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Voci
Problema dell'esistenza di Dio Agnosticismo Agnosticismo forte Ignosticismo Noncognitivismo teologico Apofatismo Teologia negativa Ateismo Ateismo forte Ateismo agnostico Paradosso teologico 1 22 24 25 26 30 31 38 58 59 61

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Problema dell'esistenza di Dio

Problema dell'esistenza di Dio


Il problema dell'esistenza di Dio una delle fondamentali questioni aperte della filosofia, e in particolare della metafisica, dai Greci fino a oggi. I filosofi nel corso della storia hanno presentato un'estrema variet di argomentazioni, a favore e contro l'esistenza di Dio ma anche per l'indecidibilit della questione o la sospensione del giudizio (agnosticismo). A oggi, manca una soluzione universalmente condivisa della questione su basi razionali. L'esistenza di (almeno) un dio (teismo) il postulato imprescindibile per ogni teologia, religiosa o non, e per la dottrina che ne fa da corollario. Le diverse teologie hanno giustificato in vario modo l'assunzione di questo postulato, facendo riferimento, per esempio, al ragionamento, e/o alla rivelazione soprannaturale, e/o alla libera e irrazionale scelta del singolo.[1] Particolarmente nell'et moderna e contemporanea (anche se non mancano spunti nel mondo antico), invece, alcuni filosofi hanno teorizzato, usando varie argomentazioni asseritamente razionali, l'inesistenza di un dio (ateismo). Spesso hanno difeso questa loro tesi, in opposizione alle tradizionali ontologie teistiche, alla base di metafisiche fisicalistiche, spiritualistiche o umanistiche.
William Blake, The Ancient of Days, 1794, acquaforte/acquerello, 23,3 16,8 cm, British Museum, Londra.

Questioni preliminari
Definizione dell'esistenza di Dio
Un modo per stabilire la validit di una qualsiasi argomentazione riguardo all'esistenza di Dio quello di esaminare le Dio Padre in un mosaico a Wieden, Vienna. caratteristiche di Dio nel senso generale, salvo poi entrare nello specifico per un Dio definito da qualche religione, fede o credenza.

Problema dell'esistenza di Dio

Un approccio a questo problema, seguendo le opere di Ludwig Wittgenstein, potrebbe essere quello di estrarre una definizione di "Dio" dal modo in cui viene utilizzata questa particolare parola. Come usiamo la parola "Dio" o "Dei"? Questa linea di ragionamento incontra immediatamente dei problemi se cerca di dare una nozione universale di "Dio", poich tale parola (e il suo equivalente nelle altre lingue) stata usata in modi molto differenti lungo tutto il corso della storia umana. Oggigiorno in Occidente, il termine "Dio" si riferisce tipicamente al concetto monoteistico di un Essere Supremo, ovvero un essere diverso da tutti gli altri. Una definizione comune in questa tradizione afferma che Dio possiede ogni perfezione possibile, incluse qualit quali onniscienza, onnipotenza, e una perfetta benevolenza. Comunque, questa definizione non l'unica possibile. Le religioni politeistiche usano la parola "Dio" per diversi esseri, che sono tutti ritenuti come esistenti. Alcune mitologie, come quelle di Omero e Ovidio, ritraggono questi dei che discutono, ingannano e si combattono l'un l'altro. Il periodo di tempo in cui avvengono questi conflitti (ad esempio, i dieci anni della guerra di Troia), implica che nessuna di queste divinit onnipotente, n particolarmente benevola.

Il nome di Allah iscritto all'esterno di una moschea di Edirne, Turchia. Per l'Islam, l'unica rappresentazione artistica di Dio ammissibile la scrittura del suo nome.

La metafisica panteista, sia in quella pi antica degli Stoici, sia quella di Spinoza e sia quella di Hegel si fondano sui due concetti teoretici di origine e di causa. Molti panteismi hanno utilizzato ed utilizzano nomi diversi da "dio", connotando e nominando il principio-origine-causa come Essere, Logos, Ragione, Intelligenza, Spirito, Assoluto ecc. Il porsi il problema dell'esistenza di Dio guardando solo al Dio-persona dei monoteismi errore metodologico e di principio molto grave, poich esclude il Dio-impersonale, che caratterizza movimenti religiosi molto diffusi, come il Taoismo, e persino movimenti mistici cristiani come quello di Nicola Cusano, di Meister Eckhart o di Enrico Suso. Il Dio cristiano Dio, secondo il Cristianesimo, non conoscibile dall'uomo, se egli stesso non si rivela a lui. Secondo il cattolicesimo, l'uomo pu arrivare a provare l'esistenza di Dio attraverso percorsi filosofici e logici, ma non pu comunque arrivare alla sua conoscenza con la pura ragione: usando cio le parole di Tommaso d'Aquino, la ragione pu arrivare a conoscere il quia est di Dio (il fatto che Egli ) ma non il quid est (che cosa ); per sapere "chi" Dio occorre il dato della Rivelazione. Dio si rivelato agli uomini nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti [2] e in generale nella storia di Israele, testimoniata dalla Sacra Scrittura. La piena e definitiva rivelazione di Dio si avuta con Ges Cristo [3] , poich egli al tempo stesso Figlio di Dio (e dunque Dio egli stesso) e uomo per effetto dell'incarnazione.[4] Tale rivelazione stata tramandata nel Vangelo e in generale nel Nuovo Testamento, ed approfondita nella riflessione successiva. Dio secondo il Cristianesimo dunque (primo dogma) Uno e Trino, una Sostanza in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre e il Figlio, l'Essere e il Pensiero (il Logos) sono in una reciproca dimensione relazionale di

Problema dell'esistenza di Dio amore, espressa (e personificata) dallo Spirito Santo. Dio personale, eterno, onnipotente, onnisciente, perfettissimo, creatore dell'universo, provvidenza e salvezza degli uomini, creature poste al vertice dell'ordine del creato. Il secondo dogma del Cristianesimo la fede in Ges Cristo, Figlio di Dio, Verbo eterno del Padre, che si incarn in forma umana, nascendo dalla Vergine Maria. Dopo aver predicato l'amore infinito di Dio verso gli uomini, port a compimento la sua missione con la sua passione e morte in croce. Il Padre lo resuscit il terzo giorno (Pasqua di Risurrezione), aprendo agli uomini la possibilit della redenzione. Mand poi lo Spirito Santo sui suoi discepoli, che formarono la Chiesa. La metafisica induista Nel contesto induista, secondo la filosofia della scuola monista dell'Advaita Vednta, la realt viene in ultima analisi vista come un essere singolo, senza qualit, immutabile, eternamente beato e completo, chiamato Brahman (o nirguna Brahman, ossia Brahman senza attributi). Il Brahman, pur essendo immanente in tutta la manifestazione, viene visto come qualcosa che sta al di l della comprensione umana, in quanto non possono esistere strumenti cognitivi adatti per comprendere il Brahman all'interno di qualsiasi forma di esistenza duale: l'unico modo per comprendere il Brahman, riscoprire di essere il Brahman. Quello che percepiamo ordinariamente, ovvero un mondo composto da molti aspetti (dai pi grossolani a pi sottili), dovuto all'illusione, ed difficile, se non impossibile, emanciparsi dall'illusione e concepire il nirguna Brahman. Per renderSi accessibile agli esseri, alla nascita dell'universo Si manifest come vara (o Saguna Brahman, ossia Brahman con attributi), ossia l'aspetto personale di Dio, il Dio con una personalit e degli attributi, che si mostra ai suoi devoti sotto infinite forme. A Ishvara, a sua volta, vengono ascritte qualit come onniscienza, onnipotenza, e benevolenza. Il problema del supernaturale Un problema immediatamente posto dalla questione dell'esistenza di un Dio che le credenze tradizionali solitamente attribuiscono a Dio vari poteri sovrannaturali. Gli esseri sovrannaturali possono essere in grado di nascondere o rivelare se stessi per i loro scopi, come ad esempio nella storia di Filemone e Bauci. Le capacit sovrannaturali di Dio sono spesso offerte per spiegare l'incapacit dei metodi empirici di investigarne l'esistenza. Nella filosofia della scienza di Karl Popper, l'asserzione dell'esistenza di un Dio sovrannaturale sarebbe una ipotesi non falsificabile, e quindi chiusa all'investigazione scientifica. I sostenitori del disegno intelligente credono che esistano prove empiriche che indicano l'esistenza di un creatore intelligente, anche se le loro asserzioni sono rigettate dalla comunit scientifica. Poich il disegno intelligente si affida ad un ristretto insieme di argomenti correlati al problema della sintonia fine, che non sono ancora stati risolti con spiegazioni naturali. Il creatore implicato dal disegno intelligente equivale al negativamente connotato Dio dei vuoti. I positivisti logici, quali Rudolph Carnap e A. J. Ayer, vedono qualsiasi discussione sulle divinit come un vero e proprio nonsense. Per i positivisti logici e per gli aderenti a simili scuole di pensiero, affermazioni sulla religione o altre esperienze trascendenti non possono avere un valore di verit, e vengono considerate come prive di senso.

Epistemologia
Ci sono diverse possibili modi di conoscere, alcuni fondati sulla giustificazione, altri basati sulla fede, che non si giustifica con argomenti puramente razionali oppure di tipo empirico. La conoscenza, nel senso di "comprensione di un fatto o di una verit" si pu distinguere in conoscenza a posteriori, basata sull'esperienza o la deduzione (si veda metodologia), e in conoscenza a priori derivante dall'introspezione, da assiomi o dall'autoevidenza. La conoscenza pu essere descritta anche come uno stato psicologico, poich in senso stretto non potr mai esserci una vera e propria conoscenza a posteriori (si veda relativismo). Gran parte del disaccordo circa le "prove" dell'esistenza di Dio sono dovute alle differenti concezioni, non solo del termine "Dio", ma anche dei termini "prova", "verit" e "conoscenza". La credenza religiosa derivante dalla rivelazione o

Problema dell'esistenza di Dio dall'illuminazione (satori), ricade nel secondo tipo di conoscenza, quella a priori. Conclusioni differenti circa l'esistenza di Dio spesso si fondano su criteri differenti nel decidere quali metodi sono appropriati per decidere se qualcosa vero o no. Esempi sono: la logica conta come prova riguardante la qualit dell'esistenza? l'esperienza soggettiva conta come prova per la realt oggettiva? possono la logica o la prova ammettere o escludere il sovrannaturale?

Argomentazioni a favore dell'esistenza di Dio


Le prove metafisiche od ontologiche sono quelle che nel tempo sono state proposte da diversi pensatori. Tra le pi celebri forme in cui queste sono proposte, vi sono l'argomento ontologico del Proslogion di Anselmo d'Aosta[5] e le "cinque vie" di Tommaso d'Aquino[6] , con le quali si prova l'esistenza di Dio come primo motore immobile, prima causa incausata, essere necessario, essere perfettissimo, sapientissimo ordinatore.

Argomento ontologico di Anselmo d'Aosta

Dunque, o Signore, tu che dai l'intelletto della fede, concedimi di intendere, per quanto tu sai essere utile, che tu esisti
come crediamo, che tu sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualcosa di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore. [7] O forse non esiste qualche natura siffatta, poich l'insipiente ha detto in cuor suo: Dio non esiste ? Ma certamente quel medesimo insipiente, quando ode ci che io dico, cio qualcosa di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore, intende ci che sente dire; e ci che intende nel suo intelletto, anche se egli non intende che ci esiste. Altro infatti che una cosa esista nell'intelletto e altro intendere che una cosa esista. Infatti quando il pittore premedita ci che sta per fare, egli lo ha nell'intelletto, ma non intende ancora che esiste ci che non ha ancora fatto. Quando poi lo ha dipinto, egli non solo lo ha nell'intelletto, ma intende anche che esiste ci che ha gi fatto. Dunque anche l'insipiente deve convincersi che almeno nell'intelletto esiste qualcosa di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore, poich egli lo intende, quando lo sente dire, e tutto ci che intende esiste nell'intelletto. Ma certamente ci di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore non pu esistere nel solo intelletto. Infatti, se esiste nel solo intelletto, si pu pensarlo esistente anche nella realt e questa allora sarebbe maggiore. Di conseguenza se ci di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore esiste nel solo intelletto, ci di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore ci di cui pu pensarsi una cosa maggiore. Questo evidentemente non pu essere. Dunque, senza dubbio, qualcosa di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore esiste sia nell'intelletto sia nella realt. Questa cosa dunque esiste in modo cos vero che non si pu pensare che non esiste. Infatti si pu pensare che esista qualcosa che non si pu pensare non esistente; ma questo maggiore di ci che si pu pensare non esistente. Dunque, se ci di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore pu essere pensato come non esistente, ci di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore non ci di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore. E ci contraddittorio. Dunque qualcosa di cui non pu pensarsi nessuna cosa maggiore esiste in modo cos vero che non si pu pensare non esistente. E questo sei tu, o Signore Dio nostro []. (Anselmo d'Aosta, Proslogion, capp. II-III)

Spiegazione Anselmo d'Aosta un religioso che fa ricorso a una prova detta "ontologica", per dimostrare che il Dio in cui egli crede l'Essere di cui non si pu pensare nulla di pi grande, basandosi su un ragionamento tutto interno alla logica (a priori). Secondo Anselmo, infatti, anche l'ateo possiede implicitamente l'idea di Dio: persino l'insipiente che dice in cuor suo Dio non esiste deve convincersi che sia pensabile intellettualmente qualcosa di immensamente grande, che abbia il massimo di tutte le qualit, tale per cui non possibile pensare alcunch di maggiore. Ad esempio non conosciamo l'essere pi buono al mondo, ma riusciamo nella nostra mente a concepire l'essenza di una bont assoluta e insuperabile.

Problema dell'esistenza di Dio Ammettiamo dunque che ci di cui non si pu pensare il maggiore esista nel solo intelletto, e non nella realt; ma se dunque nel solo intelletto, si pu almeno pensare che esista anche nella realt, il che sarebbe maggiore di quello che non poteva essere minore di nient'altro: vi aggiungeremmo infatti la fondamentale caratteristica della reale esistenza. Ne seguirebbe un paradosso: qualcosa sarebbe maggiore del pi grande. A questo punto, chi nega ancora che a un tale concetto dell'intelletto corrisponda una realt, necessariamente si contraddice, perch solo attribuendogli l'esistenza riusciremmo a pensarlo davvero come il pi grande. Ci che esiste nella realt, secondo Anselmo, ha pi valore di ci che esiste nel solo intelletto, secondo la concezione tipicamente platonica che identificava il Bene con l'essere.[8] L'albero esiste nella realt e quindi anche nell'intelletto, mentre non tutto quel che esiste nella mente esiste anche nella realt (ad esempio un cavallo alato). Ma non si pu concepire Dio come il massimo delle qualit senza attribuirgli una reale esistenza, poich anche l'esistenza una qualit. Confutazione di Gaunilone Il monaco francese Gaunilone (994-1083), pur non mettendo in dubbio lesistenza di Dio, contest la prova a priori di San Anselmo nel suo Liber pro insipiente. Secondo Gaunilone non ci si pu fondare sull'esistenza nel pensiero per concludere l'esistenza nella realt sensibile (si possono pensare cose impossibili), per cui la definizione di divinit presa da Anselmo o dedotta da qualcosa d'altro (dato di rivelazione, quindi non prova a priori) o completamente arbitraria e quindi si pone il problema della stessa pensabilit della definizione. In altri termini, egli obiettava che se io penso un'isola perfettissima, allora questa esiste anche nella realt?. Anselmo obiett alla critica sostenendo che non si potevano porre sullo stesso piano Dio e un'isola, poich la sua prova era applicabile solo alla perfezione massima, ovvero Dio, ci di cui non si pu pensare nulla di pi grande. La seconda obiezione di Gaunilone fu la seguente: ammettendo che la prova di Anselmo sia valida, com' possibile che la mente umana, limitata, riesca ad ospitare il pensiero dell'infinita figura di Dio?. Anselmo rispose che la sua prova definiva Dio soltanto attraverso la teologia negativa, negandogli cio ogni difetto ed imperfezione, affermando soltanto che Dio , ma non che cosa Egli . Rielaborazione di Cartesio Cartesio (Ren Descartes) propose, nella quinta delle "Meditazioni metafisiche", una prova analoga a quella di Anselmo d'Aosta ma leggermente differente: per Dio egli intende una sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente, ovvero la somma di tutte le perfezioni la cui idea innata nell'intelletto, ed improducibile da esso stesso, al pari dell'idea di infinito attuale. Se Dio assomma tutte le perfezioni, contenute in s come note di un concetto, non pu mancare dell'esistenza; se non esistesse, sarebbe meno perfetto della perfezione che gli era stata accordata. Pensare un Dio perfettissimo manchevole dell'attributo dell'esistenza contraddittorio, dice Cartesio: Come pensare un monte senza valle. Rielaborazione di Leibniz Gottfried Wilhelm Leibniz, sia nello scritto del 1701 "Sulla dimostrazione Cartesiana dell'esistenza di Dio" che nella "Monadologia" nel 1714, svilupper l'interpretazione cartesiana dell'argomento Anselmiano, e lo riformuler in una maniera prettamente logica. Per Leibniz, infatti, la prova dell'esistenza di Dio ridotta alla riflessione logica sulla Sua possibilit: se Dio possibile, necessariamente esiste. Dio quell'Essere la cui esistenza implicita nella sua essenza o natura, e allora baster pensare la possibilit di un Essere la cui esistenza implicita nella sua essenza che ne avremo dimostrato l'effettiva esistenza. Baster, dunque, dimostrare la non-contraddittoriet logica, per dimostrare l'esistenza di quell'Essere la cui esistenza inclusa nella sua essenza. In Leibniz abbiamo l'estrema logicizzazione dell'argomento Anselmiano.

Problema dell'esistenza di Dio Confutazione di Kant Kant, pur ammettendo lesistenza di Dio come postulato, ha cercato di dimostrare l'inconsistenza delle tradizionali argomentazioni a sostegno dellesistenza di Dio, occupandosene nella Dialettica trascendentale, dove distingue tre generi di prove: ontologica, cosmologica e fisico-teologica. La prova ontologica, di cui esempio la prova ontologica di San Anselmo, presume, secondo Kant,[9] di poter pervenire dalla semplice idea di qualcosa alla sua esistenza reale, prescindendo dal dato di esperienza. Egli immagina in proposito, in maniera piuttosto ironica, di avere in tasca cento talleri e di pensarne cento: quelli che lui pensa dovrebbero essere meno di quelli che ha in tasca, poich ci che pensato meno perfetto di ci che esistente. Ma pur continuando a pensarne cento, non per questo ne avrebbe di pi in tasca. E quindi per lui impossibile una prova di questo genere. La confutazione kantiana, partendo dal presupposto che il concetto di essere potesse avere senso solo se applicato alla realt empirica e fenomenica, come modo di operare del nostro intelletto, fu a sua volta accusata di rinchiudersi in un nominalismo astratto, incapace di aprirsi al noumeno e quindi all'autentica realt ontologica.[10] Lo stesso Kant, d'altronde, che gi aveva preso posizione contro gli scettici, accusati di aborrire ogni stabile edificazione del suolo,[11] nella Critica della ragion pratica far dell'esistenza di Dio un postulato o assioma dell'agire etico, ossia la condizione moralmente necessaria che dia senso alla legge morale, compensando le ingiustizie e impedendo nel mondo ultraterreno il ripetersi della contraddizione logica tra la sofferenza del giusto e la sua aspirazione a vivere secondo ragione.

Cinque vie di Tommaso d'Aquino

Che Dio esista si pu provare per cinque vie.


(Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, questione 2, articolo 3)

Le dimostrazioni procedono generalmente dagli effetti alla causa, con una struttura tra loro simile. Hanno origine da diverse fonti, per esempio da Platone e Aristotele (che formularono per primi una prova sul Motore Immobile), dal pensiero neoplatonico (per quanto riguarda i gradi di perfezione della quarta via), e da altri fonti (alcuni pensatori musulmani sottolinearono la differenza fra essere contingente ed essere necessario che chiave della terza via di Tommaso). Un argomento dei critici che queste vie utilizzano ci che in matematica si chiama regresso infinito. Questa struttura si ritrova pure nei paradossi di Zenone, che furono risolti a secoli di distanza, dimostrando regresso infinito non contraddittorio, ed ammissibile nella logica. Inoltre, dimostrerebbero l'esistenza di Dio, ma non la sua unicit. Ad esempio, il filosofo Eudosso di Cnido ipotizz che esistessero 55 motori immobili differenti. Via ex motu

Problema dell'esistenza di Dio

La prima e la pi evidente quella che si desume dal moto. certo infatti e consta dai sensi, che in questo mondo alcune cose si muovono. Ora, tutto ci che si muove mosso da un altro. Infatti, niente si trasmuta che non sia potenziale rispetto al termine del movimento; mentre chi muove, muove in quanto in atto. Perch muovere non altro significa che trarre qualche cosa dalla potenza all'atto; e niente pu essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che gi in atto. Per esempio, il fuoco che caldo attualmente rende caldo in atto il legno, che era caldo soltanto potenzialmente, e cos lo muove e lo altera. Ma non possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo stesso aspetto in atto ed in potenza: lo pu essere soltanto sotto diversi rapporti: cos ci che caldo in atto non pu essere insieme caldo in potenza, ma insieme freddo in potenza. dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cio che muova se stessa. dunque necessario che tutto ci che si muove sia mosso da un altro. Se dunque l'essere che muove anch'esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e cos via. Ora, non si pu in tal modo procedere all'infinito, perch altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perch i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore, come il bastone non muove se non in quanto mosso dalla mano. Dunque necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso Dio.

Via ex causa

La seconda via parte dalla nozione di causa efficiente. Troviamo nel mondo sensibile che vi un ordine tra le cause
efficienti, ma non si trova, ed impossibile, che una cosa sia causa efficiente di se medesima; ch altrimenti sarebbe prima di se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all'infinito nelle cause efficienti assurdo. Perch in tutte le cause efficienti concatenate la prima causa dell'intermedia, e l'intermedia causa dell'ultima, siano molte le intermedie o una sola; ora, eliminata la causa tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l'ultima, n l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e cos non avremo neppure l'effetto ultimo, n le cause intermedie: ci che evidentemente falso. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.

Via ex contingentia

La terza via presa dal possibile (o contingente) e dal necessario, ed questa. Tra le cose noi ne troviamo di quelle che possono essere e non essere; infatti alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, impossibile che tutte le cose di tal natura siano sempre state, perch ci che pu non essere, un tempo non esisteva. Se dunque tutte le cose (esistenti in natura sono tali che) possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realt. Ma se questo vero, anche ora non esisterebbe niente, perch ci che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualche cosa che . Dunque, se non c'era ente alcuno, impossibile che qualche cosa cominciasse ad esistere, e cos anche ora non ci sarebbe niente, il che evidentemente falso. Dunque non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realt vi sia qualche cosa di necessario. Ora, tutto ci che necessario, o ha la causa della sua necessit in altro essere oppure no. D'altra parte, negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessit, non si pu procedere all'infinito, come neppure nelle cause efficienti secondo che si dimostrato. Dunque bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per s necessario, e non tragga da altri la propria necessit, ma sia causa di necessit agli altri. E questo tutti dicono Dio.

Spiegazione 1. L'universo un complesso di esseri contingenti. 2. Ma l'essere contingente esige l'essere necessario come sua prima causa. 3. Dunque oltre l'universo esiste un essere necessario, creatore dell'universo, che Dio. L'universo un complesso di esseri contingenti. Per spiegare questa prima affermazione basta guardare a ci che ci circonda, luniverso che scorgiamo sensibilmente composto da uninfinit di cose: noi uomini, gli animali, le piante, i minerali, gli astri, le cellule, gli elementi chimici, gli atomi e cos via... Tutti questi esseri, compreso luomo (come abbiamo detto) non sono necessari. Perch? Perch necessario soltanto ci che necessariamente (quindi non pu non essere) e che necessariamente quello che (quindi non pu mutarsi). Invece tutte le cose che compongono l'universo sono mutabili e di fatto continuamente mutano. I viventi nascono, crescono e muoiono; e durante la loro vita si evolvono e si modificano sempre. Le sostanze inorganiche sono ugualmente soggette a

Problema dell'esistenza di Dio continue trasformazioni. Tutto in natura soggetto a trasformazioni. Dunque tutti gli esseri che costituiscono l'universo sono contingenti. Ma l'essere contingente esige l'essere necessario come sua prima causa. Luomo in quanto contingente pu essere e non essere. Per esempio alla natura dell'uomo appartiene la razionalit (per cui un uomo senza razionalit assurdo) ma non appartiene alla natura dell'uomo la bont, per cui pu essere buono e cattivo. Se per sua natura l'essere contingente indifferente ad essere e a non essere, vuol dire che non ha in s la ragione sufficiente della propria esistenza; ed allora chiaro che questa sua esistenza deve averla ricevuta da un altro, cio ci deve essere un altro ente che sia la ragione sufficiente della sua esistenza, la causa che l'abbia determinato ad essere. Questa causa che l'ha determinato ad essere o un essere contingente o un essere necessario. Se contingente, neppure esso ha in s la ragione sufficiente della propria esistenza, che perci deve essere causata da un altro essere; e riguardo a questo si riproduce la medesima questione. Orbene non si pu procedere all'infinito nella serie delle cause essenzialmente subordinate, altrimenti si avrebbe una serie infinita di anelli che stanno sospesi senza un fulcro di attacco, si avrebbe, cio, una serie infinita di specchi che riflettono la luce senza un corpo per s lucente, una somma di zeri che, per quanto prolungata, non pu dare l'unit. Dunque ci deve essere un essere necessario. Un essere che abbia in s la ragione sufficiente del proprio essere e che sia ragione sufficiente di tutti gli altri, causa prima dell'universo. Ed allora evidente la conclusione: oltre l'universo esiste un essere necessario, creatore dell'universo, che appunto Dio. Via ex gradu perfectionis

La quarta via si prende dai gradi che si riscontrano nelle cose. un fatto che nelle cose si trova il bene, il vero, il nobile e
altre simili perfezioni in un grado maggiore o minore. Ma il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che esse si accostano di pi o di meno ad alcunch di sommo e di assoluto; cos pi caldo ci che maggiormente si accosta al sommamente caldo. Vi dunque un qualche cosa che vero al sommo, ottimo e nobilissimo, e di conseguenza qualche cosa che il supremo ente; perch, come dice Aristotele, ci che massimo in quanto vero, tale anche in quanto ente. Ora, ci che massimo in un dato genere, causa di tutti gli appartenenti a quel genere, come il fuoco, caldo al massimo, cagione di ogni calore, come dice il medesimo Aristotele. Dunque vi qualche cosa che per tutti gli enti causa dell'essere, della bont e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.

Via ex fine (o "argomento teleologico")

La quinta via si desume dal governo delle cose. Noi vediamo che alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cio i
corpi fisici, operano per un fine, come appare dal fatto che esse operano sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la perfezione: donde appare che non a caso, ma per una predisposizione raggiungono il loro fine. Ora, ci che privo d'intelligenza non tende al fine se non perch diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall'arciere. Vi dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.

Confutazione di Kant Kant, pur ammettendo lesistenza di Dio come postulato, ha cercato di dimostrare l'inconsistenza delle tradizionali argomentazioni a sostegno dellesistenza di Dio, occupandosene nella Dialettica trascendentale, dove distingue tre generi di prove: ontologica, cosmologica e fisico-teologica. La prova ontologica trattata pi sopra. La prova cosmologica, di cui sono esempio le vie di San Tommaso, cerca di partire da un dato reale per risalire, di causa in causa, al Principio primo da cui tutto dipende. In tal modo per si ricade nell'argomento ontologico, da lui gi confutato, identificando la Causa prima con l'Essere divino, quando invece la categoria di causalit si pu applicare legittimamente, secondo il filosofo, solo all'ambito dei fenomeni sensibili. La prova fisico-teologica infine presuppone, sulla base della concezione induttivista newtoniana, che esista un artefice dell'universo responsabile dell'ordine logico vigente al suo interno. Ma quest'ordine pu essere studiato

Problema dell'esistenza di Dio solo nei suoi aspetti intrinseci, senza nulla poter dire su un Ordinatore esterno, per ammettere il quale si dovrebbe ricorrere ancora una volta alla prova ontologica. Dio perci soltanto un ideale regolativo, non costitutivo, a cui la ragione, nel suo anelito ad un sapere totalizzante, assegna erroneamente un contenuto conoscitivo.

