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}. Origiue dell'alfabeto
L dell ';;.lfabeto (su questo termine torneremo in seguito) lla sem-
pre .:ostituiw un JfgU!IltOlU ccmrak negli stuJi di cpigl.lfiJ sonillo:J. c
nonost:;.nte le numerose s<.:opertl' effettuate nel corso del Novecemo gli
in7_: della nostra ,crittura restaTI t) anc,)f.1 :\vv\)ki nel buio: lnz:, i dati
emersi nell'ultimo secolo hanno feso il problema molto pi eomplic.tto
di quanto h)%c in
NeH'amichhJ. \:lassin erano te ul?illioui su (hi inventa-
lo la ... in le lettere dcll'alf'J,beto, ma in generale si
anfibuiv.l ai Fenici. il meriw. se non di esserne gli inwlltori, almeno di
esserne stati i diffusori; l uno dei vari motivi di incertezza su queste
\onci che gli grcCl c latini davano al t..:rmino.: fenici"
Ull'<l.l'o.::eLLUllt: pi ampia di quella daLagli Iao.::eudulo
piuttosto al nostro lo ed. modero::!, h ao-
(Lclt riconosciuta alle scrinure egiziana e ha pOrtato gli
Hudiosi a hr derivare la scriltura fenicia dapprima da quella egiziana o
da quella cLlneiforme o anche, dopo le scoperte di A.L Evans a Creta,
da c.udla crt:u:st:; il rinvelliHlt:Illu, agli inizi del Noveco.:nw, J.elk
7.ioni protosinaitiche e, poco pi tardi, di frammenti epigral1ci p:esti-
nes che furono datMi entro la prima meta del Il millennio a.C \'avori
l'elaborazione di cuella che stlt<l definita arneric<lOa,,' \)ri-
gioe del1'alfabcw.Poich tale ipotesi : quella che trova oggi il maggior
numero di st:l6ua..:i neccssano suuupurla a un breve esamc.
Ideatore della [coria stato \':unericano W.F, che la dabor
negli anni Quaranta del Novccento: dopo J'iCr ahbassato. senza addur-
re argomenti val.idi, la ddl\s..:rilione fenicia di Ahiram cldl
Xlll seo:. a.C. (data da lui SOSteI1lH,l:n precedenu) aIrinizio del x sec./
ann'JOl'i una. sua (presuntJ.) Jt:...-ifrUlUllL' J,.;11t: i'CrlllUnl prowsiO:1in-
- Cf. G, Garbini, Storia e pfrlb/-,mi, cit.. pp. "7"3\'
,M. L 'o.r,girle, de l'alphabet ,imitique, in l!e,<p:<ce <'i la [arre, briI> 1977, pp.
79- r13; la .-l .. fin<7,'one <l rr,>vo , p_ [I _Que"a ,r."d""", " un" dci J'o"hi",,:mi ch< ., r;-
yolw lonc6.lecrililhe m.wf in USA..
i W.P. Albdght, The phoe<>ic1r/ i!1><TiptIOW o{ Ih,' 'l"em h Ct"IIUin B. C. {rom B)'hlll>, III
JAOS 67 (I947)' pp. Ill-I60.
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che,' datate approssimativamente a cavallo dci 1500 a.c.; nello
articolo 10 studioso affermava che tre iscrizioni trovate in Palestina, c
precisameme un frammento ceramico da Gezer con tre segni, una spada
da Lachish con quattro seg-ni c un frammento caleareo Ja Sichem con
sette segni, erano da datare tra il r700 e il 1550 a.c., essendo l'vidente
per "a neutra! ohserver trained to recognize changes in form che i se-
gni sui reperti palestinesi erano pi amichi di quelli
tici.' Delineaw cos ndl linee generali lo sviluppo dclla scrittura con-
sonantica, che avrebhe dunque avuto la sua origine in Palestina e che
solo dopo nwlti avrehbe raggiumo la Penicia, l'Albright affid al
suo al1ievo F.1\.1. Cross il compito di precisare i dettagli: nel 1954 appar-
ve il priml1 di una serie di articoli in cui veniva esaminata l'evoluzione
della scrittura consonanciea dalle iscrizioni protosinaitiche (datate al xv
sec a.c.) a quelle che furono chiamate paleografi-
camente distribuite tra il XIII e l'XI sec. a.c.; il nome dato a queste iscri-
zioni era giustificato dal fatto che tutte le epigraf in pi ar-
caica" di quella fenicia provenivano dalla Palestina. I
Considerata in se stessa, la teoria di Albright-Cross non ha nulla di
inverosimile; essa tuttavia inaccettabile per i presupposti metodolt1giei
su cui basata. Per parlare di una evoluzione nella forma dei ser,ni in-
dispensabile che i segni stessi siano bene individuabili: ora, gli
segni attestati sui reperti datati alla prima met dci II millennio a.c. re-
stan,1 completamente indecifrati, come indecifrata una buona parte dei
segni protosinaitici; collegare a questi i simboli grafci Jocumentati nei
secoli tnali del Il millennio a.c. (c nemmeno questi sempre eomprensi-
hili) costiruisce pertanto un semplice arbitrio. In secondo luogo bisogna
considerare cbe il criterio palcografco, anche quando applicato a scrit-
ture ben note, assolutamente inaffidahile quando manchino, come ac-
cade quasi sempre nell'epigrafa semitica, di iscrizioni distribuire
con sicurczza su un peril,do abhastanza lungo provenienti dallo stesso
luogo e con caratteri omogenei; l'epigraha semitica ricca di clamorose
W' ..F. Albright, l'be Fa/h Afr!M/"'IH '"srripriom fram Smai and Their DeciphITmefl[,
!il BASOR I IO (1948), pp. b- .
llbidr:m, p. 12; il d'moslrala dallo Al-
brig;1Jl, il quale nel suo h"ln> Pmtr>.ml3ic ln;CnpliOIl5 drid Their Dniphermerlt,
Cambridge, !966,pp. 10-\ \ Jatil frammento Ji Schem lr.l il ['1-\0 il 140 a.c.,
7) anni Jopo le
3 F.M. Cross, The Evot.ltiorl oftht ProlO-CdtU/aflle Alphdbet, in B!l.,SOR lH (19l41.
pp. 15-24; The Origj/l 'Id Edrly Evolu'lOfl of ,he Afphabet, in El (19f>7), pp.
nuovo e imponam IWHcriale slato csa.mmaw in Nrii'h Frll",d Irm-rip-
tions in Old Cafla'we .md Early Phocnlcwn S<7"lpts, m BASOR 238 (l y801, pp. l-lO.
