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IL DIRITTO DI FAMIGLIA IN ITALIA DALLE RIFORME AI CODICI Giulio Vismara Ed.

1978

CAPITOLO 1 Ad una approfondita conoscenza della vita famigliare nella storia del diritto hanno contribuito l'abbandono del canone positivistico che tendeva a ricostruire le istituzioni prevalentemente attraverso le fonti legislative e l'ammissione della pluralit degli ordinamenti giuridici che riconosceva appartenere alla sfera del diritto anche pratiche sorte e maturate fuori dal sistema statale. CAPITOLO 2 Per considerare la storia della famiglia italiana nell'et moderna pu leggere la rappresentazione data da Beccaria nell'opera Dei delitti e delle pene nella quale non c' alcun intento eversivo della famiglia ma si condannano certe convenzioni sociali caratteristiche delle famiglie nobili senza volere in alcun modo sostenere principi contrari o alla legge naturale o alla rivelazione. La famiglia naturale fondata sul sangue e sugli affetti fuori discussione. Beccaria distingue il modo di essere della famiglia patrizia conforme alle leggi civili e ai costumi sociali e la famiglia cristiana dove natura e soprannatura si integrano e alla quale egli non ignora la vitalit. Beccaria distingue ma non separa n contrappone legge naturale e rivelazione. Nella famiglia si deve attuare l'uguaglianza tra i membri esattamente come nella Repubblica. Le critiche del Beccaria si rivolgono contro la famiglia dell'alta societ dove funzioni politiche hanno sopraffatto la libert e dove il rapporto tra capo famiglia e membri come tra padrone e schiavo. Allo stato costituito da piccole monarchie (famiglie) vorrebbe vedere sostituire una repubblica di cittadini liberi. I primi e costanti bersagli degli illuministi mirano a sminuire il padre come capo famiglia diminuendone la potenza economica. Le pi forti critiche sono al fedecommesso (ferrea legge alle successioni ereditarie) e primogenitura (criterio di individuazione dell'erede) perch conservano nelle mani dei nobili inetti patrimoni che potrebbero essere utilmente impiegati a vantaggio della societ. Il primogenito viene preferito a scapito dei secondogeniti e alle femmine. Le ostilit sono rivolte anche verso l'autorit paterna nelle sue pi arbitrarie manifestazioni come l'imposizione di una sposa ai giovani. La ribellione del Beccaria contro la propria famiglia si manifesta nel matrimonio contro la volont del padre marchese con una donna di rango inferiore anche se poi egli stesso negher alla figlia Giulia quella libert che aveva un tempo rivendicato per s. La scelta della sposa per amore si rif anche al tradizionale insegnamento della Chiesa. Spesso la commedia Goldoniana si fa portatrice di questa esigenza di libert nelle sue rappresentazioni. A sua volta Parini addita alla nuova generazione un ideale di vita coniugale semplice e sana contrapponendo la famiglia rurale. Nel 700 lo strumento per attuare questo rinnovamento quello della redazione scritta di nuove norme capaci di disciplinare tutti i possibili rapporti sociali ma sono agli inizi dell'800 si avr questa cosa tramite i codici civili Napoleonico e austriaco. Nel 700 comunque si individuano le premesse in merito alla famiglia. Il matrimonio come puro contratto civile mentre l'illuminismo si sforza di elaborare un nuovo ideale di vita individuale e sociale. L'atteggiamento dell'illuminismo in Italia rispetto alla famiglia non ha corrispondenze con quello radicale che si ha nella Francia. La critica investe la famiglia solo in quanto strumento del potere politico e in quanto nucleo accentratore di patrimoni sottratti ad una pi equa distribuzione e pi redditizio sfruttamento economico nell'interesse della collettivit. La famiglia attaccata 14

soltanto per i privilegi che le sono collegati. La societ famigliare non presentava per identiche caratteristiche presso tutti gli strati della popolazione. L'arbitrato di famiglia consentiva l'applicazione di criteri pi equi perch pi consapevoli della realt, di quelli che avrebbero potuto guidare le decisioni di insigni giureconsulti. Un tipo ideale di famiglia domina gli statuti dati alla colonia di S. Leucio da re Ferdinando IV di Borbone con un editto del 1789. Si afferma il carattere insieme religioso e civile del matrimonio, la libert di scelta degli sposi, l'abolizione delle doti, la limitazione della successione legittima ai figli e ai genitori. Si ripropongono fondamentali principi della famiglia cristiana, il valore religioso e sociale delle nozze, il principio d'uguaglianza. CAPITOLO 3 Il 700 non vede in Italia trasformazioni profonde delle strutture famigliari. Il timore di toccare nella famiglia il cardine della vita sociale dissuadeva da qualsiasi pi audace proposito che avrebbe potuto anche suscitare conflitti giurisdizionali con la chiesa in un campo, nel quale era lecito presumere che le convinzioni e i sentimenti popolari, nella loro istintiva tendenza conservatrice, avrebbero potuto senz'altro manifestarsi favorevoli alla Chiesa stessa. Necessit economiche convincono per il legislatore a talune riforme che agiscono indirettamente sul diritto di famiglia e indeboliscono il potere economico che questa tuttora conserva. Si persegue una riforma politico-economica con l'intento di favorire i commerci e la libera circolazione dei beni e di accrescere l'autorit del principe indebolendo quella della nobilt e del patriziato. Infatti le riforme del diritto di famiglia investono soltanto la cerchia limitata delle famiglie che esercitano un potere politico sorretto da notevoli mezzi finanziari. Riforme generali sono localizzate e assai limitate nel loro contenuto. L'affermazione di idee giurisdizionalistiche induce la Repubblica di Venezia a rivendicare la cognizione delle cause di separazione coniugale sottraendole ai tribunali ecclesiastici. Alla base delle rivendicazioni statali in materia matrimoniale sta il principio della natura del matrimonio come contratto civile. La competenza e l'autorit del clero si devono intendere limitate alle sole materie spirituali, tutto il resto appartiene alla suprema potest legislativa ed esecutiva dello stato. Nella Lombardia la legislazione austriaca di Giuseppe II rispettosa della concezione tradizionale della famiglia e della disciplina canonica che recepisce e fa propria: il matrimonio indissolubile per i cattolici, consenso al parroco, separazione del giudice. Ma lo stato rivendica la disciplina del matrimonio come contratto civile e la competenza per le controversie in materia matrimoniale e tiene fermi impedimenti civili secondo le tradizioni dell'ancien regime che la Chiesa non riconosce. Si introduce nella Lombardia (1784) il matrimonio civile. Nella Lombardia austriaca il matrimonio civile ebbe vita breve e si impose solo a seguito della rivoluzione francese diffondendosi con il Codice Napoleone. Nello stesso tempo lo stato acquista consapevolezza della necessit di esercitare un certo controllo sui registri di stato civile tuttora redatti e conservati preso le parrocchie e gli archivi di curia. CAPITOLO 4 In realt la politica famigliare del giurisdizionalismo era una politica conservatrice che rispondeva alla volont di mantenere asservita la famiglia come strumento del potere del sovrano e della conservazione dell'ordine sociale. La materia era sempre stata di competenza della Chiesa e ora interveniva lo stato ma pi che altro per affermare l'autorit dello stato e non per attuare un rinnovamento. Contro la libert del consenso della Chiesa, lo stato esige invece l'assenso paterno o degli ascendenti per concludere le nozze. Alla funzione politica della famiglia viene sacrificata la libera scelta. A tali ragioni risponde l'avversione dello stato ai matrimoni di 14

