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Giovanni Garbini

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Paideia Editrice
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d1 Femc1, Aramei, Ebrei, NQrdarabL, ·---··-··----, - -- -,. .

dalla metà del II millennio a.C. alla metà del I d.C.


Le pagine di Giovanni Garbini sono un quanto mai interessante
saggio storico, che per mezzo di un ricco materiale
epigrafico - più di 150 sono le iscrizioni riprodotte nel Lesto,
accompagnale da traslitterazione e traduzione - contribuisce
a chiarire:situaz,ioni stqriche.e culturali fino a oggi non percepite
nel giusto valo�e. Senza queste iscrizioni nulla si saprebbe
della civilt� sudarabica o della più antica civiltà etiopica
'

o dei carovanieri e dei npmadi che pe}'.correvano le piste del deserto


arabo-siriano, e certo molto meno si conoscerebbe dei Fenici
e delle vicende più remote di Siria e Palestina.

Giovanni Garbini,):i,qii nario di Filologia Semitica all'Università


di Roma «La Sapienza» e socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei,
ha svolto ricerche epigrafiche in Israele, Malta, Yemen ed Etiopia.
Al lettore Paideia noto per i suoi saggi di ricerca biblica, è autore
di numerosi studi di linguistica semitica, spesso riedili
e pubblicati anche all'estero.

svo 04 € 49,70

ISBN 88.394.0716.2
Dello stesso autore nelle edizioni Paideia:
Cantico dei cantici
Introduzione alle lingue semitiche (con O. Durand)

Note di lessicografia ebraica


Mito e storia nella Bibbia

Il ritorno dall'esilio babilonese


Storia e ideologia nell'Israele antico
Giovanni Garbini

Introduzione
ali' epigrafia semitica

Paideia
Tutti i diritti sono riservati
© Paideia Editrice, Brescia 2006 ISBN 88.3 94.07 1 6 . 2
a Paolo
mio caro sostegno
Figure, tavole e carte geografiche nel testo sono opera di Maria Teresa Francisi,
alla quale autore ed editore manifestano la più viva gratitudine per l'impegno e
la perizia profusi in un lavoro spesso non semplice.
Indice del volume

11 Elenco delle sigle


15 1 . L'epigrafia semitica
22 2. Le scoperte e gli studi
22 Le origini
25 I l periodo aureo ( 1 8 5 0- 1 9 1 5)
30 Il Novecento
43 3. Origine dell'alfabeto
61 4 . L e iscrizioni del Tardo Bronzo
61 Introduzione storica
63 Iscrizioni «pseudo-geroglifiche» di Biblo
66 Iscrizioni protosinaitiche
71 Iscrizioni fenicie (1)
Iscrizioni fenicie in alfabeto cuneiforme, 77
79 Iscrizioni in scritture sconosciute
81 5 . Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti
( 1 1 50- 5 86 a.C.)
81 Introduzione storica
84 Iscrizioni fenicie (n)
Il fenicio in Palestina, 96 Iscrizioni filistee, 99
·

Iscrizioni della Samaria, 101 ·Iscrizioni ammonitiche, 105


1 07 Iscrizioni moabitiche
108 Iscrizioni aramaiche (1)
Iscrizione su intonaco da Deir Alla, 119
1 20 Iscrizioni ebraiche
1 29 6. Le iscrizioni nordoccidentali
nel periodo neobabilonese e persiano (5 8 5-330 a.C.)
1 29 Introduzione storica
1 30 Iscrizioni fenicie (m)
147 Iscrizioni aramaiche (n)
171 7. Le iscrizioni nordoccidentali
nel periodo ellenistico e romano (330 a.C. - v sec. d.C.)
171 Introduzione storica

9
Indice del volume

174 Iscrizioni fenicie (Iv)


Iscrizioni puniche, 1 78 · Iscrizioni neopuniche, 1 89
Iscrizioni latino-puniche, 1 9 5
202 Iscrizioni aramaiche (111)
Iscrizioni nabatee, 209 · Iscrizioni palmirene, 2 1 9
Iscrizioni nordmesopotamiche, 2 2 6 Iscrizioni elimaiche, 2 3 1
·

23 5 8 . Origine e diffusione della scrittura meridionale


24 5 9. Le iscrizioni teimanite e nordarabiche
246 Iscrizioni teimanite (IX-VI sec. a.C.)
2 52 Iscrizioni nordarabiche
Teima, 2 5 2 · Dedan, 2 5 7 · Iscrizioni tamudene, 261 · Iscrizioni safaitiche, 271
Iscrizioni nordarabiche dell'Arabia centrale e meridionale, 274
Iscrizioni hasee, 2 76
280 10. Le iscrizioni sudarabiche fino alla fine di Main
(IX-II sec. a.C.)
280 Introduzione storica
285 Iscrizioni minee
29 5 Iscrizioni sabee (I)
Iscrizioni sabee d'Etiopia, 306
3 12 Iscrizioni qatabaniche (I)
317 Iscrizioni hadramutiche (1)
32 5 1 1 . Le iscrizioni sudarabiche dalla comparsa dei Himyariti
alla conquista persiana (11 sec. a.C. - VI d.C.)
32 5 Introduzione storica
3 29 Iscrizioni qatabaniche (11)
33 1 Iscrizioni hadramutiche (11)
335 Iscrizioni sabee (11)
355 12. Le iscrizioni etiopiche (vm sec. a.C. - VI d.C.)
3 69 1 3 . Guida bibliografica

38 5 Indice analitico
406 Indice degli autori moderni
41 1 Indice delle figure nel testo
416 Indice delle tavole
417 Indice delle carte geografiche
Elenco delle sigle

AAASH Acta Antiqua Academiae Scientiarum Hungaricae


AAE Arabian Archaeology and Epigraphy
ADAJ Annua! of the Department of Antiquities of Jordan
AEPHE Annuaire École Pratique des Hautes Études
AfO Archiv fiir Orientforschung
AION Annali dell'Istituto Orientale di Napoli
AM Asia Maior
AO Aula Orientalis
AP A. Cowley, Aramaic Papyri of the Fifth Century B. C., Oxford 1 9 2 3
AS Anatolian Studies
BAALIM Bulletin d'antiquités archéologiques du Levant inédites ou mécon­
nùes (pubblicato in Syria)
BASOR Bulletin of the American Schools of Orientai Research
BCH Bulletin de Correspondance Hellénique
BIA Bulletin of the Institute of Archaeology. University of London
BMB Bulletin du Musée de Beyrouth
BO Bibliotheca Orientalis
BSOAS Bulletin of the School of Orientai and African Studies
CB Cahiers de Byrsa
CEC Centre d'Études Chypriotes
CIAS J. Pirenne, Corpus des inscriptions et antiquités sud-arabes
CIH CIS. Pars quarta, inscriptiones �imyariticas et sabaeas continens
CIS Corpus inscriptionum Semiticarum
CRAI Comptes rendus de l'Académie des lnscriptions et Belles-Lettres
CSAI A. Avanzini, Corpus of South Arabian Inscriptions I-III, Pisa 2004
DBS Dictionnaire de la Bible. Supplément
El Eretz-Israel
EpAn Epigraphica Anatolica
ETL Ephemerides Theologicae Lovanienses
EV Epigrafika Vostoka
EVO Egitto e Vicino Oriente
Fa iscrizioni trovate da A. Fakhry, pubblicate da G. Ryckmans
c;l.ECS Groupe Linguistique d'Études Chamito-Sémitiques (comptes ren­
dus)
11do Handbuch der Orientalistik
I t\ Iranica Antiqua

II
Elenco delle sigle

IEJ Israel Exploration Journal


IF Indogermanische Forschungen
IOS Israel Orientai Studies
Ja iscrizioni pubblicate da A. Jamme
JAOS Journal of the American Orientai Society
JEA The Journal of Egyptian Archaeology
JEOL Jaarbericht 'Ex Oriente Lux'
JFAH Journal of the Faculty of Arts and Humanities. King Abdul
Aziz University. Jeddah
JNES Journal of Near Eastern Studies
JOS Journal of Oman Studies
]RAS Journal of the Royal Asiatic Society
JSOT Journal for the Study of the Old Testament
JSS Journal of Semitic Studies
KAI H. Donner - W. Rollig, Kanaandische und aramdische Inschriften,
Wiesbaden
LA Studii Biblici Franciscani Liber Annuus
ME Mare Erythraeum
MUSJ Mélanges de l'Université Saint-Joseph
NC Numismatic Chronicle
NESE Neue Ephemeris fiir semitische Epigraphik
OA Oriens Antiquus
PAT D.R. Hillers - E. Cussini, Palmyrene A ramaie Texts, Baltimore 1 996
PdP La Parola del Passato
PEQ Palestine Exploration Quarterly
PSAS Proceedings of the Seminar for Arabian Studies
RA Revue d 'Assyriologie
RANL Rendiconti dell'Accademia Nazionale dei Lincei
RB Revue Biblique
RDAC Report of the Department of Antiquities, Cyprus
RE E. Bernand - A.]. Drewes - R. Schneider, Recueil des inscriptions
de l'Éthiopie des périodes pré-axoumite et axoumite, Paris 1 99 1
REPPAL Revue des Études Phéniciennes e t Puniques e t des Antiquités Li­
byques
RES Répertoire d'épigraphie sémitique
RSE Rassegna di Studi Etiopici
RSF Rivista di Studi Fenici
RSO Rivista degli Studi Orientali
RSP Rivista di Studi Punici
Ry iscrizioni pubblicate da G. Ryckmans
SEL Studi Epigrafici e Linguistici sul Vicino Oriente Antico
SM Studi Magrebini
SOAW Sitzungsberichte der O sterreichischen Akademie der Wissenschaf­
ten. Philosophisch-historische Klasse

12
Elenco delle sigle

TA Tel Aviv
UF Ugarit-Forschungen
VT Vetus Testamentum
WZKM Wiener Zeitschrift fiir die Kunde des Morgenlandes
ZAh Zeitschrift fiir Althebraistik
ZAL Zeitschrift fiir arabische Linguistik
Z ÀS Zeitschrift fiir agyptische Sprache und Altertumskunde
ZDPV Zeitschrift des Deutschen Palastina-Vereins
1. L'epigrafia semitica

Quando si affronta lo studio di una disciplina è naturale chiedersi in pri­


mo luogo di che cosa essa si occupi e in via subordinata quali siano i
suoi scopi e i suoi metodi. Nel caso della epigrafia semitica una doman­
da di questo genere assume un'importanza essenziale perché di fatto ci
troviamo di fronte a un'epigrafia che non si interessa soltanto di epigra­
fi e a un uso del termine semitico molto più ristretto rispetto a quello
generalmente fatto nell'ambito linguistico: molte lingue semitiche non
rientrano infatti nel campo di indagine dell'epigrafia semitica. L'anoma­
lia di questa situazione è il risultato di una prassi che si è progressiva­
mente consolidata negli ultimi centocinquanta anni senza essere accom­
pagnata da un'adeguata riflessione metodologica.
Il problema della delimitazione del campo dell'epigrafia semitica si po­
se per la prima volta ad Ernest Renan quando si accinse a realizzare il
Corpus inscriptionum Semiticarum: nel progetto approvato dalla Acadé­
mie des Inscriptions et Belles-Lettres il 1 7 aprile 1 867 il famoso studio­
so affermava che la raccolta che egli proponeva avrebbe dovuto conte­
nere tutti «les textes anciens en langues sémitiques écrits en caractères sé­
mitiques», ad esclusione pertanto dei testi cuneiformi babilonesi e assi­
ri, che per il Renan non erano redatti in una «scrittura semitica» e che
del resto già allora costituivano «une spécialité scientifique tout à fait à
part». Il Corpus doveva comprendere, secondo questo progetto iniziale,
le iscrizioni fenicio-puniche, ebraiche, aramaiche (in senso stretto, cioè
quelle del I millennio a.C.), palmirene, nabatee, siriache, mandaiche,
nordarabiche, sudarabiche ed etiopiche.' La storia successiva del Cor­
pus stesso e dell'epigrafia semitica ha messo in luce la difficoltà di indi­
viduare esattamente quali fossero i «textes anciens». Quello che può
considerarsi il padre dell'epigrafia semitica moderna, Mark Lidzbarski,
iniziava il suo classico Handbuch der nordsemitischen Epigraphik, pub­
blicato a Weimar nel 1 898, con queste parole: «L'epigrafia è la scienza
delle iscrizioni, cioè delle legende applicate con uno strumento appunti­
to, in scrittura a rilievo o a incisione, su materiale durevole, come la pie-
' Cf. A. Dupont-Sommer, Ernest Renan et le Corpus des inscriptions sémitiques, Paris
1968, pp. 9-10.
L'epigrafia semitica

tra o il metallo. Dovrebbero perciò appartenere all'ambito dell'epigrafia


semitica tutte le iscrizioni che i semiti hanno redatto nelle loro lingue»
(p. 1 ) . L'uso del condizionale, in questa definizione onnicomprensiva,
anticipa le parole successive: «Per ragioni pratiche, tuttavia, il concetto
viene limitato, in quanto sono escluse le iscrizioni dei Babilonesi e degli
Assiri», e ciò perché la loro scrittura si differenzia nettamente da quella
usata dagli altri popoli di lingua semitica; perciò «l'epigrafia semitica si
occupa soltanto di quelle iscrizioni che sono state redatte in una lingua
semitica e in una delle varietà di scrittura alfabetica create dai semiti» (ib i­
dem). Dopo queste premesse, chiaramente ispirate alle idee del Renan,
il Lidzbarski passa a giustificare il contenuto del suo manuale che non
corrisponde in pieno ai principi enunciati in queste sue «Vorbemerkun­
gen»: abbandonato il criterio linguistico e quello paleografico Io studio­
so fa tutt'altre considerazioni. Limitando subito il discorso all'epigrafia
nordsemitica (senza tuttavia spiegare adeguatamente perché egli in que­
sta non includa le iscrizioni arabe, delle quali si dice soltanto che esse
«sono fortemente influenzate dall'islam e pertanto si differenziano, an­
che per il contenuto, dalle iscrizioni sudsemitiche con il loro carattere
cristiano o pagano», p. 2 ), il Lidzbarski enumera le iscrizioni nordsemi­
tiche: fenicie (comprese le puniche e le neopuniche), moabitiche, ebrai­
che e samaritane per il gruppo cananaico; aramaiche, nabatee (e sinaiti­
che), palmirene, siriache e mandaiche per quello aramaico. Di queste,
tuttavia, le iscrizioni ebraiche, samaritane, siriache e mandaiche dovran­
no essere studiate solo marginalmente, poiché delle rispettive popola­
zioni «ci è giunta una letteratura talvolta ricca, e noi, dal punto di vista
linguistico, dalle iscrizioni non veniamo a sapere quasi nulla che non co­
nosciamo già dalla letteratura» (p. 3). Coerentemente con questo assun­
to, il Lidzbarski offre un'antologia di iscrizioni nordsemitiche estrema­
mente povera di materiale ebraico, samaritano e siriaco e senza iscrizio­
ni mandaiche. Il criterio paleografico (scrittura consonantica) che aveva
guidato il Renan viene dal Lidzbarski ulteriormente circoscritto da con­
siderazioni di carattere culturale (mancanza di un corpus letterario) che
peraltro non sono applicate nel caso dell'aramaico, data l'esistenza del­
l'aramaico biblico. In pratica, Io studioso tedesco condivise la posizione
del Renan, precisando tuttavia il senso dei «testi antichi» da privilegiare:
si trattava di quella documentazione linguistica che non veniva illumi­
nata e arricchita da una parallela produzione letteraria giunta fino a noi.
Il problema di una definizione della «epigrafia semitica» fu affrontato
di nuovo solo nel 1 960. Nel xxv Congresso internazionale degli orien­
talisti tenutosi in quell'anno a Mosca, David Diringer presentava una
L'epigrafia semitica

comunicazione intitolata Some problems of «Semitic epigraphy»,' dove


l'uso delle virgolette ben rifletteva la consapevolezza di usare un termi­
ne ormai puramente convenzionale; nel suo discorso lo studioso osser­
vava che una epigrafia semitica dovrebbe abbracciare «l'epigrafia di
tutte le lingue considerate semitiche», e dunque anche quella accadica,
neoebraica e neoaramaica; ma che di fatto l'espressione veniva circo­
scritta al materiale semitico nordoccidentale antico, «sebbene l'epigrafia
semitica meridionale, quando non specificato, dovesse intendersi an­
ch'essa inclusa» (p. p9). Il Diringer delinea chiaramente la situazione
quando rileva che «in pratica, la parola 'epigrafia' deve essere intesa in
un senso più ampio della sua normale accezione» perché in essa vengo­
no inclusi anche «gli scritti su materiale meno durevole, come la perga­
mena e il papiro», visto che non esistono né una paleografia semitica
antica né una paleografia semitica nordoccidentale. Dopo queste giuste
considerazioni preliminari è tuttavia mancato un approfondimento
metodologico: lo studioso elude il problema, che non si era posto né al
Renan né al Lidzbarski, della scrittura in «cuneiforme alfabetico» in­
ventata e usata ad Ugarit: per essa deve prevalere il criterio del «cunei­
forme» non semitico o del principio consonantico seguito dai semiti oc­
cidentali ? Restando sulle generali, il Diringer faceva comunque un'altra
osservazione assai pertinente, e cioè che l'epigrafia semitica era stata fi­
no allora «generalmente considerata come un'appendice allo studio del­
le lingue semitiche o dell'Antico Testamento o dell'archeologia del Vi­
cino Oriente», augurandosi perciò «che un giorno essa sarà riconosciu­
ta come una branca di studio autonoma» (p. 3 3 2).
L'auspicio espresso dal Diringer ha incominciato a realizzarsi pochi
anni più tardi, quando Maurice Sznycer diede inizio ai suoi corsi di «An­
tichità ed epigrafia» presso l' École Pratique des Hautes Études di Parigi
con un ciclo di conferenze intitolato «Iniziazione all'epigrafia nordse­
mitica».2 Illustrando l'ambito, gli scopi e i metodi della disciplina, lo stu­
dioso affermava: «l'epigrafia nordsemitica deve essere considerata come
un dominio scientifico indipendente e autonomo, che include la deci­
frazione, la lettura, la spiegazione e l'utilizzazione storica di tutte le iscri­
zioni fenicie, ebraiche, puniche, neopuniche, aramaiche ed altre, sole fon­
ti dirette, di un'importanza spesso capitale, per la conoscenza dell'uno
o l'altro aspetto della storia e della civiltà dei Fenici, degli antichi Ebrei,
1 In Trudy 25° meidunarodnogo kongressa vostokovedov. Moskva 1960, Moskva 1962,
PP· 3 29-3 36.
2 Initiation à l'épigraphie nord-sémitique, in AEPHE 197 1 - 1972, pp. 143- 1 5 3 (il corso si
era svolto nell'anno 1 970- 1 97 1 ).
L'epigrafia semitica

degli Aramei, dei Punici, ecc.» (p. 1 44). La chiara definizione dello Szny­
cer è il risultato di più di un secolo di studi praticati nell'ambito del­
l'epigrafia semitica e precisa il campo già delineato dal Lidzbarski per il
versante settentrionale della disciplina (è significativa la ripresa del ter­
mine «nordsemitico» ); al materiale epigrafico ricordato espressamente,
che si colloca in gran parte nel I millennio a.C., viene poi affiancato quel­
lo del II millennio a.C. (iscrizioni «protocananaiche», protosinaitiche,
ecc.), indispensabile specialmente per lo studio delle origini della scrittu­
ra consonantica, che ha sempre rappresentato uno degli argomenti più
cari all'epigrafia semitica. L'esclusione del materiale ugaritico data per
scontata e la mancanza di qualsiasi accenno ad una «epigrafia sudsemi­
tica» fanno supporre che il criterio che ha guidato l'epigrafista di Parigi
nella sua riflessione metodologica sia stato quello paleografico: l'epigra­
fia nordsemitica è quella che si occupa delle iscrizioni redatte nella scrit­
tura fenicia e in quelle da essa direttamente derivate; le iscrizioni che
presentano scritture come la nordarabica, la sudarabica e quella etiopica
antica (consonantica) saranno perciò l'oggetto dell'epigrafia sudsemitica.
In questo dibattito metodologico è intervenuto nel 1 977 lo scrivente
che, sottolineando il carattere di scienza storica dell'epigrafia semitica,
questa trova in tale sua natura il senso del suo progressivo definirsi. 1 «Ad
onta del suo nome, l'epigrafia semitica è una scienza che non ha nulla (o
ha ben poco) a che vedere con le vere discipline epigrafiche, come l'epi­
grafia greca, l'epigrafia latina o l'epigrafia islamica. Di fatto, lo studioso
di epigrafia semitica è sempre uno specialista che si occupa del Vicino
Oriente antico, di volta in volta nella veste di linguista, di storico, di
storico delle religioni. È solo la natura della documentazione ... che co­
stringe lo studioso della civiltà dei Fenici, degli Aramei, degli antichi
Arabi e delle popolazioni sudarabiche a occuparsi prevalentemente o
esclusivamente di iscrizioni . È questa sua intima natura di scienza sto­
..

rico-culturale applicata ad antiche culture prive di documentazione let­


teraria che spiega e giustifica lo sviluppo, apparentemente assurdo, del­
l'epigrafia semitica... Come disciplina di indagine storica, l'epigrafia se­
mitica ha automaticamente allontanato dal suo seno non soltanto la do­
cumentazione meno antica, ma anche quella più antica quando questa
non costituiva la fonte principale di informazione: così veramente si
spiega l'esclusione del materiale accadico e quella, tanto più significativa
in quanto mai giustificata,' del materiale ugaritico, mentre le iscrizioni
1 G. Garbini, Riflessioni sull'epigrafia semitica, in AION 37 ( 1 977), pp. 229-236.
2 Un esplicito riferimento all'esclusione del materiale ugaritico dall'epigrafia semitica è
stato fatto solo da A. Caquot, L 'épigraphie sémitique, in CRAI 1988, pp. 6 1 2- 6 1 7; in
L'epigrafia semitica

ebraiche 'quadrate' e quelle aramaiche palestinesi, nonché le siriache, le


mandee e le etiopiche antiche si trovano, sì, trattate più o meno saltua­
riamente, ma vengono di regola escluse dall'insieme dell'epigrafia semi­
tica. Tale è dunque la vera natura dell'epigrafia semitica: studiare le te­
stimonianze scritte (epigrafi, ma anche ostraca e papiri) delle culture se­
mitiche antiche di cui non possediamo un corpo letterario» (pp. 2 3 2-233).
La sola eccezione a questa definizione dell'epigrafia semitica è costituita
dalle iscrizioni ebraiche antiche, le quali anzi godono attualmente di
grande favore, nonostante l'esistenza di una tradizione letteraria costi­
tuita dall'Antico Testamento. Il fenomeno merita perciò un esame parti­
colare.
Il grande interesse per le iscrizioni ebraiche è motivato dal desiderio
di arricchire ed eventualmente confermare i dati offerti dall'Antico Te­
stamento, al quale ancora oggi quasi tutti gli studiosi assegnano una po­
sizione centrale nella ricerca storica sul Vicino Oriente antico. Alla base
di ciò vi è la sensazione, in tutti presente, dell'insufficienza della Bibbia
ebraica per una soddisfacente ricostruzione storica dell'ebraismo preesi­
lico: una sensazione che in non pochi studiosi è ormai diventata una cer­
tezza critica dopo la constatazione che, nonostante la presenza di scritti
antichi, la Bibbia come tale è un prodotto del giudaismo postesilico che
ha ripensato e riscritto anche i testi più antichi. In altre parole, lo studio
delle iscrizioni ebraiche antiche nell'ambito dell'epigrafia semitica costi­
tuisce un'eccezione soltanto in apparenza, perché di fatto tali iscrizioni
sono anteriori al corpus letterario che ci è pervenuto.
Definita così l'epigrafia semitica come la scienza che studia le antiche
culture semitiche prive di tradizione letteraria (come la fenicia, la nord­
arabica e la sudarabica) e la fase preletteraria delle culture aramaica, ebrai­
ca, araba ed etiopica, possiamo indicare in linea generale i diversi ambiti
dcl suo dominio.
In primo luogo si tratterà di tutte le iscrizioni provenienti dall'area fe­
nicio-palestinese datate al n millennio a.C., tra le quali presentano una
particolare importanza le protosinaitiche e le cosiddette protocananai­
chc; in tale contesto si colloca inoltre il problema dell'origine della scrit­
tura consonantica, diventato ormai particolarmente arduo. Viene poi la
documentazione grafica fenicia in tutte le sue manifestazioni, sia nella
una rapida presentazione della storia degli studi e delle scoperte più notevoli relativi a
tutta l'arca coperta dalla disciplina, lo studioso afferma: «la discipline a pour champ d'ap-
11lil'ation tout qui est écrit en une langue sémitique ancienne, au moyen de l'alphabet
i1u'.·airc invcnté, dit-on, par Ics Phéniciens. Cette définition exclut l 'ougaritologie qui
cc

s0t1l'l'llPl' dc tcxtcs sémitiqucs et alphabétiques, mais gravés sur l ' argile en signes cunéi­
lorllll'S• (p. 612).
L'epigrafia semitica

madrepatria sia nelle colonie, comprese le iscrizioni in caratteri greci e


quelle in caratteri latini; nell'ambito fenicio rientrano anche molte iscri­
zioni trovate in Palestina e redatte in lingua fenicia, come quelle filistee
e quelle ammonitiche, nonché il materiale israelitico in scrittura e lingua
fenicia. Vi sono poi le iscrizioni ebraiche, tutte anteriori all'esilio babi­
lonese (fino al 5 86 a.C.); sono invece escluse le iscrizioni in grafia detta
paleoebraica di età tardo-ellenistica e romana e quelle samaritane. Sono
inoltre prese in considerazione le iscrizioni palestinesi in altri dialetti o
lingue, come quelle in moabitico, edomitico e quella su intonaco trovata
a Deir Alla. Passando all'area linguistica aramaica, la cui documentazio­
ne non è finora anteriore al x secolo a.C., l'epigrafia semitica si occupe­
rà della fase più antica, compreso il dialetto di Samal, e dell'aramaico det­
to d'impero o «ufficiale», di qualsiasi provenienza. Per la Palestina si ar­
riverà al 200 a.C. (data ovviamente approssimativa), quando incomincia
la produzione letteraria in aramaico giudaico, mentre si scenderà di di­
versi secoli con il materiale nabateo, palmireno e hatreo. Verrà poi pre­
sa in considerazione tutta la produzione epigrafica nordarabica (quella
araba preislamica è quantitativamente inconsistente; forme «arabe» so­
no comunque presenti in testi redatti in altre lingue) in tutte le sue for­
me grafiche, l'insieme del materiale sudarabico e quello etiopico in scrit­
tura consonantica. L'origine della scrittura sudsemitica è stata rimessa
in discussione da scoperte recenti e costituisce un importante capitolo
dell'epigrafia semitica, insieme con lo studio delle fasi più antiche della
scrittura sudarabica, sottoposte anch'esse a una radicale revisione.
Tutto questo materiale viene trattato, di fatto, nell'ambito di tre di­
verse specializzazioni: la maggior parte degli epigrafisti attuali si occupa
di epigrafia nordsemitica e non di rado di un unico settore di essa; un
piccolo gruppo si dedica all'epigrafia sudarabica, con sporadiche incur­
sioni in quella etiopica, mentre le iscrizioni nordarabiche vengono sal­
tuariamente trattate dagli specialisti dei due gruppi precedenti. Sul pia­
no metodologico la distinzione fondamentale tra un'epigrafia semitica
settentrionale e una meridionale trova una giustificazione non soltanto
nel duplice sistema di scrittura ma anche e specialmente nella sostanzia­
le diversità culturale che divide il mondo siro-palestinese da quello
arabico, nonostante le lontane origini comuni e i molti contatti di epoca
storica. La nostra totale ignoranza dei processi e delle vicende che por­
tarono certe genti semitiche indubbiamente legate all'area siro-palesti­
nese e alla Mesopotamia a stabilirsi nello Yemen e sull'altopiano etiopi­
co ed altre a trasformarsi in carovanieri lungo le piste di un triangolo
che aveva i suoi vertici nel Hegiaz, all'imbocco del Golfo Persico e nel-

20
L 'epigrafia semitica

lo Yemen non facilita certo la comprensione della storia e della cultura


parzialmente rivelate dalla documentazione epigrafica sudsemitica.
Un aspetto tutt'altro che trascurabile dell'epigrafia semitica è che essa
si sostituisce spesso alla linguistica e alla filologia, rappresentando le
iscrizioni i soli documenti scritti esistenti relativi a importanti lingue
semitiche quali il fenicio, le fasi più antiche dell'aramaico e il sudarabico
antico, tanto per citare le principali delle lingue dette appunto «epigra­
fiche»; è per questo che nella fase pionieristica della nostra disciplina
quasi la metà del manuale del Lidzbarski era dedicata alla descrizione
linguistica del fenicio e dell'aramaico antico. Molte sono le benemeren­
ze dell'ormai più che secolare «epigrafia semitica»; la quale meriterebbe
un nome più adeguato al suo oggetto. 1
1 L'epigrafia semitica svolge di fatto le funzioni di quella che, sull'esempio della «filolo­

gia romanza», potremmo chiamare «filologia semitica occidentale»; in tal caso la disci­
plina dovrebbe però estendersi a comprendere anche il materiale ugaritico.
2. Le scoperte e gli studi

LE ORIGINI

L'epigrafia semitica è una disciplina che è nata e si � sviluppata in­


sieme con il materiale oggetto del suo studio, cioè con la scoperta delle
antiche iscrizioni in lingua semitica. Non è perciò un caso che le sue ori­
gini siano legate ai primi viaggi compiuti nel Vicino Oriente da europei
curiosi di conoscere quei paesi e al clima di grande erudizione che ca­
ratterizzava l'Europa del XVIII secolo. Come anno di nascita dell'epigra­
fia semitica può essere assunto il 1 6 1 6, che vide la scoperta della prima
iscrizione palmirena e la pubblicazione di una bilingue greco-palmire­
na. In quell'anno infatti il romano Pietro Della Valle,' in viaggio da Alep­
po verso l'Eufrate, nella località di Taiba (el-Tayyibeh) notava «dentro
alla meschita, in un muro, murata da' Mori, e tenuta con riverenza (per
non saper essi che cosa sia) una pietra quadra antica, con una iscrizione
greca e da' piedi due versi di certe altre lettere strane, al mio parere un po­
co simili alle ebraiche ed alle samaritane, delle quali tutte presi e tengo
copia» (Viaggi di Pietro Della Valle il pellegrino, Roma 1 650; lettera da
Baghdad del 10 e 23 dicembre 1 6 1 6); contemporaneamente, una bilingue
greco-palmirena (come quella efficacemente descritta dal Della Valle), tro­
vata a Roma nel XVI secolo, veniva pubblicata a Heidelberg nell'Inscrip­
tionum Romanarum corpus absolutissimum del fiammingo Jan Gruter (o
Gruytère), un filologo classico editore di testi latini e di iscrizioni. Mentre
quest'ultima iscrizione riceveva le interpretazioni più fantasiose, nei de­
cenni successivi e per tutto il XVII secolo incominciò ad accumularsi ma­
teriale epigrafico, specialmente ad opera di viaggiatori. Le più numerose
erano le iscrizioni palmirene, ma nel 1 636 veniva pubblicata, nel Prodro­
mus Coptus sive Aegyptiacus (Roma) dell'enciclopedico gesuita tedesco
Athanasius Kircher, un'iscrizione copiata nel Sinai da fra' Tommaso da
Novara: si trattava della prima di quelle iscrizioni, redatte in una scrittura
variante della nabatea, che furono poi chiamate, dal luogo del ritrovamen-

1 Su questo personaggio si può vedere P. Costa, Pietro Della Valle, in Levante 1 8 ( 1 97 1 ),

PP· 3o-46.
Le scoperte e gli studi

to, «sinaitiche» e il cui numero aumentò grandemente specie nella prima


metà del XIX secolo.
Verso la fine del secolo si ebbe la prima notizia di due cippi, recanti il
testo quasi identico di una bilingue greco-fenicia, scoperti a Malta e resi
noti da una lettera del canonico Ignazio Di Costanzo scritta nel 1694 ad
Antonio Bulifon e da questo pubblicata poco dopo in una sua opera eru­
dita: Lettere memorabili, istoriche, politiche ed erudite (Napoli 1 697); le
iscrizioni furono poi pubblicate nel 173 5 da Giuseppe Claudio Guyot
de Marne nei Saggi di dissertazioni accademiche pubblicamente lette nella
nobile Accademia Etrusca dell'antichissima città di Cortona. Nel quarto
volume delle sue Lettere il Bulifon pubblicava anche il disegno di una
laminetta d'oro, scoperta nel 1 693 in una tomba anch'essa maltese, con
una lunga serie di figure demoniache di ispirazione egiziana, sopra le
prime delle quali si trova un'iscrizione fenicia; descritta anche questa dal
Di Costanzo, se ne trova menzione in opere erudite fin verso la fine del
XVIII secolo, ma andata nel frattempo perduta è rimasta ignorata fino al
1989.1 La prima iscrizione aramaica fu pubblicata nel 1704 da un funzio­
nario francese, M. Rigord, che l'aveva scoperta a Carpentras, dove in data
imprecisata era stata portata dall'Egitto (Mémoires pour l'histoire des
sciences et des beaux arts, Trevoux).
I primi tentativi di decifrazione dei testi comparvero quasi contempo­
raneamente ai testi pubblicati; ma per una solida, e non dilettantesca co­
noscenza delle varie scritture si dovette attendere fino alla metà del XVIII
secolo. Il primo tentativo coronato da successo ebbe per oggetto le iscri­
zioni palmirene: nel 175 4 apparvero, contemporaneamente ma indipen­
dentemente l'uno dall'altro, due studi: uno dell'abate francese Jean-Jac­
ques Barthélemy (Réflexions sur l'alphabet et sur la langue dont on se
servoit autrefois à Palmyre, lette nel 1 7 5 4 ma pubblicate solo nel 1759
nei Mémoires dell'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, pp. 577-
597); l'altro dell'inglese John Swinton (An Explication ofAli the Inscrip­
tions in the Palmyrene Language and Character hitherto Published, in
f'hilosophical Transactions, 1754, pp. 690-7 5 6). Anche per le iscrizioni
aramaiche e per quelle fenicie il merito della prima interpretazione fon­
damentalmente esatta spetta al Barthélemy (Explication d'un bas-relief
égyptien et de l'inscription phénicienne qui l'accompagne, letta nel 1761
ma pubblicata nel 1768 nei Mémoires della Académie des Inscriptions et
Bcllcs-Lettres, pp. 726-73 8, per l'iscrizione aramaica; Réflexions sur quel­
ques monuments phéniciens et sur les alphabets qui en résultent, lette nel
1 Cf. G. Hiilbl, Agyptisches Kulturgut auf den lnseln Malta und Gozo in phonikischer
1md punischer Zcit, Wicn 1989, pp. 105-114.

23
Le scoperte e gli studi

1 7 5 8 e pubblicate nei Mémoires della medesima accademia nel 1 764, pp.


405 -426, per l'iscrizione fenicia).
Alla fine del Settecento le basi scientifiche dell'epigrafia semitica set­
tentrionale erano ormai poste. Le iscrizioni note comprendevano ma­
teriale fenicio-punico (il termine «punico» va qui inteso in senso geo­
grafico, riferito cioè globalmente ai Fenici in Occidente), aramaico in
senso stretto (1 millennio a.C.), palmireno e nabateo, e grazie specialmen­
te agli studi del grande erudito Barthélemy ( 1 7 1 6- 1 795), che può giusta­
mente considerarsi il fondatore dell'epigrafia semitica, e di Oluf Ger­
1

hard Tychsenlry34- 1 8 1 5) anche le scritture e le lingue in cui quelle iscri­


zioni erano redatte non pre_s_entayano più difficoltà serie. Restava anco­
ra da scoprire il materia1e semitico meridionale, del quale una prima no­
tizia, ma senza alcun testo, fu data da Carsteri Niebuhr, che dal 1 761 al
1 76 3 condusse una sfortunata spedizione danese nello Yemen.2
Gli inizi del xrx secolo videro la scoperta delle prime iscrizioni semi­
tiche meridionali: nel 1 8 1 0 il russo-tedesco U.J. Seetzen scoprì in Yemen
le prime cinque iscrizioni sudarabiche (alle quali poche altre seguirono
negli anni successivi), contemporaneamente alle quattro che l'inglese H.
Salt scopriva in Etiopia, dove aveva copiato anche il testo greco e parte
di quello etiopico della grande iscrizione del re Ezana. Anche se nel 1 84 5
venne alla luce, a Marsiglia dove era stata trasportata da Cartagine in data
sconosciuta, la cosiddetta Tariffa (un testo cartaginese relativo ai sacrifi­
ci), la prima metà dell'Ottocento non conobbe scoperte epigrafiche di ri­
lievo; si iniziò invece uno studio filologico (continuato intensamente fino
ai primi decenni del xx secolo) che portò ad un reale approfondimento
delle conoscenze sul materiale precedentemente acquisito. Tra gli studiosi
che in quel periodo si dedicarono agli studi di epigrafia semitica vanno ri­
cordati almeno F. De Saulcy per le iscrizioni puniche e F. Fresnel per
quelle sudarabiche. In Italia vi furono G.A. Arri,3 M. Lanci e G.G. Or­
ti, eruditi e antiquari che solo occasionalmente si occuparono di epigra­
fi; l'Arri e l'Orti principalmente in merito alle iscrizioni fenicie di Sar-

1 M.V. David, En marge du Mémoire de l'Abbé Barthélemy sur !es inscriptions phénicien­

nes (1758), in CRAI 1961, pp. 30-40 (cf. anche Studia Semitica... ]oanni Bakos dicata,
Bratislava 1965, pp. 8 1 -94); A. Dupont- Sommer ]ean-]acques Barthélemy et l'ancienne
,

Académie des lnscriptions et Belles-Lettres, Paris 1971.


2 I risultati della spedizione furono illustrati dal Niebuhr, unico superstite, nel volume
Beschreibung von Arabien, Kopenhagen 1 772, che negli anni successivi conobbe vari ri­
facimenti e traduzioni.
3 Su questo erudito si vedano le parole dedicategli da G. Levi Della Vida nell'articolo Su

una bilingue latino-punica da Leptis Magna pubblicato negli Atti dell'Accademia delle
Scienze di Torino 1 0 1 ( 1 966- 1 967), pp. 396-397.
Le scoperte e gli studi

degna; il Lanci pubblicò anche, nel l 8 27, i primi papiri aramaici d'Egit­
to noti in Europa. Fra tutti emerge di gran lunga il grande semitista te­
desco Wilhelm Gesenius ( l 786- l 842 ), col suo fondamentale lavoro Scrip­
turae linguaeque Phoeniciae monumenta quotquot supersunt (Lipsia
1 8 37). In quattro libri, l'opera del Gesenius tratta la paleografia, le iscri­
zioni, le monete e la lingua dei Fenici, adducendo per quest'ultima un'ot­
tima raccolta di testimonianze antiche. 1 Allo stesso studioso si deve an -
che il primo e quasi completamente riuscito tentativo di decifrazione del­
le iscrizioni sudarabiche (Vber die himjaritische Sprache und Schrift und
Entzifferung der letzteren, Halle 1 84 1 ). Con questo lavoro possiamo
considerare terminato il periodo delle origini per l'epigrafia semitica.

IL PERIODO AUREO (18 5 0-1 9 1 5 )


Numerose e importanti iscrizioni furono scoperte nella seconda metà
del secolo. Aprì la serie, nel 1 8 5 5, l'iscrizione fenicia di Esmunazor, re di
Sidone vissuto verso il v secolo a.C. Non molto tempo dopo cominciò
ad apparire l'importante raccolta di M. de Vogiié, che comprendeva iscri­
zioni palmirene, nabatee e safaitiche (Syrie centrale. Inscriptions sémiti­
ques, Parigi l 868- 1 877). La scoperta più clamorosa fu forse quella, avve­
nuta nel l 868, della stele di Mesha, re di Moab, trovata a Dhiban. 2
Questa iscrizione, che in un periodo di polemiche sulla veridicità della
Bibbia veniva a confermare e precisare le notizie bibliche di 2 Re 3, co­
stituì per molti decenni la più antica iscrizione semitica nordoccidentale,
essendo datata al IX secolo a.C. Nell'anno successivo fu scoperta un'al­
tra importante iscrizione fenicia, quella del re di Sidone Yehawmilk, men­
tre nel 1 887 fu la volta di quella, parimenti fenicia, di Tabnit. Nel 1 880
veniva trovata l'iscrizione ebraica di Siloe, datata intorno al 700 a.C.
L'anno successivo il russo A. Lazarev scoprì la più lunga iscrizione pal­
mirena finora conosciuta, la cosiddetta Tariffa: è un testo bilingue, palmi­
rcno e greco, datato al l 3 7 d. C., contenente una serie di decreti doganali.
Vi è poi l'importante serie di iscrizioni trovate da F. von Luschan a Zin­
cirli (l'antica Samal, in Turchia) nel corso di scavi ivi condotti per diversi
anni a partire dal 1 890. Tali iscrizioni, redatte in diverse lingue (fenicio,

r Cf. O. Eissfeldt, Van den Anfdngen der phonizischen Epigraphik nach einem bisher un­
vcriifji:ntlichtcn Brief van Wilhelm Gesenius, Halle (Saale) 1 9 5 8 (lettera a E.G. Schultz;
il Lesto inglese di questo scritto, nato come conferenza, è pubblicato in PEQ 79 [ 1 947],
pp. 68-86).
, CL S.H. Horn, The Discovery of the Moabite Stone, in The Word of the Lord Shall Go
forth. Fssays in Honor of D. N. Freedman, Winona Lakc 1 98 3, pp. 497- 505.

\
Le scoperte e gli studi

aramaico e yaudico) danno un'idea della complessa situazione linguistica


della Siria al principio del I millennio a.C. Da ricordare alcuni papiri ara­
maici trovati in Egitto, che si vennero ad aggiungere a quelli già noti nella
prima metà del secolo, nonché numerose iscrizioni puniche scoperte nel-
1'Africa settentrionale (notevole è la raccolta di disegni Sammlung der
carthagischen lnschriften di J. Euting, pubblicata a Strasburgo nel 1 8 8 3).
La seconda metà dell'Ottocento vide anche un notevole sviluppo del­
l'epigrafia semitica meridionale. In seguito al viaggio compiuto a Marib
nel 1 843 dal farmacista francese (aggregato all'esercito egiziano di Meh­
met Alì) Th.J. Arnaud, che riportò più di 5 0 iscrizioni sudarabiche, l'Aca­
démie des Inscriptions di Parigi incaricò J. Halévy di un viaggio nell'Ara­
bia meridionale, compiuto tra il 1 869 e il 1 870; Halévy copiò quasi 700
iscrizioni.' Altri 1 800 testi furono copiati, tra il 1 882 e il 1 894, dall'au­
striaco E. Glaser2 (di questi molti sono rimasti per molto tempo inediti)
e un altro centinaio da una spedizione austriaca che D.H. Miiller capeg­
giò nel 1 898. Contemporaneamente altri viaggi e spedizioni avevano per
meta l'Arabia centrosettentrionale. Nel 1 8 5 7 C.C. Graham scoprì, nella
regione a sud-est di Damasco, le prime iscrizioni safaitiche, il cui nume­
ro fu largamente accresciuto l'anno successivo da J. Wetzstein. C.M.
Doughty tra il 1 87 5 e il 1 877 scoprì iscrizioni minee, nabatee, tamudene
e lihyanitiche; a Teima scoprì inoltre tre iscrizioni aramaiche; tutto que­
sto materiale epigrafico fu pubblicato nel 1 8 84. Nel 1 878 altre iscrizioni
nabatee, aramaiche e tamudene furono raccolte da C. Huber, il quale tor­
nò in Arabia più volte, tra il 1 8 8 1 e il 1 8 84, con J. Euting. A quest'ulti­
mo va il merito anche della più ampia raccolta epigrafica dell'Arabia cen­
trosettentrionale fino allora raggiunta, con le circa 900 iscrizioni ara­
maiche, nabatee, tamudene, lihyanitiche e minee da lui raccolte ed esau­
rientemente studiate (le iscrizioni minee furono però pubblicate dal
Miiller). Nel 1 894 il Miiller pubblicava altre iscrizioni sudarabiche sco­
perte a Yehà, in Etiopia, dall'inglese J.Th. Bent. Le prime iscrizioni etio-
1 Del viaggio in Yemen dello Halévy esiste un curioso resoconto, non troppo aderente

alla realtà, redatto parte in ebraico e parte (la maggiore) nell'arabo di Sana con scrittura
ebraica da f::labshush, l'ebreo yemenita che fece da guida e da aiutante allo studioso fran­
cese. Il racconto fu scritto molti anni dopo il viaggio dello Halévy, su consiglio di E. Gla­
ser, come dichiara apertamente f::labshush. Di tale opera esistono una versione in ebrai­
co moderno, con ampio commento e dettagliato riassunto in inglese, ad opera di S.D.
Goitein che la pubblicò a Gerusalemme nel 1941, e una versione italiana (f::l. f::labshush,
Immagine dello Yemen, a cura di G. Moscati Steindler, Napoli 1 976).
2 Sulle spedizioni yemenite di questo studioso si veda W.W. Miiller, Der bohmische
Siidarabienreisende Eduard Glaser (1855-1908) und seine Bedeutung fiir die Erfor­
schung des antiken ]emen, in Schriften der Sudetendeutschen Akademie der Wissenschaf­
ten und Kiinste (Geisteswiss. Kl.) 23, Miinchen 2002, pp. 1 9 5 -220.
Le scoperte e gli studi

piche, dopo quella di Ezana, furono copiate sullo scorcio del secolo da
C. Conti Rossini.
I primi quindici anni del xx secolo videro l'intensificarsi delle ricer­
che avviate nei decenni precedenti, con spedizioni scientifiche special­
mente nella penisola araba. Nel 190 5 W.M. Flinders Petrie scopriva a
Serabit el-Khadim (Sinai) alcune iscrizioni, risalenti a circa la metà del II
millennio a.C.; queste, chiamate «protosinaitiche» per distinguerle da quel­
le sinaitiche di tipo nabateo, già ricordate, furono pubblicate nel 1906; al­
tre ne furono trovate negli anni 1927 e seguenti. Una spedizione america­
na in Siria nel 1904, 1905 e 1909 raccolse ricco materiale epigrafico naba­
teo, siriaco e nordarabico, che fu alcuni anni dopo pubblicato da E. Litt­
mann. Nel 1906 fu intrapresa la prima di tre campagne di scavo nell'isola
di Elefantina sul Nilo allo scopo di arricchire la raccolta di papiri ara­
maici che negli anni precedenti erano apparsi nel commercio antiquario
(E. Mayer, Der Papyrusfund van Elephantine, Lipsia 1 9 1 2). Nello stesso
anno una grande spedizione tedesca, diretta da E. Littmann e D. Krenk­
ker, si recava sulla costa africana orientale, dove scopriva importanti re­
sti architettonici e documenti epigrafici relativi alla colonizzazione sud­
arabica e al regno paleoetiopico di Aksum (Deutsche Aksum-Expedition
1-1v, Berlino 19 1 3 ). L'ultima delle grandi ricognizioni anteriori alla
prima guerra mondiale fu quella condotta dai domenicani J .A. J aussen e
R. Savignac nel 1907 e 1 909- 1 9 1 o nell'Arabia centrale e settentrionale; la
serie di viaggi fruttò quasi 1 800 iscrizioni nabatee, minee, lihyanitiche e
specialmente tamudene (Jaussen-Savignac, Mission archéologique en
Arabie, Parigi, 1 1909; II 1 9 1 4 con un supplemento nel 1920; III 1922).
Oltre a queste spedizioni epigrafiche, che riportarono ingente nuovo
materiale, non mancarono ritrovamenti di singole iscrizioni di notevole
importanza. Nel 1907 H. Pognon pubblicava il suo volume lnscriptions
sémitiques de la Syrie, de la Mésopotamie et de la région de Mossoul (Pa­
rigi 1907), che conteneva tra l'altro l'iscrizione aramaica di Zakur che,
datata tra la fine del rx e l'inizio dell'vm sec. a.C., costituiva per allora
la più antica testimonianza dell'aramaico. Nel 1908 veniva trovata a Ge­
i'.er, in Palestina, un'iscrizione, datata al x secolo a.C. e redatta in un dia­
letto cananaico arcaico (si tratta del cosiddetto «calendario di Gezer» ).
Nello stesso anno veniva pubblicata una bilingue (brevissima) greco­
minea rinvenuta a Delo. Due anni più tardi un'altra località palestinese,
identificata con l'antica Samaria, restituiva una serie di ostraka con bre­
vi iscrizioni di carattere amministrativo (bollette di accompagnamento).
Il grande aumento di materiale che si verificò nella seconda metà del­
l'Ottocento fu insieme causa ed effetto di un fervore di studi e di ricer-
Le scoperte e gli studi

che che trovavano un clima assai propizio in quell'età che vide il trionfo
della filologia e della scienza positiva. L'esempio dei grandi filologi ed
epigrafisti germanici che operavano nell'ambito della cultura classica fu
seguito dalla Francia, la nazione che le vicende politiche del tempo por­
tarono a più diretto contatto con alcune delle zone di provenienza delle
epigrafi semitiche. Non fu certo un caso che in Francia venne concepito
il Corpus inscriptionum Semiticarum (promosso nel 1 867 da Ernest Re­
nan nell'ambito dell'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres che ne af­
fidò a lui la direzione) ' e che francese fu il gruppo più cospicuo di epi­
grafisti semitisti: accanto al Renan ( 1 8 2 3 - 1 892), il più famoso, anche se
non il più assiduo, vanno ricordati A.C. Judas, M. de Vogiié, Ph. Ber­
ger e specialmente Ch. Clermont-Ganneau ( 1 846- 1 923) per l'epigrafia
semitica settentrionale, F. Fresnel e H. Derenbourg per quella meridio­
nale, F. Lenormant, J. Derenbourg e J. Halévy per entrambe. Meno mas­
siccio fu l'apporto tedesco, con H. Ewald, O. Blau, J. Euting, F. Hom­
mel e J.H. Mordtmann (quasi tutti parimenti esperti di epigrafi setten­
trionali e meridionali), mentre in Austria erano particolarmente coltiva­
ti gli studi di epigrafia semitica meridionale (E. Glaser, D.H. Miiller);
qualche interesse fu destato in Inghilterra dal settore sudarabico (W.F.
Prideaux, C.M. Doughty), mentre gli italiani si limitarono quasi esclusi­
vamente al settore fenicio-punico: C. Cavedoni, R. Garrucci (i quali si
occuparono di epigrafia solo incidentalmente), A. Pellegrini, autore di
una pregevole monografia (Studii d'epigrafia fenicia, Palermo 1 89 1 ) e
principalmente G. Spano ( 1 803 - 1 878), che insieme al gen. Alberto La
Marmora iniziò lo studio sistematico delle antichità sarde.
Il progresso nell'opera di interpretazione delle epigrafi non poteva es­
sere che assai lento (e tale è rimasto tuttora) per le ovvie difficoltà di va­
rio genere insite in ogni iscrizione in lingua semitica, quando quest'ulti­
ma non sia nota che epigraficamente. A parte le iscrizioni ebraiche, tut­
te le altre sono scritte in lingue che non erano conosciute prima della
scoperta delle iscrizioni stesse, sì che la definizione di una grammatica è
piuttosto il punto di arrivo, anziché la premessa, dell'opera esegetica;
non fa dunque meraviglia che ancora oggi siamo ben lontani dal cono­
scere compiutamente la grammatica e il lessico delle lingue epigrafiche.
L'Ottocento vide poste le basi, piuttosto solide, soltanto di una lingua,
quella fenicia: dopo la già ricordata fondamentale opera del Gesenius
( 1 83 7), va menzionata la grammatica fenicia di P. Schroder (Die phoni­
zische Sprache, Halle 1 869), che per quasi settanta anni è rimasta l'indi-
r Cf. A. Dupont-Sommer, Ernest Renan et le Corpus des inscriptions sémitiques, Paris
1 968.
Le scoperte e gli studi

spensabile punto di riferimento per lo studio di questa lingua; ormai


come curiosità possiamo ricordare De lingua Phoenicum, un lavoro che
l'Arri pubblicò nel 1 839 nelle Memorie dell'Accademia di Torino. Di
tutte le altre lingue epigrafiche, solo il sudarabico ebbe un profilo gram­
maticale, nella Sudarabische Chrestomathie (Monaco 1 893) di F. Hom­
mel; in questo settore il progresso compiuto in un secolo di studi era
stato relativamente rapido: non appena le iscrizioni furono raccolte in
numero sufficiente, la loro decifrazione avvenne piuttosto presto, a par­
tire dal già ricordato tentativo del Gesenius; progressi notevoli furono
fatti ad opera specialmente di E. Osiander, F. Praetorius e F. Hommel.
Dalle iscrizioni sudarabiche incominciava ad emergere una civiltà che, a
differenza di quella siro-palestinese, era completamente sconosciuta; fio­
rita nello Yemen e nel Hadramaut per più di un millennio anteriormen­
te all'avvento dell'islam, possedeva una lingua di tipo arcaico, affine al­
l'arabo e specialmente all'etiopico, suddivisa in quattro dialetti (sabeo,
mineo, qatabanico, hadramutico) ed espressa in una scrittura consonan­
tica da cui sembrava derivare la scrittura sillabica etiopica. Soltanto l'epi­
grafia nordarabica preislamica si trovava, alla fine dell'Ottocento, in
una fase iniziale: se le iscrizioni lihyanitiche, rinvenute nel sito dell'anti­
ca Dedan nell'Arabia nordoccidentale (che fu anche una colonia dei su­
darabici minei) poterono essere lette agevolmente, essendo scritte in un
alfabeto quasi identico a quello sudarabico, per le altre iscrizioni, sa­
faitiche e tamudene, scritte in alfabeti affini a quello sudarabico ma con
un maggior numero di segni propri, una soddisfacente decifrazione si
ebbe soltanto al principio del nuovo secolo, ad opera di E. Littmann
( 1874- 1 9 5 8 ) con le opere Zur Entzifferung der $afa-Inschriften, Lipsia
1 901 e Zur Entzifferung der thamudenischen Inschriften, Berlino 1904.
L'accumularsi della documentazione epigrafica e la sua progressiva
differenziazione resero necessaria una sua sistemazione adeguata, sul
modello di quanto in Germania si era incominciato a fare per le iscri­
i'.ioni latine e greche, mentre si sentiva l'esigenza di creare i primi stru­
menti di lavoro per una corretta impostazione metodologica della ricer­
ca che si configurava già, e lo sarebbe stata ancor più in futuro, indiriz­
zata verso due ambiti abbastanza nettamente distinti fra loro, quello
dell'epigrafia semitica nordoccidentale e quello dell'epigrafia semitica
meridionale. Alla prima di queste esigenze si pensò di soddisfare me­
diante la creazione del Corpus inscriptionum Semiticarum, che però si
rivelò ben presto insufficiente, con la sua monumentalità che andava a
scapito della velocità di pubblicazione; nel 1900 apparve perciò il primo
volume di un'opera destinata a fungere da supplemento provvisorio al
Le scoperte e gli studi

Corpus per le parti già trattate e a preparare le parti future: il Répertoire


d'épigraphie sémitique, pubblicato anch'esso a Parigi. Al bisogno di
opere introduttive specialistiche provvidero inizialmente la già ricorda­
ta Siidarabische Chrestomathie di F. Hommel ( 1 893), che oltre ad una
larga scelta di testi comprendeva anche una grammatica, una bibliogra­
fia aggiornata all'anno precedente e un glossario, e il fondamentale ma­
nuale che M. Lidzbarski pubblicò a Weimar nel 1 898, lo Handbuch der
nordsemitischen Epigraphik; questo conteneva tra l'altro una bibliogra­
fia completa dei lavori apparsi dal 1 6 1 6 al 1 898, un'antologia di testi,
una trattazione grammaticale e un ampio glossario. Per completezza di
trattazione lo Handbuch rimane unico nel suo genere. Più tardi lo stes­
so studioso raccolse le ricerche da lui condo�te dal 1900 al 1 9 1 5 nei tre
volumi (apparsi a Giessen rispettivamente nel 1 902, nel 1 908 e nel 1 9 1 5 )
della Ephemeris fiir semitische Epigraphik. Nel 1903 veniva pubblicata
una ricca raccolta di iscrizioni semitiche nordoccidentali, accompagnata
da un ampio commento dei testi (G.A. Cooke, A Text-Book of North­
Semitic lnscriptions, Oxford 1903). Una più piccola raccolta di iscrizioni
fu pubblicata nel 1 907 anche dal Lidzbarski (Kanaanaische lnschriften
[Moabitisch, Althebraisch, Phonizisch, Punisch ], Giessen 1907). Anche le
iscrizioni sudarabiche ebbero in quegli anni una trattazione d'assieme (D.
Nielsen, Studier over Oldarabische lnskrifter, Copenaghen 1906).
Un problema che si era posto con le prime indagini epigrafiche e che si
venne precisando a mano a mano che si verificavano le nuove scoperte, fu
quello dell'origine e dell'evoluzione della scrittura consonantica. Studi
sulla scrittura fenicia si erano già avuti nella prima metà del secolo, ad
opera di studiosi come U.F. Kopp, M. Lanci, W. Gesenius, J.L. Saalschiitz,
F. Hitzig (nel 1 8 3 5 il Gesenius pubblicava, come editore e in parte come
autore, un volume Palaographische Studien iiber phonizische und puni­
sche Schrift, Lipsia); il problema delle origini attirò sempre più l'attenzio­
ne degli studiosi a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

IL NOVECENTO

La prima guerra mondiale segnò non soltanto una brusca interruzione


nel campo delle ricerche e degli studi di epigrafia, come avvenne peraltro
qualche decennio più tardi con la seconda, ma anche la fine di un modo
di concepire tali studi. Il caso di Mark Lidzbarski ( 1 868- 1 928), può es­
sere considerato emblematico: dopo un quindicennio di studi intensis­
simi in questo settore, il passaggio dello studioso all'università di Got-

30
Le scoperte e gli studi

tinga nel l 9 l 7 significò il totale venir meno della voce più autorevole. '
I n realtà, era finita l'epoca della sicurezza positivistica, e l a scomparsa
della generazione di studiosi che la rappresentava nell'epigrafia semitica
ne suggellò il termine. Era terminato altresì il periodo d'oro della filolo­
gia e stava per incominciare quello dell'archeologia, che con i suoi aspetti
positivi e negativi avrebbe dominato e profondamente condizionato la ri­
cerca scientifica sul Vicino Oriente antico (e non solo questo) per tutto il
Novecento. Le clamorose scoperte archeologiche del xx secolo (Biblo,
Ugarit, Mari, Qumran, Ebla, Emar, per limitarci al mondo di lingua se­
mitica), insieme con il consolidarsi e l'ampliarsi degli studi assiriologici,
hanno di fatto relegato in secondo piano l'indagine delle culture ogget­
to dell'epigrafia semitica. Un'apparente eccezione a tale situazione è co­
stituita dall'epigrafia ebraica, e palestinese in genere, che ha invece go­
duto di una fortuna straordinaria e sostanzialmente immeritata; questo
fcnomeno va tuttavia inquadrato nel clima culturale e ideologico che ha
preceduto e poi accompagnato la rinascita di uno stato ebraico in Pale­
stina nonché nella progressiva affermazione di tendenze religiose sem­
pre più radicali che pongono la Bibbia ebraica al centro della visione sto­
rica del Vicino Oriente antico. Questo insieme di fattori giustifica am­
piamente la relativa marginalità dell'epigrafia semitica nell'ambito degli
studi orientalistici; marginalità emblematicamente denunciata dall'inter­
ruzione della pubblicazione del Corpus inscriptionum Semiticarum (l'ul­
timo fascicolo è apparso nel 1 962) e del Répertoire d'épigraphie sémiti­
r1ue (ultimo fascicolo nel 1950) nonché dal sostanziale fallimento delle
iniziative tendenti ad aggiornarlo o a sostituirlo. Ma proseguiamo il rac­
conto delle ricerche.
Gli studi epigrafici ripresero vigore verso la fine del terzo decennio
dcl secolo con tre avvenimenti: gli scavi di Biblo, la scoperta di Ugarit e
la ripresa dell'esplorazione dello Yemen. Dei primi due furono prota­
gonisti i francesi (che dopo la prima guerra mondiale si trovarono in
una situazione politica che confermava ed allargava il loro controllo sul
, Si veda il suo profilo tracciato da E. Littmann nel 1928 e ripubblicato in Ein Jahrhun­
tlcrt Orientalistik, Wiesbaden 195 5, pp. 46- 5 1 . Tra i semitisti è poco noto il fatto che il
I .idzbarski pubblicò, un anno prima di morire, un'opera autobiografica anonima, Auf
1·11uhcm Wege (Giessen 1927), assai critica verso l'ebraismo tradizionale di una piccola
rittà polacca; il titolo richiama, forse polemicamente, quello di un'opera assai conosciuta
n q ;li ambienti sionisti dell'inizio del secolo, Am Scheidewege di A�ad ha-Am. Al libro
1kl Lidzbarski rivolse la sua attenzione Giorgio Pasquali (Autobiografia anonima di un
}!.iu dco polacco, in Stravaganze quarte e supreme, Venezia 1 9 5 1 , pp. 1 6 5 - 1 79). Con il
1 itolo Ricordi di giovinezza di un professore tedesco il libro è apparso in traduzione ita­
liana nel 1 98 8 (Firenze, Passigli Editori) con una postfazione di M. Raicich e il citato
sa��io di Pasquali come prefazione.

3I
Le scoperte e gli studi

Nordafrica e il Vicino Oriente, potendo così prolungare il loro predo­


minio culturale in questi studi); tedeschi e inglesi furono invece i prota­
gonisti della ricerca nell'Arabia meridionale. L'esplorazione archeologi­
ca di Biblo rivelò, oltre naturalmente a interessanti dati di carattere ar­
cheologico e storico, anche una serie di iscrizioni fenicie che si pongo­
no come i più antichi documenti di questa lingua (iscrizioni: di Ahiram,
del XIII secolo a.C., trovata nel 192 3, di Y ehimilk e di Sapatbaal, del x
secolo; la seconda di queste due fu pubblicata solo nel 194 5 ). Nel 1 929 e
negli anni successivi furono inoltre trovati, sempre a Biblo, alcuni testi
redatti in una scrittura sconosciuta, chiamata «pseudo-geroglifica» a
causa di una certa somiglianza che essa presenta con quella egiziana.
Nello stesso anno in cui fu trovata la prima iscrizione «pseudo-gero­
glifica», si iniziava lo scavo di Ugarit, una cirri fiorente intorno alla me­
tà del II millennio a.C. e distrutta all'inizio del XII sec. a.C. forse da un
terremoto ma comunque coinvolta in uno dei sommovimenti connessi
alla invasione dei «popoli del mare». Questa scoperta interessa l'epigra­
fia semitica perché in tale città fu inventato un tipo di scrittura conso­
nantica che si serviva di segni cuneiformi e che ha rimesso in discussio­
ne l'origine dell'alfabeto fenicio.
Il viaggio compiuto nel 1927 nello Yemen da C. Rathjens e H. von
Wissmann, che fruttò anche una larga messe di iscrizioni (pubblicate
nel 1 93 1 da J.H. Mordtmann e E. Mittwoch), segnò l'inizio della ripre­
sa dell'esplorazione della penisola araba, nella quale si è segnalato, in
un'attività durata quasi mezzo secolo (anche se di carattere solo margi­
nalmente epigrafico) H.St.J.B. Philby. ' Delle numerose spedizioni con­
dotte nell'Arabia centrale e meridionale sono da ricordare quella egizia­
na, promossa dall'Università Fuad del Cairo, nel 1936; le due inglesi, di
natura archeologica, nel 1 9 3 8. Quella diretta dalla signorina G. Caton
Thompson a Hureidha portò al rinvenimento anche di numerose iscri­
zioni hadramutiche (pubblicate nel 1 944 da G. Ryckmans).
Qualche iscrizione sudarabica fu raccolta in Etiopia da una missione
archeologica italiana che condusse ricerche ad Aksum tra il 1939 e il
194 1 .
Accanto a queste imprese di maggior rilievo, il periodo tra le due guer­
re vide la scoperta e la pubblicazione di notevole materiale epigrafico.
Tra il 1 9 1 6 e il 1 9 1 8 J.-B. Chabot ( 1 860- 1 948) 2 pubblicava nella rivista
1 Su questa singolare figura cf. G. Ryckmans, H. Saint fohn B. Philby, in Muséon 73

( 1 960), pp. 459-48 1 ; H. von Wissmann, 'Abdallah H.St.j. B. Philby (1885-1960), sein
Leben und Wirken, in Welt des Islams, 1961, pp. 1 00- 1 4 1 .
2 G . Ryckmans, Jean-Baptiste Chabot (1860-1948), in Muséon 6 1 ( 1 948), pp. 1 41 - 1 5 2;
Le scoperte e gli studi

Journal Asiatique, sotto il titolo di Punica, un rilevante numero di iscri­


zioni puniche e neopuniche. Numerose iscrizioni neopuniche, prove­
nienti dalla Tripolitania, furono edite da G. Levi Della Vida ( 1 886-1967) '
il quale pubblicò inoltre nel 193 5 un'iscrizione punica da Bitia, in Sar­
degna, che è la più recente testimonianza della scrittura punica (n-m
secolo d.C.). Nel 193 l N. Aimé-Giron pubblicava una raccolta di nuo­
vi testi aramaici dall'Egitto, mentre S. Ronzevalle rendeva nota una iscri­
zione aramaica dell'vm secolo a.C. trovata a Sefire (di essa è stata fatta
una nuova edizione, molto migliorata, nel 1 9 5 8, ad opera di A. Dupont­
Sommer). Tra il 1932 e il 1938 fu rinvenuto a Teli ed-Duweir, l'antica
Lachish, un gruppo di ostraka ebraici della prima metà del VI secolo
a.C., che furono pubblicati da H. Torczyner nel 1938. Negli stessi anni
diverse iscrizioni palmirene venivano alla luce durante gli scavi della
città di Dura-Europos (furono pubblicate da R. du Mesnil du Buisson
ne I 193 9). Altre numerose iscrizioni palmirene, scoperte per lo più nella
stessa città di Palmira, furono pubblicate da J. Cantineau ( 1 899- 1 9 5 6) in
una serie di articoli intitolati Tadmorea, apparsi nella rivista Syria tra il
1 93 3 e il 1938, nonché in 9 fascicoli, pubblicati tra il 1930 e il 1936, de­
dicati all'Inventaire des inscriptions de Palmyre. Nel settore del semiti­
co meridionale occorre poi ricordare il materiale pubblicato, tra il 1 9 3 2
l' il 1934, d a J.H. Mordtmann e E . Mittwoch, nonché l a lunga serie di

iscrizioni che G. Ryckmans ( 1 8 87- 1 969),2 pubblicò, a partire dal 1 927 e


f i n o al 1965, sulla rivista Le Muséon.
1 1 forte incremento del materiale epigrafico, solo in piccola misura in­
st.•rito nelle raccolte ufficiali del Corpus e del Répertoire (alle quali dedi­
l';lrono moltissime energie lo Chabot e il Ryckmans, che possiamo con­
siderare come gli ultimi rappresentanti della grande tradizione degli epi­
�rnfisti semitisti), provocò la nascita di raccolte di iscrizioni, settorial-
111ente più diversificate di quelle del Cooke e del Lidzbarski, e di qual­
rhe strumento di lavoro, mentre proseguiva l'indagine delle lingue epi­
Krafìchc (per queste si veda la sezione bibliografica). Nel 1923 A. Cow­
ll')' raccolse tutti i papiri aramaici che erano stati trovati in Egitto fino a
I ; , I .l·vi Della Vida, Jean-Baptiste Chabot, in Necrologi di soci defunti nel decennio di-
1 1•111/Jrc i 'J4 5 - dicembre 195 5 (Atti della Accademia Nazionale dei Lincei), II, Roma 1 9 5 7,
l'I '· <1 7-69. A questo studioso si deve anche l'ancora fondamentale Recueil des inscriptions
lt/1y1111c:s (Parigi 1 940).
o S11 l l '.11 1ività di questo studioso come epigrafista scmitista cf. il contributo di M. G. Ama­
d.1si l ; u no nel volume Giorgio Levi Della Vida nel centenario della nascita (1 886-1967),
lt 1 1 n1.1 1 98 8 , pp. 4 1 - 5 1 .
' I :t . J . Pi re n n e , L 'oeuvrc d'épigraphiste de Monseigneur G. Ryckmans, in ETL 39 ( 1 963),
l'I'· � \ l - 446.

33
Le scoperte e gli studi

quella data; nel 1934 D. Diringer pubblicava in Italia un corpus comple­


to delle iscrizioni antico-ebraiche. Carattere antologico ebbero invece le
raccolte di iscrizioni palmirene (solo in traduzione) dello Chabot ( 1 922),
sudarabiche di C. Conti Rossini ( l 9 3 l; il glossario di questa raccolta ha
costituito a lungo il punto di riferimento per il lessico sudarabico), naba­
tee del Cantineau ( 1 932), fenicie di N. Slouschz ( 1 942; in lingua ebraica).
Opera di grande utilità fu il monumentale repertorio dei Noms propres
sud-sémitiques edito nel 1934 dal Ryckmans.
Gli anni della seconda guerra mondiale videro ovviamente un'attività
scientifica assai ridotta, pur non giungendosi ad una paralisi totale; si
può citare la pubblicazione di nuovi testi sudarabici: nel 1 943 apparvero
contemporaneamente una raccolta di iscrizio�i, per lo più sabee e inedi­
te, da parte dell'egiziano Kh.Y. Nami e le dediche minee di ierodule edi­
te da K. Mlaker. Un altro egiziano, M. Tawfiq, compì nel l 944 e l 94 5 una
serie di ricerche nello Yemen, riportandone materiale epigrafico che fu
più tardi pubblicato dal Nami.
Per quasi una diecina d'anni dopo la fine della guerra, gli studi di epi­
grafia semitica proseguirono in tono minore. Soltanto la scoperta, avve­
nuta a Karatepe (Turchia) nel 1 946, delle bilingui in fenicio e ittito ge­
roglifico (luvio) provocò un temporaneo risveglio di interesse, dovuto
specialmente al fatto che diventava possibile una verifica della decifrazio­
ne, già avviata, della lingua anatolica. Nel 1948 fu pubblicato un papiro
aramaico trovato a Saqqarah nel 1942 con il testo di una lettera scritta da
un re filisteo (circa 600 a.C.). Un'eco piuttosto scarsa tra i semitisti, anche
a causa della difficoltà di ottenere le relative pubblicazioni, ha avuto in
Occidente la scoperta di circa duemila brevi iscrizioni aramaiche effettua­
ta da una missione sovietica, tra il 1 948 e il 1 9 54, nella città partica di Ni­
sa (Turkmenistan meridionale); tali iscrizioni furono pubblicate inizial­
mente solo in piccola parte. Un gruppo quantitativamente e qualitativa­
mente importante di iscrizioni puniche, di cui alcune scritte in caratteri
greci, fu scoperto nel 1 9 5 0 a Costantina (Algeria); esse furono pubblica­
te nel 1 9 5 5 da A. Berthier e R. Charlier. Ricerche furono condotte anche
nel settore meridionale: nel 1 947 l'egiziano A. Fakhri compì una mis­
sione nella penisola araba e le iscrizioni sudarabiche da lui raccolte fu­
rono pubblicate nel 1 9 5 2 da G. Ryckmans. Tra il 1 9 5 0 e il 1 9 5 2 ebbero
luogo due spedizioni scientifiche: una belga nell'Arabia Saudita, guidata
dal Philby con la direzione scientifica del Ryckmans; l'altra, americana,
diretta da W. Phillips. La prima raccolse ricchissimo materiale epigrafi­
co nordarabico ( 1 2 000 testi) tuttora inedito; anche la seconda trovò nu­
merose iscrizioni, che sono state più tardi pubblicate dall'epigrafista del-

34
Le scoperte e gli studi

la missione, il belga A. Jamme (i testi qatabanici della necropoli di Tim­


na furono pubblicati nel 1 9 5 1 , quelli sabei di Marib nel 1 962, quelli qa­
tabanici di Hajar Bin Humeid nel 1 969 ).
Negli stessi anni veniva ripresa l'opera di raccolta delle iscrizioni: nel
1950 A. van den Branden pubblicava un corpus delle iscrizioni tamudene,
mentre il Ryckmans faceva uscire il primo volume della Pars quinta del
Corpus inscriptionum Semiticarum con più di 5 ooo iscrizioni safaitiche;
l'anno successivo apparivano una piccola antologia di iscrizioni palesti­
nesi, ebraiche per lo più, edita da T.C. Vriezen e J.H. Hospers in Olanda
e l'aggiornamento della raccolta di iscrizioni ebraiche fatta dal Diringer,
ad opera di S. Moscati (ad esclusione degli ostraka di Lachish).
La seconda metà del Novecento è stata caratterizzata, nel campo del­
l'epigrafia semitica, da una serie di fenomeni, non tutti positivi. In pri­
mo luogo è da menzionare il grande sviluppo della ricerca archeologica
che ha naturalmente portato a un arricchimento del materiale epigrafico
in tutti i settori; bisogna però rilevare che tale incremento è stato relati­
vamente modesto, ad eccezione dello Yemen, e comunque non parago­
nabile né all'intensità dell'attività archeologica né all'importanza delle
scoperte effettuate in altri campi delle culture vicino-orientali. È una con­
statazione, questa, che dopo due secoli di ricerche potrebbe far definire
come piuttosto secondaria la cultura siro-palestinese del I millennio a.C.
se non si tenesse conto del fatto che l'epigrafia semitica studia le culture
di cui noi non conosciamo la letteratura semplicemente perché questa è
andata perduta totalmente o quasi, come nel caso della letteratura feni­
cia e di quella aramaica antica, o ci è giunta in maniera parziale e con ri­
maneggiamenti successivi, come è avvenuto per quella ebraica anteriore
all'esilio. L'iscrizione di Deir Alla, che ci ha fatto conoscere un testo let­
terario, conferma l'esistenza di letterature semitiche nordoccidentali
nella prima metà del I millennio a.C.
Una succinta rassegna delle scoperte più significative deve porre al
primo posto, nel settore semitico nordoccidentale, le iscrizioni aramai­
che. Gli scavi iracheni intrapresi, a partire dal 1 9 5 1, nella città di Hatra
hanno rivelato un buon numero di iscrizioni di età partica, in un dialet-
10 locale affine al palmireno. Nel 1 9 5 8 A. Dupont-Sommer pubblicava
due nuove importanti iscrizioni aramaiche da Sefire; nello stesso anno
veniva trovata a Kandahar (Afghanistan) un'iscrizione bilingue greco­
aramaica del re indiano Ashoka; l'iscrizione fu pubblicata nello stesso
anno da G. Levi Della Vida e, per la parte greca, da G. Pugliese Carra-
1 dli; cinque anni più tardi la stessa località dava un'altra bilingue dello
stesso sovrano, in aramaico e in pracrito; una trilingue (aramaico, greco

35
Le scoperte e gli studi

e licio) è stata scoperta nel 1973 a Xanthos (Turchia) e pubblicata l'an­


no successivo. Nuove iscrizioni sono state trovate a Palmira negli scavi
condotti da una missione archeologica svizzera e una polacca e sono sta­
te pubblicate rispettivamente nel 1971 e nel 1 974; molte le nuove iscri­
zioni nabatee, mentre veniva individuato un nuovo gruppo di iscrizioni
aramaiche che per la loro provenienza (Iran sudoccidentale) furono de­
finite elimaiche. Numerosi papiri, in genere molto frammentari, e alcu­
ni ostraka sono stati scoperti a Saqqarah tra il 1 964 e il 1975 e pubblicati
nel 1983. In un dialetto affine all'aramaico è scritta un'iscrizione dipinta
sull'intonaco di un vano templare di Deir Alla scavato dagli olandesi;
scoperta nel 1 967 ed edita nel 1976, questa iscrizione databile intorno al
700 a.C. è eccezionale non solo per la sua forma linguistica ma per il
contenuto, che è un testo profetico attribuito a Balaam, ben noto per­
sonaggio biblico. Assai notevole è anche una statua da Tell Fekheriyeh,
trovata nel 1979 e pubblicata nel 1 982, con un testo bilingue in assiro e
in un nuovo dialetto aramaico antico, redatto questo in una scrittura di
tipo arcaico. Interessanti per le prospettive storiche che aprono sono al­
cune piccole iscrizioni aramaiche databili al IX e all'vm secolo a.C. tro­
vate in varie località del Mediterraneo (Ischia, Eretria, Samo) e pubbli­
cate tra il 1978 e il 1988. Tra i numerosi ritrovamenti verificatisi in tutta
l'area del Vicino Oriente durante l'ultimo ventennio del Novecento me­
ritano di essere ricordate le iscrizioni scoperte a Teima nel 1982 da una
missione saudita e quella trovata dagli iraniani a Bukan (Azerbaigian):
pubblicata nel 1 996, testimonia l'esistenza di un regno aramaico nell'vm
secolo a.C.
Più modeste sono state le acquisizioni di nuovo materiale fenicio, no­
nostante la risonanza della scoperta, nel 1 964, di una bilingue fenicio­
etrusca fatta a Pyrgi, sulla costa laziale. Scarse e poco significative le
nuove iscrizioni provenienti dal Libano; tra il 1 986 e il 1 997 sono state
scoperte in Cilicia due bilingui (fenicio e luvio) e una trilingue (fenicio,
luvio e assiro). Notevole un'iscrizione bilingue greco-fenicia dall'isola
di Cos con la menzione del re di Sidone Abdalonim, scoperta nel 1982
e pubblicata nel 1986, nonché una nuova iscrizione reale da Kition sco­
perta nel 1 990 e pubblicata poco più tardi. Modesto il materiale restitui­
to dal Nordafrica; più numerose, e importanti nel loro insieme, sono le
iscrizioni provenienti dagli scavi italiani a Malta, Mozia (Sicilia), Antas
e Tharros in Sardegna.
Abbastanza ricco numericamente ma non qualitativamente è l'appor­
to epigrafico dei numerosi scavi condotti in Israele; da segnalare gli ostra­
ka ebraici e aramaici di Arad, editi nel 1 97 5 . Un'iscrizione molto fram-
Le scoperte e gli studi

mentaria pubblicata nel 1969 ha però consentito, negli anni successivi,


di individuare e di costituire un piccolo corpus epigrafico ammonitico,
che dal punto di vista linguistico non sembra distinguersi, finora, dal fe­
nicio, mentre solo nel l 98 5 si è incominciato a parlare di iscrizioni fili­
stee, di cui una monumentale da Tel Miqne (identificata con Ekron) è
stata pubblicata nel l 997; anche le iscrizioni filistee sono linguisticamen­
te fenicie.
Un grande incremento quantitativo ha registrato l'epigrafia nordara­
bica, con una serie di esplorazioni e di pubblicazioni nelle quali si è di­
stinto F.V. Winnett ( 1903 - 1 989).1 Le iscrizioni provengono per lo più
dalla Giordania e dall'Arabia Saudita centrosettentrionale; nel 200 1 so­
no state pubblicate iscrizioni da Teima con la menzione del re Nabone­
do. A partire dal 1 969 è stata possibile la ripresa dell'esplorazione dello
Y cmen, dapprima a livello di ricognizioni di superficie poi con scavi re­
�olari. L'individuazione del Gebel Balaq tra il 1974 e il 1975 è stata di
�rande importanza per la comprensione delle iscrizioni di cui E. Glaser
•\Vcva fatto dei calchi, pubblicati in maniera insoddisfacente nel 1965;
altre importanti iscrizioni rupestri, di contenuto storico come le pre­
ct·denti, sono state scoperte da una missione italiana nel l 98 5 nel wadi
Yalà e pubblicate nel 1988. Tra il ricco materiale epigrafico scoperto e
pubblicato da diverse missioni europee, va ricordata, per la sua ecce-
1'. ionalità, una bilingue sabeo-ebraica da Zafar che rappresenta la più
,111tica testimonianza (circa 400 d.C.) del giudaismo nell'Arabia meri­
dionale; ricco, ma in gran parte inedito, è il materiale da Raybun (Ha­
dramaut) raccolto da francesi e russi. Recenti scoperte hanno aperto
due nuovi capitoli nell'epigrafia sudarabica: le iscrizioni su cocci trovate
11t01 lo scavo stratigrafico di Durayb (Yalà) nel 1987 e pubblicate nel
1 992 con la loro antichità (inizio del l millennio a.C.) e con la loro
snittura preclassica hanno rimesso in discussione la cronologia e la sto­
ria della scrittura semitica meridionale, mentre la pubblicazione nel l 994,
dopo molti anni di notizie e di comunicazioni rimaste inedite, di un
piccolo gruppo di testi scritti su bastoncini di legno (piccioli di palma)
h,\ rivelato l'esistenza di una scrittura corsiva usata nella vita quotidiana
l' rimasta a lungo sconosciuta.

Ricco materiale sudarabico e paleoetiopico (in scrittura consonanti­


ra) è stato riportato alla luce da scavi francesi condotti a partire dal
I •H 5 in varie località dell'Etiopia (Yehà, Hawltì-Melazò, Endà Cher­
qìis, Matarà, Macallè); nel 1 98 1 è stata trovata ad Aksum una seconda
o < :t. i\ . D. Tushingham, In Memoriam Frederick Victor Winnett 1903 -1989, in BASOR
1 71J ( 1 990), pp. 1 -4.

37
Le scoperte e gli studi

copia della grande iscrizione «trilingue» (in realtà greco, etiopico ed etio­
pico in caratteri sudarabici) di Aksum. Di grande importanza per la pro­
tostoria etiopica sono alcune brevissime iscrizioni rupestri scoperte in
Eritrea nei primi anni Cinquanta e pubblicate in Italia parte nel 1 9 5 9 e
l 960, parte negli anni l 999 e seguenti.
In questa rassegna del nuovo materiale acquisito nell'ultimo mezzo
secolo dobbiamo ricordare anche la pubblicazione di iscrizioni trovate
in precedenza ma rimaste inedite più o meno a lungo. I testi aramaici
rinvenuti a Persepoli tra il 1936 e il 1938 furono pubblicati (ma non in­
tegralmente) da R.A. Bowman solo nel 1970, quelli fenici di Umm el­
Amed, scoperti tra il 1 942 e il 1 94 5 , lo furono da M. Dunand nel 1 962;
tre gruppi di papiri aramaici furono pubblica�i rispettivamente nel 1 9 5 3
da E.G. Kraeling (museo di Brooklyn), nel 1 9 5 4 da G.R. Driver (Brit­
ish Museum), nel 1 966 da Edda Bresciani (papiri di Hermopoli). Tra il
196 1 e il 1 9 8 1 Maria Hofner ( 1 900- 1992),1 con altri studiosi, ha portato
a termine la pubblicazione, che era rimasta interrotta per alcuni decen­
ni, delle iscrizioni raccolte dal Glaser alla fine dell'Ottocento.
Il continuo anche se generalmente lento accrescersi del materiale non
ha trovato un'adeguata risposta da parte degli studiosi di epigrafia
semitica; la quale proprio in questo settore rivela il suo stato di profon­
da crisi. Il Corpus inscriptionum Semiticarum è sempre proceduto len­
tamente, ma è fermo dal 1 962, quando J. Février2 fece uscire l'ultimo fa­
scicolo del terzo volume della Pars prima dedicata alle iscrizioni fenicie.
Il Répertoire d'épigraphie sémitique non ha più pubblicato iscrizioni
nordoccidentali dal 1 9 1 9; tra il 1929 e il 1 9 5 0 G. Ryckmans vi ha pub­
blicato tre volumi di iscrizioni sudarabiche; nel l 968 è apparso l'ultimo
volume, a cura di Jacqueline Pirenne, che però contiene solo indici. Di
fronte alla paralisi che ha colpito le due più prestigiose raccolte di iscri­
zioni non è mancata qualche iniziativa che ha cercato di porre rimedio,
almeno parzialmente, a questa situazione. La stessa J. Pirenne progettò
un Corpus des inscriptions et antiquités sud-arabes che prese l'avvio nel
1 977 con un volume preliminare di bibliografia e un primo tomo che da­
va larga parte al materiale inedito; l'opera si è però interrotta dopo il se­
condo tomo, apparso nel 1986, per la scomparsa della studiosa ( 1 9 1 8-
1 990 ). Il progetto è stato parzialmente ripreso dal suo allievo C. Robin,
che per pubblicare materiale recente ha ideato un lnventaire des inscrip­
tions sudarabiques, a collaborazione italo-francese, con volumi redatti

1 Cf. W.W. Miiller, Maria Hofner, in AfO 40-41 ( 1 993-1994), pp. 3 3 1 -3 34.
2 Cf. M. Sznycer, ]ames Germain Février (1 895-1976), in AEPHE, 1976- 1977, pp. 49-66.
Le scoperte e gli studi

da autori diversi; ma l'opera procede lentamente e con qualche incer­


tezza. Anche un'opera di modeste pretese, l' Inventaire des inscriptions
de Palmyre, si fermò nel 1975 con il XII fascicolo. Il sostanziale fallimen­
to dei progetti di ampio respiro ha provocato la realizzazione di raccol­
te settoriali ma complete, come quella dedicata ai papiri aramaici nel l 92 3
e l'altra alle iscrizioni ebraiche nel 1 934· Nel 1962 videro la luce le iscri­
zioni sudarabiche ed etiopiche di Etiopia; nel 1967 è stata pubblicata
una raccolta delle iscrizioni puniche non africane, nel 1974 una di iscri­
zioni minee (solo testo), nel 198 1 una dedicata alle iscrizioni di Hatra; i
testi aramaici d'Egitto sono stati riediti in quattro volumi apparsi tra il
1 986 e il l 999; il piccolo corpus delle iscrizioni ammonitiche ha visto la
luce nel 1 989, mentre nel 199 1 sono apparsi contemporaneamente quel­
lo (aggiornato) delle iscrizioni ebraiche e il primo volume (solo testo) di
quelle antiche d'Etiopia; nel 1 996 è stata la volte delle iscrizioni palmi­
rene; un corpus di iscrizioni qatabaniche, ad esclusione dei piccoli fram­
menti, è apparso nel 2004. In questo ambito vanno segnalate anche al­
nme antologie di iscrizioni: la più importante, che ha sostituito quella
dcl Cooke (ma senza i testi palmireni e nabatei) è quella che W. Rollig e
1 1 . Donner hanno dedicato rispettivamente alle iscrizioni cananaiche (fe­
nicie, puniche, moabitiche, ebraiche) ed aramaiche; l'opera è stata pub­
blicata tra il 1 962 e il 1 966 (una seconda edizione, con pochi aggiorna­
menti, apparve tra il l 966 e il l 969; il primo fascicolo ha avuto una nuo­
va edizione ampliata nel 2002 ma non è prevista la riedizione del com­
mento). Inferiore sotto ogni aspetto, pur avendo intenti analoghi, è la
sillo ge di J.C. Gibson in tre volumi contenenti rispettivamente le iscri-
1'.ioni ebraiche e moabitiche ( 1 97 1 ), quelle yaudiche e aramaiche ( 1 975)
l' quelle fenicie ( 1 982). Al solo aramaico era dedicata la crestomazia edi-

1 .\ nel l 962 da J.J. Koopmans.


