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F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica..

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Indice

1 Statica dei fluidi 1 2 Equazioni della dinamica 25


dei fluidi
1.1 Proprietà dei fluidi 1
Il fluido come mezzo continuo 2 2.1 Rappresentazione del moto di 25
Pressione 2 un fluido
Correnti di tipo particolare 26
Densità 3
Linee di corrente 27
1.2 Equazione di equilibrio di un 4 Traiettorie 30
fluido Curve di emissione (streakline) 31
Fluido in un campo di forze conservative 7
2.2 Equazione di conservazione 33
1.3 Fluido in equilibrio vicino alla 8 della massa
superficie terrestre 2.3 Equazione della quantità di 37
Equilibrio di un fluido con densità 9 moto
uniforme 2.4 Equazioni della dinamica dei 40
1.4 Misura della pressione in 10 fluidi non viscosi
condizioni stazionarie Conservazione dell’energia e relazioni 41
termodinamiche
1.5 Equilibrio dell’atmosfera 11
terrestre 2.5 Equazioni per correnti 42
Atmosfera con temperatura uniforme 12 incomprimibili di un fluido
Atmosfera con temperatura lineare con la 13 non viscoso
quota 2.6 Equazioni per correnti 43
incomprimibili non viscose
1.6 Caratteristiche dell’atmosfera 14 irrotazionali
terrestre
2.7 Equazioni per correnti 44
1.7 Forze di galleggiamento: la 16 incomprimibili di un fluido
legge di Archimede viscoso
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vi

2.8 Equazioni per i fluidi 45 3.10 Il sistema vorticità–funzione 81


comprimibili non viscosi di corrente dei flussi piani
2.9 Equazioni per i fluidi 45 3.11 Vortice di Hill 83
comprimibili viscosi Linee di corrente 87
d
4 Correnti incomprimibili 91
3 Correnti incomprimibili 47 non viscose irrotazionali
non viscose
4.1 Irrotazionalità della corrente e 91
3.1 Rapidità di variazione 47 potenziale della velocità
“seguendo il fluido” 4.2 Corrente incomprimibile ed 93
Accelerazione del fluido 50 equazione di Laplace
3.2 Vincolo di incomprimibilità 53 4.3 Teorema di Bernoulli per 94
correnti non stazionarie
3.3 Equazioni di Eulero 55 Ritorno al teorema di Bernoulli per 95
incomprimibili correnti stazionarie
3.4 Condizione iniziale e 58 Coefficiente di pressione (incomprimibile) 97
condizione al contorno 4.4 Corrente stazionaria attorno a 97
Condizioni di compatibilità dei e fra i dati 61 una sfera
3.5 Equazione della quantità di 63 Metodo di separazione delle variabili 99
moto con la vorticità Soluzione del problema 104
Forza agente sulla sfera: paradosso di 105
3.6 Correnti stazionarie e teorema 64 D’Alembert
di Bernoulli
Coefficiente di pressione sulla sfera 107
Versione irrotazionale del teorema di 66
Bernoulli 4.5 Corrente stazionaria 2D 108
3.7 Vorticità 68 attorno a un cilindro circolare
Metodo di separazione delle variabili 109
Interpretazione cinematica della vorticità 69 Soluzione simmetrica 114
in correnti 2D Soluzioni non simmetriche (portanti) 117
Vortice di Rankine 74 Teorema della portanza di Kutta–Joukowski 120
Linee di corrente delle soluzioni portanti 123
3.8 Equazione della vorticità 76
Equazione della vorticità in 2D 77
5 Correnti incomprimibili 127
3.9 Flussi piani incomprimibili e 78 viscose
funzione di corrente
Definizione della funzione di corrente 78 5.1 Viscosità dinamica e viscosità 128
Equazione della funzione di corrente 81 cinematica
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vii

5.2 Forza di attrito viscoso 130 Corrente non stazionaria fra due lastre 190
parallele
5.3 Equazioni di Navier–Stokes 132
incomprimibili 5.9 Soluzioni esatte per correnti 193
in geometria cilindrica
5.4 Condizione iniziale e 135
Corrente di Couette fra superfici 196
condizione al contorno
Condizioni di compatibilità dei e fra i dati 139 cilindriche in rotazione
Frenamento improvviso di una colonna di 199
5.5 Equazioni adimensionali: il 141 fluido rotante
numero di Reynolds Decadimento di un vortice rettilineo 201
Adimensionalizzazione alternativa 143
Correnti ad alti numeri di Reynolds 144 5.10 Viscosità dei fluidi (anche 204
Correnti a bassi numeri di Reynolds 145 comprimibili)
Tensore degli sforzi viscosi 205
5.6 Soluzioni esatte per flussi 146 Tensore simmetrico “gradienti della 207
stazionari paralleli velocità”
Equazioni del moto fra due lastre piane 146 Fluido viscoso newtoniano 208
parallele Vettore sforzo viscoso relativo a una 209
Corrente di Couette piana 148 superficie
Corrente di Poiseuille piana 151 Forza di attrito viscoso 210
Corrente ibrida di Couette–Poiseuille 153 Caso di correnti incomprimibili 210
Corrente di Poiseuille in un tubo di 154
sezione circolare
6 Equazioni dello strato 213
Corrente lungo un piano inclinato causata 159
limite stazionario 2D
dalla gravità
5.7 Correnti stazionare attorno a 162 6.1 Valori tipici delle grandezze in 213
corpi semplici per Re = 0 uno strato limite
Corrente uniforme attorno a una sfera 163 6.2 Teoria dello strato limite di 214
Legge della resistenza di Stokes 167 Prandtl
Risoluzione mediante le variabili primitive 169 Ipotesi della teoria dello strato limite 214
Corrente attorno a un cilindro: paradosso 175 Analisi degli ordini di grandezza 216
di Stokes Corrente non viscosa 220
5.8 Soluzioni esatte per correnti 178 Equazioni dello strato limite di Prandtl 221
parallele dipendenti dal Rappresentazione della funzione di corrente 223
tempo 6.3 Corrente esterna uniforme: 225
Equazioni per correnti parallele non 178 profilo di Blasius
stazionarie Ricerca della variabile di similarità 228
Traslazione istantanea di una lastra piana 179 Equazione di Blasius 229
Diffusione della vorticità 186 Soluzione del campo di moto 229
Metodo alternativo per le soluzioni similari 187 Rappresentazione della funzione di corrente 238
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viii

6.4 Metodo delle espansioni 241 Ovale cilindrico di Rankine 301


asintotiche raccordate Correnti elementari piane in coordinate 305
Problema modello 241 cartesiane
Problema esterno 242
Problema interno ed espansione interna 243 7.4 Teorema di Kutta-Joukowski 307
Condizione di raccordo 245 per cilindri di forma qualsiasi
Soluzione composita di ordine 0 246
Soluzione composita di ordine 1 247 7.5 Soluzione numerica per un 314
profilo simmetrico
6.5 Deduzione rigorosa delle 250
equazioni di Prandtl Metodo di soluzione 315
Calcolo degli elementi del sistema lineare 317
Espansione del problema interno 252
Coefficiente di pressione sul profilo 318
Espansione del problema esterno 254
simmetrico
Condizioni di interfaccia fra i problemi 255
interno ed esterno 7.6 Strato sottile di vortici 319
Condizioni al contorno del problema 256 rettilinei
esterno
Condizioni al contorno del problema 257 7.7 La condizione di Kutta 322
interno
7.8 Equazione integrale di Prandtl 325
per i profili sottili
7 Correnti aerodinamiche: 259
teoria dei profili sottili 7.9 Soluzione dell’equazione 329
integrale per un profilo piatto
7.1 Correnti incomprimibili 261 Soluzione dell’equazione integrale di 329
irrotazionali assisimmetriche Prandtl
Equazione di Laplace del potenziale 261
Coefficienti aerodinamici 331
Equazione di Laplace in problemi 262
assisimmetrici 7.10 Soluzione dell’equazione 334
Soluzioni elementari 3D assisimmetriche 263 integrale per un profilo curvo
Ogiva semi-infinita di Rankine 273
Soluzione dell’equazione integrale di 334
Solidi di Rankine 276
Prandtl
7.2 Paradosso di d’Alembert in tre 279 Coefficienti aerodinamici 336
dimensioni
7.3 Flussi incomprimibili 284 7.11 Soluzione del profilo con 341
irrotazionali piani spessore e con curvatura
Equazioni di Laplace del potenziale e 284 Quadratura numerica di Gauss–Chebyshev 341
funzione di corrente Andamento della velocità su dorso e 342
Soluzioni elementari piane 286 ventre del profilo
Ogiva cilindrica semi-infinita di Rankine 298 Calcolo del coefficiente di pressione 344
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ix

Teoria della linea portante 345 Derivata di un integrale di volume su un 406


8 dominio variabile
per ali di apertura finita
9.2 Teorema di trasporto di 409
8.1 Descrizione delle ali di 345 Reynolds: osservazioni
apertura finita Versione alternativa del teorema di 411
8.2 Vortici di estremità 346 trasporto di Reynolds
Legge di Biot–Savart 348 9.3 Conservazione della massa 413
Teoremi dei vortici di Kelvin e Helmholtz 348
Ipotesi di corrente incomprimibile 415
8.3 Velocità indotta dai vortici di 349 Correnti incomprimibili con densità non 416
estremità uniforme
8.4 Resistenza indotta 352 Correnti incomprimibili con densità 418
uniforme
8.5 Teoria della linea portante 353
9.4 Equazione di bilancio della 419
8.6 Equazione della linea portante 354
quantità di moto
(integro-differenziale)
Caratteristiche aerodinamiche dell’ala 356 9.5 Conservazione dell’energia 422
8.7 Distribuzione ellittica della 357 Energia totale del fluido 422
portanza Equazione della densità di energia totale 422
Equazione dell’energia specifica interna 423
8.8 Distribuzione generica della 359
portanza 9.6 Equazioni di Eulero per 424
Cambiamento di variabili ed equazione 359 correnti comprimibili
trasformata Completamento termodinamico 425
Rappresentazione in serie di Fourier della 360 Equazioni di Eulero: forma conservativa 425
soluzione Equazioni di Eulero: forma quasi lineare 426
Approssimazione e discretizzazione del 361 Condizioni per le equazioni di Eulero 427
problema comprimibili
Proprietà aerodinamiche dell’ala 362 Equazione dell’entropia per correnti non 428
viscose
8.9 Ruolo del rapporto di forma 365
9.7 Correnti stazionarie: entalpia 429
Correnti comprimibili non 401 ed entalpia totale
9
viscose (senza urti) “Equazione di Bernoulli” per correnti 430
comprimibili
9.1 Derivata di integrali su domini 403 “Bernoulli comprimibile” con entropia 432
mobili uniforme
Derivata di un integrale su un intervallo 403 Coefficiente di pressione per flussi 433
variabile comprimibili
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9.8 Flusso isentropico lungo una 434 9.13 Equazioni di Crocco per 475
linea di corrente correnti stazionarie rotazionali
Velocità del suono 439 Correnti stazionarie rotazionali con 477
Condizione sonica e valori critici 441 entalpia totale uniforme
Il caso del gas ideale politropico 443
9.9 Le equazioni dell’acustica 448
Linearizzazione delle equazioni di Eulero 448 10 Correnti comprimibili 479
Equazioni dell’acustica in un fluido in 450 viscose
quiete
Velocità del suono ed equazione delle 452 10.1 Viscosità di un fluido 480
onde acustiche comprimibile
Soluzione delle equazioni di Eulero 454
Tensore simmetrico “gradienti della 480
dell’acustica
velocità”
9.10 Velocità di propagazione nel 457 Fluido viscoso newtoniano 482
fluido comprimibile Dipendenza della viscosità dalla 485
Equazioni di Eulero in una dimensione 457 temperatura
Problema agli autovalori e velocità 457
caratteristiche 10.2 Equazione di bilancio della 486
quantità di moto
9.11 Potenziale per le correnti 459 Forza di attrito viscoso 486
comprimibili irrotazionali
“Bernoulli comprimibile” per correnti 463 10.3 Conservazione dell’energia 488
irrotazionali
Problema del potenziale comprimibile non 463 Conducibilità termica 488
stazionario
Il sistema di equazioni potenziale–entalpia 467 10.4 Equazioni di Navier–Stokes per 489
Problema del potenziale comprimibile 468 fluidi comprimibili
stazionario
Equazione per le piccole perturbazioni 469 10.5 Equazioni di Navier–Stokes in 491
forma conservativa
9.12 Correnti stazionarie irrotazionali
471
2D con entropia uniforme 10.6 Forma non differenziale: 493
Equazioni per le correnti stazionarie 472 metodo dei volumi finiti
irrotazionali Equazioni di Eulero non differenziali per 496
Equazioni della velocità per le correnti 473 correnti con urti
piane
Equazioni della velocità per le corrente 474 10.7 Equazioni di Navier–Stokes 498
assisimmetriche termodinamicamente stabili
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xi

A Coordinate curvilinee A-1 C Equazioni di Eulero o A-35


ortogonali equidimensionali

A.1 Sistemi di coordinate 1 C.1 Ricerca del cambiamento di 35


ortogonali variabili
A.2 Superfici coordinate e linee 3
coordinate C.2 Soluzione generale della 37
equazione trasformata
A.3 Fattori di scala ed elementi 5
differenziali C.3 Soluzione generale della 38
A.4 Gradiente in coordinate 10 equazione equidimensionale
curvilinee ortogonali
A.5 Divergenza in coordinate 12
curvilinee ortogonali D Principi di termodinamica A-39
A.6 Rotore in coordinate 13
D.1 Variabili estensive e relazione 39
curvilinee ortogonali
fondamentale
A.7 Laplaciano in coordinate 15
cilindriche e sferiche D.2 Principi della termodinamica 39
A.8 Operatore laplaciano di un 16 Convessità della relazione fondamentale 39
campo vettoriale specifica
A.9 Operatori d’advezione 17 D.3 Variabili intensive ed 39
A.10 Identità differenziali vettoriali 18 equazioni di stato

D.4 Calori specifici 39


B Campi conservativi A-19
D.5 Velocità del suono 39
B.1 Campi conservativi 19
B.2 Superfici e curve 22
equipotenziali E Proprietà termodinamiche A-42
Conservatività del campo e topologia del 24 dei gas
suo dominio
B.3 Domini connessi e 26 E.1 Gas ideale politropico 42
semplicemente connessi Equazioni di stato 44
B.4 Condizioni necessarie per la 28 Calori specifici 44
conservatività Entalpia 46
Potenziale scalare e potenziale vettoriale 32 Velocità del suono 47
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xii

E.2 Gas ideale non politropico 48 Relazione fondamentale per le grandezze 76


Gas atomici 48 globali
Gas molecolari 48 Relazione fondamentale per le grandezze 76
Principio di equipartizione dell’energia 49 specifiche
Modi di vibrazione della molecola 52 Relazione fondamentale con numero di 77
Energia vibrazionale e calore specifico 53 moli
Relazione fondamentale in forma 54 Relazione fondamentale per le grandezze 78
parametrica molari
Velocità del suono 56 Caso di gas ideali non politropici 79
E.3 Gas di van der Waals 57 F.4 Reazioni chimiche 81
Caso politropico 61
Reazione chimica elementare 81
Caso non politropico 63 Modello di un insieme di reazioni chimiche 82
E.4 Gas di Soave–Redlich–Kwong 65
F.5 Miscela di gas ideali reagenti 83
Forma della molecola e fattore acentrico 65
in equilibrio
Equazione di stato 66
Relazione fondamentale in forma 66 Costituenti atomici e loro conservazione 83
parametrica Composizione in condizioni di equilibrio 85
termodinamico
E.5 Gas di Martin–Hou 67 Equazioni di stato 87

F Miscele di gas ideali con e A-68 F.6 Miscela di gas ideali reagenti 88
senza reazioni chimiche in non equilibrio chimico

F.1 Composizione chimica 68


dell’aria G Profili alari NACA a A-89
F.2 Composizione di una miscela 69 quattro o cinque cifre
di gas
Frazioni di massa delle specie chimiche 70 G.1 Convenzioni della notazione 89
Frazioni molari delle specie chimiche 70 NACA
Legame fra le frazioni di massa e le 71
frazioni molari G.2 Spessore dei profili alari NACA 90
F.3 Miscela di gas ideali non 72 G.3 Linea media dei profili NACA 91
reagenti a quattro cifre
Caso di gas ideali politropici 72
Teorema di Gibbs delle miscele di gas 74
G.4 Linea media dei profili NACA 92
ideali
a cinque cifre
Relazione fondamentale in forma 75 G.5 Costruzione del profilo con 92
parametrica curvatura
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xiii

Integrali definiti per le A-94 M.1 Equazioni di conservazione 121


H
equazioni integrali Equazioni di bilancio delle componenti 121
chimiche
H.1 Integrale con il coseno 94 Equazione di bilancio della quantità di 122
H.2 Integrale con il seno 98 moto
Equazione di bilancio dell’energia totale 122
Equazioni di Navier–Stokes per fluido 122
I Derivata temporale di A-99
multicomponente
integrali su domini mobili
M.2 Conservazione della massa 123
I.1 Derivata di un integrale su un 99 totale
intervallo mobile
I.2 Derivata della circolazione 101 M.3 Conservazione delle frazioni 123
lungo una curva mobile di massa
I.3 Derivata del flusso attraverso 103 M.4 Equazione di conservazione 123
una superficie mobile dell’energia interna
I.4 Derivata dell’integrale su un 107
volume mobile
I.5 Derivata di integrali su domini 109 N Onde d’urto normali A-125
mobili nello spazio
N.1 Superfici di discontinuità e 125
L Equazioni comprimibili in A-110 processi irreversibili
forma adimensionale
N.2 Relazioni di salto nelle 126
L.1 Equazioni di Eulero per i fluidi 111 correnti stazionarie in una
comprimibili dimensione
Procedimento di adimensionalizzazione 111
Equazioni di Eulero adimensionali 114 N.3 Discontinuità di contatto 128
L.2 Equazioni di Navier–Stokes per 115
N.4 Condizioni di salto di Rankine– 129
i fluidi comprimibili
Hugoniot
Procedimento di adimensionalizzazione 115
Equazioni di Navier–Stokes adimensionali 117 Sistemi di riferimento solidali con una 131
Proprietà dissipative costanti e numero di 118 parte di fluido
Prandtl Equazione di Rankine–Hugoniot e 132
adiabatica dell’urto
M Equazioni per fluidi con A-121
più componenti N.5 Onda d’urto normale in un gas 135
ideale politropico
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xiv

O Onde d’urto oblique A-141

O.1 Condizioni di Rankine– 141


Hugoniot per flussi multidimensionali

Onda d’urto normale equivalente 141


O.2 Geometria dell’urto obliquo 141
O.3 Onda d’urto obliqua in un gas 141
ideale politropico
Curva polare dell’urto obliquo 141
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Fluido non viscoso Fluido viscoso

FLUIDODINAMICA

Equazioni di Eulero incomprimibili Equazioni di Navier–Stokes incomprimibili [ν = µ/ρ]


   
∂u
+ (u )u + =0
∂u
+ (u )u + =ν  2
u
 
Corrente ∂t ρ ∂t ρ
u=0 u=0
incomprimibile
con densità
uniforme ∂e
+ u(r, t)
 e=0
∂e
+ u(r, t)
 e=
1  (κ
 
T ) + 2ν | (u(r, t))|2
∂t ∂t ρ
[T = T (e, ρ), P = P(e, ρ)] T = T (e, ρ) [P = P(e, ρ)]

..............................................................................................................

Equazioni di Eulero comprimibili Equazioni di Navier–Stokes comprimibili


∂ρ
+

(ρu) = 0
∂ρ
+

(ρu) = 0
∂t ∂t
Corrente
comprimibile
∂(ρu)
+

ρu ⊗ u + P

=0  ∂(ρu)
+

ρu ⊗ u + P

=    (u)
∂t ∂t
∂(ρet )
+
 
(ρet + P)u = 0
∂(ρet )
+
 (ρet + P)u =
  κ
 T +u  (u)

∂t ∂t
P = P(e, ρ), T = T (e, ρ) P = P(e, ρ), T = T (e, ρ)
t 1 t 1
e =e+ 2 |u|
2 e =e+ 2 |u|
2

TERMODINAMICA
F. Auteri e L. Quartapelle, Fluidodinamica, summary tables 2 colour black

Fluido non viscoso Fluido viscoso

FLUIDODINAMICA

Equazioni di Eulero incomprimibili Equazioni di Navier–Stokes incomprimibili


∂ρ
+u
 ρ=0
∂ρ
+u
 ρ=0
∂t
∂u   ∂t
∂u   1  (µ  µ)  
Corrente + (u )u + =0 + (u )u + = − u) + 2 ( ?u
 
∂t ρ ∂t ρ ρ
incomprimibile u=0 u=0
con densità
non uniforme
∂e  ∂e   
(κ T ) 2µ| (u(r, t))|2 
+ u(r, t) e=0 + u(r, t) e= +
∂t ∂t ρ(r, t) ρ(r, t)
[T = T (e, ρ), P = P(e, ρ)] T = T (e, ρ) [P = P(e, ρ)]

...............................................................................................................

Equazioni di Eulero comprimibili Equazioni di Navier–Stokes comprimibili


∂ρ
+
 (ρu) = 0
∂ρ
+
 (ρu) = 0
∂t ∂t
Corrente
comprimibile
∂(ρu)
+

ρu ⊗ u + P

=0  ∂(ρu)
+

ρu ⊗ u + P

=    (u)
∂t ∂t
∂(ρet )
+
 
(ρet + P)u = 0
∂(ρet )
+
 (ρet + P)u =
  κ
 T +u  (u)

∂t ∂t
P = P(e, ρ), T = T (e, ρ) P = P(e, ρ), T = T (e, ρ)
t 1 t 1
e =e+ 2 |u|
2 e =e+ 2 |u|
2

TERMODINAMICA
F. Auteri e L. Quartapelle endpaper 1 colour black

EQUAZIONI DI BERNOULLI PER CORRENTI INVISCIDE INCOMPRIMIBILI CON DENSITA’ UNIFORME

Correnti stazionarie: Correnti non stazionarie:

n |u(r(`))|2 (r(`)) o
Corrente anche rotazionale + + χ (r(`)) linea di = C linea di
2 ρ corrente
corrente

|u(r)|2 (r)
Corrente irrotazionale (anche non potenziale) + + χ (r) = C
2 ρ

| φ(r)|2 (r) ∂φ(r, t) | φ(r, t)|2 (r, t)


+ + χ (r) = C + + + χ (r) = C(t)
 

Corrente irrotazionale potenziale


2 ρ ∂t 2 ρ

Corrente irrotazionale in una regione confinata : la costante C è del tutto arbitraria.

EQUAZIONE DI BERNOULLI PER CORRENTE INVISCIDA INCOMPRIMIBILE STAZIONARIA CON DENSITA’ VARIABILE
 
|u(r(`))|2 (r(`))
+ + χ (r(`)) = C linea di
2 ρ linea di linea di corrente
corrente corrente


“EQUAZIONI DI BERNOULLI” PER CORRENTI INVISCIDE COMPRIMIBILI h t = h + 21 |u|2 = e + P/ρ + 21 |u|2


Corrente con entropia anche non uniforme h t (r(`)) + χ(r(`)) linea di = C linea di
corrente corrente

Corrente con entropia uniforme, ossia s = s h t (r) + χ(r) = C

| φ(r)|2 ∂φ(r, t) | φ(r, t)|2


Corrente irrotazionale potenziale con s = s + h(r) + χ (r) = C + + h(r, t) + χ (r) = C(t)
 

2 ∂t 2
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 1 – pagina 1 colore nero Ottobre 7, 2004

CAPITOLO 1

Statica dei fluidi

Introduzione Come sovente accade, anche in questa trattazione introduttiva alla


meccanica dei fluidi partiremo dallo studio della statica, cioè dei fenomeni che
caratterizzano i fluidi in quiete. Questo approccio ci consentirà infatti di introdurre
il concetto di fluido come continuo deformabile e di familiarizzare con alcuni
operatori differenziali e con alcune tecniche matematiche che verranno utilizzate
anche in seguito.
Dopo una parte introduttiva quindi, passeremo a derivare l’equazione della
statica dei fluidi illustrandone alcuni corollari, costituiti dalle leggi di Stevino, di
Pascal e di Archimede, assieme ad alcune applicazioni significative come il calcolo
della distribuzione di pressione nell’atmosfera o il funzionamento degli strumenti
per la misura di pressione in un fluido. Pur nella loro apparente semplicit à, le leggi
della statica dei fluidi rivestono un enorme interesse dal punto di vista tecnico-
applicativo: l’importanza del loro studio e di una loro adeguata comprensione non
deve quindi essere sottovalutata.

1.1 Proprietà dei fluidi


Nella nostra introduzione alla dinamica dei fluidi considereremo il fluido come un
continuo. Questa assunzione significa che tutte proprietà del fluido che saranno
oggetto della nostra analisi e del nostro studio sono riferite al comportamento
macroscopico e fenomenologico del fluido. In realtà, a causa della struttura disc-
reta della materia, il fluido è costituito da un numero molto grande di particelle
microscopiche: gli atomi e le molecole. Tutte queste particelle interagiscono fra
loro conformemente ai principi della meccanica di un sistema di punti materiali,
ma l’enorme grandezza del loro numero rende praticamente impossibile procedere
a una descrizione individuale dettagliata del loro movimento.
Come è proprio della descrizione di sistemi macroscopici nell’ambito della
termodinamica, limitiamo allora l’analisi a variabili che rappresentano il valore
medio delle grandezze: la media è effettuata su un numero molto grande di atomi
o molecole. Il nostro studio dell’equilibrio e del moto del fluido sar à pertanto
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2 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

valido solo fino ad una scala spaziale che risulti molto maggiore della distanza che
caratterizza i vari fenomeni che si verificano a livello microscopico.
Per stabilire in modo più definito questa condizione di applicabilità del mod-
ello del fluido come continuo, si deve introdrre il libero cammino medio. Questa
grandezza rappresenta la distanza media percorsa dalle molecole fra due urti succes-
sivi ed è indicata con λ. Tipicamente il libero cammino medio nell’aria in condizioni
standard (temperatura T = 300 K e pressione atmosferica P = 1.01 × 10 5 Pa)
il valore del libero cammino medio è λ = 10−7 m, mentre nell’acqua alle stesse
condizioni, con le molecole che si muovono rimanendo sempre in contatto, esso è
più difficile da definire e viene arbitrariamento assunto uguale ad alcune distanze
intermolecolari, per cui è dell’irdine di circa 10−10 m.
Il valore di λ nelle condizioni termodinamiche del flusso in esame è poi con-
frontato con una lunghezza caratteristica del problema considerato, che indichi-
amo con L, ad esempio la dimensione di un corpo immerso nel fluido. Il rapporto
fra queste due grandezze, cioè
λ
Kn = ,
L
si chiama numero di Knudsen del flusso in esame e la descrizione secondo il
modello continuo di tale flusso sarà valida a condizione di avere Kn  1. In
caso contrario, sarà necessario ricorrere a un descrizione molto più dettagliata del
fenomeno nella quale dovranno necessariamente giocare un ruolo anche aspetti
legati alla struttura microscopica del fluido (teoria cinetica).

Il fluido come mezzo continuo


Con queste premesse, definiamo fluido un mezzo continuo deformabile quando
esso, in condizioni di quiete o di moto rigido, non è in grado di esercitare al suo
interno alcuna azione di taglio, ma esclusivamente azioni di tipo normale, ovvero
forze interne nella stessa direzione della normale alla superficie su cui agiscono. In
questa definizione per moto rigido si intende il moto che risulta dalla combinazione
di qualunque traslazione lungo una direzione e di qualunque rotazione attorno a un
asse.

Pressione
La conseguenza immediata di questa proprietà del fluido è che, sotto le condizioni
di moto indicate, la forza interna s, per unità di area, agente su una superficie
elementare può essere espressa come il prodotto di uno scalare, detto pressione, e
del versore n̂ normale alla superficie ∆S considerata. Scriveremo pertanto
s = −P n̂,
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PARAGRAFO 1.2: Equazione di equilibrio di un fluido 3

dove il segno meno è necessario in quanto s indica la forza (per unità di area)
esercitata dalla porzione di fluido verso cui punta n̂, sul fluido che si trova dall’altra
parte (ovviamente P > 0). Il valore della pressione P risulta dipendere in generale
dalla posizione r in cui si trova la superficie ∆S, per cui la pressione sar à in realtà
una funzione di r, ossia avremo
P = P(r).
In effetti il problema fondamentale della statica dei fluidi consiste nel calcolare
l’andamento del campo di pressione P(r) nelle condizioni specifiche del problema
considerato.

Densità
Oltre alla pressione, le proprietà del fluido sono caratterizzate anche da un’altra
grandezza macroscopica: la densità (di massa), detta anche massa volumica o
massa specifica, che rappresenta il rapporto fra la massa di una porzione di fluido e il
suo volume. La densità è indicata con ρ e le sue dimensioni sono una massa per unità
di volume, per cui nelle unità del Sistema Internazionale il valore di ρ sarà espresso
in kg/m3 . Naturalmente, anche la densità dipende in generale dalla posizione r
in cui si trova la porzione di fluido e scriveremo allora ρ(r). Di conseguenza,
la risoluzione dei problemi nella statica dei fluidi richiederà di determinare anche
l’andamento spaziale della densità ovvero di calcolare la funzione
ρ = ρ(r).
Nella tabella 1 sono riportati i valori della densità ρ in condizioni termodinamiche
standard, ovvero alla temperatura di T = 300 K e alla pressione atmosferica
P = 1.01 × 105 Pa, di tre fluidi tipici: il mercurio, l’acqua e l’aria. Nella stessa
tabella sono indicati anche i valori delle grandezze viscosità dinamica µ e della
viscosità cinematica ν delle tre sostanze sempre nella condizione termodinamica
standard. Le due viscosità µ e ν saranno definite più avanti nel paragrafo 5.1.

Tabella 1. Proprietà meccaniche di alcuni fluidi alla temperatura di T = 300 K e


alla pressione atmosferica P = 1.01 × 105 Pa

ρ densità µ viscosità dinam. ν viscosità cinem.


Fluido kg/m3
kg/(m · s) m2 /s

mercurio, Hg 13 550 1.56 × 10−3 0.115 × 10−6


acqua, H2 O 998 1.0 × 10−3 1.0 × 10−6
aria 1.18 18.5 × 10−6 15.6 × 10−6
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4 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

1.2 Equazione di equilibrio di un fluido


Per determinare il comportamento di un fluido in condizioni di equilibrio è neces-
sario stabilire i principi che governano il comportamento di un fluido in quiete ed
esprimerli in forma di equazioni matematiche. Dalle leggi della statica dei corpi,
è evidente che la condizione di equilibrio di un fluido che occupa una determi-
nata regione dello spazio richiederà che sia in equilibrio ogni particella del fluido.
Conformemente all’ipotesi del modello continuo, per particella di fluido inten-
diamo qui e nel seguito una porzione piccola del fluido, di dimensioni comunque
macroscopiche, ovvero che contiene un grandissimo numero di atomi o molecole
del liquido o gas considerato. L’equilibrio di ogni particella del fluido richiede che
sia nulla la risultante di tutte le forze agenti sulla particella. Come noto, questa
condizione non basta per garantire che la particella non si muova: infatti, affinch é
un corpo con una forza risultante nulla rimanga fermo, è necessario che anche la
sua velocita iniziale sia nulla. La statica dei fluidi è interessata allo studio dei fluidi
a riposo, per cui in tale ambito la condizione di quiete iniziale è sempre soddisfatta
e sarà pertanto sottintesa in tutto il capitolo.
Per formulare la condizione di equilibrio di ogni particella di fluido dobbiamo
considerare le forze che agiscono su di essa. Nel caso dei fluidi tali forze compren-
dono le forze esterne, che sono causate da azioni a distanza (come, per esempio, la
forza gravitazionale o la forza elettrica) e le forze interne o di contatto che sono
causate dall’azione delle parti di fluido in contatto con la particella considerata. Le
forze esterne sono dette anche forze di volume mentre le forze di interne sono dette
anche forze di superficie, per i motivi che risulteranno chiari fra un momento.
Consideriamo allora che sulla particella di fluido che si trova nella posizione r
agisca una forza esterna di volume data da g(r): per essere precisi g(r) rappresenta
la forza per unità di massa, per cui il prodotto ρ(r) g(r) rappresenter à la forza per
unità di volume e la forza agente su una particella in r e di volume elementare
dV sarà data da ρ(r) g(r) dV . Ad esempio, il vettore g potrebbe rappresentare il
campo di gravità in prossimità della superficie terrestre e in tal caso avremmmo
più in dettaglio g = −g ẑ, dove g = 9.81 N/m e l’asse verticale z è diretto verso
l’alto.
Se si considera un volume determinato V di fluido, per quanto detto, la forza
esterna totale agente su questa porzione finita di fluido è data da
ZZZ
FV = ρ(r) g(r) dV
V

dove l’elemento di volume infinitesimo dV potrà eventualmente essere espresso in


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PARAGRAFO 1.2: Equazione di equilibrio di un fluido 5

coordinate cartesiane (x, y, z) in termini degli infinitesimi dei tre integrali, ovvero
dV = dx dy dz.
Accanto alla forza di volume, abbiamo l’azione dovuta alle forze interne al
fluido che, considerando il volume V , agiscono sul fluido attraverso la superficie
S = ∂ V che racchiude il volume V . In condizoni di equibrio, ovvero con velocit à
nulla in ogni punto del fluido, le forze interne sono dovute alla sola azione della
pressione e quindi la forza interna totale agente attraverso tutta la superficie che
delimita la porzione di fluido sarà ottenuta sommando i contributi dovuti a ciscun
elemento di superficie d S:
ZZ
F S = −P(r) n̂(r) d S,
S

dove n̂(r) indica il versore normale nel punto d S uscente dal volume V . Le
presenza del segno meno è dovuta chiaramente al fatto che la relazione esprime la
forza dovuta alla pressione che il fluido all’esterno di V esercita sul quello che si
trova all’interno di V (P > 0).
La condizione di equilibrio per la porzione di fluido considerata si scrive quindi

FV + F S = 0

e corrisponde alla relazione seguente


ZZZ ZZ
ρ(r) g(r) dV − P(r) n̂(r) d S = 0.
V S

Consideriamo ora il teorema del gradiente


ZZZ ZZ
f dV = f n̂ d S,
V

che permette di ridurre l’integrale di volume del gradiente di una funzione qualsiasi
(derivabile) nell’integrale della funzione sulla superficie di contorno del volume
(notare la presenza del versore normale n̂ uscente dalla superficie). Utilizzando
questo teorema in senso inverso, l’integrale di superficie che compare nella con-
dizione di equilibrio può essere trasformato in integrale di volume e potremo quindi
scrivere
ZZZ
 
− P(r) + ρ(r) g(r) dV = 0.
V
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6 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

D’altra parte, il volume V può essere scelto in modo arbitrario, per cui l’annullamento
dell’integrale per ogni scelta di V richiede che sia nulla la funzione integranda.
RRR
Infatti, se una funzione continua f soddisfa V f (r) dV = 0 per qualunque
dominio V , allora f (r) = 0 in tutti i punti r di V , in quanto, se esistesse un punto r 0
tale che f (r0 ) 6= 0, ad esempio f (r0 ) > 0, allora, per la continuità della funzione
f , essa sarebbe positiva in tutti i punti
RRR appartenenti a un intorno B con centro in r 0
sufficientemente piccola, per cui B f (r) dV sarebbe maggiore di zero.
In altre parole, l’equazione di equilibrio in forma globale espressa dalla
relazione precedente è equivalente alla seguente equazione di equilibrio in forma
locale
− P(r) + ρ(r) g(r) = 0,
che deve essere soddisfatta in tutti i punti r del fluido. In questa equazione il campo
vettoriale g(r) è noto mentre le due funzioni scalari P(r) e ρ(r) sono le variabili
incognite da determinare.
Adottiamo ora una convenzione assai frequente in calcolo differenziale per la
quale si indicano le variabili indipendenti delle funzioni solo per le funzioni note
mentre le funzioni incognite sono indicate senza alcuna variabile. In base a tale
convenzione, l’equazione che esprime l’equilibrio del fluido in forma locale si scrive
nel modo seguente

− P + ρ g(r) = 0.

Questa è una equazione differenziale del primo ordine nella quale compaiono due
funzioni incognite, la pressione e la densità. Essendo l’equazione di carattere
vettoriale, si hanno tre equazioni scalari ma in essa compaiono solo due incognite.
Di conseguenza, in generale, ovvero per un campo di forze esterne g(r) del tutto
arbitrario, l’equazione potrebbe non ammettere soluzione, ovvero in quel campo di
forze l’equilibrio del fluido non sarebbe possibile.
Diventa quindi necessario scoprire quale condizione deve rispettare il campo

e ricordando che

g(r) affinché il fluido possa stare in equilibrio. Notando che risulta P = ρ g(r)
f = 0 per qualunque funzione f (derivabile), ricaviamo la
condizione di compatibilità
 [ρ g(r)] = 0.
Sfortunatamente questa condizione non può essere ridotta a una condizone diretta
per il campo esterno g(r) in quanto la funzione densità ρ(r) non è nota ma rap-
presenta un’incognita da determinare come parte della soluzione del problema.
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PARAGRAFO 1.2: Equazione di equilibrio di un fluido 7

  
Tuttavia, nel caso particolare di un fluido avente densità uniforme, ovvero tale che
ρ(r) = costante = ρ, avremo [ρ g(r)] =
la condizione su g(r) diventa semplicemente
 [ρ g(r)] = ρ g(r) e quindi
g(r) = 0 in ogni punto del flu-
ido. Un campo vettoriale che soddisfa questa condizione si dice irrotazionale e,
quando rappresenta un campo di forze, il campo di forze corrispondente è detto
conservativo. Pertanto in un fluido avente densità ρ uniforme in ogni punto e
sottoposto a delle forze esterne conservative l’equilibrio del fluido sar à in ogni caso
possibile e la pressione potrà essere determinata come soluzione dell’equazione di
equilibrio P = ρ g(r), dove ρ rappresenta una costante nota.

Fluido in un campo di forze conservative


Ritorniamo ora a considerare il caso generale di un fluido avente densit à non

conservative, per cui



necessariamente uniforme ma che è soggetto comunque a un campo di forze esterne
g(r) = 0. Siccome vale l’identità vettoriale
 [ρ g] = ( ρ) g + ρ
 g,

nel caso conservativo generale la condizione di compatibilità diventa

( ρ) g(r) = 0.

Questa condizione deve essere combinata con l’equazione di equilibrio per cui in
un campo di forze conservative le stato di un fluido in equilibrio sar à determinato
come soluzione del seguente sistema di equazioni

− P + ρ g(r) = 0,
( ρ) g(r) = 0,

nelle due funzioni incognite P(r) e ρ(r).


Per la definizione di prodotto vettoriale, la seconda equazione del sistema,
( ρ) g(r) = 0, dice che i due campi vettoriali ρ e g(r) devono essere paralleli
in tutto il fluido, oppure che (almeno) uno dei due è nullo. Escludiamo ovviamente
questi casi banali che corrispondono a densità uniforme o ad assenza di forze esterne.
Dato che il vettore gradiente di qualunque funzione è sempre perpendicolare alle
sue superfici di livello, la condizione ρ k g(r) equivale a dire che le superfici con
densità costante sono perpendicolari al campo di forze g(r) in ogni punto del fluido.
Di conseguenza la funzione ρ(r) potrà dipendere da una sola variabile (e non da
tre) che varia muovendosi lungo le linee di g(r).
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8 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

Venendo ora alla prima equazione del sistema, potremo scriverla anche come
P = ρ g(r), per cui impone a sua volta che si abbia P k g(r) in tutto il fluido.
Quindi la direzione del campo di forze è perpendicolare anche alle superfici di
valore costante della pressione. L’equazione di equilibrio ha tuttavia un contenuto
matematico quantitativo perché può essere integrata mentre la seconda equazione
ha un carattere puramente direzionale. In effetti per determinare le due incognite
P(r) e ρ(r) della soluzione del problema dell’equilibrio di un fluido è necessario
introdurre qualche altra informazione nella sua formulazione, ad esempio nella
forma di un’equazione termodinamica di stato relativa al fluido o di una relazione
di bilancio dell’energia per il fluido fermo.

1.3 Fluido in equilibrio vicino alla superficie terrestre


Consideriamo ora la situazione particolare di un fluido che si trova nel campo
di gravitazione della Terra in prossimità della sua superficie. In questo caso, il
campo di forza g(r) può essere approssimato come un campo uniforme diretto
verticalmente verso il basso, per cui assume la forma molto semplice g = −g ẑ,
dove la direzione positiva dell’asse verticale z è stata presa verso l’alto e dove
g = 9.81 N/kg è il valore del campo di gravità terrestre al livello del mare. Questo
campo irrotazionale uniforme può essere espresso in termini dell’energia potenziale
gravitazionale φ = gz per unità di massa, e avremo g = − φ = − (gz) = −g ẑ.
L’equazione di equilibrio (con il segno cambiato) del fluido assume allora la forma

P + ρg ẑ = 0,

mentre la condizione di compatibilità diventa ( ρ) ẑ = 0 e impone quindi alla


densità di essere funzione della sola z, ovvero ρ(r) = ρ(z). Pertanto, l’equazione
di equilibrio potrà essere scritta nel modo seguente:

P + ρ(z)g ẑ = 0,

e quindi anche la pressione P potrà dipendere solo da z, ovvero P(r) = P(z), per
cui l’equazione vettoriale di equilibrio si ridurrà a una semplice relazione scalare

dP
+ ρ(z)g = 0.
dz

Notiamo che questa singola equazione scalare potrà essere risolta per incognita
P(z) se l’andamento della densità con la quota z è noto oppure se è noto almeno un
legame esistente fra la variabile ρ e la variabile incognita P.
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PARAGRAFO 1.3: Fluido in equilibrio vicino alla superficie terrestre 9

L’equazione scritta deve comunque essere completata da una opportuna con-


dizione al contorno. Tale condizione determina il valore della costante di inte-
grazione che si incontra nel procedimento di risoluzione, come si vedr à fra un
momento.

Equilibrio di un fluido con densità uniforme


Il caso pù semplice di fluido in equilibrio vicino alla superficie terrestre è quello
di un liquido avente densità approssimativamente uniforme per cui l’equazione
(scalare) di equilibrio si riduce a

dP
= −ρg,
dz

dove ρ rappresenta la densità uniforme del liquido. Parliamo qui di liquido invece
che di fluido perché abbiamo in mente il problema molto importante dell’equilibrio
dell’acqua sulla superficie terrestre. La risoluzione dell’equazione precedente è im-
mediata tramite la semplice integrazione del secondo membro (oltretutto costante)
Z z
P(z) = P0 − ρg dz = P0 − ρg z, per z < 0,
0

dove P0 rappresenta la pressione alla quota z = 0. Se consideriamo il caso di


una piscina e abbiamo scelto il sistema di riferimento con l’origine sulla superficie
libera dell’acqua, il valore di P0 sarà allora coincidente con quello della pressione
atmosferica esterna Patm alla quota z = 0, che vale Patm = 1.0325 × 105 Pa.
Notiamo che, in accordo con l’intuizione e con l’esperienza di chi nuota sott’acqua,
scendendo in profondità (z negativo) la pressione aumenta rispetta alla pressione
esterna e tale crescita è lineare con la profondità.
Questa soluzione può essere estesa facilmente anche nella zona al di sopra della
superficie libera del liquido dove è presente l’aria. Se consideriamo una regione
sufficientemente bassa da potere ritenere uniforme la densità dell’aria, per z > 0
avremo ρ(z) = ρ aria e quindi l’integrazione dell’equazione di equilibrio nell’aria
conduce alla soluzione:
(
P0 − ρ H2 O g z, z < 0,
P(z) =
P0 − ρ aria g z, z > 0.

Nell’aria quindi la pressione diminuisce con la quota (z > 0). In base ai valori
della densità in condizioni standard ρ H2 O = 998 kg/m3 e ρ aria = 1.2 kg/m3 , la
rapidità di variazione di P con la quota nell’aria è circa un millesimo di quella
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10 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

nell’acqua. Nelle applicazioni, si introduce la grandezza γ = ρg chiamata peso


pecifico del fluido, che rappresenta la forza peso per unità di volume del fluido
vicino alla superfice terrestre. L’andamento della pressione con la quota espresso
in termini dei pesi specifici è dato allora dalla relazione
(
P0 − γ H2 O z, z < 0,
P(z) =
P0 − γ aria z, z > 0.

Il peso specifico dell’acqua e dell’aria in condizioni standard valgono rispetti-


vamente γ H2 O = 998 × 9.81 N/m3 = 9790.4 N/m3 e γ aria = 1.2 × 9.81 =
11.77 N/m3 .
La soluzione nell’aria diventa tuttavia inaccettabile per z grande in quanto la
pressione diventerebbe negativa, il che è impossibile. In realtà il nostro modello di
fluido con densità uniforme non è adeguato a descrivere l’aria su grandi distanze,
dell’ordine dei chilometri. Inoltre, anche l’ipotesi di considerare il campo di gravit à
costante, con il valore di g preso al livello del mare, deve essere abbandonata se
vogliamo studiare l’atmosfera attorno alla Terra.

1.4 Equilibrio dell’atmosfera terrestre


Il campo di gravità della Terra all’esterno della sua superficie, che supporremo per
semplicità sferica di raggio a = 6 400 km, deriva dalla celebre legge di gravitazione
universale di Newton ed è dato dalla relazione
ga 2
g(r) = − r̂, r > a,
r2
dove g = 9.81 N/kg è sempre il campo di gravità sulla superficie della Terra mentre
r̂ rappresenta il versore radiale diretto verso l’esterno. La condizione di equilibrio
(con segno cambiato) di un fluido in questo campo di gravità si scriverà quindi

ga 2
P +ρ r̂ = 0.
r2
Data la simmetria sferica del campo di forze, è conveniente riscrivere questa re-
lazione in coordinate sferiche, per cui la relazione vettoriale si riduce all’equazione
scalare
dP ga 2
+ ρ 2 = 0,
dr r
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PARAGRAFO 1.4: Equilibrio dell’atmosfera terrestre 11

dove entrambe le variabili P e ρ dipenderanno solo dalla distanza r dal centro della
Terra. Ricordiamo che il problema studiato è comunque all’esterno della Terra,
ossia per r > a.
La soluzione del problema dell’equilibrio dell’aria dipende inoltre dalla legge
con cui varia la temperatura dell’atmosfera con la quota. In una prima approssi-
mazione si può ritenere che la temperatura sia costante mentre una seconda approssi-
mazione, valida in certe zone alle alte quote, consiste nell’assumere un andamento
della temperatura lineare con la quota.

Atmosfera con temperatura uniforme


Se la temperatura dell’atmosfera può essere considerata uniforme, abbiamo la cosid-
detta atmosfera isoterma. Supponendo che il comportamento termodinamico del
gas costituente l’atmosfera sia descritto in modo adeguato dall’equazione di stato
dei gas ideali, avremo

Pv = P/ρ = Raria T,

dove v indica il volume specifico (massa per unità di volume) e Raria = 280 m2/(s2 K)
è la costante dei gas perfetti relativa all’aria. Nel caso di temperatura costante, cio è
se T = T , questa legge dei gas fornisce un legame diretto fra le due variabili P
e ρ per cui potremo ricavare immediatamente ρ(P) = P/(R aria T ). Sostituendo
nell’equazione di equilibrio si ottiene

dP ga 2 P
+ = 0.
dr Raria T r 2
ga 2
La costante ha necessariamente le dimensioni di una lunghezza e per semplicità
Raria T
ga 2
conviene indicarla sinteticamente come b = . L’equazione diventa allora
Raria T

dP P
= −b 2 ,
dr r
ed è a variabili separabili, per cui,
dP dr
= −b 2 .
P r
La sua integrazione è immediata e fornisce

P
b r
(ln P) Patm = ,
r a
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12 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

dove Patm indica la pressione atmosferica sulla superficie della Terra. Valutando le
funzioni agli estremi si ottiene

P b b
ln = − ,
Patm r a

da cui, risolvendo rispetto a P:

P(r ) = Patm e r − a ,
b b
per r > a.

Si vede che la pressione decresce dal valore Patm sulla superficie terrestre al valore
Patm e−b/a (positivo) per r → ∞, ossia a grande distanza dalla Terra. La dimi-
nuzione esponenziale con la distanza dal centro della pressione nell’atmosfera
isoterma è all’origine della denominazione di atmosfera esponenziale.

Atmosfera con temperatura lineare con la quota


Più complicato è l’andamento della pressione nelle zone in cui la temperatura
dell’aria varia con la quota. In certe zone dell’atmosfera la temperatura dipende
in modo all’incirca lineare con la distanza r dal centro, per cui si pu ò considerare
un’approssimazione locale del tipo

T (r ) = T1 [1 + α(r − r 1 )],

dove T1 è il valore della temperatura a una determinata distanza r = r 1 mentre


α è proporzionale al gradiente verticale della temperatura nella zona considerata.
Utilizzando allora l’equazione di stato

P P
ρ(P, r ) = = ,
Raria T (r ) Raria T1 [1 + α(r − r 1 )]

nell’equazione di equilibrio in direzione radiale si ottiene

dP P
= −b1 ,
dr [1 + α(r − r 1 )] r 2

dove b1 = ga 2 /(Raria T1 ). L’equazione è ancora a variabili separabili per cui

dP dr
= −b1 ,
P [1 + α(r − r 1 )] r 2
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PARAGRAFO 1.6: Forze di galleggiamento: la legge di Archimede 13

ma ora la sua soluzione non risulta esprimibile subito in forma chiusa. Infatti,
l’integrazione conduce alla soluzione
Z r
P dr
ln = −b1 ,
P1 r1 [1 + α(r − r 1 )] r 2

dove P1 è il valore della pressione per r = r 1 . Risolvendo rispetto a P si ottiene


Rr
−b1 dr
P(r ) = P1 e r1 [1+α(r−r1 )] r 2
.

