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APPUNTI DI GASDINAMICA

CAPITOLO 1
DERIVAZIONE DELLE EQUAZIONI DI
BILANCIO
M. Germano
Dip. di Ing. Aeronautica e Spaziale
Politecnico di Torino
1
Indice
1 Cenni di meccanica statistica 3
1.1 Funzione di distribuzione molecolare . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2 Equilibrio termodinamico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
2 Bilancio di massa e di quantit`a di moto 6
2.1 Equazioni di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.2 Equazioni di Navier-Stokes . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.3 Interpretazione cinetica degli sforzi viscosi . . . . . . . . . . . 13
2.4 Viscosit`a di un gas e di una miscela . . . . . . . . . . . . . . 15
3 Bilancio dellenergia 16
3.1 Interpretazione cinetica dei ussi di calore . . . . . . . . . . . 18
4 APPENDICE al capitolo 1 21
4.1 Atto di moto elementare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
4.2 Streamlines, pathlines, streaklines. . . . . . . . . . . . . . . . 22
4.3 Riepilogo equazioni di bilancio. . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
2
1 Cenni di meccanica statistica
Il signicato sico delle grandezze termodinamiche e di campo utilizzate
nella descrizione fenomenologica di un usso va ricercato nella descrizione
e nella interpretazione statistica del comportamento di un gas
1
. Le pro-
priet`a fenomenologiche, di larga scala, dei gas sono direttamente legate alla
struttura delle molecole che li compongono e alle loro interazioni. Notiamo
che alla pressione di 1.013bar e alla temperatura di 273.15K una Mole di
gas occupa 22.4m
3
e contiene 6.02 10
26
molecole, (numero di Avogadro), il
che avvisa che una descrizione dettagliata del moto delle singole molecole `e
praticamente impossibile ed impone una descrizione statistica.
1.1 Funzione di distribuzione molecolare
La descrizione statistica `e basata su funzioni di distribuzione molecolare.
Deniamo come
dN = f (x, y, z, u, v, w, t) dudvdw (1)
il numero dN di molecole per unit`a di volume aventi velocit`a compresa
nellintervallo u u + du, v v + dv, w w + dw, dove si intende che
il riferimento geometrico utilizzato `e quello Cartesiano. Dalla denizione
discende che la densit`a di molecole N (x, y, z, t), numero di molecole per
unit`a di volume, `e data dallintegrale su tutte le possibili velocit`a
N (x, y, z, t) =
_
dN =
_

du
_

dv
_

f (x, y, z, u, v, w, t) dw (2)
mentre la densit`a di massa `e data da
(x, y, z, t) = mN (x, y, z, t) (3)
essendo m la massa molecolare delle singole molecole.
Attraverso sempre la funzione di distribuzione f(x, y, z, u, v, w, t) possia-
mo inoltre calcolare le componenti u, v, w della velocit`a media o dinsieme
delle molecole, quelle eettivamente misurate a livello macroscopico, date
dagli integrali
u(x, y, z, t) =
1
N
_
udN =
1
N
_
ufdudvdw
v (x, y, z, t) =
1
N
_
vdN =
1
N
_
vfdudvdw
w(x, y, z, t) =
1
N
_
wdN =
1
N
_
wfdudvdw
1
Gas:voce foggiata (1600) dal chimico J. B. Van Helmont col signicato di vapore sottile
dal latino chaos, greco os, massa informe, che gi` a Paracelso aveva usato in senso simile.
(dal Dizionario Enciclopedico Treccani)
3
dove si `e introdotta la simbologia compatta
_
dudvdw =
_

du
_

dv
_

dw
Adottando il punto di vista statistico possiamo quindi pensare che la velocit`a
di ogni molecola, espressa in componenti cartesiane dai valori u, v, w, sia la
somma di due contributi, uno statistico, di campo, che corrisponde punto
per punto alla velocit`a media globale di un gran numero di molecole e che
abbiamo indicato come u, v, w ed uno uttuante, a valor medio nullo, e
che corrisponde alla cosiddetta agitazione termica, dato dalle componenti
u

, v

, w

u = u + u

v = v + v

w = w + w

(4)
E chiaro per quanto detto che
u

= 0 v

= 0 w

= 0 (5)
mentre lenergia complessiva traslazionale media per molecola pu`o essere
scomposta nelle due parti
m(uu + vv + ww)
2
=
m( u u + v v + w w)
2
+
m
_
u

+ v

+ w

_
2
(6)
La prima rappresenta chiaramente la parte baricentrale di larga scala, men-
tre la seconda

t
=
m
_
u

+ v

+ w

_
2
(7)
denisce lenergia interna traslazionale media per molecola
t
. Si pu`o inne
denire una velocit`a equivalente di agitazione termica v
at
data da
v
at
=
_
2
t
m
_1
2
(8)
1.2 Equilibrio termodinamico
In condizioni di equilibrio termodinamico assoluto
2
la funzione di distribu-
zione molecolare f
eq
(u, v, w) acquista un valore ben preciso, universale, che
dipende unicamente dalla temperatura assoluta T del gas in esame. La sua
forma esplicita `e data dalla meccanica statistica e corrisponde al prodotto
2
Uguale pressione p, temperatura T, composizione chimica e velocit`a media u, v, w
dappertutto. La funzione di distribuzione molecolare dequilibrio f
eq
diventa quindi
indipendente sia dallo spazio che dal tempo.
4
di tre gaussiane, una per ogni componente della velocit`a, centrate intorno
ai rispettivi valori medi u, v, w. Si ha
u

= v

= w

=
k
B
T
m
u

= v

= w

= 0 (9)
dove k
B
`e la costante di Boltzmann
k
B
= 1.38 10
23
joule/Kelvin/molecola (10)
e lenergia media traslazionale per molecola `e data da
m(uu + vv + ww)
2
=
m( u u + v v + w w)
2
+
3k
B
T
2
(11)
Si ha quindi che lenergia interna traslazionale media per molecola,
t
, `e
data da

t
=
3
2
k
B
T (12)
mentre quella per mole `e data da
E
t
= N
A

t
=
3
2
RT (13)
dove R `e la costante universale dei gas
R = 8.314 10
3
joule/Kelvin/Mole (14)
e E
t
lenergia interna traslazionale molare, cio`e quella posseduta da un
numero di molecole pari al numero di Avogadro N
A
N
A
= 6.02 10
26
molecole/Mole (15)
Si deduce di conseguenza che
k
B
=
R
N
A
(16)
e in base alla (12) ricaviamo la velocit`a di agitazione termica v
at
v
at
=
_
2
t
m
_1
2
=
_
3k
B
T
m
_1
2
=
_
3RT
M
_1
2
(17)
dove M `e la massa molare del gas M= mN
A
. E interessante confrontare
v
at
con la velocit`a di propagazione del suono c
c =
_
RT
M
_1
2
(18)
dove `e il rapporto dei calori specici.
5
Figura 1:
2 Bilancio di massa e di quantit`a di moto
Notiamo subito che la struttura di una equazione di bilancio `e del tutto
generale e pu`o essere ricondotta, vedi gura (1), ad un semplice pareggio
tra variazioni temporali, ussi e produzioni delle varie grandezze.
Se infatti indichiamo con G una generica grandezza per unit`a di volu-
me, la massa delle molecole per unit`a di volume, la quantit`a di moto delle
molecole per unit`a di volume, lenergia delle molecole per unit`a di volume,
allora la quantit`a relativa contenuta nel cubetto di controllo dxdydz `e data
da Gdxdydz, e la sua variazione nel tempo `e data da
(Gdxdydz)
t
=
x
dydz
_

x
+

x
x
dx
_
dydz
+
y
dxdz
_

y
+

y
y
dy
_
dxdz
+
z
dydz
_

z
+

z
z
dz
_
dxdy + Pdxdydz (19)
dove
x
,
y
,
z
indica il usso della stessa attraverso le superci di contorno
e P la eventuale produzione per unit`a di tempo e di volume. Si ottiene
G
t
+

x
x
+

y
y
+

z
z
= P (20)
Consideriamo ora il bilancio
1
della massa delle molecole, e notiamo che
1
Ricordiamo il signicato della simbologia compatta
_
dN =
_
fdudvdw =
_

fdu
_

dv
_

dw
6
nei termini della funzione f la massa di molecole per unit`a di volume G e i
ussi
x
,
y
,
z
relativi alle varie direzioni x, y, z sono dati da
G = m
_
dN = mN =

x
= m
_
udN =
1
N
_
udN = u

y
= m
_
vdN = v

z
= m
_
wdN = w (21)
mentre la produzione P `e ovviamente nulla, per cui si ottiene

t
+
u
x
+
v
y
+
w
z
= 0 (22)
Se ora indichiamo con G
x
la quantit`a di moto per unit`a di volume delle
molecole lungo la direzione x, con
xx
,
xy
,
xz
i relativi ussi attraverso le
superci di contorno, con P
x
la produzione di quantit`a di moto per unit`a di
volume e di tempo, abbiamo, in assenza di forze esterne
G
x
= m
_
udN = u

xx
= m
_
uudN =
1
N
_
uudN = uu = u u + u

xy
= m
_
uvdN = uv = u v + u

xz
= m
_
uwdN = uw = u w + u

P
x
= 0 (23)
per cui si ottiene
u
t
+
u u
x
+
u v
y
+
u w
z
=
u

x

u

y

u

z
(24)
Analogamente avremo per i bilanci di quantit`a di moto lungo le direzioni y
e z per cui si ottiene
v
t
+
v u
x
+
v v
y
+
v w
z
=
v

x

v

y

v

z
(25)
w
t
+
w u
x
+
w v
y
+
w w
z
=
w

x

w

y

w

z
(26)
7
Notiamo che nelle equazioni di bilancio della quantit`a di moto del moto
medio i termini f
x
, f
y
, f
z
f
x
=
u

x

u

y

u

z
f
y
=
v

x

v

y

v

z
f
z
=
w

x

w

y

w

z
(27)
appaiono come forze esterne per unit`a di volume, avendosi
u
t
+
u u
x
+
u v
y
+
u w
z
= f
x
v
t
+
v u
x
+
v v
y
+
v w
z
= f
y
w
t
+
w u
x
+
w v
y
+
w w
z
= f
z
(28)
2.1 Equazioni di Eulero
Nelle equazioni sopra scritte compaiono oltre alle grandezze , u, v, w, anche
le sei grandezze
u

che hanno le dimensioni di sforzi, forze per unit`a di supercie, e che vanno
calcolate. Nel caso di equilibrio termodinamico assoluto, (equilibrio chimico,
meccanico, termico, e quindi assenza di qualsiasi anisotropia o disomogeneit`a
nelle grandezze che descrivono lo stato del gas compreso il campo di velocit`a
del moto medio u, v, w), abbiamo visto che
u

= 0 u

= 0 v

= 0 (29)
u

= v

= w

=
k
B
T
m
=
RT
M
(30)
Dalla legge dei gas perfetti si ha
Nk
B
T =
R
M
T = p (31)
con p pressione del gas, e quindi si ottiene
u

= 0 u

= 0 v

= 0 (32)
u

= v

= w

= p (33)
8
Le equazioni di bilancio ottenute sotto questa ipotesi sono le cosiddette
equazioni di Eulero e sono esplicitamente date dalle espressioni
u
t
+
u u
x
+
u v
y
+
u w
z
=
p
x
v
t
+
v u
x
+
v v
y
+
v w
z
=
p
y
w
t
+
w u
x
+
w v
y
+
w w
z
=
p
z
(34)
In esse si fa sentire leetto dellagitazione termica unicamente sotto forma
di forze di pressione. Lo sforzo esercitato su di una parete `e normale ad
essa e non dipende dallorientamento della supercie nello spazio, (legge di
Pascal).
2.2 Equazioni di Navier-Stokes
In realt`a lagitazione termica non soltanto contribuisce alla energia interna
del gas con la parte traslazionale E
t
E
t
=
M
_
u

+ v

+ w

_
2
(35)
e alla dinamica del moto medio con le forze di pressione p
p = u

= v

= w

=
2
3
N
t
(36)
ma contribuisce anche al trasporto caotico da punto a punto di massa, quan-
tit`a di moto ed energia del moto medio, dando luogo come vedremo agli
eetti diusivi, viscosi e conduttori di calore. Questi eetti si manifestano
in presenza di gradienti di velocit`a del moto medio, di temperatura e di con-
centrazione.In questi casi lequilibrio termodinamico per la funzione f non
`e pi` u assicurato ed essa non ha pi` u una forma universale ma va calcolata
caso per caso seguendo levoluzione delle molecole nello spazio-tempo e lef-
fetto degli urti su di esse. Essendo f = f (x, y, z, u, v, w, t), la sua variazione
totale nel tempo `e data da
f
t
+ u
f
x
+ v
f
y
+ w
f
z
+ a
x
f
u
+ a
y
f
v
+ a
z
f
w
= J (37)
dove le componenti cartesiane dellaccelerazione a
x
, a
y
, a
z
sono legate alla
forza esercitata dallesterno sulle molecole, F
x
, F
y
, F
z
a
x
=
F
x
m
a
y
=
F
y
m
a
z
=
F
z
m
(38)
e dove il termine J `e il cosiddetto termine collisionale, che descrive leetto
degli urti sulla f. Lequazione (37) `e detta equazione di Boltzmann e le sue
9
propriet`a e la forma esplicita del termine J possono essere esaminate sui
libri di teoria cinetica dei gas ad essa dedicati, vedi per esempio [1].La sua
risoluzione `e in generale molto complessa e in questa sede ci limiteremo ad
alcune considerazioni di scala utili ad interpretare soluzioni perturbative che
vanno sotto il nome di soluzioni di Chapman e Enskog.
Notiamo innanzitutto che una grandezza fondamentale per quel che riguarda
la evoluzione spazio-temporale di f `e il libero cammino medio molecolare l,
denito come la distanza mediamente percorsa tra due urti successivi da una
molecola. Al ne di determinare questa lunghezza calcoliamo innanzitutto
il numero medio di collisioni che una molecola subisce nellunit`a di tempo.Se
indichiamo questa grandezza con , essa sar`a data dal numero di molecole
spazzate mediamente da una molecola lungo il suo cammino per unit`a di
tempo.Se notiamo che il volume spazzato durante lunit`a di tempo `e dato
da v
at
, dove `e la sezione durto della molecola, il suo ingombro frontale,
allora si ha evidentemente
= Nv
at
(39)
essendo N il numero di molecole per unit`a di volume. Notiamo che la sezione
durto molecolare relativa ad incontri a due a due `e data dallespressione
= d
2
(40)
dove d `e il diametro ottico, non il raggio, delle molecole che si urtano.In
tabella sono riportati alcuni valori relativi alle molecole che compongono
laria
Molecola O
2
N
2
O N NO
Diametro ottico in Angstrom 3.4 3.7 3.1 3.0 3.5
Notiamo ora che il tempo collisionale medio `e dato dalla espressione
=
1

(41)
e dato che la molecola durante questo tempo viaggia mediamente con la
velocit`a di agitazione termica v
at
, otteniamo
l = v
at
=
1
N
(42)
Il libero cammino medio `e di importanza fondamentale in quanto il suo rap-
porto con una lunghezza caratteristica L del corpo investito dalla corrente,
rapporto detto numero di Knudsen, Kn
Kn =
l
L
(43)
ci dice se la cinetica del mezzo `e dominata dalle collisioni tra le molecole
o dalle collisioni con il corpo.In questultimo caso, Kn > 1, il mezzo non
10
pu`o pi` u essere considerato come un mezzo continuo, e va trattato come gas
rarefatto.Notiamo che il libero cammino medio scala inversamente con la
densit`a
l = v
at
=
m

(44)
e che il suo valore in aria standard `e di 660 Angstrom, il che comporta che
alla quota di 80 km, dove la densit`a si `e ridotta nel rapporto di 10
5
, il
libero cammino medio `e di circa 1 cm. Il numero di Knudsen relativo per
esempio alle dimensioni tipiche di un satellite pu`o quindi diventare ad alta
quota dellordine dellunit`a, e in tal caso siamo in condizioni di gas rare-
fatto. Cade quindi non solo lipotesi di equilibrio termodinamico ma anche
la stessa ipotesi del continuo che giustica ladozione di una funzione f e
occorre studiare il problema con le metodologie proprie del moto delle mo-
lecole libere. Se invece, allestremo opposto, siamo in presenza di numeri di
Knudsen molto piccoli, allora non solo `e giusticato lapproccio del continuo
utilizzato nora ma anche lipotesi di equilibrio termodinamico `e corrobo-
rata. Sulla base di tali considerazioni Chapman e Enskog hanno sviluppato
delle soluzioni perturbative della (37) con espansioni nel numero di Knud-
sen e in presenza di moto medio con gradienti di velocit`a. Naturalmente il
primo termine della serie, f
0
, ottenuto nel limite Kn = 0, `e quello relati-
vo allequilibrio,f
0
= f
eq
, mentre il primo termine introduce una correzione
perturbativa f
1
, che d`a il seguente risultato
u

=
xy
=
_
u
y
+
v
x
_
(45)
u

=
xz
=
_
u
z
+
w
x
_
(46)
v

=
yz
=
_
v
z
+
w
y
_
(47)
u

= p
xx
= p 2
u
x
+
2
3
(48)
v

= p
yy
= p 2
v
y
+
2
3
(49)
w

= p
zz
= p 2
w
z
+
2
3
(50)
dove , divergenza del campo di velocit`a, `e data da
=
u
x
+
v
y
+
w
z
(51)
e dove `e il coeciente di viscosit`a del gas. Una osservazione va fatta
per quel che riguarda la scelta dei segni che convenzionalmente sono presi
11
in modo da rendere gli sforzi
ij
interpretabili come sforzi fatti dal mondo
esterno sul volumetto di controllo.
Le equazioni di bilancio cos` ottenute sono le cosiddette equazioni di
Navier-Stokes ed una ulteriore giusticazione della relazione costitutiva tra
sforzi e gradienti di velocit`a pu`o essere data su basi cinematiche considerando
latto di moto elementare in un mezzo uido, vedi Appendice. Come `e noto
esso pu`o essere scomposto in una roto-traslazione rigida pi` u tre dilatazioni
ortogonali tra loro a volume costante pi` u una dilatazione isotropa volumica.
Notiamo che i termini
s
xx
=
u
x

1
3
s
xy
=
1
2
_
u
y
+
v
x
_
s
xz
=
1
2
_
u
z
+
w
x
_
s
yx
=
1
2
_
v
x
+
u
y
_
s
yy
=
v
y

1
3
s
yz
=
1
2
_
v
z
+
w
y
_
s
zx
=
1
2
_
w
x
+
u
z
_
s
zy
=
1
2
_
w
y
+
v
z
_
s
zz
=
w
z

1
3

corrispondono alla parte dilatatoria senza variazione di volume del tensore


dei gradienti di velocit`a.Abbiamo cio`e

xy
=
yx
= 2s
xy

xz
=
zx
= 2s
xz

yz
=
zy
= 2s
yz

xx
= 2s
xx

yy
= 2s
yy

zz
= 2s
zz
Gli sforzi non dipendono quindi dalla parte roto-traslatoria dello stesso n`e
dalla dilatazione isotropa volumica in quanto la cosiddetta viscosit`a di vo-
lume, (bulk viscosity), che in questo caso manifesterebbe la sua esistenza
`e generalmente trascurabile. Notiamo inne che lenergia interna traslazio-
nale per unit`a di volume conserva lo stesso valore sia in equilibrio che in
disequilibrio
u

+ v

+ w

2
=
3
2
p (52)
essendo

xx
+
yy
+
zz
= 0 (53)
e ci`o `e diretta conseguenza dellaver posto la bulk viscosity uguale a zero. La
presenza di una viscosit`a di volume comporterebbe infatti che

xy
=
yx
= 2s
xy

xz
=
zx
= 2s
xz

yz
=
zy
= 2s
yz

xx
= 2s
xx

yy
= 2s
yy

zz
= 2s
zz

il che ha delle conseguenze a livello della termodinamica del mezzo, in quanto


si avrebbe
u

+ v

+ w

2
=
3
2
(p + ) (54)
12
Notiamo inne che le
ij
, i = j si manifestano in ussi di taglio, contraria-
mente alle
ij
, i = j che si manifestano tipicamente nei ussi di punta, e
sono quindi generalmente oscurate dalle forze di pressione.
2.3 Interpretazione cinetica degli sforzi viscosi
Vediamo ora di interpretare sicamente, sempre a livello di teoria cinetica
dei gas, le espressioni precedenti che danno i valori delle correlazioni
u

(55)
Notiamo che in esse compaiono ora non solo i termini di pressione ma anche
dei nuovi termini che dipendono dal gradiente di velocit`a. Esse inoltre di-
pendono in disequilibrio termodinamico da un nuovo termine, il coeciente
di viscosit`a che va interpretato dal punto di vista sico e calcolato in ter-
mini numerici. Ricordiamo che i termini (55) hanno il signicato di sforzi
esercitati sulle pareti del volumetto di controllo, sono cio`e dimensionalmen-
te delle forze per unit`a di supercie. Consideriamo per esempio il termine
u

. Esso sicamente rappresenta il usso di quantit`a di moto trasportato


dalla agitazione termica e diretto nella direzione x attraverso la supercie
normale alla direzione y.Un usso di quantit`a di moto `e una variazione di
quantit`a di moto per unit`a di tempo e di supercie, quindi una forza per
unit`a di supercie, quindi uno sforzo:nel caso di u

lo sforzo esercitato
nella direzione x su di una supercie normale alla direzione y. In assenza di
gradienti di velocit`a del moto medio questi sforzi cinetici sono tutti normali
alle superci considerate e pari alla pressione p;nel caso di disomogeneit`a
spaziali del moto medio si ha un disequilibrio della funzione f e la conse-
guente nascita di sforzi viscosi. Al ne di interpretare sicamente tali sforzi
`e opportuno considerare un caso semplice di campo di moto medio disomo-
geneo, quello di puro moto di taglio in cui si ha una sola componente non
nulla del moto medio, per esempio la u, che dipende spazialmente dalla sola
y, u(y), vedi gura (2).
In tal caso abbiamo
u

