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Matrimonio, famiglia e sessualità – Fernanda Alfieri

- Introduzione
Occuparsi di matrimonio significa studiare le norme che lo regolano, elaborate da una pluralità di
istituzioni religiose e secolari, le modalità attraverso le quali queste sono state vissute e osservare
il comportamento di una pluralità di attori in gioco. Significa inoltre occuparsi dei beni materiali, in
quanto il matrimonio presuppone lo sforzo da parte dello sposo di mantenere la propria famiglia e
porta con sé il desiderio delle famiglie coinvolte di mantenere il proprio status sociale o avanzarlo.
Per evitare la dispersione del patrimonio le famiglie facevano in genere sposare un maschio e una
femmina, destinando gli altri o alla carriera clericale o alla carriera militare. Occuparsi di
matrimonio comporta infine constatare che la stabilità che nel senso comune denota la famiglia
tradizionale assume forme molto diverse da quelle che siamo abituati ad attribuirle.

- Matrimoni “tradizionali”
Nell’Europa cristiana del tardo medioevo e della prima età moderna possiamo vedere come le
pratiche di matrimonio presentassero similitudini e divergenza in base al luogo dove si svolgevano.
Ad esempio, nella Firenze del Quattrocento il matrimonio si costruiva lungo un arco di tempo che
poteva durare anni e attraverso il coinvolgimento di un’ampia rete di persone. Fondamentale era
l’intervento della sensale, un mediatore che dietro pagamento sondava il mercato matrimoniale e
individuava le ragazze interessate prendendo i contatti con le rispettive famiglie. In gioco vi era lo
scambio di beni di cui erano tramite le potenziali spose (la dote di lei e la controdote dello sposo).
Esse entravano in scena dopo che gli esponenti maschili delle famiglie avevano raggiunto un
accordo, ratificandolo con una stretta di mano o mettendolo per iscritto davanti al notaio. A quel
punto la sposa in fieri riceveva dallo sposo in fieri un guardaroba e i gioielli appartenenti alle donne
della famiglia. Alla cosiddetta vestizione seguiva l’inanellamento, quando lui poneva l’anello
nuziale al dito di lei. Fino a questo punto tutto veniva al cospetto dei familiari fra pareti domestiche
mentre l’ufficializzazione giungeva solo con il corteo nuziale. Dopo il banchetto la sposa era
condotta nella casa dello sposo dove rimaneva per una settimana prima di tornare dal padre per
qualche giorno, simboleggiando il non dimenticarsi delle origini. A vita coniugale iniziava solo dopo
la “ritornata”.
Nella percezione comune il gesto (toccarsi le mani, l’inanellamento e il bacio) aveva grandissima
importanza mentre per il diritto canonico più importante erano le parole che gli sposi
pronunciavano. In conclusione, sia a Firenze che nel resto d’Europa, il matrimonio era frutto di un
accordo tra famiglie.
Anche il matrimonio contadino si svolgeva in più fasi, benché meno rigidamente codificate. Più
soggetti erano coinvolti in affari matrimoniali che implicavano spostamenti di beni, anche se in
misura minore. A mettere per iscritto gli accordi era il prete che svolgeva un ruolo da notaio. La
sposa portava con sé una dote e poteva ricevere doni la cui accettazione corrispondeva a un sì. Al
contrario delle fanciulle aristocratiche o borghesi, quelle contadine avevano maggiori occasioni di
incontro con i loro futuri sposi (messa domenicale, feste paesane, lavoro). L’inanellamento era
cruciale per consolidare un legame ma erano accettati altri gesti come la rottura del bicchiere da
cui entrambi avevano bevuto o il bacio. Come già detto, le tappe che conducevano al matrimonio
potevano durare anni a causa di molteplici motivi, ad esempio l’opposizione di una delle famiglie,
la guerra o la morte di un padre (il testimone a quel punto passava al fratello).
Nelle zone nordorientali della penisola il tocco delle mani era molto importante; dopo il tocco i
due sposi si riunivano con i parenti dai quali ricevevano la benedizione e venivano riconosciuti
come marito e moglie. A questo seguiva un banchetto, che solennizzava le avvenute nozze. La
benedizione del sacerdote o il matrimonio in Chiesa non era una condizione necessaria, bastava
infatti essere in qualsiasi luogo pubblico e avere delle immagini sacre, al limite dei Vangeli.
A Roma il bacio scambiato tra padre della sposa e sposo ratificava il patto che sarebbe poi stato
solennizzato davanti a un notaio. Questo momento era la conferma di una promessa poi
ufficializzata dal matrimonio vero e proprio.
In Spagna la formulazione della legge matrimoniale era stata sancita dalla Corona (mentre in Italia
questa cambiava da signoria a signoria). Requisito fondamentale per validare il matrimonio era la
pronuncia della volontà con parole de presenti (io ti prendo.). Per la legge matrimoniale la volontà
espressa dalla singola era l’aspetto più importante e la giurisdizione del matrimonio era affidata a
tribunali ecclesiastici che preferivano mettere la volontà del singolo al primo posto per poter
influenzare le giovani generazioni attraverso la loro tutela (per i maschi l’età minima era 14 anni
mentre per le donne 12).
Spesso accadeva però che le parole de presenti fossero pronunciate dal singolo nei confronti di più
persone, al fine di sedurre più ragazze ad esempio. A volte i figli nascevano da unioni diverse e in
questi casi l’ultima parola spettava ai giudici, che spesso pretendevano seguendo il diritto canonico
che il seduttore sposasse la sedotta. Questo accadeva solitamente dopo i processi per seduzione e
stupro non violento (termine che indicava l’unione sessuale con una donna nubile). Prioritario era
il mantenimento di un ordine sociale basato sulla collocazione della donna, sotto tutela di un
soggetto maschile.
Attorno alla femmina si giocava la strategia politiche e gli interessi economici delle famiglie. Al
padre era concesso addirittura uccidere la figlia se trovata in compagnia dell’amante al fine di
preservare l’onore della famiglia stessa.
Spostandoci nei territori del Sacro Romano Impero troviamo pratiche come quella del dono del
mattino dopo, ovvero quando lo sposo fa un dono alla sposa dopo la prima notte di nozze. Anche
qui la legislazione del matrimonio e le varie pratiche potevano variare. Più riconosciuto era il
corteo che mostrava a tutta la comunità l’avvenuta unione. Generalmente però la donna aveva un
ruolo passivo, soprattutto nel momento dell’accordo tra famiglie che non necessitava per forza
della sua approvazione. La ricaduta di questo schema è che la donna non poteva avere
rappresentanza o eredi o avere un ruolo in qualsiasi attività che imponesse alla sua persona di
allungarsi. La Chiesa giustificava la minorità della donna con la sua presunta discendenza da Eva e
spettava quindi all’uomo correggerla, anche con la violenza.

