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TESTI SCELTI DI CHIARA LUBICH

NOTA ALLA SEGUENTE ANTOLOGIA.......................................................................P.2

CHIARA LUBICH E IL MOVIMENTO DEI FOCOLARI...........................................P.3

UNA MISTICA PER IL TERZO MILLENNIO..............................................................P.6


1. Gli albori.......................................................................................................................p.6
2. Due facce di una sola medaglia.................................................................................p.13
3. Una spiritualità di comunione..................................................................................p.21
4. La “Via Mariae”........................................................................................................p.25
5. L’attrattiva del tempo moderno...............................................................................p.29

NOTA BIOGRAFICA.......................................................................................................P.30

BIBLIOGRAFIA...............................................................................................................P.37

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NOTA ALLA SEGUENTE ANTOLOGIA

Gli scritti di Chiara Lubich qui presentati sono tratti dai volumi: Chiara Lubich, La
Dottrina Spirituale, Mondadori, Milano 2001 e La Dottrina Spirituale, Città Nuova, Roma
2006 (versione aggiornata) in cui il lettore è introdotto alla dottrina spirituale dell'Autrice
partendo dagli “albori” del suo cammino spirituale e snodandosi attraverso i punti cardine
della sua spiritualità per accennare poi agli sguardi nuovi sulla fede e ai riflessi di luce sul
mondo che ne emergono.
In questa occasione è parso utile riportare solo alcuni testi fondamentali insieme ad una
breve presentazione di Chiara Lubich e del Movimento da lei fondato insieme ad alcune
note sintetiche e ad una bibliografia essenziale.
In particolare i testi che seguono sono tratti, ad eccezione dell'ultimo, dalla prima parte del
volume citato (Una mistica per il terzo millennio) che conduce al cuore del carisma
evidenziandone alcuni dei tratti più specifici come la sua polarizzazione sull’unità e sul
volto del Cristo crocifisso e abbandonato quale chiave di essa, la sua dimensione
comunitaria, il posto di rilievo che vi ha Maria.

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CHIARA LUBICH E IL MOVIMENTO DEI FOCOLARI

Chiara Lubich (1920-2008), fondatrice del Movimento dei Focolari (Opera di


Maria), è considerata una delle personalità spirituali di maggiore rilievo del novecento .
Cattolica, è stata impegnata in prima linea nella comunione ecclesiale, nell'ecumenismo,
nel dialogo interreligioso e con persone di convinzioni non religiose, promotrice
instancabile di una cultura dell'unità e della fraternità tra ipopoli.

Trento 1943

Sullo sfondo di odio e di violenza del secondo conflitto mondiale, sotto


ibombarda menti e nel crollo di ogni cosa, Chiara Lubich poco più che ventenne,
sperimenta l'incontro con Dio Amore, l'Unico che non crolla. Una scoperta da lei
definita "folgorante", "più forte delle bombe che colpivano Trento", subito comu nicata
e condivisa da un piccolo gruppo di giovani. La loro vita cambia radicalmente. Nel
comandamento dell'amore scambievole scoprono la legge per ricomporre nella
fraternità la società disgregata. Tra i poveri dei quartieri più diseredati di Trento
sperimentano l'attuarsi delle promesse evangeliche: "date e vi sarà dato", "chiedete e
otterrete". In piena guerra, viveri, vestiario e medicinali arrivano con inattesa
abbondanza per le molte necessità.
Ma, "mentre si credeva di vivere semplicemente il Vangelo" - scrive
Chiara - "lo Spirito andava sottolineando alcune Parole che dovevano diventare i
principi opera nti di una nuova corrente spirituale: la spiritualità dell'unità", che
vuole contribuire alla realizzazione del "testamento" di Gesù «Che tutti siano
uno»: l'unità tra tutti gli uomini.
Con grande stupore, attorno a loro cresce di giorno in giorno il numero delle
persone: di ogni età e di ogni condizione, spinte dalla certezza che il Vangelo, così
vissuto, offre la solu zione ad ogni problema individuale e sociale.

Un movimento

Da questa spiritualità, diventata ben presto stile di vita di questo gruppo


eterogeneo di persone della città di Trento, si sviluppa poi il Movimento dei Focolari
che si diffonde pri ma in Italia, poi in Europa e quindi nei Continenti, e raggiunge oggi
182 Paesi, coinvolgendo oltre due milioni di aderenti, con una vastissima ed
inaspettata irradiazione.
Da quella prima scintilla ispiratrice nascono molteplici diramazioni ed
espressioni "ad ampio raggio", semi di un rinnovamento sociale ed ecclesiale capaci di
aprire nuovi spazi di fraternità e di u nità che si definiscono: Famiglie Nuove (circa
800.000), Umanità Nuova, Giovani per un mondo unito, Ragazzi per l'unità, Movimento
parrocchiale e diocesano, Movimento sacerdotale, Movimento dei religiosi e delle
religiose, per accennare solo ad alcune di queste espressioni presenti ovunque nel
mondo.
Nel cambio globale in atto di questa società, interdipendente, multiculturale
multireligiosa, il Movimento è impegnato, insieme ad altri, a costruire legami di u nità
nella famiglia umana, arricchita dalle diversità.

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Il dialogo a 360°

Il dialogo, a livello di singoli e di gruppi, personalità e movimenti comu nità


civili e religiose, si è delineato come via privilegiata per promuovere l'unità: a) nella
propria Chiesa , favorendo la comu nione tra movimenti, comunità e associazioni
ecclesiali, tra carismi antichi e nuovi; b) tra le diverse Chiese, intessendo rapporti di
comunione fraterna e di comune testimonianza quale lievito per accelerare il
cammino dell'unità visibile dei cristiani; c) con l'ebraismo, sanando ferite aperte da
secoli per riscoprire le radici comuni del proprio patrimonio; d) tra le religioni,
costruendo un mondo fraterno sui valori dello spirito; e) con persone di convinzioni
non religiose, collocando sulla base di tutto i valori com uni nel rispetto dei diritti
umani e nell'ambito della solidarietà e della pace .
Cosicché oggi appartengono al Movimento non solo i cattolici, ma anche cristiani
di altre denominazioni, di 350 chiese e comu nità ecclesiali, ebrei, seguaci di grandi
religioni e persone senza un riferimento religioso, ma che condividono ugualmente gli
ideali di fraternità e di solidarietà.
L'adesione al movimento avviene senza sincretismi, nella piena fedeltà alla propria
identità. Comune è l'impegno a vivere, pur in vario modo, l'amore e l' unità valori
radicati in ogni uomo e base della convivenza umana.

Incidenza nel sociale

La reciprocità dell'amore si rivela come "codice normativo" per trasformare il


sociale, imprimendo la dimensione della collaborazione, della solidarietà e della
comunione nei vari ambitidella società.Diparticolare rilievo sono:
- il progetto Economia di Comunione (EdC), lanciato da Chiara Lubich in Brasile
nel 1991, per rispondere al dramma del crescente divario tra ricchi e poveri, orienta la
gestione di oltre 750 aziende e attività produttive nei cinque continenti, che si
impegnano liberamente a dare parte dei loro utili ai poveri ed a promuovere una
profonda riflessione anche a livello culturale sui temi dell'economia ispirata ai valori
della fiducia, della responsabilità, dell'etica;
- la Cooperazione internazionale, con oltre mille opere sociali di varie dimensioni
nei 5 continenti. Particolarmente sviluppate quelle in campo socio-sanitario ed educativo
nelle Filippine, in Camerun, in Tanzania, in Congo, in Brasile, in Argentina, in Messico,
ove la valorizzazione della reciprocità suscita autosviluppo, riscatto sociale. Adozioni a
distanza: oltre 18.000 in 45 Paesi. Le azioni sono supportate dalla ONG del Movimento,
l'AMU: Azione Mondo Unito;
- il Movimento politico per l'unità, aprendosi a persone impegnate politicamente a
diversi livelli e delle più varie estrazioni partitiche, propone la fraternità come autentica
"categoria politica" per riscoprire e percorrere strade che orientano verso il bene
comune.
La strada della fraternità è percorsa, con iniziative specifiche nei vari ambiti, anche
da persone impegnate nelle scienze sociali, nell'ecologia, nell'arte, nella medicina, nel
diritto, nello sport, nell'educazione, nei rapporti multietnici, nella moralità pubblica e
nella comunicazione sociale.

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Le cittadelle, modelli e laboratori per una nuova socialità

Dall'esperienza del Movimento sono nate nel mondo 35 cittadelle, in vari stadi di
sviluppo e inserite nell'ambito culturale in cui sorgono: città in miniatura con case, scuole
aziende, luoghi di culto, improntate alla fraternità, originali modelli elaboratori di
"nuova socialità" vissuta dal punto di vista di una città .
I Centri Mariapoli sono strutture congressuali e luoghi di formazione spirituale e
sociale dei membri e degli aderenti alla spiritualità. Ne sono sorti 63, in 46 nazioni, di
cui 8 in Italia. Punto di riferimento mondiale per il Movimento è il "Centro
Mariapoli" di Castelgandolfo.
Cultura dell'unità

La Scuola Abbà, centro di studi interdisciplinari, raccoglie docenti impegnati ad


elaborare le linee di una cultura illuminata dal carisma dell'unità. Esiste u na rete
internazionale di studiosi, professionisti, studenti che approfondiscono diverse
discipline e promuovono convegni, corsi di formazione, pubblicazioni. I primi saggi
di queste nuove linee culturali sono pubblicati sulla rivista di cultura "Nuova
Umanità".
In dialogo con la cultura. Il mondo della cultura nelle sue diverse discipline ha
intrapreso un dialogo interessante che lascia intravedere nuovi sviluppi culturali. Le
Segreterie internazionali, poste nei diversi Paesi, coordinano le diverse iniziative
attraverso convegni, seminari, incontri, forum, workshop.
Riconoscimenti. Al Movimento dei Focolari, nella persona di Chiara Lubich, sono
stati dati vari riconoscimenti per l'opera a favore dell'unità e della pace nei diversi
ambiti. Provenivano da organismi ecumenici e rappresentanti varie religioni, da enti
civili, nazionali e internazionali, tra cui l'UNESCO e il Consiglio d'Europa. Università
di quattro continenti hanno insignito C hiara di numerose Lauree h.c. e molte
amministrazioni locali le hanno conferitola cittadinanza onoraria.
L'Istituto Universitario Sophia, con sede a Incisa Valdarno (Firenze), si configura
come un percorso di vita, di studio e di ricerca che permette di acquisire e approfondire
una cultura cristianamente ispirata, capace d'illuminare e innervare le molteplici
dimensioni dell'umano e le diverse discipline. Nato nel 2008, offre una Laurea
magistrale (Master) in Fondamenti e prospettive di una cultura dell'unità, della durata di
due anni, e il corrispondente dottorato.
Attuale presidenza

In seguito alla dipartita di Chiara Lubich avvenuta il 14 marzo 2008, viene eletta la nuova
presidente del Movimento, Dottoressa Maria Voce (Italia), il cui mandato è stato
rin novato nel 2014 per sei anni. Co-presidente è il Rev. Jesus Moran Cepedano
(Spagna).

Informazioni

Servizio Informazione Focolari - Centro Internazionale Movimento dei Focolari


via Frascati 306 – 00040 Rocca di Papa (Roma)
tel. +39 06 947989147‐190 , cell. +39 335 7003675 , +39 348 4754063
e‐mail: sif.press@focolare.org
Sito web ufficiale internazionale: www.focolare.org

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UNA MISTICA PER IL TERZO MILLENNIO

1. Gli albori
Discorso pronunciato al Comune di Bologna, il 22 settembre 1997, in occasione del conferimento
della Turrita d’argento. In esso Chiara Lubich ripercorre le tappe principali della sua storia, che
si intreccia con la nascita e lo sviluppo del Movimento dei Focolari.

L’accoglienza che mi è stata riservata, se riguarda la mia persona, penso sia rivolta in
modo speciale a ciò che rappresento: un'Opera religiosa e sociale insieme: il Movimento dei
Focolari, una realtà presente in 182 nazioni, praticamente in tutte quelle del mondo.
Più numerosa nella Chiesa cattolica, è viva in altre 300 Chiese e Comunità ecclesiali
e tra fedeli di parecchie altre Religioni, senza escludere uomini privi di un riferimento con
l'Eterno, ma di buona volontà.
Puntando sull'unità, fra i singoli, fra i gruppi, fra le città, fra i popoli, che elimina
ogni discriminazione; sognando una futura realtà, che potrebbe essere espressa dalle
parole: Mondo Unito, essa genera molto, molto bene nel mondo.
Tanto bene, sproporzionato a qualsiasi persona o a quelle persone che ne possono
essere state gli strumenti.
E', si dice, opera di Dio.
Il suo successo è dovuto ad un suo segreto.
Esso sta nello spirito evangelico, sempre attuale e moderno, in una spiritualità
evangelica, collettiva, chiamata spiritualità dell'unità, che genera un nuovo stile di vita.
Per essa, per questa spiritualità, oggi uomini e donne di tutto il mondo, lentamente
ma decisamente stanno tentando di essere, almeno là dove si trovano, germi di un popolo
nuovo, di un mondo più solidale soprattutto verso i più piccoli, i più poveri; di un mondo
più unito.
Con essa si può portare un contributo dovunque, in questa nostra terra, per
sostenere con un supplemento d'anima e d'amore gli sforzi che già si stanno compiendo in
questa direzione.
Ha una spiccata dimensione comunitaria; non è vissuta, infatti, soltanto
singolarmente, ma da più persone, insieme. E, ispirandosi fondamentalmente a principi
cristiani - senza trascurare, anzi evidenziando, valori paralleli in altre fedi e culture - ha
portato in questo mondo, bisognoso di ritrovare o di consolidare in ogni senso l'unità, unità
appunto in tutti i campi.
Per poterla spiegare, devo necessariamente narrare un po' la storia del Movimento,
che so qui desiderata.
I cardini principali, infatti, di questa nuova spiritualità emergono chiaramente da
essa.
Il Movimento ebbe inizio a Trento. Quando ciò avvenne io non avevo nessun
progetto in mente, nessun programma. L'idea di quest'Opera era in Dio, il progetto in
Cielo. Così all'inizio, così durante i 54 anni del suo sviluppo.
Era il 1943. Infuriava la guerra anche a Trento. Rovine, macerie, morti.
Per vari motivi avvicino giovani della mia età.