Il calcolo dell’integrale nel secondo membro pu ò essere affrontato ricorrendo alla


tecnica di riduzione in frazioni parziali ma il suo calcolo esplicito è lasciato come
esercizio per il lettore.

1.5 Caratteristiche dell’atmosfera terrestre

1.6 Forze di galleggiamento: la legge di Archimede


È molto frequente l’esperienza di osservare corpi che galleggiano all’interno di un
fluido, si pensi ad esempio a una nave in porto oppure a un palloncino nell’aria.
Poiché questi corpi, in quanto dotati di massa, sono soggetti alla forza peso, la loro
condizione di equilibrio indica la presenza di un’altra forza che equilibra il peso,
detta forza di galleggiamento, che è nota anche con il nome di spinta idrostatica.
È anche esperienza comune il fatto che la spinta idrostatica dipenda dalla natura del
fluido in cui è immerso il corpo. Un tronco d’albero galleggia nell’acqua ma non
nell’aria, pur essendo il suo peso sempre lo stesso.
Il problema che ci poniamo è quello di determinare l’entità della spinta idro-
statica esercitata da un fluido su un corpo immerso, problema cui Archimede diede
risposta più di duemila anni fa.
Consideriamo un fluido, soggetto alla forza peso per unità di volume, dovuta
al campo di gravità, ρ(r) g(r). Supponiamo che nel fluido sia immerso un corpo
di volume V e di superficie S e che esso sia in condizioni di equilibrio. Detta
allora P(r) la distribuzione della pressione all’interno del fluido, la forza agente sul
corpo sarà data dall’integrale esteso alla superficie chiusa S del corpo, interamente
bagnato dal fluido, della forza causata dalla pressione agente su ogni elemento di
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 1 – pagina 14 colore nero Ottobre 7, 2004

14 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

superficie, ovverosia:
ZZ
F = P(r) n̂1 (r) d S,
S

dove il segno positivo è dovuto al fatto che la normale n̂1 esce dal fluido ed è quindi
diretta verso l’interno del corpo.
La distribuzione della pressione all’interno del fluido dipende solamente dalla
posizione e, in condizioni di equilibrio, non è influenzata dal fatto che sia presente
il corpo immerso nel fluido oppure esso sia tolto e il suo posto sia riempito da
una certa quantità di fluido uguale al fluido circostante e ugualmente supposta in
equilibrio.
Per risolvere il nostro problema conviene allora procedere al seguente esper-
imento concettuale. Supponiamo di sostituire il corpo immerso con un uguale
volume di fluido della stessa natura del fluido circostante. La distribuzione della
densità e della pressione nel fluido aggiunto saranno analoghe a quelle del fluido
circostante in condizioni di equilibrio per quanto appena detto. Indichiamo con ρ̃(r)
la densità e con P̃(r) la pressione nel fluido in questa configurazione virtuale da
noi immaginata. Con essa è stata quindi ripristinata virtualmente la continuità del
fluido che era inizialmente violata dalla presenza del corpo. Ovviamente, in ogni
punto r all’esterno del volume V del corpo risulterà P̃(r) = P(r) e ρ̃(r) = ρ(r).
Nel nostro esperimento immaginario possiamo applicare l’equazione della sta-
tica dei fluidi in ogni punto del fluido, anche all’interno della regione V originari-
amente occupata dal corpo. Possiamo perciò scrivere l’equazione di equilibrio, sia
in forma locale
− P̃(r) + ρ̃(r) g(r) = 0.
sia in forma globale che, nel caso particolare del volume V , sarà data dall’equazione
seguente
ZZ ZZZ
− P̃(r) n̂(r) d S + ρ̃(r) g(r) dV = 0,
S V

dove n̂ è ora l’usuale normale uscente dal volume V .


A questo punto ricordiamo quanto osservato in precedenza, e cio è che la
distribuzione di pressione nel fluido all’esterno del volume V non dipende dalla
presenza o meno del corpo e quindi il suo valore sulla superficie S di V sar à lo
stesso nel caso reale e nell’esperimento immaginario in cui è stata ripristinata la
continuità del fluido. Avremo pertanto:
ZZ ZZ ZZ
F = P(r) n̂1 (r) d S = P̃(r) n̂1 (r) d S = − P̃(r) n̂(r) d S,
S S S
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 1 – pagina 15 colore nero Ottobre 7, 2004

PARAGRAFO 1.7: Misura della pressione in condizioni stazionarie 15

essendo ovviamente n̂1 = −n̂. Ricavando l’integrale di superficie dall’equazione di


equilibrio relativa al volume V del fluido virtuale e sostituendo nell’ultima relazione,
si ottiene quindi
ZZZ
F=− ρ̃(r) g(r) dV.
V

Pertanto il fluido esercita sul corpo immerso una forza che è opposta (e ha lo stesso
punto di applicazione) del peso agente su una quantità dello stesso fluido atta a
riempire il volume del corpo considerato. Questa legge è nota con il nome di
principio di Archimede.

1.7 Misura della pressione in condizioni stazionarie


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 1 – pagina 16 colore nero Ottobre 7, 2004

16 CAPITOLO 1 Statica dei fluidi

Esercizi 1
1. Determinare l’andamento della pressione in un’atmosfera
terrestre in cui la dipendenza della temperatura da r è la
soluzione generale dell’equazione dell’energia
 (κ T ) = 0,

supponendo che la conducibilità termica κ sia costante.


Suggerimento: Nel problema in simmetria sferica
l’operatore laplaciano contiene solo la derivata rispetto a r e
per κ = costante l’equazione dell’energia si riduce a
 
1 d dT
r2 = 0.
r 2 dr dr
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 25 colore nero Luglio 14, 2005

25

CAPITOLO 2

Equazioni della
dinamica dei fluidi
Introduzione In questo capitolo presenteremo il problema del moto di un fluido.
In particolare mostreremo come le leggi fondamentali della dinamica dei fluidi
possono essere formulate in forma matematica utilizzando i concetti e gli stru-
menti del calcolo differenziale vettoriale. Il nostro scopo è di fornire una breve
introduzione alla fluidodinamica ricavando le equazioni che governano il moto dei
fluidi. Introdurremo inoltre alcune restrizioni sulle caratteristiche della corrente e
sulle proprietà del fluido che conducono a regimi di moto di grande interesse per le
applicazioni.

2.1 Rappresentazione del moto di un fluido


Supponiamo che una regione dello spazio tridimensionale sia riempita da un fluido,
un liquido o un gas, il quale è in movimento. Tale moto può essere descritto in due
modi diversi. Si potrebbe tentare di determinare la posizione R = R(a, b, c, t) in
ogni istante di tempo t di una “particella” del fluido che si trovava nel punto (a, b, c)
all’istante iniziale t = 0. Questo è il punto di vista lagrangiano. In alternativa, si
potrebbe tentare di determinare la velocità u(r, t), la densità ρ(r, t) e altre variabili
fisiche come la pressione P(r, t), in ogni istante t e in ogni punto r = (x, y, z)
della regione occupata dal fluido. Questo è il punto di vista euleriano.
Noi considereremo il secondo metodo e descriveremo pertanto il moto del
fluido mediante la funzione (vettoriale)
u = u(r, t)
che fornisce la velocità del fluido in ogni punto r = (x, y, z) della regione.
Il campo della velocità u(r, t) ci dice quindi come si muovono tutte le particelle
del fluido in ogni istante. Di solito la determinazione di questo campo è il nostro
obbiettivo principale, che in generale risulta essere alquanto difficile. Nel sistema
di coordinate cartesiane x yz le componenti della velocità u saranno indicate con
u, v, w, ovvero u = u x̂ + v ŷ + w ẑ, per cui l’espressione precedente è una forma
compatta per rappresentare le tre relazioni seguenti
u = u(x, y, z, t), v = v(x, y, z, t), w = w(x, y, z, t).
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 26 colore nero Luglio 14, 2005

26 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

Correnti di tipo particolare


Esistono alcune classi di correnti con caratteristiche particolari, che sono pi ù sem-
plici del caso generale fin qui considerato.
Una corrente è chiamata stazionaria se risulta
∂u(r, t)
=0
∂t
per cui u dipende solo da r, ovvero
u = u(r).
In altre parole, fissato un punto qualsiasi dello spazio, la velocit à è costante sia in
modulo sia in direzione.
Una corrente è chiamata bidimensionale se il campo della velocità è della
forma
u = [u(x, y, t), v(x, y, t), 0],
ovvero se u è indipendente da una coordinata spaziale (qui la coordinata z) e non
ha componente in quella direzione.
Infine una corrente è stazionaria e bidimensionale se è della forma
u = [u(x, y), v(x, y), 0].

Esempio 1 Campo di velocità della rotazione rigida


Come semplice esempio di moto stazionario consideriamo un fluido in moto con
una velocità di rotazione angolare costante Ω attorno all’asse z. Se il moto di
rotatorio è come quello di un solido in rotazione, allora il campo della velocit à del
fluido rotante con velocità angolare = Ω ẑ sarà

u(r) =
 r = u(x, y) = −Ωy x̂ + Ω x ŷ.

Siccome la velocità è la stessa in tutti i piani normali all’asse z e la componente z


della velocità è nulla, il campo u può essere considerato come un campo vettoriale
piano. Alcuni vettori di questo campo sono mostrati nella figura 2.1.

Tutti gli esempi mostrati sono idealizzazioni. Nessuna corrente reale pu ò essere
esattemente bidimensionale o perfettamente stazionaria. Tuttavia, considerando
ad esempio la corrente attorno a un’ala di grande apertura e sezione trasversale
uniforme, potremo ritenere che essa sia approssimata in modo adeguato da una
corrente bidimensionale attorno alla sezione tranne che in prossimit à delle estremità
alari.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 27 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.1: Rappresentazione del moto di un fluido 27

Figura 2.1
Campo della velocità del moto di
rotazione rigida attorno all’asse z

Esempio 2 Velocità della rotazione rigida in coordinate cilindriche


A causa della sua “struttura cilindrica” il campo di velocità della rotazione rigida
considerato nell’esempio 1 è descritto in modo naturale utilizzando le coordinate
cilindriche (R, θ, z), dove R indica la distanza del punto r dall’asse di rotazione z.
In queste coordinate un generico vettore v è espresso mediante la relazione

v = v R R̂ + vθ ˆ + vz ẑ.

Il campo della velocità della rotazione rigida sarà allora dato da

u(r) = u θ (r) ˆ = u θ (R) ˆ = Ω R ˆ ,

dove si deve ricordare che il versore ˆ (come pure R̂) non è costante poiché la sua
direzione dipende dall’angolo θ, ovvero ˆ = ˆ (θ).

Linee di corrente
Per descrivere le correnti è utile introdurre il concetto di linea di corrente. Una linea
di corrente di un campo di velocità u(r, t) è una curva avente la stessa direzione
del vettore u in ogni punto r del fluido in un istante di tempo determinato t. In altre
parole, le linee di corrente sono semplicemente le linee del campo vettoriale nel
caso particolare del campo di velocità istantaneo u(r, t). Allora, dal punto di vista
matematico una linea di corrente S(s) = [X (s), Y (s), Z (s)] del campo di velocit à
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 28 colore nero Luglio 14, 2005

28 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

u(r, t) può essere ottenuta risolvendo l’equazione differenziale ordinaria

dS
= λ(s) u(S, t)
ds

nella funzione incognita S(s), dove λ(s) è una funzione arbitraria la cui forma
determina la scelta della parametrizzazione della curva. Questa equazione vettoriale
esprime la condizione che la curva S = S(s) sia parallela in ogni punto al campo
di velocità u(r, t). Esplicitando le componenti cartesiane, si hanno le seguenti tre
equazioni scalari

dX
= λ(s) u(X, Y, Z , t),
ds
dY
= λ(s) v(X, Y, Z , t),
ds
dZ
= λ(s) w(X, Y, Z , t),
ds

che sono accoppiate fra loro. Una scelta possibile del parametro per descrivere la
curva è prendere come variabile indipendente del sistema differenziale una delle
tre coordinate, ad esempio x, supponendo che sia u 6= 0. In questo modo si pu ò
eliminare la funzione arbitraria λ(s) dal problema dividendo fra loro le equazioni e
ottenendo il seguente sistema di due equazioni

dY v(x, Y, Z , t) dZ w(x, Y, Z , t)
= , = ,
dx u(x, Y, Z , t) dx u(x, Y, Z , t)

nelle due incognite Y = Y (x) e Z = Z (x). La risoluzione di questo sistema in un


determinato istante t fornisce le linee di corrente in quell’istante.
Nel caso di campo di velocità stazionario u = u(r) le linee di corrente non
dipendono dal tempo e sono anche chiamate curve integrali del campo vettoriale.
Esse sono definite dal sistema

dS
= λ(s) u(S)
ds

che, espanso nelle componenti cartesiane, assume la forma

dX dY dZ
= λ(s) u(X, Y, Z ), = λ(s) v(X, Y, Z ), = λ(s) w(X, Y, Z ).
ds ds ds
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 29 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.1: Rappresentazione del moto di un fluido 29

Nel caso di correnti in due dimensioni con u(r, t) = u(x, y, t) x̂ + v(x, y, t) ŷ


(problemi piani) le linee di corrente sono definite da S(s) = [X (s), Y (s)] e si
ottengono risolvendo il sistema di due equazioni

dX dY
= λ(s) u(X, Y, t), = λ(s) v(X, Y, t).
ds ds

L’eliminazione della funzione arbitraria λ(s) legata alla parametrizzazione conduce


a una singola equazione differerenziale:

dY v(x, Y, t)
= .
dx u(x, Y, t)

nella sola funzione incognita Y = Y (x). Nel caso di corrente stazionaria u =


u(r) = u(x, y) x̂ + v(x, y) ŷ questa equazione si semplifica in

dY v(x, Y )
= .
dx u(x, Y )

Un esempio delle linee di corrente (di una sezione) del campo di velocit à del vento
che soffia in modo stazionario sopra una collina è mostrato nella figura 2.2.

Figura 2.2 Il campo di velocità del


vento che soffia sopra una collina
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 30 colore nero Luglio 14, 2005

30 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

Esempio 3 Linee di corrente del campo di velocità di rotazione


Determinare le linee del campo di velocità della rotazione rigida u = Ω(−y x̂+x ŷ)
dell’esempio 1.

Soluzione Le linee del campo soddisfano l’equazione differenziale

dY v(x, Y ) Ωx x
= = =− .
dx u(x, Y ) −ΩY Y

Possiamo separare le variabili di questa equazione per ottenere Y dY = −x dx.


L’integrazione allora fornisce Y 2 /2 = −x 2 /2 + C, ossia Y 2 + x 2 = 2C. Quindi
le linee del campo sono dei cerchi con centro nell’origine nel piano x y, come
si vede chiaramente dal disegno del campo dei vettori nella figura 2.1 e come è
mostrato nella figura 2.3. Se si considera u come campo vettoriale nello spazio
tridimensionale, le linee del campo sono circonferenze nei piani orizzontali con
centro sull’asse z:

x 2 + y 2 = C1 , z = C2 .

Figura 2.3 Linee di corrente del


campo di moto della rotazione rigida

Traiettorie
Un modo semplice di seguire le correnti non stazionare consiste nel marcare una
particella del fluido in modo da poterla riconoscere da tutte le altre e seguire
poi il suo moto registrando la sua posizione negli istanti successivi. Esistono
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 31 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.1: Rappresentazione del moto di un fluido 31

diversi modi per realizzare la marcatura ma ciò che rende utile questa tecnica è
la possibilità di registrare agevolmente la posizione della particella marcata, ad
esempio mediante una macchina fotografica o addirittura una videocamera. Dal
punto di vista matematico le posizioni successive della particella costituiscono la
sua traiettoria R = R(t) che si ottiene risolvendo il seguente problema del moto

dR
= u(R, t),
dt
R(0) = R0 ,

con la velocità della particella data dal campo di velocità u(r, t) del fluido. Nel
caso di corrente non stazionaria, le traiettorie delle varie particelle p = 1, 2, 3, . . .
che passano nello stesso punto R0 in istanti diversi t1 < t2 < t3 . . . sono differenti
in quanto le funzioni R p (t) corrispondenti soddisfano la medesima equazione dif-
ferenziale dR p /dt = u(R p , t) ma la loro condizione iniziale è specificata in istanti
di tempo diversi: R1 (t1 ) = R0 , R2 (t2 ) = R0 , R3 (t3 ) = R0 , . . . .
Nel caso di corrente stazionaria, l’equazione della traiettoria è soluzione del
problema

dR
= u(R),
dt
R(0) = R0 ,

e quindi, fissato il punto di partenza R0 , la stessa funzione R(t) caratterizza la sola


traiettoria passante per R0 , indipendentemente dall’istante di tempo iniziale scelto
per la sua rappresentazione parametrica. Si noti che la direzione tangente alla curva
R(t) è parallela alla direzione della velocità in ogni punto, per cui nelle correnti
stazionarie le traiettorie coincidono con le linee di corrente.

Curve di emissione (streakline)


Un terzo modo utile per descrivere il moto dei fluidi consiste nel marcare in istanti
di tempo successivi le particelle del fluido che passano per un unico punto fisso
re , chiamato punto di emissione. Il rilevamento delle loro diverse posizioni è poi
eseguito collettivamente a uno stesso istante di tempo. La descrizione matematica
di questo procedimento è la seguente.
Supponiamo di marcare in vari istanti di tempo successivi t 1 , t2 , . . . , tk le par-
ticelle di fluido che passano per uno stesso punto r e . Nel caso di una corrente
non stazionaria, le particelle marcate si muoveranno percorrendo ciascuna una
traiettoria diversa. Indicando le traiettorie delle varie particelle con le funzioni
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 32 colore nero Luglio 14, 2005

32 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

R1 (t), R2 (t), . . . Rk (t), queste saranno soluzione dei seguenti problemi ai valori
iniziali
dR1 dR2 dRk
= u(R1 , t), = u(R2 , t), = u(Rk , t),
dt dt ... dt
R1 (t1 ) = re ; R2 (t2 ) = re ; Rk (tk ) = re ;
La curva di emissione, chiamata in inglese streakline, è la curva formata dalla
posizione delle particelle in un determinato istante di tempo t > t k che è lo stesso
per tutte le particelle. Quindi la curva di emissione all’istante t è data dall’insieme
delle posizioni

Rk (t), Rk−1 (t), . . . , R2 (t), R1 (t)

Nel caso di correnti stazionarie, le particelle marcate nel punto r e si muoveranno


tutte sulla medesima traiettoria. Infatti, indicando sempre con R 1(t), R2 (t), . . . Rk (t)
le traiettorie delle varie particelle marcate nel punto r e negli istanti di tempo suc-
cessivi, queste funzioni saranno soluzione dei seguenti problemi ai valori iniziali,
per p = 1, 2, . . . , k,
dR p
= u(R p ), R p (t p ) = re .
dt
Siccome il campo di velocità u(r) non dipende dal tempo, tutte le soluzioni possono
essere ricavate dalla prima R1 (t) mediante un semplice cambiamento dell’origine
del tempo e avremo
R2 (t) = R1 (t − (t2 − t1 ))
R3 (t) = R1 (t − (t3 − t1 ))
···
Rk−1 (t) = R1 (t − (tk−1 − t1 ))
Rk (t) = R1 (t − (tk − t1 ))
Di conseguenza la curva di emissione della corrente stazionaria sarà data da

R1 (t−(tk −t1 )), R1 (t−(tk−1 −t1 )), . . . , R1 (t−(t3 −t1 )), R1 (t−(t2 −t1 )), R1 (t)
ovvero

R1 ((t−tk )+t1 ), R1 ((t−tk−1 )+t1 ), . . . , R1 ((t−t3 )+t1 ), R1 ((t−t2 )+t1 ), R1 (t)
Queste posizioni sono semplicemente i punti in istanti di tempo successivi della
traiettoria passante per re al tempo t1 . Pertanto nelle correnti stazionarie le linee di
emissione coincidono con le traiettorie e quindi anche con le linee di corrente.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 33 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.2: Equazione di conservazione della massa 33

2.2 Equazione di conservazione della massa


Mostriamo ora come alcune leggi fisiche fondamentali relative al moto di un fluido
possano essere tradotte in equazioni matematiche equivalenti per mezzo del teo-
rema della divergenza. In tutta la nostra analisi supporremo che la velocit à u, la
densità ρ e la pressione P siano funzione della posizione r e del tempo t, ovvero,
u = u(r, t), ρ = ρ(r, t), etc., e che dipendano con regolarità da tutte le loro vari-
abili. Supporremo che il fluido sia costituito da una sola sostanza caratterizzata da
proprietà definite, nel senso che escludiamo dalla nostra analisi miscele di fluidi
diversi e fluidi nei quali si possono verificare reazioni chimiche.
Consideriamo una superficie chiusa immaginaria S dentro il fluido e che de-
limita una determinata regione V dello spazio, come mostrato nella figura 2.4. La
superfice S è detta “immaginaria” in quanto non costituisce in nessun modo una
barriera al movimento del fluido. Tale superficie è fissa nello spazio e non si muove
Figura 2.4 Volume di controllo le con il fluido. Il moto del fluido è in generale instazionario per cui il campo di
linee istantanee di corrente del moto del velocità u(r, t 0 ) all’istante t 0 > t, mostrato nella figura 2.5 sarà in generale diverso
fluido al tempo t da quello all’istante t, u(r, t), mostrato nella precedente figura 2.4.
La legge di conservazione della massa afferma che un fluido non pu ò essere
né creato né distrutto da nessuna parte, ovvero che non esistono né sorgenti né pozzi
per la massa del fluido. In termini quantitativi tale legge potr à allora essere espressa
nel modo seguente: la rapidità di variazione della massa di fluido contenuta nella
regione V è uguale alla rapidità con cui il fluido entra in V attraverso S. Per fluido
entrante intendiamo la quantità netta di fluido che entra in V .
La massa di fluido in un elemento di volume dV nella posizione r = (x, y, z)
al tempo t è ρ(x, y, z, t) dV = ρ(r, t) dV , dove ρ è la densità (di massa), ovvero
la massa per unità di volume. Allora la massa contenuta in V al tempo t è data da
ZZZ
Figura 2.5 Volume di controllo e MV (t) = ρ(r, t) dV.
andamento delle linee di corrente V
istantanee in un altro istante di tempo
t 0 6= t Se l’integrale è calcolato in coordinate cartesiane, naturalmente risulta ρ(r, t) dV =
ρ(x, y, z, t) dx dy dz. L’integrale sul volume V è un integrale triplo, ma la presenza
dei tre simboli per indicare tale integrazione rende l’espressione precedente piuttosto
pesante. Può essere quindi conveniente semplificare la notazione utilizzando un solo
simbolo di integrazione per cui scriveremo
ZZZ Z
dV −→ dV.
V V
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 34 colore nero Luglio 14, 2005

34 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

L’integrazione su un volume V di una funzione di r significa scomporre V in


tanti piccoli volumi elementari ∆V1 , ∆V2 , . . . , posti rispettivamente nei punti
r1 , r2 , . . . , in ognuno dei quali la densità al tempo t può avere valor diversi, ad
esempio ρ1 = ρ(r1 , t), ρ2 = ρ(r2 , t), . . . , come mostrato nella figura 2.6. In altre
parole, l’integrale sulla regione V significa calcolare la somma di tutte le masse
elementari ρ(r1 , t)∆V1 + ρ(r2 , t)∆V2 + . . . . Notiamo che solo nel caso particolare
di densità uniforme, indipendente dalla posizione (e per semplicità anche dal tempo)
ρ(r, t) = ρ, laRfunzione integranda R ρ può uscire dal segno di integrale e quindi
risulta M V = V ρ(r, t) dV = V ρ dV = ρ V , dove V indica il volume della
regione V .

r1
ρ1 r2
ρ2

r3
ρ3

Figura 2.6 Corrente di un fluido la


cui densità ρ(r) è non uniforme, ma
può dipendere dalla posizione

Introduciamo ora una convenzione per semplificare l’espressione degli integrali che
risulterà molto comoda nel seguito, dove dovremo considerare integrali di funzioni
alquanto complicate. Stabiliamo di scrivere gli integrali omettendo l’elemento
di integrazione infinitesimo a condizione di indicare esplicitamente il dominio di
integrazione come pedice del simbolo di integrale stesso. Useremo pertanto la
ulteriore semplificazione notazionale
ZZZ Z Z
dV −→ dV −→ .
V V V

Ricorrendo a questa notazione, la massa di fluido contenuta nel dominio V al tempo


t sarà scritta nella forma sintetica
Z
MV (t) = ρ(r, t).
V
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 35 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.2: Equazione di conservazione della massa 35

È importante ricordare che l’eliminazione del volume infinitesimo di integrazione


è solo un espediente per scrivere delle espressioni pi ù semplici. In ogni caso,
siccome il dominio di integrazione V compare di fianco al simbolo di’integrale,
la presenza di dV a moltiplicare la funzione integranda è comunque sottintesa.
Questo presenza sottintesa è ovviamente richiesta per potere garantire anche la
correttezza dimensionale della relazione. Ad esempio, il primo membro della
relazione precedente è una massa e il secondo membro sembra essere una densità
(massa per unità di volume) solo se dimentichiamo che è sottintesa la presenza
dell’elemento di volume infinitesimo dV di fianco alla funzione integranda ρ(r, t).
La massa contenuta nella regione fissa V considerata cambia con una rapidit à
che è espressa dalla sua derivata rispetto al tempo, cioè,

Z Z
d MV (t) d ∂ρ(r, t)
= ρ(r, t) = .
dt dt V V ∂t

Si noti che la derivata ordinaria rispetto a t, passando sotto il segno d’integrale,


diventa parziale perché la massa MV (t) contenuta nel volume V è dipende solo dal
tempo t, mentre la funzione integranda ρ(r, t) dipende anche della posizione r.
Il volume netto di fluido uscente da V attraverso l’elemento di area d S, nella
posizione r, nell’intervallo di tempo da t a t + dt, è dato da u(r, t) n̂(r) d S dt,
dove n̂(r) è la normale unitaria in r su S uscente da V (vedi figura 2.7).


u dt

dS
P
S

y
Figura 2.7 Il fluido che attraversa
x
d S nell’intervallo di tempo dt riempie
il volume del tubo disegnato
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 36 colore nero Luglio 14, 2005

36 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

Di conseguenza la massa che attraversa d S, andando verso l’esterno, nell’intervallo


di tempo considerato è ρ(r, t) u(r, t) n̂(r) d S dt e la rapidità con cui la massa esce
da V attraverso S al tempo t è
ZZ
ρ(r, t) u(r, t) n̂(r) d S.
S

Il cerchio sul simbolo di integrale doppio significa che la superfice S considerata è


chiusa nel senso che essa è il contorno di un volume V contenuto in una regione
limitata. Anche il simbolo dell’integrale doppio pu ò essere scritto in modo sem-
plificato utilizzando un solo segno di integrale, ovvero l’integrale su una superficie
chiusa può essere indicato anche nel modo più semplice
ZZ I
n̂(r) d S −→ n̂(r) d S.
S S

Infine, sempre per ridurre la complessità delle espressioni, proprio come nel caso
dell’integrale di volume, si adotta la convenzione di omettere l’elemento di superficie
infinitesimo d S, a condizione che la superficie di integrazione S sia esplicitamente
indicata ponendo questo simbolo come pedice dell’integrale, ovvero si adotta la
seguente notazione semplificata
ZZ I I
n̂(r) d S −→ n̂(r) d S −→ n̂(r).
S S S

Ricorrendo a questa notazione, la rapidità con cui la massa esce da V attraverso S


al tempo t sarà indicata più semplicemente con
I
ρ(r, t) u(r, t) n̂(r).
S

La rapidità con cui la massa entra in V è l’opposto della rapidità appena scritta dato
che la direzione del versore n̂(r) normale a qualunque superficie chiusa S è, per
convenzione, sempre uscente dal volume V contenuto in S.
L’espressione matematica della legge di conservazione della massa relativa-
mente al volume V è quindi che l’aumento per unità di tempo della massa contenuta
in V deve essere uguale alla massa che nell’unità di tempo entra in V attraverso la
sua frontiera S, ovverosia
Z I
∂ρ(r, t)
= − ρ(r, t) u(r, t) n̂(r).
V ∂t S
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 37 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.3: Equazione della quantità di moto 37

Possiamo riscrivere la legge di conservazione della massa in una forma pi ù facile


da leggere eliminando le variabili indipendenti r e t dalle funzioni che si integrano,
e quindi scriveremo:
Z I
∂ρ
= − ρu n̂.
V ∂t S
Si dovrebbe comunque essere sempre in grado di ricostruire la presenza delle
variabili da cui dipendono le varie funzioni in base agli operatori differenziali
presenti nella relazione e ai domini di integrazione indicati.
Utilizziamo ora il teorema della divergenza per sostituire l’integrale di superfi-
cie del secondo membro con un integrale di volume:
Z Z
∂ρ
=− (ρu).
V ∂t V
Quindi risulta
Z  
∂ρ
+ (ρu) = 0.
V ∂t
Questa equazione deve valere per qualunque dominio V nel fluido.
D’altra parte, come già visto nel capitolo 1 per la forma locale e la forma
R globale
della condizione di equilibrio, se una funzione continua f soddisfa V f (r) = 0
per qualunque dominio V , allora f (r) = 0 in tutti i punti r, in quanto, se esistesse
un punto r0 tale che f (r0 ) 6= 0, ad esempio f (r0 ) > 0, allora, per la continuità
della funzione f , essa sarebbe positiva in tutti i punti appartenenti a una Rpalla B
con centro in r0 sufficientemente piccola ma con raggio positivo, per cui B f (r)
sarebbe maggiore di zero. Applicando questo principio, si deve avere

∂ρ
+ (ρu) = 0
∂t

in tutto il fluido. Questa è chiamata equazione di continuità del fluido. Essa


esprime la conservazione della massa in forma locale.

2.3 Equazione della quantità di moto


Esaminiamo ora l’equazione che governa il moto del fluido. Essa deriva dall’applica-
zione della seconda legge di Newton a ogni particella di fluido. In questo paragrafo
supporremo che il fluido sia non viscoso. Tale ipotesi rappresenta solo una prima
approssimazione delle proprietà osservate negli esperimenti, per cui avremo un
modello matematico semplificato del comportamento reale di un fluido.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 38 colore nero Luglio 14, 2005

38 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

La seconda legge di Newton, detta anche legge fondamentale della dinamica


afferma che in qualunque sistema di riferimento inerziale la rapidit à di variazione
della quantità di moto (chiamata nei testi inglesi “momento lineare” o anche pi ù
semplicemente “momento”) di una particella è uguale alla somma delle forze agenti
su di essa. L’applicazione diretta di tale legge a una determinata porzione di fluido in
movimento è un po’ complicata poiché la sua quantità di moto è data dell’integrale
sul volume della particella e questo si muove nello spazio: di conseguenza il calcolo
della rapidità di variazione della quantità di moto della porzione di fluido considerata
richiede di sapere calcolare la derivata di un integrale su un volume in movimento
e di forma variabile. Questo argomento sarà affrontato solo nel paragrafo 9.1; in
particolare nel paragrafo 9.4 la seconda legge di Newton sarà utilizzata in modo
diretto per ricavare l’equazione di moto del fluido.
In questo paragrafo seguiamo un procedimento leggermente diverso con-
siderando invece il fluido contenuto in un volume V fisso nello spazio. In ogni
istante t la quantità di moto del fluido contenuto in V è
Z Z
PV (t) = ρ(r, t) u(r, t) = ρu.
V V
La quantità di moto del fluido contenuto nella regione V varia con una rapidit à
Z Z
dPV (t) d ∂
= ρu = (ρu),
dt dt V V ∂t
essendo la regione V fissa. Siccome il fluido contenuto in V è costituito da porzioni
di fluido sempre diverse, la rapidità di variazione di P V (t) è causata in parte dalla
quantità di moto che entra in V o esce da V attraverso la sua superficie S (la
quantità di moto del fluido che attraversa S) e in parte da tutte le forze agenti sul
fluido contenuto in V . Queste forze comprendono: le forze di superficie agenti sul
fluido in V attraverso la superficie S le quali, essendo il fluido non viscoso, sono
dovute all’azione della sola pressione, e tutte le forze di volume esterne (come
la forza gravitazionale o quella elettromagnetica) agenti sul fluido. Esaminiamo
separatamente ciascuna di queste cause di variazione di P V (t).
La quantità di moto entra in V attraverso S con una rapidità
I
− ρu (u n̂).
S
La pressione agente sul fluido contenuto in V si esercita attraverso S nella direzione
della normale interna −n̂. Quindi questa parte della forza agente sul fluido non
viscoso contenuto in V è
I
− P n̂.
S
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 39 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.3: Equazione della quantità di moto 39

Le forze di volume dovute a campi esterni (ad esempio il campo di gravit à) sono
espresse in termini della forza specifica g, che è la forza per unità di massa. La
forza di volume totale agente sul fluido contenuto in V è pertanto
Z
ρg.
V

La seconda legge di Newton implica che


Z I I Z

(ρu) = − ρu (u n̂) − P n̂ + ρg.
V ∂t S S V

Come per la conservazione della massa, gli integrali di superficie (doppi) possono
essere trasformati in integrali sul volume V (tripli). Il teorema del gradiente fornisce
immediatamente
I Z
P n̂ = P.
S V

Più complicata è invece la trasformazione dell’integrale contenente ρu (u n̂). In


questo caso si deve applicare il teorema della divergenza per ciascuna compo-
nente cartesiana della quantità vettoriale ρu (u n̂). Considerando ad esempio la
componente x, ovvero ρu (u n̂), il teorema della divergenza implica
I Z Z
ρu (u n̂) = (ρu u) = (u ρu)
S V V
Z
 
= ρu u+u (ρu) .
V

Sommiamo ora vettorialmente le relazioni relative alle tre componenti cartesiane


della velocità u, v e w, e otteniamo
I Z
 
ρu (u n̂) = ρu u + u (ρu) x̂
S V 
+ ρu v + v (ρu) ŷ
 
+ ρu w + w (ρu) ẑ
Z

= ρu u x̂ + ρu v ŷ + ρu w ẑ
V 
+ u x̂ (ρu) + v ŷ (ρu) + w ẑ (ρu) .
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 40 colore nero Luglio 14, 2005

40 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

Abbiamo pertanto
I Z
 
ρu (u n̂) = ρ(u )u + u (ρu) .
S V

La trasformazione dei due integrali di superficie in integrali di volume conduce alla


relazione
Z  

(ρu) + u (ρu) + ρ(u )u + P − ρg = 0.
V ∂t

Sviluppando la derivata temporale del prodotto ρu si ottiene


Z  
∂u ∂ρ
ρ +u +u (ρu) + ρ(u )u + P − ρg = 0,
V ∂t ∂t
che permette di eliminare il secondo e il terzo termine dell’integrando in virt ù
dell’equazione di continuità, per cui abbiamo
Z  
∂u
ρ + ρ(u )u + P − ρg = 0.
V ∂t
Poiché la regione V è completamente arbitraria, dobbiamo allora avere
∂u
ρ + ρ(u )u + P = ρg.
∂t
Dividendo questa relazione per ρ si ottiene infine

∂u P
+ (u )u + = g.
∂t ρ

Questa è l’equazione di moto di un fluido non viscoso, detta anche equazione della
quantità di moto. Si osservi che essa è un’equazione differenziale alle derivate
parziali non lineare: il secondo termine del membro di sinistra è non lineare in u e
il termine ( P)/ρ è non lineare a causa della presenza della variabile incognita ρ
a denominatore.

2.4 Equazioni della dinamica dei fluidi non viscosi


Le due equazioni esprimenti la conservazione della massa e la legge della dinamica
devono essere risolte contemporaneamente, per cui sono combinate assieme nel
sistema seguente che riguarda un fluido comprimibile ma non viscoso:
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 41 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.5: Equazioni per correnti incomprimibili di un fluido non viscoso 41

∂ρ
+ (ρu) = 0,
∂t
∂u P
+ (u )u + = g.
∂t ρ

Le incognite del sistema sono la densità ρ(r, t), la pressione P(r, t) e la velocità
u(r, t), ma il sistema è costituito da due sole equazioni, una scalare e una vettoriale.
Pertanto manca una seconda equazione scalare per avere un uguale numero di
equazioni e di incognite.

Conservazione dell’energia e relazioni termodinamiche


In realtà il sistema richiede di includere un’altra equazione scalare che esprime
in forma matematica la legge di conservazione dell’energia. Inoltre, nel caso
di un fluido reale si deve includere nell’equazione della quantità di moto la forza
interna dovuta alla viscosità del fluido. È comunque da osservare che l’equazione
dell’energia contiene, oltre alle incognite ρ, P e u, altre due variabili incognite,
l’energia specifica e (energia per unità di massa) e la temperatura T. Di conseguenza,
considerando per esempio il caso di un sistema costituito da un fluido con una sola
componente chimica stabile, è necessario includere anche due equazioni di stato
che legano fra loro le variabili termodinamiche, ad esempio, la coppia di equazioni

P = P(e, ρ),
T = T (e, ρ).

Naturalmente la forma delle equazioni di stato dipende dalle propriet à termodi-


namiche del fluido (liquido o gas) considerato. Si noti infine che nel caso generale
di fluidi comprimibili viscosi l’equazione di conservazione dell’energia è piut-
tosto complicata a causa della complessità dei termini che descrivono l’aumento
dell’energia interna del fluido per effetto dell’attrito viscoso.
Nei prossimi capitoli vedremo che per le correnti incomprimibili le due equazioni
della conservazione della massa e della quantità di moto, anche in presenza delle
forze viscose, permettono di formulare un problema matematico completo. Nel caso
generale di correnti comprimibili è invece necessaria anche l’equazione dell’energia
e l’insieme completo di equazioni per flussi di questo tipo sar à introdotto nei due
ultimi capitoli 9 e 10, dedicati rispettivamente ai fluidi non viscosi e viscosi.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 42 colore nero Luglio 14, 2005

42 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

2.5 Equazioni per correnti incomprimibili di un fluido non viscoso


Supponiamo ora che si possa assumere che la corrente sia incomprimibile, nel
senso che la densità ρ del fluido può essere supposta costante, indipendente sia dal
tempo sia dalla posizione spaziale, ovvero ρ(r, t) = ρ = costante, dove ρ è una
costante positiva. In questo caso risulta

∂ρ ∂ρ
= =0
∂t ∂t
come pure

(ρu) = (ρu) = ρ u.

Pertanto per una corrente incomprimibile l’equazione di continuit à diventa sem-


plicemente

u = 0.

Questa equazione è chiamata condizione di incomprimibilità e costituisce un vin-


colo che il campo di velocità deve soddisfare nella fluidodinamica incomprimibile.
Questo vincolo impone che il campo di velocità u sia a divergenza nulla ovverosia
solenoidale in ogni istante.
Di conseguenza il sistema di due equazioni esprimenti la legge della dinamica
di Newton e la conservazione della massa nel caso di una corrente incomprimibile
di un fluido di densità uniforme e non viscoso diventa

∂u P
+ (u )u + = g,
∂t ρ
u = 0.

Questo sistema è noto con il nome di equazioni di Eulero per i correnti incompri-
mibili.
È importante notare che in questo caso abbiamo due equazioni, la prima vet-
toriale e la seconda scalare, nelle due funzioni incognite u(r, t) e P(r, t), essendo
ρ una costante nota. Pertanto il sistema ha tante equazioni quante incognite e pu ò
essere risolto senza fare intervenire in alcun modo le equazioni di stato che definis-
cono le proprietà termodinamiche del fluido—sparizione della termodinamica. In
effetti, nel caso di corrente incomprimibile la variabile pressione P che compare
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 43 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.7: Equazioni per correnti incomprimibili di un fluido viscoso 43

nell’equazione dinamica della velocità è presente per permettere di soddisfare il


vincolo di incomprimibilità per la velocità. In altre parole, il campo della velocità
non può soddisfare da solo contemporaneamente le quattro equazioni comprendenti
l’equazione della quantità di moto e la condizione di incomprimibilità, perché u ha
soltanto tre componenti: la pressione allora fornisce i gradi di libert à necessari per
permettere che anche la quarta equazione scalare del sistema sia rispettata.

2.6 Equazioni per correnti incomprimibili non viscose irrotazionali


Un caso particolare di correnti incomprimibili non viscose è rappresentato dalle

rotore

correnti irrotazionali. Un campo di velocità u(r, t) è detto irrotazionale se il suo
u è nullo in ogni suo punto e in ogni istante di tempo:
 u = 0.

Sotto questa condizione l’equazione della quantità di moto si semplifica notevol-


mente poiché il termine non lineare (u )u è un semplice gradiente.
virtù dell’identità vettoriale (u )u = (

u) u + 12 |u|2 , quando
  Infatti, in
u=0

avremo

(u )u = 1
|u|2

[
 u = 0].
2

Quindi per correnti incomprimibili irrotazionali l’equazione dinamica della velocit à


assumerà la forma
 
∂u P |u|2
+ + = g.
∂t ρ 2

Il sistema di equazioni che governano allora le correnti incomprimibili irrotazionali


di un fluido non viscoso di densità uniforme è allora dato da
 
∂u P |u|2
+ + = g,

∂t ρ 2
u = 0, u = 0.

Mostreremo nel capitolo 4 che le equazioni di questo sistema possono essere risolte
disaccoppiando il calcolo del campo di velocità da quello del campo di pressione.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 44 colore nero Luglio 14, 2005

44 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

2.7 Equazioni per correnti incomprimibili di un fluido viscoso


Le precedenti equazioni sono state derivate supponendo nulla la viscosit à del flu-
ido. Queste equazioni possono essere modificate per tenere conto dell’effetto della
eventuale viscosità del fluido. Per qualunque fluido reale esiste una grandezza detta
viscosità dinamica e indicata con µ che è il coefficiente di proporzionalità fra
la derivata spaziale del campo della velocità e la forza viscosa agente sulle parti-
celle del fluido. Nel caso particolare di correnti incomprimibili questa grandezza è
sufficiente a rappresentare le forze interne di attrito viscoso.
La viscosità provoca su ogni particella di fluido una forza a causa della presenza
del fluido circostante quando il campo della velocità ha determinate variazioni
spaziali. Nel caso più semplice la forza viscosa risulta essere proporzionale al
gradiente della velocità e questa condizione caratterizza i fluidi detti newtoniani.
Più precisamente la forza viscosa per unità di volume agente in un punto di una
corrente incomprimibile quando la viscosità dinamica è costante, µ = µ, è data da

ρ f visc = µ 2
u, (fluido incomprimibile)

dove 2 rappresenta l’operatore laplaciano. Dividendo questa espressione per la


densità ρ si ottiene la forza per unità di massa f visc = ν 2 u, dove il coefficiente
(costante)
µ
ν=
ρ
è chiamato viscosità cinematica.
Includendo la forza viscosa per unità di massa ν 2 u nell’equazione dinamica
della velocità, il sistema delle due equazioni che governano la corrente incomprim-
ibile di un fluido viscoso (newtoniano) assume la forma seguente

∂u P
+ (u )u + =ν 2
u + g,
∂t ρ
u = 0.

Questo sistema è noto con il nome di equazioni di Navier–Stokes per le correnti


incomprimibili. Anche nel caso viscoso la pressione è presente nel sistema onde
fornire i gradi di libertà necessari per potere imporre la condizione di incomprimi-
bilità sul campo della velocità. Tecnicamente si esprime questo fatto dicendo che
P(r, t) costituisce il moltiplicatore di Lagrange associato al vincolo u=0
che deve essere soddisfatto dalla velocità u(r, t) in ogni punto r e in ogni istante t.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 45 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 2.9: Equazioni per i fluidi comprimibili viscosi 45

2.8 Equazioni per i fluidi comprimibili non viscosi


Una modello di carattere più generale di quello incomprimibile è rappresentato dal
fluido le cui particelle possono subire una dilatazione o una contrazione (e quindi
possono variare il proprio volume) a causa dell’azione delle forze agenti su di loro.
I fluidi di questo tipo sono detti comprimibili e per il loro studio è necessario
considerare le equazioni di stato termodinamiche del fluido, che costituiranno un
elemento essenziale del modello matematico complessivo per potere determinare il
moto del fluido. Nel capitolo 9 dedurremo il sistema di equazioni dinamiche per
il caso di un fluido comprimibile, considerando inizialmente il caso semplificato in
cui la viscosità e la conducibilità termica possono essere considerate nulle. Questo
sistema è noto come equazioni di Eulero comprimibili o anche di equazioni della
gasdinamica. Una forma possibile di queste equazioni è

∂ρ
+ (ρu) = 0,
∂t
∂(ρu)
+ (ρu ⊗ u) + P = ρg,
∂t
∂(ρe)
+ (ρeu) + P u = 0,
∂t
P = P(e, ρ), T = T (e, ρ).

2.9 Equazioni per i fluidi comprimibili viscosi


Se poi si considera il caso generale, descritto nel capitolo 10, di un fluido comprimi-
bile con le due viscosità µ e λ e la conducibilita termica κ diverse da zero, allora il
moto del fluido è governato dalle equazioni di Navier–Stokes comprimibili:

∂ρ
+ (ρu) = 0,
∂t
∂(ρu)
+ (ρu ⊗ u) + P=  (u) + ρg,
∂t
∂(ρe)
+ (ρeu) + P u= (κ T ) + (u) :  (u),
∂t
P = P(e, ρ), T = T (e, ρ).
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 2 – pagina 46 colore nero Luglio 14, 2005

46 CAPITOLO 2 Equazioni della dinamica dei fluidi

In queste equazioni, oltre al tensore densità di corrente della quantità di moto,


ρu⊗u, compaiono due altri tensori. Il primo è il tensore simmetrico dei “gradienti
della velocità”,  (u), definito da
 
 (u) → ei, j (u) = 12 êi (ê j )u + ê j (êi )u , i, j = 1, 2, 3,

dove êi , i = 1, 2, 3, sono i versori delle coordinate ortogonali utilizzate. Il secondo


è il tensore degli sforzi viscosi, (u) che, per un fluido viscoso di tipo newtoniano
è definito da

(u) = 2µ  (u) + λ ( u) ,

dove indica il tensore identità dello spazio a tre dimensioni.

Esercizi 2
1. Disegnare il campo di velocità stazionario piano dato della 4. Dimostrare che l’equazione di conservazione della massa e
relazione l’equazione della quantità di moto implicano la validità della
seguente equazione
u(x, y) = U e x x̂ + U e−x ŷ 

e determinare le sue linee di corrente.
√ ∂
ρ
∂t
ρu
+ (ρu  )u +
u
2
 (ρu) +  P = ρg.
2. Un campo di velocità u(r) piano e stazionario ha le seguenti
componenti cartesiane lungo gli assi x e y Questa forma dell’equazione della quantità di moto è
importante per lo sviluppo dei metodi di risoluzione delle
u(x, y) = By, v(x, y) = Bx. equazioni per i flussi incomprimibili mediante gli elementi
finiti. Nel caso di densità uniforme, ρ = ρ, l’equazione
Determinare le linee di corrente. diventa
3. La legge di conservazione della massa in forma locale è
espressa dall’equazione di continuità
∂u
∂t
+ (u  )u +
u
2
 u +  ρP = g.
∂ρ
∂t
+  (ρu) = 0.
Ricavare l’equazione che governa la variabile volume
specifico v = 1/ρ, che rappresenta il volume per unità di
massa in un punto del fluido. Che cosa si può dire del
volume specifico v delle particelle di un fluido con volume
specifico in generale non costante, v = v(r, t), nel caso in
cui il campo di velocità sia solenoidale, ovvero 
u = 0?
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 47 colore nero Luglio 14, 2005

47

CAPITOLO 3

Correnti incomprimibili
non viscose
Introduzione In questo capitolo studieremo le equazioni che governano le cor-
renti incomprimibili di un fluido non viscoso. In particolare ricaveremo le equazioni
di Eulero, già dedotte nel paragrafo 2.5, seguendo però un procedimento diverso.
Assumeremo subito che la corrente sia incomprimibile e che il fluido sia di densit à
uniforme. Applicheremo quindi la legge fondamentale della dinamica alle parti-
celle nel caso di una corrente che rispetti le assunzioni fatte. Per seguire il nuovo
procedimento è necessario ricavare l’espressione dell’accelerazione delle particelle
del fluido. A questa importante grandezza cinematica è possibile giungere mediante
il concetto di rapidità di variazione seguendo il moto del fluido.