La prova di Locke
La prova dell'esistenza di Dio formulata da John Locke si basa sul seguente sillogismo: in ogni effetto non pu essere contenuto nulla pi di quanto sia contenuto nella causa (secondo il principio di causalit ex nihilo nihil); nel mondo esistono persone dotate di intelligenza; quindi la causa del mondo deve essere intelligente.[12]

Argomentazioni empiriche
Altre argomentazioni a favore dell'esistenza di Dio si avvalgono di definizioni e assiomi. Ad esempio, alcune di queste argomentazioni richiedono solo che si assuma che esista un universo non casuale in grado di sostenere la vita. Tra queste troviamo: L'argomentazione teleologica, che sostiene che l'ordine e complessit dell'universo mostrano segni di una volont (telos), e che deve essere stato disegnato da un progettista intelligente dotato di propriet che solo un Dio pu avere. L'argomentazione antropica si concentra su fatti basilari, come la nostra esistenza, per dimostrare Dio. L'argomentazione morale sostiene che la moralit oggettiva esiste e che quindi esiste Dio. L'argomentazione trascendentale dell'esistenza di Dio, che sostiene che logica, scienza, etica e altre cose che prendiamo seriamente, non hanno senso se non c' Dio. Di conseguenza le argomentazioni atee devono alla fine confutare se stesse, se pressate con rigorosa coerenza. Per contro esiste anche una argomentazione trascendentale della non esistenza di Dio.

Argomentazioni deduttive
Le argomentazioni deduttive partono da premesse di tipo logico formale per arrivare ad affermazioni sul piano dell'esistenza, la quale viene ammessa per non urtare il principio di non contraddizione, avvalendosi dunque di una sorta di ragionamento per assurdo. Il passaggio dalla possibilit logica alla necessit dell'esistenza avviene perch ogni altra ipotesi che neghi l'esistenza di Dio risulterebbe logicamente impossibile. In questa categoria rientra in particolare: la prova ontologica di Gdel: Kurt Gdel nel suo trattato di matematica "Ontologisches beweis" fornisce una dimostrazione logica dell'esistenza di Dio nel 1941, rivista nel 1954 e nel 1970. In questo libro, sostiene con argomenti matematici le sue convinzioni teologiche. Secondo la prova ontologica di Gdel, Dio un Essere che assomma in s le qualit positive di tutti gli enti reali. Dio deve esistere necessariamente come fondamento dell'ordine matematico dell'universo. La dimostrazione gdeliana, che parte da cinque assiomi e si avvale di un rigido teorema logico-formale, si basa sul fatto che non sarebbe logicamente plausibile ammettere la possibilit di un unico Essere provvisto di tutte le "propriet positive", tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realt effettiva, perch ci sarebbe una contraddizione in termini.

Problema dell'esistenza di Dio

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Argomentazioni induttive
Le argomentazioni induttive sostengono le loro conclusioni attraverso il ragionamento induttivo. Un altro insieme di filosofi asserisce che le prove dell'esistenza di Dio presentano una probabilit abbastanza alta, anche se non la certezza assoluta. Un numero di punti oscuri, essi sostengono, rimane sempre. Allo scopo di superare queste difficolt c' necessariamente o un atto di volont, un'esperienza religiosa, o il discernimento della miseria del mondo senza Dio, cos che alla fine il cuore prenda una decisione. Questa visione sostenuta, tra gli altri, dallo statista britannico Arthur Balfour nel suo libro The Foundations of Belief (1895). Le opinioni portate avanti in questo lavoro vennero adottate in Francia da Ferdinand Brunetire, editore di Revue des deux Mondes. Molti protestanti ortodossi si esprimono allo stesso modo, come ad esempio il Dott. E. Dennert, presidente della Kepler Society, nel suo lavoro Ist Gott tot?.[13]

Argomentazioni soggettive
Le argomentazioni soggettive si affidano principalmente sulla testimonianza o l'esperienza di determinati testimoni, o sulle proposizioni di una specifica religione rivelata. L'argomentazione dei testimoni d credibilit alle testimonianze personali, contemporanee o storiche. Una variante l'argomentazione dei miracoli, che si affida alle testimonianze di eventi sovrannaturali per stabilire l'esistenza di Dio. L'argomentazione cristologica o religiosa specifica di religioni come il cristianesimo, e asserisce ad esempio che la vita di Ges, come scritta nel Nuovo Testamento, ne stabilisce la credibilit, e quindi possiamo credere nella verit delle sue dichiarazioni su Dio. Un esempio di ci il Trilemma presentato da C.S. Lewis in Mere Christianity. L'argomentazione della maggioranza sostiene che persone di tutte le epoche e in luoghi diversi hanno creduto in Dio, quindi improbabile che non esista. Argomentazioni basate sulla credenza personale La Scuola Scozzese guidata da Thomas Reid insegna che il fatto dell'esistenza di Dio viene da noi accettato senza conoscenza delle ragioni, ma semplicemente per un impulso naturale. Che Dio esista, dice questa scuola, uno dei principi metafisici fondamentali, che accettiamo non perch siano evidenti in s o perch possono essere provati, ma perch il senso comune ci obbliga ad accettarli. L'argomentazione da una base propria sostiene che la fede in Dio "propriamente basilare", vale a dire, simile ad affermazioni come "vedo una sedia" o "sento dolore". Tali convinzioni sono non-falsificabili e quindi, non possono essere n provate n confutate; esse riguardano convinzioni percettive o stati mentali indiscutibili. In Germania, la Scuola di Friedrich Heinrich Jacobi insegnava che la nostra ragione in grado di percepire il sovrasensibile. Jacobi distingueva tre facolt: sensi, ragione, e comprensione. Cos come i sensi hanno una percezione immediata delle cose materiali, la ragione ha una percezione immediata dell'immateriale, mentre la comprensione porta queste percezioni alla nostra consapevolezza e le unisce l'una con l'altra.[14] L'esistenza di Dio quindi, non pu essere provataJacobi, come Kant, rigettava il valore assoluto del principio di casualitdeve essere sentita dalla mente. Il grande illuminista francese Voltaire ripeteva un aforisma molto significativo che recita "Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo". Seguace fin dalla giovinezza del deismo inglese, e in particolare di Samuel Clarke e di Antony Collins, elabora alla fine della sua vita una forma di teismo che cos enuncia nel Dizionario filosofico:

Problema dell'esistenza di Dio

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Il teista un uomo fermamente persuaso dellesistenza di un Essere supremo tanto benigno quanto potente, il quale ha
formato tutti gli esseri estesi, vegetanti, o dotati di sentimento, o di sentimento e ragione; e perpetua la loro specie, e punisce senza crudelt i delitti e ricompensa con bont le azioni virtuose. Il teista non sa in qual modo Iddio punisce, n come egli premia [] Le difficolt che si oppongono allidea della Provvidenza non lo scuotono nella sua fede, [] Egli sottomesso a questa Provvidenza, bench non ne scorga se non alcuni effetti e alcune apparenze; [] La sua religione la pi antica e la pi estesa, perch la semplice adorazione di un Dio ha preceduto tutte le dottrine del mondo. Egli parla una lingua che tutti i popoli intendono, mentre questi popoli non si intendono fra di loro. (Dizionario filosofico, Mondadori 1970, p.619 )

Nello stesso tempo Voltaire si pronuncia duramente contro l'ateismo con queste parole:

Che lateismo un mostro assai pericoloso in quelli che governano; che lo anche nelle persone di studio, se pure la loro
vita innocente, perch dal loro studio esso pu arrivare sino a quelli che vivono in piazza; e che, se non certo funesto quanto il fanatismo, tuttavia quasi sempre fatale alla virt. ( Dizionario filosofico, cit., p.99 )

Nel suo Emilio, Jean-Jacques Rousseau asseriva che quando la nostra comprensione pondera circa l'esistenza di Dio, non incontra altro che contraddizioni. Gli impulsi del nostro cuore, comunque, hanno pi valore della comprensione, e questo ci proclama chiaramente le verit della religione naturale, ovvero l'esistenza di Dio e l'immortalit dell'anima. La stessa teoria venne sostenuta in Germania da Friedrich Schleiermacher (morto nel 1834), che assumeva un senso religioso interno per mezzo del quale sentiamo le verit religiose. Secondo Schleiermacher, la religione consiste solamente di questa percezione interna, e le dottrine dogmatiche non sono essenziali.[15] Molti teologi protestanti moderni seguono le orme di Schleiermacher, e insegnano che l'esistenza di Dio non pu essere dimostrata; la certezza di questa verit fornita solamente dalla nostra esperienza interiore, dai sentimenti e dalla percezione. Anche la cristianit modernista nega la dimostrabilit dell'esistenza di Dio. Secondo questa, possiamo conoscere qualcosa di Dio solo tramite l'immanenza vitale, vale a dire che, in circostanze favorevoli, il bisogno di divino che dorme nel nostro subconscio, diventa conscio e risveglia il sentimento religioso o l'esperienza in cui Dio si rivela a noi. In condanna di questa visione il giuramento contro il modernismo formulato da Papa Pio X dice: "Deum... naturali rationis lumine per ea quae facta sunt, hoc est per visibilia creationis opera, tanquam causam per effectus certo cognosci adeoque demostrari etiam posse, profiteor." ("Dichiaro che per illuminazione naturale della ragione, Dio pu certamente essere conosciuto e quindi la Sua esistenza pu essere dimostrata tramite le cose fatte, ovvero tramite l'opera visibile della creazione, in quanto la causa nota attraverso i suoi effetti.")

Argomentazioni matematiche
Il matematico italiano Vincenzo Flauti (1782-1863) pubblic la "Teoria dei miracoli", una dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio. George Boole (1815-1864), inventore dell'algebra della logica, nel capitolo XIII del suo libro "The Laws of Thought" (MacMillan 1854) espresse in formule la dimostrazione dell'esistenza di Dio ideata dal teologo non conformista Samuel Clarke (1675-1729). Altri autori hanno espresso considerazioni riguardo ai limiti notevoli, in merito all'esito indeterminato del prodotto o divisione di due grandezze infinite, e al prodotto di una grandezza nulla per infinito.

Problema dell'esistenza di Dio

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Argomentazioni contro l'esistenza di Dio


Ciascuna delle seguenti argomentazioni mira a dimostrare o che un particolare sottoinsieme di di non esiste (dimostrando che sono intrinsecamente privi di significato, sono contraddittori o contraddicono fatti scientifici o storici noti) o che non c' una ragione sufficiente per credere in loro.

Antichit classica
Diagora di Milo Il pensiero di Diagora di Milo, noto come l'ateo e perseguitato in vita per il suo ateismo, non noto se non in misura frammentaria e attraverso fonti terze, in misura prettamente aneddotica. Nel De Natura Deorum Cicerone riporta che un amico di Diagora aveva cercato di convincerlo dell'esistenza degli dei ricordandogli quante immagini votive erano state erette in onore degli dei da varie persone come ex voto per essere sopravvissute a tempeste in alto mare, al che Diagora avrebbe ribattuto ricordandogli quante immagini votive non erano state erette in onore degli dei da coloro che invece erano morti per naufragio. Nella medesima opera l'autore racconta come l'equipaggio di una nave su cui era imbarcato Diagora accusasse questi per aver attirato su di loro la collera degli dei nella forma di una forte tempesta, al che Diagora rispose chiedendo se anche le altre imbarcazioni coinvolte dalla tempesta avessero Diagora a bordo. L'autore cristiano Atenagora di Atene scrisse nel II secolo d.C. che gli Ateniesi avevano perseguitato Diagora perch aveva apertamente dichiarato l'inesistenza degli dei. Autori greci contemporanei al filosofo affermano che una delle argomentazioni che portava a sostegno di questa sua tesi era la mancata punizione divina di numerosi atti d'empiet e crudelt commessi dagli uomini. Crizia Crizia, vissuto tra il V ed il IV secolo a.C., tratta ne il Sisifo la dissoluzione del tradizionale concetto di nomos (letteralmente legge) sul quale le polis dell'antica Grecia erano fondate e che ricomprendeva in s i concetti di legge giuridica, sociale e religiosa. Ribaltando lo schema tradizionale, che voleva il diritto positivo fondato sulla morale divina, egli fonda nella paura del divino il vero caposaldo del potere politico, identificando con linvenzione degli di il fondamento per la nascita della civilt. La divinit assume le caratteristiche di uno strumento politico atto al governo. Secondo Crizia, il divino stato inventato dai governanti affinch gli uomini smettessero di infrangere le leggi di nascosto, convincendoli nella loro sfera personale dell'esistenza di una forza soprannaturale in grado di osservarli in qualsiasi momento e in seguito giudicarli. Egli non solo spiega razionalmente la religione, ma pretende di dimostrare la debolezza intrinseca della legge positiva e della morale collettiva. Queste sono infatti frutto di convenzione, relative e basate sullapparenza: come prima di lui aveva osservato il sofista Antifonte, giusto colui che, di fronte a testimoni, si comporti in ossequio alla legge per evitare biasimo e pene, ma che poi, in privato, si comporti secondo la propria natura (physis).[16] Qui sta appunto, anche per Crizia, la debolezza della legge, poich essa cessa di avere valore quando lindividuo si trova solo. Qualsiasi oratore, poi, in grado a parole di rigirare la legge a proprio vantaggio, insozzando ci che di buono vi in essa. Piuttosto che sul nomos, dunque, una societ ordinata si dovrebbe basare sulla moderazione del singolo individuo. Come scrisse nel Piritoo, un carattere nobile pi saldo della legge, poich nessuno sar mai in grado di storpiarlo.[17]

Problema dell'esistenza di Dio Evemero A cavallo tra il IV ed il III secolo a.C. Evemero veicol, attraverso La Storia Sacra la dottrina atea dell'evemerismo. Evemero cerc di spiegare razionalmente la genesi degli dei, ritenendo che l'origine del concetto di "dio" fosse da rintracciarsi nella divinizzazione progressiva subita da personaggi storici di spicco, quali antichi sovrani e fondatori di regni e citt. In tal modo egli negava esplicitamente la natura divina degli dei, affermandone l'origine umana. In linea con questa impostazione, egli cerc di interpretare razionalmente gli antichi miti, epurandoli degli elementi mistici e fantasiosi e cercando di identificarne il nucleo storico di fondo. Tito Lucrezio Caro Risulta incerto se Lucrezio (98-53 a.C.) si sia semplicemente limitato a esportare l'epicureismo di Epicuro in ambito latino [18] o se avesse radicalizzato questa dottrina facendone una forma di ateismo. Sin dal primo libro del De rerum natura egli enuncia che gli di non esistono e che il mondo si fatto da s, scrivendo[19] :
(LA) tum quod sequimur iam rectius inde perspiciemus, et unde queat res quaeque crearivet quo quaeque modo fiant opera sine divom (IT) allora gi pi agevolmente di qui potremo scoprire loggetto delle nostre ricerche, da cosa abbia vita ogni essenza, e in qual modo ciascuna si compia senza opera alcuna di di.

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Quas ob res ubi viderimus nil posse creari de nihilo, E perci, quando avremo veduto che nulla pu nascere dal nulla,

Nel Libro V Lucrezio spiega perch il mondo si fatto da solo[20] :

Ma ora spiegher con ordine come il caotico ammasso di materia abbia stabilmente formato la terra, il cielo, le profondit
marine, il corso del sole e della luna. Infatti di certo gli elementi germinali delle cose non si disposero ognuno al suo posto per il criterio duna mente sagace n pattuirono i moti che ognuno avrebbe dovuto imprimere, ma poich i numerosi germi della natura in molteplici modi ormai da tempo infinito sospinti dagli urti e dal loro stesso peso sogliono spostarsi velocemente, aggregarsi in ogni guisa e produrre tutte le combinazioni

Et moderna
Jean Meslier

La vostra salvezza nelle vostre mani, la vostra liberazione dipenderebbe solo da voi, se riusciste a mettervi d'accordo;
avete tutti i mezzi e le forze necessarie per liberarvi e per rendere schiavi i vostri stessi tiranni. I vostri tiranni, infatti, per quanto potenti e terribili possano essere, non avrebbero alcun potere su di voi senza voi stessi [...] E cos non vi sia tra di voi religione diversa da quella della saggezza e della moralit, da quella dell'onest e della decenza, della franchezza e della generosit d'animo; non ci sia religione diversa da quella che consiste nell'abolire completamente la tirannide e il culto superstizioso degli di e dei loro idoli, nel mantenere viva la giustizia e l'equit ovunque, nel lavorare in pace e nel vivere tutti in una societ ordinata, nel mantenere la libert e, infine, nell'amarvi l'un l'altro e nel salvaguardare da ogni pericolo la pace e la concordia tra di voi [...]. (Jean Meslier, testamento di Jean Meslier)

Nel 1729, alla morte del prete Jean Meslier, veniva reso pubblico il suo testamento, dal titolo di Memoria dei pensieri e delle opinioni di Jean Meslier, prete, curato di trpigny e di Balaives, su una parte degli errori e degli abusi del comportamento e del governo degli uomini da cui si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanit e le falsit di tutte le divinit e di tutte le religioni del mondo, affinch sia diretto ai suoi parrocchiani dopo la sua morte e per essere usata da loro e da tutti i loro simili quale testimonianza di verit. In questo testo il sacerdote chiedeva perdono per quanto di falso aveva predicato in tutta la vita e per aver mentito nell'esercizio di una vocazione spirituale divenuta non pi consona alle sue convinzioni filosofiche.

Problema dell'esistenza di Dio Meslier mise in dubbio la coerenza della religione cristiana attraverso una critica all'attendibilit e alla verit storica dei Vangeli, contestandone le ritenute contraddizioni interne, alla Bibbia in generale, affermando la falsit delle presunte profezie dell'Antico Testamento, e alla dottrina e morale cristiane, enumerando quelli che a suo parere erano gli errori insiti in queste. Egli riteneva che la fede, in quanto "credenza cieca", fosse un principio di errori, di illusioni e di raggiri e che la divinit e l'anima fossero invenzioni umane. Meslier sostenne che la religione origina dalla paura e che i tiranni se ne servono e la sostengono per imporre il proprio potere: idealizzando la sofferenza, la povert e il dolore e condannando il piacere, la religione - in particolare quella cristiana - disarma gli uomini e li lascia alla merc dei soprusi del potere. Monarchi, nobili e sacerdoti sono parassiti che il popolo deve abbattere per riappropriarsi della terra, dato che in natura tutti gli uomini sono uguali ed a loro appartengono i beni e la terra che lavorano. Egli ritiene che tutto quanto avviene nella storia non pu n deve essere attribuito a Dio, in quanto solo la natura, eterna e gi di per s perfettamente regolata, basta a spiegare i mutamenti storici. Paul Henri Thiry d'Holbach Il barone Paul Henri Thiry d'Holbach, sotto lo pseudonimo di Jean-Baptiste Mirabaud, pubblic sotto questo falso nome il Sistema della Natura e Il Buon Senso rispettivamente nel 1770 e nel 1772. Nelle due opere nega l'esistenza dell'anima, descrivendo l'uomo come "un essere puramente fisico", e sostiene materialisticamente che materia e moto formano il mondo, il quale auto-creato, eterno e governato da un rigido determinismo fondato sulla legge della causalit. Conseguentemente a questa impostazione, la libert una pura illusione e con essa il libero arbitrio; in realt l'uomo cerca ci che ritiene utile al proprio benessere, secondo una sorte di legge fisica naturale, su di una "gravitazione dell'individuo su se stesso", fondata sul concetto di necessit. Egli ritiene che la ragione e l'esperienza dimostrino quanto afferma, arrivando a definire l'esistenza di Dio e l'immortalit dell'anima sciocche superstizioni, mantenute in vita dagli interessi del clero che sfrutta l'ignoranza del popolo. Egli convinto che assolutismo politico e oppressione clericale sono sostanzialmente solidali e debbono quindi essere combattuti insieme, affermando che Senza la Corte la Chiesa quasi non pu prosperare, lo Spirito Santo vola con un'ala sola. a corte che in ultima istanza si decide l'ortodossia. Gli eretici sono sempre coloro che non pensano come alla corte. Le divinit di quaggi regolano comunemente la sorte delle divinit di lass. Senza Costantino Ges Cristo sulla terra avrebbe fatto una assai magra figura. D'Holbach esalta l'ateismo, concepito come passo necessario verso la virt essendo che "la vera virt incompatibile con la religione": il virtuoso ateo e conosce le leggi della natura e la propria natura, sa ci che essa gli impone e pertanto pu seguirla, assecondando il proprio impulso verso la felicit. Pertanto, che non si debba condannare la ricerca del piacere e della felicit terrena, purch l'interesse singolo non contraddica l'interesse collettivo: la condotta di ognuno deve riuscire a conciliargli la benevolenza dei propri simili, necessaria alla sua stessa felicit, e pertanto dev'essere diretta all'utilit del genere umano. Feuerbach Ludwig Feuerbach ne l'"Essenza del cristianesimo" (1841) afferma che la religione, con particolare riferimento a quella cristiana, ha un contenuto positivo che consente di scoprire quale sia l'essenza dell'uomo. Infatti, secondo Feuerbach l'uomo di fronte alle difficolt della vita si affida ad un soggetto altro rispetto a lui, che idealmente slegato dai tipici limiti umani e che egli chiama dio e, quando un soggetto entra in un rapporto essenziale e necessario con un oggetto trascendente (come dio appunto), questo significa che questo oggetto la vera e propria essenza del soggetto, proiettata. Dio dunque non altro che l'oggettivazione ideale dell'essenza dell'uomo che in Dio proietta se stesso. La religione l'oggettivazione dei bisogni e delle aspirazioni dell'uomo, la proiezione di essi in un ente immaginario, che viene falsamente considerato indipendente dall'uomo e nel quale tali aspirazioni si trovano

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Problema dell'esistenza di Dio pienamente realizzate idealmente. Nella religione dunque l'uomo a fare Dio a propria immagine e somiglianza attraverso un processo psichico di assolutizzazione dell'umano. Non quindi Dio che ha creato l'uomo, ma viceversa (Non Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea l'idea di Dio afferma Feuerbach). In Dio e nei suoi attributi l'uomo pu quindi scorgere oggettivati i suoi bisogni e i suoi desideri e, dunque, ri-conoscerli. Feuerbach ne conclude che la religione la prima, ma indiretta coscienza che l'uomo ha di s. La conoscenza che l'uomo ha di Dio non altro, allora, che la conoscenza che l'uomo ha di s stesso, ma solo con la filosofia ci pu giungere a piena consapevolezza. Secondo Feuerbach la colpa del cristianesimo nei confronti del genere umano stata l'aver condotto all'ascetismo, alla fuga dal mondo, al sacrificio e alla rinuncia e in ultima analisi alla spogliazione delle qualit umane a favore di Dio. Rispetto al cristianesimo, il panteismo ha il merito di aver riconosciuto che il divino non un'entit personale, ma il mondo stesso. Lo sviluppo della religione consiste dunque in una progressiva negazione di Dio da parte dell'uomo, la quale va di pari passo con la consapevole riappropriazione della propria essenza umana. Quanto c' di vero e di essenziale nel cristianesimo deve quindi essere negato come teologia per essere conservato come antropologia. In quanto antropologia, la filosofia si assume il compito di liberare l'essenza dell'uomo e dalla sua alienazione religiosa in un ente estraneo. Secondo Feuerbach ateo non chi elimina Dio, il soggetto dei predicati religiosi, bens chi elimina i predicati con i quali Dio designato nell'esperienza religiosa, come bont o saggezza o giustizia. Anche quando si riconosciuta la non esistenza di Dio come entit separata, questi predicati infatti permangono nella loro verit, ma come possibilit e prerogative dell'essenza umana. L'inizio della filosofia non dunque Dio o l'Assoluto, come in Hegel, ma ci che finito, determinato e reale. La filosofia dell'avvenire, in quanto antropologia, riconoscendo il finito come infinito, deve partire, non da come aveva fatto Hegel, dal pensiero autosufficiente, inteso come soggetto capace di costruirsi con le sue proprie forze, bens dal vero soggetto, di cui il pensiero soltanto un predicato. Esso l'uomo in carne e ossa, mortale dotato di sensibilit e bisogni: in questo consiste l'umanesimo di Feuerbach. Occorre dunque partire da ci che d valore al pensiero stesso, ossia dall'intuizione sensibile perch veramente reale soltanto ci che sensibile. Solo attraverso i sensi un oggetto dato come immediatamente certo: il sensibile infatti non ha bisogno di dimostrazione, perch costringe subito a riconoscere la sua esistenza. In questa prospettiva, la natura non si trova pi ridotta a semplice forma estraniata dello spirito, come avveniva in Hegel, ma diventa la base reale della vita dell'uomo. Marx

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La religione il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. l'oppio dei popoli.
(Karl Marx, Critica della filosofa hegeliana del diritto pubblico)

Nell'introduzione alla Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico, articolo pubblicato sugli "Annali franco-tedeschi" nel 1844, Karl Marx, in contrasto con Ludwig Feuerbach che sosteneva che l'epoca in cui viveva segnava il tramonto della religione, precisa come nella religione coabitino un'istanza critica oltrech quella illusoria teorizzata da Feuerbach[21] . Se per Feuerbach la religione frutto della coscienza capovolta del mondo, per Marx ci dovuto al fatto che la societ stessa un mondo capovolto. La religione espressione, critica della miseria reale in cui l'uomo si trova, con la sua stessa presenza denuncia l'insopportabilit del reale per l'uomo.[22] . La religione il gemito della creatura oppressa, l'animo di un mondo senza cuore, cos come lo spirito d'una condizione di vita priva di spiritualit. Essa l'oppio dei popoli[23] , ottunde i sensi nel rapporto con la realt, un inganno che l'uomo perpetra a se stesso. Incapace di cogliere le motivazioni della propria condizione l'uomo la considera come dato di fatto (causa del peccato originale) cercando consolazione e giustificazione nei cieli religiosi. Una concreta liberazione dalla religione non si avr eliminando la religione stessa bens cambiando le condizioni e i rapporti in cui l'uomo si trova degradato e privato della sua propria essenza, ossia attraverso l'emancipazione politica

Problema dell'esistenza di Dio e umana del proletariato. Nietzsche

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Dio morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!


(Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, Frammento 125)

Friedrich Nietzsche afferma che la societ a lui contemporanea "malata", perch fondata su illusioni e convenzioni che gli individui accettano passivamente: in tal senso egli stigmatizza la sua societ, che definisce "nichilista", fondata su "menzogne" che impediscono all'uomo di rivelare la parte "dionisiaca" del suo essere e di diventare superuomo. Tra queste illusioni l'autore pone "dio": egli afferma che "dio morto" nel senso che il concetto di "dio" risulta essere divenuto non pi necessario per spiegare il mondo e per capire la propria vita, cosicch tale concetto esprime una realt non pi creduta o cercata e si rivelato per il suo carattere puramente illusorio. In tal senso, nell'annunciare la "morte di dio", egli afferma che il sistema di convinzioni su cui si basata la societ "malata" per secoli venuto meno sin dal suo concetto fondante, il concetto di dio. Egli prefigura dunque il necessario superamento di questa societ e l'arrivo del superuomo: il superuomo "dio" e "creatore" per s stesso, perch egli determina da s il proprio mondo e i suoi valori e le sue regole, essendo cosciente della intrinseca soggettivit dell'etica. Celebre la figura dell'uomo folle[24] ne La gaia scienza (1882), che gira in pieno giorno con una lanterna accesa, urlando "Cerco Dio!", attirandosi cos lo scherno dei presenti. Alla richiesta di spiegazioni l'uomo afferma che Dio morto, ovvero che nessuno crede pi veramente. Ma nell'atto stesso di compiere questa affermazione si trova di fronte allo scetticismo e all'indifferenza, quando non alla derisione. Egli stesso si definisce come il "testimone" di un omicidio compiuto dall'intera Umanit. E allora: "Vengo troppo presto" egli ammette, poich gli uomini non sono ancora pronti ad accettare questo cambiamento epocale. I valori tradizionali sono sempre pi pallidi, sempre pi estranei alla coscienza, ma i nuovi valori, quelli della gioiosa accettazione della vita e della fedelt alla terra, sono ancora al di l dell'orizzonte: "Questo enorme evento ancora per strada e sta facendo il suo cammino". L'annuncio della morte di Dio ha una straordinaria efficacia retorica e forse anche per questo non stato sempre compreso a fondo: taluni interpreti si sono limitati a leggerlo come l'ennesimo attacco al Cristianesimo e non ne hanno percepito la profondit e la complessit. Infatti Nietzsche con questa affermazione intende annunciare la fine di ogni realt trascendente, indipendentemente dal culto che predichi tale realt. Egli considera ci, come il compimento di un processo nichilistico necessario, le cui radici si ritrovano nell'atto di omissione e di oblio del dionisiaco, che ha consentito all'apollineo nel corso della secolarizzazione, di trovare modelli metafisici ragionevoli, capaci di giustificare il "senso dell'essere", ma che prima o poi, secondo l'autore tedesco, avrebbero dovuto fare i conti con la vera essenza vitale della natura umana, quale appunto, il dionisiaco, ossia ci che lega alla terra e alla vita.