coscienza o segreti riconosciuti dalla chiesa che teneva ferma la loro validit. La coscienza morale si ribellava ad un impedimento politico e burocratico. Lo stato voleva impedire che si concludessero nozze tra membri di classi sociali diverse che erano riconosciuti dal diritto canonico ma che il diritto dello stato non intendeva ammettere. Lo strumento efficace per impedirli era esigere il consenso del padre o dei parenti. Ma la chiusura di classe non operava solo per i matrimoni tra nobili, era il principio generale perch presso ogni ceto sociale si cristallizzasse l'organizzazione dello stato in classi. Era indispensabile la soggezione del figlio al padre e i matrimoni combinati erano utili a questo fine. Nel regno di Francia durante l'ancien regime i matrimoni senza consenso venivano dichiarati nulli applicando l'impedimento dirimente canonico del ratto e gravi sanzioni, anche morte, punivano i colpevoli. Veniva travisata la disciplina canonica dell'impedimento per vis. In Italia non si giunse a tanto. Non si misero in discussione i principi del favor matrimonii e della libert di scelta ma venivano applicate gravi sanzioni civili e penali (diseredazione, reclusione, carcere per il parroco..). La libera scelta era considerata come un peccato che offendeva genitori e intera famiglia e casato perch andava contro gli interessi della famiglia. CAPITOLO 5 L'istituzione famigliare si presenta nei vari stati italiani del 700 e ai vari livelli della societ con una composizione ampia e complessa. Sussiste tuttora la grande famiglia a struttura patriarcale che adempie alle funzioni alle quali lo stato non pu provvedere: solidariet economica, preparazione culturale, assistenza sanitaria, formazione morale e politica. Nelle campagne sopravvivono le comunioni tacite familiari. La famiglia italiana del 700 caratterizza e qualifica quella societ, tipica di quel momento storico. Il modello del 700 dato dalla famiglia della nobilt, che esercita il potere e da quella della borghesia che aspira a inserirsi nella nobilt e ne imita i costumi. Accanto a tale cerchia di famiglie vive il complesso assai pi vasto di famiglie contadine, artigiane, commercianti. Sulla famiglia agricola la nobilt non esercita influenza e si ha uno spirito religioso molto sentito. Si riconoscono alla donna diritti patrimoniali pi ampi e al capo famiglia i poteri richiesti per dirigere e condurre un'azienda agricola. Speciali norme di divisione del patrimonio prevalgono sul diritto comune della successione ereditaria. La comunit famigliare persiste anche dopo la morte del capo, le strutture familiari sono il supporto dell'attivit economica come dell'intera vita sociale. Il patrimonio comune serve ai bisogni dei componenti, per le doti. Una certa corrispondenza si pu trovare presso le famiglie patrizie e borghesi nei cosiddetti monti di famiglia, capitali posti in comune con rendite destinate a necessit della prole e alla dote. Il costume settecentesco attenta all'integrit morale della famiglia. Il cavalier servente addirittura in certi casi il simbolo di famiglie irregolari. Nel 1788-1789 Massimo D'Azeglio pone la fine dell'epoca dei cavalieri serventi legali, stipulati persino talvolta per contratto matrimoniale. Torna la moda che i mariti siano i cavalieri della propria moglie. L'adozione poteva coprire riconoscimento di figli naturali mentre nelle famiglie contadine questi venivano introdotti pi semplicemente di fatto ottenendo una posizione sociale meno dura. CAPITOLO 6 La condizione dei figli maschi era assai severa anche per il primogenito e per quelli che restavano nella casa paterna. La patria potest era infatti vitalizia e persisteva anche sul figlio maggiorenne e sulla prole di questi. Si poteva sottrarre solo chi si fosse recato ad abitare fuori della casa paterna, separandosi radicalmente e rendendo evidente con la separazione la fine di qualsiasi responsabilit paterna per l'operato del figlio. Alla 14

potest del padre ci si poteva sottrarre anche tramite atto formale di emancipazione ma era considerata una sanzione come diseredazione o carcerazione. L'autorit paterna veniva meno sui figli che avessero conseguito certe cariche pubbliche ma solo con il volere del padre. Al potere politico la famiglia univa la direzione dell'attivit esercitata presso ogni ceto, dalla nobilt alla famiglia con attivit commerciali o bancarie agli agricoltori. L'azienda era tipicamente famigliare. La disciplina dei peculi poteva consentire ai figli di famiglia solo qualche limitata disponibilit, la vita sul mare apriva qualche pi ampio spazio di libert. CAPITOLO 7 Nella famiglia l'autorit riservata ai maschi primogeniti. Fedecommessi, maggioraschi, seniorati hanno lo scopo di far convergere nel primogenito maschio la maggior quantit di beni possibili e l'autorit sulla famiglia. La normale successione ereditaria esclude i diritti delle donne. Soccorrevano a questo scopo le rinunce che le figlie facevano espressamente ad ogni ragione successoria futura anche a nome dei propri discendenti. E per maggiore sicurezza quelle rinunce venivano fatte giurate facendo assegnamento sull'orrore per lo spergiuro. Le figlie passavano dall'autorit del padre o del fratello a quella del marito o del suocero. Ma ci si deve pur chiedere se la conservazione del potere economico e politico della famiglia nelle mani del primogenito non procurasse vantaggi a favore delle stesse figlie e dei cadetti, garantendo meglio la tutela dei pi deboli. Anche i figli maschi cadetti non avevano miglior sorte, la famiglia era subordinata a interessi che non le erano propri. L'inferiorit giuridica della donna si manteneva constante durante tutto lo svolgimento della vita famigliare. La moglie in ogni momento soggetta all'autorit del marito, non ha capacit di agire e ogni suo atto dev'essere integrato dalla volont del marito. Diritto canonico e diritto civile confliggono. Si esclude la donna dalla successione esigendo che la dote sia congrua. La congruit comunque commisurata allo stato del patrimonio paterno nel momento in cui la figlia data a nozze. In caso di vedovanza alla donna provvedono la dote, i lucri vedovili, la comunione dei beni. Si rispecchia nel sistema dotale la tradizione del diritto romano. CAPITOLO 8 La disciplina francese era ancora pi severa. La famiglia trasformata in una societ sempre pi chiusa e a limitare i diritti dei suoi componenti. La legislazione regia aveva aggiunto a quelli canonici nuovi impedimenti di carattere sociale per il matrimonio e aveva preteso il consenso dei genitori al matrimonio dei figli fino ai 30 anni maschi e 25 femmine. Il contrasto tra chiesta e stato era destinato a rimanere senza soluzione. L'individuo era sacrificato alle convenienze sociali, il matrimonio era un'unione di famiglie e non di persone. I doveri dei padri verso i figli erano definiti in modo preciso. I diritti in modo diverso a seconda della zona della Francia: nord-orientale . prevaleva la consuetudine, nel sud-occidentale . era legge il diritto romano-giustinianeo e l'autorit paterna si estendeva sulle persone e sui beni dei figli e sui figli dei figli. La legislazione regia, pi dura, gravava sull'intero territorio nazionale. I genitori potevano imprigionare i figli disobbedienti e le nozze con rango sociale inferiore erano lesione, scandalo e disordine che minacciava la stabilit delle istituzioni. Per la preoccupazione di conservare la dote la giurisprudenza accorda la domanda di separazione dei beni dotali ma la donna perde il diritto di alienare gli immobili di sua propriet senza autorizzazione del marito. Queste regole erano sorrette dal consenso generale. Il clero non si oppose al costume locale e non si oppose a una legge che replicava il concilio di Trento.

