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Paolo Albani

LA LETTERATURA COME GIOCO COMBINATORIO

Conferenza tenuta
allAuditorium di palazzo Montani a Pesaro
nellambito della manifestazione intitolata
LINGUA E PAROLA (italiana)
a cura di Chiara Agostinelli e Marcello Di Bella
17 ottobre 2015

1. Prologo
Mi ha sempre affascinato il fatto che una lingua riesca a produrre e riconoscere un numero
potenzialmente infinito di frasi partendo da un numero finito di unit di base (fonemi) e con un
numero finito di regole sintattiche, come sottolinea Noam Chomsky parlando dell'aspetto creativo
dell'uso del linguaggio1. Questa idea del linguaggio come macchina combinatoria, capace di
produrre uninfinit di parole e testi, non nuova, precisa Chomsky. Essa si trova gi contenuta in
Wilhelm von Humboldt (1767-1835), grande linguista tedesco, quando afferma che una lingua fa
uso infinito di mezzi finiti e prima ancora nei grammatici di Port-Royal per i quali il linguaggio
una meravigliosa invenzione capace di comporre con venticinque o trenta suoni un'infinita variet
di parole.
Se vogliamo lo stesso concetto espresso da Jorge Luis Borges in La biblioteca di Babele2:
la Biblioteca totale, e [] i suoi scaffali registrano tutte le possibili
combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero, anche se
vastissimo, non infinito) cio tutto ci ch dato di esprimere, in tutte
le lingue.
Certo, come fa notare Umberto Eco, questo kit di elementi preconfezionati che lalfabeto,
composto di un numero variabile a seconda delle lingue, oscillante tra venti e trenta, pu dar vita a
combinazioni le pi diverse e lontane fra loro: Dante ad esempio ne ha tratto la Divina Commedia,
Hitler il Mein Kampf e loscuro brigadiere calviniano un patetico rapporto burocratico3.
Come dice il titolo della mia conversazione, mi occuper di letteratura, di gioco e di
combinatoria. Su che cosa sia la letteratura me la caver con una definizione molto semplice4: La
letteratura l'insieme di opere che una civilt ha prodotto nel tempo, attraverso una serie di autori,
sia in prosa che in poesia, in tutti generi che le compongono: dal romanzo all'epistolario,
dall'autobiografia al saggio, dalla poesia d'amore a quella civile a quella ispirata a ogni aspetto della
vita dell'uomo. Sul gioco dir qualcosa pi avanti.
Vediamo quindi che cosa significa combinatoria. Mi avvalgo del dizionario, nella fattispecie lo
Zingarelli, dove combinatorio sta per: Fondato sulla combinazione di vari elementi, e la
combinazione, in ambito matematico, definita: numero di raggruppamenti non ordinati che si
possono formare con elementi di un insieme. Senza scomodare i massimi sistemi (la complessit
dellars combinatoria studiata, fra gli altri, da Leibniz), mi limito a un esempio di combinazione
molto elementare. Le combinazioni (permutazioni) possibili di una serie di quattro lettere ABCD
sono 24 e si presentano come:
ABCD BACD CABD DABC
ABDC BADC CADB DACB
ACBD BCAD CBAD DBAC
1

Noam Chomsky, Aspetti della teoria della sintassi, in Saggi linguistici. 2. La grammatica generativa
trasformazionale, traduzione di Armando De Palma, Chiara Ingrao, Anna Woolf De Benedetti, Boringhieri, Torino,
1970, pp. 39-258.
2
Jorge Luis Borges, La biblioteca di Babele, in Finzioni, Einaudi, Torino, 1980, pp. 69-78, si cita da p. 73.
3
Umberto Eco, Quante ne combina Balestrini, in Nanni Balestrini, Tristano, DeriveApprodi, Roma, 2007, pp. V-XI. La
figura delloscuro brigadiere cui fa riferimento Eco si trova in Italo Calvino, Lantilingua, in Una pietra sopra. Discorsi
di letteratura e societ, Einaudi, Torino, 1980, pp. 122-126.
4
Provocatoria la definizione di letteratura formulata da Giorgio Manganelli: Asociale, vagamente losca, cinica, da
sempre la letteratura rilutta alla storia, alla patria, alla famiglia; a quelle anime oneste che tentano di mettere assieme il
bello ed il buono, risponde con sconce empiet. Un fondamentale elemento di disubbidienza governa gli impulsi della
letteratura. Vedete come rilutta, come accetta anche di morire, quando la si vuole fabbricare onesta. ascetica e
puttana. Possiamo forse vedere la letteratura come una satira totale, una pura irrisione, anarchica e felicemente deforme;
una modulazione del blasfemo. Nel cuore della letteratura sta chiuso un riso tra olimpico e demente, qualcosa di cui
molti hanno paura. uno scandalo, lo scandalo irreparabile, da sempre (Giorgio Manganelli, ascetica e puttana, in Il
rumore sottile della prosa, Adelphi, Milano, 1994, pp. 60-61).

ACDB BCDA CBDA DBCA


ADBC BDAC CDAB DCAB
ADCB BDCA CDBA DCBA
Con 26 lettere (come quelle dellalfabeto italiano), combinate in gruppi diversi (di due, tre,
quattro, ecc. unit letterali) possibile creare uninfinit di parole (di senso o no) e con queste
parole uninfinit di frasi e con queste frasi uninfinit di testi (ad esempio poesie e romanzi).
Se ci pensate lo stesso accade nella musica: con un numero ristretto di note si possono creare
uninfinit di testi musicali (sinfonie, canzoni, ecc.), e anche nella pittura dove i colori fondamentali
sono pochi (secondo la teoria del fisiologo tedesco Ewald Hering i cosiddetti colori puri sono sei:
bianco e nero, verde e rosso, giallo e blu), ma variando la loro combinazione se ne possono ottenere
infiniti.
Il concetto di combinatoriet strettamente legato a quello di struttura, un insieme di relazioni
tra elementi di vario tipo. In ogni settore dellattivit artistica (letteratura, arti visive, cinema, teatro,
musica, ecc.) la struttura di unopera, cio il modo in cui le sue diverse parti sono combinate, riveste
unimportanza significativa per la sua efficacia espressiva.
Ma torniamo al linguaggio: luso combinatorio dei pochi segni e suoni che abbiamo a
disposizione talmente creativo che possiamo prenderci la libert dinventare delle lingue
artificiose, inesistenti o di parlare senza parole (vere) come nel grammelot, linguaggio che
riproduce per imitazione alcune propriet del sistema fonetico di una determinata lingua
(lintonazione, il ritmo, le sonorit, le cadenze). In breve nel grammelot si combinano dei suoni in
modo da farli sembrare, ascoltandoli in successione, una lingua naturale, esistente, vera, come il
francese, linglese o il russo (vi ricordate Chaplin quando canta Io cerco la Titina in Tempi
moderni?)5.

2. Le macchine per scrivere storie


L'idea del linguaggio come macchina combinatoria ha ispirato molti scrittori, che si sono
inventati delle macchine per costruire testi. Ne ricordo alcuni.
A Lagado, capitale dell'isola di Balnibarni, il capitano Lemuel Gulliver, protagonista di I
viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift (1667-1745) visita la Grande Accademia, composta di
una serie di case situate a destra e a sinistra di una strada; ogni stanza ospita uno o pi inventori. Fra
essi, un professore che in un'aula amplissima, circondato da quaranta scolari, illustra le propriet di
una macchina, in cui travasato l'intero vocabolario, grazie alla quale la persona pi ignorante, con
poca spesa e uno sforzo muscolare minimo, pu scrivere libri di filosofia, poesia, politica, legge,
matematica e teologia, senza alcun bisogno di genio o di studio. Ecco la descrizione di questa
macchina nel racconto di Gulliver:
Situata nel bel mezzo dell'aula, [la macchina, n.d.r.] misurava venti
piedi quadrati. La superficie risultava di vari pezzetti di legno, grossi
press'a poco come dadi, alcuni di maggiore dimensione degli altri.
Erano tutti congiunti da esili fili di ferro. Incollata sopra le quattro
facce dei pezzetti di legno era della carta, e su questa si trovavano
scritte tutte le parole della loro lingua, coniugate nei diversi modi e
tempi e declinate nei vari casi, ma senza ordine veruno. Il professore
m'invit a prestare attenzione, ch appunto s'accingeva a mettere in
moto la macchina. Ciascun discepolo prese, al cenno del maestro, un
5

Alessandro Bausani, Le lingue inventate. Linguaggi artificiali, linguaggi segreti, linguaggi universali, Ubaldini,
Roma, 1974; Alessandra Pozzo, Grr... Grammelot. Parlare senza parole dai primi balbettii al Grammelot di Dario Fo,
Clueb, Bologna, 1998.

manico di ferro (ce n'erano quaranta fissati intorno agli orli della
macchina) e d'un tratto lo fece girare. Naturalmente la disposizione
delle parole cambi in tutto e per tutto. Il maestro ordin allora a
trentasei scolari di leggere pian pianino i vari righi cos come
apparivano sulla macchina; e quando quelli trovavano tre o quattro
parole unite insieme che potevano far parte d'una sentenza, le
dettavano ai quattro rimanenti discepoli che fungevano da scrivani
[...]. Gli studenti, tutti i giorni per sei ore, erano occupati in questo
lavoro, e il maestro mi mostr una collezione di grossi volumi in folio,
contenenti monche sentenze, che egli si proponeva di legare insieme
per dare al mondo, in base a tanto ricco materiale, un organamento
completo di tutte le arti e di tutte le scienze6.
Ne La sinagoga degli iconoclasti (1972) di Rodolfo J. Wilcock (1919-1978), straordinario
scrittore italiano di origine argentina, amante di fatti inquietanti, di mostri e di folli letterari,
poeta, drammaturgo e traduttore, fra gli altri, di testi di Christopher Marlowe e James Joyce, fra i
profili di esseri che, sulle solide basi della scienza o comunque di una qualche disciplina rigorosa, si
sono mossi verso la demenza, riportato il caso dellorologiaio francese Absalon Amet che, nel
Settecento, inventa e fabbrica il Filosofo Meccanico Universale. Si tratta di un apparecchio, grande
come unintera stanza, in grado di produrre una quantit quasi infinita di frasi, combinando una
serie di vocaboli (sostantivi, avverbi di ogni sorta, congiunzioni, negazioni, verbi sostantivati, ecc.)
scritti su delle targhette disposte a loro volta su ruote dentate caricate a molla e regolate nel loro
movimento da uno speciale congegno a scatto che periodicamente ferma lingranaggio. Con la figlia
Marie Plaisance, Amet pubblica nel 1774 a Nantes il libro intitolato Penses et Mots Choisis du
Philosophe Mcanique Universel, una raccolta di frasi pensate dalla macchina, fra cui troviamo
una frase di Lautramont: I pesci che nutri non si giurano fraternit, unaltra di Arthur Rimbaud:
La musica sapiente manca al nostro desiderio, una di Jules Laforgue: Il sole depone la stola
papale, e ancora altre sorprendenti per lepoca: Tutto il reale razionale; Il bollito la vita,
larrosto la morte; Linferno sono gli altri; Larte sentimento; Lessere divenire per la
morte7.
Allinizio degli anni sessanta, Nanni Balestrini (1935) compone alcune poesie con lausilio del
calcolatore elettronico8. Il procedimento usato da Balestrini per creare le sue poesie combinatorie si
basa sulla divisione in elementi, cio in gruppi di poche parole legate sintatticamente, di tre brani:
1. Laccecante globo di fuoco si espande rapidamente trenta volte
pi luminoso del sole quando raggiunge la stratosfera la sommit della
nuvola assume la ben nota figura di fungo (dal Diario di Hiroshima
di Michihito Hachiya).
2. La testa premuta sulla spalla, i capelli tra le labbra, giacquero
immobili senza parlare finch non mosse le dita lentamente cercando
di afferrare (dal Mistero dellascensore di Paul Goldwin).
3. Mentre la moltitudine delle cose accade io contemplo il loro
ritorno; malgrado che le cose fioriscano esse tornano tutte alla loro
radice (dal Tao te King di Lao-Tse).
Le istruzioni per il calcolatore sono le seguenti: a) effettuare combinazioni di 10 elementi sui
15 dati, senza permutazioni e ripetizioni; b) costruire catene di elementi tenendo conto dei codici di
testa e di coda (cio: la testa e la coda degli elementi vanno saldate grammaticalmente, ad esempio:
6

