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LA RADIOATTIVITA’

1) LA STRUTTURA DELLA MATERIA: DALL’ATOMO DI BOHR ALL’ATTUALE MODELLO


ATOMICO

Per comprendere appieno il fenomeno della radioattività è opportuno partire dalla struttura fondamentale
dalle materia:l’atomo.
Ai primi del Novecento emergono gli inconvenienti del modello atomico di Rutherford, in quanto gli
elettroni a causa del loro moto intorno al nucleo, dotati di accelerazione non nulla, avrebbero dovuto
continuare a irraggiare, perdendo continuamente energia, fino a collassare sul nucleo. Questo avrebbe reso
impossibile l'esistenza di atomi stabili.
Il nuovo modello di atomo fu proposto da Niels Bohr nel 1913. Alcuni anni prima Max Planck aveva
introdotto un concetto che non faceva parte della fisica classica, quello di quantizzazione. In fisica si parla di
quantizzazione se una grandezza può assumere solo determinati valori e non altri. Planck aveva dovuto
introdurre questo concetto per spiegare un altro fenomeno che aveva costituito un rompicapo per i fisici: la
radiazione del corpo nero. Bohr pensò che un'ipotesi analoga potesse permettere di spiegare i fenomeni che
riguardano gli atomi. Il modello di Bohr si basa su alcune ipotesi fondamentali:
PRIMA IPOTESI: Nell'atomo gli elettroni ruotano intorno al nucleo su orbite circolari. Ognuna di queste
orbite ha un raggio ben determinato.

SECONDA IPOTESI: Il momento angolare degli elettroni é quantizzato. Esso può assumere soltanto certi
valori (valori permessi), ma non può assumere i valori intermedi fra quelli permessi.

Dopo aver introdotto queste ipotesi, Bohr studia la situazione dell'elettrone utilizzando le leggi della fisica
classica. L'elettrone é soggetto alla forza di attrazione del nucleo. Questa forza provoca il suo moto di
rotazione e quindi costituisce la forza centripeta. Gli elettroni nelle loro orbite possiedono una certa quantità
di energia; essi infatti sono in moto, e quindi hanno energia cinetica; inoltre hanno energia potenziale dovuta
all'attrazione elettrostatica tra elettrone e nucleo.

TERZA IPOTESI: Finché un elettrone rimane nella sua orbita, non emette e non assorbe energia.

Per passare da un'orbita con energia minore a un'orbita con energia maggiore (cioè da un'orbita più interna a
una più esterna), l'elettrone deve ricevere dall'esterno una quantità di energia corrispondente alla differenza
di energia fra le due orbite; se invece passa da un'orbita con energia maggiore a un'orbita con energia minore,
l'elettrone emette una quantità di energia pari alla differenza di energia fra le due orbite. L'energia viene
emessa o assorbita sotto forma di radiazione elettromagnetica. Esiste una relazione matematica fra i valori di
energia delle orbite di partenza e di arrivo e la frequenza della radiazioni:

E1-E2 = h v

dove:
E1 é l'energia dell'orbita sulla quale si trovava l'elettrone all'inizio
E2 é l'energia dell'orbita sulla quale si é portato l'elettrone
h é la costante di Planck ( 6,63 x 10-34 J x s )
v é la frequenza della radiazione emessa o assorbita

L'ipotesi di Bohr sulla struttura dell'atomo spiega quindi perché gli spettri di emissione degli atomi sono
spettri discontinui, a righe: ogni riga corrisponde a un ben determinato valore di energia, che a sua volta
corrisponde alla differenza di energia fra due orbite.

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Il principio di indeterminazione di Heisenberg e la scoperta della doppia natura dell'elettrone da parte di De
Broglie indicavano chiaramente una cosa: non era più possibile trattare l'elettrone come una particella
classica. Bohr nel suo modello, aveva introdotto l'ipotesi della quantizzazione, ma per il resto aveva trattato
l'elettrone come una particella classica, che si muove su orbite ben determinate il cui raggio può essere
calcolato in base a semplici considerazioni meccaniche sulle forze in gioco. Le nuove scoperte però
imponevano un modo completamente diverso di affrontare il problema, che portò all'elaborazione di una
nuova fisica: la meccanica quantistica. Il termine orbitali indica le funzioni che si ottengono come soluzione
dell'equazione di Schrodinger, che sono visualizzabili come regioni dello spazio intorno al nucleo, nelle quali
é possibile trovare l'elettrone. Si può dire che gli orbitali hanno varie forme e si protendono lontano dal
nucleo in modo diverso, in relazione ai numeri quantici che ne caratterizzano la funzione d'onda. Ogni
funzione d'onda, o orbitale, descrive uno stato dell'atomo. Le diverse funzioni d'onda di un atomo si
denotano indicando i valori dei tre numeri quantici: n, l, m; a ogni terzetto di numeri quantici corrisponde un
orbitale ben preciso.

IL NUMERO QUANTICO PRINCIPALE n (enne) riguarda la quantizzazione della energia totale Etot
(corrisponde cioè ai livelli di energia indicati nello schema energetico del modello) e può assumere i valori
n=0,1,2,...

IL NUMERO QUANTICO SECONDARIO l (elle) è relativo al momento angolare (corrisponde perciò ad


una grandezza vettoriale) e può assumere valori condizionati dal valore di n: l=0,1,2,...,(n-1)
l indica come si muove l'elettrone; è come se esso compisse dei percorsi orbitali ellissoidali. Per l=0 è come
se l'elettrone compisse un movimento oscillatorio attraverso il nucleo.
Importante è la “forma” degli orbitali, fondamentale nella formazione dei “legami”; per convenzione
identifichiamo la forma degli orbitali, che è definita dal valore di l, usando termini ricavati dalla terminologia
spettroscopica
per l = 0 s (da "sharp")
per l = 1 p (da "principal")
per l = 2 d (da "diffuse")
per l = 3 f

IL NUMERO QUANTICO MAGNETICO m (emme) è relativo alla quantizzazione spaziale del momento
angolare, che può assumere, cioè, solo certe orientazioni rispetto a una definita direzione; la direzione viene
definita solo in presenza di un campo elettrico o magnetico che orienti il vettore. Il campo può essere
esterno, imposto da noi, oppure dovuto alla vicinanza di altri atomi o molecole.
I valori possibili rappresentano le proiezioni del vettore momento angolare lungo la direzione del campo
magnetico e possono essere soltanto:
m= -l, -l+1, ...-1, 0, 1, ...l-1, l
ESISTE PERO’ ANCHE IL NUMERO QUANTICO DI SPIN ms, il quarto.
Nell’esperienza di Stern e Gerlach sull’atomo di H, il fascio, se sottoposto ad un campo magnetico
asimmetrico, si divide in due fasci di eguale intensità, con direzioni simmetriche rispetto a quella iniziale.
Questo avviene nonostante che H, nello stato fondamentale (1s), non possa avere momento angolare (infatti,
se n=0, l può assumere solo il valore 0) né, perciò, momento magnetico.
Questo fenomeno si spiega ipotizzando che gli elettroni abbiano loro stessi (indipendentemente dal loro
movimento attorno al nucleo) un momento angolare (e quindi anche magnetico) diverso da zero: esso si
chiama momento angolare di spin: l'elettrone ruota anche su se stesso (come la terra nella sua rotazione

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attorno al suo asse); la rotazione può avvenire in due sensi rispetto ad una direzione prefissata, cioè rispetto
ad un campo magnetico.
Anche questo momento è quantizzato ms= ± 1/2

Poiché, ogni elettrone tende in natura allo stato di energia minore (cioè al livello energetico più basso) e
questo è per l'atomo con un solo elettrone il livello con numero quantico principale n=1 e con numero
quantico secondario l=0 (cioè il livello 1s), si potrebbe pensare che tutti gli elettroni dell'atomo siano
normalmente nel livello 1s. Ma ciò è in completo contrasto con l'esperienza. In molti anni infatti si
raccolsero una infinità di dati sul comportamento degli atomi portandoli dal livello ad energia più basso ai
successivi livelli energetici. Mediante la spettroscopia si studiava il comportamento di questi atomi, si
catalogavano i risultati, senza riuscire a sapere come stessero in realtà le cose. Sta di fatto che l'esperienza
contraddiceva quanto abbiamo detto poco fa: gli elettroni nello stato di energia più bassa di un atomo, non si
muovevano tutti sul primo livello energetico. Nel 1925 il tedesco W. Pauli trovò la chiave del problema e,
come spesso succede (si ricordino le ipotesi di Bohr), era una chiave incredibilmente semplice, una chiave
che ha aperto un’infinità di porte e che ha spiegato gran parte dei fenomeni atomici fino ad allora oscuri.
Pauli enunciò una regola (il Principio di Pauli) che, appunto, sconcerta per la sua semplicità: in un atomo non
vi possono essere due elettroni con gli stessi numeri quantici, cioè su un livello energetico vi possono essere
al massimo due elettroni e ve ne sono due se questi elettroni hanno spin opposti.

I LEGAMI DELLA .ATURA

Tutti i fenomeni naturali conosciuti possono essere descritti tramite 4 forze (interazioni) elementari.
Essendo la realtà un tutto unico, le 4 forze agiscono sempre assieme. Per esempio noi siamo vivi perché
siamo fatti di atomi i quali sono costituiti da nuclei (in cui agiscono le forze nucleari) e da elettroni che vi
ruotano attorno (grazie alla forza elettromagnetica). Gli atomi di cui siamo fatti sono legati fra loro dalle
forze chimiche (prodotte dalla forza elettromagnetica) e formano le innumerevoli molecole che alimentano
le numerosissime reazioni chimiche che ci tengono in vita. Il nostro corpo poi è legato dalla forza peso
(forza gravitazionale) al nostro pianeta, per cui non fluttuiamo liberamente nello spazio come fossimo in una
navicella spaziale. Il sole tiene in orbita attorno a sé la terra e gli altri pianeti (forza gravitazionale) e la terra
ha una struttura sferica grazie alla forza gravitazionale che la tiene insieme. Il sole poi riscalda ed illumina
(forza nucleare ed elettromagnetica) la terra permettendo la vita, facendo piovere, alternando il giorno alla
notte (grazie anche alla forza gravitazionale).
Il "tutto" è organizzato dalla forza gravitazionale in sistemi stellari, galassie, ammassi galattici e super
ammassi galattici mentre questo stesso "tutto" è formato da atomi e particelle in cui agiscono le forze
elettromagnetiche e nucleari.

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I.TERAZIO.E GRAVITAZIO.ALE

La forza gravitazionale agisce fra tutti i corpi dotati di massa. Essa è molto debole ed è percettibile solo fra
corpi macroscopici. E' sempre attrattiva. E' la forza che agisce su larga scala in tutto l'universo permettendo
l'esistenza di stelle, pianeti e galassie. Il valore della forza gravitazionale fra due punti di massa m1 e m2
distanti R è dato dalla formula di Newton (G è la costante di gravitazione universale) :

I.TERAZIO.E ELETTROMAG.ETICA

La materia è costituita da particelle elettricamente cariche positivamente o negativamente (o di carica nulla).


Due cariche elettriche si attirano se hanno segno opposto o si respingono se hanno segno uguale. La forza
elettrica fra due cariche q1 e q2 distanti R è data dalla legge di Coulomb (epsilon0 è la costante dielettrica
del vuoto) (si noti la somiglianza con la formula di Newton) :

Le cariche elettriche in moto creano un campo elettromagnetico che si propaga nello spazio tramite onde alla
velocità della luce c (circa 300.000 Km/sec). Una carica elettrica in movimento produce, oltre ad un campo
elettrico, anche un campo magnetico. I fenomeni magnetici, quindi, sono prodotti da cariche elettriche in
movimento (in una calamita sono gli elettroni che vi generano il campo magnetico). Non esiste, quindi, una
forza magnetica a sé stante, separata da quella elettrica, anche se i fenomeni magnetici apparentemente
sembrano così diversi da quelli elettrici. La descrizione dei fenomeni elettrici e magnetici tramite una sola
forza rappresenta il primo caso storico di unificazione fisica. L'atomo è formato da un nucleo positivo
contenente protoni e neutroni e da elettroni negativi che gli ruotano velocissimamente attorno. Essendo
l'atomo nel suo complesso elettricamente neutro, il numero dei protoni eguaglia il numero degli elettroni.
Questo numero è detto numero atomico(Z). La somma del numero dei protoni e dei neutroni che
compongono un nucleo è detto peso atomico(A). La massa di protoni e neutroni è molto grande rispetto a
quella degli elettroni (circa 2000 volte, ed è per questo motivo che gli elettroni ruotano attorno al nucleo e
non viceversa). Gli elettroni delle orbite atomiche più esterne sono la causa dei legami chimici fra gli atomi
che costituiscono le molecole di cui è composta la materia (e noi stessi). La forza elettromagnetica e quella
gravitazionale formano lo scenario usuale della nostra vita quotidiana nonché la causa della vita stessa. Sono
state le prime forze ad essere conosciute e studiate (la forza nucleare è una scoperta recente, il neutrone fu
scoperto solo nel 1932). Le forze nucleari sono come "impacchettate" nei nuclei atomici e raramente si
manifestano.

I.TERAZIO.E .UCLEARE DEBOLE

Questo tipo di forza agisce tra le particelle elementari chiamate Leptoni (elettrone, neutrino, ecc..) si
manifesta proprio nel decadimento radioattivo β cioè nella disintegrazione di atomi radioattivi, in cui un
neutrone si trasforma in un protone.
Enrico Fermi nel 1934 mise a punto le basi teoriche che dimostrarono l'esistenza di una forza simile
all'elettromagnetismo ma molto più debole (da cui ne deriva il nome).
Fermi lavorò sulla congettura di Heisenberg sull'esistenza delle "forze di scambio" (1932), e sull'ipotesi di
Pauli (1931) dell'emissione di un neutrino durante il decadimento β (emissione di una particella β parte di un
nucleo).

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L'interazione ha un raggio d'azione molto breve e può essere racchiusa in distanze pari o inferiori alle
dimensioni di un nucleo atomico. (Fermi ottenne il Nobel nel 1938 ).

I.TERAZIO.E .UCLEARE FORTE

E' responsabile della struttura dei nuclei atomici ed è estremamente forte, sebbene agisca in un raggio
d’azione cortissimo. Il nucleo atomico è costituito da protoni (carichi di elettricità positiva) e da neutroni
(particelle di carica neutra). Il nucleo atomico è molto piccolo e concentrato. L'interazione nucleare forte
riesce a vincere la forza di repulsione elettrica fra i protoni di uguale carica (che a distanze sempre più
piccole tende all'infinito) e permette l'esistenza del nucleo atomico. Altrimenti i protoni, respingendosi, non
potrebbero stare uniti nel nucleo. Se liberata, questa forza produce energie enormi (pila atomica, bomba
atomica, bomba H, energia radiante prodotta dalle stelle, che vedremo meglio in seguito).