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CAPITOLO 9 Prima della rivoluzione i filosofi erano giunti a riconoscere nella famiglia una societ naturale e nel matrimonio un contratto civile che gli sposi dovevano poter concludere liberamente senza pressioni e potendo recedere con il divorzio. La potest maritale limitata mentre quella paterna nell'interesse personale dei figli. Vengono respinte opinioni fino a quel momento dominanti nella scuola del diritto naturale. Si intende superare la subordinazione della famiglia allo stato ma necessario realizzare nella storia l'idea della famiglia naturale che corrisponde all'originario stato di natura dell'uomo. Il modello offerto da Locke che aveva riconosciuto una sola famiglia, quella naturale anteriore e indipendente dallo stato e aveva respinto il dispotismo paterno e maritale. L'illusione di trasformare in diritto storico il diritto naturale anima i progetti di riforma dei rivoluzionari. I legislatori rivoluzionari si sforzano di attuare modelli di societ di Diderot, Voltaire, Rousseau, creando un diritto coerente con le loro idee filosofiche e trascurando sapienti costruzioni del giurista conoscitore di tradizioni. Principio fondamentale primato dell'individuo in societ di uomini liberi e uguali. In merito alla famiglia l'idea dominante di trasformarla in una societ fondata sulla natura, libert e uguaglianza. Si vuole una famiglia indipendente dallo stato, che interverr nella minor misura possibile. CAPITOLO 10 Una concezione laica e borghese sta alla base della legislazione rivoluzionaria francese tra 1789-1795. Intento di esaltare la famiglia per riportarla alla natura e al sentimento ma attraverso un esasperato processo di laicizzazione si giunge a provocare una grave crisi dell'istituto familiare. Liberata la famiglia dalle influenze statali si vuole liberare il membro dalla famiglia stessa: niente pi consenso dei famigliari per le nozze dopo i 21 anni. Ogni spirito religioso eliminato dal diritto di famiglia, il matrimonio semplicemente un contratto civile. Si sopprimono gli impedimenti della chiesa (addirittura si pu sposarsi tra parenti, tranne che fratello e sorella), viene autorizzato il matrimonio dei preti. Anche gli impedimenti dello stato si eliminano: nessun consenso dopo i 21 anni. Autorizzato il divorzio. L'idea della libert prevalse su quella dell'amore inteso come reciproca donazione di s al coniuge e quindi irrevocabile. Nel 1792 quindi si autorizza il divorzio come strumento di liberazione. Pu seguire con un mutuo consenso dei coniugi o dietro richiesta di uno dei coniugi per incompatibilit oppure per 7 cause riconosciute dalla legge: - demenza, follia, furore - condanna di un coniuge a pene infamanti - delitti, sevizie, ingiurie gravi - sregolatezza di costumi - abbandono di 2 anni continuativi - assenza di 5 anni senza dare notizie - emigrazione politica Per favorire il divorzio si sopprime la separazione coniugale perch non consentiva di contrarre nuove nozze. Nel 1974 si ammette il divorzio anche immotivato. Si ha la rottura di una tradizione millenaria. Secondo il cristianesimo la famiglia era una societ naturale fondata sul matrimonio, sulla pietas, l'amorevole considerazione, il carattere sacramentale del matrimonio. La mancata realizzazione della famiglia cristiana come istituzione non contraddiceva per radicalmente la dottrina cristiana come non escludeva l'esistenza di famiglie che vivevano la famiglia cristiana, secondo l'insegnamento di Cristo. Nel 700 la tradizione cristiana 14