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, traduzione di Carlo Formichi, a cura di Masolino dAmico, Mondadori, Milano,
1982, p. 393.
7
Rodolfo Juan Wilcock, Absalon Amet, in La sinagoga degli iconoclasti, Adelphi, Milano, 1972, pp. 67-70.
8
Nanni Balestrini, Poesie pratiche. 1954-1969, Einaudi, Torino, 1976.

i capelli tra le labbra + assume la ben nota forma di fungo diventa i capelli tra le labbra
assumono la ben nota forma di fungo); c) evitare la contiguit di elementi derivati dallo stesso
brano; d) suddividere le catene di 10 elementi in 6 versi di 4 unit metriche ciascuno (ecco un
elemento diviso in unit metriche: La testa - premuta - sulla spalla - trenta volte)9.
In qualunque modo combinati i tre testi di partenza producono un senso preciso. Il trattamento
imposto da Balestrini solo uno dei tanti modi possibili:
Tape Mark I
La testa premuta sulla spalla, trenta volte
pi luminoso del sole io contemplo il loro ritorno,
finch non mosse le dita lentamente e mentre la moltitudine
delle cose accade, alla sommit della nuvola
esse tornano tutte alla loro radice e assumono
la ben nota forma di fungo cercando di afferrare.
[...]
L'esperimento con il computer di Balestrini fa venire in mente Il Versificatore, un racconto
in forma teatrale contenuto nelle Storie naturali (1966) di Primo Levi10. Il protagonista del racconto
di Levi un poeta che sgobba, senza mai un momento di libera ispirazione, per comporre carmi
nuziali, poesia pubblicitaria, inni sacri, ecc. Dal rappresentante Simpson il nostro poeta acquista,
neutralizzando le diffidenze della propria segretaria, il Versificatore, una macchina per comporre
versi di ogni tipo, munita di una tastiera simile a quella degli organi musicali e delle Linotype.
Il testo teatrale di Levi, che riporta anche alcuni esempi di poesie create dal Versificatore, si
conclude con questa battuta del poeta: Posseggo il Versificatore ormai da due anni. Non posso dire
di averlo gi ammortizzato, ma mi diventato indispensabile. Si dimostrato molto versatile: oltre
ad alleggerirmi di buona parte del mio lavoro di poeta, mi tiene la contabilit e le paghe, mi avvisa
delle scadenze, e mi fa anche la corrispondenza: infatti, gli ho insegnato a comporre in prosa, e se la
cava benissimo. Il testo che avete ascoltato, ad esempio, opera sua.
Levi non estraneo al fascino del gioco letterario, testimoniato per altro dalla sua
quarantennale attrazione per Rabelais; va ricordato inoltre che lo scrittore torinese compose
bellissimi rebus e fra le altre cose un citatissimo (fra gli addetti ai lavori, s'intende) palindromo
interlinguistico: in arts it is repose to life: filo teso per siti strani. Nel risvolto editoriale da lui
stesso preparato per le Storie naturali, Levi avverte che nei suoi racconti vi si pu trovare non solo
satira e poesia, impostazione scientifica e attrazione per l'assurdo, ma anche amore dell'ordine
naturale e gusto di sovvertirlo con giochi combinatori.
La bella introduzione di Ernesto Ferrero all'edizione einaudiana de I racconti (1996) di Levi,
che raccoglie testi contenuti in Storie naturali, Vizio di forma e Lilt, si apre con una critica al
diffuso pregiudizio che vuole che chi pratica le scienze esatte e le tecniche sia un uomo arido,
negato alle altezze dello spirito e all'emozione della creativit; in realt solo chi dispone di
strumenti concettuali e conoscitivi che siano al tempo stesso complessi, sofisticati e duttili pu
tentare la vera creativit. Non credo aggiunge Ferrero di conoscere persone pi creative dei
fisici, dei biologi e dei matematici. E poi sottolinea come le esperienze letterarie pi
autenticamente feconde del nostro Novecento, le pi innovative, le pi ricche di contenuto
nutrizionale per la mente del lettore, ci vengano da tre scrittori in cui gli interessi tecnico-scientifici
si sono felicemente coniugati con un solido sostrato di cultura classica: Gadda, Calvino e Levi.

Nanni Balestrini, a cura di, Tape Mark I, Almanacco Letterario Bompiani 1962 dedicato a Le applicazioni dei
calcolatori elettronici alle scienze morali e alla letteratura, a cura di Sergio Morando, Bompiani, Milano, 1961, pp.
145-151.
10
Primo Levi, Il Versificatore, in I racconti. Storie naturali. Vizio di forma. Lilt, introduzione di Ernesto Ferrero,
Einaudi, Torino, 1996, pp. 19-41.

A proposito di quest'ultimo, dopo aver ricordato che Levi forn una preziosa consulenza
terminologica a Calvino, impegnato nell'impervia traduzione della Canzone del polistirene (1958)
di Queneau (la Canzone, un'indagine confidenziale sulla creazione della materia plastica, era il
commento a un cortometraggio promozionale per la regia di Alain Resnais; lo stesso Calvino
riconobbe a Levi una vena di enciclopedista delle curiosit agili e minuziose), Ferrero conclude
l'introduzione al libro dei racconti di Levi con questa, solo in apparenza, sorprendente affermazione:
Levi si sarebbe trovato benissimo tra i maghi-bambini dell'Oulipo,
quel laboratorio di letteratura potenziale attivo a Parigi soprattutto
negli anni '60 e '70, che annoverava tra i suoi soci pi attivi, oltre allo
stesso Queneau, Calvino e Perec. Non si limitavano, gli oulipiens, a
studiare tutte le possibili combinazioni che si offrono alla letteratura:
convinti, con Paul Valry, che la pi grande libert nasce dal pi
grande rigore, si davano programmaticamente gabbie ristrette, che
chiamavano contraintes, costrizioni, strettoie, per mettere alla prova il
loro ingegno di costruttori (sappiamo che Perec riusc a scrivere un
intero romanzo senza usare la lettera e). Ma la letteratura proprio
questo, cercare di far passare il mare in un imbuto, come diceva
Calvino. E Primo Levi altro non ha fatto, sin da quando ha forzato la
gabbia mortale del Lager opponendogli anzitutto il paziente esercizio
di una ragione che cercava di capire, di stabilire un reticolo di cause ed
effetti, di far passare una tragedia senza nome nello stretto imbuto di
una esperienza raccontabile. Non diversamente lott durante la sua vita
di chimico contro l'inerzia riottosa della materia. E infine, nei racconti,
e poi nei romanzi, diede alla sua immaginazione i vincoli di ristrette
ipotesi di lavoro, perch sapeva che solo lavorando sul margine pi
risicato si pu allargare il varco, e farvi passare una migliore
comprensione di quello che siamo stati e siamo, dei nostri sogni
tormentosi, delle nostre eredit troppo spesso dimenticate, e
dell'incerto ma non disperante futuro che ci attende11.
Nel racconto di Tommaso Landolfi La dea cieca o veggente (1962)12 il poeta Ernesto
sinterroga su quante siano le possibili combinazioni di frasi, parole, sillabe capaci di comporre
poesie nelle varie lingue del mondo. Di certo si tratta di un numero limitato sebbene stragrande.
Dopo centinaia di migliaia danni, esaurite tutte le combinazioni possibili, si dovrebbe forzatamente
ricominciare da capo. Per questo, scrive Landolfi, inutile che qualcuno si dia tanto da fare: la
poesia ci pensa da s a morire. In base a queste amare considerazioni il poeta Ernesto solito
comporre le sue poesie estraendo a sorte le parole da una grande urna con manovella che si fatta
appositamente costruire, simile a quelle in uso per le lotterie o a quei cilindri dove si tostava il caff
o ancora a un frullatore.
Ne Lo scrittore automatico (1953) di Roald Dahl (1916-1990) un giovane aspirante scrittore,
Adolph Knipe, stanco di vedere le sue creazioni rifiutate dalle riviste letterarie, risolve il problema
inventando una macchina in grado di produrre qualsiasi tipo di storia, di elaborare un racconto di
cinquemila parole in trenta secondi, attingendo a una sezione memorie trame per la definizione
del tipo di intreccio da raccontare. La macchina munita di varie file di pulsanti: una per la scelta
del genere (storico, satirico, filosofico, politico, sentimentale, erotico, umoristico o medio); una per
largomento (vita militare, epopea dei pionieri, guerra civile, guerra mondiale, questione razziale,
ecc.); una terza fila per lo stile letterario (classico, bizzarro, frizzante, Hemingway, Faulkner, Joyce,
femminile, ecc.); la quarta fila per i personaggi; la quinta per il lessico; ecc. La macchina offre
11
12

Ernesto Ferrero, Introduzione a Primo Levi, I racconti, cit., p. XX.