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smentite al criterio paleografico. Tenuto infine conto de11'estrema incer-
lena dci dati archeologici riguardl' alla datEione dci (l'archeo-
logia palestinese, in particolare, offre infiniti esempi di continui cambia-
menti nella datazione di strati archeolngiei), occorre ricordare i criteri
estremamente soggettivi con cui i sosrenitori della teoria americana..
datano le singole iscrizioni protocananaiche, cambiando opinione da
un arricolo all'altro c talvolta all'interno dello stesso articolo; l su un
pumo essi sono tutti J'ao:(lrdo: nell'assegnare alle iscrizioni trova-
te in Palestina sempre una datazione pi alta di quella attrihuita al ma-
teriale t'cnicio. Appare perci evidente la motivazione ideologica che sta
alla hase della "tcori,1 arneric,ma_
Come si (o. detto all'inizio, non siamo ancora in grado di conoscere
dove c quando fu inventata la scrirrnra consonantica. La regione siro-
palestinese. l' in panicolare la patt pi occidentale, fu certamente la
zona in cui nacque il nuovo tipo di scrittura, anche se tale loca1i7.7.a7.io-
ne geografca rcsta ovviamente piuttosto vaga; ad essa ci riportano in-
fatti i numerosi tipi di scrittura, documentati in maniera pi (} mno
consistente, che vi furono creati a p,\rtire almeno dalla met dd l[ mil-
lennio a.c. Si tratta di materiale assai eterogeneo che veniva ,1.1 affian-
carsi alle due pi importanti scritture usate neJrarea in quel periodo:
quella cun.:iforme babilonese (il babilonese era la lior;ua internazionJ.le
della diplomazia) e quella geroglifca egiziana rappreselltata dalle iscri-
zioni monumemali ere[ce dai faraoni nella parte asiatica del loro domi-
nio. I dati che si possono ricavare dall'esame del meglin noto,
;li fini di unJ. storia dell'alfabero, non sono molti ma wnsenrono tutta-
,i" di fissare alcuni punti fermi.
l dati pi imporrami sono forniti dalla scrittura ugaritiea. Ques[a
una scrittura documentata da circa la met del XIV sec. a.c. fino ai pri-
missimi anni del XII nella citt siriana di UgJ.rit, sulla costa mediterra-
nea. Si tratta di una scrittura cuneiforme costituita da forme molto sem-
plici (uno, due, tre tratti verticali; uno, due, [re tratti orizzontali e un
grosso cuneo variamente combinaci tra loro), per nn tma1e di trenta se-
gni, di cui due vocalici.' Ahbiamo qui un precoce di scrittura
sicuramente consonantica. utiliv.atil per esprimt'e la lingua locale ca-
ratterizzata da un ricco eoml'nantismo ehe per cerri aspetti anticipa
dell'arabo. Il colleg-amento della scrittura ugaritica con quella fe-
mela del r millennio a.c. fu rivelato ncll9So, quando fu pubblicato un
,Si veda in proposito G. Garbini. No/,- epigrafiche, J. l,e i.'eTizlO"i ,pmtoca'lar!l1!<h<."
dr:! XlI e Xl .ecolo a.c., in AION H (1974), pp. 584-59.
l G.L. Windfuhr, The C'IrJeiform Sign:5 of Ugarit, in]NES 29 (1970), pp. l.
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Originc dcll'alfabew
alfabetario del XIV seL a.c.,' il primo di una serie abbastauza ricca; tale
documemo mostrava infatti che l'ordine di successione dei segni alfabe-
tici ugaritici era lo stesso di quelli fenici.
2
Poich si era gi osservato che
due dci segni ugaritici, il cunco (Wirlkelhaken) che esprimcva la co05o-
name 'ayrl c il segno traslitteraro SpOS[Q alla fine dcll'alfabetario, ripro-
duccvano nella cuneiforme la forma di 'ayn e samek fenici, si
pu affermare con sicurezza che nonosrante la mancanza di iscrizion.i
fenicie databili al XIV sec. a.c. l'alfabeto fenicio preesisteva alla scrittura
ugaritiea. lecito chiedersi, a questo punto, se l'alfabeto fenicio usato
come modello a Ugarit fosse cosLituito da 22 segni, come quello noto
nel I millenn.io a.c., o da 28, tenuto conto che nell'abecedario ugaririco
due segni sono secondari e indicano la laringale alef con la vocale i e la
vocale u. La risposta a questa domanda viene implicitamente fornita dal
modo in cui si diffuse la scrittura ugaritica verso sud, in Siria, Libano e
Palestina. Qui sono state trovate in diverse localit (Tell Nebi Mend,
Kamid el-Loz, Sarepra, Tabor) epigrafi redatte nel cuneiforme alfabeti-
co di Ugarit le quali usavano uu alfabeto foneticamente ridono, privo
cio di alcune consonami (imerdentali, ghayn): in altri termini, esprime-
vano una lingua foneticamente corrispondente al fenicio e non all'uga-
ritico. Poich indubbio che Ugarit abbia conosciuto un alfabeto feni-
cio che veniva da sud, appare molto probabile che quesw rispecehiasse
la situazione fonerica rivelata dalle iscrizioni in scrittura ugaririca ridotta.
Un sccondo importante elemento di giudizio viene foruito dalla scrit-
tura protosinaitiea, anche se questa si presenta con una fisionomia me-
no precisa di quella ugaritica. La prima incertezza riguarda la cronolo-
gia, perch la datazione corrente delle iscrizioni protosinaitiehe al xv
sec. a.c. non affatto sicura, pur essendo possibile; l'altro punto debolc
di questo mareriale costiruito dalla ancora non complera decifrazione
della scrittura, di cui solo alcuni segni possono essere letti con sicurez-
za, mentre altri hanno valori fonetici tuttora sconosciuti. Nonosrante la
decifrazione parzi ale possiamo essere tuttavia sicuri che ci troviamo di
frome a una scriuura consonantica, aualoga a quella ugaririca e a quella
feni ci a.; La posizione pri vilegiata assegnata dalla teoria americana" al-
I Ch. Virolb.ud, L 'abcdain' de Ra,' Shamra, in GLF.C.S l (1950) pp. 57-60.
l I ,egni delle consonanti lIgari[iehc non pos'>edurc dal fenicio 50no in.lcriti nell'alfahcta-
rio ugari[ico con un ceno crirerio: poicb i primi hanno in genere il come
c<)mponcme, '>ono sr,ll;i me.l.'i vicino a unsegno fornnlmeme affine pnvo d, Wmkel-
hakw; cf. G. Garbini, Alfabeto ugarilico e alfabeto canan4lCO, Hl RSF 17 (1989), pp. 1.'7-
l J l. La presenza del seguo (J:ronune!a.to probabilmente S) al d rifletre pro-
b"bilmenre una siruv.ionc fonetIca ugarltIca da quella fenICIa.
