por ngel Gmez Escorial

LA HOMILA MS JOVEN

COMPARTIR Por Pedrojos Ynaraja

1.- ENTREGA Y SERVICIO Por Pedro Juan Daz 1.- Hace poco lea una reflexin sobre el evangelio aplicada a la situacin actual que vena a decir que estamos empeados en cambiar los sistemas polticos y econmicos de nuestra sociedad, pero que lo que Jess propona era que lo que cambiasen fuesen las personas, para que, precisamente, pudieran cambiar los sistemas sociales. Y es verdad. Yo no s si a vosotros os pasa, pero yo cada da percibo el evangelio ms actual, ms como respuesta a la sociedad de hoy. Creo que los errores que estamos cometiendo no son nuevos, ya los hicieron nuestros antepasados, y la Palabra de Dios, entonces y ahora, es respuesta liberadora y transformadora, si nos dejamos empapar por ella. 2.- Hoy mismo, Jess va instruyendo a sus discpulos y les habla de la entrega y del servicio como actitudes importantes para la vida, y que l mismo va a poner en prctica con su muerte y resurreccin. En la segunda lectura, el apstol Santiago viene a decirnos que la fe se ha de expresar en un comportamiento tico con las personas que nos rodean, en un estilo de vida, concreto y especfico, que nos muestra el evangelio, y que afecta a todas las dimensiones de nuestra vida. Y el libro de la Sabidura, que hemos ledo en la primera lectura, nos recuerda que todo esto lo hemos de vivir en medio de una sociedad que, en ocasiones, no lo recibir bien, para la que esta manera de vivir les resultar incmoda, molesta. Una sociedad que vemos que se basa en actitudes contrarias al evangelio, como ganar como sea, enriquecerse como sea, y slvese quien pueda. Y las actitudes del evangelio (la entrega y el servicio, y tantas otras) van a chocar y van a provocar conflicto. 3.- Y en medio de todo esto, hay unos discpulos que siguen a Jess (y que trasladado a hoy podemos ser nosotros), que no entendan aquello y les daba miedo preguntarle, es ms, no solo no entendan, sino que estaban discutiendo sobre cosas totalmente opuestas a lo que Jess les estaba planteando, pelendose por ver quin de ellos era el ms importante. A veces podemos pensar que el evangelio es solo para leerlo en misa, o en mi casa (si tengo costumbre), pero no nos atrevemos a sacarlo a la calle. Nos dejamos llevar por esos que dicen que la fe es para cada uno, para vivirla en la intimidad. Y el evangelio no hace ms que darnos empujones hacia la vida, hacia nuestras relaciones con los dems, hacia un compromiso social y pblico. Quizs es que nosotros tampoco entendemos el evangelio y nos da miedo preguntarle si tiene alguna respuesta para la situacin social y econmica que estamos viviendo, no sea que la respuesta nos implique y nos complique, y tengamos que cambiar nuestra acomodada vida, para transformar un sistema social que va cuesta abajo y sin frenos.

4.- Os imaginis a un presidente de gobierno o a un director de banco que rena a los suyos y ponga a un nio en medio diciendo que los pequeos han de ser el modelo de comportamiento por la sencillez, la humildad y el servicio? Lo que la realidad nos muestra es que, en ocasiones, los nios, los pequeos, los dbiles, los pobres, son las vctimas inocentes que pagan los platos rotos de los dems. No pensis que sera mejor actuar conforme a los valores que Jess nos propone en el evangelio? Claro que si, seguro que lo pensamos todos. Pero eso es un compromiso muy grande. 5.- Porque la entrega y el servicio son una actitud de cada da que hay que llevar a nuestras relaciones familiares, laborales, de amistad, entre vecinos, incluso con los que no piensan como nosotros. Implica no ignorar lo que ocurre a nuestro alrededor, tratar a los dems con dignidad, como personas que son, hacer ms agradable la convivencia entre los que nos rodean, participar en actividades sociales, atender a los ms necesitados. Implica tiempo y dinero, como todo lo que merece la pena en esta vida. Se trata, en definitiva, de que nuestra vida sea transparencia de la fe que confesamos. 6.- En la Eucarista, Jess nos instruye con su Palabra, como discpulos suyos que somos, y se nos da como alimento para que podamos llevarla a la vida. De nosotros depende que acojamos su Palabra o hagamos caso omiso, y sigamos pelendonos por ser los ms importantes. Si acogemos la propuesta de vida que nos hace el evangelio, ya sabemos que la tarea no es fcil, pero como discpulos que somos, como Iglesia de Jess, nos pondremos a la escucha y detrs de sus huellas para seguir aprendiendo su enseanza. Seguramente nos llevar toda una vida. Pero seguramente ser una vida mejor para nosotros y para los que nos rodean.

2.- COMO EL AGUA, COMO EL AIRE, COMO EL SOL Por Jos Mara Maruri, SJ 1.- Qu importantes se deben sentir esos que llegan al Palacio de Oriente, sentados en carrozas antiguas, y escoltados por hsares de antiguo uniforme. (**) O los que desde grandes escenarios son aclamados por una multitud tantas veces orquestada. O los que aparecen en la televisin, o aparecen en la prensa. O en los papeles como deca mi abuelo. Y que distinta es la mirada de Dios De qu discutais por el camino? Que vergenza la de los apstoles, se les atragantaron las palabras en la garganta. Dios mira el gran teatro del mundo donde jugamos a gigantes y cabezudos, como los apstoles y de la carroza y de los hsares el Seor se fija en aquel anciano que toma el sol en la Plaza de Oriente, de la multitud que aplaude... El Seor mira con bondad al pobre guardia de la circulacin que se afana por conservar el orden necesario. En la pantalla del televisor el Seor esta esperando a limpiar el plat en cuanto aquella comedia acabe. Quien quiera ser el primero que sea el ltimo y el servidor de todos 2.- Creo que esta leccin del Seor est aun indita, sin tocar. Nos la saltamos cuando estudiamos el evangelio. Como hay que mantener el

principio de autoridad, contra el que no habla este evangelio, nos empeamos en mantener los zancos que nos hacen falsamente altos, la gomaespuma que nos hace tontamente gordos, los sitiales, los anillos, los baldaquinos, la farfolla, ms propia del mundo de la farndula que del Reino de Dios, que se funda en la sinceridad y verdad. No hablo de ser zafio y vulgar, no abogo por ir mal vestido y sucio; hablo de pasar por este mundo con la naturalidad y la sencillez del agua de los arroyos de montaa, de la luz del sol, del aire tan necesario para la vida y que apenas se da para sentir Cuando el agua, o el sol, el aire, comienzan a querer participar en la fiesta de los gigantes y cabezudos, las inundaciones lo arrastran, la sequa resquebraja la tierra y la hace sangrante costra, o el huracn y la tempestad se llevan a los rboles. Los tres ms maravillosos elementos pasan desapercibidos, pero estn all cuando los necesitamos quieren darse a conocer, ser notados, ser agradecidos, se hinchan y pierden su bondad que est en pasar desapercibidos. Hemos tardado muchos siglos hasta darnos cuenta de que el agua potable y el aire respirable y limpio valen ms el oro y los diamantes, nos hemos dado cuenta cuando ambos elementos estn gravemente enfermos. El que quiera ser mayor que pase desapercibido en un servicio silencioso, tranquilo como el agua, como el aire, como el sol (**) Se refiere el Padre Maruri a la ceremonia de presentacin de Cartas Credenciales de los embajadores ante el Rey de Espaa

3.- CREER PARA ENTENDER Y ENTENDER PARA CREER Por Gabriel Gonzlez del Estal 1.- Pero no entendan aquello y les daba miedo preguntarle. En el texto evanglico de este domingo Jess anuncia por segunda vez a sus discpulos la pasin y muerte que le espera a l y su posterior resurreccin. Los discpulos siguen sin entenderle. Y es que los discpulos no entendan al Maestro porque an no crean en l correctamente. S, crean en el Maestro como un profeta extraordinario, como un elegido de Dios, como el Mesas del que se hablaba en el Libro Sagrado, pero no crean en el Mesas que Jess realmente era. Por eso no entendan nada cuando Jess les hablaba de sufrimientos, de dolor, de muerte y de resurreccin. A quin poda referirse? La misin del Mesas era vencer el mal, vencer a los enemigos y despus instaurar un reino nuevo; Dios mismo instaurara este reino, la fuerza de Dios vencera todos los obstculos, sera realmente un reino de Dios. En ese reino, ellos, que haban seguido a Jess desde el principio, seran, por supuesto, los primeros. Todo ocurrira sin necesidad de dolor, ni de muerte, ni de resurreccin. Como ya escuchamos el domingo anterior, Pedro mismo se haba atrevido a regaar al Maestro por hablarles claramente del dolor, muerte y resurreccin que a l le esperaban. Jess le haba contestado a Pedro que l pensaba como piensan los hombres, no como piensa Dios. Siguieron sin entender; cmo va a pensar Dios que su Mesas, su Ungido, va a ser vencido y muerto por sus enemigos? El Mesas

en el que ellos crean, el Mesas del que se hablaba en la Biblia no iba nunca a ser vencido, ni a morir. 2.- Jess y sus discpulos se marcharon de la montaa; Jess no quera que nadie se enterase, porque iba instruyendo a sus discpulos. Es interesante sealar este detalle del que nos habla el evangelio: Jess dedicaba tiempo a la instruccin y educacin de sus discpulos. Est claro que Jess conoca a sus discpulos y conoca a los hombres en general. Juzgamos a las cosas y a las personas segn el concepto que, previamente, tenemos de ellas. Nacemos y nos educamos en unas creencias que nos han transmitido nuestros padres, nuestros educadores y la sociedad en general. Interpretamos el mundo de acuerdo con estas creencias previas. Lo primero ser, pues, purificar la fe, si queremos cambiar despus nuestra interpretacin del mundo y de las personas. Jess saba que deba tener paciencia con sus discpulos; necesitaba instruirlos con calma y poco a poco. Por eso, de vez en cuando, quera retirarse a solas con ellos para que fueran purificando su fe en l, de acuerdo con el pensamiento de Dios. Pensaban como hombres, como les haban enseado sus padres y maestros; en adelante deberan pensar como les enseaba l, como pensaba Dios. Vamos a pedirle al Seor que tambin tenga paciencia con nosotros, que nos dejemos instruir por l, para as se vayan purificando continuamente nuestras creencias y nuestro entendimiento. Dios siempre estar dispuesto a ensearnos y a educarnos segn el pensamiento de Dios. 3.- Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos. Esto no es pensar como los hombres, esto es pensar como Dios y, claro est, a los discpulos les costaba mucho entender esto y practicar esto. Tambin a nosotros nos cuesta mucho entender y practicar esto. Pero el evangelio dice lo que dice y Jess fue como fue. Un cristiano, y una Iglesia, que no entienda y practique esto, no es persona, ni Iglesia cristiana. Lo peor sera que a nosotros nos pasara lo que les pasaba a los discpulos: que no nos atreviramos a preguntar a Cristo el sentido y las consecuencias concretas de esta frase. Porque de entender bien esta frase, con la intencin y el alcance con que se la dijo Cristo a sus discpulos, va a depender el comportamiento privado y pblico de cada cristiano y de la Iglesia en general. Yo no estoy nada seguro de que los cristianos, y la Iglesia en general, hayamos entendido y practicado evanglicamente, a lo largo de los siglos, el verdadero sentido esta frase. Quiz porque con demasiada frecuencia hemos pensado ms como piensan los hombres, que como piensa Dios. A veces es peligroso preguntar a Cristo algunas cosas. Lo digo pensando primeramente en m mismo, por supuesto.

4.- LO QUE IMPORTA ES SERVIR Por Jos Mara Martn OSA 1.- "Servir a Dios es reinar". As rezaba una frase lapidaria a la que acudan frecuentemente los predicadores para marcar el camino del cristiano. Cmo podemos servir a Dios? He aqu la repuesta: sirviendo al hermano. Slo el que hace esto puede decir que en verdad reina, pues se realiza autnticamente como persona y est en disposicin de sentarse a la derecha del Padre

2. -- El que quiera ser el primero entre vosotros que sea el ltimo de todos y el servidor de todos, y el que quiera ser primero entre vosotros, que sea vuestro esclavo. Lo dijo despus de haber anunciado su Pasin. Pero se ve que los discpulos no haban comprendido nada de lo que Jesucristo haba venido a ensearles. El mismo vino a servir a todos, dando su vida por todos nosotros. Servir es a menudo gratificante, pero otras veces no slo no hay recompensa, sino que trae consigo incomprensin, desprecio y hasta persecucin. Esto es lo que parece indicar el texto del Libro de la Sabidura que escuchamos hoy. El justo es perseguido slo por ser justo. En el fondo, quienes se meten con l estn rechazando a Dios. Cuando esto ocurra debemos recitar las palabras del Salmo 53: "Dios es mi auxilio, el Seor sostiene mi vida. 3.- Conviene hacer autocrtica para ver si ejercemos bien nuestro "ministerio" o servicio a favor de los dems. Frecuentemente, tanto clrigos como laicos, utilizamos la autoridad para sentirnos importantes o abusar de nuestro poder. Tambin hay ambicin en el campo espiritual: queremos ser los primeros en virtud, en experiencia de Dios, en radicalidad evanglica. Por qu queremos hacerlo?, para obtener una parcela importante en el cielo?, para que los dems nos honren? Slo la humildad y el espritu de servicio es lo que debe distinguir al cristiano. Esta es la autntica sabidura que viene de arriba. Es sabio aqul que es amante de la paz, comprensivo, dcil, lleno de misericordia y buenas obras. Es sabio aqul que acoge a los pequeos, a los que nadie aprecia. El que acoge al ms pequeo e inocente, acoge a Jess y al que le ha enviado. Porque ha sabido captar el mensaje de Jess. 4.- Las 10 cuestiones que Dios te preguntar 1. -Dios no te preguntar si tu nombre fue conocido en la tierra; Te preguntar si diste a conocer su nombre aqu en la tierra. 2.- Dios no te preguntar por los lujos de tu casa; Te preguntar a cunta gente recibiste en ella. 3.- Dios no te preguntar la marca de la ropa en tu armario; Te preguntar a cuntos ayudaste a vestir. 4.- Dios no te preguntar cul era tu ttulo o profesin; Te preguntar si hiciste tu trabajo con lo mejor de tu capacidad. 5.- Dios no te preguntar a que iglesia asistas; Te preguntar cmo estabas dispuesto a servir a tus hermanos. 6.- Dios no te preguntar las cosas malas que dejaste de hacer; Te preguntar por todas las cosas buenas que no hiciste. 7.- Dios no te preguntar cuntos amigos tenas; Te preguntar cunta gente te consideraba su amigo. 8.- Dios no te preguntar cuanto dabas o que dabas; Te preguntar si lo dabas de corazn o por presin. 9.- Dios no te preguntar cuanto tiempo pasaste conectado a Internet; Te preguntar en que aprovechaste el tiempo que te dio de vida.

10.- Dios no te preguntar cuantas veces leste la Biblia; Te preguntar si la viviste.

5.- SER EL LTIMO Y SERVIR CON DESINTERS Y GENEROSIDAD Por Antonio Garca-Moreno 1.- EL REPROCHE DEL JUSTO.-"Es un reproche para nuestras vidas y slo verlo da grima; lleva una vida distinta de los dems y su conducta es diferente; nos considera de mala ley y se aparta de nuestras sendas como si fueran impuras; declara dichoso el fin de los justos y se glora de tener por padre a Dios". Vidas distintas que conmuevan, que sean como un grito de urgencia, que proclamen con hechos, sin palabras ni gestos, esa fe profunda de los que se saben hijos de Dios. Es lo que estamos necesitando. Lo dems no sirve para gran cosa. Las palabras estn perdiendo su fuerza, los hombres estn acostumbrndose a or cosas y cosas, sin que les cale ms all de la dura corteza de sus entendimientos chatos... Concdenos que nuestra vida, la de cada cristiano, sea como una protesta enrgica, un reproche contundente para tanto paganismo como hay en nuestra sociedad de consumo. Vidas, obras, autenticidad. Vivir de tal modo el cumplimiento exacto del deber de cada momento, que sin llamar la atencin, y "llamndola" poderosamente, seamos testigos del mensaje que Cristo trajo a la tierra para salvar a los hombres. Santos, santos de verdad, es lo que estn haciendo falta en estos momentos crticos. Santos que vengan a ser como banderas al viento, como smbolos eficaces que llaman, que atraen, que revelan, que transmiten la verdad, la paz, el amor. La persecucin injusta, las asechanzas, el ataque rastrero, la calumnia, la murmuracin, la mentira. La intriga poltica que aprovecha la buena voluntad del justo. "Lo someteremos a la prueba de la afrenta y la tortura, para comprobar su moderacin y apreciar su paciencia; le condenaremos a muerte ignominiosa, pues dice que hay quien se ocupa de l". T, Seor, padeciste en lo vivo el vil ataque de la traicin, fuiste vctima inocente de mil insidias. Los mismos que formaban el Sanedrn, el rgano supremo de la justicia de Israel, buscaban injustamente tu condena. Qu irona, qu paradoja. Los que eran defensores del derecho te condenaron contra todo derecho. Y Dios, tu Padre bueno y poderoso, te dej en la estacada. Permiti que la sentencia se dictara y se ejecutara... Pero lo que pareca el fin no era ms que el comienzo. Y lo que semejaba una tremenda derrota, fue un rotundo xito... Aydanos, Seor, a comprender, aydanos a aceptar, aydanos a esperar. Y un da, no sabemos cundo, la verdad vencer a la mentira, la luz espantar a las sombras. Y los impos contemplarn desconcertados el final imprevisto de la Historia. 2.- SE INVERTIR EL ORDEN.- Es consolador conocer los defectos de quienes acabaron alcanzando la santidad. Alienta el saber las derrotas de los que consiguieron al fin la victoria. Los evangelistas parecen

conscientes de esta realidad y no disimulan, ni callan los defectos personales, ni los de los dems apstoles. En efecto, en ms de una ocasin nos hablan de sus pasiones y sus egosmos, de su ambicin y ansia de poder. A los que luchamos por seguir a Jesucristo sin acabar de conseguirlo, esto nos ha de estimular para continuar luchando, para no desanimarnos jams, pase lo que pase. Es cierto que uno es frgil y que est lleno de malas inclinaciones, pero el Seor es omnipotente y, adems, nos ama. Si lo seguimos intentando acabaremos por alcanzar, nosotros tambin, la gran victoria final. En esta ocasin que contemplamos, los apstoles discuten sobre quin de ellos ha de ser el primero. Era una cuestin en la que no se ponan de acuerdo. Cada uno tena su propio candidato, o soaba en secreto con ser uno de los primeros, o incluso el cabecilla de todos los dems, el primer ministro de aquel Reino maravilloso que Jess acabara por implantar con el podero de sus milagros y la fuerza de su palabra. Juan y Santiago se atrevieron a pedir, directamente y tambin a travs de su madre, los primeros puestos en ese Reino. Es evidente que la ambicin y el afn de figurar les dominaban. Como a ti y a m tantas veces nos ocurre. Pero el Maestro les hace comprender que ese no es el camino para triunfar en su Reino. Quien procede as, buscando su gloria personal y su propio provecho, ese no acertar a entrar nunca. "Jess se sent -nos dice el texto sagrado-, llam a los Doce y les dijo: Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo y el servidor de todos..." El Maestro, al sentarse segn dice el texto, quiere dar cierta solemnidad a su doctrina, ensear sin prisas algo fundamental para quienes deseen seguirle. Sobre todo para los Doce, para aquellos que tenan que hacer cabeza y dirigir a los dems. Ser el ltimo y servir con desinters y generosidad. Ese es el camino para entrar en el Reino, para ser de los primeros. All arriba se invertir el orden de aqu abajo: Los primeros sern los ltimos y stos los primeros. Los que brillaron y figuraron en el mundo, pueden quedar sepultados para siempre en las ms profundas sombras. Y quienes pasaron desapercibidos pueden lucir, siempre, radiantes de gozo, ante el trono de Dios.

6.- DNDONOS IMPORTANCIA Por Javier Leoz En aquel que sirve bien y con generosidad es donde se hace visible el Reino de Dios. En aquella persona que, sin ruido, hace bien (como afirmaba San Vicente de Paul), es donde se hace manifiesta la mano de Jess. En aquella persona que, sintindose pequea por lo que hace, es donde emerge con verdad y evidencia el evangelio en vivo. Y es que, aunque nos parezca difcil de entender, la grandeza de la vida cristiana est precisamente en eso: en multiplicarnos en pequeos detalles all donde se nos requiera. Qu bien lo expres el Papa Benedicto XVI en su reciente viaje al Lbano: En estos tiempos inestables y de violencia es urgente que los discpulos de Cristo den un testimonio autntico de su unidad para que el mundo crea en su mensaje de amor, paz y

reconciliacin". Para el Papa Benedicto XVI, la presencia de los cristianos, se ha de hacer palpable y real. Servir, aun siendo los ltimos en muchas ocasiones y an a riesgo de ser mrtires por la causa de Cristo. 1. -Tambin a nosotros, cuando llegamos del trabajo un tanto decepcionados, nos pregunta Jess. D e qu habis discutido? Y, en algunas ocasiones, reconocemos que nos duele que nuestro esfuerzo no sea reconocido o valorado. El hecho de que, otros, con mucho menos sean ms considerados. -Tambin a nosotros, cuando ejercemos ciertas responsabilidades sociales, polticas o incluso religiosas, el Seor nos cuestiona: Qu pretendes? Servir o servirte? Y, al contestar, nos damos cuenta que en algunas ocasiones utilizamos nuestra posicin con un afn de apariencia, de trepar a costa del que sea y de lo que sea. -Tambin a nosotros, cuando realizamos algunas tareas (humanas, apostlicas, caritativas, etc.) el Seor nos interpela: Y por qu lo hacis? Y, al responderle, lo podemos llegar hacer hasta ruborizados: nos gusta que nos sealen como buenos; que aplaudan nuestras pequeas proezas o simplemente, eso, el sentirnos imprescindibles o importantes. 2.- En un gran y afamado monasterio, desde hace muchos aos, se encontraba una hermana que humildemente se dedicaba a poner en orden la sacrista, resplandecientes los manteles, luminosos los candelabros, limpios los ornamentos y vasos sagrados. Aparentemente, aquella mstica, no era esencial en el desarrollo de la liturgia monacal. Un buen da, una gran cadena de televisin se acerc hasta aquel monasterio, y decidi realizar una entrevista. La Abadesa, sin pensrselo dos veces, les comunic a los periodistas: empiecen por Sor Mara. Sin ella, sin las cosas ms pequeas en las que la hermana se entrega y va muriendo, sera imposible llevar a cabo nuestro oficio divino. --As es Jess; mira con ojos agradecidos lo aparentemente o interesadamente escondido al mundo. Aplaude a todos aquellos que, ms que discutir sobre ttulos o reconocimientos, se dedican en el camino a buscar a quienes hacer felices o, simplemente, levantar el nimo. --As es Jess; observa nuestra entrega interesada y nos invita a convertirnos hacia un servicio ms ntido. Sin llevar cuentas de lo que se hace o de lo que se da. --As es Jess; alguien que desea que su Iglesia sea un espacio, no con escaleras para trepar, sino con manos e ideas prcticas para ayudar al necesitado. --As es Jess; alguien que, siendo el ms importante de los nacidos de mujer, se hace poco y nada en su intento de acercarse hasta la extenuacin- a la humanidad. Y todava nos queremos dar importancia cuando, el ms importante, se sinti feliz desgastndose sin reconocimiento alguno? 3.- QUIERO SER IMPORTANTE, SEOR!

Olvidndome de m mismo para que, otros, puedan crecer y vivir dignamente. Entregndome con generosidad y alegra sintindome agraciado por ser el ltimo. Ofrecindome, an a riesgo de ser ridiculizado, en la defensa de las causas que se dan por perdidas. QUIERO SER IMPORTANTE, SEOR! Pero como T lo fuiste: amando sin desmayo, sin tregua ni lmite aportando a este mundo un poco de fe y de esperanza sabiendo que, tu presencia, es garanta de que, lo pequeo, es esencial para entrar por las puertas del cielo. QUIERO SER IMPORTANTE, SEOR! Pero no con la medida del mundo Que aprenda, oh Jess, a invertir tiempo, sudor y esfuerzo en lo que aparentemente no produce fruto. En el campo que, por ser duro y rido, nadie quiere ofrecer sus pies ni sus manos En los rostros que, porque reclaman justicia, son desterrados y dejados de lado. QUIERO SER IMPORTANTE, SEOR! A tu estilo y con tu mano Poniendo valor donde abunde la debilidad Colocando tu Palabra donde reine la confusin Llevando tu persona donde nos sometan otros dioses Anunciando tu venida

donde otros proclamen el vaco o el absurdo. S! AS, SEOR! ASI DE IMPORTANTE YO QUIERA SER Al contrario de lo que el mundo pretende Como un nio en tus manos Como el evangelio, de da y de noche, me recuerda y me dice. Amn.

7.- JESS DE NAZARET LO TENA MUY CLARO Por ngel Gmez Escorial 1.- Es constante la enseanza de Jess al respecto de la humildad en el servicio de los dems. Ser el servidor de todos, dice el mismo en el evangelio de San Marcos que hemos escuchado hoy. El ser servidor de todos es un objetivo muy repetido por l. Y est perfectamente como queda dicho-- narrado en el evangelio que leemos hoy. Pero nosotros no somos capaces de llegar a ello. O, por lo menos, muy pocos son capaces de entregarse al resto de sus hermanos. Buscamos xito, singularidad, premios, distinciones. Como mximo, seremos comprensivos y cordiales. Y la mayora de las veces, ni eso. 2.- Es, pues, una utopa el sistema de relaciones humanas que preconiza Cristo? Sin l, si. Sin contar con su ayuda, desde luego. Jess ayuda a quienes se le acercan con gran humildad en el mismo trato ntimo con l. Y de ella surge el deseo de servir al prjimo. Pero es obvio que resulta difcil. El ejemplo del nio, indefenso y alegre, marca la pauta. El nio no est seguro de s mismo y espera el apoyo de su entorno querido formado por sus padres, por su familia. 3.- No es fcil asumir bondad y humildad en un mundo que busca la distincin, el xito; que fuerza la competencia hasta situaciones de violencia real. Y, entonces, ah con la sabidura que contiene el ordenamiento litrgico entra a colacin el duro texto de la Carta de Santiago. Hoy se nos habla de la fe sin obras y de la no ayuda a los hermanos ms desfavorecidos. Pero incluso, en ese texto, se habla de asesinatos por pura ambicin, como modo de explotacin al obrero. No es el camino. Cristo nos habla de paz, de amor, de mansedumbre. Ciertamente, de eso hay poco es nuestro entorno. Pero, no es ese el camino del Reino de Dios? No es nuestra obligacin hacer lo posible por pacificar nuestras conciencias y nuestro ambiente? En el fondo de nuestros corazones anhelamos la paz, pero hacemos poco por instaurarla. Nuestra revolucin reside en cambiar el mundo pacficamente para llenarlo de amor y de oracin. 4.- Nos gustara cambiar el mundo as, en medio de la paz, del amor, de la plegaria a Dios, de la justicia y del buen reparto de todo lo que merece la pena. La primitiva Iglesia, tal como nos cuenta el libro de los Hechos de los Apstoles, tena todo en comn. Hoy, todava, algunas rdenes religiosas siguen ese camino de que todo sea para todos, y nada

para uno solo. Es una gran conducta pero, lo aceptara mucha gente?, o sera un camino de difcil, tanto, tanto, como para que se pudiera hacer causa de enfrentamientos o generador de violencia? La primera lectura, del Libro de la Sabidura, da una respuesta terrible. Se pretende acechar al justo, a ese que tiene un proceder muy distinto al de una mayora. Sin duda, el texto de hoy del Libro de la Sabidura tiene resonancias mesinicas y nos narra el sacrificio de Jess. Y as fue. Parece, no obstante, que el mundo apenas ha cambiado y que el justo es perseguido hasta la muerte. Es la soberbia y la avaricia de muchos lo que lleva a producir persecuciones y muertes. Ojal todo el mundo tuviera en cuenta el mensaje de Jess: hay que ser el ltimo para llegar a ser primero en el Reino de Dios. Soltemos amarras del poder, del dinero, del falso prestigio y pongamos a prueba nuestra soberbia con una completa humillacin. Es difcil, lo es. Pero nunca como ahora, con tantos problemas en nuestro alrededor hemos de cambiar y hemos de ser servidores de todos, sobre todo de los ms pobres No hay otro camino. Jess de Nazaret lo tena muy claro.

LA HOMILA MS JOVEN

COMPARTIR Por Pedrojos Ynaraja 1.- No me importa ser reiterativo y recordar ahora dos aspectos a los que me he referido en otras ocasiones. Omos muchas veces que nosotros los catlicos, somos religin del libro. Se nos incorpora en este aspecto a judos, musulmanes y a ciertas comunidades cristianas, que estos s son fieles a unos textos determinados, en su sentido literal, ms que a su contenido o mensaje. Nadie puede dudar de mi aprecio y fidelidad a la Biblia. Reno cerca de 600 ejemplares en muy diversa lenguas. Ahora bien, lo que ms me importa es conocer lo que implica la narracin, lo que explcita e implcitamente se me revela. Me importa un bledo que en el libro de Tobas se diga que el perro que sali a recibir al protagonista, mova la cola de contento. S que es un simple adorno incorporado a una bellsima narracin. Otras comunidades de creyentes, considerarn que todos y cada uno de los prrafos de su libro, han sido dictados y transcritos con total rigor. El otro aspecto, lo repito con frecuencia, es presentarnos a Jess como un andarn hablador, que siempre se mueve con prisa. Estoy pensando en secuencias cinematogrfico de filmes muy vistos y de prestigio. Ni nos han recogido los textos evanglicos todo lo que dijo Jess, el mismo Juan lo asegura implcitamente, ni sus palabras transcritas en la Biblia, son su nica enseanza (Jn 21,25). 2.- Leemos en el fragmento evanglico de la misa de hoy que Jess vuelve a casa y que no escoge para hacerlo el camino ms corto. Da un rodeo, circunstancia que le permite compartir instrucciones, comentar acontecimientos que ocurran aquellos das, o hablar de cosas tan simples como los cambios atmosfricos, las flores, arbustos y frutales que iran encontrando.