Un dato positivo che emerge dagli studi più recenti di epigrafia semi-
1 ica è un innegabile allargamento di prospettiva nell'analisi delle iscri-
1'.ioni; oltre naturalmente all'aspetto linguistico si è incominciato a tener
rnnto anche della struttura letteraria che non di rado soggiace alle epi­
i.;r;\h, con risultati talvolta insospettati. Maggiore spazio che in passato è
sL\lo dato alle ricerche onomastiche; il lavoro pionieristico del Ryckmans
( 1 934) è stato ripreso da G.L. Harding ( 1 97 1 ); raccolte onomastiche so-
110 state realizzate per il palmireno ( l 97 l ), il fenicio ( l 972 ) , Hatra
( 1 983), l'aramaico antico ( 1 98 8); negli anni Novanta diversi lavori sono
stati dedicati ai dialetti sudarabici. Molto meno soddisfacente è invece la
situazione degli studi paleografici, ai quali si è chiesto più di quanto
l 'estrema povertà del materiale settentrionale e la natura di quello meri-

39
Le scoperte e gli studi

dionale potevano dare. L'iscrizione aramaica di Tell Fekheriyeh ha dato


una clamorosa smentita alle sequenze paleografiche stabilite per le più
antiche iscrizioni semitiche nordoccidentali, mentre gli studi più recenti
hanno consacrato il fallimento dei criteri paleografici stabiliti da J ac­
queline Pirenne nel 1 9 5 6 per l'area sudarabica, criteri sui quali diversi
studiosi avevano basato le loro ricostruzioni cronologiche della più an­
tica storia sudarabica. Utili, ma ormai insufficienti, punti di riferimento
per un primo approccio restano comunque i lavori di J.B. Peckham sul­
la scrittura fenicia ( l 968) e di J. Naveh su quella aramaica ( l 970).
L'aspetto che forse più di ogni altro caratterizza l'epigrafia semitica
degli ultimi decenni è l'enorme accrescimento della bibliografia secon­
daria, non di rado di livello scientifico decisamente mediocre. Il fenome­
no non è esclusivo della nostra disciplina ed è' l'inevitabile anche se non
desiderata conseguenza dell'aumento quantitativo degli insegnamenti
universitari o comunque specialistici e delle relative riviste scientifiche.
In questo quadro generale vanno segnalate alcune iniziative più o meno
effimere che bene illustrano la situazione. Dal 1 967 al 1 979 J. Teixidor
ha curato una rassegna annuale di epigrafia semitica nordoccidentale, il
Bulletin d'épigraphie sémitique pubblicato sulla rivista Syria; tre studio­
si tedeschi hanno dato vita a tre volumi, apparsi nel 1972, 1 974 e 1978,
di studi epigrafici dal significativo titolo di Neue Ephemeris fiir semiti­
sche Epigraphik che riprendeva quello dell'opera del Lidzbarski; nel 1 978
cominciò ad apparire la rivista Raydan, dedicata in gran parte all'epigra­
fia sudarabica e con larga partecipazione internazionale, che uscì rego­
larmente solo fino al l 98 l ; successivamente sono stati pubblicati, tra il
1988 e il 200 1 , soltanto tre volumi. Non si vuol dare alla vicenda di que­
ste iniziative scientifiche un valore emblematico che probabilmente non
hanno, ma non ci si può sottrarre all'impressione che a partire dagli an­
ni Ottanta l'epigrafia semitica si trovi in non trascurabili difficoltà.
Un'ultima considerazione, anche questa purtroppo non positiva per i
nostri studi, riguarda l'atteggiamento assunto da non pochi studiosi nei
riguardi dell'epigrafia semitica a partire dagli anni immediatamente suc­
cessivi alla seconda guerra mondiale. Seguendo l'atteggiamento dell'ame­
ricano W.F. Albright ( 1 89 1 - 1 97 1 ), molti di essi condividono la posizio­
ne apertamente dichiarata da A.M. Honeyman nel 1 9 5 1 quando in una
rassegna pose l'epigrafia semitica tra gli «studies ancillary to the inter­
pretation of the Hebrew Bible».1 Se a ciò si aggiunge il recente diffonder­
si di tendenze religiose integraliste possiamo spiegare alcuni fenomeni
r A.M. Honeyman, Semitic Epigraphy and Hebrew Philology, in H.H. Rowley (ed.),

The Old Testament and Modern Study, Oxford 1 9 5 r, pp. 264 - 282.
Le scoperte e gli studi

che caratterizzano gli studi epigrafici semitici dei nostri giorni: la posi­
zione privilegiata goduta dalle iscrizioni ebraiche in ogni tipo di tratta­
zione; il veto messo alla pubblicazione di testi importanti come i papiri
aramaici del wadi Daliyeh (presso Samaria) e i testi epigrafici ebraici e
fenici di Kuntillet Ajrud, nel Negev; la pratica, sempre esistita ma oggi
portata a livelli inaccettabili, della creazione di falsi epigrafici più o me­
no clamorosi elaborati specialmente per dare un fondamento «storico»
all'Antico Testamento; ' l'impostazione fortemente nazionalistica con
cui sono state condotte le ricerche epigrafiche in Etiopia; e infine, per
unificare quasi i due settori dell'epigrafia semitica, il condizionamento
esercitato, esplicitamente o meno, dalla leggendaria regina di Saba sulla
ricostruzione della più antica storia sudarabica.

Nota bibliografica
Una storia generale dell'epigrafia semitica non è stata ancora scritta. Come
saggio introduttivo si rimanda a G. Garbini, Storia e problemi dell'epigrafia se­
mitica, Napoli 1979.
Per il settore settentrionale, dalle origini alla fine dell'Ottocento, è essenzia­
le, anche per la bibliografia, M. Lidzbarski, Handbuch der nordsemitischen
l:'pigraphik, Weimar 1 898, pp. 89- 1 1 0.
Per il settore meridionale si può ricordare D. Nielsen, Handbuch der altara­
/Jischen Altertumskunde, Kopenhagen 1927, pp. 1 - 5 1 .
Dopo l a fine della seconda guerra mondiale si registrò qualche tentativo di

1 Per l'Ottocento cf. Ch. Clermont-Ganneau, Les fraudes archéologiques en Palestine,

l ';1ris 1 88 5 ; v. inoltre A. Dupont-Sommer, Un dépisteur de fraudes archéologiques: Char­


lt·s Clermont-Ganneau (1846-1923), Paris 1 974· Un episodio curioso, fra i tanti, è quello
11.11Tato da S. Gibson, Conrad Schick (1822-1901), the Palestine Exploration Fund and
,,,, •Àrchaic Hebrew» Inscription from Jerusalem, in PEQ 1 3 2 (2000), pp. 1 1 3 - 1 22. Per
qu;111to riguarda il Novecento, è degna di nota la recentissima presa di posizione di due
.1111orcvoli studiosi contro un'ennesima falsificazione epigrafica: F.M. Cross, Notes on
1/11· Forged Plaque Recording Repairs to the Tempie, in IEJ 53 (2003), pp. 1 1 9- 1 22 e I.
l•:ph'al, The 'Yehoash lnscription ': a Forgery, ibid., pp. 1 24- 128. Una quindicina di anni
l .1 due studiosi pubblicarono un papiro ebraico il cui ottimo stato di conservazione era
.� ufficicnte a dimostrarne la falsità; dopo aver discusso a lungo il documento, mettendo
rnmpctcntemente in luce tutti gli elementi che ne denunciavano la falsità, gli autori con­
l'ludcvano: «Le profil du faussaire éventuel est clone celui-ci: un spécialiste des langues
11onl-oucst sémitiques qui connait particulièrement bien la littérature rabbinique. Son
i111 cntion aurait été de créer un texte qui placerait les origines de l'hébreu mishnique au
111ilil'U du premier millénaire av. J.-C. ... Ce profil plaira peut-etre à certains. Nous pré­
lfrons n'accuser aucun de nos collègues d'un tel crime contre la science. Le mot 'crime'
1•s1 l'mployé à bon escient ... Il nous semble plus plausible de voir ici un texte authenti­
'Jlll' . (P. Bordreuil - D. Pardee, Le papyrus du marzea&, in Semitica 3 8 [1988 ma ap­
.. •

p� rso nel 1 990), pp. 49-68); la foto del papiro ebbe l'onore della copertina. Il lettore giu­
d irhi d;1 sé.

41
Le scoperte e gli studi

bilancio parziale: G. R yckmans, L 'épigraphie arabe préislamique au cours de


ces dernières années, in Muséon 6 1 (1948), pp. 1 97-2 1 3 . J.G. Février, Les dé­
-

couvertes épigraphiques puniques et néopuniques depuis la guerre, in Studi


orientalistici in onore di G. Levi Della Vida 1, Roma 1 9 5 6, pp. 247-286. J. -

Hoftijzer, Kanttekeningen bij het onderzoek van de westsemitische epigrafie, in


JEOL l 5 ( 1 9 5 7- 5 8), pp. I 1 2 - 1 2 5 .
Dal l 967 al 1979 sulla rivista Syria è apparsa una rassegna degli studi dedicati
all'epigrafia semitica nordoccidentale, il Bulletin d'épigraphie sémitique curato
da J. Teixidor, raccolto poi in volume, con addenda, corrigenda e indici: J.
Teixidor, Bull. d'épigr. sémitique (1964-1980), Paris 1986. In questo stesso an­
no un Supplemento della Rivista di Studi Fenici raccoglieva e completava la ras­
segna dei lavori sull'epigrafia punica nel Nordafrica che dal 1974 era pubblicata
periodicamente nella rivista Studi Magrebini: G. Garbini, Venti anni di epigra­
·
fia punica nel Magreb (1965-1985), Roma 1986.
Tra il 1978 e il 198 1 la rivista Raydan ha pubblicato annualmente brevi ras­
segne sugli studi di sudarabico (prevalentemente epigrafici) effettuati in diversi
paesi europei. W.W. Miiller cura dal 1973 una bibliografia annuale sugli studi
sudarabici, con particolare riguardo all'epigrafia, sulla rivista AfO; i lavori pub­
blicati fino al 1996 sono stati raccolti, secondo l'ordine alfabetico degli autori,
in un volume: Siidarabien im Altertum. Kommentierte Bibliographie der jahre
1973 bis 1996, Rahden/Westf. 2oo r .
3 . Origine dell'alfabeto

L 'origine dell'alfabeto (su questo termine torneremo in seguito) ha sem­


pre costituito un argomento centrale negli studi di epigrafia semitica e
nonostante le numerose scoperte effettuate nel corso del Novecento gli
inizi della nostra scrittura restano ancora avvolti nel buio; anzi, i dati
emersi nell'ultimo secolo hanno reso il problema molto più complicato
Ji quanto fosse in precedenza.
Nell'antichità classica diverse erano le opinioni su chi avesse inventa­
to la scrittura e in particolare le lettere dell'alfabeto, ma in generale si
;tttribuiva ai Fenici il merito, se non di esserne gli inventori, almeno di
esserne stati i diffusori; ' uno dei vari motivi di incertezza su queste
fonti antiche è che gli scrittori greci e latini davano al termine «fenici»
u n 'accezione più ampia di quella datagli attualmente, facendolo corri­
spondere piuttosto al nostro «Levantini». In età moderna, la grande an­
tic hità riconosciuta alle scritture egiziana e mesopotamica ha portato gli
studiosi a far derivare la scrittura fenicia dapprima da quella egiziana o
da quella cuneiforme o anche, dopo le scoperte di A.I. Evans a Creta,
da quella cretese; il rinvenimento, agli inizi del Novecento, delle iscri­
zioni protosinaitiche e, poco più tardi, di frammenti epigrafici palesti­
nesi che furono datati entro la prima metà del II millennio a.C. favorì
l 'elaborazione di quella che è stata definita «teoria americana»' sull'ori­
�ine dell'alfabeto. Poiché tale ipotesi è quella che trova oggi il maggior
numero di seguaci è necessario sottoporla a un breve esame.
Ideatore della teoria è stato l'americano W.F. Albright, che la elaborò
ne�li anni Quaranta del Novecento: dopo aver abbassato, senza addur­
re argomenti validi, la datazione dell'iscrizione fenicia di Ahiram dal
x111 sec. a.C. (data da lui sostenuta in precedenza) all'inizio del x sec.,1
;\ ll nunciò una sua (presunta) decifrazione delle iscrizioni protosinaiti-

1 CL G. Garbini, Storia e problemi, cit., pp. 2 7- 3 3 .


•M . Srnycer, L 'origine de l'alphabet sémitique, in L 'espace e t la lettre, Paris 1 977, pp.
7y- 1 2 3; la definizione si trova a p. 1 1 5 . Questo studioso è uno dei pochissimi che ha ri­
volto fondate critiche all 'ipotesi made in USA .
1 W . I '. Albright, The Phoenician lnscriptions of the Tenth Century B. C. from Byblus, in
J t\ OS 67 ( 1 947), PP· I 5 3 - 1 60 .

43
Origine dell'alfabeto

che,' datate approssimativamente a cavallo del I 5 00 a.C.; nello stesso


articolo lo studioso affermava che tre iscrizioni trovate in Palestina, e
precisamente un frammento ceramico da Gezer con tre segni, una spada
da Lachish con quattro segni e un frammento calcareo da Sichem con
sette segni, erano da datare tra il 1 700 e il I 5 50 a.C., essendo evidente
per «a neutra! observer trained to recognize changes in form» che i se­
gni presenti sui reperti palestinesi erano più antichi di quelli protosinai­
tici.2 Delineato così nelle linee generali lo sviluppo della scrittura con­
sonantica, che avrebbe dunque avuto la sua origine in Palestina e che
solo dopo molti secoli avrebbe raggiunto la Fenicia, l' Albright affidò al
suo allievo F.M. Cross il compito di precisare i dettagli: nel 1 9 5 4 appar­
ve il primo di una serie di articoli in cui veniva esaminata l'evoluzione
della scrittura consonantica dalle iscrizioni protosinaitiche (datate al xv
sec. a.C.) a quelle che furono chiamate «protocananaiche», paleografi­
camente distribuite tra il xm e l'x1 sec. a.C.; il nome dato a queste iscri­
zioni era giustificato dal fatto che tutte le epigrafi in scrittura più «ar­
caica» di quella fenicia provenivano dalla Palestina.3
Considerata in se stessa, la teoria di Albright-Cross non ha nulla di
inverosimile; essa è tuttavia inaccettabile per i presupposti metodologici
su cui è basata. Per parlare di una evoluzione nella forma dei segni è in­
dispensabile che i segni stessi siano bene individuabili: ora, gli sporadici
segni attestati sui reperti datati alla prima metà del II millennio a.C. re­
stano completamente indecifrati, come è indecifrata una buona parte dei
segni protosinaitici; collegare a questi i simboli grafici documentati nei
secoli finali del II millennio a.C. (e nemmeno questi sempre comprensi­
bili) costituisce pertanto un semplice arbitrio. In secondo luogo bisogna
considerare che il criterio paleografico, anche quando è applicato a scrit­
ture ben note, è assolutamente inaffidabile quando manchino, come ac­
cade quasi sempre nell'epigrafia semitica, serie di iscrizioni distribuite
con sicurezza su un periodo abbastanza lungo provenienti dallo stesso
luogo e con caratteri omogenei; l'epigrafia semitica è ricca di clamorose

1 W.F. Albright, The Early Alphabetic Inscriptions from Sinai and Their Decipherment,
in BASOR I 10 ( I 948), pp. 6-22.
i Ibidem, p. I 2; la fallacità del!'«osservatore esperto» è stata dimostrata dallo stesso Al­
bright, il quale nel suo lavoro The Proto-Sinaitic Inscriptions and Their Decipherment,
Cambridge, Mass. 1 966, pp. IO-I I datò il frammento di Sichem tra il I 4 5 0 e il 1 400 a.C.,
cioè 75 anni dopo le iscrizioni protosinaitiche.
3 F.M. Cross, The Evolution of the Proto-Canaanite Alphabet, in BASOR I }4 ( I 9 5 4),

pp. I 5 -24; The Origin and Early Evolution of the Alphabet, in El 8 ( 1 967), pp. 8"-24";
nuovo e importante materiale è stato esaminato dallo studioso in Newly Found lnscrip­
tions in Old Canaanite and Early Phoenician Scripts, in BASOR 238 ( 1 980), pp. I -20.

44
Origine dell'alfabeto

smentite al criterio paleografico. Tenuto infine conto dell'estrema incer­


tezza dei dati archeologici riguardo alla datazione dei reperti (l' archeo­
logia palestinese, in particolare, offre infiniti esempi di continui cambia­
menti nella datazione di strati archeologici), occorre ricordare i criteri
estremamente soggettivi con cui i sostenitori della «teoria americana»
datano le singole iscrizioni «protocananaiche», cambiando opinione da
un articolo all'altro e talvolta all'interno dello stesso articolo; 1 su un
solo punto essi sono tutti d'accordo: nell'assegnare alle iscrizioni trova­
te in Palestina sempre una datazione più alta di quella attribuita al ma­
teriale fenicio. Appare perciò evidente la motivazione ideologica che sta
alla base della «teoria americana».
Come si è detto all'inizio, non siamo ancora in grado di conoscere
dove e quando fu inventata la scrittura consonantica. La regione siro­
palestinese, e in particolare la parte più occidentale, fu certamente la
zona in cui nacque il nuovo tipo di scrittura, anche se tale localizzazio­
ne geografica resta ovviamente piuttosto vaga; ad essa ci riportano in­
fatti i numerosi tipi di scrittura, documentati in maniera più o meno
consistente, che vi furono creati a partire almeno dalla metà del II mil­
lennio a.C. Si tratta di materiale assai eterogeneo che veniva ad affian­
carsi alle due più importanti scritture usate nell'area in quel periodo:
quella cuneiforme babilonese (il babilonese era la lingua internazionale
della diplomazia) e quella geroglifica egiziana rappresentata dalle iscri­
i'.ioni monumentali erette dai faraoni nella parte asiatica del loro domi­
nio. I dati che si possono ricavare dall'esame del materiale meglio noto,
;\i fini di una storia dell'alfabeto, non sono molti ma consentono tutta­
via di fissare alcuni punti fermi.
I dati più importanti sono forniti dalla scrittura ugaritica. Questa è
u na scrittura documentata da circa la metà del XIV sec. a.C. fino ai pri­
missimi anni del xu nella città siriana di Ugarit, sulla costa mediterra­
nea. Si tratta di una scrittura cuneiforme costituita da forme molto sem­
plici (uno, due, tre tratti verticali; uno, due, tre tratti orizzontali e un
1-:rosso cuneo variamente combinati tra loro), per un totale di trenta se-
1-:ni, di cui due vocalici.' Abbiamo qui un precoce esempio di scrittura
sicuramente consonantica, utilizzata per esprimere la lingua locale ca­
ratterizzata da un ricco consonantismo che per certi aspetti anticipa
l) Uello dell'arabo. Il collegamento della scrittura ugaritica con quella fe­
niri.1 del 1 millennio a.C. fu rivelato nel 1 9 5 0, quando fu pubblicato un
1 Si veda in proposito G. Garbini, Note epigrafiche, 3. Le iscrizioni «protocananaiche»
1ft.I X Il e XI secolo a. C., in AION 34 ( 1 974), pp. 5 84- 590.

• ( ; , ( .. Windfuhr, The Cune�(orm Signs of Ugarit, in JNES 29 ( 1970), pp. 48- 5 1 .

45
Origine dell'alfabeto

alfabetario del xiv sec. a.C.,' il primo di una serie abbastanza ricca; tale
documento mostrava infatti che l'ordine di successione dei segni alfabe­
tici ugaritici era lo stesso di quelli fenici.2 Poiché si era già osservato che
due dei segni ugaritici, il cuneo (Winkelhaken) che esprimeva la conso­
nante 'ayn e il segno traslitterato s posto alla fine dell'alfabetario, ripro­
ducevano nella scrittura cuneiforme la forma di 'ayn e samek fenici, si
può affermare con sicurezza che nonostante la mancanza di iscrizioni
fenicie databili al xiv sec. a.C. l'alfabeto fenicio preesisteva alla scrittura
ugaritica. È lecito chiedersi, a questo punto, se l'alfabeto fenicio usato
come modello a Ugarit fosse costituito da 22 segni, come quello noto
nel I millennio a.C., o da 28, tenuto conto che nell'abecedario ugaritico
due segni sono secondari e indicano la laringale alef con la vocale i e la
vocale u. La risposta a questa domanda viene 'implicitamente fornita dal
modo in cui si diffuse la scrittura ugaritica verso sud, in Siria, Libano e
Palestina. Qui sono state trovate in diverse località (Teli Nebi Mend,
Kamid el-Loz, Sarepta, Tabor) epigrafi redatte nel cuneiforme alfabeti­
co di Ugarit le quali usavano un alfabeto foneticamente ridotto, privo
cioè di alcune consonanti (interdentali, ghayn ): in altri termini, esprime­
vano una lingua foneticamente corrispondente al fenicio e non all'uga­
ritico. Poiché è indubbio che Ugarit abbia conosciuto un alfabeto feni­
cio che veniva da sud, appare molto probabile che questo rispecchiasse
la situazione fonetica rivelata dalle iscrizioni in scrittura ugaritica ridotta.
Un secondo importante elemento di giudizio viene fornito dalla scrit­
tura protosinaitica, anche se questa si presenta con una fisionomia me­
no precisa di quella ugaritica. La prima incertezza riguarda la cronolo­
gia, perché la datazione corrente delle iscrizioni protosinaitiche al xv
sec. a.C. non è affatto sicura, pur essendo possibile; l'altro punto debole
di questo materiale è costituito dalla ancora non completa decifrazione
della scrittura, di cui solo alcuni segni possono essere letti con sicurez­
za, mentre altri hanno valori fonetici tuttora sconosciuti. Nonostante la
decifrazione parziale possiamo essere tuttavia sicuri che ci troviamo di
fronte a una scrittura consonantica, analoga a quella ugaritica e a quella
fenicia.3 La posizione privilegiata assegnata dalla «teoria americana» al-
' Ch. Virolleaud, L'abécédaire de Ras Shamra, in GLECS 5 ( 1 9 50) pp. 5 7-60.
2 I segni delle consonanti ugaritiche non possedute dal fenicio sono inseriti nell'alfabeta­
rio ugaritico con un certo criterio: poiché i primi hanno in genere il Winkelhaken come
componente, essi sono stati messi vicino a un segno formalmente affine privo di Winkel­
haken; cf. G. Garbini, Alfabeto ugaritico e alfabeto cananaico, in RSF 1 7 ( 1 989), pp. 1 27-
1 3 1 . La presenza del segno «!» (pronunciato probabilmente s) al posto di «s» riflette pro­
babilmente una situazione fonetica ugaritica diversa da quella fenicia.
3 Cf. M. Sznycer, Protosinaitiques (inscriptions), in DBS vm, fase. 47, Paris 1 972, coli.
Origine dell 'alfabeto

la scrittura protosinaitica, considerata la prima delle scritture consonan­


tiche, ap pare scarsamente giustificabile da un punto di vista storico-cul­
turale. È infatti difficile ammettere che un'invenzione così importante
come quella della scrittura consonantica abbia avuto le sue premesse
culturali in un ambiente socialmente marginale come quello dei funzio­
nari delle miniere e comunque limitato al sud della Palestina; dobbiamo
infatti domandarci perché la scrittura protosinaitica non abbia lasciato
tracce sicure nelle città palestinesi che avevano una presenza egiziana. '
Né bisogna trascurare il rapporto, piuttosto singolare, che unisce tale
scrittura a quella egiziana e che non depone a favore dell'ipotesi che ve­
de nella scrittura protosinaitica il momento originario della scrittura con­
sonantica.
Il dato più appariscente offerto dalla scrittura protosinaitica è che es­
sa utilizza molti segni desunti dalla scrittura egiziana, ma con un diver­
so valore fonetico. Si ripete qui lo stesso processo messo in atto ad Uga­
rit: viene inventata una nuova scrittura espressa però in forme grafiche
che si rifanno a quelle delle grandi culture dominanti nelle due regioni,
quella cuneiforme babilonese a nord e quella egiziana a sud. Esaminan­
do il sistema grafico protosinaitico vanno rilevati due fatti: il primo è
che non tutti i segni sono di origine egiziana (solo 1 7 su circa 24 noti); il
secondo è che solo in un caso il segno protosinaitico ha lo stesso valore
fonetico di quello egiziano da cui è derivato. Questa seconda circostan­
za rende inevitabile la domanda: se la scrittura protosinaitica voleva crea­
re un «alfabeto» partendo da quella egiziana, perché non ha adottato
quello egiziano già esistente, costituito dalla serie dei segni monoconso­
nantici? È noto che il valore fonetico dei segni protosinaitici è dato
dalla prima consonante della parola semitica corrispondente al gerogli­
fico egiziano: il segno «m», da mayn «acqua», è reso dal geroglifico «n»
che rappresenta un filo d'acqua; sarebbe stato ovvio che il procedimen­
to usato per «m» fosse stato applicato a tutti i segni monoconsonantici
q�iziani: ciò è invece accaduto solo per «m», «n» (dal segno «Q») e «�»
(che, probabilmente per caso, ha lo stesso valore fonetico dell'egiziano).
Perché, limitando il discorso ai soli segni identificati con relativa certez­
za, per alef, «b», 'ayn, «q» e «r>> si è fatto ricorso a segni biconsonantici

1 1 H4- 1 3 9 5 . Oggi devo ammettere che il mio scetticismo sulla natura consonantica della
snittura protosinaitica (Storia e problemi . , cit., pp. 8 5-89) non era giustificato.
. .

1 Nella bibliografia corrente un'anticipazione della scrittura protosinaitica viene indicata

11l'l l c tre iscrizioni da Lachish, Gezer e Sichem ricordate all'inizio di questo capitolo.
l .'uso di questo materiale per ricostruire la storia dell'alfabeto è da evitare per le molte
inrcrtczzc, non esclusa quella relativa all'autenticità, che presentano tali epigrafi, peraltro
hn·vissi mc.

47
Origine dell'alfabeto

e per «h» a uno triconsonantico ? La presenza di segni di origine non


egiziana costituisce un fatto naturale, se si pensa che la lingua espres­
sa dalle iscrizioni protosinatiche, per il numero dei segni noti, doveva
avere un sistema consonantico piuttosto ricco, come l'ugaritico e le lin­
gue semitiche meridionali. Il dato singolare è che dei sette segni non
egiziani tre sono di origine sconosciuta e rappresentano con molta pro­
babilità consonanti estranee all'egiziano, ma quattro, «l» «S» «k» e «t»
sono rapportabili alla scrittura fenicia. Ora, se i primi due esprimevano
consonanti probabilmente assenti in egiziano, gli altri due rappresenta­
vano consonanti esistenti anche in questa lingua: perché allora ricorrere
a segni estranei, desunti da una scrittura di tipo fenicio ? Tutte queste
domande trovano una risposta solo se postuliamo che la scrittura pro­
tosinaitica non rappresenta la prima creazione del sistema che definia­
mo alfabetico ma che invece, come quella ugaritica, costituisce la tra­
sposizione in forme prevalentemente egiziane di un alfabeto già esisten­
te, non solo come segni grafici ma anche con i nomi dei segni stessi attri­
buiti con il criterio acrofonico. È questa la ragione per cui la scrittura
protosinaitica ha utilizzato i geroglifici egiziani non secondo il loro va­
lore fonetico bensì secondo la loro forma esteriore, che doveva corri­
spondere al nome semitico dell'alfabeto già esistente. Ecco dunque la
testa di bue (in egiziano ki) per alef («bue» in semitico), la pianta di una
casa (in egiziano pr) per b (bet «casa»), un occhio (in egiziano Ìr) per 'ayn
(«occhio») e così via. L'esempio più eloquente di questo procedimento
è quello del segno «k»: in egiziano esisteva un geroglifico raffigurante
una mano con valore fonetico d, ma questo non fu preso in considera­
zione perché aveva la forma di una mano vista di fianco, come se avesse
due sole dita, mentre invece il nome semitico kaf indica il «palmo della
mano»; è per questo che il segno protosinaitico corrisponde sostanzial­
mente a quello fenicio. Per una ragione analoga il segno «t» ha la forma
a croce del fenicio taw, anche se in questo caso non si può escludere un
prestito dalla scrittura ieratica.
In conclusione possiamo affermare che la scrittura protosinaitica ha
avuto come modello un alfabeto già esistente che essa ha trasposto, nei
limiti del possibile, in geroglifici egiziani. Quando ciò non era possibile,
per mancanza di consonanti egiziane o per altre ragioni, essa ha fatto ri­
corso al suo modello; il fatto che questo non sia stato sufficiente a co­
prire tutte le esigenze della lingua rivela che l'alfabeto preso a modello
era di tipo ridotto, esattamente come nel caso dell'ugaritico.
L'analisi condotta sulle due più antiche scritture consonantiche ci
consente di stabilire che: a) entrambe derivano da una scrittura conso-
Origine dell'alfabeto

nantica gia esistente che usava segni di tipo fenicio; b) tale scrittura
esprimeva una lingua con un sistema consonantico ridotto, come quello
fenicio; 1 e) i segni di questa avevano un nome uguale a quelli dell'alfa­
beto fenicio, e poiché il nome del segno è legato al valore fonetico di
questo secondo il principio acrofonico ma anche alla forma del segno
stesso inteso più o meno ideograficamente, possiamo affermare che l'al­
fabeto originario fu ideato con una concezione unitaria che collegava tra
loro forma e nome del segno.
Questi dati, scarni ma importanti, forniscono indicazioni molto utili
per la ricerca sulle origini della scrittura consonantica. Anzitutto un ele­
mento che abbiamo desunto dalla scrittura protosinaitica: poiché questa
ha confermato che anche il suo modello, come quello ugaritico, era costi­
tuito da segni fenici, la considerazione svolta sotto il punto e) mostra che
il criterio metodologico generalmente seguito finora, quello di distingue­
re il principio consonantico dalla forma dei segni, è valido per lo svolgi­
mento della scrittura, a partire appunto da quelle protosinaitica e ugari­
tica, ma non può essere applicato al momento iniziale della scrittura con­
sonantica fenicia. Il principio consonantico come struttura essenziale
della scrittura è nato contemporaneamente ai ventidue segni dell'alfabe­
to fenicio. È tale elemento strutturale dell'alfabeto fenicio che segna una
separazione netta tra questo e il cosiddetto alfabeto egiziano.'
Un secondo punto che si può considerare acquisito riguarda la cro­
nologia. Anche se resta incerta la datazione delle iscrizioni protosinaiti­
che, l'invenzione della scrittura consonantica va collocata comunque in
una data anteriore al r 5 00 a.C. Di quanto tale scrittura abbia preceduto
la metà del II millennio a.C. è per il momento impossibile precisare: con­
siderazioni di ordine storico rendono possibile qualsiasi momento com­
preso tra il xvm e il XVI secolo a.C. Se l'adozione della scrittura conso­
nantica a Ugarit nel XIV sec. a.C. suggerisce una data non troppo remota
dal r 500 a.C., dobbiamo considerare la possibilità che il silenzio della
città siriana prima del XIV secolo sia dipeso dalla condizioni di questa.
L'ultimo dato che abbiamo accertato è che l'alfabeto originario aveva
un consonantismo ridotto: questo significa che i suoi inventori non par­
lavano né l'amorreo (cioè una lingua come l'ugaritico) né una lingua se­
mitica meridionale (nordarabico e sudarabico); per quanto conosciamo

1 Su questo punto concorda, ancora una volta contro l'opinione generale, M. Sznycer:
d. p. 1 1 6 dell'articolo citato sopra, p. 43 n . 2.
1 Nell'invenzione dci segni dell'alfabeto fenicio non si può escludere una qualche influ-
1·111.a della scrittura ieratica egiziana; cf. W. Helck, Zur Herkunft der sog. «phonizischen»
.\' !'hrifi, in UF 4 ( 1 971), pp . 41 - 4 5 .

49
Origine dell'alfabeto

oggi delle lingue semitiche del II millennio a.C., l'alfabeto fu inventato


da qualcuno che parlava fenicio (in ossequio all'ideologia oggi domi­
nante, molti direbbero «cananaico» ). Questo ci riporta ali' area fenicio­
palestinese, l'antica terra di Canaan, cioè in una regione compresa tra
Ugarit e il Sinai; ma dove esattamente fu inventato l'alfabeto ?
In questo momento non siamo ancora in grado di rispondere a que­
sta domanda. Nella prima metà del II millennio vi era una città che emer­
geva fra tutte, economicamente e culturalmente, Biblo, la quale aveva
inventato, in una data imprecisata che va però collocata verosimilmente
prima della fine della prima metà del II millennio a.C., un proprio siste­
ma di scrittura. Gli scavi effettuati nella città hanno infatti riportato alla
luce diverse iscrizioni monumentali redatte in una scrittura, chiamata
«pseudo-geroglifica», che non è stata ancora decifrata ma che sicura­
mente non è consonantica bensì, come suggeriscono i quasi cento segni,
sillabica. 1 La preminenza culturale di Biblo e il fatto che da essa pro­
vengano le più antiche iscrizioni fenicie in scrittura alfabetica fanno sup­
porre che anche quest'ultima fu creata, non sappiamo per quale ragio­
ne, in questa stessa città.
Prima di proseguire nella storia della più antica scrittura consonanti­
ca è necessario soffermarsi brevemente su un altro aspetto del più anti­
co alfabeto: quello dell'ordine di successione dei segni. Come hanno ri­
velato gli alfabetari ugaritici, fin dall'inizio l'alfabeto fenicio presentava
i segni nell'ordine che è giunto sostanzialmente fino a noi: alef, «b»,
«g», «d», ecc. Il problema sta nel fatto che tale ordine non riflette affini­
tà né di ordine grafico né di ordine fonetico, in quanto i segni si susse­
guono senza alcun rapporto tra loro, indipendentemente dalla loro for­
ma e dal loro suono. Un pensiero complesso come quello che ha porta­
to all'invenzione dell'alfabeto fa escludere nella maniera più assoluta
che tale ordine sia stato dettato dal caso e che non possieda una logica
interna. Ora è da notare che per tutto il I millennio a.C. l'area siro-pale­
stinese ha restituito decine di documenti epigrafici, costituiti da serie
alfabetiche intere o parziali, di natura inequivocabilmente religiosa: co­
me ad esempio un'anfora da Kuntillet Ajrud (serie alfabetiche parziali e
disegni e iscrizioni di carattere sacro), un'altra trovata in una tomba fe­
nicia a Salamina di Cipro e molti sigilli in pietra dura, provenienti da
tombe, con le prime lettere dell'alfabeto precedute dalla preposizione l-

1 Cf. M. Sznycer, Les inscriptions «pseudo-hiéroglyphiques» de Byblos, in Biblo. Una cit­

tà e la sua cultura. Atti del Colloquio Internazionale (Roma, 5-7 dicembre 1990), Roma
1 994, PP· 1 67-1 78.
Origine dell'alfabeto

«per». ' La provenienza funeraria di molto di questo materiale rende


agevole l'interpretazione dei segni incisi sui sigilli, che hanno sempre la
forma di uno scarabeo: la scritta «per alef, b, g, d, ... » corrisponde alla
formula l'lm «per sempre». L'alfabeto, semplicemente in quanto tale,
aveva dunque in sé il concetto di eternità, di sopravvivenza dopo la
morte. È questa la ragione che rende assai suggestiva e convincente la
spiegazione che qualche decennio fa fu proposta da Alessandro Bausa­
ni, il nostro grande orientalista specialista anche di astronomia orienta­
le. Studiando le stazioni lunari nell'astronomia araba indiana e iranica,
in relazione con i segni dell'alfabeto arabo secondo la successione anti­
ca (identica a quella fenicia), egli giunse alla conclusione che l'ordine
dell'alfabeto fenicio presenta una specie di calendario, dove i segni alef,
ret, 'ayn e taw indicherebbero rispettivamente l'equinozio d'autunno, il
solstizio d'inverno, l'equinozio di primavera e il solstizio d'estate. Que­
sto in una situazione astronomica che vedeva il plenilunio dell'equino­
i'. io autunnale in vicinanza delle Pleiadi, e cioè o intorno al 2000 o al
1 600 a.C., e in un ambiente geografico, come quello del Vicino Oriente,
dove l'estate con la sua siccità era sentita come un periodo sfavorevole;
oltre a tale ciclo stagionale, l'alfabeto di ventidue lettere può essere let­
to anche come un ciclo sinodico lunare con la settimana finale, negativa,
rappresentata dal taw. 2 Con tale ipotesi, non solo viene data una rispo­
sta soddisfacente a molti interrogativi (tra gli altri, quello sulla forma
dci segni: l'alef indicherebbe la costellazione del Toro, i segni circolari
la luna piena) ma si spiegherebbe anche il carattere sacrale posseduto
dall'alfabeto. La complessità intellettuale inerente all'invenzione dell'al­
fabeto presuppone necessariamente che esso sia nato in un ambiente con
�randi tradizioni culturali.
Venendo a tracciare un disegno sommario sulla prima diffusione del­
la scrittura consonantica, dobbiamo innanzi tutto accennare al proble-
111;\ della documentazione negli ultimi secoli del ii: millennio a.C., corri­

ro. l testi epigrafici assegnati a questo lungo,P eriodo sono molto diffici-
spondenti alla fase finale del Tardo Bronzo e ,all'inizio dell'Età del Fer­

1 i da utilizzare perché si tratta quasi sempre di testi molto brevi (spesso


mutili) e praticamente incomprensibili; oltre a ciò non è mai possibile
,\sscgnare ad essi una datazione soddisfacente: nel migliore dei casi ab­
hiamo un'oscillazione di uno-due secoli. Quando esiste il dato archeo­
logico, questo comporta sempre un largo margine di approssimazione e
1 < :f. G. Garbini, Le serie alfabetiche semitiche e il loro significato, in AION 42 ( 1 982), pp.

40.1 -4 1 1 .
• /\ , liausani, L 'alfabeto come calendario arcaico, in OA 17 ( 1 978), pp. 1 3 1 - 1 46.

p
Origine dell'alfabeto

va perciò usato con cautela; nella letteratura corrente, tuttavia, i dati del­
l'archeologia sono tenuti in scarso conto e si preferisce invece procede­
re con il criterio cosiddetto paleografico, esclusivamente soggettivo in
mancanza di sicuri punti di riferimento (si ricordi quello che abbiamo
detto poco fa a proposito di W.F. Albright, l'inventore di tale metodo).
La paleografia delle iscrizioni del periodo in questione è solo un prete­
sto per mascherare il vero scopo di molte pubblicazioni, che è quello di
ribadire la validità della «teoria americana». Va inoltre tenuto presente
un altro aspetto del problema: la relativa abbondanza di documenti pro­
venienti dalla Palestina (tra i quali non mancano i falsi) rispetto a quelli
trovati nell'area fenicia deve essere valutata non come indice di un più
ampio uso della scrittura nella parte meridionale di Canaan, ma soltan­
to come l'ovvia conseguenza dell'enorme sproporzione tra gli scavi ef­
fettuati in Palestina e quelli condotti nel Libano. La sola città fenicia
oggetto di ricerche sistematiche è stata Biblo, scavata nella prima metà
del Novecento; se non ci fossero stati questi scavi noi ignoreremmo non
solo le più antiche iscrizioni fenicie ma la stessa esistenza della scrittura
«pseudo-geroglifica».
Inventato prima della metà del II millennio a.C., forse intorno al 1 600
a.C. se si accettano le argomentazioni di Bausani, l'alfabeto fenicio in­
cominciò in una data imprecisata a diffondersi in tutto il Levante. È pre­
sumibile che la più antica forma di adozione della nuova scrittura sia
stata quella dell'imitazione pura e semplice, come avvenne mezzo mil­
lennio più tardi nelle città aramaiche; di questa iniziale diffusione diret­
ta la stato attuale delle conoscenze non offre tuttavia alcuna testimo­
nianza. Come abbiamo già visto, le testimonianze più antiche sono quel­
le indirette, che mostrano l'adozione del principio alfabetico ma non dei
segni grafici da parte della scrittura protosinaitica e di quella ugaritica;
in questa prospettiva storica, la datazione al xv sec. a.C. delle iscrizioni
protosinaitiche appare leggermente alta. La prima attestazione diretta
dell'alfabeto fenicio è offerta dall'iscrizione incisa sul sarcofago di Ahi­
ram, re di Biblo; un paio di iscrizioni su oggetti fittili, trovate nella stes­
sa località, sono all'incirca contemporanee. Questo sarcofago, di grande
importanza anche per la storia artistica, da molti decenni è al centro di
una discussione cronologica: datato inizialmente al xm sec. a.C., la sua
datazione è stata improvvisamente abbassata da Albright all'inizio del x
secolo,' senza alcuna giustificazione scientifica ma con l'evidente scopo
di eliminare un testimonio epigrafico troppo scomodo per la teoria che

1 Vedi articolo citato sopra, p. 43 n. 3.


Origine dell'alfa�eto

lo studioso americano stava elaborando. Di fronte al quasi unanime ri­


fiuto degli storici dell'arte di datare il monumento al x secolo,' si è fatto
ricorso all'ipotesi, oggi molto accreditata, del reimpiego di un sarcofago
dcl XIII sec. a.C. da parte di un re morto intorno al r ooo a.C.; sono tut­
tavia le molte differenze linguistiche, veri e propri arcaismi che diffe­
renziano l'iscrizione di Ahiram da quelle documentate nella stessa Bi­
blo nel x sec. a.C., che obbligano a ritenere l'iscrizione contemporanea
;\Ila costruzione del sarcofago.' Da sottolineare, ai fini di una storia del­
l'alfabeto, è che a Biblo nel corso del XIII sec. a.C. fu abbandonata la scrit­
t ura «pseudo-geroglifica» e fu adottata quella consonantica fenicia.
I primi documenti relativamente sicuri della presenza dell'alfabeto fe­
nicio all'esterno della Fenicia sono due vasi, una brocchetta e una cop­
p;i, provenienti da Lachish in Palestina; su entrambi è dipinta una breve
iscrizione (la più lunga è mutila) ed entrambi vengono datati al XIII sec.
a.C. Accettando come valida tale datazione diventa inevitabile il con­
fronto con l'iscrizione di Ahiram: la scrittura attestata a Lachish presen­
t ;\ alcuni segni che hanno una forma più arcaica di quelli di Biblo, men­
i re tra questi ultimi è da notare una forma peculiare di alef Da queste
osservazioni si può dedurre che il maggiore arcaismo dei segni di La­
rhish riflette un attardamento provinciale: è dunque evidente che in Pa­
k·stina la scrittura giungeva da nord, come vedremo meglio fra poco.
Lo studio dell'origine e della diffusione della scrittura alfabetica risul­
t ;\ difficile e complesso non soltanto per la povertà della documentazio­
ne diretta ma anche per l'esistenza di una serie relativamente ricca di te­
sti, quasi tutti brevissimi, che documentano scritture, presumibilmente
;\lfobetiche, che usano segni diversi da quelli fenici, protosinaitici e «pseu­
do-geroglifici». È a questo periodo finale del Tardo Bronzo (XIV-XIII sec .
.1.C.) che vanno probabilmente assegnate iscrizioni enigmatiche come
quella da Biblo in scrittura «pseudo-geroglifica lineare», quella incisa
.� ull 'orlo di un vaso da Teli Gisr (Libano), alcune di Lachish e altre pale­
si i nesi; tipologicamente diverso ma non più comprensibile è il materiale
proveniente dall' Antilibano (segni isolati su cocci da Kamid el-Loz) e
dalla Transgiordania (tavolette fittili da Deir Alla, stele scolpita da Ba­
lua). La varietà di queste testimonianze grafiche non rapportabili diret-
1 ;\mente ad alcuna scrittura conosciuta rivela un'insospettata vivacità cul­
t u rale anche in zone ritenute periferiche alla civiltà urbana del Tardo
B ronzo finale, delimitata a est dall'Orante e dal Giordano. Esse dimo-
1 ( : 1 . anche, recentemente, E. Gubel, Byblos: l'art de la métropole phénicienne, in Bi­

/.111. . . , rit., pp. 74-76.


1 ( : 1 . ( ; , Garbi ni, Sulla datazione dell'iscrizione di A�iram, in AION 37 ( 1 977), pp. 8 1 -89.

53
Origine dell'alfabeto

strano inoltre l'esistenza di una notevole pluralità etnica e sociale: inven­


tarsi una propria scrittura rappresenta un'affermazione di autonomia
culturale che presuppone strutture economiche di un certo rilievo.
In questo quadro plurietnico della società siro-palestinese della secon­
da metà del 11 millennio a.C. si inserisce un fenomeno apparentemente
inspiegabile: la diffusione della scrittura cuneiforme alfabetica inventata
a Ugarit. Nel corso del XIII sec. a.C. questa non rimase limitata alla città
siriana e alle sue immediate vicinanze ma conobbe una notevole espan­
sione verso sud. Bisogna tuttavia premettere che l'alfabeto esportato
non è esattamente quello usato a Ugarit ma una sua varietà caratterizza­
ta da due elementi: riduzione del numero dei segni e direzione sini­
strorsa della scrittura; entrambi questi aspetti corrispondono a caratteri
della scrittura fenicia. Un dato interessante ma di difficile spiegazione è
che questo tipo di scrittura è attestato anche nella stessa Ugarit; la ridu­
zione dei segni può far pensare a una evoluzione fonetica nell'ambito del­
l'ugaritico, ma ciò non spiega la diversa direzione della scrittura. L'alfa­
beto cuneiforme ridotto è documentato a Hala Sultan Tekke (Cipro),
Tell Nebi Mend, presso Qadesh sull'Oronte e a Sarepta, ma in tutti que­
sti casi si tratta di oggetti (una coppa d'argento e due anfore) che posso­
no indicare semplici rapporti commerciali. Diversa è la situazione con
le iscrizioni provenienti da Kamid el-Loz nel Libano e dalla Palestina
(Tabor, Taanak e Beth Shemesh). Il primo problema posto da tale ma­
teriale è per quale ragione in terra fenicia e palestinese si sia voluto usa­
re questa scrittura invece di quella fenicia; d'altra parte la brevità o l'in­
comprensibilità delle iscrizioni non permette illazioni sulla lingua dei
testi. Ciò che ha sconvolto totalmente ogni precedente supposizione è
stata la decifrazione della tavoletta di Beth Shemesh, realizzata da A.G.
Lundin nel 1987, che si è rivelata essere un alfabetario che costituisce la
più antica attestazione dell'ordine alfabetico seguito dalle scritture se­
mitiche meridionali (nordarabico, sudarabico ed etiopico); 1 poco più
tardi, un più chiaro e completo alfabetario dello stesso tipo, sempre in
cuneiformi alfabetici, è stato scoperto nella stessa Ugarit (fig. r ) . 2 Que­
sta scoperta inaspettata, che ha rivelato l'origine siro-palestinese della
scrittura «meridionale», ha rimesso in discussione tutto il problema del­
l'origine di questa, in una prospettiva completamente diversa da quella
precedente, che guardava al Sinai (fantasie a parte).
1 A.G. Loundine, L 'abécédaire de Beth Shemesh, in Muséon 100 (1987), pp. 243-250.
2 P. Bordreuil - D. Pardee, Un abécédaire du type sud-sémitique découvert en 1988 dans
les fouilles archéologiques françaises de Ras Shamra - Ougarit, in CRAI 1995, pp. 8 5 5 -
860.

54
Origine dell'alfabeto

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t>-1 <t.! t-1>� be f Y g:: YF I>-( �� �
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Figura r . Alfabetari ugaritici. a) Alfabetario ugaritico, da sinistra a destra: 'a b
g b d h w z � ç y k s 1 Il m Q n ?- s ' p � q r ! Il g t ' i ' u s . -

b) Alfabetario da Ugarit con ordine alfabetico «meridionale» (notare alcune va­

q w ! r 1 1 b t 4 s k n b � 11 ?- p g g z s ç 11 d ' y .
rianti nella forma dei segni rispetto al precedente), da sinistra a destra: h 1 � m
'

Prima d i andare oltre, cerchiamo d i dare una sintesi, sommaria e na­


turalmente provvisoria, dei dati emersi finora sull'origine della scrittura
alfabetica. Prima della metà del II millennio a.C. in una città fenicia, che
potrebbe essere anche Biblo, viene creata una nuova scrittura, semplice
da apprendere e da usare, saldamente innestata in un contesto religioso,
con probabile riferimento a situazioni astronomiche in rapporto alla
luna. Questa scrittura si diffonde in tutta l'area siro-palestinese, dando
vita a scritture locali più o meno direttamente ispirate ad essa; nel XIII
sec. a.C. la scrittura alfabetica fenicia si afferma anche a Biblo, che fino
;\llora aveva usato una scrittura diversa. Nel corso verosimilmente dello
stesso xm sec. a.C. a Ugarit e nel resto dell'area compare e si afferma
una scrittura che condivide con quella fenicia lo stesso numero di segni
e la direzione sinistrorsa ma ne rifiuta le forme grafiche, preferendo
quelle dell'alfabeto cuneiforme, e l'ordine di successione dei segni (tav.
1 ). È chiaro che questo fenomeno ha un significato che va molto al di là
di una scelta grafica (si pensi cosa ha significato per la Turchia la scelta
dell'alfabeto latino); si tratta di un gruppo sociale appartenente a un'et­
nia d iversa da quella più diffusa nell'area fenicio-palestinese; ritrovare

55
fenicio ugaritico «meridionale» sabeo
di Ugarit
,
alef (a) h h
b b l l
g g h h
b m m
d d q q
h h w w
w w ! s,
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, (u)
s ?-
Tavola 1. Alfabeti.

diversi elementi della nuova scrittura presso genti nordarabiche e sud-


arabiche ci consente di istituire un certo parallelismo tra alfabeto feni-
cio e popolazione cananaica in contrapposizione ad alfabeto tipo Beth
Shemesh e popolazione nordarabica. La connessione di quest'ultima
con la città di Ugarit è facilmente spiegabile sia sul piano linguistico (fin
dalla scoperta dell'ugaritico si sono rilevate le molte affinità di questa
Origine dell'alfabeto

lingua con il futuro arabo classico) sia sul piano storico, almeno per chi
considera gli Amorrei (classe dirigente di Ugarit) i primi rappresentanti
delle popolazioni semitiche che vivevano ai margini delle culture urba­
ne; popolazioni che aspettavano solo l'occasione propizia per inurbarsi
a loro volta. 1 La distribuzione delle iscrizioni in cuneiforme ridotto ri­
vela una consistente presenza di genti che possiamo definire generica­
mente «nordarabiche» nei centri urbani siro-palestinesi, bene inserite
nel tessuto sociale di questi; d'altra parte, il fatto che diversi segni grafi­
ci presenti nelle già ricordate iscrizioni trovate a est dell'Orante e del
Giordano si ritroveranno, non sappiamo se con gli stessi valori fonetici,
nelle scritture nordarabiche e sudarabiche, costituisce un altro non tra­
scurabile indizio a favore di un certo rapporto storico tra coloro che
usavano la scrittura documentata a Kamid el-Loz, Deir Alla e Balua e le
genti nordarabiche che vedremo documentate epigraficamente verso
l'inizio del I millennio a.C. Se questo discorso è valido, trova una possi­
bile spiegazione anche l'origine della nuova scrittura documentata per
la prima volta dal cuneiforme ridotto; il rifiuto dei segni fenici e della
loro successione, che abbiamo visto intimamente connessi con il loro
valore religioso, era motivato dal rifiuto dell'ideologia religiosa che sta­
va alla base dell'alfabeto fenicio. Questa era l'espressione di una cultura
urbana a base essenzialmente agricola, mentre i creatori della scrittura
«meridionale» pur vivendo nelle stesse città e alla periferia di queste, era­
no portatori di una cultura, anche religiosa, diversa, a base prevalente­
mente pastorale.
La fine del XIII sec. a.C. appare in definitiva contrassegnata, per quan­
to concerne la storia dell'alfabeto, dalla progressiva affermazione della
scrittura fenicia in Fenicia e in Palestina, dove comunque non mancava­
no forme di scrittura locali, e dalla comparsa e diffusione, a partire da
U garit, di una nuova scrittura cuneiforme preferita, a quanto sembra,
da genti semitiche «nordarabiche» che vivevano stabilmente nella regio­
ne. La grande crisi che nei decenni a cavallo del 1 200 a.C. sconvolse tut­
ta l'Asia Anteriore ebbe conseguenze anche per la storia della scrittura.
I >opo quella data, in Siria e in Palestina la scrittura fenicia dominò incon­
t rastata, mentre scomparvero tutte le altre forme di scrittura; solo nel Si­
nai si hanno labili tracce, avvolte d'incertezza, su qualche forma di scrit­
tura non fenicia che potrebbe, in via molto ipotetica, costituire un pon­
tl' di passaggio per le scritture meridionali che saranno documentate più
tardi (e delle quali si parlerà a suo tempo).
I ( :f. e ; . Garbini - o. Durand, Introduzione alle lingue semitiche, Brescia 1 994, PP· 1 36-
1 4 0.

57
Origine dell'alfabeto

Prima di chiudere l'argomento dell'origine dell'alfabeto e della sua ini­


ziale diffusione è opportuno accennare brevemente a due argomenti: la
natura dell'alfabeto e la sua trasmissione ai Greci.
La definizione di «alfabetica» data comunemente alla scrittura fenicia
è certamente appropriata rispetto ad altri tipi di scrittura, quali la ge­
roglifica egiziana, la cuneiforme mesopotamica e la lineare minoico­
micenea, ma non è completamente esatta. Se per «alfabeto» intendiamo
una scrittura nella quale, in linea generale, ad ogni segno corrisponde
un suono, la scrittura fenicia non può essere considerata alfabetica per­
ché registra soltanto le consonanti; per questo si parla spesso di scrittu­
ra consonantica: il primo vero alfabeto è quello greco, che ha un appo­
sito segno anche per le vocali. Lasciata da parte la ridicola giustificazio­
ne che la scrittura consonantica sia la più idonea a esprimere le lingue
semitiche (la cui radice consonantica in realtà rende solo meno gravi gli
inconvenienti dell'assenza delle vocali), negli anni Cinquanta del Nove­
cento qualche studioso ha sostenuto che la scrittura fenicia più che alfa­
betica doveva essere ritenuta una forma compendiaria di scrittura silla­
bica: il segno B, ad esempio, non esprimeva la consonante b ma era un
modo sintetico per scrivere le sillabe BA, BI, BU e B+zero.1 Questa
spiegazione appare piuttosto artificiosa e risente fortemente dell'impo­
stazione «strutturalista» che in quegli anni pervadeva molti campi del
sapere. È difficile, per non dire impossibile, sapere cosa avesse in mente
esattamente l'inventore dell'alfabeto, che fu comunque subito recepito
come una scrittura consonantica. Il fatto che quando, nel IV sec. d.C.,
nella scrittura etiopica diventata sillabica la forma base del segno fu
impiegata per indicare la consonante più la vocale a (l'originario segno
B divenne BA), mentre l'assenza di vocale fu espressa da una trasforma­
zione del segno stesso, non dimostra altro che nella lingua etiopica la vo­
cale a era la più comune.
La trasmissione dell'alfabeto fenicio alla Grecia resta ancora un avve­
nimento avvolto di incertezze. Sul fatto in sé la testimonianza di Ero­
doto (Storie 5 , 5 8), insieme con i nomi e l'ordine di successione dei se­
gni, non lascia sussistere dubbi; i quali sorgono invece numerosi quan­
do si vuole precisare il momento, il luogo e le modalità della trasmissio­
ne, per non parlare dell'identità esatta di quei Fenici guidati da Cadmo
dei quali parla lo storico greco. Come per l'origine dell'alfabeto, anche
in questo caso i preconcetti ideologici hanno avuto un ruolo preponde-
1 I.J. Gelb, A Study of Writing, London 1 9 5 2 (una seconda edizione è apparsa nel 1 963);

A. Schmitt, Die Vokallosigkeit der dgyptischen und semitischen Schrift, in IF 61 ( 1 9 5 1 -


1 9 5 4), pp. 2 1 6-227.
Origine dell'alfabeto

rante nelle infinite discussioni che si sono svolte sull'argomento. Da una


parte, gli studiosi della cultura greca tendono ad abbassare la data del-
1' adozione dell'alfabeto fenicio e a localizzare questa in un punto o nel­
l'altro delle regioni periferiche alla Grecia vera e propria, nonostante
l'esplicita affermazione di Erodoto che i Fenici di Cadmo si erano sta­
biliti in Grecia. Sul versante orientalistico, i molti fautori della «teoria
americana» vorrebbero che l'alfabeto fu introdotto in Grecia già nel II
millennio a.C. ma non dai Fenici bensì dai loro supposti predecessori ca­
nanei, di provenienza palestinese. Quello che si può dire di relativa­
mente certo è che, risalendo alla seconda metà dell'vm sec. a.C. le più
antiche iscrizioni greche attualmente note, un'origine della scrittura gre­
ca nella seconda metà del IX sec. a.C. appare ragionevole; e poiché nel IX
secolo è documentata una consistente presenza commerciale levantina
nell'Egeo, anche la situazione storica depone a favore di quella data. Il
problema è che i «Fenici» degli autori greci non corrispondono esatta­
mente ai Fenici quali vengono definiti attualmente da quasi tutti gli stu­
diosi (e cioè gli abitanti della Fenicia dopo il I 200 a.C.) ma hanno una
valenza più ampia, comprendendo anche altre genti semitiche, come gli
Aramei, e quei gruppi egeo-anatolici insediatisi in Libano e in Palestina
all'inizio del xn sec. a.C. e poi rapidamente fenicizzati. Prima dei Tiri
nella seconda metà dell'vm sec. a.C., il Mediterraneo centrale era stato
frequentato dagli Aramei di Damasco (Ix sec. a.C.) e dai Filistei di Asca­
lona in una data ancora precedente. Appare perciò pienamente possibile
che l'alfabeto greco sia il risultato di apporti e influenze successive, in
un ambito culturale che possiamo comunque sempre definire «fenicio»;
non mancano infatti indizi, per ora soltanto tali, che fanno supporre,
nella formazione dell'alfabeto greco, una qualche influenza aramaica e
fì listea.1

Nota bibliografica
Storia degli studi: G. Garbini, Storia e problemi, cit., pp. 27-48 (vari punti di
vista dell'autore sono da considerare superati). - M.G. Amadasi Guzzo, Origi­
ne e sviluppo della scrittura fenicia: stato degli studi, in Atti del II Congresso in­

t crnazionale di studi fenici e punici. Roma 1987, Roma 1 99 1 , pp. 44 1 -449.


Tra i molti lavori sull'argomento vanno ricordati: F.M. Cross, The Origin
,md Early Evolution of the Alphabet, in El 8 ( 1 967), pp. 8 '=· -24*. - M. Sznycer,
/. 'origine de l'alphabet sémitique, in L 'espace et la lettre, Paris 1 977, pp. 79-

1 C :f. G. Garbini, Genesi dell'alfabeto greco, in G. Pugliese Carratelli (a cura di), I Greci
in Occidente, s.I. 1996, pp. 43 -46.

59
Origine dell'alfabeto

1 23 . - É . Puech, Origine de l'alphabet, in RB 93 ( 1986), pp. 1 61 -2 1 3. - J.


Ryckmans, Aux origines de l'alphabet, in Bull. Séanc. Académie Royale des
Sciences d'Outre-Mer J 2 ( 1986) [1987], pp. 3 1 1 - 3 3 3 . - B. Sass, The Genesis of
the Alphabet and Its Development in the Second Millenium B. C. (Àgypten und
Altes Testament 1 3), Wiesbaden 1988 (la datazione delle iscrizioni protosinaiti­
che proposta da questo autore è inaccettabile). - W. Rollig, Das Alphabet und
sein Weg zu den Griechen, in Die Geschichte der hellenischen Sprache und
Schrift. Vom 2. zum 1. jahrtausend v. Chr.: Bruch oder Kontinuitat? Ohlstadtt
1996, Miinster 1 997, pp. 3 59-3 84. - W. Rollig, Nordsemitisch-Sudsemitisch?
Zur Geschichte des Alphabets im 2. Jt. v. Chr. , in IOS 1 8 ( 1 998), pp. 79-88.
4. Le iscrizioni del Tardo Bronzo

I NTRODUZIONE STORICA

Il periodo che gli archeologi del Vicino Oriente chiamano Tardo Bron­
zo (1 5 50-1 200 a.C.) è quello che vide apparire nella regione costiera si­
ro-palestinese le più antiche iscrizioni semitiche oggetto dell'epigrafia
semitica. Dal punto di vista politico tutta la zona era suddivisa in picco­
le e minime entità autonome, soggette tuttavia al potere politico delle
grandi potenze regionali: nella fase più antica il Mitanni dominava la
Siria settentrionale, mentre il potere dell'Egitto giungeva fino a Ugarit e
a Qadesh sull'Oronte (fino a poco dopo la metà del xiv sec. a.C.); subi­
to dopo l' «età di el-Amarna» (così chiamata dagli archivi diplomatici,
scoperti in tale località dell'Egitto, che comprendono gli anni 1 3 52-
1 3 36 a.C.) Ugarit e Qadesh passano sotto il controllo dell'impero ittita,
mentre l'Egitto conserva tutto il resto. I secoli XIV e XIII a.C. costitui­
scono un periodo storico importante per il Mediterraneo orientale: la
presenza stabile dell'Egitto in terra asiatica, anche se limitata alla zona
costiera, e l'entrata dell'area egea (Creta in primo luogo) nel circuito
commerciale del Vicino Oriente costituirono le premesse di intensi rap­
porti anche culturali tra le grandi civiltà orientali e il mondo egeo dove
erano nate le prime città greche. Oltre all'Egitto, ovviamente, il più vi­
vace centro di cultura intorno alla metà del II millennio a.C. era costi­
tuito dalla città fenicia di Biblo, che aveva rapporti diretti con l'Egitto
fi n da età preistorica e con il retroterra asiatico, fino alla Mesopotamia
inclusa, almeno dal III millennio a.C. Non è perciò un caso che proprio
;\ Biblo sia stata inventata, presumibilmente ancora nella prima metà del
millennio, u na scrittura in cui è evidente l'influenza di quella egiziana e
quella della scrittura cretese. La preminenza di Biblo aveva anche un al­
tro presupposto storico, e cioè la precocità dell'installazione di una di­
nastia amorrea al governo della città, documentata già verso il xx-xix
scc. a.C.
Dal punto di vista etnico e linguistico il quadro della regione nell'età
che ci interessa doveva essere alquanto variegato, anche se è poco co­
nosciuto. Nei centri cittadini il potere locale era nelle mani di gruppi

61
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

amorrei, rivelati come tali dalla loro onomastica e, nel caso di Ugarit,
dalla loro lingua; il grosso della popolazione doveva invece essere costi­
tuito dalle genti che preesistevano alla conquista amorrea, realizzatasi
presumibilmente in fasi successive nei primi secoli del II millennio a.C.
Gli Amorrei imposero generalmente la loro lingua, ma nella zona co­
stiera, chiamata con il nome locale di eanaan, l'amorreo subì una forte
reazione di sostrato, dando luogo a una serie di parlate locali solitamen­
te raggruppate sotto l'etichetta di «cananaico»; le varietà parlate nelle
città costiere, da Arado nel nord ad Akko nel sud, costituiscono il feni­
cio vero e proprio. Oltre alla presenza sporadica, specie nel XIII sec. a.C.,
di genti egeo-anatoliche, vi era un terzo gruppo semitico, documentato
nella zona meridionale dalle iscrizioni protosinaitiche e in quella orien­
tale, a est dei fiumi Oronte, Litani (Leonte) e Giordano, da iscrizioni che
ci riportano a un ambiente diverso da quello urbano. Dal punto di vista
linguistico questo terzo gruppo semitico si distingue da quello cananai­
co per il suffisso maschile plurale in -n anziché in -m; questo tratto mor­
fologico colloca tale lingua accanto all'aramaico e al nordarabico che sa­
ranno documentati nel I millennio a.e. Un notevole problema storico,
di cui attualmente non è possibile vedere la soluzione, è costituito dalla
presenza, in centri urbani siro-palestinesi, di documenti epigrafici (alfa­
betari meridionali) che hanno una relazione diretta con quello che sarà
il mondo arabo. È in questo ambiente culturalmente vivace ed etnica­
mente composito che vengono create scritture locali di brevissima dura­
ta sull'esempio fornito dalla scrittura fenicia, inventata forse nel XVI se­
colo a.C. in una città che ignoriamo e ben presto imitata da quella pro­
tosinaitica.
Il XIII sec. a.e. appare particolarmente creativo nel settore culturale
ed epigrafico, specialmente se dobbiamo abbassare al XIII sec. l'inven­
zione dell'alfabeto cuneiforme; è in questo secolo che, tra l'altro, si dif­
fonde temporaneamente in Egitto la poesia d'amore fenicia accompa­
gnata dalla musica di strumenti «siriani» come il kinnor, la cetra. Que­
sta fase di grandi progressi culturali ed economici si interruppe brusca­
mente nei primi anni del XII sec. a.e., dopo alcuni decenni di profondi
sconvolgimenti che interessarono tutta l'area che va dall'Egeo all'Asia
Anteriore; di questo periodo turbolento la tradizione leggendaria greca
ha conservato il ricordo nelle vicende della guerra di Troia, facendo del­
la distruzione di questa città il punto di riferimento cronologico per il
periodo protostorico greco; la data di tale avvenimento fu fissata dal­
l'erudito Eratostene, nel III sec. a.e., all'anno 1 1 83 a.e. La data con­
venzionale del 1 200 a.e. ha un'importanza essenziale per la storia anti-
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

ca e di riflesso anche per l'epigrafia semitica; dopo quegli avvenimenti


muta notevolmente il quadro della regione siro-palestinese, nella quale
si stabiliscono genti egeo-anatoliche in cerca di una nuova patria e tribù
aramaiche che precedentemente vivevano ai margini della zona a cultu­
ra sedentaria. L'adozione del cammello (più esattamente, dromedario) da
parte di gruppi a economia pastorale trasformò le strutture socio-eco­
nomiche di questi e consentì un più consistente popolamento della pe­
nisola araba e dei suoi confini settentrionali. Da questi mutamenti na­
sceranno le iscrizioni semitiche «meridionali».

ISCRIZIONI «PSEUDO-GEROGLIFICHE» DI BIBLO


L'inclusione delle iscrizioni «pseudo-geroglifiche» di Biblo in un ma­
nuale di epigrafia semitica trova una giustificazione in considerazioni di
ordine storico. È vero che, restando tuttora indecifrate, tali iscrizioni
potrebbero esprimere una lingua non semitica; questa possibilità, che
non può essere esclusa in modo assoluto, appare tuttavia poco probabi­
le per il fatto che a Biblo una lingua semitica era verosimilmente parlata
già nel III millennio a.C. e sicuramente fin dall'inizio del II millennio; e
poiché le iscrizioni «pseudo-geroglifiche» si collocano nei secoli centra­
li del II millennio a.C. sembra ben difficile supporre che esse siano scrit­
te in una lingua diversa dal fenicio, attestato a Biblo già nel XIII sec. a.C.
Le iscrizioni «pseudo-geroglifiche», chiamate impropriamente in que­
sto modo per la presenza, nettamente minoritaria, di alcuni segni che si
ritrovano nella scrittura egiziana, furono scoperte a partire dal 1 929 ne­
gli scavi condotti da M. Dunand nella città fenicia. Si tratta di un picco­
lo gruppo (una quindicina) di epigrafi monumentali incise su lamine e
spatole di bronzo, in buone condizioni di conservazione, e su pietra;
queste ultime sono spesso mutile; recentissima è la pubblicazione di un
sigillo cilindrico di età amarniana con raffigurazioni egittizzanti e iscri­
zioni «pseudo-geroglifiche». A questo gruppo vanno aggiunte alcune
isnizioni scoperte fuori di Biblo (fig. 2): r . alcuni segni incisi su un anel­
lo d 'oro trovato in una tomba di Megiddo, datata al XIII sec. a.C.; l'anel­
lo di Megiddo, assegnato generalmente ma a torto alla documentazione
•protocananaica», documenta la presenza di un gublita in territorio pa­
lestinese; 2. una tavoletta fittile, mutila, trovata nella zona di Trieste; pub­
blicata nel 1 973, solo nel 1 9 8 5 si è riconosciuta la sua appartenenza alla
scrittura «pseudo-geroglifica»; essa testimonia una presenza commer­
ciale fenicia nell'Adriatico settentrionale verso il XIV-XIII sec. a.C.; 3 . un
oggetto votivo in terracotta, frammentario, trovato presso Rieti (Italia
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

Figura 2. Iscrizioni «pseudo-geroglifiche». a) Lamina bronzea da Biblo. - b) Ta­


voletta fittile dal Carso triestino. - e) Anello d'oro da Megiddo.
centrale) e pubblicato nel 1 9 8 5 ; i pochi segni superstiti trovano riscon­
tro nella scrittura «pseudo-geroglifica»; se ciò è esatto, avremmo la pro­
va di una colonia commerciale fenicia, lungo la Via Salaria, nel XIII sec.
a.C., come mostra la ceramica subappenninica trovata insieme al reperto.
Fin dalla pubblicazione delle prime iscrizioni non sono mancati i ten­
tativi di decifrazione; il primo di un certo rilievo è stato quello di É .
Dhorme, nel 1 946, che trovò inizialmente qualche adesione ma venne
poi rifiutato; dopo altri approcci parziali, nel l 98 5 è apparsa una mono-
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

- - - - - - - -.=--= -

Figura 3. Iscrizione su pietra da Biblo in «pseudo-geroglifico lineare».

i.;rafia con la decifrazione suggerita dall'americano G.E. Mendenhall;


questa ha trovato un unico seguace nell'australiano B.E. Colless. La da­
tazione delle iscrizioni al xxiv sec. a.C. e una riduzione, del tutto arbi­
traria, del numero dei segni attestati non depongono a favore del tenta­
tivo di Mendenhall.
Ciò che può dirsi attualmente delle iscrizioni «pseudo-geroglifiche»
di Biblo è che con ogni probabilità esse sono redatte nel dialetto semiti­
co della città e che la scrittura, di cui sono noti un centinaio di segni di­
versi, è di tipo sillabico. Un particolare interessante che si ricava dalla ta­
voletta di Trieste è che i segni «pseudo-geroglifici» possono essere mo­
dificati con l'aggiunta di piccoli tratti, posti sotto o a sinistra (in basso o
in alto) dei segni stessi. Un'iscrizione su pietra presenta una scrittura par­
ticolare, quasi una «pseudo-geroglifica» semplificata, che è stata defini­
to\ «lineare» (fig. 3).

Nota bibliografica

Edizione dei testi: M. Dunand, Byblia grammata, Beyrouth 1945. - Id., Nou­
wl/es inscriptions pseudo-hiéroglyphiques découvertes à Byblos, in BMB 30
( 1 978) [ 1 9 8 1 ] p p . 5 1 - 59. - G. Garbini - M.M. Luiselli - G. Devoto, Sigillo di età
11m1irniana da Biblo con iscrizione, in RANL ser. IX, I 5 (2004), pp. 3 77-392.
Anello di Megiddo: P.L.O. Guy, Megiddo Tombs, Chicago 1 9 3 8, pp. 1 73- 1 76.
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

Tavoletta di Trieste: F. Gnesotto, Una tavoletta con segni grafici ignoti dal
Carso Triestino, in Kadmos 1 2 ( 1 973), pp. 8 3 -92.
Donario fittile da Rieti: G. Garbini, Scrittura fenicia nell'Età del Bronzo del­
l'Italia centrale, in PdP 1 9 8 5 , pp. 446-4 5 1 (in questo articolo si afferma l'appar­
tenenza alla scrittura «pseudo-geroglifica» dei due documenti precedenti).
Decifrazione: É. Dhorme, Déchiffrement des inscriptions pseudo-hiérogly­
phiques de Byblos, in CRAI 1 946, pp. 360-36 5 , 472-479. - Id., [stesso titolo], in
Syria 25 ( 1 946- 1 948), pp. 1 - 3 5 . - G.B. Mendenhall, The Syllabic lnscriptions
from Byblos, Beirut 1 9 8 5 . - B.E. Colless, The Byblos Syllabary and the Proto­
Alphabet, in Abr-Nahrain 30 (1992), pp. 5 5 - 102; dal 1993 al 1998 questo stu­
dioso ha esaminato tutta la documentazione «pseudo-geroglifica» o da lui rite­
nuta tale in una serie di articoli apparsi annualmente sulla stessa rivista.
Un esame molto equilibrato dello stato degli studi è offerto da M. Sznycer,
Les inscriptions «Pseudo-hiéroglyphiques» de Byblos, in Biblo... Colloquio 1990,
cit., pp. 1 67- 1 78.
Semplice frutto della fantasia è invece un lungo articolo di M. Martin, pubbli­
cato nel 1 962 in Orientalia, in cui tra l'altro si affermava l'esistenza di iscrizioni
«pseudo-geroglifiche» sotto il tracciato di alcune delle più antiche iscrizioni fe­
mc1e.

ISCRIZIONI PROTOSINAITICHE
Allo stato attuale delle nostre conoscenze le iscrizioni protosinaitiche
rappresentano la più antica documentazione oggetto dell'epigrafia se­
mitica. Si tratta di un gruppo piuttosto omogeneo, costituito da una tren­
tina di iscrizioni leggibili scoperte quasi tutte nel sito di Serabit el-Kha­
dim, nel Sinai occidentale, dove gli Egiziani avevano costruito un tem­
pio rupestre alla dea Hathor nei pressi di un complesso minerario da cui
si estraeva la turchese; un'iscrizione si trova nel wadi Magharah, non lon­
tano da Serabit, e due a Bir en-Nasb, lungo la strada che porta a Serabit.
Le epigrafi comprensibili sono tutte di carattere votivo: quattro di esse
sono incise su statuette (tre sono di sfingi) trovate all'interno del tem­
pio; le altre sono incise su pareti di roccia, spesso racchiuse dentro una
cornice che imita la forma di una stele, o su blocchi di pietra, nei pressi
delle miniere.
Il primo problema posto da queste iscrizioni è quello della loro data­
zione. Poiché accanto alle iscrizioni protosinaitiche si trovano centinaia
di iscrizioni egiziane, le datazioni proposte si basano su queste ultime,
che consentono tuttavia varie possibilità. Le miniere di Serabit el-Kha­
dim furono infatti frequentate per la prima volta durante la XII dinastia
(ca. 1 990- 1 7 5 0 a.C.); dopo un intervallo durato dalla XIII alla XVII dinastia
( 1 7 5 o- 1 5 40 a. C.), esse furono in uso dalla XVIII alla xx dinastia ( 1 5 40-

66
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

1 070 a.C.): l'iscrizione più recente risale a Ramesse VI (circa metà del XII
sec. a.C.). Poiché una datazione verso l'inizio del II millennio a.C. è im­
possibile per una scrittura alfabetica, la datazione delle iscrizioni sinai­
tiche si pone tra la metà del XVI e la metà del XII sec. a.C.; la scelta del xv
secolo, che trova al momento largo seguito, non è giustificata da altro
motivo che non sia quello di dare una giustificazione alla «teoria ameri­
cana». Le considerazioni che abbiamo fatto nel capitolo precedente sul-
1 'origine della scrittura protosinaitica, che presuppone l'esistenza del­
l'alfabeto fenicio (e non ne costituisce la premessa, come vorrebbero al­
cuni), obbliga ad abbassare la data delle iscrizioni protosinaitiche fino al
momento in cui la scrittura alfabetica fu introdotta in Palestina. Non è
infatti concepibile che mentre l'elaborazione ideologica che portò alla
creazione dell'alfabeto trova i suoi presupposti nella parte settentriona­
le del paese di Canaan la prima scrittura alfabetica sia stata realizzata
nel deserto del Sinai, o quanto meno in una città palestinese al confine
meridionale di Canaan. Quanto sappiamo della diffusione della scrittu­
ra alfabetica in Palestina rende ragionevole una datazione delle iscrizio­
ni protosinaitiche al XIV sec. a.C. (pur non escludendo la possibilità di
una datazione leggermente più bassa, alla prima metà del XIII sec. a.C.,
tenuto conto della posizione fortemente periferica dell'area in cui fu in­
ventata la scrittura impiegata nel Sinai).
ln una prospettiva storica che considera il paese di Canaan e tutta l'area
siro-palestinese come un complesso sostanzialmente unitario nel quale i
movimenti storici e le correnti culturali si svolgono, di volta in volta,
secondo due direttrici, una da nord a sud e l'altra da ovest verso est, l'esi­
stenza della scrittura protosinaitica pone un difficile problema: in una
Palestina che recepiva la scrittura «pseudo-geroglifica» di Biblo, la scrit­
t ura fenicia e quella di Ugarit accanto a quella egiziana, chi poteva avere
interesse a creare un nuovo tipo di scrittura «alfabetico-egiziana», che
peraltro non ebbe seguito ? Il problema è complesso anche perché pre­
senta dati contrastanti. Viene accettato il principio alfabetico fenicio
ma, tranne qualche eccezione (i segni k l s t), non la forma grafica; il les­
sico presenta forme tipicamente cananaiche (b'lt «signora», rb «capo»,
'hb «amare») ma la desinenza dal maschile plurale è -n (nqbn «minato­
ri ») invece che in -m (cf. tuttavia il moabitico) (fig. 4). L'impressione che
si ricava è quella di trovarsi di fronte a un gruppo sociale ed etnico che
pur essendosi notevolmente integrato nella società e nella cultura pale­
stinese conserva tratti culturali e linguistici alquanto autonomi. Sarebbe
necessario comprendere meglio le iscrizioni protosinaitiche per fare af­
fermazioni più sicure, ma non si può non rilevare che i termini cananai-
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

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Figura 4. Tre iscrizioni protosinaitiche. A sinistra la nr. 3 4 5 , incisa su una sfinge;


da sinistra a destra: m 'hb'l(t), sotto: ... lb'lt «amato dalla Signora... alla Signora»
(m 'hb'lt grafia fonetica per m 'hb b'lt). In centro la nr. 3 74, con la grafia corret­
ta m 'hb b'lt nella colonna di sinistra, dall'alto verso il basso. A destra la nr. 3 5 3 ,
con la parola mhb'lt (grafia fonetica) nella colonna di destra in basso e 'rbt «viag­
gio» in fondo alla colonna centrale.

ci ora ricordati appartengono tutti alla sfera della terminologia burocra­


tica («capo»; «amato di Baalat» è un titolo che riprende quello egiziano
«amato di Hathor» attestato a Serabit el-Khadim). Sembra pertanto pos­
sibile individuare nei creatori e fruitori della scrittura protosinaitica un
gruppo analogo a quelli che circa un secolo più tardi adatteranno la scrit­
tura ugaritica a un alfabeto semitico meridionale.
Resta infine da parlare della decifrazione di questa scrittura. Il primo
e più importante passo fu compiuto da A.H. Gardiner nel 1 9 1 6 quando
individuò la parola b'lt, che rivelò la natura alfabetica della scrittura pro­
tosinaitica. I progressi sono stati lenti, a causa dello scarso materiale di­
sponibile, costituito da poche iscrizioni, brevi e ripetitive. Il tentativo di
decifrazione generale compiuto da W.F. Albright è generalmente re­
spinto, tranne che dai suoi allievi. Attualmente sono soltanto una doz­
zina i segni che possono ritenersi ragionevolmente decifrati, mentre è
poco probabile che le iscrizioni note contengano tutti i segni alfabetici
della scrittura protosinaitica (tav. 2). I brevissimi testi decifrati sono di
natura votiva, ma sfugge il senso di quelli più lunghi. Se è esatta la lettu­
ra 'r!Jt «viaggio», varie epigrafi fanno riferimento alle spedizioni com­
piute nel Sinai, con la presumibile richiesta alla divinità di un felice ri­
torno.
Sul piano della storia della scrittura alfabetica le iscrizioni protosi-

68
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

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Tavola 2. I segni alfabetici protosinaitici. A sinistra quelli il cui valore fonetico
può considerarsi sicuro o probabile, a destra quelli di valore sconosciuto.

naitiche costituiscono il solo esempio di decifrazione, anche se parziale,


della serie di scritture create da diversi gruppi sociali che vivevano ai mar­
i.:i ni della terra di Canaan (Kamid el-Loz, Deir Alla, Balua, Sinai) o che
preferirono inventare una propria scrittura alfabetica sul modello di
quella fenicia anziché adottare direttamente quest'ultima. Un dato che
;u;comuna tali scritture è che tutte hanno contribuito, in un modo che
per ora non siamo in grado di precisare, alla formazione della scrittura se­
mitica meridionale.
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

Arado•

Palmira �

?
-f'
'
Biblo•

Berito• } . ....b,k

Sidon
I
cr
r •Kharayeb
•Kamid el-Loz

Sarept •Damasco

Ruwe· seh• Tel Dan


,--..--.- i::l •Teli Anafa

9
Umm el-Ame
•Akzib
•Hazor
Lago di Tiberiade
Akko

Teli Keisan
• En Gev
Tabor•
•Teli Yoqneam

Carta 1 . Fenicia e Siria meridionale.

Nota bibliografica
A.H. Gardiner - T.E. Peet - J. Cerny, The Inscriptions of Sinai I - I I , Oxford
1 9 5 2- 1 9 5 5 . - M. Sznycer, Protosinaitiques (inscriptions), in DBS vm, fase. 47,
Paris 1972, coli. 1 3 84- 1 39 5 . - B. Sass, The Genesis of the Alphabet and lts De­
velopment in the Second Millennium B. C., Wiesbaden 1 98 8, pp. 8-50, 1 69- 173.
Decifrazione: A.H. Gardiner, The Egyptian Origin of the Semitic Alphabet,
in JEA 3 ( 1 9 1 6), pp. 1 - 1 6. - J. Leibovitch, Les inscriptions protosinaitiques, Le
Caire 1 934. - W.F. Albright, The Proto-Sinaitic lnscriptions and Their Decipher­
ment, Cambridge, Mass. 1 966.
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

•Megiddo

•Samaria

•Deir Alla
• Sichem

Amman •

•Gezer
•Gibeon
•Tel Miqne •Gerico
• •Heshbon
Beth Shemesh
•Madaba

• Lachish

•Gaza
Teli el-Hesi •Khirbet el-Kom
•Dibon
•Teli Nagila En Gedi •
•Teli Gemmeh •Balua
•Qubur el-Walaydah
• Teli el-Fara
•Arad
Bersabea • •Tel Ira

•Aroer •Kerak

•Elusa
•Kh. et-Tannur

Carta 2. Palestina e Transgiordania.

ISCRIZIONI FENICIE (I )

La distribuzione geografica del materiale epigrafico semitico databile


al Tardo Bronzo nell'area siro-palestinese rivela l'esistenza di varietà re­
gionali di cultura che resteranno sostanzialmente immutate, nonostante
le profonde trasformazioni storiche, per più di un millennio, fino all'età
romana. L'unità regionale più significativa è costituita dal paese di Ca­
naan, che si estende lungo la costa mediterranea da Teli Sukas (nell'at­
tuale Siria) a Gaza. Questa lunga fascia costiera si suddivide in due par­
ti: la Fenicia a nord e la Palestina a sud; la zona propriamente fenicia
giunge fino al Carmelo incluso sul mare e al Lago di Tiberiade all'inter-
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

no; ' quella palestinese 2 costituisce il naturale prolungamento geografi­


co dell'area culturale fenicia ma presenta elementi di originalità, che si
accentuano nella sua parte più meridionale. Una seconda unità regiona­
le è costituita dalla zona che si estende a est e a sud di Canaan, abitata o
frequentata da popolazioni originariamente nomadi che stringono pe­
riodicamente stretti rapporti economici e culturali con le popolazioni
cananaiche. La terza zona è rappresentata dalla Siria, situata a nord e a
nord-est di Canaan, che recepisce anch'essa gli stimoli provenienti dalla
Fenicia ma li rielabora in maniera più indipendente. Per il periodo del
Tardo Bronzo un esempio significativo di tale atteggiamento è la scrit­
tura alfabetica inventata a Ugarit, mentre non esistono tracce di iscrizio­
ni alfabetiche in tutto il territorio siriano.
Le più antiche iscrizioni fenicie attualmente conosciute sono quelle
trovate a Biblo: circostanza non casuale dato che questa è la sola città
fenicia che sia stata scavata abbastanza estesamente. Un'iscrizione incisa
sul coperchio del sarcofago del re Ahiram (fig. 5a; un'altra brevissima si
1 Plinio (St. nat. 5 . 1 7) pone il confine meridionale della Fenicia nella città di Dor, pur af­

fermando che era fenicia anche la città di Giaffa ( 5 , 1 4). È evidente che l'ampliamento del­
la Fenicia verso sud operato dall'amministrazione persiana nel v sec. a.C. (cf. iscrizione
fenicia di Esmunazor) a spese del territorio filisteo rimase stabile; la scoperta recente di
un santuario fenicio del v sec. a.C. presso la moderna Elyakin (Israele), nella zona colli­
nare che divide le pianure di Yezreel e di Sharon, nel retroterra di Dor, conferma questo
dato. Per quanto riguarda la zona interna, le iscrizioni fenicie giungono fino al Gebel el­
Arbain, cinque chilometri a sud-ovest di Safed, in Galilea; cf. M. Weippert, Eine phoni­
zische lnschrift aus Galilaa, in ZDPV l l 5 ( 1 999), pp. 1 9 1 -200. Per quanto concerne il
confine settentrionale della Fenicia, di solito fissato dai moderni all'altezza di Teli Su­
kas, almeno in età persiana era probabilmente spostato più a nord: cf. J. Elayi, Les sites
phéniciens de Syrie au Fer III/Perse. Bilan et perspectives de recherche, in G. Bunnens
(éd.), Essays on Syria in the Iron Age, Louvain 2000, pp. 327 - 348.
2 Il termine «Palestina», cioè «terra dei Filistei», ha avuto una storia piuttosto interes­
sante. Usato nei testi assiri e dagli autori greci per indicare l'area occupata dai Filistei, e
cioè la fascia costiera da Gaza a Dor con relativo retroterra, verosimilmente al tempo di
Erode il Grande esso fu sostituito da «Giudea», che comprendeva però anche la Galilea
e la transgiordanica Perca; questo passaggio onomastico viene esplicitamente testimo­
niato da Plinio (St. nat. 5 , 1 3 - 1 5 ). Nei primi secoli dell'impero con Palaestina si indicava
pertanto la parte sudoccidentale della provincia Syria. Intorno al 400 vi fu un'altra tra­
sformazione: la Palaestina venne divisa in tre parti: la Prima corrispondeva all'antica ter­
ra filistea, cioè la zona costiera fino al Carmelo escluso, e alla Giudea; la Secunda alla
Galilea e la Tertia alla parte meridionale che già nel 3 5 8 era stata staccata dal resto come
Palaestina Salutaris. L'uso moderno del nome Palestina prescinde dalle vicende storiche
del termine: esso è nato nell'ambito degli interessi biblici del mondo anglosassone (il Pal­
estine Exploration Fund fu creato in Inghilterra nel 1 865, seguito cinque anni più tardi
dall'American Palestine Exploration Society) come equivalente della regione che la Bib­
bia ebraica indica con l'espressione «da Dan a Bersabea»; questa dimensione teologica è
stata posta alla base dei confini politici della Palestina posta sotto il protettorato britan­
nico dal Trattato di Sèvres nel 1 920. In questo libro il nome Palestina indica la regione
cisgiordanica posta a sud della Fenicia intesa nel senso degli antichi.