=
xy
=
u
y
u

= 0 v

= 0 (56)
u

= v

= w

= p (57)
Notiamo che lunit`a di misura del coeciente di viscosit`a `e nel sistema SI
kg/m/sec.Si ricava che la grandezza
=

(58)
detta viscosit`a cinematica, ha le dimensioni di una velocit`a per una lunghez-
za, e la sua unit`a di misura `e, sempre nel sistema SI, data in m
2
/sec.Dal
13
Figura 2:
punto di vista dimensionale non pu`o dipendere altro che dalla velocit`a
di agitazione termica v
at
e dal libero cammino medio molecolare l, uniche
grandezze siche di scala che siano state introdotte nora. Si ha quindi per
pure considerazioni di analisi dimensionale che
v
at
l v
at
l (59)
Questa relazione pu`o essere anche spiegata in termini pi` u sici nel seguente
modo.Sempre da gura (2) notiamo che il usso u

dovuto al trasporto
caotico di quantit`a di moto attraverso la supercie normale alla direzione y
di quantit`a di moto diretta lungo la direzione x `e dato sicamente da
u

m( u + d u) Nv
at
+ m uNv
at
(60)
Se ora scriviamo
d u =
d u
dy
dy (61)
e considerando che la scala di dy `e data dal libero cammino medio molecolare
l, cio`e che sicamente il trasporto caotico di quantit`a di moto avviene su di
una distanza dellordine di l, si ottiene
u

mNv
at
l
d u
dy
(62)
Nel caso di puro usso di taglio considerato si ha quindi

xy
=
d u
dy
(63)
e per confronto otteniamo
v
at
l v
at
l (64)
essendo = Nm. Notiamo che dalla gura (2) si ha anche un ulteriore
chiarimento sulla regola dei segni di cui si `e parlato in precedenza; il usso
u

`e in questo caso negativo, ma la


xy
`e positiva in quanto il volumetto
di controllo `e tirato dagli strati superiori esterni del uido nella direzione
delle x positive.
14
2.4 Viscosit`a di un gas e di una miscela
Abbiamo visto che il coeciente di viscosit`a dipende dal libero cammino
medio l.Dalla teoria cinetica dei gas si ha
l
1
N
(65)
dove `e la sezione durto collisionale tra le molecole in esame.Notiamo che il
tempo medio collisionale , cio`e il tempo che intercorre tra un urto e laltro,
`e dato da

l
v
at
(66)
Sostituendo nella (64) si ottiene

mv
at

(67)
con m massa molecolare.Si vede da questa espressione che nel caso di un gas
ideale composto da molecole a palle di biliardo, tali cio`e che linterazione
reciproca sia nulla ad un distanza tra i centri maggiore del diametro, e
innita se minore, allora la viscosit`a `e data da
(3k
B
)
1
2
m
1
2
T
1
2

0
(68)
dove a v
at
`e sostituita la sua espressione esplicita nei termini della temperatu-
ra assoluta e
0
`e la sezione durto geometrica. Notiamo che dipende dalla
radice quadrata della temperatura assoluta T, `e tanto pi` u piccola quanto
pi` u piccola `e la massa molecolare m e tanto pi` u grande quanto pi` u piccola
`e la sezione durto
0
.In realt`a il campo di forze che si stabilisce tra due
molecole durante un urto non `e del tutto assimilabile a quello che si ha tra
due palle da biliardo, il che porta ad avere come distanza media dintera-
zione durante un urto non il diametro delle molecole ma una distanza che
aumenta al diminuire della energia di collisione.Ci`o porta ad una variazione
della sezione durto con T, data da
=
0
_
1 +

T
_
(69)
e detta approssimazione di Sutherland.Naturalmente ha le dimensioni di
una temperatura, e per T si ha
0
.Se sostituiamo questa espres-
sione per la sezione durto nella espressione della viscosit`a data dalla
(67) otteniamo la cosiddetta espressione di Sutherland
= S
T
3
2
T +
(70)
15
Nella tabella che segue sono dati i valori delle costanti ed S per vari gas,
con misurata nel sistema SI, e cio`e in kg/m/sec.
S 10
6

O
2
1.65 110
N
2
1.39 102
H
2
0.65 71
He 1.52 98
CO
2
1.56 233
CO 1.40 109
NH
3
1.54 472
Aria 1.46 110
Notiamo che in tabella compare anche una miscela di gas, laria, per la quale
i valori di S e dati hanno pi` u un valore di correlazione empirica che altro.Il
problema di determinare la viscosit`a di una miscela date le viscosit`a dei suoi
componenti `e tuttaltro che semplice [2], ed una formulazione semi- empirica
`e quella data dal Wilke [3] che porta al seguente risultato
=

i
_
_
1 +

k=i
G
ik
x
k
x
i
_
_
1
(71)
dove
G
ik
=
_
1 +
_

k
_1
2
_
m
k
m
i
_1
4
_
2
2
3
2
_
1 +
m
i
m
k
_1
2
(72)
e dove
i
, x
i
e m
i
sono rispettivamente le viscosit`a, le frazioni molari e
le masse molecolari dei singoli componenti.Terminiamo questa parte segna-
lando inne delle espressioni approssimate che presentano una certa uti-
lit`a nei calcoli essendo monomiali come forma.Per laria e nellintorno della
temperatura ambiente si ha con buona approssimazione
=
288
_
T
288
_

(73)
con = 0.75 e
288
= 1.78 10
5
kg/m/sec viscosit`a dellaria standard.
3 Bilancio dellenergia
Abbiamo nora eseguito il bilancio della massa e quello della quantit`a di
moto ed abbiamo ottenuto le equazioni di Eulero nel caso di una funzione
f dequilibrio, le equazioni di Navier-Stokes nel caso di una funzione f de-
formata dai gradienti di velocit`a del moto medio.Vediamo ora di eseguire
16
il bilancio della energia.In questo caso abbiamo come energia per unit`a di
volume
G = m
_
(e
i
+
uu + vv + ww
2
)dN
=
_
e
i
+
uu + vv + ww
2
_
(74)
e come ussi

x
= m
_
(e
i
+
uu + vv + ww
2
)udN
=
_
e
i
u +
uuu + uvv + uww
2
_
(75)

y
= m
_
(e
i
+
uu + vv + ww
2
)vdN
=
_
e
i
v +
vuu + vvv + vww
2
_
(76)

z
= m
_
(e
i
+
uu + vv + ww
2
)wdN
=
_
e
i
w +
wuu + wvv + www
2
_
(77)
con e
i
= e
i
+ e

i
energia interna roto-vibro-elettronica e di legame per unit`a
di massa, e dove ora il vettore
x
,
y
,
z
rappresenta il usso denergia
attraverso le superci di contorno. Anche in questo caso P, produzione di
energia, `e ovviamente nulla e inoltre possiamo scrivere
uu = u u + u

vv = v v + v

ww = w w + w

(78)
e
i
u = e
i
u + e

i
u

e
i
v = e
i
v + e

i
v

e
i
w = e
i
w + e

i
w

(79)
uuu + uvv + uww
2
= u
_
u
2
+ v
2
+ w
2
2
_
+
u
_
u

+ v

+ w

2
_
+ uu

+ vu

+
wu

+ u

_
u

+ v

+ w

2
_
vuu + vvv + vww
2
= ..........
wuu + wvv + www
2
= .......... (80)
17
per cui ponendo
q
x
= u

_
e

i
+
u

+ v

+ w

2
_
q
y
= .......
q
z
= ....... (81)
si ha formalmente
(E)
t
+
((E + p) u)
x
+
((E + p) v)
y
+
((E + p) w)
z
=
(
xx
u +
xy
v +
xz
w q
x
)
x
+
(
yx
u +
yy
v +
yz
w q
y
)
y
+
(
zx
u +
zy
v +
zz
w q
z
)
z
(82)
dove
E = e
i
+
u

+ v

+ w

2
+
u
2
+ v
2
+ w
2
2
= e +
u
2
+ v
2
+ w
2
2
(83)
Notiamo che nei termini dellentalpia darresto o totale H
H = h +
u
2
+ v
2
+ w
2
2
= e +
p

+
u
2
+ v
2
+ w
2
2
(84)
si ha
(E)
t
+
(H u)
x
+
(H v)
y
+
(H w)
z
=
(
xx
u +
xy
v +
xz
w q
x
)
x
+
(
yx
u +
yy
v +
yz
w q
y
)
y
+
(
zx
u +
zy
v +
zz
w q
z
)
z
(85)
3.1 Interpretazione cinetica dei ussi di calore
Il termine vettoriale
q
x
= u

_
e

i
+
u

+ v

+ w

2
_
= u

(86)
che compare nella equazione di bilancio dellenergia corrisponde al trasporto
caotico di energia caotica dovuto al moto di agitazione termica.Anche in
18
questo caso la teoria cinetica dei gas ha sviluppato teorie che permettono
di calcolare la funzione f nel caso in cui siano presenti nel usso non solo
gradienti di velocit`a ma anche gradienti di temperatura T. Sulla loro base
abbiamo
q
x
=
T
x
q
y
=
T
y
q
z
=
T
z
(87)
dove `e il coeciente di conducibilit`a termica. La giusticazione di questa
espressione che lega in maniera elementare ussi di calore a gradienti di
temperatura pu`o essere data in maniera molto semplice sulla base degli
stessi ragionamenti sici utilizzati per determinare il coeciente di viscosit`a.
Dalla gura (2) notiamo che il usso q
y
dovuto al trasporto caotico di energia
interna attraverso la supercie normale alla direzione y `e dato sicamente
da
q
y
m( e + d e) Nv
at
+ m eNv
at
(88)
dove e =
_
c
v
T `e lenergia interna media per unit`a di massa e dove c
v
`e il
calore specico per unit`a di massa a volume costante. Se ora scriviamo
d e =
d e
dy
dy (89)
e considerando che come nel caso del trasporto di quantit`a di moto la scala
di dy `e data dal libero cammino medio molecolare l, cio`e che sicamente
anche il trasporto caotico di energia avviene su di una distanza dellordine
di l, si ottiene
q
y
mNv
at
l
d e
dy
(90)
cio`e
q
y
mc
v
Nv
at
l
dT
dy
(91)
e, per confronto con la (87),
v
at
lNmc
v
c
v
(92)
Notiamo che la scelta del segno nella determinazione del usso q
x
, q
y
, q
z
`e
tale da rendere le espressioni trovate coerenti con le leggi fenomenologiche,
(Legge di Fourier), in cui `e una costante essenzialmente positiva e i ussi
di calore sono positivi se vanno da luoghi a temperatura pi` u alta verso luoghi
a temperatura pi` u bassa.Notiamo anche da quanto detto che il numero di
Prandtl denito come
Pr =
c
p

(93)
19
con c
p
= c
v
calore specico per unit`a di massa a pressione costante, `e per
i gas dellordine dellunit`a. Sempre dalla teoria cinetica dei gas e nel caso
di un gas dotato di di sola energia interna traslazionale, (gas monoatomico
con variazioni di energia interna elettronica trascurabili nellintervallo di
temperature considerato), si ha pi` u precisamente
=
5
2
c
v
Pr =
2
3
(94)
essendo in tal caso =
5
3
. Nel caso in cui il gas `e dotato di energia in-
terna non solo traslazionale ma anche roto-vibro-elettronica allora conviene
scindere c
v
nelle due parti
c
v
=
1
1
R
M
= c
vt
+ c
vi
(95)
con
c
vt
=
3
2
R
M
c
vi
=
5 3
2 ( 1)
R
M
(96)
e si pu`o scrivere
=
5
2
c
vt
+ c
vi
(97)
dove `e il fattore correttivo di Eucken.Il fatto che non sia uguale a
5
2
signica che lenergia interna traslazionale e quella roto-vibro-elettronica
non sono trasferite esattamente allo stesso modo dalla agitazione termica.
Eucken propose per il valore 1.In tal caso il numero di Prandtl `e dato
dalla espressione
Pr =
4
9 5
(98)
Una buona approssimazione per il numero di Prandtl dellaria, valida su
di un intervallo abbastanza ampio di temperature `e Pr = 0.71. Ulteriori
dettagli sul calcolo di per laria ad alta temperatura e nel caso di miscele
si pu`o trovare sul Dorrance [4]. Notiamo inne che una grandezza ricavata
dalla conducibilit`a termica e analoga alla viscosit`a cinematica `e la diusivit`a
termica
=

c
p
(99)
avente le stesse dimensioni di , m
2
/s.
20
4 APPENDICE al capitolo 1
4.1 Atto di moto elementare
Indichiamo con U, V, W le tre componenti della velocit`a in un riferimento
cartesiano x, y, z.Nellintorno di un punto P qualsiasi, che supporremo si-
tuato nellorigine degli assi di riferimento, scriviamo lespansione in serie di
Taylor limitata al primo ordine
U = u +
u
x
x +
u
y
y +
u
z
z
V = v +
v
x
x +
v
y
y +
v
z
z
W = w +
w
x
x +
w
y
y +
w
z
z
dove u, v, w indicano i valori calcolati nellorigine. Notiamo che si pu`o
scrivere in maniera equivalente
U = u +
y
z
z
y +

3
x +
_
u
x


3
_
x +
1
2
_
u
y
+
v
x
_
y +
1
2
_
u
z
+
w
x
_
z
V = v +
z
x
x
z +

3
y +
1
2
_
v
x
+
u
y
_
x +
_
v
y


3
_
y +
1
2
_
v
z
+
w
y
_
z
W = w +
x
y
y
x +

3
z +
1
2
_
w
x
+
u
z
_
x +
1
2
_
w
y
+
v
z
_
y +
_
w
z


3
_
z
dove `e la divergenza del campo di velocit`a, data da
=
u
x
+
v
y
+
w
z
(100)
e

(
x
,
y
,
z
) rappresenta cinematicamente la velocit`a istantanea di
rotazione di un elemento uido, grandezza equivalente alla vorticita del usso
u divisa per due



2
(101)
con
u
_
w
y

v
z
u
z

w
x
v
x

u
y
_
(102)
21
Notiamo che le componenti
u +
y
z
z
y
v +
z
x
x
z
w +
x
y
y
x
rappresentano una roto-traslazione rigida locale del punto generico P intorno
allorigine O
u = u
O
+

(P O)
i termini

3
x

3
y

3
z (103)
una dilatazione isotropa, mentre la restante matrice, simmetrica e a traccia
nulla, pu`o essere trasformata con una rotazione di coordinate in una matrice
diagonale sempre a traccia nulla. Il suo signicato sico `e quindi quello di
rappresentare tre dilatazioni su tre assi ortogonali a volume costante.Esse
quindi trasformano una sfera in un ellissoide mantenendo costante il volume.
4.2 Streamlines, pathlines, streaklines.
Dato un campo di velocit`a u(x, y, z, t), v(x, y, z, t), w(x, y, z, t) `e spesso mol-
to importante determinare quali sono le linee le cui tangenti sono ad esso
parallele ad un certo istante, dette linee di corrente o streamlines, le linee
che sono descritte nel loro moto dalle particelle uide, dette traiettorie o
pathlines, le linee che vengono ad essere tracciate da un ipotetico colorante
iniettato in punti pressati, dette streaklines. Per un campo di moto stazio-
nario e per un punto pressato queste tre linee coincidono, mentre per un
campo di moto non stazionario esse sono diverse tra loro tranne casi patolo-
gici. Se il campo di moto non `e stazionario `e inoltre pi` u corretto parlare di
linee di corrente istantanee, o istantaneous streamlines, essendo questultime
variabili da tempo a tempo.
Un esempio serve a meglio chiarire quanto denito. Consideriamo un
campo di moto le cui componenti cartesiane della velocit`a sono date rispet-
tivamente da
u = axt
v = by
w = 0 (104)
Notiamo che il moto `e piano ma non stazionario, e calcoliamo le streamlines
che si hanno al tempo t = 0. Notiamo che non essendo il moto stazionario
le streamlines variano da tempo a tempo, e quelle che calcoliamo vengono
22
appunto dette istantaneous streamlines, mentre se il moto fosse stazionario
esse sarebbero le stesse per ogni tempo. Essendo
u =
dx
dt
v =
dy
dt
w =
dz
dt
(105)
possiamo anche scrivere che al generico tempo t
0
le streamlines istantanee
sono descritte dalle equazioni
dx
d
= axt
0
dy
d
= by
dz
d
= 0 (106)
con coordinata corrente lungo le stesse, (in generale non corrispondente
con larco s). Integrando abbiamo
x = x
0
exp (at
0
(
0
))
y = y
0
exp (b(
0
))
z = z
0
(107)
dove
0
indica il valore arbitrario che la coordinata corrente assume nel
punto x
0
, y
0
, z
0
al tempo t
0
. Notiamo che soltanto se b = at
0
la linea di
corrente istantanea `e una retta. Calcoliamo ora la traiettoria della particella
che al tempo t = t
0
si trova nel punto x
0
, y
0
, z
0
. Dobbiamo ora integrare le
equazioni del moto nel tempo t
dx
dt
= axt
dy
dt
= by
dz
dt
= 0 (108)
e si ottiene
x = x
0
exp
_
a
2
_
t
2
t
2
0
_
_
y = y
0
exp (b(t t
0
))
z = z
0
(109)
4.3 Riepilogo equazioni di bilancio.
Riassumiamo in questa appendice le equazioni di bilancio ottenute a partire
dalla teoria cinetica dei gas.Sottolineiamo che sia in questa appendice e sia
in quelle che seguono, e in generale in tutti gli appunti che seguiranno, la
soprallineatura che indica loperazione di media sulle uttuazioni molecolari
23
verr`a abolita, ed `e sottinteso che ogni grandezza `e una grandezza media.In
questa scrittura di riepilogo utilizzeremo inoltre una scrittura pi` u compatta a
carattere tensoriale.Abbiamo allora lequazione di conservazione della massa

t
+
(u
j
)
x
j
= 0 (110)
lequazione di bilancio della quantit`a di moto
(u
i
)
t
+
(u
i
u
j
)
x
j
=
p
x
i
+

ij
x
j
(111)
lequazione di bilancio dellenergia
(E)
t
+
(Hu
j
)
x
j
=
(
ij
u
i
q
j
)
x
j
(112)
dove
H = e +
p

+
u
i
u
i
2
(113)

ij
=
_
u
i
x
j
+
u
j
x
i

2
3
u
k
x
k

ij
_
(114)
q
i
=
T
x
i
(115)
Notiamo inne che le equazioni di bilancio della quantit`a di moto possono
essere anche scritte nelle forma Lagrangiana o convettiva

u
i
t
+ u
j
u
i
x
j
=
p
x
i
+

ij
x
j
(116)
mentre la forma di scrittura precedente `e detta forma conservativa.
Riferimenti bibliograci
[1] W.G.Vincenti, C.H.Kruger; Introduction to Physical Gas Dynamics
John Wiley and Sons, New York (1965)
[2] J.O.Hirschfelder, C.F.Curtiss, R.Byron Bird; The Mathematical Theo-
ry of Nonuniform Gases Cambridge University Press, New York
(1958)
[3] C.R.Wilke; J.Chem.Phys. Vol.18, pp 517-522, (1950)
[4] W.H.Dorrance; Viscous Hypersonic Flow McGraw-Hill, New York
(1962)
[5] H.W.Liepmann, A.Roshko; Elements of Gasdynamics John Wiley and
Sons, London (1957)
24
APPUNTI DI GASDINAMICA
CAPITOLO 2
STUDIO DELLE EQUAZIONI DI BILANCIO
M. Germano
Dip. di Ing. Aeronautica e Spaziale
Politecnico di Torino
1
Indice
1 Il usso intorno ad un corpo. 3
2 Portanza e resistenza. 7
3 Tipologia dei ussi. 10
4 Equazioni di bilancio 15
4.1 Equazioni di bilancio in forma vettoriale . . . . . . . . . . . . 15
4.2 Equazioni di bilancio in forma intrinseca . . . . . . . . . . . . 17
4.3 Equazioni di bilancio in coordinate ortogonali . . . . . . . . . 19
4.4 Equazioni di bilancio in coordinate cartesiane . . . . . . . . . 23
4.5 Equazioni di bilancio in coordinate cilindriche . . . . . . . . . 24
5 Flussi di punta 26
6 Flussi di taglio piani 30
7 Flussi di taglio cilindrici 33
7.1 Flusso nei tubi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
7.2 Vortice lineare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
7.3 Vortice di Rankine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
7.4 Vortice lineare compressibile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
7.5 Vortice di Rankine compressibile . . . . . . . . . . . . . . . . 38
8 Flussi rotazionali inviscidi 39
8.1 Materialit`a di punti, linee e superci . . . . . . . . . . . . . . 40
8.2 Equazione di Helmoltz. Dinamica della vorticit`a. . . . . . . . 42
9 Flussi di strato limite. 43
9.1 Strati limite self similari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
2
1 Il usso intorno ad un corpo.
Considerazioni dimensionali fanno dipendere lazione esercitata da un uido
su di un corpo dallangolo di incidenza e dai numeri di Mach Ma e di
Reynolds Re calcolati sulla base di una lunghezza caratteristica del corpo L
e delle propriet`a della corrente indisturbata , c, U e
Ma =
U
c
Re =
UL