Tommaso Landolfi, La dea cieca o veggente, in In societ, Adelphi, Milano, 2006, pp. 110-132.

inoltre la possibilit di modulare o mescolare continuamente cinquanta qualit diverse come la


tensione, limprevisto, lo humour, il pathos e il mistero13.
Unultima storia legata alle macchine combinatorie. Ancora ne La sinagoga degli iconoclasti
Wilcock ci parla di Yves de Lalande, pseudonimo di Hubert Puits, inventore della Ditta Lalande, il
primo produttore di romanzi su scala industriale14. Puits ha costruito uno stabilimento o fabbrica di
romanzi, nel petit-htel di Meudon, che gli permette di pubblicare, tra il 1927 e il 1942, 672
romanzi, di cui 84 trasposti con svariato successo sullo schermo. Puits assume allo scopo delle
lavoranti, tutte ragazze sane e spiritose, poco propense allaffermazione. In qualit di direttoreproprietario della Ditta, Puits propone un tema qualsiasi; la titolare dellufficio Intrecci-base sceglie
un intreccio adatto al tema da un fornitissimo archivio, e lo passa alla titolare di Personaggi che,
desunti i personaggi secondo formule collaudate, li trasmette allufficio Storie individuali e Destini.
Questultimo ufficio, di carattere combinatorio, si serve di una roulette: per ogni personaggio tira tre
numeri corrispondenti a tre schede dell'archivio di Incidenti-Base, con le quali viene rapidamente
composto il destino di ogni personaggio. Nell'ufficio Concordanze si concordano tra di loro i destini
individuali, in modo da evitare che un personaggio sposi suo figlio o nasca prima di suo padre o
anomalie del genere. La Vicenda ormai composta e concordata passa all'esperta in Stili-Base che
assegna al romanzo lo stile pi adatto, tra quelli in voga in quel momento; infine la ragazza addetta
ai Titoli propone da sei a otto titoli, da scegliersi a lavoro ultimato.
C poi chi non inventa delle macchine come lio narrante di Lo scrittore robot (1988) di Luigi
Malerba15, un ingegnere progettista che si d alla letteratura cercando di robotizzarsi il pi
possibile. Lingegnere affida a un computer la stesura del suo nuovo romanzo. Si attiva cos per
inserire nella memoria del computer i dati sulle sue intenzioni letterarie, e cio sul tipo di romanzo
che intende scrivere, sulle emozioni che vuole provocare nei lettori, sulle idee generali alle quali
intende ispirarsi. Il computer gli d consigli, collabora alle varie stesure come un amico intelligente,
molto colto e anche furbo (un giorno lingegnere ha tenuto nascosto al computer un capitolo per
sottrarlo al suo giudizio e alle sue correzioni, ma il computer se n accorto subito).

3. Combinare le parole unarte


Che combinare sapientemente le parole sia unarte lo si vede in modo chiaro in poesia.
Prendiamo il primo verso de Linfinito di Giacomo Leopardi:
Sempre caro mi fu questermo colle
Se spostiamo laggettivo ermo, ad esempio lo mettiamo al fondo, se cio cambiamo la
disposizione, la combinazione delle parole di quel verso, tutto lincanto, lincantesimo di questa
poesia crolla:
Sempre caro mi fu questo colle ermo
Il significato non muta, ma cambia la musica e quindi come osserva Attilio Bertolucci la
poesia non c pi, questo non pi un bel verso. molto importante, dice ancora Bertolucci,
quello che ti interessa sapere, il significato, ma anche molto importante e decisivo quello che la

13

Roald Dahl, Lo scrittore automatico, in Il libraio che imbrogli lInghilterra, traduzione di Massimo Bocchiola,
Guanda, Parma, 1996, pp. 42-78.
14
Rodolfo Juan Wilcock, Yves de Lalande, in La sinagoga degli iconoclasti, cit., pp. 143-149.
15
Luigi Malerba, Lo scrittore robot, in Testa dargento, Mondadori, Milano, 1988, pp. 137-141.

poesia d attraverso le immagini, qualcosa che viene forse prima del pensiero, cio il suono, la
musica16.

4. Calvino e la narrativa come processo combinatorio


In un articolo di Italo Calvino (1923-1985), Cibernetica e fantasmi (Appunti sulla narrativa
come processo combinatorio)17, dopo aver accennato, da un lato, a alcune analisi in cui le
possibilit narrative sono assunte come il risultato di un gioco combinatorio (gli studi di Vladimir
Jakovlevi Propp sulle fiabe russe, quelli dei formalisti russi e della scuola semiologica di Roland
Barthes insieme al lavoro creativo degli scrittori del gruppo Tel Quel e naturalmente dell'Oulipo
francese, di cui parleremo pi avanti) e, dall'altro, alla nuova tendenza in atto nella cultura
contemporanea di vedere il mondo sempre pi come discreto, nel senso matematico del termine,
cio composto di parti separate, e non come continuo (il riferimento ai modelli interpretativi di
scienziati come Claude Shannon, Norbert Wiener, John Von Neumann, Alan Turing, Noam
Chomsky, Julien Algirdas Greimas, ecc.), Calvino s'interroga sul senso della letteratura. Essa non si
risolve in un problema d'ispirazione discesa da chiss quali altezze o d'intuizione pura o di
rispecchiamento delle strutture sociali o di presa diretta della psicologia del profondo, come
vogliono le varie estetiche del novecento. Piuttosto la letteratura un'ostinata serie di tentativi di
far stare una parola dietro l'altra seguendo certe regole definite, o pi spesso regole non definite n
definibili ma estrapolabili da una serie di esempi o protocolli, o regole che ci siamo inventate per
l'occasione cio che abbiamo derivato da altre regole seguite da altri. Lo scrivere, dice Calvino,
solo un processo combinatorio tra elementi dati. Ma se la letteratura un gioco combinatorio che
segue le possibilit implicite nel proprio materiale, indipendentemente dalla personalit del poeta,
va detto anche, aggiunge Calvino, che tale gioco a un certo punto si carica di significati inattesi, di
effetti imprevisti, come nel procedimento del gioco di parole.
Convinto che l'universo linguistico abbia ormai soppiantato la realt, Calvino concepisce il
romanzo come un meccanismo che gioca artificialmente con le possibili combinazioni delle parole.
Fra i primi prodotti di questa sua nuova concezione della letteratura Il Castello dei destini
incrociati (1969), al quale in seguito si aggiunge La Taverna dei destini incrociati (1973)18, in cui il
percorso narrativo affidato alla combinazione delle carte di un mazzo di tarocchi, adoperati,
racconta Calvino nella presentazione del suo libro, come una macchina narrativa combinatoria. Un
gruppo di viandanti si incontra in un castello: ognuno ha un'avventura da raccontare ma non pu
farlo perch ha perduto la parola. Per comunicare allora i viandanti usano le carte dei tarocchi,
ricostruendo grazie a esse le proprie vicissitudini. Il mazzo dei tarocchi visto da Calvino come un
sistema di segni, come un vero e proprio linguaggio: ogni figura impressa sulla carta ha un senso
polivalente cos come lo ha una parola, il cui esatto significato dipende dal contesto in cui viene
pronunciata. L'intento di Calvino smascherare i meccanismi che stanno alla base di tutte le
narrazioni, creando un romanzo che va oltre se stesso, in quanto riflessione sulla propria natura e
configurazione.

16

Queste riflessioni di Attilio Bertolucci sono citate nel libro di Mario Santagostini, Il manuale del poeta, Mondadori,
Milano, 1988, p. 1.
17
Italo Calvino, Cibernetica e fantasmi (Appunti sulla narrativa come processo combinatorio), in Una pietra sopra.
Discorsi di letteratura e societ, cit., pp. 164-181. Generalmente questo articolo viene indicato come quello che segna il
passaggio dal Calvino neorealista e da quello vicino allo sperimentalismo di Officina e del Menab al Calvino che
aderisce a una nuova idea di letteratura intesa come artificio e gioco combinatorio.
18
Entrambi i testi sono ora raccolti in Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Mondadori, Milano, 1994. Calvino
aveva pensato di scrivere un terzo testo usando i fumetti, considerati lequivalente contemporaneo dei tarocchi come
rappresentazione dellinconscio collettivo, per raccontare delle storie; questo terzo testo, mai realizzato, avrebbe dovuto
chiamarsi Il motel dei destini incrociati.

Altro romanzo di carattere combinatorio Le citt invisibili (1972)19, il cui modello di


riferimento Il Milione (circa 1289) di Marco Polo. Ogni capitolo si apre e si chiude con un dialogo
tra Marco Polo e limperatore dei Tartari Kublai Khan, che interroga lesploratore sulle citt del suo
immenso impero. Marco Polo descrive citt irreali, immaginarie, frutto della sua fantasia, che
colpiscono sempre pi il Gran Khan. Il libro costituito da nove capitoli: ognuna delle 55 citt,
tutte con nomi di donna (Diomira, Isidora, Dorotea, ecc.), divisa in base a una categoria, 11 in
totale, dalle citt e la memoria alle citt nascoste. Il lettore ha quindi la possibilit di giocare
con la struttura dellopera, scegliendo di seguire un raggruppamento o un altro, in base alla
divisione in capitoli o in categorie, o semplicemente saltando da una descrizione di citt a unaltra.
Corollario a tutto questo la dissoluzione dellio dellautore, la scomparsa della figura
dellautore: questo personaggio a cui continuiamo ad attribuire funzioni che non gli competono,
lautore come espositore della propria anima alla mostra permanente delle anime, lautore come
utente dorgani sensori e interpretativi pi ricettivi della media, lautore questo personaggio
anacronistico, portatore di messaggi, direttore di coscienze, dicitore di conferenze alle societ
culturali20.

5. Alcuni romanzi a struttura combinatoria


I romanzi a struttura combinatoria sono costruiti in modo da lasciare al lettore la libert di
scegliersi un suo personale percorso di lettura, e quindi di combinare a sua discrezione e piacere le
pagine del testo. Ci ha implicazioni importanti. Il lettore, da soggetto passivo, diventa attore che
interagisce con il testo e lo piega in qualche modo alla propria sensibilit, allo stato danimo del
momento, mimando approssimativamente la navigazione zigzagante tipica del web.
Uno dei precursori (verrebbe da dire il prototipo) dei romanzi a struttura combinatoria Un
racconto a modo vostro di Raymond Queneau (1903-1976), uscito la prima volta su Les Lettres
Nouvelles nel luglio-settembre 196721. Il testo, presentato all83a riunione di lavoro dellOulipo
(vedi pi avanti), si ispira, per ammissione del suo autore, alle istruzioni destinate ai computer
oppure allinsegnamento programmato.
Lincipit di Un racconto a modo vostro questo:
1.

Volete conoscere la storia dei tre arzilli piselli?


Se s, passate al n. 4.
Se no, passate al n. 2.

2.

Preferite quella delle tre pertiche smilze?


Se s, passate al n. 16.
Se no, passate al n. 3.

3.

Preferite quella dei tre mediocri arbusti?

19

Italo Calvino, Le citt invisibili, Einaudi, Torino, 1972.


