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Principi della Meccanica Quantistica

Modello atomico
Modello atomico: ipotesi introdotta per spiegare le leggi fondamentali della chimica

La legge delle proporzioni fisse e multiple Ad ogni elemento chimico corrisponde un tipo di atomo Effetto termoionico, effetto fotoelettrico, conduzione elettrica nei gas e metalli

Gli atomi, complessivamente neutri, devono essere composti da cariche positive e negative. Le misure di massa e della carica eseguite sulle cariche negative estratte con vari metodi e per atomi diversi, mostrano che le cariche negative sono dovute a corpuscoli tutti uguali tra loro: gli elettroni Modello di Rutherford: le cariche positive sono concentrate in un piccolo punto (il nucleo, molto pi piccolo delle dimensioni atomiche). Il volume dell'atomo prevalentemente occupato dalle cariche negative.

La crisi della fisica classica

Problema della stabilit delle dimensioni dell'atomo. Gi nel 1910 era noto che tutti gli atomi, anche di elementi diversi, avevano dimensioni dell'ordine di 10 - 8 cm (1 , 1 Angstrom). La soluzione classica dell'equazione di moto dell'elettrone attorno al nucleo fornisce una dimensione troppo piccola 10 -13 cm. Collasso per irraggiamento: noto che una carica accelerata irraggia, cio emette onde elettromagnetiche perdendo energia. L'elettrone dovrebbe perdere energia fino a cadere sul nucleo, classicamente in 10 -10 secondi. Ma molti atomi sono stabili!
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Spettro dell'atomo

Spettro d'emissione degli atomi: eccitando gli atomi di un gas (ad es con urti), essi riemettono radiazione secondo certe frequenze discrete e ben precise (righe spettrali) caratteristiche del particolare atomo e indipendenti dal trattamento che il gas ha subito. L'insieme delle frequenze costituisce lo spettro dell'atomo ed una caratteristica del tipo di atomo (idrogeno, elio, ) una specie di carta d'identit che permette di rilevare la presenza di un elemento mediante analisi spettroscopica.

La Fisica classica non riesce a spiegare le righe spettrali frequenza 4

L'effetto fotoelettrico

Anche questo fenomeno non trova spiegazione in fisica classica. L'effetto fotoelettrico consiste nell'espulsione di elettroni da parte di metalli sui quali si faccia incidere luce di breve lunghezza d'onda.

Per ogni sostanza esiste una frequenza minima o (soglia fotoelettrica) per cui l'effetto si osserva solo se la radiazione incidente ha frequenza > o. L'energia cinetica degli elettroni estratti indipendente dall'intensit della radiazione incidente, ma dipende in modo lineare dalla frequenza : EcineticaMAX = h ( o) con h > 0

Fissata la frequenza , il numero di elettroni emessi proporzionale all'intensit della radiazione incidente.

I fotoni
Secondo la fisica classica l'energia associata ad un'onda elettromagnetica monocromatica proporzionale all'intensit: l'intensit pu avere qualunque valore da 0 in su, dunque l'energia associata ad un'onda dovrebbe variare con continuit da 0 in su. Einstein, nel 1905, per spiegare le leggi dell'effetto fotoelettrico formul un'ipotesi in evidente contrasto con quanto sopra: un'onda elettromagnetica di frequenza trasporta energia in pacchetti di energia E proporzionale alla frequenza

E=h
In altri termini: l'energia associata ad un onda pu assumere solo i valori 0, h , 2h ...n h . Cio l'energia di un onda di assegnata frequenza quantizzata. Questi pacchetti di energia, o quanti, o fotoni, sono entit indivisibili. h = 6.6 x 10 -27 erg s detta costante di Plank

I fotoni
Quanto l'energia di un fotone? Dipende dalla radiazione, ovvero dalla frequenza. Ad esempio nello spettro del visibile, con radiazione di lunghezza d'onda : 4000 7000 (spettro visibile) l'energia di qualche eV (1 elettronVolt = 1.6x10-12 erg) Secondo l'ipotesi quantistica, nell'effetto fotoelettrico, l'elettrone del metallo o non assorbe energia o ne assorbe un intero quanto. Quindi se il fotone ha energia h minore dell'energia di estrazione W, nessun elettrone pu saltare fuori dal metallo (un esempio in fotografia la luce rossa, la frequenza pi bassa nel visibile, non provoca impressioni sulla lastra fotografica). La soglia minima di frequenza per cui l'effetto avvenga dunque 0 = W / h. Se poi > 0, gli elettroni fuoriescono con energia cinetica massima (massima perch nell'uscire possono perdere energia per urti)

Ecmax = h W = h ( 0 )
Anche da qui si pu effettuare la misura della costante h.

