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Oralit e scrittura

Fondamenti del diritto antico il nome ambizioso di un seminario di studio permanente, che
dallo scorso anno accademico coinvolge la Facolt di Giurisprudenza, il Centro di Ricerca sulle
Istituzioni Europee (CRIE) e il Centro Interistituzionale Euro Mediterraneo per i Beni Culturali (CEM) dellUniversit Suor Orsola Benincasa.
Esso si propone lobiettivo di esplorare campi di
ricerca di comune interesse per giuristi, storici,
filologi e archeologi del nostro Ateneo e di attivare la comunicazione e la circolazione degli studi al di l delle specifiche competenze che distinguendoci ci dividono.
I risultati dei seminari troveranno una stabile collocazione in una serie di pubblicazioni
della Facolt di Giurisprudenza, inaugurata dal
presente volume.

Come docente e preside di Giurisprudenza attribuisco alliniziativa un valore culturale in


vista della formazione di un giurista clto, consapevole della profondit e dello spessore dei fenomeni giuridici, non ignaro che il diritto sempre esperienza giuridica e che ogni ordinamento
segnato dalla sua storia, che contiene e condensa i pi autentici significati di una civilt.
Rivolgo un sentito ringraziamento a Francesco De Sanctis, direttore del CRIE, a Massimiliano Marazzi, direttore del CEM, e a Mariavaleria del Tufo, prorettore dellUniversit Suor Orsola Benincasa, per aver promosso liniziativa, e
ai relatori del primo ciclo di incontri, svoltosi nella scorsa primavera, divenuti poi autori del primo
volume: Francesco Lucrezi, Massimiliano Marazzi e Amedeo Visconti.
Il tema che ha segnato il primo ciclo Oralit e scrittura evoca una problematica profondamente radicata nella storia del diritto e si ispira a
una delle dicotomie costitutive della giuridicit,
quella di ius scriptum e ius non scriptum, in grado
di attraversare i secoli e le civilt senza perdere il
suo valore euristico, come testimonia il dibattito
odierno sulle fonti.
Vincenzo Omaggio
Preside della Facolt di Giurisprudenza
Universit Suor Orsola Benincasa

DALLE DIECI PAROLE


AI DIECI COMANDAMENTI:
EBRAISMO, CRISTIANESIMO
E LA CODIFICAZIONE DEI PRECETTI*
Francesco Lucrezi

* Parti del presente contributo confluiranno, con


modifiche, nel volume Il procurato incendio in diritto ebraico
e romano. Studi sulla Collatio VI, Torino 2012, e nel saggio
Il Decalogo nella Collatio, destinato agli Studi in onore di
Francesco Guizzi.

1. Il Decalogo, com noto, sempre stato


chiamato, nei secoli, a testimoniare la matrice comune, il profondo, complesso rapporto di filiazione tra cristianesimo ed ebraismo, variamente
interpretabile, e interpretato, in chiave tanto di
rispetto, venerazione, gratitudine, da parte del figlio, nei confronti del genitore, quanto di rivalit, sostituzione, disprezzo. E la storia insegna
quante volte, e con quanta facilit, si sia potuti
improvvisamente passare, e senza alcuna apparente ragione o giustificazione, dalluna allaltra
posizione.
Ma il processo storico di consolidamento di
tale nucleo normativo eredit comune o contesa, segno di unione o divisione tra i figli di Abramo , in entrambe le religioni, non appare lineare.
Il Decalogo (indicato, generalmente, con
lespressione talmudica Asret Ha-dibrt [le dieci

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parole]1, o anche Asret Ha-devarm [davr = parola, ma anche cosa, fatto])2 viene pronunciato, nella Torah, due volte: la prima, nel libro
dellEsodo (20.1-17), la seconda, con alcune leggere differenze, nel Deuteronomio (5.6-18)3.
Esodo 20
1. Dio allora pronunci tutte queste parole:
2. Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto
uscire dal paese dEgitto, dalla casa di schiavi.
3. Non avrai altri di di fronte a me. 4.- Non ti farai idolo n immagine alcuna di ci che lass nel cielo n di ci che quaggi sulla terra, n di ci che
nelle acque sotto la terra. 5.- Non ti prostrerai davanti
a loro e non li servirai. Perch io, il Signore, sono il tuo
Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei
figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6.- ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
7. Non pronuncerai invano il nome del Signore,
tuo Dio, perch il Signore non lascer impunito chi
pronuncia il suo nome invano.
8. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:
9. sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10. ma il
settimo giorno il sabato in onore del Signore, tuo
Dio: tu non farai alcun lavoro, n tu, n tuo figlio, n
tua figlia, n il tuo schiavo, n la tua schiava, n il tuo
bestiame, n il forestiero che dimora presso di te. 11.
Perch in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto in essi, ma si riposato il gior-

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no settimo. Perci il Signore ha benedetto il giorno di


sabato e lo ha dichiarato sacro.
12. Onora tuo padre e tua madre, perch si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti d il Signore,
tuo Dio.
13. Non assassinare4.
14. Non commettere adulterio.
15. Non rubare.
16. Non pronunciare falsa testimonianza contro
il tuo prossimo.
17. Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, n il suo
schiavo, n la sua schiava, n il suo bue, n il suo asino, n alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

2. Le Dieci Parole rappresentano la prima


forma di corpus, di codice normativo compreso
nella Torah, ma non lunica (ad esse si affiancano
i cd. Codice dellAlleanza [Ex. 20.22-23.33], Codice del Deuteronomio [12-16], Legge di Santit
[Lev. 17-26] e Codice Sacerdotale [Lev. 1-7, 8-10,
11-16]5), n costituiscono i primi precetti divini
scolpiti nel Pentateuco, in quanto, nell elenco di
Maimonide6, esse sono precedute da 24 comandamenti, 3 formulati nel libro della Genesi (1.28;
17.10; 32.33) e 21 nellEsodo (12.2; 12.6; 12.8;
12.9; 12.10; 12.15; 12.18; 12.19; 12.20; 12.43;
12.45; 12.46 [due precetti]; 12.48; 13.2; 13.3;
13.7; 13.8; 13.13 [due precetti]; 16.29).

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Non ci dato di sapere con certezza in che


modo le Asret Ha-dibrt fossero al centro del culto nellet del Primo e del Secondo Tempio, ma
certo che, in quanto primo codice, direttamente pronunciato da Dio (senza la mediazione di
Mos), assunsero una posizione privilegiata, tanto da essere custodite, con le stesse Tavole della
Legge, dapprima nel Tabernacolo, costruito e
trasportato nel deserto, e poi nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme, insieme alle
meghillt (rotoli) su cui Mos avrebbe scritto il resto della Torah.
Filone Alessandrino, giudeo ellenizzato vissuto nei primi anni dellera volgare7, dedica ad
esse un trattato, De Decalogo, nel quale le Dieci Parole come, del resto, tutti i precetti della Torah8
vengono additati come esempio di perfetta legge di natura (nmos fseos), valevole per tutta lumanit, e come sintesi della totalit dei precetti
mosaici9.
Dopo il 70 d.C., distrutto il Tempio, lArn
ha-Kodesh, laltare santo collocato nelle varie sinagoghe, rivolto verso Gerusalemme, ne prende
il posto10. In esso, non pi le Tavole della Legge,
andate perdute, ma i rotoli di tutti e cinque i libri della Torah (anche se le Asret Ha-dibrt conservarono un posto di primo piano, venendo sovente trascritte sopra o davanti lArca Santa, nelle sinagoghe).

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Nellesilio, il popolo ebraico, com noto,


preserva la propria identit attraverso la cosiddetta ortoprassia, ossia il rispetto minuzioso e
quotidiano delle regole di condotta sancite nella
Torah, la cui osservanza avrebbe permesso agli
ebrei, dispersi in cento nazioni diverse, di restare
un unico popolo11. Tutte le mitzvt, in tale processo, diventano essenziali, non solo le Dieci Parole, e lidea che si possano scegliere dei precetti fondamentali atti a sintetizzare lessenza dellosservanza sinaitica, destinati cos a occupare
un ruolo di preminenza , pur affiorante diverse
volte nella storia della diaspora, viene reiteratamente contrastata, giacch tutte le leggi di Dio
esprimono il suo volere, e tutte devono trovare,
allo stesso modo, ascolto e obbedienza: Maimonide codific le 613 mitzvt non solo per definire
esattamente quali esse fossero, ma anche per eliminare per sempre ogni tentazione di sintesi e
sfoltimento.

3. Il cristianesimo, gemmato dallebraismo, trov la sua linfa e il suo patrimonio dogmatico nella Bibbia, ma, com noto, percorse
unaltra strada. Le Scritture vennero risignificate in Praeparatio evangelica e in Vecchio Testamento, cambiando radicalmente funzione12, e
lattenzione della Chiesa and a spostarsi dalla

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prassi alla verit di fede: dallortoprassia allortodossia13.


Lortoprassia non era proponibile per una
religione universale, rivolta a tutte le genti, la parola biblica andava reinterpretata alla luce del
nuovo messaggio evangelico, e il complesso impianto normativo della Torah andava fortemente
ridotto e semplificato. Una delle accuse pi ricorrenti della polemica cristiana contro gli ebrei,
nei vari trattati contra Iudaeos (da Tertulliano a
Giovanni Crisostomo, da Agostino ad Ambrogio14), proprio quella di non avere capito la novit rappresentata dalla venuta del Messia, e di essere cos rimasti ancorati a una mera interpretazione letterale della Torah, vuota di spirito e di
significato.
Perci, fin dallinizio, i Padri della Chiesa si
impegnano a chiarire che lappartenenza al popolo di Dio non implica losservanza dei molteplici precetti mosaici. Lautorit dellAntico Testamento ridimensionata15 e la sua funzione
viene essenzialmente ridotta a quella di santa radice16, mero annuncio del Vangelo e della venuta del Messia. San Paolo afferma che i cristiani
devono considerarsi morti alla Legge17 e spiega
linutilit della circoncisone, in quanto conterebbe solo lessere circoncisi nel cuore18, il primo
Concilio apostolico di Gerusalemme stabilisce
che i gentili che si convertano al cristianesimo

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non si debbano circoncidere e non debbano venire indotti al rispetto della legge di Mos19,
Ignazio di Antiochia contesta losservanza, ancora diffusa nelle prime comunit giudaico-cristiane20, del riposo dello shabt 21.
Gli obblighi di prassi andavano cos a diminuire, mentre le verit di fede, i dogmi, andavano a moltiplicarsi, sulla base del Nuovo Testamento e dellinterpretazione ecclesiastica.
Sconfitto il radicalismo di Marcione che
aveva predicato la completa cancellazione delleredit dottrinaria ebraica , il Vecchio Testamento restava comunque un patrimonio sapienziale e
morale da rispettare, ma aggiornato, trasformato
e degiudaizzato, limitato a quei precetti morali
che apparissero adatti a costituire un nuovo, pi
semplice codice, adatto a tutte le genti, a tutti i
popoli del mondo.
Occorreva, pertanto, una sintesi dei precetti biblici da fare osservare. Ma, su quale essa dovesse essere, non ci fu, allinizio, concordia.

4. Al giovane ricco che gli chiede: Maestro,


che cosa devo fare di buono per ottenere la vita
eterna?, Ges risponde: Se vuoi entrare nella
vita, osserva i comandamenti. Ed elenca al suo
interlocutore i precetti che riguardano lamore
del prossimo: Non uccidere, non commettere

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adulterio, non rubare, non testimoniare il falso,


onora tuo padre e tua madre, per poi riassumerli in una formulazione positiva: Ama il prossimo tuo come te stesso22. A questa prima risposta se ne aggiunge subito una seconda: Se vuoi
essere perfetto, va, vendi quello che possiedi,
dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi23.
E quando poi gli si chiede Qual il pi
grande comandamento della Legge?24, Ges risponde richiamando un altro, fondamentale precetto della Torah25, erroneamente presentato
come una novit della predicazione evangelica26 : Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo
cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua
mente. Questo il pi grande e il primo dei comandamenti. E il secondo simile al primo:
Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi
due comandamenti dipende tutta la Legge e i
Profeti27. Manca quindi, come si vede, un esplicito riferimento al Decalogo28.
In seguito, Ireneo di Lione, nel II secolo,
chiar che lincarnazione di Cristo avrebbe comportato un compimento, non un superamento
del Decalogo29, ma in diversi testi del primo cristianesimo si trovano altre forme, destinate a diversa fortuna, di redazione di elenchi dei comportamenti essenziali da adottare, da parte del
buon cristiano, differenti dai Dieci Comanda-

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menti: la Didach apostolorum (seconda met del I


secolo) fornisce una lista lunga e articolata, di oltre quaranta precetti (non uccidere, non commettere adulterio, non corrompere i ragazzi, non
fornicare, non rubare, non fare magie, non fare
venefici, non praticare laborto, non spergiurare,
non fare maldicenze, non odiare ecc.30), e cos
Erma (prima met del II sec.), che ne elenca circa una cinquantina (credere in un solo Dio, non
essere maldicente, amare la verit, non mentire,
non desiderare la donna altrui, essere paziente,
rifuggire la collera, credere al giusto, non credere allingiusto, temere il Signore, custodire i suoi
precetti, astenersi dal male, non fornicare, non
ubriacarsi, non abbandonarsi al lusso, non essere
superbi, non bestemmiare ecc.31).

5. solo a partire da SantAgostino che i


Dieci Comandamenti acquistano un posto preponderante nella catechesi. Nel suo 33 Sermone, il Santo indica il Decalogo come suprema sintesi di buona prassi cristiana, distinguendo tra i
primi tre Comandamenti, concernenti obblighi
verso Dio (1: Non avere altri di; 2: Non nominare il nome di Dio invano; 3: Rispetta il giorno
del Signore), e i seguenti sette, riguardanti i doveri verso il prossimo (4: Onora tuo padre e tua
madre; 5: Non uccidere; 6: Non commettere

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adulterio; 7: Non rubare; 8: Non dire falsa testimonianza; 9; Non desiderare la donna altrui; 10:
Non desiderare le cose altrui)32.
Nella societ altomedievale lelenco dei
Dieci Comandamenti fu assunto come schema
ordinatore di diverse opere, di carattere catechetico ed apologetico, redatte in ambito ecclesiastico33. E, come abbiamo cercato di dimostrare34, ,
probabilmente, alla fine dellVIII secolo che deve
farsi risalire la cd. Collatio legum Mosaicarum et Romanarum 35, la singolare operetta tardoantica
(anche detta Lex Dei), che raccoglie, in un ordine
alquanto casuale e confuso, brani di giureconsulti romani, testi di costituzioni imperiali e alcuni
precetti biblici, tratti da quattro dei cinque libri
della Torah (Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), riportati in unapprossimativa traduzione latina. Una silloge nella quale lautore forse
un ebreo convertito al cristianesimo offre una
forma di rudimentale comparazione tra diritto
mosaico e romano, redatta, almeno in parte, secondo lo schema del Decalogo (seguito, segnatamente, dal sesto al nono Comandamento [o, secondo la numerazione cattolica36, dal quinto allottavo]37).
Ma, accanto al Decalogo, continuano, nellalto Medio Evo, a circolare altre forme di sintesi degli essenziali doveri comportamentali del
buon cristiano: il Poenitentiale Romanum 38 un

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cui antico manoscritto pu essere stato compilato in data non distante, cronologicamente, da
quella della Collatio 39 , per esempio, formula
un elenco di 16 (non 10) peccati mortali, per i
quali obbligatoria la relativa penitenza: 1. de
homicidio; 2. de sanguinis effusione; 3. de fornicatoribus; 4. de pessimo vitio sodomite; 5. de incesto; 6.de adulterio; 7. de furto; 8. de sacrilegio; 9. de peiuro; 10. de falso testimonio; 11. de ecclesiae violatoribus; 12. de maleficio; 13. de usuris; 14. de carnibus
immundis ; 15. de odio; 16. de diversis culpis sacrificii.

6. Anche in ragione dellappropriazione,


da parte cristiana, dei Dieci Comandamenti, la
centralit delle Dieci Parole, in ambito ebraico,
fu messa in discussione40: ancora oggi, durante la
lettura delle Asret Ha-dibrt nelle funzioni religiose, esiste un dissenso, in diverse Comunit, rispetto allopportunit, da parte dei fedeli, di alzarsi in piedi: alcuni lo fanno, in segno di rispetto, altri lo ritengono sbagliato, in quanto non
dovrebbe essere attribuita alle Dieci Parole una
venerazione maggiore di quella riservata alla totalit delle 613 mitzvt 41.
Il posto delle Dieci Parole fu cos preso dallo Shem Israel (Ascolta Israele), ossia i versi del
Deuteronomio che sarebbero diventati, nei seco-

21

li della diaspora, la pi diffusa preghiera ebraica,


da recitare, mattina e sera, ogni giorno:
Deut. 6.4-9: Ascolta, Israele (Shem Israel). Il Signore nostro Dio, il Signore uno. Ama il Signore
Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta lanima, con
tutte le forze. Queste parole che io ti comando siano
nel tuo cuore. Le insegnerai ai tuoi figli, ne parlerai
quando sei seduto in casa, quando cammini per strada,
quando ti corichi e quando ti alzi. Le legherai come segno sul tuo braccio, saranno come frontali tra i tuoi occhi. Le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue
porte.

Secondo la tradizione, lo Shem avrebbe appunto sintetizzato in s le Dieci Parole, il cui contenuto sarebbe stato integralmente ripreso nella
preghiera42, attraverso la seguente corrispondenza:
1) Ascolta Israele, Il Signore nostro Dio =
Io sono il Signore Dio tuo;
2) Il Signore uno = Non avrai altri di;
3) Ama il Signore Dio tuo = Non pronunciare il nome di Dio invano;
4) Queste parole che io ti comando oggi =
Osserva il giorno di shabt (il collegamento si basa
sullanalogia tra la parola il giorno, oggi citata
nel comandamento e lordine dato da Mos di
non raccogliere la manna oggi, cio di shabt);
5) Le insegnerai ai tuoi figli = Onora il pa-

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dre e la madre (perch linsegnamento da impartire ai figli, fin da quando sono piccoli, consiste anche nellinsegnare loro il rispetto dei genitori);
6) Quando camminerai per strada = Non
uccidere (perch la maggior parte degli omicidi
avvengono per la strada);
7) Quando ti corichi = Non commettere
adulterio (collegamento evidente);
8) Le legherai come segno sul tuo braccio =
Non rubare (si ruba con le mani);
9) Saranno come frontali tra i tuoi occhi =
Non fare falsa testimonianza (si pu testimoniare
solo quando un fatto stato visto di persona con
i propri occhi);
10) Le scriverai sugli stipiti della tua casa =
Non desiderare cose e donne di altri (le parole
vanno affisse sugli stipiti della propria casa, e non
su quelle di altri, per rammentare che si pu avere solo quanto si trova nella propria casa)43.

7. Anche lebraismo, com noto, conosce


delle leggi universali, valide non solo per il popolo ebraico, ma per tutto il genere umano. Ma
queste non sono i Dieci Comandamenti, bens le
sette leggi cd. noachidi date da Dio gi, parzialmente, ad Adamo, poi, in forma completa, a
No e successivamente (secondo la tradizione)

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ribadite a Mos sul Sinai -, imperative per tutti gli


uomini: una positiva (I: obbligo di istituire tribunali che giudichino secondo giustizia) e sei negative (II: divieto di idolatria, III: di blasfemia, IV:
di incesto; V: di omicidio, VI: di furto, VII: di cibarsi di membra di animali ancora viventi)44. Tutti coloro che rispetteranno le sette leggi noachidi, chiarisce Maimonide, saranno annoverati tra i
Giusti delle nazioni, e avranno parte del mondo
avvenire45.
E anche i precetti noachidi, secondo la tradizione, avrebbero assorbito in s il contenuto
dei Dieci Comandamenti, anzi, di tutte le mitzvt.
Il Talmud specifica che, ai sette comandamenti
dati ad Adamo e No, e valevoli per tutti gli uomini, ne sarebbero stati aggiunti, sul Monte Sinai, altri tre, obbligatori per il solo popolo dIsraele: onorare i genitori, rispettare lo shabt, osservare il mishpt, ossia il diritto (nel senso di
tutte le altre leggi previste, per gli ebrei, nella Torah)46.