] Ci'. M. S7.Ilyeer, Protosirlartiqlle! (iw<npcio'T/$), in DBS Vlll, fase. 47, Paris 1972, coli.
Origine dcll'alfabcw
la scrittura prmosinaitiea, considerata la prima delle scrirture consonan-
tiche, appare scarsamente giustificabile da un pumo di vista storico-cul-
turale. :t, infaui difficile ammettere che un'invenzione cos impanante
come quella della scrittura consonantica abbia avuto le sue premesse
culturali in un ambiente socialmente marginale come quello dei funzio-
nari delle miniere e comunque limitato al sud della Palestina; dobbiamo
infarti domaudarci perch la scrittura protosinaitica non abbia lasciato
tracce sicure nelle citt palestinesi che avevano una prcscnza cgiziana.'
N bisogna trascurare il rapporto, piuttosto singolare, che unisce tale
scrittura a quella egiziana e che non depone a favore deU'ipmesi che ve-
de nella scrittura protosinaitiea il momento originario della scrittura con-
sonantica.
Il dato pi appariscente offerto dalla scrittura protosinaitica che es-
sa Utilizza molti segni desumi dalla scrirtura cgiziana, ma con un diver-
so valore fonetico. Si ripete qui lo stesso processo messo in ano ad Uga-
rit: viene inventata una nuova scrittura espressa per in forme grafiche
che si rifanno a quelle delle grandi culture dominanti nclle due regioni,
quella cunciforme babilonese a nord e quella egiziana a sud. Esaminan-
do il sistema grafico prmosinaitico vanno rilevati due fatti: il primo
che non tutti i segni sono di origine egiziana (solo 17 su circa 24 noti); il
secondo che solo in un caso il segno protosinaitico ha lo sresso valore
fonetico di quello egiziano da cui derivato. Questa seconda circostan-
za rende inevitabile la domanda: se la scrittura protosinaitica voleva crea-
re un "alfabeto partendo da quella egiziana, perch non ha adottato
quello egiziano gi esistente, costiruito dalla serie dci segni monoco05O-
nantici? noto che il valore fonetico dei segni prmosinairici dato
dalla prima consonante della parola semitica corrispondenre al gerogli-
fico cgiziano: il segno m", da mayn acqua", reso dal geroglifico <'n
che rappresenta un filo d'acqua; sarebhe stato ovvio che il procedimen-
to .usato per m" fosse stato applicato a runi i segni monoconsonantici
epziani: ci invece accaduto solo per m, n" (dal segno d) e "h"
(che, probabilmente per caso, ha lo stesso valore fonetico
Pereh, limitando il discorso ai soli segni identificati con relativa certez-
za, per aIef, ",b", 'ayn, "q e <,r si fatto ricorso a segni biconsonantici
13 395 Oggi devo ammeHcre che il mio sceuicismo sulla natura consonanti(:a della
SCTltrura prorosinaitica (Sturia e probltmi... , cit., pp. 85-89) non era
l Nella corrente un'anticip"zionc della scri[[ura prorosinaiti
ca
viene indicata
.scn710m da .Lachish,. Gezcr. c Sichem. ricor?ate all'inizio di que,w capitolo.
uso dl qlIesw matenale per neo:;truJre la stOrIa dell altabew da CVitare per le mohc
nOn esclusa qnella re\ann all'antenticir, che prcsemano tali epigrafi, peraltro
brevISS1me.
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clcll'alfabcro
e per "h" a uno tri ...'onsonantieo? La presenza di segni di origine non
egiziana cOSTituisce un Luto naturale, se si pensa l'be la lingua espres-
sa dalle iscrizioni protosin,uiche, per il numero dei segni noti, doveva
avere un sistema consonantico piuttosw ricco, come l'ugaritico e le lin-
semitiche meridionali. 11 dJ.tt) singolare che dei sette segni non
egiziani tre .'>1)nO di t>rigine e rappresentano con molta pro-
babilit consonanti estranee all'egiziano, ma quattro, I 5 k e t"
sono rappnrtabili alla scrittura fenici'l. Ora, se i primi due esprimevano
L"f)llsonanti prob,lbilmente assenti in egiziano, gli altri due rappresenta-
vano consonanti esistenti anche in questa tingu,l: percb allora ricorrere
J segni estranei, desunti da una scrittura di tipo fenicio? Turre quene
domande trovano una risposta solo se postuljamo che la scrittura pr(l-
tosinaitica non rappresenta la prima crcazione del sistema che definia-
mo alfabetico ma che invece, come quella ugarilica, costituisce 1<1 tra-
sposizione in forme prevalentemente egiziane di un alfabeto gi eSlsten-
tc, non solo comc segni grafici m,l anche con i nomi dei ."tessi anri-
buiti con il criterio acrofonico. questa la ragione per cui la scrittura
protosinaitica ba utilizzaro i geroglifici cgiziani non secondo il loro va-
lore fonetico bens sccondo la loro forma esteriore, che doveva corri-
spondere al nome semitico dell'alfabeto gi esistente. Ecco dunquc LI
tesla di bue (in egiziano ki) per aIe! ("bue in semitil"O), la piallta di una
casa (in egiziano pr) per b (bet casa"), un occhio (in egiziano /') per
(.Kocchio) e coSI via. L'esempio pi c10quen te di questo proeedimento
quello del segno k,,: in egiziano esisteva un geroglifco raffgurante
una mano con valore foneneo d, ma questo non fu preso in considera-
zione perch aveva la forma di una mano vista di fianco, come se avesse
due sole di ta, mentre invece iI nome semitico kaf indica iI k Palmo dell a
mano; per questo che il segno protosinaitico corrisponde snstam.ial-
mente a quello fenicio. Per una ragione analoga il segno "'t.. ha la forma
a croce del fenicio taw, anche se in questo caso non si pu escludere un
preslito dalla scrittura ieratica.
In conclusione possiamo affermare che la scrittura protosinaitica ha
avuto come modello un alfabeto gi csisteme che essa ha trasposco, nei
limiti del possibile, in geroglifici egiziani. Qnando ci non era possibile,
per mancan7.a di consonanti egiziane o per altre ragioni, essa ha fatto ri-
corso al suo modello; il fatto che questo non siJ. stato sufficiente a co-
prire tutte le e5igeme della lingua rivela che l'alfabeto preso a modello
l'ra di tipo ridotto, esattamente caso d".ll'ugaritico.
L'ana!isi condotta sulle due pi antIChe scntture consonanriche ci
consente di stabilire che: a) entrambe derivJ.nn Ja um scrittura con50-
Orlr;nt deJJ'aJhbl'[()
nantica gi esistente che usava segni di tipo fenicio; b) rale scrittura
esprimeva una lingua con un consonantico ridorto, come quello
fenicio; T c) i di questa avevano un nome uguale a quelli dell'alfa-
beto fenicio, e poieh il nome dci segno legato al valore fonetico tii
questo secondo il principio acrofonieo ma anche alla forma del segno
stesso in teso pi o meno ideografieamente, possiamo affermare che l'al-
fabeto originario fu ideato con una concezione unitaria che collegava tra
loro forma e nome del segno.