- Riforme
Nell'Europa dell'età moderna l'inasprimento della condanna dei comportamenti sessuali
considerati non conformi ha avuto una matrice religiosa, intrecciata con istanze di natura politica e
identitaria. Esemplare il caso della Spagna, dove all'inizio del XVI secolo la repressione della
sodomia ha conosciuto una sistematica senza precedenti. Questa tendenza si è consolidata dopo la
promulgazione nei domìni dell'impero della Constitutio Criminalis Carolina, nel 1532.
Gli studi storici sul matrimonio hanno individuato negli anni tra 1517 (inizio Riforma Protestante) e
1563 (fine concilio di Trento) lo spartiacque tra un lungo periodo di instabilità è l'inizio di un nuovo
ordine, che in Europa e nel mondo raggiunto dal cristianesimo conferisce al matrimonio una forma
più vicina a quella che oggi ci è familiare. È stato prima nelle terre Nord europee soggetta la
riforma che il matrimonio ha subito una riorganizzazione mano a mano che città estate aderivano
alla nuova religione. Nel mondo cattolico le decisioni del Concilio di Trento furono diramate
universalmente, venendo Tuttavia recepite e seconda dei contesti.
Per Lutero il matrimonio non è un Sacramento ma un affare terreno, e deve essere quindi
amministrato dalle autorità secolari. Questo non toglie il matrimonio una dimensione sacrale, anzi:
deve permearne ogni aspetto. Ma da esso le istituzioni religiose devono essere escluse. Inoltre il
matrimonio deve essere per tutti, anche per il clero, perché tutti gli esseri umani sono deboli e
soggetti al disordine, che è eredità del peccato di Adamo ed Eva.
Per la dottrina Cattolica, e come era stato ribadito nel Concilio di Trento, il celibato, cui è tenuto il
clero, è superiore. Il desiderio è infatti un'eredità del peccato di Adamo ed Eva, ma non è di per sé
un peccato. Saperlo controllare può diventare uno strumento di conquista della Grazia. A monte di
questo c'è il principio che la salvezza può essere guadagnata con le buone opere e mediante la
mediazione della chiesa, fondamentale; questo fa capire perché la presenza del sacerdote per
celebrare i matrimoni fosse assolutamente necessaria e perché questo aspetto sia stato ribadito
proprio a Trento. Il mancato rispetto delle procedure, stabilite dalla Chiesa, rende l'unione non
valida.
Ma come furono di fatto applicate e ricevute l'enorme? In Europa il principio della centralità del
consenso degli sposi fu di non facile applicazione per le molte funzioni economiche sociali che si
attribuivano al matrimonio da secoli, tant'è che in Francia determinò il rifiuto in toto dei decreti del
Concilio di Trento in materia. I matrimoni "clandestini" conobbero una diminuzione, almeno fino al
XVIII secolo. Nei confronti delle donne furono messi in atto provvedimenti che miravano a
proteggerle dalle famiglie che le forzavano al matrimonio, ad esempio mediante la reclusione
temporanea in convento finché non fosse stata chiara la loro volontà a riguardo. Nei decenni
successivi al concilio di Trento la cultura giuridica della sessualità è ancora più forte e vengono
distribuiti con una diffusione senza precedenti manuale a uso di confessori e Giuristi con delle
sezioni dedicate al sacramento del matrimonio e ai peccati carnali.

