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ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI TERMINI EBRAICI PRESENTI NELLA LINGUA SARDA

In Sardegna i Fenici non sbarcarono mai in aurea solitudine ma commisti ed aIIratellati ai pastori
della Galilea: la base della dimostrazione sono i numerosi lemmi sardi esclusivamente ebraici o
intrisi d`ebraismo, che non possono essere piovuti dal cielo.
Il nome del sito di Betilli (agro di Sadali) ha riscontro esclusivo in bet-El (nome ebraico del luogo
sacro rivelatosi casa di Dio` e contrassegnato da un cippo, da un betilo). Canahini, l`antica
curatoria gallurese del territorio di Luogosanto, deriva direttamente dall`ebraico Canahan. Massada,
villaggio sardo ora estinto, non puo essere disgiunto dalla celebre Massada ebraica caduta nel 73
e.v. (questo e Iorse l`unico termine, dopo Sinnai, Sini, Segossini, attribuibile con certezza agli Ebrei
del 19 e.v. ed agli scampati che li seguirono).
Sinnai (v. Toponomastica Sarda 488) non puo essere un`invenzione peregrina dei Sardi: e un segno
d`inestinguibile nostalgia lasciato da un gruppo ebraico. Sini e un allomorIo di Snai. Segossini e da
accadico se[rum piccolo` ed ebraico Snai ( piccola Sinai`): ed inIatti tale villaggetto stava
aIIiancato al villaggio maggiore di Sinnai. Il villaggio di Sisini (agro di Suelli), un tempo
pronunciato Sisini (vedi la pronuncia del centro-nord Sardegna) deriva dall`ebraico Seh Snay (uno
dei nomi di Yahweh, quello del Sinai`).
HaIa, nome antico del villaggio di Mores, ha come reIerente JIa, nome di luogo della Galilea.
il villaggio Romana, se lo ripuliamo dall`etimologia popolare che lo considera un aggettivale di
Roma, appare per quello che e, il nome di un paese nato in luogo alto, dall`ebraico rm altezza,
altitudine`, rmm elevato` (non a caso Romana e l`unico paese sardo ad essere stato costruito sul
cocuzzolo di un monte calcareo, anziche alla base dove scaturisce l`acqua). Altra menda si
riconosce nel Pecorino Romano, il Iormaggio piu celebre della Sardegna, prodotto originariamente
nella sola Barbagia, che i dotti ritengono introdotto in Sardegna dalle legioni romane nel 238 a.e.v.,
mentre signiIica semplicemente pecorino delle alture, pecorino prodotto dai Barbaricini`, e deriva
dall`ebraico rm, rmm.
Bruncu Salamu e una cima di Dolianova presso cui sgorgano le Ionti di S.Giorgio, considerate
terapeutiche da tempo immemorabile. Ha come reIerente il babilonese salamu pace, benessere,
diventar sano`, identico all`ebraico salom ed al toponimo Jeru-salem.
Galilla, antico nome di Villasalto, ha il diretto ascendente in Galilea, e cosi la miniera d`argento di
Sa Lilla, corruzione di Galilla. Per conoscere il popolo montanaro dei Galilla, leggi la celebre
Tavola di Esterzili (in T.S. 71-72, e qui riprodotta). Caillottu e il soprannome che quelli di
Armungia e Villasalto si appioppano a vicenda, intendendolo oramai come cunillottu coniglio,
vile`, mentre e l`aggettivale antico della tribu dei Galilla, alla quale appartenevano.
Cuccuru S`Arraxu (agro di Sinnai) e un pleonasmo, un nome ripetuto (nei toponimi sardi succede
spesso, quando si perde il signiIicato di uno dei termini), e signiIica cima della cima`, dall`ebraico
qdqd sommita del cranio` (pronunciato gia nell`antico sardo cuccuru da un *cuccudu) rs
capo, testa`, che ha dato nel nord-Sardegna rasu e nel sud arrasu o arraxu. Il nome del paese di
Giba viene dall`ebraico gib`a gobba, elevazione`.
I golleis sono le caratteristiche ambe basaltiche del territorio della Baronia, non molto elevate,
dall`ebraico gll coppa`, Iorse per il loro proIilo caratteristico. Anche Su Gologone, la risorgiva
piu potente della Sardegna, ha medesima radice. Qui il semantema e azzeccatissimo, ed ha
l`accrescitivo -one raIIorzato dall`inserzione euIonica della -g-.
Tanto per restare in tema idrico, citiamo il demone sardo dell`acqua, Maimone, dall`ebraico maim
acqua`.
Il ricordo della Irutta c`e nei due toponimi Pirri e Pirrei, che ricordano i termini ebraici perr
Irutto`, pirre Irutto (di un albero)`.
Il nome del paese di Orani deriva direttamente da quello della divinita astrale cananea Horam,
Horanu, e cosi pure il vicino oronimo Gonare, oggetto di metatesi per *Horane.
Bidda Mores, dall`ebraico moreh piogge autunnali`, era un vicus nascosto tra le Iorre ricche
d`acqua, nei monti di Sarrok. Dopo la siccita estiva, le piogge autunnali rivitalizzavano il territorio,
ed il nome diventava tutto un programma.
Silki, un territorio ora inglobato nell`abitato di Sassari, celebre per il santuario romanico e per la
rinascita della cultura sarda (oggi e piu noto per il marchio dell`olio d`oliva), deriva dall`ebraico
Silchi. Monte Sirai, celebre altura presso Carbonia ediIicata dai Fenici, ha i reIerenti nell`assiro
Suru, Ienicio Sr, ebraico Sr e signiIica Tiro`, o meglio (citta dei) Tirii`. Stessa origine ha Villa-
Sor, che riproduce pari pari il termine ebraico Sr Tiro`, e signiIica quindi citta di Tiro`. Mentre
Sorres, l`antica diocesi celebre per la sua abbazia e per le bianche Ialesie, non signiIica sorelle`
(etimologia popolare) ma deriva direttamente dall`ebraico Sr roccia`.
Succa, che e pure un cognome, deriva direttamente dall`ebraico sukka` tenda`. Il nome del paese
Talana deriva dall`ebraico tal essere variegato, a macchie`, con riIerimento al territorio cosparso
di Ioreste miste a pascoli. S`Arcu Artilai (il passo Artilai`) sul Gennargentu, agro di Desulo, deriva
dall`aramaico talmudico `artilai nudo`, cosi chiamato non solo perche quasi tutti i passi montani
erano disboscati per consentirne il controllo, ma principalmente perche questo passo glabro era
veramente strategico, essendo il punto di contatto tra i pastori sardo-barbaricini con quelli di Fonni
(Sorabile), gente esclusivamente romana, interessata a tenere relegati i Barbaricini nella loro
'riserva.