8. Che i Comandamenti siano 10 detto


espressamente, sia nellEsodo (34.28) che nel
Deuteronomio (4.13; 10.4)47, anche se non nei
passi in cui le Dieci Parole vengono pronunciate,
nei quali si legge solo che Dio pronunci, genericamente, tutte queste parole48 (volendo con

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ci dire, secondo il Commento di Rashi, che tutti i Comandamenti furono pronunciati con una
sola emissione di voce, cosa che ad un uomo
impossibile di fare49).
Leggendo i passi dellEsodo e del Deuteronomio che ne riportano il contenuto, essi sembrano in numero superiore, fino a 27 (1: Io sono
il Signore; 2: Non avere altri di; 3: Non avere
idoli; 4: Non fare immagini; 5: Non genufletterti
davanti a idoli e immagini; 6: Non li servire; 7:
Non pronunciare invano il nome del Signore; 8:
Santifica il sabato; 9: Non lavorare di sabato; 10:
Non far lavorare tuo figlio; 11: N tua figlia; 12:
N il tuo schiavo; 13: N la tua schiava; 14: N il
tuo bestiame; 15: N il forestiero che dimora
presso di te; 16: Onora tuo padre e tua madre;
17: Non uccidere; 18: Non commettere adulterio; 19: Non rubare; 20: Non rendere falsa testimonianza; 21: Non desiderare la casa del tuo
prossimo; 22: Non desiderare la moglie del tuo
prossimo; 23: N il suo schiavo; 24: N la sua
schiava; 25: N il suo bue; 26: N il suo asino; 27:
N alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo).
In base a quanto scritto nellEsodo (34.28)
e nel Deuteronomio (4.13; 10.4), comunque,
tanto lebraismo quanto il cristianesimo hanno
accettato il numero di dieci (basato, evidentemente, sullaccorpamento di alcune disposizioni), mentre una importante divisione si regi-

25

strata nella individuazione degli specifici precetti. Io sono il Signore Dio tuo, infatti considerata, dagli ebrei, una mitzv autonoma, la prima
(che obbliga non tanto a credere in Dio, quanto
a riconoscere che le Asret Ha-dibrt sono parole
del Signore), mentre nel cristianesimo, a partire
da Agostino, prevalse lidea di considerare le parole Io sono come una semplice introduzione al successivo versetto e a tutto il Decalogo, una
presentazione del Signore al suo popolo, con la
quale non viene dato alcuno specifico comandamento.
Una differenza apparentemente minuscola,
che per ha contribuito alla creazione di una significativa divaricazione dottrinaria, in quanto
nellebraismo considerata molto importante
lattribuzione delle Parole a una o laltra delle
due Tavole, delle quali la prima (quella di destra,
considerando la scrittura ebraica, che va da destra a sinistra) conterebbe gli obblighi verso Dio,
la seconda (quella di sinistra) quelli verso gli uomini50 (cosicch, per esempio, il divieto di assassinare sarebbe una mancanza verso il prossimo,
laddove, invece, loffesa al padre e alla madre
rappresenterebbe uningiuria verso il Creatore,
essendo i genitori considerati, appunto, compartecipi della creazione del figlio).
SantAgostino, come abbiamo visto, avrebbe proposto una numerazione diversa, accorpan-

26

do i primi due Comandamenti (Io sono il Signore Dio tuo, Non avrai altro Dio fuori di
me), sdoppiando lultimo (Non desiderare la
donna altrui, Non desiderare le cose altrui,
considerati, ebraicamente, un unico precetto), e
considerando solo i primi tre Comandamenti
(Non avere altri di; Non bestemmiare; Santificare il giorno del Signore) come degli obblighi verso Dio. Martin Lutero, invece, creando un
nuovo fronte polemico contro Roma, avrebbe ripristinato loriginaria numerazione ebraica, ancora in vigore nelle Chiese riformate: contrastato, anche in ci, dal Concilio di Trento, che
avrebbe ribadito lordine di Agostino51, seguito
poi da tutti gli altri Concilii cattolici, fino al Vaticano II52.
Lo stesso Concilio Vaticano II, daltronde,
com noto, avrebbe inaugurato una stagione
nuova, aprendo la strada a un diverso clima culturale, pi aperto e disteso, di confronto tra le diverse religioni monoteiste, allinsegna del dialogo, dellascolto e del reciproco rispetto, nel rifiuto delle antiche logiche di contrapposizione e
ostilit53. Allinterno di tale rinnovata temperie
culturale certo, non priva di ombre e problemi,
n di rischi di riflusso i Dieci Comandamenti
tornano oggetto anche alla luce delle tragiche
esperienze del XX secolo54 di una nuova speculazione teorica, in ambito tanto ebraico quan-

27

to cristiano, fuori da schemi di schieramento e


appartenenza, in nome di uninedita, comune ricerca di senso55.

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Note

T.B., Shabt 86b.


Sul punto, m.a. ouaknin, Le Dix Commandements,
Paris, 1999, trad. it.: Le Dieci Parole. Il Decalogo riletto e commentato dai Maestri ebrei antichi e moderni, con Presentazione di
o. di grazia, Milano, 2001, 31 s., 34 s.; o. di grazia, Presentazione, 9 s. (Ma nellet pi risalente, nota b.s. jackson,
Theft in Early Jewish Law, Oxford, 1972, 242, la parola sarebbe stata closely associated with oracular decision).
3 Sulle ragioni di tale ripetizione, cfr. m.a. ouaknin,
Le Dix Commandements, 19 ss. Cfr. anche: m. noth, Die Gesetze im Pentateuch. Ihre Voraussetzung und ihr Sinn, Halle,
1940 (= id., Gesammelte Studien zum Altes Testament, Mnchen, 1957, 9 ss.); g. canfora, p. rossano, s. zedda, Il
messaggio della salvezza, 2, Colle don Bosco (Asti), 1969,
319 ss.
4 E non gi, come spesso, erroneamente, si traduce,
non uccidere, potendo ben essere considerato latto
delluccidere, in determinate circostanze, lecito, se non
doveroso (legittima difesa, combattimento, esecuzione di
condanna capitale, protezione di persona innocente minacciata di morte ecc.).
5 Sul punto: r. de vaux, Les Institutions de lAncien Testament, III ed. it.: Le istituzioni dellAntico Testamento, Ge2

29

nova, 1977, rist. 2002, 150 s.; j. bright, A History of Israel,


4 ed., 2000, ed. it.: Storia dellantico Israele, Roma 2006, 163
s.; l. monloubou, f.m. du boit, s.v. Decalogo, in Dictionnaire Biblique Universel, Paris, 1985, ed. it.: Dizionario biblico storico/critico, a cura di R. Fabris, Roma, 1987, 262 s.; e. galbiati (cur.), s.v. Dieci Comandamenti o Decalogo, in Dizionario
Enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico, Milano, 1986,
224 s.; s. jackson, Wisdom-Laws. A Study of the Mishpatim of
Exodus, 21:1-22:16, Oxford 2006, 58, 66 ss., 102 ss., 263
ss., 459 ss., al quale rinviamo anche per indicazioni di massima riguardo allampia bibliografia sul Decalogo.
6 Per i criteri adoperati da Maimonide per la sua selezione e numerazione, cfr. moshe ben maimon, Sefer miswot. Il libro dei precetti, introduzione, traduzione e note di
M.E. Artom, Roma, 1980.
7 Cfr.: a.d. nock, Philo and Hellenistic Philosophy, ora
in id., Essays on Religion and the Ancient World, Oxford,
1972, II, 559 ss.; y. amir, Authority and Interpretation of
Scripture in the Writings of Philo, in m. mulder, h. sysling,
Mikra, 421 ss.
8 De vita Moysis 2.14, 15, 21.
9 De Decalogo 29.154. Cfr. b. cohen, Jewish and Roman Law, New York, 1966, I. 104.
10 Cfr. ch. perrot, The Reading of the Bible in the Ancient Synagogue, in m. mulder, h. sysling, Mikra. Text,
Translation, Reading and Interpretation of the Hebrew Bible in
Ancient Judaism and Early Christianity, Assen, Maastricht,
Philadelphia, 1988, 137 ss.
11 Cfr. f. lucrezi, Ebrei a Napoli, in id., Ebraismo e Novecento. Diritti, cittadinanza, identit, Livorno, 2009, 15 ss.
12 Cfr., per tutti: e. ellis, The Old Testament Canon in
the Early Church, in m. mulder, h. sysling, Mikra, 653 ss.;
id., Biblical Interpretation in the New Testament Church, ib.
691 ss.; w. horbury, Old Testament Interpretation in the Writings of the Church Fathers, ib. 727 ss.
13 Sul punto, rinvio ai miei seguenti contributi: Post-

30

fazione a f. amarelli, f. lucrezi (con F. Amarelli), Il processo a Ges, Napoli, 1999 (ed. spagnola, a cura di a. e f.
fernndez de bujn: El proceso contra Jess, Madrid,
2002); Presentazione di a.m. rabello, Ebraismo e Diritto. Studi sul Diritto ebraico e gli Ebrei nellImpero Romano scelti e raccolti da Francesco Lucrezi, Universit di Salerno, Soveria
Mannelli, 2010; Teologia, politica e diritto nelle relazioni diplomatiche fra Santa Sede e Stato di Israele, in Studi in onore di
Antonino Metro, Milano, 2010, III. 563 ss., e, con modifiche e altro titolo, in Ebraismo e Novecento, 117 ss.; CTh.
16.9.2: diritto romano cristiano e antisemitismo, in Labeo 40
(1994) 125 ss. = Ebrei e schiavi, in id., Messianismo regalit
impero. Idee religiose e idea imperiale nel mondo romano, Firenze, 1996, 125 ss.; I cristiani di fronte alla nascita dello stato di
Israele, in m. e n. ben horin, j. des rochettes, b. di porto, s. levi della torre, f. lucrezi, La terra di Israele ci interpella (Atti del XII Colloquio ebraico-cristiano di Camaldoli, novembre 1991), Camaldoli, 1992, 170 ss.
14 Cfr., per tutti, e. volterra, Collatio legum Mosaicarum et Romanarum, ora in id., Scritti giuridici IV (Antiqua
64): (Le fonti), Napoli, 1993, 108 ss.
15 Cfr., p. es., ignazio di antiochia, Phil. 8.2
16 Lettera ai Romani 11.16.
17 Lettera ai Romani 7.4.
18 Lettera ai Galati 5.
19 Atti degli apostoli 15.
20 Cfr.: ios., Contra Apionem 2.282; philo, De vita
Moysis 2.21.
21 Mag. 9.1. Cfr. g. barone adesi, Let della Lex
Dei, Napoli, 1992, 102.
22 Mt. 19.16-19.
23 Mt. 19.21.
24 Mt. 22.36.
25 Deut. 6.5, Lev. 19.18.
26 Sul punto, da ultimo, e. richetti, in Moked
3/5/12; a. arbib, in Moked 4/5/12.

31

27

Mt. 22.37-40.
Sul complesso e delicato problema del rapporto
di continuit e/o cesura tra la parola di Ges e la tradizione mosaica, da ultimo, cfr. o. bucci, Ges il legislatore. Un
contributo alla formazione del patrimonio storico-giuridico della
Chiesa nel I millennio cristiano, Roma, 2011, e bibl. ivi cit.
29 Adversus haereses 16.4.
30 Didach I, II, III. Cfr. r.m. frakes, Compiling the
Collatio legum Mosaicarum et Romanarum in Late Antiquity,
Oxford, New York, 2001, 135 s.
31 Il pastore 26, 27, 28, 29, 33, 35, 37, 38, 39, 40, 43,
44.
32 Sermo 33, 3.14-17, 4.24-30.
33 e. volterra, Collatio 108s.
34 Ancora sulla data della Collatio legum Mosaicarum et
Romanarum, in corso di stampa sugli Studi in onore di
Guido Tsumo; Il procurato incendio.
35 Per la vasta bibliografia su tale opera, rinvio ai sei
Studi sulla Collatio da me gi pubblicati negli anni precedenti sullargomento: I: Luccisione dello schiavo in diritto
ebraico e romano (Torino 2001); II: La violenza sessuale in diritto ebraico e romano (Torino 2004); III: La successione intestata in diritto ebraico e romano (Torino 2005); IV: Magia, divinazione e stregoneria in diritto ebraico e romano (Torino
2007); V: Lasservimento abusivo in diritto ebraico e romano
(Torino 2009); VI: Il procurato incendio, nonch ai fondamentali contributi dedicati al tema da Rabello, ora raccolti in unapposita sezione della citata silloge di scritti
dellautore Ebraismo e Diritto, I, 597ss.
36 Cfr. innanzi.
37 Rinvio ai miei contributi Il procurato incendio, Il Decalogo.
38 In generale sui libri poenitentiales, da ultimo, cfr.,
ph. schaff, History of the Christian Church, 1997, III, 85.
39 e. volterra, Collatio 46 nt. 4.
40 s. bahbout, Lo Shem, Morash, Milano, 2004.
28

32

41 Cfr. a. segre, Un minhag da rispettare, in Moked


8/6/2012.
42 T.Y., Beracht 1.5 (3c); cfr. cohen, Jewish and Roman Law, New York 1966, I. 104; bahbout, Lo Shem.
43 abudrahm, Hozat Yerushalyim 84-85. Cfr. bahbout, Lo Shem.
44 Cfr.: a.m. rabello, Introduzione al diritto ebraico.
Fonti, matrimonio e divorzio, bioetica, Torino, 2002, 6 ss.; id.,
in Moked 1/2/11; s. last stone, Legge sinaitica e legge noachide: il pluralismo giuridico nel diritto ebraico, in Daimon 10
(2010-11) 19 ss.; m. morselli, prefaz. a e. benamozegh,
Il noachismo, a cura di id., Genova, Milano, 2006; g. horowitz, The Spirit of Jewish Law, New York, 1973, 233 s.;
Jackson, Wisdom-Laws 263 s.
45 Mishn Torah, Re 8.11.
46 Sanhedrin 56 a,b.
47 m.a. ouaknin, Le Dix Commandements 32.
48 o. di grazia, Presentazione 9 s. Cfr. y. etshalom,
Parashat Yitro: Aseret Hadibrt, The Ten Commandments, in
Mikra, in Torah.org.
49 rashi di troyes, Commento allEsodo ad 20.1 (p.
162).
50 Cfr.: m.a. ouaknin, Le Dix Commandements, 135;
m. cassuto morselli, Sesta parola: Non uccidere, in corso
di pubblicazione; tracey r. rich, Aseret ha-Dibrot, Ten commandments, in jewfaq.org.
51 Cfr. Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canoni 19-20.
52 Concilio Vaticano II, Const. dogm. Lumen gentium, 24.
53 Cfr. f. lucrezi, Postfazione a Il processo contro Ges;
Presentazione di Rabello, Ebraismo e diritto; Teologia; I cristiani.
54 Cfr. f. lucrezi, Ebraimo e Novecento, passim.
55 Cfr. m.a. ouaknin, Le Dix Commandements, in o. di
grazia, Presentazione.

33

Riferimenti bibliografici
Sul valore normativo dei precetti mosaici, cfr., per
tutti:
Cfr.: a.m. rabello, Introduzione al diritto ebraico. Fonti,
matrimonio e divorzio, bioetica, Torino, 2002, 6 ss.;
id., Diritto ebraico, ora in id., Ebraismo e Diritto. Studi sul
Diritto ebraico e gli Ebrei nellImpero Romano scelti e
raccolti da Francesco Lucrezi, Universit di Salerno,
Soveria Mannelli, 2010, II, 247 ss.
Sulla formulazione delle Dieci Parole nelloriginario contesto dei libri dellEsodo e del Deuteronomio:
rashi di troyes, Commento allEsodo, ed. it. a cura di S.
J. Sierra, Genova, 1988, ad 22.5 (p. 196); w.
brueggemann, Exodus, in r.k. feaster (Ed.),
The New Interpreters Bible 1, Nashville, 1994, a.l.;
henton davies, Exodus. Introduction and Commentary,
London, 1967, a.l.;
w.j. houston, j.d.g. dunn, j. w. rogerson (Edd.),
Erdemans Commentary on the Bible, Grand Rapids,
Michigan, 2003, a.l.;
d.a. hubbard, g.w. barker (Edd.), World Biblical Commentary 4, Dallas, 1992, a.l.;
d.w. nowack, Handkommentar zum Alten Testament. Exodus-Leviticus, bersetzt und erklrt von B. Baentsch, Gttingen, 1900, a.l.;
chr. wordsworth (Ed.), The Holy Bible with Notes and
Introduction 1 (The Five Books of Moses), new ed.
London, 1875, a.l.

34

Sul successivo consolidamento del significato giuridico, sociale e teologico del Decalogo nella tradizione ebraica:
r. de vaux, Les Institutions de lAncien Testament, III ed.
it.: Le istituzioni dellAntico Testamento, Genova,
1977, rist. 2002, 150 s.;
m.a. ouaknin, Le Dix Commandements, Paris, 1999, trad.
it.: Le Dieci Parole. Il Decalogo riletto e commentato dai
Maestri ebrei antichi e moderni, con Presentazione di
O. Di Grazia, Milano, 2001, 19 ss.;
m. noth, Die Gesetze im Pentateuch. Ihre Voraussetzung
und ihr Sinn, Halle, 1940 (= id., Gesammelte Studien zum Altes Testament, Mnchen, 1957, 9 ss.);
j. bright, A History of Israel, 4 ed. , 2000, ed. it.: Storia
dellantico Israele, Roma, 2006, 163 ss.;
ch. perrot, The Reading of the Bible in the Ancient Synagogue, in i.j. mulder, h. sysling (Ed.s), Mikra.
Text, Translation, Reading and Interpretation of the
Hebrew Bible in Ancient Judaism and Early Christianity, Assen, Maastricht, Phliladelphia, 1988,
137 ss.;
l. monloubou, f.m. du boit, s.v. Decalogo, in Dictionnaire Biblique Universel, Paris 1985, ed. it.: Dizionario biblico storico/critico, a cura di R. Fabris,
Roma, 1987, 262 s.;
e. galbiati (cur.), s.v. Dieci Comandamenti o Decalogo, in
Dizionario Enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico, Milano, 1986, 224 s.;
b. jackson, Wisdom-Laws. A Study of the Mishpatim of Exodus 21:1-22:16, Oxford, 2006, 58, 66 ss., 102
ss., 263 ss., 459 ss.;

35

y. etshalom, Parashat Yitro: Aseret Hadibrt, The Ten


Commandments, in Mikra, in Torah.org.;
t.r. rich, Aseret ha-Dibrot, Ten commandments, in jewfaq.org.
Sulla recezione e levoluzione dei Dieci Comandamenti nella tradizione cristiana:
g. canfora, p. rossano, s. zedda, Il messaggio della salvezza 2, Colle don Bosco (Asti), 1969, 319 ss.;
e. ellis, The Old Testament Canon in the Early Church, in
mulder, sysling, Mikra cit. 653 ss.;
id., Biblical Interpretation in the New Testament Church, ib.
691 ss.;
w. horbury, Old Testament Interpretation in the Writings
of the Church Fathers, ib. 727 ss.;
galbiati, Dieci Comandamenti cit.
Sul Decalogo nelle traduzioni del testo biblico:
ph. s. alexander, Jewish Aramaic Translations of Hebrew
Scriptures, in mulder, sysling, Mikra cit. 245 s.
In generale sul processo di derivazione e divaricazione tra ebraismo e cristianesimo nei primi secoli
dellera volgare:
f. amarelli, f. lucrezi, Postfazione a id. (curr.), Il processo contro Ges, Napoli, 1999 (ed. spagnola, a
cura di a. e f. fernndez de bujn: El proceso contra Jess, Madrid, 2002); lucrezi, Presentazione di
A.M. Rabello, Ebraismo e Diritto cit.;
f. lucrezi., CTh. 16.9.2: diritto romano cristiano e antisemitismo, in Labeo 40 (1994) 125 ss. = Ebrei e schia-

36

vi, in Messianismo regalit impero. Idee religiose e idea


imperiale nel mondo romano, Firenze 1996, 125 ss.;
id., I cristiani di fronte alla nascita dello stato di Israele, in
m. e n. ben horin, j. des rochettes, b. di porto, s. levi della torre, f. lucrezi, La terra di
Israele ci interpella (Atti del XII Colloquio ebraicocristiano di Camaldoli, novembre 1991), Camaldoli, 1992, 170 ss.;
o. bucci, Ges il legislatore. Un contributo alla formazione
del patrimonio storico-giuridico della Chiesa nel I millennio cristiano, Roma, 2011, e bibl. ivi cit.
Sullelenco dei precetti nelle antiche fonti patristiche:
a. quacquarelli, Introduzione a id. (cur.), I padri apostolici, Roma, 1976, 7 ss.
Per i criteri adoperati da Maimonide per la sua selezione e numerazione delle mitzvt:
moshe ben maimon, Sefer miswot. Il libro dei precetti, introduzione, traduzione e note di M.E. Artom,
Roma, 1980.
Sulla cd. Collatio legum Mosaicarum et Romanrum, rinvio ai sei Studi sulla Collatio finora da me pubblicati sullargomento:
I: Luccisone dello schiavo in diritto ebraico e romano, Torino, 2001,
II: La violenza sessuale in diritto ebraico e romano, Torino, 2004,
III: La successione intestata in diritto ebraico e romano, Torino, 2005,

37

IV: Magia, divinazione e stregoneria in diritto ebraico e romano, Torino, 2007,


V: Lasservimento abusivo in diritto ebraico e romano, Torino, 2009,
VI: Il procurato incendio in diritto ebraico e romano, Torino,
2012,
nonch ai diversi contributi dedicati al tema da Alfredo M. Rabello, ora raccolti in unapposita sezione della silloge di scritti dellautore Ebraismo e Diritto cit., I, 597 ss.,
e, da ultimo, a
r.m. frakes, Compiling the Collatio legum Mosaicarum et
Romanarum in Late Antiquity, Oxford, New York,
2001, 135 s.
Segnatamente sul rapporto tra Collatio e Decalogo:
m. lauria, Lex Dei, in SDHI. 51 (1985) 261 s.;
a.m. rabello, Sul decalogo cristianizzato e lautore della
Collatio legum Mosaicarum et Romanarum, in Rassegna mensile di Israel 55 (1989) 133 ss., ora in id.,
Ebraismo e diritto cit. I. 530 s.;
g. barone adesi, Let della Lex Dei, Napoli, 1992, 102
ss, 183 ss.;
r.m. frakes, Compiling the Collatio, cit., 135 s.
Sul Decalogo in Filone Alessandrino:
a.d. nock, Philo and Hellenistic Philosophy, ora in id., Essays on Religion and the Ancient World, Oxford,
1972, II, 559 ss.;
y. amir, Authority and Interpretation of Scripture in the Writings
of Philo, in m. mulder, h. sysling, Mikra cit. 421 ss.