- Vecchi e nuovi mondi


Pensare il soggetto in base all'uso del suo corpo era una modalità giuridica e classificatoria tipica
delle religioni monoteiste è molto sviluppata in quella Cattolica. Ad esempio, in Cina (fino alla
dinastia Qing) l'illecito sessuale (ciò che avveniva fuori dal matrimonio) variava in gravità In base
allo status: l'aristocrazia doveva rispettare le norme, gli schiavi non necessariamente. Per essere
tale il matrimonio doveva avvenire secondo i cosiddetti "6 riti":
1) negoziazione tramite intermediario
2) doni alla famiglia della sposa
3) cerimonia di divinazione sui nomi delle due famiglie
4) scelta di una data fortunata per le nozze
5) consenso della famiglia della sposa alla data
6) consumazione del matrimonio
Erano in lecite le relazioni carnali prima del matrimonio (prima dell'approvazione delle famiglie),
ma anche quelli avuti all'interno del matrimonio stesso nel periodo di lutto per la morte del padre
dello sposo. Anche qui la sodomia maschile era perseguitata.
Che succede quando il matrimonio cristiano si incontra con altre culture di corpo e relazioni? Il
matrimonio era universalmente visto come un importante strumento politico. Ma nelle terre del
nuovo mondo l'uso del matrimonio cristiano era invece strumentale alla sostituzione di culti e
Tradizioni originarie con la Fede Cristiana. Poiché consideravano l'indigeno come meno intelligente
ma meritevole bisognoso di salvezza, gli uomini di chiesa tentarono di promuovere un'idea di
matrimonio fondata sul consenso tra individui e non sulle alleanze familiari. Anche qui il ruolo dei
Padri, soprattutto nelle Élite, era fondamentale. Anche i matrimoni tra spagnoli e locali furono
oggetto di regolamentazione, e questo diede origine a una varietà di incroci interetnici soggetti ad
un complesso lavoro di catalogazione e classificazione negli anni.
Anche nella società coloniale dell'America portoghese il matrimonio rappresenta un problema
importante: come adattare l'idea di matrimonio cristiano, accessibile a tutti gli individui, all'idea di
schiavo come cosa di scambio e proprietà del padrone? Anche qui la chiesa si mosse rafforzando il
legame con il singolo, attribuendo ai Vescovi la facoltà di autorizzare il matrimonio fra schiavi a
prescindere dalla volontà dei loro padroni. Quindi il matrimonio cristiano diventò per gli schiavi
una forma di resistenza all'arbitrio dei padroni è uno strumento di emancipazione. D'altra parte la
chiesa di età moderna non prese posizione contro la schiavitù e utilizza il matrimonio fra gli schiavi
come strumento di conversione e controllo, accentuando la loro sudditanza. Attraverso il
matrimonio la chiesa agiva quindi promuovendo un ordine sociale che avvantaggiava le politiche di
conquista.