IL CO.CETTO DI RADIOATTIVITÀ

La radioattività, o decadimento radioattivo, è un insieme di processi tramite i quali dei nuclei atomici
instabili (nuclidi) emettono particelle subatomiche per raggiungere uno stato di stabilità.
Come già accennato prima, i nuclei atomici sono tenuti coesi dalla cosiddetta forza nucleare forte. Questa
forza richiede anche la presenza dei neutroni per manifestarsi. Quando le forze all'interno del nucleo non
sono bilanciate (ovvero il nucleo è instabile) questo tende spontaneamente a raggiungere uno stato stabile
attraverso l'emissione di una o più particelle. Storicamente (in seguito agli studi di Marie Curie) i
decadimenti nucleari sono stati raggruppati in tre classi principali: alfa, beta e gamma.
Il primo scienziato a osservare il fenomeno della radioattività fu Antoine Henri Becquerel durante uno studio
sulle relazioni intercorrenti tra fosforescenza e Raggi X nel 1896. I suoi esperimenti consistevano
nell'esporre alla luce del sole una sostanza fosforescente disposta su un involucro di carta opaco in cui vi era
una lastra fotografica destinata a rivelare l'emissione non luminosa della sostanza. La scelta cadde sul solfato
di Uranio che sviluppava una fosforescenza molto viva. Gli esperimenti mostravano che la lastra fotografica
veniva impressionata dopo una debita illuminazione, che confermava l'ipotesi di Becquerel. Ben presto però
Becquerel osservò un fenomeno del tutto nuovo e inatteso: si accorse che la lastra veniva impressionata
anche al buio. Becquerel ipotizzò che la sostanza continuava a emettere radiazioni derivate dall'illuminazione
anche dopo che non veniva più esposta ai raggi del sole. Dopo ripetuti esperimenti con materiali diversi, si
accorse che le radiazioni non dipendevano dalla fosforescenza della sostanza, né dal fatto che essa fosse stata
precedentemente esposta alla luce, ma solamente dal materiale: l'uranio.
Successivamente, Maria Skłodowska iniziò a misurare la radiazione dell'uranio mediante la piezoelettricità,
scoperta dal marito Pierre in collaborazione con il fratello Jacques, facendo ionizzare l'aria tra due elettrodi e
provocando il passaggio di una piccola corrente di cui misurava l'intensità in rapporto alla pressione su un
cristallo necessaria a produrre un'altra corrente tale da bilanciare la prima. Tale sistema funzionò ed il marito
Pierre abbandonò il suo lavoro per affiancare Maria Skłodowska in tali ricerche. Fu Maria Skłodowska a
proporre il termine radioattività per indicare la capacità dell'uranio di produrre radiazioni e dimostrò la
presenza di tale radioattività anche in un altro elemento: il torio. Con il marito Pierre, saggiando il contenuto
di uranio della pechblenda al fine di raffinare tale elemento, rilevò che alcuni campioni erano più radioattivi
di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro e ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti
elementi in quantità minime non rilevate dalla normale analisi chimica e che la loro radioattività fosse molto
alta. Il passo successivo fu quello di esaminare tonnellate di pechblenda (delle miniere di Joachimstal in
Cecoslovacchia) che vennero stipate in una baracca nella quale era stata installata un'officina e, nel 1898,
isolò una piccola quantità di polvere nera avente radioattività pari a circa 400 volte quella di un'analoga
quantità di uranio. In tale polvere era contenuto un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio
(sotto il quale venne successivamente sistemato nella tavola periodica) che fu chiamato polonio in onore del
suo paese natale, la Polonia. Tale scoperta fu annunciata dal suo amico Gabriel Lippmann con una nota
all'Accademia delle Scienze di Parigi. L'ulteriore lavoro conseguente al rilievo che quest'ultimo elemento, il
polonio, non potesse giustificare gli alti livelli di radioattività rilevati, la condusse, sempre nel 1898, alla
scoperta di un elemento ancor più radioattivo del polonio, avente proprietà simili al bario (sotto il quale
venne successivamente sistemato nella tavola periodica) e dal quale fu separato mediante cristallizazioni
frazionate, che fu chiamato radio per la sua intensa radioattività. Anche tale scoperta fu oggetto di una nota

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scritta in collaborazione con Gustave Bémont che aveva lavorato con i coniugi Curie. Il resoconto di tale
lavoro divenne nel 1903 la tesi di dottorato di Maria Sklodowska.

Quando un isotopo ( termine che indica atomi con il numero Z identico e un diverso numero A) decade dà
origine ad un altro isotopo, questi isotopi sono detti isotopi radioattivi o radioisotopi, oppure può anche
essere un atomo stabile. Essa è chiamata disintegrazione o decadimento radioattivo. Esistono tre diversi tipi
di decadimenti radioattivi, che si differenziano dal tipo di particella emessa a seguito del decadimento. Le
particelle emesse vengono indicate col nome generico di radiazioni.

DECADIMENTO ALFA (α): Consideriamo un nucleo con numero atomico Z e numero di massa A. In
seguito ad un decadimento alfa, il nucleo emette una particella α, cioè un nucleo di elio composto da due
protoni e due neutroni(la cui massa elevata ne giustifica il basso potere penetrante, non possono superare
strati di materia più spessi di un foglio di carta), e si trasforma in un nucleo diverso, con numero atomico (Z -
2) e numero di massa (A – 4), spostandosi nella tavola periodica di due posizioni a sinistra. Tale
decadimento avviene solo per Z>82 e A>200, in quanto i neutroni sono sempre in sovrannumero Un esempio
è il seguente:

DECADIMENTO BETA (β): Il nucleo emette un elettrone e un antineutrino di tipo elettronico e si trasforma
in un nucleo con numero atomico (Z-1) ma stesso numero di massa A. Esistono due tipi di decadimento beta
a seconda del rapporto tra neutroni e protoni, se questo infatti è maggiore di 1 si ha il decadimento beta
meno(il nucleo diventa più stabile se uno dei protoni decade a neutrone),questo tipo di decadimento si
osserva quando il numero di massa dell’isotopo radioattivo è maggiore della massa atomica relativa media
(Ar) dell’elemento. Un esempio è quello riportato qui di seguito:

Se invece il rapporto tra neutroni e protoni è minore di 1 vi sono il nucleo tende spontaneamente a
trasformare un protone in un neutrino, ciò accade quando il numero di massa dell’isotopo radioattivo è
minore della massa atomica relativa media(Ar) dell’elemento. La trasformazione di un protone in un
elettrone può avvenire attraverso meccanismi diversi: per emissione di un positrone per decadimenti beta-
più(+10β ovvero e+), si verifica per isotopi con basso numero atomico. Ad esempio:

Nei due tipi di decadimento, beta-più e beta-meno si formano rispettivamente un neutrino e un antineutrino,
particelle stabili prive di carica e aventi massa probabilmente nulla, ma dotate di energia. Può invece
avvenire per cattura di un elettrone orbitale (dal livello più interno K).

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In ambedue i casi si osserva che il numero atomico si riduce di un’unità e l’elemento si trova spostato di una
casella a sinistra nel sistema periodico, mentre la massa si mantiene

costante.

DECADIMENTO GAMMA (γ): Il nucleo non si trasforma, ma passa semplicemente in uno stato di energia
inferiore ed emette un fotone. La radiazione gamma accompagna solitamente una radiazione alfa o una
radiazione beta. Infatti, dopo l'emissione alfa o beta, il nucleo è ancora eccitato perché i suoi protoni e
neutroni non hanno ancora raggiunto la nuova situazione di equilibrio: di conseguenza, il nucleo si libera
rapidamente del surplus di energia attraverso l'emissione di una radiazione gamma. Non si ha quindi nessuna
variazione del numero atomico né della massa atomica.

Il tempo medio che occorre aspettare per avere tale trasformazione può essere estremamente breve o
estremamente lungo. Esso viene detto “vita media” del radioisotopo e può variare da frazioni di secondo a
miliardi di anni. Un tempo caratteristico di un radioisotopo è il tempo di dimezzamento ( matematicamente
espresso dalla formula :N(t)=N0 E-T/Τ ,dove N0 è il numero dei nuclei radioattivi presenti all’istante t=0,N(t) è

il numero dei nuclei superstiti τ è una costante tipica di ogni tipo di nucleo), ovvero il tempo necessario
affinché la metà degli atomi radioattivi inizialmente presenti subisca una trasformazione spontanea. Il tempo
medio che occorre aspettare per avere tale trasformazione può essere estremamente breve o estremamente
lungo. Esso viene detto “vita media” del radioisotopo e può variare da frazioni di secondo a miliardi di anni.
( matematicamente è dato da T1/2=τ ln2 ).

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Gli elementi radioattivi naturali primari, da cui per decadimento derivano altri nuclidi con periodo di
semivita più breve, vengono detti “genitori” di una serie radioattiva naturale. Il genitore e i nuclidi da esseo
derivati costituiscono una famiglia radioattiva. Tra le famiglie fondamentali vi sono:

L’uranio-238 costituisce la maggioranza dell’uranio naturale (99,3 %); l’uranio-235 rappresenta lo 0,7 %
dell’uranio esistente in natura e come vedremo in seguito ha molta importanza pratica per la produzione di
dell’energia nucleare; il torio-232 è il solo costituente del torio naturale.

Si nota che uno stesso nuclide in più casi può disintegrarsi in due modi diversi.Tutte e tre le famiglie
conducono, comunque , a isotopi del piombo stabile.

LE REAZIO.I .UCLEARI

La fissione nucleare è una reazione nucleare in cui il nucleo di uranio 235, plutonio 239 o di altri elementi
pesanti adatti vengono divisi tramite il bombardamento con neutroni o altre particelle elementari in
frammenti in un processo che libera energia. È la reazione nucleare più facile da ottenere, ed è comunemente
utilizzata nei reattori nucleari e nei tipi più semplici di bombe atomiche, quali le bombe all'uranio (come
quella di Hiroshima) od al plutonio (come quella che colpì Nagasaki). Tutte le bombe a fissione nucleare
vengono militarmente etichettate come Bombe A.

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Erano le 15 del 22 ottobre 1934: la prima rudimentale fissione nucleare artificiale (cioè provocata dall'uomo)
della storia era stata realizzata da un gruppo di fisici italiani guidati da Enrico Fermi (i cosiddetti "ragazzi di
via Panisperna") mentre bombardavano dell'uranio con neutroni termici cioè rallentati per mezzo di
paraffina. Il gruppo di fisici però non si accorse di ciò che era avvenuto ma ritenne invece di aver prodotto
degli elementi transuranici. Alla fine di Dicembre 1938, esattamente nella notte dal 17 al 18, due chimici
nucleari tedeschi, Otto Hahn e suo giovane assistente Fritz Straßmann, furono i primi a realizzare che un
nucleo di uranio 235, qualora assorba un neutrone, possa dividersi in due o più frammenti dando luogo così
alla fissione del nucleo (fu la chimica Ida .oddack ad ipotizzare per prima la fissione dell'atomo nel 1934).
A questo punto per i chimici e fisici nucleari di tutto il mondo fu chiaro che si poteva usare questo processo,
costruendo dei reattori che contenessero la reazione, per produrre energia o degli ordigni nucleari (la prima
bomba atomica esploderà nel 1945).
Nella fissione nucleare, quando un nucleo di materiale fissile (se produce fissione con neutroni di qualsiasi
energia cinetica) o fissionabile (se la fissione è possibile solo con neutroni di elevata energia cinetica, detti
veloci) assorbe un neutrone si fissiona producendo due o più nuclei più piccoli. Gli isotopi prodotti da tale
reazione sono radioattivi in quanto posseggono un eccesso di neutroni e decadono beta in una catena di
decadimenti fino a che arrivano ad una configurazione stabile. Inoltre nella fissione vengono prodotti
normalmente 2 o 3 neutroni veloci liberi. L'energia complessivamente liberata dalla fissione di 1 nucleo di
235
U è di 211 MeV, una quantità elevatissima data dalla formula:

dove la prima massa è la massa del nucleo di 235U mentre la seconda massa è la somma delle masse dei
nuclei e dei neutroni prodotti, mentre c è la costante che rappresenta la velocità della luce nel vuoto
(299.792.458 m/s). Perciò in questo fenomeno parte della massa iniziale scompare e si trasforma in energia
sotto forme diverse, la maggior parte (circa 167 MeV) in energia cinetica, ovvero in moto, dei frammenti
pesanti prodotti della reazione. Circa 11 MeV sono trasportati via dai neutrini emessi al momento della
fissione e quindi l'energia effettivamente sfruttabile come energia termica è di circa 200 MeV per ogni
fissione. In un comune processo di combustione, l'ossidazione di un atomo di carbonio fornisce un'energia di
circa 4 eV, un'energia che è meno di cinquanta milionesimi di quella prodotta nella reazione nucleare di
fissione.

I nuovi neutroni prodotti possono venire assorbiti dai nuclei degli atomi di uranio 235 vicini, se ciò avviene
possono produrre una nuova fissione del nucleo. Se il numero di neutroni che danno luogo a nuove fissioni è
maggiore di 1 si ha una reazione a catena in cui il numero di fissioni aumentano esponenzialmente, se tale
numero è uguale a 1 si ha una reazione stabile, in tal caso si parla di massa critica. La massa critica è dunque
quella concentrazione e disposizione di atomi con nuclei fissili per cui la reazione a catena si mantiene
stabile e il numero di neutroni presente nel sistema non varia; se si varia tale disposizione allora il numero di
neutroni assorbiti può scendere e la reazione si spegne oppure aumentare e la reazione cresce
esponenzialmente. Per cui scrivendo:

se la disposizione è tale che si abbia K>1 allora il numero di neutroni aumenta, se K<1 diminuisce, mentre se
K=1 il numero di neutroni resta stabile e si parla di massa critica. La quantità K viene definita in fisica del
reattore come il fattore di moltiplicazione effettivo ed è fondamentale nel controllo del reattore stesso.
La fissione nucleare è il procedimento su cui si basano i reattori nucleari a fissione e le bombe atomiche (o,
meglio, nucleari). Se per i reattori nucleari il valore di K non deve superare mai il valore di 1 se non di una
quantità bassissima (come quando si aumenta la potenza del reattore e allora si può arrivare a K=1.01) per le
armi nucleari si deve avere che il valore di R deve essere il più alto possibile e in tal caso si può arrivare a
K=1.2.