3.1 Rapidità di variazione “seguendo il fluido”


Sia f (r, t) una proprietà riguardante un fluido in movimento. Ad esempio f
potrebbe essere la densità ρ o la pressione P del fluido oppure una componente
cartesiana della sua velocità u. Allora la derivata parziale ∂ f /∂t rappresenta la
rapidità di variazione di f in un punto fissato r, cioè in una determinata posizione
dello spazio.
Consideriamo ora una particella che è immersa nel fluido e che si muove
dentro di esso in base a una legge del moto assegnata, data ad esempio da R(t) =
[X (t), Y (t), Z (t)], dove le tre funzioni X (t), Y (t) e Z (t) sono note. Il moto di
tale particella non ha nulla a che vedere con il moto del fluido circostante. Come
esempio possiamo immaginare che la particella sia un insetto che vola liberamente
nell’aria, la quale si muove a sua volta in un modo descritto da un campo di velocit à
u = u(r, t).
Se si vuole determinare come varia la grandezza f per un osservatore solidale
con la particella (nell’esempio considerato, l’insetto) occorre introdurre la funzione
composta (funzione di funzione)

F(t) ≡ f (R(t), t).

La rapidità di variazione di f percepita dall’osservatore sarà allora data dalla


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 48 colore nero Luglio 14, 2005

48 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

derivata (ordinaria) della funzione F(t) (di una sola variabile)

d F(t) d f (R(t), t)
= .
dt dt

Questa derivata può essere calcolata mediante la regola di derivazione delle funzioni
composte che fornisce

d F(t) d f (R(t), t) d f (X (t), Y (t), Z (t), t)


= =
dt dt dt
∂f ∂ f d X (t) ∂ f dY (t) ∂ f d Z (t)
= + + +
∂t ∂ x dt ∂y dt ∂z dt
∂ f (R(t), t) dR(t)
= + [ f (R(t), t)] ,


∂t dt

dove nella seconda riga della formula f è un’abbreviazione di f (X (t), Y (t), Z (t), t).
Introducendo la velocità istantanea della particella

dR(t)
V(t) ≡ ,
dt

e sfruttando la simmetria del prodotto scalare, la rapidità di variazione considerata


si scrive anche come

d F(t) ∂ f (R(t), t)
= + V(t)  f (R(t), t).
dt ∂t

I due termini del membro di destra rappresentano la rapidità di variazione di f per-


cepita dall’osservatore in conseguenza, rispettivamente, della variazione temporale
del campo scalare f (r, t) nel punto r e del movimento proprio dell’osservatore, che
ha la velocità V(t) all’istante t.
Se ora consideriamo un osservatore che si muove con la stessa velocit à u(r, t)
del fluido nel punto r, potremo interpretare la somma dei due termini

∂ f (r, t)
+ u(r, t)  f (r, t)
∂t

come la rapidità di variazione di f “seguendo il fluido” nel punto r all’istante t.


Questo argomento mostra l’opportunità di definire il seguente operatore differen-
ziale composito
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 49 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.1: Rapidità di variazione “seguendo il fluido” 49

D ∂
≡ +u  ,
Dt ∂t

mediante il quale intenderemo, per definizione,

Df ∂f
≡ +u  f.
Dt ∂t

L’espressione D fDt(r,t)
è talvolta chiamata “derivata” materiale o anche “derivata”
D
sostanziale. Si tratta di una denominazione impropria, in quanto l’operatore Dt
non è affatto una derivata. Infatti le derivate possono essere di due tipi: ordinarie o
D
parziali. Il simbolo Dt rappresenta solo una combinazione di due derivate parziali,
una rispetto al tempo e l’altra rispetto allo spazio. Quest’ultima è proporzionale
alla derivata direzionale nella direzione della velocità u(r, t); infatti, come noto,
la derivata direzionale è definita in relazione a un versore v̂ tramite l’espressione
v̂ , mentre in u compare il vettore velocità, che non è un versore.
D
Come vedremo, l’operatore Dt permette di scrivere in modo leggermente più
compatto alcune equazioni della dinamica dei fluidi. Tuttavia questo operatore
sottintende sempre la presenza di un campo di velocità u(r, t), in assenza del quale
esso è privo di significato. In altre parole, una notazione pi ù corretta richiederebbe
di precisare il campo della velocità u(r, t) e potrebbe quindi essere la seguente

Du ∂
≡ +u  .
Dt ∂t

D
In virtù della sua definizione, l’operatore Dt risulta comodo nei casi in cui
una grandezza fisica relativa a una proprietà del fluido in movimento, indicata ad
esempio con f , rimane costante per un determinato elemento di fluido. Quando ci ò
accade, la funzione f (r, t) soddisfa l’equazione

Df
= 0.
Dt
Questa equazione significa solo che il valore di f relativo a ciascun elemento
di fluido rimane sempre lo stesso, mentre elementi differenti del fluido possono
comunque avere valori differenti di f .
Un caso particolare del mantenimento dello stesso valore di una propriet à del
fluido da parte delle sue particelle si ha quando la corrente è stazionaria. In questo
caso risulterà ovviamente u = u(r) come pure f = f (r), per cui ∂ f /∂t = 0. In
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 50 colore nero Luglio 14, 2005

50 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

questo caso, l’equazione ∂∂tf + u f = 0, che esprime la costanza di f per ogni




particella del fluido, diventa la seguente equazione stazionaria


u(r)  f (r) = 0.
Siccome il membro di sinistra è proporzionale alla derivata direzionale, il suo
annullamento significa che f non varia lungo tutta la linea di corrente passante per
r. Quindi, se la grandezza f soddisfa l’equazione appena scritta, tutte le particelle
di fluido relative a una linea di corrente del moto stazionario hanno lo stesso valore
di f . Questa proprietà non comporta tuttavia che tutte le linee di corrente debbano
avere lo stesso valore di f e in generale f avrà valori differenti su linee di corrente
differenti. Supponiamo, ad esempio, che la corrente sia in direzione x ovunque per
cui l’equazione precedente diventa u ∂ f /∂ x = 0, per cui, se u 6= 0, deve essere
∂ f /∂ x = 0. Questa equazione dice che f è indipendente da x ma non dà alcuna
indicazione su come f possa dipendere da y o z o da entrambi.

Accelerazione del fluido


La definizione di
D f (r, t)
Dt
può essere applicata supponendo che la funzione f rappresenti successivamente le
componenti cartesiane della velocità u, v e w. Ad esempio possiamo considerare
la rapidità con cui varia la componente x della velocità, cioè u, seguendo il fluido
che sarà data da
Du ∂u
≡ + u u, 

Dt ∂t
e analogamente per le altre due componenti v e w. Sommando vettorialmente le
relazioni relative alle tre componenti della velocità si ottiene
Du ∂u
≡ + (u )u. 

Dt ∂t
Per definizione questa quantità rappresenta la rapidità di variazione del vettore
velocità u seguendo la particella di fluido, ovverosia è l’accelerazione del fluido
nel punto r e all’istante t. Scriveremo quindi

∂u
a≡ + (u  )u,
∂t

dove l’accelerazione a deve essere intesa rappresentare un campo vettoriale, ovvero


a = a(r, t), proprio come accade per la velocità u = u(r, t),
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 51 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.1: Rapidità di variazione “seguendo il fluido” 51

Esempio 1 Accelerazione del campo di velocità della rotazione rigida


Come semplice verifica della relazione dell’accelerazione appena ottenuta consi-
deriamo un fluido in moto con la velocità di rotazione rigida e velocità angolare
costante, u(r) = −Ωy x̂ + Ω x ŷ, studiato negli esempi 1 e 2 del paragrafo 2.1.
In questo caso il campo u(r) è stazionario e quindi ∂u/∂t = 0, per cui risulta
 
∂ ∂
(u )u = −Ωy
 + Ωx (−Ωy, Ω x, 0)
∂x ∂y
= −Ω 2 (x, y, 0) = −Ω 2 r⊥ ,

dove r⊥ rappresenta la componente del vettore posizione r normale all’asse z,


ovvero r⊥ = x x̂ + y ŷ. Questo è quanto ci attendevamo: il vettore −Ω 2 r⊥ , o
meglio il campo vettoriale a(r) = −Ω 2 r⊥ , rappresenta la ben nota accelerazione
centripeta, che in modulo vale Ω 2 r⊥ ed è diretta verso l’asse di rotazione z.

Esempio 2 Accelerazione della rotazione rigida in coordinate cilindriche


Il termine (u )u può essere calcolato anche partendo dal campo di velocità della


rotazione rigida espresso in coordinate cilindriche:

u(r) = Ω R ˆ ,

e ricorrendo all’operatore espresso nelle stesse coordinate:


∂ 1 ∂ ∂
= R̂ +ˆ + ẑ .
∂R R ∂θ ∂z
Risulta
ˆ (θ ) 1 ∂  [u θ (R)]2 ∂ ˆ (θ)
u θ (R) ˆ (θ) =
1
(u )u = u θ (R) .
∆ˆ


R ∂θ R ∂θ
ˆ (θ)
∆θ Ricordando ora la ben nota proprietà ∂ ˆ (θ)/∂θ = −R̂(θ) del versore non costante
ˆ (θ), si ottiene
θ θ1
[Ω R]2 ∂ ˆ (θ)
(u  )u = = −Ω 2 R R̂(θ).
Figura 3.1 Ad illustrazione della
R ∂θ
derivata d ˆ (θ)/dθ = −R̂(θ): notare Quindi si è ottenuta la stessa accelerazione centripeta calcolata mediante le coordi-


che |∆ ˆ | = ∆θ, per cui |d ˆ /dθ| = 1 nate cartesiane nell’esempio precedente.


 
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 52 colore nero Luglio 14, 2005

52 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Esempio 3 Accelerazione in coordinate cartesiane


Le componenti cartesiane del vettore accelerazione a = a x x̂ + a y ŷ + az ẑ delle
particelle di fluido sono date dalle relazioni

∂u
ax = +u  u
∂t
∂v
ay = +u  v
∂t
∂w
az = +u  w
∂t
essendo l’operatore di advezione scalare in coordinate cartesiane definito da

∂u ∂u ∂u
u  u=u +v +w .
∂x ∂y ∂z

Esempio 4 Accelerazione in coordinate cilindriche


Le componenti cilindriche del vettore accelerazione

a = a R R̂ + aθ ˆ + az ẑ

delle particelle di fluido sono date dalle relazioni

∂u R u 2θ
aR = +u  uR −
∂t R
∂u θ u R uθ
aθ = +u  uθ +
∂t R
∂u z
az = +u  uz
∂t
dove l’operatore di advezione scalare in coordinate cilindriche è definito da

∂u u θ ∂u ∂u
u  u = uR + + uz .
∂R R ∂θ ∂z
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 53 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.2: Vincolo di incomprimibilità 53

Esempio 5 Accelerazione in coordinate sferiche


Le componenti sferiche del vettore accelerazione

a = ar r̂ + aθ ˆ + aφ ˆ

delle particelle di fluido sono date dalle relazioni

∂u r u 2θ + u 2φ
ar = +u  ur −
∂t r
∂u θ ur u θ u 2φ cot θ
aθ = +u  uθ + −
∂t r r
∂u φ ur u φ u θ u φ cot θ
aφ = +u  uφ + +
∂t r r
dove l’operatore di advezione scalare in coordinate sferiche è definito da

∂u u θ ∂u u φ ∂u
u  u = ur + + .
∂r r ∂θ r sin θ ∂φ

3.2 Vincolo di incomprimibilità


Supponiamo che la corrente sia incomprimibile nel senso che la densit à ρ del
fluido può essere supposta costante, indipendente sia dal tempo sia dalla posizione
spaziale, ovvero ρ = ρ, dove ρ indica una costante (positiva) determinata. Come
abbiamo visto nel paragrafo 2.5, in questo caso particolare la legge di conservazione
della massa si riduce semplicemente alla condizione d’incomprimibilit à u=0 

che deve essere soddisfatta dal campo della velocità u(r, t) in ogni punto r e in ogni
istante t.
Vogliamo ora ricavare la stessa equazione utilizzando il principio di conser-
vazione della massa e sfruttando immediatamente l’ipotesi che la densit à del fluido
è costante. Consideriamo come nel paragrafo 2.2 una superficie chiusa S che de-
limita una regione fissa V contenuta nello spazio in cui si muove il fluido. Il fluido
entra nella regione V attraverso alcune parti della superficie S e ne esce da altre.
Indicando con n̂ la normale uscente da V in un punto generico di S, la componente
della velocità u normale alla superficie sarà data da u n̂. Pertanto la quantità di vol-

F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 54 colore nero Luglio 14, 2005

54 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

ume di fluido che esce dall’elemento di superficie d S per unità di tempo è u n̂ d S.




La rapidità con cui il volume (netto) di fluido esce da V attraverso S è quindi


I
u n̂,


usando sempre la convenzione di omettere l’elemento infinitesimo di superficie


d S dell’integrale. Ma, nel caso di corrente incomprimibile con densit à del fluido
uniforme in ogni suo punto, questa quantità, una volta moltiplicata per la densità
costante ρ è semplicemente la rapidità con cui la massa (netta) del fluido esce da V
I
ρ u n̂. 

La legge di conservazione della massa dice che questa quantità è necessariamente


nulla perché il fluido, essendo la sua densità sempre la stessa in ogni istante e in
ogni punto, deve avere un flusso netto di massa nullo attraverso la superficie chiusa
S. Pertanto, dividendo per la costante ρ > 0, la conservazione della massa per la
corrente incomprimibile è espressa dalla condizione
I
u n̂ = 0


valida per qualunque superficie chiusa S. L’applicazione del teorema della diver-
genza fornisce immediatamente
Z
 u = 0.
V

Per l’arbitrarietà della regione V e supponendo che la funzione integranda sia


continua, si deduce immediatamente che la funzione u deve essere nulla in ogni


punto, ovvero:

 u=0

per ogni r ∈ V e ogni t. Come già indicato, questa equazione costituisce la con-
dizione di incomprimibilità e rappresenta un vincolo che il campo della velocità
u(r, t) deve soddisfare in ogni punto r e, nel caso di corrente effettivamente variabile
nel tempo, per ogni istante t.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 55 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.3: Equazioni di Eulero incomprimibili 55

3.3 Equazioni di Eulero incomprimibili


Nel caso di corrente incomprimibile con un fluido di densità uniforme, l’equazione
della quantità di moto del fluido può essere ricavata dalla seconda legge della
dinamica considerando un elementino di fluido contenuto nel volume δV e quindi
avente massa elementare δm = ρ δV . La seconda legge di Newton applicata a
questo elemento di fluido permette allora di scrivere δm a = ρ δV a = δf, dove a
è l’accelerazione dell’elemento di fluido e δf rappresenta la risultante delle forze
agenti su di esso.
Come già visto nel caso statico discusso nel capitolo 1 e nel caso dinamico
discusso nel paragrafo 2.3, per un fluido non viscoso la forza agente sull’elemento
di fluido contenuto in δV comprenderà la forza dovuta alla pressione esercitata
sulla superficie dell’elemento di fluido da parte del fluido all’esterno e le forze di
volume agenti sull’elemento di fluido, come ad esempio la forza gravitazionale.
La risultante δf di queste forze elementari è quindi data dalla seguente somma
vettoriale

δf = −( P)δV + ρ δV g.

Ricordando l’espressione dell’accelerazione delle particelle del fluido ricavata nel


paragrafo 3.1, la legge fondamentale della dinamica applicata all’elemento di fluido
considerato fornisce
 
∂u
ρ δV + (u  )u = (− P + ρ g) δV.
∂t

Semplificando il fattore comune δV e dividendo per la costante ρ si ottiene


l’equazione per la velocità e la pressione

∂u P
+ (u  )u + = g,
∂t ρ

valida per una corrente incomprimibile di un fluido avente densit à uniforme e vis-
cosità nulla. Il termine contenente il P è scritto nel primo membro dell’equazione
perché la pressione P è una variabile incognita.
Questa equazione deve essere messa a sistema con la condizione d’incomprimi-
bilità dedotta dal principio di conservazione della massa nel paragrafo precedente.
Otteniamo quindi il sistema di equazioni
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 56 colore nero Luglio 14, 2005

56 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

∂u P
+ (u  )u + = g,
∂t ρ
 u = 0,

note con il nome di equazioni di Eulero per le correnti incomprimibili. Le


Queste equazioni di Eulero incognite del sistema sono il campo vettoriale della velocità u(r, t) e il campo della
incomprimibili coincidono con le pressione P(r, t), mentre la densità ρ è una costante nota. Il sistema è costituito da
equazioni ricavate nel paragrafo due equazioni, la prima vettoriale e la seconda scalare, per cui abbiamo un numero
2.5 di equazioni uguale al numero di incognite. Il campo della forza esterna g potr à
anche essere diverso dal campo gravitazionale e in generale potrà dipendere dallo
spazio ed eventualmente anche dal tempo, ovvero, g = g(r, t).

Esempio 1 Equazioni di Eulero incomprimibili in coordinate cilindriche


Se la regione in cui si muove il fluido è assisimmetrica, ossia è invariante per
rotazioni attorno a un asse che chiameremo asse z, allora è conveniente utilizzare
un sistema di cordinate cilindriche per descrivere il moto del fluido. Ricordando
l’espressione dell’accelerazione in coordinate cilindriche vista nell’esempio 4, le
equazioni di Eulero per le correnti incomprimibili assumono la forma seguente
∂u R u 2θ 1 ∂P
+u  uR − + = g R (R, θ, z),
∂t R ρ ∂R
∂u θ u R uθ 1 ∂P
+u  uθ + + = gθ (R, θ, z),
∂t R ρ R ∂θ
∂u z 1 ∂P
+u  uz + = gz (R, θ, z),
∂t ρ ∂z
1 ∂(Ru R ) 1 ∂u θ ∂u z
+ + = 0.
R ∂R R ∂θ ∂z
Ovviamente il termine noto g associato alle forze di volume è scomposto in coor-
dinate cilindriche ed è espresso come funzione delle medesime coordinate.
Nel caso particolare in cui il campo di forza g e il campo di velocità iniziale u0
sono assisimmetrici, ossia indipendenti da θ, per cui g = g(R, z) e u 0 = u0 (R, z),
nelle regione assisimmetrica sono possibili soluzioni del campo di moto aventi la
stessa simmetria di invarianza per rotazioni attorno all’asse. Tali soluzioni sono
allora del tipo

u = u(R, z, t) e P = P(R, z, t).


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 57 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.3: Equazioni di Eulero incomprimibili 57

I campi u(R, z, t) e P(R, z, t) sono allora governati dalle equazioni di Eulero per le
correnti incomprimibili assisimmetriche ottenute dalle precedenti eliminando tutti
i termini contenenti la derivata rispetto a θ, ovvero,

∂u R u 2θ 1 ∂P
+u  uR − + = g R (R, z),
∂t R ρ ∂R
∂u θ
+u  u θ = gθ (R, z),
∂t
∂u z 1 ∂P
+u  uz + = gz (R, z),
∂t ρ ∂z
1 ∂(Ru R ) ∂u z
+ = 0.
R ∂R ∂z

Naturalmente, nel caso assisimmetrico considerato l’operatore di advezione scalare


in coordinate cilindriche si riduce a
∂u ∂u
u  u = uR + uz (assisimmetrico).
∂R ∂z

Esempio 2 Equazioni di Eulero incomprimibili in coordinate sferiche


Se la regione in cui si muove il fluido è delimitata da due superfici sferiche concen-
triche, allora è conveniente utilizzare un sistema di cordinate sferiche per descri-
vere il moto del fluido. Ricordando l’espressione dell’accelerazione in coordinate
sferiche vista nell’esempio 5, le equazioni di Eulero per le correnti incomprimibili
assumono la forma seguente

∂u r u 2θ + u 2φ 1 ∂P
+u  ur − + = gr (r, θ, φ),
∂t r ρ ∂r
∂u θ ur u θ u 2φ cot θ 1 ∂P
+u  uθ + − + = gθ (r, θ, φ),
∂t r r ρ r ∂θ
∂u φ ur u φ u θ u φ cot θ 1 ∂P
+u + uφ + + = gφ (r, θ, φ),
∂t r r ρ r sin θ ∂φ
1 ∂ 2  1 ∂  1 ∂u φ
2
r ur + sin θ u θ + = 0.
r ∂r r sin θ ∂θ r sin θ ∂φ
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 58 colore nero Luglio 14, 2005

58 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Ovviamente il termine noto g associato alle forze di volume è scomposto in coor-


dinate sferiche ed è espresso come funzione delle medesime coordinate.
Nel caso particolare in cui il campo di forza g e il campo di velocità iniziale u0
sono assisimmetrici, ossia indipendenti da φ, per cui g = g(r, θ) e u 0 = u0 (r, θ),
nelle regione sferica sono possibili soluzioni del campo di moto aventi la stessa
simmetria di invarianza per rotazioni attorno all’asse. Tali soluzioni sono allora del
tipo

u = u(r, θ, t) e P = P(r, θ, t).

I campi u(r, θ, t) e P(r, θ, t) sono allora governati dalle equazioni di Eulero per le
correnti incomprimibili assisimmetriche ottenute dalle precedenti eliminando tutti
i termini contenenti la derivata rispetto a φ, ovvero,

∂u r u 2θ + u 2φ 1 ∂P
+u  ur − + = gr (r, θ),
∂t r ρ ∂r
∂u θ ur u θ u 2φ cot θ 1 ∂P
+u  uθ + − + = gθ (r, θ),
∂t r r ρ r ∂θ
∂u φ ur u φ u θ u φ cot θ
+ u uφ +  + = gφ (r, θ),
∂t r r
1 ∂ 2  1 ∂ 
r ur + sin θ u θ = 0,
r 2 ∂r r sin θ ∂θ
dove l’operatore di advezione scalare in coordinate sferiche nel caso assisimmetrico
si riduce a
∂u u θ ∂u
u  u = ur + (assisimmetrico).
∂r r ∂θ

3.4 Condizione iniziale e condizione al contorno


Le equazioni di Eulero sono delle equazioni differenziali alle derivate parziali e da
sole non costituiscono ancora un problema completo. Infatti, come in qualunque
problema differenziale, queste equazioni richiedono la specificazione di alcune
condizioni supplementari per ottenere un problema ben posto, un problema cio è che
ammetta una sola soluzione (in un senso opportuno) almeno nei casi pi ù semplici.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 59 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.4: Condizione iniziale e condizione al contorno 59

La stessa necessità di introdurre condizioni supplementari si incontra nella risoluzione


dei problemi di dinamica di un punto materiale dove la legge fondamentale della di-
namica d 2r/dt 2 = f(r, v) richiede di specificare le due condizioni iniziali r(0) = r 0
e v(0) = v0 per potere determinare il moto del corpo. Nel caso delle equazioni di
Eulero è necessario specificare una sola condizione iniziale: la velocit à iniziale del
fluido in ogni punto, ovvero,

u(r, 0) = u0 (r),

dove u0 (r) è un campo di velocità noto. Ciò è conforme alla circostanza che
l’equazione dinamica della velocità è del primo ordine nel tempo e che nel punto
di vista euleriano qui adottato la posizione delle particelle del fluido durante il loro
moto non interessa.
Ma il sistema delle equazioni di Eulero è differenziale anche dal punto di vista
spaziale per il fatto che esse contengono anche le derivate rispetto alle coordinate
spaziali: il gradiente, la divergenza e l’operatore di derivata direzionale. Come
conseguenza, per ottenere un problema che possa avere una sola soluzione occorre
specificare delle condizioni al contorno. Il tipo di condizioni che possono o
debbono essere fornite dipende dal tipo di equazioni e dalla natura del contorno del
problema in esame.
Senza alcuna pretesa di analizzare questo aspetto in modo completo, nel caso
delle equazioni per correnti incomprimibili non viscose abbiamo una sola con-
dizione al contorno scalare da imporre su tutta la frontiera del dominio V in cui si
studia il moto del fluido. La condizione consiste nello specificare il valore della
S bn componente della velocità normale alla frontiera S = ∂ V . Questa condizione al
u tang contorno per l’incognita u sarà scritta allora nel modo seguente
u
bn n̂ u(r, t)|S = bn (r S , t)


con r S ∈ S. Il valore al contorno bn (r S , t) della componente normale della velocità


deve essere specificato per ogni punto r S ∈ S e ogni istante t > 0. Notare che
Figura 3.2 Nei fluidi non viscosi bn (r S , t) rappresenta una funzione scalare e che la sua variabile spaziale è indicata
solo la componente normale della con r S per evidenziare che il dominio di tale variabile è limitato alla sola frontiera
velocità può essere imposta sul S. È importante osservare che nel caso di problemi con un fluido non viscoso la
contorno (figura superiore): la velocità condizione al contorno della velocità riguarda solo la componente normale. Questo
della soluzione avrà in generale anche non sigifica però che la velocità u della soluzione debba essere normale al contorno.
una componente tangente al contorno Infatti il campo di moto che si ottiene dalla risoluzione delle equazioni di Eulero
diversa da zero (figura inferiore) avrà in generale la componente tangente al contorno diversa da zero.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 60 colore nero Luglio 14, 2005

60 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Nel caso particolare in cui una parte del contorno coincide con un corpo solido
fermo, che non permette il passaggio del fluido attraverso la sua superficie, la
condizione su questa superficie diventa omogenea

n̂ u(r, t)|solido fermo = 0




e si chiama condizione al contorno di non penetrabilit à. Notiamo che questa


condizione lascia la velocità libera di avere componenti tangenti al contorno diverse
da zero, per cui il modello fisico descritto dalle equazioni di Eulero permette uno
slittamento del fluido sulle pareti dei corpi solidi.
È necessario sottolineare che queste condizioni supplementari sono altrettanto
importanti quanto le equazioni differenziali che governano il moto del fluido. In
realtà, il tipo di condizioni che è lecito e necessario imporre è legato strettamente
alla natura delle equazioni differenziali stesse, sicché le condizioni iniziali e al
contorno possono essere considerate come una parte integrante delle equazioni
medesime. Ad esempio, un elemento distintivo delle due equazioni di Eulero è
l’assenza di un termine con derivata temporale (prima) nella seconda equazione,
cioè nella condizione d’incomprimibilità. Corrispondentemente, in questo sistema
la pressione iniziale non può essere imposta, anzi sarebbe sbagliato pensare di farlo.
Una volta arricchito dall’aggiunta delle sue condizioni supplementari iniziali
e al contorno, il sistema delle equazioni di Eulero costituir à il seguente problema
completo

∂u P
+ (u  )u + = g,
∂t ρ
 u = 0,
u(r, 0) = u0 (r),

n̂ u(r, t)|S = bn (r S , t).




Questo problema presenta una particolarità che costituisce un evidente paradosso.


Se i campi u(r, t) e P(r, t) soddisfano le equazioni e le condizioni del problema,
e quindi forniscono una sua soluzione, allora anche la coppia [u(r, t), P(r, t) +
C(t)], dove C(t) è una funzione arbitraria, è soluzione delle medesime equazioni e
condizioni. Questo si verifica facilmente sostituendo questi campi nelle equazioni
e nelle condizioni e osservando che C(t) = 0, poiché C(t) non dipende da r.
Pertanto, data una soluzione del problema delle equazioni di Eulero incom-
primibili, esistono infinite altre soluzioni che differiscono soltanto per il valore di
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 61 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.4: Condizione iniziale e condizione al contorno 61

riferimento della pressione, valore che può inoltre essere scelto arbitrariamente in
ogni istante. Questa situazione è conseguenza dell’ipotesi d’incomprimibilità, che
è alla base del sistema di equazioni in esame, ma deriva anche dall’avere consid-
erato un problema nel quale la velocità normale è prescritta su tutto il contorno S.
Ciò accade tipicamente nello studio di un fluido in moto in una regione delimitata
completamente da pareti rigide. Le correnti di questo tipo sono dette correnti
confinati.
Dal punto di vista fisico, il valore assoluto della variabile termodinamica pres-
sione non può essere variato senza che questo si rifletta sulle altre variabili termod-
inamiche del fluido. Quindi siamo di fronte a un’incongurenza fra la descrizione
teorica fornita dalle equazioni di Eulero per correnti incomprimibili e i principi
della termodinamica. In effetti, come si è già accennato nei paragrafi 2.4 e 2.5,
l’introduzione dell’ipotesi di incomprimibilità della corrente ha estromesso ogni
considerazione termodinamica dal quadro matematico di descrizione del moto del
fluido. Pertanto il paradosso dell’arbitrarietà del livello della pressione nelle correnti
incomprimibili in regioni confinate è una conseguenza dell’ipotesi di incomprim-
ibilità e scomparirà quando si studierà la dinamica dei fluidi comprimibili, nella
quale la termodinamica risulterà giocare un ruolo fondamentale.
Le condizioni al contorno considerate, con la velocità normale specificata su
tutto il contorno, sono le più semplici dal punto di vista matematico nella teoria delle
equazioni incomprimibili: in questo caso l’unicità dalla soluzione delle equazioni
di Eulero (possibile in certi casi, sotto opportune condizioni) è da intendersi nel
senso che la pressione è definita a meno di una funzione additiva C(t) del tutto
arbitraria. Tale funzione non ha comunque alcuna conseguenza sul moto del fluido
perché la forza (per unità di volume) causata dalla pressione è data da P.
Notiamo infine che nei problemi in cui il fluido entra nel domino (correnti
aperte e correnti esterne) è possibile e si deve specificare il valore della pressione
su una parte del contorno al posto della velocità normale. In questi casi il campo di
pressione della soluzione delle equazioni incomprimibili non ha pi ù l’arbitrarietà
caratteristica delle correnti confinate e la pressione è definita univocamente in modo
assoluto poiché la variabile P compare anche in qualche condizione al contorno,
oltre che come argomento dell’operatore gradiente.

Condizioni di compatibilità dei (e fra i) dati


I dati delle condizioni iniziale e al contorno u0 (r) e bn (r S , t) del problema consi-
derato non possono essere assegnati in modo del tutto libero e indipendentemente
l’uno dall’altro. Gli effetti di questa limitazione riguardano direttamente il campo
della velocità iniziale u0 che dovrà essere necessariamente a divergenza nulla, in
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 62 colore nero Luglio 14, 2005

62 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

virtù dell’incomprimibilità della corrente. In altre parole la velocità iniziale u0 deve


soddisfare la condizione di compatibilità

 u0 = 0.

Ma anche il dato al contorno bn (r S , t) non può essere scelto in modo completa-


mente arbitrario. Infatti, integrando la condizione al contorno su tutta la superficie
S, si ottiene immediatamente

I I
n̂ u(r, t)|S =
 bn (r S , t),
S S

per ogni istante di tempo t > 0. D’altra parte, in virt ù del teorema della divergenza
l’integrale al primo membro si può trasformare in un integrale di volume, ovvero,

Z I
 u(r, t) = bn (r S , t).
V S

Siccome il campo della velocità deve essere a divergenza nulla per ∀t > 0,
l’integrale al primo membro è nullo e quindi deve necessariamente essere
I
bn (r S , t) = 0
S

per ogni t > 0. Questa è una condizione di compatibilità globale che il dato al
contorno bn (r S , t) deve rispettare per ogni t > 0 affinché il campo di velocità possa
soddisfare sempre il vincolo d’incomprimibilità.
Nello studio delle correnti attorno a corpi che partono in modo impulsivo, argo-
mento sul quale non ci soffermiamo, esiste una ulteriore condizione che esprime la
compatibilità fra il dato iniziale e il dato al contorno, su S e per t = 0. Quest’ultima
condizione di compatibilità ha la forma seguente

n̂ u0 (r)|S = bn (r S , 0).


L’insieme delle tre condizioni di compatibilità è quindi dato da


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 63 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.5: Equazione della quantità di moto con la vorticità 63

 u0 = 0,
I
bn (r S , t) = 0,
S

n̂ u0 (r)|S = bn (r S , 0).


Nel caso dei problemi stazionari, non esiste alcun dato iniziale e il valore
prescritto sul contorno per la velocità normale non dipende dal tempo, abbiamo
cioè bn = bn (r S ). Allora vi sarà la sola condizione di compatibilità globale
I
bn (r S ) = 0.
S

3.5 Equazione della quantità di moto con la vorticità


L’equazione della quantità di moto per una corrente incomprimibile può essere
scritta in una forma alternativa, ma del tutto equivalente, che è particolarmente
utile nel caso di correnti stazionarie e di correnti irrotazionali. Mediante l’identit à
vettoriale1

|u|2 = 2 u u + 2 (u  )u

il termine non lineare (u )u dell’equazione della quantità di moto può essere




riscritto nella forma seguente



(u  )u = ( u) u + 1
2 |u|2 .

Questa forma del termine non lineare si chiama forma rotazionale in quanto con-
tiene il rotore della velocità e viene spesso scritta facendo comparire esplicitamente
la vorticità = 
u, ovvero

(u  )u =  u+ 1
2

|u|2 .

identità vettoriale è semplicemente il caso particolare per   della seguente identità


 ( Questa
 ) 
     (  ) (  ) , che è riportata nel paragrafo A.10
1
=
= + + +
dell’appendice A.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 64 colore nero Luglio 14, 2005

64 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Per mezzo della forma rotazionale, l’equazione della quantità di moto per correnti
incomprimibili vista nel paragrafo 3.4 pu ò essere scritta nella forma seguente
 2 
∂u |u| P
+( u) u + + = g.
∂t 2 ρ
Supponiamo ora che la forza specifica esterna dovuta al campo g sia conservativa
e possa quindi essere espressa mediante un’energia potenziale specifica χ, ovvero
g = − χ. L’esempio tipico è quando il campo esterno g è il campo di gravità
terrestre, per cui risulta g = −g ẑ = − (gz), con g = 9.81 N/kg, e quindi
χ = gz, avendo scelto l’asse z verticale e con verso positivo diretto verso l’alto.
Utilizzando l’energia potenziale χ, l’operatore gradiente potr à includere tre termini
e l’equazione della quantità di moto diventa
 
∂u P |u|2
+( u) u = − + +χ ,
∂t ρ 2

e vale per una corrente incomprimibile di un fluido non viscoso sottoposto a un


campo di forze di volume esterne conservative.

3.6 Correnti stazionarie e teorema di Bernoulli


Se esaminiamo ora il caso di una corrente stazionaria, l’equazione della quantit à di
moto precedente si semplifica in
 
P |u|2
( u) u = − + +χ corrente stazionaria,
ρ 2

dove, nel caso in cui la forza di volume conservativa è dovuta solo al campo di
gravità, risulta χ(r) = gz. Prendendo il prodotto scalare di questa equazione per la
velocità u e sfruttando la proprietà ovvia u (
 u) u = 0, si ottiene
 
P |u| 2
u  + + χ = 0,
ρ 2
cioè il campo della velocità in ogni punto è perpendicolare al gradiente della
funzione fra parentesi. Ciò è equivalente a dire che la funzione dentro l’operatore
gradiente non cambia per spostamenti locali lungo ogni linea di corrente. Pertanto
Le linee di corrente di un campo lungo una linea di corrente risulta
di velocità stazionario sono P |u|2
definite nel paragrafo 2.1. + + χ = Clinea di corrente ,
ρ 2
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 65 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.6: Correnti stazionarie e teorema di Bernoulli 65

dove Clinea di corrente è una costante il cui valore dipende dalla linea di corrente
considerata. Questa relazione si chiama teorema di Bernoulli o, pi ù estesamente,
teorema della linea di corrente di Bernoulli . Esso permette di determinare la
pressione P lungo ciascuna linea di corrente mediante la relazione, valida per r ∈
la linea di corrente,

P(r) |u(r)|2
=− − χ(r) + C linea di corrente ,
ρ 2

quando è nota la velocità lungo la linea considerata. Questa relazione deve essere
correttamente interpretata nel senso che il vettore posizione r è vincolato a percorrere
una determinata linea di corrente e che la costante C linea di corrente in generale assume
valori diversi per le diverse linee di corrente. In altre parole, se una determinata
linea di corrente è indicata con r = r(s), dove s rappresenta una parametrizzazione
qualunque della curva, il teorema della linea di corrente di Bernoulli pu ò essere
scritto più precisamente come

P(r(s)) |u(r(s))|2
+ + χ(r(s)) = C linea di corrente .
ρ 2

Nel caso particolare χ(r) = gz si introduce il cosiddetto trinomio di Bernoulli

P(r) |u(r)|2
+ + gz,
ρ 2

e il teorema di Bernoulli esprime la costanza di detto trinomio nel modo seguente

P(r(s)) |u(r(s))|2 P0 |u0 |2


+ + gz(s) = + + gz 0 ,
ρ 2 ρ 2

dove P0 = P(r(0)), u0 = u(r(0)) e z 0 = z(0), r(0) essendo un punto di riferimento


sulla linea di corrente considerata. Dalla costanza della somma dei tre termini del
trinomio di Bernoulli consegue che un aumento di una delle tre grandezze, pressione
P, modulo della velocità |u| e quota z, deve essere compensata lungo la linea di
corrente da una diminuzione della somma delle altre due. In particolare, se la linea
di corrente è in un piano orizzontale (z(s) = costante), allora un aumento della
pressione lungo la linea comporta una diminuzione della velocit à in modulo mentre
una diminuzione della pressione comporta un aumento della velocit à.
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66 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Versione irrotazionale del teorema di Bernoulli


Un caso particolare del teorema di Bernoulli si verifica quando il campo di velocit à
è irrotazionale, ovvero quando la vorticità è sempre nulla in tutto il fluido: =
u = 0. In questo caso la versione stazionaria dell’equazione della quantit à di
moto da cui siamo partiti si riduce a
 
P |u|2
+ + gz = 0,
ρ 2
che si integra immediatamente fornendo
P(r) |u(r)|2
+ + gz = C,
ρ 2
dove C è una costante che non dipende dalla linea di corrente. Il valore di C è
determinato se in un punto del campo di moto, diciamo r 1 , sono note la pressione
P1 e il modulo della velocità |u1 | = |u(r1 )| del fluido. Avremo allora

P(r) |u(r)|2 P1 |u1 |2


+ + gz = + + gz 1 , corrente stazionaria irrotazionale.
ρ 2 ρ 2

Questa equazione è la versione del teorema di Bernoulli per correnti irrotazion-


ali. Ricordiamo che entrambi i teoremi di Bernoulli dimostrati in questo paragrafo
valgono quando il fluido è
• in moto stazionario,
• incomprimibile e con densità uniforme,
• non viscoso,
• soggetto a forze di volume conservative.
Il teorema di Bernoulli permette di calcolare il campo della pressione se il campo di
velocità è stato già determinato. Infatti, l’equazione di Bernoulli precedente risolta
rispetto a P(r) fornisce la funzione esplicita
P(r) P1 1 
= + |u1 |2 − |u(r)|2 + g(z 1 − z).
ρ ρ 2
Un caso un po’ speciale di questo teorema si incontra con le correnti confinate,
cioè quando il fluido è contenuto completamente all’interno di pareti rigide, ferme
o anche dotate di un eventuale moto. In questo caso, come discusso nel paragrafo
3.4, la variabile pressione è definita a meno di una costante additiva e quindi la
versione irrotazione del teorema di Bernoulli assumerà la forma
P(r) |u(r)|2
+ + gz = C,
ρ 2
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PARAGRAFO 3.6: Correnti stazionarie e teorema di Bernoulli 67

dove ora la costante di integrazione C rimane del tutto arbitraria. In altri termini,
dato il carattere confinato della corrente incomprimibile considerata, non è con-
sentito specificare il valore della pressione in un punto del contorno del dominio
o a grande distanza da esso. Diversa è la situazione quando il fluido entra o esce
attraverso una parte del contorno e su almeno una di queste parti non è specificato
il vettore velocità per cui il valore della pressione potrà essere imposto. Analoga-
mente, quando il fluido proviene da molto lontano, si potr à imporre il valore della
pressione a grande distanza.
Un’applicazione banale del teorema di Bernoulli si ha nel caso di un condotto
rettilineo di sezione costante. Prendiamo l’asse x parallelo al condotto. Essendo la
sezione del condotto costante risulta u = u(x) x̂. La condizione di incomprimibilità
diventa du(x)/dx = 0 e quindi u = costante = U . Se il tubo giace in un piano
orizzontale, allora la legge di Bernoulli fornisce P = costante, contrariamente
all’intuizione. Questo fatto apparentemente sorprendente è dovuto all’assenza di
frenamento in virtù del carattere non viscoso nel fluido.

Esempio 1 Condotto rettilineo con sezione variabile lentamente


Più interessante del condotto a sezione costante è il caso di un condotto sempre
rettilineo ma di sezione lentamente variabile. Sia A(x) l’area della sezione del con-
dotto in corrispondenza dell’ascissa x. Se la funzione A = A(x) varia lentamente
con x, possiamo ritenere che la corrente nel condotto sia quasi unidimensionale,
nel senso che la componente x della velocità è molto maggiore delle componenti
trasversali. Indichiamo allora con hui(x) il valore medio sulla sezione A(x) della
componente x della velocità:
Z
1
hui(x) ≡ u(x, y, z) dy dz.
A(x) A(x)

Potremo scrivere il campo della velocità dentro il condotto nel modo seguente

u(r) = hui(x) x̂ + ∆u(r),

dove ∆u(r) = (∆u, v, w) e dove si suppone max |∆u(r)|  min hui(x). In


base alla legge di conservazione della massa nel caso di densità uniforme la portata
volumetrica P.V. in ogni sezione del tubo deve essere la stessa per cui hui(x)A(x) =
P.V. , da cui segue immediatamente la velocità media lungo il condotto
P.V.
hui(x) = .
A(x)
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68 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Supponiamo ora che il condotto sia assisimmetrico. L’applicazione del teorema di


Bernoulli per la linea di corrente coincidente con asse del condotto fornisce

Passe (x) |hui(x) + ∆u(x, 0, 0)|2


=− + C,
ρ 2

poiché sull’asse la velocità u ha solo la componente x. Siccome |∆u(x, 0, 0)| 


|hui(x)|, possiamo trascurare il termine ∆u(x, 0, 0) rispetto al valore medio hui(x)
ottenendo la seguente approssimazione per la pressione

Passe (x) [hui(x)]2


=− + C.
ρ 2

Sostituendo in essa l’espressione di hui(x) trovata sopra otteniamo


 2
Passe (x) 1 P.V.
=− + C.
ρ 2 A(x)

Questa relazione rappresenta l’andamento della pressione lungo il condotto di


sezione variabile A(x) nell’approssimazione di corrente quasi unidimensionale.
Notiamo che, se la velocità è espressa dalla relazione u(r) = hui(x) x̂ + ∆u(r),
la condizione di incomprimibilità, u = 0, si scriverà nel seguente modo


d[hui(x)] A0 (x)
(∆u) = − = P.V. .
A(x)2


dx

3.7 Vorticità
Dato un campo di velocità u, il suo campo di vorticità  è definito da

 = u,


che è semplicemente il rotore della velocità. La vorticità è una grandezza molto
importante in dinamica dei fluidi. Ad esempio, la vorticità è nulla nelle correnti
irrotazionali, le quali sono pertanto definite attraverso il soddisfacimento della
condizione
u=0
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 69 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.7: Vorticità 69

in tutti i punti della regione del fluido.


Nel caso di correnti piane, ovvero se il campo della velocità ha la forma propria
dei moti bidimensionali, rappresentata da
u(x, y, t) = [u(x, y, t), v(x, y, t), 0],
allora la sola compoenente non nulla del vettore  è quella normale al piano del
moto, cioè
 = (0, 0, ω),
dove

∂v ∂u
ω= − .
∂x ∂y

Interpretazione cinematica della vorticità in correnti 2D


Il rotore u(r) misura, in un certo senso, quanto il campo vettoriale u “stia
ruotando” attorno al punto r. Questa interpretazione cinematica è facile da verificare
nel caso di correnti piane. Consideriamo due piccoli elementi rettilinei di fluido
δx e δy che sono perpendicolari tra loro in un certo istante, come mostrato nella
figura 3.3. Non si ha nessuna perdita di generalità nel supporre che la direzione
di questi elementi sia parallela agli assi nell’istante considerato. La componente y
della velocità nei due estremi dell’elemento δx differisce della quantità
∂v ∂v
∂y
δy v(x + δx, y, t) − v(x, y, t) ≈ δx,
∂x
∂u
C δy per cui ∂v/∂ x rappresenta la velocità angolare istantanea dell’elemento di fluido
∂y
δx. In modo analogo, la componente x della velocità nei due estremi di δy ha una
variazione
δy ∂v
δx ∂u
∂x u(x, y + δy, t) − u(x, y, t) ≈ δy,
δx ∂u ∂y
δx
A B ∂x per cui ∂u/∂y rappresenta la velocità angolare istantanea, ma in senso opposto,
Figura 3.3 Disegno per dell’elemento di fluido δy. Ne consegue che in ogni punto il campo
l’interpretazione cinematica della
 
1 ∂v ∂u ω
vorticità nelle correnti piane. Sono − =
2 ∂x ∂y 2
mostrate le componenti della velocità
rispetto alla particella di fluido che si rappresenta la velocità angolare media dei due elementi di fluido δx e δy, perpen-
trova in A dicolari tra loro in quell’istante.
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70 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Esempio 1 Consideriamo il campo di velocità corrispondente a una rotazione


rigida attorno all’asse z con velocità angolare Ω costante. Il vettore velocità
angolare sarà = Ω ẑ e quindi la velocità sarà

u(x, y) = −Ωy x̂ + Ω x ŷ.

Si veda la figura 2.1 del paragrafo 2.1 e si determini la vorticit à ω di questo campo
piano.

Soluzione In base alla definizione, la vorticità (scalare) è data da


∂(Ω x) ∂(−Ωy)
ω= − = 2Ω,
∂x ∂y
per cui il campo di velocità relativo alla rotazione rigida è caratterizzato da una
velocità angolare locale uniforme.

Non tutti i campi vettoriali con rotore diverso da zero sembrano dotati di moto
rotatorio. Il campo di velocità della rotazione rigida considerato nell’esempio 1
ruota attorno all’asse di rotazione, ma la circolazione lungo un cerchio qualunque
appartenente a un piano perpendicolare a quell’asse è indipendente dalla posizione
del centro del cerchio: essa dipende solo dal suo raggio. Non è nemmeno necessario
che il cerchio abbia il centro sull’asse di rotazione. L’esempio seguente studia il
campo di velocità di un fluido le cui linee di corrente sono linee rette, pur avendo
un rotore costante non nullo, e quindi una velocità angolare locale diversa da zero.

Esempio 2 Consideriamo il campo di velocità di un fluido che si muove nel


piano x y
x
u(x, y) = ŷ
τ
dove τ è una costante avente le dimensioni del tempo. È evidente che le particelle del
fluido si muovono lungo rette parallele all’asse y. Tuttavia risulta u(x, y) = τ1 ẑ
e (x, y) = 12 ω(x, y)ẑ = τ1 ẑ. Una rotellina di raggio  munita di palette, posta
con il suo centro nella posizione (x, y) nel fluido (vedi figura 3.4), sar à trasportata
dal fluido alla velocità τx ŷ, ma sarà anche messa in rotazione con velocità angolare
(x, y) = τ1 ẑ, che è indipendente dalla posizione. Questa velocità angolare è
causata dal fatto che il modulo della velocità del fluido alla destra della rotellina è
maggiore del modulo della velocità alla sua sinistra.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 71 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.7: Vorticità 71

(x,y)

Figura 3.4 La corrente non solo


trascina la rotellina ma la fa anche
ruotare attorno al suo centro

Esempio 3 Vortice rettilineo e sua irrotazionalità


Un campo di velocità interessante che permette di chiarire la differenza fra la vor-
ticità e la rotazione intesa in senso globale è fornito dal cosidetto vortice rettilineo.
Questo nome indica il campo di moto di un fluido in rotazione con le seguenti pro-
prietà: simmetria cilindrica rispetto a un asse fisso, velocità in ogni punto tangente a
circonferenze centrate sull’asse e modulo inversamente proporzionale alla distanza
dallo stesso asse.
Supponiamo di descrivere il campo di velocità di un vortice rettilineo uti-
lizzando le coordinate cartesiane e scegliamo l’asse z del sistema di riferimento
coincidente con l’asse delpvortice. Allora la distanza di ogni punto r = (x, y, z)
p x + y e il modulo della velocità in r sarà dato dalla
dall’asse del vortice sarà 2 2

relazione |u(r)| = A/ x + y , dove A è una costante avente le dimensioni di


2 2

un’area diviso il tempo.