rotta. Si impone la comunione dei beni che assicurava la collaborazione dei coniugi anche se il marito conserva la supremazia limitata solo dalle garanzie accordate alla moglie. Alla donna non riconosciuta piena uguaglianza. Non si giunse quindi al riconoscimento di una pienezza di diritti delle donne. Nel terzo progetto di Cambaceres, la natura invocata in senso inverso per negare l'uguaglianza dei coniugi nell'amministrazione dei beni comuni. Solo la repressione dell'adulterio della donna scomparsa nella legislazione, l'uomo conserva la sua supremazia. Fine della patria potest, l'autorit compete a entrambi i coniugi nell'interesse dei figli e cessa con la maggiore et (allora 21 anni), emancipazione o matrimonio dei figli. Non si pu pi diseredare e anche le sanzioni personali vengono ridotte (no incarcerazione del figlio dal padre, senza approvazione tribunale, e non dopo i 20 anni. Massimo comunque per 1 anno). Si favorisce l'adozione per ampliare la famiglia. I figli naturali sono assimilati a quelli legittimi nei diritti successori mentre i figli adulterini ricevono solo 1/3 della quota. Dal 1793 i figli naturali ereditano dai genitori con effetto retroattivo alla successione aperta dopo il 1789 e dai loro parenti collaterali senza retroattivit. I figli naturali non erano per stati introdotti in famiglia n sottoposti alla patria potest. Era esclusa la ricerca della paternit non confessata. La ragione delle assimilazioni tra figli naturali e legittimi sta nel principio di uguaglianza e tutti i figli hanno diritto a succedere in quote uguali. Il testatore non pu avvantaggiare un figlio rispetto agli altri. Disciplina assurda quella della successione ereditaria del 1794 . frazionare patrimonio in fitta schiera di eredi per evitare grossi patrimoni in capo a una persona, pericolosi per lo stato repubblicano. Molte delle riforme hanno precedenti negli usi locali. I rivoluzionari vogliono abbattere la famiglia antica per sostituirla con famiglia con poteri divisi e affetto. Per fare questo ci si preoccupa dell'educazione e della scuola ma la crisi della religiosit e moralit sottrae le forze spirituali che avevano sorretto il vecchio ordinamento. Ora si vuole fare trionfare l'individualismo. 1975 . cade Robespierre: si cerca di tornare indietro. Si restituiscono dignit e prerogative alla famiglia legittima ristabilendo differenza tra figli naturali e legittimi ma si ritorna anche su principi di libert e uguaglianza. Se nel 1973 si voleva l'uguaglianza dei sessi, nel 1976 si ritorna alla supremazia del marito. 1795-1804: il legislatore interviene per limitare l'attuazione delle leggi sul divorzio per limitare la crisi del matrimonio e per l'ordine pubblico. Si mantiene ferma la soppressione dei diritti signorili e degli impedimenti matrimoniali. CAPITOLO 11 L'armata di Napoleone porta in Italia con la rivoluzione anche le nuove idee sulla societ familiare. Pi incisive appaiono le prime leggi giacobine dove affermano l'abolizione di ogni distinzione di nascita e la soppressione dei retratti gentilizi e dei fedecommessi. Non furono introdotte in Italia le novit in campo di diritto di famiglia perch rifiutate dalle pi umili classi sociali in Francia presso le quali la famiglia costituiva un'istituzione sana e vitale. Nel suo discorso preliminare al code civil il Portalis arriver ad affermare che le recenti teorie rivoluzionarie non sono che le massime di alcuni individui mentre le massime antiche sono lo spirito dei secoli. La legislazione giacobina in materia di diritto privato nelle repubbliche italiane ancora poco nota. 1978 . Project du Code Civil de la Republique Romaine, il testo del progetto destinato a Roma era stato redatto sullo schema del terzo progetto di Codice Civile per la Repubblica Francese di Cambaceres ma con importanti modificazioni sostanziali oltre che formali. Per quanto riguarda il diritto di famiglia il testo del Cambaceres non soltanto abbreviato e semplificato ma viene profondamente innovato per adeguarlo alla particolare situazione locale. In materia di stato civile si riconosce una relativa efficacia ai registri parrocchiali. Le novit pi

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importanti si trovano in materia di scioglimento del vincolo non ammettendosi come cause la morte civile e il divorzio. Il legislatore ha inteso tenere conto delle prevedibili reazioni di una popolazione fedele. Si riconosce solo la separazione coniugale (che in Francia era sostituita dal divorzio), ammettendo le stesse cause che in Francia erano motivo di divorzio. L'interesse del Progetto destinato alla Repubblica Romana notevole poich consente di conoscere la politica legislativa del Direttorio nei territori italiani occupati. Esso rivela l'abbandono sistematico dei programmi giacobini per la Francia stessa e un indirizzo politico conservatore che tende a rafforzare l'autorit nello stato a scapito dei principi di libert e di uguaglianza. L'attaccamento alle tradizioni forte in Italia. Il matrimonio stenta a farsi strada nonostante i precedenti giuseppini, i poteri del padre di famiglia non vengono intaccati a fondo, gli elementi religiosi sono almeno in parte rispettati. L'apporto italiano alla legislazione civile dell'et napoleonica non fu notevole. Non ebbero maggiore successo le iniziative della Repubblica Cisalpina e di quella Italiana per realizzare Codici nazionali mediante l'opera di giuristi italiani. I progetti di Codice Civile redatti da Alberto De Simoni per la Repubblica Italiana 1802-1803 dovettero cedere il passo di fronte all'introduzione del Codice Napoleone. Rivendicazione della disciplina del matrimonio e riaffermazione del principio della indissolubilit del vincolo. Il divorzio era ammesso solo per l'attentato di uno dei coniugi alla vita dell'altro nonch per l'adulterio della moglie accompagnato da scandalo e per quello del marito che tenesse in casa la concubina contro la volont della moglie. In ogni caso era favorita la riappacificazione tra coniugi, era conservato l'istituto della separazione coniugale in caso di gravi motivi. Il divorzio era solo in via eccezionale. Era confermata la soppressione dei fedecommessi mentre si riconosceva effetto alle sostituzioni pupillari volgari ed esemplari. Si introduceva la comunione dei beni tra coniugi ma solo per convinzione e limitata agli acquisti. Il principio dell'uguaglianza tra marito e moglie era superato della dichiarazione la donna non pu stare in giudizio, donare, alienare, ipotecare e obbligare i propri beni senza il consenso del marito a meno che la donna stessa non eserciti pubblicamente un traffico e negozio di testa propria. La patria potest continua ad essere perpetua. Le esigenze di libert familiare di Beccaria e Filangeri non avevano avuto un gran seguito. Nel progetto del De Simoni il diritto dell'ancien regime sopravviveva ancora nell'istituto dell'autorit assoluta e vitalizia del padre che qualificava il regime della famiglia. conservato l'istituto della morte civile per chi sia stato condannato alla pena dell'ergastolo o abbia fatto professione religiosa. CAPITOLO 12 Il progetto del code civil des Francais opera di una commissione di quattro membri era stato sottoposto dal primo console, Napoleone Bonaparte, al parere del Tribunale di Cassazione e di tutti i tribunali d'appello esaminato quindi dal Consiglio di Stato. Alla personalit di Napoleone si deve la rapidit con la quale questa opera immensa fu compiuta e l'intelligente equilibrio delle soluzioni adottate. Il code civil des francais entr in vigore in Francia. Con il Codice Napoleone tornano a farsi sentire i tradizionali principi etici soprattutto in materia di matrimonio e di divorzio. La famiglia cessa di essere soggetto di diritti. Il padre di nuovo il signore della casa. Per contrarre matrimonio i figli devono ottenere il consenso dei genitori o del padre fino a 25 anni se maschi, fino a 21 se femmine. Dopo tale limite a qualsiasi et essi dovranno sempre compiere atti rispettosi che sollecitino il parere dei genitori. Per l'adozione richiesta l'autorizzazione dei genitori dell'adottando fino a 25 anni e il loro parere senza limiti di et. Anche la quota disponibile del padre era gi stata accresciuta e in pi aumentata con il Codice civile. Il figlio deve ricercare il consenso dei genitori mediante 3 atti rispettosi al mese mediante notaio, sopra i 30 anni basta 1 solo atto. Il codice civile richiede 2 pubblicazioni agli sposi con 8 giorni 14