L'uranio si trova in natura come miscela di due isotopi: 238U e 235U in rapporto di 150 a 1, dunque l'uranio
235 è solo lo 0.7% del totale dell'uranio, e solo quest'ultimo è fissile. Il processo di arricchimento consiste
nell'aumentare la percentuale in massa di uranio 235U a scapito del 238U in modo da riuscire ad avere un
numero di nuclei fissili sufficiente per far funzionare il reattore, in tal caso l'arricchimento varia dal 3% al

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5% o per costruire una bomba atomica, in tal caso l'arricchimento arriva fino al 90%. In una reazione, la
presenza di impurità e di atomi di 238U e, nei reattori, di apposite barre che hanno lo scopo di controllare la
reazione a catena fa sì che solo parte dei neutroni emessi venga assorbita dai nuclei di fissile.
Gli atomi con un numero di massa maggiore hanno nel loro nucleo più neutroni rispetto a quelli con minor
numero di massa, per cui un processo di fissione produce dei frammenti di fissione con un numero elevato di
neutroni; tali isotopi per diventare stabili devono dunque decadere beta più volte. Il tempo di decadimento di
tali elementi dipende dal tipo di nucleo prodotto e può variare da pochi millisecondi fino a decine di anni.
Per questo tutte le reazioni di fissione producono isotopi radioattivi alcuni dei quali rimangono attivi molto a
lungo. Inoltre le reazioni di fissione dell' 235U che avvengono nei reattori nucleari avvengono in presenza di
un gran numero di nuclei di 238U, questi assorbono parte dei neutroni prodotti trasformandosi in 239U
(reazione di fertilizzazione) il quale in tempi rapidi decade due volte beta diventando plutonio 239 il quale ha
un tempo di decadimento molto più lungo (si dimezza in 24000 anni). Per cui le reazioni di fissione
producono molte sostanze radioattive estremamente nocive, ma mentre le scorie che provengono dai prodotti
da fissione decadono in poche decadi, il plutonio resta radioattivo per un tempo che in termini umani è
praticamente eterno.
Per costruire dei reattori nucleari che non producano scorie nucleari dagli anni ‘50 del secolo scorso si stanno
studiando dei reattori a fusione nucleare, ma per ora tali reattori hanno un funzionamento non continuo (si
riesce a tenere “accesa” la reazione di fusione nucleare per tempi dell'ordine di grandezza della decina di
secondi), la ricerca tuttavia va avanti, pur fra mille dubbi sulla loro possibile fattibilità e ipotesi di avere il
primo reattore funzionante fra cinquanta anni. Il reattore nucleare a fusione più promettente è quello in corso
di costruzione del progetto ITER nel sito francese di Cadarache. Un altro modo per affrontare il problema
della produzione del plutonio potrebbe essere quella di costruire dei reattori autofertilizzanti a neutroni
veloci in cui oltre alla fissione dell'uranio 235 si fissiona pure una parte del plutonio 239 formato dalla
fertilizzazione dell'uranio 238. Un consorzio italo-franco-tedesco ha realizzato il primo e per ora unico
esempio di reattore autofertilizzante di tipo commerciale Superphénix, refrigerato a sodio liquido. Questo
progetto è stato però abbandonato a causa dei costi economici e dei problemi tecnologici nell'uso del sodio.

FUSIO.E .UCLEARE

La fusione è il processo nucleare che alimenta il sole e le stelle, consistente nell'unione di due atomi leggeri
isotopi dell'Idrogeno, deuterio e trizio, in uno più pesante. In questo tipo di reazione il nuovo nucleo
costituito ha massa totale minore della somma delle masse reagenti con conseguente liberazione di alta
energia che conferisce al processo caratteristiche fortemente esotermiche.
Affinché avvenga una fusione tra due nuclei, questi devono essere sufficientemente vicini in modo da
lasciare che forza nucleare forte predomini sulla repulsione coulombiana (i due nuclei hanno carica elettrica
positiva quindi si respingono): ciò avviene a distanze molto piccole, dell'ordine di qualche femtometro (10-15
metri). L'energia necessaria per superare la repulsione coulombiana può essere fornita alle particelle
portandole in condizioni di altissima pressione (altissima temperatura e/o altissima densità).
La fusione nucleare, nei processi terrestri, è usata in forma incontrollata per le bombe a idrogeno, e in forma
controllata nei reattori a fusione termonucleare, ancora sperimentali.
L'energia potenziale totale di un nucleo è notevolmente superiore all'energia che, ad esempio, lega gli
elettroni al nucleo. Pertanto l'energia rilasciata nella maggior parte delle reazioni nucleari è notevolmente
maggiore di quella delle reazioni chimiche. Ad esempio l'energia di legame dell'elettrone al nucleo di
idrogeno è di 13,6 eV mentre l'energia che viene rilasciata dalla reazione D-T mostrata in seguito è pari a
17,5 MeV, cioè più di un milione di volte superiore. Con un grammo di deuterio e trizio si potrebbe produrre
tanta energia quanta con 11 tonnellate di carbone.
Le tipologie di atomi interessati dal processo di fusione nucleare, in natura e in ingegneria, sono isotopi
dell'atomo di idrogeno, caratterizzati da minimo numero atomico a cui corrisponde la minima energia di
innesco. Tuttavia all'interno delle stelle più grandi è possibile anche la fusione di elementi più pesanti, si
ritiene fino all'ossigeno.
La fusione nucleare se controllata potrebbe risolvere la maggior parte dei problemi energetici sulla terra,
perché potrebbe produrre quantità pressoché illimitate di energia senza emissioni di gas nocivi o gas serra, e
senza la produzione di scorie radioattive: la piccola quantità di radioattività residua interesserebbe solo
alcuni componenti del reattore a fusione, peraltro facilmente rimpiazzabili; i tempi di dimezzamento della
radioattività residua sarebbero però confrontabili con la vita media della centrale (decine d'anni). La quantità
di deuterio e trizio ricavabile da tre bicchieri di acqua di mare e due sassi di medie dimensioni potrebbe

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supplire al consumo medio di energia di una famiglia di 4 persone. Purtroppo oggi non siamo ancora in
grado di sfruttare la fusione nucleare per produrre energia in modo commerciale.

CO.FI.AME.TO I.ERZIALE

Il combustibile nucleare può essere compresso all 'ignizione con un bombardamento di fotoni, di altre
particelle o, naturalmente, tramite un'esplosione. Nel caso dell'esplosione, il tempo di confinamento risulterà
essere abbastanza breve. Questo è il processo usato nella bomba all'idrogeno, in cui una potente esplosione
provocata da una bomba a fissione nucleare comprime un piccolo cilindro di combustibile per fusione.
Nella bomba all'idrogeno, l'energia sviluppata da una testata nucleare a fissione viene utilizzata per
comprimere il combustibile, solitamente un miscuglio di deuterio e trizio, fino alla temperatura di fusione.
L'esplosione della bomba a fissione genera una serie di raggi X che creano un'onda termica che propagandosi
nella testata comprime e riscalda il deuterio e il trizio generando la fusione nucleare.
Altre forme di confinamento inerziale sono state tentate per i reattori a fusione, incluso l'uso di grandi laser
focalizzati su una piccola quantità di combustibile, o usando gli ioni del combustibile stesso accelerati verso
una regione centrale, come nel fusore di Farnsworth-Hirscho nel fusore Polywell.

CO.FI.AME.TO MAG.ETICO

Un plasma è costituito da particelle cariche che possono quindi essere confinate da un appropriato campo
magnetico. Molti campi magnetici possono essere impiegati per isolare un plasma in fusione, tuttavia il
plasma interagisce con il campo magnetico influenzando l'efficienza del confinamento e riscaldando il
sistema. Due sono le geometrie che ci sono rivelate interessanti per confinare plasmi per fusione: lo specchio
magnetico ed il toro magnetico. Lo specchio magnetico è una configurazione "aperta", cioè non è chiusa su
se stessa, mentre il toro (una figura geometrica a forma di "ciambella") è una configurazione chiusa su se
stessa intorno a un buco centrale. Varianti del toro sono le configurazioni sferiche, in cui il buco al centro del
toro è talmente piccolo, da scomparire totalmente.
Ognuno di questi sistemi di confinamento ha diverse realizzazioni che differiscono tra loro nell'enfatizzare
l'efficienza del confinamento o nel semplificare i requisiti tecnici necessari per la realizzazione del campo
magnetico. Storicamente, la ricerca sugli specchi magnetici e su altre configurazioni aperte (bottiglie
magnetiche, pinch lineari, cuspidi, ottupoli, ecc.) ha avuto un grande sviluppo negli anni 1960-1970, ma poi
è stata abbandonata per le inevitabili perdite di particelle agli estremi della configurazione. Invece, una
variante dei sistemi toroidali, il tokamak, è risultato essere una soluzione inizialmente più facile di altre per
un'implementazione da laboratorio. Ciò l'ha reso il sistema su cui la ricerca scientifica in questo settore ha
mosso i suoi passi più significativi. Attualmente il più promettente esperimento in questo campo è il progetto
ITER. Esistono comunque delle varianti di configurazioni toroidali, come lo stellarator (che è caratterizzato
dall'assenza di un circuito per generare una corrente nel plasma) e il Reversed-field pinch (RFP).

FO.TI DI RADIOATTIVITÀ
La radioattività presente nell'ambiente può essere di natura sia artificiale che naturale: il contributo principale
alla dose assorbita annualmente da ciascun individuo deriva dalla radioattività naturale, che è responsabile di
circa l'80% della dose totale. Di questa, circa il 30% è dovuta al potassio (isotopo 40K, generato per
irraggiamento del potassio naturale dai raggi cosmici che riescono ad arrivare al suolo): il 15% al gas radon
emanato dal sottosuolo (essendo gassoso, il radon riesce ad “evaporare” diffondendosi nell’aria. In 1 m3 di
aria in un edificio chiuso avvengono in media 30 decadimenti di radon al secondo), il 15% dai materiali da
costruzione e il 13% (al livello del mare) dalla radiazione cosmica. Più si sale in quota, più la radiazione
cosmica aumenta, perché si assottiglia lo strato di aria che ne assorbe la maggior parte: a 5500 metri di
altitudine la dose annuale assorbita sale a circa il doppio di quella al livello del mare. Il potassio 40 è
responsabile di tutta la radioattività naturale presente all'interno del corpo umano.

Ognuno di questi tipi di radioattività ha proprietà e pericolosità diverse, e diversi sono i modi di
difendersene. Le fonti artificiali (o tecnologiche) sono principalmente legate all'impiego dei radioisotopi in
medicina a scopo diagnostico (scintigrafia) o terapeutico (Brachiterapia, cobaltoterapia, Terapia
radiometabolica)

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Esistono tre forme distinte di radioattività, ognuna per ciascun modo di decadimento: sono i raggi alfa, i
raggi beta e i raggi gamma; a questa si aggiungono l'emissione di neutroni dalla fissione spontanea degli
elementi più pesanti.

Tipo di Distanza percorsa in provoca provoca


Particella
emissione aria trasmutazione fissione
nuclei di elio (2 protoni e 2
Raggi alfa circa 6-7 cm Sì Sì
neutroni)
Raggi beta elettroni circa 5-7 metri No No
statistica, qualche km in
Raggi gamma fotoni No No
aria
Neutroni liberineutroni statistica, da 30 a 300 m. Sì Sì

I raggi alfa e beta sono composti di particelle con carica elettrica, perciò interagiscono quasi immediatamente
con la materia circostante, e vengono assorbiti quasi tutti entro una determinata distanza: i raggi gamma e i
neutroni invece, elettricamente neutri, vengono assorbiti solo per urto diretto contro un atomo o un nucleo
atomico, e percorrono distanze molto maggiori. Inoltre non esiste una distanza limite per il loro assorbimento
ma vengono assorbiti esponenzialmente, cioè all'aumentare del cammino percorso dal fascio, "sopravvive"
una frazione sempre più piccola (ma sempre diversa da zero) delle particelle originarie.

EFFETTI SUI MATERIALI

La trasmutazione rende necessaria una attenta scelta degli acciai e delle leghe metalliche destinate ad operare
in ambienti radioattivi, perché ne cambia la composizione chimica e può far loro perdere le necessarie
caratteristiche di resistenza meccanica; anche il cemento va incontro agli stessi inconvenienti, seppure in
modo meno marcato. Inoltre, i nuclei trasmutati sono in parte anch'essi radioattivi; perciò il materiale, se
esposto in via permanente alle radiazioni, con il passare del tempo accumula al suo interno isotopi instabili e
diventa sempre più radioattivo. Questo è il motivo principale per cui le centrali nucleari hanno un limite di
vita operativa prefissato (alcuni decenni), al termine del quale devono essere smantellate.
Inoltre la radioattività è in grado di rendere inutilizzabile un circuito elettronico basato su semiconduttori,
trasmutando gli atomi di silicio e alterando le deboli concentrazioni di elementi droganti da cui tali
componenti elettronici derivano le loro capacità.

2) EFFETTI BIOLOGICI

L'effetto biologico è dovuto invece in massima parte alle proprietà ionizzanti: distruggendo i legami fra
molecole, le radiazioni danneggiano le cellule generando radicali liberi. Ma soprattutto alterano le grandi
macromolecole del DNA e dell'RNA, causando danni somatici e genetici; tale effetto è prodotto
principalmente dalle radiazioni gamma, più energiche e penetranti delle particelle alfa e beta.
Il momento in cui le cellule sono più vulnerabili in assoluto alle radiazioni è quello della riproduzione
(mitosi o meiosi), in cui il DNA è in fase di duplicazione, le strutture del nucleo sono dissolte e gli enzimi
che assicurano l'integrità del materiale genetico non possono operare. L'effetto macroscopico più vistoso
della radioattività sulle cellule, quindi, è il rallentamento della velocità di riproduzione e le popolazioni di
cellule che si riproducono molto rapidamente sono più vulnerabili di quelle che lo fanno lentamente. In virtù
di questo fatto, gli organi più sensibili alle radiazioni sono il midollo osseo emopoietico e il sistema linfatico.
A livello dell'intero organismo invece, sia nell'uomo che negli animali superiori si nota un precoce
invecchiamento dell'organismo correlato alla dose totale di radiazione assorbita, sia con forti dosi istantanee
che con l'esposizione prolungata a bassi livelli di radioattività.

MIDOLLO OSSEO E SA.GUE

È il tessuto del corpo umano più colpito. La prima conseguenza dell'irraggiamento è la diminuzione dei
globuli bianchi nel sangue (leucopenia), seguita dalla diminuzione delle piastrine, che causa le emorragie e,

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se il danno è molto grave, da quella dei globuli rossi (anemia). Se il danno non stermina completamente le
cellule staminali emopoietiche, questo tessuto che si riprende più in fretta degli altri dopo l'irraggiamento.

SISTEMA LI.FATICO

Nel sistema linfatico la conseguenza principale della radiazione è l'infezione dei linfonodi e della milza
conseguente alla morte dei linfociti presenti.

SISTEMA DIGERE.TE

L'intestino tenue è il tratto maggiormente radiosensibile, mentre l'esofago e lo stomaco lo sono meno. Con un
danno lieve, le cellule della mucosa intestinale iniziano a riprodursi in modo discontinuo e a secernere più
muco, che insieme alle cellule morte può dare origine ad occlusioni. All'aumentare della dose compaiono
ulcerazioni, che per il ridotto numero di globuli bianchi si infettano facilmente.

