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TRANSITORIO TERMICO DEGLI EDIFICI

Al fine di giungere ad un corretto dimensionamento degli impianti termotecici. necessario


conoscere il comportamento termico degli edifici al variare del tempo, pi precisamente come
variano le condizioni interne di temperatura e umidit (la velocit dellaria di solito controllata
dagli stessi impianti di distribuzione) al variare delle condizioni climatiche esterne.
Le condizioni climatiche esterne, come noto, dipendono dallubicazione delledificio (latitudine,
orografia, presenza di masse dacqua come mare, laghi o fiumi, presenza di altri edifici nelle
vicinanze).
Inoltre, le condizioni climatiche esterne non sono mai stabili durante il giorno ma continuamente
variabili anche e soprattutto per la periodicit dellalternarsi del d e della notte e quindi per la
variazione della radiazione solare nel periodo diurno dallalba al tramonto.
Mentre lapplicazione della Legge 10/91 non presenta particolari difficolt, lo studio
dellevoluzione temporale delle condizioni microclimatiche di un edificio necessit di nozioni pi
approfondite di trasmissione del calore e di modellizzazione numerica, essendo ledificio un sistema
complesso.

REGIME PERIODICO STABILIZZATO
Levoluzione termica degli edifici caratterizzata fortemente dal comportamento delle pareti
esterne in condizioni di transitorio termico. Sebbene lo studio delle condizioni variabili sia in
generale complesso, possibile fare ricorso ad opportune semplificazioni utili per una piena
comprensione del fenomeno.
Ad esempio possibile considerare una variazione delle condizioni termoigrometriche esterne in
accordo con unarmonica semplice di periodo temporale costante (es. una sinusoide) e che gli effetti
della risposta propria del sistema edificio siano trascurabili rispetto a quella forzata, ottenendo il
cosiddetto regime periodico stabilizzato.
Se consideriamo ad esempio la temperatura esterna, essa varier tra un minimo (solitamente
raggiunto prima dellalba) ed un massimo (raggiunto dopo il mezzogiorno), secondo una legge non
sinusoidale per effetto delle variazioni climatiche giornaliere (nubi, vento, pioggia,), ma
considerando la periodicit della variazione della temperatura giornaliera, i pu sempre pensare di
ricorrere ad una espansione in serie di Fourier.
Risolvere il problema del transitorio stabilizzato per unonda sinusoidale permette di risolvere
anche qualunque altro regime periodico rappresentabile come somma di onde sinusoidali.

Parete piana seminfinita
Per una parete piana, nelle ipotesi semplificative di:
- flusso termico sinusoidale e perpendicolare alla superficie;
- mezzo omogeneo ed isotropo;
- spessore seminfinito,
imponendo come condizioni al contorno una temperatura esterna forzante del tipo:
Consideriamo una parete piana sotto particolari ipotesi semplificative (supponendo il flusso termico
di tipo sinusoidale e di direzione perpendicolare alla superficie, il mezzo isotropo e omogeneo e di
spessore seminfinito) e imponiamo le condizioni iniziali spaziali (temperature sulle due facce
esterne) corrispondenti ad una temperatura esterna forzante del tipo:

( ) ( )

sin T T T = + (1)

dove T il valore medio della temperatura,

T la massima variazione attorno al valore medio


(ampiezza), la pulsazione e il tempo, si ottiene una risposta in temperatura del tipo:

( ) ( )

, sin
x
T x T T e x



= + (2)

con:

2 f = (3)

0
1 f = con
0
periodo pari alle 24 h (4)

2

fattore di attenuazione spaziale (5)



k
c

diffusivit termica (6)



k x

= sfasamento temporale dellonda termica trasmessa (7)



Si noti che il comportamento dipende essenzialmente dalla diffusivit termica.

La risoluzione analitica del problema diviene complessa allorquando si prende in esame il caso
reale di un mezzo non omogeneo e di spessore finito quale ad esempio una parete multistrato,
essendo il comportamento della parete influenzato oltre che dai classici parametri termofisici
(spessore, conducibilit termica, diffusivit termica, conduttanze superficiali), anche dalla
distribuzione spaziale dei vari strati (stratigrafia della parete).

