Sei sulla pagina 1di 12

INTRODUZIONE: CENNI STORICI SULLEVOLUZIONE DEL DIRITTO MATRIMONIALE CANONICO

INTRODUZIONE
Quaestionem tamen de coniugiis obscurissimam atque implicatissimam esse non nescio. (S. Agostino, De coniugiis adulterinis, lib. I, c.25)

Il matrimonio una realt complessa, che, pertanto, si presta ad essere considerata sotto molteplici profili: oggetto del nostro studio la sua dimensione giuridica ecclesiale (canonica). II fatto che nella storia della Chiesa questa dimensione abbia avuto una grande considerazione non autorizza a considerarla esaustiva della realt del matrimonio, ma d'altra parte, in reazione al passato, sarebbe errato minimizzare, o addirittura negare, la sua importanza. L'interesse del diritto canonico per il matrimonio non si giustifica soltanto per la necessit di regolare giuridicamente una realt che ha notevoli effetti sulla vita della comunit ecclesiale, ma anche perch la sua stessa struttura comporta una dimensione giuridica: il rapporto reciproco degli sposi non infatti soltanto di carattere psicologico e affettivo, ma ha natura giuridica, comporta cio una serie di atteggiamenti e di comportamenti che sono dovuti reciprocamente a titolo di giustizia. Ci che distingue il matrimonio dalle altre forme di unione e di convivenza tra uomo e donna proprio l'esistenza di un impegno reciproco (sposo deriva dal latino spondeo che significa promettere, affidarsi) da cui nasce il diritto ad essere considerato marito o moglie dal proprio coniuge. La dimensione giuridica, quindi, non una sovrastruttura superflua aggiunta per i condizionamenti storico-culturali, ma risponde alla natura dell'istituto matrimoniale e, integrata con le prospettive delle altre discipline, permette di coglierne il significato pi autentico. Lanalisi etnologica conferma che il matrimonio ha presso tutte le culture una struttura fondamentalmente giuridica, sia nella sua costituzione (natura pattizia dellatto costitutivo, vincolo giuridico permanente). TERMINOLOGIA Matrimonium da matris monium (munus): sottolinea lunione delluomo e della donna in funzione della procreazione (matrimonio, marriage; ecc.)

Coniugium, connubium: sottomissione allo stesso giogo (cum + iugum), rappresentata anche nel rito nuziale dallessere coperti dallo stesso velo (cum + pubere) Consortium: condivisione dello stesso destino (cum+sors) Ehe (tedesco): da ewig (eterno) sottolinea la perpetuit dellunione matrimoniale CENNI STORICI Premessa: legame tra matrimonio e dimensione religiosa della vita. Le origini della vita rinviavano ad un disegno divino che coinvolgeva luomo e la donna che decidevano di mettere in comune la loro vita Nella Bibbia il matrimonio messo in relazione ad un intervento di Dio (Gen. 2,24) e successivamente acquista un significato salvifico, diventando espressione dellAlleanza tra dio e il suo popolo. Il matrimonio nel mondo giudaico (cf A. Tosato, Il matrimonio israelitico, Roma 1982, pp. 63 -109) Nei costumi del popolo ebreo abbiamo diversi modi in cui un uomo poteva prendere una donna: prendere una schiava, prendere una prostituta, prendere come moglie. Tali modi erano irriducibili luno allaltro e riconducibili ciascuno ad un preciso stato della donna. Il matrimonio elevava la donna ad uno stato giuridico diverso e superiore, che le consentiva una pi degna realizzazione. La lingua ebraica non conosce un termine analogo al matrimonium latino o al gamos greco, ma esprime la realt del matrimonio con espressioni quali dare, prendere, divenire moglie/marito: tale linguaggio esprime una trasformazione sia nelluomo che nella donna. Il procedimento matrimoniale avveniva in due tappe: lo sposalizio e le nozze. La prima fase, incoativa, consiste nella richiesta della donna da parte di un uomo: avutone il consenso, conclude laccordo (contratto) matrimoniale. La stipula dellaccordo un elemento costitutivo: solo se c il contratto nuziale la coabitazione dei due o eventuali rapporti sessuali hanno carattere sponsale. E a partire dal contratto che un uomo sposa una donna. La prima fase del procedimento matrimoniale ha carattere eminentemente giuridico e comporta la nascita di un complesso di diritti/doveri per luomo e per la donna. Le parti sono almeno due: i futuri coniugi e i loro aventi potest. Nel caso di figli soggetti allautorit dei genitori il consenso supposto. Oggetto primario del contratto il dare e il prendere la donna in moglie di un uomo, ci comporta la perdita della potest da parte del padre (la donna entra nella potest del marito) e il diritto alla coabitazione a tempo stabilito. La donna,