Per scrivere l’espressione vettoriale del campo di velocità del vortice rettili-
neo occorre introdurre il vettore unitario ˆ tangente alle circonferenze con centro
sull’asse. Si vede facilmente che in ogni punto r = (x, y, z) tale versore è dato da
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 72 colore nero Luglio 14, 2005

72 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Figura 3.5
Campo di velocità del vortice rettilineo

−y x̂ + x ŷ
ˆ = p ,
x 2 + y2
per cui il campo di velocità del vortice rettilineo è espresso dalla relazione

−Ay x̂ + Ax ŷ
u(r) = ,
x 2 + y2

ed è mostrato nella figura 3.5. Calcoliamo la vorticità di tale campo:


   
∂ Ax ∂ −Ay
ω(x, y) = −
∂x x + y2
2 ∂y x + y2
2

A(x 2 + y 2 ) − 2x 2 A(x 2 + y 2 ) − 2y 2
= + = 0.
(x 2 + y 2 )2 (x 2 + y 2 )2

Pertanto la vorticità nel vortice rettilineo è nulla ovunque tranne nei punti con

R = 0, ovvero tranne che in tutti i punti del suo asse, dove né u né sono definiti.
Quindi, anche se il fluido da un punto di vista globale sta ruotando, la corrente è
irrotazionale, poiché u = 0 tranne che sull’asse. Nella figura figura 3.6 sono
mostrate le linee di corrente del campo di velocità del vortice rettilineo.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 73 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.7: Vorticità 73

Figura 3.6
Linee di corrente del vortice rettilineo

Esempio 4 Vortice rettilineo in coordinate cilindriche


Data la struttura cilindrica, il campo della velocità del vortice rettilineo dell’esempio 3
è descritto in modo particolarmente semplice impiegando le coordinate cilindriche
(R, θ, z). Abbiamo infatti
A ˆ
u(r) = u θ (R) ˆ (θ) = (θ),
R
per cui la sua vorticità (scalare) è data da
1 ∂  1 ∂u R
ω=[ u]z = Ru θ −
R ∂R R ∂θ
1 ∂ 
= A = 0.
R ∂R

Esempio 5 Circolazione del vortice rettilineo


Il vortice rettilineo considerato nell’esempio 3 e nell’esempio 4 ha un’intensit à data
dal valore del parametro A. Esiste tuttavia un altro parametro per caratterizzare
l’intensità del vortice, la cui interpretazione fisica è utile nello studio delle correnti
attorno a profili alari.
Nei due precedenti esempi si è dimostrato che la vorticità relativa al campo di
velocità del vortice rettilineo è nulla in tutti i punti tranne che sul suo asse,
H dove u

e non sono nemmeno definiti. Questo significa che la circolazione C u(r) dr 

lungo ogni percorso chiuso che non giri intorno all’asse del vortice è nulla.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 74 colore nero Luglio 14, 2005

74 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

La circolazione può invece essere diversa da zero quando il percorso concatena tale
asse. Consideriamo allora una circonferenza C a di raggio a con centro sull’asse
e calcoliamo lungo C a la circolazione Γ (a) del campo di velocità del vortice
rettilineo:
I I Z 2π
A ˆ A
Γ (a) = u(r) dr =
 (θ) dr =
 R dθ = 2π A.
Ca Ca R 0 R

La circolazione è la stessa qualunque sia il raggio a della circonferenza. Essendo


u irrotazionale, il valore della circolazione Γ = 2π A è lo stesso per ogni percorso
chiuso di forma qualsiasi purché esso concateni l’asse del vortice. Il parametro A
che caratterizza l’intensità del vortice può allora essere sostituito dalla grandezza
Γ in base alla relazione
Γ
A= .

In termini della circolazione Γ il campo di velocità del vortice rettilineo è scritto
come:
Γ ˆ
u(r) = (θ).
2π R

Vortice di Rankine
Il campo di velocità della rotazione rigida definito negli esempi 1 e 2 del paragrafo
2.1 e il campo di velocità del vortice rettilineo definito negli esempi 3 e 4 del
presente paragrafo possono essere combinati assieme nel modo seguente


 Ω R, R<a
u θ (R) = Ωa 2
 , R>a
R

Il campo di velocità di rotazione cosı̀ definito si chiama vortice di Rankine e il suo


andamento è mostrato nella figura figura 3.7
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 75 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.8: Equazione della vorticità 75

Figura 3.7 Dipendenza della a R


velocità u θ nel vortice di Rankine con
la distanza R dall’asse del vortice

La vorticità ω di tale vortice si calcola facilmente usando le coordinate cilindriche


e vale
(
2Ω, R < a
ω(R) =
0, R>a

La circolazione Γ (R) lungo una circonferenza C R di raggio R con il centro sull’asse


z si ottiene con il semplice calcolo
Z



I 
 Ω R R dθ, R<a
Γ (R) = u θ (R)R dθ = Z0 2π
CR 
 Ωa 2

 R dθ, R > a
0 R

da cui
(
2πΩ R 2 , R<a
Γ (R) = 2
2πΩa , R>a

Il vortice di Rankine costituisce un modello semplice di un vortice reale. Tipica-


mente i vortici reali hanno un ‘core centrale’ molto piccolo nel quale,per definizione,
è concentrata la vorticità, mentre all’esterno del core la corrente è essenzialmente
irrotazionale. Di solito il core non è esattamente circolare e la vorticità al suo
interno non è proprio uniforme. Il vortice di Rankine rappresenta quindi solo un
modello idealizzato del vortice reale.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 76 colore nero Luglio 14, 2005

76 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

3.8 Equazione della vorticità


L’equazione di Eulero della quantità di moto può essere scritta

∂u
∂t
+  u = − H,

dove  = u e dove si è introdotta la funzione scalare

P |u|2
H≡ + + χ.
ρ 2

Prendendo il rotore dell’equazione è possibile eliminare il gradiente e fare cosı̀


scomparire la quantità H che contiene la pressione ottenendo


+
 (  u) = 0.
∂t

Consideriamo ora l’identità (a b) = (b )a − (a )b + a b−b ae



   

usiamola prendendo a = e b = u. Il terzo termine è nullo per l’incomprimibilità


( u = 0) e il quarto è nullo in virtù della definizione di vorticità, ( = 
  
 

 u = 0) per cui otteniamo × ( u) = (u ) − ( )u. Sostituendo  

questo risultato nell’equazione precedente si ottiene

∂ 
+ (u  )  =(   )u,
∂t

oppure, ricorrendo al simbolo di “derivata” materiale introdotto nel paragrafo 3.1,

D
=(
   )u.
Dt

Questa è l’equazione della vorticità per correnti incomprimibili in assenza di


viscosità. Si noti che il termine contenente la pressione è scomparso; tuttavia
l’equazione coinvolge i due campi vettoriali u e che sono inoltre collegati fra loro 
dall’equazione

 = u.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 77 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.9: Flussi piani incomprimibili e funzione di corrente 77

Equazione della vorticità in 2D


Nel caso particolare di correnti in due dimensioni, cioè tali che

u = u(x, y, t) x̂ + v(x, y, t) ŷ e  = ω(x, y, t) ẑ,

allora

(   )u = ω
∂u
∂z
= 0.

Di conseguenza l’equazione della vorticità per correnti piane sarà

∂ω
+u  ω=0
∂t

oppure, ricorrendo ancora alla notazione della “derivata” materiale,


= 0.
Dt
Si può quindi concludere che nei flussi incomprimibili non viscosi in due dimensioni,
quando le forze di volume presenti sono conservative, la vorticit à (scalare) ω di
ciascuna particella di fluido si conserva. Nel caso particolare di flussi stazionari
l’equazione precedente si riduce a

u  ω=0

per cui la vorticità ω è costante lungo ciascuna linea di corrente.

Esempio 1 Irrotazionalità del flusso stazionario 2D incomprimibile non


viscoso attorno a un cilindro infinito di sezione qualsiasi
Un’applicazione interessante dell’equazione u ω = 0 si ha nel caso di un flusso


stazionario incomprimibile di un fluido non viscoso che investe perpendicolarmente


un corpo di forma cilindrica con sezione costante, essendo uniforme la velocit à a
grande distanza dal cilindro. Sotto determinate condizioni questo flusso pu ò essere
descritto con buona approssimazione da un campo di velocità 2D nel piano di una
sezione. In tale caso vale l’equazione della vorticità 2D appena scritta. Pertanto,
visto che tutte le linee di corrente provengono dall’infinito dove la velocit à u è
uniforme e il fluido ha vorticità nulla, allora ω = 0 in qualunque altro punto e
quindi il flusso 2D considerato è irrotazionale.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 78 colore nero Luglio 14, 2005

78 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

3.9 Flussi piani incomprimibili e funzione di corrente


Il campo della velocità di un flusso incomprimibile in due dimensioni pu ò essere
descritto mediante una funzione scalare chiamata funzione di corrente. Si tratta di
una grandezza molto utile in quanto, come indica lo stesso nome, questa funzione
ha una relazione molto stretta con le linee di corrente del campo.
Consideriamo un campo di velocità bidimensionale piano,
u(x, y) = u(x, y) x̂ + v(x, y) ŷ
e supponiamo che il flusso descritto da esso sia incomprimibile. In tale caso è
possibile introdurre una funzione ψ = ψ(x, y), che si chiama funzione di corrente,
e scrivere
∂ψ ∂ψ
u= e v=− .
∂y ∂x
Le componenti della velocità cosı̀ definite soddisfano automaticamente la con-
dizione di incomprimibilità in due dimensioni in quanto si verifica immediatamente
 
∂u ∂v ∂ ∂ψ ∂ ∂ψ
+ = + − =0
∂x ∂y ∂ x ∂y ∂y ∂x
in virtù del teorema di uguaglianza delle derivate seconde miste. Una propriet à
importante della funzione di corrente ψ è conseguenza immediata della definizione
della velocità u in termini della stessa ψ:
∂ψ ∂ψ ∂ψ ∂ψ ∂ψ ∂ψ
u ψ =u
 +v = − = 0,
∂x ∂y ∂y ∂ x ∂ x ∂y
per cui ψ è costante lungo una linea di corrente. Questo significa che le curve
ψ = costante sono semplicemente le linee di corrente del flusso incomprimibile
2D rappresentato da ψ.

Definizione della funzione di corrente


La funzione di corrente ψ(r, t) di un campo di velocità incomprimibile piano u(r, t)
è definita come la portata volumetrica del fluido che, in un determinato istante t,
passa fra un punto di riferimento r? = (x ? , y? ) (scelto arbitrariamente) e il punto
considerato r = (x, y). In realtà, essendo il campo di moto considerato piano, la
portata è da intendersi per unità di lunghezza normale al piano del moto. In termini
matematici, la portata volumetrica di fluido che passa fra i punti r ? e r (per unità di
lunghezza) è data dall’integrale di linea
Z r
ψ(r, t) = u(s, t) n̂(s),


r?
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 79 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.9: Flussi piani incomprimibili e funzione di corrente 79

dove n̂(s) è il versore normale alla curva nel punto di integrazione s. Se il campo di
velocità u è a divergenza nulla, l’integrale considerato non dipenderà dal percorso
scelto ma solo dal punto iniziale r? e dal punto finale r. Infatti, se consideriamo
due percorsi diversi L 1 e L 2 che partono dallo stesso punto r? e terminano nello
stesso punto r, come mostrato in figura 3.8, possiamo prendere il percorso chiuso
L 1 + (−L 2 ) ottenuto percorrendo prima L 1 e poi L 2 in senso inverso al suo senso
originario. Calcolando l’integrale di linea lungo tale percorso chiuso avremo, in
virtù del teorema della divergenza in due dimensioni,
I Z
u(s, t) n̂(s) =
 u 

L 1 +(−L 2 ) V
r
a condizione che la curva L 1 + (−L 2 ) costituisca l’intero contorno della regione V
L1
(ovvero se tutta la regione del piano compresa fra L 1 e L 2 appartiene al dominio di
definizione del campo vettoriale u). In questo caso, essendo u a divergenza nulla,
L2 l’integrale di volume è nullo e quindi
−L 2 I
r?
u(s, t) n̂(s) = 0


L 1 +(−L 2 )
Figura 3.8 Il percorso L 1 + (−L 2 )
è una curva chiusa da cui si ricava subito
Z r Z r
u(s1 , t) n̂(s1 ) =
 u(s2 , t) n̂(s2 )


r? ; L 1 r? ; L 2

con ovvio significato dei simboli.


Nel caso in cui invece la regione del piano compresa fra L 1 e L 2 contiene
un’“isola” inaccessibile al fluido, ovvero se il dominio occupato dal fluido è
molteplicemente connesso, allora si deve tenere conto che il contorno della re-
Per una definizione di dominio gione in cui si applica il teorema della divergenza comprende anche la curva chiusa
molteplicemente connesso si che rappresenta la “costa dell’isola”. Ma la componente di u normale a questa parte
veda il paragrafo B.3 del contorno è nulla per la condizione di non penetrazione, per cui si ha ancora
dell’appendice B. l’uguaglianza fra l’integrale di linea lungo L 1 + (−L 2 ) e l’integrale di volume su
V . Pertanto anche nel secondo caso l’integrale di linea della componente normale
della velocità dipende solo dal punto iniziale r? e dal punto finale r.
Una volta dimostrato che la definizione di ψ(x, y, t) identifica una vera fun-
zione della posizione (x, y) dei punti del piano, in ogni istante di tempo t, rimane da
verificare che questa definizione implica le due relazioni esprimenti le componenti
cartesiane u e v della velocità in termini di ψ, che sono state scritte all’inizio del
paragrafo.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 80 colore nero Luglio 14, 2005

80 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Nella definizione di ψ(r, t) possiamo esprimere il versore normale n̂(s) in termini


del versore ˆ (s) tangente alla curva di integrazione tenendo conto che i tre versori
n̂(s), ˆ (s) e ẑ costituiscono una terna ortogonale destra, per cui n̂(s) = ˆ (s) × ẑ.
Un calcolo diretto mostra allora
Z r Z r Z r
ψ(r, t) = u(s, t) ˆ (s) × ẑ =
 u(s, t) × ˆ (s) ẑ = [u(s, t) × ds]z .


r? r? r?

Siccome u = (u, v, 0) e ds = (dx, dy, 0), il prodotto vettoriale sotto il segno


d’integrazione si calcola immediatamente
Z (x,y)
ψ(x, y, t) = [u(x, y, t) dy − v(x, y, t) dx]
(x? ,y? )

per cui risulta:


z ∂ψ(x, y, t) ∂ψ(x, y, t)
u(x, y, t) = e v(x, y, t) = − .
∂y ∂x

Un modo molto conveniente di scrivere le due relazioni che definiscono il campo



della velocità in termini della funzione di corrente è
ψ y
x
u
u = ( ψ) ẑ.

Figura 3.9 Campo di velocità Questa relazione vettoriale può essere interpretata geometricamente: essa mostra
incomprimibile piano u(x, y) espresso che il campo di velocità piano u è ottenuto, in ogni punto, facendo ruotare di 90
mediante ψ 
gradi il vettore gradiente ψ in senso orario attorno a un asse normale al piano.
Il vantaggio di questa relazione è il suo carattere vettoriale intrinseco che ne
permette l’uso anche in un sistema di coordinate del piano diverso da quello carte-
siano. Ad esempio, se considero le coordinate polari (r, θ) e ricordo l’espressione
del gradiente in tali coordinate, = r̂ ∂r∂ + ˆ 1r ∂θ

, osservo che nella formula vet-
toriale le componenti polari della velocità u r e u θ sono espresse in termini della
funzione di corrente ψ(r, θ) dalle relazioni

1 ∂ψ ∂ψ
ur = e uθ = − .
r ∂θ ∂r
Un campo di velocità piano cosı̀ definito soddisfa automaticamente la condizione
di incomprimibilità che in coordinate polari si scrive

1 ∂ 1 ∂u θ
(r u r ) + = 0.
r ∂r r ∂θ
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 81 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.10: Il sistema vorticità–funzione di corrente dei flussi piani 81

Infatti risulta
   
1 ∂ ∂ψ 1 ∂ ∂ψ
+ − = 0,
r ∂r ∂θ r ∂θ ∂r
per l’uguaglianza delle derivate seconde miste. La medesima rappresentazione vale
per un campo di velocità incomprimibile piano descritto in coordinate cilindriche
(R, θ), nel quale caso la funzione di corrente ψ(R, θ) permette di esprimere le
componenti cilindriche non nulle della velocità tramite le relazioni
1 ∂ψ ∂ψ
uR = e uθ = − .
R ∂θ ∂R

Equazione della funzione di corrente


La variabile funzione di corrente ψ è governata da un’equazione che interviene
in certe formulazioni alternative delle equazioni dei flussi incomprimibili in due
dimensioni. L’equazione si ottiene semplicemente calcolando la vorticit à scalare ω
a partire dalla definizione di u e v in termini di ψ. Un calcolo diretto fornisce
 
∂v ∂u ∂ ∂ψ ∂ ∂ψ ∂ 2ψ ∂ 2ψ
ω= − = − − =− 2 −
∂x ∂y ∂x ∂x ∂y ∂y ∂x ∂y 2
e quindi avremo l’equazione di Poisson bidimensionale
2
ψ = −ω,
dove 2 è l’operatore di Laplace nel piano x-y. Questa equazione di Poisson per ψ
può essere risolta soltanto se la vorticità del moto bidimensionale è nota, ovvero se si
conosce la funzione scalare ω = ω(x, y, t). Sfortunatamente questa variabile deve
essere calcolata risolvendo l’equazione della vorticità 2D introdotta nel paragrafo
precedente. È quindi necessario considerare le due equazioni assieme e costruire
un sistema di due equazioni che dovranno essere soddisfatte contemporanemente.

3.10 Il sistema vorticità–funzione di corrente dei flussi piani


Nell’equazione della vorticità per flussi incomprimibili piani è presente il termine
advettivo u ω. Se velocità u a divergenza nulla è espressa mediante la funzione


di corrente ψ, un calcolo diretto mostra che


∂ω ∂ψ ∂ω ∂ψ
u  ω = [( ψ) ẑ]  ω= − .
∂ x ∂y ∂y ∂ x
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 82 colore nero Luglio 14, 2005

82 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

La combinazione quadratica delle derivate prime che è stata ottenuta è semplice-


mente il determinante della matrice jacobiana

 ∂ω ∂ω 
∂(ω, ψ)  ∂x ∂y 
=

,
∂(x, y) ∂ψ ∂ψ 
∂x ∂y

in quanto


∂(ω, ψ) ∂ω ∂ψ ∂ω ∂ψ

∂(x, y) = ∂ x ∂y − ∂y ∂ x .

Questo determinante si chiama jacobiano della coppia di funzioni ω(x, y) e ψ(x, y)


e si indica sinteticamente con

∂ω ∂ψ ∂ω ∂ψ
J (ω, ψ) = − ,
∂ x ∂y ∂y ∂ x

per cui il termine advettivo può essere scritto nel modo seguente

u  ω = J (ω, ψ).

Quindi i flussi piani incomprimibili di un fluido non viscoso possono essere rappre-
sentati dalle variabili scalari ω(x, y, t) e ψ(x, y, t). Queste variabili non primitive
sono governate dall’equazione scalare della vorticità e dall’equazione di Poisson
della funzione di corrente: queste due equazioni costituiscono infatti il seguente
sistema di equazioni accoppiate:

∂ω
+ J (ω, ψ) = 0,
∂t
2
ψ + ω = 0.

Il sistema di equazioni deve poi essere corredato dalle necessarie condizioni iniziale
e al contorno per costituire un problema completo.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 83 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.11: Vortice di Hill 83

3.11 Vortice di Hill


Il vortice cilindrico di Rankine costituisce una soluzione esatta delle equazioni di
Eulero incomprimibili stazionarie con vorticità diversa da zero. Un’altra soluzione
di questo tipo, ma avente una geometria completamente diversa, è fornita dal vortice
di Hill. Si tratta di un campo di moto assisimmetrico caratterizzato da una vorticit à
diversa da zero solo all’interno di una regione sferica. Dentro questa regione la
vorticità ha la direzione sempre tangente a circonferenze con il centro su una retta
passante per il centro della sfera e la distribuzione della vorticit à è proporzionale
alla distanza da tale asse. Per descrivere questo campo di vorticità risulta quindi
conveniente utilizzare un sistema di coordinate sferiche (r, θ, φ) con l’origine nel
centro della sfera e con l’asse z coincidente con la retta sopraindicata. Adottando
quindi le coordinate sferiche, il vettore vorticità avrà la seguente rappresentazione
 (r) = ωφ (r, θ) ˆ e la sua componente ωφ (r, θ) nel punto r è nulla all’esterno di
una superficie sferica di raggio a ed è proporzionale alla distanza R dall’asse z.
Essendo R = r sin θ, la funzione ωφ (r, θ) ha la forma seguente
 ωr
 sin θ, r <a
ωφ (r, θ) = a

0, r >a

dove ω è una costante che indica l’intensità del vortice. Determiniamo le caratte-
ristiche del vortice di Hill calcolando il suo campo di velocit à u(r).
Considerata la struttura della vorticità, il campo di moto del vortice di Hill sarà
assisimmetrico e la sua componente φ sarà nulla, per cui scriveremo:

u(r) = u r (r, θ) r̂ + u θ (r, θ) ˆ .

Dovendo calcolare le due componenti della velocità, possiamo scrivere un sistema


di due equazioni costituito dalla condizione di incomprimibilit à e dalla definizione
della vorticità, che ha una sola componente non nulla. Usando le coordinate sferiche

e tenendo conto della forma dei campi = ωφ (r, θ) ˆ e u = u r (r, θ) r̂ + u θ (r, θ) ˆ
nel problema considerato, abbiamo

1 ∂(r 2 u r ) 1 ∂(sin θ u θ )
+ = 0,
r 2 ∂r r sin θ ∂θ
( ωr
1 ∂(r u θ ) 1 ∂u r a sin θ, r <a
− =
r ∂r r ∂θ 0, r >a
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 84 colore nero Luglio 14, 2005

84 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Abbiamo un sistema di due equazioni differenziali alle derivate parziali, entrambe


del primo ordine. Per determinare la soluzione sono quindi necessarie delle con-
dizioni al contorno, le quali tuttavia sono di tipo molto particolare considerate le
caratteristiche del dominio in cui si cerca la soluzione, che è tutto lo spazio, e la
natura delle coordinate spaziali impiegate, le coordinate sferiche. Per prima cosa
osserviamo che i limiti della variabile angolare θ sono gli estremi dell’intervallo
0 ≤ θ ≤ π, ma questi estremi non costituiscono dei veri contorni per il dominio
del campo di moto che comprende tutto lo spazio 3 , incluso tutto asse z. Di
conseguenza non sono richieste condizioni al contorno per θ = 0 o θ = π e le
uniche condizioni al contorno potranno essere imposte per r = 0 e r → ∞.
Per quanto riguarda il primo caso, r = 0, richiediamo solo che il campo di
moto sia regolare nel centro del vortice. Si noti che non si richiede l’annullamento
della componente radiale nel centro della sfera perché nemmeno questo punto cos-
tituisce un elemento del contorno. E non si richiede l’annullamento neanche della
componente angolare della velocità: ciò corrisponde ad ammettere la possibilità di
una velocità non nulla nel centro del vortice, ma che, in virt ù dell’assisimmetria del
flusso, dovrà essere diretta come l’asse z.
Per quanto riguarda il secondo caso, ovvero per r → ∞, non sappiamo con
quale velocità scorra il fluido a grande distanza dal core del vortice di Hill, ma
possiamo supporre che questa velocità sia uniforme e nella stessa direzione dell’asse
z. Questa condizione è espressa da U∞ ẑ, dove U∞ è una costante, il cui valore
sarà presumibilmente determinato risolvendo il problema. Poich é risulta ẑ =
cos θ r̂ − sin θ ˆ , possiamo provare a cercare la soluzione del campo di velocità
nella forma

u r (r, θ) = U (r ) cos θ e u θ (r, θ) = V (r ) sin θ

con la (sola) funzione U (r ) soggetta alla condizione di regolarit à al centro della


sfera. Sostituendo le due espressioni di u r e u θ nel sistema, otteniamo il seguente
sistema di due equazioni differenziali ordinarie del primo ordine, accoppiate,
1 d 2 
r U + 2V = 0,
r dr
( ωr 2
d(r V ) a se r < a
+U =
dr 0 se r > a

La prima equazione fornisce la variabile


1 d 2 
V =− r U
2r dr
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 85 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.11: Vortice di Hill 85

che può essere sostituita nella seconda ottenendo un’equazione di secondo ordine
per U :
( 2
2ωr
d2 2  se r < a
2
r U − 2U = a
dr 0 se r > a

che è equidimensionale ma in generale non omogenea.


Consideriamo per prima la soluzione del caso r < a. L’equazione precedente
assume la forma
d2 2  2ω 2
2
r U − 2U = r
dr a
ed è non omogenea. La sua soluzione generale è
ω 2 B
U (r ) = − r + A + 3.
5a r
Le due costanti d’integrazione A e B sono determinate imponendo la condizione di
regolarità in r = 0, per cui B = 0, e imponendo poi che la componente radiale della
velocità si annulli sulla sfera: u r (a, θ) = 0 ovvero U (a) = 0, per cui A = ωa/5.
Si ottiene allora
 
ωa r2
U (r ) = 1− 2 ,
5 a
da cui si ricava subito
 
1 d 2  ωa 2r 2
V (r ) = − r U (r ) = −1 .
2r dr 5 a2

Dobbiamo osservare che al centro della sfera V (0) = − ωa


5 mentre per r = a si ha
V (a) = ωa
5
.
Consideriamo ora la soluzione all’esterno della sfera, r > a. In questo caso
l’equazione per U (r ) diventa omogenea:

d2 2 
r U − 2U = 0
dr 2
e la sua soluzione è
B
U (r ) = A + .
r3
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 86 colore nero Luglio 14, 2005

86 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Per trovare le due nuove costanti d’integrazione imponiamo che il vettore velocit à
sia continuo sulla superficie della sfera. La componente radiale si annulla sulla sfera
per cui deve essere U (a) = 0, da cui A = −B/a 3 ; scriveremo allora la soluzione
nella forma
 
a3
U (r ) = C 1 − 3
r

la cui costante C è determinata dall’imporre la condizione di continuità dell’altra


componente della velocità. Per r > a la seconda variabile incognita V (r ) è data
esplicitamente da
 
1 d 2  a3
V (r ) = − r U (r ) = −C 1 + 3 ,
2r dr 2r

e imponendo la condizione V (a) = ωa


5
si ottiene C = − 2ωa
15
, per cui
 
2ωa a3
V (r ) = 1+ 3 ,
15 2r

e a sua volta la componente radiale


 
2ωa a3
U (r ) = −1 + 3 .
15 r

Scriveremo quindi il campo di velocità del vortice di Hill in tutto lo spazio nel
seguente modo: per la componente radiale
 2
ωa 1 − ar 2 , r <a
u r (r, θ) = cos θ 2  
5  −1 + a3
, r >a
3 r3

e per la componente angolare


 2
ωa  2ra 2 − 1, r <a
u θ (r, θ) = sin θ 2  
5  1 + a 33 , r >a
3 2r

La figura 3.10 mostra come variano le componenti della velocità in funzione della
distanza r dal centro del vortice, quando ωa = 5.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 87 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.11: Vortice di Hill 87

U (r) V (r)

1.0

0.5

1.0 2.0 3.0 r/a

Figura 3.10 Dipendenza dalla


−0.5 ur
distanza dal centro delle componenti
sferiche della velocità del vortice di Hill
per ωa = 5 −1.0

Considerando la velocità a grande distanza dal centro del vortice di Hill, per r → ∞
abbiamo u r (r, θ) → − 2ωa15
cos θ e u θ (r, θ) → 2ωa
15
sin θ, ovvero, per |r| → ∞,
risulta u(r) →= − 15 ẑ: il vortice di Hill consiste nel nucleo sferico posto al
2ωa

centro del sistema di riferimento e da un flusso esterno che a grande distanza dal
nucleo diventa un flusso uniforme con velocità 2ωa
15 diretta in senso opposto al verso
positivo dell’asse z.

Linee di corrente
Per comprendere le caratteristiche del vortice di Hill pu ò essere utile disegnarne le
linee di corrente. Per un campo di moto incomprimibile assisimetrico, le compo-
nenti della velocità in coordinate sferiche possono essere descritte tramite le derivate
parziali di una funzione scalare Ψ (r, θ), chiamata funzione di corrente di Stokes,
secondo le relazioni seguenti

1 ∂Ψ 1 ∂Ψ
ur = e uθ = − .
r 2 sin θ ∂θ r sin θ ∂r

La condizione di incomprimibilità  u = 0 è soddisfatta identicamente in quanto

   
1 ∂ 1 ∂Ψ 1 ∂ 1 ∂Ψ
+ − = 0,
r 2 ∂r sin θ ∂θ r sin θ ∂θ r ∂r

per l’uguaglianza delle derivate seconde miste.


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 88 colore nero Luglio 14, 2005

88 CAPITOLO 3 Correnti incomprimibili non viscose

Essendo note le componenti della velocità del vortice di Hill, possiamo scrivere due
equazioni che devono essere soddisfatte dalla funzione di corrente di Stokes
  

 r 2
1 − r2
, r <a
∂Ψ ωa a2
= cos θ sin θ  
∂θ 5  2 3
 2r −1 + a3 , r > a
3 r

e
  

 r 2r 2
− 1 , r <a
∂Ψ ωa 2 a 2
=− sin θ  
∂r 5 
 2r 1 + a 3 ,
3
r >a
3 2r

Integrando queste due equazioni si ottiene la funzione di corrente del vortice di Hill
  

 r2
1− r2
, r <a
ωa 2 2 a2
Ψ (r, θ) = sin θ  
5  2
 r −1 + a3
, r >a
3 r3

Le linee di corrente del flusso associato al vortice di Hill sono mostrate nella
figura 3.11. Ovviamente il moto del fluido dentro la sfera vicino all’asse è in senso
opposto al moto uniforme a grande distanza dalla sfera, e infatti abbiamo visto che
V (0) = − ωa5
e ciò significa che u θ (0, θ) = − ωa
5
sin θ, ovvero una velocità diretta
nel verso positivo del’asse z.
y

Figura 3.11
Linee di corrente del vortice di Hill
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 3 – pagina 89 colore nero Luglio 14, 2005

PARAGRAFO 3.11: Vortice di Hill 89

Esercizi 3
1. La concentrazione c(x, y, t) di un inquinante che non 3. Nel caso di correnti non viscose ma comprimibili
diffonde e non reagisce chimicamente dentro un fluido in l’equazione della quantità di moto può essere ancora scritta
moto con velocità u(r) è governata dalla seguente equazione in forma rotazionale a condizione di mantenere la densità
di trasporto o di advezione come quantità variable invece di assumere che essa sia
costante. L’equazione del momento in forma rotazionale per
∂c il moto di un fluido comprimibile viscoso è infatti
+ u(r)  c = 0.
∂t  
∂u
+  u=−
 P

|u|2

Supponiamo che le componenti cartesiane u e v del campo


∂t ρ 2
di velocità del flusso considerato siano date dalla relazioni
dove =  
u indica la vorticità.


u(x, y) = αx, v(x, y) = −αy, Utilizzando la legge di conservazione della massa


dimostrare che la grandezza vettoriale /ρ, chiamata 
vorticità specifica, è governata dall’equazione:
dove α è una costante nota.
Supponiamo inoltre che l’evoluzione della concentrazione di
∂    
     1 
un inquinante trasportato dal campo di velocità considerato + (u ) = u+ ( ρ) ( P).
ρ3
   

∂t ρ ρ ρ
sia espressa dalla relazione

c(x, y, t) = βx 2 ye−αt . 
Dedurre che, se P dipende solo da ρ, allora l’equazione per
/ρ ha la stessa forma dell’equazione della vorticità , 
valida per le correnti incomprimibili con densità costante
nella regione y > 0, dove α è la costante del campo di
velocità mentre β è un’altra costante. La concentrazione di

ricavata nel paragrafo 3.8, con la sola differenza che la
variabile deve essere sostituita da /ρ. 
ogni particella del fluido varia con il tempo?
2. Il campo di velocità del vortice di Rankine espresso in
componenti e coordinate cilindriche (R, θ, z) è dato dalla
relazione

 Ω R, R<a
u θ (R) = Ωa 2
 , R>a
R

dove u θ (R) rappresenta la componente angolare della


velocità in un punto a distanza R dall’asse del vortice.
Determinare il campo della pressione in ogni punto di tale
vortice nel caso in cui la densità del fluido è uniforme:
ρ = ρ.
Mostrare che la pressione in R = 0 è inferiore di quella per
R → ∞ di una quantità ρΩ 2 a 2 , il che è coerente con la
presenza di una bassa pressione al centro di un tornado.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 91 colore nero Marzo 29, 2006

91

CAPITOLO 4

Correnti incomprimibili
non viscose irrotazionali
Introduzione In questo capitolo studieremo un tipo particolare di correnti in-
comprimibili dei fluidi non viscosi nei quali la vorticità è ovunque nulla. Queste
correnti sono chiamate irrotazionali e, sotto una determinata condizione, il loro
campo di moto può essere descritto attraverso una opportuna funzione scalare,
chiamata potenziale cinetico. Ricaveremo l’equazione che governa questa variabile
ausiliaria e mostreremo come l’equazione della quantità di moto, una volta deter-
minata la velocità, diventi un’equazione per la sola incognita pressione che pu ò
essere risolta in modo esplicito anche nel caso generale di correnti non stazionarie.
Il capitolo contiene anche le soluzioni di alcuni problemi di correnti stazionarie
incomprimibili non viscose e irrotazionali attorno a corpi di forma molto semplice,
come una sfera e un cilindro di sezione circolare. In entrambi i casi si affronta
l’equazione di Laplace 2D per il potenziale mediante il metodo di separazione delle
variabili. In particolare, nel caso del cilindro si scopre l’esistenza di un insieme
(famiglia a un parametro) di infiniti campi di velocità irrotazionali che soddisfano la
condizione di non penetrazione sulla superficie del cilindro e di corrente uniforme a
grande distanza dal corpo. Questa famiglia gioca un ruolo fondamentale quando si
considera la corrente irrotazionale di un fluido incomprimibile non viscoso attorno
ai profili alari che sono di fondamentale interesse per l’aerodinamica.

4.1 Irrotazionalità della corrente e potenziale della velocità


Le correnti incomprimibili di un fluido non viscoso sono governate dalle equazioni
di Eulero descritte nel paragrafo 3.3, che sono riscritte qui per comodità:


∂u P
+ (u )u + = − χ,
 

∂t ρ
u = 0,


dove χ rappresenta l’energia potenziale per unità di massa del campo di forze di
volume esterne, che si è supposto conservativo. Come si è visto nel paragrafo 3.5, il


termine (u )u dell’equazione della quantità di moto può essere sempre riscritto


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 92 colore nero Marzo 29, 2006

92 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

nella forma seguente (u )u = (


  
u) u + 12 |u|2 , e quindi l’equazione
 

precedente assumerà la forma


∂u
+(

u) u = −


P
+

|u|2

+χ .
∂t ρ 2

 ≡

Supponiamo ora che la corrente sia irrotazionale,ovvero che il campo della vorticità


u sia sempre nullo ovunque:

 u = 0,


in ogni punto r del campo di moto e per ogni istante t > 0. In realtà non è
necessario assumere per ipotesi questa condizione nella sua interezza in quanto è
possibile dimostrare che, se la vorticità è nulla nell’istante iniziale t = 0, ovvero



u0 = 0,
allora la forma dell’equazione della quantità moto per la corrente incomprimibile
di un fluido non viscoso garantisce che la vorticità rimarrà nulla in ogni istante
successivo t > 0.



In virtù dell’ipotesi di irrotazionalità della corrente, u = 0, l’equazione


della quantità di moto si semplificherà in
 
∂u P |u|2
=− + +χ .


∂t ρ 2
Inoltre la condizione d’irrotazionalità



u = 0 permette un’altra semplificazione


ancora più importante nella descrizione matematica del moto del fluido. Tale
semplificazione del modello matematico è sempre permessa quando la regione in
cui si muove il fluido è un dominio semplicemente connesso, ovverosia privo di
fori che trapassano la regione stessa, vedi appendice B. Sotto questa ipotesi il campo
della velocità irrotazionale u(r, t) può essere espresso, ad ogni istante t, come il
gradiente di una funzione scalare φ(r, t) mediante la relazione

u=


φ,

e la funzione φ(r, t) è chiamata potenziale cinetico, o potenziale della velocità


oppure più semplicemente potenziale. L’introduzione del potenziale corrisponde
a un cambiamento di variabile nel senso che φ è una nuova incognita che si può
usare al posto della velocità u. Il vantaggio di sostituire u con φ sta nel passare da
un’incognita vettoriale a un’incognita scalare. Vedremo fra un momento che il costo
di questa semplificazione sarà un aumento dell’ordine del problema differenziale
da risolvere.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 93 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.2: Corrente incomprimibile ed equazione di Laplace 93

4.2 Corrente incomprimibile ed equazione di Laplace


Sfruttando la rappresentazione di u in termini del potenziale, la condizione di
u = 0 diventa


incomprimibilità
u= φ= 2
φ = 0.
  

Questa è l’equazione di Laplace per il potenziale φ che potrà essere risolta una
volta che siano state introdotte le sue condizioni al contorno. Nel paragrafo 3.4
abbiamo visto che per una corrente incomprimibile di un fluido non viscoso la
condizione al contorno da imporre sulla velocità è n̂ u(r, t)|S = bn (r S , t), dove
bn è la componente normale della velocità specificata su S. Scrivendo questa
condizione come condizione al contorno per il potenziale φ si ottiene
∂φ(r, t)
= bn (r S , t),
∂n |S

dove ∂n indica la derivata normale sulla frontiera S, ovvero la componente del

≡ n̂


gradiente normale alla superficie in ogni suo punto: ∂n . Questo tipo


di condizione al contorno che impone il valore della derivata normale si chiama
condizione di Neumann. La condizione che impone invece il valore dell’incognita
sul contorno si chiama condizione di Dirichlet, ma essa non interviene nel caso
del potenziale della velocità.
L’equazione di Laplace completata della condizione di Neumann conduce al
seguente problema di Neumann (funzione del tempo)

2
φ = 0,
∂φ
= bn (r S , t).
∂n |S

Si tratta di un problema ellittico e più precisamente di un problema armonico in


quanto l’operatore 2 è il laplaciano e l’equazione è omogenea, ossia il suo termine
noto è nullo. In realtà, ad ogni istante di tempo t, abbiamo un diverso problema
di questo tipo poiché la velocità normale bn (r S , t) imposta sul contorno dipende
in generale dal tempo. Si ricorda che, come mostrato nel paragrafo 3.5, il dato al
contorno bn (r S , t) deve soddisfare la condizione di compatibilità globale
I
bn (r S , t) = 0
S
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 94 colore nero Marzo 29, 2006

94 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

affinché una soluzione possa esistere. Inoltre il potenziale φ nel problema di Neu-
mann non è definito univocamente, proprio come la pressione P nelle equazioni per
le correnti incomprimibili (con o senza viscosità). Infatti data una soluzione φ(r, t)
del problema appena scritto, tutte le funzioni φ(r, t) + A(t), con A(t) funzione
arbitraria, soddisfano ugualmente l’equazione e la condizione di Neumann, perch é
l’incognita φ compare in esse solo come argomento di operatori di derivazione
spaziale. Questa arbitrarietà non pone tuttavia alcun problema dal punto di vista
della determinazione del campo di velocità dal momento che u = φ e quindi la


soluzione della velocità non dipende dalla funzione A(t) e sarà sempre unica.

4.3 Teorema di Bernoulli per correnti non stazionarie


Supponiamo ora che il problema di Neumann per il potenziale della velocità sia stato
risolto, per cui φ = φ(r, t) è un campo noto. Potremo allora sostituire il campo


vettoriale φ nell’equazione della quantità di moto per correnti irrotazionali al


posto di u, ottenendo
 
| φ|2
 

∂ φ P
=− + +χ .


∂t ρ 2
Ma gli operatori differenziali ∂t∂ e commutano per cui il termine nel membro di


sinistra è il gradiente di ∂φ
∂t . L’equazione si potrà allora scrivere nella forma
 
| φ|2


∂φ P
+ + + χ = 0,


∂t ρ 2
la cui integrazione (in senso spaziale) fornisce immediatamente

| φ|2


∂φ P
+ + + χ = C(t),
∂t ρ 2

dove C(t) è una funzione arbitraria del tempo. Questa relazione è detta talvolta
teorema di Bernoulli per le correnti irrotazionali potenziali dipendenti dal
tempo. La funzione arbitraria C(t) potrebbe essere fatta sparire dall’equazione
assorbendola nel potenziale φ, che è definito a meno di una funzione arbitraria
del tempo:
R t basterebbe infatti aggiungere a φ la funzione di una sola variabile
Φ(t) = C(t 0 ) dt 0 , visto che in ogni caso u = φ. L’eliminazione della funzione


arbitraria (e del tutto irrilevante) C(t) è però impossibile nel caso stazionario, per
cui conviene lasciare inalterato il membro di destra dell’equazione appena trovata.
Cosı̀ essa potrà essere specializzata al caso stazionario sostituendo semplicemente
la funzione arbitraria C(t) con una costante C.
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PARAGRAFO 4.3: Teorema di Bernoulli per correnti non stazionarie 95

Quando il potenziale φ = φ(r, t) è già stato determinato, possiamo risolvere


l’equazione di Bernoulli per correnti incomprimibili non stazionarie rispetto alla
funzione incognita P ottenendo la seguente espressione esplicita della soluzione

∂φ(r, t) | φ(r, t)|2




P(r, t)
=− − − χ(r) + C(t).
ρ ∂t 2

Pertanto, nelle correnti incomprimibili non viscose e irrotazionali, la dipendenza


dal tempo sia del campo della velocità u(r, t) = φ(r, t) che del campo della


pressione P = P(r, t) è determinata completamente dalla dipendenza temporale


della componente normale della velocità bn (r S , t) imposta sul contorno del campo
di moto.
L’equazione di Laplace per il potenziale della velocità assieme alla relazione
precedente per la pressione permettono di determinare le correnti incomprimibili
irrotazionali mediante un procedimento che affronta in successione due problemi
disaccoppiati: prima si risolve il problema di Neumann per φ(r, t) e poi si calcola
la pressione P(r, t) tramite l’espressione esplicita scritta. Questo metodo consente
quindi una grande semplificazione rispetto al procedimento da seguire nel caso
più generale di correnti incomprimbili non viscose con vorticità. Infatti queste
ultime sono governate dal sistema costituito dalle due equazioni accoppiate scritte
all’inizio del paragrafo 4.1. La soluzione di tale coppia di equazioni è infatti molto
difficile a causa della natura vincolata del problema e della presenza del termine


non lineare (u )u nell’equazione della quantità di moto.

Ritorno al teorema di Bernoulli per correnti stazionarie


Nel caso particolare di una corrente stazionaria, la velocità normale imposta sul
contorno S della regione del fluido non dipende dal tempo, ovvero b n = bn (r S ).
Ne consegue che anche il potenziale non dipende da t, ovvero φ = φ(r) che sar à
soluzione del seguente problema di Neumann

2
φ = 0,
∂φ
= bn (r S ),
∂n |S
H
con il dato al contorno soggetto alla condizione globale bn (r S ) = 0. La soluzione
di questo problema armonico sarà ovviamente definita a meno di una costante
additiva. In altri termini, se la funzione φ(r) è una soluzione, lo sarà anche la
funzione φ(r) + A, dove A è una costante qualsiasi.
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96 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Nel caso stazionario l’equazione di Bernoulli precedente si semplifica in

| φ|2


P
+ + χ = C,
ρ 2
dove il valore della costante C è determinato dal valore di P, | φ| e χ in un punto


del fluido, diciamo nel punto r1 . In altre parole, il teorema di Bernoulli nel caso di
una corrente irrotazionale potenziale stazionaria significa che

P(r) | φ(r)|2


+ + χ(r) = C,
ρ 2

per qualunque punto r nel fluido, dove C = (P(r1 )/ρ) + 12 | φ(r1 )|2 + χ(r1 ).


Questo risultato rappresenta una versione particolare del teorema di Bernoulli per
correnti irrotazionali valida quando è possibile scrivere u = φ. Una tale rapp-


resentazione di una corrente irrotazionale è sempre permessa se il fluido si muove


in una regione semplicemente connessa mentre può essere impossibile per certi
campi di moto in domini molteplicemente connessi. È quindi utile ricordare che
la presente versione potenziale del teorema di Bernoulli per correnti irrotazionali
richiede che il fluido sia
• in moto irrotazionale,
• in una regione semplicemente connessa,
• in moto stazionario,
• incomprimibile di densità uniforme,
• non viscoso,
• soggetto a forze di volume conservative.
Risolvendo la relazione di Bernoulli rispetto a P(r) si ottiene il campo della pres-
sione della corrente incomprimibile irrotazionale potenziale:
P(r) P1 1 
= + | φ1 |2 − | φ(r)|2 + χ1 − χ(r),
 

ρ ρ 2
dove P1 = P(r1 ), φ1 = φ(r1 ) e χ1 = χ(r1 ). Se il campo di velocità u(r) è
irrotazionale senza essere rappresentabile come gradiente di un potenziale (corrente
irrotazionale ma con circolazione in un dominio molteplicemente connesso), la
pressione potrà comunque essere calcolata in termini di u(r) mediante la relazione
P(r) P1 1 
= + |u(r1 )|2 − |u(r)|2 + χ1 − χ(r).
ρ ρ 2
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PARAGRAFO 4.4: Corrente stazionaria attorno a una sfera 97

Coefficiente di pressione (incomprimibile)


Un’applicazione importante del teorema di Bernoulli riguarda le correnti attorno
a un corpo fisso quando il campo di moto e la pressione a grande distanza dal
esso possono essere considerati uniformi. In tale caso il valore della pressione in
tutti i punti del fluido può essere espresso in forma adimensionale considerando
la differenza fra la pressione nel punto e la pressione lontano dal corpo, dove la
velocità è uniforme.
Indichiamo con P∞ il valore della pressione del fluido nella regione lontana
dal corpo e con U = U x̂ la velocità uniforme del fluido, sempre in tale zona.
Supponendo che non esistano forze esterne, per cui χ ≡ 0, nel caso esaminato la
relazione di Bernoulli si può scrivere

P(r) P∞ 1 
= + U 2 − |u(r)|2 .
ρ ρ 2

Si definisce allora coefficiente di pressione C P (r) in un punto generico del fluido


come la differenza fra la pressione P(r) e la pressione P∞ lontano dal corpo,
normalizzata rispetto al valore dell’energia cinetica per unità di volume del fluido
in tale regione, ovvero, si pone

P(r) − P∞
C P (r) = 1
.
2
2 ρU

Il coefficiente di pressione è quindi una funzione adimensionale i cui valori sono


proporzionali alla differenza fra la pressione in un punto del fluido e la pressione
a grande distanza dal corpo. Esprimendo il campo della pressione mediante la
relazione di Bernoulli appena scritta si ottiene facilmente la formula

|u(r)|2
C P (r) = 1 − ,
U2

che è molto utilizzata nello studio delle correnti incomprimibili stazionarie.

4.4 Corrente stazionaria attorno a una sfera


Applichiamo ora il procedimento per la determinazione di correnti incomprimibili
irrotazionali, basato sull’analisi svolta nei precedenti paragrafi 4.2 e 4.3, al calcolo
del campo di moto stazionario di due problemi interessanti e risolvibili in forma
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98 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

analitica: la corrente irrotazionale incomprimibile di un fluido non viscoso attorno


a una sfera e attorno a un cilindro di sezione circolare e di lunghezza infinita. In
entrambi i casi determineremo la forza agente sul corpo fermo investito da una
corrente di fluido che si può ritenere uniforme a grande distanza da esso. In questo
U paragrafo affrontiamo il problema della corrente attorno a una sfera. Nel paragrafo
successivo studieremo la corrente attorno a un cilindro che presenta la difficoltà
r supplementare del carattere non semplicemente connesso del dominio.
θ Consideriamo una sfera di raggio a investita da una corrente incomprimibile
a z di un fluido di densità uniforme e non viscoso. Supponiamo che la velocità del
fluido a grande distanza dalla sfera sia uniforme di modulo U e che la corrente sia
irrotazionale e indipendente dal tempo.
Figura 4.1 Disposizione dell’asse z Scegliamo un sistema di coordinate sferiche con l’asse z coincidente con la
delle coordinate sferiche per il calcolo direzione della velocità U (uniforme a grande distanza dalla sfera) come mostrato
della corrente attorno alla sfera nella figura 4.1.
Il campo della velocità u è supposto irrotazionale, ovvero

u = 0. Inoltre


la regione all’esterno della sfera, dove scorre il fluido, è un dominio semplicemente


connesso, per cui esiste un potenziale φ il cui gradiente rappresenta il campo della
velocità:
u=


φ,
è l’operatore gradiente nelle coordinate sferiche (r, θ, α),1 ovvero,


dove
∂ 1 ∂ 1 ∂
= r̂ +ˆ + ˆ


.
∂r r ∂θ r sin θ ∂α
u= φ = 0 conduce immediatamente
  

La condizione d’incomprimibilità
all’equazione
2
φ = 0,
2
dove rappresenta l’operatore laplaciano in coordinate sferiche, cioè:
1 ∂  2 ∂  1 ∂  ∂  1 ∂2
2
= 2 r + 2 sin θ + 2 2 .
r ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r sin θ ∂α 2
Supponiamo ora che la corrente sia la stesso in ogni piano passante per l’asse z
ovvero che il campo di moto sia invariante per rotazioni attorno a tale asse: risulterà
allora che le funzioni φ e u non dipendono dalla variabile angolare α, la longitudine,
per cui φ = φ(r, θ) e u = u(r, θ) e diremo che la corrente è assisimmetrica o
assialsimmetrica. In questo caso l’equazione di Laplace per il potenziale φ(r, θ)
sarà bidimensionale e si scriverà
1
L’angolo della longitudine è indicato con la lettera greca α invece della più usuale φ poiché
nel problema studiato tale lettera rappresenta il potenziale della velocità.
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PARAGRAFO 4.4: Corrente stazionaria attorno a una sfera 99

1 ∂  2 ∂φ  1 ∂  ∂φ 
r + sin θ = 0.
r 2 ∂r ∂r r 2 sin θ ∂θ ∂θ

Questa equazione deve essere completata dalle condizioni al contorno che traducono
la condizione di non penetrabilità sulla superficie della sfera, n̂ u = 0 per r = a,
e la condizione asintotica di velocità uniforme u → U ẑ per r → ∞. Queste
condizioni al contorno, espresse come condizioni di Neumann per il potenziale
φ(r, θ), diventano

∂φ ∂φ
=0 e → U cos θ.
∂r |r=a ∂r |r→∞

Si può notare che nel problema considerato la condizione di compatibilità globale


sul dato bn delle condizioni al contorno di Neumann
I
bn (r S ) = 0,
S

valida per correnti incomprimibili non viscose, è soddisfatta . Infatti tale con-
dizione equivale a porre a zero il flusso netto del fluido attraverso la superficie
che delimita la regione del campo di moto. Nel problema in esame la condizione
di non penetrazione sulla sfera implica bn = 0 sulla parte del contorno rappre-
sentata dalla superficie r = a; inoltre la velocità uniforme a grande distanza dal
corpo implica che sia nullo l’integrale della componente normale della velocità
bn = U cos θ imposta su una superficie sferica di raggio grande. Una verifica
dell’annullamento di questo secondo integrale richiede di specificare l’elemento
di area d S in coordinate sferiche (r, θ, α) appartenente a una superficie sferica di
raggio r , d S = r dθ r sin θ dα. Avremo pertanto
Z Z 2π Z π
bn (r) d S = U cos θ r∞ dθ r∞ sin θ dα
r=r∞ 0 0
Z π
= 2πUr∞
2
cos θ sin θ dθ
0
 2  π
= πUr∞
2
sin θ 0 = 0.