Argomentazioni empiriche
Le argomentazioni empiriche si basano su dati empirici per dimostrare le proprie conclusioni. "Nella cornice del razionalismo scientifico si giunge al credo nella non-esistenza di Dio, non a causa di una certa conoscenza, ma per via di una scala decrescente di metodi. Ad un estremo, possiamo respingere con fiducia gli dei personali dei creazionisti su solide basi empiriche: la scienza basta a concludere oltre ogni ragionevole dubbio che non c' mai stata un'alluvione planetaria e che la sequenza evoluzionistica del cosmo non segue nessuna delle due versioni della Genesi. Comunque, pi ci spostiamo verso un Dio deistico e definito incoerentemente, pi il razionalismo scientifico fruga nella sua cassetta degli attrezzi e si sposta dalla scienza empirica alla filosofia logica informata dalla scienza. In ultima analisi, gli argomenti pi convincenti contro un Dio deistico sono il detto di Hume e il rasoio di Occam. Questi sono argomenti filosofici, ma costituiscono anche le fondamenta di tutta la scienza, e non possono quindi essere scartate come non-scientifici. La ragione per cui riponiamo la nostra fiducia

Problema dell'esistenza di Dio in questi due principi perch la loro applicazione nelle scienze empiriche ha portato a spettacolari successi nel corso degli ultimi tre secoli." [25] L'argomentazione delle rivelazioni inconsistenti contesta l'esistenza della divinit biblica mediorientale chiamata Dio come viene descritta nelle sacre scritture, come la Tanakh ebraica, la Bibbia cristiana o il Corano musulmano, identificando le contraddizioni tra le differenti scritture, quelle all'interno di una singola scrittura, o le contraddizioni tra le scritture e i fatti noti. La teodicea (o "problema della giustizia di Dio") in generale, e le argomentazioni logiche ed evidenziali del male in particolare, contestano l'esistenza di un dio che sia contemporaneamente onnipotente e omnibenevolo, sostenendo che un tale dio non permetterebbe l'esistenza del male o della sofferenza percepibili, le quali si pu facilmente dimostrare che esistono. Tale argomento viene anche detto argomento morale: se Dio esistesse sarebbe non-morale dal punto di vista della comprensione umana, quindi inutile come riferimento. L'argomento non verte strettamente sull'esistenza di qualsiasi divinit, perci viene sostenuto anche da teisti e altri gruppi oltre che da atei. Inoltre, essendo Dio infinito per sua stessa natura dovrebbe contenere in s il male, principio che cozza contro un dogma cattolico che dichiara che da Dio procede solo il bene senza la minima presenza di male in esso. L'argomentazione del disegno insufficiente contesta l'idea che un dio abbia creato la vita, sulla base del fatto che le forme di vita mostrano una progettazione scarsa o malevola, che pu essere spiegato facilmente usando l'evoluzione o il naturalismo. Un risultato sperimentale che mostra con evidenza che il caso a governare la sequenza delle mutazioni, quello ottenuto da un gruppo di ricercatori dell'Oregon sull'evoluzione di un recettore dei glucocorticoidi: la sequenza delle mutazioni risultata irreversibile, cosa incompatibile con l'idea di un disegno preordinato.[26] L'argomentazione della non credenza contesta l'esistenza di un dio onnipotente che vuole che gli esseri umani credano in lui, sostenendo che un tale dio farebbe un lavoro migliore per raccogliere i credenti. Questa argomentazione viene contestata dall'affermazione che Dio vuole mettere alla prova gli uomini per vedere chi ha pi fede. Ad ogni modo, questa asserzione viene respinta dalle argomentazioni relative all'onniscienza (non ha senso che Dio metta alla prova gli uomini, perch essendo onnisciente sa gi come andr a finire) o al problema del male.

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Argomentazioni deduttive
Le argomentazioni deduttive cercano di dimostrare le loro conclusioni con il metodo deduttivo a partire da premesse vere. Il paradosso dell'onnipotenza e gli altri paradossi teologici, sono una delle molte argomentazioni che sostengono che le definizioni o descrizioni di un Dio sono logicamente contraddittorie, e dimostrano cos la sua non esistenza. L'argomentazione del libero arbitrio contesta l'esistenza di un dio onnisciente dotato di libero arbitrio sostenendo che le due propriet sono contraddittorie. L'argomentazione trascendentale della non esistenza di Dio contesta l'esistenza di un creatore intelligente, dimostrando che un tale essere renderebbe dipendenti logica e morale, il che incompatibile con l'affermazione presupposizionalista che esse sono necessarie, e contraddice l'efficacia della scienza. Una linea di argomentazione pi generale basata sull'argomentazione trascendentale della non esistenza di Dio,[27] , cerca di generalizzare questa argomentazione a tutte le caratteristiche necessarie dell'universo e a tutti i concetti di dio. La controargomentazione dell'argomentazione cosmologica ("l'uovo o la gallina") dichiara che se l'universo stato creato da Dio perch doveva avere un creatore, allora Dio a sua volta avrebbe dovuto essere stato creato da un altro dio, e cos via. Questo attacca la premessa che l'universo sia la "causa seconda" (dopo Dio, che si sostiene essere la "causa prima"). Una risposta comune a questo che Dio esiste al di fuori del tempo e dell'universo [28] , e quindi non necessita di una causa. Questa concezione genera alcuni problemi logici: in primo luogo cozza contro la natura infinita di Dio, non pu esistere un "altrove" a un Dio che tutto permea e organizza; in secondo luogo, tale affermazione ricondurrebbe al rasoio di Occam facendo coincidere il caso con quello del primo

Problema dell'esistenza di Dio argomento empirico: il modello logico causale non sarebbe pi vantaggioso poich dipende da un elemento senza causa, elemento che quindi in pi rispetto al necessario. Il fatto di spiegare il mondo e l'universo come creazione di dio un rimandare la spiegazione, per il fatto che ora dall'inspiegabilit dell'universo si passa nella assai pi complessa inspiegabilit di Dio. Il non-cognitivismo teologico, come usato in letteratura, cerca solitamente di confutare il concetto di dio mostrando che esso inverificabile e senza significato. Il paradosso di Curry mostra come il concetto di causa prima, una delle forme pi generali cui si pu ricondurre l'idea di Dio, si rivela privo di significato quando si prova ad esprimerlo nel linguaggio formale della logica matematica.

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Argomentazioni induttive
Le argomentazioni induttive sostengono le loro conclusioni tramite il metodo induttivo. L'argomentazione atea-esistenzialista della non esistenza di un essere senziente perfetto, sostiene che poich l'esistenza precede l'essenza, ne consegue dal significato del termine senziente che un essere senziente non pu essere completo o perfetto. La questione viene affrontata da Jean-Paul Sartre in L'essere e il nulla. Secondo Sartre Dio sarebbe pour-soi [un essere per s; un essere cosciente] che anche en-soi [un essere in s; una cosa]: il che una contraddizione in termini. L'argomentazione viene riecheggiata nel romanzo di Salman Rushdie, Grimus: "Ci che completo anche morto." Hegel nella Fenomenogia dello Spirito sostiene che l'essere, come ogni cosa non pensata in relazione al suo contrario, come l'essere concepito come essere-per-s, cade e diventa il suo contrario, appare identico al nulla. Tale movimento di pensiero anche un movimento di essere, che trova nel divenire una sintesi superiore e successiva all'apparente identit di essere e nulla, che non un'identit statica, ma un'identit dinamica, un evento nel pensiero che si ripete nell'essere. L'argomentazione del "nessun motivo" cerca di mostrare che un essere onnipotente o perfetto non avrebbe alcuna ragione di agire in alcun modo, in particolare creando l'universo, perch non avrebbe desideri, in quanto il concetto stesso di desiderio soggettivamente umano. Siccome l'universo esiste, c' una contraddizione, e quindi, un dio onnipotente non pu esistere. Questa argomentazione viene sposata da Scott Adams nel libro God's Debris.

Argomentazioni ontologiche
Argomentazioni ontologiche sono state avanzate da vari scienziati della seconda met del XX secolo, tra i quali il biologo francese Jacques Monod, il fisico inglese Stephen Hawking e i fisici statunitensi Murray Gell-Mann e Lee Smolin. Essi affermano che l'indeterminismo del mondo sub-atomico, cio il comportamento casuale delle particelle elementari e la casualit delle mutazioni e delle ricombinazioni genetiche in biologia molecolare, rendono non pi necessaria l'esistenza di Dio. Per esempio Stephen Hawking afferma: Poich esiste la legge di gravit, l'universo pu crearsi e si crea dal nulla. La creazione spontanea il motivo per cui c' qualcosa anzich nulla, per cui l'universo esiste, per cui noi esistiamo! Non necessario invocare Dio [].[29] Scrive Jacques Monod nel 1970 chiudendo il saggio Il caso e la necessit:

la conclusione a cui necessariamente conduce la ricerca dell'autenticit. L'antica alleanza infranta; l'uomo finalmente
sa di essere solo nell'immensit indifferente dell'universo da cui emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non scritto in nessun luogo. A lui la scelta tra il Regno e le tenebre. (Jacques Monod, Il caso e la necessit, Mondadori, pp.163-164.)

Scrive Lee Smolin nel 1997:

Problema dell'esistenza di Dio

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Dunque non c mai stato un Dio, non c mai stato nessun pilota che ha fatto il mondo imponendo un ordine al caos
rimanendone poi al di fuori ad osservare e a prescrivere. E Nietzsche morto. Oggi anche lui morto. Leterno ritorno, la morte termica eterna non rappresentano pi una minaccia: non verranno mai come non verr ma il regno dei cieli. Il mondo ci sar sempre, e sar sempre diverso, pi vario, pi interessante, pi vivo, ma sar sempre il mondo nella sua complessit e incompletezza. [] Tutto lEssere nelle relazioni tra le cose reali, sensibili. Tutto ci che abbiamo come legge naturale un mondo che si costruito da s. (Lee Smolin, La vita del cosmo, Einaudi 1998, p.382.)

Sintesi riassuntiva
Le posizioni di fronte all'esistenza o all'inesistenza di Dio possono essere approssimativamente divise in due campi: teiste ed atee. All'interno del teismo si possono distinguere il monoteismo, il panteismo e il deismo. Il teismo e l'ateismo si contrappongono portando a sostegno tesi perlopi logico-dialettiche sino al XIX secolo, dal XX anche ontologiche. Entrambi i campi possono essere a loro volta divisi in due gruppi ognuno, basati sul convincimento che la propria posizione sia o meno dimostrata definitivamente dalle argomentazioni: per il teismo, esistono ragioni sufficienti per credere nell'esistenza di Dio o delle divinit; per l'ateismo non esistono ragioni sufficienti o necessarie per affermare l'esistenza di Dio; oppure, l'esistenza di Dio un impossibile dal punto di vista logico od ontologico; per l'agnosticismo non possibile avere una risposta assoluta al problema dell'esistenza di Dio.

Note
[1] Un esempio della prima posizione la teologia cristiana cattolica, che nella linea di Tommaso d'Aquino ritiene l'esistenza di Dio auto-evidente in seguito a un ragionamento fondato su argomenti "naturali", ovvero non rivelati (cfr. teologia fondamentale). Un esempio della seconda il Luteranesimo, che conta solo sulla fede nella Sacra Scrittura per giustificare la credenza in Dio; la terza opzione invece intrapresa nel pensiero di Sren Kierkegaard. [2] San Paolo, Lettera agli Ebrei, 1,1 [3] [Dio] ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, [...] irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, San Paolo, Lettera agli Ebrei, 1,2-3 [4] Va dato per conto di cristologie come il monofisismo che negano la natura umana di Ges. [5] Anselmo d'Aosta, Proslogion (= "Colloquio"), 10771078. [6] [7] [8] [9] Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae (= "Compendio di Teologia"), 1259-1269. cfr. Salmi 14,1;53,1 (http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Sal14,1;53,1& formato_rif=vp) Cfr. Severino, La filosofia dai greci al nostro tempo, vol. 1, La filosofia antica e medioevale, pag. 282, BUR, 2006. La prova ontologica di cui Kant si occup, e alla quale ricondusse le altre due, quella che egli conobbe indirettamente attraverso le argomentazioni di Christian Wolff. [10] Per una storia delle accuse mosse all'impostazione kantiana, cfr.: Brigitte Sassen, Kant's Early Critics: The Empiricist Critique of the Theoretical Philosophy Cambridge University Press, 2000; Frederick C. Beiser, The german philosophy from Kant to Fichte, Harvard University Press, 1993. [11] Prefazione alla Critica della ragion pura, edizione del 1787. [12] J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, III. [13] (Stoccarda, 1908) [14] (A. Stckl, Geschichte der neueren Philosophie, II, 82 sqq.) [15] (Stckl, loc. cit., 199 sqq.) [16] DK 84B44. [17] DK 88B22. [18] http:/ / books. google. it/ books?id=n3-cXQPI4mMC& pg=PA5& lpg=PA5& dq=lucrezio+ epicureista& source=bl& ots=wtW8LiZRzg& sig=1sU6snFxq0cvQbd4wAIOhhGYUMc& hl=it& ei=4XTlTMLJM4jMhAee9MDKDA& sa=X& oi=book_result& ct=result& resnum=5& ved=0CC8Q6AEwBDgU#v=onepage& q& f=false [19] Tito Lucreazio Caro, De rerum natura, I, Rizzoli 2000, vv. 155-158, p.85 [20] Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, V, cit., vv. 416-425, p.455-457 [21] Karl Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione, in Scritti politici giovanili, cit., p. 394. [22] Karl Marx, Introduzione, cit., pp. 394-395. [23] Karl Marx, Introduzione, cit., p. 395.

Problema dell'esistenza di Dio


[24] http:/ / www. filosofico. net/ Antologia_file/ AntologiaN/ NIETZSCHE_%20DIO%20E%20MORTO. htm [25] ucsd.edu/~eebbesen (http:/ / psy. ucsd. edu/ ~eebbesen/ Psych110/ SciRelig. htm) [26] http:/ / lescienze. espresso. repubblica. it/ articolo/ Come_l_evoluzione_impedisce_il_ritorno_al_punto_di_partenza/ 1340171 [27] materialist apologetics (http:/ / www. strongatheism. net/ atheology/ materialist. html) [28] Rich Deem, The Extradimensional Nature of God (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ xdimgod. html) [29] "Because there is a law such as gravity, the universe can and will create itself from nothing. Spontaneous creation is the reason there is something rather than nothing, why the universe exists, why we exist! It is not necessary to invoke God...". (Stephen Hawking e Leonard Mlodinow, The Grand Design, 2010).

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Bibliografia
Hans Kng, Existiert Gott?, R. Piper e Co. Verlag, Mnchen 1978, traduzione italiana: Dio esiste? Risposta al problema di Dio nell'eta' moderna a cura di Giovanni Moretto, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1979. C.D. Broad, "Arguments for the Existence of God" (http://www.ditext.com/broad/aeg.html), Journal of Theological Studies 40 (1939): 16-30; 156-67. Jeff Jordan, "Pragmatic Arguments for Belief in God" (http://plato.stanford.edu/entries/pragmatic-belief-god/ ), The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Fall 2004 Edition), Edward N. Zalta (ed.) Morris R. Cohen, "The Dark Side of Religion" (http://www.ditext.com/cohen/dsr.html), Religion Today, a Challenging Enigma, ed. Arthur L. Swift, Jr. (1933). Versione rivista in Morris Cohen, The Faith of a Liberal (1946). David Hume, (1779), Dialogues Concerning Natural Religion. Richard Popkin (ed), Indianapolis: Hackett, 1998. J.L. Mackie, The Miracle of Theism, Oxford, Eng.: Oxford Univ. Press, 1982. Kai Nielson, Ethics Without God, Londra: Pemberton Books, 1973. Graham Oppy, "Ontological Arguments" (http://plato.stanford.edu/entries/ontological-arguments/), The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Edizione autunno 2005), Edward N. Zalta (ed.) William Paley (1802), Natural Theology, Indianapolis: Bobbs-Merrill, 1963. Alvin Plantinga, Warranted Christian Belief, Oxford Univ. Press, 1993. Louis P Pojman, Philosophy of Religion: An Anthology, IV Ed., Belmont, CA: Wadsworth, 2003. ISBN 0-534-54364-2. Del Ratzsch, "Teleological Arguments for God's Existence" (http://plato.stanford.edu/entries/ teleological-arguments/), The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Edizione autunno 2005), Edward N. Zalta (ed.) Jean-Marc Rouvire, Brves mditations sur la cration du monde, L'Harmattan, Parigi (2006), ISBN 2-7475-9922-1. Richard Swinburne, The Existence of God, New York: Clarendon, 1991. Giacomo Samek Lodovici, "Lesistenza di Dio" (http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=123& id_n=4772), edizioni A.R.T., 2000 ISBN 88-7879-009-5. Raymond Smullyan, The Tao is silent, 1977. AA.VV., Apologetica cattolica (http://apologetica.altervista.org) (con licenza OTRS al rilascio in GFDL) Antony Flew, Dio esiste. Come l'ateo pi famoso del mondo ha cambiato idea, Caltanissetta, Alfa & Omega, 2010. ISBN 978-88-88747-91-0 Michael J. Behe, La scatola nera di Darwin. La sfida biochimica all'evoluzione, Caltanissetta, Alfa & Omega, 2007. ISBN 978-88-88747-70-5 William A. Dembski, Intelligent Design. Il ponte fra scienza e teologia, Caltanissetta, Alfa & Omega, 2007. ISBN 978-88-88747-72-9 Richard Dawkins, L'illusione di Dio, Mondadori, 2007, pp.400, ISBN 978-88-04-57082-0 Carlo Tamagnone, Dio non esiste, Firenze, Clinamen 2010. ISBN 978-88-8410-158-7

Problema dell'esistenza di Dio

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Voci correlate
Agnosticismo Apologetica Ateismo Deismo Filosofia della religione Noncognitivismo teologico Prova ontologica Teismo

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Collegamenti esterni
(EN) A philosophical analysis of divine existence (http://www.scribd.com/doc/29351881/ Epistemics-of-Divine-Reality/) (EN) Philosophy of Religion.Info (http://www.philosophyofreligion.info/) About the existence of God (EN) About the inexistence of God (http://www.infidels.org/library/modern/nontheism/atheism/arguments. html) (EN) StrongAtheism.net References page (http://www.strongatheism.net/library/references/) Inexistence of God Esistenza di Dio (http://apologetica.altervista.org/esitenza_di_dio.htm) Inesistenza di Dio (http://dio-non-esiste.bravehost.com) Sito che espone le dimostrazioni epistemiche dell'esistenza di Dio (http://www.dodicidimostrazioni.it/ dimostrazioniepistemiche.html)

Agnosticismo

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Agnosticismo
In via generica il termine agnostico (dal greco a-gnoskein let. non sapere) indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poich non se ne ha (o non se ne pu avere) sufficiente conoscenza. In senso stretto l'astensione sul problema della realt del divino. L'agnostico afferma cio di non sapere la risposta, oppure afferma che non umanamente conoscibile una risposta e che per questo non pu esprimersi in modo certo sul problema esposto. Nello specifico questa posizione solitamente assunta rispetto al problema della conoscenza di Dio. In forme del tutto secondarie e in disuso pu anche riguardare l'etica, la politica o la societ. Si vuole distinguere, riguardo ai noncredenti in alcuna religione, tra ateismo e agnosticismo. La differenza sta nel fatto che, mentre l'agnostico afferma semplicemente l'impossibilit di conoscere la verit sull'esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, l'ateo non crede nell'esistenza di alcun Dio o qualsiasi altro tipo di entit o forza superiore.

Thomas Henry Huxley, che per primo coni il termine agnosticismo

In pratica la posizione "agnostica" deriva dallo scetticismo, che praticava una simile ma pi radicale sospensione del giudizio nell'epistemologia, ritenendo tutta la conoscenza umana sempre dubitabile e perfettibile. Gli agnostici non sono necessariamente indifferenti al problema della fede e all'attivit spirituale o religiosa. Molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia. Di converso, alcuni agnostici, pur essendo fondamentalmente scettici circa l'esistenza di una entit superiore, ritengono in via razionale che, cos come l'esistenza di questa non si pu dimostrare, non si possa neppure negare. Il termine fu usato la prima volta nel 1869 dal naturalista britannico Thomas Henry Huxley, per descrivere la sua posizione rispetto alla credenza in Dio; il termine deriva come contrapposizione alle antiche dottrine cristiane gnostiche, che affermano che la conoscenza della realt ultima (gnosi) interiore a ogni uomo. Posizioni agnostiche sono rinvenibili, nella cultura occidentale, sin dall'antichit, ma furono spesso oggetto di attacchi violenti. Diogene Laerzio riferisce che Protagora fu bandito dagli ateniesi ed i suoi libri pubblicamente bruciati dopo che egli scrisse:

Intorno agli di non ho alcuna possibilit di sapere n che sono n che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sapere, sia l'oscurit dell'argomento sia la brevit della vita umana.
(citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, libro IX, cap. VIII)

La posizione agnostica diviene permanente in vari filosofi post-kantiani. Come dimostr Immanuel Kant, infatti, la ragione che pretende di parlare dell'incondizionato cade in contraddizione, tanto per dimostrarne l'esistenza quanto per negarla.

Agnosticismo

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Voci correlate
Agnosticismo forte Gnosticismo Razionalismo Deismo Materialismo Ateismo Ignosticismo Problema dell'esistenza di Dio Noncognitivismo teologico Movimento Bright Scetticismo Teismo UAAR Associazione liberi pensatori Religione Thomas Huxley

Raymond Smullyan

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Collegamenti esterni
Gaspare Mura, voce Agnosticismo del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede [1] il dubbio [2], brano di Luciano De Crescenzo sull'agnosticismo Associazione Civilt Laica [3] Sito ufficiale Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti [4] Sito ufficiale

Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / www. disf. org/ Voci/ 1. asp http:/ / www. theolabam. it/ il_dubbio. htm http:/ / www. civiltalaica. it/ web/ http:/ / www. UAAR. it

Agnosticismo forte

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Agnosticismo forte
L'agnosticismo forte o agnosticismo positivo la posizione filosofica secondo cui per gli esseri umani l'esistenza o inesistenza di divinit inconoscibile. una visione pi ampia dell'agnosticismo debole, che sostiene che l'esistenza o inesistenza di divinit sia sconosciuta, ma non inconoscibile. L'agnosticismo forte viene di solito giustificato sul piano epistemologico sostenendo che l'uomo possa conoscere (empiricamente) soltanto il mondo naturale e quindi non pu conoscere niente che esista al di fuori di esso, incluse le divinit. Una critica verso questa giustificazione che essa sarebbe valida solo per gli esseri soprannaturali, ma per sostenere una tale visione bisognerebbe avere qualche minima conoscenza della natura delle divinit, per cui l'agnosticismo forte cadrebbe in contraddizione. La comune replica di parte agnostica a tale obiezione che il proprio punto di vista invece valido, poich se la natura (intesa come universo fisico) pu essere spiegata in principio nella sua totalit dalle scienze naturali, allora possibile dedurre logicamente, senza appellarsi ad una diretta conoscenza della natura delle divinit, che la caratteristica fondamentale di ogni divinit proprio il suo essere soprannaturale. Dal momento che l'agnosticismo forte riguarda la conoscenza, ma non necessariamente la fede (ma questo dipende da come si definiscono "conoscenza" e "fede"), esso pu essere conciliato con il teismo (ad esempio nel fideismo) o con l'ateismo debole. Al contrario non pu essere conciliato con l'ateismo forte, poich l'affermazione di quest'ultimo secondo cui Dio non esiste ignora il problema secondo cui Dio potrebbe esistere ma essere inconoscibile.

Voci correlate
Agnosticismo Ignosticismo Ateismo Noncognitivismo teologico

Collegamenti esterni
(EN) Strong Agnosticism vs. Weak Agnosticism [1] (EN) The Freethought Zone - Definitions [2] (EN) What Type Of Agnostic Are You [3]

Note
[1] http:/ / atheism. about. com/ od/ aboutagnosticism/ a/ strong_weak. htm [2] http:/ / members. tripod. com/ drprometheus/ reason/ definitions. html [3] http:/ / www. agnosticforums. com/ what-agnostic/ 646-what-kind-agnostic-you. html

Ignosticismo

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Ignosticismo
L'ignosticismo una posizione concettuale secondo cui la questione dell'esistenza di Dio non ha significato, poich non ha conseguenze verificabili o controllabili. Il termine venne coniato dal rabbino Sherwin Wine, fondatore dell'Ebraismo laico umanista; spesso considerato un sinonimo del noncognitivismo teologico. Nella Guida all'Ebraismo umanista pubblicata dall'omonima societ, l'ignosticismo definito "la scoperta che la questione dell'esistenza di Dio priva di significato perch non ha conseguenze verificabili".[1] Questo uso del termine "verificabile" riconducibile al positivismo logico ed indica che la parola "Dio" senza significato perch il teismo incoerente. Questa definizione non implica che l'idea di Dio sia emotivamente o esteticamente insignificante; l'idea di Dio come essere a non avere senso. Per molti aspetti l'ignosticismo pu essere considerato una forma di agnosticismo (per questo viene definito anche agnosticismo indifferente); ma mentre la posizione di un agnostico "non so se Dio esista o meno", per l'ignostico questa affermazione diventa "non so a cosa tu ti riferisca quando parli di Dio". Il termine ignosticismo indica infatti l'ignoranza riguardante l'affermazione dell'esistenza di Dio. Finch quest'ignoranza non chiarita, l'ignostico giustificato nell'ignorare gli argomenti a favore o contro. Cos, quando viene pronunciata la parola "Dio", l'ignostico pu ricorrere ad una definizione infantile o teologica di un dio. Un concetto infantile ha in genere un significato semplice e coerente, basato su una concezione antropomorfa di Dio: un uomo grande e potente, collocato in cielo, responsabile del tempo atmosferico e questioni assimilabili. Questa concezione antropomorfa del divino stata rifiutata da Spinoza come da Feuerbach nell'Essenza della cristianit (1841). Il concetto teologico pi complesso ed astratto; coinvolge concetti come causa prima e motore non mosso, e attributi come onnipotente, onnisciente e omnibenevolente. Per gli ignostici questi concetti astratti, presi singolarmente o in combinazione, non possono essere definiti falsi; piuttosto generano paradossi teologici e sono confusi, in contraddizione, privi di significato linguistico (come teorizz Ludwig Wittgenstein) o forse "poetici". Perci non si pu interpretare senza significato l'esistenza o inesistenza di Dio. Un ignostico, comunque, aspetta di avere una definizione coerente di Dio (o di qualsiasi altro concetto metafisico) prima di partecipare ad una discussione con argomenti a favore o contro.

Precedenti storici
Il filosofo francese Denis Diderot, quando accusato di essere ateo, replic che semplicemente non era interessato all'esistenza o inesistenza di Dio. In risposta a Voltaire scrisse che " molto importante non confondere la cicuta col prezzemolo, ma credere o non credere in Dio non affatto importante". Successivamente Karl Marx "conged" Dio perch irrilevante. Marx sosteneva che, non avendo alcun significato, sia credere in Dio che nella negazione di Dio fosse una perdita di tempo. Entrambi questi pensatori furono importanti per l'evoluzione storica dello scetticismo riguardante il concetto di Dio;[2] ma non esistono prove della loro influenza diretta sul pensiero di Wine o dell'ignosticismo contemporaneo. Partendo da questa tradizione George Jacob Holyoake, il pensatore Inglese seguace di Owen che coni il termine secolarismo, sostenne che i secolaristi dovrebbero evitare qualunque coinvolgimento nelle questioni religiose, in quanto totalmente irrilevanti, distinguendosi in questo dai liberi pensatori.

Ignosticismo

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Note
[1] (EN) Definizione della Guida all'Ebraismo Umanista (http:/ / home. teleport. com/ ~hellman/ archive/ whoisgod. shj) [2] Karen Armstrong, A History of God

Voci correlate
Epistemologia Positivismo logico Razionalismo Scetticismo Noncognitivismo teologico Agnosticismo Ateismo Teismo Deismo

Collegamenti esterni
(EN) Atheism, Agnosticism, Noncognitivism (1998) (http://www.infidels.org/library/modern/ theodore_drange/definition.html) by Theodore M. Drange (EN) The Argument from Non-Cognitivism (http://www.strongatheism.net/library/atheology/ argument_from_noncognitivism/), by James Lazarus, is a discussion of Smith-style noncognitivism. (EN) Theological Noncognitivism Examined (http://www.sewanee.edu/philosophy/Journal/Archives/2002/ Conifer.htm), by Steven J. Conifer, is an examination of theological noncognitivism from a skeptical perspective.