pur rimanendo nella casa paterna, si obbliga ad appartenere esclusivamente al suo sposo. Oggetto secondario la dote (mohar): non il prezzo che luomo paga per avere la donna, ma funge da cauzione prima dellinizio della coabitazione e viene poi consegnata alla sposa, quale garanzia in caso di divorzio o di vedovanza. Laccordo matrimoniale ha forma pubblica e solenne. Sembra comportasse una dichiarazione bilaterale di volont (Tu sei mio sposo Tu sei mia sposa). Esso riconosciuto e regolato dallordinamento giuridico. La seconda fase consiste nei festeggiamenti nuziali e ha luogo al tempo stabilito nel contratto matrimoniale. Comporta luscita della sposa dalla casa paterna accompagnata dalla benedizione del padre, il passaggio alla casa dello sposo e linizio della coabitazione. Questo secondo momento ha funzione completiva, in quanto adempie ci che gi stato stabilito. Non c un nuovo atto giuridico, ma ha comunque una sua efficacia giuridica, in quanto con esso viene posto in essere il coniugio. Nel mondo giudaico la finalit del matrimonio quella di assicurare una discendenza legittima. Lo statuto giuridico della donna caratterizzato dallappartenenza esclusiva al marito, non per come una propriet, ma nei termini di una consacrazione reciproca. Il matrimonio nel mondo romano (cf. Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, Torino 1987, pp.18-31) Primi abbozzi di un diritto cristiano sul matrimonio (cf. Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, pp. 36-50) Linflusso delle usanze germaniche sulla disciplina del matrimonio canonico (cf. Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, pp. 71 - 80) Nelle usanze germaniche si distinguevano due momenti. Il matrimonio era inteso come un atto di compravendita della donna, tra luomo che la chiedeva in sposa e chi aveva su di lei la potest. Non era richiesto il consenso della donna. Perch il matrimonio fosse concluso era necessaria la consegna della donna e la copula carnale. Anche nel mondo germanico il matrimonio distinto dal concubinato. La giurisdizione esclusiva della Chiesa e le rivendicazioni del potere statale (cf P. Moneta, Il matrimonio (cann. 1055-1165), in Il Diritto nel Mistero della Chiesa III, pp. 189-191) Il matrimonio civile e la separazione tra giurisdizione ecclesiastica giurisdizione statale (cf P. Moneta, Il matrimonio, pp. 191-193) Il Codice del 1917 e la successiva evoluzione della dottrina della chiesa sul matrimonio (cf P. Moneta, Il matrimonio, 194-197)

DEFINIZIONE ESSENZIALE DEL MATRIMONIO


Gaudium et Spes 48: Intima communitas vitae et amoris coniugalis, a Creatore condita suisque legibus instructa, foedere coniugii seu irrevocabili consensu personali instauratur. Ita actu humano, quo coniuges sese mutuo tradunt atque accipiunt, institutum ordinatione divina firmum oritur, etiam coram societate; hoc vinculum sacrum intuitu boni, tum coniugum et prolis, tum societatis, non ex humano arbitrio pendet. L'intima comunit di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale. E cos, dall'atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce anche davanti alla societ l'istituto [del matrimonio] che ha stabilit per ordinamento divino; questo vincolo sacro in vista del bene sia dei coniugi e della prole che della societ, non dipende dall'arbitrio dell'uomo.