Tal actitud, le haca a los ojos de sus discpulos, ms humano, facilitaba la comunicacin sincera, entenderse con facilidad y que se estrechara la amistad. Os he escrito as, mis queridos jvenes lectores, porque parece que hoy en da es suficiente el reunirse para escuchar lecciones o charlas, a lo que se aaden canciones guitarreadas. Sin olvidarse de que es preciso sealar qu da toca volverse a reunir, para determinar importantes preacuerdos. Entre gente joven y tambin entre adultos, ocurre con frecuencia, que de no ser las frases del tenor que sealaba, se tratar de intercambiar temas triviales, de habla sin parar ni escucharse, todos a la vez, junto a otros que tambin charlan de temas superficiales sin tampoco orse. 3.- Adase a lo dicho, que si uno pretende compartir y se ha citado con un amigo en algn lugar determinado de una ciudad, si llega en coche y aparca, saludarse, hablar, intercambiar experiencias, preguntar para aprender, etc. esta experiencia suponen ir aumentando la numeracin del parqumetro. Cultivar la amistad, discutir un tema, compartir emociones, visitar a un enfermo, tiene un precio que cada vez es ms elevado. Me entenderis mejor si os digo que un da me traslad a una gran poblacin a visitar y asistir espiritualmente a dos amigos enfermos, por esta obra de misericordia, me toc abonar 20 en concepto de estacionamiento. La vida en una capital, en este y otros aspectos, es inhumana. En la poca de Jess no existan estos problemas, pero nos seala el fragmento del evangelio del presente domingo, que las aglomeraciones populares dificultaban la convivencia, de aqu que en esta ocasin se desplacen por el campo. Sabremos aprender del Maestro escogiendo senderos, parques silenciosos o riveras solitarias, cuando se trate de encontrarnos seriamente? 4.- Jess hablaba, y otras veces escuchaba sin ser notado. Respetaba los cuchicheos, pero se interesaba por su contenido. En este caso l hablaba e instrua de lo que pronto iba a pasarle, es decir, de su pasin y ejecucin, ellos discutan de otras cosas. Cuando llegan a casa les pregunta de qu hablaban y ellos avergonzados no se atreven a contarle de lo que haban discutido. El Seor lo sabe, de aqu que se dirija a ellos con radical lenguaje, pero sin fanatismo. Quiere que sepan la paradoja que implica su doctrina: quien quiera ser el primero, que escoja ser el ltimo. Quien quiera ser considerado importante en el Reino de los Cielos, que sea el servidor de los dems. a quien se le ocurre esto? 5.- Aade ms: el que desee codearse con gente importante, que se acerque y acoja a un nio. Quien vea en l al Seor, su gesto tendr mucho ms valor, que el autgrafo de futbolero o el roquero de ms fama. En el fondo, si no miramos las cosas con superficialidad, la Fe cristiana tiene un atractivo componente enigmtico, de tal manera que puede uno escoger la profesin ms vulgar que le permita vivir modestamente para poder adentrarse por los senderos de la vocacin cristiana y por ellos encontrar la mayor satisfaccin que uno pueda imaginarse. Quines de vosotros, mis queridos jvenes lectores, se atrever a moverse por esta fascinante aventura cristiana? Y que conste que su eleccin, adems de permitirle sentirse realizado ser til a

muchos otros congneres suyos. Porque quien escoge ser cristiano de verdad, adems de sentirse satisfactoriamente feliz, har felices a los dems. REFLEXIONES 1. -TODA LA VIDA VIVIDA COMO SERVICIO Los criterios de actuacin, las "virtudes" que el evangelio de hoy nos propone, son el servicio y la acogida. Y el problema es que son palabras muy sabidas y que, por ello, se pueden convertir en muy superficiales. Sera til hacerse consciente del inmenso contraste que se da en la escena evanglica. Jess, como el domingo anterior, ha hablado a sus discpulos del sentido de su misin, y de la dramtica culminacin que tendr cuando morir en la cruz: la primera lectura de hoy ayuda a captar ms profundamente este dramatismo. El domingo pasado, el anuncio de que la promesa de vida nueva del Mesas se realizara a travs del fracaso de la cruz haba suscitado la reaccin contraria de Pedro. Hoy, la reaccin es mucho ms lamentable y entristecedora: los discpulos ni siquiera han escuchado, sus preocupaciones se dirigan hacia el xito personal, exactamente lo contrario de lo que Jess intentaba explicarles. Y Jess, pues, debe volver a explicar y a insistir en el estilo que l propone: se trata de querer vivir toda la vida como servicio; y se trata de saberlo reconocer a l no en los grandes y prestigiosos, sino en los humildes y dbiles. -ALGUNAS CONCRECIONES POSIBLES 1. El camino es la cruz. Hay que notar que se repite el tema del domingo pasado, y decir que eso nos hace caer en la cuenta de que un cristiano no puede hacer como si la entrega de Jess hasta la muerte por amor fuera nicamente un hecho a recordar. La cruz de Jess es el nico camino para el cristiano, la nica manera de llegar a la vida. La primera lectura nos recuerda, adems, que la cruz es vejacin, burla, tortura, fracaso. Por eso, sera bueno invitar al agradecimiento por el amor que Jess ha mostrado con su entrega, afirmar nuestra fe en que de la cruz de Jess brota vida inagotable, y reafirmar el convencimiento de que el camino de Jess tiene que ser tambin nuestro camino. 2. Un estilo de vida. La propuesta de Jess es un estilo que abraza toda la vida: por poner un ejemplo muy evidente, no seguira en absoluto a Jess quien en su casa pegara a la esposa y en cambio fuera muy solcito en ayudar a las ancianas a cruzar la calle: y ocurre que esta manera de actuar, que parece caricaturesca, se da, lamentablemente, ms de lo que parece. Sera conveniente que ayudramos a concretar todo eso segn las diversas circunstancias: en el trabajo, revisar si lo que uno

pretende es nicamente escalar o si en cambio es capaz de ser solidario con los problemas aunque ello le comporte perjuicios; en casa, revisar si uno refunfua siempre, o si siempre quiere tener razn, o bien si es capaz de reprimirse y ceder para una mejor convivencia; en el tiempo libre, revisar si uno nicamente busca la tele o cualquier otra evasin, o bien si es capaz de dedicar tiempo a la familia y a labores sociales del tipo que sean; cuando uno tiene dinero y poder, revisar si est convencido de que los menos afortunados tienen tanto derecho como l a vivir bien. Y as sucesivamente. J. LLIGADAS MISA DOMINICAL 1991, 13

2. CR/COMPROMISO "El hombre es invitado a compartir los sufrimientos de Dios a manos del mundo ateo. El hombre debe zambullirse en la vida del mundo incrdulo, pero sin pretender paliar su incredulidad con una apariencia religiosa y sin intentar transfigurarla... Ser cristiano no significa ser religioso de una manera especial, o cultivar una forma concreta de ascetismo. Ser cristiano significa ser hombre. Lo que convierte al cristiano en cristiano, no es un acto religioso particular, sino la participacin en el sufrimiento de Dios en la vida del mundo... Jess no nos invita a una nueva religin: Jess nos invita a la vida. Qu es esta vida y esta participacin en la impotencia de Dios en el mundo?... Volveremos a hablar de ello otra vez". DIETRICH BONHOEFFER _____________ (Pero para el escritor de estas lneas no hubo "otra vez". La Gestapo entr en su celda y se lo llev. As, en lugar de hablar sobre la participacin en el sufrimiento de Dios en el mundo, l mismo participaba efectivamente).

3. AUTORIDAD/PODER Sorprendente pero inexorablemente, el anlisis del fenmeno de la autoridad ha desembocado en el estudio del poder. Pero autoridad y poder no son lo mismo. Ya Max-Weber distingua con claridad entre el poder, o probabilidad que tiene uno de imponer su voluntad a los otros, y la autoridad, o probabilidad de que la voluntad de uno sea aceptada por otros.

Para tener "poder", basta con que uno pueda imponer a otro sus decisiones, aunque sea recurriendo a medios injustos (opresin, represin, tortura, amenazas, ejecucin). Para tener autoridad, uno tiene que contar con la aceptacin de los otros. El poder puede recibirse desde arriba; la autoridad slo puede obtenerse desde abajo. El poder puede entregarse a dedo; la autoridad, slo por eleccin de la base. El poder puede ejercerse despticamente; la autoridad slo puede ejercerse como servicio. Ahora bien, el servicio de la autoridad no es mandar, sino servir. Es decir, la funcin social de la autoridad, la que hace su ejercicio legtimo y razonable, no es la de mandar y funcionar como poder, imponiendo sus intereses, criterios y decisiones a los dems, sino la de servir a todos, haciendo posible que todos puedan jugar sus propios intereses y sus propias decisiones. Para los cristianos est ms que claro que la autoridad no puede ejercerse legtimamente como poder, sino como servicio. Y tambin est clarsimo que las celebradas "dotes de mando" son precisamente los vicios fundamentales que incapacitan para el ejercicio de la autoridad; pues no son aptos para el ejercicio de la autoridad los que sirven para mandar, sino los que estn capacitados y tienen voluntad firme de servir. La autoridad, as entendida, es un autntico servicio a la comunidad y puede ser conferida a una persona responsable; pero el poder no puede enajenarse en manos de nadie, sino que debe fragmentarse de tal modo entre los que mandan, que el pueblo nunca pierda el poder. Es su ruina. EUCARISTA 1976, 52

OMENTARIOS AL EVANGELIO Marcos 9, 29-36 Paralelos: Mt 17, 22-23 3-1. Por segunda vez, Jess revela a sus discpulos su muy prxima pasin (v. 31). Al mismo tiempo, abandona deliberadamente la predicacin a las muchedumbres (v. 30), decididamente incapaces de comprenderle, para dedicarse exclusivamente a la formacin definitiva de discpulos. a) Pero los apstoles apenas si comprenden algo ms que la muchedumbre. Por qu habra de ser necesario que el Mesas se sometiera al sufrimiento para obtener la realeza? En algunos versculos anteriores a estos (Mc 9, 9-13), Marcos se hace eco de una de las discusiones entre los apstoles: Elas debe encargarse de todos los preparativos para que el Mesas no tenga ms que subir al trono. Por qu, entonces, un Mesas abocado al sufrimiento? La incredulidad de los apstoles tena, sin embargo, un medio para salir de tal situacin: la Escritura poda revelarles cmo la pasin estaba sugerida por una serie de antecedentes. Parece que Mt 18, 1-5 Lc 9, 43-48

las predicciones, por Cristo, de su pasin estn tan fuertemente impregnadas de referencias al Antiguo Testamento que se pueden descubrir en l los textos a los que Jess ha podido hacer alusin. El verbo "ser entregado" (v. 31) est tomado de Is 53, 6 y 53, 12 y supone toda la doctrina del Siervo sufriente. La expresin "en manos de los hombres" (v. 31) proviene de Jer 33, 24 (o 26, 24) y de este modo asocia a Cristo al primer gran profeta perseguido. La expresin "sufrir mucho" (v. 31) remonta, probablemente, a Is 53, 4 y 11, segn un targum arameo (abrumar) y nos remite de nuevo a la imagen del Siervo sufriente. "Ser arrojado" (v. 31) recuerda la suerte de la piedra arrojada por los constructores Sal 117/118, 22 (cf. Act 4, 11; Mc 12, 10). Los apstoles posean un equipo escriturario bastante importante que, al menos, les haca posible comprender los acontecimientos que iban a desarrollarse. b) El segundo tema de discusiones entre los apstoles nace de la inminencia del Reino: estos comienzan a preocuparse por el lugar que puedan ocupar en el futuro Reino como ministros o consejeros del Mesas (v. 34; cf. Mc 10, 35-40). Jess aprovecha esta discusin para poner de manifiesto las condiciones de ingreso en el Reino: no solo habr de pasar por el sufrimiento el Mesas para entrar en el Reino, sino que tambin los suyos a su vez, debern presentarse en l como siervos (v. 35) y como pobres (v. 36; el nio estaba considerado en aquella poca como un ser insignificante, y la palabra aramea para designarlo era la misma que para designar al siervo). c) No creemos, sin embargo, que las palabras clave establezcan solo un discurso artificial. De hecho, un denominador comn rene las parbolas de Jess en torno a las condiciones de acceso y de vida en el Reino. Para entrar en el Reino es preciso estar disponible como un nio, es decir, ser sencillo (v. 36) y no pretender los primeros puestos (vv. 33-35). Dentro del Reino es preciso hacerse el siervo de todos (v. 35) y ofrecer su amor a los ms insignificantes (v. 37, en el que es preciso tener en cuenta que en Israel el nio no es objeto de ninguna consideracin). Esta caridad revestir un carcter especial entre los responsables de la comunidad, que procurarn no escandalizar a los pequeos, es decir, a los cristianos medio ignorantes de la casustica y de la doctrina (v. 42) y cuya fe podra bambolearse por teoras excesivamente avanzadas (cf. Rom 14, 1-15, 8). d) Es posible que Jess haya bendecido a los nios, porque estos seres actualmente desdeados sern algn da los beneficiarios del Reino venido entre tanto. Haremos aqu una indicacin precisa sobre las condiciones a satisfacer para entrar en la ciudad futura: aceptar ser hoy tan simples como los nios, estar disponibles para el porvenir y estar poco embarazados por los sistemas y las teoras. Cristo ha querido reducir la tica del Reino a comportamientos infantiles. Apunta a una sociedad que respete al pequeo y tenga en cuenta sus reacciones, pero sobre todo desea que sus discpulos se parezcan a los nios en la aceptacin de la dependencia de los otros: el hombre, y el cristiano, "a fortiori", no puede aspirar a salvarse solo.

Finalmente, el discpulo ser objeto de menosprecio como un ser dbil e insignificante -al igual que un nio en la sociedad juda-. Deber tener en cuenta que este menosprecio constituye, para l, la manera de seguir a Jess en la subida a Jerusaln (Mc 9, 29-32). MAERTENS-FRISQUE NUEVA GUIA DE LA ASAMBLEA CRISTIANA VII MAROVA MADRID 1969.Pg. 92

2. Texto. La traduccin litrgica ha suprimido el v. 30. Partieron de all y caminaban por Galilea. El no quera que nadie lo supiera. El v. 31 es la motivacin-explicacin de ese paso desapercibido por Galilea. Partiendo de la zona ms septentrional juda iniciamos de la mano de Marcos la andadura hacia Jerusaln, hacia la muerte y la vida. El resumen es muy parecido al del domingo pasado. La variacin ms notable es el cambio de senadores, sumos sacerdotes y letrados por hombres en general. Una vez ms Marcos retoma uno de sus temas favoritos: la falta de comprensin de los discpulos. Esta falta de comprensin es tambin el punto de arranque de la escena siguiente, reducida al slo grupo de co-caminantes con Jess hacia Jerusaln. A estas alturas de su obra Marcos est exclusivamente interesado en la relacin maestrodiscpulos. Por eso la situacin esbozada es tpica de una sesin de enseanza al estilo judo, con el maestro sentado en el suelo y los alumnos a su alrededor. El tema escogido tiene su origen en una conversacin concreta de los discpulos durante el camino hacia Jerusaln. Una conversacin sobre rango, sobre mayor y menor, ms importante y menos. Marcos no concreta ms: le basta el problema de fondo. Lo que s concreta es la diferenciacin entre discpulos y los doce, como ya lo ha hecho en 4, 10. Marcos explicita que se trata de una enseanza a los doce. La enseanza es terica y prctica. La teora es muy breve, formulada por medio de lo que los especialistas denominan "logion": enunciado breve en forma de mxima o aforismo. El que quiera ser el primero, que sea el ltimo; el que quiera ser el primero de todos, que sea el servidor de todos. Se trata de un enunciado por contraste, en que el segundo miembro niega al primero: ltimo y servidor niegan a primero. La enseanza prctica es la plstica de la imagen de un nio. Es intil que nos preguntemos de dnde sale ese nio. El inters de Marcos es doctrinal y la escena la monta en razn de la doctrina. El nio, a su vez, es una metfora. Funciona como smbolo de pequeo, de menor, de alguien sin rango. No pega el hablar aqu del nio como smbolo de inocencia o de simplicidad. Las palabras finales de Jess, es decir. el v. 37, son la explicacin de la metfora. Expresan la

actitud cristiana ante los poco importantes o poco considerados. El esquema subyacente es el derecho judo del emisario, segn el cual el enviado est en el lugar de aqul que lo enva. Los poco importantes estn vistos como enviados de Jess y, en ltima instancia, de Dios. Recibir en mi nombre significa recibir a los pequeos por su pertenencia a Jess. Comentario. Marcos nos vuelve a recordar hoy que no se puede hablar de Jess, si no se parte de la consideracin de sus tribulaciones, su muerte y su resurreccin. Cualquier aspecto de su persona, incluida su divinidad, est supeditado a estos hechos. No es fcil aceptar y asumir esto, habida cuenta de que no encaja con los modos y maneras habituales de concebir los humanos a Dios. El cambio de senadores, sumos sacerdotes y letrados por hombres en general quiere probablemente significar que los malos tratos a Jess no son atribuibles a los judos en cuanto judos, sino en cuanto a humanos. A Jess se le hubiera tratado igual de haber nacido y vivido en otras partes. Ser discpulo de Jess es seguirle en su camino hacia Jerusaln, contando con que la comprensin de Jess no se adquiere de una vez por todas, sino que deber ir ampliando y madurando siempre. La diferencia bsica, escribe un autor judo actual, entre los discpulos de Jess y los de los rabinos es que aquellos se unen a Jess fundamentalmente para seguirle, mientras que stos se unen al rabino para aprender. Ser grande, ser importante, tener rango: indmita aspiracin humana. Desde Jerusaln, desde el Cristo muerto y resucitado, esta aspiracin recibe un tratamiento radical. Es grande el que es pequeo; tiene rango el que hace algo por los dems. Cristianamente hablando no hay importantes, slo hay iguales. No es una cuestin de humildad, sino sencillamente de equiparacin. El fallo puede provenir tanto de la importancia como del paternalismo. ALBERTO BENITO DABAR 1988, 48

3. Por segunda vez anuncia Jess a sus discpulos su pasin, muerte y resurreccin al tercer da; pero en esta ocasin aade las siguientes palabras: "El Hijo del Hombre va a ser entregado en manos de los hombres". En el A.T. se contrapone esta expresin a la de "caer en manos de Dios, cuya misericordia es grande" (Sam 24, 41; Eclo 2, 18).

Hasta qu punto sea terrible caer en las manos del hombre, y no en las manos de Dios, se ver en la pasin de Jess. Cuando los hombres hayan hecho su obra y todo haya sido consumado, Jess encomendar su espritu en las manos del Padre, y el Padre lo resucitar. Los discpulos no alcanzan a comprender que su maestro, a quien reconocen como Mesas, tenga que sufrir tantas afrentas y hasta la misma muerte de cruz. Tampoco entienden nada sobre la resurreccin al tercer da. Sin embargo, el miedo que les da preguntar demuestra que en realidad no entienden porque no quieren entender. Los discpulos no pueden aceptar el tremendo programa que les ha revelado su maestro. Por eso prefieren mantener la boca cerrada mientras su corazn se va llenando de tristeza (Mt 17, 23). Un grupo de rezagados comienza a discutir, a espaldas de Jess, sobre rangos y procedencias entre los discpulos. Jess no se da por enterado y les deja que se despachen a su gusto. Pero tan pronto han llegado a Cafarnan, posiblemente ya sentado en casa de Pedro, les pregunta qu haban discutido en el camino. Avergonzados por su conducta y sabiendo que no podan agradar a su Maestro, callan. Los discpulos no responden ahora por las mismas razones que antes no se atrevieron a preguntar al Maestro sobre lo que les haba dicho de su pasin. La vergenza de los discpulos se explica perfectamente ante Jess, que tiene preocupaciones mucho ms profundas y slo piensa en servir a los dems. Jess ensea que el mayor honor es el mayor servicio, que el primero es el que se humilla para servir a todos. Durante la ltima cena Jess lavar los pies a sus discpulos y les servir colocndose en ltimo lugar. Cuando al da siguiente sea alzado en la cruz, los discpulos comprendern el significado de las palabras de Jess. El ltimo ser entonces el primero; el que muere por todos ser el Seor de todos. Es menester servir a todos, pero en especial a los ms humildes y pequeos. El que sirve a los ms pobres y humildes como a este nio, sirve a Jess y al Padre que lo enva. La actitud de Jess frente a los nios ha sido frecuentemente mal interpretada. No es que a Jess le "gustaran" los nios o que los quisiera de un modo especial por su candor o su pureza de corazn. Un nio es para Jess ni ms ni menos que un pobre, alguien que no es habitualmente considerado por los dems y que ocupa el ltimo lugar de la casa. Por eso Jess lo toma como smbolo de todos aquellos que son sus preferidos y a quienes tenemos que servir si queremos ser los primeros en el Reino. EUCARISTA 1982, 44

4. /Mc/09/30-48 Jess anuncia por segunda vez la pasin. Como en las dos predicciones anteriores (Mc 8,31-33; 10,31-34), tambin en sta hay que distinguir tres momentos: el anuncio, la incomprensin por parte de los

discpulos, su adoctrinamiento en la ciencia de la cruz. Anuncio. Lo resume una afirmacin fundamental, muy expresiva en el lenguaje bblico: El Hijo del hombre ser entregado en manos de los hombres. El pasivo impersonal ser entregado corresponde al modismo hebraizante que algunos llaman pasivo teolgico: insinuara que es Dios mismo el que ha tomado la iniciativa de entregarlo. Jess entregado a la muerte redentora, don supremo de Dios a los hombres (Jn 3,16; Rom 8,32). El cliz de la pasin, voluntad del Padre (= plegaria de Getseman). El "Hijo de hombre" glorioso segn Daniel (c. 7) se identifica con el Servidor de Yahv humillado y entregado a la muerte, de que habla Isaas (cc. 52-53). Incomprensin. Los discpulos no entienden nada y comienzan a discutir quin es el mayor... El evangelista lo recuerda, aludiendo quiz a problemas semejantes que perduran en la Iglesia. Contraste radical entre el pensamiento de Cristo y los egostas sentimientos humanos (cf. Flp 2,1-8). Adoctrinamiento. Sigue una coleccin de diversos dichos del Seor, que el evangelista encadena artificiosamente. Marca las lneas fundamentales de la espiritualidad que se debe respirar en la Iglesia. Idea-maestra: Si alguno quiere ser el primero que sea el ltimo de todos. Es decir: "el servidor de todos" (v 35). Signo pedaggico: al estilo de los profetas, que hablaban con gestos, el Maestro pone un nio en medio de ellos. Leccin viva de pequeez. De humillacin connatural. De infancia evanglica. A continuacin, en torno siempre a la presencia del nio, va desgranando reflexiones, consejos y mandamientos: acoger a los pequeos, ser abierto y comprensivo con los dems, no escandalizar a los dbiles y saberse dbil ante el escndalo... Si continusemos la lectura hasta el final de esta cadena de sentencias, encontraramos el consejo-clave de la conversacin entera: Convivid en paz unos con otros (50). La paz florecer en las comunidades cristianas si los discpulos hacen suyo el espritu evanglico de humildad y sencillez. I. GOMA LA BIBLIA DIA A DIA Comentario exegtico a las lecturas de la Liturgia de las Horas Ediciones CRISTIANDAD.MADRID-1981.Pg. 895 s.

5. El Hijo del hombre va a ser entregado. Quien quiera ser el primero, que sea el servidor de todos En la seccin 8,27-10,52, que presentbamos el pasado domingo, hoy encontramos el segundo anuncio de la pasin. Cada uno de los tres anuncios va seguido de una enseanza particular a los discpulos que pretende romper malentendidos.

"No quera que nadie se enterase". Jess, llegado a este punto, considera que su misin pblica ha acabado. Ha dicho y ha hecho ya todo lo que pretenda. Lo importante es que ahora la gente, y ms todava sus discpulos, asimilen su enseanza y la traduzcan a sus vidas. La realidad con la que Jess se ha de enfrentar es dura: sus discpulos no le entienden. Empieza a gustar el fracaso del evangelizador, que llegar a su culmen en la cruz, a la que acaba de aludir. Prueba de esto es la preocupacin por ser el ms importante. Preocupacin ya entonces de moda entre los crculos de los fariseos: el protocolo a observar en las sinagogas, en los banquetes fraternos del movimiento, en las reuniones... Jess rompe esquemas y protocolos. La figura bblica del nio no es smbolo de ternura e inocencia, sino de marginacin e indefensin. Los nios eran entonces pequeos esclavos de los adultos, sobre todo entre las clases populares. Acoger a uno de ellos es acoger al mismo Cristo. JORDI LATORRE MISA DOMINICAL 2000, 12, 16

6./Mt/18/01-10 (paralelo): INFANCIA-ESPIRITUAL

NIO

A la pregunta nica de los discpulos ("Quin es el mayor en el reino de los cielos?") Jess da una respuesta triple. Con ello se ampla considerablemente la perspectiva. Helas aqu: si no os hiciereis como nios no entraris al reino de los cielos; el que se hace pequeo como un nio ser el mayor en el reino de los cielos; el que acoge aunque slo sea a uno de estos nios en mi nombre, a mi me acoge. Cada respuesta ha de ser examinada aparte, y es importante poner de relieve los mltiples significados que asume sucesivamente la palabra nio (o pequeo). Jess llama a s a un nio y lo coloca en medio de los discpulos; en un gesto plstico, ilustrativo, como solan hacerlo los antiguos profetas, y aqu nio significa justamente un nio. Pero qu significa la expresin siguiente "hacerse como los nios" (v.2)? Es importante responder exactamente, aunque no es fcil, porque la invitacin de Jess es particularmente solemne ("En verdad os digo..."), y pone una condicin indispensable para la salvacin ("no entraris en el reino de los cielos"). Inmendiatamente hay un aspecto claro: la semejanza del nio, que el discpulo debe apropiarse, no es una cualidad espontnea, sino que nicamente es posible en la conversin; o sea, forma parte de aquel cambio radical de la persona (mentalidad y comportamiento) que es precisamente la conversin evanglica. Pero la pregunta queda en pie: En qu sentido debe el discpulo asemejarse al nio? Probablemente el contexto originario de la invitacin de Jess se encuentra en la escena de los nios que le salen al encuentro (/Mt/19/13-15; /Mc/10/13-16; /Lc/18/15-17). Jess se sorprende al ver el abandono y la confianza de los nios; lo

aceptan sin miedo y sin clculos; sin demasiados porqus; al contrario que los adultos, constantemente vacilantes, complicados en continua bsqueda de excusas y justificaciones. Para entrar en el reino hay que ser as: disponibles, confiados, simples; hay que abandonarse a la fe con sencillez de nio. -El Nio Y La Necesidad La segunda palabra de Jess ("El mayor es el que se hace pequeo") corresponde perfectamente a la pregunta de los discpulos e introduce una nueva perspectiva. Aqu el pequeo no es ya el smbolo de la disponibilidad y de la sencillez, sino el smbolo de quien carece de grandeza, de quien no cuenta, de quien sirve. Pequeo es quien es pobre, sin peso, olvidado, no tenido en consideracin. El primer puesto en la comunidad y en el amor de Cristo es para stos. Hay una doble invitacin. Primero: vosotros discpulos (y esto vale ante todo para la autoridad), poned a los pequeos en el primer puesto de vuestra consideracin. Segundo: si queris contar en el reino de Dios, haceos pequeos, o sea, poneos en actitud de servicio. Aqu la pequeez no es ya una situacin de hecho, sino una dimensin espiritual, que se traduce concretamente en la actitud del servicio. La tercera palabra de Jess ("El que recibe a un nio, a m me recibe") trae a la memoria la parbola del juicio (Mt/25/31-46) y el final de discurso misionero (Mt/10/42). As el nio asume una vez ms un sentido nuevo; no es el nio en sentido propio, ni el smbolo de la disponibilidad, ni el que no cuenta, ni el que sirve; es ms exactamente el necesitado. Es el sediento, el hambriento, el desnudo, el prisionero, el marginado (Mt 25). Y es tambin el discpulo o el misionero que llama a la puerta de casa para sentarse un instante (Mt 10,42). -El Escndalo De Los Pequeos El discurso sigue desarrollando todava el tema del pequeo e introduciendo un nuevo motivo: el escndalo (vv. 6-10). En el lenguaje bblico, el escndalo se sita en el plano de la fe, ms que en el plano de la moral. Escndalo es todo lo que pone a prueba la fe y la desorienta. Jess condena con violencia a los que escandalizan a los "pequeos" que creen en l. Pequeos no son los nios, sino los fieles simples, incapaces de soportar las novedades y los atrevimientos de los "maduros"; su fe es frgil, quizs inmadura, escandalizable; tambin stos entran en el numero de los pequeos que tienen derecho al primer puesto en la comunidad. La comunidad debe crear un ambiente que facilite su crecimiento en la fe; no debe constituir un obstculo que obligue a los dbiles a sucumbir. Este me parece que es el sentido de la otra afirmacin: "Guardaos de despreciar a uno solo de estos pequeos". Quizs "despreciar" no sea la traduccin mejor (es demasiado fuerte), sino "descuidar". La comunidad no puede obrar como si no existieran estos pequeos; no puede hacer reformas sin tener en cuenta las repercusiones de las mismas en la fe de los pequeos. Mas, por desgracia, la comunidad (ya la de Mateo) se siente tentada a menudo a lo contrario; por tanto, ellos no cuentan, no tienen peso; el futuro est en otras manos...

Pero no es as en la estimacin de Dios: "Sus ngeles en el cielo ven el rostro de mi Padre que est en los cielos". BRUNO MAGGIONI EL RELATO DE MATEO EDIC. PAULINAS/MADRID 1982.Pg. 187

LA SABIDURA DE ESTE MUNDO NO SIRVE Domingo tras domingo vamos escuchando la Palabra de Dios, que es la mejor escuela de sabidura y que va contrarrestando la mentalidad que el mundo nos quiere inculcar. En la carta de Santiago se nota bien esta contraposicin. Para l, si vivimos segn la mentalidad de este mundo, no podemos escapar de la espiral de las ambiciones y conflictos y codicias. En su tiempo y ahora, el egosmo parece ser la consigna de los que slo se guan por miras terrenas. Y eso nos acarrea "envidias y peleas, desorden y toda clase de males". Mientras que si seguimos "la sabidura que viene de arriba", cambiarn nuestros criterios, porque es "amante de la paz, comprensiva, dcil, llena de misericordia y buenas obras, constante, sincera". Nos va bien acudir en cada Eucarista a la escuela de Cristo, para ir asimilando, en teora y en prctica, el estilo de vida que l nos ensea a sus seguidores. DE NUEVO LA PASIN Y LA MUERTE Tenemos un caso concreto de este conflicto de criterios en la escena del evangelio. Jess tiene una idea del mesianismo, o sea, de la misin que le corresponde cumplir a l y a los suyos para la salvacin del mundo. Mientras que sus discpulos, todava nada maduros en su fe y en su seguimiento de Cristo, estn muy lejos de haber comprendido y asimilado esta mentalidad. Ya el domingo pasado lo veamos. Cuando Jess les anunci por primera vez su muerte y resurreccin, Pedro se atrevi a "reir" al Maestro por esta visin que a l le pareca indigna del Mesas. Lo que le vali una dura reprimenda de Jess. Hoy repite Jess el anuncio: "El Hijo del hombre va a ser entregado y lo matarn y despus de muerto, a los tres das resucitar". Ese es, para Jess, el estilo para salvar al mundo: no viene en plan guerrero o triunfador, sino como un Siervo que entrega su vida por los dems. Esta vez, la pgina del evangelio viene preparada por la del libro de la Sabidura, en que aparece cmo "el justo", "el hijo de Dios", estorba a "los malos". La presencia de una persona buena da, por una parte, testimonio a los dems y les puede edificar y animar a practicar el bien. Pero, por otra, puede resultar una denuncia callada del estilo de vida que llevan otros: por ejemplo,

materialista, despreocupada por las cosas del espritu, superficial, injusta, egosta. La escena se repite: al "justo" del Antiguo Testamento le quieren hacer callar y lo eliminarn si pueden. Estorba. Como estorban todos los que han alzado su voz proftica a lo largo de la historia denunciando injusticias o tiranas. A Jess, el justo del Nuevo Testamento, tambin le van a llevar a la cruz, porque predica y da testimonio de un gnero de vida que choca con los cnones de la poca. A quin se le ocurre decir que "quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos"? Es un criterio que este mundo ciertamente no nos predica y que no cabe en la mente de muchos. NO QUEREMOS ENTENDER LO DE SER SERVIDORES DE LOS DEMS Parece como si el evangelista Marcos nos quisiera mostrar qu lentos eran los apstoles para entender lo que Jess les quera comunicar. Despus del anuncio de Jess, cuenta un episodio en el que muestran una actitud totalmente contraria a lo que les est diciendo el Maestro y en la que quedan bastante malparados los seguidores de Jess: "Por el camino haban discutido quin era el ms importante". Los apstoles -y nosotros, tantas veces- se dejan guiar aqu segn la mentalidad humana. Este es el criterio del mundo: ser ms que los dems, ser los primeros, ocupar los mejores puestos, "salir en la foto", prosperar nosotros, y despreocuparnos de los dems. Y eso puede pasar en la poltica y en la vida social y en la familia y en la comunidad eclesial. Mientras que Jess nos ensea que debemos ser los ltimos, disponibles, preocupados ms de los dems que de nosotros mismos, servidores y no dueos. No es extrao que los oyentes de Jess -de entonces y de ahora- no entiendan y les "d miedo" or estas cosas. A todos nos sirve la leccin plstica de Jess, cuando llam a un nio y lo puso en medio de ellos y dijo que el que acoge a un nio que en la sociedad de entonces era tenido en nada y que no podr devolver los favores- acoge al mismo Jess. Se nos invita a ser generosos, altruistas, dispuestos a hacer favores sin pasar factura. O sea, a seguir el ejemplo de Jess, que "no ha venido a ser servido sino a servir", que ayuda a todos y no pide nada, y que al final entrega su propia vida por la vida de los dems. Cada vez que comulgamos en la Eucarista, comemos "el Cuerpo entregado por" y "la Sangre derramada por": vamos asimilando esta leccin insistente de Jess de la entrega por los dems? J. ALDAZBAL MISA DOMINICAL 2000 12 14 22 HOMILAS MS PARA EL DOMINGO XXV (1-8)

1.