Noncognitivismo teologico
Il noncognitivismo teologico la posizione filosofica di chi sostiene che, in generale, alcuni termini in uso nei discorsi religiosi, nelle dottrine teologiche e nella mistica, quale tipicamente la parola "dio", siano privi in parte o del tutto di significato comprensibile e razionale al di fuori di un contesto mitologico. Proposizioni come "dio esiste" o "dio buono" costituirebbero proposizioni grammaticalmente corrette e possibili ma non logiche. Si tratterebbe cio di proposizioni logicamente indecidibili, pertanto non avrebbe senso l'attribuzione ad esse di alcun valore di verit (vero/falso). Le espressioni che facciano uso di tali termini privi di significato sarebbero "incomprensibili", "impensabili", "paradossali", possibilmente dei "giochi linguistici" oppure espressioni poetiche, figure retoriche (metafore, allegorie, etc.). Alla domanda "dio esiste?" o " credi in dio?" il noncognitivista tipicamente risponde chiedendo all'interlocutore una definizione sensata della parola "dio" e rifiuta il confronto in mancanza di essa. Il noncognitivismo teologico quindi di per s una posizione alternativa tanto a teismo e gnosticismo quanto ad ateismo ed agnosticismo. Il noncognitivismo teologico oggettivo o forte quando nega del tutto che una determinata definizione del termine "dio" abbia alcun senso, per cui nega che alcuna reale idea si formi nella mente stessa di chi si professa teista. soggettivo o debole quando non esclude che qualche significato si formi nella mente del teista, pur dichiarando di non averlo individuato, richiedendo quindi una nuova definizione che meglio ne chiarifichi il contenuto concettuale. L'etimologia del termine cognitivismo deriva dal latino cognoscere, e questo dalla radice greca gnsis () la quale indica la conoscenza, la comprensione intuitiva, non mediata dall'esperienza ma ottenuta per introspezione, per meditazione interiore. In generale, il noncognitivista non nega affatto che esistano intuizioni intellettuali universali che non possono essere facilmente definite in maniera formale: i concetti di realt, spazio, punto, linea, numero, tempo, legge di causa-effetto sono classici esempi di concetti difficilmente definibili verbalmente ma la cui intuizione intellettuale universale (vedi voce Concetti primitivi). Il noncognitivista riguardo alla questione teista trova invece il concetto di "dio" vuoto, l'intuizione intellettuale di questo concetto assente, essendo il termine stesso appartenente ad un campo

Noncognitivismo teologico semantico legato alla mitologia, allimmaginazione e/o a credenze superstiziose. Bench lespressione noncognitivismo teologico sia molto specifica, con essa si intende spesso indicare anche la pi generale posizione del noncognitivismo religioso, secondo cui una vasta gamma di concetti legati ad una o pi confessioni religiose sarebbe priva di significato razionale. Questa apparente anomalia dovuta principalmente a ragioni storiche, essendosi il dibattito sulle religioni concentrato quasi univocamente sullesistenza di divinit. Il noncognitivismo teologico da alcuni considerato una forma di ateismo forte o un possibile sinonimo di ignosticismo. spesso associato alle posizioni del positivismo logico, del razionalismo, dello scetticismo metodologico, del dubbio metodologico, del pensiero critico. Il noncognitivismo teologico non va confuso con il noncognitivismo etico che invece la posizione filosofica etico-giuridica di chi sostiene che termini come "bene", "male", "giusto", "moralit" siano privi in parte o del tutto di significato al di fuori di un contesto puramente soggettivo, al di fuori di un discorso puramente arbitrario, e che pertanto le proposizioni che facciano uso di tali termini siano formalmente indecidibili. Il noncognitivista riguardo alla questione etica considerer alla stessa stregua, dal punto di vista del contenuto veritativo, proposizioni come uccidere un innocente moralmente sbagliato e il cioccolato molto buono, indicando entrambe delle preferenze individuali puramente soggettive la cui validit non possa quindi essere resa universale.

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Esempi di definizioni di "dio" prive di significato o incomplete


Le proposizioni "dio ci che " o "dio colui che ", per chi sostiene il noncognitivismo teologico, sono esempi tipici di definizioni di "dio" assolutamente prive di significato (perlomeno in quanto circolari, autoreferenziali). Le proposizioni "dio l'assoluto" e "dio l'uno" richiedono definizioni comprensibili dei sostantivi assoluto e uno. La proposizione "dio l'essere supremo, personale, santo, trascendente, perfetto, infinito, immateriale, immutabile, onnisciente, onnipotente, creatore di ogni cosa" (vedi anche la voce Attributi di Dio) un altro esempio di definizione assolutamente priva di significato, in quanto basata esclusivamente su attributi "negativi" o "relazionali", attributi perdipi che fanno sorgere il dubbio di essere reciprocamente incompatibili o, a loro volta, del tutto privi di significato essi stessi (vedi la voce Ateismo forte). Tale definizione ha quindi la stessa valenza di un indovinello senza soluzione: "dio non un orologio svizzero e non gioca a dadi, urla silenziosamente ed assomiglia ad un applauso senza mani". Anche la definizione negativa dovuta ad Agostino di Ippona, riassumibile nella formula latina si comprehendis non est deus[1] , del tutto priva di significato: Cosa potremo dunque dire di dio? Poich se tu dichiari di poterne dare una definizione, quella non sarebbe la definizione di dio. Se tu dichiari di aver capito cosa dio sia, ci significa che tu hai capito qualcosa di diverso e che non dio. Se tu dichiari di averlo capito con il pensiero, ci significa che con tale pensiero hai voluto ingannarti. Ci, quindi, non dio, se dichiari di averlo capito. E se lo , allora non puoi averlo davvero capito. Perch dunque vuoi parlare di ci che non hai potuto comprendere?. Tale definizione esclude a priori la comprensibilit del concetto (vedi la voce apofatismo), eppure l'autore usa tale concetto come se invece lo comprendesse: il noncognitivista considera tale posizione come apertamente incompatibile con il principio di razionalit, oppure come un gioco linguistico oppure come un discorso poetico. Pi in generale, le definizioni che si ottengono dalla teologia negativa (vedi, ad esempio, Plotino), in cui il termine "dio" viene definito per ci che non , sono per ci stesso assolutamente prive di significato. Lo stesso possibile dire delle definizioni basate sul metodo tipico della mistica induista dell'Advaita Vednta, detto "neti, neti", ovvero "tu non sei questo, tu non sei quello". Manca la definizione positiva, esprimibile in termini razionali, comunicabili. La definizione "dio il motore immobile dell'universo" equivoca, possibilmente priva di significato oppure incompleta. Infatti il motore immobile dell'universo pu essere inteso come un complesso di leggi fisiche che ordina l'universo - e tale interpretazione perfettamente logica e comprensibile. Ma dalla stessa espressione possono essere estratte numerose altre interpretazioni. Si tratta di un'espressione poetica in quanto evoca significati senza per

Noncognitivismo teologico manifestarli chiaramente e delinearli nettamente. La definizione "dio la realt ultima" incompleta ed equivoca in quanto suggerisce che la parola "dio" sia sinonimo della parola "universo" ma allo stesso tempo evoca anche significati meno chiari: come interpretare, infatti, l'aggettivo "ultimo" attribuito alla realt? La definizione "dio l'architetto dell'universo" anch'essa equivoca o paradossale in quanto non dichiara cosa esattamente sia l'architetto dell'universo. bene ricordare che, date quattro differenti definizioni di dio, possibile essere allo stesso tempo, ad esempio, noncognitivista riguardo alla prima, ateo riguardo alla seconda, agnostico riguardo alla terza e teista riguardo alla quarta. La definizione "dio una sfera di raggio infinito e il cui centro ovunque" indurrebbe ad esempio molti a considerarsi noncognitivisti. La definizione "dio il fratello maggiore di Babbo Natale, cugino di secondo grado della Befana" indurrebbe molti a considerarsi apertamente atei, in quanto noto con ragionevole certezza e largamente accettato che Babbo Natale e la Befana siano personaggi di fantasia. La definizione "dio un essere molto raro che vive non si sa bene dove e la cui specie non stata ancora scoperta" indurrebbe probabilmente molti a sospendere il giudizio e a dichiararsi agnostici. La definizione "dio tutto ci che esiste" indurrebbe invece molti a considerarsi teisti, in quanto tutto ci che esiste la realt stessa, e pochi sarebbero disposti a negarne l'esistenza o anche solo a dubitarne. Cos pure le definizioni "dio amore", "dio energia", "dio gioia", "dio armonia" e simili. Ci vero se il proponente accetta che tali proposizioni conservino lo stesso significato se formulate all'opposto, e cio: "tutto ci che esiste dio", "l'amore dio", "l'energia dio", "la gioia dio", "l'armonia dio".

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Note
[1] Agostino di Ippona, Sermo 52, 16: PL 38, 360.

Bibliografia
Charles Bradlaugh (http://www.infidels.org/library/historical/charles_bradlaugh/), A Plea for Atheism (http:/ /www.infidels.org/library/historical/charles_bradlaugh/plea_for_atheism.html), pubblicato per la prima volta nel 1864 e ristampato in Charles Bradlaugh, Champion of Liberty, London, 1933. Rudolf Carnap, The Elimination of Metaphysics Through Logical Analysis of Language, pubblicato per la prima volta in tedesco in Erkenntnis, vol. 2 (1932). A. J. Ayer, Language, Truth and Logic, Dover, 1946. Michael Martin, Atheism: A Philosophical Justification, Philadelphia: Temple UP, 1992. ISBN 0-87722-943-0. George H. Smith, Atheism: The Case Against God, 1st ed. Amherst: Prometheus Books, 1980. ISBN 0-87975-124-X Theodore M. Drange, Atheism, Agnosticism, Noncognitivism (1998) (http://www.infidels.org/library/modern/ theodore_drange/definition.html), spiegazione esauriente e sistematica delle differenze tra noncognitivismo teologico, ateismo, agnosticismo, teismo e non-teismo. James Lazarus, The Argument from Non-Cognitivism (http://www.strongatheism.net/library/atheology/ argument_from_noncognitivism/), relativamente al noncognitivismo teologico secondo George H. Smith. Steven J. Conifer, Theological Noncognitivism Examined (http://www.sewanee.edu/philosophy/Journal/ Archives/2002/Conifer.htm), disamina del noncognitivismo teologico da una prospettiva scettica. Noam Chomsky, Syntactic Structures, The Hague/Paris: Mouton, p. 15, 1957.

Noncognitivismo teologico

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Voci correlate
Teismo Esistenza di Dio Apofatismo Teologia negativa Ignosticismo Ateismo Ateismo forte Ateismo agnostico Agnosticismo Positivismo logico Scetticismo metodologico Pensiero critico Decidibilit Autoreferenzialit Paradossi teologici Dubbio metodologico Sospensione del giudizio Razionalismo

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Collegamenti esterni
A Plea for Atheism (http://www.infidels.org/library/historical/charles_bradlaugh/plea_for_atheism.html) di Charles Bradlaugh (http://www.infidels.org/library/historical/charles_bradlaugh/). Atheism, Agnosticism, Noncognitivism (1998) (http://www.infidels.org/library/modern/theodore_drange/ definition.html) di Theodore M. Drange, spiegazione esauriente e sistematica delle differenze tra noncognitivismo teologico, ateismo, agnosticismo, teismo e non-teismo. On Defending Atheism (2005) (http://www.infidels.org/library/modern/theodore_drange/defending.html) di Theodore M. Drange. Positive Atheism and The Meaninglessness of Theism (http://www.infidels.org/library/modern/ michael_martin/meaningless.html) di Michael Martin. Atheism: A Philosophical Justification (http://www.infidels.org/infidels/products/books/atheism. html#justify) di Michael Martin. Atheism: the Case Against God (http://www.infidels.org/infidels/products/books/atheism.html#against), di George H. Smith. The Argument from Non-Cognitivism (http://www.strongatheism.net/library/atheology/ argument_from_noncognitivism/), di James Lazarus, relativamente al noncognitivismo teologico secondo George H. Smith. Theological Noncognitivism Examined (http://www.sewanee.edu/philosophy/Journal/Archives/2002/ Conifer.htm), di Steven J. Conifer, disamina del noncognitivismo teologico da una prospettiva scettica. Conifer's Refutation of Noncognitivism Examined (http://www.strongatheism.net/library/atheology/ conifers_refutation_of_noncognitivism/) di Francois Tremblay. What is theological noncognitivism? (http://www.asktheatheists.com/questions/ 331-what-is-theological-noncognitivism) dal sito AskTheAtheists.com. An Argument For Theological Noncognitivism (http://specterofreason.blogspot.com/2009/01/ argument-for-theological-noncognitivism.html), dal blog Specter of Reason, di Jason Streitfeld. Clarifying Theological Noncognitivism (http://specterofreason.blogspot.com/2009/02/ clarifying-theological-noncognitivism.html), dal blog Specter of Reason, di Jason Streitfeld.

Apofatismo

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Apofatismo
L'apofatismo (dal greco che significa letteralmente lontano dal dire, non dire) un metodo teologico secondo il quale Dio del tutto inconoscibile attraverso la razionalit, perch trascende la realt fisica e le capacit cognitive umane. In quest'ottica, l'approccio pi adeguato a Dio quello che prevede il silenzio, la contemplazione e l'adorazione del mistero, e prescinde cio da qualsivoglia processo di speculazione o indagine razionale dell'essere divino. Questa teoria l'esatto contrario del catafatismo della teologia affermativa, la quale prevede la conoscibilit di Dio attraverso l'uso della ragione e dell'intelletto. La teologia negativa, tuttavia, che si serve di un tale metodo apofatico, ammette in parte la possibilit di un esercizio discorsivo e razionale per avvicinarsi a Dio, non dicendo cosa Egli , ma dicendo cosa Egli non . Essa culmina comunque nel silenzio.

Voci correlate
Teologia negativa Teologia affermativa

Collegamenti esterni
Apofatico [1] in Treccani.it

Note
[1] http:/ / www. treccani. it/ Portale/ elements/ categoriesItems. jsp?pathFile=/ sites/ default/ BancaDati/ Vocabolario_online/ A/ VIT_III_A_007206. xml

Teologia negativa

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Teologia negativa
La teologia negativa un tipo di riflessione religiosa e filosofica che si propone di indagare Dio secondo una prospettiva puramente logico-formale, prescindendo totalmente da contenuti sostanziali. Dio viene studiato cio come il limite estremo su cui il pensiero logico si attesta e oltre il quale non pu andare, dovendo da l in poi cedere il passo alla fede e a un sapere rivelato. Secondo l'argomento ontologico utilizzato da vari filosofi,[1] infatti, la logica riuscirebbe al massimo ad affermare che Dio non pu non essere; per il resto, non ci pu dire cosa Dio, ma ci dice cosa Egli non . Il metodo negativo, altrimenti noto come via negationis,[2] consiste in definitiva nello studiare e nel definire una realt a partire unicamente dal suo contrario. Di qui la valorizzazione del limite, dell'errore che pur opponendosi alla verit, permette in qualche modo di circoscriverla. La ragione umana mira cos ad avvicinarsi all'Assoluto proprio grazie alla consapevolezza di essere fallibile e limitata. Diventare coscienti di un limite, infatti, gi un modo di trascenderlo e di superarlo.

Le origini nel pensiero greco


La prima formulazione di una teologia negativa si ebbe con Plotino (205 270 d.C.),[3] il quale afferm che di Dio possiamo dire soltanto quello che Egli non , ma non diciamo quello che . Diciamo di Lui partendo dalle cose che sono dopo di lui.[4]

Precursori
La teologia negativa di Plotino tuttavia partiva gi, oltre che dagli scritti di Filone di Alessandria (13 a.C. 45 d.C.) sull'ineffabilit di Dio, anche dalle considerazioni di Parmenide (V secolo a.C.) e della scuola eleatica a proposito dell'essere,[5] basate su un pensiero logico-formale di tipo negativo: gli eleati infatti erano stati i primi a utilizzare la tecnica della dimostrazione per assurdo, con cui affermavano che l'essere e non pu non essere perch il contrario conduce a una contraddizione. Giungevano cio a dimostrare la verit dell'essere non tramite un procedimento diretto ma per via indiretta, secondo la prospettiva puramente formale della logica di non-contraddizione. L'essere risultava cos per Parmenide totalmente privo di contenuti sostanziali, cio di predicati che in qualche modo lo oggettivassero e ne dessero una definizione positiva: l'uso della semplice copula senza l'aggiunta di un predicato nominale per cui non diceva cosa l'essere , ma solo che l'essere , e basta evidenzia il carattere indefinito dell'essere, non oggettivabile n quantificabile. Questa concezione secondo cui possibile giungere alla verit solo per via indiretta e negativa era peraltro comune a tutto il pensiero greco antico: la stessa etimologia del termine greco , alethia, cio verit, come ha messo in luce Heidegger,[6] significa "non nascondimento", in quanto composta da alfa privativo (-) pi , lthos, che vuol dire propriamente eliminazione dell'oscuramento, ovvero disvelamento. La verit era dunque intesa non come un oggetto o una realt di fatto, ma come un atto o un movimento di confutazione dell'errore: non un pensiero statico e definito una volta per tutte, ma essenzialmente attivit e opera di maieutica; non riconoscimento del vero, attuabile solo parzialmente, ma al contrario riconoscimento del falso, e quindi capacit di saperlo evitare. La stessa filosofia di Socrate, per esempio, nasceva essenzialmente come pensiero critico, come tentativo di indagare non tanto la verit, quanto le false certezze dei suoi interlocutori, e in genere di tutti coloro che si ritenevano sapienti, tramite una dialettica negativa volta ad eliminare gli ostacoli al conseguimento dell'autentica saggezza.[7] Per Eraclito, da un altro punto di vista, la trama segreta del logos si svelava solo tramite l'interazione di due realt contrapposte. La verit era insomma per gli antichi Greci non riconoscibile di per s, ma in qualche modo nascosta,[8] perch ad essa partecipa il soggetto: la stessa cosa pensare ed essere diceva Parmenide.[9] L'essere, la verit, era per i Greci essenzialmente attivit di pensiero, un atto del soggetto che in quanto tale non pu razionalizzarsi e oggettivarsi totalmente, pena lo sdoppiamento dell'unit pensante originaria in soggetto conoscente e oggetto conosciuto.

Teologia negativa

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Plotino e il metodo dialettico


Riprendendo queste considerazioni, e servendosi non solo del metodo deduttivo elaborato da Parmenide ma anche di quello dialettico di Platone e razionale di Aristotele, Plotino ricostruisce per via negativa il processo logico che porta ad ammettere l'Uno al di sopra della pensabilit degli oggetti finiti. Il disperdersi dell'Anima nel mondo presuppone un'unit da cui essa procede, cio il (Nos) o Intelletto, il quale a sua volta non pu essere pensato senza ammettere un Uno al di l di esso. il modo intuitivo di pensarsi e costituirsi dell'Intelletto che ci fa capire la necessit dell'Uno assoluto. L'Uno va ammesso non perch sia possibile dimostrarne direttamente l'esistenza (poich in tal caso verrebbe ridotto a un semplice dato oggettivo), ma in quanto condizione della stessa attivit logica e raziocinante che permette di pensare gli oggetti finiti e riconoscerli per quello che sono, cio errore, sviamento. Secondo Plotino infatti il pensiero pensato, cio posto in maniera Plotino quantificabile e finita, un'illusione e un inganno, dovuto a una mentalit materialista. Nel pensare qualcosa, anche una qualunque realt sensibile, questa non si pone come un semplice oggetto, ma in realt soggetto che si rende presente al pensiero; la caratteristica principale del pensiero, cio, quella di possedere la mente, non di essere posseduto, e comporta dunque la perdita della coscienza che viene rapita dal suo stesso oggetto. Compito della filosofia riconoscere l'errore insito nel senso comune, e riportare l'uomo lungo un percorso di ascesi a identificarsi con l'attivit suprema e inconscia del pensiero, nella quale presente tutta la realt, eliminando il superfluo con la catarsi dalle passioni.[10] L'Uno non un oggetto, ma un soggetto di pensiero, superiore allo stesso essere, e anzi non descrivibile a rigore neppure come soggetto, n come pensiero di s, perch ogni riflessivit ancora un raddoppio; esso non n coscienza, n volont, n amore, n atto morale. Per questo ci appare come un nulla, come negativit totale. Ma, dice Plotino, si tratta di un nulla gnoseologico, non ontologico: un nulla che vuol dire potenziamento, non diminuzione; pienezza traboccante, non un semplice vuoto.[11] Ad esso tuttavia la nostra coscienza vi giunge per decremento, anzich per innalzamento: per superare se stessi infatti occorre secondo Plotino sprofondare in se stessi. Il limite che la nostra coscienza incontra nel superarsi e nell'elevarsi a Dio lo si travalica solo accettandolo e misurandosi con esso. Plotino ricorre in proposito al paragone della luce, la quale non un oggetto, ma si mostra solo in quanto rende visibili gli oggetti: come essa risulta visibile dal contrasto con l'ombra, cos l'Uno intuibile solo tramite il contrasto dialettico col molteplice. Ritorna cos il metodo dialettico, gi usato da Platone, come fondamento della teologia negativa: la polarit del mondo infatti, costituita da due estremit opposte, che permette di stabilire un rapporto dialettico tra di esse, essendo l'una il negativo dell'altra. Il mondo sensibile e fenomenico, ad esempio, pur antitetico a quello intelligibile, visto come suo "nunzio", e la materia, nella quale risiede la possibilit del male, non condannata da Plotino come negativit assoluta. proprio tramite lo sviamento e l'errore infatti che possibile delimitare (inteso etimologicamente come de-limitare, cio tracciamento del limite) la verit.

L'estasi al culmine
Elimina ogni realt l'imperativo che riassume l'insegnamento di Plotino.[12] L'Uno, la fonte del pensiero, infatti anche il limite del pensiero, il punto in cui questo si annichila: in tal modo Plotino va oltre la stessa identit parmenidea di essere e pensiero,[13] perch questa ancora un'alterit, bench coincidente, di due termini, dove l'uno anche il negativo del secondo. Il pensiero filosofico pertanto, nel ricercare la Realt ultima da cui ha origine, deve riconoscere di non coincidere con essa, ma di esserne solo un'emanazione, e deve quindi cancellarsi negando se stesso fino a quando si trovi in estasi, al di fuori di s.[14] L'estasi, che l'identificazione dell'anima individuale con

Teologia negativa Dio, dunque il culmine della teologia negativa, un'esperienza ineffabile e indescrivibile, essendo appunto ormai naufragata ogni forma di discorsivit del pensiero. Con Plotino la teologia negativa riceve la sua piena formulazione, la quale verr poi ripresa da Proclo (412 487), e portata al massimo grado da Damascio (480 - 550), dando quindi avvio a una lunga tradizione neoplatonica, secondo cui gli oggetti non sono semplici entit materiali bens soggetti di pensiero, e che alimenter la concezione rinascimentale di un vitalismo universale di tutto il creato. Molti studiosi hanno visto in Plotino un mistico, dato che il suo percorso di ascesi culmina nel silenzio e nell'estasi contemplativa; ora c' senz'altro una mistica sullo sfondo, tuttavia il procedimento negativo da lui usato per arrivare al di l del pensiero un'argomentazione tecnica e perfettamente razionale.

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Raffronto con le filosofie orientali


La via negativa di Parmenide e Plotino a ben guardare sostanzialmente identica a quella utilizzata dalle religioni asiatiche come il buddhismo e il Tao cinese, dove pure prevale un accostamento assolutamente apofatico alla divinit. In maniera simile al paragone neoplatonico della luce, i mistici orientali usano paragonare il metodo dell'ascesi alla visione dell'occhio, il quale non pu vedere se stesso, ma nel vedere ci che al di fuori di lui pu prendere coscienza di s. Il buddismo presenta un'accentuazione del carattere illusorio della realt fenomenica e materiale (velo di Maya), mentre non parla neppure di un Dio, essendo questo svuotato di qualsiasi significato al punto da identificarlo con il nulla. Anche qui tuttavia non si tratta certo del nulla dei fenomeni illusori della maya, ma di un nulla causato dalla perdita totale della coscienza e dell'io individuale che si smarrisce nel Nirvana. Anche nel Taoismo non c' propriamente un Dio, ma un puro pensare impersonale, un'attivit pensante e un'energia originaria nella quale si risolve e si annulla il dualismo cosmico (yin e yang) che permea di s ogni realt.

La teologia cristiana
I primi pensatori cristiani, specialmente Agostino (354 430), Pseudo-Dionigi l'Areopagita (V secolo d.C.), e Giovanni Scoto Eriugena (810 880), ripresero il metodo negativo della teologia neoplatonica adattandolo alla concezione cristiana. Gi nella Bibbia Dio veniva chiamato col tetragramma biblico YHWH, cio semplicemente Colui che ,[15] a indicare l'ineffabilit del suo nome. In questa terminologia dell'antico Testamento i teologi cristiani vedevano espressa la natura apofatica di Dio Padre, che pu rivelarsi solo tramite il Figlio Ges.

L'et della patristica


Agostino in particolare, considerato il padre della tradizione negativa cristiana facente capo al neoplatonismo, per sottolineare come Dio non possa essere compreso razionalmente utilizzava la locuzione Melius scitur Deus nesciendo, cio Dio si conosce meglio nell'ignoranza; affermava quindi che Si comprehendis non est Deus,[16] se lo comprendi allora non Dio, a evidenziare come Dio sia il totalmente Sant'Agostino d'Ippona Altro (aliud, aliud valde)[17] rispetto alla coscienza umana.[18] E d'altro lato metteva in risalto come Dio, proprio perch non oggetto ma Soggetto, sia presente nell'interiorit del nostro io pi di noi stessi, e rappresenti per il nostro pensiero sia la

Teologia negativa condizione del suo costituirsi che la meta naturale (il nostro cuore non ha pace finch non riposi in Te; gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e non pensano a se stessi).[19] Secondo Agostino inoltre, il dubbio un momento essenziale e indicativo del disvelarsi della verit, perch nel dubbio la ragione prende coscienza di ci che Dio non . E non si pu avere coscienza del negativo senza avere gi inconsciamente trovato il positivo. L'eredit di Agostino fu raccolta dallo Pseudo-Dionigi, il quale fu il primo a distinguere espressamente la teologia negativa da una teologia affermativa: mentre quest'ultima arriva a Dio tramite un progressivo accrescimento di tutte le qualit finite degli oggetti, la prima al contrario procede per decrescita e diminuzione fino ad eliminare ogni contenuto dalla mente, poich Dio, essendo superiore a tutte le realt possibili e immaginabili, non identificabile con nessuna di esse. Anche Scoto Eriugena, filosofo di epoca carolingia, riprese la riflessione tipicamente agostiniana sul rapporto dualistico e complementare tra fede e ragione che in Dio necessariamente coincidono; privilegiando la via negativa, egli vedeva Dio come superiore sia all'essere che al non-essere, come il punto in cui il dualismo della realt si ricompone in unit.