ORGA.I GE.ITALI

Il danno può essere sia somatico (sterilità, permanente o meno) che genetico. Le femmine sono più sensibili
dei maschi. Il danno genetico consiste in mutazioni che possono essere trasmesse alle generazioni
successive.

SISTEMA .ERVOSO

Il sistema nervoso centrale è tra i tessuti meno radiosensibili, mentre la colonna vertebrale e i nervi periferici
lo sono di più. Con forti dosi assorbite si può avere un’ischemia, per via del danno subito dai capillari
cerebrali.

TIROIDE E SISTEMA E.DOCRI.O

La tiroide, la ghiandola pituitaria, le surrenali e le altre ghiandole non sono particolarmente radiosensibili.
Per motivi metabolici però la tiroide concentra in sé quasi tutto lo iodio presente nell'organismo; essendo
l'isotopo radioattivo 131I molto comune, quest'organo può assorbire dosi massicce di radioattività se si respira
aria o si ingeriscono alimenti contaminati.

OCCHIO

La retina non è molto radiosensibile, ma il cristallino, composto di cellule morte e che quindi non può
ripararsi, perde rapidamente la sua trasparenza all'aumentare della dose assorbita, sviluppando una cataratta.

POLMO.I

Il polmone, venendo a contatto con l'aria esterna, è colpito direttamente da particelle radioattive inalate con
la respirazione che si depositano nei suoi alveoli: per questo è assolutamente necessario indossare maschere
antigas durante l'operazione in aree contaminate da polveri, vapori o gas radioattivi. La principale fonte di
contaminazione polmonare è il Radon, che essendo un gas radioattivo, può facilmente essere inspirato e
depositarsi (esso o i suoi prodotti di decadimento) nei polmoni.

FEGATO, RE.I, CUORE E SISTEMA CIRCOLATORIO

Sono tutti organi molto poco radiosensibili. Il fegato e la cistifellea possono ricevere danni in caso di
contaminazione con particolari isotopi radioattivi, come l'oro; ma in generale si registra un danno solo con
dosi di radiazione molto elevate.

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PELLE E CAPELLI

La pelle ha una vulnerabilità particolare: poiché, se non protetta, riceve tutti e tre i tipi di radiazione (alfa,
beta e gamma), il danno che riceve è tanto più elevato quanto meno le radiazioni sono penetranti: viene
danneggiata poco dai raggi gamma e molto di più dai raggi alfa e beta. Per bassi livelli di radiazioni si
sviluppa un eritema, se l'irraggiamento aumenta può formarsi una neoplasia epiteliale. La sua capacità di
riparare il danno subito è comunque molto elevata.
La crescita dei capelli si arresta completamente, e quelli presenti cadono in maggiore o minore quantità in
base alla dose assorbita. Dopo alcune settimane ricominciano a crescere, spesso con caratteristiche diverse da
quelle che avevano prima.

APPARATO MUSCOLOSCHELETRICO

I muscoli e lo scheletro in genere sono in assoluto i tessuti meno danneggiati dalle radiazioni; tuttavia alcuni
isotopi dello stronzio o del plutonio si concentrano proprio nel midollo osseo, nel qual caso il danno può
essere molto grave e portare a leucemia o altre neoplasie.
Da notare che non tutte le specie animali e vegetali hanno la stessa suscettibilità alle radiazioni: per esempio
gli scarafaggi possono sopportare senza gravi danni tassi di radioattività molto al di sopra di quelli letali per
l'uomo, e un batterio, il Deinococchus Radiodurans, sopravvive a dosi di radiazioni 1000 volte superiori alla
dose letale per l'uomo.

EFFETTI .ELL'UOMO

Gli effetti delle radiazioni ionizzanti si suddividono in "Effetti Deterministici" ed "Effetti Stocastici"(ICRP
60 International Commission on Radiological Protection), a seconda se sono correlati direttamente o meno
alla dose assorbita. Per via della suscettibilità al cancro al seno, le donne hanno un 40% di probabilità in più
di accusare effetti stocastici rispetto agli uomini.

EFFETTI DETERMI.ISTICI

• Sono attribuibili direttamente all'irraggiamento (c'è una relazione diretta causa-effetto);


• Derivano dalla inattivazione delle strutture vitali della cellula;
• Si manifestano subito dopo l'irradiazione;
• Si manifestano solo se l'assorbimento supera una dose ben precisa detta "dose soglia";
• La loro gravità cresce al crescere della dose assorbita (perciò detti anche "effetti graduati").
Gli effetti deterministici sono eritemi cutanei, particolari dermatiti (dermatiti da radiazioni appunto),
cataratta, anemia e leucopenia. Nei casi più gravi si hanno emorragie delle mucose e del tratto intestinale,
perdita di capelli e peli. Se la dose assorbita non è letale, gli effetti deterministici regrediscono nel giro di
alcune settimane, con sopravvivenza e guarigione più o meno completa.

EFFETTI STOCASTICI

• Non dipendono dalla dose assorbita;


• Derivano da danni al nucleo cellulare e in particolare al DNA;
• Non si manifestano subito; possono verificarsi o meno, in un futuro imprecisato;
Dopo l'irraggiamento, il DNA potrà essere danneggiato in maniera reversibile o irreversibile; nel caso in cui
la struttura del DNA non venisse riparata (o riparata in modo errato) la cellula darebbe vita a una progenie di
cellule geneticamente modificate che dopo un certo periodo di latenza potranno dar luogo a patologie come
tumori o leucemie. Semplicemente aumenta la probabilità che il paziente, prima o poi, venga colpito da certi
tipi di tumore.

LE APPLICAZIO.I MEDICHE

Le applicazioni mediche delle radiazioni appartengono a due categorie fondamentali: la radiodiagnostica e


la radioterapia.

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L’uso delle radiazioni nella diagnostica va dalla comune radiografia a raggi X, alla tomografia assiale
computerizzata, alla scintigrafia con impiego di traccianti radioattivi, fino a tecniche di minor impatto
generale ma di indubbio interesse clinico, come le analisi RIA in vitro e la MOC.
Attraverso le diverse tecniche è possibile osservare l’interno dell’organismo umano e i particolari dei diversi
organi con livelli di accuratezza e di dettaglio molto elevati, con la possibilità di effettuare diagnosi
estremamente accurate di stati patologici altrimenti non verificabili senza intervenire chirurgicamente.
La radioterapia, che sfrutta la capacità delle radiazioni di distruggere i tessuti patologici, è ampiamente
utilizzata soprattutto per la cura del cancro. L’ONU stima che nei paesi sviluppati circa il 2 per mille della
popolazione sia sottoposta annualmente a pratiche di questo tipo, il che, in un paese con 50 milioni di
abitanti, corrisponde in media al trattamento di 100 mila pazienti ogni anno.
Negli ultimi anni si sono perfezionate tecniche radioterapeutiche molto accurate basate sull’attivazione di
sostanze aventi la proprietà di concentrarsi nei tessuti patologici (ad esempio, boroterapia). Le cellule
cancerose vengono in tal modo irradiate selettivamente e dall’interno, interessando in minima parte i tessuti
circostanti.

LE APPLICAZIO.I AGROBIOLOGICHE

L’uso delle radiazioni ha permesso lo studio e lo sviluppo di nuove tecniche antiparassitarie e di


fertilizzazione che sono oggi estesamente impiegate in agricoltura e nella prevenzione sanitaria.
La liberazione di insetti precedentemente sterilizzati con le radiazioni (tecnica dell’insetto sterile) consente
ad esempio un efficace controllo delle mosche e di altri parassiti, minimizzando contemporaneamente l’uso -
e l’impatto ambientale - di antiparassitari e insetticidi chimici.
Le radiazioni sono estesamente applicate anche nell’industria agroalimentare sottoponendo a irraggiamento
le derrate per la distruzione di insetti, muffe e batteri responsabili del loro deperimento o per finalità
antigerminative.
Le tecniche di fertilizzazione si sono notevolmente affinate nell’ultimo decennio attraverso l’impiego di
matrici a rilascio controllato. L’uso di traccianti radioattivi mescolati al fertilizzante consente di seguirne il
processo di assorbimento e di metabolizzazione da parte dei vegetali e di quantificarne il rilascio, per evitare
poi, nella concreta applicazione di pieno campo, l’impiego di dosi eccessive di sostanze chimiche,
minimizzando in tal modo i problemi di contaminazione dell’ambiente.

LE APPLICAZIO.I I.DUSTRIALI

Le radiazioni sono impiegate in moltissimi settori industriali per gli scopi più diversi.
Un’applicazione molto diffusa riguarda l’impiego di intensi fasci di raggi X e raggi γ per radiografare
componenti meccanici, per assicurare la qualità delle fusioni e delle saldature e per verificare
l’integrità di componenti impiantistici di elevato spessore rilevanti ai fini della sicurezza.
Una diversa categoria di applicazioni è quella dei sistemi di misura e di analisi on-line attraverso l’emissione
di radiazioni beta e attraverso l’attivazione neutronica. Emettitori di particelle beta sono diffusamente
utilizzati nell’industria cartaria per la misurazione dello spessore dei fogli di carta durante il processo di
fabbricazione. Sorgenti di neutroni sono utilizzate presso gli impianti termoelettrici per quantificare in tempo
reale il contenuto di silicio, ferro, alluminio, zolfo e calcio del carbone, onde valutare preventivamente
l’emissione di inquinanti conseguente alla combustione.
Traccianti γ dispersi nell’olio di lubrificazione dei motori di nuova progettazione e costruzione consentono,
nella fase di ingegnerizzazione, di quantificarne sul banco di prova il consumo di olio attraverso la
rilevazione dei traccianti nei gas di scarico.
Una diversa categoria di applicazioni riguarda la tecnologia dei materiali, dove le radiazioni sono
impiegate per modificarne opportunamente le caratteristiche superficiali e di massa. Il flusso
neutronico prodotto da un reattore nucleare può servire a produrre materiali semiconduttori per l’industria
elettronica o ad alimentare processi di radiografia neutronica. L’irraggiamento con intensi fasci di ioni può
conferire ai materiali proprietà superficiali diverse da quelle di massa.
Un’altra categoria di applicazioni è legata all’impiego degli acceleratori di particelle. Gli intensi fasci di
radiazioni con essi prodotti possono servire a indurre trasformazioni dei materiali irradiati.
Tipiche sono le applicazioni alla produzione di materiali polimerici usati per la produzione di isolanti
elettrici, nastri adesivi, floppy-disc, pneumatici e lenti a contatto.

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Una delle applicazioni più comuni è infine la sterilizzazione di materiali sanitari e presidi chirurgici
mediante impianti di sterilizzazione con sorgenti radioisotopiche o acceleratori di elettroni.

LE APPLICAZIO.I AMBIE.TALI

Le radiazioni hanno un campo di applicazione molto proficuo nello studio e nella protezione dell’ambiente.
L’uso dei traccianti radioattivi consente di monitorare la dispersione e la diffusione degli inquinanti.
Mescolando ai combustibili piccole quantità di traccianti è possibile verificare l’efficienza dei sistemi di
captazione delle ceneri e di depurazione dei fumi. Le radiazioni, così come per le derrate alimentari, trovano
anche impiego nella sterilizzazione dei fanghi di risulta degli impianti di depurazione.
L’uso dei traccianti consente inoltre di studiare la mappatura delle falde acquifere e delle risorse idriche
sotterranee, di analizzare e misurare l’accumulo dei sedimenti sul fondo marino, di seguire il corso delle
correnti oceaniche e atmosferiche e di misurare il tasso di accumulo dei ghiacci nelle calotte polari.

ARCHEOLOGIA E DATAZIO.E

In archeologia le radiazioni sono alla base di due importanti tecniche di datazione.


L’età di un reperto di origine organica (vegetale o animale) può essere facilmente determinata
misurando il suo contenuto in carbonio-14. Gli organismi viventi, infatti, assumono e metabolizzano
carbonio dall’ambiente finché sono in vita; in tal modo in essi il carbonio è ripartito fra due isotopi naturali
(carbonio-12 e carbonio-14) nello stesso rapporto (costante) esistente nell’ambiente. Dopo la morte
dell’organismo l’assunzione di carbonio (12+14) cessa, e il carbonio-14 precedentemente metabolizzato
decade lentamente con un tempo di dimezzamento di 5.568 anni, mentre il carbonio-12 è stabile. La misura
della percentuale residua di carbonio-14 permette di risalire all’età di un reperto.
Una diversa tecnica di datazione, denominata termoluminescenza, è utilizzata per determinare l’età
dei manufatti ceramici. In essi sono infatti inglobati al momento della produzione diversi radioisotopi
naturali contenuti nelle argille. I successivi processi di decadimento determinano l’imprigionamento di parte
dell’energia delle radiazioni emesse nei cristalli minerali contenuti nell’argilla. Questa energia si manifesta
con la comparsa di una debole luminescenza all’atto del riscaldamento del manufatto. La quantità di energia
luminosa liberata è proporzionale al tempo trascorso dal momento della cottura del manufatto.

GEOLOGIA E PROSPEZIO.E MI.ERARIA

La geologia e la prospezione mineraria sono due settori nei quali le radiazioni trovano applicazioni di
notevole interesse. La presenza di radioisotopi a vita lunga nei minerali consente di datare con buona
approssimazione le formazioni geologiche, ricavando informazioni preziose per la ricerca di minerali. La
stratigrafia per attivazione neutronica è invece una tecnica molto utilizzata nell’industria petrolifera per
determinare la composizione degli strati geologici attraversati da una perforazione di sondaggio. Facendo
scorrere lungo la perforazione una sorgente di neutroni e misurando successivamente la “risposta” dei
materiali irradiati si ricavano infatti informazioni molto dettagliate sulla composizione degli strati
attraversati.

APPLICAZIO.I RELATIVE ALLA SICUREZZA

Le radiazioni trovano un campo di impiego significativo in alcune applicazioni relative alla sicurezza. Molto
diffuso è ad esempio il controllo del contenuto dei bagagli negli aeroporti, effettuato con stazioni
radiografiche che impiegano raggi X a bassa intensità.
Un’altra applicazione molto diffusa soprattutto all’estero è rappresentata dai rivelatori di fumo degli
impianti antincendio a camera di ionizzazione, basati sull’impiego di emettitori alfa. Essendo dotate di
carica elettrica, le particelle alfa chiudono il circuito fra due elettrodi separati da una sottile intercapedine
d’aria. In presenza di fumo le particelle alfa vengono arrestate dalle sostanze in sospensione e il circuito si
interrompe, facendo entrare in funzione i segnali di allarme e l’impianto antincendio.
L’analisi per attivazione neutronica è utilizzata in medicina legale per determinare la presenza in un
campione di parecchi elementi, fra i quali l’arsenico.