38

Sul Poenitentiale Romanum e la tradizione del Decalogo nella letteratura cristiana medievale:
e. volterra, Collatio legum Mosaicarum et Romanarum,
ora in Id., Scritti giuridici IV (Antiqua 64): (Le fonti), Napoli, 1993, 108 ss.;
ph. schaff, History of the Christian Church, 1997, III,
85.
Sullo ShemaIsrael e la sua funzione sostitutiva del Decalogo:
s. bahbout, Lo Shem, Morash, Milano, 2004.
Sul noachismo:
m. morselli, prefaz. a E. Benamozegh, Il noachismo, a
cura di Id., Marietti, Genova Milano 2006;
id., Sesta parola: Non uccidere, in corso di pubblicazione;
s. last stone, Legge sinaitica e legge noachide: il pluralismo giuridico nel diritto ebraico, in Daimon 10
(2010-11) 19 ss.;
g. horowitz, The Spirit of Jewish Law, New York, 1973,
233 s.;
b.s. jackson, Wisdom-Laws, cit., 263 s.;
b.cohen, Jewish and Roman Law, New York, 1966, I.
104 s.
Sul percorso di riavvicinamento tra ebraismo e cristianesimo nel XX secolo:
m.a. ouaknin, Le Dix Commandements cit.;
o. di grazia, Presentazione cit.;
f. lucrezi, Ebrei a Napoli, in f. lucrezi, Ebraismo e No-

39

vecento. Diritti, cittadinanza, identit, Livorno,


2009, 15 ss.
f. amarelli, f. lucrezi, Postfazione a Id., Il processo contro Ges cit.;
f. lucrezi, Presentazione di Rabello, Ebraismo e Diritto
cit.;
id., Teologia, politica e diritto nelle relazioni diplomatiche fra
Santa Sede e Stato di Israele, in Studi in onore di Antonino Metro, Milano, 2010, III. 563 ss., e, con
modifiche e altro titolo, in Ebraismo e Novecento
117 ss.;
id., I cristiani di fronte alla nascita dello stato di Israele, in
m. e n. ben horin, j. des rochettes, b. di porto, s. levi della torre, f. lucrezi, La terra di
Israele ci interpella (Atti del XII Colloquio ebraicocristiano di Camaldoli, novembre 1991), Camaldoli, 1992, 170 ss.

40

EMANAZIONE E FONDAMENTO
DELLA NORMA NELLA SOCIET ITTITA
Massimiliano Marazzi

1. Premessa
Questo breve contributo ha come fine, sulla
base di una serie di esempi tratti essenzialmente
dalla letteratura vicino-orientale antica di ambiente hittita, quello di portare allattenzione alcune tematiche in qualche modo connesse con
specifici filoni della ricerca di storia e filosofia del
diritto.
Pensiamo di poter, in tal modo, partendo
dal punto di vista dello specialista del settore degli studi sul Vicino Oriente, offrire argomento di
riflessione ai colleghi direttamente impegnati nel
campo delle scienze giuridiche.
Il nostro punto di partenza rappresentato
da tre oggetti di riflessione:
1. Nellambito dei sistemi giuridici (per
usare unespressione omnicomprensiva che derivo da Losano 2000) preclassici (o, meglio prece-

43

denti ai fenomeni di codificazione cos come li


intendiamo nellambito della storia del diritto
occidentale), il fondamento della norma, che ne
permette valore e applicabilit, trova di regola
una sua giustificazione teleologica etico-religiosa,
al di fuori quindi della sfera umana1.
Basti qui ricordare, per farsene unidea, il
proemio al cd. Codice di Hamurabi2:
Allorch il sublime Anum, re degli Anunnaki, e Enlil,
maestro dei cieli e della terra, colui che fissa i destini dei paesi, ebbero assegnato a Marduk, figlio di Ea il potere totale su
tutte le genti ... dopo che ebbero pronunciato il nome sublime
di Babilonia e lebbero resa egemone nei quattro angoli del
mondo, e dopo che ebbero creato per Marduk uneterna regaliti i cui fondamenti sono egualmente assicurati come quelli
del cielo e della terra, allora essi pronunciarono il mio nome
Hammurapi, principe pio, che venera gli dei, affinch fosse
proclamata la giustizia (miarum) nel paese, per annientare
il male e il perverso, ... io Hammurapi, che sono il pastore,
leletto di Enlil, colui che ha accumulato ricchezza e abbondanza ... Allorch Marduk mi ordin di dirigere il popolo con
equit, di insegnare al paese la giusta via, allora io ho stabilito equit e giustizia (kittum u miaram) e ho apportato prosperit al popolo. E allora ....

Dello stesso tenore lepilogo


Sono Hammurapi, il re della giustizia, al quale Shamash a donato la verit.

Segue la maledizione divina per colui che in

44

futuro non preserver il dettame del re (che sia


un re successore, un nobile, un governatore o un
qualsiasi essere umano) e che verr per tale
ragione affidato non alla punizione umana, bens alla vendetta degli dei.
2. Non sempre, per, e necessariamente un
tale fondamento teleologico di carattere religioso si dimostra essere alla base per la comprensione della ragion dessere e dellefficacia della norma. In molte societ e formazioni statali territoriali complesse, il fondamento della norma rinvia
a un complesso sistema di valori che, come stato gi messo in evidenza nel caso delle popolazioni di interesse etnologico3, vengono a trovarsi
embedded (profondamente inserite, per usare
un termine caro allantropologia sostantivista di
K. Polanyi) in un sistema di regole, usi e tradizioni di carattere sociale ed economico, profondamente radicati nel sentimento collettivo e nella memoria culturale del gruppo che ne protagonista4.
Un calzante esempio in proposito rappresentato dal famoso Trattato sulla norma di
Manu, opera di ambiente indiano databile attorno al III sec. a.C. (Dharmastra) che affonda
la propria struttura etico-normativa nella letteratura aforistica brahminica che la precede (la produzione sutra) e che fonda la propria autorevole
efficacia proprio sul significato che la figura di

45

Manu mantiene nella memoria culturale dellepoca (ricordato ad es. pi volte nel gveda):
quella di un progenitore archetipo di comportamenti socialmente (quindi eticamente) giusti.
Tant che il concetto di umano nominato
manuya 5.
3. Il riferimento alla figura di un paradigmatico antenato/progenitore, garante del giusto
armonizzarsi dei comportamenti regolanti linterezza della vita sociale, cos come la tradizione e
trasmissione del suo dettame, conservata nella
memoria collettiva e trasposta in quella culturale
attraverso la fissazione della stessa per iscritto,
rappresenta, quindi, il terzo elemento cui si intende fare riferimento; un elemento, questo, che
vede nella literacy (nel senso di letterariet) e,
di conseguenza anche, in una certa produzione
letteraria, a met fra narrazione aneddotica, raccolta aforistica, rivisitazione in chiave rifondante
delle vicende storico-politiche e insegnamento
sapienziale, la fonte e il paradigma della definizione e della applicabilit della norma6.
Proprio lelemento racconto, o narrazione di fatti passati, inteso come rivisitazione in
chiave didascalica di fatti (veri o fittizi che siano)
ben radicati nella memoria culturale di un gruppo sociale, avente la funzione di giusto paradigma per la validit di norme regolatrici del presente, quindi quale fonte e fondamento allo stes-

46

so tempo dellemanazione della norma, stato di


recente oggetto di rinnovate ricerche riguardanti diverse societ tradizionali7.
In questa sede, quindi, desideriamo partire
proprio da questo aspetto, aggiungendo agli
esempi fino a oggi individuati e studiati dagli storici del diritto, quello, a nostro avviso particolarmente significativo per ampiezza e antichit di
documentazione scritta, rappresentato dallordinamento giuridico della societ hittita, certamente una delle pi interessanti nello scacchiere
geopolitico del Vicino Oriente antico del II millennio a.C.

Fig. 1. Carta dellAnatolia. Et antico-hittita (XVI-XV


sec. a.C.; sulla base di F. Starke)

47

Per comprendere appieno il significato della testimonianza hittita occorre premettere preliminarmente alcune note storico-politiche necessarie a inquadrare il fenomeno culturale con il
quale intendiamo confrontarci8.

2. Formazione del regno hittita e sviluppo della


sua literacy
Lo stato territoriale che sostanzia la societ
hittita rappresenta il portato di un processo sinecistico che si verifica in Anatolia durante i secoli
che caratterizzano qui la prima met del II millennio a.C. Alla creazione di uno stato territoriale, avente la propria capitale in Hattusa, collocata nel cuore dellaltopiano anatolico (la regione
denominata Hatti), contribuisce una serie di
conquiste portate a compimento da una dinastia
di lingua indoeuropea che arriva a unificare diverse formazioni politiche, in parte differenti linguisticamente e culturalmente fra loro9.
Fra la fine del XVII e la met del XVI secolo a.C., il regno hittita abbraccia ormai lintera
area centrale dellodierna Turchia (cf. Fig. 1) e
controlla in parte, a seguito di una serie di vittoriose campagne militari, i territori nord-siriani di
antica tradizione semitica, caratterizzati da importanti centri politici e culturali come Aleppo,

48

Alalah, Karkemish, Ebla. Questi sono gi, a cominciare dal III millennio, punti strategici culturali ed economici, strettamente collegati con la
cultura mesopotamica di tradizione scribale e sapienziale sumero-accadica10.
a seguito delle conquiste nord-siriane che
la corte hittita si appropria dello strumento scrittorio, assorbendo probabilmente al suo interno
specialisti della scrittura cuneiforme di origine
siro-mesopotamica11.
Il primo nucleo scribale che si va formando
nella capitale Hattusa a seguito di tali avvenimenti, appare inizialmente aver fatto uso di una
variet scrittoria cuneiforme diffusa in quei secoli fra larea eufratica e la Siria, usata per redigere
testi su tavoletta dargilla essenzialmente in lingua accadica, e segnatamente nel dialetto babilonese, che rappresenta in qualche modo lo standard linguistico internazionale dellepoca.
E proprio in babilonese (in una sua variante siro-eufratica) questo primo nucleo di
cancelleria, che si va formando a Hattusa, deve
aver redatto i pi antchi e principali documenti
di carattere politico-amministrativo e storico-letterario.
Soltanto nel corso del tempo e attraverso
un processo di sviluppo della cultura scrittoria,
fortemente improntata alla tradizione della scuola mesopotamica, la variante cuneiforme di tipo

49

siro-babilonese trova un suo specifico adattamento hittita (il cd. ductus antico-hittita), fenomeno che corre parallelo alla sperimentazione di fissare per iscritto la stessa lingua hittita, assieme
anche agli altri dialetti, sempre di tipo indoeuropeo, presenti nelle aree confinanti settentrionali
e sud-occidentali dellAnatolia (il luvio e il palaico, cio le lingue delle regioni di Pala e Luwija).
Fissati per iscritto e conservati presso la cancelleria regia sono inoltre anche composizioni di
carattere essenzialmente religioso nella lingua
che doveva rappresentare il sostrato nellarea
centro-settentrionale dellaltopiano: quella hattica (di tipo agglutinante e di origine fino a oggi
non chiara), appunto propria della terra di Hatti
sulla quale la dinastia hittita impianta il nucleo
del suo regno12.
quindi attorno alla met del XV sec. a.C.,
con la stabilizzazione di una classe scribale bilingue (accadico-hittita), ma ormai in maggioranza
di origine hittitofona, erudita nellarte e nelluso
della scrittura cuneiforme e capace di redigere
documenti in lingua hittita (caratterizzati da un
ductus e una paleografia specifici), che il processo di acquisizione di una propria literacy giunge
a compimento.

50

3. Il quadro politico e lideologia del potere


I problemi che caratterizzano questa fase
iniziale del Regno (detta anche Antico Regno),
che occupa tutto il XVI fino alla met del XV secolo, sono complessi.
Da un lato, il regno hittita, per sua stessa genesi, formato di territori appartenenti allorigine a diverse citt-stato, con il proprio background linguistico, le proprie tradizioni religiose
e culturali e con diversi assetti amministrativi ed
economici, spesso in evidente contraddizione fra
loro, che necessitano di interventi e dispositivi di
uniformizzazione e al contempo di riaffermazione del potere centrale; dallaltro la corte stessa,
probabilmente formata dalla famiglia dinastica e
dalle altre componenti gentilizie hittitofone, attraversata da continue lotte interne per il controllo delle risorse economiche, degli assetti territoriali e soprattutto dei meccanismi di successione al trono13.
Daltra parte, in tale temperie, a fronte di
uno stato territorialmente in grande espansione,
non si ancora stabilizzata una vera e propria
classe burocratico-amministrativa. Gli amministratori locali sono spesso membri della famiglia
reale allargata, figli/principi dellharem regio,
rappresentanti dei gruppi nobiliari che affiancano la dinastia regnante, o membri delle origina-

51

rie famiglie che detenevano il potere sui territori


di recente unificati.
Seppure la figura del re costruisce il proprio carisma sulla protezione accordatagli dal potere divino, come recita un rituale da riportare
verisimilmente a questepoca14:
La divinit del sole e il dio della tempesta accettino il
patto del re, e la loro parola diventi unica; la divinit del sole
e il dio della tempesta hanno affidato al re il paese, gli hanno rinnovato gli anni, e in lui hanno infuso nuovo timore reverenziale. E unimmagine per lui hanno fatto di stagno, e la
testa di ferro, e gli occhi daquila e i denti del leone gli hanno
fatto.

e seppure la fondazione della regalit stessa


trova la sua ragion dessere nella metafora espressa da una composizione mitica che ne vede la costituzione nella costruzione della reggia stessa,
lintero impianto giuridico-normativo cui demandata lamministrazione della giustizia e la regolamentazione della vita economico-amminstrativa (i rapporti socio-politici, lorganizzazione
della rete delle rappresentanze del potere centrale nei territori del regno, la gestione delle risorse agricole, quella delle fondazioni templari,
lapplicazione delle norme al centro e nella periferia del regno) non trova la propria ragion dessere e il proprio fondamento in un assunto teleologico di carattere religioso, ma nella parola

52

(uttar) giusta rappresentata dal dettame regio,


che a sua volta tale perch perfettamente aderente allinsegnamento di un passato e/o al modus operandi di un re progenitore conservati nella memoria collettiva del presente.
Se dunque anche la societ hittita, come
daltra parte tutto il mondo vicino-orientale antico, caratterizzata da un concetto di diritto che
non scinde ci che legittimo (cio tecnicamente esatto sotto il profilo legislativo, richtig),
da ci che giusto (quindi sotto il profilo etico,
gerecht), per cui non concepibile una legge
ingiusta, dal momento che dettato legislativo
(quindi, il dettato regio) allo stesso tempo anche regola di giustizia, il fondamento del dettato
regio appare essere interamente laico e sostenuto da un impianto di paradigmi acquisiti dalla
consuetudine del passato15.
Soprattutto nelle prime fasi del regno (il cd.
periodo Antico Hittita) la consuetudine, fondata sulla tradizione di una figura paradigmatica,
quella del padre del re, che appare rappresentare il principale sostegno al dettato regio, rendendolo accettata regola di giustizia. Diritti e
doveri derivanti dal patto/legame (ishiul) che il
re instaura con le diverse componenti sociali (dai
membri della famiglia regia allargata, fino alle diverse classi di funzionari) e il corrispondente
corretto/giusto comportamento (saklai-) trova-

53

no sostegno, pertanto, nella memoria collettiva


di un insegnamento sapienziale scaturente dalloperato di un potere regio proiettato indietro
nel tempo16.
Questo impianto trova, come vedremo meglio pi avanti, il proprio fulcro nella memoria
culturale oggettivizzata nella parola scritta.
Daltra parte, sotto il profilo formale, la regola
di giustizia, proprio perch trova il proprio fondamento in un complesso sistema di riferimenti
a paradigmi costruiti sulla memoria laica di un
passato sempre riattualizzabile, non si esprime prioritariamente attraverso veri e propri testi giuridici, bens si manifesta trasversalmente, in generi che la nostra moderna sensibilit
definirebbe magari come storico-politici o sapienziali al tempo stesso17.

4. Leditto reale fra norma, insegnamento sapienziale e memoria culturale


proprio questa impossibilit di cogliere i
confini di un pensiero giuridico formalmente e
ideologicamente non isolabile come sistema a s
stante, che causa a nostro avviso delle difficolt spesso incontrate nel definire valore e funzione di una serie di composizioni scritte fondamentali in questo senso, fra le quali spicca fra tut-

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te quella definita convenzionalmete, nella tradizione degli studi hittitologici di scuola tedesca,
del Knigserlass, cio dellEditto Regio, oltre a tutta
una serie di altri raggruppamenti testuali, a volte
definiti come cronache o raccolte di aneddoti, a volte
come insegnamenti sapienziali e caritatevoli, a volte
ancora come dispositivi di istruzione per il corpo
degli amministratori fuzionari regi18.
Come vedremo pi avanti, tutto questo patrimonio, che non esitiamo a definire letterario, forma un sistema coerente di riferimento
giuridico (in quel senso ampio del termine cui
sopra si accennava) essenziale sia per lautorit
preposta allemanazione della norma, sia per la
collettivit cui la norma rivolta (con tutte le
clausole salvatorie per quanto attiene ai limiti e
alla caratterizzazione di questultima)19.
Iniziamo, quindi, con lanalizzare leditto
reale, e cio il genere letterario forse pi di ogni
altro significativo per comprendere meccanismi
e dispositivi giuridici che appaiono regolare lemanazione e allo stesso tempo il fondamento della norma nella societ hittita.
Non sono molti gli studi di carattere sociopolitico e giuridico dedicati a queste importanti
composizioni (cf. gi nota 18). Nella maggioranza dei casi, infatti, lattenzione degli studiosi si
concentrata sullaspetto superficiale di tali documenti, applicando a essi unanalisi meramente

55

evemeristica, cogliendone cio quelle informazioni (come la sequenza delle successioni dei dinasti, lindividuazione di guerre e conflitti) che
nelleconomia della composizione, soprattutto
nella sua prima parte, formano semplicemente
lambientazione (spesso attraverso narrazioni la
cui attendibilit sotto il profilo meramente storiografico risulta estremamente dubbia)20.
Le pi interessanti trattazioni delleditto
reale come genere letterario, sono state condotte da E. von Schuler (Schuler von 1959) uno
dei maggiori orientalisti tedeschi dello scorso secolo, specializzato nel settore del diritto vicinoorientale antico; successivamente, nel 1977, dallo storico italiano M. Liverani (Liverani 1977);
entrambi hanno colto due diversi aspetti caratterizzanti e in un certo senso complementari di
questo tipo di composizione.
E. von Schuler ha visto nelle diverse manifestazioni delleditto essenzialmente il mezzo a
disposizione del potere regio hittita per attuare
interventi di revisione, adeguamento e aggiornamento normativo rispetto a quel complesso corpus testuale, convenzionalente individuato come
leggi hittite, costruito secondo lo schema tradizionale di casi espressi attraverso la formula se
si verifica x, allora si applica y21.
Occorre a tal proposito puntualizzare che le
cd. leggi hittite (o meglio, la raccolta di casi

56

cos convenzionalmente definita), pur mancando di qualsiasi riferimento giustificativo e fondante di carattere religioso (quindi presentando
caratteristiche laiche rispetto ai proemi giustificativi come quello visto per il cd. codice di Hammurapi) e mostrando al suo interno una certa
profondit diacronica (e cio una sequenzialit
cronologica esplicita nella definizione di alcuni
casi normativi: se si verifica x, prima si faceva
cos, ora invece...), che le differenziano in parte
rispetto ai precedenti e pi famosi Rechtsbcher
del Vicino Oriente antico, rimangono sostanzialmente basate, come gli altri Rechtsbcher, non
solo su una specifica casistica, ma risultano anche
prive di qualsiasi evoluzione verso una trattazione organica e finalizzata allenucleazione di principi generali.
Siamo insomma di fronte a una normativa
paratattica e agglutinante, nel senso che varazioni, collegati e derivazioni sviluppate nel corso
del tempo vanno ad aggiungersi e non ad articolarsi gerarchicamente nei confronti del gi esistente. Se rappresentano, dunque, in parte anche unopera di erudita compilazione derivante
dallesperienza e dalla consuetudine dellesercizio normativo (una caratteristica, questa, non
condivisa da tutti gli studiosi), non possono tuttavia essere ritenute il portato di uneffettiva riflessione giuridica, e neppure uno pieno stru-

57

mento legislativo finalizzato alla reale pratica dellattuazione delle norme22.


Leditto regio, quindi, nellanalisi di von
Schuler, rappresenterebbe lo strumento operativo per attualizzarne e operativizzarne specifici
contenuti.
Diversa lindagine offerta da M. Liverani,
interamente volta alla messa a nudo dei meccanismi ideologici soggiacenti alleditto regio e delleffettivo messaggio politico di cui esso sarebbe
pi o meno patente portatore nella complessa
temperie dellepoca. Non dunque un caso che,
nel processo di decostruzione ideologico-politica operata dallo studioso italiano, lattenzione si
concentri essenzialmente sulle procedure sociopolitiche messe in atto nella parte iniziale di questo genere di testo, quella come vedremo meglio
pi avanti di carattere storico-introduttivo, e sugli effetti regolatori delleditto non tanto sul piano
di quanto effettivamente e formalmente disposto
dal dettato regio, quanto su quello del messaggio
a questo soggiacente. La valenza regolatrice delleditto reale viene di fatto riportata pi che altro
a un piano socio-politico e alla conseguente capacit di polarizzare, attraverso un discorso di carattere apologetico, solidariet e consenso di precisi
segmenti alti della nomenclatura del regno, importanti per la sopravvivenza del potere regio e
dellordine che questo rappresenta.