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La scolastica agostiniana
In seguito, il neoplatonismo agostiniano ispir nuovamente le riflessioni di vari teologi scolastici del Duecento, in particolare San Bonaventura (1221 1274) e Duns Scoto (1265 1308), sviluppatesi parallelamente all'aristotelismo di San Tommaso (1225 1274). Bonaventura vedeva nelle parole "Io sono" usate da Dio nella Bibbia per descrivere se stesso un modo di sottrarsi ad ogni determinazione. Duns Scoto accentuava invece l'aspetto apofatico e ignoto di Dio, mettendo in rilievo il limite intrinseco di ogni sapere umano: se la logica vuole essere consistente, deve rinunciare a indagare ci che per sua natura non pu avere una risposta razionale. Rifacendosi a Parmenide, Scoto affermava cos la necessit di essere dell'essere, ma l'impossibilit di necessitarne il contenuto. Gli enti cio sono forme necessarie, ma del loro contenuto (il loro essere cos e non altrimenti) non si pu trovare una necessit razionale. La logica dunque un metodo negativo perch non pu essere applicata a se stessa: se la ragione pretende di parlare dell'incondizionato cade in contraddizione. Scoto giunse infine ad affermare che di Dio l'uomo conoscerebbe solo la voluntas ordinata, oltre la quale la libert di Dio agirebbe del tutto arbitrariamente. Il limite di non poter far dipendere la propria validit da una dimostrazione superiore n da un ente particolare, per anche il punto di forza di un sapere non relativo ad altro da s, e quindi universale e necessario. Anche Meister Eckhart (1260 1327), e pi tardi l'autore ignoto della Nube della Non-conoscenza (XIV secolo) svilupparono simili riflessioni, incentrate sull'assoluta inconoscibilit e oscurit di Dio, accessibile solo per via intuitiva e mistica. Va detto per che la teologia negativa agostiniana in origine non voleva essere un mero salto nell'irrazionale; essa si basava pur sempre su un procedimento rigorosamente logico, nel quale il momento della fede viene accolto solo in quanto complementare alla ragione e in quanto risponde a un'esigenza della ragione stessa: credo ut intelligam e intelligo ut credam diceva infatti Agostino (credo affinch io possa comprendere, e comprendo perch io creda). Rispetto alla razionalit degli antichi greci, la fede non era vista dunque in antitesi ma anzi come un completamento di quella: prima di giungere alla fede, era necessario cio compiere il cammino della ragione, la quale poi si apre non ad un credo qualunque, ma solo a un sapere rivelato che sia in accordo con l'esigenza di salvaguardare la ragione. E il cristianesimo, in quanto religione del Logos, si adattava perfettamente all'esigenza teologica di non dissolvere la razionalit nell'irrazionalismo pi totale. Il Logos era sostanzialmente identificato con il Nous neoplatonico, ovvero il sapere razionale che l'emanazione pi diretta e immediata di Dio. Questa Ragione si costituisce come tale solo in quanto il suo pensare procede da un Principio sovra-razionale che lo rende possibile, ma poich essa non lo pu dedurre da s in termini logici, ha per questo bisogno di una rivelazione da parte di Dio stesso, che venga incontro all'uomo illuminandolo. Non pi dunque il Dio impersonale di Plotino, nel quale la coscienza si annullava, ma un Dio vivente che opera nella mente umana. L'aspetto personale di Dio era visto anzi come il risvolto positivo della teologia negativa; quest'ultima rimane

Teologia negativa il momento essenziale tramite il quale Dio fa nascere nell'uomo la domanda universale di Assoluto, essendo Egli non un Dio impersonale e quindi morto, ma animato dal desiderio di farsi conoscere dall'uomo. E non essendo la Ragione un principio autonomo che possegga dentro di s la Verit (ma essendone viceversa posseduta), essa si salva paradossalmente nel negare se stessa, aprendosi alla fede nel sovra-razionale, attraverso appunto il metodo negativo con il quale riconosce il proprio limite. Questo processo di nientificazione che comporta pur tuttavia l'esercizio attivo e coerente della ragione stessa era visto in accordo con la controversa frase evangelica secondo cui chi si umilia sar esaltato (Luca 14, 11 [20]). Viceversa una ragione presuntuosa che volesse fare a meno dell'Assoluto sarebbe condannata a un relativismo incoerente perch essa non pu fondarsi da sola, e avvitandosi cos in una contraddizione logica si dissolverebbe. Ragione e intuizione insomma sussistono insieme, essendo i due aspetti di un medesimo punto di vista.

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Misticismo e umanesimo in Cusano


Il contrasto sviluppatosi in epoca medievale tra la teologia agostiniana e quella tomista, dovuto al fatto che la prima sembrava dare maggiore importanza all'intuizione mentre la seconda privilegiava l'esercizio razionale e un approccio catafatico a Dio, era dunque in realt meno accentuato di quanto potesse apparire. Lo stesso Tommaso d'Aquino aveva fatto sue molte delle istanze della teologia negativa.[21] L'umanista Nicola Cusano (1401 1464) in particolare pu essere considerato il punto di sintesi tra le due correnti teologiche. Egli infatti, ricorrendo al principio della "dotta ignoranza", conciliava l'esistenzialismo argomentativo di Socrate con l'apofatismo estremo dei neoplatonici tardo-medievali: sapiente non colui che possiede la verit, ma colui che conosce la propria ignoranza, ed quindi consapevole dei propri limiti. Non si pu infatti essere consci della propria ignoranza senza avere gi parzialmente o inconsciamente Nicola Cusano intravisto cos' che non sappiamo. L'ignorante assoluto, viceversa, non ha neppure coscienza della propria ignoranza. Secondo Cusano esiste inoltre una corrispondenza tra le strutture intellettive divine e quelle umane, nonch tra queste e l'intelligenza oggettivata del cosmo; Dio tuttavia non razionalizzabile appieno, perch in Lui gli opposti coincidono, e quindi la contrapposizione dialettica tra soggetto e oggetto, che permetteva al soggetto di cogliere esternamente quest'ultimo e di razionalizzarlo, in Lui si ricompone annullandosi. Dio infatti superiore allo stesso principio di non-contraddizione, pur essendone il fondamento, ed perci al di l del pensiero logico-dialettico strumento della filosofia. Quest'ultima dunque, nel riflettere su se stessa, si riconosce come l'aspetto puramente negativo di Dio, cio appunto come la sua negazione. Una simile presa di coscienza rappresenta una forma di auto-umiliazione grazie alla quale la ragione riesce ad aprirsi alla visione intuitiva di Dio.

L'idealismo tedesco
A cavallo tra il Settecento e l'Ottocento si ebbe un ritorno alla filosofia negativa grazie all'opera dei primi due grandi esponenti dell'idealismo tedesco. Johann Gottlieb Fichte (1762 1814) e Friedrich Schelling (1775 1854) infatti identificarono il metodo trascendentale del criticismo kantiano con il metodo della teologia negativa, quale attivit suprema non definibile in s e per s ma solo in rapporto alla conoscibilit degli oggetti finiti, attribuendo per a questa conoscibilit anche un significato ontologico: l'Uno cio risulta accessibile per via negativa nella misura in cui non solo rende conoscibile la realt, ma anche in quanto la fa venire all'essere.

Teologia negativa Si ebbe cos un recupero della concezione neoplatonica dell'Idea quale fondamento sia gnoseologico che ontologico del reale. In Fichte l'attivit unitaria e originaria da cui tutto procede l'io, il quale non un mero dato o una realt di fatto, ma concepito come un atto, un movimento del pensiero che pone il non-io quale risultato del suo agire. L'io dunque condizione del costituirsi degli oggetti e della realt finita. Come in Plotino, il principio primo non oggettivabile, ed distinto dalla realt materiale e fenomenica. E come in Plotino ad esso si pu giungere solo tramite il suo contrario, cio riconoscendo il non-io per quello che , tramite la contrapposizione dialettica tra i due princpi opposti. La filosofia, secondo Fichte, in quanto coscienza oggettiva del non-io, comprende di essere solo l'aspetto esteriore e fenomenico di Dio, non Dio stesso, per cogliere il quale essa deve dunque coerentemente negarsi e auto-limitarsi. Alla teoria deve succedere cos l'azione pratica e morale: il vivere infatti non-filosofare; e il filosofare non-vivere.[22] Anche Schelling affermava che l'Assoluto non raggiungibile per via oggettiva e razionale, ma solo intuitivamente, in quanto esso l'unione originaria di soggetto e oggetto, finito e infinito. La Natura per Schelling il prodotto finito dell'infinito, nel quale si rispecchia lo Spirito, cio il pensiero. E ripropone quindi lo schema della teologia negativa basato su un pensiero inconscio originario dal quale deriva quello consapevole, e nel quale gli opposti coincidono. In Dio c' un dualismo, una polarit che si manifesta come antitesi tra l'idealismo trascendentale e l'oggetto del suo filosofare, e nella quale i due poli rappresentano l'uno il negativo dell'altro. Alla verit ci si avvicina indefinitamente tramite la sua progressiva delimitazione, ma solo nel momento estetico dell'arte essa viene colta completamente. Nell'estasi infatti la ragione riesce a uscire definitivamente da se stessa, superando i propri limiti. Schelling distinse poi la filosofia propriamente negativa dalla filosofia positiva, della quale si occupa l'esistenzialismo. Come gi i teologi cristiani, egli vedeva in questi due filoni filosofici una reciproca complementariet: poich in metafisica la ragione da sola non pu edificare, ma unicamente demolire, ha bisogno per essere completa di una rivelazione. La ragione infatti pu cogliere solamente l'essenza di Dio da un punto di vista logico-formale, ma si lascia sfuggire l'esistenza, cio il dato e il contenuto empirico al quale possibile accedere solo tramite un sapere rivelato e trascendente, positivo perch rivelato direttamente da Dio e non per via negativa e indiretta.

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Autori post-idealisti
Pensatori successivi quali Sren Kierkegaard, Rudolf Otto e Karl Barth hanno ripreso il summenzionato concetto agostiniano di Dio come aliud, aliud valde definendolo l'infinita differenza qualitativa del totalmente Altro (ganz Andere), concetto sfociato dall'esistenzialismo religioso alla teologia dialettica. Il corrispettivo in filosofia la differenza ontologica di Heidegger.

Note
[1] Tra di essi il pi celebre stato Anselmo d'Aosta, il quale replicava a Gaunilone che la sua prova ontologica definiva Dio in negativo, non affermando cosa Egli , ma semplicemente negandogli ogni difetto o imperfezione (Anselmo, Proslogio, a cura di I. Sciuto, Bompiani, 2002). [2] Cfr. Franz Courth, Il mistero del Dio Trinit, Milano, Jaca Book, pp. 67-69, 1993. ISBN 8816403314; ISBN 9788816403314. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=Fqcvf4r0QIsC& pg=PA67& dq="via+ negationis"#v=onepage& q="via negationis"& f=false) in books.google.it. [3] Cfr. Giuseppe Faggin, in La presenza divina, pag. 12, D'Anna editrice, Messina-Firenze 1971. [4] Plotino, Enneadi, V, 3. [5] Noi siamo gli esegeti delle teorie di tanto tempo fa, la cui antichit ci testimoniata dagli scritti di Platone. Prima di lui anche Parmenide affermava una simile dottrina quando riduceva all'unit l'essere e l'intelligenza, e negava che l'essere consistesse nelle realt sensibili. Egli diceva che l'essere e il pensiero sono la stessa cosa (Enneadi, V, 1, 8, trad. di G. Faggin, op. cit.). [6] Martin Heidegger, Dell'essenza della verit (conferenza del 1930 pubblicata nel 1943) in Segnavia, trad. it. a cura di Franco Volpi, Milano, Adelphi, 1987. 5 ed.: 2008. ISBN 9788845902635. [7] Quella di Socrate dialettica negativa, cio capace, con la confutazione, solo di scoprire il falso (Linda M. Napolitano Valditara, Interiorit e anima: la psych in Platone, pag. XXXVII, Vita e Pensiero, Milano 2007). [8] Cos Eraclito: L'armonia nascosta vale pi di quella che appare (frammento 57, Diels-Kranz). [9] Sulla Natura, frammento B 3.

Teologia negativa
[10] Plotino paragona la catarsi all'opera di uno scultore: Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora interiormente bello, fa' come lo scultore di una statua che deve diventar bella; egli toglie, raschia, liscia, ripulisce, finch nel marmo appaia la bella immagine. Come lui, leva tu il superfluo, raddrizza ci che storto, purifica ci che impuro (Enneadi, I, 6, 9, trad. di G. Faggin). [11] Alla base di questa dialettica di negazione sta non ci che si potrebbe credere la pura indeterminatezza, ma piuttosto la pienezza dell'Essere, che non va confuso con nessun altro, pure possedendo in s le note positive di ogni essere, ma in modo supremo (Luigi Pelloux, L'assoluto nella dottrina di Plotino, pag. 165, Vita e Pensiero, Milano 1994). [12] Enneadi, V, 3, 17. [13] Ivi, V, 1, 8. [14] "Estasi", ovvero il fuoriuscire del pensiero da se stesso, deriva infatti etimologicamente dal greco , ex stasis, cio propriamente stare fuori. [15] Cfr. Esodo 3, 14. [16] Agostino d'Ippona, Sermo 52, 16: PL 38, 360. [17] Agostino d'Ippona, Confessioni, VII, x, 16 (http:/ / webcache. googleusercontent. com/ search?q=cache:CEtQ3VuVIMYJ:www. stoa. org/ hippo/ text7. html+ Confessiones+ "aliud,+ aliud+ valde"& cd=1& hl=it& ct=clnk& gl=it). [18] Cf. Mario Ruggenini, Il Dio assente: la filosofia e l'esperienza del divino, pag. 279, Mondadori, Milano 1997. ISBN 8842496014; ISBN 9788842496014. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=6LqSR7z2AnQC& pg=PA279#v=snippet& q=Agostino "totalmente altro"& f=false) su books.google.it. [19] Agostino d'Ippona, Confessioni, trad. a cura di Carlo Vitali, Milano, Rizzoli, 2006. [20] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Lc14%2C+ 11& formato_rif=vp [21] Sostenendo come la ragione possa arrivare a conoscere il "quia est" di Dio (il fatto che Egli ) ma non il "quid est" (che cosa ), Tommaso d'Aquino scriveva ad esempio: Siccome di Dio non possiamo sapere che cosa , ma piuttosto che cosa non , non possiamo indagare come Egli sia, ma piuttosto come non sia (Summa theologiae, I, q. 3, prologo). [22] Cit. in Fichte, La dottrina della religione, pag. 192, a cura di di G. Moretto, Guida, Napoli 1989: vita e filosofia sono cio l'una il negativo dell'altra.

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Bibliografia
Mortley Raoul, From Word to Silence, I, The Rise and Fall of Logos; II, The Way of Negation, Christian and Greek, Hanstein, Bonn 1986 Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino (collana diretta da Giovanni Reale), Bompiani, Milano 2004 Giovanni Zuanazzi, Pensare l'assente - Alle origini della teologia negativa, Citt Nuova, Roma 2005 C. Steel, Beyond the Principle of Contradiction? Proclus' Parmenides and the Origin of Negative Theology, in Die Logik der Transzendentalen. Festschrift fr Jan A. Aertsen zum 65. Geburtstag, de Gruyter, Berlin-New York 2003, pp.58199 M. Olivieri, Il criticismo kantiano una "teologia negativa"?, in Annali della Facolt di Lettere e Filosofia dell'Universit di Perugia, pp.95128, n.s. XVIII, 1980-1981 J. G. Fichte, Dottrina della scienza. Seconda esposizione del 1804, a cura di Matteo V. dAlfonso, Guerini e Associati, Milano 2000 F. W. J. Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale, trad. it. di M. Losacco, Laterza, Roma-Bari 1990 F. W. J. Schelling, Filosofia della rivelazione, a cura di A. Bausola, Bompiani, Milano 2002

Voci correlate
Apofatismo Neoplatonismo Teologia dialettica

Collegamenti esterni
Teologia negativa su Manuale di Filosofia Medievale on-line (http://www.unisi.it/ricerca/prog/ fil-med-online/temi/htm/teologia_negativa.htm), Universit di Siena, Facolt di lettere e filosofia. URL consultato
il 4-12-2009.

Teologia negativa Alessandro Ghisalberti, Conoscere negando. Immobilit di Dio e fondamento in Dionigi Aeropagita, in Virgilio Melchiorre, La differenza e l'origine, Milano, Vita e Pensiero, 1987, pp.2040. ISBN 8834302745; ISBN 9788834302743. Anteprima parziale (http:/ / books. google. it/ books?id=mg5lNChufJEC& pg=PA20#v=onepage& q="teologia negativa"&f=false) su books.google.it

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Ateismo
L'ateismo (dal greco , theos, composto da - privativo, senza, e , dio, letteralmente senza dio) , in modo non univoco, una posizione filosofica opposta al teismo in generale e al monoteismo in particolare.

Definizioni
Nell'accezione generica l'ateo chi non crede esista, o crede non esista, Dio o qualsivoglia divinit. Se considerata rispetto al concetto di "divinit", la definizione di "ateismo" che il filosofo britannico Antony Flew coni circa alla met degli anni settanta del XX secolo distingue tra ateismo positivo ovvero l'asserzione che non esistano di oppure la negazione dell'asserzione che una qualsivoglia divinit esista[3] e negativo, al quale egli stesso si richiamava, che si basa sull'impossibilit di verificare o falsificare con l'esperienza qualsivoglia asserzione teologica[4] ; l'accezione di cui alla prima definizione citata, anche identificata con ateismo forte, ovvero la positiva affermazione dell'esistenza di Dio e non di una generica divinit, tuttavia oggetto di nuove attribuzioni di significato: nel XXI secolo si tende ad attribuire al termine ateismo positivo o forte il significato oltre a quello, scontato, di negazione del trascendente di disapprovazione morale e di attiva contrapposizione avverso le credenze[5] . Qualora rapportata altresi al concetto di "credenza in qualsivoglia divinit", emerge una distinzione tra ateismo pratico proprio di chi, per esempio, pur non negando i dogmi o le credenze che affermino l'esistere di qualsivoglia ente trascendente, prescinde nella realt quotidiana da tale ente e agisce come se esso non esistesse[6] e teorico, appannaggio di chi, indipendentemente dal proprio comportamento, non creda, o apertamente neghi, l'esistenza di un ente trascendente[6] .

Il filosofo Friedrich Nietzsche, uno dei pi famosi [1] rappresentanti dell'ateismo moderno

La parola greca (atheoi, "[coloro che sono] senza dio") come compare nel testo della Lettera [2] agli Efesini 2,12 tramandato dal Papiro 46, risalente all'inizio del III secolo. Questa parola e i suoi derivati non compaiono in nessun'altra parte del Nuovo Testamento o nella versione greca dell'Antico Testamento.

Un'ulteriore posizione quella dell'apateismo, che caratterizza chi considera irrilevante o priva di significato qualsiasi discussione sull'esistenza o meno di una divinit[7] e, in senso pi esteso, qualsiasi discussione su religione o sistemi valoriali o morali legati a credenze religiose[7] ; la posizione implicita dell'apateismo pu essere riassunta nell'asserzione: Dio esiste? Non lo so e non m'interessa[7] . Nel suo portale dedicato all'ateismo, la BBC introduce l'argomento con la seguente definizione: Gli atei sono persone che credono che Dio o gli di (o altri esseri soprannaturali) siano costruzioni umane, miti e leggende, o che credono che questi concetti non siano significativi[8] .

Ateismo Generalmente l'ateismo si contrappone al teismo, e in modo particolare al monoteismo (anche se, nell'ateismo forte, esclusa ogni forma di esistenza che trascenda la natura); talora, infatti, l'opposizione al panteismo o al politeismo risulta pi sfumata o molto meno sviluppata, come per esempio in Richard Dawkins o Daniel Dennett. L'ateismo si differenzia dall'agnosticismo, che raggruppa tutti coloro che si astengono dall'esprimersi su una materia quale l'esistenza o meno di una divinit, considerandola a priori inconoscibile. Nell'antichit il termine "ateo" era spesso usato dai credenti in una religione per indicare coloro di un credo diverso; a titolo d'esempio, il padre della Chiesa Clemente Alessandrino (II-III secolo) riferisce nei suoi Stromateis che i greci dell'epoca consideravano atei i primi cristiani[9] .

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Storia
Nel corso della storia la posizione atea stata spesso denigrata e fatta oggetto di ostilit persecutoria da parte di istituzioni e culture teocratiche e non: per fare un esempio, lo stesso Voltaire, pur critico del cristianesimo, dell'islam e di altre religioni organizzate, combatteva l'ateismo (Certo non vorrei aver a che fare con un principe ateo perch, nel caso si mettesse in mente davere interesse a farmi pestare in un mortaio, son ben certo che lo farebbe senza esitazione, si legge nel Dizionario filosofico[10] ) in quanto a suo giudizio amorale e socialmente pericoloso[10] . In diverse aree del mondo la discriminazione avviene tuttora, se non di diritto, talora di fatto laddove forma di stato ufficialmente laica; in molte societ ed epoche storiche gli atei sono stati considerati persone pericolose o immorali, e l'ateismo potenzialmente eversivo. Nell'antica Grecia filosofi come Diagora di Melo, detto l'Ateo, e Protagora furono osteggiati, ma con essi l'ateismo non espresso in modo compiuto. Nel dialogo Le Leggi, Platone propose di introdurre pene molto severe per gli atei: l'ateo pratico (cio quello che vive come se non esistesse alcuna divinit) passibile di condanna al carcere, mentre l'ateo teorico (che nega l'esistenza degli di sulla base di motivazioni teoriche) dev'essere, nel peggiore dei casi, condannato a morte. L'editto di Tessalonica del 380 impose il Cristianesimo come religione di Stato. Per tutto il Medioevo l'ateismo fu messo fuori legge e per gli atei era previsto solitamente il taglio della lingua. Nel 1546 avvenne la prima di numerose condanne al rogo per ateismo: il poeta e tipografo francese tienne Dolet, accusato di essere un ateo recidivo per le sue pubblicazioni, fu torturato, strangolato e messo al rogo sulla piazza Maubert a Parigi.[11] Al contrario, alcuni stati socialisti nel XX secolo hanno incoraggiato l'ateismo; in particolare nell'Albania di Enver Hoxha fu imposto l'ateismo di Stato tra il 1944 e il 1990. Non necessariamente ateismo sinonimo di irreligione, che pu riferirsi oltre che all'ateismo all'agnosticismo, all'ignosticismo, al libero pensiero, all'antiteismo, all'umanesimo secolare e cos via. Inoltre, pu darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come forza vitale o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi spiritualistici posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia, e dagli atei naturalisti, che rifiutano ogni approccio mistico o soprannaturale, relegandolo nell'ambito della superstizione o della religiosit popolare. Alcuni considerano il buddhismo una religione atea, in quanto si occupa di spiritualit ma non presuppone l'esistenza di una divinit. Il Buddha va infatti considerato agnostico, poich dichiara (Majjhima Nikya, Discorso 63): Quindi, Malunkyaputta, tieni presente quello che ho spiegato perch l'ho spiegato e quello che non ho spiegato perch non l'ho spiegato. Quali sono le cose che non ho spiegato? Se l'universo eterno o no; se l'universo finito o no; se l'anima la stessa cosa del corpo o no. Bisogna anche tenere presente che, se egli non riconosceva gli di e anzi aveva atteggiamenti sprezzanti nei loro confronti (Colui che offre in sacrificio i propri desider morbosi comprende l'inutilit di codesto macello d'animali sull'altare. Il sangue non pulisce, ma sporca. [...] Seguire la via della rettitudine meglio che adorare gli di, Raccolta dei discorsi lunghi), nella realt ha creato i presupposti

Ateismo perch i posteri considerassero proprio lui una divinit, come infatti avvenuto. Ateismo non necessariamente sinonimo di anticlericalismo, il quale si caratterizza piuttosto come movimento di opposizione all'ingerenza temporale del clero nella vita civile, e quindi pu essere appannaggio anche di credenti che vogliano tenere separati i due ambiti. Esiste, inoltre, la posizione opposta a quella dei credenti anticlericali, la quale invece da includere nell'ateismo, pur essendo molto particolare: quella dei cosiddetti atei devoti, che sostengono i valori cristiani pur non credendo nell'esistenza di Dio. Sebbene molti tra coloro che si dichiarano atei condividano un diffuso scetticismo di fondo verso il soprannaturale e lo spirituale, le convinzioni degli atei provengono da molteplici fonti culturali, filosofiche, sociali e storiche, sicch non esiste un pensiero unico, n una linea comune di comportamento e di azione tra gli atei. Posto ci, per una categorizzazione indicativa e orientativa dei tipi di ateismo opportuno distinguere almeno tra debole e forte, pratico e teorico. La distinzione tra debole e forte ha una sua giustificazione nella percezione che comunemente si ha del termine ateo in Occidente, dove si tende a identificare il teismo col solo Cristianesimo. In questo contesto, risulta forte l'affermazione non esiste alcun dio, mentre debole non esiste il dio biblico: questa seconda affermazione pu presupporre la credenza nel dio degli Stoici, dei Neoplatonici o di Giordano Bruno, in quello del deismo dei secoli XVII e XVIII, in Shiva, in Vishnu o altri. Per quanto riguarda la distinzione tra pratico e teorico, va ricordato che la prima distinzione sui tipi di ateismo risale a Platone, che nelle Leggi, avendo preso in considerazione l'empiet nei confronti degli di olimpici, aveva indicato un ateismo privo di giustificazioni teoriche, quindi pratico, e uno con motivazioni filosofiche, quindi teorico. Con le dovute cautele, dunque, la distinzione pratico teorico ad avere fondamento nella storia della filosofia, per quanto quella debole forte possa essere di qualche utilit discorsiva in senso generico. Dal 1987 si costituita in Italia l'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), un'organizzazione filosofica non confessionale e apartitica che tutela i diritti civili degli atei e degli agnostici, a livello nazionale e locale. L'UAAR impegnata in battaglie civili tra cui quella sulla possibilit di sbattezzarsi e la protesta per la devoluzione degli oneri di urbanizzazione dei comuni alle confessioni religiose. Inoltre, ha inoltrato all'Unione Europea la richiesta che in Italia si rimuovano i crocifissi dai luoghi pubblici[12] . Nella rivista ufficiale dellUAAR, LAteo, sono stati variamente esposti i princip regolatori dell'ateismo moderno in campo sia teorico sia etico[13] .

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Argomenti per l'inesistenza di Dio


Gli argomenti filosofici e scientifici avanzati per negare l'esistenza di Dio sono di vario tipo. Il pi semplice pu essere sintetizzato nel fatto che non ci siano ragioni sufficienti per credere in qualcosa che trascenda la sfera della materialit, di cui siamo costituiti e nella quale siamo immersi. Il "principio di immanenza" quindi il fondamento di ogni ateismo e con ci non si esclude solamente l'entit denominata "Dio", bens ogni entit astratta (Logos, Nous, Essere, Assoluto, ecc.) che alluda all'esistenza di un ambito di realt fuori di quello sottoposto all'indagine della scienza. Un argomento ateo pi complesso e articolato non si basa esclusivamente sulla negazione di Dio, ma sul superamento della credenza nel divino. Esso porta a sostegno prove sulla base di dati di fatto scientifici, sia teorici che sperimentali, tali da escludere la possibilit di qualche azione di un'ipotetica trascendenza sulla realt dell'immanenza. Pi specificamente, ipotizzare attributi divini come l'onniscienza, l'onnipotenza, la provvidenza, la bont, ecc. viene dimostrato incompatibile con la natura dell'essere e del divenire reale. In tal senso, stata determinante la teoria evoluzionistica formulata da Charles Darwin nel XIX secolo, per l'espulsione dall'immaginario collettivo della figura del Dio creatore. Il darwinismo (nonostante il recente rigurgito di creazionismo e antievoluzionismo) sta conoscendo una fase di rinnovamento, concretatosi nella riunione dei "16 di Altenberg"[14] del 2008, dove 16 tra i pi grandi biologi e filosofi evoluzionisti si sono riuniti per integrare la teoria dell'evoluzione con nuove idee ed ipotesi su meccanismi

Ateismo che sembra si aggiungano a quelli ben noti. Il cuore teorico dell'evoluzionismo sta nel porre la casualit come uno degli agenti fondamentali dell'evoluzione nel produrre nuove specie, ma, affinch esse sopravvivano, necessario che la selezione naturale ne verifichi la fitness per un ecosistema dato. Il biologo Premio Nobel 1965 Jacques Monod stato colui che in modo pi convincente (nel saggio Il caso e la necessit) ha dimostrato che in biologia le mutazioni genetiche sono il frutto del caso mentre la necessit provvede (attraverso invarianza e teleonomia) a mantenere l'esistente. Il caso dunque il portatore del nuovo nel mondo della vita, mentre la necessit lo conserva se adatto. Il biologo molecolare Motoo Kimura con la sua teoria neutralista del 1972 ha confermato che a livello molecolare le mutazioni sono del tutto casuali. Man mano che la scienza prosegue nelle sue ricerche, gli atei vedono come sempre pi evidente l'insostenibilit della trascendenza. Il fenomeno psichico che la esige e che la supporta appare loro come qualcosa di ancestrale e che ha a che fare con l'esistenza stessa dell'uomo. Gi Sigmund Freud aveva messo molto bene in evidenza i meccanismi psichici che fanno nascere il senso del sacro nella nostra mente, ed ancora oggi lo studioso della psiche che meglio ha enucleato e analizzato il senso della religione come pura illusione, partorita dalla nostra mente per determinare uno stato di "basso investimento" (Besetzung), risparmiare energia e sentirsi appagati. L'uomo tende a costruirsi una falsa rappresentazione della realt, utile per evitare la nevrosi da iper-investimento psichico e per cercare di risolvere uno stato di disagio. Recentemente il filosofo della scienza Telmo Pievani tornato sul problema del creazionismo (Creazione senza Dio, 2006)[15] . L'esistenza del Dio cristiano presuppone infatti la Creazione nei termini posti dalla Bibbia aggiornati al Disegno Intelligente, scientificamente inconsistente. Per quanto il darwinismo sia stato ormai accettato dagli scienziati, qualcuno ancora lo combatte usando le armi spuntate del neocreazionismo. Pievani si limita a separare i piani della scienza e della fede personale: evidente che denunciare l'inconsistenza scientifica del neocreazionismo non implica alcun tipo di interferenza nella sfera delle credenze religiose di chiunque, che restano del tutto libere e incondizionate. Il punto sta nel decidere come comportarsi quando una credenza religiosa vuole travestirsi da scienza e quindi manipolare o censurare, per esempio, i programmi delle scuole pubbliche[16] .

