Sei sulla pagina 1di 5

FILMARE LE CULTURE

L’antropologia visiva è un settore dell’antropologia culturale e viene considerata un metodo


utilizzabile nell’indagine antropologica e nella rappresentazione dei dati. Il metodo prevede
l’utilizzo di strumenti di registrazione audiovisiva (fotografia,cinema,video) nella ricerca.
Marc Dougall ritiene che l’obiettivo dell’antropologia visiva era di studiare qualunque
sistema espressivo della società umana tramite mezzi visivi. Si tratta di mettere al centro
quello che sfugge in una descrizione verbale. Esistono tante culture visive,almeno tante
quante sono le culture. Ciascuna cultura visiva dà forma all’ambiente in cui una società
vive,le culture trasformano la natura,formano e deformano i paesaggi,corpi.
Le culture visive si manifestano come sistemi di segni percepibili alla vista, sono fenomeni
che mutano e si trasformano continuamente sotto gli sguardi di chi le osserva. La visione è
un insieme di processi fisiologici e culturali che consentono di registrare,elaborare e
interpretare gli stimoli luminosi provenienti dall’ambiente.
-il processo della visione è reso ricco e complesso dall’intervento della consapevolezza,della
memoria e della cultura.
-la teoria della percezione descriveva la percezione visiva secondo il modello della camera
oscura: si tratta di un ambiente oscurato dotato di un piccolo foro,attraverso il quale entra la
luce esterna e proietta sulla parete un’immagine capovolta.
DALLA PERCEZIONE VISIVA ALLA RAFFIGURAZIONE FOTOGRAFICA
Tra le tecniche in grado di produrre meccanicamente immagini,la piu’ antica è quella della
fotografia. Si sviluppa a partire da 2 procedimenti fondamentali:
-camera oscura: si tratta di un ambiente oscurato dotato di un piccolo foro,attraverso il
quale la luce esterna proietta sulla parete un’immagine capovolta
-procedimento chimico che consente di fissare su di un supporto (lastre di vetro/pellicole
trasparenti) l’immagine ottenuta dalla camera.
Le immagini che percepiamo nell’ambiente possono essere riprodotte con 3 tecniche:
-tecnica chirografica: ottenuta con le mani es: grafiche,pittoriche
-fotografica: comprende pure quella cinematografica,raffigurazione ottenuta con la luce
-scansione elettronica: tramite videocamere digitali/analogiche,raffigurazioni elettroniche.
La fotografia ma anche il video e il cinema consentono di fissare,senza ricorrere alla mediazione
verbale,le osservazioni etnografiche,con una tecnica che le avvicina alla percezione originaria. Le
immagini fotografiche forniscono una sorta di ritratto della percezione,che riesce a comunicare
una dimensione altrimenti che non si afferrava.
Sul campo: la prima spedizione etnografica che segna simbolicamente la nascita
dell’antropologia moderna è la spedizione dello stretto di torres del 1898 .
L’obiettivo: raccolta dei dati e delle informazioni utili a costruire uno studio della vita dei nativi
sotto vari punti di vista. Ci fu un’ampia presentazione di raffigurazioni chirografiche e
fotografiche. A partire dalla spedizione di torres la fotografia verrà sempre piu’ spesso usata
nella ricerca sul campo.
Grazie GREGORY BATESON E MARGARET MEAD mettono a punto un metodo nuovo. Le scienze
sociali descrivevano la cultura nella sua interezza tralasciando tutto cio’ che si riconnetteva
all’emotività ma BATESON affermò che le culture vanno comprese anche sulla base di ciò che
egli battezzò con “ethos”: ovvero il sistema degli istinti e delle emozioni. L’ethos emerge nel
portamento con cui le persone camminano o si muovono (espressione della loro
personalità),nello stile del loro atteggiamento corporeo durante il lavoro,nelle maschere,nelle
danze con cui i rituali sono costruiti,in tutto cio’ che può veicolare le emozioni.
Appariva cruciale per Bateson fondere la dimensione strutturale con quella emotiva e unire la
cultura scientifica con quella umanistica. I 2 a Bali faranno un esperimento,una ricerca basata su
riprese fotografiche e cinematografiche. Secondo Bateson le immagini,in quanto espressione dei
sentimenti e dell’ethos di una cultura,sono dei miti potenti che veicolano l’insieme dei valori e
delle emozioni che caratterizzano un’epoca,un luogo,una cultura. Quando la Mead si
separò,Bateson si allontanò dalla fotografia e dal cinema. La Mead continuerà.
Lavorare con le fotografie puo’ significare avvicinarsi al campo attraverso la mediazione
dell’apparecchio fotografico che registra le osservazioni dell’etnografo ma significa anche
lavorare su foto altrui x ricavarci dati e significati.
Per quanto si siano risolti i problemi della lingua,non è sempre facile far riuscire a comprendere
gli obiettivi e i metodi del lavoro etnografico. La fotografia etnografica fornisce uno strumento
fondamentale per lo studio dei comportamenti non verbali,Il soggetto nel ritratto mette in scena
la sua posizione sociale per restituircene un’immagine consapevole,ricercata che potremmo
definire come teorizzata. Si percepisce un modo di fissare una sorta di meta realtà che rinvia alla
struttura sociale,espressa da caratteristiche visive come la postura,abbigliamento. Dopo aver
raccolto le immagini si passa ad una loro analisi,una loro rielaborazione in modo che le immagini
non restino muti oggetti da collezione ma vengano fatte parlare grazie ai metodi e agli strumenti
della decodificazione visiva. L’antropologia oggi aspira ad acquisire consapevolezza del fatto che
lo sguardo si nutre di reciprocità dal momento che noi osserviamo anche e soprattutto per
scoprire cosa e come gli altri vedono.