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Con le mie nuove compagne mi trovo un giorno in una cantina buia, con la candela
accesa e il Vangelo in mano. Lo apro. Vi è la preghiera di Gesù prima di morire: "Padre...
tutti siano una cosa sola” (Gv 17,11-21). E' un testo non facile per la nostra preparazione,
ma quelle parole sembrano illuminarsi ad una ad una e ci mettono in cuore la convinzione
che per quella pagina del Vangelo siamo nate.
Ci ritroviamo, la festa di Cristo Re, attorno ad un altare. Diciamo a Gesù: "Tu sai
come si possa realizzare l'unità. Eccoci qui. Se vuoi, usa di noi." La liturgia del giorno ci
affascina: "Chiedi a me - dice - e ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della
terra" (Sal 2,8).
Chiediamo: Dio è onnipotente.
I bombardamenti continuano e con essi scompaiono quelle cose o persone che
formavano un po' l'ideale dei nostri giovani cuori. Una amava la casa: viene sinistrata. Una
seconda si preparava al matrimonio: il fidanzato non torna più dal fronte. Il mio ideale era
lo studio: la guerra mi impedisce di frequentare l'università.
Ogni avvenimento ci tocca profondamente. La lezione che Dio ci offre con le
circostanze è chiara: tutto è vanità delle vanità. Tutto passa.
Contemporaneamente Dio mette nel mio cuore, per Discorso pronunciato al Comune di
Bologna, il 22 settembre 1997, in occasione del conferimento della Turrita d’argento. In esso Chiara
Lubich ripercorre le tappe principali della sua storia, che si intreccia con la nascita e lo sviluppo del
Movimento dei Focolari. tutte, una domanda e con essa la risposta: ma ci sarà un ideale che
non muore, che nessuna bomba può far crollare, a cui dare tutte noi stesse?
Sì, c'è. E' Dio.
Decidiamo di far di Dio l'ideale della nostra vita. Dio, che in mezzo alla guerra, frutto
dell'odio, ci si manifesta per quello che è: Amore.
I nostri genitori sono sfollati nelle valli. Noi rimaniamo a Trento. Chi per lavoro o
studio, io soprattutto per seguire il Movimento nascente. Ci ospita un appartamento di
poche stanze.
Abbiamo trovato l'ideale per cui vivere, Dio, Dio amore.
Ma come metterlo in pratica?
Il Vangelo risponde: "Non chiunque mi dice, Signore, Signore, entrerà nel Regno dei
Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21). Niente, dunque,
pietismo o sentimentalismo. Fare la volontà di Dio: questo importa.
Ma chi ci avrebbe detto la volontà di Dio?
Correvamo di fretta, ogniqualvolta suonava l'allarme, nei rifugi e non si poteva
portare con noi null'altro che un piccolo libro: un Vangelo.
In esso avremmo potuto trovare le richieste di Gesù, la sua volontà.
L'aprivamo. Ed ecco la meraviglia: quelle parole, che avevamo sentito tante volte,
s'illuminavano come se una luce s'accendesse sotto. Le capivamo ed una forza, pensiamo
dello Spirito, ci spingeva a metterle in pratica.
Leggiamo: "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Mt 19,19). Il prossimo. Dove è il
prossimo?
Era lì accanto a noi. Era in quella vecchietta che a mala pena, trascinandosi,
raggiungeva ogni volta il rifugio. Occorreva amarla come sé stessi: aiutarla, dunque, ogni
volta, sorreggendola.
Il prossimo era lì in quei cinque bambini spaventati accanto alla loro mamma.
Occorreva prenderseli in braccio e riaccompagnarli a casa.
Il prossimo era lì in quell'infermo bloccato a casa, senza possibilità di ripararsi,
bisognoso di cure. Occorreva avvicinarlo, procurargli le medicine.
Si leggeva: "Qualunque cosa hai fatto al minimo dei miei fratelli, l'hai fatto a me"
(Mt 25,40).

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Le persone attorno a noi, per le terribili circostanze, avevano fame, sete, erano ferite,
senza vesti, senza casa. Cucinavamo allora pentoloni di minestra che distribuivamo tra
loro.
A volte i poveri battevano alla porta della casa e li invitavamo a sedere accanto a noi:
un povero ed una di noi, un povero ed una di noi.
Il Vangelo assicurava: "Chiedete e vi sarà dato"(Mt 7,7; Lc 11,9).
Si chiedeva per i poveri e si era ogni volta riempiti d'ogni ben di Dio: pane, latte in
polvere, marmellata, legna, vestiario..., che si portava a chi ne aveva bisogno.
Un episodio emblematico.
Un giorno un povero chiede un paio di scarpe n° 42. Una di noi in chiesa rivolge
davanti al tabernacolo questa preghiera: "Dammi, Signore, un paio di scarpe n° 42 per Te
nel povero."
Uscita di chiesa una signorina, sua amica, le porge un pacco. Lo apre: vi era un paio
di scarpe n° 42.
E questo è solo uno dei mille e mille e mille esempi.
"Date e vi sarà dato"(Lc 6,38), leggiamo un altro giorno nel Vangelo. Davamo. V'era
un solo uovo in casa per tutte? Lo porgevamo al povero. Ed ecco in mattinata arrivare un
sacchetto di uova. Così con varie cose.
Gesù aveva promesso ed ora manteneva. Il Vangelo era, dunque, credibile, vero.
Questa costatazione metteva le ali al cammino che avevamo appena intrapreso.
Comunicavamo a molti ciò che accadeva ogni giorno, ed essi si meravigliavano.
Sicché, colpiti dalla verità del Vangelo, molti hanno voluto fare la stessa esperienza e
seguire Gesù.
Le nuove esaltanti esperienze evangeliche passavano di bocca in bocca. Erano una
piccola eco delle parole degli apostoli: Cristo è risorto. Qui si dice: Cristo è vivo!
Il rifugio che ci accoglie non è sicuro. Siamo sempre di fronte alla morte. Ci assale
allora un'altra domanda: ma ci sarà una volontà di Dio che piace particolarmente a Lui? Se
morissimo, vorremmo aver messo in pratica, almeno negli ultimi istanti, proprio quella.
Il Vangelo risponde e parla di un comandamento, che Gesù dice "mio" e "nuovo":
"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno
ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,12-13).
Ci guardiamo in faccia, l'una l'altra. Ci dichiariamo: "Io sono pronta a dare la vita
per te; io per te, io per te; tutte per ciascuna."
Da questa promessa, prende il via la risposta alle mille esigenze quotidiane
dell'amore fraterno. Non sempre ci è chiesto di morire l'una per l'altra, ma intanto
possiamo condividere ogni cosa: le preoccupazioni, le gioie, i dolori, i poveri beni, le piccole
ricchezze spirituali...
Si avverte che la vita fa un balzo di qualità. Qualcuno, silenziosamente, si è
introdotto nel nostro gruppo, Fratello invisibile, che dona sicurezza, una gioia mai
sperimentata, una pace nuova, una pienezza di vita, una luce inconfondibile. E' Gesù che
realizza fra noi le sue parole: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome [nel mio amore], io
sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).
Egli aveva detto: "Siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda..." (Gv
17,21).
Se c'è Cristo nell'unità dei fratelli, il mondo crede. Così è successo attorno a noi. Si
sono moltiplicati i cambiamenti radicali delle persone, le conversioni più varie, si sono
salvate vocazioni in pericolo, ne sono nate di nuove.

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Dopo pochi mesi, circa 500 persone di tutte le età, uomini e donne, di tutte le
estrazioni sociali, vogliono condividere il nostro Ideale 1.
E tutto fra noi è in comune, come nelle primitive comunità cristiane.
Le parole del Vangelo sono uniche, affascinanti, scultoree, si possono tradurre in
vita, sono luce per ogni uomo che viene in questo mondo, e quindi universali. Vivendole,
tutto cambia: il rapporto con Dio, con i prossimi, con i nemici.
Quelle parole danno il giusto posto a tutti i valori e fanno spostare ogni cosa, anche
il padre, la madre, i fratelli, il proprio lavoro... per mettere Dio al primo posto nel cuore
dell'uomo. E perciò hanno promesse straordinarie: cento volte tanto in questa vita e la vita
eterna.
E' un Vangelo, questo, che noi non conoscevamo prima. Dov'è la pietà dal collo
torto, la cantilena di preghiere vuote, la fede per abitudine, il Dio inaccessibile? No, no,
questa non è la religione di Gesù. Egli agisce da Dio. Se tu lo segui, per poco che dai, ti
stracarica di doni. Sei sola e ti trovi circondata da cento madri, cento padri, mille fratelli,
sorelle, d'ogni ben di Dio, che distribuisci a chi non ha nulla.
Non c'è situazione umana che non trovi la risposta esplicita o implicita in quel
piccolo libro che porta parole di Dio.
Le persone del Movimento vi si immergono, se ne nutrono, si rievangelizzano.
Finisce la guerra. Gli aderenti al Movimento possono muoversi per studio, per
lavoro o per esigenze di testimonianza: sono chiamati, infatti, in molte città e paesi a
narrare quanto hanno vissuto e visto.
Dal nord al sud d'Italia silenziosamente fioriscono comunità sul tipo di quella sorta a
Trento.
La Chiesa a Trento e a Roma, nella sua esperienza e sapienza di secoli, studia
paternamente il nuovo Movimento e lo approva.
Felicità, scoperte, grazie, conquiste. Questo è Vangelo certamente. Ma sin dall'inizio
si è capito che il tutto ha un'altra faccia, che l'albero ha le sue radici. Il Vangelo ti copre
d'amore, ma esige tutto.
"Se il chicco di grano caduto in terra non muore - dice Gesù - rimane solo; se invece
muore, produce molto frutto" (Gv 12,24). Morire, dunque.
"Ogni tralcio che porta frutto - ancora Gesù - [il Padre] lo pota perché porti più
frutto" (Gv 15,2). Dolore ancora.
E il dolore sotto diverse forme ha sperimentato quest'Opera, come conseguenza del
Vangelo vissuto. Ma con la grazia di Dio ognuno ha saputo amare il dolore facendo propria
la parola di Paolo: "Non conosco che Cristo e questi crocifisso" (1 Cor 2,2).
Amare il Cristo crocifisso in ogni dolore è un ulteriore cardine di questa spiritualità.
Il Movimento, in tutti questi anni, si è sviluppato secondo un preciso disegno di Dio
da noi sempre ignorato, ma che si svela di tempo in tempo. Hanno preso forma fra persone
adulte, giovani, laici e sacerdoti, varie vocazioni, ognuna, a suo modo, totalitaria. Sono la
vera forza portante di tutto il Movimento. Attorno ad esse fioriscono Movimenti a largo
raggio interessati alla famiglia, ai giovani, ai vari settori dell'umanità, e nel mondo
ecclesiale.

Negli scritti di Chiara Lubich, con il termine “Ideale” si intendono tutte quelle idee che si pensa
suggerite dallo Spirito Santo per la fondazione e la vita del Movimento dei Focolari. Esse riguardano sia la sua
spiritualità che la sua struttura (NdC).

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Con una diffusione, che è stata autorevolmente definita “un'esplosione”, il
Movimento varca, nei primi 15 anni, le frontiere di tutte le nazioni europee. Dal '58 in poi,
arriva in tutti i continenti.
Il 1960 ha significato una tappa per il Movimento. Inizia la penetrazione del suo
spirito tra fratelli cristiani non cattolici.
Mi trovo in Germania a parlare ad un gruppo di suore luterane. Tre pastori presenti
si meravigliano un po' del fatto che cattolici vivano così intensamente il Vangelo.
Comunque rimangono colpiti e ciò non solo perché si parla di Vangelo, ma perché si vuol
vivere il Vangelo.
L'invito a portare la nostra esperienza nel mondo luterano è immediato.
I luterani vengono a Roma a gruppi quasi tutti gli anni. Nasce fra noi e loro una
fraternità schietta, perché basata sull'amore e sulla verità, che mai si tace. Ed è per questo
che stimano il Movimento. Cadono pregiudizi di secoli.
Il cardinal Bea ci ricorderà che quanto più i cristiani di ogni denominazione
vivranno in maniera profonda il Vangelo, tanto più si avvicineranno fra loro, perché in tale
maniera diventano più simili a Cristo.
Alcuni ministri anglicani si trovano per caso ad un incontro fra cattolici e luterani.
Sono toccati dall'atmosfera di calore caratteristica, ove si riconoscono fratelli, per il
battesimo, cristiani da lungo tempo separati. Non vogliono esser da meno.
A Londra, il 1° luglio '66, al Lambeth Palace mi preparano un'udienza con l'allora
Primate della Comunione Anglicana, dott. Michael Ramsey. Egli mi dice: "Vedo la mano di
Dio in quest'Opera" e mi incoraggia a diffondere il Movimento nella Chiesa d'Inghilterra.
Così anche in seguito il suo successore, l'Arcivescovo Coggan, a Canterbury, poi il
Primate, dott. Runcie, e infine l'attuale dr. G. Carey, diventati amici del Movimento.
Il Movimento si sviluppa anche fra gli anglicani, i presbiteriani, i battisti...
In Australia, nell'America del Nord e del Sud, le denominazioni in cui la nostra vita
entra sono molte.
Nel giugno del 1967 il Patriarca Atenagora, saputo qualcosa del Movimento, mi
attende. Atenagora è una delle più grandi personalità di questo secolo, eppure egli vuol
essere - e lo dirà sempre - un semplice focolarino.
Per lui il Movimento dei Focolari si sviluppa fra gli ortodossi in Oriente.
Il Patriarca Demetrio I, suo successore, e l'attuale, Sua Santità Bartolomeo I,
continuano sulla stessa linea.
Ma la diffusione mondiale del Movimento ha messo i suoi membri anche in contatto
diretto con persone delle grandi Religioni.
Due semplicissimi esempi.
Mi sono recata alcuni mesi fa in Thailandia. Ero stata invitata da monaci buddhisti a
parlare, a Chiang Mai nel nord del Paese, in un'università buddhista, a studenti e professori
e, in un tempio, a monaci, monache e laici buddhisti.
Un fatto assolutamente insolito e più sorprendente ancora, se pensiamo che mi era
stato richiesto di esporre la mia esperienza spirituale notoriamente cristiana.
Come mai ciò?
Lo si può capire se si conoscono i precedenti.
Un Gran Maestro buddhista e un suo discepolo, persona intellettuale ed aperta,
dopo aver conosciuto in Asia membri del Movimento, vollero recarsi in Italia in una delle
nostre cittadelle, Loppiano, vicino a Firenze, dove i suoi 800 abitanti cercano di vivere con
fedeltà il Vangelo, che genera l'unità.
Ne furono profondamente toccati.
Toccati dall'amore che hanno trovato e dall'unità di tutti gli abitanti di Loppiano.