di intervallo. Si ritorna all'obbedienza della moglie verso il marito e la donna anche civilmente incapace, l'adulterio della donna torna ad essere represso dal codice penale nel 1810. La successione della vedova particolarmente dura, il divorzio subisce molte limitazioni, ammesso per mutuo consenso ma sotto condizioni che lo rendono difficile (limiti di et, autorizzazione genitori, consenso espresso 4 volte nell'anno, divieto di rimaritarsi per 3 anni e met dei beni ai figli. Le cause determinate di divorzio si riducono da 7 a 3 e infine il divorzio sar soppresso (1816). viene ristabilito l'istituto della separazione coniugale per andare incontro ai cittadini cattolici e anche nel divorzio l'uguaglianza della donna finita e l'adulterio trattato in modo diverso per i due coniugi. Questo perch l'adulterio della donna era considerato implicito di maggiore corruzione e pi pericoloso (figli illegittimi). Il sistema dotale ritorna nel codice napoleone accanto alla comunione dei beni anche se gli sposi sono liberi di scegliere: la comunione comunque viene privilegiata. Non comunque la comunione universale di tutti i beni ma solo dei mobili e degli acquisti e il marito amministra anche se la moglie di fatto partecipa alla gestione. Il regime dotale con la inalienabilit dei beni immobili costituiti in dote corrisponde alle esigenze di un ceto sociale benestante che ha la possibilit di impiegare il proprio denaro nell'acquisto dei beni immobili che conserveranno il proprio valore. La garanzia originaria del fedecommesso si trasferita nella dote immobiliare. Ai figli provvede anche un altro istituto: la riserva che si propone di assicurare loro i mezzi indispensabili per l'esistenza vincolando la libera facolt di disposizione a causa di morte dei genitori, tenuti a riservare ai figli la met dei beni quando vi sia un solo figlio, i 2/3 con 2 figli, i se pi figli e lo stesso obbligo imposto ai figli per i genitori. Il legislatore riconosce importanza alla famiglia mentre non riconosce al coniuge sopravvissuto alcuna riserva n diritto di successione: il codice non si preoccupa del sopravvissuto, ascendenti e discendenti e collaterali assai lontani prevalgono sul coniuge e quest'ultimo non ha nemmeno diritto all'usufrutto. La moglie non presa in considerazione per s nella successione ma lo sono i suoi figli. La famiglia torna ad essere costruita sul modello monarchico: parallelo politico tra sovrano e padre come capi gerarchici, persiste invece la totale laicizzazione della rivoluzione non in contrasto comunque nel codice civile con il diritto canonico. Non viene comunque accolta l'idea della famiglia naturale sostenuta dalla rivoluzione, la legislazione napoleonica ha carattere borghese ma trova un limite nel principio di autorit ristabilito in sostituzione del principio di libert caratteristico della legislazion intermediaire. Alla famiglia legale concesso uno spazio limitato dalla disciplina napoleonica dell'adozione. Il codice ammette solo l'adozione dei maggiorenni come consolazione dell'adottante privo di figli e che abbia superato i 50 anni. La finalit che i rivoluzionari avevano attribuito all'adozione (uguaglianza tra uomini tramite frazionamento dei beni) del tutto abbandonata. La posizione degli illegittimi notevolmente peggiorata, sono esclusi dalla successione ereditaria, la ricerca della paternit vietata. I figli naturali riconosciuti volontariamente hanno diritto solo agli alimenti con genitori in vita o a 1/3, met o 3/4 di successione a seconda dei figli con cui devono concorrere. Per i figli incestuosi o adulterini era ancora peggio. Napoleone vuole dare dignit alla famiglia legittima. Il principio giacobino dell'uguaglianza figli legittimi-naturali abbandonato e si accordano solo limitati diritti di successione al figlio naturale. La legge favorisce l'autonomia dei membri della famiglia ma non assicura l'indipendenza effettiva, in particolare economica dei figli maggiorenni o della donna divorziata. Il codice napoleone ha riconosciuto alla famiglia di provvedere all'educazione democratica e patriottica dei figli. I rapporti famigliari e quelli tra famiglie sono di interesse pubblico essenziale, il matrimonio costituisce un'obbligazione sociale. Il codice si preoccupava ancora di disgregare i casati della nobiolt per frazionare i patrimoni ma nello stesso tempo con un senatoconsulto del 1806 si diede vita ad un altro complesso di grandi famiglie accanto al trono. 14

CAPITOLO13 In Italia il codice napoleone dissolve il tipo tradizionale della famiglia costituita secondo il diritto comune e stabilisce una parit di diritti tra i figli ma non viene seguito in materia di rapporti prematrimoniali tra coniugi o in tema di scioglimento del vincolo (rarissimi i divorzi). Per la citt di Milano un solo caso di divorzio finora ignoto stato rintracciato tra gli atti del notaio milanese Innocenzo Valsecchi, scioglimento per mutuo consenso. Il matrimonio era stato contratto secondo il rito civile e presenta aspetti singolari. La vera causa del divorzio nei rapporti tra le rispettive famiglie. Lo sposo era un negoziante di 6 anni pi giovane della sposa, trentenne e figlia di possidenti. La famiglia della sposa obiett e la convivenza non si attu, non essendo stato celebrato il matrimonio canonico. Si ha il pieno rispetto delle regole ferree del codice napoleone per il divorzio. Si risale anche ad un altro divorzio consensuale a Milano, per passare a seconde nozze. Queste due fattispecie qualche dato indicativo lo danno. Altri rogiti dell'epoca forniscono indicazioni sulla conclusione di matrimoni agli inizi dell'800. Il matrimonio si presenta come contratto concluso secondo ragione, non manca il consenso dei parenti con la mediazione degli amici. Conseguenza dell'introduzione del matrimonio civile era stata la duplice celebrazione del matrimonio. Il regime della comunione dei beni non ha avuto successo in Italia, si fa sempre ricorso al sistema dotale. manifesta la volont di mettersi al riparo dalla disciplina del codice francese e nei contratti viene anche messa una clausola che specifica che gli sposi hanno scelto il regime dotale. Appare invece seguita la legge relativa agli atti rispettosi per contrarre matrimonio dei figli > 25 anni se maschi e >21 se femmine. Per assurdo gli effetti del codice napoleone andarono per accentuandosi dopo che ebbe cessato di avere vigore per raggiungere poi la punta pi elevata nella prima codificazione dell'Italia unita. CAPITOLO 14 tipica della codificazione la tendenza a pianificare la societ mediante nuovi ordinamenti sistematici e costruttivi con la convinzione che la volont del legislatore possa creare una societ migliore. E pertanto ogni codice qualificato dai principi ai quali si informa e dalle finalit che persegue. In Italia ogni stato della restaurazione accetta il sistema del diritto codificato adeguandosi normalmente al modello napoleonico ma a tale modello non altrettanto favorevole la politica legislativa per quel che riguarda il diritto di famiglia e gli istituti ad esso collegati. Abbandono di rigide premesse giusnaturalistiche , nella volont di conservare una certa struttura familiare per mantenere un certo tipo di societ e di stato. Si voleva conservare quel tipo tradizionale di famiglia mentre le aziende industriali in corso di formazione erano anch'esse su base familiare. Si cerc pertanto di dare una soluzione al problema della competenza delle due giurisdizioni, civile e canonica. Il favore delle codificazioni italiane per il diritto canonico messo in luce dalla disposizione in genere posta a capo del complesso di norme volte a regolare la materia matrimoniale e per la quale il matrimonio si celebra secondo le regole e con le solennit prescritte dalla Chiesa cattolica pur nel rispetto dei diritti degli acattolici. Ma non tutte le legislazioni trassero da questa affermazione di principio coerenti conseguenze. Il pi rigoroso fu il codice Albertino che lascia quasi del tutto la disciplina all'autorit ecclesiastica non disponendo neppure impedimenti che incidano sulla validit del vincolo: la mancanza del consenso ha puramente conseguenza patrimoniale. Per quanto riguarda le cause di nullit e di scioglimento del vincolo mentre il codice di Parma al pari di quello Estense non prevede una normativa esplicita, dovendosi cos ritenere la materia di competenza esclusiva della Chiesa, la legislazione albertina espressamente dispone che il matrimonio non si scioglie che per la morte di uno dei coniugi e secondo e leggi della Chiesa espressione che sembra ammettere come stato 14