Arcueri e, nella seconda parte del termine, prettamente ebraico, da accad. (w)ar[u varco, valico`
segnacaso sardo de, e di` ri da ebraico r` pastore, re pastore`: il sintagma signiIica quindi il
passo dei pastori` (era un passo strategico, adibito alla transumanza). Uguale termine si ritrova in
Tedderi (altura dei pastori`) ed in altri toponimi pastorali, oltreche in toponimi come Costa Rei
la costa dei pastori`, e cosi via. Arcuentu, il monte sopra Montevecchio, a sua volta ha subito una
corruzione: originariamente doveva essere *Arcubetu, da accad. arku alto` ebraico bait casa`.
Anche Benetutti e ebraico nella seconda parte, originato dal sardo bene, benas sorgenti` ebraico
takat sotto, al disotto`. Il sintagma e riIerito alle celebri Ionti calde che stanno a valle (al disotto)
del paese. Simile e l`esito di Teletottes (Supramonte di Urzulei), toponimo del sito dove il Iiume
della celebre Codula di Luna sproIonda sotto i calcari (da ebraico peleg-takat corso d`acqua che va
sotto`).
Tola (che e pure un cognome) ha il reIerente diretto nell`ebraico Tol` che e un antroponimo
notissimo (1Cr, 7/1 e passim) ma signiIica pure tinto di scarlatto`, corrispettivo del greco oiviko
quello della porpora, ossia Ienicio`. Questo puo essere un nomen proIessinis: quasi a indicare con
appellativo ebraico (usato dagli Ebrei stabiliti in Sardegna con la prima ondata) chi tra i compagni
Fenici imbarcava i muricidi sardi alla volta di Tiro (leggi T.S. a pag. 56, e leggi inIra).
Il nome del paese di Teti deriva dall`ebraico tt Iango` e lega il suo nome a quello di tanti paesi
sardi riIeriti al Iango (Pauli, Pauli Gerrei, Ovodda etc.), legati alle sorgenti Iangose, ai siti umidi
(ma dotati di capacita di sgrondo), dove normalmente si preIeriva ediIicare il villaggio.
Torralba (Turarba) non signiIica come i dotti pretendono torre bianca` ma deriva dall`aramaico
tur altura` babilonese arbu incolto`, e signiIica appunto altura incolta, inadatta all`agricoltura`
(ed e in tali siti che si ediIicavano i villaggi, lasciando le terre buone per le coltivazioni).
Tsippiri in sardo e il rosmarino, dall`ebraico sapr, saIr lapislazzuli, zaIIiro`, a causa del colore dei
Iiori di questa pianta aromatica. L`abitato di Zuri deriva il nome dall`ebraico Zur (1Cr 8,30). Zurru,
che e pure cognome, deriva dall`ebraico Tzur (1Cr 2,45).
Ziu, Otzio (che indica dei prati irrigui) deriva dall`ebraico zuv Ilusso, getto, zampillo`, ovvero da
Ziu, Zio (secondo mese: aprile-maggio, che e quello della Iioritura).
Urthaddala (Pischina Urthaddala) e un nome tricomposto del Supramonte di Baunei, attribuito ad un
laghetto proIondo originato in un inghiottitoio otturato, situato dentro uno scenograIico grottone.
Deriva dall`accadico [urru buca, cavita` ugaritico ta`t pecora` ebraico dalu tazza` vascone
per l`abbeverata delle pecore`.
Caddozzu, aggettivo campidanese per sporco, lurido, sudicio`, e il perverso risultato della
pervicace azione di smantellamento delle antiche religioni da parte dei preti bizantini. Deriva
dall`ebraico qados martire, santo`. E per restare nei termini sacrali, citiamo la valle di Villa Scema
(agro di Villacidro), dall`ebraico Shemah Yisrael, invocazione liturgica quotidiana.
MIGRAZIONI DI EBREI IN SARDEGNA
In T.S. ho aIIermato che gli Ebrei arrivarono in Sardegna con la prima ondata Ienicia intorno al
1000 a.e.v. Non mi trovo isolato in questa segnalazione, che peraltro sono in grado di dimostrare. In
ogni modo, anche Giovanni Spano (Storia degli Ebrei in Sardegna, 1875) ricorda che vari autori nei
secoli scorsi congetturarono che gli Ebrei, quand'erano un popolo libero, mandarono per il mondo
parecchie colonie.
"Strabone, parlando di essi, dice che non si trovava citta del mondo dove non vi avessero stabilita la
sede, godendovi di liberta civile, ed erano i piu ricchi, perche i piu industriosi. Per la qual cosa vi
Iurono dei Re, come un Antioco, che li richiamavano per servire d'incitamento e di esempio ai loro
sudditi nel lavoro" (Spano 2).
Cananei. Per cananea intendo una lingua parlata da popoli che abitarono nella Iascia compresa tra il
deserto e il mare, estesa dalle oasi di Gaza sin oltre le Ioci dell`Oronte, dove cominciava l`impero
hittita. Parlo di popolazioni cananee in senso lato (non diversamente sono note nella storia), e stricto
sensu le deIinisco a un tempo preIenicie, Ienicie ed ebraiche. Non interessa invece la terza
popolazione locale, i Filistei, di lingua non-cananea, ch`erano uno dei Popoli del Mare insediatosi a
Iorza su quelle coste al tempo in cui i Lidi occupavano le coste sarde. La lingua Iilistea era gia Iusa
con quella cananea intorno al 1000 a.e.v., una Iusione avvenuta con relativa rapidita perche i Sea
Peoples, per quanto avessero dialetti diversi o complementari, in generale Iruivano d`una parlata
pan-mediterranea il cui collante era stato, e rimase ancora dopo le loro imprese, anzi lo era ancora
intorno al 1000 a.e.v., la lingua accadica.
Gli antichi abitanti della Terra di Canaan ammettevano d`essere cananei, e per tale etnico Gerhard
Herm propone la base accadica kina[[u porpora`. Se vogliamo parlare di Fenici (letteralmente
'purpurarii'), da oivio ros#siccio, rosso cupo`, diciamo che essi non si riconoscevano
nell`appellativo Iorgiato dai Greci: erano chiamati cosi per essere i monopolisti della porpora`; ma
conoiviigreciindicavanoanchelapalainvirdeigrappolididaericheraggingevanoil
colore rosso intenso.