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Il discepolo racconta: "Mettevo le mie scarpe sporche fuori della porta. Al mattino le
trovavo pulite.
"Mettevo il mio vestito sporco fuori della porta. Al mattino lo trovavo pulito e
stirato.
"Sapevano che avevo freddo perché del Sud-est asiatico. Alzavano il riscaldamento e
mi davano coperte...
"Un giorno ho chiesto: 'Perché fate questo?'"
"Perché ti vogliamo bene" fu la risposta. E ciò lo sconvolse.
Furono illuminati su diverse verità del cristianesimo. E, nell'entusiasmo dell'espe-
rienza fatta, invitarono me a parlare ai loro di questa meraviglia: dell'amore, appunto, e
dell'unità.
Il mio soggiorno in Thailandia è stato - per grazia di Dio e a Sua gloria - un vero
successo. Una larga strada si è aperta per un dialogo profondo, con arricchimento
vicendevole. Anche noi, infatti, abbiamo ammirato la loro buona volontà, la loro vita
ascetica che ha dell'eroico, la loro saggezza.
Ed ora si è fatto tutto un piano per proseguire in questo rapporto di fraternità.
E il secondo esempio.
Sempre per aver conosciuto il Movimento, il fondatore di un grande Movimento
musulmano di due milioni di persone afro-americane, l'Imam W. D. Mohammed,
successore di Malcom X, nella Moschea di Harlem a New York, mi ha invitato, il 18 maggio
scorso, a parlare, appunto in quel luogo, a suoi 3.000 aderenti sull'unità, così come si vive.
Anche qui adesione unanime. Ora il fondatore e i membri del suo Movimento vogliono
costruire con noi un mondo nuovo, più unito.
E adesso quest'unità viva e palpitante fra bianchi e neri sta facendo scalpore negli
USA.
Moltissime persone non credenti ma di buona volontà, s'impegnano anch’esse nel
Movimento per la salvaguardia dei valori comuni: la solidarietà, l'unità, la pace, i diritti
umani, la libertà.
Non solo. Si dedicano, con tutti gli altri, in azioni sociali e nell'Economia di
comunione.
Ma quali sono gli effetti che il Movimento porta?
I suoi frutti sono immensi: anzitutto, com'era già all'inizio, cambiamenti radicali.
Per dirlo in termini religiosi, conversioni a Dio o almeno verso il bene, che non si possono
contare. E il formarsi così di cittadini che vivono in profondità e con rinnovata coscienza
tutti i loro doveri.
Per iniziare dalle persone più giovani, ma speranza del domani, gli adolescenti non
sono più persone immature. Si comportano da protagonisti, nella vita religiosa e civile,
sanno affrontare il dolore; amano essere "diversi" perché, pur nel mondo, non sono del
mondo, non assorbono ciò che di negativo il mondo può loro offrire.
I giovani puntano in alto; si preparano seriamente alla vita futura; mettono in atto
microrealizzazioni d'ogni genere per la salvaguardia dei valori.
Uomini e donne lavorano per la città terrena e, guardando in alto, si sentono
concreatori con Dio nell'edificarla.
Famiglie disgregate dalle separazioni e dai divorzi si ricompongono, adottano
bambini.
Il mondo sociale è investito, come si può intuire, da questa spiritualità collettiva: da
quello dell'economia e del lavoro a quello della politica e dell'etica, della sanità, della
scuola, dell'arte e così via.

11
Nel mondo ecclesiastico crescono le vocazioni, gruppi di sacerdoti e seminari sono
centri di irradiazione del Vangelo, dando significativi contributi all’edificazione della città
celeste.
I religiosi si trovano ad essere meglio fratelli, assistono al rinnovamento delle loro
comunità; riscoprono il loro fondatore e le loro regole; accentuano l'unità con i superiori;
nascono tra loro nuove chiamate, ecc.
E ancora, ancora.
Giacché è l'unità la nota che riassume tutto il nostro Ideale, osservando il
Movimento, nei suoi effetti, si può dire che esso è come un film che cammina a ritroso.
Quali drammatiche divisioni, quale impoverimento, in quali crisi è arrivato il mondo
immerso nella secolarizzazione, nel materialismo, nell'indifferentismo!
Qui si torna indietro, pur andando avanti: il mondo torna all'unità della famiglia
umana come Dio l'ha pensata quando l'ha creata.
Che Dio, Padre di tutti, voglia sempre fecondare le nostre fatiche, con quelle di
quanti sono impegnati a fini eccelsi quanto i nostri. E che si possa, come ha detto Giovanni
Paolo II all'ONU nel cinquantennio della sua fondazione:
"... Costruire nel secolo che sta per giungere e per il prossimo millennio una civiltà
degna della persona umana...
"Possiamo e dobbiamo farlo! - ha continuato – E, facendolo, potremo renderci
conto che le lacrime di questo secolo hanno preparato il terreno ad una nuova primavera
dello spirito umano"2.
Ed è quello che tutti vogliamo sperare.

2
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII (1995) 2, Città del Vaticano 1998, p.744.

12
2. Due facce di una sola medaglia
La spiritualità dell’unità poggia su due cardini essenziali che Chiara Lubich stessa paragona alle
due facce di un’unica medaglia: l’unità e Gesù abbandonato. Vengono qui riportati due estratti
particolarmente significativi del libro in cui spiega l’articolazione di questi cardini.

La mèta: “Che tutti siano uno”3


Ogniqualvolta ci viene chiesto come si potrebbe definire la nostra spiritualità, e
quale la differenza fra il dono che Dio ha elargito al nostro Movimento e quelli di cui ha
abbellito e arricchito altri nella Chiesa, oggi o attraverso i secoli, noi non esitiamo a dire:
l’unità.
L’unità è la nostra specifica vocazione. L’unità è ciò che caratterizza il Movimento
dei Focolari. L’unità e non altre idee o parole che possono, in qualche maniera, esprimere
altri divini e splendidi modi di andare a Dio, come può essere la “povertà” per il
Movimento francescano, l’“obbedienza” per i gesuiti, “la piccola via” per chi segue santa
Teresa di Lisieux, l’“orazione” per i carmelitani di santa Teresa d’Avila, e così via.
L’unità è la parola sintesi della nostra spiritualità. L’unità, che per noi racchiude in
sé ogni altra realtà soprannaturale, ogni altra pratica o comandamento, ogni altro
atteggiamento religioso.
Ma, se l’unità è la tipica nostra vocazione, vediamo di ritornare un po’ all’inizio della
nostra storia quarantennale, quando essa s’è accesa come una fiamma, per mantenerla
tuttora viva nei nostri cuori, o ravvivarla se ce ne fosse bisogno. Ricordiamo episodi e
rileggiamo quanto conserviamo intorno a quest’idea. (…)
Riviviamo anzitutto qualche episodio noto dei primissimi anni, a Trento. E’ la
guerra. Siamo alcune giovani ed io – in un ambiente buio, forse una cantina. Leggiamo al
lume di candela il Testamento di Gesù, la sua preghiera per l’unità. Lo scorriamo tutto.
Quelle parole difficili sembrano illuminarsi, ad una ad una. Abbiamo l’impressione di
comprenderle. Avvertiamo, soprattutto, la certezza che quella è la “magna carta” della
nostra nuova vita e di tutto ciò che sta per nascere attorno a noi.
Qualche tempo dopo, consce della difficoltà, se non della impossibilità di mettere in
pratica un tale programma, ci sentiamo spinte a chiedere a Gesù la grazia di insegnarci il
modo di vivere l’unità.
Inginocchiate attorno ad un altare, offriamo a Lui le nostre esistenze perché con esse
– se crede – Egli la possa realizzare. E’ – a quanto ci ricordiamo – la festa di Cristo Re. Ci
colpiscono le parole della liturgia di quel giorno: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e
in dominio i confini della terra» (Sal 2,8).
Abbiamo fede e chiediamo.
Più tardi collegheremo, con gioia e meraviglia, questi episodi e la nostra aspirazione
all’unità con l’enciclica che Pio XII, proprio nel 1943, anno di nascita del nostro
Movimento, ha lanciato al mondo: la «Mystici Corporis».
Nel nostro cuore una cosa è chiara: l’unità è ciò che Dio vuole da noi. Noi viviamo
per essere uno con Lui e uno fra noi e con tutti. Questa splendida vocazione ci lega al Cielo
e ci immerge nella fraternità universale. Niente di più grande. Per noi, nessun ideale supera
questo.
E ritorniamo ancora ai primi tempi.

3
L’unità e Gesù abbandonato, Roma 19989, pp.26-32.

13
Si è pensato che io faccia ogni mattina una piccola meditazione al gruppo delle mie
prime compagne in una sala chiamata Sala Massaia. Ci si incontra alle 7. Mi sento spinta
interiormente a non intralciare con pensieri miei lo Spirito Santo, che, se pensa utile, può
illuminarmi. Per questo mi preparo nella preghiera dichiarando il mio nulla e il tutto di
Dio: «Io sono nulla, Tu sei tutto» è ciò che ripeto tante volte a Gesù davanti al SS.
Sacramento. Dopo aver pregato così, stendo qualche appunto. Ed è soprattutto con questo
sistema che Dio forma le prime focolarine al nuovo ideale4.
Degli appunti di quegli anni ne resta uno, probabilmente del ’46. L’argomento è uno
solo, quello cioè che più interessa il Movimento nascente: l’unità.
Lo scritto è assai sintetico, come sono in genere gli appunti. In esso, dopo aver parlato
della necessità per noi di essere un altro Gesù, appare esplicito il programma che Dio ha su di
noi:
«L’anima deve, sopra ogni cosa, puntare sempre lo sguardo nell’unico Padre di tanti
figli. Poi guardare tutte le creature come figlie dell’unico Padre. Oltrepassare sempre col
pensiero e con l’affetto del cuore ogni limite posto dalla vita (semplicemente) umana e
tendere costantemente e per abitudine presa alla fratellanza universale in un solo Padre:
Dio».
E continua:
«Gesù, modello nostro, ci insegnò due sole cose che sono una: ad esser figli d’un solo
Padre e ad esser fratelli gli uni gli altri».
Più sotto è sottolineata una virtù, che si vede essenziale all’unità con Dio e col
prossimo e che è indicata da san Paolo nelle sue lettere, quando sprona i cristiani all’amore
vicendevole per edificare l’unità.
«Virtù – continua l’appunto – che unisce l’anima a Dio... è l’umiltà,
l’annientamento. Il più piccolo neo d’umano che non si lasci assumere dal divino, rompe
l’unità con gravi conseguenze. L’unità dell’anima con Dio, che ha in sé, presuppone
l’annullamento totale, l’umiltà più eroica...
L’unità con le altre anime si raggiunge, ancora, per mezzo dell’umiltà: aspirare
costantemente al “primato” col mettersi il più possibile al servizio del prossimo.
Ogni anima che vuol realizzare l’unità deve avere un solo diritto: servire tutti perché
in tutti serve Dio...
Come san Paolo: da liberi farsi servi di tutti per guadagnare a Cristo il maggior
numero (cfr. 1 Cor 9,19). L’anima che vuol portare l’unità deve mantenersi costantemente
in un abisso d’umiltà così da perdere a favore e nel servizio di Dio nel prossimo anche
l’anima sua.
Non rientra in sé se non per trovarvi Dio e pregare per i fratelli e per sé.
Vive costantemente “svuotata” perché tutta “innamorata” della volontà di Dio...
Innamorata della volontà del prossimo che vuol servire per Dio. Un servo non fa che ciò
che il Padrone comanda».
E nel pensiero seguente si intravede la grande rivoluzione che può portare questo
ideale:
«Se tutti gli uomini, o almeno un gruppo anche esiguo di uomini fossero veri servi di
Dio nel “prossimo”, presto il mondo sarebbe di Cristo». Amando così il prossimo, infatti, si
arriva al reciproco amore, all’unità; al Testamento di Gesù realizzato, come è detto in fondo
allo scritto.

4
Negli anni di guerra Chiara Lubich e le sue prime compagne si erano conosciute nel terz’ordine francescano
nell’ambito del quale si radunavano, ma nel 1947 il vescovo di Trento, mons. Carlo de Ferrari, riconobbe il gruppo
nascente come un Movimento a se stante, al quale fu dato il nome di “Movimento dell’Unità” e in seguito quello di
“Movimento dei Focolari”, da cui il nome “focolarine” (NdC).

14
Vi si precisa poi chi è il prossimo: è il fratello che ci passa accanto in ogni momento
della nostra giornata. Occorre amarlo in modo che Cristo nasca, cresca, si sviluppi in lui.
«Importante è avere un’unica idea del “prossimo”.
È il fratello che ci passa accanto nell’attimo presente della nostra vita. Pronti sempre
a servirlo, perché in esso serviamo Dio. (Avere un) occhio semplice (che significa) veder un
solo Padre, servire Dio nel prossimo; aver un solo fratello: Gesù.
L’occhio semplice ravvisa in ognuno “un Cristo in fieri”. Si mette al servizio di tutti...
perché Cristo divenga e cresca in essi. Vede in ognuno un Cristo che nasce, che ha da
crescere, da vivere, operando il bene – come nuovo figlio di Dio –, da morire e da
risuscitare e da esser glorificato...
L’anima non si può dar pace finché – col suo continuo servizio – non ravvisa nel
fratello la spirituale fisionomia del Cristo.
Per questo, vivendo lei Cristo... serve Cristo nel prossimo onde cresca in età –
sapienza – grazia...
Ecco perché l’anima compirà il suo Ideale (unico ideale di Gesù): “Ut omnes unum
sint”5 quando frutterà l’attimo presente al servizio del prossimo...».
Il nostro ideale è, dunque, realizzare la preghiera che Gesù ha pronunciato la sera
del Giovedì Santo - quando, istituita l’Eucaristia, istituito il Sacerdozio e dato ai suoi
discepoli il Comandamento Nuovo, scende – come vuole la tradizione – una scala all’aperto
verso il torrente Cedron - «Che tutti siano uno» (cfr. Gv 17, 21.22).
Tutti uno. Finché tutti non saranno uno, quei “tutti” che Gesù certamente ha
pensato, il Movimento non può avere tregua. Questo il fine per cui siamo nati, lo scopo per
cui Egli ci ha suscitati.