Italo Calvino, Cibernetica e fantasmi (Appunti sulla narrativa come processo combinatorio), cit., p. 173.
21
Ora in Raymond Queneau, Un racconto a modo vostro, in Segni, cifre e lettere e altri saggi, introduzione di Italo
Calvino, traduzione di Giovanni Bogliolo, Einaudi, Torino, 1981, pp. 52-55. Una curiosit. In un articolo del 1984
Calvino accosta il procedimento di Queneau a Jacques le fataliste di Diderot: Va detto che col lettore Diderot gioca un
po come il gatto col topo, a ogni nodo della storia aprendogli davanti il ventaglio delle varie possibilit, quasi a
lasciarlo libero di scegliere il seguito che pi gli aggrada, per poi deluderlo scartandole tutte tranne una che sempre la
meno romanzesca. Qui Diderot percorre lidea di letteratura potenziale cara a Queneau, ma anche un po la
smentisce; infatti Queneau metter a punto un modello di Racconto a modo vostro in cui sembrano echeggiare gli inviti
di Diderot al lettore perch scelga lui il seguito, ma in realt Diderot voleva dimostrare che la storia non poteva essere
che una (Italo Calvino, Denis Diderot, Jacques le fataliste, in Perch leggere i classici, Mondadori, Milano, 1995,
pp. 115-120).
20

Se s, passate al n. 17.
Se no, passate al n. 21.
Il testo si sviluppa con una struttura a grafo o diagramma di flusso (flowchart), un diagramma
generalmente impiegato nella scrittura di programmi per computer, che permette di raffigurare
graficamente le diverse sequenze di una procedura. Questa struttura ammette la possibilit di
percorrere un tragitto a ritroso, passando pi volte per lo stesso vertice, di cambiare percorso o
saltare a un livello successivo senza transitare su quelli intermedi. Esempio classico di queste
strutture sono i libri-game dove il lettore chiamato a scegliere tra diverse alternative narrative,
calandosi nei panni del personaggio22, come accade in Un racconto a modo vostro che termina con
questi due punti:
20. Non c seguito, il racconto finito.
21. Anche in questo caso, il racconto finito.
A proposito dei romanzi23 a struttura combinatoria, che lasciano al lettore, come s detto, la
libert di scegliersi il percorso di lettura, ovvero di combinarne le varie parti in modo personale, e
quindi casuale (il caso gioca un ruolo determinante nella lettura di questi libri), possiamo
distinguere A) i romanzi di tipo cartaceo e B) quelli in formato elettronico.
Per quanto riguarda i primi possiamo a loro volta distinguere A1) i romanzi in forma di libro
tradizionale, con pagine rilegate, e A2) quelli in cofanetto con pagine staccate.
Alla categoria dei romanzi di tipo A1 appartengono due testi molto noti.
La struttura di Fuoco pallido (1961) di Vladimir Nabokov (1899-1977) labirintica24. Il cuore
del libro un poema di carattere autobiografico in quattro canti per 999 versi complessivi, scritto da
John Shade, poeta e letterato statunitense che lavora come professore universitario nell'immaginario
Wordsmith College, sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Il poema preceduto da una
prefazione cui segue un commento, entrambi scritti da Charles Kinbote, un enigmatico personaggio
proveniente da Zembla, un immaginario paese del nord Europa, amico e collega di Shade nella
stessa universit americana. Nel libro ci sono continui rimandi all'interno dell'apparato di note e
riferimenti al poema che costringono il lettore a muoversi dentro la narrazione adottando strategie
soggettive di lettura. In Fuoco pallido sintersecano numerose storie che si prestano a
interpretazioni contrastanti: Kinbote esiste davvero come personaggio oppure un personaggio di
Shade, che ha scritto il poema e il commento, inventando la propria morte? O viceversa lautore del
poema Kinbote che si inventato il personaggio di Shade? Il genio letterario Shade o Kinbote?
Kinbote davvero il re di Zembla in esilio come dichiara oppure un mitomane? O ancora Kinbote
potrebbe essere l'alter ego del professor Botkin, uno studioso americano di origine russa che lavora
nell'universit? O addirittura Botkin l'autore sia del poema che del commento? e via di questo
passo.
Fuoco pallido risponde in gran parte ai connotati di ci che Calvino ha chiamato iperromanzo, ovvero un testo che funziona come una macchina per moltiplicare le narrazioni, dove le
sue parti sviluppano nei modi pi diversi un nucleo comune, e che agiscono su una cornice che li
determina e ne determinata, un testo costruito da molte storie intrecciate fra loro che danno vita a
infiniti universi contemporanei in cui tutte le possibilit vengono realizzate in tutte le combinazioni
possibili25.
22

Su questo punto della struttura a grafo si veda Piergiorgio Odifreddi, Linvidia della penna, in Penna, pennello e
bacchetta. Le tre invidie del matematico, Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 3-52, in particolare le pp. 22-23.
23
Prendo in considerazione solo la forma romanzo sia per motivi di spazio sia perch una struttura letteraria di ampio
respiro, dove la regola combinatoria si decanta in modo esemplare.
24
Vladimir Nabokov, Fuoco pallido, traduzione di Bruno Oddera, Guanda, Parma, 1988.
25
Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Garzanti, Milano, 1988, pp. 116-120. Fra gli
esempi di iper-romanzo, Calvino, oltre i suoi Se una notte dinverno un viaggiatore e Il castello dei destini incrociati,
cita La vita istruzioni per luso di Georges Perec, non a caso sottotitolato Romanzi, cui accenno pi avanti.

10

Numerosi sono gli esempi di romanzi simili per struttura a Fuoco pallido, ovvero con una
narrazione che procede a scatole cinesi, dove molteplici storie sono incapsulate luna nellaltra. Si
pensi fra tutti al Manoscritto trovato a Saragozza (1803-1815)26 del conte polacco Jan Potocki
(1761-1815), opera suddivisa in giornate, una sorta di Decamerone a tinte fosche, dove dalla
storia del protagonista Alfonso sbocciano storie di secondo grado entro cui si sviluppano storie di
terzo grado, e cos via, in un gioco di specchi, e a La vita istruzione per luso (1978)27 di Georges
Perec che descrive un condominio di 10 piani, ciascuno con 10 stanze: ci sono perci 100 luoghi da
descrivere nei singoli capitoli corrispondenti a una scacchiera 10 per 10; ogni stanza contiene un
personaggio che compie unazione e ci sono 10 tipologie di personaggi e 10 di azioni28.
Questa struttura letteraria (racconti che stanno dentro altri racconti) stata definita da Claude
Berge (1926-2002), matematico e membro dellOulipo, racconto telescopico:
Unaltra forma di letteratura, che pu prestarsi a schemi ricchi di
propriet combinatorie, ci che si pu convenire di chiamare
racconto telescopico. Dopo il celebre romanzo di Potocki, Un
manuscrit trouv Saragosse, soprattutto dopo i romanzi telescopici
di Eugne Sue, non sono mancati autori che facessero intervenire
personaggi che raccontino avventure nelle quali intervengano altri
protagonisti chiacchieroni che raccontino altre avventure, producendo
cos tutta una serie di racconti incastrati gli uni negli altri. Nei suoi
poemi, Raymond Roussel arrivava a aprire parentesi dentro parentesi
fino a sei volte di seguito29.
Ne Il gioco del mondo. Rayuela (1963)30 di Julio Cortzar (1914-1984), considerato uno dei
romanzi pi influenti della letteratura ispano-americana contemporanea, il protagonista, lo studente
argentino Horacio Oliveira, si muove attraverso una Parigi popolata da affittacamere xenofobe,
intellettuali male in arnese, pianiste patetiche, scrittori distratti facili vittime di incidenti stradali,
ecc.; Oliveira si muove come attraverso le caselle della rayuela (da raya, che in spagnolo significa
linea, striscia), antico gioco per bambini che si svolge su un tracciato di caselle disegnato per
terra: in Italia anche chiamato gioco del mondo oppure settimana o campana. Anche in
questo caso il romanzo ricco di storie parallele montate raggruppando materiali eterogenei: ritagli
di giornale, citazioni, testi di critica, ecc.
Nella Tavola dorientamento che apre il romanzo, una sorta di avvertenza per il lettore,
Cortzar scrive:
A modo suo questo libro molti libri, ma soprattutto due libri.
Il primo lo si legge come abitualmente si leggono i libri, e finisce
con il capitolo 56 e alla pagina ove tre evidentissimi asterischi
equivalgono alla parola Fine. Conseguentemente il lettore potr
prescindere senza rimorsi di coscienza da quel che segue.
Il secondo, lo si legge cominciando dal capitolo 73 e seguendo
lordine indicato a pi di pagina dogni capitolo.

26

Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, traduzione di Anna devoto, Adelphi, Milano, 1965.
Georges Perec, La vita istruzioni per luso, traduzione di Daniela Selvatico Estense, Rizzoli, Milano, 1984.
28
Sui problemi matematici che presiedono alla struttura di La vita istruzioni per luso si veda Piergiorgio Odifreddi,
cit., pp. 16-18.
29
Claude Berge, Per unanalisi potenziale della letteratura combinatoria, in Ruggero Campagnoli e Yves Hersant, a
cura di, La letteratura potenziale (Creazioni Ricreazioni Ri-creazioni), Clueb, Bologna, 1985, pp. 49-65, si cita da p.
58. Il termine telescopico, riferito a questo tipo di racconti che stanno luno dentro laltro, nasce dal fatto che il
telescopio un dispositivo formato da due o pi elementi tubolari atti a scorrere l'uno nell'altro.
30
Julio Cortzar, Il gioco del mondo. Rayuela, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini, Einaudi, Torino, 2002.
27

