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All’Interno dell’atomo

Particelle subatomiche:
Non tutti i materiali si elettrizzano allo stesso modo. Ciò lascia supporre che esistono differenti tipi di
elettricità:
 Elettricità negativa: indicata dal segno meno (-), viene assunta da materiali resinosi;
 Elettricità positiva: indicata dal segno più (+), viene assunta da materiali di natura vetrosa;
Dal momento che sono stati evidenziati due tipi di elettricità, bisogna dedurre che anche le cariche
elettriche possono essere di due tipi: cariche positive e cariche negative.

Studiando i fenomeni elettrostatici, si è potuto stabilire che due corpi con cariche opposte si
attraggono, invece, al contrario, due corpi di carica uguale si respingono. Nel 1897, grazie agli studi
condotti da J. Thomson, è stato possibile dimostrare l’esistenza di due tipi di particelle elementari
di natura elettrica:
 Elettroni: sono le più piccole particelle con carica elettrica negativa presenti negli atomi. La
loro massa è pari a 9,1 • 10-31, e la loro carica è -1, vengono identificati con il simbolo e -;
 Protoni: sono le più piccole particelle con carica elettrica positiva presenti negli atomi. La
loro massa è pari a 1,67 • 10-27, e la loro carica è +1, vengono identificate con il simbolo p +;
Entrambi sono contenuti all’intero degli atomi e vengono chiamati particelle subatomiche.

Successivamente, nel 1932, Chadwick, scoprì l’esistenza di un altro tipo di particelle subatomiche:
 Neutroni: particelle con massa uguale ai protoni ma privi di carica, presenti negli atomi;
Inoltre, l’atomo di un elemento si distingue da quello di un altro non per la natura delle sue
particelle, ma soltanto per il loro numero. Pertanto possiamo affermare che:

L’atomo può essere considerato come la più piccola entità di un elemento di cui conserva le
caratteristiche chimiche, che dipendono soltanto dal numero di elettroni e protoni in esso
contenuti.

I primi modelli atomici:


Dopo aver stabilito che l’atomo di qualsiasi elemento è costituito sempre delle stesse tre particelle
elementari, gli studiosi della materia cercarono di scoprire in che modo tali particelle sono
distribuite all’interno dell’atomo e quali forze le tengono unite. Si fece ricorso all’uso dei modelli.

Modello atomico di Thomson


Nel 1903 Thomson propose un modello che dava all’atomo l’immagine di una sfera
omogenea carica positivamente, all’interno della quale si trovano gli elettroni,
senza una disposizione spaziale definita.

Modello atomico di Rutherford


Secondo Rutherford, il nucleo occupa una piccolissima porzione del volume
atomico, per cui si può dire che quasi tutto lo spazio dell’atomo è occupato
dagli elettroni. Rutherford paragonò tale modello a un minuscolo sistema
planetario in cui gli elettroni, ruotano attorno al “sole nucleo” descrivendo orbite circolari.
Modello atomico di Bohr
Nel 1913 Bohr suggerì che gli elettroni ruotano attorno al
nucleo, ma le orbite che essi descrivono non possono stare a
qualsiasi distanza dal nucleo, ma solo a distanze ben definite,
corrispondenti a quantità definite di energia, chiamate livelli
energetici. Secondo tale modello l’energia associata agli
elettroni deve essere “quantizzata”. In tal modo a ogni
elettrone è associata una determinata energia, così da
compire delle precise traiettorie circolari, chiamate orbite
stazionarie.
Per costruire il modello, Bohr si basò su due postulati:
 finché un elettrone ruota nella sua orbita non perde né acquista energia;
 quando viene somministrata energia all’atomo, gli elettroni assorbono energia e passano
dallo stato fondamentale a uno stato eccitato. Se l’energia acquistata è sufficiente gli
elettroni saltano dalle normali orbite a orbite superiori a più alto contenuto energetico;
Ogni orbita appartiene a un dato livello energetico o guscio, indicato dalla lettera n e individuato
da un numero progressivo chiamato numero quantico principale.

Il nucleo atomico:
Ogni elemento possiede nel suo nucleo un caratteristico numero di protoni. Questo numero è
chiamato numero atomico, indicato con il simbolo Z, e costituisce il “numero di identificazione” di
un atomo.

Ciascuna specie atomica è caratterizzata da un numero di identificazione, chiamato numero


atomico dell’elemento e indicato dalla lettera Z, che esprime il numero di protoni contenuti nel
suo nucleo.

Oltre ai protoni, nel nucleo sono presenti anche i neutroni che, hanno massa uguale a quella dei
protoni; il numero totale di protoni e neutroni costituisce il numero di massa, indicato con la
lettera A.

Il numero di massa A è il numero totale di protoni e neutroni presenti nel nucleo di un atomo.

Per rappresentare l’atomo di un qualsiasi elemento E si utilizza la notazione atomica:

numero di massa (p+ e n0)


A
numero atomico (p+) Z E simbolo dell’elemento
Gli isotopi:
In natura soltanto venti elementi presentano atomi con un numero fisso di neutroni nel nucleo.
Pertanto è possibile avere atomi dello stesso elemento con lo stesso numero atomico Z, ma con
differente numero di massa A. Tali elementi vengono chiamati isotopi.

Gli isotopi di uno stesso elemento sono atomi che hanno lo stesso numero di protoni e di
elettroni, ma diverso numero di neutroni.

L’idrogeno, ad esempio, per il 99,9% è costituito da atomi contenenti un protone e nessun


neutrone (Z=1 e A=1). Il restante 0,01% dell’idrogeno presente in natura è costituito da due soli
isotopi, il deuterio (Z=1 e A=2) e il trito (Z=1 e A=3).

Isotopi dell'idrogeno

La radioattività:
La stabilità di un atomo è legata alla stabilità del suo nucleo. In un nucleo devono coesistere
protoni che tenderebbero a respingersi, e i neutroni che hanno il compito di assicurare la stabilità
del nucleo atomico inserendosi tra i protoni, in maniere da “annullare” le forze repulsive tra
cariche elettriche dello stesso segno. Maggiore è il numero dei protoni, maggiore dovrebbe essere
il numero dei neutroni necessari alla stabilità del nucleo. Esiste un rapporto ottimale
neutroni/protoni che conferisce al nucleo la massima stabilità. Quando tale rapporto è molto
elevato, il nucleo diventa instabile e tende a stabilizzarsi mediante l’espulsione di radiazioni.
Quindi:

La radioattività è il fenomeno per cui alcuni nuclei instabili


si trasformano spontaneamente in altri, emettendo
particelle.

Se il nucleo formatosi, dopo l’emissione di radiazioni,


risulta ancora instabile, esso emetterà altre radiazioni fino
ad arrivare alla formazione di un nucleo stabile. Tale
fenomeno è detto decadimento radioattivo.
Esistono tre tipi di emissioni radioattive:
 Radiazioni α: hanno carica positiva. Sono costituite da nuclei di elio (He ++): formate da due
protoni e due neutroni e hanno massa pari a 4u. Le particelle α non sono penetranti e
quindi sono poco pericolose;
 Radiazioni β: hanno carica negativa. Si tratta di elettroni emessi da neutroni che si
trasformano in protoni. Poiché la loro massa è molto piccola, riescono a penetrare
attraverso la pelle, ma possono essere fermate da sottili strati metallici;
 Radiazioni γ: sono prive di carica e di massa. Sono radiazioni elettromagnetiche con elevata
energia e molto penetranti, che possono essere bloccate solo da pareti di spessore elevato.