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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA

“TOR VERGATA”

FACOLTA’ DI INGEGNERIA ELETTRONICA

CORSO DI ELETTRONICA QUANTISTICA:

“L.A.S.E.R. PRINCIPI DI
FUNZIONAMENTO”

Candidato:

Emanuele Duca

Professore:
Sergio Martellucci

Anno accademico 2006/2007


L.A.S.E.R. PRINCIPI DI
FUNZIONAMENTO

LASER
La parola LASER è l'acronimo per "Light Amplification by Stimulated Emission of
Radiation", cioè amplificazione della luce mediante il fenomeno dell'emissione
stimolata di radiazione. Per comprendere il funzionamento di un laser è
necessario quindi studiare l'interazione tra radiazione e materia, da cui l'effetto
di amplificazione trae origine.
Luce
La luce visibile, così come la
conosciamo, è soltanto una piccola parte
dello spettro della radiazione
elettromagnetica. Come si può
facilmente ricavare dalle equazioni di
Maxwell un onda elettromagnetica è un sistema di campi elettrici e magnetici
oscillanti in piani ortogonali tra loro ed ortogonali alla direzione di propagazione
dell'onda stessa.
L'onda elettromagnetica è caratterizzata da una frequenza ν di oscillazione dei
suddetti campi, cui è associata una lunghezza d'onda λ = v/ν, dove v=c/n è la
velocità di propagazione dell'onda, pari nel vuoto (n=1) alla velocità della luce.
La luce visibile è quella parte dello spettro elettromagnetico per cui la
lunghezza d'onda λ è compresa tra 400 e 750 nm.
Figura Spettro della luce nel visibile dai 400 ai 700 nm

Radiazione di corpo nero


Se si considera una sfera di materiale riflettente all'interno della quale sia
confinata radiazione elettromagnetica, in equilibrio ad una data temperatura T.
Analizzando quale sia la densità di energia ρ(ν)dν all'interno di questa sfera o
"cavità": da semplici considerazioni di meccanica statistica, che vanno però
oltre lo scopo di questi appunti, si può ricavare la formula di Rayleigh-Jeans.

(1)

Dove ρ(ν)dν è la densità di energia per unità di volume e di frequenza [J·s /cm 3],
k è la costante di Boltzmann (k=1.38 ·10-23 joule/K) e T la temperatura assoluta.
Questa formula rappresenta bene la distribuzione sperimentale solo alle basse
frequenze, dato che diverge per ν −−> ∞ . Per ovviare a tale problema Planck ha
introdotto l’idea rivoluzionaria che l'energia, nel caso specifico l'energia degli
oscillatori armonici di frequenza n che possono essere visti come "sorgente"
della radiazione nella cavità, non possa assumere qualsiasi valore, ma solo
valori multipli di un "quanto" elementare di energia , introducendo così la
"quantizzazione" dell'energia. Rielaborando i calcoli di meccanica statistica
sulla base di questa considerazione si ottiene la famosa formula di Planck:

(2)

Dove h è la Costante di Planck h= 6.6 · 10-34 joule·s


Per hν << kT la formula di Planck si riduce alla formula di Rayleigh-Jeans

Statistica di Boltzmann
Per comprendere i meccanismi che regolano lo scambio di energia tra il campo
di radiazione ed un insieme di atomi è necessario introdurre la statistica di
Boltzmann: quando un gran numero di atomi si trova in equilibrio
termodinamico alla temperatura T, le popolazioni relative di una coppia
qualsiasi di livelli energetici E1 ed E2 ( E2 > E1 ) degli atomi stessi sono espresse
dalla formula:

(3)

Dove N1 ed N2 rappresentano il numero di atomi negli stati ad energia E1 ed E2


rispettivamente.
L'equazione (3) è valida per sistemi atomici che non abbiano livelli energetici
degeneri. Due stati differenti si dicono degeneri se hanno la stessa energia ( Un
esempio di livelli energetici degeneri in un atomo è quello degli orbitali p x, py e
pz, orientati lungo i tre assi). Se ci sono già stati differenti che corrispondono
allo stesso livello Ei del sistema atomico, si indica con gi la degenerazione dell'i-
esimo livello energetico. In questo caso la formula (3) va così corretta:

(3b)

Se la distanza in energia tra i due livelli E2 - E1 >> kT, il rapporto tende a zero e
in condizioni di equilibrio solo pochissimi atomi si troveranno nello stato ad
energia maggiore. Dalla forma della equazione (3) è evidente che per E 2 > E1 si
avrà sempre N1 > N2 , per cui all'equilibrio termico lo stato ad energia più bassa
sarà sempre più popolato di quello ad energia maggiore.

Assorbimento ed Emissione
Consideriamo ora lo scambio di energia tra la radiazione elettromagnetica e gli
atomi: il processo può essere visto come scambio di energia tra oscillatori
microscopici oscillanti alla stessa frequenza. Se un "fotone", vale a dire un
quanto di campo elettromagnetico di energia hn, interagisce con un sistema
atomico ove E2 - E1 = hν , possono avere luogo due diversi processi:

• il fotone cede la propria energia all'atomo che si trova nello stato ad energia E 1, eccitandolo
nello stato ad energia maggiore E2 (assorbimento)
• il fotone stimola la diseccitazione dell'atomo dallo stato ad energia E 2 a quello ad energia E1;
in questo processo viene generato un secondo fotone identico al primo (emissione
stimolata).