Le variazioni che il usso assume intorno al corpo al variare dei parametri


, Ma e Re sono notevoli. Lo strato limite che lambisce il corpo pu`o essere
laminare o turbolento, si possono manifestare distacchi o onde durto, il
usso pu`o restare stazionario o diventare caotico con emissione di vortici
nel tempo. Tutto ci`o ha grandi conseguenze sui valori della portanza e
della resistenza, le cui cause siche, e cio`e gli sforzi dattrito a parete, la
nascita di separazioni della corrente e di onde durto, lemissione di vorticit`a,
sono spesso intrecciate tra loro. Ricordiamo che la portanza si esercita
normalmente alla direzione della corrente indisturbata, e ad essa quindi
corrisponde, come eetto reattivo sul uido, una variazione di quantit`a di
moto normale alla direzione del usso indisturbato. La portanza sostiene
ma non lavora, al contrario della resistenza che proviene da una diminuzione
della quantit`a di moto parallelamente alla direzione del usso indisturbato.
Dal punto di vista sico `e inoltre importante sottolineare che per una data
incidenza si hanno nel piano Ma, Re due zone nettamente distinte, quella
in cui vale lipotesi del continuo e il gas che investe il corpo pu`o essere
rappresentato attraverso le equazioni di bilancio di Navier-Stokes, e quella
in cui il gas si presenta cos` rarefatto al corpo da imporre una trattazione
completamente diversa delle azioni meccaniche scambiate tra il corpo e lo
stesso. Ricordiamo infatti che la viscosit`a `e sicamente legata alla velocit`a
di agitazione termica v
at
e al libero cammino medio l dalla relazione
v
at
l
e che la velocit`a del suono `e dello stesso ordine di grandezza della velocit`a di
agitazione termica, cio`e della velocit`a con cui, attraverso gli urti, si propaga
linformazione. Si ottiene allora
Ma
Re
Kn =
l
L
(1)
il che signica che la retta Ma = Re separa, vedi gura (1), due zone netta-
mente distinte, quella del continuo Ma < Re da quella del rarefatto Ma > Re.
La distinzione ovviamente non `e cos` netta, e passa attraverso zone interme-
die dette di slip-ow, Kn > 0.01, di leggera rarefazione, di moderata rarefa-
zione e inne di alta rarefazione, (regime di molecole libere), per Kn > 10,
3
e notiamo il grande interesse aerospaziale di questi regimi di usso che so-
no tipici della mesosfera e della termosfera, cio`e di moti in quote superiori
allincirca ai 50 km di altezza.
La complessit`a del panorama continua a rimanere molto grande anche
se ci si limita a considerare ci`o che avviene intorno ad un corpo di dimen-
sione caratteristica L dellordine di un metro e investito da una corrente
di aria standard, (p = 1.01325 10
5
N/m
2
, = 1.2250kg/m
3
, T = 288.2K,
c = 340m/s, = 1.79 10
5
kg/m/s). In tal caso il numero di Knudsen
`e dellordine di 10
7
e a variazioni della corrente esterna tra valori dellor-
dine di un metro al secondo e valori dellordine di 1000 metri al secondo
corrispondono variazioni del numero di Reynolds tra 10
5
e 10
8
e variazioni
del numero di Mach tra 0 e 3. Supponiamo innanzitutto che il corpo sia
una lamina piana bidimensionale, un caratteristico corpo portante, nel quale
cio`e la portanza `e esaltata rispetto alla resistenza da una notevole snellezza
e da una notevole bidimensionalit`a nei confronti della corrente indisturbata.
Seguiremo levoluzione del usso sia dal punto di vista teorico che da quello
sperimentale. Da un lato abbiamo la realt`a quale ci si presenta attraverso
le prove in galleria, le visualizzazioni, le misure delle varie grandezze. Dal-
laltra abbiamo le equazioni che questa realt`a descrivono e le cui soluzioni,
generalmente molto dicili da ottenere, vanno interpretate con molta cura
e con molto buonsenso sico-matematico. Partiamo quindi dalla lamina ad
incidenza nulla, = 0, Re = 10
5
e Ma 0. Le equazioni di Eulero fornisco-
no in questo caso un risultato semplicissimo e banale, a patto di rinunciare
alla condizione di aderenza a parete: il usso resta del tutto indisturbato
e lazione sul corpo `e nulla. In realt`a la velocit`a del uido a parete deve
annullarsi: la soluzione matematica trovata andrebbe bene se il corpo fosse
provvisto di rulli la cui velocit`a periferica fosse la stessa del uido esterno,
vedi gura (2). Fermiamo allora i rulli. Dal punto di vista delle equazioni
ci`o signica sovrapporre alla soluzione di prima il calcolo dello strato limite
in vicinanza di parete. Questo sdoppiamento in due fasi del calcolo, (calcolo
del usso potenziale esterno su di un corpo con rulli, fermata dei rulli e
calcolo di strato limite sovrapposto), sdoppiamento che pu`o ranarsi in una
tecnica iterativa, `e tanto pi` u giusticato quanto pi` u lo strato limite si riduce
ad una guaina sottile aderente al corpo. Indichiamo con x la coordinata
corrente lungo il corpo a partire dal bordo dattacco, con y la coordinata
normale al corpo stesso e con lo spessore dello strato limite, intendendo
per il momento con questo termine lestensione della zona di inuenza dei
termini viscosi. Notiamo che lo sforzo viscoso principale
xy
`e scalato co-
me U/, e un semplice bilancio tra le forze dinerzia esterne per unit`a di
volume
(uu)
x
4
scalate come
U
2
L
e le forze viscose per unit`a di volume

xy
y
scalate come
U

2
fornisce per lo spessore dello strato limite laminare la stima

L

1

Re
(2)
il che porta per i numeri di Reynolds considerati a spessori dellordine di
pochi millimetri. Ci`o determina tuttavia tre conseguenze : la nascita di uno
sforzo
p
dattrito a parete dellordine di

p
= (
xy
)
y=0
=
_
u
y
_
y=0

U

che integrato su tutta la lamina d`a la resistenza dattrito, la produzione di


una scia in cui si cicatrizza la perdita di quantit`a di moto operata sul uido
indisturbato dalla fermata dei rulli, lo spostamento verso lesterno del usso
potenziale e il relativo ispessimento del corpo che si presenta come gonato
rispetto alla sua forma di partenza, vedi gura (3). Al ne di valutare in
tutta la sua importanza questo fatto facciamo subito un salto di velocit`a e
portiamoci di colpo in questo assetto a Ma = 3; leetto dellispessimento
dovuto allo strato limite `e quello di far nascere una onda durto a poppa
della lamina stessa, vedi gura (4). Notiamo anche che nello strato limite `e
pi` u opportuno scalare il numero di Knudsen non con L, dimensione caratte-
ristica del corpo, ma con , spessore dello strato limite stesso. Ci`o aumenta
considerevolmente il campo in cui si manifestano gli eetti di rarefazione del
gas, vedi gura (1). Abbiamo infatti
Kn

=
l

Kn
L
=
l
L
e quindi
Kn

= Kn
L
L


Ma

Re
(3)
il che dimostra che per esempio a Mach 10 e a Reynolds 100 lo spessore dello
strato limite `e dello stesso ordine di grandezza del libero cammino medio
molecolare l. Facciamo ora variare lincidenza . Nuovamente esaminiamo
5
la soluzione pi` u semplice delle equazioni, sempre interpretabile come soluzio-
ne su di un corpo provvisto di rulli, vedi gura (5). La soluzione potenziale,
dappertutto irrotazionale e senza vorticit`a aderente al corpo, quella cio`e che
avvolge il corpo con il minimo disturbo, `e in netto contrasto con lesperienza.
Notiamo che leetto di questo campo di moto sul corpo `e nullo come forza:
niente portanza, niente resistenza e si riduce ad una sola coppia che tende a
metterlo in bandiera, (paradosso di DAlembert). In questo caso non basta
sovrapporre un calcolo di strato limite per aggiustare le cose. Il male `e pi` u
profondo e va curato fermando prima certi rulli in modo da ottenere una
nuova soluzione potenziale esterna pi` u aderente alla realt`a. Ci`o va daccordo
con la matematica che fornisce in questo caso tutta una famiglia di soluzioni
corrispondente ai rulli che vogliamo fermare. Per basse incidenze il rullo
che certamente va fermato per primo al ne di riacquistare una certa corri-
spondenza con la realt`a `e quello di coda che come si pu`o vedere `e quello pi` u
sollecitato e meno corrispondente alla realt`a sica. Questo rullo sta infatti
ruotando a velocit`a innita e trascina con s`e tutto il usso che teoricamente
si dovrebbe riavvolgere sulla lamina ma che praticamente si separa. Fermare
questo rullo vuol dire matematicamente applicare la condizione di Kutta, ed
abbiamo la nuova soluzione di gura (6), che determina sul usso una varia-
zione di quantit`a di moto normalmente al vento, e quindi una sola portanza:
il uido interviene ora pi` u pesantemente sul corpo, e dalla coppia si passa
ad una forza, ma ad una forza che non lavora. Ci`o `e dovuto essenzialmente
ad un vortice che aderisce e si concatena alla lamina, (nel subsonico si vola
appesi ad un vortice), e che si sviluppa durante la fase di avviamento. Que-
sto vortice pu`o essere per`o perduto allaumentare dellincidenza, in quanto
su di un altro rullo si sviluppano gradualmente allaumentare dellincidenza
velocit`a rotatorie sempre pi` u insostenibili, vedi gura (7). Ci`o che avviene
nella realt`a `e che anchesso a un certo punto si ferma e non assicura pi` u il
riavvolgimento a prua: la lamina stalla e perde il vortice che la sosteneva
generando una scia di usso separato la cui determinazione esatta `e uno dei
compiti pi` u delicati del calcolo aerodinamico. In questa sequenza di eventi
il calcolo di strato limite viene ad assumere un ruolo quasi secondario, fon-
damentale nel determinare la resistenza dattrito sul corpo e quindi il lavoro
fatto per trascinarlo nella corrente indisturbata, ma semplice nella tecnica di
esecuzione. Dato il usso esterno si tratta di sovrapporre ad esso uno strato
limite ottenuto fermando ora tutti i rulli, ma dopo che la soluzione esterna
pi` u aderente dal punto di vista sico `e stata trovata. Sottolineiamo inoltre
la caratteristica peculiare della viscosit`a : essa assicura laderenza a parete,
determina gli sforzi di attrito, ma non altera minimamente il valore della
vorticit`a che a partire dallavviamento impulsivo si `e concatenata al corpo.
I fenomeni viscosi sono fenomeni puramente diusivi e sotto questo punto di
vista la viscosit`a semplicemente spalma sullo strato limite la discontinuit`a
di velocit`a a parete.
6
Saltiamo a pi`e pari il transonico la cui complessit`a ed importanza meri-
ta una trattazione troppo particolareggiata per questo rapido sguardo din-
sieme e vediamo che cosa succede sulla nostra lamina nel supersonico con
incidenza, in quanto quello che avviene ad = 0 `e stato gi`a visto in pre-
cedenza. Ci`o che avviene `e che cambiano radicalmente i meccanismi che
generano portanza e resistenza sul corpo. Se nel subsonico era lecito dire
che si volava aggrappati ad un vortice ora `e lecito dire che si vola sopra di
unonda. Da gura (8) vediamo infatti che nasce unonda durto che assicura
unaumento di pressione sulla parte di lamina esposta al vento mentre un
fascio di onde di rarefazione mette in depressione la parte controventata. La
resistenza donda interviene ora nel computo della resistenza totale, il che
tuttavia non toglie importanza al calcolo dello strato limite anche perch`e in
esso diventano sempre pi` u importanti le dissipazioni denergia da cinetica a
termica, con graduale aumento delle temperature e dei carichi termici sulle
strutture. E importante comunque notare che nel supersonico non c`e por-
tanza senza resistenza in quanto la forza agente `e diretta normalmente alla
lamina e non, come nel subsonico, normalmente al vento. I vortici e le onde
durto sono creati dai moti impulsivi, e la loro determinazione pu`o essere
fatta senza considerare aatto i fenomeni viscosi o la conduzione termica.
Laerodinamica subsonica riesce a determinare la vorticit`a che aderisce ad un
corpo sulla base di semplici condizioni relative alla posizione dei punti dar-
resto, (condizioni di Kutta). Laerodinamica supersonica riesce a calcolare
le condizioni di usso attraverso un urto retto semplicemente considerandolo
come una discontinuit`a. In eetti sia lurto retto che lo scorrimento vortico-
so che si stabilisce su di un corpo vengono diusi da viscosit`a e conducibilit`a
termica. Lurto ha uno spessore viscoso e sui corpi si formano degli strati
limite. Allo scopo di chiarire il ruolo che viscosit`a e conducibilit`a termica
hanno sul moto consideriamo inne un corpo riscaldato, messo in moto e
lasciato libero a se stesso in assenza di forze esterne. Esso possiede una certa
quantit`a di moto ed una certa energia termica. La viscosit`a e la conducibi-
lit`a termica permettono che il corpo scambi queste grandezze con il mondo
esterno diondendole nellaria circostante. Come conseguenza il corpo tende
a portarsi alla stessa velocit`a e temperatura dellaria esterna ma la quantit`a
di moto e lenergia totale del sistema corpo-aria resteranno le stesse.
2 Portanza e resistenza.
Vediamo ora pi` u in dettaglio sotto quali forme tipiche pu`o presentarsi la
resistenza oerta da un corpo allavanzamento in un uido. Notiamo che
la conoscenza dettagliata delle pressioni e degli sforzi a parete permette la
determinazione della forza esercitata da un uido su di un corpo e del suo
momento rispetto ad un punto dato. Viene chiamata resistenza la com-
7
ponente della forza diretta parallelamente al moto, forza deviatrice quella
normale. La portanza `e una forza deviatrice.
I cocienti di portanza C
L
e di resistenza C
D
sono deniti sulla base
di una opportuna supercie di riferimento S. Se con L e D indichiamo
rispettivamente la portanza e la resistenza che un uido esercita su di un
corpo, allora abbiamo
C
L
=
L
1
2

U
2

S
C
D
=
D
1
2

U
2

S
(4)
dove

e U

sono i valori della densit`a e della velocit`a della corrente


indisturbata. Per quel che riguarda la supercie di riferimento S occorre
fare bene attenzione a come essa `e denita. Tipicamente abbiamo tre diverse
possibilit`a: la sezione maestra, la supercie in pianta, la supercie bagnata.
La supercie in pianta `e preferita per corpi aerodinamici, per corpi tozzi il
coeciente di resistenza `e comunemente riferito alla sezione maestra, mentre
la supercie bagnata `e normalmente usata quando si parla di pura resistenza
di attrito.
La portanza `e essenzialmente dovuta alle forze di pressione, esercitate
normalmente al corpo. La parte di resistenza dovuta alle pressioni viene
chiamata resistenza di scia, o di forma, o di pressione mentre quella dovuta
agli sforzi viscosi `e detta resistenza dattrito. Per ussi supersonici si distin-
gue tra resistenza di scia e resistenza donda. Si riserva il nome di resistenza
indotta a quella che risulta dalla generazione di una scia portante ed altri
termini vengono alle volte usati per evidenziare aspetti particolari. Viene
quindi chiamata resistenza interferenziale quella che risulta mettendo due
corpi in prossimit`a luno dellaltro, resistenza di base quella che proviene dal
brusco troncamento della coda di un corpo aerodinamico, e cos` via.
Notiamo che queste denizioni sono alle volte abbastanza vaghe e vanno
esaminate caso per caso. Per ussi subsonici la distinzione tra resistenza di
scia e di attrito `e forse la pi` u precisa anche perch`e per alti numeri di Rey-
nolds i relativi metodi di calcolo sono ben distinti. Ricordiamo infatti che
laerodinamica dei ussi irrotazionali permette di ricavare il usso esterno,
mentre la teoria di strato limite permette di calcolare la resistenza di attrito.
Per corpi aerodinamici la resistenza di attrito `e la pi` u importante. La resi-
stenza di un aereo `e tipicamente formata per met`a da resistenza di attrito
e per un quarto da resistenza indotta. Ci`o spiega la grande importanza che
il calcolo della resistenza dattrito riveste in un corso dedicato alle appli-
cazioni aeronautiche, ma non deve far dimenticare che in altre applicazioni
la resistenza di forma `e largamente predominante. Un altro punto che va
sottolineato `e che mentre il calcolo della portanza e della resistenza dattrito
hanno raggiunto un certo grado di adabilit`a, il calcolo della resistenza di
scia presenta spesso problemi di dicile risoluzione. Ci`o `e dovuto al fatto
che la resistenza di scia `e dovuta generalmente ad impianti vorticosi liberi di
8
geometria molto complessa e spesso variabile caoticamente nel tempo. Dal
punto di vista teorico lo studio della resistenza di scia `e intimamente legato
allo studio delle dinamica della vorticit`a, cio`e dei ussi inviscidi ma rotazio-
nali. Questi ussi nascono normalmente intorno a corpi tozzi o intorno a
corpi aerodinamici ad alta incidenza. In questi casi sul corpo si hanno sepa-
razioni dalle quali si generano strati vorticosi che evolvendo nella corrente
determinano scie resistenti.
Per la determinazione della resistenza di scia `e fondamentale lesperienza
di galleria del vento. I dati ottenuti su modelli vengono scalati al vero
notando che la resistenza di scia `e largamente indipendente dal numero
di Reynolds essendo un fenomeno peculiarmente inerziale. Naturalmente
lo strato limite, che dipende dal numero di Reynolds, ha il suo ruolo nella
determinazione della scia, soprattutto per quel che riguarda la localizzazione
delle separazioni, anticipate se il usso `e laminare, posticipate se il usso
`e turbolento. Questa interferenza tra strati limite e scie complica molto le
cose, ma spesso `e possibile dare un idea abbastanza precisa di quello che
avviene al di sopra di un certo numero di Reynolds critico sulla base di
sole tabelle sperimentali. In gura (9) si riportano alcuni dati relativi alla
resistenza di scia di corpi semplici. E importante notare la forte caduta di
resistenza per cilindro e sfera intorno ad un numero di Reynolds di 200000.
In entrambi i casi la causa `e dovuta ad un maggiore avvolgimento della
scia conseguente ad una separazione pi` u ritardata dello strato limite. Altro
dato interessante `e quello relativo al cilindro a sezione quadra : il valore 2
per il C
D
signica sostanzialmente che il usso di quantit`a di moto bloccato
dal corpo `e esttamente quello intercettato dalla sezione maestra. Questo
risultato sarebbe elementarmente ricavabile con la teoria dellimpatto di
Newton, ma ricordiamo le disastrose conseguenze che ebbe sulla teoria del
volo la sua estensione a lamine piane con bassa incidenza . . . . . In realt`a
chi produce la portanza sono i vortici e chi produce la resistenza pure. In
gura (10) si illustrano le due tipiche congurazioni di scia vorticosa portante
e di scia vorticosa resistente. Nel primo caso la scia `e schematizzabile in un
anello vorticoso con asse normale alla direzione del moto. Per la legge di
Biot e Savart esso risucchia aria verso il basso e quindi reagisce sul corpo con
una portanza. Nel secondo caso il corpo genera dietro di s`e tutta una serie di
anelli vorticosi ad asse parallelo al moto. Sempre per la legge di Biot e Savart
questo solenoide percorso da correnti vorticose genera un campo di moto
parallelo alla direzione di avanzamento e determina sul corpo una resistenza.
Si segnalano inne due testi ottimi per quel che riguarda una consultazione
rapida ed abbastanza esauriente riguardante i coecienti di resistenza sia
nel subsonico che nel supersonico. Essi sono il libro del Rebuet [1] e quello
del McCormick [2]. In particolare si raccomanda questultimo come quello
pi` u orientato verso le applicazioni aeronautiche.
9
3 Tipologia dei ussi.
Dopo queste considerazioni di carattere generale relative sia alla fenomenolo-
gia del usso intorno ad un corpo investito da una corrente, sia alle grandezze
di principale interesse aeronautico, la portanza e la resistenza, vediamo ora
come tutto ci`o si possa leggere e calcolare in chiave matematica. Scriviamo
innanzitutto le equazioni relative al moto di un usso piano, bidimensionale
e incompressibile, cio`e con densit`a costante. Le componenti della velocit`a
sono allora date da
u = u(x, y, t) v = v (x, y, t) w = 0
e ricordiamo che la condizione di incompressibilit`a pu`o essere dovuta sia ad
una condizione piezotropica, ( `e costante in quanto questa `e una precisa
condizione di stato del uido considerato, per esempio lacqua), sia ad una
condizione barotropica, (ricordiamo infatti dal corso di Termouidodinamica
che un usso pu`o essere considerato a costante se il numero di Mach `e
sucientemente basso)

Ma
2
Abbiamo allora
u
x
+
v
y
= 0

u
t
+u
u
x
+v
u
y
=
p
x
+f
x

v
t
+u
v
x
+v
v
y
=
p
y
+f
y
(5)
dove le componenti della forza viscosa f per unit`a di volume sono date da
f
x
=

xx
x
+

xy
y
f
y
=

xy
x
+

yy
y
(6)
In condizioni di incompressibilit`a gli sforzi viscosi sono dati dalle relazioni

xx
= 2
u
x

xy
=
_
u
y
+
v
x
_

yy
= 2
v
y
(7)
e si ottiene con semplici passaggi la scrittura delle equazioni di bilancio sotto
la forma
u
x
+
v
y
= 0

u
t
+u
u
x
+v
u
y
=
p
x
+
_

2
u
x
2
+

2
u
y
2
_

v
t
+u
v
x
+v
v
y
=
p
y
+
_

2
v
x
2
+

2
v
y
2
_
(8)
10
Calcoliamo ora la vorticit`a (
x
,
y
,
z
) del usso piano considerato. Si
ha

x
=
y
= 0
z
=
v
x

u
y
(9)
E interessante notare che se deriviamo la seconda equazione delle (8) lungo y
e la terza lungo x otteniamo una equazione evolutiva per
z
detta equazione
di Helmoltz

z
t
+u

z
x
+v

z
y
=
_

z
x
2
+

2

z
y
2
_
(10)
dove si `e introdotta la viscosit`a cinematica = /, mentre se deriviamo
la seconda equazione delle (8) lungo x e la terza lungo y otteniamo una
equazione per p