Can. 1055 1

Matrimoniale foedus, quo vir et mulier inter se totius vitae consortium constituunt, indole sua naturali ad bonum coniugum atque ad prolis generationem et educationem ordinatum, a Christo Domino ad sacramenti dignitatem inter baptizatos evectum est.

Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunit di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati stato elevato da Cristo Signore alla dignit di sacramento.

IL CONSENSO MATRIMONIALE (CAN. 1055 E 1057) Esegesi del can. 1055 1 in relazione a G.S. 48 Matrimoniale foedus e consortium totius vitae: atto costitutivo e stato di vita (matrimonium in fieri e matrimonium in facto) unite tr aloro in rapporto causale (constituunt). Parallelismo con G.S. 48. Non corretta linterpretazione del testo conciliare nel senso che il matrimonio consiste unicamente in una relazione in continuo farsi, escludendo un momento costitutivo. Il termine foedus: risonanze bibliche, ma va tenuto presente che per indicare lAlleanza (berith) non viene mai usato il termine latino foedus, che viene invece adoperato per il patto tra eguali. Il Legislatore ha voluto richiamare lidentit tra foedus e contractus: cf 2 del can. 1055. Consortium totius vitae: riprende la definizione del matrimonio razionale (cf definizione romana di matrimonio). Consortium stato preferito a communio (prevale laspetto psicologico) e a communitas di G.S. 48 (communitas nel CIC con altri significati; usata anche per societ di mero diritto positivo, il matrimonio societ ma di diritto naturale). La specificazione totius vitae richiama la totalit come specificit dellunione coniugale. Teoria contrattualistica del matrimonio Storia dellapplicazione al matrimonio della categoria del contratto: non conosciuta dal diritto romano, ha inizio dal sec. XI e si afferma nei secoli successivi, sulla base dellanalogia tra la struttura giuridica del matrimonio e i negozi giuridici bilaterali detti contratti (duorum pluriumve in idem placitum).

Tre elementi essenziali del contratto: la capacit delle parti (naturale e giuridica); loggetto; il consenso (atto bilaterale di volont deliberato esteriormente manifestato ). Conseguenza dellatto bilaterale di volont: la nascita di obbligazioni reciproche a titolo di giustizia commutativa. Argomenti contro lapplicazione al matrimonio della categoria del contratto: - la teoria contrattuale non esprime la vera natura giuridica del matrimonio (il contratto un negozio giuridico privato, in cui le parti possono stabilire materia, fini, propriet essenziali e leventuale clausola di scioglimento); - definire il matrimonio come contratto significa dare una visione riduttiva del sacramento, la cui portata va oltre la dimensione giuridica; ci particolarmente sentito in quei contesti linguistici in cui il contratto ha natura eminentemente patrimoniale; - la teoria contrattualistica crea difficolt in campo ecumenico (in particolare con gli orientali). Il CIC 1983 ha confermato la concezione del matrimonio come contratto trasmessa dalla tradizione: cf. Communicationes 9 (1977) 120; uso del termine contratto nel 2 del can. 1055. Che cosa si intende quando si parla di contratto con riferimento al matrimonio? Non si vuole esaurire lintera realt matrimoniale, ma solo coglierne alcuni aspetti essenziali dal punto di vista giuridico: il momento costitutivo, colto nella sua dimensione creaturale. Uso analogico del termine contratto: il matrimonio un contratto sui generis, in cui gli elementi essenziali sono scritti nella natura stessa della persona umana (contratto naturale) e pertanto sono indisponibili ai singoli soggetti. Teoria istituzionalistica del matrimonio (cf. Sabbarese 85-86) Triplice motivazione per considerare il matrimonio istituzione: - la teoria contrattualistica si limita a considerare il momento costitutivo e non rende conto della vera natura dellistituto matrimoniale - il matrimonio non viene creato dal consenso delle parti, che si limitano ad entrare in una istituzione preesistente - la teoria del matrimonio/istituzione tutela meglio lindissolubilit del vincolo - concependo il matrimonio come istituzione possibile integrare la dottrina del Vaticano II sullamore coniugale Difficolt che rendono problematica laccettazione della teoria istituzionalistica: - fraintendimento della natura del consenso matrimoniale: le parti possono esprimere un consenso libero anche se non stabiliscono le condizioni