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L'onere della prova


Affirmanti incumbit probatio: gi i latini sostenevano che la prova tocca a chi afferma. L'onere della prova dunque sulle spalle del credente. lui che afferma l'esistenza di una o pi divinit, e tocca quindi a lui dimostrare tale esistenza. Il non credente afferma che esiste l'universo, il credente afferma che esiste l'universo e, in aggiunta, Dio: fornire verifica di quell'aggiunta suo compito. La situazione paragonabile a una causa giudiziaria: l'accusa che, in un tribunale, deve condurre delle prove a sostegno della propria tesi; la difesa deve al massimo invalidare le suddette prove, non di certo fornire alla giuria una dimostrazione di innocenza nei confronti di un'accusa infondata. quindi necessario, secondo questo principio, che gli stessi credenti si facciano carico dell'onere della prova, a sostegno delle loro affermazioni. Gli atei e gli agnostici non hanno tendenzialmente problemi a riconoscere il fatto che non possibile dimostrare l'inesistenza di Dio: anche perch, come scrive Richard Dawkins, non si pu dimostrare in maniera incontrovertibile l'inesistenza di niente. Infine, se non esistono prove possono comunque esserci pesanti indizi. Se apro un frigorifero e non vi trovo alcuna giraffa, senz'altro non ho alcuna prova che non vi sia mai entrata una giraffa, ma ho sufficienti evidenze (le dimensioni della giraffa rapportate al frigorifero, l'assenza di impronte lasciate dalla giraffa) che mi portano a considerare valida questa tesi.

Ateismo

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L'assenza di evidenze
L'ateismo nasce come confutazione delle pretese dei credenti sull'esistenza di Dio, bench per essere atei sia pi che sufficiente non essere persuasi dell'esistenza di Dio. Si quindi data a lungo una fondamentale importanza alla parte critica, piuttosto che alla formulazione di argomenti "positivi in favore della miscredenza. Cos facendo, gli atei ritengono che l'assenza di evidenze a favore dell'esistenza di Dio prodotte dai credenti, a cui spetta l'onere della prova, sia gi un argomento sufficiente per negare l'esistenza di qualsiasi entit sovrannaturale (cos come, per gli agnostici, gi un argomento sufficiente per non esprimersi affatto sulla questione). Come ha sostenuto Christopher Hitchens citando Euclide, ci che pu essere asserito senza prove concrete pu essere anche rifiutato senza prove concrete. Se per credere in Dio bisogna rinunciare alla ragione e sostenere che la ragione umana troppo presuntuosa quando pretende di dire la sua su questioni che la ragione stessa non pu dimostrare, allora si pu teoricamente credere a qualunque cosa, anche a una teiera di porcellana orbitante tra la Terra e Marte. una posizione affine a quella del ragionamento scientifico, secondo il quale non si possono prendere per veritiere asserzioni completamente sprovviste di prove: teoricamente possibile, ad esempio, che esistano esseri extraterrestri con una lunga proboscide a forma di trombetta, ma l'infinitesimale possibilit che ci possa essere reale non una valida ragione per crederla vera. Molti atei sostengono inoltre che la scienza competente a intervenire sulle questioni religiose: se si pretende che la divinit interagisca con la sfera materiale (ad esempio attraverso i miracoli), allora la scienza ha tutte le credenziali per studiare la congruit dell'affermazione. Da un punto di vista logico, infine, si anche sostenuto (A. J. Ayer) che tutte le asserzioni su Dio sono letteralmente prive di significato, in quanto nulla pu valere come verifica della loro verit o falsit. Non si dimostra l'esistenza di qualcuno, ma la si constata.

Il Rasoio di Ockham
Il frate francescano Guglielmo di Ockham (1280 1349) sostenne che, per spiegare una qualunque cosa, non bisogna aggiungere, quando non servono, elementi ulteriori che si rivelano inutili. Tale teoria, nota come Rasoio di Ockham, stata in seguito utilizzata per mettere in discussione la stessa esistenza di Dio, poich semplifica l'affermazione Dio, che sempre esistito, ha creato l'universo in l'universo sempre esistito. Dio si rivela pertanto un ente inutile: la sua inesistenza non pregiudica affatto il funzionamento dell'universo, che si pu spiegare molto meglio evitando di ricorrere a un'entit sovrannaturale. Il mondo autosufficiente.

La non-credenza
Molte persone non credono. Non pu esistere una divinit che possa e voglia essere creduta (e possibilmente adorata) da tutti, e contemporaneamente non sia in grado di dare la fede a tutti.

La pluralit delle religioni e degli di


Nel mondo vi sono migliaia di religioni, ognuna delle quali sorta per precise ragioni storico-culturali. Milioni di divinit diverse (dagli di antropomorfi a quelli assolutamente trascendenti) sono state venerate negli ultimi millenni dagli esseri umani. In nessuna epoca storica una religione specifica stata praticata dalla maggioranza della popolazione mondiale. Se una religione fosse detentrice della verit e soprattutto direttamente ispirata da Dio, la sua universalit dovrebbe gi essersi affermata. Cos non , e i conflitti inter-religiosi hanno generato guerre tra le pi terribili. Inoltre, le dottrine religiose sono caratterizzate da contrasti spesso insanabili anche all'interno di una stessa fede di base (es: cattolici/protestanti e sunniti/sciiti). I noncredenti sostengono l'impossibilit che alcuna religione possa essere "vera" perch si contraddicono l'una con l'altra: non possibile che pi di una di esse sia vera, e questo diminuisce ulteriormente la loro attendibilit. L'esistenza di tante religioni e tante diverse divinit quindi la dimostrazione che nessuna di esse ha mai portato prove irrefutabili.

Ateismo

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"Nessun motivo"
L'argomento stato formulato da Scott Adams nel libro God's Debris. Adams sostiene che un essere onnipotente e/o perfetto non avrebbe alcun motivo di agire, in particolar modo creando l'universo: Dio non proverebbe infatti alcun desiderio, poich il concetto stesso di desiderio specificamente umano. Ma l'universo esiste, e quindi c' una contraddizione: di conseguenza, un dio onnipotente non pu esistere.

Il dolore e il male (Teodicea)


Si Deus est, unde malum? Chi pi, chi meno, ci troviamo tutti a condividere parte della nostra esistenza con il dolore fisico. Non solo, nel mondo esiste, e spesso predomina, il male (la cui definizione, per quanto relativa, comunque collocabile dalla maggior parte degli esseri umani nella realt visibile). Perch un Dio onnipotente e al contempo benevolo dovrebbe tollerare l'esistenza della tortura fisica, le indicibili sofferenze di un malato terminale, la morte di un bambino inerme, Auschwitz, le guerre e le catastrofi naturali? L'ateo osserva che l'uomo ha da sempre dovuto trovare di persona una soluzione al male, sia che esso fosse di natura sociale (e, quindi, argomentabilmente attribuibile all'azione dell'uomo stesso, come la povert, la guerra o l'ingiustizia), sia che esso fosse di natura materiale (come la malattia, il dolore o la morte). Alcune religioni, come il Cristianesimo, sostengono che l'esistenza del male dipenda dall'imperfezione dell'uomo stesso e dalle sue azioni sconsiderate. La maggior parte degli atei non accetta questa asserzione, sostenendo invece che l'essere umano, al pari dell'Universo, se creato da un Dio benevolo e onnipotente, non dovrebbe poter contenere n essere portatore del male; la stessa esistenza del male dovrebbe essere esclusa dalla realt, in quanto non contemplata dal motore divino. Un'altra linea di pensiero apologetica, formulata originariamente dal filosofo tedesco Gottfried Leibniz, accetta la sfida posta dal problema della Teodicea, sostenendo che quello in cui viviamo il migliore dei mondi possibili. Gli atei contestano vigorosamente questa posizione, ribattendo che non difficile, neppure per una mente umana, concepire un mondo migliore di quello in cui viviamo. Il filosofo Bertrand Russell, ad esempio, sostiene che Non difficile immaginare un mondo senza i nazisti o il Ku klux Klan[17] . La larga condivisibilit di questa affermazione fonte di sostegno per le obiezioni atee. Per queste ragioni, gli atei sostengono che l'esistenza del male nel mondo dimostrazione dell'impossibilit dell'esistenza di un dio benevolo e al contempo onnipotente.

L'incoerenza degli attributi divini


I vari attributi divini (onniscienza, onnipotenza, somma benevolenza) sono vicendevolmente escludenti. Perch Dio non impedisce che si compia il male? Se non lo fa perch non pu, vuol dire che non onnipotente. Se non lo fa perch non vuole, vuol dire che non sommamente buono. Se non lo fa perch non sa come farlo, vuol dire che non onnisciente; se Dio onnisciente, sa in anticipo come interverr in futuro usando la sua onnipotenza: non pu dunque mutare parere, e dunque non onnipotente. Un'ulteriore contraddizione si rinviene nella teoria del libero arbitrio: se Dio ha dotato l'uomo di libero arbitrio, ben sapendo che lo avrebbe usato per fare del male, vuol dire che Dio non sommamente buono; se non lo poteva prevedere, vuol dire che non onnisciente; oppure perfido, e si prende gioco sia degli esseri umani che predestina a compiere il male, sia di quelli che predestina al ruolo di vittime. Le contraddizioni si moltiplicano, e la mancanza di una spiegazione comprensibile conduce il pensiero ateo a ritenere impossibile l'esistenza del divino laddove riscontri l'incompatibilit dei suoi attributi.

La complessit di Dio
L'argomento stato presentato da Richard Dawkins nel suo libro L'illusione di Dio. Secondo Dawkins, un Dio capace di monitorare e controllare in permanenza le condizioni di ogni singola particella dell'universo, di curare simultaneamente azioni, emozioni e preghiere di ogni singolo essere umano, di decidere ogni momento di non salvarci miracolosamente quando ci ammaliamo di cancro non pu essere semplice, come sostengono tanti teologi, ma necessita di una spiegazione mastodontica statisticamente improbabile quanto il supposto Creatore.

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Feuerbach e l'antropomorfismo teologico


Una volta che la coscienza dell'uomo abbia constatato che i predicati attribuiti a Dio dalla religione sono soltanto antropomorfismi, cio rappresentazioni umane, gi la sua fede incrinata dal dubbio e dall'incredulit. [...] Se gli attributi sono antropomorfismi, un antropomorfismo anche il soggetto dei medesimi. Se l'amore, la bont, la personalit sono qualificazioni umane, lo pure il soggetto delle medesime, il soggetto che tu ad esse presupponi, ed allora anche l'esistenza di Dio, anche la fede nell'esistenza di un qualsiasi dio un antropomorfismo, una proiezione assolutamente umana (Ludwig Feuerbach, L'essenza del cristianesimo[18] ).

Tipologie di ateismo
Risultano esistere differenti linee di pensiero nella filosofia atea, che vedono delle differenze sulla questione dell'esistenza di una divinit. Essendo divisioni di forte natura settoriale, nella realt pu spesso capitare che una persona abbia delle idee in condivisione con vari pensieri, creando un suo pensiero autonomo e personale.

Ateismo forte
La posizione chiamata ateismo forte o esplicito quella secondo cui non esiste alcun Dio. Ad esso si oppone l'ateismo debole, cio l'assenza di fede in un certo Dio, senza la convinzione che questo non esista. L'ateismo forte asserisce positivamente, quanto meno, che non esiste alcuna divinit, e pu spingersi fino a sostenere che l'esistenza di alcune o di tutte le divinit impossibile dal punto di vista logico. Ad esempio, gli atei forti sostengono comunemente che la combinazione di attributi che possono essere ascritti al Dio cristiano, quali onnipotenza, onniscienza, onnipresenza, trascendenza, somma benevolenza, logicamente contraddittoria, incomprensibile o assurda; quindi si afferma che l'esistenza di Dio impossibile a priori. Similarmente, l'ateismo esplicito pu sostenere che qualsiasi asserzione circa l'esistenza sovrannaturale irrazionale e falsa a priori. Un esempio storico significativo di ateismo forte certamente rappresentato da Karl Marx, colui che pi di ogni altro ha gettato le basi sociologiche del rifiuto della religione come una delle cause fondamentali delle aberrazioni sociali generate da questo oppio dei popoli. Dopo di lui moltissimi pensatori e sociologi hanno ripreso le sue tesi sviluppandole in modo interessante, ma senza riuscire ad aggiungere molto a quanto gi Marx aveva enunciato.

Ateismo debole
La posizione dell'ateismo debole cos riassumibile: non ci sono motivi per credere in un qualsiasi dio o entit, per ragioni diverse dalla prova della loro (in) esistenza. Gli atei deboli sostengono che il semplice fatto che non ci sono argomentazioni a favore dell'esistenza di Dio accettabili da un punto di vista scientifico sufficiente a dimostrare che l'esistenza del dio non necessaria per spiegare l'universo (vedi anche Rasoio di Occam). A questo proposito, si racconta che, quando Laplace scrisse la sua opera maggiore, il Trattato di meccanica celeste, Napoleone avrebbe osservato: Signor Laplace, mi dicono che avete scritto questo grande libro sul sistema dell'universo, e non avete mai nemmeno menzionato il suo Creatore. Laplace rispose: Je n'avais pas besoin de cette hypothse-l (Non avevo bisogno di quell'ipotesi)[19] In base a tale ragionamento, una persona in grado di confutare qualsiasi argomento a favore dell'esistenza di Dio giustificata nell'adottare una visione atea. Tale obiezione viene spesso espressa in termini che la collegano, come detto sopra, all'onere della prova: secondo gli scettici tocca ai sostenitori dell'esistenza di una qualsiasi cosa (nella fattispecie un dio) dimostrarla. Le dimostrazioni filosofiche dell'esistenza di Dio, molto diffuse nel Medioevo, sono state poi contestate dai filosofi illuministi. Dopo la rivoluzione scientifica, i pochi tentativi di portare prove scientifiche a favore dell'ipotesi dell'esistenza di Dio, tra i quali figura quello di Kurt Gdel[20] , non hanno ottenuto significativi riscontri.

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Ateismo pratico
Per ateismo pratico si intende la posizione per cui ci si comporta "come se" Dio non esistesse, pur non ponendo alla base del comportamento la convinzione su basi teoriche che non esista. L'ateo pratico quindi piuttosto identificabile con l'"incredulo", colui che non crede ma neppure nega. Lo storico Georges Minois ha fatto della categoria dell'incredulit il sottofondo di tutta la sua ricerca nel saggio Storia dell'ateismo, apparso in Francia nel 1988 e in Italia nel 2000 (Editori Riuniti). In tal senso lo studio di Minois un testo di riferimento molto utile per comprendere gli sviluppi storici e le modalit di porsi della forma pratica dell'ateismo in Europa tra il XVI e il XVIII secolo. Esempi di ateismo pratico nel passato sono propri del pensiero libertino e della miscredenza in generale. Il Marchese de Sade l'esempio pi famoso di ateismo pratico, e anche quello di Friedrich Nietzsche pu essere considerato pratico pi che teorico, per il fatto che egli combatte la religione e l'idea di Dio, ma non propone una filosofia atea con rigorose basi teoriche.

Ateismo teorico
L'ateismo teorico quello che riguarda il comportamento soltanto in maniera secondaria, caratterizzandosi in primo luogo per l'assunzione di elementi prettamente teorici di carattere filosofico. In termini molto semplificati, due elementi concettuali emergono in esso: l'impossibilit dell'esistenza del divino; la formulazione su basi teoriche di una filosofia capace di porre in una nuova prospettiva sia l'esistenza dell'universo e la sua natura, sia l'esistenza dell'uomo in rapporto ad esso. Nella prospettiva dell'ateismo teorico l'idea del divino e del trascendente in generale diventa non solo surrettizia, ma filosoficamente insostenibile. L'ateismo teorico in se stesso trascura quindi gli elementi polemici contro la religione, in quanto inessenziali alla formulazione di una teoria filosofica rigorosamente atea, puntando semmai l'attenzione contro la metafisica e le sue costruzioni logiche e dialettiche infondate o insussistenti. Nella storia della filosofia un vero ateismo teorico pi raro di quanto comunemente si pensi, anche a causa della frequente confusione che si fa con quello forte. I primi atei teorici possono forse essere considerati Leucippo e Democrito (e, dopo di loro, Epicuro e Lucrezio) per aver escluso qualsiasi causa trascendente dalla cosmogonia, fondandola esclusivamente sul vuoto e sugli atomi come elementi primi dell'essere pur non negando l'esistenza degli di. Devono passare diciotto secoli prima che cominci la storia del vero ateismo[21] , che trover in Jean Meslier e, successivamente, La Mettrie e d'Holbach i suoi maggiori esponenti. L'Ottocento ha in Feuerbach (e, dopo di lui, Freud) un teorico che riesce ad individuare la causa psichica generatrice dell'idea di Dio e di ogni religione. In epoca contemporanea Michel Onfray e Richard Dawkins possono essere considerati casi interessanti di ateismo teorico. L'ateismo teorico contemporaneo coniuga elementi strettamente filosofici a elementi scientifici.

Storia dell'ateismo
Antichit
I primi pensatori a negare l'esistenza degli dei (ateismo forte) furono alcuni sofisti greci, come Diagora di Mileto, Crizia, Protagora, mentre si pu parlare di ateismo teorico per gli atomisti Leucippo e Democrito, perch il teorizzare l'esistenza di atomi, che muovendo nel vuoto "creano" la realt fisica, esclude non solo ogni "creazione" (questa la teologia greca non l'ha mai prevista), ma anche una formazione del cosmo a partire dal caos primitivo ad opera di una qualsiasi causa divina. Il cosmo infatti creato e ordinato dal movimento intrinseco agli atomi stessi in quanto mobili, quali particelle elementari e cause di tutta la realt cosmica. Per quanto Epicuro non negasse esplicitamente l'esistenza degli di, li relegava negli intermondi, come simboli della beatitudine e dell'indifferenza e non come realt ontologiche. Dal punto di vista teorico fondamentale l'introduzione della parenklisis, la casuale deviazione del percorso in caduta degli atomi nel loro precipitare nel vuoto in base al loro peso.

Ateismo Lucrezio, che a lui fa riferimento (e traduce parenklisis con clinamen), per va oltre, perch stigmatizza la credenza negli di come il peggiore dei mali. Ma ancora prima di Epicuro, i Cirenaici, senza neanche prendere in considerazione l'esistenza degli di (e quindi non negandola ma considerandola priva di senso), avevano indicato nella ricerca del piacere l'unica forma di vita saggia, in netto contrasto con la teologia della virt che il loro contemporaneo Platone sosteneva. Un ruolo storico rilevante nella negazione dell'esistenza del divino ce l'ha Evemero, uno scrittore d'incerta nascita (Messina, Messene o Messana), che tra la fine del IV secolo a.C. e l'inizio del III, in un suo Scritto sacro (Cicerone, De natura deorum, I, 119) tradotto in latino da Ennio, avanzava la tesi che gli di non fossero altro che eroi o uomini illustri del lontano passato, che il mito e la devozione popolare avevano finito per far considerare di. La tesi per un verso il primo esempio di dissacrazione del concetto di dio, ma nello stesso tempo stato sfruttato dai teologi cristiani quale dimostrazione che gli di pagani erano falsi, contrapponendovi il vero dio della Bibbia.

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Dal Quattrocento al Seicento


Non sono documentati casi significativi di ateismo in et medievale, mentre questa visione del mondo pare ricomparire in sottofondo, ma in forma molto attenuata ed ambigua, pi naturalistica che atea, in alcuni filosofi rinascimentali come Pietro Pomponazzi (1462-1525) e Giulio Cesare Vanini, spesso ostracizzati e perseguitati e in alcuni casi (come Vanini) condannati a morte. Tuttavia, se si guarda bene a fondo, in nessuno di questi personaggi si scorge un vero ateismo, ma semmai un preludio del panteismo di Spinoza e del deismo di Toland. Giulio Cesare Vanini (1585-1619) colui che in maniera pi esplicita enuncia una teoria panteistica basata sulla divinit intrinseca della natura e sull'appartenenza dell'uomo ad essa come sua parte. Egli riprende il pensiero di Pomponazzi e Cardano per formulare una religione della natura in s autosufficiente, senza che ci sia perci bisogno di nessuna rivelazione n di nessuna sacra scrittura ad avvalorarla. Posizione ovviamente intollerabile per la Chiesa, che lo manda al rogo nel 1619. Anche la letteratura libertina, che percorre tutto il Seicento, per quanto devastante per la religione costituita, mostra segni di ateismo estremamente deboli, perch prevalgono nettamente gli aspetti panteistici e deistici che la caratterizzano. Il celebre trattato De tribus impostoribus, scritto verso la met del secolo, tanto esecrato dalle autorit ecclesiastiche, non altro che la versione dotta di uno sbocco panteistico alla incredulit nella rivelazione, presente a livello popolare sin dal Cinquecento. I tre impostori (Mos, Ges Cristo e Maometto) hanno sfruttato l'ignoranza del popolo per poterlo manipolare a piacere e l'ignoto autore scrive: Quelli a cui premeva che il popolo venisse represso e controllato attraverso simili fantasticherie, hanno coltivato tale seme religioso, facendone poi una legge e costringendo il popolo, con il terrore del futuro e della punizione divina, ad obbedire ciecamente. Di genere differente il Cymbalum mundi (probabilmente risalente a fine Cinquecento), che invece una sprezzante e blasfema ridicolizzazione della religione cristiana, ma senza alcuna proposta alternativa. Nel Cymbalum vi sono espressioni enfatiche di irreligiosit come "rinnego Dio" e bestemmie come "corpo d'un Dio", ma nell'insieme si tratta dello sfogo di una persona arrabbiata e aggressiva, ma incapace di colpire a fondo le basi del cristianesimo n di delineare un ateismo motivato. Altre numerose opere libertine percorrono tutto il Seicento minando la fede religiosa ma con scarso peso, limitandosi a proporre od auspicare un ateismo pratico povero di idee, ma specialmente fatto di rancore contro l'arroganza e il parassitismo dei preti.

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Il Settecento
L'ateismo in forme filosofiche definite ha una rilevante ripresa nell'Illuminismo, l'epoca nella quale esso trova una vera e propria rinascita dopo almeno milleseicento anni. Ci avviene con Jean Meslier (1664-1729), con Julien Offray de La Mettrie (1709-1751), con Claude-Adrien Helvtius (1715-1771), con Denis Diderot (1713-1784) e infine con il barone Paul Henri Thiry d'Holbach (1723-1789), il pi importante teorico dell'ateismo materialistico. Determinante la figura di Jean Meslier come precursore di un ateismo illuministico che avr il suo periodo pi florido tra il 1740 e il 1780. Curato alla guida della parrocchia di Etrpigny, vicino a Mzires nelle Ardenne per circa 40 anni, dopo avere svolto con diligenza e insospettabile apparenza di fede il suo compito per Il barone d'Holbach tutto questo tempo, questo prete, alla sua morte avvenuta nel 1729, lascia due sorprendenti lettere e una grande opera di circa 3500 pagine a stampa, Il Testamento; in esso evidenzia delle contraddizioni interne fra passi dei Vangeli nelle traduzioni utilizzate dalle Chiese cristiane. Meslier, animato da un profondo senso etico, enuncia anche un progetto di comunismo, che egli traeva probabilmente dall'esperienza delle prime comunit cristiane, con un implicito invito alla rivolta contro il potere costituito. Per lui lo stato sociale che si determinato deriva dalla debolezza e dell'acquiescenza del popolo lavoratore, che produce e ha le briciole del suo lavoro. Le classi parassitarie nobiliari ed ecclesiastiche sono delle sanguisughe che vanno abbattute. Le ricchezze della terra vanno divise tra chi ne ha diritto e in parti uguali. Il diritto di propriet va invece abolito e ci si deve ribellare agli abusi dei nobili e dei preti, mutando radicalmente i rapporti sociali delle societ esistenti. Dice nel 'Testamento: "Unitevi per scuotere il giogo tirannico ... I pi saggi di voi guidino e governino gli altri Anche il suo materialismo una grande novit filosofica. Scrive ad esempio: "L'origine della credenza negli di sta nel fatto che alcuni uomini pi acuti e sottili, e anche pi scaltri e malvagi, si sono innalzati per ambizione al di sopra degli altri uomini, giocando con facilit sulla loro ignoranza e sulla loro ingenuit." Dio non c' e la materia l'unica realt; essa eterna e in perpetuo movimento e soltanto ci che corporeo reale. Per lui non ci possono esser dubbi, bisogna ammettere la sola esistenza della materia e la sua eternit e dinamicit perpetua. Dice riguardo all'"essere" della materia: "Non avrebbe mai potuto incominciare ad essere, perch ci che non non pu darsi od avere l'essere." Dopo Meslier la figura pi importante di ateo Julien Offray de La Mettrie (1709-1751) che con 'L'uomo macchina (1748) scandalizza il mondo settecentesco con un ateismo su base biologica. Gi in precedenza egli aveva sostenuto la materialit dell'anima in 'Storia dell'anima', ma in maniera ancora incerta. Egli trae da Locke i suoi fondamenti gnoseologici e partendo dal dualismo cartesiano ne fa un monismo della sola res extensa abolendo la res cogintans. Se Cartesio considerava "macchine" solo le bestie, La Mettrie fa dell'uomo una macchina e l'assimila ad esse scandalizzando molti. La Mettrie sostiene che se l'ateismo fosse universalmente diffuso le religioni verrebbero distrutte, e aggiunge: "Non ci sarebbero pi guerre teologiche n soldati di religione, che sono terribili! La natura, ora infettata da questo sacro veleno riprenderebbe i suoi diritti e la sua purezza". La Mettrie anche sostenitore dell'edonismo, perch attraverso il corpo che si conseguono la maggior parte dei piaceri. Contrariamente a Helvtius e d'Holbach, che sono atei deterministi, egli indeterminista: "Il caso ha gettato noi nella natura, mentre tanti altri, per mille cause, non sono nati e sono rimasti nel nulla".