2
p
x
2
+

2
p
y
2
= 2
_
u
x
v
y

u
y
v
x
_
(11)
Notiamo due importanti particolarit`a della (10) e della (11). La prima, che
descrive levoluzione della vorticit`a, non dipende esplicitamente dal campo
di pressioni, mentre la seconda, utile per determinare il campo di pressioni
noto il campo di velocit`a, non dipende esplicitamente dalla viscosit`a.
Consideriamo ora ussi stazionari, per i quali le derivate temporali sono
nulle, e introduciamo la pressione totale P
P = p +
u
2
+v
2
2
(12)
E facile controllare che nei termini di P e di
z
le (8) possono essere scritte
nella forma alternativa equivalente
u
x
+
v
y
= 0
P
x
= v
z

z
y
P
y
= u
z
+

z
x
(13)
che si presta ad una interessante lettura. Notiamo subito che esse ammettono
le soluzioni irrotazionali date da
u
x
+
v
y
= 0
v
x

u
y
=
z
= 0 (14)
che comportano come immediata conseguenza la conservazione dappertutto
della pressione darresto P
P = p +
u
2
+v
2
2
= costante dappertutto (15)
11
risultando
P
x
=
P
y
= 0 (16)
Facciamo presente che le componenti della velocit`a u e v sono in questo caso
ricavabili come gradiente di un potenziale
u =

x
v =

y
(17)
che soddisfa lequazione

x
2
+

2

y
2
= 0 (18)
il che d`a a questi ussi anche il nome di ussi potenziali, e sottolineiamo il
fatto che se
z
= 0 le forze viscose sono automaticamente nulle, (non cos`
gli sforzi !).
Vediamo ora di esaminare gli ordini di grandezza dei vari termini delle
equazioni di bilancio. E fondamentale a questo proposito distinguere tra
usso esterno e usso nelle vicinanze delle pareti, o usso di strato limite.
Nel caso di ussi esterni possiamo scalare entrambe le componenti della
velocit`a u e v con U, velocit`a della corrente indisturbata, ed entrambe le
distanze x e y con L, dimensione caratteristica del corpo,
u U v U x L y L (19)
mentre la pressione p `e dimensionalmente scalata con U
2
. Abbiamo allora
dalle equazioni di bilancio (8)
u
u
x
+ v
u
y
=
p
x
+

2
u
x
2
+

2
u
y
2
U
2
L
U
2
L
U
2
L
1
Re
U
2
L
1
Re
U
2
L
u
v
x
+ v
v
y
=
p
y
+

2
v
x
2
+

2
v
y
2
U
2
L
U
2
L
U
2
L
1
Re
U
2
L
1
Re
U
2
L
dove ai vari termini sono sottoposti gli ordini di grandezza e da cui si deduce
che per
Re =
UL

>> 1 (20)
12
le forze viscose possono essere trascurate nel usso esterno. Ci`o per`o non
vuol dire automaticamente che il usso sia irrotazionale. In generale avremo
u
x
+
v
y
= 0
P
x
= v
z
P
y
= u
z
(21)
equazioni che regolano i ussi piani non viscosi ma rotazionali,
z
= 0. In
pratica essi si incontrano essenzialmente come ussi di scia, ussi esterni
marchiati da un precedente passaggio in vicinanza di corpi, (per esempio
lala), che ha impartito ad essi rotazionalit`a, e che si apprestano come ussi
esterni rotazionali ad investire altri corpi, (per esempio i piani di coda).
Questi ussi sono caratterizzati dal fatto che per essi la pressione darresto
P non `e pi` u costante. Notiamo tuttavia che dalle equazioni di bilancio si
ricava ugualmente limportante risultato
u
P
x
+v
P
y
= 0 (22)
che informa della conservazione di P non pi` u dappertutto ma ancora lungo
le linee di corrente, con valore tuttavia diverso dalluna allaltra. Abbiamo
cio`e un teorema di Bernoulli ridotto a
P = p +
u
2
+v
2
2
= costante su di una linea di corrente (23)
che ancora pu`o essere di grande utilit`a nelle applicazioni. E interessante
inne notare che dalla equazione di Helmoltz (10)
u

z
x
+v

z
y
=
_

z
x
2
+

2

z
y
2
_
(24)
si ricava limportantissimo risultato che in assenza di eetti diusivi viscosi
anche la vorticit`a
z
si conserva su di una linea di corrente
u

z
x
+v

z
y
= 0 (25)
Cogliamo loccasione per ribadire il fatto che la viscosit`a non crea vorticit`a
ma semplicemente la dionde. La vorticit`a `e creata dai moti impulsivi iner-
ziali, e il ruolo della viscosit`a `e semplicemente quello di dionderla quanto
pi` u pu`o compatibilmente con i moti convettivi. Notiamo che nel calcolo
degli sforzi essa si presenta come , mentre a livello diusivo i suoi eetti
sone meglio scalati come , viscosit`a cinematica. La dierenza tra le pro-
priet`a siche dellaria e dellacqua pu`o chiarire meglio questo aspetto. La
viscosit`a dellacqua `e circa 100 volte maggiore di quella dellaria, e quindi
13
a parit`a di gradiente di velocit`a di taglio lo sforzo viscoso `e in acqua 100
volte maggiore. La densit`a dellacqua `e per`o circa 1000 volte maggiore di
quella dellaria, e quindi la viscosit`a cinematica dellaria viene ad essere
circa di 10 volte maggiore di quella dellacqua. Ci`o vuol dire che la vorticit`a
dionde in aria molto pi` u rapidamente che nellacqua.
Vediamo ora di analizzare i ussi di strato limite. Abbiamo visto che
essi avvolgono i corpi con spessori molto piccoli rispetto alla dimensione
caratteristica del corpo L se Re >> 1, il che permette la loro trattazione
in una geometria semplicata, nella quale la distanza x `e quella misurata
lungo il corpo a partire dal punto di arresto ed y la distanza dalla parete,
vedi gura (11), e contrariamente ai ussi esterni non possiamo pi` u supporre
che esse siano scalate nello stesso modo. La stessa considerazione va fatta
per le componenti u e v di velocit`a, (rispettivamente quella lungo il corpo e
qualla normale ad esso), per cui avremo pi` u correttamente
u U x L y p U
2
(26)
mentre dalla equazione di continuit`a ricaviamo lordine di grandezza di v
dato da
v U

L
(27)
Sulla base dellanalisi degli ordini di grandezza dei singoli termini deriveremo
ora le equazioni dello strato limite. Come nel caso dellanalisi fatta sul usso
esterno scriviamo
u
u
x
+ v
u
y
=
p
x
+

2
u
x
2
+

2
u
y
2
U
2
L
U
2
L
U
2
L
1
Re
U
2
L
1
Re
U
2
L
_
L

_
2
u
v
x
+ v
v
y
=
p
y
+

2
v
x
2
+

2
v
y
2
U
2
L
_

L
_
U
2
L
_

L
_
U
2
L
_
L

_
1
Re
U
2
L
_

L
_
1
Re
U
2
L
_
L

_
sottoponendo ai vari termini i rispettivi ordini di grandezza. Se ora li
esaminiamo tenendo conto del fatto che

L
<< 1

L

1

Re
(28)
come visto in precedenza, allora lequazione di bilancio della quantit`a di
moto lungo la direzione y normale alla parete si riduce a
p
y
= 0 (29)
14
il che avverte che nello strato limite non c`e alcun recupero di pressione.
Questo fatto fondamentale che caratterizza i ussi di strato limite permette
di porre in esso
p = p
e
(x) (30)
dove p
e
(x) `e la pressione ad esso esterna, generalmente provvista da una
soluzione di usso esterno. Vediamo ora cosa avviene lungo la direzione x
corrente lungo il corpo. Nella relativa equazione di bilancio della quantit`a
di moto pu`o essere ora trascurato il termine

2
u
x
2
e inoltre si pu`o porre in
essa
p
x
=
dp
e
dx
. Abbiamo quindi
u
x
+
v
y
= 0 (31)
u
u
x
+v
u
y
=
dp
e
dx
+

2
u
y
2
(32)
equazioni dello strato limite bidimensionale, incompressibile, stazionario. E
interessante stimare nello strato limite anche lordine di grandezza sia della
vorticit`a
z
sia della pressione darresto P. Avendosi, come in precedenza,
dalla equazione di continuit`a v U/L, si ottiene

z
=
v
x

u
y
; P = p +
u
2
2
+
v
2
2
U
L
2
U

U
2
U
2
U
2
_

L
_
2
il che permette di scrivere nello strato limite con buona approssimazione

z
=
u
y
P = p +
u
2
2
(33)
In gura (12) vengono riassunti ed illustrati gracamente i principali punti
esposti in questa sezione.
4 Equazioni di bilancio
4.1 Equazioni di bilancio in forma vettoriale
Vediamo ora di generalizzare quanto detto sopra al caso tridimensionale. E
facile controllare innanzitutto che le equazioni di bilancio

t
+u
j

x
j
+
u
j
x
j
= 0
15

u
i
t
+u
j
u
i
x
j
=
p
x
i
+

ij
x
j
(34)
dove

ij
=
_
u
i
x
j
+
u
j
x
i

2
3
u
k
x
k

ij
_
(35)
possono essere scritte sotto la forma vettoriale

t
+u + u = 0

u
t
+u u = p +f (36)
dove f rappresenta la forza viscosa. Lespressione vettoriale della forza visco-
sa `e abbastanza complessa. Per ussi incompressibili e per viscosit`a costante
`e facile tuttavia controllare che essa si riduce allespressione
f = (37)
come si pu`o facilmente vericare. Vediamo quindi che come gli sforzi viscosi
anche la forza viscosa non dipende direttamente dalla vorticit`a, (il doppio
della velocit`a istantanea di rotazione di un elementino uido), ma dal ro-
tore della vorticit`a, ed `e quindi nulla in ogni caso in un campo di moto
irrotazionale. Se ora facciamo uso della identit`a vettoriale
u u = u +
_
u u
2
_
(38)
possiamo scrivere lequazione di bilancio della quantit`a di moto sotto la
forma

u
t
+ u =
_
p +
u u
2
_
+f (39)
Notiamo ora che se il uido considerato `e incompressibile, = costante, e
se si trascurano le forze viscose, si pu`o ricavare direttamente da questultima
equazione sia il teorema di Bernoulli sotto la sola condizione di stazionariet`a
e di irrotazionalit`a del usso
p +
u u
2
= costante dappertutto (40)
sia la relazione pi` u restrittiva ma condizionata dalla sola stazionariet`a del
uido
p +
u u
2
= costante su di una linea di corrente (41)
ottenuta moltiplicando scalarmente lequazione di bilancio della quantit`a di
moto per u.
16
4.2 Equazioni di bilancio in forma intrinseca
Finora abbiamo scritto le equazioni di bilancio in un sistema di riferimento
Cartesiano, tale cio`e che la metrica delle coordinate scelte `e data da
dP dP = dx
2
+dy
2
+dz
2
dove il vettore dP rappresenta la distanza innitesima tra due punti nello
spazio. La scrittura in forma vettoriale ci ha arancati da questa condizione,
e notiamo che unaltra forma di scrittura delle equazioni di bilancio parti-
colarmente sintetica ed utile `e quella intrinseca. Il sistema di riferimento
intrinseco `e quello in cui ad ogni punto dello spazio viene istantaneamente
associata la terna fondamentale di versori , n, b, rispettivamente la tan-
gente, la normale e la binormale alla traiettoria passante per quel punto, vedi
g. (13). Lespressione della velocit`a nel sistema intrinseco di coordinate `e
ovviamente molto semplice. Essa `e data da
u = q (42)
dove q `e il modulo della velocit`a, ma ci`o non deve trarre in inganno perche
in realt`a il sistema intrinseco di riferimento `e un sistema molto dicile da
trattare. Si dimostra infatti che esso `e un sistema locale, nel senso che se
noi ad un certo istante tracciamo le -linee, (le traiettorie), le n-linee e
le b-linee le coordinate darco, cio`e le distanze calcolate lungo queste linee
a partire da un punto origine O dipendono dal come si arriva al punto P,
vedi g. (14), il che ovviamente impedisce di associare univocamente ad
ogni punto una precisa terna di coordinate. Ciononostante la scrittura delle
equazioni di bilancio in questo sistema locale `e molto utile. Notiamo allo
scopo che la derivazione lungo le linee coordinate pu`o essere formalmente
scritta come
=

s
n =

n
b =

b
e sottolineiamo subito il fatto che queste derivate formali vanno trattate
con molta cautela. A titolo di esempio mettiamo in guardia che non `e
generalmente vero che

2
sn
=

2
ns
essendo in generale
(n ) = n ( )
Ricordiamo ora le relazioni del Frenet che ci dicono come variano i versori
fondamentali lungo la linea di corrente s

s
=
n
R
17
n
s
=
b



R
b
s
=
n

(43)
e introducono il raggio di curvatura R(s) e di torsione (s) della linea stessa,
funzioni in generale dellarco s. Se ora proiettiamo la vorticit`a sulla terna
fondamentale otteniamo
=
s
+
n
n +
b
b
e notiamo che alla componente
s
lungo la linea di corrente `e dato il nome
di vorticit`a secondaria. E facile ricavare le espressioni delle due componenti
lungo la normale e la binormale della vorticit`a. La solita identit`a vettoriale
u u = u +
_
u u
2
_
scritta nel riferimento intrinseco assume infatti la forma
q
u
s
=
q
2
2
q
n
b +q
b
n
e quindi
q
q
s
+q
2

s
=
q
2
2
q
n
b +q
b
n
Proiettando ora questa equazione sulle direzioni n e b si ottengono le rela-
zioni volute

n
=
q
b

b
=
q
R

q
n
(44)
con R raggio di curvatura locale della linea di corrente.
Vediamo ora quale forma assumono le equazioni di bilancio in questo
sistema di coordinate. Consideriamo ussi stazionari e inviscidi e indichiamo
con A la sezione di un tubicino di usso avente per asse una linea di corrente,
(ricordiamo che una s-linea `e una traiettoria e che per ussi stazionari le
traiettorie diventano linee di corrente). Lequazione di bilancio della massa
d`a ovviamente
(qA)
s
= 0 (45)
e se proiettiamo lequazione di bilancio della quantit`a di moto nella sua forma
stazionaria sulle tre direzioni , n, b otteniamo, per ussi incompressibili
q
q
s
=
1

p
s
q
2
R
=
1

p
n
0 =
p
b
(46)
18
Notiamo che nei termini della pressione di arresto P
P = p +
q
2
2
e della vorticit`a le equazioni (46) possono anche essere scritte nella forma
P
s
= 0
P
n
= q
b
P
b
= q
n
(47)
4.3 Equazioni di bilancio in coordinate ortogonali
A parte la forma vettoriale e quella intrinseca, scritture che permettono pi` u
di leggere le equazioni di bilancio che di risolverle, notiamo ancora una volta
che lo studio delle equazioni di bilancio `e stato fatto nora in coordinate
cartesiane, cio`e in un sistema di riferimento nel quale la posizione di un
punto `e identicata attraverso la intersezione di tre superci di riferimento
costituite da piani ortogonali tra loro. In molti casi `e opportuno adottare
riferimenti in cui le superci coordinate sono superci diverse da quelle piane,
per esempio cilindri o sfere, al ne di mettere in luce particolari simmetrie del
moto o di fare in modo che il corpo investito dalla corrente sia una supercie
di riferimento. Altre volte pu` o essere opportuno adottare riferimenti mobili,
per esempio riferimenti rotanti solidalmente con il corpo in esame, e in questo
caso nelle equazioni di bilancio si avranno forze apparenti dovute al fatto che
il nuovo riferimento non `e pi` u inerziale. Per quel che riguarda il cambiamento
di coordinate in un riferimento inerziale consideriamo innanzitutto il sistema
Cartesiano di coordinate x
1
, x
2
, x
3
ed il nuovo sistema
1
,
2
,
3
di coordinate
denito attraverso le equazioni
x
1
= x
1
(
1
,
2
,
3
) x
2
= x
2
(
1
,
2
,
3
) x
3
= x
3
(
1
,
2
,
3
)
In coordinate cartesiane la distanza di un generico punto P dallorigine O `e
data dallespressione
P O = x
1
i
1
+x
2
i
2
+x
3
i
3
e lelemento dierenziale di lunghezza
dP = dx
1
i
1
+dx
2
i
2
+dx
3
i
3
diventa nel nuovo sistema
dP = d
1
h
1
a
1
+d
2
h
2
a
2
+d
3
h
3
a
3
19
dove i nuovi versori a
1
, a
2
, a
3
e i coecienti h
1
, h
2
, h
3
della nuova metrica
sono dati da
a
1
=
1
h
1
P

1
=
i
1
h
1
x
1

1
+
i
2
h
1
x
2

1
+
i
3
h
1
x
3

1
a
2
=
1
h
2
P

2
=
i
1
h
2
x
1

2
+
i
2
h
2
x
2

2
+
i
3
h
2
x
3

2
a
3
=
1
h
3
P

3
=
i
1
h
3
x
1

3
+
i
2
h
3
x
2

3
+
i
3
h
3
x
3

3
h
2
1
=
P

1
h
2
2
=
P

2
h
2
3
=
P

3
(48)
Notiamo che i nuovi versori di riferimento a
1
, a
2
, a
3
sono tangenti alle nuove
linee coordinate, intersezione a due a due delle nuove superci di riferimento

1
= costante,
2
= costante,
3
= costante. Se la trasformazione di coordi-
nate considerata `e ortogonale, allora questi versori sono anche normali alle
superci di riferimento, e questo `e il caso che considereremo in quel che
segue. Le condizioni di ortogonalit`a della trasformazione considerata sono
espresse dalle condizioni
a
1
a
2
=
1
h
1
P

1
h
2
P

2
=
1
h
1
h
2
_
x
1

1
x
1

2
+
x
2

1
x
2

2
+
x
3

1
x
3

2
_
= 0
a
2
a
3
=
1
h
2
P

1
h
3
P

3
=
1
h
2
h
3
_
x
1

2
x
1

3
+
x
2

2
x
2

3
+
x
3

2
x
3

3
_
= 0
a
3
a
1
=
1
h
3
P

1
h
1
P

1
=
1
h
3
h
1
_
x
1

3
x
1

1
+
x
2

3
x
2

1
+
x
3

3
x
3

1
_
= 0
ed evidentemente si ha
a
1
a
1
= a
2
a
2
= a
3
a
3
= 1
La distanza ds tra due punti pu`o ancora essere espressa in una forma pseudo
pitagorica data da
ds
2
= dP dP = s
2
1
+s
2
2
+s
2
3
dove gli elementi di lunghezza sulle nuove linee coordinate sono dati da
s
1
= h
1
d
1
s
2
= h
2
d
2
s
3
= h
3
d
3
Notiamo che il simbolo esprime il fatto che i relativi incrementi di lunghez-
za non sono dierenziali esatti. Nei termini delle nuove coordinate ortogonali

1
,
2
,
3
il ds
2
, cio`e la nuova metrica, `e infatti data dallespressione
ds
2
= dP dP = h
2
1
d
2
1
+h
2
2
d
2
2
+h
2
3
d
2
3
Le componenti di un generico vettore u proiettato sia sulle vecchie che sulle
nuove coordinate saranno quindi espresse dalle componenti
u = U
1
i
1
+U
2
i
2
+U
3
i
3
= u
1
a
1
+u
2
a
2
+u
3
a
3
20
e le formule di trasformazione dalle vecchie alle nuove componenti sono date
da
u
1
= u a
1
=
U
1
h
1
x
1

1
+
U
2
h
1
x
2

1
+
U
3
h
1
x
3

1
u
2
= u a
2
=
U
1
h
2
x
1

2
+
U
2
h
2
x
2

2
+
U
3
h
2
x
3

2
u
3
= u a
3
=
U
1
h
3
x
1

3
+
U
2
h
3
x
2

3
+
U
3
h
3
x
3

3
(49)
Fondamentali per quel che riguarda la scrittura delle equazioni di bilancio
nel nuovo sistema di coordinate ortogonali sono le espressioni del gradiente
di uno scalare, del rotore e della divergenza di un vettore, della divergenza
di un tensore simmetrico. Il gradiente di uno scalare f `e dato in coordinate
curvilinee da
f =
a
1
h
1
f

1
+
a
2
h
2
f

2
+
a
3
h
3
f

3
(50)
il rotore di un vettore u da
(u)
1
=
1
=
1
h
2
h
3
_
u
3
h
3

u
2
h
2

3
_
(u)
2
=
2
=
1
h
3
h
1
_
u
1
h
1

u
3
h
3

1
_
(u)
3
=
3
=
1
h
1
h
2
_
u
2
h
2

u
1
h
1

2
_
(51)
mentre la divergenza `e data dallespressione
u =
1
h
1
h
2
h
3
_
(u
1
h
2
h
3
)

1
+
(u
2
h
3
h
1
)

2
+
(u
3
h
1
h
2
)

3
_
(52)
La divergenza di un tensore simmetrico
ij
ha in coordinate curvilinee orto-
gonali una espressione pi` u complessa. Ricordiamo che mentre la divergenza
di un vettore `e uno scalare, la divergenza di un tensore `e un vettore. Si ha
(
ij
)
1
=
1
h
1
h
2
h
3
_
(
11
h
2
h
3
)

1
+
(
12
h
3
h
1
)

2
+
(
13
h
1
h
2
)

3
_
+
+

21
h
1
h
2
h
1


22
h
1
h
2
h
2

1
+

31
h
1
h
3
h
1


33
h
1
h
3
h
3

1
(
ij
)
2
=
1
h
1
h
2
h
3
_
(
21
h
2
h
3
)

1
+
(
22
h
3
h
1
)

2
+
(
23
h
1
h
2
)

3
_
+
+

32
h
2
h
3
h
2


33
h
2
h
3
h
3

2
+

12
h
2
h
1
h
2


11
h
2
h
1
h
1

2
(
ij
)
3
=
1
h
1
h
2
h
3
_
(
31
h
2
h
3
)

1
+
(
32
h
3
h
1
)

2
+
(
33
h
1
h
2
)

3
_
+
+

13
h
3
h
1
h
3


11
h
3
h
1
h
1

3
+

23
h
3
h
2
h
3


22
h
3
h
2
h
2

3
(53)
21
In conclusione le equazioni di Navier-Stokes per ussi incompressibili
u = 0
u
t
+ (
ij
) =
p


ij
= u
i
u
j

ij
(54)
si scrivono in coordinate ortogonali nelle seguente forma
(u
1
h
2
h
3
)