Il territorio costiero del nord Iu chiamato Fenicia primamente da Omero (Odissea, 4,83), ai cui
tempi era occupato da citta-stato dedite alla marineria. Ma i "Ienici" invece prendevano il proprio
etnico dal nome di quelle citta (erano conosciuti inIatti principalmente come Tirii o Sidonii, dalle
citta piu importanti), non dalla porpora, che in eIIetti neppure producevano. InIatti le coste della
Fenicia non avevano lagune degne di nota e dunque non potevano produrre tanto murice, che invece
veniva dalla Sardegna grazie al Iatto che quest'isola e l'unica del Mediterraneo ad avere una enorme
quantita di lagune da cui si estraevano - e ancora s'estraggono - prodigiose quantita di murici (i piu
prelibati sono is bucconis). pure risaputo che la Sardegna e stata da sempre grande produttrice di
corallo rosso (oggi oramai la preda#zione e quasi completata), per la raccolta del quale in ogni
epoca sono arrivate Ilotte specializzate di rntres (palombari). Non e un caso che la primitiva
arali (Cagliari) prendesse il nome babilonese proprio dal corallo (karallu gioiello`).
La precisazione su chi veramente producesse la porpora nel Mediterraneo viene da Leonardo Melis
(Shardana i Popoli del Mare, passim), ed e arduo conIutarla. Egli rammenta inoltre che la porpora
era cono#sciuta dagli Ebrei molti secoli prima dell'avvento dei Fenici (Esodo V, 30,35). La
tribu di Dan non solo conosceva la porpora 3-4 secoli prima dell'av#vento dei Fenici, ma la
manipolava creando bellissime stoIIe. Poiche le dodici tribu d'Israele Iurono Iormate ancor prima
della partenza dall'Egitto, e poiche Dan costituiva non solo la tribu degli artigiani ma pure quella dei
guerrieri (la retroguardia, durante l'Esodo), c'e da riIlettere su chi Iossero realmente questi
personaggi, che noi soltanto per prudenza non colleghiamo al popolo Shardana, ugualmente
stanziato sul Delta accanto a (o Iuso con) gli Ebrei all'epoca degli Hyksos. Con questi ultimi gli
Shardana erano certamente simbiotici ed ancor piu lo erano gli Ebrei.
Il capitolo 18 di Giudici narra della ricerca di territorio in terra di Canaan da parte della misteriosa
tribu di Dan, dopo che il precedente territorio assegnatole non era stato conquistato. Premuti dai
Filistei, si stabilirono inIine verso Sidone, a Lais (chiamata in seguito Dan), della quale avevano
passato a Iil di spada tutti gli abitanti. Sui paralleli impressionanti tra i Daniti e gli Shardana il Melis
(SPM 90-91) da un proprio resoconto, cui rimandiamo, che non siamo tenuti a condividere.
Che alcuni tratti socio-culturali del popolo ebraico Iossero maturati durante la permanenza nel
Delta, e ancora il Melis a scommetterci (SPM, 86-87), a cominciare dal monoteismo proIessato da
AmenoIi IV (Akh-en-aton) che dagli Ebrei Iu traslato e perIezionato nella propria religione. piu
diIIicile invece accettare che AmenoIi avesse creduto in un solo dio per merito degli ardana.
Dopo essersi stanziato nell'entroterra cananeo, il popolo ebraico ebbe a un certo punto il
sopravvento contro la presenza dei Filistei (dalla cui parlata indoeuropea ricevette Iorse qualche
raro inIlusso), ed in epoca storica control#lava un territorio (comprese le coste) esteso da Gaza sin
oltre la Galilea; solo piu a nord, ma esclusivamente lungo la Iascia costiera, si trovavano i Fenici
propriamente detti, quelli delle citta-stato 'schiacciate tra mare e montagna. La lingua Ienicio-
punica e il cananeo della costa, l'ebraico e il cananeo dell'entroterra. Ma qual era in realta la lingua
comune di questi popoli contigui Per capirlo, dobbiamo indagare anzitutto sull'origine
dell'alIabeto.
Scavando negli archivi di Ugarit si e scoperto che i Ienici di questa citta (e dell'hinterland) erano
stati paradossalmente gli inventori non dell`alIabeto scritto con le "lettere Ienicie" ma d'un alIabeto
scritto con il sistema sumero dei cunei. Cos'erano, allora, le lettere Ienicie usate in tutta la Palestina
in competizione col cuneiIorme di Ugarit Anch'esse, come il murice, non erano autoctone della
costa Ienicia.
Erodoto (Storie, V, 58) ipotizza che l'alIabeto Iosse arrivato ai Greci grazie a Cadmo, originario
della Fenicia. Ma Platone lo contraddice, colle#gando le lettere Ienicie a un'anteriore Ionte egizia e
attribuendone l'inven#zione a Thot, il dio della sapienza con eIIigie da scimmia. In realta il potere
della scrittura era tale ch'essa sembrava invenzione troppo proIonda per essere il prodotto
dell'uomo. La nozione del dono divino Iu cosi Iorte da essere stata recepita nientemeno che
dall'Enciclopedia Britannica del 1853. Ma perche quest'origine egizia dell'alIabeto Prima della
decodiIicazione dei gerogliIici egizi e delle relative Iorme corsive (ieratico e demotico) niente
consentiva di considerare la scrittura egizia all'origine delle lettere alIabetiche. Ma cosi era, in
realta. Il corpo sacerdotale egizio aveva operato nei millenni una mirabile conservazione d'un
sistema graIico che aveva usato come potente sistema di dominio sul popolo. Ma la storia non
dipendeva soltanto da loro. Inseriamo l'intermezzo degli Hyksos, ed e Iatta. Quei re-pastori (ca.
1700-1550 a.e.v.) che molti ricercatori recenti identiIi#cano in tutto o in parte con la massiccia
presenza ebraica del periodo di Giuseppe, Iurono quelli che, durante il loro dominio sul Delta,
s'appro#Iit#tarono evidentemente del sistema graIemico egizio, e non avendo interessi collimanti
con quelli delle dinastie Iaraoniche, lo resero utile ai popoli asianici che li sostenevano (gli Apiru, o
gli abitanti delle sabbie, o i Mentiu del Sinai) operando direttamente o indirettamente il miracolo di
un protoalIabeto. La dimostrazione sta nelle tavole alIabetiche a noi note, la piu antica delle quali Iu
trovata nel deserto dei Sinai (Protosinaitico del VI-V sec. a.e.v.), nelle miniere di turchese e
rame di Serabit El-adem.