11

Alla fine di ogni capitolo Cortzar indica il capitolo successivo da leggere: cos alla fine del
capitolo 73 troviamo lindicazione (-1), che significa che dobbiamo andare al capitolo 1 al termine
del quale c lindicazione (-2); al termine del capitolo 2 dobbiamo spostarci al capitolo 116, e cos
via. Esiste un'altra forma di lettura, suggerita indirettamente dall'autore, che consiste nel leggere il
romanzo con la sequenza dei capitoli scelta dal lettore, ordinando e disordinando i capitoli a proprio
gusto.
In Italia, fra i romanzi a struttura combinatoria, possiamo annoverare Lobl (1964)31 di
Adriano Spatola (1941-1988), Tristano (1966 e 2007)32 di Balestrini e Il Giuoco dell'Oca (1967)33
di Edoardo Sanguineti (1930-2010), tutti e tre nati nel clima della nascente neoavanguardia legata al
Gruppo 6334.
Quello di Spatola uno pseudo-romanzo35 (per quanto in copertina e nel frontespizio sotto il
titolo sia riportato il termine romanzo) in cui lelemento combinatorio si snoda in una sequela di
storie indipendenti, assemblate in modo casuale, una sorta di cadavere squisito il cui percorso pu
essere scelto a piacere dal lettore. Il libro, composto da molteplici scene, capitoletti in cui
l'indefinita voce narrante espone vicende, spesso surreali, confezionate in un linguaggio
sperimentale, osservate dallintercapedine visuale di un obl, si apre con un Riassunto delle puntate
precedenti e, passando attraverso vari episodi senza un alcun nesso fra loro, intitolati Elefantiasi del
buco del muro, Cavalcata di eroi, Fornire le chiavi, Attenti al cane, ecc., a volte ripresi e sviluppati,
termina con un sintomatico Continua al prossimo numero.
Nel 1966 Balestrini concepisce il progetto di un romanzo:
Rispetto allesperimento sulla poesia [si veda la nota 8 di questo
scritto, n.d.r.], quello su un testo narrativo aveva il vantaggio di poter
avere come prodotto finale un oggetto fisico, un libro, che nelle sue
varianti si sarebbe potuto produrre in un grandissimo numero di
esemplari, tutti sensibilmente diversi tra di loro, risultanti dalle diverse
combinazioni di elementi verbali che il calcolatore volta per volta
avrebbe ottenuto seguendo il programma prestabilito.
Ma le tecniche di stampa dellepoca non permettevano la
realizzazione del progetto, per cui nel 1966 mi ero limitato a
pubblicarne presso leditore Feltrinelli una singola versione con il
titolo Tristano, un ironico omaggio allarchetipo del romanzo
damore36.
Come spiega Jacqueline Risset nella prefazione alledizione francese del 1972, Tristano
composto da una serie di dieci capitoli, a loro volta composti da venti paragrafi di frasi gi esistenti,
estratte da testi diversi (manuali di fotografia, atlanti, romanzi rosa, giornali, guide turistiche) e
deve essere letto come un dispositivo di dimostrazione: con il suo puro e semplice funzionamento
come testo, come romanzo, compie una serie di dimostrazioni, ogni lettura ne diventa la prova,
l'applicazione37.
31

Adriano Spatola, Lobl, Feltrinelli, Milano, 1964.


Nanni Balestrini, Tristano, Feltrinelli, Milano, 1966, e DeriveApprodi, Roma, 2007 con prefazione di Umberto Eco.
33
Edoardo Sanguineti, Il Giuoco dellOca, Feltrinelli, Milano, 1967. Questa prima edizione ha allinizio e alla fine, sul
retro della copertina rigida, un disegno color fucsia con una serie di caselle al cui centro c la scritta: Il giuoco
delloca di Edoardo Sanguineti.
34
In uno scritto intitolato Avanguardia letteraria (ne Il rumore sottile della prosa, cit., pp. 72-77), Giorgio Manganelli
definisce gli scrittori davanguardia puntigliosi escogitatori di artifici, un poco pedanti, intelligenze naturalmente
inclini agli aspri e lucidi gaudi dellacrostico, dei tecnopegnia, dei glifi, intenti agli austeri estri combinatori del
linguaggio (corsivo nostro).
35
La definizione di Renato Barilli, Spatola, in La neoavanguardia italiana. Dalla nascita del Verri alla fine di
Quindici, il Mulino, Bologna, 1995, pp. 257-263.
36
Nanni Balestrini, Nota dellautore, in Tristano, DeriveApprodi, cit., pp. XIII-XIV.
37
Jacqueline Risset, Prefazione alledizione francese del 1972, in Nanni Balestrini, Tristano, DeriveApprodi, cit., pp.
XVII-XX, si cita da p. XVII.
32

12

Sempre a proposito della prima versione di Tristano, Walter Pedull scrive:


Per Balestrini il romanzo non altro che un meccanismo puramente
verbale, un artificio che non ha alcun rapporto con la realt (quindi
non aiuta a conoscerla), un'entit linguistica che non ha che
occasionali e casuali rapporti con il linguaggio parlato, un ordigno
verbale autosufficiente che non descrive una realt preesistente ma
ne inventa un'altra inedita che sta l in quel romanzo e basta. Un
romanzo "artificiale" poi non lega la sua materia in azioni verosimili o
fantastiche, in esso tutto torna a far perno sul disegno strutturale,
che non pi quello del naturalismo ma "derivato" o "apparentabile"
a quello della poesia: trasferito di fatto da questa alla narrativa, che
finisce cos d'avere una struttura specifica (malgrado la variet di essa)
come avvenuto per secoli38.
Nel 2007, grazie alla stampa digitale, Balestrini ha potuto licenziare tante versioni ricombinate
del romanzo quante sono le copie (2500) della tiratura, ciascuna di esse risulta pertanto essere una
copia unica, singolarmente individuata da una sigla alfanumerica di sei cifre (la mia RE2832).
Il romanzo di Sanguineti diviso in 111 capitoletti (anche il primo romanzo di Sanguineti
Capriccio italiano, uscito nel 1963, conteneva 111 capitoli), corrispondenti a altrettante caselle o
stazioni di un ipotetico gioco dell'oca, tradizionale gioco da tavolo per bambini. Nel romanzo
Sanguineti predispone un magazzino di oggetti, un polverone di cose eterogenee, accostando e
addizionando elementi dissimili, rottami in disuso, cartestracce39. Una curiosit. La prospettiva
dell'obl, fessura da cui la voce narrante osserva ci che accade, si ritrova anche ne Il giuoco
dell'oca di Sanguineti che inizia cos:
Ci sono io, per intanto. Sto dentro la mia grande bara. Sono al buio,
chiuso. Le voci che si sentono di fuori, che arrivano qui, che parlano
di me, a me, sono le voci dei visitatori. Con la faccia girata tutta da
una parte, con tanta fatica, ne vedo qualcuno, l dei visitatori, da una
fessura del legno, tra un'asse e l'altra della parete, che mi passa
davanti, che si ferma. Poi qualcuno mette anche l'occhio, l nella
fessura, e si vede che non ci vede niente.
La lettura del romanzo pu avvenire servendosi di due dadi numerati dall'1 al 6, come si
deduce leggendo la nota posta nella quarta di copertina a firma di Valerio Riva (la firma compare
nelledizione 1991 del romanzo):
Questo Giuoco composto di 111 numeri, e pu anche servire a
giocare fino a 79. Ci deve convenirsi prima di cominciare la lettura.
Per giocare ci si serve di due dadi numerati dall'l al 6, e si tira chi
debba giocare per primo, e si conviene la posta al giuoco. Colui che fa
12 va al 110 e ci trova SUPERGIRL, e pu tirare una volta sola con
un solo dado; se per caso l'1 venisse, egli ha finito il romanzo. Se un
altro tira il 12, e tirata su con la rete la ragazza va fino al 110, allora il
primo resta al frontespizio. Colui cha va al 55, e dietro la macchina da
presa vede l'occhio dello scheletro, retrocede dov'era prima, senza
pagare; se per caso tirando di nuovo tornasse al 55, ritorner un'altra
volta al suo posto. Colui che va al 50, che l'ultima cella, paga e vi
38

Walter Pedull, A cavallo della contestazione, in La letteratura del benessere, Bulzoni, Roma, 1973, pp. 514-526, si
cita da pp. 514-515.
39
Massimiliano Borelli, Prose dal dissesto. Antiromanzo e avanguardia negli anni sessanta, Mucchi, Modena, 2013.

13

resta fermo finch un altro lo leva e si ferma al suo posto, pagando il


convenuto. Colui che oltrepassa il 111, torner indietro e incontrando
un'oca retroceder di nuovo. Colui che arriva al 111 ha vinto tutto, e
pu passare ad un altro libro. Quando si fa 9 (dove c' Paola Pitagora),
se con 6 e 3, si va al 96 e si ascolta una sfuriata pienamente
giustificata e densa di significato; e se esce 5 e 4, si va al 59, coi due
malviventi pronti a chiudere gli sportelli del sarcofago ed ogni volta
che si incontra un'oca, si va avanti ricontando il numero fatto. Si paga
il convenuto quando si va alle seguenti poste: 7, 11, 83: e tu lettore
riscontrerai la fronzuta verit di questa cabala. Chi va al 48 torna al 21
e vi legge parole oscure. Chi arriva al 45, sulle ali della ragazza vola al
111, putre et factus. La morte sta all'82: chi vi giunge IS DEAD e
paga. Chi arriva al 51 si ritira dal giuoco; chi arriva al 28 torna all'l;
chi arriva al 64 va avanti di tanti punti quanti quelli dell'ultima
giocata; chi, essendosi una volta fermato al 4, capita nel 34, va fino
all'83: e capir perch. Chi arriva al 62 o vuoi al 65, prosegue al 73; e
chi arriva al 24, tira i dadi un'altra volta. Ma chi arriva al 44, se
accorto si ferma per due giri: perch la sosta importante.
E chi avr fatto tutte queste fermate e avanzate e ritorni e pene e
pagamenti, innante e indietro quante fiate correndo come un matto con
i suoi dadi e gli occhiali, e il naso puntato e il mento proteso, s che
giunga primo o postremo alla conclusione del giuoco, ne avr tratto il
giovamento che pare trarne l'autore, al lume di quella candela, con la
testa tutta piegata sopra il tavolo, l sopra i suoi fogli, sopra i suoi libri
con le figure, sopra il suo teschio giallo.
Con i cardini portanti della struttura di questo romanzo, ovvero casualit, libero arbitrio, giochi
combinatori, riprese e salti, Sanguineti sembra invitare il lettore a muoversi dentro l'opera secondo
l'estro del momento, anche discontinuamente, in modo incompleto o a fare una sorta di zapping
letterario tra i testi-stazione.
Abbiamo detto che alcuni romanzi a struttura combinatoria, editi in forma cartacea, hanno una
struttura particolare: sono contenuti in un cofanetto con pagine staccate (li ho indicati con la sigla
A2). il caso di composizione n. 1 (1960)40 di Marc Saporta (1923-2009), scrittore e giornalista
francese, dove la libert del lettore di leggere il romanzo disponendo come crede lordine delle
pagine totale. Anche perch le pagine del romanzo (cos scritto sotto il titolo) sono fisicamente
sciolte, libere, separate le une dalle altre. Nella copertina, scritto in grassetto: Mescolate le
pagine come un mazzo di carte e leggete, mentre la fascetta che tiene unite le pagine riporta questa
frase dal sapore queniano: TANTI ROMANZI QUANTI SONO I LETTORI. Lordine delle
pagine casuale: mescolandole, a ciascuno il suo romanzo. Se gli fa piacere il lettore pu alzare
le pagine con la mano sinistra, come si fa dalla cartomante; in ogni caso lordine in cui appariranno
i diversi fogli determiner il destino del protagonista del romanzo; dallordine scelto dipender se la
storia finir bene o male.
Sempre in cofanetto con pagine libere si presenta In bala di una sorte avversa (1969)41 di
Bryan Stanley Johnson (1933-1973), scrittore e poeta inglese, apprezzato da Anthony Burgess e
Samuel Beckett. Il romanzo ha 27 sezioni, temporaneamente tenute insieme da una fascetta
rimovibile. Eccetto la prima e lultima, le altre 25 sezioni sono state concepite per essere lette in
ordine casuale. Tuttavia, come si legge nella seconda pagina del cofanetto: Se i lettori preferiscono
non accettare lordine casuale in cui ricevono il romanzo, possono riordinare le sezioni in
qualunque altra sequenza prima di iniziare la lettura.
40