Questi dati, scarni ma importanti, forniseono indicazioni molto utili
Ll ricerca sulle origini della scrittura consouantica. Anzitutto un e1c-
che abbiamo desunto dalla scrittura protosinaitica: poich questa
ha confermato che anche il suo modello, come quello ugaririco, era costi-
ruito da scgni fenici, la considerazione svolta sono il punto c) mostra che
il criterio merodologico generalmente seguito finora, quello di distingue-
re il principio consonantico dalla forma dei segni, valido per lo svolgi-
mento delb scrittura, a partire appunto da quelle protosinaitica e ugari-
rie,l, n1<l110n pu essere applic<1to <11 momento iniziale della scrittur<l con-
'wn,lOtica fenicia. Il principio consonantico come struttura essenziale
delLl scrittura nato contemporaneamente ai ventidue segni dell'alfabe-
to ("nieio. t. tale elemento .'>trutturale dell'alfabeto fenicio che segna una
serar<tzione nena tra questo e il cosiddetto alfabeto egiziano.'
Un sewndo punto cbe si pu considerare acquisito riguarda la cro-
no!ngia. Anche se resta incerta la datazione delle iscrizioni protosinairi-
che, l'inven7.illtle della scrittura consonantica va collocata comunque in
una d,Ha anteriore al 1500 a.C. Di quanto tale scrittura abbia preccduw
!,l met dellJ millennio a.c. per il momento impossibile con-
siderazioni di ordine storico rendono possibile qualsiasi nwmemo COln-
preso tra il XVlll e il XVI SCC(I!O a.C. Se l'adozione della scrittura conso-
nantica a Ugarit nel Xl" sec. a.C. suggerisce un,l data non (roppo tl'mota
dal 1500 a.c., dobbiamo comiderare la p(15sibilit ehe il silenzio della
citt siriana prima del XIV sia dipeso d,llla L"lJOdizioni di qucstJ..
L'ultimo dato che abbiamo aeccrtaro ' che l'alfabcto originario aVl'V<l
un consonantismo ridono: gueqo significa che i sU(li inventori non ru-
lavano n l'amorreo (cio una n>me n una IinguJ. :le-
mitica meridionale (nordarabico e sudarabico): per gu,1Oro
r Su que5to P,um.o ancora \'r,i\.l n'JJlrc> 1\'pInMnt 1\1. SZII.\.a:
d. p. 116 d,.l1 articolo c!lato sopra, p. 4.1 li. ,
d.,i Jell'alfahew fenic", ne'li .Ii pila C,,,illdC"rL una qllAlche intlu.
della SCf!nUTa CgIZl:lU,-; d. W'. Hdck, Zu,. HerJ.,,,,,fr deT "'.!:.ph6ni7.iIChHJ"
Schrifl, in UF 4 (1972), pp. 41-4\.
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Origine dcll'"II.J.bew
o{';{';i delle lingue del J[ millennio a,C., l'alfabeto fu inventato
da qualcuno che parlava fenici,) (in ossequio all'ideologia oggi domi-
nante, molti direbbero .. ca[lanaiu
p
,), ci riporta all'area fenicio-
paleS(inese, l'antica terra di Can,lan, cio in una regione compresa tra
Ugarit e il Sinai; lna dove es;lttamente fu invcmaw l'alfabeto?
III questo momento non ancora in grado di rispondere a que-
sta d()manda, Nella prima met del J[ millennio vi era una citt che emer-
gl'n fra tune. economicamente e culruralmente, Biblo, la aveva
inventato, in una dJH imprecisata che va per collocata vemslImlmente
prima della fine della prilTIJ. met de11l millennio a.c., un proprio siste-
ma di scrittura. Gli se.wi effettuati nella citt hanno infatti riportato alla
luce diverse iscrizioni m,)numentali redatte in una scrittura, chiamata
.,pseudo-geroglifiea, che non stata ancora decifrata ma che sicura-
mente nnn : consonantica bens, come suggeriscono i quasi cento segni,
sillabiea.' La preminenza culturale di Biblo e il fatto che da pro-
vengano le pi ;uuiche iscrizi,)ni fenicie in scrinura alfabetica fanno sup-
porre l'hl' anche quest'ultima fu creata, non sappiamo per quale ragio-
ne, in questa stessa citt.
Prima di proseguire nella storia della pi amica scrittura consonanti-
ca i: necessario soffermarsi brevememe su un a11w aspetw del pi anti-
co alfabeto: quello dell'ordine di successione dei segni. Come hanno ri-
velato gli alfabetari ugaririci, fin dall'inizio l'alfabeto fenicio presemava
i segni nell'ordine che e giunco sostanzia]meme fino a noi: alef, b,
g, d, ece. Il problema Sta nel fatto che tale ordine n()n riflette affini-
t n di ordine grafico n di ordine fone[ico, in quanto i segni si susse-
guono senza alcun rapporto tra loro, indipendcntemente dalla loro for-
ma e dal l()w suono. Un pensiero complesso come quello che ha porta-
to all'invenzione dell'alfabeto fa escludere nella maniera pi assoluta
che tale ordine sia stato dettaro dal caso e (:he non possieda una l()gica
interna. Ora da notare che per tutto il I millennio a.C. l'area siro-pale-
stinese ha restituiw decine di documenti epigrafici, costituiti da serie
alfabetiche imere o parziali, di natura inequivocabilmcnte religiosa: co-
me ad esempio un'anfora da Kumil\ct Ajrud (serie alfa?eriche parziali e
disegni e iscrizioni di earattere . trovata m una fe-
nicia a Salamina di Cipro e molti slgdh In pn:tra dura, da
tombe, eon le prime lcnere dell'alfabeto prect'dute dalla preposIZIone i-
Cf
"s . l' p,eudo-bi<>&/:vphlqllc." dr B)'b/m. in RiMo. UI/<J (/1-
I " .. znycer, .u "'- . . ., R '/
. .,. _ /, A", '/ Colloquw /nterna:!II;ma.<1: ( om<J, .i-7 Ulrem 1re 1990J, Roma
ra e La ,U<J, cu .ur<J. =
1994, 1'1'. 167-
1
7
8
.