Metodo di separazione delle variabili


Risolviamo il problema di Neumann per φ(r, θ) appena formulato mediante il
metodo di separazione delle variabili. La strategia di base di tale metodo è molto
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 100 colore nero Marzo 29, 2006

100 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

semplice: si ricercano soluzioni che siano prodotti di funzioni, ciascuna delle quali
dipende da una sola delle coordinate.
Il primo passo consiste nella ricerca di soluzioni elementari nella forma di
prodotto di funzioni di una sola variabile:

Φ(r, θ) = R(r ) Θ(θ),

dove R(r ) e Θ(θ) sono due nuove funzioni incognite. A prima vista, sembra una re-
strizione assurda, infatti la stragrande maggioranza delle soluzioni dell’equazione
di Laplace non è di questa forma. Ad esempio la funzione Φ(r, θ) = H /r +
K ln |(1 − cos θ)/ sin θ|, con H e K costanti arbitrarie, soddisfa l’equazione di
Laplace precedente ma è impossibile esprimerla come prodotto di una funzione di
r per una funzione di θ. Pertanto, procedendo in questo modo stiamo andando alla
ricerca di un sottoinsieme molto ridotto di tutte le soluzioni possibili e sarebbe un
vero miracolo se una di queste riuscisse a soddisfare (da sola) le condizioni al con-
torno di un problema con dati generici. Ma, in virtù della linearità dell’equazione
2
φ = 0 è possibile sommare le soluzioni elementari trovate ottenendo ancora una
soluzione. L’insieme di soluzioni elementari che troveremo sarà inoltre sufficien-
temente ampio che qualunque soluzione potrà essere espressa mediante una loro
combinazione lineare.
Sostituendo Φ(r, θ) = R(r ) Θ(θ) nell’equazione di Laplace in coordinate
(r, θ) otteniamo
Θ d  2 dR R d  dΘ 
r + sin θ = 0,
r 2 dr dr r 2 sin θ dθ dθ
dove i simboli di derivata parziale si sono trasformati in quelli di derivata ordinaria
perché le nuove incognite R e Θ sono funzioni di una sola variabile, rispettivamente,
r e θ. Moltiplicando per r 2 e dividendo per il prodotto RΘ si ottiene:
1 d  2 dR 1 d  dΘ 
r + sin θ = 0.
R dr dr Θ sin θ dθ dθ
Il primo termine dipende solo da r e il secondo solo da θ, ovvero abbiamo
un’equazione della forma F(r ) + G(θ) = 0, per cui ciascuno dei due termini
deve essere una costante: come conseguenza abbiamo
1 d  2 dR 1 d  dΘ 
r = C1 e sin θ = C2 ,
R dr dr Θ sin θ dθ dθ
dove le due costanti di separazione C 1 e C2 sono legate fra loro dalla relazione

C1 + C2 = 0.
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PARAGRAFO 4.4: Corrente stazionaria attorno a una sfera 101

Quindi nel metodo di separazione delle variabili l’equazione differenziale alle


derivate parziali è sostituita da un insieme di equazioni differenziali ordinarie legate
da opportune costanti di separazione.
La prima equazione
1 d  2 dR
r = C1
R dr dr
è di tipo differenziale lineare del secondo ordine ed equidimensionale o di Eu-
lero. La soluzione delle equazioni di questa tipologia è discussa in forma generale
nell’appendice C. Si ricerca una soluzione che sia una potenza, ovvero nel nostro
caso R(r ) = r α , dove l’esponente α è determinato risolvendo l’equazione algebrica,
chiamata equazione caratteristica, che si ottiene sostituendo r α nell’equazione dif-
ferenziale:
1 d 2 α−1  α d α+1  α(α + 1)r α
r αr = r = = α(α + 1).
r α dr r α dr rα
Quindi l’esponente α è legato alla costante C 1 dalla relazione α(α + 1) = C 1 . Il
valore di C1 , e quindi anche quello di α, sarà determinato dall’analisi della seconda
equazione differenziale ordinaria.
L’equazione per Θ è della forma
d  dΘ 
sin θ = C2 sin θ Θ.
dθ dθ
Questa deve essere risolta per θ compreso in tutto l’intervallo chiuso [0, π]. Affinché
una soluzione di questa equazione sia limitata nell’intervallo 0 ≤ θ ≤ π inclusi
gli estremi, la costante C 2 deve valere assumere i valori dati dall’espressione C 2 =
−`(` + 1) dove ` è un intero non negativo, ovvero: ` = 0, 1, 2, 3, . . . . Le soluzioni
Θ(θ) dell’equazione sono esprimibili mediante i polinomi di Legendre P` (x)
valutati per x = cos θ, ovvero avremo:
Θ` (θ) = P` (cos θ).
I primi sei polinomi di Legendre sono qui elencati
P0 (x) = 1,
P1 (x) = x,

P2 (x) = 1
2 3x 2 − 1 ,

P3 (x) = 1
2 5x 3 − 3x ,

P4 (x) = 1
8 35x 4 − 30x 2 + 3 ,

P5 (x) = 81 63x 5 − 70x 3 + 15x .
e il loro grafico è disegnato nella figura 4.2.
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102 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

P` (x) P0 (x)
1.0
P1 (x)
P3 (x)
0.5 P (x)
4

-1.0 -0.5 0.5 1.0 x

P5 (x)
-0.5
P2 (x)

Figura 4.2 Grafico dei primi sei -1.0


polinomi di Legendre

Quindi P` (x) è un polinomio di ordine ` in x; inoltre, P` (x) contiene solo potenze


pari se ` è pari, e solo potenze dispari se ` è dispari.

Esempio 1 Verifica dei primi polinomi di Legendre


Verifichiamo che i primi polinomi di Legendre forniscono soluzioni dell’equazione
differenziale ordinaria relativa alla parte angolare dell’equazione di Laplace in
coordinate sferiche.
Il primo polinomio P0 (x) = 1 fornisce la soluzione ovvia Θ(θ) = P0 (cos θ) =
1 dell’equazione con ` = 0.
Il secondo polinomio P1 (x) = 1 fornisce la funzione Θ(θ) = P1 (cos θ) =
cos θ che, sostituita nell’equazione con ` = 1, permette di scrivere

d  d P1 (cos θ)  d  d cos θ 
sin θ = sin θ
dθ dθ dθ dθ
d 
= − sin2 θ = −2 sin θ cos θ

= −1 · (1 + 1) sin θ P1 (cos θ).

Il caso del terzo polinomio P2 (x) = 1
2
3x 2 − 1 è lasciato come esercizio al lettore.

Essendo l’equazione di Θ di secondo grado, esiste anche una seconda famiglia di


soluzioni, questa volta non polinomiali, che sono esprimibili sempre nella forma
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PARAGRAFO 4.4: Corrente stazionaria attorno a una sfera 103

Θ` (θ) = Q ` (cos θ) dove Q ` (x). Ad esempio la prima di queste funzioni è

 
1 1−x
Q 0 (x) = ln
2 1+x

e si può verificare che la funzione composta Θ0 (θ) = Q 0 (cos θ) è soluzione


dell’equazione differenziale per ` = 0. Tuttavia questa soluzione, come anche
tutte le altre appartenenti alla seconda famiglia, diverge per θ = 0 e θ = π, che
corrisponde a x = ±1. Questa famiglia di soluzioni deve pertanto essere scartata
nel nostro problema della corrente attorno alla sfera, nel quale l’asse z è incluso
nella regione del campo di moto.
Avendo stabilito che ` = 0, 1, 2, 3, . . . , possiamo ora completare la soluzione
dell’equazione per R(r ) che era stata scritta nella forma R(r ) = r α . Essendo
C1 = −C2 = −[−`(` + 1)], otteniamo l’equazione algebrica α(α + 1) = `(` + 1),
dove ora il valore di ` è noto, ` = 0, 1, 2, 3, . . . , mentre il valore di α è incognito.
Risolvendo l’equazione di secondo grado

α 2 + α − `(` + 1) = 0,

si ha

√ p
−1 ± 1 + 4`(` + 1) −1 ± (2` + 1)2
α1,2 = =
2 2
−1 ± (2` + 1)
= = −(` + 1), `.
2

Le due soluzioni dell’equazione di R(r ) sono quindi r ` e 1/r (`+1) .


Le soluzioni speciali Φ(r, θ), espresse nella forma di prodotto di funzioni,
saranno pertanto le seguenti

P` (cos θ)
r ` P` (cos θ) e ,
r `+1

per ` = 0, 1, 2, . . . . Ricordando l’espressione dei polinomi di Legendre P` (x)


avremo quindi due famiglie di soluzioni elementari: le soluzioni della prima
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 104 colore nero Marzo 29, 2006

104 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

famiglia sono

P0 (cos θ) = 1,
r P1 (cos θ) = r cos θ,
3 cos θ 2 − 1
r 2 P2 (cos θ) = r 2 ,
2
5 cos θ 3 − 3 cos θ
r 3 P3 (cos θ) = r 3 ,
2
35 cos θ 4 − 30 cos θ 2 + 3
r 4 P4 (cos θ) = r 4 ,
8
63 cos θ 5 − 70 cos θ 3 + 15 cos θ
r 5 P5 (cos θ) = r 5
8
...

e sono definite per qualunque valore di r , incluso r = 0, mentre le soluzioni della


seconda famiglia sono

1
r −1 P0 (cos θ) = ,
r
1
r −2 P1 (cos θ) = 2 cos θ,
r
1 3 cos θ 2 − 1
r −3 P2 (cos θ) = ,
r3 2
1 5 cos θ 3 − 3 cos θ
r −4 P3 (cos θ) = ,
r4 2
1 35 cos θ 4 − 30 cos θ 2 + 3
r −5 P4 (cos θ) = ,
r5 8
1 63 cos θ 5 − 70 cos θ 3 + 15 cos θ
r −6 P5 (cos θ) = ,
r6 8
...

e non sono definite per r = 0.


In virtù della linearità dell’equazione di Laplace, la sua soluzione generale φ
sarà espressa come sovrapposizione (combinazione lineare) di tutte le soluzioni
elementari trovate e avrà pertanto la forma seguente:
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PARAGRAFO 4.4: Corrente stazionaria attorno a una sfera 105

∞ 
X 
B`
φ(r, θ) = A`r +
`
P` (cos θ),
`=0
r `+1

dove le costanti A ` e B` sono da determinare imponendo le condizioni al contorno.

Osservazione L’uso di una combinazione lineare per trovare la soluzione di un


problema differenziale è un metodo classico cui si può ricorrere nel caso di equazioni
lineari e che sfrutta il principio di sovrapposizione degli effetti valido per sistemi
fisici governati da leggi lineari. In dinamica dei fluidi la possibilità di utilizzare
questo approccio risulta essere un evento piuttosto raro poiché la caratteristica più
importante delle equazioni che governano il moto dei fluidi è costituita dalla loro
non linearità. Le correnti incomprimibili irrotazionali considerate in questo capitolo
costituiscono un caso del tutto particolare in cui il moto del fluido è descritto da
una semplice equazione armonica anche in regioni di forma qualsiasi. Nel seguito
incontreremo qualche altro caso di correnti che saranno ancora determinate mediante
la sovrapposizione lineare di soluzioni elementari. Si tratterà di correnti nellei quali
il termine non lineare dell’equazione della quantità di moto è nullo in virtù del
carattere particolarmente semplice della direzione del campo di velocità

Soluzione del problema


Per imporre le condizioni al contorno deriviamo φ rispetto a r ottenendo
∞  
∂φ(r, θ) X (` + 1)B`
= `A`r `−1
− P` (cos θ).
∂r `=0
r `+2

Consideriamo prima la condizione di Neumann per r → ∞. In tale limite tutti


i termini con r a denominatore tendono a zero per cui l’espressione precedente si
riduce a

∂φ(r, θ) X∞ X∞
→ `A`r `−1 P` (cos θ) = `A`r `−1 P` (cos θ), r → ∞.
∂r `=0 `=1

La condizione di Neumann ∂φ/∂r → U cos θ per r → ∞ implica allora che


A` = 0 per ` = 2, 3, . . . , mentre A 1 può essere non nullo e vale U . La soluzione
φ è allora della forma

X∞
B`
φ(r, θ) = A0 + Ur cos θ + P` (cos θ),
`=0
r `+1
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 106 colore nero Marzo 29, 2006

106 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

dove A0 è una costante del tutto arbitraria. La derivata rispetto a r di questa


espressione, che tende a U cos θ a grande distanza dalla sfera, è quindi
∂φ(r, θ) X ∞
(` + 1)B`
= U cos θ − P` (cos θ).
∂r `=0
r `+2
Imponiamo ora la condizione al contorno di non penetrazione ∂φ/∂r = 0 sulla
superficie della sfera, scrivendo
X∞
(` + 1)B`
U cos θ − P` (cos θ) = 0,
`=0
a `+2
dacu ricaviamo immediatamente
X∞
(` + 1)B`
P` (cos θ) = U cos θ.
`=0
a `+2
Ma i polinomi di Legendre costituiscono una base di funzioni linearmente indipen-
denti, fra loro ortogonali2. Allora i coefficienti di tutti i polinomi P` (cos θ) con
` 6= 1 sono nulli e quindi B` = 0 per ` 6= 1. Invece, il coefficiente del polinomio
P1 (cos θ) = cos θ è uguale a U , per cui B1 è determinato dall’equazione 2B1 /a 3 =
U , che fornisce B1 = U a 3 /2. La soluzione finale del problema della corrente
stazionaria incomprimibile e irrotazionale attorno alla sfera è pertanto
 
a3
φ(r, θ) = A0 + U r + 2 cos θ.
2r

Il campo della velocità è dato dal gradiente della soluzione


∂φ(r, θ) 1 ∂φ(r, θ) ˆ
u(r, θ) = φ(r, θ) = r̂ +


,
∂r r ∂θ
per cui si ottiene
   
a3 a3
u(r, θ) = U 1 − 3 cos θ r̂ − U 1 + 3 sin θ ˆ .
r 2r

Sulla superficie della sfera (r = a) la componente normale della velocità è ovvia-


mente nulla. Il campo di velocità della corrente attorno alla sfera è mostrato nella
figura 4.3. Si noti che la velocità u varia apprezzabilmente rispetto alla velocità
uniforme U ẑ solo nei punti che sono alquanto vicini superficie della sfera.
2
L’ortogonalità è intesa nel senso del prodotto scalare definito dall’integrale del prodotto di
due funzioni.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 107 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.4: Corrente stazionaria attorno a una sfera 107

Figura 4.3 Campo di velocità della


corrente incomprimibile irrotazionale
attorno a una sfera

Forza agente sulla sfera: paradosso di D’Alembert


Per calcolare la forza che il fluido in moto esercita sulla sfera dobbiamo deter-
minare l’andamento della pressione sulla superficie della stessa tramite la versione
irrotazionale del teorema di Bernoulli ricavata nel paragrafo 3.6. Occorre pertanto
calcolare la velocità sulla superficie della sfera, che sarà data dalla sola componente
tangenziale:

3U
u θ (a, θ) = − sin θ.
2
La legge di Bernoulli fornisce quindi l’andamento della pressione sulla superficie
del corpo sferico

P(a, θ) 9U 2 2
=− sin θ + C.
ρ 8

Siccome la funzione P(a, θ) ha la proprietà di simmetria


 
P a, 12 π + β = P a, 21 π − β ,

la pressione ha lo stesso andamento davanti e dietro la sfera. La forza risultante


agente sulla sfera causata dalla pressione è data dall’integrale di superficie
Z
F= P(a, θ)[−r̂(θ, φ)] d S,
superficie della sfera
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 108 colore nero Marzo 29, 2006

108 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

dove −r̂(θ, φ) è la normale entrante nel volume sferico. Questa forza sarà nulla in
quanto la forza sulla parte anteriore della sfera è uguale e opposta alla forza causata
dalla pressione presente sulla parte posteriore, in virtù della della simmetria della
funzione P(a, θ) e della dipendenza di r̂(θ, φ) dalle variabili angolari. Questo è
un esempio particolare del celebre paradosso di D’Alembert, per il quale la forza
risultante esercitata dalla coorrente incomprimibile irrotazionale di un fluido non
viscoso che si estende all’infinito su qualunque corpo di dimensione finita in moto
uniforme è nulla.

Coefficiente di pressione sulla sfera


Il valore della pressione sulla superficie della sfera può essere espresso in forma adi-
mensionale utilizzando il coefficiente di pressione introdotto alla fine del paragrafo
precedente. Conformemente all’analisi già svolta, indichiamo con P∞ la pressione
a grande distanza dalla sfera, dove la corrente può essere considerata uniforme. In
ogni punto del campo di moto attorno alla sfera, il coefficiente di pressione sarà
dato dalla relazione

[u r (r, θ)]2 + [u θ (r, θ)]2


C P (r) = C P (r, θ) = 1 − .
U2

D’altra parte, sulla superficie della sfera, r = a, per cui il coefficiente di pressione
sulla sfera dipende solo dall’angolo θ, ossia avremo C P (a, θ) = C P (θ). Inoltre, la
componente normale (radiale) della velocità sulla superficie della sfera è nulla, per
cui avremo

[u θ (a, θ)]2
C P (θ) = 1 − .
U2

Sostituendo ora l’espressione di u θ (a, θ) calcolata, si ottiene il coefficiente di


pressione per la corrente attorno alla sfera

C P (θ) = 1 − 94 sin2 θ.

La figura 4.4 mostra l’andamento della funzione C P (θ) per 0 ≤ θ ≤ π.


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 109 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 109

C P (θ)

1.0

θ
1.0 2.0 3.0

−1.0
− 45
Figura 4.4 Coefficiente di pressione
della corrente incomprimibile
irrotazionale attorno a una sfera −2.0

La pressione è massima nei due punti davanti e dietro alla sfera, rispetto alla
direzione della corrente lontano da essa, ed è minima in tutti i punti sulla superficie
della sfera con θ = π/2, ovvero nei punti in cui la superficie interseca il piano z = 0.
Ciò è in conformità al teorema di Bernoulli dal momento che la velocità è nulla nei
due punti estremi mentre raggiunge il suo valore massimo 3/2 U in tutti i punti della
circonferenza massima sulla superficie sferica perpendicolare alla direzione della
corrente.

4.5 Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare


Consideriamo un cilindro di lunghezza infinita e di sezione circolare di raggio a.
Questo cilindro è investito da una corrente incomprimibile di un fluido di densità
uniforme, non viscoso e avente velocità uniforme e di modulo U a grande distanza
dal cilindro, in direzione normale al suo asse. Consideriamo il caso di corrente
y stazionaria e irrotazionale.
Scegliamo un sistema di coordinate cilindriche (R, θ, z) con l’asse z coin-
U (R, θ) cidente con l’asse del cilindro (vedi figura 4.5). Prendiamo l’asse x nella stessa
θ direzione della velocità del fluido all’infinito, cosı̀ che U = U x̂.
a x Supponiamo infine che la corrente sia la stesso in ogni piano normale all’asse
del cilindro e che quindi il campo della velocità risulti piano
u = u(R, θ) = u R (R, θ) R̂ + u θ (R, θ) ˆ .
Figura 4.5 Disposizione delle
coordinate per il calcolo della corrente Di conseguenza la vorticità



u del fluido è in direzione dell’asse z per cui la


attorno a un cilindro a sezione circolare condizione di irrotazionalità è un’equazione scalare che può essere scritta come
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110 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali





u = 0. Mettendo a sistema questa equazione con l’altra equazione scalare


che esprime la condizione di incomprimibilità, otteniamo il sistema
u = 0,






u = 0.
Ricordando la forma degli operatori divergenza e rotore in coordinate cilindriche il
sistema si scrive più esplicitamente nella forma seguente:
∂  ∂u θ
Ru R + = 0,
∂R ∂θ
∂  ∂u R
Ru θ − = 0,
∂R ∂θ
che evidenzia le due funzioni incognite u R (R, θ) e u θ (R, θ) del problema.
Queste equazioni devono essere completate dalle condizioni al contorno di non
penetrabilità sulla superficie del cilindro, o meglio sul cerchio (il problema è ormai
un problema piano), n̂ u = 0 per R = a, e la condizione asintotica di corrente
uniforme a grande distanza dal cilindro, u → U x̂ per R → ∞. Il problema
completo della corrente 2D incomprimibile irrotazionale attorno a un cilindro di
sezione circolare è pertanto
∂  ∂u θ
Ru R + = 0,
∂R ∂θ
∂  ∂u R
Ru θ − = 0,
∂R ∂θ
u R (a, θ) = 0,
u R (R → ∞, θ) → U cos θ.
Per risolvere questo problema è conveniente sostituire le due equazioni del primo
ordine con una sola equazione di secondo ordine. A tale fine possiamo elimi-
nare l’incognita u θ che compare nella seconda equazione sostituendo la derivata
∂u θ /∂θ dalla prima equazione. Deriviamo allora la seconda equazione rispetto a θ,
ottenendo
 
∂ ∂  ∂u R
Ru θ − = 0,
∂θ ∂ R ∂θ
ovverosia, potendosi scambiare l’ordine delle due derivazioni parziali,
 
∂ ∂u θ ∂ 2u R
R − = 0.
∂R ∂θ ∂θ 2
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PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 111

Ricavando ∂u θ /∂θ dalla prima equazione del sistema e sostituendo nell’equazione


appena ricavata si ottiene l’equazione di secondo grado
 
∂ ∂  ∂ 2u R
R Ru R + =0
∂R ∂R ∂θ 2
nella sola funzione incognita u R (R, θ). Combinando l’equazione per questa vari-
abile con le sue condizioni al contorno si ottiene il problema:
 
∂ ∂  ∂ 2u R
R Ru R + = 0,
∂R ∂R ∂θ 2
u R (a, θ) = 0,
u R (R → ∞, θ) → U cos θ.

Metodo di separazione delle variabili


Affrontiamo la risoluzione di questo problema ricorrendo ancora al metodo di
separazione delle variabili. Nel caso considerato il metodo consiste nella ricerca
di soluzioni elementari che siano il prodotto di due funzioni, ciascuna delle quali
dipende da una sola delle due coordinate R e θ. In altre parole, ricerchiamo soluzioni
elementari u R (R, θ) aventi la forma seguente

u R (R, θ) = W (R) Θ(θ),

dove W (R) e Θ(θ) sono due nuove funzioni incognite, che dipendono solo da R e
da θ.3 Proprio come nel caso sferico, questa scelta sembra una restrizione assurda,
infatti la stragrande maggioranza delle soluzioni dell’equazione considerata non è
di questa forma. Ad esempio la funzione u R (R, θ) = (A/R) + B cos θ, con A e B
costanti arbitrarie, soddisfa l’equazione ma è impossibile esprimerla come prodotto
di una funzione di R per una funzione di θ. Pertanto, molto difficilmente ciascuna
delle soluzioni elementari che troveremo potrà servire da sola a risolvere il problema
completato dalle sue condizioni al contorno. Tuttavia, sempre in virtù della linearità
dell’equazione considerata, è possibile sommare le soluzioni elementari ottenendo
ancora una soluzione. Come nel caso della corrente attorno alla sfera, anche nel
problema in coordinate cilindriche l’insieme di soluzioni elementari è abbastanza
ampio da permettere di esprimere qualunque soluzione mediante una combinazione
lineare delle soluzioni elementari.
3
La funzione Θ(θ) in questo paragrafo non deve essere confusa con quella incontrata nello
studio della corrente attorno a una sfera.
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112 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Sostituiamo allora u R (R, θ) = W (R) Θ(θ) nell’equazione di secondo grado otte-


nendo
 
d d  d 2Θ
Θ R RW + W = 0,
dR dR dθ 2

dove i simboli di derivata parziale si sono trasformati in quelli di derivata ordinaria


perché le nuove incognite W e Θ sono funzioni solo di R e di θ. Dividendo per il
prodotto W Θ si ottiene:
 
1 d d  1 d 2Θ
R RW + = 0.
W dR dR Θ dθ 2

Il primo termine dipende solo da R e il secondo solo da θ, ovvero abbiamo


un’equazione della forma F(R) + G(θ) = 0, per cui ciascuno dei due termini
deve essere una costante: come conseguenza dobbiamo avere
 
1 d d  1 d 2Θ
R RW = C1 , = C2 ,
W dR dR Θ dθ 2

dove le costanti si separazione C 1 e C2 sono legate dalla relazione

C1 + C2 = 0.

Quindi, anche nel caso delle coordinate cilindriche, il metodo di separazione delle
variabili riduce l’equazione differenziale alle derivate parziali a un insieme di
equazioni differenziali ordinarie legate da opportune costanti.
Ora C2 non può essere positivo, altrimenti si otterrebbero soluzioni esponenziali
per Θ(θ), manifestamente non periodiche, come è invece necessario che siano.
Pertanto porremo C 2 = −k 2 , con k 2 ≥ 0, e quindi avremo

d 2Θ
= −k 2 Θ.
dθ 2
Consideriamo per primo il caso k = 0, cosicché si ha la seguente equazione per Θ0

d 2 Θ0 dΘ0
=0 ⇒ = costante = B
dθ 2 dθ
e quindi

Θ0 (θ) = A + Bθ.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 113 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 113

Il termine Bθ non può essere accettato dal momento che la variabile θ rappresenta
l’angolo delle coordinate polari per cui si richiede Θ0 (θ + 2π) = Θ0 (θ) e quindi
B = 0. Pertanto la soluzione per il caso k = 0 è

Θ0 (θ) = A.

Esaminiamo ora l’equazione per W0 (R) corrispondente al valore k = 0. Siccome


C1 = −C2 = 0, abbiamo l’equazione
 
d d 
R RW0 = 0,
dR dR
che è integrata immediatamente
d  d  B
R RW0 = B → RW0 = ,
dR dR R
dove B è una costante d’integrazione. Una seconda integrazione fornisce
C B ln R
W0 (R) = + ,
R R
dove C è una seconda costante d’integrazione. Quindi le soluzioni elementari
dell’equazione alle derivate parziali di partenza, relative al caso k = 0, sono date
da AW0 (R), ovverosia, riassorbendo la costante A nelle altre due costanti B e C:
C B ln R
+ .
R R

Consideriamo ora quando k 2 > 0. Le soluzioni possibili dell’equazione per


Θk sono della forma

Θk (θ) = cos(kθ) e Θk (θ) = sin(kθ).

D’altra parte le soluzioni devono essere periodiche di periodo 2π, per cui deve
essere cos(kθ) = cos[k(θ + 2π)] = cos(kθ + 2kπ) e analogamente per la funzione
seno. Quindi 2kπ deve essere un multiplo intero di 2π: ciò implica che k sia un
intero, ovvero k = 1, 2, . . . . I valori di k interi negativi non servono dato che le
soluzioni corrispondenti sarebbero una semplice ripetizione di quelle per k positivo.
In conclusione, affinché il prodotto W (R) Θ(θ) possa essere effettivamente una
soluzione dell’equazione differenziale originaria alle derivate parziali la costante
di separazione C 2 deve assumere solo determinati valori discreti, dati da C 2 =
0, 1, 4, 9, . . . , k 2 , . . . , con k intero.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 114 colore nero Marzo 29, 2006

114 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Passando a questo punto all’equazione per Wk(R), dato che C 1 = −C2 = −(−k 2 ) =
k 2 , essa assume la forma seguente
 
d d 
R RWk = k 2 Wk ,
dR dR
che è un’equazione equidimensionale o equazione di Eulero, si veda l’appendice
C. Le sue soluzioni sono del tipo Wk (R) = R n dove l’esponente n è determinato
mediante sostituzione nell’equazione stessa. Si ha
   
d d n
 d d  d 
R RR = R R n+1
= R (n + 1)R n
dR dR dR dR dR
d 
= (n + 1) R n+1 = (n + 1)2 R n = k 2 R n .
dR
Pertanto (n + 1)2 = k 2 , per cui n = ±k − 1 e l’equazione per Wk (R) può avere
soluzioni del tipo

Wk (R) = R k−1 e Wk (R) = R −k−1 , per k = 1, 2, . . . .

A questo punto possiamo costruire le soluzioni elementari dell’equazione alle


derivate parziali di partenza, ponendo attenzione a moltiplicare soluzioni delle
equazioni per Wk e Θk , con lo stesso valore di k. Per k intero positivo dovremo
considerare i prodotti del tipo
cos(kθ) sin(kθ)
R k−1 cos(kθ), R k−1 sin(kθ), e ,
R k+1 R k+1
e scriveremo la loro combinazione lineare come
cos(kθ) sin(kθ)
ak R k−1 cos(kθ) + bk R k−1 sin(kθ) + ck k+1
+ dk k+1 .
R R
In virtù della linearità dell’equazione del secondo ordine considerata,la sua soluzione
generale u R sarà espressa come combinazione lineare di tutte le soluzioni elementari
trovate e avrà pertanto la forma seguente:

∞ 
C B ln R X
u R (R, θ) = + + ak R k−1 cos(kθ) + bk R k−1 sin(kθ)
R R k=1

cos(kθ) sin(kθ)
+ ck k+1 + dk k+1 .
R R
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PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 115

Il valore delle costanti B, C, ak , bk , ck e dk , per k = 1, 2 . . . , è ora determinato


imponendo le condizioni al contorno del problema in esame. Notiamo che tutte le
potenze di R con esponente positivo divergono per R → ∞, per cui non possono
essere presenti nella soluzione e quindi ak = bk = 0, per k = 2, 3, . . . . La
soluzione precedente si riduce quindi a

X∞  
C B ln R cos(kθ) sin(kθ)
u R (R, θ) = + + a1 cos θ + b1 sin θ + ck k+1 + dk k+1 .
R R k=1
R R

Dato che i primi due termini e tutti quelli della sommatoria tendono a zero per
R → ∞, la condizione all’infinito u R (R → ∞, θ) → U cos θ implica che a1 = U
e b1 = 0, per cui l’espressione si semplifica in

X∞  
C B ln R cos(kθ) sin(kθ)
u R (R, θ) = + + U cos θ + ck k+1 + dk k+1 .
R R k=1
R R

Imponendo la condizione al contorno sul cilindro si ha la relazione

X∞  
C B ln a cos(kθ) sin(kθ)
u R (a, θ) = + + U cos θ + ck k+1 + dk k+1 = 0,
a a k=1
a a

che deve essere soddisfatta per ogni θ ∈ [0, 2π]. Ne deriva immediatamente che
C + B ln a = 0, da cui C = −B ln a. Inoltre tutti i coefficienti dei seni devono
essere nulli, ossia dk = 0, per k = 1, 2, . . . , mentre i coefficienti dei coseni devono
essere nulli solo per k = 2, 3, . . . . L’annullamento del termine cos θ conduce
all’equazione U + c1 /a 2 = 0, da cui segue c1 = −a 2U . L’espressione della
soluzione diventa allora
 
B ln(R/a) a2
u R (a, θ) = + U 1 − 2 cos θ.
R R

D’altra parte il primo termine deve essere nullo perché darebbe luogo a un flusso di
massa netto attraverso le superfici cilindriche, oltretutto di entità dipendente dal loro
raggio, in violazione della legge di conservazione della massa. Abbiamo quindi
necessariamente B = 0 e la soluzione finale è allora la seguente
 
a2
u R (R, θ) = U 1 − 2 cos θ.
R
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 116 colore nero Marzo 29, 2006

116 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Per determinare l’andamento della componente angolare u θ della velocità ricor-


riamo all’equazione del primo ordine che impone l’irrotazionalità del moto sos-
tituendo in essa l’espressione della soluzione u R (R, θ) appena trovata. Abbiamo
   
∂  a2
Ru θ − U 1 − 2 (− sin θ) = 0.
∂R R

Spostando nel secondo membro la funzione nota si ha


 
∂  a2
Ru θ = −U 1 − 2 sin θ,
∂R R

ovvero integrando rispetto a R:


 
a2
Ru θ (R, θ) = F(θ) − U R+ sin θ,
R

dove F(θ) è una funzione arbitraria. Dividendo per R si ha


 
F(θ) a2
u θ (R, θ) = − U 1 + 2 sin θ.
R R

Per determinare completamente u θ occorre imporre la condizione di incomprimi-


bilità. Sostituendo la soluzione di u R (R, θ) già trovata e l’ultima espressione di
u θ (R, θ) nell’espressione della divergenza in coordinate cilindriche si ha
       
∂ a2 ∂ F(θ) a2
RU 1 − 2 cos θ + − U 1 + 2 sin θ
∂R R ∂θ R R
   
∂ a2 F 0 (θ) a2
=U R− cos θ + − U 1 + 2 cos θ
∂R R R R
   
a2 F 0 (θ) a2 F 0 (θ)
= U 1 + 2 cos θ + − U 1 + 2 cos θ = ,
R R R R

per cui l’annullamento della divergenza impone F 0 (θ) = 0 da cui segue immedi-
atamente F = costante = A. In conclusione, la componente angolare del campo
di velocità attorno al cilindro circolare è
 
A a2
u θ (R, θ) = − U 1 + 2 sin θ,
R R
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 117 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 117

dove A è una costante arbitraria, ossia tutti i valori di A sono permessi. Notiamo
che questa componente della soluzione corrisponde al campo di velocità del vortice
rettilineo che è stato definito negli esempi 3 e 4 del paragrafo 3.7. Per tale ragione
la costante A è ora indicata come Γ /(2π) e la soluzione appena trovata è riscritta
nel modo seguente
 
a2 Γ
u θ (R, θ) = −U 1 + 2 sin θ + ,
R 2π R

dove Γ rappresenta la circolazione del campo di velocità attorno al cilindro. Questo


valore è lo stesso per tutti i percorsi chiusi che circondano il cilindro. Invece, come
già discusso nel paragrafo 3.7, la circolazione è nulla per ogni percorso chiuso che
non circonda il cilindro.
Il campo di moto della corrente piana incomprimibile irrotazionale attorno a
un cilindro circolare è dato da
     
a2 a2 Γ ˆ.
u(R, θ) = U 1 − 2 cos θ R̂ + −U 1 + 2 sin θ +
R R 2π R

È importante osservare che il valore della costante Γ è completamente libero: questo


significa che esistono infinite soluzioni del problema della corrente incomprimibile
di un fluido non viscoso attorno a un cilindro, ovvero, volendo essere pi ù precisi,
esiste una famiglia a un parametro di infinite soluzioni del campo di velocità.

Corrente simmetrica
Esaminiamo per prima cosa la soluzione della corrente attorno al cilindro in assenza
della componente di moto rotatorio, ovverosia per Γ = 0. In questo caso il campo
di moto assume la forma
   
a2 a2
usim (R, θ) = U 1 − 2 cos θ R̂ − U 1 + 2 sin θ ˆ ,
R R

e quindi risulta essere simmetrico rispetto a un piano perpendicolare all’asse e


contenente la direzione della velocità asintotica U. Sulla superficie del cilindro,
ossia per R = a, la componente normale della velocità è ovviamente nulla mentre
la componente tangente è in generale diversa da zero tranne per θ = 0 e π, cioè
nei punti posteriore e anteriore della sezione circolare del cilindro, che sono quindi
punti di ristagno. Il campo di velocità della corrente attorno al cilindro a sezione
circolare è mostrato nella figura 4.6.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 118 colore nero Marzo 29, 2006

118 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Figura 4.6 Campo di velocità della


corrente incomprimibile irrotazionale
simmetrica attorno a un cilindro
circolare

Si può notare che il campo di velocità vicino al cilindro differisce dal campo
uniforme all’infinito molto di più rispetto al caso della corrente attorno alla sfera
(si confronti con la figura 4.3).
L’andamento della pressione sul cilindro è calcolato mediante la versione irro-
tazionale della legge di Bernoulli. La velocità sulla superficie del cilindro è data
dalla sola componente tangenziale
θ (a, θ) = −2U sin θ.
u sim
Quindi la legge di Bernoulli fornisce la pressione sulla superficie del cilindro cir-
colare immerso in una corrente stazionaria incomprimibile e irrotazionale:

P sim (a, θ)
= −2U 2 sin2 θ + C.
ρ

In termini adimensionali, il coefficiente di pressione C sim


P (θ) della corrente attorno
al cilindro è

[u sim
θ (a, θ)]
2
P (θ) = 1 −
C sim = 1 − 4 sin2 θ.
U2

Anche nel caso della corrente attorno al cilindro a sezione circolare la funzione
P(a, θ) ha la proprietà di simmetria
 
P sim a, 12 π + β = P sim a, 21 π − β ,
fra la parte anteriore e quella posteriore della superficie del cilindro, come anche
mostrato nella figura 4.7.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 119 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 119

C sim
P (θ)
1.0

θ
1.0 2.0 3.0 4.0 5.0 6.0

sfera
−1.0

Figura 4.7 Coefficiente di pressione


C sim
P (θ) della corrente incomprimibile −2.0
irrotazionale simmetrica attorno a un cilindro
cilindro a sezione circolare (curva
continua) e attorno a una sfera (curva −3.0
punteggiata)

L’andamento di C sim P (θ) nella corrente simmetrica attorno al cilindro è confrontato


con quello relativo alla sfera. Le due funzioni hanno la stessa simmetria e hanno
i valori massimo e minimo in corrispondenza delle stesse posizioni angolari sulla
superficie del corpo. La funzione C sim P (θ) è massima nel luogo dei punti estremi
davanti e dietro la sezione del cilindro e minima nei due luoghi dei punti estremi
sopra e sotto. Questo risultato è in accordo con il teorema di Bernoulli poiché la
velocità è nulla nei primi due punti e raggiunge il suo valore massimo 2U negli altri
due. È interessante notare che la diminuzione di pressione nei punti sulla superficie
dove la velocità è massima è molto maggiore nel caso della corrente attorno al
cilindro rispetto alla corrente attorno alla sfera. Le linee di corrente del flusso
simmetrico sono mostrate nella figura 4.8.
y

Figura 4.8 Linee di corrente della


soluzione simmetrica della corrente
incomprimibile irrotazionale attorno a
un cilindro a sezione circolare
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 120 colore nero Marzo 29, 2006

120 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Come per la corrente attorno alla sfera, la forza risultante agente sul cilindro (per
unità di lunghezza) sarà nulla in quanto la forza dovuta alla distribuzione di pres-
sione sulla parte anteriore è uguale e opposta alla forza causata dalla pressione
presente sulla parte posteriore. Si incontra quindi un altro esempio del paradosso
di D’Alembert, secondo il quale i corpi investiti da una corrente stazionaria incom-
primibile di un fluido non viscoso non offrono alcuna resistenza al moto del fluido.
In questo caso il paradosso si riferisce a una corrente bidimensionale.

Correnti non simmetriche (portanti)


Ritorniamo alla soluzione generale della corrente attorno al cilindro che comprende
sia la componente simmetrica sia il vortice rettilineo:
     
a2 a2 Γ ˆ.
u(R, θ) = U 1 − 2 cos θ R̂ + −U 1 + 2 sin θ +
R R 2π R

Il punto importante di questa relazione è che esistono infinite soluzioni del campo di
moto intorno al cilindro, ciascuna delle quali è contraddistinta da un valore diverso
della circolazione Γ , ovvero dell’intensità del vortice rettilineo. Questo risultato
non è limitato al caso del cilindro di sezione circolare. Qualunque sia la forma
della sezione del cilindro di lunghezza infinita, esiste sempre un numero infinito
di soluzioni ciascuna delle quali rappresenta una corrente piana incomprimibile e
irrotazionale attorno al cilindro.
È infatti la presenza del cilindro che fornisce il carattere molteplicemente
connesso al dominio in cui scorre il fluido e questa caratteristica permette l’esistenza
di un numero infinito di campi di velocità irrotazionali e incomprimibili soddi-
sfacenti le condizioni al contorno sul corpo e a grande distanza da esso. Non esiste
ovviamente alcun fluido che sia completamente privo di viscosità, per cui negli
esperimenti non si osservano soluzioni differenti. In effetti, la presenza dell’attrito
viscoso cambia radicalmente la formulazione matematica del problema con due
conseguenze fondamentali: non esistono più infinite soluzioni e la circolazione
della corrente viscosa stazionario attorno al corpo cilindrico avrà un valore unico,
determinato dalla forma della sezione del cilindro ed eventualmente anche dalla
storia del campo di moto.

Teorema della portanza di Kutta–Joukowski


Rispetto al caso di corrente simmetrica, la presenza del vortice rettilineo nella
soluzione della corrente irrotazionale è all’origine di una differenza importante
riguardante la forza esercitata dal fluido sul cilindro. Nel caso pi ù generale la
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 121 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 121

velocità sulla superficie del cilindro è espressa dalla relazione

Γ
u θ (a, θ) = −2U sin θ +
2πa

in cui compare un termine addizionale se l’intensità Γ del vortice non è nulla. Il


teorema di Bernoulli (versione irrotazionale) permette di ricavare la pressione sulla
superficie del cilindro

P(a, θ) 1
= − [u θ (a, θ)]2 + C,
ρ 2

ovvero, sostituendo l’espressione di u θ (a, θ),

 
P(a, θ) 1 Γ 2
=− −2U sin θ + +C
ρ 2 2πa
 
UΓ 1 Γ 2
= −2U 2 sin2 θ + sin θ − + C.
πa 2 2πa

Si hanno due termini aggiuntivi rispetto al caso di corrente simmetrica: il primo


termine risulta proporzionale a sin θ e, a causa dell’andamento del segno di tale
funzione, introduce un’asimmetria fra la parte superiore e quella inferiore del
cilindro; il secondo termine è invece una semplice costante e, come la solita costante
C, non potrà avere alcun effetto sulla forza esercitata dal fluido sul cilindro. In
modo analogo, il coefficiente di pressione relativo alla soluzione non simmetrica
contenente anche un vortice è espresso dalla relazione
 2
2Γ Γ
C P (θ) = 1 − 4 sin2 θ + sin θ − .
πaU 2πaU

La figura 4.9 confronta l’andamento di C P (θ) della soluzione non simmetrica per
Γ
2π aU
= − 12 , con quello dell’analogo coefficiente della soluzione simmetrica,
ovvero Γ = 0 (non portante). Nel disegno della curva relativa alla soluzione
non simmetrica si è omesso il termine costante che è irrilevante.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 122 colore nero Marzo 29, 2006

122 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

C P (θ)
1.0
θ
1.0 2.0 3.0 4.0 5.0 6.0
−1.0

−2.0
Γ =0
Figura 4.9 Coefficiente di pressione −3.0
della corrente incomprimibile
Γ <0
irrotazionale non simmetrica  −4.0
Γ 1
2π aU = − 2 , curva continua e
simmetrica (Γ = 0, curva a tratti) −5.0
attorno a un cilindro a sezione circolare

Passando dalla soluzione simmetrica a quella non simmetrica, i due minimi della
funzione C P (θ) sono modificati in maniera diversa. Se Γ < 0, la pressione nel
punto estremo superiore della sezione del cilindro diventa ancora più bassa e questo
punto diventa il luogo in cui la pressione raggiunge il suo valore minimo assoluto
in tutto il fluido; al contrario la pressione nel punto inferiore del cilindro aumenta e
quindi la depressione presente in questa zona si riduce. In altri termini, la presenza
del vortice rettilineo nella soluzione non simmetrica comporta un’asimmetria nel
campo di moto e della pressione fra la zona inferiore e quella superiore. Si noti che
questa asimmetria della pressione intorno al cilindro è una conseguenza del teorema
di Bernoulli. Infatti, quando il vortice ruota in senso orario, la sua velocità sulla
superficie del cilindro nella parte superiore ha lo stesso verso della velocità della
velocità indisturbata a monte (componente simmetrica) per cui le due componenti si
sommano producendo la velocità massima. Viceversa, la velocità del vortice nella
parte inferiore ha verso opposto a quella della componente simmetrica causando
una sottrazione tra le due componenti e quindi la velocità finale sarà minore.
Per determinare la forza agente sul cilindro dobbiamo sommare le forze ele-
mentari dovute alla pressione che agiscono su tutti gli elementi della sua superficie.
Essendo il moto del fluido identico in ogni piano perpendicolare all’asse del cilin-
dro, possiamo considerare la forza f per unità di lunghezza del cilindro. Tale vettore
sarà dato da un integrale semplice lungo la circonferenza R = a, che rappresenta
la sezione della superficie del cilindro:

Z 2π
f= P(a, θ)[−R̂(θ)] a dθ.
0
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 123 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 123

In questa espressione, al posto della funzione integranda P(a, θ) scriveremo solo


il nuovo termine della pressione, proporzionale a sin θ, poiché tutti gli altri termini
danno un integrale nullo. Il versore normale −R̂(θ) è diretto verso l’interno del
cerchio e quindi avremo −R̂(θ) = −(cos θ x̂ + sin θ ŷ), per cui
Z 2π

f = −ρ sin θ (cos θ x̂ + sin θ ŷ) a dθ
0 πa
Z
ρ U Γ 2π 2
=− sin θ dθ ŷ,
π 0
R 2π
in quanto 0 sin θ cos θ dθ = 0. L’integrale rimanente è uguale a π, per cui la
forza esercitata dal fluido su un tratto del cilindro di lunghezza unitaria è

f = −ρ U Γ ŷ,

ovvero, in forma intrinseca, f = ρ U



, dove il vettore circolazione è diretto
come l’asse del cilindro mentre la velocità U è in direzione normale ad esso.
La presenza di un vortice di circolazione Γ in una corrente incomprimibile
e irrotazionale genera una componente di velocità che produce una forza sulla
superficie del cilindro. Questa forza ha direzione perpendicolare sia alla direzione
della velocità uniforme U x̂ sia all’asse del cilindro, e la sua intensità è proporzionale
a Γ e U . Questa forza è chiamata portanza se è diretta verso l’alto, il che accade
quando il vortice circola in senso orario (Γ < 0), o deportanza se è diretta verso
il basso, ovvero quando il vortice circola in senso antiorario (Γ > 0).
La relazione trovata stabilisce quindi che la portanza per unità di lunghezza è
proporzionale alla circolazione. Si tratta di un risultato noto come teorema della
portanza di Kutta–Joukowski, che è molto importante per l’aerodinamica perché
la sua validità può essere dimostrata anche nel caso di corpi cilindrici di sezione
qualsiasi, come, ad esempio, i profili alari.

Linee di corrente delle soluzioni portanti


Per analizzare il campo di velocità della corrente piana attorno al cilindro è utile
rappresentare le sue linee di corrente. Determiniamo allora la funzione di corrente ψ
della corrente irrotazionale considerata partendo dalla definizione delle componenti
cilindriche u R e u θ della velocità, espresse in termini della funzione di corrente
ψ(R, θ) introdotta nel paragrafo 3.9:
1 ∂ψ ∂ψ
uR = e uθ = − .
R ∂θ ∂R
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124 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Nel caso in esame, le componenti della velocità sono già state determinate e sono
funzioni note, u R = u R (R, θ), u θ = u θ (R, θ), mentre ψ è una funzione incognita.
Riscriviamo quindi le due relazioni precedenti mettendo la variabile incognita ψ
nel primo membro e utilizzando le espressioni di u R (R, θ) e u θ (R, θ) calcolate
precedentemente:
 
1 ∂ψ a2
=U 1− cos θ,
R ∂θ R2
 
∂ψ a2 Γ
=U 1+ sin θ − .
∂R R2 2π R

Abbiamo due equazioni in una sola incognita ψ, per cui dovremo verificare che
i risultati delle due integrazioni conducano alla medesima soluzione. La prima
equazione moltiplicata per R diventa
 
∂ψ a2
= U 1 − 2 R cos θ
∂θ R

e viene integrata subito rispetto alla variabile indipendente θ


 
a2
ψ(R, θ) = U 1 − 2 R sin θ + f (R),
R

dove f (R) rappresenta la “costante” d’integrazione: essa è una funzione (per il


momento arbitraria) dell’altra variabile indipendente R che compare all’interno
della funzione di corrente ψ(R, θ). L’integrazione della seconda equazione è
leggermente più difficile ma pur sempre immediata
 
a2 Γ
ψ(R, θ) = U R− sin θ − ln R + g(θ)
R 2π
 
a2 Γ
= U 1 − 2 R sin θ − ln R + g(θ)
R 2π

dove la funzione g(θ) è la seconda “costante” d’integrazione. Affinché le due


espressioni della soluzione cosı̀ calcolate siano uguali, le due funzioni f (R) e g(θ)
devono soddisfare la relazione
Γ
f (R) = − ln R + g(θ).