Il prevalere di un processo sull'altro dipende dalla popolazione relativa dei due


stati: il numero Za di assorbimenti per unità di tempo (numero di fotoni
assorbiti) sarà proporzionale al numero N1 di atomi che occupano lo stato ad
energia minore E1 ed alla densità della radiazione ρ(ν): Za = B12N1 ρ(ν). La
costante di proporzionalità B12 è tale che il prodotto B12 ρ(ν) rappresenti la
probabilità che un atomo nello stato 1 si porti nello stato 2 nell'unità di tempo.
L'espressione per il numero di emissioni per unità di tempo risulta leggermente
diversa: infatti oltre ad un contributo del tutto simile a quello considerato per
l'emissione, dovuto all'interazione tra il campo di radiazione e il sistema
atomico, l'atomo può diseccitarsi emettendo un fotone anche in maniera
"spontanea". Ciò che si osserva sperimentalmente in assenza di un campo di
radiazione è infatti un decadimento esponenziale caratterizzato da una vita
media t del livello eccitato: . In analogia con quanto fatto per l'assorbimento si
può definire una probabilità per unità di tempo per il processo di emissione
spontanea, che risulta essere A21 = 1/τ. Per cui il numero di emissioni sarà
composto dalla somma di due termini: Ze = ( A12 + B12 ρ(ν) ) N2 . E' opportuno
sottolineare che il primo termine, detto di emissione spontanea, non dipende
dal campo di radiazione, mentre il secondo, detto di emissione stimolata,
rappresenta il processo simmetrico dell'assorbimento (e si vedrà che B12 = B21 )

Figura- Sistema a due livelli: assorbimento ed emissione

Si può facilmente osservare che a temperatura ambiente (T ~ 300 K), se


poniamo hν=kT si ottengono valori per n pari a circa 6 ·1012 Hz, che
corrispondono a lunghezze d'onda λ=c/ ν ~ 50 µm, nella regione del lontano
infrarosso. Per energie superiori, vale a dire vicino infrarosso, visibile ed
ultravioletto, si avrà hν >> kT, per cui a temperatura ambiente risulterà :
N2/N1<<1.

Coefficienti di Einstein
I coefficienti B12 , B21 e A21 vengono indicati con il nome di coefficienti di
Einstein. Per ricavare le relazioni che intercorrono tra i diversi coefficienti è
sufficiente ricordare che in condizioni di equilibrio il numero di atomi che passa
dal livello 2 al livello 1 deve essere pari al numero di atomi che passa dal livello
1 al livello 2, cioè

B12 N1 ρ(ν) = ( A21 + B21 ρ(ν) ) N2 (4)

Utilizzando l'equazione di Boltzmann (3b) si ricava:

(5)

Se ora si considera la legge di radiazione di corpo nero (2) si ottiene che ρ(ν) −−
> ∞ per T che tende ad infinito; quindi la (5) diverge se

(6)

Dal confronto con la (2) si ricava infine

(7)

E' interessante quindi considerare il rapporto tra la probabilità di emissione


spontanea e quella di emissione stimolata:

(8)

Questa formula ci mostra che se hν >> kT, l'emissione spontanea risulta


predominante su quella stimolata. Questo avviene per esempio nel caso
dell'emissione di luce visibile da parte del filamento di una lampadina, in cui
l'emissione prevalente è quella spontanea, di carattere casuale. Se si
considerano frequenze più basse, per esempio quelle delle microonde, si può
avere hν << kT a temperatura ambiente e quindi l'emissione stimolata prevale
su quella spontanea. E' per questo motivo che i primi esperimenti di
amplificazione della radiazione per mezzo dell'emissione stimolata sono stati
effettuati nella regione delle microonde con lo sviluppo del Maser.
Sottolineiamo infine che l'espressione esplicita dei coefficienti di Einstein può
essere ricavata tramite un calcolo di meccanica quantistica. In questa sede ci
interessa solamente fare osservare che da tale calcolo risulta che il coefficiente
A21 è proporzionale al cubo della frequenza.

Il laser
Abbiamo visto che la statistica di Boltzmann impone che in un sistema di atomi
all'equilibrio gli stati ad energia maggiore siano meno occupati di quelli ad
energia minore. Questo fa si che nell'interazione radiazione-materia l'effetto
complessivo sia un'assorbimento di parte della radiazione da parte del sistema
di atomi. Se viceversa riuscissimo a "invertire" il rapporto tra le popolazioni
relative dei due livelli sarebbe possibile rendere predominante il processo
dell'emissione stimolata su quello dell'assorbimento. Tale effetto sarebbe una
vera e propria amplificazione, in quanto il processo di assorbimento è un
processo "coerente", nel senso che il suo effetto è solo quello di ridurre
l'ampiezza di un treno di onde sinusoidali, senza alterarne la coerenza di fase;
vista la simmetria del processo anche l'emissione stimolata deve avere questa
stessa caratteristica. Tale coerenza può essere facilmente compresa se si torna
ad immaginare l'interazione radiazione materia come lo scambio di energia tra
due oscillatori armonici risonanti. Questa coerenza deve essere confrontata con
la mancanza di coerenza di fase associata ai processi di emissione spontanea.
Per le sorgenti di luce incoerente la radiazione emessa è l'insieme di un gran
numero di onde indipendenti ed il fronte d'onda che ne risulta varia da punto a
punto e da istante a istante. Se poi si desidera avere a disposizione una
sorgente monocromatica entro un piccolo intervallo in frequenza le sorgenti
incoerenti forniscono un rendimento assai basso. Per chiarire questo punto è
possibile fare un esempio: la superficie solare è assimilabile ad un corpo nero a
temperatura T = 6000 K. Da un cm2 di questa superficie vengono emessi circa
7000 joule/s. Dalla formula di Planck si può ricavare che se si potesse filtrare
una piccola parte di questa radiazione, ottenendo una banda larga un MHz
intorno al picco della radiazione solare (480 nm, luce verde), l'energia
proveniente da 1 cm2 di superficie solare sarebbe soltanto 10-5 joule/s . Questa
enorme perdita di efficienza non si verifica in sistemi, come il laser, in cui si fa
uso del meccanismo di emissione stimolata, in quanto i fotoni prodotti tramite
questo meccanismo, essendo generati in condizioni di "risonanza" tra campo
elettromagnetico e distanza in energia tra i livelli atomici, saranno
automaticamente monocromatici. Per realizzare un amplificatore di radiazione
che utilizzi il processo di emissione stimolata, cioè un laser, è quindi necessario
ottenere la cosiddetta "inversione di popolazione", vale a dire rendere N2 > N1.
Si può obiettare che alle frequenze ottiche la emissione spontanea risulta
predominante su quella stimolata, dato che hν >> kT. Tuttavia si deve tener
conto del fatto che la coerenza di fase esiste solo nel meccanismo di emissione
stimolata, e che questo produce un grossissimo effetto sull'intensità. Sappiamo
infatti che l'intensità di una sorgente monocromatica oscillante alla frequenza n
con ampiezza A è pari ad Ii = A2 . Se considero N di queste sorgenti incoerenti,
l'intensità risultante sarà Itot = N· A2 = N Ii, uguale in ogni direzione. Se invece le
N sorgenti sono coerenti, le ampiezze si sommano in fase ed avremo
un'ampiezza complessiva pari ad N*A, per cui l'intensità totale risulterà essere
Itot = (N*A)2 = N2 Ii . Trattandosi di sistemi atomici N è sempre molto grande (il
numero di Avogadro è pari a 6 ·1023 mole-1), per cui l'effetto "collettivo" della
coerenza risulta essere enorme e l'emissione stimolata sarà enormemente
amplificata rispetto a quella spontanea, per effetto della coerenza di fase.