72
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

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Figura 5 . Iscrizione di Ahiram; iscrizione vascolare da Biblo. a) Iscrizione di


Ahiram: 1 . 'rn. zp'l(. ')tb'l. bn 'brm. mlk gbl. 11 l'brm. 'bh. kSth. b'lm. Il 2. w 'l.
mlk. bmlkm. wskn. bs(k)nm. wtm'. Il mbnt. 'ly. gbl. wygl. 'rn. zn. 1 1 tbtsp. btr.
msP?h. thtpk. ks'. Il mlkh. wnbt. tbrb. 'l. gbl. Il wh'. ymb sprh. lpn. gbl «Sarco­

-
fago che ha fatto (lt)tobaal, figlio di Ahiram, re di Biblo per Ahiram suo padre
quando l'ha deposto nell'eternità. E se un re fra i re e un governatore fra i go­
vernatori e un comandante di esercito dominerà Biblo e aprirà questo sarcofa­
go, sia spogliato lo scettro del suo giudizio, sia rovesciato il trono del suo regno

-
e la tranquillità cessi su Biblo; e quanto a lui, sia cancellata la sua scritta davanti
a Biblo» (l'originale è su una sola riga). b) Iscrizione vascolare da Biblo:
l'bdhmn «di Abdhammon».

trovava sulla parete della tomba), e un'altra su una spatola di bronzo


indicano una datazione al XIII sec. a.C. Nonostante le molte afferma­
zioni in contrario, infatti, non è possibile dubitare che l'iscrizione sia
contemporanea al sarcofago, perché essa fa riferimento ai motivi icono­
grafici di natura escatologica scolpiti sui lati di questo, mentre le forti
maledizioni scagliate contro chi avesse manomesso il sarcofago stesso
fanno escludere che proprio l'autore dell'epigrafe abbia riutilizzato un
sarcofago altrui. Quanto alla spatola, è da notare che la sua tipologia è
identica a quella delle spatole che recano iscrizioni in «pseudo-gerogli­
fico». Fu dunque nel XIII sec. a.C. che Biblo abbandona la sua scrittura
«pseudo-geroglifica» per adottare quella fenicia. Altre piccole iscrizioni
su oggetti di terracotta, paleograficamente analoghe a quella di Ahiram,

73
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

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b
Figura 6. Iscrizioni su frecce. a) Freccia di Ruweisseh: �� 'b' Il bn 'ky «Freccia
di Aba, figlio di Akkay». - b) Freccia dalla Beqa': �� zkrb('l) Il bn bn 'n(t) «Frec­
cia di Zakarbaal, appartenente ai 'Figli di Anat'» (corporazione militare, sulla
quale cf. G. Garbini, I Filistei, Milano 1 997, pp. 90-94).

!+.-1·1, :��,. � � � � .-.


1•+3� 3 91
a

c
Figura 7. Iscrizioni fenicie di Palestina. a) Brocca da Lachish: da sinistra mtn sy
... ty 'lt «Mattan; dono ... la dea». b) Tazza da Lachish: da destra bslst y... «il
-

tre di ... ». - c) Freccia da el-Khadr: da destra 'bdlb't Il bn 'nt «Abdlaba't, Figlio


di Anat».
completano il piccolo gruppo delle più antiche iscrizioni di Biblo (fig.
5b).
Un secondo gruppo di iscrizioni riferibili al XIII sec. a.C., senza esclu­
dere la possibilità che qualche esemplare sia alquanto più recente, è co-

74
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

stituito dalle brevissime epigrafi incise su punte di freccia in bronzo (fig.


6). Si tratta di oggetti con destinazione funeraria, provenienti da varie
zone del Libano (solo una ha tuttavia una provenienza precisa, Ruweis­
seh, a est di Sarepta) e da una località palestinese, el-Khadr, presso Be­
tlemme. Se ne conoscono attualmente varie decine di esemplari, quasi
tutti trovati sul mercato antiquario, non senza fondati sospetti di falsità. 1
Dalla Palestina meridionale, e in particolare dalla zona di Lachish, pro­
vengono alcune piccolissime iscrizioni, mutile per lo più, che presenta­
no una scrittura fenicia con qualche variante rispetto a quella documen­
tata a Biblo e alle frecce ora ricordate. Tralasciando documenti costitui­
ti da pochi segni, di lettura e datazione assai incerte (un coccio da Tell
cl-Hesi, un coperchio da Lachish, un'ansa di vaso da Tell Halif), e qual­
che altro pezzo assegnato a questo periodo dai sostenitori della ((teoria
americana» ma in realtà di età molto più tarda o falso,' vi sono soltanto
due iscrizioni, entrambe da Lachish, che offrano elementi relativamente
sicuri sia per la data sia per la lettura. Al XIII sec. a.C. si datano due
iscrizioni votive dipinte una su una brocca che reca vari disegni e l'altra
su una tazza (fig. 7); la peculiarità di questa scrittura consiste nella for­
ma di quella che è probabilmente una y e nella s ruotata di 90°. Questa
variante sudpalestinese della scrittura fenicia, nella quale si è voluto ve­
dere uno stadio intermedio tra la scrittura protosinaitica e quella fenicia
che ne sarebbe derivata, rappresenta in realtà un residuo, non privo di
rielaborazione, della scrittura fenicia giunta in Palestina prima che si dif­
fondesse la forma più evoluta elaborata a Biblo della quale le frecce di
cl-Khadr testimoniano la prima presenza in Palestina. Il fatto che, come
vedremo nel prossimo capitolo, la più antica iscrizione filistea in scrit­
tura fenicia presenti una forte affinità con quella Lachish del XIII sec.
a.C. conferma la persistenza della variante grafica sudpalestinese e per-

1 F. Mazza, L 'iscrizione sulla punta di freccia di Zakarbaal «re di Amurru», in OA 26

bi
( 1 987), pp. 1 9 1 -200 esprime fondati dubbi sull 'autenticità di questo esemplare; tali dub­
sono stati rafforzati dalla circostanza che nel museo di Beirut dove secondo l 'editore
dell'iscrizione si trovava la freccia, di questa non esiste alcuna traccia: cf. l'articolo della
signora H. Sader citato nella nota bibliografica. Appare scarsamente verosimile, su altre
frecce, la presenza di un nome yahvista e dell'espressione hspr «lo scriba»; nel secondo
caso anche per la presenza dell 'articolo.
i Tra il materiale presente nelle raccolte di iscrizioni «protocananaiche» si incontrano

ancora un sigillo la cui raffigurazione è di tipo ellenistico (cf. G. Garbini, Un sigillo side­
tico, in PdP 1 980, pp. 1 2 8 - 1 30), un sigillo conservato a St. Louis palesemente falso (cf. Id.,
Storia e problemi, cit., p. 89 n. l 8), un coccio da Teli Ajjul con iscrizione aramaica corsi­
va (ibidem, pp. 9 5 -96), un ostrakon da Beth ShelJlesh del Medio Bronzo riconosciuto co­

me ieratico da L.H. Vincent, L 'ostracon de Beth Sémèi, in RB 4 1 ( 1 93 2), pp. 28 1 -2 84: que­
sto articolo è stato sistematicamente ignorato.

75
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

tanto la sua natura di attardamento periferico. (Di altre iscrizioni di La­


chish e del coccio di Tell Nagila si parlerà nell'ultimo paragrafo di questo
capitolo).
Nonostante la povertà del materiale esistente è possibile delineare un
quadro, necessariamente generico e provvisorio, dello sviluppo iniziale
della scrittura fenicia. La mancanza di scavi adeguati nelle città fenicie
non ci consente di conoscere i più antichi documenti della scrittura fe­
nicia, la quale tuttavia si diffuse in tutta la Fenicia, giungendo poi a Uga­
rit, e in tutta la Palestina, dove lasciò tracce dirette a Lachish e indirette
nella scrittura protosinaitica. La sua adozione a Biblo nel XIII sec. a.C.
portò a una leggera trasformazione di alcuni segni e alla creazione di un
alfabeto per così dire «ufficiale», che si impose immediatamente in tutta
la Fenicia e raggiunse anche la zona di Betlemme in Palestina.
Per quanto riguarda la natura delle iscrizioni, queste appartengono
tutte alla sfera religiosa, essendo di natura funeraria o votiva. Sembra fa­
re eccezione la spatola di Biblo, che si presenta come un documento fi­
nanziario; la tipologia dell'oggetto su cui si trova l'epigrafe fa supporre
tuttavia che si tratti di un testo economico molto particolare, verosimil­
mente connesso con un tempio. Soltanto la decifrazione dei testi «pseu­
do-geroglifici» potrà dirci se a Biblo le iscrizioni si limitavano o no alla
sfera religiosa. La ricchezza stilistica dell'epigrafe funeraria di Ahiram
tradisce comunque l'esistenza di una complessa tradizione letteraria fe­
nicia. Su un altro versante, la diffusione delle frecce iscritte nel rituale
funerario, con la loro uniformità tipologica, rivela una casta militare so­
cialmente rilevante su gran parte del paese di Canaan.

Nota bibliografica
Iscrizioni di Biblo: KAI, 1 -3. M. Dunand, Fouilles de Byblos, Paris, 1 , 1 939,
-

n ° 2297 (pp. 1 86- 1 87); 11/1 , 1 954, n° 7765 (p. 1 44), 9400 (p. 280), 1 0469- 1 0470 (p.
368), I 1 67 1 (pp. 466-67), I 1 687 (p. 468).
Punte di frecce: É. Puech, Les pointes de flèches inscrites de la fin du II millé­
naire en Phénicie et Canaan, in Actas del IV Congreso internacional de estudios
fenicios y punicos. Cadiz 1995 , Cadiz 2000, 1, pp. 25 1 -269. H. Sader, Une
-

pointe de flèche phénicienne inédite du Musée National de Beyrouth, ibidem,


pp. 27 1 -279 (con precisazioni sul corpus del materiale).
Iscrizioni di Lachish: É . Puech, The Canaanite Inscriptions of Lachish and
Their Religious Background, in TA I J ( 1986), pp. 1 3-25.
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

Figura 8. Iscrizioni fenicie in cuneiforme alfabetico ridotto. a) Coltello dal Ta­


bor: da destra l?l b 'l b pl? b 'l «di Silbaal figlio di Pillesbaal» (b sta per bn). -
b) Coppa da Hala Su!tan T ekke: da destra k? I ' k y I b n yp t � d «tazza di Aki
figlio di Yiptahad». Nei nomi pl?b'l della prima iscrizione e k? della seconda il
segno ? sta per s, rivelando l'antica pronuncia affricata della sibilante s.

Iscrizioni fenicie in alfabeto cuneiforme


Nel capitolo dedicato all'origine dell'alfabeto si è accennato a una
scrittura particolare derivata dall'alfabeto cuneiforme ugaritico, caratte­
rizzata dall'impiego di un alfabeto foneticamente ridotto e, talvolta, dal­
la direzione sinistrorsa della scrittura. Tali peculiarità grafiche, documen­
tate inizialmente nella stessa Ugarit, sono state successivamente riscon­
trate in tutti i documenti in cuneiforme alfabetico scoperti nell'area siro­
palestinese, dove si è evidentemente diffusa non la scrittura ugaritica «uf­
ficiale» bensì la sua varietà «ridotta». Questo fenomeno pone un grave
problema storico-culturale, perché non siamo in grado di spiegare la
contemporanea presenza dell'alfabeto ridotto a Ugarit e fuori di Ugarit:
questo dovette essere inventato a Ugarit da qualcuno che non apparte­
neva alla cultura ufficiale di Ugarit ma che tuttavia era in qualche modo
collegato a comunità che vivevano in Fenicia e in Palestina. Oltre a ciò è
da tener presente che fuori di Ugarit la lingua espressa da questa scrit­
tura è il fenicio (quando i testi permettono una lettura sufficiente a de­
terminare la lingua) ma che la stessa scrittura ha consentito anche la reda­
zione di un alfabetario semitico meridionale. Il problema riguarda l'epi­
grafia semitica perché esistono non soltanto tavolette d'argilla (l'usuale
materiale scrittorio di Ugarit) ma anche vere e proprie epigrafi che de­
vono essere prese in considerazione. Attualmente sono note sei iscri­
zioni: un'anfora da Teli Nebi Mend (Siria), un'anfora e un'ansa da Kamid
cl-Loz, un'ansa da Sarepta, un coltello bronzeo dal Tabor e una coppa
d'argento da Hala Sultan Tekke (Cipro) (fig. 8); tutti questi documenti
vengono datati, su base archeologica, alla seconda metà del XIII sec. a.C.
La questione fondamentale relativa a queste iscrizioni non è tanto
quella di chi le scrisse ma perché fu usata questa scrittura invece di quel­
la fenicia che già esisteva e che era giunta anche in Palestina. A questa

77
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

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Figura 9. Iscrizioni da Balua e Deir Alla. a) Iscrizione sulla stele di Balua. -

be) Tavolette di Deir Alla.


domanda non possiamo dare una risposta; si può soltanto osservare
che, stando alla documentazione attuale, la scrittura fenicia è usata solo
nell'ambito religioso, mentre il cuneiforme ridotto sembra avere un im­
piego esclusivamente profano (nomi di fabbricanti o di proprietari di og­
getti di uso comune).

Nota bibliografica
Non esiste una trattazione d'assieme su queste iscrizioni. Un elenco, con os­
servazioni sulla scrittura, si trova in É. Puech, Origine de l'alphabet, in RB 93
( 1986), pp. 199 - 2 1 3.
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

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Figura 1 0. Iscrizioni da Kamid el-Loz, Teli Gisr e Lachish. a) Segni sugli ostra­
ka di Kamid e!-Loz. - b) Iscrizione su vaso da Tell Gisr. - e) Iscrizione frammen­
taria in grafia sconosciuta su un piatto da Lachish.

ISCRIZIONI IN SCRITTURE SCONOSCIUTE


Prima di chiudere questo capitolo è opportuno ricordare, sia pure suc­
cintamente, diverse iscrizioni che pur non essendo state ancora decifra­
te appartengono con molta verosimiglianza al patrimonio epigrafico se­
mitico e che comunque presentano segni grafici che richiamano spesso
quelli delle scritture alfabetiche semitiche.
La più anticamente nota di tali iscrizioni è quella incisa sulla parte su­
periore di una stele di basalto trovata a Balua, in Transgiordania (fig. 9).
Al di sopra di un bassorilievo con figure egittizzanti si trovano quattro
righe di scrittura, malamente leggibili, con segni parzialmente identici a
quelli della scrittura semitica meridionale.
G. Horsfìeld - L.H. Vincent, Une stèle égypto-moabitique au Balou'a, in RB
4 1 ( 1932), PP· 4 1 7-444.

Nel 1 964 vennero pubblicate tre tavolette d'argilla, iscritte, provenien­


ti da Deir Alla, in Transgiordania. Il materiale scrittorio fa pensare ai
testi micenei mentre i segni, in parte identici a quelli della stele di Balua,
ricordano anch'essi quelli semitici meridionali (fig. 9).
H.J. Franken, Clay Tablets from Deir 'Alla, Jordan, in VT 14 ( 1 964), pp. 377-
379.

Su una diecina di ostraka trovati a Kamid el-Loz e pubblicati nel 1 970


si trovano incisi due o tre segni ciascuno, anche questi in parte identici a
quelli semitici meridionali, e in particolare a quelli sudarabici; gli ostra­
ka sono stati datati al xiv sec. a.C. (fig. 1 0a).

79
Le iscrizioni del Tardo Bronzo

G. Mansfeld, Scherben mit altkanaandischer Schrift vom Teli Kamid el-Loz, in


Kamid el-Loz - Kumidi, Bonn 1970, pp. 29-4 1 .
Una ventina di segni, con caratteri analoghi ai documenti precedenti,
sono incisi sull'orlo di un vaso trovato a Tell Gisr, in Libano (fig. 1 0b).
G.E. Mendenhall, A New Chapter in the History of the Alphabet, in BMB 24
( 1971), pp. 1 3 - 1 8 .
L'iscrizione presente su u n piatto (frammentario) trovato a Lachish e
pubblicato nel 1983 (fig. 1 0c) ha dato un nuovo rilievo a una brevissima
epigrafe su un coccio di Tell Nagila (località non lontana da Lachish)
pubblicata quasi un ventennio prima. I tre segni di quest'ultima si ritro­
vano infatti tutti nell'iscrizione di Lachish, la quale appare completa­
mente diversa da quelle in scrittura fenicia già ricordate. La peculiarità
dei segni, alcuni dei quali analoghi a quelli della scrittura sudsemitica
mentre altri sono identici a quelli della «pseudo-geroglifica» di Biblo, fa
di questa scrittura un ulteriore esempio di creazione alfabetica originale.
J. Leibovitch, Le tesson de Teli Nagila, in Muséon 78 (1965), pp. 229-230. D.-

Ussishkin, Excavations at Te/ Lachish 1978-1983, in TA 10 (1983), pp. 1 54- 1 5 6.


5 . Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti
( I I 5 O- 5 8 6 a. C.)

INTRODUZIONE STORICA

L'inizio del XII sec. a.C. segna nell'Asia Anteriore un perìodo di gran­
di distruzioni provocate dagli spostamenti delle popolazioni egeo-ana­
toliche cacciate dalle loro sedi; mentre molte città distrutte furono rico­
struite in seguito, Ugarit scomparve per sempre. Sul piano politico le
conseguenze più importanti di quei tragici avvenimenti furono la fine
dell'impero ittita e il ridimensionamento dell'Assiria e dell'Egitto, re­
spinta la prima a est dell'Eufrate e privato il secondo dei suoi possedi­
menti asiatici. Nelle città siro-palestinesi scompare la classe dirigente
amorrea. In concomitanza di questi fatti si ebbe l'arrivo di nuove popo­
lazioni nell'area: con il consenso dell'Egitto consistenti gruppi egeo­
anatolici (Filistei, Tjeker-Teucri e Sardi) si insediarono nella Palestina
meridionale e nelle città costiere fino a Dor; un altro si fissò a Hama,
sul medio Oronte. Nulla di preciso sappiamo delle città fenicie, dove
comunque si trova ceramica micenea di fabbricazione locale che pre­
suppone la presenza, nel XII sec. a.C., almeno di piccoli gruppi; Biblo
sembra essere rimasta sostanzialmente immune da occupazioni stranie­
re, mentre esistono motivi per ritenere che Tiro conobbe una notevole
influenza di elementi egeo-anatolici. In Siria e in Mesopotamia si seden­
tarizzano genti semitiche seminomadi, gli Aramei; la Transgiordania
viene popolata da gruppi aramaici a nord e nordarabici a sud.
La nuova situazione politica dell'area, cioè la mancanza delle condi­
zionanti ingerenze di potenze straniere, favorì un processo che portò le
piccole autonomie locali a trasformarsi in compagini statali, cittadine o
nazionali, di maggiori dimensioni e potenza. In una prima fase, che si
può fissare tra circa la metà del XII secolo e il 900 a.C. (queste date sono
naturalmente solo indicative), si ha un assestamento della nuova situa­
zione ed emergono le nuove entità politiche: Biblo riconferma il suo
ruolo primario tra le città fenicie, mentre Ascalona, ricostruita dai Fili­
stei, distrugge Sidone che evidentemente tentava di contrastare l'espan­
sione commerciale della città filistea; i superstiti di Sidone si rifugiarono
a Tiro. Un testo egiziano, l'Onomastico di Amenemope, e l'Antico Te-
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

stamento danno notizie sulla Palestina, che vide l'affermazione dei Fili­
stei su gran parte del suo territorio.' Gli annali dei sovrani assiri forni­
scono le prime notizie sugli stati tribali aramaici. Le scarse testimonian­
ze epigrafiche di questo periodo documentano la continuità culturale e
linguistica di Biblo (che aveva un proprio dialetto) e la diffusione della
scrittura e della lingua fenicia in tutto il paese di Canaan, dato che an­
che i Filistei la adottarono abbastanza presto.
Gli anni che vanno approssimativamente dal 900 al 750 a.C. rappre­
sentano la fase del massimo sviluppo delle più o meno estese potenze
locali dell'area siro-palestinese. Accanto a Tiro emerge il regno di Da­
masco, che sfrutta l'alleanza con la città fenicia per estendere la sua rete
commerciale fino alla Grecia e all'Italia; Tiro e altre città fenicie impian­
tano colonie a Cipro e poi nel Nordafrica, in Sicilia, in Sardegna e in
Spagna, mentre i Filistei di Gaza le avevano precedute al di là di Gibil­
terra, con le colonie di Cadice e di Lixus; secondario appare invece il
ruolo di Biblo. In Palestina la formazione del regno di Israele ridimen­
siona la presenza filistea nel nord, mentre solo più tardi il regno di Giu­
da si libera dalla tutela filistea. Nell'area transgiordanica compaiono due
formazioni statali, quella degli Ammoniti a nord e quella dei Moabiti a
sud; a sud della Giudea si affermano gli Edomiti. È superfluo aggiunge­
re che in tutta la regione siro-palestinese le varie formazioni politiche
vivono in uno stato di perenne conflittualità, con un continuo alternarsi
di alleanze e di guerre. Meno note sono le vicende degli stati aramaici
della Siria settentrionale e dell'alta Mesopotamia, costretti a subire di
fatto il predominio politico dell'Assiria. I gruppi di Aramei installatisi
in territorio assiro fanno sentire il loro peso dando inizio al lungo pro­
cesso che portò l'aramaico a sostituirsi all'assiro e al babilonese e facen­
do assurgere l'aramaico a seconda lingua dell'impero.
In questo periodo il fenicio domina incontrastato tutto il paese di Ca­
naan: scrivono in fenicio non solo le città della Fenicia e della Palestina
settentrionale ma anche i Filistei, gli Israeliti del regno del nord, gli Am­
moniti e gli Edomiti; varianti locali, appena percettibili, sono documen­
tate presso i Moabiti e il regno ebraico di Giuda, la cui lingua è definita
da Isaia ( 1 9, 1 8) «lingua di Canaan». Il prestigio della lingua fenicia, e in
particolare del dialetto di Tiro, è tale che scrivono in fenicio anche alcu­
ni sovrani e governatori anatolici (Samal, Karatepe, Hassan-Beyli, Ires
Dagh, ecc.) fin verso la fine del VII sec. a.C. Gli Aramei mutuano invece
dai Fenici la scrittura ma non la lingua, come rivela la documentazione

1 G. Garbini, I Filistei, Milano 1997, pp. 73-98.


Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

aramaica che fa ora la sua prima comparsa; iscrizioni aramaiche sono at­
testate su un'area molto vasta che comprende la Siria e l'Assiria e si
spingono a nord fino a Bukan, nell'Azerbaigian persiano. Una manife­
stazione di questo periodo, caratterizzato da un forte senso di autono­
mia politica da parte delle piccole monarchie, costituite talvolta da
usurpatori, sono le iscrizioni di carattere storico, documentate in Siria e
in Transgiordania; se la loro assenza nelle città fenicie può essere giusti­
ficata con l'insufficiente ricerca archeologica, la mancanza di iscrizioni
storiche in Palestina suscita qualche perplessità.
La fase finale del periodo storico che vide l'indipendenza degli stati
siro-palestinesi è segnata dalla progressiva conquista della regione da
parte dell'Assiria, che si iniziò con le campagne di Tiglatpileser III (74 5 -
727 a.C.) e che abbiamo fatto terminare nel 5 86 a.C. con la conquista di
Gerusalemme da parte del babilonese Nabucodonosor II (604- 562 a.C.);
in realtà la vera indipendenza di tutta l'area era già terminata con Sar­
gon (72 1 -70 5 a.C.), ma la fine del regno di Giuda coincide con la fine
delle iscrizioni ebraiche antiche; cosa che invece non avvenne nelle città
fenicie, dove le monarchie locali sopravvissero, sia pure esautorate, e con
esse sopravvissero la lingua e le iscrizioni fenicie.
Tra la metà dell'vrn e l'inizio del v1 sec. a.C. incomincia un mutamen­
to che avrà profonde ripercussioni sull'assetto sociopolitico e linguisti­
co del Levante. La conquista assira non si limitò a porre fine alle auto­
nomie locali e a volgere a profitto dell'impero le risorse economiche del­
le città fenicie e degli stati siro-palestinesi; essa significò, di fatto, l'im­
posizione della lingua aramaica, nella varietà diffusa in Assiria, sia alle
città che usavano forme aramaiche locali sia agli stati alloglotti sottomes­
si; scomparvero così il moabitico e l'ebraico, mentre il fenicio si conser­
vò dove esso era più radicato (le città dell'area fenicia definita sopra, pp.
70-72) e nelle città filistee della Palestina meridionale e della costa palesti­
nese. Le testimonianze epigrafiche dei semiti nordoccidentali non sono
mai state abbondanti nel 1 millennio a.C., ma nel secondo quarto di que­
sto esse sono particolarmente povere. Sporadiche sono le iscrizioni fe­
nicie, sia in Fenicia e Palestina sia in Anatolia e a Cipro, ma compaiono
ora i primi testi a Cartagine, in Sardegna e in Spagna. In questo periodo
si collocano tutte le iscrizioni ebraiche, rappresentate specialmente da
ostraka; i sigilli iscritti palestinesi (in gran parte falsi) sono spesso diffi­
cili da attribuire all'una o all'altra delle etnie della regione (Fenici, Ebrei,
Filistei, Ammoniti, Moabiti, Edomiti). Scarse anche le iscrizioni ara­
maiche, presenti nella Siria settentrionale e in Assiria; in un dialetto par­
ticolare è redatta l'iscrizione su intonaco di Deir Alla.
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

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Figura I 1 . Iscrizione di Yehimilk. bt. z bny. ybmlk. mlk gbl Il [h] 't. bwy. kl.
mplt. hbtm Il '/. y 'rk. b'!Smm. wb'l Il gbl. wmphrt. 'l gbl Il qdsm. ymt ybmlk.

costruito Yehimilk, re di Biblo. Il È lui che ha fatto rivivere tutte le rovine di


w5nth Il '/ gbl. kmlk. ?dq. wmlk Il yfr. lpn. 'l gbl. q [dsm.] «Edificio che ha

questi edifici. Il Baalsamem e il Baal di Biblo Il e l'assemblea degli dèi santi di


Biblo Il allunghino i giorni di Yehimilk e i suoi anni Il su Biblo perché [egli è] un
re giusto e un re Il retto al cospetto degli dèi santi di Biblo».

ISCRIZIONI FENICIE (11)


L'insediamento di genti egeo-anatoliche nella regione fenicio-palesti­
nese all'inizio del XII sec. a.C. ebbe notevoli ripercussioni anche nella zo­
na posta più a oriente. Sul piano epigrafico l'inizio del XII secolo segnò
la scomparsa di tutte le forme di scrittura elaborate nel XIV e xm sec.
a.C. ad eccezione di quella fenicia, che rimase incontrastata. Questo fat­
to presuppone una sostanziale continuità della cultura e della tradizione
grafica fenicia, anche se tale continuità è documentabile solo nella Pale­
stina meridionale, come vedremo fra poco. Nei due secoli finali del II
millennio a.C. è la città di Biblo che conserva, anche se priva ormai del­
l'antico prestigio (come testimonia il racconto egiziano di Wenamun),
un ruolo dominante sul piano culturale; ed è Biblo che ci dà le più anti­
che iscrizioni fenicie del I millennio a.C., databili al x secolo. L'apparen­
te frattura tra XIII e x secolo potrebbe non essere esistita se ammettiamo
che le punte di frecce iscritte, di cui abbiamo parlato nel capitolo prece­
dente, possano datarsi anche posteriormente al XIII secolo: non esiste
infatti nessun argomento concreto a favore dell'una o dell'altra ipotesi.
Nonostante l'assenza pressoché totale di documentazione diretta, pos­
siamo affermare che a partire dal IX secolo a.C. il primato culturale fe­
nicio passa da Biblo a Tiro: la scrittura e la varietà linguistica di questa
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

città riescono infatti a imporsi come forme di prestigio culturale in tutta


la Cilicia, dove troviamo iscrizioni ufficiali in fenicio dalla fine del IX
fino al VII sec. a.C. Nello stesso periodo la scrittura fenicia viene adotta­
ta nei piccoli stati aramaici della Siria e della Mesopotamia settentriona­
le per esprimere la lingua aramaica, nonostante che l'aramaico di quel
tempo avesse un numero di fonemi consonantici superiore a quelli fe­
nici. L'insufficienza della ricerca archeologica ha portato a una situa­
zione quasi paradossale: la fase storica più importante della civiltà feni­
cia è quasi completamente priva di documentazione nell'area che la pro­
dusse.
Come già accennato, i primi documenti fenici di questo periodo pro­
vengono da Biblo. Si tratta di quattro iscrizioni, dovute ad altrettanti
sovrani di cui è incerta la successione; quelle di Abibaal e di Elibaal so­
no di carattere votivo e si trovano incise su busti frammentari di due fa­
raoni, rispettivamente Sheshonq I (94 5 -924 a.C.) e Osorkon II (924-909
a.C.); Yehimilk e Sipitbaal, figlio di Elibaal, hanno invece lasciato iscri­
zioni monumentali che ricordano la costruzione di edifici sacri (fig. I I ) .
Un frammento di iscrizione monumentale e piccole iscrizioni vascolari
completano le testimonianze epigrafiche di Biblo. Dopo questo mate­
riale, che si colloca cronologicamente tra il x e l'inizio del IX sec. a.C., la
documentazione della città è totalmente assente per circa quattro secoli.
Dopo Biblo, è Cipro che fornisce i documenti più antichi: un'iscrizio­
ne funeraria, mutila e di provenienza sconosciuta, risale al IX sec. a.C.;
un piatto votivo, frammentario, da Kition viene datato intorno all'8oo
a.C.; all'vrn secolo risale un'epigrafe votiva, frammentaria, che accom­
pagnava due coppe di bronzo offerte, in località imprecisata, da un go­
vernatore del re di Tiro. A questo scarno elenco sono da aggiungere al­
cune piccole iscrizioni vascolari. A proposito di questa documentazio­
ne cipriota occorre tener presente una considerazione di carattere gene­
rale: l'intensa esplorazione archeologica che ha sempre caratterizzato
l'isola di Cipro, a differenza della Fenicia che dal punto di vista archeo­
logico è quasi totalmente sconosciuta, ha dato a Cipro una posizione
privilegiata per la ricchezza dei suoi ritrovamenti; e questo vale anche
per l'epigrafia fenicia: le iscrizioni provenienti dall'isola sono numerica­
mente superiori a quelle finora scoperte in tutta la Fenicia. Ciò deve es­
sere tuttavia valutato su un piano generale comparativo, per non cadere
nell'errore di attribuire a Cipro, come talvolta avviene, un'importanza
storica e culturale superiore a quella effettivamente avuta.
Scarsissime sono le iscrizioni fenicie attribuibili al IX o all'vm sec.
a.C. Dalla zona di Sidone proviene un vaso con un'iscrizione incisa do-
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

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f�tCJ·l\9� 'i'W9"';/ =L';f- ;to·°iw�rc> ·� t- 0//f
Figura 1 2. Parte iniziale dell'iscrizione di Kilamuwa.''nk. klmw. br. };y[ ' ] Il mlk.
gbr. 'l. y 'dy. wbl. p['l] Il kn bnh. wbl. p'l. wkn. 'b. };y'. wbl. p'l. wkn. '}; Il S 'l.
wbl. p'l. w'nk. klmw. br. tm[ ]. m 'S. p'lt Il bl. p'l. hlpnyhm. kn. bt 'by. bmtkt.
mlkm. 'dllrm. wkl. sii;. yd ll'm. wkt. byd. ml[k]m. km 's 'kit Il zqn. w[km] 'S.
'kit. yd. w'dr 'ly. mlk. d[n]nym. wskr. Il 'nk. 'ly. mlk 'fr. 'lmt. ytn. bs. wgbr.
bswt «lo sono Kilamuwa, figlio di Haya. I l GBR regnò su Yaudi e non fece nul­
la; Il ci fu suo figlio e non fece nulla; poi ci fu mio padre Haya e non fece nulla;
ci fu mio fratello Il Sail e non fece nulla. Ma io Kilamuwa, figlio ... , quello che
ho fatto Il non avevano fatto quelli che furono prima di me. La casa di mio pa­
dre stava in mezzo a re polltenti e ognuno stendeva la sua mano per divorare;
ma io fui nelle mani dei re come un fuoco che mangia Il la barba e come un
fuoco che mangia la mano. Il re dei Danuna era più forte di me, ma io presi Il a
nolo il re di Assiria contro di lui: si dava una ragazza per una pecora e un gio­
vane per un vestito».

po la cottura che ricorda come vi furono raccolte da lttobaal le ossa di


una sacerdotessa di Astarte; con molta probabilità si tratta di personag­
gi regali vissuti nell'vm sec. a.C. Parimenti funeraria è una brevissima
epigrafe scolpita su pietra, paleograficamente databile verso il IX-VIII
sec. a.C., rinvenuta nella località di Khalde, circa 10 km a sud di Beirut.
Di contro alla povertà della documentazione proveniente dal territo­
rio fenicio va rilevata la ricchezza del materiale scoperto nell'Anatolia
sudorientale, e precisamente in Cilicia, dove il fenicio si afferma come
lingua di prestigio. Kilamuwa, re di Samal (odierna Zincirli) redige in
questa lingua la sua autocelebrazione, verso la fine del IX sec. a.C. (fig.
1 2); alquanto più tardi un governatore che fissò la sua residenza nella
località di Karatepe fece scrivere una serie di iscrizioni nella sua lingua,
il luvio, e in fenicio (fig. 1 3); quello che purtroppo non è stato rilevato
dai più recenti commentatori di questi testi è che nelle bilingui esistono
piccole ma importanti varianti testuali: nel testo luvio mancano infatti

86
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Figura 1 3 . Particolare dell'iscrizione di Karatepe (A u, r -9). ysbt sm wkn bymty


bkl Il gbl 'mq 'dn lmm( sms Il w'd mb'y wbmqmm 's kn Il lpnm nft'm 's
yst' 'dm llkt Il drk wbymty 'nk 'st tk l&dllY di plkm b'br b'l w 'lm Il wkn bkl
ymty sb' wmn'm wsbt Il n 'mt wn&t lb ldnnym wlkl 'mllq 'dn « [i Danuna li] ho
fatti abitare là, e durante i miei giorni essi stavano in tutto Il il territorio della
pianura di Adana, da oriente Il fino a occidente. E nei luoghi che erano Il in
precedenza temuti, dove un uomo temeva di fare Il la strada, durante i giorni
miei una donna andava da sola Il con i fusi, grazie a Baal e agli dei. Il E duran­
te tutti i miei giorni vi furono abbondanza e benessere, una residenza Il piace­
vole e serenità di cuore per i Danuna e per tutta la pianullra di Adana».

tutti i riferimenti allo status regale con cui il personaggio si presenta nel
testo fenicio (volutamente ambiguo sfruttando la scrittura senza vocali);
la frase «io ho fatto la pace con ogni re» è omessa, mentre in altri casi il
senso è diverso nelle due versioni (cosa di cui non si sono accorti alcuni
commentatori). Più fedele al suo sovrano è invece il governatore che sul­
l'Ires Dagh, presso il confine occidentale della Cilicia, fece scolpire in
fenicio un decreto relativo all'assegnazione di terre (seconda metà del
vn sec. a.C.). Notevole importanza storica hanno alcune iscrizioni sco­
perte in Cilicia e redatte da sovrani locali e databili alla seconda metà
dell'vm sec. a.C.; si tratta di bilingui luvio-fenicie (in una si trova anche
l'assiro) in parte ancora inedite. Quella pubblicata, mutila, è incisa sulla
base di una statua di divinità trovata nella località di çinekoy, 30 km a
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

a b

Q I
u e d
Figura 1 4 . Iscrizioni funerarie da Tiro (a, b) e Akzib (e, d). a) tntsb' 'st 'lm

vo dell 'alef iniziale). e) l'm' hnsk «di Ama il fonditore». d) lzkrmlk «di Za­
«Tanitsheba sposa del dio». b) l 'mtsmn «di Ammatesmun» (il teonimo è pri­
-

- -

karmilk».
sud di Adana; essa è stata redatta dal re Urikki, già menzionato nell'iscri­
zione di Karatepe. Un altro importante testo storico, ma quasi incom­
prensibile per il cattivo stato di conservazione della pietra, è l'iscrizione
di Hassan-beyli, databile tra la fine dell'vm e l'inizio del vn sec. a.C.
L'acquisizione di iscrizioni da Tiro per il periodo che stiamo esami-

88
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

nando è relativamente recente: solo nel 1 99 1 è stata pubblicata una de­


cina di iscrizioni funerarie in pietra trovate da scavatori clandestini (fig.
1 4a.b). Su base paleografica queste sono state datate tra l'vm e il VI sec.
a.C., ma la mancanza di confronti affidabili rende impossibile una valu­
tazione soddisfacente. Si tratta comunque del più antico materiale epi­
grafico finora restituito dalla grande metropoli della prima metà del I
millennio a.C.
La Fenicia meridionale è un po' meglio nota archeologicamente, essen­
do inclusa nei confini politici dello stato di Israele dove gli scavi sono
numerosi. Da Hazor proviene una decina di piccole iscrizioni vascolari
databili al IX-VIII sec. a.C.; alcune stele funerarie, databili al VII sec. a.C.
e tipologicamente affini a quelle di Tiro, sono state scoperte ad Akzib
(fig. 14c.d).
Cipro ha restituito materiale epigrafico riferibile al VII sec. a.C.: dalla
necropoli di Aya Irini a Paleokastro e da Chytroi provengono due iscri­
zioni funerarie (la seconda è mutila); da Kourion un'iscrizione mutila
scolpita sotto una scultura a forma di finestra; da Idalion alcuni bronzi
e un vaso con brevissime epigrafi; di natura incerta è una brevissima iscri­

zione vascolare da Amatunte. L'iscrizione più interessante è il breve te­


sto votivo RES 1 2 1 4 scolpito su un alto piedistallo: questo ha assunto
un valore particolare dopo la scoperta, relativamente recente, che ad es­
so si univa una testa del dio Bes, trovata insieme con l'epigrafe nei pres­
si di Kition. ' Isolata rimane l'iscrizione votiva di una sacerdotessa che
offrì una scatola d'avorio rinvenuta a Ur, in Mesopotamia; particolarità
linguistiche suggeriscono per l'epigrafe un'origine da Biblo; l'iscrizione
viene datata al VII sec. a.C. Una breve iscrizione, non completamente leg­
gibile, è incisa su una coppa di bronzo rinvenuta a Nimrud, dove fu por­
tata come tributo o saccheggio; l'epigrafe è datata all'vm sec. a.C.
Resta unica nel suo genere una breve iscrizione che costituisce la più
antica testimonianza della presenza fenicia in Egitto; sul retro di una ta­
voletta di legno recante un testo amministrativo ieratico del XIV sec. a.C.
è stata incisa, verso l'vm sec. a.C., un'epigrafe intorno alla rozza figura di
un bambino; l'iscrizione contiene parole di augurio per un nascituro.'
I secoli che vanno dal IX al VII sono quelli che nell'area fenicio-pale­
stinese hanno visto la nascita e un notevole sviluppo delle iscrizioni sigil­
' A. Hermary, Deux ex-voto chypriotes reconstitués, in Revue du Louvre, 1984, nr. 4,
pp. 23 8-240 (a p. 239 la nuova lettura dell'iscrizione proposta da M. Sznycer).
i Per il significato dell'iscrizione, pubblicata nel 1 990 da K.-T. Zauzich e W. Rollig (v.
nota bibliografica) cf. G. Garbini, Un amuleto fenicio dall'Egitto, in Donum natalicium.

Studi presentati a Claudio Saporetti in occasione del suo 60. compleanno, Roma 2000,
pp. 105 - 107.
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

C\ f w o L Figura 1 5 . Medaglione funerario da Car­

7 /).; 1. 7 �7 L I
tagine. l'strllt lpgmlyn Il yd'mlk bn Il
pdy �I? Il 's �I? Il pgmlyn «Per Astarte di

� lj 7 L
Pigmalione. Yadamilk figlio di Padai (lo)
"1J O A IN
ha salvato colei che salvò Pigmalione».

� -?v L} ?
lari: brevissime epigrafi (quasi sempre
yv l nomi di persona) incise sulla base piat­
ta, insieme con disegni di vario gene­
(V L \� w � re, di piccoli sigilli a stampo (scara­

) 4; 11 '/
boidi) e di scarabei. Appartenenti tut­
'W L ti a personaggi di alto rango, membri
della casa reale o funzionari da questa
dipendenti, i primi venivano usati nel­
la vita quotidiana e poi, insieme con i secondi, accompagnavano il pro­
prietario nella tomba come amuleti. Le figure di divinità o di simboli di­
vini e talvolta la figura stilizzata di un sovrano o un simbolo regale, co­
me lo scarabeo con quattro ali e il disco alato, accompagnati dal nome
del re accrescevano il valore magico di questi piccoli oggetti. I sigilli fe­
nici, che come tutti gli altri solo raramente sono stati trovati nel corso
di scavi regolari, non sono molto numerosi: circa un centinaio, compre­
sa qualche decina proveniente dalle colonie mediterranee.
L'espansione prima commerciale e poi coloniale delle città fenicie nel
Mediterraneo centroccidentale ha lasciato anch'essa testimonianze epi­
grafiche. Il più antico documento in lingua fenicia è rappresentato dalla
breve iscrizione su una coppa di bronzo trovata in una tomba a Tekke,
presso Cnosso (Creta), databile intorno al 900 a.C. L'incertezza della
lettura dei due nomi non permette di conoscere la provenienza (Fenicia
o Palestina) del proprietario dell'oggetto. Mentre è probabile l'origine
cipriota del medaglione d'oro trovato anch'esso in una tomba, a Cartagi­
ne, e databile all'vIII-VII sec. a.C. (fig. 1 5 ), oggetti di esportazione sono
due coppe d'argento trovate a Palestrina (Lazio) e Pontecagnano (Cam­
pania), assegnabili a un periodo compreso tra la fine dell'vIII e l'inizio
del VII sec. a.C. Solo commerciale è la presenza fenicia documentata da
qualche frammento ceramico a Pitecusa (Ischia) nella seconda metà del­
l'vIII sec. a.C., mentre insediamenti stabili sono quelli sulla costa meri­
dionale spagnola (Cadice, Morra de Mezquitilla, VIII-VII sec. a.C.; sta­
tuetta di Astarte, forse VII sec. a.C.) e in Sardegna (vaso di Sant'Imbenia
presso Alghero, VIII sec. a.C.); qui si trovano anche iscrizioni su pietra:
importante, anche se poco comprensibile, è quella di Nora (fine VIII sec.
a.C.; fig. 1 6), più recente del piccolo frammento di Basa, che con il fram-
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti
Figura 1 6. Stele di Nora. bt bs s Il ngr s h' Il
bfrdn slllm h ' sllm �b' mlllktn bn 11 sbn ngd 11
lpmy «Il tempio di Bes di NGR, quello che sta
in Sardegna, è stato completato. Lo ha fonda­
to la schiera di Milkaton figlio di Shebna, il co­
mandante, per Pumai» (lettura e interpretazio­
ne incerte).

mento di Sant'lmbenia documenta nella


Sardegna nordoccidentale una presenza
probabilmente filistea, come il sigillo di
Cadice (vn sec. a.C.) con la sua onomasti­
ca tipicamente nordarabica. Certamente
fenicia è invece la lamina d'oro iscritta da
Sant'Antioco (l'antica Sulci), in Sarde­
gna. La prima fase dell'espansione levan­
tina nel Mediterraneo, sia commerciale
sia coloniale, vide infatti i Fenici affer­
marsi soltanto nella seconda metà del-
l'vm sec. a.C., mentre in precedenza erano stati i Filistei a ripercorrere
le a loro ben note rotte mediterranee, con una presenza aramaica tra la
fine del IX e la prima metà dell'vm sec. a.C.

A chiusura di questa che è la prima sezione di epigrafi semitiche esa­


minate sistematicamente è necessario soffermarsi brevemente sul proble­
ma della tipologia delle iscrizioni. Una trattazione sistematica delle iscri­
zioni potrebbe essere condotta sulla base di criteri tipologici che distin­
guano il supporto (pietra, metallo, ceramica o altro) oppure la natura del­
le iscrizioni stesse (commemorative, votive, funerarie, ecc.) a seconda de­
gli autori (sovrani o comunque autorità, sacerdoti, privati). Tale approc­
cio è apparso tuttavia poco adatto a un lavoro introduttivo come il pre­
sente, che si prefigge essenzialmente uno scopo di informazione gene­
rale e storica. Per non parlare poi della discutibilità di certe suddivisioni
(per esempio, esistono iscrizioni funerarie fenicie su pietra, su vasi, su
metalli vari e perfino scolpite sulla roccia) e dello scarso vantaggio of­
ferto da categorie come «iscrizioni votive» o «iscrizioni funerarie» che
in certe aree culturali comprendono da sole la quasi totalità del materia­
le epigrafico, anche quando un corpus può contare migliaia di epigrafi.
È sembrato invece opportuno segnalare di volta in volta quelle situazio­
ni in cui la presenza o l'assenza di un certo tipo di iscrizioni acquista un
significato particolare nell'evoluzione di una determinata cultura.

91
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Nell'ambito delle iscrizioni fenicie, per le quali siamo in grado, no­


nostante la povertà del materiale, di valutare i cambiamenti intervenuti
nel corso di circa sei secoli a partire dal xm a.C., si possono osservare
diversi fenomeni interessanti. In primo luogo la scomparsa, nel passag­
gio dal Tardo Bronzo al Ferro, delle spatole di bronzo iscritte, che a
Biblo costituivano un caratteristico supporto delle iscrizioni «pseudo­
geroglifiche»; probabilmente doveva trattarsi di un particolare tipo di
rapporto economico tra il tempio e un cittadino. Altrettanto notevole la
scomparsa delle frecce iscritte dal corredo funerario; anche qui deve es­
sere venuta meno una certa categoria militare che era sorta durante il
dominio egiziano e che non aveva più ragione di esistere quando inco­
minciarono ad affermarsi le autonomie politiche e militari locali. A tale
situazione politica ci riporta anche la comparsa dei sigilli a scarabeo con
iscrizione, il cui più antico esemplare proviene non a caso dalla Palesti­
na filistea.
Questi piccoli oggetti all'ini­
zio del 1 millennio a.C. presero
il posto e la funzione degli sca­
rabei dell'età del Medio e Tardo
Bronzo. Questi erano di fattu­
ra o di imitazione egiziana, con
simboli religiosi egiziani e tal­
volta con nomi di faraoni, che
accrescevano l'efficacia magica
dell'amuleto; la raggiunta auto­
nomia politica della Fenicia e
della Palestina, unita all'ideolo­ Figura 1 7. Anello d'oro da Tharros.
gia regale che accomunava so­ tzk Il lr' 'yt Il tb si «Illumina a Ra la
stanzialmente questa regione al­ sua venuta».
l'Egitto, portò alla sostituzione
del nome del faraone con quello di qualche sovrano locale. È per questa
ragione che esistono sigilli-scarabei di modesta fattura con nomi e ico­
nografie regali, talvolta vari esemplari con il nome dello stesso re: non si
tratta di oggetti appartenuti a questi ultimi, ma di amuleti funerari di
personaggi che avevano servito il sovrano da vivo. In questo contesto
ideologico si inseriscono anche i sigilli che presentano l'inizio della se­
rie alfabetica, per il cui significato rimandiamo a quanto detto a propo­
sito dell'origine dell'alfabeto.
Nonostante l'estrema povertà della documentazione, il più antico ma­
teriale epigrafico fenicio rivela già una caratteristica che si ritroverà an-

92
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

che più tardi: l'uso di formule religiose, di origine letteraria, su oggetti


preziosi del corredo funerario. Accanto al medaglione aureo di Cartagi­
ne, la cui interpretazione resta difficile, bisogna ricordare il piccolo fram­
mento di una laminetta d'oro da Sulci e un anello, anch'esso d'oro, pro­
veniente quasi certamente da Tharros e databile tra il VII e il VI sec. a.C.,
con riferimenti all'escatologia egiziana (fig. 1 7).
Nell'ambito delle iscrizioni commemorative la mancanza di scavi non
ci permette di istituire confronti tra quelle, assai significative, redatte in
Cilicia da esperti letterati tiri e gli eventuali modelli esistenti nella città
di Tiro; comunque è da rilevare la mancanza di questa tipologia, dall'a­
spetto marcatamente politico, nella città di Biblo: discorso che vale an­
che per il periodo successivo, quando ritornerà la documentazione. In
questo tipo di iscrizioni occupa una posizione particolare quella di No­
ra, in Sardegna, notevole non solo per la sua antichità ma anche per la
sua totale autonomia fraseologica e di struttura rispetto a tutte le altre
iscrizioni fenicie; quali che siano la lettura e l'interpretazione dell'epi­
grafe, che restano tuttora assai incerte, questa constatazione rivela l'ori­
gine non ufficiale, non legata cioè alla cultura degli ambienti palatini, del­
l'iscrizione, prodotto di un gruppo sociale autonomo rispetto a questi ul­
timi.
Molte volte, nel corso di questo lavoro, ci è occorso di far riferi men­
to al criterio paleografico a cui ricorrono gli epigrafisti per dare una ba­
se alle loro datazioni. Ora che abbiamo visto la situazione delle iscrizio­
ni fenicie nella prima metà della loro storia più che millenaria possiamo
valutare meglio la validità di tale criterio. Che la scrittura fenicia, come
ogni altra scrittura, abbia subito una certa evoluzione nel corso del
tempo è un fatto ovvio; il problema è quello di vedere la velocità di tale
evoluzione in generale e di seguirne in dettaglio lo svolgimento nell'am­
bito non soltanto di ogni singolo centro ma anche dei vari ambienti cul­
turali all'interno di questo, tenendo inoltre conto dei diversi supporti
della scrittura. Lo stato della documentazione attuale non consente as­
solutamente alcun confronto serio: nessun dato preciso e generalmente
accettato per i testi del II millennio a.C.; la documentazione di Biblo
cessa verso l'inizio del IX sec. a.C. e con le più tarde stele di Tiro e Ak­
zib e con il vaso di Sidone costituisce la sola fonte diretta della scrittura
in Fenicia per ben quattro secoli. Colmare tale immensa lacuna docu­
mentaria con lo sporadico materiale proveniente da Cipro, dalla Cilicia
e dalla Sardegna, tutto di incerta datazione, costituisce un procedimen­
to metodologicamente discutibile.
D'altra parte, se confrontiamo la scrittura del sarcofago di Ahiram con

93
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Tavola 3 . Scritture monumentalifenicie antiche. 1 . Ahiram (xm sec.). 2. Frecce li­


banesi (xm sec.). 3. Yehimilk (x sec.). 4. Kilamuwa (1x sec.). 5 . Karatepe (vm sec.).
6. lres Dagh (vu sec.).

94
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

quella di lres Dagh, che ci riporta all'incirca al VII sec. a.C., noteremo
una sostanziale uniformità nella forma dei segni: a parte la marginalità
della alef nelle più antiche iscrizioni di Biblo, diversi segni (d z k m q s)
mostrano alcuni cambiamenti che probabilmente si produssero a Tiro,
anche se li troviamo documentati solo fuori della Fenicia. Tali cambia­
menti non avvennero contemporaneamente, a quanto sembra, ma in
momenti successivi nel corso dei secoli IX e VIII a.C.; il primo è stato
quello di k, presente già nell'iscrizione di Kilamuwa; un po' posteriori
sembrano quelli di d e z, mentre decisamente più recente è quello di s;
graduale appare invece la trasformazione di m, che da una posizione
verticale passa a una orizzontale accompagnata da un allungamento del
tratto posteriore (v. tav. 3). Nel corso del VII sec. a.C. avviene il cambia­
mento della forma di q; il nuovo aspetto del segno si afferma rapida­
mente e resterà poi immutato sostanzialmente per diversi secoli. Il cam­
biamento di forma dei segni fu dovuto, con ogni probabilità, alla prati­
ca di una scrittura corsiva su papiro (ciò appare evidente nel caso di z);
in un secondo momento alcune delle forme corsiveggianti furono ac­
colte anche nella scrittura monumentale.

Nota bibliografica
In questa nota sono segnalate solo quelle iscrizioni, di più recente pubblica­
zione, che non sono presenti nelle raccolte citate nella guida bibliografica posta
alla fine di questo volume.
Frammento di iscrizione arcaica da Biblo: P. Bordreuil, Une inscription phé­
nicienne champlevée des environs de Byblos, in Semitica 27 ( 1 977), pp. 23-27.
Iscrizioni di Hazor e Akzib: B. Delavault - A. Lemaire, Les inscriptions phé­
niciennes de Palestine, in RSF 7 ( 1979), pp. 3 - 1 2, nr.i 2- 1 9.
Iscrizione di Khalde: P. Bordreuil, Épigraphes phéniciennes sur bronze, sur
pierre et sur céramique, in Archéologie au Levant. Recueil R. Saidah, Lyon
1982, pp. 1 90- 1 9 1 .
Iscrizione su coppa d a Nimrud: M . Heltzer, The Inscription on the Nimrud
Bowl No. 5 (BM. 913 03), in PEQ 1 14 ( 1 98 2), pp. 1 -6.
Iscrizione dalla zona di Sidone: É. Puech, Un cratère phénicien inscrit: rites
et croyances, in Transeuphratène 8 ( 1 994), pp. 47-73.
Iscrizione di çinekoy: R. Tekoglu - A. Lemaire, La bilingue royale louvito­
phénicienne de çinekoy, in CRAI, 2000, pp. 961 - 1006.
Area mediterranea. Iscrizioni di Tekke, Pitecusa e Pontecagnano: M.G. Ama­
dasi Guzzo, Iscrizioni semitiche di nord-ovest in contesti greci e italici (X- VII sec.
a. C.), in Dialoghi di Archeologia 1 987, 2, pp. 1 3-27, nr.i 1 , 8, 9, 1 1 .
Amuleto dall'Egitto: K.-T. Zauzich - W. Rollig, Eine agyptische Schreiberpa­
lette, in Orientalia 59 ( 1 990), pp. 320- 3 3 3 .

95
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Iscrizioni dalla Sardegna: G. Garbini, Un'iscrizione fenicia su un anello d'oro,


in RSF 1 7 ( 1989), pp. 4 1 - 5 3 (da Tharros).
Vasi di Sant'Imbenia: G. Garbini, Due iscrizioni su ceramica, in Phoinikes b
Shrdn. I Fenici in Sardegna - Nuove acquisizioni (Catalogo), Oristano 1 997, pp.
5 2- 5 3.
Iscrizioni dalla Penisola Iberica: J.-L. Cunchillos, Jnscripcions fenicias del teli
de Doiia Bianca (v), in Sefarad 5 3 ( 199 3), pp. 1 7-24.
M. Sznycer, Une ancienne inscription phénicienne découverte à Abul (Portu­
gal), in Semitica 50 (2000), pp. 226-228.
L e due tavolette di Arslan Tash con testi magici, datate al VII sec. a.C., non
sono state prese in considerazione perché sono state riconosciute false; per al­
cuni argomenti cf. J. Teixidor, Les tablettes d'Arslan Tash au Musée d'Alep, in
AO I ( 1 983), pp. 1 0 5 - 1 09.

Il fenicio in Palestina
Come abbiamo già detto all'inizio del capitolo, la continuità della
scrittura e della lingua fenicia, nonostante i traumatici avvenimenti ve­
rificatisi tra il Tardo Bronzo e l'inizio dell'età del Ferro, trova in Pale­
stina una conferma più antica e più significativa che in Fenicia. Le genti
egeo-anatoliche fissatesi nella regione, e in particolar modo i Filistei, do­
po un periodo iniziale di assestamento in cui conservarono, con la loro
lingua, anche la loro scrittura di tipo miceneo, 1 conobbero un processo
di assimilazione piuttosto rapida, anche se non totale, che le portò già
nell'x1 sec. a.C. a usare la scrittura e la lingua locale, cioè fenicia. Un
documento fondamentale in questo senso è un ostrakon da Izbet Sartah
(poco a nord di Giaffa) con diverse righe di scrittura in caratteri fenici
piuttosto rozzi (fig. r 8); le prime esprimono una lingua incomprensibile
(evidentemente si tratta del filisteo), l'ultima presenta invece, in maniera
grossolana ma inequivocabile, una serie alfabetica fenicia. Una datazio­
ne esatta di questa iscrizione non è possibile, ma lo strato archeologico
da cui essa proviene è delimitato tra il 1 200 e il 1 000 a.C. L'importanza
dell'ostrakon di Izbet Sartah sta non soltanto nell'antichità della testi­
monianza della scrittura fenicia in Palestina dopo il Tardo Bronzo, ma
anche nel tipo di scrittura che esso presenta: la forma del segno s ruota­
to di 90° e quella approssimativamente circolare di l mostrano una deri­
vazione dalla stessa scrittura che abbiamo visto sulle due iscrizioni di
Lachish del xm sec. a.C. piuttosto che da quella di Biblo. Ciò significa
che le vicende dell'inizio del xn secolo avevano provocato una certa frat-

1 G. Garbini, Filistei, cit., pp. 2 3 1 -247.


Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Figura 1 8. Ostrakon filisteo da Izbet Sartah. La riga in basso (da sinistra a


destra) costituisce un rozzo alfabeto fenicio.

tura tra la regione fenicia e quella palestinese, con la conseguenza di una


non breve interruzione delle influenze che dal nord giungevano nel sud.
L'estrema povertà della documentazione e le incertezze della sua in­
terpretazione non ci hanno consentito di verificare se ed eventualmente
fino a che punto il fenicio usato in Palestina nel Tardo Bronzo si diffe­
renziasse da quello delle città fenicie; la varietà linguistica delle iscrizio­
ni protosinaitiche poteva riflettere la lingua di un gruppo non residente,
come abbiamo visto a suo tempo. Ora la situazione è diversa: accanto
alla popolazione locale troviamo consistenti gruppi etnici venuti da fuo­
ri che solo scoperte e indagini recenti hanno consentito di valutare sul
piano linguistico, mettendo in crisi il pregiudizio, sorto da un'errata in­
terpretazione dell'Antico Testamento, di una Palestina tutta e soltanto
ebraica dopo le vittorie di David. Ora sappiamo con certezza che i Fili­
stei adottarono la lingua fenicia e la usarono per tutto il periodo della
loro indipendenza politica, cioè fino alla conquista assira; che il loro do­
minio si estendeva inizialmente su buona parte della Palestina (non è un
caso che essi e non altri abbiano dato il nome alla regione) e che comun­
que dominarono sempre la Palestina meridionale e tutta la fascia costie­
ra fino ad Akko. L'autonomia delle vicende politiche e una marcata iden­
tità culturale conservata anche dopo l'adozione della lingua fenicia ren­
dono perciò opportuna una trattazione a parte delle iscrizioni filistee,
che restano distinte da quelle fenicie vere e proprie.
Un caso particolare tanto interessante quanto difficile da risolvere è
quello dell'iscrizione che per il suo contenuto è nota come «calendario

97
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

di Gezer» (fig. 1 9). Considerata a


lungo come ebraica e datata ipote­
ticamente al x sec. a.C., essa pre­
senta caratteri linguistici arcaici
(mancanza di articolo e un suffis­
so -w) che fanno escludere la sua
appartenenza sia al materiale ebrai­
co sia a quello fenicio. Il fatto che
l'archeologia ha rivelato una facies
filistea per la città di Gezer nell'x1
e x sec. a.C. ha spinto qualcuno a
proporre l'origine filistea dell'epi­
grafe.' Questa non può venire
esclusa, naturalmente, ma gli arcai­
smi linguistici insieme con il testo,
non molto chiaro, che esprime una
cultura contadina, fanno pensare
piuttosto alla manifestazione tardi­
va della lingua cananaica parlata Figura 1 9. « Calendario di Gezer».
nella città nel periodo del Tardo yrf?w 'sp. yrf?w z l lr'. yrf?w lqs Il yrb
Bronzo. 'sd pst Il yrlJ q?r S'rm [la m è scritta

zmr Il yrlJ q? Il 'by . . . «I mesi del rac­


Un discorso analogo a quello sui inferiormente] Il yrlJ q?r wkl Il yrf?w
Filistei va fatto anche per gli Am­ colto - i mesi della sellmina - i mesi
moniti. Dopo l'individuazione di della semina tarda (?) Il il mese del
alcuni sigilli e la scoperta di qual­ taglio del lino Il il mese del raccolto
che iscrizione su pietra e su ostra­ dell'orzo Il il mese del raccolto e del
ka si è costituito un piccolo corpus computo (?) - i mesi della vendem­
mia (?) Il il mese della frutta estiva Il
... ( ?)» .
epigrafico abbastanza autonomo Abi
dal punto di vista paleografico ma
totalmente fenicio per la lingua. Una situazione non diversa si registra
nella Palestina interna centrosettentrionale, corrispondente approssi­
mativamente al regno di Israele: anche qui le scarsissime testimonianze
epigrafiche di Samaria e Megiddo rivelano che la lingua d'uso era il fe­
nicio, presentato nelle trattazioni correnti come «ebraico del nord». An­
cora troppo scarso per qualsiasi analisi è il materiale edomita.
L'interrotta pubblicazione delle iscrizioni fenicie ed ebraiche scoper­
te a Kuntillet Ajrud impedisce di valutare l'origine e il significato stori­
co delle epigrafi in scrittura fenicia; per quelle in scrittura ebraica si ve­
da più avanti.
1 A. Lemaire, Phénicien et Philistien. .. (v. nota bibliografica alla fine del paragrafo), p. 247.
Iscrizioni filistee

Di iscrizioni filistee si è
parlato per la prima volta
nel 1 9 8 5 , con la pubblica­
zione di alcuni ostraka da
Figura 20. Ostrakon da Qubur el-Walaydah. Tell Gemmeh intorno ai
Leggere da sinistra a destra: smp 'l I 'y ,l I s. . .
Le prime due parole sono nomi propri di tipo quali furono riunite alcu­
fenicio. ne altre iscrizioni vascola­
ri e tre sigilli già noti in
precedenza. Negli anni successivi furono assegnati ai Filistei altri sigil­
li fino allora distribuiti in vario modo; il materiale più importante è pe­
rò quello proveniente dagli scavi di Tel Miqne, forse l'antica Ekron, e
pubblicato negli anni Novanta. Oltre a diverse iscrizioni su anfore che
indicavano l'appartenenza di queste a un tempio della dea Asherat è da
segnalare un'iscrizione su pietra che ricorda la costruzione di un tem­
pio da parte di un sovrano a una dea dal nome finora sconosciuto; oc­
corre dire, tuttavia, che questa epigrafe presenta diversi aspetti poco
chiari, che non fanno escludere la possibilità di una falsificazione. L'iden­
tificazione di materiale epigrafico incontestabilmente filisteo, com'era ac­
caduto in precedenza con quello ammonitico, ha naturalmente portato
a costruire intorno ad esso un piccolo corpus di iscrizioni assegnate in
precedenza specialmente all'epigrafia ebraica.
Pur nel loro scarso numero le iscrizioni filistee in lingua fenicia offro­
no dati molto interessanti: un ostrakon da Qubur el-Walaydah (presso
Gaza), databile tra XI e x sec. a.C. (fig. 20), con la sua scrittura destrorsa
e i segni alef e s ruotati di 90° anticipa in maniera impressionante la scrit­
tura greca; un sigillo da Revadim (nei pressi di Tel Miqne) costituisce il
più antico esempio di sigillo iscritto, anche se la datazione al x sec. a.C.
non è certa; l'onomastica nordarabica presente nel sigillo trovato a Ca­
dice (vm sec. a.C.) rivela gli stretti rapporti tra i carovanieri arabi e i
commercianti di Gaza; sigilli di tipologia filistea sono attestati a Cipro e
in Cilicia con onomastica di tipo anatolico (fig. 2 1 ). Alcune affinità pa­
leografiche tra sigilli filistei ed altri ritenuti ancora ammoniti rendono
probabile che vari esemplari di questi ultimi siano da attribuire invece ai
primi; una semplice valutazione storico-geografica è sufficiente a dimo­
strare quanto poco probabile sia il rapporto di circa venticinque sigilli
filistei, nel calcolo più favorevole, contro circa centocinquanta sigilli am­
moniti.
Di probabile origine filistea, per il luogo di ritrovamento e per il con-

99
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

2 3 4

6 7

Figura 2 1 . Sigilli filistei. 1 . da sinistra: l'b' «di Aba»; 2. l�nn «di Hanon»; 3 . (da
Cadice) ln 'm'l 11 p'rt «di Naamel-Piarat»; 4. l'zr «di Azuri»; 5 . l�nn «di Ha­
non»; 6. dryms I 'lyqm «di Drym Eliaqim» (oppure «Eliaqim di Drym»; il suf­
fisso -s indica il genitivo in filisteo); 7. t'bd't'b 1 1 bn sb't 11 'bd mtt bn 11 �dq ' «di
Abdelab figlio di Shibat servo di Mititti figlio di Sidqa» (Mititti fu re di Ascalo­
na nella prima metà del vrr sec. a.C.).
tenuto (recipiente fittile per l'olio), è la breve iscrizione in fenicio trova­
ta negli scavi di Teli es-Saidiyeh in Transgiordania; è databile verso la
fine del vn sec. a.C.
Il dominio assiro sulle città filistee si consolidò di fatto all'inizio del
vn sec. a.C., ma queste mantennero tutte le proprie dinastie locali; sullo
scorcio del secolo compaiono, per evidente influenza dell'Assiria, le pri­
me iscrizioni aramaiche, di natura economica.
La scarsità e la natura del materiale epigrafico non consentono anco­
ra di avviare un discorso, per quanto generico, sulla paleografia delle
iscrizioni filistee e tanto meno sui suoi rapporti con quella ebraica e, se­
condariamente, con quella ammonita.

Nota bibliografica
Il primo nucleo di iscrizioni filistee è stato definito da ]. Naveh, Writings
and Scripts in Seventh-Century B. C. E. Philistia. The New Evidence [rom Tell
Jemmeh, in IEJ 3 5 ( 1 9 8 5 ), pp. 8-2 1 .

1 00
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Una raccolta pressoché completa di testi, più ricca della precedente, si trova
in G. Garbini, I Filistei, Milano 1997, pp. 24 5 -268, che utilizza anche i risultati
dello studio seguente: Id., I sigilli filistei, in Biblica et Semitica. Studi in memo­
ria di Francesco Vattioni, Napoli 1999, pp. 23 5-24 5 .
Indipendentemente d a questi lavori, u n elenco d i iscrizioni che ampliava
quello di Naveh è stato redatto da A. Lemaire, Phénicien et Philistien: Paléogra­
phie et dialectologie, in Actas del IV Congreso internacional de estudios fenicios
y punicos. Cadiz 1995, Cadiz 2000, 1, pp. 243-249.
L 'iscrizione di Te! Miqne su pietra è stata pubblicata da S. Gitin - T. Dothan -
J. Naveh, A Royal Dedicatory Inscription from Ekron, in IEJ 47 ( 1 997), pp. 1 - 1 6.
Iscrizione di Teli es-Saidiyeh: A. Lemaire, Une inscription phénicienne de Teli
es-Sa'idiyeh, in RSF r o (1982), pp. 1 1 - 1 2.

Iscrizioni della Samaria


La regione palestinese della Samaria, cioè l'area cisgiordanica a est del­
la pianura costiera compresa approssimativamente tra il 3 2 ° parallelo e
la pianura di Y ezreel, corrisponde sostanzialmente a quello che tra il x e
l'vm sec. a.C. fu il regno di Israele, distrutto nel 722 a.C. dagli Assiri.
Le città più importanti erano, da nord a sud, Megiddo, Samaria e Sichem.

·\ V\Y l l\X W.J'


·:J7 V\v ·� w� /
·X�\ � Y')' ' t--4 /�

a b
Figura 22. Ostraka di Samaria. a) nr. 1 8: bSt. h'frt. m��rt Il lgdyw. nbl. smn.
Il rh�. «Nell'anno dieci; da Haserot Il a Gadyaw. Anfora di olio Il raffinato».
- b) nr. 23: bSt. I 5 m�lq. Il l'S'. '�mlk. Il �l�. m��rt. «Nell'anno r 5 ; da He­
leq Il ad Asa-Ahimelek Il Heles da Haserot».

Nonostante la sua importanza storica e l'ampiezza della ricerca archeo­


logica, la Samaria è estremamente povera di materiale epigrafico: nessu­
na iscrizione monumentale, un paio di dozzine di sigilli iscritti, alcune
placche di avorio con segni alfabetici incisi sul retro (Megiddo e Sama­
ria) e un frammento di avorio iscritto da Nimrud, sporadici resti di iscri­
zioni vascolari; il materiale più consistente è costituito da un centinaio
di ostraka più o meno ben conservati, con schematiche annotazioni di ca-

IOI
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

rattere amministrativo, trovati a Samaria. Il confronto quantitativo tra il


materiale epigrafico assegnabile al regno di Israele e quello del regno di
Giuda, anche tenendo conto del fatto che più si scende nel tempo più ric­
ca diventa la documentazione, aiuta a capire l'entità del fenomeno della
fabbricazione e pubblicazione dei falsi epigrafici destinati a sostenere po­
sizioni ideologiche.

2 3

4 6 7
Figura 2 3 . Sigilli del regno di Israele. 1 : lsm' I l 'bd yrb'm «di Shema servo di
Geroboamo»; 2 : lzkr Il hwS' «di Zakar-Osea»; 3: lsbnyw 'llbd 'zyw «di Sheb­
nayaw servo di Uzzia»; 4: l 'byw 'bd 'zyw «di Abiyaw servo di Uzzia»; 5 .
'hz I l pqby «Ahaz-Peqahia»; 6 : pqb «Peqah»; 7 : lhws ['] «di Osca».
Scoperti quasi tutti nel 1 9 1 0 e pubblicati nel 1 924, gli ostraka di Sa­
maria presentano una ricca onomastica e toponomastica ma soltanto po­
chissime parole e qualche numerale (fig. 22). Queste costituiscono la ba­
se per la classificazione linguistica delle iscrizioni provenienti da questa
regione; e poiché qui incontriamo le forme st «anno» e yn «vino», che si
contrappongono alle ebraiche snh e yyn, se ne è dedotta l'esistenza di
un ipotetico dialetto ebraico «settentrionale» che verrebbe ad affiancar­
si a quello meridionale, usato nel regno di Giuda e documentato sia dal-
1' Antico Testamento sia dalle iscrizioni della Giudea. In realtà le cose
stanno diversamente: le parole st e yn rivelano semplicemente che nella
Samaria, analogamente alla Galilea e alla zona costiera, la lingua usata
nelle iscrizioni attualmente note era il fenicio, che possiede appunto le

1 02
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

due forme ricordate. Questa conclusione à stata confermata dall'identi­


ficazione e lo studio di un piccolo gruppo di sigilli iscritti assegnabili al
regno ebraico del nord, i quali sia per la paleografia sia per i motivi ico­
nografici presenti su di essi si apparentano strettamente a quelli fenici.
Particolarmente interessanti sono i sigilli con simboli o figure regali e i
nomi degli ultimi sovrani del
regno di Israele (Peqahia, Pe­
qah e Osea) e tre sigilli, ap­
partenuti uno a un ministro
del re Geroboamo (786-746
a.C.) e due a un ministro del
re Uzzia (ignorato dalla Bib­ Figura 24. Bacino da Kuntillet Ajrud. l 'dyw
bia) (fig. 23). Anche il fram­ bn 'dnh brk h ' lyhw «Di Adayaw figlio di
mento di avorio iscritto è Edna. Sia benedetto da Yahweh».
probabilmente redatto in lingua fenicia, come suggerisce la mancanza
dell'articolo nelle sole parole comprensibili.

o/SSJ'Vof31�ç)
Certamente connesse
con Samaria sono alcune
delle iscrizioni scoperte

o�lJ�6ir:J��-��/
nel santuario di Kuntillet
Ajrud (al confine tra Ne­
gev e Sinai) e databili al-
Figura 2 5 . /scrizione dipinta su un 'anfora da Kun­ 1 'vm sec. a.C. La forma
tillet Ajrud. brkt. 'tkm. 11 lyhwh. smrn. wl'frth. yw del nome divino nel­
«Vi benedico per Yahweh di Samaria e per la sua
Ashera». l'onomastica e la proba­
bile interpretazione come
«Samaria» nell'espressione yhwh smrn «Yahweh di Samaria» testimo­
niano una presenza di Israeliti del nord in questo centro profetico. Par­
ticolare importanza assumono tre iscrizioni, di cui una soltanto è stata
pubblicata, scolpite sul bordo di grossi bacini di pietra: si tratta degli
unici esemplari di iscrizioni votive monumentali restituiti dalla Palesti­
na ebraica, tanto più interessanti perché, almeno in quello edito, vi è la
menzione di Yahweh (fig. 24),' ricordato anche nelle iscrizioni dipinte
più o meno confusamente su grosse anfore (fig. 2 5 ) che recano anche
grossolani disegni, tra cui immagini di Bes. La considerevole presenza
samaritana, accanto a quella fenicia (presumibilmente palestinese), nel
centro religioso di Kuntillet Ajrud fa risaltare, per contrasto, la totale
1 Il fatto che nella stessa località il nome divino ebraico compaia come yhwh nelle iscri­

zioni sulle anfore e come yhw in quella monumentale indica con estrema probabilità che
la h finale del nome è una mater lectionis.

103
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

assenza di elementi chiaramente riferibili a Giuda, che per la sua posi­


zione geografica ci saremmo aspettati di trovare in questa zona. Taie as­
senza pone un difficile problema storico, che resterà irrisolto finché
non sarà tolto il veto alla pubblicazione dei testi di Kuntillet Ajrud; allo
stato attuale della documentazione non si può non rilevare come queste
testimonianze, assegnabili ai primi decenni dell'vm sec. a.C. al più tar­
di, confermino la situazione delineata dall'iscrizione di Mesha, e cioè un
assoluto predominio politico e culturale del regno ebraico del nord nel­
la Palestina meridionale non filistea, come se lo stato che aveva Gerusa­
lemme per capitale nemmeno esistesse. Dal punto di vista linguistico è
difficile dare una definizione della lingua in cui sono scritte le iscrizioni
di Kuntillet Ajrud redatte in scrittura non fenicia; la brevità e la lacu­
nosità dei testi attualmente noti non permettono una scelta sicura tra il
fenicio e l'ebraico, anche se l'assenza dell'articolo in un caso in cui l'ebrai­
co lo usa fa propendere per la prima possibilità.
I pochissimi dati finora disponibili sull'aspetto paleografico delle iscri­
zioni del regno di Israele consentono comunque di delineare una tenden­
za piuttosto chiara. Partendo da una scrittura monumentale fenicia, tal­
volta conservata come tale, si è precocemente affermato un ductus che
amava arrotondare verso sinistra il tratto lungo di alcuni segni (b, k, m,
n), come si vede già nella stele moabitica di Mesha, che con ogni verosi­
miglianza ha imitato la scrittura di Israele, e nel bacino di pietra di Kun­
tillet Ajrud. Tale caratteristica rivela l'esistenza di una diffusa pratica
scribale, ben documentata dagli ostraka di Samaria con il loro anda­
mento corsivo dai tratti di diverso spessore, tracciati da mani esperte, e
dalle scritte a inchiostro sulle anfore di Kuntillet Ajrud. Questo tipo di
scrittura sarà ripreso e sviluppato, a partire dalla seconda metà dell'vm
sec. a.C., negli stati semi-indipendenti della Palestina meridionale.

Nota bibliografica
Il materiale trattato in questo paragrafo si trova generalmente raccolto nelle
opere dedicate alle iscrizioni ebraiche (cf. guida bibliografica). Per gli ostraka di
Samaria si veda anche A. Lemaire, Inscriptions hébraiques, 1. Les ostraca, Paris
1 977, pp. 2 1 - 8 1 ; 245-250 (senza il testo).
Alcune iscrizioni da Megiddo e Samaria sono state ritenute fenicie da B. De­
lavault - A. Lemaire, Les inscriptions phéniciennes de Palestine, in RSF 7 ( 1979) ,
pp. 1 9-22, nr.1 40-4 1 , 43-44.
Per i sigilli: G. Garbini, I sigilli del regno di Israele, in OA 2 1 ( 1 982), pp.
1 63 - 1 76 (escluso il nr. 5).
Per Kuntillet Ajrud: Z. Meshel, Kuntillet 'Ajrud, Jerusalem 1 978.

1 04
Iscrizioni ammonitiche

Un piccolo corpus di iscrizioni ammonitiche si è progressivamente co­


stituito a partire dai primi anni Settanta, dopo la scoperta di un'iscrizio­
ne monumentale, molto frammentaria, nella cittadella di Amman.' Dal­
! 'iniziale raccolta di 1 2 sigilli e due iscrizioni su pietra, con la scoperta di
nuovi materiali e specialmente con l'attribuzione agli Ammoniti di si­
gilli precedentemente ritenuti ebraici o aramaici si è giunti, in meno di
venti anni, a un totale di circa 1 5 0 pezzi; alla fine del Novecento il nu­
mero era quasi raddoppiato. Questo materiale, numericamente ragguar­
devole, comprende però scritte sigillari nella sua stragrande maggioran­
za (circa 240 esemplari): il resto è costituito da poche iscrizioni in pietra
(tutte frammentarie), qualcuna in metallo e diversi ostraka.

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Figura 26. Iscrizioni ammonitiche. a) Impronta di sigillo: lmlkm 'wr Il 'blld

-
Adoninur servo di Amminadab». e) Boccetta di Tell Siran: m'bd 'mndb mlk
b'lyS' «di Milkomur servo di Baalyasha». b) Sigillo: l 'dnnr. 'llbd 'mndb «di

bn 'mn Il bn h#'l. mlk bn 'mn Il bn 'mndb mlk bn 'mn Il hkrm. wh. gnt.
wh 'tbr Il w 'sbt Il ygl wysmb I l bywmt rbm wbsnt Il rbqt « Le opere di Am­
minadab re degli Ammoniti, figlio di Hasalel re degli Ammoniti, figlio di Am­

sterna diano letizia e gioia per molti giorni e per lunghi anni». (La grafia di e è
minadab re degli Ammoniti, (e cioè) la vigna, il giardino, il canale (?) e la ci­

molto più evoluta di a e b, con forme proprie; il tratto divisorio dopo wh (con­
giunzione più articolo) rivela un influsso sudarabico).

1 Per la fase iniziale dell'epigrafia ammonitica cf. F. lsrael, Note ammonite, I I I . Problemi

di epigrafia sigillare ammonita, in Phoinikeia Grammata. Actes du Colloque de Liège


1 5 - 1 8 nov. 1989, Liègc-Namur 1 99 1 , pp. 2 1 5 - 2 1 9 .

105
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

I criteri per identificare un'iscrizione ammonitica sono naturalmente


diversi ma non tutti di pari peso. Fondamentale è il luogo di provenien­
za archeologicamente accertato o la menzione di personaggi storici ap­
partenuti al regno degli Ammoniti; meno decisivo è il peso delle affinità
iconografiche e quello della paleografia, per le ragioni che ora vedremo;
è bene tener presente che i sigilli attualmente ritenuti ammonitici sono
quasi tutti di provenienza sconosciuta e che la maggior parte di essi è
stata pubblicata dopo il 1 960, cioè nel periodo che ha visto quintuplica­
re i documenti sigillari ebraici (da circa 1 40 a circa 710) quasi esclusiva­
mente con materiale proveniente dal mercato antiquario: il legittimo so­
spetto di falsificazioni presenti in questo enorme numero di sigilli e bul­
lae si estende automaticamente anche a quelli considerati ammonitici, il
cui numero si è accresciuto proporzionalmente 'come quelli ebraici.
Le prime iscrizioni ammonitiche compaiono nell'vm sec. a.C., con
l'iscrizione in pietra trovata nella cittadella e alcuni sigilli; la maggior par­
te dei documenti appartiene tuttavia ai due secoli successivi. I testi più
importanti sono alcuni sigilli con nomi di sovrani e una singolare boc­
cetta di bronzo, scoperta a Tell Siran presso Amman e pubblicata nel
1 973, con una curiosa iscrizione del re Amminadab figlio di Hasalel: il
testo è ben comprensibile, ma sfugge il senso generale (fig. 26). Gli ostra­
ka contengono quasi sempre semplici elenchi di nomi.
Mentre nella lingua delle iscrizioni ammonitiche non vi è assoluta­
mente nulla che non sia fenicio (ma si parla generalmente di una lingua
«ammonitica» affine al fenicio), l'onomastica rivela una forte compo­
nente nordarabica; per quanto riguarda la scrittura, bisogna fare alcune
considerazioni. Nel quadro tradizionale dell'epigrafia semitica nordoc­
cidentale le iscrizioni ammonitiche presentano qualche elemento pecu­
liare (ad esempio la forma della 'ayn che tende al quadrato) che ha fatto
pensare a un'influenza o addirittura a un'origine aramaica della scrittu­
ra ammonitica, che si sarebbe comunque sviluppata come una «scrittura
nazionale». Eliminiamo subito l'ipotesi (sostenuta prevalentemente ne­
gli Stati Uniti) di un'origine aramaica: perché una popolazione etnica­
mente nordarabica avrebbe adottato una lingua di cultura straniera, e
cioè il fenicio, ma non la sua scrittura? È chiaro che se vi fu un'evolu­
zione della paleografia in senso aramaico (il che non è così evidente co­
me si vorrebbe far credere) ciò fu la conseguenza di una influenza pro­
vocata dalla pressione politica dell'Assiria e, forse, anche dei rapporti
economici che legavano gli Ammoniti all'ambiente aramaico, sia seden­
tario sia carovaniero. Il punto essenziale del problema è tuttavia che ca­
ratteri paleografici «ammonitici» sono presenti anche su sigilli filistei ed

1 06
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

ebraici. Se effettivamente vi fu un'influenza della scrittura aramaica, que­


sta si esercitò non soltanto nelle iscrizioni ammonitiche ma anche in
quelle ebraiche e filistee; in altri termini, è tutta la Palestina meridionale
che nel vn sec. a.C. subisce la pressione culturale dell'aramaico che si ac­
compagnava alla politica assira. Appare comunque evidente il grado di
autonomia dell'evoluzione grafica testimoniata dalla boccetta di Tell Si­
ran; che la statuetta di Amman sia scritta in aramaico (come rivela la pa­
rola br «figlio di») costituisce l'esito naturale di una certa situazione. Con
la fine del VI sec. a.C. termina praticamente la documentazione epigrafi­
ca ammonitica.

Nota bibliografica
Una raccolta completa delle iscrizioni ammonitiche è stata pubblicata da W.E.
Aufrecht, A Corpus of Ammonite Inscriptions, Lewiston, N.Y. 1 989; questi ha
aggiornato la raccolta con Ammonite Texts and Language, in B. Macdonald -
R.W. Younker (eds.), Ancient Amman, Leiden 1 999, pp. 1 63- 1 88.
Una trattazione grammaticale del supposto ammonitico è stata fatta da K.P.
Jackson, The Ammonite Language of the Iran Age, Chico, Cal. 1 9 8 3 ; cf. anche
W.E. Aufrecht, The Ammonite Language ofthe Iran Age, in BASOR 266 (1 987),
PP · 8 5 -9 5 .

ISCRIZIONI MOABITICHE
Sebbene redatta in un dialetto cananaico che più di ogni altro, ebrai­
co compreso, si discosta dal fenicio di Tiro e Sidone (il suffisso -n del
maschile plurale è il tratto più caratteristico), l'iscrizione di Mesha, re di
Moab che regnò nella seconda metà del IX sec. a.C., rientra pienamente
nella produzione epigrafica palestinese che si ispirava a quella fenicia
(fig. 27). Scoperta nel 1 868 e pubblicata due anni dopo, questa impor­
tante iscrizione che narra le vittorie militari e le imprese edilizie di un
piccolo sovrano che ebbe il suo momento di gloria occupa una posizio­
ne eccezionale nell'epigrafia semitica nordoccidentale perché costituisce
l'unico documento extra-biblico che offra notizie dirette, ovviamente
da un diverso punto di vista, su un episodio biblico, e precisamente sul­
la conquista di Moab da parte di Omri re di Israele e sulla successiva ri­
scossa moabita ad opera appunto di Mesha (cf. 2 Re 3,4-27). I dati di
questa iscrizione non concordano pienamente con quelli biblici, che pe­
raltro sono inseriti nel contesto del ciclo di leggende relative al profeta
Eliseo; sì che mentre da un lato troviamo la menzione del dio di Israele
(yhwh), dall'altro non si può non rilevare la singolarità che sia un re di
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Y f '}"!) w"j f)5.0 w')JJ4-


-4 �

-yiyfJ j y.x w J W t�j f).Co jC). i_J 'T / {)j =l--


�hJ t�� 4<f J w iy7(>< f ::r.i./ J 1.wo fYt l.;S'f� 14+.1-'f-
1)0 11-:f) w. é;J L ) 141.LfY,� jl w i.{j-) 1-Jow
"f.1-yo w
JJ 1.;>;; � J 1J.><fY)o�1.cf- 1 w z..tt''J.1-
Figura 27. Parte iniziale della stele di Mesha. 'nk. ms'. bn. kms[ ] mlk m 'b
hd 11 ybny. 'by. mlk. ·1. m 'b. sl5n st. w 'nk. mlkllty. 'hr. 'by. w"s. hbmt. z 't.

yfr'l. wy'nw. 't. m 'b. ymn. rbn. .. . «Io sono Mesha, figlio di Kemosh(yat), re di
lkms bqr�h. b... Il S'. ky. hS'ny. mkl. hSlkn. wky. hr'ny. bkl. 5n 'y. 'mrllY· mlk.

