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1. Tipi di lubrificanti

Prende il nome di lubriIicante qualsiasi sostanza interposta, atta a ridurre
attrito e usura. I lubriIicanti, inIatti, si utilizzano per le superIici di contatto degli
organi delle macchine che possono subire scorrimenti una rispetto all`altra. Essi
permettono di evitare il contatto diretto tra corpi solidi poiche generano un
contatto mediato solido-lubriIicante-solido.
I lubriIicanti sono in genere liquidi, ma possono essere solidi, come la
graIite, TFE (tetraIluoroetilene, come il Teflon), o bisolIuro di molibdeno, o gas,
come aria compressa.
La caratteristica principale dei lubriIicanti liquidi, cioe degli oli, e la
viscosita, ma vi sono altre caratteristiche altrettanto importanti, che si riIlettono
nel nome dato agli oli stessi. Gli oli moderni generalmente contengono uno o piu
additivi per avere scorrimento alle temperature piu basse-additivi abbassanti il
punto di scorrimento; per diminuire la variazione di viscosita con la temperatura-
additivi miglioratori dell`indice di viscosita; per prevenire la Iormazione di
schiuma se agitati da macchine ad alta velocita-additivi antischiuma; per resistere
all`ossidazione alla alte temperature-additivi antiossidanti; per prevenire la
corrosione delle superIici metalliche-additivi anticorrosivi; per minimizzare la
Iormazione e rallentare il deposito di morchie nei motori-additivi detergenti e
disperdenti; per ridurre l`attrito e l`usura quando non e possibile mantenere un
velo di lubriIicante completo-additivi antiusura.
I grassi, invece, sono lubriIicanti liquidi utilizzati quando il lubriIicante
deve rimanere nel cuscinetto e in particolare quando una lubriIicazione Irequente
e diIIicile o costosa. Prevengono l`ingresso di contaminanti dannosi tra le
superIici del cuscinetto ma non servono per raIIreddamento e pulizia.
I lubriIicanti che presentano le migliori attitudini alla Iormazione di sottili
strati untuosi, resistenti, sono quelli che possiedono molecole polari, cioe
molecole in cui esiste una separazione permanente di cariche elettriche positive e
negative. Un esempio e rappresentato dagli acidi grassi, molecole non
simmetriche che presentano ad una estremita gruppi Iunzionali, ovvero gruppi non
costituiti da carbonio e idrogeno. La loro caratteristica e quella di aderire ad una
2
superIicie metallica con una Iorza che dipende dall`intensita del momento delle
cariche elettriche, che a sua volta dipende dalla natura dei gruppi Iunzionali e
dalle dimensioni delle molecole. Le molecole polari tendono a disporsi come
indicato in Iigura 1, ossia aderiscono al metallo con un`estremita e si dispongono
in modo da Iormare un Iilm compatto, capace di resistere molto bene alla
penetrazione delle asperita superIiciali. Lo spessore dello strato puo variare da una
a piu molecole, Iino a decine che corrispondono all`ordine di alcuni centesimi di
m.


Figura 1: Contatto in condizioni di lubrificazione limite

La maggior parte degli oli lubriIicanti, in particolare quelli minerali che
sono i lubriIicanti piu usati, sono composti da costituenti che, per lo piu, non
contengono molecole polari. L`aggiunta di additivi a base, ad esempio, di acidi
grassi, rende tuttavia impiegabili con successo anche lubriIicanti di per se inerti.
3
Caratteristiche di un lubrificante

Le caratteristiche piu importanti di un lubriIicante sono la viscosita, la
densita e le proprieta termiche. Diverse altre proprieta Iisico-chimiche
(ossidabilita, emulsivita, inIiammabilita, etc.) hanno tuttavia grande importanza
pratica e devono essere opportunamente considerate nella scelta del lubriIicante.
In particolare, nel caso di lubriIicazione limite, l`untuosita (cioe la capacita del
lubriIicante di aderire alle superIici metalliche) ha importanza determinante.
Molto spesso agli oli base vengono aggiunti un gran numero di additivi, che
hanno lo scopo di modiIicare le caratteristiche dei lubriIicanti rendendoli piu
adeguati ai piu svariati impieghi.

2.1. Densit
La densita dei lubriIicanti minerali e generalmente di poco inIeriore a quella
dell`acqua. Tale proprieta dipende dalla temperatura e dalla pressione. La
dipendenza dalla temperatura puo essere espressa da una legge lineare:

p(T) p|1-u (T-T
0
)|
con u 0.40.8 10
-3
K
-1
(i valori piu alti si riIeriscono di solito a lubriIicanti
a bassa viscosita).
Come per tutti i liquidi, la densita varia poco con la pressione ed, inIatti, la
compressibilita e spesso trascurabile nello studio della lubriIicazione
idrodinamica.
Nella lubriIicazione EHL, invece, date le elevatissime pressioni che si
veriIicano nel meato, la densita puo variare in modo rilevante ed avere eIIetti non
trascurabili nel calcolo dello spessore minimo del meato. In questo ambito si Ia
uso di una Iormula a due coeIIicienti:
p(p) p
0

|
|
.
|

\
|
+
+
p
p
2
1
1
1


4
Per gli oli minerali si puo in genere assumere
1
0.6 10
-9
m
2
/N e

2
1.7 10
-9
m
2
/N.

2.2. Viscosit
Nella lubriIicazione idrodinamica si considerano Iluidi newtoniani ovvero
caratterizzati dalla proporzionalita tra tensioni tangenziali e velocita di
deIormazione. Se si applica una tensione tangenziale t
yx
ad uno strato sottile di
lubriIicante dy, la Iaccia opposta a cui e stata applicata la tensione scorrera con
una velocita relativa proporzionale a t
yx
ed a dy. Se u e la componente della
velocita del Iluido nella direzione x allora:
v
u
vx

=
con viscosita dinamica Iunzione dalla temperatura e della pressione. Le
sue dimensioni sono quelle di una pressione per un tempo ovvero Ns/m
2
.
La viscosita cinematica e data dal rapporto tra quella dinamica e la densita:
v / p
La viscosita dinamica dipende dalla temperatura tramite la relazione:

0
e
( )
0


Il coeIIiciente e ricavato da dati sperimentali.
La dipendenza dalla pressione e generalmente trascurabile nei problemi di
lubriIicazione convenzionali, ma e invece di Iondamentale importanza nella
lubriIicazione EHL, caratterizzata da variazioni di pressione dell`ordine dei GPa.
Per pressioni inIeriori a 0.1 GPa la dipendenza e descritta dalla relazione di Barus:

0
e
u p

dove u e detto modulo tangente e dipende in maniera non trascurabile dalla
temperatura.
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3. Coefficiente di attrito