Inversione di popolazione
Abbiamo visto che in un sistema a due livelli termodinamicamente all'equilibrio
non è possibile realizzare condizioni di inversione di popolazione. Tuttavia
esistono sistemi fisici particolari in cui è possibile ottenere tale inversione.
Sistema a tre livelli
E possibile ottenere inversione di popolazione sfruttando i diversi tempi di vita
media di diversi stati energetici in un sistema atomico o molecolare:
supponiamo di avere un sistema a tre livelli come quello schematizzato nella
figura che segue:

Figura- Sistema a tre livelli per l'inversione di popolazione

Gli atomi assorbono radiazione alla frequenza ν13 corrispondente alla gap E3 - E1,
quindi ha luogo un rilassamento degli atomi ad uno stato di energia E2, con
tempi molto rapidi. Dal livello 2 ha quindi luogo l'emissione a frequenza ν21 che
produce la diseccitazione degli atomi al livello 1. Dato che la transizione 3-->2
avviene con un tempo di vita medio τ32 << τ21, Si produce un accumulo di atomi
nel livello 2.In tale schema il livello 3 fa da "mediatore" per l'inversione di
popolazione: con un intenso pompaggio ottico (assorbimento) si continano ad
inviare atomi al livello 3, che si svuota a favore del livello 2; in tale modo il
livello 2 può risultare più popolato del livello 1 senza contraddire la statistica di
Boltzmann. Ovviamente una tale situazione permane solo finchè il pompaggio
ottico alla frequenza ν13 continua.

Sistema a quattro livelli


Una variante più efficiente del suddetto schema è il sistema a quattro livelli
schematizzato nella figura che segue:
Figura- Sistema a quattro livelli per l'inversione di popolazione

In tale schema si ha pompaggio ottico (assorbimento) tra il livello 0 e il livello


3, una transizione rapida al livello 2, l'emissione stimolata al livello 1 ed una
nuova transizione veloce al livello 0. Rispetto allo schema a tre livelli questo
schema ha il vantaggio di avere il livello 2 sempre "pieno" mentre il livello 1 è
sempre "vuoto", in quanto gli atomi transiscono molto velocemente al livello 0.
Quindi l'inversione di popolazione in questo caso è ancora più pronunciata. Un
esempio di un sistema a 4 livelli è quello dei centri FA(II) in cristalli di alogenuri
alcalini; si tratta di difetti reticolari all'interno di cristalli isolanti, con cui è
possibile costruire laser a stato solido.
Quello che accade in tali cristalli è che i centri (costituiti da uno ione mancante
all'interno del cristallo, associato ad un'impurezza), che si comportano
analogamente ad elettroni in un atomo, assorbono luce visibile (0 -->3), quindi,
dato che ci troviamo in un cristallo, l'aumento di energia provoca un
"riassestamento" del reticolo cristallino, che produce una transizione ove si
perde energia sotto forma di vibrazioni (3 --> 2). Tale transizione è rapidissima
e produce quindi il depauperamento dello stato 3 a favore dello stato 2. A
questo punto può avvenire la emissione stimolata (a partire da pochi fotoni
generati per emissione spontanea) che produce luce nel vicino infrarosso (ν21 <
ν03). Quindi, essendo tornati ad uno stato di energia inferiore si ha un nuovo
rapido riarrangiamento reticolare (1 --> 0) ed il ciclo ricomincia. Questo
sistema è stato utilizzato con successo per produrre laser operanti nel vicino
infrarosso.

Allargamento della riga di emissione


Finora abbiamo considerato l'emissione di un fotone ad una precisa energia hν
= E2 - E1, tuttavia nella realtà ci troveremo a considerare una larghezza di
banda ∆ν nella frequenza di emissione. Facendo la trasformata di Fourier dello
spettro di emissione per una singola frequenza con ∆ν = 0 si ottiene una
sinusoide, a frequenza ν, di durata infinita. Tuttavia ogni stato ha una vita
finita, per cui nella realtà avremo a che fare non con tempi infiniti, ma con
tempi finiti τ. Se antitrasformiamo questa sinusoide troncata al tempo τ avremo
non più una funzione δ di Dirac (riga ad una singola frequenza), ma una
distribuzione in frequenza centrata in ν con una larghezza ∆ν tanto maggiore
quanto minore è il tempo τ.