Marc Saporta, composizione n. 1, traduzione dal francese di Ettore Capriolo, Lerici, Milano, 1961.
B.S. Johnson, In bala di una sorte avversa, prefazione di Jonathan Coe, traduzione di Enrico Terrinoni, Rizzoli,
Milano, 2011.
41

14

Dopo il suicidio dellautore nel 1973, il romanzo di Johnson stato riscoperto da Jonathan Coe
che lo ha trasformato in un fortunato caso editoriale. Il romanzo riproduce unesperienza vera
accaduta al suo autore. Recatosi a Nottingham come cronista sportivo, Johnson ricorda che in quella
citt ha vissuto e lavorato un suo amico intimo, un accademico di nome Tony Tillinghast, morto di
cancro alcuni anni prima. Mentre segue una partita di calcio, a Johnson tornano in mente ricordi del
suo amico Tony, ma questi ricordi riaffiorano alla sua mente in maniera non sistematica, non
lineare, e vengono interrotti a caso dalle azioni sul campo. per registrare questa casualit dei
processi mentali, questa mancanza di struttura nel modo in cui ricordiamo le cose e riceviamo
impressioni che Johnson decide di strutturare il suo romanzo con pagine non rilegate.
Veniamo ora a un breve cenno sui romanzi a struttura combinatoria in formato elettronico (li
ho indicati con la sigla B)42. Siamo qui nel campo del cosiddetto ipertesto (hypertext), termine
coniato dal sociologo, filosofo e pioniere dell'informatica statunitense Ted Nelson (1937) nel 1965
con il significato di non-sequential writing. Lipertesto consente modalit di lettura diverse da
quelle del testo scritto o stampato su carta. registrato su memoria magnetica e costituito da
sottounit ipertestuali definite nodi. Da ogni nodo si pu accedere a un altro nodo mediante un link,
un insieme di istruzioni che, in sede di realizzazione dellipertesto, rendono noto al programma
ipertestuale quali nodi lautore voglia legare fra loro.
Afternoon, a story (1987)43 di Michael Joyce (1945), autore e critico statunitense di letteratura
elettronica ipertestuale, una delle prime opere ipertestuali, composta da un complicato intreccio di
frammenti di storie, fruibile attraverso un apposito software sviluppato da unquipe di cui fa parte
lo stesso autore. L'opera si realizza seguendo diversi percorsi all'interno di una serie di nodi, cio,
come abbiamo visto, pagine da cui possibile uscire tramite uno o pi link, di modo che il
significato dell'opera cambia a seconda del percorso che ha seguito il lettore.
Lo stesso procedimento lo troviamo in RadIo (1993)44 di Lorenzo Miglioli (1960), semiologo,
scrittore e produttore esecutivo. RadIo il primo romanzo ipertestuale italiano, leggibile su floppy
disk in ambienti DOS e Mac, operazione pi concettuale che letteraria, come sostiene il suo autore.
Questopera, dedicata a Philip K. Dick, stata presentata nellaprile del 1993 in occasione del
convegno per i trentanni del Gruppo 63 a Reggio Emilia.

6. La letteratura combinatoria: lOuLiPo e lOpLePo


Larte combinatoria trova una sponda appropriata nel gioco linguistico. Al riguardo ci soccorre
la definizione di gioco offerta da Giampaolo Dossena. Fra i numerosi significati della parola
gioco che si trovano nei dizionari (ad es. 14 nello Zingarelli 2011), Dossena ne sceglie uno molto
freddo e meccanico: In un accoppiamento meccanico mobile, [il gioco lo] spazio residuo tra le
due superfici di accoppiamento [] (il gioco di una vite). Dossena sceglie questa definizione
perch la pi utile per cercare di capire cosa significa gioco di parole. Sulla base di questa
definizione le parole, analizzate secondo certi rapporti di parentela, sono viste come elementi di un
meccanismo che pu funzionare in vari modi. Dunque il particolare modo in cui due parole si
combinano (si apparentano) a qualificare il gioco di parole. Cosciente del carattere provvisorio e
non esaustivo che investe ogni tassonomia, Dossena individua tre generi di giochi di parole a
seconda che il rapporto tra le due parole in gioco sia riconoscibile come: 1. identit (ad es. sei,

42

Nella voce Letteratura elettronica di Wikipedia si legge: La letteratura elettronica, anche conosciuta come
letteratura digitale, e-Literature o eLiterature, un particolare fenomeno intersettoriale, ascrivibile a diversi ambiti, in
primo luogo letterario, che tramite luso di innovative metodologie creative e dei mezzi offerti dallevoluzione
tecnologica, ivi incluso il computer, il web e le TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione), produce
lavori letterari innovativi.
43
Michel Joyce, Afternoon, a story, Eastgate Systems, Watertown, 1990.
44
Lorenzo Miglioli, RadIo, Elettrolibri, Human System, 1993.

15

parola che pu significare cose diverse); 2. semi-identit (ad es. vnti e vnti) e 3. rassomiglianza
(ad es. lacune e alcune)45.
Quando si parla di gioco combinatorio vengono subito in mente i centomila miliardi di
poesie di Queneau46. Si tratta di una forma speciale di poesia combinatoria, un testo interattivo
esposto in un volume di grande formato, contenente dieci sonetti, uno per pagina, su pagine tagliate
in strisce orizzontali, una striscia per ogni verso, di modo che il lettore pu far seguire al primo
verso dogni sonetto il secondo verso duno qualsiasi dei dieci sonetti, e cos per il terzo, e via via
fino al 14 verso (il sonetto ha 14 versi, due quartine e due terzine). I sonetti che si possono cos
comporre ammontano alla cifra di 1014, cio centomila miliardi. Scrive Queneau nell'introduzione al
libro:
Calcolando 45" per leggere un sonetto e 15" per cambiare la
disposizione delle striscioline, per otto ore al giorno e duecento giorni
all'anno, se ne ha per pi di un milione di secoli di lettura. Oppure,
leggendo tutta la giornata per 365 giorni l'anno, si arriva a
190.258.751 anni pi qualche spicciolo (senza calcolare gli anni
bisestili e altri dettagli)47.
Per questo bizzarro libro, lispirazione venuta a Queneau non dai giochi surrealisti tipo
Cadavere squisito, ma da un libro per bambini intitolato Ttes Folles (Teste di ricambio), libro le
cui pagine sono divise in tre strisce separabili: sulla striscia in alto disegnata la testa di un
personaggio, al centro il busto e in basso le gambe; agendo sulle strisce si ottengono combinazioni
di figurine con teste e abiti differenti48.
Una piccola digressione. Se interroghiamo il libro Centomila miliardi di poesie di Queneau
otteniamo in risposta, di volta in volta, un sonetto. A Parigi il medico Giovanni Finazzi (?-1833),
che per alcuni anni stato sindaco di Omegna, concepisce, redige e stampa un libro intitolato
Loracolo della Sibilla Cusiana49. Che cos Loracolo della Sibilla Cusiana? un libro
divinatorio, strutturato per interrogare la Sibilla Cusiana, dal toponimo Cusio che il lago dOrta,
situato nelle Prealpi piemontesi50. Per consultare la Sibilla il procedimento in estrema sintesi
questo: si formula una domanda indicando il proprio nome, cognome e paese nativo: Sar io
sfortunato in amore? Federico Gervasi, Roveredo. Poi a tutte le lettere iniziali dei vocaboli scritti
(cio S, I, S, I, A, F, G, R) si mette un numero sulla base di una tabella. A questo punto si effettuano
complesse operazioni numeriche grazie alle quali si ottiene una serie di cifre. A ogni cifra
45

Giampaolo Dossena, Dizionario dei giochi con le parole, A. Vallardi, Milano,1994, pp. 104-106 e p. 161.
Lanagramma il caso pi semplice e evidente di combinazione letterale: le stesse lettere combinate in modo diverso
producono parole o frasi con significati diversi: travaglio / giravolta / volgarit; Arde l'astro maggior della natura ed
alto or manda raggi sulla terra (Anacleto Bendazzi).
46
Raymond Queneau, Cent mille milliards de pomes, Gallimard, Parigi, 1961.
47
Raymond Queneau, 100 000 000 000 000 di poesie. Istruzioni per luso, in Segni, cifre e lettere e altri saggi, cit., p.
51.
48
Ibidem, p. 50.
49
La prima edizione italiana di Loracolo della Sibilla Cusiana esce a Napoli nel 1835 presso la tipografia Palma;
successivamente il libro viene ristampato in altre citt, fra cui Milano: unottava edizione a cura delleditore e libraio
milanese Angelo Monti porta la data del 1855 (noi abbiamo consultato unedizione del 1982 stampata per conto della
Libreria Il Punto di Omegna). Finazzi autore anche di Le invenzioni del dottor Fisico Cusiano, che ha come
sottotitolo: Descrizione di un vegetabile anticonsultivo, di un trebbiatojo, di una barca innaufragabile e di un metodo di
passeggiare sulle acque.
50
Loracolo della Sibilla Cusiana rientra nellampia categoria dei libri di sorte, scritti nei quali vengono formulate
domande e si ricevono responsi sul destino. Ci che accomuna questi metodi divinatori la frase con la sentenza finale.
Gli strumenti usati di volta in volta per ottenere il responso possono variare: carte, monete, dadi, bastoncini, ruote
allegate ai libri. Il prototipo italiano di questi libri il Libro delle sorti scritto nel 1482 da Lorenzo Gualtieri detto
Spirito (1426-1496), poeta, soldato e miniatore perugino, dove il gioco divinatorio, con lausilio di dadi, basato su un
sistema di quesiti e responsi legati ai principali aspetti della vita: la felicit, la riuscita del matrimonio, il successo negli
affari, la nascita di un figlio, la salute, la malattia. Si pensi poi a I Ching, loracolo pi antico a noi pervenuto dalla
civilt cinese, libro studiato, fra gli altri, da Carl G. Jung.