eccessiva sottolineatura del ruolo della norma. la norma che crea il matrimonio anche nella prospettiva istituzionalistica la parti manifestano la loro volont in forme contrattuali

Natura del consenso matrimoniale (can. 1057 1 Matrimonium facit partium consensus) cf. U. Navarrete, Il matrimonio nel diritto canonico: natura del consenso matrimoniale, in AA. VV., La definizione essenziale giuridica del matrimonio, Roma 1980, 126-139)

1. Causalit efficiente del consenso 2. Natura pattizia (contrattuale) del consenso 3. Il consenso causa efficiente unica e insostituibile del matrimonio Loggetto del consenso matrimoniale nel CIC 1983 Rapporto tra matrimonium in fieri e matrimonium in facto: ci che costituisce il consortium totius vitae deve essere presente al momento del consenso nelle sue potenzialit, ovvero lintenzione dei nubendi deve contenere gli elementi essenziali del matrimonio in facto come diritti-doveri che si concedono e si ricevono reciprocamente. Oggetto materiale sono le persone, ma oggetto formale (ci che interessa laspetto giuridico, sono le azioni. Loggetto del consenso il punto in cui diventa visibile il collegamento tra matrimonium in fieri e matrimonium in facto. Nel CIC 1917 loggetto del consenso veniva definito con una formula molto precisa dal punto di vista giuridico: ius perpettuum et exclusivum ad actus per se aptos ad prolis generationem. Origine della formula (precedenti biblici, presenza di aspetti personalistici nella perpetuit ed esclusivit del diritto). Suoi limiti. Formulazioni proposte nella fase di revisione del CIC: ius in corpus + ius ad vitae communionem

Significato teologico del consenso come causa efficiente del matrimonio (cf. P. Pavanello, La dimensione giuridica del matrimonio: significato teologico e conseguenze pastorali, in QDE 15 [2002] 328-332) RAPPORTO TRA CONTRATTO E SACRAMENTO (CAN. 1055 1 e 2) Esegesi del can. 1055 Can. 1055 1: Matrimoniale foedus, (...) a Cristo domino inter baptizatos ad sacramenti dignitatem evectum est Viene ripresa laffermazione che il matrimonio dei battezzati sacramento; n.b.: inter baptizatos perch ci sia il sacramento entrambi devono essere battezzati; il matrimonio di un battezzato con un non battezzato non sacramento (matrimonium non potest claudicare; prassi della chiesa di sciogliere in forza della potest vicaria del S.P. un matrimonio valido di un battezzato con un non battezzato. Il rapporto tra il patto matrimoniale (contratto) e il sacramento viene espresso attraverso la categoria dellelevazione, elaborata dal Bellarmino in risposta alle teorie regaliste che tendevano a separare contratto e sacramento. Lintervento di Cristo nei confronti del matrimonio non consistito nellistituzione ex novo, ma nel dare al matrimonio dei battezzati la dignit sacramentale riportandolo al progetto originale di Dio. La categoria dellelevazione implica lidentit di contratto e sacramento e la conseguente inseparabilit. Due elementi per diritto divino sono necessari e sufficienti per porre il sacramento del matrimonio: il battesimo; il consenso naturalmente efficiente. N.b.: quando il battesimo segue il matrimonio non necessaria una nuova celebrazione nuziale, il battesimo fa s che il matrimonio valido diventi sacramento. Cenni sullo sviluppo storico della dottrina sulla sacramentalit del matrimonio (Sabbarese, pp. 84 98) Laffermazione dogmatica che il matrimonio uno dei setti sacramenti del Concilio di Trento: i Padri conciliari non addussero alcuno specifico passo della scrittura, ma posero a fondamento della loro affermazione linsegnamento costante dei padri, dei concili e luniversalis Ecclesiae Traditio. Sviluppo della dottrina sulla sacramentalit: viene esplicitata solo nella scolastica. Nei Padri era presente la consapevolezza che il matrimonio costituiva una res sacra, in rapporto al simbolismo dellunione di Cristo con la Chiesa. Una prima elaborazione si torva in S. Agostino, per il quale tutta la realt matrimoniale (compresa lindissolubilit) partecipa della natura stessa dellunione di Cristo con la Chiesa. In ambito liturgico il matrimonio viene definito sacramentum in relazione alla consacrazione, analoga a quella delle vergini, che produce degli sposi. Dal punto