58

Sarebbero, dunque, le nuances che si vengono a stabilire fra le diverse parti del discorso filosofico-politico soggiacente alleditto che ne
caratterizzerebbero la forza e leffettiva incidenza
nellambito delle classi alte del regno (membri
della famiglia regia allargata, gruppi nobiliari derivanti dalle originarie famiglie di ceppo indoeuropeo, intelligentia politica dei centri pi importanti inglobati nello stato territoriale), come, ad
esempio:
- nel caso del rapporto che si viene a istituire nellintroduzione storica fra lontano e recente
passato, fino alla rappresentazione di un presente ormai al limite del collasso, sul quale si innesta
lineluttabile intervento regio (secondo lo schema ideologico diacronico buono/passato remoto>male/passato prossimo>catastrofico/futuro possibile>salvezza/presente, non senza una
soggiacente escatologia laica);
- attraverso le apparenti manifestazioni di
magnanimit nei confronti di chi si reso colpevole di azioni destabilizzanti, a patto per che il
colpevole sia membro delllite che in qualche
modo sostiene la corona, dando rilievo allo stesso tempo a unistanza giudicatrice (il tuliya) che,
assicurando alla corona il verdetto di condanna,
sottrae di fatto a qualsiasi giudizio da parte di organi a pi vasta partecipazione (il pankus) le sorti dellaccusato23;

59

- nel sottolineare la proclamazione di un


nuovo diritto che di fatto nulla cambia e poco
incide sullo stato dei fatti, ma che allo stesso tempo in stretto collegamento con il divieto allalienazione dei beni e delle propriet di principi e
dignitari resisi colpevoli di gravi delitti contro
lordine regio garantisce, attraverso una dettagliata normativa sul controllo delle forze produttive del paese, lintangibilit dei beni della corona e delle faimiglie dei maggiorenti che con la
corona sono chiamati a sostanziare una forte solidariet economico-politica24.
Di fatto entrambi i saggi colgono aspetti
concomitanti e apparentemente contraddittorii,
dimostrando implicitamente limpossibilit di
arrivare a una definizione netta e univoca quanto a funzione e finalit di un tale genere di composizione letteraria, al quale in ogni caso va attribuita unincidenza notevole sugli sviluppi della storia socio-politica e giuridica del regno
hittita.
Vorremmo pertanto qui provare ad affrontare il problema della definizione delleditto reale secondo due modalit di approccio che possano in qualche modo corrispondere alla complessit del problema:
- una prima, che potremmo definire esterna, mirante a collegare la manifestazione delleditto reale con quella di altri generi letterari coe-

60

vi, di cui si gi accennato poco sopra, e riportabili anchessi a un unico sistema di pensiero etico-giuridico; questo al fine di ottenere una visione sistemica delleditto reale allinterno dei
meccanismi della memoria e sensibilit giuridico-culturale della societ hittita;
- una seconda, di tipo strutturale, volta allidentificazione dei tratti distintivi ricorrenti nelle principali attestazioni riconducibili a questo
genere complesso. Vedremo, a tal proposito, che
leditto reale composto di parti funzionalmente collegate fra loro, che gli conferiscono quel carattere composito di specchio dellideologia giuridica dellepoca.

5. I generi letterari correlati25


Cominciamo quindi dal primo punto, e
cio lanalisi esterna; con essa vogliamo puntualizzare come intorno alleditto regio ruotino
raccolte letterarie di tipo narrativo probabilmente fondate su una lunga e sedimentata tradizione orale ben presente alla memoria collettiva
dellepoca che forniscono al redattore delleditto specifici contenuti da inserire come paradigmi di riferimento allinterno delle partizioni
in cui si articola leditto stesso.
Tale insieme di documenti potrebbero esse-

61

re riassunti sotto letichetta del paradigma delle


composizioni caritatevoli e sapienziali.
Va innanzitutto chiarito che quelle composizioni che definiremmo come sapienziali,
quindi il monito e linsegnamento saggio (hattatar), non si manifestano nella letteratura hittita
dellAntico Regno come genere intellettuale a s
stante (sul modello dellambiente mesopotamico), bens nella forma aneddotica parastorica di
raccolte di esempi ammonitori (quindi, negativi) o emblematici (positivi), sempre volti a stabilire un riferimento etico in ambito politico a sostegno e perpetuazione della giusta parola del
re (potremmo quindi parlare di vera e propria
sapienza giuridico-politica).
Va subito sottolineato che i testi, pur ambientati nella temperie intellettuale e storica di
et antico-hittita (quindi fra il XVII e il XV secolo), ci sono documentati attraverso una serie di
esemplari nella maggior parte dei casi rappresentati da copie tarde (in maggioranza del XIII
secolo), frutto quindi di un lungo processo di fissazione dellorale in scritto, redazione, ricopiatura o ricompilazione attraverso i secoli. Questo
elemento, assieme al fatto che le diverse copie
spesso tradiscono lesistenza di varianti redazionali, sono indice del fatto che ci troviamo di fronte a veri e propri paradigmi della memoria culturale, articolati di volta in volta su personaggi e fat-

62

ti specifici e diversi, ma sempre incentrati sulle


stesse tematiche generali.
Sotto il profilo formale sono individuabili
essenzialmente due filoni letterari: quello della
raccolta aneddotica, una vera e propria collana
di brevissimi racconti in successione, e quello
delle istruzioni a sfondo caritatevole o educativo.
Nel primo caso (che va sotto il nome convenzionale moderno di cronaca di palazzo) si
tratta di esempi negativi, caratterizzati dallo sleale e corrotto comportamento di diversi funzionari della corte regia (ricordati sempre per nome)
a discapito del mandato loro affidato dal monarca (sempre identificato dalla stereotipa figura del
padre del re). Gli abusi e gli imbrogli vengono
alla fine sempre scoperti ed esemplarmente puniti dallautorit regia.
Che gli accadimenti specifici dai quali i racconti prendono spunto rimanessero presenti nel
tempo alla memoria collettiva non dato sapere,
come non dato sapere se questi fossero sempre
ed effettivamente reali; di fatto, la questione risulta, a nostro avviso, del tutto secondaria. Infatti, il processo di rinnovata ricopiatura e redazione cui le composizioni appaiono essere state soggette nel tempo, ci indica come la loro valenza
fosse essenzialmente quella del racconto, paradigmatico in virt delle tematiche morali considerate, la cui ambientazione non poteva, per for-

63

za di cose, che essere collocata in un passato ormai lontano, senza velleit storiografiche. Quindi
essi assumono allinterno della societ hittita il significato e la funzione di una narrazione-paradigma di deriva morale alla quale solo il giusto
intervento del verdetto regio pu porre rimedio,
un meccanismo, come vedremo pi avanti, essenziale nella struttura delleditto reale.
Alcuni di essi, ruotanti attorno a figure stereotipe specifiche (il cattivo amministratore, il
comandante pauroso, il servitore infedele etc.)
dovevano certamente godere di una vasta circolazione negli ambienti politici e intellettuali dellepoca, come il caso del fornaio disattento
che ritroviamo anche allinterno della tradizione
biblica e rabbinica26:
a Kussar il padre del re scopr nel [pane tun]ink una
pietra; allora (le guardie del re) in una zona montuosa [... ]
prepararono un fuoco e malmenarono il fornaio. E per il fatto che (il padre del re) [aveva scoperto una pie]tra di particolare grandezza, lo infilzarono e lo bru[ciarono interamente].

Ma si tenga presente anche quella (molto


attuale per vero) del funzionario corrotto, dove
al peculato si contrappongono due diverse reazioni, quella di un vero e proprio caso di whistleblowing e quella di correit27:
Nunnu, il rappresentante regio di Hurma, si trovava
nella regione di Arzawa e [n]on consegnava largento e loro:

64

ci che raccoglieva lo portava a casa sua. Il rappresentante regio di Huntara lo denunci. Allora il padre del re invi (i
suoi uomini); lo portarono su (a Hattusa) e al suo posto fu
mandato Sarmassu. Ma pure questi indugiava. Allora il
padre del re invi il capo della guardia regia, e condussero
via sia Sarmassu che Nunnu al Monte Taja, li aggiogarono
come buoi, inoltre presero un parente di Nunnu e (il capo delle guardie del re) lo massacr sotto gli occhi di Sarmassu e di
Nunnu.

Nel secondo caso si tratta, invece, di un paradigma positivo: quello del buon servitore del
re, che incita i suoi paria ad applicare linsegnamento regio fatto non solo di prescrizioni tecniche o di pene legate alle funzioni cui ogni ufficiale preposto, ma anche di incitazioni a opere
caritatevoli nei confronti dei sottoposti bisognosi; ad attuare, quindi, sia quella magnanimit di
cui il re, soprattutto nei suoi editti, modello, sia
quella lealt e solidariet verso la corona, argine
dei processi di corruzione e deriva morale.
Anche in questo caso il paradigma fa uso di
un personaggio (qui positivo) storico (o, almeno, cos presentato alla memoria collettiva) di
nome Pimpira, che nella composizione parla direttamente al pubblico degli amministratori
reg, proponendo comportamenti esattamente
opposti a quelli denunciati negli aneddoti della
Cronaca di Palazzo, come il seguente passo sta a
testimoniare28:

65

Volgi lo sguardo sul malato e dagli il pane e lacqua;


quando la calura lo assale, ponilo al fresco; ma se lo assale il
freddo, allora ponilo al caldo: che i servi del re non muoiano
oppressi.... Non fare di chi giusto, uomo falso, n di chi
falso giusto: ci che venite a sapere non nascondetemelo...

Allo stesso filone istruttivo-sapienziale appartiene certamente anche il genere che potremmo nominare dei precetti al giovane principe.
Da quello che possibile a oggi stabilire,
data la limitatezza e lo stato frammentario della
documentazione a disposizione, dovrebbe trattarsi anche in questo caso di un vero e proprio
genere sorto in et antico-hittita e dedicato interamente, seppur con diverse varianti, al topos,
non di rado ricorrente in alcuni editti reg riferibili al primo dinasta storicamente documentato,
Hattusili (I), delle raccomandazioni e dei precetti etico-politici che il monarca impartisce al giovane principe che si avvia alla successione al trono (una sorta di Principe ante litteram).
Recita a tal proposito un passaggio dalleditto convenzionalmente definito come Testamento di Hattusili I, dove il re si rivolge direttamente al neo eletto alla successione al trono29:
... ti ho dato il mio insegnamento (lett. parola) e questa [tavole]tta sia letta al tuo cospetto ogni mese, affinch tu
possa imprimerti nel cuore la mia pa[rola] e la mia saggezza
e sappia comportarti giustamente (lett. sappia essere pieto-

66

so) nei confronti dei miei sudditi e dei notabili: se scopri la


colpa di qualcuno ...

dove precedentemente il re aveva gi detto:


...[e tu,] Mursili, [figlio mio], tu fallo tuo (sicl. il mio
volere) e conserva [cos la paro]la [di tuo padre]; e finquando conserverai la parola di tuo padre, man[gerai il pane] e
berrai lacqua; quando la ma[turi]t (sar) nel tuo [cuore],
allora mangia 2, 3 volte al giorno e mantieniti [sano]; [ma
quando la] vecchiaia sar nel tuo cuore, allora potrai bere a
sazie[t] e trascurare linsegnamento p[aterno].

Insomma, ci troviamo di fronte a una ricca


produzione di carattere sapienziale, facente uso
di diversi espedienti letterari (dal racconto di
aneddoti ambientati nel passato, allincitazione e
raccomandazione per lagire nel futuro), nella
quale trovano collocazione quei paradigmi che
vanno a costituire i patterns a sostegno del dettato regio nella documentazione pi propriamente
giuridica degli editti.

6. Leditto: struttura e dispositivi


E veniamo ora alla struttura delleditto regio.
Questa si compone di diversi elementi formali e tematici giustapposti, rispondendo contemporaneamente a differenti finalit giuridiche, etiche e politiche.

67

Sotto il profilo delle tematiche sulle quali si


struttura la composizione, si possono individuare
tre patterns principali:
1) in primis il dettato del re (letteralmente la
parola uttar), che trova la propria incidenza contemporaneamente su due livelli: luno pi eminentemente politico, laltro pi specificamente
tecnico-normativo30;
2) la memoria del passato, nel senso di rivisitazione, attraverso la narrazione, del percorso
storico, da un momento scelto in un passato pi
o meno lontano, fino al presente, base sulla quale si va a innestare il dettato regio, sicch questi
ne rappresenti la necessaria e imprescindibile
conseguenza;
3) linserimento di elementi aneddotici di carattere sapienziale, che possono variare, secondo le
diverse necessit, dallesempio ammonitore, allincitazione caritatevole, al precetto didascalico,
elementi di volta in volta fondanti dello spessore
consuetudinario (o, meglio, della memoria
culturale) di cui il dettato regio necessita per assumere il valore di accettata regola di giustizia e
quindi premessa imprescindibile per la sua promulgazione. Tali elementi, quindi, fungono, nella logica delleditto, da premessa e sostegno allemanazione della norma.
Sotto il profilo formale della struttura, cio
della giustapposizione sequenziale delle sue di-

68

verse parti, leditto regio si compone di due sezioni principali allinterno delle quali i diversi
patterns, sopra indicati, si vanno a collocare: una
prima di carattere storico-introduttivo e una seconda di carattere, per cos dire, tecnico-normativo.
6.1. Lintroduzione storica
la tematica sostanziante la prima sezione
delleditto, nellambito della quale si attua quella
rivisitazione del passato necessaria a introdurre e
giustificare lattualit e lefficacia del dettato regio nel presente; essa si avvale in primis del gi ricordato schema retorico diacronico: bene >
male > bene che scandisce la narrazione fra
passato remoto > passato prossimo > presente e
in base al quale a unoriginaria situazione di armonia ed equilibrio si oppone un implacabile
susseguirsi di eventi destabilizzatori (spesso sanguinari) che rendono imprescindibile lenergico
intervento riequilibratore della norma espressa
dal dettame regio31.
Paradigmatica (e maggiormente conosciuta
fra gli studiosi) in questo senso la lunga introduzione storica delleditto del re Telepinu, forse
la composizione pi famosa, riferita a questo dinasta vissuto attorno alla prima met del XV secolo; la parte iniziale cos recita32:

69

Ai tempi, Labarna era Gran Re, e i suoi figli, i suoi


fratelli, i suoi parenti acquisiti, gli uomini della sua gens e le
sue truppe erano uniti; certo, il paese era ancora piccolo, ma
dovunque egli andasse in guerra riusciva a tenere sottomesse
con il suo braccio le regioni nemiche...

ma nel tempo, ecco che sotto i suoi successori lidilliaca situazione iniziale (parva sed apta
mihi) si corrompe sempre pi. Gi sotto il re Hattusili (il primo dinasta hittita effettivamente accertato storicamente) ( 7):
... i servi dei principi mano a mano divennero infedeli, cominciarono a divorare i beni dei propri signori...

Con il terzo re della dinastia, Hantili, paradigma nella storiografia hittita di re perseguitato
da un destino divino avverso per i peccati commessi, gi a cominciare dalla sanguinosa modalit della sua successione al trono, il processo di
degrado investe direttamente la famiglia reale33:
Hantili era coppiere di corte; sua moglie era Harapseki,
sorella del re Mursili. Zidanta insieme con Hantili penetr
(nel palazzo) e (insieme) compiro[no un at]to malvagio: uccisero il re Mursili.

Nel racconto del re Telepinu il processo di


degrado si aggrava di dinasta in dinasta, portando al disordine totale, fino a che ( 27):
il sangue prese completamente il sopravvento allinter-

70

no della famiglia reale e anche gli uomini degli dei mi


cominciarono a dire: guarda a Hattusa il sangue ormai divenuto incontenibile! E allora io, Telepinu convocai il tribunale regio (ed emisi questo decreto): da oggi in poi...

Dispositivo spesso ricorrente in tali introduzioni storiche quello che potremmo definire di
escatologia politica, volto cio a proiettare in
un futuro possibile, ma non ancora verificatosi,
le catastrofiche conseguenze alle quali si arriverebbe in assenza di tale intervento.
Significativi, in questo senso, sono i 4-5
del gi ricordato testamento di Hattusili, dove,
in un drammatico crescendo, il re profetizza le
catastrofiche conseguenze cui potrebbe portare
la connivenza fra la Tawananna (la sorella del re)
e il figlio di questa, fino a quel momento erede
designato al trono; al 4 il testo cos recita:
...e avverr che egli (scil. lerede al trono) prester continuamente ascolto alle parole di sua madre, dei suoi fratelli
e sorelle; ed egli si avviciner per continuare a tramare vendetta. E [le mie truppe], i miei dignitari, i miei sudditi che
sono al servizio del re, chiunque appartenga al re - cos succeder verranno da lui annientati, e comincer a versare il
sangue...

Il tema del sangue (cio degli atti criminali allinterno della corte hittita), che ha ormai
raggiunto livelli al limite del non ritorno, si ripropone quindi nei diversi editti come spartiac-

71

que, punto al di l del quale non vi pi regola


ma soltanto caos, e rappresenta quindi la base ricorrente per lintervento normativo regio34.
Limpianto delleditto regio nella sua parte
iniziale , dunque, tutto costruito sulla rivisitazione storica dei fatti che, rappresentati nel loro susseguirsi, congiungono il passato al presente, e
quindi una certa memoria culturale dei fatti
passati (cos come costruita da chi deteniene il
potere e gli strumenti della literacy nel presente)
con quella collettiva attuale, cui leditto fa continuo riferimento e sulla quale intende operare attraverso limpatto dellemanazione della norma.
6.2. Le parentesi storiche o esempi paradigmatici
Diversa valenza e funzione hanno invece i
brevi interludi aneddotici che, nellambito dello
svolgimento della seconda parte delleditto, si alternano ai dispositivi normativi.
Qui la memoria storica, innescata dal ricordo di episodi o epoche assunti a paradigma di ci
che bene/male, perde la propria profondit
temporale per assumere essenzialmente funzione di monito esemplare e di giustificazione fondante della norma regia che segue immediatamente35.
Questo assunto esplicitamente affermato

72

proprio in uno degli editti pi antichi, dove il re,


rivolgendosi ai propri funzionari accusati di negligenza, afferma36:
...se voi non terrete in considerazione (linsegnamento
di mio padre), ecco, non ci sar vecchiaia! Per voi parla la
parola di mio padre!

Nello stesso testo risulta di particolare importanza per la comprensione del meccanismo
culturale del rinvio alla parola del padre e per
lemanazione attraverso un atto scrittorio della
norma nel presente, laffermazione, ai 5-6
(sulledizione dei quali cf. quanto gi indicato
alla nota 36):
Quando mio padre convocava il tribunale regio per indagare sul vostro comportamento immorale, non era forse (a
causa delle vostre angherie) nei confronti dei vostri contribuenti? ... e quando vi rinviava alle (vostre) sedi in conformit alluso di comunicare a voi per iscritto non manteneva per voi dignitari una tavoletta scritta (con le istruzioni)?

cui si correla il susseguente ammonimento


che d lavvio alla formulazione del dispositivo
regio ( 7):
... cos, dunque, avete portato a compimento la parola
di mio padre? Ma dora in poi questi (scil. la categoria dei
funzionari reg chiamati in causa) far come segue ...

Finzione o realt che sia, la parola del pa-

73

dre del re, riportata paradigmaticamente nellesempio ammonitore, fa quindi esplicito riferimento a una memoria culturale che si vuole supportata dalla testimonianza scritta.
Va tenuto presente a questo punto che, diversamente rispetto alla partitura storica che funge da introduzione nella prima parte delleditto,
tali brevi episodi non sono perci collegati (e
quindi funzionali) al presente attraverso la consequenzialit dello svolgimento degli eventi, bens in virt della similitudine delle situazioni.
Essi sono ambientati per lo pi almeno in
una generazione precedente rispetto al presente,
al tempo di un mai nominalmente identificato
padre del re (come il Manu della trattatistica
indiana?) e si incentrano essenzialmente sul potenziale deterrente del ricordo delle conseguenze negative innescate da un atto di disobbedienza/slealt.
Alla narrazione dellesempio paradigmatico
si aggancia infatti (normalmente introdotta dallavverbio kinuna: ed ora ecco...) lemanazione
della norma presente cui esso si ricollega tematicamente.
Spesso il riferimento paradigmatico rappresentato anche da un semplice rinvio a un
nome in qualche modo capace di significazione
per la memoria collettiva, come il caso di un
editto, riferibile a uno dei primissimi dinasti di

74

Hattusa, che, trattando della regolamentazione


della pratica ordalica (ordalia del fiume) cui
sottoporre membri della famiglia regia o funzionari di palazzo macchiatisi in qualche modo di
tradimento nei confronti della persona del re
(ANA SAG.DU LUGAL wastai), recita37:
...molti sono usciti impuri dallordalia del dio fiume
(stabilita per ordine di) mio padre, e il padre del re non li ha
graziati; lo stesso Kizzuwa risult impuro allordalia del dio
fiume, e mio padre quel Kizzuwa non (lo) ha graziato! Ma
ora, io, il re, ho visto troppe colpe... (e segue la normativa)

Questi intermezzi ammonitori rappresentano, quindi, un insegnamento saggio e allo stesso tempo un riferimento giusto a supporto della norma del presente, secondo un itinerario intellettuale che trova diretto riscontro letterario in
quel genere che si sopra gi ricordato e convenzionalmente definito come Cronaca di Palazzo.
Trovano invece riscontro nei paradigmi letterari del buon amministratore regio e del
buon principe quei passaggi, a met fra il politico e letico, che fanno da corollario sia alle misure volte al controllo delloperato degli amministratori, sia alle procedure di designazione di
un nuovo erede al trono.
Emblematico in questo senso un editto di
Hattusili (I), incentrato politicamente proprio

75

sulla situazione di coflittualit e disorientamento


istituzionale venutasi a creare a causa dei contrasti fra il sovrano e il successore designato; leditto, che riporta ordine designando un nuovo
successore (Mursili) e mettendo al bando i membri del partito avverso, contiene anche precetti e
massime dense di allusioni allegoriche indirizzate al buon principe e ai leali sudditi38:
... e di voi, miei sudditi, la schiatta sia unita come
unito il branco del lupo: tutti coloro che renderanno vana la
parola del re che a trasgredire siano le guardie del corpo, i
membri della famiglia regia allargata o gli addetti alle mense, o che quelli che tras[grediscono siano] i funzionari di palazzo [ ] qualun[que] sia il funzionario di palazzo che trasgre[disce] la sua parola, [che la sua go]la venga tagli[ata]
e che lo si app[enda] alla [sua] porta!
Se conser[verete la mia] parola, allora [conserve]rete
anche la mia terra; [se ] terrete vivo il fu[oc]o nel focolare, allora non infrangerete la mia parola; ma se il fuoco nel focolare non alimenterete, allora succeder che il serpente sconvolger [Hattu]sa!