Il contatto tra due elementi cinematici, non considerando le deIormazioni
locali dei corpi sotto l`azione delle Iorze che essi mutuamente si trasmettono, ha
luogo su di una linea (ad esempio nel contatto tra cilindro e piano) o in un punto
(ad esempio nel contatto Ira sIera e piano o Ira sIere). La Iorza che i due membri
si trasmettono non e una Iorza concentrata su di una linea o in un punto, ma e la
risultante delle pressioni distribuite sulla superIicie di contatto.
Considerando la pressione locale che un membro trasmette ad un altro, la si
puo scomporre in due componenti, una normale alla superIicie dei due elementi
cinematici nel punto considerato, l`altra contenuta nel piano tangente comune alla
due superIici nel punto di contatto e, se i due membri sono in movimento l`uno
rispetto all`altro, diretta come la velocita relativa e di verso tale da ostacolare il
moto relativo. Questa seconda componente e la componente di attrito.
Se i due membri a contatto non sono in movimento relativo, la componente
di attrito puo assumere una intensita qualunque, purche non superiore al prodotto
dell`intensita della pressione normale per il coeIIiciente di attrito di primo
distacco (o statico , o coefficiente di aderen:a f
a
). Per la determinazione del
valore della componente di attrito occorre in questo caso studiare l`equilibrio dei
membri a contatto. Se i due membri strisciano l`uno sull`altro la componente di
attrito ha intensita pari al prodotto della componente normale per il coefficiente di
attrito cinetico f).
Il valore del coeIIiciente di attrito dipende quasi esclusivamente dalla natura
e dallo stato delle superIici a contatto. Le prime due leggi dell`attrito di
strisciamento Ira superIici asciutte-attrito coulombiano- aIIermano che il
coeIIiciente di attrito e indipendente dal carico e dall`area di contatto, mentre la
terza legge stabilisce l`indipendenza dalla velocita di strisciamento.
La tabella 1 riporta i valori dei coeIIicienti di attrito e di aderenza per alcuni
casi tipici.

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Stato delle superfici Materiali a contatto f f
a




SuperIici asciutte in aria

Acciaio-PTFE
Acciaio-Acciaio
Acciaio-Nylon
Acciaio-Bronzo IosIoroso
Acciaio o Ghisa-Materiale per Ireni
Acciaio-Elastomeri


0.05
0.110.40
0.150.40
0.30
0.300.40
1.610

-
0.60.8
-
0.35
-
-


Condizioni di lubriIicazione limite

Metallo-Metallo
Acciaio-Acciaio
Acciaio-Bronzo
Acciaio-Metallo bianco


0.080.20
0.070.16
0.10
0.10

0.100.20
0.080.20
0.150.20
0.10
Tabella 1: Valori orientativi del coefficiente di attrito statico (f
a
) e cinetico (f)

Per buona parte dei metalli e delle materie plastiche e compreso tra 0.1 e
0.3; Ia eccezione il tetraIluoroetilene (PTFE, teIlon), per il quale il coeIIiciente di
attrito vale 0.05 ed e il piu basso che si conosca, il che rende questo materiale
adatto per boccole che realizzano basso attrito anche in assenza di lubriIicazione.
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4. Tipi di lubrificazione

La principale Iunzione della lubriIicazione e di ridurre l`usura ed il calore
generato tra le superIici in contatto in moto relativo. Poiche ambedue i Ienomeni
sono legati all`attrito, questi possono essere minimizzati riducendo il coeIIiciente
d`attrito tra le due superIici. A seconda dei valori di carico, velocita e viscosita dei
lubriIicanti si distinguono i seguenti regimi:
1. Lubrifica:ione a film spesso o idrodinamica: il Iilm di lubriIicante e
molto piu spesso della rugosita delle superIici delimitanti il meato. Il carico
tendente ad avvicinare le superIici e sopportato interamente dalla pressione del
Iluido generata dal moto relativo delle superIici. Non si ha usura superIiciale e
l`attrito e solo quello interno al Iluido lubriIicante.
2. Lubrifica:ione par:iale (o mista): corrisponde ad una lubriIicazione a
Iilm sottile nella quale possono aversi contatti tra le superIici e pertanto attrito,
quindi dipende oltre che dalle proprieta del lubriIicante (viscosita), anche dalle
proprieta delle superIici (rugosita). In questo caso l`usura superIiciale puo
risultare modesta.
3. Lubrifica:ione elastoidrodinamica (EHL): e relativa soprattutto a coppie
non conIormi, ma puo essere considerata come il caso piu generale di
lubriIicazione; si parla di lubriIicazione EHD hard quando la pressione e
dell`ordine dei GPa ed i materiali hanno un modulo di elasticita elevato, e dove
predomina l`eIIetto di aumento della viscosita con la pressione; si parla invece di
lubriIicazione EHD soft quando la pressione e dell`ordine dei MPa ed i materiali
presentano un modulo di elasticita basso (gomma, etc.).
4. Lubrifica:ione limite: si ha uno spessore dell`ordine di grandezza di
qualche nanometro, quindi la maggior parte del carico e sopportata dalle asperita a
contatto delle superIici.
Nella Iigura 2 si osservano le due superIici nei vari regimi di lubriIicazione
tenendo conto che la lubriIicazione EHL e stata inclusa nella lubriIicazione mista.

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Figura 2: I tre tipi fondamenteli di lubrificazione

Il tipo di lubriIicazione piu auspicabile e ovviamente quello idrodinamico.
La separazione completa delle superIici puo essere ottenuta anche con la
lubrifica:ione idrostatica. Un Iluido in pressione come aria, olio, o acqua viene
introdotto nella zona caricata. Dato che il Iluido viene compresso con mezzi
esterni, la completa separazione puo essere ottenuta sia in presenza che in assenza
di moto relativo delle due superIici. Il vantaggio principale e quello di avere
sempre attrito estremamente basso, anche all`avviamento e alle basse velocita. Gli
svantaggi sono il costo, la complessita e l`ingombro della Ionte esterna di Iluido
compresso. La lubriIicazione idrostatica e utilizzata solo in applicazioni
particolari.
Il passaggio da un tipo all`altro di lubriIicazione avviene al variare di Iattori
come il carico, la velocita e la viscosita del lubriIicante, in maniera graduale con
un cambiamento delle percentuali di carico sopportato dal Iilm Iluido e dalle
asperita superIiciali ricoperte dallo spessore molecolare di lubriIicante.
Tale passaggio e ben evidenziato dalle cosiddette curve di Stribeck, di cui e
riportato un esempio in Iigura 3.