La chiave: Gesù crocifisso e abbandonato6


Se noi, sollecitati da un legittimo desiderio, ma anche dal consiglio della Chiesa (che,
per salvaguardare la genuinità dell’ispirazione, invita famiglie religiose e movimenti a
rifarsi ai tempi in cui lo Spirito Santo li ha suscitati), guardiamo agli inizi del Movimento,
vediamo che, ancor prima di avere idee sul modo di realizzare l’unità, ci è stato proposto un
modello, una figura, una vita: quella di Colui che ha saputo veramente “farsi uno” con tutti
gli uomini che furono, che sono e che saranno; che ha operato l’unità, pagandola con la
croce, il sangue ed il suo “grido”; Colui che ha fruttato alla Chiesa la sua presenza come
Risorto per tutti i giorni, sino alla fine del mondo: Gesù crocifisso e abbandonato.
La sua realtà, la comprensione di Lui hanno preceduto, anche nel tempo, ogni altra
considerazione. Se, infatti, riteniamo, con ragione, il 7 dicembre del ’43 (data della mia
consacrazione a Dio) l’inizio della nostra storia, dobbiamo ricordare che il 24 gennaio del
’44 Gesù Abbandonato si era già presentato alla nostra mente e al nostro cuore.
Ma procediamo con ordine.
Come abbiamo fatto per “l’unità”, anche per Gesù Abbandonato, per le prime idee
che abbiamo avuto su di Lui, vediamo di ricordare episodi e circostanze, e di leggere brevi
scritti rimasti. Sono fatti, sono pensieri noti, che occorre però passare in rassegna anche
oggi, per una più completa analisi di questo tema.
Un primo episodio è stato l’incontro con Gesù Abbandonato nella casa di Dori 7 ,
incontro che questa volta lasciamo narrare a lei stessa.

5
L’espressione latina Ut omnes unum sint, abbreviata a volte in Ut omnes, rimanda all’ultima preghiera di Gesù:
“Che tutti siano uno” (Gv 17,21.22) (NdC).
6
L’unità e Gesù abbandonato, Roma 19989, pp.50-69.
7
Doriana Zamboni, una delle prime compagne a cui Chiara Lubich, nel ‘43-’44, dava lezioni private di filosofia
(NdC).

15
Racconta: «Si andava a trovare i poveri e da questi, probabilmente, avevo preso
un’infezione al volto. Ero piena di piaghe e le medicine non fermavano il male. Continuavo
però, con il volto opportunamente protetto, ad andare a Messa e al sabato alla riunione...
Faceva freddo, e uscire in quelle condizioni poteva essere dannoso. Poiché i miei me
lo proibivano, Chiara chiese ad un padre cappuccino di portarmi la Comunione. Mentre
facevo il ringraziamento, quel sacerdote domandò a Chiara qual’era stato, secondo lei, il
momento nel quale Gesù aveva sofferto di più durante la sua passione. Ella rispose d’aver
sempre sentito dire che era stato il dolore patito nell’orto degli ulivi. Ma il sacerdote: “Io
credo, invece, che sia stato quello in croce, quando ha gridato: Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato? (Mt 27,46)”.
Appena il Padre se ne fu andato, avendo udito le parole di Chiara mi rivolsi a lei,
sicura d’una spiegazione. Mi disse invece: “Se il più grande dolore di Gesù è stato
l’abbandono da parte del Padre suo, noi lo scegliamo come Ideale e lo seguiamo così.
In quel momento, nella mia mente, nella mia fantasia, si impresse la convinzione
che l’ideale nostro era Gesù col volto straziato che grida al Padre. E le mie povere piaghe
sul viso, che m’apparivano ombre del suo dolore, mi davano gioia, perché mi facevano un
po’ simile a Lui. Da quel giorno Chiara spesso, anzi sempre, mi parlò di Gesù Abbandonato.
Era il personaggio vivo della nostra esistenza». (…)
Una scelta unica, (…) radicale: Gesù Abbandonato.
Le lettere del tempo la sottolineano:
«Dimentica tutto,... anche le cose più sublimi; lasciati dominare da una sola Idea, da
un solo Dio, che ha da penetrare ogni fibra del tuo essere: da Gesù crocifisso» (21.7.’45).
«Conosci la vita dei santi?... (Essa) era una sola parola: Gesù crocifisso;... le piaghe
di Cristo, il loro riposo; il sangue di Cristo, il bagno salutare della loro anima; il costato di
Cristo, il cofanetto che si riempiva del loro amore.
Chiedi a Gesù crocifisso, per il suo straziante grido, la passione della sua passione.
Lui deve essere tutto per te» (21.7.’45).
Gesù Abbandonato era l’unico libro in cui si voleva leggere.
«Si, è vero, faccio l’università, ma nessun libro, per bello e profondo sia, dà al mio
animo tanta forza e soprattutto tanto amore quanto Gesù crocifisso...» (7.6.’44).
E ancora:
«Ma soprattutto istruisciti in un libro solo... nel crocifisso Gesù, che fu da tutti
abbandonato! che grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Oh! se quel
volto divino contratto dallo spasimo, quegli occhi arrossati, ma che (ti) guardano con
bontà, dimenticando i peccati miei e tuoi, che l’hanno così ridotto, fossero sempre davanti
al tuo sguardo!... (30.1.’44).
E negli anni seguenti, di tempo in tempo, questa scelta radicale si rinnovava.
Una lettera del ’48 dice:
«...Dimenticare tutto nella vita: ufficio, lavoro, persone, responsabilità, fame, sete,
riposo, la propria anima persino... per non possedere che Lui. Ecco tutto ... amare come
Egli ci ha amati, da provare per noi persino l’abbandono del Padre suo» (14.8.’48).
E nel ’49: «Ho un solo Sposo sulla terra, Gesù Abbandonato. Non ho altro Dio fuori
di Lui».
Non si conosceva, dunque, che Lui. Non si voleva conoscere che Lui. Lo Spirito
ripeteva in noi: «Non conosco che Cristo e questi crocifisso». L’amore per Lui era
esclusivo: non permetteva compromessi.
La scelta di Dio, che aveva caratterizzato il primo passo della nuova vita, si
precisava: scegliere Dio per noi significava: scegliere Gesù Abbandonato. (…)
Gesù Abbandonato era l’unico libro in cui leggevamo. E cosa ci faceva leggere lo
Spirito Santo in quel libro?

16
S’è contemplato in Lui immediatamente il vertice del suo amore perché culmine del
suo dolore. In Gesù Abbandonato è rivelato infatti tutto l’amore d’un Dio.
Una lettera del gennaio ’44 (una settimana dopo l’incontro con Gesù Abbandonato) già
dice:
«Verranno per te le gioie, verranno i dolori e le angosce. Ma se tu ti sforzerai di
vedere Gesù, così come te lo presento e sempre te lo presenterò nel culmine del dolore, che
è vertice dell’amore ...» (30.1.’44).
E, in altro posto:
«... lì è tutto. È tutto l’amore di un Dio» (7.6.’44).
E ancora:
«Sai che tutto ci ha donato? Che poteva darci di più un Dio che, per amore, sembra
dimenticarsi d’essere Dio?» (8.12.’44).
Avvertiamo di conseguenza sin dall’inizio, con gratitudine senza fine, il dono
superlativo della nostra chiamata a seguirlo:
«Tu non sai qual è la tua e la nostra fortuna di poter seguire quest’Amore
abbandonato!
Lui, nei suoi imperscrutabili disegni, ci ha scelto fra mille e mille per farci udire il
suo grido d’angoscia: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’» (8.12.’44).
E, scorrendo questi scritti rimasti, si ha l’impressione che questo amore a Gesù
Abbandonato è entrato, è penetrato, è esploso nel nostro cuore come un fuoco che tutto
divora, che nulla salva, come una passione divina che travolge e coinvolge cuore, mente,
forze; e come una folgore che illumina. Si vedeva. Si capiva. Erano fiumi di luce.
Gesù Abbandonato ci illuminava, ad esempio, sul posto che il dolore ha
nell’economia divina. «Gesù ha convertito il mondo con la parola, con l’esempio, con la
predicazione, ma l’ha trasformato con la prova dell’amore: la croce» (’44).
Si scorgeva in Lui, nel suo dolore immenso, il suo amore dispiegato, e questa visione
infiammava il nostro cuore e spingeva anche noi a valorizzare il dolore personale come
espressione del nostro amore a Lui e a diventare, in Lui, con Lui, corredentori.
«Pensa,... Iddio è venuto in terra una sola volta e quella volta fu uomo e si lasciò
mettere in croce! A me questo pensiero dà grande forza per accettare con gioia quella
piccola croce che sempre ci accompagna» (’44).
«Colui che conosce l’Amore e unisce i suoi dolori a quelli di Gesù in croce,
disperdendo la sua goccia di sangue nel mare del divino sangue di Cristo, ha il posto più
onorato per un uomo: essere come Dio venuto in terra: redentore del mondo...» (’44).
«Credi, vale di più un minuto della tua vita in quel lettino bianco, se con gioia tu
accetti il dono di Dio... che tutta l’attività di un predicatore che parla e parla e poco ama
Dio» (’44).
«Lui m’ha infuso nel cuore una grande passione: È Lui crocifisso e abbandonato!
Lui che dall’alto della croce mi dice: “... tutto ho fatto tramontare del mio ... tutto!
Non son più bello; non più forte; qui non ho più pace; quassù la giustizia è morta; la
scienza non si sa; la verità scompare. Resta solo il mio Amore, che ha voluto versare per te
le mie ricchezze di Dio...”.
Così mi dice e mi chiama... a seguirlo...
È Lui la mia Passione!» (25.12.’44).
«Dinanzi a Lui ogni dolore mi sembra un nulla ed attendo il dolore piccolo o grande
come il più grande dono di Dio, giacché è quello la prova del mio amore per Lui!» (7.6.’44).
E non si vedeva in Gesù Abbandonato solo il vertice dell’amore, non ci era svelato
soltanto il posto che il dolore ha nell’economia divina, ma si contemplava in Lui il segreto
della santità.

17
«Ricordi santa Rita? Nello sfondo oscuro della sua cameretta, dove dormivano i suoi
due fanciulli, c’era l’Uomo-Dio crocifisso. Fu Lui il segreto del suo amore. Lui e Lui solo.
Da quella croce scendeva a lei l’esempio della pazienza, del perdono, dell’amore
durevole e tenace fino alla morte e alla morte abbandonato!
Fu Lui che la guidò per le vie più alte della santità, perché Rita amava prima di tutti
Gesù crocifisso...» (’48).
E giacché si scoprivano tutte queste sue ricchezze, lo si vedeva come la perla
preziosa che Dio ci offriva. Era il suo un amore così eccelso, così straordinario (lo aveva
ridotto per noi a verme della terra”, a “peccato”!), da farci convinte che nessuno avrebbe
potuto mai resistergli. E così immenso, che non si sarebbe mai potuto contraccambiare!
«Oh! Abbiamo trovato, sì, l’abbiamo trovata la perla preziosa!
Oh! Il nostro Amore!
Oh! Quell’uomo, quel “verme della terra”,... È “nostro!
L’anima, che l’ha trovato, lascia tutto per abbracciare Lui! E come la Sposa dei
Cantici anch’essa va in cerca del suo tesoro e Lo ama e Lo adora!
Simile amore quale amante non attirerà a sé? Io vorrei correre per il mondo e
raccoglierGli cuori e avverto che tutti i cuori del mondo non bastano per un Amore grande
come Dio!» (15.6.’48). (…)
Eravamo ancora nel primo anno della nostra esperienza quando lo Spirito ci mostra
già Gesù Abbandonato come la norma d’una nuova vita. Una letterina del ’44 dice:
«Egli ha fatto, da Dio, di quel grido la norma d’una nuova vita, secondo un ideale
nuovo»
(8.12.’44).
Era, dunque, una nuova spiritualità che lo Spirito Santo faceva piovere sulla terra.
Era un nuovo ideale quello al quale chiamava noi per prime.
Col tempo poi la cosa si fa sempre più chiara: Dio ci chiama all’Unità (abbiamo
enumerato in precedenza i segni di questa vocazione), e Gesù Abbandonato ne è il segreto;
è Lui la condizione per attuare il Testamento di Gesù: «Ut omnes unum sint».
In una letterina del ’48, indirizzata a giovani religiosi, dove è descritta la nostra
esperienza, si afferma non senza sCf. M. VANDELEENE, Io, il fratello, Dio nel pensiero di
Chiara Lubich, Città Nuova, Rome 1999.orpresa che esiste una connessione fra Gesù
Abbandonato e l’unità con Dio e fra gli uomini.
«Ho sperimentato che ogni anima che si trova in prima fila nell’Unità e per l’Unità,
sa reggersi soltanto su un Dolore-Amore così forte come quello di G.A.» (1.4.’48).
«È per questo, fratelli, che... abbiamo preso come unico scopo della vita, come unica
meta, come tutto: Gesù crocifisso che grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?”. È Gesù nel massimo Dolore! Disunità infinita... per dare a noi l’unità
perfetta che raggiungeremo relativamente quaggiù e poi perfettamente in paradiso...»
(1.4.’48).
Così in un’altra lettera indirizzata a un religioso:
«Provi... ad abbracciarLo.
Se io non avessi avuto Lui nelle prove della vita, questa via dell’unità non ci sarebbe;
a meno che Gesù non avesse voluto suscitarla uguale in altri posti.
Egli abbandonato ha vinto in me ogni battaglia, le più terribili.
Ma bisogna esser pazzi d’amore per Lui, sintesi di tutti i dolori del corpo e dell’anima:
medicina ... di ogni dolore dell’anima...» (23.4.’48). (…)
Leggiamo ora quasi per intero una lettera scritta ad un giovane religioso nel ’48, una
lettera che ha come motto: «Dio mio, Dio mio, perché anche tu mi hai abbandonato?». In
essa possiamo cogliere già le più importanti affermazioni su Gesù Abbandonato, che