l
Origine dell';llfabcto
"pep>. La provenien7a funeraria di multo di quesro materiale rende
agevole l'interpretazionc dei segni incisi sui si{';illi, che hanno sempre la
forma di uno scaraheo: la scrina "per alef, b, g, ci, .,." corrisponde alla
formula l'1m "per sempre>'. L'albbeto. in quanto (all',
aveva dunque in s il concetto di eternit, d supravvivenza dopo la
morte. questa la ragione l'h[> rl'nde assai suggestiva e convincente la
che qualche decennio h fu propmta da Alessandro Bausa-
ni. il nosrm grande orientalisla allche di astronomia (lrienCl-
le. Studiando le stazioni lunari neJraslronomia araba indiana e iranica,
in rela7one con i segni dell'alfah[>H) arabll secondo la successione ,mti-
ca (demiea a quella fenicia), egli alla [>[)nclusione che l\)rdine
dell'alfabeto fenicio presenta una specie di calendario, dove i segni .1.ld,
./et, 'ayn e trlW indicherebbero rispe!li\'an'lL'nt[> l'equinozio d'aurunn,),'il
solstizio d'inverno, l'equinozio di primavera e il so\sti".io d'estate. Que-
sw in una situazione astronomica ch[> wdl'VJ il plenilunio dc-JJ'eq'Jino-
zio aunmnale in vicinanza delle Pleiadi, e cio () intorno al 2000 o al
1600 a.c., e in un ambiente bel)gratico, Cl'me quello del Vicino Oriente,
dovc l'es rate con la sua siccit era sentiu L:ome un periodo
oltre a tale ciclo s(agionak l'alfabeto di ventidue lettere pu essere let-
to anehe come un ciclo sinodil'o lunare con la senimana finale, negativa,
rappresentara dal lau'.' Con tale ipotesi, non solo viene data una rispo-
sta soddisfacente a molti interrogiHivi (tra gli altri, quello sulla forma
dei segni: l'aie! indicherebbe la wste1Jazione del Toro, i segni circolari
la luna piena) ma si spil'5herebbe anehe il carattere sacrale posseduto
dall'alfabeto. La cOOlplessir intellettuale inerente all'invenzione dell'al-
fabeto presuppone necessariamente che esso sia nato in un ambiente con
grandi tradizioni L'ulturali.
Venendo a tr.H:ciare un disegno sommario sulla prima diffusione del-
la scriuUla consonantica, dobbiamo innanzi rutto accennare al proble-
ma della documentazione negli ultimi secoli del II millennio a.c., corri-
alla fase finale del Tardo Bronzo e aU'ini7,io dell'Et del t'er-
r.Ll. l epigrafici assegnati a questo lungo periodo sono molto diffici-
li da. perch si natta quasi sempre di testi molto brevi (spesso
mutilI) e praucamente incomprensibili; oltre a ci non mai possibile
ad essi una datazione soddisfacente: nel migliore dci casi ab-
n\)scil1azione di uno-due secoli. Quando esiste il dato archeo-
logiCO, questo comporta sempre un largo margine di approssimazione e
, Cf. G. Garbini, Le serie dIabetiche semitiche e Il loro sigmficato inAION 2 ( H)
+cI_+'1. ' 4 '9 l. pp.
,A. Elauuni. L'alIabeto come calendario arcaico, in DA 17 {IY78l. pp. IJ '-14
6
.
II
\.j rigine del!' alfabeto
va perci usato con eaurela; neJ[J.letteramra corrente, tuttavia, i dati dcl-
l'archcologia sono tenuti in scarso conto c si preferisce invece procede-
re con il cosiddetto palcografico, esclusivameme soggettivo in
mancanza di sicu ri ponti di riferimento (si ricordi quello che abbiamo
detto poco fa a proposito di W.E Albright, l'invenwre di tale metodo).
La paleogra:l1a delk del periodo in questione solo un prete-
sto per mJ.scherare il vero scopo di molte pubblicazioni, che quello di
ribadire la validit della teoria amcricana". Va inoltre tenuto presente
un altro aspeno del problema: la relativa abbondanza di documcnti pro-
venienti dalla Palestina (tra i quali non mancano i falsi) rispetto a qudli
trovati nell'area fenicia deve essere valutata non come indice di un pi
J.mpio uso della scrittura nella parte meridionale di Canaan, ma soltan-
to come l'ovvia conseguenza dell'enorme spmporzione tra gli scavi ef-
fetrua[i in Palestim e quelli condotti nel Libano, La sola CiTT fenicia
oggetto di ricerche sistematiche stata Biblo, scavaTa nella prima met
del Novecento; se non ci fossero stati questi scavi noi ignoreremmo non
solo le pi antiche iscrizioni fenicie ma la stessa esistenza della se rittura
pseudo-geroglifica .
Inventato prima della met del Il millennio a.C" h)rse imomo al 1600
a.c. se si accettano le argomentazioni di Bausani, l'alfahew fenicio in-
cominci in una data imprecisata a diffondersi in tutto il Levante. pre-
sumibile che la pi antica forma di adozione della lluova scrinura sia
stata quella dell'imita7.ione pura e semplice, come avvenne mo7.O mil-
lennio pi tardi nelle citt aramaiche; di questa iniziale diffusione diret-
ta la stato atmale delle conoscenze non offre tuttavia alcuna testimo-
nianza. Come abbiamo gi visto, le testimonianLC pi antiche sono quel-
le indirette, che mostrano l'adozione del principio alfahetico ma non dei
segni grafici da parte della scrittura protosinaitica c di quella ugaritica;
in questa prospettiva storica, la datazione al xv sec. a.c. delle iscrizioni
protosinaitiehe J.ppare leggermente alra. La prima attestazione diretta
dell'alfabeto fenicio offerta dall'iscrizione incisa sul sarcofago i Ahi-
ram, re di Riblo; un paio di iscri7i(lOi su oggetti fnili, trovate nella stes-
sa kle<llit, sono all'incirca eonremporanee. Questo sarcofago, di grande
imponanza ,lm:he per la storia anistiea, da molti deeenni al centro di
una discussione cronolon-ica: datato iniLialmente al XIII sec. a.C., la sua
datazione stara da del x
secolo,' senza alcuna giustificaZLOnc sCIentifica ma con I eVIdente scopo
di eliminare un tesrimonio epigrafico troppo scomodo per la teoria che
1 Vedi p. 43 n. J.
lo srudioso americano stava elaborando. Di fronte al quasi unanime ri-
fiuto degli storici dell'arre di darare il monumento al x secolo/ si fatto
ricorso all'ipotesi, oggi molto accreditata, del reimpiego di un sarcofago
del XTT1 sec. a.C. da pane di un re morto intorno al 1000 a.c.; sono tut-
cavia le molre differe07.e linguistiche, veri c propri arcaismi che diffe-
renziano l'iscrizione di Ahiram da quelle documentate nella stessa Bi-
bio nel x sec. a.c., che obbligano a ritenere l'iscrizione contemporanea
,dl.1 costruzione del sarcofago.'- Da sottolineare, ai fini di una storia dcl-
l'alfabero, che a Biblo nel corso del XIII sec. a.c. fu abbandonata la scrit-
rufJ. "pseudo-geroglifica e fu adouaca quella consonamiea fenicia.