Il secondo apparato alIabetico e noto dal sarcoIago del re Ahiram (Biblos, III-I sec. a.e.v.), dove
si nota una evoluzione in linea diretta dal proto#sinaitico. Il terzo apparato alIabetico e quello della
stele di Mesa (re di Moab, I sec. a.e.v.) le cui Iorme sono appena piu "evolute" (se cosi
pos#sia#mo esprimerci) delle precedenti. Qualcuno conIronta i caratteri della celebre Stele di Nora,
in Sardegna, con quelli della stele di Mesa: se cosi e, i caratteri norensi sono del 1000 a.e.v.,
ascendono ai tempi di Davide e di Salomone, o giu di li.
In seguito non si puo piu neppure parlare di "lettere Ienicie" tout court, perche ci Iu una sempre piu
netta distinzione: da una parte avvenne l`evolu#zione ebraico-aramaica, a cominciare dai papiri
aramaici di Ermopoli (Egit#to, V sec. a.e.v.), dai cui caratteri risalgono direttamente quelli dei
Ma#no#scritti di Qumran (I sec. a.e.v.) ed in seguito quelli quadrati del Pentateuco ebraico;
dall`altra parte ci Iu l`evoluzione che Iisso in caratteri immutabili l`alIabeto Ienicio propriamente
detto, trasmettendolo a Cartagine, agli Etruschi, ai Greci.
In realta, una lingua Ienicia originaria non esiste in quanto tale: esiste soltanto se non la
disgiungiamo da quella ebraica ed ebraico-aramaica. "Lo studio sul primo sviluppo dell'alIabeto nel
Levante avanzo di pari passo con le ricerche sugli antichi linguaggi semiti e con importanti scoperte
archeologiche. La pietra moabita o stele del re Mesa, rinvenuta a Dhiban nel 1868, sembrava
serbare una Iorma arcaica precedente alle lettere Ienicie. Il sarcoIago di Eshmunazar re di Sidone,
alcune tazze incise provenienti dal Libano e altri oggetti cominciarono a Iornire le prove che
l'alIabeto aveva avuto un'ampia diIIusione nel tempo e nello spazio, gia prima che i Ienici lo
diIIondessero lungo le rotte del loro commercio" (Drucker, LA 28).
Dopo l'avvento delle lettere alIabetiche Ienicie, etrusche e greche, cosi banali ma cosi terribilmente
democratiche, il corpo sacerdotale egizio, declinante e sconIitto nelle prerogative sacrali, aveva
perduto gran parte del potere. Con l'avvento dei primi re alessandrini il loro sistema graIico
tramonto Iatalmente. Ma Iu proprio allora che i sacerdoti egizi si presero una rivalsa morale,
riuscendo a dare una seconda eternita a quelle potenti immagini visive "originarie e divine". Il
potere simbolico di quei graIemi s'induri attorno al concetto di "gerogliIico", che Iu uno dei temi
centrali del Corpus Hermeticum, un insieme di scritti che, prodotti tra il II e il III sec. e.v., univano
gnosticismo cristiano e misticismo arcano in una dottrina che pretendeva di risalire alla Iigura di
Ermete Trismegisto, Iorma grecizzata del dio egizio Thot. Da quel momento la trasmissione dei
graIemi egizi come sistema di comunicazione era terminata.
proprio attraverso il cuneiIorme di Ugarit, strano apparato alIabetico cosi diIIorme dalle lettere
Ienicie, che conosciamo la prodigiosa evoluzione della civilta ugaritica e, per riIlesso, di quella
palestinese. I Ienici di Ugarit sono i promotori d`una letteratura poetica altissima, i cui vertici si
riIlessero nella Terra di Canaan e pervasero l`intera letteratura ebraica (quella nota come Bibbia).
Possiamo aIIermare che nel territorio cananeo, eternamente compresso e travagliato tra le pretese
imperiali assire, hittite, egizie, si svilupparono le condizioni per uno sviluppo vertiginoso della
civilta, cui Ianno obbligatoriamente riIerimento gli stessi storici e IilosoIi greci quando debbono
render conto delle radici della propria grandezza.
Ad Ugarit Iu rinvenuto il piu antico alIabetario conosciuto, del 1350 a.e.v., i tempi del re
`Ammittamru II. "Oltre il 70 del vocabolario ugaritico e attestato nelle altre lingue cananee -
ebraico compreso - con gli stessi signiIicati o, al piu, con sensi molto vicini" (Baldacci, SU 224).
Secon#do il Baldacci, i modelli piu arcaici di ambo le lingue sono ipotizzabili al III millennio, dal
quale sarebbero derivate le tradizioni narrative orali: Epiche arcaiche cananee Tradizioni orali dei
Semiti occidentali Epiche amorree Epiche ugaritiche Epica biblica (le due ultime produzioni
della Iiliera s'invertono ad ogni pie' sospinto e quindi diventano reciproche: Epiche amorree
Epiche ugaritiche Epica biblica). il caso, ad es., del tema biblico del Dio-Guerriero (Es 15, 1-
18). La stessa tradizione si ritrova ad Ugarit nel ciclo di Ba`lu e recentemente e stata ipotizzata
anche nei miti amorrei del VIII sec., vedendo in cio l'indice di una grande unita non solo
territoriale ma anche culturale nella Siria dei Semiti occidentali. La continuita dell'epica va vista
anche nella religione, "soprattutto nelle epiche patriarcarli (V-IV secc. a.C.) dove, in aggiunta al
nome di Yahweh, si puo osservare l'equazione Yahweh El che null'altro testimonia se non la
continuita tra l'El di Canaan e lo Yahweh di Israele. El/Yahweh e quindi il dio che garantisce anche
per Israele eredi (Gn 49,25) e che provvede alla salute (Nm 23,20); nel ciclo di Giacobbe, in Gn
49,24 e chiamato `br ya`qb, 'il toro di Giacobbe', lo stesso titolo che Ilu ha in ugaritico, 'toro' "
(Baldacci, SU). "Qualunque sia d'altronde la etimologia del nome di Israele (yir`l), e chiaro che
si tratta di un nome determinato dall'unione di una Iorma verbale con il nome divino `l a conIerma
di un'originaria comunita di Iedeli a questa divinita Cananea (SU 230). " stato Iatto notare come
dei 1454 termini utilizzati nei testi di Ugarit per descrivere il mondo del divino, ben 711 - quasi il
50 quindi - trovi precise corrispondenze (d'impiego, di signiIicato e, a volte, persino di posizione,
nella struttura della Irase) nell'Antico Testamento" (Baldacci, SU).