RISCALDAMENTO E RAFFREDDAMENTO DI UN CORPO
Nel caso di un corpo per il quale si osserva un Bi<0.10, possibile trascurare la dipendenza della
temperatura con le coordinate spaziali, che pertanto sar solo funzione del tempo:

( ) ( )
0
h A
m c
T T T T e




= + (8)

dove T

la temperatura del fluido,


0
T la temperatura iniziale, h la conduttanza superficiale,
m la massa del corpo, A la superficie lambita dal fluido e c il suo calore specifico.
E possibile, inoltre, definire un parametro fondamentale quale la costante di tempo :

m c V c
h A h A


= =

(9)

Una maggiore massa e quindi una maggiore capacit termica comporta un maggior tempo di
raffreddamento o di riscaldamento, a parit di resistenza termica. Questo proprio quel che avviene
anche negli edifici, considerabili in prima approssimazione come un corpo omogeneo. Maggiore
la sua capacit termica, maggiore sar il tempo di raffreddamento/riscaldamento e pertanto saranno
minori le oscillazioni termiche. Dopo un tempo pari ad una costante di tempo, la variazione della
temperatura rispetto a quella iniziale sar pari a ( )
0
0.6321 T T

, mentre dopo 5 costanti di tempo


sar pari a ( )
0
0.9933 T T

, ossia il transitorio praticamente esaurito.


E, inoltre, possibile scrivere la costante di tempo come:

m c V c
h A A h


= =

(10)

concludendo che la costante di tempo tanto maggiore (per cui si hanno periodi di raffreddamento e
di riscaldamento lunghi) quanto maggiore , a parit del rapporto c h , il rapporto V/A, cio il
rapporto di forma delloggetto.
Ligloo esquimese, avendo forma emisferica (la sfera ha minor superficie disperdente a parit di
volume), presenta il valore V/A massimo, e tale forma scelta proprio per avere le minime
dispersioni energetiche e quindi un maggiore tempo di raffreddamento.
Di qui lattenzione della normativa sul risparmio energetico al rapporto V/A delledificio.

COSTANTE DI TEMPO DELLEDIFICIO
Il cosiddetto accumulo termico riveste un ruolo fondamentale nei transitori di accensione e
spegnimento degli impianti termotecnici.
In particolare, sempre che per ledificio sia rispettata lipotesi di Bi <0.10, per una variazione
sinusoidale della temperatura esterna secondo:

( ) ( )

sin
e e e
T T T = + (11)

ricordando che:

( )
( ) ( )
edificio
edificio e
dT
H T T
d

=

(12)

si ottiene:

( )
( )
( ) ( )
2 2

cos sin
H
e
edificio e
H T
T e T H
H



= +

+
(13)

con:

( ) ( )
2 2

0
e
e edificio
H T
T T
H


= = +
+
e
h A
H
c V

=

(14)

Diagrammando il grafico della temperatura delledificio in funzione del tempo, si ottiene il grafico
in Fig. 1 relativo ad un tipico caso estivo. Come si nota, al crescere della costante di tempo,
ledificio risente meno delle oscillazioni della temperatura esterna.

15
17
19
21
23
25
27
29
31
33
35
0 1 2 3 4 5 6 7
tempo/g
T
/
(

C
)
Temperatura esterna 1 h 5 h 10 h


Fig. 1 Influenza della costante di tempo

Un edificio con minore massa (edificio moderno), ha delle oscillazioni termiche maggiori rispetto
ad un edificio antico (maggiore massa), seguendo maggiormente landamento della temperatura
esterna.
Il calcolo della costante di tempo delledificio pu essere eseguito come segue:

( )
( )
, i i componente i e
edificio
g edificio e
m c T T
m c T
K A T n V c T C V T T



= =
+

(15)