Ateismo Ne "L'anti-Seneca" La Mettrie ribadisce il suo edonismo, che trae dai Cirenaici, da Epicuro e da Lucrezio. Attacca l'etica dell'austerit e del sacrificio degli Stoici asserendo: "Questi filosofi sono severi e tristi, noi invece saremo dolci e allegri. Essi dimenticano il corpo per essere tutt'anima, noi invece saremo tutto-corpo. Il fine dell'uomo conseguire la felicit e siccome il corpo fondamentale per ottenerla non necessario essere istruiti. Per quanto gli intellettuali abbiano i piaceri dello spirito che ne danno parecchia, attraverso lo studio, la lettura, la musica e le arti, anche le persone rozze possono averne la loro parte perch "Dormono, mangiano, bevono e vegetano trovando il piacere. Claude-Adrien Helvtius (1715-1771) introduce un ateismo sensistico e materialistico che implicito nelle sue tesi ma di cui ha fornito pochi elementi di tipo teorico, e comunque di seconda mano, presi da Condillac e da Locke. Egli pu venire considerato un moralista sociologo per il quale la soggettivit va sempre sacrificata a favore della collettivit; in quanto solo la dimensione della socialit "virtuosa". Di conseguenza egli vede l'educazione dei cittadini come il compito primo di uno stato virtuoso che abbia a cuore la loro felicit. Egli riduce comunque la nostra conoscenza del mondo ad una pura fissazione mentale delle esperienze dei sensi. Paul Henri Thiry d'Holbach (1723-1789) pu venire considerato non solo il pi importante filosofo ateo materialista del Settecento, ma anche colui che ha fornito il primo vero sistema ateistico di interpretazione della realt. Per questo suo intento sistemico gli stato rimproverato un dogmatismo che lo avrebbe portato a fare della metafisica atea. D'Holbach costruisce infatti la sua ontologia sul presupposto monistico e su quello necessitaristico dell'essere, com'era gi stato, ad esempio, per gli Stoici. Per lui tutta la realt in ogni minimo dettaglio necessitata, ed anche ogni uomo nasce perch necessario che ci avvenga, cos come necessitati sono i suoi comportamenti. Con Il cristianesimo svelato pubblicato nel 1761 D'Holbach accusa di falsificazioni le sacre scritture e la teologia cristiana. Nel 1770 pubblica Il saggio sui pregiudizi dove colpisce a fondo l'ignoranza, le superstizioni della religione e i pregiudizi di ordine morale. La visione del mondo atea e materialistica per espressa chiaramente solo in Il sistema della natura, anche del 1770, dove il suo sistema filosofico viene esposto con completezza. Segue nel 1776 La morale universale o Catechismo della natura, dove D'Holbah d indirizzi di morale atea molto precisi. Secondo D'Holbach l'universo costituito unicamente di materia. essa esiste da sempre e nessuno pu averla creata. La materia "Una catena eterna di cause e di effetti ... In natura si verificano azioni e reazioni di tutti gli esseri che essa contiene gli uni sugli altri, risultandone una serie continua di cause, di effetti e di movimenti ... I movimenti degli enti sono sempre necessitati dal loro essere, dalle loro caratteristiche e delle cause che su essi agiscono". Il movimento un meccanismo di azioni e reazioni che egli trae in parte dal meccanicismo di Cartesio, ma facendo del dualismo di questi un monismo assoluto dove solo la "res extensa" esiste. La figura di Denis Diderot (1713-1784) forse la pi significativa di tutto l'illuminismo, sia per essere stato il principale progettista e fautore della grande Enciclopedia delle scienze, delle arti e dei mestieri, e sia perch ha rappresentato l'aspetto pi profondo e complesso della cultura illuministica. Una profondit e una complessit che per male si conciliano con la chiarezza. Se lo si confronta col suo grande amico e collaboratore D'Holbach, si vede come l'ateismo sia stato espresso in maniera quasi antitetica, tanto sicuro, dogmatico e pesante il barone franco-tedesco quanto incerto, complicato ed elegante il plebeo Diderot. Questo giustifica il giudizio degli storici che vedono solo nel primo - e non nel secondo - un vero teorico dell'ateismo. Se per si prende in considerazione l'opera dei due nel suo insieme, ci si accorger che per quanto D'Holbach sia pi chiaro, sistemico ed incisivo, Diderot pi proteiforme e incerto, ma anche pi profondo. Nell'Interpretazione della natura per egli chiaro nel dire: "Il fisico, la cui professione di istruire e non di edificare, abbandoner dunque il perch e si occuper solo del come. ... Quante idee assurde, supposizioni false, nozioni chimeriche in quegli inni che alcuni temerari difensori delle cause finali hanno osato comporre in onore del Creatore! ... Anzich adorare l'Onnipotente negli esseri stessi della natura, si sono prosternati davanti ai fantasmi della loro immaginazione." La stagione dell'ateismo settecentesco si pu dire che si chiuda con la Rivoluzione, che peraltro esso non ha ispirato, essendo stati a ispirarla piuttosto Voltaire e Rousseau, entrambi deisti e fieramente anti-atei. Persino la ventata razionalistica che aveva alimentato la cultura tra il 1730 e il 1790 sembra diluirsi. Un fanatico come Robespierre,

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Ateismo quasi mistico nella sua ferocia e intransigenza da virtuoso "uomo della provvidenza", combatte decisamente l'ateismo. L'opportunismo politico di blandire un cattolicesimo frustrato e ora risorgente fa di Napoleone lo sponsor di Chateaubriand, che con Il genio del cristianesimo, uscito nel 1802, segna la fine di un stagione culturale luminosa, ma crollata insieme alle utopie sanguinarie dei Saint-Just e dei Robespierre.

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L'Ottocento
Per quanto il secolo si apra con l'apparente sconfitta delle idee illuministiche, il messaggio laico e razionalista dell'illuminismo ha prodotto i suoi frutti, dando all'Europa e all'Occidente un primato culturale che dura ancora oggi. L'uomo dell'Ottocento, anche se lo sfondo socio-politico non sembra molto cambiato, come fosse antropologicamente un essere diverso, perch si veramente entrati nella "modernit. Questo anche grazie ai filosofi atei, che hanno dato un forte contributo, rompendo il fronte di una religiosit che sulle due sponde del cristianesimo e del deismo sembrava dominare. L'Ottocento non ha pi veri teorici dell'ateismo; Marx ne un deciso assertore, ma non un suo teorico. Esso per lui solo la base di un pensiero socio-economico destinato a cambiare le societ industriali e i rapporti di produzione e di potere. Semmai Karl Marx Feuerbach a caratterizzarsi come un teorico dell'ateismo attraverso la sua straordinaria ricerca antropologica sull'origine dell'idea di Dio. Nell'opposizione tra romanticismo filo-religioso e positivismo anti-religioso a questo va il merito di aver raccolto l'eredit dell'ateismo del secolo precedente e di avergli dato una dimensione scientifica pi profonda. L'anticlericalismo alimenta come un fiume sotterraneo la cultura dell'Ottocento e i semi proto-comunisti di Meslier (anche se ignorato da Marx) e quelli libertari di La Mettrie e Diderot incominciano a dare i loro migliori frutti. L'eredit di Meslier tra gli stessi religiosi gi a fine Settecento straordinaria. Sono migliaia i preti che non si riconoscono pi nella fede cristiana. E se, come dice Michel Vovelle, in Francia dopo il 1793 avevano rinunciato al sacerdozio 20.000 preti (il 66% del totale), ma per vilt o convenienza, quelli che lo fanno nell'Ottocento sono pochi, ma lo fanno per convinzione, e il peso della loro testimonianza enorme. Cos l'incredulit religiosa si diffonde e si avvia a toccare la sua punta massima dal 1820 in poi con vistose aree culturali atee soprattutto tra gli uomini di scienza. Numerose e notevoli sono le preoccupazioni della chiesa per l'allontanamento dalla fede. Il vescovo di Orleans nel 1860 rileva che nella sua diocesi di 360.000 abitanti non pi di 25.000 hanno osservato il precetto pasquale. Nella classe intellettuale l'abbandono del Cristianesimo porta nella maggior parte dei casi ad abbracciare il deismo o ad assumere un atteggiamento agnostico, ma dopo la met del secolo molti deisti passano decisamente all'ateismo. abbastanza plausibile l'opinione secondo la quale l'Ottocento sarebbe stato il secolo che ha visto la massima diffusione dell'ateismo. Mentre il Novecento, specialmente nella seconda met, avrebbe rivelato un ritorno alle religioni, per quanto, abbastanza spesso, in direzioni non-cristiane o in religioni new age, oppure verso religioni sincretiche o "fai-da-te". Gli sviluppi della fisica e della matematica conducono anche ad aprire un dibattito su indeterminismo e determinismo. Un ferreo assertore di questo secondo Laplace, colui che ne fissa i termini nel celebre passo del Saggio sulle probabilit. Si tratta del canone di un "determinismo assoluto", espresso con le seguenti parole: "Lo stato attuale dell'universo l'effetto di quello anteriore e la causa di quello futuro. Un'Intelligenza che conoscesse tutte le forze della natura e la situazione degli esseri che la compongono, ed analizzasse profondamente tali dati, potrebbe esprimere in un'unica formula i movimenti dei grandi astri come quelli dei pi piccoli atomi. Tutto gli

Ateismo sarebbe chiaro e il passato come il futuro presenti ai suoi occhi"[22] . Vi sono tuttavia atei radicali che criticano Laplace per aver introdotto tale forma di intelligenza senza una ragione plausibile, perch essa, essendo ovviamente una figura ideale e non reale, ricorderebbe troppo da vicino l'onniscienza divina, rischiando di far rientrare dalla finestra una divinit buttata fuori dalla porta, o quantomeno evocandone un attributo. Nell'Ottocento la popolarit dell'ateismo aument moltissimo, in conseguenza anche alle scoperte scientifiche della biologia (la teoria dell'evoluzione di Charles Darwin), dell'antropologia e dell'idea della possibilit di dominare la natura derivante dalla rivoluzione industriale. L'ateismo fu portato avanti dai filosofi della sinistra hegeliana come Ludwig Feuerbach e divenne un aspetto fondante del materialismo dialettico di Karl Marx e Friedrich Engels, cos come del positivismo (Auguste Comte, Flix Le Dantec). In particolare Marx indag il fenomeno religioso all'interno della societ contemporanea, in cui predomina il modo di produzione capitalistico, individuandone una delle ragioni nei rapporti di produzione generanti alienazione e feticismo (inteso quest'ultimo come inversione tra soggetto e oggetto che fa apparire i rapporti sociali come rapporti tra cose e viceversa). Tale alienazione impedirebbe ai soggetti di essere consapevoli della realt ontologica nascosta dietro i fenomeni economici e sociali, nello stesso modo in cui l'ignoranza delle leggi della natura impediva in passato di dare spiegazioni razionali ai fenomeni naturali. Da ci la fuga nella religione e nella superstizione, superabile solo con l'organizzazione della societ sulla base delle decisioni consapevoli e scientificamente fondate degli uomini associati, e non dei meccanismi impersonali e spontanei del mercato. Ludwig Feuerbach con le sue analisi del fenomeno religioso non ha solo chiarito molti aspetti oscuri del sentimento del sacro, ma ha contribuito a formare la coscienza della sua ambiguit e falsit, portando all'ateismo ulteriori ragioni di plausibilit e fondatezza. Nella proposizione 2 di L'essenza della religione (Laterza 1981, p.39) viene detto chiaramente che la fantasticata dipendenza dell'uomo da Dio (teorizzata da Friedrich Schleiermacher) come il falso lato di una medaglia, mentre dalla parte vera c' la reale dipendenza di esso dalla natura, cio dalla materia. Dio perci un ambiguo essere para-natura che nasce attraverso il processo psichico spiegato nella proposizione 9: La credenza che nella natura si esprima un ente diverso dalla natura stessa, che la natura sia penetrata e dominata da un ente diverso da lei, questa credenza fondamentalmente identica con quella per cui spiriti, demoni, diavoli, si manifestano, almeno in certe situazioni, per mezzo dell'uomo, e lo possiedono, di fatto la credenza che la natura sia posseduta da un ente estraneo, da una sorta di spirito. E si pu ben dire che, in questa prospettiva, la natura sia davvero posseduta da uno spirito, ma questo spirito lo spirito dell'uomo, la sua fantasia, il suo animo, che si introduce involontariamente nella natura, e fa di essa un simbolo e uno specchio della sua essenza. (cit., p.46). Ma per Feuerbach Dio anche il frutto di un'astrazione che crea Dio nullificando la natura per mezzo di giochi logici. Occorre allora opporvi un'astrazione razionale e realistica per poter accedere al vero. Alla fine della proposizione 25 si legge: Ma se nella prospettiva del pensare astratto la natura dilegua in nulla, nella prospettiva di una concezione realistica del mondo a dileguarsi in nulla invece questo spirito creatore. In questa prospettiva tutte le deduzioni del mondo da Dio, della natura dallo spirito, della fisica dalla metafisica, del reale dall'astratto, si mostrano per quello che sono: giochi logici. (cit., pp.66 67) Max Stirner, pseudonimo di Johann Kaspar Schmidt, contemporaneo di Marx, nel 1845 pubblica L'unico e la sua propriet, opera che verr idolatrata e odiata, in cui con un ateismo senza mezzi termini critica Feuerbach, Bauer e i comunisti, fa tabula rasa di tutta la filosofia precedente e dei fantasmi dell'irrazionale, propugnando un estremo individualismo e adottando, anzi, proprio il termine egoismo. Stirner fu, di volta in volta, definito profeta dagli anarchici, dai fascisti, dai libertari. Lo stesso Friedrich Nietzsche fu folgorato da Stirner, tanto che temette di essere accusato di plagio. Va ricordato anche l'ateismo di Arthur Schopenhauer, da alcuni definito l'ateismo della disperazione'. Su una posizione simile si trova Giacomo Leopardi. Un importante contributo all'ateismo del Novecento viene dal biologo francese Felix Le Dantec, che riprende l'ateismo deterministico di D'Holbach in chiave biologistica ed evoluzionistica (lamarckiana) pubblicando nel 1907 il saggio L'Athisme nel quale espone le tesi del suo ateismo scientifico monistico e deterministico. Il materialismo di Le Dantec affonda le sue radici nello iatro-meccanicismo del '700. Tutta la parte prima de L'atheisme dedicata alla

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Ateismo confutazione della credenza in Dio, considerata mera superstizione. La negazione del libero arbitrio e il necessitarismo assoluto su base biologica accompagnata da considerazioni avanzate per il XIX secolo, ma oggi del tutto superate. Ancora nell'Ottocento la maggior parte delle nazioni occidentali aveva il Cristianesimo come religione di stato e gli atei potevano essere accusati di blasfemia. In Gran Bretagna il libero pensatore Charles Bradlaugh fu ripetutamente eletto in Parlamento, ma fino alla sua quarta elezione non pot prendere posto in aula perch rifiutava di prestare giuramento sulla Bibbia. Nel Novecento in Occidente queste leggi sono state cancellate o abbandonate di fatto. Tuttavia, ancora oggi, negli Stati Uniti d'America le Costituzioni di alcuni stati, in contrasto con quella federale che all'articolo 6 comma 3 proibisce espressamente l'adozione di parametri religiosi come titolo a servire nei pubblici uffici[23] , tuttora prevedono condizioni discriminatorie per chi si dichiara non credente[23] . Anche in Irlanda esistono limitazioni per i non religiosi[24] . Durante il periodo della Guerra Fredda, l'Unione Sovietica e la maggior parte dei regimi che si definivano comunisti portarono avanti l'ateismo di stato e l'opposizione alle religioni organizzate. La stessa pratica privata, in alcuni paesi e periodi, incontr opposizioni e ostracismi severi, malgrado la libert di culto privato fosse ufficialmente consentita.

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Il secolo XX
In et contemporanea l'ateismo si diffuso enormemente ed spesso associato al razionalismo, all'empirismo, al sensismo e al riduzionismo. L'incrocio e la sovrapposizione di questi termini ha creato non poche ambiguit e una corretta analisi filosofica deve sempre tenerli ben distinti. In realt tutti gli indirizzi citati, ateismo escluso, possono convivere benissimo anche con concezioni teologiche. Il Cristianesimo peraltro contiene elementi abbastanza marcati di materialismo, ad esempio nei concetti di onnipotenza, di giustizia, di punizione e persino di vendetta. L'opposto del materialismo non quindi la religione, bens lo spiritualismo, e nessuna delle religioni monoteiste spiritualistica. Lo sono invece perlopi quelle orientali, tra esse il Vednta, il Buddhismo, il Taoismo, il Giainismo e il Confucianesimo. Il XX secolo non vede importanti teorizzazioni dell'ateismo, ma piuttosto prese di posizione atee da parte di uomini di cultura, basate soprattutto su presupposti di carattere etico. Fanno eccezione due intellettuali francesi che fanno dell'ateismo il sottofondo del loro pensiero filosofico e letterario: Albert Camus e Jean Paul Sartre. Essi sono i pi noti esponenti di una corrente di pensiero nota come esistenzialismo ateo. Del primo qualche esegeta, come Jacqueline Lvi-Valensi, vorrebbe mettere in dubbio l'appartenenza all'esistenzialismo sulla base dei suoi contrasti con Sartre e per il fatto che la sua pi un problematica dello "stare nel mondo" che dell'"essere uomo" in rapporto al mondo. Questa lettura del pensiero di Camus non corretta. In primo luogo va tenuto conto che i contrasti di Camus con Sartre sono stati tutti di natura politico-sociologica e non filosofica, e in secondo che l'atteggiamento esistenzialistico consiste sempre in una problematica dell'esistere che riguarda il proprio stare nel mondo non meno che il proprio essere. Il tema dell'assurdo il fondamento dell'esistenzialismo camusiano: "Un mondo che possa essere spiegato, sia pure con cattive ragioni, un mondo famigliare, ma viceversa, in un universo subitamente spogliato di illusioni e di luci, l'uomo si sente un estraneo, e tale esilio senza rimedio, perch privato dei ricordi di una patria perduta o della speranza di una terra promessa. Questo divorzio tra l'uomo e la sua vita, fra l'attore e la scena, propriamente il senso dell'assurdo." (Il mito di Sisifo, Bompiani, 1947, pp.9 10) Se il senso dell'assurdo fonda l'esistenzialismo di Camus, per Sartre l'uomo condannato ad essere libero e nello stesso a fallire la sua istanza di libert. In quanto libero in un mondo di cose dominate dalla necessit egli un Dio, ma si fallisce in quanto tale poich resta sempre un Dio fallito. Scrive Sartre: "La libert umana precede l'essenza dell'uomo e la rende possibile, l'essenza dell'essere umano in sospeso nella sua libert. dunque impossibile distinguere ci che chiamiamo libert dall'essere della "realt umana"." (L'essere e il nulla, introduzione, 5, Il Saggiatore, 2002, p. 60)

Ateismo Sartre parte dalla libert dell'uomo e arriva al suo sentirsi Dio: "Ogni realt umana contemporaneamente progetto diretto di compiere una metamorfosi del suo per-s in in-s-per-s e progetto di appropriarsi il mondo come totalit di essere-in-s, sotto la specie di una qualit fondamentale. Ogni realt umana una passione, in quanto progetta di perdersi per fondere l'essere e per costituire contemporaneamente l'in-s che sfugge alla contingenza essendo il proprio fondamento, l'"Ens causa sui", che le religioni chiamano Dio.". (cit., p. 682). Postosi come un autosufficiente Dio, come un per-s assoluto, libero dalla necessit cui soggiace quel in-s che la natura, la materia. L'esito il fallimento e del mondo e dell'uomo in esso: " come se il mondo, l'uomo e l'uomo-nel-mondo non giungessero che a realizzare un Dio mancato. dunque come se l'in-s ed il per-s si presentassero in stato di "disintegrazione" in rapporto ad una sintesi ideale. Non che l'integrazione abbia mai avuto luogo, ma invece precisamente perch essa sempre indicata e sempre impossibile." (cit., p.691)

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Il secolo XXI
Il secolo XXI nasce sotto l'insegna di un riflusso religioso e spiritualistico forse pi apparente che reale. per evidente l'accentuazione dei fondamentalismi religiosi che si confrontano nel mondo contemporaneo, rivendicando un protagonismo sociale che intende opporsi a quella che viene ritenuta una generale deriva materialistica ed atea nel mondo occidentale. Ci a cui si assiste per anche una certa fioritura di saggi storici critici rispetto alla dottrina cristiana nelle sue pretese di veridicit. Tra questi basti citare il Ges ebreo di Riccardo Calimani (Mondadori 1998), la "Storia criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner (Ariele, 2000-2004) e la Invenzione del Cristianesimo di Leo Zen (Clinamen 2003), che emergono per completezza e profondit. Dalle analisi e dalla documentazione prodotta si evince una forte presenza di elementi mistificanti che hanno modellato nei secoli i testi sacri e i documenti della dottrina. Perci un atteggiamento abbastanza generale di incredulit e agnosticismo, che per rivela anche la presenza, sia pure in sottotono, di istanze atee sempre pi motivate. Nel 2005 il filosofo francese Michel Onfray ha pubblicato un Trattato di ateologia che reca significativamente il sottotitolo "Fisica della metafisica". Onfray infatti precisa le fondamenta della scienza definita ateologia da Georges Bataille, basandole su una critica scientifica delle religioni, a partire dall'esame dei testi sacri delle tre grandi religioni monoteistiche. Inoltre egli mutua da Friedrich Nietzsche la convinzione che l'invenzione di Dio in opposizione alla vita, che l'invenzione dell'aldil serve a svalutare l'unico mondo reale, che l'invenzione dell'anima immortale ha lo scopo di spregiare il corpo, la sua cura e i suoi piaceri. Pertanto "il vero peccato mortale" sarebbe "l'offerta di un oltremondo" per farci perdere "l'uso e il beneficio del solo mondo esistente". L'opera di Onfray ha contribuito notevolmente a smuovere le acque di una letteratura atea abbastanza stagnante. A parte L'atheisme di Felix Le Dantec del 1906 in tutto il Novecento gli unici saggi sull'ateismo degni di rilievo sono ad opera di cattolici. Tre emergono: Jacques Maritain (Il significato dell'ateismo contemporaneo, 1949), Augusto del Noce (Il problema dell'ateismo, 1964) e Cornelio Fabro (Introduzione all'ateismo moderno, 1964). Nell'assenza quasi secolare di una voce atea significativa Onfray rompe il ghiaccio col suo Trattato di ateologia (Grasset & Fasquelle, 2005). Esso ha avuto un ottimo rilievo mediatico, anche perch Onfray si spende personalmente a favore dell'ateismo in sedi deputate e nei mezzi di informazione. Nella parte prima del trattato egli cos definisce la sua proposta: " L'ateologia si propone tre obiettivi: anzitutto decostruire i tre monoteismi e mostrare come, nonostante l'odio che da secoli anima i protagonisti delle tre religioni, nonostante l'apparente irriducibilit in superficie della legge mosaica, dei detti di Ges e della parola del Profeta Maometto, nonostante i tempi genealogici diversi di queste tre variazioni realizzate in un arco di pi di dieci secoli con un solo e identico tema, il fondo resta lo stesso. Variazioni di grado, non di natura". (Fazi Editore, 2005, pag.65) Il secondo obiettivo: "occuparsi in particolare di una delle tre religioni per vedere come si costituisce, prende piede e si radica su principi che implicano sempre falsificazione, isteria collettiva, menzogna, finzione, e miti ai quali si danno i pieni poteri." (cit., p.65). Terzo obiettivo: "una decostruzione del cristianesimo. In effetti, la costruzione di Ges avviene in un'officina identificabile con un periodo storico di uno o due secoli: la

Ateismo cristallizzazione dell'isteria di un'epoca avviene in una figura che catalizza il meraviglioso, raccoglie in un personaggio concettuale chiamato Ges le aspirazioni millenaristiche." (cit., pag.66)

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Dibattiti sull'ateismo
Sul piano etico-morale, cos come definito dalla dottrina cristiana, la qualifica di ateo assume il massimo senso dispregiativo. L'ateo, negando Dio, considerato dal cristiano il garante assoluto dell'eticit, si colloca sul piano demoniaco anche quando non ne presenta le caratteristiche comportamentali. Questo non significa affatto che credenti ed atei non possano convivere e stimarsi reciprocamente, ma che, dal punto di vista strettamente "dottrinario", l'ateismo "in s" la colpa pi grave in assoluto che un uomo possa commettere. A livello fideistico, negando l'entit divina, che costituisce il fondamento stesso dell'eticit (come sosteneva Kant), l'ateo , in quanto tale, il massimo peccatore e il reietto per definizione. Questo poich massima la bestemmia che l'ateo produce negando Dio, e massima l'abiezione in cui esistenzialmente si colloca. A livello teologico, l'ateo, negando Dio, nega il fondamento della vita e della verit dell'essere, per cui, nel migliore dei casi, considerato portatore nel consorzio umano di un nichilismo radicale. Tutte queste considerazioni per non riguardano l'ateismo "pratico" o "debole", ma solo quello "teorico" (implicitamente anche "forte"), poich solo questo si contrappone radicalmente alla fede nel suo fondamento dottrinario. L'assassino, il bestemmiatore, il sacrilego sono sempre considerati redimibili e recuperabili. L'ateo teorico, se tale, non mai recuperabile, perch "fuori" della redimibilit e della recuperabilit. Gli atei, non curandosi del giudizio del cristianesimo, vi contrappongono il fatto che l'ateo ad essere morale, in quanto agisce per la moralit stessa e non per obbedire a Dio o per compiacerlo. D'Holbach riteneva che il cristianesimo stesso fosse portatore di immoralit e che solo l'ateo, libero dalle catene della fede, potesse elevarsi alla vera moralit. La fondazione di un'etica, infatti, non richiede affatto la credenza in Dio: se una persona sostenesse di comportarsi onestamente solo per compiacere Dio o per non essere da Lui punito, allora non dovrebbe essere definita religiosa ma cortigiana, trattandosi non di fede ma di opportunismo e adulazione verso i potenti. Pierre Bayle stato il primo a sostenere nei Pensieri sulla cometa che chi non crede in Dio pu comportarsi addirittura in maniera pi morale del cristiano. Anche alcuni pensatori cristiani successivi sostennero che la fede di per se stessa non garantisce la moralit e che chi non ha fede pu comportarsi correttamente. Ci si ritrova nel saggio di Kant Fondazione della metafisica dei costumi e, pi recentemente, nell'Etica di Bonhoeffer. Talvolta l'ateismo viene accusato di esprimersi in forme fideistiche, poich assume come un postulato l'affermazione Dio non esiste, logicamente indimostrabile. A tale critica gli atei rispondono che l'ateismo non un atto di fede, ma una scelta razionale. A differenza dei teisti, infatti, sono pronti a ricredersi nel caso l'esistenza di Dio fosse dimostrata. Sostiene Sam Harris:

Ebrei, cristiani e musulmani affermano che le loro scritture hanno una conoscenza dei bisogni dell'umanit talmente
approfondita che potrebbero solo essere state scritte sotto la direzione di una divinit onnisciente. Un ateo semplicemente una persona che ha preso in considerazione tale affermazione, ha letto i libri e ha trovato l'affermazione stessa ridicola. Non c' bisogno di prendere tutto per fede, o essere in alternativa dogmatici, per rigettare credenze religiose ingiustificate. Come disse una volta lo storico Stephen Henry Roberts (1901-71): Io sostengo che siamo entrambi atei, solo che io credo in un dio di meno rispetto a voi. Quando capirete perch rifiutate tutti gli altri possibili di, capirete anche perch io rifiuto il vostro. (Sam Harris, Dieci leggende e dieci verit sull'ateismo
[25]

Ateismo

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All'accusa di essere integralista come gli integralisti che critica, l'etologo Richard Dawkins risponde:

La percentuale di persone nei Paesi europei che affermano di non credere in "alcun tipo di spirito, [26] Dio o forza vitale" (2005)

troppo facile confondere la passione di chi disposto a cambiare parere con l'integralismo che non cambia mai nulla. I cristiani integralisti si oppongono appassionatamente all'evoluzione, mentre io appassionatamente la sostengo. Passione per passione, parrebbe una condizione di parit. Ma, per citare un aforisma non ricordo di chi, quando si sostengono due opposti punti di vista con uguale forza, non detto che la verit stia al centro. possibile che una delle due parti si sbagli; e questo giustifica la passione della parte avversa. Gli integralisti sanno in che cosa credere e sanno che niente far mai loro cambiare idea. La citazione da Kurt Wise [...] esemplare: Se tutte le prove dell'universo andassero contro il creazionismo, sarei stato il primo ad ammetterlo, ma sarei rimasto creazionista perch quello che la Parola di Dio sembra indicare. E qui io devo collocarmi. Non si sottolineer mai abbastanza la differenza tra questa appassionata fedelt alla Bibbia e l'altrettanto appassionata fedelt dello scienziato alle prove empiriche. L'integralista Kurt Wise afferma che neanche le pi schiaccianti prove concrete gli farebbero mai cambiare idea. Il vero scienziato, per quanto creda con forza all'evoluzione, sa esattamente che cosa gli farebbe cambiare idea: prove contrarie. Come rispose J. B. S. Haldane quando gli chiesero che cosa avrebbe potuto smentire l'evoluzione: Conigli fossili nel Precambriano. Mi si permetta di formulare la versione opposta del manifesto di Kurt Wise: Se tutte le prove dell'universo dimostrassero l'attendibilit del creazionismo, sarei il primo ad ammetterlo e cambierei subito idea. Stando le cose come stanno, tutte le prove disponibili (e ve n' in abbondanza) sono a favore dell'evoluzionismo. per questo e solo per questo che lo sostengo con una passione pari a quella dei suoi oppositori. La mia passione si basa sulle prove. La loro, che sfida apertamente l'evidenza, e solo la loro integralista. (Richard Dawkins, L'illusione di Dio)

Le discussioni sull'esistenza di Dio e sulla sua influenza sugli uomini riguardano questioni fondamentali per le persone e in varie circostanze possono avere conseguenze rilevanti sul piano del consenso ideologico e politico. Non stupisce quindi che i dibattiti relativi assumano spesso toni aspri e prese di posizione faziose.

Diffusione
Alcune stime sul numero di atei nel mondo (ma talvolta confusi con gli agnostici): Britannica Book of Year (1994): 1 miliardo e 154 milioni di atei e agnostici nel mondo. La World Christian Encyclopedia annuncia 1 miliardo e 71 milioni di agnostici e 262 milioni di atei nel mondo nel 2000. Un'inchiesta condotta in 21 paesi su un campione di 21.000 persone pubblicata nel dicembre 2004 annuncia che il 25% degli europei occidentali si definisce ateo/agnostico contro il 12% nei paesi dell'Europa centrale e orientale. Adherents.com riporta 1,1 mld di non religiosi (circa il 16% della popolazione mondiale[27] ), categoria che include secolari, irreligiosi, agnostici, atei, umanisti, deisti, panteisti e liberi pensatori.