- Fra XVIII e XIX secolo: codici e gerarchie


Il XVIII secolo vide importanti mutamenti sul piano delle norme e sulle sensibilità singole: i figli
sono disposti a mettersi in conflitto con i padri per difendere le loro scelte, il loro diritto alla
felicità. E così lentamente la chiesa diventò sempre meno incline a difendere l'autonomia della
scelta, tutelando invece il patriarcato. Addirittura nell'ultimo ventennio in diversi stati italiani
veniva introdotto l'obbligo del consenso paterno: ciò indica che, Dopo secoli di monopolio
ecclesiastico del matrimonio, in Europa c'è una presa controllo di questo Istituto da parte degli
Stati, nel quadro di una generale rivendicazione della giurisdizione sulla vita dei sudditi tipica delle
monarchie illuminate.
Si potè parlare di matrimonio civile solo dopo la Rivoluzione Francese e l'emanazione della
Costituzione del 1791, con cui si dichiarò che essendo lo status degli uomini indipendente dalle
loro opinioni religiose, il matrimonio non poteva essere considerato altro che un contratto civile
regolato unicamente dallo Stato. Il matrimonio ora giocava un ruolo fondamentale:
- Al centro doveva esserci la felicità degli individui della coppia, per il bene della nazione.
- Se necessario, i coniugi potevano quindi divorziare (meglio dell'adulterio).
- La patria potestas veniva abolita e al suo posto subentrava il dovere di tutela da parte dei padri
verso i figli fino alla loro maggiore età (21 anni).
- Il sistema successorio veniva riformato in senso egualitario (tutti i figli erano pari, tranne quelli
nati da un adulterio).
Il Codice Napoleonico (1804), diffuso dalla Francia ai domini dell'impero, sarebbe andato solo
parzialmente in questa direzione:
- Il matrimonio restava un affare di Stato, ma il vincolo coi padri era nuovamente rinsaldato.
- Eguaglianza successoria fra maschi e femmine non includeva i figli nati fuori dal matrimonio.
- La legge riconfermava la moglie sotto al marito (adducendo scuse come "la fragilità del sesso" e
quello, nato da poco, della sua "naturale virtù domestica").

La Comunicazione: stampa, scrittura, oralità, immagini e suoni – Massimo


Rospocher
- Introduzione
Se il Medioevo fu a lungo dominato dalla comunicazione orale e manoscritta con l’età moderna si
assiste all’invenzione della stampa. Questa invenzione modifica il sistema comunicativo europeo
modificando le modalità di circolazione delle idee e delle informazioni.

- La stampa: una rivoluzione nella comunicazione?


