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Smart Grid.

Le reti elettriche di domani


Dalle rinnovabili ai veicoli elettrici
il futuro passa per le reti intelligenti
Realizzato in collaborazione con gli Esperti Soci
della Fondazione EnergyLab
a cura di Maurizio Delfanti e Andrea Silvestri
con una Premessa di Luca Lo Schiavo
Gieedizioni
GieEdizioni, Roma 2011
Fondazione EnergyLab, Milano 2011
Gestione del progetto
Silvio Bosetti
Editing
Alessandro Seregni
Segreteria di redazione
Donato Lombardi
Coordinamento editoriale
Mauro Bozzola e Alessia Guadalupi
Grafica copertina e interni
Alessandro Tonet
Stampa
Grafica Metelliana - Cava dei Tirreni (SA)
Fondazione EnergyLab
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ISBN 978-88-97342-04-5
Nessuna parte di questo libro pu essere riprodotta in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo elettronico,
meccanico o altro, senza lautorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e delleditore.
Curatori
Maurizio Delfanti Docente di Smart Grids and Regulation for Renewable Energy Sources
Dipartimento di Energia Politecnico di Milano
Andrea Silvestri Docente di Sistemi Elettrici per lEnergia
Dipartimento di Energia Politecnico di Milano
Autori
Giuseppe Buglione Assegnista
IEFE Universit Commerciale Luigi Bocconi
Massimo Bogarelli Assegnista
Dipartimento di Elettronica e Informazione Politecnico di Milano
Antonio Capone Docente di Reti Wireless
Dipartimento di Elettronica e Informazione Politecnico di Milano
Michele De Nigris Dipartimento Sviluppo Sistema Elettrico
Ricerca Sistema Elettrico, RSE
Davide Falabretti PhD student
Dipartimento di Energia Politecnico di Milano
Massimo Gallanti Direttore del Dipartimento Sviluppo Sistema Elettrico
Ricerca Sistema Elettrico, RSE
Luca Lo Schiavo Direzione Generale
Autorit per lEnergia Elettrica e il Gas
Marco Merlo Ricercatore
Dipartimento di Energia Politecnico di Milano
Valeria Olivieri PhD student
Dipartimento di Energia Politecnico di Milano
Clara Poletti Direttore IEFE
IEFE Universit Commerciale Luigi Bocconi
Mauro Pozzi Assegnista
Dipartimento di Energia Politecnico di Milano
Le competenze: gli Esperti Soci di EnergyLab
Universit Commerciale Luigi Bocconi
Universit Cattolica del Sacro Cuore
Politecnico di Milano
Universit degli Studi di Milano-Bicocca
Universit degli Studi di Milano
Ricerca Sistema Energetico, RSE
77
INDICE
PREMESSA di Luca Lo Schiavo 11
INTRODUZIONE di Maurizio Delfanti e Andrea Silvestri 17
CAPITOLO 1. Definizioni e obiettivi delle Smart Grid 23
24
24
1.2.1 I driver politici delle Smart Grid 25
1.2.2. I fattori abilitanti delle Smart Grid 26
29
1.3.1 La rete odierna 31
1.3.2 La rete di distribuzione verso le Smart Grid 33
1.3.3 Il ruolo del cliente finale nelle Smart Grid 37
38
1.4.1 Reti di trasmissione 38
1.4.2 Coordinamento tra le reti di trasmissione e di distribuzione 38
1.4.3 Servizi e funzionalit delle reti intelligenti di distribuzione 39
1.4.3.1 Nuove esigenze di integrazione 40
1.4.3.2 Migliorare lesercizio della rete 40
1.4.3.3 Sicurezza e qualit della fornitura 40
1.4.3.4 Nuovi criteri per la pianificazione degli investimenti 41
1.4.3.5 Migliorare le funzionalit del mercato e dei servizi ai clienti 41
1.4.3.6 Coinvolgimento del consumatore 42
1.4.4 Barriere allimplementazione delle Smart Grid 42
1.4.5 Indicatori prestazionali per le Smart Grid (KPI) 46
1.4.6 Tecnologie abilitanti 49
50
1.5.1 Generazione Diffusa: definizione 50
1.5.2 Generazione Diffusa: il panorama italiano 51
54
CAPITOLO 2. Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori 57
58
60
2.2.1 Gli investimenti in reti di distribuzione intelligenti 61
2.2.2 La gestione delle reti intelligenti 66
69
2.3.1 Le ragioni per una gestione attiva della domanda 70
2.3.2 La diffusione dello smart metering e il ruolo del DSO 74
75
76
2.5.1 Regole tecniche e condizioni procedurali ed economiche di connessione 76
2.5.1.1 Testo integrato delle connessioni attive TICA 78
2.5.1.2 Regole Tecniche di Connessione 80
8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
2.5.2 Smart metering e prezzi differenziati 80
2.5.3 Veicoli elettrici 81
2.5.4 La Delibera 39/10: incentivi per le Smart Grid 81
85
CAPITOLO 3. La Generazione Diffusa come driver per le reti attive
(focus sul panorama italiano) 87
88
89
3.2.1 Costi di incentivazione 89
3.2.2 Costi per il mantenimento di una adeguata capacit di tipo programmabile 91
3.2.3 Costi per lincremento del margine di riserva rotante 92
3.2.4 Costi per lo sbilanciamento 92
93
3.3.1 Reti di distribuzione MT 93
3.3.1.1 Variazioni rapide di tensione 95
3.3.1.2 Variazioni lente di tensione 95
3.3.1.3 Portate a regime e limiti di transito 98
3.3.1.4 Campione di reti impiegato 99
3.3.1.5 Analisi complessiva dei vincoli tecnici nodali 101
3.3.1.6 Incremento delle correnti di cortocircuito 102
3.3.1.7 Protezioni da cortocircuito e limiti associati 104
3.3.1.8 Inversione di flusso 106
3.3.1.9 Isola indesiderata 108
3.3.2 Analisi semplificata delle reti BT 109
3.3.2.1 Metodologia di calcolo: Hosting Capacity sulla rete BT 110
3.3.2.2 Campione ridotto di reti BT 111
3.3.2.3 Risultati su campione ridotto di reti BT 115
117
3.4.1 Protezioni di interfaccia 118
3.4.2 Studio su una rete tipo 120
3.4.3 Possibili evoluzioni del SPI (gi previste sul sistema italiano) 121
123
CAPITOLO 4. Le reti di comunicazione per le Smart Grid 125
126
128
4.2.1 Architettura delle reti di comunicazione 128
4.2.2 Tecnologie di comunicazioni 129
4.2.2.1 Home Area Network (HAN) 129
4.2.2.2 Neighborhood Area Network (NAN) 134
4.2.2.3 Metropolitan Area Network (MAN) 134
4.2.2.4 Wide Area Network (WAN) 137
137
4.3.1 Requisiti prestazionali 138
4.3.2 Protocolli di controllo e gestione 139
142
4.4.1 Sviluppo dello smart metering 142
4.4.2 Comunicazione Wired 142
8
9
Indice
9
4.4.3 Comunicazione Wireless 143
4.4.4 Protocolli per la comunicazione 143
4.4.4.1 DLMS/COSEM 144
4.4.4.2 PRIME 145
4.4.4.3 G3-PLC 146
4.4.5 Smart metering in Italia 148
4.4.5.1 Meters and More 150
152
CAPITOLO 5. Realizzazioni in corso 155
156
157
5.2.1 Iniziative in America del Nord 159
5.2.2 Iniziative in America Latina 160
5.2.3 Iniziative in Oceania e in Asia 162
163
5.3.1 Progetti finanziati dalla Commissione Europea 168
5.3.2 Progetti finanziati a livello nazionale 176
5.3.3 Il panorama italiano 182
186
CAPITOLO 6. Unesperienza dimostrativa in Lombardia:
il progetto Milano Wi-Power 189
190
192
6.2.1 Partner del progetto 194
6.2.2 Caratteristiche dei siti della sperimentazione 196
6.2.3 Cronistoria del progetto 197
199
201
6.4.1 DSL (Digital Subscriber Line) 201
6.4.2 PLC (Power Line Carrier) 201
6.4.3 Wi-Fi e WiMAX 201
6.4.4 Fibra ottica 202
202
6.5.1 Sviluppi proposti 202
6.5.2 Lo Standard IEC 61850 Caratteristiche e implementazione 203
6.5.3 Segnali inviati 205
6.5.3.1 Intertrip 206
6.5.3.2 Messaggi ulteriori 206
6.5.3.3 Presenza rete 206
207
6.6.1 Esperienza di comunicazione tramite protocolli proprietari 207
6.6.1.1 Rete pubblica cablata 207
6.6.1.2 Wi-Fi e ulteriori test con rete cablata 208
6.6.2 Esperienza di comunicazione tramite protocollo IEC 61850 209
6.6.2.1 Sperimentazione tramite tecnologia WiMAX 210
1 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
211
6.7.1 Architettura generale del sistema 211
6.7.2 Il sistema di telecomunicazione 214
6.7.3 Funzioni implementate 215
6.7.3.1 Telescatto con logica Fail-Safe 215
6.7.3.2 Regolazione della tensione tramite la Generazione Diffusa 216
6.7.3.3 Limitazione/regolazione in emergenza della potenza attiva 216
6.7.3.4 Monitoraggio delle iniezioni da Generazione Diffusa nella prospettiva
di un dispacciamento locale e per fornire dati differenziati a TERNA 216
6.7.3.5 Gestione attiva del lato AT di Cabina Primaria 217
6.7.4 Benefici attesi sulla rete 217
218
ABBREVIAZIONI e SIGLE 219
Premessa
Una tempesta di innovazione
per lintero sistema elettrico
di Luca Lo Schiavo*
Gli obiettivi europei di aumento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, di incre-
mento dellefficienza energetica e di riduzione delle emissioni di gas climalteranti il cosiddetto
pacchetto 20-20-20 al 2020 comportano, per essere effettivamente raggiunti, un cambiamento
molto significativo per le reti elettriche europee in generale e italiane in particolari, come questa
pubblicazione dimostra ampiamente.
E non basta: alle modifiche di network design and management necessarie per consentire uno svi-
luppo della Generazione Diffusa adeguato a raggiungere gli obiettivi della direttiva europea sul
cambiamento climatico, si sommano gli effetti degli obiettivi fissati dalla direttiva sul mercato in-
terno dellenergia elettrica facente parte del cosiddetto terzo pacchetto energia che indica a
tutti i Paesi europei lo sviluppo smart metering come strada necessaria, una volta compiuta una
analisi costi/benefici, per allargare a tutti i clienti i benefici della liberalizzazione.
E non basta ancora: in prospettiva, stanno per arrivare nelle reti di distribuzione commerciale
delle principali marche automobilistiche i veicoli elettrici plug-in, che comporteranno nuovi carichi
per la rete, al momento piuttosto imprevedibili quanto al profilo di potenza assorbita, ma relati-
vamente limitati circa il complessivo fabbisogno energetico, e comunque efficienti in termini di
energia primaria complessivamente utilizzata per la mobilit individuale rispetto ai tradizionali vei-
coli con motori endotermici.
Sviluppo della Generazione Diffusa e conseguente sua integrazione non solo nelle reti di distribu-
zione ma anche nel mercato dellenergia elettrica, a dispetto del marchio di fonti considerate tra-
dizionalmente non programmabili, grazie allo sviluppo di tecnologie e modelli di previsione;
diffusione a livello europeo dello smart metering (un punto su cui lItalia detiene un primato mon-
diale) e sue opportunit per i clienti finali e per nuovi soggetti di mercato come gli aggregatori della
domanda in grado di commercializzare servizi di demand response; in un futuro ormai prossimo,
veicoli elettrici guidati da consumatori elettrici mobili, dotati di libert di scelta del proprio forni-
tore come i pi tradizionali consumatori elettrici fissi ma portatori di un bisogno nuovo, laccesso
a infrastrutture di ricarica non solo in luoghi privati come i garage presso le abitazioni delle fami-
glie e le sedi delle imprese ma anche in luoghi pubblici o quanto meno in luoghi aperti al pubblico:
le sfide per le reti elettriche del futuro sono davvero imponenti, tanto che un recente studio con-
1 1
* Autorit per lEnergia Elettrica e il Gas, Direzione Generale. Le opinioni contenute in questo contributo sono espresse a
titolo personale e non coinvolgono n impegnano in alcun modo listituzione di appartenenza.
dotto in Gran Bretagna per conto del regolatore OFGEM (progetto LENS Long-term Electricity
Network Scenarios) qualifica come senza precedenti (unprecedented) il livello di innovazione
che i sistemi elettrici dovranno presto affrontare e in parte stanno gi sperimentando.
In questa fase di potente e in parte imprevedibile innovazione, sar essenziale il ruolo delle auto-
rit di regolazione, non solo per fornire i corretti stimoli agli investimenti sulle Smart Grid, ma anche
come viene correttamente suggerito nel capitolo di questo studio dedicato alla regolazione per
aggiustare tutti quei gangli delle regolazione che hanno a che fare con questa vera e propria tem-
pesta di innovazione da cui verr presto attraversato lintero sistema elettrico. Sotto questo pro-
filo, si potrebbe persino sostenere che Smart Grid rischia di essere un brand fuorviante, giacch ci
che serve non sono (solo) reti intelligenti, ma (anche e soprattutto) utenti della rete in grado di
sfruttare le opportunit dellinnovazione tecnologica, adeguando i propri impianti di produzione e
di consumo. Insomma, la tempesta perfetta di innovazione non si limita alle Smart Grid, ma punta
diritta al cuore del sistema elettrico, per cui sarebbe pi corretto parlare di smart power system.
certo che il ruolo di tecnologia abilitante per il nuovo smart power system sar svolto dallICT e
che altrettanto importanti saranno gli sviluppi della normazione tecnica, non tanto e non solo nel
tradizionale settore dellelettrotecnica curato a livello europeo dal Cenelec ma anche, e in misura
pi determinante per il successo del cambiamento in corso, nelle applicazioni di comunicazione per
guidare la definizione di soluzioni tecnologiche di tipo aperto e non proprietario, basate su proto-
colli standard, in maniera tale da lasciare la massima libert di azione al mercato, e anche da mi-
nimizzare i costi e le complessit tecnologiche cui lutenza della rete intelligente deve fare fronte.
opportuno a questo scopo chiarire che la transizione verso lo smart power system travalica am-
piamente la fase di automazione delle reti, avviata nellultimo decennio in Italia dalle imprese di
distribuzione per effetto della spinta data dalla regolazione incentivante della qualit del servizio;
tale fase giunta per alcuni aspetti a soluzioni molto avanzate, a partire dal telecontrollo secon-
dario diffuso sulle reti di media tensione fino alla ricerca automatica e selezione del tronco inte-
ressato dal guasto. Se il problema fosse solo quello dellautomazione di rete, protocolli proprietari
di comunicazione (come quelli adottati sinora dalle maggiori imprese di distribuzioni) continuereb-
bero a essere accettabili, dal momento che tale applicazione non richiede alcuna interazione con
gli utenti della rete attivi e passivi.
Ma i reali benefici della sovrapposizione di uno strato ICT a un sistema elettrico si ottengono solo
se anche gli utenti, sia quelli che immettono potenza sia quelli che la prelevano, vengono inter-
connessi a questo strato ICT e sono in grado di modificare i propri comportamenti in relazione a
opportuni segnali, sia economici (legati al mercato) sia tecnici (legati al buon funzionamento della
rete di distribuzione e, pi in ampio, a un migliore governo del complessivo sistema elettrico). Il
coinvolgimento degli utenti della rete per sfruttare al massimo le potenzialit derivanti dalla smar-
tizzazione , dunque, la ragione evidente per cui non pi possibile utilizzare protocolli proprie-
tari, come nel caso dellautomazione di rete, ma necessario utilizzare protocolli aperti che gli
utenti della rete siano in grado di adottare sui propri dispositivi di interfaccia verso il distributore
con il minimo costo.
compito anche del regolatore energetico assicurare che, da una parte, non vi siano comporta-
menti o disposizioni dei gestori di rete che impongano complicazioni o costi non strettamente ne-
cessari agli utenti della rete e che, dallaltra, gli utenti della rete osservino le prescrizioni tecniche
necessarie per il corretto funzionamento della rete. Richiamo a questo proposito il lavoro che lAu-
1 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
torit per lEnergia Elettrica e il Gas ha fatto negli ultimi anni per eliminare la variet di prescri-
zioni tecniche dei diversi distributori erano note, in particolare, le norme della serie DK di Enel
distribuzione e sostituirle con ununica Regola tecnica di connessione, definita dallorganismo di
regolazione sulla base del lavoro tecnico compiuto dallorganismo nazionale di standardizzazione
(CEI Comitato Elettrotecnico Italiano) in collaborazione con gli uffici del regolatore e con tecnici
indipendenti (Norma CEI 0-16). Questo disegno stato completato per le reti di distribuzione di
Alta e Media Tensione, mentre ancora in corso ma dovrebbe essere completato a brevissimo,
di certo entro il 2011 per le reti di Bassa Tensione, sulle quali ormai al termine il lavoro con-
dotto dal CEI su richiesta dellAutorit (la nuova norma per la BT si dovrebbe chiamare CEI 0-21).
A proposito della necessit di apertura dei protocolli di comunicazione nelle Smart Grid, allo scopo
appunto di non generare costi evitabili per gli utenti della rete, da sottolineare che, tra i requi-
siti considerati necessari per laccesso alle incentivazione previste dalla delibera dellAutorit
ARG/elt 39/10 per progetti sperimentali di Smart Grid, vi proprio quello del ricorso a protocolli
di comunicazione di pubblico dominio. Anche se lesperienza in corso in Italia di stimolo a progetti
dimostrativi di Smart Grid per effetto di questa delibera ampiamente descritta in questo volume,
pu essere opportuno richiamare alcuni motivi che hanno condotto lAutorit ad avviare queste
sperimentazioni.
In primo luogo, necessario richiamare il fatto che a partire dal 2004, cio immediatamente dopo
il grave blackout che ha interessato il sistema elettrico italiano nel settembre 2003, lAutorit ha
introdotto progressivamente una serie di incentivi allo sviluppo degli investimenti strategici (estesi
successivamente anche alle reti gas). Nel II periodo regolatorio delle reti elettriche (2004-2007)
tali incentivi che prendono la forma di un aumento del tasso di remunerazione del capitale in-
vestito (WACC, Weighted average cost of capital) sono stati inizialmente limitati agli investimenti
previsti dal Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale (RTN), ma dal III periodo rego-
latorio (2008-2011) essi sono stati estesi anche ad alcuni investimenti particolari sulle reti di di-
stribuzione, tra cui le sperimentazioni di reti attive. Lidea di fondo che alcuni investimenti non
sono adeguatamente promossi dagli incentivi output-based relativi ai parametri di qualit del ser-
vizio (SAIDI e SAIFI+MAIFI), e tuttavia meritano attenzione in quanto il loro mancato sviluppo po-
trebbe ostacolare linnovazione o danneggiare i consumatori.
In secondo luogo, ormai un punto di vista consolidato che i sistemi elettrici debbano evolvere
nella direzione di una gestione di tipo attivo. Questa evoluzione necessaria per unaampia serie
di scopi, tra i quali, in ordine di urgenza:
maggiori possibilit di connettere unit di Generazione Diffusa, garantendo un migliore contri-
buto (oggi assente o negativo) delle predette unit di Generazione Diffusa alla sicurezza del
complessivo sistema elettrico;
introduzione di modalit di controllo del carico da parte del sistema;
introduzione di maggiori possibilit per i clienti finali (in prospettiva, anche mobili) di parteci-
pare al mercato elettrico mediante opportuni segnali di prezzo.
Tutte queste finalit sono raggiungibili soltanto mediante la presenza di opportuni sistemi di co-
municazione che completino le attuali reti elettriche. In maniera molto semplificativa, si pu de-
scrivere questa evoluzione dicendo che le reti di distribuzione devono assomigliare, in qualche
modo, alle reti di trasmissione. Queste ultime, in Italia ormai da molti anni, sono completamente
1 3
Premessa
controllate e automatizzate, nonch dotate di sistemi di comunicazione in grado di scambiare op-
portuni segnali con gli utenti delle reti medesime.
La necessaria progressivit di azione ha condotto a focalizzare (gi dal 2007, con la delibera
348/07) lattenzione sulle reti attive di media tensione: tale attenzione si poi espressa nel vin-
colo, fissato dalla delibera dellAutorit ARG/elt 39/10, di circoscrivere i progetti dimostrativi a reti
di distribuzione MT in cui si verifica per almeno l1% del tempo annuo linversione di flusso di po-
tenza, dalla Media allAlta Tensione, per esubero della potenza immessa da Generazione Diffusa
rispetto al carico in quella frazione del tempo. La focalizzazione sui problemi derivanti dallinver-
sione di flusso con lattuale sistema di protezioni trova le sue radici, a sua volta, negli studi com-
missionati dallAutorit al Politecnico di Milano tra il 2006 e il 2008 e i cui risultati sono stati
pubblicati come allegato B alla delibera ARG/elt 25/09 (al Capitolo 3 del presente volume si forni-
sce una spiegazione dettagliata di questi risultati di ricerca, e della loro parziale estensione alla BT,
come illustrato anche nellAllegato alla Delibera ARG/elt 223/10).
In sostanza, lidea stata quella di affrontare criticit gi in parte manifeste selezionando progetti
dimostrativi di smartizzazione delle reti di distribuzione in Media Tensione l dove la penetrazione
della Generazione Diffusa ha gi raggiunto livelli di criticit che richiedono nuove modalit e nuove
tecnologie per la gestione attiva della reti, e di fare questo con un adeguato coinvolgimento
degli utenti delle reti (e, come gi detto, limitando per quanto possibile i costi di adeguamento degli
impianti degli utenti attivi e passivi grazie alluso di protocolli standard e non proprietari di comu-
nicazione). importante sottolineare che questi progetti dimostrativi, pur essendo di dimensioni
limitate, si muovono nella stessa direzione perseguita dalla Commissione Europea con la recente
iniziativa industriale EEGI (European Electricity Grid Initiative) messa a punto dalla DG Ricerca
nellambito del SET-Plan (Strategic Energy Technology Plan): passare da una fase, ormai abba-
stanza consolidata, di progetti di ricerca sviluppati in laboratorio (a livello di impianti di test faci-
lity) a una fase nuova, certamente pi critica, di sperimentazione in campo, con clienti veri,
impianti veri, tensioni vere come indicato anche dal Position Paper dellassociazione europea dei
regolatori (ERGEG, European Regulatory Group for Electricity and Gas) pubblicato a luglio 2010 e
spesso richiamato nel presente volume.
Allinterno di questa pubblicazione si richiama anche il motivo che ha spinto lAutorit a inserire il
riferimento alla Media Tensione (MT: 1-35 kV) come requisito essenziale dei progetti dimostrativi
di Smart Grid da selezionare per lammissione al regime di incentivazione specifica tramite un au-
mento del WACC del 2% per 12 anni. Sulle reti MT, infatti, vengono generati i dellenergia rin-
novabile prodotta in Italia. Il problema dellintegrazione di quantit massicce di potenza di
generazione alimentata da fonti rinnovabili e quindi soggetta a profili di immissione intermit-
tenti, che possono indurre eccessive variazioni di tensione lungo le linee si pone quindi preva-
lentemente sulle reti di Media Tensione. Viceversa, sulle reti di Alta Tensione (almeno a livello
nazionale) sono gi disponibili tecnologie di controllo remoto degli impianti di produzione: i pro-
blemi presenti in alcune parti dItalia sulle reti AT vanno ricondotti pi che altro al dimensiona-
mento della rete piuttosto che alla sua smartizzazione.
In una prospettiva di pi lungo periodo, necessario estendere lazione alle reti BT, cui sono con-
nessi utenti con numerosit di diversi ordini di grandezza superiore. Su queste reti, la questione
fondamentale in Italia quella di valorizzare al meglio gli investimenti gi realizzati per lo smart
1 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
metering. A questo proposito lAutorit ha introdotto lobbligo di prezzi biorari dellenergia per
tutta lutenza, inclusa lutenza domestica dall1 luglio 2010 e con una gradualit che si esaurir alla
fine del 2011. Si tratta probabilmente del maggior esperimento di prezzi differenziati su base Time-
of-use a livello planetario, i cui effetti lAutorit intende seguire con attenzione grazie anche al con-
tributo della Ricerca di sistema. Lo scopo quello di introdurre prezzi riflessivi dei costi
(cost-reflectivity) per lutilizzo dellenergia elettrica, in modo da fornire ai clienti e, indiretta-
mente, ai costruttori di apparecchiature elettriche i segnali economici del valore delle scelte di
consumo.
Il sistema italiano di smart metering costituisce lunica applicazione su scala 30 milioni esistente
al mondo, ed proprio la caratteristica di esperienza in campo su vasta scala che ci viene invidiata
allestero. Grande interesse suscitano, ad esempio, le decisioni regolatorie di passaggio al regime
di prezzo biorario obbligatorio per i clienti del regime di universal supply (servizio di maggior tu-
tela) o di utilizzo delle capabilities dei contatori elettronici per la somministrazione di un servizio
minimo vitale anche in presenza di sofferenze nei pagamenti da parte di consumatori domestici
di energia elettrica (gestione della morosit). LAutorit ha intrapreso la strada di estrarre il mag-
gior valore possibile dallinvestimento nei contatori elettronici: tale investimento viene ripagato, da
una parte, con ladeguamento della parte in conto capitale delle tariffe; ma ha gi consentito, dal-
laltra, linasprimento del fattore di efficienza (X-factor) che guida la riduzione dei costi operativi
delle imprese di distribuzione secondo la logica del price-cap, introdotta in Italia dalla legge isti-
tutiva dellAutorit per lenergia (Legge n. 481/95).
Certo, chi disegnasse oggi un sistema di smart metering potrebbe adottare scelte diverse da quelle
che vennero prese pi di 10 anni orsono in Italia. La configurazione del sistema di telegestione at-
tualmente in campo non ammette un vero controllo real-time degli oggetti end-point, che del
resto non nemmeno necessario per gli obiettivi che indirizzarono, potremmo dire ormai sul fi-
nire del secolo scorso, la decisione di sviluppare la telegestione dei contatori. Tali obiettivi erano
principalmente: la lettura a distanza dei consumi, sia in ciclo periodico che on demand per opera-
zioni spot, come pu essere lo switch tra un fornitore e laltro; la gestione remota delle operazioni
di attivazione, disattivazione e variazione del set-point di massima potenza disponibile sul limita-
tore. In una visione prospettica, con un collegamento tra il contatore elettronico e internet, per
esempio, si potrebbero realizzare servizi quasi real-time che oggi non sono consentiti. quindi cor-
retto, da una parte, riconoscere la visione di futuro di chi ha scommesso sulla introduzione dei con-
tatori telegestiti; e dallaltra, iniziare a lavorare per la seconda generazione di contatori (lAutorit
ha fissato in 15 anni la vita utile tecnico-economica dei contatori elettronici, e siamo ormai oltre
la met di questo periodo), individuando nuovi servizi di cui possano beneficiare gli utenti e deri-
vando da questi le nuove caratteristiche tecniche necessarie (secondo un modello che richiama la
metodologia del Quality Function Deployment).
Limpulso che stato dato dalla Commissione Europea alla diffusione dei sistemi di smart mete-
ring nei Paesi membri dellUnione, sia con le norme contenute nel cosiddetto III pacchetto ener-
gia sia con lemissione del Mandato M/441 agli organismi europei di standardizzazione
(CEN/CENELEC/ETSI), ha provocato recentemente un importante cambiamento nel senso del-
lapertura dei protocolli di comunicazione: la costituzione del consorzio Meters and More, che ha
permesso la disclosure del protocollo di comunicazione utilizzato nelle principali esperienze euro-
1 5
Premessa
pee di telegestione dei contatori di Bassa Tensione (Italia, con Enel distribuzione, e Spagna con
Endesa). La disponibilit di questo protocollo in forma pubblica costituir un importante passag-
gio verso le possibilit di home and building automation che sono alla base anche del risparmio
energetico negli usi residenziali dellenergia elettrica (come dimostrano anche le migliori espe-
rienze in particolare degli Stati Uniti).
Generazione Diffusa e smart metering sono due aspetti essenziali dellevoluzione delle reti elettri-
che verso le Smart Grid: ma questa evoluzione avr intersezioni anche con altre tematiche, che il
presente volume tratta solo parzialmente, essendo oggetto di altre iniziative parallele e gi in
corso della Fondazione EnergyLab, come lefficienza energetica negli usi finali, e in particolare
lelettrificazione del trasporto individuale.
Il futuro che ci aspetta un futuro con pi elettricit e meno energia primaria. Soprattutto lelet-
trificazione dei trasporti individuali (su gomma, quindi) comporter, nei prossimi decenni, un mu-
tamento delle logiche di consumo dellenergia che assumer probabilmente contorni da mutamento
di paradigma. Gli studi sulle nanotecnologie potrebbero portare a risultati industriali sui sistemi di
accumulo dellenergia tali da far mutare completamente, nellarco di alcuni decenni, la composi-
zione del parco di autoveicoli. Laumento, da una parte, della capacit delle batterie a bordo dei
veicoli, mantenendo elevate prestazioni e ridotte dimensioni, e la riduzione, dallaltra, dei tempi
di ricarica a tempi compatibili con una breve attesa a una stazione di rifornimento elettrico (senza
quindi la necessit di coniugare la ricarica con la sosta del veicolo, ma solo con una fermata),
saranno i due fattori su cui si misurer la velocit della rivoluzione della mobilit elettrica.
La prospettiva entro cui inquadrare correttamente la tempesta di innovazione che sta per arri-
vare sul settore elettrico , dunque, pi generale: non riguarda solo le reti elettriche in senso
stretto, ma investe lintero sistema, comprendendo gli usi finali dellenergia, inclusi quelli oggi non
praticati se non in modo assolutamente trascurabile, come la mobilit elettrica (individuale e com-
merciale).
auspicabile (ed compito del regolatore) che il traguardo finale di un simile processo, che si ar-
ticoler su un orizzonte temporale molto esteso, veda sempre al centro lutente finale del sistema.
La necessit di un approccio centrato sullutente (user-centric) stato del resto il principale mes-
saggio metodologico del documento di consultazione dellassociazione europea dei regolatori del-
lenergia ERGEG sul tema delle Smart Grid pubblicato alla fine del 2009. Tale approccio deve
rimanere un caposaldo non solo dellazione delle autorit indipendenti di regolazione dellenergia
dei diversi Stati membri dellUnione Europea, ma anche degli operatori di rete che pianificano gli
investimenti e dei diversi attori di mercato che grazie a una rete pi aperta, pi efficace nel for-
nire servizi, pi dotata di tecnologia intelligente possono ottenere benefici economici e ambien-
tali superiori ai costi, senza dubbio notevoli, che sono necessari per affrontare la tempesta di
innovazione con il giusto mix di visione del futuro e di responsabilit per il servizio attuale.
1 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
1 7
Introduzione
di Maurizio Delfanti e Andrea Silvestri
Dopo la rivoluzione che ha portato dalle utility verticalmente integrate alla gestione secondo mo-
delli di mercato, i sistemi elettrici della maggior parte dei Paesi, europei e non solo, stanno ora at-
traversando una nuova fase di transizione: si assiste a un ripensamento delle modalit di gestione
delle reti, soprattutto di distribuzione, che devono passare da passive ad attive. Questa dire-
zione di evoluzione (con risvolti pi tecnici della precedente) identificata, a livello internazio-
nale, con il termine Smart Grid, sottintendendo strutture e modalit operative fortemente
innovative che, oltre a mantenere un elevato livello di sicurezza e affidabilit dellintero sistema,
siano anche in grado di far fronte ai numerosi problemi legati alla gestione della Generazione Dif-
fusa, alle possibilit di controllo del carico, alla promozione della efficienza energetica e a un mag-
giore coinvolgimento degli utenti finali attivi e passivi, anche con riferimento al mercato elettrico.
Questa trasformazione, che coinvolge lintero sistema elettrico, non sembra avere una forma de-
finita n un confine preciso: adesso non basta pi solo soddisfare la crescente domanda di ener-
gia elettrica (che da sempre stato il principale, se non lunico, obiettivo delle reti elettriche):
bisogna rispondere a nuove esigenze non racchiuse, e soprattutto non risolvibili, allinterno del solo
mondo elettrico, che dovr quindi incrociarsi con altre realt come, prima fra tutte, il mondo
dellICT (Information and Communication Technology).
La sfida, quindi, imponente ed ormai gi iniziata; ma le idee sono ancora un po confuse, e
non solo in relazione agli aspetti pi tecnici o di dettaglio. Infatti, sebbene le Smart Grid siano da
qualche anno al centro del dibattito sui sistemi elettrici, difficile ad oggi individuare anche sol-
tanto una definizione univoca e codificata, mentre sembra pi facile porre di volta in volta laccento
su di un punto specifico, a seconda del contesto, con il rischio, appunto, di ingenerare confusione.
Il risultato un diffuso approccio fideistico: tramite le Smart Grid, buone per ogni contesto nazio-
nale (dai pi avanzati, come in alcuni Paesi dEuropa, a quelli in via di sviluppo), e da applicare in-
distintamente (dalle reti di trasmissione alle reti di bassa tensione), sar possibile risolvere ogni
problema del settore elettrico, dalla poca efficienza dei mercati al miglioramento della qualit del
servizio per lutenza finale, dando ovviamente il giusto ruolo alla ricerca.
Il presente volume di EnergyLab nasce con lintento di fornire una visione pi concreta e pi tec-
nica dellevoluzione in corso e delle reali cause sottese, con lovvio rischio (che corriamo delibera-
tamente) di una visione parziale del problema. Per farlo necessario stringere lattenzione dal
contesto internazionale a quello europeo, fino al caso italiano e regionale; ma serve anche inqua-
drare le diverse problematiche coinvolte in successivi orizzonti temporali, evitando di gettare lo
sguardo troppo in l ( davvero urgente, per chi si occupa oggi di sistemi elettrici, immaginare con
tanta passione quello che accadr nel 2050?).
Inizialmente lo studio concentra quindi lattenzione sul panorama europeo: in questambito in-
dubbio che le cause prime alla base della rivoluzione in corso sono da rinvenire nello sviluppo
della Generazione Diffusa: serve subito connettere le unit GD, garantendo un reale apporto (oggi
di fatto nullo o negativo) alla sicurezza del complessivo sistema elettrico e alla gestione e al con-
trollo delle reti di distribuzione. La Generazione Diffusa infatti lunica via possibile per centrare i
traguardi di aumento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e di riduzione delle
emissioni di gas climalteranti, parte del cosiddetto pacchetto 20-20-20 al 2020. Questa lettura
suffragata anche da unimportante iniziativa promossa dalla Commissione Europea, il Bando
NER300, che definisce (inter alia) i criteri e le misure per il finanziamento di tre progetti dimostra-
tivi per la gestione delle energie rinnovabili decentralizzate (Smart Grid). Secondo tale bando, lau-
mento e lo sviluppo delle fonti rinnovabili connesse alla rete rappresentano il principale beneficio
atteso dalle Smart Grid. In altre parole, le Smart Grid sono indispensabili per abilitare limmissione
o meglio, la reale integrazione di Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) nella filiera elettrica.
Anche a livello nazionale, recenti provvedimenti regolatori (sia dellAutorit che dei Ministeri com-
petenti) hanno confermato questo legame: le Smart Grid in Italia si svilupperanno in stretto rap-
porto con la Generazione Diffusa.
Ma i traguardi europei al 2020 impongono anche un coinvolgimento attivo degli utenti finali delle
reti energetiche: pi in prospettiva, serve quindi anche introdurre maggiori possibilit per i clienti
finali (domani magari anche mobili, in quanto possessori di veicoli elettrici) di aderire a segnali
di prezzo/mercato (demand response), ad esempio attraverso limplementazione di contatori in-
telligenti (smart meter, cui pure dedicato ampio spazio in questa pubblicazione).
La trattazione si stringe poi al contesto nazionale; ma non certo una scelta riduttiva, in quanto il
nostro Paese si trova in una posizione di assoluta avanguardia. Questo accade grazie agli investimenti
fatti a suo tempo dalle utility si pensi al progetto Telegestore, unica applicazione al mondo su cos
vasta scala, pionieristicamente concepito da Enel; ma anche al complessivo sviluppo e concezione
della rete di trasmissione, oggi unificata nella propriet di Terna; ma anche (e, in prospettiva, so-
prattutto) grazie alle coraggiose politiche di regolazione messe in campo dai policy maker. Smart me-
tering diffuso su scala reale e rete di trasmissione moderna (che si potrebbe definire gi smart)
sono, secondo chi scrive, le principali divaricazioni del caso italiano dal contesto europeo: basandosi
su tali premesse, possibile affermare che in Italia il principale driver nella direzione delle reti attive
costituito, oggi, dallapporto massiccio di Generazione Diffusa sulle reti di distribuzione.
Ma quali sono i nodi critici per il nostro Paese, e con quali priorit e orizzonti temporali si scelto,
finora, di affrontarli? Ancora sulla base delle specificit citate prima, il volume ha tratto dal per-
corso tracciato dallAutorit di regolazione pi di qualche indicazione utile. Come la Premessa di
Luca Lo Schiavo ha ben spiegato, lattenzione stata dapprima focalizzata sui problemi derivanti
dalla massiccia presenza di Generazione Diffusa sulle reti di distribuzione, soprattutto in Media
Tensione (MT). La Generazione Diffusa sulle reti di media (e bassa) tensione comporta notevoli
criticit, principalmente legate allinversione di flusso e alle performance degli attuali sistemi di pro-
tezione che equipaggiano le utenze attive. La successiva Delibera ARG/elt 39/10 ha tracciato una
possibile evoluzione delle reti di distribuzione, in particolare di quelle che presentano una notevole
quantit di Generazione Diffusa (inversione di flusso nell1% delle ore di funzionamento annue),
verso una modalit attiva.
Proseguendo questo percorso logico, una volta limitata lattenzione al nostro Paese (esempio non
banale rispetto a qualsiasi altro contesto) e stretto lorizzonte temporale a pochi anni, stato pos-
sibile delineare nel presente studio (frutto della collaborazione di esperti del settore) una qualche
traiettoria di evoluzione per le Smart Grid.
1 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Ed ecco dichiarato, quindi, lobiettivo principale di questo volume: indagare e tratteggiare, in modo
concreto e definito, la prospettiva di evoluzione tutta italiana delle Smart Grid: a livello di ricerca,
individuando i problemi e le possibili soluzioni di natura tecnica e regolatoria; ma anche a livello
pi operativo, descrivendo i progetti pilota in corso e i relativi benefici attesi.
In linea con quanto appena detto, la successione dei sei capitoli di cui il libro si compone (e la strut-
tura con cui sono trattati) pu essere vista secondo una duplice lettura:
in relazione al contesto geografico (da internazionale/europeo a nazionale, fino al dettaglio di
un esperimento in corso in Regione Lombardia, a Milano);
in relazione alle prospettive temporali (dalle evoluzioni di lungo periodo alla traiettoria nazio-
nale dei prossimi anni, fino ai dispiegamenti in campo appena partiti).
In questa chiave di lettura il Capitolo 1, introduttivo allintero studio, illustra gli aspetti fondamen-
tali delle Smart Grid; dopo aver elencato i motivi che ne incoraggiano limplementazione nei sistemi
elettrici dei diversi Paesi, europei e non solo, fornita una definizione capace di descriverne effi-
cacemente peculiarit e obiettivi, anche su orizzonti temporali molto lunghi. Questi obiettivi sono
poi tradotti nelle funzioni abilitate dalle Smart Grid: sono descritti i servizi, le soluzioni e le infra-
strutture di supporto, ma anche i principali attori della rivoluzione in corso, dai fornitori dei servizi
ai soggetti che, sperabilmente, ne sono beneficiari. Affinch le nuove tecnologie implementate (in
particolare nel campo dellICT) permettano di superare le attuali limitazioni e rendano possibile un
reale e significativo sviluppo delle Smart Grid, mantenendo alto il livello di sicurezza e affidabilit
dellintero sistema, necessaria una parallela evoluzione del quadro regolatorio (con ricadute es-
senzialmente nazionali) e del quadro normativo (di natura tecnica, con ricadute sia nazionali sia
internazionali).
In relazione alla modifica del quadro regolatorio, il Capitolo 2 indaga il panorama nazionale e in-
ternazionale, per individuare le aree non coperte da alcuna disposizione/regolamentazione e quelle
coperte da regole, norme e disposizioni che potrebbero risultare non pi valide in un contesto di
rete di distribuzione (specialmente MT) che evolve verso una Smart Grid. necessario analizzare,
infatti, tutte quelle condizioni di sistema che si devono realizzare affinch linvestimento in tecno-
logie smart possa effettivamente dispiegare tutte le proprie potenzialit, valutando le condizioni
per una gestione smart in primo luogo dellofferta e successivamente della domanda di energia
elettrica a livello di mercato, di compravendita dellenergia e di gestione del servizio di dispaccia-
mento, con particolare riferimento al ruolo che le imprese di distribuzione dovranno assumere nel
futuro, e con attenzione al contesto nazionale, fornendo una specifica trattazione del quadro re-
golatorio italiano relativo alla Generazione Diffusa e agli incentivi previsti a sostegno di progetti
pilota sulle reti attive.
Sempre in relazione al contesto nazionale, ma con riferimento alla modifica del quadro tecnico-
normativo, il Capitolo 3 descrive in modo approfondito limpatto della Generazione Diffusa sul
complessivo sistema elettrico, e in particolare sulle reti di distribuzione italiane. Infatti, sebbene
gli incentivi e le politiche di sostegno alle FER permetteranno, forse in modo non del tutto virtuoso,
di raggiungere con alcuni anni di anticipo gli obiettivi 20-20-20, c bisogno che le reti siano in
grado di accogliere questa crescente quantit di energia. Attraverso analisi di hosting capacity, ef-
fettuate su un campione di reti MT molto esteso, stato possibile determinare che i vincoli pi
stringenti alla potenza installabile dipendono da fenomeni (regolazione di tensione, problemi le-
1 9
Introduzione
gati alle protezioni di interfaccia, limiti termici sulle linee) tutti connessi allinversione del flusso di
potenza, che rappresenta il primo indicatore di attivit delle reti, per cui si rende necessario lo
sviluppo, in tempi brevi, di tecnologie e soluzioni che permettano di implementare prototipi di
Smart Grid basati sulluso di tecnologie di comunicazione.
Tali tecnologie, spesso citate sotto lacronimo di ICT e ampiamente discusse nel Capitolo 4, ad oggi
rappresentano lunico approccio in grado di risolvere i nuovi problemi delle reti di energia: solo un
uso intelligente dei sistemi di comunicazione permette infatti di superare le attuali limitazioni e
rende possibile un reale e significativo aumento del contributo di Generazione Diffusa mantenendo
alto il livello di sicurezza e affidabilit dellintero sistema, nonch di qualit del servizio reso al-
lutenza. Nel corso di questo capitolo sono quindi descritte tutte le tecnologie di comunicazione su-
bito applicabili al fine di monitorare, controllare e coordinare le reti elettriche; sono inoltre illustrati
alcuni scenari di interazione tra i due sistemi, con particolare attenzione allo smart metering, ele-
mento chiave, su orizzonti temporali pi lunghi, della nuova architettura in grado di coinvolgere
attivamente lutente finale nella gestione delle Smart Grid.
Per un reale progresso nella direzione delle reti del futuro tutte le soluzioni devono poi essere
sperimentate su reti reali, con clienti finali e utenti attivi (carichi e generatori). Ad oggi si assiste
a un crescente numero di progetti dedicati alle Smart Grid che trattano in maniera diversificata e
capillare diverse problematiche. Si spazia da attivit che promuovono, a tutti i livelli, lo sviluppo
della rete verso standard pi evoluti, attraverso la cooperazione e la condivisione delle risorse di
ricerca, a progetti sperimentali di implementazione e integrazione nel sistema elettrico di partico-
lari tipologie di impianti da FER, a programmi per la diffusione dello smart metering e lefficienza
energetica. Le iniziative hanno estensioni tra loro molto differenti: alcune coinvolgono soggetti
dellindustria, operatori e istituti di ricerca a livello globale e nazionale (ampiamente trattate nel
Capitolo 5); altre sono invece pi circoscritte nella loro estensione ma numerose, anche se ci si ri-
ferisce al solo contesto nazionale. Per questo motivo si scelto di dar conto di una specifica ini-
ziativa, in corso nellambito della Regione Lombardia, a Milano (Capitolo 6).
In particolare, nel corso del Capitolo 5 verranno illustrate alcune delle principali iniziative riguar-
danti le Smart Grid, seguendo un ordine logico che va via via a focalizzarsi sul nostro contesto na-
zionale. Si partir dalle iniziative a pi ampio respiro internazionale, analizzando i principali progetti
attivi al di fuori dellEuropa, e successivamente, stringendo lattenzione verso il panorama conti-
nentale, si passeranno in rassegna le iniziative promosse o finanziate dalla Commissione Europea,
quelle nel campo degli istituti di ricerca, o che vedono il diretto coinvolgimento dei DSO (Distribu-
tion System Operator) e dei TSO (Transmission System Operator) europei. Infine, si arriver a de-
scrivere il panorama italiano che di sicuro ai vertici di questa rivoluzione.
Seguendo questa direzione giungiamo allultimo capitolo, che, attraverso una descrizione detta-
gliata di un progetto specifico, prova a declinare le idee e i principi in azioni e soluzioni reali e con-
crete. Focalizzando quindi lattenzione su un contesto geografico specifico lItalia, e in particolare
la regione Lombardia e su un orizzonte temporale immediato gli anni da qui al 2015 il pro-
getto Milano Wi-Power, sviluppato in collaborazione con A2A, implementa direttamente sul campo
le soluzioni alle problematiche pi urgenti introdotte dalla penetrazione della Generazione Diffusa
nelle reti di distribuzione italiane. Levoluzione proposta consiste in un nuovo sistema di automa-
zione di rete munito di un idoneo canale di comunicazione tra le protezioni di Cabina Primaria del
2 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
DSO e le unit Generazione Diffusa che ad essa afferiscono, al fine di risolvere le problematiche
legate allinversione di flusso, e in particolare agli attuali Sistemi di Protezione di Interfaccia delle
utenze attive, e permettere un immediato aumento della Generazione Diffusa nellottica delle
Smart Grid. Ma anche qui, speriamo di aver colto alcuni particolari senza perdere di generalit: in-
fatti, le soluzioni di principio mostrate con riferimento a un caso specifico (il progetto incentrato
su Milano, appunto) sono in corso di traslazione in molte delle iniziative di Smart Grid che lAuto-
rit ha recentissimamente (febbraio 2011) ammesso al trattamento incentivante della gi citata
Delibera 39/10.
Chiudiamo questa introduzione alla lettura del volume con un caveat. Si cercato di fornire, in
modo semplice e diretto, qualche strumento utile per comprendere questa nuova frontiera: una
frontiera oltre la quale, per, si possono gi intravvedere infinite opportunit tutte ancora da esplo-
rare. Di pi: alla data di stampa del volume alcune importanti iniziative sono in corso, specie sul
fronte regolatorio. Sono alle viste provvedimenti legislativi in grado di influenzare in maniera de-
cisiva lo sviluppo delle reti attive in Italia: questi sviluppi recentissimi, ma anche altri (magari tec-
nologici) comunque in progress, suggeriscono di considerare il presente volume come uno stato
dellarte su una materia che (fortunatamente) sta evolvendo con molta rapidit e fermento.
Da ultimo, ma non meno importante, un ringraziamento per gli autori dei singoli capitoli del vo-
lume, che hanno saputo declinare le proprie conoscenze di esperti del settore in un modo efficace
per gli scopi specifici di questo nostro studio; in particolare, si ringraziano gli ing. Davide Falabretti
e Valeria Oliveri per limpegno costantemente profuso durante tutte le fasi della lavorazione, sia
per la scrittura dei capitoli di rispettiva pertinenza, sia per la preziosa opera di armonizzazione del
complessivo lavoro.
2 1
Introduzione
Capi tol o 1
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
di Massi mo Gal l anti e Gi useppe Mauri
1.1 Generalit
La protezione dellambiente, la necessit di mitigare i cambiamenti climatici riducendo le emissioni
di gas climalteranti e la diminuzione delle riserve di combustibile fossile stanno portando a un cre-
scente sfruttamento delle risorse energetiche rinnovabili, principalmente quelle di tipo eolico e so-
lare. Queste forme di energia sono spesso di tipo intermittente, dipendendo dalle condizioni
meteorologiche, dai cicli giorno/notte e delle stagioni, e richiedono perci di essere opportuna-
mente coniugate con lesigenza degli utilizzatori finali di disporre di un flusso di energia elettrica
sempre adeguato alle proprie necessit.
La via per arrivare alla gestione efficace dello scenario che si sta profilando si basa sulla disponi-
bilit di reti e infrastrutture elettriche controllate in modo intelligente, in grado di gestire in ma-
niera innovativa i flussi di potenza e di fornire ai clienti finali adeguati segnali di prezzo, che li
stimolino a un impiego efficiente dellenergia. In questo quadro si inserisce anche la diffusione della
mobilit elettrica su strada (auto elettrica) che, accanto alla riduzione locale degli inquinanti (spe-
cialmente nelle grandi citt) render fruibili, in prospettiva, risorse aggiuntive per lottimizzazione
del sistema elettrico nel suo complesso.
La consapevolezza di un accresciuto ruolo delle reti elettriche ha portato al concetto di Smart Grid
e alla spinta innovativa ad esso correlata. La Smart Grid (SG) una concezione innovativa di in-
frastruttura di rete che, con i limiti imposti dalla complessit e dallestensione dellinfrastruttura esi-
stente, ha come obiettivo primario supportare la strategia per un sistema elettrico affidabile,
sostenibile e competitivo [1], in un contesto energetico in forte evoluzione.
Nel seguito si affronteranno gli aspetti fondamentali delle SG, iniziando con lindividuare una de-
finizione adatta a descriverne efficacemente peculiarit e obiettivi, passando successivamente ad
affrontare i motivi che ne incoraggiano limplementazione nei sistemi elettrici dei diversi Paesi e
valutando i principali interventi necessari alla loro introduzione. Verranno poi presentati le funzioni
e i servizi di maggior interesse abilitati dalle SG, nonch le barriere da superare per permetterne
lattuazione. Sar infine introdotto il concetto di Generazione Diffusa (GD) ossia generazione di
piccola taglia installata sulle reti di distribuzione in modo non prevedibile e non preordinato)
1
, trat-
tata pi approfonditamente nel Capitolo 5, con particolare riferimento alle implicazioni che essa
comporta nellevoluzione dei sistemi elettrici verso le SG.
1.2 Motivazioni alla base delle Smart Grid
Esistono molte definizioni di SG, ciascuna delle quali evidenzia particolari aspetti (ad esempio il
ruolo dellICT, levoluzione nei componenti delle reti, il ruolo del mercato, lesigenza di assicurare
una adeguata fornitura di energia nel rispetto dellambiente, lintegrazione delle rinnovabili). Ai fini
di questo rapporto si deciso di adottare la definizione ERGEG (Associazione dei 27 Regolatori Eu-
ropei), che estende la definizione formulata dalla European Technological Platform [2], al fine di
enfatizzare il fatto che linvestimento nelle SG debba essere finalizzato a:
2 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
1
Per una definizione pi dettagliata di Generazione Diffusa (GD) si rimanda al paragrafo 1.5.
2 5
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
rispondere alle necessit del sistema elettro-energetico esistenti nel medio e lungo termine;
portare valore allutilizzatore finale;
portare benefici diretti a tutti gli utenti delle reti.
Definizione [3]: Smart Grid is an electricity network that can cost efficiently integrate the behaviour and
actions of all users connected to it generators, consumers and those that do both in order to en-
sure economically efficient, sustainable power system with low losses and high levels of quality and se-
curity of supply and safety.
Traduzione: La Smart Grid una rete elettrica che integra e gestisce in modo efficiente il comportamento
e le azioni di tutti gli utenti connessi alla rete (generatori, punti di prelievo, e punti con presenza di ge-
nerazione e prelievo), con lobiettivo di garantire un funzionamento economicamente efficiente del si-
stema elettrico, con basse perdite, con un elevato livello di sicurezza, continuit e qualit della fornitura.
K 1.2.1 I driver politici delle Smart Grid
Le SG sono una risposta a specifiche richieste avanzate dal mondo politico a livello globale (G8,
G20), europeo (EC) e italiano, di tendere verso uno sviluppo sostenibile, cio rispettoso dellam-
biente, durevole nel tempo (sicurezza degli approvvigionamenti) e capace di ridurre i costi per
lutente (regime di mercato competitivo).
In questo quadro si collocano gli obiettivi del pacchetto clima-energia (noto altres come pac-
chetto 20-20-20) [4], con il quale i Paesi UE si sono impegnati, per il 2020, a ridurre del 20%
le emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990, a garantire che il 20% del consumo finale lordo
di energia sia soddisfatto da fonti rinnovabili e a ridurre il consumo di energia del 20% rispetto
alla previsione dello scenario tendenziale. Il terzo pacchetto energia promulgato nellestate 2009
[5] [6] ha ribadito che nel sistema elettro-energetico europeo dovr avere grande spazio la pro-
duzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (tanto da grandi impianti lontani dai centri di pro-
duzione, come gli impianti eolici nel Mare del Nord, quanto dalla GD sul territorio, quale la
produzione da impianti fotovoltaici), ma anche la possibilit di orientare le abitudini di consumo
degli utilizzatori finali, per cogliere al meglio le opportunit offerte dalle diverse forme di gene-
razione rinnovabile. Per conseguire tali obiettivi necessario un potenziamento della rete elet-
trica e una gestione ottimizzata dei flussi di energia, grazie allapporto di nuove tecnologie, tra
le quali lICT, lelettronica di potenza e i sistemi di accumulo [7].
A livello globale le SG sono considerate un aspetto imprescindibile dellevoluzione del sistema
elettrico, essenziale per far fronte alle mutate esigenze energetiche. La piattaforma tecnologica
europea sulle SG (SmartGrids Technology Platform) [1] ha identificato le necessit a cui do-
vranno far fronte le reti del futuro, le tecnologie e gli interventi di policy necessari per realizzare
le SG. Di fatto le SG guideranno la transizione dalla concezione attuale delle reti elettriche verso
un approccio pi moderno, ottimizzato, di uninfrastruttura in grado di scambiare informazioni in
modo bidirezionale con tutti i clienti connessi e di adattarsi alle diverse situazioni, anche in caso
di guasto. Nel concetto di SG, la rete elettrica esistente e le tecnologie di comunicazione si inte-
grano in ununica infrastruttura in modo da formare un nuovo sistema intelligente. In esso i pro-
duttori, i consumatori e i sistemi di accumulo interagiscono in un mercato libero, favorendo
lentrata sul mercato di nuovi attori anche di piccola dimensione. I driver che conducono verso
le SG sono riassunti in Figura 1.
2 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Figura 1.1 Driver verso le Smart Grid
Le spinte verso lefficienza energetica di carattere globale (non solo elettrico) favoriranno un au-
mento della domanda di elettricit (ad esempio incremento della mobilit elettrica e conversione
dei sistemi di climatizzazione verso le pompe di calore). La domanda elettrica stessa, anche in
virt di questi nuovi utilizzi dellenergia, potr e dovr giocare un ruolo pi partecipe, attivo.
K 1.2.2 I fattori abilitanti delle Smart Grid
I fattori abilitanti delle SG sono sia le tecnologie, in particolare lICT, che permetteranno lintegrazione
delle risorse energetiche diffuse e rinnovabili e la partecipazione attiva della domanda, sia i nuovi mo-
delli di business, che prevedono relazioni, transazioni, pagamenti e remunerazioni quanto pi possi-
bile adeguati ai reali servizi offerti/richiesti ai diversi attori e al sistema nel suo complesso. Ai
consumatori saranno resi disponibili nuovi servizi, di cui si dovr valutare limpatto sociale anche at-
traverso i progetti dimostrativi in campo, che coinvolgeranno clienti reali. Solo a valle di azioni di
questo tipo si potranno finalizzare i modelli di business per rendere tali servizi disponibili. Le seguenti
Figure schematizzano come le SG siano strumentali al conseguimento degli obiettivi politici (Figura
1.2) e come esse si avvalgano a loro volta di tecnologie e modelli di business dedicati (Figura 1.3).
2 7
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Figura 1.2 Tecnologie e modelli di business strumentali alle Smart Grid
Figura 1.3 Driver e fattori abilitanti delle Smart Grid
2 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Per coinvolgere il consumatore finale come attore nei nuovi modelli di business necessario
aprire con esso un canale di comunicazione bidirezionale. Per soddisfare alcune esigenze (prima-
riamente di natura commerciale), il mezzo di comunicazione pi adeguato (economico, pervasivo
e gi con molte delle funzionalit necessarie) linfrastruttura dei contatori elettronici. Per que-
sta ragione opinione comune che il cammino verso le SG sar agevolato dalla diffusione dei mi-
suratori di elettricit intelligenti [8]. Come previsto nel Terzo pacchetto energia [5], i misuratori
intelligenti sono lo strumento per trasmettere agli utenti finali prezzi dellenergia che rispecchino
i reali costi di produzione e di fornitura di prodotti e servizi. I contatori elettronici sono conside-
rati il primo passo verso le SG perch abilitano linterazione della rete con un gran numero di
utenti/utilizzatori [7].
Le SG non si limiteranno per alla diffusione dei contatori elettronici. Per fornire un servizio orien-
tato al cliente, garantire il mantenimento o il miglioramento del livello di qualit della fornitura, ri-
chiederanno funzionalit nuove a tutti gli attori delle reti. Gli adeguamenti richiesti al sistema
elettrico saranno necessariamente di ampio spettro, avranno conseguenze sulla progettazione,
pianificazione e operazione, e interesseranno in misura diversa tutti i portatori di interesse del si-
stema elettrico [9].
Portatori di interesse nelle Smart Grid
1. Produttori (centralizzati, decentralizzati e prosumers)
2. Utilizzatori (finali puri)
3. Operatori delle reti di trasmissione (TSO)
4. Operatori delle reti di distribuzione (DSO)
5. Venditori di energia (elettricit, gas, acqua e calore)
6. Operatori di bilanciamento e loro coordinatori, compresi gli aggregatori (controllo della domanda,
degli accumuli e della fornitura di potenza reattiva)
7. Fornitori dei servizi di misura
8. Operatori del mercato elettrico (raccolta e negoziazione delle offerte)
9. Operatori delle reti di comunicazione
10. Fornitori di tecnologia per le Smart Grid
11. Regolatori
La transizione del sistema di trasmissione verso le reti intelligenti richiede solo pochi adatta-
menti (le reti di trasmissione europee hanno gi un elevato livello di intelligenza), mentre per il
sistema di distribuzione invece necessaria lattuazione di interventi pervasivi, al fine di compiere
il suddetto passaggio. Esso richiede in particolare la verifica delle tecnologie e dei modelli di bu-
siness tramite adeguate sperimentazioni, da svolgersi su dimostratori significativi di problemi reali.
Diverse iniziative sono state avviate, con il supporto finanziario della Commissione Europea nel-
lambito del 7 Programma Quadro per la Ricerca, per promuovere lo sviluppo di progetti pilota di
SG in vari Paesi europei. Anche a livello italiano sono state attivate analoghe iniziative. Ad esem-
2 9
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Figura 1.4 Ambito di una Smart Grid e dello smart metering (Fonte ERGEG [3])
1.3 Il sistema elettrico verso le Smart Grid
La disponibilit di elettricit di cruciale importanza per la societ moderna. Le infrastrutture cri-
tiche (di informazione e comunicazione, i sistemi di trasporto, lorganizzazione sanitaria e i rela-
tivi processi, ecc.) dipendono dalla continuit e dalla qualit della fornitura di energia elettrica.
Anche se possibile mitigare gli effetti pi dannosi di uninterruzione del servizio tramite lutilizzo
di sistemi di alimentazione autonomi (ad esempio i gruppi elettrogeni), il costo di questi sistemi
elevato e per questo limitato alle sole funzioni essenziali.
pio la recente Delibera ARG/elt 39/10 [10] ha aperto ai distributori la possibilit di usufruire di un
supporto tariffario per progetti pilota che prevedano lo sviluppo e linstallazione di apparati inno-
vativi nella gestione, regolazione e protezione delle reti elettriche in media tensione
(cfr. paragrafo 3.3.3).
In Figura 1.4 sono evidenziati i principali elementi che caratterizzano una SG e il sottoinsieme di
questultima che fa capo ai sistemi di misura elettronici.
3 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
I sistemi elettrici sono realt estremamente complesse: con estensioni geografiche molto vaste,
essi devono garantire il costante equilibrio tra generazione e consumo, per mezzo di sofisticati si-
stemi di controllo automatici e la supervisione di operatori esperti in centri di telecontrollo. Tale
necessit dettata dalla scarsa immagazzinabilit, a basso costo e in grossi quantitativi, dellener-
gia elettrica, che richiede pertanto di assicurare continuamente il bilancio fra la potenza elettrica
generata e la potenza assorbita (i carichi pi le perdite), ossia di produrre la potenza esattamente
quando serve.
Lequilibrio deve essere garantito rispetto a tutte le perturbazioni che interessano il sistema, tanto
le lente fluttuazioni del carico dovute ai diversi valori di prelievo nel corso della giornata quanto
le contingenze di sistema dovute a improvvisa indisponibilit di elementi di rete (ad esempio
linee e trasformatori) o di grossi generatori, per effetto di cortocircuiti o guasti che ne determi-
nano il fuori servizio. Uninadeguata gestione delle contingenze pu determinare linnesco di
eventi in cascata, fino (come estrema condizione) allinstabilit del sistema elettrico e al completo
blackout. Ci oggetto delle valutazioni di sicurezza del sistema.
Gi dal sintetico quadro finora presentato si possono ben comprendere le ragioni di chi afferma
che il sistema elettrico la macchina pi grande mai realizzata dalluomo.
Il soddisfacimento della domanda istante per istante, in tutti i punti della rete, garantito princi-
palmente attraverso il controllo della generazione e la definizione e lapplicazione di appropriati cri-
teri di esercizio della generazione e della rete. Lenergia cinetica delle masse rotanti del sistema
(essenzialmente quella dei generatori) compensa transitoriamente gli sbilanci istantanei di po-
tenza, con variazioni di frequenza legate alle variazioni di velocit angolare delle macchine; i si-
stemi di controllo provvedono subito dopo a ripristinare la frequenza di riferimento, variando la
produzione dei sistemi di generazione. In realt i fenomeni elettromeccanici (che nascono dallin-
terazione di masse rotanti e fenomeni elettrici secondo le leggi dellinduzione elettromagnetica)
sono solo un sottoinsieme dei fenomeni fisici che si manifestano nei sistemi elettrici, e che evol-
vono su scale temporali molto diverse fra loro (Figura 1.5), dai microsecondi il caso dei feno-
meni elettromagnetici a diverse ore come per lo unit commitment - ossia alla definizione,
giorno dopo giorno, delle centrali da mantenere in servizio sulla rete al fine soddisfare il carico in
condizioni di sicurezza.
Lo sviluppo del sistema di generazione e delle reti elettriche, per far fronte alla crescita della do-
manda nelle diverse regioni del Paese, lobiettivo della funzione di pianificazione del sistema
elettrico. Essa deve garantire che il sistema elettrico sia sempre adeguato a soddisfare il carico in
tutti i punti di prelievo e nelle diverse condizioni di domanda (in particolare nella condizione di mas-
sima richiesta). La pianificazione si occupa quindi dellevoluzione del sistema e considera una scala
temporale con un orizzonte che supera i 10 anni.
Dal quadro presentato appare evidente che la necessit di garantire il costante equilibrio tra ener-
gia prelevata ed energia immessa sulla rete lobiettivo perseguito tanto dalle funzioni di eserci-
zio, ovvero dalla gestione e controllo del sistema in tempo reale (con un orizzonte che arriva a
qualche ora), quanto dalla funzione di pianificazione, che deve preoccuparsi oggi dello sviluppo del
parco di generazione, della rete e di tutti gli apparati di regolazione e controllo, per far fronte alle
esigenze che si presenteranno negli anni a venire.
3 1
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
2
Reti di trasmissione in alta tensione, esercite da un operatore nazionale, normalmente definito TSO (Transmission System
Operator), Terna S.p.A. nel contesto Italiano.
3
Reti di distribuzione in media e bassa tensione, esercite, sotto concessione zonale, da una societ di distribuzione,
normalmente definita DSO (Distribution System Operator); in Italia ENEL Distribuzione risulta il principale distributore,
con oltre 30 milioni di clienti BT; si registrano inoltre alcune (meno di una decina) societ di medie dimensioni (superiori
ai 100.000 clienti) e molte (oltre un centinaio) di piccole dimensioni.
K 1.3.1 La rete odierna
Lenergia elettrica principalmente prodotta in grandi centrali, trasportata per tratte lunghe anche
diverse centinaia di chilometri sulle reti elettriche di trasmissione
2
ad alta o altissima tensione
(132-220-400 kV) e successivamente distribuita agli utilizzatori finali in media (15-20-23 kV) e
bassa (230-400 V) tensione, attraverso le reti elettriche di distribuzione
3
.
Le reti elettriche di trasmissione sono strutturate e gestite in modo magliato, al fine di rendere di-
sponibili percorsi alternativi che possono essere utilizzati per ripartire i flussi di energia, e per far
fronte a indisponibilit di componenti di rete dovute a operazioni di manutenzione o a guasti. Data
la loro criticit per i servizi essenziali, le reti di trasmissione dei Paesi economicamente pi svilup-
pati sono state le prime a essere automatizzate e oggi hanno raggiunto un elevato livello di auto-
mazione, che garantisce unalta affidabilit e un ottimo livello di qualit e continuit della fornitura
Figura 1.5 Fenomeni e scale temporali nel sistema elettrico
3 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
(disalimentazioni ridottissime e tensione che rispetta parametri stringenti di frequenza, ampiezza e
contenuto armonico). Possiamo quindi affermare che la rete di trasmissione, almeno nel nostro
Paese, gi smart, e che i miglioramenti e le evoluzioni che interverranno (ad esempio maggior
diffusione dei collegamenti in corrente continua, pi stretta integrazione con la rete degli altri Paesi)
si inseriscono in unarchitettura che gi consente il controllo e la gestione ottimale delle risorse di
rete. Interventi ulteriori potrebbero riguardare lo sviluppo delle interconnessioni tra i sistemi elet-
trici nazionali, e in particolare tra quelli europei. infatti lecito ritenere che queste ultime saranno
strategiche nel medio-lungo termine, per poter integrare le significative produzioni attese da fonti
rinnovabili collocate nel nord dellEuropa e nel nord dellAfrica, creando di fatto una rete elettrica pan-
europea in grado di far fluire lelettricit da nord a sud e da est a ovest del continente.
Le reti elettriche di distribuzione sono connesse alla rete di trasmissione attraverso le Cabine Prima-
rie, che trasformano lenergia elettrica da alta tensione (AT) a media tensione (MT) e la distribuiscono
per tratte che possono arrivare fino a qualche chilometro (Figura 1.6). Le linee MT sono strutturate
in modo da garantire possibili percorsi alternativi, ma nella maggior parte dei Paesi, come in Italia,
sono operate in modo radiale. La possibilit di realizzare percorsi alternativi consente, in caso di ma-
nutenzione o guasto di un tratto di linea, di contro-alimentare
4
i restanti tratti da una diversa Ca-
bina Primaria; larchitettura attuale non prevede invece un esercizio della rete secondo uno schema
magliato (ad esempio per meglio distribuire i flussi di potenza). Lo stesso vale per le linee di bassa
tensione (BT), connesse alle linee MT attraverso le Cabine Secondarie, e gestite in modo radiale.
4
La contro-alimentazione permette di alimentare i tratti di linea non interessati da guasti o manutenzione attraverso un
percorso alternativo a quello usuale. Per attuare questa azione necessario aprire alcuni interruttori, per isolare il tratto
interessato (dal guasto o dalla manutenzione), e chiuderne altri, che permettono di ripristinare il flusso di energia verso i tratti
altrimenti isolati. Per rendere possibile la contro-alimentazione necessario che la rete sia stata progettata per essere gestita
in modo magliato anche nel caso in cui lesercizio avvenga in modalit radiale (usuale in Italia per le linee MT e BT).
Figura 1.6. Reti elettriche di trasmissione, distribuzione: Cabine Primarie (rosse), Cabine Secondarie (gialle)
3 3
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
5
In ottemperanza alla norma per le connessioni attive e passive alla rete MT e BT (Norma CEI 0-16 e CEI 0-21).
Le reti elettriche di distribuzione MT e BT sono state concepite per operare con flussi di potenza
unidirezionali (ossia dalla cabina di trasformazione, che le collega alla rete a tensione superiore,
ai punti di prelievo) per soddisfare la domanda elettrica stocastica dei clienti finali. In passato la
connessione alla rete di distribuzione di generatori di piccola taglia era considerata una situazione
sporadica, pertanto non previsto che il distributore ne gestisca lesercizio. I generatori vengono
connessi alla rete secondo lapproccio fit & forget, ovvero il distributore, allatto della connessione,
verifica che essi rispettino le regole tecniche di connessione e che il loro funzionamento non de-
termini problemi alla rete in qualsiasi situazione di carico la rete si venga a trovare (fase di fit).
Limpianto di generazione, una volta connesso alla rete di distribuzione, libero di produrre quando
vuole, secondo le esigenze del produttore (ad esempio soddisfacimento della domanda termica nel
caso di impianti di cogenerazione) o la disponibilit di fonti rinnovabili, con lunico vincolo di rispet-
tare il valore massimo di potenza immessa e le regole tecniche di connessione. Il gestore di rete,
non potendo gestire in esercizio il generatore, come se si dimenticasse della sua esistenza (for-
get), considerandolo un carico di segno negativo (che cio immette anzich prelevare), in quanto
anche i carichi non sono gestiti in esercizio dal distributore.
K 1.3.2 La rete di distribuzione verso le Smart Grid
Le caratteristiche dei sistemi elettrici attuali, e in particolare della rete di distribuzione, delineate nel
paragrafo precedente, lasciano intravedere una serie di problemi derivanti da una massiccia diffu-
sione di generatori di piccola taglia sulle reti di distribuzione MT e BT. In primo luogo lapplicazione
del criterio fit & forget limita di fatto la quantit di GD che pu connettersi lungo le linee esistenti.
Il gestore di rete, non potendo governare durante lesercizio i generatori, n chiedere che essi ade-
guino la propria immissione in funzione dello stato di rete, costretto ad applicare un approccio
estremamente cautelativo, che limita notevolmente la quantit massima di generazione installabile.
Tale limite potrebbe essere facilmente ampliato se solo ai generatori potesse essere richiesto di col-
laborare allesercizio della rete, modificando la loro immissione in base alle esigenze di rete.
Un ulteriore elemento di criticit legato al comportamento della GD in occasione di importanti
disservizi di rete. Le regole odierne impongono ai generatori di disconnettersi dalla rete di distri-
buzione non appena essi rilevano una situazione di anomalia nei valori elettrici (ad esempio va-
lore della frequenza o tensione) misurati nel punto di connessione. Questa logica di protezione
determina la disconnessione
5
automatica dei generatori non solo nei casi in cui la perturbazione
dei valori elettrici originata da un guasto sulla rete di distribuzione cui il generatore connesso,
ma anche in presenza di importanti disservizi sulla rete di trasmissione. In questo secondo caso
la disconnessione, oltre ad essere inutile ai fini della sicurezza della rete di distribuzione, ha effetti
dannosi sul sistema complessivo, al quale viene improvvisamente a mancare il contributo di po-
tenza della GD, in un momento di criticit del sistema stesso dovuto al disservizio che ha causato
lalterazione dei parametri elettrici. Per valutare la rilevanza di questa situazione di rischio, oc-
corre tenere presente che nel 2008 in Italia la potenza complessiva della GD connessa alla rete di
distribuzione ammontava a 6.600 MW, per una produzione annua di 21 TWh. Il confronto di que-
sti dati con le tipiche curve di carico giornaliere dello scenario italiano, che vanno da minimi di 18
6
In Italia, i requisiti di Power Quality imposti dal Regolatore ai DSO (stringenti rispetto a quelli mediamente applicati a livello
internazionale) hanno indotto limplementazione, allinterno delle reti di distribuzione attuali, di sistemi di automazione evoluti.
7
Gli effetti della GD sulle perdite in rete, cos come ulteriori aspetti di approfondimento sulla GD, sono trattati pi in ampio
nel Capitolo 3.
3 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
MW a massimi fino a 55 MW, evidenzia quanto il potenziale contributo in termini di potenza al sod-
disfacimento del carico possa essere, in talune circostanze, estremamente rilevante. Il venir meno
della GD, in momenti di alta produzione e basso carico, avrebbe conseguenze serie per la sicurezza
del sistema elettrico nel suo complesso.
Infine, al crescere della generazione installata, si pu determinare il fenomeno dellinversione del
flusso di potenza (la corrente inverte il proprio flusso sulle linee MT e, in seguito, dalla Cabina Pri-
maria verso la rete AT). Per governare tale fenomeno su reti concepite per essere esercite in modo
puramente passivo, necessario ladeguamento dei sistemi di protezione e regolazione, nonch del-
lautomazione di rete
6
. Quando poi linversione di flusso indotta dalla GD diventa pi consistente e
le correnti si avvicinano al limite tecnico dei conduttori, vi anche un aumento delle perdite di rete
7
.
Dalle SG ci si attende una risposta ai problemi delle attuali reti di distribuzione sopra illustrati. Esse
dovranno consentire una gestione dei generatori di piccola taglia e di eventuali sistemi di accumulo
dellenergia, arrivando fino a interfacciasi con il consumatore finale. Le nuove esigenze porteranno a
evoluzioni delle reti di distribuzione verso strutture di rete e sistemi di comunicazione e controllo par-
ticolarmente complessi e innovativi, tali da richiedere investimenti molto consistenti sullinfrastruttura
di rete. Lesercizio della rete cambier in modo radicale, i DSO dovranno essere in grado di riconfigu-
rare le reti e intervenire sul funzionamento dei generatori e dei carichi ad esse connessi, garantendo
comunque lefficienza e il massimo sfruttamento possibile delle fonti rinnovabili. La Figura 1.7 rappre-
senta qualitativamente gli interventi da realizzare sullattuale rete di distribuzione in funzione di un in-
dice, la percentuale di ore in cui avviene linversione di flusso su una porzione della rete di distribuzione
(ad esempio Cabina Primaria o linea MT), che rende conto dellincremento della penetrazione della
GD sulle reti MT e BT e quindi della necessit che esse evolvano verso il paradigma delle SG.
Figura 1.7 Provvedimenti da adottare in funzione della frazione di ore annue in cui si verifica linversione del flusso
3 5
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Modelli di business e strumenti regolatori adeguati dovranno altres favorire un ampio e attivo
coinvolgimento degli utenti finali. Lintroduzione di opportuni segnali di prezzo, che rispecchiano
gli andamenti del costo dellenergia e degli altri costi del sistema elettrico, favorir lo spostamento
dei consumi nei periodi della giornata in cui i prezzi sono pi bassi, procurando un livellamento del
profilo della domanda, con un beneficio economico per lintero sistema elettrico.
In linea con gli indirizzi politici di aumento dellefficienza e di riduzione delle emissioni a livello
globale e locale, saranno promossi nuovi impieghi dellenergia elettrica sul lato domanda, come
luso delle pompe di calore e la mobilit elettrica, carichi per natura diffusi e di tipo relativamente
differibile nel tempo. Di fatto la domanda di elettricit dovuta a questi nuovi usi finali dellener-
gia aumenter la flessibilit del sistema, dando la possibilit sia di assorbire i picchi di genera-
zione rinnovabile non programmabile sia di differire gli assorbimenti in caso di scarsit di potenza
disponibile.
Per unesemplificazione quantitativa dellimportanza della differibilit della domanda, si consi-
deri la previsione dei nuovi consumi dovuti alla mobilit elettrica. Stimando che il consumo
medio di unauto elettrica, che percorre poco pi di 50 chilometri al giorno, pari a 2.000
kWh/anno [11], la Figura 1.8 mostra leffetto delle ricariche non controllate in una tipica citt
italiana in un giorno feriale invernale. Ciascuna curva ipotizza un diverso scenario di diffusione
della mobilit elettrica, con penetrazione dal 5% al 20%. La possibilit di differire i prelievi per
la ricarica degli autoveicoli consente un impiego pi efficiente della rete di distribuzione e della
produzione di energia.
Figura 1.8 Profilo di carico per la rete urbana per i quattro scenari di penetrazione di auto elettriche
3 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Tutto questo permetter agli utilizzatori finali di essere influenzati sulla base di informazioni rela-
tive alla produzione di energia elettrica, presente e attesa, e di partecipare attivamente alla gestione
della rete modificando il proprio profilo di consumo. La Figura 9 schematizza come, nel sistema elet-
trico attuale, la modulazione per garantire lequilibrio tra generazione e consumo totalmente a ca-
rico della generazione (interamente gialla), mentre il consumo del tutto non controllabile (grigio);
nel sistema futuro ci si dovr confrontare con una crescente quantit di generazione non control-
labile (da fonti rinnovabili non programmabili), che dovr essere compensata da una parte di ca-
rico controllabile, al fine di garantire al sistema elettrico unadeguata flessibilit.
8
Tale funzione, che a una prima lettura potrebbe sembrare molto prospettica, in realt gi abbozzata nel contesto na-
zionale. Nel dettaglio, nel Terzo Conto Energia, Decreto 6/8/2010, stata introdotta la sub-specie di sistema con pro-
filo di scambio prevedibile, ossia un sistema aggregato di generazione e carico in grado di prevedere e garantire il proprio
profilo di prelievo/immissione di potenza. Le motivazioni relative al calcolo ex-ante di una curva di iniezione dellutente sono
da ricercarsi nelle funzioni di regolazione che le nuove SG consentiranno di implementare: sostanzialmente, un utente
programmabile (di cui cio noto in anticipo il profilo orario di immissione/prelievo) risulta molto utile al sistema elettrico,
che deve garantire istantaneamente il bilancio energetico. evidente come una maggiore responsabilizzazione dellutente
finale rispetto alla previsione del proprio profilo di prelievo/immissione, e al rispetto di tale previsione, consentirebbe una
riduzione dei margini di riserva, ossia una riduzione dei costi associati ai servizi ancillari della rete elettrica.