I primi doeumemi relativamente sicuri della presen7.a dell'alfabeto fe-
nici,) all'esterno della Fenicia sono due vasi, una brocchetta c una cop-
pa, provenienti da Lachish in Palestina; su entrambi dipinta una breve
iscriLione (la pi lunga mutila) ed entrambi vengono datati al XIII sec.
a.c. Accettando come valida tale datazione divema inevitabile il con-
fronto con l'iscrizione di Ahiram: la scrittura attestata a Lachish presen-
ra alcuni segni che hanno una forma pi arcaica di quelli di Biblo, men-
tre rra questi ultimi da notare una forma peculiare di alef Da qnesre
osservazioni si pu dedurre che il maggiore arcaismo dci segni di La-
riflette un attarr:lamento provinciale: dunque evidente che in Pa-
lestina la scritrUf,l giungeva d,l nord, come vedremo meglio fra poco.
Lo .<'tudio dell'origine e della diffusione della serinura alfabetica risul-
Ta difficile e complesso non soltanto per la povert della documentazio-
ne diretta ma anche per l'esisten7.a di una serie relativamente ricca d te-
sti, quasi tutti brevissimi, che documentano scritture, presumibilmente
alfabetiche, che segni di versi da quelli fenICI, prowsinairici e "pseu-
do-geroglifici. E a questo periodo finale del Tardo 8ron7.0 ()UV-XII[ sec.
a.c.) che vanno prohabilmente assegnate iscrizioni enigmariche come
quella da Biblo in scrinura "pseudo-geroglifica lineare", quella incisa
sull'orlo di un vaso da Tl'll Gisr (Libano), alcune di Lachish e altre p,de-
stinesi; tipologicamente diversl) ma non pi comprensibile il maceriale
proveniente dall'Ami Iibano (segni isolati su eocci da Kamid e\-1.02) e
dalla Transgiordania (tavoktte finili da Dcir Alla, stele scolpita d,l Ba-
lua). La variet di queste Ces timonianze grafiche non rapportabili diret-
tamente ad alcuna scrittura conosl"iu ta rivela un'insospettata vivacit cul-
turale anche in zone riLenute periferiche alla civilt urhana del Tard,)
Bronzo finale, delimitata a daIrOronte e dal Giordano. Esse ditno-
I Cf, recenterneme, E. GubeJ. /',;11 de lil mi/Tupa'" pbirm t,'nne, in RI-
bIo... , m., pp. 74-76.
l Cf. G. Garbini, SI/Ila ddldZiOnt, del/'i.'CTi7.If)7lf di J1hiTilm, in AION 37 ('977), pp 81-
Fig llfa l. Aifabel tiri 1I'1,arit:i. ,j) Al rJ.betario ugari l i l',), da $i nisu'a a 11
g b d II w z l Y k. s l Il m 9 n s' p q r ! Il g t'i 'u 'i. -
bi Alfabe[ario Ugar(, con ordine albbetiro (norare Vj-
[1'lIni nelh forma d.:i rispetto al pn:\:<.'derne), da sinistra rt deslrJ.: h l m
q w I r Il l:> [ 9 s k n b Il p g . g L'i Il cl ' 'Y'
Prima di andare oltre, cerchiamo di dare una sintesi, sommaria e na-
tur;llmcnte provvisoria, dci dati emersi hnora su ll'origine della seri nura
alfahetica. Prima delh meC';l del n millennio a,C. in una ciTt fenicia, che
potrebbe (:ssere anche Biblo, viene creata un,l nuova scrittura, semplice
da apprendere l' da usare, saldamente innestata in un contesto religioso,
con probabile riferimento a situazioni astronomiche in rapporto alla
luna. Questa scrittUl'a si diffonde in tutta l'area siro-palesrinese, dando
vita a scritture locali pi l' meno direttamente ispiratc ad essa; nel XIII
see. a.c. la scrittura alfaberica fenicia si afferma anche a Biblo che fino
allora aveva usato un,l scrittura diversa. Nel corso verosimilm;nte dello
stesso sce. a.C. a Ugarit e nc1 resto delLlrea compare e si aHcrma
una che condivide con qudla fenicia 10 stesso numera di segni
e la direZIone ma ne rifiuta le forme grafiche, preferendo
quel.le d.ell'altabeto cuneiforme, (' [ordine di successione dei segni (tav.
t chiaro che queslO fenomeno ha un significaw che: va al di l
dI una st:eha grafiea (si pensi cosa ha significato per la Turlh ia Li
,tifabe to latino); si tratta di un gruppo suciale apparte11 l'n tl' il un'c t-
ma diversa da quella pi diffusa nell'area fenicio-palestinese; ritrovare
strano inolIn.' J'e5istenza di una notevole pluralit emica e sociale: inven-
tarsi una propria scrittura rapprescllIa un'affermazione di auronomia
culturale che presuppone strutture economiche di llO cerro rilievo.
Tn questo quadro plurietnico ddla societ siro-palcsrinese della secon-
da met del TI millennio a.C. si inserisce uu fenomeno ,lpparentemcnr
impiegabile: la diffusitJ11e della scrittura cum:iforme alfabetica inventata
a Ugarit. Nel corso del XIII sec. a.c. qUCSta non rimase limitata alla cin
siriana c alle sue immediate vicinanze Illd conobbe una notevole espan-
sione verso sud. Bisogna tuttavia premenere che l'alfabetO csportato
non es.lttalllentc quello usato a Ugarit ma una sua variet cara-!:teri7.7.a-
ta da duc e1ememi: riduzione del numero dei segni e direzione sini-
strorsa della scrjttur,l; cmrambi questi aspetti corrispondono a caraneri
della scrittura fcuicia, Un dato interessanre ma di diffiL:i1e
che quesw tipo di SCrittura attest;lfO am:he nella stessa Ut;arit; la ridu-
zione dei segni pu far pensare a una cvoluzione fonetica nell'ambito dcl-
l'ugariti(o, ma ci non .spiega la diversa direzione della scriuura. L'alfa-
beto cuneiforme ridotto edocumentato a Hala Sultan Tekke (Cipro).