1
+
(u
2
h
3
h
1
)

2
+
(u
3
h
1
h
2
)

3
= 0
(u
1
h
1
h
2
h
3
)
t
+
(
11
h
2
h
3
)

1
+
(
12
h
3
h
1
)

2
+
(
13
h
1
h
2
)

3
+
+
21
h
3
h
1

22
h
3
h
2

1
+
31
h
2
h
1

33
h
2
h
3

1
=
h
2
h
3

1
(u
2
h
1
h
2
h
3
)
t
+
(
21
h
2
h
3
)

1
+
(
22
h
3
h
1
)

2
+
(
23
h
1
h
2
)

3
+
+
32
h
1
h
2

33
h
1
h
3

2
+
12
h
3
h
2

11
h
3
h
1

2
=
h
3
h
1

2
(u
3
h
1
h
2
h
3
)
t
+
(
31
h
2
h
3
)

1
+
(
32
h
3
h
1
)

2
+
(
33
h
1
h
2
)

3
+
+
13
h
2
h
3

11
h
2
h
1

3
+
23
h
1
h
3

22
h
1
h
2

3
=
h
1
h
2

3
(55)
dove

11
= u
1
u
1

11

22
= u
2
u
2

22

33
= u
3
u
3

33

12
= u
1
u
2

12

23
= u
2
u
3

23

31
= u
3
u
1

31
e dove gli sforzi viscosi sono dati da

11
= 2
_
1
h
1
u
1

1
+
u
2
h
1
h
2
h
1

2
+
u
3
h
3
h
1
h
1

3
_

22
= 2
_
1
h
2
u
2

2
+
u
3
h
2
h
3
h
2

3
+
u
1
h
1
h
2
h
2

1
_

33
= 2
_
1
h
3
u
3

3
+
u
1
h
3
h
1
h
3

1
+
u
2
h
2
h
3
h
3

2
_

12
=
_
h
2
h
1

1
_
u
2
h
2
_
+
h
1
h
2

2
_
u
1
h
1
__

23
=
_
h
3
h
2

2
_
u
3
h
3
_
+
h
2
h
3

3
_
u
2
h
2
__

31
=
_
h
1
h
3

3
_
u
1
h
1
_
+
h
3
h
1

1
_
u
3
h
3
__
(56)
22
4.4 Equazioni di bilancio in coordinate cartesiane
La scrittura conservativa delle equazioni di bilancio per ussi incompressibili
`e data in coordinate cartesiane dalle espressioni
u
x
x
+
u
y
y
+
u
z
z
= 0 (57)
u
x
t
+
u
x
u
x
x
+
u
x
u
y
y
+
u
x
u
z
z
=
1

p
x
+
f
x

u
y
t
+
u
y
u
x
x
+
u
y
u
y
y
+
u
y
u
z
z
=
1

p
y
+
f
y

u
z
t
+
u
z
u
x
x
+
u
z
u
y
y
+
u
z
u
z
z
=
1

p
z
+
f
z

(58)
f
x
=

xx
x
+

xy
y
+

xz
z
f
y
=

yx
x
+

yy
y
+

yz
z
f
z
=

zx
x
+

zy
y
+

zz
z
(59)

xx
= 2
u
x
x

yy
= 2
u
y
y

zz
= 2
u
z
z

xy
=
_
u
x
y
+
u
y
x
_

yz
=
_
u
y
z
+
u
z
y
_

zx
=
_
u
z
x
+
u
x
z
_
(60)
La vorticit`a ha come componenti in coordinate cartesiane

x
=
u
z
y

u
y
z

y
=
u
x
z

u
z
x

z
=
u
y
x

u
x
y
(61)
23
La scrittura Lagrangiana delle equazioni di bilancio della quantit`a di
moto, sempre per ussi incompressibili, `e inne data da
u
x
t
+u
x
u
x
x
+u
y
u
x
y
+u
z
u
x
z
=
1

p
x
+
f
x

u
y
t
+u
x
u
y
x
+u
y
u
y
y
+u
z
u
y
z
=
1

p
y
+
f
y

u
z
t
+u
x
u
z
x
+u
y
u
z
y
+u
z
u
z
z
=
1

p
z
+
f
z

(62)
4.5 Equazioni di bilancio in coordinate cilindriche
Dopo il sistema cartesiano il sistema di coordinate ortogonali pi` u utile nelle
applicazioni `e quello cilindrico. In esso le nuove superci coordinate sono dei
piani, z = costante, dei cilindri, r = costante, e dei semipiani, = costante.
In questo caso abbiamo
x = r cos y = r sin z = z (63)
a
r
= a
x
cos +a
y
sin
a

= a
x
sin +a
y
cos
a
z
= a
z
(64)
h
r
= 1 h

= r h
z
= 1 (65)
In base alle espressioni precedenti le equazioni di bilancio per ussi in-
compressibili in coordinate cilindriche e in forma conservativa sono date
dalle espressioni
(u
r
r)
r
+
(u

+
(u
z
r)
z
= 0 (66)
(u
r
r)
t
+
(
rr
r)
r
+
(
r
)

+
(
rz
r)
z

=
r

p
r
(u

r)
t
+
(
r
r)
r
+
(

+
(
z
r)
z
+
r
=
1

(u
z
r)
t
+
(
zr
r)
r
+
(
z
)

+
(
zz
r)
z
=
r

p
z
(67)

rr
= u
r
u
r

rr

= u


zz
= u
z
u
z

zz

r
= u
r
u

r

rz
= u
r
u
z

rz

z
= u

u
z

z
(68)
24

rr
= 2
u
r
r

= 2
_
1
r
u

+
u
r
r
_

zz
= 2
u
z
z

r
=
_
u

r

u

r
+
1
r
u
r

z
=
_
1
r
u
z

+
u

z
_

zr
=
_
u
r
z
+
u
z
r
_
(69)
La vorticit`a ha come componenti in coordinate cilindriche

r
=
u
z
r

u

=
u
r
z

u
z
r

z
=
u

r

u
r
r
+
u

r
(70)
Una forma di scrittura utile nelle applicazioni `e la seguente
u
r
r
+
u

r
+
u
z
z
+
u
r
r
= 0 (71)
u
r
t
+
u
r
u
r
r
+
u
r
u

r
+
u
r
u
z
z
+
u
r
u
r
u

r
=
1

p
r
+
f
r

t
+
u

u
r
r
+
u

r
+
u

u
z
z
+
2u
r
u

r
=
1
r
p

+
f

u
z
t
+
u
z
u
r
r
+
u
z
u

r
+
u
z
u
z
z
+
u
z
u
r
r
=
1

p
z
+
f
z

(72)
f
r
=

rr
r
+

r
r
+

rz
z
+

rr

r
f

=

r
r
+

r
+

z
z
+
2
r
r
f
z
=

zr
r
+

z
r
+

zz
z
+

zr
r
(73)
25
La scrittura Lagrangiana delle equazioni di bilancio della quantit`a di
moto in coordinate cilindriche `e inne data dalle espressioni
u
r
t
+u
r
u
r
r
+u

u
r
r
+u
z
u
r
z

u

r
=
1

p
r
+
f
r

t
+u
r
u

r
+u

r
+u
z
u

z
+
u
r
u

r
=
1
r
p

+
f

u
z
t
+u
r
u
z
r
+u

u
z
r
+u
z
u
z
z
=
1

p
z
+
f
z

(74)
5 Flussi di punta
Vediamo ora di esaminare in dettaglio alcuni ussi semplici, rappresentativi,
la cui soluzione matematica non presenta particolari dicolt`a. Notiamo che
le soluzioni esatte delle equazioni di Navier Stokes sono poche per quel che
riguarda ussi stazionari e pochissime per quel che riguarda ussi variabili
nel tempo. Per le soluzioni stazionarie occorre poi notare che esse sica-
mente sono vericate solo se il numero di Reynolds `e sucientemente basso,
cio`e possono diventare instabili per alti numeri di Reynolds, (un conto `e la
stazionariet`a e un conto `e la stabilit`a di una soluzione). Rimandiamo que-
sto punto dicile e fondamentale al prossimo capitolo dove tratteremo le
equazioni dei ussi turbolenti, e limitiamoci qui a ricavare formalmente que-
ste soluzioni, cercando di discuterne per quanto possibile il reale signicato
sico.
Notiamo innanzitutto che una semplice categoria di ussi `e quella dei
puri ussi di punta deniti come
u = u(x, t) v = w = 0 (75)
e duale dei puri ussi di taglio deniti come
u = u(y, t) v = w = 0 (76)
Il pi` u semplice usso di punta `e lurto retto stazionario. Se trascuriamo gli
eetti viscosi e termici abbiamo infatti dalle equazioni di bilancio
d(u)
dx
= 0
d(uu +p)
dx
= 0
d
dx
_
uh +u
uu
2
_
= 0 (77)
che ammettono la semplice soluzione

1
u
1
=
2
u
2
26

1
u
2
1
+p
1
=
2
u
2
2
+p
2
h
1
+
u
2
1
2
= h
2
+
u
2
2
2
(78)
Queste equazioni, accoppiate allequazione che lega lentalpia a pressione e
densit`a, forniscono il legame tra condizioni a monte e a valle dellurto retto.
Per gas perfetti lentalpia `e data da
h =

1
p

e si ottiene
_
M
2
M
1
_
2
=
1
M
2
1
+
1
2
M
2
1

1
2

1
=
u
1
u
2
=
( + 1)M
2
1
( 1)M
2
1
+ 2
p
2
p
1
= 1 +
2
+ 1
(M
2
1
1)
T
2
T
1
= 1 +
2( 1)
( + 1)
2

M
2
1
+ 1
M
2
1
(M
2
1
1) (79)
Ricordiamo che il numero di Mach a monte `e maggiore di uno, M
1
> 1,
quello a valle minore di uno, M
2
< 1. Per onde durto molto deboli si ha
M
1
M
2
1. Per urti ipersonici, M
1
abbiamo

1
=
u
1
u
2

+ 1
1
p
2
p
1

2
+ 1
M
2
1
T
2
T
1

2( 1)
( + 1)
2
M
2
1
(80)
Ricordiamo anche che attraverso un urto la pressione di arresto diminuisce
e lentropia aumenta. Per urti deboli laumento di entropia `e tuttavia cos`
piccolo che spesso si pu`o considerarlo isentropico.
Vediamo ora di valutare lo spessore di un urto retto. Chi determina il
suo spessore `e la viscosit`a, ma sia in questo caso che nel caso di un usso di
taglio il ruolo della viscosit`a `e semplicemente quello di diondere il salto di
quantit`a di moto e non certo di cambiarne il valore. Cos` come nei ussi di
taglio la vorticit`a generata dal moto impulsivo viene diusa dalla viscosit`a
che addolcisce liniziale discontinuit`a di taglio formando lo strato limite, allo
stesso modo nellurto la viscosit`a tende ad addolcire la discontinuit`a di punta
27
spalmandola su uno spessore nito. In uno strato limite laminare abbiamo
visto che lo spessore `e sostanzialmente dato da

L

1

Re
L
ed `e quindi spontaneo chiedersi quale sia lo spessore di un urto. A questo
scopo riscriviamo le prime due equazioni di bilancio tenendo ora conto degli
eetti viscosi
d(u)
dx
= 0
d
dx
_
uu +p
du
dx
_
= 0 (81)
Nel caso di urto debole possiamo supporre che lurto sia isentropico e scrivere
che
dp
dx
=
p

d
dx
= a
2
d
dx
=
a
2
u
du
dx
(82)
con a velocit`a del suono. Moltiplicando la seconda delle (81) per u e
utilizzando la (82) si ottiene
(u
2
a
2
)
du
dx
= u
d
dx
_

du
dx
_
(83)
Per urti deboli abbiamo sostanzialmente
u
1
= a + u
2
= a
per cui possiamo scrivere
u
2
a
2
= (u a)(u +a) 2u(u a) uu
con u = u
1
u
2
. Siamo ora in grado di valutare lordine di grandezza dei
vari termini nella (83). Otteniamo
uu
u

u
u
u

2
u
dove
u
`e appunto lo spessore dellurto da valutare e in conclusione si ricava

u
u

1 (84)
il che vuol dire che il numero di Reynolds dello spessore dellurto `e dellordine
dellunit`a. Ci`o signica che per densit`a non troppo basse lurto `e una vera
e propria discontinuit`a.
Le relazioni dellurto retto ci permettono anche di valutare leetto di
una forte esplosione in una atmosfera omogenea. A parte linteresse proprio
28
del problema, esso viene qui trattato quale esempio di analisi dimensiona-
le. Le grandezze signicative del problema sono infatti lenergia E liberata
istantaneamente dallesplosione, la densit`a
0
e la pressione p
0
dellambiente
in cui lesplosione avviene. Ci`o che vogliamo determinare sono la velocit`a
U con cui si propaga lurto sferico generato dallesplosione e il raggio r da
essa raggiunto al tempo t. Noti questi valori si possono stimare le pressioni,
le densit`a e le temperature indotte dallesplosione sulla base delle relazio-
ni dellurto ipersonico (80). Per esplosioni molto forti la contropressione
p
0
esercitata dallambiente sulla propagazione dellurto diventa trascurabi-
le, per cui possiamo dire che r dipende unicamente dallenergia E, dalla
densit`a
0
e naturalmente dal tempo t. Se scriviamo la relazione monomiale
r

0
E

otteniamo dimensionalmente
r
_
E

0
_1
5
t
2
5
(85)
ed essendo la velocit`a di propagazione U dellurto data da
U =
dr
dt
possiamo ricavare
U
2
5
_
E

0
_1
5
t

3
5

2
5
_
E

0
_1
2
r

3
2
(86)
Attraverso le relazioni dellurto retto ipersonico possiamo ora stimare la
velocit`a u, la densit`a e la pressione p indotte dallesplosione. Sulla base
delle (80) possiamo scrivere

0
=
U
U u

+ 1
1
p
p
0

2
+ 1
M
2
0
=
2
+ 1

0
U
2
p
0
da cui si ottiene
u U
2
+ 1
p
2
+ 1

0
U
2
(87)
Nel caso di esplosioni atomiche lunit`a di misura pi` u appropriata `e il
Kilotone, cio`e lenergia sviluppata dallesplosione di mille tonnellate di tri-
nitrotoluolo (tritolo). Lenergia sviluppata da un chilogrammo di tritolo `e di
29
circa 4500kJ/kg. Sulla base di questi dati si pu`o stimare lenergia sviluppa-
ta dallesplosione di gura (15). Le considerazioni svolte in questi paragrafo
sono sostanzialmente quelle esposte nei lavori di L. I. Sedov , Le mouve-
ment dair en cas dune forte explosion e di G. I. Taylor, The formation of a
blast wave by a very intense explosion, pubblicate rispettivamente nel 1946
sui Comptes Rendues dellAccademia delle Scienze Sovietica, vol. 52, pagg.
17-20, e nel 1950 sui Proceedings della Royal Society di Londra, serie A,
vol. 201, pagg. 175-186. Per quel che riguarda ulteriori approfondimenti sia
nel campo dei metodi dimensionali dindagine che in quello della sica delle
forti onde durto segnaliamo i volumi di L. I. Sedov e di Ya. B. Zeldovich e
Yu. B. Raizer riportati in bibliograa.
6 Flussi di taglio piani
Occupiamoci ora dei puri ussi di taglio, cio`e quei ussi per cui
u = u(y, t) v = w = 0 (88)
Notiamo che i ussi di taglio sono rotazionali, le componenti della vorticit`a
sono date da

x
=
y
= 0
z
=
u
y
(89)
e se ci limitiamo a considerare ussi incompressibili possiamo scrivere

u
t
=
p
x
+f
x
0 =
p
y
f
x
=

xy
y

xy
=
u
y
=
z
(90)
Queste equazioni che governano i ussi di taglio sono molto simili a
quelle dello strato limite nelle quali sostanzialmente la derivata temporale `e
sostituita da una derivata convettiva. Notiamo che per i ussi di taglio p `e
costante nella direzione y, cio`e in direzione normale alle traiettorie che sono
in questo caso ovviamente le rette y = costante. Essendo inoltre u = u(y, t)
si ricava subito che p deve essere data da
p = Gx
con G costante. La soluzione stazionaria delle (90) `e evidentemente data da
u = a +by
G
2
y
2
30
con a e b costanti dintegrazione che permettono di ssare i valori di u su
due piani paralleli. Due casi sono particolarmente interessanti. Il primo `e il
usso alla Couette in un meato di altezza L e con una pareta ssa ed una
mobile a velocit`a u
L
. In assenza di gradiente di pressione, G = 0, abbiamo
u = u
L
y
L
Il secondo `e relativo al usso in un canale di altezza 2L, e si ottiene
u
u
0
= 1
_
y
L
_
2
G =
2u
0
L
2
con u
0
velocit`a al centro. Notiamo che la velocit`a sullasse u
0
`e anche la
velocit`a massima, mentre la velocit`a media u
m
denita come rapporto tra
portata in volume Q e sezione del canale `e data da
u
m
=
Q
2L
=
1
2L
_
L
L
udy =
2u
0
3
Per il usso nel canale il numero di Reynolds `e generalmente denito nei
termini della velocit`a media e della larghezza 2L
Re
2L
=
u
m
2L

(91)
e ricordiamo che per Re
2L
maggiore di 1400 il usso diventa instabile.
Vediamo ora come evolvono nel tempo alcuni ussi di taglio nel caso pi` u
semplice in cui p `e costante dappertutto, il che porta alla semplice equazione
u
t
=

2
u
y
2
(92)
dove = / `e la viscosit`a cinematica. Consideriamo innanzitutto un usso
di taglio che inizialmente `e dato dallespressione, vedi gura (16)
u(y, 0) = U
0
cos
_
2y
L
_
In questo caso la (92) pu`o essere risolta per separazione di variabili. Se
poniamo infatti
u(y, t) = U (t) cos
_
2y
L
_
otteniamo
dU
dt
+U
_
2
L
_
2
= 0
che risolta d`a
U (t) = U
0
exp
_

t
t
visc
_
31
dove il tempo caratteristico di decadimento della ampiezza iniziale U
0
per
eetto viscoso `e dato da
t
visc
=
L
2
4
2

(93)
Notiamo che il tempo di decadimento `e tanto pi` u piccolo quanto pi` u la
dimensione L dello strato vorticoso iniziale `e piccola, e quanto pi` u la visco-
sit`a cinematica `e grande. Ci`o `e di grande importanza nella dinamica della
vorticit`a e, come vedremo, della turbolenza. La dissipazione viscosa agisce
sui piccoli vortici, mentre i grossi vortici decadono inerzialmente. Il risul-
tato trovato `e ovviamente corretto dal punto di vista sico solo se t
visc
`e
dellordine o inferiore al tempo caratteristico inerziale del fenomeno
t
inerz
=
L
U
0
(94)
Notiamo che il rapporto tra i due tempi `e scalato come il numero caratteri-
stico di Reynolds del usso in esame
Re =
U
0
L

=
U
0
L

= 4
2
t
visc
t
inerz
(95)
e chiediamoci cosa avviene se questo numero `e molto grande. In questo caso
i tempi di decadimento della vorticit`a cos` calcolati sono molto pi` u grandi
di quelli che si registrano nella realt`a, e in natura assistiamo invece alla co-
siddetta cascata inerziale che consiste essenzialmente nella rapida nascita di
instabilit`a inerziali tra strato vorticoso e strato vorticoso, e nella formazione
in cascata di vortici sempre pi` u piccoli sui quali leetto viscoso si fa sentire
in maniera sempre pi` u ecace. Questo processo di cascata inerziale che `e
per sua stessa natura non stazionario, caotico e tridimensionale `e essenzial-
mente ci`o che va sotto il nome di turbolenza e la sua descrizione numerica
impone luso delle equazioni complete non stazionarie e tridimensionali. At-
traverso le simulazioni numeriche si scopre allora che il usso puro di taglio
qui studiato diventa instabile ad alti numeri di Reynolds, con conseguente
nascita di moti inerziali che attraverso appunto la cascata inerziale accele-
rano molto il decadimento viscoso. Sottolineiamo tuttavia il fatto che la
cascata inerziale non `e dissipativa. La dissipazione avviene sempre a livello
dei vortici pi` u piccoli e grazie alla viscosit`a. Torneremo su ci`o in maggior
dettaglio quando parleremo dello strato limite turbolento.
Vediamo ora un secondo caso di usso di taglio non stazionario, quello
che sicamente corrisponde ad una accelerazione impulsiva di una lastra pia-
na che viene istantaneamente messa in moto, vedi gura (17). Le condizioni
iniziali e al contorno sono date da
u(y, 0) = 0 y > 0 u(0, t) = U
0
t 0
32
dove ora U
0
`e la velocit`a della parete. Il moto si comunica per eetto della
viscosit`a al uido, e la soluzione della (92) pu`o in questo caso essere otte-
nuta introducendo una opportuna variabile di similitudine che come vedre-
mo ridurr`a lequazione alle derivate parziali ad una equazione alle derivate
ordinarie. Se introduciamo infatti la variabile di similitudine
=
y
2

t
otteniamo

t
=
y
4t

y
=
1
2

e lequazione (92) si riduce alla


d
2
u
d
2
+ 2
du
d
= 0
che ha come soluzione
u = U
0
_
1
2

_

0
exp
_
z
2
_
dz
_
(96)
Se deniamo una profondit`a di penetrazione tale che per essa si `e raggiunta
una velocit`a u = 0.01U
0
, si ottiene un valore per la variabile di similitudine
di circa 2. Abbiamo cio`e