"Questa continuita tra religione cananea e religione di Israele e anche reperibile nei molti nomi di
luogo Iormati dal nome bt 'tempio' unito a quello di un dio: cosi bt-`l (Gn 12,8) indica che
originariamente era al culto dell'El cananeo che si riIeriva il toponimo; bt-dgn (1Sam 5,2) evoca
il culto del dio cananeo Dagnu; bt-h rn (Gs 16,5) quello della divinita astrale H ornu;
bt-`nt (Gs 15,59) quello connesso col culto della dea `Anatu; bt-semes (Gs 15,10) quello
dedicato al Sole; bt-`azmwet (Esd 2,24) quello connesso con Motu il dio dell'Oltretomba. Nel
1946, Julius Oberman nel commentare le attinenze tra la Bibbia ed i testi di Ugarit scrisse: Essi
(i.e. i testi di Ugarit) ci Iorniscono di nuovi elementi di base per il Iolklore religioso e letterario
della Palestina e dell'Antico Testamento: elementi di base molto piu antichi di quelli della Fenicia e
molto piu vicini di quelli dell'Egitto o di Babilonia. Naturalmente, come in tutti i casi analoghi, le
similitudini della Bibbia sono anche sottolineate da alcune normali diversita che la stessa tipologia
della tradizione orale determina quando si trovi applicata ad aree limitroIe e diverse tra loro, pur
con un comune patrimonio culturale. Alcune di queste diversita sono unicamente imputabili alle
scelte religiose operate da Israele: l'esclusiva posizione di supremazia sugli altri dei dimostrata da
Yahweh/El, anche nelle piu arcaiche tradizioni di Israele, creo un divario sempre maggiore con la
religione cananea da cui aveva preso origine" (SU, 232).
Partendo da queste premesse poste dal Baldacci, e ovvio che la civilta Ienicia, sviluppatasi
attraverso le citta-stato, non poteva esprimere la propria potenza se non usuIruendo della Iorza
materiale delle popolazioni dell`hinterland, delle colline, delle montagne, con le quali dai tempi di
Ugarit godeva d`una comune temperie culturale. Quella della civilta Ienicia Iu una storia analoga a
quella ateniese, che si espresse dentro la citta ma con l`apporto di tutti gli abitanti dell`Attica e dei
navigatori dell`Eubea e dell`arcipelago. I Fenici non potevano Iare a meno dell`apporto in uomini e
materiali da parte delle po##po#lazioni dell`entroterra, che erano anzitutto quelle semi-stanziali
ebrai#che (tribu di Dan, NeItali, Aser, Zabulon, Issacar) e quelle nomadi dei Palmi#reni, che
parlavano un dialetto siro-accadico. Questa compenetrazione va tenuta presente, se vogliamo intuire
la composizione etnica degli equi#paggi Ienici che andarono per l`occidente mediterraneo a segnare
del proprio crisma numerose terre straniere. In realta la lingua di questa gente era una sola,
scompartita in vari dialetti la cui comprensione reciproca era assicurata da una base comune (un po`
come avviene oggi nella lingua sarda, la cui diversita dialettale non impedisce a un campidanese di
comunicare con un logudorese).
Parlare di Cananei signiIica parlare pure di genetica, di aplotipi. L`aplotipo e un insieme di geni che
identiIica una popolazione o un gruppo, e si caratterizza per le Irequenze piu ricorrenti dei suoi geni
(es. colore degli occhi e dei capelli, altezza). Un locus dell`aplotipo Ienicio e quello caratterizzato
dall`assenza del p12I. proprio il p12I a mancare totalmente nei Fenici (delezione); non solo, ma
questa mancanza si riIlette dovunque siano passati i Fenici, con un gradiente che diminuisce dalle
coste all`entro#terra. Cio vale, a maggior ragione, per la Sardegna. Vedi al riguardo la ricer#ca di
Mitchell-Hammer-Earl-Fricke del 1996 (Human evolution and the Y chromosome).
Da cio possiamo capire meglio cosa successe in Sardegna. Comincio tutto con i Sea Peoples, che
arrivarono direttamente anche in Sardegna (diIIicile ipotizzare l`inverso, perche i Sea Peoples erano
orde indoeuropee mischiate ai popoli indigeni tra i quali s`erano insediati, e per quanto attiene alla
Sardegna arrivarono Iorse gia mischiate ai Lidi o subito dopo i Lidi). Essi cominciarono quindi ad
insediarsi nell`isola assieme (o in concorrenza) coi Lidi; ma il loro impatto maggiore lo si deve
immaginare qualche decina d`anni appresso, ai tempi della catastroIe storica del III sec. a.e.v.,
allorche si videro i Sea Peoples discen#dere in massa nell`Egeo, Iar crollare l`impero ittita,
ridisegnare la carta geograIica delle coste palestinesi, tentare l`invasione del Delta.
Beninteso, i portatori dell`aplotipo Ienicio non Iurono i Sea Peoples, essi Iurono semplicemente
coloro che misero in moto la propagazione dell`aplotipo Ienicio, in quanto misero in Iuga le
popolazioni ugaritiche, le popolazioni costiere che in parte scapparono verso altri lidi, anch`esse
miranti, nel caos delle Iughe, delle controIughe e degli annientamenti, agli stessi approdi da cui
erano partiti od ai quali mirarono prima o poi gli stessi Sea Peoples. Questi ultimi, insediandosi
anche nella Terra di Canaan (c`erano Filistei, Shardana e altri) Iurono assorbiti gradatamente dalle
popolazioni proto-Ienicie residue e dalle bellicose tribu ebraiche da tempo stanziate nell`immediato
retroterra, le quali solo momentaneamente restarono tecnologicamente imbelli, poiche non
maneggiavano il Ierro. Ma in pochi decenni le popolazioni aborigene rivierasche (quelle che non
erano scappate e che s`erano ormai mescolate agli ex Sea Peoples) trasmisero la propria eredita
anche alle tribu ebraiche (l`aplotipo Ienicio), resero democratica la tecnologia del Ierro e delle navi
d`altura, quella stessa tecnologia che dal 1000 a.e.v. Iece emergere la prodigiosa presenza dei
Fenici, i veri portatori assieme agli Ebrei dell`aplotipo qui accennato.