Moab, il dibonita. Mio padre regnò su Moab trenta anni e io divenni re su Moab
dopo mio padre; ho fatto questo altare per Kemosh in Qeriho ... perché egli mi
ha liberato da tutti i miei assalitori e perché mi ha esaltato su tutti i miei nemici.
Omri re di Israele umiliò Moab per molti giorni ... ».

Israele, e non di Giuda, a conquistare temporaneamente la regione tran­


sgiordanica meridionale di fronte al regno di Giuda, che nell'iscrizione
appare inesistente. La presenza di punti ancora oscuri, come il misterio­
so 'r'l, dwd della città di Atarot conquistata da Mesha, giustifica una bi­
bliografia inarrestabile.
Oltre all'iscrizione di Mesha il corpus epigrafico moabitico può con­
tare soltanto su un paio di minuscoli frammenti di epigrafi monumenta­
li coeve alla prima e su poche decine di sigilli, databili tra l'vm e il vn sec.
a.C.; pubblicati in gran parte negli ultimi decenni, anche i sigilli moa­
bitici, riconoscibili specialmente per la presenza del nome divino Kemosh
nell'onomastica, non sono immuni da falsificazioni.

Nota bibliografica
L'iscrizione di Mesha è presente in tutte le antologie di iscrizioni nordocci­
dentali; la più ampia raccolta di sigilli è quella di N. Avigad e B. Sass (cf. guida
bibliografica A).

ISCRIZIONI ARAMAICHE (I)


Le prime iscrizioni aramaiche non sembrano anteriori al IX sec. a.C.,
anche se alcune di esse presentano caratteristiche paleografiche note­
volmente arcaiche, come il piccolo monumento votivo di Tell Halaf e la
statua con la bilingue assiro-aramaica scoperta a Teli Fekheriyeh, locali-

1 08
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Tigri

TUR A BDIN

•Karatepe


Nisibi•

/\
•Samal

\
•Hassan-beyli

l.....,_
Tell liala f•
• Karkemish •Tel l Fekheriyeh
Hierapolis•
'•Teli Ahmar
•Arslan Tash

Aleppo• •Nerab
•Sefirc

•Afis

GEBEL BJSHRI

•Hama

Carta 3. Siria settentrionale.


tà situata 2 km a est della precedente. Dal punto di vista storico è im­
portante la distribuzione geografica delle iscrizioni più antiche, cioè di
quelle databili al IX e vm sec. a.C.; esse si dispongono lungo un arco che
da Deir Alla, nella Transgiordania centrale, sale verso nord fino a Zin­
cirli (Turchia), toccando le città siriane di Damasco, Hama e Aleppo;
piega quindi verso est, raggiungendo Tell Halaf e Nimrud (Iraq); di qui
sale ancora verso nord-est, fino a Bukan, a sud-est di Urmia (Iran), per
poi scendere verso sud fino al Luristan, sulle pendici occidentali dei
monti Zagros all'altezza di Baghdad. Questo arco ideale esteso per circa
2000 km, disegnato dalla presenza delle prime iscrizioni aramaiche, ri­
ceve una conferma e un consistente spessore geografico dalle entità po­
litiche aramaiche con le quali in quello stesso periodo si scontra l'espan­
sione imperialista assira, impegnata in campagne militari non solo con­
tro le città della Siria ma con Bit Agushi (zona di Aleppo), Bit Adini (re­
gione di Karkemish), Bit Bakhyani (zona di Tell Halaf), Bit Zamani
(nel Tur Abdin, chiamato Kashiari dagli Assiri, a sud del Tigri). La se­
zione sudorientale dell'arco aramaico, rappresentata epigraficamente da
sporadiche iscrizioni su oggetti provenienti dal Luristan, è anch'essa
precisata e completata dalle stesse fonti assire, che parlano di numerosi
gruppi tribali aramaici (i principali sono Puqudu e Gambulu), non an­
cora organizzati politicamente, stabiliti sulle due sponde del basso Eu-

1 09
Le iscrizioni no rdocc idental i d egl i stati indip endenti
Figura 28. Prima parte dell'iscrizione ara­
maica di Bar-Rakib. 'nh. brrkb. 11 br. pnmw.
mlk. smll 'l. 'bd. tgltplysr. mr'. I l rb'y. 'rq'.
b�dq. 'by. wb�d llqy. hwsbny. mr'y. r[k]b'l. Il
wmr'y. tgltplysr. 'I Il krs'. 'by. wbyt. 'by.
'llml. mn. kl. wr�t. bglgl Il mr'y. mlk. 'swr.
bm�'llt. mlkn. rbrbn. b'ly. k llsp. wb'ly. zhb
... «lo sono Bar-Rakib, figlio di Panamu­
wa, re di Samal, servo di Tiglatpileser si­
gnore delle quattro parti della terra. Per la
rettitudine di mio padre e per la rettitudine
mia, il mio signore Rakib-El e il mio signo­
re Tiglatpileser mi hanno fatto sedere sul
trono di mio padre. La casa di mio padre

(!Uo@@�o�
era più misera di ogni altra; allora corsi pres­

�®o�g@�w
so la ruota del mio signore il re di Assiria,
in mezzo a molti�si':11i re, possesso�i di ar�
-
U[tQ(J gento e possesson d1 oro ... ». I segm grafici
sono a rilievo sul fondo.

frate e del basso Tigri fino al Golfo Persico. Per una esatta valutazione
storica di questa grande diffusione degli Aramei verso l'inizio del I mil­
lennio a.C. è opportuno dare uno sguardo alle zone in cui la lingua ara­
maica è sopravvissuta fino ad oggi: a occidente in alcuni villaggi nel­
l'area di Damasco, a nord nella regione del Tur Abdin e a nord-est a
Mosul, Van e Urmia. La perfetta sovrapposizione geografica delle at­
tuali zone residuali arameofone con quelle che videro i primi organismi
politici aramaici tre millenni orsono non consente dubbi sul fatto che la
parte superiore dell'arco aramaico che abbiamo tracciato corrisponde
all'area originariamente aramaica,' dalla quale le tribù aramaiche mos­
sero, verosimilmente in tempi diversi anche se ravvicinati, verso sud, al­
l'interno della costa mediterranea da un lato e lungo l'Eufrate e il Tigri
dall'altro. Appare pertanto completamente erronea l'opinione attual­
mente dominante che pone il centro dell'irradiazione aramaica nel Ge­
bel Bishri, a sud della grande ansa dell'Eufrate, e considera Damasco co­
me la più tipica città aramaica, l' «Aram» per eccellenza; questo è sem­
plicemente il risultato di una prospettiva storica determinata dall' Anti­
co Testamento.
Una domanda a cui è per ora impossibile rispondere è quella sul mo­
do e il periodo in cui gli Aramei appresero la scrittura fenicia. Un indi-
1 Ancora prima della comparsa di quelle genti semitiche che definiamo Aramei l'area

geografica che abbiamo individuato ha documentato il nome «Aram» come toponimo o


come nome di persona; tale onomastica risale a tutto il II e al I I I millennio a.C.

I IO
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

zio può essere costituito dai caratteri paleografici della piccola iscrizio­
ne di Tell Halaf e di quella di Tell Fekheriyeh: entrambe presentano an­
cora il segno m ancora completamente verticale, mentre la seconda mo­
stra il segno l con la curva in alto; nonostante la datazione al IX sec. a.C.,
queste due iscrizioni conservano tratti arcaici che ci riportano al x o al­
l'xI sec. a.C. e non sembrano conoscere le forme più evolute della scrit­
tura fenicia e di altre epigrafi aramaiche del IX secolo. L'attardamento
provinciale di questi due centri, entrati nell'orbita politica assira nella
prima metà del IX sec. a.C., suggerisce che il dominio assiro provocò
un'interruzione dei rapporti con i centri di cultura fenicia, rapporti che
continuarono invece con le città aramaiche poste più a occidente.
L'adozione della scrittura consonantica, semplice da usare, favorì pres­
so gli Aramei politicamente più avanzati la tendenza a dare una forma
scritta monumentale, nella propria lingua, agli avvenimenti più impor­
tanti, stimolati probabilmente dall'esempio dei centri siro-ittiti, ricchi di
monumenti scultorei ed epigrafici in lingua luvia. Alcuni documenti di
questa produzione, giunti fino a noi, testimoniano lo spirito di indipen­
denza dei piccoli stati aramaici, che anche quando erano costretti a sot­
tomettersi all'Assiria hanno tentato, almeno in un primo momento, di
salvaguardare la loro autonomia almeno sul piano formale, con trattati
di alleanza solo formalmente paritari.
L'esempio più illustre è fornito dalla città di Samal, capitale del picco­
lo regno di Yaudi. Abbiamo già visto l'iscrizione autocelebrativa di Ki­
lamuwa, redatta in lingua fenicia; circa mezzo secolo più tardi, prima
metà dell'vm, un altro sovrano, Panamuwa I, erige al dio nazionale Ha­
dad una statua votiva con il ricordo delle sue imprese e le prescrizioni
rituali per essere venerato dopo la sua morte. A differenza di Kilamu­
wa, Panamuwa fa redigere il suo testo nella lingua locale, una forma di
aramaico (chiamato appunto yaudico) più arcaica di quella che sarà la
lingua comune. Alcuni decenni più tardi, il re Panamuwa n è costretto a
sottomettersi a Tiglatpileser m (74 5 -727 a.C.) e muore in battaglia al
servizio del re assiro. Suo figlio Bar-Rakib erige allora una statua in
memoria di suo padre, con un lungo racconto delle vicende di questo e
sue proprie; anche questa iscrizione è in dialetto yaudico. Diverse altre,
più brevi, iscrizioni autocelebrative dello stesso Bar-Rakib, di cui alcu­
ne in stato molto frammentario, presentano una significativa novità: es­
se sono scritte in aramaico comune, e in particolare nella varietà usata in
Assiria (fig. 28). Questa è la prima testimonianza della diffusione di quel­
la varietà aramaica che a partire dal 700 a.C. circa sarà chiamata «ara­
maico d'impero», proprio perché imposta dagli imperi mesopotamici.

III
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Con la fine di Bar-Rakib termi­


nano le iscrizioni reali e l'au­
tonomia politica di Samal. Va
ricordata infine una brevissima
epigrafe presente, con un'altra
Figura 29. Iscrizione frammentaria da in scrittura anatolica, su un
Arslan Tash su avorio . ... br. 'm '. lmr'n.
�z 'l. bsnt... « ... figlio di Amma per il no­
amuleto trovato presso Zincir­
stro signore Hazael nell'anno . . . » . li databile al VII sec. a.C., con
figure di tipo assiro. 1

°''1 l 4- L. • vv o l
1·7 'ì yc. 'i' 7 z. ' 'ì ""' , 1. , , � � r
'i ' 1>. 7 Kç · �; o · vv� 1 wol � 'f Ì "C>, 1 /l )•0... 1 -i. , '\'7
wlOf1 1 ":i.7 /L"f �'1' l. Ì o ' 7 c:p 1 ' 7 1.. ( vvL O C} l
''7<1<\- '7t>� ·l 4- 'l. � 1 q 9 1 �C\ 1'\') • i.l0 1 (\ � '°1 �l-J ' /CJ... 7..
1

�' qì"f �ì'i I WI\ (\ 5 � l �/'7 ��, I q a. �<\ �''7 i' l "1 '°'VVQ1
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r\ ' 1 (,..,_,, l �·� �'-\•l4"! w• :yl�'1' �)'-

Figura 30. Parte iniziale dell'iscrizione di Zakur. [n]�b'. zy. sm. zkr. mlk. [�]mt.
wl'S. l'lwr... Il [']nh. zkr. mlk. �mt. wl'S. 'S. 'nh. 'nh. w... Il [n]y. b'!Smyn.
wqm. 'my. whmlkny. b'lsm[yn] ... Il [b�]zrk. whwhd. 'ly. brhdd. br. �z 'l. mlk.
'rm. L Il ... 'fr. mlkn. brhdd. wm�nth. wbrgS. wm�nth. w[mJll[lk.] qwh.
wm�nth. wmlk. 'mq. wm�nth. wmlk. grg[m] Il [wm�]nth. wmlk. sm'l.
wm[�nt]h. wmlk. mlz... «Stele che ha posto Zakur re di Hamat e Luash, per El­
Wer ... Io sono Zakur re di Hamat e Luash; io sono un uomo pio e Baalsha­
main mi ha ... ed è stato accanto a me; Baalshamain mi ha fatto regnare su
Hazrak. Bar-Hadad figlio di Hazael re di Aram [= Damasco] aveva riunito
contro di me s[ette] e dieci re: Bar-Hadad e il suo esercito, Bar-Gush e il suo

Gurgum e il suo esercito, il re di Samal e il suo esercito, il re di Milid.. . » .


esercito, [il re di] Cilicia e il suo esercito, il re di Amuq e il suo esercito, il re di

La situazione di Damasco è diversa. L'impossibilità di compiere scavi


nella città ce ne preclude la conoscenza diretta, ma fortunatamente non
mancano dati provenienti dall'esterno. Nei dintorni di Aleppo è stata
trovata un'iscrizione del IX sec. a.C. che Bar-Hadad I «re di Aram» (la
stessa dicitura presente nell'Antico Testamento) aveva dedicato al dio
Melqart, la divinità poliade di Tiro; la cosa interessante è che la formula

1 G. Garbini, Aramaica, Roma 1 99 3 , p. 1 0 1 .

I I2
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indi p end enti


1l) 1 ) =f- 4.. f o 4,, '?lf Of JÌ 0 j f 11 L '1 :\;i + 1<\j 1. i 0
.fI\ <j � �J � :i..7 9 :i, l\o � l + o f ) i 7 .1 � 0 ".\ 1. l(-1 i � l 7 � i 'I
') o 1j. 'J1.A,_OV.., O..J è\lJ.. 'f lj J � f. 'ff o .q� l � ot) � �0, 0 3_
� f;p, A 0 1 L\/L\ � L o 9141 0 /j o 'fj7't l'. o 9 i 4iO I -" ?4 +
+ j 7 cy :f:1-:'.l.J: �"\ j 1 'j Oi L\ f"))oy� l);t")()' o �
:l.
w

y L >f-:t � lt ol7) 0'-1 1f f1 'f y 'jt:.., X; f,lol'.r

Figura 3 1 . Parte iniziale della prima iscrizione di Sefire. 'dy brg 'yh mlk ktk 'm
mt"l br 'trsmk mlk ['rpd w']lidy bny brg 'yh 'm bny mt"l w'dy bny bny brg '
[yh... Il h 'm 'qr mt"l br 'trsmk mlk 'rpd w'dy ktk 'm ['dy] Il 'rpd w'dy b'ly
ktk 'm b'ly 'rpd w'dy �b... Il w'm 'rm klh w'm m�r w'm bnwh zy ysqn
b'fr[h... Il kl 'ly 'rm wt�th w'm kl 'll byt mlk ... «Patto di Bar-Gaya re di Kat­
ka con Matiel figlio di Atarsamak re di [Arpad e pa]tto dei figli di Bar-Gaya
con i figli di Matiel e patto dei nipoti di Bar-Gaya e della sua ... con la discen­
denza di Matiel figlio di Atarsamak re di Arpad e patti di Katka con [i patti di ]
Arpad e patti dei cittadini di Katka con i patti dei cittadini di Arpad e patti di .. .
e con tutto Aram e con Musri e con i suoi figli che verranno dopo di lui e .. .
tutto l' Aram superiore e quello inferiore e con tutti coloro che entrano nel pa­
lazzo reale ».
...

dedicatoria è tipicamente fenicia. Questo legame di Damasco con Tiro


diventa chiaro quando si pensa che, in anni recenti, sono state scoperte
due iscrizioni aramaiche identiche, incise su finimenti bronzei di cavalli,
rispettivamente nel santuario di Apollo a Eretria (isola di Eubea) e nel­
l'Heraion di Samo, recanti la menzione del «nostro signore Hazael»,
cioè di un re di Damasco che regnò verso la fine del IX sec. a.C.1 La
presenza di donar! damasceni in due dei più importanti santuari greci
rivela l'interesse dei sovrani di Damasco per il commercio marittimo
nel Mediterraneo; minuscole iscrizioni aramaiche databili alla prima
metà dell'vrn sec. a.C., trovate nell'isola di Ischia e nella zona dell'anti­
ca Sibari, presso la costa ionica della Calabria, confermano l'esistenza di
rapporti commerciali tra gli Aramei e l'Italia. Il nome dello stesso Ha­
zael è presente anche su iscrizioni frammentarie in avorio trovate ad Ars-

1 Una brevissima iscrizione aramaica su una coppa di bronzo datata all'vm sec. a.C. fu
trovata presso Olimpia alla fine del xix secolo (CIS 11 1 1 2).

I I3
Le iscrizioni nordoccidentali dc�li stati indipendenti

Figura 32. Parte iniziale dell'iscrizione di Teli Fekheriyeh. dmwt' . zy . hdys'y .


zy . sm : qdm : hdd skn 11 gwgt : smyn : w 'rq : mhn�t : 'sr : wntn : r'y 1 1 wmsqy
: tmt : ktn : wntn : sth : w 'dqwr 11 t'thyn : ktm : ·�wh : gwgt : nhr : ktm :
m'dn Il mt : kln : 'lh r�mn : zy : t�lwth : tbh ... «Immagine di Haddu-yisi che
egli ha posto davanti a Hadad di Sikan, regolatore delle acque del cielo e della
terra, che fa discendere l'abbondanza e dà pascolo e bevanda a tutte le terre, che
dà riposo e simposi a tutti gli dèi suoi fratelli, regolatore di tutti i fiumi, irriga­
tore di tutte le terre, dio misericordioso che è bello pregare».

lan Tash (fig. 29), dove le preziose suppellettili erano state portate dagli
Assiri presumibilmente dopo la conquista di Damasco (73 2 a.C.).
Ad Afis, 45 km a sud-ovest di Aleppo, è stata trovata l'iscrizione (fig.
30), forse sottostante a un bassorilievo, nella quale Zakur, un usurpato­
re di origine fenicia che aveva unificato sotto di sé la città di Hamat e la
regione di Luash, ricorda la vittoria riportata contro una coalizione di
diciassette re che gli erano mossi contro e la fortificazione della città di
Hazrak. L'iscrizione è databile verso l'inizio dell'vm sec. a.C. Di poco
posteriori sono tre stele, trovate presso Sefire (2 5 km a sud-est di Alep­
po) nelle quali è riportato il testo, con alcune varianti (anche linguisti­
che), di un patto concluso tra Matiel re di Arpad e un Bar-Gaya re di
Katka (fig. 3 1 ); le clausole, seguite da grandi maledizioni per chi infran­
gerà il patto, sono fortemente sbilanciate a favore del secondo personag­
gio, nel quale qualcuno ha voluto vedere un governatore assiro già no­
to, Shamshi-ilu, che qui compare come sovrano autonomo (situazione
che abbiamo già incontrato a Karatepe e che ora vedremo di nuovo). Il
fatto che le divinità invocate come protettrici del patto siano prevalen­
temente mesopotamiche costituisce un buon argomento a favore del­
l'ipotesi ricordata. Al IX sec. a.C. ci riporta la grande statua di tipo assi­
ro con iscrizione bilingue assira e aramaica (fig. 3 2) trovata a Tell Fe­
kheriyeh (antica Sikan), sede di un santuario del dio Hadad che dipen­
deva probabilmente dalla vicina Guzana (od. Tell Halaf). L'autore, Had­
du-yisi, si presenta nella versione aramaica come «re di Guzana», men­
tre in quella assira si definisce semplicemente «governatore (sakin) di
Guzana». Si tratta di un'iscrizione votiva che termina con una serie di
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

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n?b[' ... Il bl�mh. 'w. bslm. [k]l. mh. mwtn ' ... Il zy. hwh. bkl. 'rq'. ysmwh.
Figura 3 3 . Parte superiore dell'iscrizione frammentaria di Bukan. zy. yhns. 'yt.

Il yhynqn. 'gl. �d. w 'l. [y]sb' ... « ... Chi toglierà la stele ... in guerra o in pace, ogni
'lhn. b[yllt. mlk '. hw' . wls. h '. l 'lhn. wl?· llh'. l�ldy. zy. b. '.r. sb'. swrh.

tipo di pestilenza ... che si trova in tutta la terra. Gli dèi distruggano la casa di
quel re se egli avrà oltraggiato gli dèi e se avrà oltraggiato Haldi che sta in ...
Che sette vacche allattino un solo vitello e questo non sia sazio ... ».

�o SI/ 1 � '(] 'J:


maledizioni contro chi danneg­
gerà gli arredi cultuali che egli
"- aveva donato al tempio. Priva
della prima parte è invece l'iscri­
Figura 34. Stele votiva da Tell Halaf
zdmt. b'm. zy. b�y[n] «Questo è il me­ zione di Bukan (fig. 3 3), di cui
moriale di Bi-Amm, quello di Bahyan» restano solo le maledizioni fina­
(la lettura presenta qualche incertezza). li contro chi sposterà o dan­
neggerà la stele: maledizioni di
tipo analogo a quelle delle iscrizioni di Sefire e di Tell Fekheriyeh.
L'epigrafe, databile all'vm sec. a.C., menziona il dio Haldi che era ve­
nerato in una certa località; la lettura del nome di questa, tuttavia, è
molto incerta, sì che restano ipotetiche tutte le illazioni storiche che se
ne sono tratte. L'esistenza di un regno aramaico, presupposto da questo
tipo di iscrizione, in tale regione costituisce comunque una novità, poi­
ché le fonti assire non parlano di stati aramaici nella terra dei Mannei.
Le poche ma importanti iscrizioni che abbiamo ricordato rappresen­
tano la parte essenziale della documentazione aramaica nel periodo del­
l'indipendenza politica, periodo peraltro che produsse iscrizioni per me­
no di due secoli. Non mancano tuttavia documenti minori, che testimo­
niano se non altro la presenza di genti aramaiche su un territorio molto
vasto. Un frustolo di iscrizione monumentale è stato trovato a Tell Sifr
(Siria); una piccola stele votiva con scrittura arcaica e la possibile men­
zione del nome tribale b�yn (in assiro Bakhyani) proviene da Tell Halaf

I 15
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

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4
Figura 3 5 . Scritte sigillari aramaiche. 1 . lnrS ' Il 'bd Il 'trsmk «di Nursha servo
di Atarsamak» (sigillo a stampo; la seconda parola è disposta verticalmente);

co); 3. l'kdbn Il br gbrd Il srs' Il zy hqrb Il lhdd «di Akdaban figlio di Gaba­
2. �tm brq 'bd Il 'trsmn «sigillo di Baraq servo di Atarshamin» (sigillo cilindri­

raddu, l'eunuco che è stato dedicato a Hadad» (sigillo cilindrico); 4. yrp'l Il yrp 'l
br hlld'dr «Yerafel - Yerafel figlio di Addu-adar» (sigillo cilindrico); 5. pn 'srll
[l]mr srs zll[y] srgn «Panassurlamur eunuco di Sargon» (impronta di sigillo a
stampo).

(fig. 34); a Hama sono state trovate alcune decine di mattoni con bre­
vissime epigrafi delle quali resta incerto il significato; la presenza di no­
mi propri di tipo fenicio può far pensare al periodo di Zakur, mentre
alcune parole ricorrenti potrebbero rappresentare formule votive; un
paio di pesi recano il nome della città di Hamat. Le brevi iscrizioni su
avori da Nimrud e Arslan Tash e quelle su coppe metalliche da Nimrud
devono la loro presenza in queste località al fatto di trovarsi su oggetti
raccolti come bottino o tributo; documentano invece una presenza ara-

1 16
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

maica due iscrizioni su vasi bronzei provenienti dal Luristan, alcune epi­
grafi da Ninive, alcune iscrizioni vascolari da Deir Alla e altri siti nella
Galilea transgiordanica.
Le iscrizioni sigillari aramaiche assegnabili al IX e VIII sec. a.C. non
sono molto numerose (alcune decine) ma presentano diversi motivi di in­
teresse (fig. 3 5 ). Oltre ali'onomastica, anche di personaggi storici, è no­
tevole la circostanza che accanto agli scaraboidi occidentali, ritrovati pe­
raltro anche in località mesopotamiche, compaiono sigilli cilindrici che
rappresentano una tipologia strettamente mesopotamica: nelle due aree
culturali in cui vivevano, gli Aramei hanno adottato i rispettivi tipi di si­
gilli e talvolta la rispettiva onomastica.
Questa prima fase storica dell'epigrafia aramaica, caratterizzata da una
produzione differenziata, sia pure leggermente, sul piano linguistico
con varianti locali e su quello più generalmente culturale dalla duplice
influenza fenicia e assira, si chiude sullo scorcio dell'vm sec. a.C. con la
prevalenza della seconda sulla prima, ovvia conseguenza della conquista
militare. Il passaggio a un nuovo periodo storico, politicamente e cultu­
ralmente ben più povero del precedente, trova una documentazione em­
blematica in due stele, databili intorno all'anno 700 a.C., scoperte a Ne­
rab, località pochi chilometri a sud di Aleppo. Si tratta di due epigrafi
funerarie incise accanto o sopra un bassorilievo raffigurante un sacer­
dote defunto. La tradizione siriana delle stele funerarie si fonde qui con
lo stile scultoreo assiro, così come l'onomastica assira dei due defunti si
accompagna al loro titolo di «sacerdote di Shahar», dove il nome del
dio lunare è espresso nella forma aramaica.

A parte la grafia arcaizzante delle più antiche iscrizioni di Teli Fekhe­


riyeh e Teli Halaf, sulla quale ci siamo già soffermati (figg. 3 2 e 34), le
iscrizioni aramaiche del IX e VIII sec. a.C. presentano una scrittura che
segue fedelmente il modello fenicio (tav. 4), anche nei suoi primi timidi
tentativi di evoluzione (nei segni z, k e m).
Dopo la metà dell'vm sec. a.C. compaiono però sporadicamente,
nella scrittura assira monumentale (sigilli) e specialmente corsiva, forme
evolute che si affermeranno definitivamente solo nel corso del VII seco­
lo o ancora più tardi. Tali cambiamenti riguardano l'apertura superiore
degli occhielli dei segni b, d, 'ayn e r, i segni h (che cambia completa­
mente aspetto), b (che riduce a uno solo i tratti orizzontali) e q, che in­
comincia ad aprire i cerchi della parte superiore.

I 17
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Tavola 4. Scritture aramaiche antiche a confronto con la scrittura fenicia. 1 . Kara­


tepe (fenicia). 2. Iscrizione di Zakur. 3. Iscrizione di Bar-Rakib. 4. Scrittura mo­
numentale assira. 5 . Scrittura corsiva assira.

118
Nota bibliografica
Non è mai stato fatto un corpus delle iscrizioni aramaiche antiche. Queste so­
no state raccolte, parzialmente, solo ai fini del loro studio grammaticale: R. De­
gen riunì nel 1 969 quelle aramaiche antiche in senso stretto, escludendo quelle
yaudiche, che furono poco dopo esaminate da P.-E. Dion ( 1974); più recente­

di Kilamuwa ( 1 993). (Per queste opere cf. guida bibliografica A e B n). Le iscri­
mente ]. Tropper ha raccolto il materiale di Samal, compresa l'iscrizione fenicia

zioni più importanti si trovano nelle antologie di ].]. Koopmans ( 1 962), di H.


Donner e W. Rollig e di J.C.L. Gibson ( 1 975) (cf. guida bibliografica A).
Per il materiale escluso dalle antologie o di più recente pubblicazione si veda:
F. Michelini Tocci, Un frammento di stele aramaica da Tell Sifr, in OA 1 ( 1962),
pp. 2 1 -22. - R.D. Barnett, Layard's Nimrud Bronzes and Their Inscriptions, in
El 8 ( 1967), pp. 1 '°" -7''· - ]. Hoftijzer - G. van der Kooij, Aramaic Texts from
Deir 'Alla, Leiden 1 976 (iscrizioni minori). - G. Garbini, Un 'iscrizione aramai­
ca a Ischia, in PdP, 1 978, pp. 143-1 50. - G. Garbini, Scarabeo con iscrizione
aramaica dalla necropoli di Macchiabate, ibid., pp. 424-426. - P. Bordreuil, in
Syria 62 ( 1 9 8 5 ), pp. 1 74- 1 75 (due pesi di Hamat). - G. Dankwarth - Ch. Miil­
ler, Zur altaramdischen «Altar»-Inschrift vom Tell Jjalaf, in AfO 3 5 ( 1 988),
pp. 73 -78 (prima pubblicazione di fotografie). - F. Bron - A. Lemaire, Les inscrip­
tions araméennes de Hazael, in RA 83 ( 1 989), pp. 3 5 -43. - B. Otzen, The Ara­
maic Inscriptions, in P.J. Riis - M.-L. Buhl, Hama. Fouilles et recherches 193 l -
193 8 II 2, Copenhague 1 990, pp. 266-3 1 8 (edizione definitiva del materiale epi­
grafico).
Per i sigilli, oltre alle due raccolte citate nella guida bibliografica A, cf. F. Vat­
tioni, I sigilli aramaici, in Augustinianum 1 1 ( 1 9 7 1 ), pp. 47-69.
L'iscrizione aramaica detta provenire da Tel Dan e pubblicata in due riprese
nel 1 993 e 1995 non è stata presa in considerazione perché falsa; cf. G. Garbini,
L'iscrizione aramaica di Tel Dan, in RANL, s. rx, 5 ( 1994), pp. 46 1 -47 1 .

Iscrizione s u intonaco da Deir Alla


Nel 1 976 fu pubblicata un'iscrizione scoperta nel 1967 da una missione
olandese che scavava a Deir Alla, in Transgiordania (fig. 36). Si tratta di
un'epigrafe, frammentaria, scritta su un intonaco con inchiostro nero e
rubriche rosse; essa riproduce un testo letterario che parla della visione
notturna avuta da un profeta, Balaam figlio di Beor, personaggio leggen­
dario presente anche nell'Antico Testamento (Numeri 22-24). L'impor­
tanza di questa iscrizione letteraria è facilmente intuibile, anche se la
sua utilizzazione viene limitata da diversi fattori: dalla frammentarietà
del testo alla sua datazione (sono state proposte, senza argomenti deci­
sivi, date dall'inizio dell'vm all'inizio del VII sec. a.C.); incerta resta la
paleografia, per mancanza di confronti adeguati. Discussioni senza fine

I I9
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Figura 36. Frammento dell'iscrizione su intonaco di Deir Alla . ... hsk. w 'l thgy.
'd. 'lm. ky. ss'gr. br(pt) Il ... ny. nbs. w�rh. 'prhy. 'nph. drr. nfrt Il ... mth. b'fr.
rbln. yybl. btr. 'rnbn. 'klw «la tenebra e non la scaccerai giammai poiché la
rondine ha rimproverato ... oppressione e miseria. I piccoli dell'airone (?), la
tortora, l'aquila ... la verga, nel luogo in cui il bastone guidava le pecore mange­
ranno le lepri» (la parola finale della prima riga del frammento è completata al­
l'inizio della riga successiva, conservata in un altro fr.ammento).

sono state fatte non solo su molte parti del testo ma sulla stessa lingua
in cui questo è redatto: si tratta di un dialetto semitico nordoccidentale,
foneticamente e lessicalmente aramaico, ma privo dei tratti più caratte­
ristici dell'aramaico (come lo stato enfatico e il pronome relativo zy),
non senza influenze stilistiche e forse linguistiche fenicie.

Nota bibliografica
Per l'editio princeps e una specifica trattazione grammaticale cf. la guida bi­
bliografica A IV d e B III.

ISCRIZIONI EBRAICHE
Le iscrizioni ebraiche godono di uno statuto speciale non per le loro
caratteristiche linguistiche, meno peculiari di quelle del moabitico, ma
per il prestigio che conferisce loro il fatto di essere scritte nella stessa lin­
gua della Bibbia e di testimoniare direttamente l'ambiente in cui questa
è stata creata, cioè la regione di Gerusalemme. Per la loro distribuzione
geografica e cronologica le iscrizioni ebraiche si identificano di fatto con
il regno di Giuda dopo la caduta di Samaria nel 722 a.C. (ma qualche
sigillo è anteriore a questa data); solo allora, al tempo del re Ezechia, il
piccolo stato ebraico del sud riuscì a far sentire la propria voce, sovra­
stata fino a quel momento dal più potente fratello settentrionale; le iscri­
zioni cessano nel 5 86 a.C.
Le epigrafi ebraiche di Giuda sono molto più numerose di quelle del­
la Samaria sia per il fatto di essere un po' più recenti sia per la maggiore
intensità della ricerca archeologica. Dal punto di vista qualitativo, tutta-

1 20
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

Figura 3 7 . Iscrizione di Siloe. ... nqbh. wzh. hyh. dbr. hnqbh. b'wd... Il [hg]rzn.
's. 'l. r'w. wb'wd. s!S. 'mt. lhn[qbh. nsm]'. ql. 's. q l l [r] '. 'l. r'w. ky. hyt. zdh. b�r.
mymn. [w'd. sm]l. wbym. hllnqbh. hkw. h��bm. 's. lqrt. r'w. grz[n]. 'l. grz[n].
wylkw Il hmym. mn. hmw(. 'l. hbrkh. bm 'tym. 'lp. 'mh. wm['llt. 'mh. hyh.
gbh. h�r. 'l. r'S. h��b[m « ... la perforazione. E questa fu la storia della perfora­
zione. Mentre ... il piccone, ognuno verso il suo compagno, e mentre vi erano
tre cubiti da scavare, si udì la voce di un uomo che chiamava il suo compagno,
poiché c'era una fessura (?) nella roccia da destra verso sinistra. E nel giorno
della perforazione gli scavatori battevano, ognuno verso il suo compagno, pic­
cone contro piccone. E venne l'acqua dalla sorgente verso la piscina, per mille­
duecento cubiti. Cento cubiti era l'altezza della roccia sopra la testa degli scava­
tori».

via, la loro importanza è piuttosto modesta: nessuna iscrizione storica,


nessuna iscrizione votiva di tipo monumentale, nessuna menzione di co­
struzione di edifici o riferimento a personaggi importanti. Una sola iscri­
zione è veramente notevole: quella scoperta nel 1 880 all'interno della gal­
leria che portava l'acqua da una sorgente alla piscina di Siloe (fig. 37);
l'epigrafe, tipologicamente anomala rispetto a tutte quelle conosciute fi­
nora, si presenta come un testo letterario che racconta l'incontro tra le
due squadre di operai che, partendo da punti opposti, scavarono la gal­
leria stessa. Pur mancando ogni riferimento storico, la corrispondenza
del testo epigrafico con passi letterari che ricordano la costruzione del-
1 'acquedotto da parte del re Ezechia ha fatto ritenere che l'iscrizione ri­
porti probabilmente il testo di un brano annalistico redatto in occasione
della realizzazione dell'opera, effettuata forse in concomitanza dell'as­
sedio di Sennacherib nel 701 a.C.1 A questa iscrizione monumentale si
può aggiungere solo un frammento di un'altra iscrizione, trovato an-
1 Cf. G. Levi Della Vida, The Shiloah lnscription Reconsidered, in In Memoriam Paul

Kahlc, Berlin 1 968, pp. 1 62 - 1 66; G. Garbini, L'iscrizione di Siloc e gli «Annali dei re di
Giuda•, in AION n.s. 19 ( 1 969), pp. 261 -263.

121
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

ch'esso a Gerusalemme, in cui si parla di un acquedotto (fig. 3 8), e un mi­


nuscolo frammento di pietra iscritta trovato a Gerusalemme e pubblica­
to nel 2000. Carattere monumentale hanno anche due iscrizioni funera­
rie, databili verso la fine dell'vm sec. a.C., incise sulle pareti di una tom­
ba scavata nella roccia presso il villaggio di Silwan (Gerusalemme).
Parimenti funerarie, ma più recen­
ti, sono le iscrizioni graffite sulle pa­
reti di tombe in due località non lon­
tane da Lachish, Khirbet el-Kom
(fig. 39) e Khirbet Beit Lei; l'epigra­
fe più lunga scoperta nella prima lo­
calità è di lettura e interpretazione
incerte, mentre appaiono enigmati­
che, per l'incerta lettura e il contenu­
to non funerario, le prime due delle
sette trovate nel secondo sito.
Un papiro palinsesto, scoperto nel
I 9 5 2 in una caverna presso il wadi
Murabbaat nella zona del Mar Mor­
ne da Gerusalemme. mt�t. lz. . . Il
Figura 3 8 . Frammento di iscrizio­
to, conserva l'inizio di una lettera
rk. hmym ... Il byrktyw ... 11 ns� databile al vn sec. a.C. Il materiale
hk�. . . «sotto questo ... la via (?) del­ più comune nell'epigrafia ebraica è
l'acqua ... nei suoi recessi . .. è stato costituito da ostraka, il cui numero
ripulito il ... ». Notare la singolare
forma di alcuni segni (m, n, s, �) i ascende ormai a un paio di centinaia
cui tratti a zigzag sono stati sosti­ ma che sono per la maggior parte il­
tuiti da tratti paralleli sovrapposti. leggibili o estremamente frammenta­
ri. Spesso si tratta di semplici elen­
chi di nomi, di rapide annotazioni numeriche o di brevi testi di natura

Figura 39. Graffito sepolcrale di Khir­


bet el-Kom. [l] 'ryhw. hqfr. ktbh Il brk.
'ryhw. lyhwh I l wm 'rr yd kl 'frt hhwS'
lh l 'nyhw «A Uria è stata legata la sua
iscrizione. Uria sia benedetto da Yah­
weh e sia maledetta la mano di qualsiasi
donna che maledirà la sua salvezza. -
Di Onia». L'epigrafe è rivolta, nella
parte finale, contro le pratiche magiche
che venivano effettuate da donne (cf.
l'iscrizione nordarabica di p. 260). La
mano rivolta verso il basso è segno di
maledizione.

1 22
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

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a b

Figura 40. Due ostraka ebraici. a) Lettera da Lachish, nr. 4: ysm'. yhwh 't 'dny
't kym 11 sm't tb. w't kkl 'fr si� 'dny 11 kn 'sh 'bdk ktbty ·1 hdlt kkl. 11 'fr si�
'dny 'ly. wky si� ' lldny. 'I dbr byt hrpd 'yn sm ' l ldm wsmkyhw lq�h. sm'yhw
wllY 'lhw h'yrh w'bdk 'ynllny si� smh 'thw 111 ky 'm. btsbt hbqr 11 wyd' ky '!.
mS't lkS. n�llnw smrm kkl h'tt 'fr ntn Il 'dny. ky I' nr'h 't 'zllqh «Che Yahweh
faccia ora ascoltare al mio signore notizie di bene. Ed ora: secondo tutto quello
che ha ordinato il mio signore, così ha fatto il tuo servo: ho scritto sulla porta
secondo tutto quello che mi ha ordinato il mio signore. E quanto a ciò che il
mio signore ha chiesto a proposito di Bet-Harapid, là non vi è nessuno. Shema­
yahu ha preso Semakyahu e l'ha fatto venire in città, ma il tuo servo io non l'ho
mandato là (adesso), ma allo spuntare del giorno e saprà. Noi osserviamo i se­
gnali di Lachish, secondo tutti i segnali che manda il mio signore; noi non ve­
qiamo Azeqah». - b) Lettera da Arad, nr. 1 8: 'I 'dny. 'lyllsb. yhwh ysl l 'l lslmk.
w't 11 tn. lsmryhw simbolo. wlqrsy 11 un simbolo wldllbr. 'fr �llwtny. slm. byt.
yhwh lii hw ysb «Al mio signore Elyashib. Yahweh custodisca la tua salute. Ed
ora: dà a Shemaryahu ... e a Qorsi darai ... E circa la cosa che mi hai ordinato, è
stata eseguita; il tempio di Yahweh, lui lo abita».

economica; i più noti sono quelli di Lachish, poco più di una ventina,
scoperti quasi tutti negli anni Trenta. I più importanti sono costituiti da
lettere spedite al comandante militare di Lachish da ufficiali che presi­
diavano fortezze non lontane, durante gli ultimi anni del regno di Giu­
da (fig. 4oa). Allo stesso periodo risalgono anche gli ostraka di Arad

1 23
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

2 3

4 6

7 8

Figura 4 r . Sigilli ebraici. r . l'in '. 'llbd. '�z «di Esna servo di Ahaz». 2. lyqmll
-

yhw «di Yaqimyahu». - 3. lyhmlyh llw m 'syhw «di Yahmalyahu-Maasiyahu». -

4. lsptyhllw 'syhw «di Safatyahu-Asiyahu». - 5 . ly 'znyhw Il 'bd hmlk «di Ya­


zinyahu servo del re». - 6. l'lyh ' llmt �nn 'l «di Aliya serva di Hananel». 7. -

l'lyqm Il n'rywkn «di Eliaqim servo di Yaukin». - 8 . lmlk Il hbrn «del re - He­
bron». - 9· lmlk Il mmst «del re-Memshat». I nr.i 8 e 9 riproducono i due tipi
di bolli regi.
(fig. 4ob), località del Negev in cui ne furono trovati quasi un centinaio
negli anni Sessanta; le lettere consistono per lo più in schematiche ordi­
nazioni di viveri; è interessante un riferimento a un tempio di Yahweh
che non si trovava a Gerusalemme. Tra i molti ostraka con brevi anno­
tazioni di natura economica, spesso quasi illeggibili, trovati in diverse
località (Gerusalemme, Teli Qudeirat - Qadesh Barnea, Te! Ira, Aroer,
Horvat Uzza) assume un particolare rilievo quello di carattere letterario

1 24
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

trovato a Horvat Uzza e pubblicato nel 1993: nonostante la non totale


leggibilità esso presenta .affinità con testi epigrafici di ambiente profeti­
co. Anche alla luce delle numerose nuove scoperte, che hanno fatto co­
noscere meglio la tipologia degli ostraka ebraici, oggi non è possibile
nascondere una certa perplessità circa l'ostrakon trovato nel l 960 a Yav­
neh Yam e diventato subito uno dei testi più importanti dell'epigrafia
ebraica, trattandosi di una petizione giudiziaria; il modo in cui la scrit­
tura è distribuita sul coccio, il ductus della scrittura, lo stato di conser­
vazione, il luogo di provenienza e alcune anomalie nel contenuto, fanno
sospettare una sua non autenticità.
Numerose ma poco significative sono le brevissime iscrizioni (per lo
più nomi propri) dipinte o incise su vasi; interessante ma enigmatica
quella che si trova su un'anfora da Lachish dove si vedono le prime quat­
tro lettere dell'alfabeto precedute da un disegno schematico non decifra­
bile. Per quanto riguarda i sigilli e le loro impronte un discorso serio è
stato reso impossibile dalla vera alluvione di falsi che sono stati pubbli­
cati nell'ultimo mezzo secolo; esemplari sospetti erano noti anche in pre­
cedenza, ma a partire dagli anni Sessanta la pubblicazione di materiale
falso è diventata una regola costante: agli inizi degli anni Trenta il totale
dei sigilli iscritti palestinesi (allora considerati tutti ebraici) era di circa
un centinaio; nel 1 9 5 0 erano aumentati di circa So unità; alla fine degli
anni Sessanta si era già a quota 2 5 0; i soli sigilli considerati ebraici erano
circa l 5 0 a metà degli anni Settanta, ma avevano superato il numero di
700 una ventina di anni più tardi. Si tenga presente che la quasi totalità
dei sigilli e circa i tre quarti delle impronte non proveniva da scavi rego­
lari. Tra lo scarso materiale autentico attribuibile al regno di Giuda (fig.
4 l) sono da ricordare il sigillo di un ministro del re Ahaz (circa 73 5 -7 l 5
a.C.), decorato con simboli egiziani; quello di una moglie dell'ammoni­
ta Hananel, che la Bibbia non ricorda come re ma del quale ci dà notizia
come di un sovrano (seconda metà del vn sec. a.C.); tre impronte di un
fonzionario del re Y aukin, probabilmente un figlio di Giosia sul quale
la Bibbia offre dati contrastanti 1 e infine il sigillo di un certo Yaqimya­
hu con la raffigurazione di una divinità in costume egiziano che uccide
un essere mitico e nella quale è forse da ravvisare lo stesso Yahweh. Su
diversi sigilli è riportato l'inizio dell'alfabeto precedute dalla preposizio­
ne !-, che con molta probabilità ha lo stesso valore dell'espressione l'lm
«per sempre», formula di augurio per i defunti.
Caratteristica del regno di Giuda è una stampigliatura reale con la pa-

1 Cf. 2 Re 23,34-24,30; 2 Cronache 36; 1 Ezra 1 ,3 2 -47.

125
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

rola lmlk «del re», il nome di una delle quattro località: Hebron, Soko,
mmst e z(y)p e la raffigurazione di uno scarabeo con quattro ali; questo
è un simbolo religioso di origine egiziana usato in ambiente filisteo,
giudaico e ammonitico il quale fu poi sostituito (da Giosia?) con quello
di un rotolo alato; di tali impronte, derivate da una ventina di sigilli di­
versi, sono stati trovati circa 2 000 esemplari (fig. 4 1 ). Numerosissime
anche le epigrafi su pesi, costituite da simboli.
Lo studio della paleografia ebraica e più in generale di quella palesti­
nese è stato reso quasi impossibile dalla comparsa di numerose iscrizio­
ni, non soltanto sigillari, palesemente false che sono state pubblicate nel­
la seconda metà del Novecento e che per eccessiva buona fede sono sta­
te accettate dagli studiosi. È possibile tuttavia individuare una certa li­
nea evolutiva (tav. 5). Come abbiamo già accennato alla fine della trat­
tazione delle iscrizioni della Samaria, è nel regno di Israele che si mani­
festa l'inizio di una forma di scrittura che si distingue da quella fenicia;
forma che troviamo attestata per la prima volta nell'iscrizione del moa­

anche oltre i confini dello stato ebraico. Questa forma di scrittura è � a­


bita Mesha (seconda metà del rx sec. a.C.) e che evidentemente si estese

ratterizzata dalla curvatura verso sinistra delle aste verticali (k, m, n, p ),


rivelando con ciò l'influenza di una scrittura corsiva. Nel regno di Giu­
da questa tendenza a dare ai segni un andamento obliquo si accentua
progressivamente, sia nella scrittura monumentale (si veda l'iscrizione di
Siloe, fig. 37) sia e specialmente in quella corsiva (ostraka di Lachish e
di Arad, fig. 40) ; si sottrae a tale tendenza il frammento di stele trovato
a Gerusalemme (fig. 3 8), che peraltro non è privo di peculiarità. È da
rilevare, infine, che questa scrittura ebraica compare talvolta anche sui
sigilli filistei (per un esempio v. fig. 2 1 nr. 6).

Nota bibliografica
Le iscrizioni ebraiche dovevano apparire nella pars tertia del CIS, ma questa
non è mai stata pubblicata; esse sono comunque state raccolte in volumi specifi­
ci, mentre le più importanti sono presenti in tutte le antologie di iscrizioni se­
mitiche nordoccidentali (cf. guida bibliografica). Accanto a questi lavori va ri­
cordato il volume, già citato per le iscrizioni della Samaria, di A. Lemaire, ln­
scriptions hébraiques, 1. Les ostraca, Paris 1 977, pp. 8 3-244; 2 5 1 -275.
Per le iscrizioni ricordate nel testo non incluse nel corpus più recente si veda:
I. Beit-Arieh, A Literary ostracon from ljorvat 'Uza, in TA 20 ( 1 993), pp. 5 5 -
6 5 . - J . Naveh, Hebrew and Aramaic lnscriptions, i n Qedem 4 1 (2000), pp. l -2
(frammento in pietra da Gerusalemme). - J. Naveh, Hebrew Graffiti from the
First Tempie Period, in IEJ 5 l (2001 ), pp. 1 94-207.

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Tavola 5 . Scritture ebraiche. 1 . Iscrizione di Mesha. 2. Ostraka di Samaria. 3 . Scrit­


tura vascolare di Kuntillet Ajrud. 4. Iscrizione di Siloe. 5 . Ostraka di Arad.

1 27
Le iscrizioni nordoccidentali degli stati indipendenti

I sigilli ebraici (in senso lato) sono stati raccolti da F. Vattioni, I sigilli ebrai­
ci, in Orientalia 50 ( 1 969), pp. 3 5 7-388; I sigilli ebraici n, in Augustinianum 1 1
( 1 97 1 ), pp. 447-45 4; Sigilli ebraici m, in AION 3 8 ( 1 978), pp. 227-2 54. La -

raccolta di F. Vattioni è stata corretta e aggiornata da F. lsrael, Inventaire pré­


liminaire des sceaux paléo-hébreux, in ZAh 7 ( 1994), pp. 5 1 -80.
Il sigillo con la menzione di Hananel è stato pubblicato da G. Garbini, Il si­
gillo di Aliya regina di Gerusalemme, in RANL, ser. 1x, 1 3 (2002), pp. 5 89-600.
6. Le iscrizioni nordoccidentali
nel periodo neobabilonese e persiano
( 5 8 5 - 3 3 0 a.C.)

INTRODUZIONE STORICA

Le distruzioni e le deportazioni di popolazioni che caratterizzarono


il periodo delle conquiste assire privarono gli stati della regione siro­
palestinese non solo dell'indipendenza politica ma anche del loro benes­
sere economico. L'amministrazione assira ebbe relativamente poco tem­
po per organizzare le nuove provincie, poiché alla morte di Assurbani­
pal (668-63 1 a.C.) era già in atto la crisi che poco dopo, nel 6 1 0 a.C.,
portò alla fine dell'impero assiro. Il periodo dell'impero neobabilonese
fu piuttosto breve; i primi decenni furono impegnati a completare la con­
quista dell'occidente o a reprimere le rivolte scoppiate in concomitanza
con la fine dell'Assiria. La situazione si stabilizzò soltanto quando il
persiano Ciro, entrato a Babilonia ( 5 3 8 a.C.), raccolse l'eredità degli im­
peri precedenti. Per circa due secoli, fino alla vittoria finale di Alessan­
dro il Macedone nel 3 30 a.C., l'impero persiano fu la sola realtà politica
del Vicino Oriente. Grazie alle loro flotte, le città fenicie ebbero una po­
sizione privilegiata nell'ambito dell'impero e poterono conservare, a dif­
ferenza di quelle filistee, le dinastie locali. Particolare importanza aveva
Tiro, in quanto attraverso di essa i re achemenidi riuscivano a esercitare
un certo controllo anche sulla principale colonia tiria, Cartagine; e que­
sto significava un'influenza politica su tutto il Mediterraneo. Un altro
aspetto non trascurabile della struttura politica dell'impero persiano era
costituito dall'impianto di colonie di sudditi fedeli, organizzate militar­
mente, in punti nevralgici dell'impero; troviamo così Giudei e Aramei
sul confine meridionale dell'Egitto; Sidonl e Cartaginesi in Palestina per
controllare i Filistei; Gubliti e Cartaginesi nell'importante centro com­
merciale di Palmira ' e infine ancora Sidonl in alcune isole del Golfo
Pcrsico.2
Dal punto di vista linguistico (ed epigrafico) il fenomeno più vistoso
è costituito dalla diffusione dell'aramaico, nella sua varietà chiamata ap­
punto «imperiale» (o «d'impero); due sono i fattori che hanno determi-
' G . Garbini, Palmira colonia fenicia, in PdP, 1996, pp. 8 1 -94.
i Id., I Fenici nel Mare Eritreo, in RANL, s. rx, 13 (2002), pp. 4 5 -49.

1 29
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

nato tale situazione: la vitalità dell'elemento etnico aramaico, prevalente


in tutta l'area siro-mesopotamica, e l'adozione della lingua aramaica
come lingua amministrativa ufficiale dell'impero achemenide. Mentre in
Mesopotamia un prolungato periodo di bilinguismo accadico-aramaico
annunciava la scomparsa dell'antica lingua accadica, in Palestina dopo
l'inizio del VI sec. a.C. si definiscono due diverse situazioni: in quello che
era stato il regno di Giuda, nella regione transgiordanica e nell'Idumea
scompare la documentazione in ebraico e nelle forme locali di fenicio per
essere sostituita da quella aramaica; nelle città filistee e nei centri costie­
ri il fenicio resiste, anche se non manca qualche presenza epigrafica ara-
maica; di fatto assente è la documentazione epigrafica nella regione di Sa­
maria; mentre nella Galilea continua l'uso del fenicio. Questo continua
ad essere usato in tutta la Fenicia, a Cipro e nelle colonie occidentali, do­
ve esso si espande grazie alla potenza cartaginese. Iscrizioni aramaiche
sono ormai presenti in tutte le regioni dell'impero persiano, dall'Iran
(Persepoli) ali'Anatolia e all'Egitto, in Palestina, nell'Arabia nordocci­
dentale (Teima) e in quella orientale (Bahrein); i numerosi papiri trovati
in Egitto offrono la più ricca testimonianza dell'aramaico d'impero � Un
fatto singolare è che dopo il 700 a.C. le popolazioni aramaiche per pa­
recchi secoli non hanno più prodotto iscrizioni aramaiche né in Siria né
in Mesopotamia, le zone del più antico popolamento aramaico dove più
tardi l'aramaico conoscerà una notevole fioritura a livello sia letterario
sia epigrafico. Questa assenza, per ora totale, di documentazione epigra­
fica fa sospettare che essa sia dovuta a ragioni più profonde della sem­
plice insufficienza di scavi archeologici.

ISCRIZIONI FENICIE (m)


La dominazione assira sulle città fenicie segnò l'inizio di una lunga
crisi politica ed economica che continuò e probabilmente si aggravò ul­
teriormente con il dominio babilonese; solo con l'avvento degli Ache­
menidi la Fenicia conobbe una ripresa economica e culturale, avendo le
città più importanti conservato una certa autonomia e le dinastie locali.
La situazione della madrepatria si riflesse anche nelle colonie occidenta­
li, almeno per quanto consentono di vedere gli scarsi indizi archeologici
e la scarna documentazione epigrafica; verso la metà del vn sec. a.C., o
poco più tardi, i Fenici abbandonarono diversi insediamenti che aveva­
no stabilito sulla costa meridionale della Spagna al di qua di Gibilterra,
mentre compaiono nella regione centri greci. La debolezza della madre­
patria, che non era più in grado di contrastare efficacemente l'intrapren-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

Figura 42. Iscrizione votiva da Malta. n�b mlk Il


b'l 's sllm n�m lbl l'l �mn ' lldn k sm' 11 ql dbry
«Stele dell'olocausto per Baal che ha posto Naham
per Baal Hammon il Signore; perché ha ascoltato la
voce delle sue parole».
denza greca nel Mediterraneo centroccidenta­
le, portò a una progressiva acquisizione di im­
portanza politica ed economica da parte di Car­
tagine, che a un certo momento si trovò a rap­
presentare il solo punto di riferimento per tut­
te le colonie occidentali; le fonti storiche sug­
geriscono che il ruolo di Cartagine come città­
guida, trasformatasi ben presto in città-capita­
le, ebbe inizio nella prima metà del VI sec. a.C.
Il materiale epigrafico esistente rispecchia fe­
delmente questa situazione generale. Il carattere sporadico della docu­
mentazione che aveva segnato il vn sec. a.C. persiste ancora nel seco­

1111N/I/'/? {_ O 9 {_ l Cl y L
lo successivo, le cui

7
scarse e poco signifi­
<f- 9 l i '3 r ci f \U og ::/f/,' l'r r( cative testimonianze
_:;- ci 9 05 9 0 9 ---v 7 9 w CJ 4: 5 9 confermano il per­
durare del periodo di
Figura 4 3 . Iscrizione arcaica dal tofet di Cartagine. crisi. In Fenicia so­
l'dn lb'l [�mn ... 's] Il ytn [g]r'strt bn klb' Il bn 'rs
bn sb' bn 'bdskn «Al Signore Baal [Hammon, stele ...
no rarissime le iscri­
che] ha donato Gerastart figlio di Kalbo, figlio di Aris, zioni funerarie su
figlio di Seba, figlio di Abdsakun». pietra (Tiro, Sidone
e Akzib) come quel­
le votive: un paio, frammentarie, da Amrit; una, su avorio, da Sarepta.
Da Cipro proviene un'iscrizione votiva su pietra, frammentaria, trovata
a Pafo; in Egitto alcuni fenici che visitarono il tempio di Ramesse II ad
Abu Simbel (a sud della prima Cateratta) incisero i loro nomi in varie
parti del monumento; verso la fine del VI sec. a.C. si data una lettera su
papiro proveniente da Saqqarah. In Occidente sono da ricordare due
iscrizioni votive da Malta (fig. 42), qualcuna dal tofet ' di Cartagine (tra
cui CIS I 5 684 e 5 6 8 5 ) (fig. 43), alcune da quello di Mozia in Sicilia e
1 Con questo termine di origine biblica (la forma originaria era tafet come sappiamo

dalla trascrizione greca dei Settanta; le vocali o-e, che ricorrono anche in altre parole
bibliche attinenti a culti condannati dal sacerdozio di Gerusalemme, sono desunte dalla
parola bofet «vergogna») viene convenzionalmente designata un'area sacra, frequente
nel mondo fenicio d'Occidente, contenente stele votive, con o senza iscrizione, e urne ci­
nerarie con ossa combuste di bambini e piccoli ovini.

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Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neo bab ilonese e persiano

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bn 'smn'zr khn 'strt mlk 11 �dnm skb b 'rn z my 't kt 'dm 's 11 tpq 'yt h'rn z 'I
Figura 44. Parte iniziale dell'iscrizione di Tabnit. 'nk tbnt khn 'strt mlk Il sdnm

'I tptf? 'lty Il w 'l trgzn k 'y 'dln ksp 'y 'dln li !Jr� wkl mnm mfr bit 'nk skb
b 'rn z «lo Tabnit, sacerdote di Astarte, re dei Sidonì, figlio di Esmunazor, sa­
cerdote di Astarte, re dei Sidonì, giaccio in questa bara. Uomo, chiunque tu
sia, che tirerai fuori questa bara, no, non aprire il suo coperchio e non mi di­
sturbare, perché non mi racchiude argento, non mi racchiude oro né qualsiasi
altra ricchezza: soltanto io giaccio in questa bara» (la divisione delle righe aon
corrisponde a quella dell'originale).

una da Sulci, in Sardegna; in Spagna piccole epigrafi vascolari, di cui la


più notevole è una di natura funeraria da Almunecar.
Queste poche iscrizioni, alle quali si potrebbe aggiungere qualche si­
gillo di provenienza sconosciuta e di incerta datazione, nonostante il lo­
ro numero ridotto forniscono diverse indicazioni di una certa importan­
za. Innanzi tutto è da rilevare la presenza maggioritaria di epigrafi voti­
ve: in Fenicia, come a Cipro e nelle colonie mediterranee, i fedeli che fre­
quentavano i santuari incominciano a sentire la necessità di ricordare in
maniera duratura la loro visita; le iscrizioni votive non sono più una pre­
rogativa, esclusiva o quasi, di personaggi politici o di membri del clero.
In questa prospettiva generale, colpisce il fatto che tutte le iscrizioni vo­
tive occidentali fanno riferimento al molok, 1 il sacrificio di bambini e di
piccoli ovini offerti al dio tirio Baal Hammon. Questo tipo di sacrificio,
praticato inizialmente in Fenicia e in Palestina, nel vr sec. a.C. non sem­
bra essere stato più in uso in terra asiatica, mentre rimane invece nelle co­
lonie mediterranee divenendo la più tipica manifestazione religiosa di
Cartagine. Le stele votive di Mozia, della Sardegna e forse anche quelle
1 Questa parola, un participio passivo del tema causativo yifil del verbo fenicio hlk «an­

dare>>, indica un «olocausto» (letteralmente «ciò che è stato fatto andare»). L'esistenza
di questo crudele rito presso i Fenici e gli Israeliti viene ricorrentemente negata per gli
uni o per gli altri per motivi apologetici.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

di Malta rappresentano il riflesso religioso di una situazione politica che


rivela già il predominio di Cartagine sulle altre colonie. Un altro feno­
meno da rilevare è l'ampliarsi della presenza fenicia, in maniera abbastan­
za consistente, non soltanto nelle colonie ma anche in Egitto; un feno­
meno che in seguito diverrà ancora più evidente.

� / La ripresa delle città feni-


f '71 � "fj �JO.. °J(,} j}
J � 4 o '1 cie sotto il dominio persiano
non trova alcuna testimonian­
f°i o.. 1<0.jl\ o. f r 9 � "' 7 '"" 7 9 k'l tata a Sidone, che dalle fonti
za a Tiro ma viene documen­

\JIY(f f � '1 1, 7
sappiamo essere il centro più
f\ o � � q tt1 � w� importante e dove sono state
ritrovate non molte ma signi­
�'Jfl.f lo 7 j} 7 "'f. ?1 ff (OJ ficative iscrizioni. Due iscri­
zioni funerarie regali, rispet­
tivamente di Tabnit (fig. 44) e
'1 <0 � "Il �\ < 1ff1� \ °I X del suo giovane figlio Esmu­
nazor databili nei primi de­
Figura 4 5 . Particolare dell'iscrizione di Es­ cenni del v sec. a.C., mostra­

in 'dn mlkm 'yt Il d'r wypy 'r�t dgn h 'drt Il


munazor re di Sidone (Il. 1 8-20). w'd ytn no ancora, come quella di A­

's bsd frn lmdt ·�mt 's Il p'lt wyspnnm 'lt


hiram, la preoccupazione che
gbl Il 'r� lknnm l�dnm l'lm «E inoltre il il costoso sarcofago in cui es-
signore dei re ci ha dato Dor e Giaffa, le fer­ se sono mc1se possa essere ri­
tili terre di Dagon che si trovano nella pia­ utilizzato da altri; di qui le for­
nura di Sharon, per le valorose imprese che mule di maledizione. Partico­
io avevo compiuto, e le abbiamo aggiunte ai larmente importante è tuttavia
confini del territorio affinché esse siano dei
Sidoni per sempre» (la divisione delle righe l'epigrafe relativa al secondo
non corrisponde a quella dell'originale). sovrano (fig. 4 5 ), fatta incide­
re presumibilmente dalla ma­
dre del giovane re: i diversi motivi in cui essa si articola (le parole pate­
tiche con cui viene ricordata la morte prematura, l'insistenza dell'invo­
cazione a non manomettere il sarcofago con la menzione di un luogo di
pena ultraterrena, il ricordo dei templi costruiti e l'accenno all'amplia­
mento del territorio di Sidone da parte del re persiano in ricompensa
per le imprese compiute dal defunto) fanno di questa iscrizione il più
importante documento di prosa letteraria fenicia. Ad Esmunazor suc­
cesse sul trono il cugino Bodastart, che volle ricordare la costruzione di
un tempio al dio Esmun (che con Astarte formava la coppia principale
del pantheon della città) con una ventina di iscrizioni dal contenuto
pressoché identico. Verso la fine del secolo o all'inizio del successivo ci

I33
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

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Figura 46. Iscrizione da Biblo. b'rn z n 'nk btn 'm ' m mlk 'zb'l Il mlk gbl bn
pltb'l khn b'lt skbt bswt Il wmr's 'ly wm�sm �r� lpy km's lmlkyt Il 's kn
lpny «In questo sarcofago giaccio io, Batnoam, madre del re Ozbaal re di Bi­
blo, figlio di Paltibaal sacerdote della Signora, con una veste e un copricapo
sopra e una lamina d'oro sulla bocca, come le donne regali che furono prima
di rne».
riporta invece l'iscrizione votiva incisa su una statuetta offerta ad Esmun
da Baalsillem, figlio del re Bana. Dallo stesso tempio provengono anche,
oltre a qualche altra breve iscrizione votiva, alcuni ostraka dello strsso
periodo; si tratta di sette documenti in cattivo stato di conservazione,
costituiti da serie di nomi di persone, la cui importanza sta nella docu­
mentazione della scrittura corsiva fenicia nel v sec. a.C. Qualche piccola
iscrizione vascolare completa il materiale epigrafico di Sidone per il v
sec. a.C. Dopo questa data il tempio di Esmun, che si trovava a un paio
di chilometri dalla città nella località di Bostan esh-Shekh, non ha re­
stituito altro materiale. Poiché le datazioni finora date sono in parte ba­
sate su criteri paleografici e quindi scarsamente affidabili, non è escluso
che una parte del materiale ricordato debba essere datato alla prima par­
te del IV sec. a.C.

]f nf VI t �'rj 1-1( �I /V f
Dopo Sidone è Bi­
blo che ha restituito le

f'1 ((; � �rrf )1" � lJ <1,/19°


iscnz1oni più impor­
tanti del periodo per­
siano in terra fenicia.
�r' O Yj V/ I � j �/ Una stele di pietra,
che nella parte supe­
Figura 47. Iscrizione votiva da Amrit. 'z hsml 's riore raffigura il so­
ytn 11 'bdsmn l 'dny t 'smn 11 khn .. k sm' ql «Questa
è la statua che ha donato Abdesmun al suo Signore vrano in piedi dinan­
Esmun ... poiché ha ascoltato la sua voce». zi alla dea seduta in
trono, presenta il te­
sto di una lunga iscrizione in cui Yehawmilk, re di Biblo, descrive i la­
vori di ampliamento e di abbellimento compiuti nel tempio della Signa-

1 34
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

ra di Biblo che aveva esaudito il suo voto; la parte finale dell'epigrafe


contiene maledizioni contro chi avesse cercato di cancellare il nome del
sovrano dalle opere da lui eseguite per sostituirlo con il proprio. Di due
iscrizioni funerarie regali ignoriamo l'autore per lo stato frammentario
in cui ci sono giunte le epigrafi; come la precedente vanno comunque
datate al v sec. a.C. Intorno alla metà del secolo successivo risale invece
l'iscrizione funeraria della regina Batnoam, integra, breve ma suggestiva
per la sua forma letteraria (fig. 46). In tutte queste iscrizioni di Biblo è
percepibile l'eco di una civiltà letteraria assai raffinata.
Non molto ricco è il materiale proveniente dalle altre città fenicie.
Dalla zona di Tiro proviene una breve iscrizione, di cui è stata data solo
una notizia preliminare ' e che sembra risalire al IV sec. a.C.; si tratta del­
l'iscrizione funeraria di un cartaginese che si qualifica come tale. Una
breve iscrizione votiva da Amrit (fig. 47) e un ostrakon da Akko con un
elenco di oggetti liturgici risalgono al v sec. a.C., come pure l'epigrafe
incisa su una situla egiziana scoperta in un edificio templare sul Gebel
el-Arbain, nella Fenicia meridionale: si tratta di una dedica ad Astarte.
Al secolo successivo appartiene una coppa votiva in bronzo di prove­
nienza sconosciuta, con la menzione di un'associazione religiosa (mar­
zea� ), nonché una serie di iscrizioni minori, vascolari per lo più, prove­
nienti da Akzib, Shiqmona, Dor e Giaffa (che nel v sec. a.C. passarono
sotto il dominio di Sidone, come ci dice l'iscrizione di Esmunazor); di
provenienza sconosciuta ma comunque libanese sono diversi vasi greci,
databili tra la fine del v e l'inizio del IV sec. a.C., che recano graffiti sul
fondo dei nomi propri. A questo periodo approssimativamente risale una
dedica incisa su una coppa di bronzo trovata, con altre iscrizioni analo­
ghe in lingua aramaica, in un santuario scoperto presso Elyakin (Israele),
nel retroterra di Dor; interessante, ma enigmatico, è il nome della divi­
nità venerata nel luogo, 'strm. Alcuni ostraka con elenchi di nomi da
Kheleifeh, sul Mar Rosso, testimoniano una presenza commerciale.
Mentre resta isolata un'iscrizione votiva, mutila, su ceramica trovata
nel tempio della dea Kubaba a Karkemish e datata al IV sec. a.C., piut­
tosto ricco è il materiale epigrafico proveniente dall'isola di Cipro. Il do­
minio diretto di Tiro su una parte dell'isola, documentato dalla ricorda­
ta iscrizione votiva dell'vm sec. a.C. con la menzione di un governatore
(skn) del re Hiram, deve essere stato di breve durata, anche se aveva da­
to luogo alla creazione di un capoluogo (qrt �dst) identificabile, con mol­
ta probabilità, nella città di Kition.2 Già in epoca assira esistevano a Ci-
' Cf. J. Teixidor, Bulletin d'épigraphie sémitique 1977, in Syria 54 ( 1 977), pp. 268-269.
2 Il fatto che l'iscrizione con la menzione del governatore è stata trovata nella zona di Li-

135
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

pro numerosi piccoli regni indipendenti, alcuni dei quali con dinastie e
abitanti fenici (almeno in parte). In età persiana sono due i piccoli stati
fenici documentati epigraficamente: il più importante era quello di Ki­
tion (odierna Larnaka), sulla costa sudorientale, del quale un'iscrizione
frammentaria databile verso la fine del v sec. a.C. attesta una dinastia ri­
salente almeno alla metà del secolo; l'altro era quello di Lapethos, nel
settore centrale della costa settentrionale, documentato nel v e IV sec.
a.C. da un'iscrizione e da una serie di monete. Intorno alla metà del v
secolo Kition assorbì il regno di Idalion e più tardi quello di Tamassos,
estendendosi così verso il centro dell'isola; ad entrambi pose fine Tolo­
meo I quando conquistò Cipro.

Carta 4. Cipro.
Per quasi tutto il v sec. a.C. le iscrizioni non sono numerose, e ad ec­
cezione dell'iscrizione votiva del re Baalmilk di Kition rinvenuta a Ida­
lion (ora menzionata) si tratta per lo più di brevissime epigrafi vascola­
ri, spesso incomplete, provenienti da varie località ma specialmente da
Kition (fig. 48). Durante tutto il IV secolo e all'inizio del III a.C. è que­
sta città che ha restituito il maggior numero di iscrizioni: i lunghi regni
masso! (ma non in uno scavo regolare) ha fatto supporre che qui, sulla costa meridionale
dell'isola ma molto più a occidente di Kition, si trovasse la colonia tiria; in realtà in tale
area non si trovano altre tracce di presenza fenicia (cf. l 'opera di O. Masson e M. Szny­
cer citata nella guida bib'liografica A, pp. 77-78). Anche in mancanza di dati sicuri, appa­
re verosimile che nell'area doveva esistere un santuario al quale il governatore tirio ave­
va portato il suo voto.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

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Figura 48. Iscrizione funeraria da Kition, inizio e fine: m�bt 'z 's ytn ' 'rs ...
11 t'by ... wl'my tsmzbt 1 1 bt b'lrm bn mlkytn 11 bn 'zr rb bz 'nm 1 1 't mskb
nbtnm l'lm «Questa è la stele che ha innalzato Aris per suo padre ... e per sua
madre Semzebul, figlia di Baalram, figlio di Milkyaton figlio di Azor, capo de­
gli ispettori delle sorgenti, sopra la dimora del loro riposo eterno» (la divisio­
ne delle righe non corrisponde a quella dell'originale).

di Milkyaton (392-362 a.C.) e di suo figlio Pumyaton (362-3 1 2 a.C.) de·


vono aver creato le situazioni favorevoli per lo sviluppo della produ­
zione epigrafica. Una trentina di iscrizioni votive, una cinquantina fune­
rarie e altrettante vascolari, un testo di carattere amministrativo su una
tavoletta di alabastro relativo alle spese di un tempio, un sarcofago di
gesso e frammenti vari sono stati restituiti dal capoluogo del regno feni­
cio; l'iscrizione più importante è stata scoperta nel 1990: si tratta del­
l'iscrizione votiva offerta da Milkyaton nel primo anno del suo regno
nella quale si ricorda la vittoriosa campagna militare condotta da Kition
contro imprecisati avversari appoggiati dal regno di Pafo; alla stessa vi­
cenda si riferisce anche un'iscrizione frammentaria, nota da tempo, pro­
veniente dal santuario di Idalion, secondo centro del regno, che ha re­
stituito in passato iscrizioni votive dei re di Kition e di altri personaggi.
Negli anni Novanta in questa località sono state trovate numerose iscri­
zioni di carattere amministrativo, sia su ostraka sia su lastre di gesso,
ma tale materiale non è stato ancora pubblicato. Da Tamassos proven­
gono due iscrizioni votive bilingui, in fenicio e in greco, scritto quest'ul­
timo in scrittura sillabica cipriota; entrambe sono datate al regno di Mil­
kyaton. Lapethos ha restituito una lunga iscrizione votiva (proveniente
in realtà dalla vicina località di Larnaka tis Lapithou, corrispondente al-

1 37
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

l'antica Narnaka dove esisteva


un tempio) con la menzione dei
sovrani Damonikos e Barak­
sams, ancora di incerta datazio­
ne ma comunque non anteriori
al IV sec. a.C. Infine, un'iscrizio­ Giza•

ne vascolare da Amatunte e un Menfi•


• Saqqarah

graffito funerario del IV sec. a.C.


da Nea Paphos, nella parte occi­ Ossirinco•

dentale dell'isola, completano il


quadro della presenza fenicia a Hennopoli•

Cipro; una presenza non limitata


alla zona dell'antica colonia tiria
ma diffusa in tutto il territorio.
Durante il periodo persiano le
testimonianze epigrafiche fenicie
in Egitto sono piuttosto nume­
Edfu•
rose anche se poco significative /
dal punto di vista del contenuto. Elefantina• •Siene

Alcune decine di anfore, recan-


ti soltanto nomi persona, rinve­ Carta 5. Egitto.
nute a Elefantina documentano
rapporti commerciali, come una ventina di ostraka da Saqqarah; non an­
cora chiarito è invece il significato di alcune anfore vinarie, con brevis­
sime iscrizioni contenenti anche nomi propri, provenienti dall'area di
Tebe; in qualche caso è documentata una utilizzazione funeraria.1 Oltre
a varie decine di firme di devoti fenici che visitarono il tempio di Osiri­
de ad Abido tra il v e il III sec. a.C. vi sono alcune iscrizioni, piuttosto
brevi, di natura votiva trovate nell'area di Menfi o da questa provenien­
ti con molta probabilità; è qui che si trovava infatti la più importante co­
lonia tiria, di origine probabilmente militare come testimonia il toponi­
mo «accampamento dei Tiri» ricordato da Erodoto (2, 1 1 2). All'età per­
siana si possono assegnare le iscrizioni votive incise su una statuetta
bronzea di Arpocrate conservata nel British Museum, su un'altra statuet­
ta bronzea raffigurante Imhotep e su una statuetta in pietra con la fi­
gura di Iside con Arpocrate. Piccole iscrizioni vascolari di varia prove­
nienza completano la documentazione fenicia nell'Egitto achemenide.2
1 Cf. E. Gubel, BAALIM v n , in Syria 76 ( r 9 9 9), pp. 240-24 r .
2 Non è stata presa i n considerazione l'iscrizione pubblicata d a P.K. McCarter, A n ln­
scribed Phoenician Funerary Situla in the Art Museum of Princeton University, in
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

La pace conclusa nel 449 a.C. dalla Persia con Atene e la successiva
guerra tra Atene e Sparta favorirono in modi diversi il ritorno di una
presenza orientale nell'Egeo; un'eloquente testimonianza della nuova
situazione è costituita da una piccola iscrizione bilingue in greco e in fe­
nicio, giuntaci in stato frammentario, trovata a Delo. Si tratta di un'epi­
grafe votiva al dio Apollo da parte di hieronautai (termine di significato
incerto) provenienti da Tiro dedicata durante il regno di un re Abda­
start di Sidone (nel IV sec. a.C. regnarono a Sidone diversi sovrani di que­
sto nome). A questo periodo sembrano risalire due iscrizioni funerarie
con testo greco e fenicio, trovate ad Atene.

JJ,, f L,;, g A. L
Anche l'isola di Malta ha re­
VJ u stituito epigrafi fenicie asse­
gnabili al periodo persiano. Si

11>i7 lLI \ 011 � 9 r


tratta di una laminetta d'oro
con figure divine egiziane e

� 9 ��r;-\ 4 t; 7.
una breve iscrizione fenicia,
u 9 con destinazione funeraria; di
q �cv
un amuleto di bronzo conte­
. . . 'V L\ L\ nente un breve testo su papi­
ro, di difficile lettura, e infine
Figura 49. Iscrizione votiva da Malta. lrbt di un'iscrizione votiva su os­
l'frr[t ... Il 'bst z 's ndr ... Il bn b'l�l� bn so, mutila, rinvenuta nel san­
... Il ql dbry . . . «Alla Signora Astarte ... que­
sto è il ... ('bst) che ha dedicato ... figlio di tuario di Astarte nella località
Baalhilles figlio di ... ha ascoltato la voce di Tas Silg, presso Marsasci­
delle sue parole ... » . rocco (fig. 49).
Con il v e specialmente il IV
sec. a.C. diventa più abbondante il materiale epigrafico proveniente da
Cartagine, che risulta tuttavia di difficile datazione. Il criterio paleogra­
fico è infatti l'unico mezzo per assegnare una datazione a questo perio­
do di qualche decina di iscrizioni che sono state trovate, come le varie
migliaia appartenenti al III e alla prima metà del 11 sec. a.C., tutte nel­
l'area del tofet e delle necropoli, cioè in zone in cui il reimpiego delle
strutture rende difficile, se non impossibile, una classificazione stratigra­
fica dei materiali. Questo spiega perché la quasi totalità delle iscrizioni
cartaginesi sia di natura votiva o, in misura molto minore, funeraria.
Questo dato topografico è di estrema importanza per valutare la situa­
zione dell'epigrafia cartaginese; nel mondo fenicio-punico l'area sacra
BASOR 290-29 1 ( 1 993), pp. 1 1 5 - 1 20 la quale, per la grossolanità del tracciato dei segni,
suscita forti perplessità circa l'autenticità dell'epigrafe; questa è comunque di natura vo­
tiva e non funeraria come sostiene l'editore.

I 39
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

o o
Figura 5 0. Iscrizione su lamina d'oro da Pyr­
o gi. lrbt l'strt 'fr qds Il 'z 's p 'l w 's ytn Il
tbry'. wlns mtk ·t 11 kyfry '. byr�. zb� 11 sms
bmtn 'bbt wbn Il tw. k 'strt 'rS. bdy Il lmlky
5nt sts3 byllr� krr. bym qbr 1 1 'tm wsnt tm 's
'lm Il bbty Snt km hkkbm Il '[ «Alla Signo­
ra Astarte. Questo è il luogo sacro che ha fat­
to e che ha donato Tiberio Welnas, re su (4:e­
re, nel mese del 'sacrificio del sole' come d o­
no nel tempio. Egli ha costruito la cella per­
ché Astarte gli ha concesso di regnare tre 3
anni nel mese di Krr, nel giorno del seppelli­
mento della divinità. Gli anni del dono voti­
vo alla divinità nel tempio di lei sono anni
come queste steli.e ».
del tofet e specialmente le necropoli si
trovavano all'esterno della città vera e
propria: ciò significa che la città prero­
mana di Cartagine non è stata ancora tro­
vata, dato che la collina di Saint-Louis,
generalmente identificata come l'antica
o o o acropoli della metropoli punica, era oc­
cupata fino all'inizio del periodo elleni­
stico da necropoli e impianti industriali, anche questi situati, per ovvie
ragioni igieniche, lontano dal centro abitato. Nelle iscrizioni votive del
tofet il nome della dea Tanit, assente nelle epigrafi più antiche, precede
quello di Baal Hammon a partire, sembra, dalla fine del v sec. a.C. Tra
le iscrizioni provenienti dalle necropoli sono da segnalare una laminetta
d'oro, tipologicamente simile a quella già ricordata per Malta e datata
approssimativamente verso la fine del vr sec. a.C. (CIS I 6067) e gli scar­
si resti di una tariffa sacrificale (CIS I 1 67). Un documento eccezionale
è costituito dall'iscrizione su lamina d'oro (fig. 5 0) scoperta nel 1 964 sul
sito dell'antica Pyrgi, sulla costa laziale a nord di Roma; si tratta del do­
cumento di fondazione di un santuario in onore di Astarte eretto intor­
no all'anno 500 a.C. da Thefarie, il re etrusco di Cere. Accompagnata
da due epigrafi in etrusco, anch'esse su lamine d'oro, l'iscrizione di Pyr­
gi rivela implicitamente una alleanza militare tra la città etrusca e Carta­
gine (al 5 09 a.C. risale il primo trattato tra Roma e Cartagine tramanda­
to da Polibio; cf. 3,22-23).
Nel corso del VI sec. a.C. lo stato politico delle colonie fenicie nel Me­
diterraneo conobbe una profonda trasformazione; quelli che erano cen­
tri autonomi e che conservavano una qualche forma di rapporto (che non
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano
Figura 5 1 . Iscrizione votiva da Mo­
zia. l'dn lb'l 1 1 ndr b'ly I l bn b'lytn Il
bn 'bdmlk «Al Signore Baal ha dedi­
cato Baalai, figlio di Baalyaton figlio
di Abdmilk».

siamo in grado di precisare) con


le città di origine conobbero
sorti diverse: gli insediamenti
spagnoli a est di Gibilterra ven­
nero di fatto abbandonati o la-
sciati a se stessi, mentre Tiro si
impadronì, in data imprecisata,
della colonia filistea di Cadice; le
città della Sicilia passarono sotto
il dominio diretto di Cartagine
verso la metà del VI sec. a.C.; po­
chi decenni più tardi la stessa
sorte toccò a quelle della Sardegna; Malta sembra aver conservato inve­
ce la sua autonomia, mentre Ibiza divenne una colonia cartaginese in­
torno alla metà del VI secolo. Nella Sicilia cartaginese la documentazio­
ne più ricca è stata fornita dal tofet di Mozia: una quarantina di iscri­
zioni votive, dedicate al solo Baal Hammon, databili tra circa la metà
del VI sec. a.C. e il 397 a.C., anno della conquista della città da parte di
Dionisio di Siracusa; al v secolo risale un'iscrizione funeraria (fig. p).
Gli altri centri fenici dell'isola non hanno
fornito materiale epigrafico per il perio­
do che stiamo trattando, al quale si posso­
no tuttavia assegnare un paio delle iscri­
zioni incise all'interno della cosiddetta
Grotta Regina, una caverna nei pressi di
Palermo che per millenni è stata frequen­
tata da fedeli che la consideravano un luo­
go sacro; in una di queste epigrafi è no­
minato Shadrafa, divinità guaritrice.
In Sardegna il centro che ha restituito
il materiale più importante è Tharros, e in
particolare le sue necropoli (fig. 5 2); da
Figura 5 2 . Iscrizione funeraria
da Tharros. qbr Il 'rs bn 11 'bd'sll queste provengono infatti alcune iscri­
mn «Tomba di Aris figlio di zioni scolpite sulla roccia (poi distaccate),
Abdesmun». due laminette d'argento con figure egizia-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

ne e brevi epigrafi analoghe a quelle già viste, qualche scarabeo iscritto


(uno col nome del dio filisteo Dagon). Qualche iscrizione su pietra pro­
veniente dal tofet è di fatto illeggibile. Tutte queste epigrafi, con qual­
che altra vascolare più o meno ben conservata, sono assegnabili al V-Iv
sec. a.C. Da Cagliari provengono due vasi funerari con iscrizioni identi­
che risalenti al IV sec. a.C.
Sporadiche le iscrizioni dalla Spagna: un'iscrizione votiva da Ibiza, iµ­
cisa sulla faccia di una laminetta di bronzo (reimpiegata tre secoli più
tardi) è databile al v sec. a.C., come una laminetta d'argento funeraria
del tipo già incontrato; al IV secolo risale invece un'iscrizione funeraria
su pietra da Villaricos (l'antica Baria), che rivela il perdurare della com­
ponente fenicia nella città anche senza il dominio politico di Cartagine.
L'età persiana vide gli ultimi, non molti, esemplari di sigilli fenici
iscritti, il cui repertorio figurativo accolse dapprima motivi iconografici
persiani di origine assira e poi iconografie decisamente greche, mentre
conoscevano una nuova voga motivi religiosi di origine egiziana. Un da­
to significativo è che in Occidente la ricchissima produzione di scarabei
si presenta completamente priva di iscrizioni, che compaiono invece,
molto sporadicamente, su qualche amuleto; ma si tratta sempre di epi­
grafi brevissime.
Mentre scomparivano i sigilli fa la sua comparsa una nuova tipologia
di materiale iscritto: le monete. L'epigrafia semitica si interessa ovvia­
mente soltanto delle leggende costituite da almeno una parola intera, la­
sciando ai numismatici il compito di studiare i segni alfabetici singoli o
doppi presenti sulle monete molto più frequentemente delle scritte con
un senso compiuto. Le più antiche leggende fenicie su monete compa­
iono nell'isola di Cipro nel v sec. a.C. (fig. 5 3); diversi nomi di sovrani
del v e del IV sec. a.C. sono documentati nella produzione di Kition e in
quella di Lapethos. Fra le città fenicie soltanto la Biblo del IV sec. a.C.
coniò monete con nomi di re, pur avendo iniziato la propria moneta­
zione poco prima della metà del v secolo. In Occidente furono dappri­
ma Mozia e poi Palermo a battere moneta e a iscrivervi i loro nomi; Car­
tagine seguì il loro esempio solo alla fine del IV sec. a.C. e solo per un
breve periodo, contemporaneamente ali' emissione di monete destinate,
come dice la loro leggenda, alle truppe. Appare evidente, da quanto si è
detto, che il mondo fenicio-punico fu spinto a battere moneta special­
mente dal contatto diretto con il mondo greco.
Nel periodo della dominazione neobabilonese e persiana la documen­
tazione epigrafica fenicia appare nel complesso piuttosto povera, anche
se non manca qualche testo importante. Emergono le iscrizioni reali di
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

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Figura 5 3 . Leggende monetarie fenicie. Biblo: 1 . l'zb'l «di Ozbaal». - 2.'yn 'l
mlk gbl «Ainel re di Biblo». - Cipro: 3. lb'lmlk «di Baalmilk» (re di Kition). -
4. ldmnks mlk lps «di Damonikos re di Lapethos». - Cartagine: 5 . qrtbdfr «Car­
tagine». - 6. m 'm mbnt «dal 'popolo' dell'esercito». - 7. b 'r�t «nella provincia»
(letteralmente «terre»). - 8. mbsbm «Controllori». - Sicilia: 9 · rs mlqrt «capi di
Melqart» (ovv. «Capo Melqart»). - IO. hm!w'. - I I . mtw. - I 2. m!w ' «Mozia»
(nome con e senza articolo). I 3 . �ys «Palermo» (Siyu�: nome fenicio della città
-

con vocalizzazione ipotetica). - 1 4 . kpr' «Sol unto» (Kafra). - I 5 . 'rk «Erice».