La escena evanglica que acabamos de leer presenta dos partes: una primera en la que los apstoles manifiestan no entender a Jess, y otra en la que Jess indica a los suyos que, quien quiera ser el primero, tiene que hacerse el ltimo. Nuevamente nos encontramos la cuestin de la fe; o, mejor dicho: lo difcil que puede llegar a ser convertirse en un hombre de fe, en un creyente. Mucho se ha hablado y escrito sobre si la fe se puede o no razonar; sobre si, aunque no sea demostrable, al menos puede ser lgica, comprensible, acorde con la estructura psicolgica humana y muchas otras cuestiones que no son para tratar ahora aqu. Todo esto es importante, pues ayuda a una mejor comprensin de la fe, del hecho en s, de sus mecanismos, del engarce psicolgico y vital que sta puede encontrar en el hombre, etc. Pero todo esto, con ser importante y necesario, en muchas ocasiones puede quedarse en un discurso acadmico. Lo ms importante no es que el hombre discuta y dialogue sobre cmo puede ser esto de la fe, sino que la viva; como sucede con la alegra, la amistad, la felicidad o el amor, donde lo importante no es soar con esas realidades, sino vivirlas. La fe es un amistad, una relacin personal, una confianza; es, por tanto, una vivencia, una experiencia; y no una costumbre social, una rutina, un atavismo tradicional; ni una suma de ritos, de prcticas superficiales, de actos semimgicos, etc. En cuanto relacin personal, lo ms importante es una persona, un Alguien con quien convivimos, con quien entrelazamos y entretejemos nuestra vida, un Alguien con quien contamos, a quien consultamos a la hora de tomar decisiones en nuestra existencia; un Alguien cuyas ideas influyen e informan nuestras ideas y, por lo tanto, nuestra vida; un Alguien cuya vida es un modelo a seguir e imitar. Por todo eso la fe traspasa el nivel de lo meramente pensado, razonado o razonable, y es algo mucho ms profundo, ms serio y ms vital. La fe vivida y entendida como un confiar plenamente en Jess; los discpulos que no entienden las palabras de Jess, porque estn en franca contradiccin con lo que ellos imaginaban y suponan, en contradiccin con la imagen y el juicio previos que ellos se haban forjado de lo que tena que ser el Mesas, el Enviado de Dios: un ser fuerte y potente, que con brazo enrgico controlara las fuerzas adversas y doblegara todo lo que andaba mal en el mundo; y Jess, que les habla de morir nada menos que ejecutado por mano de los hombres. Aquello no tena sentido; era ilgico, incomprensible; no tena sentido, no haba manera de encontrarle una explicacin medianamente aceptable. Pero, por encima de todo eso, estaba la fe, es decir: los apstoles confiaban en Jess; y, a pesar de las dudas y recelos, siguen con l; discutiendo, hablando en unos trminos muy impropios de un discpulo de Jess (quin es el ms importante?), pero siguen con l. Todava tendrn que pasar por muchas dificultades, por muchas dudas, por muchas noches oscuras (Lucas dir que se les abri el entendimiento tiempo despus de la resurreccin -cfr. Lc. 24, 45-; Toms ser reacio incluso al testimonio de sus compaeros; Juan entr en el sepulcro vaco y entonces crey, "porque an no haban

entendido lo que dice la Escritura: -Jn. 20, 8-; y as un largo etctera). Pero siguieron adelante, confiando en Jess, hasta que vieron que haba merecido la pena aquella fidelidad y aquella constancia. Pero tambin podramos decirlo al revs: slo porque haban puesto, por encima de todo, la confianza en Alguien, en Jess, pudieron seguir adelante y atravesar las noches oscuras, las situaciones incomprensibles, las palabras aparentemente ilgicas y sin sentido del Maestro, ir ms all de las simples apariencias. Slo la fe poda hacer comprensible para los apstoles aquellas palabras de Jess: "El que quiera ser el primero, que se haga el ltimo". Nosotros hoy da estamos ya muy acostumbrados a la frase, pero si la escuchsemos por primera vez nos sonara a algo absurdo, ilgico, estpido; nos sonara tan absurdo como nos poda sonar que nos dijeran: si quieres estar sano, ponte enfermo. Pero estamos acostumbrados a ella y nos causa poca impresin; adems, andamos muy ejercitados en la tarea de parecer los ltimos siendo los primeros o los segundos -o procurando serlo, que an es peor-; es decir, hemos aprendido a nada y guardar la ropa, y tan tranquilos. Sin darnos cuenta que, en el fondo, eso significa que, a pesar de lo que digamos, tampoco nosotros entendemos muy bien que para ser los primeros tengamos que ser los ltimos. Y no lo entendemos porque nos falta fe, porque no confiamos de verdad en Jess: le llamamos Seor, pero recelamos de l y de sus capacidades y posibilidades; y por eso, "por si acaso", preferimos tener nuestros propios medios, nuestros propios recursos, nuestras reservas y nuestras seguridades; las palabras de Jess no nos acaban de bastar y necesitamos otras cosas; diga lo que diga l, nosotros tenemos que procurar a toda costa no quedarnos los ltimos, porque eso sera una catstrofe, una tragedia. No lo podemos negar; ser el ltimo, en nuestra sociedad, es una tragedia: el ltimo de la clase se lleva las broncas de los maestros y padres; el ltimo en la oposicin hace la risa de todos; el ltimo en dinero es casi un ejemplar de museo; el ltimo en belleza nos es repugnante; el ltimo en fama es un pobre desgraciado; el ltimo en amor es idiota o tonto. Y Jess, a lo suyo; que el ltimo ser el primero. Quin puede entender esto? Nadie, o muy pocos, si no hay, por delante, una confianza plena y total en Jess y, como consecuencia, en lo que l dice, en lo que l ensea, en lo que l indica. LUIS GRACIETA DABAR 1985, 47

2. La escena central del Evangelio de hoy est en un contexto de negros presagios. Jess ya no predica en pblico, rehuye a las masas hambrientas de milagros y de pan, no quiere encontrarse con los ardientes palestinos que pretenden que Jess tome, al fin, las riendas de la subversin poltica y se ponga al frente de los hombres que esperan al lder Mesinico que los conduzca a enfrentarse con el

opresor romano y haga de Israel una nacin libre donde Dios reine. Mesas poderoso, mustrate: te seguiremos! Este ocultarse de Jess desconcierta a los discpulos que participan de las impaciencias de la lucha y suean en los alegres das del triunfo. Un Jess que se esconde no es lo que ellos esperan. Y la nueva tctica del Maestro de ensearles a ellos a solas, de instruirles con palabras sobrias y duras sobre el destino de quien ha optado por un mesianismo de servicio que tiene como nica arma el amor, no les convence. Es una enseanza incomprensible y dura. Lentamente se van retrasando en su caminar y lo van dejando avanzar en solitario. Es mejor no preguntar, es mucho mejor que entre ellos se discuta y se proyecte el futuro en alta voz. Es imprescindible que entre ellos se aclaren las cosas, se repartan los papeles y que cada uno se site en su importante puesto. "De qu discutais por el camino?", les pregunta Jess. "Ellos callaban pues por el camino haban discutido quin era el ms grande". En este momento, Jess va a ser, una vez ms, sorprendentemente nuevo. Jess de Nazaret tiene una idea del poder y de la autoridad totalmente nueva, indita. Poder es capacidad de servir. Lo que legitima a uno para que se llame "el primero" es todo su trabajo, el historial de servicio a los dems, su disponibilidad para toda tarea. Esto es difcil de comprender. Ninguno entre los discpulos lo entiende. Y lo que es peor, les resulta increble. Nunca se ha visto una cosa semejante. Ni parece que reporte mucho al que conciba as su ttulo de jefe. Lo razonable, lo justo, es lo contrario; el cargo pide excelencia, reconocimiento, prestigio, estar por encima, ser servido. Un poderoso que no se rodee de atributos de grandeza ni de galones, que no haga apariciones espectaculares y brillantes, no es popular, no arranca ovaciones y baos de multitud. No tiene seguidores celosos ni puede suscitar adhesiones multitudinarias. Jess sabe bien la novedad que trae. (S, ya sabemos que esta concepcin tpicamente cristiana ha pasado a ser un tesoro cultural de la humanidad. Hoy los jefes suelen decir que son "servidores" del bien comn, del pueblo y del partido, cmo no!). El hombre de Nazaret quiere ser entendido. Necesita que nadie se llame a engao sobre su persona y estilo. Cogiendo a un nio, probablemente a un pequeo criado, se hace uno con l en un abrazo de identificacin que le define ms que todo un tratado sobre la nueva autoridad. SERVICIO/AUTORIDAD: Servir a un siervo, acogerlo como a un importante seor, es la suprema aspiracin de quien le sigue y le ha tomado como Maestro. Esa es la actitud correcta de aquel que quiere ser "el primero" siguiendo a Jess, dando crdito a su enseanza. En el siervo a quien se sirve, en el hombre sin atributos ni dignidad a quien se entregan, en el inocente y en el nio, en el pueblo llano, estn acogiendo a Dios en un encuentro real y personal. "Me acogen a Mi, acogen al que me ha enviado". Desde Cristo el concepto de autoridad ha sido modificado radicalmente y sus palabras piden el asentimiento de la fe. Fe real, no ttulos nominales. Ser "siervo de los siervos" es reclamar el ltimo lugar

como realidad indiscutible dentro y fuera de la Iglesia. Presidir una comunidad en la fe -ser obispo, prroco, capelln...- es vivir el afn cotidiano de servirla con todo lo que somos, gastndonos por ella sin reserva alguna, dejando nuestra vida en el empeo. Y todo ello movido por el amor concreto a los servidos, como Jess. "Habiendo amado a los suyos, los am hasta el extremo". "Os he lavado los pies -trabajo propio de esclavos-, tambin vosotros debis...". Este y no otro es el test de la fe de los cristianos constituidos en autoridad. La ltima razn de su designacin y el motivo de su remocin, caso de que no lo llenen. Y no miremos slo a los de arriba, ya que a nuestro modo todos tenemos nuestra autoridad. Autoridad de los padres en la familia, la de los jefes en cualquier empresa o sindicato, la del compaero hbil en los perfiles del oficio, la del cabecilla nato del equipo de barrio, la del presidente de la asociacin de vecinos o la de la camarera mayor de la ilustre cofrada... Toda autoridad sustentada por un cristiano pide pasar por ese control de calidad, necesita verificar as el pasaporte de su titularidad. Ah queda ese gesto-palabra de Cristo, abrazado a un esclavillo como crtica de toda autoridad. Como creacin de un orden nuevo en este mundo concreto en el que es necesario quien mande. Es una potente llamada a una conversin personal e institucional. Si los cristianos no realizamos el estilo de Cristo, de quin somos discpulos? Si la Iglesia como comunidad animada por el Espritu de Jess no instaura ese estilo inconfundible del Seor hecho siervo, no hara increble el Evangelio ya que proclamara lo que no cumple y predicara lo que no prctica? Que no tengamos que callar cuando se nos pregunte de qu hablbamos por el camino! DABAR 1976, 52

3. VIOLENCIA/CODICIA Debemos tener en cuenta que en nuestros das hay un clima favorable al crecimiento de la violencia. Los deseos de placer y la codicia individual a la que se refiere Santiago son estimulados constantemente por sistema y en beneficio de un sistema competitivo. Se nos dice, se nos sugiere, se nos programa incluso para desear "lo que se tiene que desear", y se nos fuerza para entrar en competicin con otros, con todos, para alcanzarlo. Porque es preciso que la demanda crezca siempre por encima de la oferta. Este desequilibrio entre el deseo de todos por obtener las mismas cosas y la satisfaccin de unos pocos es el secreto del sistema. Por supuesto del sistema econmico, ya que sin ese desequilibrio desaparecera el incentivo del lucro. Pero tambin de todo el sistema social en general: para que haya primeros y ltimos, para que los primeros dominen sobre los ltimos, hace falta que todos entren en el juego de la competicin y sean clasificados. Un sistema competitivo es un sistema violento. Fomenta en todos la codicia y el deseo de tener lo que slo unos pocos pueden alcanzar:

"Codiciis lo que no podis tener; y acabis asesinando". "Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos": La dinmica que se despliega en la vida de Jess de Nazaret es muy distinta. Su camino no es el camino que se fomenta y se ensea en nuestra sociedad. Ya entonces, cuando present su programa a los que le seguan, stos no lo comprendieron. Los discpulos de Jess soaban tambin con el xito, con el triunfo, con hacer carrera, y disputaban entre s quin de los doce sera el ms importante. Pero los pensamientos de Jess eran otros. El no haba venido a ser servido sino a servir, no haba elegido para s el primer lugar sino el ltimo de todos, el de la cruz. Y hacia ese lugar, el suyo, dirigi todos sus pasos resueltamente. Jess nos dice: "El que quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos". Esto va contracorriente en un mundo en el que todos queremos ms, en el que todos queremos ser los primeros, en el que nos atropellamos los unos a los otros con tal de "llegar". Si seguimos la consigna de Jess no evitaremos los conflictos y las luchas. De una parte, ocupar el ltimo lugar es estar con los pobres y luchar por la justicia. No es resignarse con lo menos para hacer el juego a los que tienen ms, sino invertir las reglas del juego e ir en contra de un sistema competitivo. Y de otra, tampoco es aprovecharse de la causa de los ms pobres para hacer demagogia y hacerse con uno de los primeros puestos. El que elige limpiamente el ltimo lugar, el que halla su lugar entre los ltimos y no lo abandona, no evita la violencia de este mundo, pero se reconcilia consigo mismo y construye la paz. No hace violencia. Aunque puede padecerla, porque es un hombre distinto. EUCARISTA 1982, 44

4. -Acechemos al justo que nos resulta incmodo. La primera lectura, tomada del libro de la Sabidura, pone al descubierto, en un esquema simplista, las maquinaciones de los malvados contra los justos. Es un ejemplo elemental y con tintes maniqueos, pero ilustra muy bien dos actitudes en la vida y ante la vida, dos "sabiduras". De una parte, la sabidura de arriba, al decir de Santiago, la de los justos, o sea, los que viven y quieren vivir en una sociedad de derecho, justa, en paz, solidaria y respetuosa con las normas y valores. De otra parte, la sabidura de abajo, la de la carne, o sea, los que no tienen escrpulos, que burlan la ley, pisotean los derechos y escarnecen la moral. El fin justifica los medios, es su lema. Y como el fin es el xito, el poder, el dinero, el placer... no reparan en ningn medio, ni se detienen ante el chantaje, la traicin, el asesinato o la masacre. Todo vale si me hace feliz. Estos ltimos, los desmadrados, los que se autodefinen progresistas, acechan y fustigan a los primeros, acusndoles de retrgrados, de estrechos, de legalistas, de utpicos. Piensan que, al tomar la iniciativa, se llevan la razn. No hace falta mucha imaginacin para ver la rabiosa actualidad de estas reflexiones del libro de la Sabidura. Es verdad que el mundo no se divide en buenos y malos,

pero los hay. Ms an, todos podemos ser, al menos a ratos o en ciertos aspectos de la vida, lo uno o lo otro, alternativamente. Porque todos experimentamos en nosotros mismos esa tensin y todos padecemos las mismas tentaciones. -La codicia, la ambicin y el deseo. Santiago contina la reflexin sapiencial de la primera lectura, y as, frente a la sabidura "de arriba", que se traduce en paz, comprensin, justicia, misericordia y buenas obras, denuncia los estragos de la falsa sabidura, que conduce a la injusticia, conflictos, violencia y homicidios. Esa falsa sabidura hunde sus races en nosotros mismos, en el deseo irrefrenable de placer y de felicidad, llevado al paroxismo de norma suprema de la vida. Porque nos hace codiciar lo que no podemos tener y nos lleva a la eliminacin del contrario, y nos hace ambicionar lo que no podemos alcanzar por las buenas, y nos induce a obtenerlo por las malas. Esta falsa sabidura, o sea, este modo de ver y vivir la vida es el que prevalece en nuestro sistema de convivencia y el que se nos impone desde la cuna en la familia, en la escuela, en el trabajo, en los deportes, en todo. No se nos educa en la solidaridad, sino en la competitividad, en el triunfo, en la victoria, en el xito, en tener ms que los dems. De suerte que se despiertan y fomentan en nosotros unos deseos y unas expectativas que nunca podrn quedar satisfechas, porque el xito es para unos pocos, y slo el primero gana. Los dems, la inmensa mayora, est condenada al fracaso, a incrementar la masa de perdedores, de derrotados, de vencidos, de frustrados. -Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo. La sabidura de arriba, la de Dios, la de Jess y el evangelio es totalmente contraria. Frente al slogan competitivo, frente al impulso a ser los primeros, los vencedores, los triunfadores, Jess nos invita a ponernos en ltimo lugar, en el lugar de los que sirven, no de los que utilizan a los dems para su propio medro. As fue la vida de Jess, desde su nacimiento en Beln hasta el colmo del amor y servicio a los hombres en la cruz. Ese es el camino del evangelio, el camino del amor y del servicio. Ese era el camino que Jess descubra a sus discpulos al anunciarles los acontecimientos de su pasin y muerte en la cruz: "El hijo del hombre va a ser entregado en manos de los hombres...". Ese fue el camino que los discpulos no entendieron y que no entendemos ni queremos entender los cristianos de hoy. Como los discpulos de Jess, mientras el evangelio nos urge el amor, nosotros seguimos discutiendo quien es el primero, el ms importante, el triunfador, el de mayor xito. Pero se es el nico camino para los que quieren seguir a Jess, para los que se rigen por la sabidura de Dios y no por las vanas especulaciones del sistema. -Y acercando a un nio, lo puso en medio. Con este hermoso gesto resolva Jess plsticamente lo que dejaban oscuro sus palabras. Con este gesto, Jess significaba dos cosas elementales. Primero, que los nios, como los pobres, son los nicos que pueden entender el mensaje, porque los primeros an no tienen prejuicios y los segundos an no tienen riquezas. Y segundo, que hay que empezar de nuevo, desde el principio y desde un nuevo principio.

Cuando el sistema anda mal, y el actual hace agua por todos lados, no valen apaos, ni reformas, ni cambios de boquilla. Hace falta un cambio radical, desde la raz. Hay que volver a empezar. Porque no se puede aprender justicia en una sociedad injusta, no se puede aprender a ser solidarios en una sociedad y un mundo insolidario hasta la explotacin, no se puede aprender a amar la paz en un mundo armado y en guerra ininterrumpida, no se puede aprender a ser hombres en un mundo inhumano. Porque el nio y el adulto no aprenden lo que se les dice, sino lo que ven y viven. Y cuando lo que se dice est en contradiccin con lo que se hace, se aprende tambin a mentir y engaar y explotar y matar. La eucarista es una leccin de amor, de entrega. Aqu celebramos el servicio del amor de Jess que da su vida para que tengamos vida. De nosotros depende que la leccin nos sirva para aprender a ser cristianos, a ser como Cristo, servidores de los dems, o para aprender a seguir mintiendo y fingiendo y as envileciendo el buen nombre de Cristo. EUCARISTA 1988, 45

5. TENER/SER: -La deshumanizacin del tener Decididamente, nuestra sociedad mide el valor del hombre con el metro del tener; el "tanto tienes, tanto vales" que ya oamos decir todava con un deje de lamento a nuestros abuelos, ha alcanzado hoy da una fuerza suprema: se admira y se envidia al que tiene, se intenta emular al que tiene, se busca la cercana del que tiene, se da preferencia al que tiene, se respeta al que tiene, se pone de ejemplo y modelo al que tiene, se le da ms al que ms tiene. Pero esta manera de entender al hombre y vivir la vida es deshumanizadora; tener significa: -vivir sin esfuerzo, y la vida es tarea; -no tener problemas, y la vida es superacin; -no recibir crticas, y la vida es aprender de los errores; -apoyarse en lo que uno tiene, y la vida se apoya en lo que uno es; -sentirse dueo de s mismo, y la vida la tenemos en usufructo, pero no en posesin absoluta; -sentirse seguro de s mismo, y la vida es aventura y riesgo. -contentarse con la materialidad, y el hombre es apertura a la transcendencia, a Dios.

El tener deshumaniza, porque cierra los ojos, embota el corazn y la mente, impide valorar el ser -profundidad- a quien se conforma con el tener -superficialidad-, y esto tanto si se es de los que tienen como si se es de los que ambicionan. Lo que se posee siempre ser ajeno a uno mismo; identificarse uno con sus posesiones siempre ser un error; que sean muchos los que caen en l, que nuestra sociedad lo fomente no significa que haya que aceptarlo como no-error. -La deshumanizacin del mandar: PODER/SERVICIO Paralela a la deshumanizacin del tener camina la deshumanizacin del poder. Todos quieren mandar, todos quieren tener poder, sea del grado o del tipo que sea; del presidente de la nacin al albail que ordena a un aprendiz, todos buscan su grande o pequea parcela de poder. Y el poder, que se supone es la autorizacin que el pueblo da a algunos para que organicen la vida y la sociedad, termina por ser el camino para imponer, oprimir, manipular, dominar. Entender el poder como servicio es difcil, por ms que todos lo definan as en la prctica. Todos quieren estar arriba para tener a alguien por debajo, sentirse superiores, disponer sobre vidas y haciendas -como los seores feudales- o, al menos, poder gritar al subordinado, poner en evidencia su inferioridad. El poder as entendido es propio de inhumanos, de quienes no han sido capaces de madurar como personas y se cobijan al amparo de la cuota de poder que les haya correspondido en suerte para crecerse, autoafirmarse, buscar su propia seguridad. Lo malo es que se hace a costa del que est debajo, al que se desprecia, se oprime, se insulta, se esclaviza, se somete. Y as surge una espiral de poder inhumano, que crece y deshumaniza ms y ms. Por eso Jess advierte tan seriamente ante la tentacin de buscar el poder. Y propone para sus discpulos la nica forma humanizadora de entender el poder y la autoridad: -el que quiera ser el primero, tiene que hacerse el ltimo; -la nica forma vlida de autoridad es el servicio; -por eso, el primero es el que ms sirve, no el que ms poder detenta; -el orgullo y la presuncin, tan tpicas en las autoridades (siempre buscando los privilegios protocolarios y otros) ponen al hombre en evidencia, acaban por mostrarlo ridculo; slo la humildad nos hace comprender y vivir la verdad de lo que somos, y slo la verdad nos hace libres. A pesar de todo, el poder sigue tentando al hombre, cierto conocido periodista suele afirmar que cuando a un espaol se le pone una gorra (tradicional smbolo de poder), se transforma y se vuelve un tirano. Probablemente la afirmacin no sirva exclusivamente para los espaoles.

-La deshumanizacin de la "madurez" Lo que en la prctica se toma por madurez tiene poco que ver con lo que tericamente se define como tal. Solemos tomar por madurez: -el perder la sencillez de la inocencia; -el aprender a mentir y engaar, en el trabajo, en la familia, con los amigos; -el saber disimular, aparentar ser lo que no somos y tener lo que no tenemos; -el llegar "muy alto", a puestos de responsabilidad (o sea, donde se manda mucho y se responde poco); -el tener muchas "horas de vuelo", y cuanto peores, mejor; -el llegar a un punto en el que uno ya no se fa de nada ni de nadie; -el ser realista y tener los pies en tierra (es decir: perder las ilusiones y esperanzas, dejar de creer en la utopa, perder la capacidad de soar con un futuro mejor); -el recelar de todo lo nuevo, lo joven, lo diferente, lo distinto a lo que nosotros somos, sabemos o conocemos; -el vivir, en fin, bajo las directrices que nos marca el rol que nos ha tocado vivir, siguiendo las reglas del juego, caiga y pase lo que pase. Esto se toma por madurez, pero esto no es madurez. Jess propone como modelo a los nios; acogerlos, hacerse como ellos; lo cual no es una invitacin al infantilismo, sino a la autenticidad, a la sencillez, a la transparencia propia de los nios; porque ah es donde est la verdadera madurez del hombre; en su autenticidad, en su honradez, en su transparencia; en su s que es un s y su no que es un no, sin ms complicaciones ni dobleces. Por eso hemos de desenmascarar esa falsa madurez que no es sino un cocktel de hipocresa, recelo, mentira, falsedad y disimulo que no nos hace ms humanos, sino todo lo contrario. Por eso, por paradjico que parezca, tenemos que aceptar que el modelo de madurez lo encontramos en los nios. -Tres dianas certeras La palabra de Dios de hoy hace tres dianas certeras. Dios no quiere para el hombre otra cosa que su bien, y ese bien se puede decir as; que el hombre sea hombre, que lo sea del todo, que llegue a la plenitud. Pues bien, en el camino a esa plenitud humana necesitamos saber asumir estas tres realidades fundamentales: -no somos ms hombres por tener ms, sino por ser ms; -no somos ms hombres por mandar ms, sino por servir ms; -no somos ms hombres por saber ms, sino por ser como los nios.

Un programa as tiene poca garra, hoy por hoy, en nuestra sociedad, plenamente convencida de todo lo contrario. Pero nosotros tenemos que seguir haciendo este anuncio. Quizs haya alguien que se canse de tanta fantasa barata, de seguir gregariamente el rebao y quiera abrir los ojos, y busque algo ms autntico... Ojal que entonces pueda encontrar a su lado alguien que siga anunciando dnde est la verdadera humanidad! Nosotros estamos llamados a ser uno de esos mensajeros. Dispuestos a predicar con el ejemplo? LUIS GRACIETA DABAR 1991, 46

6. El nio solamente es grande porque otro le apa. Los mayores siempre pretenden arreglrselas por s solos, sin ayuda de nadie. El Reino, cuyo prncipe es un nio, ser de quienes se parezcan a los nios. Solamente entrarn en l los que tengan la impertinencia de los nios, que "no andan con rebuscamiento". Dichosos los corazones sencillos, ellos sern los ntimos de Dios. En el Reino, solamente tendrn sitio los que, como los nios, no paren de llamar a la puerta que no se les haya abierto. Dichosos los que tienen la cabezonera de los nios: no podr resistrseles Dios! Sern ciudadanos del cielo los que, como los nios, tengan la audacia de dar la mano con franqueza y se entreguen de una vez a quien acepten como gua. Dichosos los que abandonan a la misericordia de Dios: ellos sern llevados ms all de lo que haban esperado. Ah est el nio, imagen de la vida que comienza, rodeado de los discpulos, que razonan como personas mayores que son y se disputan los jirones del poder. El hombre que pretende ocupar el poder, l mismo se cierra el horizonte, no tiene ante s porvenir alguno. El nio es grande con todo el porvenir que habr de recibir. El Reino est tejido de esperanza y de vida. "Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos". Los mayores construyen su reino de pacotilla sobre la fuerza y el abuso, la violencia y la explotacin. El Evangelio funda el Reino sobre los nios indefensos y sin poder. Jess invierte el camino: ser necesario caminar detrs de l, como el nio que sigue a todas partes a quien le gua. Ser el ltimo no ser una humildad de cumplido, sino la seal de quien se remite al que traza el camino: ser un ademn de marcha. "El que acoge a un nio como ste -dice Jess- me acoge a m". Dejad, pues, que resurja en vosotros el nio, cuidad de que no le asfixie la persona mayor que os amenaza siempre. Jess sigue siendo siempre el nio, y su Reino slo est abierto para quienes se parecen a esos pequeos.

DIOS CADA DIA SIGUIENDO EL LECCIONARIO FERIAL SEMANAS I-IX T.O. EVANG.DE MARCOS SAL TERRAE/SANTANDER 1990.Pg.129 s.

7. EL HIJO DEL HOMBRE ENTREGADO EN MANOS DE LOS HOMBRES -El Hijo del hombre entregado a los hombres (Mc 9, 30-37) Es el segundo anuncio de la Pasin que nos ofrecen los evangelios. El primero, se proclama en los tres ciclos previstos por el leccionario (22. Domingo, A; 24. Domingo, B; 12. Domingo, C); este segundo anuncio, tomado de san Marcos, se proclama slo en el ciclo B, mientras que el tercer anuncio no ha sido incluido en el leccionario. Mientras en los textos paralelos se anuncia la Pasin como un futuro: "El Hijo del hombre va a ser entregado en manos de los hombres" (Mt 17, 22; Lc 9, 44), aqu es anunciada como un presente. Sin embargo, san Marcos expresa como futuro la condena a muerte y la resurreccin: "...y lo matarn; y despus de muerto, a los tres das resucitar". Como es sabido, la palabra "entregar" es tpica de la Pasin de Cristo. Se la encuentra en Jeremas (26, 24) y tambin en san Pablo (Rm 4, 25; 8, 32; Ef 5, 2). El trmino se emplear tambin en el momento de la celebracin de la eucarista, en el relato de Lucas (22, 19) y en el de Pablo (1 Co 11, 24). Cmo entender la expresin: "El Hijo del hombre es entregado en manos de los hombres"? No se trata de un fatalismo, sino de la realizacin del plan de Dios. Es el Padre quien entrega a su Hijo en manos de los hombres, es el Hijo del hombre entregado en manos de los hombres. Reencontramos el tema querido a san Juan: "Tanto am Dios al mundo que dio a su Hijo nico" (Jn 3, 16); y ms cercano a nuestro texto, san Pablo escribe: "El que no perdon ni a su propio Hijo, antes bien le entreg por todos nosotros..." (Rm 8, 32). El anuncio de la Pasin no es entendido por los discpulos. Hasta tal punto, que en ese preciso momento, en que hubiera debido revelarse con toda su carga dramtica, los discpulos disputan entre s sobre quien ser el mayor! Es la ocasin para que Jess les ensee cul es, en la comunidad que quiere formar, el sentido de "el primer puesto". Es ante todo un servicio. Tener una responsabilidad significar ser el ltimo, para servir a los dems. Quiz han surgido ya protestas entre los discpulos sobre quien tendr la autoridad, y conocemos el episodio en que la madre de los Zebedeos pide un puesto de preferencia para sus hijos (Mt 20, 20). Es posible tambin que el evangelista se haya encontrado con debates en su comunidad y haya querido presentar las palabras de Jess para recordar el significado de la autoridad y de los primeros puestos en la Iglesia. Podemos tambin preguntarnos si, en ese contexto en el que acaba de anunciar su Pasin, el propio Cristo no se describe como ese primero que es

servidor de todos dando su vida por todos. As lo demostrar en el lavatorio de los pies y en el momento de su Pasin. El texto prosigue: "Y acercando a un nio, lo puso en medio de ellos". La unin de este episodio con lo que precede no est clara. Todas las hiptesis son posibles pero siguen siendo hiptesis. Habra aqu una relacin entre el anuncio de la Pasin, el papel del siervo, y la fe en Jess que insiste en la acogida hecha al nio como smbolo de la inocencia y tambin de la debilidad indefensa? Quien acoge en su nombre a un nio como ste, es a Cristo a quien acoge, y quien acoge a Cristo, acoge al que le ha enviado. De hecho, este ltimo episodio no entra apenas en la temtica de este domingo consagrado al anuncio de la Pasin. -Condenado a una muerte ignominiosa (Sab 2, 12... 30) En este texto est presente el retrato de Jess anunciando su Pasin. Jess es el aguafiestas: "Nos resulta incmodo". Se enumeran los agravios hechos al justo. El primero es general: nos reprocha nuestra conducta; el segundo es ms determinado: nos reprocha desobedecer la ley de Dios; el tercero es ms ofensivo an para los fariseos: nos acusa de abandonar nuestras tradiciones. Se ha visto en este texto el anuncio proftico de la Pasin de Cristo, y con toda razn, segn parece. En san Mateo, sin que por ello sea evidente que se refiere al libro de la Sabidura, encontramos en boca de los judos los mismos propsitos sostenidos por los perseguidores del Justo: "Ha puesto su confianza en Dios; que le salve ahora, si es que de verdad le quiere" (Mt 27, 43). Sea lo que fuere del sentido proftico del texto, constituye una figura de Cristo sufriente, que l har real en la cima del martirio. El salmo 53 expresa la voluntad de Cristo-siervo de ofrecerse al Padre: Te ofrecer un sacrificio voluntario dando gracias a tu nombre, que es bueno. ADRIEN NOCENT EL AO LITURGICO: CELEBRAR A JC 7 TIEMPO ORDINARIO: DOMINGOS 22-34 SAL TERRAE SANTANDER 1982.Pg. 43 ss.