CAPITOLO 3: LA NASCITA DEL CINEMA ETNOGRAFICO


Nella primavera del 1895 FELIX LOUIS REGNAULT realizzò alcune riprese con un apparecchio
cronofotografico.
Il cronofotografo non era ancora il cinema perché esso consentiva la ripresa fotografica del
movimento ma non permetteva una sua riproduzione in grado di restituire l’illusione percettiva
di tale movimento. Regnault utilizzò dunque un apparecchio cronofotografico nell’intento di
documentare visivamente e anche di dividere in parte i movimenti corporei di alcuni abitanti
dell’Africa occidentale. Le sequenze realizzate da Regnault mostrano donne,uomini e bambini
nell’atto di camminare,di saltare e con queste sequenze Regnault intendeva sostenere la sua
teoria evolutiva del movimento umano: l’evoluzione delle “razze” era chiaramente percepibile e
visibile nel linguaggio dei gesti che precede il linguaggio verbale. La storia dell’evoluzione umana
veniva letta nel movimento degli atteggiamenti del corpo. Prima della diffusione del cinema,le
esposizioni offrivano la possibilità di raggiungere un pubblico vasto e popolare con allestimenti
dal vivo,in grado di colpire l’immaginario collettivo. Le cronofotografie di Regnault non erano
state realizzate in vista di una loro proiezione pubblica,ma allo scopo di essere studiate dai
ricercatori.
Le prime vere e proprie sequenze cinematografiche sul campo verranno realizzate nel corso
della famosa spedizione allo Stretto di Torres. All’inizio si utilizzavano cineprese di grande
formato,scomode da spostare e posizionare. Inoltre venivano documentate danze,i movimenti
corporei e momenti della vita quotidiana.
FLAHERTY
Flaherty già nel corso delle sue prime spedizioni si era cimentato con l’uso della cinepresa
realizzando alcune sequenze cinematografiche. Il primo film importante fu “NANOOK OF THE
NORTH”. L’impresa richiese un periodo di permanenza sul campo numerosi mesi che furono
trascorsi da Flaherty insieme agli Inuit sviluppando con essi un rapporto tale da assicurargli
fiducia e collaborazione. Bisognava Rappresentare cinematograficamente la vita di persone reali
che lavoravano e si muovevano nell’ambiente del circolo polare artico, richiedeva la messa in
opera di tecniche e soluzioni espressive che allora nessuno aveva sperimentato ancora. Flaherty
tenta di ricostruire il significato della realtà da lui osservata o meglio la rappresentazione di essa
inventando un linguaggio e una tecnica cinematografici complessi. NANOOK OF THE NORTH è
fondamentale per la storia del cinema poiché il film racconta per la prima volta le vicende di
persone reali,nei luoghi in cui vivono.
C’E’ DIFFERENZA TRA CINEMA NARRATIVO E DOCUMENTARIO: Se il cinema narrativo racconta
delle storie facendo ricorso ad attori e a scenografie ricostruite,il DOCUMENTARIO si propone
come una rappresentazione della realtà. Nel documentario la distanza tra realtà e la sua
rappresentazione,tra significato e significante è minore di quanto appaia essere nel cinema di
finzione.lo spettatore si aspetta che le immagini di un film documentario rinviino a fatti
realmente accaduti. La prima operazione da fare per analizzare un testo filmico consiste nella
sua segmentazione in sequenze. Questa prima suddivisione consentirà di cogliere la struttura
generale del film,il procedere della storia o lo sviluppo di un’argomentazione e di una
descrizione nel caso di un film documentario. Le didascalie sono scritte utilizzando la prima
persona singolare. I personaggi di cui ci viene raccontata la storia non sono attori che seguono
un copione bensì persone comuni che vivono di fronte ad una cinepresa alcuni momenti della
loro vita quotidiana. Dopo NANOOK OF THE NORTH la produzione di film documentari si
intensifica e questo avviene anche grazie allo sviluppo della tecnica cinematografica. Questo
genere si consoliderà dagli anni 20 ai 30 del 900 in quanto si vede emergere grandi figure di
cineasti orientati al documentario. Permane la distanza tra cinema e antropologia nonostante
tra gli anni 20 e 30 del 900 sono gli anni d’oro del documentarismo,anni di fioritura.

