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TIPO ARCHITETTURA CITTA’_ UNDICI LEZIONI

Maria Vittoria Cardinale e Stefano Perego


TIPOLOGIA E PROGETTO ARCHITETTONICO
La frase di Mumford “Il pensiero prende forma nella città; e a loro volta le forme
urbane condizionano il pensiero” è esemplificativa per spiegare la relazione che c’è tra
architettura, intesa come adeguamento formale e città, intesa come espressione delle
trasformazioni sociali. L’elemento fulcro di questa relazione è il progetto, forma del
pensiero architettonico in cui la struttura tipologica svolge un ruolo centrale.
Per Tipo si intende un concetto che si basa su caratteristiche comuni stabilite e
tipologia è lo studio che li raggruppa e ordina, sulla base di un’indagine osservativa e
descrittiva. La classificazione tipologica in architettura può essere di tipo funzionale
(elementi dell’architettura relativi alle funzioni), può riguardare i caratteri costruttivi,
le qualità dei materiali…
Il concetto funzione è legato alla questione formale, per cui la forma deve tener conto
delle necessità.
Per Tipo edilizio s’intende lo studio dei tipi dell’abitazione attraverso le sue
caratteristiche distributive, funzionali e formali (casa unifamiliare, casa a ballatoio,
casa a corte…). Per Tipo architettonico, invece, s’intende lo studio formale degli
elementi inteso più generalmente (pianta centrale, a corte…). Tra questi due termini
non esiste differenza sul piano della definizione formale. (esempi di tipo pagg. 19-20-21)
Analizzando la Rotonda di Andrea Palladio si arriva alla conclusione che egli si
concentri prevalentemente sulla concezione formale e tipologica dell’architettura,
utilizzando l’impianto centrale e alcuni elementi dell’architettura sacra, trascurando
l’aspetto funzionale. Secondo Aldo Rossi egli opera una ‘commistione eretica’ tra
elementi religiosi e civili.
Quatremère de Quincy elabora una definizione di tipo, il quale non rappresenta
l’immagine di una cosa da copiare o imitare perfettamente ma l’idea di un elemento
che deve servire di regola al modello; quest’ultimo inteso come un oggetto che si deve
ripetere tale e quale, una sorta di prototipo.
Arte dell’architettura diventa imitatrice della natura sotto il rapporto morale,
appropriandosi il sistema, i principi, le regole delle proporzioni e gli effetti del piacere
che ne risulta nell’organizzazione del corpo umano.
Quatremère de Quincy, in un passo importante nella costruzione della teoria in
Architettura, spiega che l’imitazione dell’antico, non è riprodurre ciò che fu fatto da
essi ma fare come essi avrebbero fatto nel mondo moderno, confrontandosi con
diverse esigenze e differenti condizioni. Per l’architetto il tipo, le forme, i rapporti di
proporzione con la facoltà visuale sono gli elementi necessari della sua imitazione; il
genio non si adopera per trovarne altri ma li utilizza per impressionare e per esprimere
idee e sentimenti.
ARCHIETTETTO = motore e interprete della realtà
TIPOLOGIA E COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA
“Tipo, ciò che sta più vicino all’essenza stessa dell’architettura” _Aldo Rossi quindi
mette in evidenza l’esigenza di riportare ad unità la dialettica esistente tra aspetti
della tecnica, della funzione e dello stile.
Più che di funzione bisogna parlare di utilità, poiché comprende anche la bellezza e il
carattere degli edifici (carattere inteso come espressione dello scopo per cui l’edificio
è stato realizzato).
“Tipo come struttura formale: un’idea generale di forma che è allo stesso tempo di
organizzazione dello spazio” _ Carlos Martì
Il tipo è il filo conduttore tra la composizione e la progettazione.
Colin Rowe, architetto e urbanista statunitense, analizza il percorso dell’architettura
che va dal settecento ai maestri del moderno, sostenendo che un loro punto in
comune è la convinzione che la forza dell’idea compositiva debba esprimersi
innanzitutto nella pianta dell’edificio, ritenuta l’elemento fondante con cui ordinare le
questioni funzionali e formali del progetto.
Durand, architetto francese di fine Settecento, definiva la composizione come
“geometrica”, come la disposizione delle parti e degli elementi “in modo giusto e
conveniente”.
Emil Kaufmann, storico dell’architettura austriaco novecentesco, aveva individuato le
origini del progetto moderno nel passaggio dalla forma “figurativamente conclusa e
dotata di forte gerarchia interna” del sistema rinascimentale-barocco, al “pavillon-
system “cioè alla composizione di elementi distinti, caratteristica dell’architettura
neoclassica.
Due modalità compositive: COLLEGARE e DIVIDERE.
Il primo compone gli spazi in un manufatto unitario e concluso; questa modalità si può
trovare nelle domus, nelle terme romane, nei conventi, in sostanza negli edifici con
tipologia a corte.
La seconda modalità differenzia elementi e funzioni attraverso volumi separati.
Dall’integrazione di queste due modalità sono maturate successivamente alcune
strategie progettuali che compongono volumi riconoscibili dentro un recinto. Alla scala
urbana, questi due modi costituiscono principi insediativi della città moderna.
Mediante la tecnica unificante corrisponde la grande unità abitativa; mentre per quella
divisoria corrisponde il quartiere come parte formata dalla ripetizione di edifici distinti.