8. 1. Madurar la opcin En todo creyente verdadero y deseoso de comprometerse con la sociedad en que vive suele haber un momento inicial, entusiasta y poco conflictivo, en el que va madurando su decisin de entregarse al amor de Dios en el servicio a los hombres. Luego viene la puesta en prctica, las constantes opciones en favor del camino emprendido. Y esto un da y otro... Si se es fiel, tarde o temprano llega la "prueba". La prueba es, normalmente, l mismo: constata que las

crticas se multiplican a su alrededor, la sociedad sigue otro camino, los amigos cada vez lo entienden menos, va perdiendo la tranquilidad y, muchas veces, hasta la paz... A la vez experimenta que su lucha es como una gota de agua en un ocano... Es la cruz, la pequea cruz de cada da. Jess vivi muy atento a los acontecimientos de su tiempo, y da a da fue madurando su actitud en favor de quin trabajara y luchara, cmo respondera a las inquietudes de los grupos humanos ms oprimidos, que eran los ms cercanos a l y los ms amados por el Padre. Y cuando su actuacin empez a mover a las masas, tuvo que cuidar ms an su actuacin, ir elaborando y corrigiendo su proyecto de existencia en favor del pueblo. Y tuvo que buscar colaboradores, procurando escogerlos bien. Todo ello lleva consigo construir un pensamiento, un modo de hablar con Dios, un mtodo de reflexin y concienciacin para el pueblo. Para un hombre as, las largas horas de oracin, de quietud reflexiva, de lectura y meditacin de los textos bblicos ms importantes, de profundizacin en todo lo que iba sucediendo.... eran factores imprescindibles. Jess experimenta que es el Espritu el que le impulsa a la accin en favor del pueblo desfavorecido y al dilogo ntimo con Dios, y el que le reafirma en las opciones tomadas y le empuja a otras nuevas. La experiencia le va diciendo que el final del hombre que busca de cara la verdad y la justicia no ser halageo. De momento, a l le llueven las denuncias, las malas interpretaciones; lo tienen por endemoniado, blasfemo, transgresor de la ley, contrario a la religin, dedicado a la subversin del pueblo... Sabe, porque reflexiona la lectura de las Escrituras, que se es el camino de los verdaderos profetas. A pesar de todo, quiere seguir adelante. Tiene una visin nueva de las cosas, ha descubierto el objetivo de su vida, intuye hacia dnde camina su historia personal y la historia de la humanidad. Suea el futuro, lo imagina y, de algn modo, lo vive, y le da fuerzas para vivir el presente. Todo esto es una constante en la vida pblica de Jess, no es algo de unos momentos. Pero los evangelistas tuvieron que simplificar y esquematizar, y nos dejaron, como fotografiados, unos cuantos episodios en los que estas actitudes, luchas y plegarias de Jess salen a la luz de una manera ms decisiva. Son los momentos en que se ven con ms claridad sus grandes opciones, asumidas en plenitud y hasta las ltimas consecuencias. 2. Segunda prediccin de Jess Al bajar del monte de la transfiguracin con sus tres discpulos, Jess cur a un nio epilptico que los discpulos que haban quedado abajo no haban sido capaces de sanar (Mc 9,14-29 y par.). Los evangelistas sinpticos nos presentan ahora la segunda prediccin de la pasin, completada con una nota sobre la incomprensin de los discpulos. Iba todo de un modo demasiado radical en contra de sus ideas sobre Jess. Estn en dos niveles distintos, absolutamente divergentes: Jess anuncia su pasin por segunda vez, y los discpulos continan pensando en un mesas victorioso que les

distribuir excelentes puestos. Por ello, Jess centrar sus esfuerzos -hasta la entrada en Jerusaln- en hacerles comprender su verdadero mesianismo. Los logros no parecen ser satisfactorios: a la primera prediccin le haba seguido la bien intencionada intervencin de Pedro para apartar a Jess de su camino; esta segunda contrasta con la discusin posterior de los discpulos sobre quin de ellos era el ms importante; a la tercera (Mt 20,17- 19; Mc 10,32-34; Lc 18,3134) le seguir la peticin ambiciosa de la madre de Santiago y Juan (Mt 20,20-28), o de ellos mismos (Mt 10,35-45), para ocupar los dos primeros puestos. "Iban caminando por Galilea". Van juntos hacia Jerusaln. Los discpulos entran tambin en el camino del Maestro. Las comunidades cristianas, y los cristianos en particular, debemos saber que Jess nos incluye en sus palabras mientras se encamina hacia la cruz. Esta inclusin les da un tinte de gravedad, ya que debemos reconocernos en la incomprensin de los discpulos y en su actitud contraria al Mesas. "El no quera que se supiera, porque iba instruyendo a sus discpulos". Jess ha abandonado prcticamente a las multitudes galileas, testigo de la mayora de sus obras. Se ha apartado de unos oyentes incapaces de comprenderle. Ya slo quiere hablar a los amigos. Confa en que, a pesar de todo, acabarn por comprender. "Les deca: El Hijo del hombre va a ser entregado en manos de los hombres, y lo matarn; y despus de muerto, a los tres das resucitar". Slo puede entender la cruz el que previamente haya descubierto el verdadero mesianismo, la verdadera vida humana. Para aceptar que la vida de Jess termine en una trgica muerte -y, sabindolo, lo siga- es necesario haber puesto en l toda la esperanza y haber comprendido que es el nico capaz de colmar toda la expectativa del Antiguo Testamento, que es lo mismo que decir todos los profundos anhelos de la humanidad. Este segundo anuncio de la pasin es ms seco que el primero. Las palabras son claras, pero lo que quieren decir es misterioso y oscuro. Jess piensa caer en manos de fanticos excitados, tiene conciencia de ir al encuentro de una muerte cruel. Esta conciencia no hay que entenderla como si tuviera una capacidad especial para conocer los acontecimientos futuros, como si fuera un vidente que conoce perfectamente el porvenir y cuyo objetivo es mantener al pblico en la incertidumbre, aunque l ya sabe cmo acabar todo; sino como la de un hombre consciente de la misin que tiene entre manos y de las dificultades que encontrar para llevarla adelante. Igual que su conducta, su conciencia es coherente; coherencia que nace de una profundizacin del desarrollo de los acontecimientos sucedidos hasta ahora y que le hacen prever un final trgico (parece que no tena en mente la crucifixin, sino la lapidacin por parte de la plebe). La figura del "Hijo del hombre" tiene dos facetas distintas dentro de la historia de Israel. Pertenece originariamente a la apocalptica juda -comienzo en Dan 7-, en la que representa la fuerza de Dios que, al penetrar en la tierra, destroza los poderes de este mundo y fundamenta el nuevo reino de Dios sobre los hombres. En esta perspectiva, el Hijo del hombre ha venido a ocupar el puesto y las funciones del caudillo triunfador que anhelaban las viejas profecas, tan de acuerdo con el sentir comn humano.

RV/DEBILIDAD: No es se el sentido que le da Jess. Dios no se revelar en el esplendor de una actuacin externamente aparatosa y triunfalista, sino en la debilidad de su Hijo. Esto significa que Dios es diferente de lo que los hombres pensamos normalmente. La revelacin de Dios en el sufrimiento de Jess escandaliz a los primeros discpulos y sigue escandalizando todava a todos sus seguidores, cuando queremos enterarnos. "Va a ser entregado en manos de los hombres". Indica la total impotencia del Hijo del hombre para librarse de la maldad humana. Son los mismos que deben ser liberados del pecado en que se han encerrado los que tratarn de destruirlo. Extraa contradiccin la de los hombres, empecinados en su propia ruina, en no querer comprender la verdadera vida, la nica que nos hara ser nosotros mismos. La oposicin entre "los hombres" y "el Hombre" es comn en los evangelistas. Si "el Hombre" se caracteriza por poseer el Espritu de Dios en plenitud, "los hombres" son los que carecen de l y no comprenden ni siguen el plan de Dios. Por eso el que pertenece por completo a Dios -"el Hijo del hombre"- llegar a ser presa de "los hombres", ser puesto en sus manos y se convertir en el instrumento de la arbitrariedad y de la violencia humanas. No se especifica quines sern en concreto los que llevarn adelante su muerte; sern los hombres en general los que se opondrn a su misin. Slo esas minoras que optan responsablemente por el mundo nuevo y luchan por conseguirlo sern sus aliados. "Y lo matarn". No es un momento de pesimismo; lo de la sangre va en serio. A pesar de tener al pueblo tan cerca y a su favor, los que quieran seguirle deben tener muy en cuenta la posibilidad de la muerte violenta. Cuando las cosas se ponen mal, el pueblo no puede ayudar: carece de medios eficaces. Siempre fue muy peligroso, por ello, ponerse de su parte. El dinero y las armas apoyan, generalmente, otras posturas. Sin olvidar a los poderes religiosos. Jess es cada vez ms consciente de la persecucin poltico-religiosa que est desatando su accin. Es posible golpear y herir de muerte al Hijo del hombre: es vulnerable. Pero cuando est prisionero y sea vctima de la violencia de los poderes es cuando ser ms l mismo. Ser libre de un modo tan radical -hasta la muerte-, no ser ser Dios? "A los tres das resucitar". Los hombres matarn al Hijo del hombre; pero cuando lo hayan matado, Dios introducir un cambio inmediato: lo resucitar. El hombre que entrega su vida, la recibe plenificada y para siempre. Cmo cambiara nuestro modo de vivir si entendiramos esto! La indicacin temporal "tres das" expresa esta intervencin inmediata de Dios. La muerte de Jess alcanza su comprensin despus de su glorificacin. La entrega de la propia vida compensa cuando se descubre el porqu y para qu. Lucas aqu es ms pesimista: no indica este final feliz. 3. Los discpulos siguen sin entender "Ellos se pusieron muy tristes", dice Mateo, testigo de la escena. No es ste el tipo de Mesas que esperaban. Pensaban que Jess tomara el poder y pondra en marcha el esperado imperio universal judo, con el consiguiente reparto de buenos puestos entre los de "la adhesin inquebrantable", que son ellos. "No entendan". O no queran entender. No les ocurrira como a nosotros, que muchas veces vemos

claramente lo que significa seguir totalmente a Jess y nos desentendemos como podemos? No queremos entenderlo, porque cuanto ms lo entendamos, ms tendremos que comprometer con l nuestra vida, que es lo que pretendemos evitar. Muchos dicen que el evangelio tiene respuestas para todos los gustos. Yo les respondo: sobre todo cuando no se lee. Cuando se lee asiduamente y se profundiza, las respuestas van siendo de un mismo color: compromiso y lucha por el hombre nuevo, por la nueva humanidad. Es muy difcil entender vivencialmente este camino mesinico. Por eso todos nuestros planes de apostolado, o del tipo que sean, son triunfalistas. Tenemos demasiado metido dentro de nosotros mismos que el triunfo humano es signo de la verdad de lo que decimos y hacemos. Para captar la enseanza de Jess tenemos que superar las tesis de los telogos y las pastorales de los obispos, los palacios de los poderosos y los teatros de las representaciones mundanas. Sus exigencias pueden ser comprendidas si superamos las categoras del sentido comn y de la prudencia; si comprendemos la radical injusticia del mundo en que vivimos y luchamos por su transformacin. La captaremos mejor porque... nos caer encima. La verdad de Jess es siempre un ir ms all. Entretenernos en razonar, discutir, sutilizar..., significa cavar una fosa infranqueable con l. "Les daba miedo preguntarle". Cuando no entendemos algo y queremos llegar a su comprensin, lo lgico es preguntar. Pero los discpulos -no es lo que hacemos los cristianos?- prefieren quedarse en la superficie, en lo externo palabrera, planes de pastoral, ritos religiosos...-, con la ingenua pretensin de que la falta de comprensin les dispense de la tarea de seguirle por ese difcil y oscuro camino que intuyen. Quiz por esta razn temen preguntarle. Es el miedo a que, a travs de la claridad, se les quite la coartada de la ignorancia. Los hombres somos refractarios a todo lo que no nos guste o nos pide compromiso. Por esta razn no buscamos la profundizacin de una verdad desagradable, sino el mantenimiento de nuestras conveniencias. Es lo que le pas a Jess con sus discpulos de entonces y con la mayora de los cristianos de todas las pocas. Es lo que le puede estar pasando con nosotros. D/PELIGROSO: Dios es "peligroso". El encuentro con l es siempre desconcertante y nunca se podr reducir a un intercambio de cortesas y banalidades. No origina ligeros cambios de postura; sacude la propia vida desde la raz. Insina pretensiones "imposibles". Lo pide todo. No se contenta con migajas. Jams lanza a hacer dao a los dems, a que lo defendamos violentamente. Y nosotros, que conocemos el riesgo, intentamos buscar algo que retrase o endulce sus exigencias. Los discpulos no entienden esas palabras, pero adivinan en ellas lo suficiente para esquivar ese desagradable tema de conversacin. Ms an, dejan a Jess con sus sombros pensamientos, retrasan un poco el paso para dedicarse a lo que de verdad les interesa: las posibilidades de xitos personales, el lugar que ocupar cada uno en el reino de Jess. Siguen en otro plano, fuera de la rbita del

Maestro. Y as no pueden comprenderle de ninguna manera. Solamente cuando tengamos su espritu, cuando estemos en comunin con l, podremos comprenderlo, pensar y actuar como pensaba y actuaba l. 4. Imitadores de Dios La enseanza de Jess sobre la humillacin y la cruz es, posiblemente, a la que los apstoles y nosotros nos resistimos con mayor obstinacin. Mientras Jess camina sumergido por completo en los sufrimientos que le esperan, los discpulos van detrs discutiendo sobre quin de ellos era "el ms importante". Jess mismo haba hecho sus distinciones entre ellos: primaca a Pedro en Cesrea, subida al monte de la transfiguracin e ida a la casa de Jairo con Pedro, Santiago y Juan... Jess pondr las cosas en su punto: llamar a un nio -se consideraban como tales hasta los doce aos- y lo colocar en medio de los discpulos, en un gesto plstico, como solan hacer los antiguos profetas. Al colocarlo en medio, lo har centro de atencin y modelo para los apstoles. Nosotros podemos estar en desacuerdo con los discpulos, pero hacemos como ellos: nos repugna el fracaso, la humillacin, la cruz. No acabamos de entender -ni queremos- el simbolismo del grano de trigo que tiene que morir para que haya espiga; una espiga que el grano nunca ver. La resurreccin tiene una dificultad muy seria para creer en ella: que viene siempre despus de la muerte (como la espiga del grano). Y nosotros nos resistimos a morir a nosotros mismos. No admitimos ni a un Dios sin gloria ni a un jefe sin prestigio. Nos las hemos ingeniado estupendamente para camuflar la realidad de Jess crucificado. Jess nos muestra constantemente los puntos de vista del Padre, pero nosotros preferimos seguir con los nuestros. Y para eso nos hemos inventado un Dios que compense nuestras limitaciones: como somos mseros, nos imaginamos un Dios rico; como somos dbiles y sufrimos, necesitamos un Dios fuerte e impasible... No hemos hecho ms que compensar nuestras insuficiencias y divinizar nuestras ambiciones. No estamos dispuestos a dejar de creer que para ser fieles a Dios tenemos que ser ricos, poderosos, autoritarios... Jess destruy este dolo, aunque sea el dios en que siguen seguimos?- creyendo la mayora de los hombres religiosos.. Jess desacraliz el poder, la autoridad, el dominio, el prestigio, el dinero. Nos ense que para llegar a Dios es imprescindible rechazar todas esas cosas, que bastaba con amar y servir cada da un poco ms. Que podemos imitar al Padre, parecernos cada vez ms a l, sin salirnos de las ocupaciones diarias, sin cambiar de lugar. Que la omnipotencia de Dios es de amor, no de fuerza y de autoridad. Y todos sabemos que el amor queda siempre debajo, que prefiere ser vencido que vencer al que ama. Y Dios ama a todos... Su trascendencia no significa lejana, dominio..., sino proximidad, amor, servicio, inmanencia: nadie se entrega como l, nadie puede comunicarse como l, nadie puede dedicarse a los dems como l, nadie puede amar como l porque ama "desde dentro" a los amados; nosotros siempre desde fuera. Si aspiramos a ser jefes, a ser importantes, a "subir" en el escalafn de la sociedad..., qu puede significar Jess para nosotros?

D/Debilidad: Dios es el ser ms humilde, ms ignorado, menos considerado de todo el universo. Basta observar las palabras blasfemas que se le dedican, las culpas que caen sobre l acerca del mal del mundo, el descaro con que se usa su nombre para todo tipo de tropelas y la falta de imitadores que tiene. La palabra "Dios" est terriblemente gastada, es equvoca, insignificante. El hombre moderno desconfa de ella o se desinteresa, porque ha sido utilizada para usos muy tristes. Pero tiene una fuerza de amor que hace crecer y existir a todo lo dems. Dios pone su gozo en darse, en servir, se complace en lo que puede comunicar. Por eso es el pobre en plenitud. Los cristianos hemos cargado sobre Dios todo lo que l nos mand que hiciramos con los hombres. Jess nos indic que no deseaba nada para s, que l no era ms que un impulso hacia los dems, que todo lo que se haca a los dems se le haca a l. Y nosotros hemos preferido el "trato" con l, que nada molesta y a nada compromete, olvidando a los dems. Hemos organizado un culto brillante, construido millares de iglesias en honor de aquel que anunciaba la destruccin de los templos y la abolicin de los sacrificios, y cubrimos de riquezas al que eligi ser pobre. 5. El ms importante en el reino Jess se detiene por ltima vez en Cafarnan, la ciudad en la que ha vivido gran parte de su vida pblica, punto de partida y referencia de su misin en Galilea. En varias ocasiones recogen los evangelios estos celos y ambiciones de los apstoles por los primeros puestos en el reino. "Jess se sent, llam a los Doce..." Con estas palabras Marcos nos quiere indicar que Jess tiene algo fundamental que decir a los representantes del pueblo de Dios: crear un orden de valores que nos permitan entrever su reino futuro. Cuando ve que sus discpulos no entienden nada, no se pone a reprenderlos con aspereza, a darles voces, a enfadarse con ellos, sino que se sienta y les instruye de nuevo. No podemos dejar de lado que la mentalidad religiosa de entonces una la mayor piedad y observancia de la ley a la aspiracin a ser importantes. Los discpulos, planteando estas cuestiones, no hacan ms que reflejar el sentir de los hombres de todas las pocas y religiones. Jess introduce una nueva perspectiva. La enseanza que les hace es doble: una sentencia: "Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos"; y una parbola en accin: acoger a un nio -smbolo de lo pequeo y desvalido- en su nombre es acogerlo a l y al Padre. Aqu el nio ya no es el smbolo de la disponibilidad y de la sencillez, sino el representante de quien carece de grandeza, de quien no cuenta. En estas palabras de Jess resuena la parbola del juicio final (Mt 25,31-46). El nio es, ms exactamente, el necesitado: el hambriento, el desnudo, el prisionero, el marginado... Lo que hace grandes no es dominar, sino servir a los ms pequeos y despreciados. El servicio prestado al "nio" es servicio prestado a Jess, y el servicio prestado a Jess es servicio prestado a Dios. Los pequeos vienen a ser los mayores, los humildes se transforman en seores, los

dominadores son hechos esclavos. En la comunidad cristiana la grandeza se juzga por criterios opuestos a los de la sociedad. El que sirve, no el que manda, es el ms importante. La importancia depende de las personas sin importancia que seamos capaces de acoger en nuestro corazn. La iglesia y cada comunidad cristiana, a travs de su entrega de servicio al pueblo, deben mostrar su carcter escatolgico y ajeno a los valores del mundo. Deben seguir con fidelidad las palabras y el ejemplo de Jess si no quieren enredarse en las formas mundanas de pensar y actuar. Cualquier afn de dominio sobre los dems velar el rostro de Jess que deben transparentar. FRANCISCO BARTOLOM GONZLEZ ACERCAMIENTO A JESS DE NAZARET - 3 PAULINAS/MADRID 1985.Pgs. 126-135

22 HOMILAS MS PARA EL DOMINGO XXV (9-22) 9. 1. Comprender a Jess El evangelista Marcos vuelve a plantearnos hoy uno de los problemas ms candentes del Evangelio y de la historia de la Iglesia: la incomprensin del mensaje de Jess y la distorsin de su imagen. Son muchos los que dicen seguir a Jess, muchos los que se llaman cristianos, pero -cuestiona Marcos- seguimos al autntico Jess, ese Jess a quien los discpulos no comprendan y teman hacerle preguntas? Comprender a Cristo... He aqu el problema de los cristianos. Para eso fueron escritos los evangelios, despus del anuncio oral de los apstoles. Pero este problema no acabar con los evangelios escritos, y es posible que no acabe nunca. Cada comunidad, cada cultura, cada creyente trata de comprender a Jess a su manera y de acuerdo con sus propios esquemas. El mismo Nuevo Testamento parece buscar la palabra que ms cuadra para designar a Cristo, reflejando -al mismo tiempodiversas mentalidades y circunstancias histricas. As, en unos casos es el Hijo del Hombre, acentuando con esta expresin su aspecto humano y su forma humilde de presentarse ante la gente. En otros, es el Siervo de Yav que sufre y muere por todo el pueblo; o el Profeta o el Maestro que trae toda la palabra del Padre; o "el Emmanuel", el Dios con nosotros. Tambin es llamado el Hijo de Dios, tanto como enviado del Padre como el Dios encarnado; o el Seor que por la resurreccin adquiere el dominio sobre el cosmos y la supremaca de cabeza de la Iglesia... Ciertamente que todos estos ttulos reflejan un aspecto del misterio de Jesucristo, pero con el solo empleo de estos ttulos llegamos a comprender a Jesucristo? Marcos nos trae un caso concreto de cmo es posible emplear el ttulo sin comprender su verdadero significado. Lo hemos visto el domingo pasado: los apstoles llaman a Jess el Mesas, pero con una

interpretacin opuesta a la de Dios. La mayora de los ttulos que los primeros cristianos aplicaron a Jess -y que constan en los libros del Nuevo Testamento- hoy casi han desaparecido del uso diario entre los cristianos. Ms bien preferimos hablar de Jess a secas, o de Cristo -palabra que en realidad significa: Mesias-Ungido-, tomando esta palabra, al igual que Jesucristo, como un nombre propio de Jess. Pero, qu consideramos lo esencial en Jesucristo? Qu es esto fundamental que, a pesar de tanta diversidad cultural e histrica, debemos preservar, mantener y propulsar? Cul es la caracterstica que hizo que aquel hombre, tambin llamado hijo del carpintero, fuera considerado como el Salvador de los hombres y que hace que tambin hoy la Iglesia pueda presentarse en actitud salvadora? El evangelista Marcos reclama por dos veces consecutivas nuestra atencin sobre un aspecto que considera esencial en Jess: El es aquel que se entrega en manos de los hombres para ofrecer su vida por los mismos hombres. Pero los discpulos no lo comprenden. Es evidente que este no comprender tiene en Marcos un sentido muy especial, pues no puede referirse a una pura comprensin intelectual como cuando el alumno le dice al maestro: No comprendo tal cosa, explquemela de nuevo. Si se fuera el problema, deberamos pensar que, con ms inteligencia de nuestra parte, el Evangelio se nos hara mucho ms accesible, y todo se resolvera con ms estudio, ms atencin y mejores profesores de religin. Marcos ms bien parece referirse a una comprensin del corazn, a una aceptacin en la vida de la forma cristiana de actuar. No comprender a Jess es como decir: No aceptarlo, no tragarlo, no estar dispuestos a la renuncia que l pide. El texto de la Carta de Santiago -segunda lectura- nos ayuda a comprender lo anteriormente dicho. El tema es casi el mismo. Santiago constata que entre los cristianos no ha desaparecido del todo el vicio, la maledicencia, las discordias y disensiones. Entonces argumenta de la siguiente forma: hay dos clases de sabidura, o sea, dos formas de encarar la vida. Una de ellas es sabidura terrena, y nos impulsa hacia las contiendas, las guerras y las constantes envidias. Es la sabidura que nos hace ambicionar y, si no conseguimos lo deseado, matamos o hacemos la guerra. La otra es la sabidura divina: es pura, benvola, pacfica, conciliadora, dispuesta a hacer el bien, imparcial y sincera. Los que la siguen trabajan por la paz, y su fruto es la justicia. Intelectualmente, es fcil comprender el texto de Santiago, pero cuando nos encontramos ante un caso concreto y debemos actuar, la comprensin desaparece, y sabiendo cul es la sabidura divina, nos dejamos llevar por la ambicin, la envidia y las rias. Es la comprensin del corazn la que est en juego, la que crea en nosotros actitudes y la que efectivamente nos mueve a ciertos actos consecuentes con lo que pensamos y sentimos. As, pues, cuando Marcos nos dice que nos cuesta comprender a Jess entregndose a la muerte por los hombres, alude a la resistencia interna a aceptar esa actitud de Jess como algo esencial y perentorio en nuestra vida. Nuestro ego no comprende que haya que morir por los otros o que sea necesario buscar el camino de la humildad y del servicio fraterno. Lo que sigue del evangelio, es prueba de cuanto vamos diciendo...

2. Servir a la comunidad Mientras caminaban de regreso hacia Cafarnam, Jess observ que sus discpulos discutan nerviosamente. Cuando les pregunt de qu se trataba, callaron avergonzados, pues su discusin versaba sobre quin era el ms importante entre ellos. Era evidente que no haban comprendido nada al Jess que da su vida por los hermanos. Entonces el mismo Jess se lo explic con luz meridiana: El que quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos. La expresin de Jess es una nueva formulacin del principio de la cruz: entregarse a la muerte es servir a todos como si furamos el ltimo. Por lo tanto, hay algo esencial en Jess y en sus discpulos: el servicio a la comunidad. Se podrn hacer muchas elucubraciones teolgicas sobre Jess, discutir este o aquel ttulo bblico, pero ya tenemos un elemento sumamente concreto sin el cual no podemos "comprender" a Jess. Y si Jess es incomprensible sin esta actitud, tambin lo es el cristianismo y el cristiano en particular. PODER/RELIGION: La ambicin es una actitud que debiera estar desterrada de la religin. La vemos hasta aceptable en el campo poltico o militar, pero cmo es posible pensar que una persona pretenda el dominio sobre los otros precisamente en una religin? Sin embargo, no solamente vemos que dentro de las religiones se dan actitudes ambiciosas, sino que hay personas que usan la religin como forma de poder. Esto era lo que suceda en los apstoles: pretendan usar su proximidad con Jess y su llamada al apostolado como una forma de primaca sobre el resto de los discpulos. De alguna manera, su modo de pensar pareca lgico: al entender a Jess como un Mesas poltico era obvio que pensaran tambin compartir su poder. Por otra parte, en todo el mundo antiguo el servicio religioso daba prestigio y poder ante la comunidad. El sacerdocio introduca a sus miembros en la clase alta y gobernante y, de acuerdo con la concepcin del mundo que se supona gobernado por poderes sobrenaturales que Dios o los dioses depositaban sobre ciertas personas, el ejercicio del poder religioso tena gran incidencia sobre conciencias timoratas y crdulas. Marcos constata que tambin dentro del cristianismo existen personas que entienden el sacerdocio de la misma manera. En cambio, lo tpicamente nuevo de Jess, lo que debiera ser siempre la caracterstica de los hombres encargados de la conduccin de la Iglesia, es que el servicio del culto no da ms honor, ni prestigio, ni poder, ni lucro, ni ninguna otra forma de ambicin humana. Tambin los laicos que comparten con los sacerdotes la conduccin de la comunidad deben estar alertas contra esta diablica tentacin. Estar al frente de un grupo apostlico o de cualquier tarea pastoral, no da privilegios ni honores. El evangelio de hoy es una llamada de atencin a todos los que nos cobijamos bajo la sombra del templo cristiano. No estamos inmunes contra las ms bajas pasiones, desde la simple envidia hasta la muerte del otro; y existen muchas formas de apartar de nuestro camino al que nos molesta o supuestamente nos hace sombra o nos quita aquel honor que suponemos nos corresponde. Hacerse servidor de todos es la exigencia evanglica por excelencia. Es el mandato ms duro de todos los dados por el Seor. Es la cruz de la Iglesia y de cada cristiano. Jess no le pide a la Iglesia que d algo a los pobres o que se preocupe por los humildes y necesitados. Eso tambin lo hacen

ciertos magnates y potentados. Le pide, en cambio, que se ofrezca como una esclava al servicio de un amo; que no se reserve nada para s; que ni siquiera pueda decir con orgullo: Hice una buena accin. Ella es la Iglesia del servidor de los hombres, la que debe actuar callada y annimamente; la que no aparenta ni hace alarde de sabidura o de prestigio. Es la Iglesia que abraza a los pequeos y los recibe en nombre de Jess; la que siente el gusto y la alegra de no tener ms poder que el que otorga el amor sacrificado. Hoy todos tenemos la oportunidad de analizarnos a la luz de estos textos de Marcos y de Santiago. No pretendemos sealar con el dedo a los ambiciosos que estn en la Iglesia. Los hay. Pero traicionaramos a la Palabra de Dios si nos constituyramos en jueces de los dems. La Iglesia -comunidad de Cristo- no slo est presente en los de arriba. Tambin lo est en cada hogar, en esa micro-iglesia, la iglesia domstica en la que tambin cada uno, sobre todo los padres, debe hacerse servidor del otro. La Iglesia est presente en el barrio, en la ciudad o pueblo, y la presencia de los cristianos tiene la ocasin de mostrar con signos muy palpables qu significa esto de servir a los hombres. El mismo Santiago nos pone sobre aviso diciendo que aun rezando nos puede envenenar el incentivo de la ambicin: porque pedimos mal, con el nico fin de satisfacer nuestras pasiones. La ambicin se puede filtrar en el culto, en una primera comunin o en un casamiento, en una predicacin o en esa intencin por la cual ponemos en oracin a toda la comunidad. La ambicin siembra en una parroquia la discordia, las querellas, las agrias disputas, las divisiones y el chismorreo; por ambicin surgen los caudillos y los fieles se aglutinan tras uno u otro. Posiblemente, tal como les sucedi a los apstoles, cuando encontremos nuestra propia forma de ambicin, nos avergoncemos y callemos. A veces hace falta hacer un alto, dejar a un lado las estadsticas de bautismos y comuniones, cerrar los libros de actas de tantas reuniones fatuas, silenciar los triunfos obtenidos y quemar la lista de cosas importantes que hemos hecho durante el ao... La sabidura de Dios quiere actuar en nosotros de forma humilde y callada; busca la paz en silencio. Nos acicatea con este solo interrogante: Qu necesita mi hermano? Hagamos un momento de silencio; analicemos las formas de nuestra ambicin religiosa. Despus, hagamos oracin, la oracin del servidor que dice: Seor, que se cumpla esta tu palabra: que podamos ser los primeros en servir a nuestros hermanos. SANTOS BENETTI EL PROYECTO CRISTIANO. Ciclo B. 3 EDICIONES PAULINAS.MADRID 1978.Pgs. 278 ss.