18
esplodono in tutta chiarezza e forza: una pagina che sintetizza un po’ la nostra dottrina su
di Lui.
In apertura, si afferma subito che l’unità è veramente compresa da chi ama Gesù
Abbandonato:
«... Sono convinta che l’unità nel suo aspetto più spirituale, più intimo, più
profondo, non può essere capita che da quell’anima che ha scelto per sua porzione nella
vita... Gesù Abbandonato che grida “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”».
Si annuncia poi Gesù Abbandonato come segreto e garanzia dell’unità.
«Fratello, ora che ho trovato comprensione in lei in questo che è il segreto dell’unità,
vorrei e potrei parlarle per infiniti giorni. Sappia che Gesù Abbandonato è tutto. È la
garanzia dell’unità. Ogni luce sull’unità scaturisce da quel grido».
Si afferma che sceglierlo è sinonimo di generare all’unità un’infinità di anime.
«Sceglierlo per unico scopo, unica mèta, punto d’arrivo della propria vita è...
generare all’unità un’infinità di anime...».
La lettera, continuando, dice perciò sin da allora, categoricamente, che due sono i
cardini della spiritualità nascente: Unità e Gesù Abbandonato; e se ne parla come di due
facce d’una medaglia.
«Il libro di luce, che il Signore va scrivendo nella mia anima, ha due aspetti: una
pagina lucente di misterioso amore: Unità. Una pagina luminosa di misterioso dolore:
Gesù Abbandonato. Sono due aspetti di un’unica medaglia» (30.3.’48).
Si capisce inoltre che è una luce nuova, e si vuole proteggerla per non dare le «cose
sante» a quanti non sono preparati:
«Fratello, non tutti comprendono queste parole. Non diamole a nessuno. Che
l’Amore abbandonato si veda circondato solo da cuori che Lo comprendono, perché l’hanno
sentito passare nella loro vita ed hanno trovato in Lui la soluzione di tutto...» (30.3.’48).
Si definirà, in quell’epoca, Gesù Abbandonato come il grande Potato, che né terra né
Cielo sembrano volere. Si diceva: la terra non Lo vuole, il Cielo nemmeno; e si concludeva:
può esser proprio tutto nostro.
Perché sradicato dalla terra e dal Cielo, portava all’unità i «tagliati», gli sradicati da
Dio. Era veramente la via obbligata all’unità.
Per Gesù, infatti, si guadagna perdendo, si vive morendo; il chicco di grano deve
morire per dar la spiga; occorre esser potati per dare buoni frutti. E’ la sua legge; un suo
paradosso. Così lo Spirito Santo ci faceva comprendere che, per realizzare l’“ut omnes” nel
mondo, occorreva consumare in noi l’abbandono, accogliere Gesù Abbandonato nella
disunità.
Ad alcuni fratelli religiosi, che non avevano ottenuto il permesso dai loro superiori di
far parte di un Movimento così nuovo, si scriveva nel ’49:
«E non è stato ancora compreso... che l’Ideale più grande che un cuore umano possa
desiderare – l’unità – è un vago sogno ed una chimera se chi lo vuole non pone nel suo
cuore come unico tutto: Gesù da tutti abbandonato, anche dal Padre suo. Questo (vostro)
apparente distacco... dai fratelli e sorelle, che fuori del Collegio lottano, vivono, soffrono
per il vostro stesso Ideale non è forse per voi un piccolo Gesù Abbandonato?...
E’ solo a forza di abbracciare con tutto il cuore Gesù Abbandonato, tutto una piaga
nel corpo e tutto una tenebra nell’anima, che vi formerete all’unità... Li è il segreto del più
grande ed ultimo sogno del nostro Gesù: “Ut omnes unum sint!”. E voi e noi, fatti partecipi
di questo infinito Dolore, contribuiremo effettivamente all’unità di tutti i fratelli!»
(17.2.’49).
Leggendo questi primi scritti ci si rende conto di ciò cui mirava il carisma che Dio ci
aveva dato: l’ut omnes. E che per arrivarvi era indicata una strada, una chiave, un segreto:
Gesù Abbandonato.

19
Gesù è venuto in terra perché tutti siano uno. Gesù sulla croce e abbandonato ha
pagato questa mèta. Da noi vuole una mano per realizzarla: l’Opera di Maria 8 ne ha fatto il
suo scopo specifico. Lo potrà adempiere con Gesù Abbandonato, in Lui e per Lui.
Il carisma del Movimento è sceso dal Cielo con la precisa intenzione dello Spirito
Santo di portare avanti la causa di Gesù, che la Chiesa da sempre persegue: l’«ut omnes
unum sint». A chiunque fossero dirette, i primi tempi, quelle letterine, una sola cosa
chiedevano: impegnarsi per l’“ut omnes”. Ed è sintomatico che i primi destinatari fossero
ragazze e religiosi, giovani e adulti: a significare che per un ideale che riguardava ognuno
venivano mobilitate tutte le vocazioni.
C’erano quelli che capivano e quelli che non capivano. Ma chi rimaneva toccato,
illuminato, si sentiva moralmente impegnato per l’“ut omnes”.

8
E’ con questo nome che, nel 1962, il Movimento dei Focolari è stato definitivamente approvato dalla Chiesa
cattolica (NdC).

20
3. Una spiritualità di comunione
Estratto di un discorso pronunciato a Milano, il 9 marzo 1995, in occasione del conferimento del
Premio UELCI (Unione Editori e Librai Cattolici Italiani) "Autore dell'Anno" 9.

Una delle caratteristiche più originali di questa spiritualità dell’unità risiede nella
sua dimensione comunitaria.
Si sa come in questi duemila anni dalla venuta di Gesù, la Chiesa abbia visto fiorire
nel suo seno, l'una dopo l'altra, e a volte contemporaneamente, le più belle, le più ricche
spiritualità, sicché la Sposa di Cristo si è vista adorna delle perle più preziose, dei brillanti
più rari che hanno formato e formeranno ancora tanti santi.
In tutto questo splendore una nota è sempre stata costante: è soprattutto la persona
singola che va a Dio.
E' questa una conseguenza ancora di quel lontano periodo della storia in cui i
cristiani, scemato il primitivo fervore che aveva visto stringersi la comunità di
Gerusalemme in un cuore solo e un'anima sola, e, passate le persecuzioni, pensarono di
salvare la propria fede ritirandosi nel deserto per attuare soprattutto il primo
comandamento, amare Dio. E' l'epoca dell'anacoresi.
Se questo salvò tanti principi cristiani e fece dei santi, non si sottolineò tanto il
valore del fratello nella vita spirituale, e, alle volte, si vide nell'uomo anche un ostacolo per
andare a Dio.
Apa Arsenio diceva: "Fuggi gli uomini, e sarai salvo" 10.
E ancora molti secoli dopo, nel famoso libro dell'Imitazione di Cristo - bellissimo -, è
stato scritto: "Disse un saggio: 'Ogni volta che andai fra gli uomini, me ne tornai meno
uomo'."11
Spiritualità “individuali” dunque, anche se il mistero del Corpo mistico di Cristo fa sì
che non siano mai esclusivamente tali, in quanto ciò che avviene in una persona ha sempre
riflesso sulle altre. Ed anche perché questi cristiani offrivano ed offrono a Dio preghiere e
penitenze in favore dei fratelli.
Ma oggi i tempi sono cambiati.
In quest'epoca lo Spirito Santo chiama con forza gli uomini a camminare accanto ad
altri uomini, anzi ad essere, con tutti quanti lo vogliono, un cuor solo e un'anima sola.
E lo Spirito Santo ha spinto il nostro Movimento, fin dai suoi inizi, a fare questa
solenne sterzata verso gli uomini. Secondo la spiritualità dell’unità si va a Dio proprio
passando per il fratello.
"Io-il fratello-Dio", si dice. Si va a Dio insieme con l'uomo, insieme con i fratelli, anzi
si va a Dio attraverso l'uomo12.
Da studi di nostri esperti - almeno in una prima visione generale - risulta che una
spiritualità come questa dell'unità, con queste particolari accentuazioni sulla dimensione
comunitaria della vita cristiana, appare per la prima volta nella Chiesa.

9
«Città Nuova», 39 (1995), n.7, pp.33-37.
10
Vita e Detti dei Padri del deserto, a cura di L. Mortari, Roma 1975, p.97.
11
Imitazione di Cristo, I, XX, 1-6. Queste massime, che oggi possono sorprendere o anche scandalizzare,
devono essere comprese nel contesto della spiritualità del loro tempo. C'è una storia della spiritualità cristiana ed un
progresso che l'ha condotta un po' alla volta ad uscire dal chiostro, ove si era rifugiata per esservi in qualche modo
custodita (NdC).
12
Cfr. M. Vandeleene, Io, il fratello, Dio nel pensiero di Chiara Lubich, Città Nuova, Roma 1999 (NdC).

21
Ci sono state, sì, nel passato esperienze che si avvicinano ad essa, soprattutto sorte
da chi metteva l'amore a base della vita spirituale.
E' da ricordare, ad esempio, san Basilio, per il quale il primo comandamento
riguardante l'amore di Dio e il secondo riguardante l'amore del prossimo erano posti a base
della vita della sua spiritualità.
E soprattutto sant'Agostino, per il quale l'amore reciproco e l'unità avevano il
supremo valore.
Ma P. Jesus Castellano, ad esempio, noto esperto di teologia spirituale, dice che
“nella storia della spiritualità cristiana si afferma: 'Cristo è in me, vive in me' ed è la
prospettiva della spiritualità individuale, della vita in Cristo; o si afferma: 'Cristo è presente
nei fratelli' e si sviluppa la prospettiva della carità, delle opere di carità, ma manca in
genere scoprire che se Cristo è in me e nell'altro, allora Cristo in me ama Cristo che è in te e
viceversa (...) e vi è il donare ed il ricevere".
“Esiste - afferma il Castellano - anche una spiritualità comunitaria, ecclesiale, a
Corpo mistico. (...) Si parla in genere di questa spiritualità come di una corrente del nostro
secolo, secolo della riscoperta della Chiesa.
Ma quel 'di più' che il Movimento ci dà con la spiritualità collettiva è la visione e la
prassi di una comunione, di una vita ecclesiale, 'a Corpo mistico', nella quale vi è e la
reciprocità del dono personale e la dimensione del diventare 'uno'.
Anche quando esistono intuizioni o affermazioni negli autori di oggi su questa
dimensione della teologia e della spiritualità, manca in loro il modo concreto di proporre
questo come stile di vita, e di incarnarlo in una esperienza; dalle cose più semplici alle
dimensioni più impegnative”13.
Nello stesso tempo una spiritualità comunitaria è stata prevista per i nostri tempi da
teologi contemporanei ed è richiamata dal Vaticano II.
Karl Rahner, parlando della spiritualità della Chiesa del futuro, la pensa nella
"comunione fraterna in cui sia possibile fare la stessa basilare esperienza dello Spirito".
Egli afferma: "Noi anziani siamo stati spiritualmente degli individualisti, data la nostra
provenienza e la nostra formazione. (...) Se c'è un'esperienza dello Spirito fatta in comune,
comunemente ritenuta tale, (...) essa è chiaramente l'esperienza della prima Pentecoste
nella Chiesa, un evento - si deve presumere - che non consistette certo nel casuale raduno
di una somma di mistici individualistici, ma nell'esperienza dello Spirito fatta dalla
comunità (...). Io penso - continua Rahner - che in una spiritualità del futuro l'elemento
della comunione spirituale fraterna, di una spiritualità vissuta insieme, possa giocare un
ruolo più determinante, e che lentamente ma decisamente si debba proseguire lungo
questa strada"14.
Il cardinale Montini nel 1957 aveva detto che in questi tempi ormai l'episodio deve
farsi costume e che il santo straordinario, pur essendo venerato, cede il posto in certo qual
modo alla santità di popolo, al popolo di Dio che si santifica. 15
E' un'era, dunque, la nostra in cui la realtà della comunione viene in piena luce, in
cui si cerca, oltre il Regno di Dio nelle singole persone, anche il Regno di Dio in mezzo alle
persone16.

13
J. Castellano Ocd, Lettera a Chiara a proposito della spiritualità collettiva (dell’unità) dell’Opera di Maria,
del 21 giugno 1992.
14
K. Rahner, Elementi di spiritualità nella Chiesa del futuro, in Problemi e prospettive di spiritualità, a cura di
T. Goffi - B. Secondin, Brescia 1983, pp.440-441.
15
Cf G.B. card. Montini, Discorsi su la Madonna e su i Santi (1955-1962), Milano 1965, pp.499-500.
16
La recente lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, dedica tutto un capitolo, il quarto, a
quella che il Papa chiama “spiritualità di comunione” (cfr. NMI 42-57) (NdC).

22
Le spiritualità più propriamente individuali inoltre manifestano in genere delle
precise esigenze in coloro che vi sono più impegnati:
la solitudine e la fuga dalle creature per raggiungere la mistica unione con la Trinità
dentro di sé.
Per custodire la solitudine si esige il silenzio.
Per tenersi separati dagli uomini si usano il velo e la clausura, oltre ad un particolare
abito.
Per imitare la passione di Cristo si fanno le più svariate penitenze, a volte durissime,
digiuni, veglie.
Nella via dell’unità si conosce pure la solitudine e il silenzio, per attuare, ad esempio,
l'invito di Gesù a chiudersi nella propria stanza a pregare, e si fuggono gli altri se portano al
peccato, ma in genere si accolgono i fratelli, si ama Cristo nel fratello, in ogni fratello,
Cristo che può essere vivo in lui o può rinascere anche per l'aiuto che noi gli offriamo. Ci si
vuole unire con i fratelli nel nome di Gesù, onde aver garantita la sua presenza in mezzo a
noi (cfr. Mt 18,20).
Nelle spiritualità individuali si è quindi come in un magnifico giardino (la Chiesa) e
si osserva e si ammira soprattutto un fiore: la presenza di Dio dentro di sé. In una
spiritualità collettiva si amano e si ammirano tutti i fiori del giardino, ogni presenza di
Cristo nelle persone. E la si ama come la propria.
E giacché anche la via comunitaria non è e non può esser solamente tale, ma anche
pienamente personale, è esperienza generale che quando ci si trova soli, dopo aver amato i
fratelli, si avverte nell'anima l'unione con Dio. Basta infatti, ad esempio, prendere un libro
in mano per fare meditazione che Egli dentro vuole che si parli.
Per cui si può dire che chi va al fratello in modo corretto, amando come il Vangelo
insegna, si ritrova più Cristo, più uomo.
E, poiché si cerca di essere uniti con i fratelli, si ama in modo speciale, oltre il
silenzio, la parola, che è mezzo di comunicazione.
Si parla per farsi uno con i fratelli.
Si parla, nel Movimento, per comunicarsi le proprie esperienze sulla pratica della
Parola di vita17 o sulla propria vita spirituale, consci che il fuoco non comunicato si spegne e
che questa comunione d'anima è di grande valore spirituale. San Lorenzo Giustiniani
diceva:
"(...) Nulla infatti al mondo rende più lode a Dio e più lo rivela degno di lode, quanto
l'umile e fraterno scambio di doni spirituali..."18.
Si parla nelle grandi manifestazioni per tenere acceso in tutti il fuoco dell'amore di
Dio.
E quando non si parla si scrive: si scrivono lettere, articoli, libri, diari perché il
Regno di Dio avanzi nei cuori. Si usano tutti i mezzi moderni di comunicazione. E ci si
veste come tutti per non separarsci da nessuno.
Anche nel Movimento si praticano le mortificazioni indispensabili ad ogni vita
cristiana, si fanno le penitenze, specie quelle consigliate dalla Chiesa, ma si ha una stima
particolare per quelle che offre la vita d'unità con i fratelli.
Essa non è facile per "l'uomo vecchio", come lo chiama san Paolo 19, sempre pronto a
farsi strada dentro di noi.