Le ipotesi di Bhor
Un atomo pu avere solo un insieme discreto di energie a partire da un energia minima: E0<E1<...<En... Queste energie sono dette livelli energetici dell'atomo e riguardano gli stati legati (negli stati non legati, o di ionizzazione, tutte le energie classicamente possibili dell'elettrone sono ammesse). Lo stato del sistema ad energia minima viene detto stato fondamentale.

Se l'atomo si trova in uno di questi stati non irraggia. L'emissione o assorbimento di radiazione elettromagnetica si ha solo nel passaggio di un atomo da uno stato di energia En ad uno con energia Em e la radiazione ha una frequenza

nm = | En - Em | / h
Se la transizione avviene da un livello di energia maggiore ad uno di energia minore si ha emissione, in caso contrario assorbimento. Lo spettro di un atomo sar dunque composto da righe, le cui frequenze sono date da tutte le possibili En ed Em.

Effetto Compton
Si faccia incidere un fascio di raggi X ( 0 < 1) su una sostanza si osserva sperimentalmente che i raggi X diffusi ad un angolo rispetto alla direzione della radiazione incidente hanno una lunghezza d'onda () > 0 dipendente solo da . () - 0 = 0.024 (1 cos )

Effetto Compton
L'effetto Compton si pu spiegare attribuendolo all'interazione tra radiazione ed elettroni interpretata come un processo d'urto tra un fotone di energia h e un elettrone libero (l'energia di legame degli elettroni trascurabile). Nell'urto elettrone-fotone energia e quantit di moto si conservano quindi, maggiore l'angolo di cui il fotone deviato, maggiore la lunghezza d'onda del fotone stesso. c = velocit della luce = 3 x 108 m/s

K0, k = quantit di moto del fotone incidente e dopo l'urto


p = quantit di moto dell'elettrone dopo l'urto

ck0 + me c2 = ck + ( me2 c4 + c2p2) k0 k= p p2 = k02 + k2 - 2k0k cos


() - 0 = (h/mec) (1 cos )

K = h /c = h/

h/mec= lungh d'onda Compton dell'elett. = circa 0.024 in accordo con l'esperienza.

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Dualit onda - corpuscolo

CONCLUSIONI: i fotoni si comportano proprio come corpuscoli cui compete energia h e impulso p=h/c. Nella teoria della relativit la relazione p=E/c caratteristica delle particelle a massa zero: i fotoni sono corpuscoli di massa zero. Anche gli elettroni, o le altre particelle elementari, possono essere descritti con comportamento ondulatorio.
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Ipotesi di De Broglie

Ad ogni particella associata un'onda. La relazione tra lunghezza d'onda e impulso p data, come per i fotoni, da = h/p. Le orbite permesse sono quelle che contengono un numero intero di lunghezze d'onda. Le onde sono entit che si possono sommare tra loro o, in altri termini, le onde interferiscono. Quindi se veramente esistono le onde di De Broglie, devono essere messe in evidenza da frange d'interferenza.

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Interferometro di Young
Un fascio di luce monocromatica incide su uno schermo opaco sul quale sono praticati due fori A e B piccoli e molto vicini. La luce, nello attraversare i fori, subisce diffrazione e su una lastra fotografica posta ad una certa distanza dallo schermo si osservano delle frange di interferenza nella zona in cui si sovrappongono le figure di diffrazione prodotte dai due fori.

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Interferometro di Young
Secondo il modello corpuscolare, un fotone o passa dal foro A (come se B fosse tappato) o da B (come se A fosse tappato). Il fotone dovrebbe dunque arrivare in tutti i punti della lastra derivanti dalla diffrazione o dal foro A o dal foro B con probabilit al 50%. Il risultato sulla lastra dovrebbe essere la somma delle diffrazioni dai due fori (*). In realt si ottiene tutt'altra immagine (*)

(*)

(*)

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Interferometro di Young
Se riduciamo l'intensit della luce fino ad avere in media un solo fotone per volta, dovremo aumentare il tempo di esposizione per vedere arrivare tanti fotoni. Alla fine per, al crescere del tempo di esposizione, la distribuzione delle macchioline gradatamente perde quell'apparente casualit e va a formare la figura di interferenza

I fotoni dunque non interferiscono tra loro, ma l'interferenza dipende dal singolo fotone, come se fosse codificata nel fotone stesso.