16

corrisponde nel libro una serie di lettere che incollate fra loro danno un particolare risultato, ad
esempio:
simostreravertelasortedura
finchetiavvampainsenofiammaimpura
testo che, spaziando e accentando opportunamente, si legge:
si mostrer verte la sorte dura finch ti avvampa in seno fiamma impura
Dunque Loracolo della Sibilla Cusiana a suo modo un testo di letteratura combinatoria
basato sugli stessi principi dei Centomila miliardi di poesie di Queneau, anzi, secondo alcuni,
perfino pi bello e pi utile51.
Fatta questa piccola digressione, domandiamoci da dove viene lespressione letteratura
combinatoria? Nella postfazione ai Centomila miliardi di poesie queniani, Franois Le Lionnais
scrive:
Da Licofrone a Raymond Roussel, passando per i Grand
Rhtoriquers, la letteratura sperimentale intende uscire dalla
semiclandestinit, affermare la sua legittimit, proclamare le sue
ambizioni, darsi dei metodi, adattarsi insomma alla nostra civilt
scientifica. La sua vocazione di partire in avanscoperta per tastare il
terreno, tracciarvi nuove piste, accertarsi se una certa strada finisce in
un vicolo cieco, se unaltra in realt soltanto vicinale, se unaltra
ancora sbocca invece in una via regia che condurr alle Terre promesse
e agli Eldorado del linguaggio. I Centomila miliardi di poesie ci
propongono uno di questi tentativi, inscrivibile in un capitolo pi vasto
che si potrebbe definire letteratura combinatoria, per il quale
Raymond Queneau sembra manifestare una particolare predilezione52.
Il prurito combinatorio esercita le sue devastazioni al di l dei confini del linguaggio, afferma
Le Lionnais, accennando a ricerche analoghe nellambito musicale, da John Cage alla musica
algoritmica di Pierre Barbaud, da Mozart a Stockhausen (Pezzo per piano n 11). In pittura si
limita a segnalare Jazz, un quadro luminoso che consente 211 1 (= 2.047) combinazioni, opera di
Frank Malina (1912-1981), un ingegnere e pittore statunitense noto per i suoi lavori nello sviluppo
della missilistica, una rara combinazione ( proprio il caso di dirlo) di scienziato-artista-editoreumanista.
In uno studio approfondito sullargomento, Andrea Martines ricorda che, ragionando di
letteratura combinatoria, Le Lionnais si riferisce:
allinsieme delle pratiche letterarie in cui lopera non fissa una volta
per tutte la sequenzialit dei brani di testo che la compongono, ma ne
prescrive anzi la ricombinazione secondo procedimenti formalizzati.
Lopera combinatoria non viene cos letta, ma semplicemente giocata:
nella scatola della letteratura combinatoria il fruitore trova delle
tessere di partenza, che pu smontare e rimontare a piacere seguendo
le regole del gioco annesse. Questo gioco del fare letterario delega
cos al lettore una parte considerevole della funzione autoriale; ci che
questa letteratura restituisce non un prodotto letterario, ma un
51

quanto sostiene ad esempio Giampaolo Dossena nellEnciclopedia dei giochi, 3 voll., Utet, Torino, 1999, II, p. 512.
Franois Le Lionnais, A proposito della letteratura sperimentale, in Ruggero Campagnoli e Yves Hersant, cit., p.
238.
52

17

metodo di produzione, un oggetto letterario a met strada tra lopera e


la struttura53.
Queneau e Le Lionnais sono i fondatori dellOulipo (acronimo che sta per Ouvroir de
Littrature Potentielle, tradotto in italiano con Opificio di Letteratura Potenziale; propriamente
ouvroir in francese designa il laboratorio di cucito in un convento di monache o in un istituto di
beneficenza), una singolare consorteria di letterati, dediti a escogitare bizzarre invenzioni partendo
da regole formali severamente costrittive, improntate a uno spiccato gusto matematizzante54.
Storicamente il gruppo una specie di societ segreta55 composto di letterati con la
passione della matematica e di matematici con la passione della letteratura, fondato nel 1960 a
Parigi, un gioved, 24 novembre, nella cantina del ristorante Vrai Gascon (Vero Guascone), come
si detto, da Le Lionnais e Queneau, e nasce nellambito di una delle numerose Sottocommissioni
di Lavoro del Collegio di Patafisica, accademia dello sberleffo e della fumesteria istituita l11
maggio 1948 sempre a Parigi da un cenacolo di letterari, artisti e poeti depositari della patafisica,
scienza delle soluzioni immaginarie, del particolare e delle leggi che governano le eccezioni,
teorizzata da Alfred Jarry in Gestes et opinions du docteur Faustroll. Pataphysicien. Roman noscientifique pubblicato postumo nel 1911.
Fra i membri del gruppo vi sono, fra gli altri, Marcel Duchamp, il surrealista Nol Arnaud,
grande specialista di Jarry e di Boris Vian, Andr Blavier, che ha scritto un bellissimo libro sui
fous littraires, Italo Calvino, Harry Mathews, Georges Perec, Jacques Roubaud.
Il carattere potenziale della letteratura praticata dallOulipo risiede nel fatto che si tratta di
una letteratura ancora da farsi, da scoprire in opere gi esistenti o da inventare attraverso luso di
nuove procedure linguistiche, una letteratura mossa dallidea che la creativit, la fantasia trovano
uno stimolo nel rispetto di regole, di vincoli, di costrizioni (contraintes) pi o meno esplicite, come
ad esempio quella di scrivere un testo senza mai usare una determinata lettera (lipogramma). La
costrizione strumento creativo che amplifica le possibilit (probabilit) di raggiungere soluzioni
originali, bizzarre: lessere costretti a seguire certe regole induce uno sforzo di fantasia; la
costrizione non restringe lorizzonte delle strategie narrative dello scrittore, al contrario ne allarga le
potenzialit visionarie, paradossalmente un inno alla libert dinvenzione, capace, come il
meccanismo pi artificiale, di risvegliare in noi i demoni poetici pi inaspettati e pi segreti56.
In una conferenza del 1964 sull'Oulipo, Queneau ci dice prima di tutto che cosa non
l'Opificio:
1) Non un movimento o una scuola letteraria. Noi ci poniamo al di
qua del valore estetico, il che non significa che lo disprezziamo.
2 ) Non neppure un seminario scientifico, un gruppo di lavoro
"serio" tra virgolette, bench ne facciano parte un professore della
Facolt di lettere e uno della Facolt di scienze. Perci sottoporr i
nostri lavori al gentile pubblico in tutta modestia.
Infine: 3) Non si tratta di letteratura sperimentale o aleatoria (sul
tipo, per esempio, di quella praticata dal gruppo di Max Bense a
Stoccarda [Queneau allude al saggista e poeta tedesco Max Bense
(1910-1999), di formazione scientifica, che ha introdotto criteri propri
delle scienze esatte nell'ambito dell'estetica e della teoria letteraria;
Bense ha scritto degli aforismi ultrakafkiani ottenuti programmando

53

Andrea Martines, Letteratura combinatoria, Tesi di laurea in Storia della critica e della storiografia letteraria,
discussa il 10 luglio 1997 nella Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit degli studi di Roma Tor Vergata.
54
Mario Barenghi, Poesie e invenzioni oulipiennes, in Italo Calvino, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano, 1994, pp.
1239-1245.
55
Italo Calvino, Perec, gnomo e cabalista, la Repubblica, 6 marzo 1982, p. 18.
56
Italo Calvino, Ibidem.

18

un computer con una scelta statisticamente significativa di parole e


frasi tratte dall'opera di Kafka, n.d.r.].
Poi aggiunge:
Adesso dir che cos', o meglio che cosa crede di essere l'Oulipo.
Le nostre ricerche sono:
1) Ingenue: uso la parola ingenuo nel suo senso peri-matematico
[dal greco per, cio intorno], come si dice la teoria ingenua degli
insiemi. Procediamo senza troppo sottilizzare. Cerchiamo di
dimostrare il movimento camminando.
2) Artigianali, ma questo non fondamentale. Ci dispiace di non
poter disporre di macchine: lamento continuo nel corso delle nostre
riunioni.
3) Divertenti: almeno per noi. Certuni le trovano di una sordida
noia, ma questo non dovrebbe spaventarvi perch non siete qui per
divertirvi.
Insister tuttavia sul qualificativo "divertente". certo che alcuni
nostri lavori possono sembrare dei semplici scherzi o semplici jeux
d'esprit, analoghi a certi giochi di societ57.
Lo scopo dei lavori dell'Oulipo, per dirla sempre con Queneau, quello di proporre agli
scrittori nuove strutture, di natura matematica oppure inventare nuovi procedimenti artificiali o
meccanici, contribuendo allattivit letteraria: supporti dellispirazione, per cos dire, oppure, in un
certo senso, un aiuto alla creativit58.
Nell'Oulipo, scrive Calvino, domina il divertimento, l'acrobazia dell'intelligenza e
dell'immaginazione. [...] Queneau e i suoi, amici della scienza, [...] pensano e parlano attraverso
ghiribizzi e capriole del linguaggio e del pensiero59.
Il metodo dell'Oulipo precisa ancora Calvino si sostanzia nella qualit delle sue regole;
quello che conta la loro ingegnosit, la loro eleganza; se alla qualit delle regole corrisponder
subito la qualit dei risultati, delle opere ottenute per questa via, tanto meglio, ma comunque l'opera
non che un esempio delle potenzialit raggiungibili solo attraverso la porta stretta delle regole.
Ogni esempio di testo costruito secondo regole precise apre la molteplicit potenziale di tutti i
testi virtualmente scrivibili secondo quelle regole, e di tutte le letture virtuali di quei testi. In questo
senso, per Calvino, la struttura libert, produce il testo e nello stesso tempo la possibilit di tutti i
testi virtuali che possono sostituirlo60.
Premesso questo, un altro esempio classico di letteratura combinatoria maturato allinterno
dellesperienza oulipiana, come i Centomila miliardi di poesie, Ulcrations (1974) di Perec61, un
testo dove, usando 399 variazioni (anagrammi) del titolo ULCERATIONS che un eterogramma,
cio un enunciato che non ripete nessuna delle sue lettere, Perec compone un testo poetico,
scomponendo e accentando i vari eterogrammi:
000 ULCERATIONS
001 COEURALINST

Cur linstinct saol,

57

Raymond Queneau, L'Opificio di letteratura potenziale, in Segni, cifre e lettere e altri saggi, cit., pp. 56-73.
Ibidem.
59
Italo Calvino, Due interviste su scienza e letteratura, in Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e societ, cit., pp.
184-191.
60
Italo Calvino, Introduzione a Raymond Queneau, Segni, cifre e lettere e altri saggi, cit., pp. III-XXIII.
61
Georges Perec, Ulcrations, in Oulipo, La Bibliothque Oulipienne, volume 1, prface di Nol Arnaud, Seghers,
Paris, 1990, pp. 1-15. Si tratta della prima pubblicazione della Biblioteca Oulipiana, datata 24 settembre 1974. Lo stesso
procedimento, applicato a 176 poesie scritte utilizzando per ogni verso sempre le stesse lettere, Perec lha usato in
Alphabets, Galile, Paris, 1976.
58

19

002 INCTSAOULRE
003 CLUSATRONEI
004 NUTILECORSA
005 IRECOULANTS
006 ECOURANTLIS
007 OLETUCRAINS
008 LACOURSEINT
009 RUSECALOTIN
010 NULTASORCIE
011 RETINOCULAS
012 ONLUCRESITA
013 CITE..

reclus trne inutile,


Corsaire coulant secourant
lisol,
tu crains la course intruse?