0.01
4

t (97)
e sottolineiamo anche in questo caso il signicato peculiare della viscosit`a
cinematica , che `e quello di grandezza che controlla la diusivit`a della
quantit`a di moto nel tempo per eetto viscoso, mentre la viscosit`a `e quella
che controlla lintensit`a dello sforzo di taglio
xy

xy
=
_
u
y
_
7 Flussi di taglio cilindrici
Oltre ai ussi di taglio a simmetria piana sono particolarmente interessanti
quelli a simmetria cilindrica. Mentre nel caso della simmetria piana avevamo
a che fare con piani che scorrevano parallelamente a piani, ora si tratta di
cilindri che scorrono dentro a cilindri. Notiamo subito che si possono avere
due casi di scorrimento, quello in cui la direzione di scorrimento `e assiale,
usso nei tubi, e quella in cui lo scorrimento `e periferico, e i cilindri ruotano
intorno ad un asse comune. Il sistema di riferimento pi` u appropriato per
33
lo studio di questi ussi di taglio `e ovviamente quello cilindrico. Nel primo
caso consideriamo i moti per cui
u
z
= u
z
(r, t) u

= u
r
= 0
In essi la vorticit`a ha come unica componente non nulla

=
u
z
r
e se ci limitiamo a considerare ussi incompressibili le equazioni di bilancio
in coordinate cilindriche si riducono alle seguenti
0 =
p
r
0 =
p

u
z
t
=
p
z
+f
z
(98)
con
f
z
=
1
r
r
zr
r
=

zr
r
+

zr
r

zr
=
u
z
r
=

Nel secondo caso consideriamo i moti per cui


u

= u

(r, t) u
r
= u
z
= 0
p

= 0
In questo caso la vorticit`a `e data da

z
=
u

r
+
u

r
(99)
e le equazioni si riducono alle seguenti
u

r
=
p
r

t
= f

0 =
p
z
(100)
con
f

=

r
r
+ 2

r
r
=
1
r
2
r
2

r
r

r
=
_
u

r

u

r
_
= r

r
_
u

r
_
34
Notiamo che la vorticit`a
z
data dalla (99) `e la somma di due termini. Il
primo esprime come al solito la velocit`a angolare di rotazione su se stesso del-
lelemento uido, mentre il secondo corrisponde ad una velocit`a di rotazione
rigida di trascinamento dovuta al riferimento di coordinate adottato.
7.1 Flusso nei tubi
Consideriamo ora pi` u in dettaglio i moti cilindrici di taglio del primo tipo.
Un caso tipico `e quello relativo al usso nei tubi. Si verica infatti facilmente
che
u
z
u
0
= 1
_
r
a
_
2
p = Gz
`e una soluzione stazionaria del sistema di equazioni (98) se
G =
4u
0
a
2
Questo moto `e anche detto moto di Hagen-Poiseuille. Notiamo che la velo-
cit`a sullasse u
0
`e anche la velocit`a massima, mentre la velocit`a media u
m
denita come rapporto tra portata in volume Q e sezione del tubo `e data da
u
m
=
Q
a
2
=
1
a
2
_
a
0
2rudr =
u
0
2
Anche per il usso di Poiseuille il numero di Reynolds `e generalmente denito
nei termini della velocit`a media e del diametro D = 2a ed `e uguale a quello
denito nei termini della velocit`a massima e del raggio
Re
D
=
u
m
D

=
u
0
a

(101)
e ricordiamo che per Re
D
maggiore di 2300 il usso diventa instabile.
7.2 Vortice lineare
Consideriamo ora i moti del secondo tipo. Si pu`o facilmente vericare che
nel caso di ussi stazionari una soluzione del sistema (100) `e il vortice
u

=

2r
p = p


2
8
2
r
2
(102)
Notiamo alcune peculiarit`a di questo moto. Esso `e irrotazionale,
z
= 0, e
quindi si conserva la pressione di arresto P
P = p +
u

2
= p

(103)
Per quel che riguarda lo sforzo viscoso
r
esso non `e nullo e vale

r
=

r
2
(104)
35
mentre la forza viscosa `e nulla. Notiamo che anche il campo di velocit`a
u

=

2r
_
1 exp
_

r
2
4t
__
(105)
`e una soluzione non stazionaria del sistema (100). Anche in questo caso
vale il discorso fatto per il decadimento di ussi di taglio piani. I tempi di
decadimento previsti dalla (105) per un vortice lineare sono estremamente
lunghi. In realt`a un vortice si destabilizza attraverso deformazioni e contor-
sioni inerziali che in certo senso lo frantumano in formazioni vorticose sempre
pi` u piccole. Su queste ultime agisce ecacemente la viscosit`a diondendole
nello spazio e dissipandole.
7.3 Vortice di Rankine
Unaltra soluzione stazionaria relativa ai moti del secondo tipo `e quella che
descrive il puro moto rotatorio. In questo caso abbiamo
u

= r
r
= 0
z
= 2 p = p
0
+

2
r
2
2
(106)
e notiamo che la pressione di arresto non si conserva, essendo il uido rota-
zionale. In pratica si incontrano spesso formazioni vorticose formate da un
cuore rotatorio e da una periferia irrotazionale. Il campo di velocit`a di que-
ste formazioni vorticose pu`o essere in prima approssimazione rappresentato
da
u

= r r < r
0
u

=

2r
r > r
0
Ovviamente per assicurare la continuit`a del campo di velocit`a occorre che
r
0
=

2r
0
ed un campo di moto di questo tipo `e detto vortice di Rankine. Landamento
delle pressioni statiche in un vortice di Rankine pu`o essere determinato nella
parte irrotazionale esterna tramite il teorema di Bernoulli. Se indichiamo
con p

la pressione allinnito abbiamo per r > r


0
p = p


2
8
2
r
2
mentre per r < r
0
occorre integrare lequazione di bilancio della quantit`a di
moto che esprime lequilibrio di forze centrifughe e forze di pressione
u

r
=
p
r
36
a partire da p
0
, pressione statica al centro del vortice. Si ottiene
p = p
0
+

2
r
2
2
e se raccordiamo questa espressione per la pressione con quella data dal
binomio di Bernoulli per r = r
0
abbiamo che
p

p
0
=
2
r
2
0
= u
2
0
(107)
dove u
0
rappresenta la velocit`a massima.
Notiamo inne che la soluzione stazionaria generale del sistema (100) `e
data dallespressione
u

= r +

2r
(108)
con e costanti arbitrarie. E possibile in questo modo determinare
landamento del usso alla Couette tra due cilindri coassiali di raggi r
1
< r
2
rotanti a velocit`a diverse u
1
, u
2
. Si dimostra che questo usso `e stabile se
u
2
r
2
> u
1
r
1
(109)
7.4 Vortice lineare compressibile
Se trascuriamo gli eetti dovuti alla compressibilit`a del gas, la pressione
allinterno di un vortice la cui velocit`a periferica `e data dallespressione
u

=

2r
viene espressa dalla legge di Bernoulli
p = p

u
2

2
= p


2
8
2
r
2
dove con p

si indica la pressione allinnito, l`a dove la velocit`a del vortice


`e nulla. Naturalmente questa approssimazione `e possibile se il numero di
Mach M

`e sucientemente basso. Al ne di vedere leetto della compres-


sibilit`a imponiamo che tra linea di corrente e linea di corrente non si conservi
Bernoulli, ma lentalpia di arresto. Ci`o `e ovviamente possibile se nellequa-
zione di bilancio di questultima trascuriamo gli eetti viscosi e termici, e
possiamo scrivere
h = h

u
2

2
= h


2
8
2
r
2
dove h `e lentalpia per unit`a di massa ed h

il suo valore allinnito. Essendo


per i gas perfetti
h = c
p
T =

1
p

=
c
2
1
37
dove c `e la velocit`a del suono
c =
_
p

RT
M
si arriva alla relazione
=
2rc

1
M
2

+
1
2
che lega il numero di Mach M

al raggio r e dove c

rappresenta la velocit`a
del suono allinnito. Questa relazione `e del massimo interesse in quanto ci
dice che il raggio sonico r
son
, cio`e quello per cui M

= 1, si ha per
r
son
=

2c

_
+ 1
2
mentre il raggio limite, o minimo, r
min
, quello per cui M

diventa innito
si ha per
r
min
=

2c

_
1
2
7.5 Vortice di Rankine compressibile
Leetto della compressibilit` a nel caso di un vortice di Rankine `e pi` u com-
plesso. Abbiamo visto che nel caso incompressibile si ha
u

= r r < r
0
u

=

2r
r > r
0
dove per continuit`a
r
0
=

2r
0
mentre il campo delle pressioni `e dato da
p = p
0
+

2
r
2
2
r < r
0
p = p


2
8
2
r
2
r > r
0
dove per continuit`a
p

p
0
=
2
r
2
0
Se si vuole tenere conto della compressibilit`a, una ragionevole supposizio-
ne `e che nella zona irrotazionale, cio`e per r > r
0
, si conservi ancora lentalpia
38
darresto, mentre per r < r
0
`e pi` u plausibile sicamente che si conservi tra
linea di corrente e linea di corrente la temperatura statica T = T
0
. In sostan-
za facciamo lipotesi che la zona irrotazionale sia adiabatica mentre quella
rotazionale sia isoterma. Per quel che riguarda r > r
0
non c`e nulla di nuovo
da aggiungere mentre per quel che riguarda r < r
0
dobbiamo ora integrare
lequazione del moto
u

r
=
p
r
(110)
con la condizione che
p =
RT
0
M
(111)
Naturalmente anche in questo caso occorre raccordare le due soluzioni tro-
vate per r = r
0
.
8 Flussi rotazionali inviscidi
Il vortice di Rankine ci introduce ad una classe di ussi di particolare im-
portanza pratica e di notevole dicolt`a teorica : i ussi rotazionali inviscidi.
Ricordiamo che se il numero di Knudsen `e molto minore di uno il moto del
uido `e dominato dagli urti tra le molecole e il usso gassoso pu`o essere
descritto come un moto di mezzo continuo, se il numero di Mach `e sucien-
temente piccolo rispetto allunit`a il mezzo pu`o essere considerato a densit`a
costante e se il numero di Reynolds `e sucientemente elevato possono essere
trascurate le forze viscose. Trascurare le forze viscose non vuole dire tuttavia
che il usso sia irrotazionale. Casi di ussi essenzialmente non viscosi, cio`e
in cui sono trascurabili le forze viscose rispetto a quelle dinerzia, e rotazio-
nali, non mancano, sia per quel che riguarda moti liberi di grosse formazioni
vorticose sia per quel che riguarda ussi esterni rotazionali che investono
un corpo. Ai primi appartengono il vortice di Rankine visto in precedenza
come esempio di moto di puro taglio, mentre ai secondi appartengono ussi
come quello relativo ad un cilindro investito da una corrente di taglio data
da
U = U
0
+ky (112)
In questo caso il usso esterno `e rotazionale, la sua vorticit`a lungo lasse
z `e data da
z
= k e la velocit`a attorno al corpo non `e derivabile come
gradiente di un potenziale. Notiamo che ussi esterni di questo tipo si
producono quando ussi di scia o ussi di strato limite o in genere ussi
separati vanno ad investire altri corpi. In questo caso si tratta di determinare
il usso non viscoso esterno su cui poi si calcoler`a lo strato limite a parete.
Una causa ulteriore che marchia rotazionalmente un usso imprimendogli
vorticit`a `e la presenza di onde durto curve, attraverso le quali si conserva
39
lentalpia darresto H ma non lentropia s, che cambia da linea di usso
a linea di usso per via della diversa inclinazione dellurto sulla corrente
indisturbata. Si pu`o dimostrare che anche in questo caso si ha la nascita
di vorticit`a a valle dellurto incurvato. Per quel che riguarda moti liberi di
grosse formazioni vorticose citiamo ancora i vortici di estremit`a alari e le
loro interazioni con i vortici di estremit`a dei aps e dei piani di di coda, le
schiere di vortici alternati che si formano nelle scie di corpi tozzi, le grosse
strutture vorticose naturali quali i mulinelli, i tornado e gli uragani. La loro
dimensione `e notevole e a livello di questa scala, spesso detta macroscala del
fenomeno, il relativo numero di Reynolds `e generalmente elevato e i fenomeni
viscosi possono essere trascurati. Di conseguenza i ussi vorticosi diventano
Reynolds indipendenti, ma `e chiaro tuttavia che i sottili strati limite che si
sviluppano tra parete e uido o tra uido rotazionale di scia e uido esterno
hanno scale notevolmente pi` u piccole, e che quindi al loro livello gli eetti
viscosi non solo non possono essere trascurati ma sono lagente essenziale di
sforzi e dissipazioni.
A livello della macroscala ci`o che pi` u importa `e la dinamica della vor-
ticit`a, e lo studio della vorticit`a `e tra i pi` u importanti e complessi della
meccanica dei uidi. In aerodinamica si considerano essenzialmente ussi a
vorticit`a ssa, aderente ai corpi attraverso strati limite attaccati e che non
presentano separazione. La determinazione di questa vorticit`a aderente `e
molto semplice nel caso di ussi bidimensionali, ed `e fatta imponendo la
posizione del punto di arresto posteriore, condizione di Kutta. Molto spes-
so il usso presenta invece delle separazioni e dalle fauci dello strato limite
che si aprono sulla scia viene emessa vorticit`a. In corrispondenza a que-
sta emissione si ha una variazione uguale e contraria della vorticit`a ad esso
aderente, e questo fenomeno pu`o diventare non stazionario, dando luogo ad
una emissione alternata di vortici che a loro volta determinano uttuazioni
di pressione e inducono vibrazioni sul corpo. E opportuno segnalare subi-
to che lo studio della vorticit`a mostra che sotto certe condizioni essa evolve
Lagrangianamente, cio`e seguendo le particelle materiali. Al ne di compren-
dere ci`o `e necessario fare alcuni richiami cinematici di cui ci occuperemo nel
paragrafo seguente.
8.1 Materialit`a di punti, linee e superci
Supponiamo dato un campo di moto denito in un riferimento Cartesiano
tramite le componenti di velocit`a
u = u(x, y, z, t) v = v(x, y, z, t) w = w(x, y, z, t) (113)
e chiediamoci se un generico punto, o una linea, o una supercie che si
muove nello spazio `e materiale, cio`e se `e sempre composta dalle stesse par-
ticelle. Ovviamente essendo immersi in un campo di velocit`a ci`o avviene
40
se ad ogni istante la velocit`a in ogni punto `e quella del campo di moto da-
to. Consideriamo innanzitutto il moto di un punto denito attraverso le
espressioni
x = x(t) y = y(t) z = z(t) (114)
Perch`e esso sia materiale occorre evidentemente che
dx
dt
= u
dy
dt
= v
dz
dt
= w (115)
e solo se queste condizioni sono soddisfatte il moto del punto in esame `e
materiale nel campo di velocit`a dato. Il caso di una linea `e leggermente pi` u
complesso. Consideriamo una linea mobile nel tempo descritta attraverso le
relazioni
x = x(, t) y = y(, t) z = z(, t) (116)
dove `e una generica coordinata curvilinea. E chiaro allora che ad ogni
istante t abbiamo una curva, e ci chiediamo se essa `e sempre composta dalle
stesse particelle nel campo di moto dato, cio`e se essa `e materiale. Perch`e
ci`o avvenga occorre che

2
x
t
=

2
x
t
=
u

=
=
u
x
x

+
u
y
y

+
u
z
z

e se indichiamo con il campo di vettori tangenti alla curva in ogni istante


=
dP
d
(117)
cio`e

x
=
x


y
=
y


z
=
z

(118)
possiamo scrivere la condizione di materialit`a sotto la forma
D
Dt
= u (119)
Vediamo ora le condizioni di materialit`a di una supercie mobile nel
tempo espressa nella forma
f(x, y, z, t) = 0 (120)
Anche in questo caso la supercie f `e materiale se lespressione
f
t
+
f
x
dx
dt
+
f
y
dy
dt
+
f
z
dz
dt
(121)
41
`e uguale a zero quando
dx
dt
= u
dy
dt
= v
dz
dt
= w (122)
e quindi la relazione di materialit`a `e data dallannullarsi della derivata
Lagrangiana
f
t
+u f = 0 (123)
8.2 Equazione di Helmoltz. Dinamica della vorticit`a.
Notiamo ora la fondamentale e ovvia conseguenza del fatto che la vorticit`a
`e per denizione un rotore, e quindi che essa `e solenoidale e costretta ad
organizzarsi in tubi vorticosi che o si chiudono su se stessi o si chiudono
allinnito. Abbiamo cio`e

_

x
x
+

y
y
+

z
z
_
0
dove con i simboli
x
,
y
e
z
si indicano le tre componenti Cartesiane di ,
e notiamo che il fatto matematico che la divergenza della vorticit`a `e nulla
signica sicamente che non ci sono n`e pozzi n`e sorgenti di vorticit`a sotto
nessuna condizione. Levoluzione nel tempo della vorticit`a nei mezzi uidi `e
messo bene in luce dalla cosiddetta equazione di Helmoltz ottenuta facendo
il rotore della equazione che esprime il bilancio della quantit`a di moto
u
t
+ u =
p


_
u u
2
_
(124)
in assenza di forze viscose, cio`e per alti numeri di Reynolds. Se il usso `e
barotropico, cio`e sia nel caso in cui = costante, (ussi incompressibili), sia
nel caso in cui p/ = h, (ussi isentropici), si ottiene
D
Dt
= u u (125)
dove si `e fatto uso della identit`a vettoriale
(a b) b a b a a b +a b (126)
e del fatto che 0. Lequazione cos` ottenuta descrive la dinamica
della vorticit`a e pu`o essere espressa in forma pi` u leggibile sfruttando la
relazione che esprime il bilancio della massa
D
Dt
+ u = 0
attraverso la quale si pu`o scrivere
D
Dt
_

_
=
_

_
u (127)
42
dove D/Dt esprime al solito la derivata Lagrangiana
D
Dt
=

t
+u
Il termine a sinistra dellequazione scritta ha evidentemente il signicato di
trasporto convettivo della vorticit`a, mentre il termine a destra esprime il
cosiddetto stretching, stiramento, delle linee vorticose dovuto al gradiente
della velocit`a. Notiamo che sulla base di quanto detto nel paragrafo prece-
dente questa equazione si legge come una conservazione materiale delle linee
vorticose P(, t) che ammettono come campo di vettori tangenti
dP
d
=

Se quindi con dP indichiamo la lunghezza di un elementino delle stesse


allistante t e con dP
0
il valore dello stesso elementino ad un istante t
0
allora abbiamo
d =
| dP |
| |

=
| dP
0
|
|
0
|

0
e quindi
| dP |
| dP
0
|
=
| |

|
0
|

0
(128)
Notiamo ora che se indichiamo con dA la sezione di un tubicino vorticoso al
tempo t e con dA
0
la sua sezione al tempo t
0
, la conservazione della vorticit`a
contenuta nel tubicino vorticoso considerato impone che
| | dA =|
0
| dA
0
(129)
mentre la conservazione della massa si pu`o semplicemente scrivere come
| dP | dA =
0
| dP
0
| dA
0
dalle quali si ottiene sempre la relazione (128)
| dP ||
0
|=
0
| dP
0
|| |
9 Flussi di strato limite.
Nello spirito di questo corso vediamo ora alcune soluzioni semplici, rappre-
sentative, dei ussi di strato limite, cio`e di quei ussi che si insinuano tra
la corrente esterna e la parete e ne raccordano le velocit`a. Notiamo innan-
zitutto che lo strato limite stazionario `e sostanzialmente un usso di taglio
43
nel quale alla derivata temporale si sostituisce una derivata convettiva, e il
usso evolve non nel tempo ma lungo il corpo a partire dal punto di attacco.
Naturalmente c`e una notevole analogia tra le due evoluzioni: un nuovo mo-
do di stimare lo spessore dello strato limite laminare `e in particolare quello
di applicare ad esso il risultato relativo alla profondit`a di penetrazione della
velocit`a in un uido messo in moto dallo scorrimento impulsivo di un pia-
no. Il tempo convettivo `e nello strato limite dato da t = x/U
e
dove x `e la
distanza dal punto di arresto e U
e
la velocit`a del usso esterno. Abbiamo
allora dalla (97)

x

1

Re
x
dove
Re
x
=
U
e
x

e che conferma la relazione trovata in precedenza. Senza entrare nei detta-


gli delle varie particolarit`a dello strato limite incompressibile, compressibile,
bidimensionale, tridimensionale, con o senza gradienti di pressione, lamina-
re o turbolento, stazionario o non stazionario, riassumiamo alcuni aspetti
essenziali. Un primo punto `e che lo strato limite `e generalmente molto sot-
tile rispetto alle dimensioni del corpo che avvolge. Abbiamo visto che il
suo spessore `e scalato nel laminare rispetto alla dimensione caratteristica
L del corpo come 1/

Re
L
. Ci`o permette la sua trattazione, anche su cor-
pi complessi e a forte curvatura superciale, in una geometria semplicata,
nella quale x e z sono due coordinate curvilinee superciali generalmente
ortogonali tra loro e con origine nel punto di arresto del usso esterno, ed
y una coordinata ad essa normale. Un secondo punto importante `e che la
trattazione dello strato limite `e generalmente subordinata alla conoscenza
di un usso esterno calcolato sulla base delle equazioni di Eulero e al quale
la soluzione di strato limite si sovrappone. In un prossimo futuro, sia con
lo sviluppo dei calcolatori sia con lo sviluppo di algoritmi di calcolo sempre
pi` u potenti si potr`a pensare a soluzioni complete delle equazioni di Navier-
Stokes, ma al momento e in particolare per numeri di Reynolds abbastanza
elevati non ci sono valide alternative a questa metodologia. Metodologia
che del resto sar`a sempre valida per spiegare la fenomenologia dello stra-
to limite e che inoltre pu`o essere iterativamente applicata per ricalcolare il
usso non viscoso esterno sulla base del calcolo di strato limite e tenendo
conto delle sue previsioni, (spostamento verso lesterno del usso potenziale,
determinazione di eventuali separazioni che impongono nuove e diverse con-
dizioni di Kutta sul corpo). Un terzo punto `e che nello strato limite non c`e
recupero di pressione, e la pressione `e praticamente quella del usso ester-
no. Come abbiamo visto questa `e la grande dierenza tra ussi di taglio e
ussi irrotazionali: nei ussi di taglio il teorema di Bernoulli non vale pi` u e
44
praticamente la pressione resta inalterata in direzione normale alle linee di
corrente, cio`e normalmente alla parete nei ussi di strato limite. Notiamo
che questa invarianza della pressione nella direzione normale alla parete `e
praticamente ci`o che permette una trattazione di strato limite cos` come
descritta, e notiamo anche che le accelerazioni e le decelerazioni del usso
esterno sono molto amplicate nello strato limite e tanto pi` u quanto pi` u si
`e prossimi a parete. Per rendersene conto teniamo presente che il teorema
di Bernoulli applicato al usso esterno dice che una variazione dp
e
/dx della
pressione causa in esso una variazione di velocit`a pari a
U
e
dU
e
dx
=
dp
e
dx
(130)
Una scorretta, ma non troppo, applicazione del teorema di Bernoulli nello
strato limite nella direzione della corrente, cio`e in direzione x, permette di
scrivere
u
du
dx

dp
dx
(131)
ed inoltre si ha
dp
dx
=
dp
e
dx
(132)
in quanto la pressione non cambia normalmente alla parete. Si pu`o quindi
stimare che
U
e
dU
e
dx
u
du
dx
(133)
Abbiamo allora lungo una linea di corrente interna allo strato limite
du
u