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RICERCA SCIE.TIFICA E TEC.OLOGICA

Quella della ricerca scientifica e tecnologica costituisce un’area di estesa applicazione della radioattività e
delle radiazioni ionizzanti, sia come argomento di studio sia come strumento di indagine.
I fenomeni e le reazioni nucleari sono argomento di studio nella fisica nucleare e subnucleare fondamentale,
con particolare riferimento alle ricerche sulla composizione intima della materia (nelle quali si fa uso
estensivo di acceleratori e rivelatori di grandi dimensioni) e alle ricerche sull’utilizzazione dell’energia
nucleare (sistemi a fissione e a fusione).
Ma la radioattività è impiegata estesamente anche come strumento di indagine. Alcuni esempi sono stati già
citati a proposito delle applicazioni descritte in precedenza. In generale, l’uso di traccianti radioattivi
consente di studiare nel dettaglio i meccanismi che presiedono ai processi chimici, chimico-fisici e biologici
seguendo strumentalmente gli spostamenti e le successive combinazioni di atomi e molecole opportunamente
“marcati”.
Numerosi fenomeni indotti da raggi X o da elettroni accelerati fino ad energie comprese tra alcune decine ed
alcune centinaia di keV sono impiegati in strumentazione impiegata per analisi soprattutto nel campo della
struttura dei materiali (microscopia elettronica o a raggi X, diffrattometria, analisi per fluorescenza, ecc.).

3) RADIOATTIVITA’ E PU.TI CALDI: VULCA.ESIMO E TETTO.ICA


DELLE PLACCHE

In geologia, un punto caldo (in lingua inglese hot spot) è un punto della superficie terrestre che presenta
attività vulcanica da un lunghissimo periodo di tempo; è il caso, per esempio, delle isole Hawaii o
dell'Islanda. Altra caratteristica di questi vulcani, inoltre, è quella di essere collocati nel mezzo delle placche,
anziché ai confini di esse come prevede la teoria generale.
Nel 1963 John Tuzo Wilson spiegò il fenomeno ipotizzando che l'origine del magma fosse una specie di
colonna di fuoco, detta pennacchio, del diametro di 100-250 km localizzata e mantenuta fissa all'interno del
mantello terrestre. Sarebbe stata la placca, e non il punto caldo, a spostarsi. Il magma, risalito alla superficie,
avrebbe dato origine a un'isola; il movimento continuo del punto caldo allontanerebbe l'isola dal punto caldo,
generando una nuova isola, continuando così il ciclo. Ne risulta così una catena di vulcani allineati lungo il
percorso della zolla, come una dorsale oceanica, ma asismica[1]. I punti caldi sono stati da allora considerati
pertanto dei punti fissi, stazionari, nello schema teorico della Tettonica a zolle.
Recenti indagini sulla Catena sottomarina Hawaii-Emperor suggeriscono tuttavia che i punti caldi siano
invece dotati di mobilità[2]. Oggi quindi l'evidenza geologica mostra come la causa probabile sia la
convezione degli strati superiori del mantello[3], [4].
I geologi hanno identificato 40 o 50 punti caldi sul pianeta. I più attivi sono quelli delle Hawaii, dell'isola di
Réunion, di Yellowstone e dell'Islanda.

VULCA.ESIMO

Esistono poi numerosi centri di emissione di prodotti vulcanici posti in piena area oceanica o all’interno di
un continente. Tra quelli oceanici, il centro più esteso è quello delle isole Hawaii, di cui si è già parlato; tra
quelli continentali il più spettacolare è in Africa, nel gruppo Tibesti-Hoggar, almeno a giudicare dai prodotti,
poiché è un centro ormai estinto. Allo stesso gruppo vengono da alcuni studiosi associati i grandi vulcani
dell’Africa orientale come l’Erta Alè (in Etiopa ) e il Kilimangiaro ( in Tanzania ), ma la loro posizione,
lungo le grandi fessure che delimitano la lunghissima depressione nota come Great Rift Valley, li fa
avvicinare piuttosto a vulcani associati alle dorsali oceaniche ( le due cose non si escludono, come per
l’Islanda ). Nel vulcanismo dei punti caldi prevalgono effusioni di lave basaltiche, con i tipici edifici che,
inizialmente sottomarini possono arrivare ad emergere dal mare, accrescendosi con cumuli di scorie che si
saldano fino a formare robusti bastioni, rafforzati da colate di lava.

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TETTO.ICA DELLE PLACCHE

Alcuni geofisici ritengono che dalle regioni più calde presenti alla base del mantello si innalzino colonne di
materiale caldo chiamate pennacchi ciascuna con diametro di centinaia di chilometri, che arriverebbero fino
in superficie dove si manifesterebbero nei ben noti punti caldi (hot spots) caratterizzati da alto flusso termico
e da intenso vulcanismo. Tali punti sono attivi da milioni di anni e appaiono fissi rispetto al continuo
movimento delle placche: infatti, i vulcani attivi da essi alimentati sono localizzati all’estremità di lunghi
allineamenti di altri vulcani, ormai estinti, che risultano tanto più antichi quanto più sono lontani da quelli
attivi; questi ultimi sarebbero attualmente localizzati sopra i pennacchi, mentre gli altri si sarebbero via via
allontanati da questi proprio per il movimento delle placche estinguendosi perché ormai privi di
alimentazione. Tipico risultato di un simile processo è la Dorsale delle Hawaii, una catena di isole e rilievi
sottomarini, lunga oltre 3500 km, formata da vulcani, di cui quello all’estremo NW (oggi sommerso) si è
estinto circa 40 milioni di anni fa e gli altri in età via via più recenti procedendo verso SE fino all’isola di
Hawaii che ospita il più grande vulcano attivo della terra.
Secondo queste vedute, confortate dalla constatazione che quasi tutti i punti caldi sono localizzati sulla
verticale di regioni al confine del nucleo che appaiono calde nelle mappe tomografiche, i pennacchi caldi
“pomperebbero” calore direttamente del nucleo alla superficie, attraverso l’intero mantello; in quest’ultimo
sarebbero in atto anche movimenti convettivi su larga scala, ma sostenuti da sorgenti di calore proprie del
mantello (come quelle associate ai processi di decadimento radioattivo): se così non fosse, osservano i
sostenitori di questo modello, il calore proveniente dal nucleo dovrebbe alimentare nel mantello correnti
ascendenti molto energiche, finora mai osservate. In tale prospettiva, i movimenti delle placche sarebbero
legati ai moti convettivi dell’intero mantello, ma con notevoli interferenze dovute alla risalita dei pennacchi,
poiché la loro azione prolungata sembra in grado di interrompere la continuità della litosfera; infatti,
numerosi punti caldi alimentano direttamente lunghi tratti di dorsali oceaniche che, tra l’altro, risultano
“anomali” per il maggiore afflusso di magma che li caratterizza (è il caso, per esempio, del punto caldo che
alimenta il vulcanesimo dell’Islanda).
Secondo altri geofisici invece i punti caldi sarebbero alimentati da pennacchi in risalita dalla zona di
transizione dove potrebbero venire alimentati dal flusso di calore proveniente dal mantello sottostante
piuttosto che dal solo calore del nucleo.

4) IL RUOLO DELLA BOMBA ATOMICA .ELLA SECO.DA GUERRA


MO.DIALE E .ELLA GUERRA FREDDA

Al momento del crollo della Germania, anche per il Giappone – che alla fine del 1944 fu costretto al ritiro
dalla Birmania, da un parte della Cina e dalle le Filippine – la guerra era ormai perduta. Per scongiurare il
pericolo di una lunga resistenza, anche a causa della grande quantità di isole e arcipelaghi che
caratterizzavano il teatro delle operazioni, il neopresidente americano Truman decise di ricorrere ad una
nuova arma: la bomba atomica. Essa venne realizzata nel corso del Progetto Manhattan, un programma di
ricerca condotto dagli Stati Uniti con l’assistenza militare e scientifica di Canada e Regno Unito e diretto dal
fisico statunitense Robert Oppenheimer e dal generale Leslie Groves, con l’obiettivo di costruire l’ordigno
atomico prima che gli scienziati impegnati nel Programma nucleare tedesco riuscissero a completare i propri
studi per dare a Hitler un'arma di distruzione di massa. Il primo test nucleare, nome in codice "Gadget",
venne effettuato il 16 luglio 1945 nelle vicinanze di Alamogordo, nel Nuovo Messico detonando una bomba
al Plutonio. La problematica industriale era incentrata sulla produzione di una quantità sufficiente di
materiale fissile con adeguata purezza. Il progetto seguì due strade parallele, che portarono alla produzione di
due bombe diverse. La prima (Little Boy), sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945 era composta da uranio-
235, un isotopo dell'uranio che venne separato fisicamente dal più prevalente uranio-238, non adatto per l'uso
in una bomba. La separazione venne effettuata principalmente per diffusione gassosa dell'esafluoruro di
uranio (UF6), ma anche con altre tecniche. Il grosso di questo lavoro di separazione venne svolto all'Oak
Ridge National Laboratory. La bomba sganciata su Nagasaki (Fat Man) il 9 agosto invece, consisteva
principalmente di plutonio-239, un elemento sintetico che è preferibile far diventare critico solo tramite
implosione. La progettazione di un meccanismo per l'implosione fu al centro degli sforzi dei fisici del Los
Alamos National Laboratory. La scelta di utilizzare bersagli civili anziché militari è stata spesso criticata.

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Comunque, gli Stati Uniti portavano già avanti una politica di massicci attacchi incendiari su obiettivi civili
in Giappone. Durante questi attacchi il 20% degli esplosivi aveva lo scopo di spezzare le strutture di legno
degli edifici, il restante 80%, composto da piccole bombe incendiarie, dava fuoco alle città. Questi raid
distrussero completamente molte città giapponesi, compresa Tokyo, ancor prima dell'utilizzo di armi
atomiche. Questi attacchi vennero condotti a causa del fatto che l'industria giapponese era estremamente
dispersa tra gli obiettivi civili, con tante piccole fabbriche a conduzione familiare, operanti in mezzo alle
abitazioni.
Nel corso di una riunione tenutasi negli Stati Uniti a maggio 1945 per stabilire quali città bombardare si
decise di non utilizzare la bomba atomica esclusivamente su un obiettivo militare, per evitare di mancarlo, e
quindi "sprecare" la bomba. Questa infatti doveva provocare degli effetti psicologici sul governo giapponese
e il suo scoppio doveva risultare sufficientemente spettacolare affinché fosse riconosciuta a livello mondiale.
Pertanto la scelta (tra Kyoto, Hiroshima, Kokyra, Nagasaki e Yokohama) cadde su Hiroshima, un centro per
le comunicazioni, per lo stoccaggio delle merci e un punto di smistamento delle truppe; ospitava anche un
importante deposito dell’esercito e alcune basi militari. Inoltre non aveva al suo interno e nei dintorni campi
per i prigionieri di guerra e lì l’esplosione nucleare avrebbe avuto effetti certamente catastrofici dato che le
colline che la circondavano avrebbero amplificato l'effetto della bomba. Alle 08.15 L’aereo Enola Gay, uno
dei tre veivoli entrati nello spazio aereo giapponese, lanciò “Little Boy” sul centro di Hiroshima.
L'esplosione si verificò a circa 600 metri dal suolo, con uno scoppio equivalente a 13 chilotoni di TNT,
uccidendo sul colpo tra le 70.000 e le 80.000 persone. Circa il 90% degli edifici venne completamente raso al
suolo. Come previsto le conseguenze furono devastanti: l'avvelenamento da radiazioni e/o le necrosi
provocarono malattia e morte successive al bombardamento per circa l'1% di coloro che erano sopravvissuti
all'esplosione iniziale. Alla fine del 1945, ulteriori migliaia di persone morirono per via dell'avvelenamento
da radiazioni, portando il totale di persone uccise ad Hiroshima nel 1945 a circa 90.000. Da allora circa un
altro migliaio di persone sono morte per cause legate alle radiazioni. Dopo il bombardamento di Hiroshima,
il Presidente Truman annunciò: «Se non accettano adesso le nostre condizioni, si possono aspettare una
pioggia di distruzione dall'alto, come mai se ne sono viste su questa terra». L'8 agosto 1945 furono lanciati
volantini e furono dati avvertimenti al Giappone da Radio Saipan (la zona di Nagasaki non ricevette
volantini di avvertimento fino al 10 agosto, nonostante la campagna di avvertimento continuasse dall'inizio
del mese). La mattina del 9 agosto 1945 l'equipaggio del bombardiere maggiore, si alzò in volo con a bordo
la bomba atomica soprannominata "Fat Man", alla volta di Kokura, l'obiettivo iniziale della missione.
Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l'obiettivo, e dopo tre ore di volo sopra la città, e
ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l'aereo venne dirottato sull'obiettivo
secondario, Nagasaki. Questa città era uno dei maggiori porti del Giappone meridionale, di grande
importanza bellica a causa delle sue diversificate attività industriali, che spaziavano nella produzione di
munizioni, navi, equipaggiamenti militari e altri materiali bellici. Le abitazioni erano quasi interamente in
legno e quindi non in grado di sostenere l’esplosione di bombe. Intorno alle 07:50 ora di Tokyo, il silenzio
sulla città giapponese venne squarciato dall'allarme aereo, allarme che durò fino alle 08:30, quando cessò.
Alle 10:53 i sistemi radar giapponesi segnalarono la presenza di solo due bombardieri, e il comando
giapponese ritenne che si trattasse solamente di aerei da ricognizione, e non venne lanciato nessun allarme.
Alle 11:02 , sulla zona industriale della città, venne sganciata la bomba contenente circa 6,4 kg di plutonio-
239 che esplose a circa 470 metri d'altezza vicino a fabbriche d'armi; a quasi 4 km a nord-ovest da dove
previsto. Questo "sbaglio" salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba
cadde nella Valle di Urakami. Tuttavia il bilancio delle vittime rimase drammaticamente elevato. Secondo la
maggior parte delle valutazioni, circa 40.000 dei 240.000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all'istante, e
oltre 55.000 rimasero feriti. Il numero totale degli abitanti uccisi viene comunque valutato intorno alle
80.000 persone, incluse le persone esposte alle radiazioni nei mesi seguenti. Il 2 settembre il governo
imperiale nipponico firmò la resa senza condizioni nella mani degli americani, le cui truppe entrarono a
Tokio senza incontrare resistenza. (Anche l’Unione Sovietica aveva dichiarato guerra al Giappone due giorni
dopo il bombardamento atomico di Hiroshima, attaccando la Manciuria).
L’impiego della bomba atomica da parte degli Usa pose fine in modo simbolico al più spaventoso conflitto
della storia umana segnando l’inizio di una nuova era in cui la costruzione della pace e costantemente
minacciata dalla contrapposizione tra i due maggiori vincitori della guerra. Stati Uniti e Unione Sovietica
rappresentavano infatti due sistemi politici ed economici contrastanti, basati su due diversi “sistemi di valori”
: democrazia liberale, capitalismo e libero mercato caratterizzano gli Usa, comunismo, soppressione delle
libertà ed economia pianificata caratterizzano l’URSS. Pertanto, una volta sconfitto il comune nemico nazista
il proseguimento della collaborazione realizzata durante la guerra a partire dal 1941 divenne impossibile,