di vista teologico si cerc di individuare il momento in cui nella celebrazione liturgica si situava il riferimento al mistero dellunione di Cristo e della Chiesa. Si arriv a comprendere che il matrimonio stesso sacramento, anche al di fuori della celebrazione liturgica (la sacramentalit non pi vista nella benedizione del sacerdote). S. Tommaso elabora il significato di sacramento applicato al matrimonio non solo in riferimento al simbolismo dellunione di Cristo con la Chiesa, ma anche come segno che, in quanto rappresenta tale unione salvifica, comunica una sua grazia specifica in ordine ai compiti propri della vita coniugale. Rapporto tra contratto-sacramento (M. Mingardi, Lesclusione della sacramentale dignit del consenso matrimoniale nella dottrina e nella giurisprudenza recenti, Roma 1997 pp. 28-41) Punto di partenza: il matrimonio nella sua dimensione creaturale: non esiste un matrimonio naturale, nel senso di svincolato da Dio e dalla sua volont. Il matrimonio infatti esiste gi come realt umana (cf GS 48: molteplici riferimenti allorigine divina del matrimonio). Gi a livello della creazione il matrimonio non pu essere considerato una realt profana: sacramentalit in senso lato anche del matrimonio dei non battezzati. Lopera di Cristo nei confronti del matrimonio si esplica in una duplice direzione: da un lato riporta ogni matrimonio al principio, dallaltro conferisce al matrimonio dei cristiani una pienezza sacramentale. Profonda continuit tra il matrimonio nellordine della creazione e in quello della redenzione: a) la grazia consente la realizzazione di ci che il sacramento gi a livello della creazione; b) nel vivere il matrimonio che si attua la santificazione dei coniugi. Il sacramento si attua ogni volta che il contratto posto da due battezzati: sufficiente linserimento ontologico nel Corpo di Cristo tramite il battesimo perch la realt sacra del matrimonio (nelloridne della creazione) dischiuda tutte le sue possibilit. Da questa affermazione derivano alcune conseguenze: a) il matrimonio dei battezzati non pu essere che sacramentale: non si tratta di una norma disciplinare, ma un principio teologico; b) per la celebrazione del matrimonio sacramentale non si richiede alcun rito particolare (la necessit della forma canonica ad validitatem una norma meramente positiva) c) la sacramentalit non deriva dal battesimo come mero effetto giuridico, ma per la nuova realt ontologica creata dal battesimo stesso: si deve tener presente che la trasformazione ontologica prodotta dal battesimo opera indipendentemente dalle intenzioni del fedele. Il rapporto tra contratto-sacramento va compreso alla luce della profonda continuit esistente tra natura e soprannatura.