Si precisa che la funzione sistema con profilo di scambio prevedibile non stata recepita dalla Delibera ARG/elt 181/10,
indirizzata a dettagliare le modalit applicative del DM 6 agosto 2010 (Conto Energia), in ragione delle complicazioni, sia
tecniche (legate alla verifica del servizio), sia regolatorie (legate allattuale disciplina del mercato elettrico che, in alcune
sue parti, richiederebbe unevoluzione per risultare compatibile con impianti aggregati, attivi e passivi, quali quelli citati dal
DM 6-8-2010), sia pi generali, relative cio alla difficolt, ad oggi, di quantificare i reali benefici per il sistema, e quindi il
livello opportuno di incentivazione.
Figura 1.9 Frazione di generazione e carico controllata (giallo) e non controllata (grigio)
Sempre al fine di facilitare la modulabilit del sistema elettrico del futuro, la GD dovr essere in-
centivata a dichiarare in anticipo e mantenere, oppure a modulare, il proprio profilo dimmissione
8
.
3 7
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
K 1.3.3 Il ruolo del cliente finale nelle Smart Grid
Caratteristica essenziale delle SG la comunicazione bidirezionale tra le utility e i clienti finali,
sfruttando sia linfrastruttura dei contatori elettronici sia ulteriori infrastrutture di comunicazione
(pubbliche o, in subordine, dedicate). Linvio ai clienti finali di informazioni precise e tempestive
sui propri consumi permetter loro di prendere decisioni consapevoli, anche sulla base di incenti-
vazioni economiche, al fine di partecipare attivamente a garantire la stabilit al sistema. Per mas-
simizzare la partecipazione al mercato dei clienti finali si renderanno disponibili nuove figure che
permetteranno a tutti i clienti, anche semplici consumatori domestici, di aggregare capacit di
modulazione, attraverso nuovi attori (chiamati appunto aggregatori di domanda e offerta), ren-
dendola disponibile al sistema in maniera concorrenziale con i grandi attori del sistema. Gli aggre-
gatori saranno di supporto e guida per i clienti: da un lato offriranno al sistema capacit di
modulazione, dallaltro promuoveranno una gestione ottima dellenergia a livello di cliente attivo.
I sistemi di gestione dellenergia, in uso da diversi anni, potranno essere finalmente utilizzati per
promuovere la nascita di sinergie tra le esigenze di chi deve gestire la rete, chi vende il servizio
di fornitura e chi usufruisce di tale servizio. In questa visione lutenza finale diviene anchessa un
nodo intelligente, in grado di offrire servizi per incrementare la sicurezza e la disponibilit del si-
stema elettrico nel suo complesso. I sistemi domotici potranno quindi essere arricchiti con nuove
funzioni in grado di utilizzare al meglio i segnali di prezzo (tariffe elettriche anche variabili) e i
segnali di sistema (set-point per i generatori) provenienti dai vari stakeholders delle SG (in par-
ticolare il DSO). Potranno, quindi, offrire funzioni per supportare il cliente attivo nel cambiamento
delle proprie abitudini e nel contempo ottimizzare luso delle fonti energetiche in ambiente resi-
denziale o industriale, garantendo il soddisfacimento delle preferenze stabilite dal cliente stesso
[13] [14]. La Figura 1.10 sintetizza linterazione delle rete elettrica con i cliente finali, attraverso
linvio di segnali di prezzo dellenergia e di sistema.
Figura 1.10 Interazione di un cliente con una Smart Grid
3 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
1.4 Servizi e funzioni delle Smart Grid
Per facilitare limplementazione delle SG a livello di Unione Europea, la Commissione Europea ha
promosso una serie di iniziative volte a definire una visione comune. I portatori di interesse sono
stati chiamati a sintetizzare le loro aspettative sul sistema elettrico del futuro; sono altres stati co-
stituiti gruppi di esperti con diverse finalit, tra cui lidentificazione dei servizi e delle funzionalit
delle SG. Linteresse di questi gruppi di lavoro ha riguardato le reti elettriche sia di distribuzione
che di trasmissione; infatti, la diffusione della generazione sulle reti di distribuzione inevitabil-
mente impatter anche su quelle di trasmissione, che dovranno compensare eventuali squilibri
possibili sulle reti a tensioni minori, a fronte di unelevata penetrazione di GD. Il presente para-
grafo riassume i contenuti del documento finale [17] prodotto dal Expert Group 1 (EG1) Functio-
nalities of smart grids and smart meters Group della Task Force for Smart Grids voluta dalla
Commissione Europea per individuare le azioni necessarie alla realizzazione delle SG, secondo
quanto previsto dal Terzo Pacchetto Energia.
K 1.4.1 Reti di trasmissione
Le reti di trasmissione possiedono gi oggi molte tra le caratteristiche proprie delle SG. Tuttavia an-
chesse richiedono alcuni adeguamenti per offrire tutta la flessibilit necessaria a integrare non solo
la GD connessa alle reti elettriche di distribuzione (oggetto principale di questo volume), ma anche
la grande produzione da energia rinnovabile non programmabile (ad esempio eolico onshore e off-
shore) localizzata in aree distanti dai siti di consumo, attraverso nuove interconnessioni, corridoi di
energia,capacit di controllare flussi di potenza e sistemi di accumulo (concetto di Supergrid [15]).
La politica energetica europea [5] ha delineato un percorso verso le reti di trasmissione pi intelligenti,
che prevede precise responsabilit per gli operatori del sistema di trasmissione (TSO) e la sottomis-
sione alle autorit regolatrici di un piano di sviluppo di rete di medio termine (10 anni), da aggiornare
ogni due anni. Inoltre la direttiva (2009/714/CE) [16] richiede a tutti i TSO europei di collaborare at-
traverso lENTSO-E
9
per armonizzare i propri codici di rete, integrare il mercato di bilanciamento tran-
sfrontaliero, armonizzare e standardizzare i dati da scambiare, con lobiettivo ultimo di giungere ad
un mercato europeo dellenergia. Per incrementare la capacit di trasmissione, le reti intelligenti di tra-
smissione dovranno appoggiarsi a database aggiornati in tempo quasi reale, migliorare il monitorag-
gio e il controllo in tempo reale dello stato operativo del sistema e dei flussi di potenza.
K 1.4.2 Coordinamento tra le reti di trasmissione e di distribuzione
Per garantire lintegrazione della GD nel rispetto della sicurezza globale del sistema, necessario coor -
dinare lesercizio tra la rete di trasmissione e le reti di distribuzione. Pi in dettaglio, occorre assicurare:
un miglior coordinamento per la gestione delle situazioni di emergenza sulla base di procedure co-
muni; piani di difesa in grado di governare il contributo della GD e della domanda attiva, anche du-
rante situazioni di emergenza a livello europeo; nuovi attori (ad esempio aggregatori di domanda)
potranno essere chiamati a condividere con i gestori di rete la responsabilit di tal fine, anche re-
sponsabilizzandosi nei confronti degli operatori di sistema e del sistema elettrico in generale;
9
European Network of Transmission System Operators for Electricity (https://www.entsoe.eu/).
3 9
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
il controllo della domanda operato a livello di gestore della rete di trasmissione pu costituire unim-
portante risorsa per il sistema elettrico, a patto che il gestore possa contare su una adeguata ca-
pacit di controllo anche degli utenti sulle reti di distribuzione; a tal fine di primaria importanza
il ruolo dei distributori che (con il supporto dei fornitori di energia e aggregatori di utenza) avranno
il compito della realizzazione pratica delle azioni di controllo della domanda sulle proprie reti;
laggregazione dellofferta di energia proveniente da una numerosit di impianti di GD, operata
attraverso la definizione di Virtual Power Plants (VPP) esercizio in modo coordinato di im-
pianti di GD anche molto distanti tra loro , potrebbe essere una risorsa per le operazioni di si-
stema, garantendo il rispetto di un profilo aggregato di produzione, e fornendo servizi distribuiti
di bilanciamento alla rete.
Le SG aumenteranno la flessibilit della rete introducendo una maggiore intelligenza, integrata al-
linterno delle stesse apparecchiature costituenti la rete e in grado di assicurare una migliore ca-
pacit di comunicazione tra i diversi soggetti del panorama elettrico.
K 1.4.3 Servizi e funzionalit delle reti intelligenti di distribuzione
Per una migliore caratterizzazione delle SG opportuno analizzare i servizi che esse devono ren-
dere disponibili ai diversi attori del sistema elettrico. Facendo ancora riferimento ai risultati prodotti
dallEG1 della Task Force for Smart Grids [17] precedentemente citata, la Figura 1.11 schematizza
il perimetro di una SG, indicando i servizi di alto livello, le tecnologie e le infrastrutture di supporto.
Per ogni servizio si indicano i soggetti portatori di interesse, ovvero i principali fornitori di tali ser-
vizi (singolarmente oppure in unione ad altri portatori di interesse) e i soggetti che ne sono bene-
ficiari (ovvero coloro che richiedono o traggono beneficio diretto). Le relazioni non sono univoche,
pertanto possibile che alcuni servizi siano utili a diversi portatori di interesse.
Figura 1.11 Perimetro di una Smart Grid: servizi e funzionalit di alto livello, tecnologie e sistemi di supporto
(Fonte: Commissione Europea, Task Force sulle Smart Grid, EG1 [17])
I principali servizi che dovranno essere assicurati dalle SG sono riportati nel seguito, indicando
anche il fornitore e il principale beneficiario del servizio.
1.4.3.1 Nuove esigenze di integrazione
Le SG dovranno garantire lintegrazione della GD e assicurare lenergia necessaria ai nuovi usi
elettrici finali, come le pompe di calore per il riscaldamento e lenergia richiesta per la mobilit elet-
trica. Tale servizio svolto dal distributore, mentre i vantaggi sono a livello di intero sistema (pro-
duttori di energia elettrica, consumatori, proprietari e gestori di sistemi di accumulo). La sfida
tecnologica e normativa quella di assicurare lintegrazione della GD, salvaguardando il manteni-
mento dellintegrit di rete e un adeguato livello di sicurezza. La connessione delle nuove risorse
energetiche deve avvenire in maniera trasparente, agevolando anche la connessione delle nuove
tipologie di carico. I gestori della rete di distribuzione dovranno porre particolare attenzione alla
connessione in rete della GD non programmabile, che richiede supervisione da parte dei sistemi
di gestione dellenergia. Le caratteristiche tecniche dei generatori dovranno essere rese note al di-
stributore, al fine di consentire la fornitura di servizi alla rete. importante raccogliere dati sulla
qualit del servizio per controllare come influiscono su di essa i nuovi soggetti connessi alla rete,
e rendere sempre disponibile una corretta e completa informazione agli utenti della rete.
Fornitori dei servizi: operatori delle reti di distribuzione.
Principali beneficiari: produttori, utilizzatori (inclusa la mobilit elettrica), operatori del bilancia-
mento (inclusi i proprietari di accumuli).
1.4.3.2 Migliorare lesercizio della rete
Le SG contribuiranno a ridurre i tempi di fuori servizio a fronte di guasti o anomalie, contribuendo
a migliorare la continuit del servizio elettrico. Esse saranno dotate di funzioni di riconfigurazione
automatica e ottimale della rete e di protezioni che si adattano dinamicamente alla topologia della
rete. Saranno sviluppate nuove funzionalit per il controllo dei flussi di potenza e delle tensioni ai
nodi, che faranno affidamento sui servizi messi a disposizione dalle risorse di rete (GD, sistemi di
accumulo, carichi controllabili). Le informazioni aggiornate sui flussi di potenza attiva e reattiva da-
ranno anche la possibilit di prevenire criticit di esercizio, di programmare tempestivamente lo
sviluppo della rete e valutare le opzioni per la connessione di nuova GD. Grazie alla disponibilit
di sensoristica distribuita a basso costo, saranno realizzati sistemi di monitoraggio dei componenti
di rete, che consentiranno di applicare tecniche di manutenzione avanzate allo scopo di ridurre i
disservizi e ottimizzare la gestione dellasset di rete.
Fornitori dei servizi: operatori delle reti di distribuzione, fornitori dei servizi di misura.
Principali beneficiari: utilizzatori, produttori, venditori di energia, operatori delle reti di distribuzione.
1.4.3.3 Sicurezza e qualit della fornitura
Le funzionalit introdotte dalle SG consentiranno di migliorare la sicurezza del sistema tramite una
gestione pi efficace e puntuale delle risorse connesse alla rete. Lobiettivo lincremento della
quantit di GD connessa alla rete, senza compromettere la sicurezza e la qualit della fornitura.
Fra le funzioni innovative di maggior rilevanza per la sicurezza del sistema figura il comando da
remoto della disconnessione dei generatori in caso di guasto, ossia il telescatto, che, come illu-
4 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4 1
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
strato nel Capitolo 3, consente di superare la gestione basata su logiche locali (ad esempio mi-
nima/massima tensione e frequenza) dellattuale protezione di interfaccia del generatore. In tal
modo i generatori connessi alla rete di distribuzione si disconnettono solo quando presente
unanomalia su tale rete, mentre rimangono connessi per disturbi che si originano sulla rete di tra-
smissione. Sempre in riferimento alla risposta a contingenze, le nuove capacit di coordinamento
delle protezioni, rese possibili dalla disponibilit di una rete di comunicazione, consentiranno di rea-
lizzare procedure di ricerca guasto molto evolute, automatizzate e veloci, che minimizzeranno i
tempi di fuori servizio con marcati vantaggi sulla continuit della fornitura. Alla sicurezza della for-
nitura contribuiranno anche funzioni per lalleggerimento di carico entro tempi definiti, interve-
nendo sui carichi distribuiti che hanno dato la disponibilit alla disconnessione.
Fornitori dei servizi: operatori delle reti di distribuzione, aggregatori, venditori di energia.
Principali beneficiari: produttori, utilizzatori, aggregatori, operatori delle reti di distribuzione, ope-
ratori delle reti di trasporto.
1.4.3.4 Nuovi criteri per la pianificazione degli investimenti
Attraverso una miglior conoscenza della rete e del suo reale utilizzo, sar possibile svilupparla in modo
ottimizzato, tenendo conto delle esigenze degli utenti (carichi, generazione, sistemi di accumulo) che
dovranno essere connessi. Limpiego di metodologie per un esercizio attivo della rete di distribuzione,
che consentono al gestore di rete di intervenire sui profili di immissione dei generatori connessi, per-
mette un miglior sfruttamento della rete attuale e ne ritarda le esigenze di sviluppo in termini di nuove
linee e/o nuovi trasformatori. Si potranno applicare strategie pi sofisticate di manutenzione e di so-
stituzione dei componenti, grazie alla disponibilit di informazioni sul loro effettivo utilizzo.
Fornitori dei servizi: operatori delle reti di distribuzione, fornitori dei servizi di misura.
Principali beneficiari: utilizzatori, produttori, operatori del bilanciamento (inclusi i proprietari di si-
stemi di accumulo).
1.4.3.5 Migliorare le funzionalit del mercato e dei servizi ai clienti
Uninformazione pi ricca e tempestiva agli utenti dei propri consumi o immissioni in rete ne au-
menter la consapevolezza e quindi favorir un impiego pi efficiente dellenergia e un accesso pi
informato al mercato. I contatori elettronici di nuova generazione permetteranno ladozione di ta-
riffe multi orarie e/o di tariffe variabili dinamicamente in funzione dello stato del sistema (ad esem-
pio tariffe di picco critico) che, abbinate a programmi di controllo della domanda e di controllo
diretto dei carichi, possono portare indubbi benefici ai clienti disposti a flessibilizzare la propria do-
manda. Una domanda flessibile determina anche la riduzione dei prezzi dellenergia nelle ore di
punta. Infine ci sar spazio per la nascita di nuovi soggetti di mercato (ad esempio aggregatori),
che offriranno ai gestori di rete nuovi servizi (ad esempio interrompibilit diffusa, profili di immis-
sione/prelievo prevedibili, ecc.) ottenuti aggregando le disponibilit fornite da un grande numero
di utenti, che da soli non potrebbero accedere al mercato.
Fornitori dei servizi: venditori di energia, fornitori di applicazioni e servizi, fornitori di piattaforme
per la borsa elettrica, operatori delle reti di distribuzione, fornitori dei servizi di misura.
Principali beneficiari: utilizzatori, venditori di energia, fornitori di tecnologia per le SG (inclusi gli
applicativi).
1.4.3.6 Coinvolgimento del consumatore
I misuratori intelligenti saranno gestiti da remoto, effettuando registrazioni di immissioni e prelievi
di potenza attiva con una adeguata granularit. I dati riguardanti prelievi, immissioni e segnali di
prezzo saranno inviati tramite il sistema dei contatori intelligenti ai display domestici o ad altri di-
spositivi utili allinterazione con lutente finale. Il coinvolgimento del consumatore finale un ele-
mento cardine nelle SG, sia per le potenzialit commerciali, sia per le necessit di modulazione ed
elasticit che verranno richieste al consumatore finale. La sfida dei progetti di ricerca ad oggi at-
tivi risiede nellidentificazione di modalit efficaci di informazione dei clienti finali e di interazione
con essi, in grado di coinvolgerli fornendo servizi senza richiedere complesse o impegnative azioni
da parte dei clienti finali stessi.
A livello internazionale spesso si utilizza il termine awareness, per indicare la funzione di infor-
mazione del cliente circa il proprio comportamento energetico, ma anche la possibilit di regola-
zione offerta dal mercato (il prezzo dellenergia ed eventuali incentivi a spostare/modulare il proprio
profilo di prelievo/immissione) includendo, infine, anche la valutazione degli strumenti e delle mo-
dalit secondo le quali tutte queste funzioni potrebbero svolgersi (a partire da display domestici,
a servizi web, alluso di SmartPhone, e cos via).
Linterfaccia fra il cliente finale e la rete elettrica dovr essere mantenuta a livello di contatore del-
lenergia, gestita da remoto, con la possibilit di effettuare registrazioni di immissioni e prelievi di
potenza attiva con una adeguata granularit. Linterazione del cliente finale potr avvenire in mo-
dalit diversificate sia con il distributore (la societ che gestisce la rete di distribuzione) che con
il fornitore di energia (la societ che svolge il servizio commerciale di vendita dellenergia).
Fornitori dei servizi: venditori di energia, fornitori dei servizi di misura, operatori delle reti di di-
stribuzione, ESCO.
Principali beneficiari: utilizzatori, produttori.
K 1.4.4 Barriere allimplementazione delle Smart Grid
Non esiste una singola modalit di implementazione delle SG appropriata per tutti i mercati e per
tutti i sistemi elettrici. Ciascun mercato ha infatti le sue specificit politiche e le sue regole, che
determinano i requisiti delle rispettive SG. Anche in riferimento allaspetto tecnico, le reti di distri-
buzione hanno modalit di esercizio e livelli di automazione significativamente diversi da area ad
area, oltre che nei diversi Paesi. Nonostante queste diversit la transizione verso le SG comporta
sempre il superamento di barriere, di natura tecnologica e non, simili in tutto il mondo. Le bar-
riere comuni che ogni Paese si trova ad affrontare nella transizione verso le SG sono state classi-
ficate e riassunte da un gruppo di lavoro in ambito Major Economic Forum [18] e riportate nella
Figura 1.12.
4 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4 3
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Barriere di mercato
Le SG renderanno disponibili una quantit di nuovi servizi che creeranno valore per i diversi attori
del sistema elettrico: i clienti finali, gli operatori delle reti di distribuzione, i sistemi Paese in
senso lato. Le amministrazioni ritengono importante favorire le industrie che investono in tecno-
logie per le SG. Tra queste industre vi sono le utility elettriche, le societ che sviluppano le reti di
comunicazione, anche domestiche, i costruttori di microcogeneratori e di dispositivi tecnologici
per gli usi finali dellenergia, di veicoli elettrici, di batterie, di sistemi di ricarica e delle infrastrut-
ture di fatturazione per la mobilit elettrica.
In questo contesto, politiche non chiare possono ostacolare le SG, accrescendo lincertezza sullo
scenario a tendere, sulle regole che verranno definite e sulle tecnologie sulle quali sar utile inve-
stire. Per loro natura, infatti, i mercati allocano risorse dove pi elevata la crescita attesa, in altre
parole sulle tecnologie che ne risulteranno determinate. Le autorit regolatorie si dovranno quindi
adoperare per favorire la concorrenza, lasciando al mercato libero il compito di decidere quali sa-
ranno le migliori soluzioni e tecnologie. La mancanza di chiarezza circa lo scenario a tendere (il
Barriere di
Mercato
Politica & Regolamentazione
Finanziamento
Coinvolgimento Consumatori
Tecnologie
Standard
Competenze e Conoscenze
Sicurezza Informatica &
Privacy dei Dati
Incertezze di mercato e politiche
non chiare sulle strutture di mercato
e sulle regole
Incertezza delle entrate dovute alle
regole
Difficolt nella definizione delle prio-
rit degli investimenti tecnologici
Frammentazione dei casi di business
Bassa consapevolezza e coinvolgi-
mento del pubblico
Mancanza di coordinamento R & D
Mancanza di sviluppo di progetti su
larga scala
Garanzie di interoperabilit e scala-
bilit
Frammentazione e lungo processo
nelle standardizzazioni tecnologiche
Tutela delle propriet intellettuali
Insufficienza di risorse qualificate
Comprensione limitata delle SG nella
pianificazione pubblica
Minacce alla sicurezza informatica
delle reti e dell'informazione dei con-
sumatori
Preoccupazioni per uso improprio
dei dati privati
Barriere
Pubbliche
Barriere
Tecnologiche
Figura 1.12 Barriere allimplementazione delle Smart Grid
mercato, i ruoli e le regole) potrebbe bloccare la transizione verso le SG, al contrario, una rapida
transizione verso le SG; invece attesa una volta definita la nuova struttura di mercato e dive-
nute disponibili le tecnologie necessarie. A questo punto gli investimenti potranno essere fatti di-
rettamente dalle aziende, a patto che vi sia un ritorno economico in tempi certi.
Tra le barriere di mercato vi la frammentazione dei business case che si verifica in particolar
modo nei mercati competitivi. Un mercato in cui gli operatori delle reti sono societ diverse dalle
societ di produzione e fornitura, in cui vi sono svariate aziende in competizione in ogni anello della
catena del valore, un mercato frammentato. Al contrario, un mercato concentrato un mercato
che ha una o due aziende integrate verticalmente. Nei mercati centralizzati, lo sviluppo di una SG
una questione politica, in genere ha come driver la sicurezza della fornitura, la sensibilit verso
lambiente, oppure le motivazioni legate alla ricerca e allo sviluppo tecnologico. Nei mercati com-
petitivi, invece, pi importante il ritorno economico degli investimenti.
I business case per le SG nei mercati competitivi sono complessi, le condizioni non solo variano
da Paese a Paese, ma sono anche funzione delle tipologia di generazione; le caratteristiche della
domanda rendono inoltre difficile la stima dei costi. Tuttavia anche la stima dei benefici com-
plessa, essi dipendono infatti dalle capacit della rete nelle diverse aree. In genere possibile
identificare benefici diretti e indiretti, ma la quantificazione di alcuni di essi, come ad esempio la
riduzione dellinquinamento atmosferico e il miglioramento della sicurezza della fornitura, risulta
di difficile attuazione.
I modelli di business nei mercati frammentati prevedono degli investimenti per i soggetti che vi
partecipano e una ricompensa a fronte dellassunzione di rischi. Lassegnazione delle ricompense
guidata dalla misura in cui ciascun soggetto che partecipa alla SG ottiene benefici e gestisce al
meglio i rischi che ne derivano. La numerosit dei soggetti coinvolti rende i business case parti-
colarmente complessi. Ad esempio, un progetto di SG pu portare valore aggiunto alle aziende di
generazione di energia che possono sfruttare i servizi delle SG per linstallazione di nuovi e costosi
generatori, ma le SG possono portare anche benefici per le reti, migliorandone lefficienza opera-
tiva e riducendone le perdite, e benefici per la vendita al dettaglio con introduzione di offerte in-
novative, utili ad esempio a modificare le curve di carico.
Quindi nel caso dei mercati frammentati, a fronte di business case pi complessi, linvestimento
in SG favorir un maggior numero di soggetti, mente in un mercato verticalmente integrato, a
fronte di business case pi semplici, porter valore immediato alle sole societ principali. In que-
sto caso gli investimenti e il rischio saranno a carico dello stesso partner anzich essere ripartiti
su diversi soggetti.
Barriere pubbliche
La percezione del pubblico, e in particolare una bassa consapevolezza e accettazione per le SG,
pu ostacolare lattuazione delle politiche e la transizione verso tale paradigma. Questo parti-
colarmente vero nei mercati aperti che dipendono dalle scelte politiche. In queste condizioni, la
pressione dellopinione pubblica, contro una situazione percepita di svantaggio sociale, pu
forzare labbandono della politica favorevole alle SG. Nei Paesi Bassi, ad esempio, lintroduzione
di contatori intelligenti stata ostacolata da un piccolo gruppo particolarmente attivo, preoccu-
4 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4 5
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
pato per laumento di informazioni personali che i contatori elettronici potrebbero rendere facil-
mente disponibili.
Le SG richiedono anche la partecipazione del consumatore, al quale domandano anche cambia-
menti nelle abitudini di consumo elettrico. Nonostante i consumatori diventino pi sensibili ai cam-
biamenti climatici e allefficienza energetica, la maggior parte di loro non consapevole della
necessit di far evolvere le reti elettriche come mezzo per ridurre le emissioni. Lintegrazione delle
risorse energetiche rinnovabili e del controllo della domanda, in molti casi, richieder di potenziare
e rendere pi intelligente la rete esistente e costruire nuove infrastrutture. Il pubblico pu non per-
cepire la necessit di intervenire per contrastare i cambiamenti rispetto alla propria esperienza, in
particolare se avviene un aumento delle bollette.
Barriere tecnologiche
Molte delle tecnologie necessarie per le SG sono oggi disponibili come elementi separati, svilup-
pati a diversi gradi di maturit. Gli sforzi in ricerca e sviluppo (R&D) sono indirizzati a migliorare
le tecnologie necessarie per implementare le funzioni pi avanzate, le comunicazioni, i sensori
embedded, lautomazione e il controllo remoto. Ciascuna di queste tecnologie ha, per, esigenze
differenti in termini di R&D; in alcuni casi occorre aumentare laffidabilit, in altri occorre ridurre
i costi, oppure renderne possibile limplementazione su vasta scala, andando oltre la sperimenta-
zione su piccole test-facility e reti pilota. Lideale sarebbe riuscire a sviluppare tutte le tecnolo-
gie necessarie per le SG, a un livello di maturit adeguato a poterle installarle in modo integrato
su vasta scala, ovvero nelle SG reali. A tal fine potrebbe essere necessario aumentare gli investi-
menti di R&D sulle tecnologie meno mature, in particolare, sulla loro interoperabilit e integrabi-
lit, utili ad assicurare un esercizio delle SG sicuro e affidabile. La mancanza di coordinamento degli
investimenti in R&D, in particolare sullintegrazione delle diverse tecnologie nelle SG, una bar-
riera percepibile sia nella realizzazione di piccoli dimostratori che di reti pilota.
Per rispondere al meglio alle necessit delle SG, la R&D sulle tecnologie dovrebbe essere coordi-
nata a livello globale. Infatti, come per altro prevedibile, si osserva una tendenza degli istituti e
delle societ a sviluppare tecnologie gi mature perch di proprio interesse, piuttosto che investire
in quelle che necessiterebbero ancora di sforzi per essere portate ad un livello tale da essere im-
piegate nelle SG. Questa modalit di allocazione degli investimenti, caratteristica dei mercati com-
petitivi, riduce gli investimenti nelle tecnologie che hanno un ritorno economico meno certo (quindi
soggette a unevoluzione pi lenta rispetto alle altre), lasciando pertanto disparit di sviluppo nelle
tecnologie necessarie per le SG.
Diversi studi, che hanno considerato gli aspetti di sicurezza informatica nelle SG, hanno eviden-
ziato la vulnerabilit della comunicazione, dellautomazione e degli accessi ai sistemi di controllo.
Sono gi stati registrati diversi casi di accesso indesiderato a infrastrutture critiche, come attac-
chi ai sistemi di gestione delle reti elettriche di trasmissione, distribuzione e agli impianti di gene-
razione, cos come avvenuto alle reti idriche, di trasporto e di trattamento di combustibili fossili
(petrolio e gas), di sostanze chimiche, della carta e anche di impianti agricoli. Tra i danni provo-
cati dalle intrusioni nelle infrastrutture informatiche si annoverano lapertura e la chiusura di in-
terruttori, che hanno causato linterruzione di processi industriali o lo spegnimento di impianti.
4 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Pochi di questi incidenti sono stati resi pubblici ed anche le iniziative che mirano a creare banche
dati per questi incidenti incontrano resistenze. Le minacce possono provenire da pirati informatici
(hackers), dipendenti, subappaltatori, concorrenti, clienti, fornitori, governi stranieri, crimine or-
ganizzato e gruppi di estremisti.
K 1.4.5 Indicatori prestazionali per le Smart Grid (KPI)
Gli indicatori prestazionali (Key Performance Indicators o KPI) sono utilizzati per monitorare lan-
damento dei processi o il raggiungimento di obiettivi. Nel caso delle SG, i KPI possono essere uti-
lizzati per valutare il processo di trasformazione delle reti attuali verso le SG, per esempio il livello
di intelligenza raggiunto. In questambito tuttora in atto la ricerca degli indicatori prestazionali
pi adeguati. B. Dupont, L. Meeus e R. Belmans, partendo da uno studio del dipartimento dellener-
gia degli Stati Uniti, hanno elaborato una loro proposta che prevede i sei KPI di seguito indicati
ed esplicitati in Tabella 1.1:
permettere una partecipazione informata da parte dei clienti;
accogliere tutte le forme di generazione e di accumulo;
vendere pi energia;
fornire una qualit della tensione adeguata alle esigenze del 21 secolo;
sfruttare e operare gli asset in modo efficiente;
garantire unadeguata resilienza ai disturbi, agli attacchi e ai disastri naturali.
Sebbene i KPI elencati evidenzino alcune sovrapposizioni, essi ben caratterizzano le peculiarit
che contraddistinguono le SG. Per dare impulso alla transizione verso le SG i decision maker do-
vrebbero promuovere il progresso di tutti e sei i KPI. La mancata evoluzione di uno o pi KPI li-
miterebbe i vantaggi della transizione verso le SG e quindi anche il ritorno degli investimenti.
pertanto auspicabile unevoluzione omogenea in tutte e sei le categorie. Raccogliere i dati e le in-
formazioni relative ai sei KPI pu comunque essere difficoltoso; la conoscenza preventiva dei pa-
rametri su cui verr poi effettuata la valutazione del raggiungimento degli obiettivi esplicitati in
Tabella 1.1 permette di preparare la raccolta delle informazioni, ma anche di guidare adeguata-
mente levoluzione verso le SG in modo omogeneo, massimizzando il ritorno economico. Per ul-
teriori informazioni si rimanda alla referenza [20].
1 Permettere una partecipazione informata da parte dei clienti
Contatori avanzati 1A: Numero di contatori avanzati installati
1B: Percentuale della domanda totale servita con contatori avanzati
Segnali di prezzo dinamici 2A: Frazione di clienti serviti con tariffe Real Time Pricing
2B: Frazione di carico servita con tariffe Real Time Pricing
Elettrodomestici intelligenti 3A: Volume totale annuo delle vendite al dettaglio per lacquisto di elet-
trodomestici intelligenti []
3B: Capacit di consumo modulabile per ciascuna categoria di consuma-
tori dotata di elettrodomestici intelligenti [MW]
4 7
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Controllo della domanda 4A: Frazione di consumatori partecipanti al DSM [%]
(DSM) 4B: Percentuale del carico dei consumatori che partecipa al DSM [MW/MW]
4C: Potenziale di time shift (prima dello start-up e durante il funziona-
mento) [h]
Prosumer 5A: Energia elettrica totale decentralizzata prodotta vs lenergia elet-
trica totale consumata [MWh/MWh]
5B: Domanda minima dalla rete (caso di autoproduzione massima) vs do-
manda massima dalla rete (caso di autoproduzione nulla) [MW/MW]
5C: Percentuale di tempo di produzione netta: tempo produttore diviso
tempo consumatore [h / h]
2 Accogliere tutte le forme di generazione e di accumulo
GD e accumulo 6A: Quantit di produzione GD sul totale (MW/MW)
6B: Potenziale di accumulo elettrico di energia elettrica rispetto alla do-
manda giornaliera [MWh/MWh]
6C: Accumulo indiretto di energia elettrica attraverso lutilizzo di
pompe di calore: shift di tempo concesso (per il riscaldamento/raf-
freddamento) [h]
Auto elettriche 7A: Numero complessivo di veicoli stradali leggeri e percentuale di vei-
coli elettrici
7B: Percentuale della capacit di carica dei veicoli che pu essere con-
trollata (vs la capacit di carica dei veicoli o la capacit totale della
rete [MW/MW]
7C: Percentuale dellenergia di accumulo dei veicoli che pu essere con-
trollata (vs lenergia disponibile nei veicoli o il consumo di energia
totale nella rete) [MWh/MWh]
7D: Numero dei punti di ricarica disponibili
Interconnessione GD 8A: Percentuale di gestori di rete con standard per linterconnessione di GD
3 Vendere pi energia
Nuovi servizi energetici 9A: Numero di clienti serviti dalle ESCO
9B: Numero di servizi energetici offerti ai consumatori
9C: Numero di kWh che il consumatore risparmia rispetto a prima di ac-
cedere ai servizi energetici
Flessibilit 10A: Numero di clienti che offrono flessibilit agli aggregatori
10B: Flessibilit che gli aggregatori offrono agli altri operatori del mercato
[MWh]
10C: Tempo durante il quale gli aggregatori possono offrire una definita
flessibilit [h]
10D: In che misura laccumulo e la GD sono in grado di fornire servizi an-
cillari come percentuale del totale dei servizi ancillari offerti
10E: Percentuale dellaccumulo e della GD che pu essere modificato ri-
spetto al totale dellaccumulo e della GD [MW/MW]
Scelta dei clienti 11A: Numero dei piani tariffari disponibili per i consumatori finali
Meccanismi di supporto 12A: Percentuale media degli investimenti nelle reti intelligenti che pos-
sono essere recuperati attraverso tariffe o sussidi
12B: Percentuale degli investimenti nelle reti intelligenti coperti da finan-
ziamenti esterni
Livello di maturit 13A: Media ponderata del livello di maturit dellinteroperabilit realiz-
dellinteroperabilit zato tra le parti interessate al sistema elettrico
4 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4 Fornire una qualit della tensione adeguata alle esigenze del 21 secolo
Qualit della fornitura 14A: Quantit di variazioni di tensione nella rete [RMS]
14B: Durata delle variazioni di tensione [h]
14C: La percentuale di reclami dei clienti relative a problemi di qualit
dellenergia (escluse interruzioni)
Qualit della fornitura 15A: Range di frequenze [Hz] contrattuali e range di tensioni [V]
richiesta contrattuali
Microgrids 16A: Numero di microreti in esercizio
16B: Capacit delle microreti [MW]
16C: Capacit totale delle microreti vs lintera capacit della rete [MW/MW]
5 Ottimizzare le attivit e operare in modo efficiente
T&D Automazione 17A: Percentuale di sottostazioni con tecnologie di automazione
Rating dinamico delle linee 18A: Numero di linee esercite con rating dinamico
18B: Percentuale di chilometri di circuiti di trasmissione esercite in rating
dinamico delle linee [km]
18C: Media annua di espansione della capacit di trasmissione e trasfe-
rimento resa possibile delluso del rating dinamico (vs fissa) delle
linee [MW-km]
Capacity Factor 19A: Media annua e picco del fattore di capacit di generazione [%]
19B: Media annua e picco medio del fattore di capacit per un chilome-
tro tipo di linea di trasmissione [%-km per km]
19C: Media annua e picco medio del fattore di capacit di un trasforma-
tore di distribuzione [%]
Efficienza 20A: Efficienza di impianti di generazione [energia output (MWh)/ener-
gia input (MWh)]
20B: Perdite di energia in trasmissione e distribuzione [MWh/year]
6 Tolleranza ai disturbi, attacchi ed eventi naturali
Sensori avanzati 21A: Numero (o percentuale) di elementi della rete (sottostazioni, inter-
ruttori, ecc.) che possono essere monitorarti e controllati da remoto
in tempo reale
21B: Percentuale di sottostazioni che possiedono tecnologie di misura
avanzate
21C: Numero di applicazioni supportate da queste diverse tecnologie di
misura
T&D Affidabilit 22A: Totale dei punti SCADA condivisi per sottostazione (rapporto)
22B: Frazione dei punti di misura della rete di trasmissione equipaggiati
con sistemi per la misura dei sincrofasori e condivisi [%]
22C: Performance (larghezza di banda, velocit di risposta, disponibilit,
adattabilit, ecc.) dei canali di comunicazione
Scambio di informazioni 23A: SAIDI, ossia il tempo di interruzione medio annuo di ogni cliente
[minuti]
23B: SAIFI, ossia il numero totale delle interruzioni per cliente [Interruzioni]
23C: CAIDI, ossia la durata media di ciascuna interruzione per cliente
[minuti]
23D: MAIFI, ossia il numero totale di interruzioni per cliente della durata
inferiore a cinque minuti [Interruzioni]
Standard nelle infrastrutture 24A: Conformit con le norme Europee delle telecomunicazioni e dei pro-
di telecomunicazione tocolli internazionali.
Tabella 1.1 KPI per la valutazione dellevoluzione verso le Smart Grid
4 9
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
10
SCADA (Supervision Control And Data Acquisition).
11
WAMS (Wide Area Monitoring Systems).
12
Lautomazione della rete di trasporto italiana, mediante lintroduzione di funzioni intelligenti, pu essere fatta risalire agli
anni Ottanta.
K 1.4.6 Tecnologie abilitanti
Le tecnologie rivestono un ruolo di primaria importanza per la realizzazione delle SG. La gestione
e il controllo delle reti di trasmissione e distribuzione da parte dei TSO e dei DSO richiedono il mo-
nitoraggio continuo dei parametri fisici necessari a valutare linvecchiamento dei componenti (pro-
babilit di guasto). I sistemi di automazione si stanno estendendo, inglobando funzioni di
protezione utili a salvaguardare gli asset, garantire la sicurezza agli operatori e agli utenti, anche
in situazione di guasto. Per assicurare ci, lautomazione delle reti di trasmissione e distribuzione
si avvale di una grande variet di tecnologie, SCADA
10
, WAMS
11
, sensori remoti, interruttori e con-
trollori intelligenti, registratori digitali di malfunzionamenti, protezioni intelligenti e una grande va-
riet di altre tecnologie. Se, da una parte, lautomazione della rete di trasmissione operativa gi
da qualche decennio
12
, lautomazione della rete di distribuzione solo agli inizi e deve fare fronte
a una sfida diversa, appunto la penetrazione crescente della DG. La diversit riguarda principal-
mente il controllo e la protezione della rete. Nuovi sistemi di controllo e nuove protezioni sono state
proposte per gestire le SG, tuttavia la tecnologia non ancora matura e, al momento, non esistono
soluzioni adeguatamente provate. Lautomazione della distribuzione sar condotta principalmente
a livello delle Cabine Primarie e Secondarie. probabile che in futuro anche le tecnologie WAMS
saranno gradualmente incorporate nel sistema di controllo delle SG. Ci si aspetta che in un futuro
prossimo lautomazione potr gestire la rete in modalit avanzata, anche permettendo la gestione
delle isole intenzionali e delle reti di distribuzione in corrente continua. Lelettronica di potenza, gli
interruttori e i regolatori a stato solido diventeranno parte integrante dei sistemi di automazione
e controllo rendendo possibile una rapida individuazione dei guasti e una successiva riconfigura-
zione veloce dei sistemi, per far fronte a guasti o transitori dovuti alla GD.
Le comunicazioni e il trattamento dei dati sono vitali nelle SG, in quanto la mole di dati da trat-
tare aumenter enormemente rispetto ai sistemi tradizionali. Le tecnologie di comunicazione uti-
lizzate saranno sia in cavo (fibre ottiche, onde convogliate sui cavi elettrici di potenza), che wireless
(CDMA, GSM, GPRS, UMTS, WiMAX, ecc.). Anche i protocolli di comunicazione impiegati saranno
diversi (WLAN, WiFi, ZigBee, ecc.).
Lesercizio dei sistemi di potenza ha lo scopo di garantire una fornitura affidabile e sicura di ener-
gia elettrica, tenendo in considerazione anche i vincoli di mercato. I margini entro cui operare il
sistema elettrico devono essere adeguati in funzione dei valori di tensione (in modulo e fase) e
della stabilit della frequenza. Lesercizio del sistema si basa su sistemi di automazione e perso-
nale qualificato nei centri di controllo, ai quali demandato il compito di controllare le condizioni
di rete e prendere decisioni ben codificate come lalimentazione di una rete, la programmazione
della generazione, lattivazione di particolari schemi di controllo di emergenza, per assicurare la
qualit e la sicurezza della fornitura.
Per esercire correttamente il sistema, saranno altres necessari strumenti per valutare la sicurezza
dinamica (simulatori) e il monitoraggio di WAMS, opportunamente basato su sistemi di sincroniz-
zazione satellitari e su adeguati algoritmi, per permettere agli operatori di gestire il sistema quanto
pi vicino ai suoi limiti.
Concludendo, le tecnologie risultano abilitanti per lintegrazione, lefficienza, lottimizzazione, la re-
golazione e lutilizzo delle risorse energetiche diffuse. Una SG necessita di software e strumenti di
controllo, sensori e smart metering, tecnologie della comunicazione, intelligenza da fornire ai sistemi
e ai componenti, in alcuni casi anche per il retrofitting di sistemi e componenti esistenti. Il trattamento
dei dati e delle informazioni di particolare criticit, soprattutto in regimi competitivi: gli strumenti
per lottimizzazione, la modellistica e le analisi predittive richiedono dati, con potenziali ricadute in
termini di tutela della privacy. quindi necessario attuare buone pratiche di gestione dellinforma-
zione e raggiungere adeguati livelli di protezione da attacchi informatici.
1.5 La Generazione Diffusa in Italia
Dopo aver descritto levoluzione dei sistemi elettrici verso le SG a livello europeo, il capitolo si
chiude sul contesto nazionale. In modo simmetrico rispetto a quanto fatto nel primo paragrafo, si
delineano i fattori abilitanti delle SG concentrando lattenzione sulla Generazione Diffusa, che in
Italia rappresenta di certo la pi importante tra le nuove esigenze delle reti attive. Nel seguito, oltre
a fornire una definizione di GD, saranno illustrate le modalit con cui la GD si sta sviluppando sul
sistema italiano: queste informazioni rappresentano la base necessaria per i prossimi capitoli.
Per Generazione Diffusa (GD) si intende la natura non prevedibile e non preordinata della disloca-
zione spaziale e temporale delle immissioni di potenza sulle reti elettriche di distribuzione. La GD pre-
senta notevoli vantaggi in termini ambientali e di riduzione della dipendenza dai combustibili
tradizionali, permettendo di sfruttare fonti energetiche rinnovabili (FER) altrimenti non utilizzabili (si
pensi al mini-idroelettrico e al mini/micro-cogenerativo). A livello qualitativo, immediato notare
che i vantaggi di tipo energetico/ambientale non sarebbero in grado, di per s, di condurre a una
massiccia installazione di sistemi di generazione di piccola taglia: infatti la produzione diffusa avviene
con costi di generazione (segnatamente, con costi di installazione) assai maggiori rispetto a quelli
delle grandi centrali elettriche; tali costi non riflettono i potenziali benefici, a livello di sistema nazio-
nale, sopra delineati. Ne risultata, in generale, la necessit di una struttura di incentivi, indispen-
sabili per garantire una redditivit economica alla GD: nel nostro Paese, tale struttura si estrinsecata
nel mercato dei Certificati Verdi (tutte le FER), piuttosto che nellistituzione di forme specifiche di in-
centivo destinate a favorire determinate tipologie di generazione (cfr il Conto Energia per il fotovol-
taico). Dato quindi per consolidato il sistema di incentivi (ai produttori da FER), che agisce nella
direzione di favorire investimenti in capacit di GD, la crescente presenza di GD ha alcune conse-
guenze sul complessivo sistema elettrico, e in particolare sulle reti elettriche di distribuzione: unevo-
luzione del parco di generazione verso la GD ha, come gi affermato, lovvia implicazione della
gestione attiva delle reti di distribuzione.
K 1.5.1 Generazione Diffusa: definizione
Prima di procedere con la descrizione dellimpatto della GD necessario, al fine di inserire opportu-
namente il presente documento nel contesto nazionale, fornire una definizione di GD, riferendosi, in
particolare, a quelle date nella Delibera AEEG ARG/elt 160/06 [21] (e la successiva 328/07 [24]) e de-
lineare un quadro preciso, dal punto di vista energetico, sullattuale situazione della GD in Italia.
5 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
5 1
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Dallanalisi delle diverse definizioni in ambito internazionale, nonch dallo studio del quadro nor-
mativo nazionale, possibile dedurre che la cosiddetta GD consista nel sistema di produzione
dellenergia elettrica composto da unit di produzione di taglia medio-piccola (da qualche
decina/centinaio di chilowatt a qualche megawatt), connessa, di norma, ai sistemi di distribuzione
dellenergia elettrica (anche in via indiretta), in quanto installata al fine di:
alimentare carichi elettrici per lo pi in prossimit del sito di produzione dellenergia elettrica
( noto che la quasi totalit delle unit di consumo risultano connesse alle reti di distribuzione
dellenergia elettrica), molto frequentemente in assetto cogenerativo per lo sfruttamento di
calore utile;
sfruttare fonti energetiche primarie (in genere di tipo rinnovabile), diffuse sul territorio e non
altrimenti sfruttabili mediante i tradizionali sistemi di produzione di grande taglia.
Pertanto adottata la seguente definizione di GD (compatibile con la definizione della direttiva
2003/54/CE e con la caratterizzazione della GD emersa dalle analisi effettuate):
Generazione Distribuita (GD): linsieme degli impianti di generazione con potenza nominale infe-
riore a 10 MW e connessi, di norma, alla rete di distribuzione.
Nel seguito ci si riferir quindi in termini generici alla GD, identificando un limite unitario di potenza
installabile pari a 10 MW. Tale limite congruente con quanto contenuto nellambito della normativa
tecnica vigente: infatti, la recente norma CEI 0-16 (ed. II, allegato A della Delibera ARG/elt 119/08)
[22] riporta un limite indicativo, per la connessione in BT degli utenti attivi, pari a 100 kW, nonch
pari a 10 MW per gli utenti attivi MT. Nella stessa norma CEI riportata unulteriore soglia indicativa
di 3 MW oltre la quale gli utenti attivi sono indirizzati alla connessione diretta con la sbarra MT del tra-
sformatore di Cabina Primaria. Pi recentemente, a completare il quadro regolatorio, la Delibera
ARG/elt 99/08 (e s.m.i.), recante il Testo Integrato delle Condizioni tecniche ed economiche per la con-
nessione alle reti con obbligo di connessione di terzi degli impianti di produzione (il cosiddetto TICA),
esplicita che il servizio di connessione alle reti di distribuzione deve essere erogato:
al livello BT nel caso di richieste di connessione per potenze in immissione fino a 100 kW;
al livello MT nel caso di richieste di connessione per potenze in immissione fra 100 kW e
6 MW.
K 1.5.2 Generazione Diffusa: il panorama italiano
Dopo aver fornito la definizione di GD, risulta opportuno indagare con maggiore dettaglio quali siano
le modalit specifiche con cui la GD si sta affacciando sul sistema italiano, con particolare riferimento
alla tipologia di rete e ai livelli di tensione su cui si stanno installando le nuove unit produttive.
In relazione al Monitoraggio dello sviluppo degli impianti di Generazione Diffusa in Italia nel 2008, ri-
sultano installati 34.848 impianti di GD per una potenza efficiente lorda complessiva pari a 6.627 MW
(circa il 6,5% della potenza efficiente lorda del parco di generazione nazionale) e una produzione
lorda di 21,6 TWh (circa il 6,8% della produzione nazionale lorda di energia elettrica, pari a circa 319
TWh), come si nota dalla Tabella 2, confermando il trend di crescita nellinstallazione di nuovi impianti
di GD.
Il 58,7% dellenergia elettrica prodotta dalla GD di origine rinnovabile (Figura 1.13) e tra le fonti rin-
novabili la principale quella idrica, per una produzione pari al 42,4% dellintera produzione da GD.
5 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Tabella 1.2 Dati relativi agli impianti di Generazione Diffusa nellanno 2008
Figura 1.13 Produzione di energia elettrica dalle diverse fonti nellambito della Generazione Diffusa nellanno
2008
Differenziando la tipologia di impianti in funzione delle fonti utilizzate, possibile notare (Figura
1.14) che il 39,3% dellenergia elettrica stata prodotta da impianti alimentati esclusivamente da
fonti non rinnovabili, quindi il 2% della produzione totale (differenza tra il valore riportato nella Fi-
gura 13 e quello nella Figura 14) la produzione degli impianti termoelettrici alimentati da rifiuti
solidi urbani e degli impianti ibridi imputabili alle fonti rinnovabili.
5 3
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
Del totale di energia prodotta da GD solo il 66% viene immesso in rete. Di questa, per, soltanto
una minima parte viene direttamente collocata sul mercato (28%), mentre la porzione rimanente
viene ritirata in via amministrata: l8,8% stato oggetto di incentivazione ai sensi del provvedi-
mento Cip 6/92 mentre il 25,2% stata ritirata ai sensi della Delibera AEEG 280/07 (Figura 1.15).
Figura 1.14 Impianti alimentati da fonti rinnovabili, non rinnovabili, rifiuti solidi urbani e impianti ibridi nel-
lambito della Generazione Diffusa nellanno 2008
Figura 1.15 Ripartizione dellenergia elettrica prodotta nellambito della Generazione Diffusa fra mercato, au-
toconsumi e regimi di ritiro amministrato nellanno 2008
Infine, lanalisi del livello di tensione delle reti in cui viene immessa lenergia elettrica evidenzia
che pi del 75% dellenergia elettrica immessa sulle reti di distribuzione in media tensione (Fi-
gura 1.16).
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agevolare la transizione verso uneconomia efficiente sotto il profilo energetico e a basse
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5 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Figura 1.16 Ripartizione per livello di tensione di connessione dellenergia elettrica immessa dalla Generazione
Diffusa nel 2008
5 5
Definizioni e obiettivi delle Smart Grid
[8] European Commission DG Enterprise and Industry, Standardisation mandate M/441 to CEN,
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5 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
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distribuita sul sistema elettrico nazionale.
[26] Delibera AEEG ARG/elt 280/07 Modalit e condizioni tecnico-economiche per il ritiro
dellenergia elettrica ai sensi dellarticolo 13, commi 3 e 4, del decreto legislativo 29 dicembre
2003, n. 387/03, e del comma 41 della legge 23 agosto 2004, n. 239/04. Disponibile su:
http://www.autorita.energia.it/it/docs/07/280-07.htm
Capi tol o 2
Lo sviluppo delle Smart Grid
Aspetti regolatori
di Gi useppe Bugl i one e Cl ara Pol etti
5 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
2.1 Introduzione
Come mostrato nei capitoli precedenti, in Italia come in Europa, la GD il driver principale per lo
sviluppo delle SG: solo un aumento decisivo delle FER pu portare al raggiungimento degli obiet-
tivi di mitigazione dei cambiamenti climatici definiti dallUnione Europea nellambito del cosiddetto
Green Package, anche in attuazione degli impegni assunti nellambito del Protocollo di Kyoto. A li-
vello internazionale, con il termine Smart Grid si intendono strutture e modalit operative forte-
mente innovative in grado di far fronte ai numerosi potenziali problemi di gestione, che la GD pu
provocare sia a livello locale (rete di distribuzione) che a livello globale (intero sistema elettrico).
Inoltre, le SG sono uno strumento importante non solo per lo sviluppo massiccio delle fonti rinno-
vabili, ma anche per la realizzazione di un mercato dellenergia in cui i consumatori possano avere
un ruolo centrale.
Affinch le nuove tecnologie implementate (in particolare le tecnologie di comunicazione) permet-
tano di superare le attuali limitazioni e rendano possibile un reale e significativo contributo di GD,
mantenendo alto il livello di sicurezza e affidabilit dellintero sistema, necessaria una parallela
evoluzione del quadro normativo (di natura tecnica, con ricadute sia nazionali sia internazionali)
e del quadro regolatorio (con ricadute essenzialmente nazionali).
In questo capitolo si indagher il panorama, nazionale e internazionale, per individuare le aree non
coperte da alcuna disposizione/regolamentazione e quelle coperte da regole, norme e disposizioni
che potrebbero risultare non pi valide in un contesto di rete di distribuzione (specialmente MT)
che evolve verso una SG.
Prima di entrare nellanalisi dei problemi normativi e regolatori tuttavia opportuna una precisa-
zione con riferimento alla relazione tra linnovazione tecnologica in corso e la necessit di riformare
le regole di funzionamento e lorganizzazione del settore elettrico. In particolare, importante
sottolineare che alcuni interventi di modifica dellassetto regolatorio, necessari per assecondare uno
sviluppo efficiente delle fonti rinnovabili, potrebbero e, anzi, dovrebbero essere realizzati a pre-
scindere dalla diffusione, sulla rete elettrica, di sistemi e tecnologie innovative. La stessa conside-
razione pu essere estesa alla modifica del ruolo dei consumatori finali. Infatti lattuale assetto del
sistema, sia in termini di condizioni di accesso alla rete che di funzionamento dei mercati, non
stato disegnato avendo in mente gli obiettivi di sostenibilit descritti nel resto del volume: vi sono
quindi ampi spazi di miglioramento, ad oggi ancora non esplorati. Alcune inefficienze nellattuale
funzionamento dei mercati elettrici non dipendono quindi da barriere tecnologiche, ma piuttosto
da scelte esplicite del policy maker o del regolatore.
Con riferimento ai problemi normativo/regolatori legati allo sviluppo delle SG, il netto spostamento
della politica energetica verso obiettivi di sostenibilit ambientale ha attivato in generale un ripen-
samento degli schemi regolatori fino ad oggi ritenuti ottimali. Tuttavia, sia il dibattito accademico
che quello istituzionale su quale sia il nuovo paradigma da adottare sono ancora molto acerbi. Re-
gole di connessione alla rete degli impianti di generazione a fonte rinnovabile; valorizzazione degli
sbilanciamenti, assegnazione dei diritti di utilizzo della capacit di trasporto, meccanismi di incen-
tivo sono alcuni esempi di problemi tra loro connessi sui quali in corso un acceso dibattito, a tratti
controverso. In questo percorso di riforma linnovazione tecnologica sta intervenendo come fat-
tore abilitante, consentendo soluzioni che fino a poco tempo fa erano impossibili, oppure troppo
costose.
5 9
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
Nellaffrontare la questione della riforma del quadro regolatorio si pu partire da tre osservazioni
preliminari.
La prima che laumento rapido e consistente del numero di utenti di piccole dimensioni, siano
essi generatori o consumatori, con un ruolo attivo nel sistema elettrico, pone laccento sulla ne-
cessit di fornire anche a loro segnali di prezzo corretti, a tutti i livelli della filiera. importante in-
fatti che ciascun soggetto riceva segnali circa il valore (o il costo) delle proprie decisioni per il
sistema. Questo fatto rappresenta unimportante novit nella regolazione e gestione del sistema
elettrico che, fino ad oggi, ha trattato i soggetti di piccole dimensioni come un elemento connesso
al sistema, ma con un comportamento determinato esogenamente e, in una certa misura, non mo-
dificabile
1
in risposta a segnali di prezzo. La corretta valorizzazione dei comportamenti dei diversi
soggetti coinvolti nei settori energetici ovviamente importante a prescindere dal processo di ri-
strutturazione in corso. Tuttavia essa diventa cruciale in un contesto, come quello delle Smart
Grid, in cui si ritiene opportuno influenzare i comportamenti di soggetti che, sino ad ora, sono
stati considerati sostanzialmente passivi, per le caratteristiche delle loro preferenze (piccoli con-
sumatori la cui domanda era ritenuta inelastica), per la limitata rilevanza del loro comportamento
rispetto agli obiettivi di sistema perseguiti (piccoli generatori), o semplicemente perch la tecno-
logia disponibile (a costi accettabili) non consentiva di fare diversamente. Nel nuovo contesto,
quindi, da un lato si perseguono obiettivi di sostenibilit, dando maggiore rilevanza alle decisioni
di questi soggetti, mentre dallaltro si cerca di aumentare la dimensione di queste categorie di im-
missioni e prelievi, cos che ad esempio le fonti rinnovabili possono arrivare a fissare il prezzo spot
sul mercato allingrosso.
La seconda osservazione che il miglioramento dei segnali economici non sufficiente, da solo,
a garantire che il sistema si muova in modo rapido ed efficiente verso il nuovo assetto. neces-
saria infatti una contestuale revisione dei diritti e dei doveri posti in capo a ciascun soggetto. Con-
dizioni di connessione alla rete, coordinamento tra sviluppo della rete e della capacit di
generazione, obblighi di comunicazione: sono esempi di ambiti sui quali si rende necessario inter-
venire. Anche lattivazione di meccanismi di informazione mirati ai piccoli clienti molto importante
affinch il consumatore stesso possa effettuare scelte consapevoli.
La terza e ultima osservazione riguarda il ruolo del decisore pubblico. Per valutare quali siano i costi
o i benefici che la societ nel suo complesso deriva da certi comportamenti o investimenti ne-
cessario definire preliminarmente, in maniera chiara e puntuale, quali siano gli obiettivi di politica
sia energetica sia ambientale che il decisore politico intende perseguire. Ad esempio, per valutare
il beneficio derivante da un investimento in una tecnologia che consenta di connettere una mag-
giore capacit di generazione da fonte rinnovabile, necessario comprendere, innanzitutto, quale
sia il valore che la societ attribuisce allo sviluppo di queste fonti energetiche. Tale valore dipende,
infatti, in larga parte da decisioni di politica energetica e ambientale
2
che devono essere chiarite
prima di modificare il quadro regolatorio. La mancata o incerta identificazione degli obiettivi da rag-
1
Le seguenti osservazioni (paradigma fit and forget) ricorrono anche per i problemi di natura tecnico-operativa (cfr. Ca-
pitolo 3): in quel caso, si tratta di segnali di natura tecnica e non solo economica.
2
Per la prima volta la valutazione delle esternalit ambientali assume un ruolo cruciale nella definizione e valutazione dei
progetti di sviluppo e riforma del settore, rappresentando una grossa novit.
6 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
3
Come affermato nel Capitolo 1, ai fini dello studio di seguito riportato si preferisce definire il fenomeno in esame come
Generazione Diffusa (GD), a sottolineare la natura non prevedibile e non preordinata della dislocazione spaziale e tem-
porale delle immissioni di potenza sulla rete elettrica.
giungere pu infatti incidere in misura rilevante nel processo di definizione dello scenario regola-
torio, generando incertezza nella realizzazione degli investimenti.
Dopo aver riportato alcune osservazioni preliminari relative alla modifica del quadro regolatorio,
possibile analizzare le condizioni di sistema che si devono realizzare, affinch linvestimento in
tecnologie smart possa effettivamente sviluppare tutte le proprie potenzialit. Lanalisi parte
dalle ragioni che supportano lo sviluppo di reti intelligenti, per poi valutare le condizioni per una
gestione smart della domanda e dellofferta di energia elettrica a livello di mercato, di compra-
vendita dellenergia elettrica e di gestione del servizio di dispacciamento, con particolare riferi-
mento al ruolo che le imprese di distribuzione dovranno avere nel futuro, a seguito dello sviluppo
di reti intelligenti. Infatti, ciascuno di questi aspetti presenta peculiarit specifiche se analizzato con
riferimento allofferta di energia elettrica oppure alla domanda. Al fine di individuare queste pe-
culiarit, il capitolo suddiviso in due sezioni speculari. Nella prima si analizzano ciascuno dei tre
aspetti con riferimento allofferta, concentrandosi dunque sui problemi regolatori legati alle SG e
al ruolo della GD, con particolare attenzione alla generazione da fonti rinnovabili. Nella seconda
si affrontano le tre tematiche individuate dal punto di vista della domanda, ponendo laccento
sugli aspetti regolatori legati allo smart metering e al ruolo dei consumatori.
Viene fatta, infine, una specifica trattazione del quadro regolatorio nazionale relativo alla GD, e agli
incentivi previsti a sostegno di progetti pilota sulle reti attive.
2.2 Le Smart Grid e la gestione dellofferta
Come stato gi osservato precedentemente, uno degli obiettivi connessi allo sviluppo di reti di
distribuzione smart rappresentato dalla necessit di garantire la connessione di un numero
sempre maggiore di impianti di generazione da fonti rinnovabili di piccole dimensioni, rientranti
nella definizione pi ampia di Generazione Diffusa
3
. Oggi la rete di distribuzione, in particolare
la rete in media e bassa tensione, non svolge nessuna funzione attiva ai fini della garanzia della
sicurezza del sistema elettrico. Questo significa che, una volta connessi alla rete MT e BT, gli im-
pianti di generazione possono immettere energia elettrica senza alcun controllo da parte del ge-
store della rete (DSO) e del sistema (TSO), anzi, il gestore non ha neppure visibilit istantanea di
ci che succede sulla propria rete; pertanto, seppure il TSO o il DSO avessero il potere di impar-
tire ordini ai generatori, oggi non sarebbero nelle condizioni di agire in maniera efficace e tempe-
stiva. quindi necessario assicurare che tutta la generazione connessa non causi problemi alla
rete. In particolare, nel Capitolo 3 si mostra come un certo grado dintegrazione di FER sia soste-
nibile anche mantenendo lattuale gestione passiva della rete di distribuzione. Per accomodare
laumento della capacit produttiva connessa in MT e BT si pu infatti, entro certi limiti, rinforzare
e ampliare la rete con nuovi investimenti infrastrutturali. Questo approccio allo sviluppo della GD
solitamente indicato con lespressione fit and forget, proprio perch prevede un aumento della
capacit di trasporto della rete di distribuzione tale da consentire agli impianti di generazione di
6 1
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
4
E ad oggi non utilizzabile.
immettere in rete tutta la loro produzione senza che ci possa in alcun caso compromettere
la sicurezza del sistema.
Tuttavia, superate certe soglie di potenza connessa, lapproccio fit and forget non pi compati-
bile con la necessit di garantire la sicurezza del sistema. Diventa quindi indispensabile una ge-
stione proattiva della rete di distribuzione, realizzabile esclusivamente attraverso lo sviluppo di
tecnologie smart (cfr. Capitolo 3 e Capitolo 6), in particolare di tecnologie ICT.
Il passaggio ad una gestione attiva della rete di distribuzione appare dunque, in qualche misura,
una scelta obbligata. I principali nodi di natura regolatoria connessi con questa transizione si pos-
sono identificare in due grandi categorie di problemi: quelli connessi con la realizzazione degli in-
vestimenti necessari allo sviluppo delle reti intelligenti (investimento) e quelli connessi con
lutilizzo efficiente delle infrastrutture una volta che queste sono state completate (gestione).
Queste due categorie di problemi, pur essendo tra loro collegate, hanno natura abbastanza di-
versa. La prima attiene principalmente a questioni connesse con la regolazione degli investimenti
in reti di distribuzione: pianificazione degli investimenti in presenza di innovazione tecnologica; re-
munerazione del capitale investito netto; efficienza operativa. La seconda categoria attiene, invece,
in larga parte a problemi di disegno di mercato e di condizioni di accesso al sistema: funzionamento
dei mercati allingrosso e del mercato per i servizi di dispacciamento; corrispettivi di sbilancia-
mento e condizioni di connessione alla rete.
K 2.2.1 Gli investimenti in reti di distribuzione intelligenti
Una prima questione da affrontare nellanalisi degli investimenti in reti di distribuzione intelligenti
quella del dimensionamento dellinvestimento stesso e del coordinamento con lo sviluppo della
capacit di generazione. Il problema che oggi si pone sulle reti di distribuzione rispetto alle scelte
relative allo sviluppo e alla diffusione delle SG rappresenta infatti una sfaccettatura di un pro-
blema pi ampio, quello dello sviluppo coordinato della generazione e della rete. Questo problema
stato affrontato estensivamente per le reti di trasmissione (capacit di trasporto), consentendo
di accumulare molta esperienza dal punto di vista operativo come teorico. Esiste tuttavia unim-
portante differenza tra i due casi. Mentre nella trasmissione gli assetti liberalizzati hanno potuto
ereditare il corpus dinfrastrutture e di procedure di pianificazione degli ex monopolisti integrati,
per cui i nuovi modelli organizzativi come anche le reti fisiche hanno potuto evolvere in modo
incrementale rispetto a una situazione ben consolidata, nel caso della distribuzione il problema va
affrontato ex novo. Infatti, anche per quanto riguarda la capacit di trasporto, gli investimenti in
ICT non modificano o aumentano significativamente la capacit di trasporto attuale, ma rendono
sfruttabile tutta quella attualmente possibile
4
. Appare pertanto imprescindibile una fase regolato-
ria che definisca:
le modalit attraverso le quali ladeguamento della rete di distribuzione inteso come sviluppo
ed evoluzione della rete deve avere luogo per assicurare una connessione efficiente della pro-
duzione da fonti rinnovabili;
i servizi che la rete e gli impianti connessi a una rete smart sono in grado di fornire e gli inter-
venti regolatori necessari per abilitare la fornitura di questi servizi.
6 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Per quanto riguarda il primo punto le modalit attraverso le quali favorire lo sviluppo delle SG
in un mercato ideale in cui i segnali di prezzo sono in grado di incorporare perfettamente le dina-
miche di domanda e offerta, nonch le condizioni della rete, tutte le decisioni circa gli investimenti
in fonti rinnovabili e in adeguamento delle reti potrebbero essere lasciate al mercato. I differen-
ziali di prezzo tra le diverse zone del mercato incentiverebbero gli investitori a localizzare i nuovi
impianti coerentemente con le necessit della rete. In modo analogo, la necessit di contenere i
costi (operativi e per nuovi investimenti) incentiverebbe il gestore della rete a investire in tecno-
logie smart e le rendite da congestione segnalerebbero dove gli investimenti in espansione della
rete sono inevitabili. Tuttavia, la realizzazione di questo ipotetico schema richiederebbe un mec-
canismo di pricing molto pi evoluto rispetto a quello attualmente esistente. Inoltre, limpossibi-
lit concreta di incorporare nel segnale di prezzo tutti gli elementi rilevanti nella definizione del
valore, per il sistema, di un certo sviluppo della capacit di generazione e delle infrastrutture di
rete necessarie, rende questo approccio complesso da attuare. Lo sviluppo delle SG consenti-
rebbe, comunque, di migliorare sensibilmente il segnale di prezzo trasferito alla GD e di rendere
pi flessibile lassegnazione dei diritti di uso della capacit di trasporto, per limmissione della loro
produzione in rete.
In questo modo si potrebbe superare lattuale paradigma secondo il quale le decisioni dinvesti-
mento sono prese indipendentemente dai segnali di prezzo. Oggi, infatti, il regolatore riconosce
esplicitamente come obiettivo primario quello di massimizzare il numero (taglia) di connessioni di
fonti rinnovabili e la loro produzione e, al fine di raggiungere questo obiettivo, incentiva gli inve-
stimenti necessari.
Un primo elemento della regolazione da rivedere per la realizzazione degli investimenti in reti di
distribuzione intelligenti riguarda dunque le regole di connessione e lassegnazione dei diritti di uti-
lizzo di tale capacit da parte dei generatori. Questo a sua volta ha un impatto sui piani di sviluppo
delle reti da parte dei Distribution System Operator (DSO). Il passaggio alle SG richiederebbe inol-
tre la revisione dei meccanismi di regolazione del DSO per la copertura dei costi di distribuzione
(solitamente price-cap o revenue cap). Il compito di investire sulla rete di distribuzione per acco-
modare una quantit sempre maggiore di GD spetta infatti al DSO, responsabile per lo sviluppo e
la manutenzione della rete di distribuzione stessa.
Il dibattito su questo punto [1] sottolinea, ad oggi, una tendenza ad un atteggiamento passivo da
parte dei DSO con riferimento, in generale, alla connessione della GD. A questo sembra affiancarsi
una preferenza dei DSO per gli investimenti in espansione della rete rispetto a quelli funzionali al
passaggio ad una rete attiva.
Le ragioni alla base dellapparente inerzia nella connessione possono essere molteplici. Tra que-
ste il fatto che molti meccanismi di remunerazione del DSO non tengono conto dellimpatto che
laumento della GD provoca sui costi. Il DSO pu dunque trovarsi a sostenere costi incrementali,
a cui non corrisponde un adeguato aumento dei ricavi.
Questa eventualit pu verificarsi pi facilmente in sistemi in cui:
1) i corrispettivi pagati dai generatori per laccesso e luso della rete coprano solo parzialmente i
costi di adeguamento della rete (cosiddetta shallow connection, cfr. TICA paragrafo 2.5.1);
2) i ricavi riconosciuti al distributore vengono determinati e aggiornati sulla base dellenergia pre-
levata dai clienti e del numero di clienti connessi.
6 3
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
Come sottolineato da Meeus (2010), la regolazione del DSO dovrebbe invece tenere in conside-
razione i seguenti aspetti:
1) lintegrazione della GD determina un aumento dei costi di gestione per il DSO;
2) lintegrazione della GD pu determinare una riduzione dei ricavi del DSO, se calcolati in base
allutilizzo della rete di distribuzione.
Queste possibili distorsioni dei meccanismi di remunerazione si possono verificare a prescindere
dal possibile sviluppo tecnologico delle reti verso soluzioni smart e hanno un impatto sulle di-
namiche di connessione della GD anche nellattuale assetto di reti passive. Per quanto riguarda
invece in maniera pi diretta gli investimenti in SG, e la possibile preferenza dei DSO, per in-
terventi di rafforzamento della rete rispetto allinvestimento in tecnologie innovative, per ren-
dere la rete pi intelligente, alle osservazioni appena esposte si aggiungono ulteriori elementi
di riflessione.
Il primo riguarda il tipo dinvestimento. Mentre nel caso del rafforzamento della rete linvestimento
solitamente circoscritto alla sezione di rete interessata dalle nuove connessioni e pu essere
dunque gestito in maniera incrementale, la transizione verso reti intelligenti richiede interventi
che interessano la rete nel suo complesso. Questo tipo di investimento richiede quindi un approc-
cio globale, che coinvolge non solo le linee e le cabine ma anche i sistemi informativi.
Il DSO abituato culturalmente a comperare linee e cabine, mentre meno avvezzo a comperare,
installare e gestire ICT, se non a fronte di opportuni incentivi o meccanismi di regolazione.
Il secondo elemento quello, gi sottolineato, delle condizioni di funzionamento. Affinch la nuova
tecnologia possa effettivamente portare a una modifica nelle modalit di funzionamento della rete,
necessaria la contestuale (se non preventiva) revisione del sistema di regole e di governance
della distribuzione. Anche in questo caso la soluzione prospettata quindi pi complessa e non si
presta a realizzazioni per piccoli passi attuate autonomamente dal DSO.
Interventi di tipo regolatorio sono dunque necessari per incentivare il DSO ad effettuare investimenti
in componenti di rete smart; in tutti i casi questo consente di ridurre il costo medio di lungo termine
di distribuzione dellenergia elettrica, dati gli obiettivi di connessione di GD.
Per questo motivo il dibattito di policy in materia suggerisce la combinazione di un sistema incen-
tive-based regulation integrato da specifici incentivi per gli investimenti in rete attiva. Lapproccio
generalmente identificato come ottimale [2] consiste nel mantenere, modificandoli, gli attuali mec-
canismi di output-based regulation, in cui la remunerazione degli investimenti condizionata al rag-
giungimento di determinati obiettivi qualitativi in relazione alloutput dellattivit svolta (maggiori
dettagli sui sistemi di regolazione delle SG in Regulation for Smartgrid, Eurelectric Report, feb-
braio 2011). La principale modifica/proposta consiste nella ri-definizione delloutput e, di conse-
guenza, dei driver di costo per la determinazione dei ricavi riconosciuti. Lattivit del DSO non
dovrebbe pi essere misurata esclusivamente in termini di energia elettrica distribuita e di numero
di clienti connessi, ma anche di altri parametri, quali ad esempio la capacit di GD connessa alla pro-
pria rete. Definire quali siano i benefici legati allo sviluppo delle SG, e i corrispondenti obiettivi su cui
basare una regolazione di tipo output-based, non attualmente possibile, sia perch manca una de-
finizione univoca di SG e di possibile sviluppo delle reti elettriche, sia perch non sono ancora dif-
6 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
fuse iniziative e dimostrazioni reali in campo, necessarie ai regolatori per acquisire esperienza e co-
noscenze, indispensabili per rafforzare e consolidare la regolazione incentivante.
Un primo passo in questa direzione stato compiuto dal regolatore inglese, che ha commissionato
lo studio-progetto LENS (Long-Term Electricity Network Scenarios) [4] che definisce cinque pos-
sibili scenari di sviluppo delle reti elettriche di distribuzione al 2050, sulla base di alcuni driver, come
ad esempio il prezzo della CO
2
e in generale limpatto ambientale, il livello di public policy e il li-
vello di partecipazione dei consumatori. Lo studio definisce per ciascun scenario i benefici attesi
e il soggetto che riveste il ruolo centrale. I pi importanti sono quelli che pongono come centro
dello sviluppo le societ di servizi energetici (scenario 2), i distributori (scenario 3) e i consuma-
tori finali (scenario 4); lo scenario 1 quello in cui il ruolo centrale svolto dal gestore della rete
di trasmissione, mentre lo scenario 5 quello che si verificherebbe qualora mancasse coerenza
nelle scelte di policy effettuate dal regolatore.
In particolare, i punti fondamentali dello scenario 2 sono:
elevata preoccupazione ambientale, abbinata a interventi di policy e non solo di market;
sviluppo della DG sulle reti di distribuzione e delleolico offshore sulla rete di trasmissione;
sviluppo di sistemi di gestione in mano alle ESCO (es. CHP);
introduzione di innovazioni tecniche sulle reti di distribuzione;
ruolo passivo dei consumatori (tranne clienti energivori);
prezzi della CO
2
al 2050 fino a 60 /t e ridotte barriere alla diffusione di tecnologie ad alta ef-
ficienza.
I punti fondamentali dello scenario 3 sono:
gestione attiva delle reti di distribuzione integrata con demand side management;
introduzione di modalit innovative di network & system management a livello del DSO;
sviluppo della rete di trasmissione in funzione delleolico offshore, ma pi integrata con le reti
di distribuzione;
presenza di flussi di energia molto variabili;
ruolo attivo dei consumatori a seguito di interventi specifici.
I punti fondamentali dello scenario 4 sono:
elevato numero di piccole unit di produzione diffuse;
presenza di diverse modalit di demand response;
ridotta presenza della generazione di grande dimensione;
conseguente ridotto sviluppo della rete di trasmissione;
introduzione di modalit innovative di network & system management su tutti i livelli di rete;
diffusione dei veicoli elettrici.
importante precisare che il rapporto LENS sviluppato considerando le caratteristiche e le spe-
cificit della rete elettrica inglese (ad esempio: nucleare, gran numero di centrali termiche a fine
vita in pochi anni, ecc.); questo significa che le considerazioni e le informazioni finali sui possibili
scenari di sviluppo delle reti elettriche di distribuzione sono valide solo in relazione al contesto ana-
lizzato, mentre la metodologia utilizzata per lanalisi, molto efficace ed estremamente innovativa,
pu essere estesa anche ad altre realt nazionali.
6 5
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
Sempre in questa direzione, uno studio dellassociazione dei regolatori europei (ERGEG), pubbli-
cato in un recente position paper sulle SG [3], ha proposto alcuni modelli di sviluppo degli indica-
tori di performance (Tabella 2.1) delle SG, che tuttavia non sempre si prestano a una misurazione
puntuale delloutput.