Mentre le masse interne delledificio (quelle non in contatto con lambiente esterno) concorrono
interamente al calcolo della costante di tempo, diverso il discorso per le masse perimetrali, la cui
partecipazione proporzionale allaccumulo di energia interna, sempre rispetto alla T
e
.
Nel normale caso di parete multistrato, si osserva che nel caso in cui lisolante posizionato
allesterno, partecipa totalmente, se la posizione dellisolante intermedia parteciper solo la parte
compresa tra aria interna e lisolante, mentre se posizionato internamente la partecipazione della
parete allaccumulo termico trascurabile.
Come la disposizione dellisolante influenzi landamento della temperatura della parete deducibile
dalla Fig. 2, in cui diagrammato landamento della temperatura interna di parete per una parete
multistrato le cui caratteristiche sono riportate in Tab. I:


Tab. I Caratteristiche termofisiche della parete multistrato

Strato k/(W/(m K)) c/(J /(kg K)) /(kg/m
3
) s/m
1 2 450 3000 0.20
2 2 450 3000 0.20
3 0.05 800 2000 0.05


Per la conduttanza superficiale interna ed esterna si assunto un valore pari a 20 W/(m
2
K) e 5.0
W/(m
2
K), rispettivamente: Inoltre, per la temperatura esterna estiva, temperatura esterna invernale
ed interna un valore di
e
2
T C 26 7 sin
86400

= +


,
e
2
T C 7 sin
86400

=


e 20C,
rispettivamente.

20.0
20.1
20.2
20.3
20.4
20.5
20.6
20.7
20.8
20.9
21.0
0 2 4 6 8 10 12 14
tempo/g
T
/

C
isolante interno
isolante intermedio
isolante esterno

a)
17
18
19
20
0 2 4 6 8 10 12 14
tempo/g
T
/

C
isolante interno
isolante intermedio
isolante esterno

b)

Fig. 2 Andamento della temperatura interna di parete al variare della posizione dello strato di
isolante per il caso a) estivo e b) invernale.

Come possibile notare il posizionamento dellisolante termico verso lesterno riduce le
oscillazioni della temperatura.

TEMPERATURA ARIA-SOLE
Si tratta di una temperatura equivalente che tiene conto della compresenza di scambi termici
conduttivi e convettivi con lambiente esterno e dellirraggiamento solare.
Consideriamo la parere in Fig. 3, con gli scambi termici ad essa relativi.

























Fig. 3 Scambi termici di una parete


Il bilancio termico porta a scrivere:

( ) ( )
( ) ( ) ( )
4 4
s c c s e
r s c c s e c s aria sole
q G T T h T T
G h T T h T T h T T


= + + =
= + + =

(16)

da cui:

( )
r
aria sole e c s
c c
h G
T T T T
h h


= + + (17)

e trascurando il termine
r
h si ottiene:

aria sole e
c
G
T T
h


= + (18)
Volta celeste
c
q
r
q
q
G
T
s

T
e

T
c

r G
Pertanto la Temperatura aria-sole quella temperatura fittizia dellaria esterna che produrrebbe,
attraverso una parete in ombra , lo stesso flusso termico che si ha nelle condizioni reali, ossia sotto
lazione simultanea della temperatura esterna e della radiazione solare, e dipende dal fattore di
assorbimento della superficie, dallirradiazione solare e dallo scambio termico convettivo. Questo
spiega perch in una zona dombra, a parit di temperatura dellaria esterna, si ha una sensazione di
temperatura inferiore rispetto ad una zona soleggiata e spiega il perch della prevalenza del bianco
come colore esterno di edifici in zone calde (basso coefficiente di assorbimento a basse lunghezze
donda).
In genere possibile ritenere nel campo delle lunghezze donda della radiazione solare un valore
del coefficiente di assorbimento variabile da 0.15 a 0.70.
Alcuni esempi sono riportati in Tab. II.