F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 125 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 125

Questa condizione è soddisfatta solo se g(θ) = costante = K , per cui avremo


 
Γ Γ R
f (R) = − ln R + K = − ln ,
2π 2π a
dove la costante arbitraria K è stata scritta per comodità come
Γ
K = ln a + C

dove C è una costante qualsiasi, in modo da avere un logaritmo con argomento adi-
mensionale. La funzione di corrente ψ(R, θ) della corrente piana incomprimibile
irrotazionale attorno al cilindro è pertanto
   
a2 Γ R
ψ(R, θ) = U 1 − 2 R sin θ − ln +C
R 2π a

È importante osservare che la funzione di corrente ψ, come il campo di velocità u,


contiene il parametro libero Γ che rappresenta la circolazione del vortice rettilineo.
Il valore della costante C è arbitrario ed è del tutto irrilevante dato che il campo di
velocità si ottiene dalla derivata della funzione di corrente, che è pertanto definita a
meno di una costante additiva.
Le linee di corrente della soluzione non simmetrica per il valore della cir-
colazione adimensionale 2πΓaU = −1 sono mostrate nella figura 4.10. Le curve
disegnate corrispondono ai seguenti valori della funzione di corrente adimensionale
ψ/(aU ) = 0, ±0.1, ±0.5, ±1, ±2, ±3.
y

Figura 4.10 Linee di corrente


relative alla soluzione non simmetrica
della corrente incomprimibile
irrotazionale attorno a un cilindro
circolare per 4πΓaU = − 12
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 126 colore nero Marzo 29, 2006

126 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Può essere interessante determinare la posizione dei punti in cui si annulla la velocità
sul cilindro, che si chiamano punti di ristagno. In questi punti arriva o parte una
linea di corrente. La posizione dei punti di ristagno è determinata dalla condizione
u(a, θr ) = 0, dove θr indica l’angolo di un eventuale punto di ristagno. Nel caso
della corrente irrotazionale considerata, questa condizione equivale all’equazione
u θ (a, θr ) = 0, ovvero, nel nostro caso:

Γ
−2U sin θr + = 0.
2πa
Risolvendo questa equazione rispetto a θr si ottiene
 
−1 Γ
θr = sin .
4πaU

Naturalmente oltre all’angolo θr vi è anche una secondo angolo θr0 relativo al punto
speculare rispetto alla retta verticale: θr0 = π − θr se Γ > 0 e θr0 = −π − θr se
Γ < 0. Queste soluzioni esistono solo quando l’intensità Γ del vortice soddisfa la
condizione

Γ

4πaU < 1.

Nel caso particolare Γ /(4πaU ) = ±1 vi sarà un solo punto di ristagno per θr = ±π 2


(in realtà un’intera retta di punti di ristagno sul cilindro). La figura 4.11 mostra le
linee di corrente relative a questo caso limite.
y

Figura 4.11 Linee di corrente della


soluzione non simmetrica per il valore
particolare 4πΓaU = −1 per cui i due
punti di ristango coincidono
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 127 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 127

Se invece |Γ /(4πaU )| > 1 allora non c’è alcun punto di ristagno sulla superficie
del corpo immerso. Esisterà tuttavia un punto nel fluido per θ = π/2 se Γ > 0 o
per θ = −π/2 se Γ < 0 in cui il vettore velocità si annulla. Infatti per θ = ±π
2 la
componente radiale della velocità è nulla
 
 a2 
u R R, 2 = U 1 − 2 cos ±π
±π
2
=0
R
qualunque sia il valore di R, mentre la componente angolare si annullerà solo nel
punto la cui distanza R0 dall’asse del cilindro soddisfa l’equazione
 
±π
 a2 Γ
u θ R0 , 2 = −U 1 + 2 (±1) + = 0.
R0 2π R0
Questa condizione rappresenta un’equazione di secondo grado nell’incognita R 0 ,
R02 ± b R0 + a 2 = 0, dove b = Γ /(2πU ), che ha le seguenti soluzioni
s 2
R0 Γ Γ
= ± − 1.
a 4πaU 4πaU
Siccome |Γ /(4πaU )| > 1, si verifica facilmente che la soluzione con il segno
positivo implica R0 > a, mentre quella con il segno negativo implica R0 < a.
Poiché stiamo cercando un punto appartenente alla regione del fluido, dovremo
avere R0 > a per cui la radice che ci interessa è quella con il segno positivo. Nella
figura 4.12 sono mostrate le linee di corrente per 4πΓaU = −1.125 che ha un punto
in cui la velocità si annulla nel fluido e non sulla superficie del cilindro.
y

Figura 4.12 Linee di corrente della


soluzione non simmetrica per il valore
Γ
4π aU = −1.125
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 128 colore nero Marzo 29, 2006

128 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Soluzione mediante il potenziale cinetico


La corrente attorno al cilindro circolare può essere calcolata seguendo un proced-
imento alternativo basato sull’uso del potenziale del campo della velocità. Se un
campo vettoriale è irrotazionale ed è definito in un dominio semplicemente con-
nesso, allora esso può essere rappresenato come gradiente di una funzione scalare,
chiamata potenziale. Nel caso di un campo di velocità u irrotazionale, la funzione
scalare φ si chiama potenziale cinetico, ovverosia risulta:

u=


φ.

In particolare, se consideriamo il campo di velocità irrotazionale di una corrente


attorno a un cilindro circolare utilizzeremo le coordinate cilindriche per cui il
potenziale è φ = φ(R, θ) e l’operatore


indica ora il gradiente bidimensionale


nelle coordinate del piano (R, θ), ovvero,
∂ 1 ∂
= R̂ +ˆ


.
∂R R ∂θ
Osserviamo però subito che il dominio in cui si muove il fluido attorno al cilindro
non è semplicemente connesso, per cui esisteranno anche campi di velocità irro-
tazionali che non è possibile descrivere mediante un potenziale cinetico di cui siano
il gradiente.
In via provvisoria supponiamo che il campo di velocità sia rappresentabile
mediante un potenziale φ, ovvero tale che u = φ. Essendo la corrente incom-


primibile, la condizione di divergenza nulla implica allora che φ deve soddisfare


l’equazione di Laplace bidimensionale
2
φ = 0,

dove 2 è l’operatore laplaciano 2D delle coordinate del piano, ovvero, dopo avere
moltiplicato per R 2 , avremo l’equazione seguente

∂  ∂φ  ∂ 2 φ
R R + 2 = 0.
∂R ∂R ∂θ

Questa equazione è leggermente diversa da quella per l’incognita u R ma è com-


pletata dalle medesime condizioni al contorno che traducono la condizione di non
penetrabilità sulla superficie del cilindro, n̂ u = 0 per R = a e la condizione asin-
totica di corrente uniforme a grande distanza dal cilindro, u → U x̂ per R → ∞.
Queste condizioni espresse in termini della nuova incognita φ assumomo la forma
di condizioni al contorno di Neumann, ovverosia:
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 129 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 129

∂φ ∂φ
=0 e → U cos θ.
∂ R |R=a ∂ R |R→∞

Affrontiamo la risoluzione di questo problema ellittico ricorrendo ancora una volta


al metodo di separazione delle variabili. Seguendo lo stesso procedimento adottato
nei paragrafi precedenti, ricerchiamo soluzioni elementari Φ(R, θ) aventi la forma
seguente

Φ(R, θ) = S(R) Θ(θ),

dove S e Θ sono due nuove incognite, funzione solo di R e di θ. Sostituiamo allora


Φ(R, θ) = S(R) Θ(θ) nell’equazione di Laplace ottenendo

d  dS  d 2Θ
ΘR R +S = 0.
dR dR dθ 2
Dividendo per il prodotto SΘ si ottiene:

R d  dS  1 d 2Θ
R + = 0.
S dR dR Θ dθ 2
Esattamente come visto in precedenza, il primo termine dipende solo da R e il
secondo solo da θ, ovvero abbiamo un’equazione della forma F(R) + G(θ) = 0,
per cui ciascuno dei due termini deve essere una costante: come conseguenza
dobbiamo avere

R d  dS  1 d 2Θ
R = C1 , = C2 ,
S dR dR Θ dθ 2
dove le costanti si separazione C 1 e C2 sono legate dalla relazione

C1 + C2 = 0.

Ora C2 non può essere positivo, altrimenti si otterrebbero soluzioni esponenziali


per Θ(θ) mentre questa funzione deve essere periodica per potere rappresentare
una funzione dei punti del piano descritti in coordinate polari. Pertanto porremo
C2 = −k 2 , con k 2 ≥ 0, e quindi avremo

d 2Θ
= −k 2 Θ.
dθ 2
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 130 colore nero Marzo 29, 2006

130 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

Consideriamo per primo il caso k = 0, cosicché si ha la seguente equazione per Θ0


d 2 Θ0
= 0.
dθ 2
Questa equazione differenziale ordinaria ammette due soluzioni del tipo
Θ0 (θ) = A e Θ0 (θ) = Bθ,
dove A e B sono delle costanti. Tuttavia, dovendo usare queste soluzioni per
costruire soluzioni elementari di un’equazione differenziale alle derivate parziali
con variabili indipendenti R e θ che rappresentano il punto di un piano, la seconda
soluzione trovata, Bθ, presenta delle difficoltà. Infatti il termine Bθ, dove θ
rappresenta l’angolo delle coordinate polari, porta al di fuori della teoria delle
funzioni definite in un dominio del piano, cioè delle funzioni a un solo valore in
ogni punto del loro dominio.
Dal punto di vista matematico un termine del tipo Bθ rappresenta un oggetto
strano poiché, percorrendo un giro attorno all’origine, l’espressione Bθ aumenta
della quantità 2π B, invece di ritornare allo stesso valore che aveva all’inizio del
giro. In altre parole il termine Bθ può essere interpretato come un “tipo di funzione
strana” che può assumere molti valori diversi a seconda di quanti giri si sono fatti
attorno all’origine. Tutti i valori che Bθ assume in un determinato punto del piano
differiscono di multipli interi di 2π B, ovvero di 2nπ B, dove n indica il numero di
giri compiuti (n può essere anche negativo perché si può girare attorno all’origine
in senso orario oltre che in senso antiorario). Un’immagine efficace di questo
strano tipo di oggetto matematico potrebbe essere una superficie inclinata che sale
continuamente girando attorno all’asse verticale come mostrato nella figura 4.13,
in modo simile a una scala a chiocciola.

y
x
Figura 4.13 Andamento di θ nei
punti del piano x-y
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 131 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 131

Osservazione Nel caso in cui l’origine dovesse appartenere alla regione in cui
si muove il fluido, il termine Bθ dovrebbe essere scartato subito perché altrimenti
la variabile θ assumerebbe in tale punto qualunque valore. Nel problema della
corrente all’esterno del cilindro, in cui l’asse z si trovi dentro il cilindro, l’origine
del piano (R, θ) non appartiene alla regione del fluido, per cui la suddetta patologia
non si verifica.
Torniamo ora al nostro problema fluidodinamico in cui si deve determinare
un campo di velocità. Certe soluzioni speciali dell’equazione di Laplace che non
appartengono all’insieme delle funzioni definite in un dominio del piano potrebbero
essere tali che il loro gradiente risulta essere lo stesso un campo vettoriale a un solo
valore. In tal caso il termine Bθ potrebbe essere accettato benché una soluzione
dell’equazione di Laplace che lo contenga non possa essere considerata una funzione
nel senso ordinario del termine.
In effetti il termine Bθ, che ribadiamo non può essere una funzione dei punti
del piano quando θ ∈ [0, 2π], è proprio quello che supplisce all’inadeguatezza
del potenziale scalare nel rappresentare l’eventuale componente rotatoria che pu ò
esistere in un campo di velocità irrotazionale quando il dominio occupato dal fluido
è molteplicemente connesso.
Risolviamo ora l’equazione per S0 (R),
d  d S0 
R = 0.
dR dR
Integrando una prima volta si ha
d S0 d S0 C
R =C → = .
dR dR R
Integrando una seconda volta

S0 (R) = D + C ln R.

In realtà le soluzioni elementari si ottengono come prodotto delle soluzioni delle


equazioni differenziali ordinarie, per cui, nel caso k = 0, dobbiamo considerare tutti
i possibili prodotti S0 Θ0 e quindi abbiamo le seguenti quattro soluzioni elementari

costante, ln R, θ, (ln R) θ.

Con esse è possibile formare la combinazione lineare A + B ln R + Cθ + D(ln R) θ,


che possiamo anche scrivere nel seguente modo
00 00
A + B ln R + (C + D ln R) θ ,
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 132 colore nero Marzo 29, 2006

132 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

00 00
dove il termine (C + D ln R) θ costituisce la parte “anomala” (ossia diversa da
una funzione nel senso ordinario) della soluzione, per cui è stata posta tra virgolette.
Consideriamo ora quando k 2 > 0. Le soluzioni possibili dell’equazione relative
all’incognita Θk
d 2 Θk
= −k 2 Θk per k = 1, 2, . . .
dθ 2
sono evidentemente cos(kθ) e sin(kθ). D’altra parte le soluzioni dell’equazione
originaria devono essere periodiche di periodo 2π, per cui deve essere cos(kθ) =
cos[k(θ + 2π)] = cos(kθ + 2kπ) e analogamente per la funzione seno. Come già
visto in precedenza, 2kπ deve allora essere un multiplo intero di 2π per cui k deve
essere un intero, ossia k = 1, 2, . . . . I valori di k interi negativi non servono dato
che le soluzioni corrispondenti sarebbero una semplice ripetizione di quelle per k
positivo.
Siccome C1 = −C2 = −(−k 2 ) = k 2 , l’equazione per Sk (R) è
d  d Sk 
R R = k 2 Sk per k = 1, 2, . . . .
dR dR
Questa equazione è equidimensionale e le sue soluzioni sono del tipo S(R) = R n
dove l’esponente n si determina mediante sostituzione nell’equazione. Si ha
d  d 
R R n R n−1 = n R R n = n 2 R R n−1 = n 2 R n = k 2 S = k 2 R n .
dR dR
Pertanto n 2 = k 2 , per cui n = ±k e le soluzioni ricercate sono del tipo R k e R −k .
A questo punto possiamo costruire le soluzioni elementari dell’equazione di
Laplace considerata, per k = 1, 2, . . . . Dovremo moltiplicare le soluzioni delle
equazioni differenziali ordinarie di Sk e Θk , e considerare i prodotti del tipo
cos(kθ) sin(kθ)
R k cos(kθ), R k sin(kθ), e ,
Rk Rk
nonché la loro combinazione lineare
cos(kθ) sin(kθ)
αk R k cos(kθ) + βk R k sin(kθ) + γk + δk .
Rk Rk
In virtù della linearità dell’equazione di Laplace, la sua soluzione generale φ sarà
espressa come combinazione lineare di tutte le soluzioni elementari trovate e avrà
pertanto la forma seguente:
00 00 00 00
φ (R, θ) = A + B ln R + (C + D ln R) θ
X∞  
cos(kθ) sin(kθ)
+ αk R cos(kθ) + βk R sin(kθ) + γk
k k
+ δk .
k=1
Rk Rk
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 133 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 133

Il valore delle costanti A, B, C, D, αk , βk , γk e δk , per k = 1, 2, . . . , è determinato


dalle condizioni al contorno relative al problema studiato. Per la corrente attorno al
cilindro circolare, le condizioni al contorno da soddisfare sono
00 00 00 00
∂ φ ∂ φ
=0 e → U cos θ
∂R |R=a ∂R |R→∞

00 00
e riguardano la derivata di φ rispetto a R, per cui calcoliamo esplicitamente questa
derivata
00 00 ∞ 
∂ φ (R, θ) B Dθ X
= + + kαk R k−1 cos(kθ) + kβk R k−1 sin(kθ)
∂R R R k=1 
cos(kθ) sin(kθ)
− kγk k+1 − kδk k+1 .
R R

Consideriamo prima la condizione di Neumann per R → ∞. In tale limite, tutti i


termini con R o sue potenze a denominatore tendono a zero per cui l’espressione
precedente della derivata della soluzione tende a
00 00
∂ φ (R, θ) X∞  
→ kαk R k−1 cos(kθ) + βk R k−1 sin(kθ) per R → ∞.
∂R k=1

00 00
La condizione ∂ φ /∂ R → U cos θ per R → ∞ richiede che siano nulli tutti i
coefficienti delle potenze di R con esponente positivo (pena la divergenza della
funzione per R → ∞) e quindi αk = 0 e βk = 0 per k = 2, 3, . . . . Invece i
primi due termini corrispondenti a k = 1 non divergono per R → ∞ e, dovendo
coincidere con U cos θ, si deve avere α1 = U e β1 = 0.
Riscriviamo allora l’espressione della soluzione che soddisfa per ora solo la
condizione al contorno lontano dal cilindro
00 00 00 00
φ (R, θ) = A + B ln R + (C + D ln R) θ
X∞  
cos(kθ) sin(kθ)
+ U R cos θ + γk + δk ,
k=1
Rk Rk

e la derivata di questa “funzione” rispetto a R:


00 00 00 00
X∞  
∂ φ (R, θ) B Dθ cos(kθ) sin(kθ)
= + + U cos θ − kγk k+1 + kδk k+1 .
∂R R R k=1
R R
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 134 colore nero Marzo 29, 2006

134 CAPITOLO 4 Correnti incomprimibili non viscose irrotazionali

00 00
La condizione di non penetrazione ∂ φ /∂ R = 0 sulla superficie del cilindro, R = a,
richiede che l’equazione

B Dθ X∞
k  
+ + U cos θ − k+1
γk cos(kθ) + δk sin(kθ) = 0,
a a k=1
a

sia soddisfatta per ogni valore di θ ∈ [0, 2π]. Quindi deve essere B = 0, D = 0,
U − γ1 /a 2 = 0, γk = 0 per k = 2, 3, . . . , e δk = 0 per k = 1, 2, 3, . . . . Le sole
costanti diverse da zero sono quindi A, C e γ1 = U a 2 per cui la soluzione sarà

00 00 00 00 U a2
φ (R, θ) = A + Cθ + U R cos θ + cos θ,
R
dove A e C sono costanti che non risultano determinate dalle condizioni al contorno
e quindi sono libere di assumere qualunque valore.
La costante A non ha alcun significato fisico dato che il suo valore non pu ò
00 00
influire sul campo di velocità u =


φ . Invece la seconda costante C ha significato


00 00 00 00
Cθ = C
 

fisico poiché il termine di velocità corrispondente, θ , è il campo


di velocità di un vortice rettilineo. Per tale ragione, questa costante è di solito scritta
come C = Γ /(2π), dove Γ rappresenta la circolazione attorno al vortice, ovvero
attorno al cilindro nel caso in esame. Scriveremo pertanto la soluzione completa
come
  00
00 00 a2 Γ
φ (R, θ) = A + U 1 + 2 R cos θ + θ .
R 2π 00

Si ricorda che il valore della costante Γ è completamente arbitrario: esistono in


effetti infinite soluzioni del problema della corrente incomprimibile di un fluido non
viscoso attorno a un cilindro.
La corrente complessiva, comprendente sia la componente simmetrica sia il
00 00
vortice rettilineo, si ottiene calcolando il gradiente di φ . Un calcolo diretto
conduce al seguente campo di velocità
     
a2 a2 Γ ˆ,
u(R, θ) = U 1 − 2 cos θ R̂ + −U 1 + 2 sin θ +
R R 2π R

che coincide con quello determinato in precedenza mediante la risoluzione diretta


delle equazioni per la velocità.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 4 – pagina 135 colore nero Marzo 29, 2006

PARAGRAFO 4.5: Corrente stazionaria 2D attorno a un cilindro circolare 135

Esercizi 4
1. Mostrare che il campo di velocità piano espresso in
coordinate cilindriche

u(R, θ) = R sin(2θ) R̂ + R cos(2θ) ˆ

è irrotazionale e provare a determinare un suo potenziale.


2. Per quali valori delle costanti α e β il campo di velocità
piano in coordinate cilindriche

u(R, θ) = R 2 cos θ R̂ + α R β sin θ ˆ

è irrotazionale? Determinare un potenziale di u se α e β


assumono questi valori.
3. Dimostrare che l’equazione di Legendre

1 d  dQ 
sin θ + `(` + 1)Q = 0
sin θ dθ dθ

per la funzione incognita Q = Q(θ), dove θ ∈ [0, π], con il


cambiamento di variabili θ → x = cos θ, x ∈ [−1, 1], si
trasforma nell’equazione
 
d 2
dP
1−x + `(` + 1)P = 0
dx dx

per la funzione incognita P = P(x). Naturalmente la nuova


incognita P(x) è legata a quella
 originaria Q(θ) dalla
relazione P(x) = Q cos−1 x .
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 135 colore nero Giugno 12, 2006

135

CAPITOLO 5

Correnti incomprimibili
viscose
Introduzione Questo capitolo è dedicato allo studio delle correnti incompri-
mibili di un fluido viscoso. Nel primo paragrafo si descrive il fenomeno della
viscosità nel caso semplice di una corrente che si muove in una sola direzione. Nel
paragrafo 5.2 questa nozione primitiva di viscosità è estesa al caso generale per
ricavare l’espressione della forza agente sulle particelle del fluido dovuta alla sua
viscosità in una corrente tridimensionale, sempre incomprimibile. Nel paragrafo 5.3
il nuovo termine della forza viscosa è aggiunto nell’equazione della quantità di moto,
cosı̀ da potere scrivere il sistema delle equazioni di Navier–Stokes che governano le
correnti incoprimibili viscose. Le condizioni supplementari, iniziali e al contorno,
necessarie per ottenere un problema matematicamente completo sono presentate nel
paragrafo 5.4, assieme alle loro condizioni di compatibilità, analogamente a quanto
visto nel capitolo 3 per il caso non viscoso e le equazioni di Eulero incomprimibili.
Nel paragrafo 5.5 si introduce la forma adimensionale delle equazioni di
Navier–Stokes e si definisce il numero di Reynolds. Nei paragrafi successivi si ri-
cavano alcune soluzioni analitiche delle equazioni in regioni dalla geometria molto
semplice, per correnti incomprimibili viscose, sia stazionarie sia variabili.
Per quanto riguarda le correnti stazionarie, il paragrafo 5.6 è dedicato allo
studio della corrente unidirezionale di un fluido che riempie lo spazio fra due pareti
piane parallele, di cui una eventualmente in moto con velocità costante, in presenza
o meno di un gradiente di pressione uniforme in tutta la regione occupata dal fluido.
Si considera anche la corrente di un fluido all’interno di un tubo causata della
presenza di un gradiente di pressione parallelo all’asse del tubo. Si analizza inoltre
il moto di uno strato di fluido che scorre su un piano a causa del campo di gravità
terrestre. Il paragrafo 5.7 è invece dedicato allo studio della corrente incomprimibile
viscosa attorno a una sfera per velocità molto piccole e alla deduzione della forza
agente su di essa, espressa dalla celebre legge della resistenza di Stokes.
Per quanto riguarda i problemi dipendenti dal tempo, nel paragrafo 5.8 si
studia come un fluido inizia a muoversi in virtù dell’attrito viscoso a causa della
traslazione improvvisa di una parete piana; di questo tipo di correnti unidirezionali
considereremo due esempi particolari. Nel primo caso la regione occupata dal fluido
è un semispazio, nel secondo caso è lo spazio compreso fra due lastre parallele.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 136 colore nero Giugno 12, 2006

136 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Il paragrafo 5.9 è dedicato allo studio di alcune soluzioni esatte delle equazioni
incomprimibili in coordinate cilindriche quando il fluido si muove lungo traietto-
rie circolari. Si esamina dapprima la corrente stazionaria generata in una regione
delimitata da due superfici cilindriche che possono ruotare con velocità angolare
costante attorno al proprio asse. Si analizza inoltre l’evoluzione del moto di una
colonna di fluido che all’istante iniziale ruota in modo rigido e che viene frenata
dall’arresto improvviso della parete cilindrica delimitante il fluido e infine il decadi-
mento nel tempo di un vortice rettilineo e di un vortice attorno a un cilindro rigido
che si arresta istantaneamente.
Il paragrafo 5.10 è dedicato a una descrizione più articolata del fenomeno
della viscosità. Per capire il fenomeno dell’attrito interno in un fluido è necessario
considerare la situazione più generale di un fluido che può essere comprimibile.
Presenteremo pertanto un’analisi che va oltre i confini stabiliti dall’ipotesi di flusso
incomprimibile, per cui questo paragrafo può essere quasi considerato come un
intruso in questo capitolo. Tuttavia le equazioni di Navier–Stokes incomprimbili
sono cosı̀ importanti nella dinamica dei fluidi da rendere fin d’ora opportuna, se
non addirittura necessaria, una descrizione non troppo superficiale del fenomeno
dell’attrito viscoso nei fluidi.
Nell’ultimo paragrafo del capitolo si studia come varia l’energia cinetica in
una corrente incomprimibile viscosa e si presenta l’equazione che governa l’energia
interna del fluido.

5.1 Viscosità dinamica e viscosità cinematica


Le soluzioni della corrente stazionaria incomprimibile e irrotazionale attorno a una
sfera o a un cilindro circolare calcolate nel capitolo precedente mostrano che un flui-
do non viscoso in contatto con il corpo solido “scivola” sulla sua superficie. Questo
comportamento è coerente con l’ipotesi di viscosità nulla per cui la condizione al
contorno da imporre sulla velocità riguarda solo la componente normale, che deve
annullarsi su ogni parete ferma.
L’esame delle correnti reali rivela invece che non esiste alcun scivolamento del
fluido sulla parete di un corpo solido. Negli esperimenti si osserva infatti che la
velocità di qualunque fluido si annulla sulla superficie dei corpi fermi, ovvero che
anche la sua componente tangente risulta essere nulla. La regione in cui si verifica
la riduzione del modulo della velocità dal valore asintotico, a grande distanza dal
corpo, al valore nullo su di esso può essere di dimensioni confrontabili o addirittura
maggiori di quelle caratteristiche del corpo stesso, oppure pu ò essere una zona
molto sottile in prossimità della sua superficie. La zona sottile in cui |u| decresce
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 137 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.1: Viscosità dinamica e viscosità cinematica 137

rapidamente, ancorché in modo continuo, da un valore assegnato fino al valore


nullo si chiama strato limite. In questa zona gli effetti della viscosità del fluido
diventano importanti e il modello di fluido non viscoso considerato finora deve
y essere abbandonato.
Per renderci conto di questo problema dobbiamo precisare cosa intendiamo
u(y) con il termine “fluido viscoso”. A questo fine consideriamo il caso di una semplice
corrente cosidetta di taglio, ovvero di un campo di velocità piano unidirezionale
y = costante del tipo:
u(r) = [u(y), 0, 0] = u(y) x̂,
come mostrato di fianco. Nel caso di un fluido non viscoso lo sforzo, cioè la
forza per unità di area della superficie di contatto, che il fluido immediatamente
Figura 5.1 sopra un piano y = costante esercita sul fluido immediatamente al di sotto, non
Campo di velocità di taglio ha alcuna componente tangente. Viceversa, per un fluido viscoso lo sforzo ha
una componente tangente s tipicamente diversa da zero. Infatti la velocità del
fluido nella zona superiore è maggiore di quella del fluido nella zona inferiore per
cui il primo tenderà ad aumentare la velocità del secondo. Al contrario, il fluido
immediatamente sotto il piano y = costante esercita uno sforzo sul fluido al di
sopra, ed essendo la sua velocità nella zona inferiore più piccola di quella nella
zona superiore, il fluido sotto tenderà a ridurre la velocità di quello sopra. Nel caso
particolare di fluido viscoso newtoniano lo sforzo di taglio s è proporzionale alla
derivata della velocità, ovvero, nel caso considerato, vale la relazione

du
s =µ ,
dy

dove µ è una proprietà del fluido chiamata viscosità dinamica o più semplicemente
viscosità. Molti fluidi reali, come l’acqua e l’aria, si comportano secondo la
precedente relazione lineare, ma esistono anche molti altri fluidi viscosi, come
le vernici, i polimeri, la maionese e il miele, che hanno un comportamento pi ù
complicato che è detto non newtoniano.
Da un punto di vista dinamico una grandezza molto importante è la cosidetta
viscosità cinematica che è definita dal rapporto fra la viscosità dinamica e la densità
del fluido
µ
ν= .
ρ
Nella tabella 1 sono riportati i valori della densità ρ, della viscosità dinamica µ
e di quella cinematica ν relative al mercurio, all’acqua e all’aria in condizioni
termodinamiche standard, ovvero alla temperatura di T = 300 K e alla pressione
atmosferica Patm = 1.01 × 105 Pa.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 138 colore nero Giugno 12, 2006

138 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Tabella 1. Proprietà meccaniche di alcuni fluidi alla temperatura di T = 300 K e


alla pressione atmosferica Patm = 1.01 × 105 Pa

ρ densità µ viscosità dinam. ν viscosità cinem.


Fluido kg/m 3
kg/(m · s) m2 /s

mercurio, Hg 13 550 1.56 × 10−3 0.115 × 10−6


acqua, H2 O 998 1.0 × 10−3 1.0 × 10−6
aria 1.18 18.5 × 10−6 15.6 × 10−6

Come si mostrerà alla fine del paragrafo 10.1, il valore di µ (e quindi anche di ν)
può variare sensibilmente con la temperatura e dipendono anche, seppure in modo
meno sensibile, dalla pressione del fluido. Tuttavia, in gran parte di questo libro si
considera un modello di fluido in cui la densità ρ e la viscosità dinamica µ sono
costanti. Per indicare esplicitamente i limiti di validità della nostra analisi, abbiamo
indicato con ρ la densità del fluido quando essa è considerata uniforme e costante.
In modo analogo nel seguito indicheremo con µ la viscosità dinamica quando essa
potrà essere considerata una costante caratteristica del fluido, indipendente cioè da
temperatura e pressione. La viscosità cinematica ν sarà invece indicata sempre
senza alcuna sopralineatura dato che l’uso di questa grandezza è limitato al caso
incomprimibile con fluidi di densità uniforme e con viscosità costante, per cui la
definizione effettiva del coefficiente di viscosità cinematica ν è

µ
ν= .
ρ

Soltanto alla fine del capitolo, nel paragrafo 5.10, considereremo il caso generale
dei fluidi comprimibili per i quali il fenomemo dell’attrito viscoso risulta dipendere
dalle condizioni termodinamiche del fluido. In quel paragrafo la viscosità dinamica
sarà allora una funzione (in generale non costante) delle variabili termodinamiche
T e P.

5.2 Forza di attrito viscoso


Lo sforzo viscoso nel caso della corrente di taglio ora considerata provoca una
forza tangenziale per unità di volume parallela alla velocità. Consideriamo infatti
un volumetto di fluido di forma prismatica con base ∆x ∆z e altezza ∆y avente il
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 139 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.2: Forza di attrito viscoso 139

vertice inferiore sinistro nel punto (x, y, z). Lo sforzo viscoso che agisce sul fluido
contenuto nel volumetto attraverso la faccia superiore è dato da µ du(y+∆y)
dy
(il fluido
esterno più veloce tende ad aumentare la velocità del fluido nel volumetto) mentre
lo sforzo agente attraverso la faccia inferiore è dato da −µ du(y)
dy
(il fluido esterno
più lento tende a ridurre la velocità del fluido nel volumetto). La forza netta per
unità di volume sarà allora data dalla differenza
      
1 du du µ du − µ du
d y y+∆y dy y
Fx =
visc
µ ∆x − µ ∆x = .
∆x ∆y dy y+∆y dy y ∆y
Facendo tendere a zero la dimensione del volumetto, avremo la forza viscosa per
unità di volume  
d du
Fx =
visc
µ
dy dy
che nel caso particolare di viscosità dinamica costante, µ = µ, diventa

d 2u
Fxvisc = µ .
dy 2

Questo termine deve essere aggiunto nel secondo membro dell’equazione della
quantità di moto, o meglio, nell’equazione relativa alla sua componente x.
L’espressione della forza viscosa appena ricavata permette di capire perché gli
effetti viscosi possono diventare molto importanti nello strato limite di una qualsiasi
corrente viscosa. Il motivo è che il gradiente della velocità può diventare molto
maggiore nello strato limite che non nelle altre parti della corrente, poiché una
variazione rilevante della velocità si può verificare in uno strato molto sottile. In
questo modo lo sforzo viscoso, e ancora più la sua derivata, che rappresenta la
forza viscosa, diventano essenziali in uno strato sottile, anche se la viscosità è
tanto piccola da permettere di trascurare gli effetti viscosi nelle altre regioni della
corrente.
Nel caso di correnti tridimensionali ma sempre incomprimibili, la forza causata
dall’attrito viscoso in un fluido dovrà essere un vettore e dipenderà dalla derivata
seconda del campo vettoriale di velocità u. Per generalizzare l’espressione ora
stabilita nella situazione di una semplice corrente di taglio, si deve seguire un pro-
cedimento piuttosto elaborato che sarà sviluppato nel paragrafo 5.10 considerando
il caso generale di un fluido comprimibile. Per gli scopi attuali dello studio delle
correnti incomprimibili di un fluido con densità uniforme e viscosità dinamica
costante, µ = µ, possiamo scrivere direttamente la formula finale della forza
vettoriale per unità di volume, che sarà ricavata nel paragrafo 5.10,
Fvisc = µ 2
u,
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 140 colore nero Giugno 12, 2006

140 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

dove 2 rappresenta l’operatore laplaciano. Dividendo questa grandezza per la


densità uniforme ρ del fluido, la forza viscosa per unità di massa f visc = Fvisc /ρ
risulta espressa dalla seguente relazione:

f visc = ν 2
u.

5.3 Equazioni di Navier–Stokes incomprimibili


Includendo la forza viscosa per unità di massa ν 2 u nel secondo membro dell’equa-
zione dinamica della velocità dedotta nel paragrafo 2.3,il sistema delle due equazioni
che governano la corrente incomprimibile di un fluido viscoso (newtoniano) avente
densità uniforme assume la forma seguente


∂u P
+ (u )u + =ν 2
u + g,


∂t ρ
u = 0.


Questo sistema è noto con il nome di equazioni di Navier–Stokes per le correnti


incomprimibili. Il sistema è costituito da due equazioni, la prima vettoriale e
la seconda scalare, nelle due funzioni incognite u(r, t) e P(r, t), essendo ρ una
costante nota. Pertanto il sistema ha tante equazioni quante incognite e pu ò essere
risolto una volta completato con le necessarie condizioni iniziale e al contorno.
Come nel caso delle equazioni di Eulero, la pressione è presente nel sistema
onde fornire i gradi di libertà necessari per potere imporre la condizione di incompri-
mibilità sul campo della velocità. Tecnicamente si esprime questo fatto dicendo che
u=0


P(r, t) costituisce il moltiplicatore di Lagrange associato al vincolo


che deve essere soddisfatto dalla velocità u(r, t) in ogni punto r e in ogni istante t.
Il campo della forza esterna g potrà anche essere diverso dal campo gravi-
tazionale e in generale potrà dipendere dallo spazio ed eventualmente anche dal
tempo, ovvero, g = g(r, t).

Esempio 1 Equazioni di Navier–Stokes in coordinate cilindriche


Se la regione in cui si muove il fluido è assisimmetrica, ossia è invariante per
rotazioni attorno a un asse che chiameremo asse z, allora è conveniente utilizzare
un sistema di coordinate cilindriche per descrivere il moto del fluido.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 141 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.3: Equazioni di Navier–Stokes incomprimibili 141

Ricordando le equazioni di Eulero in coordinate cilindriche ricavate nel paragrafo


3.3, le equazioni di Navier–Stokes in coordinate cilindriche si ottengono aggiun-
gendo il termine viscoso, che è riportato nel paragrafo A.8 dell’appendice A. Otte-
niamo quindi
   
∂u R ∂u R uθ ∂u R ∂u R 1 ∂P uR 2 ∂u θ
+ uR + − uθ + uz + =ν 2
uR − 2 − 2 ,
∂t ∂R R ∂θ ∂z ρ ∂R R R ∂θ
   
∂u θ ∂u θ u θ ∂u θ ∂u θ 1 ∂P uθ 2 ∂u R
+ uR + + u R + uz + =ν 2
uθ − 2 + 2 ,
∂t ∂R R ∂θ ∂z ρ R ∂θ R R ∂θ
∂u z ∂u z u θ ∂u z ∂u z 1 ∂P
+ uR + + uz + =ν 2
uz,
∂t ∂R R ∂θ ∂z ρ ∂z
1 ∂(Ru R ) 1 ∂u θ ∂u z
+ + = 0,
R ∂R R ∂θ ∂z

dove l’operatore laplaciano in coordinate cilindriche è

1 ∂  ∂u  1 ∂ 2u ∂ 2u
2
u= R + 2 2 + 2.
R ∂R ∂R R ∂θ ∂z

Nel caso particolare in cui il campo di velocità iniziale u0 è assisimmetrico, ossia in-
dipendente da θ, per cui u0 = u0 (R, z), nelle regione assisimmetrica sono possibili
soluzioni del campo di moto aventi la stessa simmetria di invarianza per rotazioni at-
torno all’asse. Tali soluzioni sono allora del tipo u = u(R, z, t) e P = P(R, z, t). I
campi u(R, z, t) e P(R, z, t) sono allora governati dalle equazioni di Navier–Stokes
per correnti incomprimibili assisimmetriche ottenute dalle precedenti eliminando
tutti i termini contenenti la derivata rispetto a θ, ovvero,
 
∂u R ∂u R ∂u R u2 1 ∂P 1 ∂  ∂u R  ∂ 2 u R uR
+ uR + uz − θ + =ν R + − ,
∂t ∂R ∂z R ρ ∂R R ∂R ∂R ∂z 2 R2
 
∂u z ∂u z ∂u z 1 ∂P 1 ∂  ∂u z  ∂ 2 u z
+ uR + uz + =ν R + ,
∂t ∂R ∂z ρ ∂z R ∂R ∂R ∂z 2
1 ∂(Ru R ) ∂u z
+ = 0,
R ∂R ∂z
 
∂u θ ∂u θ ∂u θ uθ u R 1 ∂  ∂u θ  ∂ 2 u θ uθ
+ uR + uz + =ν R + − .
∂t ∂R ∂z R R ∂R ∂R ∂z 2 R2

L’equazione per u θ è stata scritta per ultima perché in molte correnti assisimmetriche
il fluido si muove solo nei piani assiali (assenza di “swirl”) per cui u θ = 0.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 142 colore nero Giugno 12, 2006

142 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Esempio 2 Equazioni di Navier–Stokes in coordinate sferiche


Se la regione in cui si muove il fluido è delimitata da due superfici sferiche concen-
triche, allora è conveniente utilizzare un sistema di coordinate sferiche per descrivere
il moto del fluido. Ricordando le equazioni di Eulero in coordinate sferiche ricavate
nel paragrafo 3.3, le equazioni di Navier–Stokes per le correnti incomprimibili in
coordinate sferiche assumono la forma seguente
   
∂u r ∂u r u θ ∂u r uφ 1 ∂u r 1 ∂P
+ ur + − uθ + − uφ +
∂t ∂r r ∂θ r sin θ ∂φ ρ ∂r
  
2u r 2 ∂ sin θ u θ 2 ∂u φ
=ν 2
ur − 2 − 2 − 2 ,
r r sin θ ∂θ r sin θ ∂φ
   
∂u θ ∂u θ uθ ∂u θ uφ∂u θ 1 ∂P
+ ur + + ur + − cos θ u φ +
∂t ∂r r ∂θ r sin θ
∂φ ρ r ∂θ
 
uθ 2 cos θ ∂u φ 2 ∂u r
=ν 2
uθ − − 2 2 + 2 ,
r 2 sin2 θ r sin θ ∂φ r ∂θ
   
∂u φ ∂u φ u θ ∂u φ uφ 1 ∂u φ 1 ∂P
+ ur + + + cos θ u θ + u r +
∂t ∂r r ∂θ r sin θ ∂φ ρ r sin θ ∂φ
 
uφ 2 cos θ ∂u θ 2 ∂u r
=ν 2
uφ − 2 2 + 2 2 + 2 ,
r sin θ r sin θ ∂φ r sin θ ∂φ

1 ∂ 2  1 ∂  1 ∂u φ
2
r ur + sin θ u θ + = 0,
r ∂r r sin θ ∂θ r sin θ ∂φ

dove l’operatore di Laplace in coordinate sferiche è

2 1 ∂  2 ∂u  1 ∂  ∂u  1 ∂ 2u
u= r + sin θ + .
r 2 ∂r ∂r r 2 sin θ ∂θ ∂θ r 2 sin2 θ ∂φ 2

Nel caso particolare in cui il campo di velocità iniziale u0 è assisimmetrico,


ossia indipendente da φ, per cui u0 = u0 (r, θ), nelle regione sferica sono possibili
soluzioni del campo di moto aventi la stessa simmetria di invarianza per rotazioni
attorno all’asse. Tali soluzioni sono allora del tipo

u = u(r, θ, t) e P = P(r, θ, t).


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 143 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.4: Condizione iniziale e condizione al contorno 143

I campi u(r, θ, t) e P(r, θ, t) sono allora governati dalle equazioni di Navier–Stokes


per le correnti incomprimibili assisimmetriche ottenute dalle precedenti eliminando
tutti i termini contenenti la derivata rispetto a φ, ovvero,
 
∂u r ∂u r u θ ∂u r u 2φ 1 ∂P
+ ur + − uθ − +
∂t ∂r r ∂θ r ρ ∂r
    
1 ∂ 2 ∂u r 1 ∂ ∂u r  2u r 2 ∂ sin θ u θ
=ν 2 r + 2 sin θ − 2 − 2 ,
r ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r r sin θ ∂θ

 
∂u θ ∂u θ u θ ∂u θ cot θ u 2φ 1 ∂P
+ ur + + ur − +
∂t ∂r r ∂θ r ρ r ∂θ
 
1 ∂  2 ∂u θ  1 ∂  ∂u θ  uθ 2 ∂u r
=ν 2 r + 2 sin θ − 2 2 + 2 ,
r ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r sin θ r ∂θ

∂u φ u θ ∂u φ uφ
+ + (cot θ u θ + u r )
∂t r ∂θ r
 
1 ∂ 2 ∂u φ 
 1 ∂  ∂u φ  uφ
=ν 2 r + 2 sin θ − 2 2 ,
r ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r sin θ

1 ∂ 2  1 ∂ 
2
r ur + sin θ u θ = 0.
r ∂r r sin θ ∂θ

5.4 Condizione iniziale e condizione al contorno


Le equazioni di Navier–Stokes sono delle equazioni differenziali alle derivate
parziali e da sole non costituiscono ancora un problema completo. Infatti, come in
qualunque problema differenziale, queste equazioni richiedono la specificazione di
alcune condizioni supplementari per ottenere un problema ben posto, un problema
cioè che ammetta una sola soluzione (in un senso opportuno) almeno nei casi pi ù
semplici.
Come abbiamo già accennato nel capitolo 3 sulle equazioni di Eulero incom-
primibili, condizioni supplementari sono ad esempio necessarie per potere risolvere
qualunque problema di dinamica di un punto materiale. In questo caso la legge
fondamentale della dinamica d 2 r/dt 2 = f(r, dr/dt) è un’equazione differenziale
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 144 colore nero Giugno 12, 2006

144 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

ordinaria del secondo ordine per l’incognita r = r(t), che rappresenta il vettore
posizione del corpo, la cui soluzione richede di specificare le due condizioni iniziali
r(0) = r0 e dr(0)/dt = v0 . Nel caso delle equazioni di Navier–Stokes è necessario
specificare una sola condizione iniziale (vettoriale): la velocità iniziale del fluido
in ogni punto, ovvero,

u(r, 0) = u0 (r),

dove u0 (r) è un campo di velocità noto. Ciò è conforme alla circostanza che
l’equazione dinamica della velocità è del primo ordine nel tempo e che, nel punto
di vista euleriano qui adottato, la posizione delle particelle del fluido durante il loro
moto non interessa.
Ma le equazioni di Navier–Stokes, come quelle di Eulero, sono differenziali
anche dal punto di vista spaziale per il fatto che esse contengono anche le derivate
rispetto alle coordinate spaziali: il gradiente, la divergenza, l’operatore di derivata
direzionale e soprattutto l’operatore laplaciano. Come conseguenza, per ottenere
un problema che possa avere una sola soluzione, occorre specificare le opportune
condizioni al contorno. Il tipo di condizioni che possono o debbono essere fornite
dipende dal tipo di equazioni e dalla natura del contorno del problema in esame.
Senza alcuna pretesa di analizzare questo aspetto in modo completo, nel caso
delle equazioni per correnti incomprimibili di un fluido viscoso abbiamo una con-
dizione al contorno vettoriale da imporre su tutta la frontiera del dominio V in cui
si studia il moto del fluido. Questo deriva dal fatto che l’equazione della quantità di
moto è vettoriale e in essa è presente il laplaciano dell’incognita u. La condizione
al contorno consiste allora nello specificare il vettore velocità u su tutta la frontiera
S = ∂ V e sarà scritta nel modo seguente

u(r, t)|S = b(r S , t)

con r S ∈ S. Il valore al contorno b(r S , t) della velocità deve essere specificato per
ogni punto r S ∈ S e ogni istante t > 0, come rappresentato schematicamente nella
figura 5.2 riferita a un tipico problema di corrente attorno a un profilo alare. Si noti
che la funzione b(r S , t) è vettoriale e che la sua variabile spaziale è indicata con r S
per evidenziare che il dominio di tale variabile è limitato alla sola frontiera S, che
nel caso in figura diventa S = Sest ∪ Sprofilo .
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 145 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.4: Condizione iniziale e condizione al contorno 145

b(r S , t)

b(r S , t)
V

Sest b=0

Sprofilo

Figura 5.2 Dominio e condizioni al


contorno per una corrente
incomprimibile viscosa

La condizione al contorno per il vettore velocità è molto più forte di quella che è
stata usata nello studio delle correnti non viscose. La differenza fondamentale è che
l’inclusione del termine viscoso nell’equazione della quantità di moto ha aumentato
l’ordine dell’equazione differenziale alle derivate parziali di uno. Pertanto la vera
condizione al contorno della realtà fisica è inclusa nel modello di Navier–Stokes
mentre non poteva essere soddisfatta nel modello delle equazioni di Eulero.
Nel caso particolare in cui una parte del contorno coincide con un corpo solido
fermo che non permette né il passaggio del fluido attraverso la sua superficie né lo
scivolamento del fluido su di essa, la condizione per la velocità su questa parte del
contorno diventa omogenea

u(r, t)|solido fermo = 0.

Questa condizione al contorno include:


• La condizione di annullamento della componente tangente della velocità, che
si chiama condizione al contorno di adesione o di aderenza, in inglese no slip
condition. Questa condizione è propria del modello fisico di fluido viscoso
che non permette uno slittamento del fluido sulle pareti dei corpi solidi e vale
per ogni fluido con viscosità ν 6= 0, per quanto piccolo possa essere il valore
di ν.
• La condizione di annullamento della componente della velocità normale al
corpo, chiamata condizione al contorno di non penetrazione; questa con-
dizione è invece comune a qualunque modello di fluido indipendentemente dal
suo carattere viscoso o non viscoso.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 146 colore nero Giugno 12, 2006

146 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Senza timore di essere ripetitivi, vogliamo sottolineare che le condizioni supple-


mentari sono altrettanto importanti delle equazioni differenziali che governano il
moto del fluido. In realtà, il tipo di condizioni che è lecito e necessario imporre
è legato strettamente alla natura delle equazioni differenziali stesse, sicché le con-
dizioni iniziali e al contorno possono essere considerate come una parte integrante
del sistema di equazioni da risolvere. Ad esempio, un elemento distintivo delle
due equazioni di Navier–Stokes è l’assenza di un termine con derivata temporale
(prima) nella seconda equazione, cioè nella condizione d’incomprimibilità. Cor-
rispondentemente, in questo sistema la pressione iniziale non pu ò essere imposta,
anzi sarebbe sbagliato pensare di farlo.
Una volta arricchito dall’aggiunta delle sue condizioni supplementari, iniziali
e al contorno, il sistema delle equazioni di Navier–Stokes costituirà il seguente
problema completo


∂u P
+ (u )u − ν 2
u+ = g,


∂t ρ
u = 0,


u(r, 0) = u0 (r),

u(r, t)|S = b(r S , t).