In questo alternare fra esempio paradigmatico proiettato in un passato atemporale (ai tempi del padre del re) ed emanazione di norme finalizzate alla regolamentazione della vita politica, economico-amministrativa e sociale del
presente, il dettato regio che si sviluppa nella seconda parte delleditto assume, cos, toni e risvolti articolati e complessi:

76

- politici: ripudio/messa al bando/condanna


di membri della famiglia regia o della nobilt di
corte, ma anche opportuni atti di apparente clemenza e di richiamo a una solidariet di casta, oltre alla celebrazione di un nuovo erede al trono
etc.;
- tecnico-amministrativi: direttive per il controllo di specifici settori produttivi del regno e per
la determinazione dei compiti e dei limiti della
operativit di precise categorie di funzionari;
- etico-giuridici: istruzioni relative al giusto
comportamento dei funzionari, dei maggiorenti
e degli ufficiali del regno nei confronti della corona, della famiglia regia allargata, delle diverse
classi di funzionari fra loro; alle quali possono parallelamente svilupparsi massime e insegnamenti
rivolte ai sudditi del regno (nelle loro diverse articolazioni di casta e funzione) e al futuro erede
al trono; tutti elementi che vanno in qualche
modo ad arricchire una sorta di ideale codice etico da un lato e amministrativo dallaltro, senza
che, per altro, si arrivi alleffettiva codifica o a
una qualsivoglia sistematizzazione o articolazione
gerarchica fra le varie parti che li compongono.
tuttavia in questa intima commistione fra
norma, istruzione, insegnamento/ammonimento etico e apologia storico-politica, che leditto
regio trova la sua originalit di strumento regolatore della societ hittita nella sua fase pi antica.

77

Sarebbe errato volerne estrapolare la sola


funzione giuridico-normativa, come altrettanto
errato sarebbe vedere in esso un semplice documento politico, o sottovalutarne la componente
sapienziale (rappresentata di volta in volta dallinserimento del racconto ammonitore, dellappello caritatevole o dellinsegnamento al giovane
principe). Altrettanto errato, come purtroppo
spesso in uso nella filologia hittitologica, sarebbe
vedere nelleditto reale un testo meramente storiografico, o meglio, un testo sulla base del quale
ricostruire per via diretta svolgimento e concause
di eventi storico-politici.
Come ogni testualit che vuole assurgere a
memoria culturale e quindi a fondamento di un
preciso potere culturale e politico, leditto regio,
nelle sue parti storico-introduttive o storico-aneddotiche risponde a una ben precisa funzionalit
al servizio di chi di tale testualit committente
e quindi di tale memoria artefice. Soltanto attraverso la consapevolezza di questo filtro ci si pu
avventurare nel complesso campo delle considerazioni di ordine storico39. N tantomeno pensiamo sia sempre possibile e necessario individuare in precise figure di dinasti storicamente accertati le ricorrenti menzioni del paradigmatico
padre del re, al fine di trarne sequenze genealogiche .
Se volessimo rendere graficamente lo svi-

78

luppo della la struttura di questo interessante e


complesso sistema testuale potremmo farlo come
segue:

79

Dove, rispetto alle sue articolazioni esterne:

7. Codice linguistico e arco cronologico


A conclusione di quanto fin qui detto, desideriamo accennare ancora a due punti che, pur
apparentemente secondari, concorrono a nostro
avviso a rendere completo e a dare profondit
diacronica al quadro fin qui tracciato.
Si tratta, da un lato del codice linguistico
adottato nella pratica redazionale dei testi in
questione; dallaltro, del processo di redazione e
trasmissione che sottende alla documentazione
considerata.

80

Vanno ribaditi, a tal proposito, alcuni punti


chiave, ai quali abbiamo gi in vario modo accennato nelle pagine precedenti; si tratta essenzialmente del fatto che:
- la quasi totalit degli editti giunta fino a
noi in copia tarda, e cio in copia risalente alle attivit di cancelleria/biblioteca del XIII secolo40;
- alcuni degli editti pi importanti sono
giunti fino a noi in copia bilingue, cio in lingua
hittita e in babilonese;
- altri, pur arrivati fino a noi in copia tarda
redatta in sola lingua hittita, tradiscono lesistenza allorigine di una versione babilonese41;
- tutti gli editti costituenti il genere letterario che qui si illustrato appaiono limitati, sotto
il profilo della loro stesura originaria, al solo periodo dellAntico regno; il pi recente, che per
presenta tratti molto particolari e in parte esula
dagli schemi fin qui illustrati databile al monarca Tuthalija I/II, quindi al massimo alla met
del XV sec. ca. a.C., il che fondamentalmente limita cronologicamente, come detto gi inizialmente, questa tipologia testuale ai secoli compresi fra linizio del XVI e appunto, la met del
XV secolo42.
Il fenomeno della redazione, in origine, in
lingua babilonese di documenti di carattere interno (quindi, strettamente legati alla vita politica e sociale del regno) quali gli editti reali atte-

81

stato fino a oggi soltanto in et antico-hittita. Sotto il profilo socio-linguistico il fenomeno inquadrabile da un lato nella prospettiva di una
non ancora piena affermazione dello hittita quale lingua ufficiale del regno, in concomitanza
con il persistere di una situazione linguisticamente eterogenea al suo interno. La redazione
nellinglese dellepoca (il paleobabilonese) assume pertanto il significato di una scelta forte, rivolta non solo allesterno, ma anche e soprattutto allinterno, a fronte di una persistente frammentazione geolinguistica e probabilmente
anche normativa. Daltro lato, e sotto il profilo
antropologico-scrittorio, la scelta di fare di questo genere letterario fin dal suo inizio, e cio in
una fase ancora di formazione della cancelleria
regia, un genere marcatamente scritto, nel quale
confluiscono, come si avuto modo di illustrare,
elementi derivati da altre tipologie letterarie, allepoca certamente ancora affidate in massima
parte alla tradizione orale (come quello della
cronaca aneddotica, dal quale leditto deriva le
partizioni paradigmatiche degli esempi ammonitori), conferma la centralit del genere editto
per la vita sociale e culturale del mondo hittita.
Daltra parte, da un catalogo di biblioteca di
et medio-hittita, cio risalente alla met ca. del
XV secolo, noi sappiamo che leditto regio era
dallintelligentia scribale di Hattusa cosciente-

82

mente percepito quale tipologia testuale ben definita e regolarmente inserita nellordinamento archiviario della capitale43. Ne indiretta conferma
anche il fatto che i documenti in proposito giunti
fino a noi sono non solo copie degli originali pi
antichi, ma spesso presentati in versione bilingue,
se non direttamente trasposti in lingua hittita.
Insomma, al pari delle raccolte sapienziali e
cronachistiche, gli editti regi appaiono essere oggetto di una continua cura archiviaria, traduzione e ricopiatura nel corso dei secoli.
E veniamo cos al secondo elemento cronologico rilevante.
Tutti gli esemplari giunti fino a noi, tranne
che in un caso, appartengono, infatti, a un periodo storico ben preciso: quello dellAntico Regno. Lunico editto che apparentemente supera
questo limite cronologico, il CTH 258.1, datato
come si detto allepoca di Tuthalija I/II, mostra
(almeno nelle parti giunte fino a noi) un carattere accentuatamente tecnico-normativo, vicino
per molti versi a quello del genere delle istruzioni/protocolli che proprio in questepoca
sembra conoscere le sue prime manifestazioni44.
Insomma, successivamente a questa data leditto reale, cos come lo conosciamo attraverso le
sue pi classiche testimonianze antico-hittite,
sembra scomparire per lasciare il posto a generi
testuali meno complessi e certamente poco

83

letterari. Tutta la normativa relativa alla gestione giuridico-amministrativa demandata ai cd.


testi di istruzioni e giuramenti elaborati ad
hoc quale mansionario per le diverse categorie
dei funzionari del regno, che appare ormai ormai pienamente stabilizzato.
Daltra parte questo processo di tecnicizzazione del dettato regio corre parallelamente a
una tendenza sempre pi teocratica del fondamento non solo della regalit, ma anche del fondamento stesso della validit e giustezza della
norma emanata dal re45.
Il regno hittita, fra il XIV e il XIII secolo,
ormai divenuto un vero e proprio impero, pari
per dignit, prestigio e peso economico-politico,
ai grandi regni coevi babilonese, egiziano e anche assiro.
Il re hittita gran re, fratello e pari degli
altri gran-re della scena politica internazionale.
Non solo, quindi, i meccanismi regolatori della
vita amministrativa e giuridica delle province dellimpero si allineano con quelli, estremamente
complessi e burocratizzati dei contemporanei
grandi imperi vicino-orientali, ma lideologia
stessa che ne a fondamento si adegua a questo
nuovo scenario46.
un passaggio, a mio avviso, molto importante per la storia del fondamento del diritto hittita.

84

Il re Hattusili (III), forse il monarca hittita


che rappresenta il momento di maggiore sviluppo e potenza del regno, attorno alla seconda
met del XIII secolo, in un testo apologetico volto a dare fondamento alla sua presa di potere
dopo la morte di Muwatalli, suo fratello, e leliminazione del figlio di questultimo, legittimo
erede, recita nel proemio47:
Di Itar lordine/giustizia (handandatar) divino voglio narrare e ogni essere umano deve ascoltarlo. E in futuro,
che a regnare sia il figlio del re o il nipote o un discendente del
re, costui deve, fra tutti gli dei, conferire a Itar timore reverenziale.

Ci si aspetterebbe qui lenumerazione delle


gesta della dea; ma si resta delusi. Il proemio infatti, in qualche modo non diversamente dal
proemio fatto redigere da Hammurapi al suo
codice, nientaltro che lintroduzione alla narrazione della vita e delle gesta del sovrano stesso,
delle decisioni e dei dispositivi giuridici e politici
messi in atto nel corso di un crescendo che dalla
sua nascita portano (al pari delle introduzioni
storiche nei vecchi editti reali) al tempo attuale.
La validit e il fondamento dellazione regolatrice operata dalla parola del monarca sono
impliciti nel fatto che egli (come la descrizione
della sua vita, punteggiata di apparizioni della
dea, sta a dimostrare) custode e diffusore dello

85

handandatar, cio del giusto ordine divino delle


cose che il volere della dea impone attraverso lazione del monarca stesso48, un ordine, quindi,
che non si rif a una memoria antropologica dellemanazione della norma e dellamministrazione della giustizia, ma direttamente a un propagandato progetto divino.

86

Note

1 La tematica a tal proposito vasta ed stata in


tempi recenti diversamente dibattuta, ad esempio, in Wesel 20063, Haft 2009, Kirste 2010, Rthers-Fischer 20105.
Per il mondo vicino-orientale in particolare, insuperata
resta la sintesi di Pintore 1976, a fronte anche di pi dettagliate e recenti sintesi, come Westbrook (ed.) 2003, la
voce Recht in RlA 11 a cura di M.P. Streck (cf. Streck
2006-2008); per unaggiornata bibliografia tematica, si
vedano inoltre le rassegne annuali, curate da S. DmareLafont Droit compar dans les socits du Proche-Orient
ancien, che compaiono nellAnnuaire de lcole pratique
des hautes tudes (EPHE), Section des sciences historiques et
philologiques. Infine, fondamentale per una riconsiderazione della storia della ricerca sui cd. diritti cuneiformi e le premesse epistemologiche a un loro approccio,
sono i contributi contenuti nella prima parte (Aspetti generali) del volume miscellaneo I diritti del mondo cuneiforme, con particolare rif. al saggio di M. Liverani (ibid. pp.
11 ss.). Una nota a parte merita la recente pubblicazione
del volume di P. Glenn sulle tradizioni giuridiche (cf.
Glenn 20114), opera di ampio respiro, incentrata sul concetto di tradizione e quindi anche di fondamento dei
sistemi giuridici nello spazio e nel tempo; meraviglia, al

87

riguardo, a fronte della dettagliata trattazione e tipologizzazione dei sistemi giuridici, la quasi completa mancanza
di tutta lesperienza mesopotamica e, per i confronti che
avrebbe potuto offrire con la tradizione giuridica ind
(ivi trattata al cap. VIII), particolarmente quella hittita
che in questa sede si andr ad indagare.
2 Per il cd. codice di Hammurapi si fa qui riferimento oltre che alle tradizionali trattazioni in Driver-Miles 1952-1955 e Szlechter 1977, anche alle pi recenti
edizioni in Richardson 2004 e 2010, Viel 2011; sulla giustezza della definizione di codice e sul valore delle introduzioni agli stessi, si aggiunga la trattazione in Ries
1983, Renger 1994 e Kienast 1994.
3 E mi riferisco qui agli studi di antropologia giuridica fioriti essenzialmente da Malinowsky in poi; cf. per
tutti lopera generale di Sacco 2007; pi in particolare si
veda anche Faedda 2002, e i materiali raccolti nel web allindirizzo http://www.diritto.it/materiali/antropologia.
4 Si ricordino in proposito opere classiche come
Malinowski 1926, Hoebel 1954; su Radcliffe-Brown si
veda quanto di recente illustrato in Rivaya 2002; cf. inoltre il quadro generale offerto da Motta 1986.
5 Sullopera, il suo valore per gli studi di antropologia del diritto si veda la recente edizione per i tipi di Einaudi a cura di Squarcini e Cuneo, con introduzione di
Schiavone (cf. Squarcini-Cuneo 2010), Squarcini 2012,
oltre al classico e fondamentale saggio di Lingat 1967; sullargomento tornato Glenn 20114, dove alla tipologizzazione del sistema basato sul concetto di dharma (in
part. al cap. VIII, 2.2: il dharma e il re), un confronto
con il concetto di uttar nella letteratura hittita sarebbe
certamente stato particolarmente stimolante.
6 Sui concetti di memoria collettiva/culturale, e fissazione della stessa per mezzo dello strumento scrittorio,
si fa qui riferimento in primis alla ricca produzione di Jan
e Aleida Assmann (e, in primis Assmann J. 20076, 20083,

88

Assmann-Mller (edd.) 2005, Assmann A. 2007, 20115) e


al classico saggio di Hablwachs 1950, oltre ai recenti quadri dinsieme offerti da Pethes 2008, Erll 20112, Schraten
2011; in termini pi strettamente giuridici e sulla definizione di un tale passato come pastness, cf. anche Glenn
20114, cap. I.
7 Attorno a questo concetto si sviluppata una vera
e propria corrente di studi e ricerche, definibile come Narrativity&Law (o, con un termine pi equivoco, History&
Law), fra i cui contributi, per quanto si va discutendo in
questa sede, si ricordano soprattutto Reible 1990, 1994;
pi di recente Brooks 2006, Berger 2011; in particolare
per il mondo Biblico e vicino-orientale si vedano i diversi
contributi di: Rosen-Zvi 2008, Simon-Shoshan 2012; inoltre i diversi contributi nel volume collectaneo Edrei-Last
Stone edd. 2007; infine, si pone allattenzione per le strette connessioni con le tematiche che si andr a trattare pi
avanti, la monografia di Domhardt 1991.
8 Una dettagliata trattazione della storia hittita
basata sulle fonti epigrafiche resta Klengel 1998, mentre i
diversi aspetti che caratterizzano la societ hittita sono
ampiamente trattati in forma aggiornata nelle recenti
opere collectanee Die Hethiter, Hethitische Literatur, Ancient
Anatolia, Insights; un agile sguardo dassieme altres offerto in Collins 2007. Per gli aspetti pi specificamente
giuridici cf. il gi cit. volume collettivo I diritti del mondo cuneiforme, con particolare rif. alla sezione: Il periodo del Tardo Bronzo (pp. 271 ss.) con i contributi di A. Archi, C.
Mora e L. DAlfonso.
9 A parte il recente saggio di Popko 2008, non esiste al momento una trattazione organica aggiornata sulla
formazione dello stato territoriale hittita; una visione generale, inserita nel panorama vicino-orientale offerta in
Liverani 20112, in particolare, cap. XV.
10 Oltre a quanto illustrato nella gi citata opera di
Liverani 20112, si veda la sintesi in Matthiae 2010; pi

89

dettagliata, anche se in alcune sue parti superata, resta il


saggio di Klengel 1992. Infine, si vedano le specifiche sezioni relative allet antico-hittita e ai rapporti con le culture della piana siriana nei lavori collectanei gi indicati
alla nota 8.
11 Sui processi che accompagnano la creazione di
una cancelleria e, susseguentemente, di una vera e propria scuola scribale a Hattusa a cominciare dai primi re
hittiti, nei decenni di passaggio fra la fine del XVI e gli inizi del XV sec. a.C., quindi sulla formazione di un vero e
proprio ductus cuneiforme hittita e i diversi codici linguistici coinvolti, cf. quanto di recente sintetizzato dallo scrivente (Marazzi 2008 e 2010), oltre ai diversi contributi di
Th. van den Hout (Hout van den 2011 e 2012); a entrambi tali scritti si rinvia qui per tutti i riferimenti bibliografici e una critica valutazione dei processi in oggetto.
12 Su questi processi si rinvia a quanto a suo tempo
gi indicato dallo scrivente (cf. Marazzi 2002) e quanto pi
di recente illustrato in Hout van den 2011; dello stesso Autore, la breve ma incisiva introduzione alla sua grammatica
della lingua hittita (Hout van den 2011a, Introduction).
13 Sulla situazione sociopolitica del regno hittita a
questepoca e sui suoi risvolti sotto il profilo giuridico, si
veda il quadro gi a suo tempo offerto in Schuler von
1964; alcune note in proposito sono in Marazzi 1994; per
le fonti riferimento resta Klengel 1998.
14 Per questo testo, la sua analisi filologica e il commento storico-religioso, si rinvia a Marazzi 1982.
15 Su tutta questa problematica si rinvia a quanto
gi discusso in Marazzi 2002a.
16 Sulla figura del padre del re cf. gi Marazzi
1982a, successivamente Pecchioli Daddi 1994; una discussione generale in Marazzi 1997.
17 A tal proposito, in generale, si invia al gi ricordato saggio di Pintore 1976; pi in particolare, per lambiente hittita cf. Marazzi 1997.

90

18 Diamo qui di seguito i principali riferimenti. Per


gli editti reali: definizione del corpus e introduzione generale in Marazzi 2007; ledizione dei testi con commento
critico e traduzione in corso di pubblicazione sullo
Hethitologie Portal della Akademie d. Wiss. und Lit. di
Mainz (http://www.hethport.uni-wuerzburg.de/txhet _ke/textindex.php?g=ke&x=x). Per la cd. Cronaca di Palazzo si fa riferimento essenzialmente alledizione di Dardano 1997.
Per il genere degli insegnamenti caritatevoli (o insegnamenti
di Pimpira), si veda loriginario contributo di Archi
1979, ledizione generale in Cammarosano 2006 (dove
per il testo , a nostro avviso, erroneamente definito
come editto regio), e le note in Marazzi 2001. Per i testi relativi agli insegnamenti al giovane principe, si veda per tutti ledizione preliminare in Hoffner 1992; sulla letteratura
di carattere storico-cronachistico si rinvia a De Martino 2003.
Pi in generale, per un quadro dassieme sui diversi generi letterari cf. Marazzi 2005.
19 Sui limiti del pubblico letterato nel Vicino
Oriente si veda quanto considerato in Liverani 1978;
mentre per quanto attiene ai canali orali della trasmissione si veda da ultimo Archi 2009.
20 Per una critica a tali approcci evenemeristico-modenistici alle fonti vicino-orientali, fondamentale rimane
la messa a punto in Liverani 1973.
21 Per tutta la complessa tradizione del corpus testuale delle cd. Leggi, si rinvia alla recente edizione completa in Hoffner 1997; si veda inoltre la riconsiderazione
di alcuni aspetti tecnici inerenti a questo corpus testuale
in Archi 2008.
22 A parte quanto gi indicato alla nota prcendente,
alcune considerazioni fondamentali sulle particolari caratteristiche delle cd. Leggi Hittite sono contenute nel gi
pi volte citato saggio di Pintore 1976; per alcuni esempi
del carattere additivo cf. Marazzi 2008a.
23 Proprio sul tuliya, quale istanza giudiziale parti-

91

colare, si rinvia a quanto lo scrivente ha considerato in


Marazzi 1982b e 1984.
24 Sugli aspetti tecnici dei dispositivi contenuti nelleditto di Telepinu, soprattutto per quanto attiene al controllo delle risorse agricole e dei beni immobili cf. le diverse puntualizzazioni in Marazzi 2004 e 2008a con riff. bibl.
25 Su tali generi letterari cf. quanto gi indicato alla
nota 18; sul concetto di genere letterario e di letteratura
nel mondo hittita, interessante risulta la nuova prospettiva di analisi proposta in Hout van den 2002 e 2008; sul
concetto di memoria cos come derivabile dalle fonti
hittite si far riferimento ai recenti saggi di Archi 2005 e
Dardano 2011.
26 Su questo specifico motivo e sui passaggi testuali
che lo caratterizzano si rinvia allanalisi dettaglia contenuta in Marazzi 2000.
27 Il passo qui riportato rappresenta il 3 nelledizione di Dardano 1997; sui casi di vero e proprio whistleblowing da un lato e depistaggio dallaltro, compresi nei
dispositivi reg, cf. quanto considerato in Marazzi 2002a e
2004.
28 Il passaggio desunto dal complesso testuale II,
A vo. rr. 9ss. delledizione in Cammarosano 2006; sulle
fonti hittite relative a Pimpira cf. Klengel 1998, Cap. II.3.
riff. A4 e pp. 64ss.
29 Dopo la classica (ma oggi in parte superata) edizione di Sommer-Falkenstein 1938, il testo, giunto in copia tarda e bilingue (accadico-hittita) stato pi volte presentato in traduzione; unedizione accurata dedicata ai
soli passaggi bilingui in Marazzi 1986, oltre al gi cit.
Marazzi 1984. Il primo passaggio qui citato si riferisce al
22, il secondo al 19.
30 La parola del re, quindi, e sotto alcuni aspetti al
pari del dharma indiano, si concretizza di volta in volta
nella regola di giustizia e rappresenta la norma per il
mantenimento dellordine socio-politico ed etico.