10. EN DEFENSA DE LOS NIOS Quien acoge a un nio... me acoge a m. Se ha dicho que la labor que se hace en las escuelas es ms importante y decisiva para el futuro de una sociedad que el trabajo que se realiza en las oficinas, las fbricas y los despachos de los polticos. Ciertamente, no es nada fcil el arte de educar. Las

ciencias de la pedagoga nos hablan hoy de muchos factores que hacen ardua y compleja esta tarea. Pero, quizs, la primera dificultad sea la de encontrarnos realmente con el nio. No es fcil para un hombre o una mujer integrados en una sociedad como la nuestra acercarse a los nios de verdad. Su mirada y sus gestos espontneos nos desarman. No les podemos hablar de nuestras ganancias y nuestras cuentas corrientes. No entienden nuestros clculos y nuestras hipocresas. Para acercarnos a ellos, tendramos que volver a apreciar las cosas sencillas de la vida, aprender de nuevo a ser felices sin poseer muchas cosas, amar con entusiasmo la vida y todo lo vivo. Por eso, es ms fcil tratar al nio como una pequea computadora a la que alimentamos de datos que acercarnos a l para abrirle los ojos y el corazn a todo lo bueno, lo bello, lo grande. Es ms cmodo sobrecargarlo de actividades escolares y extraescolares que acompaarlo en el descubrimiento admirado de la vida. Slo hombres y mujeres, libres de codicia y de odios, que no crean slo en el dinero o en la fuerza, pueden hacer con los nios algo ms que trasmitirles una informacin cientfica. Slo hombres y mujeres respetuosos que saben escuchar las preguntas importantes del nio para presentarle con humildad las propias convicciones, pueden ayudarle a crecer como persona. Slo educadores que saben intuir la soledad de tantos nios para ofrecerles su acogida cariosa y firme, pueden despertar en ellos el amor verdadero a la vida. Como deca Saint-Exupry, y tal vez hoy ms que nunca, los nios deben tener mucha paciencia con los adultos pues no encuentran en nosotros la comprensin, el respeto, la amistad y acogida que buscan. Aunque la sociedad no sepa, tal vez, valorar y agradecer debidamente la tarea callada de tantos educadores y educadoras que desgastan su vida, sus fuerzas y sus nervios junto a los nios, ellos han de saber que su labor, cuando es realizada responsablemente, es una de las ms grandes para la construccin de un pueblo. Y los que lo hacen desde una actitud cristiana, han de recordar que quien acoge a un nio en nombre de Jess, le acoge a l. JOSE ANTONIO PAGOLA BUENAS NOTICIAS NAVARRA 1985.Pg. 229 s.

11. 1. Veamos el desenlace de su vida. Resulta obligado aplicar este texto de la primera lectura al Hijo de Dios, a Cristo. Cada uno de sus versculos concuerda con su comportamiento y con el de sus enemigos. El les ha echado en cara realmente sus pecados, su traicin a la ley de Dios y a la autntica tradicin; y ellos han decidido su muerte, una muerte ignominiosa. Las injurias de que Jess fue objeto al pie de la cruz se corresponden con las de los malvados aqu descritos: si es realmente el Hijo de Dios, su Padre se ocupar de l; veamos si Dios le proporciona la ayuda con la que dice contar. As considerada, la cruz

de Cristo sera la prueba de que los enemigos que le condenaron a muerte tenan razn, aunque su muerte haya demostrado, como ellos pretendan, su moderacin y paciencia: no ha sabido defenderse. 2. El servidor de todos. El evangelio de hoy parece confirmar una vez ms la concepcin de los malvados, segn la cual el cristianismo sera una doctrina para nios indefensos y para los que quieren convertirse en tales: para la gente dbil. Y sin embargo lo que se dice en l trastoca radicalmente todo lo dicho y hecho hasta ahora. En lugar de los malvados que acechan, aparece ahora la enseanza de Jess a sus discpulos: l ser entregado en manos de los hombres, lo matarn y resucitar al tercer da. Pero es l mismo el que determina su destino, no ellos; y lo hace con una libertad suprema, como obra de su voluntad firme y decidida, obediente a Dios. Y en lugar de los malvados aparecen, como su desenmascaramiento y caricatura, los discpulos, que, despus de haber odo esta enseanza sin haber comprendido una palabra de la misma, discuten entre s sobre quin es el ms grande o el ms importante. Ser grande y poderoso se opone a la paciencia y a la moderacin de que Cristo hace gala. Entonces Jess, cuya prediccin no encuentra ningn eco entre los suyos, toma a un nio en sus brazos para demostrar en l, -en alguien cuya esencia todos conocen y comprenden la verdad que proclama toda su existencia: el ms grande, Dios, manifiesta su grandeza humillndose y ponindose en el ltimo lugar como servidor de todos; y el nio, el ms dbil de los seres humanos, que por esencia ha de ser cuidado y acogido, es el smbolo real de este Dios que es acogido cuando se acoge a un nio: primero el Hijo humillado, pero en l tambin el Padre, que ha consentido esta humillacin. Dios, en su servicio de esclavo asumido por libre amor hacia todos los malvados y embriagados de ansia de poder, se manifiesta justamente como el mayor de todos. Quin tiene el coraje de seguirle? 3. No podis alcanzarlo. La amarga segunda lectura, que desvela sin contemplaciones el interior pecaminoso del hombre ante Dios, saca ahora las consecuencias. El ansia de poder y grandeza, que es la causa de no pocas guerras y conflictos entre los hombres, no conduce a nada porque el ambicioso, el codicioso es contradictorio en s mismo. Ambiciona cosas que contradicen su naturaleza, vive en el desorden y se opone a la sabidura que viene de arriba. Por eso no obtiene nada cuando pide este tipo de sabidura; no puede recibir nada porque para recibir debera ser como un nio: amante de la paz, comprensivo, dcil. Slo la doctrina de Jess resuelve la contradiccin interna que anida en el corazn del hombre, en la que ste se enreda y de la que no puede liberarse por s solo. HANS URS von BALTHASAR LUZ DE LA PALABRA Comentarios a las lecturas dominicales A-B-C Ediciones ENCUENTRO.MADRID-1994.Pg. 193 s.

12. NO DAMOS UNA!

Eso creo. Que, a veces, no damos una. Hace Jess el primer anuncio de su Pasin y Pedro se pone ante l, increpndole, y quitndole la idea de la cabeza. Vuelve Jess a hacer un segundo anuncio -se que nos cuenta el Evangelio de hoy- y son sus discpulos los que dejan al descubierto su alarmante frivolidad: Por el camino venan discutiendo sobre quin sera el ms importante. Tuvo que ser muy decepcionante para Jess. Cuanto ms necesitaba l recoger energas y sentirse arropado, ellos no pensaban en otra cosa que en mandos y liderazgos. Como Pedro haba recibido ya la promesa del primado, quiz ellos no queran quedarse fuera de la lista: Qu puesto ocupar yo? S, la verdad es que, a veces, no damos una. Pero no desaprovech Jess la leccin, y, con un ejemplo grfico, desgran vanas ideas: 1 El que quiera ser el primero, que sea el ltimo y el servidor de todos. Ms claro, agua, Jess quera ser el primero. Deba ser el primero. Era el primero. Pues, ved. No va a Jerusaln a que le proclamen rey, cosa de la que siempre huy, sino a colocarse el ltimo, entre los indeseables y malhechores: El hijo del hombre va a ser entregado en manos de los hombres y lo matarn. En coherencia, por tanto, con su lema: El que se humilla ser ensalzado. 2 Acercndose a un nio, lo puso en medio. Odlo bien: Lo puso en medio. Al revs que nuestra moderna sociedad que lo quita de en medio y lo echa a un lado. Buscad todos los eufemismos que queris y todas las terminologas y razones legales que traten de justificarlo. Pero el aborto, y la interrupcin del embarazo y la eliminacin del nasciturus son modos clarsimos de quitar de en medio al nio. Porque la vida del nio, como la del anciano, como la del atleta, como la de Miss Universo son igualmente preciosas a los ojos de Dios. 3 Lo abraz. Que es tanto como ofrecerle soportes vlidos durante su niez, hasta que l mismo sepa andar su camino. Creo que tambin nosotros abrazamos a los nios. Pero cayendo frecuentemente en dos ismos: el proteccionismo, que es auparlos tanto a nuestros brazos, que tratamos de identificarlos con nuestro propio yo, queriendo que crezcan a nuestra imagen y semejanza, sin ningn respeto a su propia personalidad. Y, segundo, el ilusionismo: que es tapar con premios, regalos y concesiones fciles el permisivismo lo que deba ser entrega seria, constante y pensada al desarrollo gradual de su personalidad. 4 El que acoge a un nio como ste, me acoge a m. Daos cuenta y quitaos la posible nube romntica de los ojos. El nio que Jess puso en medio no tena por qu ser un nio prodigio: rubio, guapo y dechado de virtudes. Seguramente era uno de tantos. Es decir, eglatra y absorbente, con marcada tendencia a la terquedad, con caprichos, con grandes dosis de inconstancia y volubilidad, con propensin a la pereza, con envidias repentinas. Esto es, un animalito herido ya por todas las concupiscencias, como todos los nios. Pues, bien, acoger a un nio as, es acoger a Jess. Se trata, por tanto, de una labor dura y, a veces, poco lucida. Pero muy grande. Porque si Santa Teresa vea a Dios entre los pucheros, Jess nos dice que El est en los nios: Cualquier cosa que hagis

a uno de estos pequeos, me la hacis a m. Y, claro, adems, entre un puchero y un nio hay diferencia, no? ELVIRA, Pgs. 180 s.

13. Frase evanglica: Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo y el servidor de todos Tema de predicacin: EL SERVIDOR DE LOS DEMS 1. Jess sita las exigencias del seguimiento a partir de un segundo anuncio de la Pasin, que los discpulos siguen sin entender, porque discuten acerca de quin es el ms importante. No comprenden el sentido de la cruz ni el protagonismo de los ltimos. Precisamente en la cruz se hizo Jess el ltimo, y en la resurreccin pas a ser el primero. Los discpulos se resisten a aceptar una comunidad en la que los primeros criterios son el servicio y la humildad. Con estas actitudes se sirve a los nios. 2. La llegada del reino trastoca los esquemas del mundo, siempre proclives a encumbrar al primero y a menospreciar al ltimo, en virtud de la vanidad, el orgullo y la ambicin. Los menores, es decir, los pobres y marginados, tienen en la comunidad nueva una relevancia inusitada, porque son sacramento desconcertante de Dios. La comunidad cristiana se diferencia de cualquier otra comunidad por estos criterios operativos evanglicos. Por eso la acogida a los menores es acogida cristiana, y la opcin por los pobres es criterio fundamental de la Iglesia. 3. El seguimiento de Jess entraa incomprensin y persecucin. Jess fue entregado en manos de los hombres, es decir, manipulado. Tiene conciencia de que se dirige al encuentro de una muerte violenta. Constantemente, a lo largo de la historia, los justos sufren afrentas, los profetas son perseguidos y los mrtires padecen una muerte violenta. REFLEXIN CRISTIANA: Aceptamos los sufrimientos inherentes a una vida cristiana? Por qu queremos ser siempre los primeros? CASIANO FLORISTN DE DOMINGO A DOMINGO EL EVANGELIO EN LOS TRES CICLOS LITRGICOS SAL TERRAE.SANTANDER 1993.Pg. 227 s.

14. En la vida pblica el protocolo est a la orden del da. Hay una orden que determina quin es el primero, quin se pone a la derecha

del ms importante, quin le sigue en dignidad. Hay gente especializada en estas zarandajas. La gente se pega hasta en pblico por conseguir un puesto de honor. Cuando hay equivocaciones en la colocacin o en el tratamiento surgen conflictos que no se superan con facilidad. es de risa. Por las Revistas nos enteramos que los artistas de cine o teatro ponen en sus contratos clusulas para salir en cabecera de cartel o para aparecer como "estrella invitada". Si esto no se cumple, se rompen los contratos o se retiran de los espectculos. Es de risa. Tambin en la Iglesia nos hemos preguntado quin es el "ms importante". Y nos hemos respondido organizando rangos, dignidades, preferencias, tratamientos. Es de risa. Todo esto es ridculo. Cmo es posible que los hombres y, sobre todo los cristianos, seamos tan insensatos? "Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos, y el servidor de todos" Acaso Jess no habla claro? Son confusas estas palabras? Es que significan todo lo contrario de lo que dicen? O es que nosotros estamos sordos? -De qu discutais por el camino? Ellos no contestaron, pues por el camino haban discutido quin era el ms importante. Jess, por el camino, va diciendo que "va a ser entregado en manos de los hombres, y lo matarn; y despus de muerto, a los tres das resucitar", y ellos, por el camino, discuten acerca de quin es el ms importante. Dos actitudes opuestas: Jess camina impulsado por su amor al Padre y a los hombres, y va a entregar su vida para gloria del Padre y salvacin de los hombres, y los discpulos que caminan movidos solamente por su amor propio y buscando exclusivamente su propia gloria. Contemplemos la terrible soledad de Jess... Para Jess lo nico verdaderamente importante es el amor, y el servicio es la prctica del amor. Este es el nico ttulo de dignidad y de honor y de importancia. Slo los que aman son ilustrsimos y excelentsimos. Slo los que aman son los primeros y tienen la preferencia. A los servidores, a los ltimos,a los que son capaces de lavar los pies, a los que no viven ms que para ayudar, a los que slo buscan el bien de los dems, a stos es a los que hay que cuidar y mimar como oro en pao. Solamente a stos. Lo dems es vanidad, fatuidad, fanfarronera. Para Jess solamente vale el servicio por amor, el ponerse a los pies del otro, el despojarse de todo rango, el ser menos que nadie, el considerar a los dems ms que a uno mismo. Esta es la dignidad de Jess. l es el hombre por excelencia y el modelo de todo comportamiento entre los hombres. l est ahora entre nosotros presidiendo, porque fue capaz de dar su vida por todos, el siervo de sus hermanos. Por eso, si alguno de nosotros se pone delante de los otros, ha de ser slo para servir. No entendemos nada, ni aun entregado por nosotros, de recibe a Jess, el Siervo, servicio de los hombres, o Cmo se puede comulgar al alguien? recibiendo la comunin del Cuerpo la sangre derramada por nosotros. El que el Servidor, o se pone de rodillas al contradice la misma comunin que recibe. Servidor creyndose uno ms importante que

Toda la providencia es un anhelo de servir. Sirve la nube, sirve el viento, sirve el surco. Donde hay un rbol que plantar, plntalo t; donde hay un error que enmendar, enmindalo t;

donde haya un esfuerzo que todos esquiven, acptalo t; s el que apart del camino la piedra, el odio de los corazones y las dificultades del problema. Hay la alegra de ser sano y la de ser justo, pero hay sobre todo, la inmensa, la hermosa alegra de servir. Qu triste sera el mundo si todo l estuviera hecho; si no hubiera un rosal que plantar, una empresa que emprender. No caigas en el error de que slo se hacen mritos con los grandes trabajos; hay pequeos servicios: arreglar una mesa, ordenar unos libros, peinar una nia. Aqul el que critica, ste el que destruye; s t el que sirve. El servir no es una faena de seres inferiores. Dios que es el fruto y la luz, sirve. Pudiera llamarse.. el que sirve! Y tiene sus ojos en nuestras manos y nos pregunta cada da: Serviste hoy? A quin? Al rbol? A tu hermana? A tu madre? GABRIELA MISTRAL

15. Sus discpulos no entendan aquello Jess vuelve de nuevo al tema del evangelio del domingo pasado. Habla de su entrega a los hombres, de su muerte y de su resurreccin. Y el evangelio nos dice que los discpulos no entendan aquello. No podan concebir que Jess, su amigo excepcional y maestro extraordinario, que tantas cosas haba hecho, con tal autoridad y acompaadas de tamaos signos, ahora pudiera acabar desapareciendo de entre ellos. No les caba en la cabeza. Jess los prepara, pero son incapaces de conectar. Y en cuanto a nosotros: Lo entendemos? Creemos por la fe y sabemos que hemos sido redimidos por Jess. Pero cuando el sufrimiento nos visita, cuando nos percatamos de que la vida se nos puede acabar, cuando alguien a quien amamos sufre o muere... creemos que todo ese

sufrimiento puede tambin unirse al de Jess, y as se nos concede participar en nuestro cuerpo de su redencin? Ser capaz de entrar en el corazn del dolor y hallar ah un sentido redentor, slo est al alcance de aquel que tiene una fe de gran calidad. Los discpulos no entendan lo que Jess les deca. Pidamos nosotros que el Seor nos lo ensee. Quin es el ms importante? Qu contraste! Los intereses de los discpulos eran muy distintos. Ante el solemne anuncio de Jess, ellos discutan quin iba a ser el primero, quin era el mas importante. Intereses demasiado humanos. Y eso sigue pasando en nuestro mundo, y entre nosotros. Y el mundo sigue por ese camino. Todo se resume en ser importante, figurar, ser alguien. Acaso no nos afecta eso a nosotros tambin? Lo cierto es que hay a quien le toca presidir y a los otros no. As ocurre en todas las instituciones. En el plano poltico y en el religioso tambin. Existe lo que se llama el protocolo. Y se dira que es innato el afn por salir en la foto, por estar en el candelero. Y en la liturgia est muy bien determinado el orden a seguir en las celebraciones. Y, evidentemente, eso tiene un sentido. Y seguro que ha de ser as y que hay muchos argumentos para actuar de este modo. Pero es muy importante estar alerta para que el hecho de presidir sea en verdad un acto de servicio a los hermanos. i Y eso nos afecta a todos: obispos, sacerdotes y laicos. Las responsabilidades en el seno de la comunidad han de ser un servicio. Debemos guardar un estilo sencillo, humilde. Y no aprovecharnos de nuestra responsabilidad para imponer ni para presumir. Debemos ser, interior y exteriormente, servidores del Seor y de la comunidad. Y valorar este servicio. Esa es la gran vocacin del cristiano. As nos lo ha recordado hoy Jess, como en tantas otras ocasiones: la gran dignidad del cristiano, del seguidor del Maestro, est en servir a los hermanos. Hoy lo concretaba con estas palabras: "Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos". Ojal que nuestro servicio, generoso, sincero y a menudo escondido, sea acogido con alegra y deseado. Servir al hermano es servir al mismo Jess. Servir al ms pequeo, al ms indefenso, al ms necesitado, es lo mismo que acercarnos al Seor. Es acoger a Jess, es acoger al Padre del cielo. As lo hemos escuchado en la parte final del evangelio: "El que acoge a un nio como ste en mi nombre me acoge a m; y el que me acoge a m no me acoge a m, simo al que me ha enviado". Qu gran dignidad y qu gran vocacin es servir y acoger a los predilectos de Jess! Participemos en esta celebracin y vivamos el misterio del amor de Dios. Vivamos la entrega de Jess en favor de todos nosotros; una entrega que ha sido total. l dio la vida por nosotros y nos la sigue dando. Que el alimento que l nos da hoy de nuevo en la Eucarista nos ayude a ser capaces de darnos, tambin nosotros, a los dems. JOAN SOLER MISA DOMINICAL 2000 12 17

16. Domingo 21 de septiembre de 2003 Sab 2, 12.17-20: Persigamos al Justo, que nos molesta Salmo responsorial: 53, 3-6.8 Sant 3,16 - 4,3: La verdadera y falsa sabidura Mc 9, 29-36: Segundo anuncio de la pasin El justo es puesto a prueba. El texto nos coloca en una confrontacin entre sabios y necios. Los sabios son los judos que guardan la ley de Dios y observan fielmente las tradiciones religiosas del pueblo de Israel; los necios son los paganos y los judos que se han dejado contaminar por la cultura griega. El autor del libro de la sabidura define muy bien la actitud de estos dos tipos de personas y de estas dos filosofas de la vida. Los malvados acechan al justo, denuncian sus actitudes y sus modos de proceder y sus pretensiones de acaparar la amistad y el favor de Dios. Lo ponen a prueba, incluso lo condenan a una muerte afrentosa, y de paso verifican si Dios es en realidad lo que el justo dice que es. El texto sirve a los autores Jess, el Hijo de Dios, como de Yahv, y para definir su con las actitudes de quienes del Nuevo Testamento para definir a el justo por excelencia o el siervo causa por los empobrecidos, en contraste pretendan acabar con l.

El autor de la carta de Santiago nos dice que en la comunidad donde existen envidias y divisiones hay toda clase de maldades, en cambio donde reina la sabidura, en el sentido de la primera lectura de hoy, est Dios y su proyecto de amor. Nos invita a que nos preguntemos: de dnde proceden las guerras y las contiendas entre los seres humanos?, no es acaso de los deseos de placer que combaten en nuestro cuerpo? Nos plantea que la codicia por tener para malgastar nos lleva a matar. Esta es la cruda realidad en la que nos movemos hoy con el fenmeno de la corrupcin social y la poltica neoliberal que corroe como un cncer a nuestra sociedad. El texto del evangelio de hoy nos sita en la segunda fase de la catequesis que Jess dirige a sus discpulos, acerca de las consecuencias que trae el seguirlo hasta Jerusaln y de las exigencias de este seguimiento. Los discpulos no entienden lo que Jess les quiere decir acerca de su propio destino, no entienden que el Hijo del hombre tenga que morir y resucitar al tercer da, y por eso no pueden entender que para ser los primeros se tienen que colocar en el ltimo lugar. Jess responde a esta incomprensin con una sencilla instruccin que tiene como objetivo hacer crecer, corregir sus defectos y disponerlos para la entrega generosa por los dems. Como es habitual en Marcos, Jess instruye a sus discpulos en la casa. La casa era el lugar de reunin de los primeros cristianos para la celebracin y para la catequesis; estamos ante una catequesis que se dirige a la comunidad. La enseanza de Jess invita al cambio de puesto, con la llegada del

Reino se han cambiado los esquemas de este mundo: los ltimos sern los primeros; los pobres sern saciados; los que pierden su vida la estn ganando; y los que quieren ser los primeros han de ser los ltimos y los servidores de todos. Este mensaje esta dirigido a toda la comunidad, pero esencialmente para aquellos que tienen una responsabilidad dentro de ella. El gesto que utiliza Jess de abrazar y colocar a un nio en medio de los discpulos no debe ser entendido como si los nios fueran smbolo de inocencia, pureza o ternura; el smbolo es una invitacin a acoger con amor a los ms sencillos, humildes y necesitados, es decir, a los ms pequeos. Los nios, en la sociedad de Jess, eran un cero a la izquierda, no tenan ningn valor, no eran relevantes, ni tenan poder, eran los ltimos: por eso son para Jess los primeros en el Reino. En este sentido, ser discpulo de Jess es no ser para una sociedad que tiene por valores justamente los contrarios a los del Evangelio. No olvidemos que en el Reino no hay categoras, todos somos iguales, y por tanto, todos tenemos el mismo valor. Es la sociedad de hoy la que ha generado jerarquas, ha ordenando a las personas de mayor a menor de acuerdo a sus propios parmetros. Eso que Jess revelaba -con una paradoja- era muy serio: Jess identificaba su propia suerte y la de Dios con la suerte de los nios, los que no tienen derechos ni quien mire por ellos, los ltimos, los despreciados, los no tenidos en cuenta. Porque en realidad todo l se identificaba con ellos: se haba puesto de su lado, haba asumido su causa como propia. Por eso deca que todo servicio hecho a ellos se le haca a l mismo y, en definitiva, al Padre. Nuevamente pona la jerarqua de valores de la sociedad al revs o, mejor, al derecho. Una sociedad que mira slo por los de arriba o en la que las decisiones la toman los que estn arriba omiran por los intereses de los de arriba- no garantiza ni el Reino ni la Vida; sta slo puede sobrevivir en un mundo que desde abajo mire por los de abajo, los que no tienen derechos.

Para la revisin de vida El afn de superacin, el deseo de ser el primero, el anhelo de triunfo y xito en la vida parecen, en principio, aspiraciones legtimas del ser humano; el problema, normalmente, est en los medios que utilizamos para alcanzar esas metas. Jess nunca dijo que no debamos aspirar a ser los primeros, antes al contrario: nos invita a serlo, pero nos seala el nico camino humano y humanizador para lograrlo: el amor y el servicio a la Causa del Reino , que es tambin la Causa de los pobres. Estoy atrapado en esa pseudomstica de la competitividad, del arribismo a cualquier precio, de la bsqueda del xito y del dinero a cualquier precio? Para la reunin de grupo - Lase la primera lectura en todo lo que es el captulo 2 del libro de la Sabidura, del que la lectura de hoy es slo un mnimo extracto. Al "justo" lo persiguen sus coetneos, no por capricho ni por odio irracional, sino porque les resulta incmodo y con slo su vida justa echa en cara la maldad de sus enemigos. Al emparejar esta lectura con el evangelio del anuncio de la Pasin la liturgia est

interpretando que en Jess se cumple el caso del justo del libro de la sabidura: Jess fue asesinado porque molestaba a los poderosos, porque declaraba a Dios de parte de los pobres y evidenciaba la injusticia de los poderosos. Jon Sobrino habla de los mrtires "jesunicos" de estas ltimas dcadas en Amrica Latina, muy distintos de los mrtires de muchos otros siglos, y muy semejantes al mrtir Jess, y al justo del libro de la Sabidura. Esa presencia martirial del justo, que molesta a los injustos, es tal vez (o debera ser) permanente. Se da hoy en nuestra Iglesia? Molesta nuestra Iglesia institucional a algn poderoso injusto? Y nuestra comunidad local? Si no se da esa incomodidad, a qu se debe?, no hay en el mundo poderosos injustos?, o no hay profeca en nuestras comunidades o en nuestra Iglesia? Para la oracin de los fieles - Por toda la Iglesia, para que comprenda y acepte al Cristo del Evangelio y lo anuncie sin miedos. Oremos. - Por todos los creyentes, para que se eliminen de nosotros todas las formas de dominio y poder sobre las personas. Oremos. - Por todos los que queremos vivir como discpulos de Jess, para que sepamos aceptarlo como el que no vino a ser servido sino a servir, y sepamos imitarlo. Oremos. - Por cuantos nos sentamos a la mesa del Seor, para que hagamos de la Eucarista signo de nuestra disponibilidad para servir y dar la vida por los pobres y los pequeos. Oremos. - Por esta comunidad nuestra, para que brille por su afn de ser la ltima en honores y poderes, y as poder ser la primera en servir a los dems. Oremos. Oracin comunitaria Dios, Padre nuestro, que enviaste a tu Hijo Jess para mostrar al mundo "que no todo est permitido" y para mostrarnos el sentido de la vida humana en un mundo estructurado sobre la injusticia y el poder; ensanos a seguir el camino de tu Hijo Jess, el justo perseguido, para que tu Iglesia cumpla la misin que le diste. Por el mismo J.N.S. SERVICIO BBLICO LATINOAMERICANO

17. Nexo entre las lecturas Jesucristo con su persona, con su enseanza y su vida ha trado un cambio al mundo del hombre. En este cambio se centran de alguna manera los textos litrgicos del actual domingo. Al impo que no entiende ni acepta la vida del justo se le pide implcitamente un cambio de actitud (primera lectura). Los discpulos de Jess necesitan cambiar de mentalidad ante las enseanzas sorprendentes de su Maestro (Evangelio). Santiago propone a los cristianos un programa espiritual que implica un cambio en el estilo de vida que antes

llevaban (segunda lectura). Mensaje doctrinal 1. Cambiar la actitud. Cul es la actitud del impo para con el justo? Del pagano o del judo renegado que viva en Alejandra de Egipto para con el judo fiel a la ley que regula toda su vida? Segn el libro de la Sabidura, el impo piensa que el justo es un fastidio para l, porque es la conciencia crtica de su obrar; en lugar de admirarle e imitarle, como debera, prefiere someterle a prueba; incluso a la prueba de la muerte, saltndose las leyes humanas y divinas, para ver si el Dios en quien confa le protege y le salva. En los versculos 21 y 22 del mismo captulo se aade: "As piensan, pero se equivocan... No conocen los secretos de Dios". Se equivocan. Su actitud no corresponde a la que Dios quiere. Hay, por tanto, que cambiar. El justo, el fiel, el santo ha de ser admirado y propuesto como modelo digno de imitacin. Es verdad que el hombre fiel es un reclamo a la conciencia, pero esto debe ser causa de alegra y de gratitud. Por qu no acudir a Dios con la confianza del justo en lugar de ponerle a prueba incluso con la muerte? 2. Cambiar la mentalidad. A los discpulos de Jess no les entra en la cabeza el que su Maestro tenga que pasar por el tnel del sufrimiento, que para ser el primero se haya de ser el servidor de todos, que en las nuevas categoras del Reino de Cristo el nio ocupe un lugar primordial. No es fcil para ellos dejar la concepcin en la que se haban educado desde su infancia. Pero si quieren ser discpulos de Cristo tienen que cambiar. Han de aceptar que el sufrimiento es camino de redencin para Jesucristo y lo sigue siendo para los cristianos. Se han de convencer vitalmente que el servir no es un favor que se hace alguna vez, sino el estilo habitual de ser cristiano y de vivir en cristiano. Debern olvidar que el nio es algo que no cuenta en la reunin de los mayores, para llegar a la certeza de que acoger a quien no cuenta, al marginado, al dbil, al necesitado es acoger a Cristo y mediante Cristo al mismo Padre celestial. El trato y la compaa de Jess, por un lado, y la accin del Espritu, por otro, realizarn el milagro. 3. Cambiar de vida. Si cambiar el modo de pensar es difcil, mucho ms lo es el cambio de vida. El Bautismo y la Eucarista reestructuran al hombre por dentro, le infunden un nuevo modo de ser y un principio nuevo de actuacin. En ello est la base del cambio de vida, pero este cambio requiere gracia de Dios, trabajo humano, tiempo para que las nuevas estructuras sean vitalmente asimiladas y configuren da tras da, accin tras accin, el comportamiento humano. Slo cuando se haya logrado la nueva configuracin existencial, "la sabidura que viene de arriba, que es pura, pacfica, indulgente, dcil, llena de misericordia y buenos frutos, imparcial, sin hipocresa" guiar el obrar humano y cada uno de sus actos. Sin esta configuracin que requiere gracia, esfuerzo y tiempo, las viejas estructuras seguirn vigentes y con ellas actuar conducido por las contiendas, las codicias, los deseos de placeres, las envidias. Cambiar la vida es la gran tarea del cristiano, llevada a cabo con constancia y entusiasmo.