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Figura 3: Curva di Stribeck

In tale graIico il coeIIiciente d`attrito e riportato in Iunzione di un parametro
di servizio SP che spesso e indicato come numero di SommerIeld (o di Gmbel, o
di Stribeck) prodotto della viscosita per la velocita diviso il carico per unita di
lunghezza. Il coeIIiciente d`attrito I puo essere espresso come somma di due
componenti (i cui andamenti sono riportati in Iigura 3, con I
s
il coeIIiciente
d`attrito legato al contatto Ira le asperita superIiciali e I
h
quello per contatti
completamente lubriIicati). Benche la Iorma classica della curva di Stribeck,
ottenuta inizialmente in base a risultati di prove sperimentali sui cuscinetti
portanti lisci, sia quella riportata in Iigura 3, andamenti sostanzialmente diversi
del coeIIiciente d'attrito possono essere ottenuti al variare di ulteriori parametri.
Molto importante e per esempio l`eIIetto della rugosita superIiciale, specialmente
nell`ambito dei regimi di lubriIicazione mista e limite, mentre tende a diminuire in
regime di lubriIicazione completa. Come gli eIIetti di carico, velocita e viscosita
del lubriIicante vengono inglobati nelle curve di Stribeck, uno dei parametri piu
signiIicativi per tener conto anche della rugosita e sicuramente l'altezza
adimensionale del meato , Iunzione dello spessore del meato h e delle rugosita
quadratiche medie delle superIici dei corpi a contatto, R
q1
e R
q2
:

h/(R
q1
2
R
q2
2
)
0.5


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Poiche l'altezza del meato e Iunzione di viscosita, velocita e carico, con
esponenti diversi a seconda del tipo di coppia lubriIicata e delle condizioni di
lubriIicazione, in deIinitiva l'espressione di e simile al numero di SommerIeld
con in piu la rugosita. Il diagramma del coeIIiciente d'attrito in Iunzione di e
quindi qualitativamente simile a quello di Stribeck ed ai passaggi Ira i vari regimi
corrispondono ben determinati valori di . L'immagine sottostante chiarisce come
sia piu signiIicativo dell'altezza minima ai Iini dei contatti Ira asperita
superIiciali e quindi del regime di lubriIicazione.


Figura 4: Coefficiente di attrito in funzione di A

All`interno della lubriIicazione mista, a partire dalla meta di questo secolo, e
stato introdotto il regime elastoidrodinamico EHL, relativo soprattutto al caso di
coppie non conIormi ma che puo essere considerato come il caso piu generale di
lubriIicazione; nell`ambito della EHL possono inIatti essere ritrovati anche gli
altri regimi come suoi casi limite a seconda di quali eIIetti prevalgano Ira la
variazione della viscosita del lubriIicante con la pressione (piezoviscosita) e la
deIormazione elastica dei solidi. La lubriIicazione EHL classica e tipica di alcune
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coppie superiori di particolare importanza, come ad esempio i cuscinetti a
rotolamento, ruote dentate e camme. Si puo parlare rigorosamente di EHL a Iilm
pieno (cioe senza alcun contatto diretto tra le superIici) solo quando lo spessore
speciIico del lubriIicante sia maggiore di 3 (per una distribuzione di rugosita di
tipo Gaussiano), anche se in realta l`eIIetto della rugosita risulta spesso poco
importante anche per valori di inIeriori a 2. Per valori inIeriori allo spessore del
meato, le asperita piu elevate delle due superIici entreranno in contatto: una parte
del carico sara quindi sostenuta dal contatto diretto e la parte rimanente dalla
pressione del Iluido (lubriIicazione mista). Al diminuire dello spessore del meato
una parte sempre piu rilevante del carico sara sostenuta dalla pressione di contatto
Ira le asperita, Iinche non sara piu possibile generare nel lubriIicante pressioni
rilevanti: l`annullarsi del rapporto Ira la Irazione del carico sostenuta dal
lubriIicante e la Irazione sostenuta dalle asperita in contatto segna il passaggio alla
lubriIicazione limite (boundary lubriIication).


Figura 5: Relazione tra A e la rugosit

Piu in dettaglio, per lubrifica:ione elastoidrodinamica si intende un
particolare regime di lubriIicazione idrodinamica in cui la pressione che si veriIica
nel Iilm di lubriIicante e tale da indurre nei corpi che lo delimitano deIormazioni
almeno dello stesso ordine di grandezza dello spessore del Iilm stesso. Nel caso di
corpi ad alto modulo elastico (come ad esempio i metalli) le pressioni del meato
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sono tali da provocare un aumento di diversi ordini di grandezza della viscosita
del lubriIicante: e quindi Iacilmente intuibile come anche le caratteristiche
piezoviscose del lubriIicante giochino un ruolo Iondamentale nella lubriIicazione
EHL. In altre parole, si puo dire che la lubriIicazione EHL e basata sull`azione
combinata di tre meccanismi:
Effetto idrodinamico: aumento della pressione in un Iilm di
lubriIicazione Ira due superIici dovuta sia al moto relativo che alla
Iorma delle superIici stesse; parametri Iondamentali che controllano
il Ienomeno sono quindi le velocita delle superIici, i parametri
geometrici delle superIici e la viscosita di ingresso del lubriIicante.
Deforma:ione dei solidi: nel caso di contatto non conIorme di solidi
ad alto modulo elastico (Hard-EHL) lo schiacciamento dei solidi
risulta molto simile a quello che si veriIica nel contatto Hertziano
(tanto piu quanto piu elevato e il carico) ed e molto maggiore dello
spessore del meato; anche la pressione del meato avra un andamento
simile alla distribuzione di pressione tipica del contatto Hertziano;
parametri Iondamentali del Ienomeno sono naturalmente le
caratteristiche elastiche dei corpi ed in particolare il modulo elastico;
Pie:oviscosita: la viscosita dei lubriIicanti e Iortemente dipendente
dalla pressione:alla pressione di 1GPa (corrispondente ad un carico
medio per cuscinetti a rotolamento o ruote dentate) la viscosita di un
comune lubriIicante e tipicamente 310 ordini di grandezza
maggiore rispetto alla pressione ambiente; tuttavia, e opportuno
puntualizzare che in realta l`incremento di viscosita nella zona
centrale del contatto ha modesta inIluenza sullo spessore del meato;
ben piu importante e invece l`aumento di viscosita che si veriIica
con legge esponenziale nella zona di ingresso.
Oltre ai parametri sopra descritti lo spessore del Iilm di lubriIicante e
naturalmente inIluenzato dal carico applicato. Altri aspetti inIluenzano invece
l'andamento del coeIIiciente d'attrito. Ad esempio il tipo di lubriIicante ed in
particolare la presenza di additivi nel lubriIicante puo inIluenzare notevolmente
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l'andamento del coeIIiciente d'attrito, con possibili spostamenti delle transizioni
da lubriIicazione limite a mista e da mista a completa. Importante e anche la
Iorma dei corpi a contatto. Nel caso di contatti non conIormi inIluisce molto il
rapporto di scorrimento S (rapporto Ira le velocita di strisciamento e di
rotolamento).
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5. Equazione di Reynolds