Ateismo

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Note
[1] (EN) Breve storia dell'ateismo (http:/ / www. filosofiaedintorni. eu/ breve storia ateismo. pdf) (PDF).URL consultato il 16-10-2011. [2] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Ef2%2C12& formato_rif=vp [3] (EN) Austin Cline. Definition of Positive Atheist (http:/ / atheism. about. com/ od/ Atheist-Dictionary/ g/ Definition-Positive-Atheist. htm). About.com. URL consultato in data 23-11-2011. [4] (EN) Professor Antony Flew (http:/ / www. telegraph. co. uk/ news/ obituaries/ culture-obituaries/ books-obituaries/ 7586929/ Professor-Antony-Flew. html). Daily Telegraph, 13 aprile 2010. URL consultato in data 23-11-2011. [5] (EN) Wendy M. Grossman. The Flowering of Strong Atheism (http:/ / www. guardian. co. uk/ commentisfree/ belief/ 2011/ apr/ 12/ strong-atheism-origin-religion). the Guardian, 12 aprile 2011. URL consultato in data 23-11-2011. [6] Berman, op. cit., pag. 115 [7] (EN) Apatheism (http:/ / www. religioustolerance. org/ apatheism. htm).URL consultato il 23-11-2011. [8] (EN) Religions: Atheism (http:/ / www. bbc. co. uk/ religion/ religions/ atheism/ ). BBC. URL consultato in data 16-10-2011. [9] Mondin, op. cit., Clemente Alessandrino, pag. 179 [10] Antologia Filosofica, op. cit., vol. XIV, pagg. 533-534 [11] Cronologia dell'ateismo dell'UAAR (http:/ / www. uaar. it/ ateismo/ storia/ ) [12] UAAR: Crocifissi negli edifici pubblici (http:/ / www. uaar. it/ uaar/ campagne/ scrocifiggiamo/ 02. html#05).URL consultato il 16-10-2011. [13] Tamagnone, Carlo (Gennaio - febbraio 2006). Per un ateismo razionale e consapevole (http:/ / www. fileden. com/ files/ 2007/ 11/ 10/ 1574909/ Ateo-42-2006-1. pdf). L'Ateo (1/2006, 42): pagg. 19-22. URL consultato il 2011-10-16. [14] Scoop: The Altenberg 16: An Expos Of The Evolution Industry (http:/ / www. scoop. co. nz/ stories/ HL0803/ S00051. htm) [15] Pievani, op. cit. [16] Pievani, op. cit., pag. 134 [17] Russell, op. cit. [18] Feltrinelli, 1994, p. 39 [19] (FR) Marc Mennessier. "L'univers est n sans Dieu" : Hawking cre la polmique (http:/ / www. lefigaro. fr/ sciences-technologies/ 2010/ 09/ 06/ 01030-20100906ARTFIG00757-l-univers-est-ne-sans-dieu-hawking-cree-la-polemique. php). le Figaro, 7 settembre 2010. URL consultato in data 22-11-2011. [20] Gdel, op. cit. [21] Ateologia, op. cit., pag. 41 [22] Laplace, op. cit. [23] (EN) State Constitutions that Discriminate Against Atheists (http:/ / www. godlessgeeks. com/ LINKS/ StateConstitutions. htm). URL consultato in data 22-11-2011. [24] Multe fino a 25mila euro per i blasfemi (http:/ / www. lastampa. it/ redazione/ cmsSezioni/ esteri/ 201001articoli/ 50902girata. asp). La Stampa, 3 gennaio 2010. URL consultato in data 22-11-2011. [25] (EN) Sam Harris. 10 Myths and 10 Truths About Atheism (http:/ / www. latimes. com/ news/ opinion/ la-op-harris24dec24,0,3994298. story?coll=la-opinion-rightrail). Los Angeles Times, 24 dicembre 2006. URL consultato in data 16-10-2011. [26] Social Values, op. cit., pag. 11 [27] (EN) Major Religions of the World Ranked by Number of Adherents (http:/ / www. adherents. com/ Religions_By_Adherents. html#Nonreligious).URL consultato il 22-11-2011.

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Voci correlate
Agnosticismo Agnosticismo forte Anticlericalismo Antiteismo Apateismo Ateismo agnostico Ateismo di Stato Ateismo forte Ateo devoto Ateologia Credenza religiosa Deismo Esistenzialismo ateo Etica della libert Etica secolare Ignosticismo Laicismo Lista di personalit dell'ateismo Materialismo Noncognitivismo teologico Noncredenza Panteismo naturalistico Paradosso teologico Problema dell'esistenza di Dio Psicologia della religione Razionalismo Religione Teismo The Brights Umanesimo secolare Umanismo Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

Ateismo

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Ateismo (http://www.dmoz.org//World/Italiano/Societ/Religione_e_Spiritualit/Ateismo/) su Open Directory Project ( Segnala (http://www.dmoz.org/cgi-bin/add.cgi?where=/World/Italiano/Societ/ Religione_e_Spiritualit/Ateismo/) su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Ateismo") UAAR (http://www.uaar.it/) - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti NOGOD - Atei per la laicit degli Stati (http://www.nessundio.net/) Gaspare Mura, voce Ateismo del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede (http://www.disf.org/Voci/2. asp) The improbability of God, articolo di Richard Dawkins (http://www.positiveatheism.org/writ/dawkins3.htm) http://www.adherents.com/Religions_By_Adherents.html

Ateismo forte
La posizione chiamata ateismo forte (o ateismo esplicito) quella secondo cui non esiste alcun dio (a-theos: senza dio) o alcuna forza, volont entit, superiore. Ad essa si oppone l'ateismo debole, che la mancanza o assenza di fede in un certo dio, senza la pretesa che questo non esista. L'ateismo forte asserisce positivamente, quanto meno, che non esiste alcun dio o divinit, e pu spingersi fino a sostenere che l'esistenza di alcune o di tutte le divinit impossibile dal punto di vista logico. Ad esempio, gli atei forti sostengono comunemente che la combinazione di attributi che possono essere ascritti a Dio (quello di Abramo), quali ad esempio: onnipotenza, onniscienza, onnipresenza, trascendenza, omnibenevolenza, logicamente contraddittoria, incomprensibile, o assurda; quindi si afferma che l'esistenza di Dio impossibile a priori. Similarmente, l'ateismo esplicito pu sostenere che qualsiasi asserzione circa l'esistenza sovrannaturale irrazionale e falsa a priori (vedi la voce: noncognitivismo teologico). Nella condizione di ateismo forte l'esistenza si configura come una derivazione naturale di eventi del tutto legati a leggi chimiche e fisiche, e l'anima, lo spirito, la psiche non sarebbero altro che reazioni elettro-chimico-fisiche, la rielaborazione di informazioni percepite attraverso i sensi comuni. L'ateismo forte esclude ogni qualsivoglia imputazione dell'esistenza a forme diverse o superiori, come invece evidente nelle religioni, segna l'esistenza dell'essere fissata nel tempo, e non in dimensioni atemporali, concepimento e morte, come eventi associati esclusivamente a fenomeni clinici. L'ateismo forte esclude e non concepisce in alcun modo l'intervento nell'uomo e nell'universo che lo circonda di una qualsiasi intelligenza o piano superiore. La persona fine a se stessa. Ci non comporta che l'ateismo forte sia estraneo ad una convivenza civile, ma piuttosto l'ateo molto spesso dedito ad opere benevole e altruistiche proprio perch implica nel bene la sopravvivenza della specie.

Ateismo forte

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Voci correlate
Ateismo Problema dell'esistenza di Dio Noncognitivismo teologico Agnosticismo Ignosticismo

Ateismo agnostico
L'ateismo agnostico una dottrina filosofica che ingloba sia l'ateismo che l'agnosticismo. Un ateo agnostico ateo perch non crede che dio esista, ed agnostico perch ritiene che l'esistenza di un dio sia permanentemente inconoscibile, o attualmente non conosciuta dei fatti. D'accordo con la tradizione filosofica, considerata Percentuale di atei e agnostici in paesi diversi. I valori per la Cina, conoscenza una credenza vera e adeguatamente Cuba e Corea del Nord devono essere presi con le pinze a causa dei giustificata. In questa prospettiva, affermare di credere pochi dati disponibili in questi paesi. in qualcosa senza aggiungere che questo costituisca conoscenza, non contraddittorio; solo poco comune, dato che normalmente si suppone che persone con determinate credenze affermino anche che queste siano necessariamente vere (e la parte della giustificazione viene semplicemente ignorata). Nonostante a volte si sovrappongano, ateismo e agnosticismo sono due concetti distinti: l'ateismo viene di solito definito come una "condizione di assenza di credenze teistiche", mentre nell'agnosticismo si sospende il giudizio a causa dell'inconoscibilit del problema. In alcune circostanze un agnostico pu identificarsi come ateo o come teista (teismo agnostico). Una delle prime spiegazioni dell'ateismo agnostico stata data da Robert Flint nel suo lavoro The Croall Lecture, 1887-1888 (pubblicato nel 1903 con il titolo Agnosticism):
(EN) (IT)

The atheist may however be, and not unfrequently is, an

L'ateo pu anche essere - e non raramente - un

agnostic. There is an agnostic atheism or atheistic agnosticism, agnostico. Esiste un ateismo agnostico o un agnosticismo and the combination of atheism with agnosticism which may ateo, e la combinazione di ateismo e agnosticismo che pu be so named is not an uncommon one. essere cos chiamata non insolita. (Robert Flint, op. cit., p. 49 )

Ateismo agnostico

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(IT) per credere nell'esistenza di un dio, perfettamente naturale e razionale che non creda che ci sia un dio; e se cos, allora un ateo... Se va oltre e, dopo una ricerca nella natura e nelle capacit della conoscenza umana, arrivando a concludere che l'esistenza di dio non pu essere provata, cessa di credere in esso basandosi sul fatto che non pu sapere se vero, egli sia un agnostico che un ateo - un ateo-agnostico - ateo perch agnostico... mentre quindi sbagliato identificare agnosticismo e ateismo, altrettanto sbagliato separare i due concetti come se uno escludesse l'altro...

(EN) there is a God, it is perfectly natural and rational that he should not believe that there is a God; and if so, he is an atheist... if he goes farther, and, after an investigation into the nature and reach of human knowledge, ending in the conclusion that the existence of God is incapable of proof, cease to believe in it on the ground that he cannot know it to be true, he is an agnostic and also an atheist - an agnostic-atheist - an atheist because an agnostic... while, then, it is erroneous to identify agnosticism and atheism, it is equally erroneous so to separate them as if the one were exclusive of the other... (Robert Flint, op. cit., p. 50-51 )

If a man has failed to find any good reason for believing that Se un uomo ha fallito nella ricerca di una buona ragione

Un individuo pu identificarsi come ateo agnostico basandosi sulla propria conoscenza dei concetti filosofici di epistemologia, teoria della giustificazione e rasoio di Occam.

Bibliografia
Robert Flint. Agnosticism: the Croall Lecture, 1887-1888. William Blackwood and Sons, 1903. Michael Martin. Theism. MSN Encarta, 2000. Microsoft Corporation. Michael Martin. Atheism: A Philosophical Justification. Philadelphia: Temple UP, 1992. ISBN 0-87722-943-0 George H. Smith. Atheism: The Case Against God. 1st ed. Amherst: Prometheus Books, 1980. ISBN 0-87975-124-X Gordon Stein. The Encyclopedia of Unbelief. Amherst: Prometheus Books, 1985. ISBN 0-87975-307-2

Voci correlate
Ateismo Ateismo forte Agnosticismo Noncognitivismo teologico Esistenza di Dio Teismo

Collegamenti esterni
(EN) What is an Agnostic Atheist? [1]

Note
[1] http:/ / www. allaboutphilosophy. org/ agnostic-atheist-faq. htm

Paradosso teologico

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Paradosso teologico
I paradossi teologici sono una famiglia di paradossi relativi a una data teologia, che manifestano una reale o apparente incongruit circa le asserzioni teologiche di una determinata religione. I paradossi possono vertere sia sugli attributi divini che sulle verit dogmatiche di quella determinata fede religione, ma possono a loro volta appartenere anche ad altre categorie di paradossi, come i paradossi filosofici. L'uso pi frequente di questi paradossi quello di mettere in crisi le convinzioni religiose o dei dubbi sulla divinit oggetto fede, mettendo in luce le possibili carenze logiche dell'impianto dogmatico sottostante; premessa maggiore per cui tali paradossi trovino fondamento che tale impianto teologico, ovviamente, si rifaccia nella sua formulazione alle leggi della logica.

Paradosso dell'onnipotenza
Enunciato: essendo dio onnipotente, pu fare ogni cosa. Paradosso: pu dio creare qualcosa che non pu spostare? Sia che si risponda s alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che dio non onnipotente, o perch non in grado di creare un simile oggetto, o perch non in grado di spostarlo. Questo paradosso vuole mostrare la contraddittoriet della qualit "onnipotenza" attribuita a dio.

Paradosso dell'onniscienza
Enunciato: in quanto onnisciente dio conosce ogni cosa. Paradosso: nessuno, nemmeno una divinit, pu sapere ogni cosa. Supponiamo, infatti, che esista un insieme non vuoto "V" di tutte le possibili verit. Per ogni sottoinsieme S di V, e per un fissato elemento v di V, una delle due seguenti affermazioni deve essere vera: L'elemento v appartiene ad S. L'elemento v non appartiene ad S. Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verit (la quale afferma appunto che v appartiene -oppure non appartiene- a S). Evidentemente, la famiglia di tutte queste verit in corrispondenza biunivoca con l'insieme delle parti di V, e pertanto ne ha la stessa cardinalit. Inoltre, in quanto appunto costituita di verit, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V (poich tale insieme per definizione contiene tutte le verit). Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemi asserisce che l'insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalit strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verit appena costruita avr cardinalit maggiore di V, e dunque non potr essere contenuta in esso. Perci "V" non pu essere l'insieme di tutte le verit. In modo analogo al precedente paradosso, il paradosso dell'onniscienza mostra la non-consistenza di un'attribuzione fondamentale di dio.

Possibili confutazioni
Ci che in verit dimostra questo paradosso, che la nostra idea mentale di "tutte le verit" ha una consistenza logica poco solida. Ovvero, in termini matematicamente pi corretti, l'ente di tutte le verit non propriamente un insieme, nel senso che per esso non sono validi gli assiomi di Zermelo - Fraenkel. Questo paradosso, dunque, non fornisce una contraddizione, bens la dimostrazione del fatto che, appunto, l'oggetto formato da tutte le verit non un insieme, infatti una classe propria[1] .

Paradosso teologico

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Paradosso dell'onnipotenza unita all'onniscienza


Enunciato: in quanto onnipotente dio pu fare ogni cosa e in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa. Paradosso: pu dio fare qualcosa di diverso di quello che gi sa che far? In quanto onnisciente, dio conosce il futuro, quindi sa che far una certa azione tra, poniamo, mille anni. Passato quel lasso di tempo, dio non pu decidere di non fare quella azione o di compierne un'altra differente, quindi non onnipotente. Questo paradosso vuole confutare la possibilit di un intervento arbitrario sull'universo, tramite l'onnipotenza, di un dio che sia dotato anche dell'onniscienza.

Paradosso del Bene e del Male


Enunciato: Essendo Dio "infinitamente buono" o puro bene, non potr mai causare o essere il male; essendo Dio "onnipresente" presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo; essendo dio "onnipotente" pu vincere contro ogni forza antagonista. Paradosso: Assumendo l'esistenza del male in senso cristiano, o Dio non onnipresente (altrimenti il diavolo sarebbe una sua parte), o Dio non onnipotente (in quanto il diavolo esiste), o Dio non infinitamente buono (poich il diavolo sarebbe una creazione di Dio). L'argomento del paradosso costituisce l'oggetto della disciplina teologica tradizionale chiamata teodicea. Il paradosso - o questione dell'esistenza del Male - si pu enunciare anche come la contraddizione stretta tra due soli principi: quello di onnipotenza e di bont di Dio, senza attribuire alcuna rilevanza alla questione della "presenza". In tal caso la contraddizione ha solo due termini. Il diavolo (o il male) e Dio vengono cos presi in considerazione solo in quanto "princpi causali" indipendentemente da altre loro eventuali caratteristiche. In quest'ultimo caso le considerazioni o confutazioni centrate sulla questione della "onnipresenza" non sono valide. Una proposta di confutazione comune di questo paradosso riguarda la definizione del "male". la questione che occupa pi di frequente il dibattito teologico. L'obiezione pi frequente che il male legato al "libero arbitrio" e non sarebbe possibile senza questo. Il libero arbitrio sarebbe la propriet per cui la volont di certe creature dipende solo da s stessa, e non da dio. facile riconoscere in questa idea una riformulazione del paradosso stesso piuttosto che una vera risposta. In senso logico causale, infatti: 1) Ha un significato affermare che una cosa, bench creata da dio, in nessun modo dipende da dio? 2) Il fatto di creare un essere dotato di capacit intrinseca di fare il male, e che quindi potrebbe dannarsi, non potrebbe essere di per s essere gi considerata una azione malvagia? (In quanto deliberatamente pericolosa e gratuita). In generale: il libero arbitrio il concetto che viene pi spesso portato a confutazione del paradosso, ma questo stesso concetto opinabile e paradossale. L'idea che il "libero arbitrio" esista, o che la sua esistenza sia "buona", costituiscono assiomi indimostrabili, e non sono accettati da tutti. Infine, si osserva che la definizione di "male" dovrebbe essere consistente con la pratica (per esempio, tutti cercano di curare le malattie o di difendersi dalle catastrofi naturali, non considerano "male" solo le azioni prodotte da esseri umani) perci comunque difficile trovare una definizione di "male" che racchiude solo cose generate dal libero arbitrio, tralasciando per esempio il caso o la natura, che si assume creata da dio stesso, e mantenere allo stesso tempo una coerenza di discorso.

Paradosso teologico

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Possibili confutazioni
Relative all'onnipresenza di dio. L'onnipresenza di dio non limita la sua dimensione all'universo: un dio potrebbe esistere in un numero maggiore di dimensioni spaziali rispetto all'universo e quindi essere onnipresente senza che il Diavolo ne sia una sua parte.[2] Inoltre non detto che dio sia onnipresente; ad esempio nel cristianesimo dio inteso come omni-agente, ma non onnipresente, cio la creazione non parte di dio. Relative all'esistenza o definizione di male. Un altro problema del paradosso la definizione di male: supponendo come definizione di male il risultato delle azioni delle creature (comprendendo sia l'uomo che il diavolo) dirette contro Dio, allora Dio non responsabile del male, bens lo sono le sue creature. Se il male non "creato da Dio", ma manifestato da esseri dotati di libero arbitrio, il paradosso non pi tale. Per quanto detto nei paragrafi sopra, per, i sostenitori del paradosso non considerano il concetto di "libero arbitrio" come risposta al problema, dal momento che l'onnipotenza troppo "forte" come principio logico-causale, mentre la condizione di "libert" di un'altra creatura vista come contraddittoria.

Paradosso della salvezza


Enunciato: San Paolo nella Lettera ai Romani scriveva "Il giusto sar salvato per la sua fede". Questa frase, secondo la Chiesa, specifica che l'uomo pu salvarsi e raggiungere la salvezza grazie alle buone opere compiute in vita, il Giudizio Universale sar il momento in cui Dio assegner grazia o dannazione a seconda delle gesta. Paradosso: Se la salvezza del soggetto dipende dalla possibilit di scegliere autonomamente se essere dannato o no (scegliendo di compiere opere di bene), Dio non avrebbe alcuna possibilit di esercitare la sua potenza sugli uomini e gli uomini stessi sarebbero padroni esclusivi del proprio destino grazie al libero arbitrio. Tutto ci ridurrebbe Dio a mero esecutore di una Legge superiore, ma nessuna forza o legge dovrebbe esser superiore a Dio, a meno che egli sia non onnipotente.

Possibili confutazioni
Un dio che esista in due dimensioni temporali pu essere a conoscenza di ci che ciascuno far e portarsi ovunque nella nostra linea temporale per raggiungere i propri scopi. Il completo libero arbitrio e la completa predestinazione possibile in due dimensioni temporali, bench questo concetto possa essere di difficile comprensione. [3] In realt tale paradosso, secondo i suoi detrattori, nascerebbe principalmente da un'erronea interpretazione del passo citato. Lo stesso San Paolo scrive nella Lettera ai Romani (3, 23-24) Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virt della redenzione realizzata da Ges Cristo. Questo passo potrebbe far pensare che tutti gli uomini saranno salvati, come ipotizzato da Hans Urs von Balthasar e Karl Rahner. La concezione di salvezza della Chiesa, a partire dalle lettere di San Paolo, non dipende dalle opere, infatti in virt delle opere della legge nessun uomo sar giustificato davanti a lui (Rm 3, 20), ma viene concessa gratuitamente, e sta al libero arbitrio dell'uomo accettarla o respingerla. Martin Lutero risolse questo paradosso affermando la predestinazione assoluta e l'inesistenza del libero arbitrio. Comunque non assolutamente detto che Dio, avendo lasciato il libero arbitrio, diventi il freddo esecutore di una legge "superiore a lui stesso", dal momento che quella legge stata decisa da lui medesimo. In effetti la formulazione stessa del paradosso non sembra in questo senso molto chiara. Piuttosto l'esistenza del libero arbitrio pu mettere in luce la mancata onnipotenza di Dio, che cos decide volontariamente di non influire sulle azioni umane.

Paradosso teologico

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Note
[1] Una classe propria pu contenere altre classi o insiemi, ma non pu essere contenuta da classi o insiemi [2] (EN) Godandscience.org: The theodice problem (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ nogod. html#theodice) [3] (EN) Godandscience.org: God cannot be almighty and allow free will simultaneously (http:/ / www. godandscience. org/ apologetics/ nogod. html#almighty)

Bibliografia
Michael Clark. I paradossi dalla A alla Z, Raffaello Cortina Editore, 2004, ISBN 8870789241.

Collegamenti esterni
(http://www.godandscience.org/apologetics/nogod.html) Un elenco di paradossi con tentativi di confutazione, in lingua inglese. (http://www.uaar.it/ateismo/inesistenza-di-dio/argomenti-non-credenti.html) Un altro elenco in italiano.

Voci correlate
Elenco di paradossi Logica Paradosso Teoria degli insiemi Questione ipotetica Noncognitivismo teologico

Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci


Problema dell'esistenza di Dio Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=44913507 Autori:: .jhc., Airon90, Aki 01, Alfio, AndreaFox, Ask21, Atre, Austroungarika, Baf09, Barishan, Bartleby08, Ber9812, Calendar, Carlo.Ierna, Cibu89, Cloj, Codicorumus, Cog, Corniabi, DarkAp, Dave Welf Masters, Demart81, Doc.mari, Doczero, DonPaolo, DonatoD, Dorina42, Dry Martini, Enrico Bacciardi, Eumolpo, Fcarbonara, Franz Liszt, Gac, Gacio, Galderani71, Ginola, Ginosal, Giovannigobbin, Giuse93, Goemon, Guidomac, Harlock81, Hellis, Ignlig, Ita01, Ivan cuzzi, Jalo, KaeZar, Kaibou, Larry Yuma, LeFilsDePascal, Ligabo, Lingtft, Luca.serri 92, Lucas, M7, Maquesta, Marcobiagini, Marcok, Marcus90, Maximix, Melkor II, Michele Bergadano, Michele-sama, Micione, Modafix, Mtt, Naclnto81, Nemo bis, No2, P tasso, Panairjdde, Pap3rinik, Pequod76, PersOnLine, Phantomas, Piddu, Piero Montesacro, Pracchia-78, Pvillani, R0tAbLe, Rael, RaminusFalcon, Rattosso, Redeemed, Riccardov, Roccodm, Rojelio, Rollopack, Roxio, Rudzaw, Sandrobt, Shivanarayana, Skywolf, Snowdog, Socho-sama, Spinoziano, Stori, Superzen, Svello89, Taueres, Tenan, Tener, Theaetetus, Ticket2009082110052454, Tommaso Ferrara, Trambolot, Triph, Utonto, Valerio Elio, Veneziano, Vito Calise, Winged Zephiro, Wolpiro, Xander2k, Xinstalker, Ylebru, Yoruno, 145 Modifiche anonime Agnosticismo Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=44318310 Autori:: .anaconda, .jhc., 5Y, Airon90, Alfio, Alz, Archenzo, Bartleby08, Brownout, Carlo.Ierna, Ciro07, Civico, Crillion, Danyele, DaveBlack, Davide, Dorina42, Filomeno Viscido, Frieda, Furyo Mori, Gac, Gacio, Guidomac, Hashar, Hektisch, Hill, Ippittio, Jacklab72, Luisa, Marcok, Moroboshi, Nemo bis, Nevermindfc, Nyo, Phantomas, Pifoyde, Puppybarf, Riccardov, Ripepette, Rosco, Sailko, Salesiano, Senpai, Snowdog, Spinoziano, Starwars, StefanoRR, Suisui, Template namespace initialisation script, Ticket2009082110052454, Twilight, Ylebru, Zago84, 65 Modifiche anonime Agnosticismo forte Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=29450564 Autori:: .jhc., Carlo.Ierna, Osk, Piero Montesacro, Ticket2009082110052454, 2 Modifiche anonime Ignosticismo Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=40164438 Autori:: .jhc., Alien life form, Bartleby08, Danilo, Michele Bergadano, Phantomas, Saint-Just, Sanremofilo, Ticket2009082110052454, Ulisse0, 1 Modifiche anonime Noncognitivismo teologico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=42819534 Autori:: Antiedipo, Ary29, Calabash, Dr Zimbu, Giornada, Jaqen, Jmos, Marcok, Nenenini, No2, Pap3rinik, Phantomas, Rattosso, Tenebroso, Ticket2009082110052454, 3 Modifiche anonime Apofatismo Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34947000 Autori:: AttoRenato, Jacklab72, Ludovica1, Mauro Lanari, TheLondoner, Ticket2009082110052454, Tullius, Utonto, 1 Modifiche anonime Teologia negativa Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=42183206 Autori:: AttoRenato, Aushulz, Cloj, Eumolpo, Gianfranco, Killer BOB, Limonc, Maitland, Mauro Lanari, Mtt, Narayan89, OrbiliusMagister, Oroxon, Phantomas, Pracchia-78, RamblerBiondo, Ticket2009082110052454, Tom-god, Trambolot, Truman Burbank, Tullius, 14 Modifiche anonime Ateismo Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=45268924 Autori:: .anaconda, .jhc., .mau., Adnibur, Airon90, Aki 01, Al Pereira, Alberto da Calvairate, Alec, Alkalin, Andrea.gf, Andreabont, Andreabrugiony, Angus, Antiedipo, Armilio, ArtAttack, Artorius89, Ascanio Bernardeschi, Asimmetro, Atei.it, Ateo75, Atlantropa, Auro, Azzka, BRussell, Ber9812, Berto, Blackcat, Blakwolf, Blueduster, Bramfab, Brunirob, Carlo.Ierna, Carlomorino, Carlotama, Cisano, Claudio29, Clinamenella, Cloj, Cls-classic, Cog, Corniabi, Cruccone, DAF, Danilo, Dave Welf Masters, Demart81, Diagora, Diesis, DonPaolo, Dorina42, Drugonot, Emme.pi.effe, Engineer123, Enrico Bacciardi, Ermy2, Eumolpo, Fabiosacco, Felisopus, Fiaschi, Fontema, Fotogian, Francesco vin, Gabrasca, Gac, Gaux, Gbnogkfs, Gea, Genovese72, Giacobino 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Burbank, Ufilasen, Ulissark, Vale maio, Valepert, Veneziano, Vincenzocaputo, Vitalij zad, Vito Calise, Vituzzu, Webmasto, Wilcott, Winged Zephiro, WinstonSmith, Wolpho, Xendor, Ylebru, Zeruhur, Zhuang, Zinn, 276 Modifiche anonime Ateismo forte Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=35972419 Autori:: .jhc., Basilero, Carlo.Ierna, Carlomorino, Dorina42, Ermanon, Jaqen, R0tAbLe, Socho-sama, Ticket2009082110052454, Ylebru, 1 Modifiche anonime Ateismo agnostico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=43614728 Autori:: .jhc., Frank50 s, Jaqen, Jopo1150, OffsBlink, Ticket2009082110052454, 1 Modifiche anonime Paradosso teologico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=43539684 Autori:: *Raphael*, AD10492, Aki 01, Blakwolf, G.dallorto, GIM, Gala.martin, Giovannigobbin, GuidoGer, HowlingMad, Iscritto, Jcer, Kal-El, Lillolollo, Lorenz-pictures, Lucas, Marcus90, Marius, Maxcarli, Mickey83, Mtt, Pap3rinik, PersOnLine, Pokipsy76, Riccardov, Rob-ot, RobertoReggi, Saint-Just, Smagol, Ticket2009082110052454, Tzu, Ulisse0, 40 Modifiche anonime

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