17
Una frase del Vangelo (o della Scrittura) che i membri del Movimento si impegnano a vivere più
particolarmente ogni mese. L’espressione viene da san Paolo: «…dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta
la parola di vita» (Fil 2,16) (NdC).
18
S. Lorenzo Giustiniani, Disciplina e perfezione della vita monastica, Roma 1967, p.4.
19
Uomo vecchio: nel senso paolino di uomo prigioniero dal proprio egoismo, cfr. Ef 4,22 (NdC).

23
L'unità fraterna poi non si compone una volta per tutte; occorre sempre ricostruirla.
E se, quando l'unità esiste, e per essa c’è la presenza di Gesù in mezzo a noi, si sperimenta
immensa gioia, quella promessa da Gesù nella sua preghiera per l'unità, quando l'unità
vien meno subentrano le ombre e il disorientamento. Si vive in una specie di purgatorio. Ed
è questa la penitenza che dobbiamo essere pronti ad affrontare.
E' qui che deve entrare in azione il nostro amore per Gesù crocifisso e abbandonato,
chiave dell'unità; è qui che per amore di Lui, risolvendo prima in noi ogni dolore, si fa ogni
sforzo per ricomporre l'unità.
Così pure si prega ed è particolarmente sentita la preghiera liturgica, come la Santa
Messa, perché preghiera della Chiesa.
Ed è caratteristica la preghiera collettiva insegnata da Gesù: "Se due di voi sopra la
terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la
concederà" (Mt 18, 19).
Per chi percorre la via dell'unità, la presenza di Gesù in mezzo ai fratelli è essenziale.
Pena il fallimento personale, occorre che essa sia sempre viva
Ed è proprio questa presenza che caratterizza il carisma dell’unità.
Come due poli della luce elettrica, pur essendoci la corrente, non fanno luce finché
non si uniscono, ma la producono appena uniti, così due persone non possono
sperimentare la luce tipica di questo carisma finché non si uniscono in Cristo mediante la
carità.
In questa via dell’unità tutto ha significato e valore nel lavoro, nello studio, anche
nella preghiera e nella tensione alla santità, come nell'irradiazione della vita cristiana, se vi
è con i fratelli la presenza di Gesù in mezzo, che è la norma delle norme di questa vita.
In questa spiritualità si raggiunge la santità se si fa verso Dio una marcia in unità.
(…)
Santa Teresa d'Avila, dottore della Chiesa, parla di un "castello interiore": la realtà
dell'anima abitata al centro da Sua Maestà, da scoprire e illuminare tutto durante la vita
superando le varie prove. E questo è un culmine di santità in una via prevalentemente
personale, anche se poi lei trascinava in quest'esperienza tutte le sue figliole.
Ma è venuto il momento, almeno ci sembra, di scoprire, illuminare, edificare, oltre il
"castello interiore", anche il "castello esteriore".
Noi vediamo tutto il Movimento come un castello esteriore, dove Cristo è presente e
illumina ogni parte di esso, dal centro alla periferia.
Ma se noi pensiamo che questa nuova spiritualità che Dio dona oggi alla Chiesa
arriva anche a responsabili della società e della Chiesa, comprendiamo subito che questo
carisma non fa solo dell'Opera nostra un castello esteriore, ma tende a farlo del corpo
sociale ed ecclesiale.
Il Santo Padre, parlando recentemente ad una settantina di Vescovi, amici del
Movimento, ha detto: "Il Signore Gesù ... non ha chiamato i discepoli ad una sequela
individuale, ma inscindibilmente personale e comunitaria. E se ciò è vero per tutti i
battezzati - continua il Papa - vale in modo particolare (...) per gli Apostoli e per i loro
successori, i Vescovi"20.
Così questa spiritualità, come tutti i carismi, è fatta per tutto il popolo di Dio la cui
vocazione è di essere sempre più uno e più santo.

20
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII (1995) 1, Città del Vaticano 1997, p.382.

24
4. La “Via Mariae”
Viene riportato qui una conversazione familiare tenuta da Chiara Lubich a Rocca di Papa, il
28.1.83, ad un gruppo di Vescovi amici del Movimento dei Focolari. In essa, dopo avere delineato
il posto particolare che ha Maria nel Movimento, Chiara descrive le tappe della vita spirituale dei
membri di quest’Opera ricalcandole sulle tappe della vita di Maria, come si possono desumere dal
Vangelo.

Nel Movimento dei Focolari Maria occupa senz’altro lo stesso posto che ella ha nella
Chiesa.
Tuttavia non si può negare che in quest’Opera, che a Lei è intitolata, Ella abbia
anche un posto del tutto particolare. Lo ha detto – ci sembra – sin dall’inizio, un episodio
piccolo, ma indicativo, dei primi giorni di vita del nostro Movimento.
La guerra infuriava e un giorno noi, prime focolarine, ci eravamo riparate in un
rifugio praticato nella roccia, ma non troppo sicuro. Ad un tratto, ecco un aereo sganciare
varie bombe proprio sopra il rifugio e di fronte alla sua entrata. Un fortissimo spostamento
d’aria manda tutte noi a terra, riempiendo il cunicolo di polvere. Per parte mia, mai m’ero
trovata, come in quel momento, di fronte alla morte. In quell’attimo, bocconi a terra, al
pensiero di morire, ho avvertito un solo dolore: quello di non poter mai più recitare,
quaggiù, l’Ave Maria.
Lì per lì, non ho compreso il significato di quest’originale modo di sentire. Più tardi,
molto più tardi, quando abbiamo visto svilupparsi il Movimento come un’Opera che era, in
qualche modo, legata a Maria, come un edificio spirituale in suo onore, e quasi una lode
alla Madre di Dio, ne abbiamo compreso il perché.
Sì, questa è Opera di Maria; non solo perché intitolata a Lei, ma perché, ci sembra,
da Lei animata, sostenuta, guidata.
E non è Opera di Maria, certamente, perché noi l’abbiamo pensata così, ma perché,
crediamo, lo Spirito Santo l’abbia voluta così.
Tuttavia, negli anni che seguirono quel primo episodio, la Vergine Maria non fu
particolarmente presente al nostro spirito.
Come, durante i primi secoli della storia della Chiesa, Ella ha lasciato tutto il posto a
Gesù, che il mondo doveva riconoscere come Figlio di Dio, così in qualche modo è successo
nella nostra piccola storia. I primi anni, lo Spirito Santo ha attirato la nostra attenzione sui
vari punti della nostra spiritualità, illuminandoli in maniera nuova, mentre Maria
rimaneva quella che era stata in precedenza: amata senz’altro e venerata, ma senza
conoscere di Lei nulla di più.
Cinque sei anni dopo l’inizio del Movimento, però, in un periodo di intensa vita
spirituale, ecco nuove, anzi nuovissime intuizioni su di Lei. La si comprese meglio per
quello che era: Madre di Dio. E ci apparve così grande, da darci l’impressione che la
precedente conoscenza che avevamo avuto del suo divino mistero fosse stata un nulla al
confronto.
Ella, poi, che conservava tutte le cose di Dio, meditandole nel suo cuore, la si vide
anche tutta Parola di Dio, rivestita di Parola di Dio.
Se Gesù era il Verbo, la Parola incarnata, Ella ci apparve, per la sua fedeltà alla
Parola, Parola vissuta.
Capimmo pure che, se Gesù era il Figlio di Dio, Ella, per la sua corrispondenza, era
stata veramente la Figlia di Dio.

25
E si contemplò in Maria la perfetta cristiana, quella a cui tutti i seguaci di Gesù
avrebbero potuto guardare. Per parte nostra, poi, come focolarini, come membri di questa
nuova Opera, si comprese, con quella intensa e precisa comprensione, che non viene meno
per tutta la vita, che in Maria, per una vocazione che ci legava in modo particolare a Lei,
dovevamo contemplare il nostro “dover essere”, mentre ognuno di noi era di Lei un “poter
essere”.
Lungo gli anni avvertivamo, stupiti, fiorire spontaneamente sulle nostre labbra, nei
suoi confronti, la parola “mamma”, parola che solo l’istinto – se così si può dire – dello
Spirito Santo ci faceva pronunciare (come il bimbo che, non ragionando, ma per istinto,
chiama “mamma” chi gli ha dato la vita). E mentre a tutti i nostri convegni, ai nostri centri,
alle nostre cittadelle temporanee o permanenti, alla nostra stampa davamo, pure
spontaneamente, il suo nome – Mariapoli, Centri Mariapoli, rivista “Mariapoli” – Ella si
presentava sempre più chiaramente al nostro spirito come nostro modello: modello di noi
singolarmente e modello di noi collettivamente.
Finché un giorno fu chiaro che, come le persone consacrate a Dio nelle Opere della
Chiesa guardano al fondatore quasi al “tipo” della loro vita e della loro vocazione, noi
dovevamo guardare a Lei come al “tipo”, alla “forma” nostra.
Anzi, così come, a volte, una via spirituale nella Chiesa è presentata ed è vista a mo’
di scala da salire con dei gradini più o meno obbligati, che rappresentano momenti speciali
della vita, così le tappe della vita di Maria, i suoi misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi sono
stati visti da noi come tappe ideali o momenti della via spirituale di ogni membro del
Movimento.
E “via Mariae” si definì questo cammino.

Aveva sperimentato Maria la prima irruzione dello Spirito Santo quando l’angelo le
annunciò che il Verbo si sarebbe fatto carne in Lei?
Ebbene, anche l’annuncio di quest’ideale, di questa spiritualità, ha spesso, per chi lo
riceve con la semplicità del bambino evangelico, il significato di un’annunciazione.
Il futuro membro del Movimento, vede chiaro che qui il Signore gli apre una strada,
gli dà una possibilità (spesso prima invano cercata) di vivere veramente e pienamente la
sua fede, il suo cristianesimo, di incarnare Cristo in sé.
Per lui è l’annuncio della via dell’amore. Dovrà amare, amare, amare: andrà a Dio
amando il fratello, attraverso il fratello. L’amore è la sua vita. Così si realizzerà. Così Cristo
vivrà in lui.
È ciò che avviene anche all’annuncio di altre spiritualità.
Si dice, ad esempio, che santa Chiara d’Assisi, per aver accolta e assimilata la
spiritualità di san Francesco, ha “incarnato” Cristo in sé.

Maria è partita poi, sollecita, per visitare e aiutare la cugina Elisabetta e, trovando
in lei un’anima aperta, amica, è esplosa nel canto del Magnificat, col quale ha narrato la sua
straordinaria, divina esperienza.
La luce che entra nell’anima di ogni membro del Movimento all’annuncio del nuovo
ideale, è luce di Dio e, per essa, egli ha spesso la possibilità di rivedere d’un lampo tutta la
sua esistenza, di dar senso ad avvenimenti, incontri, situazioni. E così anche di gettar luce
sul suo avvenire e, alle volte, su una vocazione che si manifesta già chiara. Per questo agli
amici, a coloro specie che condividono il suo ideale, egli, che prima magari sapeva poco
parlare, racconta e svela, nella gioia e nella gratitudine, la nuova avventura in cui si trova
coinvolto, narra la sua luminosa esperienza.
E rivela perciò l’intervento di Dio nella storia di un’anima, così come, nel canto di
Maria, lo Spirito ha rivelato l’intervento di Dio nell’anima di Lei e nella storia dell’umanità.

26
Da Maria nasce Gesù per opera dello Spirito Santo.
Quando i membri del Movimento, vivendo l’amore, si trovano a viverlo insieme, a
praticarlo reciprocamente, ed hanno la grazia, per le prime volte, di stabilire la presenza di
Gesù fra loro (il che non è subito facile), hanno l’impressione di rispecchiarsi in certo modo
in Maria, nel gaudioso mistero della nascita di Gesù.

Maria presenta Gesù al vecchio Simeone.


“E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35). Dopo l’incanto del primo
periodo, dopo che lo Spirito ha convinto il cuore di chi vive questa spiritualità che
nell’amore è tutto il cristianesimo, ecco, attraverso un incontro, un colloquio, una lettura,
la “rivelazione” – se così si può dire – di Gesù Abbandonato, come modello e misura
dell’amore. Ecco la richiesta al suo animo della consacrazione a Lui, come garante
dell’amore vero, la domanda di essere pronto ad un distacco completo da tutto ciò che è
terreno e anche da tutto ciò che è spirituale.

Maria perde Gesù che rimane nel Tempio con i dottori.


Le grazie, le luci, l’ardore, che accompagnano sempre i primi inizi di questa via
spirituale, sono grazie di Dio, donate per facilitare l’avvio alla salita.
Sono così piene e intense da dar spesso l’impressione che certi mali di prima siano
come scomparsi: le tentazioni, i dubbi di fede, le tribolazioni, che costellavano magari in
antecedenza la vita di ogni giorno, ora non esistono più.
Ma ecco che, passati alcuni mesi, Dio, dopo l’annuncio di Gesù Abbandonato, ritira
spesso quelle grazie e lascia più sola l’anima ad arrabattarsi nelle prove che sopravvengono.
La luce sembra scomparire; Gesù, nel cuore, non sembra esistere più: lo si è perduto, un
po’ come Maria; le tentazioni tornano: è la delusione! “Perché Gesù hai fatto questo?” ci si
chiede, al pari di Maria.
E Gesù, in fondo al cuore, risponde che questa è la volontà del Padre: la forza che
sentiva, la luce, l’amore, erano doni di Dio. Ora gli sono stati ritirati perché abbia la
possibilità di dimostrargli un po’, da solo, il suo sincero, personale amore.

C’è poi la vita nascosta di Nazareth.


Non conosciamo i colloqui fra Gesù e Maria. Certo deve essere stato un crescere di
comprensione sempre più profonda fra il cuore di Maria e quello di Gesù. La loro unità è
stata la cosa più alta, la relazione più divina, dopo l’unità fra le persone della Santissima
Trinità. Così, per coloro che, dopo il periodo dell’entusiasmo superano quello duro delle
lotte, incomincia una vita di intimità fra l’anima e Cristo fino a che la voce di Gesù, che
tante volte abbiamo ascoltato dentro di noi, sarà cresciuta così fortemente da diventare
l’imperativo assoluto di ogni nostra azione.