Figura- Allargamento della riga di emissione

La forma della riga di emissione dipenderà dal meccanismo che ha provocato


l'interruzione della vita dello stato eccitato: qualora questo meccanismo risulti
essere uguale per tutti gli atomi del mezzo, come accade per il tempo di vita
intrinseco τ21 = 1/A21 o nel caso di collisione (la collisione tra due atomi può
interrompere i processi di emissione), o, nei solidi, a causa delle vibrazioni
reticolari (interpretabili come "collisioni" con i fononi, quanti della vibrazione),
si parlerà di "allargamento omogeneo" e la forma di riga sarà Lorentziana. Se
invece vengono coinvolti meccanismi che spostano la frequenza centrale di
emissione di alcuni atomi rispetto agli altri, si parlerà di "allargamento"
inomogeneo e la forma di riga sarà Gaussiana. Un esempio di allargamento
inomogeneo è quello causato dall'effetto Doppler: in un gas la frequenza di
emissione degli atomi che si muovano in direzione di un ipotetico osservatore
sarà spostata verso le alte frequenze per effetto Doppler: ν = ν 0 (1+v/c);
mediando queste distribuzioni di velocità si ottiene una Gaussiana.
Analogamente le imperfezioni in un cristallo producono uno shift casuale delle
frequenze emesse dai singoli atomi, generando così un allargamento
Gaussiano.
Cavità risonanti
Un componente importante di un laser è il cosiddetto "risonatore ottico" o
"cavità risonante". Questo è in genere composto da una coppia di specchi
contrapposti, nel cui interno viene posto il cosiddetto "mezzo attivo", cioè il
materiale (gas, liquido o solido) i cui atomi sono utilizzati per il processo di
emissione stimolata.
In tale modo la radiazione generata viene riflessa avanti ed indietro tra i due
specchi e ad ogni passaggio attraverso il mezzo attivo viene amplificata. In
generale uno dei due specchi è completamente riflettente (R = 100%), mentre
l'altro, detto specchio di uscita, è solo parzialmente riflettente (con valori per la
riflettività R che vanno in genere dall'80% al 99%). Questo permette di
"estrarre" una parte della radiazione che si accumula nella cavità risonante.
Figura- Schema di un Laser
La cavità risonante produce inoltre un effetto di "selezione" sulla lunghezza
d'onda di emissione del laser. E' infatti facile dimostrare che all'interno di una
cavità risonante di questo tipo possono oscillare solamente le lunghezze d'onda
tali che la lunghezza della cavità sia pari ad un numero intero di mezze
lunghezze d'onda , cioè quelle per cui la relazione:

L = mλ /2 (9)

Dove L è la lunghezza della cavità risonante (distanza tra i due specchi) ed m è


un numero intero.

Figura - Modi di oscillazione in una cavità risonante

Quindi solo le lunghezze d'onda λm=m/2L potranno oscillare nella cavità senza
attenuarsi rapidamente dopo qualche passaggio. Il risonatore ottico produce
inoltre una selezione sulla direzione di propagazione della radiazione (i fotoni
emessi con un angolo troppo grande rispetto alla normale agli specchi verranno
"persi" dopo poche riflessioni all'interno della cavità risonante).
E' possibile introdurre il concetto di "fattore di qualità" di una cavità risonante,
analogamente a quanto fatto per i circuiti risonanti. Questo è definito come 2π
volte il rapporto tra l'energia immagazzinata nel risonatore W e quella dissipata
in un periodo (dW'/dt)T. ricordando che ν = 1/T si ha

(10)

Il valore di Q diventa importante quando si deve valutare se la perdita di


energia

(11)

è compensato dall'aumento di energia associato al processo di amplificazione:

(12)

Supponendo g1=g2, si ha B12 = B21 = B. Sia ∆N =N2-N1. Si ottiene allora:

(12b)

Dato che so che la vita media dello stato eccitato τ = 1/A21 , si ricava dalla (7):

(13)
Per ricavare un'espressione per ρ(ν) possiamo considerare che nel volume V
della cavità oscillino solo onde elettromagnetiche in una banda larga ∆ν intorno
alla frequenza ν, allora ρ(ν) = W/V ∆ν, per cui si ottiene:

(14)

Che confrontato con l'espressione per dW' fornisce la cosiddetta "condizione di


oscillazione":

(15)

che deve risultare soddisfatta perchè il processo laser possa avere inizio. Si noti
che essa dipende dal cubo della frequenza, e questo fa capire perchè i primi
laser siano stati sviluppati nelle microonde e perchè sia a tutt'oggi assai
difficile realizzare laser nell'ultravioletto. L'espressione esplicita per un
risonatore ottico risulta legata alle riflettività degli specchi: Trascurando gli
assorbimenti, la perdita principale nel risonatore è costituita dallo specchio
parzialmente riflettente, dove la frazione (1 - r) dell'energia sfugge ad ogni
riflessione. Dato che, detta L la lunghezza del risonatore, ogni secondo ci sono
c/2Ln riflessioni, l'energia persa per unità di tempo sarà:

(16)

Per cui, ricordando la definizione di Q (10) si ha:

(17)
Se chiamo F il rapporto W/dW tra energia accumulata ed energia dissipata
posso scrivere:

(18)

La grandezza F è un numero puro che può essere visto come una sorta di
"tempo di vita" del fotone nella cavità risonante.