Sugerencias pastorales 1. Cambiar desde Dios. La cultura en la que vivimos y la mentalidad de nuestros contemporneos est hecha al cambio. Se cambia ms fcilmente que antes de trabajo, de ordenador, de coche, de casa, de pas... Se cambian tambin los modos de pensar y vivir, los valores de comportamiento, y hasta la misma religin. El cambio est a la orden del da, y quien no cambia, pronto pasa a formar parte de los retros. El cambio, al contrario, es propio de los progres, que parece que lo llevan en el DNA. Pero, claro!, no todo cambio es bueno para el hombre. Ni todo cambio indica progreso. Hay cambios que son una desgracia: que lo cuenten si no tantos emigrantes, obligados por la necesidad a dejar sus patrias; que lo digan tantas jovencitas obligadas a vender su cuerpo en el supermercado de la prostitucin; que lo griten tantos nios obligados a trabajar en condiciones inhumanas o raptados para comerciar con sus rganos. Esos cambios gritan al cielo! El cambio al que la liturgia nos invita es el cambio desde Dios. Es decir, aquel cambio que Dios quiere y espera del hombre para que sea ms hombre, para que viva mejor y ms plenamente su dignidad humana. El cambio que Dios quiere es el de la injusticia a la justicia, del abuso al servicio de los dems, de la infidelidad a la fidelidad, del odio al amor, de la venganza al perdn, de la cultura de muerte a la cultura de la vida, del pecado a la gracia y a la santidad. 2. Tu programa de vida. Con mayor o menor claridad, todo hombre se traza un propio proyecto de vida. Qu quiere ser, qu quiere hacer, a qu valores no puede renunciar, de qu medios servirse. Pienso que todo cristiano debera tener un pequeo proyecto o programa de vida en su condicin precisamente de cristiano. Qu voy a hacer por Cristo y por mis hermanos. Qu valores voy a proponer a mis hijos. Por qu valores voy a luchar en mi vida personal, familiar, social. Cunto tiempo voy a dedicar a mi misin de apstol de Jesucristo dentro de mi comunidad parroquial, diocesana, dentro del movimiento al que pertenezco. Qu iniciativa, pequea o grande, voy a proponer para fomentar el sentido de Dios, para promover las vocaciones al sacerdocio o a la vida consagrada, para visitar y atender a los enfermos o a los que viven solos en mi barrio, en mi parroquia. No es necesario que sea un programa grande, completo. Haz un pequeo programa para un ao. Un programa que te ayude a crecer en tu vida espiritual: dedicar, por ejemplo, un tiempo diario a la oracin, o confesarte con ms frecuencia y regularidad, o luchar con ms decisin y energa contra el vicio del alcohol o de la droga blanda. Un programa que te mantenga activo en tu misin eclesial: dar catequesis, formar parte del coro parroquial, prestar ms atencin a la educacin espiritual y moral de tus hijos. Al final del da, o al menos de la semana, reflexiona un poco sobre cmo lo has cumplido. Cunto bien puede hacer un pequeo programa! P. ANTONIO IZQUIERDO

18. DOMINICOS 2003

Este domingo: 25 del Tiempo Ordinario Aceptamos sin dificultad los anhelos de la humanidad por conseguir una sociedad ms justa, en la que se rompan los desequilibrios actuales, en que unos pocos tienen mucho, y otros muchos tienen muy poco. El desarrollo y progreso de los pueblos es deseable, pero estn en tela de juicio los principios o criterios econmicos que se ponen en prctica para conseguirlo. El justo resulta incmodo; la acusacin serena y ms intolerable de la injusticia es la denuncia que verifica con sus modos de ser y estar inmerso en la sociedad. El sabio se inspira en la imagen del Siervo paciente, que es acusado y maltratado para ver si Dios se ocupa de l; la misma forma de reaccionar indica que lo est consiguiendo. Pero la fortaleza necesaria para mantenerse en la fidelidad exige la accin del espritu, que le lleva a vivir con otros criterios que los de la eficacia y rentabilidad inmediatas en que quiere moverse el corazn humano. Dios recompensa a sus seguidores, en el tiempo y al final, sin que la felicidad/sufrimiento correspondan de inmediato al comportamiento bueno o malo. En definitiva, una recompensa ya incoada y no concluida, que se realiza a travs de un complejo sistema de fuerzas, resultando gratuita por un lado y por otro vinculada a las propias obras. Comprender a Jess, sus palabras, sus hechos, vida y entrega se convierte en el ideal de los discpulos. Cada cultura, tiempo o persona ha subrayado algunos aspectos o rasgos de la relevacin ofrecida por el Hijo de Dios, encarnado. Tantas formas de vida religiosa, congregaciones, institutos o asociaciones como han surgido a lo largo de la historia revelan la incomprensin plena de su personalidad; cada cual, nosotros mismos intentemos hacer la aplicacin iluminadora a nuestra propia vida en particular. Comentario bblico: La religin verdadera es acoger desde la solidaridad I Lectura: Sabidura (2,12.17-20): El justo piensa como vive I.1. La primera lectura se toma concretamente de un pasaje que pone de manifiesto el razonamiento de los impos, de los que estn instalados en la sociedad religiosa y poltica y que no aceptan que un hombre justo, honrado, simplemente con el testimonio de su vida, pueda ser una contrarrplica de la tica, de la moral y de las tradiciones ancestrales con las que se consagra, muy a menudo, la sociedad injusta y arbitraria de los poderosos. Como el libro de la Sabidura es propio de la literatura religiosa griega, algunos han pensado que a la base de esta lectura est el razonamiento prctico de una filosofa que se muestra en la tica de los epicreos, quienes defendan una praxis de justicia y honradez en la sociedad. I.2. En todo caso, la lectura cristiana de este pasaje ha dado como resultado la comparacin con los textos del Siervo de Yahv de Isaas (52-53) y ms concretamente, se apunta a la inspiracin que ha podido suponer para los cristianos sobre la Pasin del Seor, ya que en ese

justo del libro de la Sabidura se ha visto la actuacin de Jess, tal como podemos colegir de la lectura misma del evangelio de hoy. Los no sabios saben muy bien condenar a muerte ignominiosa a los justos. Esa es la nica sabidura que entienden de verdad: el desprecio y la ignominia; es una sabidura contracultural: ni divina ni humana. Y esta es ya una historia muy larga en la humanidad que tanto se valora a s misma, hasta quedarse ciega.

II Lectura: Santiago (3,16-4,3): Sabidura: justicia y paz II.1. La carta de Santiago (3,16-4,3), sigue siendo el hilo conductor de esta segunda lectura litrgica. Adems, como es una carta que pretende establecer un cristianismo prctico, tico y moral, nos pone en contraste dos sabiduras: la que nace de este mundo y anida en el corazn del hombre (envidias, desorden, guerras, asesinatos) y la sabidura que viene de lo alto (pacificadora, limpia de corazn, condescendiente, dcil y misericordiosa). En realidad a la primera no se le debe llamar sabidura sino insensatez y negatividad. Son dos mundos y podramos preguntarnos, de verdad, si el corazn humano no est anidado por estas dos tendencias (dualismo). Nuestra propia experiencia personal podra darnos la respuesta. II.2. El autor considera que el ser humano, guiado por sus instintos (es el misterio de nuestra debilidad, aunque le atribuye un dbito especial al diablo para no caer en el principio de maldad en el corazn humano), va hacia la perdicin por la envidia con la que nos destrozamos los unos a los otros. Pero el autor propone la sabidura, que se adquiere por la oracin para llegar a esas actitudes positivas que ha mencionado antes. No se trata, pues, de leer este texto en clave moralizante para rebajarlo. Es uno de los textos fuertes del NT, de ese calibre es el cristianismo que pide la paz fundamentada en la justicia.

Evangelio: Marcos (9,30-37): El que se entrega debe ser el primero III.1. El evangelio de Marcos nos muestra un segundo paso de Jess en su camino hacia Jerusaln, acompaado por sus discpulos. El maestro sabe lo que le espera; lo intuye, al menos, con la lucidez de un profeta. S, le espera la pasin y la muerte, pero tambin la seguridad de que estar en las manos de Dios para siempre, porque su Dios es un Dios de vida. Bien es verdad que ese anuncio de la pasin se convierte en el evangelio de hoy en una motivacin ms para hablar a los discpulos de la necesidad del servicio. III.2. No merece la pena discutir si este segundo anuncio de la pasin son ipsissima verba o son una adaptacin de la comunidad a las confidencias ms autnticas de Jess. Hoy se acepta como histrico que Jess saba algo de lo que le esperaba. Que la comunidad, despus, adaptara las cosas no debera resultar extrao. Este segundo anuncio de la pasin lo presenta el evangelista como una enseanza (eddasken= les enseaba). Pero los discpulos ni lo entendan ni queran preguntarle, ya que les daba pnico. Este no querer preguntarle es muy intencionado en el texto, porque no se atrevan a entrar en el mundo interior y proftico del Maestro. Jess

tuvo paciencia y pedagoga con ellos y por eso Marcos nos ha presentado tres anuncios en un corto espacio de tiempo (8,2710,32). III.3. Tampoco Pedro, en el primer anuncio (8,27-33), lo haba entendido cuando quiere impedir que Jess pueda ir a Jerusaln para ser condenado. No encajaba ese anuncio con su confesin mesinica, que tena ms valor nacionalista que otra cosa. Marcos ha emprendido, desde ahora, en su narracin, una direccin que no solamente es reflejo histrico del camino de Jess a Jerusaln, sino de enseanza para la comunidad cristiana de que su Cristo no se fue de rositas a Jerusaln. Que confesar el poder y la gloria del Mesas es o puede ser un tpico religioso poco proftico. En realidad eso es as hasta el final, como se muestra en la escena de Getseman (14,3242) y en la misma negacin de Pedro (14,66-72). Los discpulos no entendieron de verdad a Jess, ni siquiera por qu le siguieron, hasta despus de la Pascua. III.4. En Carfarnan, en la casa, que es un lugar privilegiado por Marcos para las grandes confidencias de Jess, porque es el smbolo donde se rene la comunidad, (como cuando les explica el sentido de las parbolas), les pregunta por lo que haban discutido por el camino; seguramente de grandezas, de ser los primeros cuando llegase el momento. Sus equivocaciones mesinicas llegaban hasta ese punto. Jess tom a un nio (muy probablemente el que les serva) y lo puso ante ellos como smbolo de su impotencia. Es verdad que el nio, como tal, tambin quiere ser siempre el primero en todo, pero es impotente. Sin embargo, cuando los adultos quieren ser los primeros, entonces se pone en prctica lo que ha dicho el libro de la Sabidura. Y es que el cristianismo no es una religin de rangos, sino de experiencias de comunin y de aceptar a los pequeos, a los que no cuentan en este mundo. III.5. Acoger en nombre de Jess a alguien como un nio es aceptar a los que no tienen poder, ni defensa, ni derechos; es saber or a los que no tienen voz; son los pobres y despreciados de este mundo. La tarea, como muy bien se pone de manifiesto en la praxis cristiana que Marcos quiere trasmitir a su comunidad, no est en sopesar si los que se acogen son inocentes o no, sino que debemos fijarnos en su vulnerabilidad. Quizs los pequeos, los nios, los pobres, los enfermos contagiosos, no son inocentes. Tampoco los nios lo son. Es el misterio de la vulnerabilidad humana lo que Jess propone a los suyos. Pero los suyos en este caso los Doce-, discutan por el camino quin sera el segundo de Jess en su mesianidad mal interpretada. Esta es una enseanza para el cristianismo de hoy que se debe plasmar en la Iglesia. La opcin por los vulnerables (los pobres!) es la verdadera clave de la moral evanglica. Miguel de Burgos, OP mdburgos.an@dominicos.org Pautas para la homila El justo vive como piensa. La disociacin entre las formas de pensar y de vivir es una deformacin grave que acecha a la persona, y que en caso de

verificarse habitualmente, lo ms profundo del propio de identificacin personal forma se desorganizan y se enmascarado.

durante cierto tiempo, acaba hiriendo en ser. Los sistemas defensivos ms profundos protestan ante la mentira, y de alguna vuelven contra el propio sujeto que vive

Quizs se bueno prestar atencin a estos efectos dainos de la hipocresa, de la mentira y de la injusticia a la hora de buscar criterios de felicidad en nuestra sociedad del desarrollo. La sabidura que nace de este mundo y anida en el corazn del hombre genera envidias, desorden, guerras, asesinatos, dice Santiago en la lectura de hoy; la sabidura que viene de lo alto es pacificadora, limpia el corazn, produce condescendencia, docilidad, misericordia. Son dos mundos que en la propia experiencia los encontramos con facilidad. Desde tal experiencia dolorosa tendremos que reflexionar para descubrir los fundamentos de la verdadera Sabidura, para cultivarlos tanto cuanto est a nuestro alcance. En el campo personal comunitario, social son elocuentes los resultados ofrecidos.

Comprender a Jess. Vaya pregunta! El ser humano no quiere, no puede o no sabe? Hay una sabidura adquirida por la oracin y los dones sobrenaturales que ofrecen un marco especial de referencia, y que facilita dicha comprensin. Los discpulos arrancan de la mentalidad del pueblo judo y les rechinan los odos oyendo hablar de sufrimiento y muerte. Nos dice san Marcos que los discpulos ni entendan, ni queran preguntarle, porque les daba pnico; no queran entrar en el mundo interior y prctico del Maestro, que quiere llevarles hacia un discipulado y un reinado diferente al poltico en que ellos basaban sus esperanzas mesinicas. Tienen miedo de preguntar a Jess porque intuyen que sus respuestas contrariarn sus ambiciones personales, que se cifran en quien ser el segundo en su mesianidad mal interpretada. No podan comprenderle desde su mentalidad, no saban qu hacer y de hecho (llevados por el miedo) no queran enterarse. As una vez, y dos y tres, hasta el punto de no entender plenamente a Jess, ni siquiera porqu le siguieron, hasta despus de la Resurreccin. Para comprender a Jess, su persona y su mensaje, se requieren como punto de partida unas herramientas que no son humanas, sino divinas, y una actitud de cambio y conversin de ndole personal. Jess hace su obra; en nuestras manos queda la cooperacin y fidelidad. Con demasiada frecuencia aspiramos a una nueva humanidad, pero nos olvidamos de los puntos de apoyo en los que puede sustentarse adecuadamente. Aplicaciones pastorales Individuales. El justo trabaja por el reinado de la justicia y la paz desde su coherencia de vida individual. Primero el ejemplo, despus las palabras; en los pequeos cambios diarios que conoce, que puede

verificar y exigen firme voluntad de cambio renovador. Comunitarios. Jess acoge a los nios, a los indigentes, a los ms despreciados y vulnerables. Adopta con ellos una actitud de misericordia y servicio. Nos dice a todos, para que lo apliquemos a nuestros grupos de referencia, que quien busca ser el primero en su reinado ha de adoptar actitudes habituales de comprensin y servicialidad. Son demasiado elocuentes las situaciones actuales de marginacin, que piden remedio, y esperan nuestra respuesta compartida queremos, podemos, sabemos? Sociedad civil. Otro tanto podemos decir y aplicar a los problemas sociales. Partiendo de la justicia y la paz, en pequea y gran escala, se abre un horizonte de salvacin. Y paradjicamente quienes ms beneficios obtienen (no meramente econmicos) son los que tratan de escuchar la Palabra de Dios y darle cumplimiento. Fr. Manuel Gonzlez de la Fuente, O.P. sanpablova.es@dominicos.org

19. SI ALGUNO QUIERE SER EL PRIMERO, QUE SEA EL LTIMO DE TODOS Y EL SERVIDOR DE TODOS. Comentando la Palabra de Dios Sab. 2, 12. 17-20. Realmente creemos en la Iglesia que, por amor, se hace servidora de todos los hombres? Es muy sencillo esperarlo todo de la Iglesia; ms an: ponernos exigentes con ella reclamando nuestros derechos. Pero qu difcil es detenernos a considerar nuestros deberes, nuestras responsabilidades en ella. La Iglesia, a la par que requiere servicios en el aspecto litrgico y de anuncio de la Palabra, requiere servicios en el aspecto de asistencia social, o servicio de caridad, como le llama la Escritura. Ya el Concilio Vaticano Segundo nos invita a todos los creyentes a dar testimonio del Seor en todos los ambientes en que se desarrolle nuestra vida, impulsando entre nosotros el apostolado del semejante por el semejante. Ah, no slo nuestras palabras, sino nuestro testimonio, nuestra vida misma debe hacer al hombre confrontar su vida con la verdad, con el amor verdadero, con la responsabilidad que se tiene para construir la paz, con la capacidad de amar sirviendo fraternalmente. Probablemente se nos rechace, se nos persiga y se haga mofa de nosotros; sin embargo, no son slo nuestras palabras, somos nosotros, convertidos en testigos del Seor quienes nos hemos de convertir en el llamado ms fuerte a cambiar la forma de llevar la vida. Tal vez callen nuestra voz, o por lo menos nos desprecien; sin embargo, puesta nuestra confianza en Dios, hemos de permanecer firmes y constantes en el anuncio del Nombre del Seor especialmente con el testimonio de nuestra vida, aceptando todos los riesgos que, a causa de eso, tengamos que sufrir o soportar por el Seor. Sal. 53. Ante un Dios, justo en la retribucin, el salmista no slo le pide al Seor que le defienda de sus enemigos, sino que extienda

su mano en contra de ellos. Nosotros, siendo pecadores y dignos de recibir el castigo merecido a nuestra rebeldas y ofensas al Seor, hemos sido buscados por l para que recibamos su perdn y la participacin de su misma vida. Aquel que puso orden en el caos inicial y lo convirti en fuente de vida, llega a nosotros para hacer desaparecer el desorden y las tinieblas del pecado, y a concedernos su Espritu para que ilumine nuestros caminos y nos haga fecundos en buenas obras. Si as hemos sido amado por Dios, quienes nos consideramos hijos suyos, hemos de seguir el mismo ejemplo que l nos dio amando a nuestro prjimo y buscndolo para que vuelva al Seor. Stgo. 3, 16-3, 3. Nadie puede decir que se ha liberado totalmente de las malas pasiones que combaten dentro del interior de la persona. El dominio de las mismas no es slo cuestin de la buena voluntad de cada uno de nosotros; la experiencia nos dice que muchas veces nos hemos propuesto superarlas y, al paso de las horas o de los das hemos vuelto a dejarnos dominar por ellas. El Apstol Santiago nos invita a pedir la sabidura de Dios, no para malgastarla, sino para que nos ayude a vivir con pureza de costumbres y a convertirnos en amantes de la paz, comprensivos, y dciles; a estar llenos de misericordia y buenos frutos, a ser imparciales y sinceros. Como nos dice san Pablo: No yo, sino la gracia de Dios conmigo; pues, efectivamente el Seor nos dice: permanezcan en m y yo en ustedes, para que den fruto abundante; pues sin m no puede hacer nada. Si queremos dejar de destruirnos unos a otros, si queremos dejar de asesinar a los dems, si queremos dejar de hacer la guerra, abramos sinceramente nuestro corazn a Dios y dejmonos guiar por su Espritu de Sabidura. Mc. 9, 30-37. Jess es el ms importante pues se ha hecho como el ltimo, como el servidor de todos. l no vino a brillar y a elevarse por encima de todos pisoteando los derechos de los dems; l ha sido exaltado a la Gloria del Padre y ha recibido el Nombre que est sobre todo nombre porque se humill a s mismo tomando condicin de esclavo. l no vino a ser servido sino a servir y a dar su vida por nosotros. l ensea a sus discpulos el camino que conduce a la Gloria: Entregar la vida para que los dems tengan vida. No debemos tener miedo a preguntar, no tanto a lo que hace Cristo por nosotros, sino a lo que hemos de hacer nosotros en favor de los dems. A pesar de que los apstoles tienen miedo y eluden esta pregunta, Jess les indica que si alguno quiere ser el primero, debe hacerse el ltimo de todos y el servidor de todos. Hay muchos que viven desprotegidos a causa de su pobreza, a causa de sus enfermedades, a causa de haber sido estigmatizados malamente por la sociedad. Esa ralea de gente despreciada debe ser recibida por nosotros, como si recibiramos al mismo Cristo; ellos merecen, ms que nadie, nuestras muestras de afecto y nuestra preocupacin para ayudarles a salir de su condicin de dolor y sufrimiento. Hacer eso es hacrselo al mismo Cristo; despreciarlos a ellos equivale a despreciar al mismo Cristo. Ojal y, a imagen de Cristo, nos convirtamos en el ltimo de todos y en el servidor de todos. La Palabra de Dios y la Eucarista de este Domingo. En esta Eucarista no celebramos al Seor vencido por la muerte, sino que venci a la muerte, ahora vive para siempre. Este es el Misterio

Pascual que nos rene en torno al Seor. Su servicio ms grande hacia la humanidad se convirti en servicio en el amor; en el amor que salva, que perdona y que da vida, y Vida eterna. Mediante este lenguaje de amor el Seor quiere que, quienes creemos en l y entramos en comunin de vida con l, sigamos sus mismas huellas. La Iglesia, que lo tiene a l como Cabeza y principio, no puede inventarse otro camino, sino que al igual que su Seor ha de pasar por la muerte, por la entrega hasta el extremo, para dar vida, para hacer que la vida del Seor llegue a todos los hombres de todos los tiempos y lugares. La Palabra de Dios, la Eucarista de este Domingo y la vida del creyente. Entendemos este lenguaje de Cristo? o Nos da miedo preguntarle al Seor lo que hemos de hacer para no quedarnos en cristianos de pacotilla, sino vivir con la mxima lealtad nuestra fe en l? Ojal y no queramos mal utilizar nuestra fe cristiana para un medro personal, de tal forma que, incluso, a nombre de Cristo hagamos guerras santas para brillar ante los dems y tratar de conservar nuestro prestigio, nuestro poder. Recordemos que el servicio a favor del Evangelio no es servicio a la muerte, sino a la vida. Junto con Pablo glorimonos de Cristo, y Cristo crucificado, y que ha dado su vida para salvar a quienes fueron atrapados por el mal, por el pecado. Recordemos que quien pudiendo servir domina, es de este mundo; y que quien pudiendo dominar , sirve, es de Cristo. Nosotros hemos sido puestos al servicio del Evangelio, no para purificar al mundo librndolo de los malvados acabando con ellos en guerras fratricidas, no para empujarlos a la salvacin con violencia, sino para llevarlos a Cristo mediante el amor que se hace entrega y servicio. Este es el camino de salvacin que Cristo nos manifest. Este, y no otro, es el mismo camino que hemos de seguir quienes creemos en l, especialmente quienes nos gloriamos de llamarnos su Iglesia Que Dios nos conceda, por intercesin de Mara, nuestra Madre, la gracia de saber amar como siervos que estn al servicio del Evangelio. Que no nos convirtamos en perseguidores de nuestro prjimo, que no lo humillemos ni le hagamos ms difcil su existencia, sino que, poseyendo la Sabidura de Dios, proclamemos la Buena Nueva siendo comprensivos con todos y dciles a la Palabra de Dios que nos quiere como signos de la Misericordia divina y portadores de la Paz. Entonces seremos realmente dignos de participar de la Gloria de nuestro Seor Jesucristo. Amn. www.homiliacatolica.com

20.Autor: Neptal Daz Villn CSsR. SERVIR

Fuente: www.scalando.com

El conocimiento no es algo que se aprende de una vez y para siempre. El ser humano va cambiando con el mundo en continua evolucin. Nunca terminamos de aprender. Hace ya varios aos se est hablando en las universidades, de la formacin permanente. Un profesional que se grade hoy y no se actualice, dentro de 10 aos ser un tegua. En las

universidades se han multiplicado las especializaciones, maestras, doctorados y post-doctorados, cursos intensivos, diplomados, etc. En la Internet encontramos charlas, conferencias, simposios o reuniones virtuales y toda una gama de posibilidades, con las que se puede aprender, preguntar, opinar, concordar o discordar. Buenas posibilidades para la formacin permanente. En el evangelio que hoy leemos, encontramos una vez ms a Jess enseando mientras camina. Era la formacin permanente de Jess con sus discpulos. No todo poda ser trabajo: el trabajo dignifica al ser humano, pero el trabajo excesivo lo descontextualiza, lo ciega, lo embrutece, lo convierte en una mquina que produce resultados y que un da se acaba y se bota. Dice el texto que Jess empez a recorrer Galilea pero no quera que se supiera porque estaba instruyendo a sus discpulos. El sofisma de trabajar, trabajar y trabajar, en ltimas lo que produce es una fatiga que nos incapacita no slo para ser efectivos en el trabajo sino tambin para vivir bien. Necesitamos dejar espacios para reflexionar, para analizar lo vivido, para conocer otras experiencias, es decir, para la formacin permanente y no slo en campo estrictamente laboral y profesional. Tambin para los amigos, la familia, la fe, el deporte, el arte, la msica, la poesa y todo aquello que nos hace ms humanos y felices. En cuanto al mensaje propio de la enseanza de Jess a sus discpulos, descubrimos que hablaban en un lenguaje distinto. l les mostraba las dificultades que tendran por asumir su compromiso, como persecuciones, maltratos, e incluso la muerte. Ellos andaban en un mundo idlico, a la espera de que el Mesas diera el zarpazo final y se tomara el poder con signos portentosos, para ver qu puesto les tocaba. Y desde ya, se disputaban quin de ellos sera el ms importante dentro de ese reino imaginario. Mientras Jess con su vida sencilla y servicial, les mostraba otra manera de ser hombres: cordiales, entraables, fraternos y solidarios con los dems seres humanos, ellos esperaban que se volteara la torta para dejar de ser los pobres pescadores y convertirse en los ministros principales del nuevo rey de Israel, con posibilidades de mando. Una cosa piensa burro y otra quien lo est enjalmando. Jess pensaba en todo el pueblo, ellos pensaban en ellos mismos. Dejaron que su corazn se llenara de ambicin. ste es uno de los males que ms afecta a la humanidad. Esa realidad estaba tambin presente en las comunidades a las que escribi Santiago (2da lect). Como por lo general valoramos, respetamos y queremos ms a quienes tienen poder, dinero, fama e influencias, entonces adquirirlos se convierte en un ideal de vida ambicionado por todos. Los robos, los asesinatos, y la destruccin de la vida de tantas personas llevan por lo general alguna ambicin de quienes son el origen de tantos males causados a la humanidad para agrandar su poder. Quieren tener ms capacidad econmica, ser ms fuertes y asegurarse la vida, quieren ser ms importantes, ms respetados y ms amados. Y cuando conseguir eso se convierte en un fin ltimo, entonces todo aquello que se interponga en el camino deber ser eliminado, incluso las personas.

Tanto la carta de Santiago como el evangelio, invitaban a sus destinatarios y hoy a nosotros, a ver lo peligroso que es dejarnos invadir por la ambicin, la codicia de dinero, prestigio y poder. Podemos entrar a un callejn sin retorno si nos dejamos cegar por ellos y no fijamos nuestra mirada en Jess cuyos mviles estuvieron siempre animados por un inters de servicio. Por eso l fue muy claro con sus discpulos: Quien quiera ser el primero, deber ser el ltimo de todos y el servidor de todos. Claro que toda obra necesita lderes para organizar y sacar adelante los procesos![1] Mas la autoridad del cristiano no debe estar impulsada por la voluntad de poder, sino por la voluntad de servicio. Federico Niezsche critic fuertemente lo que l llam el hombre camello, que vive sometido en un sistema que lo explota y no le permite pensar en s mismo como individuo y como sujeto de la historia; en cambio propuso la voluntad de poder para llegar al superhombre. Una crtica que sigue siendo vlida cuando vamos por la vida sin pensar en nuestro ser y quehacer como seres humanos, y nos dejamos subyugar por tantos sistemas de esclavitud que cada da aparecen. Pero orientar nuestra vida por la voluntad de poder para alcanzar al superhombre dudo mucho que resulte! Tendramos primero que analizar muy bien a los hombres que organizaron su vida con la voluntad de poder. Voluntad de poder la de Adolfo Hitler, cuyo cuadro de Niezsche tena en su despacho como un idolillo. Voluntad de poder la de Benito Mosolini en Italia, Mobutu Sese Seko en el antiguo Zaire, Videla en Argentina, Franco en Espaa, Joo Baptista en Brasil y Alfredo Stroessner en Paraguay. Voluntad de poder la de los grupos guerrilleros y paramilitares colombianos, y la de los polticos y empresarios que los apoyan. Hace unos das recordamos aquel 11S de 2001 cuando chocaron dos voluntades de poder: la de los talibanes y la del imperio norteamericano. Eso nos hizo recordar a otro personaje con mucha voluntad de poder: Augusto Pinochet, en Chile, quien en otro 11S pero de 1973, encabez el golpe de estado contra el gobierno de Salvador Allende con el apoyo econmico y logstico de la CIA, durante el gobierno republicano de R. Nixon y H. Kissinger. Voluntad de poder la de Goerge Bush y su poderoso ejrcito genocida que ha llenado de miseria la vida de mucha gente con la llamada lucha contra el terrorismo; sofisma de distraccin para afianzar ms la dominacin y el imperialismo salvaje. Voluntad de poder la de Fidel Castro y Hugo Chvez, quienes en nombre de la revolucin combaten y aplastan todo tipo de oposicin tildndola de imperialista y enemiga del pueblo. Voluntad de poder la de tantos pseudopolticos de nuestros pueblos, que aprovechan su rol para los mezquinos intereses. Tenemos que reconocer que muchos hombres de Iglesia y en nombre de Cristo, saquearon, aplastaron, explotaron y mataron grupos, comunidades y hasta pueblos enteros supuestamente para defender la fe, mas en el fondo estaban dominados por la voluntad de poder.

Despus de este corto vistazo, vale la pena preguntarnos si estamos conducidos por la voluntad de poder o por la voluntad de servicio. Es legtimo, bueno y necesario que cada persona busque su propio bienestar, su estabilidad econmica y social, pero sin pasar por encima de los dems. Estamos acaso atrapados en un afn de lucro y competitividad, en la bsqueda del xito y de los primeros puestos a cualquier precio? Cmo somos con las personas que estn a nuestro cargo? Si tenemos empleados, cmo los tratamos? En nuestras relaciones interpersonales y en los dilogos, buscamos concertar o buscamos siempre imponer nuestro pensamiento, nuestra ideologa y nuestra voluntad? Si tuviramos hoy la capacidad de mando sobre todo un pueblo estamos seguros de que no actuaramos de la misma manera como lo hacen aquellas personas que tanto criticamos? Como en la primera lectura (Sab 2, 12.17-20), nos resultan incmodas las personas justas, honestas y leales? Nosotros como personas y como Iglesia molestamos con nuestro testimonio a los poderosos e injustos, que dominados por la voluntad de poder aplastan a los dems? o vivimos camalenicamente para no meternos en problemas en medio de la injusticia? Acaso en nuestro mundo no hay injusticia? o hay injusticia pero no hay profetas? El testimonio y la propuesta de Jess nos anima o nos incomoda? Estamos dispuestos a aprender de la sencillez y la espontaneidad de los nios? Estamos dispuestos a valorar a los pequeos de este mundo[2] y a recibirlos con el convencimiento de que ah, y de manera especial ah, en los pequeos, est la presencia de Dios?: El que reciba a un nio como este por amor a m, me recibe a m. Y el que me recibe a m, no me recibe a m sino al que me envi. [1] La anarqua es contraria al evangelio, por eso escribi Santiago (2da lect): donde hay envidia y rivalidad, hay anarqua y toda clase de obras malas. [2] Cuando en el evangelio se habla de nios, se entiende por extensin, tambin de los pequeos, aquellos que el mundo no tiene en cuenta: los pobres, los marginados, los enfermos, los desposedos, los esclavos y tantas personas a quienes normalmente ignoramos por mirar ms a los grandes.

21. INSTITUTO DEL VERBO ENCARNADO COMENTARIOS GENERALES Primera lectura: Sabidura 2, 12-20:

Es un cuadro de emocionado dramatismo que describe el odio que los impos profesan a los justos, la guerra implacable que les hacen y el triunfo aparente del mal:

- El justo por su sola presencia incomoda (12); su conducta es un continuo reproche para el impo (14); y lo ms imperdonable es el amor y confianza que tiene el justo en Dios. - Declarada la guerra abierta, faltos los impos de todo escrpulo, se desatan contra los justos implacablemente: Probmosle con el ultraje y la tortura. Condenmosle a una muerte vergonzosa (20). Y dado que el proyecto se realiza, puede la impiedad dar por definitivo su triunfo: Veamos si sus palabras son verdaderas, veamos qu fin tiene el justo (17). Si bien este cuadro puede ser la historia de infinitos justos, los Evangelistas lo tienen presente cuando describen la Pasin de Cristo, el Justo por excelencia. La doctrina y la conducta de Jess eran un reproche incmodo para los dirigentes polticos y religiosos de Israel instalados en sus vicios. Planean la supresin del Justo. Se mofan de El en su agona. Al pie de la letra le lanzan a la cara el sarcasmo: Puso en Dios su confianza; lbrele ahora, si de verdad se complace en El; pues El lo ha dicho: Soy Hijo de Dios (Mt 27, 43; cfr Sab 2, 13). Segunda Lectura: Santiago 3, 16-4, 3: Santiago trata en esta percopa tres diversos temas, los tres muy prcticos: - Santiago, que al discpulo de la Sabidura le exige sea dcil y manso de corazn (1, 21); ahora el Maestro de la Sabidura (al Misionero, al Sacerdote, diramos hoy) le recuerda asimismo cmo la mansedumbre y benignidad son el signo y el fruto y el clima de la autntica Sabidura. Y as debe mostrarse en la conducta y en las obras. Si carece de mansedumbre es: terrena, animal, diablica (14). Es decir, no nace de Dios, sino del mundo, de las pasiones, del demonio. De ah que sus frutos sean: celos, ambiciones, turbulencias y banderas (16). La autntica produce la justicia en clima de paz (17): Celo sin humildad y bondad es: terreno-animal-diablico. - Otro punto interesante: De dnde nacen en las comunidades y grupos las guerras y altercados? Y responde Santiago: De las concupiscencias (codicia de dinero, honores y placeres) instaladas en nuestro interior (4, l). Las codicias acuciadas, las ambiciones desatadas, la sensualidad desenfrenada, producen necesariamente altercados, envidias, guerras fraticidas (4, 2). Esto es aplicable en mayor grado a personas que en la sociedad civil o en la comunidad eclesial tienen cargos de magisterio o de gobierno. - Santiago nos muestra el camino que de verdad conduce a los valores seguros: La oracin (3). No poseemos estos valores porque no los pedimos (2b). Y si los pedimos y no los obtenemos es porque pedimos mal (3). Aun la oracin podemos convertirla en instrumento de nuestras pasiones. Cuntas cosas se piden a Dios que slo serviran para fomentar nuestro egosmo, nuestro orgullo o nuestro comodismo. Slo son ddivas dignas de Dios las que nos hacen mejores; stas debemos pedir: Quos tuis, Domine, reficis sacramentis, continuis attolle benignus auxiliis, ut redemptionis effectum et mysteriis capiamus et moribus (Poscom.). La hora de la comunin es hora de gracias. Pidmosle al Seor las que nos hagan vivir ms ricamente el misterio de la Redencin; las que nos hagan mejores cristianos.