Tell Nebi Mend, presso QdJcsh sull'Grante e a 5arepta, ma in tutti que-
sti casi si tratta di llggetti (una coppa d'argento c due anfore) che posso-
no indicare semplici rapporti commerciali. Diversa la situazione COn
le iscrizioni provenienti da Kamid d- Loz nel Libano c dalla Palestina
(Tabor, Taanak e Berh 5hemesh). Il pl"imo problema posto da tale ma-
teriak per quale ragione in terra fenicia e paleS1:inese si sia voluro usa-
re questa scrittura invece di quella fenicia; altra parte la brevit {l )'in-
comprensibilit delle is..:.rizioni non permette illazioni sulla ling,ua dei
testi. Ci che ha 5convolto totalmentc ogni precedente supposizione
s[ara la decifrazione della tavoleTta di Beth 5hemcsh, realizzata da A.G.
Lundin nel r<;lS7. che si rivelata un alfabetarill chc costituisce la
pi anric a attes tazi o ne dcll'ordine ,tlfabetico segui((J dJ Ile scritture se-
mjtit:he meridionali (nordarabico, sudarabico ed etiopico); I poco pi
tardi, un pi chiaro e completo dello stesso tipo. sempre in
cuneiformi alfabetici, Stato scopCrtO nella stessa Ugarir (hg. I).' Que-
sta scopcna inaspettata, chc ha rivelato l\)rigine siro-palesrinese della
scrittura meridionale, ha in discnssione tutro il problema del-
l'ori<l"inc di questa, in una pW$pettiva completamente diversa da quella
prcc;dente, che guardava al Sinai (fantasie a pane).
, A.G. LounJino, L'"bl',iain: Bah Sbcm",b, in Mu,m 100 pp. l43- 2 SO
P. Bordreuil - D. Pard.:e, Un "bcdllire du rypr >/Id-.'mirique. dwI<""erl ,.'1 /988 dans
les 1'Jki/fe; archo!ugill""! jrll'1ae, de Ras - OUgllTll, In CRA] 1\/95, pp.
860.
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Origine dell'alfabelo
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diversi elementi ddla nuova scrinura presso gemi nord arabiche c sud-
arabiche ci corIscnte di istiruire un certo paralJclismo tra alfabeto fCl] i-
cio e popolazione cananaica in contrapposizione lipo B.eth
Shemesh e popolazione nordarabica. di qu'.'st.'ulnma
con la citt di Ugarit facilmente SIa sul plano (h11
dalla scoperta del1'ugaritico si sono nlevate le molte afhmrJ di quesu
fenicio
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lingua con il futnro arabo sia sul pialw storico, almeno per ehi
considera gli Amorrei (classe dirigente di Ug-arir) i primi rappresentanti
delle popolazioni semi tiche che vivevano ai mJ.rgini delle culture urba-
ne; popolazioni che aspettavano solo l't)ccasione per inurbarsi
a loro volta. I La distribuzione delle iscrizioni in cuneiforme ridotto ri-
vela una consistente presenza di bemi che possiamo ddinire generiea-
meJlte nordarabiche nei centri urbani siro-palestinesi, bene inserite
nel tessuto sociale di questi; d'altra pane, il fatto che diversi sebni graf-
ci presemi nelle gi ricordate iscrizioni trovate a est dell'Orome e del
Giordano si ritroveranno, ntm sappiamo se con gli stessi valori fonetici,
nelle scri(ture nordarabiche e sudarabiche, costituisce un ahro nlln tra-
scurabik indizio a favore di un ceno rapporto storico tfa coloro ehl,'
usavano LI scrittura documentata J. Kamid el-Loz, Deir Alla e Balua e le
genti nl'n1JlJbiche che vedremo documentate epigrahcamente verso
l'inizio del l millennio 'l.e. Se questo discorso valido, trova una possi-
bile spie.,;azione anche l\)rigine della nUllva scrittura documenrata per
la prima \\)lr3. dal cuneiforme ridotto; il rihuto dei segni fenici e della
loro successione, che abbiamo vistll intimamente connessi il loro
valore religioso, era motivato dal rifiuto dell'ideologia religiosa che sta-
va alla b,lse dell'alfabeto fenieio. Questa era l'espressione di una cultura
urban,l a base essenzialmente agrieola, mentre i creatori delLa scrittura
meridionale pUf vivendo nelle stesse citt e alla pcrif.:ria di queste, era-
nO portatori di una cultura, anche religiosa, diversa, J. bJ.se prevalente-
mente pastorale.
La fine dci XIII sec. a.C. appJ.re in definitiva contras.'>egnata, per quan-
to la storia dcii' alfabetO, dalla progressiva affermazione della
scritturJ. fenicia in Fenicia e in Palestina, dove comunque non mancava-
no ft)rme di scrttura locali, e dalla comparsa e diffusione, a panire da
di una nuova scrittura cuneiforme preferita, a quanto sembra,
da genti semitiche "nordarabichen chI.' vivevano srabilmente nella revio-
o
ne. La grande crisi che nei decenni a ctvallo del 1200 a.c. sconvolse tut-
ta l'Asia Anteriore ebbe cullseguenze anche per la storia della scrittura.
Dopo quella data, in Siria e in PJ.lestincl lJ. scrittura fenicia domin incun-
trastata, mentre scomparvero tutte l.. altre forme di scrittura solo nel Si-
nai si hanno labili tracce, avvolte d'int:ena7a, su qualche di scrit-
tura. noa che .. bbe> in v.iJ..molto ipotetica, costituire un pon-
te dI. per le scntture mcndlOnali che saranno documentate pi
tardI (e delle quali si parler a suo tempo).
I Cf. G. Garbini - o. Durand, Introduzione alle lingue 'C>',itl(he, Bre,,,; \ 994, pp. I 3-
q.o.
57
Ori gi ne dell'a! i.Jb"t(,
Prima di chiudere l'ar';:;t)menw dell'origine dell'alfabeTO e della SU;! ini-
ziale diffusione OpportUllO accennare brevemente a duc argomemi: la
natura dell'alfabeto e la SU.1 trasmissione ai Greei.
La definizione di "i1Ibbetica o data comunemente alla fenicia
certamente appropriata rispetto ad altri tipi di scrirrur,l, quali la ge-
roglific:I la cuneiforme mesopotamica la lineare minoico-
micenea, ma non completamente esana. Se per alfabeto intendiamo
una scrinura nella quale, in linea generale, ad ogni segno corrisponde
un suono, scrittura fenicia non pu essere considerata alfabetica per-
ch registra sol taoto le consonanti; per quest(! si parla spesso di scri ttu-
ra consonantica: il primo vefll alfabeto quello greco, che ha un app,)-
sito segno anche per le vocali. Lasciata da parte la ridicolJ giustificazio-
ne che la scriTtura consonantica sia la pi idonea a esprimere le lingue
semitiche (la cui radicc consonantica in realt rende solo meno gravi gli
inconvenienti dcl1'assenn delle vocali), negli anni Cinquanta del Nove-
ceOlo quakhe studioso ha sostenuto che la scritrura fenicia pi che alfa-
betica doveva essere ritenuta una forma compendiaria di scritrura silla-
bica: ii segno B, ad esempio, non esprimeva la consonante b ma t'ra un
modo sintetico per scrivere le sillabe BA, BI, BU e B+zem.' Questa
spiegazionc appare piuttosto arrificios,l e risente forrememe dell'impo-
stazione strutturalista che in quegli anni pervadeva molti nmpi del
sapere. difficile, per non dire impossibile, SJpere cosa avesse in mente
csattamente l'inventore dell'alfabeto, che fu comunque subito recepito
come una scrittur,l consonantica. Il fatto che quando, nel IV sec. d.C.,
nella scrittura etiopi.:a diventata sillabica la forma base del segno fu
impiegata per indicare la consonante pi la \'oule ,l (l'originario segno
B divenne BA), mentre di vocale fu espreSSd oa una uasforma-
zil>oe del segno stesso, non di01ostr,l atro che nella lingua eti(lpica la vo-
,[ era la pi comune.