Fenicia e Cipro, di natura funeraria e votiva, nelle quali si affacciano, a


differenza del passato, riferimenti di ordine storico; questo non accade
a Biblo, dove la sola iscrizione reale non funeraria ricorda ampliamenti
e abbellimenti apportati a un tempio. Continuano le iscrizioni funerarie
dei privati, sia nella madrepatria sia nelle colonie, con la loro laconicità;
compare tuttavia la tipologia delle laminette in metallo prezioso, o di
papiro, con motivi iconografici o formule letterarie di ispirazione egi­
ziana. Un tipo di iscrizioni in continua espansione è quello votivo, uti-

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144
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano
Tavola 6. Scritturefenicie dal VI al IV sec. a.C. 1 . Abu Simbel (ca. 5 90 a.C.). 2. Mo­
zia (vr sec. a.C.). 3. Sidone, monumentale (v sec. a.C.). 4. Sidone, corsiva (v sec.
a.C.). 5. Biblo (v-rv sec. a.C.).
lizzato da fedeli di agiate condizioni economiche; in Occidente il domi­
nio cartaginese si accompagna al diffondersi delle aree sacre con le urne
cinerarie dei bambini e ovini sacrificati e cremati e con le stele che sem­
pre più spesso recano iscrizioni. Dai templi provengono talvolta, oltre
che epigrafi votive, testi connessi all'amministrazione dei templi stessi,
mentre a Cartagine si ha il primo esempio delle cosiddette «tariffe»,
cioè l'elenco delle norme che regolavano le offerte per i sacrifici. In tale
periodo termina la produzione di sigilli iscritti e ha inizio quella mone­
taria con le sue leggende. Un posto particolare occupa l'iscrizione di Pyr­
gi, che può essere paragonata a quelle che in precedenza erano state re­
datte dai piccoli sovrani e governatori della Cilicia: un regnante stranie­
ro per ragioni politiche fa scrivere in fenicio un testo che ricorda una sua
realizzazione.
Per quanto riguarda l'evoluzione della scrittura, questi circa tre secoli
confermano la fondamentale stabilità della scrittura monumentale; an­
che i segni che avevano subito una certa evoluzione negli ultimi secoli
precedenti mantengono inalterata la loro forma (tav. 6). Sono tuttavia
percepibili tendenze evolutive in alcuni segni, dovute anche queste al­
l'influenza della scrittura corsiva documentata da papiri e dagli ostraka.
Già all'inizio del vr sec. a.C. l'alef si presenta talvolta priva dell'angolo
a sinistra, sostituito da un semplice trattino, mentre sulla destra i due trat­
ti diventano paralleli. La trasformazione di alcuni segni è causata dalla
necessità di eliminare i tratti paralleli che provocano il distacco del cala­
mo dal foglio: così i tre trattini della h sono talvolta sostituiti con un
tratto curvilineo eventualmente accompagnato da un altro verticale; ana­
logamente, si cerca di evitare i cinque tratti che formano la � riducendo
in qualche modo quelli centrali e così per il segno s, i cui tratti paralleli
superiori sono riuniti in un segno zigzagante. Viene semplificato anche
il segno y, ruotato di 90° verso sinistra e con il trattino diventato infe­
riore ridotto nelle dimensioni; il cerchietto della 'ayn tende ad aprirsi
superiormente mentre il segno s si arrotonda in basso. I documenti del­
la scrittura corsiva rendono evidenti i fenomeni ora descritti; per l'evo­
luzione della scrittura presentano una particolare importanza gli ostra­
ka di Sidone: in essi si riscontrano infatti forme più evolute di quelle del­
la scrittura monumentale le quali anticipano tuttavia l'aspetto che que­
sta assumerà nella fase detta neopunica (si vedano i segni alef e m).
Il sostanziale conservatorismo della scrittura monumentale fenicia,

145
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

che conosce qualche variante locale (ancora una volta a Biblo) ma spe­
cialmente diversità di ductus nei diversi centri e secondo il supporto scrit­
torio, riduce notevolmente le possibilità di confronti a livello paleogra­
fico; una certa successione cronologica è delineabile basandosi non sul­
l'insieme dei segni ma esclusivamente sulla forma di quei segni che in un
certo momento hanno subito una trasformazione.
Un accenno particolare meritano le iscrizioni trovate nel tofet di Mo­
zia. Il pessimo supporto, una pietra arenaria friabile, è responsabile del­
l'aspetto grossolano della scrittura, ma è vero anche che la forma dei se­
gni è innegabilmente più evoluta di quella che si riscontra nelle iscrizio­
ni coeve; sembra abbastanza ovvio dedurre da ciò che a Mozia vi fu un
precoce tentativo di trasferire sulla pietra la scrittura corsiva che si veni­
va allora elaborando.

Nota bibliografica
In questa nota sono segnalate solo quelle iscrizioni, di più recente pubblica­
zione, che non sono presenti nelle raccolte citate nella guida bibliografica posta
alla fine di questo volume o nella nota bibliografica relativa alle iscrizioni feni­
cie trattate nel capitolo precedente.
Settimo ostrakon di Sidone: A. Vanel, Le septième ostracon phénicien trouvé
au tempie d'Echmoun, près de Saida, in MUSJ 4 5 ( I 969), pp. 3 4 3 - 3 64.
Iscrizioni di Sarepta: J. Teixidor, Selected Inscriptions, in J.B. Pritchard, Sarep­
ta. A Preliminary Report on the Iran Age, Philadelphia I 97 S . pp. 97- I o4. J.B.
-

Pritchard, Recovering Sarepta, a Phoenician City, Princeton I 978, pp. 96- I IO.
Piccole iscrizioni da Sidone: J. Teixidor, Deux inscriptions phéniciennes de
Sidon, in Archéologie au Levant, cit., pp. 2 3 3 - 2 3 6 .
Iscrizione del marzea�,: N. Avigad - J.C. Greenfield, A Bronze phiale with a
Phoenician Dedicatory Inscription, in IEJ 32 ( I 9 8 2), pp. 1 1 8 - 1 2 8 .
Iscrizioni di Amrit: P. Bordreuil, Le dieu Echmoun dans la région d'Amrit,
in Phoenicia and Its Neighbours (Studia Phoenicia III), Leuven I 9 8 5 , pp. 2 2 I -
230.
Ostrakon di Akko: M. Dothan, A Phoenician Inscription [rom Akko, in IEJ
3 5 ( I 9 8 5 ), PP· 8 I -94.
Piccole iscrizioni vascolari: A. Caubet, BAALIM III, in Syria 63 ( I 986), pp.
4 I 9-420. P. Bordreuil, BAALJM Iv, in Syria 64 ( I 9 8 7), pp. 3 1 3 - 3 I4.
-

Iscrizione dal Gebel el-Arbain: M. Weippert, Eine phònizische Inschrift aus


Galilda, in ZDPV I I 5 ( I 999), pp. I 9 I -200.
Iscrizioni fenicie dalla Palestina: J. Naveh, Unpublished Phoenician Jnscrip­
tions [rom Palestine, in IEJ 37 ( I 987), pp. 2 5 - 3 0. - Ostrakon da Dor: E. Stern,
A Phoenician-Cypriote Votive Scapula from Te! Dar: a Maritime Scene, in IEJ
44 ( I 994), p. 3 ·
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

Iscrizione da Elyakin: R. Deutsch - M. Heltzer, Forty New Ancient West


Semitic Inscriptions, Tel Aviv 1 994, pp. 69-73.
Brocca da Giaffa: R. Avner - E. Eshel, A ]uglet with a Phoenician Inscription
[rom a Recent Excavation in Jaffa, Israel, in Transeuphratène 1 2 ( 1 996), pp.
59-63.
Iscrizioni da Cipro: M.G. Guzzo Amadasi, L 'iscrizione fenicia dalla tomba
n. 43 [della necropoli di Aya Irini], in Paleokastro, Roma 1 978, pp. 1 1 4-1 1 6. -
M. Sznycer, Inscriptions phéniciennes sur jarres de la nécropole d'«Ayios Geor­
ghios» [Kition], in RDAC 1 984. Nicosia 1 984, pp. 1 1 7- 1 2 1 . - M. Sznycer, A
Phoenician Graffito [rom Tomb 103/84 at Nea Paphos, in RDAC 1 9 8 5 , Nicosia
1985, pp. 2 5 3 -2 5 5 . - M. Sznycer, Une inscription phénicienne d'Amathonte, in
BCH I I 1 ( 1 987), pp. 1 3 3 - 1 3 5. - M. Sznycer, Une inscription phénicienne roya­
le de Kition (Chypre), in CRAI 1 99 1 , pp. 801-82 1 . - M. Sznycer, Une inscrip­
tion phénicienne inédite de l'ancienne Paphos, in CEC 26 ( 1 996), 2, pp. 3 - 5 . -
M. Sznycer, Une nouvelle inscription phénicienne d'Amathonte (Chypre), in Se­
mitica 49 ( 1999), pp. 1 9 5 - 1 97.
Iscrizioni vascolari dall'Egitto: R.T. Lutz, Phoenician Inscriptions [rom Teli
el-Maskhuta, in The World of the Aramaeans, III. Studies in Language and Lit­
erature in Honour of P.-E. Dion (JSOT Suppi. 3 26), Sheffield 200 1 , pp. 1 90-
2 1 2.
Iscrizioni da Malta: T.C. Gouder - B. Rocco, Un talismano bronzeo da Mal­
ta contenente un nastro di papiro con iscrizione fenicia, in SM 7 ( 1975), pp. 1 - 1 8.
Lamina d'oro: G. Holbl, Agyptisches Kulturgut auf den Inseln Malta und
Gozo in phonikischer und punischer Zeit (S ÒAW 5 3 8), Wien 1 989, pp. 1 0 5 - 1 1 3 .
Iscrizioni di Cartagine: J. Ferron, Inscription punique archaique à Carthage,
in CB 10 (= Mélanges de Carthage), 1 964- 1 96s, pp. 5 5 -64. - F. Mazza, Su alcu­
ne epigrafi da Cartagine, in RSF 5 ( 1977), pp. 1 3 1 - 1 3 7.
Nuova iscrizione funeraria a Tharros: G. Garbini (in corso di stampa).
Iscrizioni dalla penisola iberica: LA. Ruiz Cabrero, El estuche con banda
magica de Moraleda de Zafayona (Granada): una nueva inscripci6n fenicia, in
Byrsa 1 (2003), pp. 8 5 - 1 0 5 .
Monete: J.W. Betlyon, The Coinage and Mints of Phoenicia. The Pre-Alex­
andrine Period, Chico, Ca!. 1 982. - G.F. Hill, A Catalogue of Greek Coins in
the British Museum, voi. 2 5 , Cyprus, London 1 904 (v. anche O. Masson - M.
Sznycer nella guida bibliografica A, 1, a). - L.-1. Manfredi, Monete puniche. Re­
pertorio epigrafico e numismatico delle leggende puniche, Roma 1 99 5 [ 1997].

ISCRIZIONI ARAMAICHE (11)


La fine precoce degli stati aramaici indipendenti e la totale mancanza
di iscrizioni prodotte da individui ovvero organismi aramei posterior­
mente alle due epigrafi funerarie di Nerab ricordate alla fine del capito­
lo precedente hanno reso preferibile rimandare al presente capitolo la

1 47
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

trattazione del materiale


epigrafico aramaico del VII
sec. a.C.; tale spostamento
rispetto alla suddivisione
cronologica espressa dal
titolo dei capitoli presenta
inoltre il vantaggio di in­
serire il suddetto materiale
in un più omogeneo qua­
dro storico.
Un sintomo molto elo­
quente del profondo scon­
volgimento provocato dal­
le guerre e dalle deporta­
zioni assire nel tessuto so­
ciale ed etnico della Siria e
della stessa Mesopotamia
Carta 6. Mesopotamia.
è rivelato dalla scomparsa
totale di documentazione scritta di origine aramaica. Il VII sec. a.C. ha
lasciato un numero non trascurabile di epigrafi aramaiche sia in Meso­
potamia che in Siria, ma questi testi provengono tutti dall'amministra­
zione assira. Un grosso ostrakon, purtroppo mutilo, rinvenuto ad As­
sur conserva il testo di una lettera che un alto funzionario del re Assur­
banipal aveva mandato ad un suo collega per informarlo di alcuni avve­
nimenti che si erano svolti in Babilonia. La documentazione più ricca è
costituita da quasi 1 50 tavolette di argilla contenenti atti amministrativi
redatti o completamente in aramaico o in assiro con brevi annotazioni
in aramaico, scritte a inchiostro o incise nell'argilla (fig. 5 4); questi testi
provengono in buona parte da Ninive ma ne sono stati trovati anche sia
nelle altre capitali assire (Assur e Nimrud) sia in diverse località della
Siria (Tell Halaf, Tell Ahmar e, recentemente, Tell Shekh Hamad e Teli
Shoukh Fawqani); di età neobabilonese sono invece alcune tavolette di
Nerab e Sefire. Dal Luristan proviene una coppa iscritta di età neobabi­
lonese. Di datazione incerta è l'unica iscrizione su pietra, apparsa sul
mercato antiquario libanese verso l'inizio degli anni Cinquanta: contie­
ne un decreto, di cui non si specifica la fonte, relativo alla riscossione di
tasse. La povertà di materiale epigrafico conferma lo stato di crisi gene­
rale in cui versò tutta l'area sire-mesopotamica nel sec. VII e special­
mente v1 a.C.
Come abbiano già visto per le iscrizioni fenicie, l'Egitto conobbe nel
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano
Figura 54. Tavoletta di terracotta da
Teli Ahmar (antica Til Barsib) . .... wkl.
pr5n Il ... ndn. b'fr lsqln Il ksp. mn.
... n. ysb Il ( .. y. w... n. b... ) Il ksp .. ['r]
b'm 11 shd. rh ... 11 shd. grd . . e tut­
« .

ti i cavalli [ovv. cavalieri] ... nadanu a


dieci per (due) sicli di argento da ... re-
stituirà ( ... ) argento quaranta. Testimo-
ne: Sih... ; testimone: Garad». La riga
posta tra parentesi, in caratteri più pic­
coli, è stata verosimilmente aggiunta
posteriormente, ma sempre al momen­
to della redazione; nadanu sembra esse­
re la seconda parte di un nome di per-

4i � A.. . C\ \\ VV
sona babilonese.
VII sec. a.C. una presenza aramaica,
sia pure sporadica. Il documento
più notevole è costituito dall'astra­
kan di Psammetico trovato a Saq­
qarah (fig. 5 5); nonostante la brevi-
tà del testo, esso ha un'importanza rilevante perché presenta un tipo di
scrittura corsiva indipendente da quello usato in Assiria e più tardi in­
trodotto in Egitto; sembra perciò probabile che esso testimoni l'esisten­
za di una comunità aramaica, pienamente inserita nell'ambiente egizia­
no come rivela il nome, stabilitasi nella zona di Menfi prima o indipen­
dentemente dal dominio assiro. L'assegnazione al VII secolo dell'iscri­
zione su una statuetta bronzea raffigu­
rante il demone Pazuzu, proposta dal
suo editore, rimane incerta per la man­
canza di una soddisfacente documen­
tazione dell'epigrafe. A cavallo tra VII
e VI secolo si pone il cosiddetto papiro
di Adon, che reca il testo di una lettera
scritta dal sovrano di una città filistea
al faraone per chiedere aiuto contro
l'imminente attacco da parte del «re di
Babilonia»; si tratta con ogni verosi­
miglianza di Nabucodonosor (604- 5 62
5 5 . Ostrakon di Psamme­
a.C.) che sottomise le città filistee appe­ Figura
tico. lpsmsk d .. Il rbk �d' «A
na salito sul trono. Al VI, e non al VII Psammetico ... »; le due parole
scc. a.C. come proposto dall'editore, va finali sono di significato scono­
datato il papiro frammentario definito sciuto.

1 49
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

come il più antico papiro aramaico sulla base di un'analisi paleografica


insoddisfacente; si tratta peraltro di un elenco di nomi di persona nes­
suno dei quali è tipicamente aramaico o ebraico.
Al VI sec. a.C. vengono di solito assegnati pochi altri documenti epi­
grafici (un paio di iscrizioni e di papiri, con qualche incertezza le lettere
di Hermopoli) datati con il criterio paleografico. A questo proposito,
tuttavia, è necessario fare alcune osservazioni. In primo luogo va detto
che la datazione paleografica di un testo deve tener conto non delle for­
me arcaiche conservate bensì di quelle più evolute, dato il carattere con­
servatore di qualsiasi tipo di scrittura; i papiri aramaici egiziani che han­
no una data sicura offrono un'ampia testimonianza del permanere di
forme antiche accanto ad altre recenti. 1 Un secondo punto da tener pre­
sente riguarda non tanto la paleografia quanto piuttosto il contenuto dei
testi: nonostante l'esistenza di non pochi papiri che il contesto storico
fa datare al tempo di Dario II, talvolta si è voluto vedere nel «Dario»
menzionato nel testo il primo sovrano di questo nome; questo è il caso,
ad esempio, di un papiro di provenienza sconosciuta pubblicato nel 1936
che prende il nome dai due editori H. Bauer e B. Meissner: si tratta di
un contratto datato al settimo anno di un re Dario che nessun motivo
obbliga a identificare con il figlio di Ciro anziché con il secondo sovra­
no di questo nome. La datazione del papiro al 5 1 5 a.C., generalmente
accettata, che ne farebbe il più antico testo di età achemenide non è
giustificata paleograficamente, perché la scrittura del papiro è analoga a
quella di tutti i papiri del v e i primi anni del IV sec. a.C. Poiché il più
antico dei papiri datati risale al ventisettesimo anno di Dario 1, cioè al
49 5 a.C., si potrebbe pensare che una differenza di due decenni non sia
di per sé molto rilevante; questo breve lasso di tempo si rivela invece es­
senziale se si considera che l'Egitto fu conquistato dai Persiani solo nel
5 2 5 a.C. mentre il papiro Bauer-Meissner presuppone, per il suo conte­
nuto, un periodo di convivenza tra egiziani e asiatici giunti in Egitto con
i persiani ben superiore a dieci anni (nel papiro si parla di un proprie­
tario terriero asiatico e di un mezzadro egiziano; lo scriba è un arameo).
1 I papiri egiziani del v e del IV sec. a.C., redatti in genere da scribi professionisti, offro­
no un'evidente testimonianza di questo fenomeno. Se si prende, ad esempio, il segno h,
si può notare la presenza di una forma più antica dal papiro di Adon fino alla fine del v
sec. a.C., cioè per circa due secoli, mentre una forma più recente compare in un testo
datato al 47 1 a.C. e permane fino all'inizio del III sec. a.C. Analogamente, la forma anti­
ca di � in uso già verso l'vm-vn sec. a.C. permane nei papiri fino alla fine del v secolo,
accanto a una forma recente documentata per la prima volta con sicurezza nel già citato
papiro del 4 7 1 a.C. (AP 5 ); nelle pergamene di Arsame, datate tra il 4 1 2 e il 4 1 0 a.C., le
due forme coesistono (per i confronti si veda la tavola 7 e l'opera di J. Naveh nella guida
bibliografica, paragrafo E).

1 50
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

Dopo la poverissima documentazione epigrafica lasciata da semiti in


Egitto nel vn e VI sec. a.C., la ricchezza di papiri, ostraka e iscrizioni di
vario genere che si riscontra nel v sec. a.C., per rarefarsi di nuovo subi­
to dopo l'inizio del IV secolo, non consente dubbi sul fatto che la mas­
siccia presenza di testi aramaici, e in misura molto minore fenici, in ter­
ritorio egiziano è strettamente collegata con la prima dominazione per­
siana, che durò dal 5 2 5 al 405 a.C. (molto più breve fu la seconda, dal
341 al 3 3 2 a.C.). La deduzione della colonia militare giudaica a Elefanti­
na non costituì un episodio isolato; il già ricordato «accampamento» ti­
rio nella zona di Menfi non doveva essere lontano dalla colonia aramai­
ca da cui partirono le lettere ritrovate a Hermopoli; lettere che non giun­
sero mai a destinazione, cioè alla colonia militare aramaica di Siene che
affiancava quella giudaica. Naturalmente, questi e verosimilmente altri
stanziamenti con scopi prevalentemente militari portati in Egitto dai do­
minatori persiani trovarono già sul posto piccoli gruppi di genti asiati­
che che si erano trasferite, presumibilmente per ragioni commerciali, da
tempi più o meno lunghi e già bene inserite nel tessuto sociale e cultu­
rale locale; è facile supporre che la nuova situazione abbia favorito l'ar­
rivo di ulteriori elementi non solo dall'Asia ma anche da Cartagine, le­
gata all'impero persiano non soltanto attraverso la madrepatria Tiro ma
diventata in pratica quasi confinante con la sesta satrapia, cioè l'Egitto.
È in questo quadro generale che occorre valutare la documentazione
aramaica d'Egitto, tenendo tuttavia ben presente che lingua aramaica non
vuol dire genti aramaiche; in età persiana i Fenici conservano ancora la
loro lingua, ma ciò non vale per gli altri popoli dell'impero: parlano in­
fatti aramaico non solo gli Ebrei e gli altri palestinesi ma anche i Babilo­
nesi; i nomi tipicamente aramaici sono in Egitto relativamente rari, an­
che perché tutti quelli che sono venuti da fuori tendono ad assimilarsi,
adottando nomi e costumi egiziani.
Veniamo ora alla documentazione, cominciando con i papiri. Il ma­
teriale più ragguardevole è costituito dai papiri della colonia giudaica di
Elefantina. Scoperti quasi tutti negli anni a cavallo del 1900 da scavatori
clandestini, si iniziarono a pubblicare nei primi anni del Novecento; una
raccolta completa (con altro materiale) ne fu fatta nel 1923 da A. Cow­
ley, mentre un gruppo di testi portato negli Stati Uniti fu edito solo nel
1 9 5 3 da E.G. Kraeling; tre lettere che erano giunte in Italia tra il 1 8 1 5 e
il 1 8 19 furono pubblicate nel 1960 da E. Bresciani; piccoli frammenti
conservati a Berlino sono stati infine resi noti negli anni Settanta da R.
Degen (fig. 56). I papiri giudaici di Elefantina sono circa ottanta, qua­
si tutti in buono stato; il più antico è datato al 49 5 a.C., il più recente al
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

. . . ) .,, tl\U,"\U'"I) '\�/A,.._�, .,,11-A' .Jtf lt ..,f\\11


. . . 't) ....,.. .,, -\' '"fi ,, "'ì'V/ ,t),� "' .., ., .,
Jft'" ,,. f '!"l .., ....

Figura 5 6. Parte finale (dorso) del papiro giudaico AP 2 (li. 1 9- 2 1 ). shdyh ky' br
'skysw nsk'dry br n... 1 1 dwkl br 'byhw swry br kdw 't'dry br... 11 'swdt br
yhntn sbty br nbd' «Testimoni: Ki figlio di Iskishu; Nushkuidri figlio di N ... ;
Dukal figlio di Abyahu; Shuri figlio di Kadu; Ataidri figlio di ... ; Asvadata fi­
glio di Gionata; Shabbetai figlio di Nabda».

398 a.C. Più della metà dei testi è costituita da contratti di vario genere
che gettano molta luce sulle vicende patrimoniali di varie famiglie; vi
sono poi una ventina di lettere, tra cui molto importante una (in due co­
pie) mandata a Gerusalemme dai sacerdoti della comunità di Elefantina
per chiedere a un'autorità di Gerusalemme di poter ricostruire il tempio
locale che era stato distrutto. I restanti papiri contengono liste di nomi
o sono molto frammentari.
A proposito dei papiri provenienti da Elefantina (oltre a quelli della
colonia giudaica ora menzionati ve ne sono degli altri di cui parleremo
tra poco) è necessario fare alcune importanti precisazioni. In primo luo­
go è da rilevare che nessuno di essi è stato trovato in uno scavo: quelli
pubblicati da E. Sachau nel 1 9 1 l ' solo in parte provenivano dai ritrova­
menti della missione diretta da O. Rubensohn,2 ma inspiegabilmente
non fu precisato quali erano i papiri di diversa provenienza, e cioè ac­
quistati sul mercato clandestino. Il fatto sconcertante è che il materiale
trovato da Rubensohn si trovava a mezzo metro di profondità, a un
metro di distanza da un punto indicato dagli scavatori clandestini; lo
scavatore non fornì alcuna indicazione sullo stato dei papiri scoperti: la
sola cosa sicura è che intorno non vi erano resti di ceramiche, mentre in
genere i papiri venivano conservati in giare. L'impossibilità che dei pa­
piri abbiano potuto conservarsi, talvolta in ottimo stato, per due mil­
lenni e mezzo a una profondità di appena cinquanta centimetri e la man­
canza di un reale contesto archeologico, unitamente alle altre circostan­
ze ricordate, rendono evidente che i papiri trovati da Rubensohn erano
1 E. Sachau, Aramdische Papyrus und Ostraka aus einer judischen militdr-Kolonie zu

2 W . Honroth - O . Ru bens oh n - F . Zucker, Bericht uber die Ausgrabungen auf Ele­


Elephantine, Leipzig 1 9 1 1 .

phantine in den Jahren 1 906-1908, in ZAS 46 ( 1 909- 1 9 1 0), pp. 1 4-6 1 .

I 52
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

stati deposti in quel luogo dai clandestini stessi poco prima dell'arrivo
della missione tedesca, che peraltro non trovò nulla, come altre missioni
europee, nell'anno precedente e in quello successivo al 1 907, quando si
ebbe la fortunata «scoperta» dei papiri. Le singolari circostanze in cui
avvenne il ritrovamento dei papiri con le successive reticenze e l'immis­
sione sul mercato clandestino di molti altri papiri proprio in quegli anni
suscitarono ovviamente molti dubbi, in diversi studiosi, circa l'autenti­
cità dei papiri stessi; ' dubbi in parte infondati perché, come accadde
mezzo secolo più tardi con i testi scoperti presso il Mar Morto, i dubbi
legittimi relativi a qualche testo furono ingiustificatamente estesi a tutto
il materiale. Il riconoscimento dell'autenticità della gran parte dei testi,
insieme allo scoppio della prima guerra mondiale, soffocò sul nascere
una discussione critica che si rendeva necessaria per alcuni papiri. La di­
scussione è stata riaperta nel 1 993 in relazione al più importante dei pa­
piri giudaici, quello con il testo completo della lettera mandata a Geru­
salemme,' senza peraltro che ciò abbia attirato l'attenzione degli spe­
cialisti del settore, interessati a lasciare le cose come stavano. In effetti,
la situazione è la seguente: il papiro in questione, il numero 30 nella rac­
colta di A. Cowley, presenta varie parti riscritte da una mano moderna
che vi ha inserito riferimenti a un governatore della Giudea di nome Ba­
gohi (Bigwai nel libro biblico di Ezra), a un sommo sacerdote di Geru­
salemme di nome Yohanan e a un Sanballat governatore di Samaria; tut­
ti questi dati hanno lo scopo di creare i presupposti per dimostrare che
il personaggio biblico Neemia visse nel v e non nel IV sec. a.C. (il papiro
in questione è datato all'anno 408 a.C. ma fa riferimento a vicende pre­
cedenti). Poco chiaro è inoltre il rapporto che unisce il papiro nr. 30 con
quello nr. 3 1 , che presenta un testo sostanzialmente analogo, non senza
significative varianti, ma fortemente mutilo. Palesemente falsi, per di­
verse ragioni che non è qui il caso di precisare ma che appaiono subito
evidenti a chi li esamini criticamente, sono i due papiri nr. 3 2 e 3 3 , che
dovrebbero rappresentare rispettivamente una specie di promemoria
della supposta risposta di Gerusalemme alla lettera del papiro 30 e una
specie di lettera che prende atto del permesso concesso per la ricostru­
zione del tempio giudaico di Elefantina; questi due testi riprendono mo­
tivi e termini presenti nel libro biblico di Ezra.
Dopo quelli giudaici, i testi più importanti del v sec. a.C. sono le let­
tere, scritte su pergamena, mandate in Egitto dal satrapo Arsame e da
altri alti funzionari persiani ai loro diretti dipendenti; Arsame, satrapo
1 Cf. in proposito G. Garbini, li papiro AP 3 0, in Aramaica, cit., pp. 1 0 3 - 1 22, in partico-
lare pp. 1 03 - 1 07. 2 Cf. nota precedente.

I 53
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

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�\ ' �,A 1' J
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Figura 5 7. Lettera del satrapo Arsame (vn, Il. 1 - 2 ) . mn 'r[sm] 'l nhtbr wk't
qdmn [kzy] Il m�ry' mrdw 'dyn smsk pqyd' Il qdmy ' grd' wnksy ' zy ln[' zy
b]m�ryn Il hsyn ntr kn kzy mnd'm ksntw l' hwh Il mn byt' zy ly . . . . . «Da Ar­
same a Nehtihor. Ed ora: in passato, quando gli Egiziani si ribellarono, allora il
mio vecchio amministratore Sammetico curò validamente il personale e le pro­
prietà che avevamo in Egitto, sì che per le rendite non vi fu danno per la mia
casa» (le righe non corrispondono a quelle dell'originale).
d'Egitto, era tornato presso la corte achemenide, in Babilonia, verso il
4 1 0 a.C. (fig. 57). Si tratta di tredici lettere che erano inizialmente con­
tenute in una borsa di cuoio e delle quali si ebbe notizia all'inizio degli
anni Trenta del Novecento; acquistate dalla Bodleian Library di Ox­
ford, furono pubblicate da G.R. Driver nel 1 9 54· Il contenuto delle let­
tere è costituito da varie disposizioni date da Arsame riguardo all'am­
ministrazione dei suoi possedimenti in Egitto; interessante la menzione
di uno scultore che era stato condotto a Susa mentre la sua famiglia era
rimasta in Egitto. Di notevole interesse sono anche otto lettere, di cui
una molto frammentaria, scoperte nel 1 945 a Hermopoli e pubblicate
nel l 966; a differenza di tutto il materiale finora ricordato, le lettere di
Hermopoli (fig. 5 8) sono state ritrovate durante uno scavo regolare nel­
la galleria di un tempio dedicato a Thot; esse erano contenute in una gia­
ra e conservavano ancora i loro sigilli originali. Si tratta di missive pri­
vate spedite da uomini che risiedevano nella zona di Menfi alle loro mo­
gli che si trovavano a Siene e a Ofi (Luxor), nel sud dell'Egitto; si igno­
ra come mai le lettere siano rimaste a Hermopoli. Questo materiale get­
ta una luce sulla vita privata e la religione dell'ambiente aramaico in Egit­
to, ambiente costituito specialmente da famiglie di origine babilonese;
notevoli anche alcune particolarità linguistiche, come ad esempio la sin-

1 54
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

-'I V,;) f11 't r-.,,;:i Jp f"':J 'f C:..


.l .... v,..

ri· 1/'7 'I 7t)J1}''J "'7 tJ-'I' }�


-'I .. n .,

"?lì.Q 1;1) �( IJI i(_ 'V / "l'') 1 ' I'-


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-n l '7)J �ì � 11l 11 l '17 r-! e� 117r


,..,.

r 1)J �e 117' �"'} ;C.. '(/ � )1 )i


V/ 1 ...

Figura 5 8 . Lettera da Hermopoli (n, Il. 1 -4). slm byt bnt bswn 'l 'bty tsy Il mn
'bky mkbnt brktky lptb zy 11 yhzny 'pyky bslm slm nbwsh 11 tnh 't tspw th th
mns 'nh lh Il mn mpy slm psmy yqh slm nnybm ... «Saluti al tempio di Banit a
Siene. A mia sorella Tashi da tuo fratello Makbanit. Ti benedico per Ptah, che
mi faccia vedere il tuo volto in salute. Nabusha sta bene qui, non vi preoccupa­
te per lui, io non lo faccio allontanare da Menfi. Saluti a Psammi Yaqa, saluti a
Nanaihem» (le righe non corrispondono a quelle dell'originale); la preposizio­
ne '/ della prima riga è scritta in una forma abbreviata.

golare presenza di -t allo stato assoluto femminile. Dopo questi tre


gruppi di testi sono da ricordare altri papiri, più o meno ben conservati,
di provenienza sconosciuta, anche se talvolta indicata come Elefantina.
Ben difficilmente poteva provenire da questa località una lettera del sa­
trapo Arsame indirizzata all'arsenale di Menfi (AP 26), mentre è possi­
bile che da Elefantina o dalla vicina Siene (Assuan) provengano i papiri
non giudaici venduti dagli scavatori clandestini negli anni a cavallo del
1 900. Tra questi meritano una menzione due petizioni di carattere giu­
diziario, una ricevuta per consegne di vino e la lettera contenuta nel pa­
piro di Berlino 23000; a questi sono da aggiungere una dozzina di testi
minori o molto frammentari. Certamente non proviene dal sud dell'Egit­
to il contratto del papiro Bauer-Meissner; molto frammentario è una spe­
cie di resoconto dell'attività dell'arsenale di Menfi, dove sono registrati
nomi egiziani, persiani, babilonesi, aramaici, fenici e palestinesi; la stes­
sa varietà onomastica si riscontra nei circa duecento frammenti di papiri
trovati a Saqqarah nord: i testi, assai mutili, erano per lo più contratti o
comunque di natura commerciale; molto interessanti, ma purtroppo ri­
dotti a brandelli, due testi recanti rispettivamente un incantesimo (nr.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

69b) e un riferimento a un sogno (nr. 68). Il «papiro di Abido» pubbli­


cato nel I 964 è un falso.
Prima di passare al materiale epigrafico vero e proprio è necessario
ricordare che tra i papiri della colonia giudaica si trovavano anche testi
letterari: più di duecento righe, più o meno ben conservate, di una ver­
sione aramaica del romanzo e dei proverbi di Ahiqar; è la più antica te­
stimonianza di questa opera sapienziale nata in Mesopotamia (ma non
sappiamo in quale lingua era il testo originale) e diventata famosa all'ini­
zio dell'era cristiana con un rifacimento greco realizzato in Egitto, la
cosiddetta Vita di Esopo, e più tardi con una traduzione in lingua siriaca
che sta alla base di varie versioni medievali. Ad Ahiqar si è ispirato an­
che il libro ebraico di Tobia, che cita espressamente l'antico personag­
gio; il pan-biblismo che ha caratterizzato tutta la cultura orientalistica
del Novecento ha collocato la storia e le massime di Ahiqar tra i cosid­
detti apocrifi dell'Antico Testamento. Oltre ad Ahiqar Elefantina ha re­
stituito anche circa ottanta righe di una traduzione aramaica della gran­
de iscrizione trilingue di Bisutun (Persia) fatta incidere dal re Dario ver­
so l'inizio del suo regno. Il testo aramaico, condotto sulla versione ba­
bilonese (le altre due lingue erano il persiano e l'elamita), corrisponde a
poco più di un terzo dell'originale ma è fortemente lacunoso; la diffu­
sione della versione aramaica dell'iscrizione di Bisutun rientrava eviden­
temente nell'azione di propaganda svolta dalla dinastia achemenide. Un
terzo testo letterario, pervenutoci in due frammenti (AP 7 1 ), doveva
narrare le vicende di un personaggio, I:Ior Bar Punesh, che si trovava in
Egitto. La presenza di questi testi negli archivi di membri della colonia
giudaica (come rivela la circostanza che testi giudaici erano scritti sul re­
tro o nella parte libera degli stessi papiri) pone un problema non trascu­
rabile: come mai non si è trovato a Elefantina nemmeno un frammento
dei testi che più tardi formeranno la Bibbia? Il caso può avere svolto un
ruolo in questa circostanza, però non si deve nemmeno sottovalutare il
fatto che la religione praticata dai giudei di Elefantina era molto diversa
da quella codificata nell'Antico Testamento: era una religione ancora
politeistica e persino il nome di dio, Yhw, differiva da quello attestato
nella Bibbia, Yhwh. Poiché la critica più avanzata assegna ai libri biblici
una datazione molto più bassa del v sec. a.C., la documentazione di Ele­
fantina può costituire una testimonianza di una fase della religione ebrai­
ca anteriore all'affermazione del giudaismo ortodosso.
Dopo i papiri, la documentazione aramaica più consistente è rappre­
sentata dagli ostraka; molto numerosi erano quelli trovati a Elefantina,
ma di essi soltanto alcune decine sono oggi utilizzabili; dei molti escm-

1 56
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

plari trovati da Ch. Clermont-Ganneau e rimasti inediti per la morte del­


lo studioso solo alcuni sono stati pubblicati da A. Dupont-Sommer tra
il 1 942 e il 1 963; gli altri sono ormai illeggibili. Il contenuto di questi
ostraka è costituito da elenchi di nomi propri seguiti da notazioni nu­
meriche e specialmente da lettere private, talvolta brevissime. Tra que­
ste alcune menzionano incidentalmente istituzioni religiose giudaiche,
come la pasqua, il sabato e il banchetto rituale (marzeal; ); interessante è
un breve messaggio di un uomo a sua moglie, in cui forse si parla di un
sogno (KAI 270).
Un documento di grande interesse, poco utilizzabile tuttavia per il
pessimo stato di conservazione, è costituito da una serie di iscrizioni di­
pinte all'interno di una tomba scoperta tra il 1 9 2 1 e il 1 922 nel villaggio
di Sheikh Fadl, una ventina di chilometri da Ossirinco, da F. Petrie. Le
iscrizioni furono studiate preliminarmente da N. Aimé-Giron, che ne
diede notizia nel 1 923 ma che raccolse diverso materiale fotografico ri­
masto ignorato per vari decenni a Gerusalemme, finché J. Naveh non lo
utilizzò per la sua monografia sulla scrittura aramaica; 1 la tomba fu visi­
tata di nuovo nel 1 984 da A. Lemaire che anche con l'aiuto delle foto­
grafie di Aimé-Giron ha pubblicato l'editio princeps del materiale nel
199 5 . Il complesso epigrafico, distribuito su tre pareti, è costituito da
diciassette pannelli, di cui il primo attualmente anepigrafe. I pannelli 11-
xn contengono il testo, estremamente frammentario, di quello che sem­
bra un romanzo d'amore con l'intervento di diverse divinità e la men­
zione di sovrani del passato, come Taharqa, Necao e Psammetico; la pre­
senza di questo testo in una tomba mostra chiaramente che la vicenda
narrata era in qualche modo connessa con l'aldilà. I pannelli xm-xvn
costituiscono una specie di colofone, con varie notizie sullo scriba, il
committente e il momento della redazione del testo: notizie che pur­
troppo non conosciamo. Il testo presenta qualche analogia terminologi­
ca con quello del racconto presente nel già ricordato papiro AP 7 1 .
Come già precisato d a Naveh, l a stesura dell'epigrafe risale al v sec. a.C.
Le iscrizioni monumentali aramaiche sono, in proporzione al resto
della documentazione, piuttosto scarse. Carattere commemorativo ha
un'iscrizione, non completa, nella quale un funzionario persiano, co­
mandante della guarnigione di Siene, ricorda di aver costruito, nel setti­
mo anno di Artaserse (1 ) cioè nel 4 5 7 a.C., un tempio a una divinità egi­
ziana; la stele è stata trovata ad Assuan. Le altre epigrafi monumentali
sono di natura funeraria o votiva, e a differenza dei papiri e degli ostraka

1 J. Navch, The Development of the Aramaic Saipt, Jerusalem 1 970, pp. 40-4 1 .
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

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Figura 5 9 . Iscrizioni monumentali dall'Egitto. a) Iscrizione funeraria da Car­


pentras: brykh tb ' brt t�py tmn� ' zy 'wsry 'lh ' I l mnd'm b'ys l' 'bdt wkr�y
'ys l' 'mrt tmh Il qdm 'wsry brykh hwy mn qdm •'wsry myn q�y Il hwy pl�h
nm'ty wbyn �syh [y ... «Sia benedetta Taba, figlia di Tahapi (nome femm.),
devota del dio Osiride. Nulla di male ella ha fatto, e qui non ha detto calunnie
su nessuno. Che tu sia benedetta davanti a Osiride, di fronte a Osiride attingi
l'acqua. Che tu sia l'ancella (del dio) ... e fra i beati ... » (la parola tmn�' è un
femminile egiziano; il significato di pl�h è sconosciuto). - b) Parte di iscrizione
graffita sul tamburo di una colonna presso Giza: ... hw 'my sws' 500 kwdnn 'p
2 gmln . . . « ... c'erano con me 500 cavalli, muli anche 2 ( 00 ) cammelli».

giudaici sono documentate anche dopo la fine del dominio persiano: es­
se provengono infatti da quegli ambienti di origine asiatica che preesi­
stevano alle colonie militari stanziate in Egitto dagli Achemenidi. Tra le
iscrizioni funerarie in pietra, circa una ventina, solo alcune presentano
un certo interesse; tre stele, ornate da bassorilievi con motivi egiziani
relativi al culto dei morti, ricordano il defunto che si affida al dio Osiri­
de; una di queste, di provenienza sconosciuta e portata a Carpentras, in
Francia, qualche secolo fa, sembra avere una struttura metrica (fig. 59a);
notevole anche l'epigrafe di un sacerdote fenicio redatta in aramaico: è
evidente che in Egitto anche i gruppi di lingua fenicia nel IV sec. a.C.
avevano adottato l'aramaico come lingua d'uso. Delle poche iscrizioni
votive l'unica degna di menzione è quella incisa su una vaschetta di pie­
tra: dedicata a una divinità egiziana, anche il nome dell'offerta (�tpy) è
di origine egiziana.
Il materiale aramaico nell'Egitto di età achemenide è completato da
alcune decine di piccole iscrizioni, quasi sempre nomi propri, di varia
natura, funerarie per lo più (scritte a inchiostro su sarcofagi o su cocci);
abbastanza frequenti i graffiti, presenti in diverse località, da Giza (fig.
59b) al wadi Hammamat (nel Deserto Orientale, a nord di Tebe), via di
transito commerciale, da Karnak (area di Tebe) ad Abido e Saqqarah;

158
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

tra questi riveste un particolare interesse un graffito del wadi Hamma­


mat che presenta un alfabeto completo. 1
Dall'Egitto torniamo ora in Asia, che abbiamo lasciato con la poveris­
sima documentazione del periodo neobabilonese. L'avvento dei nuovi
dominatori persiani non apportò alcun cambiamento in Babilonia e in
Siria, almeno per quanto riguarda l'epigrafia aramaica: annotazioni in
aramaico su tavolette cuneiformi in babilonese sono ancora presenti a
Babilonia (una ventina) e nell'archivio della banca di Murashu a Nippur
(una sessantina di testi); queste e un paio di poco significativi ostraka
trovati rispettivamente a Nippur e a Larsa costituiscono tutto il mate-

1 Non sono state prese in considerazione le epigrafi incise su quattro vasi d'argento, ora
nel museo di Brooklyn, acquistati sul mercato antiquario e detti provenienti da Teli el­
Maskhuta, località egiziana una ventina di chilometri a ovest di Ismailia. Le quattro
iscrizioni sono state pubblicate in momenti diversi: le prime tre nel 1 9 5 6 (I. Rabinowitz,
Aramaic lnscriptions of the Fifth Century B. C.E. from a North-Arab Shrine in Egypt, in
JNES 1 5 [ 1 9 5 6], pp. 1 -9), la quarta nel 1 9 5 9 (Id., Another Aramaic Record of the North­
Arabian Goddess Han-'Ilat, ibid., 1 8 [ 1 95 9], pp. 1 54- 1 5 5). L'assenza di qualsiasi notizia
sul presunto luogo di ritrovamento rende immediatamente sospetto un materiale attri­
buito al v sec. a.C. nel quale è attestato un «Gashmu re di Qedar», personaggio noto
esclusivamente per la sua menzione nel libro biblico di Neemia come «Gashmu l'Ara­
bo» (2, 1 9; 6, 1), uno dei nemici di Neemia. L'analisi paleografica delle iscrizioni rivela
immediatamente che si tratta di falsificazioni moderne, basate sui disegni riprodotti
nelle tavole dei segni del libro di F. Rosenthal, Die aramaistische Forschung seit Th.
Noldeke 's Veroffentlichungen, Leiden 1939 e in particolare su quelli delle iscrizioni da­
tate alla seconda metà del v sec. a.C. Senza entrare in un'analisi dettagliata, si può co­
munque osservare: l . il segno h delle prime tre iscrizioni, che imitava la copia, poi rive­
latasi inesatta, di un'iscrizione di Teima presenta invece una forma corretta nell'iscri­
zione pubblicata tre anni dopo; 2. le forme di alef sono in parte corsive in parte monu­
mentali; 3. il segno n ridotto a semplice linea verticale si incontra di rado solo nella scrit­
tura corsiva, mai in quella monumentale; 4. la lunghezza eccessiva del tratto verticale di
k nella quarta iscrizione è sospetta come la posizione e le piccole dimensioni dell'alef fi­
nale nella stessa iscrizione; 5 . la forma inverosimile di m nel nome gsm della terza iscri­
zione, la scarsa visibilità di questo nome e il ritocco apportato alla fotografia pubblicata
fanno pensare ad un errore dell'incisore che stava copiando un testo; 6. sul piano ono­
mastico è da rilevare che i nomi qynw e 'bd'mrw non esistono in nordarabico, dove man­
ca anche la forma 'mrw; la terminazione -w è tipica dell'aramaico e non dell'arabo; cf. F.
Israel, L 'onomastique arabe dans les inscriptions de Syrie et de Palestine, in H. Lozach­
meur (éd.), Présence arabe dans le Croissant fertile avant l'Hégire, Paris 1995, pp. 47-
5 7, in part. pp. 50-54. Come gli interventi effettuati sul papiro AP 30, anche le iscrizioni
di Teli el-Maskhuta sono state confezionate per fornire un aggancio storico al Neemia
biblico che sarebbe vissuto nel v sec. a.C. Lo studio sistematico delle iscrizioni di Teima
effettuato da R. Degen nel 1 974 e la pubblicazione di nuove iscrizioni monumentali da
Teima ( 1 983), le quali peraltro si collocano nel IV e non nel v sec. a.C., rivelano l'inesi­
stenza nella scrittura monumentale delle forme che a Teli el-Maskhuta rappresentano
alef, z, y e �· Una conferma indiretta della falsità delle iscrizioni aramaiche di Teli el-Mas­
khuta viene fornita dagli scavi effettuati recentemente in questa località, che ha restituito
materiale epigrafico fenicio ma non aramaico o nordarabico; cf. l'articolo di R.T. Lutz
citato nella nota bibliografica alle iscrizioni fenicie in questo stesso capitolo.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

riale aramaico (esclusi i sigilli) restituito dalla Mesopotamia per il v e il


IV sec. a.C. Per quanto concerne la Siria, dopo le ricordate tavolette ba­
bilonesi del VI secolo bisognerà aspettare il I sec. a.C. per trovare di
nuovo con le più antiche iscrizioni palmirene testi in lingua aramaica.
Come abbiamo già accennato, questa situazione dell'epigrafia aramaica
nell'area originaria degli Aramei, che peraltro continuava ad essere abi­
tata, almeno in parte, da questa popolazione, rispecchia una crisi pro­
fonda a livello sociale ed economico dovuta a due secoli di guerre e di
devastazioni provocate dagli Assiri e specialmente dai Babilonesi. Più
che i testi locali sono gli scrittori greci che ci consentono di farci un'idea
del quadro storico offerto dalla Siria. Erodoto ci dice che la quinta sa­
trapia, che dalla costa mediterranea giungeva all'Eufrate e comprendeva
città come Damasco, Aleppo, Karkemish, Harran e Nisibi, versava al re
persiano un tributo annuo di 3 5 0 talenti (piuttosto modesto rispetto a
quello delle altre satrapie); questi provenivano da Cipro, Fenicia e Pale­
stina perché gli «Arabi» erano esenti da tributo (3,9 1 ); questo significa
che tutta la Siria, tranne qualche città certo non ricca, era abitata da po­
polazioni nomadi: questo era infatti il significato della parola «arabo»
fino a poco prima dell'islam. Il dato di Erodoto è confermato da Stra­
bone, che utilizza le notizie di Eratostene autore del III sec. a.C.: la Siria
era abitata da Arabi e Sceniti (skenitai «quelli che vivono sotto le ten­
de») e questi ultimi erano simili ai nomadi della Mesopotamia (Geogra­
fia 1 6,2,1 l ); questi «malfattori» avevano occupato perfino la catena del
monte Libano ( l 6,2, r 8). È in tale scenario economicamente desolante
che si spiega l'installazione di una colonia fenicia a Palmira ad opera dei
re persiani, mentre non siamo in grado di valutare le ragioni che faceva­
no dire a Strabone che Damasco era stata molto importante al tempo de­
gli Achemenidi ( r 6,2,20 ).
A differenza della Fenicia e di Cipro, che nel periodo persiano conob­
bero una certa ripresa anche a livello di documentazione epigrafica, la
Palestina del v e IV sec. a.C. rimase in uno stato di depressione sociale
ed economica, anche a causa della politica imperiale che favorì le città
fenicie a spese di quelle filistee. Le testimonianze epigrafiche sono scar­
sissime nel v e poco più numerose nel IV secolo: un ostrakon, con nomi
di varie etnie, da Tell Yoqneam nella pianura di Yezreel (Iv sec. a.C.),
qualche iscrizione vascolare da Samaria (v e IV sec. a.C.) e una da Qa­
dum (ca. 400 a.C.). I papiri di origine samaritana scoperti all'inizio degli
anni Sessanta, quasi tutti fortemente mutili, dopo una pubblicazione
preliminare del papiro meglio conservato e di alcune bullae, che forni­
vano dati cronologici in contrasto con quelli biblici , sono rimasti a lun-

I 6o
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

go inediti.' Quelli che sono stati pubblicati sono datati al periodo cen­
trale del IV sec. a.C.; 2 sono di natura legale e amministrativa e trattano
prevalentemente di vendite di schiavi che presentano un-' onomastica
yahvistica. La regione meridionale ha restituito un'epigrafe vascolare del
IV secolo (Gibeon), mentre un po' più ricca è la documentazione del­
l'area filistea, con un ostrakon da Asdod (v secolo), un altro da Nebi
Yunis (fine IV secolo) e cinque da Tell el-Fara (sud), distribuiti tra v e IV
secolo. Altri ostraka provengono da Tell Nimrim e Tell el-Mazar, in
Transgiordania. Il documento più interessante trovato in Palestina è un
altarino di pietra per incenso proveniente da Lachish con un'iscrizione
databile al v sec. a.C.; pur essendo redatta in scrittura aramaica la breve
epigrafe è scritta in una lingua diversa, come rivela la parola bn figlio
invece di br. La lettura rimane incerta a causa di una frattura della pietra
che ha fatto cadere parte dei segni finali; è tuttavia probabile che si tratti
di un dialetto nordarabico (edomitico?), come suggerisce l'onomastica.J
A parte l'onomastica poca informazione forniscono alcune centinaia di
ostraka, molti dei quali ben poco leggibili, provenienti da scavi clande­
stini effettuati nell'estremo sud della Palestina; scritti in aramaico e da-

1 Non sono prese in considerazione sei iscrizioni aramaiche incise su oggetti di bronzo
(cinque coppe e un cembalo), che sarebbero state trovate a Elyakin insieme con la coppa
recante un'iscrizione fenicia (cf. paragrafo precedente con relativa nota bibliografica; le
iscrizioni aramaiche sono pubblicate a pp. 73-89) e che sono state datate anch'esse al v
sec. a.C. Tale esclusione è motivata dai forti sospetti sull'autenticità delle epigrafi, che
presentano non poche affinità con quelle di Teli el-Maskhuta discusse nella nota prece­
dente: simile è la scrittura, anche se molto più grossolana, e certo non casuale è la presen­
za anche qui del nome di un personaggio, bgwy, menzionato nei libri di Ezra e Neemia.
Ciò che lascia maggiormente perplessi è il testo dell'ultima iscrizione, che presenta il
pronome relativo zy davanti all'espressione dsrn ' «di Sharon», dove il pronome relativo
presenta la forma foneticamente evoluta d (si noti inoltre che la forma frn ', allo stato en­
fatico, corrisponde all'espressione biblica ha-saron «la pianura» ed è usata appunto nel
Targum, la traduzione aramaica della Bibbia). Infine è da rilevare che la parola iniziale
dell'iscrizione, letta rw dagli editori e da qualche altro studioso, è in realtà dw qrb «che
ha dedicato»; il probabile falsario ha mescolato forme aramaiche antiche e recenti non­
ché forme arabo-aramaiche, come dw (per <},w).
2 Al IV sec. a.C. vengono generalmente datati anche gli ostraka aramaici trovati ad Arad
e a Bersabea, che furono assegnati a questo periodo da Y. Aharoni, loro scopritore; il

fatto che in entrambe le località fossero assenti strutture architettoniche di età persiana,
mentre ve ne erano di età ellenistica, rivela il presupposto ideologico di una datazione
troppo alta; data la generale povertà archeologica dell'area siro-palestinese in età persia­
na, la scarsità dei reperti assegnabili al v e IV sec. a.C. in Palestina è pienamente giustifi­
cabile.
l Lasciando da parte qualche fantasiosa ricostruzione della parola finale dell'iscrizione, i
nomi propri 'ys e mNy ci riportano all'area nordarabica, anche se il secondo è attestato
fra i leviti biblici; la possibile lettura hfr'[y] della parola finale ci darebbe il nome della
patria del dedicante, la biblica �or'ah, una ventina di chilometri a ovest di Gerusalemme.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

tati alla seconda metà del IV sec. a.C., questi testi presentano nomi ara­
maici e nordarabici, denunciando così la loro origine idumea.

L\ ll ti l '0' 1 1 ) � t\ � � �
A.L. � L 4i '(;� 'V- n h � -*
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Figura 60. Parte iniziale della trilingue di Xanthos (Il. 1 -8). byr� sywn snt
hd Il 'rt�sss mlk ' Il b 'rn byrt' pgswd[r] Il br ktnw hStrpn' Il zy bkrk wtrmyl
' [mr] Il 't'stw b'ly 'wrn Il krp ' lm'bd lkndw? Il 'lh' kbydsy wknwth «Nel
mese di siwan, nel primo anno del re Artaserse, nella cittadella di Orna Pixoda­
ro figlio di Catomno, il satrapo di Caria e Licia ha detto: i cittadini di Orna
hanno deciso di fare un santuario per il Re, il dio di Cauno e il suo compagno»
(la parola krp' è di origine persiana; kndw? è la grafia aramaica della parola ana­
tolica kandawas, hantawati che significa «re»).

Dopo circa tre secoli di assenza, il dominio persiano ha fatto ritorna­


re le iscrizioni aramaiche nella penisola anatolica. Il materiale non è
molto abbondante (una ventina di iscrizioni monumentali, quasi tutte
frammentarie) ma presenta svariati motivi di interesse. Un'importante
distinzione che occorre fare è quella tra iscrizioni legate direttamente o
indirettamente all'amministrazione persiana e iscrizioni prodotte da
ambienti · locali che si esprimevano in aramaico. La penisola anatolica
era suddivisa in quattro satrapie, di cui due per la sola parte sudocciden­
tale; è dalla zona occidentale che proviene infatti la maggior parte delle
iscrizioni connesse con l'amministrazione. L'iscrizione più importante
è stata trovata, insieme con altre due frammentarie, a Xanthos, in Licia,
ed è stata pubblicata nel 1979 (fig. 60); ' si tratta di una trilingue di cui
la versione aramaica era quella ufficiale, incisa sulla faccia anteriore di
un pilastro appoggiato al muro, mentre sui lati si trovavano le versioni
1 KAI 3 1 9; un'edizione preliminare, con alcune divergenze di lettura, era stata pubblica­

ta nel 1 974·
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

)
Agaca Kale

C A P PA D � •

_/
Arebsun•

Carta 7. Penisola anatolica.


greca (a destra) e licia (a sinistra). L'epigrafe si trovava all'interno del
santuario di Latona, luogo di culto nazionale della Licia, e reca l'ordi­
nanza di Pixodaro, satrapo di Caria e Licia, relativa all'istituzione, nel
santuario stesso, di un nuovo culto per una divinità caria: conseguenza
del peso politico che la Caria stava assumendo a spese della vicina e me­
no estesa Licia; l'iscrizione è datata al primo anno di Artaserse (m), cioè
al 3 5 8 a. C. La presenza di famiglie persiane in quell'area è documentata
anche da iscrizioni greche. A Limyra, anch'essa in Licia, si trova un'iscri­
zione funeraria rupestre in aramaico e in greco relativa a un personag­
gio di origine persiana. Stele funerarie sono state trovate a Sardi (bilin­
gue !idio-aramaica datata al 348 a.C.), Sultaniye Koy (presso il Bosforo;
la stele reca un bassorilievo con scena funebre), Daskyleion (non lonta­
na dalla località precedente; due stele, di cui una con bassorilievo figu­
rato); da Abido in Misia proviene un peso con breve iscrizione aramai­
ca. Iscrizioni connesse con l'ambiente ufficiale provengono naturalmen­
te anche dalla Cilicia, nella parte sudorientale della penisola, anche se
soltanto frustoli restano di due epigrafi (di cui una funeraria) da Mey­
danc1kkale (Cilicia occidentale) e poco più che la parola «satrapo» si leg­
ge su un frammento di marmo da Hemite (Cilicia orientale). Un dato
che va rilevato è che nelle iscrizioni finora ricordate è presente, accanto
a quella persiana, anche un'onomastica locale.
Completamente diverse sul piano tipologico sono invece le iscrizioni
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano
Figura 6 1 . Iscrizioni dall'area di

Ramm: 'nh nbwntn I l simbolo k'l


Teima. a) Graffito rupestre a

«Io sono Nabu-natan. Quando


a salì» (le due righe sono separate
da una iscrizione nordarabica in

*� �l�'1fù . . .
cui è nominato il «re di Babi.lo­
nia»; è ignoto il significato esatto
� �$l�'ì7�'JJ ��2bi1�(?,
del verbo, v. anche sotto, pp. 2 5 3
s. con n. r e fig. r 1 2c) . - b) Parte

ij����� ��:� �IfJ tìi}��


centrale (IL 3 -7) di un'iscrizione
commemorativa: . . . h'ly by[t 11

���f!f�1��(ç,���'ib�i1.Jr> ,1-]lm zy rb w 'rhbh wli [h]qym


krs" znh qdm Il #m zy rb lmytb
b
�'11?� �� 1J>c(}!1����'7J 5ngl' li w 'sym ' 'lhy tym[ ' ] ... « ...
ha innalzato il tempio di Salmu il
Grande e la sua spianata ( ?), e ha
posto questo trono davanti a Sal­
mu il Grande come sede di Sin­

- e) Stele funeraria di tipo sudara­


gal e Ashima, gli dèi di Teima».

bico: m�rmny Il br ntm «M. fi­


e glio di N.».

aramaiche, documentate in Cilicia, redatte dall'elemento etnico locale,


rivelato come tale dall'onomastica; sono poche iscrizioni attinenti spe­
cialmente alla vita religiosa che restano uniche nel loro genere. Un'iscri­
zione votiva al dio Adrason si trovava su una parete rocciosa presso
Kesecek Koyii, in Cilicia; asportata, si trova ora nel museo dell'univer­
sità di Yale, a New Haven; l'autore ha un nome anatolico, ma le divini­
tà invocate sono aramaiche, Shahar (la luna) e Shamash (il sole). Interes­
santi sono due iscrizioni confinarie: una, a Gozne, sempre in Cilicia, è
incisa su una roccia; l'altra, su pietra, è stata trovata a Bahadirli e segna
il confine di due città appartenenti alla dea anatolica Kubaba (Cibele); il
significato della frase finale dell'epigrafe non è molto chiaro, ma è pro­
babile che esso alludesse al diritto di asilo goduto dal territorio della dea.
Singolare appare infine un'iscrizione di Saraidin (a sud-ovest di Tarso),
incisa su una roccia, nella quale un individuo dal nome anatolico ricor­
da di essersi fermato in quel luogo, durante una caccia, per fare colazio­
ne; dato il carattere delle altre iscrizioni, non è escluso che l'autore del­
l'epigrafe, che ricorda la sua genealogia e il nome di sua madre, abbia
voluto alludere a qualche cerimonia religiosa. Caratteri peculiari di ter­
minologia e di rappresentazioni grafiche presentano alcune iscrizioni fu­
nerarie, tutte mutile, scoperte in anni recenti nella Cilicia orientale.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

Oltre all'intrinseca importanza per la storia religiosa, anche se di essa


apprendiamo molto poco, queste iscrizioni dell'Anatolia orientale estra­
nee all'amministrazione persiana costituiscono un significativo docu­
mento per la storia della lingua aramaica; esse rivelano infatti come in­
torno alla metà del I millennio a.C. l'aramaico veniva scritto, e verosi­
milmente anche parlato, da popolazioni di origine non aramaica; il fatto
che accanto a divinità locali come Kubaba e Adrason erano invocate
anche divinità aramaiche mostra che non solo la lingua ma anche la cul­
tura degli Aramei, peraltro profondamente influenzati dalla religione ba­
bilonese, si era affermata a spese di quella di origine ittita.
Con Nabonedo e poi con i re persiani iscrizioni aramaiche fanno la
loro comparsa nell'Arabia nordoccidentale. È recentissima ( 200 r ) la pub­
blicazione di una brevissima epigrafe su roccia (fig. 6 ra) contempora­
nea ad alcune iscrizioni nordarabiche scoperte nell'area di Ramm, a sud­
ovest di Teima, e menzionanti il nome di «Nabonedo re di Babilonia»;
abbiamo finalmente la conferma epigrafica della vicenda politica che por­
tò l'ultimo sovrano babilonese a trascorrere circa un decennio (ca. 548-
5 3 8 a.C.) nella regione del Hegiaz. Dopo questa precoce attestazione
bisognerà aspettare il secolo successivo per trovare iscrizioni monu­
mentali nella città di Teima e nel territorio circostante (fig. 6rb). Si trat­
ta di tre iscrizioni, di cui le due più importanti sono mutile, che fanno
riferimento al culto del dio Salmu (#m) nel quale è da vedere una specie
di personificazione del potere regale, con riferimento dapprima a Na­
bonedo (nelle iscrizioni nordarabiche), e più tardi ai re achemenidi Ar­
taserse n e m; ' le iscrizioni in questione ricordano l'erezione di piccoli
templi funerari ai due sovrani ora ricordati.' Oltre a queste iscrizioni di

1 Sul significato e la datazione di queste iscrizioni, da accostare alla trilingue di Xanthos,


mi riprometto di pubblicare uno studio: si tratta di iscrizioni importanti che forniscono
i primi documenti diretti sul culto ufficiale dei re achemenidi che veniva praticato nelle
province dell'impero.
2 Nel 1938 fu pubblicato da G.R. Driver, Old and New Semitic Texts, in PEQ 1938, pp.

1 8 8- 1 89, tav. 1 4, 2 un calco di iscrizione aramaica che si trovava tra il materiale inedito
lasciato da A.H. Sayce; il calco riproduceva un'epigrafe con un testo sostanzialmente
identico a quello dell'iscrizione CIS II 1 14 ma con le brevi frasi, corrispondenti di fatto
ciascuna a una riga, curiosamente invertite: 2-1 -4-3 rispetto all'epigrafe nota in preceden­
za. Il frettoloso parere del Driver, che riteneva il calco eseguito su una copia di una epi­
grafe scartata dal lapicida, non teneva conto della circostanza che un esperto conoscitore
di documenti aramaici di età persiana come il Sayce non aveva pubblicato il calco e spe­
cialmente di alcune caratteristiche offerte dall'epigrafe; sul calco i segni alef, m e 'ayn
presentano una forma più arcaica dell'iscrizione corrispondente, all'inizio della terza ri­
ga si trova un alef che non dovrebbe esserci come pure il segno presente all'inizio dell'ul­
tima riga, nel quale non è stato riconosciuto il q dell'epigrafe originale (il segno q del calco
ha una forma non esistente nell'epigrafia aramaica antica ma analoga a quella della scrit-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

carattere ufficiale provengono da Teima una dozzina di stele funerarie


iscritte (fig. 6 1 c), caratterizzate dalla presenza, nella parte superiore, di
schematici tratti di un viso umano; natura funeraria hanno anche alcune
altre iscrizioni minori. Brevissime iscrizioni rupestri sono presenti an­
che nelle zone di Medain Salih e di Dedan. Tutte queste iscrizioni pre­
sentano un'onomastica prevalentemente nordarabica e una paleografia
sostanzialmente omogenea; il conservatorismo della scrittura aramaica
di età persiana, specialmente in questa regione periferica, rende incerta
la cronologia del materiale, generalmente assegnato al V-Iv sec. a.C. ma
che potrebbe scendere anche al III secolo.
Carattere sporadico ha il ritrovamento di due epigrafi aramaiche, as­
segnabili approssimativamente al IV sec. a.C., nell'area del Golfo Persi­
co. Un'iscrizione vascolare è stata trovata nelPisola di Bahrein, mentre
dall'isola di Failaka (l'antica Ikaros), di fronte alla costa del Kuweit,
proviene un'epigrafe su pietra; la prima è di natura votiva, la seconda,
probabilmente integra, è di interpretazione incerta.
Tra il 1936 e il I938 furono trovate nella cittadella di Persepoli poco
più di duecento iscrizioni aramaiche, gran parte delle quali frammenta­
rie; 1 63 di esse furono pubblicate nel 1 970. Si tratta di brevi iscrizioni
scritte a inchiostro sulla base di mortai, piatti, coppe e altri oggetti di
pietra; le epigrafi sono molto ripetitive e fanno riferimento agli oggetti
su cui si trovano e a funzionari (fig. 62a). Interpretati dall'editore, R.A.
Bowman, come attestazioni di cerimonie liturgiche, i testi sono in realtà
di carattere amministrativo, anche se appare singolare la tipologia del
supporto, oggetti di pietra verde che fanno in effetti pensare più a una
destinazione votiva che contabile; 1 inspiegabilmente trascurate sia dagli
epigrafisti che dagli aramaisti, queste iscrizioni aramaiche, le sole do­
cumentate sul territorio persiano in età achemenide,2 coprono un pe­
riodo di una cinquantina d'anni all'interno del v sec. a.C.; la presenza di
parole persiane e babilonesi conferma il carattere ufficiale della lingua
usata.

tura ebraica quadrata). Di fronte a questi dati, che mostrano come il calco sia opera di un
falsario che ha tentato maldestramente, con l'inserimento di forme arcaiche, di far attri­
buire all'iscrizione di Teima una datazione più alta, l'atteggiamento di diversi semitisti di
ottimo livello che hanno avallato l'autenticità del calco appare difficilmente spiegabile.
1 È probabile che l'aspetto amministrativo e quello liturgico inerenti a questo materiale
non si escludano a vicenda ma si integrino, ipotizzando che una certa carica amministra­
tiva comportasse periodicamente l'esecuzione di determinate cerimonie religiose stretta­
mente connesse alla sua natura o alla sua durata.
2 Nell'Ottocento fu data notizia, con documentazione inadeguata, di un'iscrizione fune­

raria vista a Senq-qale, nell'Iran nordoccidentale; cf. CIS II, 1 1 1 .

1 66
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

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Figura 62. Iscrizioni varie. a) Iscrizione su pestello di mortaio da Persepoli:
bprkn byrt['] Il lyd 'rywhS Il sgn ['] 'drtn 11 'bd hwn zy gli ... 1 1 lyd bgpt
gnz[br'] I l 'skr fnt 3 «Nel ... della cittadella, da parte di Aryawahush il gover­
natore; Adratan ha fatto [questo] pestello di pietra da consegnare a Bagapata il
tesoriere. Tributo dell'anno 3 (= 461 a.C.)» (il testo non è molto chiaro; prkn è
una parola persiana di significato sconosciuto che in questi testi si trova in al­

I l prsdt I l br Il 'rtdt «Sigillo di P. figlio di A.». - e) Bullae da Daskyleion con


ternanza con srk e hst). - b) Sigillo cilindrico di un funzionario persiano: �tm

nomi propri di persona: 'dnymn Il mhybwzn I l 'tdhy Il 'ktmw.

L'età persiana vide una nuova fioritura dei sigilli cilindrici di tradizio­
ne mesopotamica; interessanti per l'ideologia regale espressa da una ric­
ca iconografia, essi presentano non di rado, come era avvenuto in pre­
cedenza, brevi epigrafi, in persiano e più spesso in aramaico. Rinvenuti
in originale o nelle loro impronte nelle diverse regioni dell'impero, tali
sigilli costituiscono la sola documentazione aramaica in scrittura monu­
mentale attribuibile all'area babilonese (fig. 62b). Alcune bullae con epi­
grafi aramaiche sono state trovate a Ergili-Daskyleion (fig. 62C).
Sono da ricordare infine diverse leggende monetarie, le più interes­
santi delle quali provengono dalla città di Tarso in Cilicia (dove è men­
zionato anche il dio «Nergal di Tarso»: queste sono datate verso il 400
a.C.); notevoli anche quelle delle città filistee assegnabili ai secoli v e IV
a.C., note comunemente come monete «filisteo-arabe». Resta finora uni­
ca una moneta del IV sec. a.C. con la leggenda yhd («Giudea»).
Nel periodo qui preso esame, che per quanto concerne le iscrizioni
aramaiche s'inizia intorno al 700 a.C., la scrittura aramaica presenta una
evoluzione particolare (tav. 7). Il fenomeno più caratteristico è rappre­
sentato dall'apertura degli occhielli che costituiscono la parte superiore
dci segni b, d, q, r nonché dei segni 'ayn e t; il processo è graduale sia per
quanto riguarda il grado di apertura sia per l'aspetto cronologico; esso
si era manifestato sporadicamente già alla fine dell'vm secolo e si affer-
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Tavola 7 . Scritture aramaiche dalla fine dell'VIII al IV sec. a. C. 1 . Pesi da Nim­
rud. 2. Ostrakon di Assur. 3. Iscrizione con decreto. 4. Papiro di Adon (inizio
VI sec. a.C.). 5 . Iscrizione di Saqqarah (482 a.C.). 6. Iscrizione da Teima (46 5

a.C.). 7. Iscrizione di Assuan (45 8 a.C.). 8. Iscrizione di Bahadirli. 9. Lettere di


Arsame (41 2-410 a.C.). 10. Trilingue di Xanthos (3 5 8 a.C.). 1 I . Ostrakon Sa­
chau (fine IV sec. a.C.).

1 68
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

mò nel corso del VII, ma forme chiuse perdurarono fin verso il 600 a.C.
Altre modifiche indicano la medesima tendenza alla semplificazione dei
segni dal punto di vista di una scrittura corsiva: così si spiega la trasfor­
mazione di alef, h, �, y, s e in minor misura di w, k e s. Il corsivo antici­
pa ovviamente l'evoluzione della grafia monumentale, ma a parte il duc­
tus più morbido della scrittura con lo stilo non esiste alcuna differenza
nella forma dei segni, la cui varietà apparente dipende esclusivamente
dalle preferenze dei singoli scribi e degli ordinatores delle epigrafi; è per­
tanto inesatto parlare di «sotto-stili» corsivi. Le forme raggiunte dai se­
gni negli ultimi anni del vr sec. a.C. restano sostanzialmente immutate per
due secoli, cioè per tutto il periodo persiano, sì che all'interno di questo
è quasi sempre impossibile, anche per la scarsa documentazione monu­
mentale, proporre date precise su base paleografica; a ciò si aggiunga
l'occasionale persistenza di forme del VII-VI secolo fino a tutto il v.

Nota bibliografica
In questa nota sono segnalate solo quelle iscrizioni, di più recente pubblica­
zione, che non sono presenti nelle raccolte citate nella guida bibliografica posta
alla fine di questo volume o nella nota bibliografica relativa alle iscrizioni ara­
maiche trattate nel capitolo precedente.
Iscrizioni di Mesopotamia e Siria: A. Vattioni, Epigrafia aramaica, in Augu­
stinianum 10 ( 1 970), pp. 493 - 5 32. - A. Caquot, Une inscription araméenne d'épo­
que assyrienne, in Hommages à A. Dupont-Sommer, Paris 1971, pp. 9- 1 6. - P.
Bordreuil, Une tablette araméenne inédite de 635 av. ].-C., in Semitica 23
( 1 973), pp. 9 5 - 1 02. - E. Lipinski, Textes juridiques et économiques araméens de
l'époque sargonide, in AAASH 22 ( 1974), pp. 373-384 (si parla di 23 testi ine­
diti acquistati dai Musées Royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles che non sono
stati ancora pubblicati). - P. Bordreuil - F. Briquel-Chatonnet, Aramaic Docu­
ments from Ti! Barsib, in Abr-Nahrain 34 ( 1 996- 1 997), pp. 1 00- 1 07.
Iscrizioni dall'Egitto: tutti i testi aramaici di provenienza egiziana sono stati
raccolti da B. Porten - A. Yardeni nell'opera citata nella guida bibliografica; la
soggettività di molte letture rende tuttavia opportuno il controllo sulle pubbli­
cazioni precedenti; oltre a quelle qui citate si veda: E. Bresciani, Papiri aramaici
egiziani di epoca persiana presso il Museo Civico di Padova, in RSO 3 5 ( 1 960),
pp. 1 1 -24. - P.R.S. Moorey, A Bronze 'Pazuzu' Statuette from Egypt, in Iraq
27 ( 1 96 5 ), pp. 3 3 -4 1 . - P. Grelot, Documents araméens d'Egypte, Paris 1972 (in
traduzione). - R. Degen, Ein neuer aramaischer Papyrus aus Elephantine: P.
Berai. 23 000, in NESE 1 ( 1972), pp. 9-22. - R. Degen, Ein Fragment des bisher
altesten aramaischen Papyrus, ibid. 2 ( 1974), pp. 65 -70. - R. Degen, Neue
Fragmente aramaischer Papyri aus Elephantine 1, ibid. 2 ( 1 974), pp. 7 1 -78; 11,
ibid. 3 ( I 978), pp. I 5 - 3 I . - R. Degen, Die aramaischen Ostraka in der Papyrus-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo neobabilonese e persiano

Sammlung der Osterreichischen Nationalbibliothek, ibid. 3 ( 1 978), pp. 3 3 - 5 7. -


A. Lemaire, Les inscriptions araméennes de Cheikh-Fadal (JSS, Suppl. 4), Ox­
ford 1 99 5, PP · 77- I 3 2 ·
Iscrizioni dalla Palestina: J. Naveh, An Aramaic Ostracon [rom Ashdod, in
'Atiqot, English Series 9 - 1 0 ( 1 97 1 ), pp. 200- 20 1 . - J. Naveh, Published and Un­
published Aramaica Ostraca, in 'Atiqot, English Series 1 7 ( 1 9 8 5 ), pp. 1 1 4- 1 2 1 .
- Kh. Yassine - J . Teixidor, Ammonite and Aramaic Inscriptions [rom Teli El­
Mazar in ]ordan, in BASOR 264 ( 1 986), pp. 4 5 - 50. - D. Dempsey, An Ostra­
con from Teli Nimrin, in BASOR 289 ( 1 99 3 ), pp. 5 5 - 5 8 . - H. Lozachmeur - A.
Lemaire, Nouveaux ostraca araméens d'Idumée (Collection Sh. Moussai"eff), in
Semitica 46 ( 1 996), pp. 1 2 3 - 142.
Iscrizioni dall'Anatolia: A. Lemaire - H. Lozachmeur, Les inscriptions ara­
méennes [di Meydanc1kkale], in CRAI, 1 9 87, pp. 3 6 5 -3 77. - A. Lemaire, Deux
nouvelles inscriptions araméennes d'époque perse eh Cilicie orientale, in EpAn
21 ( 1 99 3 ), pp. 9 - 1 4. - A. Lemaire, Deux nouvelles stèles funéraires araméennes
de Cilicie orientale, in EpAn 23 ( 1 995), pp. 9 1 -9 8 .
Iscrizioni dal Hegiaz: R. Degen, Die aramdischen Inschriften aus Taima'
und Umgebung, in NESE 2 ( 1 974), pp. 79-9 8 . - A. Livingstone, Taima': Re­
cent Soundings and New Inscribed Materiai, in Atlal 7 ( 1 98 3 ), pp. 1 04- 1 1 1 ; una
buona foto dell'epigrafe era stata pubblicata in Atlal 3 ( 1 979), tav. 49. - A. Si­
ma, Aramaica aus Dedan und Tayma', in AAE 10 ( 1 999), pp. 5 4- 5 7. - H. Ha­
yajneh, First Evidence of Nabonidus in the Ancient North Arabian Inscriptions
[rom the Region of Tayma', in PSAS 3 1 (200 1 ), p. 89.
Iscrizioni dalla regione del Golfo Persico: M. Sznycer, L 'inscription aramé­
enne sur un vase inscrit du Musée de Bahrain, in Syria 6 1 ( 1 984), pp. 1 09- 1 1 8 . -
M. Sznycer, Une inscription araméenne de Teli Khazneh, in Y. Calvet - J.-F.
Salles (éds.), Failaka. Fouilles françaises 1984-1985, Lyon 1 9 86, pp. 2 7 3 - 2 80.
Manca uno studio d'assieme sulle leggende monetali aramaiche del periodo
persiano; il punto di riferimento generale è costituito da G.F. Hill, A Catalogue
of the Greek Coins in the British Museum, il monumentale catalogo, pubblicato
a Londra tra il 1 8 73 e il 1 9 27, composto da una trentina di volumi (ristampato
in Italia negli anni Sessanta); le monete di Cilicia sono trattate nel volume 2 2
( 1 9 2 1 ), quelle «filisteo-arabe» nel volume 2 8 dedicato alla Palestina ( 1 9 1 4).

Nota aggiuntiva. Soltanto quando questo libro era già prossimo alla stampa
ho potuto prendere visione del lavoro di S. Shaked, Le satrape de Bactriane et
son gouverneur. Documents araméens du IV' s. avant notre ère provenant de
Bactriane, Paris 2004. In questo si danno notizie preliminari, con qualche foto­
grafia, su materiale aramaico proveniente dal mercato antiquario ed ora in una
collezione privata londinese; il luogo di origine sembra essere l'antica Khulmi,
nel nord dell'attuale Afghanistan, sede di un governatore persiano nell'ambito
della satrapia di Battriana. Si tratta di trenta documenti su pelle (lettere e testi
amministrativi), in parte frammentari, e di diciotto bastoncini di legno con re­
gistrazioni di debiti. I testi datati si scaglionano tra il 3 5 3 e il 324 a.C.
7. Le iscrizioni nordoccidentali
nel periodo ellenistico e romano
( 3 3 0 a.C. v sec. d.C.)
-

INTRODUZIONE STORICA

La conquista dell'impero persiano da parte di Alessandro Magno se­


gnò per tutto il Vicino Oriente l'inizio di un lungo periodo, durato po­
co meno di un millennio, che vide gran parte dell'area soggetta politi­
camente a dominatori occidentali: ai Macedoni subentrarono i Romani
(Pompeo celebrò il suo trionfo sull'Oriente nel 61 a.C.) e a questi i Bi­
zantini, dopo che Costantino trasferì la capitale dell'impero a Costanti­
nopoli nel 3 30 d.C. Per circa un secolo il dominio macedone, più o me­
no diretto, si estese fino all'India con gli stati indo-greci; poi si ridusse
progressivamente, a vantaggio di dinastie locali. Nel 247 a.C. il parto Ar­
sace sottrasse ai Seleucidi l'Iran settentrionale, mentre nel 148 a.C. Mi­
tridate I entrando a Babilonia fondava l'impero partico: con la breve pa­
rentesi del regno di Traiano (98- 1 1 7 d.C.) la Mesopotamia tornò così
sotto un governo orientale, mentre la creazione di un forte stato partico
segnò la fine dell'ellenizzazione nelle regioni più orientali. Nel 227 d.C.
i Parti furono vinti dal sassanide Ardashir che fondò un nuovo impero
persiano il quale si rifaceva idealmente a quello achemenide; a tale impe­
ro posero fine, nel 637, gli Arabi che nell'anno precedente avevano cac­
ciato i Bizantini dalla Siria-Palestina e che si accingevano a togliere loro
l'Egitto e l'Africa settentrionale. È quasi superfluo aggiungere che Ro­
mani e Bizantini da un lato e Parti e Sassanidi dall'altro si trovarono in
una situazione di continua conflittualità, sia pure con momenti di pausa.
Come era già avvenuto nei secoli precedenti, l'esistenza di strutture
politiche di tipo imperiale non era incompatibile con forme di autono­
mie locali variamente estese e più o meno legate alla potenza dominan­
te: il regno ebraico e quello nabateo, Palmira e Hatra sono esempi di una
situazione politicamente molto articolata.
All'interno di questo quadro politico, il dato storicamente più im­
portante è costituito dalla massiccia penetrazione della cultura greca nel
Vicino Oriente. L'impresa di Alessandro diede un nuovo e forte impul­
so a un processo che era tuttavia incominciato già durante il periodo
achemenide e che ebbe la sua manifestazione più appariscente nella fon-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

dazione di città greche in territorio orientale: basterà ricordare Alessan­


dria in Egitto, Antiochia in Siria e Seleucia in Mesopotamia, per citare
solo le capitali. Attraverso questi e molti altri centri minori la cultura
greca penetrò in Oriente con aspetti e risultati diversi a seconda delle
zone e dei periodi; dal punto di vista del nostro assunto, che è quello di
tracciare un profilo dell'epigrafia semitica, due sono stati gli aspetti sa­
lienti dell'influenza greca. Il primo riguarda l'introduzione del greco
come lingua di cultura in diverse regioni del Vicino Oriente; lingua del­
la classe dominante, il greco divenne rapidamente la seconda lingua de­
gli ambienti colti nelle diverse regioni, in alcune delle quali, come l'Asia
Minore e la Fenicia, dopo un periodo di bilinguismo documentato an­
che dalle iscrizioni, le lingue locali finirono con lo scomparire; all'inizio
dell'era cristiana, o poco più tardi, in Cilicia non si parlava più aramaico
e in Fenicia non si parlava più fenicio. D'altra parte, dove le lingue loca­
li resistevano, l'esempio greco portò a un uso larghissimo di iscrizioni
monumentali, sia private sia pubbliche in ambito cittadino: le iscrizioni
di Palmira sono più di duemila, quelle di Cartagine in età ellenistica si
avvicinano alle seimila; un piccolo centro come Hatra nell'alta Mesopo­
tamia ha restituito circa cinquecento iscrizioni distribuite in meno di
due secoli; se si confrontano queste cifre con quelle delle iscrizioni se­
mitiche di età preellenistica, quando per ogni singolo centro è arduo rag­
giungere un paio di decine, appare evidente quale sia stato l'impatto
della grecità sul mondo semitico; non è certo un caso che la sola ecce­
zione a tale situazione sia costituita dalla città di Kition, capitale della
colonia fenicia fondata nell'isola di Cipro, con le sue più di cento iscri­
zioni: qui i Tiri vivevano in un ambiente già notevolmente grecizzato.
Nell'introduzione storica che apre il capitolo precedente abbiamo ri­
levato quanto le campagne militari condotte in Occidente dagli Assiri
prima e dai Babilonesi poi avessero impoverito non solo l'area siro-pa­
lestinese ma anche la stessa Mesopotamia. Al degrado sociale ed eco­
nomico causato dalle continue guerre degli imperi mesopotamici cercò
di porre rimedio l'amministrazione persiana, sia con l'impianto di colo­
nie militari in punti nevralgici dell'impero sia con altri provvedimenti
che peraltro ignoriamo; non siamo in grado di valutare, per mancanza
di documentazione, quali siano stati i risultati dei provvedimenti presi;
lo sfarzo architettonico delle città persiane e le grandi campagne militari
contro la Grecia presuppongono comunque un notevole accumulo di
ricchezze (si veda l'elenco dei tributi versati dai popoli sottomessi ai
Persiani in Erodoto 3,89-97 e il reddito della Babilonia presso lo stesso
autore 1 , 1 92-193). Le caratteristiche geografiche dell'impero fanno pcn-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

sare che il sistema amministrativo fosse imperniato sulle città (Strabone


1 6,2,20 ricorda la grandissima importanza di Damasco durante l'impero
persiano) e sulla sicurezza delle grandi vie carovaniere, garantita pre­
sumibilmente da accordi politici e da una presenza militare. Appare pro­
babile che questa situazione di stabilità e di relativa prosperità si dete­
riorò nell'ultimo periodo del dominio achemenide, indebolito dalle lot­
te dinastiche e dalla ribellione di diverse province (Strabone ignora Pal­
mira); e, come è sempre accaduto nel Vicino Oriente, furono le popola­
zioni nomadi ad approfittare della debolezza politica dei diversi regimi
per estendere il loro dominio e il loro modo di vita anche a ridosso del­
le zone a cultura sedentaria. La fondazione delle molte colonie macedo­
ni trova la sua giustificazione nella situazione socialmente caotica de­
scritta da Strabone: le tribù nomadi di lingua aramaica, spesso dedite al
solo brigantaggio, si erano insediate in Palestina, nel Libano, in Siria e
in Mesopotamia (Strabone 1 6, 1 ,26-27; 2, 1 1 . 1 6-20; 3,1).
Nel periodo ellenistico e poi in quello romano il Vicino Oriente si pre­
senta, dal punto di vista etnico, sociale e culturale, articolato in diverse
componenti: le città, talvolta con una presenza greca, fortemente elle­
nizzate specialmente nelle classi superiori; le campagne, più legate alle
tradizioni locali; le tribù carovaniere di lingua aramaica, che fondarono
nuovi centri di tipo cittadino (Petra, Hatra) o riedificarono antiche città
(Palmira), le quali recepirono il linguaggio figurativo greco (o panico
nel caso di Hatra) ma si espressero nella loro lingua; sono da ricordare
infine le tribù nomadi di lingua araba, della cui produzione epigrafica
parleremo nei prossimi capitoli. In questo ambiente di profonda sim­
biosi culturale, che la struttura imperiale romana allargò a tutto l'Occi­
dente mediterraneo dove giunsero molte influenze orientali, verso l'ini­
zio del II sec. a.C. si manifestò una decisa reazione contro la cultura gre­
ca; ciò avvenne nelle città, dove questa era maggiormente presente, da
parte degli ambienti religiosi più conservatori, che trovarono al loro fian­
co, come è sempre accaduto in questi casi, gli strati più bassi di una po­
polazione incolta. Questo fenomeno, ampiamente documentato dagli
scritti ebraici coevi, era certamente diffuso anche presso altre popola­
zioni semitiche, come dimostra il non casuale emergere, in tale periodo,
di lingue e scritture nazionali sviluppatesi dal comune ceppo aramaico.
È questo aspetto «letterario» che rivela l'origine non popolare di un
movimento che aveva profonde radici nel sentimento di identità nazio­
nale e religiosa delle genti semitiche e che culminerà, molti secoli più
tardi, nell'islam e nella sua prodigiosa espansione.
Questo panorama storico e culturale non sarebbe completo se non
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

prendessimo in considerazione anche il mondo fenicio d'Occidente,


che proprio nel periodo ellenistico e all'inizio di quello romano ha pro­
dotto il maggior numero di iscrizioni. Sul piano politico la dipendenza
di Cartagine da Tiro non impedì che la colonia perseguisse una propria
politica di espansione anche militare già nel VI sec. a.C.; nel periodo
persiano i re achemenidi considerarono Cartagine come una parte del­
l'impero a tutti gli effetti, anche se la città cercò di conservare almeno in
parte la sua autonomia. Già prima di Alessandro i Cartaginesi si consi­
derarono pienamente indipendenti, approfittando della debolezza poli­
tica dell'impero, e crearono un forte stato imperialista, a base commer­
ciale, che contese a Roma il dominio del Mediterraneo; le guerre contro
i Romani si conclusero nel 1 46 a.C. con la totale distruzione della gran­
de metropoli di origine fenicia, dopo che i suor possedimenti erano stati
progressivamente conquistati da Roma, la quale riuscì a impiantarsi sta­
bilmente in tutto il Nordafrica. Sul piano culturale le vicende dell'Occi­
dente furono parzialmente parallele a quelle dell'Oriente: il precoce con­
tatto diretto con la cultura greca che i Fenici ebbero in Sicilia e la posi­
zione geografica di Cartagine al centro del Mediterraneo favorirono una
parziale ellenizzazione anche della cultura punica (così viene chiamato,
con termine latino, il versante occidentale del mondo fenicio); l'influen­
za greca è immediatamente percepibile nelle opere figurative e nel diffu­
so impiego di iscrizioni monumentali, ma il fondo religioso rimase so­
stanzialmente semitico. Come nella madrepatria fenicia, anche in Sicilia,
dove era preponderante l'elemento greco, l'uso del fenicio subì una for­
te contrazione: la stessa capitale amministrativa cartaginese, Palermo, fu
ben presto conosciuta col nome greco di Panormos anziché con quello
fenicio, di cui conosciamo soltanto le consonanti, �y�, attestate dalle mo­
nete. Le ultime iscrizioni fenicie risalgono all'inizio dell'era cristiana;
diversa fu invece la sorte delle colonie: nel N ordafrica i discendenti de­
gli antichi coloni e i gruppi di abitanti locali che erano stati fenicizzati
conservarono la loro lingua per tutta la durata dell'impero romano; ana­
loga fu la situazione della Sardegna, dove tuttavia la cultura e la lingua
dei primi coloni fenici e poi di Cartagine non furono mai accettate dal-
1' elemento etnico sardo.