Effetti/Benefici Indicatori delle potenzialit di performance
Aumento della sostenibilit Riduzione quantificata delle emissioni di carbonio
Impatto ambientale delle infrastrutture di rete elettrica
Adeguata capacit di Capacit della rete di distribuzione di accogliere fonti energetiche diffuse
trasmissione e distribuzione Massima iniezione di potenza ammissibile, senza rischi di congestione nelle reti di
per raccolta e fornitura trasmissione
dellelettricit ai consumatori Energia non ritirata da fonti rinnovabili a causa di congestione e/o rischi per la
sicurezza
Adeguata connessione alla
rete e accesso per tutti i tipi
di utenti della rete
Soddisfacenti livelli
di sicurezza e di qualit
della fornitura
Maggiore efficienza e
migliori servizi per la
fornitura di energia elettrica e
operativit della rete
Efficace sostegno
trans-nazionale ai mercati
dellenergia elettrica
Sviluppo coordinato della rete
attraverso una pianificazione
comune della rete a livello
europeo, regionale e locale,
per ottimizzare linfrastruttura
della rete di trasmissione
Aumentata consapevolezza
dei consumatori e
partecipazione al mercato
di nuovi attori
Il beneficio potrebbe essere in parte valutato da:
costi di prima connessione per i generatori, i consumatori e prosumer
tariffe di rete per i generatori, i consumatori e coloro che fanno entrambe le cose
modalit adottate per calcolare le tasse e le tariffe
tempi necessari per connettere un nuovo utente
Rapporto tra produzione affidabile disponibile e domanda di picco
Quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili
Soddisfazione misurata degli utenti della rete per i servizi di rete che ricevono
Prestazioni di stabilit del sistema elettrico
Durata e numero delle interruzioni per cliente
Prestazioni della qualit di tensione delle reti elettriche (ad esempio buchi di ten-
sione, variazione di tensione e frequenza)
Livello di perdite nella trasmissione e nelle reti di distribuzione (assoluta o in per-
centuale)
Rapporto tra minima e massima domanda di energia elettrica entro un periodo di
tempo definito (un giorno, una settimana)
Percentuale di utilizzo (cio carico medio) di elementi della rete elettrica
Disponibilit dei componenti di rete (collegata a manutenzione programmata e non
programmata) e impatto sulle prestazioni della rete
Effettiva disponibilit della capacit della rete rispetto al suo valore standard (ad
esempio: capacit netta di trasferimento nelle reti di trasmissione, capacit di ac-
coglienza nelle reti di distribuzione)
Rapporto tra capacit di interconnessione di un Paese o regione e la sua do-
manda di energia elettrica
Sfruttamento della capacit di interconnessione (rapporto tra trasferimenti di ener-
gia mono-direzionali e capacit netta di trasferimento), in particolare relativi alla
massimizzazione della capacit secondo il regolamento in materia di scambi tran-
sfrontalieri di elettricit e secondo le linee guida per la gestione della congestione
Rendite da congestione attraverso interconnessioni
Il beneficio potrebbe essere in parte valutato da:
impatto della congestione sugli esiti e sui prezzi dei mercati nazionali/regionali
rapporto tra costi e benefici sociali di un investimento infrastrutturale proposto
aumento generale del welfare, cio far funzionare sempre il generatore pi
economico per soddisfare la domanda corrente
tempi di rilascio di licenza/autorizzazione per una nuova infrastruttura di tra-
smissione elettrica
tempo per la costruzione (dopo lautorizzazione) di una nuova infrastruttura di
trasmissione elettrica
Partecipazione lato domanda nei mercati dellenergia elettrica e in misure di effi-
cienza energetica
Percentuale di consumatori che aderiscono volontariamente a un meccanismo di-
namico di formazione del prezzo, basato sul tempo di utilizzo/picco critico/real time
Modifiche misurate dei modelli di consumo di energia elettrica dopo ladesione vo-
lontaria a nuovi schemi di prezzi
Percentuale di utenti disponibili a comportarsi come carico interrompibile
Percentuale delle richieste di carico che partecipano a programmi di mercato per
la flessibilit della domanda.
Percentuale di partecipazione a servizi ausiliari di utenti connessi a bassi livelli di
tensione
Tabella 2.1 Effetti/benefici delle Smart Grid e lista dei potenziali indicatori di performance
6 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Per quanto riguarda invece le sperimentazioni gi in atto in ambito SG, tutti i meccanismi di in-
centivazione fino ad ora proposti sono del tipo incentive-based regulation. In Europa la prima ini-
ziativa stata quella del regolatore inglese Ofgem che con il programma Registered Power Zones
(RPZ) prima e Low Carbon Network Fund (LCNF) poi, ha promosso lo sviluppo delle reti intelli-
genti. In particolare, il programma RPZ ha fornito incentivi ai DSO, per lo sviluppo di progetti in-
novativi in reti attive in quattro zone dellInghilterra, sperimentando sistemi di controllo della GD
(in gran parte eolico) in grado di migliorare il funzionamento della rete di distribuzione, con be-
nefici anche per i consumatori finali. Il programma LCNF, partito nel 2010 e valido per cinque
anni, fornisce incentivi per lo sviluppo di vari progetti innovativi in reti attive (in totale 500 mi-
lioni di sterline), con lobiettivo principale di aumentare in modo significativo la quantit di GD
sulle reti di distribuzione.
Nella stessa direzione, anche il regolatore italiano ha promosso alcune iniziative per lo sviluppo
delle SG (e dellauto elettrica) come meglio dettagliato nel paragrafo 2.5.
Infine, pi recentemente, unimportante iniziativa promossa dalla Commissione Europea il Bando
NER300, che definisce i criteri e le misure per il finanziamento di otto progetti dimostrativi su scala
commerciale mirati alla cattura e allo stoccaggio geologico della CO
2
in modo ambientalmente si-
curo, nonch di 34 progetti dimostrativi relativi a tecnologie innovative per le energie rinnovabili,
tre dei quali per la gestione delle energie rinnovabili decentralizzate (SG). Larticolo 8 del Bando
dispone che lammissibilit degli investimenti relativi alle energie rinnovabili valutata in relazione
alle potenzialit di sviluppo della GD e alla quantit complessiva prevista di energia prodotta da
FER nei primi cinque anni di attivit; in questo caso laumento e lo sviluppo delle FER rappresenta
quindi il principale beneficio atteso dalle SG
5
.
K 2.2.2 La gestione delle reti intelligenti
Concretamente, la rete di distribuzione smart consente lo sviluppo di nuove funzionalit [5], tra
cui la capacit:
del distributore di monitorare e controllare le reti di media e bassa tensione;
del distributore di comunicare e scambiare dati in tempo reale con il gestore della rete di tra-
smissione;
del distributore, o del generatore connesso alla rete, di offrire servizi ancillari al gestore della
rete di trasmissione nazionale;
della rete di distribuzione di rispondere automaticamente a situazioni di criticit (cosiddette
self healing capabilities).
Alcune di queste funzionalit consentono direttamente di connettere alla rete di distribuzione una
maggiore quantit di fonti rinnovabili, nel rispetto delle condizioni di sicurezza del sistema, a pa-
rit di capacit di trasporto. questo, ad esempio, il caso delle funzioni di self healing. Altre con-
sentono invece di responsabilizzare il generatore per il proprio comportamento, migliorando i
segnali di prezzo trasmessi ai generatori.
5
Il 9 febbraio 2011 si conclusa la fase di presentazione delle domande a livello nazionale.
6 7
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
6
Ad esempio il codice di rete deve esplicitamente consentire ai generatori da fonte rinnovabile di piccola dimensione di
accedere al mercato per il servizio di dispacciamento, affinch questi impianti possano offrire servizi ancillari.
Tutte le funzionalit elencate si basano sulla disponibilit per il DSO di opportuni canali di comu-
nicazione: con il generatore, da una parte, e con il TSO dallaltra.
Non tutte le nuove funzionalit delle SG per diventare operative richiedono una modifica del qua-
dro regolatorio. questo il caso, ad esempio, della risposta automatica a situazioni di criticit sulla
rete e del monitoraggio delle reti stesse. Altre invece devono necessariamente essere supportate
da norme adeguate, che sfruttino le nuove potenzialit offerte dalla tecnologia
6
.
In particolare, gli interventi di tipo regolatorio, necessari per sfruttare tutte le potenzialit delle SG,
sono di seguito elencati.
In primo luogo, come gi sottolineato nel paragrafo precedente, per consentire la connessione
di pi capacit di generazione di quella attuale necessario definire i diritti che ciascun impianto
assume per effetto della connessione alla rete e i meccanismi economici, attraverso cui tali di-
ritti possono essere riacquistati dal gestore, nel caso in cui non siano esercitati dal titolare o in
situazioni di emergenza per sfruttare le potenzialit offerte dalle SG nella gestione della GD. In
secondo luogo va affrontato il problema relativo alla partecipazione della GD al mercato per i
servizi di dispacciamento.
Lassegnazione dei diritti di trasporto deve tenere conto delle caratteristiche e delle condizioni
della rete, perch lammontare dei diritti non pu eccedere la capacit della rete stessa. In pre-
senza di una rete con capacit molto elevata rispetto ai flussi attesi, il diritto a utilizzare la rete
stessa pu essere allocato in anticipo rispetto allesecuzione del programma di immissione ad
esempio sui mercati a termine senza alcuna necessit di intervento in tempo reale. Nellambito
della rete di distribuzione, questo tipo di soluzione compatibile con una filosofia di gestione pas-
siva, supportata da investimenti in aumento della capacit. Lo sviluppo delle SG consente tutta-
via al gestore della rete di osservare i flussi in tempo reale e di intervenire sui programmi
dimmissione in caso di violazione dei vincoli di capacit della rete, dovuti a contingenze partico-
lari. La possibilit di intervenire sui flussi in tempo reale consente di allocare a parit di capacit
della rete una maggiore quantit di diritti di trasporto a termine.
Le SG prevedendo la possibilit di comunicazione bi-direzionale tra il DSO e la produzione per-
mettono, infatti, in linea teorica di gestire le unit di GD in modo analogo agli impianti convenzio-
nali sulla rete di trasmissione.
Questa funzione consente:
1) ai generatori di modificare i programmi di immissione, anche dopo la chiusura dei mercati a
termine;
2) al gestore della rete di acquistare servizi di rete da parte della GD.
Circa la partecipazione della GD al mercato per i servizi di dispacciamento, per quanto il primo
obiettivo della generazione da FER che essa immetta pi possibile, comunque di interesse
(in prospettiva), la possibilit di utilizzare le rinnovabili per la fornitura di questi servizi. In senso
generale, infatti, non nellinteresse del sistema (o tra gli obiettivi) che gli impianti FER forni-
scano, per esempio, capacit di riserva. Tuttavia, in particolari condizioni della rete di distribu-
6 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
zione, legate a temporanee limitazioni al transito sulla rete/linea di distribuzione cui gli impianti
sono sottesi, utile poter modulare/limitare la potenza attiva iniettata da ciascun generatore, e
poterne comandare il distacco forzato. Un simile controllo delle iniezioni attive degli impianti FER
potr, per esempio, essere asservito a un comando erogato dal TSO che tramite le misure dei flussi
di potenza pu individuare quali generatori sono in ogni istante inseriti in rete e le loro caratteri-
stiche in termini di potenze massime, minime (attive) con relative possibilit di regolazione.
Dal punto di vista regolatorio, lapplicazione di un meccanismo di gestione dei flussi di questo tipo
richiede di affrontare i seguenti aspetti:
la definizione del contenuto dei diritti di connessione;
la definizione del livello di fermezza dei diritti e la remunerazione nel caso di curtailment, o ri-
duzione delle immissioni programmate in situazioni di emergenza.
Replicare il meccanismo di gestione delle reti di trasmissione sulle reti di distribuzione richiede di
definire le modalit di riallocazione in tempo reale dei diritti ad utilizzare la rete nel caso di man-
cato esercizio da parte del titolare e le modalit di acquisto dei servizi di rete. In altre parole, di-
venta necessario discutere la partecipazione della GD al mercato per i servizi di dispacciamento
(MSD, cfr. box sul mercato dellenergia elettrica). In particolare, ipotizzando che tutti gli impianti
connessi alla rete di distribuzione siano in grado di e trovino economicamente conveniente in-
stallare dispositivi per rispondere in tempo reale ai segnali inviati dal system operator, il principale
ostacolo alla partecipazione della GD al MSD la dimensione ridotta che caratterizza questo tipo
di impianti. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, un problema ulteriore rappresentato dalla
scarsa prevedibilit e controllabilit della produzione. Ad esempio, il codice di rete che definisce
le regole per la partecipazione al mercato per i servizi di dispacciamento in Italia stabilisce vincoli
molto precisi, che difficilmente possono essere rispettati (tal quali) dalla GD. Questi problemi po-
trebbero essere superati se, invece di singoli impianti, fosse ammessa la partecipazione, attraverso
aggregazioni di impianti (punti di dispacciamento).
Molti dei problemi affrontati nella sezione precedente sono comuni alla rete di trasmissione e pos-
sono essere risolti valutando lopportunit e le modalit di trasferire le regole definite in quel con-
testo alla rete di distribuzione. Tra i vari aspetti analizzati, per, uno risulta nuovo rispetto a quelli
incontrati nellambito delle reti di trasmissione e riguarda il ruolo del DSO.
La gestione attiva delle reti di distribuzione (Active Network Management) richiede una modifica
sia del ruolo assegnato alle imprese di distribuzione di energia elettrica, che delle condizioni di ac-
cesso e uso del sistema da parte degli utenti della rete. In particolare, il passaggio ad un nuovo
modello di gestione della rete di distribuzione richiede lidentificazione di un operatore di sistema,
che abbia sia la responsabilit della gestione che il potere di incidere sul comportamento dei ge-
neratori connessi alla rete di distribuzione. Lo stesso DSO dovr quindi assumersi degli impegni
nei confronti del gestore della rete di trasmissione nazionale, assicurando il rispetto dei previsti
standard di funzionamento della stessa e offrendo servizi di dispacciamento sulla base delle risorse
connesse con la propria rete.
Per quanto riguarda in particolare il rapporto tra DSO e TSO fondamentale una valutazione pre-
liminare di separabilit tra le reti. Tanto maggiore il grado di separabilit, tanto maggiore pu
essere lindipendenza del DSO rispetto al TSO. Questo punto rilevante soprattutto in relazione
6 9
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
alla fornitura dei servizi di dispacciamento. In uno scenario in cui la rete di trasmissione e di di-
stribuzione sono intese come un unicum, il TSO (e deve essere) in grado di identificare ciascun
singolo impianto localizzato sulla rete a tensione pi bassa e scegliere quale tra questi impianti
debba fornire un particolare servizio di rete in ciascun istante. In questo caso la fornitura dei ser-
vizi di dispacciamento da parte delle unit di GD potrebbe essere effettuata attraverso la loro par-
tecipazione al mercato per i servizi di dispacciamento gestito dal TSO. Tuttavia, resta da chiarire
quale sia (e se vi sia) linteresse da parte del TSO a identificare ciascun singolo impianto sulla rete
di distribuzione. In uno scenario alternativo di perfetta separazione tra le reti (pi rappresentativo
del contesto italiano, in cui la rete AT dal 2009 di propriet di Terna, mentre altri soggetti sono
proprietari delle reti di distribuzione MT e BT), solo il DSO potrebbe identificare e selezionare i sin-
goli impianti sulla rete di distribuzione per la fornitura dei servizi di dispacciamento, idealmente
attraverso la creazione di un mercato per i servizi di dispacciamento specifico per le reti di distri-
buzione. In questo caso il TSO potrebbe acquistare il servizio direttamente dal DSO, senza preoc-
cuparsi della gestione dei singoli impianti.
Il principale nodo regolatorio da scogliere riguarda leffettiva separabilit delle attivit di gestione
del sistema tra il TSO e il DSO. Tale decisione va effettuata tenendo in considerazione valutazioni
di tipo tecnico relative alleffettiva fattibilit della separazione stessa e comprendendo le com-
plicazioni che un sistema di gestione separata potrebbe determinare in termini di scambio di in-
formazioni.
2.3 Le Smart Grid e la gestione della domanda
Dopo aver analizzato gli aspetti relativi alla gestione dellofferta, in questa sezione si affrontano le
tematiche relative alla gestione della domanda: in particolare, si analizzano gli aspetti regolatori
legati allo sviluppo dello smart metering, inteso come strumento tecnologico abilitante per con-
sentire ai consumatori anche di piccole dimensioni di interagire con la rete, trasformandoli da
soggetti passivi a soggetti attivi e centrali nellambito del sistema elettrico
7
.
Prima di entrare nel dettaglio dellanalisi importante sottolineare che lattivit di misura con-
cettualmente separata dallattivit di distribuzione e potrebbe essere gestita da un operatore di-
verso dal DSO. Anche gli investimenti necessari per la realizzazione dello smart metering sono
separati da quelli strettamente relativi alla rete di distribuzione. Lo sviluppo dello smart metering
ha dunque una dimensione di analisi ulteriore rispetto alle SG in senso stretto, quella relativa al-
lindividuazione del soggetto responsabile per lattivit di misura. In molti Paesi questo soggetto
il distributore, ma in alcuni, come il Regno Unito, si sono identificati soggetti diversi responsa-
bili per linstallazione del misuratore e per lattivit di rilevazione e comunicazione dei dati.
Questa sezione suddivisa in due paragrafi. Nel primo si discute come una domanda attiva o in-
terattiva consenta di raggiungere gli obiettivi di policy e quali interventi di tipo regolatorio sono
necessari al fine di sfruttare tutte le potenzialit offerte dallo smart metering. Nel secondo para-
7
Gli aspetti tecnici legati allo smart metering sono ampiamente discussi nel Capitolo 4 (paragrafo 4.4).
7 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
grafo si discute il ruolo del DSO per quanto riguarda gli investimenti in smart metering e gli inter-
venti di tipo regolatorio necessari per favorire una diffusione efficiente di queste nuove tecnologie.
K 2.3.1 Le ragioni per una gestione attiva della domanda
Come gi osservato con riferimento alla discussione riguardante lo sviluppo delle SG, anche la
scelta di sviluppare e diffondere lo smart metering non pu essere analizzata indipendentemente
dai principali obiettivi di policy: la riduzione delle emissioni di CO
2
e laumento dellefficienza ener-
getica.
A livello europeo, le principali disposizioni che riguardano il contesto dello smart metering sono con-
tenute nella Metering Directive, adottata nel 2004 [7], e nella Energy Services Directive , entrata in
vigore nel 2006. La prima direttiva stabilisce larmonizzazione delle regole di metering in tutti i Paesi
europei, al fine di favorire la concorrenza nel mercato della misurazione. La seconda direttiva impone
agli Stati membri lo sviluppo di metodologie di misurazione automatica dei consumi di energia elet-
trica (e del gas) che consentano di raggiungere obiettivi di efficienza nei consumi e risparmio di ener-
gia elettrica. Lo sviluppo di queste nuove metodologie deve tenere conto dei costi di sviluppo e
diffusione in rapporto ai benefici attesi. Come osservato in Vasconcelos (2006) [8], la direttiva
2006/32/CE non richiede specificatamente lintroduzione dello smart metering e lascia agli Stati mem-
bri la decisione sulle modalit per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Infine, la recente diret-
tiva 2009/72/CE [9] ha previsto che le autorita di regolamentazione raccomandino fermamente alle
imprese elettriche di ottimizzare luso dellelettricit , ad esempio fornendo servizi di gestione del-
lenergia, sviluppando formule tariffarie innovative o, dove opportuno, introducendo sistemi di misu-
razione e reti intelligenti (art. 3, comma 11). LAllegato 1 alla medesima direttiva prevede inoltre che
gli Stati membri assicurino lattuazione di sistemi di misurazione intelligenti, che favoriranno la par-
tecipazione attiva dei consumatori nel mercato della fornitura dellenergia elettrica (comma 2).
Malgrado questa molteplicit di norme, manca ancora una sorta di armonizzazione nelle modalit
per il raggiungimento dellobiettivo di efficienza energetica. In questo contesto diversi Paesi del-
lUnione Europea considerano la combinazione di smart metering e tariffe Time of Use come il
modo ottimale per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva [8].
La diffusione dello smart metering abbatte le due principali barriere che impediscono ai consuma-
tori di giocare un ruolo attivo nellambito del sistema elettrico [10]: la mancanza di informazione
circa il proprio profilo di consumo e la possibilit di acquistare lenergia elettrica a prezzo di mer-
cato
8
. La maggiore consapevolezza per i consumatori dei propri consumi e la possibilit di ricevere
i segnali di prezzo provenienti dal mercato determinano un aumento dellefficienza nei consumi che
potrebbe consentire di:
ridurre il consumo complessivo di energia elettrica;
spostare almeno parte del consumo dalle ore di picco in cui generalmente concentrato
gran parte del consumo e in cui i prezzi sono pi alti alle ore della giornata in cui i consumi
sono generalmente pi bassi.
8
Come discuteremo esplicitamente in seguito, lo smart meter lo strumento tecnologico che consente la possibilit di ri-
cevere i segnali di prezzo. Tuttavia, la presenza stessa dei segnali di prezzo legata a interventi regolatori che modifichino
il meccanismo di pricing dellenergia elettrica per i consumatori finali.
7 1
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
Questi due effetti determinano diversi benefici per il sistema nel suo complesso e, in particolare,
per diverse categorie di attori del sistema elettrico. In primo luogo, la riduzione del consumo pro-
voca una riduzione delle emissioni di CO
2
che facilita il raggiungimento degli obiettivi climatici fis-
sati dalla Commissione Europea. In secondo luogo, la possibilit per i consumatori di modificare
il proprio profilo di consumo, in risposta ai segnali di prezzo, determina una riduzione del costo del-
lenergia complessivamente pagato dai consumatori stessi. Inoltre, la riduzione del consumo nelle
ore di picco, in cui in genere le reti sono congestionate, determina un uso pi efficiente delle reti
stesse che consente al system operator di non dover effettuare o almeno di poter ritardare gli
investimenti in nuove infrastrutture di rete.
I benefici elencati fino a questo punto sono legati alla maggiore efficienza nei consumi determi-
nata dalla maggiore quantit di informazioni che lo smart meter fornisce al consumatore. Tutta-
via, lo smart meter consente di abilitare ulteriori servizi che determinano benefici aggiuntivi per il
sistema elettrico. Lo smart metering prevede infatti la comunicazione bi-direzionale tra il singolo
consumatore che riceve informazioni circa i prezzi sul mercato e il system operator e/o i for-
nitori di energia elettrica al dettaglio (retailer), che possono osservare da remoto le informazioni
circa il profilo di consumo dei singoli utenti
9
. proprio la comunicazione a due vie che abilita una
serie di servizi aggiuntivi.
In primo luogo, la possibilit di osservare i profili di consumo a distanza riduce il costo dellatti-
vit di misura. Il soggetto che beneficia della riduzione di tale costo operativo dipende dallorga-
nizzazione del sistema, perch lattivit di misura pu essere svolta dal system operator, dai
retailer oppure da una societ indipendente. In secondo luogo, la stessa possibilit di misura a
distanza aumenta lefficienza dellattivit del DSO e dei retailer. Per quanto riguarda il DSO, co-
noscere e poter analizzare il consumo di gruppi di utenti localizzati in determinate aree consente
una migliore pianificazione di eventuali investimenti o rinforzi di rete. Dal punto di vista del re-
tailer, invece, conoscere i profili di consumo degli utenti comporta in particolare due benefici. Il
primo consiste nella rapida identificazione degli utenti morosi e nella possibilit di intervenire ra-
pidamente per limitare o interrompere il loro consumo. Il secondo consiste nella possibilit di
sviluppare nuovi prodotti (o piani tariffari) che meglio riflettano le esigenze dei consumatori. La
possibilit di creare nuovi prodotti rappresenta, infatti, uno strumento in pi nelle mani dei re-
tailer che, in un regime concorrenziale, hanno necessit di acquisire nuovi clienti. Si osserva in-
fine che lo smart metering dovrebbe consentire ai consumatori di cambiare fornitore in tempi pi
rapidi, aumentando cos il livello di competizione nel mercato retail. In ultima analisi, la maggiore
concorrenza e la disponibilit di maggiori prodotti avvantaggia i consumatori finali, che possono
scegliere tra soluzioni pi adatte alle proprie esigenze a prezzi pi competitivi rispetto alla situa-
zione attuale.
La possibilit di ricevere e rispondere ai segnali di prezzo, oppure ai segnali di sistema inviati dal
DSO, consente poi, in linea teorica, anche agli utenti finali o piuttosto ad aggregazioni di con-
sumatori di offrire servizi di dispacciamento. Questa funzione aumenta la flessibilit nella gestione
della rete da parte del DSO, consentendo una integrazione pi efficace delle fonti rinnovabili, la
9
Cfr. Capitolo 6.
7 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
cui introduzione nel sistema elettrico aumenta lintermittenza e imprevedibilit dei flussi di ener-
gia elettrica sulla rete
10
.
Nonostante gli indubbi vantaggi che questa funzione potrebbe apportare al sistema, altre consi-
derazioni di tipo economico si rendono necessarie per valutare lopportunit di consentire e/o in-
centivare la partecipazione dei piccoli consumatori ai mercati per i servizi di dispacciamento.
Innanzitutto i piccoli consumatori sono presumibilmente disposti a offrire solo una quota del loro
potenziale, perch danno molto valore allenergia (e alla possibilit di usarla quando vogliono). Per-
tanto, per creare una prestazione di risorse significativa per il DSO, necessario aggregare la fles-
sibilit di molti. Ulteriori considerazioni devono tenere conto della qualit del servizio di
dispacciamento, che pu essere offerto dai piccoli consumatori in relazione alle esigenze del DSO.
Il system operator deve poter contare con certezza sulla fornitura di questi servizi, che devono es-
sere erogati in maniera tempestiva. Anche la pi piccola differenza tra quanto richiesto e il servi-
zio offerto potrebbe, infatti, mettere a rischio la sicurezza dellintero sistema. Proprio per questo
motivo pi probabile che il DSO preferisca acquistare questi servizi dagli impianti di genera-
zione, piuttosto che dai piccoli consumatori.
Come gi osservato in precedenza, rispondere in tempo reale ai segnali di prezzo richiede degli
elevati costi di transazione per i consumatori. Per questo motivo, lo sviluppo di nuove tecnologie
quali ad esempio gli elettrodomestici cosiddetti smart, in grado di (ri)programmare automatica-
mente il loro funzionamento sulla base dei segnali forniti dallo smart meter dovrebbe aumen-
tare lefficacia dello smart metering stesso nellaccrescere lelasticit della domanda al prezzo.
Sempre in questa direzione, lo sviluppo dei veicoli elettrici dovrebbe aumentare ulteriormente lin-
terazione tra i piccoli consumatori e i mercati elettrici. Attualmente, infatti, lo sviluppo dello smart
metering ha come unico effetto quello di determinare uno spostamento dei profili di consumo
dalle ore in cui i prezzi sono pi alti a quelle in cui i prezzi sono pi bassi. Se e quando le auto elet-
triche saranno una realt, le batterie delle auto potranno essere usate come accumulatori, per pre-
levare energia elettrica quando i prezzi sono pi bassi e immetterla nella rete (cio venderla sul
mercato) quando i prezzi sono pi elevati.
Affinch la diffusione dello smart metering determini i benefici appena descritti sono per neces-
sari interventi di tipo regolatorio che consentano il passaggio dal paradigma attuale in cui la do-
manda passiva e inelastica al nuovo paradigma, in cui i consumatori interagiscono con la rete,
eventualmente partecipando ai mercati elettrici e in cui il system operator e i fornitori siano in
grado di osservare i dati relativi al profilo di consumo dei singoli utenti. Leffetto complessivo in
termini di raggiungimento degli obiettivi di policy e di benefici per il sistema dipende dallinten-
sit degli interventi regolatori che riguardano principalmente:
la definizione di un meccanismo di regolamentazione per gli investimenti in smart meter;
la definizione di un meccanismo di valorizzazione degli sbilanciamenti a livello retail che rifletta
il diverso valore dellenergia elettrica in diverse fasce orarie;
10
Ad esempio, gli utenti attivi possono rispondere a questi segnali tecnico-economici introducendo nel loro impianto un
sistema di accumulo capace di garantire una maggiore prevedibilit e una minore intermittenza dei flussi di energia elet-
trica in rete.
7 3
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
11
Ad eccezione di meccanismi incentivanti che favoriscano una diffusione efficiente delle nuove tecnologie.
lo sviluppo e lutilizzo di tecnologie che, in combinazione con lo sviluppo di un nuovo sistema
di pricing, rendano automatica la reazione ai segnali di prezzo, senza richiedere una parteci-
pazione costante da parte del consumatore;
la definizione di regole per la gestione dei dati relativi ai profili di consumo;
la definizione di regole per laccesso dei (piccoli) consumatori finali ai mercati elettrici e, in par-
ticolare, al mercato per i servizi di dispacciamento.
Il risultato complessivo per il sistema in termini di riduzione delle emissioni e di riduzione dei
costi dipende in modo cruciale dalla diffusione degli smart meter. Solo una diffusione su larga
scala consente di modificare il paradigma di funzionamento del sistema e di ottenere gli effetti
sperati; per questo motivo risulta cruciale la definizione di un meccanismo regolatorio che garan-
tisca una diffusione su larga scala dello smart metering.
La semplice diffusione di display, che consentono al singolo consumatore di osservare il proprio
consumo presente e passato, pu determinare effetti positivi, generando un consumo pi effi-
ciente e, di conseguenza, una riduzione del costo per lenergia sostenuto dai consumatori e delle
emissioni di CO
2
. Come mostrato in [11], la possibilit per il consumatore di monitorare in tempo
reale il proprio consumo (direct feedback) induce un risparmio di energia tra il 5 e il 15%. Que-
sta maggiore efficienza energetica il risultato della diffusione di nuove tecnologie di rilevazione
dei consumi e di comunicazione e non richiede particolari interventi di tipo regolatorio
11
.
Tuttavia, la definizione di una struttura di pricing che incorpori il valore dellenergia elettrica in di-
versi intervalli di tempo rappresenta una condizione necessaria affinch lo sviluppo dello smart me-
tering abbia leffetto di aumentare lelasticit della domanda. possibile identificare due categorie
di meccanismi di pricing che incorporano segnali di prezzo [12]:
i cosiddetti programmi di load curtailment;
i meccanismi di dynamic pricing.
La prima categoria include quelle tipologie di programmi che prevedono una remunerazione per
una riduzione del consumo in risposta ad appositi segnali. I meccanismi di load-curtailment si di-
vidono ulteriormente in due categorie. La prima prevede il controllo diretto del consumo di deter-
minate categorie di utenti e il loro distacco oppure una riduzione del prelievo in caso di
necessit. Rientrano in questa categoria azioni quali il controllo diretto dellaria condizionata dei
consumatori domestici oppure gli interventi di riduzione del consumo di determinati utenti com-
merciali. La seconda categoria include, invece, i programmi che prevedono una remunerazione per
megawattora di consumo ridotto. In generale, anche in questo caso necessario distinguere i
programmi che prevedono una riduzione del consumo in situazioni di emergenza della rete, da
quelli che prevedono una modulazione dei consumi per evitare un aumento eccessivo dei prezzi.
I programmi cosiddetti di dynamic pricing sono disegnati con lo scopo di ridurre il consumo di
energia elettrica nelle ore di picco e/o spostare parte del consumo dalle ore di picco alle ore fuori
picco, in cui i consumi e il prezzo dellenergia elettrica sono generalmente pi bassi. Esistono di-
verse tipologie di pricing che possono essere messe in atto.
7 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Real Time Pricing (RTP). quella in base alla quale il prezzo dellenergia elettrica varia in cia-
scuna ora del giorno (o pi volte in una singola ora). la metodologia di pricing che esprime
con maggiore precisione il valore dellenergia elettrica, ma anche la pi difficile da attuare e
richiede un maggiore sforzo da parte del consumatore. Lo sviluppo delle nuove tecnologie che
consentono una risposta automatica da parte degli elettrodomestici, ad esempio, rende lap-
plicazione di questo tipo di struttura di pricing pi realistica.
Time of Use pricing (ToU). un meccanismo di pricing meno complesso rispetto al RTP, in
cui i prezzi riflettono il diverso valore dellenergia in diverse fasce orarie. Nella versione pi
semplice esistono solo due fasce: picco e fuori picco. ToU ancora una struttura di pricing
statica, perch il prezzo in ciascuna fascia definito in anticipo rispetto a quando avviene il
consumo.
Critical Peak Pricing (CPP). Differisce rispetto al ToU pricing perch i prezzi nelle ore di picco
sono decisamente pi elevati rispetto a quelli nelle altre fasce di prezzo. Un aumento del prezzo
fino a tale livello per ammesso solo per un numero limitato di giorni allanno.
utile distinguere i due effetti principali di un meccanismo di pricing che riflette il valore dellener-
gia in tempo reale: il primo rappresentato dallo spostamento di parte del consumo dalle ore
piene a quelle vuote. Leffetto misurato dalla cosiddetta elasticit di sostituzione. Il secondo ef-
fetto rappresentato da un cambiamento del livello di consumo, derivante dalla decisione del
consumatore di ridurre il consumo di energia elettrica in risposta allaumento del prezzo. Questo
fenomeno misurato dallelasticit della domanda al prezzo. Diversi studi hanno cercato di misu-
rare limpatto delle varie tipologie di pricing sulle due elasticit [13], [14], [15] e [10].
Lelasticit al prezzo e lelasticit di sostituzione possono drasticamente aumentare se lintro-
duzione di meccanismi di dynamic pricing accompagnata dalla diffusione di tecnologie che ren-
dono la risposta del consumo domestico ai segnali di prezzo in qualche modo automatica. Questo
risultato particolarmente vero per quanto riguarda lapplicazione di un meccanismo di RTP. In
questo caso, addirittura, lo sviluppo di tecnologie automatiche risulta indispensabile in quanto
molto difficile che un consumatore sia in grado di prestare attenzione costante alle variazioni dei
prezzi per aggiustare il proprio consumo in modo coerente.
Infine, diverse funzioni abilitate dello smart metering come ad esempio la possibilit di offrire
tariffe personalizzate dipendono dalla possibilit per i DSO e i retailer di osservare le informa-
zioni circa i profili di consumo. Questo richiede:
la definizione di un meccanismo di gestione dei dati;
la soluzione del problema relativo alla privacy e alla sicurezza della gestione dei dati.
K 2.3.2 La diffusione dello smart metering e il ruolo del DSO
In questa sezione si discutono gli interventi regolatori necessari per favorire gli investimenti in
smart metering, ponendo particolare attenzione sul ruolo del DSO.
La sezione 2 ha mostrato come il ruolo centrale nellambito dello sviluppo della rete attiva in-
tesa come investimenti in componenti smart installati sulla rete di distribuzione di competenza
del DSO. Per questo motivo la discussione era incentrata su quale sia la soluzione ottimale per in-
7 5
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
centivare il DSO a investire in modo efficiente. Nellambito dello smart metering, prima di discu-
tere le modalit per incentivare gli investimenti e lopportunit o necessit di definire un mec-
canismo incentivante necessario individuare chi responsabile per gli investimenti stessi.
Questa scelta dipende da decisioni di policy, la letteratura identifica due possibili approcci:
approccio regolatorio, in base al quale gli investimenti in smart metering sono di competenza
del DSO e, di conseguenza, il loro costo distribuito sullintera collettivit;
approccio di mercato, in base al quale tutte le decisioni circa gli investimenti in smart mete-
ring sono lasciati al mercato dunque alla concorrenza tra fornitori, oppure tra societ spe-
cializzate in attivit di metering, se esistenti.
Analogamente agli investimenti in infrastrutture di rete, il problema principale connesso alla dif-
fusione degli smart meter sta nel fatto che i benefici da essa indotti sono distribuiti nellintero si-
stema economico. In altre parole, il soggetto individuato come responsabile per gli investimenti
potrebbe non trovare conveniente effettuare gli investimenti stessi.
Limposizione di obblighi dinstallazione e la regolazione delle prestazioni richieste al misuratore
possono assicurare una rapida e non discriminatoria diffusione dei contatori intelligenti. Tuttavia
questa soluzione si scontra con diversi problemi, tra cui lidentificazione del soggetto su cui ricade
lobbligo. La soluzione adottata da molti Paesi, tra i quali lItalia, stata quella di identificare il DSO
quale soggetto obbligato.
Se dal punto di vista della realizzazione degli investimenti questa soluzione sembra essersi dimo-
strata la pi efficiente, il problema principale che questo modello di sviluppo ha evidenziato
quello dellutilizzo della nuova infrastruttura, una volta operativa. Il misuratore intelligente rappre-
senta infatti uno strumento molto potente nella gestione dei rapporti commerciali con il cliente. Il
soggetto che nel sistema ha pi interesse a sviluppare queste funzionalit, sfruttando al meglio la
nuova tecnologia, non certo il DSO
12
, ma piuttosto il retailer.
Il regolatore si trova dunque di fronte ad un difficile trade-off nella scelta dellassetto di governance
della misura di energia elettrica. Il dibattito ancora aperto e non sembra emergere una soluzione
chiara.
2.4 Verso le reti attive: il ruolo del MiSE
Dopo aver analizzato nei paragrafi precedenti i problemi di natura regolatoria, legati alla gestione
della domanda e dellofferta, in questi ultimi paragrafi viene fatta una specifica trattazione delle
scelte politiche e del quadro regolatorio nazionale, relativo alla GD e allo sviluppo delle reti attive.
Il ministero dello Sviluppo Economico italiano (MiSE) impegnato sul tema SG sia a livello nazio-
nale che internazionale. In particolare, il MiSE ha individuato, relativamente alle SG, alcune pro-
blematiche di interesse di seguito elencate:
12
Che peraltro ha gi benefici economici legati alla possibilit di effettuare Automated Meter Reading (AMR) o Automated
Meter Management (AMM).
7 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
1) il coordinamento a livello istituzionale delle competenze in materia e la formalizzazione di un
gruppo di lavoro permanente sul tema delle SG, cos come avvenuto di recente negli USA, in
Cina e nella Repubblica di Corea, per arrivare alla definizione di una programmazione nazio-
nale o di un piano dazione che stabilisca indirizzi prioritari e fabbisogni per la transizione del
sistema elettrico italiano verso lera delle reti intelligenti;
2) la stabilit del quadro normativo al fine di consentire una programmazione degli investimenti
sul medio-lungo periodo;
3) il reperimento di risorse aggiuntive rispetto a quelle gi messe in campo da parte dellItalia e
dellUnione Europea attraverso schemi di project financing innovativi, ad esempio partnership
pubblico-private;
4) la realizzazione di progetti pilota su larga scala.
In riferimento alle iniziative gi intraprese, nellambito della pi ampia strategia energetica nazio-
nale, il ministero ha in fase di elaborazione un piano dazione per lefficienza energetica da pre-
sentare a Bruxelles entro giugno 2011, allinterno del quale si conta anche di favorire pi
sistematicamente lammodernamento delle reti di distribuzione secondo i concetti di rete intelli-
gente. Il tema dello sviluppo delle reti ha poi trovato negli ultimi anni grande attenzione anche
in ambito di promozione dellinnovazione nel settore energetico. Il MiSE con il programma Indu-
stria 2015 ha assegnato finanziamenti a interventi per lo sviluppo della GD, in totale tre progetti,
con 27 milioni di euro finanziati. Nellambito, poi, del Fondo per la Ricerca di sistema nel settore
elettrico gli accordi di programma con ENEA, CNR e RSE, hanno visto lo stanziamento di 210 mi-
lioni di euro per il triennio 2009-2011 con larea prioritaria di intervento che riguarda lo sviluppo
delle reti. Anche il Programma Operativo Interregionale Energie Rinnovabili e Risparmio Energe-
tico ha destinato risorse significative per lo sviluppo delle reti di distribuzione nelle regioni del Sud
Italia con un accordo tra il MiSE ed Enel Distribuzione, che prevede lo stanziamento di 77 milioni
di euro per interventi sulla rete in media tensione, al fine di renderla pi favorevole allinserimento
della generazione da fotovoltaico.
2.5 Verso le reti attive: il ruolo del regolatore
Per quanto riguarda il quadro regolatorio nazionale, lAEEG, dopo aver individuato nella GD il dri-
ver principale per lo sviluppo delle reti intelligenti, ha scelto di supportare lo sviluppo di SG attra-
verso i diversi provvedimenti illustrati nei paragrafi seguenti.
K 2.5.1 Regole tecniche e condizioni procedurali ed economiche di connessione
La quantit di GD installata sulle reti italiane elevata e in costante aumento anche grazie al ruolo
attivo del regolatore. I provvedimenti pi innovativi, e che pi incidono sulla GD, riguardano le con-
dizioni procedurali ed economiche, per richieste di connessione, e le regole tecniche di connes-
sione. Pi in generale, il quadro regolatorio relativo alla GD in Italia si pu descrivere identificando
tre livelli: il primo relativo alla regolazione dellaccesso ai servizi di sistema (connessione alle reti
7 7
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
elettriche, trasporto dellenergia elettrica e dispacciamento), il secondo relativo alle modalit di ces-
sione dellenergia elettrica prodotta e il terzo relativo ai regimi di incentivazione applicabili a certe
forme di produzione di energia elettrica. Le principali disposizioni regolatorie adottate dallAuto-
rit in materia di produzione di energia elettrica
13
sono elencate nella Tabella 2.2, mentre le di-
sposizioni che definiscono e regolano le condizioni relative agli impianti cogenerativi ad alto
rendimento e quelle che regolano le disposizioni relative alle incentivazioni delle fonti rinnovabili
sono indicate in Tabella 2.3.
13
Applicate anche alla Generazione Diffusa.
Connessione alle reti elettriche
Condizioni procedurali ed economiche per richieste di connessione presentate dopo il 31 dicembre 2008
Ogni livello di tensione Deliberazione ARG/elt 99/08 (TICA) e successive modifiche e integrazioni
(ARG/elt 125/10)
Modalit e condizioni contrattuali dei gestori di rete (MCC)
Regole tecniche per la connessione
Media e alta tensione Deliberazioni ARG/elt 33/08 e ARG/elt 119/08 (per reti di distribuzione)
Codice di rete verificato dallAutorit (per reti di trasmissione)
Bassa tensione Regole tecniche di connessione delle imprese distributrici (fino a fine 2011)
Accesso e utilizzo della rete
Trasporto Deliberazione n. 348/07
Dispacciamento Deliberazione n. 116/06
Deliberazione ARG/elt 98/08 e ARG/elt 5/10 (dispacciamento eolico)
Codice di rete di Terna verificato dallAutorit
Misura
Energia elettrica scambiata Deliberazione n. 348/07
con la rete Deliberazione ARG/elt 178/08
Deliberazione ARG/elt 107/09
Energia elettrica prodotta Deliberazione n. 88/07
Cessione energia e scambio sul posto
Ritiro dedicato Deliberazione n. 280/07
Scambio sul posto Deliberazione n. 28/06 e relativi chiarimenti fino al 31/12/2008
Deliberazione ARG/elt 74/08 dall1 gennaio 2009
Tabella 2.2 Principali disposizioni regolatorie adottate dallAutorit in materia di produzione di energia elettrica
7 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
2.5.1.1 Testo integrato delle connessioni attive TICA
Le condizioni tecniche ed economiche per la connessione alle reti, con obbligo di connessione di
terzi degli impianti di produzione, sono definite nel TICA [16], entrato in vigore il 1 gennaio 2009.
Il TICA definisce gli aspetti procedurali ed economici e prevede per la GD procedure di connes-
sione alla rete semplificate. Infatti, in alcuni casi pu succedere che gli impianti siano completati
prima che la connessione alla rete sia operativa, con grave danno per i produttori, che vedono al-
lontanarsi nel tempo il rientro dellinvestimento
14
.
Con il TICA lAutorit ha regolato le condizioni economiche e procedurali: si tratta delliter relativo
alla richiesta di connessione, delle procedure messe in atto dai distributori e del corrispettivo che
il richiedente la connessione deve al distributore, che per gli impianti FER risultano particolar-
mente agevolate.
Lo scorso agosto lAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas ha pubblicato sul proprio sito internet la
deliberazione ARG/elt 125/10, che ha aggiornato il Testo Integrato delle Connessioni Attive. Il
provvedimento, oltre a riorganizzare il testo in vigore, introduce alcuni elementi, frutto dellespe-
14
Nel caso del fotovoltaico, il ritardo nella connessione pu anche ridurre i ricavi dellimpianto stesso: infatti, il sistema at-
tuale di incentivi prevede una diminuzione del valore della tariffa incentivante, in relazione allanno in cui limpianto viene
messo in esercizio.
Fonti rinnovabili
Certificati Verdi Deliberazioni ARG/elt 24/08, ARG/elt 10/09 e ARG/elt 3/10 (definizione del
prezzo medio di vendita dellenergia elettrica ai fini della definizione del va-
lore di riferimento dei Certificati Verdi)
Conto energia Deliberazione n. 188/05 (attuazione del DM 28 luglio 2005)
per il fotovoltaico Deliberazione n. 90/07 (attuazione del DM 19 febbraio 2007)
Documento di consultazione 34/10 (attuazione del DM del 6 agosto 2010)
Conto energia per Deliberazione n. 95/08 (attuazione del DM 11 aprile 2008)
il solare termodinamico
Tariffa fissa Deliberazione n. 1/09 (attuazione del DM 18 dicembre 2008)
onnicomprensiva per le
altre fonti rinnovabili
Cogenerazione ad alto rendimento
Definizione di Deliberazione n. 42/02
cogenerazione Deliberazione n. 296/05 (aggiornamento dei parametri di calcolo)
ad alto rendimento Deliberazione n. 307/07 (aggiornamento dei parametri di calcolo)
Deliberazione ARG/elt 174/09 (aggiornamento dei parametri di calcolo)
Controlli tecnici e sopralluoghi sugli impianti
Deliberazione n. 60/04
Deliberazione n. 215/04 (Regolamento tecnico)
Tabella 2.3 Condizioni relative agli impianti cogenerativi ad alto rendimento e disposizioni relative alle incen-
tivazioni delle fonti rinnovabili
7 9
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
rienza degli operatori degli ultimi due anni, e alcune importanti novit, che riguardano anche le
richieste di connessione gi in corso.
In particolare, lAutorit ha introdotto nuovi elementi regolatori per:
a) la definizione di interventi finalizzati ad evitare loccupazione della capacit di trasporto sulla
rete, nei casi in cui allaccettazione del preventivo non faccia seguito la concreta realizzazione
dellimpianto di produzione di energia elettrica;
b) lanalisi pi puntuale delle procedure che prima non trovavano regolazione nel TICA, con par-
ticolare riferimento al coordinamento tra gestori di rete;
c) la definizione e la razionalizzazione delle procedure che, pur non essendo direttamente corre-
late alla connessione tecnica di un impianto di produzione alla rete, sono necessarie affinch
la connessione possa essere attivata; stato introdotto un vero e proprio pannello di controllo
unico, realizzato e gestito da Terna nellambito del progetto Gaud per gestire lanagrafica degli
impianti di produzione di energia elettrica, atto ad evidenziare la sequenza delle attivit da
svolgere e dove i vari soggetti coinvolti (impresa distributrice, GSE, richiedente la connes -
sione/produttore, Terna) possono registrare i relativi esiti rendendo monitorabile e trasparente
la situazione in corso;
d) la definizione di principi finalizzati a garantire uno sviluppo pi razionale del sistema elettrico, per
promuovere laccesso alla rete degli impianti di produzione di energia elettrica, realizzati e di fu-
tura realizzazione, tali da garantire uno sviluppo pi razionale del sistema elettrico, riducendo il
pi possibile la presenza di impianti di utenza per la connessione, evitando la presenza di tratti
di impianti di utenza per la connessione condivisi, promuovendo soluzioni per cui ununica sta-
zione AT/MT venga utilizzata per la connessione di pi utenti o per lo sviluppo di nuove linee MT.
Un punto importante del TICA (gi dal 2009) la definizione del corrispettivo di connessione, im-
porto (corrispettivo) che lutente deve pagare per collegare un impianto di produzione alla rete,
prestabilito in modo convenzionale. Il corrispettivo definito come il minore tra i due importi se-
guenti (anche se la rete non al livello di tensione prescelto o non ancora presente):
A = [35 P + 90 P DA + 100] B = [4 P + 7,5 P DB + 6000]
dove:
DA: distanza in linea daria [chilometri] tra il punto di connessione e la cabina MT/BT del di-
stributore, in servizio da almeno cinque anni;
DB: distanza in linea daria [chilometri] tra il punto di connessione e la stazione AT/MT del di-
stributore, in servizio da almeno cinque anni;
P: potenza ai fini della connessione.
La definizione dei costi di connessione in modo convenzionale d allinvestitore la possibilit di co-
noscere in anticipo i costi di connessione alla rete. Tale trasparenza non era invece possibile con
la precedente Delibera 281/05, in cui i costi di connessione erano ottenuti solo dopo preventivo.
Il TICA stabilisce anche i tempi per la connessione e gli indennizzi automatici per i ritardi e le mo-
dalit di scelta del punto di connessione, rendendo pi semplici le modalit di connessione alla rete,
anche in funzione degli iter autorizzativi.
8 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
15
Le prescrizioni della norma si applicano per analogia anche ai limitatissimi casi di connessioni di utenti a Cabine Prima-
rie con livelli di tensione 220 kV MT, con riferimento alla sola connessione in antenna da CP.
16
Le prescrizioni della norma si applicano sia alle connessioni monofase sia alle connessioni trifase.
17
Nel frattempo si applicano le disposizioni del singolo distributore.
2.5.1.2 Regole Tecniche di Connessione
Al fine di armonizzare le norme tecniche di connessione, particolarmente per i produttori, lAuto-
rit per lEnergia Elettrica e il Gas ha approvato una Regola Tecnica di Connessione per le reti
MT e AT (Delibera ARG/elt 33/08, con allegata la Norma CEI 0-16 ). Questa norma stata con-
cepita in ambito CEI e tiene conto di tutti i problemi tecnici sollevati dalle parti interessate (clienti,
produttori, distributori). Il risultato una norma CEI obbligatoria, che definisce i criteri tecnici per
la connessione degli utenti alle reti elettriche di distribuzione con tensione nominale in corrente
alternata superiore a 1 kV e fino a 150 kV
15
. Per quanto riguarda il livello BT, una norma CEI (Pro-
getto CEI 1058 [18]), che definisce i criteri tecnici per la connessione degli utenti alle reti elettri-
che di distribuzione con tensione nominale in corrente alternata fino a 1 kV compreso
16
, in corso
di pubblicazione
17
. Entrambi i provvedimenti appena citati contengono gi alcuni riferimenti al-
levoluzione verso le reti attive.
Infatti, la Norma CEI 0-16 impone che i dispositivi volti a scollegare le unit di GD dalla rete siano
(obbligatoriamente) in grado di riceve i segnali dal DSO, attraverso un opportuno sistema di tele-
comunicazione, superando le limitazioni delle attuali logiche di anti-islanding e garantendo un fun-
zionamento affidabile anche in presenza di grandi quantit di DG sulla rete.
Il progetto CEI 1058 ha ulteriormente evoluto e meglio definito le modalit di intervento del si-
stema di protezione di interfaccia e ha indicato ulteriori prescrizioni, al fine di favorire la regola-
zione della tensione da parte della DG, per mezzo di adeguati segnali forniti dai distributori.
K 2.5.2 Smart metering e prezzi differenziati
Con la Delibera n. 292/06 [19], lAEEG ha introdotto, prevedendo requisiti minimi funzionali, e in
seguito aggiornato lobbligo di installare contatori intelligenti, in grado di rilevare lenergia elettrica
attiva prelevata in ogni ora, in modo che i punti di prelievo con potenza disponibile superiore a 55
kW, corrispondenti a clienti del mercato libero, siano trattati su base oraria.
Entro la fine del terzo periodo regolatorio (2008-2011), infatti, ciascun distributore dovr instal-
lare contatori intelligenti, presso tutti i consumatori in BT e MT. Lobbligo stato esteso in modo
progressivo: si partiti da una diffusione del 25% per il 2008, per arrivare al 65% per il 2009; al
90% per il 2010 (valore gi superato) ed entro il 2011 al 95% dei consumatori.
I contatori intelligenti, e i sistemi preposti alla loro telegestione, garantiscono una serie di impor-
tanti prestazioni di base.
In primis consentono lofferta di tariffe biorarie o multiorarie, che possono permettere una serie
di risparmi grazie ad un uso pi intelligente dellenergia elettrica, modulato in funzione dei diffe-
renti prezzi orari. In secondo luogo permettono: di emettere fatture basate su effettivi consumi
(la cui integrit garantita in modo continuativo da opportuni meccanismi di protezione e con-
trollo); di migliorare e velocizzare i servizi commerciali resi alla clientela in occasione di subentri,
8 1
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
volture, cambi della potenza contrattuale o del piano tariffario; infine, di rendere pi veloce il pas-
saggio da un fornitore di energia elettrica ad un altro. Proprio la diffusione dei contatori intelligenti
ha permesso la definizione (Delibera ARG/elt 22/10 [20]) di uno strumento di gradualit per lap-
plicazione ai clienti domestici, serviti in maggior tutela di corrispettivi di vendita differenziati per
fasce orarie.
Dal 1 luglio del 2010, per i consumatori dotati di nuovi contatori elettronici riprogrammati (20 mi-
lioni nel dicembre 2010), in grado cio di misurare i consumi nelle diverse fasce orarie F1, F2,
F3, e che intendono continuare a utilizzare i prezzi di riferimento fissati dallAutorit, entrato
in vigore progressivamente e in modo automatico il nuovo sistema di prezzi biorari: un prezzo
pi elevato nella fascia di punta (F1) e un prezzo inferiore nelle fasce non di punta (F2 e F3).
K 2.5.3 Veicoli elettrici
I veicoli elettrici sono destinati a svolgere un ruolo importante nel (e per il) futuro delle reti attive.
Linfrastruttura di ricarica avr bisogno di nuovi investimenti e di specifiche tecnologie ICT la cui
implementazione necessaria per ottimizzarne le prestazioni; in questo contesto lAutorit in-
tervenuta su pi punti:
prevedendo (Delibera ARG/elt 56/10 [21]) la possibilit che nelle abitazioni private e loro per-
tinenze, o negli spazi condominiali, sia possibile richiedere al proprio fornitore di energia elet-
trica pi punti di fornitura, ognuno con un contatore, destinati espressamente allalimentazione
di veicoli elettrici;
prevedendo (Delibera ARG/elt 242/10 [22]) agevolazioni tariffarie per sei progetti pilota per la
sperimentazione di sistemi di ricarica pubblica dei veicoli elettrici.
K 2.5.4 La Delibera 39/10: incentivi per le Smart Grid
Un ulteriore provvedimento intrapreso dallAutorit relativo alla GD e in particolare alle reti attive
la recente Delibera ARG/elt 39/10 [23], con la quale, il regolatore italiano con scelta davan-
guardia rispetto ad altri contesti europei ha scelto di spingere per lo sviluppo delle SG, offrendo
incentivi per la presentazione di progetti innovativi in reti attive. infatti opinione ormai consoli-
data che un reale progresso nella direzione delle reti del futuro possa iniziare soltanto mettendo
in campo iniziative che coinvolgano reti reali, con clienti finali e utenti attivi (carichi e generatori),
in modo da provare nella realt le soluzioni sinora studiate in teoria, e sperimentate in laborato-
rio. Si tratta quindi di entrare in una fase di field test, se non di vero e proprio deployment (sep-
pure, ovviamente, su scala ridotta). Le imprese di distribuzione elettrica hanno presentato, entro
il 30 settembre 2010, progetti con applicazione reale, finalizzati alla ristrutturazione della rete elet-
trica di propria competenza (o di una parte di essa) ottenendo una remunerazione maggiorata
degli investimenti. Infatti, i progetti pilota non verranno finanziati in conto esercizio o conto capi-
tale, ma tramite un incentivo tariffario (+2% della quota di capitale investita per 12 anni) che ga-
rantisce un rendimento maggiorato rispetto a chi investe in reti tradizionali
18
.
18
La remunerazione per chi investe in reti tradizionali del 7%, per chi investir nei progetti pilota Smart Grid sar del 9%.
8 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Per usufruire del trattamento incentivante, i progetti pilota devono soddisfare alcuni requisiti fon-
damentali, di seguito elencati:
rappresentare una concreta dimostrazione in campo su reti di distribuzione MT in esercizio;
interessare una porzione di rete MT attiva: linee MT con inversione dei flussi per almeno l1%
dellanno
19
;
prevedere un sistema di controllo/regolazione della tensione
20
della rete e un sistema di regi-
strazione automatica degli indicatori rilevanti;
utilizzare protocolli di comunicazione non proprietari;
garantire il rispetto delle normative vigenti, in particolare circa la qualit del servizio.
Inoltre, le iniziative proposte dai distributori possono prevedere un sistema di comunicazione bi-
direzionale con i clienti finali per la sperimentazione di modalit di demand response attraverso
segnali di prezzo; o un sistema di storage, in particolare in combinazione con fonti rinnovabili in-
termittenti o con installazioni di ricarica, anche bidirezionale, di veicoli elettrici; o un sistema di con-
trollo congiunto di produzione da fonti rinnovabili e di produzione tradizionale o di carichi tale, da
assicurare un profilo netto di immissione regolare e prevedibile
21
.
I benefici saranno valutati sulla base di un indicatore che tenga conto di:
numero di punti di connessione di utenze attive coinvolti nel progetto;
aumento dellenergia immettibile in rete da DG, rispetto alla rete gestita nelle condizioni pre-
cedenti gli interventi;
presenza anche contemporanea dei requisiti facoltativi e/o partecipazione degli impianti di GD
alla regolazione della tensione;
impiego di sistemi di comunicazione finalizzati allo scambio di informazioni tra DNO e utenti della
rete, che adottino tecniche e protocolli di comunicazione standard, consolidate e trasparenti.
La graduatoria delle richieste stata stilata sulla base del rapporto tra lindicatore dei benefici e il
costo del progetto pilota. In accordo con il documento redatto dal nucleo della commissione di
esperti (Determina 7/10 Allegato B), lindicatore dei benefici (IB) il prodotto tra il punteggio tec-
nico del progetto e la potenza immettibile in rete da GD, in seguito allintervento per il quale stato
richiesto il trattamento incentivante:
19
Linversione di flusso quindi utilizzata come indicatore chiave delle criticit introdotte dalla GD e della possibile atti-
vit della rete.
20
In questo modo si integra la GD nei sistemi di regolazione di tensione, diversamente da quanto fatto finora.
21
Questi ultimi, in particolare, sono alcuni dei requisiti facoltativi che i progetti pilota possono presentare.
I diversi benefici sono raggruppati nei seguenti quattro ambiti di valutazione.
A1. Dimensione del progetto dimostrativo
Lambito di valutazione A1 considera il numero delle utenze attive coinvolte, la dimensione del-
larea interessata alla sperimentazione e gli effetti del progetto sullincremento della produ-
zione da GD e FER.
8 3
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
A2. Grado di innovazione del progetto dimostrativo
Lambito di valutazione A2 considera i benefici relativi al grado di innovazione che il progetto
pilota in grado di introdurre nel sistema di distribuzione, con riferimento alla capacit di ag-
gregazione della GD e delle FER, finalizzate alla regolazione di tensione e alluniformit del dia-
gramma di produzione, allimpiego di sistemi per la comunicazione, il controllo e la gestione
delle reti di distribuzione.
A3. Fattibilit del progetto dimostrativo
Lambito di valutazione A3 considera i tempi di realizzazione del progetto e limpatto sulla qua-
lit del servizio. Si ritiene non realizzabile o scarsamente realizzabile un progetto che possa por-
tare a un decremento a regime dei livelli di continuit a oggi raggiunti nella rete oggetto della
sperimentazione.
A4. Replicabilit su larga scala del progetto dimostrativo
Lambito di valutazione A4 considera gli elementi maggiormente sensibili rispetto al requisito
di riproducibilit su larga scala delle soluzioni tecniche prospettate nel progetto pilota.
importante sottolineare che tutti i risultati ottenuti saranno resi pubblici, per permettere la dis-
seminazione delle esperienze e una pi realistica valutazione dei risultati.
Questultimo requisito (la disseminazione pubblica dei risultati), unito al fatto, ancora pi impor-
tante, che il finanziamento di simili iniziative avvenga tramite le tariffe e non grazie a fondi desti-
nati alla ricerca, ci porta verso una dimensione nuova, sinora poco esplorata.
Si tratta infatti di indagare, in maniera approfondita e con concretezza operativa, quale sia la reale
sostenibilit dal punto di vista sistemico (e, in particolare, dellutente finale, che, in ultima ana-
lisi, ne sopporta i costi) dellevoluzione prospettata verso il nuovo paradigma delle reti intelligenti.
La fase di selezione si conclusa il 10 febbraio 2011 quando stata pubblicata sul sito dellAuto-
rit la Delibera ARG/elt 12/11 contenente lammissione al trattamento incentivante (istituito con
la Delibera ARG/elt 39/10) di otto progetti pilota relativi a reti attive (SG).
I progetti ammessi allincentivo sono riportati nella seguente graduatoria di merito.
Posizione Titolo Impresa distributrice Indice dei benefici
1 A2A CP Lambrate A2A Reti Elettriche S.p.A. 65
2 ASM Terni ASM Terni S.p.A. 68
3 A2A CP Gavardo A2A Reti Elettriche S.p.A. 65
4 ACEA Distr. Acea Distribuzione S.p.A. 71
5 ASSM Tolentino Assm S.p.A. 66
6 ENEL Distr. CP Carpinone ENEL Distribuzione S.p.A. 96
7 Deval CP Villeneuve Deval S.p.A. 68
8 A.S.SE.M. San Severino Marche A.S.SE.M. S.p.A 64
Tabella 2.4 Graduatoria di merito dei progetti pilota Smart Grid
8 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il progetto di Enel Distribuzione ha conseguito il maggior punteggio in termini di innovazione tec-
nologica (96 punti su 100) e risulta di particolare interesse per uno sviluppo prospettico sullintera
rete assicurando, oltre a una maggiore capacit di accoglimento della GD (tratto comune a tutti i
progetti ammessi), anche una gestione affidabile e sicura del sistema elettrico e un miglioramento
della qualit del servizio, con evidenti benefici per tutti gli utenti.
Tutti i progetti presentati prevedono, inoltre, lo sviluppo di supporti di comunicazione (ICT) non-
ch di tecnologie e sistemi di automazione, protezione e controllo delle reti attive MT nella pro-
spettiva delle SG.
Box 2.1. Sul mercato dellenergia (tratto dal sito del Gestore del Mercato Elettrico)
Il mercato elettrico in Italia nasce per effetto del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79
(D.lgs. n. 79/99), nellambito del processo di recepimento della direttiva comunitaria sulla
creazione di un mercato interno dellenergia (96/92/CE); la borsa dellenergia operativa
a partire dal 1 aprile 2004 e ha subito, ad oggi, una serie di sviluppi che hanno portato alla
definizione del quadro delineato nella figura seguente:
La borsa dellenergia suddivisa in un Mercato a Termine (MTE: sede delle negoziazioni
per contratti a termine dellenergia elettrica con obbligo di consegna e di ritiro) e in un
Mercato a Pronti (MPE).
A sua volta il Mercato Elettrico a Pronti articolato in un Mercato del Giorno Prima (MGP),
in un Mercato Infragiornaliero (MI) e nel Mercato del Servizio di Dispacciamento (MSD).
Il Mercato del Giorno Prima (MGP) ha per oggetto la contrattazione di energia tramite of-
ferta di vendita e di acquisto. Il MGP si svolge in ununica sessione in asta implicita relativa
al giorno successivo; su tale mercato gli operatori presentano offerte nelle quali indicano
la quantit e il prezzo massimo/minimo al quale sono disposti ad acquistare/vendere. Alla
chiusura del mercato il prezzo determinato, per ogni ora, dallintersezione della curva di
domanda e di offerta e si differenzia da zona a zona in presenza di limiti di transito satu-
rati.
Il Mercato Infragiornaliero (MI) ha per oggetto tramite offerte di vendita e di acquisto
la contrattazione delle variazioni di quantit di energia rispetto a quelle negoziate sul MGP.
Il MI si articola in due aste implicite, che si svolgono con orari di chiusura diversi e in suc-
cessione; come precedentemente introdotto tale mercato trova la sua motivazione nel con-
8 5
Lo sviluppo delle Smart Grid. Aspetti regolatori
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tion Plan 2010-12, Maggio 2010.
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strumenti di misura.
[7] Direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006 concernente
lefficienza degli usi finali dellenergia e i servizi energetici e recante abrogazione della diret-
tiva 93/76/CEE del Consiglio.
sentire agli operatori di apportare modifiche ai programmi definiti nel MGP attraverso ulte-
riori offerte di acquisto o vendita.
Il Mercato del Servizio di Dispacciamento (MSD), articolato in MSD ex ante e Mercato di Bi-
lanciamento (MB), ha per oggetto lapprovvigionamento da parte di Terna delle risorse ne-
cessarie per il servizio di dispacciamento, ossia per la gestione e il controllo del sistema, la
risoluzione delle congestioni intrazonali, la creazione delle riserve di energia e il bilancia-
mento in tempo reale.
La rete elettrica trova una rappresentazione semplificata nei mercati MGP e MI, ossia una
rappresentazione in cui il sistema nazionale schematizzato a zone con vincoli predefiniti
di transito minimo e massimo: tali mercati hanno infatti lobiettivo di catalizzare il sistema
verso una convergenza ad una soluzione efficiente (a basso costo).
Viceversa durante il MSD loperatore nazionale (TERNA) elabora i risultati conseguiti da MGP
e MI, introducendo una rappresentazione esplicita della rete elettrica, con il fine di verifi-
care loperabilit e la sicurezza del sistema elettrico nazionale, attuando delle correzioni ai
vari programmi di produzione/consumo sia ex-ante (ossia il giorno precedente per il suc-
cessivo) sia in tempo reale, andando a controllare leffettivo punto di funzionamento ed,
eventualmente, acquisendo risorse per garantire il bilanciamento energetico.
8 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
[8] J. Vasconcelos Survey of Regulatory and Technological Developments Concerning Smart Meter-
ing in the European Union Electricity Market , EUI Working Paper RSCAS 2008/01, 2008. Dispo-
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[9] Direttiva 2009/72/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 relativa a norme
comuni per il mercato interno dellenergia elettrica e che abroga la direttiva 2003/54/CE.
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[16] TICA: Testo Integrato delle Condizioni Tecniche ed Economiche per la Connessione alle Reti
con Obbligo di Connessione di Terzi degli Impianti di Produzione Allegato A alla delibera
ARG/elt 99/08 versione integrata e modificata dalle deliberazioni ARG/elt 179/08 e 205/08.
[17] Norma CEI 0-16 Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle
reti AT ed MT delle imprese distributrici di energia elettrica, Edizione 2008.
[18] Progetto CEI 1058 Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi
alle reti BT delle imprese distributrici di energia elettrica.
[19] Delibera n. 292/06 Direttive per linstallazione di misuratori elettronici di energia elettrica
predisposti per la telegestione per i punti di prelievo in bassa tensione.
[20] Delibera ARG/elt 22/10 Definizione di uno strumento di gradualit per lapplicazione ai clienti
domestici serviti in maggior tutela di corrispettivi di vendita differenziati per fasce orarie.
[21] Delibera ARG/elt 56/10 Disposizioni in materia di connessioni per lalimentazione di pompe
di calore a uso domestico e di veicoli elettrici. Modificazioni dellAllegato A e dellAllegato B
alla deliberazione dellAutorit per lenergia elettrica e il gas 29 dicembre 2007, n. 348/07.
[22] Delibera ARG/elt 242/10 Disposizioni speciali per lerogazione dei servizi di trasmissione, di-
stribuzione e misura e del servizio di dispacciamento ai fini della sperimentazione di sistemi
di ricarica pubblica dei veicoli elettrici.
[23] Delibera ARG/elt 39/10 Procedura e criteri di selezione degli investimenti ammessi al tratta-
mento incentivante di cui al comma 11.4 lettera d) dellAllegato A alla deliberazione dellAu-
torit per lenergia elettrica e il gas 29 dicembre 2007, n. 348/07.
Capi tol o 3
La Generazione Diffusa come driver
per le reti attive
(focus sul panorama italiano)
di Marco Merl o e Val eri a Ol i vi eri
8 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
3.1 Generalit
Linnovazione che negli ultimi anni ha maggiormente inciso sulle reti di distribuzione e sui sistemi
elettrici pi in generale, specialmente nel contesto nazionale, ma anche a livello internazionale,
di certo costituita dalla Generazione Diffusa (GD). Il soddisfacimento del fabbisogno energetico
mondiale, in costante crescita, sempre pi problematico a causa delle forti oscillazioni dei prezzi
delle fonti energetiche convenzionali e per la necessit di ridurre le emissioni inquinanti e climal-
teranti, sta portando a un grande cambiamento nella configurazione dei sistemi elettrici: la gene-
razione di energia elettrica, tradizionalmente effettuata in grandi siti centralizzati, afferenti alle
reti di trasmissione, sta oggi sempre pi coinvolgendo anche impianti di taglia medio-piccola, da
connettere alle reti di distribuzione, in prossimit degli utenti. Questa massiccia penetrazione della
GD nel sistema elettrico, e in particolare nelle reti di distribuzione in media e bassa tensione, im-
pone un ripensamento delle modalit di gestione di tali reti, che devono passare da passive ad
attive. Per quanto attiene la protezione, la gestione e la regolazione della rete elettrica di distri-
buzione, lavvento della GD richiede una vera e propria rivoluzione concettuale, in quanto il sistema
stato concepito nellottica di flussi energetici unidirezionali, dalla rete di alta tensione (trasmis-
sione) verso quella di media e, successivamente a un livello ancora pi capillare, verso quella di
bassa tensione (distribuzione). Per consentire un reale apporto della GD al complessivo sistema
elettrico, assume una rilevanza primaria lo sviluppo di nuove modalit di protezione, gestione e
automazione delle reti. In particolare, risulta di interesse passare a una gestione attiva della rete
di distribuzione (Smart Grid) implementando sistemi di comunicazione e controllo, che permettano
di superare lattuale approccio fit&forget e di aumentare lutilizzo delle FER e lo sviluppo della GD.
Tutte le sperimentazioni e gli incentivi gi in atto in ambito SG vanno, infatti, in questa direzione:
laumento dellenergia immettibile in rete da GD tra i benefici principali dei progetti pilota e il ri-
sultato finale quantitativo da massimizzare. Due esempi, gi citati nel Capitolo 2, sono la Delibera
ARG/elt 39/10 e il Bando Europeo NER300, in cui lammissibilit degli investimenti valutata in re-
lazione alle potenzialit di sviluppo della GD e alla quantit complessiva prevista di energia pro-
dotta da FER. Recentissimamente, il decreto legislativo approvato il 3 marzo dal Consiglio dei
Ministri, Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione delluso dellenergia da fonti rin-
novabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, in-
troduce incentivi per lo sviluppo delle reti di distribuzione nellottica delle SG. In particolare,
larticolo 18 (comma 1) stabilisce che ai distributori di energia elettrica, che effettuano interventi
di ammodernamento secondo i concetti di SG, spetta una maggiorazione della remunerazione del
capitale investito per il servizio di distribuzione
1
, individuando nella GD un aspetto essenziale del-
levoluzione delle reti elettriche verso le SG
2
.
A questa prospettiva dedicato il seguito del capitolo che descrive, in modo approfondito, lim-
patto della GD sul complessivo sistema elettrico, e in particolare sulle reti elettriche di distribuzione.
1
Tali interventi consistono, prioritariamente, in sistemi per il controllo, la regolazione e la gestione dei carichi e delle unit
di produzione, ivi inclusi i sistemi di ricarica di auto elettriche.
2
Il medesimo articolo 18, comma 2, demanda allAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas la definizione delle caratteristiche
degli interventi e dei conseguenti incentivi.
8 9
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Inizialmente sono dati alcuni cenni sulle ricadute della GD, a livello di complessivo sistema elet-
trico
3
; si passer poi a descrivere, con maggior dettaglio, i problemi tecnici che la GD stessa causa.
I dati disponibili circa il livello di tensione delle reti in cui viene immessa lenergia (Capitolo 1) giu-
stificano la scelta di effettuare tutte le analisi in relazione ai diversi livelli di tensione delle reti. In
particolare, poich la rete AT italiana ha una struttura molto avanzata e non richiede evoluzioni
sostanziali, a seguito di un aumento delle fonti energetiche rinnovabili ad essa connesse, le ana-
lisi relative alla AT saranno limitate (paragrafo 3.2, in cui si tratteggiano gli impatti sul comples-
sivo sistema elettrico), per lasciare pi spazio alla valutazione dellimpatto (tecnico ed economico)
della GD
4
sulle reti di distribuzione MT e BT, che rappresenta, ad oggi, il problema pi critico (pa-
ragrafo 3.3).
3.2 Impatto della Generazione Diffusa sul sistema elettrico nazionale
Limpatto della GD (o, pi correttamente, delle FER) sul complessivo sistema elettrico legato
principalmente a un incremento dei costi di incentivazione, di investimento, di O&M, e dei costi di
produzione del parco tradizionale indotti dalla non programmabilit di gran parte degli impianti di
piccola e media taglia, sia che si tratti di impianti che funzionano con fonti energetiche rinnova-
bili (FER) di tipo intermittente (ad esempio eolico, fotovoltaico, impianti idroelettrici ad acqua
fluente), sia di impianti cogenerativi, la cui produzione elettrica condizionata dalla produzione di
calore che essi devono garantire. Infatti, la generazione da fonte energetica convenzionale deve
far fronte ai maggiori vincoli posti al sistema elettrico dalla generazione di tipo aleatorio, garan-
tendo maggiore flessibilit, con un incremento dei costi di produzione, come di seguito sintetica-
mente illustrato.
K 3.2.1 Costi di incentivazione
Per quanto riguarda i costi di incentivazione, allinterno delle FER necessario distinguere tra FER
diverse dal fotovoltaico e il fotovoltaico. Al fine di assicurare un adeguato sviluppo delle FER di-
verse dal fotovoltaico, la Legge Finanziaria 2008 ha riformato il sistema di incentivazione prece-
dentemente in vigore, prevedendo lassegnazione di un numero di Certificati Verdi per MWh
prodotti, differenziati tra le diverse fonti rinnovabili (eolica offshore, geotermica, a moto ondoso
e mareomotrice, idraulica, a biomasse). Per quanto riguarda il fotovoltaico, invece in vigore il
sistema di incentivazione stabilito dal Conto Energia, che dal 2011 ha una nuova formulazione
5
.
Alla base di tale scelta c la considerazione che quasi tutte le FER sono sfruttabili attraverso lim-
piego di tecnologie non ancora mature e quindi non ancora competitive rispetto alle fonti energe-
3
Le fonti energetiche rinnovabili collegate alle reti di distribuzione prendono il nome di Generazione Diffusa. Nel seguito
ci si riferir quindi in termini generici alla GD, identificando sulle reti di distribuzione un limite unitario di potenza installa-
bile pari a 10 MW.
4
In linea con la definizione di GD introdotta nel Capitolo 1, tutte le FER collegate alle reti di distribuzione MT o BT pren-
dono il nome di GD.
5
Decreto del 6 agosto 2010 del Ministero dello Sviluppo Economico Incentivazione della produzione di energia elettrica
mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 Agosto 2010.
9 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
tiche tradizionali. La politica di sostegno alle FER tiene anche conto, per, di unauspicabile pro-
gressivo calo dei costi, dovuta al combinarsi di progresso tecnologico ed effetto scala; quindi pre-
vede meccanismi di riduzione temporale degli incentivi, come meglio precisato nel Box 3.1.
Box 3.1 Incentivi per il fotovoltaico
Il sistema di incentivazione dedicato al fotovoltaico (Conto Energia), introdotto dalla Direttiva
2001/77/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 387 del 2003, stato normato prima attraverso il De-
creto Attuativo 28 luglio 2005 e successivamente con il DM 19 febbraio 2007, che ha introdotto
il meccanismo noto con il nome di Secondo Conto Energia, valido fino al 31 dicembre 2010. Il
sistema di incentivazione stato aggiornato con il DM 6 agosto 2010, pubblicato nella Gaz-
zetta Ufficiale del 24 agosto 2010, che ha riformulato il meccanismo e le tariffe a partire dal
1 gennaio 2011 e fino a tutto il 2013 (Terzo Conto Energia). Lo schema di incentivazione vi-
gente tende a riflettere i reali costi delle tecnologie e seguire la loro diminuzione nel tempo:
gli incentivi sono infatti maggiori nel caso di impianti integrati con caratteristiche innovative e
nel caso di impianti a concentrazione. Inoltre, il decreto prevede la riduzione, nel primo anno
di applicazione con cadenza quadrimestrale e poi annuale degli incentivi; infine il decreto ha
previsto limiti massimi per la potenza incentivabile (3000 MW per impianti realizzati su edifici
o a terra senza caratteristiche innovative; 300 MW per impianti architettonicamente integrati
con caratteristiche innovative; 200 MW per impianti fotovoltaici a concentrazione).
Gli incentivi riconosciuti al fotovoltaico sono interamente posti a carico della componente ta-
riffaria A3 (e quindi ricadono esclusivamente sul settore elettrico, e non sulla fiscalit ge-
nerale, come accade invece in altre realt). Recentemente, nella sua relazione annuale al
Parlamento, sullo stato del mercato dellenergia elettrica e del gas naturale e sullo stato di
utilizzo e integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, lAEEG ha evidenziato al-
cune criticit relative allimpatto sui clienti finali del sistema in vigore. Lelevato valore degli
incentivi ha, infatti, portato a una forte crescita del numero di impianti fotovoltaici. A oggi
si stima che, se tutti gli impianti per i quali i lavori sono gi stati terminati entreranno in eser-
cizio entro il 30/06/2011, vi saranno circa 180.000 impianti fotovoltaici, per una potenza in-
stallata di 6500 MW, una producibilit di 8 TWh e un conseguente costo per il sistema
elettrico prossimo ai 3 miliardi di euro annui. Se a tali impianti si aggiungono i 3000 MW pre-
visti per effetto del decreto 6 agosto 2010, sar raggiunto entro il 2013 lobiettivo previsto
dal Piano di Azione Nazionale per il 2020 (8000 MW di impianti fotovoltaici installati). Que-
sta situazione solo apparentemente virtuosa: da una parte, lenergia fotovoltaica prodotta
da tali impianti sostituir, con sette anni di anticipo rispetto al previsto, energie primarie il
cui impiego ritenuto climalterante; dallaltra, vi il rischio che vengano incentivate tecno-
logie pi costose e meno efficienti rispetto a quelle che potrebbero svilupparsi nei prossimi
anni. Data la struttura (a diminuire nel tempo) del meccanismo incentivante, lunica conse-
guenza certa un maggior costo per gli utenti del sistema elettrico.
9 1
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
K 3.2.2 Costi per il mantenimento di unadeguata capacit di tipo programmabile
Il secondo problema da analizzare legato ai costi per il mantenimento di unadeguata capacit
di tipo programmabile. La presenza di una significativa capacit di generazione di tipo aleatorio
richiede infatti che il sistema elettrico disponga di unadeguata capacit programmabile (ad esem-
pio: impianti termoelettrici), in modo da garantire la copertura del carico anche quando gli impianti
del primo tipo, per ragioni ad esempio meteorologiche, non sono in grado di fornire lenergia ri-
chiesta. In generale questa situazione comporta un sottoutilizzo della capacit installata di tipo pro-
grammabile, che funziona per un minor numero di ore, in virt della quota di energia coperta dalla
produzione aleatoria. Questa situazione determina un incremento dei costi di produzione delle
unit programmabili, che devono essere compensati da un incremento del prezzo dellenergia
nelle ore in cui tali unit producono, oppure tramite la remunerazione diretta della disponibilit di
capacit di produzione (capacity payment).