Pompaggio
L'ultimo componente, ma non per questo il meno importante, di un laser è il
sistema di pompaggio: è questo la fonte di energia necessaria per eccitare gli
atomi del mezzo attivo in modo da permettere di ottenere emissione coerente
nel processo di diseccitazione. La condizione di oscillazione deve infatti essere
mantenuta costante nel tempo per permettere l'emissione laser. Il pompaggio
deve fornire l'energia per la transizione allo stato 3. Il metodo più immediato è
il cosiddetto "pompaggio" ottico, ottenuto mediante assorbimento di luce di
energia hν pari alla distanza tra i livelli interessati. Si tratta di un sistema di
pompaggio molto selettivo (eccita solo la transizione desiderata); esistono
tuttavia altri metodi di pompaggio: nel caso di un gas gli atomi possono essere
eccitati nel livello 3 mediante collisioni con elettroni liberi nel gas stesso,
tramite urti anelastici con atomi o molecole. Un altro metodo, assai poco
selettivo, è il pompaggio termico... E' opportuno a questo punto fare alcune
considerazioni sull'efficienza di un laser, vale a dire sul rapporto tra l'energia
impiegata per il pompaggio e l'energia di uscita del laser stesso. Nel caso di
pompaggio ottico è possibile definire un'efficienza di trasferimento,
un'efficienza spettrale ed un'efficienza quantica. La prima è il rapporto tra la
potenza incidente sul mezzo attivo e la potenza emessa dal laser. Nella
seconda si tiene conto della larghezza di banda del sistema di pompaggio e
dell'emissione del laser. La terza è il rapporto tra il numero totale di atomi
eccitati (stato 3) ed il numero di atomi che effettivamente finiscono nel livello
energetico utile per l'ottenimento dell'emissione laser (stato 2). In generale le
efficienze dei laser sono piuttosto basse, dell'ordine di qualche percento. I
migliori risultati si ottengono in genere con pompaggio ottico, specie se questo
è effettuato mediante un altro laser (come nel caso dei laser a centri di colore);
infatti in questo modo il pompaggio risulta molto selettivo (si evita di eccitare
gli atomi a livelli non desiderati) e la larghezza di banda per il pompaggio è
piccola. Tuttavia è impossibile evitare perdite dovute a trasferimenti di energia
(la stessa transizione "veloce" allo stato "utile" per l'effetto laser produce una
perdita di energia), emissioni a frequenze diverse da quella desiderata o non
radiative, assorbimenti indesiderati della luce di pompa o della luce emessa,
perdite dovute al risonatore ottico (per diffrazione, assorbimento sugli specchi,
etc.), alla qualità del mezzo attivo (scattering sulla superficie di un cristallo,
diffusione in un liquido..)... Se introduco il concetto di guadagno in maniera
analoga a quanto fatto per il coefficiente di assorbimento di un materiale, cioè,
dato un mezzo attivo di spessore d in grado di produrre emissione stimolata a
frequenza ν ed una intensità incidente su questo mezzo I 0 alla stessa frequenza
ν, l'intensità in uscita dal mezzo attivo sarà:

I=I0egd (19)

Dove g si dice coefficiente di guadagno.E' evidente che il coefficiente di


guadagno è una sorta di "assorbimento negativo", cui contribuiscono due
termini, uno positivo dovuto all'emissione stimolata, l'altro negativo, dovuto
alle perdite di vario tipo nel mezzo e, per estensione, all'interno del laser. Nella
progettazione di un laser si deve far si che le perdite non superino il guadagno
dovuto all'emissione stimolata, altrimenti g diventerebbe negativo e non si
avrebbe più amplificazione della radiazione incidente.
Figura - Amplificazione della radiazione incidente.

Nell’immagine si vede come, con guadagni anche piccoli, l'intensità di uscita


salga assai rapidamente. Se si considerà il coefficiente F della cavità come una
sorta di "tempo di vita" del fotone nella cavità stessa, questo misurerà il
numero di passaggi avanti e indietro che i fotoni effettueranno all'interno della
cavità, per cui, con uno spessore del mezzo attivo di 1 cm e F = 50, posso
considerare una sorta di "lunghezza equivalente" del mezzo attivo pari a 50
mm, che con un guadagno di 0.2 cm-1 fornisce un'intensità in uscita pari a più
di 20.000 volte quella in ingresso. Ovviamente questa intensità sarà quella
presente all'interno della cavità risonante, per cui, nel caso in cui lo specchio di
uscita abbia una riflettività del 98% , tale fattore si riduce a 400.
ESEMPI E STRUTTURE DEI
DISPOSITIVI L.A.S.E.R

Laser a stato solido

Laser a Rubino : il 16 maggio 1960, T. Maiman fece funzionare il primo laser


della storia: il laser a rubino. Si potrebbe pensare che il laser a rubino non
venga più utilizzato, esso invece trova ancora impiego ad esempio in
dermatologia, nelle prove olografiche non distruttive, ecc.
Il rubino è un cristallo di allumina (sesquiossido di alluminio: Al2O3), drogato con
circa lo 0.05% di ioni cromo trivalente Cr2O3, che gli conferiscono il
caratteristico color rosso. L'alluminio e l'ossigeno sono otticamente inerti,
mentre gli ioni Cr3+ sono i centri otticamente attivi. Si tratta di un laser a 3
livelli: quando si irraggia il cristallo di rubino con luce bianca, questa viene
assorbita dagli ioni cromo e molti elettroni vengono eccitati in un'ampia banda
di livelli energetici. Alcuni elettroni ritornano rapidamente allo stato
fondamentale, ma altri, tramite una transizione che cede energia vibrazionale
al cristallo, vanno in livelli metastabili la cui vita media è circa 104 volte
maggiore di quella degli altri stati eccitati. Quando l'atomo si diseccita emette
luce rossa. Questo fenomeno, che tra l'altro è responsabile della brillantezza
del rubino, viene sfruttato per ottenere l'emissione laser del rubino su due
righe a 692 e 694.3 nm. E' interessante notare come il rubino, cresciuto sotto
forma di cristallo cilindrico, viene usato sia come mezzo attivo che come
risonatore: le due basi del cilindro, piane e parallele, vengono infatti lavorate
otticamente e rivestite con un coating riflettente (tipicamente R1 ~ 96% ed R2
~ 50%) in modo da funzionare come i due specchi di un risonatore ottico. Il
laser a rubino ha bisogno di una sorgente di pompaggio assai intensa,
trattandosi di un sistema a tre livelli, quindi poco efficiente; si usano in genere
lampade a Xenon o a vapori di mercurio. Le potenze di uscita tipiche sono
dell'ordine di qualche Watt quando si opera in continua e arrivano a ~ 20 kW.