ISCRIZIONI FENICIE (IV)


Il periodo ellenistico segnò di fatto la fine delle iscrizioni fenicie in tut­
to il bacino orientale del Mediterraneo, nella Fenicia e in Palestina, in
Egitto, a Cipro e nell'Egeo. Ciò nonostante, tuttavia, l'uso della scrittu-

I 74
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

I
Figura 63. Iscrizione da Umm el-Amed, parte iniziale (Il. 1 -7) di un'iscrizione
trovata a Masub, datata al 222 a.C.: 'rpt kbrt m�' sms w�llPly 's bn h 'lm ml'k
mlk l l 'strt w'bdy b'l �mn Il l'strt b 'frt 'l �mn Il bit 26 lptlmys 'dn Il mlkm
h'dr p'l n 'm bn pt lllmys w 'rsn 's... «Portico del settore orientale e di quello
settentrionale che hanno costruito il dio 'Angelo di Milkastart' e i suoi servi
'membri dell'Incensiere' per Astarte come paredra (?) del dio dell'incensiere (=
Milkastart), nell'anno 26 di Tolomeo, signore dei re, il glorioso, il benefattore
(= Evergete), figlio di Tolomeo e di Arsinoe».
ra fenicia continuò nelle monete di Sidone, Arado e Tiro, rispettivamen­
te fino al 66 d.C., al 1 1 6 e al III sec. d.C. 1 La datazione al I sec. d.C. di
qualche sporadica iscrizione è possibile ma resta comunque incerta; com­
pletamente isolata resta finora una brevissima iscrizione su terra sigilla­
ta databile al 11-111 sec. d.C., trovata a Kharayeb; la scrittura è di tipo neo­
punico (v. appresso).'
Nella Fenicia vera e propria soltanto due località hanno restituito
iscrizioni non sporadiche: dal tempio di Esmun a Sidone, che abbiamo
già avuto modo di ricordare, proviene una diecina di iscrizioni votive
(una reca anche la versione greca), quasi tutte mutile, che si scaglionano
dal III al 1 sec. a.C.; al III e n sec. a.C. risalgono una quindicina di epi­
grafi, alcune votive altre funerarie, trovate a Umm el-Amed, località si­
tuata tra Tiro e Akko, dove sorgeva un santuario del dio Milkastart (fig.
63); tali iscrizioni sono particolarmente interessanti perché testimonia-
1 F. Briquel-Chatonnet, Les derniers témoignages sur la langue phénicienne en Orient,

in RSF 19 ( 1 99 1 ), pp. 3-2 1 .


2 G . Garbini, Studi di epigrafia fenicio-punica, in AION 3 5 (1975), pp. 433-437.

1 75
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

no la notevole evoluzione della religione fenicia che sviluppò in senso


funerario e senza vittime l'antico culto della divinità a cui venivano of­
ferti sacrifici umani. Il resto della documentazione epigrafica fenicia è
costituito da brevi iscrizioni votive (talvolta bilingui) incise su statuette,
piccoli troni o semplici stele (fig. 64); un paio di graffiti funerari all'in­
terno di caverne sono stati scoperti rispettivamente a Wasta (il testo è in

71 {,, i / , . . . .
J 7 {rq f v} J . . .
/ q)J Yf o 11/71 7 . . .
. . !l
l � � 7 !S 1 p /x 71 {0 . . .
J/ ì 757 'fi {v . . ·

a b

p'lt Il 'nk 'bd'smn bnh I l bn 's" l'dnn wlsm[l] Il b'l ybrk wy�ww «Questi
Figura 64. Iscrizioni votive fenicie di età tarda. a) Altarino da Biblo: h�nwtm 'l

arredi ho fatto io, Abdesmun costruttore, figlio di Isia, per il nostro Signore e
per la 'Figura di Baal'. Benedicano e facciano vivere». b) Provenienza scono-
-

b'fr I l . . 'lm ybrkn « ... Abdnergal figlio di ... figlio di Abdnergal figlio di ...
sciuta: ... 'bd]nrgl bn Il ... bn '[bd]nrgl bn Il ... b bplg 'strt t.. Il ... 'ly mlqrt
.

nell'area di Astarte ... Melqart nel luogo ... per sempre. Mi benedica» (nella parte
finale c'è forse un riferimento all'aldilà).
caratteri greci ma la lingua è quasi totalmente fenicia) e nei pressi di Ti­
ro, dove un singolo nome è scritto in greco e in fenicio; un amuleto egit­
tizzante in bronzo con epigrafe è di provenienza sconosciuta; infine
frammenti di epigrafi su pietra e brevissime iscrizioni vascolari proven­
gono da diverse località (fig. 65).

a b
Figura 6 5 . Iscrizioni vascolari fenicie tarde. a) Bollo su ansa da Tell Kazel: sim­
bolo rmmlk «Rammilk».
- - b) Terra sigillata da Kharayeb: �mr tfh «vino resi­
nato».
Una situazione analoga, con documentazione quasi esclusivamente
vascolare (che presuppone talvolta una provenienza esterna), è offerta
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

dalla Palestina, che ha restituito un solo testo veramente interessante. Si


tratta di un'iscrizione votiva relativa a un sacrificio molok trovata a Ne­
bi Yunis, dove in età persiana era stata installata una colonia sidonia;
l'epigrafe è incisa su una tavola di altare e ricorda l'offerta effettuata da
un gruppo di persone; il dato notevole è che il sacrificio non era offerto
a Baal Hammon bensì ad Esmun.
Anche in Egitto i Fenici hanno lasciato scarse testimonianze epigrafi­
che nel periodo ellenistico, nella cui fase finale essi appaiono completa­
mente assimilati alla cultura egiziana. Oltre a qualche firma sui monu­
menti di Abido ricordiamo alcune iscrizioni votive trovate nell'area di
Menfi: su una sfinge si trova una duplice iscrizione, una in caratteri fe­
nici e un'altra, più recente, in scrittura neopunica; altre epigrafi sono in­
cise su una stele magica con Horus, su una base e su una statuetta raffi­
gurante Iside con Arpocrate. Un papiro da Saqqarah è in cattivo stato
di conservazione.
La conquista tolemaica dell'isola di Cipro nel 3 r 2 a.C. pose fine al
dominio fenicio che si estendeva su parte dell'isola ma non ebbe ovvia­
mente effetti immediati a livello culturale. Come si è accennato nel capi­
tolo precedente, a Kition si continuò a usare il fenicio nelle epigrafi fu­
nerarie per buona parte del III sec. a.C.; alcune lunghe iscrizioni votive
furono redatte, intorno alla metà del III sec. a.C., durante il regno di
Tolomeo II, sia a Idalion sia a Lapethos, mentre una più breve ma inte­
ressante iscrizione votiva fenicia è stata trovata a Pafo. Vanno infine ri­
cordati, per la loro singolarità, alcuni cerchietti in osso recanti brevis­
sime iscrizioni di carattere magico-apotropaico; il loro luogo di prove­
nienza è Salamina.'
La nuova situazione politica creatasi dopo Alessandro favorì una mag­
giore presenza fenicia nell'Egeo, sia nelle isole sia nella penisola greca;
alla base di questo fenomeno vi era il commercio, le cui esigenze porta­
rono alla formazione di piccole comunità fenicie in diversi centri por­
tuali. La notevole percentuale di iscrizioni bilingui, in fenicio e in greco,
tra il materiale epigrafico pervenutoci rivela il pieno inserimento del­
l'elemento fenicio nel tessuto sociale locale. Un riflesso letterario di tale
ambiente si ritrova nella commedia «Il cartaginese» (che ispirò il Poe­
nulus di Plauto) scritta nel IV sec. a.C. dal poeta Alessi; da questa risulta
che non solo i Fenici della costa asiatica e di Cipro ma anche quelli delle
colonie intrattenevano intensi rapporti commerciali con la Grecia. Il
documento più rilevante ci riporta tuttavia non ai gruppi di commer­
cianti bensì a un personaggio storico; è di acquisizione piuttosto recente
1 G. Garbini, in AION 33 ( 1 973), pp. 1 3 5 - 1 36.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

una bilingue trovata nell'isola di


Cos: si tratta di un'iscrizione vo­
tiva dedicata ad Astarte-Afrodite
da un figlio di Abdalonim, il re
di Sidone che fu messo sul trono
Figura 66. Bilingue di Delo. ... ?d bn da Alessandro nel 3 3 2 a.C. Da
pmy h?ry ... Il ybrk « ... -Sid figlio di Rodi provengono due piccole
Pumay, il tirio. Benedica». iscrizioni bilingui frammentarie
, ,

di natura votiva; una datata al II sec. a.C., anch'essa votiva e frammenta­


ria, ricorda il voto di un abitante di Tiro fatto nel santuario di Asclepio
nell'isola di Delo (fig. 66). Carattere funerario hanno invece un paio di
bilingui trovate ad Atene: una ricorda un cittadino di Ascalona e presen­
ta un bassorilievo con una curiosa iconografia. Diverse iscrizioni proven­
gono dal Pireo, il porto di Atene: quattro, di cui tre bilingui, sono funera­
rie, una è votiva; interessante un'iscrizione relativamente lunga, con un
brevissimo testo greco, nella quale la comunità fenicia ricorda l'assegna­
zione di una corona d'oro al responsabile della manutenzione del tem­
pio locale, per la sua opera di abbellimento del tempio stesso. Solo fune­
rarie sono alcune brevi iscrizioni bilingui trovate nella città di Demetrias,
in Tessaglia.

Iscrizioni puniche
La trattazione delle iscrizioni fenicie nell'area del Mediterraneo cen­
troccidentale nel periodo ellenistico e romano risulta più perspicua se
introduciamo delle suddivisioni cronologiche basate sul tipo di scrittu­
ra; si tratta ovviamente di suddivisioni convenzionali usate a fini esclu­
sivamente pratici. Negli studi fenici l'aggettivo «punico» si incontra in
due diverse accezioni: talvolta esso designa genericamente tutto ciò che
è «fenicio» in Occidente (punicus è semplicemente l'adattamento latino
del greco phoinix «fenicio»); più spesso, e più esattamente, viene defini­
to «punico» il mondo fenicio occidentale a partire dal momento in cui
Cartagine estese il suo dominio sulle altre colonie, il che avvenne a par­
tire dalla metà del vr sec. a.C. In questo senso, sono già puniche le iscri­
zioni fenicie occidentali trattate nel capitolo precedente; in questo capi­
tolo chiameremo invece puniche le iscrizioni che presentano una scrit­
tura analoga a quella usata a Cartagine. La distruzione di questa città da
parte dei Romani nel 1 46 a.C. segnò a un tempo la fine della produzio­
ne epigrafica nella metropoli africana e di riflesso il progressivo affer­
marsi di un nuovo tipo di scrittura chiamata convenzionalmente «neo-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

punica»; l'inizio del I secolo a.C. costituisce in via


approssimativa il confine tra le iscrizioni puni­
che e quelle neopuniche. Questa distinzione non
Figura 67· Iscrizione vo­
riguarda ovviamente la produzione epigrafica fe- tiva su vaso da Malta. 1-
nicia del Mediterraneo centrorientale, la quale se- '5trt «per Astarte» (nota­
gue una propria linea di sviluppo; essa incomin­ re la scrittura molto evo­
luta e schematizzata).
cia a manifestarsi a Malta.
In età ellenistica il santuario di Astarte a Tas Silg ha restituito mol­
tissimo materiale epigrafico, quasi esclusivamente iscrizioni votive su ce­
ramica: per lo più costituite dalla dedica «per Astarte» (fig. 67) (molto
più rara quella «per Tanit» ), da abbreviazioni (due lettere) di incerta in­
terpretazione o da singole parole poco comprensibili; una breve iscrizio­
ne votiva su pietra e altre due, rispettivamente su avorio e su osso, sono
gravemente mutile. Incompleta è anche un'importante epigrafe prove­
niente dall'isola di Gozo nella quale la comunità cittadina ricorda il re­
stauro di tre edifici sacri. Un'iscrizione funeraria e una seconda, brevissi­
ma, di incerto significato, oltre a qualche altra epigrafe vascolare, comple­
tano le testimonianze maltesi. Di recente è stata affermata, in maniera ab­
bastanza convincente, la probabile origine tiria delle due iscrizioni bilin­
gui, databili intorno al 200 a.C., che con un testo identico ricordano il dio
Melqart-Eracle; i due pezzi
sarebbero giunti a Malta in
e età moderna. 1
��
gine•

?::.
•Cirta
•Guclma
Dugga•
In territorio africano il si­
•Thuburbo

Ain Zakkar • to di gran lunga più ricco di


.
Maius

')
Mactar•
•lJl.a ppa
iscrizioni è quello di Carta­
Sousse

;
Mididio
gine, che in questo periodo
•Tapso
conferma il suo ruolo di me­
e/-Djem•

tropoli rispetto a tutte le al­


Acholla

tre colonie fenicie. Delle cir­


ca seimila iscrizioni prove­
nienti dalla città, la quasi to­
talità si colloca tra la seconda
metà del IV sec. a.C. e il 1 46
a.C.: si è visto nei capitoli
Sabrathae

precedenti quanto rare siano


Carta 8. Tunisia e Algeria nordorientale. le epigrafi anteriori a questo
1 M.G. Amadasi Guzzo - M.P. Rossignani, Le iscrizioni bilingui e gli agyiei di Malta, in

Da Pyrgi a Mozia. Studi sull'archeologia del Mediterraneo in memoria di Antonia Cia­


sca, Roma 2002, pp. 5 -28.

1 79
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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r.t '\ �n � '\ 1 � " 7'1 ì l/f h I
Figura 68. Iscrizione commemorativa da Cartagine (KAI 303, li. 1 - 2 . 5 -6). ptl;
wp'l 'yt hl;� z lmqm Il s'r hl;ds 's kn bi;... Il SP?m SP? w 'dnb'l 't r Il 'dnb'l bn

wm'nnm Il wbt tnrm wp'l sdlm 'l;dy.. . «Ha aperto e costruito questa strada
'smnl;l� bn... Il shrt nst hmks'm 's b'mq Il qrt sql ml;tt w'S... Il 's lm nsk l;r�

per il mercato della Porta Nuova che si trova in ... i sufeti Sufet e Adonibaal, al
tempo della magistratura di Adonibaal figlio di Esmunhilles figlio di ... le mer­
canzie (?), le insegne (?) dei venditori (?) che stanno nella parte bassa della città
il siclo coniato e che ... ad essi, gli orefici, i vasai (?), i forni e i calzolai (?) in­
sieme» (spesso prive di altre attestazioni, le parole che compaiono nella seconda
parte dell'iscrizione sono di significato incerto; le righe originali dell'epigrafe
sono dimezzate nel disegno).

periodo. Questa massa di materiale, enorme se valutata secondo i para­


metri dell'epigrafia semitica nordoccidentale, possiede tuttavia un valo­
re documentario molto inferiore a quello che farebbe supporre il nume­
ro delle epigrafi; se si considera che queste provengono quasi tutte dal
tofet (attuale zona di Salambo) e dalle necropoli che si trovano, poco
più di un chilometro a nord di questo, sui pendii delle colline di Saint­
Louis e Lavigerie, si comprende immediatamente perché l'epigrafia car­
taginese sia costituita quasi esclusivamente da brevi iscrizioni votive e
da brevissime iscrizioni funerarie (queste in misura molto inferiore alle
prime). Ad onta di quanto si afferma generalmente, il sito della Cartagi­
ne preromana non è stato ancora individuato, perché l'identificazione
della collina di Saint-Louis con la Byrsa («cittadella») delle fonti antiche
viene esclusa dal fatto che tale collina ospitava necropoli fino alla fine

1 80
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

Figura 69. Iscrizioni da Cartagine. a) Iscrizione votiva (CIS I 20 1 6): lrbt ltnt pn
b'l wl'dlln lb'l bmn 's ndr 'dnbll'l bn b'lytn bn 'bd'smll[n] bn gr'strt kSm' ql'
«Alla signora Tanit Faccia di Baal e al signore Baal Hammon; (voto) che ha
dedicato Adonibaal figlio di Baalyaton figlio di Abdesmun figlio di Gerastart,
perché ha ascoltato la sua voce». - b) Iscrizione funeraria (assente dal CIS;
nello Handbuch del Lidzbarski): qbr btb['l] bt bmlkt bn 'bdll'smn bn 'smnytn
bn bry hrb «Tomba di Batbaal figlia di Imilcone figlio di Abdesmun figlio di
Esmunyaton figlio di Baray il rab». - e) Scongiuro su lamina di piombo: rbt bwt
'lt mlkt sysk h ' Il 'tk 'nky m?lb 'yt 'm'[s]trt Il w'yt 'mrt w 'yt kl 's l ' k ' Il '/?'
'lty bksp '(S) 'brbt [s]lm Il [ry]'m 'yt kl 'dm 's 'l? 'lty I [b]brbt hk[s]p z km
tysk ' 'prt «Signora Hawat, dea! Questo è un oggetto che è rinchiuso (nella ter­
ra). lo, il risanatore, lego (?) Ammiastart e la Nemica e tutto ciò che le appartie­
ne, perché lei ha esultato contro di me a proposito dell'argento che avevo per­
duto. Ripagate, o Refaim (?), ogni individuo che ha esultato contro di me per la
perdita di questo argento come è sotterrato questo piombo» (Hawat è una dea
degli inferi, la Nemica è probabilmente una specie di dèmone femminile).
del rv sec. a.C.; è infatti noto che sia le necropoli sia il tofet nelle città
fenicie si trovavano all'esterno delle città. Questo spiega perché a Car­
tagine non sia stata ancora trovata una sola iscrizione di carattere uffi­
ciale o privato che non riguardi il culto nel tofet o un'ambientazione fu­
neraria; l'epigrafe, mutila, scoperta negli anni Sessanta che parlava della
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

costruzione di una nuova strada commerciale (KAI 303) si riferiva a una


«porta nuova» e ad una «pianura della città» che evidentemente si tro­
vavano nel nuovo quartiere costruito vicino al tofet e alle necropoli nel
III sec. a.C. (fig. 68).
Le varie migliaia di iscrizioni votive cartaginesi si caratterizzano per
il fatto di essere dedicate alla dea Tanit e a Baal Hammon (fig. 69a), e
non al solo Baal Hammon come avviene spesso fuori di Cartagine; iden­
tiche nella struttura e simili nel formulario forniscono talvolta interes­
santi indicazioni sul dedicante. Non mancano alcune dediche ufficiali,
di struttura più complessa e con la menzione di costruzione di edifici
sacri, non necessariamente dedicati alle due divinità del tofet. ' Alcune
iscrizioni, per lo più frammentarie, appartengono alla categoria delle co­
siddette tariffe, disposizioni in merito all'offerta di sacrifici di animali
che trovano uno stretto raffronto con il contenuto dei primi sette capi­
toli del libro biblico Levitico. Interessanti, ma assai mutile, sono due
epigrafi con resti di quello che sembra essere un rituale. Nell'ambito del­
le iscrizioni funerarie, costituite in genere da pietre con il nome e la ge­
nealogia del defunto (fig. 69b) o da vasi cinerari col semplice nome, è
notevole una lamina di piombo con una formula magica (KAI 89) (fig.
69c) ; in piombo è anche un disco con un enigmatico testo bilingue in
fenicio e greco (CIS I 600 5 ). Unica nel suo genere resta finora la già ri­
cordata iscrizione ufficiale che ricorda l'apertura di un nuovo mercato
in una nuova zona della città, che corrisponde evidentemente a quella
da cui provengono le iscrizioni votive e funerarie. È opportuno aggiun­
gere, a chiusura di queste brevi righe sulle iscrizioni cartaginesi, che
nonostante la loro sostanziale omogeneità queste presentano spunti per
ricerche che solo raramente sono state affrontate e quasi mai soddisfa­
centemente concluse.
L'indebolimento dell'impero persiano spinse Cartagine a rafforzare
progressivamente il suo dominio diretto sia in territorio africano sia sul­
le altre colonie. Il risultato di questa politica, che comportava una più
diffusa presenza cartaginese fuori della città, trova un riflesso anche in
campo epigrafico: a partire dalla metà del IV sec. a.C. (data naturalmen­
te approssimativa) incominciano ad apparire iscrizioni puniche in di­
versi centri africani, nei quali l'uso della lingua fenicia non è limitato al
solo elemento etnico cartaginese ma si estende anche a una parte della
1 Particolarmente interessante a questo proposito è l'iscrizione CIS 1 5 5 1 0, anche se non
tutti i dettagli sono pienamente comprensibili. Completamente fantasiosa è l'interpre­
tazione che della parte finale dell'iscrizione ha proposto C. Krahmalkov in varie sedi,
non senza trovare compiacenti seguaci; cf. G. Garbini, Note epigrafiche puniche, 1 . C/S
I 55 10, in Byrsa 2 (2003), pp. 59-63.

1 82
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

b
Figura 70. Iscrizioni dalla Tunisia. a) Iscrizione votiva da Sousse: lrbt ltnt pn'
b'l Il wl'dn lb'l hbn 's Il ndr mgn bn 'nthn «Alla signora Tanit Faccia di Baal
e al signore Baal Hammon; (voto) che ha dedicato Magone figlio di Anathan­
no» (notare in pn' il segno finale per la vocale e e la forma fonetica dialettale
hbn per �mn). - b) Parte iniziale di una iscrizione funeraria (bilingue) da Dug­
ga: [m�Jbt. S'tbn. bn. ypmu. bn ptw 11 hbnm. s 'bnm. 'b. 'rs. bn. 'bdfrrt 1 1 zmr.
bn 'tbn. bn ypmtt. bn. plw. Il mngy. bn. wrskn «Monumento funerario di 'TBN
figlio di YPM"fT figlio di PLW. Gli architetti sono stati Abaris figlio di Abda­
start, ZMR figlio di '"fBN figlio di YPM"fT figlio di PLW, MNGY figlio di
WRSKN» (i nomi non vocalizzati sono libici).
popolazione locale, linguisticamente libica, quella che si trova a più di­
1

retto contatto con la cultura cartaginese. Nella Tunisia nordorientale e


lungo la costa orientale Utica e Sousse (antica Hadrumetum) hanno re­
stituito stele votive da tofet (fig. 7oa); la seconda anche diverse iscrizio­
ni funerarie su ceramica; nella Tunisia nordoccidentale iscrizioni analo­
ghe provengono da Bulla Regia, Thuburbo Maius ed Henchir Medeina
(antica Althiburos). Una posizione particolare occupa Dugga, non per i
frustoli di epigrafi puniche di incerta interpretazione ma per le due im­
portanti bilingui fenicio-libiche che hanno consentito la decifrazione
della scrittura libica. Entrambe le iscrizioni sono di natura funeraria e
ricordano l'erezione di mausolei (fig. 7ob); uno di questi fu eretto dai cit­
tadini di Dugga in onore del re Massinissa a dieci anni dalla morte del

1 Vengono convenzionalmente chiamate «libiche», secondo l'uso greco antico, le popo­


lazioni indigene dell'Africa settentrionale a occidente dell'Egitto e «libico» la loro lin­
gua documentata da numerosissime iscrizioni di età romana; attuali discendenti degli an­
tichi Libici sono i Berberi la cui lingua, insieme con l'antico egiziano e altre lingue africa­
ne, costituisce il gruppo «camitico» imparentato con quello semitico.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 7 1 . Iscrizioni votive da Costantina. a) Scrittura punica: l'dn lb"l ndr
Il 's ndr 'bds�r Il bn g'y brk «Al signore Baal; voto che ha dedicato Abdsahar
figlio di Gaia. Ha benedetto» (non è chiaro perché il nome Baal è scritto con
due 'ayn). - b) Scrittura neopunica: l 'dn lb'l �mn wltnt p'n' b'l Il ndr 's ndr 'rs
hmy#r I l bn knt' zb� sm' ql' Il brk ' «Al signore Baal Hammon e a Tanit
Faccia di Baal; voto che ha dedicato Aris l'amministratore (?), figlio di Kinito.
Ha offerto un sacrificio. Ha ascoltato la sua voce; lo ha benedetto» (notare la
presenza di matres lectionis).

sovrano, avvenuta nel 148 a.e. Al ventunesimo anno di regno del suo
successore Micipsa, e cioè al 1 27 a.e., è datata un'iscrizione proveniente
dal Djebel Massoudj,' circa 20 km a nord di Mactar; questa presenta una
notevole importanza storica, poiché si tratta di una specie di pietra con­
finaria che, insieme ad altre, delimitava il territorio del distretto di Thu­
sca che aveva il suo capoluogo a Mactar. Isolate restano due iscrizioni
funerarie provenienti rispettivamente da Tapso (costa orientale della Tu­
nisia) e Sabratha (Libia). Di notevole interesse è l'unica iscrizione puni­
ca finora nota da Leptis Magna 2 (KAI 1 1 9), sia per la menzione come
1 Seguendo l'uso comune, i toponimi arabi della Tunisia e dell'Algeria sono resi secondo
la forma francese.
2 Nel KAI l'iscrizione viene considerata neopunica e datata all'inizio del r sec. a.C.; poi­

ché la distinzione tra «punico» e «neopunico» si basa esclusivamente sul tipo di scrittu­

pun! ca di questa epigrafe non consente in alcun modo che essa possa essere definita neo­
ra, che comunque comporta anche una valutazione cronologica, la grafia tipicamente

pumca.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

divinità cittadine di due antiche divinità fenicie, Shadrafa e Milkastart,


sia per il testo amministrativo inserito all'interno di un'iscrizione votiva.
Il regno numidico di Massinissa e Micipsa, che copre cronologicamen­
te quasi tutto il n sec. a.C., favorì il diffondersi della cultura fenicia nel
Nordafrica; oltre alle importanti iscrizioni già ricordate è in questo am­
bito storico che vanno collocate le centinaia di iscrizioni votive trovate
nel tofet di el-Hofra, presso Costantina (Algeria) che corrisponde a Cir­
ta, una delle capitali della Numidia (fig. 7 1 ). Le più antiche fra le più di
400 iscrizioni finora pubblicate risalgono probabilmente alla fine del III
sec. a.C., mentre le più recenti, in scrittura neopunica (che rappresenta­
no meno del venti per cento del totale) scendono fin verso la fine del r
sec. a.C. Rispetto alle analoghe iscrizioni cartaginesi quelle di Costanti­
na presentano un formulario più articolato; una quindicina di iscrizioni
sono in greco e qualcuna in latino; tra le prime ve n'è una particolarmen­
te importante perché si tratta di un testo fenicio reso in caratteri greci.
Da Cherchel proviene un cembalo di rame con iscrizione ponderale pu­
nica, ma l'oggetto è privo di contesto.

2 3

6 7

Figura 72. Ostraka di Mogador. r - 2. mgn «Magone». - 3 . ghh(?) ' «GH'». -


4.yhw'b «Yehauab». - 5 . n + segno sconosciuto. - 6. b'lh .. «Baalh .. ». - 7. 'IJ's
«Ahiis».
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

Esigenze commerciali portarono i Fenici d'Occidente a insediarsi sul­


le rive atlantiche del Marocco, come a Lixus e Mogador, o più all'inter­
no, lungo un fiume, come a Volubilis. Le testimonianze più antiche so­
no costituite da circa un centinaio di brevissime iscrizioni vascolari tro­
vate a Mogador (fig. 72); si tratta di nomi propri, spesso mutili, o di se­
gni singoli, anche non alfabetici. La tipologia è quella che si trova nei san­
tuari, come quello di Tas Silg a Malta; è plausibile pensare che a Moga­
dor, che si trova non molto a nord delle isole Canarie, vi fosse un tem­
pio legato alle attività commerciali e che i suoi frequentatori fossero mer­
canti. Ad onta delle datazioni correnti, la paleografia delle epigrafi ci por­
ta verso il rv e III sec. a.C., anche se qualche esemplare potrebbe essere
più antico. Le due iscrizioni di Volubilis e le tre di Lixus (tutte funera­
rie, di cui una relativa a un sufeta, carica amministrativa) fanno ipotizza­
re l'esistenza di colonie cartaginesi stabili in questa regione dell'Africa.
Come nella città di Carta-
gine, così anche nelle colonie
mediterranee il periodo elle­
nistico fu testimone della più
ricca produzione epigrafica
punica. Questo, naturalmen­
Figura 7 3 . Iscrizione votiva da Lilibeo. te, in relazione alle situazio­
l 'dn lb'l &mn 's ndr &n ' bn Il 'dnb'l bn ni locali: in Sicilia il processo
gr'strt bn 'dnb'l Il kSm' kl' ybrk ' «Al si­ di ellenizzazione della popo­
gnore Baal Hammon; (voto) che ha dedica­ lazione punica che era inco­
to Annone figlio di Adonibaal figlio di Ge­ minciato già nel v sec. a.C.
rastart figlio di Adonibaal perché ha ascol­
tato la sua voce; lo benedica». continuò anche dopo il pas­
saggio dell'isola sotto il do­
minio romano, nel 241 a.C., con il risultato di un'estrema scarsità di iscri­
zioni puniche. Notevoli sono tre stele votive da Lilibeo (odierna Mar­
sala), la località dove si trasferirono i superstiti della distrutta Mozia (fig.
73); nota soltanto da una pessima copia eseguita nel xvn secolo e per­
tanto quasi completamente incomprensibile, è una lunga iscrizione vo­
tiva dedicata ad Astarte Ericina, cioè della città di Erice; da Solunto pro­
viene un oscillum in terracotta con un brevissimo testo bilingue in feni­
cio e in greco; abbastanza numerose ma malamente leggibili le epigrafi
graffite in questo periodo all'interno della Grotta Regina, nei pressi di
Palermo; brevissime iscrizioni vascolari e qualche graffito funerario com­
pletano il materiale punico della Sicilia ellenistica.
Diversa è invece la situazione della Sardegna, dove l'elemento punico
conserva la propria identità culturale non solo rispetto a quello greco, che

1 86
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 74. Iscrizioni votive dalla Sardegna. a) Iscrizione dal tempio di Antas:
t'dn t�d 'dr h'hy ms nhSt 11 's ndr bmlkt hn 'hd'smn 11 hn hdmlqrt 's hm 'krty
«Al signore Sid potente Babai (= padre); donario di bronzo che ha dedicato
Imilcone figlio di Abdesmun figlio di Bodmelqart, appartenente al 'popolo di
Cagliari'» (Babai è antica parola sarda; hm = h'm; il «popolo» era costituito dai
cittadini cartaginesi). - h) Iscrizione votiva trilingue da San Nicolò Gerrèi: l 'dn
l'smn m'rb mzhb nbst Il msql l?rm m't IOO 's ndr klyn Il sb sgm 's hmmlh
tsm['] [q]l' rpy' hfr Il sP?m bmlkt w'hd'smn hn bmlk «Al signore Esmun Mer­
re. (Questo è) l'altare di bronzo dal peso di cento 1 00 libbre che ha dedicato
Cleone soprintendente dei recinti delle saline. Ascolti la sua voce; lo ha guarito.

zione latina e greca della forma punica; mmlh sta per mmlb. - e) Iscrizione vo­
Nell'anno dei sufeti Imilcone e Abdesmun figlio di Himilk» (Merre è la trascri­

tiva da Cagliari: l'dn lh'smm h'y n�m n�hm Il wbnw?m snm 2 's ndr h'lbn ' Il
shdmlqrt hn bn ' hn 11 'smn'ms hn mhrh'l hn 'ts «Al signore Baalsamem nell'iso­
la dei Falchi. (Queste sono) le due 2 stele e statue che ha dedicato Baalhanno ap­
partenente a Bodmelqart figlio di Annone figlio di Esmunamas figlio di Meher­
baal figlio di Atis» (h'smm h'!Smm) (in tutte e tre le iscrizioni la divisione del­
=

le righe non corrisponde a quella originale).

non doveva essere molto numeroso, ma anche nei confronti della popo­
lazione locale, con la quale i contatti dovevano essere nel complesso ami­
chevoli ma superficiali. Un eloquente testimonio di tale comportamen-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

b e

Figura 7 5 . Iscrizioni da Tharros. a) Parole finali di u'n'iscrizione incisa sul muro

te». - b) Iscrizione incisa accanto alla precedente: ... sm ' qlm « . . . ha ascoltato la
di un tempio . ... 'rs 100 r '�rsmr 'rbn « ... Aris 1 00 q(uarti); il tesoriere è il garan­

loro voce». - e) Graffito divinatorio sull'intonaco di un tempio; ai lati: ms 'l; mo­


nogramma centrale: ZBL «Oracolo su»; «Inferi» (lett. «dimora»).
to è fornito dal tempio di Antas (fig. 74a), nella Sardegna sudoccidenta­
le, dedicato al dio nazionale sardo, chiamato dai romani Sardus Pater;
qui sono state trovate finora una trentina di iscrizioni votive, più o me­
no integre, dalle quali risulta che i fedeli di origine cartaginese invoca­
vano il titolare del santuario col nome di Sid, il dio eponimo dei Fenici
(che chiamavano se stessi «Sidoni»). Dal tofet dell'antica Sulci proven­
gono una diecina di iscrizioni votive, alcune delle quali incise sui bordi
di stele figurate con iconografie di tipo greco; questo centro ha restitui­
to inoltre un'iscrizione votiva integra su una coppa d'argento di cui re­
sta solo il bordo, un piccolo frammento di iscrizione di natura incerta e
un disco di piombo iscritto. Connesso con Sulci è il piccolo insediamen­
to di Monte Sirai, non lontano, nel cui santuario di modeste dimensioni
è stata trovata un'epigrafe su lastra di bronzo dedicata a una divinità ma­
schile; il nome di questa non è leggibile. Carattere votivo hanno tutte le
altre iscrizioni puniche di Sardegna: dalla trilingue (latino, greco e feni­
cio) di San Nicolò Gerrèi, dedicata ad Esmun Merre, alle due di Caglia­
ri (capoluogo amministrativo della Sardegna punica) dedicate rispetti­
vamente ad Astarte Ericina e al Baalsamem dell'isola di Enosim (odier­
na San Pietro, di fronte a Sant'Antioco) (fig. 74b.c); una terza iscrizione
da Cagliari, molto mutila, ricorda lavori eseguiti in un santuario. Da Ol­
bia, nella Sardegna orientale, proviene un'epigrafe molto mutila, mentre
Nora ha restituito cinque brevi iscrizioni votive su stele e qualche fram­
mento ceramico di un certo interesse. Anche nel periodo ellenistico la

1 88
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

produzione epigrafica di Tharros conserva una certa autonomia rispet­


to al resto della Sardegna, caratterizzata dalla forte impronta di Cartagi­
ne. Se la dedica del tempio di Melqart segna la sottomissione politica al­
la metropoli africana, la tipologia di un'epigrafe funeraria su un pezzo di
pietra emisferico e le iscrizioni incise sui blocchi di pietra che costituiva­
no le pareti di edifici sacri (fig. 7 5 a .b) costituiscono fenomeni poco usua­
li. Di particolare interesse sono alcune brevi iscrizioni incise sull'into­
naco che ricopriva le pietre che formavano le pareti di un tempio nel­
l'area del tofet (le pietre sono state reimpiegate in un muro difensivo di
età romana); oltre a nomi propri e a due serie alfabetiche con significato
religioso, un breve testo ricorda probabilmente un pellegrinaggio a Ki­
tion (Cipro) mentre un graffito presenta un disegno con alcune parole:
con ogni probabilità si tratta di un testo divinatorio, sul tipo di quello a
cui si allude in un passo della Bibbia (Isaia 28,7- 1 9) (fig. 75c). Anche
Tharros ha restituito qualche iscrizione vascolare.
Assai povera è la documentazione punica proveniente dalla Spagna;
al periodo ellenistico risale la seconda iscrizione incisa sulla lamina da
Ibiza già ricordata; un anello d'oro con iscrizione votiva da Cadice e bre­
vissime epigrafi vascolari esauriscono il materiale.

Iscrizioni neopuniche

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La scrittura neopunica deriva dalla

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corsiva fenicia del v sec. a.C. ma non co­
nosciamo i motivi che portarono que­
sto tipo di scrittura ad essere impiegata J/1 XW1 � 1 Ì'/
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anche sui monumenti a partire dal n sec.
a.C. È comprensibile che la naturale
evoluzione della scrittura abbia provo­
cato l'uso sporadico di forme neopuni­
Figura 76. Iscrizione votiva da
che in epigrafi puniche; non si spiega Cartagine in scrittura neopuni­
tuttavia perché nella stessa Cartagine ca (CIS I 3 2 5 1). /rbt tnt pn h l l 'l
esistano iscrizioni votive redatte total­ wldn lb'l hmn Il ndr 'rsm bn
mente in neopunico (fig. 76); 1 appare kbsd «Alla signora Tanit Faccia
perciò evidente che la scrittura neopu­ di Baal e al signore Baal Ham­
mon; ha dedicato (oppure: dono
nica monumentale fu creata nella stessa di) Arisam figlio di Kabosad»
Cartagine prima della distruzione della (grafie anomale: hmn per �mn,
città. L'origine unitaria di tale scrittura dn per 'dn, kbsd per kbdsd).

1 Diverse iscrizioni cartaginesi sono redatte in scrittura neopunica: CIS r 2992, p44- 3 2 5 r .
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

risulta peraltro chiaramente dalla constatazione della sua sostanziale


uniformità strutturale, non inficiata dalle varianti locali. Affermatasi de­
finitivamente verso l'inizio del I sec. a.C., la scrittura neopunica fu usa­
ta per circa due secoli in tutto il mondo punico ed è documentata da di­
verse centinaia di iscrizioni.
La distribuzione geografica delle iscrizioni neopuniche nel Nordafri­
ca è molto significativa dal punto di vista storico. Finché durò il domi­
nio di Cartagine, questa mantenne un controllo assoluto sugli altri cen­
tri nordafricani, la cui produzione epigrafica è inconsistente: poverissi­
ma è la documentazione fornita da Utica, Hadrumetum (Sousse), Sa­
bratha, Leptis Magna e dagli insediamenti in Marocco; l'ubicazione di
tutte queste località presso la costa (Volubilis presso un fiume) rivela la
proiezione marittima, e dunque commerciale,. dell'impero cartaginese.
La situazione cambia con la formazione del regno di Numidia, sullo
scorcio del III sec. a.C., che il re Massinissa portò a fianco dei Romani
contro i Cartaginesi. Nemico di Cartagine per chiare ragioni politiche,
Massinissa proseguì e intensificò l'azione del suo predecessore e avver­
sario Siface che favoriva l'adozione della cultura punica tra i suoi sud­
diti: i libri di storia in lingua fenicia che Sallustio si fece tradurre erano
stati scritti da lempsale probabilmente per suggerimento di suo zio Mas­
sinissa (Sallustio, Guerra giugurtina 1 7). In questo modo si spiega l'ap­
parente anomalia del grande numero di iscrizioni puniche trovate a Co­
stantina. La scomparsa della Cartagine fenicia rende ancora più eviden­
te lo spostamento verso occidente del baricentro della cultura punica.
Anche quando il regno numidico verrà eliminato dalle vicende politiche
di Roma (non è casuale il contemporaneo venir meno delle iscrizioni vo­
tive di el-Hofra), la cultura punica, e quindi anche l'uso della lingua fe­
nicia, sopravviverà non tanto nelle antiche colonie africane quanto piut­
tosto in nuove città che erano appartenute al regno di Numidia o comun­
que non direttamente legate a Cartagine; è significativo anche il fatto che
tali città, escluse quelle tripolitane, si trovino tutte lontano dal mare.
La frattura storica, della quale è difficile non attribuire la responsa­
bilità a Roma, tra le città più legate a Cartagine e quelle vitalizzate dallo
stato numidico appare evidente anche dalla produzione epigrafica: nes­
suna iscrizione monumentale neopunica è stata trovata ad Hadrume­
tum e a Thuburbo Maius; solo un paio di iscrizioni funerarie a Utica e
un paio votive sia a Bulla Regia sia ad Althiburos (Henchir Medeina);
non casualmente è un po' più ricco il materiale di Dugga, con alcune
iscrizioni votive dedicate a Baal Hammon e una funeraria. Il fulcro del­
la cultura punica si è spostato nella Tunisia centrale, nel capoluogo Mac-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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a b
Figura 77. Iscrizioni votive. a) Da Mactar (Neopunica 45): l'dn b'l �mn k' sm'
qlm Il brkm b'l' hmkt'rm 't r Il 'zrm'n bn yst'tn wyfrb'y bn Il msqlt bn
b'lslk bn ypfr «Al signore Baal Hammon; perché ha ascoltato la loro voce, li ha
benedetti. I cittadini mactaritani al tempo dei magistrati Azarman figlio di Ya­
statan e Yasarbai figlio di Masqalat figlio di Baalsillek figlio di Yapsar» (notare
la grafia fonetica e le matres lectionis). - b) Da Mididi: nd'r 's n 'dr Il tsdb'r bn
' llgs'n lb'l �mn Il sm' ql' brk ' «Voto che ha dedicato Tisdabar figlio di Igisan a
Baal Hammon; ha ascoltato la sua voce, lo ha benedetto« (notare le matres lec­
tionis).
tar e nei centri circostanti (fig. 77a): Mactar ha restituito più di duecen­
to iscrizioni, ancora in gran parte inedite a più di un secolo di distanza
dalla loro scoperta; tra quelle pubblicate, una dozzina di epigrafi fune­
rarie tra cui due bilingui in fenicio e in latino e una quindicina di votive
(tra queste se ne distinguono alcune dedicate non da singoli ma dall'in­
tera comunità), occupano una posizione particolare cinque iscrizioni
provenienti dal tempio di un dio il cui nome è convenzionalmente vo­
calizzato come Hoter Miskar; un paio di queste presentano un lungo
testo, suddiviso rispettivamente in dieci e undici colonne, nel quale cor­
porazioni di cittadini ricordano i restauri apportati al tempio; le epigra­
fi, entrambe mutile, sono costituite in gran parte dai nomi dei cittadini
stessi. Una trentina sono le iscrizioni, votive ma specialmente funerarie,
trovate a Mididi (fig. 77b); interessante l'epigrafe che ricorda la costru­
zione di un tempio alla dea Astarte da parte dei cittadini. Un tempio a
Saturno - Baal Hammon è ricordato in diverse iscrizioni votive da Hen­
chir Ghayadha, mentre soltanto funerarie sono quelle provenienti da
Ksour Abd el-Malek (antica Uzappa), meno di una decina; entrambe le
tipologie sono documentate a Kesra e a Ksar Lemsa, che hanno restitui­
to qualche iscrizione.
A nord della regione di Mactar, nella Tunisia nordoccidentale, Te­
boursouk (antica Thibursicum Bure), che si trova non lontano da Dug­
ga, ha restituito una ventina di iscrizioni votive; circa la metà provengo­
no da Henchir Guergour (antica Masculula), località vicina a Bulla Re-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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a
Figura 78. Iscrizioni da Guelma. a) Iscrizione votiva: l'dn b'lmn n 'S' pn!ltn ' bn
mgnm bmlk I l 'zrm 'st n 'S' Il wsm ' qly «Al signore Baal Hammon ha offerto
Pontano figlio di Magonam, come olocausto ... , una donna; ha offerto e (dio) ha
ascoltato la sua voce» (la parola 'zrm indica un tipo di sacrificio umano ma si
ignora il suo significato esatto). b) Iscrizione funeraria: tn ' 'bn z ltbllb' 'stm
-

faw 's!ln bn mtnbl 'w' Il 5nt sb'm w'ms «Questa pietra è stata eretta per Tabba
moglie di Zoasan figlio di Muttunbal. Ha vissuto settantacinque anni» (in que­
ste due iscrizioni i segni s, s e z sono quasi identici nella forma perché identici
nella pronuncia; notare lo scambio o l'assenza delle faringali, ormai scomparse).
gia; una bilingue fenicio-libica, di natura funeraria, proviene da Bordj
Helal (antica Simitthus), vicino alla frontiera algerina. Anche se attual­
mente in territorio algerino centri come Guelma (antica Calama) con la
sua necropoli Ain Nechma, Guelaa Bou Sba, Ksiba Mraou e Kef Be­
zioun vanno considerati unitariamente con quelli ora visti della Tunisia
nordoccidentale, la cui produzione epigrafica si colloca prevalentemen­
te nel I sec. d.C. Il maggior numero di epigrafi, una quarantina, provie­
ne da Guelma (fig. 78); di queste poco più della metà sono di natura vo­
tiva, le altre funeraria; quasi tutte funerarie sono invece le poche di Ksi­
ba Mraou, le due di Kef Bezioun e le due di Guelaa Bou Sba: tra queste
ultime è notevole la bilingue fenicio-latina, il cui testo fenicio si rivolge
direttamente al passante.
Dalla Tunisia orientale provengono sporadiche ma interessanti iscri­
zioni: una dedica dei cittadini di Thinissut (Bir Bou Rekba) a Baal Ham­
mon e Tanit, ai quali sono costruiti due templi; un altare viene offerto a
Baal Addir a Bir Tlelsa, pochi chilometri a nord-est di el-Djem (antica
Thysdrus); da Ain Zakkar proviene l'epigrafe funeraria di una sacerdo­
tessa di Cerere. Molte altre sono le località tunisine in cui sono state tro­
vate iscrizioni neopuniche funerarie e votive più o meno notevoli, per
non parlare delle brevi scritte vascolari, mentre alcune delle iscrizioni
neopuniche trovate e pubblicate nell'Ottocento restano di provenienza
sconoscmta.
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 79. Iscrizioni dalla Tripolitania. a) Iscrizione di Sabratha sulla parete di
una cisterna: p 'l mlkt m?hqS' hg'z Il wkr' t hS'km bkn ydm «Ha fatto l'opera
Metexo il tagliapietre e ha scavato le cisterne con la saldezza delle sue mani». -
b) Iscrizione funeraria da Leptis: brkt bt b'lslk. 'm ql"dy hrph «Barikat figlia
di Baalsillek; madre di Claudio il medico». - e) Iscrizione funeraria da Leptis:
n'mtpm ' 'st Il �nb'l 'rks «Namatpamo moglie di Annibale ... » (la parola finale
indica probabilmente la professione del marito della defunta; la 'ayn iniziale sta­
rebbe per h-, l'articolo).
Per quanto riguarda l'Algeria non prossima alla Tunisia, dopo le iscri­
zioni del tofet di Costantina si può ricordare soltanto qualche iscrizio­
ne, tra cui quella funeraria del re Micipsa a Cherchel (antica Iol, poi Iu­
lia Caesarea) purtroppo mutila, e un paio di epigrafi funerarie da Bou At­
fan; una terza, quasi incomprensibile, è stata trovata presso Orano.
Dal Marocco provengono soltanto tre iscrizioni funerarie, tutte da
Volubilis; scritte vascolari sono state trovate in questa e altre località
(Thamusida, Banasa, Melilla), ma si tratta solo di qualche segno o poco
più.
Uno sviluppo imprevedibile ebbero le colonie fenicie nella Tripolita­
nia; rispetto a quelle puniche le iscrizioni neopuniche sono assai più nu­
merose e diffuse. Sabratha ha restituito diverse epigrafi monumentali
(fig. 79a), tra cui emergono due iscrizioni votive scolpite rispettivamen­
te su una scultura (mutila) di fattura greca e su un bacino di pietra; que­
st'ultima, databile tra la fine del 1 e la prima metà del 11 sec. d.C., è in
latino e in fenicio ed è dedicata a Saturno-Baal. Molto interessanti due
iscrizioni funerarie: una è dipinta accanto a due figure di defunti eroiz­
zati, l'altra scritta su un ostrakon trovato all'interno di un mausoleo, ha

1 93
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 80. Iscrizioni dalla Tripolitania . - a) Iscrizione funeraria su un mausoleo
di Amruni: l'l[nm] 'r'p 'm S'pwl' Il m'k[sm] ' ryd'y bn ywb[z] 'l'n Il bn
ywr'[t]'n hmt 'by b'n' t'nbllr' 'st['] di pwdns wS'w 'w ' l l r' wm'k[sm] ' b 'nm «Ai
divini antenati di Apuleio Massimo Rideo figlio di Yubzalan figlio di Yuratan,
di Matab (?). (Questo mausoleo) ha costruito sua moglie Tanbra con i figli Pu­
dens, Severo e Massimo» (nel nome di Severo è stata ripetuta la sillaba w'; la
parte latina di questa bilingue riporta anche l'età del defunto). - b) Stele funera­
ria da Tarhuna: mn�bt sr'byt Il bt gdb'r m ' tylln' qwyn( Il bnm «Stele di Sa­
rabit figlia di Gadbar che ha eretto Quinto suo figlio».

un contenuto fortemente erotico (sottolineato dal disegno di un fallo)


che ricorda a modo suo il rapporto tra amore e morte. Oea (odierna Tri­
poli) ha restituito solo insignificanti frustoli di iscrizioni, mentre sono
una settantina le epigrafi trovate a Leptis Magna (fig. 79b.c). In preva­
lenza funerarie, ve ne sono una quindicina di commemorative redatte
per ricordare i contributi di singoli cittadini alla costruzione di opere
pubbliche, come i sedili del teatro, le colonne e i pavimenti del foro, un
podio con altare e una meridiana; queste sono importanti sia per la men­
zione di imperatori romani (Augusto, Tiberio, Vespasiano) sia per le ti­
tolature religiose e amministrative locali che rendono in fenicio quelle
romane. Pochissime le iscrizioni votive, che ricordano divinità come Sha­
drafa ed Elqoneres, divinità fenicia attestata già nel II millennio a.C.
Iscrizioni neopuniche provengono anche da altri centri tripolitani: tre
funerarie dal wadi el-Amud, una votiva dedicata al dio Ammone da Ras
el-Haddajah, una funeraria di un certo interesse da Amruni (fig. Soa) e
un'altra funeraria da Tarhuna (fig. Sob); a el-Qusbat è stato trovato un
ostrakon con il testo di una transazione commerciale, peraltro poco com­
prensibile.
La sopravvivenza del fenicio nel Mediterraneo centroccidentale è do ­
cumentata in varia misura a seconda delle zone. Quasi esclusivamente
vascolari (una breve iscrizione su pietra è incomprensibile; un'altra fu­
neraria è mutila) sono le epigrafi da Malta; Pantelleria ha restituito re­
centemente una brevissima iscrizione monumentale. Scarso è anche i l

1 94
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 8 1 . Iscrizioni neopuniche. a) Iscrizione funeraria da Palermo: '�yy'ql bn
yt' wbny «Ahiyocol figlio di Yata e suo figlio». b) Iscrizione dipinta in rosso
-

e nero su un manico di anfora: I z kd npl ngr t hsbl «Questa anfora è caduta, ha


versato il peso».

materiale dalla Sicilia: un'iscrizione funeraria da Palermo (fig. 81a), al­


cuni graffiti dalla Grotta Regina, altri segni scarsamente comprensibili
scoperti in una grotta nell'isola di Favignana (che non è stata ancora
studiata) e poche iscrizioni vascolari. Più ricco è invece il materiale tro­
vato in Sardegna; da Sulci provengono tre iscrizioni commemorative di
cui una, con testo anche latino, in onore di un personaggio che aveva
costruito un tempio, e una funeraria; una breve epigrafe è incisa su una
lucerna. Cagliari e Nora hanno restituito solo testimonianze poco si­
gnificative, come quelle vascolari di Tharros; tra queste ultime va tut­
tavia segnalata un'ansa di anfora sulla quale è curiosamente dipinta una
breve iscrizione di tipo letterario (fig. 8 1 b). L'epigrafe più interessante
della Sardegna in questo periodo proviene da Bitia e contiene un testo
commemorativo assai mutilo; si tratta probabilmente della più recente
iscrizione fenicia, perché si parla di un tempio messo in rapporto con
l'imperatore Marco Aurelio Antonino: si tratta verosimilmente di Cara­
calla (2 1 1 -2 1 7 d.C.) che nel 2 1 2 estese la cittadinanza romana a quasi tut­
ti i sudditi dell'impero e in onore del quale, sempre in Sardegna, fu rin­
novato anche il tempio di Antas. Un secondo motivo di interesse pre­
sentato da questa iscrizione è che essa non è redatta in scrittura neopu­
nica bensì in una forma locale, molto evoluta, di scrittura punica. Iscri­
zioni neopuniche di probabile provenienza nordafricana si trovano su
anfore trovate a Pompei, dove erano giunte per motivi commerciali. La
Spagna ha restituito diverse brevissime iscrizioni vascolari e un ostra­
kon trovato nell'isola di Minorca.

Iscrizioni latino-puniche
Le ultime manifestazioni dirette della lingua fenicia nel Nordafrica so­
no costituite da alcune decine di iscrizioni provenienti dalla Tripolita-

195
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano
Figura 82. Iscrizione lati­
no-punica dalla Tripolita­
nia. Flabi Dasamau ubinim
Il Macrinefelu centeinari bai
ars Il fumar Narsabares Il
aun «Flavio Dasamau e suo
figlio Macrino hanno fatto
il fortino. Architetto sorve­
gliante Narsabaresh. Vive­
te! » (l'interpretazione del
testo presenta qualche in­
certezza; la parola finale è l'usuale forma di saluto, al plurale, entrata anche in
latino: ave; la consonante palatalizzata s, che non esisteva in fenicio-punico do­
ve il segno s era pronunciato s, è resa con il sigma greco).
nia e databili al IV e v sec. d.C. La peculiarità di tali epigrafi è di essere
redatte in scrittura latina, con l'aggiunta di tre segni, y e altri due sim­
boli grafici relativi a sibilanti (fig. 82). Si tratta perlopiù di iscrizioni fu­
nerarie; altre ricordano la costruzione di edifici, tra i quali si trova an­
che un fortino militare. L'interpretazione di questi testi, che riflettono
una lingua molto evoluta parlata da Libici, come rivela la loro onomasti­
ca, risulta spesso difficile.

L'apporto delle leggende monetali all'epigrafia fenicia nel periodo che


stiamo trattando risulta meno marginale che in quello precedente, an­
che se l'uso di tali leggende non appare molto diffuso. È significativo in­
fatti che Cartagine e la Sardegna, la sua colonia più legata ad essa, nelle
loro monete usarono esclusivamente singoli segni alfabetici. Come ab­
biamo già rilevato nel capitolo precedente le monete con leggende sono
più frequenti nelle zone e nei periodi in cui più sensibile è l'influenza
greca. Nella Fenicia Biblo, Laodicea (Berito) e Tiro hanno posto leggen­
de sulle loro monete (fig. 8 3 ) ma solo per un periodo limitato alla parte
centrale del II sec. a.C., durante il dominio seleucide; Sidone invece ave­
va emesso monete verso il 3 10 a.C. con il nome zbny, personaggio pe­
raltro sconosciuto; Arado e Kambe ( ?) (nella stessa zona) emisero mo­
nete nel III e II sec. a.C. Sulle monete il nome della città era talvolta ac­
compagnato da quello del sovrano, scritto in greco. Nel periodo finale
del dominio cartaginese, III-II sec. a.C., troviamo monete con iscrizione
a Malta, Pantelleria e nella Spagna; qui diverse città coniarono monete
fino al I sec. a.C. Monete con leggende fenicie emisero anche i re di Nu­
midia, dalla metà del III al I sec. a.C.; poco più tardi si affiancarono ad es­
se quelle dei re e delle città di Mauretania; ultime apparvero quelle delle
città tripolitane, da circa il 70 a.C. fino al 37 d.C. Sulle monete compa-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 8 3 . Tessera e monete fenicie e puniche. 1 . Tessera d i Tiro ( 8 2 a.C.):


a) lmlqrt Il b�r; b) hyrw Il 'sls «di Melqart in Tiro - sacro e inviolabile» (le pa­
role di b) sono di origine greca: hieros e asylos). - 2. Moneta di Tiro (fino al n
sec. d.C.): l�r «di Tiro». - 3-4. Monete di Berito (n sec. a.C.): lbyrt «di Berito»;
ll'dk' 's bkn'n «di Laodicea che sta in Canaan». - 5. Moneta di Sidone (n sec.
a.C.): l�dnm Il 'm kmb Il 'p ' kt Il �r «dei Sidonì - madre di Kambe Opi Ki­
tion Tiro». - 6-7. Monete di Sidone (I sec. a.C.): l�dnm «dei SidonÌ». - 8. Mone­
ta di Biblo (I sec. a.C.): lgbl qdst «di Biblo santa». - 9. Moneta di Malta (m-u
sec. a.C.): 'nn «Malta». - I O. Moneta di Pantelleria (m-n sec. a.C.): 'y rnm
«isola dei ??» (Cossura). I I - I 2. Monete di Cadice (m sec. a.C.): mhlm Il 'gdr
-

«conio di Cadice»; mb'l 'gdr «dai cittadini di Cadice». - 1 3. Moneta di Massi­


nissa (prima metà 11 sec. a.C.): msnsn hmmlkt «Massinissa il re». - 14. Moneta di

1 97
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano
Cirta (ca. 1 00 a.C.): a) krrn, b) bdmlqrt Il whn ' «Cirta - Bodmelqart e Anno­
ne». - I 5. Moneta di Lixus (1 sec. a.C.): mqm Il sms «mercato del sole» (Lixus).
- 1 6. Moneta di Ibiza (11-1 sec. a.C.): 'y bsm «isola dei Bes» (Ibiza). - 1 7. Mone­
ta di Malaga (n sec. a.C.): mwlk ' «Malaga». - 1 8. Moneta di Abdera (1 sec.
a.C.): 'bdrt «Abdera». - 1 9. Moneta di Sabratha (fine 1 sec. a.C. - inizio 1 d.C.):
?brt'n Il hmS' 'kbr «Sabrata - i cinque grandi» (= quinqueviri).

iono in genere i nomi delle città, ma dove esistono monarchie si trova il


nome del sovrano. Va segnalato infine un fenomeno particolare: nono­
stante la scomparsa di iscrizioni fenicie in territorio asiatico in età ro­
mana, le città di Sidone, Arado e Tiro utilizzarono segni fenici per le lo­
ro monete di questo periodo; a Tiro vi furono anche delle leggende.
L'aspetto più notevole di questo fenomeno è che la scrittura impiegata
è di tipo piuttosto antico, analogamente a quanto accadeva già nel II
sec. a.C., quando solo qualche segno anomalo tradiva l'età recente di
quella scrittura. Non è senza interesse rilevare che ci troviamo di fronte
allo stesso fenomeno che si riscontra, negli stessi periodi, nelle monete
giudaiche degli Asmonei e in quelle emesse durante le due rivolte con­
tro Roma; in tali emissioni monetali (ma non solo in queste) i Giudei
utilizzarono un tipo di scrittura, detta «paleoebraica», che si ispirava al­
l'antica scrittura nazionale di tipo fenicio anziché servirsi di quella usata
correntemente, di derivazione aramaica.
Con il periodo ellenistico termina praticamente la produzione epigra­
fica fenicia in Oriente e con quello romano in Occidente. La nuova cul­
tura, con le mutate condizioni politiche, fece nascere la tipologia delle
iscrizioni commemorative che le amministrazioni o le associazioni cit­
tadine dedicavano ai loro membri benemeriti. L'acculturazione dei Fe­
nici d'Oriente arricchì la cultura greca; la romanizzazione dell'elemento
punico o punicizzato nel Nordafrica ebbe anch'essa un'importante con­
seguenza culturale: l'Africa settentrionale nel II sec. d.C. fu la prima
provincia romana che produsse una letteratura latina al di fuori di Ro­
ma - un primato che rivela le profonde radici messe in Africa dalla civil­
tà fenicia.
Per quanto concerne l'evoluzione della scrittura, anche questa ultima
fase conferma la solidità della tradizione grafica fenicia: l'innegabile va­
rietà stilistica che caratterizza le singole iscrizioni scompare quando si
riducono i segni alla loro forma fondamentale. Questa rimane sempre la
stessa, fin verso la metà del II sec. a.C., nelle città fenicie come a Cipro e
nella stessa Cartagine con le sue propaggini coloniali (tav. 8); il cambia­
mento grafico, che riguarda solo la metà dei segni, avverrà solo con la
scrittura neopunica che si sostituì a quella punica. Il forte conservato-
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Tavola 8. Scritture fenicie di età ellenistica e romana. 1 . Fenicia e Cipro. 2. Car­
tagine. 3. Biblo (KAI 1 2). 4. Scritture neopuniche. 5 . Bitia.

1 99
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

rismo della scrittura fenicia rappresenta l'aspetto esteriore della saldez­


za di una grande tradizione culturale; quando questa incomincia a venir
meno anche la scrittura ne risente. Non può essere un caso che la scrit­
tura neopunica si affermi dopo la distruzione di Cartagine e che a Mal­
ta, dove non giungeva il dominio diretto della metropoli africana, la
scrittura punica locale verso il II-I sec. a.C. subì un processo che pos­
siamo considerare di disfacimento. Meno accentuato (anche per la man­
canza di documenti sicuramente databili al r sec. a.C.) ma altrettanto evi­
dente è lo stesso fenomeno in Oriente, dove un'iscrizione di Biblo (KAI
r 2) e il frammento della bilingue di Delo mostrano una scrittura note­
volmente diversa da quella delle iscrizioni di Umm el-Amed del II sec.
a.C. Il momento finale di questo processo si ebbe quando le genti libi­
che fenicizzate abbandonarono la scrittura neopunica per adottare quel­
la latina, prima di diventare cristiane di lingua latina.

Nota bibliografica
In questa nota sono segnalate le iscrizioni che non sono presenti nelle raccol­
te citate nella guida bibliografica posta alla fine di questo volume e nelle note
bibliografiche relative alle iscrizioni fenicie trattate nei capitoli precedenti. Va
tuttavia tenuto presente che per quanto riguarda in particolare la Tunisia e
l'Algeria, ad esclusione di Cartagine le cui iscrizioni occupano la quasi totalità
dei tre volumi della Pars prima del CIS, non è mai stata fatta una raccolta si­
stematica del materiale epigrafico, per la cui reperibilità è necessario talvolta ri­
correre alle edizioni originarie, a partire dagli anni immediatamente successivi
alla prima guerra mondiale. Una ricerca bibliografica in tal senso esula natural­
mente dagli scopi del presente volume; in questa nota si troveranno pertanto
solo le iscrizioni pubblicate o ristudiate più recentemente. Per il carattere ripe­
titivo di molte iscrizioni votive e funerarie puniche e neopuniche non sono sta­
te prese in considerazione quelle cartaginesi che presentano la formula già nota
o quelle di carattere funerario consistenti nel semplice nome.
Iscrizioni dalla Fenicia e dalla Palestina: G. Garbini, Studi di epigrafia feni­
cio-punica, in AION 3 5 ( 1 975), pp. 433-437 (iscrizione di Kharayeb). - P. Bord­
reuil, BAALIM II, in Syria 62 ( 1 98 5 ), pp. 1 82- 1 83 (trono votivo da Biblo). - H.
Sader, Deux épigraphes phéniciennes inédites, in Syria 67 ( 1 990), pp. 3 1 8- 3 2 1
(amuleto i n bronzo). - P . Bordreuil, Nouvelles inscriptions phéniciennes de la
cote de Phénicie, in Actes du I/le congrès international des études phéniciennes
et puniques. Tunis 199 1 , Tunis 1 99 5 , r, pp. 1 87- 1 92 (frammento di stele votiva
per Melqart e bolla da Tiro). - S. Izre'el, Three Phoenician Inscriptions on Clay
Vessels, in I. Roll - O. Tal (eds.), Apollonia - Arsuf Final Report of Excava­
tions, I. The Persian and Hellenistic Periods, Tel Aviv 1 999, pp. 1 97-204. - A.
Lemaire, Inscription phénicienne sur oeuf d'autruche décoré, in Da Pyrgi a Mo-

200
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

zia. Studi sull'archeologia del Mediterraneo in memoria di Antonia Ciasca, Ro­


ma 2002, pp. 287-288.
Iscrizioni da Malta: M.G. Amadasi Guzzo, Quelques tessons inscrits du sanc­
tuaire d'Astarté à Tas Silg, in Actas del IV congreso internacional de estudios
fenicios y punicos. Cadiz 1995 , Cadiz 2000, 1, pp. 1 8 1 - 1 96.
Delle iscrizioni provenienti da Cartagine (non di rado sono pubblicate come
inedite epigrafi già note: cf. F. Bron, Sur quelques stèles puniques, in Semitica
45 ( 1 995), pp. 6 5 - 7 1 ) si segnala A. Salem, Deux inscriptions carthaginoises inédi­
tes, in Actes du II/e congrès... , cit., II, pp. 363-365.
Iscrizioni da altre località: M. Sznycer, Les inscriptions néopuniques de Midi­
di, in Semitica 36 ( 1986), pp. 5 -24. - M. Fantar, Nouvelles stèles à épigraphes
néopuniques de Mididi, ibidem, pp. 2 5 -42 (le stesse iscrizioni erano già state pub­
blicate da M. Ghaki, Textes libyques et puniques de la haute vallée de l'oued El
Htab, in REPPAL l ( 1 98 5), pp. 1 7 5 - 1 77). - M.H. Fantar, Une inscription puni­
que de Bulla Regia, in Semitica 3 8 ( 1 990), pp. 1 07- 1 1 2. - A. Ferjaoui, Dédicace
d'un sanctuaire à 'Astart découverte à Mididi (Tunisie), ibidem, pp. 1 1 3 - 1 19. -
A. Ferjaoui - A. M 'charek, Le sanctuaire de Baal-Hammon - Saturne à Hen­
chir Ghayadha: les inscriptions, in REPPAL 5 ( 1990), pp. l 1 7- 1 48. M. Ghaki, -

Deux stèles néopuniques de Ksar Lemsa, ibidem, pp. 1 49 - 1 p . - A. Ferjaoui,


Stèles votives et funéraires trouvées à Kesra, in REPPAL 7-8 ( 1 992- 1 993), pp.
1 27- 1 64. - M.H. Fantar, Stèles épigraphes du tophet de Sousse, in REPPAL 9
( 1 99 5 ), pp. 2 5 -47. - A. Ferjaoui, Dédicaces néopuniques d'édifices funéraires,
ibidem, pp. 63-72 (Ksour Abd el-Malek e Henchir Drombi). - A. Ferjaoui
Une épitaphe néopunique d'une grande pretresse de Cérès provenant de 'Ayin
Zakkar (Tunisie), in Semitica 46 ( 1996), pp. 2 5 - 3 5 . - A. El-Khayari, Une stèle
funéraire portant une inscription néopunique découverte dans le tempie C à Vo­
lubilis, in Semitica 5 0 (2000), pp. 5 5 -68.
Iscrizioni dalla Sardegna: M.L. Uberti, Dati di epigrafia fenicio-punica in Sar­
degna, in Atti del I congresso internazionale di studi fenici e punici. Roma 1979,
Roma 1983, III, pp. 797-804. - P. Bartoloni, Le stele di Sulcis. Catalogo, Roma
1986, nr.i 78, 782, 1 0 5 2, I I 89, 1 5 26, 1 5 30. - M.L. Uberti. Storia di un 'epigrafe
sulcitana mai perduta, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le
province di Cagliari e Oristano 6 (1 989), pp. 1 39-143. - F. Pili, Iscrizione neo­
punica e bollo punico inediti, in Speleologia Sarda 19 ( 1990), n. 7 5 , pp. 1 1 - 1 6
(da Sulci). - G . Garbini, Iscrizioni fenicie a Tharros r, in RSF 1 9 ( 1 99 1 ), pp. 227-
2 3 1 ; II, in RSF 2 1 ( 1 993), pp. 2 2 1 -23 0; III, in RSF 22 ( 1994), pp. 2 1 5 -22 r . - G.
Garbini, Nuove epigrafi fenicie da Antas, in RSF 2 5 ( 1997), pp. 59-67. - G.
Garbini, Una coppa d'argento con iscrizione punica da Sulcis, in RSF 27 ( 1999),
pp. 82-9 r . - G. Garbini, Nuove iscrizioni da Antas, in RSP 1 (2000), pp. 1 1 5 - 1 22.
Un'iscrizione punica di provenienza sconosciuta è stata pubblicata da W.
Rollig, Eine punische Weihinschrift fiir ESmun, in Da Pyrgi a Mozia... , cit., pp.
447-454; si tratta di una copia tratta da un pezzo proveniente dal mercato anti­
quario. Questo e altri particolari dell'epigrafe (andamento irregolare delle linee
di scrittura, grossolani errori nel testo, un oggetto il cui «peso» è di «cinque

201
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

(sicli) d'argento», ecc.) rendono altamente probabile che si tratti di un falso, co­
struito a imitazione della lamina di Ibiza verosimilmente in Spagna, come sug­
gerisce la presenza di nomi come tlg e 'lk. ', goffe imitazioni dei toponimi tglt e
'lb( documentati da leggende neopuniche su monete iberiche.

ISCRIZIONI ARAMAICHE (III)

Come si è già accennato nell'introduzione storica, all'inizio del pe­


riodo ellenistico perdurano le condizioni che avevano drasticamente ri­
dotto l'uso della scrittura nel mondo arameofono. La fine dell'impero
persiano e la successiva introduzione del greco come lingua della classe
dominante peggiorarono ulteriormente la situazione; a Babilonia si con­
tinuava ancora a scrivere il babilonese sulle tavolette di argilla ma non si
hanno epigrafi in aramaico. Dalla fine del IV fino all'inizio del II sec.
a.C. la presenza di iscrizioni aramaiche ha un carattere decisamente
sporadico, anche se le iscrizioni in tale lingua fatte redigere dal re india­
no Ashoka (268-23 3 a.C.) testimoniano il prestigio politico che ancora
conservava la lingua amministrativa degli Achemenidi. Nel corso del II
sec. a.C. l'affermazione dell'impero partico e del regno di Armenia, ad
esso legato ora più ora meno strettamente, segnò un limite all'influenza
politica greca, mentre nelle regioni dominate dai Macedoni (e più tardi
dai Romani) si concretizzò una sempre più decisa reazione contro la
cultura greca. Parallelamente si assiste alla trasformazione delle tribù
carovaniere di lingua aramaica che si organizzano in entità politiche le­
gate a una capitale, dotandosi di una propria scrittura derivata da quella
aramaica del III sec. a.C. Il risultato di questi diversi fattori storici fu la
nascita, in momenti e luoghi diversi, di varie scritture usualmente defi­
nite «nazionali» e che esprimevano ognuna o la varietà locale dell'ara­
maico parlato o il tentativo di dare una forma aramaica a un contenuto
linguistico diverso dall'aramaico. Non tutto questo materiale sarà trat­
tato nelle pagine seguenti: per i criteri esposti nel capitolo introduttivo
di questo libro per la Palestina escluderemo le iscrizioni giudaiche a par­
tire dal II sec. a.C. e per la Siria tutte quelle siriache, che cominciano ad
apparire all'inizio del I sec. d.C.; né ci occuperemo del materiale man­
deo o della scrittura aramaica usata per lingue iraniche.
Nella fase iniziale dell'ellenismo sono pochi i documenti che testimo­
niano l'ovvia continuità grafica con il periodo precedente. In Siria ab­
biamo soltanto le leggende monetarie di Hierapolis (Bambice, odierna
Membic), dove troviamo i nomi di Alessandro e quelli delle divinità Ha­
dad e Atargatis (fig. 84a); in Cappadocia le monete del satrapo Ariaratc,

202
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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c 1r'o � � 1 ,u- n v'f 1.) 1

moneta di Hierapolis: 'bdhdd Il kmr mnbg «Abdhadad sacerdote di Membic».


Figura 84. Iscrizioni in aramaico d'impero di età ellenistica. - a) L eggenda su

(righe 2 e 3): (bfnt 3 8) 'ntywkos wslwkos mlky' Il . .. (yhb) bgy br mzdpt lpy
- b) Duplice iscrizione su una base votiva dal Khuzistan; iscrizione maggiore

kltyr 'lh ' l�ywhy «(Nell'anno 38) dei re Antioco e Seleuco ... ha donato Bagay
figlio di Mazdapata al dio KLTYR per la sua vita» (l'inizio delle due righe non
è riprodotto sulla fotografia pubblicata; sembra poco leggibile l'inizio della se­
conda riga). - L 'iscrizione minore (riga 1 ) è stata aggiunta più tardi ed è in scrit­
tura elimaica (cf. sotto, p. 2 3 1 ): 'dy - mh'bn d'k. La lettura e l'interpretazione
di queste parole sono incerte; da notare che la grafia della prima parola è diver­

dahar: fnn 10 ptytw 'byd zy mr'n Il prydrs mlk' qsy( mhq§r Il mn 'dyn z'yr
sa da quella delle altre due. - c) Parte iniziale dell'iscrizione di Ashoka a Kan­

mr" lklhm Il 'nfn wklhm 'dwsy ' hwbd Il wbkl 'rq ' r'm sty «Per 1 0 anni è sta­
ta compiuta l'espiazione del nostro signore Priyadarshi (= Ashoka), il re che pro­
muove la verità. Da allora il male è diminuito per tutti gli uomini e tutte le cose
malvagie egli ha fatto sparire, e la gioia è comparsa su tutta la terra» (le righe
non corrispondono a quelle dell'originale).
del tempo di Alessandro, recano il suo nome ('rywrt) e quello del dio
poliade di Gaziura (b'l gzyr). Al 273 a.C. è datata una breve iscrizione
votiva, incisa su una base di pietra che sosteneva una statuetta, prove­
niente da un'imprecisata località del Khuzistan, nell'Iran sudoccidentale
(fig. 84b). 1 Alla metà del III sec. a.C. risalgono le iscrizioni in aramaico
1 L'iscrizione è stata pubblicata da R. Bashash Kanzaq sulla rivista persiana Miriith-e
Farhangi, nr. 1 4, Winter 1 996, pp. 46-49, gentilmente segnalatami dal prof. Pierfrance­
sco Callieri, che ringrazio anche per l'aiuto nella comprensione dell'articolo.

20 3
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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a b
Figura 8 5 . Iscrizioni aramaiche di età ellenistica. a) .Ostrakon bilingue da Khir­
bet el-Kom: b I2 ltmz snt 6 Il qwsyd' bn hn ' qpyls Il hzpt lnqyrts zzn Il 3 2
«Ii 1 2 di Tammuz dell'anno 6 Qosyada figlio di Hanno, il mercante, ho presta­
to a Nikeratos 32 zuz»; (greco): 6 12 menos Pallnemou echei Ni llkeratos Sob­
balltho para Koside kallpelou simbolo 3 2 «(Anno) 6, il 1 2 del mese di Panemo
Nikeratos figlio di Sobbat riceve da Koside il mercante 32 dracme». - b) Iscrizio­
ne su pietra da Kerak: wgr sr' mlkt ... Il 'bd kmshll br 'm' Il mdb� ' dnh wnskt '
Il lzk b[y]t snt IJ «Monumento funerario della regina Sara ... Kemoshhalil fi­
glio di Amma ha fatto questo altare e la camera del relativo tempio nell'anno 1 5 »
(non è da escludere che Sara, «la principessa«, sia una dea degli inferi).

che il re Ashoka fece erigere o incidere in varie località del suo regno
per proclamare la sua conversione al buddismo: da Taxila (nell'odierno
Pakistan) proviene un'epigrafe frammentaria in aramaico; parimenti
frammentarie sono due iscrizioni, provenienti da Pul-i Darunte e Kan­
dahar (entrambe nell'odierno Afghanistan), redatte in scrittura aramaica
ma nel cui testo le singole frasi si susseguono prima in un dialetto pra­
crito occidentale (medio-indiano) e poi in aramaico. L'iscrizione più
importante è costituita da un testo bilingue scolpito su una parete roc­
ciosa nei pressi di Kandahar, pervenuto integralmente (fìg. 84c): al di
sotto della versione greca si trova quella aramaica; la presenza, in questa
ultima, di molte parole iraniche (la lingua di chi aveva eseguito la tradu­
zione aramaica del testo di Ashoka) per esprimere i concetti più impor­
tanti rende il testo poco comprensibile. Meno sicuramente databili all'in­
terno del III o del II sec. a.C. sono diverse altre iscrizioni di varia prove­
nienza. In Egitto sono stati trovati diversi documenti di natura contabi­
le, su papiri e ostraka, per lo più di origine giudaica; alcuni provengono
da Edfu, nell'Alto Egitto, a nord di Elefantina; questo materiale egizia­
no è ritenuto non posteriore al III sec. a.C. Più ricca la documentazio­
ne palestinese: varie decine di ostraka amministrativi da Arad e da Bersa-

204
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

bea e quelli più sporadici da Gezer, Khirbet el-Kom e Gerusalemme; un


certo interesse presentano un astrakan bilingue da Khirbet el-Kom (fig.
8 5 a) e un altro da Gerusalemme che rivelano diverse parole greche entra­
te in aramaico. Sono da ricordare anche due iscrizioni monumentali su
pietra: Tel Dan, in Galilea, ha restituito una breve bilingue in greco e in
aramaico, costituita dalla dedica di un greco «al dio che è in Dan»; il ti­
po di scrittura aramaica è di tipo settentrionale ed estraneo alla tradizio­
ne giudaica. La seconda iscrizione proviene da Kcrak, nel paese di
Moab, in Transgiordania (fig. 8 5 b ); di non facile comprensione, presen­
ta qualche influenza linguistica nordarabica e una scrittura che prean­
nuncia quella nabatea nella forma dei segni. Qualche iscrizione vascola­
re proviene da Tell el-Mazar in Transgiordania. Da ricordare infine un
papiro da Gerico con un elenco di nomi. Più sporadica è la documenta­
zione dalle altre regioni appartenute all'impero persiano; la Mesopota­
mia ha restituito qualche iscrizione sigillare, un mattone con un nome
babilonese scritto in aramaico e in greco; dalla città di Uruk (odierna
Warka) proviene una tavoletta in scrittura cuneiforme che contiene un
testo magico in aramaico: documento molto importante dal punto di vi­
sta linguistico per l'inattesa presenza di elementi flessionali nel nome.
Dal Luristan proviene una laminetta d'argento figurata con una iscri­
zione votiva; nel Fars una dinastia locale, i cui rappresentanti portavano
il titolo di frataraka, ha emesso monete con leggende aramaiche nella
prima metà del II secolo a.C. Dall'area del Golfo Persico provengono
alcune scritte su vasi e su monete (fig. 86b) e da Teima, infine, un'iscri-

Figura 86. Iscrizioni aramaiche di età ellenistica. a) Iscrizione incisa su una ste­

po funerario di Tatlah figlia di Manatant». - b) Leggende su monete da Mleiha


le, che reca superiormente un viso stilizzato, da Teima: nps ttl� brl l t m'ntn «Cip­

(Emirati Arabi Uniti): 'by 'l br tbgln Il 'b ' Il 'by 'l br tlbs «Abiel figlio di
TBGLN»; «Abie» (abbreviazione); «Abiel figlio di TLB S » (Abiel era un re di
Hagar; il patronimico, che varia secondo le monete, esprime forse piuttosto un
epiteto; pur essendo contemporanee, le monete presentano grafie notevolmente
diverse).

20 5
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

a b
Figura 87. Iscrizioni aramaiche di età ellenistica. a) Iscrizione di Arebsun
(Cappadocia): mzd' dynmzdysms Il [mlk]t' '�th w'ntth zy by/ Il kn 'mr 'nh
..

'nu zy byl mlk' 11 'hr byl kn 'mr ldynmzdysms 11 'nt ·�ty sgy ' �kym 11 wspyr'
'nt mn 'lhn Il w'l zk 'nh swyt lk Il 'ntt /by « . . . mazda, DYNMZDYSMS la re­
gina, sorella e sposa di Bel, così disse: 'Io sono la sposa di Bel il re'. Poi Bel così
disse a DYNMZDYSMS : 'Tu sei mia sorella, molto saggia, e tu sei la più bella
delle dee; per questo ti ho fatto la sposa del mio cuore» (DYNMZDYSM S è un
appellativo in cui compaiono le parole «sapienza» e «sole»; forse è la personifi­
cazione della religione mazdaica). b) Iscrizione del re Artaxias: 'rt�ssy mlk
-

11 br zy zrytr Il rwndkn �lq Il 'rq byn Il qry «Artaxias, re, figlio di Zaritar, Ra­
wandakan (= quello dell'Oronte), ha diviso la terra tra i villaggi».
zione votiva su un bacino di pietra, un'epigrafe funeraria (fig. 86a) e un
graffito su roccia; quest'ultimo paleograficamente è più recente delle al­
tre iscrizioni.
In questa fase di trapasso dalla scrittura achemenide alle scritture na­
zionali, fase che durò dal III al I sec. a.C., occupa una posizione partico­
lare la produzione epigrafica della Cappadocia, la regione centrale della
penisola anatolica. Qui troviamo due iscrizioni bilingui, in greco e ara­
maico, scolpite su pareti rocciose: una, presso Agaca Kale, è di natura
funeraria, ma la versione aramaica, meno estesa, è molto rovinata; l'al­
tra, presso Farasha, ricorda l'offerta al dio Mitra di un sacrificio, cele­
brato secondo il rito zoroastriano, da parte di un generale. Esiste poi un
documento molto importante costituito da due blocchi di pietra trovati
ad Arebsun; questi recano bassorilievi figurati sulle quattro facce, con
animali vari, fiori, alberi, figure umane su cavalcature e carri; nel blocco
in cui prevalgono le figure umane si trovano due iscrizioni abbastanza
lunghe su ciascuna delle due facce maggiori (A, B; E, F), accompagnate
in entrambi i casi da iscrizioni minori (una, C, dopo A e B; tre, G, H, I,

206
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

dopo E e F); le tre iscrizioni minori G, H, I ricorrono anche nel secon­


do blocco. La mancanza di documentazione soddisfacente e di fotogra­
fie rende assai difficile lo studio delle iscrizioni di Arebsun, nelle quali
domina la figura del dio babilonese Bel, come sposo di una dea o come
protagonista di posizioni astronomiche.
L'aspetto sconcertante di questo materiale, per quanto consente di giu­
dicare la documentazione esistente, è la paleografia di tali iscrizioni cap­
padocie; quelle di Agaca Kale e di Farasha, sulla sola base della scrittura
greca, sono state datate rispettivamente al III sec. a.C. e tra il I sec. a.C.
e il I d.C., ma la scrittura aramaica corrisponde a quella del IV-III sec.
a.C., apparentemente anteriore a quella dell'iscrizione di Xanthos, data­
ta al 3 5 8 a.C. Le epigrafi di Arebsun (fig. 87a) presentano anch'esse una
grafia molto tradizionale, tipo IV sec. a.C., ad eccezione del segno alef
che compare in ogni iscrizione con due forme diverse: una corrisponde
a quella usuale dell'età achemenide, l'altra, più frequente, è una forma
evoluta di questa che anticipa quella che si ritroverà a Hatra, in Assiria,
nel II e III sec. d.C. ma che era sporadicamente presente già nell'iscri­
zione di Kandahar, segno evidente della sua origine persiana. Le iscrizio­
ni di Arebsun sono state datate sia al V-IV sec. a.C. sia, più ragionevol­
mente, al II sec. a.C. Per completare il quadro della situazione dobbia­
mo ricordare ancora alcune iscrizioni (soltanto quattro di esse sono leg­
gibili) fatte redigere da Artaxias I re di Armenia ( 1 89- 1 60 a.C.) (fig. 87b)
e ritrovate a più riprese presso la riva occidentale e meridionale del Lago
di Sevan, nell'attuale Armenia; anche la scrittura di queste epigrafi è an­
cora molto vicina a quella achemenide (esemplare è il caso di alef) e so­
lo il segno y presenta una forma peculiare che non ha riscontro altrove.
Ai fini del nostro discorso sono tuttavia ancora più importanti le iscri­
zioni di Nisa, capitale partica a est del Mar Caspio, nell'attuale Turk­
menistan. In questa località sono state trovate negli anni Sessanta più di
duemila brevi iscrizioni dipinte su cocci; si tratta di ostraka di natura am­
ministrativa, e pertanto molto ripetitivi, una specie di etichette che ac­
compagnavano la consegna di anfore piene di vino (fig. 8 8); le date ri­
portate, riferite all'era arsacide che ebbe inizio nel 247 a.C., rivelano che
tali iscrizioni si scaglionano tutte entro il I sec. a.C. Le iscrizioni sono
in lingua aramaica, con l'inevitabile presenza di termini iranici (questo
fenomeno esisteva già nel v sec. a.C.), anche se l'onomastica è tipica­
mente iranica. L'aspetto più interessante di questi ostraka è quello pa­
leografico: pur nella forma schematica che alcuni segni assumono inevi­
tabilmente nella scrittura corsiva, la scrittura dei testi di Nisa è ancora
molto vicina a quella aramaica di età seleucide, con forme talvolta più

20 7
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

Figura SS. Ostrakon da Nisa. bhwt' znh b m 18 I mn krm"wzbry hdt qry I l zy


mn brzmytn I l hyty bwzn mdwbr zy hn'lt Il '/ gnz ' mlk ' 'l 5nt 22 1 «In questa
anfora vi sono 1 8 m(ari) di v(ino) dalla vi gna uzbar detta 'nuova' di Barzame­
tan. Ha portato Bozan fornitore di vino. E un tributo per il tesoro del re per
l'anno 22 1 » Cb e m sono le iniziali delle due parole; il pronome relativo zy della
quarta riga è sintatticamente scorretto ed è stato reso a senso; oltre ai nomi pro­
pri vi sono varie parole iraniche).

arcaiche di quelle di Arebsun; nell'insieme, tuttavia, è innegabile una


certa evoluzione grafica che ha come punto di riferimento iniziale i ri­
lievi di Arebsun (la spia più evidente è la forma dell'alef) e come sbocco
finale la scrittura di Hatra. L'incertezza relativa alla datazione delle iscri­
zioni di Arebsun non impedisce di tracciare una linea evolutiva che co­
munque ha la Cappadocia come punto di partenza e la Mesopotamia
settentrionale come punto di arrivo. Nella Cappadocia, dove i re persia­
ni avevano trasferito una parte consistente della loro nobiltà con funzio­
ni amministrative, la classe dirigente iranica mantenne vivo l'uso della
scrittura e della lingua aramaica sia durante il periodo seleucide sia du­
rante quello panico, grazie anche alla posizione quasi indipendente del
regno di Armenia, che comprendeva anche la Cappadocia (l'Armenia
Minor dei Romani). Le iscrizioni di Sevan e di Nisa, come più tardi
quelle di Armenia e di Georgia, documentano la posizione rilevante che
la lingua e la scrittura aramaica conservarono nell'impero panico anche
presso popolazioni iranofone. Questo tipo di scrittura, che viene corren­
temente definita «nordmesopotamica», ha pertanto la sua origine non in
questa regione bensì in Cappadocia, dove la coesistenza con l'elemento
greco e la sua posizione politica di confine con la grecità favorirono una
vivacità intellettuale maggiore che non nell'Assiria settentrionale.
La vicenda della scrittura aramaica di Cappadocia, diventata poi di
fatto la scrittura aramaica della parte settentrionale dell'impero panico,
costringe a riesaminare diverse affermazioni correnti e pone qualche
problema. Innanzi tutto occorre ridimensionare la definizione di scrit-

2 08
Le iscrizio'ni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

ture «nazionali»: questa va bene per quelle giudaica, nabatea e palmire­


na, ognuna delle quali ha alle spalle un ben definito organismo politico
e una compatta tradizione culturale; non è tuttavia applicabile alla
scrittura siriaca, dato che Edessa non aveva autonomia politica. Non è
neppure possibile parlare di una scrittura aramaica nazionale nell'ambi­
to dell'impero partico, poiché all'interno di questo sorsero tre diverse
scritture autonome: quella di Cappadocia, quella di Edessa e quella del­
l'Elimaide. Abbiamo individuato la genesi storica della prima, ma igno­
riamo totalmente le ragioni che portarono alla creazione delle altre due;
particolarmente inesplicabile, almeno per il momento, appare l'origine
della scrittura siriaca: perché Edessa non adottò la scrittura usata nella
vicina Armenia?