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venendo meno i presupposti che ne stavano alla base. Vinti i comuni nemici, essi si trasformarono da alleati
in diretti avversari. Sin dalla conferenza di Yalta (4-11/02/’45) i rapporti tra i due paesi avevano iniziato a
incrinarsi, ma la collaborazione seppur a rischio proseguì grazie al fermo impegno di Roosevelt, fin dagli
anni Trenta sostenitore della possibile coesistenza pacifica tra Comunismo e Capitalismo. Con il passaggio
da Roosvelt (morto il 12/04/’45), a Truman, meno collaborazionista e decisamente succube della diplomazia
americana, la politica degli USA nei confronti dell’URSS cambiò radicalmente. I primi segnali di tale
cambiamento si avvertono già durante la Conferenza inaugurale dell’ONU a San Francisco (25/04/45) a
causa di dissidi sullo statuto dell’ONU. Alla seconda conferenza di pace a Postdam (giugno-agosto 45) si
ebbe la rottura definitiva dei rapporti tra USA e URSS. All’indomani della seconda guerra mondiale si creò
un contesto globale bipolare caratterizzato dalla concentrazione del potere internazionale sui due poli USA e
URSS i quali estesero la loro egemonia rispettivamente sul blocco occidentale e su quello orientale
rigidamente separati da una “cortina di ferro”. Tra i due blocchi regnava un clima di ostilità permanente e
diffusa, che generò un duello a distanza volto a superare la performance complessiva dell’avversario senza
un diretto scontro militare. Per questo motivo questi anni sono conosciuti come “guerra fredda” che durerà
sino al crollo dell’impero sovietico e del Comunismo, avvenuto negli anni Novanta. Fino al 1949 gli Stati
Uniti detennero il primato militare e il potere di deterrenza essendo i soli a possedere l’arma atomica. Ma in
quell’anno anche l’Unione Sovietica si dotò della bomba atomica (test atomico nel settembre 1949). La
consapevolezza degli effetti catastrofici dell’uso delle armi nucleari originò la convinzione che la coesistenza
fosse possibile sulla base dell’equilibrio del terrore. Il fatto che ogni superpotenza fosse dotata di arsenali
nucleari assicurò una notevole stabilità internazionale ma portò ad una rincorsa tra le due potenze a dotarsi di
ordigni sempre più numerosi, potenti e sofisticati e quindi diede impulso a un incremento delle armi nucleari.
Ad esempio, per decisione di Truman il 1° novembre del 1952, gli Stati Uniti testano la prima bomba H a
Eniwetok, un atollo disabitato del Pacifico meridionale. La potenza della bomba H, dovuta alla fusione dei
nuclei atomici di trizio e deuterio, era molto maggiore di quella ottenuta con bombe all’uranio e al plutonio e
la sua straordinaria pericolosità consisteva nell’emissione, immediatamente dopo l’esplosione, di radiazioni
nucleari e termiche e nelle ondate di pressione liberate, avvertite anche nel raggio di migliaia di chilometri.
Anche il primato tecnologico degli USA in questo settore non durò a lungo: l’8 agosto del 1953, il primo
ministro sovietico Georgij M. Malenkov annunciò che anche il suo Paese possedeva la tecnologia per la
produzione della bomba H e, quattro giorni dopo, un test nucleare in Siberia lo confermò.
Dagli anni Sessanta cominciarono le difficili trattative per fermare la proliferazione delle armi nucleari; negli
anni Settanta fu stipulato il primo Salt ma bisognerà aspettare Gorbacev perché si imponga il concetto di
riduzione degli armamenti.

5) GREGORY CORSO, BOMB


THE BEAT GE.ERATIO.

The Beat Generation was a group of American writers of the 1950s whose writing expressed profound
dissatisfaction with contemporary American society and endorsed an alternative set of values. The term
sometimes is used to refer to those who embraced the ideas of these writers. The Beat Generation's best-
known figures were writers Allen Ginsberg and Jack Kerouac, who met as students at Columbia University
in the 1940s, and San Francisco-based poet and publisher Lawrence Ferlinghetti. Ferlinghetti’s City Lights
Bookstore, in the North Beach section of San Francisco, became a center of Beat culture and remained an
enduring symbol of alternative literature into the 1990s. Another center of Beat activity was New York
City’s East Village, where Ginsberg made his home.
The term Beat Generation was first used by Kerouac in the 1948 and introduced to the general public in
1952 whe one of Kerouac’s friends wrote an article, This is the Beat Generation, for the ew York Times
Magazine. The original word beat had various connotations for the writers, including despair over the beaten
state of the individual in mass society and belief in the beatitude, or blessedness, of the natural world and in
the restorative powers of the beat of jazz music and poetry. Beat writing generally called for a renunciation
of material goods and acquisitiveness in favor of a rediscovery of the erotic, artistic, and spiritual self
through the use of drugs, casual sex, music, and the mysticism of Zen Buddhism. The term beatnik was
coined in the late 1950s to refer, often disparagingly, to people who embraced the ideas and attitudes of the
Beat writers.

20
ORIGI.S A.D SOURCES

The society the Beat writers rebelled against was one of economic affluence and social conformity following
World War II (1939-1945). Cultural historians point out that acquisition of consumer goods, which had been
scarce during wartime, became a central feature of postwar life, driven by the mass media, advertising, and
generous loan terms. At the same time television presented an idealization of suburban family life. The Cold
War, which pitted the United States and its allies against the Soviet Union and its satellites, allowed for
denunciation and even persecution of social dissidents and nonconformists as threats to national security. It
was in this climate that a group of writers came forward to declare their alienation from what they saw as the
creed of suburban conformity in favor of what Allen Ginsberg called 'the lost America of love.'
The Beat writers found inspiration in a variety of sources, including the work of 19th-century American poet
Walt Whitman and the improvisational melodies and rhythms of jazz, especially the bebop style of the
1940s. They looked to Whitman’s Leaves of Grass (1855) for both form and content. In that work, Whitman
abandoned traditional European verse meters and invented new American rhythms, and he declared the
divinity of the individual self. In jazz musicians such as Charlie Parker, Miles Davis, Dizzy Gillespie,
Thelonious Monk, and Dexter Gordon, the Beat writers found artists who had broken away from mainstream
art forms with original, spontaneous expressions that challenged their audiences emotionally and
intellectually. Their music, improvisational by design, was not easily absorbed and packaged by the
entertainment industry. The Beats hoped to do as much for American literature.
Furthermore, many Beat writers, particularly Ginsberg, Kerouac, and poet Gary Snyder, discovered Asian
literature while exploring the ideas of Zen Buddhism. Although most of them did not practice Buddhism in
any strict sense, they borrowed certain Asian literary forms, including the haiku, a Japanese verse form. They
also alluded to satori, the experience of sudden enlightenment, and other aspects of Buddhism in their
writing.

BEAT WRITERS A.D THEIR WORKS

The first book generally characterized as a Beat Generation work was Go (1952), a novel by John Clellon
Holmes about a group of young, disenchanted writers in New York City who closely resembled the Beats.
The first discussion of the Beat Generation in a national forum was an article entitled “This is the Beat
Generation,” also written by Holmes, which was featured in the Sunday magazine section of the ew York
Times in November 1952. But it was not until 1956, when the publication of Ginsberg’s epic poem Howl
provoked an obscenity trial, that the Beat Generation achieved broad national recognition.
A poem in three sections, Howl is written in free verse, unrhymed lines with no fixed meter. Verging at times
on stream of consciousness, the poem appears to follow Ginsberg’s unedited train of thought, its sequence
dictated by free association rather than logic. In the poem, Ginsberg likens the sacrifices Americans make in
their cultlike worship of material goods to the worship of the pagan deity Moloch, which demanded ritual
sacrifice of children. Soon after the publication of Howl, government authorities declared the book obscene
and seized it, but in the trial that followed, a judge found the book to have literary merit and ordered its
release. Ginsberg’s other important works include the poems Kaddish (1954), “A Supermarket in California”
(1955), and “America” (1956).
Perhaps the best-known Beat novel is Kerouac’s semiautobiographical On the Road (1957). The book
celebrates direct sensory experience, freedom from conventional responsibilities, and the emotional intensity
of a life of hitchhiking, casual sex, and recreational drug use. At the novel’s end, however, the narrator
retreats from these excesses, hoping to find the stability necessary for writing. The road stood for an
emotional journey as well as for the actual roads the writer traveled. Kerouac went on to write more than a
dozen novels and collections of short stories. His other important Beat works include the novel The Dharma
Bums (1958) and the collection of poetry Mexico City Blues (1959).
Ferlinghetti, as founder of City Lights Books, an independent press in San Francisco, was responsible for the
publication of much Beat poetry, including Howl, in his Pocket Poets Series. The best-known collection of
Ferlinghetti’s own poetry, A Coney Island of the Mind (1958), is characterized by frank language, vivid
imagery, and humor. Other writers associated with the Beat Generation include William S. Burroughs, Neal
Cassady, Gregory Corso, Diane DiPrima, and Paul Bowles.

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IMPACT O. THE SOCIETY

The Beats were greeted at first with contempt from establishment intellectuals and with mockery from the
mass media. On the Road, completed by Kerouac in 1951, went unpublished until 1957, suffering dozens of
rejections from major New York publishing houses. When the novel did appear, a ew York Times book
review called it “barbaric.” Leading scholars described the lifestyle associated with the Beats as deviant. The
stereotype that emerged in the mass media was a spaced-out beatnik, dressed in black, pounding on bongo
drums and muttering gibberish as poetry.
Student protest movements of the 1960s heralded a new generation that soon replaced the Beats and their
issues. Though tied to the Beats in their rejection of the establishment and enjoyment of marijuana, the youth
movement of the 1960s generally favored rock music over jazz and film over literature. The mass media lost
interest in the Beats as a new bohemian figure emerged: the hippie.
However, by calling attention to alternative values, ideas, and literary modes, the Beats influenced several
writers of the 1960s, including poets Robert Creeley and Ed Dorn, and novelists Ken Kesey and Richard
Brautigan. In time a younger generation of intellectuals created a new respect for Beat writing, which
eventually found inclusion in college and university curricula. Allen Ginsberg, who was awarded a National
Book Award for poetry in 1974, relished his celebrity and became an antiestablishment media hero. Gary
Snyder was awarded the 1975 Pulitzer Prize for poetry. Jack Kerouac, however, became severely depressed
and died of alcoholism at age 47.

GREGORY CORSO, BIOGRAFY

In conjunction with Allen Ginsberg and Jack Kerouac, Gregory Corso is considered as an essential founding
member of the American Beat movement of the 1950s and 1960s. He was born on the 26th of March 1930 in
New York City, he spent his early years in orphanages and foster homes, as well as a brief period in the
observation ward of the Bellevue Mental Hospital.
Formal education played little role in his childhood. When he was a young teenager, he was arrested for theft
and housed in the infamous New York City Jail as a material witness for several months. There, he learned
the power of using imagination and fantasy to counteract the grueling, harsh aspects of reality—a theme that
would play a paramount role in his poetry. At the age of sixteen, Corso was arrested again for theft and
sentenced to three years in Clinton Prison. During his incarceration, Corso discovered the joys of literature,
spending his time reading poets such as Percy Bysshe Shelley and studying an antiquated dictionary.
Internalizing Shelley's message about the moral duty of poetry, Corso began to write his own verses.
After his release in 1950, he met Allen Ginsberg, through whom he also became acquainted with William
Burroughs and Jack Kerouac, as well as other New York writers and artists. In 1952 he worked for the Los
Angeles Examiner and later served as a merchant seaman. In 1954 he unofficially attended Harvard
University, where students contributed to the publication of his first collection of poems, The Vestal Lady on
Brattle and Other Poems. Two years later he joined Ginsberg in San Francisco, where Lawrence Ferlinghetti
published his volume of poems Gasoline. In 1957 Corso joined Kerouac and Ginsberg for a series of
unconventional readings and interviews. Since that time he has traveled extensively, especially in Mexico
and Eastern Europe. He taught briefly at the State University of New York at Buffalo and occasionally
during summer sessions at the Naropa University in Boulder, Colorado. His major publications after
Gasoline include The Happy Birthday of Death (1960), The American Express (1961), Long Live Man
(1962), Elegaic Feelings American (1970), Herald of the Autochthonic Spirit (1981), and Mindfield. Corso
died January 18, 2001, in Minnesota, of cancer.

22
BOMB

Budger of history Brake of time You Bomb


Toy of universe Grandest of all snatched sky I cannot hate you
Do I hate the mischievous thunderbolt the jawbone of an ass
The bumpy club of One Million B.C. the mace the flail the axe
Catapult Da Vinci tomahawk Cochise flintlock Kidd dagger Rathbone
Ah and the sad desparate gun of Verlaine Pushkin Dillinger Bogart
And hath not St. Michael a burning sword St. George a lance David a sling
Bomb you are as cruel as man makes you and you're no crueller than cancer
All Man hates you they'd rather die by car-crash lightning drowning
Falling off a roof electric-chair heart-attack old age old age O Bomb
They'd rather die by anything but you Death's finger is free-lance
Not up to man whether you boom or not Death has long since distributed its
categorical blue I sing thee Bomb Death's extravagance Death's jubilee
Gem of Death's supremest blue The flyer will crash his death will differ
with the climbor who'll fall to die by cobra is not to die by bad pork
Some die by swamp some by sea and some by the bushy-haired man in the night
O there are deaths like witches of Arc Scarey deaths like Boris Karloff
No-feeling deaths like birth-death sadless deaths like old pain Bowery
Abandoned deaths like Capital Punishment stately deaths like senators
And unthinkable deaths like Harpo Marx girls on Vogue covers my own
I do not know just how horrible Bombdeath is I can only imagine
Yet no other death I know has so laughable a preview I scope
a city New York City streaming starkeyed subway shelter
Scores and scores A fumble of humanity High heels bend
Hats whelming away Youth forgetting their combs
Ladies not knowing what to do with their shopping bags
Unperturbed gum machines Yet dangerous 3rd rail
Ritz Brothers from the Bronx caught in the A train
The smiling Schenley poster will always smile
Impish death Satyr Bomb Bombdeath
Turtles exploding over Istanbul
The jaguar's flying foot
soon to sink in arctic snow
Penguins plunged against the Sphinx
The top of the Empire state
arrowed in a broccoli field in Sicily
Eiffel shaped like a C in Magnolia Gardens
St. Sophia peeling over Sudan
O athletic Death Sportive Bomb
the temples of ancient times
their grand ruin ceased
Electrons Protons Neutrons
gathering Hersperean hair
walking the dolorous gulf of Arcady
joining marble helmsmen
entering the final ampitheater
with a hymnody feeling of all Troys
heralding cypressean torches
racing plumes and banners
and yet knowing Homer with a step of grace
Lo the visiting team of Present
the home team of Past
Lyre and tube together joined
Hark the hotdog soda olive grape