rilevato la possibilit di scioglimento per dispensa del matrimonio rato e non consumato e per privilegio paolino. Il divorzio fu escluso in ogni caso per i cattolici e ammesso per i seguaci degli altri culti dal codice albertino come da tutti i codici della restaurazione ad eccezione del codice per il regno delle Due Sicilie. Il codice di Parma mostra poi un incisivo intervento statuale in materia di separazione. La domanda di separazione doveva essere fatta dinanzi al tribunale del domicilio del marito ed esclusivamente competente era il giudice civile. Il codice albertino sancisce la illiceit della separazione tra i coniugi senza l'autorizzazione del giudice ecclesiastico. A differenza del codice albertino la legislazione parmense e quella estense impongono la celebrazione del matrimonio. Il codice parmense dispone che prima della celebrazione del matrimonio gli sposi debbano presentarsi dinanzi al pubblico ufficiale del domicilio della futura sposa e dichiarare la loro intenzione di unirsi in matrimonio comprovando che non esistono impedimenti civili. Il pubblico ufficiale deve fare speciale menzione dell'esecuzione delle solennit richieste sui registri di matrimonio rilasciandone alle parti un'attestazione in forma autentica. Entro 8 giorni dal matrimonio lo sposo deve consegnare al pubblico ufficiale la fede colla quale il parroco attesta la celebrazione del matrimonio. L'ufficiale di stato civile trascrive la fede nei registri di matrimonio e conserva l'originale che verr depositato negli archivi a fine d'anno. Se il codice di Parma e quello Estense rimettono allo sposo il compito della trasmissione della fede matrimoniale allo stato civile, il codice Albertino non prevede trasmissione alcuna. In modo pi energico il codice delle due Sicilie afferma la rilevanza del potere statale in materia matrimoniale. L'art. 67 dichiara che il matrimonio non si pu legittimamente celebrare che in faccia alla chiesa ma prescrive che gli atti dello stato civile devono precedere la celebrazione del matrimonio perch questo produca effetti civili. Gli atti consistono nella notificazione affissa per 15 giorni in comune di domicilio degli sposi e la solenne promessa degli sposi all'ufficiale civile, copia della quale far fede della celebrazione. Il pubblico ufficiale procede poi all'annotazione dell'atto nei registri comunali. La legislazione delle 2 sicilie attribuisce valore sostanziale alle formalit civili. Si delinea un sistema matrimoniale detto misto in quanto composto da celebrazione religiosa e formalit civili . il vincolo canonico produttivo in seguito ad atti civili. Per le azioni di nullit la competenza del giudice ecclesiastico e le sentenze sono valevoli agli effetti civili. I tribunali civili sono in modo esclusivo competenti in materia di separazione e cos a dirsi per gli effetti civili del matrimonio. La legislazione delle 2 sicilie afferma l'indissolubilit del matrimonio escludendo per tutti il divorzio tranne per morte. Nella legislazione italiana della restaurazione si sono delineate alcune tendenze: - orientamento confessionale: matrimonio con regolamentazione ecclesiastica - in Toscana e nello stato pontificio il diritto canonico dominante - a Parma e Modena si ritorna al diritto canonico - nelle 2 sicilie affermazione del potere dello stato in materia matrimoniale. Nel 1850 si abolisce la giurisdizione ecclesiastica matrimoniale. Per la donna si ha inferiorit con limitazione dei diritti successori e autorizzazione maritale x atti di disposizione di beni. Tuttavia vi erano deroghe per atti diretti a soddisfare bisogni di ordinaria amministrazione. L'autorizzazione maritale si trova in tutti i codici preunitari con una disciplina che riprende molto il codice napoleone. Il codice delle 2 sicilie quasi una traduzione mentre il codice parmense si muove sulla stessa linea anche se la capacit di obbligarsi per la donna esercitante pubblico commercio viene ritenuta esistente solo nell'ipotesi di previo consenso del marito all'inizio dell'attivit commerciale. Il codice albertino amplia la sfera di capacit della donna mercante e anche in Toscana ci si pronuncia in termini quasi identici (il codice 14