Iscrizioni nabatee
La trasformazione della scrittura aramaica di tradizione achemenide
nelle diverse scritture locali non costituisce un fenomeno generale pro­
dottosi automaticamente nelle varie regioni che erano appartenute al­
l'impero persiano; le scritture nazionali nacquero soltanto laddove si
verificarono le condizioni politiche e culturali idonee per la nascita di
una nuova lingua scritta che veniva caratterizzata, come sempre avveni­
va nel Vicino Oriente, da una sua peculiare forma di scrittura. Diventa
in tal modo comprensibile perché, ad esempio, non esiste una scrittura
aramaica autonoma in Egitto, dove i diversi gruppi semitici (fenicio,
aramaico e giudaico) furono linguisticamente assimilati o dall'egiziano
nella sua fase demotica o dal greco.
La debolezza dello stato seleucide in Siria, entrata ormai nell'orbita
dell'imperialismo romano, favorì la formazione, intorno alla metà del n
sec. a.C., di due nuove entità politiche: lo stato ebraico in Palestina e il
regno dei Nabatei in Transgiordania e nelle regioni meridionali, dal Ne­
gev fino al Hegiaz. Nelle rispettive capitali di questi due regni, Gerusa­
lemme e Petra, furono create le scritture nazionali più occidentali, de­
stinate entrambe a un lungo e glorioso, anche se diverso, futuro anche
dopo la scomparsa delle strutture politiche da cui erano sorte.
Limitando il nostro discorso ai Nabatei, è indispensabile in via preli­
minare chiarire un equivoco terminologico che fin dagli inizi degli studi
ha inquinato ogni trattazione relativa alle popolazioni nomadi di lingua
semitica: l'identificazione del termine semitico «arabo» ('rb in scrittura
consonantica; in greco e latino Arabes, plurale) come un nome di popo­
lo, come avviene attualmente; noi definiamo infatti «arabe» le popola-
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

zioni che hanno l'arabo come lingua materna. Nell'Oriente antico (com­
presa la Bibbia ebraica) e presso gli scrittori classici gli «arabi» erano
invece coloro che vivevano nella 'arabah, la steppa desertica che solo in
un secondo momento ha dato il nome ali' Arabia, costituita essenzial­
mente da steppe desertiche e da deserti inospitali. A partire dal III mil­
lennio a.C. i semiti seminomadi che vivevano nella steppa hanno parla­
to lingue diverse che si sono succedute nel tempo ma che hanno anche
spesso convissuto insieme presso tribù diverse; i dialetti amorrei si sono
trasformati in dialetti aramaici nel corso del II millennio a.C. e questi
ultimi hanno resistito a lungo di fronte a quelli nordarabici del I millen­
nio a.C., che si sono imposti definitivamente solo intorno alla metà del
I millennio d.C. I Nabatei non erano arabi che usavano l'aramaico sol­
tanto come lingua scritta, come si sostiene comunemente sulla scia del­
l'autorevole ma non infallibile Theodor Noldeke ( 1 836- 1 930), ma ara­
mei che usavano una lingua più evoluta di quella della cancelleria ache­
menide e non priva di influenze nordarabiche. Solo da pochi anni si è co­
minciato a prendere coscienza di questa realtà storica,1 che sarebbe sta­
ta evidente fin dall'inizio se si fossero affrontate le iscrizioni «sinaitiche»
con un po' più di buonsenso.2
Molto si è discusso sulle origini storiche dei Nabatei, il cui nome
(nbtw) ricorre anche in contesti storici e in forme che vengono general­
mente, ma quasi certamente a torto, tenute distinte da quello presente
nelle iscrizioni nabatee. 3 La più antica menzione degli «arabi chiamati
Nabatei» si trova in Diodoro Siculo (Biblioteca storica 1 9,94-97) che
usa come fonte Geronimo di Cardia; questi narra di una spedizione mi­
litare che Antigono di Siria mandò nel 3 l 2 a.C. contro Petra e di una
lettera che i Nabatei gli scrissero «in caratteri siriaci». Tribù di carova­
nieri che aveva la sua capitale a Petra, nel deserto a est del Sinai, questi
monopolizzavano il tratto settentrionale, da Hegra (Medain Salih) al
Mediterraneo, della carovaniera che proveniva dallo Yemen. Nella pri-

1 Si veda H. Lozachmeur (éd.), Présence arabe dans le Croissant fertile avant l'Hégire.
Actes de la Table ronde internationale 13 novembre 1993 , Paris 199 5 .
...

2 È assai poco ragionevole supporre che l e diverse migliaia d i graffiti lasciati sulle rocce
del Sinai da fedeli che frequentarono luoghi sacri ivi esistenti durante tre secoli fossero
scritti non nella lingua dei fedeli stessi ma in quella usata dalle cancellerie di organismi
politici scomparsi da parecchi secoli.
3 Genti nabatee (nabatu) furono combattute nella Mesopotamia meridionale da sovrani
assiri nell'vm e VII sec. a.C.; gruppi di Nabayat (nbyt nelle iscrizioni nordarabiche) si
opposero in Transgiordania al re assiro Assurbanipal nel 659 a.C. e al babilonese Nabo­
nedo nel 540 a.C. nel Hegiaz; la Bibbia ebraica ha trasformato la forma Nabayat in un
plurale femminile, Nebayot.

210
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

ma metà del II sec. a.C. i Nabatei sono organizzati in un regno al quale


pose fine Traiano nel rn6 d.C. quando creò la provincia di Arabia.
Le iscrizioni nabatee di cui si ha notizia sono circa cinquemila, ma di
queste circa un migliaio sono ancora inedite; dal punto di vista crono­
logico tale materiale epigrafico si distribuisce tra l'inizio del II sec. a.C.
e la fine del IV d.C. (la più antica iscrizione datata proviene dall'antica
Elusa, nel Negev, e si colloca verso il 1 70 a.C.; la più recente è una epigra­
fe funeraria del 3 56 d.C. scoperta nell'antica Hegra, nel Hegiaz). L'area
geografica coperta dalle iscrizioni nabatee comprende la Siria meridio­
nale, la Transgiordania, il Negev, il Sinai, il Deserto Orientale egiziano,
il Hegiaz e la parte nordoccidentale dell'Arabia Saudita; iscrizioni spo­
radiche sono state trovate nel sud dell'Arabia Saudita, a Sidone, in varie
città dell'Egeo e perfino in Italia. Nonostante il loro numero ragguarde­
vole le iscrizioni nabatee forniscono informazioni storiche relativamen­
te modeste, poiché la loro stragrande maggioranza è costituita da bre­
vissimi graffiti su pareti rocciose: di natura funeraria o devozionale que­
sti recano soltanto nomi propri e formule schematiche. Le epigrafi di
natura monumentale, incise su blocchi di pietra o su pareti di roccia, so­
no in prevalenza espressione della fase più importante del regno naba­
teo, che va dal I sec. a.C. al 1 06 d.C.

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oÌl)'nn 1��\\'1�n�1MJ>-,,�1

a b
Figura 89. Iscrizioni da Petra. a) Iscrizione votiva di Abdo: dnh #m ' brtt Il rbm
'mh mlk Il nb!w dy 'qym Il lh 'bdw ptwr' «Questa è la statua di Areta, colui
che ama il suo popolo, re dei Nabatei, che ha eretto per lui Abdo, l'indovino»

Atargatis: . . bywm 'rb'h b 'b snt tltyn Il wsb' lbrtt mlk nb!w rbm 'mh « .. nel
(sintassi anomala nella prima riga). b) Parte finale dell'iscrizione del tempio di
-

. ... .

giorno quattro di Ab, l'anno trentasette di Areta re dei Nabatei, colui che ama
il suo popolo ... » (nell'originale il testo occupa una sola riga).
Nell'area di Petra, la capitale nabatea, sono state scoperte circa mille
iscrizioni, gran parte delle quali resta ancora inedita. Le poche monu­
mentali su pietra rappresentano dediche di statue ai sovrani erette da

211
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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n;n.nJ1�>'J 1<fru.r 1 � 6 M � �tl
jl uY' ì.)>'00 � ì l))Jy nn11�_;J �
(]6'J CO.'.)
Figura 9 0 . Iscrizione da Hegra. dnh kpr' dy 'bd hSykw br �mydw lnpsh 11 wlyldh
wlgzy 't wslmw ·�wth bnt 11 �mydw wldhm wl' rsy 'nws 11 lmktb bkpr' dnh
tqp Il 1 5 1 klh wl' lmqbr bh 'nws Il r�q lhn '?dq b'?dq wmn I l [dy y'b]d k'yr
dnh plw 'yty lh I l [qy]m byr� 'yr fnt 'rb'n l�rtt Il mlk nbtw r�m 'mh rwm'
'bd'bdt Il psly' «Questa è la tomba che ha fatto Hushaiko figlio di Humaido per
se stesso, per i suoi figli e per Guzaiat e Salamo, le sue sorelle figlie di Humai­
do, (e) i loro figli. E non sia consentito ad alcuno di scrivere su questa tomba
qualsiasi disposizione duratura né di seppellire in essa alcun estraneo a meno
che non abbia diritto ereditario. E colui che farà diversamente da ciò, non sia
valido per lui. Nel mese di Iyar, l'anno quaranta di Areta, re dei Nabatei, colui
che ama il suo popolo. Rome (e) Abdobodat sono gli scultori».
membri della famiglia reale o da personaggi della corte (come l'indovi­
no Abdo: RB 1 966) (fig. 89a), un'iscrizione votiva di una associazione
religiosa sorta per il culto di Oboda (un re divinizzato) (RES 1 423) ed
altre analoghe più o meno frammentarie. Un particolare interesse rive­
ste un'epigrafe incompleta, pubblicata nel 1986, che è stata trovata all'in­
terno del tempio di Atargatis-Uzza e che conserva parti di una «tariffa»
relativa al tempio stesso (fig. 89b). Notevole anche una lunga epigrafe,
scolpita all'interno di una tomba (CIS II 3 5 0), che descrive la tomba stes­
sa e l'area sacra con giardini, portici e una sorgente. Quasi tutte le altre
iscrizioni sono scolpite su roccia e sono di natura funeraria. Il secondo
grande centro dell'epigrafia nabatea è Hegra (odierna Medain Salih).
Qui, come a Petra, si trovano tombe monumentali con maestose faccia­
te di ispirazione greca; a differenza di Petra, tuttavia, le iscrizioni fune­
rarie di Hegra sono spesso piuttosto lunghe e illustrano la situazione giu-

212
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

'J..J. '1
q...t

ry[s] Il hgr' 'l mwyh 'tth brt Il 'mrw br 'dywn br smw 'l Il 1 5 1 rys tym ' dy
Figura 9 r . Iscrizione da Hegra. dnh ... wt' dy ... h I 'dy[wn] br �by br smw 'l

mytt byr� Il 'b 5nt m'tyn w�msyn Il w '�dy brt 5nyn tltyn Il wtmny «Questa è
.. . che ... Adion figlio di Habi figlio di Samuele capo di Hegra per la sua sposa
Mawiya, figlia di Amru, figlio di Adion figlio di Samuele, capo di Teima, la
quale morì nel mese di Ab l'anno duecentocinquantuno, all'età di trentotto
anni» (l'anno, calcolato dall'istituzione della provincia romana di Arabia nel
1 06· d.C., corrisponde al 3 56 d.C.; si noti la grafia evoluta, con il punto posto
sopra il segno d, le legature e la y finale).
ridica relativa alla proprietà della tomba stessa, facendo esplicito riferi­
mento a documenti ufficiali (fig. 90). Le iscrizioni tombali di Hegra so­
no datate quasi tutte entro i primi settantacinque anni del 1 sec. d.C.;
dopo un intervallo di circa due secoli, il luogo venne di nuovo utilizza­
to come necropoli, come appare da tre iscrizioni datate rispettivamente
al 267, 306 e 3 5 6 d.C. (fig. 9 1 ); quest'ultima rappresenta la più recente
data dell'epigrafia nabatea. Tra le iscrizioni non funerarie si può ricorda­
re una breve epigrafe, di epoca tarda, incisa su una meridiana e un paio
di iscrizioni su roccia, di natura votiva, dedicate rispettivamente ad «Ar­
ra ("r') in Bostra, dio di Rabel» (CIS II 2 1 8) e a un «signore della casa»
(CIS II 2 3 5) nel quale è da vedere, con molto probabilità, il dio della ca­
sa regnante nabatea, menzionato nell'iscrizione precedente, 1 piuttosto
che il dio di un indefinibile «tempio». Molto più povero è il patrimonio
epigrafico del terzo grande centro nabateo, Bostra, che divenne capitale
della provincia romana nel I 06 d.C. Oltre alle usuali brevi iscrizioni fu­
nerarie sono da ricordare alcune epigrafi votive, tra cui una dedicata al
dio Q�YW (CIS II 1 74) e un'altra a Dusara Arra, datata forse al 148
d.C. (RES 676); a questa stessa divinità è dedicata anche un'altra epigrafe
1 Ciò non implica necessariamente che soltanto questa divinità fosse considerata «dio
della casa»; ogni sovrano poteva avere una o più divinità personali.

21 3
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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\O�S\_"\.9J1 �l\:=- lJ � <J\lf :OWJ.i.ll\
7\9-L'] �6 olrr\'"u 0.rru �
) b)
a b
Figura 92. Iscrizioni nabatee. a) Iscrizione funeraria da Umm al-Gimal: dnh
npsw phrw 11 br sly rbw gdymt 11 mtk tnw� «Questa è la stele funeraria di
Fahru figlio di Shillai, precettore di Gadimat re di Tanuh» (Gadimat divenne re
di Hira, capitale dei Lakhmidi, intorno al 270 d.C.). - b) Iscrizione votiva da
Iram: dkrt 'ltw Il �lypw wmqm'l Il wn�#b w�qly Il btb «Allat si ricordi di
Hulaifo e di Moqimel e di Nahashtab e di Haqlay in bene» (il nome della dea è
il femminile di Allah «dio»).
trovata a lmtan, località non lontana da Bostra (RES 83). Sulla base di
una scultura raffigurante un'aquila (in gran parte perduta) si trova una
breve dedica al dio Qaus (Syria 19 5 8); poco a nord di Bostra è stata tro­
vata un'iscrizione funeraria bilingue di tipo monumentale.
Le iscrizioni nabatee sono largamente diffuse anche al di fuori delle
città ricordate. Nel Hauran, che ha Bostra come centro più importante,
sono state scoperte circa duecentocinquanta iscrizioni, ma ancora una
volta una buona parte di queste resta inedita. Le epigrafi più interes­
santi provengono da due complessi templari situati rispettivamente a
Seia (odierna Si ') e Salkhad. La prima ha restituito diverse iscrizioni mo­
numentali, talvolta mutile, che ricordano la costruzione e l'ampliamen­
to del tempio, il rifacimento di parti architettoniche, la dedica di statue
onorifiche, offerte votive; una bilingue ricorda la divinità eponima, Seeia
in greco, s'y 'w in nabateo. I Da Salkhad provengono alcune iscrizioni re­
lative al restauro di un tempio alla dea Allat nel corso del 1 sec. d.C. (CIS
II 1 84+ 1 83) e testi di carattere votivo per questa divinità e per Baalsha­
min. Abbastanza numerose sono le altre località del Hauran che hanno
restituito iscrizioni nabatee; tra quelle più importanti ricordiamo una
1 La forma greca rivela che la vocale finale di molti nomi propri aramaici che compare
nella grafia -w nelle iscrizioni non corrisponde, come si sostiene spesso erroneamente,
alla desinenza -u del nominativo arabo (che peraltro è una -u breve e non lunga come
presuppone la grafia aramaica), bensì a una vocale -a originaria che in varie trascrizioni
greche compare come -o: questa era la pronuncia aramaica della vocale sentita fonemati­
camente come a.

2 14
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

iscrizione funeraria da Dmer (l'antica Admedera), tra il Hauran e Da­


masco; essa è notevole per la doppia datazione all'anno 405 dei «Roma­
ni», cioè dei Seleucidi, e all'anno 24 del re nabateo Rabel II, cioè il 94
d.C.; un'iscrizione votiva da Der el-Meshquq, dell'anno 1 24 d.C., men­
ziona un tempio di Ashado, dio dei Minei; 1 la datazione è fornita con
gli anni dell'imperatore Adriano. Da Umm al-Gimal proviene, oltre a di­
versi graffiti e iscrizioni monumentali di natura funeraria, una bilingue
greco-nabatea, di natura funeraria, nella quale è menzionato Gadimat
sovrano del regno arabo di al-Hira, che regnò nella seconda metà del III
sec. d.C. (fig. 92a) Sono da ricordare infine diversi frammenti di iscri­
zioni monumentali scoperti a el-Ghariye, non per il loro valore intrin­
seco ma per la testimonianza indiretta di un centro piuttosto importante.
A oriente del Hauran i Nabatei hanno lasciato tracce epigrafiche sia
con brevi graffiti nel wadi Sirhan, in particolare nei pressi di Ithra, e in
vari siti del Giauf sia con iscrizioni più importanti presso l'antica città
di Duma (l' Adummatu degli Assiri), corrispondente al centro odierno
di el-Giauf. Qui è documentato un tempio dedicato a Dusara che fu
restaurato nel quinto anno del re nabateo Malico II, cioè nel 44 d.C., dal­
l'indovino Malico (RB 1 9 5 7); una seconda iscrizione monumentale ri­
corda la costruzione di una tomba nell'anno trentacinque di Areta IV,
cioè nel 26 d.C. (Milik-Starcky I 970).
Tornando in territorio transgiordano, troviamo a Madaba alcune iscri­
zioni funerarie monumentali, tra le quali due datate rispettivamente al
37 e al 1 08 d.C.; la seconda è una bilingue. Nel sito di Khirbet et-Tan­
nur è stato scavato un importante santuario, ricco di sculture, che ha re­
stituito anche diverse iscrizioni monumentali, di natura prevalentemen­
te votiva; una di queste è datata al secondo anno di Areta IV, cioè all'8
a.C., un'altra menziona «Qaus, dio di Horawa». Più a sud, a Iram (pres­
so il wadi Ramm), sorgeva un santuario di Allat che ha conservato due
dozzine di iscrizioni nabatee, oltre a epigrafi greche, tamudene e minee;
alcune sono su pietra ma la maggior parte sono scolpite sulla roccia; in
genere molto brevi, sono tutte di natura votiva; il nome della divinità
compare nelle due forme 'lt e 'ltw (fig. 92b). Sulla strada che da Petra
porta ad Aqaba, presso il wadi Thalageh, un'iscrizione rupestre ricorda
la costruzione di una diga eretta nell'anno 3 I d.C. (Syria I 9 5 8). Nell'area
1 Questi Minei sono storicamente diversi dai carovanieri che si erano insediati nella
parte settentrionale dello Yemen; probabilmente si tratta di un gruppo che, giunto nel-
1 'Arabia nordoccidentale dall'area del Golfo Persico insieme con altre genti poi scese
nello Yemen, si era sedentarizzato in questa zona; cf. G. Garbini, The Origins of South
Arabians, in ScTipta Yemenica, pp. 203 -209 (per questo libro cf. la nota bibliografica alle
iscrizioni minee, sotto, p. 295).

21 5
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

a b
Figura 9 3 . Iscrizioni nabatee. a) Bilingue di Bayir, safaitico (bustrofedica, inizio
a destra in basso): lqdmt bn km rf,'l Il S'm wr'y 'b'r «Di Qadimat, figlio di
Komo, della tribù di Sha'm; ha pascolato presso le sorgenti»; nabateo: lqdmt br

ponimo moderno derivi dall'antica forma nordarabica). - b) Iscrizione presso


kwmw wr�' «Di Qadimat figlio di Komo; ha pascolato» (è possibile che il to­

al-Hima: bly slm 'frk br S'mw Il byr� 'lwl snt Il r7 lrb'l «Ecco, pace ad Ashrik
figlio di Shamo; nel mese di Elul, l'anno 17 di Rabel» (88 d.C.).
dell'oasi di Bayir è stata trovata recentemente una breve bilingue in na­
bateo e safaitico (fig. 93a).
Nel Hegiaz, esclusa la già ricordata Hegra, le iscrizioni nabatee non
sono molte. A Rawwafa una grande iscrizione bilingue, che alterna il te­
sto greco e quello nabateo, ricorda l'erezione di un tempio agli impera­
tori Marco Aurelio e Lucio Vero (tra il 1 66 e il 1 69) da parte di una co­
munità di Tamudeni (CIS n 364 1 ). Dall'area di Teima provengono al­
cune brevi iscrizioni di carattere votivo e funerario (in una viene men­
zionata la dea TDH); qualche iscrizione funeraria è presente anche a
Dedan. L'Arabia Saudita meridionale ha finora restituito un paio di
graffiti nabatei: uno, con la data dell'88 d.C., a non molta distanza da
al-Hima (fig. 93b), l'altro presso Qaryat al-Faw, città situate lungo l'an­
tica carovaniera che da Nagran conduceva al Golfo Persico (Macdonald
1994).
Nell'area settentrionale, il Negev ha restituito iscrizioni nabatee di
notevole interesse. Come abbiamo già ricordato, dall'antica Elusa pro­
viene la più antica iscrizione nabatea, mentre il sito di Oboda (odierna
Avdat) prende il nome da un sovrano nabateo (ve ne furono tre con que­
sto nome) al quale fu qui costruito un tempio dopo essere stato diviniz­
zato; scavato alla fine degli anni Cinquanta, in questo sono state trovate
una dozzina di iscrizioni votive, alcune delle quali dedicate da un'asso­
ciazione religiosa (marzea� ) , altre da membri della famiglia del re Areta
1v; una è datata 88 d.C. Tra i diversi graffiti presenti nella zona, partico­
lare importanza riveste un'iscrizione pubblicata nel 1986 (fig. 94): scol-

216
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 94. Iscrizione votiva nabatea con testo poetico arabo. dkyr btb qr' qdm
'bdt 'lh ' Il grm 'lhy br tym'lhy #m lqbl 'bdt 'lh ' Il fyf'l l' fd' wl' 'tr' fkn hn '
yb'n ' 'lmwtw l' Il 'b" fkn hn ' 'rd grbw l' yrdn ' Il grm 'lhy kt(b) bydh «Sia ri­
cordato nel bene al cospetto del dio Oboda colui che legge. Garmalahi figlio di
Taimalahi ha scolpito una statua per il dio Oboda: 'Non è la necessità né la
scelta, che opera: accade che la morte cerca noi, anche se io non la cerco e acca­
de che se anche io la rifiuto, la ferita non rifiuta noi'. Garmalahi ha scritto di
sua mano» (è stata omessa la seconda riga dcli'epigrafe, malamente leggibile; nel
testo in arabo il segno aramaico p è stato reso con f L'autore dell'epigrafe, tor­
nato vivo da una battaglia, ringrazia il dio Oboda per avergli salvato la vita: è
lui infatti (non il fato, non la libertà dell'uomo) che ha agito a favore di Garma­
lahi. Si noti che il nome aramaico Oboda, che richiama il greco Euergetes
«Benefattore», è formato con la radice 'bd «fare» che corrisponde a quella ara-
ba['/).
pita su una roccia presso la gola di En Avdat per ricordare l'offerta di
una statua al dio Oboda, l'epigrafe contiene nella parte centrale dei ver­
si in lingua araba che costituiscono la più antica testimonianza di tale
lingua (l'iscrizione è databile al I sec. d.C.). Dalla località di Horvat Ra­
qiq, circa 1 0 km a nord-ovest di Bersabea, proviene un'iscrizione di ca­
rattere magico dipinta su un ciottolo.

a b c
Figura 9 5 . Iscrizioni nabatee sul Sinai. a) dkyr bl�t br bry'w Il wbry'w brh Il btb
wslm «Sia ricordato Halisat figlio di Barayo e suo figlio Barayo. In bene e pa­
ce». b) slm 'lyw br L Il dk(yr) 'lyw br Il smrbw «Pace. Aliyo figlio di Si(m­
raho). Sia ricordato Aliyo figlio di Simraho». c ) slm 'wS' br Il 'bd'lb'ly «Pa­
-

ce. Auso figlio di Abdilbali».

217
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

Figura 96. Iscrizione nabatea da Teli


Shuqafiya. d' rb't ' dy 'bd whb'lh[y]
Il br 'bd'lg ' br 'ws 'lhy Il ldwfr'
'lh ' dy bdpn ' Il m�ryt 5nt 1 8 lmlkt
Il qlptrw dy 5nt 26 I l [l]mlkw mlk
nbtw dy hy snt 11 2 l '?fh byr� nysn
«Questa è la pietra squadrata [del
santuario] che ha fatto Wahabalahi
figlio di Abdalga figlio di Aushalahi
per Dusara, il dio che sta a Dafne
l'egiziana. L 'anno 1 8 della regina
Cleopatra, che è l'anno 26 di Malico
re dei Nabatei, che è l'anno 2 di Ada,
nel mese di Nisan» (il suffisso fem­
minile -t della parola mlkt è stato
scritto nella riga sottostante, forse per una dimenticanza del lapicida).

La regione che contiene il maggior numero di iscrizioni nabatee è la


penisola del Sinai, nella quale sono stati rilevati circa tremila brevissimi
graffiti, databili per lo più al II e III sec. d.C. Definite inizialmente «iscri­
zioni sinaitiche», queste epigrafi nabatee sono quasi tutte del tipo «sia
ricordato NN» (dkyr NN), che indica un atto devozionale, ovvero «pa­
ce. NN» (slm NN) che ha lo stesso significato; tra gli autori delle iscri­
zioni figurano talvolta dei sacerdoti (fig. 9 5 ). È molto verosimile che que­
ste iscrizioni fossero collegate a luoghi di culto meta di pellegrinaggi; ma
tale spiegazione potrebbe non essere esclusiva e resta comunque ipote­
tica; difficilmente spiegabile è anche l'alto numero di epigrafi in luoghi
non di transito ma frequentati intenzionalmente.
La zona più occidentale raggiunta dalle iscrizioni nabatee è l'Egitto:
abbastanza numerosi sono i graffiti su roccia presso le diverse vie caro­
vaniere che dal Mar Rosso giungevano al Nilo attraverso il Deserto
Orientale; importante anche per stabilire la cronologia di alcuni sovrani
nabatei è la seconda iscrizione monumentale trovata nel tempio di Dusa­
ra a Tell Shuqafiya, non lontano dalla città di Bubasti, nel Delta orientale;
l'epigrafe è datata al 36 a.C., al tempo della regina Cleopatra VII e del re
Malico I (fig. 96).
Sporadiche iscrizioni di tipo monumentale, in genere di natura voti­
va, sono state trovate, con una sola epigrafe per sito, a Sidone, Mileto
(bilingue), nelle isole di Cos e Delo (bilingui); due sono le iscrizioni
trovate a Pozzuoli, presso Napoli, e tre quelle di Roma, tra le quali un
piccolo frammento bilingue in nabateo e latino. Sono forse nabatei al­
cuni graffiti in scrittura aramaica scoperti a Pompei.
A questo materiale epigrafico in senso stretto bisogna aggiungere al-

218
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

cuni papiri, scoperti negli anni Sessanta in una grotta presso il Mar
Morto insieme con molto materiale giudaico. Si tratta di sei papiri, più
o meno mutili, contenenti documenti di natura legale (compravendita,
garanzie), e di alcune sottoscrizioni apposte da nabatei su documenti
legali redatti in aramaico giudaico. I testi risalgono agli ultimi anni del
regno di Rabel II e ai primi decenni della provincia romana; il loro mag­
giore interesse è costituito dall'aspetto paleografico, dato che si tratta
della sola testimonianza diretta della scrittura corsiva.
Vanno infine ricordate le leggende monetali, che recano per esteso il
nome dei re e di alcune regine, da Oboda II (62-60 a.C.) a Rabel II, ulti­
mo sovrano.
La quantità e dispersione del materiale e la mancanza di studi adegua­
ti non consentono ancora di tracciare un profilo dell'evoluzione della
scrittura nabatea; esiste tuttavia qualche punto di riferimento. L'iscri­
zione di Elusa, la più antica, rivela che nella prima metà del II sec. a.C.
una scrittura nazionale nabatea ancora non esisteva; le non molte iscri­
zioni immediatamente successive mostrano che la scrittura nabatea si de­
finì nel corso del I sec. a.C. Le forme dei segni, inizialmente simili a quel­
le dell'aramaico giudaico, conobbero un'evoluzione abbastanza rapida,
in particolare i segni alef, w, k, I, s, q. Lo sviluppo della scrittura monu­
mentale fu determinato, com'è ovvio, dall'influenza di quella corsiva,
con le legature dei segni e il ductus fortemente curvilineo. L'aspetto più
caratteristico della scrittura nabatea è costituito dalla forma stretta e al­
lungata dei segni (tale fenomeno non si riscontra però nelle leggende mo­
netali), i quali tendono a ridurre sempre di più i tratti non verticali che
li individuano; il risultato, nel corsivo più schematico, è una forte ridu­
zione del segno stesso: un semplice tratto verticale può rappresentare an­
che nove segni diversi, come accade talvolta anche nella scrittura neo­
punica. Nelle iscrizioni più tarde l'allungamento dei segni scompare,
mentre la scriptio continua cede il passo alla distinzione fra le parole, iso­
late da un maggiore spazio.

Iscrizioni palmirene
Due furono le scritture autonome che furono create nella Siria cen­
trale e settentrionale: quella di Palmira e quella di Edessa (attuale Urfa,
in Turchia) nella quale da due millenni si esprime la lingua siriaca. Si trat­
ta di due scritture affini, come lo sono la nabatea e la giudaica, come que­
ste nate da varianti locali della scrittura aramaica di età seleucide; lo scar­
sissimo numero di iscrizioni attualmente note assegnabili agli ultimi se-

219
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

���J�s.
f\hj� � ì1 ì __)'
a b
Figura 97. Iscrizioni in scrittura «protopalmirena». a) Pietra da el-Mal: 5nt tlt
...

mh Il w�ms yqym Il br �mlt br Il n�rmlk I l bnh byt 'lh « ... l'anno trecento­
cinque Yaqim figlio di Hamlat figlio di Nasarmilk ha costruito la casa del dio».
- b) Sarcofago di Gerusalemme, aramaico di Siria: �dn mlkt '; aramaico giudai­
co: �dh mlkth «Sadan la regina».
coli del I millennio a.C. e al I d.C. non permette affermazioni più preci­
se sull'effettivo luogo di origine di tali scritture, che potrebbero essere
sorte inizialmente non in questi due centri, diventati famosi solo più
tardi, ma altrove, ad esempio in santuari di grande richiamo come quel­
lo di Hierapolis, non lontano da Edessa. La scrittura di Palmira era già
definita almeno verso la metà del I sec. a.C. (la più antica iscrizione da­
tata è del 44 a.C.) mentre la prima attestazione della scrittura siriaca è
fornita da un'iscrizione del 6 d.C., già molto diversa dalle epigrafi pal­
mirene: è dunque evidente l'origine indipendente delle due scritture.
D'altra parte, il fatto che alcune iscrizioni, come quella della pietra di
el-Mal (7 a.C.) e la brevissima bilingue (siriaco e aramaico giudaico) su
un sarcofago di Gerusalemme (CIS n 1 5 6; databile intorno al 50 d.C. se
si tratta, com'è possibile, della regina Elena di Adiabene) (fig. 97) pre­
sentino segni uguali sia a quelli palmireni sia a quelli siriaci mostra la
persistenza di varianti locali accanto alle due scritture che si andavano
affermando (si tenga presente che la pietra di el-Mal ha anche segni di
tipo tradizionale e che questa località si trova presso il confine dello
stato di Israele). Anche l'iscrizione arcaica di Dura-Europos (32 a.C.)
(fig. 98b) contiene qualche variante locale rispetto alla scrittura palmi­
rena in cui è redatta. Un ulteriore elemento di giudizio sull'origine di
queste scritture è fornito dalla circostanza che entrambe hanno creato
segni diversi da quelli aramaici tradizionali per certe consonanti: tale è il
caso per s e p nel palmireno e per �, s e � nel siriaco; se si tiene conto
della forte presenza arabofona nel primo (in arabo la consonante p è
sostituita da f) e del probabile parastrato non semitico del secondo non

220
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

a
Figura 98. Iscrizioni palmirene. a) Iscrizione votiva da Palmira: qrb tbr' br
zbdlh Il wmqym br zbdbwl 's'd Il lblbl�mwn wmnwt «Ha offerto Tabira
figlio di Zabdilah e Moqim figlio di Zabdibol Ashad per Bel-Belhammon e
Manawat» (le divinità a cui viene fatta l'offerta sono di natura ctonia: la prima è
di origine cartaginese, la seconda araba). b) Iscrizione votiva da Dura-Euro­
-

pos (32 a.C.): byrh sywn snt 2 00 Il 79 hw zbdbwl Il br b'y�w dy mn bny Il


gdybwl wmlkw br I l rmw dy mn bny kmr' Il 'bdw hykl !bi Il wyrhbwl «Nel
mese di Siwan, l'anno 279 Zabdibol, figlio di Bayahwo della confraternita di
Gaddibol, e Malico, figlio di Ramo della confraternita dei Komara, hanno co­
struito un tempio per Bel e Yarhibol».
è assurdo pensare che la creazione di nuovi segni per le consonanti in
questione fosse dovuta a ragioni fonetiche.
L'oasi di Palmira si trova all'incirca a metà strada tra la Siria e la Me­
sopotamia, ed era attraversata anche dall'importante carovaniera che col­
legava Damasco con l'Eufrate che bagna la Siria settentrionale. Abitata
da genti semitiche fin dall'inizio del II millennio a.C., le testimonianze
epigrafiche ed archeologiche non sono anteriori al 1 sec. a.C.; il periodo
di massimo splendore della città si ebbe durante la dominazione roma­
na, tra la metà del 1 sec. e la fine del II sec. d.C. Il breve periodo di indi­
pendenza di Palmira, con il re Odeinato e poi la sua vedova Zenobia
(23 5 -273), terminato con la vittoria di Aureliano sulla regina, costituì il
preludio della decadenza della città, saccheggiata e incendiata dopo una
rivolta contro i Romani seguita immediatamente al ritiro di Aureliano.
L'alternarsi di menzioni e di silenzi nelle fonti antiche sulla storia di
Palmira lascia intuire che questa conobbe periodi di abbandono e di ri­
popolamento; se l'archeologia è finora muta a questo riguardo, elementi
linguistici, epigrafici e specialmente religiosi hanno rivelato che durante
il periodo persiano i re achemenidi insediarono nell'oasi una colonia fe­
nicia composta da gubliti e cartaginesi.1 La totale assenza di nomi feni-
1 G. Garbini, Palmira colonia fenicia, in PdP, 1996, pp . 8 1 -94; Gli dèi fenici di Palmira,
in RANL IX, 9 ( 1 998), pp . 23 - 37.

221
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura 99. Iscrizioni votive palmirene. a) Da Roma (bilingue con testo latino):
'lt ' d' tmtkbt wl'thy tdmr 11 qrb tbrys qlwdys plqs 11 wtdmry' tthyhn slm
«Questo altare è per Malakbel e per gli dèi di Palmira. Hanno offerto Tiberio
Claudio Felice e i Palmireni ai loro dèi. Pace». b) Da Palmira: [']lt' dh dy
-

'b[d] mlkw br byrn Il [br 'g]yl[w] lbwl'str 'lh' Il ... wbyy bnwhy w 'b[w]hy

Bolastar (per la sua vita) e la vita dei suoi figli e dei suoi fratelli». e) Da Dura­
«Questo è l'altare che ha fatto Malico figlio di Hairan figlio di Ogeilo al dio
-

Europos (su un bassorilievo): yrbbwl 'lh ' Il tb' msb' dy Il 'yn "bd bny 11 myt'
q#' « Yarhibol, il dio buono. La stele della Sorgente l'ha fatta la confraternita
della 'Morte Arciere'» (per questo appellativo cf. il dio fenicio 'Reshef della
freccia': rsp b�).
ci nell'onomastica della città romana fa supporre che nel periodo elleni­
stico l'elemento fenicio si ridusse drasticamente e che la città conobbe
una nuova fase di ripopolamento verso l'inizio del I sec. a.C.
Le iscrizioni palmirene attualmente note sono poco meno di tremila
e si distribuiscono cronologicamente tra la metà del I sec. a.C. e la fine
del III d.C.; la più antica delle iscrizioni datate è del 44 a.C., la più re­
cente del 272 d.C. Le iscrizioni provengono in massima parte dalla città
di Palmira (fig. 98); alcune decine sono state trovate nella regione intor­
no alla città, mentre poco meno di un centinaio sono state scoperte nel­
la città di Dura-Europos, sull'Eufrate, a est di Palmira. Epigrafi spora­
diche provengono da Hatra e dalla regione del wadi Hauran in Iraq (qual­
cun'altra è di provenienza sconosciuta), dal Libano, da Israele e dall'Egit­
to; la presenza di reparti militari palmireni nell'esercito romano ha fatto
trovare iscrizioni palmirene (talvolta redatte in lingua latina) anche in
Algeria, a Roma (fig. 99a), in Inghilterra, in Ungheria e in Romania. Re-

222
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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'\t<.::l11.>-\}� "..,
a b
Figura 1 00. Iscrizioni da Palmira. a) byr� sywn snt 3 5 0 Il [q]rb mqymw br
khylw br zbdbl Il [dy] mtqr' br zbydy dy mn p�d bny Il [gd]ybwl 'lwt' 'ln
trtyhn Il [l] 'lqwnd' 'lh ' tb' «Nel mese di Siwan, l'anno 3 50 ha offerto Moqimo,
figlio di Kohailo figlio di Zabdibel, che è soprannominato Bar Zebidai, della
tribù dei Bene Gaddibol, questi due altari ad Alconda, il dio buono» (questa
divinità, sconosciuta, corrisponde al greco Posidone, menzionato in greco alla
fine di questa iscrizione; la data corrisponde al 39 d.C.). - b) Frammento di iscri-
zione con parole fenicie: . . . bqrn ' m'rbyt ' Il ... ['g]lbwl wgd tdmr Il ... 'nwky
[']/' "ns t Il ... m ' 'm 'nwky I l ... m ' 'qbl 'lh Il ... wmtwtwt' Il ... bn 'ys w 'dllr'
Il ... ky 'n�nw b'dm . .. Incomprensibile nel suo insieme, questa iscrizione in­
comincia in palmireno («nel lato occidentale»); dopo la menzione di «Aglibol e
la Fortuna di Palmira» si trovano parole fenicie come 'nwky «io», bn 'ys «figlio
di un uomo», 'n�nw «noi», 'dm «uomo».
centissima è la scoperta di un'iscrizione palmirena, incisa su una tavo­
letta di legno, in una grotta dell'isola di Soqotra. 1 Nonostante il loro nu­
mero elevato le iscrizioni palmirene forniscono un'informazione relati­
vamente modesta, a causa della loro ripetitività e della tipologia poco
varia: poco meno della metà sono di natura funeraria, più di seicento
sono le «tessere», specie di piccoli documenti per lo più in terracotta re­
canti raffigurazioni di natura religiosa e brevissime epigrafi con nomi di
divinità, personaggi o brevi annotazioni; molti sono i graffiti costituiti
da un semplice nome e i testi frammentari inutilizzabili.
L'iscrizione più importante è una bilingue greco-palmirena che con
più di 1 60 righe costituisce la più lunga epigrafe nordsemitica (PAT 2 5 9 =
1 Una nuova iscrizione palmirena è stata pubblicata da F. Briquel Chatonnet, Un cratère

palmyrénien inscrit: nouveau document sur la vie religieuse des palmyréniens, in Aram 7
( 1 995), pp. 1 5 3- 1 63; si tratta di un grosso cratere di pietra, con figure ad altorilievo al­
l'esterno del bordo, analogo ad altri, interi o frammentari, già noti. Il perfetto stato di
conservazione dell'oggetto, alcune stranezze nell'iconografia delle figure scolpite e spe­
cialmente l'inverosimile espressione byr� b'lwl fanno dubitare fortemente dell'autentici­
tà dcli'oggetto e dcli' epigrafe.

223
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

CIS II 391 3); si tratta di un testo datato al 1 3 7 d.C. che, con diverse la­
cune, riporta un decreto del senato cittadino nel quale sono fissate le
nuove tasse sulle merci in transito; nella seconda parte dell'iscrizione è
riportato il testo della tassazione precedente seguito da un commento
redatto in forma di editto dal governatore romano Licinio Muciano
intorno al 68 d.C. Le notizie più interessanti fornite dalle iscrizioni
palmirene riguardano il settore religioso; le dediche di templi o di loro
componenti da parte di cittadini facoltosi o di confraternite religiose ma
specialmente le frequenti iscrizioni votive, in genere su altari, ci fanno
conoscere il ricco pantheon venerato nella città (fig. 99b.c). In esso han­
no larga parte divinità di origine fenicia, come Baalshamin, Bol nei suoi
derivati Yarhibol e Aglibol, Malakbel, Baal Hammon; accanto al babi­
lonese Bel e all'aramaica Atargatis non mancano divinità arabe come la
dea Allat; l'aspetto notevole della religione palmirena è costituito dal
processo di trasformazione, ancora in atto nei tre secoli della documen­
tazione epigrafica, subito dalle antiche divinità semitiche. Di ecceziona­
le interesse è un'iscrizione (fig. 1 00), purtroppo molto rovinata, con la
menzione di Aglibol e della Fortuna di Palmira nella quale sono pre­
senti forme linguistiche tipicamente fenicie, se pure non si tratta di una
epigrafe completamente redatta in tale lingua nonostante la scrittura pal­
mirena (PAT 2767). Numerose sono anche le iscrizioni onorifiche,
spesso in greco e in palmireno, che si trovano incise sulle basi di statue
o sulle colonne di edifici e del grande colonnato che attraversava la cit­
tà, nelle quali erano ricordati i cittadini che avevano contribuito all'ere­
zione dei monumenti stessi o che si erano resi benemeriti per azioni di
pubblica utilità (fig. 1 0 1 ). Le moltissime iscrizioni funerarie si trovano
incise per lo più a fianco dei bassorilievi che riproducono i ritratti idea­
lizzati dei defunti e che rappresentano forse l'aspetto più caratteristico
dell'arte palmirena; vi sono tuttavia iscrizioni più complesse che ricor­
dano la costruzione di tombe monumentali oppure la cessione di parti
di queste ad altre persone. Le iscrizioni di Dura-Europos sono tipologi­
camente analoghe a quelle di Palmira: qualcuna funeraria, diverse votive
(con qualche bilingue) su supporti vari e onorifiche; originali sono alcu­
ne iscrizioni dipinte su una parete con affreschi; abbastanza numerosi i
graffiti (un semplice nome) apposti su muri, anche di templi; non man­
ca qualche iscrizione vascolare. Le iscrizioni lasciate dai soldati palmi­
reni in varie parti dell'impero romano sono prevalentemente votive (fig.
99a), ma non manca qualche epigrafe funeraria.
Lo studio della paleografia palmirena e della sua evoluzione è stato in­
fluenzato negativamente dall'impostazione data nel 1 922 da J.-B. Cha-

2 24
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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Figura I O I . Iscrizione onorifica da Palmira (159 d. C.). �lm 'lpys mrqs yr�y
br I l �yrn 'bgr dy 'qym lh Il �dwdn br �dwdn prmyn bdyl Il dy 'drh bkrk
my5n lyqrh Il byr� sywn snt 70 «Statua di Ulpio Marco Yarhai, figlio di Hai­
ran Abgar, che gli ha innalzato Haddudan figlio di Haddudan Firmion perché
lo ha aiutato a Karak Maishan; per onorarlo, nel mese di Siwan, l'anno 70» (è
sottinteso «400»; la città si trovava nella Characene-Mesene, nell'estremo sud
della Mesopotamia).
bot; secondo questo studioso tutte le iscrizioni provenienti da centri di­
versi da Palmira stessa sarebbero state redatte in una scrittura «corsiva»,
diversa dalla «monumentale» impiegata nella capitale, pur essendo tali
iscrizioni quasi sempre di natura monumentale. Il trasferimento sul pia­
no paleografico («scrittura corsiva») di un dato puramente sociologico
(«scrittura provinciale») costituisce un errore metodologico che non è
stato ancora sconfessato ma che ha impedito finora uno studio adegua­
to della scrittura palmirena nel suo sviluppo storico. ' La scrittura pal­
mirena monumentale nacque dalla formalizzazione di una scrittura cor­
siva e si caratterizza per una forte tendenza, peraltro non sempre pre­
sente, verso una forma unciale dei segni. Abbiamo già ricordato la cir­
costanza che nella sua fase iniziale la scrittura palmirena mostra talvolta
dei segni comuni anche a quella siriaca; lo stesso fenomeno ricompare
più tardi, specialmente nelle iscrizioni non provenienti da Palmira. Quel­
lo che si può dire al momento attuale è che i rapporti tra queste due scrit­
ture sono alquanto più complessi di quanto si è finora pensato e che il
crescente prestigio della scrittura siriaca si è fatto sentire anche sulla
scrittura palmirena. D'altra parte sembra difficile che la scrittura palmi­
rena non abbia subito talvolta qualche influsso di quella nordmesopota­
mica, che rappresentava l'aspetto culturale della potenza panica.

1 Qualche buona osservazione sulla scrittura palmirena e sulla fuorviante distinzione tra

•monumentale» e •corsivo» si trova in A.C. Klugkist, The Importance of the Palmyrene


Script for Our Knowledge of the Development of the Late Aramaic Scripts, in M. Soko­
loff (cd.), Arameans, Aramaic and the Aramaic Literary Tradition, Ramat Gan 1983, pp.
5 7-74.

22 5
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

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e r�7) f / > n i�l
Figura 1 02. Iscrizioni nordmesopotamiche. a) Iscrizione da Assur: dkyr mnbz
... Il bryk br ... 11 qdm 'sr 'lh ' Il ltb «Sia ricordato Manabaz ... Berik figlio di
... davanti al dio Assur, in bene». - b) Iscrizione da Hatra: byrh tfry Snt 5 00 I l 4 9
?lmt' dwspry brt Il sntrwq mlk' br 'bdsmy' Il mlk' Il wbrt smy 'm ' dy pzgryb'
I l ... 'gyly br stnbl r�mh «Nel mese di Tishri, l'anno 549 (23 8 d.C.). Statua di
Dushapri, figlia del re Sanatruq figlio del re Abdasamia, e figlia di Sami, madre
dell'erede al trono ... (Abd)agilo figlio di Satanbel suo amico» (la prima conso­
nante del nome Dushapri può essere anche r). - e) Serie alfabetica sul muro di
un tempio di Hatra: ' b g d h w z � ? y Il k l m n s ' p ? q r s t.

Iscrizioni nordmesopotamiche
La scrittura aramaica nata in Cappadocia e adottata dai re di Armenia
nel II sec. a.C. e nella città partica di Nisa in quello successivo conobbe
un imprevedibile sviluppo nella Mesopotamia settentrionale durante i
primi secoli dell'era cristiana. La presenza di iscrizioni aramaiche di età
partica in Assiria fu segnalata già nell'Ottocento da studiosi che si era­
no recati a Hatra, località che si trova una cinquantina di chilometri a
nord-ovest di Assur; ma soltanto la campagna condotta in quest'ultima
città da una missione tedesca all'inizio del Novecento fece conoscere
diverse iscrizioni di Hatra, che furono pubblicate nel 1920 insieme con
quelle di Assur. La grande maggioranza dei testi hatrei attualmente co­
nosciuti è stata scoperta durante gli scavi che gli Iracheni hanno con­
dotto nella città a partire dagli anni Cinquanta. I vecchi scavi di Assur

226
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

hanno portato alla luce poco più di un centinaio di brevi iscrizioni (i 44


numeri di inventario della raccolta di B. Aggoula riuniscono talvolta
diverse epigrafi sotto un unico numero); queste furono trovate nella cit­
tà panica che fu costruita nell'area dell'antica capitale assira. Le iscri­
zioni si scaglionano dall'inizio del I sec. d.C. fino a poco prima del 240,
quando la città fu distrutta dai Sassanidi; la distruzione di Assur prece­
dette di poco quella di Hatra, che cadde nel 240. Le iscrizioni di Assur
sono quasi tutte di natura votiva, con un formulario uniforme; esse so­
no incise su statue o sulle loro basi, su altari, stele figurate, lastre di pie­
tra, rocchi di colonne; altre sono graffite su pareti (fig. 102a). Molto in­
teressante una grossa anfora, frammentaria, sulla quale brevi iscrizioni
sono dipinte accanto a raffigurazioni di divinità ed esseri umani. Le
iscrizioni di Assur documentano un aspetto della tarda religione meso­
potamica, nella quale sopravvivono ancora antiche divinità come Assur,
Bel, Nabu e specialmente Nergal, il dio degli inferi assimilato ad Eracle,
accanto alla dea Nanai, la «Signora».
La città di Hatra, centro carovaniero famoso per le sue fortificazioni,
sorgeva in una zona desertica ma era ricca di acqua; ospitava un grande
santuario di Shamash, il dio sole. Essa ebbe una certa importanza tra il I
sec. a.C. e il 240 d.C.; situata presso il confine tra l'impero romano e
quello panico, essa costituiva un avamposto difensivo di quest'ultimo.
Governata da un signore locale, nella seconda metà del II sec. d.C.
questi assunse il titolo di re (Sanatruq 1); suo nipote Sanatruq II cercò di
difendersi dai Sassanidi alleandosi con Roma, senza tuttavia riuscire a
salvare la città. Tre iscrizioni latine, datate rispettivamente al 2 3 5 e agli
anni compresi tra il 2 3 8 e il 246, documentano gli ultimi anni di Hatra
(fig. 1 02b). La città ha restituito circa cinquecento iscrizioni, in gran par­
te di natura votiva o commemorativa; le epigrafi votive sono incise su
statue o basi di statue, altari, sculture, elementi architettonici, ma pos­
sono essere anche graffite o dipinte sui muri e le pareti degli edifici sa­
cri; interessante la presenza di una serie alfabetica completa graffita sul
muro di un tempio (nr. 1 4; fig. 102c). Diverse iscrizioni funerarie sono
incise sulle statue che raffigurano i defunti (una contiene una maledi­
zione contro coloro che avevano ucciso la defunta, una giovane sposa).
Importanti per conoscere gli ordinamenti della città sono alcune epigra­
fi su pietra che riportano il testo di decreti delle massime autorità citta­
dine emessi contro chi sottrarrà materiale appartenente ai luoghi sacri e
contro il personale femminile dei templi che abbandonerà il suo posto
(fig. 103a); contro i ladri di materiale un'altra iscrizione lancia una ma­
ledizione, ma non si presenta come un decreto ufficiale. Vanno ricorda-

227
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

a b
Figura 1 03. Iscrizioni da Hatra. a) Decreto: byr� knwn d46J bmlk ' dy Il 'lh '
'stbw smsbrk rbyt['J 11 w�try ' qsyS ' wdrdq' w'rb ' 1 1 kthwn wkwt dy 'mr
b�tr' whkyn psq Il { 5 } dy kwl dlgnwb lgw mn ml' hdyn Il wlgw mn swr' bry '
'yn gbr' Il hw gwy ' lqtyl bmwt ' dy Il 'lh' w 'yn gbr' hw bry ' Il lrgym «Nel
mese di Kanun del 463 (1 p d.C.), per consiglio del dio si sono accordati Sha­
mashbarik il maggiordomo e gli Hatrei, anziani e piccoli, e tutti i nomadi e tutti
quelli che risiedono in Hatra, e ha deciso così: che chi commetterà un furto al
di qua di questo fossato e al di qua delle mura esterne, se quell'uomo è un cit­
tadino sarà ucciso con la morte (stabilita) dal dio, e se quell'uomo è uno stra­
niero sarà lapidato». b) Leggenda monetaria: �tr' dsms «Hatra del Sole» («re­
-

cinto di Shamash» ).

te infine le leggende di alcune monete che recano il nome della città


(�tr' dsms «recinto del sole», «Hatra del sole») e quelli di alcune divini­
tà (fig. 1 03b).
Iscrizioni tipologicamente e paleograficamente analoghe a quelle di
Assur e Hatra sono state trovate in diverse località della Mesopotamia
settentrionale: da Dura-Europos provengono qualche graffito e un'iscri­
zione bilingue (greco) di natura votiva; votive sono anche le due epigra­
fi di Saadiya (una ventina di chilometri a est di Hatra) e di Tell Shekh
Hamad (zona del Khabur inferiore), mentre è funeraria quella di Qabr
Abu Naif (nei pressi di Assur); due iscrizioni quasi identiche da Khir­
bet Giaddala (50 chilometri a nord-ovest di Hatra) ricordano la costru­
zione di un palazzo; di interpretazione incerta è qualche altra breve epi­
grafe di diversa provenienza. Materiale sporadico è stato rinvenuto an­
che in regioni più lontane: due epigrafi rispettivamente a Sari e Hassan
Kef, nella regione del Tur Abdin (Turchia); un'iscrizione mutila a Gar­
ni (fig. 104) e un'altra su una coppa d'argento da Sisian in Armenia; di­
versi testi in Georgia. Tra questi ultimi riveste particolare importanza
un'iscrizione funeraria in aramaico e greco scoperta ad Armazi (una
ventina di chilometri a nord di Tiflis); essa ricorda la moglie di un alto

228
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

funzionario della corte (fig. 105);


una seconda iscrizione aramaica
fornisce importanti dati storici su
questi personaggi, vissuti nella pri­
ma metà del n sec. d.C. Iscrizioni
minori sono state scoperte in di­
verse località georgiane: l'iscrizio­
ne su un vaso d'argento da Bori ri­
Figura 1 04. Iscrizione di Garni . ... I l corda quella di Sisian, alla quale si
mlk rb zy 'rm I l b r hzy wlgs Il mlk
«•••il grande re di Armenia, figlio di accostano anche le brevi iscrizio­
Hazay, Vologeso il re». ni che compaiono accanto alle fi­
gure di animali e cacciatori incise
su un gruppo di tavolette trovate a Dedoplis Mindori; quando si tratta
di testi molto brevi, con soli nomi propri, non è da escludere la possibi­
lità che ci troviamo di fronte a iscrizioni partiche in scrittura aramaica.

) (' >fy & > Cf1 'r ( � �


Figura 1 0 5 . Iscrizione di Arma­

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zi (parte iniziale). 'nh s'rpy! brty
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Serapit, figlia di Zewah il giova­

-tr> > r man, moglie di Yodmangan - il


ne, intendente reale del re Pars­
L
)> >S / J'J > n 7
glorioso e potente vincitore -
intendente reale del re Khsepar­
nug, figlio di Agrippa intenden­
te reale del re Parsman» (l'aramaico rb trb�, letteralmente «grande della corte»,
corrisponde alla forma persiana grecizzata pitiaxes, resa con b!N nell'aramaico
dell'inizio di questa iscrizione).
Per quanto concerne la paleografia di questo materiale, mentre è evi­
dente una sostanziale unità di fondo, risalente alla comune origine, ap­
paiono innegabili anche tendenze di sviluppo autonomo nelle diverse
aree (tav. 9). La regione assira si rivela maggiormente conservatrice, ma
l'evoluzione del segno h, che viene a coincidere con quello �' mostra in
atto un processo di cambiamento fonetico. Nel Tur Abdin e in Arme­
nia la nuova forma assunta dal segno s rivela un'influenza della scrittura
siriaca, percepibile anche nel punto aggiunto superiormente al segno r.
L'evoluzione più marcata è quella della scrittura della Georgia, che non
solo si trova in un'area periferica ma è anche maggiormente esposta al­
l'influsso della scrittura partica, come appare evidente dai segni p e s.

2 29
2 3 4 5 6 7 8 9

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Tavola 9. Scritture aramaiche di età ellenistica e romana. r . Arebsun. 2. Sevan.


3 . Nisa. 4. Assur. 5 . Hatra. 6. Sari e Hassan Kef '. 7. Garni '. 8. Armazi. 9. Eli­
maide.
r Il segno s vie e utilizzato a Hassan Kef e Garni anche per s etimologico, che a Sari ha

un segno propno.

230
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano
Figura 1 06. Iscrizione da Tang-i Sar­
vak. L'iscrizione è incisa sopra un bas­
sorilievo rupestre raffigurante un per­
sonaggio maschile sdraiato su un diva­
no, con un oggetto rotondo nella destra
sollevata; a sinistra due divinità sedute
in trono: #m ' znh zy wrwd Il n 'syb
kwrsy' Il brbldwS' zy rb 'ny lii w 'syry'
w'ty(!)k' Il zy btr' brb'sy Il n 'syb kwrs'
«Questa è l'immagine di Orode che as­
sume i troni. Bar-Beldusha il rabbani, Aseria e Antioco cortigiani [letteralmen­
te: «quelli che stanno alla porta»]; Bar-Basi che assume il trono» (la divisione
delle righe non corrisponde a quella originale, tranne dove si trova il tratto triplo;
l'interpretazione dell'iscrizione rimane incerta; la parola interpretata come «An­
tioco» è scritta 'tyk ' in un'epigrafe parallela presente nello stesso complesso).

Iscrizioni elimaiche

La povertà della documentazione rende assai mcerta la situazione


dell'epigrafia aramaica nella zona sudoccidentale dell'impero partico.
Nel Fars (Perside) la persistenza della scrittura e della lingua aramaica è
documentata delle leggende delle monete dei frataraka, governanti lo­
cali che si rifacevano direttamente agli Achemenidi (prima metà del II
sec. a.C.); quando però verso il 1 40 a.C. questi assunsero il titolo di «re»
le leggende monetali conservarono la scrittura aramaica, che incomincia
a presentare qualche tratto di tipo nordmesopotamico, ma la lingua è
persiana come mostrano le desinenze aggiunte agli ideogrammi aramai­
ci; ' a partire dalla seconda metà del I sec. a.C. anche la scrittura subì
qualche modifica, con l'introduzione di segni specificamente partici.
Nella parte settentrionale della Perside, che prendeva il nome di Eli­
maide in quanto corrispondente all'antico Elam, e nell'area adiacente
della bassa Mesopotamia (Characene) compare nel I e II sec. d.C. un nuo­
vo tipo di scrittura aramaica impiegata sulle monete dei re di Charace­
ne. La stessa scrittura si ritrova nelle brevi epigrafi che accompagnano
alcuni rilievi rupestri a Tang-i Sarvak (fig. 1 06) e a Tang-i Butan (Shim­
bar) (fig. 1 07), nel Khuzistan; non lontano da quest'ultima località si
trovano anche alcuni graffiti (a Pul-i Nagin), che però non sono stati
pubblicati. Non mancano alcune iscrizioni monumentali: una, frammen-

1 Le lingue partica e mediopersiana erano scritte con una scrittura fonetica derivata da
quella aramaica ma che utilizzava anche parole aramaiche, per così dire «cristallizzate»,
' ?me ideogrammi c.:he venivano letti come parole rispettivamente paniche e medioper­
s1ane.

23 1
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

'th zy 'tyd 11 sptw br 11 rs mn 11 'yrsy «Que­


Figura 1 07. Iscrizione da Shimbar. #my ' Il

ste sono le immagini che ha fatto Shapto fi­


glio di Shash da Ersay» (le immagini raffigu­
rano uomini e divinità).

taria, è stata trovata a Bard-i Nishande,


non lontano da Masgid-i Suleiman;
un'altra, piuttosto consunta, a el-Qatif,
sulla costa araba poco a nord dell'isola
di Bahrein; una brevissima epigrafe è
infine incisa vicino a quella aramaica
sulla base di statua di cui abbiamo par­
lato sopra (p. 203). L'aspetto più interessante delle poche iscrizioni eli­
maiche finora conosciute è rappresentato dalla loro scrittura. Si tratta di
una forma autonoma, anche se ovviamente connessa con le altre scrittu­
re derivate dall'aramaica seleucide, che presuppone uno stadio inter­
medio tra quest'ultima e la documentazione attuale non solo nella for­
ma dei segni ma anche a livello fonetico: appare infatti evidente che il se­
gno alef, ad esempio, deriva da quello h della scrittura siriaca; né man­
cano affinità con qualche segno partico (z). Il dato più notevole è che la
scrittura elimaica si pone come diretto antecedente di quella mandaica,
che peraltro apparirà soltanto qualche secolo più tardi. Com'è evidente,
la scrittura aramaica sviluppatasi nella Mesopotamia meridionale e nelle
aree circostanti all'inizio dell'era cristiana ha una storia che resta ancora
ignota.

Nota bibliografica
In questa nota sono segnalate solo quelle iscrizioni che non sono presenti
nelle raccolte citate nella guida bibliografica posta alla fine di questo volume o
nella nota bibliografica relativa alle iscrizioni aramaiche trattate nel capitolo pre­
cedente.
Iscrizioni dalla Palestina: J.T. Milik, Nouvelles inscriptions sémitiques et grec­
ques du pays de Moab, in LA 9 ( 1 9 5 8 - 1 95 9), pp. 3 30-34 r . - J.S. Holladay,
Khirbet el-Kòm, in RB 78 ( 1 9 7 1 ), pp. 593 - 5 9 5 . - J. Naveh, The Aramaic Ostra­
ca, in Y. Aharoni, Beersheba, I. Excavations at Te! Beer-Sheba 1969-1971 Sea­
sons, Te! Aviv 1973, pp. 79-82; The Aramaic Ostraca from Te! Beer-Sheba
(Seasons 1971-1976), in TA 6 ( 1979), pp. 1 82-198. - A. Biran, Teli Dan 1976, in
IEJ 26 ( 1976), pp. 204-205. F.M. Cross, An Aramaic Ostracon of the Third
-

Century BCE from Excavations in ]erusalem, in El 1 5 ( 198 1 ), pp. 67':- -69':- . -


H. Eshel - H. Misgav, A Fourth Century B. C.E. Document from Ketef Yeribo,
in IEJ 3 8 ( 1988), PP- 1 5 8- 1 76.

23 2
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

Provenienze varie: F. Altheim - R. Stiehl, Supplementum Aramaicum. Ara­


maisches aus Iran, Baden-Baden I 9 5 7· - A. Dupont-Somrner, Une plaquette
d'argent à inscription araméenne. Collection de M. Foroughi, in IA 4 (I964),
pp. I I9- I 32. - W. Rollig, Zwei aramaische Inschriften von Tali Sé!J lfasan/
Syrien, in Semitica 39 (I990), pp. I49-I 5 1 .
Iscrizioni nabatee: Ch. Clermont-Ganneau, Les Nabatéens en Égypte, in Re­
cueil d'archéologie orientale vm, Paris I924, pp. 229- 2 5 7 (prima iscrizione di
Tell Shuqafiya). - R. Savignac, Le sanctuaire d'Allat à !ram, in RB 42 (I93 3),
pp. 405 -422; 43 (I 934), pp. 5 73-578. - R. Savignac, Le site d'et-Tannour et son
tempie, in RB 46 ( I 93 7), pp. 402-4 Io. - E. Littmann, Nabataean Inscriptionsfrom
Egypt, in BSOAS I 5 ( I 9 5 3), pp. I -28; I 6 ( I 9 5 4), pp. 2 I I -246. - R. Savignac - J.
Starcky, Une inscription nabatéenne du Djof, in RB 64 ( I 9 5 7), pp. I 96-2 I 7. -
J.T. Milik, Nouvelles inscriptions nabatéennes, in Syria 5 5 ( I 9 5 8), pp. 227-2 5 1 .
- A. Negev ha pubblicato nella rivista IEJ, tra il I96I e il I98 I , numerose iscri­
zioni nabatee: I I ( I 96I), pp. I 27- I 3 8 e I 3 ( I 963), pp. I I 3- I 24 (iscrizioni di
Oboda); I7 ( I 967), pp. 2 50-2 5 5 (iscrizioni sinaitiche); 2I (I97I), pp. 50- 5 2 (epi­
tafio dalla Transgiordania); 27 ( I 977), pp. 2 I 9-2 3 I (iscrizioni sinaitiche); 3 I
(I98 I ), pp. 66-7 1 . - J. Starcky, Nouvelles stèles funéraires à Pétra, in ADAJ I O
(I965), pp. 43 -49. - J . Starcky - J . Strugnell, Pétra: deux nouvelles inscriptions
nabatéennes, in RB 73 (I 966), pp. 236-247. - J.T. Milik, Inscriptions nabatéen­
nes, in F.V. Winnett - W.L. Reed, Ancient Records from North Arabia, Toronto
I970, pp. I 4 I - I 6o. - J.T. Milik - J. Starcky, Inscriptions récemment découvertes
à Pétra, in ADAJ 20 (I97 5), pp. I I I - I 3 0. - J.T. Milik, Une inscription bilingui·
nabatéenne et grecque à Pétra, in ADAJ 2 I ( I 976), pp. I43-I 5 2. - J. Naveh, A
Nabataean Incantation Text, in IEJ 29 ( I979), pp. I I I - I I9. - N.I. Khairy - J.T.
Milik, A New Dedicatory Nabataean Inscription from Wadi Musa, in PEQ I I 3
(I98 I ), pp. I9-26. - A. Negev - J. Naveh - S. Shaked, Obodas the God, in IEJ
36 ( I986), pp. 5 6-60. - P.C. Hammond - D.J. Johnson - R.N. Jones, A Religio­
Legal Inscription from the Atargatis/Al-' Uzza Tempie at Petra, in BASOR 263
(1 986), pp. 77-80. - R.N. Jones - P.C. Hammond - D.J. Johnson - Z.T. Fiema,
A Second Nabataean Inscription from Teli esh-Shuqafiya, Egypt, in BASOR
269 (I98 8), pp. 47- 5 7. - Y. Yadin - J.C. Greenfield, Aramaic and Nabatean Si­
gnatures and Subscriptions, in N. Lewis, The Documents from the Bar Kokhba
Period in the Cave of Letters. Greek Papyri, Jerusalem I989, pp. 1 3 5 - I49. - S.
al-Theeb, Two New Dated Nabataean Inscriptions from al-]awf, in JSS 39
(I 994), pp. 3 3 -40. - F. Khraysheh, Eine safaitisch-nabataische bilingue Inschrift
aus ]ordanien, in Arabia Felix. Beitrage zur Sprache und Kultur des vorislami­
schen Arabien. Festschrift Walter W. Muller zum 60. Geburtstag, Wiesbaden
1 994, pp. I o9- 1 I 4. - M.C.A. Macdonald, A Dated Nabataean Inscription from
Southern Arabia, ibidem, pp. I 3 2 - I 39. - M.-J. Roche, Remarques sur les Naba­
téens en Méditerranée, in Semitica 4 5 (I995), pp. 73-99. - G. Lacerenza, Graffi­
ti aramaici nella Casa del Criptoportico a Pompei, in AION 5 6 (I996), pp. I66-
1 88 . - F. Briquel-Chatonnet - L. Nehmé, Graffiti nabatéens d'al-Muway� et
de Bi 'r al-lfammamat (Égypte), in Semitica 47 (1 997), pp. 8 1 -8 8 . - M.-J. Ro-

23 3
Le iscrizioni nordoccidentali nel periodo ellenistico e romano

che F. Zayadine, Exploration épigraphique et archéologique au Siq Um el 'Al­


-

da, au nord de Pétra, ibidem 49 ( 1999), pp. 1 23- 1 48. - L. Nehmé, Cinq graffiti
nabatéens du Sinai; ibidem 50 (2000), pp. 69-80. - Y. Yadin - J.C. Greenfield -
A. Yardeni - B.A. Levine, The Documents from the Bar Kokhba Period in the
Cave of Letters. Hebrew, Aramaic and Nabatean-Aramaic Papyri, Jerusalem
2002, pp. 1 69-276. - L. Nehmé, Les inscriptions des chambres funéraires naba­
téennes et la question de l'anonymat des tombes, in AAE 1 4 (2003), pp. 203-2 5 8
(diverse iscrizioni sono inedite). - S . Said - M . al-Hamad, A New Nabataean
Inscription from Umm el-jimal, in JSS 43 (2003), pp. 29-34.
Iscrizioni palmirene: J. Teixidor, Nouvelles inscriptions palmyréniennes, in
Semitica 47 ( 1 997), pp. 6 5 -7 1 . - A. Desreumaux - F. Briquel-Chatonnet, Deux
bas-reliefs palmyréniens au Musée de Gaziantep, ibidem, pp. 73-79. - M. Go­
rea, La tablette palmyrénienne [de la grotte de lfoq (Suqupra, Yémen)], in
CRAI, 2002, pp. 432-44 5 .
Iscrizioni nordmesopotamiche: F.A. Pennacchietti, L e iscrizioni aramaiche
di Khirbet Gaddala (Iraq), in AION 48 ( 1 9 88), pp. 1 39- 1 47. - F.A. Pennac­
chietti, Le due iscrizioni aramaiche inedite dell'edificio A di Hatra, in Mesopo­
tamia 27 ( 1992), pp. 1 99-20 5 . - M. Chelidze, The Small Aramaic Inscriptions
from the Village Zguderi, in Semitica. Serta philologica Constantino Tsereteli
dicata, Torino 1 993, pp. 1 5 -22. - R. Bertolino, Une stèle inédite de Hatra, in Se­
mitica 46 (1 996), pp. 1 43- 1 46. - F.A. Pennacchietti, Iscrizioni aramaiche hatre­
ne su un sostegno fittile, in Mesopotamia 3 3 ( 1 998), pp. 275 -287. - K. Tsereteli,
Les inscriptions araméennes de Géorgie, in Semitica 48 ( 1 998), pp. 75-88. - W.
Rollig, Aramaica Haburensia, 1. Eine ostaramaische Inschrift parthischer Zeit
aus Tali Seb lfamad, in Assyriologica et Semitica. Festschrift fur ]oachim Oels­
ner, Miinster 2000, pp. 3 77-3 86.
Iscrizioni elimaiche: W.B. Henning, The Monuments and Inscriptions of
Tang-i Sarvak, in AM 2 ( 1 9 5 2), pp. 1 5 1 - 1 78 . - A.D.H. Bivar - S. Shaked, The
Inscriptions at Shimbar, in BSOAS 27 ( 1964), pp. 265 -290. - F. Altheim - R.
Stiehl, Die Araber in der alten Welt v/1 , Berlin 1 968, pp. 77-78, 94-95 ; v/2,
1 969, PP· 2 5-27·
Monete: G.F. Hill, A Catalogue of the Greek Coins in the British Museum,
voi. 29 (Arabia, Mesopotamia and Persia), London 1922. - J. Walker, The Coins
ofHatra, in NC v1, 1 8 ( 1 9 5 8), pp. 1 67- 1 72. - C. Robin, Monnaies provenant de
l'Arabie du Nord-Est, in Semitica 27 ( 1974), pp. 8 3 - 1 2 5 .
8. Origine e diffusione
della scrittura meridionale

Come l'origine della scrittura alfabetica, anche quella della scrittura se­
mitica meridionale rimane ancora avvolta in una notevole oscurità, an­
che se conosciamo alcuni dati abbastanza sicuri. Una certa somiglianza
tra la forma di alcuni segni nordarabici e sudarabici e quella di segni
della scrittura protosinaitica è stata rilevata fin dalla scoperta di que­
st'ultima; bisogna aggiungere tuttavia che poiché non tutti i segni pro­
tosinaitici sono stati finora identificati non sappiamo fino a che punto
la somiglianza esteriore corrisponda allo stesso valore fonetico. Poiché
la stessa cosa si è ripetuta più tardi con l'enigmatica scrittura della stele
di Balua e quella delle tavolette di Deir Alla e poi con i segni isolati sui
cocci di Kamid el-Loz,1 ha preso una certa consistenza l'ipotesi che la
scrittura semitica meridionale avesse le sue radici nell'area siro-palesti­
nese. D'altra parte non si era mai dubitato che tale scrittura derivasse in
ultima analisi da quella fenicia, non soltanto per la sua natura consonan­
tica ma anche perché le due scritture hanno in comune alcuni segni iden­
tici (z, l, n, 'ayn, s, t) e qualche altro molto simile (g, q). Questa ipotesi è
divenuta certezza dopo che l'interpretazione della tavoletta di Beth She­
mesh e la successiva scoperta di un'altra tavoletta da Ugarit hanno rive­
lato che nel XIII sec. a.C. in Siria e in Palestina si conosceva già l'ordine
alfabetico tipico delle scritture meridionali, espresso però nel cuneifor­
me alfabetico di Ugarit (v. tav. 1 e fig. 1b).2 È dunque in questa area set­
tentrionale che nel xiv e XIII sec. a.C. esistevano i presupposti per la scrit­
tura meridionale che sarà documentata a partire dall'inizio del 1 millen­
nio a.C. Il problema dell'origine della scrittura meridionale consiste nel­
la ricostruzione di ciò che è accaduto nei due-tre secoli, attualmente
senza documentazione, che dividono le testimonianze del Tardo Bron­
zo siro-palestinese dalla comparsa delle prime iscrizioni meridionali.

1 Cf. la parte finale del cap. 3 .


• Cf. sopra, pp. 5 5 - 5 6. L'ordine alfabetico seguito d a Nordarabici e Sudarabici è stato ri­
costruito negli ultimi decenni del Novecento, grazie alla scoperta di alfabetari parziali e
allo studio di serie alfabetiche incise su pietre che in precedenza non erano state ricono­
sciute come tali. È curioso rilevare che le scoperte di alfabetari completi sono avvenute
solo dopo quelle di alfabetari parziali.

23 5
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Tavola 1 0. Contatti tra scritture settentrionali e meridionali. 1 . Segni protosinai­
tici (valori fonetici a sinistra). 2. Kamid el-Loz. 3. Balua. 4. Deir Alla. 5 . Segni se­
mitici meridionali.
Le più antiche iscrizioni sudsemitiche attualmente note provengono
da zone diverse: Yemen, Palestina, Mesopotamia, Iran; nessuna di esse è
databile con sicurezza anteriormente al IX sec. a.C., mentre la data più
probabile per i documenti più arcaici si pone verso il IX-VIII sec. a.C. È
legittimo e giustificato ammettere, data anche la non trascurabile pre­
senza di iscrizioni nelle zone settentrionali, che l'area siro-palestinese
sia stata il primo centro di irradiazione della nuova scrittura, ma il pro­
cesso storico è stato più complesso. Il dato fondamentale da tener pre­
sente è che la scrittura meridionale è stata usata da popolazioni che fa­
cevano largo impiego del cammello e che questo animale è stato intro­
dotto nell'Asia Anteriore dall'Arabia orientale, dove esso era noto alme­
no fin dal III millennio a.C., non molto prima dell'inizio del I millennio
a.C. Questa constatazione implica che le genti sudarabiche che trovia­
mo installate nello Yemen non giunsero qui direttamente dall'area del
Golfo Persico ma passarono prima in Palestina, dove appresero la nuo­
va scrittura e dove peraltro hanno lasciato diverse tracce della loro pre-
Origine e diffusione della scrittura meridionale

senza, e di qui si trasferirono poi nel sud della penisola araba. Il discor­
so è naturalmente più semplice per le popolazioni nordarabiche, resi­
denti nell'area siro-palestinese, che dopo aver appreso l'uso del cam­
mello penetrarono anch'esse nella penisola araba come carovanieri. Le
migrazioni delle tribù dal Golfo Persico e dalla bassa Mesopotamia dap­
prima verso la Palestina e poi verso lo Yemen e l'adozione del cammel­
lo da parte dei Nordarabici e la loro trasformazione in carovanieri sono
i fenomeni storici che si verificarono nei secoli a cavallo del 1000 a.C. e
che giustificano il vuoto cronologico che abbiamo rilevato. Importante
è anche il fatto che all'inizio della documentazione epigrafica appare già
definita e pienamente in funzione la rete commerciale costituita dalle
carovaniere che univano fra loro i tre vertici del triangolo in cui si svol­
sero le vicende della scrittura meridionale: Siria-Palestina, Yemen, Me­
sopotamia - Iran occidentale.
Esaminando i fatti più da presso è facile constatare che la scrittura me­
ridionale possiede segni che sono più vicini a quelli dell'area transgior­
danica che a quelli protosinaitici (tav. 1 0); è dunque qui, piuttosto che
nei deserti a sud della Palestina, che fu elaborata la nuova scrittura. Que­
sto dato viene avvalorato da un'interessante testimonianza letteraria ve­
nuta alla luce nel 1975, quando fu reso noto un testo luvio dell'vm sec.
a.C. nel quale Yariris, re di Karkemish, si vantava di conoscere dodici
lingue e quattro scritture; 1 una di queste era la «scrittura di Taiman».
Era inevitabile che in questa indicazione si vedesse un riferimento all'oa­
si di Teima, chiamata spesso Teman nella Bibbia ebraica e Thaiman in
quella greca; tale identificazione, tuttavia, esatta sul piano linguistico è
erronea su quello storico e geografico. A parte la scarsa verosimiglianza
che un re di Karkemish conoscesse l'esistenza di un'oasi situata nel de­
serto a quasi 1 5 00 chilometri di distanza le cui iscrizioni sono state scrit­
te due secoli più tardi, è necessario ricordare che Teiman non è origina­
riamente un nome geografico bensì un etnico. Ora, intorno al 900 a.C. i
Teimaniti si trovavano nel Tur Abdin (Turchia), dove furono attaccati
dal re assiro Adadnirari II (9 1 1 -89 1 a.C.); un secolo e mezzo più tardi
essi, insieme con altri gruppi di carovanieri nelle «terre dell'occidente»,
versano tributo a Tiglatpileser III (74 5 -727 a.C.). A questo proposito è
interessante la testimonianza dell'Antico Testamento, che colloca Te-

1 Di questa iscrizione ha dato una notizia preliminare J.D. Hawkins, The Negatives in
Hieroglyphic Luwian, in AS 2 5 ( 1 975), pp. 1 5 0- 1 5 1 ; nell'anno 2000 l'epigrafe era ancora
inedita e circolavano soltanto notizie private: si veda la nota 105 a p. 71 dell'articolo di M.
C.A. Macdonald citato alla nota seguente; a quanto riferisce quest'ultimo studioso, sem­
brerebbe che Yariris non fosse un re ma soltanto il reggente di un sovrano minorenne.

237
Origine e diffusione della scrittura meridionale

man nella regione di Bostra (Amos l , 1 2 ) , cioè nel Hauran, nell'vm sec.
a.C., mentre un testo molto più tardo mette Teman in parallelismo con
Paran (Abacuc 3,3), situandolo perciò nel Sinai. Questi dati letterari ri­
velano che i Teimaniti, che al tempo di Nabonedo (vI sec. a.C.) avevano
già dato il loro nome ali' oasi nordarabica, si erano progressivamente spo­
stati verso sud, partendo dall'estremo nord semitico. Possiamo perciò
concludere che la scrittura di Taiman conosciuta dal sovrano luvio era
quella impiegata dai carovanieri che avevano il loro centro più impor­
tante a Bostra.
La notizia del testo luvio riveste una notevole importanza anche da
un altro punto di vista. Il re di Karkemish conosceva ovviamente la scrit­
tura che noi chiamiamo nordarabica e che per noi è legata quasi esclusi­
vamente (a parte quelle lihyanitiche) alle iscrizioni rupestri diffuse a de­
cine di migliaia per tutto il deserto siro-arabo; è però evidente che quel
sovrano non si riferiva ai graffiti che conosciamo noi, bensì a documen­
ti scritti che poteva leggere nel suo palazzo; vale a dire che la scrittura
di Taiman, come le altre tre ricordate nel testo luvio (luvia, cuneiforme
mesopotamica e fenicio-aramaica), circolava negli ambienti di cultura
sedentaria, dove peraltro erano sorte le sue premesse nel XIII sec. a.C.
Non è da escludere che proprio la città di Bostra sia stata la patria stori­
ca della scrittura semitica meridionale; ma ciò comporterebbe una pre­
senza di Teimaniti nella città anteriore all'vm sec. a.C., cosa del resto
non impossibile; è tuttavia possibile ipotizzare anche che sia stato un al­
tro il centro in cui tale scrittura fu elaborata e che i Teimaniti ne furono
soltanto gli utilizzatori più noti.
Esiste dunque una ragionevole certezza che la scrittura meridionale
ebbe la sua origine nell'area siro-palestinese verso il XIV-XIII sec. a.C. e
che da qui essa si diffuse qualche secolo più tardi, dopo che questa zona
fu raggiunta dalle popolazioni che vi introdussero l'uso del cammello.
Per quanto riguarda invece le modalità della sua diffusione, che la por­
tarono ad affermarsi in tutta la penisola araba, in Etiopia, nella Palestina
meridionale e in Mesopotamia, con una presenza sporadica anche nel
Luristan (zona dei monti Zagros), tutto resta ancora molto incerto e so­
no possibili soltanto delle ipotesi. I documenti più antichi che testimo­
niano tale diffusione sono estremamente scarsi e di interpretazione in­
certa; le iscrizioni nordarabiche sono molte migliaia, ma ancora in gran
parte inedite e spesso pubblicate in maniera inadeguata; inedite restano
le iscrizioni arcaiche scoperte nel Hadramaut dagli anni Settanta ai pri­
mi anni Novanta; la mancata pubblicazione di queste ultime è partico­
larmente deprecabile perché proprio i dati forniti dagli scavi nell'Arabia
Origine e diffusione della scrittura meridionale

meridionale hanno rimesso in discussione la teoria consolidata sullo svi­


luppo della scrittura meridionale. Non ultimo elemento di confusione è
la terminologia impiegata per designare i gruppi di iscrizioni nordarabi­
che, basata talvolta su dati assai discutibili, non di rado modificata da
qualche studioso e comunque inadeguata: oggi non esiste ancora un no­
me, tranne quello generico di «nordarabiche», per le iscrizioni non suda­
rabiche dell'Arabia meridionale, mentre ne esistono diversi per quelle
dell'Arabia nordoccidentale. Per non parlare, infine, del fatto che per le
iscrizioni semitiche meridionali la classificazione per scritture non sem­
pre corrisponde a quella delle lingue; dialetti nordarabici sono scritti in
grafia sudarabica, mentre l'arabo userà inizialmente la scrittura nabatea.
Nella nostra trattazione cercheremo di esporre nel modo più chiaro
possibile la nostra posizione e la nostra terminologia, entrambe diverse
da quelle correnti, giustificando criticamente le nostre scelte.
Il punto di partenza è costituito dalla testimonianza del re luvio Yari­
ris: nella Siria dell'vm sec. a.C. era conosciuta una scrittura «palatina»
che prendeva il nome da una tribù di carovanieri, i Teimaniti, allora in­
sediati nel Hauran. Taie scrittura è da identificare, con ogni probabilità,
con quella documentata da alcuni sigilli cilindrici mesopotamici databili
all'vm-vn sec. a.C. e da qualche sigillo a timbro di tipo palestinese dello
stesso periodo; a queste iscrizioni vanno aggiunti pochi segni incisi su
vasi trovati a Gerusalemme e datati all'inizio del VI sec. a.C. e due sigilli
e una spada provenienti dal Luristan la cui datazione, peraltro incerta, è
stata posta al IX-VIII sec. a.C. Questo materiale è stato classificato come
«dedanita» (dalla città di Dedan, menzionata anche dalla Bibbia, situata
nel Hegiaz) per quanto riguarda i sigilli palestinesi, e «caldeo» per quel­
li mesopotamici; 1 successivamente tutte queste iscrizioni, escluse quelle
di Gerusalemme pubblicate più tardi, sono state riunite in un gruppo
unico etichettato «protoarabo».2 Le parole di Yariris ci consentono di
dare a questo materiale epigrafico il nome che esso aveva originariamen-
1 Nello studio di M.C.A. Macdonald, Reflexions on the Linguistic Map of Pre-lslamic
Arabia, in AAE l l (2000), pp. 28-79 le iscrizioni «caldee» sono state classificate con
l'etichetta «Dispersed Oasis North Arabian», considerate cioè come una manifestazione
lontanamente periferica della scrittura originatasi nelle oasi di Dedan, Teima e Duma
(pp. 29. 33); questa singolare classificazione presuppone che il Hegiaz sia stato la zona di
origine della scrittura nordarabica, a causa dell'errata identificazione del Taiman della
ricordata iscrizione luvia con l'oasi di Teima, ma non tiene conto del fatto che i sigilli
mesopotamici sono di circa due secoli anteriori alla più antica documentazione di Teima
e che i più antichi dati archeologici relativi a questa risalgono al VI sec. a.C.
2 G. Garbini, Le iscrizioni proto-arabe, in AION 36 ( 1976), pp. 1 6 5 - 1 74; F. Bron, Sur
quelques sceaux à légendes sudarabiques et proto-arabes, in Syria 62 ( 1 98 5), pp. 3 37-
34 1 .