sorprendente la sicumera con cui gli storici, gli archeologi ed i linguisti liquidano il problema
della lingua sarda delle origini, che riconoscono soltanto essere 'indoeuropea al pari di quella
etrusca, ma poi mostrano d`ingabbiarsi in una mera petizione di principio, non avendo approIondito
alcunche, se e vero, com`e vero, che non ammettono nella toponomastica e nella lingua sarda altro
che sette reperti Ienicio-punici, mentre in realta i reperti Ienici e semitici lato sensu ascendono a
parecchie migliaia. Sono d`accordo col Meloni e con altri studiosi sul Iatto che la toponomastica
Ienicio-punica Iu soppiantata spesso per 'riqualiIicare intenzionalmente il nome del luogo, al quale
i Romani mirarono, dando Iorme latine (o greche), mentre i geograIi greci non ammisero altre
designazioni se non espresse da Iorme e semantemi propri. Eppure quel plancher di toponimi
'riqualiIicati non e l`unica eredita degli usi antichi; emergono qua e la centinaia di sagome
originarie pietriIicate, che ad una attenta indagine mostrano una Iorma spesso cananea (Ienicia,
ebraica, aramaica), oppure risalgono a piu remote stratiIicazioni pre-Ienicie, quasi sicuramente
sardiane visto che i Sardi Iurono ovviamente i padroni del proprio territorio che pero, non potendo
azzardare troppo su tale strato (quello dei Sea Peoples e quello ancora precedente), siamo in grado
di riconoscere e 'certiIicare soltanto se le misuriamo sulla base panmediterranea dell`epoca, che
era accadica.
La presente ricerca non mi ha posto a contatto col solo strato accadico ma anche con quello appena
successivo, anzi spesso coevo e commisto, ossia quello cananeo (lingua semitica dell`ovest), che
nessun linguista sinora aveva considerato, per la Sardegna, se non per minimizzarlo o escluderlo.
Io non ho operato il miracolo dello Schliemann, che si mise a scavare nella certezza di mettere in
luce la citta di Troia, che poi in eIIetti scopri. Il mio miracolo e capovolto. Quando ho iniziato il
presente lavoro non avevo altra preoccupazione che di mettere un po` d`ordine e di metodo nello
studio della toponomastica sarda. Non avevo alcun sospetto che la toponomastica sarda Iosse intrisa
di lemmi semitici. Ridevo della semito-mania dello Spano. Convinto della teoria del agner che in
Sardegna i toponimi Ienici sono sette e basta (anzi cinque, i quali sono in deIinitiva dei nomi
comuni, come precisa lui stesso: tsikkiria, mittsa, tsingorra, kemu, tsippiri), avevo intrapreso la
ricerca nell`intento esclusivo di dare Iinalmente un etimo ai nomi di tutti i centri abitati della
Sardegna, soppesando la devastante insipienza con cui sinora erano stati considerati. Chi andava a
immaginare che, strato dopo strato, lemma dopo lemma, campo semantico dopo campo semantico,
avrei composto un elenco di 1900 toponimi (molti di piu rispetto al numero dei paesi) e, sinora, un
ulteriore elenco di 4000 lemmi, e che l`indagine comparata di questa messe di Iorme prima
inesplorate mi avrebbe inchiodato ad una responsabilita nuova, proiettandomi Iuori dell`orbita
asIittica della linguistica indoeuropea Non era mia intenzione, non avevo preconcetti in materia,
non volevo onorare alcuna ideologia. Mi e bastato il coraggio, mi e bastata l`indignazione per come
sono stati negletti gli studi sulla lingua sarda delle origini. L`orgoglio intellettuale ha Iatto il resto. E
dopo la toponomastica, i miei studi sono avanzati attraverso l`intero scibile della Sardegna. Per ora
ho scandagliato: 1 un buon numero di toponimi; 2 i numerosissimi nomi dei pani; 3 tutti i nomi
della Ilora; 4 tutti i nomi delle malattie, delle pratiche magiche, delle pratiche sciamaniche, della
religione arcaica; 5 tutti i termini sardo-ebraici; 6 tutti i termini sul Carnevale sardo; 7 numerosi
termini sulla musica antica della Sardegna. Altri campi dello scibile sono sotto attenta osservazione,
e ne scaturiranno a breve dei dizionari tematici.
Riesumando lo strato cananeo, ho Iinito per completare il mosaico del plancher preromano. La
Iatica dell'inda#gine mi ha portato al Iondo della sconvolta realta della lingua sarda, che pochi
linguisti hanno saputo governare con metodo adeguato. Molti di loro, impegnati a sepellire i lemmi
che non capivano, ne hanno precipi#to#samente chiuso a migliaia nel cimitero 'proto-sardo,
dichiarando di Iatto la propria incompetenza sulle lingue semitiche e su quella etrusca. E invece e
proprio da tale cimi#tero che bisogna partire, per riesumare tanti lemmi ancora vivi e parlati dal
popolo.
Ba`alu, Motu, amas, Horanu, alimu, `Astartu sono deita cananee che citiamo come un (minimo)
esempio di sopravvivenza nella toponomastica sar#da, nei nomi propri, nei nomi comuni (es. amas
Samassi, Horanu Orani, Motu Mom#moti, Dandannu Tadannu). Sono migliaia di termini
che danno una sIilza di reIerenti e indicano un uso preciso del territorio, delle cose, degli ambienti,
dei sentimenti, che non e soltanto sacrale (come suppose Sardella) ma economico, Iunzionale agli
scambi, alla specializzazione, alla vocazione agraria, alla qualita dei pascoli, al paesaggio, alla Ilora,
alla paniIicazione, alle malattie, alle credenze, alla religione, alla magia.
A questo punto debbo Iare una precisazione. Mentre sui Fenici propriamente detti (ossia i Giudeo-
Cananei) la ricerca linguistica in Sardegna puo Iermarsi Iacilmente ad uno-due secoli a.e.v., per gli
Ebrei propriamente detti il discorso si Ia piu articolato. La loro presenza in Sardegna puo essere
analizzata su quattro piani temporali: epoca Ienicia e Ienicio-punica, epoca del primo impero, epoca
del tardo-impero, epoca del IV secolo dell`era volgare.
Circa il piano Ienicio, sono convinto che la storia della convivenza (e delle Irizioni) tra le
popolazioni in Terra di Canaan (simile per certi versi allo 'scontro tra Sardi planiziari e Barbaricini
delle montagne) abbia portato a Iormare spesso degli equipaggi misti. Per intenderci, la terra sarda
Iu colonizzata da semiti delle coste e dell`interno aIIratellati da un unico intento. A Iar propendere
per questa tesi non e solo una stringente logica storica ma una ancor piu rigorosa logica economica.