I termini con il laplaciano della velocità e il gradiente della pressione sono scritti
nel primo membro dell’equazione perché le due variabili u e P sono entrambe
incognite del sistema (la densità ρ è invece una costante nota).
Questo problema presenta la stessa situazione paradossale che abbiamo incon-
trato nel paragrafo 3.4 discutendo le equazioni di Eulero per correnti incomprimibili.
Se i campi u(r, t) e P(r, t) soddisfano le equazioni e le condizioni del problema, e
quindi forniscono una sua soluzione, allora anche la coppia [u(r, t), P(r, t)+C(t)],
dove C(t) è una funzione arbitraria, è soluzione delle medesime equazioni e con-
dizioni. Questo si verifica facilmente sostituendo questi campi nelle equazioni
e nelle condizioni e osservando che C(t) = 0 in quanto la funzione C(t) non


dipende da r.
Pertanto, data una soluzione del problema delle equazioni di Navier–Stokes
incomprimibili, esistono infinite altre soluzioni che differiscono soltanto per il valore
di riferimento della pressione, valore che può inoltre essere scelto arbitrariamente
in ogni istante. Come nel caso non viscoso, questa situazione è conseguenza
dell’ipotesi d’incomprimibilità, posta alla base del sistema di equazioni in esame,
ma deriva anche dall’avere considerato un problema in cui la velocità (o meglio la
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 147 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.4: Condizione iniziale e condizione al contorno 147

sua componente normale) è prescritta su tutto il contorno S; quest’ultima situazione


è tipica del moto di un fluido contenuto in una regione delimitata da pareti rigide
(correnti confinate).
Dal punto di vista fisico, il valore assoluto della variabile termodinamica pres-
sione non può essere variato senza che questo si rifletta sulle altre variabili termo-
dinamiche del fluido. Quindi siamo di fronte a un’incongruenza fra la descrizione
teorica fornita dalle equazioni di Navier–Stokes per correnti incomprimibili e i prin-
cipi della termodinamica. In effetti, come si è già accennato nei paragrafi 2.4 e 2.5,
l’introduzione dell’ipotesi di incomprimibilità ha eliminato ogni considerazione
termodinamica dal quadro descrittivo del moto del fluido. Pertanto il paradosso
dell’arbitrarietà del livello della pressione delle correnti incomprimibili in una re-
gione confinata è una conseguenza diretta dell’ipotesi di incomprimibilità del fluido
e questo paradosso scompare nell’ambito della dinamica dei fluidi comprimibili.
Notiamo infine che nei problemi in cui il fluido entra nel domino (correnti
aperte e correnti esterne) è possibile specificare il valore della pressione su una
parte del contorno al posto di quello della velocità normale. In questi casi il campo
di pressione relativo alla soluzione delle equazioni incomprimibili non risente pi ù
dell’arbitrarietà riscontrata nel caso delle correnti confinate. Inoltre il campo trovato
è definito univocamente in modo assoluto poiché la variabile P compare diretta-
mente in una condizione al contorno e non solo come argomento dell’operatore
gradiente.

Condizioni di compatibilità dei e fra i dati


Analogamente a quanto visto nel paragrafo 3.4 per il problema incomprimibile di
un fluido non viscoso, i dati delle condizioni supplementari iniziale e al contorno,
u0 (r) e b(r S , t), del problema incomprimibile viscoso considerato non possono
essere assegnati in modo del tutto libero e indipendentemente l’uno dall’altro.
Questa limitazione è del tutto evidente riguardo il campo della velocità iniziale u0
che, essendo la corrente incomprimibile, dovrà necessariamente essere a divergenza
nulla. In altre parole il campo di velocità iniziale u0 deve soddisfare la condizione
di compatibilità
u0 = 0.


Ma anche il dato al contorno b(r S , t) non può essere scelto in modo completa-
mente arbitrario. Infatti, integrando su tutta la superficie S la componente normale
della velocità b(r S , t) prescritta sul contorno, si ottiene immediatamente
I I
n̂ u(r, t)|S = n̂ b(r S , t),
S S
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 148 colore nero Giugno 12, 2006

148 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

per ogni istante di tempo t > 0. D’altra parte, in virtù del teorema della divergenza
l’integrale del primo membro si può trasformare in un integrale di volume, ovvero,
Z I
u(r, t) =


n̂ b(r S , t),
V S

e, siccome il campo della velocità deve essere a divergenza nulla ∀t > 0, tale
integrale è nullo e quindi deve necessariamente essere
I
n̂ b(r S , t) = 0
S

per ogni t > 0. Questa è una condizione di compatibilità globale che la componente
normale del dato al contorno b(r S , t) deve rispettare per ogni t > 0 affinché il campo
di velocità possa soddisfare sempre il vincolo d’incomprimibilità.
Infine, nello studio delle correnti attorno a corpi che partono in modo impulsivo,
argomento sul quale non ci soffermiamo, esiste una ulteriore condizione che esprime
la compatibilità fra il dato iniziale e il dato al contorno, su S e per t = 0, che ha la
forma seguente

n̂ u0 (r)|S = n̂ b(r S , 0).

L’insieme delle tre condizioni di compatibilità nel caso del problema viscoso è
quindi dato da

u0 = 0,


I
n̂ b(r S , t) = 0,
S

n̂ u0 (r)|S = n̂ b(r S , 0).

Nei problemi stazionari non esiste alcun dato iniziale e il valore prescritto sul
contorno per la velocità non dipende dal tempo, abbiamo cioè b = b(r S ), per cui
esiste la sola condizione di compatibilità
I
n̂ b(r S ) = 0.
S
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 149 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.5: Equazioni adimensionali: il numero di Reynolds 149

5.5 Equazioni adimensionali: il numero di Reynolds


Esaminiamo ora le proprietà delle equazioni di Navier–Stokes rispetto ai cambia-
menti di scala con l’intento di introdurre un parametro che misuri l’importanza
degli effetti viscosi sul moto del fluido.
Dato un problema generico riguardante il moto un fluido viscoso, indichiamo
con L una lunghezza caratteristica e con U una velocità caratteristica del prob-
lema in esame. Queste grandezze sono scelte in modo arbitrario. Ad esempio,
se consideriamo la corrente attorno a una sfera, L potrebbe essere il raggio della
sfera o anche il suo diametro, e U potrebbe essere la velocità del fluido all’infinito.
Da questo emerge che le quantità L e U definiscono semplicemente la scala delle
lunghezze e delle velocità tipiche della corrente considerata. La loro scelta deter-
mina una scala per la variabile temporale t mediante la quantità T = L/U .
A questo punto possiamo misurare le grandezze r, t e u come frazioni rispetto
alle quantità caratteristiche, introducendo le seguenti variabili adimensionali:
r t Ut u
r̃ = , t̃ = = , ũ = .
L T L U
Per il teorema di derivazione delle funzioni composte, la derivata parziale rispetto
al tempo si trasformerà nel modo seguente
∂ ∂ d t̃ 1 ∂
= =
∂t ∂ t̃ dt T ∂ t̃
e analogamente la derivata rispetto allo spazio
d r̃ 1
= ˜ = ˜,
  

dr L
dove ˜ rappresenta l’operatore gradiente rispetto alle coordinate adimensionali


(x̃, ỹ, z̃) = r̃. In modo simile, ricordando che 2 =


 

, l’operatore laplaciano
si trasformerà nel modo seguente
1 ˜2
2
∇ .=
L2
Esprimiamo ora la velocità dimensionale, incognita originaria del problema in-
comprimibile, in termini della corrispondente variabile adimensionale, u = U ũ, e
sostituiamo nell’equazione della quantità di moto (senza il termine di forza esterna
g):
 1 ˜P


1 ∂(U ũ) 1 1
+ (U ũ) ˜ (U ũ) − ν 2 ∇˜ 2 (U ũ) + = 0.


T ∂ t̃ L L L ρ
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 150 colore nero Giugno 12, 2006

150 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Ricordando che T = L/U abbiamo

U 2 ∂ ũ U 2 1 ˜P


U
+ (ũ ˜ )ũ − ν 2 ∇˜ 2 ũ + = 0.


L ∂ t̃ L L L ρ

Moltiplicando tutti i termini per L/U 2 si ottiene

∂ ũ ν ˜2
+ (ũ ˜ )ũ − ∇ ũ + ˜ P̃ = 0,
 

∂ t̃ LU

dove è stata introdotta la pressione adimensionale P̃ = P/(ρU 2 ). Il rapporto


ν/(LU ) è un numero puro (privo cioè di dimensioni) e il suo reciproco è chiamato
numero di Reynolds:

LU ρ LU
Re = = .
ν µ

Esso permette di scrivere l’equazione della quantità di moto nella classica forma
adimensionale

∂ ũ 1 ˜2
+ (ũ ˜ )ũ − ∇ ũ + ˜ P̃ = 0.
 

∂ t̃ Re

In pratica, una volta effettuata la riduzione alle variabili adimensionali e introdotto


il numero di Reynolds, tutte le variabili indipendenti e le variabili incognite sono
scritte eliminando il simbolo tilde ˜, per cui le equazioni di Navier–Stokes in forma
adimensionale saranno scritte semplicemente

∂u 1
+ (u )u − 2
u+ P = 0,
 

∂t Re
u = 0.


Per capire l’utilità del numero di Reynolds, consideriamo le correnti attorno a due
sfere di raggi diversi, una corrente con una velocità U∞ = 100 m/s a grande distanza
da una sfera di raggio a = 4 cm e l’altra con U∞ = 200 m/s con raggio a = 2 cm.
Se scegliamo come L il raggio a e come U la velocità all’infinito U∞ , allora il
numero di Reynolds è lo stesso per entrambe le correnti. Le equazioni soddisfatte
dalle variabili adimensionali sono quindi identiche per le due correnti.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 151 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.5: Equazioni adimensionali: il numero di Reynolds 151

Due correnti con la stessa geometria e lo stesso numero di Reynolds sono dette
simili. Più precisamente, consideriamo i campi di velocità dimensionali u1 e u2
di due correnti nelle regioni V1 e V2 le quali sono in rapporto di scala secondo un
fattore λ, cosı̀ che L 1 = λL 2 . Supponiamo di avere scelto il valore U1 e U2 per
ciascuna corrente e che le viscosità cinematiche dei rispettivi fluidi siano ν1 e ν2 .
Se accade che
L 1 U1 L 2 U2
Re1 = Re2 ovvero = ,
ν1 ν2
allora i campi di velocità adimensionali ũ1 e ũ2 soddisfano esattamente le stesse
equazioni nella stessa regione (adimensionale). Pertanto possiamo concludere che
il campo della velocità dimensionale u1 può essere ottenuto dalla soluzione u2 ,
opportunamente riscalata, mediante la relazione u1 = U U1
2
u2 : in altre parole le due
velocità u1 e u2 sono simili.
Per chiarire il significato del numero Re, notiamo che le derivate delle compo-
nenti di u, come ad esempio ∂u/∂ x, saranno tipicamente di ordine U/L, ovvero la
componente u varia di una quantità di ordine U su distanze di ordine L. Tipica-
mente queste derivate avranno a loro volta variazioni di ordine U/L su distanze di
ordine L, per cui le derivate seconde come ∂ 2 u/∂ x 2 saranno di ordine U/L 2 . Infine
il termine non lineare, chiamato spesso anche termine inerziale, avrà variazioni
di ordine U · U/L = U 2 /L. Si ottengono cosı̀ le seguenti stime dell’ordine di
grandezza dei due termini principali dell’equazione della quantità di moto:

|(u )u| = O U 2 /L ,


termine non lineare :



termine viscoso : |ν 2 u| = O νU/L 2 .
Se queste stime sono valide, si deduce che
 2   
termine non lineare U /L LU
=O = O = O(Re).
termine viscoso νU/L 2 ν
Il numero di Reynolds è quindi importante perché dà una stima indicativa della
grandezza relativa dei due termini fondamentali dell’equazione della quantità di
moto. Non sorprende pertanto che le correnti ad alto numero di Reynolds e quelle
a basso numero di Reynolds abbiano caratteristiche generali del tutto diverse.

Adimensionalizzazione alternativa
Esiste una scelta diversa della scala temporale per definire un tempo adimensionale
che conduce ad una forma alternativa delle equazioni di Navier–Stokes adimensio-
nali. Invece del tempo di riferimento L/U basato sulla lunghezza e sulla velocità
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 152 colore nero Giugno 12, 2006

152 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

di riferimento, è possibile prendere come scala temporale quella determinata dal


fenomeno della diffusione viscosa della vorticità, che è data dal rapporto L 2 /ν.
Questa scelta, assieme alle scale usuali L e U per le distanze e la velocità,e alla nuova
scala ρνU/L per la pressione, permette di definire nuove variabili adimensionali
secondo lo schema

r u . L2 . ρνU
r̆ = , ŭ = , t̆ = t , P̆ = P .
L U ν L

Esprimendo le grandezze e gli operatori dimensionali in termini delle nuove entità


adimensionali, l’equazione della quantità di moto diventa

νU ∂ ŭ U 2  νU νU
+ ŭ ˘ ŭ − 2 ∇˘ 2 ŭ + 2 ˘ P̆ = 0.
 

2
L ∂ t̆ L L L

Moltiplicando la relazione per L 2 /(νU ) si ottiene

∂ ŭ 
+ Re ŭ ˘ ŭ − ∇˘ 2 ŭ + ˘ P̆ = 0,
 

∂ t̆
che rappresenta una forma adimensionale dell’equazione, alternativa a quella clas-
sica scritta in precedenza. Questa nuova forma è più comoda per analizzare il
caso particolare di correnti nelle quali effetti associati al termine non lineare sono
trascurabili, ovvero quando si considera il limite Re → 0.
Nelle applicazioni si è molto interessati a correnti in cui il valore di Re è molto
grande. Dobbiamo sottolineare che non si può dire che “se ν è piccolo allora gli
effetti viscosi non sono importanti”, in quanto questo ragionamento non considera le
altre dimensioni del problema. In altre parole, “ν è piccolo” è un’affermazione priva
di significato fisico a meno che non sia stata scelta qualche scala per la lunghezza e
1
la velocità, mentre “ Re è piccolo” è un’affermazione avente significato.

Correnti ad alti numeri di Reynolds


Il caso Re  1 corrisponde a una corrente di un fluido in cui gli effetti viscosi
sono trascurabili rispetto a quelli inerziali del termine non lineare. Per le correnti
incomprimibili di un fluido non viscoso attorno a una sfera o a un cilindro calcolate
nel capitolo precedente il numero di Reynolds non può essere definito, ma questi
problemi possono essere considerati come il caso limite per Re → ∞. e µ → 0.
Tuttavia, per Re anche molto grande sono comunque sempre presenti effetti viscosi
anche se localizzati in uno strato sottile di fluido vicino alla parete del corpo. In
questo strato il valore particolarmente grande del gradiente della velocità e le sue
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 153 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 153

variazioni locali rendono il termine viscoso più grande della stima considerata in
precedenza. È possibile mostrare che lo spessore tipico δ di questo strato limite è
di ordine
δ 1
∝ √ .
L Re
Tanto maggiore è il numero di Reynolds tanto minore è lo spessore dello strato

limite secondo la relazione di ordine che è scritta anche come δ/L = O Re−1/2 .
Un numero di Reynolds elevato è necessario per potere applicare la teoria delle
correnti non viscose nella maggior parte del campo di moto, ma non è sufficiente.
Nelle correnti i reali può verificarsi il fenomeno della separazione dello strato
limite consistente nella deviazione improvvisa delle linee di corrente dalla superficie
del corpo. Quando questo accade, la corrente osservata è molto diversa da quella
ricavabile dalla teoria non viscosa poiché, dopo il punto di separazione della
corrente, dietro al corpo è presente una scia e il moto del fluido può diventare
variabile. In effetti, ai numeri di Reynolds elevati le correnti stazionarie diventano
spesso instabili alle perturbazioni. Questa instabilità spesso è il preludio della
transizione della corrente a un regime turbolento. È stato proprio nel contesto dello
studio dell’origine dell’instabilità che Reynolds introdusse per primo il parametro
adimensionale (numero puro) che porta il suo nome.

Correnti a bassi numeri di Reynolds


Consideriamo un esperimento di laboratorio in cui della glicerina, che è un fluido
trasparente viscoso newtoniano, riempie lo spazio fra due cilindri circolari coassiali,
di cui l’interno può essere fatto ruotare mentre quello esterno è fermo. Supponiamo
che una sfera di glicerina colorata sia stata inserita precedentemente nella massa
di glicerina inizialmente ferma tra i cilindri. Per velocità di rotazione del cilindro
interno relativanemte modeste il numero di Reynolds può avere un valore pari a
circa 10−2 , comunque molto minore di 1. A questi numeri di Reynolds la corrente è
estremamente regolare e non c’è alcun segno di disordine nel moto del fluido: una
correntei questo tipo è detta laminare.
La corrente è cosı̀ ben ordinata che se, dopo alcuni giri, si ferma la rotazione
del cilindro interno e poi si fa girare il cilindro in senso inverso per lo stesso numero
di giri fino alla posizione originale, la sfera colorata, che era stata deformata e
enormemente allungata durante la prima fase della rotazione fino a formare un nastro
estremamente sottile intorno all’asse, ritornerà quasi nella stessa configurazione
iniziale di una sfera concentrata del colore originale. Questa reversibilità quasi
completa è una caratteristica delle correnti a numeri di Reynolds bassi e pressoché
stazionari.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 154 colore nero Giugno 12, 2006

154 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

5.6 Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele


In questo paragrafo presentiamo alcune soluzioni analitiche delle equazioni di
Navier–Stokes incomprimibili nel caso di correnti stazionarie e parallele. Una
corrente è detta parallela se il vettore velocità ha la stessa direzione in ogni punto.
Le soluzioni che esamineremo risultano essere molto semplici sia in virt ù della
semplicità geometrica dei contorni che delimitano la regione occupata dal fluido
sia dal loro carattere ideale, nel senso che hanno un’estensione infinita in una o pi ù
direzioni. Le equazioni di Navier–Stokes per correnti incomprimibili e stazionarie
che risolveremo sono


P
(u )u − ν 2 u + = g,


ρ
u = 0,


e saranno completate da opportune condizioni al contorno.

Equazioni del moto fra due lastre piane parallele


Il caso più semplice di corrente incomprimibile viscosa esprimibile come soluzione
analitica delle equazioni di Navier–Stokes stazionarie è la corrente di un fluido fra
U x̂
due lastre piane infinite, poste a distanza h fra loro, di cui una si muove con velocità
U costante e parallela alle lastre mentre l’altra è tenuta ferma (vedi figura 5.3).
h Consideriamo un sistema cartesiano con l’asse x diretto nella stessa direzione della
velocità della lastra in moto, U = U x̂, l’asse y perpendicolare alle due lastre e
l’origine del sistema posta in un punto qualunque della lastra ferma. Allora il piano
Figura 5.3 Regione della corrente y = 0 coincide con la superficie della lastra ferma in contatto con il fluido mentre
fra due lastre piane parallele il piano y = h coincide con la superficie della lastra in moto.
Se supponiamo che il moto del fluido fra le due lastre sia bidimensionale, l’asse
z sarà perpendicolare al piano del moto del fluido. In base alle condizioni di moto
delle pareti che delimitano il fluido, si può supporre che la velocità u abbia diversa
da zero solo la componente x. Assumeremo quindi che le variabili incognite delle
equazioni di Navier–Stokes per la corrente piana stazionaria siano della forma
u(r) = [u(x, y), 0, 0] = u(x, y) x̂ e P(r) = P(x, y).
Tali incognite dovranno allora essere soluzione del seguente sistema di equazioni
in due dimensioni


P
(u )u − ν 2 u + = 0,


ρ
u = 0,

F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 155 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 155

dove 2 indica l’operatore di Laplace bidimensionale nel piano x-y e dove abbiamo
supposto di potere trascurare l’effetto della forza di volume esterna g eventualmente
presente. Nel caso in cui questa forza sia esprimibile mediante il gradiente di
un’energia potenziale, il suo effetto potrebbe comunque essere tenuto in conto
come una semplice correzione esplicita della pressione.
Vediamo quali sono le conseguenze delle due equazioni e dell’ipotesi u(r) =
u(x, y) x̂. Dall’equazione d’incomprimibilità si ottiene

∂u
u= = 0,


∂x
per cui la velocità può dipendere solo dalla coordinata y: u = u(y) e quindi avremo
u(r) = u(y) x̂. Allora, per quanto riguarda il termine convettivo, avremo

∂u(y)
)u = (u(y) x̂ )(u(y) x̂) = u(y) x̂ = 0,
 

(u
∂x
e quindi il termine non lineare dell’equazione è nullo. Per quanto riguarda il termine
viscoso avremo invece
 2 
2 ∂ ∂2 d 2 u(y)
u= + (u(y) x̂) = x̂,
∂x2 ∂y 2 dy 2

dove si è usata la notazione delle derivata ordinaria per evidenti ragioni. Tenendo
conto di questi risultati, l’equazione (vettoriale) della quantità di moto diventa
quindi

d 2u


P
2
x̂ − = 0,
dy µ

nelle due funzioni incognite u = u(y) e P = P(x, y). La componente y di tale


equazione è semplicemente

∂P
=0
∂y

per cui la pressione può dipendere solo dalla coordinata x, ovvero deve essere
P(r) = P(x). Usando questo risultato nell’equazione della componente x della
quantità di moto si ha

d 2u 1 dP
2
− = 0.
dy µ dx
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 156 colore nero Giugno 12, 2006

156 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Questa equazione è del tipo f (y) + g(x) = 0 e può essere soddisfatta solo se
entrambe le funzioni f e g sono costanti, ovvero non dipendono dalle rispettive
variabili. Introduciamo pertanto il parametro gradiente di pressione costante
d P 
GP =
dx cost
dove l’indice inferiore cost è usato per ricordare che la derivata della pressione non
è una funzione di x ma deve essere una costante. Un gradiente positivo (G P > 0)
comporta una spinta sul fluido nel verso negativo dell’asse x mentre un gradiente
negativo (GP < 0) comporta una spinta nel verso positivo dell’asse x: il fluido è
sempre “spinto in discesa” rispetto al campo della pressione. La pressione lungo
l’intercapedine fra le due lastre avrà quindi l’andamento lineare

P(x) = P0 + GP x,

dove P0 è una costante arbitraria, mentre la velocità u = u(y) fra le due piastre sarà
la soluzione dell’equazione differenziale ordinaria
d 2u GP
2
=
dy µ
che soddisfa le condizioni al contorno della velocità sulle due lastre.

Corrente di Couette piana


Supponiamo ora che non esista alcun gradiente della pressione nel fluido fra le due
lastre per cui G p = 0 e quindi P = costante e che inoltre le condizioni al contorno
siano quelle con la lastra inferiore ferma e quella superiore traslante con velocità
orizzontale U assegnata. In questo caso il problema da risolvere per u(y) è
d 2u
= 0, u(0) = 0 e u(h) = U.
dy 2
Integrando due volte l’equazione differenziale si ottiene immediatamente
u(y) = Ay + B.
Imponendo prima la condizione al contorno sulla lastra ferma, u(0) = 0, si ottiene
B = 0, e poi la condizione al contorno sulla lastra in moto, u(h) = U , si ottiene
A = U/ h, per cui la soluzione è

y
u(y) = U ,
h

ovvero un profilo di velocità lineare fra le due lastre. Questa corrente si chiama
corrente di Couette (piana) ed è mostrata nella figura 5.4.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 157 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 157

Figura 5.4 Campo di velocità della


corrente di Couette (piana) x

Calcoliamo ora lo sforzo viscoso nel fluido relativamente a superfici parallele ai


piani delle lastre. Partiamo dalla relazione (vedi paragrafo 5.10)
 
sn̂ = µ 2(n̂ )u + n̂
 

che esprime la forza viscosa per unità di area agente sul fluido che si trova dall’altra
parte di una superficie con normale uscente n̂ a causa dell’attrito viscoso provocato
dal fluido che si muove all’esterno. Se consideriamo una superficie parallela ai
piani delle lastre, la normale uscente n̂ è uguale a ŷ, avremo quindi
 
sŷ = µ 2(ŷ )(u(y) x̂) + ŷ
 

(u(y) x̂)
   
du(y) du(y)
=µ 2 x̂ + ŷ − ẑ
dy dy
 
du(y) du(y) du(y)
=µ 2 x̂ − x̂ = µ x̂.
dy dy dy

Sostituendo u(y) = U y/ h si ottiene

µU
sŷ = x̂,
h

per cui lo sforzo tra le lastre è uniforme e diretto parallelamente alle lastre nella
direzione della velocità (la forza viscosa è comunque nulla in ogni punto fra le
lastre).
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 158 colore nero Giugno 12, 2006

158 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Osservazione Lo sforzo appena calcolato,(µU/ h) x̂, rappresenta la forza esterna


per unità di area che si deve applicare alla lastra superiore per riuscire a mantenere il
valore U della sua velocità costante e quindi a mantenere la corrente di Couette fra
le lastre. Una forza esterna, sempre per unità di area, uguale in modulo e direzione
ma opposta in verso deve essere applicata alla lastra inferiore affinché rimanga
ferma contrastando l’azione della viscosità del fluido che tenderebbe a trascinarla
in direzione x̂.
È importante osservare che la forza esterna agente sulla lastra superiore effettua
un lavoro in quanto il suo punto di applicazione si sposta con la lastra. Quantitati-
vamente, dall’esterno deve allora essere fornita una potenza per unità di area pari
a µU 2 / h affinché la lastra superiore continui a mantenere il moto stazionario del
fluido fra le due lastre. Nasce a questo punto una domanda: dove finirà l’energia
spesa per fornire la potenza richiesta? La risposta è: “nel fluido viscoso” il quale
aumenta la sua energia interna e quindi la sua temperatura per effetto dell’azione
della forza viscosa dentro il fluido.
La presenza di questo bilancio energetico indica che la descrizione del processo
di riscaldamento interno del fluido a causa dell’attrito viscoso coinvolge il principio
di conservazione dell’energia. Se si formulasse un’equazione esprimente la legge
di conservazione dell’energia per il fluido in forma locale, il riscaldamento interno
del fluido potrebbe allora essere descritto correttamente e quindi si potrebbe anche
determinarne le conseguenze sul valore della densità e del coefficiente di viscosità
µ, non più ritenibili costanti. In altre parole, non sarebbero più valide le ipotesi
che ci hanno condotto al sistema di equazioni di Navier-Stokes per correnti incom-
primibili con fluido di densità uniforme. Dovremmo allora formulare un sistema
di equazioni della fluidodinamica più generale, chiamate equazioni di Navier–
Stokes comprimibili o complete o anche equazioni di Navier–Stokes tout court,
che comprende, assime all’equazione di conservazione della massa e all’equazione
della quantità di moto, anche l’equazione di conservazione dell’energia: questo
sistema governa il moto dei fluidi comprimibile e viscosi e tutte le sue equazioni
sono in generale accoppiate fra loro.
Viceversa, se si accetta l’ipotesi di corrente incomprimibile, il sistema di
equazioni di Navier–Stokes incomprimibili studiate in questo capitolo pu ò es-
sere risolto prescindendo da considerazioni relative all’energia: la distribuzione
dell’energia interna del fluido può essere infatti calcolata in una fase successiva,
dopo avere determinato il moto del fluido. Da un punto di vista fisico il modello
semplificato di corrente incomprimibile significa supporre che attorno al fluido e
alle pareti della regione in cui esso si muove esista un insieme di apparati che
mantengono la temperatura del fluido costante e uniforme in ogni suo punto. Ad es-
empio, nel caso qui considerato di corrente incomprimibile fra due pareti, possiamo
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 159 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 159

immaginare che esse siano mantenute a una determinata temperatura mediante un


sistema di raffreddamento consistente in un fluso d’aria provocato da un ventilatore
esterno. Tale corrente d’aria permette di evitare che l’energia interna del fluido fra
le pareti continui ad aumentare e consente di smaltire nell’aria la potenza spesa per
mantenere in moto la lastra superiore contro la forza di frenamento dovuta alla vis-
cosità del fluido. Nel seguito non considereremo l’equazione dell’energia e quindi
il nostro studio della dinamica dei fluidi sarà sviluppato supponendo che la corrente
sia incomprimibile e che il fluido abbia densità uniforme. Come si è già detto,
per questo tipo di correnti l’equazione della quantità di moto e la condizione di
incomprimibiltà costituiscono un sistema di equazioni pari al numero di incognite e
quindi le due equazioni possono essere risolte con le necessarie condizioni iniziali
e al contorno prescindendo da qualunque considerazione relativa all’energia e alle
proprietà termodinamiche del fluido.

Corrente di Poiseuille piana


Esaminiamo ora il caso in cui fra le due lastre esiste un gradiente della pressione
il quale, come abbiamo visto, deve essere costante. Consideriamo dapprima la
situazione più semplice, nella quale entrambe le lastre sono ferme. In questo caso
il problema da risolvere è
d 2u GP
2
= , u(0) = 0 e u(h) = 0,
dy µ
con il parametro GP 6= 0 definito da
d P 
GP = .
dx cost
Integrando l’equazione si ha
GP 2
u(y) = y + Ay + B,

dove le costanti d’integrazione sono determinate dalle condizioni al contorno. La
prima condizione implica che B = 0 e poi la seconda che A = −G P h/(2µ) per cui
la soluzione è

GP h 2 y  y
u(y) = − 1− .
2µ h h

Il campo di velocità fra le lastre ferme ha quindi un profilo parabolico come quello
mostrato nella figura 5.5 nel caso GP < 0. Questo tipo di corrente è chiamato
corrente di Poiseuille (piana).
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 160 colore nero Giugno 12, 2006

160 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Figura 5.5 Campo di velocità della


corrente di Poiseuille (piana) 0 x

Il vettore sforzo viscoso associato alla direzione ŷ vale quindi


 
du(y) GP h 2y
sŷ (y) = −µ x̂ = − 1− x̂,
dy 2 h

e ha un andamento lineare con y: se GP < 0 il segno di questa grandezza è positivo


nella metà inferiore del canale e negativo nella metà superiore: ciò corrisponde a
un effetto frenante dei filetti di fluido più vicini alle pareti su quelli più lontani e al
contrario a un effetto accelerante di quelli più vicini al centro del canale su quelli
più lontani dal centro.
Il profilo di velocità può essere espresso anche in forma adimensionale intro-
ducendo una velocità di riferimento per la corrente considerata. Ad esempio si può
scegliere la velocità massima al centro del canale, ovvero,

GP h 2 h2  d P 
u max = u(h/2) = − =− .
8µ 8µ dx cost

Introducendo la velocità adimensionale ũ = u/u max e la coordinata verticale adi-


mensionale ỹ = y/ h, la relazione del profilo di velocità in forma adimensionale
diverrà, molto semplicemente,

ũ( ỹ) = 4 ỹ(1 − ỹ), 0 ≤ ỹ ≤ 1.


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 161 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 161

Corrente ibrida di Couette–Poiseuille


Veniamo infine al caso ibrido della corrente fra le due lastre piane che è provocata
dall’azione simultanea del moto della lastra superiore con velocità U e dalla presenza
di un gradiente di pressione (costante) in direzione x lungo lo spazio fra le lastre.
In tale caso dobbiamo risolvere il seguente problema

d 2u GP
2
= , u(0) = 0 e u(h) = U,
dy µ

con l’usuale significato dei simboli. La soluzione è


 
GP h 2  y y
u(y) = U − 1− ,
2µ h h

che, introducendo la velocità adimensionale (nuova) ũ = u/U e l’ordinata adimen-


sionale ỹ = y/ h, può essere espressa in forma adimensionale:

 
ũ( ỹ) = 1 − G̃P (1 − ỹ) ỹ, 0 ≤ ỹ ≤ 1

Il parametro adimensionale G̃P che appare in questa relazione è definito da

GP h 2 h2  d P 
G̃P = = ,
2µU 2µU dx cost

e rappresenta l’importanza relativa dei due termini responsabili della corrente ibrida,
ovvero il gradiente della pressione e il moto della lastra: G̃P = 0 corrisponde ad
assenza di gradiente di pressione e quindi alla corrente di Couette, G̃P < 0 a un
gradiente della pressione che spinge il fluido nello stesso verso della velocità U
della lastra, e G̃P > 0 a un gradiente di pressione che spinge il fluido in verso
opposto al moto della lastra (vedi figura 5.6).
Può essere interessante sapere per quale valore del parametro G̃P l’effetto della
pressione con gradiente positivo, che quindi spinge il fluido nel verso negativo
dell’asse x, riesce a provocare una corrente in verso opposto al moto della lastra,
almeno in una parte del canale.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 162 colore nero Giugno 12, 2006

162 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

1 U

G̃P = 12 9 6 3 1 0 −1 −3 −6 −9 −12

flusso inverso
Figura 5.6 Profili della velocità x
ũ( ỹ) nella corrente piana di Couette–
–Poiseuille per valori diversi del
parametro adimensionale G̃P

Dalla figura 5.6 si nota che tale corrente inversa sarà possibile solo a partire da
quel valore di G̃P per il quale è nulla la pendenza del profilo di velocità sulla
superficie della lastra inferiore. Esprimendo la condizione in forma adimensionale
d ũ( ỹ)/d ỹ = 0, abbiamo

1 − G̃P (1 − 2 ỹ) = 0,

che per ỹ = 0 fornisce G̃P = 1. Quindi per G̃P > 1 esistono regioni di corrente
inversa vicino alla lastra ferma e la loro estensione cresce al diminuire di G̃P .
Fisicamente una regione di corrente inversa esiste quando la forza viscosa per unità
di volume è superata dal gradiente di pressione avverso o adverso, cioè con la
pressione che aumenta nella verso positivo della corrente.
In modo simmetrico, si può verificare che per G̃P < −1 la velocità nella zona
superiore del canale è maggiore della velocità della lastra.

Corrente di Poiseuille in un tubo di sezione circolare


La presenza di un gradiente di pressione costante in un fluido è in grado di provocare
un moto in una sola direzione anche quando il fluido è confinato all’interno di un
tubo rettilineo di sezione costante. Il caso più semplice e anche più rilevante per
le applicazioni è quello di un tubo di sezione circolare il cui raggio indicheremo
con a. Consideriamo la situazione ideale in cui il tubo abbia lunghezza infinita
e introduciamo un sistema di coordinate cilindriche con l’asse z coincidente con
l’asse del tubo, come mostrato nella figura 5.7.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 163 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 163

Figura 5.7
Tubo rettilineo di sezione circolare

Il moto stazionario del fluido sarà governato dalle seguenti equazioni e condizioni
al contorno


P
)u − ν 2
u+ = 0,


(u
ρ
u = 0,


u|R=a = 0,

dove il vettore velocità e tutti gli operatori saranno espressi in coordinate cilindriche.
Data la geometria assisimmetrica, possiamo supporre che la velocità soluzione del
problema abbia solo la componente assiale u z e che non dipenda dalla variabile
angolare θ, per cui scriveremo

u(r) = u z (R, z) ẑ,

e similmente per il campo della pressione

P(r) = P(R, z).

In altre parole stiamo cercando una soluzione che sia invariante per rotazioni attorno
all’asse z. La condizione di incomprimibilità, unita all’ipotesi di campo di velocità
unidirezionale, implica che

∂u z (R, z)
u= = 0,


∂z
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 164 colore nero Giugno 12, 2006

164 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

per cui u z non dipende da z, ovvero risulta u(r) = u z (R) ẑ. Il termine non lineare
dell’equazione della quantità di moto per la corrente unidirezionale è nullo anche
in coordinate cilindriche in quanto

  ∂u z (R)
)u = u z (R) ẑ u z (R) ẑ = u z (R) ẑ = 0.
 

(u
∂z

Riguardo al termine viscoso si vede subito che


 
  1 d du z
2
u= 2
u z (R) ẑ = 2
u z (R) ẑ = R ẑ.
R dR dR

Le variabili incognite u z (R) e P(R, z) devono quindi soddisfare l’equazione della


quantità di moto
  

ν d du z P
− R ẑ + = 0,
R dR dR ρ

con u z (R) soggetta alla (sola) condizione al contorno

u z (a) = 0.

La componente in direzione R dell’equazione della quantità di moto è semplice-


mente
∂P
=0
∂R
per cui la pressione P(R, z) può dipendere solo dalla coordinata assiale: P = P(z).
Di conseguenza, l’equazione della componente lungo R della quantità di moto si
scriverà
 
ν d du z 1 dP
− R + = 0.
R dR dR ρ dz

Questa equazione è della forma f (R) + g(z) = 0 e potrà essere soddisfatta solo se
entrambe le funzioni f e g sono costanti. Pertanto la pressione P(z) deve avere un
gradiente assiale costante e scriveremo quindi

P(z) = P0 + GP z,
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 165 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 165

dove abbiamo introdotto il parametro (costante)


d P 
GP = .
dz cost
Si noti che per GP < 0 il fluido è spinto nel verso positivo dell’asse z. La differenza
di pressione P(z 2 ) − P(z 1 ) fra due punti diversi z 1 e z 2 lungo il tubo si chiama
perdita di carico.
Con la definizione del parametro GP , il problema per la velocità assiale u z (R)
assume quindi la forma
 
1 d du z GP
R = , u z (a) = 0.
R dR dR µ
Non deve destare troppa sorpresa che l’equazione differenziale del secondo or-
dine sia completata da una sola condizione al contorno, poiché l’estremo R = 0
dell’intervallo 0 ≤ R ≤ a in cui si cerca la soluzione non rappresenta un con-
torno sul quale la velocità possa essere prescritta. In altre parole, il valore
u z (0) è un elemento della soluzione che deve emergere dal procedimento di
risoluzione dell’equazione. Verifichiamo se ciò accada effettivamente. Molti-
plicando l’equazione per R 6= 0 si ottiene
 
d du z GP
R = R,
dR dR µ
che può essere integrata immediatamente una volta, fornendo
du z GP 2
R = R + A,
dR 2µ
dove A è la costante di integrazione. Dividendo ora per R 6= 0 si ottiene l’equazione
del primo ordine
du z GP A
= R+ ,
dR 2µ R
che si integra ancora immediatamente:
GP 2
u z (R) = R + A ln R + B,

dove B è la seconda costante d’integrazione. Ecco il punto: la prima costante A
deve essere nulla affinché la soluzione sull’asse z sia limitata. Imponendo infine la
condizione al contorno u z (a) = 0 si ottiene B = −GP a 2 /(4µ) per cui la soluzione

F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 166 colore nero Giugno 12, 2006

166 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

 
GP a 2 R2
u z (R) = − 1− 2 ,
4µ a

con un profilo parabolico ed è chiamata corrente di Poiseuille nel tubo a sezione


circolare. La velocità massima è raggiunta sull’asse del tubo e vale
GP a 2 a2  d P 
u max
z = u z (0) = − = − .
4µ 4µ dz cost
La velocità media hu z i su tutta la sezione del tubo si ottiene integrando la velocità
u z (R) su tutta la superficie πa 2 :
Z 2π Z a  
1 GP a 2 R2
hu z i = − 1 − R dR dθ
πa 2 0 0 4µ a2
Z a 
GP R3
=− 2π R − 2 dR
4πµ 0 a
 2
4  a
GP R R
=− − 2
2µ 2 4a 0

GP a 2 u max
=− = z .
8µ 2
Determiniamo la portata in massa P.M., detta anche portata massica, che passa
nel tubo. Essendo la velocità diretta lungo l’asse z, si deve calcolare l’integrale del
flusso su tutta la superficie circolare S della sezione del tubo. Questo integrale è lo
stesso, a meno di un fattore, di quello appena calcolato per determinare la velocità
media, per cui, invece di ripetere i calcoli precedenti, possiamo trovare la portata
utilizzando l’espressione della velocità media hu z i e tenendo conto che la densità
del fluido è costante:
GP a 2
P.M. = ρhu z i πa 2 = −ρ πa 2

π GP a 4
=−

Questa relazione è nota con il nome di legge di Poiseuille.
Determiniamo ora la forza agente sul tubo in conseguenza della corrente di
Poiseuille che scorre al suo interno. A tale scopo è necessario calcolare il vettore
sforzo viscoso associato alla direzione R̂, ovvero, essendo la corrente incomprimi-
bile:
 
sR̂ (r) = µ 2(R̂ )u + R̂
 

u,
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 167 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 167

come mostrato nel paragrafo 5.10. Un calcolo diretto fornisce


   
du z (R) du z (R) ˆ du z (R)
sR̂ (R) = µ 2 ẑ + R̂ − =µ ẑ
dR dR dR
GP 1d P 
= R ẑ = R ẑ.
2 2 dz cost
La forza per unità di lunghezza si ottiene integrando questa espressione, dopo avere
cambiato di segno per avere la forza viscosa esercitata dal fluido sulla parete del
tubo, lungo la circonferenza della sezione del tubo e quindi si ottiene
Z 2π
GP
Fz = − a a dθ = −πa 2 GP .
0 2
Se il gradiente della pressione è negativo, GP < 0, allora il segno di Fz è positivo:
ciò è corretto in quanto il fluido si muove lungo il tubo nel verso positivo dell’asse
z e quindi la forza che agisce sul tubo a causa della viscosità del fluido in moto ha
lo stesso verso della corrente.

Corrente lungo un piano inclinato causata dalla gravità


Consideriamo ancora un caso di corrente unidirezionale, ma provocato questa volta
dall’azione della forza gravitazionale agente sul fluido. Supponiamo di avere un
piano infinito inclinato di un angolo α rispetto al piano orizzontale e che uno strato di
un fluido viscoso di spessore uniforme h si trovi sopra il piano inclinato. Vogliamo
determinare il moto stazionario del fluido sempre nell’ipotesi che la corrente possa
essere considerata incomprimibile.
Introduciamo un sistema cartesiano con l’asse x diretto come la direzione di
pendenza massima sul piano inclinato e con verso positivo diretto verso il basso,
per cui l’asse x forma un angolo α con il piano orizzontale, come mostrato nella
figura 5.8.

y
h u(y)
g

x
Figura 5.8 Corrente stazionaria con α
superficie libera lungo un piano
inclinato
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 168 colore nero Giugno 12, 2006

168 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Prendiamo l’asse y in direzione perpendicolare al piano inclinato e con verso


positivo al di sopra di tale piano, e scegliamo la posizione dell’origine in modo
che la superficie del piano inclinato in contatto con il fluido corrisponda a y =
0. La direzione dell’asse z sarà allora orizzontale, perpendicolare al piano della
figura e diretta verso il lettore. Studiamo il movimento discendente del fluido
supponendo che il suo campo di velocità sia piano e quindi appartenente al piano
x-y. Supponiamo infine che il campo di moto della corrnte considerata dipenda
solo dalla coordinata y normale al piano, ovvero

u(r) = [u(y), v(y), 0] = u(y) x̂ + v(y) ŷ,

mentre la pressione è supposta essere indipendente solo dalla terza coordinata z:

P(r) = P(x, y).

Sul fluido agisce la forza di volume esterna dovuta alla presenza del campo di gravità
terrestre. Tale forza (per unità di volume) è data dal vettore campo di gravitazione g
che sarà espresso nel sistema cartesiano inclinato appena introdotto dalla relazione

g = g sin α x̂ − g cos α ŷ.

Le equazioni di Navier–Stokes che governano il moto stazionario di un fluido


viscoso sono:


P
)u − ν 2
u+ = g,


(u
ρ
u = 0,


Notiamo subito che la condizione di incomprimibilità


∂u(y) ∂v(y) dv(y)
u= + = =0


∂x ∂y dy
implica che v = costante e, in virtù della condizione al contorno di non penetrazione
v(0) = 0 sulla superficie del piano inclinato, v = 0, identicamente.
Essendo allora la corrente unidirezionale con u(r) = u(y) x̂, il termine non


lineare (u )u è nullo. Se teniamo poi conto della forma del termine viscoso e
delle componenti del campo di gravità, l’equazione della quantità di moto assumerà
la forma
d 2u


P
−ν 2 x̂ + = g sin α x̂ − g cos α ŷ.
dy ρ
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 169 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.6: Soluzioni esatte per correnti stazionarie parallele 169

Scrivendo esplicitamente le due componenti cartesiane di questa equazione abbiamo

d 2u 1 ∂ P
−ν + = g sin α,
dy 2 ρ ∂ x
1 ∂P
= −g cos α.
ρ ∂y
La seconda di queste equazioni si integra immediatamente

P(x, y) = −ρg cos α y + f (x),

dove f (x) è una funzione di x da determinare.


Supponiamo che la superficie superiore dello strato di fluido di spessore h sia
una superficie libera: con tale denominazione intendiamo che la pressione sulla
superficie sia uguale alla pressione esterna, ad esempio la pressione atmosferica
Patm e che lo sforzo viscoso superficiale sia nullo. Allora per y = h avremo le due
seguenti condizioni al contorno:
du(h)
P(x, h) = Patm e µ = 0.
dy
In particolare, la prima condizione permette di trovare la “funzione d’integrazione”
f (x) giacché abbiamo

P(x, h) = −ρg cos α h + f (x) = Patm ,

da cui segue f (x) = costante = ρgh cos α + Patm , per cui il campo di pressione
della corrente dipenderà solo da y e sarà dato da

P(y) = Patm + (ρg cos α) (h − y).

Essendo quindi ∂ P/∂ x = 0, la prima equazione si semplifica in

d 2u g sin α
=− ,
dy 2 ν
ed è corredata da due condizioni al contorno: la prima di adesione sul piano inclinato
e la seconda di sforzo nullo sulla superficie libera del fluido, ovvero,
du(h)
u(0) = 0 e = 0.
dy
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 170 colore nero Giugno 12, 2006

170 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

La soluzione si calcola facilmente prima integrando l’equazione differenziale due


volte, da cui si ricava

g sin α 2
u(y) = − y + Ay + B,

e poi imponendo le due condizioni al contorno per determinare le costanti di inte-


grazione, B = 0 e A = gh sin α/ν, ottenendo

g sin α
u(y) = y(2h − y).

Il profilo della velocità è quindi parabolico e raggiunge la velocità massima sulla


superficie libera. La portata volumetrica di fluido lungo il piano inclinato, per unità
di lunghezza nella direzione z, è data dall’integrale

Z h
gh 3
P.V. = u(y) dy = sin α.
0 3ν

5.7 Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0

Figura 5.9
Sfera immersa in una corrente
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 171 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 171

Corrente uniforme attorno a una sfera


Determiniamo ora la corrente incomprimibile stazionaria attorno a una sfera in-
vestita da un fluido con velocità uniforme a grande distanza da essa nel caso limite
Re = 0. Con l’espressione “Re = 0” non si intende naturalmente dividere per
zero il termine viscoso delle equazioni di Navier–Stokes adimensionali, bensı̀ con-
siderare una corrente a velocità tanto piccole da potere trascurare il termine non
lineare quadratico nell’equazione della quantità di moto. Nell’ambito di questa ap-
prossimazione, il campo di velocità u(r) e il campo di pressione P(r) della corrente
incomprimibile saranno soluzione delle seguenti equazioni stazionarie, scritte in
forma dimensionale,

−µ 2
u+ P = 0,


u = 0,


chiamate equazioni di Stokes (stazionarie). Esse sono completate dalla sola


condizione al contorno per la velocità che, nel caso della corrente uniforme attorno
a una sfera di raggio a, assumerà la forma

u(r)|r=a = 0 e u(r)|r→∞ → U.

Ricerchiamo una soluzione assisimmetrica e utilizziamo un sistema di coordinate


sferiche (r, θ, φ) con origine nel centro della sfera e con l’asse z nella stessa
direzione della velocità del fluido all’infinito, U = U ẑ. Allora il campo di velocità
avrà solo le componenti radiale e azimutale ed esse saranno indipendenti dall’angolo
φ, per cui avremo

u(r, θ) = [u r (r, θ), u θ (r, θ), 0] e P = P(r, θ).

Le equazioni di Stokes sono lineari e quindi sono più facili da risolvere rispetto
a quelle di Navier–Stokes, ma presentano la medesima difficoltà di ogni problema
incomprimibile dovuta all’esistenza di un accoppiamento fra le incognite velocità
e pressione che richiede una soluzione simultanea di tutte le equazioni del sis-
tema. Nel caso delle coordinate sferiche esiste poi un ulteriore accoppiamento fra
le componenti del vettore velocità causata dal termine viscoso. Si nota infatti che
il laplaciano di un campo vettoriale in queste coordinate non ha un’azione indipen-
dente sulle componenti del vettore velocità. Per queste ragioni, essendo il problema
bidimensionale in virtù dell’ipotesi di assisimmetria della corrente, affronteremo
il problema introducendo la funzione di corrente (sferica) di Stokes Ψ (r, θ) che
ne permette una formulazione in termini di una sola incognita puramente scalare.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 172 colore nero Giugno 12, 2006

172 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Le componenti della velocità possono essere definite tramite Ψ (r, θ) mediante le


relazioni
1 ∂Ψ 1 ∂Ψ
ur = 2 e uθ = − ,
r sin θ ∂θ r sin θ ∂r
u = 0 risulta soddisfatta identica-


cosı̀ che la condizione di incomprimibilità


mente
   
1 ∂ 1 ∂Ψ 1 ∂ 1 ∂Ψ
+ − = 0,
r 2 ∂r sin θ ∂θ r sin θ ∂θ r ∂r
per l’uguaglianza delle derivate seconde miste. Un calcolo diretto mostra che
ˆ 1
u=− E 2 Ψ,


r sin θ
dove ˆ rappresenta il versore tangente alle circonferenze con centro sull’asse z e
dove è stato introdotto l’operatore differenziale del secondo ordine
 
∂2 sin θ ∂ 1 ∂
E2 = 2 + 2 .
∂r r ∂θ sin θ ∂θ
u = − 2 u+ ( u) e della condizione
   

In virtù dell’identità differenziale


u = 0 per cui u = − 2 u, l’equazione della quantità
  

di incomprimibilità
di moto può essere scritta anche nella forma
u+ P =0
  

µ
che è più conveniente per calcolare il termine viscoso in funzione della variabile
scalare Ψ . Infatti, la componente radiale dell’equazione è
 
µ ∂ 1 ∂P µ ∂  ∂P
− E 2Ψ + =0 ⇒ − 2 E 2Ψ + = 0.
r sin θ ∂θ r ∂r r sin θ ∂θ ∂r
A sua volta la componente θ dell’equazione è
 
µ ∂ 1 1 ∂P µ ∂  ∂P
− − E Ψ +
2
=0 ⇒ E 2Ψ + = 0.
r ∂r sin θ r ∂θ sin θ ∂r ∂θ
Differenziando la prima equazione rispetto a θ e la seconda rispetto a r , si pu ò
eliminare la pressione ottenendo una sola equazione per l’incognita Ψ :
 
∂2  sin θ ∂ 1 ∂ 
E Ψ + 2
2 2
E Ψ = 0,
∂r 2 r ∂θ sin θ ∂θ
ovvero
 2  
∂ sin θ ∂ 1 ∂ 
2
+ 2 E 2 Ψ = 0.
∂r r ∂θ sin θ ∂θ
Ricordando la definizione dell’operatore E 2 , si vede che questa è un’equazione alle
derivate parziali di quarto ordine:
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 173 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 173


E 2 E 2 Ψ = 0.