Anche il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) segnala che i valori dellincentivazione al foto-
voltaico sono particolarmente elevati nel nostro Paese: sono presentati confronti con altre
realt europee allavanguardia nellimpiego delle energie rinnovabili, come la Germania, dai
quali risultano disparit evidenti.
Lincentivazione del fotovoltaico quindi al centro di molte polemiche, in questa direzione,
il gi citato decreto legislativo del 3 Marzo contiene il riordino degli incentivi alle fonti rin-
novabili e il recepimento della Direttiva 2009/28/CE. In particolare, nellarticolo 25 comma
9 stabilito che le disposizioni del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 6
agosto 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 24 agosto 2010, si applicano alla
produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici, che entrino in esercizio entro
il 31 maggio 2011; mentre il comma 10 stabilisce che lincentivazione della produzione di
energia elettrica da impianti solari fotovoltaici, che entrino in esercizio successivamente al
31 maggio 2011, sar disciplinata con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, da
adottare, di concerto con il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Mare, sentita la Con-
ferenza Unificata di cui allarticolo 8 del D.Lgs., 28 agosto 1997, n. 281, entro il 30 aprile
2011, sulla base dei seguenti principi:
determinazione di un limite annuale di potenza elettrica cumulativa degli impianti foto-
voltaici che possono ottenere le tariffe incentivanti;
determinazione delle tariffe incentivanti tenuto conto della riduzione dei costi delle tec-
nologie e dei costi di impianto e degli incentivi applicati negli stati membri dellUnione
Europea;
previsione di tariffe incentivanti e di quote differenziate sulla base della natura dellarea
di sedime;
applicazione delle disposizioni dellarticolo 7 del D.Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, in
quanto compatibili con il presente comma.
9 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
K 3.2.3 Costi per lincremento del margine di riserva rotante
Allo stesso modo, laccresciuto grado di aleatoriet della produzione, dovuto a una significativa pe-
netrazione delle FER da fonti intermittenti, va compensato con una maggiore quantit di riserva
rotante, cio di potenza disponibile a produrre energia nel giro di pochi minuti (fino a 15 minuti),
per far fronte ad una imprevista riduzione di produzione da parte della capacit aleatoria. Questa
situazione comporta maggiori esborsi, da parte delloperatore di sistema Terna (esborsi che sono
poi ribaltati sui consumatori), nellacquisire sul Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD, vedi
Box Capitolo 2) le risorse necessarie per garantirsi ladeguato margine di riserva rotante. Inoltre,
un pi ampio margine di riserva rotante implica anche che un maggior numero di impianti termoe-
lettrici funzioni a carico parziale, con rendimenti di conversione inferiori e un maggior consumo di
combustibile, che si traduce in pi alti costi di produzione (e quindi in pi alti prezzi dellenergia
pagati dallutente) e in conseguenti maggiori emissioni di CO
2
, a parziale riduzione dei corrispon-
denti benefici derivanti dallo sfruttamento delle fonti rinnovabili.
In questa direzione, sarebbe possibile attenuare lincremento del margine di riserva dovuto alla
produzione aleatoria attraverso alcuni interventi regolatori, corredati da sviluppi tecnologici, quali
ad esempio:
accorciare lintervallo che intercorre tra la chiusura del MSD e la fornitura dellenergia, per ef-
fettuare previsioni pi accurate della produzione da FER;
migliorare le tecniche di previsione a breve termine della produzione da FER
6
;
introdurre un sistema di incentivi/disincentivi che spinga i produttori da FER a una corretta
previsione a breve termine della produzione dei loro impianti
7
, in modo da ridurre gli scosta-
menti tra valore previsto e potenza generata (oggi gli impianti di produzione da fonti rinnova-
bili di tipo aleatorio hanno priorit di dispacciamento e non sono penalizzati per gli scostamenti
tra previsione e produzione).
I suddetti interventi regolatori devono tuttavia essere attentamente valutati in quanto hanno ef-
fetti sia sulla definizione dei programmi degli impianti termoelettrici (problema dello unit commit-
ment), sia sulle possibili limitazioni imposte agli impianti da fonti rinnovabili (che oggi hanno, come
detto, priorit di dispacciamento).
K 3.2.4 Costi per lo sbilanciamento
Un ultimo costo di sistema dovuto allaumento della GD sulle reti di distribuzione riguarda lo sbi-
lanciamento. Le variazioni della produzione da fonte aleatoria provocano sbilanciamenti tra pro-
duzione e consumo, che devono essere compensati dalla riserva: gli impianti programmabili che
hanno messo a disposizione una parte della loro capacit di produzione per la riserva sono quindi
chiamati a variare il loro punto di lavoro per far fronte allo squilibrio causato da tali variazioni
6
Un primo passo in questa direzione costituito dalla Delibera AEEG n. 351/07.
7
Un primo esempio (poi non attuato) era contenuto nel gi citato DM del 6 agosto 2010 (art. 2 Sistemi con profilo di scam-
bio prevedibile).
9 3
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
aleatorie. In questo caso i costi per il bilanciamento (ovvero quanto pagato agli impianti per la va-
riazione del proprio punto di lavoro) non sono imputati ai soggetti che ne sono causa (i proprie-
tari degli impianti non programmabili), ma sono socializzati, cio ripartiti tra tutti i consumatori.
3.3 Impatto della Generazione Diffusa sulle reti di distribuzione
Dopo aver analizzato in modo qualitativo i problemi che la GD comporta sul complessivo sistema
elettrico italiano, in questo paragrafo, si descrivono, in modo pi approfondito e attraverso ana-
lisi quantitative, i problemi legati allimpatto della GD sulle reti di distribuzione. Con riferimento al
contesto nazionale possibile osservare che le reti di trasmissione e distribuzione in Italia sono
sviluppate mediamente meglio che nel resto dEuropa; in particolare, la rete AT italiana (che dal
2009 tutta di propriet di Terna) ha una struttura molto avanzata: magliata per consentire la
massima affidabilit, le protezioni sono sofisticate e ridondate, ha una rete di comunicazione de-
dicata, costituisce un sistema completamente controllato e automatizzato. quindi possibile af-
fermare (semplificativamente) che, a differenza di altri Paesi europei, la rete AT italiana gi
smart e pu facilmente connettere ulteriori generatori
8
senza richiedere nuovi interventi. Ci im-
plica che dora in avanti ci si riferir sempre alle reti di distribuzione MT e BT, poich, sebbene esi-
stano delle zone nel centro-sud Italia dove leolico causa notevoli problemi sulla rete di
trasmissione
9
, in generale una maggiore penetrazione delle FER sulle reti AT non comporta evo-
luzioni sostanziali sulle reti medesime. Per questo motivo il resto del capitolo dedicato alle reti
di distribuzione, in particolare alle reti MT, sulle quali risulta installata la maggiore quantit di GD
(circa il 76% come mostrato nel Capitolo 3, Figura 1.16): il paragrafo sulle reti MT illustra, con par-
ticolare dettaglio, tutte le modalit di analisi della hosting capacity, applicate poi anche alle reti
BT, di cui si riportano solo i risultati ottenuti su un campione ridotto.
Limpatto della GD sulle reti di distribuzione di tipo sia tecnico che economico. Mentre i problemi
di natura tecnica
10
riguardano diversi aspetti della rete di distribuzione (trattati nei successivi pa-
ragrafi), quelli di natura economica sono legati prevalentemente alle perdite di potenza attiva (o,
in generale, allefficienza della rete elettrica), che vengono tipicamente citate come uno dei para-
metri rispetto ai quali lapporto di GD risulta di certo positivo (cfr. box Perdite di rete e GD).
K 3.3.1 Reti di distribuzione MT
La penetrazione della GD sulle attuali reti di distribuzione in media tensione non esente da una
serie di problematiche tecniche, dovute non solo al fatto che le reti di distribuzione sono gestite
come reti passive, cio senza iniezione di potenza attiva dallutente verso la rete, ma anche alla
struttura stessa delle reti, ai valori delle correnti di guasto, e, non da ultimo, alla quantit dei flussi
di potenza per cui sono state sviluppate, sia in termini di regime di funzionamento, sia rispetto a
transitori di inserzione/disinserzione di unit di generazione.
Le analisi riportate in questo paragrafo, che sono parte di uno studio effettuato dal Politecnico di
8
10-100 MVA (150-132 kV), 100 MVA e oltre (380-220 kV).
9
Si tratta soprattutto di pochi impianti di taglia rilevante (>10 MVA), che non rientrano a rigore nella definizione di GD.
10
Che, ovviamente, si ripercuotono indirettamente sui costi del DSO e/o degli utenti che si connettono alla rete.
9 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
11
Determinato tramite approfondite modellizzazioni e specifici calcoli di rete.
12
I vincoli relativi allinversione di flusso e alla corrente di cortocircuito sono verificati a livello di singola rete MT, mentre
i vincoli relativi alle variazioni lente e rapide di tensione, cos come i limiti di transito per vincoli termici sulle linee, sono
verificati tramite unanalisi a livello di singolo nodo di ciascuna rete.
Milano per lAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas pubblicato in allegato alla Delibera ARG/elt
25/09 [1], intendono investigare la capacit in termini di potenza installabile nelle reti elettriche
di distribuzione MT (hosting capacity), in accordo con i vincoli tecnici in vigore, affinch non si
debba incorrere, almeno in prima battuta, nella modifica dei sistemi di protezione, regolazione e
automazione delle Cabine Primarie (CP nel seguito). Facendo riferimento alle criticit evidenziate
qualitativamente nella Delibera AEEG 160/06 [2], si voluto fornire un contributo di carattere
quantitativo
11
per quanto riguarda leffettivo impatto della GD sulle reti elettriche di distribuzione
MT in accordo con i seguenti vincoli
12
:
a) gestione di transitori derivanti da fenomeni di avviamento, sincronizzazione e messa in paral-
lelo degli impianti di produzione;
b) profili di tensione e regolazione della tensione in rete;
c) limiti di transito per vincoli termici sulle linee;
d) variazione dei livelli di corrente di cortocircuito e connessa sollecitazione termica/dinamica delle
linee elettriche e dei componenti;
e) corretto funzionamento dei sistemi di protezione;
f) attuazione delle procedure di ricerca dei tronchi guasti;
g) funzionamento in isola indesiderata di porzioni di rete.
Nelle analisi si simulato un apporto unitario di GD fino a 10 MW, in congruenza con le attuali
regole che prevedono, sia dal punto di vista tecnico (CEI 0-16 [3]), sia dal punto di vista proce-
durale (TICA [4]), di connettere macchine di taglia superiore alle reti di alta tensione. Questa ta-
glia massima (10 MW), pur essendo ben superiore alle taglie usualmente riscontrabili sulle reti
MT (specialmente lungo linea, situazione per la quale la CEI 0-16 stabilisce per gli utenti attivi
con potenza maggiore di 3 MW la connessione diretta sulla sbarra MT del trasformatore di CP),
permette di trovare vincoli nodali che, nella realt pratica, potrebbero essere raggiunti per mezzo
di pi generatori, installati in nodi diversi della stessa linea MT. Nello studio si posta partico-
lare attenzione allassetto regolatorio e normativo esistente: per esempio, si sono tenute in conto
le normative di qualit dellalimentazione (EN 50160 [5], che stabilisce a livello europeo i requi-
siti tecnici della tensione fornita agli utenti anche in presenza di GD), nonch di connessione alle
reti (Norma CEI 0-16 e CEI 11-20 [6]), che definiscono sia le modalit tecniche di connessione,
sia i requisiti strutturali e di funzionamento dei generatori connessi alle reti di distribuzione MT
in Italia. Ma si sono pure modellizzate accuratamente le pratiche di esercizio delle imprese di di-
stribuzione, per quanto concerne la regolazione della tensione o il livello di sfruttamento am-
messo per le linee e per i trasformatori.
9 5
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
3.3.1.1 Variazioni rapide di tensione
Il primo dei vincoli tecnici analizzati riferito alle variazioni rapide di tensione. Lo studio dei limiti
alla potenza installabile dovuti alle variazioni rapide di tensione ha come scopo la determinazione
della massima generazione connettibile in un nodo della rete, in modo da non causare una varia-
zione rapida di tensione nel nodo stesso superiore a un valore definito. Relativamente agli utenti
passivi, le variazioni rapide sono riferite ad alterazioni improvvise del carico (tipicamente inserzione
di motori asincroni) che accadono di frequente nelle installazioni industriali. Per quanto riguarda
i generatori, le variazioni rapide sono invece associabili ai transitori di inserzione in parallelo e di-
sconnessione. Nel caso di generatori rotanti connessi alla rete senza interposizione di convertitori
statici, tali transitori avvengono potenzialmente alla messa in parallelo, e con maggior probabilit
in caso di distacco repentino durante lerogazione di una potenza significativa; nel caso di gene-
ratori connessi alla rete per mezzo di inverter (fattispecie prevalente per la GD che sta interessando
il sistema italiano), il transitorio significativo a questi fini costituito solo dal distacco repentino,
in quanto alla messa in parallelo non si hanno fenomeni di rilievo.
Alcuni criteri di connessione stabiliti dai distributori assumono come limite il 4% della tensione
nominale, traendolo dalla norma europea che stabilisce le caratteristiche della tensione fornita
dalle reti di distribuzione (EN 50160). Si precisa fin da ora che tale valore inserito a titolo pura-
mente indicativo nella norma suddetta, che reca anche il valore del 6%
13
. In termini generali, in
relazione alle variazioni rapide di tensione, possibile affermare che un nodo della rete in grado
di tollerare una presenza di GD tanto pi elevata (senza avere variazioni rapide significative ai fini
della qualit della tensione) quanto maggiore la potenza di cortocircuito al nodo medesimo. La
massima GD installabile in accordo con le variazioni rapide di tensione funzione principalmente
della resistenza a monte del nodo di connessione, mentre solo in via trascurabile influenzata dal
carico installato in rete, dal setpoint del trasformatore di CP e dalla reattanza di cortocircuito (dal
momento che viene iniettata in rete solo potenza attiva). La criticit di tale vincolo inoltre mag-
giormente rilevante a fondo linea (cresce al crescere della distanza elettrica dalla sbarra MT in CP).
3.3.1.2 Variazioni lente di tensione
Unulteriore alterazione del profilo di tensione dovuta alla presenza di utenti attivi sulla rete di di-
stribuzione relativa alle variazioni lente di tensione, che rappresentano il secondo dei vincoli tec-
nici analizzati in questo paragrafo. In linea generale, riprendendo quanto indicato dalla EN 50160
14
,
la tensione di esercizio di ogni nodo della rete deve essere mantenuta, per almeno il 95% del
tempo, entro un intervallo pari al 10% del valore nominale
15
(gli stessi requisiti sono specificati
nei contratti di trasporto dellenergia elettrica, stipulati tra le imprese distributrici e gli utenti del
trasporto, a conferma di quanto essi siano strettamente vincolanti nellesercizio del sistema). In
termini pratici, nellattuale configurazione (passiva) della rete di distribuzione, la logica di regola-
13
Le analisi condotte hanno investigato i limiti conseguenti a variazioni rapide di tensione pari al 6% della nominale.
14
Queste condizioni si riferiscono alla EN 50160 edizione 2007.
15
Per il restante 5% del tempo, poi, il margine inferiore scende al -15% del valore nominale. A favore della sicurezza, que-
sta possibilit non stata esplorata nella presente analisi.
9 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
zione prevede di impostare un riferimento di tensione opportunamente elevato in CP (ricorrendo
alla regolazione del Variatore Sotto Carico, VSC
16
), cos da compensare le cadute di tensione sulle
linee e rispettare lindicazione della EN 50160 anche nei punti di consegna a fondo linea.
opportuno precisare come il limite inferiore di tensione accettabile sulla rete di distribuzione
MT non sia coincidente con il limite inferiore indicato dalla EN 50160 (-10%), in quanto da con-
siderare la presenza dei trasformatori MT/BT e delle linee di distribuzione in BT, che distribuiscono
lenergia fino allutente finale, comportando a loro volta unulteriore caduta di tensione. Ne deriva
la necessit di mantenere un opportuno margine fra la tensione del nodo della rete di distribuzione
MT e il valore minimo di tensione accettabile, margine quantificabile in circa il 6% della tensione
nominale
17
. In definitiva, il range di esercizio accettabile del sistema di distribuzione MT spazia
dal +10% al -4%
18
della tensione nominale (Figura 3.1).
16
Tale dispositivo pu essere controllato secondo diverse logiche (a rapporto costante, a tensione sbarra MT costante, in
regolazione di tensione con compound), inseguendo una condizione di esercizio in cui tutti i nodi della rete abbiano unap-
propriata qualit dellenergia fornita.
17
A seconda delle complessive esigenze (MT e BT), si ritiene accettabile un margine del 4% o del 6%.
18
Tale valore risulterebbe del -6% qualora si adottasse un margine del 4% per la BT (vedi nota precedente).
Figura 3.1 Andamento della tensione sulle reti elettriche passive (senza GD)
In una modalit di esercizio passiva le tensioni hanno sempre andamento non crescente (come
da Figura 3.1), per il fatto che i flussi di potenza attiva e reattiva, provenienti dalla CP, attraver-
sano le dorsali unidirezionalmente verso valle, determinando cadute di tensione su ogni tratto
di linea. La presenza di GD potrebbe invece determinare un radicale cambiamento del regime di
tensione sui feeder: la connessione di un generatore lungo una linea MT pu infatti invertire i
flussi di potenza, determinando un incremento della tensione in quel punto e, pi in generale,
la variazione del profilo di tensione lungo lintero feeder, anche ben al di sopra dei valori tolle-
rabili (Figura 3.2).
9 7
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Il limite di potenza iniettabile per variazioni lente di tensione pu quindi essere considerato come
il valore di potenza attiva erogata da un generatore tale da innalzare la tensione nel punto di con-
nessione ad un valore pari al 110% della nominale.
La quantit di potenza installabile dipende da una serie di fattori:
dato che la GD viene implementata a cos unitario, la taglia del generatore influenza solo in
modo trascurabile i transiti reattivi in rete; di conseguenza, il valore della reattanza di corto-
circuito non incide significativamente sulla tensione assunta dal nodo considerato;
al diminuire della resistenza di cortocircuito del nodo di connessione, si riduce linnalzamento
della tensione derivante dallimmissione in rete di potenza attiva: aumenta quindi la quantit
di GD installabile in accordo con le variazioni lente di tensione;
minore la tensione nel punto di connessione preesistente al collegamento del generatore e
maggiore la quantit di GD installabile in accordo con le variazioni lente di tensione.
I primi due fattori evidenziano come il vincolo relativo alle variazioni lente di tensione risulti meno
critico in presenza di una bassa distanza elettrica tra il punto dinstallazione dellimpianto di gene-
razione e la sbarra MT della rete considerata.
La tensione preesistente nel nodo di connessione del generatore invece influenzata dalla rego-
lazione del VSC del trasformatore di CP e dalla condizione di carico. In presenza di un feeder con
cadute di tensione particolarmente elevate, il VSC porta il setpoint ad assumere livelli molto alti,
che talvolta raggiungono anche il 108% della tensione nominale. A fronte di una simile situazione,
i nodi pi a monte dei vari feeder afferenti alle sbarre in questione sono alimentati ad una ten-
sione (anche senza la connessione di impianti di generazione) molto elevata, che inevitabilmente
Figura 3.2 Profili di tensione assunti da una dorsale MT del campione in assetto passivo (linea blu), e in presenza
di un singolo generatore, che eroghi una quantit di potenza attiva tale da causare contro flusso (linea rossa)
9 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
19
Le portate pi diffuse per i conduttori delle dorsali delle linee MT sono superiori al valore assunto; per esempio, ENEL
Distribuzione, nella Guida alle connessioni, indica come portata di un cavo direttamente interrato da 185 mm
2
in allumi-
nio 360 A (324 A per cavi in tubo interrato); indica altres 340 A e 255 A per i cavi aerei, rispettivamente da 150 e 95 mm
2
.
20
Nei casi (ritenuti poco probabili anche alla luce degli attuali schemi di incentivazione) di installazione di generatori di taglia
molto rilevante su rami di rete di alimentanti carichi di piccola potenza (e quindi potenzialmente di sezione ridotta), si sup-
pone che tali tratti di linea abbiano una lunghezza limitata, cos da renderne praticabile la sostituzione in caso di necessit.
riduce i margini per la GD installabile. Le maggiori criticit si hanno quando dalla sbarra MT, re-
golata a un setpoint elevato a causa della presenza di uno o pi feeder molto carichi e/o elettri-
camente molto estesi, partono altri feeder poco carichi, lungo i quali il profilo di tensione si
mantiene a livelli elevati, tali per cui la potenza di GD installabile risulta assai ridotta.
Per quanto concerne invece la condizione di carico, possibile affermare che la situazione pi cri-
tica si ha a minimo carico, in quanto le cadute di tensione sono limitate e i profili di tensione di
partenza risultano quindi pi elevati.
3.3.1.3 Portate a regime e limiti di transito
Lultimo dei vincoli tecnici nodali relativo ai limiti termici sulle linee. La potenza installabile per li-
miti di transito su una linea la quantit di generazione connettibile in un nodo della rete tale da
non eccedere le sollecitazioni termiche ammissibili nei conduttori. Infatti, qualora le correnti supe-
rino la portata dei conduttori, ne causano un precoce degrado tale da comprometterne laffidabi-
lit. La massima corrente che pu circolare in ciascun tratto di rete ritenuta pari a 250 A, valore
assunto come regolazione standard delle protezioni da sovracorrente in MT. Non si considerata
leffettiva portata dei conduttori, in quanto, essendo funzione della loro sezione, del tipo disola-
mento e della posa, tale parametro risulta di volta in volta diverso, e pertanto di difficile determi-
nazione sullintero campione di reti
19
; per semplicit, lo stesso valore (250 A) assunto anche per
i tratti laterali (che si diramano dalla dorsale), che in generale potrebbero avere portate inferiori
20
.
La corrente assorbita, o immessa in rete in un nodo, funzione:
della potenza prelevata, o iniettata in rete, dallutenza e dalla GD connessa nel nodo in questione;
della tensione a cui il nodo sottoposto.
Osservando la Figura 3.3, allaumentare della potenza assorbita da unutenza (P
A
), la generazione
installabile in tale nodo aumenta (P
G
), in quanto necessaria una maggiore quantit di GD per
compensare il carico e provocare inversione di flusso lungo la linea.
Figura 3.3 Inversione di flusso lungo la linea a monte (freccia verde), normale funzionamento (freccia rossa)
9 9
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
In accordo con quanto appena affermato, i limiti di transito sono pi critici in situazioni di carico
minimo (a rigore, ci non accade sempre, infatti necessario considerare anche il contributo della
variazione di tensione al variare del carico in rete
21
). Altro fattore determinante per la quantit di
generazione connettibile in un nodo della rete, in accordo con i vincoli di transito, la tensione
nominale della rete stessa: la potenza installabile generalmente elevata per valori di tensione no-
minale maggiori o uguali a 15 kV
22
, da cui si deduce che i vincoli di transito non costituiscono, di
fatto, un limite particolarmente stringente allinstallabilit di GD in rete.
3.3.1.4 Campione di reti impiegato
Le analisi descritte sono state implementate su un campione di reti rappresentativo della realt nazio-
nale, in modo da poter estendere tutti i risultati ottenuti allintera rete di distribuzione MT italiana. In
particolare, il campione utilizzato per le analisi comprende dati reali relativi a reti di diversi distributori,
collocate su tutto il territorio italiano, di diversa grandezza e composizione, con aree ad alta, media e
bassa densit di carico. La struttura delle informazioni contenute nel campione raccolto presso le im-
prese distributrici schematizzata nella Figura 3.4. Il numero di reti utilizzate ai fini delle analisi 318,
per un totale di 59.864 nodi, con numero medio di linee per ciascuna rete pari a 6
23
.
21
Tale contributo diviene determinante solo in nodi posti in tratti terminali di feeder con notevole impedenza di cortocir-
cuito e nei quali il carico molto contenuto. In questo caso infatti, al ridursi del carico la quantit di potenza compensa-
bile dalla GD si riduce; tuttavia, il nodo dinstallazione della generazione risulta anche essere ad una tensione superiore a
quella che si avrebbe a carichi superiori, dando luogo, a pari transiti di potenza in rete, a correnti pi contenute. Data lele-
vata impedenza di cortocircuito del nodo in questione, questa condizione, che causa un aumento della potenza installa-
bile, risulta pi incidente di quanto non lo sia la riduzione di carico: pertanto la potenza installabile si rivela maggiore a
carico minimo. La variazione di potenza installabile al variare della potenza assorbita dalle utenze della rete comunque,
in questi casi, molto contenuta.
22
I livelli di tensione inferiori a 10 kV sono poco diffusi nel campione di reti considerato. Peraltro, per tali livelli di tensione,
lassunzione di un valore di corrente di 250 A eccessivamente cautelativa, e andrebbe riconsiderata avendo dati pi spe-
cifici a disposizione.
23
Questo campione stato raccolto dallAutorit ai fini di unindagine svolta da incaricati del Politecnico nel 2006 circa la
potenza di cortocircuito.
Figura 3.4 Struttura tipica delle reti contenute nel campione analizzato
1 0 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Nel seguito si indicher con il termine linea (o feeder) linsieme di nodi e lati racchiuso nellel-
lisse di colore rosso, ossia tutti i nodi sottesi a una dorsale in derivazione dalla sbarra MT del tra-
sformatore in CP, e con il termine rete linsieme di tutte le linee afferenti alla stessa sbarra di
media tensione, racchiuso nellellisse di colore blu. Ogni nodo mappato della rete di distribuzione
risulta caratterizzato da una serie di informazioni
24
, come: la tipologia di nodo, la tensione nomi-
nale, la potenza di cortocircuito, e la potenza disponibile (per nodi clienti MT) o potenza nominale
del trasformatore (per le cabine di trasformazione secondaria). I carichi sottesi alla rete di distri-
buzione MT sono raggruppati in due categorie:
1) utenti alimentati direttamente dalla rete MT: sono utenze MT direttamente afferenti alle reti in
esame. Si tratta di carichi di tipo prevalentemente industriale/terziario, caratterizzati da un uti-
lizzo pi regolare e da un numero di ore equivalenti di utilizzazione della potenza massima,
maggiore di quello relativo alle utenze di tipo domestico;
2) utenti alimentati dalle Cabine Secondarie (CS): sono le CS di trasformazione MT/BT che alimen-
tano le utenze BT afferenti alle reti di distribuzione secondaria. Queste utenze, tipicamente
domestiche o piccolo-industriali, sono dellordine di qualche kilowatt (decine di kilowatt) cia-
scuna, caratterizzate da un utilizzo di energia abbastanza costante, che segue appunto landa-
mento del consumo domestico
25
.
Ogni conduttore mappato della rete di distribuzione risulta caratterizzato da una serie di informa-
zioni, come lunghezza, resistenza, reattanza e suscettanza.
I dati acquisiti sulla base della struttura sopra dettagliata sono stati processati mediante algoritmi
dedicati, al fine di ricostruire in maniera opportuna lo schema topologico di ciascuna delle reti
analizzate: dopo aver individuato i nodi terminali delle varie dorsali, il procedimento sviluppato, an-
dando a ritroso, ricollega ogni nodo a quello immediatamente precedente, fino alla sbarra MT di
CP, riottenendo cos lintero percorso di tutti i feeder.
In questa fase si anche determinata la taglia dei trasformatori di CP allo scopo di costituire un
modello completo per ciascuna rete considerata. A livello generale, nel campione analizzato si
riscontrata la presenza dei trasformatori AT/MT riportati in Tabella 3.1.
24
In questo modo ogni nodo risulta descritto in modo univoco rispetto a tutti gli altri della rete.
25
Le reti BT non sono modellizzate ma sono considerate nel loro insieme attraverso i trasformatori MT/BT di CS che le ali-
mentano.
Taglia trasformatore AT/MT [MVA] Numero di reti Incidenza %
16 74 23,3
25 194 61,0
40 49 15,4
63 1 0,3
Tabella 3.1 Taglie dei trasformatori AT/MT delle reti del campione
1 0 1
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Infine, per sviluppare compiutamente le analisi sul campione di reti MT, stato necessario in-
tegrare i dati del campione con alcune ipotesi aggiuntive sulle curve di carico delle diverse
utenze
26
.
In definitiva, il database cos costruito stato impiegato per individuare possibili criticit legate
alla presenza di utenti attivi (utenti i cui impianti prevedano la presenza di GD): tali analisi
sono condotte con riferimento ai vincoli tecnici precedentemente illustrarti e sono oggetto dei
paragrafi successivi
27
. In particolare, saranno trattati prima i vincoli nodali e poi quelli di
linea/rete.
3.3.1.5 Analisi complessiva dei vincoli tecnici nodali
Dopo aver analizzato leffetto separato dei tre vincoli tecnici di tipo nodale, variazioni lente e ra-
pide di tensione e limiti di transito, interessante valutare la quantit massima di GD compati-
bile con tutti i vincoli considerati contemporaneamente. A tal proposito la Figura 3.5 mostra, in
grigio, listogramma cumulato relativo allinviluppo dei tre vincoli, che rappresenta la quantit di
GD installabile in accordo con tutti i tre vincoli nodali considerati. Si osserva che, nelle ipotesi
dello studio, su una grande percentuale di nodi del campione la potenza tecnicamente installa-
bile piuttosto elevata (l85% circa dei nodi analizzati risulta compatibile con una quantit di
GD entro i 3 MW, percentuale che scende a circa il 65% per una potenza pari a 6 MW). Nel me-
desimo diagramma inoltre fornita, in corrispondenza di ogni ascissa, unindicazione relativa al
vincolo pi stringente per quei nodi che presentano una violazione dei criteri considerati; tale
informazione pu essere dedotta dalla colorazione assunta dal complementare, rispetto al 100%,
delle barre grigie. La figura evidenzia come, a parte le variazioni rapide di tensione (sulle quali,
peraltro, le norme di power quality non pongono reali vincoli), i vincoli maggiormente incidenti
sono posti dalle variazioni lente di tensione, che comportano una forte limitazione di potenza in-
stallabile (anche inferiore a 1 MW) sui nodi che si trovano a unelevata distanza elettrica dal tra-
sformatore (nodi a fondo linea), mentre i vincoli di transito tendono a limitare la quantit di GD
installabile a valori compresi tra 6,5 MW e 10 MW e sono pi evidenti per i nodi collocati in pros-
simit della sbarra MT. Essi coincidono con il reale limite strutturale delle reti di distribuzione,
in quanto il loro superamento possibile solo ipotizzando di cambiare i conduttori di linea
28
.
26
Per i dettagli circa le curve di carico possibile consultare la Delibera ARG/elt 25/09, Allegato 2.
27
I vincoli relativi alle variazioni lente e rapide di tensione, cos come i limiti di transito per vincoli termici sulle linee, sono
verificati tramite unanalisi a livello di singolo nodo di ciascuna rete, in quanto la massima quantit di GD installabile di-
pende sensibilmente dalla posizione del nodo al quale il generatore connesso, mentre i vincoli relativi alle correnti di cor-
tocircuito e allinversione di flusso sono verificati a livello di singola rete.
28
Tale eventuale operazione dovrebbe ascriversi alle attivit di sviluppo rete e non rientra quindi a rigore nelle analisi di
Hosting Capacity.
1 0 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
3.3.1.6 Incremento delle correnti di cortocircuito
Oltre ai vincoli tecnici appena descritti, riferibili a ciascun singolo nodo, ne esistono altri, non pi
nodali ma di linea, che influenzano la quantit massima installabile di GD: il limite massimo di cor-
rente di cortocircuito e linversione di flusso. Tali vincoli, diversamente dai precedenti, sono stati
verificati attraverso analisi svolte a livello di ciascuna rete MT vista nel suo complesso. Ai fini della
verifica di tali vincoli infatti sufficiente simulare la totale GD operante sulla rete collegando un
solo generatore direttamente sulla sbarra MT della rete stessa
29
.
Per quanto riguarda i vincoli relativi alle correnti di cortocircuito, il limite alla possibilit di instal-
lare GD (cautelativamente) calcolato immaginando di connettere un solo generatore alla sbarra
MT di ciascuna rete, e viene raggiunto allorch la complessiva GD installata porta la corrente di
cortocircuito (fornita in maniera prevalente dalla rete a monte e in maniera minore dalla GD stessa)
a superare i limiti di tenuta elettromeccanica delle apparecchiature e dei componenti.
Nel campione in analisi, il livello di potenza di cortocircuito risulta molto variabile: dalle centinaia di
MVA presso le sbarre primarie, fino alla decina di MVA sui tratti terminali delle linee. Considerazioni
quantitative possono essere svolte premettendo alcune informazioni circa le taglie e le tipologie ti-
piche dei trasformatori che alimentano le sbarre MT (16 25 40 MVA
30
).
29
Al contrario, i vincoli relativi alle variazioni lente e rapide di tensione, cos come i limiti di transito per vincoli termici sulle
linee, sono stati verificati tramite unanalisi a livello di singolo nodo di ciascuna rete, in quanto la massima quantit di GD
installabile dipende sensibilmente dalla posizione del nodo al quale il generatore connesso.
30
In un solo caso, nel campione in esame, ricorre la taglia da 63 MVA.
Figura 3.5 Istogramma cumulato della quantit di Generazione Diffusa installabile nei nodi del campione e
dettaglio dei vincoli nodali pi stringenti
1 0 3
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
31
Le reti dei grandi contesti urbani possono presentare correnti di cortocircuito maggiori (16 kA; 20 kA) cui corrispondono
taglie maggiori delle macchine (fino a 100 MVA).
32
In realt, rispetto a questo livello strutturale, necessario assumere dei margini cautelativi, per tenere conto della pre-
senza di motori nonch di ulteriori fattori (incertezza dei parametri, ecc) .
33
Tale valutazione risulta maggiormente rilevante nel caso di GD connessa alla rete senza interposizione di convertitori
statici.
34
Si sottolinea come, in relazione ai vincoli legati alla corrente di corto circuito, le limitazioni alla GD installabile in rete ven-
gono espresse in MVA in ragione della loro dipendenza dalla potenza di cortocircuito nodale, dalla taglia dei trasformatori
e dei convertitori statici, parametri riferiti in termine di potenza apparente. Tale indicazione da considerarsi come ecce-
zione rispetto agli altri vincoli tecnici, quantificati in termini di potenza attiva massima della GD. In ragione delle regole di
connessione oggi in vigore, CEI 11-20, la distinzione fra le due classi di vincoli puramente formale, essendo la genera-
zione su reti a tensione minore, vincolata alla produzione di sola potenza attiva.
35
la quantit limite di generazione installabile al fine di non determinare uninversione di flusso verso la rete AT supe-
riore al 60% della potenza nominale del trasformatore AT/MT. Si suppone che le utenze assorbano una quantit massima
di potenza pari al 20% della nominale del trasformatore (minimo carico) cosicch la potenza erogabile dalla GD sia l80%
della potenza nominale del trasformatore.
Sui livelli di tensione maggiormente diffusi sulla rete MT nazionale (15, 20 e 23 kV), questi trasfor-
matori portano a correnti di cortocircuito che non superano mai la decina di kA
31
. A questo valore
di corrente di cortocircuito corrisponde un predeterminato livello di tenuta elettromeccanica, una
caratteristica peculiare delle infrastrutture, ovvero della rete e delle apparecchiature connesse alla
rete medesima. Lavvenuta standardizzazione dei livelli di tenuta elettromeccanica (tipicamente
12,5 kA) tale da dover considerare questo limite come un vincolo strutturale delle reti di media
tensione in Italia. In questo modo, il limite alla potenza connettibile risulta dato dal margine esi-
stente tra i livelli attuali di cortocircuito sulle reti e il livello di 12,5 kA precedentemente definito
32
;
al di fuori di questo studio la possibilit di provvedere a una sostituzione sistematica di tutte le
apparecchiature, al fine di incrementare il potere di apertura degli apparecchi di manovra, e in-
stallare la GD oltrepassando il limite dei 12,5 kA.
Dal punto di vista operativo, la connessione di un nuovo impianto di produzione alla rete elettrica
deve essere preceduta dalla valutazione della corrente di cortocircuito complessivamente risul-
tante
33
, al fine di verificare il rispetto delle caratteristiche elettromeccaniche dei componenti esi-
stenti. In fase di connessione, inoltre necessario verificare che il contributo di corrente sulle
linee elettriche fornito dalla GD non sia tale da provocare lintervento intempestivo delle protezioni
di massima corrente poste sulle partenze delle linee stesse.
In generale, con riferimento alla problematica relativa allincremento della corrente di cortocir-
cuito, la massima potenza di generazione che possibile connettere maggiore per quei nodi
della rete distanti dalla Cabina Primaria e, soprattutto, in caso di connessione su linee aeree (le
linee in cavo infatti hanno una impedenza pi bassa delle linee aeree). La situazione pi critica si
verifica invece nel caso di connessione di impianti di produzione direttamente alla sbarra MT di Ca-
bina Primaria.
La quantit di GD installabile
34
sul campione in relazione allaumento delle correnti di cortocir-
cuito (GD
cc
) e al massimo livello di utilizzo possibile per il trasformatore
35
(GD
lut
) riportata in
Tabella 3.2.
1 0 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
I risultati evidenziano limiti poco vincolanti, dimostrando come per le macchine con taglie da 16
e da 25 MVA sia pi stringente il limite legato alla potenza nominale del trasformatore (limite di
carico in controflusso) piuttosto che allincremento delle correnti di guasto (limite che, in ogni
caso, superiore a 12 MVA per ciascuna rete). Viceversa, le sollecitazioni dovute al cortocircuito
divengono vincolanti in caso di trasformatore di grande taglia (40 MVA e oltre); in tali casi, il li-
mite di GD installabile per ciascuna rete comunque molto elevato (superiore ai 57 MVA)
36
.
Una possibile indicazione, utile per i nuovi sviluppi di rete, potrebbe quindi consistere nelloppor-
tunit di adottare macchine con taglia da 16 e da 25 MVA, sia in relazione alla suddetta possibi-
lit di alleggerire i vincoli sulle correnti di cortocircuito, sia in relazione a considerazioni pi generali
di affidabilit e qualit del servizio. Infatti, poich le perturbazioni dovute a guasti e/o disservizi
di ciascun trasformatore hanno conseguenze limitate allutenza sottesa al trasformatore stesso,
ladozione di macchine di taglia maggiore estenderebbe il numero dei nodi (utenti) disturbati
37
. Lin-
dicazione risulta peraltro in accordo con quanto gi attuato dalle imprese di distribuzione, almeno
per quanto desumibile dal campione di dati disponibile (cfr. Tabella 3.1).
3.3.1.7 Protezioni da cortocircuito e limiti associati
In analogia con quanto appena dettagliato per le limitazioni dovute allincremento delle correnti di cor-
tocircuito in presenza di GD, importante considerare anche il secondo effetto legato alle protezioni
di massima corrente installate in corrispondenza della partenza di ogni singola linea. Tali protezioni
saranno evidentemente influenzate dalla sola GD sottesa a quella singola linea. Si ipotizzato, con-
gruentemente con la realt nazionale, che le singole linee siano protette dai sovraccarichi tramite un
rel di massima corrente, comunemente regolato a 250 A, mentre la protezione da cortocircuito pre-
vede una soglia superiore, identificabile cautelativamente intorno ai 600 A
38
. Il problema degli scatti
intempestivi in Cabina Primaria per la presenza di GD lungo linea meglio intuibile dalla Figura 3.6.
36
possibile notare che esiste una forte differenza tra i risultati relativi alle analisi nodali precedentemente sviluppate, che
consentono di installare in linea teorica 3 MW per nodo, e i risultati ottenuti a livello di linea/rete, da cui risulta che la po-
tenza installabile pari al massimo alla decina di Megawatt. Questo mette in evidenza come le analisi di Hosting Capacity
sono puramente teoriche e i risultati ottenuti non possono essere estesi a livello di intera rete.
37
Si pensi al caso, evidente, dei buchi di tensione.
38
Anche in questo caso, il valore assunto assai cautelativo: infatti, la norma CEI 0-16 indica 600 A come limite superiore
per la protezione dal cortocircuito dellimpianto utente; per ovvie ragioni di selettivit, il valore di regolazione della stessa
protezione in Cabina Primaria di certo ben superiore a 600 A.
GD
cc
[MVA] GD
cc
[MVA]
A
n
con convertitori senza convertitori GD
lut
[MVA] Vincolo pi critico
statici statici
16 88,53 59,02 12,8 12,8
25 58,93 39,28 20,0 20,0
40 7,54 5,02 32,0 7,54
Tabella 3.2 Valutazione della totale GD installabile senza superare la tenuta in cortocircuito dei componenti
in rete, nellassunzione di GD connessa tramite convertitori statici
1 0 5
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Come illustrato in figura, leccessivo contributo alla corrente di guasto fornita dalla GD di un dato
feeder potrebbe condurre a scatti intempestivi della protezione in testa alla linea sana (linea A),
in caso di cortocircuito su una linea diversa (linea B)
39
.
Volendo spingersi a un dettaglio superiore rispetto a quanto fatto in precedenza, nel seguito si ri-
leggeranno tali soglie di corrente in termini di potenza, differenziando le casistiche corrispondenti
alle reti a tensione nominale pari a 15 kV da quelle con tensione nominale pari a 20 kV.
La quantit di GD connettibile alla singola linea, in accordo con i vincoli di transito riportata in
Tabella 3.3.
39
La linea su cui presente la Generazione Diffusa sarebbe infatti disalimentata per effetto di un guasto su una linea di-
versa, su una qualsiasi linea attestata alla stessa sbarra di Cabina Primaria.
40
Nello scenario di uninstallazione di Generazione Diffusa via via crescente.
Figura 3.6 Esempio di scatto intempestivo in Cabina Primaria dovuto a presenza di Generazione Diffusa lungo
una linea della rete
V
n
[kV] I
n
[A] A
n
[MVA]
15 250 6,50
20 250 8,66
Tabella 3.3 Valutazione della GD connettibile a ogni singola linea in ragione dei vincoli relativi alle protezioni
da sovracorrente (sovraccarico)
In particolare, possibile notare come il vincolo di massima corrente di regime si raggiunga prima
40
del vincolo indotto dalle soglie di cortocircuito (GD
cc
, Tabella 3.2), qualora si consideri lapporto
di GD dovuto a macchine interfacciate alla rete per mezzo di convertitori statici. In caso di impiego
di macchine rotanti, viene raggiunto prima il limite legato al cortocircuito: i valori di potenza in-
stallabile sulla singola linea risultano comunque molto elevati.
1 0 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Lanalisi riguardante le criticit indotte dalla presenza della GD sulle protezioni di linea MT mette
in luce la notevole dipendenza dellinstallabilit di generazione dalla tensione nominale della rete
elettrica in esame. Tale fatto funzione delle regolazioni standard
41
adottate nelle reti, qui coe-
rentemente riflesse nelle ipotesi utilizzate, considerando i limiti di transito costanti su tutte le linee
del campione. Le regolazioni delle protezioni da sovraccarico (quindi i transiti in linea) possono rap-
presentare il fattore pi limitante allinstallazione di generazione solo in prossimit delle sbarre MT;
i limiti di installabilit indotti sono comunque molto elevati. Analoga conclusione pu essere tratta
circa i vincoli indotti dalle soglie di cortocircuito: i relativi limiti di installabilit risultano pi elevati
(per macchine statiche) rispetto ai limiti qui sopra discussi.
opportuno chiarire che le limitazioni da corrente di regime e da tenuta elettromeccanica al cor-
tocircuito (direttamente legate alle sezioni dei conduttori, e ai relativi isolanti, ovvero alla tenuta
termica dei componenti) sono strutturali e non facilmente superabili, se non con interventi molto
invasivi (sostituzione della linea interessata; sostituzione delle apparecchiature connesse); al con-
trario, le limitazioni dettate dalle protezioni di massima corrente (legate alla tipologia di rel in-
stallati) sono potenzialmente superabili. infatti possibile provvedere, con interventi limitati, alla
progressiva sostituzione degli attuali rel di protezione in CP con analoghi rel sensibili al verso
della corrente di guasto (rel direzionali di massima corrente di fase, cfr. Capitolo 6).
3.3.1.8 Inversione di flusso
Un ultimo effetto legato allaumento della quantit di GD presente in rete rappresentato dallinver-
sione dei transiti di potenza dalle utenze finali verso la rete a monte: linversione di flusso rappresenta,
infatti, un primo indicatore di attivit delle reti e, come gi affermato, impone un ripensamento delle
modalit di gestione delle reti stesse che devono passare da passive ad attive.
Per inversione di flusso a livello di CP si intende la situazione nella quale la potenza attiva fluisce dalla
rete di distribuzione MT verso la rete AT (Figura 3.7). In una situazione di questo tipo la rete di di-
stribuzione diventa quindi, a tutti gli effetti, una parte attiva del sistema elettrico; si rende perci ne-
cessaria linstallazione di dispositivi di protezione in CP idonei a operare con rete a valle attiva. In
pratica, necessario adottare tutti quei provvedimenti impiantistici atti a fronteggiare la possibilit di
funzionamento in isola indesiderata di unintera CP (sbarre AT; trasformatori AT/MT; rete MT sottesa).
41
Soglie delle protezioni da sovraccarico.
Figura 3.7 Inversione di flusso verso la rete AT
1 0 7
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Tale possibilit diviene realistica qualora il flusso di potenza attraverso il trasformatore AT/MT, per
almeno una data percentuale delle ore annue di funzionamento, abbia direzione opposta a quella
usuale. In una simile condizione (flusso di potenza dalla MT alla AT), in caso di apertura dei col-
legamenti AT di una CP
42
, lintera rete MT sottesa (compresa la CP stessa) potrebbe funzionare in
isola, portando ad alcune situazioni critiche per lesercizio della rete, quale parallelo in condizioni
di non sincronismo tra la rete AT e la CP rimasta in isola.
La prevenzione di simili situazioni critiche impone lutilizzo di sistemi di protezione e di automa-
zione dedicati, oggi non sempre presenti.
La determinazione della GD installabile nella rete di distribuzione, al fine di evitare linversione di
flusso verso la rete AT, si basa sullo studio del diagramma di carico delle diverse utenze ad essa con-
nesse. Linversione difatti determinata in massima parte dallassorbimento di potenza delle utenze
stesse e solo in via trascurabile dalle perdite in rete, che per il momento non saranno considerate.
Supponendo che tutte le utenze della rete assorbano potenza con un cos pari a 0,9 e che la GD
installata in rete generi potenza con un cos pari a 1, la potenza attiva limite generabile risulta
uguale (ed opposta) alla potenza attiva assorbita dai carichi; la potenza reattiva non incide invece
sulla quantit di GD installabile
43
. Secondo quanto stabilito dalla norma CEI 0-16 il limite di tempo
per cui linversione di flusso pu essere tollerata, considerandone trascurabili gli effetti, stabilito
nel 5% del totale tempo annuo. In riferimento al vincolo relativo allinversione di flusso nel trasfor-
matore AT/MT per il 5% delle ore/anno, la massima GD installabile in rete indicata in Figura 3.8.
42
Tali collegamenti sono tipicamente due (CP collegata in entra-esce alla rete AT), eccezionalmente uno solo (CP colle-
gata in antenna).
43
Come gi detto, ci accade per via dei vincoli contenuti nella Norma CEI 11-20, che impongono di considerare una ge-
nerazione di potenza con fattore di potenza unitario.
Figura 3.8. Potenza installabile sullintero campione (8% delle complessive reti MT di tutta Italia) per evitare
inversione di flusso per il 5% del totale tempo annuo
1 0 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il vincolo appena illustrato dipende in modo sensibile dalle ipotesi di determinazione della curva
di carico sulla rete e dallipotesi di profilo costante della GD (questultima particolarmente conser-
vativa, se si fa riferimento a generatori da fonti rinnovabili aleatorie). Tale vincolo, a differenza dei
precedenti, non pu essere definito propriamente come limite: il suo superamento tecnica-
mente possibile, purch il sistema sia disponibile a coprire i costi necessari agli adeguamenti ri-
chiesti, limitati alla parte AT delle CP.
Si precisa che le conclusioni, cui si pervenuti finora, hanno valenza solo relativamente allinver-
sione del flusso di potenza attiva a livello di intera CP: nel seguito saranno descritti gli effetti re-
lativi allinversione di flusso lungo linea.
3.3.1.9 Isola indesiderata
Il problema dellisola indesiderata
44
di ciascuna porzione di rete MT porta a considerare leffetto
dellinversione non solo a livello di interfaccia AT/MT ma anche a livello di singola linea MT. Lin-
cremento della presenza di utenze attive sulla rete di distribuzione, fino a valori tali da avvicinare
(o, appunto, superare) la potenza assorbita dai carichi passivi, alla base del problema comune-
mente definito isola indesiderata
45
. Con tale termine si intende il fenomeno che si instaura
quando uno o pi impianti di produzione continuano ad alimentare una porzione della rete elet-
trica di distribuzione successivamente alla disconnessione della stessa porzione dal resto della
rete, che rimane connessa al complessivo sistema elettrico.
Il fenomeno dellislanding pu comportare conseguenze di varia natura:
sulla qualit dellalimentazione, in quanto limpresa distributrice potrebbe non essere in grado
di garantire agli utenti connessi allisola indesiderata unalimentazione di energia elettrica con
parametri (tensione e frequenza) rientranti nei parametri di contratto;
sulla sicurezza di funzionamento della rete di distribuzione, in quanto lisola indesiderata po-
trebbe rappresentare un rischio per gli operatori preposti a operare sulla linea che si ritiene es-
sere fuori servizio, ma che in realt risulta essere in tensione;
sulle procedure di ricerca e di selezione dei tratti di linea guasti, dal momento che in presenza
di una porzione di rete mantenuta in tensione dalla GD le procedure di ricerca del guasto pos-
sono non funzionare correttamente; inoltre, in presenza di guasti transitori, il mantenimento
in tensione della linea da parte della GD potrebbe non consentire lestinzione del guasto, com-
portando il fallimento della richiusura rapida;
durante il funzionamento in isola, possono infine verificarsi degli sfasamenti tra i vettori ten-
sione della rete principale e dellisola, con conseguenti problemi allatto della richiusura dellin-
terruttore di interconnessione tra le due porzioni di rete.
Allo scopo di risolvere le problematiche accennate, necessario intervenire a livello di gestione del
44
Nel seguito, ci si riferir a tale fenomeno anche con il termine di islanding, invalso nella letteratura internazionale.
45
Fino a quando la presenza di generazione molto minoritaria rispetto al carico, la formazione di unisola indesiderata
poco probabile: limpossibilit di raggiungere un equilibrio tra produzione e carico entro lisola fa intervenire la protezione
di minima frequenza (tensione) che equipaggia il dispositivo di interfaccia, obbligatorio per gli utenti attivi, e destinato a
separare il generatore dalla rete.
1 0 9
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
sistema di distribuzione prevedendo, ad esempio, modalit per la disconnessione degli impianti di
produzione, ovvero modalit specifiche di gestione e controllo dei medesimi impianti in determinate
situazioni di funzionamento del sistema di distribuzione e, pi in generale, del sistema elettrico. A
tal fine risulta molto importante che il sistema di protezione sia configurato in maniera tale da se-
lezionare gli eventi che richiedono la separazione degli impianti di produzione dalla rete da quelli
per i quali ci non necessario (per evitare che semplici disturbi di rete, quali i buchi di tensione,
provochino interventi intempestivi, con il conseguente fuori servizio degli impianti di generazione).
Per meglio comprendere la problematica necessario un approfondimento tecnico: le attuali re-
gole di connessione degli utenti attivi alle reti di distribuzione vincolano alla produzione di potenza
attiva a fattore di potenza unitario, con limiti molto stringenti, sia i termini di frequenza di lavoro
che di tensione.
Al di fuori di tali intervalli il generatore viene disconnesso dalla rete di distribuzione, per effetto
della protezione di interfaccia, indipendentemente dalla causa della perturbazione rilevata. Tale
strategia atta a consentire la rapida disconnessione delle utenze attive a seguito dellapertura
dellinterruttore in Cabina Primaria, per contrastare il formarsi di unisola indesiderata. In tali con-
dizioni, la porzione di rete sottesa alla Cabina Primaria disconnessa subirebbe un transitorio di
frequenza (e di tensione) dovuto allo squilibrio fra le potenze attive (e reattive) dei generatori e
quelle dei carichi. La norma definisce quindi un intervallo di operativit molto stretto, nellinten-
zione di consentire lindividuazione dellisola elettrica nel minor tempo possibile, cos da disconnet-
tere la GD e poter poi procedere con le richiusure automatiche per cercare di ristabilire
lalimentazione elettrica. La strategia risulta inefficace qualora generazione e carico rimasti isolati
rispetto al resto della rete siano bilanciati: in un simile caso, la probabilit di formazione di unisola
indesiderata aumenta, in quanto il rilievo locale di tensione e frequenza non consente di ricono-
scere la causa del disturbo. Per esempio, in occasione di significativi transitori di frequenza sulla
rete di alta tensione
46
, la GD connessa alla rete di distribuzione non partecipa al contrasto della
perturbazione in atto sul sistema, bens ne aggrava lentit, disconnettendosi in tempi brevissimi.
Al fine di risolvere tale criticit e consentire un effettivo utilizzo, a beneficio dellintero sistema
elettrico, delle capacit di regolazione della GD, risulter indispensabile prevedere lo sviluppo di
sistemi di interfaccia innovativi, come meglio dettagliato nel Capitolo 6.
K 3.3.2 Analisi semplificata delle reti BT
In analogia con quanto riportato nel paragrafo precedente per le reti MT, lobiettivo dello studio
delle reti BT quello di quantificare il limite massimo di GD installabile date le attuali configura-
zioni e caratteristiche mediamente rilevabili nel contesto nazionale. Data la numerosit delle reti
da studiare (lintero territorio nazionale conta circa 500.000 Cabine Secondarie cui corrispondono
altrettante reti BT) a oggi lo studio ha previsto solo la messa a punto di un campione significativo
di reti e alcune prime analisi quantitative su specifiche reti test.
46
Quali quelli derivanti da disconnessione dal parallelo UCTE (28 settembre 2003), ovvero da pesanti perturbazioni pro-
venienti dalle reti estere (4 novembre 2006).
1 1 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
47
Maggiori dettagli sulle metodologie impiegate sono disponibili in: M. Delfanti, M. S. Pasquadibisceglie, M. Pozzi, M. Gal-
lanti, R. Vailati, Limits to dispersed generation on Italian MV networks, proceedings of CIRED 2009.
48
Si sceglie un valore superiore rispetto ai 200 kW indicati nel Progetto CEI 1058 (Progetto di Norma CEI uscito in inchie-
sta pubblica analogo per la BT della Norma CEI 0-16) in modo da valutare i possibili effetti che potrebbero avere sulla rete,
con particolare riferimento agli aspetti di continuit e qualit del servizio, impianti di GD con potenze elevate. In partico-
lare, la taglia massima implementata nelle analisi nodali coincide con il 50% in pi della potenza limite indicata in norma,
e con il triplo della potenza indicata nel TICA.
49
In particolare, non prevista alcuna richiusura automatica sulle linee BT.
3.3.2.1 Metodologia di calcolo: Hosting Capacity sulla rete BT
Le analisi riportate in questo paragrafo (che costituiscono una sintesi dellAllegato A alla Delibera
ARG/elt 223/10 [7]) hanno lobiettivo di quantificare, pur su un campione ridotto opportunamente
identificato, la massima potenza di GD installabile sulle attuali reti elettriche di distribuzione BT,
nel rispetto dei principali vincoli tecnici vigenti. La valutazione della penetrazione di GD stata ef-
fettuata su un campione di 16 reti di distribuzione opportunamente identificate al fine di rappre-
sentare, per quanto possibile, le diverse configurazioni riscontrabili nel contesto nazionale. In
particolare, dopo una specifica elaborazione del campione, nella quale sono state introdotte alcune
ipotesi necessarie a stimare il livello di carico delle reti, stata eseguita unanalisi nodale di pene-
trazione della GD tramite algoritmi basati su calcoli di load flow. In linea con le criticit sottolineate
nello studio relativo alla MT, stata determinata la potenza massima installabile in funzione di una
serie di vincoli tecnici che tengono conto delle attuali strategie di gestione della rete e dellattuale
situazione normativa (soprattutto in relazione alle vigenti norme di power quality). Si determi-
nata la massima GD che si pu connettere, compatibilmente con i vincoli di seguito elencati
47
:
variazioni lente di tensione. Il valore della tensione a regime nei nodi di rete deve essere com-
preso entro un intervallo predefinito del 10% (EN 50160);
portata a regime delle linee BT. Su nessun tratto di linea deve essere superato il limite mas-
simo di corrente (limite termico delle condutture);
variazioni rapide di tensione. La variazione della tensione nei nodi di rete in fase di transitorio
non deve superare una soglia prefissata (5% o 10% secondo le indicazioni della EN 50160).
Come per le analisi MT, anche in questo caso la GD viene simulata installando sulla rete un solo
generatore per volta, di potenza crescente fino a un limite massimo predefinito; tale generatore
posizionato, progressivamente, a partire dalla sbarra BT di Cabina Secondaria, su tutti i nodi di
tutte le linee sottese. La taglia massima implementata per gli impianti di generazione (300 kW
48
),
pur essendo ben superiore alle taglie usualmente riscontrabili sulle reti BT (specialmente lungo
linea), permette di esplorare vincoli nodali che, nella realt pratica, potrebbero essere raggiunti
per mezzo di pi generatori, installati in nodi diversi della stessa linea BT.
Le analisi relative alle reti BT riguardano solo i vincoli tecnici nodali, mentre non sono effettuate
analisi a livello di rete/linea: queste reti sono infatti pi semplici, non essendo presenti sistemi di
automazione. Proprio a causa della mancanza di sistemi di automazione evoluta
49
, linversione di
flusso sulle reti di distribuzione BT non crea problemi diretti sul funzionamento e sulla gestione del
1 1 1
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
sistema n sulleventuale formazione di isole indesiderate. Infatti, lapertura delle linee BT (salvo
manutenzioni) si ha esclusivamente in caso di guasto polifase (le linee BT, a differenza delle linee
MT, non sono protette contro guasti a terra). In simili condizioni difficile ipotizzare che la GD
(anche qualora generazione e carico, rimasti isolati rispetto al resto della rete, siano bilanciati) sia
in grado di sostenere lisola, soprattutto in presenza del guasto.
Nei rari casi di porzioni di rete rimaste isolate non in presenza di guasto, la assenza di richiusure
rende la situazione accettabile: qualora tensione e frequenza derivassero dai valori nominali, lin-
tervento dei sistemi di protezione di interfaccia farebbe cessare immediatamente lisola.
Infine, anche dal punto di vista della sicurezza delle persone, il sistema risulta comunque accet-
tabilmente sicuro contro i contatti indiretti
50
.
3.3.2.2 Campione ridotto di reti BT
Come gi evidenziato, unattivit preliminare per lo studio delle reti BT la messa a punto di
un campione significativo di reti su cui effettuare le indagini e rappresentativo della realt na-
zionale. Le reti BT risultano molto numerose, e mostrano caratteristiche eterogenee: prima di
effettuare le analisi di hosting capacity, stato necessario definire unaccurata procedura di
estrazione tale da mantenere unaccettabile corrispondenza tra le reti scelte e il sistema di di-
stribuzione BT a livello nazionale. Il campione messo a punto stato ottenuto come sot-
toinsieme del campione di reti MT, scegliendo solo CS sottese alle circa 400 reti MT preceden-
temente acquisite. In particolare, ogni rete BT, derivata a partire da una propria CS, stretta-
mente legata a una particolare condizione geografica e abitativa. Infatti, diversamente dalle
reti MT, che presentano Cabine Primarie a cui si collegano linee appartenenti a diversi ambiti
territoriali
51
, le reti BT hanno Cabine Secondarie tipicamente relative a un unico ambito. Per
questo sono stati considerati come parametri caratteristici di una rete lambito territoriale di
appartenenza e la potenza nominale del trasformatore di CS. In particolare, linsieme totale
delle 40.897 CS
52
collegate alle reti MT del campione esteso presenta ambiti territoriali di tre ti-
pologie (alta, media e bassa densit) e circa 15 diverse potenze nominali di trasformazione di-
stribuite come in Figura 3.9.
50
Essendo il sistema transitoriamente di tipo IT (le macchine elettriche associate alla GD hanno il punto di neutro isolato,
Norma CEI 11-20), un guasto a terra determina la circolazione di una corrente esigua, fornita dai soli accoppiamenti ca-
pacitivi dei cavi. Questa, a sua volta, comporta valori di tensione limitati sulle masse degli impianti, con rischi accettabili
in caso di contatto.
51
Lambito territoriale linsieme delle aree territoriali comunali servite dalla stessa impresa distributrice allinterno di una
stessa provincia e aventi lo stesso grado di concentrazione. I gradi di concentrazione sono alta, media e bassa densit. Gli
ambiti territoriali sono gi utilizzati nella regolazione (cfr. Delibera AEEG 333/07).
52
36317 CS di Enel Distribuzione e 4580 CS di altre imprese di distribuzione.
1 1 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
possibile notare che solo sei delle potenze di trasformazione (50, 100, 160, 250, 400 e 630 kVA)
sono effettivamente caratteristiche di un numero significativo di CS
53
.
Dopo alcune stime sulla complicazione computazionale, si scelto di procedere alla costruzione
di un campione ridotto di 500 reti rappresentativo di circa l1 delle complessive reti BT a livello
nazionale. In particolare, si sono scelte le 500 CS pi rappresentative dellinsieme relativamente
a tipologia di ambito territoriale e potenza nominale del trasformatore
54
; inoltre, per mantenere
un uguale rapporto relativamente al distributore di appartenenza, tra campione esteso e ridotto,
si sono estratte 430 CS dal database Enel e 70 dal database contenente tutti i dati delle altre im-
prese di distribuzione, in modo da rappresentare correttamente la diffusione delle societ pi si-
gnificative sul panorama nazionale. I due parametri appena descritti, combinati tra loro,
costruiscono 18 diverse classi
55
(tre ambiti territoriali per sei potenze di trasformazione), ciascuna
composta da un diverso numero di CS, da cui sono state estratte le 500 reti che formano il cam-
pione BT attraverso una procedura dedicata, in grado di mantenere le stesse percentuali di rap-
presentativit sulle 18 classi tra campione esteso e campione ridotto (Figura 3.10 e Figura 3.11)
56
.
53
Tutte le taglie superiori a 800 kVA sono di fatto inesistenti nella realt.
54
Sar poi inserito un controllo finale sul compartimento/sottoinsieme di appartenenza.
55
Le 18 classi contengono al loro interno 33896 CS su 36317 CS ENEL disponibili nel campione, e 3002 CS su 4580 CS to-
tali per le altre imprese di distribuzione, pertanto esse sono effettivamente rappresentative, in entrambi i casi, dellintero
database.
56
I confronti sono effettuati in modo separato tra ENEL e le altre imprese di distribuzione in modo da rendere visibili anche
le caratteristiche di queste ultime che, essendo inferiori in numero, non sarebbero ben rappresentate dal punto di vista
grafico.
Figura 3.9 Potenze di trasformazione delle 36.317 CS del campione esteso
1 1 3
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
poi stato effettuato un controllo relativo alla zona geografica di appartenenza
57
, per verificare
che le CS siano state estratte in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Ci significa che
deve essere rispettata (in modo percentuale) la stessa numerosit, tra campione originale e cam-
pione ridotto, allinterno di ognuno dei compartimenti. Le percentuali, determinate con la stessa
estrazione relativa ai dati precedenti, sono mostrate in Figura 3.12 e Figura 3.13.
Figura 3.10 Percentuale di rappresentativit delle CS ENEL totali ed estratte rispetto al relativo campione
esteso di appartenenza
Figura 3.11 Percentuale di rappresentativit delle CS di altri distributori totali ed estratte rispetto al relativo
campione esteso di appartenenza
57
Gli otto compartimenti ENEL sono Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia.
Le sei ulteriori imprese di distribuzione sono AEM Milano, ASM Brescia, AEM Torino, Societ Elettrica Trentina, ACEGAS-
APS, DEVAL. Il numero di CS estratte da ACEA Roma, scelto a priori, gi rappresentativo del totale e quindi non neces-
sita di alcuna verifica.
1 1 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Come si pu notare, i diagrammi sono molto simili tra loro (la stessa analogia nelle percentuali
si mantiene se si effettua il confronto allinterno di ogni singola classe
58
); ci significa che lestra-
zione ha portato a un risultato ritenuto adeguato e che le 500 CS estratte soddisfano tutti i vin-
coli imposti.
In questo modo stato costruito un campione ridotto che mantiene una stretta correlazione ri-
spetto al campione di partenza. Questo studio allegato al Monitoraggio dello sviluppo degli im-
pianti di Generazione Distribuita in Italia per gli anni 2007 e 2008 e analisi dei possibili effetti della
Generazione Distribuita sul sistema elettrico nazionale [8].
58
Si divide ogni classe in otto sottoinsiemi relativi ai compartimenti e si effettua la verifica sulle percentuali relativamente
ai 144 nuovi insiemi determinati. In particolare, i risultati dellestrazione corrente mostrano che la differenza tra le varie
percentuali sempre inferiore all1% e nel caso peggiore pari allo 0,43%.
Figura 3.12 Percentuale di rappresentativit delle CS ENEL totali ed estratte rispetto ai compartimenti geo-
grafici di appartenenza
Figura 3.13 Percentuale di rappresentativit delle CS di altri distributori totali ed estratte rispetto ai sottoin-
siemi di appartenenza
1 1 5
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
3.3.2.3 Risultati su campione ridotto di reti BT
Applicando, come gi affermato, le stesse procedure di calcolo di HC illustrate nel paragrafo 2.3.1
possibile determinare la quantit massima di GD compatibile con i tre vincoli tecnici nodali (va-
riazioni lente e rapide di tensione e limiti di transito). La Figura 3.14 mostra, in grigio, listogramma
cumulato relativo allinviluppo dei tre vincoli
59
, da cui si osserva che, nelle ipotesi dello studio, su
una grande percentuale di nodi del campione la potenza tecnicamente installabile piuttosto ele-
vata (il 95% circa dei nodi analizzati risulta compatibile con una quantit di GD entro i 30 kW, per-
centuale che scende a circa il 45% per una potenza pari a 100 kW).
Nel medesimo diagramma inoltre fornita, in corrispondenza di ogni ascissa, unindicazione rela-
tiva al vincolo pi stringente per quei nodi che presentano una violazione dei criteri considerati;
come gi spiegato, tale informazione traspare dalla colorazione assunta dal complementare, ri-
spetto al 100%, delle barre grigie. La figura evidenzia come il vincolo maggiormente critico sia
quello posto dalle variazioni lente di tensione; esso comporta infatti una limitazione della GD in-
stallabile molto incidente, anche per valori di potenza piuttosto ridotti (alcuni nodi subiscono una
limitazione gi sopra i 10 kW).
I limiti relativi alle variazioni rapide di tensione e ai transiti nelle linee sono invece decisamente
meno critici. Sempre dalla Figura 3.14 possibile notare come i primi riguardano un numero ri-
dotto di nodi (nel caso peggiore le variazioni rapide rappresentano un effettivo vincolo per circa il
10% di nodi del campione), i secondi costituiscono invece un reale vincolo alla penetrazione di GD
in rete solo per impianti di potenza superiore a 90-100 kW (che, in accordo alla normativa at-
tuale, il distributore ha facolt di connettere a livello MT, cfr. TICA).
59
Listogramma di colore grigio rappresenta cio la quantit di Generazione Diffusa installabile in accordo con tutti i tre
vincoli nodali considerati.
Figura 3.14 Istogramma cumulato della percentuale di nodi con GD installabile pari al valore indicato in
ascissa: dettaglio dei vincoli nodali pi stringenti, assumendo come limite di variazione rapida di tensione il
10% del valore nominale
1 1 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Box 3.2 Perdite di rete e Generazione Diffusa
Uno dei problemi di natura economica associati alla GD costituito dalle perdite di potenza
attiva (o, in generale, dallefficienza della rete elettrica). Linstallazione di GD su una linea
di distribuzione porta inizialmente a una riduzione delle perdite, nel caso in cui la potenza
iniettata sia inferiore a quella complessivamente assorbita dai carichi alimentati dalla linea
stessa; viceversa, nel caso di forte penetrazione della GD si potrebbero verificare situazioni
in cui le perdite sulla rete, almeno in certe ore dellanno, aumentano rispetto allassetto di
rete attuale. Unelevata quantit di GD pu comportare, infatti, non solo linversione dei
transiti di potenza, ma anche un aumento delle perdite di rete.
A livello generale si ritiene, appunto, che la diminuzione delle perdite sia un fatto certo solo
quando la potenza dei generatori sia inferiore rispetto al carico complessivo; in tal modo la
probabilit che si verifichino flussi contrari, ovvero flussi di potenza dalla linea verso la se-
zione di trasformazione AT/MT, assai ridotta.
Per quantificare meglio limpatto della GD sulle perdite di rete di seguito riportata unana-
lisi su un feeder del campione MT: per ciascuno dei nodi del feeder vengono analizzati i va-
lori di generazione tali da indurre perdite nella rete di distribuzione MT, e perdite
complessive sulle reti di distribuzione e di trasmissione, pari ai valori significativi di seguito
descritti:
minimo delle perdite in energia su base annua nella rete MT. Si individua il valore di ge-
nerazione installata in un dato nodo tale da minimizzare le perdite su base annua nel-
lintera rete di distribuzione MT; essa di fatto la quantit di GD necessaria al fine di
ridurre il fenomeno indesiderato delle perdite di rete (punto 1 in Figura);
perdite in energia su base annua nella rete MT pari alle perdite nel caso base. Si indivi-
dua la quantit di generazione installata oltre la quale le perdite su base annua in rete
superano le perdite in rete in assenza di GD; si tratta a tutti gli effetti di un vincolo di
natura tecnica, infranto il quale la GD incide negativamente sulle perdite della rete MT
(punto 2 in Figura);
perdite in energia su base annua nella rete MT pari alle perdite convenzionali per la rete
MT. Si calcola la quantit di generazione da installare al fine di uguagliare le perdite
sulla rete di distribuzione MT e le perdite convenzionali a essa associate; rappresenta il
punto di fine guadagno del distributore, oltre il quale esso riceve un rimborso per le per-
dite in rete inferiore al danno economico effettivo da esse causato (punto 3 in Figura);
minimo delle perdite in energia su base annua complessive delle reti MT e AT. Si indivi-
dua il valore di generazione installata in un nodo tale da minimizzare le complessive per-
dite su base annua nella rete di distribuzione MT e in quella di trasmissione AT; la
quantit di GD necessaria al fine di ridurre le perdite di sistema. Questo parametro pi
significativo rispetto alle sole perdite MT, poich considera anche i vantaggi conseguibili
sulla rete AT, relativi allinstallazione di generazione nella rete MT (punto 4 in Figura);
3.4 Inversione di flusso e protezioni di interfaccia
I risultati del paragrafo 2.3, relativi allimpatto della GD sulle reti MT (e in minima parte BT),
mostrano come le reti di distribuzione italiane abbiano una pi che discreta capacit di acco-
glimento della GD. Vincoli stringenti per la potenza attiva installabile sono legati a vari feno-
perdite in energia su base annua complessive delle reti MT e AT pari alle perdite com-
plessive nel caso base. Si individua la quantit di generazione installata oltre la quale le
perdite su base annua in rete superano le perdite in rete in assenza di GD; il punto oltre
il quale i vantaggi legati alle perdite a livello di sistema, derivanti dallinstallazione della
GD, si estinguono (punto 5 in Figura).
Dalla Figura possibile notare che per valori di potenza installata non particolarmente elevati
le perdite sono inferiori rispetto al caso di rete puramente passiva, mentre, allaumentare
della GD (oltre la situazione in cui si ha inversione di flusso in rete) le perdite aumentano in
modo molto marcato. Lanalisi delle perdite convenzionali, invece, mostra come, in presenza
di quantit massive di GD, queste tendano a penalizzare il distributore, riconoscendogli una
maggiorazione dellenergia prelevata dalla rete a monte inferiore rispetto alleffettiva energia
persa nella rete MT. Nei prossimi anni, a fronte di aumenti della quantit di GD installata in
rete, sar necessario prevedere una revisione del meccanismo delle perdite convenzionali,
che tenga conto (sia in positivo che in negativo) anche dellimpatto della GD.
1 1 7
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Andamenti delle perdite con generazione installata nel nodo 7 della rete test 49
1 1 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
meni (regolazione di tensione, problemi legati alle protezioni di interfaccia, limiti termici sulle
linee) tutti collegati allinversione del flusso di potenza, che rappresenta, come gi detto, un
primo indicatore di attivit delle reti. La gestione della rete di distribuzione in inversione di
flusso comporta, infatti, notevoli problemi per i sistemi di protezione e automazione nonch per
i meccanismi di regolazione della tensione: una massiccia penetrazione della GD impone un ri-
pensamento di tali modalit di gestione delle reti, che devono passare da passive ad attive.
La Norma CEI 0-16 identifica per linversione del flusso di potenza un limite accettabile pari al
5% delle ore annue di funzionamento: questo valore legato alla probabilit che un evento di
guasto sulla rete (tale da provocare lapertura dellinterruttore in Cabina Primaria) sia contem-
poraneo alla situazione di inversione di flusso, o pi precisamente alla situazione in cui genera-
zione e carico, rimasti isolati rispetto al resto della rete, siano bilanciati. La compresenza delle
due condizioni provocherebbe la formazione di unisola indesiderata con problemi allautoma-
zione di rete, in particolare alla richiusura automatica e alla ricerca di tronchi guasti. La condi-
zione di esercizio di una porzione di rete in isola , infatti, conseguenza dellintervento delle
protezioni elettriche a livello di Cabina Primaria. Allapertura dellinterruttore, lisola formatasi
sperimenta un transitorio che pu portare a un nuovo punto di equilibrio (islanding permanente)
o, dopo una fase transitoria, al collasso della rete. Il fattore che principalmente influenza la du-
rata dellislanding, e quindi la probabilit di funzionamento in isola indesiderata permanente, ,
come gi spiegato precedentemente, lo squilibrio di potenza attiva (e reattiva) tra generazione
e carico prima dellapertura, oltre alla tipologia dei generatori e ai relativi sistemi di controllo,
regolazione e protezione presenti.
K 3.4.1 Protezioni di interfaccia
Allo scopo di raggiungere un adeguato livello di sicurezza e affidabilit del sistema elettrico per-
tanto necessario installare protezioni che blocchino linsorgere di unisola indesiderata scollegando
le unit di generazione, connesse alla porzione di rete in isola, nel pi breve tempo possibile. In
relazione allislanding, le regole di connessione, pur diverse da Paese a Paese, contengono gli
stessi requisiti:
la GD deve essere disconnessa dalla rete in caso di valori di tensione e frequenza anomali,
fuori dai canoni di contratto;
se una o pi fasi sono disconnesse dalla rete a potenza prevalente, le unit GD devono essere
rapidamente scollegate dalla rete;
se sono previste le richiusure automatiche, le unit GD devono essere scollegate dalla rete
prima della richiusura.
In Italia la Norma CEI 0-16 (valida per reti MT) stabilisce che limpianto attivo sia equipaggiato di
un dispositivo di interfaccia (DDI) che assicuri la separazione di una porzione di rete utente (ge-
neratori e carichi privilegiati), dalla rete esterna (Figura 3.15).
La protezione anti-islanding viene implementata nel sistema di protezione di interfaccia (SPI), co-
stituito essenzialmente da un rel digitale. Il SPI agisce, sulla base di misure locali (tensione e fre-
quenza), sul DDI che separa la porzione di rete utente contenente il generatore dal resto della rete.
Nel caso italiano il SPI agisce, secondo la norma CEI 0-16, in base a soglie di:
minima frequenza: protezione 81<, regolata a 49.7 Hz, tempo di estinzione del guasto 170 ms;
massima frequenza: protezione 81>, regolata a 50.3 Hz, tempo di estinzione del guasto 170 ms;
minima tensione: protezione 27, regolata a 0,7 p.u., tempo di estinzione del guasto 370 ms;
massima tensione: protezione 59, regolata a 1,2 p.u., tempo di estinzione del guasto 170 ms.
La norma impone un tempo complessivo di estinzione del guasto
60
e non i tempi parziali di inter-
vento della protezione e di apertura dellinterruttore, i quali sono a discrezione dellutente attivo.
1 1 9
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
60
Dato da due contributi: tempo dintervento della protezione, inclusivo di un eventuale ritardo intenzionale, e tempo di
apertura dellinterruttore.
Figura 3.15 Configurazione generale dellimpianto dutenza attiva
1 2 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
I rel 81<, 81> e 59 si considerano istantanei e il tempo di estinzione del guasto non include un
ritardo intenzionale. Viceversa il rel 27 presenta un ritardo intenzionale che incrementa il tempo
base della protezione a 300 ms (tipicamente il tempo di apertura dellinterruttore 70 ms). Il tempo
di estinzione del rel 27 permette comunque di disconnettere le unit GD prima della richiusura au-
tomatica, che nel contesto italiano avviene circa 400 ms dopo il guasto. Focalizzando lattenzione
sulle soglie di frequenza, possibile notare come i valori imposti siano molto restrittivi al fine di eli-
minare la presenza dei generatori in un tempo molto breve (per esempio 200 ms) dalloccorrenza
di un evento sul sistema, in modo da consentire il corretto funzionamento delle richiusure automa-
tiche. Le soglie di frequenza regolate a valori molto prossimi alla frequenza nominale costituiscono
una particolarit del nostro sistema nazionale, come riscontrabile dalla EN 50438 [9].