U
2
e
u
2
dU
e
U
e
(134)
da cui si vede che una variazione percentuale nella corrente esterna si am-
plica per esempio di 100 volte l`a dove u/U
e
= 0.1. Ci`o pu`o rapidamente
portare in presenza anche di deboli decelerazioni del usso esterno alla in-
versione di velocit`a nello strato limite e quindi alla separazione del usso a
parete, vedi gura (18), dove si avrebbe non solo u = 0 ma anche
_
u
y
_
p
= 0 (135)
e quindi sforzo nullo. La separazione pu`o avvenire nello strato limite lami-
nare, oppure lo strato limite laminare pu`o diventare sede di instabilit`a che
lo trasformano in turbolento, non riuscendo egli pi` u a reggere lo sforzo di
coordinare in maniera coerente tutto il usso di taglio che si `e accumulato
a partire dal punto di arresto tra la parete e il usso esterno. Dal punto di
vista della resistenza di attrito ci`o `e uno svantaggio perch`e come vedremo
45
essa aumenta, ma dal punto di vista della separazione ci`o `e un vantaggio in
quanto la agitazione turbolenta rivitalizza lo strato limite trasferendo quan-
tit`a di moto dal usso esterno allo strato limite molto pi` u rapidamente di
quanto operato dalla sola agitazione termica, e cio`e dai soli sforzi viscosi.
Ci`o `e messo bene in luce dal comportamento dello strato limite attorno ad un
cilindro, vedi gura (19), dove si nota al progressivo aumentare del numero
di Reynolds il vericarsi della separazione laminare, del passaggio alla tur-
bolenza, della separazione turbolenta, molto pi` u ritardata e tale da produrre
un scia pi` u stretta e un usso pi` u avvolgente. E opportuno a questo punto
sottolineare che dal punto di vista della congurazione aerodinamica di un
corpo `e della massima importanza ottenere ussi attaccati ed evitare quindi
separazioni. Tra i tanti possibili esempi che suragano questa aermazione
ne citiamo uno tratto dal rapporto NASA CP 2283, Parte II, Autori vari:
Shuttle Performance: Lessons Learned, relativo alla aerodinamica del vetto-
re dello Shuttle durante il suo trasferimento dalla base di Edwards a quella
di Cap Canaveral, operato con un Boeing 747, vedi gure (20-23). I proble-
mi aerodinamici arontati erano evidentemente molto grossi e abbastanza
inusuali. Nellappendice B del testo citato viene esaminata anche sotto que-
sto aspetto la lezione imparata dallesperienza dello Shuttle, e lautore, A.
H. Eldridge della Boeing, dice testualmente:
Among the lessons learned from (or perhaps really rearmed by) this
satisfying program have been:
We must always design to achieve orderly airows (usually attached)
and benign vortex shedding from all external surfaces.
. . . . . . . . . . . . .
Once again the merits of designing to maintain an orderly, steady ow
of air around all external components of the conguration were reaf-
rmed. It must be strongly re-emphasized that lightweight structures
are greatly susceptible to fatigue damage accumulation due to sustai-
ned unsteady load applications caused by separation and cyclic vortex
shedding, and that the noise and airframe responses created by these
are, at best, uncomfortable for the crews who must y the aircraft.
FAIR EVERYTHING IS THE GOOD DESIGN MOTTO, and then
take care that neither adverse pressure gradients nor shock-boundary
layer interactions can undo the good work.
9.1 Strati limite self similari
Vediamo ora di esaminare pi` u in dettaglio dal punto di vista matematico
alcune semplici soluzioni delle equazioni di strato limite, e pi` u precisamente
quelle corrispondenti agli strati limite cosiddetti self similari. Come vedremo
essi corrispondono a ussi esterni molto semplici, e dal punto di vista pratico
46
due almeno tra essi sono particolarmente rappresentativi : quello relativo
allo strato limite laminare sulla lamina piana e quello, ovviamente laminare,
che si sviluppa a partire da un punto darresto regolare.
Abbiamo visto che nel caso di strato limite incompressibile, stazionario,
bidimensionale le equazioni di strato limite sono date dalle espressioni
u
x
+
v
y
= 0
u
u
x
+v
u
y
=
dp
e
dx
+

2
u
y
2
(136)
dove p
e
(x) `e la pressione esterna, ed esse vanno risolte sotto le condizioni
u = 0, v = 0 per y = 0 e u = U
e
(x) per y . Notiamo che la coordinata
x ha il signicato di coordinata curvilinea lungo il corpo in esame calcolata
a partire dal punto di arresto della corrente esterna, la coordinata y di
coordinata normale al corpo, ed inoltre si suppone che, sulla scala dello
spessore di strato limite, il usso esterno si trovi allinnito. Possiamo anche
scrivere alternativamente
dp
e
dx
= U
e
dU
e
dx
(137)
con U
e
(x) valore della velocit`a esterna, e ci`o sia nel caso in cui il usso
esterno `e potenziale, sia nel caso di ussi esterni rotazionali non viscosi,
in quanto il teorema di Bernoulli `e sempre soddisfatto su di una linea di
corrente. Notiamo che lo sforzo di attrito a parete
p
`e dato dalla espressione

p
=
_
u
y
_
p
(138)
e che nel sistema (136) compaiono solo le due componenti della velocit`a u
e v, in quanto la pressione `e data, essendo quella del usso esterno p
e
. Ci`o
semplica molto i calcoli e in particolare rende il sistema (136) parabolico,
cio`e risolubile per avanzamento nella coordinata x.
Prima di procedere alla loro risoluzione ricaviamo una interessante re-
lazione dallo studio immediato delle equazioni. A parete, (u = v = 0),
abbiamo

2
u
y
2
_
p
=
dp
e
dx
= U
e
dU
e
dx
(139)
dal che si deduce che il prolo di velocit`a u(y) parte a parete con derivata
seconda negativa se la corrente esterna sta accelerando, (pressione esterna
in diminuzione), mentre per correnti ritardate, (pressione esterna in fase di
recupero), la derivata seconda diventa positiva. Da gura (24) si vede che in
questultimo caso `e inevitabile la presenza di un esso nel prolo di velocit`a,
dovendo esso raccordarsi allinnito con la corrente esterna.
47
Vediamo ora come denire lo spessore dello strato limite. Uno spesso-
re convenzionale, detto spessore geometrico dello strato limite, `e dato dalla
distanza dalla parete per la quale la velocit`a lungo la direzione x raggiunge
un valore pressato, per esempio 0.99U
e
oppure 0.995U
e
. Indicheremo que-
sto spessore genericamente come
g
o pi` u precisamente come
.99
o
0.995
.
Notiamo che in questa denizione c`e un certo grado di arbitrariet`a assente
invece nella denizione dello spessore di spostamento

denito come

=
_

0
_
1
u
U
e
_
dy (140)
e dello spessore di quantit`a di moto dato da
=
_

0
u
U
e
(1
u
U
e
)dy (141)
mentre il cosiddetto fattore di forma H del prolo di velocit`a nello strato
limite `e dato da
H =

(142)
e notiamo che dal punto di vista pratico esse sono abbastanza bene appros-
simate dalle espressioni

=
_

g
0
_
1
u
U
e
_
dy
=
_

g
0
u
U
e
(1
u
U
e
)dy
Introduciamo ora il prolo di velocit`a adimensionalizzato denito come
u(x, y)
U
e
(x)
= (x, ) (143)
dove la distanza adimensionale dalla parete `e denita come
=
y

s
(x)
(144)
e dove
s
`e un nuovo spessore, per il momento arbitrario, che chiameremo
spessore di similitudine. Il signicato di questa denizione appare evidente
nel momento in cui ci proponiamo di studiare quegli strati limite prodotti
da quelle particolari correnti esterne U
e
(x) per i quali il prolo di velocit`a
u(x, y) `e self-similare, per i quali cio`e si ha pi` u semplicemente
u(x, y)
U
e
(x)
= () (145)
Se confrontiamo la (143) con la (145) vediamo la grande dierenza tra
le due. Lintroduzione delle nuove variabili e nella prima `e puramente
48
formale : come la vecchia variabile u dipende da due coordinate, x e y, la
nuova variabile dipende da due coordinate, x e . La condizione di self
similarit`a espressa dalla (145) `e invece una condizione molto particolare e
restrittiva : la nuova variabile dipende in questo caso da una sola variabile,
, che prende appunto il nome di variabile di similitudine. La domanda a
questo punto diventa allora la seguente. Esistono correnti esterne per le quali
si formano strati limite self similari ? Al ne di esplorare questa possibilit`a
introduciamo la funzione di corrente tale che
u =

y
; v =

x
(146)
col che la prima delle (136), equazione di bilancio della massa, `e automa-
ticamente soddisfatta. Per sostituzione si ottiene poi dalla seconda delle
(136)

yx


x

y
2
= U
e
dU
e
dx
+

y
3
(147)
e al ne di risolvere questa equazione introduciamo le nuove variabili
= x ; =
y

s
(148)
e la funzione di corrente adimensionale
f (, ) =

U
e

s
(149)
riservandoci sempre di denire pi` u precisamente in seguito landamento con
la coordinata x = dello spessore di similitudine
s
=
s
(x). Nei termini
delle nuove variabili si ha
u =

y
= U
e
f

y
2
=
U
e

s
f

y
3
=
U
e

2
s
f

v =

x
= f
d (U
e

s
)
dx
f

U
e
d
s
dx
+U
e

s
f

xy
= f
dU
e
dx
f

U
e

s
d
s
dx
+U
e
f

(150)
dove lapice indica la derivazione rispetto ad . Se inseriamo queste espres-
sioni nella (147) si ottiene lequazione
f

+ff

s

d (U
e

s
)
dx
+
_
1 f

2
s

dU
e
dx
=
U
e

2
s

_
f
f

f
f

_
(151)
49
e possiamo ora vedere sotto quali condizioni di corrente esterna U
e
questa
equazione ammette soluzioni self similari, tali cio`e che dipendono dalla sola
variabile di similitudine ,
f = f
_
y

s
_
(152)
Fisicamente ci`o signica chiedersi per quali particolari correnti esterne si
hanno proli di strato limite che si conservano uguali a se stessi lungo il
corpo se opportunamente scalati con la x e la y
u
U
e
= f

_
y

s
_
(153)
e si pu`o vedere facilmente che si hanno le soluzioni cercate nel caso in cui
landamento della corrente esterna a partire dal punto di arresto x = 0 `e
dato da
U
e
= ax
m
(154)
con a ed m costanti e per una scelta di
s
tale che

s
x
=
1
_
U
e
x

=
1

Re
x
(155)
Svolgendo i calcoli si ottiene allora
f

+
m+ 1
2
ff

+m
_
1 f

_
= 0 (156)
dove ora la derivata in , variabile di similitudine, `e diventata una derivata
ordinaria, mentre le condizioni al contorno per f () sono f = f

= 0 per
= 0 e f

= 1 per , essendo nei termini di f


u =

y
= U
e
f

v =

x
= f
d (U
e

s
)
dx
+f

U
e
d
s
dx
(157)
I ussi potenziali esterni ai quali corrispondono le correnti date dalla
(154) sono rappresentate in gura (25). Fisicamente essi sono i ussi intorno
a diedri investiti da una corrente uniforme allinnito, e lapertura del diedro
in termini di `e legata allesponente m dalle relazioni
=
2m
m+ 1
m =

2
(158)
Notiamo che mentre il coeciente m `e esclusivamente legato allapertura
del diedro, il coeciente a dipende sia dal valore della corrente indisturbata
50
a monte sia dalla geometria successiva del corpo considerato. Per rendercene
meglio conto consideriamo i ussi del tipo
U
e
= ax (159)
con esponente m = 1, e notiamo che qualsiasi usso esterno piano, in pros-
simit`a del punto darresto, `e approssimabile da una espressione del genere,
a patto che il punto di arresto sia un punto regolare, vedi gura (26). In
questo caso il coeciente a `e dato dal primo termine della espansione in
serie di Taylor del usso esterno considerato, abbiamo cio`e che
U
e
=
_
dU
e
dx
_
0
x (160)
dove lindice 0 signica che la derivata `e calcolata nel punto di arresto, x = 0.
A titolo di esempio abbiamo per il usso intorno ad un cilindro,
U
e
= 2U

sin
_
x
R
_
=
2U

R
x +..... (161)
da cui si deriva che in corrispondenza ad un bordo di attacco cilindrico il
coeciente a ha il valore 2U

/R, dove R `e il raggio del cilindro stesso e U

il valore della velocit`a della corrente indisturbata.


Consideriamo ora il caso in cui m = 0, che corrisponde al usso di strato
limite sulla lamina piana, vedi gura (27). In tal caso lequazione (156)
assume la forma
f

+
ff

2
= 0 (162)
e la sua soluzione, ottenuta per la prima volta da Blasius, `e stata in seguito
pi` u volte migliorata e vericata In tabella (1) vengono riportati i valori
calcolati da Howarth, e nelle gure (28) e (29) sono gracati i proli di
velocit`a per la u e la v. Inne in gura (30) sono riportati i confronti tra il
prolo di Blasius e quello sperimentale. Tabella e gure sono tratte dal testo
dello Schlichting, Boundary Layer Theory, al quale si rimanda per ulteriori
dettagli. Notiamo che nei termini di f() lespressione del coeciente di
attrito locale c
f
`e data da
c
f
=

p
1
2
U
2
e
=
2f

(0)

Re
x
(163)
essendo

p
=
_
u
y
_
p
=
_

y
2
_
p
=
U
e
f

(0)

s
(164)
Lespressione delle spessore di spostamento

`e data da

=
_

0
_
1
u
U
e
_
dy =
s
_

0
_
1 f

_
d (165)
51
per cui

=
s
lim

( f) (166)
mentre lo spessore di quantit`a di moto `e dato da
=
s
_

0
f

(1 f

)d =
2
s
3m+ 1
_
f

(0) m

s
_
(167)
Questultima relazione pu`o essere ricavata notando che dalla equazione (156)
si ottiene
_

0
f

d =
_

0
f

m
d +
_

0
d +
m+ 1
2m
_

0
ff

d (168)
e che
_

0
f

d =
_

0
f

df = (f

f)

(f

f)
0

_

0
ff

d (169)
Vediamo ora i casi in cui lesponente m `e diverso da zero. Le soluzioni
relative sono state ottenute da Falkner e Skan, ed anche in questo caso
riportiamo i risultati tratti dal testo dello Schlichting, vedi gura (31), e
notiamo che in questo graco lo spessore geometrico di similitudine
s
`e
posto uguale a

s
x
=

2
m+ 1
1
_
U
e
x

(170)
E interessante notare come i proli siano sempre pi` u stirati nel verso della
corrente, e quindi sempre pi` u stabili, per correnti acceleranti, mentre per
correnti deceleranti, cio`e in gradiente di pressione avverso, si ha limmediata
nascita di un esso e la separazione a parete per m = 0.091.
Nella tabella che segue sono riportati per vari valori dellesponente m
il valore del coeciente locale di attrito c
f
riferito alla corrente esterna e
denito come
c
f
=

p
1
2
U
2
e
(171)
e i valori dello spessore di spostamento

, dello spessore di quantit`a di moto


e del fattore di forma del prolo H.
m c
f

Re
x

x
_
Re
x

x
_
Re
x
H =

0 0.664 1.721 0.664 2.59


1 2.465 0.648 0.292 2.22
-0.091 0.0 3.428 0.868 3.94
52
Ricordiamo che la corrente esterna U
e
e il numero locale di Reynolds ad
essa riferito Re
x
sono dati da
U
e
= ax
m
Re
x
=
U
e
x

(172)
e notiamo che il fattore di forma diminuisce per correnti acceleranti ed au-
menta per correnti deceleranti raggiungendo il valore di circa 4 alla sepa-
razione. E interessante anche notare il diverso andamento dello sforzo di
attrito a parete
p
sulla lamina piana, m = 0, e in prossimit`a di un bordo
dattacco regolare piano, m = 1. Da gura (32) si pu`o notare che nel primo
caso esso parte da un valore innito, ma integrabile, essendo proporzionale
a

p
x

1
2
(173)
mentre nel secondo caso landamento `e lineare, avendosi

p
x (174)
Per quel che riguarda landamento dello spessore di strato limite abbiamo
invece, vedi sempre gura (32)
x
1
2
(175)
sulla lamina piana, mentre in vicinanza di un punto darresto regolare lo
spessore di strato limite resta costante ed uguale al valore che ha per x = 0

dU
e
dx
(176)
Pi` u precisamente abbiamo per quel che riguarda lo spessore di spostamento

= 0.648

dU
e
dx
(177)
per cui su di un cilindro di raggio R investito da una corrente allinnito
U

si ha

= 0.648

R
2U

(178)
53
Riferimenti bibliograci
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0-72S99
0. 77246
0. st 152
0.s4605
0.s7609
0. 90177
0. 92333
0. 94112
0.95552
0. 96696
0. 975S7
0. 9s269
0. 9s779
0. 99r55
0.33206
0. 33 r 99
0. 3314?
0.3300s
0.32739
0-32301
U. T UJ V
0' 307s7
0-29667
0.2s293
0.266?5
0.24S3
0.22S09
0.20646
0.ts40l
u' t ur o
0. 139t 3
0. l 17ss
0.09s09
0' 0s0r3
0.06424
0.05052
0.03.s97
0.0294S
0.021s7
0. 01591
0.99425
0. 99616
0.99748
0.99833
n. ooaoa
n. ooo t
0. 9996t
0. 99977
0. 999S7
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0. 99S96
0. 99998
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r 00000
1.00000
t'00000
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0 00793
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69
APPUNTI DI GASDINAMICA
CAPITOLO 3
EQUAZIONI MEDIATE PER I FLUSSI
TURBOLENTI
M. Germano
Dip. di Ing. Aeronautica e Spaziale
Politecnico di Torino
1
Contents
1 Instabilit`a e turbolenza 3
2 Studio statistico della turbolenza. Equazioni di Reynolds. 4
3 Il problema della chiusura. Lipotesi di Boussinesq. Il mod-
ello K
t
per la viscosit`a turbolenta. 10
2
1 Instabilit`a e turbolenza
Come abbiamo gi`a detto in precedenza molte delle soluzioni esatte trovate
sono valide solo per numeri di Reynolds del usso inferiori ad un valore
critico. Al di sopra di questo si manifestano instabilit`a, e rapidamente il
usso diventa caotico. Ci` o signica che le componenti della velocit`a e la
pressione uttuano nel tempo, che il usso diventa tridimensionale e non-
stazionario e che quindi una descrizione dettagliata diventa estremamente
complessa e richiede una enorme informazione. Fortunatamente se le con-
dizioni al contorno sono sse il usso resta stazionario in media, dove per
media si intende quella temporale, come sar`a meglio precisato in seguito.
Una prima propriet`a fondamentale della turbolenza `e in questo caso quello
di conservare eventuali simmetrie del usso, (planarit`a, assialsimmetria),
ma sempre per quel che riguarda i valori medi: le instabilit`a distruggono la
struttura laminare del usso ma il caos che subentra coopera a creare un
moto medio non molto diverso come struttura da quello laminare.
Dal punto di vista matematico la turbolenza viene interpretata alla luce
delle teorie dei sistemi dinamici a molti gradi di libert`a e sul comportamento
dei loro punti ssi, cio`e delle loro soluzioni stazionarie, al variare di qualche
parametro di controllo, con conseguente perdita di stabilit`a e nascita di
oggetti molto complessi, non stazionari e caotici detti attrattori strani. Un
usso `e infatti assimilabile ad un sistema dinamico a moltissimi gradi di lib-
ert`a. Esso ammette soluzioni stazionarie, laminari, i punti ssi, per ogni nu-
mero di Reynolds, ma al di l`a di un valore critico esse perdono ogni signicato
essendo instabili e dando luogo a una nuova struttura, nonstazionaria, caot-
ica, in cui i valori di velocit`a e pressione uttuano aperiodicamente intorno
a valori medi dentro il cosiddetto bacino di attrazione della nuova soluzione.
Dal punto di vista sico `e come se allequilibrio stazionario del usso lam-
inare considerato si sostituisca invecchiando un nuovo equilibrio, dinamico,
pi` u possibilista e accomodante. Notiamo infatti che se da un lato ai ussi
turbolenti corrisponde generalmente un aumento di resistenza dattrito, par-
ticolarmente per quel che riguarda i ussi di strato limite, dallaltro si ha
un notevole vantaggio per quel che riguarda mescolamenti di uido e aggira-
menti di ostacoli, con notevoli diminuzioni per quel che riguarda la resistenza
di forma. Senza la diusione turbolenta gli eetti diusivi sarebbero lentis-
simi e le separazioni molto pi` u anticipate, e in fondo si pu`o dire che leetto
pi` u caratterizzante della turbolenza `e quello di aumentare fortemente tutti
i fenomeni di trasporto.
3
2 Studio statistico della turbolenza. Equazioni di
Reynolds.
Lo studio della turbolenza avviene oggi essenzialmente in due modi. Il primo
`e quello diretto, nel quale le equazioni del moto sono studiate in tutti i loro
dettagli e vengono ricercate soluzioni, generalmente di natura numerica,
dette simulazioni dirette. Il secondo `e quello mediato, in cui si deniscono
operativamente nuove grandezze, apparentemente pi` u semplici di quelle orig-
inali, e nei termini delle quali si scrivono le nuove equazioni evolutive. Data
per esempio la grandezza turbolenta, caotica, f (x, t