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Interenza fra elettroni


Le frange di interferenza si ottengono anche con elettroni, a conferma della doppia natura corpuscolare e ondulatoria delle particelle. Frange di interferenza con elettroni

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Stato di un sistema
In fisica classica lo stato di una particella ad un dato istante definito dalla posizione e dalla velocit della particella in un dato istante. Nell'esperimento di Young lo stato A (lo stato come se il foro B fosse tappato) diverso dallo stato B (come se A fosse tappato). Lo stato C definito entrambe i fori sono aperti ovviamente ancora diverso e NON E' (meno ovviamente) qualche volta A e qualche volta B, altrimenti l'intensit sulla lastra sarebbe la somma delle intensit delle due figure di diffrazione ed invece si hanno frange di interferenza tra i due fori. In altre parole come se ogni fotone passasse contemporaneamente da A e da B. Un tale stato non si ritrova in fisica classica. La natura quantistica del sistema espressa dal principio di sovrapposizione C(x,y,z,t) = A(x,y,z,t) + B(x,y,z,t)

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Dio non gioca a dadi (A. Einstein)


Se nell'esperimento di Young si pongono davanti ai fori due tubi fotomoltiplicatori (rivelatori di fotoni) essi non scattano contemporaneamente, ma qualche volta il fotone viene visto passare da A, qualche volta da B (in contrasto alla definizione di stato C misto). La misura che mette in evidenza se il fotone passa da A o B perturba lo stato del fotone al punto che non si osservano pi le frange di interferenza. Quindi: o si vedono le frange, o sappiamo da dove passato il fotone, non entrambe le cose!

Inoltre, ogni volta che viene inviato un fotone, potr scattare il rivelatore di fronte al foro A o l'altro con una probabilit al 50%. Il risultato della misura, pur conoscendo lo stato del sistema, non pu essere previsto con certezza, ma solo statisticamente. Potreste dire lo stesso del risultato del lancio di un dado, ma se conoscessimo esattamente le forze, gli attriti e la distribuzione della densit del dado, sapremmo dire anche il numero uscente. La stessa cosa non pu essere predetta per il fotone: nel caso del dado, il carattere statistico della prevedibilit eliminabile, nel caso del fotone ineliminabile, cio un fatto intrinseco.

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Il gatto di Schrdinger
In Meccanica quantistica un sistema pu trovarsi in uno stato puro oppure in miscele statistiche, cio in stati misti. Supponiamo di avere uno scatolone chiuso contenente un gatto, una fialetta di cianuro ed un dispositivo che ad un certo istante emette un fotone. Il fotone incontra uno specchio semitrasparente e se lo attraversa non succede nulla, mentre se viene riflesso innesca un processo di amplificazione che porta alla rottura della fialetta. Che ne del gatto, dopo l'emissione del fotone? Lo stato del sistema, semplificando, una sovrapposizione di |gatto vivo fiala intera> e |gatto morto fiala rotta> quindi il gatto non n vivo n morto (!!!) Ma se apro lo scatolone il gatto , ovvio, o vivo :-)) o morto :-((, quindi l'osservazione (misura) induce il sistema a portarsi in un determinato stato. In realt il gatto, anche con lo scatolone chiuso, non pu essere mezzo vivo e mezzo morto. Forse la meccanica quantistica non una teoria completa.

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Microscopio di Heisenberg
Supponiamo di avere un elettrone,di conoscerne la velocit e volerne determinare la posizione. Per osservarlo inviamo su esso una luce monocromatica di lunghezza d'onda e raccogliamo con una lente (microscopio) la luce diffusa dall'elettrone. Questa verr focalizzata su una lastra fotografica e dal punto impresso si risale alla posizione dell'elettrone. Qualunque strumento ottico ha per un potere risolutivo finito legato al diametro della lente. Quindi dalla conoscenza del punto dove arriva il fotone (punto immagine) si pu risalire alla posizione della sorgente con una certa indeterminazione.
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Principio di indeterminazione di Heisenberg


x px Il prodotto tra le incertezze tra due grandezze coniugate (ad esempio posizione e impulso) non pu essere inferiore a . Dunque, migliore la conoscenza di una grandezza, peggiore quella dell'altra. Quindi come nell'esempio dell'elettrone, non possibile determinare simultaneamente posizione e velocit di una particella. Ma essa in un determinato istante in una certa posizione e velocit definite? Il problema aperto.
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Conclusioni
La meccanica Quantistica una teoria che, pur presentando varie interpretazioni, descrive matematicamente molto bene i comportamenti delle particelle elementari. Trova infatti molte applicazioni in vari campi della Fisica (molecolare, dello stato solido, nucleare, ecc). Essa tuttavia solleva molti quesiti e paradossi al punto che alcuni fisici, nella convinzione deterministica della realt non conciliabile con la natura probabilistica della Meccanica Quantistica, pensano non sia una teoria completa. Cosa inoltre una misura? Quanto influisce sul risultato statistico l'interazione tra un sistema e lo strumento di misura? Il problema rimane aperto...

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Bibliografia
* Lezioni di Meccanica Quantistica di Luigi E. Picasso edizioni ETS

* Lezioni di Meccanica Quantistica di K. Konishi Dipartimento di Fisica Universit di Pisa

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