Figura- Immagine del laser di Maiman

Laser a Nd:YAG : si tratta di uno dei più diffusi laser a stato solido. Il mezzo
attivo è costituito da un cristallo di Y3Al5O12, detto comunemente YAG, drogato
con Neodimio (Nd3+ che sostituisce Y3+). Costituisce un sistema a 4 livelli che
emette a 1.06 µm (vicino infrarosso) con pompaggio ottico tramite lampada a
Krypton. Il cristallo ha una ottima conduttività termica, il che gli permette di
operare senza problemi in continua fino a ~ 700 W, o ad alte frequenze di
ripetizione. Esiste una variante più economica di questo laser, che è il
Nd:Glass, dove i centri attivi di neodimio sono ospitati invece che in un cristallo
di YAG in un vetro. E' più economico, ma ha una peggiore conducibilità termica,
per cui viene utilizzato solo in regime impulsato a basse frequenze di
ripetizione.
Il cristallo di Nd:YAG è materiale ideale per un laser a 4 livelli. La vita media del
livello laser superiore è relativamente lunga (250 μs) e la transizione laser a
1.064 μm termina a circa 2000 cm-1 al disopra dello stato fondamentale, per cui
la popolazione termica del livello laser inferiore a 300 K è inferiore a 10-4 e può
essere trascurata. Il pompaggio a 809 nm può essere efficacemente ottenuto
con un laser a diodo AlGaAs di alta potenza.

Figura-Schema della cavità di pompaggio di un laser a Nd:YAG


con riflettore a sezione ellittica.

Laser a centri di colore : è una classe di laser che utilizzano come centri
attivi i cosiddetti centri di colore in cristalli di alogenuri alcalini (KCl, NaCl,
LiF...), vale a dire elettroni che sostituiscono uno ione negativo. Alcuni di questi
centri, opportunamente associati con ioni impurezza positivi, costituiscono un
ideale sistema a 4 livelli. I centri di colore emettono in genere nel vicino
infrarosso e vengono pompati nel visibile. Si ottengono potenze medie
dell'ordine del mW, ed il laser può essere usato per misure spettroscopiche a
causa dell'elevata purezza spettrale e dell'accordabilità in frequenza della
radiazione di uscita. Questi centri hanno il difetto di funzionare bene, in genere,
alla temperatura dell'azoto liquido (77K), il che ne limita l'uso. Buone
prospettive offre il laser composto da centri F2+ (un elettrone che sostituisce
due ioni negativi) in LiF, che emette nel visibile a temperatura ambiente.

Laser a gas
Costituiscono la categoria più ricca e quella che consente di ottenere il più
vasto campo di
prestazioni. Essi si suddividono a loro volta in più categorie, di seguito
elencate, con accanto la gamma di lunghezze d’onda di funzionamento:
ad atomi neutri V - IR
a ioni UV - V
molecolari IR
a vapori metallici UV - V
a eccimeri UV – V

I laser a gas usano solitamente una miscela di gas di composizione adatta a


massimizzare le proprietà di pompaggio o di emissione come le caratteristiche
di scarica o la vita media degli stati eccitati.

Laser ad He-Ne : e' il laser a gas più comune, più economico e più utilizzato. Il
mezzo attivo è il neon, mentre la presenza dell'elio facilita il pompaggio,
ottenuto tramite scarica elettrica. E' stato il primo laser a funzionare in
continua. La miscela viene tenuta alla pressione di 1 torr e la pressione parziale
dell'elio è di circa 5-10 volte superiore rispetto a quella del neon. In questo
modo l'elio assorbe l'energia della scarica portandosi dal livello 11S ai livelli 23S
e 21S, i quali sono risonanti con i livelli 4S e 5S del neon, che funzionano come
livelli superiori laser e transiscono nei livelli P sottostanti. Si hanno transizioni
utili per il laser a λ = 633 nm (rosso - la più usata), λ = 543 nm (verde), λ =
1.15 µm e λ = 3.39 µm (infrarosso). La riga può essere selezionata tramite il
risonatore ottico e si ottengono potenze di uscita in continua di qualche mW.

Laser a CO2 : è il laser più importante per quanto riguarda le applicazioni


industriali, in quanto permette di ottenere un fascio in continua di elevata
potenza (fino a 1 MW), con efficienze di conversione che arrivano al 40%. Il
mezzo attivo è composto da una miscela di CO2, N2 ed He. Le molecole di N2
hanno lo stesso ruolo che aveva l'elio nel laser He-Ne: sono le molecole di N2
eccitate che trasferiscono energia per collisione alle molecole di CO2. Emette a
λ = 10.6 µm (riga più utilizzata) e a λ = 9.6 µm.
Laser ad Argon : utilizza argon ionizzato (A+) come mezzo attivo. Come
pompaggio si utilizza una scarica elettrica con elevate correnti. Emette su una
serie di righe che vanno dal verde al blu-violetto. Le transizioni più importanti
sono λ = 514.5 nm (verde) e λ = 488 nm (blu). Può raggiungere circa 100 W in
continua e non presenta problemi di saturazione.