È allora che si seguirà Gesù, come Maria ha seguito Gesù nella vita pubblica,
durante la quale Egli ha detto parole di vita eterna, ha operato miracoli, e si è plasmato
discepoli per formare la Chiesa. A questo punto della “via Mariae” Cristo che vive in noi
fonda, come Lui, delle “piccole chiese”, e cioè le comunità dell’Opera che nascono per la
presenza del Risorto fra noi.

Poi Maria… e potremmo continuare il suo cammino e il nostro, su su fino alla


desolazione, il grande misterioso abissale dolore di Maria, col quale Ella passa la prova
dell’abbandono, vive il “suo” Gesù Abbandonato. Perdendo Gesù, anzi vedendoselo
sostituire da uno di noi, da Giovanni, Ella lascia Dio per Dio, per dirla con santa Caterina,

27
lascia Gesù per far la volontà di Dio, per contribuire con questa perdita accettata, amata,
alla nascita di Gesù nel cuore di un uomo, nel cuore degli uomini. È qui, infatti, che Maria
diventa Madre nostra.
Anche a chi corrisponde alla grazia di Dio, è chiesto, a volte, di superare delle prove
che sono un po’ (proporzioni fatte) simili a questa.
Ha lavorato, sudato, sofferto per costruire l’Opera di Maria in qualche posto della
terra, per stabilire fra tanti fratelli la presenza di Gesù, ed ora la volontà di Dio, espressa
dai responsabili, lo chiama ad altri compiti. Egli deve lasciare amici, fratelli, e soprattutto
quell’atmosfera soprannaturale, che porta la presenza di Gesù in mezzo quasi stabile,
perché costruita e ricostruita, presenza che costituisce la sua forza, il suo coraggio, la sua
luce, per andare in luoghi magari solitari, dove nessuno conosce e vive il suo ideale, dove
deve portare ad altri questa luce e questo fuoco, e da solo, senza l’appoggio dell’unità,
costruire l’Opera di Maria.
Di fronte a tutto questo, il cuore non può non lamentarsi, non può non sentire di
perdere qualcosa di importantissimo, di sacro, di divino. Ma ecco, allora, il ricordo di
Maria, la Desolata.
Se lui saprà accettare il suo dolore, avrà la grazia e la forza di concorrere a suscitare
la presenza del Risorto fra altri, che ancora non conoscono questa vita.
E così, Maria è modello per ogni momento della vita del focolarino.
L’Opera stessa poi, nel suo insieme, è vista da noi come una presenza spirituale di
Maria nel mondo.
È l’arte propria di una madre, infatti, quella di unire, di tener insieme i componenti
la famiglia.
E l’Opera questo fa: porta maggior unità nelle cellule familiari, nelle associazioni; tra
i fedeli delle parrocchie, tra i membri della nostra Chiesa; tra le Chiese; e anche, in certo
modo, tra i fedeli delle varie religioni, e tra gli uomini di buona volontà.
E poi, è proprio di una madre dar la vita.
Quest’Opera ravviva singoli e comunità; è stato detto, appunto, che è una “via della
vita”.
Ha una spiritualità, con implicita senz’altro una dottrina, ma è soprattutto una vita.
Ecco dunque come Maria è luce e modello per noi.

28
5. L’attrattiva del tempo moderno 21

Ecco la grande attrattiva


del tempo moderno:
penetrare nella più alta contemplazione
e rimanere mescolati fra tutti,
uomo accanto a uomo.

Vorrei dire di più:


perdersi nella folla,
per informarla del divino,
come s’inzuppa
un frusto di pane nel vino.

Vorrei dire di più:


fatti partecipi dei disegni di Dio
sull’umanità,
segnare sulla folla ricami di luce
e, nel contempo, dividere col prossimo
l’onta, la fame, le percosse, le brevi gioie.

Perché l’attrattiva
del nostro, come di tutti i tempi,
è ciò che di più umano e di più divino
si possa pensare:
Gesù e Maria,
il Verbo di Dio, figlio d’un falegname,
la Sede della Sapienza, madre di casa.

21

ScrSp/1, p.27.

29
NOTA BIOGRAFICA

22 gennaio 1920 Chiara Lubich nasce a Trento (Nord Italia) e viene battezzata col nome
Silvia. La madre è fervente cristiana. Il padre, tipografo, è socialista. Il fratello Gino
sarà tra le file dei partigiani e poi giornalista del quotidiano “L'Unità”.

1938 Si diploma maestra elementare. Insegna a Castello e poi a Livo, paesi della Val di
Sole, nel Trentino, quindi a Trento. Si iscrive all'università di Venezia. Inizia gli studi
di filosofia, ma il secondo conflitto mondiale le impedisce di continuarli.

1939 Partecipando ad un corso per giovani dell’Azione Cattolica, visita il santuario


mariano di Loreto e scopre la sua vocazione. Intravede che nascerà nella Chiesa una
realtà nuova. Sarà il “focolare”: comunità di persone, - vergini e coniugate -, tutte
donate, seppur in modi diversi, a Dio.

1943 Entrando nel Terz’Ordine francescano, attratta dalla scelta radicale di Dio di Chiara
d’Assisi, prende il nome di Chiara.

7 dicembre 1943 Si dona per sempre a Dio col voto di castità: data che sarà considerata
come la nascita del Movimento dei Focolari.

13 maggio 1944 Bombardamento di Trento. La sua casa è sinistrata e la famiglia deve


sfollare. Chiara Lubich decide di rimanere in città per sostenere quanto stava
nascendo attorno a lei. Le viene offerto un appartamento in Piazza Cappuccini che
chiamerà “la casetta” in ricordo di Loreto. Vi abiterà con quattro delle sue prime
compagne: Natalia, Giosi, Graziella, Aletta . Nasce così di fatto il “Focolare”.

1947 Prima approvazione diocesana del Movimento da parte di Mons. Carlo De Ferrari
arcivescovo di Trento, che aveva riconosciuto: “Qui c’è il dito di Dio”.

1948 Apre il primo focolare maschile a Trento.


In Parlamento, a Roma, incontra l'on. Igino Giordani, padre di 4 figli, deputato,
scrittore, giornalista, pioniere dell'ecumenismo. Sarà il primo focolarino sposato.
Per il particolare contributo da lui dato all’incarnazione nel sociale della spiritualità
dell’unità e agli sviluppi ecumenici del Movimento, lo considererà cofondatore. Nel
2004 ne verrà aperta la causa di beatificazione.

1949-1959 Dal 1949, ogni estate, insieme alle sue prime compagne e ai suoi primi
compagni, si reca sui monti del Trentino. Si uniscono a loro sempre più persone,
fino a formare un bozzetto temporaneo di società nuova fondata sul Vangelo: la
Mariapoli (città di Maria). Nel 1959 saranno più di 10.000 le persone che
giungeranno a Fiera di Primiero (TN), da 27 Paesi, tra cui Taiwan e Brasile.

1953 Dà vita al ramo dei “focolarini sposati”, che si consacrano a Dio secondo il loro stato.
Più tardi essi entreranno a far parte dei focolari maschili e femminili. Saranno gli
animatori del Movimento Famiglie Nuove.

1954 Fonda la diramazione dei sacerdoti diocesani e quella dei religiosi che aderiscono al
Movimento.
Pasquale Foresi, viene ordinato sacerdote dall'arcivescovo di Trento. E’ il primo
focolarino sacerdote. Lo considererà cofondatore, tra l’altro, per il contributo da lui

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dato nel Movimento allo sviluppo degli studi teologici, alla stesura degli statuti, alla
nascita della prima casa editrice, del primo Centro Mariapoli e della cittadella di
Loppiano.

1956 Esce il primo numero in ciclostile della rivista Città Nuova.


Nell’anno dell’invasione sovietica dell’Ungheria, suscita i “volontari di Dio”, laici e
laiche impegnati a riportare Dio, sorgente di libertà e di unità, nei più diversi ambiti
della società.

1959 Viene pubblicata la prima raccolta dei suoi scritti spirituali, sotto il titolo
Meditazioni. Inizia l'Editrice Città Nuova.

1960 A seguito di un incontro, avuto già nel 1954, con Mons. Pavel Hniliça e alcune
persone fuggite dalla Cecoslovacchia, inizia la penetrazione dei Focolari nei paesi
dell’Europa dell’Est a regime comunista.

1961 A Darmstadt (Germania) incontra alcuni Pastori luterani che desiderano conoscere
la sua spiritualità evangelica. Si apre l’avventura ecumenica.

1962 Prima approvazione pontificia: Giovanni XXIII riconosce la parte maschile del
Movimento e in seguito quella femminile, dando loro il nome di Opera di Maria.

1963 Chiara Lubich dà inizio, a Rocca di Papa (Roma), al primo Centro Mariapoli per la
formazione dei membri del Movimento.

1964 A Incisa in Val d’Arno, vicino a Firenze, avvia la prima cittadella di testimonianza
nella località di Loppiano.

1966 A Londra, è ricevuta in udienza dall'arcivescovo di Canterbury, dott. Michael


Ramsey, Primate della Chiesa d’Inghilterra, che incoraggia la diffusione della
spiritualità dei Focolari nella sua Chiesa In seguito incontrerà i successori: dott.
Donald Coggan, Robert Runcie, George Carey e Rowan Williams.
Fonda il Movimento Gen (Generazione Nuova), diramazione giovanile del
Movimento.
A Fontem (Camerun) pone la prima pietra di un ospedale in soccorso all’altissima
mortalità infantile della tribù dei Bangwa. Nascerà una cittadella di testimonianza
in collaborazione tra Movimento dei Focolari e popolo Bangwa, ove, nel 2000,
lancerà una vasta opera di evangelizzazione che coinvolgerà anche altri popoli
confinanti.

1967 A Istanbul incontra il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Atenagora I. Dal ’67 al


’72 saranno 8 i suoi viaggi a Istanbul e 23 le udienze con il Patriarca. Incontrerà in
seguito anche i suoi successori: Dimitrios I e Bartolomeo I.
Fonda il Movimento Famiglie Nuove.

1968 Fonda la diramazione dei Gens (Generazione nuova sacerdotale).

1970 Fonda il movimento per ragazzi, i Gen 3.

1971 In un' udienza storica il Papa Paolo VI benedice le religiose aderenti al Movimento
dei Focolari.

31
1975 In occasione dell’Anno Santo presenta a Paolo VI venticinquemila giovani dai 5
continenti, riuniti per il Genfest, manifestazione internazionale che si ripeterà ogni 5
anni.

1976 Si apre la serie degli incontri internazionali dei “Vescovi amici del Movimento dei
Focolari”, promossi da mons. Klaus Hemmerle, Vescovo di Aachen (Germania), per
approfondire la spiritualità dell’unità e vivere un’esperienza di collegialità “effettiva
ed affettiva”. Mons. Hemmerle è considerato da Chiara Lubich cofondatore, oltre
che per il contributo dottrinale, anche per la nascita della diramazione dei Vescovi
che hanno legami spirituali con il Movimento. Questa diramazione sarà riconosciuta
con approvazione pontificia nel 1998.

1977 A Londra, riceve il Premio Templeton “per il progresso della religione“, presenti
rappresentanti di molte religioni. Inizia il dialogo con seguaci di altre religioni.

1981 A Tokyo, invitata dal Rev. Nikkyo Niwano, fondatore del movimento laico di
rinnovamento buddista Rissho Kosei-kai, parla nel loro grande tempio a 10.000
persone. Il dialogo avviato si svilupperà anche nel campo degli interventi umanitari
e a favore della pace.

1982 Primo incontro annuale internazionale con “Vescovi amici del Movimento dei
Focolari”, di varie Chiese, su sollecitazione di Giovanni Paolo II.

1984 Fonda il movimento per i bambini: i Gen 4.


Giovanni Paolo II visita il Centro Internazionale del Movimento a Rocca di Papa
(Roma).

1985 E' nominata consultrice del Pontificio Consiglio per i Laici.


Partecipa al Sinodo straordinario per il ventesimo del Concilio Vaticano II. Sarà
invitata più tardi al Sinodo sulla vocazione e missione del laicato del 1987 e anche al
Sinodo per l’Europa del 1990.

1988 Riceve il “Premio per la Pace Augustana“ nella città di Augsburg (Germania).

1990 Il Pontificio Consiglio per i Laici approva gli Statuti generali dell’Opera di Maria o
Movimento dei Focolari.
Con la collaborazione di mons. Klaus Hemmerle, dà vita, al Centro del Movimento,
alla Scuola Abbà per sviluppare la dimensione dottrinale contenuta nel carisma
dell’unità.

1991 In Brasile, nella Mariapoli Ginetta (São Paulo), in risposta al profondo divario tra
ricchi e poveri, lancia il progetto Economia di Comunione, che poi si diffonderà in
tutto il mondo.

1994 Viene nominata tra i Presidenti onorari della WCRP (World Conference on Religion
and Peace - Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace).

1996 Con un gruppo di politici, a Napoli dà vita al Movimento politico per l'Unità,
proponendo loro, pur appartenenti a schieramenti diversi, di mettere la fraternità a
base della loro vita e del loro impegno politico.
Riceve la laurea honoris causa in Scienze Sociali dall'Università di Lublino (Polonia),
per l’influsso innovativo apportato dalla spiritualità dell’unità. Seguiranno altri 15

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dottorati h.c.: Teologia (Filippine e Taiwan ‘97, Slovacchia ’03, Liverpool ‘08),
Comunicazioni sociali (Thailandia ‘97), Scienze Umane (USA ‘97), Filosofia (Messico
‘97), interdisciplinare (Argentina ‘98), Scienze della Religione (Brasile ‘98),
Economia (Brasile ‘98, Italia ‘99), Lettere e psicologia (Malta ‘99), Pedagogia (USA
2000), Teologia della vita consacrata (Roma ’04), Arte (Venezuela ’06).
A Parigi le viene conferito il Premio UNESCO “per l'Educazione alla Pace”.