L.1 tr,lsmissione dell'alfabcto fenicio alla Grecia resta ancora un avve-
nimento avvolto di incertezze. Sul fatto in s la testimonianZJ. di Ero-
doto (Storie insieme con i nomi e l'ordine di successi,)ne se-
gni, non law:ia dubbi; i quali inwce numerosi qu;J,O-
do si vuole prccisare il momento, il luogo c le modalit della trasmissio-
ne, per non parldre deJ1'idemit esatta di quei Fenici guidati da Cadmo
dei quali parlai,) storico greco. Come per l'origine dell'alfabeto, anehe
in questo caso i preconcetti ideologici hanno antto un ruolo preponde-
, L[. Gdb, A Stlfdy oJ 'iJ?riting, Landl)!' '') i 1 (una >c"onda edizione .. apparsa nd 19
6
.1
1
;
A. Schmin, Die VokaffOlighir J"r .jgypt"chen und semlwchen Sdmft. in lF 6' (195 ,-
[9 14), pp. 2,6-117
Origine ldl'alfabl'tu
rante nelle inl.nitc discussioni che si sono svolTe sull'argomento. Da una
pane, gli studiosi della cultura greca tendono ad abbassare la data del-
l'adozione ddl'alfahao fenicio c a localizzare questa in un punto o nel-
l'altro delle regioni periferiche alla Grecia vera .... propria, nonost,ln[C
l'esplicita affermazione di Erodoto che i Fenici di Cadmo si erano st',l-
biliti in Grecia. Sul versante orieotalistico, i molti fauwri della teoria
,ll1lericana vorrebbero che l'a.lfabeto fu imrodotto in Grecia gi nel II
millennio a.c. ma non o,li bens dai loro supposti prdeccssori C.1-
Jl.1nei, di palestinese. Quello che si pu dire di re1ativa-
menre certo he, risalendo alla see,mda Olet dell'vl1I see. a.C. le pi
amichc iscrizioni greche attualmente nOIe, un'origine della scrittura
ca nella seconda met del IX sec. a.c. appare ragionevole; e poich nel n
secolo O)CUmentara una consistcnte presenza commerciale levilntina
nell'Egeo, anche la situazione stm'iu oepolle a favore di quella data. Il
problema che i fenici" degli .1Ucori greci non corrispondono eS,H(,l-
mentc ai Fenici quali definiti attualmente da qUJsi tutti gli stu-
diosi (e cio gli abitanti oella dopo il 1200 a.C.) ma hanno una
valell7.a pi ampia, )mprendcndo anche altre genti semitiche, come gli
Aramei, c quei gruppi egeo-,tnatolici insediatisi in Libano c in Palestina
a11'inizit) del XtT sec. a.c. e poi rapidamente fcnicizzJti. Prima dci Tir
nella seconda met dell'VIII sec. a.C., il centrale era stato
frt:lJuenwo dagli Aramei di Damasco (IX sec. a.c.) e dai filistei di Asca-
lona in una data ancora precedente. Appare perci pienamente possibile
che l'alfabeto greco sia il risultato di apporti e influenze successive, IO
un ambito culturale eh c p{)ssiamo comunque sempre dcfinirc f.:nicl')";
non mancano inbtti indizi, per ora soltanro rali. ehe fann,) supporre,
nella formazionc deWalfabeto greco, una qualche influenza aramaiC<l e
filistea. T
Notd bIbliografica
. Stor;,], degli studi: G. Garbini, Sfrlr/<J t' prnV!nni, cit., pp. 27-48 (v.ui pumi di
v dd [. ,-\[] tore sono da considc r.lre su pe l at i). - M. G. Anudasi GU;(;( 0, O rig/-
!II.' <.' ,,!/lJ.<ppo dl.'l/a scrittura [mina: st,/fll dt')!,li studi, in .flui dd Il Cunglr,)"() In-
ft:n1azion,l/e di stlldi fenici (' pun""J. ROl!1J. I ')87, Roma 1991, pp. 44 I --1-49.
Tra I molti ]ayori suJl'ar!o;omcmo vanno ricord:Hi: F.M. Cross, Thl.' Grigin
Evo/urion uf 'hl' il\El 8 (1907), pp. 8':'-24> - M. SLllyu:r,
L (mgmt: de l alp!.o<Jht 5t:mJttqllt:, III L npacl' ('f l" Itll/T. Pans 1977, pp. 79-
Cf. G. Garbi,.,j, G,tlf'; tlcll'aifabew grECO, in G. Pu;.:liesc {a (lira di), I GreCI
m Ocodenu, [996, pp. 4)-46.
Origine ddl'alf.lbtlO
123. - . P'L1cch, Origine dr: l'alphabet, in RB 9J (1986), pp. 1() 1-21 3 - J.
Ryckman8, Au,l; ongP1fo!;' ,il' {',dl'hah",. in llul/. ScafJ(. Al",1dhr.IC Roy.::k de,
S,;;;,nces d'Outre-Jfer _Il- (1986) [19871, pp. _,II-j33. - B. S:155, The Genesl.< aJ
the Alphabtt and flS De"e/opment in the Secon,i Millenium B.C. (A.gypten \lnd
AhfS I}), \Xliesbaden 19R1 dataziom.. dtJ:e i;(rizioni prowsinai(i
che: PWp'ht.l da qu<'sw aurore lilllc.:tuabiJc). - W. Rollig, Da:; JHphaiJel 4n,;
sn Weg ZII den Gnnhen, in Die Geschichte da hellcnisrhell Sprache und
Sdm{t. zum l. }Jhrtausend -v. CbT..' Brucb oda Komirmirr? Ohkadrt
!996. Miinster 1997, pp. - W. R611it" Nordsemitisch-Sud.wmiti,ch?
Zur Geschichte des Alphabets 1m 2.]'. -v. Chi., in IOS 18 ([ 998), pp. 79-88.