Il legame tra la dimensione naturale del matrimonio e quella sacramentale non solo estrinseca, pertanto non si limita ad un simbolismo, ma una reale partecipazione al rapporto Cristo-Chiesa. E il medesimo atto consensuale che d vita alluno o allaltro tipo di matrimonio a seconda che i coniugi sono o meno battezzati.
Dalla sacramentalit del matrimonio derivano due conseguenze: a) identit tra contratto e sacramento (can. 1055, 1) b) inseparabilit tra contratto e sacramento (can. 1055, 2) Identit tra contratto e sacramento Il Codice non si limita ad affermare che il matrimonio sacramento, ma precisa che la sacramentalit riguarda il matrimonio come contratto, cio il momento costitutivo del matrimonio stesso. Il rapporto tra contratto e sacramento espresso attraverso la categoria dell'elevazione: si sottolinea in questo modo come la sacramentalit non sia un elemento tra gli altri del matrimonio tra cristiani o un qualche cosa che verrebbe ad aggiungersi dall'esterno, ma una dimensione intrinseca, che permea di s tutta la realt creaturale del matrimonio. La sacramentalit si estende anche al matrimonio come realt permanente? La teologia (cf. Bellarmino) e il Magistero (Casti connubii, GS 48, FC 56) danno una risposta positiva. la grazia del sacramento si estende a tutta la vita dei coniugi, mentre non sembra affatto condivisibile la tesi secondo la quale, consistendo la sacramentalit del matrimonio nella vita coniugale, una volta che questa fallita, verrebbe meno anche il sacramento perch la realt umana della coppia non pi in grado di essere segno dell'amore di Dio per l'umanit. Inseparabilit tra contratto e sacramento Can. 1055, 2: Tra i battezzati non pu sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia per ci stesso sacramento. Ci significa l'impossibilit per la chiesa di riconoscere la validit di un matrimonio tra due battezzati che escluda la sacramentalit (sia esplicitamente ad es. un matrimonio civile, sia implicitamente attraverso una riserva posta al consenso cf. can. 1101, 2 e 1099). Nel corso della storia la dottrina della inseparabilit stata pi volte messa in discussione, a partire da problematiche diverse: nel Medioevo a partire dal matrimonio dei muti (Duns Scoto); in epoca moderna dalle teorie regaliste che rivendicavano la competenza dello Stato circa il matrimonio come atto umano (contratto) lasciando alla Chiesa solo il rito sacro, considerato quasi unappendice (Melchior Cano). Il Magistero intervenne ripetutamente sia con Pio IX che con Leone XIII e Pio XI, che motivano la dottrina dell'inseparabilit come conseguenza logica del dogma della sacramentalit. Contro il pericolo di un certo automatismo sacramentale troviamo nel Codice alcune norme, che tengono conto ai fini della validit del matrimonio di una volont contraria alla sua dignit sacramentale: l'esclusione della sacramentale dignit (can. 1101, 2), l'errore determinante la volont sulla medesima (can. 1099), la disciplina relativa ai

10

matrimoni misti, l'esenzione dall'obbligo della forma canonica per chi ha formalmente abbandonato la chiesa cattolica (can. 1117). Il matrimonio dei battezzati non credenti La dottrina dell'inseparabilit messa in discussione oggi da un punto di vista pi propriamente pastorale: a partire dalla situazione di tanti battezzati che non hanno la fede. Come pu essere sacramento il loro matrimonio se i sacramenti suppongono la fede? Non sarebbe pi opportuno separare il matrimonio come contratto naturale dal sacramento, riconoscendo ad es. la validit di un matrimonio civile di due battezzati non credenti? Dopo il Concilio il dibattito su questo tema stato molto vivace. Le Tesi sulla dottrina del matrimonio cristiano (23.10.1978) della Commissione Teologica Internazionale confermarono la dottrina dell'inseparabilit. Un ulteriore approfondimento avvenuto in occasione del Sinodo dei Vescovi del 1980: la Familiaris Consortio al n.68 ne sintetizza in modo autorevole le conclusioni. Criteri per una corretta soluzione pastorale (FC 68)