K 3.4.2 Studio su una rete tipo
In merito alla situazione della rete di distribuzione italiana, appena descritta, stato condotto uno stu-
dio su una rete test in media tensione, secondo un approccio gi sperimentato e riscontrabile in let-
teratura [10], per valutare, mediante delle simulazioni, la probabilit, e il conseguente impatto, di un
mancato funzionamento delle protezioni anti-islanding, nel caso in cui unelevata quantit di GD sia
connessa alla rete. In particolare, si simula unapertura intenzionale dellinterruttore posto allinizio del
feeder (interruttore I1 in Figura 3.16) a cui connessa lunit GD, per quantificare le oscillazioni di
tensione e frequenza in corrispondenza del punto di connessione del generatore (interruttore I2 in
Figura 3.16), dalle quali possibile dedurre le prestazione delle protezioni dei rel installati del DDI.
Figura 3.16 Simulazione apertura interruttore in CP
In particolare, poich in condizione di regime il generatore eroga solo potenza attiva (fattore di
potenza unitario, coerentemente con quanto prescritto nella Norma CEI 11-20), le variazioni della
frequenza e della tensione dipendono dallo squilibrio di potenza attiva e reattiva tra generazione
e carico prima dellapertura, ovvero dai flussi di potenza tra il feeder e il resto della rete. Nella Fi-
gura 3.17 sono riportati i risultati delle simulazioni per diversi squilibri di potenza attiva (mostrati
nei riquadri) e reattiva.
La proiezione di un punto sugli assi tensione/frequenza rappresenta le oscillazioni massime misu-
rate in un intervallo di simulazione pari a 400 ms (in accordo con i tempi di attesa delle richiusure
automatiche); nella figura mostrata anche larea di non operativit dei rel di tensione e fre-
quenza, regolati secondo gli standard italiani, al fine di quantificare i casi di sicuro mancato fun-
zionamento dellSPI. In caso di limitato squilibrio di potenza attiva, inferiore al 20%, la frequenza
non supera le soglie 81< e 81>, di conseguenza la protezione non in grado di rilevare lislan-
ding e lisola permane fino allistante di richiusura. Viceversa, per elevato squilibrio di potenza at-
tiva, le oscillazioni sono sufficienti a garantire lintervento della protezione in un tempo tanto pi
breve quanto pi ampio lo squilibrio. Dalla figura si pu notare come, di fatto, la vera protezione
anti-islanding rappresentata dai rel di frequenza, che risultano i pi stringenti; mentre i rel di
tensione intervengono solo in condizioni molto particolari.
Inoltre, lattuale SPI, basato come gi illustrato sul rilievo locale di tensione e frequenza, in occa-
sione di significativi transitori di frequenza sulla rete di alta tensione
61
, disconnette la GD collegata
alla rete di distribuzione che quindi non partecipa al contrasto della perturbazione in atto sul si-
stema, bens ne aggrava lentit, disconnettendosi in tempi brevissimi, e causando problemi alla
sicurezza del complessivo sistema nazionale.
K 3.4.3 Possibili evoluzioni del SPI (gi previste sul sistema italiano)
Protezioni diverse oppure metodi alternativi (di tipo attivo, implementabili solo in presenza di GD
connessa alla rete tramite inverter) sono possibili, ma, sia da prove di campo, che da simulazioni
al calcolatore, non sembrano dimostrare maggiore efficacia nel rispetto dei tempi di intervento at-
1 2 1
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
61
Quali quelli derivanti da disconnessione dal parallelo UCTE (28 settembre 2003), ovvero da pesanti perturbazioni pro-
venienti dalle reti estere (4 novembre 2006).
Figura 3.17 Oscillazione di tensione e frequenza
1 2 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
tualmente richiesti sul sistema italiano (distacco della GD entro 200300 ms dalla mancanza della
rete di distribuzione), e possono introdurre nella rete delle problematiche a livello di power qua-
lity.
Appare, quindi, remota la possibilit di risolvere questi problemi senza una rete di comunicazione
che permetta di informare la protezione di interfaccia della presenza della rete di distribuzione e
di trasmettere un opportuno segnale di telescatto in tempi sufficientemente rapidi (Figura 3.18).
Figura 3.18 Sistema di comunicazione per il SPI
Con una simile evoluzione, la funzione di protezione contro la perdita di rete quindi demandata
al telescatto (erogato per mezzo di un apposito canale comunicativo), mentre la protezione di in-
terfaccia declassata a protezione di back up.
La disponibilit di un sistema di comunicazione consentirebbe quindi di superare le limitazioni delle
attuali logiche anti-islanding: implementando un segnale di intertrip fra CP e GD verrebbe infatti
a decadere lesigenza di soglie di intervento molto strette (49.7- 50.3 Hz), risolvendo i problemi
che si verificano durante i transitori di frequenza sulla rete di alta tensione. La soluzione proposta
prevede quindi soglie pi ampie, che rendano la GD resiliente rispetto a perturbazioni di rete
quando la rete integra; tale logica richiede un segnale ciclico scambiato tra CP e GD al fine di
informare il rel del DDI (SPI) della presenza del link di comunicazione. In caso di mancanza del
sistema di comunicazione, il rel deve infatti tornare ad operare con le sole informazioni locali,
senza beneficiare quindi dellutilizzo delle soglie di intervento meno stringenti applicabili solo tra-
mite il sistema di comunicazione.
Una nuova Norma del CEI in corso di pubblicazione [11] definisce questa evoluzione del Sistema
di Protezione di Interfaccia (SPI). In particolare, stato previsto nel rel un ingresso dedicato ad
un segnale di telescatto, da attuare senza ritardo intenzionale, mentre il segnale di presenza rete,
su ingresso parimenti dedicato, abilita, in assenza del segnale stesso, il set di regolazioni maggior-
mente restrittivo. Lo schema predisposto allo scopo, con relativa proposta di valori di regolazione,
mostrato in Figura 3.19.
Si tratta di una proposta che tiene conto in modo completo e strutturato sia della necessit di ga-
rantire il distacco della GD quando effettivamente necessario, sia della necessit di assicurare il
mantenimento in servizio della GD durante transitori di rete, che devono essere risolti da altri au-
tomatismi e/o protezioni. anche prevista la rapida ripresa della produzione del gruppo al venire
meno di tali perturbazioni.
Il vettore di comunicazione, una volta presente, potrebbe essere utilizzato anche ad altri scopi, ad
esempio, per trasmettere segnali di regolazione alla GD e/o per realizzare una selettivit logica fra
le protezioni del distributore e quelle degli utenti, come meglio spiegato nel Capitolo 6.
Bibliografia
[1] Delibera ARG/elt 25/09 Allegato 2 Impatto della Generazione Diffusa sulle reti di distribu-
zione. Disponibile su: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/09/monitoraggio_gene-
razione_06.pdf
[2] Delibera AEEG 160/06 Monitoraggio dello sviluppo degli impianti di Generazione Distribuita e di
microgenerazione in Italia e analisi dei possibili effetti della Generazione Distribuita sul sistema
elettrico nazionale. Disponibile su: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/06/160-06all.pdf
[3] Norma CEI 0-16 Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle
reti AT ed MT delle imprese distributrici di energia elettrica. Disponibile su: http://www.au-
torita.energia.it/allegati/docs/08/033-08argalla.pdf
1 2 3
La Generazione Diffusa come driver per le reti attive. Focus sul panorama italiano
Figura 3.19 Schema del nuovo SPI in presenza di un sistema di comunicazione
1 2 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
[4] Delibera 125/10 Modifiche e integrazioni alla deliberazione dellAutorit per lEnergia Elettrica
e il Gas ARG/elt 99/08 in materia di condizioni tecniche ed economiche per la connessione
alle reti con obbligo di connessione di terzi degli impianti di produzione (TICA). Disponibile
su: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/10/125-10arg_allA.pdf
[5] EN 50160: Voltage characteristics of electricity supplied by public distribution systems.
[6] Norma CEI 11-20 Impianti di produzione di energia elettrica e gruppi di continuit collegati
a reti di I e II categoria.
[7] Delibera ARG/elt 223/10 Monitoraggio dello sviluppo degli impianti di Generazione Distribuita
in Italia per lanno 2009 ed analisi dei possibili effetti della Generazione Distribuita sul sistema
elettrico nazionale. Disponibile su: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/10/223-10ar-
gall.pdf
[8] Delibera ARG/elt 81/10 Monitoraggio dello sviluppo degli impianti di Generazione Distribuita in
Italia per gli anni 2007 e 2008 e analisi dei possibili effetti della Generazione Distribuita sul si-
stema elettrico nazionale. Disponibile su: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/10/081-
10argall.pdf
[9] EN50438 Requirements for the connection of micro-generators in parallel with public low-
voltage distribution networks.
[10] F. Bignucolo, R. Caldon, M. Frigo, A. Morini, A. Pitto, F. Silvestro: Impact of distributed gen-
eration on network security: effects on loss-of-main protection reliability, Universities Power
Engineering Conference, UPEC 2008, 43rd International, Page(s): 1-5.
[11] Progetto CEI 1058: Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi
alle reti BT delle imprese distributrici di energia elettrica, Giugno 2010. Disponibile su:
http://www.ceiuni.it/struttura/body-ws-cei-webstore.html
Capi tol o 4
Le reti di comunicazione
per le Smart Grid
di Massi mo Bogarel l i e Antoni o Capone
1 2 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4.1 Generalit
Levoluzione delle infrastrutture elettriche verso il concetto di Smart Grid (SG) comporta lo sviluppo
di una rete di comunicazione flessibile e affidabile, capace di soddisfare le nuove esigenze e dina-
miche delle reti elettriche. In questo capitolo vengono descritte le tecnologie di comunicazione ap-
plicabili al fine monitorare, controllare e coordinare le reti elettriche e vengono illustrati alcuni
nuovi scenari di interazione tra i due sistemi, con particolare attenzione allo smart metering, ele-
mento chiave della nuova architettura in grado di coinvolgere attivamente lutente finale nella ge-
stione delle SG.
Come discusso in precedenza, nella maggior parte dei Paesi avanzati, let delle infrastrutture
della rete elettrica, lobsolescenza di alcune delle tecnologie utilizzate, e un ritmo di crescita della
capacit del sistema inferiore alla crescita della domanda (in particolare nei valori di picco), im-
pongono una riprogettazione e riorganizzazione del sistema di trasmissione e distribuzione del-
lenergia elettrica. Ci rappresenta unopportunit di ammodernamento della concezione stessa che
ha guidato finora la pianificazione della rete elettrica, per rispondere alle esigenze che nascono
dalle nuove fonti di energia rinnovabile, dalla GD, dalla necessit di maggiore affidabilit e flessi-
bilit, e dallopportunit di maggiore partecipazione degli utenti finali nei mercati dellenergia [1].
Per sottolineare la lentezza con la quale la rete elettrica si evoluta negli anni rispetto ad altri si-
stemi complessi, essa viene a volte paragonata a quella delle reti di comunicazione: se Alexander
Graham Bell fosse trasportato ai giorni nostri avrebbe difficolt a riconoscere le componenti del
suo telefono in internet e nei moderni sistemi di comunicazione, mentre Thomas Edison sarebbe
probabilmente a suo agio con le attuali reti elettriche [2].
A parte le grossolane semplificazioni che questi confronti nascondono, il parallelo con i sistemi di co-
municazione ed internet particolarmente rilevante, perch proprio tali sistemi rappresentano un ele-
mento fondamentale nellarchitettura delle future SG; ci induce quindi a considerare le interessanti
prospettive profilate dallintegrazione dellinfrastruttura elettrica con quella dellinformazione.
Le nuove esigenze di comunicazione delle SG nascono dalla necessit di raccolta ed elaborazione
di informazioni provenienti da dispositivi di misura e sensoristica, oltre che dallesigenza di con-
trollo coordinato delle diverse porzioni della rete, in modo da accogliere in sicurezza anche le inie-
zioni dovute alla GD, sempre pi efficiente nello sfruttamento di fonti rinnovabili per la produzione
di energia [3].
Come mostrato nella Figura 4.1, sistemi di elaborazione e controllo di questo tipo sono oggi gi
presenti nelle reti elettriche, principalmente per la parte legata alle grandi centrali e alle reti di tra-
smissione, anche se sono ancora basate su tecnologie di comunicazione e piattaforme informa-
tive eterogenee e poco integrate [1]. Al contrario, la parte relativa alle reti di distribuzione rimane
largamente priva di strumenti per lo scambio di informazioni e il controllo dei sistemi. ormai opi-
nione condivisa che esistano numerose esigenze che richiedono unevoluzione della rete attuale
tale da portare a un ammodernamento del sistema e a un aumento del livello di automazione so-
prattutto nelle reti di distribuzione [4].
La prima e pi urgente esigenza che spinge verso lintroduzione di sistemi di comunicazione anche
nelle reti di distribuzione legata alla crescente presenza di GD, principalmente da fonti rinnova-
bili, la cui costruzione fortemente incentivata dalle politiche energetiche messe in atto dai diversi
1 2 7
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
Paesi. Ci comporta una trasformazione delle reti di distribuzione, che diventano in grado di sup-
portare iniezione di potenza attiva dallutente e risultano quindi non pi basate sul modello pas-
sivo, che presuppone esclusivamente un flusso unidirezionale dellenergia dalla rete di trasmissione
verso gli utenti MT e BT.
Limplementazione di un tale modello richiede pertanto un controllo in tempo reale dei sottosistemi,
simile a quello della grande generazione e della trasmissione, ma con un livello di complessit su-
periore a causa della diffusione sul territorio dei generatori e del minor grado di prevedibilit dello
stato dei sistemi [5].
Una rete di comunicazione che possa supportare la creazione di un sistema di gestione e controllo
delle reti attive deve avere una topologia tale da raggiungere in modo capillare tutti i sistemi di-
stribuiti geograficamente, e deve essere capace di offrire prestazioni adeguate per rispondere alle
esigenze delle applicazioni, in termini di volumi di traffico da trasferire e di tempestivit della co-
municazione [6].
La seconda esigenza di comunicazione nella rete di distribuzione legata invece agli utenti finali,
anche di tipo residenziale, che al momento sono solo utilizzatori passivi dei sistemi di energia con
limitate possibilit di scelta delle modalit di utilizzo. Tuttavia, la maggiore sensibilit degli utenti
verso le tematiche ambientali e il risparmio energetico, nonch, nellottica di un sistema energe-
tico avanzato, la necessit di ottimizzazione dei loro profili di carico, spingono verso la creazione
di una infrastruttura di comunicazione che possa aumentare la partecipazione degli utenti alla ge-
stione dei consumi energetici e la loro interazione con i distributori, per un controllo dei costi e della
tipologia di energia consumata.
Figura 4.1 Ruolo delle reti di comunicazione nelle reti elettriche attuali e nelle Smart Grid
1 2 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4.2 Infrastrutture e tecnologie di comunicazione utilizzabili
K 4.2.1 Architettura delle reti di comunicazione
Nellevoluzione delle reti elettriche verso le SG, linfrastruttura di comunicazione rappresenta una
componente indispensabile al sistema per consentire lo sviluppo di sistemi informativi e sistemi di
controllo e gestione in grado di fornire servizi avanzati. La scelta di adeguate architetture e tec-
nologie per le reti di comunicazione rappresenta unimportante decisione, che deve essere presa
alla luce di un ragionevole compromesso tra costi (che finora hanno messo un freno allo sviluppo
delle nuove reti elettriche) e prestazioni (che devono risultare adeguate a garantire lo scambio di
dati in tempo reale).
Per la parte relativa alle reti di trasmissione, gli operatori fanno uso da tempo di sistemi di con-
trollo e gestione avanzati, basati su reti di comunicazione con collegamenti anche a lunga distanza
(Wide Area Network WAN), che spesso sono possedute dagli stessi operatori e dedicate in modo
esclusivo alla rete elettrica. La preferenza verso reti private e dedicate rispetto ai servizi fornibili
dagli operatori di telecomunicazioni motivata, dagli operatori stessi, con la criticit delle appli-
cazioni di controllo della rete elettrica e dalla necessit di garanzie delle prestazioni del sistema di
comunicazione [7]. Ovviamente, oltre a questo, esiste un aumento di efficienza associato alle ap-
plicazioni di controllo, che giustifica pienamente i costi della rete di comunicazione.
Nel caso delle reti di distribuzione, la situazione molto differente a causa della diffusione capillare
sul territorio dei punti da collegare, che richiede uninfrastruttura di rete di comunicazione molto pi
estesa e, ovviamente, pi costosa. Anche i vantaggi economicamente quantificabili sono minori, tut-
tavia laffermazione della GD e i cambiamenti normativi tendono a modificare rapidamente la situa-
zione. In questa porzione pi periferica della rete elettrica, di crescente importanza per le future
SG, appare meno giustificato il ricorso a reti dedicate e molto pi sostenibile un utilizzo, almeno par-
ziale, di infrastrutture di comunicazione condivise con altri servizi.
Larchitettura della rete di comunicazione per le reti di distribuzione elettriche deve rispondere a
scenari implementativi anche molto diversi in relazione alle caratteristiche dei punti da connettere,
alle caratteristiche dellarea e alla disponibilit di infrastrutture di comunicazione preesistenti.
La scelta di unarchitettura flessibile, organizzata in modo gerarchico e in grado di utilizzare tec-
nologie eterogenee nei diversi livelli appare la pi adatta a soddisfare le esigenze differenziate dei
distributori elettrici. Una possibile struttura a livelli della rete, che ricalca quelle in uso per altre ap-
plicazioni, come mostrato in Figura 4.2, divide la rete in:
Home Area Network (HAN): rete domestica (o pi in generale rete privata dellutente) che col-
lega sensori e dispositivi di misura e controllo dei dispositivi elettrici, interconnessa con le reti
esterne mediante un Home Gateway (HG) che fornisce anche supporto alle applicazioni di ge-
stione dellenergia;
Neighborhood Area Network (NAN): rete di aggregazione di pi punti di accesso geografica-
mente vicini, che pu opzionalmente essere utilizzata per garantire autonomia dagli operatori
di telecomunicazioni e prestazioni elevate per il cosiddetto ultimo miglio;
Metropolitan Area Network (MAN): rete dedicata o condivisa per laccesso cittadino in grado di
fornire supporto a un numero anche elevato di punti di accesso;
1 2 9
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
Wide Area Network (WAN): reti e collegamenti a lunga distanza di tipo dedicato o condiviso per
il collegamento con centri di gestione e controllo regionali o nazionali.
Figura 4.2 Struttura multilivello delle reti di comunicazione
K 4.2.2 Tecnologie di comunicazioni
4.2.2.1 Home Area Network (HAN)
In ambito di reti HAN, numerose iniziative a livello industriale e di enti di standardizzazione stanno
cercando di far convergere su tecnologie di comunicazione e piattaforme software comuni (per
HG e meter) i diversi soggetti coinvolti. Tra le tecnologie pi importanti su cui si sta concen-
trando lattenzione si individuano ZigBee, Wi-Fi, Wireless M-Bus e PLC (Power Line Communica-
tion) su bassa tensione.
Zigbee il nome commerciale di un insieme di protocolli di comunicazione ad alto livello, basato
sullo Standard IEEE 802.15.4 [8] che fornisce le specifiche per il livello fisico e il sottolivello MAC.
Tale tecnologia stata sviluppata dalla ZigBee Alliance [9], un consorzio di aziende che ha per fine
la definizione di uno standard globale aperto per la realizzazione di prodotti di monitoraggio e
controllo affidabili, efficienti e a basso consumo energetico, connessi in una rete wireless.
Questo standard ha lobiettivo di offrire una connessione economica e a basso consumo energe-
tico, adatta in reti mesh costituite da dispositivi dotati di piccole antenne e di piccole batterie, che
necessitano di un bassissimo consumo di potenza, tale da non richiederne la sostituzione in tempi
brevi. Inoltre esso opera nelle frequenze radio assegnate per scopi industriali, scientifici e medici
1 3 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
(ISM) 868 MHz in Europa, 915 MHz negli Stati Uniti e 2,4 GHz nella maggior parte del resto del
mondo, con data rate ottenibili di 20, 40 e 250 kbps rispettivamente.
Grazie a meccanismi di gestione efficiente dellenergia e a consumi limitati, Zigbee risulta essere
una scelta interessante per assicurare la comunicazione tra dispositivi domestici, caratterizzati da
costi e risorse di potenza ridotti alla luce anche della certificazione che garantisce linteroperabilit.
Wi-Fi invece il nome commerciale della tecnologia di rete wireless definita negli standard della
famiglia IEEE 802.11 [10] usata per fornire una connessione sicura, affidabile e veloce. Le reti Wi-
Fi operano sulle bande radio non licenziate di 2,4 e 5 GHz, raggiungendo un data rate nominale
variabile da qualche Mb/s alle centinaia di Mb/s, secondo il tipo di specifica adottata.
Obiettivo della rete Wi-Fi fornire connettivit wireless in ambienti indoor e outdoor tramite luso
di antenne omnidirezionali o direttive. Le antenne appartenenti alla prima categoria vengono di
norma utilizzate per coprire zone relativamente piccole o, con raggi dazione pi grandi, possono
essere applicate per la copertura di aree pubbliche pi vaste; con le antenne direttive invece pos-
sibile coprire grandi distanze, definibili in termini di chilometri, e sono utili proprio per portare la
banda larga nei territori scoperti dalla rete cablata.
Grazie alla semplicit di installazione, alla flessibilit nellamministrazione della rete e alla recente
introduzione di versioni ad alta velocit, il Wi-Fi una tecnologia particolarmente adatta alla ge-
stione di grossi volumi di dati e allinterconnessione con dispositivi dutente anche di tipo portatile.
Box. 4.1 Focus sulle tecnologie di comunicazione delle reti HAN
Zigbee
Zigbee una tecnologia nata dalla necessit di standardizzare la comunicazione senza fili
a basso bit rate su distanze limitate tra dispositivi intelligenti e multifunzione di piccole di-
mensioni.
Tale standard si sviluppato basandosi sulle specifiche IEEE 802.15.4 per il livello fisico e
il livello di accesso al mezzo condiviso, pertanto lo stack protocollare Zigbee definisce sol-
tanto i livelli di rete, sicurezza e applicazione con lobiettivo di assicurare la scalabilit, laf-
fidabilit e la sicurezza della rete e linteroperabilit tra i diversi apparati.
A livello fisico Zigbee supporta sedici canali e la modulazione O-QPSK (Offset Quadrature
Phase Shift Keying) per la banda ISM di 2,45 GHz, mentre per le frequenze 868 e 915 MHz
vengono utilizzati rispettivamente dieci canali e un canale e la modulazione BPSK. In tutti
e tre i casi, viene inoltre implementata la tecnica trasmissiva Direct Sequence Spread Spec-
trum (DSSS) al fine di garantire una buona robustezza ai disturbi, la ricezione dei segnali
deboli, lintegrit del segnale stesso e loperabilit di pi utenti. Le funzioni svolte dal livello
fisico comprendono lattivazione/disattivazione dei trasmettitori, lindividuazione e la sele-
zione dei canali disponibili e la stima e linvio ai livelli superiori delle informazioni relative alla
qualit dei link e della trasmissione/ricezione dei dati.
Il livello MAC si occupa invece della generazione di speciali pacchetti (beacon) per la sin-
cronizzazione dei dispositivi, del livello di sicurezza e dellimplementazione del CSMA/CA, pro-
1 3 1
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
tocollo di accesso al canale che verifica lassenza di trasmissioni sul mezzo condiviso prima
di iniziarne una nuova. In particolare sono definite due modalit di funzionamento, slotted
e unslotted CSMA/CA, in base allabilitazione della ricezione di beacon, le quali permettono
la riaccensione dei dispositivi a seguito di periodi di idle.
Il livello di rete responsabile invece della gestione del routing allinterno della rete multi-
hop, mentre il livello applicativo fornisce un framework per lo sviluppo e la comunicazione
di applicazioni distribuite; in questo livello vengono poi definiti profili applicativi specifici che
garantiscono la coesistenza tra produttori diversi.
Allinterno della rete, Zigbee prevede un coordinatore che gestisce la rete wireless, mentre
gli altri dispositivi vengono classificati dallo standard come:
Full Function Device (FFD), che tipicamente alimentato da rete elettrica e pu comu-
nicare direttamente con altri FFD, in grado di effettuare routing e fungere da coordina-
tore della rete.
Reduced Fuction Device (RFD), che tendenzialmente alimentato da batteria, non ef-
fettua routing e comunica solo con FFD e non direttamente con altri RFD.
Pertanto, in base alla tipologia dei dispositivi supportati, possibile ottenere solo tre diversi
tipi di topologia di rete: a stella, mesh e a cluster.
Zigbee quindi una tecnologia radio che permette la creazione di reti ad hoc di dispositivi
intelligenti, abilitando una serie di servizi innovativi che possono essere utilizzati in svariati
contesti applicativi.
Wi-Fi
Gli standard IEEE 802.11, o pi comunemente Wi-Fi, sono tecnologie attraverso le quali
vengono realizzate reti wireless scalabili, flessibili e convenienti. Esse utilizzano un mezzo
radio condiviso, su bande non licenziate con interferenza altamente variabile, pertanto ri-
corrono ad un livello fisico progettato per essere robusto allinterferenza. Le modalit di tra-
smissione delle informazioni pi utilizzate dal Wi-Fi sfruttano la tecnica Direct Sequence
Spread Spectrum che tende a distribuire lenergia del segnale su una banda in frequenza
pi larga rispetto a quella del segnale stesso, limitando cos limpatto dellinterferenza sulle
prestazioni del sistema di trasmissione, mentre le modulazioni generalmente impiegate sono
DPSK, QPSK con spreading e OFDM.
Laccesso al mezzo fisico regolato da diverse funzioni logiche di coordinamento che pos-
sono fornire un accesso distribuito o con collision free. Le prime si basano sulla tecnica
CSMA/CA e permettono il coordinamento nellaccesso tra stazioni diverse senza bisogno di
unentit centrale; le seconde necessitano invece di un point coordinator, che provvede
a fornire le esplicite segnalazioni da trasmettere ai singoli dispositivi, pertanto possibile
applicarle solo in architetture di rete centralizzate. La tecnologia Wi-Fi consente infatti di co-
struire architetture centralizzate o ad hoc. Allinterno di queste reti si possono raggiungere
rate massimi di 11 Mb/s e 54 Mb/s ricorrendo agli standard 802.11b e 802.g, operanti en-
trambi nello spettro di frequenza nellintorno di 2,4 GHz. Lo standard 802.11a in grado di
1 3 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
offrire rate massimo di 54 Mb/s lavorando esclusivamente nella banda dei 5 GHz, mentre
lo standard 802.11n, ancora in fase di definizione, grazie alluso di entrambe le bande da
2,4 e 5 GHz, dovrebbe garantire velocit reali di circa 100 Mb/s.
Unaltra peculiarit delle reti Wi-Fi consiste nella sicurezza, che sono in grado di offrire gra-
zie alle particolari modalit di autenticazione definite nel protocollo 802.1x e ai differenti al-
goritmi di cifratura, ossia strategie che consentono di assicurare lintegrit e la confidenzialit
nello scambio dei dati allinterno del mezzo condiviso.
La semplicit, il continuo sviluppo e la possibilit di sostenere data rate sempre maggiori
hanno reso dunque il Wi-Fi la tecnologia pi diffusa per assicurare la connettivit allinterno
delle reti HAN.
M-Bus e Wireless M-Bus
M-Bus, insieme alla sua versione wireless, uno standard europeo sviluppato per consen-
tire lo scambio informativo unidirezionale o bidirezionale tra sensori e attuatori.
Il suo principio di funzionamento basato sul Single Master Slave e prevede luso di un
unico M-bus Master che pilota e coordina le varie periferiche (Slave); di conseguenza pos-
sono essere supportate varie topologie di rete ad eccezione di quella ad anello.
M-Bus adotta unarchitettura protocollare collassata OSI a tre strati costituiti dal livello fi-
sico wired o wireless, dal livello data link basato sullo standard IEC 60870-5 e dal livello ap-
plicativo dedicato; previsto opzionalmente anche il livello di rete per gestire particolari
problematiche di indirizzamento.
La variante wireless si differenzia dalla versione wired per il supporto di vari modi di utilizzo
(Stationary mode S, Frequent transmit mode T e Frequent receive mode R2), con i
quali si in grado di assicurare la comunicazione one-way o two-way in sistemi fissi e mo-
bili. In particolare, attraverso il modo di comunicazione bidirezionale T2 possibile non solo
la telelettura dei dati ricavati da dispositivi periferici, ma anche gestire la sincronizzazione
del tempo e la distribuzione delle chiavi crittografiche; questo consentito grazie anche
alla presenza di due diversi canali di comunicazione, uno per la tratta downlink (master-to-
slave), laltro per la tratta uplink (slave-to-master).
In entrambe le versioni, M-Bus garantisce un elevato livello di sicurezza nella trasmissione
dei dati, bassi costi per il collegamento dei dispositivi, un significativo grado di flessibilit e
scalabilit del sistema grazie al riconoscimento automatico dei dispositivi e allampia dispo-
nibilit di apparati; tutte queste peculiarit rendono la tecnologia applicabile in vari conte-
sti anche se essa si sempre pi affermata per supportare il monitoraggio, la lettura e la
gestione remota di contatori di varia tipologia.
PLC
PLC una tecnologia attraverso la quale si sfruttano le linee elettriche per offrire servizi di
connettivit.
Poich lenergia elettrica viene trasportata su linee ad alta tensione, distribuita su media ten-
sione e usata dagli utenti in bassa tensione, si individuano diversi tipi di comunicazioni PLC
1 3 3
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
1
Un baud equivale a un simbolo trasmesso al secondo. Bench spesso confusa con lunit bit per secondo (bit/s o bps),
essa differisce da questultima perch a un simbolo possono corrispondere pi bit, se si usano tecniche di modulazione non
binaria (di ampiezza, frequenza o fase). In questi casi la velocit espressa in bit/s pu essere multipla di quella espressa
in baud.
in base alle diverse bande frequenziali e alle caratteristiche trasmissive dei cavi elettrici
usati. In particolare si utilizzano i termini NPL (Narrowband Power Line) e BPL (Broadband
Power Line) per indicare rispettivamente la trasmissione PLC nel range frequenziale 3 kHz-
148,5 kHz e 2-50 MHz.
La tecnologia PLC si applica sia sulle reti ad alta tensione, in cui viene utilizzata soprattutto
dai gestori per il controllo della rete elettrica, che sulle reti a media e bassa tensione, in cui
impiegata per raccogliere informazioni da dispositivi di misura, successivamente elaborate
per ottenere una migliore gestione ed efficienza della rete.
I sistemi PLC applicano efficienti tecniche di modulazione, come lallargamento spettrale e
OFDM per linvio dei segnali, mentre i problemi di disturbo sono risolti attraverso meccani-
smi di gestione degli errori (FEC, ARQ), anche se tali accorgimenti tendono a consumare una
certa porzione della capacit della rete PLC a causa degli overhead e delle ritrasmissioni.
M-Bus [11], acronimo di Meter Bus, un protocollo di coordinamento asincrono, message-oriented,
che consente la comunicazione di elementi distribuiti in una rete locale; pertanto uno standard che
pu essere utilizzato come bus di comunicazione per la lettura dei dati di consumo dei meter.
M-Bus permette di comunicare a velocit di 300, 2400 e 9600 baud
1
con possibilit di adottare dif-
ferenti data rate sulla stessa rete bus, anche se la massima velocit di trasmissione comunque
influenzata da fattori quali il tipo e il numero dei dispositivi collegati, le distanze da coprire e il tipo
e il percorso del cavo utilizzato. La copertura assicurata da questa tecnologia pu estendersi fino
a 10 chilometri, con lunghezza massima del bus stesso dellordine di qualche chilometro. previ-
sta inoltre una variante wireless, basata sullo Standard EN13757-4 [12], che opera nella banda ISM
868 MHz con uno schema di modulazione FSK senza alcuna tecnica di allargamento dello spettro
e che promette rate di trasmissione di 100 kbaud o 32 kbaud.
In entrambi le varianti, M-Bus risulta un protocollo interessante per la comunicazione tra disposi-
tivi in ambito domestico dal momento che permette implementazioni semplici, dai bassi costi e dai
ridotti consumi energetici, contribuendo in questo modo ad aumentare lautonomia delle batterie,
potenziale punto critico dei dispositivi mobili.
Power Line Carrier (PLC) [13] una tecnologia che consente la trasmissione di voce e dati su rete
elettrica. Essa implementata sovrapponendo al trasporto di corrente elettrica un segnale a fre-
quenza pi elevata, modulato dallinformazione da trasmettere. Il principale vantaggio di un simile
approccio consiste nella riduzione dei costi per la realizzazione dellinfrastruttura di rete, mentre
gli svantaggi sono riconducibili principalmente a fattori fisici e legali. I primi sono dovuti alle per-
dite sul mezzo e al risultante rapporto segnale rumore al ricevitore per una data potenza tra-
1 3 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
smessa, mentre i limiti legali sono imposti dagli standard, dal momento che la comunicazione PLC
deve coesistere con altri dispositivi sulla stessa rete.
Nonostante gli eventuali problemi di propagazione del segnale sulle linee elettriche e di interfe-
renza, la tecnica PLC rappresenta unalternativa a basso costo interessante per le HAN, grazie alla
diffusione capillare della rete BT e alla recente introduzione di nuovi standard industriali per col-
legamenti ad alta velocit, basati sulle specifiche del consorzio HomePlug AV [14].
4.2.2.2 Neighborhood Area Network (NAN)
Le NAN sono unopzione possibile per la creazione di reti a basso costo per linterconnessione di
punti di accesso relativi ad utenze geograficamente vicine; tra le tecnologie particolarmente adatte
a tali tipologie di rete vi sono le reti wireless MESH, che consentono di creare infrastrutture di rete
completamente wireless utilizzando collegamenti a basso costo (come Wi-Fi per outdoor e ponti
radio Hiperlan) [15].
4.2.2.3 Metropolitan Area Network (MAN)
Le MAN sono probabilmente la porzione pi critica della rete di comunicazione per le SG. La mag-
gior parte delle applicazioni richiede lo scambio di flussi informativi che rimangono confinati in
area metropolitana (la distanza dei punti daccesso dalla Cabina Primaria nella maggior parte dei
casi inferiore a qualche chilometro).
Una possibilit offerta dalle linee di accesso digitali (DSL), fornite dagli operatori di telecomuni-
cazioni per laccesso a internet pubblica; sfruttando la capillarit della rete in rame sul territorio,
tramite la disposizione, nella banda sopra quella riservata alla telefonia analogica tradizionale (4
kHz), di una serie di sottoportanti equispaziate di circa 4,3 kHz, si in grado di assicurare rate va-
riabili da 640 kb/s a diverse decine-centinaia di Mb/s in downlink e da 128kb/s a qualche Mb/s in
uplink, in base alla tecnologia DSL adottata e alla distanza percorsa. Il metodo di modulazione pi
utilizzato allinterno di queste linee si fonda pertanto sullOFDM, tecnica che prevede lutilizzo in
parallelo di pi sottocanali modulati con un codice, in modo da minimizzare linterferenza e da
sfruttare al meglio i canali trasmissivi problematici, adattando la modulazione alle caratteristiche
dei singoli canali e scartando quelli inutilizzabili. La trasmissione duplex (nelle due direzioni) coe-
siste quindi col segnale fonico ed effettuata in divisione di frequenza, con bande diverse per le
due direttrici, al fine di adeguarsi meglio alle caratteristiche asimmetriche del traffico.
Come per altri servizi specifici come il VOIP e la IPTV, eventuali garanzie di qualit di servizio, a se-
guito di specifiche esigenze in termini di ritardo o jitter, possono essere fornite dagli operatori attra-
verso meccanismi di differenziazione del traffico delle applicazioni di interesse, anche se studi recenti
dimostrano come laccesso indifferenziato sia spesso sufficiente anche per le applicazioni pi critiche.
Approcci alternativi per le MAN sono basati su reti wireless come WiMAX e le reti cellulari.
WiMAX il nome usato per reti basate sugli Standard 802.16 [16], le quali definiscono un accesso
wireless su grandi aree sia in modalit fissa che in mobilit. Nel primo caso si in grado di rag-
giungere un data rate di 75 Mbps con raggi di cella estendibili fino a 75 chilometri; in mobilit in-
vece il rate scende a 15 Mbps con celle che coprono aree variabili tra 2 e 4 chilometri.
Le reti WiMAX possono offrire servizi e prestazioni alternativi a quelli DSL degli operatori di tele-
1 3 5
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
2
Lespressione Digital Divide si riferisce allimpossibilit di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie informatiche e di
comunicazione presente in alcune porzioni di territorio.
comunicazioni tradizionali e coprire aree in Digital Divide
2
. Il futuro ruolo di WiMAX nelle reti dac-
cesso al momento poco prevedibile, a causa dei notevoli ritardi di sviluppo delle reti rispetto ai
piani annunciati.
Un affermato concorrente delle reti WiMAX costituito dalle reti cellulari, sviluppatesi dagli inizi
degli anni novanta, come valido mezzo per fornire servizi voce e dati in mobilit, garantendo al
contempo la compatibilit con le reti fisse. Esse devono il loro successo alla standardizzazione
della tecnologia Global System for Mobile Communications (GSM) [17] che ne ha reso possibile la
diffusione a livello mondiale grazie alladozione di una struttura univoca.
Il GSM stato progettato principalmente per offrire servizi sia di telefonia, con numerose funzioni
supplementari, sia di dati a circuito a singolo canale o a canale multiplo. I servizi di dati a pacchetto
sono stati invece introdotti in seguito, attraverso limplementazione, in un primo momento, del Ge-
neral Packet Radio Service (GPRS) [18] e poi dellUMTS (Universal Mobile Telecommunications Sy-
stem) [19]: nuova tecnologia sviluppata per soddisfare le sempre pi crescenti richieste di bit rate
elevati delle applicazioni di nuova generazione. Grazie ad un diverso utilizzo dei canali del GSM e al-
lintroduzione di nuove unit allinterno della rete, queste due tecnologie riescono a incrementare le
prestazioni nello scambio di dati, continuando a garantire le medesime condizioni di copertura.
Box 4.2 Focus sulle tecnologie nelle reti MAN
WiMAX
WiMAX una tecnologia basata su unarchitettura IP che pone tale standard in posizione
intermedia tra Wi-Fi e i sistemi cellulari in termini di velocit, copertura, qualit del servizio
e mobilit.
Le reti WiMAX sono state sviluppate per operare su diversi intervalli frequenziali con una
buona flessibilit nella scelta della banda del canale. In particolare vengono utilizzate le fre-
quenze licenziate tra i 10 e i 66 GHz in Line-Of-Sight; in contesto urbano si usano anche le
frequenze licenziate e non, tra i 2 e gli 11 GHz in Non-Line-Of-Sight. Luso di antenne mul-
tiple e MIMO, connaturato in WiMAX, consente di ottenere inoltre benefici in termini di co-
pertura, consumo energetico, ri-uso frequenziale ed efficienza spettrale.
WiMAX progettato per lavorare con IP e per supportare a livello MAC differenti tipi di traf-
fico. In particolare il livello MAC diviso in tre sottolivelli: il Sottolivello di Convergenza di
Servizio Specifico (CS) che costituisce uninterfaccia logica con i livelli superiori, il Sottolivello
MAC a Parte Comune (MAC CPS) che garantisce laccesso al sistema, lallocazione della
banda e linstaurazione e la manutenzione della connessione e il Sottolivello di Privacy (Pri-
vacy Sublayer) che fornisce autenticazione e meccanismi di scambio delle chiavi. Il livello
fisico, definito mediante diverse specifiche in base alle frequenze utilizzate, supporta mo-
1 3 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
dulazioni sia Single Carrier che OFDM. Laccesso al mezzo radio multiplo e a divisione di
tempo, con negoziazione della banda iniziale, autenticazione e registrazione; inoltre, a se-
conda della qualit di servizio, laccesso al mezzo radio pu essere a contesa, a banda ga-
rantita o a polling.
Lo standard 802.16 specifica infine due tipologie di rete, Punto-MultiPunto e MultiPunto-Mul-
tiPunto.
Reti cellulari
Le reti cellulari costituiscono unulteriore modalit di sfruttamento della banda radio per for-
nire servizi di telefonia e di dati in mobilit. La tecnologia pi diffusa a livello globale il
GSM, standard nato in Europa e successivamente esteso in altre nazioni visto lenorme suc-
cesso iniziale.
La rete GSM lavora in Europa nelle bande intorno alle frequenze di 900/1800 MHz e negli
Stati Uniti in quelle di 850/1900 MHz con modulazione GMSK (Gaussian Minimum Shift Ke-
ying) a fase continua con forma dimpulso gaussiana e codifica di canale convoluzionale a
differenti rate per supportare diversi tipi di servizio. Laccesso di tipo multiplo multicarrier
TDMA che consente di creare, su ogni portante radio, fino a 8 canali per la trasmissione di
voce codificata a 13 kB/s.
Inoltre, vengono implementati meccanismi di power control, per regolare la potenza emessa
in base alle condizioni di propagazione, e di discontinuos transmission, per interrompere la tra-
smissione della voce codificata durante le pause nella conversazione al fine di ridurre linter-
ferenza e il consumo energetico. La trasmissione protetta inoltre da codici FEC che, grazie
allintroduzione di bit di ridondanza, riescono a correggere eventuali errori (bench in misura
limitata), mentre ladozione di un meccanismo di frequency hopping permette di distribuire
eventuali disturbi su pi flussi informativi, consentendo un pi facile recupero di parti danneg-
giate. Accanto al GSM si affermato il GPRS, tecnologia che per rendere disponibile il proprio
servizio dati a pacchetto sfrutta i canali TDMA, le frequenze e la stessa struttura della rete
GSM, con lintroduzione di alcune limitate modifiche hardware e software al sistema. La ca-
ratteristica principale del GPRS, che lo differenzia dal GSM, la capacit di occupare allinter-
faccia radio TDMA gli slot di tempo solo quando si trasmettono i pacchetti, pertanto possibile
applicare una multiplazione statistica di pi utenti sugli stessi slot; nel GSM prevista invece
una mappatura fissa tra slot e contenuto informativo, senza possibilit di variazione.
Il GPRS supporta 4 schemi di codifica di canale per raggiungere velocit di 25-40 kbps, le
quali vengono estese tramite codifiche leggere e modulazioni multilivello (8PSK) con levo-
luzione EDGE (Enhanced Data rates for GSM Evolution). Lultima tecnologia diffusasi nel
mercato delle comunicazioni mobili lUMTS, standard per servizi voce e dati in mobilit,
basata sullo standard W-CDMA, che promette di raggiungere velocit di picco teoriche di 2
Mbps. Le frequenze utilizzate da tale tecnologia sono da 1920 MHz a 1980 MHz in uplink e
da 2110 a 2170 MHz in downlink, in cui si utilizza la modalit FDD (Frequency Division Du-
plex) per la trasmissione digitale della voce alla stessa velocit nelle due direzioni; da 1900
Tutte le reti cellulari sopra descritte, grazie alla loro flessibilit, sono gi largamente utilizzate per
applicazioni legate al mondo dellenergia, principalmente nellambito della comunicazione tra smart
meter e sistemi centrali; il progetto Telegestore di Enel, descritto nel paragrafo 4.4.5, ne dimo-
stra un esempio di implementazione.
4.2.2.4 Wide Area Network (WAN)
Per quanto concerne le reti WAN, si pu osservare come esse siano per le reti di distribuzione meno
importanti che per le reti di trasmissione. Per questo la possibilit di utilizzare i servizi degli ope-
ratori di telecomunicazioni anche per collegamenti di lunga distanza probabilmente quella pi ra-
gionevole in termini di costo.
4.3 Possibili scenari di integrazione con le reti denergia attive
Lo sviluppo delle reti di comunicazione nellultimo decennio ha mostrato una tendenza precisa di
trasformazione, dallo scenario di infrastrutture e tecnologie eterogenee dedicate a servizi speci-
fici, verso una convergenza di tutti i servizi su piattaforme di comunicazione basate su IP (Inter-
net Protocol) e sulla suite di protocolli di internet. Servizi tradizionalmente forniti su reti dedicate,
come ad esempio la telefonia, sono oggi quasi completamente basati su IP (VOIP), mentre altri,
come la TV, sono avviati ad un rapido processo di trasformazione (IPTV).
Uno dei vantaggi consentiti dalla tecnologia IP la possibilit di utilizzo di tecnologie di comuni-
cazione di tipo eterogeneo a livello di singolo collegamento o di sottorete (fibra ottica, ponti radio,
WiFi, WiMax, PLC, ecc.), ma con ununica tecnologia di rete in grado di supportare le applicazioni
pi diverse senza bisogno di adattamento ai protocolli di comunicazione di basso livello. Paralle-
lamente, lo sviluppo delle reti daccesso a banda larga ha consentito laccesso alle piattaforme di
servizi IP a una percentuale molto alta delle utenze residenziali, pur con qualche difficolt nel-
lestendere laccesso ad alcune porzioni del territorio (aree in Digital Divide).
Nonostante la criticit di alcune delle applicazioni per le SG, il volume di traffico generato sar nella
maggior parte dei casi decisamente pi piccolo di quello di altre applicazioni del mondo internet
1 3 7
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
ai 1920 MHz e da 2015 a 2025 MHz dove si usa la modalit TDD (Time Division Duplex) per
gestire il traffico asimmetrico in rete. Le frequenze tra 1980-2010 MHz e 2170-2200 MHz
vengono invece riservate per le applicazioni UMTS satellitari cos da consentire leffettiva co-
pertura globale. UMTS prevede inoltre una suddivisione delle bande sopracitate in portanti
di ampiezza di 5 MHz e lapplicazione, per ogni conversazione, di un codice univoco per
consentirne lindividuazione allinterno del canale radio sul quale viaggiano appaiate. Evo-
luzioni quali HSDPA (High Speed Downlink Packet Access) e HSUPA (High-Speed Uplink
Packet Access) consentono poi di incrementare la velocit di ricezione e di invio dei dati fino
a 14,4 Mb/s e 5,76 Mb/s, anticipando il trend di aumento dei data rate in uplink e downlink
promesso dalla prossima generazione di reti cellulari, LTE (Long Term Evolution).
1 3 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
e sicuramente molto inferiore alla capacit delle moderne reti daccesso. La prospettiva di condi-
visione dellinfrastruttura di comunicazione IP appare dunque praticabile a patto di introdurre stru-
menti atti a garantire le prestazioni e la qualit di servizio per le applicazioni delle reti elettriche.
Inoltre, il contenimento dei costi che deriva dalla condivisone potenzialmente in grado di acce-
lerare lintroduzione dei servizi per le SG.
Sia nel caso di reti di comunicazione dedicate, che di reti condivise con altri servizi, laspetto da
valutare attentamente, per garantire linteroperabilit delle due reti, quello che riguarda le pre-
stazioni e la qualit di servizio. A differenza del caso delle reti elettriche di trasmissione, dove vi
una prevalenza di servizi critici, che richiedono al sistema di comunicazione affidabilit e presta-
zioni elevate, nelle reti di distribuzione prevedibile la convivenza di applicazioni con esigenze di-
verse e mediamente con requisiti di qualit meno stringenti [7]. Pertanto le scelte progettuali e
tecnologiche devono necessariamente essere guidate dal servizio con i requisiti prestazionali pi
stringenti, nel caso di convivenza di pi servizi sullo stesso tratto di rete di comunicazione.
K 4.3.1 Requisiti prestazionali
I parametri prestazionali di interesse per la rete di comunicazione sono principalmente la capacit
di trasporto di informazioni, espressa in bit al secondo, il ritardo di trasferimento dei dati dalla sor-
gente alla destinazione finale, e laffidabilit. In alcuni casi pu essere rilevante anche la variazione
di ritardo (jitter). Rispetto a un flusso informativo relativo a unapplicazione, la capacit della rete
di comunicazione dipende da quella dei diversi collegamenti attraversati e in particolare da quello
con capacit pi bassa, che costituisce il collo di bottiglia per la comunicazione. Quando i collega-
menti sono condivisi, la capacit disponibile per ciascun flusso risulta variabile a causa del traffico
generato dalla trasmissione, mediante le stesse risorse di comunicazione delle altre informazioni.
Il ritardo di trasferimento ha componenti fisse, legate ai tempi di elaborazione e trasmissione da
parte dei nodi di rete e al tempo di propagazione del segnale, e componenti variabili dovute al traf-
fico che condivide i collegamenti e che pu generare congestione di rete.
Laffidabilit del sistema di comunicazione dipende direttamente da quella dei suoi collegamenti e
apparati di rete, ma pi in generale pu essere correttamente riferita alla percentuale di tempo
nella quale il sistema in grado di garantire le prestazioni necessarie al funzionamento di una spe-
cifica applicazione.
Nel dettaglio possibile dividere le applicazioni per le SG in tre classi: monitoraggio, controllo, e
protezione/sicurezza. Le applicazioni di monitoraggio e raccolta dati da sensori di vario tipo posti
in rete sono tipicamente quelle meno critiche dal punto di vista della comunicazione, per quel che
riguarda il ritardo di trasferimento e laffidabilit, ma spesso sono anche quelle che generano la
maggior mole di dati e che impongono vincoli di dimensionamento in termini di capacit comples-
siva disponibile.
Le applicazioni di controllo e regolazione sono pi critiche a causa della necessit di comunicazione
bidirezionale, ma nella rete di distribuzione tipicamente non vanno oltre requisiti di ritardo dellor-
dine di secondi. Infine, le applicazioni di protezione sono quelle pi problematiche dal punto di vista
del ritardo massimo tollerato, di solito dellordine delle centinaia di millisecondi, e dellaffidabilit.
Tuttavia, anche in questo caso i requisiti sono normalmente meno stringenti che in altre porzioni
1 3 9
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
della rete elettrica, a causa della presenza di meccanismi di protezione intrinseca in grado di in-
tervenire qualora si presentassero problemi di collegamento.
Nella situazione in cui la rete di comunicazione possa essere dedicata alle applicazioni della rete
elettrica, le scelte progettuali sono legate solo alle caratteristiche delle tecnologie disponibili per i
collegamenti e al loro costo. Nel caso si consideri luso di reti condivise con altri servizi, come
quelle fornite dagli operatori di telecomunicazioni, occorre invece tener conto anche dellinterazione
tra i diversi flussi di traffico che rende variabili nel tempo le prestazioni e richiede strumenti per
la gestione della qualit. Le reti dati basate su IP dispongono ormai di strumenti consolidati per
la gestione della qualit che operano sulla classificazione e differenziazione dei flussi di traffico che
le attraversano. Ove necessario possibile utilizzare negli apparati di rete opportuni meccanismi
per garantire una capacit minima ai flussi, mediante schemi di suddivisione dinamica delle ri-
sorse trasmissive, e ritardi di trasferimento contenuti anche in caso di congestione, tramite luti-
lizzo di priorit. Ovviamente i costi dei servizi di comunicazione offerti dagli operatori dipendono
dai livelli di qualit richiesti e questo fornisce utili gradi di libert nella scelta delle soluzioni migliori,
in termini di compromesso tra costi e prestazioni.
K 4.3.2 Protocolli di controllo e gestione
Dal punto di vista dei protocolli che possono supportare lintegrazione della rete di comunicazione
con le reti elettriche, si sottolinea luso di protocolli applicativi comuni per consentire lo sviluppo
veloce di servizi e apparati interoperabili. Col termine protocollo applicativo si indicano di norma i
messaggi e le regole che gestiscono la segnalazione e la comunicazione tra due entit applicative.
A seconda della modalit con cui interagiscono i sistemi, si individuano due tipologie di architet-
ture, client-server e peer-to-peer. La modalit client-server si avvale della logica per cui il client
usufruisce di un certo servizio instaurando una connessione col server, che provvede a fornire
lopportuna risposta alla richiesta del client a seguito dello svolgimento di una determinata azione.
La comunicazione coinvolge pertanto esclusivamente il client e il server, con questultimo che
eroga un servizio e con il client che lo sfrutta. Il paradigma peer-to-peer invece prevede una ge-
rarchia paritaria tra i vari soggetti coinvolti nella comunicazione, pertanto i ruoli di client e di ser-
ver variano a seconda degli scenari. La comunicazione inoltre pu coinvolgere pi soggetti secondo
modalit di distribuzione multicast o broadcast.
Linterfacciamento tra la rete elettrica e la rete dati per gestire tutte le funzioni di protezione, co-
mando, monitoraggio e automazione pu essere effettuato sfruttando il protocollo applicativo IEC
61850 [20], gi impiegato nel mondo elettrico per lautomazione delle stazioni, ma sempre pi ap-
poggiato nel divenire protocollo di comunicazione universale allinterno delle SG.
Lo standard definisce in particolare il formato dati, gli oggetti e il linguaggio di configurazione per
la comunicazione dei vari dispositivi nellambito dei sistemi di automazione e controllo per la rete
elettrica, realizzando un modello astratto a oggetti che replica in ogni dettaglio i dispositivi e le fun-
zioni svolte nel mondo elettrico reale. Elemento centrale di questo modello il Logical Node, ossia
una classe che rappresenta una funzione particolare del sistema. A tale oggetto sono poi attribuite
delle propriet specifiche per ogni genere di classe e dei determinati servizi. Laggregazione di pi
Logical Node, in Logical Device, e poi in Server, costituisce lIntelligent Electronic Device (IED), di-
1 4 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
spositivo fisico del sistema su cui viene implementato il modello. Il modello virtuale cos sviluppato
viene infine tradotto concretamente a livello applicativo nel modello ISO/OSI, in base alle specifi-
che contenute nelle sezioni 61850-8-1 e 9-x dello standard, le quali definiscono la mappatura del
modello astratto in messaggi GOOSE o MMS.
Nelle reti di comunicazioni infatti si parla spesso di architetture protocollari a strati per sottoli-
neare la gerarchia presente fra i diversi protocolli e le funzioni svolte a seconda del livello di ap-
partenenza.
Il modello OSI (Open System Interconnection) dellISO (International Organization for Standardi-
zation) [21] lo standard preso come riferimento e definisce una pila modulare composta da sette
livelli (Figura 4.3), distinti dallalto in basso in:
strato di applicazione, che fornisce servizi user-end;
strato di presentazione, che stabilisce la sintassi e il formato con cui i dati vengono scambiati;
strato di sessione, che determina la modalit di dialogo (half-duplex o full-duplex) e gestisce
le informazioni di sincronizzazione;
strato di trasporto, che fornisce una trasmissione affidabile dei messaggi di livello 7 da estremo
ad estremo, secondo modalit che tengono conto delle caratteristiche della sottostante rete di
comunicazione;
strato di rete, che sovraintende al trasferimento di informazioni lungo una sequenza di nodi in
rete e al controllo della congestione dei pacchetti;
strato di collegamento dati, che svolge la funzione di trasferimento dati privo di errori tra due nodi
adiacenti e strato fisico che provvede alla trasmissione dei singoli bit sul mezzo trasmissivo.
Figura 4.3 Architetture dei protocolli prevista dallo Standard ISO/OSI e dai messaggi GOOSE e MMS
1 4 1
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
Tale modello stratificato permette anche di omettere alcuni livelli generando cos un modello ri-
stretto costituito solo dai livelli applicativo, data link e fisico.
Larchitettura che si ottiene seguendo la norma IEC 61850 varia a seconda del tipo di messaggi
utilizzati per lo scambio di informazioni.
GOOSE (Generic Object Oriented Substation Events) [20][22] infatti un tipo di messaggio usato
per linvio rapido di informazioni tra oggetti, basato sul meccanismo publisher/subscriber. Esso
fornisce un metodo per la trasmissione veloce degli eventi di sottostazione come comandi, allarmi
e indicazioni, attraverso messaggi broadcast pubblicati sul mezzo di comunicazione e interpretati
solo da alcuni elementi del sistema. I messaggi GOOSE prevedono il passaggio diretto dal livello
applicativo al livello data link MAC, per cui vengono tradotti direttamente in un frame Ethernet
che viene ripetutamente trasmesso a pi destinatari, senza conferma di ricezione.
La modalit di distribuzione pertanto di tipo peer-to-peer multicast con messaggi inviati da un
IED e ricevuti da pi subscriber; la trasmissione avviene in modo continuativo ad intervalli rego-
lari fino allevento corrispondente alla pubblicazione di un nuovo dato.
MMS (Manufacturing Message Specification) [23] invece uno standard internazionale (ISO 9506) di
comunicazione di livello applicativo che fornisce un insieme di servizi volti ad agevolare lo scambio in
tempo reale di dati e informazioni di controllo tra i dispositivi di rete e i sistemi che li interrogano.
Gli oggetti e i messaggi definiti da MMS sono sufficientemente generici da essere appropriati per
una gran parte di dispositivi, applicazioni e industrie, pertanto consentono unelevata interopera-
bilit tra dispositivi eterogenei.
Lo standard si articola in pi sezioni, con la prima, di servizio, che specifica i dispositivi virtuali uti-
lizzabili, i messaggi che i nodi possono scambiarsi in rete e i parametri ad essi associati, e la se-
conda, protocollare, che illustra la sequenza che i messaggi devono seguire in rete, il formato dei
messaggi e linterazione di MMS con gli altri livelli dello stack OSI.
Il principale obiettivo di MMS definire un meccanismo di comunicazione per dispositivi o appli-
cazioni che garantisca un elevato livello di interoperabilit, pertanto MMS specifica non solo i for-
mati dei messaggi ma anche gli oggetti, i servizi e la procedura di gestione di tali servizi. In
particolare si definisce un modello di Virtual Manufacturing Device (VMD) in cui vengono specifi-
cati solo gli aspetti visibili di rete di un dispositivo. Allinterno di questo modello, MMS rappresenta
lunica interfaccia di rete, celando i livelli sottostanti; i dispositivi reali vengono inoltre mappati, at-
traverso una specifica funzione di trasferimento, in oggetti virtuali dotati di specifici attributi, ga-
rantendo in questo modo la comunicazione fra elementi diversi.
A differenza di GOOSE, il protocollo MMS non si basa su una modalit di distribuzione di tipo peer-
to-peer a livello 2 ma sfrutta i servizi di connettivit di TCP/IP, instaurando relazioni di tipo client-
server tra i dispositivi in rete, con il client che invia richieste al server e questultimo che fornisce
le adeguate risposte al primo a seguito dellesecuzione di opportune azioni.
Ladozione dello Standard IEC 61850 come protocollo applicativo comune allinterno dellintera SG
costituisce il primo passo per rimuovere le barriere che impediscono laccesso a una pluralit di
soggetti in grado di sviluppare applicazioni e servizi in modo competitivo, mentre lintegrazione dei
servizi delle SG su piattaforme IP pu rendere possibile la prospettiva dellInternet of Energy,
nella quale i due pi importanti sistemi complessi a diffusione globale convergono per migliorare
lefficienza e limpatto ambientale della produzione e distribuzione dellenergia.
1 4 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4.4. Smart metering e interazioni con gli utenti
K 4.4.1 Sviluppo dello smart metering
Levoluzione della rete elettrica verso il paradigma delle SG ha comportato, come primo elemento
tangibile per lutente finale, lintroduzione di sistemi di smart metering in grado di migliorare la ge-
stione delle misure da parte delle utility di distribuzione. I semplici contatori dellenergia installati
presso gli utenti sono diventati smart meter, dispositivi intelligenti interfacciati con la rete dati,
in grado di dialogare con il centro di raccolta ed elaborazione dati del distributore, al fine di tra-
smettere le informazioni sui consumi energetici rilevati. Tali sistemi di misura innovativi vengono
classificati, in base alle funzionalit supportate, in Automatic Meter Reading (AMR) e in Automated
Metering Management (AMM). Gli smart meter del primo tipo implementano semplici funzioni di
telelettura dei profili di energia assorbita, anche istantaneamente, dagli utenti e dei profili tarif-
fari, lasciando cos loperativit umana ai soli casi di guasto degli apparati e non pi alla rilevazione
dei consumi. I dispositivi appartenenti al secondo tipo invece supportano una comunicazione bi-
direzionale verso le utility di distribuzione e quindi, oltre alle funzioni appena elencate, possono
migliorare e velocizzare i servizi commerciali resi alla clientela in occasione di subentri, morosit,
cambi della potenza contrattuale o del piano tariffario, rendere pi veloce il passaggio da un for-
nitore di energia elettrica a un altro, svolgere anche funzioni di autodiagnostica, segnalamento dei
guasti e analisi della qualit nella fornitura di energia elettrica in termini di interruzioni, variazione
di tensione e misura del carico.
Entrambi i sistemi consentono allutility di distribuzione di avere non solo una visione dei consumi
di energia elettrica globale o per ogni cliente, ma anche una riduzione dei costi a seguito dellau-
tomatica acquisizione dei dati e di una pi semplice rilevazione dei guasti.
Lopportunit di monitorare accuratamente il consumo dellenergia allinterno della rete, grazie ai
dati forniti dagli smart meter, costituisce infatti per le utility un valido mezzo per esaminare le
aree in cui luso di energia superiore rispetto alle previsioni; lo smart metering diventa quindi un
indispensabile strumento per la rilevazione delle anomalie.
In relazione alla GD alcune notevoli sinergie possono inoltre essere ottenute sfruttando linfra-
struttura di comunicazione degli smart meter per controllare da remoto i generatori.
Gli attuali standard di comunicazione per gli smart meter si distinguono principalmente per il mezzo
di comunicazione utilizzato, wired o wireless.
K 4.4.2 Comunicazione Wired
Il principale mezzo di comunicazione wired impiegato sulla rete di bassa e media tensione per lo
smart metering la Power Line Communication (PLC), che sfrutta, come illustrato nel paragrafo
4.2.2, la rete elettrica (essenzialmente BT) gi presente per trasportare un segnale ad alta fre-
quenza modulato con linformazione da trasmettere. Come definito nella normativa IEC 61334-3-
1 [24], tale tecnica di trasmissione utilizza le bande di frequenza da 3 a 148,5 kHz, con la banda
di 3-95 kHz limitata ai distributori di energia elettrica e ai loro utenti e la banda di 95-148,5 kHz
riservata invece ai soli utenti. Nella banda di 125-140 kHz viene inoltre richiesto luso del proto-
1 4 3
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
collo daccesso multiplo CSMA, protocollo utilizzato per consentire a diversi sistemi di funzionare
sulla stessa rete o su reti collegate elettricamente tra di loro. I segnali trasmessi dai sistemi fun-
zionanti in questa sottobanda devono avere una distribuzione spettrale definita e una durata mas-
sima tali da permettere la rilevazione della loro portante da parte di altri dispositivi sulla stessa rete,
i quali, in presenza di banda occupata, non possono inviare alcun dato; di conseguenza i disposi-
tivi in attesa di trasmettere devono rendere casuali i loro tentativi di comunicazione in modo da
ridurre la probabilit di collisioni; inoltre la durata massima di qualsiasi trasmissione deve essere
limitata per consentire laccesso multiplo al mezzo.
Il bit rate massimo raggiungibile con tale tecnologia di 600 bit/s su rete a bassa tensione (e 1200
bit/s su rete a media tensione), mentre la modulazione applicata la FSK (Frequency Shift Keying)
che offre molteplici vantaggi, quali basso costo implementativo, robustezza ed immunit contro
rumore ed interferenze. Inoltre la qualit di trasmissione stimabile conoscendo pochi parametri
del mezzo trasmissivo.
K 4.4.3 Comunicazione Wireless
Le comunicazioni wireless, come quelle implementabili nelle reti HAN prima descritte, rappresen-
tano invece unalternativa vantaggiosa rispetto alle tecnologie wired per i ridotti costi dellinfrastrut-
tura a seguito dellabolizione di opere di cablaggio.
Larchitettura adottata per realizzare la comunicazione tra smart meter e distributore prevede ten-
denzialmente la presenza di due tratti distinti di comunicazione, costituiti da una prima porzione
tra smart meter e aggregatore, con il compito di collezionare i dati provenienti da pi dispositivi,
in PLC o wireless M-Bus o ZigBee, e un secondo tratto su rete internet o cellulare per il dialogo
tra aggregatore e sistema centrale del distributore. Lassenza tuttavia di una standardizzazione uni-
voca sullinterfacciamento tra smart meter e reti esterne comporta la presenza di pi piattaforme
e strutture per questi elementi.
K 4.4.4 Protocolli per la comunicazione
La lettura automatica da remoto dei contatori unopzione solo recentemente adottata; si sono
quindi sviluppate varie soluzioni per realizzare un efficiente sistema di integrazione tra i vari di-
spositivi coinvolti. Molti sforzi sono stati compiuti per lo sviluppo dei protocolli, ad esempio sulle
modalit di trasporto delle informazioni, mentre scarsa attenzione stata in generale dedicata ai
modelli dei dati, ossia a ci che viene trasportato, ad eccezione dellarea didentificazione dei dati
stessi.
I primi tentativi di sviluppare sistemi identificativi per la visualizzazione e la lettura sono coincisi
con il protocollo IEC 61107, conosciuto anche come FLAG, usato sia per lo scambio locale di dati
sia per quello remoto tramite PSTN e GSM. Esso specifica tre interfacce locali fisiche (ottica, cur-
rent loop e V.24/V.28) e un protocollo di trasmissione dati attraverso il quale si leggono e si pro-
grammano i dispositivi, inviando informazioni a una determinata zona di memoria, sfruttando
diverse modalit di comunicazione, sia unidirezionali che bidirezionali, per raggiungere rate varia-
bili tra 300 e 2400 baud.
1 4 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Successivamente stato sviluppato lEnergy Data Identification System, EDIS, pubblicato come
Standard DIN 43863-3. Esso fornisce codici identificativi standard per il dato relativo allenergia
misurata dal contatore, per il suo costruttore, per il mezzo di comunicazione utilizzato e per qual-
siasi informazione rilevata dal dispositivo di misura.
4.4.4.1 DLMS/COSEM
A partire dal 1996, con la nascita di DLMS/COSEM [25], si compiuto il passo decisivo per coprire
i modelli di dati e i protocolli, fornendo sia un modello di interfaccia, che protocolli di comunica-
zione, per lo scambio di dati tra dispositivi di misura.
Il modello dinterfaccia COSEM, Companion Specification for Energy Metering, basato sullo Stan-
dard DLMS, Distribution Line Message Specification, garantisce la possibilit di utilizzare qualsiasi
tipo di mezzo di comunicazione tra contatori. Esso, infatti, assicura linteroperabilit attraverso la
messa a disposizione di un modello di dati e protocolli standardizzati e separati, e di un meccani-
smo per descrivere e negoziare le capacit e le caratteristiche disponibili.
Box 4.3 Focus sul protocollo DLMS/COSEM
Il modello dinterfaccia COSEM, mediante un approccio orientato agli oggetti, fornisce
una libreria di classi dinterfaccia con cui modellare le funzionalit di qualsiasi contatore
e standardizzare i tipi di dati, i meccanismi aggiuntivi e laccesso ai dati. Tale livello ap-
plicativo basato sullo Standard DLMS, di cui ne costituisce una sua versione estesa, al
fine di adattare completamente DLMS alle funzioni richieste dai contatori. I protocolli
DLMS/COSEM sono basati sul modello ISO/OSI, offrendo cos lopportunit di adottare
qualunque mezzo di comunicazione tra contatori (come PSTN, GSM, Internet, GPRS, PLC
o M-Bus).
Le comunicazioni tra periferiche che utilizzano classi di interfacciamento COSEM sono ba-
sate sul paradigma client/server, in cui il server ad offrire i servizi. Inoltre DLMS/COSEM
definisce uno svariato numero di profili di comunicazione in base al mezzo utilizzato, in par-
ticolare:
un profilo di livello 3, basato su HDLC (ISO/IEC 13239), connection oriented per lo scam-
bio di dati su porte locali tramite rete ottica, PSTN, GSM;
un profilo basato su TCP/IP per supportare lo scambio di informazioni su internet o
GPRS;
un profilo basato su S-FSK per lo scambio di dati sulla rete elettrica tramite modulazione
S-FSK.
DLMS/COSEM risulta pertanto flessibile e applicabile in qualunque scenario che preveda lo
scambio bidirezionale, locale e remoto tra diversi dispositivi, garantendo linteroperabilit
grazie alluso di strumenti efficienti di gestione dei dati e propriet autodescrittive.
1 4 5
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
4.4.4.2 PRIME
I sistemi PLC precedentemente descritti e implementati nella prima fase di diffusione dei nuovi di-
spositivi di misura, caratterizzati dalle modulazioni BPSK e FSK, permettono la lettura accurata dei
meter da remoto, ma costituiscono un limite per lo scambio bidirezionale di informazioni real time
richiesto dalle future applicazioni (e per lattuazione di un eventuale controllo), a causa del ridotto
baud rate medio raggiunto e dei risultanti lunghi periodi necessari ad ottenere i dati richiesti. Di con-
seguenza, negli ultimi anni, si sono sviluppate soluzioni in grado di supportare i nuovi servizi e le ap-
plicazioni richiedenti una maggiore affidabilit e date rate pi elevati; ci grazie alle nuove modalit
con le quali viene sfruttata la banda CENELEC a disposizione, caratterizzata da condizioni di canale
fortemente variabili con la frequenza, il tempo, lo spazio e il tipo di dispositivi connessi in rete.
Una prima soluzione affermatasi PoweRline Intelligent Metering Evolution (PRIME) [26], risul-
tato della collaborazione di un consorzio multidisciplinare per la creazione di un nuovo standard
aperto, capace di fornire un canale di comunicazione economico e robusto alle interferenze, in con-
testi che richiedono rate trasmissivi nellordine delle decine di kbps come nellambito dello smart
metering
3
.
Per le sue caratteristiche prestazionali e per il fatto di essere una soluzione non proprietaria (e quindi
aperta a ogni soggetto nel mercato), PRIME candidato a diffondersi significativamente nelle reti a
bassa tensione come tecnologia abilitante linteroperabilit tra dispositivi quali AMR e AMM. Esso
infatti in grado di assicurare una comunicazione a basso costo e performante tra gli smart meter e
gode perci del supporto di un vasto gruppo di utility, aziende produttrici di misuratori intelligenti
ed altre entit che sostengono il suo sviluppo e la sua penetrazione in tutta Europa.
3
Lo standard PRIME beneficia di queste propriet in quanto definisce i livelli inferiori del sistema di trasmissione dati nar-
rowband PLC in banda CENELEC-A, utilizzando la modulazione OFDM.
Box 4.4 Focus sul protocollo PRIME
PRIME definisce unarchitettura di comunicazione stratificata composta dal livello fisico, dal
livello MAC e da un sottolivello di convergenza; in particolare, il livello fisico progettato per
trasmettere e ricevere dati sulle reti elettriche in modo resistente ai disturbi e al rumore, at-
traverso la modulazione adattativa OFDM con interleaving dei dati e meccanismi di corre-
zione errori FEC. In questo modo si in grado di raggiungere unelevata efficienza spettrale
grazie alluso di una molteplicit di sottoportanti che limitano le interferenze tramite la loro
ortogonalit.
La tecnologia PRIME impiega le frequenze comprese tra i 3 kHz e i 95 kHz, anche se nelle
power line europee le frequenze inferiori ai 40 kHz presentano diverse criticit legate al ru-
more di fondo generato dalla somma delle diversi sorgenti di rumore, caratterizzate da po-
tenza relativamente bassa; pertanto le 96 equispaziate sottoportanti impiegate vengono
trasmesse tra i 42 kHz e gli 89 kHz, usando in modo adattativo uno fra tre differenti schemi
1 4 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
di modulazione digitale (DBPSK, DQPSK, D8PSK). Facoltativamente, ai dati da trasmettere
pu essere anche applicato un codice convoluzionale con rate insieme allinterleaving
dei bit, al fine di proteggere maggiormente linformazione dal fading frequenziale tipico dei
canali power line; tale opzione pu comunque essere disabilitata dai livelli superiori in pre-
senza di condizioni di canale sufficientemente buone o in caso di bisogno di thoughput pi
elevati. Pertanto, i data rate ottenibili, teoricamente a livello fisico, variano dai 20 kbps ai
128,6 kbps, a seconda dello schema di modulazione adottato e della presenza del codice
convoluzionale.
Il livello MAC invece concepito per fornire funzionalit di accesso al mezzo fisico, alloca-
zione della banda, gestione delle ritrasmissioni e della sicurezza, e per offrire una comunica-
zione di tipo connection oriented master/slave, ottimizzata per scenari di rete in bassa
tensione. Dal momento che i dispositivi conformi a PRIME usano applicazioni che generano
piccoli burst di traffico con potenziali limiti in termini di ritardo, lo schema daccesso al canale
di tipo CSMA/CA con possibilit di riservare periodi di contention-free per certi tipi di traf-
fico. Tutti gli elementi di rete inoltre sono in grado di autoconfigurarsi, rispondendo in questo
modo alle variazioni delle condizioni dei canali. La sicurezza viene poi garantita tramite una
flessibile politica di gestione delle chiavi e allalgoritmo AES, con i quali si assicura lautentica-
zione, la privatezza e lintegrit dei dati.
Infine, il sottolivello di convergenza ha il compito di interfacciare i livelli superiori e le ap-
plicazioni con i livelli inferiori precedentemente descritti, rendendo cos possibile ladatta-
mento dei diversi tipi di traffico allinterno delle unit dati MAC attraverso le funzionalit
offerte dagli ulteriori sottostrati SSCS (Service Specific Convergence Sublayer) e CPCS (Com-
mon Part Convergence Sublayer) di cui esso composto. In particolare, CPCS fornisce un
insieme di servizi generici come la segmentazione dei pacchetti in parti di dimensione infe-
riore e fissa al fine di essere trasferiti dal livello MAC, e il loro riassemblaggio (SAR); SSCS
offre invece servizi specifici per determinati livelli applicativi e provvede a configurare cor-
rettamente, solo se richiesti, i servizi del CPCS comune a tutti. Ogni applicazione possiede
il proprio SSCS, anche se tendenzialmente vengono utilizzati il livello di convergenza IP, per
fornire un accesso universale allarchitettura PRIME, trasportando al suo interno i pacchetti
IP, e il livello di convergenza IEC 61334-4-32, per supportare la mappatura di quelle appli-
cazioni che utilizzano questo protocollo connection-less allinterno del livello MAC di PRIME,
caratterizzato dallessere orientato alla connessione.
4.4.4.3 G3-PLC
Un altro protocollo adottabile per lo smart metering la tecnologia G3-PLC [28], sviluppata dal-
lutility francese ERDF [29], Sagemcom e Maxim. Attraverso ladozione di tecniche avanzate di co-
difica di canale, G3-PLC in grado di garantire una robusta, flessibile e performante comunicazione
anche in presenza di interferenze, rumore impulsivo e attenuazione frequenziale, ostacoli tipici
degli scambi informativi basati su power line.
1 4 7
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
La tecnologia G3-PLC risulta utile a favorire la gestione, lo scambio dei dati e il controllo dei mi-
suratori intelligenti grazie alle sue prestazioni (anche se inferiori a PRIME), alla sua compatibilit
con altri sistemi preesistenti, alla sua sicurezza, allapertura degli standard usati e alla sua scala-
bilit per il supporto degli sviluppi futuri degli smart meter. In questo contesto si collocano lobiet-
tivo di ERDF di testare 2000 meter con G3-PLC entro il 2013 e il recente accordo con Iberdrola
[30], sostenitrice di PRIME, finalizzato a far convergere G3-PLC e PRIME e a sviluppare uno stan-
dard aperto per le comunicazioni su PLC; questultimo progetto dimostra la crescente necessit di
specifiche tecniche non proprietarie volte a garantire linteroperabilit nello smart metering, primo
passo per lattuazione pratica della gestione energetica attiva nelle abitazioni.
Box 4.5 Focus sul protocollo G3-PLC
Come PRIME, anche la tecnologia G3-PLC ricorre alla modulazione OFDM per servirsi effi-
cientemente della banda tra i 10 kHz e i 150 kHz. Al fine di conseguire unadeguata comu-
nicazione, in termini di robustezza, flessibilit e data rate, G3-PLC presenta uno stack
protocollare composto da un robusto e performante livello fisico basato su tecnica OFDM
con schemi di modulazione DBPSK (Differential BPSK) e DQPSK (Differential QPSK) per sin-
gola portante; si arrivano cos a supportare data rate fino a 33,4 kbps in modalit normale
con 36 sottoportanti in banda CENELEC. In progressione, si trovano poi un livello MAC in-
centrato sulla specifica IEEE 802.15.4, un livello di rete basato su IPv6 e uno strato di adat-
tamento derivato dal mondo internet e chiamato 6LoWPAN, il cui scopo consentire la
buona interoperabilit tra IPv6 e sottolivello MAC. Infine presente uno strato di trasporto,
che prevede lutilizzo del protocollo UDP, attraverso cui si svolgono funzioni di trasferimento
di messaggi in modalit non affidabile, connectionless e priva di alcun controllo di conge-
stione, mentre laffidabilit viene garantita dai livelli sottostanti. In alternativa a UDP, pre-
vista nelle specifiche la possibilit di ricorrere al trasporto affidabile del protocollo TCP, ma
per il momento tale opzione non viene sfruttata allinterno delle applicazioni per lo smart me-
tering.
Il modello di comunicazione di G3-PLC integra perci in modo nativo un livello di rete e un
livello di trasporto basato sulla suite IP che consente pertanto il supporto a una vasta
gamma di applicazioni internet e unelevata flessibilit; luso poi del protocollo IPv6 assicura
una continuit del modello nel lungo periodo.