La scelta del lubriIicante non dipende unicamente dai valori della sua
viscosita, ma si devono considerare anche altre sue caratteristiche. Per tener
conto delle varie grandezze in gioco nei supporti lubriIicati conviene
Iormulare alcune ipotesi sempliIicative:
a) Il lubriIicante sia un Iluido newtoniano: proporzionalita tra tensioni
tangenziali e velocita di deIormazione.
b) Il lubriIicante sia un Iluido incomprimibile.
c) La viscosita del lubriIicante si mantenga costante lungo tutta la zona
interessata dall`accoppiamento.
d) Gli eIIetti dovuti all`inerzia del Iluido siano trascurabili. InIatti se
cosi non Iosse le Iorze d`inerzia sarebbero maggiori di quelle viscose
causando un aumento di pressione con conseguente accelerazione
del Iluido.
e) Il peso del lubriIicante sia trascurabile.
I) Il moto del Iluido sia piano, laminare e stazionario.
g) Lo strato di lubriIicante presente tra i due elementi in moto relativo
sia cosi sottile da consentire di trascurare la curvatura degli stessi.
Questo consente di trascurare una componente della velocita.
h) In ogni sezione normale alla direzione della velocita del Iluido la
pressione si mantenga costante.
Si consideri il caso di due elementi in moto relativo l`uno rispetto all`altro:
un pattino soggetto ad un carico P

e una superIicie che trasla con una velocita


costante J

.
15

Figura 6: Pattino piano

Si suppone che lo spessore del meato sia molto piccolo rispetto alle altre
lunghezze (longitudinale).
h
1
L
Inoltre si consideri lo spessore del pattino in modo tale che il moto del
Iluido sia piatto (dipendente da due coordinate), gli eIIetti di bordo siano
trascurabili e la pendenza locale piccola. Pertanto, considerando la precedente
ipotesi, si ha:
L
h h
2 1

1
In tal modo la curvatura del pattino risultera trascurabile (superIicie quasi
piana).
Se si analizza un elemento inIinitesimo di Iluido di larghezza dx e altezza dy
si osserva che sulle Iacce normali alla direzione del moto agiscono le Iorze di
pressione, mentre sulle due Iacce laterali agiscono gli sIorzi tangenziali originati
dalla presenza della viscosita.
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Figura 7: Equilibrio di un elemento di fluido

Equilibrio alla trasla:ione lungo x:
p(x) dy dz p(xdx) dy dz t(ydy) dx dz t(y) dx dz 0
Poiche I(xdx) I(x) dx
dx
df

Si ottiene:
dxdv
x
p

dvdx
v


Allora:
x
p


Considerando l`ipotesi di Iluido newtoniano e che la pressione si mantiene
costante lungo x:
17
2
2
v
v
v dx
dp

(5.1)
Per calcolare la distribuzione delle velocita si integra due volte l`equazione
5.1 rispetto a y e si considerano le seguenti condizioni al contorno:

v (y h(x)) 0
v (y 0) V
Integrando:
v
v

v
dx
dp

1
I
1
(x)
v
2
2
1
v
dx
dp

I
1
(x) y I
2
(x)
Calcolando le costanti con le condizioni al contorno si ottiene :
I
2
(x) V
I
1
(x) -
h
J
h
dx
dp

2
1

Sostituendo si calcola il campo delle velocita :
|
|
.
|

\
|
+
|
|
.
|

\
|
=
h
v
J
h
v
h
v
dx
dp h
v 1 1
2
2

(5.2)
dove h, altezza di una generica sezione del meato, non e costante, ma e
normalmente variabile lungo l`asse x del moto stesso.
Si considerino ora tre generiche sezioni del meato valutando l`andamento
della velocita nelle stesse.
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Figura 8: Profilo di velocit di un pattino piano

Nelle sezioni di ingresso e di uscita la pressione e uguale a quella ambiente
mentre nella sezione centrale e positiva ovvero con andamento crescente.
Se:ione 2: 0 =
dx
dp
Andamento delle velocita lineare.
Se:ione 1:
dx
dp
~ 0 Il primo termine dell`equazione 5.2
rappresenta una parabola che si annulla in y 0 e y h ed e sempre negativo in
quanto
|
|
.
|

\
|

h
v
1 ~ 0, poiche
h
v
1. Analogamente il secondo termine e sempre
positivo. Dunque all`andamento lineare della sezione 2 si sottrae il contributo
parabolico.
Se:ione 3:
dx
dp
0 Il primo termine e positivo quindi si somma
all`andamento lineare della sezione 2.
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Si osserva che per avere un tale andamento di pressione e velocita e
necessario che un condotto sia convergente. InIatti quando il pattino e la sede
piana sono in moto relativo tra loro, la pressione varia lungo il meato secondo
quanto stabilito dall`equazione di Reynolds ed assume l`andamento della curva a
in Iigura 8. La curva teorica delle pressioni e dunque una curva antisimmetrica
rispetto al punto centrale del meato, ed una tale distribuzione di pressioni lungo il
meato stesso e ottenuta integrando l`equazione di Reynolds nell`ipotesi che sia p
0 per x +, condizione questa che prende il nome di ipotesi di SommerIeld.
Quindi poiche la distribuzione delle pressioni e rappresentata da una curva
antisimmetrica, allora nel primo tratto del meato esistera una grande pressione
positiva, mentre nel tratto divergente del meato stesso esistera di conseguenza una
altrettanto grande pressione negativa. Si deve osservare che i Iluidi lubriIicanti
possono essere sottoposti con continuita solo a pressioni negative molto piccole
(rispetto a quella ambiente). Pertanto, se la pressione all`interno del tratto
divergente tende ad assumere valori negativi rilevanti, allora la corrente Iluida si
rompe e la pressione rimane pressoche costante ovunque. Cio corrisponde in
pratica ad avere all`interno del meato una distribuzione simile a quella indicata
dalla curva b. Quest`ultima e ottenuta integrando l`equazione di Reynolds,
considerando pero come condizioni ai limiti che p 0 per x - e che, per x ~ 0
sia p 0 dove dp/dx 0. Questa condizione ai limiti e detta condizione di
Reynolds ed e quella che permette di calcolare una distribuzione di pressioni piu
aderente a quella veriIicata sperimentalmente.
20

Figura 9: Andamento della pressione in un meato convergente-divergente

Volendo ora eliminare la variabile v dell`equazione 5.2 ed ottenere una
relazione tra le sole grandezze note del problema in esame, basta osservare che la
portata in volume di Iluido per unita di larghezza del meato in una generica
sezione di altezza h e data da:
J h dv v x v q
h
*
0
2
1
) , (
}
= = (5.3)
dove
J
q
h
2
*
=
quindi integrando si ha:
} } |
|
.
|

\
|
+
|
|
.
|

\
|
=
h h
dv
h
v
J dv
h
v
h
v
dx
dp h
q
0 0
2
1 1
2

} } |
|
.
|

\
|
+
|
|
.
|

\
|
=
1
0
1
0
3
1 1
2 h
dv
h
v
Jh
h
dv
h
v
h
v
dx
dp h


( ) ( )
} }
+ =
1
0
1
0
2
3
1
2

d Jh d
dx
dp h

21
da cui si ottiene:
Jh
dx
dp h
q
2
1
12
3
+ =


Iacendo alcuni passaggi matematici e considerando l`equazione 5.3:
|
|
.
|

\
|
= = =
h
h
Jh Jh Jh q Jh
dx
dp h
*
*
3
1
2
1
2
1
2
1
2
1
12

|
|
.
|

\
|
=
h
h
Jh
dx
dp h
* 3
1
2
1
12

|
|
.
|

\
|
=
h
h
h
J
dx
dp
*
2
1
6
Equazione di Reynolds
dove
J
q
h
2
*
=
Tale equazione si risolve con le condizioni al contorno speciIiche di ogni
problema e si calcolano le due incognite p e h
*
.
Una volta che si calcola l`andamento della pressione dall`equazione
diIIerenziale di Reynolds si puo procedere con il calcolo del carico che il pattino
puo sostenere risolvendo il seguente integrale:
}
=
L
dx x p P
0
) (
Ora si analizzeranno alcune applicazioni dell`equazione di Reynolds ad
alcuni casi elementari.