92

31 Sotto questaspetto risultano interessanti le riflessioni, nel gi citato lavoro di Glenn 20114, cap. I, per
quanto attiene alla ricostruzione del pastness.
32 1-2 secondo ledizione in Hoffmann 1984; lanalisi pi acuta dellintroduzione storica delleditto in
questione rimane quella gi ricordata in Liverani 1977.
33 10; cf. sullargomento gi Schuler von 1965,
pp. 23ss.; si veda inoltre Collins 2007, passim.
34 Specificamente sul tema del sangue negli editti
reali cf. Marazzi 1987.
35 Questo concetto gi espresso acutamente in
Furlani 1948; esso ripreso e sviluppato, oltre che in Marazzi 1997, anche pi di recente in Dardano 2011.
36 Si tratta del testo KBo XXII 1, 2, per il quale si
rinvia alloriginaria edizione di Archi 1979, e alla successiva trattazione critica offerta dallo scrivente in Marazzi
1987a; il passaggio particolarmente complesso e variamente letto e interpretato. La traduzione per la quale qui
si propende e che stata proposta gi in Marazzi 1997, ci
sembra, fra le diverse, quella pi appropriata.
37 Si tratta del testo KBo III 28, per la cui edizione
cf. Marazzi 2010a, ora gi accessibile nel Portale di Mainz
nelledizione completa elettronica http://www.hethport.
uni-wuerzburg.de/HPM/txthetlink.php (sub Erlsse/Edicts >
CTH 9.6), ibid. tutti i riff. bibl. del caso. Unedizione aggiornata e completa a cura dello scrivente accessibile
ora nel Portale di Mainz http://www.hethport. uni-wuerzburg.de/HPM/txthetlink.php (sub Erlsse/ Edicts > CTH
272.
38 Si tratta del testo KBo III 27, qui il Ro. 15ss.; su
questeditto cf. ledizione preliminare in De Martino
1991; ledizione elettronica nel Portale di Mainz di prossima pubblicazione.
39 In questo senso, anche se su di un livello diverso,
indicative risultano le riflessioni contenute nella raccolta
di saggi a cura di Hobsbawm-Ranger edd. 1983.

93

40 Il quadro cronologico aggiornato delle redazioni dei documenti in nostro possesso dato nella gi pi
volte ricordata edizione elettronica del Portale di Mainz,
nello specifico allindirizzo http://www.hethport.uniwuerzburg.de/txhet_ke/projekt.php; va in questo caso ancora
una volta specificato che datazione della redazione documentata epigraficamente e datazione delloriginaria
(ma a noi non pervenuta) redazione del documento,
nella maggior parte dei casi divergono, e ci in virt del
complesso processo di ricopiatura/stesura cui le testimonianze cuneiformi hittite sono andate soggette nel
corso di almeno due secoli (sul quale si rimanda a quanto illustrato in Hou van den 2005 e 2008a); a ci si aggiunga che, per molti documenti riferibili alla parte iniziale dellAntico Regno hittita, per i quali siamo in possesso di una copia redazionale tarda, non sempre
immaginabile unoriginaria redazione concomitante
con i tempi della loro ambientazione storica, tenuto conto sia delle pi recenti ipotesi di sviluppo di una cancelleria hittitofona non prima di una fase abbastanza avanzata dellAntico Regno, sia del fatto che per molti documenti pertinenti alla politica interna dei primi dinasti
hittiti, non va esclusa una prima redazione ancora in lingua accadica e soltanto successivamente una trasposizione in lingua hittita (cf. in proposito Hout van den
2009); ci significa che per molti documenti riferibili
storicamente alle prime fasi della storia del regno hittita
non va esclusa n una trasmissione ancora di carattere
orale (seguita solo successivamente da un processo di fissazione per iscritto), e neppure unoriginaria stesura in
paleobabilonese.
41 Come, sulla base di quanto gi esplicitato alla
nota precedente, potrebbe essere il caso delleditto, gi
sopra citato alla nota 37, KBo III 28, in relazione al quale
si vedano le specifiche note in Marazzi 2010a.
42 Su questo testo (CTH 258.1) cf. ora ledizione

94

completa nel Portale di Mainz http://www.hethport.uniwuerzburg.de/txhet_ke/textindex.php?g=ke&x=x (> 258.1).


43 A tale riguardo cf. gi Otten 1986; successivamente la trattazione generale in Dardano 2006, pp. 190 ss.
44 Tale elemento, gi notato in Schuler von 19761980, ora pi approfonditamente analizzato in Miller
2011 e 2011a.
45 Su tale argomento cf. gi Hoffner 1975.
46 Per il quale si rinvia allacuta trattazione in Liverani 1990.
47 Si tratta del famoso testo definito come Apologia
o Autobiografia, per la cui edizione si rinvia a Otten 1981;
per il proemio in particolare si veda lapprofondita analisi in Schuler von 1982.
48 A tal proposito si veda quanto considerato dallo
scrivente in Marazzi 1986a.

95

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110

IL MONDO DI OMERO ED ESIODO:


UN ESEMPIO DI DIRITTO ORALE*
Amedeo Visconti

* Quanto segue riproduce nella sostanza, corredato


di note, il testo della lezione da me tenuta nellambito del
primo ciclo seminariale sui Fondamenti del diritto antico,
svoltosi presso lUniversit di Napoli Suor Orsola Benincasa tra aprile e maggio del 2012. per me doveroso ringraziare qui i Proff. Valeria Del Tufo e Vincenzo Omaggio, rispettivamente Prorettore e Preside della Facolt di
Giurisprudenza dellAteneo, per avermi voluto coinvogere nelliniziativa. Mi piace poi esprimere un ringraziamento a quanti, tra docenti, colleghi, studenti e amici,
hanno preso parte alla lezione. Infine, un ringraziamento
devo al Dott. Riccardo Sciacchitano, per avermi consentito di prendere visione della versione rielaborata in vista
della pubblicazione di due capitoli della sua tesi di Dottorato.

Limpiego che i Greci hanno fatto della


scrittura nella sfera del diritto, ovverosia, rifacendosi alla definizione datane da Michele Faraguna, nella produzione normativa e in seno agli istituti intesi a disciplinare in sede giudiziaria lapplicazione delle norme1, uno dei temi verso i
quali maggiormente si rivolto negli ultimi tempi linteresse degli studiosi di diritto greco. A dimostrarlo sono i numerosi contributi apparsi di
recente sullargomento, e pi precisamente sul
rapporto un rapporto, come si dir, di interazione esistente nellambito specifico del diritto
fra scrittura e oralit2.
A spiegare perch lattenzione degli studiosi si sia focalizzata in particolare su questo aspetto del tema, verosimilmente il fatto di aver individuato nellindagine dei rapporti che intercorrono tra oralit e scrittura un filone di ricerca
che, oltre che affascinante, risulta essere tra i pi

113

produttiv[i] ai fini di una pi profonda comprensione dellesperienza e della mentalit greca3. Il che a sua volta, come rilevato da Faraguna4, un portato dellormai unanime riconoscimento del forte legame che la plis greca (ma lo
stesso pu dirsi di culture lontane dal mondo
greco nello spazio come nel tempo5), anche nelle sue espressioni pubbliche (e politiche e culturali), conserva con la dimensione delloralit6
per pi secoli dopo lintroduzione in Grecia della scrittura alfabetica, avvenuta, stando allopinione attualmente maggioritaria, tra lo scorcio
del IX e linizio dellVIII secolo a.C.7.
Molte sono altres le attivit praticate in
seno alla plis nelle quali ladozione della scrittura, che sempre esito di un processo lento e graduale, non soppianta, se non in tempi molto lunghi (e in alcuni casi mai del tutto), loralit con
le sue strategie espressive, tanto da poter dire
che, almeno in taluni ambiti, il passaggio da un
medium allaltro non arriva di fatto a completarsi8. In tutta una serie di attivit, dunque, luso
della scrittura si affianca per lungo tempo alla
tradizione orale, le fa da completamento9.
Esemplifica quanto ora detto, tra le altre, la
sfera del diritto, con le attivit che le sono proprie. Se, infatti, dopo un periodo di oral law al
livello e della produzione normativa e dellattivit giudiziaria qual per noi documentato dal-

114

lepos omerico e dallopera di Esiodo, in epoca arcaica la scrittura fa il suo ingresso nella legislazione10, essa viceversa, forse con la sola eccezione
di Atene, resta estranea allattivit giudiziaria, appannaggio, a cominciare dal processo, delloralit per tutta let arcaica e ancora per buona parte del V secolo11. Del resto, per quanto attiene
alla stessa attivit legislativa, studi apparsi negli
ultimi anni pongono in evidenza elementi di
continuit rintracciabili tra le leggi scritte di epoca arcaica e le norme (orali) che ne costituiscono
i precedenti, recuperabili dai poemi omerici ed
esiodei12: elementi di continuit, questi, che
per non devono offuscare le novit che nella
produzione normativa il ricorso alla tecnologia
della scrittura comporta, e che sono da individuare anzitutto nella sistematicit e nella esaustivit con cui la materia sulla quale si legifera affrontata e regolamentata tanto sul piano sostanziale che su quello procedurale13.
Nellambito del diritto c dunque uninterazione tra oralit e scrittura, con questultima
che si affianca alle pratiche orali tradizionali
per poi, con la sua avanzata e crescente diffusione nella societ, sovrapporsi ad esse. Il che innesca, a livelli diversi (di concettualizzazione, forma, organizzazione), dinamiche, processi, che lo
studioso deve cercare di cogliere e delineare14.
Una messa a punto della riflessione pi re-

115

cente intorno al tema dellinterazione tra oralit


e scrittura nellattivit legislativa e giudiziaria dei
Greci fino allet classica, voleva essere la lezione
che, dietro cordiale invito del Professor Omaggio, ho tenuto per il primo ciclo seminariale sui
Fondamenti del diritto antico. In essa, per, ho finito sostanzialmente per soffermarmi, sviluppando
considerazioni fatte in altra sede15, solo sulla prima tappa del percorso che avevo costruito: su
quel mondo di Omero ed Esiodo, nel quale in
realt della scrittura nel diritto non c traccia.
***
Tra il mondo restituitoci dai poemi omerici
e quello rappresentato nellopera di Esiodo, pi
di una e pertinenti ad ambiti diversi sono le concordanze che riescono a ravvisarsi, interpretabili
come eredit lasciate in quellamalgama composito e incoerente16 di elementi riconducibili a
orizzonti cronologici disparati qual il mondo
omerico, dallet contemporanea alla fissazione
scritta dei due poemi attribuiti ad Omero: stando
allopinione tradizionale17, la fine dellVIII secolo a.C. o i decenni iniziali del VII, ovverosia let
nella quale pare collocabile Esiodo.
Anche nella sfera del diritto, intesa secondo
la definizione datane da Faraguna e pocanzi evocata, sono osservabili somiglianze tra il mondo

116

omerico e il mondo riflesso nellopera di Esiodo,


a cominciare dallassenza in essa della scrittura,
al livello e dei procedimenti giudiziari e della
produzione normativa. Il che consente di dire
che lpos omerico ed Esiodo ritraggono a period of oral law18.

Il procedimento giudiziario
Alcuni luoghi omerici ed esiodei vedono
uno o pi rappresentanti autorevoli e rispettati
della comunit19 (anzitutto i basilis, in ogni caso
non professionisti del diritto20) protagonisti di
tentativi intrapresi allo scopo di comporre pacificamente contenziosi sorti tra membri della comunit stessa (nel caso dellIliade, per lo pi in
seno allarmata greca impegnata nellassedio di
Troia, che della comunit cittadina metafora21)
e che per la comunit che ne attraversata sono
fonte di turbamento e di tensioni (tanto pi pericolose e gravide di conseguenze quanto pi
ragguardevoli socialmente sono le parti in causa22), quando non la espongono a danni concreti23.
Di tali passi Michael Gagarin ha condotto
unanalisi in pi punti persuasiva24, stando alla
quale essi, una volta messi a confronto, consentirebbero di ricostruire, almeno nelle sue linee ge-

117

nerali, un vero e ben definito procedimento giudiziario, messo in opera con lintento per lappunto di risolvere pacificamente le dispute nate
allinterno della comunit25: obiettivo, questo,
che pu anche non essere raggiunto26.
Non esplicitamente detto nei passi a essere chiamati in causa (di qui il vivace dibattito sviluppatosi intorno a questo punto) da cosa muova tale procedimento giudiziario: se, in altre parole, esso si fondi su un potere coercitivo della
parte che si ritiene offesa di ricorrere al giudizio
di terzi, oppure se presupponga laccordo dei
due contendenti sul fatto di sottoporre il contenzioso a unautorit esterna27. A partire dai passi
in questione, si riesce invece, abbastanza agevolmente, a individuare, per cos dire, dei tratti caratterizzanti il procedimento in questione. Tra
questi c ad esempio per certo il fatto di essere
pubblico o di svolgersi secondo una precisa ritualit28; ma lelemento distintivo del procedimento che in questa sede interessa richiamare allattenzione un altro: la sua oralit.
Il procedimento in questione consiste, infatti, unicamente in una serie di atti verbali (a
series of speech acts, per citare le parole di Gagarin): anzitutto i discorsi tenuti dai contendenti
e da chi fa da giudice (anche i membri della comunit non coinvolti nella disputa che di norma
seguono il procedimento possono esprimere, so-

118

noramente, la propria posizione), discorsi nessuno dei quali pare doversi attenere a una forma
precisa e stabilita29. Che si abbia a che fare con
atti esclusivamente verbali quanto sinferisce
gi dal lessico impiegato nei passi che entrano in
gioco, come per esempio testimonia quello nel
quale descritta la pi famosa tra le scene processuali contenute nellIliade, quanto a formalismo per certo superiore a tutte le altre. Il riferimento naturalmente al processo che si svolge
allinterno di una delle due citt la citt in pace
raffigurate sullo scudo che il dio Efesto fabbrica per Achille30:
Altra gente saccalcava in piazza: l era sorta una
lite, due uomini erano in causa riguardo allammenda
per una persona uccisa; luno diceva daver tutto pagato, giurandolo davanti al popolo, laltro negava daver ricevuto; si rimettevano entrambi ad un giudice,
per aver la sentenza. Luno e laltro acclamava la gente, in due partiti; gli araldi tenevano indietro la folla;
mentre gli anziani sedevano su pietre lisce, nel cerchio
sacro, e stringevano in mano gli scettri degli araldi potenti di voce; poi con questi salzavano e giudicavano a
turno. Stavano al centro due talenti doro, da consegnare a colui che desse [lett. dicesse] giudizio pi retto (trad. G. Cerri)31.

I versi citati, sui quali, oggetto come sono di


una bibliografia assai copiosa, esiste una vastissima dossografia32, ci dicono in primo luogo che,

119

al pari delle cerimonie di nozze ritratte da Efesto


sempre allinterno della citt in pace33, erano
qualcosa di normale nella vita quotidiana della
comunit, tanto da poterne essere assunti come
simbolo da parte del poeta, episodi quali quello
che in essi descritto34: un processo pubblico
avente come teatro lagor cittadina e al quale
partecipa un pubblico nutrito, con gli araldi chiamati a mantenere lordine.
Stando alla esegesi dei versi riportati che,
mi sembra a ragione, Antonietta Gostoli dice essere la pi ovvia35, due uomini, un omicida e
un parente prossimo della sua vittima, erano arrivati a un accordo per il quale il primo doveva allaltro una sorta di indennizzo, secondo un istituto giuridico previsto in caso di omicidio, che
documentato anche da un altro luogo iliadico36,
del quale si dir pi diffusamente infra. Tra i due
per nasce un contenzioso, avente per oggetto
una questione di fatto: lavvenuto (o mancato) risarcimento della famiglia della vittima da parte
dellomicida, ma che si pu bene immaginare
complicata sul piano giuridico dallesistenza di
precedenti rapporti creditizi-debitori tra lassassino e la vittima oppure tra i due stessi contendenti37. Lomicida sostiene di aver fatto quanto stabilito dallaccordo, il parente dellucciso afferma di
non aver ricevuto nulla38. Allo scopo di comporre pacificamente la vertenza, i due la rimettono

120

(se volontariamente e se di comune accordo, visto quanto detto prima, stato oggetto di accesa
discussione39) a una sorta di giudice-arbitro (stor
detto al v. 501). Perch questi stato definito
cos, il prosieguo del procedimento in corso a
spiegarlo40. Lstor non esprime direttamente il
giudizio richiestogli dai contendenti, bens ricorre alla consulenza di una specie di commissione
formata da anziani, esperti evidentemente di
questioni giuridiche, ma ai quali nulla fa pensare
come a professionisti del diritto: di costoro vuole
conoscere i pareri su quanto ascoltato. Questi anziani, infatti, non si pronunciano in forma unitaria, ovverosia con un giudizio finale univoco,
preso allunanimit o a maggioranza che sia: viceversa, ciascuno di essi, nel rispetto di una precisa ritualit (si alzano in piedi, parlano a turno
stringendo in pugno uno scettro araldico) che
conferisce ordine al loro intervento41, propone
una soluzione per la vertenza, senza che ci sia
detto espressamente in base a cosa o considerando cosa42. Viene ingaggiato in questo modo quasi un agone giurisprudenziale, con tanto di
premio finale43: due talenti di oro, che andranno
a quello tra gli anziani che lstor (o forse, manifestando come pu il suo parere, il pubblico che
assiste al processo, perch sentito come rappresentativo dellintera comunit?44), a questo punto arbitro tra gli anziani-giudici cui evidentemen-

121

te una particolare competenza in ambito giuridico garantisce tale posizione45, riterr aver prospettato la soluzione migliore, in grado di ripristinare lunit fra i contendenti, e dunque in
seno alla comunit.
Ci che di questa complessa e discussa scena processuale ai fini del nostro discorso importa rilevare, il fatto di essere essa dominata
dalloralit. La partecipazione ad essa di tutti coloro che ne sono gli attori, infatti, avviene esclusivamente attaverso atti verbali46, come bene risulta lo si diceva prima dal lessico utilizzato da
Omero: i due contendenti rispettivamente affermano e negano qualcosa47; il pubblico accorso acclama chi per luna chi per laltra delle parti in
causa; gli araldi che mantengono lordine sono
dalla voce potente (eerophnoi 48); i due talenti cui
ammonta il premio agonale vanno a quello tra
gli anziani che dicesse giudizio pi retto, come
letteralmente recita il v. 508, dando cos conferma del fatto, pure assai discusso, che primieramente un atto verbale designato dal verbo dikzein usato in riferimento agli anziani nel verso
precedente49.
Loralit che caratterizza il procedimento
giudiziario qual ricostruibile a partire dai luoghi omerici ed esiodei relativi a scene processuali indagati da Gagarin, pu, a giudizio dello
studioso, soccorrere nella interpretazione (al

122

contempo ricevendone ulteriore conferma) di


un passo, anchesso molto dibattuto a motivo delloriginalit di pensiero e del grande impegno
concettuale che vi sono dispiegati50, del proemio della Teogonia di Esiodo; passo nel quale il basilus, qui visto nella sua veste di giudice che dirime le contese sorte in seno alla comunit, associato al poeta per il fatto di poter godere, come
questultimo, della protezione delle Muse:
Essa infatti [la musa Calliope] anche i re venerati [oltre ai poeti] accompagna: quello che onorano le
figlie di Zeus grande, e quando nasce lo guardano, fra
i re nutriti da Zeus, a lui sulla lingua versano dolce rugiada, e dalla sua bocca scorrono dolci parole; le genti tutte guardano a lui che la giustizia amministra con
retti giudizi; lui, mentre parla sicuro, subito, anche
una grande contesa, placa sapientemente; perch
per questo che i re sono saggi, perch alle genti offese
danno riparazione nellassemblea facilmente, con dolci parole placandole; quando giunge nellassemblea
come un dio lo rispettano con dolce reverenza, ed egli
splende fra i convenuti. Tale delle Muse il sacro dono
per gli uomini. dalle Muse e da Apollo lungisaettante che sono gli aedi sulla terra e i citaristi, e da Zeus i
re; e beato colui che le Muse amano; dolce dalla sua
bocca scorre la voce; se c qualcuno che per gli affanni nel petto recente di lutto si dissecca di dolore nel
cuore, e un aedo delle Muse ministro le glorie degli
uomini antichi celebra e gli di beati signori dOlimpo, subito egli scorda i dolori, n i lutti rammenta per-

123

ch presto lo distolgono i doni delle dee (trad. G. Arrighetti)51.