Il livello fisico di G3-PLC assicura un data rate minimo effettivo di 20 kbps in modalit nor-
male e la possibilit di isolare particolari frequenze, sia per assicurare la coesistenza e lin-
teroperabilit con altri potenziali sistemi PLC, come quelli basati su modulazione S-FSK in
accordo con lo Standard IEC 61334-5-1, sia per evitare particolari frequenze dedicate ad
altre applicazioni o soggette a particolari fenomeni di attenuazione. Il livello data link in-
vece composto da un sottolivello basato sulle specifiche IEEE 802.15.4 2006 e da un sot-
tolivello di adattamento basato sulla tecnologia 6LoWPAN. Poich lo Standard IEEE 802.15.4
1 4 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
definisce il livello fisico e MAC per interconnettere tra loro dispositivi mediante mezzo radio
in una Personal Area Network (PAN), G3-PLC utilizza esclusivamente la parte descrittiva del
MAC per assicurare la generazione delle unit dati di tale livello, per gestire laccesso al ca-
nale, la segmentazione e il riassemblaggio delle unit, per ottenere informazioni sulla topo-
logia di rete e consentire una migliore gestione delle connessioni, mentre il livello fisico segue
le caratteristiche dei sistemi PLC. Il livello di adattamento 6LoWPAN, acronimo di ipv6 over
Low power Wireless Personal Area Network, ossia semplici reti di comunicazione a basso
costo basate su IP e caratterizzate da potenza e banda limitate, introduce poi il livello di rete
IP alla specifica IEEE 802.15.4, al fine primario di consentire il supporto a reti di tipo mesh
tramite algoritmi di routing (requisito delle reti PLC) e di garantire la compatibilit a tutte
quelle applicazioni basate su IP. Tale sottolivello si occupa inoltre delle procedure di segmen-
tazione e riassemblaggio delle unit per assicurare un elevato grado di affidabilit e di ge-
stione della sicurezza in termini di controllo degli accessi, autenticazione, confidenzialit e
integrit della comunicazione, ottenuta sia a livello MAC con frame cifrati e decifrati ad ogni
hop, sia a livello 6LoWPAN mediante lutilizzo del protocollo EAP PSK, che assicura la prote-
zione grazie a una chiave pre-condivisa a 128 bit e allalgoritmo di cifratura AES.
K 4.4.5 Smart metering in Italia
In Italia, i contatori intelligenti hanno iniziato a diffondersi grazie al Progetto Telegestore [31], ini-
ziato nel 2001 e conclusosi nel 2005, con il quale Enel si impegnata a sostituire progressivamente
i vecchi contatori elettromeccanici collegati alla rete in bassa tensione, con altrettanti contatori elet-
tronici di nuova generazione, proponendo cos un moderno sistema in grado di monitorare i con-
sumi e i parametri di qualit della rete di distribuzione BT. Nonostante i nuovi contatori installati
non siano ancora in grado di fornire graficamente allutente semplici informazioni sui suoi consumi,
essi permettono comunque la raccolta di dati preziosi che possono essere inoltrati ad altre appli-
cazioni esterne. In questo ambito, ad esempio, Google Power Meter [32] e Microsoft Hohm [33]
sono software che si prefiggono di fornire allutente una migliore rappresentazione dei suoi con-
sumi, consultabile ovunque on-line sfruttando linternet experience tanto apprezzata attualmente
dallutenza.
Il Progetto Telegestore costituisce dunque un significativo passo avanti nellaffermazione delle SG e
soprattutto nellavvicinamento dellutente alla tematica della gestione attiva della rete; resa possi-
bile, questa, grazie a comportamenti pi virtuosi in termini energetici, a seguito della maggiore con-
sapevolezza dei consumi e del diverso costo energetico dei singoli apparati durante il loro utilizzo.
Larchitettura implementata da Enel Distribuzione risulta essere costituita, come illustrato in Figura
4.4 da:
il contatore elettronico, finalizzato alla misurazione del consumo dellenergia elettrica, alla co-
municazione da remoto dei dati relativi alla lettura e alla gestione a distanza degli utenti;
il concentratore, installato in ciascuna Cabina Secondaria di Enel Distribuzione e incaricato di
raccogliere i dati registrati dai contatori ad esso collegati;
1 4 9
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
il sistema di acquisizione centrale, che raccoglie e invia i dati a tutti i concentratori e gestisce
il sistema.
Infine presente una centrale operativa che gestisce lacquisizione dei dati di misura e le opera-
zioni di natura contrattuale. Allinterno del Progetto Telegestore, i contatori monofase e trifase
misurano lenergia attiva in accordo con la normativa CEI EN 61036 e quella reattiva in accordo
con la CEI EN 61268.
Essi comunicano poi con il concentratore posto nella Cabina Secondaria tramite PLC su bassa ten-
sione, come precedentemente illustrato, a 2400/3200 bps, utilizzando due frequenze, 86 kHz e 75
kHz, cos da poter passare da una allaltra in caso di disturbi. I concentratori scambiano invece in-
formazioni con i sistemi di acquisizione centrali tramite la rete GSM (9600 bps). Tale scelta porta
a diversi vantaggi:
disponibilit immediata della copertura di rete su una percentuale elevata del territorio e della
popolazione, sia per quanto riguarda la prima tratta (poich la comunicazione tramite PLC non
prevede la costruzione di una nuova infrastruttura dedicata al trasporto delle informazioni es-
sendo la rete elettrica gi presente capillarmente), sia per la seconda porzione (in virt del-
lestesa copertura del segnale GSM);
garanzia di pi operatori di telecomunicazioni a cui rivolgersi per la fornitura del servizio di tra-
sporto dati nella seconda tratta del sistema, con notevoli risparmi derivanti da un mercato ca-
ratterizzato da una forte concorrenza;
responsabilit della manutenzione della rete degli operatori stessi, cui si associa di conseguenza
lassenza di costi di gestione della rete;
standardizzazione europea (GSM) con interfacciamento univoco.
Figura 4.4 Architettura del sistema Telegestore di Enel
1 5 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Riguardo ai protocolli di comunicazione per lo scambio di informazioni tra smart meter, il progetto
Telegestore prevede limplementazione di due distinti standard su PLC, che differiscono nei livelli
fisici e MAC, mentre condividono lo stesso livello applicativo che assicura cos unadeguata traspa-
renza: lISO/IEC 14908 e il SITRED.
In una prima fase, Enel ha dotato 23 milioni di contatori elettronici della tecnologia Echelon ba-
sata sulla suite protocollare LonWorks/LonTalk, soluzione sviluppata dalla stessa azienda Echelon
e divenuta successivamente Standard ISO/IEC 14908 [34]. Tale protocollo pu essere utilizzato
su diversi mezzi fisici come rete elettrica, tunnel internet e fibra ottica.
Successivamente, Enel ha adottato dispositivi basati sul protocollo SITRED [36], sviluppato da
Enel stessa e organizzato nei livelli fisici, data link e applicativo della pila ISO/OSI.
I dispositivi in Italia appartenenti a questa categoria sono circa 12 milioni e le funzionalit garan-
tite dalle due tipologie di apparecchi sono di fatto le medesime; tra queste ricordiamo la possibi-
lit di effettuare teleletture, di adottare politiche di pricing dinamiche, di disconnettere e
riconnettere i dispositivi da remoto, di sincronizzare gli orologi dei nodi, di realizzare aggiornamenti
del firmware, di gestire la morosit e di prevenire e individuare eventuali frodi.
Oltre che per le tecnologie adottate, le due tipologie di contatori si differenziano anche per la
maggiore velocit di trasmissione dati di LonWorks/LonTalk rispetto a SITRED e per il fatto che
lutilizzo di frequenze pi elevate da parte della tecnologia di Echelon impedisce la comunicazione
attraverso i trasformatori MT/BT; per questo sono stati installati concentratori presso le Cabine Se-
condarie. Al contrario, il protocollo SITRED permette di raggiungere i dispositivi remoti diretta-
mente dalle Cabine Primarie, passando anche attraverso i trasformatori MT/BT [37]. A ci si
aggiunge lincompatibilit tra le due tecnologie, fattore che potrebbe comprometterne lafferma-
zione sul mercato globale, orientato sempre pi su soluzioni non proprietarie e basate su tecni-
che di modulazione OFDM, in grado di assicurare maggior velocit di trasferimento dei dati.
4.4.5.1 Meters and More
Per risolvere il problema relativo alla propriet, Enel ha annunciato recentemente lapertura al
mercato della sua tecnologia SITRED, fondando, insieme ad Endesa Distribucin, lassociazione in-
ternazionale no profit Meters and More [38]. Scopo dellattivit promuovere lapplicazione del-
lomonimo protocollo di comunicazione di nuova generazione di PLC allinterno dei dispositivi di
misura in tutta Europa e curare gli ulteriori sviluppi delle specifiche. Allinterno di Meters and More
previsto anche il coinvolgimento di altri partner come istituti di ricerca e universit, al fine di fa-
vorire la standardizzazione delle tecniche di comunicazione dei sistemi intelligenti di misurazione
e controllo dei consumi a livello europeo, come stabilito dal Mandato 441 della Commissione Eu-
ropea [39] [38].
Meters and More sfrutta lesperienza maturata da Enel con il Progetto Telegestore con lobiettivo
di effettuare unefficace definizione e regolamentazione della comunicazione tramite PLC tra smart
meter e concentratore, tra concentratore e smart metering management system, tra smart meter
e dispositivi portatili per operazioni locali e di manutenzione, e tra smart meter e i dispositivi degli
utenti finali. Allinterno di questultimo caso, finalizzato a rendere possibile linterazione e la vi-
sione di vari tipi di informazioni allutente, prevista inoltre la possibilit di collegare le due unit
1 5 1
Le reti di comunicazione per le Smart Grid
attraverso uninterfaccia ottica locale, al fine di poter operare sia sullo smart meter direttamente
connesso, sia con altri smart meter interni alla rete PLC per interventi remoti.
Una prima diffusione di smart meter basati su questa tecnologia iniziata grazie ad Endesa, che
nel 2010 ha avviato una campagna su larga scala per linstallazione di tali dispositivi presso tutti
i suoi clienti in territorio spagnolo, attuando in questo modo la terza fase del Progetto Telegestore.
Loperazione, il cui termine previsto non prima del 2015, coinvolger la totalit dei contatori
nella titolarit di Endesa, ossia circa 13 milioni.
Box 4.6 Focus sui protocolli del progetto Telegestore
ISO/IEC 14908
Il protocollo ISO/IEC 14908 si articola su cinque distinti livelli. Il livello fisico non viene de-
finito dallo Standard ISO/IEC 14908 ma spesso viene implementata la soluzione sviluppata
da Echelon, che ricorre a una modulazione BPSK in banda CENELEC A o C, raggiungendo
rispettivamente data rate di 3,6 kbps e 5,4 kbps. A livello MAC, LonWorks/LonTalk svolge
funzioni di sincronizzazione di frame, di rilevazione/prevenzione delle collisioni e gestione
delle priorit, mentre il livello di rete fornisce servizi di distribuzione dati Unicast, Multicast,
Broadcast e unacknowledged.
Il livello di trasporto assicura connessioni con riscontro Multicast e Unicast o ripetute senza
riscontro Multicast e Unicast; il livello di sessione offre invece servizi di richieste-risposte che
facilitano la comunicazione tra applicazioni in modo simile a una procedura di chiamata, men-
tre i livelli di presentazione e applicativo sono raggruppati in un unico livello che fornisce mes-
saggi per la gestione e la diagnostica della rete e per il passaggio di messaggi generici.
SITRED
A livello fisico il protocollo SITRED sfrutta la modulazione FSK in banda CENELEC A, in modo
simile alla descrizione contenuta nella specifica IEC 61334-5-2, per offrire una comunica-
zione affidabile lungo tutta la rete con data rate variabili tra 1,2 kbps a 2,4 kbps; a livello
data link invece, esso implementa procedure daccesso di tipo master-slave ed conforme
alla specifica IEC 61334-4-33. Il livello applicativo proprietario possiede invece tutte le fun-
zionalit necessarie a permettere lo scambio di messaggi tra i nodi in rete e attua alcune
funzioni di network management (auto-discovery dei dispositivi e auto-configurazione della
rete) e gestione della sicurezza dei dati, supportando servizi di autenticazione e cifratura.
Meters and More
Nel regolare la comunicazione basata su PLC, la tecnologia Meters and More definisce i li-
velli fisico, data link e applicativo della stack OSI, mentre non sono previsti i livelli di rete e
di trasporto. Il livello fisico sfrutta un canale di comunicazione centrato sulla frequenza di
86 kHz, supporta la stima del rapporto segnale-rumore (SNR) e lo schema di modulazione
1 5 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
BPSK con bit rate raggiungibile di 4,8 kbps e fornisce tre primitive di servizio per permet-
tere al sottolivello MAC di ricevere e trasmettere il relativo payload. Il livello data link in-
vece composto dai due sottolivelli MAC e Logical Link Control (LLC); il primo fornisce servizi
connectionless end-to-end tra un nodo master e tutti i nodi slave della rete PLC visto che
le comunicazioni allinterno dellinfrastruttura PLC seguono la logica master-slave dove tutte
le comunicazioni vengono iniziate dal dispositivo master; inoltre tale sottolivello si occupa
della gestione dei timer nei nodi, delle ripetizioni nei casi di rete occupata, delle notifiche
degli eventi e dellindividuazione degli errori nei vari frame. LLC invece basato sullo Stan-
dard IEC 61334-4-32 ed esegue procedure di scambio end-to-end per garantire un corretto
accesso al mezzo, al fine di evitare ogni possibile collisione in rete; oltre a ci, esso gesti-
sce lo scambio di messaggi segnalanti la disponibilit della rete ad accogliere i messaggi da
trasmettere e lindicazione del tipo di algoritmo di cifratura. I messaggi applicativi contenuti
nel payload LLC vengono infatti protetti tramite gli algoritmi AES-ECB, che cifrano blocchi
di 128 bit con chiave a 128 bit, e AES-CTR, che codificano stream di dati utilizzando chiavi
a 128 bit.
Infine, il livello applicativo definisce i messaggi per la comunicazione tra concentratore e
smart meter o dispositivi utente; attraverso questi messaggi si possono implementare fun-
zionalit di gestione della rete, scambio di dati per consentire la loro lettura in modalit au-
tenticata o meno, download di software per laggiornamento dei dispositivi di rete,
lesecuzione di speciali comandi per consentire al concentratore di effettuare particolari ope-
razioni su uno specifico dispositivo in rete e la gestione dei meccanismi di sicurezza.
I sistemi Meters and More permettono dunque un uso efficiente del canale, minimizzando
la quantit di dati scambiati durante le procedure di configurazione della rete e assicurando
al contempo i requisiti in termini di efficienza con un elevato livello di sicurezza.
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Capi tol o 5
Realizzazioni in corso
di Mi chel e De Ni gri s
1 5 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
5.1 Generalit
Sulla base di quanto anticipato nel Capitolo 3, oggi si assiste dunque a un crescente numero di
progetti dedicati alle SG che ne trattano in maniera diversificata e capillare le diverse problemati-
che. Si spazia, in particolare, da attivit che promuovono, a tutti i livelli, lo sviluppo della rete
verso standard pi evoluti attraverso la cooperazione e la condivisione delle risorse di ricerca, a
progetti sperimentali di implementazione e integrazione di particolari tipologie di impianti da fonte
rinnovabile allinterno del sistema elettrico, a programmi per la diffusione dello smart metering e
di una maggiore efficienza energetica.
Le iniziative hanno estensioni tra loro molto differenti: alcune coinvolgono soggetti dellindu-
stria, operatori e istituti di ricerca a livello globale; altre sono invece pi circoscritte ed estese
solo a un ambito nazionale. Mentre la prima tipologia di progetti favorisce laffermarsi di visioni
internazionali e unificate di SG, la diffusione della seconda incoraggia lindividuazione di solu-
zioni specifiche per il sistema elettrico del Paese interessato dallattivit di ricerca. Particolare
attenzione meritano poi i numerosi progetti finanziati dallUnione Europea, che, avendo un
campo di azione internazionale (coinvolgendo di fatto pi Paesi), mirano allo sviluppo sinergico
del sistema elettrico europeo tramite il coordinamento degli sforzi dei diversi Stati membri.
Nel seguito del capitolo verranno quindi illustrate alcune delle principali iniziative riguardanti le
SG, senza pretese di esaustivit, secondo un ordine logico che va a focalizzarsi progressiva-
mente sul nostro contesto nazionale. Si partir quindi dalle iniziative a pi ampio respiro inter-
nazionale, in particolare la GridWise Alliance e lInternational Smart Grid Action Network, per poi
analizzare i progetti internazionali attivi esterni allEuropa. Circa le iniziative extraeuropee va
precisato che la panoramica molto diversificata in ragione del diverso livello di evoluzione tec-
nologica dei vari sistemi elettrici, dei vari livelli di liberalizzazione dei mercati e delle diverse re-
alt socio-energetiche.
Si dettaglier la situazione dellAmerica del Nord, quale sede di numerosi progetti di interesse
(come, per citarne alcuni, quello organizzato dallOntario Energy Board oppure lattivit svolta, in
USA, per lindividuazione delle Competitive Renewable Energy Zones). Si presenter poi il caso del-
lAmerica del Sud che, attraverso il Latin American Smart Grid Forum, si sta impegnando a svilup-
pare in tempi rapidi i propri sistemi elettrici.
Si passer quindi a illustrare i progetti in corso in Estremo Oriente e in Australia, dove le SG tro-
vano ampio interessamento da parte della comunit scientifica e industriale, seppur con sfuma-
ture differenti: mentre in Giappone, ad esempio, le SG sono pensate per supportare lintroduzione
di ingenti quantit di generazione fotovoltaica, in Cina, dove il fabbisogno energetico molto ele-
vato, esse vengono frequentemente interpretate quali tecnologia abilitante allutilizzo dellaltis-
sima tensione in corrente continua ed alternata (SuperGrid).
Successivamente, stringendo lattenzione verso il panorama europeo, si passeranno prima in ras-
segna le alleanze nel campo degli istituti di ricerca (la European Energy Research Alliance e il Joint
research Programme Smart Grids) e, in seguito, le iniziative che vedono il diretto coinvolgimento
dei DSO (Distribution System Operators) e TSO (Transmission System Operators) europei, come
lEuropean Electricity Grid Initiative e il R&D Plan di ENTSO-E.
1 5 7
Realizzazioni in corso
Si affronteranno quindi diffusamente i progetti inerenti alle SG promossi e finanziati da parte della
Commissione Europea, cominciando perci da DISPOWER e EU-DEEP, progetti atti a incentivare
lingresso della GD allinterno del sistema elettrico europeo, per passare poi a FENIX che, sempre
incentrato sullaumento della GD nelle reti elettriche, per rivolto allo sviluppo di un nuovo ap-
proccio aggregato di risorse di generazione, definito Virtual Power Plant, per arrivare infine a META
PV e a TWENTIES, focalizzati rispettivamente alla risorsa fotovoltaica ed eolica.
Sempre finanziati dalla Commissione Europea sono i progetti come Smart-A, Beywatch oppure
DEHEMS, rivolti allaumento dellefficienza energetica dei dispositivi dellutente finale, alla gestione
dei loro consumi e alla loro integrazione nei sistemi di controllo del gestore di rete. Altre iniziative
si occupano invece, ad esempio, della diffusione degli smart meter allinterno delle reti di distri-
buzione (progetto Open Meter), dellimplementazione dellActive Demand per gli utenti (ADDRESS)
e dellunificazione e standardizzazione nellambito SG (Network DER-LAB).
Numerosi sono anche i progetti nazionali finanziati dai diversi Paesi europei, come il programma
E-Energy tedesco (che raggruppa sei sottoprogetti su differenti tematiche dinteresse sulle SG),
oppure lo Smart City Malaga che mira a rivoluzionare il sistema elettrico di Malaga favorendone
levoluzione verso le SG.
Si giunge infine al panorama italiano, dando ampio spazio alla Ricerca di Sistema finanziata attra-
verso accordi di programma tra gli operatori di ricerca nazionali e il ministero dello Sviluppo Eco-
nomico, per poi soffermarsi sul progetto Energy@Home coordinato da Enel Distribuzione e
arrivare, infine, alliniziativa Milano Wi-Power, che coinvolge specificatamente la regione Lombar-
dia; di questa si fornisce per solo una breve introduzione, in quanto trattata estensivamente nel
Capitolo 6.
5.2 Il contesto internazionale
Una delle prime iniziative di carattere globale in ambito SG stata, nel 2003, la fondazione della
Gridwise Alliance [1]: unorganizzazione che rappresenta tutta la filiera elettrica e comprende
quindi unampia variet di stakeholder (operatori elettrici, regolatori, ricercatori, costruttori, poli-
tici, ecc.). Data la sua capillarit, GridWise Alliance raccoglie unestesa articolazione di prospettive,
ed essendo unorganizzazione basata sul consenso favorisce il raggiungimento di risoluzioni par-
ticolarmente significative.
La missione fondamentale di GridWise Alliance contribuire allo sviluppo di una rete elettrica coe-
rente con un sistema energetico sostenibile. Questa missione si articola nei seguenti obiettivi:
aggregazione; raggiungere unadeguata rappresentativit dei membri rispetto allintera filiera
elettrica e in termini di variet dei soggetti;
collaborazione; partecipare attivamente ad esempio attraverso gruppi di lavoro, supporto di
relazioni con ulteriori stakeholder , promuovere unampia diffusione e la collaborazione con
organizzazioni complementari;
formazione; fornire materiale sulle varie tematiche SG, stabilire e mantenere una leadership
come risorsa sulle SG tramite sforzi di comunicazione, sviluppare criteri di valutazione delle SG
per legislatori, regolatori e media;
1 5 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
policy; influenzare la vision per le SG attraverso adeguate politiche a livello federale, statale e
locale ed influenzare linterpretazione delle agenzie su tali politiche.
GridWise Alliance si inserisce nel pi ampio contesto del GridWise Global Forum, che raduna as-
sociazioni simili di diverse regioni del mondo (ad esempio Smart Grids India, Japan Smart Com-
munity Alliance, Korean Smart Grids Association, Smart Grids Australia, Smart Grids Ireland, Smart
Grids Canada, ecc.)
Lanciato pi recentemente della GridWise Alliance, il progetto internazionale ISGAN (Internatio-
nal Smart Grid Action Network) [2] vede lItalia in prima fila con un impegno concreto sia in fase
di sviluppo del progetto, sia nella sua concettualizzazione e promozione. LISGAN, presentato il 19-
20 luglio 2010 a Washington in occasione del Clean Energy Ministerial (che ha visto riuniti mi-
nistri e stakeholder di oltre 20 Paesi per collaborare su politiche e programmi volti ad accelerare
la transizione a tecnologie per unenergia pulita), basato sul documento di Technology Action
Plan for Smart Grids, approvato nel corso della riunione G8 di Copenaghen nel dicembre 2009.
A Luglio 2010 i governi partecipanti includevano Australia, Belgio, Canada, Cina, Commissione Eu-
ropea, Corea, Francia, Giappone, India, Italia, Messico, Norvegia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti,
Svezia.
Il progetto, che ha come soci promotori i governi di Italia, Stati Uniti e Corea, si propone come un
nuovo Implementing Agreement in ambito IEA (Agenzia Internazionale per lEnergia), finalizzato
a supportare unefficace cooperazione internazionale nella promozione, sviluppo e implementa-
zione delle SG, e facilitare la condivisione di conoscenze, lassistenza tecnica, i processi di valuta-
zione e, ove opportuno, il coordinamento dei progetti. Si prevede che il lancio ufficiale delliniziativa
sia annunciato nel corso del secondo Clean Energy Ministerial di Abu Dhabi nellaprile del 2011.
ISGAN intende sponsorizzare attivit sulle SG nelle seguenti cinque aree:
aspetti politici, regolatori e finanziari;
politiche di standardizzazione;
ricerca, sviluppo e dimostrazione di tecnologie pre-competitive;
conoscenze e competenze;
coinvolgimento degli utenti e utilizzatori delle SG a tutti i livelli.
Nella sua prima fase di sviluppo, il progetto prevede i quattro filoni di attivit descritti di seguito:
la realizzazione di un inventario internazionale delle iniziative di SG, con lobiettivo di riunire in
un portale, con accessibilit differenziata per tipologie di utenti: informazioni sui programmi,
le iniziative, le politiche di incentivazione, i business case, gli esempi virtuosi di regolazione
che favoriscano lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie di SG;
la raccolta e lanalisi di casi di studio di particolare interesse nellimplementazione delle tecno-
logie di SG, finalizzate alla comprensione dellinfluenza dei diversi contesti (strutturale, regola-
torio, ambientale, legislativo, ecc.) e delle iniziative di stakeholder (operatori di rete, costruttori
elettromeccanici ed elettronici, operatori energetici, ecc.) sul successo o sul fallimento di ini-
ziative di deployment delle tecnologie di SG;
la messa a punto di metodologie e strumenti per la quantificazione dei costi e dei benefici del-
limplementazione delle tecnologie avanzate di rete in diversi contesti; in particolare, a partire
1 5 9
Realizzazioni in corso
dagli scenari di sviluppo dei sistemi energetici ed elettrici messi a punto dallIEA si intende svi-
luppare, validare e applicare strumenti atti alla valutazione dei costi di applicazione delle tec-
nologie SG e del loro costo in unottica multi-criterio (costi economici e finanziari, ambientali,
sociali, ecc.);
la stesura di materiale esplicativo e divulgativo sullimpatto delle SG, dedicato allinformazione
e alla sensibilizzazione dei decisori dei diversi Paesi (politici, amministratori, regolatori, impren-
ditori, consumatori) sui potenziali vantaggi dellapplicazione delle tecnologie SG nei diversi am-
biti di responsabilit.
In riferimento alla riduzione dellimpatto ambientale dovuto allo sfruttamento delle fonti energe-
tiche, nel marzo 2009 stato fondato il Major Economies Forum on Energy and Climate (MEF) [3].
Esso include 17 tra le maggiori potenze economiche a livello globale: Australia, Brasile, Canada,
Cina, Unione Europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea, Messico, Rus-
sia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti.
Obiettivo del MEF promuovere iniziative concrete e collaborazioni atte a incoraggiare lo sfrut-
tamento di fonti di energia rinnovabili e, conseguentemente, la riduzione delle emissioni di gas
serra. Degno di nota il fatto che esso ha indicato le SG come una delle dieci aree tecnologi-
che prioritarie su cui i partner del progetto sono chiamati a collaborare nellottica di favorire la
migrazione verso uneconomia pi sostenibile. Unanalisi approfondita delle possibili barriere allo
sviluppo delle SG, cos come individuate da questo gruppo di lavoro, stata presentata nel pa-
ragrafo 1.4.4.
Passando invece alle iniziative nazionali al di fuori dellEuropa, possibile osservare come il pano-
rama dei progetti ad oggi esistenti risulti molto diversificato, in special modo in ragione del diverso
livello di evoluzione tecnologica dei vari sistemi elettrici, dei vari livelli di liberalizzazione dei mer-
cati e delle diverse realt socio-energetiche.
K 5.2.1 Iniziative in America del Nord
Il Nord America una delle aree pi attive a livello mondiale per quanto concerne il numero di ini-
ziative con oggetto le SG. I motivi di una cos fervida operosit in tale ambito sono da ricercarsi
sia nel buon livello di sviluppo tecnologico che caratterizza i Paesi del Nord America, sia nelle mar-
cate esigenze prestazionali necessarie ai loro sistemi elettrici, al fine di garantire laffidabilit della
fornitura rispetto ai crescenti fabbisogni energetici.
Pi in dettaglio, si segnala in Canada (Ontario) una significativa attivit relativa alle SG, promossa
dallOntario Energy Board (OEB) [4], che gi in fase di attuazione e costituisce un buon esem-
pio di smart grid city.
Le proiezioni sullimplementazione delle infrastrutture SG allinterno del sistema elettrico del Ca-
nada indicano lo stanziamento di 238 miliardi di CAD (dollari canadesi) entro il 2030. Sono inoltre
gi stati allocati 200 milioni di CAD per i prossimi cinque anni per la dimostrazione di tecnologie
promettenti per le SG.
Il contesto pi interessante, dove molte societ/governi si sono attivati nel settore delle SG, si-
curamente per quello degli Stati Uniti, anche grazie, come risaputo, allallocazione di 4,5 miliardi
1 6 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
di dollari per la modernizzazione della rete elettrica forniti dallAmerican Recovery and Reinve-
stment Act, e agli ulteriori 7,25 miliardi di dollari di prestiti per progetti sulle infrastrutture di tra-
smissione. I programmi Smart Grid Investment Grant hanno poi allocato 3,3 miliardi di dollari per
una rapida integrazione di tecnologie consolidate nelle attuali infrastrutture di rete.
Nel settore delle SG, grande importanza ha avuto sicuramente ladozione, nelle legislazioni dei
diversi Stati, dei Renewable Portfolio Standards che richiedono la produzione di energia da
fonti rinnovabili, e il lavoro svolto dalle agenzie federali e statali per lidentificazione delle Com-
petitive Renewable Energy Zones in regioni ad alta densit di rinnovabili. Molte iniziative di
sperimentazione, dimostrazione e deployment di contatori elettronici sono attualmente in corso
(la Figura 5.1 ne illustra la numerosit). Infine, il governo statunitense ha recentemente ma-
nifestato il proprio interesse per iniziative legate al Demand Response.
Figura 5.1 Rappresentazione delle iniziative in corso nel settore delle Smart Grid negli Stati Uniti (AMI: Ad-
vanced Metering Infrastructure; AMR: Automatic Meter Reading)
K 5.2.2 Iniziative in America Latina
LAmerica Latina presenta sistemi elettrici meno evoluti rispetto allAmerica del Nord, ma non per
questo levoluzione verso le SG meno interessante o meno utile; vi si hanno infatti forti esigenze
di sostegno delle economie emergenti, con tassi di sviluppo molto superiori a quelli dei Paesi gi
fortemente industrializzati, piuttosto che esigenze di minimizzazione dei costi per la manutenzione
dei sistemi elettrici, in Paesi le cui condizioni economiche non sono cos solide da poter suppor-
tare un forte (costoso) sviluppo delle reti. Per rispondere a tali esigenze stato creato il forum per-
manente Latin American Smart Grid Forum.
La maggior parte dei progetti sulle SG sono progetti pilota di smart metering con particolare at-
tenzione alla riduzione delle perdite non tecniche denergia. Di particolare importanza la recente
iniziativa ONU-CEPAL (Commissione Economica per lAmerica Latina ed i Carabi) che ha lanciato,
grazie al contributo della Cooperazione Italiana e al supporto tecnico di RSE Milano, un survey
regionale sulle SG. La prima fase del progetto si conclusa con la conferenza regionale sulle SG
1 6 1
Realizzazioni in corso
in America Latina, che si tenuta a Santiago del Cile il 12 e 13 ottobre 2010, nella quale sono stati
considerati come casi di test il Cile, lUruguay e il Brasile. Lo studio proseguir su altri Paesi del
Centro America e dei Caraibi nel corso del 2011 e porter alla definizione di un grande progetto
pilota, per dimostrare anche nel contesto latino americano la valenza tecnica, economica e am-
bientale delle reti intelligenti.
Le tecnologie SG sono considerate di potenziale interesse per lAmerica Latina grazie alla rilevanza
dei seguenti aspetti: aumento della domanda denergia a fronte dellinadeguatezza della capacit
di rete; livello significativo di perdite non tecniche denergia; invecchiamento delle strutture di tra-
smissione e distribuzione; maggiori requisiti di affidabilit e qualit dellenergia; limitato sviluppo
di nuove infrastrutture di rete; insufficienza di risorse per sviluppi infrastrutturali; aumento della
pressione per la riduzione di gas serra.
Circa il test bed in fase di sviluppo nel sistema elettrico del Brasile, quattro grosse utility (Eletro-
paulo, Celg, Cemig e Copel) stanno lavorando su progetti pilota di contatori intelligenti.
Il regolatore brasiliano (ANEEL) ha autorizzato il metering elettronico e approvato una risoluzione
che stabilisce le condizioni di utilizzo delle infrastrutture di distribuzione per la comunicazione PLC
(Power Line Carrier), che dovrebbe favorire lo sviluppo di tecnologie SG. Sono in corso anche spe-
rimentazioni in alcune installazioni pilota sempre su aspetti di metering e di tecnologie di comu-
nicazione.
In termini pi generali, va segnalato il progetto Luz para todos [5], un programma nazionale
iniziato nel 2003 allo scopo di portare lenergia elettrica a pi di 10 milioni di persone in con-
testi rurali. Le famiglie non raggiunte dallenergia elettrica erano localizzate prevalentemente
in zone con bassi indici di sviluppo e reddito familiare. Lobiettivo del governo in tale ambito
era di utilizzare lenergia elettrica come vettore di sviluppo economico e sociale di queste co-
munit e, grazie allintroduzione dellelettricit, di poter integrare programmi sociali, come ad
esempio laccesso ai servizi sanitari, allistruzione, allapprovvigionamento idrico, ecc.
Obiettivi simili sono perseguiti dai progetti implementati nel sistema elettrico del Cile, che preve-
dono la creazione di un sistema di smart metering per 65.000 utenti e il lancio di un piano per ren-
dere Santiago una smart city in 20 anni. Lo sviluppo e limplementazione delle SG in Cile in parte
ostacolato dalle condizioni regolatorie e di mercato, che rendono difficile limplementazione di un
business case. Infatti la regolazione non prevede alcun incentivo per la connessione alla rete di
GD, n per impianti alimentati da FER, non favorisce il miglioramento della qualit della fornitura
e, prevedendo la possibilit che gli utilizzatori siano proprietari del contatore, ostacola ladozione
di contatori avanzati.
Infine, circa il terzo test bed considerato nella sopracitata conferenza regionale sulle SG, lUru-
guay presenta un operatore elettrico unico, pubblico e verticalmente integrato: UTE. Le atti-
vit svolte nel settore delle SG sono numerose e articolate, anche se spesso non catalogate
sotto questo nome: infatti, si stanno implementando sviluppi interessanti nel settore dellosser-
vabilit della rete di distribuzione (sviluppo di SCADA avanzati, anche su base GIS), dellauto-
mazione di rete, integrazione di generatori basati su fonti rinnovabili (in particolare eolica) e
automatizzazione della lettura dei contatori finalizzata alla riduzione del livello di perdite non
tecniche.
1 6 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
K 5.2.3 Iniziative in Oceania e in Asia
Relativamente allarea pacifico-asiatica si registra invece un crescente interesse verso le SG, in ra-
gione di una maggiore attenzione verso tecnologie che concorrano a una pi elevata efficienza
energetica e minori emissioni.
Le tecnologie SG hanno creato un notevole interesse di mercato e i governi vi stanno investendo
grossi capitali. Si osservano fondamentalmente due approcci: Corea del Sud, Giappone e Cina
hanno piani di sviluppo di sistemi SG su scala nazionale, mentre Australia, India e Indonesia sono
pi interessate a incrementare lefficienza delle reti esistenti e a programmi su piccola scala.
In particolare, in Australia il governo ha promesso 100 milioni di dollari australiani (AUD) per il pro-
getto dimostrativo commerciale Smart Grid, Smart City [6], primo nel suo genere in tale Paese.
La crescente attenzione dellAustralia per un futuro pi sostenibile sta spingendo lindustria e il go-
verno a supportare ricerche sullo smart metering, sullintegrazione delle rinnovabili e sullaumento
dellefficienza energetica. Linteresse dellindustria sulle applicazioni SG in generale confermato,
ad esempio, dalla costituzione dello SGA (Smart Grid Australia) [6].
Ponendo invece lattenzione alla situazione cinese, si osserva come, data lestensione geografica
e il fabbisogno energetico di tale nazione (la pi rilevante a livello mondiale), linteresse verso le
SG sia motivato soprattutto dallobiettivo di rendere funzionante ed efficiente la rete di trasmis-
sione ad altissima tensione, sia in c.c. (800 kV) che in c.a. (1100 kV): scopo della realizzazione di
tali opere il trasporto delle ingenti quantit di energia dalle centrali idroelettriche centro-occiden-
tali verso i centri di carico situati a grande distanza (prevalentemente nellarea orientale e meri-
dionale). Si segnala come laccezione di SG adottata in Cina, che comporta cio il diretto
coinvolgimento dei sistemi in alta tensione, secondo il modello europeo viene comunemente iden-
tificata con il termine SuperGrid.
Unattenzione particolare viene anche posta alla riduzione dei consumi energetici (obiettivo di-
chiarato del 20% entro fine 2010), a una maggiore efficienza energetica e a un incremento delle
fonti rinnovabili (fino al 15% entro il 2020).
In merito alle iniziative atte a promuovere e implementare le SG allinterno del sistema elettrico
cinese si menzionano la China State Grid Corporation, che ha definito un piano pilota per il 2010
e un ampio sviluppo entro il 2030, la Joint U.S. China Cooperation on Clean Energy (JUCCCE)
[7] e, infine, uniniziativa di cooperazione Germania-Cina per lo sfruttamento delle FER.
Seconda dopo la Cina per estensione e per fabbisogno energetico, lIndia, a fronte della crescente
domanda di energia (12% allanno), ha istituito il piano Power for All [8] che prevede un incre-
mento del 100% delle infrastrutture entro il 2020.
Linteresse nelle tecnologie SG motivato dalla necessit di aumentare lefficienza e diminuire
le perdite di energia. Particolare attenzione inoltre posta dal governo indiano allincremento
della produzione di energia da fonti rinnovabili (solare ed eolico) e allintegrazione di tali im-
pianti nelle SG.
Circa le altre nazioni asiatiche pi industrializzate, in Giappone, nel 2009, il governo ha lanciato
un programma di test per le SG, tramite il quale la federazione delle compagnie elettriche giap-
ponesi intende sviluppare, entro il 2020, una SG che incorpori generazione solare. Per il 2030 si
prevede infatti la possibilit di una penetrazione della generazione da fotovoltaico fino a 53.000
1 6 3
Realizzazioni in corso
MW; ci implica una SG capace di gestire in modo efficiente i flussi energetici determinati da tali
impianti. Il governo giapponese ha inoltre annunciato uniniziativa nazionale di smart metering.
Similmente, in Corea del Sud il governo ha lanciato un programma pilota da 65 milioni di dollari
nellisola di Jeju, che prevede la realizzazione di una SG integrata per 6000 abitazioni, compren-
dente centrali eoliche e quattro linee di distribuzione.
Il governo ha inoltre dichiarato lintenzione di intraprendere un programma dimplementazione
delle SG su scala nazionale entro il 2030, mentre la KEPCO (Korea Electric Power Corporation),
nella direzione anchessa di effettuare una transizione verso le SG, ha annunciato un investimento
di 200 milioni di dollari per i prossimi 10 anni.
Progetti minori si registrano poi anche a Singapore, dove il regolatore Energy Market Authority ha
avviato uniniziativa per un programma pilota rivolto allo smart metering e alla mobilit elettrica;
e in Thailandia, dove allinizio del 2009 la Provincial Electricity Authority, con il supporto governa-
tivo, ha iniziato lapplicazione di contatori intelligenti nel nord del paese.
Una condizione particolare si riscontra invece in Indonesia dove, a causa delle peculiari caratteri-
stiche geografiche del territorio, limplementazione delle SG e delle fonti rinnovabili incontra an-
cora molte barriere; il National Climate Change Council sta tuttavia lavorando per definire opzioni
di riduzione delle emissioni, pur rispondendo alla crescente domanda energetica.
5.3 Il contesto europeo
Nel contesto europeo si ritrova una maggiore affinit al caso italiano, sia per la struttura dei si-
stemi elettrici coinvolti, sia per modalit di organizzazione dei mercati liberalizzati, caratteristiche
che rendono i vari progetti di ricerca pi interessanti, o meglio pi direttamente applicabili al no-
stro scenario nazionale.
Ancora una volta, una presentazione esaustiva delle varie iniziative sarebbe molto impegnativa e
molto onerosa, anche per il lettore; si riporter invece una sintesi ragionata dei progetti pi rile-
vanti o pi vicini al sistema italiano.
La European Energy Research Alliance (EERA) [9] nasce nel 2008 come alleanza europea per la
realizzazione di studi in campo energetico, sottoscritta da dieci dei principali istituti europei di ri-
cerca allo scopo di rinforzare, espandere e ottimizzare le capacit di ricerca in tale settore, attra-
verso la condivisione e lintegrazione di competenze, risorse umane, la messa in comune
dimportanti infrastrutture nazionali di ricerca e la collaborazione su specifici programmi di ricerca,
coniugando finanziamenti nazionali e comunitari.
Ad oggi nel suo comitato esecutivo sono rappresentati 14 istituti di ricerca con il sostegno
della EUA (European University Association) e della EUROHORCs (European Heads of Rese-
arch Councils).
La caratteristica essenziale di EERA quella di essere una grande alleanza di ricerca autofinan-
ziata; i ricercatori che vi partecipano appartengono a istituti ed enti pubblici, i programmi sono
definiti da un comitato autonomo con piani di ricerca e obiettivi precisi. In futuro i fondi propri po-
tranno essere integrati con finanziamenti competitivi sul 7 PQ o su altri programmi nazionali di
ricerca. La partecipazione a livello di programma aperta a tutti i potenziali attori dei Paesi euro-
1 6 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
pei che vogliono contribuire con adeguate risorse e competenze alle attivit di ricerca e sviluppo
nel settore dellenergia.
Nellambito di EERA sono previsti dei Joint Programme (JP), alcuni dei quali gi in corso, inerenti,
oltre che alle SG, anche alla generazione eolica, fotovoltaica, geotermica e solare termodinamica,
nonch alla cattura e immagazzinamento della CO
2
, alle smart city, al nucleare, ecc.
Il Joint research Programme (JP) Smart Grids [10], coordinato da RSE ed ENEA, vede il coinvol-
gimento di 13 istituti di ricerca europei in rappresentanza di 10 differenti Paesi
1
.
Nellintento dei promotori, il JP Smart Grids permetter ai diversi partecipanti di condividere con
altri importanti centri di ricerca utili informazioni e risultati tecnico-scientifici su molti argomenti
innovativi, coinvolgendo ricercatori, competenze e infrastrutture di numerosi Paesi europei. Si ri-
tiene che il training di giovani ricercatori, lo scambio di personale di ricerca e limpiego dinfrastrut-
ture strategiche per la ricerca europea potranno essere alla base del successo delle attivit di
ricerca previste; successo favorito anche dallimpegno preso da tutti i partecipanti al JP Smart
Grids di promuovere e facilitare laccesso ai loro impianti da parte di ricercatori delle altre orga-
nizzazioni coinvolte.
Attualmente il programma di ricerca articolato in quattro sottoprogrammi (SP):
SP1 Network Operation (coordinatore ECN);
SP2 Energy Management (RISOE);
SP3 Control System Interoperability (VITO);
SP4 Electrical Storage Technologies (VTT).
in fase di studio la creazione di un quinto programma dedicato alla trasmissione.
I principali argomenti di ricerca sono stati selezionati in base sia alle reali necessit di ricerca nel
settore delle SG sia alle competenze, agli interessi e alla disponibilit dei partner attualmente pre-
senti nel consorzio. comunque gi previsto che in futuro il JP possa ampliare la gamma delle sue
attivit per rispondere a eventuali richieste da parte di altre organizzazioni attive su questa tema-
tica, in particolare EEGI, per una disponibilit di risorse ancora maggiori rispetto alle attuali (che
superano i 52 anni uomo per anno).
In merito a questultimo punto, va sottolineato che nei mesi scorsi numerose istituzioni europee
(centri di ricerca, universit, ecc.) hanno inviato domanda di adesione al JP Smart Grids e che
quindi vi sono prospettive concrete che il JP possa, nel prossimo futuro, affrontare con un mag-
gior dettaglio tematiche specifiche, che al momento sono soltanto accennate. Va altres precisato
che in linea di principio la partecipazione ai diversi JP EERA libera per tutti gli enti pubblici di ri-
cerca, fatto salvo leffettivo impegno dei nuovi potenziali membri a contribuire con competenze per-
tinenti con le attivit previste e in misura non inferiore a 3-5 anni uomo per anno, in funzione della
tematica e della specificit del contributo previsto.
1
AIT Austrian Institute of Technology; ECN Energy research Centre of the Netherlands; ENEA Agenzia Italiana per le
Nuove Tecnologie, lEnergia e lo Sviluppo Economico Sostenibile; IWES Fraunhofer Institute for Wind Energy and Energy
Systems Technology, DE; JRC-IE EC Joint Research Centre Institute for Energy, NL; LABEIN, ES; LABORELEC, BE; RSE
Ricerca sul Sistema Energetico, IT; RISOE-DTU National Laboratory for Sustainable Energy; SINTEF NO; TUBITAK, TR;
VITO, BE; VTT Technical Research Centre of Finland.
1 6 5
Realizzazioni in corso
2
ENTSO-E, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione dellenergia elettrica, la nuova associazione costituita
su base volontaria, il 19 dicembre 2008, da 42 operatori appartenenti a 34 Paesi europei. Essa sostituisce tutte le precedenti
associazioni del settore (ETSO, UCTE, UKTSOI, NORDEL, ATSOI e BALTSOA). Con lentrata in vigore, il 3 marzo 2011, del
Terzo Pacchetto Energia dellUE, ENTSO-E ha assunto pienamente il ruolo di nuovo organismo dei gestori di rete a livello
comunitario.
3
European Distribution System Operators Association for Smart Grid.
Venendo invece alle iniziative che coinvolgono direttamente i gestori di rete, lEEGI (European
Electricity Grid Initiative) [11] un progetto, promosso da un gruppo di DSO e TSO europei, co-
stituito da un programma di progetti R&D da realizzare su impianti in esercizio.
Il programma, che prevede un costo di circa 2 miliardi di euro, focalizzato sullinnovazione
del sistema elettrico piuttosto che sullinnovazione tecnologica, su un orizzonte temporale al
2018. Tale orizzonte temporale, in funzione della fonte da cui si suppone trarranno origine i
fondi per la R&D, suddivisibile in due fasi: nella prima (2010-2012), liniziativa dovr essere
finanziata utilizzando i fondi pubblici nazionali ed europei esistenti, mentre nella successiva, che
inizier presumibilmente nel 2013, si prevede subentreranno anche nuovi strumenti di finan-
ziamento in tariffa a copertura degli investimenti sostenuti. In ogni caso, il finanziamento del-
liniziativa dovr coprire i costi di R&D e dei progetti dimostrativi che determineranno i requisiti,
le specifiche e le soluzioni innovative necessarie per preparare linstallazione di tali soluzioni in
ampia scala sulla rete europea; non saranno invece compresi i costi dinstallazione sulle reti
elettriche.
Lordine con cui i progetti verranno implementati sar stabilito in accordo a un piano dettagliato;
in particolare, quelli ritenuti prioritari dovranno iniziare nel 2010-2012 e saranno finanziati con un
budget di circa un miliardo di euro.
Le varie attivit del programma sono organizzate secondo una matrice di livelli funzionali, la cui
realizzazione pratica avverr attraverso progetti di dimostrazione locale e di ricerca. Nel dettaglio,
i livelli previsti dallEEGI sono:
nuove tecnologie di generazione;
rete intelligente di trasmissione paneuropea;
rete intelligente di distribuzione e processi;
integrazione intelligente (rinnovabili, GD, veicolo elettrico, accumulo, ecc.);
gestione intelligente dellenergia;
utenti intelligenti.
Come indicato nelle Figure 5.2, 5.3 e 5.4, le attivit possono essere raggruppate in tre principali
categorie: 14 progetti funzionali guidati da TSO per la rete di trasmissione, 5 progetti trasversali
che impegnano sia TSO che DSO, 12 progetti che impegnano DSO su tematiche di distribuzione.
La condivisione del know-how che emerger dallo sviluppo dei progetti, tra i partecipanti allini-
ziativa e gli altri operatori di rete che non partecipano direttamente ai progetti, sar organizzata
e garantita dalle associazioni degli operatori ENTSO-E
2
e EDSO-SG
3
.
1 6 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Figura 5.2 Progetti funzionali sulla rete di trasmissione
Figura 5.3 Progetti funzionali di coordinamento tra le reti di distribuzione e trasmissione
1 6 7
Realizzazioni in corso
Ulteriore progetto che coinvolge attivamente i gestori di rete europei il R&D Plan di ENTSO-E [12]
che interessa, in particolare, ben 42 TSO appartenenti a 34 Paesi diversi.
La prima edizione dellENTSO-E R&D Plan, pubblicata nel marzo 2010, ha definito le attivit che i
gestori di rete europei intendono sviluppare nei prossimi 5 anni, al fine di rendere la rete di tra-
smissione europea adatta al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilit fissati dalla Commissione
Europea per il 2020.
Rivisto con cadenza biennale, il piano instaura un dialogo tra i TSO europei, i rispettivi regolatori,
gli stati membri dellUnione e la Commissione Europea sulle priorit da perseguire nel campo della
ricerca, in linea con lo Strategic Energy Technology Plan (SET Plan) dellUnione Europea. In tale
contesto, ENTSO-E eserciter il coordinamento a livello europeo di tutti i temi di Ricerca e Sviluppo
di interesse per i TSO, gestendo progetti innovativi che vanno dalla pianificazione allesercizio del
sistema elettrico, dallo sviluppo tecnologico allapertura dei mercati dellenergia.
Limplementazione del Piano di Ricerca e Sviluppo di ENTSO-E implica una nuova forma di colla-
borazione fra i gestori di rete che superi, anche nella struttura e nellorganizzazione, le forme at-
tuali di cooperazione basate su progetti di ricerca individuali, raramente partecipati da un numero
significativo di TSO e solo parzialmente finanziati dallUnione Europea.
La missione che ENTSO-E intende perseguire grazie ai risultati delle attivit di Ricerca e Sviluppo
previste nel piano pu essere schematizzata nei seguenti punti:
identificare larchitettura innovativa della rete di trasmissione europea che consenta di avere
un mix low carbon di generazione gi nel 2020;
quantificare le reali potenzialit della tecnologia attualmente disponibile;
dotarsi di strumenti di simulazione avanzati, sia delle reti che dei comportamenti dei mercati,
in grado di analizzare le opportunit dei mercati stessi e riprogettarli, se necessario, a benefi-
cio sia degli operatori delle reti di trasmissione che dei consumatori finali.
Figura 5.4 Progetti funzionali sulla rete di distribuzione
1 6 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
ENTSO-E ha classificato, nelle quattro macro-aree tematiche riportate nel seguito, i settori per la
Ricerca e Sviluppo ove occorre investire in innovazione per cogliere le opportunit dellintegrazione
europea:
architettura della rete pan-europea; nuovi approcci per lo sviluppo della rete pan-europea e
nuove tecnologie per la connessione di reti off-shore;
tecnologia applicata ai sistemi elettrici; tecnologia, a costi accessibili, in grado di rendere il si-
stema di trasmissione pi evoluto e di cogliere le opportunit derivanti dalle SG;
gestione e controllo della rete; sicurezza nellesercizio delle interconnessioni;
regole di mercato; metodologie e strumenti di simulazione dei mercati che consentano lo svi-
luppo del mercato unico europeo dellenergia elettrica.
K 5.3.1 Progetti finanziati dalla Commissione Europea
La Commissione Europea ha un ruolo centrale nella promozione delle attivit di ricerca e di spe-
rimentazione: uno dei principali driver di sviluppo in tale direzione infatti rappresentato dai fi-
nanziamenti che essa bandisce verso progetti di ricerca internazionali.
Nel seguito si riporta una breve sintesi dei principali progetti che, usufruendo del contributo fornito
dalla Commissione Europea, si occupano di ricerca e sviluppo nellambito delle SG. Degno di nota
il fatto che essi si approcciano in modo capillare alle differenti problematiche connesse alle SG,
promuovendo unintegrale evoluzione del sistema elettrico attuale verso tale paradigma.
Come dettagliato nei capitoli precedenti, uno dei principali driver che motiva lesigenza di uno svi-
luppo delle reti elettriche associato alla crescente penetrazione di GD sulle reti a tensione mi-
nore. Tale sviluppo porta alla necessit di rivedere la struttura e le logiche di regolazione e controllo
di un sistema, appunto la rete di distribuzione, concepita per connettere solo utenze passive, ossia
per gestire flussi unidirezionali; nel nuovo contesto emergono una serie di criticit che le SG do-
vranno risolvere.
A conferma di quanto affermato, si sottolinea come un nutrito numero di progetti sia indirizzato
allo studio delle possibili modalit di integrazione delle fonti rinnovabili nelle reti europee di distri-
buzione in media tensione. Uno di questi DISPOWER (Distributed Generation with High Pene-
tration of Renewable Energy Sources) [13], che, iniziato nel gennaio 2002 e terminato a fine 2005,
si focalizzato sullelaborazione di strategie e strumenti per la stabilit della rete e per i sistemi
di controllo. DISPOWER, con un budget di circa 16,9 milioni di euro (di cui 9,5 finanziati dalla
Commissione Europea) ha posto particolare attenzione alla preparazione di standard di sicurezza
e qualit per le reti con forte penetrazione di GD, nonch alla realizzazione di indagini sullottimiz-
zazione della qualit e sui requisiti relativi a inverter decentralizzati e sistemi di generazione. La
valutazione dellimpatto sugli utenti derivante dallimplementazione allinterno delle reti ICT, la ge-
stione del carico e dei mercati energetici, lo sviluppo di strumenti di progettazione e pianificazione
per lintegrazione affidabile ed economicamente efficiente della GD nelle reti regionali e locali,
sono stati ulteriori temi trattati dal progetto in questione.
Le sue attivit hanno poi compreso lo studio, la simulazione e limplementazione hardware di ap-
positi algoritmi di controllo per la GD, la creazione di un sistema informativo basato su internet per
la comunicazione, la gestione e limplementazione di un mercato dellenergia, oltre a unindagine
1 6 9
Realizzazioni in corso
sugli aspetti contrattuali e tariffari relativi sempre al mercato energetico e ai servizi ausiliari. In-
fine stata valutata la possibilit di ottimizzare/adattare delle test facility al fine di renderle mag-
giormente idonee alla sperimentazione di componenti relativi alla GD, a sistemi di controllo e a
strumenti di pianificazione e progettazione.
Sempre rivolto allindividuazione degli attuali limiti e alla promozione della penetrazione di GD al-
linterno del sistema elettrico, e anchesso recentemente terminato (novembre 2004-giugno 2009),
il progetto EU-DEEP (The birth of a EUropean Distributed EnErgy Partnership) [14] ha studiato in
dettaglio le condizioni che abilitano i diversi soggetti del settore elettro-energetico ad affrontare
la crescente domanda di GD.
Dapprima stata identificata la hosting capacity attuale del sistema e le condizioni che possono
permetterne un incremento a costi accettabili. Successivamente, unanalisi economica della GD ha
mostrato che essa pu fornire un significativo valore aggiunto al sistema, a condizione che essa
rispetti i vincoli del sistema e che contribuisca in modo efficiente alla copertura dei consumi nelle
situazioni pi critiche (al picco).
Utilizzando tre modelli ampiamente testati in campo, il progetto, che ha avuto complessivamente
un budget di 26,1 milioni di euro (di cui 15 forniti dalla Commissione Europea), ha quindi identi-
ficato quale percorso intraprendere per unintegrazione efficace e sostenibile della GD nei sistemi
elettrici attuali.
Sempre rivolto allintegrazione della GD allinterno del sistema elettrico di distribuzione e caratte-
rizzato dallo sviluppo di un modello aggregato di gestione della GD, cio il cosiddetto Virtual Power
Plant (VPP), il progetto FENIX (Flexible Electricity Networks to Integrate the eXpected Energy
Evolution) [15]. Iniziato nel settembre del 2005 e terminato nellottobre del 2009, ha avuto un fi-
nanziamento da parte della Commissione Europea di 7,8 milioni di euro su 14,8 milioni di costo
complessivo.
Come ampiamente dettagliato nei capitoli precedenti, con laumentare della penetrazione della
GD allinterno delle reti di distribuzione attuali gli operatori del sistema di distribuzione si trovano
a dover rivedere le modalit con cui operare la loro rete al fine di venire incontro al carattere at-
tivo assunto da questultima.
Il progetto FENIX mira a ovviare alla difficolt di gestione, da parte del DSO, della GD su base in-
dividuale; problematica dovuta al fatto che essa risulta tipicamente troppo numerosa per permet-
terne in modo semplice una conduzione efficace e integrata: il concetto di VPP, aggregando le
unit di GD, pu rispondere a tali criticit.
Il progetto si posto lobiettivo di concettualizzare, progettare e sperimentare unarchitettura tec-
nica e un contesto commerciale e regolatorio che favoriscano lintegrazione della GD. In partico-
lare, stato sviluppato e testato un VPP che abiliti laggregazione tecnica e commerciale su larga
scala delle unit di generazione diffuse sul territorio.
Lattivit ha quindi permesso lo sviluppo di un VPP che si adatti al sistema europeo, di unarchi-
tettura IC scalabile e gerarchicamente flessibile, di nuovi componenti hardware e applicativi soft-
ware atti a realizzare il VPP, e di un contesto commerciale e regolatorio capace di consentire
lintegrazione dei VPP nei sistemi elettrici del futuro. stata inoltre portata a termine unanalisi
costi-benefici relativa ai VPP e sono state realizzate due dimostrazioni allinterno di reti reali (in Spa-
1 7 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
gna e nel Regno Unito) integrate da dimostrazioni e simulazioni di laboratorio atte a provare la fat-
tibilit dei VPP sviluppati nel progetto.
Alcuni progetti si sono poi dedicati a fonti rinnovabili specifiche, ovviamente le pi impattanti in
termini di penetrazione attuale nel parco di produzione o di interesse prospettico, fra questi il pro-
getto META PV [16], si dedicato alla risorsa fotovoltaica, mentre il progetto TWENTIES [17], ha
posto la propria attenzione sulla tecnologia eolica.
Il progetto Meta PV (Metamorphosis of power distribution: system services from photovoltaics,
costo 9,4 milioni di euro, 5,5 finanziati dallUE), iniziato nellottobre 2009 e con termine a marzo
2014, intende fornire le basi scientifiche per trasformare il fotovoltaico da sorgente energetica va-
riabile e problematica a supporto attivo per una rete pi intelligente.
Nel contesto di una preoccupazione crescente in relazione alla capacit della rete di sopportare la
penetrazione su ampia scala delle FER, il progetto META PV si propone come primo passo verso
una maggiore integrazione del fotovoltaico nei sistemi elettrici. Liniziativa ha lobiettivo di dimo-
strare, a livello sia tecnico che economico, come lincremento del fotovoltaico, qualora dotato di
sistemi di controllo avanzati, possa essere fonte di maggiore stabilit per il sistema.
Il progetto ha previsto una sperimentazione in due siti: unarea residenziale urbana di 128 abita-
zioni con 4 kW ciascuna e una zona industriale di 31 sistemi fotovoltaici con 200 kW nella provin-
cia di Limburg (Belgio).
TWENTIES (Transmission system operation with large penetration of Wind and other renewable
Electricity sources in Networks by means of innovative Tools and Integrated Energy Solutions), tra-
mite lo sfruttamento di ingenti finanziamenti (56,8 milioni di euro, di cui 31,8 provenienti dalla
Commissione Europea), si propone invece lattuazione di sei progetti dimostrativi, volti al supera-
mento delle barriere che attualmente frenano la diffusione dellenergia eolica.
Lattivit, iniziata recentemente (aprile 2010), con conclusione prevista nel marzo 2013, mira a mo-
strare i benefici derivanti dallimpiego di nuove tecnologie abbinate ad approcci innovativi di ge-
stione del sistema. La scalabilit delle soluzioni sar verificata analizzando limpatto dei risultati su
dimensione europea; saranno inoltre tracciate delle roadmap per la replicabilit, con benefici sia
per la rete di trasmissione pan-europea che per il mercato elettrico fino al 2014.
AlpEnergy [54] (luglio 2008 - settembre 2011) un progetto di ricerca europeo (in particolare un
progetto INTERREG di cooperazione territoriale) che vede lItalia in rilievo, sia per partecipazione
che per interessi di potenziale applicazione. Tale progetto prevede analisi e modeling, progetta-
zione e sviluppo, dimostrazioni e test, e trasferimento di nuovi sistemi di interfaccia verso la rete
elettrica in sei aree dello spazio alpino: la regione Allgu in Baviera (Germania), la Provincia di Man-
tova (Italia), la Provincia di Belluno (Italia), la Regione Autonoma Valle d'Aosta (Italia), l'area mon-
tuosa di Belledonne nella regione Rhne-Alpes (Francia) e la regione Gorenjske (Slovenia). Fra i
partner scientifici si ritrova lIstituto ALARI, Advanced Learning and Research Institute, dell'Uni-
versit della Svizzera italiana (USI), lInstitut National Polytechnique di Grenoble e il Politecnico di
Milano. In particolare, il progetto si concentra sugli aspetti tecnici ed economici per introdurre un
efficiente modello operativo che ha come scopo la standardizzazione delle tecnologie e delle pro-
cedure. Fra le finalit ci si propone di fornire nuove conoscenze e opportunit commerciali per i
cittadini e per le imprese, sostenendo in tal modo la competitivit imprenditoriale del territorio e
rendendo lo spazio alpino una vetrina per le altre zone montane.
1 7 1
Realizzazioni in corso
I progetti appena elencati sono caratterizzati dal coinvolgimento del sistema di distribuzione in
media tensione e, in alcuni casi, di bassa tensione; proseguendo il cammino verso lutente dome-
stico finale si pu identificare una seconda macro-categoria di attivit di ricerca, quella inerente
lambiente casa (home), gli elettrodomestici ad essa afferenti, le unit di micro-generazione, i si-
stemi di accumulo; tutti apparati che devono, appunto, essere integrati, ottimizzati da un punto
di vista energetico, ma anche coordinati fra loro e opportunamente interfacciati al sistema, ri-
spetto alle esigenze della rete elettrica e alle opportunit che verranno offerte dal mercato del-
lenergia.
Il progetto Smart-A (Smart domestic appliances in sustainable energy systems) [18] ha valutato,
dal 2007 al 2009, la possibilit di differimento dei prelievi realizzati dagli elettrodomestici e come
tale pratica possa essere integrata con una generazione sostenibile, sia a livello locale sia a livello
generale. Il progetto ha quindi sviluppato strategie su come gli elettrodomestici intelligenti pos-
sano contribuire alla gestione del carico in sistemi che includano significative frazioni di genera-
zione intermittente, quale la solare e leolica.
stata condotta unanalisi delle possibili variazioni operative attuabili sugli elettrodomestici, delle
caratteristiche della generazione locale (rinnovabile e/o cogenerazione) e dei requisiti di gestione
del carico in reti elettriche pi ampie; stato stimato il valore economico degli elettrodomestici in-
telligenti in sistemi elettrici soggetti a particolari criticit; stata valutata dettagliatamente la loro
accettabilit da parte dei consumatori; stata studiata lutilizzabilit, in tali contesti, delle tecno-
logie di controllo e degli standard di comunicazione disponibili.
Il progetto, dal budget di 1,4 milioni di euro (0,7 messi a disposizione dalla Commissione Euro-
pea), stato svolto in collaborazione con i costruttori di elettrodomestici e le utility elettriche; i ri-
sultati sono stati discussi con esperti in casi di studio regionali in alcuni Paesi europei.
Date le modeste dimensioni, da un punto di vista del peso energetico delle varie utenze, natu-
rale pensare a funzioni di aggregazione che coordino i singoli gestori locali delle utenze smart; se-
condo tale prospettiva il progetto Beywatch (Building energy watcher) [19] intende sviluppare
una soluzione energy-aware e user-centric in grado di fornire il monitoraggio, il controllo intelli-
gente e il bilanciamento della domanda a livello residenziale e di quartiere.
Liniziativa, con principio nel dicembre 2008 e termine nel maggio 2011, si concentra in special
modo sulla progettazione di elettrodomestici a ultra-basso consumo; sullimplementazione di me-
todi, tecniche e servizi per ridurre, tramite un controllo intelligente dei dispositivi elettrici, i con-
sumi; sulla generazione di acqua calda ed elettricit da fonti rinnovabili a livello residenziale. Essa
inoltre affronta lelaborazione di piani economici e le relative applicazioni per incoraggiare contratti
favorevoli tra utenti e fornitori e promuove lincremento di consapevolezza degli utenti, in relazione
alla riduzione delle emissioni di CO
2
su tutta la filiera energetica (generazione, trasporto, distribu-
zione, fornitura).
La gestione delle utenze finali porta in evidenza il ruolo delle soluzioni di misura dellenergia, fun-
zione che deve avvenire (soprattutto per queste tipologie di utenze) secondo soluzioni capillari, af-
fidabili, ma anche economiche; in tale direzione, con un budget di poco inferiore a Beywatch (3,7
milioni di euro contro i 5,1 del precedente), DEHEMS (Digital Environment Home Energy Manage-
ment System, giugno 2008-novembre 2010) [20], nellottica di studiare soluzioni tecnologiche che
migliorino lefficienza energetica domestica, volto a sviluppare e testare un sistema di gestione
1 7 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
energetica domestica utilizzando dei living labs in cinque citt europee. Il progetto si propone di
ampliare lattuale stato dellarte dei contatori intelligenti, cercando di andare oltre il semplice mo-
nitoraggio dei consumi energetici, verso un modello di performance energetica che guardi anche
alle modalit con cui sono effettuati i consumi. Ad esempio, sfruttata la possibilit di ottenere
dati in tempo reale, combinando luso di sensori per il monitoraggio delle perdite termiche nelle
abitazioni, delle prestazioni degli elettrodomestici e delle modalit di utilizzo dellenergia; tecno-
logia abilitante per elaborare nuove politiche energetiche e favorire la transizione verso una mag-
giore generazione e distribuzione locale dellenergia.
Focalizzandosi invece sul problema della misura, conseguente alla mancanza di uno standard di
riferimento e di una definizione delle funzioni che i meter dovrebbero svolgere, si cita uno dei pro-
getti su cui vi oggi grande attenzione e grandi aspettative: OPEN METER (Open Public Exten-
ded Network metering) [21]. Tuttora in corso (gennaio 2009-giugno 2011), esso intende
specificare un set di standard pubblici e aperti per lAMI (Advanced Metering Infrastructure), a fa-
vore di pi servizi (elettricit, gas, ecc.) e basati sullaccordo degli attori pi rilevanti in ogni area.
Obiettivo lo sviluppo di un metering e di strumenti di controllo intelligenti, interoperabili e inte-
grati in un sistema AMI connesso a una molteplicit di sistemi di controllo e applicazioni.
Lo studio si propone di fornire una selezione e una comprensione comune per lutilizzo degli stan-
dard di open communication disponibili e adeguati per lAMI; di proporre raccomandazioni per
modifiche o estensioni degli standard esistenti di comunicazione di dati adottati dalle organizza-
zioni di standardizzazione; di colmare le lacune di conoscenze, allo scopo di avere definizioni e spe-
cifiche dei nuovi standard di comunicazione e tecnologie per quei canali di comunicazione e/o
nuove tecnologie ove gli standard non esistono ancora o non sono adeguati per lAMI; di iniziare
e supportare il processo di standardizzazione dei nuovi set di standard per lAMI.
Il progetto ha un budget di 4 milioni di euro, 2,5 dei quali forniti come contributo dalla Commis-
sione Europea.
Tornando pi propriamente alle reti elettriche, le nuove tecnologie ad oggi disponibili portano a
valutare la possibilit, in certi contesti dinteresse, di esercire una piccola porzione del sistema in
isola, ossia di creare un sottosistema autonomo, disconnesso dalla rete principale.
MORE MICROGRIDS (Advanced Architectures and Control Concepts for More Microgrids) [22], ini-
ziato nel 2006 e conclusosi nel 2009, con un budget di circa 8 milioni di euro, di cui 4,7 finanziati
dalla Comunit Europea, il progetto nato proprio con lobiettivo di aumentare la penetrazione
della micro-generazione nelle reti elettriche, sfruttando le tecniche di controllo e regolazione (ten-
sione, frequenza), anche in un esercizio in isola.
I principali risultati ottenuti riguardano:
linvestigazione di nuove micro-fonti, controller di accumulo e carico per unefficiente operati-
vit delle microgrid;
il miglioramento e lintegrazione di nuove tecniche di controllo locali e centrali;
la standardizzazione di protocolli e hardware tecnici e commerciali;
la dimostrazione dei controller locali e degli algoritmi di controllo con prove in microgrid reali;
lintegrazione tecnica e commerciali di multi-microgrid;
lo studio dellimpatto sulloperativit del sistema elettrico;
lo studio dellimpatto sullo sviluppo delle infrastrutture di rete.
1 7 3
Realizzazioni in corso
La sfida a cui i progetti relativi alle microgrid devono rispondere quella relativa, ancora una volta,
al rispetto del bilancio energetico (istantaneo) di una forma di energia difficilmente immagazzina-
bile, come lenergia elettrica. Tale problematica generale, ovvero di interesse sia oggi, per leser-
cizio delle microgrid, sia in prospettiva, per la gestione efficiente delle reti di distribuzione.
Si evidenzia quindi un fortissimo interesse verso i sistemi di accumulo che consentono di superare
le difficolt tecniche ed economiche per lintroduzione su ampia scala delle fonti energetiche di-
stribuite. Tuttavia, per varie ragioni, gli operatori del sistema elettrico mostrano una certa inerzia
allintroduzione di detti sistemi.
Il progetto GROW-DERS (Grid Reliability and Operability with Distributed Generation using flexi-
ble Storage) [23] propone sistemi di accumulo trasportabili e flessibili, grazie ai recenti sviluppi nel-
lelettronica di potenza.
Questo progetto dimostrativo vuole rendere evidente la fattibilit tecnica ed economica di tali si-
stemi, considerando quattro siti ove sperimentare e valutare tre diverse tipologie di accumulatori.
Il progetto iniziato nel settembre del 2008 e si concluso nellagosto del 2010, basandosi su un
budget di 3,2 milioni di euro, di cui 1,3 finanziati dalla Comunit Europea.
Tornando a una visione generale del concetto di SG, nei paragrafi precedenti si pi volte sotto-
lineato come tale paradigma viva nel matrimonio fra le tecnologie elettriche e quelle del mondo
ICT, mondo che viene a coprire un ruolo cardinale.
Il progetto SEESGEN-ICT (Supporting Energy Efficiency in Smart GENeration grids through ICT)
[24] un network tematico, integrato dalla partecipazione di 25 soggetti da 16 Paesi europei re-
lativamente alle soluzioni ICT in ambito SG e GD.
I principali risultati attesi spaziano da:
lidentificazione e la valutazione di tecnologie ICT a supporto dellefficienza energetica nelle
SG del futuro;
la definizione di una roadmap degli sviluppi necessari in ambito ICT;
lidentificazione di barriere e soluzioni relativamente ad uno sfruttamento efficace di ICT;
lidentificazione delle best practice per lutilizzo di ICT e di opportuni business model;
la definizione di raccomandazioni relativamente a politiche rivolte a un ampio ed efficace im-
piego di ICT;
la definizione dei requisiti e delle test facility esistenti per la validazione di ICT.
Il progetto ha avuto inizio nel giugno del 2006 e si concluso nel maggio del 2011.
Sullo stesso filone del precedente, il progetto OpenNode (Open Architecture for Secondary Nodes
of the Electricity SmartGrid) [25] si concentra sulle parti interne della rete di distribuzione, in par-
ticolare intende eseguire attivit di ricerca e sviluppo su:
un nodo di sottostazione secondaria (SSN), visto come componente di controllo essenziale per
la futura rete intelligente di distribuzione;
un middleware per accoppiare il SSN con i sistemi delle utility per loperativit della rete e delle
utility;
unarchitettura di comunicazione modulare basata su protocolli di comunicazione standardiz-
zati per garantire la flessibilit richiesta dalla diversificazione degli stakeholder e per fare fronte
ai sistemi embedded massicciamente distribuiti nella rete di distribuzione.
1 7 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Le attivit saranno guidate da unanalisi iniziale dei requisiti e dalla definizione dellarchitettura glo-
bale e delle interfacce, insieme a una descrizione dettagliata dei casi di utilizzo rivolti alle dimo-
strazioni tecniche con due prototipi funzionali di un SSN.
Il progetto iniziato nel 2010 e finir a giugno 2013, con un budget complessivo di 5,3 milioni di
euro, di cui 2,8 finanziati dalla Comunit Europea.
Tutte le tematiche citate dai progetti precedenti devono, in realt, essere gestite contemporanea-
mente, ossia le implicazioni associate alla gestione di una SG spaziano dalle problematiche rela-
tive alle unit di generazione, al metering, alle soluzioni di accumulo, alla gestione della rete di
distribuzione.
In tale ottica, il progetto ADDRESS (Active Distribution network with full integration of Demand
and distributed Energy RESourceS) [26] si propone di studiare, sviluppare e validare soluzioni che
abilitino lActive Demand (AD) e ne sfruttino i benefici. Rispetto a tale obiettivo il progetto ha ri-
chiesto la definizione di un modello di gestione del sistema elettrico, modello articolato che copre
molte delle aree sopra menzionate.
Nel dettaglio il progetto intende:
sviluppare soluzioni tecniche ai livelli sia di sistema sia di utente;
identificare le possibili barriere che compromettono lo sviluppo dellAD e quindi proporre rac-
comandazioni e soluzioni per rimuovere queste barriere, considerando gli aspetti economici, re-
golatori, sociali e culturali;
identificare i potenziali benefici dellAD per i vari soggetti coinvolti nel sistema elettrico;
sviluppare opportuni meccanismi di mercato e contrattuali per la gestione dei nuovi scenari;
studiare misure di accompagnamento riguardo gli aspetti sociali, culturali e comportamentali.
Le soluzioni proposte saranno validate in tre siti di test (scelti in Spagna, Italia, Francia) con di-
verse caratteristiche geografiche, demografiche e infrastrutturali.
Il progetto ha avuto inizio nel giugno del 2008 e si concluder nel maggio del 2012, le aspetta-
tive sono importanti, sia in ragione dei partecipanti (numerosi e di rilievo) sia per il budget a di-
sposizione: 16 milioni di euro, 9 dei quali finanziati dalla Comunit Europea.
Sullo sfondo di questa visione generale dei progetti finanziati dallUE il mondo politico acquisisce
un ruolo di tutta evidenza; in generale, per i decision maker, rispetto ai quali palese limportanza
di avere una chiara definizione delle SG, del loro compito, dei costi associati allo sviluppo, dei be-
nefici per il sistema complessivo.
Il progetto SUSPLAN (PLANning for SUStainability) [27] intende sviluppare linee guida per i sog-
getti con responsabilit decisionali a livello politico, infrastrutturale e di rete e per i distributori di
energia a livello regionale ed europeo. Queste linee guida, definite sulla base di studi di scenario
regionali e trans-regionali, consistono in strategie, raccomandazioni e benchmarking, per una in-
tegrazione efficiente delle fonti rinnovabili nelle infrastrutture future con un orizzonte temporale
2030-2050 e con particolare enfasi sullarmonizzazione paneuropea.
Fra i principali obiettivi:
sviluppare e valutare scenari legati allintegrazione delle rinnovabili nelle reti elettriche ai livelli
regionali e trans-regionali;
1 7 5
Realizzazioni in corso
analizzare i risultati degli scenari per lidentificazione della via ottimale per lintegrazione delle
rinnovabili ai livelli regionali e trans-regionali, nellottica di contribuire alla sicurezza della for-
nitura e alla competitivit industriale;
stabilire un toolbox avanzato per supportare gli scenari di integrazione delle rinnovabili;
stabilire strategie di implementazione per i soggetti con responsabilit decisionali;
disseminare i risultati ai soggetti con responsabilit decisionali, ai politici e agli operatori elettrici.
Il progetto iniziato nel settembre del 2008 e si concluder nellagosto del 2011, basandosi su un
budget di 4,8 milioni di euro.
Lo sviluppo verso le SG comporta anche lesigenza di una standardizzazione dei prodotti e della
condivisione delle specifiche; il Network of Excellence DER-LAB (Network of DER Laboratories and
Pre-Standardisation) [28], a supporto dellintegrazione delle rinnovabili e delle DER (Distributed
Energy Resources), intende sviluppare requisiti comuni, standard internazionali, criteri di qualit
e proporre procedure di test e certificazione, relativamente alla sicurezza, operativit e comuni-
cazione tra i componenti DER e il sistema.
Il Network DER-LAB intende rafforzare il mercato interno europeo, proteggere gli interessi euro-
pei a livello internazionale di standardizzazione e proporsi quindi come un attore a livello mondiale
in questo campo.
Il network raggruppa organizzazioni per lo sviluppo di procedure di certificazione per i compo-
nenti DER, agisce come piattaforma di scambio di conoscenze tra gli istituti europei e altri gruppi
e combina le strutture di ricerca e sperimentazione di elevata qualit.
Sono svolte attivit dintegrazione tra i vari soggetti, di ricerca (pre-standardizzazione per le DER,
procedure di test e certificazione, database dei laboratori e delle potenzialit di test, realizzazioni
dimostrative di strutture di test) e di diffusione (disseminazione, training, ecc.) verso lesterno del
consorzio.
Il progetto ha avuto inizio nel novembre 2005 e si concluder nellottobre 2011, con un budget di
4,1 milioni di euro, di cui 3,1 finanziati dalla Comunit Europea.
Infine, guardando al mondo della ricerca, sia accademica che dei centri di ricerca, il progetto
DERRI (Distributed Energy Resources Research Infrastructure) [29] sinserisce nellambito di DER-
LAB, per potenziare il network di laboratori da esso creato, rendendolo uninfrastruttura integrata
messa a disposizione della ricerca europea. Ogni gruppo interessato a progetti di ricerca sulle DER
(Distributed Energy Resources) pu presentare richiesta al consorzio DERRI descrivendo gli obiet-
tivi, le strutture necessarie per lo svolgimento delle attivit e i risultati attesi. In caso di accetta-
zione della richiesta, si pu accedere alle infrastrutture messe a disposizione dal consorzio
usufruendo del supporto economico della Commissione Europea.
Pi in particolare, il progetto DERRI intende sostenere:
laccessibilit a una rete di laboratori europei operanti nellambito delle DER;
un programma di tre attivit di ricerca comuni (facility test per le SG, metodi di caratterizza-
zione e test di componenti per le DER, ambienti di simulazioni in tempo reale);
un programma di attivit di networking finalizzate a rafforzare il coinvolgimento con ricerca-
tori, operatori, responsabili pubblici e societ civile.
1 7 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il progetto beneficia di un budget di 6,8 milioni di euro, 5,2 dei quali finanziati dalla Comunit Eu-
ropea. Esso ha quindi a disposizione un finanziamento importante volto, fra gennaio 2009 e ago-
sto 2013, a spingere il mondo della ricerca applicata a sperimentare le varie soluzioni di
produzione, regolazione, controllo, accumulo; tutte componenti che avranno un ruolo cardine nelle
SG del prossimo futuro.