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gala galaxy robed and uniformed
commissary O the happy stands
Ethereal root and cheer and boo
The billioned all-time attendance
The Zeusian pandemonium
Hermes racing Owens
The Spitball of Buddha
Christ striking out
Luther stealing third
Planeterium Death Hosannah Bomb
Gush the final rose O Spring Bomb
Come with thy gown of dynamite green
unmenace Nature's inviolate eye
Before you the wimpled Past
behind you the hallooing Future O Bomb
Bound in the grassy clarion air
like the fox of the tally-ho
thy field the universe thy hedge the geo
Leap Bomb bound Bomb frolic zig and zag
The stars a swarm of bees in thy binging bag
Stick angels on your jubilee feet
wheels of rainlight on your bunky seat
You are due and behold you are due
and the heavens are with you
hosanna incalescent glorious liaison
BOMB O havoc antiphony molten cleft BOOM
Bomb mark infinity a sudden furnace
spread thy multitudinous encompassed Sweep
set forth awful agenda
Carrion stars charnel planets carcass elements
Corpse the universe tee-hee finger-in-the-mouth hop
over its long long dead Nor
From thy nimbled matted spastic eye
exhaust deluges of celestial ghouls
From thy appellational womb
spew birth-gusts of of great worms
Rip open your belly Bomb
from your belly outflock vulturic salutations
Battle forth your spangled hyena finger stumps
along the brink of Paradise
O Bomb O final Pied Piper
both sun and firefly behind your shock waltz
God abandoned mock-nude
beneath His thin false-talc's apocalypse
He cannot hear thy flute's
happy-the-day profanations
He is spilled deaf into the Silencer's warty ear
His Kingdom an eternity of crude wax
Clogged clarions untrumpet Him
Sealed angels unsing Him
A thunderless God A dead God
O Bomb thy BOOM His tomb
That I lean forward on a desk of science
an astrologer dabbling in dragon prose
half-smart about wars bombs especially bombs
That I am unable to hate what is necessary to love

24
That I can't exist in a world that consents
a child in a park a man dying in an electric-chair
That I am able to laugh at all things
all that I know and do not know thus to conceal my pain
That I say I am a poet and therefore love all man
knowing my words to be the acquainted prophecy of all men
and my unwords no less an acquaintanceship
That I am manifold
a man pursuing the big lies of gold
or a poet roaming in bright ashes
or that which I imagine myself to be
a shark-toothed sleep a man-eater of dreams
I need not then be all-smart about bombs
Happily so for if I felt bombs were caterpillars
I'd doubt not they'd become butterflies
There is a hell for bombs
They're there I see them there
They sit in bits and sing songs
mostly German songs
And two very long American songs
and they wish there were more songs
especially Russian and Chinese songs
and some more very long American songs
Poor little Bomb that'll never be
an Eskimo song I love thee
I want to put a lollipop
in thy furcal mouth
A wig of Goldilocks on thy baldy bean
and have you skip with me Hansel and Gretel
along the Hollywoodian screen
O Bomb in which all lovely things
moral and physical anxiously participate
O fairylike plucked from the
grandest universe tree
O piece of heaven which gives
both mountain and anthill a sun
I am standing before your fantastic lily door
I bring you Midgardian roses Arcadian musk
Reputed cosmetics from the girls of heaven
Welcome me fear not thy opened door
nor thy cold ghost's grey memory
nor the pimps of indefinite weather
their cruel terrestial thaw
Oppenheimer is seated
in the dark pocket of Light
Fermi is dry in Death's Mozambique
Einstein his mythmouth
a barnacled wreath on the moon-squid's head
Let me in Bomb rise from that pregnant-rat corner
nor fear the raised-broom nations of the world
O Bomb I love you
I want to kiss your clank eat your boom
You are a paean an acme of scream
a lyric hat of Mister Thunder
O resound thy tanky knees
BOOM BOOM BOOM BOOM BOOM

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BOOM ye skies and BOOM ye suns
BOOM BOOM ye moons ye stars BOOM
nights ye BOOM ye days ye BOOM
BOOM BOOM ye winds ye clouds ye rains
go BANG ye lakes ye oceans BING
Barracuda BOOM and cougar BOOM
Ubangi BOOM orangutang
BING BANG BONG BOOM bee bear baboon
ye BANG ye BONG ye BING
the tail the fin the wing
Yes Yes into our midst a bomb will fall
Flowers will leap in joy their roots aching
Fields will kneel proud beneath the halleluyahs of the wind
Pinkbombs will blossom Elkbombs will perk their ears
Ah many a bomb that day will awe the bird a gentle look
Yet not enough to say a bomb will fall
or even contend celestial fire goes out
Know that the earth will madonna the Bomb
that in the hearts of men to come more bombs will be born
magisterial bombs wrapped in ermine all beautiful
and they'll sit plunk on earth's grumpy empires
fierce with moustaches of gold

A.ALYSIS OF THE POEM BOMB

Bomb, by Gregory Corso, is one of the earliest poems to confront the existence of the nuclear bomb. It is at
the core of a volume called The Happy Birthday of Death, published in 1960, which has as its cover the
black and white photograph of the nuclear cloud billowing over Hiroshima.
The poem is an ironic epic hymn to the bomb and it is constructed in the shape of a mushroom cloud. Corso
took inspiration form a protest march against the atomic bomb he witnessed in England in 1958. What he
found shocking of the protest was the hate, the violence and the anger of the pacifists, so it seemed to him
that such an expression of hate and violence wasn’t less monstrous than the bomb itself. Since its initial
publication in 1958, this surreal and ambiguous poem has consistently aroused extreme reactions in its
readers. Its presentation to a poetry group at New College in England was met with frank hostility, ending
with Corso and Allen Ginsberg being heckled and bombarded with the shoes of the offended members of the
Campaign for Nuclear Disarmament.
As it stands out from the poem Corso didn’t understand why people abhorred the atomic bomb and didn’t
abhorred the view of “a child in a park” and of “a man dying in an electric-chair”. He didn’t understant why
people hated the atomic bomb which was created by men and didn’t hate “the mace, the fail, the axe, the
Catapult of Da Vinci, the gun that killed Verlaine” which are symbols of death and represent the evolution of
mankind's destructive tendencies, culminating in the bomb as "Death’s extravagance".
He wasn’t able to explain to himself why people feared of dying because of the bomb and didn’t feared of
dying in a car-crash, because of a heart-attack or of old age for example. Corso thought that hate is the worst
thing in the world and that it is impossible to hate something which exists and can’t do any harm if it is
loved, “I am unable to hate what is necessary to love”. Corso wrote: “I cannot hate you / Bomb you are as
cruel as man makes you and you’re no crueller than cancer”. This lines are very significant because Corso
wants to highlight that cruelty is not in the bomb but in men who made it, with the purpose of causing death
and destruction.
The style of this poem is very interesting and is a vehical of meaning. The poem is characterized by
fragmentation, incomplete phrases and concepts, puns, wordplay and nonsensical images reminiscent of the
visual art of Darli or Magritte, plunging the reader into a chaotic world of dreams and half-glimpsed

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impressions. The result is characteristically postmodern, as Corso draws heavily from both pop and classical
culture, shoving the sundry elements together with a deliberate disregard for consistency or order. The
poem's larger structure is equally loose; Bomb lacks clear transitions, skipping almost randomly from topic to
topic. More often, however, Corso creates bizarre contrasts within a single line, throwing together elements
that do not and could not meet in the real world.
“Turtles exploding over Istanbul / The jaguar's flying foot / soon to sink in arctic snow / Penguins plunged
against the Sphinx / The top of the Empire State / arrowed in a broccoli field in Sicily”
In this poem, irony and humor are not an end in theirselves but rather tools to destabilize the reader's
ingrained assumptions about nuclear apocalypse. Only after the reader has been disarmed by Corso's often
hilarious treatment of a matter that is still deadly serious does the poet slip in the powerful, underlying
central image: the bomb as a bringer of ultimate chaos, the brake of time itself, a postmodern god for a world
that at Hiroshima suddenly realized its potential for self-annihilation. The bomb in fact is considered as a
divinty which replaces God and determines His death.
“God abandoned mock-nude / Clogged clarions untroumpet Him / Sealed angel unsing Him / A thunderless
God A dead God / Oh Bomb thy BOOM His Tomb”.
Corso gives the reader only one clue to interpreting this mishmash of images: the association of disparate
objects is always presented in conjunction with the exploding bomb. Even the poem's appearance reinforces
the primacy of the moment of explosion: the piece is shaped like a rising mushroom cloud. Though the effect
is lost in later printings, the original pamphlet edition of "Bomb" published by City Lights particularly
emphasizes the poem's sense of instability and intruding chaos: the text itself, apparently printed on a
relatively primitive press, marches unsteadily across the page with individual letters slightly askew.
Corso's journey into darkness is a direct prerequisite for this final ascent into a new and surprising light. The
bomb is a reality; death is a reality, and for Corso, the only reasonable reaction is to embrace, celebrate, and
laugh with the resulting chaos. Though Bomb contains a whisper of social criticism, it offers no impetus to
fight to change the system. Corso himself, in fact, denied that the poem had any political message at all.
In this poem sound effects play a crucial role, indeed it is particularly suitable to be read aloud. In the last
part of the poem we find many onomatopoeias representing the bomb explosion. These lines have an
apocalyptic meaning because the burst of the bomb provokes the burst of everything, of the world itself.

“BOOM BOOM BOOM BOOM BOOM


BOOM ye skies and BOOM ye suns
BOOM BOOM ye moons ye stars BOOM
nights ye BOOM ye days ye BOOM […]
In this lines we can remark the use of the archaism “ye” standing for “you” which creates an apocalyptic
and biblical effect. In the text we find also “thee” , “thy” and “hath”.
In this poem the bomb is anthropomorphised, indeed it is written with the capital letter and Corso ascribes
human features to it as we can see in these lines:
“Leap Bomb bound Bomb frolic zig and zag […]
Corpse the universe tee-hee finger-in-the-mouth […]
From thy nimbled matted spastic eye […]
From thy appellational womb […]
Rip open your belly Bomb […]
Battle forth your spangled hyena finger stumps […]
The bomb is ironically treated with affection by the writer as we can see in these lines:
“Poor little Bomb that’ll never be
an Eskimo song I love thee
[…]
O Bomb I love you I want to kiss your
clank eat your boom”.

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6) ELSA MORA.TE, Pro e contro la bomba atomica

BIOGRAFIA

Elsa Morante, celebre scrittrice italiana nata a Roma il 18 agosto 1912, manifesta sin da giovane un forte
interesse per la scrittura. Negli anni Trenta, dopo aver abbandonato la facoltà di Lettere per motivi
economici, si mantiene con la redazione di tesi di laurea e collabora a riviste e a giornali tra cui il settimanale
«Oggi» fino agli anni Quaranta. Nel 1941 sposa Alberto Moravia e pubblica il suo primo libro, Il gioco
segreto, che raccoglie una piccola parte della sua vasta produzione narrativa destinata ai giornali. Nel 1943
inizia a scrivere il suo primo romanzo, Menzogna e sortilegi, ma deve interromperne la stesura per seguire il
marito, indiziato di antifascismo, in Ciociaria. In quel periodo il loro rapporto attraversa una fase di crisi che
porterà nel 1962 alla separazione definitiva. Nel 1948 vince il premio Viareggio con il libro Menzogna e
sortilegio; negli anni Cinquanta viaggia, collabora con la Rai e vince il premio Strega con il romanzo L’isola
di Arturo del 1957. Nel 1959 durante un soggiorno negli Stati Uniti conosce il pittore newyorchese Bill
Morrow con il quale instaura una forte amicizia. La morte dell’uomo avvenuta poco tempo dopo, nel 1962,
la segna profondamente al punto da tormentarla negli anni successivi. Nella conferenza del 1965 Pro e
contro la bomba atomica e nelle poesie de Il mondo salvato dai ragazzini del 1968 manifesta una forte
inquietudine nei confronti dei pericoli che minacciano l’umanità e un nuovo desiderio di intervento sul
mondo. Nel 1974 esce il suo terzo romanzo intitolato La storia che suscita grande successo ma anche
polemiche, mentre il suo ultimo romanzo Aracoeli viene pubblicato nel 1982. Nel 1983 tenta il suicidio; si
spegne all’età di 73 anni, a Roma, il 25 novembre del 1985 a causa di un infarto.

PRO E CO TRO LA BOMBA ATOMICA

Scritto tra il 1964 e il 1965, Pro e contro la bomba atomica, saggio carico di preoccupate inquietudini
politico-sociali, venne letto nel febbraio 1965 al Teatro Carignano di Torino, al Teatro Manzoni di Milano e
all’Eliseo di Roma, fu ripreso dall’«Europa Letteraria» VI, n. 34, del marzo-aprile 1965 e ristampato in
«Linea d’ombra» nel dicembre 1984. Venne infine pubblicato da Adelphi nel 1987 all’interno della raccolta
di saggi intitolata Pro e contro la bomba atomica e altri scritti.
Nel saggio, la Morante, esordisce affermando che in quel preciso momento storico l’argomento della bomba
atomica è di estrema attualità e interessa da vicino ogni scrittore, figura che si oppone a quella del letterato
poiché non si occupa di letteratura, ma di tutto ciò che avviene attorno a sé. Per Elsa Morante infatti lo
scrittore è “un uomo a cui sta a cuore tutto quanto accade, fuorché la letteratura” (E. Morante 1987:97). A
suo avviso il fatto più importante del Ventesimo secolo è che le nazioni cosiddette civili vivono nell’era
atomica, ma in pochi sembrano rendersi veramente conto della minaccia a cui è sottoposta l’umanità e anche
chi si angoscia, si preoccupa esclusivamente delle conseguenze, ma non va a fondo della questione
interrogandosi su ciò che vi sta alla base, sul perché si è arrivati fino a questo punto. La Morante afferma che
non è un caso se la bomba atomica è stata creata in quell’epoca e che non è vero che la scienza ha permesso
di svilupparla solo in quel periodo, in verità “la bomba atomica è l’espressione naturale della nostra società
contemporanea” perché “si direbbe che l’umanità contemporanea prova la occulta tentazione di
disintegrarsi” (E. Morante 1987:99). Il problema della bomba atomica diventa quindi un problema che
interessa in primo luogo la nostra coscienza che è la vera “centrale atomica” . La Morante punta il dito
contro la cultura piccolo-borghese, allora dominante, la quale determina la disintegrazione della coscienza
“per mezzo dell’ingiustizia e demenza organizzate, dei miti degradanti, della noia convulsa e feroce, e così di
seguito”(E. Morante 1987:100). Come insegnano molte religioni la disintegrazione della coscienza è
l’opposto della felicità dell’uomo che si raggiunge con la contemplazione, la rinuncia a se stessi, ossia
attraverso l’unificazione della coscienza stessa. Le armi nucleari quindi “non sono la causa potenziale della
disintegrazione, ma la manifestazione necessaria di questo disastro, già attivo nella coscienza” (E. Morante
1987:100). La Morante afferma che l’arte è il contrario della disintegrazione poiché la sua funzione è quella
di impedire la disintegrazione della coscienza umana ed è un ritratto della realtà che è sempre una e quindi è
integra. A questo punto la Morante si pone il problema di quale sia il ruolo dell’artista-scrittore che tende
all’integrità in un mondo che invece va nella direzione opposta. All’artista si aprono due possibilità, o
pensare di essere nel torto e quindi cessare di scrivere, oppure convincersi che l’errore non è suo, ma della
società che, ridotta alla elementare paura dell’esistenza si assuefà all’irrealtà, la degradazione più squallida
che porta al Caos, l’opposto del Nirvana. In questo secondo caso lo scrittore si trova di fronte a un’altra