La configurazione dell’impianto planimetrico ha grande rilevanza sulla qualità del
progetto, infatti è ritenuto molto importante il passaggio dall’idea planivolumetrica
alle scelte figurative che devono relazionarsi con la forma. Le fasi progettuali sono:
l’individuazione del tema urbano o architettonico, la scelta tipologica (idea-guida),
l’idea costruttiva e le scelte figurative e stilistiche.
(Esempi: Campus di Utrecht di Koen Van Velsen; la nuova università di Chieti di
Barbieri, Del Bo, Manzo e Mennella)
La FORMA viene intesa come una configurazione astratta “dotata di significato
naturale o priva di significato” _Alain Colquhoun. La FIGURA come una “configurazione
cui il significato è conferito dalla cultura”, quindi storicizzato.
La figura strutturata di un tipo architettonico richiama una percezione globale che
comprende anche la capacità di rispondere ai bisogni dell’abitare. La figura quindi si
presenta come una sintesi di esperienze complesse comprensive anche dei contenuti
funzionali, delle ragioni d’uso.
“La forma come struttura rimanda alle dimensioni intellegibili dell’oggetto e si apre
verso la concezione astratta; la forma come la figura rimanda alla dimensione
percettiva dell’oggetto e costituisce la base dell’elaborazione figurativa” _Carlos Martì
Arìs.
Figura= impronta caratterizzata della forma che costituisce le linee di forza del
progetto finale.
I tipi considerati come figure basiche dell’architettura rispondono a caratteristiche
estetiche ma anche condizioni d’uso, aspetti distributivi, costruttivi.
IL METODO ANALOGICO PER ORIENTARSI NEL PROGETTO
Andrea Palladio nel terzo de ‘I Quattro Libri dell’Architettura’, nel capitolo sui ponti,
espone il suo progetto per quello di Rialto, in cui si propone di “conoscere”
innanzitutto il tema e lavorando in analogia ad esso mette a punto una nuova
soluzione adeguata alla sua realtà ma sempre con un occhio ad un esempio del
passato. Il metodo palladiano si fonda su un procedimento analogico in cui la
conoscenza del passato diviene l’elemento attraverso cui mettere in opera il progetto.
Le analogie, secondo Hofstadter (filosofo statunitense), consistono nella rapidissima
percezione di importanti elementi comuni tra due situazioni (strutture mentali). Una di
esse è appena stata costruita e rappresenta una nuova circostanza nella nostra vita;
l’altra è vecchia poiché esisteva già nel nostro cervello. Dunque un’analogia adeguata
permette a una persona di associare qualcosa di nuovo a un concetto già esistente,
come se fosse familiare. Prerogativa dell’analogia è mettere in relazione la novità con
quanto già sperimentato consentendo all’uomo di “orientarsi nel presente”.
Ritornando al Ponte di Rialto di Palladio, il foro romano di Nerva corrisponde alla
struttura mentale già presente nel nostro cervello, mentre la strada sull’acqua
coincide con quella appena costruita.
Il progetto di architettura dovrebbe essere inteso come un percorso conoscitivo volto
alla ricerca di una risposta adeguata a un problema particolare. L’evolversi
dell’architettura nel corso della storia indica come ogni epoca abbia cercato di definire
la forma, in grado di diventare la rappresentazione di una cultura. La parola
tipo/tipologia è da intendersi nella volontà di definizione dei caratteri di un edificio
necessari al fine di una sua riconoscibilità. (Definizione di tipo e modello di Quincy)
Dal dizionario: “Tipo: esemplare cui per caratteristiche comuni si può ricondurre un
gruppo di cose o individui”, il tipo ha bisogno di essere tradotto perché nella sua
definizione nulla è definito stabilmente “tutto è vago nel tipo”: è un concetto astratto
e ogni volta deve essere specificato per poter prendere forma. Esempio il tipo della
casa a corte il cui principio è quello di far sì che la vita si svolga nella corte definendo
un rapporto tra un interno e un esterno.
La reinterpretazione del tipo non significa attingere dal passato ma farne il punto di
partenza per una propria, adeguandola a nuove necessità.
Mies van der Rohe progetta una casa unifamiliare circoscritta da un recinto totalmente
chiuso rispetto allo spazio esterno; un edificio introverso la cui unica apertura verso
l’esterno è la porta d’ingresso. Si ispira alla casa romana/greca per voler separare la
vita privata da quella pubblica. È chiaro come egli non inventi nulla ma cerchi nella
storia un possibile esempio analogo da riproporre non tanto per la forma, quanto per
la validità del principio generale (l’idea dell’abitare).
Il processo analogico si attua nel momento in cui interagiscono la trasgressione (atto
creativo) e il controllo delle regolarità (atto critico).
COMPOSIZIONE E IMMAGINE DEL PROGETTO. DI ALCUNE FINZIONI DI ALDO ROSSI
“L’architettura suscita nell’uomo degli stati d’animo” _Adolf Loos
“L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei
problemi di chi è per commuovere” _Le Corbusier
Evocazione di un’emotività intrinseca al compito dell’architetto rispetto al fine etico ed
estetico dell’architettura.
Da queste due citazioni è possibile comprendere alcuni progetti di Aldo Rossi, per cui
l’importanza del tipo e della forma tipologica risulta essere in primo piano,
congiuntamente all’idea di forma permanente a alla nozione di emozione.