Laser a Eccimeri : I laser ad eccimeri sono delle sorgenti di elevata potenza di luce
laser a frequenza regolabile nella regione spettrale dell’ultravioletto (UV) e
dell’ultravioletto da vuoto (VUV). Lo sviluppo di questo tipo di laser risale agli
anni ’70 e ’80, ed è legato alla scoperta ed allo studio di molecole contenenti
gas rari o gas nobili, quali Xe2, KrF e XeCl. Può sembrare sorprendente che i
gas rari possano formare delle molecole, dato che è ben noto che essi sono
chimicamente inerti. Tuttavia, è possibile formare degli stati molecolari
legati, elettronicamente eccitati, a partire da atomi eccitati di gas rari, anche se
l’interazione tra gli atomi costituenti, quando questi si trovino nel loro stato
fondamentale, è fortemente repulsiva. Queste molecole vengono chiamate
eccimeri (o dimeri eccitati), intendendo con tale termine una molecola che
risulta legata in uno stato elettronico eccitato, ma che risulta dissociata nello
stato elettronico fondamentale.
Molecole eccimeri possono essere formate dall’ interazione tra due atomi o
molecole, una delle quali elettronicamente eccitata:

A + B∗ → AB∗

la molecola legata AB∗ può decadere radiativamente, ritornando allo stato


fondamentale, e dissociarsi:

AB∗ → A + B + hν

Lo stato fondamentale di un eccimero può essere repulsivo oppure può risultare


tanto debolmente legato da essere instabile a temperatura ambiente e da
portare alla dissociazione della molecola. Eccimeri con stato fondamentale
fortemente repulsivo emettono radiazione caratterizzata da un ampio spettro
continuo, a fianco delle righe risonanti dell’atomo eccitato B∗ da cui sono
formati, che si estende verso le lunghezze d’onda crescenti.
Eccimeri con stato fondamentale debolmente legato o dissociativo, invece,
producono spettri di emissione che mostrano strutture vibrazionali e
rotazionali, caratteristiche di transizioni tra stati molecolari legati.
L’inversione di popolazione e l’ azione laser possono essere create in sistemi
molecolari di tipo eccimero, dato che la vita media dello stato legato
elettronico è generalmente molto più lunga di quella dello stato molecolare
fondamentale dissociativo.
I primi sistemi eccimero utilizzati sono lo Xe2 (λ = 172 nm), il Kr2 (λ = 146 nm)
e il Ar2
(λ = 126 nm). In essi il sistema eccimero viene creato irraggiando il gas nobile
puro, sottoposto ad elevate pressioni (p > 10 atm), con fasci molto intensi di
elettroni relativistici.
Come si vede emettono tutti nell'ultravioletto e risultano essere la sorgente
laser più efficiente in questa regione spettrale. Il pompaggio viene eseguito con
una scarica elettrica, preceduta da una preionizzazione ottenuta con raggi X o
utilizzando un fascio di elettroni. Si ottengono potenze medie di uscita fino a 1
kW .
Figura-Laser a gas

Laser a liquido

Laser a colorante : tutta una classe di laser, detti a colorante, o dye lasers,
usano coloranti (in alcool o acqua). La banda di fluorescenza risulta molto larga
e quindi esiste la possibilità di accordare la frequenza del laser con facilità. In
generale sono pompati otticamente, con lampade a flash molto rapide o con
altri laser (N2 o Argon per la rodamina 64, che può anche lavorare in continua)

Altri tipi di laser

Laser a semiconduttore : Finora sono stati considerati solo sistemi atomici i cui livelli
energetici siano associati a funzioni d’onda localizzate, ossia relative a singoli
atomi o molecole. Consideriamo ora il caso dei semiconduttori in cui non si può
più parlare di funzioni d’onda relative a singoli atomi ma si deve parlare in
termini di un’ unica funzione d’ onda relativa a tutto il cristallo. Allo stesso
modo non si può più parlare di livelli energetici di un singolo atomo.
Lo spettro dei livelli energetici `e costituito da bande molto larghe:
precisamente la banda di valenza V e la banda di conduzione C, separate da un
intervallo Eg di energia proibita.
Ciascuna banda è in realtà costituita da un numero molto fitto di livelli
energetici. Si dimostra che il numero di stati per ciascuna banda è dell’ordine
del numero totale di atomi nel semiconduttore. Per il principio di esclusione di
Pauli ogni livello può essere occupato da non più di un elettrone. La probabilità
f(E) che un certo stato di energia E sia occupato è dato dalla statistica di Fermi–
Dirac:

1
f(E) = (2)
1  e ^ ( E  F ) / kT
dove F è l’energia del cosiddetto livello di Fermi. Tale livello ha il seguente
significato fisico: per T → 0 si ha:

f=1 per E < F


f=0 per E > F

per cui tale livello costituisce il limite tra zona occupata e non occupata per T =
0. Per semiconduttori non degeneri il livello di Fermi cade nella zona di energia
proibita; perciò, per T = 0 K la banda di valenza sarà completamente piena e la
banda di conduzione vuota. In queste condizioni il semiconduttore non
conduce.

Figura – Schema di funzionamento di un laser a semiconduttore

Supponiamo, nel caso T = 0 K, di portare in qualche modo elettroni dalla banda


di valenza a quella di conduzione. Dopo un breve tempo di riassestamento (∼
10−13 s) gli elettroni nella banda di conduzione si porteranno nella parte più
bassa di essa, mentre la parte più alta risulterà vuota di elettroni, cioè piena di
buche. Si ottiene così una inversione di popolazione tra banda di valenza e
banda di conduzione.
Poichè gli elettroni in C tendono a decadere in V, si potrà avere azione laser se
tale materiale è posto in un opportuno risuonatore.
hν ≤ FC − FV (3)

La condizione minima per avere azione laser può essere ottenuta in maniera
generale, introducendo i cosiddetti quasi livelli di Fermi. Possiamo parlare in
questi casi di probabilità di occupazione fV e fC delle bande di conduzione e di
valenza separatamente, dove fV e fC hanno espressioni del tipo:

1
fV = (4)
1  e ^ ( E  FV ) / kT

1
fC = (5)
1  e ^ ( E  FC ) / kT
dove FV e FC sono le energie dei due quasi livelli di Fermi.
Perciò per avere azione laser deve valere la relazione precedentemente
descritta in cui:

Bq[fC(1 − fV ) − fV (1 − fC)] > 0 (6)

Da cui fC > fV , e facendo riferimento alla 4, 5 si ottiene che:

FC − FV > E2 − E1 = hν (7)