A metà Quattrocento l’orafo Johannes Gutenberg introduce in Europa la stampa con caratteri
mobili di metallo eppure la storia del libro stampato inizia in Oriente. I caratteri mobili furono
introdotti in Cina all’inizio dell’anno Mille mentre in Giappone arriverà la stampa nel corso del
Seicento direttamente dalla Cina.
In Europa il primo libro stampato appare nel 1454 ed è la Bibbia di Gutenberg, ovvero una versione
stampata della Bibbia (“Bibbia di Gutenberg” o “Bibbia a 42 linee”). I primi prodotti erano invece
calendari o cedole legate alla lotta contro i Turchi.
Nel giro di qualche decennio la stampa si diffonde in tutta Europa. Le reazioni sono però
contradditorie: alcuni credono che la stampa sia un miracolo divino per le sue numerose qualità di
diffusione delle informazioni mentre altri la ritengono una macchina infernale e si preoccupano
per la riproducibilità degli errori e la grossolanità dei testi, considerandola anche un pericolo per la
libertà intellettuale (oltre alla preoccupazione per l’avidità degli stampatori, la riproducibilità degli
errori e la grossolanità del testo uscito dal torchio).
Il mestiere dello stampatore era inoltre considerato dai teologi come manuale e servile, mentre
quello del manoscritto era più liberale. Molti umanisti diedero voce a un senso di disorientamento
causato dalla stampa e dal timore che la nuova tecnologia fosse incontrollabile. Il tono di tale
reazione riflette la concezione elitaria della cultura, ma esprime anche la preoccupazione per gli
effetti che avrebbe potuto determinare sulla società.
Tra i vari effetti della stampa ci fu sicuramente il fatto che il mondo imparò a conoscersi. Si diffuse
una consapevolezza geografica della posizione degli Stati e dei continenti grazie alle nuove carte
stampate (prima stampata nel 1472) e disponibili per grosse fette di pubblico. La stampa favorì
anche la diffusione di stereotipi (ex. in tutte le carte le popolazioni brasiliane venivano raffigurate
intente a mangiare carne umana).
La stampa inoltre contribuì a rafforzare il senso identitario di diverse comunità territoriali: si
rafforzò il mito della Repubblica Serenissima e il Giappone Seicentesco sviluppò una coscienza
nazionale.
La stampa non fu solo un mezzo di diffusione delle informazioni, fu anche un metodo di
propaganda e disciplinamento della società. Stati e Chiese capirono presto gli effetti che la stampa
poteva avere sulla popolazione: Lutero se ne servì per espandere la Riforma mentre i sovrani la
usavano come arma ideologica nei confronti degli avversari durante tutte le guerre dell’epoca
moderna.
Stati e Chiese temevano però questa nuova tecnologia e iniziarono tentare di mantenere un forte
controllo su di essa: l’Indice dei libri proibiti (catalogo pubblicato a stampa dal 1559 fino a metà
900) ne è un esempio, come lo sono le varie pratiche di censura attuate in Francia e in Inghilterra.
La stampa quindi generava un paradosso (come dice Zemon Davis): da un lato favoriva l’espandersi
delle nuove idee e della coscienza personale mentre dall’altro era uno strumento di controllo delle
idee stesse. In Medio Oriente infatti la stampa e la conseguente censura soffocarono tutte le
attività liberali e letterarie, facendo venire meno il processo di democratizzazione.
Gli effetti della stampa dipendono quindi anche dal contesto politico, economico e sociale. In
oriente, a differenza che in Europa, la diffusione della stampa fu più lenta perché il prestigioso
status dei copisti rimaneva un ostacolo insormontabile e la tecnica della stampa funzionava meglio
con i caratteri alfabetici che con quelli ideogrammatici.

- Il manoscritto nella “Galassia Gutenberg”