1997 A Bangkok (Tailandia) incontra il Patriarca Supremo del buddismo thailandese H.H.
Somdet Phra Nyanasamvara, che incoraggia il dialogo e la collaborazione tra buddisti
e Movimento dei Focolari. A Chiang Mai parla a numerosi monaci, monache e laici
buddisti e comunica loro la sua esperienza spirituale.
A Manila presenta il Movimento dei Focolari all’Assemblea generale della Conferenza
episcopale filippina. In seguito parlerà anche alle Conferenze episcopali di Taiwan,
Svizzera, Argentina, Brasile, Croazia, Polonia, Cechia, Slovacchia, Austria, India,
Irlanda.
A New York, al Palazzo di Vetro dell’ONU, in un Simposio organizzato dalla
Conferenza Internazionale delle Religioni per la Pace (WCRP), parla sull’unità dei
popoli.
Porta la sua testimonianza a tremila musulmani afro-americani della American
Society of Muslims, nella moschea Malcolm X di Harlem (New York), invitata da W.
D. Mohammed che ne è il fondatore.
A Castelgandolfo (Italia) primo Congresso ecumenico internazionale promosso dal
Movimento: 1200 partecipanti di 70 Chiese, 56 paesi.
A Graz (Austria) propone la spiritualità dell’unità come “spiritualità ecumenica“ in
apertura della II Assemblea Ecumenica Europea promossa dal CCEE (Consiglio delle
Conferenze episcopali europee) e dal KEK (Conferenza delle Chiese europee che
raggruppa le Chiese ortodosse, la Chiesa anglicana e quelle della Riforma). Nel 2002
la proporrà anche al Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra (Svizzera).

1998 A Castel Gandolfo in un convegno sul “dialogo con persone di convinzioni non
religiose” si rivolge ai circa duecento partecipanti tra i quali molti non credenti,
attirati da tempo dallo spirito del Movimento, in particolare dai valori umani che
esso promuove, proponendo loro di collaborare per la realizzazione della fratellanza
universale.
A Buenos Aires (Argentina) incontra membri della comunità ebraica con i quali
sigilla un patto di fraternità.
Il Presidente della Repubblica del Brasile le conferisce l'onorificenza del Cruzeiro do
Sul per l’impegno a favore delle classi più disagiate e per la promozione del progetto
di “Economia di comunione”.
A Roma, in Piazza San Pietro, è tra i quattro fondatori che sono chiamati a prendere
la parola al primo incontro internazionale dei Movimenti ecclesiali e nuove
Comunità (oltre 350.000 partecipanti), assumendosi l’impegno davanti al Papa di
continuare un cammino di comunione tra i Movimenti. E così in seguito, a livello di
Chiese locali e nazionali, saranno realizzate 282 giornate con il coinvolgimento di
più di 325 Movimenti e di oltre mezzo milione di persone.
A Strasburgo (Francia) riceve con altri il Premio Diritti Umani '98 dal Consiglio
d'Europa.
A Berna (Svizzera) è invitata a tenere un discorso alla celebrazione ufficiale per il
150° della Costituzione Svizzera.Il Movimento dei Focolari

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1999 A Strasburgo (Francia) interviene alla Conferenza per il 50° del Consiglio d'Europa
su "Società di mercato, democrazia e solidarietà”, presentando l'esperienza
dell'Economia di comunione come proposta di un nuovo agire economico.
A Speyer (Germania), incontro con fondatori e responsabili di 41 Movimenti
ecclesiali e nuove Comunità, promosso insieme alla Comunità di S. Egidio e al
Rinnovamento nello Spirito italiano con messaggio d'incoraggiamento di Giovanni
Paolo II.
Ad Augsburg (Germania) partecipa alla cerimonia della storica firma della
dichiarazione congiunta sulla giustificazione e incontra i massimi responsabili della
Federazione Luterana mondiale.

2000 Riceve la cittadinanza onoraria di Roma e di Firenze. 19 le cittadinanze onorarie


conferitele in questi ultimi anni, tra cui Palermo, Genova, Torino, Milano e Buenos
Aires in Argentina.
Le viene conferita la “Gran Croce al merito” dalla Repubblica Federale di Germania.
A Rothenburg (Germania) incontra i rappresentanti di 50 Movimenti evangelico-
luterani e nel 2001 interverrà a Monaco di Baviera ad un incontro con oltre 5000
aderenti di questi Movimenti.
A Washington D.C. partecipa ad una Convention con oltre 5000 cristiani e
musulmani afro-americani dell'American Society of Muslims. Si sviluppa un dialogo
fraterno che avrà continuità in diverse città degli Stati Uniti, particolarmente
significativo dopo gli attentati in USA dell'11 settembre 2001. 40 sono le moschee
aperte al dialogo col Movimento.
A Roma, Palazzo San Macuto del Parlamento, davanti ad un gruppo di politici,
presenta gli ideali del Movimento politico per l’unità. In seguito incontrerà gruppi di
deputati e sindaci a Bratislava (Slovacchia), Barcellona e Madrid (Spagna), Dublino
(Irlanda), Londra (Gran Bretagna), Berna (Svizzera).
Ad Assisi promuove un cammino di comunione tra carismi antichi e nuovi, che ha
inizio con la famiglia francescana. A Monserrat (Spagna) esso è proseguito con la
famiglia benedettina.

2001 Elementi della sua spiritualità vengono ripresi da Giovanni Paolo II nella lettera
apostolica Novo Millennio Ineunte e proposti a tutta la Chiesa sotto il nome di
“spiritualità della comunione”.
In India, riceve a Coimbatore (Tamil Nadu), il Premio “Difensore della Pace” dallo
“Shanti Ashram” e dal “Sarvodaya Movement”, due istituzioni gandhiane, e presenta
la sua esperienza spirituale anche a Mumbai/Bombay, presso l’Università Somaiya.
Segnerà l'avvio di un profondo dialogo con gli indù.
A Praga (Repubblica Ceca) incontra il presidente della Repubblica Vaclav Havel.
A Zurigo (Svizzera) parla della spiritualità dell'unità al Grossmünster, l'antica chiesa
culla della Riforma della Chiesa svizzerotedesca. Nel 2002, nella cattedrale Saint
Pierre di Ginevra, culla della Riforma guidata da Farel e Calvino.
A Innsbruck (Austria), partecipa al Convegno "1000 città per l'Europa", presenti il
Presidente della Commissione europea Romano Prodi, il Presidente Austriaco
Thomas Klestil, e oltre 700 sindaci e amministratori comunali da 35 Paesi dell'Ovest
e dell'Est europeo. Propone la fraternità come categoria politica.

2002 Ad Assisi, con Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, interviene
in rappresentanza della Chiesa cattolica, alla Giornata interreligiosa per la pace,
promossa da Giovanni Paolo II, con la partecipazione di leaders delle 12 maggiori
religioni mondiali.

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A Castel Gandolfo (Roma) promuove un primo simposio di dialogo interreligioso tra
i membri della Scuola Abbà e autorevoli studiosi e professori di religione indù.
Seguiranno vari simposi con rappresentanti del buddismo, dell’ebraismo, dell’islam
e della religione tradizionale africana.

2003 In India, a Mumbai/Bombay, approfondisce il dialogo con l’induismo, iniziato in


occasione del suo primo viaggio del 2001, con il Somaiya College, una delle
istituzioni universitarie indù maggiormente impegnate nel dialogo interreligioso, il
Bharatiya Vidya Bhavan, centro nato per la riscoperta delle radici della cultura indù,
e la Swadhyaya Family, movimento diffuso in tutta l'India, con oltre 8 milioni di
aderenti.
Nel contempo, sempre a Mumbai, su invito del card. Dias, e a Delhi, su invito
dell'arcivescovo Conceçao, la spiritualità dell'unità viene presentata a sacerdoti,
religiosi e movimenti laici.
In risposta alla consegna di Giovanni Paolo II al Movimento dei Focolari, di dare
rilievo all'iniziativa dell'anno dedicato al Rosario per la pace nel mondo, promuove
un Congresso internazionale mariano a Castel Gandolfo (Roma) cui seguiranno 157
congressi nei cinque continenti, a livello nazionale e locale.

2004 Riceve dal presidente della repubblica italiana l’insegna di Cavaliere di Gran Croce.
A Stoccarda (Germania), in concomitanza con l’allargamento dell’Unione Europea a
25 Paesi, si svolge la Giornata Insieme per l’Europa, frutto del cammino di
comunione tra più di 150 Movimenti e Comunità di varie Chiese (luterani, ortodossi,
anglicani, di Chiese libere...), presenti 9000 persone e numerosi politici, trasmessa
via satellite e seguita in diretta da 100.000 persone in 163 incontri contemporanei,
svoltisi in altrettante città.
In autunno, entra in una profonda notte spirituale – la “notte di Dio” – che la
costringe ad interrompere ogni sua attività e a ritirarsi nel Vallese (Svizzera), ove da
anni una casa era stata messa a sua disposizione da una famiglia del luogo.
Continuerà però sempre, anche se in misura più essenziale, la sua attività a guida
del Movimento.

2006 Le viene chiesto dal Pontificio Consiglio per i Laici di dire una parola a nome di
tutti i Movimenti ecclesiali e le Nuove Comunità in occasione del loro incontro con
Benedetto XVI in piazza S. Pietro, la vigilia di Pentecoste.
2007 Il 7 dicembre, con un decreto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, è
eretto l’Istituto Universitario Sophia da lei promosso (con sede nella cittadella di
Loppiano). Esso offre agli studenti che lo frequentano una laurea magistrale
(Master’s) in “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità”.

2008 In febbraio viene ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma per gravi difficoltà
respiratorie. Vi riceve una lettera personale di Benedetto XVI e la visita del Patriarca
ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Il 13 marzo ottiene di essere trasferita
nella sua abituale dimora a Rocca di Papa, dove il giorno successivo torna alla Casa
del Padre.
Il 18 marzo al funerale nella Basilica di S. Paolo fuori le mura, presenti migliaia di
persone, personalità politiche e rappresentanti delle altre religioni, Papa Benedetto
XVI ha fatto giungere un messaggio in cui afferma che era una donna di “intrepida
fede, mite messaggera di speranza e di pace” che “che aveva quasi la profetica
capacità di intuire e di attuare in anticipo il pensiero dei Papi”. Il Card. Bertone
nell’omelia l’ha tratteggiata come uno degli “astri lucenti del XX secolo”.

35
36
BIBLIOGRAFIA

Opere di Chiara Lubich1

– Meditazioni

Meditazioni, Roma 1959, 200024.


Pensieri, Roma 1961, 19956.
Frammenti, Roma 1963, 199211.
Fermenti di unità, Roma 1963, 19784.
Saper perdere, Roma 1969, nuova ed. 199610.
Sì, sì. No, no, Roma 1973, 19813.
Disegni di luce. Meditazioni e immagini, Roma 1996.

– Temi di spiritualità

Tutti siano uno. Punti di spiritualità, Roma 1962, 19949.


La carità come ideale, Roma 1971, 19807.
Parola di vita, Roma 1975, 19937.
Dove due o tre, Roma 1976.
L’Eucaristia, Roma 1978, 19975.
Uomini al servizio di tutti, Roma 1978, 19782.
Gesù nel fratello, Roma 1979, 19955.
Il sì dell’uomo a Dio, Roma 1981, 19952.
L’unità e Gesù abbandonato, Roma 1984, 19989.
Una via nuova. La spiritualità dell'unità, 2002, 20032.
Maria trasparenza di Dio, Roma 2003, 20033.
L’arte di amare, Roma 2005, 20053.
Essere tua Parola, F. Ciardi (ed.), Roma 2008.
Vivere, la Parola che rinnova, Roma 2008.

– Raccolta di scritti spirituali

Scritti Spirituali/1. L’attrattiva del tempo moderno, Roma 1978, 19974 (contiene:
Meditazioni, Pensieri, Frammenti).
Scritti Spirituali/2. L’essenziale di oggi, Roma 1978, 19972 (contiene: Saper perdere, Sì, sì.
No, no).
Scritti Spirituali/3. Tutti uno, Roma 1979, 19964 (contiene: Tutti siano uno; La carità
come ideale; Parola di vita; Dove due o tre).
Scritti Spirituali/4. Dio è vicino, Roma 1991, 19954 (contiene: L’Eucaristia; Uomini al
servizio di tutti; Gesù nel fratello; Il sì dell’uomo a Dio).

– Scritti autobiografici

Diario 1964/65, Roma 1967, nuova ed. 1985.


Incontri con l’Oriente, Intro e note di E. M. Fondi, Roma 1986, 19872.
L’avventura dell’unità (intervista di Franca Zambonini), Paoline, Cinisello Balsamo 1991.

Tutte le opere di Chiara Lubich sono pubblicate dalla casa editrice Città Nuova.

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Il Grido, Roma 2000, 20036.

– Commenti a Parole del Vangelo

Essere la tua Parola/1, Roma 1980, 19802.


Essere la tua Parola/2, Roma 1982.
Costruire sulla roccia, Roma 1983, 19934.
Parola che si fa vita. Commenti alla Scrittura, Roma 1989, 19905.
Scrivere il Vangelo con la vita, Roma 19952.
L’amore vince, Roma 1998.

– Pensieri spirituali

La vita un viaggio, Roma 1984.


In cammino col Risorto, Roma 1987, 19944.
Cercando le cose di lassù, Roma 1992, 19925.
Santi insieme, Roma 1994, 19953.
Santità di popolo, Roma 2001.
Costruendo il "castello esteriore", Roma 2002.
In unità verso il Padre, Roma 2004.

– Ai giovani del Movimento dei Focolari

Rivoluzione arcobaleno, Roma 1969.


Detti Gen, Roma 1969, 19995.
Colloqui con i gen/1 – (1966-1969), Roma 1998.
Colloqui con i gen/2 – (1970-1974), Roma 1999.
Ai gen 3 – 1971-’75, Roma 1979, 19913.
Ai gen 3 – 1975-’80, Roma 1994.

– Antologie su temi vari

E torna Natale..., Roma 1987, 19918.


Una famiglia per rinnovare la società, (coll. Spazio Famiglia. Testi), Roma 1993.
Cristo dispiegato nei secoli. Testi scelti e presentati da F. Ciardi, Roma 1994, 19942.
Perché mi hai abbandonato? - Il dolore nella spiritualità dell’unità, D. Fratta (ed.), Roma
1997, 19983.
Dove la vita si accende. Dialoghi sulla famiglia, Roma 1998, 19992.
La parabola del corpo, Roma 2000, 20003.
Ogni momento è un dono. Riflessioni sul vivere nel presente, Roma 2001.
L'economia di comunione. Storia e profezia, Roma 2001.
Il dialogo è vita, Roma 2007.

– Opere in collaborazione

Egli è vivo! La presenza del Risorto nella comunità cristiana, M. Vandeleene (ed.), Roma
2006.
“Erano i tempi di guerra…”, (C. Lubich, Ideale dell’unità ; I.Giordani, Storia del nascente
Movimento dei Focolari), Roma 2007.

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