Evangelio: Marcos 9, 29-36: Son insistentes e intencionadas las aclaraciones que hace Jess de su Mesianismo. Un Mesas-Redentor no encajaba en la mentalidad de Israel: - Jess en sus instrucciones a los Apstoles y discpulos insiste en que es el Mesas-Redentor; el Mesas en cruz. Todos los Evangelistas nos han dejado testimonio de cun impermeables son los Apstoles a este Mesianismo. Aqu Marcos nos advierte cmo tras una de estas instrucciones, con ser tan clara, nada han comprendido. Y aade el Evangelista: Ni se atrevan a preguntarle (31). Rehuan aquel tema. Es una precisin psicolgica interesante. An hoy en muchos temarios de catequesis y de misin, y no hay que decir en muchos programas de vida cristiana, la cruz de Cristo es silenciada, rehuida, marginada. Pero un Cristo sin cruz es un Mesas sin redencin. - No es menos interesante la precisin psicolgica el silencio ante la pregunta de Jess (33). Aquellos Apstoles de Jess ni mejores ni peores que nosotros, hombres con toda la carga de egosmo, ambicin y orgullo que arrastramos nosotros, se haban pasado la jornada discutiendo sobre primacas y cargos. Imaginaban el Reino Mesinico al estilo de los reinos polticos. Pero el Reino de Cristo, por ser espiritual y divino, va al revs de todos los imperios y poderos terrenos y humanos. En el Reino Mesinico es primero el que busca el ltimo lugar y se hace servidor de todos (35). Esta leccin de Jess pone en crisis todos nuestros conceptos y es un reproche a todas nuestras actitudes. - Y Jess explica con un gesto o ejemplo su gran leccin: Pone en medio del grupo de los Apstoles un prvulo. Lo estrecha contra su pecho; y les dice: El que se convierte y se torna como este nio, ste es el mayor en el Reino de los cielos (38). El nio simboliza bien la ingenuidad y sencillez. El nio es, sobre todo, la pequeez, la debilidad, la fragilidad: la humildad: Puesta la humildad por fundamento, puede el arquitecto construir sobre ella el edificio. Pero si ste se quita, por ms que su santidad parezca tocar el cielo, todo se vendr abajo al instante y terminar en catstrofe ( in Mt 15, 2). Todo cuanto en la Iglesia o en la propia perfeccin se edifica sin humildad acaba en catstrofe. El cristiano genuino ora siempre: Seor, purifica y protege a tu Iglesia con misericordia continua; y pues sin tu ayuda no puede mantener su firmeza, que tu proteccin la dirija y la sostenga siempre (Lunes 3 semana cuaresma- Colecta). La misericordia de Dios es nuestro universal refugio. Siempre la necesitamos. Siempre la pedimos. Ante Dios somos indigentes todos. Acudamos a l con la humildad y la confianza con que los nios acuden a sus padres. *Aviso: El material que presentamos est tomado de Jos Ma. Sol Roma (O.M.F.),"Ministros de la Palabra", ciclo "B", Herder, Barcelona 1979. ..................................................................... ...........................

SAN JUAN CRISSTOMO

NUEVA CONVERSACIN SOBRE LA PASIN 1. A fin de que sus discpulos no le dijeran: Por qu estamos aqu, en Galilea, continuamente?, el Seor les habla nuevamente de su pasin, pues con slo or eso no queran ni ver Jerusaln. Mirad, si no, cmo, aun despus de reprendido Pedro, aun despus que Moiss y Elas haban hablado sobre ella y la haban calificado de gloria, a despecho de la voz del Padre, emitida desde la nube, y de tantos milagros y de la resurreccin inmediata (pues no les dijo que haba de durar mucho tiempo en la muerte, sino que al tercer da resucitara), a despecho de todo esto, no pudieron soportar el nuevo anuncio de la pasin, sino que se entristecieron, y no como cualquiera, sino profundamente. Tristeza que proceda de ignorar la fuerza de las palabras del Seor. As lo dan a entender Marcos y Lucas al decirnos: Marcos, que ignoraban la palabra y tenan miedo de preguntarle ; y Lucas, que aquella palabra era para ellos oculta, para no comprender su sentido, y teman preguntarle sobre ella . Pero si lo ignoraban, cmo se entristecieron? Porque no todo lo ignoraban. Que haba de morir, lo saban perfectamente, pues se lo estaban oyendo a la continua; mas qu muerte haba de ser aqulla y cmo haba de terminar rpidamente y los bienes inmensos que haba de producir, todo eso si que no lo saban an a ciencia cierta, como ignoraban en absoluto qu cosa fuera, en fin, la resurreccin. De ah su tristeza, pues no hay duda que amaban profundamente a su Maestro. CELOS ENTRE LOS APSTOLES (Mateo) En aquel momento. se acercaron a Jess sus discpulos y le dijeron: Quin es, pues, el mayor en el reino de los cielos? Sin duda los discpulos haban experimentado algn sentimiento demasiado humano, que es lo que viene a significar el evangelista al decir: En aquel momento, es decir, cuando el Seor haba honrado preferentemente a Pedro. Realmente, de Santiago y Juan, uno tena que ser primognito, y, sin embargo, nada semejante haba hecho con ellos. Luego, por vergenza de confesar la pasin de que eran victimas, no le dicen claramente al Seor: Por qu razn has preferido a Pedro a nosotros? Es que es mayor que nosotros? El pudor les vedaba plantear as la pregunta, y lo hacen de modo indeterminado: Quin es, pues, el mayor? Cuando vieron preferidos a los tres Pedro, Santiago y Juan, no debieron de sentir nada de eso; pero cuando ven que el honor se concentra en uno solo, entonces es cuando les duele. Y no fue eso solo, sino que sin duda se juntaron muchos otros motivos para encender su pasin. A Pedro, en efecto, le haba dicho el Seor: A ti te dar las llaves... Y: Bienaventurado eres, Simn, hijo de Jons. Y ahora: Dselo por m y por ti. Y lo mismo haba de picarles ver tanta confianza como tena con el Seor. Y si Marcos cuenta que no le preguntaron, sino que lo pensaron dentro de si, no hay en ello

contradiccin con lo que aqu cuenta Mateo. Lo probable es que se diera lo uno y lo otro. Y es probable tambin que esos celillos los sintieran ya antes en otra ocasin, una o dos veces; pero ahora lo manifestaron y lo andaban revolviendo dentro de si mismos. Vosotros, empero, os ruego que no miris solamente la culpa de los apstoles, sino considerad tambin estos dos puntos: primero, que nada terreno buscan, y, segundo, que aun esta pasin la dejaron ms adelante y unos a otros se daban la preferencia. Nosotros, en cambio, no llegamos ni a los defectos de los apstoles, y no preguntamos quin sea el mayor en el reino de los cielos, sino quin sea el mayor, quin el ms rico, quin el ms poderoso en el reino de la tierra. LECCIN DE HUMILDAD Qu les responde, pues, Cristo? El Seor les descubre su conciencia, y no tanto responde a sus palabras cuanto a su pasin. Porque: Llamando a sdice e evangelistaa un nio pequeo, les dijo: Si no os cambiis y os hacis como este nio pequeo, no entraris en el reino de los cielos. Vosotros me preguntis quin es el mayor y andis porfiando sobre primacas; pero yo os digo que quien no se hiciere el ms pequeo de todos, no merece ni entrar en el reino de los cielos. Y a fe que pone un hermoso ejemplo; y no es slo ejemplo lo que pone, sino que hace salir al medio al nio mismo, a fin de confundirlos con su misma vista y persuadirles as a ser humildes y sencillos. A la verdad, puro est el nio de envidia, y de vanagloria, y de ambicin de primeros puestos. El nio posee la mayor de las virtudes: la sencillez, la sinceridad, la humildad. No necesitamos, pues, slo la fortaleza, ni slo la prudencia: tambin es menester otra virtud, la sencillez, digo, y la humildad. A la verdad, si estas virtudes nos faltan, nuestra salvacin anda coja tambin en lo ms importante. Un nio, ora se le injurie, ora se le alabe, ya se le pegue, ya se le honre. ni por lo uno se irrita ni por lo otro se exalta. (San Juan Crisstomo, Obras de San Juan Crisstomo, Vol. II, Ed. B.A.C., Madrid, 1956, p.216 - 223) ..................................................................... ................ COMENTARIO PATRSTICO Comentario Patrstico Las lecturas primera y tercera nos hablan de la pasin del Seor. La vida ha de estar fundada sobre la justicia y la paz (segunda lectura). El misterio de la cruz fue consustancial a la Persona y a la obra del Verbo encarnado para nuestra salvacin. Lo mismo debe suceder en los que le siguen por la inevitable reaccin del mal, del egosmo y de la degradacin humana. Ni la cobarda, ni el disimulo irenista, ni la condescendencia vergonzante o acomodaticia sern jams actitudes autnticas del verdadero discpulo de Cristo. Sabidura 2,17-20: Lo condenaremos a muerte ignominiosa. La fidelidad insobornable a Dios y a su Voluntad amorosa har siempre

del creyente un proscrito, un ser incmodo en medio del mundo y de los hombres. El contraste entre la perversidad de los malvados y la mansedumbre de los justos es siempre actual. La mentalidad terrena, cerrada a la trascendencia y vida solo de xito y de placer, tambin hoy acta y se puede llamar el mito del bienestar y del consumismo. El hecho de que la vida humilde del justo inquiete la conciencia de los impos y suscite una rabiosa reaccin confirma que el testimonio de una vida recta es de por s un medio de evangelizacin, con tal que el justo mantenga la mansedumbre de su carcter y no sea l mismo prepotente con la excusa de imponer el bien. No podemos, no debemos usar las armas de los adversarios. La proteccin divina es infalible... El Evangelio de la Cruz siempre triunfa, aun en la misma debilidad. Santiago 3,16-4,3: Los que procuran la paz, estn sembrando la paz y su fruto es la justicia. La verdadera sabidura cristiana supera todas las bajas pasiones de los hombres, respondiendo con el sufrimiento, la paz y la caridad humilde y bienhechora. San Beda comenta: Pide mal el que, despreciando los mandamientos del Seor, desea de l beneficios celestiales. Pide mal tambin el que, habiendo perdido el amor de las cosas celestiales, solo busca recibir bienes terrenales, y no para el sustento de la fragilidad humana, sino para que redunde en el libre placer (Exposicin sobre la Carta de Santiago 4,3). Orar mal consiste en ser infiel a la sabidura de que hemos tratado anteriormente. La oracin cristiana es eficaz slo si est animada de caridad, y el servicio, si no es interesado. Estas dos cosas: sabidura y oracin evocan la ley fundamental de la Cruz. El cristiano verdadero es solo el que est dispuesto al don total de s mismo, hasta considerar siempre a los dems superiores a l. Marcos 9,30-37: El Hijo del Hombre va a ser entregado... El que quiera ser el primero que sea el ltimo de todos. El misterio de la Cruz de Cristo es para el cristiano un imperativo permanente de caridad y humilde servicio, nunca un ttulo de engreimiento o seoro sobre los hermanos. Ante el misterio de la Cruz la sabidura humana queda descarriada, porque se encuentra con la reprobacin y el sufrimiento del justo. Solo el Espritu puede hacernos entender que la verdadera sabidura es la locura de la Cruz. Cuando se ha escogido y vivido este mensaje se llega a la paz del alma. San Agustn escribe: Cuando mi alma se turba, no tiene otro remedio que la humildad para no presumir de sus fuerzas: se confunde y abate esperando que la levante Dios; nada bueno se atribuye a s mismo el que quiera recibir de Dios lo que necesita (Comentario al Salmo 39,57). No dice el Seor: Aprended de M a fabricar el mundo, o a resucitar muertos, sino que soy manso y humilde de Corazn... Tan grande

cosa es, oh Seor, el Ser humilde y pequeo, que si T que eres grande no lo hubieras practicado, no se pudiera aprender? (Sobre la Santa Virginidad 35, 29). Y San Len Magno: La cruz de Jesucristo, instrumento de la redencin del gnero humano, es justamente sacramento y modelo. Es sacramento que nos comunica la gracia y es ejemplo que nos excita a la devocin: porque, libres ya de la cautividad, tenemos la ventaja de poder imitar a nuestro Redentor (Sermn 72,1). Manuel Garrido Bonao, Fundacin GratisDate. O.S.B., Ao litrgico patrstico, Tomo 6,

................................................................. JUAN PABLO II

Homila de S.S. Juan Pablo II en la Misa de Clausura del XX Congreso Mariolgico - Mariano Internacional 24 de septiembre del 2000 Amadsimos hermanos y hermanas: 1. "Acercando a un nio, lo puso en medio de ellos" (Mc 9, 36). Este singular gesto de Jess, que nos recuerda el evangelio que acabamos de proclamar, viene inmediatamente despus de la recomendacin con la que el Maestro haba exhortado a sus discpulos a no desear el primado del poder, sino el del servicio. Una enseanza que debi impactar profundamente a los Doce, que acababan de "discutir sobre quin era el ms importante" (Mc 9, 34). Se podra decir que el Maestro senta la necesidad de ilustrar una enseanza tan difcil con la elocuencia de un gesto lleno de ternura. Abraz a un nio, que segn los parmetros de aquella poca no contaba para nada, y casi se identific con l: "El que acoge a un nio como este en mi nombre, me acoge a m" (Mc 9, 37). En esta eucarista, que concluye el XX Congreso mariolgico-mariano internacional y el jubileo mundial de los santuarios marianos, me agrada asumir como perspectiva de reflexin precisamente ese singular icono evanglico. En l se expresa, antes que una doctrina moral, una indicacin cristolgica e, indirectamente, una indicacin mariana. En el abrazo al nio Cristo revela ante todo la delicadeza de su corazn, capaz de todas las vibraciones de la sensibilidad y del afecto. Se nota, en primer lugar, la ternura del Padre, que desde la eternidad, en el Espritu Santo, lo ama y en su rostro humano ve al "Hijo predilecto" en el que se complace (cf. Mc 1, 11; 9, 7). Se aprecia tambin la ternura plenamente femenina y materna con la que lo rode Mara en los largos aos transcurridos en la casa de Nazaret. La tradicin cristiana, sobre todo en la Edad Media, sola contemplar frecuentemente a la Virgen abrazando al nio Jess. Por ejemplo, Aelredo de Rievaulx se dirige afectuosamente a Mara invitndola a abrazar al Hijo que, despus de tres das, haba

encontrado en el templo (cf. Lc 2, 40-50): "Abraza, dulcsima Seora, abraza a Aquel a quien amas; arrjate a su cuello, abrzalo y bsalo, y compensa los tres das de su ausencia con mltiples delicias" (De Iesu puero duodenni 8: SCh 60, p. 64). 2. "Quien quiera ser el primero, que sea el ltimo de servidor de todos" (Mc 9, 35). En el icono del abrazo manifiesta toda la fuerza de este principio, que en la Jess, y luego tambin en la de Mara, encuentra su ejemplar. todos y el al nio se persona de realizacin

Nadie puede decir como Jess que es el "primero". En efecto, l es el "primero y el ltimo, el alfa y la omega" (cf. Ap 22, 13), el resplandor de la gloria del Padre (cf. Hb 1, 3). A l, en la resurreccin, se le concedi "el nombre que est sobre todo nombre" (Flp 2, 9). Pero, en la pasin, l se manifest tambin "el ltimo de todos" y, como "servidor de todos", no dud en lavar los pies a sus discpulos (cf. Jn 13, 14). Muy de cerca lo sigue Mara en este abajamiento. Ella, que tuvo la misin de la maternidad divina y los excepcionales privilegios que la sitan por encima de toda otra criatura, se siente ante todo "la esclava del Seor" (Lc 1, 38. 48) y se dedica totalmente al servicio de su Hijo divino. Y, con pronta disponibilidad, tambin se convierte en "servidora" de sus hermanos, como lo muestran muy bien los episodios evanglicos de la Visitacin y las bodas de Can. 3. Por eso, el principio enunciado por Jess en el evangelio ilumina tambin la grandeza de Mara. Su "primado" est enraizado en su "humildad". Precisamente en esta humildad Dios la llam y la colm de sus favores, convirtindola en la kexaritwmSnh, la llena de gracia (cf. Lc 1, 28). Ella misma confiesa en el Magnficat: "Ha mirado la humillacin de su esclava. (...) El Poderoso ha hecho obras grandes por m" (Lc 1, 48-49). En el Congreso mariolgico que acaba de concluir, habis fijado la mirada en las "obras grandes" realizadas en Mara, considerando su dimensin ms interior y profunda, es decir, su relacin especialsima con la Trinidad. Si Mara es la Theotkos, la Madre del Hijo unignito de Dios, no nos ha de sorprender que tambin goce de una relacin completamente nica con el Padre y el Espritu Santo. Ciertamente, esta relacin no le evit, en su vida terrena, las pruebas de la condicin humana: Mara vivi plenamente la realidad diaria de numerosas familias humildes de su tiempo, experiment la pobreza, el dolor, la fuga, el exilio y la incomprensin. As pues, su grandeza espiritual no la "aleja" de nosotros: recorri nuestro camino y ha sido solidaria con nosotros en la "peregrinacin de la fe" (Lumen gentium, 58). Pero en este camino interior Mara cultiv una fidelidad absoluta al designio de Dios. Precisamente en el abismo de esta fidelidad reside tambin el abismo de grandeza que la transforma en "la criatura ms humilde y elevada" (Dante, Paraso XXXIII, 2). 4. Mara destaca ante nosotros sobre todo como "hija predilecta" (Lumen gentium, 53) del Padre. Si todos hemos sido llamados por Dios

"a ser sus hijos adoptivos por obra de Jesucristo" (cf. Ef. 1, 5), "hijos en el Hijo", esto vale de modo singular para ella, que tiene el privilegio de poder repetir con plena verdad humana las palabras pronunciadas por Dios Padre sobre Jess: "T eres mi Hijo" (cf. Lc 3, 22; 2, 48). Para llevar a cabo su tarea materna, fue dotada de una excepcional santidad, en la que descansa la mirada del Padre. Con la segunda persona de la Trinidad, el Verbo encarnado, Mara tiene una relacin nica, al participar directamente en el misterio de la Encarnacin. Ella es la Madre y, como tal, Cristo la honra y la ama. Al mismo tiempo, ella lo reconoce como su Dios y Seor, hacindose su discpula con corazn atento y fiel (cf. Lc 2, 19. 51) y su compaera generosa en la obra de la redencin (cf. Lumen gentium, 61). En el Verbo encarnado y en Mara la distancia infinita entre el Creador y la criatura se ha transformado en mxima cercana; ellos son el espacio santo de las misteriosas bodas de la naturaleza divina con la humana, el lugar donde la Trinidad se manifiesta por vez primera y donde Mara representa a la humanidad nueva, dispuesta a reanudar, con amor obediente, el dilogo de la alianza. 5. Y qu decir de su relacin con el Espritu Santo? Mara es el "sagrario" pursimo donde l habita. La tradicin cristiana ve en Mara el prototipo de la respuesta dcil a la mocin interior del Espritu, el modelo de una plena acogida de sus dones. El Espritu sostiene su fe, fortalece su esperanza y reaviva la llama de su amor. El Espritu hace fecunda su virginidad e inspira su cntico de alegra. El Espritu ilumina su meditacin sobre la Palabra, abrindole progresivamente la inteligencia a la comprensin de la misin de su Hijo. Y es tambin el Espritu quien consuela su corazn quebrantado en el Calvario y la prepara, en la espera orante del Cenculo, para recibir la plena efusin de los dones de Pentecosts. 6. Amadsimos hermanos y hermanas, ante este misterio de gracia se ve muy bien cun apropiados han sido en el Ao jubilar los dos acontecimientos que concluyen con esta celebracin eucarstica: el Congreso mariolgico-mariano internacional y el jubileo mundial de los santuarios marianos. No estamos celebrando el bimilenario del nacimiento de Cristo? As pues, es natural que el jubileo del Hijo sea tambin el jubileo de la Madre. Por tanto, es de desear que, entre los frutos de este ao de gracia, adems de un amor ms intenso a Cristo, se cuente tambin el de una renovada piedad mariana. S, hay que amar y honrar mucho a Mara, pero con una devocin que, para ser autntica, debe estar bien fundada en la Escritura y en la Tradicin, valorando ante todo la liturgia y sacando de ella una orientacin segura para las manifestaciones ms espontneas de la religiosidad popular; debe expresarse en el esfuerzo por imitar a la Toda santa en un camino de perfeccin personal; debe alejarse de toda forma de supersticin y de credulidad vana, acogiendo en su sentido correcto, en sintona con el discernimiento eclesial, las manifestaciones extraordinarias con las que la santsima Virgen suele concederse para el bien del pueblo de Dios; y debe ser capaz de remontarse siempre hasta la fuente de la grandeza de Mara, convirtindose en incesante Magnficat de alabanza al Padre, al Hijo y al Espritu Santo.

7. Amadsimos hermanos y hermanas, "el que acoge a un nio como este en mi nombre, me acoge a m", nos ha dicho Jess en el Evangelio. Con mayor razn, podra decirnos: "El que acoge a mi Madre, me acoge a m". Y Mara, por su parte, acogida con amor filial, nos seala una vez ms a su Hijo, como hizo en las bodas de Can: "Haced lo que l os diga" (Jn 2, 5). Queridos hermanos, que esta sea la consigna de la celebracin jubilar de hoy que une, en una sola alabanza, a Cristo y a su Madre santsima. A cada uno de vosotros deseo que reciba abundantes frutos espirituales de ella y se sienta estimulado a una autntica renovacin de vida. Ad Iesum per Mariam! Amn. ..................................................................... ........ DR. D. ISIDRO GOM Y TOMS

OTRA VEZ JESS PREDICE SU MUERTE Y SU RESURECCIN (Mt 18, 21-22) Explicacin. Algunos concordistas de los Evangelios suponen que Jess, despus de la curacin del muchacho poseso al pie del monte de la Transfiguracin, se traslad inmediatamente a Jerusaln para asistir a la fiesta de los Tabernculos, ocurriendo all los hechos que slo narra Ioh.; de manera que los episodios que se refieren en este nmero y cuatro siguientes ocurrieron, segn esta opinin, al dejar Jess la gran ciudad, celebrada ya la fiesta. Pero seguimos el orden adoptado por la mayora de los intrpretes, por no ver razones bastantes para dejarlo. JESS PREDICE DE NUEVO SU PASIN Del pie del Tabor, donde haba Jess curado al poseso, se dirigi acompaado de sus discpulos a Cafarnam. Se acercan horas graves para el Seor, y aprovecha el tiempo para ensear a sus Apstoles, adiestrndoles para la labor futura. Para ello, al atravesar la Galilea lo hace como Sigilosamente y evitando manifestarse pblicamente: Y habiendo partido de all, atravesaban la Galilea: y no quera que nadie lo supiese, seguramente para tratar con ms intimidad a sus Apstoles: Y enseaba a sus discpulos. Y estando ellos en la Galilea, de paso y como ocultamente, y maravillndose todos de cuantas cosas haca, aprovechando este estado del alma de sus Apstoles, que no saldran de su asombro al ver el poder de Jess, va a hablarles de su pasin, para que comprendan que, siendo tal su poder, slo librrimamente podr entrar en los dolores de la pasin y morir. Para ello reclama especial atencin a lo que va a decirles: Djoles Jess a sus discpulos: Grabad en vuestros corazones estas palabras, las que va a decirles, que importan un hecho en pugna aparente con la manifestacin actual de su poder y con la gloria que recibe de los hombres: El Hijo del hombre ha de ser entregado en manos de los hombres, a su poder y arbitrio, para que hagan de l lo que quieran; en el lenguaje de la Escritura es cosa horrenda caer en manos de los hombres (1 Par. 21, 13). Y lo matarn, y, muerto, resucitar al tercer da.

La prediccin es la misma que hizo Jess en Cesarea de Filipo haca pocos das, despus de la confesin de Pedro, aunque con menos detalles. El efecto producido por el terrible anuncio en el nimo de los discpulos es doble. Por una parte, quedan desorientados y perplejos: Mas ellos no entendan este lenguaje; y les era tan obscuro, que nada comprendieron. Pudieron creer, acostumbrados a or hablar a Jess en parbolas, que en la tremenda claridad de aquella para ellos inverosmil profeca se ocultara alguna verdad ms alta y espiritual; o quizs mejor pueda decirse que no estaban an en condicin, rudos como eran, de comprender el profundo misterio de la cruz, verdad sobrenatural en que descansa toda la obra de Jess. Y, sea que temiesen una repulsa semejante a la que recibi Pedro, sea que les espantase levantar el velo que ocultaba la terrible prediccin, ni se atrevan a preguntarle sobre lo dicho. Por otra parte, palpaban el sentido de las palabras y la realidad de la muerte de Cristo que en ellas se anunciaba, y bien que no podan penetrar el misterio de la muerte del Maestro, a quien crean Mesas e Hijo de Dios, ni la finalidad de la misma muerte, el amor que sentan por Jess y el pensamiento de su muerte les llen de profunda pena: Y se entristecieron en extremo. La leccin dada a Pedro en ocasin anloga ha aprovechado, y ya no se reputa cosa indigna del Cristo de Dios que sufra la muerte. Lecciones morales. A) v. 21. El Hijo del hombre ha de ser entregado en manos de los hombres... Es un nuevo detalle que aade Jess a sus anteriores predicciones, y que fue gran motivo de tristeza para los discpulos. Cosa incomprensible era que muriese el Hijo de Dios, pero no lo era menos que cayese en poder de sus enemigos, en el concepto de los Apstoles, que crean al Mesas absoluto Dominador de todos los hombres y de todas las cosas. Por lo dems, no hubiese podido ser entregado Jess a los hombres sin la voluntad del Padre (Rom. 8, 32) y la suya propia, ya que se ofreci porque quiso (Is. 53, 7), permitiendo se desataran contra l las fuerzas del infierno y los poderes de la tierra. Para que aprendamos la generosidad con que hemos de aceptar los sufrimientos y la muerte cuando Dios nos los enve. LA HUMILDAD. ESCANDALO DE LOS PEQUEOS. VALOR DE LAS ALMAS: MT. 18, 1-14 (Mc. 9, 32-36; 41-49; Lc. 9, 46-48) Explicacin. Despus de robustecer la fe de sus Apstoles con el prodigio del pez y del didracma, Jess les da una serie de interesantsimas lecciones con que ir forjando paulatinamente sus espritus para la vida cristiana y de apostolado. En el fragmento que vamos a comentar trata Jess, de una manera admirable, tres puntos capitales de la nueva doctrina: la humildad, el inters que debemos tomarnos por los pequeuelos y el valor de sus almas. Seguirn las lecciones en los tres nmeros siguientes. EL MAYOR EN EL REINO DE LOS CIELOS (1-4). Haba hablado Jess repetidas veces de su Reino, y probablemente haba platicado de las cosas del Reino durante el camino a Cafarnam; y como quiera que asimismo les haba anunciado su muerte y resurreccin, creyendo sus discpulos ya cercano el da de la instauracin del Reino del Mesas, les entra, dice Lucas, el pensamiento de quin de ellos ser el mayor en el Reino futuro. Por el camino disputan sobre la preeminencia,

mientras Jess y Pedro se haban adelantado entrando en Cafarnam, donde ocurren los hechos narrados en el nmero anterior. Llegados los dems Apstoles entablaban ante Jess la trascendental cuestin que les traa divididos. Es el momento en que nos los ofrece esta narracin: En aquella hora, como estuviesen en la casa, probabilsimamente la de Pedro, acercronse los discpulos a Jess, diciendo: Quien piensas que es el mayor en el Reino de los cielos? Algunos de los Apstoles haban recibido del Seor sealadas muestras de estima y preferencia: a Pedro se le haba prometido el Primado; al mismo Pedro, y a los hijos del Zebedeo, les haban sido impuestos nombres simblicos y haban sido admitidos, con exclusin de los dems, a las escenas de la resurreccin de la hija de Jairo y de la Transfiguracin: de aqu se origin algn movimiento de envidia entre ellos al pensar en la proximidad del Reino, del que por otra parte, como sus coterrneos, tenan equivocado concepto. Jess descubre con divina mirada, porque sabe lo que hay en el hombre (Ioh. 2, 25), los secretos movimientos del corazn de sus discpulos, y sabiendo con su ciencia divina el objeto de su conversacin mientras venan a Cafarnam, les responde con una pregunta que les desconcierta: Mas Jess, leyendo los ntimos pensamientos de ellos, preguntbales: Qu ibais tratando por el camino? Y ellos callaban, avergonzados de que supiese Jess haban tenido una disputa que no poda agradarle; pues en el camino haban disputado, entre s, quin de ellos fuese el mayor: su conducta est en flagrante oposicin con el sentir del Maestro, y estn confundidos ante El. A la inslita pretensin de los discpulos responde Jess con la leccin de la humildad cristiana, que da en forma solemne y plstica: Y, sentndose, llam a los doce, y les dijo: Si alguno quiere ser el primero, habr de ser el ltimo de todos, y el siervo de todos. En la actitud sentada revela la serenidad, la gravedad, la autoridad de su enseanza; llama a los doce porque la leccin de la humildad es para todos, mayores y menores; la leccin es de doctrina, no de sancin penal, como si la servidumbre debiese ser el castigo de la ambicin. Equivale, pues, la leccin a sta: Para ser el mayor es necesario hacerse el ltimo: Pues el menor entre vosotros, se es el mayor. Y hace Jess tangible, en forma de leccin de cosas, como lo hicieron a veces los antiguos profetas, la doctrina que acaba de darles; la escena es deliciosa e impregnada de suma amabilidad: Y llamando Jess a un nio, de muy corta edad segn el griego, lo tom, psolo junto a s, recibindolo seguramente en su regazo, en medio de ellos, como si fuera el nio el personaje principal del bello Cuadro; y, habindolo abrazado, significando as cunto le agrada a Jess la sencillez y la inocencia, dijo a ellos: En verdad os digo, como bajo juramento, que si no os volviereis e hiciereis como nios no entraris en el Reino de los Cielos. Si no cambiis de direccin moral, deponiendo toda ambicin; si no os hacis semejantes a los nios, humildes, sencillos, obedientes, no slo no tendris el primer lugar en mi Reino, sino que no entraris en l. De hecho, para entrar en la Iglesia, que es el Reino de los cielos en la tierra, necesitamos la fe, que es la humildad del pensamiento, y la obediencia, que lo es de la voluntad. Y prosigue la misma leccin en forma positiva: cualquiera, pues, que se humillare como este nio, en todo, de pensamiento, palabra y obra, en todas las cosas, ste es el mayor en