239
Origine e diffusione della scrittura meridionale

te, e cioè «teimanita», in quanto corrisponde ai documenti scritti che cir­


colavano nei palazzi reali. Dal punto di vista paleografico bisogna osser­
vare che le varie epigrafi non presentano una grafia uniforme ma i segni
possiedono sempre, sui sigilli, un aspetto monumentale e una forma mol­
to prossima a quelli del II millennio a.C. Un punto essenziale che va te­
nuto presente è che la scrittura teimanita era usata molto probabilmente
da genti di lingua diversa: l'onomastica è molto varia e in un sigillo si tro­
va la parola aramaica br «figlio» invece del nordarabico e sudarabico bn.
Diffusa dalla Palestina alla Mesopotamia e all'Iran nella sua forma tei­
manita, la scrittura meridionale conobbe il massimo successo nella sua
espansione verso sud, nelle due varietà sudarabica e nordarabica. La pri­
ma si presenta in genere elegantemente incisa su pietre e con segni di ti­
po squadrato, molto simili a quelli della scritrura teimanita; la seconda
invece è caratterizzata quasi sempre da una disposizione molto irrego­
lare sulle pareti delle rocce su cui si trova e da segni che, pur non essen­
do corsivi, sono tracciati in maniera approssimativa e con una tendenza
ad arrotondare le forme. Le datazioni correntemente accettate qualche
decennio fa per il materiale allora noto rendevano plausibile l'ipotesi che
la scrittura nordarabica si fosse formata verso il VI sec. a.C. da quella al­
lora chiamata «protoaraba» e che quella sudarabica «monumentale» rap­
presentasse uno sviluppo autonomo, realizzatosi nel v sec. a.C., della
stessa scrittura «protoaraba». Questo quadro è stato messo in discus­
sione da una serie di fatti: l'inizio della scrittura monumentale sudarabi­
ca risalirebbe, per la maggioranza degli specialisti, all'vm e non più al v
sec. a.C.; le più antiche iscrizioni sudarabiche dello Yemen, quelle va­
scolari di Hajar Bin Humeid e di Yalà, che sembrano databili al IX-VIII
sec. a.C., sono anteriori alla scrittura monumentale e presentano segni
nordarabici e non sudarabici; a Raybun, nel Hadramaut, le iscrizioni
1

monumentali sabee sono state precedute da una scrittura monumentale


che accompagnava vasi dipinti e che usava segni nordarabici. 2 Il venir
meno della cosiddetta cronologia corta e l'acquisizione dei nuovi dati,
che rappresentano comunque solo una minima parte del materiale epi­
grafico scoperto nell'Arabia meridionale e tuttora largamente inedito,
rendono necessaria una nuova ricostruzione delle vicende relative all'in­
troduzione della scrittura nella penisola araba e in Etiopia; la povertà

1 G. Garbini, Sulla più antica scrittura sudarabica, in RSO 69 (I 99 5 ), pp. 2 7 5 -294.


2A.V. Sedov, On the Origin of the Agricultural Settlements in Hadramawt, in C.]. Ro­
bin (ed.), Arabia antiqua. Early Origins of South Arabian States, Roma 1 996, pp. 67-86.
Lo stesso fenomeno è stato riscontrato, sempre nel Hadramaut, nella zona di Shabwa:
cf. J. Pirenne, Les témoins écrits de la région de Shabwa et l'histoire, Paris 1 990.
Origine e diffusione della scrittura meridionale

dei dati attualmente disponibili impedisce tuttavia che tale ricostruzio­


ne abbia un solido fondamento e che risulti pienamente soddisfacente.
Il dato fondamentale che emerge dalla nuova documentazione è la
contemporaneità dell'apparizione della scrittura teimanita a nord e di
quella nordarabica nel sud della penisola araba. Dopo quanto abbiamo
detto in precedenza appare però inevitabile la conclusione che la secon­
da deve essere considerata come uno sviluppo della prima verificatosi
nell'area palestinese,' anche se qui non troviamo documenti che attesti­
no l'anteriorità della scrittura teimanita. È vero infatti che in Palestina
troviamo solo qualche sigillo dell'vm-vn sec. a.C. ma le tribù carova­
niere erano già presenti in precedenza e doveva necessariamente esistere
un missing link che legava queste alle scritture del Tardo Bronzo. In al­
tri termini, la continuità evidente tra la scrittura nordarabica del Hegiaz
e quella teimanita può legittimamente essere proiettata verso l'alto ipo­
tizzando una scrittura teimanita usata dalle tribù non sedentarie che poi
si trasferirono nell'Arabia meridionale. La conclusione di questo di­
scorso è che la più antica scrittura semitica meridionale, che abbiamo
chiamato teimanita, era usata contemporaneamente in ambienti seden­
tari (sigilli cilindrici in Mesopotamia e a timbro in Palestina e presumi­
bilmente in Siria) e in ambienti nomadi siro-palestinesi; la varietà e la
dispersione di coloro che usavano tale scrittura spiegano le non poche
varianti grafiche che incontriamo nelle epigrafi e le forme meno regolari
che prevalgono nelle iscrizioni redatte su supporti non monumentali,
come i graffiti vascolari e quelli rupestri. Questo fatto pone un proble­
ma terminologico che è necessario affrontare subito, per evitare di ca­
dere nell'errore commesso in passato a proposito delle iscrizioni chia­
mate «tamudene».2 Noi chiameremo «teimanite» le iscrizioni e la scrit­
tura delle regioni settentrionali nel periodo più antico fino al VI sec. a.C.,
in Siria-Palestina e in Mesopotamia; chiameremo «nordarabica» la scrit­
tura derivata da quella teimanita e introdotta nella penisola araba e in
Etiopia; «sudarabica» la scrittura che fu elaborata in Yemen nella sua
1 Per una conferma archeologica in questo senso cf. l'articolo di Sedov citato alla nota pre­
cedente.
2 Con questo termine si indicarono inizialmente le iscrizioni dell'Arabia nordoccidenta­

le diverse da quelle monumentali attestate nella città di Dedan e da quelle presenti nella
Siria meridionale e chiamate safaitiche; la scelta del nome era giustificata dall'esistenza
di una tribù Tamud (tmd nelle iscrizioni) ancora esistente in età romana, con i Thamu­
deni che fornivano truppe di cavalleria all'esercito romano. La progressiva scoperta di
iscrizioni «tamudene» in tutta la penisola araba, Yemen compreso, e in Etiopia ha reso il
termine «tamudeno» praticamente sinonimo di nordarabico; non sono mancati tentativi,
mche recenti, di definire meglio l'estensione di ciò che deve essere considerato «tamu­
deno»; cf. sotto, pp. 2 6 1 s s .
Origine e diffusione della scrittura meridionale

forma «classica» tra la fine dell'vm e l'inizio del VII sec. a.C.; parleremo
invece di iscrizioni «nordarabiche» per le epigrafi redatte in dialetti nord­
arabici, anche quando la loro scrittura è diversa da quella «nordarabi­
ca», e di iscrizioni «sudarabiche» ed «etiopiche» per quelle prodotte ri­
spettivamente da Sudarabici ed Etiopici, indipendentemente dalla loro
scrittura, che nell'Arabia meridionale era dapprima nordarabica e poi su­
darabica mentre in Etiopia erano usate entrambe. In altre parole, i ter­
mini «nordarabico» e «sudarabico» avranno un valore diverso se riferiti
alla scrittura oppure alla lingua.
Fatta questa precisazione terminologica, cerchiamo di ricostruire le
vicende della scrittura meridionale nell'area arabo-etiopica. Verso il IX­
vm sec. a.C. troviamo in Yemen e in Hadramaut iscrizioni sudarabiche
in scrittura nordarabica, portata direttamente dalla Palestina; poco più
tardi da questa scrittura si sviluppa quella sudarabica classica, di tipo
marcatamente monumentale e molto spesso assai elegante quando ap­
posta su supporti di pregio. Accanto a questa nuova scrittura continua
ad essere documentata anche la scrittura nordarabica, usata però da gen­
ti arabe: l'esempio più evidente è costituito dall'iscrizione nordarabica
lasciata da una signora di alto rango accanto a quelle sudarabiche dei
membri della corte del re sabeo Yathamar nella gola di Yalà: le iscrizio­
ni ricordano una grande caccia, forse rituale, svoltasi all'inizio del VII sec.
a.C.' La presenza di questa iscrizione nordarabica in un contesto sudara­
bico piuttosto antico pone un problema, che resta però attualmente in­
solubile: quando fu introdotta in Yemen la scrittura nordarabica usata
dagli Arabi? Le iscrizioni più antiche, che abbiamo ricordato, sono in
scrittura nordarabica ma sono state trovate in aree di cultura sudarabi­
ca; è tuttavia assai probabile che i primi Nordarabici siano scesi nel-
1' Arabia meridionale contemporaneamente o subito dopo i Sudarabici,
dato che essi svolgevano le funzioni di carovanieri. Solo la pubblicazio­
ne e lo studio delle iscrizioni nordarabiche dello Yemen e del Hadra­
maut potranno dare una risposta a questa domanda. Certo è che, a par­
tire dal VII sec. a.C., iscrizioni nordarabiche lasciate da genti arabe so­
no presenti in tutta l'Arabia meridionale per tutta la durata della civiltà
sudarabica; esse si trovano in genere su pareti rocciose, spesso graffite
accanto ad epigrafi sudarabiche. Tale contiguità di vita e di frequenta­
zione tra Sudarabici ed Arabi ha influito notevolmente sulle rispettive
scritture; nelle iscrizioni nordarabiche non è raro trovare, anche nella
1 G. Garbini, The lnscriptions of Si'b al-'Aql, al- Gafnah and YaLi/ad-Durayb, in A. de
Maigret (ed.), The Sabaean Archaeological Complex in the Wadi Yala, Rome 1 988, pp.
27-28 (Y.8 5 .AQ/9).
Origine e diffusione della scrittura meridionale

medesima epigrafe, la forma di un segno sudarabico accanto a quella nor­


darabica; ma è normale anche trovare iscrizioni sudarabiche di carattere
non ufficiale, incise su rocce, con una notevole presenza di segni norda­
rabici: indizio dell'esistenza di due tradizioni diverse che la complessa,
e per noi sostanzialmente ignota, situazione etnica e sociale dell'Arabia
meridionale antica faceva incontrare e mescolare. 1
Diversa è stata invece la vicenda della scrittura in Etiopia. Qui trovia­
mo, per tutto il I millennio a.C., prima della creazione di una scrittura
consonantica tipicamente «etiopica», iscrizioni in grafia nordarabica re­
datte da genti di lingua sudarabica, e specificamente sabea. Non è pos­
sibile dare una datazione precisa a tali iscrizioni, ma sembra verosimile
accostarle, almeno le più antiche, a quelle arcaiche in grafia nordarabica
dell'Arabia meridionale. Verso il VII-VI sec. a.C. colonie di Sabei venuti
dallo Yemen introdussero nel Corno d'Africa la scrittura sudarabica
classica e un dialetto sabeo; ma dopo qualche tempo queste colonie ven­
nero assimilate dall'elemento locale e tornò a prevalere la scrittura tra­
dizionale di tipo nordarabico dalla quale si sviluppò quella etiopica. Sul
significato storico di queste vicende grafiche e linguistiche torneremo a
suo tempo.
Quella che resta ancora misteriosa è la storia delle iscrizioni nordara­
biche nella penisola araba con il suo prolungamento nel deserto siro­
giordano. La mancanza di una visione d'insieme di tutto il materiale, che
comprende anche le iscrizioni nordarabiche dello Yemen e del Hadra­
maut nonché le iscrizioni in grafia nordarabica presenti in Etiopia, ren­
de parziali, e pertanto insoddisfacenti, le pur meritorie ricerche di stu­
diosi che hanno cercato di classificare le iscrizioni nordarabiche del He­
giaz e della Giordania.' Al momento attuale la documentazione più an­
tica è quella presente nella zona dell'oasi di Teima, dove è stato ricono­
sciuto recentemente il nome del re babilonese Nabonedo; ci troverem­
mo dunque intorno alla metà del VI sec. a.C. Questa scrittura, con mol­
te varianti e in continua trasformazione, restò in uso fino al IV sec. d.C.,
quando scomparve improvvisamente per ragioni sconosciute. Nell'oasi
di Dedan la scrittura locale conobbe un largo impiego monumentale du­
rante il periodo ellenistico. Un piccolo gruppo di iscrizioni nordarabi­
che trovate inizialmente nella provincia di Hasa, sul Golfo Persico, è re­
datto in scrittura sudarabica.
Questo è il quadro, tracciato a linee molto generali e non senza lacu-
' Cf. l'articolo citato sopra (p. 240 n. l ), pp. 28 1 - 2 8 5 .
2 F.V. Winnett - W.L. Rccd, Ancient Records from North Arabia, Toronto 1 970 e l'arti­
colo di Macdonald citato sopra, p. 239 n. 1 .

24 3
Origine e diffusione della scrittura meridionale

ne, che oggi è possibile ricostruire sulla base della documentazione co­
nosciuta in merito alla nascita e alla diffusione delle scritture semitiche
meridionali. Evidente è la sua ipoteticità per la scarsa base documenta­
ria, mentre di non poco peso sono le questioni che restano aperte e che
soltanto ricerche future potranno risolvere. Quella più importante ri­
guarda le iscrizioni dell'Arabia nordoccidentale: se, come sembra, i do­
cumenti più antichi nel Hegiaz non sono anteriori al VI sec. a.C., perché
le genti arabe cominciarono a scrivere solo allora, in concomitanza con
la presenza di Nabonedo? Un'altra questione concerne la nascita della
scrittura sudarabica classica, che sembra doversi porre tra la fine del­
l'vm e l'inizio del vn sec. a.C.: perché vi fu allora questo cambiamento ?
Sono domande che troveranno una risposta solo quando conosceremo
meglio la storia della penisola araba.
9. Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

Nei precedenti capitoli 4-7 dedicati alle iscrizioni settentrionali il para­


grafo iniziale è sempre stato intitolato «introduzione storica»; affron­
tando ora le iscrizioni nordarabiche e quelle teimanite ad esse immedia­
tamente precedenti bisogna ammettere che per le forse 40 ooo iscrizioni
di cui si parlerà in questo capitolo non è possibile tracciare un profilo
storico generale dell'ambiente in cui esse furono prodotte. La natura
delle iscrizioni, che nella quasi totalità sono rappresentate da brevissimi
graffiti rupestri consistenti molto spesso in semplici nomi propri, giu­
stifica la scarsa attenzione che gli studiosi hanno in genere prestato a
questo materiale: le circa dodicimila iscrizioni rilevate dalla missione
belga nell'inverno 1 9 5 1 - 1 9 5 2 nell'Arabia Saudita meridionale sono an­
cora inedite dopo più di mezzo secolo dalla loro scoperta - questo solo
per citare un esempio. Le numerose ma poco significative testimonian­
ze lasciate dai nomadi nordarabici non potranno certo fornire molte
informazioni di valore storico; uno studio sistematico di queste epigrafi
consentirebbe comunque di gettare qualche luce su un millennio di sto­
ria araba che resta tuttora sostanzialmente ignoto. La situazione non è
diversa per le iscrizioni teimanite: quello che sappiamo attualmente del­
la Siria-Palestina e della Mesopotamia tra l'vm e il VI sec. a.C. non ci è
di nessun aiuto per comprendere la presenza e poi la scomparsa di gen­
te che condivideva la cultura materiale di quelle popolazioni sedentarie
ma che usava una scrittura diversa per esprimere anche una lingua di­
versa da quelle dell'ambiente circostante, dove dominavano i dialetti
cananaici, l'aramaico e l'assiro-babilonese. In fondo, si tratta della stessa
situazione che esisteva in Siria e Palestina alla fine del Tardo Bronzo.
Al momento attuale, esistono soltanto due punti di riferimento cro­
nologico che possono indirizzare la ricerca storica in qualche direzione:
l'inizio e la fine delle iscrizioni teimanite. In linea generale possiamo
affermare che nei decenni intorno all'8oo a.C. varie fonti ci danno noti­
zia di un grande sviluppo del commercio carovaniero, che le fonti stesse
registrano ovviamente soltanto nei suoi tratti settentrionali; sembra per­
tanto naturale mettere in relazione la comparsa delle iscrizioni teimani­
tc con questa attività commerciale che interessava, ovviamente, special-

24 5
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

mente la Mesopotamia. All'altra estremità del periodo, non si può non


rilevare come la fine della documentazione teimanita coincida con l'ini­
zio di quella nordarabica, indizio di probabile continuità diretta; e che
tale inizio si abbia proprio nell'area di Teima e in concomitanza con la
presenza di Nabonedo, l'ultimo re di Babilonia, non può essere una sem­
plice coincidenza. Le campagne militari condotte dal sovrano babilone­
se nel Hegiaz non possono essere estranee a notevoli cambiamenti nello
svolgimento delle attività commerciali che interessavano la penisola ara­
ba, specialmente se si tengono presenti alcuni fatti verificatisi intorno a
quel periodo: verso la metà del VI sec. a.C. si insedia in Yemen un nuo­
vo gruppo di genti minee; dopo Nabonedo a Teima troviamo stabiliti
gli aramei; a Dedan le iscrizioni nordarabiche incominciano poco dopo
che a Teima e più tardi si affiancano a queste le iscrizioni minee. Nono­
stante le incertezze di ordine cronologico che avvolgono questi avveni­
menti, è innegabile che l'attività di Nabonedo nell'Arabia nordocciden­
tale ebbe notevoli ripercussioni anche nell'assetto delle popolazioni che
abitavano la zona.
Per il periodo successivo, solo Dedan, con le sue iscrizioni monumen­
tali lihyanitiche, ci offre una serie di notizie storiche. Nulla sappiamo di
tutte le altre tribù che nei primi secoli dell'era cristiana si spinsero verso
nord fin quasi a Damasco e che in Yemen acquistavano un peso politico
crescente, come apprendiamo dalle iscrizioni sudarabiche. Possiamo ri­
levare differenze onomastiche, di divinità venerate, di scrittura fra i di­
versi gruppi, ma nulla di più. È un fenomeno sociologico piuttosto cu­
rioso quello dei Nordarabici che amavano tanto la scrittura ma scrive­
vano solo i loro nomi, con al più qualche parola di circostanza. Il fatto
più inspiegabile rimane tuttavia quello della scomparsa della scrittura e
delle iscrizioni nordarabiche. Verso la fine del IV sec. d.C., contempora­
neamente o poco dopo il venir meno delle iscrizioni nabatee, spariscono
anche i dialetti nordarabici con le loro iscrizioni. Dopo due secoli e mez­
zo di vuoto assoluto, nell'Arabia ci sarà una sola lingua, l'arabo, venuto
da due città del Hegiaz (Mecca e Medina) dove prima del Profeta non
fu mai scritta un'epigrafe, e scritto in una scrittura estranea ali' Arabia.

ISCRIZIONI TEIMANITE (IX-VI SEC. A.e.)


Come abbiamo già detto nel capitolo precedente, nel presente lavoro
sono chiamate teimanite le iscrizioni che in questi ultimi decenni sono
state definite «protoarabe» e che in precedenza erano spesso dette «de­
danite». Si tratta di un piccolo numero di iscrizioni, databili complessi-
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

2 3

Figura 108. Sigilli teimaniti. 1 . /Jmmhw (da destra). 2. 'bymn' Il f?if,mm (idem).
-

- 3· skr Il brf (da sinistra; dal Hauran). 4· 'gdy (idem). 5 · ybf?r'l (da destra).
- -

Sono tutti nomi propri, con vocalizzazione incerta.

vamente tra il IX-VIII e il VI sec. a.C., provenienti da ambienti di cultura


sedentaria; queste si dividono abbastanza nettamente in due gruppi:
uno è chiaramente mesopotamico, con un prolungamento nel Luristan,
l'altro è giordano-palestinese; tale provenienza è dedotta non tanto dal
luogo di provenienza del materiale (sempre sconosciuta, tranne che per
i vasi di Gerusalemme e per un sigillo detto provenire dal Hauran, CIH
779) quanto invece dalla tipologia dei sigilli e dall'onomastica; per gli
esemplari più recenti, assegnabili al VI sec. a.C. con qualche incertezza,
non è esclusa una provenienza da una città del Hegiaz, presumibilmen­
te Dedan o Teima. 1
Le iscrizioni teimanite occidentali sono costituite da una ventina di
sigilli a stampo: una tipologia che presuppone un tipo di cultura seden­
taria e nello stesso tempo un ambiente siro-palestinese; a questo ripor­
tano anche i motivi iconografici che compaiono sui sigilli: il leone (fig.
1 08), animali vari, disco alato in alto; un paio di esemplari presentano la
1 Ai sigilli palestinesi già noti ritengo che debbano aggiungersi CIH 779, 799, 822, 866

per il tipo antico; a quelli più recenti i sigilli della Bibliothèque Nationale di Parigi noti
rnme Seyrig 4, 7- I O, in CIAS 1/2, Louvain 1 977, pp. 5 8 1 -600.

2 47
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

n ) o ?X� n
2 3 4

6 7

-
Figura 1 09. Sigilli teimaniti. I . 'lyhb sg 'dhd (da destra). 2. t},brk bn Il drd'
(idem) «I). figlio di D.». - 3. frbl! (idem) «Piruballit» (nome assiro). - 4 . kfty
(idem). - 5 . ltrtqd ... msbly (idem). - 6: yf' br ygr (da sinistra) «Y. figlio di Y.».
- 7: frby (da destra). Nomi propri.

figura di un carro con auriga ma anche animali affrontati ai lati di un al­


bero sacro. Quest'ultimo motivo è tipicamente mesopotamico e insie­
me con la tipologia dei sigilli a stampo provenienti dall'area orientale ri­
vela l'esistenza di contatti diretti tra la zona siro-palestinese e quella me­
sopotamica. Tale materiale è databile all'vm e VII sec. a.C.; più recenti
sono da considerare altri sigilli che presentano una forma diversa, a per­
la ovale con una superficie piatta sulla quale si trova una figura di ani­
male con una brevissima epigrafe (ma alcuni esemplari sono anepigrafi);
sembra probabile una loro datazione al periodo neobabilonese. L'ono­
mastica presente su tutti i sigilli è di tipo nordarabico, ma non mancano
nomi tipicamente sudarabici; abbiamo qui una conferma degli stretti rap­
porti e di una parziale convivenza tra Nordarabici e Sudarabici testimo­
niata dalle fonti assire dell'vm e VII sec. a.C. a nord della penisola araba
e dal materiale epigrafico proveniente da tutta la penisola. Oltre alla lo­
ro presenza, nessun dato è desumibile dalle brevissime epigrafi trovate a
Gerusalemme ma venute certamente da fuori; la loro datazione all'ini­
zio del VI sec. a.C. fa comunque escludere un'origine sudarabica, come
affermato dall'editore.
L'esistenza di documenti epigrafici in scrittura teimanita in Transgior­
dania e presumibilmente in aree adiacenti pone il problema di chi ne
fossero gli autori. Questi dovevano essere, con tutta probabilità, dei ca­
rovanieri, in primo luogo i Teimaniti che avevano il loro centro a Bo­
stra; un indizio in questo senso è costituito, oltre che dal nome dato alla
scrittura, dalla provenienza del già ricordato sigillo CIH 779, la cui
onomastica, skr !Jrf, è nordarabica ma è diffusa anche in ambiente suda­
rabico. Bisogna tuttavia tener presente che esistono molte indicazioni,
anche se generalmente trascurate o sottovalutate, di una presenza suda­
rabica in Palestina e nel nord-ovest della penisola araba: nell'vm secolo
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

a.C. i Sabei erano ancora nel nord 1 e molto più tardi, verosimilmente ver­
so il V-Iv sec. a.C., sono testimoniati predoni sabei e caldei che scorraz­
zavano nel deserto siro-arabo (Giobbe I , I 3 - I 7), contemporaneamente a
un «re dei Minei» che compare tra i protagonisti dello stesso libro (Giob­
be 2, I I secondo il testo greco, confermato da un frammento di Aristea,
Jacoby nr. 72 5 , scrittore giudeo di età ellenistica che ci ha lasciato noti­
zie sul personaggio Giobbe); gruppi minei sono ricordati dall'Antico
Testamento nel IX e VIII sec. a.e. (1 Cronache 4,41 ; 2 Cronache 20, 1 ),
mentre i «figli dei Minei» che compaiono tra i reduci dall'esilio babilo­
nese (Ezra 2, 5 0) erano verosimilmente un gruppo che era rimasto in Giu­
dea nel VI sec. a.e. Questa non trascurabile presenza minea nell'area
palestinese pone in una nuova luce il fatto che furono soltanto minee le
colonie commerciali sudarabiche documentate nel Hegiaz e in Egitto.
In tale situazione etnicamente complessa è difficile, per non dire impos­
sibile, dare un'origine precisa ai pochi documenti epigrafici teimaniti oc­
cidentali: Teimaniti e Minei sono comunque i più probabili autori di
queste iscrizioni. 2
Più ricco e vario è il gruppo delle iscrizioni teimanite orientali, costi­
tuito da una diecina di sigilli cilindrici (fig. 1 09) di stile assiro (di questi,
uno proviene dalla città di Anah sull'Eufrate e un altro dal Luristan),
alcuni sigilli a stampo (uno proveniente dal Luristan), due tavolette di
terracotta trovate rispettivamente a Uruk e Nippur, un mattone iscritto
da Ur, diverse iscrizioni vascolari (una da Abu Salabikh, una da Khirbet
al-Diniya, località irachena presso l'Eufrate a circa 50 km dalla frontiera
con la Siria, e varie da Ur), una spada da Shir-i Shiqat (Luristan). I dati
desumibili da questo materiale sono tuttavia molto scarsi per la brevità
o la frammentarietà dei testi e per l'incertezza delle letture, sì che la stes­
sa onomastica resta di difficile interpretazione; questa sembra comun­
que distribuirsi tra aramaico, accadico, nordarabico e sudarabico (fig.
l 10 ). La differenza principale tra queste iscrizioni e quelle occidentali

sta nel fatto che i loro supporti rivelano una cultura ben radicata nel-

1 Cf. I. Eph'al, The Ancient Arabs, Jerusalem 1982, pp. 87-90; G. Garbini, I Sabei del
nord come problema storico, in Studi in onore di F. Gabrieli nel suo 80° compleanno 1,
Roma 1984, pp. 373-380.
2Alcune brevissime iscrizioni incise su mattoni trovate a Hama in Siria e datate all'vm
sec. a.C. (B. Otzen, The Aramaic lnscriptions, in P.J. Riis M.-L. Buhl (eds.), Hama.
-

Fouilles et recherches 193 1-193 8 n 2, Copenhague 1 990, pp. 301 -304) sono state talvolta
considerate ipoteticamente semitiche meridionali; nonostante diversi segni grafici co­
muni, tali iscrizioni vanno tuttavia assegnate all'epigrafia anatolica per la presenza di un
segno a forma di A: questo si trova infatti in diverse scritture anatoliche ma è totalmente
assente in quelle semitiche meridionali.

2 49
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

1 Q) CJ
l n� >\1 n n
a \cr nV\
sv1 l �
b
ftnn w/
e I>�
d
Figura 1 1 0. Iscrizioni teimanite orientali. a) Mattone da Ur (bustrofedica da
sinistra): dnly zbh klldr lfn «Danalai ha sacrificato un gallo cedrone a Sin» (let­

fabbro» (interpretazione incerta). e) Spada dal Luristan (da destra): l�fhn ' «Di
tura e interpretazione incerte). b) Coppa da Ur (da sinistra): krs nfb «Kirsu il
-

H.». d) Tavoletta da Uruk (da destra): ... gwl I Il ... bbl sqb 1 11 nby 1 11 .y I
h. 11 I nbk ' 11 . .. ?T I (testo troppo frammentario per essere tradotto; alla secon­
-
... ..

···

da riga vi è forse il nome «Babilonia»; le parole sono divise da una linea vertica­
le con punti alle estremità).

l'ambiente mesopotamico e nello stesso tempo in contatto con l'Iran


occidentale. Nel quadro del popolamento della Mesopotamia nei primi
secoli del I millennio a.C. appare legittimo attribuire i testi in scrittura
teimanita a una popolazione distinta da quella babilonese e da quella ara­
maica, e cioè a quella dei Caldei, che abitavano nel sud della Mesopota­
mia e che a partire dal VI sec. a.C. hanno dato il loro nome alla regione
che chiamiamo Babilonia. ' L'affinità dei Caldei con i Sudarabici viene
dimostrata dalla toponomastica,' oltre che dal loro stesso nome, che nel­
le diverse rese straniere rivela contenere una consonante lateralizzata ti-

1 I «Caldei» delle fonti classiche e dello stesso Antico Testamento («Ur dei Caldei») so­

no semplicemente dei «Babilonesi».


2 I toponimi relativi alle tribù caldee ricordati dalle fonti assire trovano largo riscontro
nell'onomastica nordarabica e sudarabica, come ha rivelato una tesi della signora Ger­
mana laccarino discussa nel 2002 all'università di Roma « La Sapienza».
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

pica del sudarabico. 1 Il solo dato linguistico sicuro ricavabile da queste


iscrizioni è la parola br «figlio» presente su un sigillo; questa ci riporta
all'aramaico (in nordarabico e sudarabico si ha bn), ma è da ricordare
che in sabeo esiste, oltre a bn, anche la forma brw «figlio» e dunque non
si possono escludere varianti dialettali. La definizione di «caldee» data
dall'Albright a queste iscrizioni ' appare quindi pienamente giustificata.
Ci si potrebbe chiedere come mai alcuni gruppi caldei abbiano volu­
to adottare la scrittura teimanita invece di quella aramaica; la spiegazio­
ne più semplice ci sembra essere che in Babilonia, a differenza dell' Assi­
ria, all'inizio del I millennio a.C. la scrittura aramaica era pochissimo
praticata (di fatto, non abbiamo nessuna iscrizione), mentre il traffico
carovaniero e lo spostamento di tribù metteva a diretto contatto la Ba­
bilonia con l'area transgiordanica. Fu la situazione creatasi con Nabo­
nedo a mettere in crisi questo sistema di rapporti.
Di difficile classificazione è la brevissima iscrizione vascolare (tre soli
segni) scoperta nel 1998 a Muweilah (Emirati Arabi); i caratteri sono di
tipo teimanita o sudarabico, ma la direzione destrorsa della scrittura ren­
de preferibile la prima possibilità; la datazione archeologica del manu­
fatto (escluse le date calibrate) si pone verso l'vm-vn sec. a.C. Poiché il
vaso appare di fattura locale, l'assegnazione dell'epigrafe al gruppo tei­
manita orientale appare più probabile di quella di un'origine sudarabica.

Nota bibliografica
Non esiste una raccolta sistematica delle iscrizioni teimanite; buona parte del
materiale si trova in B. Sass, Studia Alphabetica. On the Origin and Early His­
tory of the Northwest Semitic, South Semitic and Greek Alphabets (Orbis Bi­
blicus et Orientalis 102), Freiburg/Schweiz-Gottingen 1 99 1 , pp. 3 8 -68. - F.
Bron, Vestiges de l'écriture sud-sémitique dans le Croissant fertile, in H. Lozach­
meur (éd. ), Présence arabe dans le Croissantfertile avant l'Hégire. Aetes de la Ta­
ble ronde internationale (Paris, 1 3 novembre 1 993), Paris 1 99 5 , pp. 8 1 -9 1 .
Questo materiale va integrato con W.W. Miiller, A Bronze Sword [rom Lu­
ristan with a Proto-Arabic lnscription, in AfO 3 5 ( 1988), pp. 149- 1 5 2. - C.J.
Robin, Documents de l'Arabie antique III, in Raydan 6 ( 1 994), pp. 86-87. - F.
Bron, Sceau à inscription sudarabique, in Semitica 5 1 (2001 ), p. 1 47,
e probabilmente con
W.W. Miiller, Zur lnschrift auf einem Krugfragment aus Muweilah, in AAE
I O ( 1999), PP· p - 5 3 .
1 La forma ebraica kaSdim «caldei» dimostra l'esistenza della consonante s con pronun­

cia lateralizzata che è tipica del sudarabico.


z W.F. Albright, The Chaldaean lnscriptions in Proto-Arabic Script, in BASOR 1 2 8

( 1 95 2), pp. 39-4 5 .


ISCRIZIONI NORDARABICHE
Teima
Le iscrizioni nordarabi­
Petra•
che della zona circostante
•lram
all'oasi di Teima costitui­
•Duma
scono il momento di pas­
saggio dalle iscrizioni che
s:.
:i.. •Tabuk abbiamo definito teimani­
te a quelle nordarabiche
•Rawwafa
vere e proprie. In questa
•Teima
Hoil• area sono state individua­
•Hegra te, già da diversi decenni, le
•Dedan più antiche iscrizioni nord­
arabiche dell'Arabia set­
tentrionale, che ora possia­
mo datare con sicurezza al
tempo di Nabonedo, ver­
•Medina
so la metà del VI sec. a.C.;
precedentemente confuse
nel mare magnum delle co-
Carta 9. Arabia nordoccidentale. siddette «tamudene» ' tali
iscrizioni sono state isolate come gruppo autonomo da F.V. Winnett '
che dette loro il nome di «teimanite», com'era ovvio. Nonostante quan­
to abbiamo detto nelle pagine precedenti, è preferibile conservare loro
questa definizione non soltanto perché essa indica la loro provenienza
geografica ma anche perché queste iscrizioni rappresentano l'ultima ma­
nifestazione della scrittura che i Teimaniti avevano usato per diversi se­
coli. Bisogna infatti tener presente che dopo Nabonedo Teima cesserà
di essere un centro culturalmente nordarabico per trasformarsi in cen­
tro di lingua aramaica, come rivelano le iscrizioni del periodo acheme­
nide e più tardi quelle nabatee.
Le iscrizioni di Teima attualmente note sono circa duecento, la mag­
gior parte delle quali scoperte dai domenicani Jaussen e Savignac e più
tardi da Philby nell'area di Khebu al-Gharbi e Khebu al-Sharqi insieme
a epigrafi più recenti. Oltre a quattro epigrafi su pietra di natura fune­
raria trovate presso l'abitato di Teima (fig. 1 I I ) , che hanno rivelato la
sostanziale identità della scrittura monumentale con quella delle iscri-
1F.V. Winnett - W.L. Reed, Ancient Records from North Arabia, Toronto 1 970, pp. 88-
108.
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

a b

Ef-<\ ��e'\� �i
\1)6'-z.Xrì)lv\\
e d
Figura 1 1 1 . Iscrizioni da Teima e dintorni. a) Bustrofedica, da sinistra in alto:
lm sgg I b 'bllds3r I b qr�n «Di Saggag figlio di Abdosiris figlio di Qirsan-[sim­
bolo]» (il segno s3, di origine sudarabica, è documentato solo a Teima). b) Bu­ -

e) Lettura da destra: l�br .kh «Di Sabir ... » (il terzultimo segno è incerto). d) Bu­
strofedica, da sinistra in basso: bdmt Il b �dqn «Bidomat figlio di Sidqan». -

strofedica, da destra in basso: bhfrkt n�r bll�r ddn yrh l�lm «Bihshirkat ha pre­
sidiato nella guerra contro Dedan ... per Salmu» (è sconosciuto il significato del­
la parola yrh ).
zioni rupestri, rivestono particolare importanza i graffiti su roccia sulla
cima del Gebel Ghunaym (poco più di quaranta), e quelli della zona di
Ramm (qualcuno nordarabico e uno aramaico); a questi vanno aggiunte
le iscrizioni graffite sulle pietre di una torre nella località di Mantar
Bani Atiya (una ventina) (fig. 1 1 2). Questi tre gruppi di iscrizioni costi­
tuiscono un insieme abbastanza omogeneo, perché tutti contengono
espliciti riferimenti a Nabonedo, al re di Babilonia, a Salmu (personifi­
cazione divina dello stesso re) e alle guerre da questo condotte contro
Dedan, Massa e i Nabayat. Tutte le iscrizioni usano un formulario co­
mune, assai schematico, al quale si adegua anche l'iscrizione in aramai­
co; 1 l'uso dello stesso verbo da parte di tribù diverse per indicare il rap­
porto di alleanza con il sovrano babilonese fa pensare a un atto ufficia­
le, a una specie di cerimonia che aveva sancito il rapporto stesso. Natu­
ralmente molte sono le iscrizioni costituite da semplici nomi, con al più
una brevissima frase, in genere di difficile interpretazione, che ricorda la
circostanza per la quale l'iscrizione è stata scritta. Molto interessante è
un'iscrizione del Gebel Ghunaym che ricorda l'acquisto di una sposa,
alla quale una seconda mano ha aggiunto uno spiritoso commento (fig.
I I 2b ).
1 V. sopra, p. 1 64 fig. 6 1a; l'espressione «quando salì» è probabilmente l'equivalente del
nordarabico 'tw «venne» .

253
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

Figura 1 1 2. Iscrizioni da Teima e dintorni. a) Lettura da destra: n�r : b 'gl : hlk :


zn krfty : hrkb «Nasr figlio di Igal è arrivato; questo è Karafti, il cammello» (no­
tare i segni di interpunzione; dopo la parola zn i segni sono capovolti). - b) Iscri­
zione doppia: una mano ha scritto le prime due righe (sinistrorse), una seconda
ha aggiunto le altre tre (una destrorsa e due sinistrorse): z 'b . b �gg . k 'l smt
Il 'ft . wndrt lii kl' y 'znk Il zt hn 'n Il bgml 'yr «Zaib figlio di Hagag ha ba­
rattato una cammella per una moglie e una pepita. - Il cattivo carattere (della

glio) un asino». - e) Lettura sinistrorsa: 'n mrdn plm nbnd mlk bbl Il 'twt m'
moglie) ti insegnerà che è questo il (vero) guadagno: per un cammello (è me­

rbsrs kytllnm bfls tlw bdt l'q «lo, Mardan, amico di Nabonedo re di Babilonia,
sono venuto con il capo dell'esercito quando questi è giunto a Fals inseguendo
i beduini per respingerli».

Il confronto tra le iscrizioni note in precedenza e quelle scoperte re­


centemente da studiosi sauditi nell'area di Ramm consente di fare osser­
vazioni molto interessanti. Prima di tutto, che queste ultime sono state
scritte da persone molto vicine a Nabonedo: non soltanto qui si trova

254
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

anche un'iscrizione aramaica, ma gli autori delle epigrafi nordarabiche


conoscono il titolo babilonese di rbsrs (rab sa resi, letteralmente «gran­
de del comando», comandante in capo). Evidentemente si tratta di una
tribù diversa da quelle che hanno lasciato le altre iscrizioni; tale diversi­
tà è confermata sia dalla scrittura (forme non teimanite di alef, k, f) sia
dalla fonologia (verbo ntr invece di n�r; la consonante ?, con il relativo
simbolo grafico, è assente nel dialetto di Teima).' Tale constatazione
porta ad allargare il discorso anche a un'altra variante dello stesso ver­
bo, ntr, documentata in un'iscrizione del Gebel Ghunaym; diventa or­
mai difficile parlare di errore grafico. In effetti ci troviamo di fronte a
dialetti diversi, attestati tutti nella zona di Teima nello stesso momento:
accanto a b «figlio di» troviamo anche bn, accanto alla preposizione lm
«da» è attestata nm; le diverse forme dei segni � e t fanno supporre di­
verse realizzazioni fonetiche dello stesso fonema. A ciò si deve aggiun­
gere che un'iscrizione su pietra e un paio di graffiti mostrano elementi
sudarabici (sabei), sia nell'onomastica (nomi in -n) sia nella scrittura (se­
gni sudarabici diversi per la consonante �). Questi dati mostrano quanto
grande sia la difficoltà di definire e raggruppare il materiale epigrafico
nordarabico sia dal punto di vista paleografico sia da quello linguistico:
nell'area di Teima abbiamo incontrato almeno tre varianti, senza conta­
re la presenza sudarabica,2 per le iscrizioni del VI sec. a.C. Solo quando
saranno disponibili raccolte sistematiche e criticamente valide di iscri­
zioni sarà possibile procedere a uno studio serio dell'epigrafia nordara­
bica; purché si tenga sempre presente che, specialmente nel settore della
fonologia, i dialetti nordarabici sono molto diversi tra loro e tutti diver­
si dall'arabo classico.3
1 Tutti i dialetti nordarabici differiscono dall'arabo classico e dal sudarabico per il fatto

di possedere un solo fonema interdentale enfatico anziché due (? e i;{); questo comporta
corrispondenze fonetiche con l'arabo che variano da una varietà dialettale all'altra. A
Teima, per esempio, esiste il fonema </. mentre il corrispondente dell'arabo ? è confluito
in �; il verbo n�r che compare nelle iscrizioni non corrisponde all'arabo n�r «aiutare» (non
•vincere»!) bensì a n?r «sorvegliare, presidiare». L'esistenza della variante n!r mostra
che il fonetismo dei dialetti nordarabici era simile a quello dell'ugaritico, dove esisteva un
fonema unico corrispondente all'arabo ? il quale, tuttavia, nei vari testi si trova espresso
anche con le consonanti s, ! e ghayn.
i Nelle iscrizioni di Teima si trova un segno corrispondente alla consonante sudarabica

s i , oltre agli altri due resi tradizionalmente con s e s. Non è per ora possibile dire se

questa presenza sudarabica a Teima sia dovuta a elementi che provenivano dallo Yemen
o se invece si tratti di una sopravvivenza del periodo in cui i Sabei, in stretto contatto
con i Teimaniti, si trovavano ancora nel nord dell'Arabia.
l Anche la consonante ghayn non è molto frequente; nelle iscrizioni di Mantar Bani

Atiya è presente due volte, con forme diverse, ma solo una di queste iscrizioni risale
certamente al v1 scc. a.C.

25 5
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Tavola 1 1 . Scritture sudsemitiche. 1 . Scrittura teimanita. 2. Scrittura di Teima.
3. Scrittura dedanita. 4. Scrittura lihyanitica.
Nota bibliografica
È ancora fondamentale la raccolta di Jaussen e Savignac (v. guida bibliografi­
ca), voi. II (le iscrizioni teimanite si trovano tra quelle tamudene) nonché il vo­
lume di Winnett e Reed (v. guida bibliografica), pp. 8 8 - 1 08; inoltre: G.L. Hard­
ing, Preliminary Survey in Northwest Arabia 1968, in BIA 1 0 ( 1 9 7 1 ) [1972],
pp. 40-46. - A. Livingstone, Taima': Recent Soundings and New Inscribed
Materiai. 1402 AH - i 982 AD, in Atlal 7 ( 1 983), pp. 1 1 2- 1 1 3 . - H. Hayajneh,
First Evidence of Nabonidus in the Ancient North Arabian Inscriptions [rom
the Region of Tayma', in PSAS 3 1 ( 200 1 ), pp. 8 1 - 9 5 .

Dedan
Questa oasi è la più importante delle tre (le altre sono Teima e Hegra,
odierna Medain Salih) che nell'antichità ebbero un ruolo notevole nel
commercio carovaniero dell'Arabia nordoccidentale, conoscendo anche
uno sviluppo architettonico monumentale. La più antica menzione del­
la città si trova in alcune iscrizioni di Teima che ricordano una guerra di
Nabonedo contro di essa. La notizia più antica è forse quella fornita da
un testo di origine fenicia, riportato nel libro biblico di Ezechiele (27,
20), che ricorda Dedan tra i partners commerciali di Tiro.' La docu­
mentazione epigrafica dell'oasi ha inizio poco dopo di quella di Teima,
quindi presumibilmente tra la fine del vr e l'inizio del v sec. a.C.; questo
dato si desume dalla paleografia che mostra, tra i segni comuni alle due
scritture, le forme di h e f più evolute (tav. r r ) . A differenza di Teima, a
Dedan la scrittura nordarabica durò piuttosto a lungo, fino a quando la
città cadde sotto il dominio dei Nabatei, che vi introdussero la loro lin­
gua e la loro scrittura; non è tuttavia possibile fissare una data precisa
per questo cambiamento, sia perché si trattò verosimilmente di un fe­
nomeno graduale sia e specialmente perché la cronologia di tutte le
iscrizioni di Dedan resta ancora sconosciuta. Quello che si può dire at­
tualmente è che esiste una fase antica, definita comunemente «dedani­
ta», calcolabile approssimativamente in circa un secolo, durante la quale
vi fu anche un «re di Dedan»; seguendo l'evoluzione della scrittura, che
non mostra cesure, a questa seguì un lungo periodo durante il quale la
città fu abitata e governata dalla tribù dei Lihyan, che ebbero anch'essi i
loro re; di questa esistono testimonianze esterne relative al periodo per-

1 Il testo presenta una situazione riferibile all'vm sec. a.C. L'analisi filologica e lo studio
linguistico di questo passo hanno rivelato che la città araba non esportava gualdrappe di
cavalli, come dice il testo ebraico, o animali per i carri, come dice il greco, bensì schiave
(icrodule?) per i postriboli di Fenicia e Palestina.

257
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

rì 1 2 1 1 n o x � 5 n 1 1 M > n n 1 0 -i rì
: 1 f'111\ ) t1JS" n11 fl oxS
: 1 e!f\1� 0JA
� lJ ) 0 )1--! n 1 8 o S I CD > � CD I $� f:i D Dl)X,\11)H P!o
a b
Figura 1 1 3. Iscrizioni dedanite. a) Iscrizione funeraria: khf I kbr'l I bn mt"l
I mlk Il ddn I wfrw I n'm I bh I n'rgd «Grotta funeraria di Kabiril figlio di
Matiel, re di Dedan. Che Naargad gli dia ricchezza di felicità». - b) Iscrizione
funeraria: mt"l I bn gr� 'l Il hn'm I �wl Il 'd 'rl I htndd - disco lunare «Ma­
tiel figlio di Dharahil. O Benigna (= luna), volgi lo sguardo verso l'eterna di­
mora dei dispersi» (interpretazione difficile: la luna (qui maschile), è invocata

là»); per la parola finale si segue la spiegazione di Fy. Winnett).


come divinità che visita periodicamente gli inferi ('rl babilonese arallu «aldi­
=

siano e a quello ellenistico. A Dedan fu presente per lungo tempo anche


una comunità dei sudarabici Minei, con un proprio rappresentante uffi­
ciale; anche costoro hanno lasciato numerose iscrizioni (che vedremo
nel prossimo capitolo), sia monumentali sia rupestri; purtroppo non si è
finora riusciti a dare una datazione precisa nemmeno alle epigrafi mi­
nee, per molte delle quali appare comunque probabile l'attribuzione al
periodo ellenistico ma di cui sarebbe importante conoscere l'inizio e la
fine della loro presenza.
Le iscrizioni di Dedan sono circa seicento; di queste, poco più di una
trentina sono di tipo monumentale su pietra, tutte le altre sono incise
sulla roccia. Le iscrizioni «dedanite», quelle riferibili al periodo più an­
tico dal punto di vista paleografico, sono una sessantina, tutte rupestri e
molto brevi, costituite per lo più da semplici nomi propri. Tra queste
spicca un piccolo gruppo, caratterizzato da una particolare onomastica
con nomi teofori menzionanti il dio Il e da una maggiore cura nell'ese­
cuzione delle epigrafi; un paio di queste iscrizioni, di natura funeraria,
sono particolarmente interessanti: una ricorda «Kabiril re di Dedan»,
l'altra suo padre Matiel, senza titolo regale; non è chiara la formula re­
ligiosa che chiude l'iscrizione, ma il disegno di una luna piena alla fine
dell'epigrafe fa supporre un'invocazione a un dio lunare psicopompo
(fig. 1 1 3). Una trentina di graffiti lihyanitici si trovano a Hegra; due
iscrizioni in scrittura dedanita sono state scoperte presso il wadi Ramm,
nella parte giordana della regione di Hisma.
Le iscrizioni più notevoli del periodo lihyanita sono quelle che costi­
tuiscono il complesso scoperto negli anni Sessanta nella zona di Udhayb,
a nord-ovest del centro di Khereybeh. Si tratta di poco meno di duecen­
to epigrafi scolpite sulle pareti di blocchi di roccia appositamente prc-
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

Figura 1 1 4. Iscrizioni votive lihyanitiche.


a) ... I wfn I b ll[n] 1 .. sn I w 'mn I bll[n] ... I
.

4bsn I fll[r�yh] .. I ws'dh « Wafan figlio


'#w I htll [ll I ... ltfJ gbt I hm4 I t Il ... 'l I
. •••

di ... e Amin figlio di ... hanno compiuto la


cerimonia tll.... per Dhu-Ghabat, secondo
... la tribù Basan; che egli ac(contenti lui
... ) e lo renda felice» (il tipo di cerimonia è
ignoto; notare la consonante t per ?} -
b) ... bn hdb I flllh I 4?;bllt I 'dy 1 llllh I
h#mn 1 11 fr�yh I wlls'dh I « figlio di Ha­
•••

dab devoto di Dhu-Ghabat ha dedicato al


dio questa statua; egli lo accontenti e lo
renda felice».
parata; molte iscrizioni sono scolpite a
rilievo, con cornici e linee di divisione
tra le righe, altre sono incise, più o me­
a no regolarmente. Si tratta di iscrizioni

0 ,n 1 1<
votive dedicate al dio locale Dhu-Gha­
\/
'iJ l\J � I /J' ')
bat con un formulario comune, in ri­

1 0 1 ç o ) f,7 1 X'
cordo di una cerimonia religiosa com­
piuta sul posto della quale tuttavia non
1 � )) 0 ..R 1 1 -1 è chiaro lo svolgimento; la stessa ceri­
I".) ç ffi ) O monia è ricordata anche in un'iscrizio­
ne su pietra, proveniente presumibil­
o o
mente da un centro vicino (fig. r I 4tZ). I
b numerosi altri graffiti presenti nell'oa-
si sono costituiti prevalentemente da nomi propri, ma non mancano
testi interessanti: dichiarazioni di proprietà su tombe, divieto di pratica­
re la magia in un determinato luogo, ricordo di qualche avvenimento
(che però rimane oscuro); non manca un alfabetario, con l'ordine dei se­
gni meridionale (fig. r r 5 ). Più vario è il contenuto delle iscrizioni su
pietra; votive per lo più, con dedica a divinità diverse, qualcuna ricorda
il nome dell'artigiano che scolpì la statua dedicata (figg. r r 4b e r r 6); ac­
canto a epigrafi di natura funeraria ve ne sono anche di un tipo partico­
lare, apparentemente di tipo penitenziale (come se ne incontrano nel­
l'epigrafia sudarabica); lo stato quasi sempre frammentario delle pietre
limita fortemente le informazioni che si potrebbero ottenere dal mate­
riale. Sporadiche allusioni a nomi di «re di Lihyan», a cariche ammini­

specie di «governatore») e a datazioni basate sugli anni di r'y (specie di


strative come kbr e fo.t (termine di origine babilonese che indica una

«ispettorato») mostrano l'esistenza di una struttura politica e ammini-

2 59
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

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Figura 1 1 5 . Iscrizioni rupestri lihyanitiche. a) b'lsmn I '�rm I hqrt I Il mn I
mh I trqh I mr't I Il lbhny I hn 'fklt «Baalsamin ha interdetto questa roccia,
che una donna non vi salga. Da Bahani, la sacerdotessa» (l'interdizione può
tradursi anche come «eserciti la magia»). - b) h l � m q w s r b t s Il wdr
hl�my Il lsmt 'l «H L 1:1 M Q W S R B T S - Che il mio HLJ:IM sia prospero.
Di Shamtiel» (la prima riga è costituita dall'inizio della serie alfabetica semitica

nella riga successiva). e) mrrh I w�!lh I bnw Il n!r I 'b<Jw I hqbllr I <Jh I hm I
meridionale; il significato religioso dell'alfabeto in quanto tale diventa esplicito

w 'bwhm I w llmrr mrrh I wh!lh Il wn's 111 hnfyslly I wgrm Il lw I S ' Il qt I I


«Marara e Hatilah figli di Natir hanno acquistato questa tomba; essi, i loro fra­
telli e Marara. - Marara e Hatilah e Nuas. - (a sinistra:) i due monumenti fune­
rari e le ossa sono esclusi da questo contratto di» (la posizione dell'ultima pre­
posizione rende probabile che essa alluda ai nomi propri che costituiscono l'ul­
tima riga del testo maggiore).

strativa piuttosto complessa sulla quale nient'altro è possibile dire. Re­


sta enigmatica la figura di un «re di Lihyan» ricordato in alcune brevis­
sime iscrizioni nabatee presenti nell'area di Teima. La perdurante im­
possibilità di dare una datazione alle iscrizioni lihyanitiche lascia ncl-
1'oscurità alcuni secoli di storia di questa importante città dell'Arabia
settentrionale.

Nota bibliografica
Oltre ai lavori specifici riportati nella guida bibliografica e alle raccolte di J aus­
sen e Savignac (voi. r, pp. 262-270; voi. n, pp. 363 - 5 34) e di Winnett e Recd
(pp. 1 2 2 - 1 29), si veda: A. van den Branden, Nouveaux textes lihyanites de Phil­
by-Bogue, in al-Machriq, 1 962, pp. 347-368. - R. Stiehl, Neue li�yanische In-

260
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

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Figura r 1 6. Iscrizioni rupestri lihyanitiche. a) nrn I bn I �ij.,rw I tq? I Il b 'ym I
gsm I bn I shr 1 11 w'bd I fo.t I ddn I br' [y] ... «Naran figlio di Hadhru ha scrit­
to il suo nome al tempo di Gasham figlio di Shahar e di Abdo governatore di

quella originale). - b) grmhn 'ktkbt I bn I wd' I �yw «Garim-Hanaktubat fi­


Dedan, sotto la prefettura di ... » (la divisione delle righe non corrisponde a

bilonese Nabu). - e) 'bdç!gbt '�rh Il bn nm 't I bn I 'b'l�n «Abd-Dhu-Ghabat


glio di Hayw» (il primo nome è un teonimo con l'epiteto «lo Scrittore», cioè il ba­

Asra figlio di Namat figlio di Abialhan».


schriften aus al-' Urj,aib, in F. Altheim - R. Stiehl, Christentum am Roten Meer
1, Berlin 1 9 7 1 , pp. 3 -40. - G.L. Harding, Preliminary Survey in Northwest

Arabia 1968, in BIA r o (1971) [1972], pp. 36-39. - D.F. Graf, Dedanite and
Minaean (South Arabian) Jnscriptions from the Jjisma, in ADAJ 27 ( 1 98 3 ), pp.
5 5 5-5 69. - F. Bron, Une nouvelle inscription li�yanite, in Semitica 46 (1 996),
pp. 1 6 5 - 1 68. - F. Scagliarini, Sahr figlio di Han-aws: il nome di un nuovo so­
vrano in un testo li�yanitico inedito, in SEL I J ( 1996), pp. 9 1 -97. - F. Scaglia­
rini, The Dedanite Inscriptions from Gabal 'Ikma in North- Western Hejaz, in
PSAS 29 ( 1999), pp. 1 4 3 - 1 50. - A. Sima, Neue Beitrdge zur lihyanischen Epi­
r,raphik r, in AAE r l (2000), pp. 2 5 2-260.

Iscrizioni tamudene
Contro la tendenza attualmente presente negli studi di epigrafia se­
mitica meridionale a creare nuovi termini per definire determinati grup­
pi di iscrizioni (tutti quelli finora proposti sono privi di una adeguata
giustificazione, o a livello storico o sulla base del materiale), sembra op­
portuno conservare il nome tradizionale di «tamudeno» per designa­
re un complesso epigrafico che si presenta, tutto sommato, abbastan­
za omogeneo. Ancorché convenzionale il termine «tamudeno» è giustifi-
2 3

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Tavola 1 2 . Scritture sudsemitiche. 1 -2. Scritture tamudene. 3. Scrittura safaitii:a.


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12
Figura I I 7 . Iscrizioni tamudene di Medain Salih e dell'area a nord di questa.
1-6 (dall'alto in basso): 1 . zn lqf bnt 'bdmnt «questa è Laqas figlia di Abd­
manat» (bilingue del 267 d.C.); 2. w 'n fin «e io sono un tale»; 3. wddt ['41 f «ho
;1mato Adii e»; 4. n 'mt 'n bt ms «N. della tribù di M.»; 5. zn �lwt bnt zlt
•questa è H. figlia di Z.»; 6. zn wbs bn 'd «questo è W. figlio di Ad». - 7. (da
destra): blhy wdd ksr bn m'. . ff lw' dwd «per dio misericordioso; K. figlio di M.
levita (?) di David». - 8. (da sinistra): lq� zd bdr 'bd rbs�y «la cammella di Z. è
nell'accampamento del servo di R.» (con disegno di cammello). - 9. (da destra):
/b 't bhtmd «L. dei Tamudeni». - I O . (da destra): h'trsmn I 'dd wns n�r lmtbfr
•O Atarsamin! Volgiti e porta aiuto a M.». - I I . (da destra): l&bb 'l hbkrt «la
l"ammella è di H.». - I2. (da destra): sn 'lt ls �by w 'l'dd «S. ha (?) S. e Iladad».

cato dal fatto che almeno alcune delle iscrizioni riunite in questo grup­
po furono redatte da membri della grossa tribù araba che si dava questo
nome; finito ormai il tempo in cui erano chiamate «tamudene» tutte le
iscrizioni in scrittura nordarabica ad esclusione di quelle provenienti
dall'oasi di Dedan e di quelle dette «safaitiche», argomenti di tipo pa­
leografico, storico e geografico permettono di considerare come un'uni-
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

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Figura 1 1 8. Iscrizioni tamudene di Teima ( 1 -6) e Hail (7-9). I . (dall'alto): zn mhb


zt rft «Questo è M., questa è R.». - 2. (dall'alto): ltqd ç/n 'lb «di T.; questo è
A.». - 3 . (da destra in basso): yd' bn wgz fr'y «Y. figlio di W.; ed egli ha pasco­
lato» (il segno g è reso dalla pallina scura). - 4. (da destra): z strt ltq «questo è il
riparo di L.». - 5 . (da destra): gmr 'mrl - (bue) «Amari! ha arrostito». - 6. (da
sinistra): z 5zt tmt wtj,m k'm «questo è S.; egli è vecchio, ma ha fatto l'amore
abbracciato». - 7. (da destra): bdtn I qr�n I wmg't «da Dathan (viene) il nostro pa­
ne e il pascolo». - 8. (da destra): bdtn I tmdh I wdyy «da Dathan è la gloria del
mio palmeto» (Dathan è una divinità; la radice mdh corrisponde ali' araba md�). -
9. (da destra): bnhy str I wgyt «da Nahay (viene) protezione e aiuto» (Nahay è
una divinità; il segno y ha un cerchietto in basso che lo rende simile a t).

tà la documentazione epigrafica dell'Arabia nordoccidentale (Hegiaz)


con il suo naturale prolungamento settentrionale (wadi Sirhan e Trans­
giordania) e nordorientale (Giauf). Mentre è stato ragionevole il distac­
co, operato da F.V. Winnett, delle iscrizioni di Teima dall'insieme «ta­
mudeno», non altrettanto felice è stata la sua distinzione tra iscrizioni
del Najd (già «tamudeno B» ), del Hegiaz (già «tamudeno C» e «D») e
di Tabuk (già «tamudeno E») (tav. I 2). L'attribuzione delle singole iscri­
zioni all'uno o all'altro gruppo era basata su criteri che appaiono al-
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

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Figura 1 1 9 . Iscrizioni tamudene dal Giauf 1 . (da destra): l'kbl I l ldd lm' Il zn
nsr «di Akbal; L. ha (?); questo è N.». - 2. (da destra): hr<f,w s'lt klb bz «O Rul­
da, qui c'è la domanda di K.» (Rulda è una divinità; la consonante <f, in sudara­

'wd 'h «O Rulda, abbi misericordia di Aus, aiuta: è malato». - 4. (da destra):
bico ha una pronuncia lateralizzata). - 3 . (da destra in basso): yr<f,w wdd 'ws

hr<f,w I wnhy I w'trsm I s'dn 'l wddy «O Rulda, Nahay e Atarsam(in), aiuta­
temi per il mio amore». - 5 . (dall'alto): wdd fbrm Il w 'n kny «sono innamora­
to di H., e io sono K.» (wdd è probabilmente un participio). - 6. (dall'alto):
wl'bs «W.». - 7. (bustrofedica, dall'alto a destra): l-/n wtswq 'l �gy «di Z., egli
si strugge per H.» . - 8. (dall'alto): zn l�y m�b... «questo è L., amante di ... ».
quanto approssimativi; 1 d'altra parte la mobilità delle popolazioni che
hanno lasciato queste iscrizioni rende poco probabile l'esistenza di spe­
cifiche peculiarità regionali; se a questo aggiungiamo l'impossibilità di
dare una qualsiasi datazione alle iscrizioni stesse, risulterà evidente quan­
to lavoro sia ancora necessario prima di poter dare un giudizio, sia pure
generale, su questo materiale epigrafico.
Per il momento non si può dire molto a proposito delle iscrizioni ta-
' Cf. G. Ryckmans, Notes épigraphiques. Deuxième série, in Muséon 5 0 ( 1 9 3 7), pp. )28-
337 ·
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

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Figura 1 20. Iscrizioni tamudene dal Wadi Sirhan. 1 . (bustrofedica, da destra):
l'krb bn mgnn Il hdr «questo accampamento è di Ak. figlio di M . » . - 2. (da si­
nistra): l'fi bn 'ws «di Af. figlio di Aus». - 3 . (bustrofedica, da destra in basso):
lglm bn 'b'ns wrmy «di G. figlio di Ab.; e fu ferito». - 4. (bustrofedica, da de­
stra in alto): khl I bhs wsllm wnbhn w'lqrb w 'yls ws. I wgyr - serie di nomi
propri preceduti dalla congiunzione w- dopo il primo; questa è caduta davanti
a bhs. - 5 . (verticale bustrofedica, da destra): lbgt bn gdyn w�gn «di B. figlio di
G.; ed egli ha ( ?)». - 6. (circolare, poi a zigzag; inizio in basso a sinistra): lmr bn
m�lm t}'l grm wwgm 'I 'bh w'l 'ys w'l yg! w'l gyr'l «di M. figlio di M., della
tribù di G.; egli ha posato una pietra su suo padre e su Ays e su Y. e su Gh.»
(ricordo del rito funebre wgm, posare una pietra sopra una tomba; la pietra era
talvolta iscritta).
mudene, che secondo la nostra definizione sembrerebbero essere circa
settemila ma di cui la maggior parte sono ancora inedite. Dal punto di
vista cronologico esse si distribuiscono sull'arco di circa un millennio: a
giudicare dalla scrittura, appare probabile che le iscrizioni più antiche
possano risalire anche al v sec. a.C. e che siano contemporanee o di po­
co posteriori a quelle dedanite; il limite cronologico inferiore non è de­
terminabile con sicurezza, ma anche qui appare ragionevole supporre
che le iscrizioni tamudene siano scomparse nello stesso periodo in cui
sono venute meno quelle nabatee e quelle safaitiche, cioè verso la fine
del IV sec. d.C. Dal punto di vista geografico l'area delle iscrizioni ta­
mudene si presenta piuttosto compatta, da Medain Salih a sud fino al
deserto del Negev e della Giordania a nord, con un prolungamento ver­
so est; in tale area tuttavia il materiale non è distribuito in maniera uni-

266
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

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fedica, da destra}: l'qrb bn ngf/,lh t;f,'l m'n 'l Il wt;f,krt lt 'bsmt wtllmlh wbhd(l}t
Figura 1 2 1 . Iscrizioni tamudene. 1 . Su pietra, provenienza sconosciuta (bustro­

wmqm (segni vari} Il wtm wbhn (parole aggiunte in basso a destra} «di Aq.
figlio di N. della tribù M. Che Allat si ricordi di Ah. e T. e B. e M. - e T. e B.».
- 2. Serie alfabetica nella Transgiordania settentrionale (a spirale, inizio in alto a
sinistra): l b t d h w z � ? y k m n � r ' f q s t g g t;f, ef ? s - b (notare diverse pecu­
liarità; il segno finale potrebbe essere un alef}. - 3. Nel Negev (dall'alto}: zn
'mr bn 't b'n qt;f,l bt «questo è Amir figlio di Ath; ha passato la notte presso la
fonte di Qodhal». - 4. Su pietra, dai pressi di Amman (dall'alto; poi da destra,
bustrofedica}: ltm'bt;f,t wt;f,krt lt bln Il wt;f,krt lt kl lgy'n w'bdgn w�ttn «di T.;
che Allat si ricordi di B. - E che Allat si ricordi di tutti i L., di Ab. e di H.» (nel
primo nome il componente 'bd «servo» presenta l'interdentale sonora invece
della dentale d; più che un errore di scrittura è probabilmente una variante dia­
lettale).
forme, almeno secondo le notizie attualmente disponibili: di contro alle
circa duemila iscrizioni note nell'Arabia nordoccidentale se ne contano
circa cinquemila nella regione di Hisma, la zona desertica che si estende
nella parte meridionale della Giordania e nell'estremità nordoccidentale
dell'Arabia Saudita. Questa differenza quantitativa si accompagna ad al­
tre due caratteristiche che pongono un serio problema storico: la prima
è che le iscrizioni di tale zona appartengono per lo più a quella che vie­
ne considerata la fase più recente della scrittura tamudena ( «tamudena
E»); il secondo aspetto è che sia tale tipo di scrittura sia la tipologia del-
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

le iscrizioni presentano una forte affinità con il materiale epigrafico sa­


faitico. La questione si presenta piuttosto delicata e finora è stata affron­
tata, in maniera peraltro puramente preliminare, soltanto dal punto di
vista della classificazione: qualcuno ha proposto di staccare le iscrizioni
tamudene della Giordania dal gruppo tamudeno per aggregarle a quelle
safaitiche come una varietà «safaitica meridionale»; 1 altri invece ha pre­
ferito fare di tali iscrizioni un gruppo autonomo nell'ambito del nordara­
bico.2 Allo stato attuale delle ricerche qualsiasi soluzione appare prema­
tura, anche perché gran parte del materiale in discussione è ancora ine­
dito.} La sola considerazione di ordine storico che è possibile fare deve
basarsi su una valutazione quantitativa: se si tiene presente che a sud
delle iscrizioni tamudene di Giordania vi sono duemila iscrizioni tamu­
dene mentre a nord ve ne sono ventimila safairiche, è difficile negare che
ci troviamo di fronte a una forte pressione etnica e culturale esercitata
da nord verso sud e che la situazione dell'epigrafia giordana è il risultato
dell'incontro tra il nuovo gruppo nordarabico che ci ha lasciato le iscri­
zioni safaitiche e le antiche tribù che vivevano ai margini delle vie carova­
niere che interessavano le oasi del Hegiaz; il tipo di scrittura, peraltro,
rivela che in tale incontro furono queste ultime le maestre del primo.
Un dato che aiuta a comprendere la natura delle iscrizioni tamudene
è fornito dalla loro ubicazione: le iscrizioni, costituite esclusivamente da
graffiti su roccia o su pietre staccate, si trovano prevalentemente ai mar­
gini, piuttosto lontani, dei centri carovanieri che ci hanno lasciato altre
iscrizioni (teimanite, dedanite, lihyanitiche, minee, nabatee). Questo si­
gnifica che gli autori di tali iscrizioni non erano carovanieri, bensì no­
madi o seminomadi di lingua nordarabica che si dedicavano prevalente­
mente alla pastorizia. La mobilità sul territorio e la mancanza di un cen­
tro che fosse un punto di riferimento spiegano la grande varietà e il me­
scolarsi delle scritture, pur essendo evidente la sostanziale unità di fon­
do; nel corso dei secoli le varie strutture tribali con le rispettive culture
dovevano necessariamente subire delle trasformazioni, che solo ricerche
molto dettagliate e sistematiche potrebbero precisare. La presenza di
1 E.A. Knauf, Sudsafaitisch, in ADAJ 27 ( I 98 3), pp. 5 87- 596; secondo questo autore il

safaitico meridionale sarebbe una lingua espressa in due diverse scritture, la safaitica e la
«tamudena E».
2 M.C.A. Macdonald, Reflections on the Linguistic Map of Pre-lslamic Arabia, in AAE
I I (2000), pp. ) 2-3 5 . 43-4 5 .
} Tutte l e affermazioni d i M.C.A. Macdonald sulle iscrizioni tamudene d i Giordania so­
no basate sulle ricerche esposte in una tesi di dottorato discussa dalla signora Geraldine
King nel I 990 e rimasta inedita, come inedite sono gran parte delle cinquemila iscrizioni
su cui è basata la ricerca stessa.

268
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

iscrizioni tamudene all'interno o in prossimità di centri abitati (era fre­


quentato specialmente il tempio di Allat a Iram) constatata per il perio­
do più recente ( m-1v sec. d.C.), rivela un certo cambiamento di abitudi­
ni, almeno da parte di qualche gruppo particolare.
I graffiti tamudeni (fig. 1 1 7- 1 2 1 ) non forniscono molte informazioni:
molto brevi, ci fanno conoscere una ricchissima onomastica, a livello sia
personale sia tribale: un'onomastica che, costituita prevalentemente da
una semplice forma nominale, molti studiosi si affannano invano a
«tradurre» sulla base dell'arabo classico, con risultati talvolta strani; chi
può conoscere veramente il lessico di base di queste genti che conserva­
vano certamente elementi linguistici semitici di estrema arcaicità? Molte
iscrizioni alludono a un momento specifico vissuto dal loro autore in
quel determinato luogo: un incontro d'amore, un malore, una preghie­
ra, spesso la sola presenza; come per l'onomastica, l'interpretazione di
queste forme verbali rimane spesso incerta. Nel nord della Transgior­
dania un'iscrizione a spirale presenta una serie alfabetica secondo l'or­
dine fenicio, desunto dall'aramaico. 1 Recentissima è la scoperta di una
lunga iscrizione votiva presso Madaba (Transgiordania), nella quale un
malato chiede la guarigione al dio Sa'b e alla dea Allat; si tratta ovvia­
mente di un'iscrizione della fase più recente.
È impossibile tracciare una linea di sviluppo della scrittura tamudena
sulla base di criteri paleografici; come è stato osservato, la breve iscri­
zione tamudena che accompagna un'iscrizione nabatea di Medain Salih,
con la quale è connessa, con il criterio paleografico sarebbe stata datata
ad un periodo piuttosto arcaico, mentre il testo nabateo rivela che essa
fu scritta nell'anno 267 d.C. È dunque evidente che le differenze grafi­
che rivelano non tanto un'evoluzione cronologica quanto piuttosto una
maggiore o minore cura nel tracciare le epigrafi. Questo non significa che
non vi fu un'evoluzione, ma soltanto che questa ci sfugge in gran parte;
l'unico dato chiaramente percepibile è la recenziorità dell'uso di un sem-
1 Questo alfabetario pone diversi problemi: è preceduto dal segno /, come in quelli di
natura religiosa nei quali esso indica la preposizione /- «per», che però poi non compare
in seguito; manca il segno alef all'inizio e il segno r è fuori posto; i segni per le conso­
nanti nordarabiche assenti in aramaico sono aggiunti alla fine. Singolare è la posizione di
alcuni segni che rivela una situazione fonetica molto diversa da quella comunemente
ammessa: il segno � si trova al posto di s e quest'ultimo al posto di i; evidentemente la
consonante s aveva perduto l'enfaticità e la s si era palatalizzata. Difficilmente spiegabile
appare invece lo scambio tra i segni g e t, con quest'ultimo presente tra b e d e il primo
posto nel gruppo delle consonanti nordarabiche aggiunte dopo la t; più che a un fenome­
no di evoluzione fonetica, come è stato interpretato a proposito delle iscrizioni della

Transgiordania, bisogna forse pensare a una innovazione esclusivamente grafica dovuta


;\ ragioni, forse connesse con la natura religiosa dell'alfabeto, che ci sfuggono.
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

plice punto per indicare il suono n. Per quanto concerne invece conso­
nanti come le sibilanti e le cosiddette interdentali enfatiche vale anche e
specialmente per le iscrizioni tamudene quanto abbiamo detto a propo­
sito delle iscrizioni di Teima: il confronto linguistico con l'arabo classi­
co e il sudarabico epigrafico (i cui fonemi avevano realizzazioni foneti­
che che conosciamo poco e che comunque variavano secondo i dialetti
e i periodi) non aiutano a chiarire una situazione molto più complessa e
che era stata anticipata nel xm sec. a.C. dalla fonetica dell'ugaritico.
Quanto al modo di scrivere, appare evidente una cura maggiore, e quin­
di più regolarità e monumentalità, per la redazione di testi di una certa
importanza, cioè relativi a personaggi di rilievo; in generale, tuttavia,
l'assenza (almeno apparente) di individui importanti favorì un modo di
scrivere approssimativo, senza regole fisse, guidato soltanto dall'estro
dell'autore. Troviamo così iscrizioni disposte orizzontalmente destror­
se e sinistrorse, nonché bustrofediche; queste ultime tendono poi a for­
mare una curva passando da un riga all'altra; spesso le iscrizioni sono
disposte verticalmente, ma quando sono su due colonne si manifesta la
tendenza a fare una curva e a ritornare indietro, di modo che la seconda
colonna va letta dal basso verso l'alto; l'esito finale (sul piano logico,
non necessariamente su quello cronologico) di questa tendenza è costi­
tuito dalle iscrizioni disposte a spirale, ovviamente in maniera poco re­
golare.

Nota bibliografica
Oltre ai lavori specifici riportati nella guida bibliografica e alle raccolte di Jaus­
sen e Savignac (voi. I, pp. 2 7 1 -291; voi. II, pp. 5 3 5 -640) e di Winnett e Reed
(pp. 74-87. 1 08- 1 1 2. 1 3 1 - 1 3 8) si veda: A. Jamme, The Pre-Islamic lnscriptions
of the Riyadh Museum, in OA 9 ( 1970), pp. 1 2 5 - 1 29. 1 3 8. - G.L. Harding, Pre­
liminary Survey in Northwest Arabia 1968, in BIA 1 0 ( 1 97 1 ) [1972], pp. 46- p .
- J. Naveh, Thamudic lnscriptions from the Negev, in El 1 2 (1975) pp. 1 29- 1 3 l
(in ebraico). - E.A. Knauf, Zwei thamudische lnschriften aus der Gegend von
Geras, in ZDPV 97 ( 1 98 1 ), pp. 1 88 - 1 92. - E.A. Knauf, A South Safaitic Alpha­
bet from Khirbet es-Samra', in Levant 1 7 (198 5 ), pp. 204-206. W. Rollig, The
-

Thamudic lnscriptions, in M.M. Ibrahim - R.L. Gordon, A Cemetery at Queen


Alia Airport, Wiesbaden 1 987, pp. 43-4 5 . - P. Bikai F. al-Khraysheh, A Tha­
-

mudic E Textfrom Madaba, in ADAJ 46 (2002), pp. 2 1 5 -224. Molte iscrizioni


tamudene sono pubblicate sulla rivista giordana ADAJ.
Per quanto concerne l'iscrizione monumentale su una scultura pubblicata da
J. Naveh - E. Stern, A Stone Vessel with a Thamudic lnscription, in IEJ 24 ( 1 974),
pp. 79-8 3, si tratta di un evidente falso, come mostra la figura umana, di tipo gre­
co arcaico (ipoteticamente datata tra vr e v sec. a.C.; che l'oggetto sia di origine
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

sudarabica, secondo l'ipotesi alternativa di E. Stern, è escluso proprio dall'iscri­


zione); quanto all'epigrafe, assegnata da Naveh al «tamudeno B», sono da rile­
vare diversi fatti: a) è poco verosimile che un'iscrizione monumentale (l'unica!)
contenesse segni rovesciati (i tre d); b) appare singolare la forma curvilinea dei
tratti orizzontali di z; e) il segno � appartiene al «tamudeno CD»: sembra chia­
ro che il falsario, che aveva come modello la tavola dei segni del volume di Win­
nett-Reed 1 970, trovando vuoto lo spazio di � nella colonna del «tamudeno B»
ha utilizzato la forma della colonna successiva, ignorando che la tavola di que­
sto volume andava integrata con quella che lo stesso Winnett aveva posto in ap­
pendice al suo volume del 1937: qui si trovano le forme di � del «tamudeno B»,
che sono diverse da quelle del «tamudeno CD». Non sarà inutile ricordare che
il nome �dd, nel quale il falsario ha rivelato la debolezza delle sue conoscenze,
è un nome biblico.

Iscrizioni safaitiche
L'aggettivo che definisce questo gruppo di iscrizioni nordarabiche è
puramente convenzionale: esso tra il nome dal rilievo montuoso Safa
che si trova a sud-est di Damasco, ma le iscrizioni si trovano all'esterno
del monte stesso, nella regione pianeggiante della Harra ' ricca di rocce
e pietre basaltiche. Nel paragrafo precedente abbiamo già parlato del rap­
porto che unisce queste iscrizioni a quelle tamudene, un rapporto non
facilmente definibile; la successione cronologica, determinata sostan­
zialmente dalla paleografia, e il progressivo spostamento delle iscrizioni
tamudene dall'area delle grandi oasi del Hegiaz verso nord porterebbe­
ro a considerare le iscrizioni safaitiche come la più recente e la più set­
tentrionale manifestazione di quelle tamudene, con il materiale epigrafi­
co della Transgiordania come fase di passaggio; una serie di argomenti
(tipologici, linguistici e specialmente di distribuzione quantitativa) ren­
dono troppo semplicistica questa conclusione. In questa zona del de­
serto siro-giordano sembra manifestarsi una nuova entità etnica che vi
si afferma tra il I sec. a.C. e il IV d.C., per scomparire dopo mezzo mil­
lennio così improvvisamente come era comparsa.
Si calcola che le iscrizioni safaitiche attualmente note siano circa ven­
timila, anche se in buona parte ancora inedite; esse sono diffuse nella
Siria meridionale, nella Giordania orientale e nel nord dell'Arabia Sau­
dita, Hisma, Giauf (wadi Sirhan) e Ar'ar (presso il confine iracheno).'
r Diffuso nella toponomastica araba attuale, questo nome (�arrah) indica un «terreno roc­
cioso con pietre nere».
2 Sembra inesatto considerare safaitiche le iscrizioni in grafia «tamudena E» presenti
nella regione di Hail, che si trova all'altezza di Teima ma molto più a est.
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

e
Figura 1 22. Iscrizioni safaitiche dalla Giordania. a) (bustrofedica, da sinistra in
alto): lb?st bn s... bn grm'l['.frllq snt hn ' fblllt slm «di H. figlio di S. figlio di G.;
egli è andato verso oriente nell'anno di Hani. E, o Allat, salute». b) (bustrofe­
dica, da sinistra in alto): lwhblh bn zn'l bn whblh bn mli wbny lhn ' hstrt · · I l · · ·
-

snt btr ' [ tf,fjblt slllm w'wd bhmsrt m 't frs «di W. figlio di Z. figlio di W. figlio

tribù di Dhaif. E, o Allat, salute. E tornarono nel campo cento cavalli». e) (bu­
di M.; egli ha costruito una difesa per Hani nell'anno in cui fu fatta a pezzi la
-

strofedica, da destra in alto): lmrb� bn ymlk w#r jblh �nn wgyrt wslm w'wr
lmn y'wr hsfr «di M. figlio di Y.; egli ha scritto e, o Allah, (concedi) benevolen­
za, prosperità e salute, e cecità a chi distruggerà questa iscrizione».
Documenti sporadici si trovano a est presso l'Eufrate (Dura-Europos),
a nord presso Hama, a ovest nel Libano e nel Negev; alcuni graffiti so­
no stati individuati in una casa di Pompei (1 sec. d.C.) Il ragguardevole
numero di epigrafi scoperte in Giordania (circa cinquemila) è dovuto
probabilmente alle intense ricerche effettuate in tale nazione durante la
seconda metà del Novecento (fig. 1 22-1 23).
Come tutte quelle rupestri, anche le iscrizioni safaitiche sono in ge­
nere brevissime e costituite quasi esclusivamente da nomi propri; i testi
diventano talvolta più ampi quando sono ricordate lunghe genealogie.
Abbastanza frequenti sono i riferimenti al momento in cui è stata scritta
l'epigrafe (una partenza, un avvenimento) né mancano allusioni a fatti
storici, come guerre e rivolte in cui sono implicati Nabatei e Tamudcni;
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

n j 'l'Y o
XI
l) � b J) I )- �\
a b

e
Figura 1 2 3. Iscrizioni safaitiche. a) (a spirale, partendo da sinistra in basso):
lwsm'l bn y'mr bn 'sq bn bz ' bn mdd bn bny wqy? brkt nwy snt nr smm - sole
«di W. figlio di Y. figlio di Ashq figlio di H. figlio di M. figlio di B.; egli ha pas­
sato l'estate a Barikat, partendo l'anno in cui apparvero le rondini» (smm è an­

Il lbsn mtsm «di A. figlio di K.; di H. M.». e) (bustrofedica, da destra): lbr bn


che «tempesta di sabbia»). b) Due graffiti da Pompei (da destra): l'mr bn kdz
-

's bn br ç/'l mskt wwld bhdr snt mrd mbrb wsnt mrd dm�y . «di H. figlio di
..

Aus figlio di H. della tribù di M.; egli nacque in questo luogo nell'anno della ri­
bellione di M. e nell'anno della ribellione di D.».
è però prematuro qualsiasi tentativo di interpretazione storica di tali
allusioni. Le iscrizioni safaitiche sono spesso di natura funeraria e non
di rado si trovano associate a tumuli funerari (chiamati «cairns» nella
bibliografia corrente) costituiti da mucchi di pietre che venivano gettate
sopra la tomba; questi tumuli venivano talvolta riutilizzati con funzioni
diverse. La localizzazione delle iscrizioni safaitiche corrisponde a quella
delle iscrizioni tamudene, cioè all'esterno delle zone frequentate dai ca­
rovanieri; anche gli autori di queste iscrizioni erano dunque nomadi o
seminomadi che praticavano la pastorizia, ma i loro contatti con i se­
dentari dovevano essere più intensi e frequenti di quanto si sostiene
wmunemente, altrimenti non avremmo trovato epigrafi safaitiche in una
casa di Pompei.
La scrittura safaitica si presenta come una prosecuzione di quella ta­
mudcna, non tanto nella forma dei segni che rimangono sostanzialmen-

27 3
Le iscrizioni teimanite e nordarabiche

te gli stessi quanto piuttosto nel modo di tracciarli, molto libero, e di


disporli: la spirale non è rara nelle iscrizioni più lunghe. Questa libertà
grafica, che giunge talvolta al limite della comprensibilità e che forse ha
voluto imitare la scrittura legata dei manoscritti, ' trova un riscontro an­
che in una sorta di alfabetari, nei quali i segni si susseguono in un ordine
che non è né quello fenicio-aramaico né quello semitico meridionale: 1
probabilmente si tratta di creazione estemporanea di singoli individui.

Nota bibliografica
Oltre ai lavori specifici riportati nella guida bibliografica sono fondamentali i
numerosi articoli pubblicati sulla rivista ADAJ a partire dal 1 9 5 1 ; si veda inol­
tre: A. Jamme, A Safaitic Inscription from the Negev, in 'Atiqot 2 ( 1 9 5 9), pp.
1 50-1 5 1 . - A. Jamme, Safaitic Inscriptions from Saudi Arabia, in OA 6 ( 1 967),
pp. 1 89-2 1 3 . - A. Jamme, New Safaitic and ljasaean Inscriptions from North­
ern Arabia, in Sumer 2 5 ( 1969), pp. 1 4 1 - 1 52. - A. Jamme, The Pre-Islamic In­
scriptions of the Riyadh Museum, in OA 9 ( 1970), pp. 1 29- 1 32. 1 39. - A. Jam­
me, Safaitic Inscriptions from the Country of 'Ar'ar and Ra 's al-'Ananiyah, in
Christentum am Roten Meer (cit.; cf. nota bibliografica a «Dedan» ), pp. 4 1 -
1 09. - A . Jamme, The Safaitic Collection of the Art Museum of Princeton Uni­
versity, in JAOS 9 1 (1971), pp. 1 36- 1 4 1 . - A. Jamme, Safaitic Vogué 402, in
JNES 3 1 ( 1972), pp. 1 6-2 1 . - R.M. Voigt, Einige altnordarabische Inschriften,
in ZDPV 97 ( 1 98 1 ), pp. 1 78 - 1 87. - J. Calzini Cysens, Graffiti safaitici a Pom­
pei, in Dialoghi di Archeologia, 1 987, pp. 1 07-1 1 7.

Iscrizioni nordarabiche dell'Arabia centrale e meridionale


Iscrizioni nordarabiche sono diffuse su quasi tutta la penisola araba,
sia da sole sia insieme con iscrizioni in altre lingue e scritture che in
parte abbiamo già visto. È tuttavia innegabile che le decine di migliaia
di piccole iscrizioni rupestri lasciate dalle tribù nomadi o seminomadi
sono quelle che meno hanno interessato gli studiosi occidentali di epi­
grafia semitica. Il fatto più emblematico è costituito dalla spedizione
Philby-Ryckmans, che nell'inverno 19 5 1 - 1 9 5 2 percorse l'Arabia Saudi­
ta nel triangolo tra Gidda, Nagran e Riyadh raccogliendo novemila iscri-
1 M.C.A. Macdonald, Cursive Safaitic lnscriptions? A Preliminary lnvestigation, in

M.M. Ibrahim (ed.), Arabian Studies in Honor of Mahmoud Ghul: Symposium at Yar­
mouk University December 8-1 1, 1984, Wiesbaden 1 989, pp. 62-8 1 .
1 M.C.A. Macdonald, ABCs and Letter Order in Ancient North Arabian, i n PSAS 1 6

( 1 986), pp. 1 0 1 - 1 68, i n particolare pp. 1 0 1 - 104; G . King, The Basalt Desert Rescue Sur­
vey and Some Preliminary Remarks on the Safaitic lnscriptions and Rock Draw