FILMARE L’INVISIBILE
La fotografia etnografica e poi il cinema contribuirono a diffondere e a globalizzare le immagini
in tutto quello che aveva a che fare con la cultura. Le prime foto di campo rappresentavano i
primitivi come tipi umani,caratterizzati da tratti somatici e atteggiamenti corporei particolari. Se
in queste immagini i primitivi erano ridotti a oggetti da osservare e catturare con la
fotografia,colti in una posa e in un abbigliamento umilianti,Solo una ventina di anni dopo gli
stessi primitivi poterono alzare lo sguardo su chi li filmava,sugli spettatori attuali e futuri. Lo
spettatore per potersi immedesimare il piu’ possibile nei personaggi e nelle loro vicende,deve in
un certo senso poter dimenticare di stare osservando un film per abbandonarsi all’illusione di
percepire direttamente la realtà.
Gli anni 20 del 900 videro da piu’ parti sviluppare linguaggi cinematografici in grado di illustrare
o raccontare mondi esistenti,vicende storiche o situazioni reali. Si forma cosi un genere
cinematografico,il documentario. Nel documentario gli sguardi dei personaggi puntati verso il
pubblico hanno la funzione di “deostruire” la macchina cinematografica,di oltrepassarla per
tentare di ritrovare un rapporto piu’ diretto con gli spettatori. Con l’avvento sonoro, gli sguardi
in macchina si trasformeranno in dialoghi e interviste.

MAYA DEREN
È una figura fondamentale nelle avanguardia cinematografica americana. Due episodi
importanti nella biografia della Deren la introdurranno nel mondo del cinema: alla morte del
padre,Maya utilizzerà la piccola eredità da lui lasciata per acquistare una cinepresa
maneggievole e versatile che l’accompagnerà nelle sue avventure cinematografiche. Pochi anni
dopo incontrò il suo secondo marito che si era già distinto per alcuni documentari di guerra.
Maya deren ottenne un finanziamento che le permetterà di avviare un progetto relativo alla
realizzazione di una ricerca antropologico-visiva sulle danze e sui rituali del vudù haitiano. La
Deren era interessata alla danza haitiana in quanto veicolo di espressioni artistiche: le
interessava la forma particolare assunta dai corpi nella danza con ritmo musicale. Partì per haiti
in quanto interessata ad indagare le forme ed espressioni artistiche di altre culture.
MATERIALE FILMARE AD HAITI: l’haitian film footage fu girato senza sonoro e in bianco e
nero,la durata complessiva e di oltre 4 ore e le riprese vennero girate dalla Deren nella sua
prima permanenza haitiana. Il materiale riguarda alcune cerimonie e in particolare quella CAILLE
per la benedizione annuale di un recinto sacro all’interno del quale si svolgono le cerimonie
vudù;il dio delle acque,le danze rada,le danze secolari del mardì gras. Il risultato di questa
tecnica di ripresa consiste in una serie di immagini dinamiche e soggettive che quasi risucchiano
lo spettatore nel gruppo di ballerini. Maya Deren non monterà il film che rimarrà incompiuto e
dopo la sua morte il suo terzo marito produrrà una versione montata e sonorizzata del film
intesa a completare l’opera dell’autrice,sarà una testimonianza almeno parziale del progetto
della Deren che ci consente di apprezzare la tecnica e il linguaggio usati in fase di ripresa del
film.
ROUCH è considerato il piu’ grande tra i cineasti-antropologi,i suoi primi film furono
realizzati utilizzando una cinepresa leggera,priva di suono e in bianco e nero. Dagli anni 50
inizierà a utilizzare la pellicola a colori. Nel 1961 effettuerà in diretta la registrazione del suono
conferendo così alle sue immagini quella dimensione vissuta e realistica che solo con la presa
diretta riesce a comunicare. Il suono sincrono e la macchina a mano costituiscono i cardini della
tecnica di Rouch,cinema-veritè che indica un cinema che rifiuta la fiction e la messa in scena
uscendo dai teatri di posa per filmare in ambienti reali utilizzando personaggi come gente di
strada. Una caratteristica di questo cinema è la presenza di un commento personale molto
distante dal commento usato di norma nei filmati scientifici. Il diretto si realizza attraverso una
troupe composta da: un membro,regista-operatore che a volte si arrangia per registrare egli
stesso il suono. L’obiettivo della sua ricerca cinematografica consiste nella messa a punto di un
linguaggio cinematografico nuovo e sperimentale.
Questo cinema diretto di ROUCH scaturisce da una condivisione profonda di sguardi tra
osservatori e osservati,si incrociano, di parole che evocano poeticamente i mondi della
mitologia e religione.