napoleonico l'aveva negata) e il codice estense riprende quello di Parma. A Parma si introduce la distinzione tra patria potest naturale (genitori) e civile (ascendente maschio in linea mascolina paterna che occupi il primo grado in famiglia) a cui si attribuivano poteri incisivi personali e patrimoniali (castigo per cattivo comportamento, arresto, diritto di usufrutto sui beni filiari fino a 21 anni o fino emancipazione o matrimonio). Disciplina quasi analoga del codice estense. Nel regno di Napoli la patria potest cessava con il compimento dei venticinque anni. Nel codice albertino la patria potest era perpetua salva emancipazione. In Toscana durava fino a 30 anni. Pi liberali le leggi di Carlo Felice per la sardegna per cui la patria potest cessava per emancipazione e alla donna era riconosciuta parit di diritti rispetto ai maschi anche nelle successioni ereditarie. In seguito all'adozione l'adottato prendeva il nome di famiglia in aggiunta al suo originario + obbligo reciproco degli alimenti, successione nei beni dell'adottante. Premesso il generale divieto di ricerca della paternit si ammettono eccezionalmente per ratto o per stupro violento o per scritto in cui il padre si dichiara tale. In materia di successione i codici mostrano rispetto al codice napoleone un maggior rigore e segni di sfavore verso i figli naturali escludendo la successione se in concorso con figli legittimi (solo diritto agli alimenti). Il pi liberale il codice napoletano che riconosce una porzione di eredit nella met della quota che sarebbe spettata se legittimo. Qua e l riaffiorano la primogenitura e il maggiorasco ma tali istituti agonizzano. La disciplina della famiglia italiana nell'et della restaurazione scaturiva da un compromesso di norme dell'antico regime e quelle del codice napoleone. Rispondeva a opinioni autorevoli e aveva molti sostenitori. L'Italia cercava il suo equilibrio e la tensione patriottica dominante era ormai indirizzata verso l'unit nazionale. CAPITOLO 15 Epoca anche del codice civile austriaco introdotto nel lombardo-veneto dal 1816, unica legislazione straniera della restaurazione in terra italiana. La disciplina matrimoniale indipendente da quella napoleonica. Dominato dalla morale e individualismo kantiano, il codice austriaco si ispira alla disciplina canonica del vincolo, recependo a volte il diritto ecclesiastico. Impedimenti canonici del ratto, impotenza, ordine sacri e voto religioso, consanguineit e affinit, delitto, differenza di culto. Per i cattolici il matrimonio indissolubile. Lo stato per ha la completa regolamentazione dell'istituto. Consenso del padre per <24 anni o maggiori incapaci. Nullit per matrimoni celebrati con impedimenti e competenza esclusiva dell'autorit giudiziaria civile. Per la separazione le parti si presentano al giudice con attestato dal quale risulti la triplice ammonizione, vana, rivolta dal parroco. Formalit per validit del matrimonio: - dinunzia . pubblicazione del futuro matrimonio - solenne dichiarazione del consenso . dinanzi al ministro di culto e consenso davanti al parroco. Anche se una sola parte cattolica deve celebrare il parroco che provvede all'iscrizione del matrimonio nel libro matrimoniale, dove indica tutti i dati. Non prevista la trasmissione dell'atto del matrimonio allo stato civile: il parroco stesso che opera per conto dell'autorit civile come pubblico ufficiale. Questo sistema rimane in vigore fino al concordano del 1855 tra Pio IX e Francesco Giuseppe. Viene poi prescritto che i matrimoni tra cattolici devono essere celebrati in base ai precetti della chiesa con competenza ecclesiastica, in seguito per rimessa di nuovo ai tribunali civili. La patria potest spetta al padre che deve educare senza ostacolare le tendenze spontanee dei figli. Il codice austriaco indica i compiti dell'educatore (cura della sanit, mantenimento, coltivare interessi, istruzione). Il padre di norma amministra i beni del figlio ma non ha l'usufrutto, la patria potest cessa al 24esimo anno o per emancipazione. L'adozione simile al codice 14

napoleone e codici preunitari: assenza di figli legittimi, et di 50 anni dell'adottante, differenza di almeno 18 anni, consenso del padre legittimo. Posizione dei figli illegittimi di particolare sfavore: escluso ogni diritto successorio. Il marito il capo famiglia e la rappresenta: naturale superiorit fisica e intellettuale dell'uomo viene presunta. CAPITOLO 16 Il codice austriaco non fu preso a modello dalla prima codificazione dell'Italia unita per ragioni patriottiche (avversione impero asburgico). Erano trascorsi circa 60 anni dal codice napoleone ma le condizioni italiane al momento dell'unificazione non erano molto diverse dalla Francia dell'inizio secolo. Si aspirava a un codice nazionale italiano che seguendo quello francese lo adeguasse nei principi e negli istituti alla tradizione comune italiana. Per il diritto di famiglia si voleva attuare il compromesso tra codice napoleone e tradizione. Il codice italiano doveva realizzare l'unit. Il codice civile del 1865 realizza per la prima volta l'unit legislativa in Italia. Premessa liberale di mantenere lo stato al di fuori delle convinzioni religiose. Per quanto riguarda la nozione di famiglia si ha una certa ambiguit fino al codice del 1942. in certi casi indica la famiglia coniugale ma in altri si confonde con parentela. Nel codice del 42 la molteplicit di significato stata rilevata. Al legislatore del 1865 la famiglia italiana appariva come un ampio gruppo, conservazione dell'ordine borghese. Si afferma il principio del matrimonio civile secondo il criterio di separatismo cavourriano. Cade la giurisdizione ecclesiastica ma rimane salva l'indissolubilit del vincolo. La proclamata laicit del codice del 1865 non impedisce di accogliere alcuni principi cristiani. Nel codice e nel diritto statale vengono accolti istituti e principi del matrimonio canonico non contrastanti con principi del diritto pubblico italiano. Lo stato liberale non cede alle pressioni faziose ma rimane indifferente e si astiene da qualsiasi sanzione quando il cittadino celebra il matrimonio religioso prima di quello civile. Non furono riconosciuti per alcuni impedimenti di diritto canonico mentre si conservano impedimenti civili non ammessi dal diritto canonico. Non si mantiene la richiesta del consenso paterno n gli atti rispettosi. vietata la ricerca della paternit salvo per ratto o stupro violento mentre ammessa la ricerca della maternit. Si favorisce il riconoscimento volontario dei figli naturali non adulterini n incestuosi. La patria potest del padre e diventa della madre per morte del padre. Il codice conserva l'istituto dell'autorizzazione maritale, un regresso notevole. Nell'Italia del 1865 la donna non ha diritti politici e non partecipa attivamente alla vita sociale. Perch ci muti dovr intervenire la guerra. L'intento del legislatore di favorire i figli si manifesta anche in altre disposizioni oltre la patria potest e la tutela. Sono esclusi diseredazione, fedecommessi e obbligo di dotare la figlia ma nella pratica ci non ha grande seguito. Alla moglie e al marito accordata la successione solo in una quota dell'usufrutto, non nella propriet di beni. La dote costituisce il regime normale nei rapporti prematrimoniali e la comunione universale dei beni esclusa. Nel codice civile del 1865, in campo di diritti e doveri il dovere prevale sull'interesse individuale, sulla libert e sull'autonomia. I diritti di stato famigliare non possono essere alienati, trasmessi, prescritti. Sono retti da norne imperative, diritti assoluti, erga omnes. L'originalit del codice del 1865 in materia di diritto di famiglia si manifesta soprattutto nella equilibrata affermazione dell'autorit dello stato democratico lontano dagli eccessi giurisdizionalistici della monarchia assoluta e da quelli radicali della repubblica giacobina. Intento del governo procedere nella tradizione dei padri nostri per fortificare la famiglia. La patria potest elemento portante della struttura della famiglia ma l'individualismo trova limite nelle funzioni pubbliche della famiglia.