Ci che Esiodo in questi versi, secondo lesegesi propostane da Gagarin, intenderebbe asserire, limportanza che, per il basilus-giudice
come per il poeta, riveste il fatto di avere un eloquio bello e persuasivo, che dono delle Muse.
Ne dipende, infatti, il suo successo (come quello
del poeta): perch un eloquio bello e convincente consente al basilus di conferire alla soluzione
da lui trovata per una disputa in corso, una forma tale da farla risultare giusta e accettabile: ai
contendenti in primo luogo, ma pi in generale
alla comunit, la cui partecipazione al procedimento officiato dal basilus Esiodo pone in particolare rilievo52. Tutto ci accrescer lautorevolezza del basilus, far s che le persone continueranno a sottoporgli i loro contenziosi per
ricevere il suo giudizio, e che sui contendenti insoddisfatti della soluzione alle loro dispute da lui
prospettata si eserciter una forte pressione da
parte della comunit affinch comunque laccettino53.
Ma, come si prima accennato, nei versi
esiodei citati loralit del procedimento giudiziario trova conferma, nella misura in cui rinvia a
un procedimento tutto orale labilit oratoria necessaria al basilus-giudice ritratto da Esiodo54. Il

124

quale sembra essere nel giusto Gagarin allorch


lo dipinge come un autentico performer che, al
pari dellaedo, si esibisce al cospetto di un pubblico nel suo caso la comunit, del quale con la
sua abilit di oratore, poich questa lo far prevalere sui contendenti lenendo in tal modo le
tensioni che agitano la comunit stessa, si assicurer lelogio e lammirazione55.
La produzione normativa
Al pari del procedimento giudiziario, orali
sono le norme riferendosi alle quali nel mondo
omerico e in quello rappresentato da Esiodo si
cercava la composizione dei contenziosi. Sono
queste le thmistes56: regole dalla portata generale
( male uccidere, bisogna rispettare chi detiene il
comando, ricambiare i doni dellospite, etc.57)
nelle quali si concretizza ci che thmis, cio a
dire ci che giusto perch rispettoso di un ordine tradizionale che riguarda la societ umana
come, pi in generale, luniverso naturale.
Tale ordine ha la sua origine nel trascendente. Le thmistes, infatti, provengono dalla divinit58 (thmistes il plurale di thmis, ossia, se se
ammette il legame con la radice del verbo tthemi,
mettere, collocare, porre59, ci che posto
dallalto, in altre parole dalla volont divina), ma

125

al contempo, veicolate come sono dalla tradizione, esse sono avvertite quale patrimonio della
collettivit umana, tanto che chi, come per esempio i mostruosi Ciclopi, si colloca al di fuori di
essa e ne ignora le abitudini, oppure chi ama la
guerra intestina detto athmistos, privo di thmistes60. In seno alla comunit depositari delle thmistes sono i basilis61, che dunque hanno il compito di garantirne il ricordo62 e che sono i primi
a doversi adeguare ad esse nei comportamenti e
nelle decisioni, in particolare quando sono chiamati a esprimere giudizi63. Il che assicurer evidentemente la conformit dei loro comportamenti, decisioni, giudizi alla volont divina che
nelle thmistes si esprime.
Trattando delle thmistes quali emergono in
particolare dallpos omerico, Gagarin ne evidenzia la genericit, la quale le renderebbe applicabili a situazioni ed episodi fra loro diversi e soprattutto impedisce di dare risposta a una serie di
interrogativi cui esse lasciano spazio64. In Il. IX
632-636, ad esempio, Aiace, cercando di convincere Achille a mettere da parte la sua ira nei confronti di Agamennone e criticandolo per la sua
ostinazione, gli rammenta come alcuni alla maniera, viene subito da pensare, di uno dei due
contendenti nel processo raffigurato sullo scudo di Achille ai quali sono stati uccisi il fratello
o addirittura il figlio (cosa dunque ben diversa

126

dal torto che lui, Achille, ha ricevuto da parte di


Agamennone!), sono pronti ad accettare da parte dellomicida un risarcimento. Il quale risarcimento fa s che il loro cuore e il loro animo impetuoso si rasserenino, consentendo al contempo allautore del crimine di rimanere in patria.
Questa pratica da annoverare tra le thmistes,
ancorch non sia presentata esplicitamente in
questi termini65 in base alla quale la contesa suscitata da un omicidio, particolarmente aspra in
una societ dellonore e intrisa di una mentalit
agonistica qual la societ omerica66, viene risolta da unammenda che il fratello/il padre della
vittima riceve da parte delluccisore, pone, fa osservare Gagarin67, pi interrogativi (si tenuti ad
accettare il risarcimento? se la vittima non ha n
fratelli n il padre, pu il risarcimento essere presentato ad altri suoi parenti?, etc.), che la genericit con la quale esposta lascia per aperti.
Un altro aspetto delle thmistes omeriche sul
quale Gagarin si appunta la loro autorit, a suo
giudizio debole. Secondo lo studioso, lautorit
di queste thmistes, non potendo nessuno darle riconoscimento formale, poggia solo sul consenso
della comunit intorno ad esse, che a sua volta
deriva almeno in parte dal fatto che gli aedi le ripetono, perpetuandone altres il ricordo. Unautorit di tal genere debole: perch lautorit di
una thmis pu essere messa in discussione allor-

127

quando se ne citi unaltra di segno contrario, ma


parimenti riconosciuta dalla comunit68. C
dunque il rischio di un conflitto tra thmistes, del
tipo di quello riflesso in due passi (uno Il. IX
632-636, pocanzi ricordato) relativi entrambi
alle conseguenze di un omicidio:
eppure altri accetta unammenda dalluccisore
di suo fratello oppure del figlio, una volta che morto; quello [lomicida], pagato un alto compenso, resta
l nel paese, allaltro [il parente della vittima] si raffrena il cuore e lanimo impetuoso, quando ha preso il riscatto (Il. IX 632-636, trad. G. Cerri);
se qualcuno [a parlare Odisseo] in citt uccide
anche un solo uomo che dietro di s non lascia molti
a vendicarlo, fugge tuttavia, e abbandona i parenti e la
terra dei padri (Od. XXIII 118-120, trad. M.G. Ciani,
lievemente modificata).

I due passi, per Gagarin69, enuncerebbero


due thmistes fra loro confliggenti: nel primo,
come gi si detto, Aiace afferma che la contesa
cui lomicidio d origine viene risolta da un risarcimento che il fratello/il padre della vittima
riceve da parte delluccisore; nel secondo, Odisseo asserisce che la fuga, lesilio la sorte che attende lomicida, anche quando, a essere stato ucciso, uno che dietro di s non lascia molti a
vendicarlo (bench pochi, ci sono per evidentemente alcuni che potrebbero farlo)70.

128

Ora, la genericit delle thmistes omeriche,


ma ancor pi il rischio di un contrasto fra loro,
quando anche solo potenziale (e i passi appena
richiamati proverebbero che tale contrasto a volte si verificava, addirittura in relazione a un crimine come lomicidio), argomento impiegato
da Gagarin per negare a queste thmistes caratteri
di giuridicit e dunque la qualifica di leggi: perch a legal system cannot tolerate [] contradictions in its laws71.
C per anche altro che secondo Gagarin
farebbe escludere, per le thmistes omeriche, status e valore di norme giuridiche72: la forma con
la quale si presentano, tanto per cominciare. Le
thmistes, stando agli esempi rintracciabili nei
poemi, si presentano, infatti, come generali
enunciazioni di comportamenti approvati sul
piano sociale (cfr., e.g., hom. Od. III 45-47: E
dopo aver libato e pregato cos com norma
(thmis) offri [a parlare Pisistrato, figlio di Nestore] anche a costui [Poseidone] la coppa di
vino dolcissimo perch possa libare, trad. M.G.
Ciani, con lieve modifica): non hanno dunque la
forma tipica della legge, come tale per Gagarin
assunta gi dalle leggi greche di epoca arcaica,
costituita da un periodo ipotetico nel quale, nella protasi, specificata lazione considerata; nellapodosi, sono invece espresse le conseguenze o
la norma procedurale che il realizzarsi della con-

129

dizione innesca. In pi, continua Gagarin, una


legge deve essere riconoscibile rispetto a quelle
che pi in generale sono norme di condotta:
deve avere qualcosa solitamente il fatto di essere messa per iscritto oppure di presentarsi as
the authoritative word of a lawspeaker che segnali un suo status e una sua autorit speciali. Ma
in Omero, che rappresenta un mondo nel quale
la scrittura estranea alla sfera del diritto e che
per nemmeno reca traccia di una figura assimilabile a un lawspeaker, non c nulla che distingua
thmistes che si qualificherebbe come leggi (per
esempio quelle sullomicidio desumibili dai passi
di cui si detto supra) da altre di cui non si parlerebbe in questi termini, come ad esempio quelle che affermano che sono da ricambiare i doni
dellospite oppure che sono da rispettare le Preghiere rivolteci, essendo queste figlie di Zeus73.
Vari dunque sono gli argomenti che a giudizio di Gagarin potrebbero essere fatti valere
contro lattribuzione alle thmistes omeriche dello
status di leggi (quanto meno di leggi di carattere
sostanziale), e pi precisamente di leggi orali.
Cosa sono allora per Gagarin queste thmistes?
Nulla pi che tradizionali norme di condotta, assai generali, note a molti (dunque non ai quei
soli che erano chiamati a fare da giudici nelle
contese ed eventualmente a pochi altri74), trasmesse oralmente e dal carattere solo procedura-

130

le. Le quali norme, insieme altri elementi, porterebbero a collocare il mondo rappresentato dallpos omerico (ma anche quello ritratto da Esiodo) in uno stadio protogiuridico (proto-legal il termine utilizzato da Gagarin), dal quale
la Grecia uscirebbe con la comparsa, in et arcaica, delle leggi scritte: per i Greci le prime leggi,
non avendo essi mai avuto, a giudizio di Gagarin,
un corpus di leggi orali. Alloralit, per Gagarin, i
Greci avrebbero affidato la trasmissione non di
leggi, bens solo di un patrimonio di generiche e
tra loro indifferenziate norme di condotta: per
lappunto le thmistes 75.
Alcune obiezioni sono state avanzate a
quanto sostenuto da Gagarin circa le thmistes
omeriche per poi arrivare a negarne la giuridicit. Per esempio a proposito della loro genericit76. vero che, cos come riferite da Omero, le
thmistes sono enunciazioni dalla portata assai generale, ma vero altres che i poemi omerici,
come del resto ampia parte delle fonti di cognizione di cui dispone chi studia il diritto greco,
sono anzitutto una fonte letteraria, alla quale
non si pu chiedere lesaustivit, labbondanza di
dettagli e quel rigore di scrittura dal punto di vista tecnico-giuridico che invece da attendersi
dagli scritti per esempio dei giuristi romani77.
Inoltre, il fatto, ricordato da ultimo da Faraguna78, che in Omero, ma anche in Esiodo, lazio-

131

ne del giudicare da parte dei basilis o di chi per


loro sia talvolta presentata come un separare, distinguere, scegliere thmistes (krnein/diakrnein
thmistas)79, cio a dire come lindividuazione,
tra le thmistes, nel complesso delle themistes qual
depositato nella memoria, di quella evidentemente meglio applicabile allo specifico caso in
esame, con la possibilit se ad esempio fallisce
la memoria di chi giudica o se questi si lasciato
corrompere da uno dei contendenti che la scelta sia erronea80, suggerisce che le thmistes, al di
l della formulazione che trovano nei poemi
omerici, avessero una certa articolazione, che insomma non fossero poi cos vaghe e generiche
come Gagarin ritiene81.
C poi la questione della forma con la
quale le thmistes ricorrono nei poemi omerici.
Ora, vero che questa non la forma distintiva
delle leggi, ravvisabile nelle codificazioni greche
gi di epoca arcaica (protasi = azione / apodosi =
sanzione), ma vero anche che, come gi si
detto, Iliade e Odissea sono opere letterarie (opere poetiche peraltro, che dunque hanno da fare
i conti con le esigenze poste dal metro) e non testi giuridici; vero pure, inoltre, che possediamo almeno alcune leggi di carattere sostanziale risalenti alla codificazione soloniana, quindi tra
le pi antiche trasmesseci dalla tradizione, le
quali si sottraggono, sul piano formale, allo sche-

132

ma-base protasi/sanzione e ne variano la struttura, o se ne distanziano in maniera anche significativa, introducendo prescrizioni o precisando i
limiti e le eccezioni alla disposizione generale82.
Riserve sono state espresse anche circa il fatto che Il. IX 632-636 e Od. XXIII 118-120 rifletterebbero due thmistes tra loro in contraddizione, cosa che, come si detto, Gagarin valorizza
molto per confutare il valore delle thmistes quali
norme giuridiche. Faraguna83, infatti, ha sostenuto che i due passi potrebbero bene essere letti
come testimonianza non di due thmistes fra loro
confliggenti, bens di due soluzioni, luna alternativa allaltra, che nel mondo omerico, al quale
ignoto lintervento di unautorit esterna che
giudicasse i casi avvenuti di omicidio, si davano
per risolvere la contesa aperta da un omicidio (e
che si ritroverebbero, pur con tutte le differenze
del caso, in quanto conosciamo della legislazione
scritta sullomicidio risalente allateniese Draconte84): la rappresaglia, la vendetta (di sangue)
da parte dei parenti della vittima nei confronti
dellomicida, il quale, allo scopo di autotutelare
la propria persona, finisce per prendere la via
dellesilio (diversamente, prima o poi sarebbe
stato eliminato); oppure laccettazione, sempre
da parte dei congiunti della vittima, di un risarcimento, un indennizzo, che implicherebbe la rinuncia da parte di costoro allesercizio del loro

133

diritto di rappresaglia, avvertito altres nella coscienza collettiva come un dovere morale85. Sic
stantibus rebus, stabilire se il risarcimento avesse
avuto luogo o meno (in pratica, loggetto del
contenzioso nel processo raffigurato sullo scudo di Achille, almeno secondo linterpretazione
maggioritaria del testo omerico86) era assai importante: perch ne dipendeva la liceit di uneventuale azione di rappresaglia da parte dei parenti dellucciso a danno dellomicida.
Infine, unaltra argomentazione cui Gagarin ricorre per negare alle thmistes omeriche la
qualifica di leggi , come si ricorder, lassenza
di elementi (la scrittura per lui il primo tra questi) che permettano lindividuazione o, meglio, il
riconoscimento, in seno al patrimonio delle thmistes, di quelle che non si avrebbe difficolt a
considerare come leggi, rispetto ad altre che si
annovererebbe piuttosto tra le norme comportamentali o comunque di natura non giuridica. La
questione in questo caso pi generale, chiamando in causa il modo in cui si vuole intendere
la nozione di legge. Ma su questo lapparato
concettuale da cui si prende le mosse ad avere influenza, il che incide sulla cogenza dellargomentazione di Gagarin87. Se, infatti, come peraltro sembra pi corretto fare approcciandosi allo
studio delle comunit tradizionali (nel senso che
in esse lesistenza dellindividuo orientata dalla

134

tradizione, cio a dire dal complesso delle conoscenze e dei valori condivisi) rappresentate nellpos omerico o nei poemi di Esiodo, si muove da
concettualizzazioni quali quelle elaborate dallantropologia giuridica, che ad esempio pone di
fronte a complessi sistemi giuridici funzionanti
in completa assenza di scrittura, cio a dire lelemento che Gagarin ritiene tra i pi importanti
per la riconoscibilit della legge, si arriver, nella
definizione delle thmistes omeriche, a risultati diversi da quelli di Gagarin88, per certo dovuti al
fatto che questi viceversa muove da concettualizzazioni, moderniste e decisamente pi restrittive,
messe a punto da filosofi del diritto e giuristi contemporanei di orientamento almeno in parte positivista, com il caso ad esempio, su tutti, di Herbert Lionel A. Hart (1907-1992), nella cui opera
pi nota, The Concept of Law (Oxford 1961), Gagarin esplicitamente riconosce di avere uno dei
suoi principali testi di riferimento89.

135

Note

Cfr. faraguna 2007, 75.


Per tutte le indicazioni bibliografiche vd. faraguna 2007 (una parte di questo ampio studio stata pubblicata anche in Dike 9, 2006, 63-91) e faraguna 2011.
3 faraguna 2007, 75.
4 Cfr. ibidem, con bibliografia.
5 foley 1997, 163 e n. 46.
6 Prove di tale legame sono per es. il ruolo centrale dellassemblea [] come luogo del dibattito e della deliberazione collettiva oppure quello del teatro come
momento di riflessione sui valori fondanti della comunit
politica e sulle regole della vita sociale nella polis: faraguna 2007, 75.
7 Cfr. bourguignon 2010, passim. Non mancano
tuttavia tra gli studiosi quanti credono che la nascita dellalfabeto greco sia da collocare in un orizzonte cronologico ben pi risalente, tra la fine del XII e linizio del X
secolo (se non prima): cfr. ibidem, passim. Recentemente,
Benedikt S.J. Isserlin ha preso le distanze dallopinione secondo la quale la scrittura alfabetica sarebbe stata introdotta in Grecia in un preciso momento (e in un luogo altrettanto preciso). Lalfabeto greco sarebbe piuttosto, a
giudizio dello studioso, il risultato di prestiti successivi, da
2

136

diversi alfabeti semitici, prodottisi nel corso di un lungo


arco temporale: cfr. ancora bourguignon 2010, 102-103.
8 foley 1997, 163.
9 Ibidem, con bibliografia.
10 A testimoniarlo sono i testi di legge restituitici da
iscrizioni (faraguna 2011, 1, elenca i documenti a oggi
noti) provenienti da varie aree del mondo greco, in primis
lisola di Creta, dove peraltro stata rinvenuta quella che
si ritiene la pi antica legge greca superstite, datata intorno al 650 a.C.
11 Cfr. gagarin 2008, 110-121.
12 Cfr., tra gli altri, in generale: vlissaropouloskarakostas 2005; faraguna 2007, 80-82. Pi in particolare, ad esempio, sulle matrici omeriche della legge
sullomicidio non premeditato promulgata dallateniese
Draconte nellavanzato VII secolo, cfr. gagarin 2007 e id.
2008, 101-103; sulla continuit tra le norme vigenti nella
Dorfgemeinschaft qual descritta da Esiodo nelle Opere e
giorni e le leggi date da Solone ad Atene al principio del
VI secolo, schmitz 2004, passim.
13 Cfr., su tutti, faraguna 2007, 82-89, con ampia
esemplificazione.
14 Ibidem, 76, da cui si cita.
15 visconti 2007a.
16 montanari 1997, 79.
17 A difenderla, recentemente, sulla base di considerazioni di ordine linguistico, haslam 1997, 80-81.
Sulla questione, assai complessa, si registrano molte altre
opinioni: ercolani 2007, 89-91, illustra e discute le principali.
18 gagarin 2008, 36.
19 Non sono da considerarsi in questo senso eccezioni hom. Od. XII 439-440 o hes. Op. 220-221, dove si
parla genericamente di uomini (ndres): cfr. sciacchitano, cds.
20 Cfr. gagarin 2008, 37-38.

137

21

musti 2006, 102.


Cfr. santucci 2008, 200, con riferimento alla lite
raffigurata sullo scudo di Achille di cui si dir diffusamente infra; sciacchitano, cds.
23 Si pensi per es. ai danni che allarmata greca derivano dalla decisione di Achille di abbandonare la spedizione a sguito della contesa sorta tra lui e Agamennone,
per essersi questultimo impadronito del suo bottino di
guerra.
24 Cfr. gagarin 1986, 19-50, e ora id. 2008, 13 ss.
25 Tale procedimento, le cui origini il fatto di essere ben definito proietterebbe in epoca pi risalente dellVIII secolo a.C. (gagarin 2008, 13), si sarebbe posto per
Gagarin come possibilit alternativa al ricorso alla violenza e alluso unicamente delle proprie forze da parte dei
contendenti. La realt che dunque secondo Gagarin verrebbe a configurarsi nellpos omerico e nellopera di
Esiodo, quella di un dual system of self-help and public
procedures for resolving disputes, come tale documentato anche in altre epoche e presso altre culture (Gagarin
si sofferma in particolare sul caso dellIslanda di epoca
medievale) (cfr., su tutto quanto detto, gagarin 2008, 2730; la citazione tratta da p. 27). Il fatto stesso comunque
che si dia leventualit del procedimento in questione,
dice essere operante lidea (sulla quale insiste santucci
2008, 199-201) dellamministrazione della giustizia come
momento di almeno possibile superamento del conflitto
e suo riassorbimento in una ritrovata unit.
26 Naufraga ad es. il primo tentativo esperito da Nestore di comporre la contesa sorta tra Agamennone e
Achille di cui si detto pocanzi (n. 23): hom. Il. I 245305. Non casuale, secondo quanto osserva gagarin
2008, 15, 26, che tentativi del genere falliscono soprattutto allorch i contendenti com ovviamente il caso di
Achille e Agamennone sono personaggi di rango assai
elevato allinterno della comunit. Questo li rende, infat22

138

ti, meno di altri soggetti alla pressione che la comunit a


suo avviso eserciterebbe sui suoi membri affinch addivengano a una soluzione pacifica dei loro conflitti.
27 Sulla questione, di cui superfluo spiegare limportanza, pu vedersi, ultimamente, sciacchitano, cds.,
con indicazione della principale bibliografia e discussione
di numerosi passi omerici ed esiodei in vario modo pertinenti al problema.
28 Cfr. gagarin 2008, 17, 19, con indicazione e discussione dei passi.
29 Cfr. gagarin 2008, 13 ss. (la citazione contenuta
nel testo tratta da p. 37). La partecipazione al procedimento anche di quanti non vi sono almeno direttamente
coinvolti documentara da diversi passi omerici ed esiodei: cfr., per essi, gagarin 2008, 17, 19, 27.
30 Laltra la citt in guerra, assediata dai nemici:
hom. Il. XVIII 509-540.
31 hom. Il. XVIII 497-508. La traduzione quella
fornita in cerri 2010.
32 Ne offre ora una esaustiva rassegna critica Fusai
2006.
33 hom. Il. XVIII 491-496.
34 gagarin 2008, 19, che opportunamente cita
hom. Od. XII 439-440: abitualmente, al sopraggiungere
della sera, si allontana dallagor chi giudica le molte liti
dei contendenti (ma, in questo senso, cfr. anche hes. Op.
28-32: il fratello del poeta, Perse, vista la situazione economica nella quale versa, non deve togliere tempo al lavoro per starsene a seguire le contese giudiziarie altrui).
Cfr. pure santucci 2008, 199-200.
35 cerri, gostoli 2003, 984. Alla lunga nota della
Gostoli ai versi in questione (pp. 984-985) ci si rif per
quanto segue; da essa sono riprese le citazioni presenti
nel testo.
36 Il. IX 632-636.
37 Cfr. cerri 2010, 174.