VERSO UN CINEMA TRANSCULTURALE


Dal cinema veritè al cinema d’osservazione
Il cinema divenne una sorta di strumento in grado di aprire orizzonti nuovi all’indagine
antropologica e anche alla riflessione sull’uomo. La nuova tecnica consentiva di filmare piu’
agevolmente in spazi chiusi e in situazioni domestiche dove era prima impensabile organizzare
una ripresa. L’intervista assunse un ruolo centrale nel documentario giungendo in alcuni casi a
sostituire lo stesso commento e dando voce ai soggetti filmati. L’introduzione dei sottotitoli
consentì di tradurre le loro parole rendendole comprensibili al pubblico.;tuttavia alcuni
documentaristi nordamericani intraprenderanno una strada diversa invocando un cinema di
pura osservazione che eviti di interferire con la realtà filmata. Il cinema di osservazione
proponeva sequenze lunghe e non frammentate,strutturate da un montaggio semplice.
L’intervista veniva rifiutata,l’osservazione era muta e consentiva di filmare persone mentre
agivano nella loro vita quotidiana piuttosto che descrivere con parole cio’ che normalmente
facevano. Il cinema di osservazione si sforzava di presentare un materiale il piu’ possibile
grezzo,realistico e poco montato che lasciasse al pubblico il tempo e il compito di costruire le
proprie connessioni e riflessioni.
IL DIALOGO ANTROPOLOGICO: L’UOMO E’ UN ANIMALE COMUNICATORE E NON PUO’
ESSERE RIDOTTO A UN PASSIVO OGGETTO DI STUDIO.
Molti ostacoli rendono complicata l’esperienza e la rappresentazione del dialogo antropologico:
es le differenze linguistiche hanno costituito una delle grandi difficoltà dell’indagine
antropologica. Il particolare stile usato nella rappresentazione delle ricerche etnografiche
ovvero la monografia o il saggio scientifico,limita drasticamente la possibilità di circolazione dei
testi antropologici. Tuttavia la forma scritta limita la possibilità di raggiungere un vasto numero
di interlocutori soprattutto qualora questi appartengano a culture che solo di recente si sono
incamminate sulla via dell’alfabetizzazione.
Rallentano il dialogo antropologico: il ricorso a forme selettive di scrittura,i problemi di
traduzione,l’uso di lingue diverse e il tutto potrebbe essere migliorato integrando la
comunicazione orale e quella scritta con un ricorso piu’ ampio ai linguaggi audiovisivi. Accanto
alla scrittura gli individui utilizzano per comunicare nuove forme di rappresentazione estetica es:
miti,canto,danza,pittura. Il linguaggio e la rappresentazione estetica consentono una
socializzazione del pensiero e dell’immaginazione,e gli attuali linguaggi audiovisivi consentono
una vasta trasmissione delle percezioni,delle emozioni .La radio,il cinema e la televisione hanno
dato luogo a una rivoluzione in ambito comunicativo mettendo in contatto culture differenti. La
scrittura non sembra essere scomparsa ma troverà una collocazione all’interno di sistemi di
trasmissione dei saperi piu’ complessi,articolati.
MAC DOUGALL E IL CINEMA TRANSCULTURALE
Egli realizzò diversi documentari etnografici in Africa poi Australia,asia e Europa. Propone di
“fare” antropologia con le immagini e sulle capacità del cinema di costruire dialogo tra culture.
Predilige all’inizio lo stile dell’osservazione adottando uno sguardo paziente sui comportamenti
umani senza intervenire in essi lasciando loro il tempo di svilupparsi spontaneamente. Nei film
successivi passerà ad un cinema “partecipativo”. Il linguaggio cinematografico è portato per sua
natura alla rappresentazione di vicende individuali e esperienze concrete. Proprietà della
fotografia e del cinema: rappresentare i particolari.. Proprio dalle esperienze individuali dei
singoli che è possibile riconoscere,nonostante le differenze,tratti di comune umanità.