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scelta, o rinunciare a combattere la disintegrazione perché stima che ormai sia troppo tardi, oppure resistere
al disastro dilagante così che “la sua funzione di scrittore gli si mostrerà ancora, a ogni costo, non solo
socialmente utile, ma più utile di quanto non lo sia stata mai prima nella storia”. Elsa Morante vede nell’arte
“la sola speranza del mondo” (E. Morante 1987:105), infatti, per lei la scrittura ha il potere di arrivare nel
profondo delle coscienze e di risvegliarle dall’inganno dell’irrealtà. Il compito dello scrittore non è affatto
semplice in quanto deve scontrarsi con il sistema dove regna la disintegrazione e non deve limitarsi alla
denuncia, ma deve portare testimonianza della realtà. In questo saggio la Morante riprende una metafora, già
usata in un saggio sul romanzo di cinque o sei anni prima in cui paragona il romanziere-poeta a un cavaliere
solare che affronta un drago notturno per liberare la città atterrita e ne introduce una nuova: quella di
Geppetto che mostra a Pinocchio, diventato un bambino in carne ed ossa, la spoglia del burattino e la sua
immagine allo specchio dicendogli “Ecco, invece, quello che tu sei”, per significare che il ruolo dello
scrittore è proprio quello di mostrare agli uomini la realtà. Elsa Morante ricorda quanto sia duro il compito
dello scrittore poiché la sua presenza nella società è sempre reputata scandalosa, anche se è tollerata nei
periodi di tregua sociale. Lo scrittore deve resistere ai tentativi del sistema di assorbirlo per neutralizzarlo
attraverso “la corruzione, la popolarità scandalistica, i successi volgari, promuovendolo a un divo o a un play
boy” (E. Morante 1987:111); allo stesso modo deve resistere alle maldicenze, volte a screditare i suoi lavori
e la sua missione. Il vero scrittore si distingue dallo scrivente perché non accetta compromessi, non accetta di
servire il sistema e metaforicamente parlando di servire la bomba, come simbolo della disintegrazione.
(“facendosi, a parole, propagandisti contro la bomba, mentre, nei fatti, sono i suoi fervidi campioni” (E.
Morante 1987:112)). Lo scrittore per sua natura è isolato nella società, perché non si riconosce in nessun
gruppo o categoria. Ama avventurarsi tra gente diversa e preferisce le classi dominate piuttosto che le
dominanti e si sente attirato dai movimenti rivoluzionari o sovversivi perché proclamano la fine di ogni
dominio di una persona sull’altra. Inoltre le sue compagnie più vere le trova persone molto giovani che
ancora riconoscono e frequentano la realtà, a differenza degli adulti “contaminati più o meno dall’irrealtà, e
quindi, ostili” (E. Morante 1987:115). Infine, lo scrittore è libero di essere e di scrivere come vuole purché
non venga meno ad alcune condizioni necessarie: “l’attenzione, l’onestà e il disinteresse”.

7) LA RIVOLUZIO.E SCIE.TIFICA

Come la sistemazione newtoniana della fisica aveva influenzato il dibattito filosofico-scientifico tra Seicento
e Settecento, così tra Ottocento e Novecento la crisi della meccanica classica, ovvero della concezione
meccanicistica del mondo fisico, e il conseguente profilarsi di una nuova immagine dell’universo fisico,
solleva le riflessioni di filosofi e scienziati che si indirizza all’indagine sia sulla natura delle teorie
scientifiche sia sulla dinamica che sottostà ai mutamenti nel campo delle scienze. In prima fila ci sono gli
stessi scienziati, che al di là delle riflessioni su aspetti specifici delle loro ricerche, si pongono delle domande
generali appunto sulla natura delle teorie scientifiche, sulla loro validità, sui rapporti tra teorie vecchie e
nuove, sulla continuità o meno tra le immagini del mondo fisico derivanti dall’esperienza comune e quelle
elaborate dalla scienza.
Dalla critica alla meccanica newtoniana, e specificamente ai concetti di uno spazio e di un tempo assoluti,
prende avvio la riflessione di Ernst Mach, fisico e filosofo austriaco (1838-1916), uno degli ispiratori del
circolo di Vienna. Egli afferma il carattere ipotetico di tutte le teorie scientifiche, che, essendo appunto delle
ipotesi, devono essere verificate, cioè sottoposte alla prova dell’esperienza. Questo significa che, passando al
vaglio empirico, una teoria scientifica può essere confermata, modificata, inscritta in una teoria più grande, e
ancora, abbandonata se a un certo punto viene smentita dai fatti. A posizioni simili giunge anche il filosofo
tedesco Richard Avenarius (1843-1896), che conia il termine di “empiriocriticismo” per indicare la
concezione filosofico-scientifica e di Mach: con esso indica un criticismo simile negli intenti a quello di
Kant, ma che, a differenza di quest’ultimo ha per oggetto non più la ragione bensì l’esperienza.
Avenarius pone l’esperienza pura come unico fondamento della scienza e della filosofia. Esperienza pura è
l’esperienza immediata che dà forma all’immagine naturale del mondo, precedente ogni concettualizzazione
scientifico-filosofica, e dunque la distinzione tra sfera fisica e psichica, tra il mondo e l’io. Essa è il risultato
di un’interazione tra individuo e ambiente, la quale si sviluppa a livello fisiologico, attraverso il sistema
nervoso. Di qui il rifiuto di tutti i concetti presupposti a cominciare dalla distinzione tra mondo esterno e
mondo interno, che è il frutto di un’operazione artificiale e non un carattere costitutivo dell’esperienza.

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Questo non significa tuttavia il passaggio a una concezione soggettivistica perché anche la nozione di
soggetto viene sottoposta a critica radicale, in quanto essa non è altro che il risultato di un procedimento di
introiezione, per cui si attribuisce al pensiero interno qualcosa che invece ha sede nell’esperienza sensibile.
La scissione dell’esperienza in cose, da un lato, e immagini o concetti, dall’altro, e l’identificazione del
pensiero come luogo interno in cui hanno sede questi ultimi (è questo il senso del termine introiezione)
risultano arbitrari e insieme svantaggiose, in quanto danno origine a una serie di problemi insolubili, perché
posti su basi scorrette (come il dualismo di anima e corpo, il luogo del pensiero, e così via). Alla filosofia
spetta allora il compito di far riemergere l’esperienza pura dalle sovrapposizioni arbitrarie che il sapere le ha
costruito sopra, eliminando tutto ciò che non è necessario. Un altro filone critico tende a mettere in luce il
carattere convenzionale delle teorie scientifiche. Il suo primo esponente è Poincaré che, sebbene più
interessato alle matematiche si occupa anche delle teorie fisiche, sostenendo che a loro volte contengono in
sé elementi di convenzionalità. Ciò accade perché esse scelgono i fatti su cui indagare, ritagliandoli dalla rete
di rapporti con altri fatti e fissandone una definizione che li costituisce come oggetti. Su questi oggetti la
scienza elabora le proprie teorie, che valgono come ipotesi generali da mettere alla prova, attraverso continue
verifiche di carattere empirico.
Su posizioni simili è Pierre-Maurice Duhem (1861-1916), fisico e storico della scienza il quale afferma che
una teoria fisica non è tanto una spiegazione della realtà ma «un sistema di proposizioni matematiche,
dedotte da un ristretto numero di principi, che hanno lo scopo di rappresentare nel modo più semplice, più
completo e più esatto un insieme di leggi sperimentali». In questo senso le teorie scientifiche non sono né
vere né false ovvero: una teoria è vera perché rappresenta in modo soddisfacente un insieme di leggi
sperimentali; una teoria è falsa perché consiste di un insieme di proposizioni che non concordano con leggi
di sperimentali. L’accordo con l’esperienza resta in ultima analisi, per una teoria scientifica, l’unico criterio
di verità. Le teorie scientifiche possono essere considerate approssimazioni sempre rivedibili attraverso la
verifica empirica, come per altro dimostra il cammino della scienza. Estendendo a tutti i concetti fisici le
osservazione einsteiniane a proposito dello spazio e del tempo il fisico statunitense Percy Williams
Bridgman (1882-1961) afferma che il significato di tali concetti consiste nell’insieme delle operazioni
necessarie richieste per poterle applicare al mondo dell’esperienza. Se di un problema non si possono
indicare le operazioni attraverso cui è risolvibile non si tratta di un problema reale. Di qui il termine di
“operazionismo” con cui viene indicata la posizione di Bridgman. Nel campo più propriamente filosofico si
sviluppano varie indagini di carattere epistemologico che mirano soprattutto a definire i caratteri della
razionalità scientifica e, sulla spinta di un interesse nuovo per la storia della scienza, a individuare le
condizioni in base a cui si formano e si evolvono le teorie scientifiche, a studiare il movimento per cui una
teoria viene superata, e magari ricompresa in sé, come caso particolare da un’altra più potente, cioè capace di
spiegare fenomeni che sfuggono alla prima. Emergono nuovi punti di vista che offrono nel complesso un
quadro dinamico del modo di operare e di evolversi della scienza, sottolineando l’importanza dell’errore
come spinta all’avanzamento e alla crescita della conoscenza, affermando che una teoria, come banco di
prova della propria scientificità, deve predisporsi al rischio di essere smentita dall’esperienza, deve anzi
favorire – attraverso la sua stessa conformazione – la possibilità di severi controlli empirici nei propri
confronti. Si tratta di concezioni che mutano a fondo l’immagine stessa della scienza, non più intesa come un
complesso di verità definitive che via via si accumulano con lo sviluppo della coscienza umana, dove l’errore
è una sorta di incidente marginale, che non entra nella dinamica dello sviluppo scientifico. Non esiste, in
questo senso, una teoria riconosciuta valida una volta per tutte, ma esistono una serie di teorie in
competizione tra loro destinate a succedersi nel tempo. Di conseguenza cambia anche l’immagine della storia
della scienza, non più un cammino faticoso ma lineare e continuo, bensì un percorso accidentato attraverso
discontinuità e rotture, lungo il quale emergono e si combattono teorie tra loro rivali. L’evolversi della
scienza si profila così come un processo dinamico e movimentato, su cui si appunta l’interesse degli
epistemologi novecenteschi, nella cui analisi il sistema dei controlli empirici, la storicità della scienza e la
pluralità delle teorie scientifiche costituiscono di volta in volta le categorie di fondo.
All’evoluzione storica della scienza è rivolto in primo luogo lo sguardo del filosofo francese Gaston
Bachelard (1884-1962), una singolare figura di pensatore, di formazione scientifica, ma impegnato
soprattutto in indagini filosofiche-epistemologiche che spaziano dalla logica alla psicoanalisi, dalla storia alla
scienza alla letteratura. Al centro della sua analisi sta l’idea che nella scienza non esistono mai risultati
definitivi e che la conoscenza scientifica avanza attraverso un percorso continuo di errori e correzione di
errori; in altre parole: la scienza è il risultato della sua storia.
Nella conoscenza scientifica, secondo Bachelard, ragione ed esperienza si intrecciano: la prima con le sua
ipotesi orienta l’esperienza, la quale, a sua volta, obbliga la ragione a modificare continuamente le proprie

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ipotesi. Perciò la storia della scienza procede per contrasti: nuove esperienze si oppongono a esperienze già
effettuate e confermate, mentre nuove verità nascono dalla correzione di errori precedenti.
Tra le visioni scientifiche proprie delle varie epoche si verificano discontinuità e rotture (definite da
Bachelard rotture epistemologiche), come quella provocata dalla teoria della relatività nei confronti della
meccanica classica. Tali rotture comportano la negazione di aspetti fondamentali della ricerca precedente
(presupposti, metodi, categorie), una negazione del tutto evidente nel modo in cui la teoria della relatività e
la teoria quantistica mettono in discussione i concetti tradizionali di spazio, tempo e casualità.
Nella sua evoluzione la scienza si trova anche in una posizione di costante rottura nei confronti del sapere
comune, della conoscenza volgare, la quale ha sempre più risposte che domande, anche su ciò che non
conosce. Al contrario lo spirito scientifico vieta di parlare di ciò che non si conosce o intorno cui non si sa
formulare una domanda chiara e precisa; ogni teoria è appunto la risposta ad una domanda ben posta. Il
mondo comune si adagia sulle risposte consuete senza porsi nuove domande e così rimane chiuso nello
spazio del sapere di sempre, incapace, senza stimoli problematici, di correggere i propri errori. All’opposto la
conoscenza scientifica vive della problematicità, procede sollecitata da nuove domande, via via rettificando
le teorie precedenti: - Non c’è verità senza errore rettificato- . Il progresso della scienza tuttavia avanza con
difficoltà, a causa del frapporsi dei cosiddetti ostacoli epistemologici: abitudini mentali e atteggiamenti di
inerzia, pregiudizi, appartenenti sia al comune modo di pensare, sia alla stessa scienza, bloccando così le
nuove idee. Di qui l’esigenza di individuarli per saperli riconoscere ed eliminare.
Bachelard sottolinea inoltre l’importanza dell’immaginazione, la quale permette di inventare sempre nuove
ipotesi, sia l’intervento di altri fattori, come le costruzioni logiche che vanno oltre la portata circoscritta
dell’intuizione immediata, l’influsso delle idee metafisiche, politiche, religiose, l’incidenza del contesto
economico-sociale. La scienza quindi non si sviluppa in un mondo neutro e asettico, ma vive in una
dimensione concreta su cui agiscono vari fattori di condizionamento, materiali e ideali. Affinchè possa
svilupparsi all’infinito è necessario sgombrare il terreno dagli ostacoli che ne ritardano o addirittura ne
impediscono il cammino. Alla filosofia spetta il compito di intervenire contro le consuetudini mentali
consolidate, che fermano la comunicazione e la diffusione delle idee, e di favorire l’emergere di nuove teorie
elaborate dalla scienza. Tale concezione della scienza e del suo sviluppo rappresenta un punto d partenza
imprescindibile per la successione riflessione sulla scienza che avrà per protagonisti, seppur con posizioni be
n diverse, Popper con il suo metodo di falsificazione, Kuhn con la sua opera: - La struttura delle rivoluzioni
scientifiche- , Lakatos con il suo programma di ricerca e Feyerabend con l’anarchismo metodologico.

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