Pertanto la semplificazione di sostituire tre equazioni accoppiate per le incognite


u r , u θ e P con una singola equazione per la sola incognita scalare Ψ è possi-
bile al prezzo di un aumento dell’ordine del problema differenziale. L’equazione
trovata deve poi essere completata con le condizioni al contorno. Osserviamo che
per un’equazione ellittica di quarto ordine (come l’equazione presente) si devono
fornire due condizioni su tutto il contorno. In effetti nel problema fluidodinamico
assisimetrico la condizione al contorno per la velocità consiste effettivamente in
due condizioni scalari per le due componenti della velocità e quindi abbiamo un
numero corretto di condizioni al contorno per la variabile Ψ .
La forma esplicita di tali condizioni si ottiene sfruttando la definizione delle
componenti della velocità in termini di Ψ . Sulla superficie della sfera si annullano
sia la componente normale, per cui (∂Ψ/∂θ)|r=a = 0, sia la componente tangente,
per cui (∂Ψ/∂r )|r=a = 0. La prima condizione, integrata lungo la superficie,
equivale a Ψ|r=a = costante, dove la costante può essere presa nulla, per cui
scriveremo la coppia di condizioni sulla superficie della sfera nel modo seguente

∂Ψ (a, θ)
Ψ (a, θ) = 0, = 0, 0 ≤ θ ≤ π.
∂r

Per imporre la condizione di velocità uniforme a grande distanza della sfera si deve
prima ricavare la funzione di corrente sferica relativa al campo uniforme U ẑ. È
immediato verificare che Ψuniforme = 12 Ur 2 sin2 θ e quindi la condizione al contorno
per r → ∞ è

Ψ (∞, θ) → 21 Ur 2 sin2 θ, 0 ≤ θ ≤ π.

La condizione asintotica r → ∞ suggerisce di cercare la soluzione nella forma


di prodotto di due funzioni di una sola variabile e che abbia la stessa dipendenza
dall’angolo θ della corrente uniforme e una dipendenza da r da determinare
Ψ (r, θ) = f (r ) sin2 θ.
Sostituendo questa espressione nell’equazione per Ψ si ottiene l’equazione, sempre
differenziale del quarto ordine, ma ora ordinaria:
 2 2
d 2
− f = 0.
dr 2 r 2
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 174 colore nero Giugno 12, 2006

174 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Le condizioni al contorno per f (r ) saranno le seguenti

f (a) = 0, f 0 (a) = 0, f (∞) → 21 Ur 2 .

L’equazione differenziale di f è equidimensionale o di Eulero e le sue soluzioni sono


ricercate nella forma f (r ) = r α , dove α è un esponente da determinare. Sostituendo
questo tipo di soluzione nell’equazione si ottiene l’equazione caratteristica

[(α − 2)(α − 3) − 2][α(α − 1) − 2] = 0,

che è già fattorizzata nelle due equazioni algebriche di secondo grado α 2−5α+4 = 0
e α 2 − α − 2 = 0, le cui soluzioni sono rispettivamente le coppie α = 1, α = 4 e
α − 1, α = 2. Pertanto la soluzione generale sarà la combinazione lineare

D
f (r ) = Ar 4 + Br 2 + Cr + .
r

La condizione all’infinito implica A = 0 e B = 12 U , per cui abbiamo

U 2 D
f (r ) = r + Cr + .
2 r

Per imporre le condizioni sulla sfera dobbiamo calcolare la derivata di f (r ), ovvero:

D
f 0 (r ) = Ur + C − ,
r2

e quindi le condizioni per r = a forniscono il seguente sistema lineare di due


equazioni nelle incognite C e D

 D Ua
C + 2 = −
 ,
a 2

 C − D = −U a.

a2

La soluzione del sistema è C = −3U a/4 e D = U a 3 /4 per cui la soluzione


dell’equazione differenziale ordinaria è
 
U a3
f (r ) = 2r − 3ar +
2
,
4 r
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 175 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 175

mentre la soluzione dell’equazione alle derivate parziali è


 
U a3
Ψ (r, θ) = 2r 2 − 3ar + sin2 θ.
4 r

Un calcolo diretto fornisce le componenti della velocità


 
3a a3
u r (r, θ) = U 1 − + 3 cos θ,
2r 2r
 
3a a3
u θ (r, θ) = −U 1 − − 3 sin θ.
4r 4r

Il campo di velocità in un piano assiale è rappresentato nella figura 5.10. Si noti


la forte riduzione della velocità vicino alla sfera in conseguenza della condizione
al contorno di velocità sulla sua superficie. Questo andamento è molto diverso
da quello della corrente incomprimibile non viscosa calcolato nel paragrafo 4.4
mostrato nella figura 4.2.
L’integrazione di una delle equazioni contenenti le derivate della pressione
permette di trovare il campo della pressione

3 µU a
P(r, θ) = P∞ − cos θ,
2 r2

Figura 5.10 Campo di velocità della


corrente di Stokes attorno a una sfera
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 176 colore nero Giugno 12, 2006

176 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

P(a, θ)

1.0

0.5

θ
1.0 2.0 3.0

-0.5

Figura 5.11 Andamento della -1.0


pressione sulla superficie di una sfera
nella corrente di Stokes -1.5

dove P∞ è la pressione (arbitraria) lontano dalla sfera. Il profilo della pressione sulla
superficie della sfera è mostrato nella figura 5.11. Il valore di P è minimo dietro
alla sfera e massimo davanti, per cui non esiste più la simmetria della pressione fra
le zone anteriore e posteriore del campo di moto che esisteva invece nella soluzione
della corrente incomprimibile irrotazionale come mostrato nella figura 4.3. Pertanto
nella corrente di Stokes la forza che il fluido viscoso esercita sulla sfera ha un
contributo dovuto alla pressione.

Legge della resistenza di Stokes


Una quantità molto importante è la forza resistente, in inglese drag, agente sulla
sfera che sarà indicata con il simbolo D. Per calcolare questa grandezza è necessario
conoscere, oltre alla pressione sulla superficie della sfera, anche il vettore sforzo
viscoso sr̂ associato alla direzione r̂ uscente dalla sfera. Nel caso di una corrente
incomprimibile il vettore sforzo viscoso è dato dall’espressione
 
sr̂ (u) = µ 2(r̂ )u + r̂
 

u.

Per semplicità indichiamo con s il vettore sr̂ (u) calcolato sulla superficie r = a. Un
calcolo diretto fornisce
∂u r
sr = 2µ → 0,
∂r
∂  u θ  µ ∂u r 3µU
sθ = µr + →− sin θ,
∂r r r ∂θ 2a
sφ = 0.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 177 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 177

Per simmetria la forza netta sulla sfera sarà in direzione della corrente uniforme.
Indichiamo con t il vettore sforzo totale tr̂ = −P r̂ + sr̂ , comprendente anche la
pressione, valutato sempre per r = a. La componente z di t è

tz = tr cos θ − tθ sin θ = −P cos θ + sr cos θ − sθ sin θ,

da cui, valutando i termini per r = a, si ottiene


 
3µU 3µU
tz = −P∞ + cos θ cos θ + sin θ sin θ
2a 2a
3µU
= −P∞ cos θ + .
2a
La forza resistente agente sulla sfera è quindi data dall’integrale doppio
Z 2πZ π
D= tz a 2 sin θ dθ dφ
0 0
Z π  
3µU
= 2πa 2
−P∞ cos θ + sin θ dθ
0 2a
Z π
= 3πµU a sin θ dθ,
0

essendo nullo l’integrale del termine con la pressione. Il calcolo dell’ultimo inte-
grale e il ripristino della natura vettoriale delle grandezze in gioco conducono alla
famosa legge della resistenza di Stokes

D = 6πµa U.

Questa legge è valida per una sfera immersa in una corrente che è uniforme a
grande distanza da essa e vale per numeri di Reynolds bassi. Questo risultato è
sovente espresso in termini di un coefficiente di resistenza, che è una quantità
adimensionale definita da

|D| 1
CD = ρU 2 ,
A 2

dove A = πa 2 rappresenta l’area frontale della sfera. Allora la legge di Stokes per
la sfera è espressa in forma adimensionale dalla relazione
24
CD = ,
Re
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 178 colore nero Giugno 12, 2006

178 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

dove il numero adimensionale della corrente attorno alla sfera è definito da Re =


ρ2aU/µ. Questo risultato è mostrato nella figura 5.12 che riporta l’andamento
qualitativo del coefficiente di resistenza misurato negli esperimenti al variare del
numero di Reynolds per la corrente attorno a una sfera. Notare che entrambe le
scale del disegno sono logaritmiche. In tutto l’intervallo dei numeri di Reynolds la
relazione C D = 24/Re è la sola soluzione esistente in forma chiusa analitica. Essa
vale per numeri di Reynolds bassi, per i quali le forze viscose sono molto maggiori
del termine non lineare; gli esperimenti mostrano che questo risultato è valido solo
per Re < 1. La curva punteggiata nella figura 5.12 si riferisce alla legge di Stokes
C D = 24/Re che vale solo per numeri di Reynolds piccoli.

CD

102

10

1 Stokes
Figura 5.12 Coefficiente di
resistenza di una sfera immersa in una 10−1
corrente uniforme in funzione del Re
numero di Reynolds 10−1 1 10 102 103 104 105 106 107

Risoluzione mediante le variabili primitive


Il problema di Stokes per la corrente stazionaria di un fluido viscoso attorno a
una sfera può essere affrontato anche partendo direttamente dalle equazioni per le
variabili primitive velocità e pressione, che qui scriviamo per comodità nella forma
seguente:

−ν 2
u+ p = 0,


u = 0,


dove p = P/ρ e ν = µ/ρ , completate dalle condizioni al contormo

u(r)|r=a = 0 e u(r)|r→∞ → U,

relative al problema di una corrente uniforme che investe una sfera di raggio a.
Come in precedenza, ricerchiamo una soluzione assisimmetrica attorno all’asse
passante per il centro della sfera e parallelo alla direzione della velocità uniforme
U del fluido a grande distanza dal corpo. Introduciamo un sistema di coordinate
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 179 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 179

sferiche (r, θ, φ) con il centro nell’origine della sfera e con l’asse z avente la stessa
direzione e lo stesso verso del vettore U. Il campo di velocità ha quindi solo le
componenti radiale e azimutale ed esse saranno indipendenti dall’angolo φ, per cui
le incognite del problema hanno la seguente forma

u(r, θ) = [u r (r, θ), u θ (r, θ), 0] e p = p(r, θ).

La soluzione assisimmetrica dipende solo dalle due variabili r e θ per cui possiamo
rappresentare le variabili incognite del problema ricorrendo ai polinomi di Legendre
P` (z), con z = cos θ, nel modo seguente
X

u r (r, θ) = u ` (r ) P` (cos θ),
`=0

X

d P` (cos θ)
u θ (r, θ) = v` (r ) ,
`=1

X

p(r, θ) = p` (r ) P` (cos θ).
`=0

Si deve notare che l’espansione della componente angolare u θ della velocità non è
basata direttamente sui polinomi di Legendre ma su delle funzioni che sono la loro
derivata prima (rispetto a θ), per cui la sommatoria corrispondente parte dall’indice 1
invece che da 0. Ricordiamo inoltre che il polinomio di Legendre P` (z) di ordine `
è soluzione dell’equazione differenziale
 
d 
2 d P`
1−z + `(` + 1) P` = 0.
dz dz

Scritta in termini della variabile angolare θ = cos−1 z l’equazione differenziale


assume la forma seguente
 
1 d d P` (cos θ)
sin θ + `(` + 1) P` (cos θ) = 0.
sin θ dθ dθ
Esprimiamo ora le equazioni differenziali del problema con le relative condizioni al
contorno in termini delle espansioni introdotte per ottenere le equazioni differenziali
(ordinarie) che governano i coefficienti u ` (r ), v` (r ) e p` (r ). In questa riduzione
utilizzeremo la proprietà di ortogonalità dei polinomi di Legendre, ovverosia
Z 1
2
P` (z) Pk (z) dz = δ`,k ,
−1 2` +1
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 180 colore nero Giugno 12, 2006

180 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

e di ortogonalità della loro derivata prima:


Z 1
 d P` (z) d Pk (z) 2`(` + 1)
1 − z2 dz = δ`,k ,
−1 dz dz 2` + 1
u = 0, che nel caso assisimmet-


Partiamo dalla condizione di incomprimibilità


rico considerato diventa
1 ∂ 2  1 ∂ 
r u r + sin θ u θ = 0.
r 2 ∂r r sin θ ∂θ
Sostituendo le due espansioni di u r (r, θ) e u θ (r, θ) e sfruttando l’ortogonalità dei
polinomi di Legendre, la condizione di incomprimibilità si riduce al seguente in-
sieme di equazioni differenziali ordinarie del primo ordine
1 d 2  v`
2
r u ` − `(` + 1) = 0,
r dr r
per i coefficienti u ` (r ) e v` (r ), con ` = 1, 2, . . . . Un calcolo diretto permette inoltre
di trovare, sempre considerando il caso assisimmetrico e sfruttando le condizioni di
incomprimibilità appena scritte, le espressioni del campo della vorticità =


u
X∞
D`2 [r u ` ] d P` (cos θ) ˆ
=
`=1
`(` + 1) dθ

e del laplaciano del campo di velocità a divergenza nulla, 2 u = −


 

u,
X∞ X∞  
D`2 [r u ` ] 1 d r D`2 [r u ` ] d P` (cos θ) ˆ
2
u= P` (cos θ) r̂ + ,
`=0
r `=1
r dr `(` + 1) dθ

dove è stato introdotto l’operatore differenziale

1 d2  `(` + 1)
D`2 = 2
r ... − .
r dr r2
In virtù dell’ortogonalità dei polinomi di Legendre e dei polinomi costituiti dalla
loro derivata, le due componenti dell’equazione della quantità di moto conducono
al seguente sistema

d p` D 2 [r u ` ]
=ν ` ,
dr r
ν d  2 
p` = r D` [r u ` ] .
`(` + 1) dr
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 181 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 181

Eliminando l’incognita p` si ottiene un’equazione per la sola velocità radiale

D`2 D`2 [r u ` ] = 0,

del quarto ordine (sorpresa?) e di tipo equidimensionale o di Eulero, grazie alla


forma dell’operatore D`2 . Un calcolo semplice, anche se un po’ noioso, conduce
all’equazione caratteristica

α(α − 1)(α − 2)(α − 3) + 8α(α − 1)(α − 2)


+ 2[6 − `(` + 1)]α(α − 1) − 4`(` + 1)α
− `(` + 1)[2 − `(` + 1)] = 0,

che si fattorizza nel modo seguente

(α − ` − 1)(α − ` + 1)(α + `)(α + ` + 2) = 0.

Le quattro soluzioni dell’equazione caratteristica sono quindi

α = ` + 1, ` − 1, −`, −` − 2.

La soluzione dell’equazione differenziale è pertanto

u ` (r ) = A` r `+1 + B` r `−1 + C` r −` + D` r −`−2 , per ` = 0, 1, 2, . . . .

Le quattro costanti di ogni modo sono determinate imponendo le condizioni al


contorno. Per il problema assisimmetrico considerato la condizione al contorno
sulla sfera è

u(a, θ) = 0 ossia u r (a, θ) = 0 e u θ (a, θ) = 0,

mentre a grande distanza da essa si deve imporre la condizione

u(r, θ) → U = U (cos θ r̂ − sin θ ˆ ) per r → ∞.

Per i coefficienti dell’espansione dovrà allora essere

u ` (a) = v` (a) = 0, ∀`,

e inoltre, esaminando la sola componente radiale,

lim u ` (r ) = 0, per ` 6= 1, mentre lim u 1 (r ) = U,


r→∞ r→∞
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 182 colore nero Giugno 12, 2006

182 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

dato che P1 (z) = z. La condizione asintotica per u r richiede che siano nulle tutte
le potenze r k con k ≥ 1, per cui deve essere A ` = 0 per ogni ` e il primo termine
della soluzione è sempre assente. Scriveremo quindi

u ` (r ) = B` r `−1 + C` r −` + D` r −`−2 , per ` = 0, 1, 2, . . . .

La stessa condizione asintotica applicata al nuovo primo termine richiede B ` = 0


per ` ≥ 2 e inoltre B1 = U . A questo punto scriviamo la soluzione dei primi due
modi della velocità radiale separandoli dai rimanenti, nella seguente maniera:
B0 D0
u 0 (r ) = + C0 + 2 ,
r r
C1 D1
u 1 (r ) = U + + 3,
r r
u ` (r ) = C` r −` + D` r −`−2 , per ` = 2, 3, . . . .
Consideriamo per primo il modo con ` = 0, che può contenere al massimo tre
termini. Il termine costante C 0 deve essere nullo in virtù della condizione lontano
dalla sfera che preclude l’esistenza di un termine indipendente da θ, per cui C 0 = 0.
Il primo termine se fosse presente implicherebbe la violazione dell’incomprimibilità
del fluido dato che il suo flusso attraverso superfici sferiche risulta dipendere dal
valore del loro raggio. L’incompatibilità di questo termine con la conservazione
della massa del fluido si può constatare anche calcolandone la divergenza:
 
1 d 2 B0 B0 d B0
2
r = 2 (r ) = 6= 0.
r dr r r dr r
Pertanto deve essere necessariamente B0 = 0, per cui
D0
u 0 (r ) = .
r2
Questo ultimo termine deve infine essere nullo per la condizione u 0 (a) = 0, e
quindi u 0 (r ) ≡ 0, per ogni r .
Esaminiamo poi la componente con indice 1 e calcoliamo la velocità angolare
corrispondente v1 mediante l’equazione che rappresenta la condizione di incompri-
mibilità:
    
1 d C1 D1 1 d D1
v1 (r ) = r U+
2
+ 3 = Ur + C1r +
2
2r dr r r 2r dr r
 
1 D1 C1 D1
= 2Ur + C1 − 2 = U + − 3.
2r r 2r 2r
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 183 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 183

Imponendo le due condizioni sulla sfera u 1 (a) = 0 e v1 (a) = 0 otteniamo il


seguente sistema lineare
C1 D1
+ 3 = −U,
a a
C1 D1
− 3 = −2U,
a a
avente per incognite i due coefficienti C 1 e D1 . La soluzione di questo sistema è
C1 = − 32 U a, D1 = 12 U a 3 per cui avremo
 
3a a3
u 1 (r ) = U 1 − + 3 .
2r 2r
Determiniamo infine i coefficienti C ` e D` , di tutte le altre componenti con ` ≥ 2.
Valutiamo prima la componente angolare v` della velocità di questi modi ricorrendo
di nuovo alle equazioni derivate dalla condizione di incomprimibilità. Con un
calcolo analogo al precedente si ottiene
1  
v` (r ) = (−` + 2)C` r −` − `D` r −`−2 , per ` ≥ 2.
`(` + 1)
Imponendo le condizioni u ` (a) = 0 e v` (a) = 0 si ottiene ancora un sistema di due
equazioni:
a −` C` + a −`−2 D` = 0,
(−` + 2)a −` C` − `a −`−2 D` = 0.
Il sistema è omogeneo e con determinante uguale a −2a −2`−2, quindi sempre diverso
da zero, per cui la soluzione unica del sistema è la soluzione triviale C ` = D` = 0,
per ` ≥ 2. Pertanto u ` (r ) ≡ 0, per ` ≥ 2. In conclusione, risulta
 
3a a3
u r (r, θ) = u 1 (r ) P1 (cos θ) = U 1 − + 3 cos θ.
2r 2r
Dall’equazione che esprime la condizione di incomprimibilità e dall’equazione che
fornisce i coefficienti dell’espansione della pressione possiamo infine dedurre la
soluzione completa del problema:
 
3a a3
u r (r, θ) = U 1 − + 3 cos θ,
2r 2r
 
3a a3
u θ (r, θ) = −U 1 − − 3 sin θ,
4r 4r
3 µU a
P(r, θ) = P∞ − cos θ,
2 r2
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 184 colore nero Giugno 12, 2006

184 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

dove P∞ è il valore (arbitrario) della pressione lontano dalla sfera. Il campo di


vorticità corrispondente è

3U a
(r, θ) = − sin θ ˆ .
2r 2

Corrente attorno a un cilindro: paradosso di Stokes


La soluzione appena ottenuta della corrente uniforme attorno a una sfera per Re = 0
non ha una controparte in due dimensioni per la corrente attorno a un cilindro
infinito. Dimostriamo questo risultato negativo cercando di risolvere le equazioni
di Stokes per la corrente uniforme attorno a un cilindro di sezione circolare.
Invece di risolvere le equazioni aventi come variabili incognite la velocità e la
pressione, riformuliamo il problema di Stokes stazionario per una corrente piana in
termini delle variabili incognite vorticità (scalare) ω e funzione di corrente ψ. Se
consideriamo l’equazione della quantità di moto bidimensionale per Re → 0

−µ 2
u+ P = 0,


e ne prendiamo il rotore, la pressione è eliminata e otteniamo la seguente equazione


scalare per la vorticità ω = ẑ


u
2
u=0 ⇒ 2
ω = 0,


dove 2 è l’operatore laplaciano in due dimensioni. D’altra parte, come è stato


mostrato nel paragrafo 3.10, l’equazione che governa la funzione di corrente ψ è

− 2
ψ = ω,

per cui nel sistema di due equazioni si può eliminare la variabile vorticità e ottenere
una sola equazione per la funzione di corrente

2 2
ψ = 0,

che è di quarto ordine ed è chiamata equazione biarmonica.


Essendo interessati alla corrente attorno a un cilindro di sezione circolare,
esprimiamo l’equazione biarmonica in coordinate cilindriche/polari:
   2
1 ∂ ∂ 1 ∂2
R + 2 2 ψ = 0.
R ∂R ∂R R ∂θ
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 185 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.7: Correnti stazionare attorno a corpi semplici per Re = 0 185

Questa equazione è corredata dalle condizioni al contorno per ψ che impongono


l’annullamento della velocità sulla superficie del cilindro e la velocità uniforme U x̂
a grande distanza. Quest’ultima condizione significa che ψ(R, θ) → ψ uniforme =
U R sin θ per R → ∞, per cui ricerchiamo una soluzione del tipo

ψ(R, θ) = f (R) sin θ, 0 ≤ θ < 2π,

dove f (R) → U R per R → ∞. Sostituendo questa forma della soluzione


nell’equazione biarmonica, si ottiene la seguente equazione differenziale ordinaria
di quarto ordine:
   2
1 d d 1
R − f = 0.
R dR dR R2

Questa è un’equazione equidimensionale o di Eulero e la ricerca delle soluzioni


particolari della forma di potenze R α , con esponente α da determinare, conduce
all’equazione caratteristica
 
α 2 − 1 α 2 − 4α + 3 = 0.

Le radici di questa equazione algebrica di quarto grado fattorizzata sono α =


1, −1, 3, con la radice α = 1 doppia. Nel caso di radice doppia, l’equazione
equidimensionale ammette oltre alla soluzione R α anche la soluzione R α ln R,
come mostrato nell’appendice C nel caso dell’equazione di secondo ordine (come
si può anche verificare direttamente nel caso specifico di questa equazione di quarto
ordine). Quindi la soluzione generale dell’equazione è

D
f (R) = A R 3 + B R + C R ln R + .
R

La condizione asintotica f (R) → U R per R → ∞ implica che A = 0, B = U e


C = 0, per cui la soluzione si riduce a

D
f (R) = U R + .
R

e la soluzione dell’equazione biarmonica originaria diventa


 
D
ψ(R, θ) = U R + sin θ.
R
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 186 colore nero Giugno 12, 2006

186 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Rimangono da imporre le condizioni al contorno sulla superficie del cilindro. Queste


condizioni richiedono che sia la componente tangente sia la componente normale
della velocità si annullino sul cilindro, ovvero che per R = a si abbia ∂ψ/∂ R = 0
e ∂ψ/∂θ = 0. Dal momento che ∂ψ/∂θ deve annullarsi per tutti valori di θ, la
condizione sulla componente normale della velocità è equivalente a richiedere che
ψ(a, θ) = costante, dove la costante può essere presa uguale a zero. Quindi le
condizioni sulla superficie del cilindro richiedono
∂ψ(a, θ)
ψ(a, θ) = 0 e = 0, 0 ≤ θ < 2π.
∂R
È evidente che non esiste alcuna scelta della costante D nella soluzione che possa
soddisfare simultaneamente queste due condizioni al contorno. Se avessimo im-
posto le due condizioni sul cilindro per prime, avremmo scoperto che era impossibile
soddisfare la condizione a grande distanza dal cilindro. Concludiamo pertanto che
non esiste alcuna soluzione delle equazioni di Stokes stazionarie in due dimensioni
che possa soddisfare le condizioni al contorno sia sul cilindro che a grande distanza
da esso. L’inesistenza di una tale soluzione è nota come paradosso di Stokes: esso
rivela che il trascurare il termine non lineare dell’equazione della quantità di moto
costituisce un’approssimazione inaccettabile per riuscire a descrivere la corrente di
un fluido viscoso attorno a un corpo cilindrico di lunghezza infinita. L’esistenza
di soluzione del problema della corrente uniforme a Re = 0 attorno a una sfera
ma non attorno a un cilindro è comunque un’altra manifestazione del fatto che la
presenza della sfera modifica il moto uniforme del fluido in modo molto minore di
un cilindro, come già osservato nel caso non viscoso nei paragrafi 4.4 e 4.5.
Notiamo comunque che esiste invece la soluzione del problema della corrente
stazionaria incomprimibile viscosa attorno a un cilindro se il termine non lineare non
è eliminato. In questo caso però le equazioni di Navier–Stokes non lineari possono
essere risolte solo in modo approssimato mediante tecniche di tipo numerico.

CD

103

102

Figura 5.13 Coefficiente di 10


resistenza di un cilindro circolare
immersa in una corrente uniforme in 1
funzione del numero di Reynolds
Re
basato sul diametro 10−2 10−1 1 10 102 103 104 105 106
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 187 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 187

5.8 Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo

Equazioni per correnti parallele non stazionarie


Consideriamo la corrente incomprimibile di un fluido viscoso vicino a una lastra
piana che è accelerata improvvisamente da ferma e che si muove nel suo stesso
piano con velocità costante U . In virtù della condizione di adesione, le particelle
di fluido in contatto con la lastra si muoveranno immediatamente con la velocità
U . Vogliamo determinare come si muoverà il resto del fluido in conseguenza della
partenza impulsiva della lastra.
Scegliamo un sistema di coordinate cartesiane con il piano x-z coincidente con
la lastra e la direzione dell’asse x coincidente con quella della velocità della lastra.
Supponiamo che la regione posta al disopra della lastra, y > 0, sia occupata dal
fluido, il cui moto sia piano e parallelo nella direzione dell’asse x. Scriveremo
allora le equazioni di Navier–Stokes non stazionarie per correnti bidimensionali


∂u P
+ (u )u − ν 2
u+ = 0,


∂t ρ
u = 0,


dove u(r) = u(y, t) x̂, P = P(x, y, t) e gli operatori e 2 rappresentano il




gradiente e il laplaciano nelle coordinate del piano x-y. Come già visto nel para-
grafo 5.6 per la corrente stazionaria, la condizione d’incomprimibilità è soddisfatta
identicamente, il termine non lineare è nullo e quello viscoso contiene solo la com-
ponente x. Le equazioni che governano il campo di moto si riducono quindi alla
sola equazione vettoriale:
∂ 2u


∂u P
x̂ − ν 2 x̂ + = 0.
∂t ∂y ρ
La componente y di tale equazione è semplicemente
∂P
= 0,
∂y
da cui segue immediatamente che P = P(x, t). L’equazione della componente x
diventa quindi
∂u ∂ 2u 1 ∂P
−ν 2 + = 0,
∂t ∂y ρ ∂x
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 188 colore nero Giugno 12, 2006

188 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

nelle due funzioni incognite u = u(y, t) e P = P(x, t). Supponiamo ora che il
moto del fluido sia causato solamente dal moto della lastra e che non esista alcuna
variazione di P lungo l’asse x causata da qualche gradiente della pressione applicato
esternamente, per cui avremo P = P(t). Questa funzione è del tutto arbitraria ma la
sua presenza è irrilevante sulla dinamica del fluido in quanto la pressione interviene


nell’equazione del moto solo attraverso il termine P.


La componente della velocità u(y, t) soddisfa quindi l’equazione di diffusione
(in una dimensione)

∂u ∂ 2u
−ν 2 =0
∂t ∂y

completata dalle opportune condizioni iniziali e al contorno.

Traslazione istantanea di una lastra piana


Nel caso in cui il fluido occupa tutto il semispazio y > 0 ed è inizialmente fermo la
condizione iniziale è

u(y, 0) = 0, y > 0.

Supponiamo ora che la lastra sia messa in movimento al tempo t = 0 con una
velocità U e che questa velocità sia poi mantenuta sempre costante. Le condizioni
al contorno sono allora

u(0, t) = U, u(∞, t) = 0, t > 0.

Il problema per la velocità u cosı̀ formulato si chiama primo problema di Stokes. Il


problema è costituito dall’equazione di diffusione, che è un’equazione differenziale
alle derivate parziali di tipo parabolico, supplementata da una condizione iniziale
e da due condizioni al contorno. La risoluzione del problema consiste nella deter-
minazione di una funzione di due variabili u = u(y, t) che soddisfi identicamente
l’equazione differenziale nel quadrante (y > 0, t > 0) del piano spazio-temporale,
chiamato anche piano cinematico. È necessario inoltre che la soluzione assuma
i valori specificati dalla condizione iniziale (qui u = 0) sul semiasse y positivo
e i valori specificati dalle condizioni al contorno (qui u = U e u = 0) sui due
“contorni spaziali” y = 0 e y = ∞ del quadrante. Si noti che le condizioni al
contorno sono due in conformità al fatto che l’equazione di diffusione contiene la
derivata seconda rispetto alla variabile spaziale y, mentre esiste una sola condizione
iniziale in quanto la derivata rispetto alla variabile temporale t è solo una derivata
prima. Questo problema di Stokes è in effetti identico al problema della diffusione
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 189 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 189

dell’energia interna in una bacchetta solida lunga e sottile che conduce il calore,
quando la temperatura di un’estremità è fatta variare istantaneamente da zero a un
altro valore e poi mantenuta sempre costante a quel valore.
Il problema alle derivate parziali per la velocità u presenta una caratteristica
molto importante che ne permette la riduzione a un problema differenziale pi ù sem-
plice. Infatti, l’enunciato del problema, o più precisamente tutti i suoi elementi
costitutivi, ovvero l’equazione, la condizione iniziale, le condizioni al contorno
ed eventualmente il termine di sorgente (qui assente), non contengono né alcuna
lunghezza di riferimento né alcun intervallo temporale di riferimento. Ciò sug-
gerisce la possibilità che la soluzione del nostro problema possa dipendere da y e
t solo attraverso una combinazione opportuna di queste variabili invece che dipen-
dere in modo “scollegato” da ciascuna di esse. In altre parole, mancando nei dati
del problema una lunghezza di riferimento assoluta e un tempo di riferimento asso-
luto, la soluzione potrà avere una dipendenza da y solo se essa implica anche una
dipendenza da t “collegata”.
Per individuare il tipo di legame esistente tra le variabili indipendenti della
soluzione particolare ricercata, si procede introducendo un cambiamento di variabili
consistente in una loro semplice dilatazione, ovvero un cambiamento di scala, del
tipo

y → Y = αy e t → T = βt,

e poi si cerca una relazione fra i parametri postivi α e β che lasci invariata l’equazione
differenziale. Indichiamo la soluzione rispetto alle nuove variabili indipendenti
(Y, T ) con la lettera maiuscola U (da non confondere con il valore della condizione
al contorno considerato in precedenza), per cui avremo

u(y, t) = U (Y, T ) = U (αy, βt).

Possiamo allora sostituire nell’equazione di diffusione ottenendo

∂u ∂ 2u ∂U (αy, βt) ∂ 2 U (αy, βt)


−ν 2 = −ν
∂t ∂y ∂t ∂y 2
 
∂U d(βt) ∂ ∂U d(αy)
= −ν
∂ T dt ∂y ∂Y dy
 
∂U ∂ ∂U
=β − να .
∂T ∂y ∂Y
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 190 colore nero Giugno 12, 2006

190 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Calcolando infine la derivata seconda si ottiene


∂u ∂ 2u ∂U ∂ 2 U d(αy)
−ν 2 =β − να
∂t ∂y ∂T ∂Y 2 dy
∂U ∂ 2U
=β − να 2 .
∂T ∂Y 2
Si osserva che se β = α 2 allora risulta
 
∂u ∂ 2u ∂U ∂ 2U
− ν 2 = α2 −ν ,
∂t ∂y ∂T ∂Y 2
ovvero la trasformazione delle variabili
y → Y = αy e t → T = α2 t
lascia invariata l’equazione di diffusione. Ciò indica la possibilità che esistano
soluzioni dell’equazione che siano funzioni di y e t semplicemente attraverso la
singola combinazione y 2 /t. Infatti la trasformazione di variabili (y, t) → (Y, T ) =
(αy, α 2 t) implica che Y 2 /T = (αy)2 /(α 2 t) = α 2 y 2 /(α 2 t) = y 2 /t, e quindi an-
che la “variabile combinata” rimane invariata a seguito di una tale √ trasformazione.
Naturalmente è del tutto equivalente considerare la variabile y/ t . Inoltre, è con-
veniente avere una variabile adimensionale, per cui si può ricorrere alla costante ν,
che ha le dimensioni
√ di una lunghezza al quadrato diviso un tempo, e considerare la
combinazione y/ νt. Introduciamo allora la variabile di similarità adimensionale
y
η = η(y, t) = √
νt
e cerchiamo quindi una soluzione dell’equazione di diffusione avente forma seguente
u(y, t) = F(η) = F(η(y, t)).
Questa scelta implica per la soluzione un passaggio da una dipendenza diretta dalla
variabili y e t a una dipendenza indiretta dalle stesse variabili attraverso la sola
funzione η(y, t). Per il teorema di derivazione delle funzioni composte abbiamo
∂u ∂η y
= F 0 (η) = − √ F 0,
∂t ∂t 2t νt
∂u ∂η 1
= F 0 (η) = √ F 0,
∂y ∂y νt
∂ 2u 1 1 1
= F 00 (η) √ √ = F 00 .
∂y 2 νt νt νt
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 191 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 191

Sostituendo nell’equazione di diffusione per u abbiamo


ν 00 y
F (η) + √ F 0 (η) = 0
νt 2t νt
e semplificando otteniamo un’equazione differenziale ordinaria

F 00 + 12 ηF 0 = 0

con le due condizioni al contorno

F(0) = U, F(∞) = 0.

Notiamo che per t → 0 si ha η → ∞ per ogni y > 0 e quindi la seconda


condizione al contorno F(∞) = 0 impone anche la condizione iniziale u(y, 0) = 0
del problema alle derivate parziali originario. Questo risultato costituisce una
conferma della validità del legame esistente tra le variabili y e t nella soluzione del
problema in esame.
Siccome nell’equazione differenziale non compare la semplice incognita F
non derivata, si può introdurre l’incognita ausiliaria G = F 0 e ridurre l’ordine
dell’equazione:

G 0 + 21 ηG = 0.

Questa equazione è tuttavia priva di condizione al contorno poiché entrambe le


condizioni disponibili riguardano l’incognita originaria F. D’altra parte, il teorema
fondamentale del calcolo differenziale, ovvero:
Z b
d f (x)
dx = f (b) − f (a),
a dx

può essere applicato alla funzione F(η) i cui i valori agli estremi dell’intervallo
[0, ∞[ sono specificati, ottenendo
Z ∞
d F(η)
dη = F(∞) − F(0) = 0 − U = −U.
0 dη

La definizione della nuova variabile G = F 0 permette allora di scoprire che essa


deve soddisfare la seguente condizione integrale
Z ∞
G(η) dη = −U.
0
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 192 colore nero Giugno 12, 2006

192 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Questa condizione globale supplementa quindi l’equazione di G che è del primo


ordine (lineare a coefficienti non costanti) a variabili separabili della forma:

dG 1
= − η dη.
G 2
La soluzione generale è
2
G(η) = Ae−η /4
,

dove A è la costante d’integrazione che viene determinata imponendo la condizione


integrale
Z ∞
2
A e−η /4
dη = −U.
0

L’integrale definito si calcola facilmente dal valore dell’integrale definito della


2
funzione di Gauss e −x :
Z ∞
2 √
e−x dx = π,
−∞


per cui si ottiene A = −U/ π . La soluzione è quindi

U 2
G(η) = − √ e−η /4 .
π

L’equazione rimanente F 0 = G(η) è poi risolta mediante una semplice integrazione


Z η
U 2
F(η) = B − √ e−s /4
ds,
π 0

dove B è un’altra costante d’integrazione, da determinare imponendo l’una o l’altra


delle due condizioni al contorno dell’incognita originaria F. Ad esempio, la con-
dizione F(0) = U fornisce subito B = U . Pertanto la soluzione dell’equazione
differenziale del secondo ordine è
 Z η 
1 2
F(η) = U 1 − √ e−s /4 ds ,
π 0

ed è mostrata nella figura 5.14.


F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 193 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 193

η
4.5
4.0
3.5
3.0
2.5
2.0
1.5
1.0
Figura 5.14 Soluzione F(η)
dell’equazione similare per la corrente 0.5
causata dalla traslazione improvvisa di
0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0 F(η)/U
una lastra piana

Notiamo che se si fosse imposta l’altra condizione al contorno si sarebbe ottenuta


la stessa soluzione. Infatti, imponendo la condizione F(∞) = 0, si ha
Z ∞
U 2 U √
B−√ e−s /4 ds = B − √ π = 0,
π 0 π
da cui segue subito B = U .

Dalla soluzione F(η), ricordando la definizione della variabile
√ similare
 η = y/ νt
si ricava la soluzione della velocità u(y, t) = F(η) = F y/ νt :
" Z #
√y
1 νt −s 2 /4
u(y, t) = U 1 − √ e ds .
π 0

I profili della velocità in alcuni istanti di tempo diversi sono mostrati nella figura 5.15
per il caso ν = 1. La soluzione è talvolta espressa utilizzando la funzione di errore
2
erf(x) definita dall’integrale della funzione gaussiana e −x :
Z x
2 2
erf(x) = √ e−X d X
π 0
o eventualmente della funzione complementare di errore erfc(x) = 1 − erf(x).
La soluzione trovata può allora essere espressa nella forma seguente
  
y
u(y, t) = U 1 − erf √ .
2 νt
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 194 colore nero Giugno 12, 2006

194 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

1.5

1.0 t = 0.5
0.3
Figura 5.15 Profili della velocità 0.1
0.5
u(y, t) in istanti di tempo diversi per
0.05
ν = 1 della corrente parallela causata
dalla traslazione impulsiva di una lastra 0.01 u(y, t)/U
piana 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0

La soluzione u(y, t) rappresenta una superficie in uno spazio a tre dimensioni con
assi cartesiani che corrispondo alle tre variabili y, t e u. La figura 5.16 mostra la
forma complessiva della soluzione: le linee disegnate sulla superficie corrispondono
al profilo della velocità in determinati istanti di tempo.

u/U

Figura 5.16 Rappresentazione


tridimensionale dell’andamento della y
velocità di un fluido viscoso causata dal t
movimento istantaneo di una lastra
piana al tempo t = 0

La forma semplice delle condizioni iniziali e al contorno, unitamente all’assenza


di una lunghezza di riferimento nel problema, è stata decisiva per ottenere una
soluzione di tipo similare. Le soluzioni similari sono una classe speciale di soluzioni
che esistono in problemi governati da equazioni differenziali alle derivate parziali
di tipo parabolico con due variabili indipendenti quando i dati del problema non
contengono nessuna scala assoluta delle lunghezze.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 195 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 195

Il problema considerato soddisfa queste condizioni. Come dice il nome stesso di


soluzione similare, i profili della velocità u(y, t) a istanti di tempo differenti
√ sono
tutti geometricamente simili. Al tempo t1 la velocità√ u è funzione di y/ νt1 e al
tempo t2 la velocità u è la stessa funzione di y/ νt2 . La sola cosa che accade
al crescere del tempo è che
√ il profilo della velocità risulta dilatato nello spazio
di un coefficiente pari a t2 /t1 . In altre parole, la soluzione in istanti di tempo
diversi assume gli stessi valori ma essi sono distribuiti sull’asse y in modo sempre
più dilatato. Ciò non sarebbe possibile se vi fosse una seconda lastra posta a una
distanza y = h dalla lastra in moto: in questo caso la lunghezza h fornirebbe una
scala spaziale di riferimento e una soluzione similare non sarebbe più possibile.

Diffusione della vorticità


Ritornando ad esaminare la soluzione similare trovata, al tempo t, gli effetti del
movimento istantaneo
√ della lastra sono limitati prevalentemente a una distanza
dell’ordine
√ di νt da essa; ad esempio u è meno del 4 per cento di U alla distanza
y = 3 νt, in quanto 1 − erf(x) = 0.04 per x = 32 .
Un modo alternativo di interpretare questo processo è in termini della diffusione
di vorticità. Nel problema piano considerato la distribuzione della vorticità nello
spazio e nel tempo è data dalla funzione

∂u(y, t) U 2
ω(y, t) = − =√ e−y /(4νt) ,
∂y πνt

che tende a zero esponenzialmente oltre una distanza dalla lastra dell’ordine di νt,
come mostrato nella figura 5.17 per la soluzione con ν = 1.
y

3.0

2.0 t=1

1.0 0.3
Figura 5.17 Diffusione della
0.02
vorticità da una lastra messa in moto in 0.1 0.05
modo istantaneo al tempo t = 0. 1.0 2.0 3.0 4.0 ω/U
Soluzione per ν = 1
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 196 colore nero Giugno 12, 2006

196 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

La diffusione della vorticità a causa dell’azione viscosa distribuisce in modo sempre


più uniforme lo strato di vorticità iniziale, ovvero rende sempre più piatta la
concentrazione infinita di vorticità sulla superficie della lastra (esistente in virtù
della discontinuità fra la condizione al contorno u(0, t) = U per t → 0 e la
condizione iniziale u(y, 0) = 0 per y → 0) mentre la vorticità è nulla inizialmente
in tutto il fluido (la condizione iniziale u(y, 0) = 0 per y > 0 implica ω(y, 0) = 0).
L’andamento della vorticità ω(y, t) nello spazio e nel tempo è rappresentato in
modo tridimensionale nella figura 5.18.

ω/U

Figura 5.18 Rappresentazione y


tridimensionale della diffusione della t
vorticità da una lastra messa in moto in
modo istantaneo al tempo t = 0

Queste conclusioni possono essere enunciate anche in un altro modo leggermente


diverso. In un tempo t la vorticità si estende per una distanza dell’ordine di
√ 
distanza di diffusione viscosa = O νt .

Ovverosia, il tempo necessario affinché la vorticità si diffonda su una distanza


dell’ordine di ` è dell’ordine di

tempo di diffusione viscosa = O `2 /ν .

Metodo alternativo per le soluzioni similari


Nel procedimento seguito per determinare la soluzione similare della corrente provo-
cata dalla partenza impulsiva della lastra si è supposto che la variabile similare
avesse una forma determinata. La forma considerata non era stata dedotta con un
ragionamento rigoroso ma solo giustificata con argomenti di plausibilità. In questo
senso il successo del procedimento è solo verificato a posteriori dal fatto che abbi-
amo ottenuto una soluzione fisicamente significativa. Vogliamo ora riconsiderare il
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 197 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 197

procedimento per la ricerca di soluzioni similari e mostrare un metodo alternativo


per individuare le soluzioni di questo tipo. Questo metodo si basa sulla ricerca di
una variabile indipendente di tipo adimensionale che abbia la forma di un prodotto
di potenze delle variabili indipendenti originarie con esponenti da determinare. Il
valore preciso degli esponenti è stabilito dalle condizioni che si devono soddisfare
per ottenere da un lato un problema differenziale ordinario e dall’altro variabili solo
di tipo adimensionale.
La ricerca di soluzioni similari consiste nella determinazione di una trasfor-
mazione delle varibili che riduca l’equazione differenziale alle derivate parziali in
un’equazione differenziale ordinaria. Dal momento che l’equazione alle derivate
parziali coinvolge più di una variabile indipendente e un’equazione differenziale or-
dinaria solo una, è ragionevole assumere una trasformazione di variabili che cerchi
di combinare le due variabili indipendenti. Pertanto assumiamo

η(y, t) = C y m t n ,

dove η è la variabile indipendente trasformata, che deve essere adimensionale, e


C, m e n sono delle costanti per ora indeterminate. Inoltre, per rendere adimensio-
nale l’equazione finale dobbiamo imporre che anche la variabile dipendente (cioè la
nuova incognita del problema differenziale ordinario) sia adimensionale. Siccome
l’incognita originaria è la velocità u e nel problema esiste una scala delle velocità
definita dal valore al contorno U , la nuova incognita f deve essere definita da

u = U f (η),

ovvero avremo la relazione

u(y, t) = U f (η(y, t)) = U f (C y m t n ),

che esprime la vecchia incognita (dimensionale) u in funzione di quella nuova


(adimensionale) f , la prima dipendente da due variabili (y e t) la seconda da una
sola (η). Per mezzo di questa relazione di trasformazione possiamo calcolare le
derivate parziali di u con la regola di derivazione delle funzioni composte, ottenendo
∂u ∂η d f
=U = U Cny m t n−1 f 0 ,
∂t ∂t dη
∂u ∂η 0
=U f = U Cmy m−1 t n f 0 ,
∂y ∂y
∂ 2u
= U Cm(m − 1)y m−2 t n f 0 + U C 2 m 2 y 2(m−1) t 2n f 00 .
∂y 2
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 198 colore nero Giugno 12, 2006

198 CAPITOLO 5 Correnti incomprimibili viscose

Sostituendo nell’equazione di diffusione di u e dividendo per U 6= 0 si ottiene


Cny m t n−1 f 0 − νCm(m − 1)y m−2 t n f 0 − νC 2 m 2 y 2(m−1) t 2n f 00 = 0.
Ora determiniamo i valori di m, n e C in modo che si realizzi la riduzione a
un’equazione differenziale ordinaria adimensionale. Per prima cosa eliminiamo il
coefficiente variabile del termine di ordine più elevato moltiplicando tutti i termini
dell’equazione per y −2(m−1) t −2n ottenendo:
νC 2 m 2 f 00 + νCm(m − 1)y −m t −n f 0 − Cny −m+2 t −n−1 f 0 = 0.
Ma y −m t −n = C/η, per cui l’equazione si può scrivere nella forma più semplice
(dopo avere diviso tutti i termini per C 2 )
1 0 y 2 t −1 0
νm 2 f 00 + νm(m − 1) f −n f = 0.
η η
Affinché questa equazione sia effettivamente un’equazione differenziale ordinaria,
il coefficiente dell’ultimo termine deve essere una funzione solo di η e, poiché
η = C y m t n , questo richiede necessariamente n = −m/2. In tal caso la relazione
della variabile di similarità diventa
 m
y
η(y, t) = C √
t
e l’equazione assume la forma

1  η m 0
2
1 0
νm f 00 + ν(m − 1) f + f = 0.
η 2η C
Affinché questa equazione diventi adimensionale deve essere C 2/m = 1/ν. Allora
la variabile di similarità sarà definita dalla relazione finale
 
y m
η(y, t) = √
νt
e l’equazione differenziale ordinaria adimensionale ricercata sarà
 
00 1 m − 1 1 2−m
f + + η m f 0 = 0.
m η 2
Naturalmente questa equazione deve essere risolta con le due condizioni al contorno
adimensionali:
f (0) = 1 e f (∞) = 0.
Per m = 1 si riottiene lo stesso problema similare analizzato in precedenza.
F. Auteri e L. Quartapelle: Fluidodinamica. Capitolo 5 – pagina 199 colore nero Giugno 12, 2006

PARAGRAFO 5.8: Soluzioni esatte per correnti parallele dipendenti dal tempo 199

Corrente non stazionaria fra due lastre parallele


Consideriamo ora la corrente generata ancora dal moto impulsivo della lastra piana
ma questa volta in presenza di una seconda lastra ferma posta a una distanza h dalla
prima. La velocità u(y, t) dovrà ora essere determinata nella striscia 0 ≤ y ≤ h
come soluzione della stessa equazione di diffusione
∂u ∂ 2u
− ν 2 = 0,
∂t ∂y
completata dalla condizione iniziale

u(y, 0) = 0, 0 < y < h,

e dalla condizioni al contorno

u(0, t) = U, u(h, t) = 0, t > 0.

Non potendo ricercare una soluzione simile (nel problema esiste una lunghezza di
riferim