Calotin nul, ta sorcire


tinocula son lucre si tacite

Qui, tuttavia, va sottolineato che il lettore assume un ruolo passivo, nel senso che non sceglie
lui il percorso di lettura, questultimo gi stabilito dallautore del testo. Al massimo il lettore pu
divertirsi a costruire in proprio un testo simile, come ha fatto Ruggero Campagnoli 62.
Nel novembre 1990 nato a Capri lOplepo (Opificio di Letteratura Potenziale), omologo del
gruppo francese, e come questultimo dedito allinvenzione di testi con regole, che ha avuto
Sanguineti fra i suoi presidenti63. Fra le plaquette edite nella biblioteca dellOplepo ce n una
intitolata Lisola teletrasportata64 che ha come sottotitolo Anagrafie, termine che, al pari di
anagramma, sta a indicare lo spostamento o il rimescolamento delle stesse grafie di un testo.
Loperazione messa in atto nella plaquette, di chiara matrice combinatoria, stata di prendere
lincipit del romanzo di Umberto Eco Lisola del giorno prima65 e di riscrivere dei testi di senso
facendo uso delle stesse parole e degli stessi segni di interpunzione, ovviamente in ordine diverso,
contenuti in quellincipit66.
Il testo di partenza questo:
Eppure minorgoglisco della mia umiliazione, e poich a tal privilegio
son condannato, quasi godo dunaborrita salvezza: sono, credo, a
memoria duomo, lunico essere della nostra specie ad aver fatto
naufragio su una nave deserta.
La riscrittura regolata che vinse la gara (perch di una gara si tratt svoltasi nel 1995 in
occasione del 54 Congresso Nazionale di Enigmistica a Campitello Matese), stata quella di
Carmelo Filocamo (il cui pseudonimo enigmistico Fra Diavolo):
Poich son luomo della salvezza della nostra nave, minorgoglisco
ad una tal specie di privilegio: credo di essere condannato a naufragio,
eppure, fatto quasi unico a mia memoria, sono su e godo daver
unaborrita, deserta umiliazione.
La versione di Kierkia, curatore della plaquette oplepiana, questa:

62

Ruggero Campagnoli, Edulcoranti, Biblioteca Oplepiana N. 1, Edizioni OPLEPO, Napoli, 1990. Nato sul modello di
Ulcrations di Perec, il componimento di Campagnoli basato su un eterogramma, EDULCORANTI, che viene
anagrammato cento volte in altrettante stringhe per dare vita a un testo poetico.
63
Oplepo, La Biblioteca Oplepiana, Zanichelli, Bologna, 2005.
64
Saul Kierkia, a cura di, Lisola teletrasportata. Anagrafie, Biblioteca Oplepiana N. 11, Edizioni OPLEPO, 1996, ora
anche in Oplepo, La Biblioteca Oplepiana, cit., pp. 151-163.
65
Umberto Eco, Lisola del giorno prima, Bompiani, Milano, 1994.
66
Sulle varie tipologie di permutazioni di un testo si veda Jean Lescure, Sulle permutazioni in particolare e in generale
sulle poesie quadrate, in Ruggero Campagnoli e Yves Hersant, a cura di, La letteratura potenziale (Creazioni
Ricreazioni Ri-creazioni), cit., pp. 154-164.

20

Un'aborrita memoria della nostra, della mia deserta umiliazione, e


una specie di credo sono quasi nave di salvezza: poich godo ad aver
l'unico privilegio d'esser uomo, su, m'inorgoglisco a tal fatto, eppure
son condannato a naufragio.

7. Il gioco combinatorio del centone


Il centone un componimento risultante dalla combinazione di parti di un testo (spesso si tratta
di versi) di autori diversi, anche di epoche differenti, parti unite a formare un nuovo originale testo.
un gioco praticato fin dallantichit: nella met del V secolo a.C. appaiono centoni omerici,
composti con parole e frasi tratte dallIliade e dallOdissea, mentre nel II secolo d.C. vengono di
moda i centoni virgiliani, tratti dallEneide67.
In questa sede mi limito a citare due centoni elaborati in epoca contemporanea.
Con Il centunesimo canto. Philologica dantesca68 di Luca Chiti (1943-2003), poeta, saggista e
membro dellOplepo, uscito nel 2001 nella plaquette n. 18 della Biblioteca Oplepiana, si raggiunge
la vetta pi magistrale (cos si esprime Monica Longobardi nel paragrafo che gli dedica nel suo
libro Vanvere69) del centone. Quello creato da Chiti straordinario, unacrobazia da applauso
scrive Dossena in una recensione sul Ventiquattro il Magazine del Sole 24 ore70.
Si tratta di 151 versi di Dante scelti sapientemente, rispettando il concatenamento delle rime
nelle terzine, allinterno della Commedia fino a dar vita a una nuova storia, quella di un certo
Gruccio de Bardonecchi, esperto e astutissimo alchimista fiorentino.
Sbalordisce ne Il centunesimo canto lampiezza e la profonda meticolosit filologica delle note
poste a commento dei nuovi versi danteschi, di cui qui si offre solo un piccolissimo esempio,
lincipit, in unimpaginazione diversa da quella predisposta nella plaquette oplepiana:

E, come l'uom che di trottare lasso,


poi fummo fatti soli procedendo
di corno in corno e tra la cima e 'l basso
Ci sentivano andar; per, tacendo
tra l'altre vidi unombra che aspettava;
per che, si mi tacea, me non riprendo.
E videmi e conobbemi e chiamava
e cominci, raggiandomi dun riso.
Pensa, lettor, sio mi maravigliava

Il testo corredato da tre appendici: la prima riguarda le corrispondenze, cio le fonti di


riferimento nei vari canti del poema; la seconda si occupa di Le invettive e gli sfoghi contenuti
nella Commedia (contro i simoniaci, lItalia, i Guelfi e i Ghibellini, ecc.) e la terza infine relativa
alle Notizie su Gruccio de Bardonecchi.
Il centunesimo canto si apre con una spiegazione sulle fortunose circostanze che hanno portato
alla scoperta dello sconosciuto canto dantesco. Tutto ha inizio verso la met degli anni cinquanta, a
Lucca, quando in una pausa di studio, mentre sta facendo merenda, tal Giovanni Ciancaglini, allora
studente del liceo classico Macchiavelli, oggi affermato ingegnere, getta lo sguardo sul testo aperto
67

Giampaolo Dossena, Centone, in Enciclopedia dei giochi, 3 voll., Utet, Torino, 1999, vol. I, pp. 315-317.
Luca Chiti, Centunesimo canto. Philologica dantesca, Biblioteca Oplepiana N. 18, Edizioni Oplepo, Napoli, 1991,
ora anche in Oplepo, La Biblioteca Oplepiana, cit., pp. 419-485.
69
Monica Longobardi, Vanvere. Parodie, giochi letterari, invenzioni di parole, Carocci, Roma, 2011, pp. 204-205.
70
Giampaolo Dossena, [senza titolo], Ventiquattro il Magazine del Sole 24 ore, 12, 2001, p. 114.
68

21

dellInferno dantesco e vede con la coda dellocchio una specie di strisciolina di nebbiosa
grumosit proprio nello spazio bianco tra il ventinovesimo e il trentesimo canto del poema;
ingrandita la macchiolina, prima con la lente che gli serve per la collezione di francobolli, poi con
larmamentario usato per sviluppare i negativi delle fotografie, Ciancaglini ottiene un primo
risultato, un testo molto sfocato:

dopo un ulteriore ingrandimento la macchiolina si presenta cos:

fino a quando, dopo successive prove dingrandimento, non compare, bello nitido, il testo de Il
centunesimo canto.
Ci mancava anche lUlisse71 un testo di Umberto Eco uscito sullAlmanacco del
Bibliofilo del 2009. Si tratta di una finta (fino a un certo punto) recensione allUlisse di James
Joyce costruita assemblando spezzoni di giudizi tratti da articoli (veri) apparsi negli anni Venti e
Trenta, articoli di cui si d conto dal punto di vista bibliografico in una nota. Eco si limitato a
inserire alcune espressioni di raccordo tra i paragrafi, nulla di pi.
Il testo inizia cos:

71

Umbero Eco, Ci mancava anche lUlisse, Almanacco del Bibliofilo, Anno XIX, N. 19, 1 gennaio 2009, pp. 314.

22

uscito da qualche anno, ma letto da pochi perch scritto in una


lingua poco diffusa come l'inglese, uno strano romanzo (romanzo?)
dovuto alla penna di Giacomo Yoyce, o Ioice, come scrive il Piovene,
o Joyce. Nel tentare di darne conto al lettore (ora che a disposizione
delle persone colte la traduzione francese) mi sento talmente confuso,
vittima di sentimenti altrettanto scomposti quanto l'opera che me li
ispira, che proceder per osservazioni sparse, appunti per un ulteriore
sviluppo, che mi permetto di numerare per non dar l'impressione che
questi paragrafi vogliano susseguirsi in modo logico e consequenziale.
1. In Italia quest'opera, come peraltro gli altri libri del Joyce, era
nota soltanto a pochi e, anche alla pi parte di questi, per sentito dire,
perch se ne sussurrava nei cenacoli e nei salotti intellettuali. Cos che
qualche rara copia di questo Ulysses (che poi andrebbe tradotto come
Ulisse, perch in tal modo si chiama in lingua britannica 1'eroe
omerico) andava attorno di mano in mano, avaramente prestata,
invano tentata di capire e lasciandosi dietro come una confusa e
torbida impressione di scandalo, di caotica mostruosit.
2. []

8. Una conclusione che (come accade quasi sempre) non conclude nulla
Mi piace concludere questa mia breve carrellata sullarte combinatoria in letteratura con una
nota giocosa citando i funambolismi combinatori di Toti Scialoja che sottopone le parole a continue
variazioni sonore72:
Che fai malato Amleto con una mela in mano
che fai mela di Amleto nella mano malata
che fai molesto Amleto matto della tua mela
che fai mela di Amleto destinata a letame
che fai letale Amleto masticandola male
che fai mela di Amleto per met malandata
che fai melato Amleto con una mela in meno?73
A proposito delle poesie di Scialoja, spesso attraversate in modo etereo dal gioco delle rime,
osserva Giovanni Raboni: La costrizione, la gabbia formale continua a essere fino all'ultimo, per
lui (Scialoja, n.d.r.), salvezza, orientamento, rifugio74.
Prima di congedarmi, vorrei manifestarvi un dubbio che ha cominciato a frullarmi nella testa
mano a mano che si avvicinava la fine di questo intervento. Il dubbio : nel parlare di letteratura
come gioco combinatorio avr combinato qualcosa di interessante?
Grazie.

72

Toti Scialoja, La mela di Amleto, Garzanti, Milano, 1984, e Poesie 1961-1998, Garzanti, Milano, 2002.
Toti Scialoja, La mela di Amleto, cit., p. 51.
74
Giovanni Raboni, Prefazione, in Toti Scialoja, Poesie 1961-1998, cit., p. 9.
73

23