K 5.3.2 Progetti finanziati a livello nazionale
Si registrano infine numerosissime iniziative finanziate a livello nazionale (di un singolo Paese o di
un gruppo di nazioni), iniziative accomunate dalla ricerca verso un uso pi efficiente delle risorse
e delle infrastrutture.
Al fine di darne una classificazione razionale si riporta nel seguito una breve sintesi dei principali
progetti, suddivisi per nazione proponente.
Iniziando dalla penisola iberica, il progetto portoghese MOBI-E [30], promosso dal governo por-
toghese per agevolare la diffusione del veicolo elettrico, coinvolge 21 citt, con lobiettivo di in-
stallare 320 stazioni di ricarica entro la fine del 2010 e di avere a disposizione 1.300 stazioni entro
la fine del 2011. Il progetto condotto da EDP (Energias de Portugal) e da un consorzio di societ
e centri di ricerca portoghesi.
Sempre realizzata da EDP in Portogallo INOV-GRID [31]: una prima dimostrazione pilota che mira
a connettere con contatori intelligenti 50.000 utenti entro la fine del 2010. Il profilo tipico degli
utenti considerati di tipo rurale e urbano in diverse parti del Paese, senza escludere anche utenti
imprenditoriali.
Questi contatori intelligenti intendono implementare un elevato livello dinterazione tra lutente fi-
nale e gli operatori del sistema elettrico, abilitando il cliente a una molteplicit di funzioni, quali
ad esempio la conoscenza in tempo reale del proprio livello di consumo energetico. Il nuovo si-
stema telemetrico inoltre dotato di funzioni di gestione delle unit di microgenerazione.
In Spagna, invece, IBERDROLA sta conducendo il progetto PRIME (PoweRline Intelligent Metering
Evolution) [32], atto a sviluppare uninfrastruttura AMI per la gestione automatica dei contatori
(ampiamente discussa, sotto il profilo tecnico, al Capitolo 4). Vari soggetti industriali si sono uniti
al progetto per lanciare unarchitettura di telecomunicazioni pubblica, aperta e non-proprietaria,
in grado di supportare le funzionalit di gestione automatica dei contatori. Essa basata sullap-
plicazione OFDM (Orthogonal Frequency-Division Multiplexing), i cui vantaggi sono gi stati dimo-
strati in campo su vari segmenti della rete a bassa tensione.
Sempre nel contesto spagnolo, Malaga Smartcity [33] di ENDESA intende sviluppare un modello
di gestione energetica per le citt, con lobiettivo di aumentare lefficienza energetica, ridurre le
emissioni di CO
2
e promuovere limpiego di fonti rinnovabili. Il progetto svolto a Malaga e be-
neficer 300 utenti industriali, 900 fornitori di servizi e 11.000 utenti domestici.
Il progetto orientato allintegrazione delle fonti rinnovabili, nellottica di un equilibrio ottimale
tra la domanda e la fornitura, tramite linstallazione di pannelli fotovoltaici su edifici pubblici, lim-
piego di microgenerazione in alcuni hotel e linstallazione di sistemi microeolici. Sono previsti
anche lutilizzo di batterie per laccumulo di energia, il dispiego di una flotta di veicoli elettrici e
linstallazione di stazioni per la ricarica. Non da ultimo, il progetto intende fare in modo che
1 7 7
Realizzazioni in corso
lutente finale assuma un ruolo attivo nel sistema elettrico: tutti gli utilizzatori sono quindi dotati
di contatori intelligenti ed prevista linstallazione di sistemi avanzati di telecomunicazione e di
controllo remoto.
Allinterno di questo progetto, ENDESA ha il ruolo di coordinatore delle societ (Enel Distribuzione,
Acciona, IBM, Sadiel, Ormazbal, Neo Metrics, Isotrol, Telvent, Ingeteam e ENEL Greenpower),
delle universit e dei centri di ricerca nazionali e regionali coinvolti.
Il costo del progetto di 31 milioni di euro, in parte finanziato da ERDF (European Regional De-
velopment Fund) con il supporto della Junta de Andalucia e del Centro per lo Sviluppo Industriale
e Tecnologico del Ministero della Scienza e dellInnovazione.
ENDESA ha iniziato anche limplementazione di una soluzione innovativa di AMM (Automatic Meter
Management) per gestire oltre 13 milioni di utenti sulla propria rete di bassa tensione. Il comple-
tamento del processo di sostituzione dei contatori previsto nel 2015; questo progetto, denomi-
nato Meters and More (e gi affrontato nel Capitolo 4) [34], svolto in collaborazione con ENEL
Distribuzione, fornir allora un sistema AMM che consentir di soddisfare i vincoli regolatori spa-
gnoli ed europei e favorir limplementazione delle SG. Liniziativa prevede anche linstallazione di
140.000 concentratori, ossia degli elementi (della rete di comunicazione) intermedi tra i contatori
e il sistema centrale.
Tale soluzione rappresenta di fatto una nuova generazione del Telegestore di ENEL Distribuzione,
progettata per soddisfare le esigenze di ENDESA e dotata di un innovativo protocollo PLC aperto
(chiamato Meters and More). Per gestire e promuovere lapertura delle specifiche di Meters and
More e per contribuire proattivamente al processo di standardizzazione promosso dalla Commis-
sione Europea, ENEL Distribuzione e ENDESA hanno creato unassociazione no profit, con base a
Bruxelles, che include gi alcune societ leader a livello mondiale. previsto che tutte le societ
interessate possano partecipare alliniziativa.
Larcipelago britannico invece interessato da una quantit inferiore di iniziative, seppur di note-
vole interesse. In Irlanda, attraverso il progetto Wind Demonstration, ESB (Electricity Supply
Board) intende infatti esplorare le metodologie di controllo della tensione, attraverso la regolazione
della potenza reattiva per centrali eoliche connesse alla rete di distribuzione; utilizzare regolatori
di tensione per limitare le sovratensioni; studiare possibili sviluppi delle stazioni di trasformazione
per centrali eoliche. Liniziativa Connected Home/Empowering Customer Choice si pone invece
lobiettivo di valutare le potenzialit delle tecnologie di smart metering in relazione ad una varia-
zione misurabile delle abitudini dei consumatori. Sono presi in considerazione 6.400 utenti per un
periodo temporale di un anno.
Nel Regno Unito, il Progetto LENS (Long-Term Electricity Network Scenarios) [35], gi trattato nei
capitoli 2 e 3, ha inteso sviluppare cinque scenari di sviluppo della rete elettrica al 2050, in rela-
zione a tre principali orientamenti (la preoccupazione ambientale, la governance istituzionale e
la partecipazione attiva dellutente) di seguito elencati:
Trasmissione e Distribuzione; con riguardo soprattutto ai TSO (Transmission System Operators)
si delinea uno sviluppo strutturale e gestionale della rete anche in relazione alla crescente do-
manda ed allapplicazione della generazione da fonti rinnovabili;
ESCO (Energy Service COmpanies); previsto che le ESCO siano coinvolte negli sviluppi della
rete, visti dal lato dellutente;
1 7 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
DSO (Distribution System Operators); si immagina che i DSO assumano maggiori responsabilit
nella gestione del sistema in relazione anche alla gestione della generazione e della domanda,
alla sicurezza e qualit della fornitura, allaffidabilit del sistema e allincremento della GD;
Microgrid; nelle microreti, al centro dellattivit della rete elettrica posto lutente, il quale as-
sume maggiori responsabilit nella gestione della propria fornitura e domanda. In questo con-
testo gli MSO (Microgrid System Operators) hanno il ruolo di abilitare lutente al
raggiungimento, con le nuove tecnologie, di tale obiettivo;
Reti multi-purpose: si ipotizza che le societ elettriche, a tutti i livelli, rispondano alle politi-
che emergenti e alle richieste del mercato. I TSO hanno quindi un ruolo centrale nello sviluppo
e nella gestione della rete, ma vi anche coinvolgimento pi significativo delle societ di di-
stribuzione. La rete elettrica pensata con caratteristiche di diversit negli sviluppi e negli ap-
procci gestionali.
Il Rapporto Finale del progetto stato pubblicato a novembre 2008. comunque previsto che lini-
ziativa continui con regolari aggiornamenti del Rapporto.
Un altro importante progetto britannico denominato FLEXNET [36]: esso si propone di studiare
gli sviluppi tecnologici, economici, di mercato e di accettabilit sociale della rete elettrica che pos-
sono assicurare unadeguata flessibilit per loperativit del sistema. Il progetto intende confron-
tarsi con le problematiche della rete elettrica, in relazione al perseguimento di un sistema
energetico low carbon.
Gli obiettivi sono articolati su due scale temporali, definite da aspetti di politica energetica:
obiettivi al 2020: in relazione al Low-Carbon Transition Programme del Governo Britannico,
che si propone di connettere alla rete 35 GW da fonti rinnovabili (pari al 40% della capacit
del Paese), il progetto intende definire limpatto della generazione intermittente sulla pianifi-
cazione ed operativit del sistema e studiare le strategie di connessione di grandi unit di ge-
nerazione eolica offshore tramite HVDC;
obiettivi al 2050: il progetto intende studiare la pianificazione e loperativit di una rete che
possa rispondere allobiettivo (definito dal Climate Change Committee) di una riduzione
dell80% delle emissioni di CO
2
(al 2050) e di una produzione elettrica a emissione zero (al
2030). Lipotesi condivisa che il sistema dovr invertire le logiche attuali, orientandosi verso
modalit quali il carico che segue la generazione e non viceversa, implicando una parteci-
pazione dellutente e un controllo attivo di rete decisamente complessi.
Il regolatore inglese (Ofgem) finanzia altres progetti dimostrativi di tecnologie innovative di rete;
alla fine del 2010 stato annunciato il finanziamento a quattro importanti progetti:
CE ELECTRIC, Customer-led network revolution (26,8 M)
Il progetto intende studiare come le smart technologies, combinate con una modificazione
degli abitudini degli utenti, possano ridurre i costi associati alle tecnologie low carbon. Il pro-
getto si basa sul dispiegamento di contatori intelligenti da parte di British Gas e su prodotti low
carbon, quali i pannelli solari e le pompe di calore;
UK POWER NETWORKS, Low carbon London a learning journey (2,3 M)
Si tratta di uniniziativa smart city a Londra che esplorer come usare al meglio le nuove tec-
nologie e la active network management. Ulteriore finalit capire come, quando e perch gli
utenti usano lenergia e come tale processo pu essere condizionato;
1 7 9
Realizzazioni in corso
CENTRAL NETWORK, Low carbon hub (2,8 M)
Il progetto studia come aumentare la quantit di generazione elettrica (soprattutto eolica) che
pu essere connessa alla rete, monitorando la velocit del vento, la produzione dei generatori
e le condizioni della rete.
WESTERN POWER DISTRIBUTION, Low voltage Network Templates for a low-carbon future
(7,8 M)
Il progetto esamina gli effetti sulla rete delle tecnologie low carbon.
Dal punto di vista del coinvolgimento degli utenti da segnalare, sempre in ambito britannico, il
progetto EDRP (Energy Demand Research Project) [37], una sperimentazione su larga scala per
capire le reazioni degli utenti al miglioramento delle informazioni circa i loro consumi sul lungo ter-
mine. Il progetto, terminato nel 2010, ha preso in considerazione varie metodologie: contatori in-
telligenti, dispositivi con visualizzazione in tempo reale del consumo energetico in termini monetari
(sterline), fatturazione pi accurata e frequente, informazioni sullefficienza energetica e coinvol-
gimento della comunit. Il progetto ha coinvolto 50.000 abitazioni e quattro societ elettriche a
partire dal 2007.
Va segnalato infine che OFGEM ha approvato un finanziamento di 318 M per aiutare le societ
di trasmissione nella connessione alla rete nazionale di sei progetti di energia rinnovabile.
Tornando allEuropa continentale, obiettivo del progetto danese CELL CONTROLLER contribuire
ad adattare il sistema elettrico della Danimarca ai futuri requisiti delle SG, aumentando lestensione
dei sistemi di controllo e monitoraggio, per garantire un bilanciamento tra la generazione ed il con-
sumo. Lidea base del progetto , in prima battuta, suddividere il sistema in aree virtuali, in cui le
reti siano autonome in termini di controllo (celle) e, in secondo luogo, sviluppare e implementare
sistemi avanzati di controllo e monitoraggio in grado di monitorare ciascuna di esse; in situazioni
estreme, si prospetta poi la possibilit di assumere il controllo delle unit individuali di ciascuna
cella (interruttori, trasformatori, impianti cogenerativi, ecc.).
La citt di Amsterdam e il suo operatore di rete (Alliander) stanno implementando una serie di pro-
grammi pilota sulle tecnologie SG.
Tra di essi, risulta dinteresse il progetto ASC (Amsterdam Smart City) [38], che comprende quat-
tro sezioni: sustainable living, sustainable working, sustainable municipality e sustainable tran-
sport. Si prevedono linstallazione di contatori intelligenti in circa 1.300 abitazioni e la promozione
di iniziative per favorire il cambio di abitudini. Saranno installate tecnologie per il risparmio ener-
getico in un grosso edificio di uffici (torre ITO). Analoghi interventi sono previsti per tutti gli edi-
fici comunali. Il progetto prevede inoltre linstallazione di 73 connessioni shore-power nel porto
di Amsterdam e di 100 stazioni di ricarica per veicoli elettrici.
Sempre orientato verso i contatori intelligenti, il progetto LINKY [39] di ERDF, il DSO francese.
Liniziativa prospetta linstallazione di 200.000 contatori nellarea urbana di Lione e 100.000 con-
tatori in unarea rurale nei pressi di Tours. Il progetto mira a replicarsi su scala nazionale con la
sostituzione di 35 milioni di contatori.
ERDF intende implementare funzioni innovative SG basate su queste infrastrutture di metering, con
lobiettivo di migliorare le prestazioni della rete di distribuzione e di facilitare il demand side ma-
nagement.
1 8 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Decisamente pi strutturata, rispetto a quella francese, invece lofferta di iniziative rivolte alle
SG in Germania, anche grazie allimpegno diretto del ministero tedesco dellEconomia e della Tec-
nologia che sta coordinando limplementazione di una serie di progetti denominati E-Energy [40].
Obiettivo primario la creazione di regioni modello che dimostrino tutte le potenzialit dellICT.
Si tratta di sei progetti coordinati, ciascuno dei quali atto a perseguire un approccio di sistema in-
tegrale che copra tutte le attivit economiche con rilevanza energetica sia a livello tecnico, che di
mercato.
I finanziamenti ai progetti derivano per 40 milioni di euro dal Ministero federale per lEconomia e
la Tecnologia e per 20 milioni di euro dal Ministero federale per lAmbiente. Tenendo inoltre conto
dei capitali investiti dalle societ partecipanti, si arriva a un totale di 140 milioni di euro.
I progetti che costituiscono E-Energy sono descritti nel seguito.
eTELLIGENCE (Intelligence for Energy, market and power grids regione modello di Cuxha-
ven) [41] unisce produttori, consumatori e operatori in un mercato energetico innovativo, allo
scopo di allineare i consumi elettrici delle varie tipologie di utenti alla generazione con fonti di-
stribuite. Il progetto pone attenzione a tre separati livelli: mercato, infrastrutture ICT e tecno-
logia. Il mercato elettrico regionale combina la fornitura e la domanda degli stakeholder
individuali, linfrastruttura ICT collega i componenti individuali sia in campo sia a livello di pro-
cesso, e a livello tecnologico sono sviluppati dei meccanismi di gestione intelligente per linte-
grazione ottimale degli stakeholder nel sistema globale, pur tenendo conto delle loro
caratteristiche ed esigenze individuali.
La regione modello dove applicato il progetto E-DEMA (Development and demonstration of
decentralised integrated energy systems on the way towards the E-Energy marketplace of the
future regione modello di Rhein-Rhur) [42] comprende aree urbane e rurali con due diverse
reti di distribuzione ed caratterizzata da una densit della fornitura molto eterogenea. Ci
pone alcune problematiche tecniche, superate tramite limplementazione di uninfrastruttura
ICT intelligente. Il progetto si fonda sulla diffusione di contatori intelligenti per promuovere lef-
ficienza energetica in abitazioni integrate (nuovo ICT gateway). Liniziativa si focalizza inol-
tre sullo sviluppo di un sistema di controllo dei consumi, sulla raccolta e fornitura in tempo
reale dei dati di consumo e, infine, sullottimizzazione della gestione della rete in reti di distri-
buzioni decentrate.
MeRegio (Minimum Emissions Regions regione modello di Baden-Wurttemberg) [43] intende di-
mostrare la possibilit di una generazione con emissioni minime, combinando adeguatamente la
gestione energetica con ICT innovativa e ponendo particolare attenzione alla mobilit elettrica.
Una parte importante del progetto riguarda lo sviluppo di un certificato per regione a emissioni
minime. Liniziativa intende inoltre definire raccomandazioni e misure per il miglioramento del-
lefficienza energetica. Sono gi stati installati 2000 contatori intelligenti con lobiettivo di svilup-
pare una gestione energetica che aiuti a controllare e regolare i carichi e gli impianti decentrati.
Il progetto MANNHEIM MODEL CITY (citt modello di Mannheim nella regione di
Rhein-Neckar) [44] riguarda una conurbazione con una significativa presenza di fonti rinnova-
bili e decentralizzate. Si tratta di un progetto dimostrativo su larga scala, condotto a Mannheim
e Dresda, con lo scopo di dimostrarne lestendibilit ad altre regioni. In questa attivit sin-
tende applicare nuove metodologie per migliorare lefficienza energetica, la qualit della rete
1 8 1
Realizzazioni in corso
e lintegrazione delle fonti rinnovabili e decentrate nella rete urbana di distribuzione. Il progetto
intende inoltre sviluppare un approccio intersettoriale (che coinvolge elettricit, riscaldamento,
gas e acqua) per interconnettere i componenti con uninfrastruttura broadband powerline.
Il progetto RegModHarz (Regenerative Model region of Harz) [45] invece applicato alla re-
gione modello di Harz e prevede lo sfruttamento di unampia variet di fonti rinnovabili unita-
mente alla possibilit di un completo controllo di generazione, accumulo e consumi, tale da
rendere possibile la previsione e lottimizzazione dellutilizzo delle fonti energetiche.
Una parte importante del progetto lintegrazione della mobilit elettrica nella rete. I veicoli
elettrici sono predisposti con uninterfaccia bidirezionale in modo che siano abilitati anche ad
alimentare la rete. Inoltre, usando i veicoli come unit di accumulo, il progetto intende esplo-
rare le possibilit di gestione del carico.
SMART WATTS (Increasing the self-regulating ability of the energy system by using the smart
kilowatt-hour and the Internet of Energy regione modello di Aachen) [46] intende svilup-
pare nuovi approcci al mercato energetico, agli aspetti gestionali, alle metodologie di misura e
analisi dei consumi e ai sistemi di fatturazione. I clienti dotati di uno smart kilowatt-hour pos-
sono vedere dove stata prodotta lenergia, come stata trasportata ed i costi correnti.
Il progetto definisce linternet dellenergia a tre livelli: di sistema (comunicazione tra sistemi di
controllo, generazione e consumo); di business (gli stakeholder pianificano, controllano, mo-
nitorano, e ottimizzano luso efficiente degli impianti e delle condizioni contrattuali in relazione
al loro ruolo sul mercato); di informazione (collegamento tra i due livelli precedenti e possibi-
lit di comunicazione in tempo reale degli stakeholder tra loro e col sistema).
Un altro Paese molto attivo sul piano dei progetti orientati verso limplementazione delle SG allin-
terno del sistema elettrico attuale lAustria. In particolare, il progetto DG DemoNet (Active di-
stribution network operation with a high share of distributed generation) [47] mira a massimizzare
lintegrazione, nella rete di distribuzione, delle unit di GD, senza dovere rinforzare la rete stessa.
Nei progetti precursori del DG DemoNet, DG DemoNet-Concept e BAVIS, erano state sviluppate
ipotesi di controllo di tensione per reti MT con unelevata presenza di GD. Tale sviluppo era stato
svolto in ambienti di simulazione numerica. Punto di forza del progetto attuale il fatto che i ri-
sultati ottenuti sono implementati in sezioni reali di rete.
Il progetto austriaco ISOLVES:PSSA-M (Innovative Solutions to Optimise Low Voltage Electricity
Systems: Power Snap-Shot Analysis by Meters) si propone di sviluppare le condizioni tecniche ne-
cessarie per abilitare la connessione alle reti di bassa tensione di un numero elevato di impianti
di GD. In questo contesto il progetto intende mettere a punto metodi innovativi di analisi basati
sullutilizzo di contatori intelligenti, allo scopo di fornire lo stato della rete nelle sezioni pi rilevanti.
Il metodo proposto si basa su letture simultanee che interessano la condizione dellintera rete in
bassa tensione. Lanalisi delle letture eseguite in un centinaio di reti BT appartenenti a contesti ur-
bani e rurali consentir di implementare, per la prima volta in reti a tal livello di tensione, un ap-
proccio di tipo SG.
Sempre in Austria, il progetto emporA (E-Mobile Power Austria) [48] riunisce settori dellindustria
automobilistica, della tecnologia delle infrastrutture e del mondo energetico nel contesto della
mobilit elettrica.
1 8 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
In relazione alle SG, esso si prefigge di realizzare una previsione e una stima online della GD e
della richiesta energetica delle auto elettriche, di effettuare il controllo della generazione e della ri-
carica delle auto per il mantenimento del bilancio di potenza, nonch il rispetto dei profili di ten-
sione. Esso mira inoltre a sviluppare, per i sistemi DMS esistenti, lapplicazione di controlli avanzati
della tensione di distribuzione, oltre che a definire linterfaccia verso i DSO delle colonnine di rica-
rica pubbliche e private e la struttura concettuale dei sistemi di automazione per le auto elettriche
situate in ambiti ad elevata concentrazione (ad esempio in parcheggi).
Infine, a met strada tra iniziative europee e nazionali, la Smart Grid D-A-CH Cooperation [49] rap-
presenta uno sforzo coordinato nellambito dello sviluppo di prodotti ICT, di procedure e servizi per
la riduzione dei costi dellenergia, dellaumento della sicurezza della fornitura e della salvaguardia
del clima.
Liniziativa si focalizza sullo scambio di esperienze derivanti da progetti pilota nei Paesi D-A-CH
(Germania, Austria, Svizzera) e in particolare si propone i seguenti obiettivi:
cooperazione tecnologica fra i tre Paesi per sviluppare e testare strategie dimplementazione
delle SG;
scambio di conoscenze e coordinamento delle politiche tecnologiche nazionali;
collaborazione per sviluppare soluzioni su questioni trasversali quali interoperabilit, standard,
sicurezza, aspetti legali, modelli di business, ecc.;
coordinamento di attivit pubbliche per aumentare laccettabilit da parte degli utilizzatori e in-
coraggiare il trasferimento tecnologico.
K 5.3.3 Il panorama italiano
Ultimo in questa presentazione dei progetti nazionali si riporta il contesto italiano, dedicandovi, con
ovvie motivazioni, unattenzione maggiore.
Caratteristica peculiare di tale contesto la presenza della Ricerca di Sistema (RdS) [50], finan-
ziata dal Ministero dello Sviluppo Economico attraverso accordi di programma con i principali cen-
tri di ricerca nazionali (con particolare riferimento a RSE e, per alcuni aspetti ENEA e CNR),
finanziamenti che portano a un ampio programma di ricerca applicata sulle SG, con uno stanzia-
mento di circa 40 milioni di euro allanno per il triennio 2009-2011.
Obiettivo principale dei progetti RdS sulle SG la messa a disposizione dei diversi attori del sistema
elettrico nazionale (utilizzatori domestici e industriali, distributori, gestore della Rete di Trasmis-
sione Nazionale, produttori, regolatore) di studi, strumenti, metodi e dati, che favoriscano lo svi-
luppo del sistema secondo criteri di economicit, sicurezza e sostenibilit ambientale.
In primo luogo occorre consentire una gestione ottimizzata del sistema elettrico attuale, la cui
struttura era stata concepita nella seconda met del secolo scorso in una visione di sistema ver-
ticalmente integrato. Con lattuale apertura del mercato elettrico la rete pu subire situazioni di
pesante congestione e ridotta disponibilit di capacit di trasporto, spesso legate al suo insuffi-
ciente sviluppo strutturale, allinvecchiamento della sua componentistica e alla vulnerabilit dei si-
stemi di controllo e comunicazione, a fronte di possibili eventi naturali o attacchi intenzionali.
In secondo luogo occorre disporre di strumenti che permettano di pianificare levoluzione del si-
stema elettrico migliorandone la governance, orientandone le scelte di sviluppo ed utilizzando al
meglio le leve di governo per perseguire gli obiettivi di economicit, sicurezza, funzionalit e so-
1 8 3
Realizzazioni in corso
stenibilit, considerando non solamente la rete italiana ma anche gli indispensabili collegamenti
con il resto dellEuropa, con i Balcani e con i Paesi della costa Sud del Mediterraneo. La progres-
siva liberalizzazione del mercato elettrico richiede altres una pi precisa caratterizzazione del pro-
dotto e una attenta attivit regolatoria, per conciliare le misure di sempre maggiore attenzione ai
costi di processo dei distributori con lesigenza di garantire un livello adeguato di qualit della for-
nitura agli utilizzatori. Ogni schema regolatorio deve fondarsi su dati tecnici robusti e affidabili e
sulla disponibilit di tecnologie innovative.
Infine, occorre tenere presente lo sviluppo sempre pi veloce delle tecnologie di GD e le reti di di-
stribuzione attive. SG e GD sono due aspetti strettamente correlati, come gi visto al Capitolo 3,
in quanto la rapida diffusione della GD rappresenta la principale motivazione alla base dello svi-
luppo delle reti attive.
I fondamenti delle linee di ricerca attualmente operative riguardano dunque, ad ampio spettro, la
sicurezza delle infrastrutture elettriche attuali, gli scenari di sviluppo del sistema elettrico italiano
e delle sue interconnessioni con i Paesi europei e mediterranei e le necessarie azioni regolatorie
per garantire il mantenimento di un adeguato livello di qualit della fornitura.
Pi in dettaglio, gli obiettivi dei progetti RdS sulle SG sono i seguenti:
lo studio, la sperimentazione e la validazione in laboratorio e in campo di metodi e strumenti
per la gestione ottimizzata del sistema elettrico attuale, dal punto di vista della durata di vita
dei suoi componenti principali, considerando la vulnerabilit di altre infrastrutture critiche come
quelle di comunicazione e controllo a fronte di rischi derivanti da attacchi deliberati alle infra-
strutture informatiche, e pi generalmente a fronte di situazioni critiche;
lo sviluppo di strumenti per supportare il miglioramento della governance del sistema elettrico
nazionale nel perseguire obiettivi di economicit, sicurezza, funzionalit e sostenibilit;
lo sviluppo di metodologie e strumenti che supportino le interconnessioni fra il sistema elettrico
italiano e quello europeo, attivit che comprender anche una valutazione dei costi (inclusi i
costi esterni di natura ambientale) e dei benefici di specifici progetti di interconnessione (sulla
base anche dellanalisi del potenziale delle diverse tecnologie di produzione nei Paesi confi-
nanti), la caratterizzazione e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per il potenziamento delle in-
terconnessioni sia di tipo aereo che sotterraneo o sottomarino;
la messa a disposizione agli organi di regolazione degli strumenti e delle informazioni neces-
sarie per arrivare alla definizione di possibili schemi regolatori della qualit del servizio elettrico,
condivisi con gli utilizzatori e i distributori, e fondati su dati tecnici robusti e affidabili e sullim-
piego di tecnologie innovative;
il supporto a MSE e a AEEG per le iniziative internazionali che disciplinano la realizzazione di
SG, con particolare riferimento alle iniziative della Comunit Europea;
lo studio di nuove misure per incrementare la quantit di GD nelle reti di distribuzione, quali,
ad esempio, la possibilit di regolare la potenza immessa dai generatori o il prelievo dei cari-
chi (le cosiddette risorse attive);
lo studio e la sperimentazione di funzioni di controllo e dispacciamento delle risorse attive sulla
base delle specifiche esigenze dei distributori e dei clienti;
lo studio e la sperimentazione di tecnologie specifiche per la realizzazione delle SG (sistemi di
comunicazione, sensoristica innovativa, sistemi di potenza);
1 8 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
lo sviluppo e la sperimentazione di strumenti software per valutare limpatto della GD sui costi
di rete e sullaffidabilit di esercizio;
la valutazione di nuove modalit di esercizio della rete in presenza di risorse attive;
la valutazione degli effetti della GD sulla qualit del servizio della rete;
lo studio e la specifica di sistemi di misura di energia di nuova generazione (smart meter), in
grado di fornire agli utenti nuove funzionalit per un uso pi efficiente ed economico dellener-
gia elettrica;
la sperimentazione di sistemi innovativi di GD, adatti allintegrazione nelle future reti di distri-
buzione attive, ovvero verifica funzionale, in termini di prestazioni e affidabilit, di cogenera-
tori e trigeneratori basati su microturbine, motori a combustione interna ed esterna, alimentati
con differenti tipologie di combustibili;
la caratterizzazione e il confronto di tecnologie di accumulo elettrico innovative e del loro im-
piego nelle reti attive, con la finalit di stimarne limpatto sulla rete;
la verifica della potenzialit di sistemi prototipali di accumulo, mediante sperimentazione di
lungo termine;
la definizione dello stato di maturit delle nuove tecnologie fotovoltaiche a film e verifica della
convenienza di utilizzo attraverso il confronto con la tecnologia basata sul silicio policristallino
e sul silicio ad alta efficienza;
la promozione dello sviluppo delle risorse energetiche rinnovabili integrate con interventi di ef-
ficienza energetica (ad esempio impiego della cogenerazione ad alto rendimento), attraverso
attivit dimostrative a carattere innovativo presso realt che presentano un forte coinvolgi-
mento delle comunit locali e che possano essere esempi virtuosi replicabili.
Il secondo risvolto delle Ricerca di Sistema nel settore delle SG riguarda progetti a finanziamento
parziale (fino al 50%) di dimostratori di media scala di tecnologie avanzate di rete. Il primo bando
di ricerca, conclusosi a met del 2010, ha portato allassegnazione di circa 25 milioni di euro. Sem-
pre nellambito delle attivit promosse dal Ministero dello Sviluppo Economico sono da segnalare
i progetti POI Energia 2007-2011 dedicati allo sviluppo delle infrastrutture delle Regioni Campa-
nia, Calabria, Sicilia e Puglia. In questo ambito sono stati attribuiti a Enel Distribuzione due pro-
getti, rispettivamente da 77 e 127 milioni di euro, con lobiettivo di realizzare lassetto
infrastrutturale della rete intelligente, realizzare strutture di comunicazione atte alla riduzione del-
limpatto dei guasti di rete sui produttori connessi, al sezionamento remotizzato o automatico di
generatori in condizioni particolari di rete, la realizzazione di sistemi di regolazione avanzata della
tensione in presenza di GD, limplementazione di tecnologie e metodologie per la gestione della
rete di distribuzione in configurazione magliata.
Di particolare rilevanza, anche per il suo aspetto innovativo, la Delibera AEEG ARG/elt 39/10 (In-
centivi alle aziende di distribuzione elettrica per gli investimenti nelle smart grids) [52], gi citata
in altre parti di questo documento, che riconosce un tasso maggiorato di ritorno degli investimenti
ai distributori che presentino progetti pilota sulle reti di distribuzione attive di media tensione
(aventi cio contro-flussi di energia dalla media verso lalta tensione, a causa della presenza con-
sistente di GD), a dimostrazione dellapplicazione di soluzioni innovative di automazione, controllo
e protezione di rete. Il bando conclusosi recentemente ha portato alla selezione di otto progetti,
nelle provincie di Milano, Brescia, Isernia, Roma, Terni, Macerata, Macerata (2) e Aosta, finaliz-
zati alla dimostrazione di tecnologie quali la comunicazione bidirezionale tra utente e distributore,
i sistemi avanzati di supervisione e controllo (SCADA), lautomazione di rete, laccumulo, la rica-
rica di veicoli elettrici, la partecipazione dellutente-produttore alla gestione della rete e allottimiz-
zazione dei flussi energetici
4
.
Tra i recenti progetti di SG, T&D Europe (European Association of the Electricity Transmission and
Distribution Equipment and Services Industry) [51] ha promosso, con lUniversit di Genova, uno
studio che si propone di valutare come le future infrastrutture di Trasmissione e Distribuzione
(T&D) contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi EU 20/20/20. La metodologia sviluppata in-
tende consentire la quantificazione dei possibili benefici ambientali e il miglioramento della qua-
lit dellenergia, conseguenti allapplicazione dei moderni prodotti e sistemi T&D sulle reti elettriche.
Lapproccio si basa sullidentificazione di opportuni indici di performance tecniche da utilizzare per
una classificazione dei benefici apportati dalle misure di miglioramento e potenziamento della rete
e per la definizione di reti test. I risultati saranno quantificati tramite parametri quali lenergia ri-
sparmiata, la quantit di CO
2
non emessa e lincremento della penetrazione delle fonti rinnovabili,
in relazione agli interventi di modernizzazione della rete elettrica.
Anche in Italia lattenzione rispetto allutente domestico notevole: il progetto ENERGY@HOME
[53], che sta coinvolgendo alcuni consumatori selezionati su tutto il territorio italiano, fina-
lizzato allo studio e allo sviluppo di servizi innovativi, basati sulla comunicazione tra gli elettro-
domestici di futura generazione dei produttori coinvolti (Electrolux e Indesit) e linfrastruttura
dei contatori elettronici installata in Italia, il Telegestore Enel. Tale struttura consentir il con-
trollo e la gestione da remoto dei consumi di elettricit, mediante linfrastruttura di telecomu-
nicazioni sulla rete broadband fissa e mobile di Telecom Italia. Scopo del progetto quindi
sviluppare un sistema di gestione in cui gli elettrodomestici intelligenti siano capaci di auto-
gestirsi, regolando i consumi di energia dellintera casa ed evitando cos picchi e sovraccarichi
di rete. Si tratta dunque di un ulteriore passo avanti verso le reti intelligenti, che in futuro con-
sentiranno linvio di informazioni agli elettrodomestici; essi potranno auto-programmarli in
base alla disponibilit e al prezzo dellenergia, entrando in funzione nelle ore non di picco dei
consumi e a minor costo, evitando che il conta tore si stacchi per sovraccarico, bilanciandone
automaticamente il consumo senza compromettere la corretta esecuzione dei cicli. Questo
nuovo sistema, inoltre, sar anche in grado di fornire agli utenti informazioni circa i propri con-
sumi domestici direttamente sul computer, sul cellulare o sul display dellelettrodomestico. Gra-
zie al facile accesso alle informazioni sui consumi e alla possibilit di scaricare programmi
personalizzati nellottica del risparmio energetico, i consumatori potranno cos utilizzare in modo
intelligente gli elettrodomestici, con lobiettivo di rendere sempre pi ef ficiente lintero si-
stema. Nellambito della fase sperimentale, sono state messe a disposizione le migliori e pi in-
novative soluzioni tecnologiche: il sistema Telegestore con applicazioni opportunamente
adeguate per linterazione con linfrastruttura di telecomunicazione, gli elettrodomestici, la piat-
1 8 5
Realizzazioni in corso
4
Il Politecnico di Milano ha svolto la funzione di advisor di sei delle otto iniziative selezionate dallAutorit.
1 8 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
taforma di rete broadband fissa e mobile e la tecnologia wireless Zigbee per lo scambio di in-
formazioni con i prototipi forniti dalle aziende coinvolte leader sul mercato italiano.
Infine si cita il progetto Milano Wi-Power, promosso dal Politecnico di Milano e sviluppato da nu-
merosi partner dal mondo della ricerca e dellindustria; il progetto ha lobiettivo di testare presta-
zioni, affidabilit e applicabilit di diversi sistemi di comunicazione da interporre tra i rel di
protezione di Cabina Primaria e i Dispositivi di Interfaccia dei generatori diffusi sul territorio. Con
lintroduzione di tali sistemi di comunicazione sintende migliorare laffidabilit delle protezioni elet-
triche destinate alla separazione della generazione dalla rete. Il progetto fondato sui riscontri spe-
rimentali ottenuti da test realizzati tramite i dispositivi di trasmissione dati installati in una Cabina
Primaria e in un locale cogeneratore.
Le tecnologie di comunicazione che ci si prefigge di analizzare sono: rete internet, sistema Wi-Fi,
sistema WiMAX, Power Line Carrier (PLC) e fibra ottica.
Per maggiori dettagli circa questultimo progetto si rimanda al Capitolo 6, dov riportata una de-
scrizione puntuale delle sue motivazioni, dei risultati a cui ha portato e degli sviluppi futuri.
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[11] EEGI, http://www.smartgrids.eu/?q=node/170
[12] R&D Plan, https://www.entsoe.eu/resources/consultations/closed-consultations/rd-plan/
[13] DISPOWER, http://www.dispower.org
[14] EU-DEEP, http://www.eu-deep.com
[15] Fenix, http://www.fenix-project.org
[16] Meta PV, http://www.metapv.eu
[17] Twenties, http://www.twenties-project.eu
[18] Smart-A, http://www.smart-a.org
[19] Beywatch, http://www.beywatch.eu
[20] DEHEMS, http://www.dehems.eu
[21] Open Meter, http://www.openmeter.com
[22] More Microgrids, http://www.microgrids.eu
[23] Grow-Ders, http://www.growders.eu
[24] SEESGEN-ICT, http://seesgen-ict.erse-web.it
[25] OpenNode, http://www.opennode.eu
[26] ADDRESS, http://www.addressfp7.org
[27] SUSPLAN, http://www.susplan.eu/
[28] Network of Excellence DER-LAB, http://www.derlab.eu
[29] DERri, http://www.der-ri.net
[30] Mobi-E, http://www.mobie.pt/en/homepage
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[32] PRIME, http://www.prime-alliance.org/
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[34] Meters and More, http://www.metersandmore.eu
[35] LENS, http://www.ofgem.gov.uk/Networks/Trans/Archive/ElecTrans/LENS/Pages/LENS.aspx
[36] FlexNet, http://www.noe-flexnet.eu
[37] EDRP, http://www.ofgem.gov.uk/sustainability/edrp/Pages/EDRP.aspx
[38] ASC, http://www.amsterdamsmartcity.com/
[39] Linky, http://linky.erdfdistribution.fr
[40] E-Energy, http://www.e-energy.de
[41] eTelligence, http://www.etelligence.de
[42] E-DeMa, http://www.e-dema.de
[43] MeRegio, http://www.e-energy.de/de/meregio.php
[44] Mannheim model city, http://www.modellstadt-mannheim.de
[45] RegModHarz, http://www.regmodharz.de
[46] Smart Watts, http://www.smartwatts.de
[47] DG DemoNet, www.nachhaltigwirtschaften.at/edz_pdf/1012_dg_demonetz_konzept.pdf
1 8 7
Realizzazioni in corso
1 8 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
[48] emporA, http://www.austrianmobilepower.at/
[49] Smart Grid D-A-CH Cooperation, http://www.SmartGrids-D-A-CH.net
[50] Ricerca di Sistema (RdS), http://www.erse-web.it/testi/ricerca_di_sistema.aspx?idN=12
[51] T&D Europe, http://www.tdeurope.eu/en/home/
[52] Delibera ARG/elt 39/10 Procedura e criteri di selezione degli investimenti ammessi al trat-
tamento incentivante di cui al comma 11.4 lettera d) dellAllegato A alla deliberazione dellAu-
torit per lenergia elettrica e il gas 29 dicembre 2007, n. 348/07.
[53] Energy@home, http://www.enel.com/it-IT/media/press_releases/release.aspx?iddoc=1624915
[54] AlpEnergy, www.alpenergy.net
Capi tol o 6
Unesperienza dimostrativa in Lombardia:
il progetto Milano Wi-Power
di Davi de Fal abretti e Mauro Pozzi
1 9 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
6.1 Generalit
Il grande cambiamento nella configurazione dei sistemi elettrici al quale si sta assistendo in que-
sti ultimi anni, legato al sempre maggiore coinvolgimento nel processo di generazione di energia
elettrica di impianti di taglia medio-piccola, da connettere alle reti di distribuzione, da un lato,
porta ad indubbi vantaggi in termini di maggior sfruttamento delle risorse rinnovabili e di diversi-
ficazione del mix energetico per la produzione di energia elettrica, ma, dallaltro, evidenzia nume-
rose criticit nella programmazione/regolazione/protezione del sistema elettrico, che possono
determinare una riduzione dellaffidabilit e della robustezza delle reti attuali.
Come introdotto nei capitoli precedenti, infatti, il nuovo paradigma, identificato con il termine Ge-
nerazione Diffusa (GD), consente di differenziare le fonti energetiche primarie per la conversione in
energia elettrica, ma introduce anche problematiche dovute non solo al fatto che le attuali reti di
distribuzione sono gestite come reti passive, cio presupponendo che non vi sia iniezione di po-
tenza attiva dallutente verso la rete, ma anche alla struttura stessa delle reti, ai valori delle correnti
di guasto, e, non da ultimo, alla quantit dei flussi di potenza per cui esse sono state sviluppate.
In tale ottica si sottolinea come, bench il tema della GD, e conseguentemente quello delle SG,
siano oggi di grande attualit (entrambi largamente discussi e analizzati a molteplici livelli, da
quelli tecnici a quelli economici e sociali), non vi sia una reale e consolidata esperienza acquisita
da sperimentazioni sul campo, sia a causa della difficolt pratica di attuazione di detti progetti, sia
per i limiti imposti dalla normativa vigente che non favorisce la loro comparsa (circa la normativa
si anticipa, per il contesto italiano, la sfidante evoluzione introdotta con la ARG/elt 39/2010, ac-
cennata nei capitoli precedenti e che in seguito verr approfondita).
Allo scopo di colmare le lacune appena citate nellambito della sperimentazione delle SG, il pro-
getto Milano Wi-Power si pone come obiettivo la ricerca e limplementazione sul campo di solu-
zioni alle problematiche introdotte dalla penetrazione di GD nelle reti di distribuzione. Levoluzione
da esso proposta consta di un nuovo sistema costituito da un idoneo canale di comunicazione tra
le protezioni di Cabina Primaria (CP) del distributore e i siti di GD che a essa afferiscono. Scopo di
tale canale lo scambio di dati tra i due sistemi di protezione, al fine di sopperire alle limitate pre-
stazioni delle logiche di funzionamento a carattere locale degli attuali Sistemi di Protezione di In-
terfaccia delle utenze attive (meglio approfondite nel focus seguente).
Focus sulle problematiche associate ai Sistemi di Protezione di Interfaccia
Come anticipato nel Capitolo 3, la corretta e affidabile separazione delle utenze attive dalla
rete garantita dalla presenza e dal funzionamento del Sistema di Protezione di Interfac-
cia (SPI), che equipaggia obbligatoriamente tutte le unit GD. Tale sistema di protezione,
riscontrabile in tutti i sistemi elettrici in Europa, deve avere, sulla rete italiana, prestazioni
particolari, in riferimento alla massiccia presenza di sistemi di automazione evoluti. Un primo
livello di automazione di rete (che pu essere direttamente associato alle protezioni) con-
siste nella presenza delle cosiddette richiusure automatiche, ovvero di sistemi in grado di
1 9 1
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
richiudere linterruttore in testa alla linea a seguito di unapertura su guasto. Il funziona-
mento tipico di questi sistemi di richiusura (diffusissimi su tutta la rete di media tensione)
si basa su un ciclo di attesa di qualche centinaio di millisecondi a seguito di un guasto; dopo
tale attesa, linterruttore viene richiuso e la tensione viene rilanciata lungo la linea.
Questo sistema di richiusura automatica stato concepito nella visione di una rete sottesa
puramente passiva. In questo caso, infatti, le utenze vengono rialimentate e percepiscono
soltanto una breve interruzione per il tempo necessario alla richiusura medesima (interru-
zione transitoria).
Nel caso invece di presenza di GD lungo le linee MT, la gestione delle richiusure diviene pi
complessa, in quanto necessario evitare che vengano effettuate quando lungo la linea
sono ancora connessi dei generatori. In questa situazione, infatti, la richiusura dellinterrut-
tore in CP potrebbe causare un parallelo in controfase, con la conseguenza di possibili danni
per le macchine.
Ulteriori problemi, legati alla gestione dei sistemi di automazione di rete, si possono avere:
quando uno o pi impianti di produzione continuano ad alimentare una porzione della
rete elettrica di distribuzione successivamente alla disconnessione della medesima
porzione dal resto della rete (fenomeno dellisola indesiderata);
quando il generatore, in caso di guasto sulla linea MT alla quale connesso, continua
ad alimentare il guasto stesso, rendendo vana la richiusura (richiusura negativa).
Lattuale strategia impiegata per evitare simili situazioni indesiderate basata sulla rapida
disconnessione dei generatori in caso di apertura dellinterruttore di CP. In particolare, gli
impianti di produzione connessi alla rete di media tensione sono dotati di un dispositivo
automatico in grado di attuare la disconnessione dalla rete in caso di perdita della rete me-
desima, per comando del sistema di protezione dellinterfaccia (SPI).
Tuttavia, data lassenza di sistemi di comunicazione tra la CP e i singoli generatori, le in-
formazioni di cui dispongono i rel di interfaccia (SPI) sono esclusivamente di tipo locale,
in particolare la tensione e la frequenza della rete viste in corrispondenza del dispositivo
di interfaccia dellutente attivo. Lazione del DDI pertanto basata sulle misure locali di
tensione e frequenza: nello specifico i rel di interfaccia agiscono in base a soglie di mi-
nima e massima frequenza (protezioni 81U, 81O), e minima e massima tensione (prote-
zioni 27 e 59). Si presume infatti che la porzione di rete non pi connessa con il
complessivo sistema nazionale manifesti un transitorio significativo di tensione e fre-
quenza, tale da causare lintervento della protezione di interfaccia che aziona il DDI.
Naturalmente, il verificarsi del transitorio di frequenza (e tensione) subordinato alla spe-
cifica situazione di esercizio in cui la linea si trova al momento dellapertura dellinterrut-
tore di CP. Qualora il flusso sia significativo, il transitorio sar probabilmente in grado di
far intervenire le protezioni di interfaccia dei generatori; qualora, invece, esso sia trascu-
rabile, il transitorio sar di minore entit e ci diminuir la probabilit di intervento delle
protezioni, con conseguenti problemi di esercizio (e, potenzialmente, di sicurezza del
personale).
1 9 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
La strategia su cui basato lintervento delle protezioni di interfaccia risulta critica non
solo per lesercizio delle linee di distribuzione, ma anche (fatto poco noto ai non addetti
ai lavori) per la sicurezza del complessivo sistema elettrico nazionale. Infatti, focalizzando
lattenzione sulle soglie di frequenza, possibile notare come esse siano particolarmente
restrittive, in modo da eliminare la presenza dei generatori in un tempo molto breve dal-
loccorrenza di un evento di perdita di rete (per esempio, 200 ms), e consentire cos il cor-
retto funzionamento delle richiusure automatiche. In particolare, le soglie sono regolate
a valori molto prossimi alla frequenza nominale: 50,3 Hz per la massima e 49,7 Hz per la
minima frequenza. La presenza di soglie prossime al valore nominale comporta notevoli
controindicazioni; infatti, il raggiungimento di frequenze cos vicine a 50 Hz possibile
anche in condizioni di funzionamento diverse da quelle di perdita di rete.
doveroso ricordare che simili condizioni si sono avute durante passati episodi di disservi-
zio diffuso, per esempio il 28 settembre 2003 o il 4 novembre del 2006. In particolare, nel-
lultimo disservizio citato la variazione di frequenza che ha interessato lintera rete di
trasmissione nazionale ha messo fuori servizio una significativa quota di generatori sulle
reti a tensioni minori (che i report ufficiali stimano in circa 900 MW). Se si proietta questa
situazione nel futuro, facile intuire come la presenza di varie migliaia di megawatt di GD
renda il sistema elettrico meno sicuro e pericolosamente instabile in caso di fenomeni di sot-
tofrequenza, simili a quelli allora accaduti.
6.2 Il progetto Milano Wi-Power
Il progetto Milano Wi-Power nasce nel marzo 2009 con lintento di sviluppare uninfrastruttura
di comunicazione tra CP e utenti attivi ad essa sottesi: obiettivo permettere un funziona-
mento delle protezioni di interfaccia dei generatori diffusi sul territorio in modo coordinato con
la rete elettrica a cui limpianto afferisce. Tramite lintroduzione di un idoneo sistema di trasmis-
sione dati si intende quindi sopperire allodierna inefficienza di gestione delle protezioni elet-
triche destinate alla separazione della generazione dalla rete, sia nellambito delle utenze
connesse alla rete di distribuzione in media tensione, sia nellambito delle utenze connesse in
bassa tensione.
Il progetto ha visto la collaborazione, oltre che del Politecnico di Milano, con i propri dipartimenti
di Energia e di Elettronica e Informazione, anche di partner industriali di primo piano apparte-
nenti sia allambito nazionale che internazionale.
Durante il proprio corso lattivit si articolata in diverse fasi rivolte, da un lato, a individuare
unarchitettura ottimale del sistema di comunicazione, dallaltra a testare prestazioni, affidabilit
e applicabilit di diversi vettori di comunicazione da interporre tra i rel di protezione di CP e i Di-
spositivi Di Interfaccia della GD. Lapproccio utilizzato stato fin dallinizio fortemente sperimen-
1 9 3
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
tale: una parte rilevante dellattivit di ricerca stata infatti dedicata alle prove sul campo dei
mezzi di trasmissione proposti e degli apparati di nuova concezione.
In particolare, il progetto fondato sui riscontri ottenuti dai test realizzati tramite i dispositivi di
trasmissione dati installati nella CP di Musocco (di propriet di A2A) e nel locale cogeneratore del
Politecnico di Milano (sede Bovisa) Figura 6.1. Ulteriori simulazioni sono state svolte, di volta in
volta, in collaborazione con i diversi partner del progetto, al fine di valutare lefficacia delle archi-
tetture proposte in relazione ai dispositivi specifici.
In generale, le tipologie di vettori di comunicazione prese in esame per valutarne aspetti negativi
e potenzialit sono le seguenti:
Digital Subscriber Line (DSL);
Power Line Carrier (PLC);
Wi-Fi;
WiMAX;
fibra ottica.
Infine, nel settembre 2010, larchitettura di sistema sviluppata nel progetto Milano Wi-Power stata
adottata da A2A Reti Elettriche (con i dovuti sviluppi e ampliamenti) come base per il proprio pro-
getto Smart Grids, oggetto di richiesta di incentivazione allAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas
ai sensi della Delibera ARG/elt 39/10 [4], successivamente accolta con Delibera ARG/elt 12/11 [5],
come meglio dettagliato nel paragrafo 6.7.
Figura 6.1 Vista della Cabina Primaria di Musocco e della sede Bovisa del Politecnico di Milano con schema
di principio del sistema di comunicazione
1 9 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
K 6.2.1 Partner del progetto
Volendo caratterizzare il progetto Milano Wi-Power con il sopracitato approccio sperimentale, ap-
parsa evidente fin da subito la necessit di partecipazione di soggetti operanti nel mondo dellin-
dustria elettrica e delle telecomunicazioni. Le potenzialit di tali soggetti sono infatti risultate
determinanti, sia grazie allapporto che hanno fornito in fase di concepimento e successiva indu-
strializzazione dei dispositivi innovativi, sia per lesperienza con cui essi hanno contribuito nelle fasi
pi critiche del lavoro.
In particolare, ovvia stata la scelta di adottare A2A Reti Elettriche quale principale interlocutore
per lindividuazione di un sito dove mettere in pratica i risultati dellattivit di ricerca e progetta-
zione; questo sia per il forte legame che lazienda ha da sempre con il Politecnico di Milano, che
per il ruolo di primordine che A2A ricopre nel settore della distribuzione elettrica in Italia.
Oltre ad A2A, i soggetti che hanno partecipato attivamente alle diverse fasi del progetto sono:
Thytronic;
SELTA;
RSE;
MobiMESH;
Retelit.
Come gi spiegato, in ambito accademico il Politecnico di Milano ha preso parte allattivit, sia con
il proprio Dipartimento di Energia che attraverso il Dipartimento di Elettronica e Informazione (DEI).
Infine, esperti del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) e dellAutorit per lEnergia Elettrica e il
Gas (AEEG) hanno assistito a specifiche fasi dellattivit.
Di seguito fornita una breve presentazione dei partner del progetto Milano Wi-Power.
A2A la multiutility nata l1 gennaio 2008 dalla fusione tra AEM S.p.A. Milano e ASM S.p.A. Bre-
scia, con lapporto di Amsa ed Ecodeco, le due societ ambientali acquisite dal Gruppo.
Il Gruppo A2A principalmente impegnato nei settori:
della produzione, vendita e distribuzione di energia elettrica;
della vendita e distribuzione di gas;
della produzione, distribuzione e vendita di calore tramite reti di teleriscaldamento;
della gestione dei rifiuti;
della gestione del ciclo idrico integrato.
Le attivit di A2A sono organizzate in 4 filiere (energia, calore e servizi, ambiente e reti), cui
vanno aggiunti i servizi, sia di corporate che di altra natura.
In particolare la distribuzione di energia elettrica gestita dalla societ del Gruppo A2A Reti Elet-
triche S.p.A. Essa, nata dalla fusione delle due societ AEM Distribuzione Energia Elettrica S.p.A.
e ASM Distribuzione Elettricit S.r.l., assicura il servizio di distribuzione dellenergia elettrica ad oltre
1 9 5
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
un milione di clienti, erogando pi di 12.000 GWh allanno. presente nelle province di Milano e
Brescia e in altri 59 comuni, distribuiti nellhinterland milanese e nelle zone del Lago di Garda e
della Valsabbia. Gestisce pi di 12.000 chilometri di reti di distribuzione in alta, media e bassa
tensione, 58 Cabine Primarie e sottostazioni e pi di 8300 Cabine Secondarie.
Thytronic S.p.A. nasce nel 1965 a Padova con il dichiarato scopo di progettare e produrre rel di
protezione elettrica con tecnologia statica, un campo del tutto innovativo per un prodotto, al-
lepoca, tradizionalmente di tipo elettromeccanico.
Nella fase iniziale della propria vita Thytronic si occupa della realizzazione di rel di protezione ampe-
rometrici, voltmetrici e differenziali per bassa tensione, e di rel di controllo e automazione industriale,
quali temporizzatori e dispositivi fotoelettrici. Successivamente realizza, con propria progettazione,
una linea di protezioni per reti di distribuzione in media tensione e per macchine elettriche.
Dagli anni Settanta la sede di Thytronic si sposta a Milano. Oggi Thytronic unazienda leader nella
progettazione e nella realizzazione di protezioni basate sulle nuove tecnologie microelettroniche,
che sfruttano i benefici derivanti dallelaborazione numerica dei segnali.
SELTA S.p.A. (Societ ELettronica Trasmissione ed Automazione) nasce nel 1972 a Milano come
laboratorio di progettazione, con lobiettivo di applicare alle telecomunicazioni i continui progressi
dellelettronica, in particolare nei sistemi di telecontrollo e di trasmissione su elettrodotto ad alta
tensione. La societ cresce rapidamente e nel 1980 si trasferisce nel nuovo stabilimento di Cadeo
(PC), mentre nel 1982 viene avviata a Porto DAscoli SELTA TELEMATICA (oggi SELTATEL), per
lo sviluppo e la produzione di sistemi di telecomunicazione aziendale.
Al termine degli anni 90, SELTA inizia a operare anche nellambito delle tecnologie per laccesso
alle reti pubbliche di telecomunicazione, settore in cui oggi occupa una posizione di preminenza,
collaborando con importanti carrier internazionali.
Negli ultimi anni SELTA ha significativamente allargato le proprie competenze applicative ren-
dendo disponibili sistemi di avanguardia per lautomazione delle stazioni elettriche e per il segna-
lamento ferroviario.
RSE S.p.A. (Ricerca sul Sistema Energetico) sviluppa attivit di ricerca nel settore elettroenerge-
tico, con particolare riferimento ai progetti strategici nazionali, di interesse pubblico generale, fi-
nanziati con il Fondo per la Ricerca di Sistema. La Societ partecipata totalmente da capitale
pubblico, avente come socio unico GSE S.p.A.
RSE nasce nel 1956 come CESI, poi riorganizzata in CESI RICERCA (2005) e nel 2009, a seguito
dellacquisizione da parte di ENEA avvenuta nel 2006, assume la nuova denominazione
ENEA Ricerca sul Sistema Elettrico S.p.A., in forma breve ERSE S.p.A.
1 9 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il 15 luglio 2009 GSE (Gestore Servizi Elettrici) acquisisce da CESI S.p.A. il 49% del capitale so-
ciale. Infine, il 21 luglio 2010, a seguito del ruolo di socio unico adottato dal GSE, la societ ha
assunto la denominazione attuale RSE S.p.a.
Le attivit dellazienda coprono lintera filiera elettroenergetica in unottica essenzialmente ap-
plicativa e sperimentale, assicurando la prosecuzione coerente di tutte le attivit di ricerca in corso
e lo sviluppo di quelle future.
MobiMESH S.r.l. uno spin-off del Politecnico di Milano fondato nel 2008 da un gruppo di docenti
e ricercatori insieme a Voismart, partner industriale e commerciale. Le soluzioni innovative di Mo-
biMESH sono il frutto della ricerca svolta presso lAdvanced Network Technologies Laboratory (AN-
TLab) del Politecnico di Milano.
MobiMESH sviluppa prodotti e soluzioni innovative per reti wireless mesh, cio per reti completa-
mente wireless concepite per liberare le reti Wi-Fi dalla necessit di interconnettere tra loro i punti
daccesso mediante cablaggio. Esse possono essere usate in tutti gli scenari nei quali il cablaggio
non possibile, o economicamente non conveniente, come le citt, le installazioni temporanee,
gli edifici storici e le aree protette.
Molte applicazioni possono essere abilitate dalle reti wireless mesh come laccesso a internet do-
mestico e per utenti nomadici, la video sorveglianza, servizi VOIP privati e pubblici, monitoraggio
ambientale, servizi informativi per il turista, ecc.
Retelit S.p.A. un operatore attivo nellambito delle telecomunicazioni dal 1996, specializzato nella
fornitura di servizi a banda larga a carrier nazionali ed internazionali, Internet Service Provider
(ISP), Application Service Provider (ASP), enti della Pubblica Amministrazione e grandi aziende.
Gli asset che consentono a Retelit di competere con successo sul mercato italiano si basano su:
un network in fibra ottica di 6.808 chilometri, otto reti metropolitane nelle principali citt
italiane, oltre 200 citt in rete e 28 data center;
una rete logica di ultima generazione, con capacit di trasporto praticamente illimitata, disegnata
per erogare servizi IP/MPLS e connessioni ad alta velocit su architettura DWDM ed SDH.
I servizi sono disponibili su tutto il territorio nazionale e beneficiano della presenza diretta di Retelit
con proprie MAN nelle citt di Roma, Milano, Torino, Padova, Bologna, Reggio Emilia, Napoli e Bari.
K 6.2.2 Caratteristiche dei siti della sperimentazione
Al fine di valutare prestazioni e affidabilit dei diversi canali di comunicazione, la CP di Musocco
(Figura 6.2), di propriet di A2A, e un cogeneratore di propriet del Politecnico di Milano (instal-
lato presso il Dipartimento di Energia nella sede di Milano Bovisa), sono stati muniti degli appo-
siti dispositivi di comunicazione sperimentali.
1 9 7
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
Lubicazione dei siti ha caratterizzato profondamente i risultati della sperimentazione, favorendo
determinati mezzi trasmissivi e sfavorendone altri. Ad esempio, essendo sia la CP che il cogene-
ratore appartenenti a un contesto fortemente urbanizzato come Milano, la trasmissione di dati
tramite vettori di comunicazione via etere ne risultata sfavorita: le problematiche di natura au-
torizzativa, unite alla difficolt di garantire la visibilit tra le antenne attraverso lo skyline di Mi-
lano, hanno fatto propendere per un utilizzo in questi casi di altre tecnologie: in modo particolare
della rete pubblica cablata. Questultima, quindi, grazie alla sua copertura capillare sul territorio
di Milano, stata la prima tecnologia presa in considerazione per la sperimentazione e, in scenari
di questo tipo, attualmente la favorita.
Figura 6.2 Posizione geografica della Cabina Primaria A2A di Musocco (indicatore blu) e del campus Bovisa
del Politecnico di Milano (indicatore verde)
K 6.2.3 Cronistoria del progetto
La cronistoria del progetto, articolata nelle diverse fasi di sviluppo dei dispositivi innovativi e di va-
lutazione sperimentale delle tecnologie di comunicazione, riportata in Figura 6.3, sottoforma di
diagramma di Gantt.
Una breve descrizione delle varie attivit che costituiscono il progetto invece riportata nel seguito
(la numerazione la medesima impiegata nel diagramma di Gantt):
1 9 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
1) concettualizzazione del progetto, identificazione dei siti della sperimentazione ed elaborazione
di massima delle apparecchiature;
2) sviluppo del rel di interfaccia telecontrollato Thytronic;
3) prove di visibilit tra antenne Wi-Fi, triangolazione antenne tra Bovisa e Musocco e richiesta
delle autorizzazioni necessarie;
4) prove di invio segnali di ping, per mezzo di vettore di comunicazione DSL, attraverso rete
internet; segnali scambiati tra personal computer posizionati in diverse localit del nord Italia
e il rel di interfaccia Thytronic situato nella CP di Musocco;
5) prove di invio segnali di intertrip, per mezzo di vettore di comunicazione DSL, attraverso rete
internet con protocollo proprietario, segnali scambiati tra un rel di interfaccia Thytronic posto
nella sede dellazienda stessa e un rel situato nella CP di Musocco;
6) prove di invio segnali di intertrip, per mezzo di vettore di comunicazione DSL, attraverso rete
internet integrata con rete Wi-Fi con protocollo proprietario; segnali scambiati tra un rel di
interfaccia Thytronic posto nel campus Bovisa del Politecnico e uno stesso rel situato nella CP
di Musocco;
7) sviluppo e programmazione delle apparecchiature SELTA e successive prove di comunicazione,
per mezzo di vettore di comunicazione DSL su rete internet, con protocollo IEC 61850, tra
Cadeo (sede SELTA) e sede Bovisa Politecnico;
8) sviluppo della soluzione WiMAX e installazione delle antenne;
9) prove di invio segnali di intertrip attraverso rete WiMAX con protocollo IEC 61850, scambiati
tra il campus Bovisa del Politecnico e la CP di Musocco.
Figura 6.3 Diagramma di Gantt del progetto Milano Wi-Power
1 9 9
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
6.3 Architettura del sistema
Al fine di porre rimedio alle criticit degli attuali Dispositivi Di Interfaccia (DDI), capaci di rilevare
unicamente grandezze elettriche di carattere locale, necessario, come gi anticipato al para-
grafo 3.4, inserire uninfrastruttura di comunicazione fra questi ultimi e la CP a cui essi risultano
sottesi. Tale canale di comunicazione pu essere realizzato tramite differenti tecnologie (ognuna
delle quali con i propri pregi e difetti) la cui scelta non influisce in modo significativo sullarchitet-
tura di principio del sistema.
Nellipotesi di considerare il sistema di distribuzione in funzionamento nel solo assetto radiale, e
di trascurare in prima analisi le possibilit di controalimentazione e di riconfigurazione della rete
in caso di anomalie o guasti, possibile implementare una logica di controllo di tipo masterslave.
Il rel di protezione di linea posto in CP funziona da master, mentre i sistemi di protezione di in-
terfaccia della GD installata sulla linea sottesa alla protezione in CP assolvono la funzione di slave.
Il sistema di comunicazione garantirebbe la possibilit di gestione della GD, e una maggiore affi-
dabilit nel suo distacco o nel suo mantenimento in linea, in caso di necessit dettate da precise
logiche di funzionamento.
In Figura 6.4 illustrata la logica di comunicazione tra il rel master e il rel slave. In presenza di
comunicazione il rel master scambia informazioni con i rel slave, che attuano le logiche di fun-
zionamento e le soglie in frequenza e tensione loro imposte dal rel master. In assenza di comu-
nicazione i rel slave lavorano invece su logiche e soglie locali, come attualmente prescritto dalla
normativa vigente.
Figura 6.4 Rete MT con GD e integrazione con il sistema di comunicazione
2 0 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
In presenza di un simile sistema di trasmissione-ricezione sulle reti di distribuzione possibile im-
plementare nuove logiche per la commutazione delle soglie di tensione e frequenza del DDI, in
modo da renderle meno restrittive e pi performanti in relazione al corretto funzionamento del
sistema.
Alcuni vantaggi che potrebbero derivarne sono legati alla possibilit di:
aumentare in maniera decisiva laffidabilit della protezione di interfaccia nel disconnettere il
generatore quando necessario;
diminuire gli scatti intempestivi della protezione di interfaccia;
evitare il distacco dellutente attivo in condizioni di emergenza della Rete di Trasmissione
Nazionale;
far contribuire la generazione degli utenti attivi, oltre a quella delle grandi centrali, a sostenere
la Rete di Trasmissione Nazionale in condizioni di emergenza.
In Figura 6.5 mostrata una possibile gestione delle soglie di intervento in frequenza e tensione
della protezione di interfaccia.
Figura 6.5 Soglie di comando del DDI in presenza (azzurre) e in assenza (rosse) di comunicazione
2 0 1
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
Si tratta della gestione della protezione di interfaccia su due diversi set di regolazioni. In presenza
del sistema di comunicazione sono attive le regolazioni indicate in azzurro, che consentono al ge-
neratore di funzionare con maggiori tolleranze (per esempio, 48,5 Hz in sotto frequenza e 51,5 Hz
in sovra frequenza).
Viceversa, qualora il sistema di comunicazione non fosse disponibile, sono attive le regolazioni
rosse della figura; conformemente alla Norma CEI 0-16 [2], per la frequenza, la zona di possibile
funzionamento va da 49,7 a 50,3 Hz.
6.4 Aspetti tecnologici legati ai sistemi di telecomunicazione
Di seguito presentata una panoramica dei diversi sistemi di comunicazione oggetto di sperimen-
tazione nel progetto Milano Wi-Power. Per ciascuno sono state effettuate prove di affidabilit (in
termini di pacchetti di dati giunti a destinazione con le tempistiche obiettivo) e ne sono stati va-
lutati pregi e difetti in relazione al contesto di installazione (urbano, piuttosto che rurale). Sono
state inoltre prese in considerazione possibili integrazioni tra le diverse tecnologie; si sono cio rea-
lizzati canali di trasmissione basati in parte su un vettore (ad esempio, Wi-Fi) e in parte su un altro
(ad esempio, rete cablata).
K 6.4.1 DSL (Digital Subscriber Line)
La rete internet con connessione DSL, per estensione e per capillarit di diffusione sul territorio,
nonch per i minimi costi di esercizio e di struttura, risulta la prima candidata tra i vettori di co-
municazione, pur di considerare le problematiche legate alla sicurezza dellinformazione, alla ne-
cessit di avere indirizzi IP pubblici e ai tempi di trasferimento dei messaggi tra CP e GD in caso
di un intenso traffico di dati in rete.
K 6.4.2 PLC (Power Line Carrier)
Il sistema PLC una modalit di comunicazione dati che sfrutta quale supporto i conduttori delle reti
elettriche. Le comunicazioni sulla rete di trasmissione (in alta tensione) avvengono gi oggi con sistema
PLC; lidea perci quella di applicare tale sistema di comunicazione anche alle reti di distribuzione in
media e bassa tensione, al fine di valutarne benefici e limitazioni di continuit (cavi elettrici suscetti-
bili a guasti, discontinuit dovute a trasformatori MT/BT, possibile presenza di linee aperte, ecc.).
La sperimentazione in tale direzione ha messo in luce come la comunicazione tramite PLC sul lato
media tensione sia di fatto complessa, in termini di costi della tecnologia e di prestazioni (ancora
da verificare, almeno per applicazioni quali quella sviluppata nel progetto); essa risulta per ac-
cettabile per scambio di informazioni su brevi tratte allinterno della rete di bassa tensione delledi-
ficio nel quale situato il sito di generazione (vale a dire nellambito delle Home Area Network
HAN definite nel Capitolo 4).
K 6.4.3 Wi-Fi e WiMAX
Le reti Wi-Fi, attualmente in via di diffusione sul territorio nazionale, sono infrastrutture relativa-
mente economiche, di veloce attivazione e che permettono di realizzare sistemi flessibili per la tra-
2 0 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
smissione di dati usando frequenze radio, che estendono o collegano reti esistenti creandone di
nuove. Le antenne Wi-Fi generalmente sono parabole poste sui tralicci elettrici e dietro i campanili
(che tipicamente sono i punti pi alti nel paesaggio nazionale). Ci evita un onere elevato per la co-
struzione di supporti dedicati. Le antenne delle singole case sono invece poste sui tetti. Per tali mo-
tivazioni, il Wi-Fi uno strumento di interesse per lo studio delle comunicazioni tra il rel di CP e le
protezioni di interfaccia della DG. In aggiunta alla tecnologia Wi-Fi, la pi recente tecnologia WiMAX
permette di sfruttare per la comunicazione sia bande proprietarie che bande libere, e coprire distanze
maggiori, mantenendo comunque il vincolo di avere una condizione di visibilit tra antenne comu-
nicanti (condizione che pu risultare, in ragione della conformazione del territorio, limitativa).
A fronte quindi di costi pi consistenti per linfrastruttura (se paragonati a soluzioni come limpiego
della rete cablata) e possibili problemi di natura autorizzativa, le reti Wi-Fi e WiMAX permettono di
coprire facilmente lunghe distanze (2-3 chilometri le prime, fino a qualche decina di chilometri le se-
conde) qualora linstallazione avvenga in siti poco urbanizzati. I territori rurali, spesso non oggetto
di copertura da parte delle reti cablate, sono quindi i maggiori fruitori di questa tecnologia.
K 6.4.4 Fibra ottica
Il sistema di comunicazione con fibra ottica permette infine di realizzare un canale dedicato alla co-
municazione delle protezioni. Tale supporto di comunicazione tuttavia comporta significativi interventi
strutturali legati alla sua posa, che fanno ritenere un impiego su suolo pubblico di difficile attuazione.
Lapplicazione allinterno dellimpianto dutenza risulta invece fattibile, pur di considerare il maggior
costo dinstallazione e di traduzione dellinformazione tra un supporto di comunicazione e laltro.
Appare evidente come, prevedendo in futuro la posa di un opportuno vettore di comunicazione in
occasione di ogni manutenzione della rete che richieda lintervento sui cavi e/o linee di trasmis-
sione dellenergia, la fibra ottica appaia come il vettore con le caratteristiche migliori. Si rimarca
infatti come il principale costo di installazione delle connessioni in fibra ottica sia da associarsi alle
opere civili (scavi, ecc.) e non al costo proprio del vettore dati.
6.5 Protocollo di comunicazione e segnali scambiati
K 6.5.1 Sviluppi proposti
Il progetto Milano Wi-Power ha affrontato, oltre allo sviluppo dei mezzi trasmissivi idonei allo
scambio di informazioni tra Cabina Primaria e DDI, anche lo studio dello standard protocollare ne-
cessario a tale scopo, nonch delle informazioni che richiesto scambiare tra i vari dispositivi del
sistema.
Nel prosieguo del capitolo si approfondiscono questi aspetti, a cominciare dalle propriet richie-
ste al protocollo impiegato, riportate nel seguito:
il protocollo scelto deve essere ampiamente condiviso, sia dai soggetti coinvolti nel progetto
sia dal complessivo panorama tecnico nazionale e internazionale, in modo da favorire possibili
evoluzioni future di questa tecnologia nella direzione dellaumento delle funzioni supportate e
del loro miglioramento, nonch di una sempre pi efficiente integrazione con gli altri disposi-
tivi e infrastrutture di rete;
2 0 3
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
lo standard deve essere adatto alle funzioni che si vogliono implementare. Infatti, esso deve
permettere la trasmissione delle informazioni desiderate nei tempi voluti. Gli standard di comu-
nicazione possono essere pi o meno ingombranti (in termini di quantit di dati che bisogna
complessivamente inviare per implementare una data funzione); sono quindi favoriti nella scelta
i protocolli che, a pari funzionalit offerte, garantiscono un minor numero di dati inviati;
lo standard deve essere facilmente implementabile nei rel e, in futuro, negli altri dispositivi da
integrare nel sistema di automazione. La conversione da protocolli proprietari a protocolli stan-
dard pu necessitare di una cospicua potenza di calcolo, che gli odierni rel elettronici non
possiedono. Lincremento di tale potenza potrebbe impattare in modo considerevole sui costi
di produzione dei dispositivi, a causa degli oneri derivanti dalla ricerca e sviluppo da svolgere,
ma anche per il maggior costo dei componenti da installare nei dispositivi stessi.
In accordo con le caratteristiche sopracitate, la scelta ricaduta sul protocollo IEC 61850, soprat-
tutto grazie al riscontro favorevole che sta riscuotendo nellambito della comunit elettrotecnica
internazionale. La forte versatilit di cui esso gode e il numero di funzionalit offerte rappresen-
tano ulteriori punti di forza. A controbilanciare gli aspetti positivi appena citati vi per la sua no-
tevole complessit, che incide negativamente sia in termini di dimensione dei pacchetti di dati da
inviare, sia in termini di potenza di calcolo di cui devono essere dotati i rel. In prospettiva, que-
sti aspetti negativi sarebbero ovviabili introducendo una versione minore dello standard, con
funzionalit ridotte (ma comunque pi che sufficienti agli scopi del progetto Milano Wi-Power e,
in generale, alle applicazioni che impattano sui sistemi di distribuzione in MT) e il vantaggio di una
struttura semplificata e alleggerita.
K 6.5.2 Lo Standard IEC 61850 Caratteristiche e implementazione
Come gi introdotto nel Capitolo 4, la norma IEC 61850 Communication networks and systems
in substations [6], recepita a livello CENELEC, e quindi dal CEI, regola lo sviluppo e lintegrazione
dei sistemi di automazione presenti nelle stazioni elettriche. Essa nasce nel 1995 come standard
per la definizione dellautomazione di stazione elettrica, con lobiettivo di:
definire un protocollo unico per la complessiva stazione che abbia la capacit di modellizzare
tutte le informazioni necessarie alla sua automazione;
promuovere unalta interoperabilit tra i dispositivi dei diversi produttori;
promuovere uno standard comune di monitoraggio e memorizzazione dati;
definire i test a cui devono essere soggetti tutti i dispositivi di stazione per essere conformi allo
standard.
LIEC 61850 pertanto uno standard di riferimento per la realizzazione di detti sistemi, e per la
definizione dei principi di implementazione e di comunicazione necessari al fine di garantire linte-
roperabilit tra gli apparati (di diversi costruttori) che realizzano funzioni di protezione, controllo
e monitoraggio allinterno della sottostazione e tra le sottostazioni.
In particolare, lo Standard IEC 61850 definisce protocollo, formato dei dati, oggetti, interazioni e
linguaggio di programmazione (Substation Configuration Language SCL), da adottare per la con-
figurazione dellintera sottostazione.
2 0 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il protocollo IEC 61850 stato impiegato nel progetto Milano Wi Power, quale protocollo non pro-
prietario, per la realizzazione del canale di comunicazione tra la CP e la GD sul territorio. Dato il vasto
numero di aspetti normati da tale standard e la particolare applicazione che se ne fa nel presente
progetto, si reso necessario un attento lavoro di revisione e, a seconda dei casi, estensione o sem-
plificazione dei concetti in esso contenuti. Le diverse parti che compongono la norma IEC 61850
descrivono infatti attentamente le logiche di implementazione e i sistemi di comunicazione di sta-
zione o CP, non definendo per gli aspetti relativi alla trasmissione di informazioni tra CP e GD.
Al fine di modellizzare la stazione elettrica, lIEC 61850 utilizza le seguenti modalit:
rappresenta gli elementi fisici come un insieme di Logical Node;
suddivide la stazione elettrica in tre livelli distinti:
Station Level;
Bay Level;
Process Level.
necessita che ogni sistema debba avere un tempo di riferimento univoco.
La presenza di GD non era originariamente prevista dalla modellizzazione di stazione elettrica
adottata dal protocollo IEC 61850; vi quindi stata introdotta secondo le modalit compatibili con
il protocollo medesimo.
Essa ha richiesto, in prima battuta, di essere rappresentata con i cosiddetti Logical Node e, suc-
cessivamente, di essere inserita in uno dei tre sopracitati livelli di stazione. Come illustrato di se-
guito, nel progetto Milano Wi-Power essa stata introdotta nel Process Level realizzando di fatto
unestensione di questultimo a Remote Process Level. Infine stato determinato, concordandolo
con i diversi soggetti coinvolti, un tempo di riferimento univoco per il nuovo livello di stazione ap-
pena definito.
Entrando nel dettaglio, i tre livelli adottati dalla IEC 61850 si rendono necessari al fine di suddivi-
dere lautomazione di stazione in diversi insiemi concettuali, ognuno con le seguenti funzioni:
Station Level: realizza le funzioni di alto livello che coinvolgono i diversi stalli e si occupa della
comunicazione con i centri di controllo superiori (livello Human Machine Interface HMI);
Bay Level: comprende gli apparati (Intelligent Electronic Devices IEDs) di protezione, controllo
e monitoraggio;
Process Level: consiste negli organi della sottostazione come trasformatori, interruttori e
sezionatori.
Lo standard definisce poi tra i livelli di automazione differenti sistemi di comunicazione, a seconda
delle tipologie di messaggi che si intende scambiare tra i componenti e delle esigenze temporali
che li caratterizzano. I canali trasmissivi normati dallIEC 61850 sono definiti di seguito.