Parallelamente alla stampa si diffuse (grazie a Behringer) anche un efficiente sistema postale che
ne velocizzò la diffusione e l’uso. Tra fine 400 e inizio 600 ci fu il passaggio dalla “galassia
Gutenberg” alla “galassia Taxis”, nome della famiglia tedesca che per prima creò un servizio di
posta transnazionale. Gli Asburgo erano all’avanguardia per quanto riguardava una fitta rete
postale che collegava tra loro le principali città europee. Anche le vie d’acqua svolsero importanti
ruoli: Olandesi, Spagnoli e Inglesi dovevano contare su efficienti sistemi di comunicazione per
mantenere intatti i loro estesi imperi coloniali.
La scrittura a mano non era però scomparsa dalla vita degli europei: molti autori del calibro di
Machiavelli o Galilei non destineranno tutte le loro opere alla stampa, ma produrranno esclusivi
manoscritti per i circoli letterari la cui identità si rafforzava per mezzo dell’uso della pergamena.
In difesa della scrittura a mano, il benedettino Johann Tritheim individuò tre critiche fondamentali:
- la brutta estetica dei testi stampati
- la deperibilità della carta rispetto alla pergamena
- il rischio per la libertà intellettuale degli scrittori, che la stampa rendeva più condizionabili.
Per gran parte dell’età moderna la scrittura a mano non perde di importanza e garantisce una
diffusione delle informazioni meno soggetta a censura da parte delle autorità ecclesiastiche.
Il manoscritto assume un ruolo decisivo nella creazione di un sistema informativo europeo,
soprattutto grazie alla nascita e diffusione di gazzette e giornali (primo fondato a Strasburgo nel
1605).
Non solo come fonte di informazione ma anche come strumento di azione politica i brevi e
facilmente ricopiabili manoscritti conservavano la loro efficacia anche dopo l’invenzione della
stampa.
In alcuni casi inoltre la penna dava voce alla protesta del popolo (è il caso dei graffiti o dei cartelli
di protesta che vengono affissi in luoghi pubblici contro il governo o le istituzioni religiose).
Accanto a questi due tipi di produzione scritta sopravviveva anche una produzione orale, fatta di
letture di testi in luoghi pubblici, chiese o piazze.

- La voce di un sistema multimediale


La dimensione orale della comunicazione è un elemento intrinseco della vita delle persone dell’età
moderna.
L’oralità ha ampio spazio soprattutto nella trasmissione delle notizie, dal momento che anche il
pubblico analfabeta ha accesso a un ampio repertorio di informazioni attraverso la comunicazione
verbale. La lettura ad alta voce del foglio di notizie sulle guerre in corso accendeva spesso il
dibattito tra i presenti e l’interesse della polizia a reprimere la circolazione di canzoni che
informavano i cittadini delle ultime novità dimostra quanto comunicativamente potente fosse la
trasmissione verbale.
La comunicazione orale aveva un peso decisivo anche nella vita religiosa di una società largamente
analfabeta. Il domenicano Savonarola assegnava alla voce e alla predicazione una valenza
fondamentale nella circolazione della sua visione profetica. Per Lutero la comunicazione verbale e
la musica svolgevano al pari della parola scritta una funzione teologica essenziale. Autore di
canzoni religiose in volgare germanico da cantare in coro, sosteneva che i fedeli si avvicinassero
alla parola di Dio attraverso un mezzo di comunicazione per di più facile da memorizzare. Durante
il Cinquecento anche nella chiesa anglicana furono ammessi canti in lingua inglese per rendere i
fedeli più partecipativi.
Dopo il Concilio di Trento anche la controparte cattolica favorì l’uso dell’oralità per predicare
l’obbedienza.
L’attenzione si sposta spesso anche sugli agenti di questa trasmissione verbale: predicatori, araldi e
cantastorie sono i principali. I predicatori erano delle vere e proprie celebrità che si esibivano tra la
folla in piazza. Spesso i loro sermoni venivano trascritti e ristampati.
Rivali dei predicatori sono i cantastorie, i quali davano molta importanza anche alla scenografia
delle loro esibizioni. Essi contribuivano a far circolare la letteratura, l’attualità e la politica in una
sfera più legata all’intrattenimento. Figure analoghe si trovano anche in Cina, in Turchia e in Africa
precoloniale.
Un’altra categoria di professionisti è quella degli araldi o banditori, veri e propri rappresentanti
dell’autorità pubblica, il cui compito era quello di esporre i comunicati oralmente per coloro che
non sapevano leggere.
Anche le immagini svolgevano una grande funzione di diffusione delle informazioni. Queste si
accompagnavano spesso ai riti (soprattutto ecclesiastici) e la lor funzione era quella di trasmettere
in modo immediato concetti complicati da trasmettere oralmente e su carta. Anche nella sfera
laica le immagini hanno un grosso ruolo proprio per la loro capacità di suscitare emozioni.