22
5.1. Pattino a gradino
Si consideri un pattino dotato di uno scalino di spessore (h
1
-h
2
) ed una
superIicie piana che si muove con velocita V rispetto al pattino. Si supponga il
pattino ad allungamento inIinito, ossia che il rapporto tra la sua larghezza e la sua
lunghezza sia molto grande e tale da consentire di trascurare gli eIIetti laterali.


Figura 10: Pattino piano con gradino

Osservando la Iigura 10 si puo constatare che il pattino Iorma con la sede
Iissa un meato costituito da due tratti a spessore costante h
1
ed h
2
, e cio conduce
alla seguenti considerazioni:
a) Dall`equazione di Reynolds si ricava che, se lo spessore h del meato
e costante, la derivata della pressione rispetto a x e costante ovvero
si distinguono due zone: 'a per h h
1
e 'b per h h
2
.
b) Poiche la pressione e a sua volta necessariamente uguale alla
pressione esterna (posta a zero) all`inizio ed alla Iine del pattino, ne
23
consegue che all`interno del meato si deve avere un primo tratto a
pressione crescente seguito da un secondo tratto a pressione
decrescente; quindi per avere un incremento di pressione nel primo
tratto, ovvero 0 >
dx
dp
, si deve avere h
1
~h
*
, mentre nel secondo tratto
il decremento di pressione, ovvero 0 <
dx
dp
, ovvero solo se h
*
~h
2
.
Quindi,come condizione necessaria, si ha che h
1
~h
*
~h
2
e pertanto
h
1
~h
2
. E` importante pertanto osservare che, se lo spessore decresce
con la velocita, allora prima si ha un incremento e poi un decremento
della pressione. Se al contrario, lo spessore decresce, si avra una
depressione che provochera un risucchio tra le superIici l`una
sull`altra, non Iacendo piu muovere il pattin o.
c) Il valore massimo della pressione p
m
si otterra in corrispondenza
dello scalino e, risolvendo l`equazione di Reynolds, poiche la
pressione varia linearmente e la sua derivata e costante
(dp/dxp
max
/a) esso varra:

|
|
.
|

\
|
=
|
|
.
|

\
|
=
2
*
2
2
1
*
2
1
1
6
1
6
h
h
h
J
b
p
h
h
h
J
a
p
m
m


Risolvendo tale sistema si possono calcolare p
max
e h
*
. Da qui si puo inoltre
determinare il carico massimo P sopportabile dal pattino, indicando con l la
dimensione trasversale del pattino (proIondita) si ricava:
m
b a
p b a l dx x p l P ) (
2
1
) (
0
+ = =
}
+

Nella Iase di progettazione e inoltre importante conoscere la potenza
dissipata all`interno del Iluido, poiche questa e causa di un aumento di
temperatura e si calcola secondo la Iormula :
24
P
d
cqlT
Quest`ultima pero si puo anche scrivere come P
d
F
t
v, con F
t
nota poiche e
noto il campo delle velocita. InIatti
F
t
ldx
v
v
ldx
L L
v
} }
=

=
0 0
0

Quindi, nota F
t
si calcola la P
d,
ricavando il T cercato.
E` evidente pertanto che se si vuole incrementare il carico massimo
sopportabile una strada da seguire sarebbe quella di incrementare la velocita. Cio
pero comporterebbe un incremento di F
t
, della potenza dissipata e
conseguentemente della temperatura. Cio non e consigliabile, e pertanto si
preIerisce aumentare la lunghezza del pattino l anziche la velocita.InIatti
aumentare l non vuol dire aumentare v, poiche :
P
d
[ ] T l c
h
l v
=
(

2

Quindi l si sempliIica, e pertanto il suo aumento non inIluenza il T.
Riassumendo, Iissato T si puo Iissare quanto vale v
2
/h e quindi l.
Nel caso in cui invece non si puo Iissare la velocita relativa, allora si Iissa la
portata. Questo e possibile per mezzo di una pompa, che, aumentando la spinta del
lubriIicante, permette di non aumentare il T.

5.2. Pattino con immissione forzata
Si consideri il caso di un pattino piano che Iormi un meato a spessore
costante h, nel quale venga immessa una portata di Iluido per unita di larghezza
pari a q,sottoposto ad un carico P. Anche in questo caso e possibile ottenere lungo
25
il meato un gradiente di pressione dp/dx diverso da zero, poiche le portate di
Iluido del primo e del secondo tratto sono diverse tra loro q
1
=q
2
(se il Ioro Iosse
stato al centro allora q
1
q
2
q/2). Si parla di lubriIicazione idrostatica poiche V0.


Figura 11: Pattino piano con immissione forzata di lubrificante
.
Si consideri l`equazione di Reynolds:
3 2 2
12 6 2
1
6
h
q
h
J
Jh
q
h
J
dx
dp
= |
.
|

\
|
=
poiche V0 in entrambi i tratti si ha:
3
12
h
q
dx
dp
=
Per la condizione di meato convergente si ha nei due tratti:
26
a) 0
12
3
1
> =
h
q
dx
dp
equazione di una retta poiche il secondo termine e
costante ed e pari a p
max
/a.
b) 0
12
3
2
< =
h
q
dx
dp
equazione di una retta poiche il secondo termine e
costante e pari a -p
max
/b.
Considerando come ulteriore condizione
2 1
q q q + = , risolvendo il sistema
di tre equazioni in tre incognite (p
max
,q
1
,q
2
) si ottiena:
( )
3
max
12
h b a
qab
p

=


Se inoltre il carico totale e P e la larghezza del pattino e L, si avra come nel
caso precedente:
max
0
2
) ( p
b a
L dx x p L P
b a
}
+
+
= =
Questa relazione Iornisce il legame esistente tra il valore del carico P
sopportabile dal pattino ed i valori delle grandezze caratteristiche
dell`accoppiamento. Si noti la dipendenza di P dall`inverso di h
3
, ovvero quando h
varia di poco il carico varia notevolmente. Questo rende il cuscinetto rigido e per
questo utilizzabile in strumentazioni di misura di notevoli dimensioni.
Si puo pensare di aumentare il carico sopportabile, a parita di portata,
modiIicando la geometria del meato secondo il seguente schema.
27

Figura 12: Cuscinetto idrostatico elementare con cavit centrale

Si notano nel diagramma delle pressioni tre zone di variazione della
pressione.
a)
3
2
12
h
q
dx
dp
=
b) 0 =
dx
dp

c)
3
2
12
h
q
dx
dp
=
Quindi noto l`andamento della pressione si calcola il carico sopportato.
28
In realta i cuscinetti idrostatici, per evitare che il Iluido Iuoriesca, hanno una
geometria circolare con un moto del Iluido perIettamente radiale.