), viene spontaneo rin-


unciare alla sua precisa determinazione e rassegnarsi alla sola determinazione
dei valori medi temporali

f (x) = lim
T
1
2T
_
t+T
tT
f
_
x, t

_
dt

(1)
E chiaro che la dipendenza temporale dal tempo viene in tal modo eliminata,
e se indichiamo al solito
2
con lapice le uttuazioni, si puo scrivere per le
componenti della velocit`a e la pressione
u = u + u

v = v + v

w = w + w

p = p + p

(2)
e valgono le seguenti propriet`a
u

= 0 uu = u u + u


u
t
=
u
t
= 0
u
x
=
u
x
(3)
Se ora procediamo in questa direzione andiamo incontro a due problemi
fondamentali. Il primo `e dovuto al fatto che le medie che normalmente
vengono misurate sono le medie temporali, mentre la statistica `e basata
fondamentalmente sul concetto di medie dinsieme. A questo proposito si
pu`o notare che nel caso di turbolenza statisticamente stazionaria le medie
temporali possono essere considerate anche come medie di insieme, quelle
cio`e che otterrei ripetendo la stessa esperienza in diverse gallerie del vento.
2
Non si confonda questa nuova operazione di media con quella fatta sulle molecole e
che ci ha permesso di ricavare le equazioni di bilancio. La tecnica statistica `e sempre la
stessa, ma gli oggetti e le scale sono ovviamente molto diverse. L` a si trattava di mediare
su di una funzione di distribuzione molecolare e le uttuazioni erano a livello del libero
cammino medio, qui si tratta di mediare nel tempo e le uttuazioni sono su tempi molto
pi` u lunghi di quelli intercorrenti tra due urti molecolari.
4
Il discorso `e molto complesso, e coinvolge il cosiddetto teorema ergodico.
Dato un sistema dinamico non `e aatto semplice dimostrare lequivalenza
tra medie temporali e medie dinsieme : spesso questa identit`a si postula,
e sostanzialmente si basa sullipotesi che il lancio di un milione di dadi sia
statisticamente equivalente a lanciare un dado un milione di volte. Il secondo
problema `e dovuto al fatto che `e relativamente facile mediare dei segnali, ma
`e molto pi` u complesso mediare delle equazioni. Se infatti vogliamo descrivere
la turbolenza nei termini di valori medi, allora dobbiamo costruirci le relative
equazioni di bilancio a partire dalle equazioni di Navier-Stokes, e questo `e
tuttaltro che facile e come vedremo tuttaltro che ben denito dal punto di
vista matematico.
Mediare delle equazioni ha richiesto molto coraggio e molta fantasia da
parte dei ricercatori interessati allo studio della turbolenza. Il primo che
li ebbe fu Osborne Reynolds [1], e le equazioni di Navier-Stokes mediate
portano il suo nome. Notiamo che dal punto di vista formale non `e in realt`a
cos` dicile mediare le equazioni di bilancio. Se infatti applichiamo ad esse
u
x
+
v
y
+
w
z
= 0 (4)
u
t
+
uu
x
+
uv
y
+
uw
z
=
p
x
+
_

2
u
x
2
+

2
u
y
2
+

2
u
z
2
_
(5)
loperatore di media temporale seguendo le regole della media precedente-
mente denite (3) otteniamo formalmente
u
x
+
v
y
+
w
z
= 0 (6)
u u
x
+
v u
y
+
w u
z
=
p
x
+
_

2
u
x
2
+

2
u
y
2
+

2
u
z
2
_

x

u

y

u

z
(7)
dove per semplicit`a si `e considerato il usso incompressibile e si `e scritta
lequazione mediata della quantit`a di moto per la sola componente lungo
la direzione x, (le altre due sono ovviamente derivabili per permutazione
ciclica).
5
Notiamo che esse dieriscono da quelle precedenti per via di un nuovo
termine che ha le caratteristiche di una forza per unit`a di volume e in cui
compaiono i cosiddetti sforzi di Reynolds R
xx
, R
xy
, R
xz
R
xx
= u

R
xy
= u

R
xz
= u

(8)
e vediamo subito che il processo di media ha ovviamente lasciato inalterato
il numero delle equazioni, ma ha aumentato il numero delle incognite perch`e
gli sforzi di Reynolds sono calcolabili solo a partire dalla conoscenza diretta
della turbolenza, e non sono certo determinabili dalle equazioni mediate so-
prascritte. Il problema di risolvere queste equazioni `e il cosiddetto problema
della chiusura, dove per chiusura si intende la formulazione di un modello
di turbolenza che esprima gli sforzi di Reynolds in funzione dei valori medi.
Un modo per ovviare a questo inconveniente sembrerebbe essere quello di
scrivere le equazioni evolutive per questi sforzi turbolenti aggiuntivi, ma
si pu`o facilmente vedere che ci`o complica ulteriormente le cose. Se infatti
scriviamo per dierenza le equazioni di bilancio delle uttuazioni di massa
e di quantit`a di moto otteniamo che
u

x
+
v

y
+
w

z
= 0 (9)
u

t
+
u

x
+
v

y
+
w

z
=
p

x
+
+
_

2
u

x
2
+

2
u

y
2
+

2
u

z
2
_

(u

u + uu

)
x

(u

v + uv

)
y

(u

w + uw

)
z
(10)
Provvisti delle equazioni di bilancio per le grandezze uttuanti `e ora rel-
ativamente facile con passaggi algebrici e mediando ottenere le equazioni di
bilancio degli sforzi di Reynolds e pi` u in generale di qualsiasi altra grandezza
media, ma una volta scritte queste equazioni rivelano la complessit`a del
problema, in quanto in esse compaiono altre nuove grandezze incognite che
non permettono di avere mai un numero di equazioni pari a quello delle
incognite. Introduciamo la notazione compatta
u

i
u

j
= R
ij
(11)
6
e scriviamo che
u
k
x
k
= 0 (12)
u
i
u
k
x
k
=
p
x
i
+

2
u
i
x
2
k
+
R
ik
x
k
(13)
u

i
t
+
u

i
u

k
x
k
=
p

x
i
+

2
u

i
x
2
k

(u

i
u
k
+ u
i
u

k
u

i
u

k
)
x
k
(14)
e che
u

j
t
+
u

j
u

k
x
k
=
p

x
j
+

2
u

j
x
2
k

(u

j
u
k
+ u
j
u

k
u

j
u

k
)
x
k
(15)
dove si intende che lindice ripetuto `e sommato. Moltiplichiamo ora la (14)
per u

j
e la (15) per u

i
, sommiamo e mediamo. Si ottiene con qualche
passaggio algebrico e tenendo conto che la media della derivata temporale `e
nulla
DR
ij
Dt
= u
k
R
ij
x
k
= P
ij
+
D
ijk
x
k
+
ij

ij
+

2
R
ij
x
k
x
k
(16)
dove
P
ij
=
R
ik

u
j
x
k

R
jk

u
i
x
k
(17)
rappresenta la produzione per unit`a di massa e di tempo
D
ijk
= u

i
u

j
u

k
+ p

ik
+ p

jk
(18)
rappresenta la diusione

ij
= p

_
u

i
x
j
+
u

j
x
i
_
(19)
rappresenta la ridistribuzione operata dalle uttuazioni di pressioni e dove
inne

ij
= 2
u

i
x
k
u

j
x
k
(20)
7
rappresenta la dissipazione. Se ora indichiamo con
K
t
=
u

i
u

i
2
=
R
ii
2
(21)
lenergia cinetica turbolenta per unit`a di massa si ottiene inne per con-
trazione dellequazione precedente

DK
t
Dt
= u
k
K
t
x
k
= P +
D
k
x
k
+

2
K
t
x
k
x
k
(22)
dove ora P rappresenta la produzione di energia cinetica turbolenta per
unit`a di massa e di tempo
P =
R
ik

u
i
x
k
(23)
D
k
la diusione
D
k
=
u

i
u

i
u

k
2
p

k
(24)
la dissipazione, cio`e lenergia turbolenta dissipata per unit`a di massa e di
tempo
=
u

i
x
k
u

i
x
k
(25)
e dove la ridistribuzione `e nulla, essendo per un usso turbolento incom-
pressibile
u

i
x
i
= 0 (26)
Notiamo ora che lenergia cinetica turbolenta per unit`a di massa K
t
K
t
=
_
u

+ v

+ w

_
2
(27)
di cui sopra abbiamo scritto lequazione di bilancio, ci fornisce una scala di
velocit`a v
t
della turbolenza in quanto possiamo scrivere
v
t
K
1
2
t
(28)
e questa scala di velocit`a insieme ad una scala di lunghezze indicativa delle
dimensioni dei grossi vortici l
t
costituiscono la cosiddetta macroscala del
usso turbolento in esame. La lunghezza l
t
viene anche detta lunghezza di
mescolamento, e su questa scala avviene da parte della turbolenza la cattura
8
di energia ordinata grazie essenzialmente ai vortici pi` u grossi che attraverso
la cascata inerziale la trasferiscono a vortici sempre pi` u piccoli no alla cosid-
detta microscala, o scala dissipativa. E infatti peculiare della turbolenza
accelerare i processi dissipativi grazie a meccanismi inerziali paragonabili a
quelli che mettiamo in gioco quando succhiamo una caramella. Chi scioglie
e dissipa `e la saliva, ma certamente il processo viene accelerato dalla fran-
tumazione meccanica della caramella in piccoli pezzi attraverso i denti. A
livello di microscala interviene nalmente la viscosit`a, e solo a questo livello.
Dal punto di vista energetico la turbolenza pu`o quindi essere interpretata
come uno scambio energetico tra il moto medio e il moto caotico che assi-
cura la stabilit`a del uido. La quantit`a di energia per unit`a di massa e di
tempo scambiata tra questi due moti `e come abbiamo visto la dissipazione
turbolenta, e da quanto detto essa assume un ruolo centrale nello studio dei
ussi turbolenti. Considerazioni dimensionali dovute al Taylor permettono
di stimare a partire dalle grandezze di macroscala v
t
e l
t

v
3
t
l
t
(29)
e notiamo che questa grandezza non va assolutamente confusa con lenergia
turbolenta K
t
precedentemente denita. Grossolanamente si pu`o dire che la
energia cinetica turbolenta d`a una idea di quanto grande sia la possibilit`a che
un usso ha di macinare inerzialmente i grossi vortici, mentre la dissipazione
viscosa indica quando grande sia la possibilit`a di smaltire i rottami degli
stessi.
Attraverso la dissipazione viscosa precedentemente denita si pu`o an-
che fare una stima della scala di lunghezze dissipativa, o microscala, l
m
. An-
che questa stima avviene su pure considerazioni dimensionali, ed `e dovuta
essenzialmente al Kolmogorov. Se infatti supponiamo che la lunghezza di
microscala l
m
dipenda unicamente dalla viscosit`a molecolare e dalla dissi-
pazione turbolenta , con semplici considerazioni dimensionali otteniamo
l
m

_

_1
4
(30)
mentre la velocit`a di microscala v
m
si ottiene grazie al fatto che a livello
dissipativo il Reynolds relativo deve essere dellordine dellunit`a
Re
m
=
v
m
l
m

1 (31)
9
Possiamo in conclusione tracciare la tabella (1) che illustra le varie scale
siche, a partire da quelle molecolari a quelle turbolente no ad arrivare
alle scale geometriche generalmente denite nei termini di una velocit`a
allinnito U e di una lunghezza caratteristica del corpo L. Ricordiamo
che la velocit`a di propagazione del suono e la velocit`a di agitazione termica
v
at
sono dello stesso ordine di grandezza e che la viscosit`a molecolare `e
data dal prodotto di questultima per il libero cammino medio molecolare l
lv
at
(32)
Lunghezze Velocit`a Tempi
Scala geometrica L U T = L/U
Macroscala turbolenza l
t
v
t
T
t
= l
t
/v
t
Microscala turbolenza l
m
v
m
T
m
= l
m
/v
m
Scala molecolare l v
at
= l/v
at
Table 1: Scale siche
3 Il problema della chiusura. Lipotesi di Boussi-
nesq. Il modello K
t
per la viscosit`a turbo-
lenta.
Abbiamo visto che le equazioni mediate contengono pi` u incognite di quelle
di partenza, il che matematicamente corrisponde ad un problema indeter-
minato. Occorre chiudere con opportune ipotesi il sistema di equazioni ot-
tenuto, cio`e ridurre il numero di grandezze incognite oppure aumentare il nu-
mero delle equazioni. Prima di vedere come si possono modellare le equazioni
che descrivono in media i ussi turbolenti `e opportuno esaminare la loro
natura sica. Notiamo che a questo proposito il pi` u potente metodo di stu-
dio `e sempre quello diretto, in cui le equazioni di Navier-Stokes sono risolte
in tutti i dettagli. Per far ci`o occorre tuttavia avere una risoluzione numer-
ica molto elevata, e pi` u particolarmente una dimensione di griglia di calcolo
dellordine della lunghezza di microscala l
m
. Con gli odierni mezzi di cal-
colo ci`o `e possibile solo per bassissimi numeri di Reynolds, e i primi risultati
ottenuti confermano i comportamenti tratteggiati nelle sezioni precedenti.
10
Ripetiamo che la turbolenza `e dal punto di vista energetico un fenomeno
dissipativo. Energia fresca, coerente, di larga scala, dovuta a uttuazioni di
lungo periodo e di grandi lunghezze donda viene macinata attraverso una
cascata inerziale in uttuazioni vorticose sempre pi` u piccole no a che non
interviene la viscosit`a a dare il colpo di grazia. Ricordiamo che la cascata
viene detta inerziale perch`e in essa non si ha sostanzialmente alcuna dis-
sipazione, e solo la viscosit`a dissipa, trasformando in calore, ma `e chiaro
che essa `e essenziale al ne di trasformare le grosse strutture vorticose in
strutture pi` u piccole e pi` u facilmente digeribili.
Vediamo ora come esprimere in termini espliciti gli sforzi di Reynolds
R
ij
, cio`e, come si dice usualmente, di modellarli. Il carattere dissipativo
della turbolenza e la natura degli sforzi di Reynolds suggeriscono analogie
con quello che `e il moto caotico molecolare. Ricordiamo che gi`a una volta
ci siamo trovati di fronte a termini del tipo u

, con la sola dierenza che


allora le uttuazioni di velocit`a erano a livello molecolare, mentre ora esse
sono sostanzialmente a livello della scala turbolenta. Il tensore di Reynolds `e
comunque composto da termini che rappresentano ussi di quantit`a di moto
trasportati dalla agitazione turbolenta, e se applichiamo gli stessi ragiona-
menti applicati allanalisi della agitazione molecolare vediamo che formal-
mente si pu`o scrivere
R
ij

2
3
K
t

ij
+ 2
t
s
ij
(33)
dove la parte anisotropa degli sforzi turbolenti viene fatta dipendere dal
tensore mediato delle deformazioni di velocit`a s
ij
s
ij
=
1
2
_
u
i
x
j
+
u
j
x
i

2
ij
3
u
k
x
k
_
(34)
attraverso una viscosit`a turbolenta
t
. Questa ipotesi, che porta il nome
di ipotesi di Boussinesq, pone in analogia lagitazione turbolenta con quella
termica, e la viscosit`a turbolenta con quella molecolare dove alla velocit`a di
agitazione termica v
at
`e sostituita per analogia una velocit`a di macroscala, o
velocit`a di agitazione turbolenta v
t
, e al libero cammino medio collisionale l
at
una lunghezza di macroscala, o lunghezza di mescolamento l
t
. La conclusione
`e che strutturalmente le equazione mediate restano uguali a quelle di Navier-
Stokes, tranne il fatto che la viscosit`a `e aumentata di una viscosit`a turbolenta

t
data da

t
v
t
l
t
(35)
11
ed `e chiaro che il problema `e ora quello di determinare v
t
ed l
t
. Prima
di far ci`o notiamo che lanalogia con lagitazione molecolare mette in luce
un altro peculiare fatto della turbolenza, e cio`e la sua naturale tendenza
ad aumentare il mescolamento tra le masse uide. E tuttavia importante
sottolineare che questa analogia va presa con molta cautela, e non `e fuor
di luogo vedere ora quali sono le fondamentali dierenze tra lagitazione
molecolare e quella turbolenta. Notiamo subito che non esiste una termodi-
namica della turbolenza, al contrario della agitazione termica in cui avevamo
distinto tra situazioni di equilibrio e non. Lanalogia `e per cos` dire a livello
di termocinetica della turbolenza, in quanto occorre sempre ricordare che
la turbolenza `e dal punto di vista energetico un fenomeno dissipativo, che
quindi non si pu`o sostenere senza delle forzanti che la alimentano estraendo
energia fresca dal moto medio e senza la presenza della viscosit`a che dis-
sipa al termine della cascata inerziale. La conseguenza `e che non esiste una
una equazione di stato che leghi lenergia turbolenta K
t
alle altre grandezze
termodinamiche, e il problema quindi si presenta estremamente pi` u compli-
cato. Se infatti procediamo nella analisi di questa analogia vediamo che a
livello della agitazione molecolare proprio questi legami termodinamici ave-
vano permesso di ricavare facilmente la velocit`a di agitazione termica v
at
e
di legarla alla temperatura assoluta locale. Inoltre la lunghezza caratter-
istica sulla scala molecolare `e una grandezza ben precisa, data sicamente
dal libero cammino medio collisionale l pure esso ricavabile dai valori della
sezione durto molecolare e dalla densit`a locale. Nel caso della agitazione
turbolenta tutto ci`o perde di signicato e nuovi criteri per la determinazione
di v
t
e l
t
si impongono. Occorre subito notare che questi criteri sono an-
cora notevolmente arbitrari, e che un modello razionale di turbolenza per il
momento non esiste ancora. Si fanno delle ipotesi, si controllano i risultati
con con le esperienze e si applicano i modelli di turbolenza ottenuti a situ-
azioni di progetto abbastanza simili tra loro. Un modello tra i tanti che `e
stato sviluppato in notevole dettaglio e che viene applicato su larga scala `e
attualmente il modello K
t
. Il modello K
t
`e un modello cosiddetto
dierenziale in quanto per determinare la viscosit`a turbolenta si risolvono
appunto due equazioni dierenziali per queste due grandezze. Dal punto
di vista sico esso si rif`a alla visione energetica della turbolenza, cascata
inerziale pi` u dissipazione viscosa. Come abbiamo visto in precedenza le due
grandezze pi` u signicative a questo proposito sono lenergia turbolenta per
unit`a di massa K
t
e la dissipazione , energia dissipata per unit`a di massa
e di tempo. Ricordiamo le relazioni che permettono di ricavare da esse una
12
velocit`a di macroscala o di mescolamento data da
v
t
K
1
2
t
(36)
e una lunghezza di macroscala o di mescolamento l
t
data da
l
t

K
3
2
t

(37)
per cui si ottiene una viscosit`a turbolenta data da

t
= c

K
2
t

(38)
dove c

`e una costante numerica. Come abbiamo visto in dettaglio per K


t
lo studio dei momenti di ordine superiore delle equazioni di Navier-Stokes
mediate permette di ricavare due equazioni di bilancio per K
t
e per che
accoppiate con opportune ipotesi di chiusura vanno risolte accoppiate a con-
dizioni al contorno spesso non facili da imporre. Nel modello standard K
t

[4] esse hanno la seguente forma

DK
t
Dt
=

x
j
_
_
+

t

k
_
K
t
x
j
_
+ P

D
Dt
=

x
j
_
_
+

t

_

x
j
_
+

K
t
_
c
1
P c
2

_
(39)
dove P, produzione di energia turbolenta per unit`a di massa, `e data da
P =
R
ij

u
i
x
j
(40)
e dove
k
,

, c
1
, c
2
sono quattro costanti numeriche. Le due equazioni pos-
sono essere lette nel seguente modo : a sinistra c`e il termine di trasporto con-
vettivo e a destra il termine diusivo e il termine di produzione. Questultimo
`e a sua volta diviso in due parti, il termine di produzione vero e proprio e il
termine di produzione negativa, e cio`e di dissipazione. Nel caso del bilancio
dellenergia turbolenta il primo `e dato da P, produzione di energia turbo-
lenta per unit`a di massa, ed il secondo `e ovviamente dato da , dissipazione
di energia turbolenta per unit`a di massa. Meno evidente `e il signicato dei
termini di produzione nellequazione di bilancio per . I valori raccoman-
dati per le cinque costanti arbitrarie del modello standard [4] K
t
sono
riportati in tabella (2)
13
c

c
1
c
2
0.09 1.0 1.3 1.44 1.92
Table 2: Costanti modello K
t

References
[1] O. Reynolds; On the dynamical theory of incompressible viscous uids
and the determination of the criterion, Philos. Trans. Roy. Soc. A 186,
pp. 123-164, (1895)
[2] J. Boussinesq; Essai sur la th`eorie des eaux courantes, Mem. pres. par
div. savants `a lAcad. Sci. 23, 1-680, (1877)
[3] H. Tennekes, J. L. Lumley; A First Course in Turbulence The MIT
Press Cambridge (1972)
[4] V. C. Patel, W. Rodi, G. Scheuerer; Turbulence models for near-wall
and low Reynolds number ows : a review, AIAA Journal, 23, pp. 1308-
1319, (1985)
14