Tab. II Coefficienti di assorbimento per alcuni materiali

Materiale
solare

infrarosso

Intonaco bianco 0.12 0.91
Pittura Bianca 0.20 0.91
Pittura ad olio verde 0.50 0.90
Pittura ad olio rossa 0.74 0.90
Mattoni rossi 0.55 0.92
Marmo 0.60 0.90

Per i colori chiari il fattore di assorbimento solare piccolo (0.150.3), ed essendo la parete opaca,
in condizioni di regime stazionario, la radiazione solare assorbita viene riemessa nellinfrarosso con
unemissivit nellordine di 0.9, pertanto la temperatura della superficie esterna risente poco di tale
effetto. Nel caso di materiali riflettenti (ad esempio pellicole di alluminio), il coefficiente di
assorbimento nel solare molto basso, nellordine di 0.10.3, mentre nellinfrarosso nellordine di
0.40.6. In tal caso la parete assorbe poca energia solare, ma ne riemette ugualmente poca, quindi si
osserva un leggero incremento di temperatura. Nel caso di materiali metallici questo effetto
ulteriormente esaltato. Bisogna pertanto prevedere degli appositi distanziatori sulla parete in modo
da non causare un indesiderato innalzamento della temperatura degli strati adiacenti per
conduzione.

PARETI VETRATE
Nello studio del comportamento termico delle pareti vetrate necessario considerare che i vetri
sono trasparenti alla luce solare (basse lunghezze donda), ma non allinfrarosso (alte lunghezze
donda).

Effetto serra nelledilizia residenziale
Leffetto serra negli edifici dovuto al comportamento non simmetrico delle pareti vetrate rispetto
allirraggiamento, come precedentemente menzionato.
In Fig. 4 rappresentato il tipico andamento del coefficiente di trasmissione t, al variare della
lunghezza donda, per alcuni tipi di vetro.



Fig. 4 Andamento del coefficiente di trasmissione per alcuni tipi di vetro, al variare della
lunghezza donda

Il vetro comune presenta un valore del coefficiente di trasmissione molto alto tra 0.2 e circa 3 m,
lasciando passare la quasi totalit della radiazione solare (vedi Fig. 5). Pertanto la radiazione solare
penetra negli ambienti riscaldandoli. A loro volta gli ambienti, considerati come corpi neri alla
temperatura di 25C, emettono con un massimo alla lunghezza donda di circa 9.7 m (legge di
Wien). Tuttavia tale energia rimane intrappolata nellambiente, poich il vetro non la lascia passare,
portando ad un innalzamento della temperatura interna del locale. Grandi superfici vetrate, pertanto,
pur avendo un gradevole effetto architettonico, debbono essere considerate con attenzione poich
creano un incremento del carico termico da smaltire in estate ed un incremento del fabbisogno
energetico delledificio in inverno.
Per ridurre leffetto serra, si utilizzano particolari tipi di vetro ottenuti aggiungendo ossidi metallici
(argento, oro, alluminio, ecc.), che possono arrivare a ridurre anche dell80% il coefficiente di
trasmissione rispetto al vetro classico.



Fig. 5 Spettro
/
BILANCIO TERMICO IN TRANSITORIO DELLEDIFICIO
Linterazione termica tra edificio ed ambiente pu essere scritta in via del tutto generale come:

ingresso generato uscita
Q Q Q Q + = (19)

dove col termine generato si intende linterazione termica dellimpianto termotecnica e quella
dovuta ad eventuali sorgenti interne (lampade, elettrodomestici, ecc.).
In particolare possiamo scrivere:
ingresso
Q K A T I A f = +

per pareti e finestre confinanti con ambienti a
temperatura diversa da quella considerata (20)

dove f il fattore di ombreggiamento e I lirradiazione solare.

uscita ventilazione
Q K A T n V T = +

per tutte le altre pareti (21)



Bisogna spendere qualche ulteriore parola sul problema dellaccumulo termico Q .
E possibile scriverlo come:

i
i i
i
T
Q m c

(22)

Si noti che esso dipende da tutti ci corpi presenti nelledificio e dalla loro temperatura ed pertanto
di difficile calcolo. Esso inoltre svolge la funzione di volano, smorzando le variazioni della
temperatura interna.
Un esempio dellefficacia dellaccumulo termico si ha osservando levolversi della temperatura
interna nelle cattedrali e nei castelli, ed in tutte quelle strutture dove sono presenti grandi masse
murarie. E allora necessario dotare gli edifici di masse di accumulo, ad esempio con murature
(soprattutto interne) spesse, tuttavia in contrasto con la tendenza odierna di utilizzare materiali
leggeri e manufatti industriali capaci di un elevato isolamento termico ma di bassa capacit termica.
Tuttavia, non basta una buona capacit termica, ma necessaria anche una buona capacit di
restituzione o di immagazzinamento dellenergia.
Questultimo aspetto legato al fattore di attenuazione, gi incontrato in precedenza. Tuttavia per
pareti di spessore finito necessario anche introdurre un ulteriore parametro, detto effusivit, che
dato da:

B k c = (23)

I materiali che hanno elevata capacit termica e contemporaneamente sono buoni conduttori di
calore hanno pi elevata effusivit termica e rispondono meglio allesigenza di attenuare le
oscillazioni termiche interne poich sono in grado di immagazzinare e di cedere energia con
maggiore velocit e quindi pi prontamente rispetto alle sollecitazioni esterne.
Particolare attenzione meritano le pareti interne, rivestendo un ruolo fondamentale nei transitori di
accensione e spegnimento degli impianti, nonch nella regolazione di tali impianti.
Bisogna pertanto fare alcune considerazioni in fase progettuale:
progettuali:
- Lordine di grandezza del calore specifico dei materiali da costruzione nellordine di 1
kJ /(kg K). Per aumentare laccumulo termico bisogna pertanto ricorrere a masse elevate e/o
ad innalzamento della temperatura media dei materiali;
- La funzione di accumulo termico e quella di isolamento dovrebbero essere deputate a
materiali diversi (isolamento agli isolanti e accumulo alla parte strettamente strutturale
(calcestruzzo));
- E necessario sincronizzare il momento di accumulo termico e quello di cessione
allambiente (es. accumulo di giorno e rilascio di notte). Questo potrebbe essere ottenuto
con un isolamento termico variabile delle masse di accumulo facendo si che la superficie di
tali masse vangano a contatto con laria interna nel momento desiderato. Inoltre, nel caso
invernale laria esterna a temperatura inferiore, necessario isolare termicamente verso
lesterno le masse di accumulo.
Nel caso invernale, con impianto termotecnica funzionante, laria interna si porta ad una
temperatura maggiore di quella delle masse murarie e pertanto si verifica cessione di energia
termica a tali masse. Allatto dello spegnimento dellimpianto, a seguito degli scambi termici con
lambiente esterno e per infiltrazioni, laria interna assume una temperatura inferiore a quella delle
masse di accumulo e pertanto si osserva uninversione di segno negli scambi termici (sempre che
queste ultime siano isolate termicamente dallambiente esterno).
Durante il periodo estivo il comportamento simmetrico. Durante il giorno le rientrate termiche
tendono a riscaldare non solo laria interna ma anche le masse di accumulo. Al tramonto, il
fenomeno tende ad invertirsi. Inoltre, durante le prime ore serali, laria esterna ha una temperatura
sufficientemente bassa da poter essere utilizzata per ventilare le strutture di accumulo ed evitare che
queste cedano potenza termica allambiente interno.

TRANSITORIO TERMICO DEGLI AMBIENTI
Per considerare il transitorio termico dei singoli ambienti, prendiamo in esame il caso semplice di
un locale parallelepipedico. Per ciascuna delle 6 pareti possibile scrivere:

( )
( ) ( )
i i i
i i i e,i i aria sole i i i i i 6
j j
j 1
ii i i
i i i i t i a
ii i
dT A
m c h A T T G f A
d
A
h K A
K A T T T T
h K

= + +

(24)

con

i
0 pareti interne
1 pareti esterne


i
0 eccetto il soffitto
1 soffitto

(25)

Per il pavimento possibile andare a considerare lo scambio termico con un corpo seminfinito
avente una temperatura praticamente costante al variare della stagione.
Per laria, inoltre, possiamo scrivere:

( ) ( )
( )
6
a ii i i
a a i i a a a a e a
i 1
ii i
int imp i vi a e
dT h K A
m c K T K T n V c T T
d h K
Q Q K T T

=

= + +
+
+ + +


(26)

Inoltre, si noti che nella risoluzione delle equazioni, i vari ambienti non interagiscono termicamente
tra loro solo se nellevoluzione temporale le loro temperature sono uguali, altrimenti tale
interazione termica deve essere tenuta in conto.