I primi Ienici (o uguaritici o pre-Ienici) approdati in Sardegna propalarono (come che non Iosse mai
bastato l`Oracolo di DelIo) la notizia di un`isola strabiliante, dove alle magniIiche opportunita delle
coste, delle immense Iioriture di corallo rosso, delle lagune prodigiosamente ricche di murice, delle
innume##re#voli saline, delle pianure cerealicole e delle miniere si aIIiancavano gli ster#mi#nati
territori montani ricchissimi di sughero, di Ioreste, di legname, di quer#ce, lecci, terebinti, tassi,
ginepri; montagne ricche di pascoli, acqua, sel#vag#gina. del tutto ovvio che la notizia paciIicasse
quelle tribu guerriere, determinando lo stop della secolare pressione delle tribu ebraiche che
ambivano ad insediarsi sulla costa. Successe ne piu ne meno quanto avvenuto in Italia nel Secondo
Dopoguerra (dal 1946), con l`avvento della democrazia e dell`espansione economica, allorche
centinaia di migliaia di pecore barbaricine Iurono traslate di peso sulle navi e trapiantate sulle
montagne del Lazio e della Toscana ormai vuote di pastori. Oggi non c`e plaga montana
dell`appennino centrale che non parli sardo.
Cosi avvenne per la Sardegna di 900-800 anni a.e.v., ma anche per la Sardegna del 1000 a.e.v., se
accettiamo la notizia veramente eclatante della Bibbia relativa alla costruzione del Tempio di
Salomone. Il re degli Ebrei era in pace ed armonia col re di Tiro, il Ienicio Chiram, dal quale
ottenne non solo tutti i cedri ed i terebinti necessari ad ediIicare la Casa di Dio, ma persino gli artisti
che plasmarono le statue dei Cherubini, le Ioglie di palma ed i boccioli dei Iiori. Salomone
riconosceva che 'Ira di noi nessuno e capace di tagliare il legname come sanno Iare quelli di
Sidone. Alla cava e alla lavo#ra#zione dei grandi massi per le basi e le mura del Tempio
lavorarono artigiani ebrei ed artigiani di Biblos. Quindi artisti ed operai vennero in parte da queste
tre citta-stato Ienicie. Salomone ricambio i Iavori di Chiram rendendogli per parecchi anni orzo,
grano, vino e olive schiacciate ossia olio d`oliva (1Re 5; 2Cr 2,2-15). Il longevo Chiram aveva
avuto ottimi rapporti anche col re David, al quale aveva mandato legno di cedro e maestranze
(2Sam 5,11; 1Cr 14,1; 22,4). Ricordiamo che Chiram aiuto Salomone anche con l`invio di marinai
esperti per la Ilotta di Ezion-Gheber nel golIo di Aqabah, da cui Iece rotta verso OIir (1Re 9,26-28;
10,11-12; 2Cr 8,17-18; 9,10-11). La 'Ilotta di Tarsis (Tartesso Ezion-Gheber) appartenente a
Salomone navigava dal golIo di Aqabah al Mar Rosso ed oltre, assieme alla Ilotta di Chiram (1Re
10,22; 2Cr 9,21-22). Tiro intrapre#se la propria intensa attivita di colonizzazione dopo aver preso il
controllo di ition, sull`isola di Cipro, in un momento compreso tra l`I e il sec.a.e.v., ed e da
quei tempi che inizio l`avventura cananea, capitanata dai Tirii, lungo le coste del Mediterraneo
centrale occidentale.
Sembra quindi ovvio che i pastori ebrei, dal 1000 a.e.v. in qua, si mischiassero in pace coi cittadini
della costa (coi "Ienici"), e sbarcassero poi in Sardegna per ripopolare le montagne, che allora erano
delle entita economiche ubertose e di grande promessa produttiva. Non solo, ma gli Ebrei si
portarono appresso i propri ulivi. Non si capisce altrimenti perche in Sardegna esistano ancora molti
ulivi che, a detta dei botanici e dei Iorestali, risalgono a millenni prima di Cristo, ulivi che i Greci
non piantarono di certo. Si sa che l'ulivo era conosciuto dai Sumeri 3000 anni a.e.v., ed in terra di
Canaan e documentato da quando si comincio a utilizzare l`alIabeto: Olio Iaranno piovere i cieli - di
miele Iluiranno i torrenti (Corpo del cuneiIorme di Ugarit: III: 12-13, citato dal Baldacci). Cio
signiIica che ogni popolo porto in Sardegna i propri ulivi. Cio, beninteso, non signiIica che i
Sardiani precedenti non conoscessero l`ulivo, poiche esso in Sardegna e sempre esistito (ne esistono
alcuni che IruttiIicano ancora da 7000 anni).
Questo e il primissimo strato ebraico in terra sarda, cui segui sicuramente un altro sub-impulso al
tempo dell`assedio di Gerusalemme da parte di Sennacherib, un altro quando Gerusalemme cadde
sotto i colpi di Nabuccodonosor, un altro durante l`esilio babilonese; Iorse un quarto durante
l`invasione che dette Iorma al primo regno ellenistico.
Il secondo strato storico della presenza ebraica in Sardegna e dichiarato bene da Tacito e da
Giuseppe l`Ebreo, che narrano d`un trasIerimento coatto avvenuto, secondo i testi, nell`anno 19
dell`Era Volgare.
Tacito, Annali, Libro 2, LIV, 85: Eodem anno gravibus senatus decretis libido Ieminarum
coercita cautumque, ne quaestum corpore Iaceret cui avus aut pater aut maritus eques Romanus
Iuisset. Nam Vistilia, praetoria Iamilia genita, licentiam stupri apud aediles vulgaverat, more inter
veteres recepto, qui satis poenarum adversum impudicas in ipsa proIessione Ilagittii credebant.
Exactum et a Titidio Labeone, Vistiliae marito, cur in uxore delicti maniIesta ultionem legis
omisisset. Atque illo praetendente sexaginta dies ad consultandum datos necdum praeterisse, statim
visum de Vistilia statuere; eaque in insulam Seriphon abdita est.
Actum et de sacris Aegyptiis Iudaicisque pellendis, Iactum patrum consultum, ut quattor milia
libertini generis ea superstizione inIecta, quis idonea aetas, in insulam Sardiniam veherentur,
coercendis illic latrociniis et, si ob gravitatem caeli interissent, vile damnum; ceteri cederent Italia,
nisi certam ante diem proIanos ritus exuissent.