el Reino de los cielos, en el cual la regla de la excelencia no es la propia estimacin y grandeza, sino la pequeez y humildad: pues el menor entre vosotros, se es el mayor. EL CUIDADO DE LOS NIOS (5-9). Jess ha dado la leccin de la humildad, valindose como en una leccin de cosas, del nio que tiene an en sus rodillas. Ello le consiente pasar de una manera naturalsima a otra leccin: la de la diligencia que debemos tener con los nios. Es ste uno de los momentos trascendentales del magisterio de Jess y uno de los ms fecundos en orden a la restauracin del mundo; es asimismo un aspecto nuevo en cuestin de educacin y de vida religiosa, porque el nio nunca fue factor computable en los planes de los llamados grandes maestros. Empieza Jess estableciendo una especie de equivalencia entre l y los nios: Quienquiera que acogiere a un nio tal en mi nombre, a m me acoge, y quien a m me acoge, no me acoge a m, sino al que me envi. Recibir a alguien es ser benvolo con l en todo, cuidar de su alma y cuerpo; todo lo que en este concepto se haga por el nio, Jess lo reputar como hecho por l mismo, con tal se haga en su nombre, es decir, por Cristo, porque l lo quiere, por su doctrina y ejemplo, por el amor que l mismo tiene a los nios, no por el amor natural que nosotros podamos tenerles. Advirtase que la mayor parte de los intrpretes, si aplican en primer lugar a los nios estas palabras de Jess, las extienden asimismo, y ello se deduce del contexto y de la expresin un nio tal, a todos aquellos que por ser desvalidos, despreciados, humildes, se asemejan a los nios, y como ellos necesitan especial socorro. La gravedad del precepto que antecede se deduce de la gravedad de la sancin que seala para los infractores: Y el que escandalizare, sindole ocasin de pecado y espiritual ruina, a uno de estos pequeitos que en m creen, de cuyo nmero son los infantes, que tienen derecho a la buena doctrina y al buen ejemplo, y los adultos pobres y sencillos, mejor fuera que colgaran a su cuello una de esas piedras de molino (que mueve) un asno, una muela grande, de las que mueven las caballeras por contraposicin a las pequeas que se movan a mano, y lo anegasen en lo profundo del mar: pena extraordinaria que responde a enormsimo pecado. Ay del mundo por los escndalos!, dice Jess en exclamacin sentidsima, al considerar los futuros males que el escndalo producir en su Iglesia, en quienes lo dan y en quienes lo reciben. El escndalo es efecto de una exigencia moral, considerados los hombres en masa, por su inclinacin al mal, por la debilidad de la libertad, por la instigacin del demonio: Porque necesario es que vengan escndalos; pero ello no aminora la responsabilidad del escandaloso que abus de su libertad: Mas ay de aquel hombre por quien viene el escndalo! Para excitar la solicitud y la energa en este punto, Jess emplea otra vez la misma metfora viva, fuerte, ejecutiva, del sermn del monte (Mc. 5, 29.30; cf. n. 51): Por tanto, si tu mano o tu pie te escandaliza, aunque sea cosa conjunta a ti, que quieras mucho,

crtalo y chalo de ti; mejor es sufrir ahora una amputacin moral dolorosa, que condenarse: Porque ms te vale entrar en la vida manco o cojo, que, teniendo dos manos o dos pies, ser precipitado al fuego eterno, donde, ms que vivir, se muere eternamente en medio de dos clases de horribles tormentos, que llamamos vulgarmente pena de dao, el remordimiento de haber perdido voluntariamente a Dios: Donde el gusano de ellos no muere; y la pena de sentido, que es el dolor acerbo que tortura cuerpo y alma de los rprobos: Y el fuego nunca se apaga. Ms caro que la mano o el pie es para el hombre el ojo, el sentido de la vista; hasta lo ms caro debe sacrificar el hombre para no perder el Reino de los cielos: Y si tu ojo te escandaliza, scalo y chalo de ti; ms te vale entrar en la vida con un solo ojo, que tener dos ojos y ser lanzado al fuego del infierno. Marcos repite ntegramente las tres metforas anlogas de la mano, del pie y del ojo, cerrndolas, como un estribillo, con la misma tremenda frase, tres veces repetida: Donde el gusano de ello no muere, y el fuego no se extingue. Son palabras tomadas de Isaas (66, 24): El profeta ve a los adoradores de Dios que le asisten en su presencia, mientras los cadveres de los impos estn hacinados, ardiendo sin consumirse, devorados por los gusanos, pero permaneciendo ntegros. Es presagio y figura de los eternos tormentos del infierno: el fuego debe tomarse en sentido propio; el gusano es el emblema del remordimiento, o bien el mismo fuego en cuanto atormenta al alma. El segundo Evangelista, en confirmacin de la misma doctrina, propone la pequea parbola de la sal: Porque todos (ellos) sern salados con el fuego, como toda vctima ser de sal rociada. El sentido es: Segn prescripcin de la ley (Lev. 2, 13), toda vctima, para ser grata a Dios, deba ser condimentada con sal, signo de la incorrupcin y perpetuidad de la alianza entre Dios y el oferente; de la misma manera, para ser grato a Dios, debemos ser salados con el fuego de la mortificacin, que consume el de las concupiscencias y nos libra del fuego eterno. El smil de la sal de los sacrificios, le ofrece a Jess ocasin de dar a sus discpulos una leccin de apostolado (y. 49): Buena es la sal: mas si la sal perdiere su sabor, con qu la sazonaris? Es la misma leccin del sermn del monte (n. 50): Tened sal en vosotros, sabidura, fe, palabra de Dios, caridad, todo aquello que pueda ser eficaz para librar a los dems de la corrupcin del pecado. Y guardad paz entre vosotros: que no os agiten cuestiones que puedan dividiros, como la que tenais por el camino sobre la primaca en el Reino de los cielos. Lecciones morales. A) v. 1. Quin piensas que es el mayor en el Reino de los cielos? Del hecho de que se pagase el mismo tributo por el Seor y por Pedro, dice San Jernimo, deducen los dems Apstoles que Pedro tiene el primer lugar entre todos. De aqu la pasin de ambicin que sintieron, no atrevindose a manifestar claramente al Seor su pensamiento. Con todo, dice el Crisstomo, avergoncmonos nosotros, porque ni siquiera podemos llegar a los defectos de los Apstoles, porque ellos ambicionaron el primer lugar en el Reino de los cielos, y nosotros slo apetecemos el primero en la tierra. B) v. 3. Si no os volviereis e hiciereis como nios, no entraris en el Reino de los cielos. No manda Jess a los Apstoles, dice San Jernimo, que vuelvan a la edad infantil, sino a la inocencia de

nios; y que lo que stos poseen por sus aos, lo adquieran aqullos por su trabajo e industria. Como si dijera: As como este nio que os propongo por ejemplo no persevera en la ira, olvida las injurias, no se deleita en la visin de una mujer hermosa, no piensa una cosa y dice otra, as vosotros, si no tuvieseis tal inocencia y pureza de alma, no podris entrar en el Reino de los cielos. C) v. 6. Y el que escandalizare a uno de estos pequeitos... Notemos, dice San Jernimo, que el que sufre escndalo es el pequeo, porque los mayores no suelen recibirlo. Y aunque la sentencia de Jess puede ser general contra todos aquellos que escandalizan a otros, pero por el mismo contexto del discurso podemos entender que la dijo tambin contra los Apstoles, quienes, preguntando a Jess quin de ellos era el mayor en el Reino de los cielos, dejaban adivinar que los mova la ambicin de dignidad; si hubiesen persistido en su defecto, podan escandalizar a aquellos a quienes llamaran a la fe, cuando les viesen luchar entre si para tener los mejores puestos. Lo cual es leccin espacialsima para los que estn constituidos en dignidad o autoridad, que nunca deben dar motivo a escndalo de los que son inferiores a ellos, porque las consecuencias son muy funestas, y a veces tanto cuanto es ms visible el que escandaliza. (Dr. D. Isidro Gom y Toms, El Evangelio Explicado, Vol. II, Ed. Acervo, 6 ed., Barcelona, 1967, p. 61-72) ..................................................................... .......... MANUEL DE TUYA, O.P.

Segunda predicacin de su muerte. 9,30-32 (Mt 17,21-31; Lc 9,44-45) Cf. Comentario a Mt 17,21-31. 30 Saliendo de all, atravesaban de largo la Galilea, queriendo que no se supiese. 31 Porque iba enseando a sus discpulos, y les deca: El Hijo del hombre ser entregado en manos de los hombres y le darn muerte, y, muerto, resucitar al cabo de tres das. 32 Y ellos no entendan estas cosas. Por segunda vez Cristo habla a los apstoles de su muerte y de su resurreccin. Van camino de Jerusaln, y quiere pasar inadvertido en su travesa por Galilea. Posiblemente quiere dedicar este viaje a la instruccin de los apstoles, por lo que deseaba evitar manifestaciones tumultuosas de la turba. Pero, aunque les habla de esto, ellos no entendan estas cosas, pero teman preguntarle. La no comprensin de ellos se explica porque no saban compaginar a Cristo Mesas doliente con un Mesas triunfante y victorioso en conquistas, conforme estaba en el medio ambiente. Buena prueba histrica de la necesidad de reiterarles esta prediccin. Pero por qu teman preguntarle? Ellos saben que las predicciones del Maestro se cumplen, y tienen un presentimiento de aquel programa sombrosobre El y sobre ellosy evitan el insistir sobre l.

Quin sea el mayor. 9,33-37 (Mt 18,1-5; Le 9,46-48) Cf. Comentario a Mt 18,1-5. 33 Vinieron a Cafarnam, y, estando en casa, les preguntaba: Qu discutais en el camino? Ellos se callaron, porque en el camino haban discutido entre s sobre quin sera el mayor. Sentndose, llam a los doce, y as les dijo: Si alguno quiere ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos. 36 Y tomando un nio, lo puso en medio de ellos, y, abrazndole les dijo: 7 Quien recibe a uno de estos nios en mi nombre, a m me recibe, y quien me recibe a m, no es a m a quien recibe, sino al que me ha enviado. Entrando en Cafarnam, probablemente en casa de Pedro (1,29), les pregunta sobre discusiones que los apstoles traan entre s en el camino. A su pregunta se callaron. Era la grandeza de Cristo sorprendiendo su miseria humana. Pues hablaban sobre quin sera el mayor en los puestos del reino (Mt). Y la enseanza que les hace es doble. Con una sentencia: el primero, que sea el ltimo. Naturalmente, por la actitud de su espritu. Pero tambin hace la enseanza con una parbola en accin. La grandeza a la que ha de aspirarse es a hacer las cosas por Dios. As, abraz a un nio, ponindolo en medio de ellos como smbolo de lo pequeo y desvalido, Pero eso que es pequeo, si se le protege en su nombre, se le hace a El y al Padre que lo envi. Hasta cabra que estas enseanzas estuviesen respondiendo a un simple contexto lgico, ya que la de los nios no tiene aqu una vinculacin perfecta. En Lc la formulacin est ms lgicamente hecha. (Profesores de Salamanca, Manuel de Tuya, Biblia Comentada, B.A.C., Madrid, 1964, p. 695-696) .................................................................... Leonardo Castellani Este trozo, tomado del final de Lucas XVIII, contiene dos percopas como dicen heterogneas; de manera que habra que hacer propiamente dos homilas: una, donde Jesucristo profetiza por tercera vez a sus discpulos su Pasin y Muerte; y enseguida, la curacin del ciego de Jeric, que no fue un ciego sino dos ciegos; y que estaban a la vez a la entrada y a la salida de Jeric... si ustedes me entienden. Jeric, Jeric, donde Jess sali y no entr, cantan los chiquillos en Espaa... ...La profeca procede de la fe, ensea Santo Toms. Cristo fue un gran profeta; justamente aquel Gran Profeta que haba predicho Moiss que vendra despus de l, que sera grande como l, y que nos enseara todas las cosas (Deum. XVIII, 15-19). En este camino de Galilea a Jerusaln, el ltimo camino que hizo, Cristo predijo por tercera vez su Pasin y su Muerte a sus discpulos; los cuales no

entendieron nada, dice San Lucas. Esto le pasa por lo general a todos los profetas: no les creen. Por qu? Porque tenan miedo, dice Marcos. Homero inmortaliz en la figura de Casandra esa tragedia del profeta que no es credo. La profeca de Cristo acerca de s mismo es enteramente determinada y concreta: predice la entrega a los Gentiles, la ignominia, las escupidas, los azotes, la cruz; y lo ms arcano de todo, la resurreccin; es decir, el milagro: Lo imposible. Si Cristo hubiese dicho: Ahora vamos a Jerusaln; es una cosa sumamente riesgosa para m, voy a acabar mal, sera una profeca en sentido lato, que no sobrepasa las fuerzas humanas... Muchos hombres geniales han hecho profecas de este tipo, como en el siglo pasado Donoso Corts, Nietzsche, Soren Kirkegor, por ejemplo. Son hombres que tiene un poder de retrovidencia, son capaces de mirar fuerte hacia atrs, y penetrar el Pasado; y de ah les viene un especie de plpito del Futuro. Donoso Corts predijo que Inglaterra caera y Rusia se levantara en Europa; Nietzsche previ muchsimas cosas del siglo XX; entre otras, las guerras mundiales; Kirkegor previ el xito pstumo de sus libros y su gloria tarda. Pero estas profecas humanas que son como parientes pobres de las profecas sobrenaturales son generales y vagas; segundo, son a corto plazo; y, en fin, son de cosas ordinarias y razonables. Al contrario son las profecas sobrenaturales, que son verdaderos milagros, pues solamente Dios puede saber el futuro concreto y contingente; ms, el futuro imposible. Cristo profetiz acerca de S mismo, de sus discpulos, de su Iglesia y del fin del mundo. Los tres primeros vaticinios se han cumplido, el cuarto se ha de cumplir todava. Cuando celebremos el Domingo de Ramos hemos de recordar esto: que cuando Cristo entr en Jerusaln saba que iba a la muerte. Esto suscita una grande y pattica idea de Cristo. Cuando se hizo aclamar por una muchedumbre, cuando se prest a ser proclamado Rey, Cristo saba que otra muchedumbre iba a gritar Crucifcalo! antes de una se mana; y que l entraba all para morir. Y lo haba dicho a sus discpulos, los cuales no lo quisieron creer. Cuando nos digan que vox populi vox Dei y que la mayora siempre tiene razn, recordemos aquella mayora fraudulenta que grit: Crucifcalo. Los demagogos cuando quieren algo, dicen que el pueblo lo quiere. Casi siempre es mentira. Pero aun cuando fuere verdad, con eso no est todo dicho todava. El pueblo puede querer cosas malas y cosas buenas: segn cmo se lo oriente. Inmensa y melanclica figura, dotada de una fuerza de carcter sobrehumana, que encara de frente la tormenta de su derrumbe aceptando de paso la provisoria y melanclica brisa de su efmero triunfo; la figura del Cristo es enormemente diferente de la figura del joven campesino galileo sentimental imprevisor y medio alocado que quiso encajarnos el prfido Renn... Todo lo supo, todo lo previ, todo lo acept; y por en cima de todo se levant.

Un gran escritor cristiano, el dans Soren Kirkegor, en un opsculo titulado: Tiene derecho un hombre a hacerse matar por la Verdad?, dice que esta actitud de Cristo y este ltimo viaje son una prueba indirecta de su Divinidad; porque solamente uno que fuera la Verdad, tendra derecho a hacerse matar por la Verdad. Si Cristo fuera un puro hombre, no debiera haber subido a Jerusaln sabiendo lo que saba; por esta razn aunque ms no fuera, porque ningn puro hombre puede saber seguro si tiene en s las fuerzas para sobrellevar el martirio. Eso es cosa de Dios. La primitiva Iglesia conden a los llamados provocadores y los santos obispos de aquel tiempo como San Cipriano y San Len prohibieron a los cristianos provocar el martirio; por ejemplo, derribando con violencia las estatuas de los dolos, como hacan algunos exaltados, o como el famoso Guy Fawkes en Inglaterra, el de la Conspiracin de la Plvora. En el mejor de sus dramas, Corneille hace que Polyeucte derribe los dolos y se haga martirizar. Es un cristiano temerario. Muchas cosas de las que Cristo hizo o dijo, no se pueden hacer lcitamente si uno no posee una Conciencia Absoluta, como dicen los filsofos de hoy. Por ejemplo, Cristo dijo: Dios mo, Dios mo, por qu me has abandonado?. En un puro hombre sera pecado porque es una impaciencia y una desesperacin y una falsedad: Cristo saba que eso no era verdad sino en un sentido. Por eso se puede decir lo que dijo Lacordaire discutiendo con Renn: que si Cristo no fue el Hijo de Dios, entonces fue el loco ms grande que se ha visto en el mundo. Conciencia Absoluta significa no solamente conciencia de estar en la verdad, sino conciencia de ser la Verdad: cosa de nadie, fuera de Cristo. No es lcito buscar el martirio; pero todo hombre que crea en Cristo debe resignarse de antemano a ese evento porque todo aquel que quiera vivir fielmente en Cristo Nuestro Seor, sufrir persecucin, dijo San Pablo. Si a m me persiguieron, a vosotros os perseguirn: no es el Miembro mayor que la Cabeza. Estar preparado, eso s; buscarlo, no. Si no fuere por una inspiracin especial o indudable del Espritu de Dios: a la cual parece haber obedecido el mstico dans en nuestra opinin cuando despus de cuatro aos de silencio, expectacin y oracin, se decidi, rindiendo su vida, a atacar abiertamente la corrupcin de la Iglesia Oficial Danesa. (Leonardo Castellani; El Evangelio de Jesucristo; Ed. By Ediciones Vrtice, Bs. As. 29 de marzo de 1957; Domingo de Quincuagsima pg. 124-129) ................................................ FULTON J. SHEEN ORGULLO Y HUMILDAD

El hombre puede creer que se eleva sobre sus semejantes y sentirse superior a ellos en dos formas: por su sabidura o por su poder, es decir, alabndose de lo que conoce, o usando dinero e influencia para alcanzar la supremaca. Tales formas de conducta siempre nacen del orgullo. El orgullo de la primera clase, que es el orgullo intelectual, cambia de expresin segn la moda de la poca. En ciertos perodos de la Historia (cuando los dolos pblicos eran los hombres cultos y estimados por su intelectualidad) los soberbios pretendan poseer vastos conocimientos que realmente no eran suyos. Eran comunes los defraudadores intelectuales. Los que siempre desean parecer ms que ser, pueden ser aplaudidos en su tiempo, fingiendo una intelectualidad que no les corresponde. Esos defraudadores intelectuales son menos comunes hoy, porque nuestra sociedad no recompensa a los cultos con suficiente publicidad ni esplendor. Por ello, los mentecatos imitadores no ganan nada con fingirse intelectuales. Quedan trazas de esos elementos antiguos en ciertos crculos intelectuales donde se pregunta si uno ha ledo tal libro o tal otro como prueba de si uno est culturalmente bien situado. Hoy la forma ms comn del orgullo intelectual es negativa. El orgulloso no se exalta a s mismo, pero procura humillar a los otros y as cumple al fin el mismo objetivo, que es el de encontrarse superior a sus compaeros. El cnico y el burln constituyen ejemplos comunes del orgullo moderno. No fingen compartir la sabidura de los cultos y se limitan a decirnos que lo que los sabios saben es falso, que las grandes disciplinas de la mente son un compuesto de absurdos pasados de moda, y que nada vale aprenderse porque todo es anticuado. El ignorante, al jactarse de su ignorancia, procura hacerse pasar por superior a los que saben ms que l y da por hecho que conoce lo que ellos no, aadiendo que el estudio slo sirve para perder el tiempo. El eglatra de este tipo, que desprecia la ajena sabidura, incurre en tanta culpa de orgullo como el seudo-intelectual a la antigua, que finga una sabidura que no se ha molestado en adquirir. Los dos errores, el viejo y el nuevo, seran ms raros si la educacin insistiera ms, que lo hace, en la receptividad. El nio se humilla ante los hechos y se sume en admiracin de lo que ve. El maduro, muy a menudo, pregunta acerca de todo: usar esto para extender mi ego, para distinguirme entre todos y para hacer que la gente me admire ms? La ambicin de usar el conocimiento para nuestros fines egostas elimina la humildad necesaria en nosotros antes de aprender nada. La soberbia intelectual destruye nuestra cultura y coloca una nube de egolatra ante nuestros ojos, lo que nos impide gozar de la vida que nos rodea. Cuando estamos ocupados en nosotros mismos no prestamos plena atencin a las cosas o personas que cruzan nuestro camino, por lo cual no conseguimos en ninguna experiencia el regocijo que os pudiera dar. El nio pequeo sabe que lo es y acepta el hecho sin fingir ser grande, por lo que su mundo es un mundo de maravilla. Para todo chiquillo pequeo, su padre es un gigante.

La capacidad de maravillarse ha sido extinguida en muchas universidades. El hombre empieza interesndose en si es el primero o el ltimo de la clase, o en si figura entre los medianos y pretende elevarse o no. Ese inters en si propio y en la calibracin moral que tiene, envenena la vida de los orgullosos, porque pensar demasiado en uno mismo es siempre una forma de la soberbia. El deseo de aprender, de cambiar y de crecer es una cualidad propia de quien se olvida a s mismo y es realmente humilde. El orgullo y el exhibicionismo nos imposibilitan el aprender, y hasta nos impiden ensear lo que sabemos. Slo el nimo que se humilla ante la verdad desea transmitir su sabidura a otras mentalidades. El mundo nunca ha conocido educador ms humilde que Dios mismo, que enseaba con parbolas sencillas y ejemplos comunes que se referan a ovejas, cabras y lirios del campo, sin olvidar los remiendos de las ropas gastadas, ni el vino de las botas nuevas. El orgullo es como un perro guardin de la mente, que aleja la prudencia y la alegra de la vida. El orgullo puede reducir todo el vasto universo a la dimensin de un solo yo restringido a s mismo y que no desea expandirse. (Fulton J. Sheen, Paz interior, Ed. Planeta, Madrid, 1966, cap. 18, pp. 113-115) ................................................ EJEMPLOS PREDICABLES

"La humildad es andar en verdad" -Santa Teresa de Avila. El humilde ve las cosas como son, lo bueno como bueno, lo malo como malo. En la medida en que un hombre es ms humilde, tiene una visin mas correcta de la realidad. "El grado mas perfecto de humildad es complacerse en los menosprecios y humillaciones. Vale mas delante de Dios un menosprecio sufrido pacientemente por su amor, que mil ayunos y mil disciplinas." -San Francisco de Sales, 1567 Quien como Dios? La tentacin Satans, San contaminado a pedir a Jess de creernos dioses es fatal. Ante la arrogancia de Miguel exclam: "Quien como Dios?". La arrogancia ha toda la humanidad y todos debemos examinarnos de ella y que nos haga humildes.

EL TITANIC, el barco que se deca indestructible Fue en su tiempo el mayor y mas fuertemente construido barco de pasajeros. Al emprender su primer viaje, un periodista pregunt al constructor: "Que tiene usted que decir de su navo en cuestiones de seguridad?". Y el constructor le respondi: "Ni si quisiera Dios

podra hundirlo". En ese primer viaje el soberbio Titanic naufrag al chocar con un iceberg. Y el gigantesco barco, que se jactaba de ser indestructible, yace humillado en las profundidades del mar. La humildad escapa a los lazos del demonio Se cuenta en la vida de San Antonio Abad que Dios le hizo ver el mundo sembrado de los lazos que el demonio tena preparados para hacer caer a los hombres. El santo, despus de esta visin, qued lleno de espanto, y pregunt: Seor, Quin podr escapar de tantos lazos?. Y oy una voz que le contestaba: Antonio, el que sea humilde; pues Dios da a los humildes la gracia necesaria, mientras los soberbios van cayendo en todas las trampas que el demonio les tiende".

22. Se nos recordaba en los domingos pasados, que la FE sin las OBRAS est muerta. Que nuestra FE, nuestros ritos y culto tienen que ser un COMPROMISO manifiesto con el descubrimiento que vamos haciendo de Jesucristo, como nuestro Redentor: todo los pecados nos los perdona; nuestro Salvador: nos salva de esta vida terrestre para darnos una nueva vida celestial, que no podemos ni imaginar; nuestro amigo: pues ya no nos llamar siervos, sino amigos, porque nos revelar todo lo sabe de Dios y de nuestra nueva vida. Las buenas obras que hago no son para conseguir el perdn, ni menos para comprar mi salvacin, que son un don o regalo de Dios, sino para demostrar mi agradecimiento maysculo a Dios que me perdona y me salva, repito como un don o regalo que me hace, porque est enamorado de mi. Me quiere, pues tanto am Dios al mundo que le dio su Hijo unignito, para que todo el que crea en l, no perezca, sino que tenga la vida eterna. Si no hago buenas obras es seal de que no creo en este amor enorme, que Dios me tiene; mi Fe est muerta, no existe. Las buenas obras son una seal para m, de que creo de tal manera en el amor enorme que Dos me tiene, que yo no puedo responder nada ms que con un amor loco por l. No decimos que amor con amor se paga? Se nos deca aun ms: que nuestro compromiso de agradecimiento, para que sea autntico, tiene que pasar por la "prueba del dolor": por la pasin, por la muerte, como prenda o seal de la absoluta autenticidad. Tanto te quiero que estoy dispuesto, incluso a dar mi vida por ti. No se dicen esto los novios, llevados de la pasin del enamoramiento? No dicen que el oro se prueba y se purifica en el crisol? Oro autntico. Amor autntico. Jess comprometer su vida y lo autentificar con su pasin, que le llevar al triunfo definitivo: "El Hijo del Hombre debe sufrir mucho, se nos deca el domingo ltimo, debe ser rechazado por los ancianos que gobiernan, por los jefes de los sacerdotes, por los Escribas. Le matarn, pero TRES DAS MS TARDE, RESUCITAR.

Pedro y nosotros con l no entendemos este lenguaje. No interesa entenderlo, a nuestro egosmo, a nuestra comodidad, a nuestro orgullo, a nuestra Fe pobre, por que nos falta el convencimiento del amor que l nos tiene. Nos resulta duro y hasta humillante. Es demasiado esto que se nos pide Pues bien, este domingo nos vuelve a recordar Marcos, qu digo Marcos, el mismo Jess, esta enseanza porque debe ser bastante importante... muy importante y por ello insiste en esta idea clave para la vida cristiana, para el "seguimiento de Jesucristo: Jess instrua a los apstoles, dicindoles: "El Hijo del Hombre ser entregado a los hombres. Lo matarn, pero TRES DAS DESPUS DE SU MUERTE, RESUCITAR." De nuevo y siempre el anuncio del Misterio PASCUAL, como clave del sentido pleno de la VIDA. Todo el Evangelio de San Marcos, su enseanza, su catequesis, nos conduce a este momento cumbre de la PASCUA. Curiosa "biografa" de un hombre: no es su VIDA lo que resulta importante, sino su MUERTE. Y qu muerte! Lo importante es, pues, la dimensin de su amor maysculo por la humanidad. Por ti, por mi, por nosotros. LA FE VIVA, que me hace creer en su amor loco, porque no lo entiendo, ni lo podr entender, hacia m, me impulsa y me impele a preguntarle sin miedo: Por qu me quieres tanto? Qu ves en m, que yo aun no lo he encontrado? Tu amor inexplicable me mueve a decir gracias hasta con mi vida si preciso fuera: No me tienes que dar porque te quiera porque aunque lo que espero, no esperara, -lo mismo que te quiero, te quisiera. Te quiero,,, porque te quiero. Las buenas obras son una necesidad en m, no para comprar nada, sino para expresar lo que le quiero. Eso es la FE VIVA. Verdad es, que este hombre anuncia siempre y al mismo tiempo y de modo imperturbable, que l volver a VIVIR despus de la muerte... pero de otra manera, que se dice: "GLORIFICACiN"; Como si su primera vida no fuera lo ms importante y la ms importante. Estamos convencidos de que Jesucristo est vivo hoy? Realmente vivimos con el convencimiento de que esta vida terrena no es la ms importante? O estamos materialmente agarrados a esta vida y no dejamos un espacio, ni un resquicio para la esperanza de otra mejor y diferente? Lgico, pues, que suframos el malestar y la angustia de la desesperanza, cuando el horizonte de nuestra vida lo limitamos y lo estrechamos a la dimensin de nuestro hedonismo y permisividad, (no hay moral) y desechamos las dimensiones del espritu. No cabe entonces la fidelidad del amor y en el amor. Solo cabe el relativismo como norma de mi vida Hagamos una breve letana de estos valores y contravalores: justicia, servicio, amor y paz, frente a injusticia, dominio dspota, egosmo, odio y guerra.

Los discpulos y nosotros con ellos, no comprendan este lenguaje de sacrifico, de entrega, de servicio hasta la muerte. Y tenan miedo de preguntarle, nos dice el evangelio de hoy. Pobres hombres, los apstoles, como todos nosotros! Espritus obtusos, limitados estrechos. Nos representan muy bien a los cristianos de todos los tiempos. A los de hoy; tambin a ti y a mi. No te escondas. Son una buena muestra de una humanidad corriente, pobre, vulgar. Pero no cabe duda que estos hombres han tenido que vivir un acontecimiento nico, espectacular, profundo, desconcertante, que les ha trasformado de tal manera, que se COMPROMETIERON hasta con su propia vida, a COLABORAR, a PARTICIPAR en ese inmenso movimiento histrico, de una nueva humanidad y desconocida y desconcertante, que de lo gregario, masa amorfa; de lo tribal, va camino de lo universal estructurado y pensado, donde el individuo pasa a ser persona, responsable en la "aldea" que ahora empieza a vislumbrase, cada vez ms y ms, que es una "aldea global". Es la "Ecclesia". La Iglesia: Asamblea de "hijos", que se van sintiendo "hermanos", porque descubren tienen un mismo PADRE. La trasformacin de estos apstoles se descubre de forma notoria: de cobardes, (Pedro), egostas, (Judas), soberbios, (Juan y Santiago), se convirtieron, el da de Pentecosts, en hombres valientes, desprendidos y serviciales. Pero antes de entregarse y comprometerse a esta llamada insistente de Dios, han tenido unos pensamientos y un lenguaje como el nuestro en tantas ocasiones: pensamientos de ambicin, de escalar puestos, ser los primeros; puestos de honor y de poder, sirvindose de los dems y no sirviendo a los dems. Es lo que hoy se repite dentro de las parroquias, en tu grupo de apostolado y de oracin. Queremos descollar. Y no se libran de ello ni las dicesis, ni los que las regentan. Escuchad: "De Qu discutas por el camino, les dijo Jess, que los haba visto y sentido muy acalorados. Ellos se callaron (les dio vergenza de responder. Menos mal), porque haban discutido entre ellos para saber quin era el ms importante. Este es el nivel de reflexin y de ambicin de los Apstoles, de nosotros, en contraste y contraposicin con el camino, que Jess les estaba trazando: "El Hijo del Hombre ser entregado a los hombres, lo matarn". -"Si alguno quiere ser el primero, que sea el ltimo de todos y el servidor de todos." En el CAMINO de PASIN que Jess les est anunciando, l se hace el ltimo, y ser su servidor, hasta lavarles los pies. Renunciar a todo, hasta su porte y dignidad humana. No tendr ni aspecto si quiera de hombre, en el momento cumbre de su Pasin. No hay otro camino para que nuestro COMPROMISO en el AMOR sea autntico, que el de la Eucarista, que es:

ANUNCIO Y ACTUALIZACIN DE LA PASIN, DEL DOLOR Y DE LA MUERTE (cuerpo entregado-sangre derramada, que repite el sacerdote en la celebracin) Y DEL TRIUNFO DEL AMOR (ya no hay pecado, pues todo ha sido realizado, ejecutado, dado para la REMISIN DE LOS PECADOS) Por amor muri en la CRUZ por nosotros. Por amor se qued hecho pan para nosotros. ESTO ES MI CUERPO, QUE SER ENTREGADO POR VOSOTROS. Habla de entregarse, de darse, de inmolarse, de ser entregado a la muerte. Ese es el CAMINO. No hay otro. Es el CAMINO que San Juan de la Cruz lo bautiz y le llam: CAMINO DE LAS NADAS Para venir a saberlo TODO, Para venir del todo al TODO, No quieras saber algo en NADA. Has de dejar del todo, TODO. Para venir a gustarlo TODO, No quieras gustar algo en NADA. Y cuando lo vengas TODO a tener, Para venir a poseerlo TODO, Has de tenerlo sin NADA querer. No quieras poseer algo en NADA. Porque si quieres tener algo en TODO, Para venir a serlo TODO, No tienes puro en DIOS TU TESORO No quieres ser algo en NADA. Para venir del todo al TODO, Has de dejar del todo, TODO. P. Eduardo MTNZ. Abad, escolapio Libro recomendado para leer y pensar el EVANGELIO de los DOMINGOS. Librera Pastoral - Florida, 3 - Tlf. 942375474 Santander LA PALABRA DE DIOS PARA CADA DA (tomo 1 Y 2) por Noel Quessn. Editorial Claretiana