Figura 13: Schema di cuscinetto idrostatico di spinta con flusso radiale

L`equazione di Reynolds in Iorma radiale si scrive:

rd
dQ
h dr
dp
3
12
= (5.4)
dove:
rd
dQ
q =
Integrando l`equazione 5.4 tra r
i
ed r si ottiene:
i
i
r
r
h
Q
r p r p ln
6
) ( ) (
3

=
29
Poiche al raggio esterno la pressione e pari a quella ambiente si puo
determinare la costante di integrazione ponendo 0 = p per
e
r r = . Inoltre per
i
r r = la pressione p e uguale alla pressione di alimentazione
a
p , che se il
cuscinetto e alimentato da una pompa volumetrica a portata costante, risultera
ovviamente determinabile mediante la
i
e
a
r
r
h
Q
p ln
6
3

=
InIine noto il diagramma della pressione si calcola il carico in tal modo:
}
= rdr r p P ) ( 2
30
6. Cuscinetto Michell

Il cuscinetto Michell e un esempio di cuscinetto reggispinta lubriIicato.
Questi, nella versione piu semplice, sono realizzati accoppiando un anello Iisso E,
che porta un certo numero di pattini S rettilinei e inclinati, con un anello rotante
R, detto ralla, solidale all`albero e coassiale con quello Iisso. Entrambi gli anelli
sono immersi nel lubriIicante, e questo viene immesso nel loro interno utilizzando
appositi Iori posti nelle scalmanature esistenti tra i vari pattini. Il carico P,
applicato lungo l`asse dell`accoppiamento, viene pertanto ad essere equilibrato
dalla risultante delle pressioni originate nel lubriIicante dalla presenza dell`eIIetto
idrodinamico dovuto al moto relativo della ralla e dell`anello Iisso.


Figura 14: Schema di cuscinetto reggispinta Michell

Le prestazioni di un tale cuscinetto vengono ricavate supponendo che il
carico totale P sia ugualmente suddiviso tra i vari pattini, ed ipotizzando inoltre
31
che la distribuzione di pressione lungo ogni pattino sia uguale a quella realizzata
da due elementi rettilinei aventi la stessa geometria e in moto traslatorio con
velocita pari alla velocita periIerica media:
4
2 1
d d
J
+
=
Ogni pattino puo essere schematizzato come in Iigura.


Figura 15: Schematizzazione di un pattino di un cuscinetto Michell

Per ogni singolo pattino puo essere scritta l`equazione di Reynolds
considerando sempre come ipotesi il moto puramente bidimensionale (spessore z
inIinito):
|
|
.
|

\
|
=
h
h
h
J
dx
dp
*
2
1
6

32
Si deIinisce allungamento
L
b
=
Con b r
e
-r
i
larghezza e L lunghezza del pattino.
Inserendo nell`equazione di Reynolds l`equazione della retta che esprime lo
spessore del meato h in Iunzione di x:
x
L
h h
h h
i u
i

+ =
e integrando si ricavano le distribuzioni delle pressioni che stavolta saranno
continue. Poiche la risoluzione matematica non e immediata, in questi casi, si
preIerisce Iar riIerimento a dei diagrammi che esprimono la relazione tra dei
coeIIicienti adimensionali c
p
, c
m
e c
I
in Iunzione del rapporto h
i
/h
u
. Tale valore
deve essere maggiore o uguale ad uno aIIinche si abbia un meato convergente.
Tali parametri sono cosi deIiniti:
1)
2
2
JbL
Ph
c
u
p

= coeIIiciente di portanza. Per sostenere


carichi elevati occorre un c
p
elevato.
2)
JbL
h F
c
u T
f

= coeIIiciente di resistenza. Tale coeIIiciente


e legato alla Iorza tangenziale F
T
che si genera sulle aree di contatto.
3)
L
x
c
m
0
= dove x
o
indica la distanza dal punto di
ingresso alla retta di applicazione della risultante delle Iorze di
pressione.
Si osserva che tali coeIIicienti non dipendono dalla geometria del pattino
ma, qualunque sia il pattino Michell, dipendono solo da . Quindi due pattini di
dimensioni diverse possono avere lo stesso e di conseguenza gli stessi c
p
, c
I
e c
m
.
E` chiaro, pero, che il carico P dipende dalle dimensioni e pertanto un pattino piu
grande sopporta un carico maggiore.
33
Al Iine di valutare ora la capacita portante di un cuscinetto quando siano
assegnate le sue dimensioni ed il tipo di lubriIicante impiegato, si inizi col
considerare il caso di un pattino ad allungamento infinito, ossia di un pattino in
cui sia suIIicientemente grande e tale da consentire di trascurare le Iughe laterali
di lubriIicante. In tal caso il diagramma che si utilizza e il seguente:


Figura 16: Coefficienti c
p
, c
m
e c
f
in funzione del rapporto
2 1
/ h h = nel caso di pattino ad
allungamento infinito

Nella progettazione si deve considerare un valore di circa pari a 2.5, valore
che massimizza il carico.
Questo diagramma puo essere utilizzato come veriIica (nota la geometria e
c
p
si calcola il carico sopportato dal cuscinetto), oppure, in Iase di progettazione
(noto c
pmax
si scelgono V,b e L tali da sorreggere il carico di progetto). In
quest`ultimo caso, in genere, si sceglie V, altrimenti si modiIica la Ilangia. A
parita di carico, quindi, esistono diverse possibilita.
34
I ragionamenti Iatti Iino ad ora valgono anche nel caso in cui si abbia un
cuscinetto a pattini orientabili, ossia un cuscinetto realizzato con pattini
incernierati in un ben determinato punto della loro lunghezza.


Figura 17: Schema di cuscinetto con pattini orientabili

In questo caso, non e noto, poiche Iissato P, h
u
e h
i
si regolano in base alle
condizioni di Iunzionamento, mentre x
o
e noto, poiche, nell`equilibrio alla
rotazione intorno alla cerniera il momento delle Iorze e uguale a zero e quindi per
avere il momento delle pressioni uguale a zero la risultante deve passare per la
cerniera. Quindi si valuta c
m
x
o
/L e dal diagramma si valuta eIIettivamente .
Il vantaggio principale di un tale sistema e l`autoregolazione.
Nel caso in cui la cerniera e posta al centro si deve considerare il contributo
della Ilessione del pattino. In tali condizioni e possibile invertire il verso della
velocita ottenendo sempre un meato convergente nella direzione del moto.
35
Volendo ricavare le caratteristiche di un pattino ad allungamento finito si
deve innanzitutto osservare che queste certamente peggioreranno rispetto al caso
ideale in quanto la pressione deve in tal caso essere nulla su tutti e quattro i lati
del pattino, e di conseguenza questa assume nei vari punti del pattino stesso valori
minori di quelli corrispondenti al pattino ad allungamento inIinito. I valori del
coeIIiciente di pressione c
p
da introdurre in un caso reale per calcolare il carico
sopportabile dal cuscinetto sono riportati nella Iigura 18 in Iunzione di e per
diversi valori di ; naturalmente anche gli altri coeIIicienti variano al variare di e
sono riportati in Iunzione del rapporto c
I
/c
p
che e direttamente proporzionale al
coeIIiciente d`attrito equivalente f del cuscinetto, inIatti:


Figura 18: Andamento del coefficiente di pressione c
p
nei pattini ad allungamento finito
36

Figura 19: Andamento del rapporto c
f
/cp nei pattini ad allungamento finito



Figura 20: andamento del coefficiente c
m
nei pattini ad allungamento finito
37

7. Cuscinetto portante completo

Un cuscinetto portante lubriIicato e costituito da un albero di raggio r
accoppiato ad una sede circolare (detta boccola) di raggio R leggermente
maggiore di quello dell`albero. Si indica con o R-r il gioco radiale. Si applica
all`albero un carico costante P: se l`albero e Iermo, esso appoggia sulla boccola
lungo una sua generatrice per eIIetto del carico applicato; se invece l`albero ruota
ad una data velocita angolare e, esso va a disporsi eccentricamente rispetto alla
boccola in modo da Iormare un meato ed originare una relativa distribuzione di
pressioni, la cui risultante serve ad equilibrare il carico esterno applicato.
Il problema relativo alla determinazione dell`andamento della pressione
lungo il meato nel caso di un cuscinetto completo (ossia di un cuscinetto che si
estende per tutti i 360) e stato risolto per la prima volta da SommerIeld per il
caso di cuscinetto ad allungamento infinito, ossia per il cuscinetto ideale in cui la
lunghezza del perno e molto maggiore del suo diametro.

Figura 21: Schema di cuscinetto portante lubrificato completo
38
Si consideri un perno di raggio r e centro O
1
, in posizione eccentrica
all`interno di una boccola di raggio R e centro O
2
, e si assuma come origine degli
angoli quella individuata dalla semiretta uscente da O
1
, congiungente i centri O
1
e
O
2
e corrispondente il massimo spessore del meato. Se si indica con e
l`eccentricita, ossia la distanza tra i centri O
1
e O
2
, distanza che e sempre molto
piccola rispetto ai raggi r ed R, lo spessore h del meato in corrispondenza di una
generica sezione e allora esprimibile mediante:
( ) ' '
2 1 1 2 1 2 2 2
O O P O R P O R P O P O h = = =
essendo pero:
r P O O O P O P O = =
1 1
2
1
2
1 1 1
' '
e:
cos cos '
1 2 2
e O O O O = =
sara anche:
cos cos e e r R h + = + =
e,ponendo

e
= si otterra in deIinitiva:
( ) cos 1+ = h (7.1)
Dalla 7.1 e Iacile osservare che lo spessore h del meato, massimo per 0 =
e pari a ( ) + = 1
max
h , diminuisce all`aumentare di , raggiunge valore minimo
( ) = 1
min
h per = , e quindi torna ad aumentare per raggiungere di nuovo
il valore
max
h h = per 2 = . Il meato pertanto e proprio del tipo convergente-
divergente e la soluzione del problema e quindi ottenibile integrando l`equazione
di Reynolds scritta sotto la Iorma:
39
( )
(

h
h
h
J
Rd
dp
*
2
1
) (
6

e considerando come condizione ai limiti la condizione di Reynolds, e cioe
ipotizzando che sia:
0 = p per 0 =
e che, per > sia 0 = p in cui 0 =
d
dp
.
La risoluzione dell`equazione diIIerenziale sopra scritta, con le condizioni ai
limiti imposte, e piuttosto complessa. Tali problemi vengono aIIrontati per via
numerica ed i risultati ottenuti sono diagrammati da alcuni graIici.
Dalla risoluzione dell`equazione di Reynolds si ricava un parametro
adimensionale, caratteristico del cuscinetto e Iunzione del solo rapporto

e
= ;
tale parametro e il numero di Sommerfeld S, e si deIinisce come:
P
R LR
S


2
) / (
=
dove e la viscosita dinamica del lubriIicante, L la lunghezza del perno,
la velocita angolare i rad/s e P l`intensita del carico applicato
all`accoppiamento.
Di seguito si riportano i graIici che esprimono il coeIIiciente di resistenza f,
la pressione caratteristica
0
p e la portata di Iuga
:
q in Iunzione di S. Tali
parametri si esprimono nel seguente modo:
PR
M
f
R
=
con
R
M momento resistente che si genera a causa delle Iorze tangenziali;
40
LR
P
p
2
0
=
LR
Q
q
:
:
2
=
Noti
R
L
2
= e S si possono quindi tutti i valori necessari per la
progettazione.


Figura 22: Andamento del parametro R/ in funzione del numero di Sommerfeld S per un
cuscinetto portante lubrificato completo
41

Figura 23: Andamento del rapporto

in funzione del numero di Sommerfeld S per un


cuscinetto portante lubrificato completo



Figura 24: Andamento di
:
q in funzione del numero di Sommerfeld S per un cuscinetto
portante lubrificato completo

42
Si deve osservare pero che l`angolo dipende dalle condizioni di
Iunzionamento, quindi se l`immissione di lubriIicante avviene per 0 = a
determinate condizioni, essa non avverra piu in corrispondenza di 0 = per
un`altra condizione di Iunzionamento diversa dalla precedente.
Cio nonostante, l`immissione di lubriIicante avviene nella realta sempre
nell`intorno della posizione di 0 = ed un cuscinetto completo e poco sensibile a
variazioni anche di +20 rispetto a questa condizione. Se pero l`immissione di
lubriIicante avvenisse in zone molto lontane dalla linea 0 = , si dovrebbe
considerare il cuscinetto non piu come completo, ma come un cuscinetto parziale.
43
8. Cuscinetto portante parziale

Un cuscinetto parziale e un cuscinetto in cui la zone utile
dell`accoppiamento ricopre un arco inIeriore ai 360; in generale poi l`angolo
e nei cuscinetti parziali inIeriore anche 180.


Figura 25: schematizzazione di un cuscinetto parziale

La soluzione delle equazioni diIIerenziali che descrivono il comportamento
di un cuscinetto portante parziale e ancora piu complicata di quella relativa ad un
cuscinetto completo per il Iatto che in questo caso vengono introdotte nel
problema due nuove variabili, l`ampiezza angolare e l`angolo che individua
la posizione del carico rispetto al cuscinetto stesso. Per questo motivo per le
risoluzione si Ia riIerimento a dei diagrammi che mostrano l`andamento
dell`eccentricita relativa / e = in Iunzione del numero di SommerIeld S al
variare dell`angolo di apertura del cuscinetto.
44
9. Efficacia della lubrificazione

Una corretta lubriIicazione e necessaria per evitare problemi di
danneggiamento, per eliminare le perdite per attrito ed anche per asportare il
calore sviluppato da quest`ultimo.
Uno degli aspetti piu importanti degli studi sulle coppie lubriIicate e il
calcolo dello spessore minimo del meato: e molto utile inIatti avere a disposizione
delle Iormule che consentano di valutare direttamente, per particolari geometrie,
carichi, materiali, velocita e lubriIicanti, l`altezza minima del meato, in modo tale
da evitare il contatto diretto tra le superIici. A seconda dell`inIluenza
dell`elasticita dei corpi e dell`eIIetto della pressione sulla viscosita del
lubriIicante, si possono distinguere quattro regimi diversi:
- Isoviscoso-rigido IR : per bassi carichi, quando la
deIormazione elastica dei corpi e la variazione di viscosita con la
pressione hanno eIIetti trascurabili (lubriIicazione idrodinamica
classica);
- Pie:oviscoso-rigido PR : quando soltanto le deIormazioni
elastiche dei corpi sono trascurabili;
- Isoviscoso-elastico IE : per corpi con basso modulo
elastico, quando e trascurabile l`eIIetto della pressione (soIt EHL);
- Pie:oviscoso-elastico PE : per contatti altamente caricata
(hard EHL).
Per ognuno di questi regimi si hanno Iormule adeguate per il calcolo
dell`altezza minima del meato h
min
.