Dopo il Concilio di tentato di risolvere questa problematica attraverso soluzioni pastorali che tendono a distinguere (se non anche a separare) il matrimonio come realt umana dal sacramento: i risultati non sono stati positivi e non hanno raggiunto lobiettivo di condurre alla riscoperta della fede soggettiva e alla celebrazione del sacramento del matirmonio (cf D. Baudot, Linseparabilit entre le contract et le sacrament de marriage. La discussion aprs le Concile Vatican II; Roma 198pp. 87-112
Punto di riferimento: realt teologica dell'uomo battezzato. Conseguenza del Battesimo: quando due battezzati si danno e si accettano reciprocamente come marito e moglie, il loro atto ha valore soprannaturale e significa l'amore di Cristo per la Chiesa. Ci avviene anche a prescindere dalle disposizioni soggettive, in quanto tale decisione implica realmente, anche se non in modo pienamente consapevole, un atteggiamento di profonda obbedienza alla volont di Dio, che non pu darsi senza la sua grazia. (FC n.68). Come possibile che dei battezzati non credenti possano celebrare il matrimoniosacramento? Risponde Giovanni Paolo II nella FC n.68: Il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti gli altri: di essere il sacramento di una realt che gi esiste nell'economia della creazione, di essere lo stesso patto coniugale istituito dal Creatore "al principio". La decisione dell'uomo e della donna di sposarsi secondo questo progetto divino, la decisione cio di impegnare nel loro irrevocabile consenso coniugale tutta la loro vita in un amore indissolubile e in una fedelt incondizionata, implica realmente, anche se non in modo pienamente consapevole, un atteggiamento di profonda obbedienza alla volont di Dio, che non pu darsi senza la sua grazia. Essi sono gi pertanto inseriti in un vero e proprio cammino di salvezza, che la celebrazione del sacramento e la immediata preparazione al medesimo possono completare e portare a termine, data la rettitudine della loro intenzione Il criterio discriminante per accedere alla celebrazione del matrimonio sar pertanto la presenza o meno dell'intenzione di fare ci che fa la chiesa: Voler stabilire ulteriori criteri di ammissione alla celebrazione ecclesiale del matrimonio, che dovrebbero riguardare il grado di fede dei nubendi, comporta oltretutto gravi rischi; quello anzitutto

11

di pronunciare giudizi infondati e discriminatori; il rischio di sollevare dubbi sulla validit di matrimoni gi celebrati; si cadrebbe in pericolo di contestare o di mettere in dubbio la sacramentalit di molti matrimoni di fratelli separati dalla chiesa cattolica. Quando al contrario, nonostante ogni tentativo fatto, i nubendi mostrano di rifiutare in modo esplicito e formale ci che la Chiesa intende compiere quando celebra il matrimonio di battezzati, il pastore d'anime non pu ammetterli alla celebrazione. Anche se a malincuore, egli ha il dovere di prendere atto della situazione e di far comprendere che non la Chiesa ma essi stessi ad impedire la celebrazione (FC n.68). Indicazioni pastorali per battezzati non credenti lammissione al matrimonio dei

Necessit di una particolare cura pastorale: I pastori danime prestino grande attenzione a coloro che, pur chiedendo il matrimonio canonico, dimostrano di non essere pienamente disposti a celebrarlo con fee. La fede, infatti, di chi domanda alla chiesa di sposarsi pu esistere in gradi diversi ed dovere primario dei pastori di farla riscoprire, di nutrirla e di renderla matura. Il parroco aiuti questi nubendi a riflettere sul significato della loro scelta e accerti, in ogni caso, che siano sinceramente disposti ad accettare la natura, i fini e le propriet essenziali del matrimonio cristiano (n.43). E preferibile un matrimonio civile, piuttosto che un matrimonio celebrato in chiesa solo per motivazioni esteriori? A titolo di esempio si possono ricordare le indicazioni pastorali del Sinodo diocesano di Milano: proposta di un cammino previo di riscoperta della fede (oltre allitinerario di preparazione obbligatorio a tutti); prima di procedere allistruttoria matrimoniale valutazione delle motivazioni che li spingono a chiedere il matrimonio canonico; disponibilit ad accettare il matrimonio come inteso dalla chiesa; particolare cura pastorale per le coppie in cui uno solo dei nubendi credente.

12