139

38 Questa lesegesi pi seguita dei vv. 499-500, dai


quali dipende linterpretazione dellintera scena. Se, infatti, per essi si accoglie laltra esegesi che stata proposta (la
discussione verte sul significato da attribuire ai due verbi
principali impiegati da Omero: uchomai e aninomai), secondo la quale lomicida promette/offre (ucheto) un risarcimento al parente della sua vittima, il quale rifiuta
(anineto) di accettare alcunch, loggetto del contenzioso
diventa evidentemente un altro: il diritto dellautore del
crimine di risarcire in qualche modo i parenti della vittima. Una terza interpretazione stata avanzata da gagarin
1986, 31-32: lomicida offre il suo risarcimento al parente
dellucciso, il quale per lo rifiuta giudicandolo insoddisfacente (oggetto del contenzioso anche in questo caso
il risarcimento, ma non il fatto che sia o no stato dato, bens la sua consistenza). Per una esposizione molto pi dettagliata delle diverse posizioni vd. fusai 2006, 9-34. sciacchitano, cds., invidua elementi interni ai poemi omerici
che deporrebbero a favore dellinterpretazione pi diffusa
del passo (e dunque della scena), anche qui accolta (vd.
pure, in tal senso, cerri 2010, 174).
39 Cfr. gagarin 2008, 15-16, con le opportune indicazioni bibliografiche.
40 Cfr. cerri 2010, 174-176.
41 santucci 2008, 200, pone in rilievo questo
aspetto dellintervento degli anziani, che a suo avviso lo
contrapporrebbe alle acclamazioni del pubblico che assiste al processo, disordinate e difficili da contenere (vv.
502-503).
42 Di qui la tesi di havelock 1981, 167-168, secondo la quale dalla scena omerica trasparirebbe unidea di
giustizia come procedura condivisa, che si realizza oralmente con la persuasione e la convinzione: non fondata
ancora cio su un principio o su una serie di principi alla
luce dei quali chi giudica prende e impone una decisione.
In questo senso, vd. anche santucci 2008, 200.

140

43 gagarin 2008, 16, pone in rilievo il fatto che la


competizione tra gli anziani oltre che tra i contendenti.
44 Cos pensa gagarin 2008, 17.
45 stor, nomen agentis costruito sulla medesima radice del perfetto ida/eidnai (sapere, conoscere), significa propriamente conoscitore, esperto di qualcosa.
46 faraguna 2007, 77.
47 A un atto verbale fanno riferimento i due verbi
anche se si accolgono gli altri significati loro attribuiti: cfr.
supra, n. 38.
48 Osserva cerri 2010, 180, che questo epiteto, il
quale bene si addice agli araldi visti quelli che ne sono i
compiti principali, passerebbe in qualche modo a qualificare gli stessi anziani, che parlano impugnando scettri
araldici e che in qualche modo svolgerebbero funzione
araldica (sono araldi del sapere giuridico di cui sono depositari: cfr. ibidem, 179-180). In questo modo, Omero
alluderebbe connotativamente alla necessit che [gli
anziani] si facciano sentire da tutta la folla presente nellagor e che riescano a impressionare lorecchio delluditorio come rapsodi giurisprudenziali.
49 gagarin 2008, 16-17.
50 Cfr. arrighetti 1998, 320, da cui si cita. Al commento di Arrighetti al passo (pp. 320-323) si rimanda per
le indicazioni bibliografiche essenziali.
51 hes. Th. 80-103.
52 Cfr., nel passo citato, i vv. 84-86 (le genti tutte
guardano a lui [il basilus] che la giustizia amministra con
retti giudizi) e 91-92 (quando [il basilus] giunge nellassemblea come un dio lo rispettano con dolce reverenza).
53 gagarin 2008, 19-22. I versi in questione sono
stati ovviamente spiegati anche in altro modo. Si pensato ad es. che il basilus-giudice sia associato da Esiodo al
poeta perch entrambi la Musa aiuta a ricordare e recitare qualcosa (le norme utili a dirimere le contese nel caso

141

del basilus, i versi nel caso del poeta) la cui trasmissione


era affidata alloralit (roth 1976, ma contra vd. le osservazioni convincenti di arrighetti 1998, 322, e di gagarin 2008, 21); oppure, pi semplicemente, perch in
lui operante lidea, radicata nella cultura greca arcaica, di
un rapporto personale, diretto che poeti, re, legislatori intrattengono con la divinit (le Muse o Apollo) e in virt
del quale agiscono (mele 2003a, 5 e passim, ma vd. arrighetti 1998, 323).
54 Leloquenza ha un ruolo importante nella composizione delle contese anche per Omero. Lo testimoniano quanto viene detto di un personaggio come Nestore (
di dolce parola, il dolce parlatore dei Pilii: hom. Il.
I 247-249; IV 293), che spesso si adopera per la risoluzione di liti; oppure lepisodio della disputa tra Menelao e
Antiloco sorta durante i giochi funebri in onore di Patroclo: cfr. gagarin 2008, 23-26.
55 gagarin 2008, 22-23.
56 Cfr. hom. Il. I 238-239; IX 156; 298; XVI 387;
hes. Th. 84-86; 235-236.
57 Cfr., per questi come per altri esempi, hom. Il. II
73; IX 32-33; 132-134; XXIII 581-582; XXIV 650-652; Od.
III 45-47; IX 266-268; XIV 128-130; XXIV 283-286; hes.
Th. 395-396; Op. 135-137, etc.
58 Cfr. hom. Il. I 238-239; II 204-206; IX 98-99; Od.
XVI 403, ma anche Hom. Hymn. Ap. 292-293, 394-395
(lesprimersi della parola degli di themistuein). Themis
stessa del resto una dea: hom. Il. XV 87-88; hes. Th. 135;
901.
59 Il che pone dei problemi, che si in vario modo
cercato di superare: cfr. DELG2, s.v. thmis; beekes 2010, s.v.
thmis.
60 Cfr. hom. Od. IX 106-115; 213-215; 428; Il. IX 6364. Sembrerebbe, a leggere Od. IX 114-115 (ciascuno dei
Ciclopi d leggi themistuei ai propri figli e alla propria
sposa), che i Ciclopi abbiano delle thmistes, ma queste,

142

per luso assolutamente individuale e personale che ne


fatto e per la loro portata strettamente familiare, non
sono per Omero da considerarsi pi come vere thmistes:
mele 1978, 58.
61 Cfr. hom. Il. II 204-206; IX 98-99 (i basilis ricevono da Zeus le thmistes insieme al loro potere e alle loro
prerogative); Hymn. Hom. Dem. 103, 215, 473 (i basilis
che amministrano la giustizia sono qualificati come themistoploi).
62 Themis, come osserva mele 2003a, 3, sorella di
Mnemosyne, ossia della Memoria (hes. Th. 135).
63 Nella comunit omerica ed esiodea sono comunque le azioni umane tutte a doversi rapportare alle thmistes: mele 2003a, 2.
64 gagarin 2008, 30-31.
65 faraguna 2007, 78; gagarin 2008, 30.
66 faraguna 2007, 78.
67 Cfr. gagarin 2008, 31.
68 Ibidem.
69 Ibidem.
70 Accanto a questo passo, Gagarin avrebbe potuto
citare anche Il. XXIV 480-481, dove parimenti, e in termini ancora pi generali, si dice dellesilio in terra straniera come conseguenza di un omicidio. Molti sono del
resto i personaggi omerici che o, commesso un omicidio
(intenzionalmente oppure no), vivono in prima persona
il destino di esuli (cfr. hom. Il. II 661-666; XIII 694-697;
XV 431-432; XVI 570-574; XXIII 85-89; Od. XIII 259-260,
etc.), o sono a conoscenza di qualcun altro cui occorsa
tale vicenda (cfr. Od. XIV 380-381).
71 Ibidem. Che sia sbagliato considerare le thmistes
omeriche come norme giuridiche stato sostenuto da Gagarin in vari altri, precedenti lavori: su tutti, vd. gagarin
1986, 9-12, 25-26, 122-123.
72 Cfr., da ultimo, gagarin 2008, 31 ss.
73 Cfr., rispettivamente, Od. XXIV 283-286 e Il. IX

143

502-512. Una prospettiva simile a quella di Gagarin pare


sottesa a quanto scrive sulla comunit omerica Stolfi
2006, 15.
74 Questo invece il caso delle norme al pari delle thmistes omeriche orali, ma a differenza di queste puntuali e dettagliate riferendosi alle quali, in un procedimento giudiziario simile a quello ricostruibile a partire
dai poemi omerici e dalle opere di Esiodo, si cercava di
dare composizione ai contenziosi nellIslanda di epoca
medievale: cfr. gagarin 2008, 27-30, per il quale di queste norme pu parlarsi come di oral laws. Che le thmistes
fossero ampiamente note provato, come osserva mele
2003b, 73, dallinsistenza se ne dir infra di Omero
(ma ancor pi di Esiodo) sul fatto che i pronunciamenti
di chi fa da giudice nei contenziosi debbano essere retti,
cosa che invece non sempre era: una tale polemica si
spiega alla luce del presupposto che le thmistes costituivano un patrimonio non limitato ai soli basiles.
75 Gagarin confuta gli argomenti con i quali di solito (cfr., e.g., camassa 1996, 561-563) si sostiene che i
Greci abbiano avuto leggi orali: il fatto che nelle fonti si
parli di grapta nmima, graphoi nmoi, grapha dkaia, ossia leggi non scritte; i riferimenti presenti nella documentazione alla pratica di cantare i nmoi, le leggi; lesistenza in alcune pleis di figure, connesse alla sfera del
diritto, chiamate mnmones/mnmones, dunque ricordatori, rammentatori. Cfr., ultimamente, gagarin 2008,
33-36; sulle thmistes quali a body of undifferentiated
rules, ibidem, 92.
76 visconti 2007a, 14.
77 stolfi 2006, 32-33. Fonti di cognizione per lo
studioso del diritto greco sono le fonti letterarie tutte (in
primis ovviamente le orazioni giudiziarie), accanto alle
quali figurano le iscrizioni e, per quanto attiene anzitutto
allEgitto tolemaico, i papiri documentari.
78 faraguna 2007, 77.

144

79

Cfr. hom. Il. XVI 386-388; hes. Th. 84-86; Op.

220-221.
80 Cfr. hom. Il. XVI 386-388; hes. Op. 9-10; 220221. Vittima illustre di una scelta erronea (storta, per
usare laggettivo con cui Omero ed Esiodo qualificano i
pronunciamenti iniqui dei giudici nelle contese: skolios)
fu, quanto meno secondo la ricostruzione tradizionale
della vicenda (e sempre che evidentemente se ne ammetta la storicit), Esiodo, nella disputa con il fratello Perse
sorta a motivo della divisione delleredit paterna, sulla
quale ci informa egli stesso nelle Opere e giorni (vd. i vv. 27
ss., con il commento di arrighetti 1998, 405-407, e, ultimamente, ercolani 2010, 49-51, 131 ss.).
81 visconti 2007a, 14-15.
82 faraguna 2007, 79, che riporta, a testimonianza
di quanto detto, la cd. legge testamentaria attribuita a Solone in [demosth.] XLVI 14, rinviando, per indicazione
e discussione di altri esempi, a carey 1998.
83 faraguna 2007, 78-79.
84 Nella misura in cui questa prevede che la pena
fissata per lomicidio non premeditato lesilio sia evitabile, ove i parenti della vittima avessero perdonato il colpevole. Una sintesi sulla tradizione relativa a Draconte e
al suo operato nellAtene dellavanzato VII secolo a.C.
pu trovarsi in visconti 2007b, 409-411. Sulle matrici
omeriche della legislazione di Draconte sullomicidio,
vd. gagarin 2007; sulle differenze e gli elementi di novit
di questultima rispetto ai suoi precedenti omerici, vd.
faraguna 2007, 82; gagarin 2008, 101-103.
85 Cfr. hom. Il. I 298-300: gloria (klos) toccata a
Oreste che ha ucciso lassassino del padre (al medesimo
episodio fa riferimento Nestore in Od. III 194-198, per
poi dire che un bene quando lucciso lascia un figlio:
perch questi potr vendicarlo uccidendone lassassino);
Od. XXIV 426-437: Eupite, il padre di Antinoo che Odisseo ha ucciso insieme ad altri dei Pretendenti, incita i suoi

145

a vendicare le vittime di Odisseo affinch non ricada su di


loro la vergogna (lbe) che tocca a quanti non puniscono
gli assassini di figli e fratelli.
86 Cfr. supra, n. 38.
87 Cfr. visconti 2007, 14, sulla scorta di faraguna
2007, 78.
88 cohen 2005, 6; faraguna 2007, 78 e n. 9. Cfr.
anche wallace, westbrook 1989, 366.
89 Cfr. gagarin 2008, 3, e passim ( in particolare il
concetto hartiano di norma di riconoscimento rule of
recognition, ossia il criterio di fatto utilizzato dagli operatori giuridici per individuare le norme primarie valide
dellordinamento, a influenzare le conclusioni cui Gagarin arriva circa lo status delle thmistes omeriche). wallace, westbrook 1989, 365-366, evidenziano una serie di
problemi insiti in generale nellapprocciare, alla maniera
di Gagarin, uno studio storico del diritto antico partendo
da concettualizzazioni moderne e filosofiche.

146

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150

Indice

Dalle dieci parole ai dieci comandamenti:


ebraismo, cristianesimo
e la codificazione dei precetti
Francesco Lucrezi

27

Note

32

Riferimenti bibliografici essenziali

39

Emanazione e fondamento
della norma nella societ ittita
Massimiliano Marazzi

41
46

1. Premessa
2. Formazione del regno hittita e sviluppo della sua
literacy
3. Il quadro politico e lideologia del potere
4. Leditto reale fra norma, insegnamento sapienziale e memoria culturale

49
52

59
65
67
70
78

5. I generi letterari correlati


6. Leditto: struttura e dispositivi
6.1. Lintroduzione storica
6.2. Le parentesi storiche o esempi paradigmatici
7. Codice linguistico e arco cronologico

85

Note

94

Riferimenti bibliografici essenziali

111 Il mondo di Omero ed Esiodo:


un esempio di diritto orale
Amedeo Visconti
117 Il procedimento giudiziario
125 La produzione normativa
136 Note
147 Riferimenti bibliografici

Lezioni Magistrali
collana diretta da F. De Sanctis e F. Fichera

01. G. Zagrebelsky, Essere delle istituzioni, 2005


02. P. Grossi, Il diritto tra potere e ordinamento, 2005
03. N. Irti, Nichilismo e concetti giuridici intorno allaforisma 459 di Umano, troppo umano, 2005
04. S. Cassese, Universalit del diritto, 2005
05. F.P. Casavola, Dal diritto romano al diritto europeo,
2006
06. G. Tesauro, Sovranit degli Stati e integrazione comunitaria, 2006
07. P. Rescigno, Persone e gruppi sociali, 2006
08. F. Gallo, Ordinamento comunitario e principi fondamentali tributari, 2006
09. E. Cheli, Lo Stato costituzionale. Radici e prospettive,
2006
10. S. Cassese, Oltre lo Stato. Verso una costituzione globale?, 2006
11. P. Costa, Democrazia politica e Stato costituzionale,
2006
12. G. Zagrebelsky, Fragilit e forza dello Stato costituzionale, 2006
13. G. Alpa, La certezza del diritto nellet dellincertezza,
2006
14. S. Cassese, Lideale di una buona amministrazione. Il
principio del merito e la stabilit degli impiegati, 2007
15. S. Rodot, Dal soggetto alla persona, 2007
16. M. Troper, Le nuove separazioni dei poteri, 2007
17. G. Zaccaria, La giurisprudenza come fonte di diritto.
Unevoluzione storica e teorica, 2007
18. M. Taruffo, Precedente e giurisprudenza, 2007

19. G. Zagrebelsky, Il giudice delle leggi artefice del diritto,


2007
20. F.D. Busnelli, Diritto giurisprudenziale e responsabilt
civile, 2007
21. S.G. Breyer, Linterpretazione costituzionale della Corte
Suprema degli Stati Uniti, 2007
22. G. Fiandaca, Il diritto penale giurisprudenziale tra
orientamenti e disorientamenti, 2008
23. F. Viola, La concorrenza degli ordinamenti e il diritto
come scelta, 2008
24. S. Senese, La risposta dei giudici italiani al conflitto
tra gli ordinamenti, 2008
25. H. Ault, Concorrenza fiscale: corsa verso lalto o verso il
basso?, 2008
26. R. Oriani, Il principio di effettivit della tutela giurisdizionale, 2008
27. P. Spada, Regole e giurisdizioni in concorrenza. Il crepuscolo della sovranit, 2009
28. G. Zagrebelsky, Il Grande Inquisitore di F.M. Dostoevskij, 2009
29. A. Cassese, Lapertura degli ordinamenti statali allordinamento della comunit internazionale, 2009
30. S.M. Carbone, Principio di effettivit e diritto comunitario, 2009
31. G. Silvestri, Leffettivit e la tutela dei diritti fondamentali nella giustizia costituzionale, 2009
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36. R. Sacco, Il diritto tra universalismo e particolarismo,


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37. U. Villani, Valori comuni e rilevanza delle identit
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39. M. DAlberti, Leffettivit e il diritto amministrativo,
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40. C.E. Paliero, Il principio di effettivit nel diritto penale, 2011
41. A. von Bogdandy, I principi fondamentali dellUnione
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43. A. Beretta Anguissola, Lerrore giudiziario in Zola ed
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54. S.M. Carbone, Il diritto non scritto nel commercio internazionale. Due modelli di codificazione, 2012
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58. V. Di Cataldo, Lesperienza italiana dellautodiscipina
pubblicitaria, 2013
59. F.P. Casavola, Ius ex scripto ex non scripto, 2013

Associazione Amici di Suor Orsola


per la promozione degli Studi Giuridici

Lassociazione non ha fini di lucro.


Si propone di favorire lo sviluppo ed il rinnovamento degli studi giuridici e di sostenere specifici progetti di formazione, di ricerca, di innovazione della didattica e di sostegno agli studenti.
Ha lo scopo di promuovere lo scambio di esperienze ed
il raccordo tra universit e societ.
Sostiene, in particolare, la Facolt di Giurisprudenza
del Suor Orsola che impegnata nella realizzazione di un
innovativo progetto di formazione negli studi giuridici.
Raccoglie ladesione di quanti si riconoscono nei suoi
obiettivi e intendono sostenerli con la propria partecipazione e con il proprio contributo.
La sua costituzione vuole significare che, in un momento non facile, la societ civile, il mondo delle professioni
e delle imprese, le istituzioni rispondono con condivisione e
generosit a progetti innovativi di formazione in campo giuridico ed individuano in questi punti di forza per il futuro.

www.unisob.na.it/associazioneamici

Associazione Laureati Suor Orsola Benincasa


Sezione della Facolt di Giurisprudenza

Lassociazione non ha fini di lucro.


Si propone di favorire i rapporti tra i laureati alla
Facolt di Giurisprudenza e tra questi e l'Universit Suor
Orsola; di sviluppare i rapporti tra i diplomati presso le
Scuole di Specializzazione, i Dottorati di Ricerca, i Master,
i Corsi E-learning organizzati dallAteneo.
Ha lo scopo di promuovere i rapporti tra l'Universit Suor Orsola Benincasa e il mondo del lavoro; di sostenere l'immagine dei laureati, specializzati, diplomati
master e dottori di ricerca dellUniversit, le loro specificit
culturali e le iniziative a loro sostegno; di collaborare con
l'Universit al fine di favorire l'inserimento dei soci e degli associati nel mondo del lavoro.
Svolge attivit idonee a promuovere la crescita culturale e professionale dei soci e degli associati.

www.unisob.na.it/jpgiuri

Finito di stampare
nel mese di giugno 2013
dalla Cangiano Grafica srl