45
9.1. Contatti di linea
Per i cosiddetti contatti lineari, la Iormula proposta da Halling per l`altezza
minima del meato, adimensionalizzata rispetto all`altezza minima relativa al caso
isoviscoso-rigido, e:
m
m
l
m m
q
p
q
q
M
h
h
h
|
|
.
|

\
|
|
|
.
|

\
|
= =
0 min


in cui:
h
m
4.9

uR
0
spessore minimo del Iilm nel caso isoviscoso-rigido |m|;

1
= q pressione alla quale la viscosita aumenta di un Iattore e, |N/m
2
|;
( ) R u
q
m
2 / 1
0
2 / 3
2 . 0

= massima pressione nel caso isoviscoso-rigido,|N/m


2
|;
2 / 1
0
2
'
|
.
|

\
|
=
R
E
p

massima pressione Hertziana, |N/m


2
|.
Per quanto riguarda i termini che compaiono nelle precedenti espressioni,
indicando con a e b i due corpi a contatto, si ha :

0
viscosita a pressione ambiente, | Ns/m
2
|;
u (u
a
u
b
)/2 velocita media, |m/s|;
R (1/R
a
+1/R
b
)
-1
raggio equivalente, |m|;
w carico per unita di lunghezza, |N/m|;
u coeIIiciente di piezoviscosita, |m
2
/N|;
46
( ) ( ) [ ]
1
2 2
/ 1 / 1 2 '

+ =
b b a a
E E E modulo di elasticita ridotta, |N/m
2
|.
A seconda del regime dalla tabella che segue si scelgono i valori delle
costanti M, l ed m.

Regime l m M
Isoviscoso-Rigido (IR) 0 0 1
Piezoviscoso-Rigido (PR) -2/3 0 0.99
Isoviscoso-Elastico (IE) 0 -0.8 1.1
Piezoviscoso-Elastico (PE) -0.54 -0.06 1.35
Tabella 2: Valori delle costanti per la formula dell'altezza minima del meato in contatti
lineari

Il regime di lubriIicazione e quindi le Iormule da utilizzare viene
determinato, note le condizioni del contatto, in base ai valori dei rapporti q
u
/q
m
,
indice dell`eIIetto di variabilita della viscosita, e p
o
/q
m
, indice di quello
dell`elasticita. Valutati questi rapporti si valuta il regime utilizzando il diagramma
di Halling.

Figura 26: Mappa dei regimi di lubrif icazione per contatti lineari
47
Da tale diagramma e possibile calcolare anche il valore approssimato
dell`altezza adimensionale

h .

9.2. Contatti di punto
Nel caso di contatti puntiIormi o ellittici si utilizzano due Iormule, proposte
da Hamrock e Dowson, una per il campo isoviscoso-rigido, ed una, con opportune
costanti per i restanti casi.
( )
( )

(
(

+
|
|
.
|

\
|
+
=

elastico o isovis e elastico o rigido o pie:ovis Ye g Xg


rigido o isovis
R
R
arctg
R R R
R
H
e v
x
v
x v x
v
cos cos 1
cos 683 . 1
2
131 . 0
2 3
1152
2
2
3
min


(9.2.1)
in cui:
2
min
min

|
.
|

\
|
=
U
W
R
h
H
x
parametro adimensionale di spessore del Iilm;
2 2 4
3 3
0
u R
F
U
GW
g
x
v

= = parametro adimensionale di viscosita;


2 2
0
3 / 10
3 / 8
3 / 2 2
3 / 8
1
u R
F
E U
W
g
x
e

= = parametro dimensionale di elasticita;


x
v
R
R
= per il caso piezoviscoso-rigido e

/ 2
|
|
.
|

\
|
= = =
x
v
R
R
b
a
k parametro di
ellitticita per tutti gli altri casi.
Con:
G E` parametro adimensionale dei materiali;
48
W F/(E`
2
x
R ) parametro adimensionale del carico;
U
0
u/(E`R
x
) parametro adimensionale della velocita;
R
x
(1/R
xa
+1/R
xb
)
-1
,|m|, con x direzione del moto;
R
y
(1/R
ya
+1/R
yb
)
-1
,|m|;
a e b semiassi dell`ellisse di contatto hertziano;
F carico, |N|.
Per l`equazione 9.2.1 i valori delle costanti sono scelti dalla seguente
tabella.

Regime X , c Y
Piezoviscoso-Rigido (PR) 1.41 0.375 0 0.0387 1
Isoviscoso-Elastico (IE) 8.7 0 0.67 0.31 0.85
Piezoviscoso-Elastico (PE) 3.42 0.49 0.17 0.68 1
Tabella 3: Valori delle costanti per la formula dell'altezza minima del meato per contatti
puntiformi

Il tipo di regime si ottiene per diversi valori dell`ellitticita in Iunzione dei
due parametri g
v
e g
e
utilizzando i seguenti diagrammi al variare di K.
49

Figura 27: Mappa dei regimi di lubrificazione per contatti puntiformi per diversi valori di
ellitticit k
Da tali diagrammi si ottiene un valore approssimato di min

H .

9.3. Altezza specifica del meato
Una volta calcolata l`altezza minima del meato e possibile ricavare quella
speciIica A. Tale parametro e importante per valutare l`eIIicacia della
lubriIicazione, e, di conseguenza, la vita dei componenti della macchina e si
calcola con la seguente Iormula:
2 2
min
qb qa
R R
h
+
=
50
Per valori di A superiori a 3 le condizioni di lubriIicazione sono tali da
garantire la separazione tra i due corpi e una vita piu lunga ai componenti. Per
valori inIeriori si entra nel campo della lubriIicazione mista, con crescenti contatti
metallo-metallo al diminuire di A Iino ad arrivare, per valori inIeriori ad 1, alla
lubriIicazione limite; per tali valori possono presentarsi problemi di usura del
materiale.
L`importanza di considerare A, anziche l`altezza del meato, e messa in
evidenza in Iigura 5 del paragraIo 4 in cui sono schematicamente rappresentate
due condizioni di contatto lubriIicato con lo stesso spessore nominale di meato ma
rugosita completamente diversa. E` evidente la situazione peggiore del contatto
con rugosita maggiore corrispondente ad un A minore di 3, in cui si hanno contatti
Ira le asperita corrispondente ad un A maggiore di 3.