Bus di stazione: frapposto tra Station Level e Bay Level e permette la comunicazione tra stalli
appartenenti al livello di stazione tramite servizio client-server e tra stalli di diversi livelli tramite
limpiego di servizi peer-to-peer (cio dei messaggi GOOSE definiti al paragrafo 6.3.2).
Bus di processo: permette la comunicazione tra il Bay Level e il Process Level garantendo linvio
di informazioni con temporizzazioni critiche dagli organi di campo agli Intelligent Electronic
Devices.
La sincronizzazione dei tempi tra i vari dispositivi effettuata tramite sistema GPS.
2 0 5
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
1
Il Network Time Protocol (NTP) un protocollo client-server per sincronizzare gli orologi dei computer allinterno di una
rete. Lo Standard NTP giunto alla sua quarta edizione (tuttora in via di sviluppo). Sito ufficiale: http://www.ntp.org/
Allo scopo di adottare il protocollo IEC 61850 nel progetto Milano Wi-Power per lo scambio di in-
formazioni tramite vettore DSL, Wi-Fi, WiMAX o in fibra ottica, si sono estesi, come gi anticipato,
i concetti in esso contenuti a tutti i dispositivi facenti parte del sistema CP utente attivo. Si in-
troduce quindi il concetto di Sottostazione Estesa, ovvero si amplia la visione del sistema di su-
pervisione e protezione della CP alle utenze attive (remote) della GD, consentendo cos che:
le protezioni di interfaccia della GD possano ricevere messaggi di tipo GOOSE, indicanti la
Presenza rete o Keep alive, con periodicit predefinita, in modo da segnalare alla protezione
di interfaccia la presenza del sistema di comunicazione;
le protezioni di CP e le protezioni di interfaccia della GD possano funzionare con logica di tipo
ClientServer per lo scambio di informazioni o report.
Adottando tali accorgimenti quindi possibile la realizzazione di un sistema di comunicazione, in-
stallando, in CP, un sistema di supervisione (o effettuando una modifica del sistema esistente) in
grado di comunicare con protocollo e logiche IEC 61850 e prevedendo, in corrispondenza della GD,
un rel di interfaccia IEC 61850 integrato sul rel preesistente o esterno, capace di comunicare
con la CP cui sotteso in funzionamento normale.
Applicando il concetto di Sottostazione Estesa, si introducono di fatto dei nuovi livelli di automa-
zione, non previsti in origine dallo Standard IEC 61850. In particolare:
il Remote Bay Level, di cui fa parte il rel di interfaccia della DG con le proprie logiche di
funzionamento;
il Remote Process Level, di cui fa parte il contattore/interruttore con la bobina della protezione
di interfaccia che equipaggia la GD.
Si identifica inoltre un Bus Virtuale (anche questo non normato dal protocollo IEC 61850) tra la
CP e la DG, realizzato con diverse tipologie di supporti caratteristiche del mezzo trasmissivo im-
piegato (DSL, Wi-Fi, WiMAX, PLC o fibra ottica).
La gestione delle sincronizzazioni dei tempi invece effettuata tramite server NTP
1
(livello 3) o tra-
mite IEEE 1588 [7] (livello 2).
Definita la modellizzazione concettuale del sistema di comunicazione tra CP e GD, si rende quindi
necessario implementare le nuove logiche con cui devono operare i dispositivi di protezione:
una logica nel rel di protezione di CP, tale da ricevere in ingresso il segnale di apertura
interruttore dai Logical Node implementati e dare in uscita un messaggio GOOSE di apertura
ai dispositivi di interfaccia logicamente connessi;
una logica nella protezione di interfaccia tale da ricevere un messaggio di apertura
generazione proveniente dalla cabina cui il nodo logicamente connesso.
K 6.5.3 Segnali inviati
Una volta impostato il sistema di comunicazione, risultato fondamentale definire quali sono i se-
gnali da trasferire tra CP e GD. Le tipologie di messaggio che sarebbe utile scambiare sono ripor-
tate nel seguito.
2 0 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
6.5.3.1 Intertrip
Linformazione principale da scambiare tra CP e GD, che ha motivato la necessit di intraprendere
il progetto Milano Wi-Power, lintertrip (telescatto), ovvero il comando di apertura dellinterrut-
tore di interfaccia, inviato dal rel in CP al rel di interfaccia della GD (SPI), a seguito dellavve-
nuto intervento della protezione in CP.
Il messaggio di intertrip predisposto dalla supervisione di CP che pubblica sulla rete di comuni-
cazione il messaggio di tipo GOOSE; i rel di interfaccia interpretano tale messaggio ed eseguono
la funzione di distacco della generazione. Il segnale rilevato da tutti i generatori sottesi alla CP
ma recepito solo dai rel di interfaccia interessati (comunicazione di livello 2), ovvero quelli sot-
tesi alla linea coinvolta dallevento.
6.5.3.2 Messaggi ulteriori
Altre informazioni da scambiare tra CP e GD possono essere relative ai valori di tensione e fre-
quenza registrati a livello locale ed acquisiti a livello centrale in CP, a segnali per la regolazione di
tensione, oppure per la registrazione di eventi anomali.
In particolare, per quanto concerne i messaggi inviati al fine di attuare la regolazione di ten-
sione tramite la GD connessa alla rete, essi potrebbero essere inviati dai dispositivi in CP agli
impianti, al fine di ordinare loro il funzionamento a fattore di potenza costante e non unitario
(ad esempio: pari a 0,95 o 0,9). La funzione di regolazione della tensione potr, inoltre, essere
eventualmente gestita mediante algoritmi per richiedere o meno uniniezione di reattivo da
parte dei gruppi di generazione, a prescindere dalle violazioni di tensione in corrispondenza del
loro punto di connessione alla rete. Infatti, la possibilit di richiedere iniezioni di reattivo alla
GD potrebbe essere sfruttata anche ai fini di migliorare lefficienza delle reti MT: limmissione
in rete di potenza reattiva in grado di diminuire i transiti reattivi lungo le linee, rifasando la
rete MT.
Potr essere prevista la possibilit di controllare la produzione degli impianti di GD (iniezione di po-
tenza attiva e reattiva) per contrastare eventuali situazioni anomale di funzionamento della rete,
quali i sovraccarichi di linea.
Da ultimo, potr essere ipotizzabile luso del sistema di comunicazione per gestire in maniera co-
ordinata il prelievo di alcuni carichi e liniezione della GD, al fine di ottenere un profilo comples-
sivo che consenta un migliore accesso al mercato ad aggregazioni di carichi e generatori.
6.5.3.3 Presenza rete
Un ulteriore segnale, che i dispositivi in CP dovrebbero inviare in modo regolare ai generatori
ad essa sottesi, la presenza della rete di comunicazione; in assenza di tale segnale la prote-
zione di interfaccia della GD modifica automaticamente, a valori pi sensibili, le soglie di inter-
vento delle protezioni di frequenza e tensione (ripristinando le logiche di protezione oggi
utilizzate) e la funzione di regolazione di tensione sulla rete di distribuzione torna a operare con
logiche cosiddette locali (cio la GD eroga energia elettrica a un fattore di potenza predeter-
minato).
2 0 7
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
Attraverso il segnale di presenza rete i rel di interfaccia hanno conferma della presenza del ca-
nale di comunicazione tramite la ricezione periodica di messaggi GOOSE (ad esempio, con tempi-
stiche comprese tra 1 e 5 secondi). La protezione di interfaccia interpreta il messaggio GOOSE
come una conferma della funzionalit del canale di trasmissione dati per il successivo periodo di
invio ciclico del messaggio. Il periodo di latenza tra messaggi di presenza rete lungo rispetto alla
periodicit adottate tipicamente nellambito delle telecomunicazioni scelto in riferimento al
concetto di rischio accettabile: si ritiene cio ammissibile il rischio di accadimento di un guasto
sul canale di comunicazione contemporaneamente alla ricezione di un comando di intertrip (dove
per eventi contemporanei si intende che hanno luogo durante lo stesso periodo di latenza tra lin-
vio di due messaggi GOOSE di presenza rete).
6.6 Esiti della sperimentazione
Lattivit di sperimentazione del progetto Milano Wi-Power si articolata in diverse fasi, caratte-
rizzate dal vettore di comunicazione impiegato, dai dispositivi posti ai capi del canale di trasmis-
sione dati e dai protocolli di comunicazione di volta in volta utilizzati. Come illustrato nel seguito,
la ricerca ha avuto luogo principalmente, ma non in modo esclusivo, tramite linstallazione delle
apparecchiature oggetto di test nella sede di Bovisa del Politecnico oppure nella Cabina Primaria
A2A di Musocco.
In linea di principio lattivit di sperimentazione del progetto Milano Wi-Power si articolata in due
distinte fasi:
a) esperienza di comunicazione attraverso protocolli proprietari; la fase iniziale della
sperimentazione, dove la necessit di testare le funzionalit dei rel innovativi Thytronic ha
prevalso su quella relativa alla ricerca del protocollo di comunicazione da impiegare. In questa
prima fase, per semplicit e per comprovata funzionalit, si deciso di adottare il protocollo
proprietario Thytronic;
b) esperienza di comunicazione tramite protocollo IEC 61850; in questa fase lesigenza di valutare
prestazioni, funzionalit e possibili limiti di uno standard di comunicazione non proprietario lIEC
61850 sono diventate preminenti. Ora assumono un ruolo centrale ulteriori aspetti prece -
dentemente relegati al contorno, come ad esempio il concetto di cyber security. Dapprima si sono
valutate prestazione dei vettori DSL e Wi-Fi con protocollo IEC 61850, in seguito, lultimo stadio
della sperimentazione ha avuto come protagonista Retelit e il vettore di comunicazione su banda
licenziata WiMAX.
K 6.6.1 Esperienza di comunicazione tramite protocolli proprietari
6.6.1.1 Rete pubblica cablata
La prima esperienza condotta ha riguardato la rete pubblica cablata, per la sua immediata dispo-
nibilit e accessibilit sia al Politecnico sia alla CP di Musocco; essa ha mirato a dimostrare in modo
semplice le prestazioni offerte dalla rete pubblica cablata e le funzionalit dellinnovativo rel te-
2 0 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
lecontrollato. La sperimentazione si articolata attraverso una serie di test, ognuno dei quali
stato effettuato tramite linvio ciclico di segnali di ping da un personal computer al rel di CP. La
localizzazione geografica dei PC da cui venivano inviati i pacchetti stata di volta in volta cambiata
(Figura 6.6), in modo da ottenere una certa sensibilit sullinfluenza della distanza geografica tra
mittente e destinatario e il tempo di invio del pacchetto stesso.
Figura 6.6 Disposizione geografica dei dispositivi di comunicazione
La sperimentazione ha permesso di evidenziare come il 100% dei messaggi sia arrivato a desti-
nazione e come il tempo di invio dellinformazione e della conferma di arrivo sia minore di 100 ms
in tutti i casi.
I risultati sono inoltre avvalorati dal fatto che una distanza di 50 chilometri maggiore della lun-
ghezza massima delle linee delle reti di distribuzione. Si ritiene quindi che la comunicazione tra CP
e GD presenti, a livello di tempistiche di trasmissione dei dati, una situazione pi favorevole di
quella sperimentata nei presenti test (che peraltro ha fornito gi di per s risultati molto positivi).
Si consideri inoltre che, assumendo prospetticamente la GD presente sul territorio costituita da un
numero molto elevato di generatori, lapproccio da adottare in questi casi di tipo probabilistico.
Il fatto quindi che una minima parte dei messaggi possa non arrivare a destinazione con le tem-
pistiche prefissate non determinante sul risultato finale della regolazione, e non tale da infi-
ciare il funzionamento del sistema complessivo.
6.6.1.2 Wi-Fi e ulteriori test con rete cablata
Lesperienza di comunicazione compiuta da Thytronic, A2A e Politecnico ha invece permesso di evi-
denziare i vantaggi e le possibili criticit di trasmissione dati tramite supporto Wi-Fi e confermare,
infine, quanto rilevato nei test relativi alla rete pubblica cablata. emerso che lo svantaggio prin-
2 0 9
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
cipale, legato alla comunicazione con Wi-Fi su distanze di 2-3 chilometri, connesso a problema-
tiche di natura autorizzativa, che subetrano con la necessit di dover installare le antenne in luo-
ghi pubblici, piuttosto che su propriet di terzi.
Appurato tale aspetto, lesperienza stata volta a valutare le prestazione ottenibili dallintegrazione
del supporto Wi-Fi (con distanza coperta pari a 300 metri) con la rete internet ad accesso DSL.
Sono inoltre stati compiuti ulteriori test tra Musocco e la sede Thytronic impiegando la sola rete
pubblica cablata.
Elemento di forte novit in questa fase del progetto stata lintroduzione, su entrambi i fronti di
comunicazione, di rel Thytronic tra i quali si sono scambiati, a differenza delle prove di ping ini-
ziali, segnali di intertrip; questi test sono quindi da ritenersi pi significativi di quanto sperimen-
tato nei precedenti.
In Figura 6.7 si riporta la configurazione adottata per la comunicazione.
2
Si assumono due distinte scadenze temporali per i segnali scambiati tra CP e GD. Il rispetto della pi stringente delle due,
pari a 100 ms, garantisce il funzionamento ottimale del sistema di automazione, mentre il rispetto della seconda, pari a
250 ms, ne garantisce sempre loperativit, seppur con un degrado (accettabile) delle prestazioni.
Figura 6.7 Schema dellinfrastruttura di comunicazione adottata per la valutazione delle prestazioni della co-
municazione tramite Wi-Fi e rete internet con accesso DSL
Le prove condotte hanno portato a risultati molto interessanti, dimostrando la velocit e laffida-
bilit dei vettori dati impiegati (in pi del 99% dei casi inferiore ai 100 ms, cio la tempistica as-
sunta come limite
2
), sia per quanto riguarda le prove MusoccoPolitecnico (effettuate tramite un
vettore di comunicazione integrato Wi-Firete cablata), sia relativamente alle prove MusoccoThy-
tronic (tramite la sola rete cablata).
K 6.6.2 Esperienza di comunicazione tramite protocollo IEC 61850
Lesperienza sviluppata da SELTA e dal Politecnico ha permesso di valutare limpatto determinato
dalladozione dello Standard IEC 61850 sui tempi di comunicazione dei dati. I messaggi sono stati
inviati secondo le specifiche GOOSE. In Figura 6.8 riportato lo schema di principio del sistema
di comunicazione adottato; i dispositivi di monitoraggio innovativi predisposti da SELTA comuni-
cano bidirezionalmente, sfruttando laccesso DSL, attraverso la rete internet.
2 1 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Figura 6.8. Schema dellinfrastruttura di comunicazione adottata per la valutazione delle prestazioni con stan-
dard IEC 61850
In questo caso il numero di messaggi arrivati a destinazione entro i termini specificati superiore al
94% (percentuale che sale a circa il 98% se si considerano 250 ms come tempo limite per linvio).
6.6.2.1 Sperimentazione tramite tecnologia WiMAX
Lultima serie di test previsti dal progetto Milano Wi-Power ha riguardato la sperimentazione della
tecnologia WiMAX. In particolare, tale vettore di comunicazione stato impiegato per inviare se-
gnali di intertrip tra Musocco e il campus Bovisa del Politecnico, con protocollo IEC 61850. La tra-
smissione dei dati avvenuta tramite triangolazione su una base station Retelit (Figura 6.9) posta
nelle vicinanze di corso Sempione.
Figura 6.9 Schema del sistema di comunicazione WiMAX tra la CP Musocco e il campus Bovisa del Politecnico
2 1 1
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
Il WiMAX ha evidenziato prestazioni, in termini di velocit di invio e di percentuale di pacchetti re-
capitati, molto elevate. Nel dettaglio, pi del 98% dei segnali giunto a destinazione con tempi-
stiche tali da garantire la piena funzionalit del sistema in prova.
6.7 Dal progetto Milano Wi-Power alla proposta Smart Grid di A2A
Come illustrato nel Capitolo 3, il regolatore riveste un ruolo di primaria importanza al fine di incenti-
vare lincremento della GD allinterno del sistema elettrico nazionale; ad esso infatti demandato il
compito, da un lato, di promuovere la creazione di siti di generazione da parte degli utenti, dallal-
tro, di favorire quegli interventi sulle reti atti a garantire una maggiore capacit di accoglimento della
GD. In particolare, in Italia, levoluzione dalle modalit di gestione tipiche delle reti passive a quelle
implementate dalle cosiddette SG, ha ricevuto un forte impulso grazie allemanazione, per conto del-
lAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas, della Delibera ARG/elt 39/10 Procedura e criteri di selezione
degli investimenti ammessi al trattamento incentivante di cui al comma 11.4 lettera d) dellAllegato
A alla deliberazione dellAutorit per lenergia elettrica e il gas 29 dicembre 2007, n. 348/07 [4].
Nel novembre 2010 A2A Reti Elettriche ha presentato richiesta di incentivazione ai sensi di detta deli-
bera in merito al progetto di revisione del sistema sotteso alla propria CP di Lambrate; tale istanza
stata accolta dallAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas nel febbraio 2011, con Delibera ARG/elt 12/11
3
.
Lintervento finalizzato alla ristrutturazione della rete elettrica sottesa a detta CP, attraverso tec-
nologie innovative che consentano una gestione attiva della rete, ponendo particolare attenzione
alle esigenze di standardizzazione e unificazione, nonch alla minimizzazione dei costi. Esso pre-
vede limplementazione e linstallazione di infrastrutture derivate da quelle sperimentate nel pro-
getto Milano Wi-Power, coinvolgendo sia gli impianti di propriet del distributore, sia gli impianti
di utenza sottesi alla CP.
Obiettivo di A2A dimostrare come ladozione, nelle reti a elevata penetrazione di GD, di un si-
mile sistema di automazione, controllo e protezione, in luogo di quello tradizionale, permetta di
ottenere un incremento della disponibilit e della continuit del servizio fornito, una maggiore sta-
bilit dellalimentazione (attraverso il contenimento delle cadute di tensione lungo le linee) e una
migliore efficienza del servizio di distribuzione.
K 6.7.1 Architettura generale del sistema
Uno schema funzionale del sistema oggetto della richiesta di incentivazione riportato in Figura
6.10. Esso prevede linstallazione di appositi dispositivi sia in CP sia in corrispondenza degli impianti
di generazione degli utenti attivi diffusi sul territorio.
In particolare, presso la CP sono presenti le apparecchiature descritte nel seguito:
la Logica di Cabina Primaria (LCP), realizzata mediante limpiego di un PC industriale, ha un ruolo
essenziale nel sistema di automazione proposto: essa ha infatti il compito di gestire, tramite
appositi algoritmi, il controllo e il monitoraggio dellintera Sottostazione Estesa presentata al pa-
3
Il progetto presentato da A2A Reti Elettriche in riferimento alla Cabina Primaria di Lambrate si posizionato in testa alla
graduatoria di merito con cui lAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas ha valutato le istanze di incentivazione presentate
dalle diverse aziende distributrici. Tale graduatoria, comprendente complessivamente nove progetti, ha stabilito limme-
diata approvazione di otto di essi (sei dei quali hanno come advisor il Politecnico di Milano).
2 1 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
4
Una VPN (Virtual Private Network) una rete privata instaurata tra soggetti che utilizzano un sistema di trasmissione
pubblico e condiviso, come per esempio internet. Obiettivo la realizzazione di una rete privata, con adeguati standard di
sicurezza, evitando i costi elevati derivanti dalladozione di linee di comunicazione dedicate.
ragrafo 6.5.2. Ricadono sotto il suo controllo, oltre a tutti gli apparati presenti in CP, i dispositivi
installati in corrispondenza della GD, nonch la gestione dellinterfaccia verso la RTN (Terna);
il Sistema di Protezione di Linea (SPL) costituito da un rel dotato di un opportuno sistema di
comunicazione installato sul montante di ciascuna linea MT che si diparte dalle sbarre di CP. Esso
implementa le innovative logiche di protezione di linea e di richiusura, le segnalazioni di telescatto
da inviare ai sistemi di protezione della GD e quelle da inoltrare al sistema di gestione LCP;
il Supervisory Control And Data Acquisition (SCADA) permette il monitoraggio e la memorizza-
zione dei dati e dei files di report provenienti dagli utenti attivi e dalle apparecchiature in CP.
Esso inoltre impiegato come interfaccia verso le segnalazioni e i comandi di Terna;
il Router di Cabina Primaria (RCP), utilizzato per permettere di veicolare le informazioni dalla
CP verso il mondo esterno, o viceversa. In particolare, il router realizza una rete locale LAN
allinterno della CP e, allesterno, con i router installati presso lutente attivo (RUA), una VPN
4
capace di garantire la sicurezza del canale di comunicazione.
Il lato AT della CP inoltre dotato di protezione di massima tensione omopolare (59V0) e di
dispositivi synchro-check, al fine di garantire la possibilit di un funzionamento in isola sicuro della
CP e della rete di distribuzione sottesa.
In corrispondenza degli impianti degli utenti attivi sono invece predisposti i seguenti dispositivi:
il Router dellUtente Attivo (RUA) impiegato per realizzare il canale di comunicazione tra gene-
ratore e Cabina Primaria. Contestualmente al RCP, il RUA realizza la VPN per la messa in sicu-
rezza del canale di comunicazione. Esso riceve inoltre i messaggi di presenza rete (keep alive),
in modo da poter verificare la funzionalit della rete di comunicazione, e, in caso di assenza del
canale di trasmissione, passare dalla modalit di funzionamento remoto a quella di tipo locale;
il Sistema di Protezione di Interfaccia (SPI), un rel (derivato da apparecchiature disponibili in
commercio) dotato di una porta di comunicazione atta a ricevere il segnale di telescatto generato
dal Sistema di Protezione di Linea (SPL) e trasmesso tramite il RCP, e capace di variare le proprie
soglie di intervento in tensione e frequenza. Tale dispositivo rappresenta unevoluzione dellap-
parato Thytronic oggetto di sperimentazione nel progetto Milano Wi-Power;
il Regolatore Automatico di Tensione (RAT) un dispositivo avente il compito di implementare
sul generatore, tramite linvio di appositi segnali, i messaggi di incremento o decremento di pro-
duzione della potenza reattiva ricevuti dalla LCP. La sua funzione perci quella di trasduzione
delle grandezze o delle soglie imposte dalla LCP in grandezze fisiche da fornire allimpianto di GD;
il Regolatore di Potenza Attiva (RPA) implementa sulla GD, a seguito di comando da parte della
LCP, la riduzione o laumento della potenza attiva generata. Questa funzione introdotta al fine
di attuare una gestione in sicurezza dei flussi di potenza della rete, in caso di funzionamento
anomalo del sistema;
il Contatore di Produzione (CDP) un contatore, installato presso lunit di generazione, ido-
neo alla misura dellenergia attiva e reattiva prodotte/assorbite da questultima, e adibito al-
linvio dei dati alla LCP. Tali informazioni possono essere sia utilizzate negli algoritmi della LCP
2 1 3
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
sia inviate a Terna, che le utilizza a sua volta per lelaborazione e leventuale gestione di se-
gnali di controllo da destinare, in prospettiva, alla GD;
il Contatore Generale Utente (CGU) un contatore installato presso lutente che, analogamente
al CDP, ha il compito di effettuare misure di energia attiva e reattiva e di inviarle alla LCP e suc-
cessivamente a Terna. A differenza del CDP, il CGU misura lenergia elettrica immessa/prele-
vata complessivamente dallutenza e non quella prodotta dal generatore (esso misura quindi i
transiti energetici nel punto di connessione dellimpianto alla rete).
infine presente il cosiddetto Sistema di Telecomunicazione (STC) descritto al paragrafo seguente
e demandato alla trasmissione dei dati tra la CP e i dispositivi installati in corrispondenza dei di-
versi utenti attivi.
Figura 6.10 Architettura del sistema oggetto di richiesta di incentivazione ai sensi della Delibera ARG/elt 39/10
2 1 4
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il sistema proposto di tipo centralizzato: la funzione di coordinamento delloperato della GD
affidata unicamente alla CP, che ha il compito di inviare segnali a tutta la generazione ad essa sot-
tesa. A fronte di maggiori costi di investimento in CP, questa configurazione garantisce una limi-
tazione degli oneri a livello di singola unit di generazione; al fine di garantire gli adeguati standard
di affidabilit del sistema, infatti necessario prevedere in CP sistemi con minori rischi di fuori ser-
vizio (sistemi ridondati), mentre la mancata attivit del sistema relativo a un singolo generatore
considerata accettabile.
K 6.7.2 Il sistema di telecomunicazione
Dato il contesto in cui implementato il progetto pilota A2A, di tipo urbano, il sistema di comuni-
cazione proposto per la connessione degli utenti alla Cabina Primaria di Lambrate la rete inter-
net pubblica con accesso DSL. Il contesto milanese, infatti, oltre a mettere a disposizione
uninfrastruttura di comunicazione rapida ed economica come quella DSL appena citata, pone,
come gi detto in precedenza, un notevole numero di problematiche di natura autorizzativa, nel
caso si voglia implementare sistemi di trasmissione radio come il Wi-Fi o il WiMAX, oppure con-
nesse ai costi, nel caso di utilizzo della fibra ottica.
Luso della rete internet pubblica, in un contesto come quello di Milano in cui altamente diffusa
e molto affidabile e veloce, permetter invece di coprire in modo completo e flessibile lintero ter-
ritorio coinvolto dal progetto, con ridotti costi di struttura grazie alla semplicit di installazione e
ai limitati costi per la manutenzione del sistema.
In ogni caso, il volume di traffico generato dalla comunicazione tra la CP e la GD si ritiene sar
decisamente minore di quello indotto da altre applicazioni appartenenti al contesto internet; fatto
che rende la prospettiva di condivisione dellinfrastruttura di comunicazione facilmente pratica-
bile. I potenziali problemi della rete internet pubblica, in termini di ritardo o perdita delle informa-
zioni e di disponibilit del servizio a seguito di possibili congestioni del traffico dati, inoltre, potranno
essere facilmente risolti sottoscrivendo con gli operatori di telecomunicazioni particolari contratti,
che prevedano il rispetto di requisiti prestazionali pi stringenti e ladozione di meccanismi di dif-
ferenziazione del traffico
5
.
Allinterno dellarchitettura di comunicazione realizzata, le informazioni saranno scambiate utiliz-
zando il Protocollo Standard IEC 61850, sul modello gi adottato per il progetto Milano Wi-Power
(dettagliato al paragrafo 6.5.2). Grazie alladozione di interfacce di comunicazione standard e strut-
ture dati aperte e comuni (e non di protocolli chiusi e sviluppati singolarmente da una moltitudine
di soggetti), sar possibile garantire da un lato linteroperabilit di svariati dispositivi in sicurezza,
usufruendo delle benefiche logiche di mercato regolato da un sistema concorrenziale, e dallaltro
lo sviluppo di applicazioni e servizi in modo competitivo e uniformato.
Il supporto dei messaggi GOOSE e dello Standard MMS, previsto dalla specifica IEC 61850, come
protocolli di comunicazione, garantir poi alle applicazioni delle reti elettriche la compatibilit con
le piattaforme IP, seguendo cos la tendenza dellultimo decennio verso una convergenza di tutti
i servizi su piattaforme di comunicazione basate su IP e verso lutilizzo della suite di protocolli in-
ternet in luogo di infrastrutture eterogenee dedicate. Grazie a tale approccio sar possibile ricor-
5
Si assume comunque che, come confermato dalle prove sperimentali conseguite durante il progetto Milano Wi-Power,
laccesso indifferenziato sar spesso sufficiente anche per le applicazioni pi critiche.
2 1 5
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
rere a diverse tecnologie di comunicazione raggiungendo unelevata flessibilit di impiego; linte-
roperabilit delle molteplici applicazioni verr infatti assicurata da ununica tecnologia di rete che
svolger le funzioni di adattamento. Ci contribuir infine alla riduzione dei costi non richiedendo
lo sviluppo di applicazioni specifiche dellarchitettura di rete utilizzata.
K 6.7.3 Funzioni implementate
Le funzioni che saranno implementate nel sistema di automazione, controllo e protezione oggetto
della richiesta di incentivazione presentata da A2A ai sensi della Delibera ARG/elt 39/10 sono:
1) incremento dellaffidabilit del Sistema di Protezione di Interfaccia (SPI), rispetto agli standard
attuali (Capitolo 3), mediante telescatto con logica fail-safe;
2) regolazione innovativa della tensione, tramite modulazione della potenza reattiva immessa da
parte di ciascuna unit di GD;
3) limitazione/modulazione in emergenza della potenza attiva immessa da parte di ciascuna unit
di GD;
4) monitoraggio/controllo delle iniezioni da GD per fornire dati differenziati e possibilit di rego-
lazione a Terna al fine di un migliore controllo della rete di trasmissione;
5) interazione con Terna ai fini dellabilitazione al funzionamento attivo del lato AT della CP, per
consentire la gestione dei flussi inversi di energia.
Di seguito tali funzioni, derivate strettamente da quelle inizialmente delineate allinterno del pro-
getto Milano Wi-Power (di cui sono la naturale evoluzione e implementazione pratica), sono illu-
strate pi ampiamente.
6.7.3.1 Telescatto con logica Fail-Safe
la realizzazione in una rete di distribuzione reale della funzione di intertrip inizialmente prevista
dal progetto Milano Wi-Power (paragrafo 6.5.3.1). Al fine di porre rimedio alle criticit espresse al
paragrafo 6.3, nel progetto Smart Grid di A2A previsto che, in caso di intervento del Sistema di
Protezione di una Linea (SPL), esso invii un segnale di telescatto alle protezioni di interfaccia in-
novative (SPI) della GD sottesa, scongiurando cos il rischio che i generatori possano continuare
ad alimentare la porzione di rete rimasta in isola (in Figura 6.11 si rappresenta linvio del messag-
gio di telescatto alla GD, in caso di cortocircuito su una linea).
Figura 6.11 Segnale di telescatto su rete attiva
2 1 6
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
Il sistema proposto opera in modalit fail-safe: il Router di Cabina Primaria (RCP) invia ciclica-
mente un segnale di presenza rete (keep alive) ai Router degli Utenti Attivi (RUA). Gli SPI, nel mo-
mento in cui ricevono dal RUA il segnale di presenza rete, allargano le soglie di intervento per valori
locali di tensione e frequenza (soglie allargate) in modo da evitare scatti intempestivi, che pro-
vocherebbero la disconnessione della GD dalla rete. Qualora invece, per mancanza della comuni-
cazione, il segnale di presenza rete inviato ciclicamente non venga recepito dal SPI, questa torner
a una logica di funzionamento locale, portando le soglie di tensione e frequenza ai valori attual-
mente in uso, imposti dalla Norma CEI 0-16.
6.7.3.2 Regolazione della tensione tramite la Generazione Diffusa
Come illustrato nel Capitolo 3, la quantit di energia elettrica immettibile in rete da GD risulta li-
mitata dalla sopraelevazione di tensione che la GD determina nel punto di connessione alla rete
stessa, soprattutto qualora di grande entit e collegata a fondo linea. Al fine di ovviare a tale pro-
blema senza la realizzazione di nuove infrastrutture, necessaria lintroduzione di una regolazione
di tensione attuata tramite la GD stessa.
Si proposto, pertanto, di adottare un algoritmo che, al raggiungimento di una determinata so-
glia di tensione nel punto di connessione di un generatore alla rete (ad esempio: 1,08 Vn), comandi
al generatore di funzionare in assorbimento di reattivo ad un prefissato cos (ad esempio, 0,95).
In caso tale azione si dimostri non sufficiente al contenimento della tensione, potrebbero essere
inviati comandi per variare il fattore di potenza di altre utenze attive poste lungo la linea, agire sul
VSC per diminuire le tensioni su tutta la rete, oppure limitare le iniezioni attive dei generatori, fino
a, nel caso peggiore, annullare liniezione attiva degli impianti di GD.
A prescindere dalle violazioni di tensione, la possibilit di richiedere iniezioni di reattivo da parte della
GD potrebbe essere sfruttata anche ai fini di migliorare lefficienza delle reti MT: liniezione in rete
di potenza reattiva in grado di diminuire i transiti di reattivo lungo le linee, rifasando la rete MT. Il
sistema di regolazione di tensione sar potenzialmente utilizzato anche in modo congiunto rispetto
alluso di batterie di condensatori in CP e a comandi eventualmente impartiti da Terna.
6.7.3.3 Limitazione/regolazione in emergenza della potenza attiva
In particolari condizioni di rete, dovute a transitori in atto sulla rete di trasmissione, oppure a tem-
poranee riduzioni delle capacit di transito sulla rete di distribuzione a cui la GD sottesa, di in-
teresse poter regolare, o limitare, la potenza attiva iniettata dalla GD (dietro opportuno rimborso).
A tal scopo, la LCP riceve gli eventuali comandi di emergenza da parte di Terna e valuta i transiti
sulla linea a cui la GD sottesa; essa inoltre individua quali generatori sono in ogni istante con-
nessi alla rete e la loro capacit di regolazione. Sulla base di queste informazioni la LCP stabilisce
leventuale necessit di regolazione, o limitazione, dellenergia attiva erogata da parte di ciascun
gruppo di generazione collegato alla CP.
6.7.3.4 Monitoraggio delle iniezioni da Generazione Diffusa nella prospettiva di un dispacciamento
locale e per fornire dati differenziati a TERNA
Limpiego dei Contatori Di Produzione (CDP) e dei Contatori Generali Utente (CGU), installati presso
le Utenze Attive, e di opportuni algoritmi finalizzati allindividuazione del carico sotteso alla linea,
2 1 7
Unesperienza dimostrativa in Lombardia: il progetto Milano Wi-Power
rende disponibili informazioni che potranno essere fornite a TERNA per il controllo/monitoraggio
della rete di distribuzione nazionale.
Il sistema proposto consente di monitorare in tempo reale alcuni parametri caratteristici dalla GD
connessa alla rete MT. Con questo strumento A2A sar in condizione di gestire efficacemente reti
con elevata presenza di GD, nella prospettiva di un dispacciamento locale da effettuare a cura del
distributore. Il sistema costituisce inoltre un efficace strumento di interfaccia con TERNA.
6.7.3.5 Gestione attiva del lato AT di Cabina Primaria
Se il transito di potenza, in corrispondenza dellinterfaccia della rete di distribuzione con la RTN,
risulta invertito per una percentuale significativa del complessivo tempo annuo di funzionamento,
per consentire un sicuro esercizio della rete necessario equipaggiare la parte AT della CP con op-
portuni dispositivi di protezione e controllo; in particolare, la protezioni di massima tensione omo-
polare (protezione 59V0) e i rel muniti di synchro-check (protezione 25).
La protezione di massima tensione omopolare serve per garantire leliminazione dei guasti sul lato
AT in isola con rete MT a valle attiva, aprendo linterruttore del trasformatore lato AT, o disconnet-
tendo tutti i generatori collegati sulla rete MT sottesa e garantendo un sicuro esercizio della rete.
I rel muniti di synchro-check permettono invece la richiusura in presenza di tensione sia sul lato
sbarra che sul lato linea (evento che accade qualora la rete MT sottesa risulti attiva), verificando
le condizioni di sincronismo.
K 6.7.4 Benefici attesi sulla rete
I benefici previsti a seguito dellimplementazione degli intervenienti oggetto della richiesta di in-
centivazione hanno impatto sia sullattivit del distributore che su quelle di tutti gli utenti attivi coin-
volti nel progetto (in prospettiva, tutti gli utenti sottesi alla CP).
Primo beneficio derivante dalle innovazioni introdotte laumento della hosting capacity, cio la
capacit della rete di accogliere GD senza che questultima causi una violazione di alcun vincolo
tecnico (Capitolo 3). In dettaglio il progetto Smart Grid permette:
un aumento della generazione installabile sulla rete di distribuzione A2A, soprattutto da FER;
una maggiore efficienza energetica riducendo le perdite lungo la rete, grazie a un
avvicinamento tra carico e generazione;
la possibilit di ridurre gli investimenti nel potenziamento della rete, grazie alla migliore
sincronizzazione dei prelievi e delle immissioni di energia, alleviando i transiti sulla rete elettrica
e conseguendo quindi un differimento degli investimenti di rete;
un minor impatto ambientale riducendo le emissioni di CO
2
.
In particolare, il nuovo Sistema di Protezione di Linea conduce al superamento dei limiti delle at-
tuali Protezioni di Interfaccia, rendendo possibile la rimozione (o meglio, il rilassamento) delle so-
glie di sovra e sotto frequenza del rel, garantendo:
una maggiore affidabilit a livello locale (lo scatto del SPI in caso di perdita di rete avviene in
maniera sicura, con minori rischi di islanding, di scatti intempestivi o di chiusure in controfase);
una maggiore sicurezza dellesercizio a livello di sistema;
miglior gestione e controllo della rete MT sottesa alla CP.
2 1 8
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
La possibilit di attuare uno scambio di informazioni tra CP e GD permette inoltre di ottenere una
migliore utilizzazione degli impianti esistenti, mediante un opportuno coordinamento delle risorse
diffuse, che prevede in particolare:
la regolazione della potenza reattiva (partecipazione alla regolazione di tensione da parte della GD);
la regolazione della potenza attiva erogata dai generatori medesimi (aumento/riduzione temporanea
in caso di particolari condizioni del sistema, possibilit di partecipazione al mercato elettrico);
il miglioramento della qualit del servizio, sia in termini di continuit che di qualit della tensione.
Infine, un tale sistema di comunicazione pu essere utilizzato anche (in prospettiva) per la speri-
mentazione di modalit di demand response attraverso segnali di prezzo verso i clienti finali e per
controllare congiuntamente GD e carico.
Bibliografia
[1] EN 50438 Requirements for the connection of micro-generators in parallel with public low-
voltage distribution networks, 2007.
[2] Norma CEI 0-16 Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle
reti AT ed MT delle Imprese distributrici di energia elettrica. Disponibile su: http://www.au-
torita.energia.it/allegati/docs/08/033-08argalla.pdf
[3] Norma CEI 11-20 Impianti di produzione di energia elettrica e gruppi di continuit collegati
a reti di I e II categoria, quarta edizione, 1 agosto 2000.
[4] Delibera ARG/elt 39/10 Procedura e criteri di selezione degli investimenti ammessi al
trattamento incentivante di cui al comma 11.4 lettera d) dellAllegato A alla deliberazione
dellAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas 29 dicembre 2007, n. 348/07. Disponibile su:
http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/10/039-10arg.pdf
[5] Delibera ARG/elt 12/11 Valutazione e graduatoria dei progetti pilota relativi a reti attive e smart
grids, di cui alla deliberazione dellAutorit per lenergia elettrica e il gas 25 marzo 2010, ARG/elt
39/10. Disponibile su: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/11/012-11argalla.pdf
[6] Norma IEC 61850 Communication networks and systems in substations, prima edizione, 24
agosto 2010.
[7] IEEE 1588 IEEE Standard for a Precision Clock Synchronization Protocol for Networked Meas-
urement and Control Systems, 24 luglio 2008.
Abbrevi azi oni e si gl e
AD Active Demand
ADDRESS Active Distribution network with full integration of Demand and distributed
Energy RESourceS
AEEG Autorit per lEnergia Elettrica e il Gas
AMI Advanced Metering Infrastructure
AMM Automatic Meter Management
AMR Automatic Meter Reading
ASC Amsterdam Smart City
AT Alta Tensione
Beywatch Building energy watcher
BPL Broadband Power Line
BT Bassa Tensione
CDP Contatore di Produzione
CEI Comitato Elettrotecnico Italiano
CGU Contatore Generale Utente
COSEM Companion Specification for Energy Metering
CP Cabina Primaria
CPCS Common Part Convergence Sublayer
CPP Critical Peak Pricing
CS Cabina Secondaria
DDI Dispositivo di Interfaccia
DEHEMS Digital Environment Home Energy Management System
DEI Dipartimento di Elettronica e Informazione
DER Distributed Energy Resources
DER-LAB Network of DER Laboratories and Pre-Standardisation
DERRI Distributed Energy Resources Research Infrastructure
DG DemoNet Active distribution network operation with a high share of distributed
Generation
DISPOWER Distributed Generation with High Penetration of Renewable Energy
Sources
DLMS Distribution Line Message Specification
DSL Digital Subscriber Line
DSO Distribution System Operator
DSSS Direct Sequence Spread Spectrum
2 1 9
2 2 0
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
ECN Energy research Centre of the Netherlands
E-DEMA Development and demonstration of decentralised integrated energy
systems on the way towards the E-Energy marketplace of the future
EDGE Enhanced Data rates for GSM Evolution
EDIS Energy Data Identification System
EDP Energias de Portugal
EDRP Energy Demand Research Project
EDSO-SG European Distribution System Operators Association - for Smart Grid
EEGI European Electricity Grid Initiative
EERA European Energy Research Alliance
emporA E-Mobile Power Austria
ENTSO-E European Network of Transmission System Operators for Electricity
ERDF European Regional Development Fund
ERGEG European Regulators Group for Electricity and Gas
ESB Electricity Supply Board
ESCO Energy Service COmpanies
eTELLIGENCE Intelligence for Energy, market and power grids
EUA European University Association
EU-DEEP European Distributed EnErgy Partnership
EUROHORCs European Heads of Research Councils
FDD Frequency Division Duplex
FENIX Flexible Electricity Networks to Integrate the eXpected Energy Evolution
FER Fonti Energetiche Rinnovabili
FFD Full Function Device
FSK Frequency Shift Keying
GD Generazione Diffusa
GMSK Gaussian Minimum Shift Keying
GOOSE Generic Object Oriented Substation Events
GPRS General Packet Radio Service
GROW-DERS Grid Reliability and operability with distributed generation using
transportable storage
GSE Gestore dei Servizi Energetici
GSM Global System for Mobile Communications
HAN Home Area Network
HC Hosting Capacity
HMI Human Machine Interface
HSDPA High Speed Downlink Packet Access
HSUPA High-Speed Uplink Packet Access
ICT Information and Communication Technology
IED Intelligent Electronic Device
IEDs Intelligent Electronic Devices
IP Internet Protocol
ISGAN International Smart Grid Action Network
ISO International Organization for Standardization
ISOLVES:PSSA-M Innovative Solutions to Optimise Low Voltage Electricity Systems: Power
Snap-Shot Analysis by Meters
IWES Fraunhofer Institute for Wind Energy and Energy Systems Technology
JRC-IE EC Joint Research Centre Institute for Energy
JUCCCE Joint U.S. China Cooperation on Clean Energy
KEPCO Korea Electric Power Corporation
KPI Key Performance Indicators
LCNF Low Carbon Network Fund
LENS Long-Term Electricity Network Scenarios
LTE Long Term Evolution
MAN Metropolitan Area Network
MB Mercato di Bilanciamento
MEF Major Economies Forum on Energy and Climate
MeRegio Minimum Emissions Regions
Meta PV Metamorphosis of power distribution: system services from photovoltaics
MGP Mercato del Giorno Prima
MI Mercato Infragiornaliero
MiSE Ministero dello Sviluppo Economico
MMS Manufacturing Message Specification
MORE MICROGRIDS Advanced Architectures and Control Concepts for More Microgrids
MPE Mercato a Pronti
MSD Mercato del Servizio di Dispacciamento
MSO Microgrid System Operators
MT Media Tensione
MTE Mercato a Termine
NAN Neighborhood Area Network
NPL Narrowband Power Line
OEB Ontario Energy Board
OFDM Orthogonal Frequency-Division Multiplexing
OPEN METER Open Public Extended Network metering
OpenNode Open Architecture for Secondary Nodes of the Electricity SmartGrid
O-QPSK Offset Quadrature Phase Shift Keying
OSI Open System Interconnection
PLC Power Line Communication
PRIME PoweRline Intelligent Metering Evolution
RAT Regolatore Automatico di Tensione
RdS Ricerca di Sistema
RegModHarz Regenerative Model region of Harz
RFD Reduced Fuction Device
RPA Regolatore di Potenza Attiva
2 2 1
Abbreviazioni e sigle
2 2 2
Smart Grid. Le reti elettriche di domani
RTP Real Time Pricing
RUA Router dellUtente Attivo
SCADA Supervision Control And Data Acquisition
SCL Substation Configuration Language
SEESGEN-ICT Supporting Energy Efficiency in Smart GENeration grids through ICT
SET Plan Strategic Energy Technology Plan
SG Smart Grid
SMART WATTS Increasing the self-regulating ability of the energy system by using the
smart kilowatt-hour and the Internet of Energy
SPI Sistema di Protezione di Interfaccia
SSCS Service Specific Convergence Sublayer
STC Sistema di Telecomunicazione
SUSPLAN PLANning for SUStainability
T&D Europe European Association of the Electricity Transmission and Distribution
Equipment and Services Industry
TICA Testo integrato delle connessioni attive
ToU Time of Use Pricing
TSO Transmission System Operator
TWENTIES Transmission system operation with large penetration of Wind and other
renewable Electricity sources in Networks by means of innovative Tools
and Integrated Energy Solutions
UMTS Universal Mobile Telecommunications System
VMD Virtual Manufacturing Device
VPP Virtual Power Plant
VSC Variatore Sotto Carico
WAMS Wide Area Monitoring Systems
WAN Wide Area Network
ENTI, INDUSTRIA, SERVIZI
E SVILUPPO
DELLE RETI INTELLIGENTI
IN ITALIA
Le imprese, la ricerca, le societ di servizi italiane o che operano da tempo nel nostro Paese sono
pronte allimportante sfida posta dalle Smart Grid.
Alcune di esse hanno contribuito, con il loro originale punto di vista, a individuare aree e temi
dinteresse utili al raggiungimento di questo obiettivo. Si tratta del frutto dellincontro, favorito
dalla Fondazione EnergyLab, fra il loro mondo e quello degli esperti.
Per questa ragione riteniamo i seguenti interventi, forniti dagli stessi soggetti interessati, degni
di nota.
Limpegno di ABB nelle Smart Grid
La Smart Grid un sistema auto-monitorato, basato su standard industriali,
che attraversa anche i confini nazionali permettendo il trading dellenergia.
Questo sistema devessere in grado di individuare i disturbi sulla rete cos
come i cambiamenti nellofferta e nella domanda e reagire automaticamente, ripristinando lequi-
librio e mantenendo la stabilit richiesta.
I maggiori cambiamenti si avranno nella distribuzione: questa dovr infatti essere in grado di ge-
stire un flusso bidirezionale e maggiori oscillazioni dei parametri elettrici, con effetti sulla qualit
dellenergia, diventando pi reattiva ai cambiamenti della domanda. Lintero sistema energetico
trarr vantaggio dalle fonti rinnovabili, e i gestori delle reti potranno aumentare la stabilit e la si-
curezza delle forniture riducendo le perdite.
La rete di distribuzione diventer una fonte di energia, rimanendo il punto di consegna agli utenti fi-
nali. La componente pi innovativa di una rete intelligente sar data dal consumo, le cui caratteristi-
che andranno a modificarsi radicalmente: il consumatore avr infatti la possibilit di svolgere anche il
ruolo di produttore. Si realizzer quanto definito come demand response: un diffuso e capillare con-
trollo in tempo reale del consumo, grazie anche allapporto di nuovi sistemi di accumulo dellenergia.
LItalia, centro di eccellenze. ABB leader nella fornitura di soluzioni integrate per le Smart Grid
e possiede il know-how tecnico e la visione per affrontare le sfide attuali e future.
Lo dimostrano alcuni importanti progetti italiani. ABB Italia ha un ruolo primario nellelettrificazione
dei porti, soluzione che abbatte le emissioni di CO
2
delle navi ormeggiate.
Inoltre ha al suo attivo anche la realizzazione dei collegamenti Italia-Grecia e SAPEI in HVDC, la
tecnologia per connessioni in corrente continua.
Per far fronte allimprevedibilit delle fonti rinnovabili e gestire la variabilit nel consumo e nella
capacit di trasporto della rete occorrer sempre pi fare ricorso a sistemi di accumulo dellener-
gia: ABB vanta soluzioni di stoccaggio innovative, fra cui la recente SVC Light

con Energy Sto-


rage, basata su batterie in grado di garantire da 5 a 60 minuti potenze da 5 a 50 MW.
In Italia, inoltre, ABB leader nei sistemi SCADA per il monitoraggio e la supervisione degli im-
pianti di generazione e delle infrastrutture di rete e sta realizzando un sistema SCADA EMS (Energy
Management System) per il controllo dellintera rete elettrica albanese.
Grazie alle sue tecnologie, ABB in prima linea sia sul fronte Smart Grid che su quello Smart City,
con diverse esperienze in ambito internazionale, quali Stoccolma (Svezia), Helsinki (Finlandia),
Friedrichshafen (Germania), Boulder (Colorado, USA).
In Italia ABB ha firmato recentemente un Protocollo dIntesa con il Comune di Genova per svilup-
pare una cooperazione volta a migliorare la qualit della vita dei cittadini contribuendo allevolu-
zione verso una citt pi intelligente. Genova si candida cos a essere una delle citt europee che
si sfideranno nella corsa verso laggiudicazione dei finanziamenti della Comunit Europea, nel-
lambito del suo Piano strategico per le Energie tecnologiche.
Ma non tutto: come ben sa ogni cittadino, la qualit della vita nelle citt del giorno doggi in
larga parte determinata dalla mobilit. ABB ha tutte le competenze e le tecnologie per preparare
le Smart Grid alle sfide legate ai veicoli elettrici e offrire soluzioni pratiche di ricarica per soddisfare
le esigenze di conducenti, fornitori del servizio e operatori di reti elettriche. Linfrastruttura che sup-
porter la mobilit elettrica dovr soddisfare le necessit della rete e, contemporaneamente, di tutti
gli attori coinvolti.
BTicino: dalla domotica alle Smart Grid
La progressiva diffusione della domotica, dalle poche decine di impianti
del 2000 alle centinaia di migliaia attuali, data dalla capacit di adat-
tarsi, tecnologicamente e culturalmente, allevoluzione del mercato. Da status symbol esclusivo,
diffondendosi divenuta strumento di valorizzazione del patrimonio immobiliare. La domotica
integrazione per coordinare e centralizzare le funzioni dellabitazione. La rivoluzione ambientale e
la crisi economica hanno posto al centro dellattenzione il risparmio energetico, che la domotica
affronta con soluzioni orientate su quattro direttrici: termoregolazione, controllo dellilluminazione,
visualizzazione di consumi/produzione e controllo dei carichi. Queste ultime due sono connesse alla
fornitura di elettricit, quindi, bench integrate e funzionali allabitazione, trovano la loro ragion
dessere anche nel rapporto, oggi solo economico, tra utilizzatore e fornitore di energia.
Limpianto dellabitazione e quello della Utility sono oggi completamente autonomi: la domotica do-
vrebbe ottimizzare il rapporto costi energetici/comfort abitativo; il fornitore di energia ha linteresse
a non sollecitare la rete nei momenti di maggiore assorbimento. Oggi lo scenario dei consumi con-
sidera che le fasce orarie critiche siano quelle lavorative. Sensibilit ecologica, incentivi, evoluzione
tecnologica ed effetti della crisi stanno per portando alladozione da parte dei privati e delle fa-
miglie di impianti di autoproduzione diffusi sul territorio. Una volta soddisfatti i propri consumi, que-
sti immettono leccedenza energetica nella rete. Il modello di tariffe differenziate, che premia i
consumi non industriali e familiari nelle fasce notturne e festive, potrebbe essere da ripensare
perch la maggiore produzione dovuta al solare, unita allo scarso consumo diurno del residenziale,
determineranno laumento del conferimento di energia di questi impianti nelle fasce oggi critiche.
Uno scenario futuro, a cui BTicino si sta preparando, risiede quindi nel diverso ruolo che la domo-
tica assumer nel suo rapporto con la rete di distribuzione dellenergia. Sar indispensabile che i
due impianti si parlino: il sistema domotico dellabitazione dialogher con quello di distribuzione
dellenergia della Utility fornendo costantemente le informazioni e i parametri di consumo o di
produzione locali. Questultima dovr divenire intelligente (sar infatti una smart grid), per ge-
stire i surplus di energia locali e ridistribuirli dinamicamente in altre aree. E per avere informazioni
sui consumi o la produzione dellabitazione dovr appoggiarsi proprio sullimpianto domotico e uti-
lizzarne la rete nervosa per fornire nuovi servizi e informazioni ad alto valore aggiunto. Un altro
servizio da connettere alla rete, in cui BTicino attiva, quello di ricarica dei veicoli elettrici delle
utenze private. Anche in questo campo la domotica contribuir alla gestione dei carichi, rilevando
consumi e costi e programmando le ricariche in funzione delle fasce orarie pi convenienti.
Oggi i due impianti non si parlano, hanno protocolli e modalit di comunicazione diversi, ma al-
cuni passi in avanti si stanno compiendo: i gestori e produttori di sistemi domotici, come Bticino,
vogliono iniziare a dialogare.
BTicino, capofila del gruppo Legrand in Italia, dov presente con una struttura organizzativa che
comprende otto insediamenti produttivi e circa 3.000 dipendenti, opera sul mercato italiano con le
offerte dei marchi principali BTicino, Legrand, Zucchini e Cablofil. BTicino inoltre, con la presenza
in oltre 60 Paesi di tutti i continenti, si colloca tra i leader mondiali sul mercato delle apparecchia-
ture elettriche in bassa tensione per installazioni in ambito civile, industriale e terziario, testimo-
niando il valore del nostro Paese in termini di qualit, tecnologia davanguardia e cultura progettuale.
Il ruolo del Gestore nello sviluppo delle Smart Grid
Con il crescente sviluppo delle fonti rinnovabili e della generazione di-
stribuita, il GSE sempre pi coinvolto nelle tematiche connesse al-
lottimizzazione del sistema elettrico, che nei prossimi anni dovr
avere caratteristiche tali (Smart System) da supportare la crescente
penetrazione della generazione distribuita, offrire nuovi servizi per il
dispacciamento secondario dellenergia e disporre di nuove tecnologie per utilizzare i segnali di
prezzo provenienti dai clienti finali attivi (prosumers).
In questottica, le Smart Grid si configureranno come elemento essenziale per poter fruire in ma-
niera intelligente della totale capacit di generazione degli impianti alimentati da fonti energe-
tiche rinnovabili.
Per poter favorire il processo di diffusione delle Smart Grid necessario che lo sviluppo tecnolo-
gico sia accompagnato da chiare linee dazione attraverso la modifica del quadro regolatorio e
normativo, finalizzato a introdurre:
regole che definiscano il modello di governance da adottare, i ruoli dei vari soggetti coinvolti
(DSO, TSO, eventuali aggregatori e ESCO, ecc.) e le metodologie per la remunerazione dei
costi sostenuti dai vari soggetti;
uno sviluppo coerente e coordinato tra rete e capacit di generazione installata, in modo da
evitare o limitare al minimo lapplicazione di meccanismi di riconoscimento economico in caso
di limitazioni di potenza attiva, cos come avviene attualmente per la mancata produzione eo-
lica in caso di ordini di dispacciamento impartiti da Terna dovuti a congestioni di rete;
un mercato per i servizi di dispacciamento secondario a cui possa partecipare tutta la genera-
zione distribuita, in maniera analoga a quanto avviene per la generazione connessa alla rete
di trasmissione;
meccanismi di demand response finalizzati a ottenere un aumento dellelasticit della domanda
al prezzo dellenergia attraverso opportuni segnali di prezzo sul mercato dellenergia.
Il GSE, in qualit di Utente del Dispacciamento di gran parte degli impianti di generazione distri-
buita, segue con particolare interesse tali tematiche e auspica che siano introdotte regole, tecno-
logie e sinergie necessarie per fare in modo che lo sviluppo delle Smart Grid possa avvenire
pienamente, come tassello di quel mosaico di azioni da intraprendere per avere un sistema elet-
trico sempre pi efficiente e competitivo.
Il Gestore dei Servizi Energetici GSE SpA la holding pubblica che in Italia sostiene lo sviluppo
e la promozione delle fonti rinnovabili. Le principali attivit svolte dal GSE riguardano la qualifica
degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e la conseguente emissione dei Certificati Verdi o delle
tariffe onnicomprensive, il rilascio delle Garanzie dOrigine, il ritiro dellenergia prodotta da im-
pianti a fonti rinnovabili e assimilate (CIP6, ritiro dedicato, tariffa omnicomprensiva, servizio di
scambio sul posto), la gestione del conto energia per gli impianti fotovoltaici, il riconoscimento degli
impianti di cogenerazione, la determinazione del mix energetico nazionale, il miglioramento delle
previsioni delle immissioni da parte degli impianti a fonte rinnovabile non programmabili e la quan-
tificazione della mancata produzione da fonte eolica per effetto degli ordini di dispacciamento im-
partiti da Terna.
IFS Italia SrL: elaborazione, analisi e gestione di dati energetici
Lintroduzione del sistema Smart Grid coinvolge tutti gli operatori della filiera
Utility: produttori da fonti pulite, utenti finali, gestori di rete e retailer. La com-
plessit della tematica non pu essere affrontata con un approccio monopro-
dotto, n, tantomeno, da un singolo soggetto. Piuttosto, necessario costituire
dei consorzi di aziende nei quali ognuno contribuisce con competenze e prodotti
specialistici.
Il portafogli prodotti IFS, unito al bagaglio di esperienza nazionale e internazionale in ambito
Energy & Utilities, garantisce unampia copertura delle diverse tematiche inerenti le Smart Grid.
La copertura di servizi e prodotti IFS rilevante, sia nella fase di analisi e start-up sia nella fase
di roll-out ed esercizio dei progetti SG, per tutti i soggetti della filiera.
Il roll-out massivo degli smart meters solo il primo tassello delle Smart Grid e introduce per i ge-
stori di rete una complessit di elaborazione, analisi e gestione di dati energetici che solo una so-
luzione funzionalmente e tecnologicamente spinta come BelVis4 pu coprire. Il modulo EDM il
fulcro che, gestendo la totalit dei dati, alimenta tutti gli altri prodotti della suite IFS.
I moduli di BelVisPro e Clustering garantiscono sia unaccurata previsione e analisi della domanda
sia la successiva segmentazione della base clienti necessaria per fornire dei servizi/prodotti mirati.
La fornitura dati meteo e di sistemi (BelVisPro, hydro2sim) per previsione da fonti rinnovabili e da
generazione diffusa (eolico, fotovoltaico, idro...) permette a TSO/DSO di razionalizzare il dispac-
ciamento della rete facilitando lintroduzione e la gestione delle energie pulite, monitorate costan-
temente (con MAXIMUS) per massimizzarne la disponibilit.
Il prodotto ResOpt per lottimizzazione delle risorse energetiche garantisce ai gestori della rete lo
strumento necessario per una pi efficiente gestione attiva della rete, facilitando le attivit di bi-
lanciamento della stessa.
Infine, il coinvolgimento dellutente finale introdotto dal concetto di demand response. In una
prima fase si tratta di fornire al cliente finale un maggiore controllo dei propri consumi e un se-
gnale di prezzo per incentivare comportamenti pi virtuosi. Il modulo EDX (Energy Data Exchan-
ger) lo strumento di comunicazione bidirezionale tra operatori e utenti. Nella seconda fase
lutente poi supportato con strumenti (ResOpt) per efficientare i propri consumi, rendendolo
elemento attivo nella filiera energetica.
IFS Italia nasce nel 1996 su iniziativa della ifs GmbH (gruppo RWE) e nel 2000 gli attuali soci ne
acquistano il controllo, facendo crescere la societ sul mercato italiano con una progressione con-
tinua nel tempo. Il portafoglio prodotti evolve, comprendendo soluzioni per la gestione completa
dei processi di Energy Management, sia elettrico che gas.
Le sue origini ed esperienze internazionali hanno formato il business model, che si esprime nella
formula Solution Provider for Utilities: dallindividuazione di partner internazionali che offrono so-
luzioni avanzate best-of-breed, alla localizzazione per il mercato italiano e implementazione presso
gli operatori, fino al supporto post vendita ed evoluzione normativa continua.
Le linee di business sono la Gestione dei Dati (EDM) e Previsione per il Trasporto, Distribuzione,
Vendita e Generazione, lOttimizzazione, lETRM, il CRM, i Portali per la Comunicazione evoluta tra
gli Operatori e i servizi dati (Meteo/Prezzi).
Limpegno di SELTA SpA per le Smart Grid: apparati e sistemi di gestione e controllo
SELTA, azienda che da sempre fornisce prodotti e sistemi avan-
zati per la gestione, il controllo e lautomazione delle reti elet-
triche e dei sistemi di comunicazioni di servizio, attualmente
in prima linea tra i protagonisti delle future Smart Grid.
Il processo di sviluppo delle nuove reti elettriche intelligenti richiede lammodernamento dei sistemi
esistenti, e quindi la realizzazione di un nuovo sistema di comunicazione che permetta di raggiun-
gere ogni elemento del sistema elettrico in modo affidabile, deterministico, bidirezionale e rapido.
Sistemi di supervisione che realizzino le nuove funzionalit richieste tramite la nuova rete di co-
municazione e un nuovo sistema distribuito di protezione, controllo e automazione che interagi-
sca coi sistemi di supervisione al fine di rendere il sistema nel complesso pi reattivo.
SELTA gi presente nel campo dellautomazione delle sottostazioni di alta tensione, con appa-
rati di controllo, monitoraggio e protezione conformi ai nuovi standard IEC 61860 e IEC 61131-3.
Inoltre fornisce ai pi importanti distributori apparati di telecontrollo, protezione e regolazione per
cabine primarie e secondarie.
Per quanto riguarda i sistemi di trasmissione, SELTA sviluppa nodi di rete a pacchetto per appli-
cazioni di rete locale nellambito dei sistemi di automazione di stazione o per la realizzazione di reti
geografiche private. Inoltre vanta un notevole know-how negli apparati a onde convogliate ana-
logiche e numeriche per la trasmissione dati su linee di alta e media tensione e teleprotezioni ana-
logiche e numeriche per la protezione degli impianti di potenza. Offre anche apparati di trasmis-
sione SDH per la realizzazione di reti geografiche ad alte prestazioni.
Nel campo dellInformation Technology SELTA ha una consolidata esperienza sui sistemi SCADA
per la supervisione degli impianti elettrici, con capacit di sviluppare le logiche che sovrintendono
al controllo degli stessi, oltre che sui sistemi di gestione degli apparati di comunicazione.
Gli apparati e i sistemi di gestione e controllo di SELTA gi oggi consentono di realizzare alcune
delle funzionalit richieste dalle Smart Grid. In futuro permetteranno di scambiare informazioni in
modo pi incisivo con i produttori di energia e con gli utenti, di interpretare in anticipo le esigenze
di domanda e offerta di energia rendendone flessibile la produzione, di riportare rapidamente il
sistema in uno stato di stabilit dopo eventuali interruzioni o disturbi di rete, di gestire e utilizzare
le informazioni disponibili per ottimizzare limpiego delle risorse, al fine di massimizzare lefficienza
energetica e contribuire quindi al miglioramento ambientale.
SELTA, con sede a Cadeo e stabilimento a Tortoreto Lido, punto di riferimento internazionale nei
Sistemi di Automazione e Controllo, di Segnalamento Ferroviario, di Enterprise Communication e
nelle Reti di Accesso.
In particolare opera, con crescente proiezione internazionale, in quattro segmenti di mercato:
Soluzioni di automazione per le Utility: automazione, controllo e supervisione di reti e impianti
di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, sistemi per le teleco-
municazioni di servizio su elettrodotto;
Applicazioni per il controllo della marcia dei treni e soluzioni per le telecomunicazioni di servi-
zio delle Reti Ferroviarie;
Reti di Comunicazione per le imprese basate sulle tecnologie pi avanzate;
Reti di Accesso;
SELTA offre pacchetti chiavi in mano studiati in base alle specifiche esigenze dei propri clienti,
tra cui pu annoverare innumerevoli Public Utility e i principali operatori delle Telecomunica-
zioni e Service Provider.
Siram SpA e il progetto di aggregazione
Le Smart Grid rappresentano unopportunit di grande interesse
per Siram. La societ fortemente impegnata nella riduzione dei
consumi energetici e nella lotta ai cambiamenti climatici con solu-
zioni di efficienza energetica, cogenerazione ed energie rinnovabili. Lattuale modello di distri-
buzione dellenergia elettrica unidirezionale, dalle grandi centrali verso i consumatori, non
permette lo spiegamento massiccio di sorgenti di produzione energetica locali (cogenerazione,
solare, biomasse) per problemi di reti insufficienti e per linefficienza e lonerosit del
trasporto.
La Ricerca e Sviluppo di Veolia Enviromental, di cui fa parte Siram, sta allestendo un progetto di
aggregazione in scala regionale per valutarne la fattibilit tecnica ed economica. La funzione di
aggregazione consiste nel collegare a un punto centrale di controllo e gestione diversi siti, sia con-
sumatori sia produttori di energia, allacciati alla rete elettrica. Lidea quella di gestire la domanda
e la produzione di energia di questi siti grazie allo sviluppo di sistemi di telecontrollo in tempo
reale, con lobiettivo di creare un equilibrio locale e, allo stesso tempo, di superare i limiti del si-
stema centralizzato di produzione, trasporto e distribuzione.
Nella Francia meridionale il progetto Refrex di Veolia R&S sta sviluppando un progetto pilota con
una centrale di gestione informatizzata che collega dei produttori indipendenti di energia con-
nessa alla rete.
Il collocamento in opera del progetto potrebbe esordire durante il 2011; le prove si svilupperanno
su 2 anni e mezzo, di cui i primi sei mesi dedicati a una crescita di potenza e gli ultimi sei dedicati
ad un bilancio completo.
Si valuteranno cos varie ipotesi di produzione, stoccaggio e consumo di elettricit nel contesto di
una ventina di edifici adibiti a uffici, stazioni di depurazione, centrali fotovoltaiche, centrali di stoc-
caggio (pile a combustibile, centrali idrauliche, stoccaggio termico, stoccaggio con batterie) e sta-
zioni di pompaggio di acqua potabile, permettendo anche di anticipare i comportamenti energetici
e di identificare i potenziali di flessibilit di infrastrutture consumatrici.
Alla base del progetto pilota sullaggregazione vi sono le ricerche di Veolia sui modelli previsio-
nali dei consumi elettrici e sulle compatibilit economiche. Da una parte lobiettivo dei modelli
conoscere in anticipo i consumi di elettricit da una o due ore fino ad alcuni giorni prima; dallal-
tra, lobiettivo dei modelli economici rendere compatibili finanziariamente le Smart Grid con il con-
testo attuale di mercato. Grazie allo studio e allo sviluppo delle Smart Grid, Siram potrebbe
aggiungere alle sue attivit quella di aggregatore: un intermediario attivo tra produttori e con-
sumatori locali di energia e rete elettrica, fondamentale per sviluppare nuove modalit produttive
decentrate, come le fonti rinnovabili e la cogenerazione.
Siram una societ italiana leader nei settori della gestione integrata dellenergia. Nata nel 1912,
dal 2002 fa parte di Dalkia International, leader europeo nella gestione dellenergia. Dalkia a sua
volta controllata da Veolia Environnement, il pi grande gruppo al mondo nel settore dei servizi
ambientali (energia, acqua, rifiuti e trasporti), presente in 68 paesi con oltre 319.000 dipendenti
e un fatturato 2009 di 34,6 miliardi di euro.
Il fatturato consolidato Siram del 2009 stato di oltre 900 milioni di euro, grazie a un portafoglio
di circa 1.400 clienti nei settori della Sanit, della Pubblica Amministrazione centrale e locale, del-
lindustria, del terziario e del residenziale e delle telecomunicazioni.
Schneider Electric, lo specialista di Energy Management
Negli ultimi anni, Schneider Electric ha posto al centro della propria stra-
tegia lutilizzo efficiente dellenergia, come risorsa scarsa e preziosa, di-
ventando a tutti gli effetti specialista dellEnergy Management.
Davanti al grande dilemma del raddoppio della domanda di energia
elettrica e della necessit contemporanea di dimezzare le emissioni di CO
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entro il 2050, Schnei-
der Electric sostiene il ruolo centrale del risparmio energetico, attraverso lefficientamento degli im-
pianti industriali e delle strutture civili, come chiave di un modello energetico sostenibile per il
futuro.
Dallefficienza attiva al monitoraggio dei consumi, Schneider Electric vive la sfida energetica da
protagonista, partecipando come ESCO ai progetti di efficientamento che accedono ai programmi
di finanziamento agevolato, allottenimento dei benefici fiscali e ai certificati bianchi. Schneider
Electric completa limpegno per lenergia pulita attraverso la propria attivit nelle fonti rinnova-
bili, dalla fornitura di prodotti alle soluzioni chiavi in mano come EPC, vantando ad oggi la
realizzazione chiavi in mano in Puglia di uno dei pi grandi parchi solari dEuropa, da ben 45MW
di potenza.
Il ruolo di Schneider Electric nel panorama delle Smart Grid vede perci in primo piano limpegno
nello sviluppo di soluzioni per le reti di distribuzione, le fonti rinnovabili, la gestione del demand/re-
sponse, le strutture per la ricarica dei veicoli elettrici e lefficienza energetica negli edifici e nei pro-
cessi, attraverso sistemi di controllo attivo fortemente integrati. Questa visione dinsieme si
appoggia su EcoStruxure
TM
, ununica piattaforma per rendere lenergia sicura, sostenibile, affida-
bile, efficiente e produttiva. indirizzata ai cinque mercati che, nel loro insieme, sono responsa-
bili del 72% del consumo energetico mondiale: energia e infrastrutture, industria, datacentre,
edifici del terziario e residenziale.
Lutilizzo dellarchitettura EcoStruxure
TM
consente il raggiungimento di risparmi fino al 30% sia
nellinvestimento iniziale che nei costi di gestione, inclusi i consumi energetici, e fornisce una ri-
sposta completa e integrata alla gestione dellenergia dal lato della distribuzione e del consumo.
Schneider Electric lo specialista globale nella gestione dellenergia, con una presenza in oltre 100
Paesi; offre soluzioni integrate in diversi segmenti di mercato, con una posizione di leadership nei
settori energia e infrastrutture, processi industriali, building automation e data center, vantando
inoltre unampia presenza nelle applicazioni residenziali. Specializzata nel rendere lenergia sicura,
affidabile ed efficiente, con oltre 110.000 dipendenti nel 2010 Schneider Electric ha raggiunto un
fatturato di oltre 19,6 miliardi di euro, grazie a un impegno attivo nellaiutare individui e organiz-
zazioni a ottenere il massimo dalla propria energia.
ICT e Smart Grid, il ruolo di Telecom Italia SpA
Telecom Italia, come impresa leader in Italia nellICT, ma anche
come secondo maggiore cliente del sistema energetico italiano,
partecipa a numerose iniziative e progetti che intendono con-
tribuire alla creazione dellEcosistema delle Smart Grid. Per un operatore integrato di telecomuni-
cazioni che opera in tutta la filiera dei servizi di comunicazione avanzata (telecomunicazioni fisse,
mobili e internet) significa contribuire a un processo di convergenza fra ICT e sistema energetico
per realizzare una rete capillare che trasporti energia, informazione e controllo.
Telecom Italia cofondatore e membro del Comitato di Direzione di Energy@Home un progetto di
collaborazione fra Electrolux, Enel, Indesit e Telecom Italia con lobiettivo di definire, sviluppare e
promuovere uninfrastruttura di comunicazione che abiliti la fornitura di servizi a valore aggiunto ba-
sati su informazioni di consumo di energia elettrica e tariffe elettriche nellHome Area Network.
Telecom Italia , inoltre, il coordinatore di e-Cube, progetto parzialmente finanziato dal Programma
Industria 2015 del Ministero per lo Sviluppo Economico, che si propone di creare un sistema com-
posto di elementi e infrastrutture scalabili che abilitino il controllo e ottimizzazione di consumi elet-
trici, sia nellambiente residenziale sia commerciale e industriale. Il progetto partecipato da 12
partner, incluse aziende e universit italiane che rappresentano la catena del valore industriale.
Kaleidos-TIGreen una soluzione commerciale di efficienza energetica di Telecom Italia per clien-
tela business che, nel contesto della Smart Grid, permette di monitorare le principali grandezze
elettriche e ambientali, eseguire interventi mirati allottimizzazione dei costi di esercizio degli im-
pianti, studiare provvedimenti per la modifica e riduzione dei consumi energetici, controllare lener-
gia consumata, ridurre i picchi di consumi. Essa si basa su reti di sensori wireless per la raccolta
di dati ambientali e di consumo energetico degli impianti, di sistemi di Business Intelligence per
lanalisi dei dati e il controllo dei costi associati, di metodologie per lesecuzione di audit on-site
atti a definire una politica di efficienza energetica e a progettare interventi di miglioramento del-
lefficienza degli impianti.
Nel contesto della standardizzazione, Telecom Italia attiva in numerosi enti di standardizzazione ri-
levanti per le Smart Grid: ITU-T, IEEE, 3GPP, IETF, ETSI, CEI, BroadBand Forum e ZigBee Alliance
(unassociazione internazionale di aziende che sta definendo lo standard Smart Energy selezionato dal
NIST americano per le Smart Grid) in cui il delegato Telecom Italia chair di un comitato tecnico;
Home Gateway Initiative (unorganizzazione internazionale non a fine di lucro che si propone di de-
finire le linee guida e le specifiche dei gateway residenziali a larga banda) in cui il delegato Telecom
Italia editor del documento Requirements for Home Energy Management and Control Service.
Infine, lazienda partecipa alliniziativa ISGAN (International Smart Grids Action Network) del Mi-
nistero dello Sviluppo Economico, che permetter di consolidare e creare nuove collaborazioni sui
temi dellenergia tra Telecom Italia e le aziende private e pubbliche del settore, le agenzie di re-
golamentazione e gli enti di ricerca.
Telecom Italia S.p.A. la principale societ del Gruppo Telecom Italia, uno dei pi importanti opera-
tori di telecomunicazioni a livello mondiale, player strategico nel mercato ICT europeo e leader in Ita-
lia, dove costituisce uno dei principali gruppi industriali. Le aziende del gruppo operano nelle
telecomunicazioni in ambito fisso (Telecom Italia) e mobile (TIM), detenendo le maggiori quote di mer-
cato in Italia e rilavanti partecipazioni internazionali, prima fra tutte la telefonia mobile in Brasile (TIM
Brasil); nei media e Internet (La 7, Virgilio); nel comparto dellInformation Technology.
Gruppo Tesmec, reti forti oltre che intelligenti
Oltre a un rilevante incremento della domanda di energia, le ten-
denze del sistema energetico mondiale registrano un bisogno
costante di miglioramento della sicurezza e della qualit dellof-
ferta e un impatto crescente delle tematiche ambientali sulle dinamiche politiche ed economiche
internazionali.
Tesmec consapevole che importanti cambiamenti devono essere intrapresi per il passaggio a un
sistema energetico sostenibile. Innanzitutto occorre un rafforzamento delle reti. Tesmec lavora in
ottica di Strong Grid, convinta che una Smart Grid, una rete intelligente, debba prima di tutto
essere una rete forte.
Lelettricit, infatti, non sempre usata nello stesso posto in cui viene prodotta. Da qui la neces-
sit di reti di trasmissione e sistemi di distribuzione a lunga distanza che per comportano signi-
ficative perdite di energia. Al fine di contenere queste perdite, la recente tendenza dei Paesi a pi
elevato ritmo di sviluppo energetico quella di privilegiare elettrodotti ad altissimo voltaggio (660-
750-800-1000 kV, con previsioni di crescita a 1100-1200 kV), molti dei quali sono programmati per
funzionare in corrente continua.
Il Gruppo Tesmec ha come obiettivo il miglioramento del trasporto a lunga distanza tramite la co-
struzione di reti ad altissimo voltaggio, ben strutturate e interconnesse, come condizione neces-
saria per lo sviluppo delle Smart Grid.
La costante crescita di importanza dellenergia verde un dato di fatto. Secondo lInternational En-
ergy Outlook 2010, limpiego di fonti rinnovabili per la generazione di energia crescer del 3% al-
lanno dal 2007 al 2035.
Gli impianti elettrici alimentati da fonti rinnovabili stanno conoscendo un forte sviluppo ma anche dif-
ficolt notevoli nella loro espansione. Questo a causa di problemi derivanti da ritardi e carenze nella
interconnessione alla rete elettrica. Le fonti rinnovabili sono caratterizzate, infatti, da forte instabi-
lit e picchi di generazione ma le reti attuali riescono a gestire solo modesti livelli di variabilit.
La Strong Grid rappresenta quindi una condizione necessaria per la Smart Grid. Accelerare la co-
struzione di reti UHV (Ultra High Voltage) come spina dorsale e reti subordinate collegate a tutti
i livelli uno dei principali obiettivi di Tesmec.
Numerosi progetti internazionali (Cina, India, Sud America) dimostrano che Tesmec attiva nel
rafforzamento del ruolo della rete, ottimizzando il sistema e incrementando lefficienza energetica
con lo scopo di migliorare lintegrazione delle fonti di energia rinnovabili e di agevolare lo sviluppo
delle Smart Grid.
Il Gruppo Tesmec attivo principalmente nella progettazione, produzione e commercializzazione
di soluzioni integrate per la costruzione e la manutenzione di infrastrutture quali reti aeree e in-
terrate e tubi (pipeline). Il Gruppo, fondato nel 1951, pu contare su oltre 300 dipendenti e di-
spone di quattro siti produttivi, tre in Italia e uno negli Stati Uniti, e opera attraverso due linee di
prodotti nel settore della progettazione, produzione e commercializzazione di macchine e sistemi
integrati per la tesatura di reti elettriche e cavi in fibra ottica, nonch per la tesatura di reti elet-
triche ferroviarie; macchine trencher cingolate ad alta potenza per lo scavo in linea di reti e di tubi
(pipeline) interrati o per opere di sbancamento e, in misura minore, macchine da cantiere multi-
funzionali (Gallmac).
La mission del Gruppo Tesmec operare nel mercato delle infrastrutture per il trasporto di ener-
gia elettrica, dati e materiali (petrolio e derivati, gas, acqua), settori strategici per la crescita e
lammodernamento di ogni Paese nel mondo. Le sfide del futuro impongono alle moderne so-
ciet industriali, cos come a quelle emergenti, di investire nei settori dellenergia e delle tele-
comunicazioni.