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CAPITOLO 17 Nel periodo dell'applicazione del codice Pisanelli (1865-1942) il legislatore si mantiene normalmente assente mentre in atto una trasformazione profonda della famiglia cui cerca di adeguarsi invece la giurisprudenza delle Corti. Ad interventi legislativi si oppone la forza di resistenza del massiccio diritto codificato. Si oscilla tra nuovi codici e riforme. Entrano in gioco nuove forze, socialisti come partito pi avanzato per i diritti della donna coniugata, dei figli naturali, della madre nubile e per il divorzio. Alte voci di protesta per chi considera l'impostazione egoistica del primo codice e chiede una riforma sostanziale dell'intero sistema di legislazione civile, un codice privato sociale redatto sulla base di nuovi criteri di socialit ma a queste premesse seguono solo proposte disordinate e intempestive. Importanti invece sono i risultati interessanti e attendibili a cui pervenne l'analisi di famiglia compiuta dai rappresentanti del socialismo giuridico che hanno fatto le loro osservazioni dal punto di vista delle classi lavoratrici. Opinioni del Solari: il divorzio viene visto come una riforma legale richiesta dalla borghesia della quale le classi lavoratrici devono disinteressarsi, il regime patrimoniale pi conveniente per i poveri quello della comunione, il lavoro della donna la rende indipendente e la eleva, il divieto della ricerca della paternit torna utile solo ai ricchi, i risparmi della donna operaia devono essere protetti dall'invadenza maritale. La tradizione socialista non indirizzata in modo particolare alla trasformazione della famiglia. Considerazioni di carattere socio-giuridico e vaghi futuribili non sono valsi a dare efficacia e correttezza ad una azione politica socialista nel campo della famiglia. Nel frattempo si organizzano i cattolici che conducono campagne antidivorziste e richiedono miglioramento della condizione della donna nella famiglia e l'accertamento della paternit per il riconoscimento. Unit della famiglia come difesa dall'invadenza dello stato. Il paese reale ricusa nel campo delle istituzioni familiari il diritto ufficiale dello stato per il suo carattere profondamente innovativo e preferisce continuare a seguire pratiche consuetudinarie. Soprattutto nel periodo iniziale si ha un crollo delle unioni coniugali legittime di fronte al numero dei matrimoni celebrati con il solo rito religioso . situazione preoccupante per lo stato. Tuttavia si hanno anche vantaggi come risparmio delle spese del matrimonio civile, conservazione della pensione della donna vedova passata a nuove nozze. I tentativi di imporre il matrimonio civile su quello canonico falliscono e falliscono anche tutti i progetti di introdurre il divorzio, il fronte antidivorzista vede un massiccio schieramento dell'opinione pubblica e trova sostegno nei letterati. Modesti furono i provvedimenti per favorire il riconoscimento dei figli naturali e per estendere l'adozione. La sola riforma importante che va in porto quella della condizione della donna (ammissione a testimoniare negli atti pubblici, soppressione dell'autorizzazione maritale). La donna che da tempo in alcune regioni partecipava al lavoro delle fabbriche e uffici oltre a quello tradizionale dei campi veniva ammessa nel 1919 alle libere professioni e ai pubblici impieghi con esclusione di talune carriere e gradi elevati. La donna coniugata veniva liberata dalla incapacit civile. Dal 1865 al 1919 la societ e la famiglia italiana avevano subito una graduale ma notevole evoluzione. La famiglia cittadina si era ormai ridotta al nucleo essenziale cio alla coppia con gli eventuali figli, soprattutto in ambiente rurale e cattolico. Nelle campagne la grande famiglia sopravviveva ormai soltanto nell'ambiente mezzadrile e colonico insieme con l'istituto della comunione tacita familiare. Importanti novit si hanno nel campo del diritto matrimoniale nel 1929 a seguito del concordato tra lo stato italiano e la chiesa. Art. 34 . vengono riconosciuti effetti civili al sacramento del matrimonio disciplinato dal diritto canonico che viene sottoposto alla giurisdizione ecclesiastica. Accanto a queste due forme se ne colloca una terza: il matrimonio religioso celebrato da ministri dei culti ammessi. Con la duplicit di statuti matrimoniali ritornata la giurisdizione ecclesiastica. Nel periodo tra le due guerre la dottrina conclude che il diritto di famiglia fa parte del diritto pubblico tranne alcuni esponenti che lo 14

considerano come diritto privato ma lo distinguono per la frequente ingerenza dello stato. L'autonomia intesa come potere di curare i propri interessi manca quasi completamente nel diritto famigliare . finalit sociale. L'era fascista accentua la concezione della famiglia come aggregato che per le sue finalit eccedenti o superanti l'interesse individuale di fondamentale interesse sociale e statale. Il conflitto tra stato totalitario e chiesa ormai per aperto. Dai lavori del nuovo codice civile risulta il proposito di rafforzare la patria potest e di accentuare sempre pi il controllo dello stato . repressione dello stato per educazione non conforme al sentimento nazionale fascista + diretta ingerenza dello stato anche nella tutela. Riemerge la superiorit dell'uomo sulla donna. Vengono limitati gli accessi delle donne agli uffici e il compito della donna quello di fornire uomini alle forze militari del vacillante impero . richiamo alla procreazione (imposta personale progressiva sul celibato + esclusione dei non coniugati dai pubblici concorsi). CAPITOLO 18 Il Vassalli nota le contraddizioni della politica familiare del regime riflesse nel codice del 1942: difficolt di conciliare intento di rafforzamento dell'istituto familiare e possibilit di pluralit di famiglie, divieto divorzio e possibilit di pi connubi coesistenti. La domma in posizione di inferiorit rispetto al marito ma non ha tenuto conto del riflesso che la mutata posizione della donna nella societ doveva necessariamente avere sulla sua posizione nella famiglia. Le sanzioni dell'adulterio colpiscono solo la moglie colpevole mentre al marito consentito tranne per ingiuria grave. Anche nel campo dei rapporti patrimoniali la donna si trova in uno stato di inferiorit rispetto al marito. Il codice civile del 1942 ha consolidato di nuovo l'unit della famiglia attorno all'autorit del padre ma gli interventi del potere pubblico nell'ambito familiare sono notevolmente accresciuti a causa della ragione del pubblico interesse. Il codice sente l'influenza delle concezioni politiche dei governanti, sembra non avvertire le contraddizioni con le idee antitetiche di una societ che aspira invece a rafforzare la collaborazione dei coniugi nella direzione della famiglia per dare vita ad un rapporto associativo in cui possa espandersi liberamente il vincolo di affetto che unisce i componenti di una famiglia nella quale regni parit di diritti e di doveri. Il nuovo codice si irrigidisce in un indirizzo conservatore per salvare l'unit della famiglia sul fondamento dell'autorit paterna e della posizione privilegiata del marito. Non risponde pertanto alle esigenze della societ a cui si rivolgeva.

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