Condizione ottenuta precedentemente considerando T=0K, questo vuol dire


che i processi risultano indipendenti dalla temperatura.
Esistono altri metodi per ottenere l’inversione di popolazione, uno di questi
consiste nel fatto di considerare il semiconduttore in esame sotto forma di
diodo a giunzione p-n in cui le due zone risultino fortemente drogate.
Polarizzando il diodo in diretta si dimostra che i livelli di Fermi si distaccano di
un eV producendo una zona di svuotamento.
Uno schema di principio di laser a giunzione p-n è mostrato di seguito:
Figura –Schema di un laser a semiconduttore

Per avere azione laser due delle superfici terminali sono lavorate speculari e
rese parallele. Le altre due sono lasciate grezze per evitare oscillazione lungo
direzioni non desiderate.
Di solito le due superfici lavorate non vengono ricoperte di specchi: infatti,
siccome l’indice di rifrazione di un semiconduttore è molto elevato, si ha già
abbastanza riflessione totale alla superficie di separazione semiconduttore–
aria. La regione è costituita da uno strato di spessore ≃ 1 μm, più grande dello
spessore dello strato di spopolamento. La dimensione traversa del fascio risulta
a sua volta molto maggiore ≃ 40 μm della dimensione della
zona attiva. L’ onda e.m. laser riesce cioè a penetrare notevolmente sia nella
zona p che nella zona n. Tuttavia, poichè le dimensioni trasverse del fascio
risultano pur sempre molto piccole, il fascio in uscita possiede una divergenza
molto elevata.
Notiamo infine che la densità di corrente di soglia Jc di un laser a
semiconduttore aumenta fortemente con la temperatura di operazione T, circa
come T3 per T > 77K. Ciò dipende dal fatto che al crescere di T fC(1 − fV )
diminuisce e fV (1 − fC) aumenta per cui il guadagno (6) diminuisce
fortemente. Da questo segue che non è possibile far funzionare
questi laser in continua al di sopra di una certa temperatura critica TC.
Esistono molti di questi laser, che emettono potenze medie di 10 mW in
continua .Sono assai efficienti (50-60%). Esempio tipico è il laser GaAs, che
emette tra λ = 820 nm e λ = 900 nm (intrarosso).

Laser a elettroni liberi (FEL) : nel Laser ad Elettroni Liberi non si usa un
sistema di atomi o molecole come mezzo attivo, bensì un fascio di elettroni
relativistici. Questi vengono costretti su una traiettoria oscillante da un campo
magnetico statico variabile nello spazio (generato da un oggetto detto
ondulatore magnetico), per cui, come tutte le cariche accelerate, perdono
energia emettendo radiazione. Volendo trovare analogie con i sistemi laser
convenzionali, si può osservare che il campo magnetico prodotto
dall'ondulatore gioca il ruolo del mezzo attivo, mentre il fascio di elettroni è
l'equivalente del sistema di pompaggio dei sistemi laser tradizionali. In effetti
in un FEL ha luogo l'interazione tra la radiazione di sincrotrone emessa dagli
elettroni, il campo statico dell'ondulatore e gli elettroni del fascio. In condizioni
opportune è possibile sottrarre energia agli elettroni del fascio per trasferirla al
fascio laser ottenendo così amplificazione della radiazione. Contrariamente a
quanto avviene nei laser convenzionali è tuttavia possibile anche il processo
inverso, che implica un'accelerazione degli elettroni a spese del campo
elettromagnetico. La caratteristica che rende il Laser ad Elettroni Liberi assai
interessante rispetto ai laser convenzionali è quella dell'accordabilità in
lunghezza d'onda: in teoria è possibile variare la lunghezza d'onda di emissione
secondo la formula

(8)

Dove λu è il periodo dell'oscillazione spaziale del fascio, γ è il fattore relativistico che


indica l'energia degli elettroni e K è legato al campo magnetico dell'ondulatore.
Come si vede, è teoricamente possibile controllare la lunghezza d'onda della
radiazione prodotta dal FEL cambiando questi parametri. Tuttavia lo spettro di
variazione dei parametri in gioco è limitato da problemi fisici e tecnologici:
l'energia degli elettroni dipende dalla macchina acceleratrice e con la stessa
macchina non è possibile modificarla oltre certi limiti; i campi magnetici
ottenibili hanno dei limiti fisici intorno a valori di una decina di Tesla ed il passo
dell'ondulatore non può essere ridotto al di sotto del centimetro senza
pregiudicare altri parametri del sistema. Infine le dimensioni ed il costo della
macchina acceleratrice crescono al crescere dell'energia degli elettroni,
rendendo così difficilmente realizzabile un FEL compatto per piccole lunghezze
d'onda. Quindi si otterrà un laser che emetterà in una determinata regione
spettrale (onde millimetriche, lontano infrarosso, vicino infrarosso, visibile,
UV...) e avrà dei buoni margini di accordabilità, ma sempre nella stessa regione
spettrale. Ad esempio presso il centro ENEA di Frascati è funzionante un FEL
nella regione delle onde millimetriche operante tra λ = 2.1 mm e λ = 3.6 mm
con una potenza di 1.5 kW su 4 µs, e sta per entrare in funzione una modifica
dello stesso che permetterà di ottenere radiazione tra 400 ed 800 µ m. Essendo
il FEL una macchina tecnologicamente assai complessa e "giovane" nel
panorama delle sorgenti di radiazione coerente, non sarebbe risultata proficua
dal punto di vista applicativo la realizzazione di macchine operanti in zone
spettrali già ampiamente coperte da sorgenti laser convenzionali, meno
costose e più sperimentate. Questo lascia spazio alle piccole lunghezze d'onda
- UV e raggi X - e alle grandi lunghezze d'onda - Lontano Infrarosso e Onde
Millimetriche - ove vi è carenza di sorgenti convenzionali o ove queste
presentano limiti. Il forte interesse per sorgenti coerenti a piccole lunghezze
d'onda si scontra però con gli enormi costi e dimensioni, e con intrinseche
difficoltà fisiche e tecnologiche, per la realizzazione di apparati FEL operanti in
queste regioni spettrali.