'In quello stesso anno il Senato con severissimi decreti cerco di reprimere la dissolutezza delle
donne, e dispose che a nessuna, che avesse avuto l`avo o il padre o il marito cavaliere romano, Iosse
lecito prostituire se stessa. Vistilia inIatti, appartenente a Iamiglia pretoria, aveva dichiarato dinanzi
agli edili di essere pubblica meretrice, secondo l`uso vigente Ira gli antichi, i quali pensavano che
pena suIIiciente alle donne corrotte Iosse la stessa pubblica conIessione della loro inIamia. Fu
imposto anche a Titidio Labeone, marito di Vistilia, di giustiIicarsi perche aveva trascurato di
ricorrere alla legge contro la moglie, rea conIessa di tale colpa; e poiche quello adduceva come
pretesto che non erano ancora trascorsi i sessanta giorni, concessi per Iormulare l`accusa, parve al
Senato che bastasse prendere una decisione nei riguardi della sola Vistilia, che Iu esiliata nell`isola
di SeriIo.
'Si tratto anche dell`abolizione dei culti egizi e giudaici, e si delibero che quattromila liberti,
seguaci di quella superstizione inIetta, i quali, per eta, erano atti al servizio militare, Iossero
trasportati in Sardegna, per la campagna contro il brigantaggio; se poi Iossero periti per i miasmi del
clima, sarebbe stato ben poco danno; agli altri Iu comandato di uscire dall`Italia, se entro un giorno
Iissato non avessero abiurato e respinto quei riti proIani.
Giuseppe Flavio (Antichita giudaiche, VIII, 81-84) da una versione alquanto diversa dell`episodio
tacitiano: 'C`era un Giudeo, un vero Iuggitivo, allontanatosi dal proprio paese perche accusato di
trasgredire certe leggi, e per tale motivo temeva una punizione. Proprio in questo periodo costui
risiedeva a Roma e svolgeva il ruolo di interprete della legge mosaica e della sua saggezza. Costui
arruolo tre mascalzoni suoi pari; e allorche Fulvia, una matrona d`alto rango, diventata una proselita
giudea, incomincio a incontrarsi regolarmente con loro, la incitarono a inviare porpora e oro al
tempio di Gerusalemme. Essi, pero, prendevano i doni e se ne servivano per le proprie spese
personali, poiche Iin dall`inizio questa era la loro intenzione nel chiedere doni. Saturnino,
sollecitato dalla moglie Fulvia, riIeri tutto a Tiberio, suo amico; per tale motivo egli ordino a tutta la
comunita giudaica di abbandonare Roma. I consoli redassero un elenco di quattromila di questi
Giudei per il servizio militare e li inviarono nell`isola di Sardegna; ma ne penalizzarono molti di
piu, che per timore di inIrangere la legge giudaica, riIiutavano il servizio militare. E cosi per la
malvagita di quattro persone, i Giudei Iurono espulsi dalla citta.
Svetonio (Vita Caesarum, Tiberius, Liber III, VI) riporta anch`egli la notizia, sia pure in
termini piu generici: Externas caerimonias, Aegyptios Iudaicosque ritus compescuit, coactis qui
superstizione ea tenebantur religiosas vestes cum in strumento omni comburere. Iudaeorum
iuventutem per speciem sacramenti in provincias gravioris caeli distribuit, reliquos gentis eiusdem
vel similia sectantes urbe summovit, sub poena perpetuae servitutis nisi obtemperassent. Expulit et
mathematicos, sed deprecantibus ac se artem desituros promittentibus veniam dedit. Traduzione:
'Represse i culti stranieri e i riti egiziani e giudaici, costringendo quelli che proIessavano tali culti a
bruciare le vesti da cerimonia e tutto l`arredo sacro. Col pretesto del servizio militare distribui in
province dal clima piuttosto malsano i giovani giudei, e allontano dalla capitale gli altri dello stesso
popolo e quelli che seguivano culti simili ad essi, sotto pena di perpetua schiavitu se non avessero
obbedito. Caccio pure gli astrologi; poi pero, quando lo supplicarono e promisero che avrebbero
rinunciato alla loro proIessione, li perdono.
Dal testo di Tacito risalta primariamente un Iatto, che i coatti non erano tutti ebrei, nonostante
l'aIIermazione contraria di Giuseppe; ma possiamo supporre che in gran parte lo Iossero, perche non
era costume degli egiziani di riconoscersi come popolo anche Iuori casa. Gli Ebrei sono stati unici
nella storia universale a sentirsi (e ricostituirsi sempre) come popolo ovunque si trovassero. Quindi
Tiberio aveva Iatto un atto antiebraico, uno dei tanti sopportati dagli Ebrei in epoca pre-
costantiniana. Dalla notizia di Giuseppe risalta la diIIicilissima posizione degli Ebrei rispetto al
servizio di leva imperiale obbligatoria, quale poi si conIiguro anche presso i primi cristiani. Su
questa posizione ideologica l'imperatore opero, sperando di scardinare un'etnia poco disposta ad
integrarsi. Non a caso i quattromila erano tutti maschi ed in eta di leva, quindi giovani, pronti al
matrimonio. Grazie al "guanto di velluto" dell'alleata malaria, Tiberio aveva la certezza che il
drastico ridimensionamento merce questa diaspora potesse avvenire proprio in terra sarda. Ma Iu
proprio lo stato di belligeranza dei Barbaricini che salvo i Quattromila, spediti in Iretta su montagne
che non conoscevano la malaria (Tiberio evidentemente non sapeva che la malaria era un Ienomeno
della pianura).
Una volta giunti in Sardegna, quale Iu inIatti il destino dei Quattromila Dai toponimi e da altri
reperti lessicali ebraici immagino che Iurono dispersi per le montagne dell'isola, ma alcuni nuclei
ebraici Iurono tenuti coesi per Iinalita strategiche. Questi ultimi non Iurono lasciati soli ma vennero
inquadrati, per ragioni di disciplina, di arte marziale e di eIIicienza tattica, assieme ad altre unita
insediative e combattenti piu "lealiste" (il cui numero pero va immaginato esiguo). Le ragioni
strategiche dettarono anche il numero e la dislocazione dei vari contingenti. Di questi Iorse il piu
grosso Iu destinato a Iare argine attorno alla capitale aralis ed alle sue pianure, al Iine di contenere
il preoccupante Iluttuare dei Barbaricini sulle montagne che da Sinnai vanno sino al Flumendosa
spaziando nell'intero corno sud-orientale dell'isola.
Cosi nacque l'accampamento militare che poi, trasIormatosi lentamente in villaggio, prese il nome
di Sinai, (Sinnai secondo la Ionetica sarda, ma ancora nel medioevo Sinai). Questo accampamento-
villaggio doveva essere la base di partenza per ogni attacco (o contrattacco). La liberta di dare il
nome piu adatto al proprio villaggio-caserma era il minimo che questi coatti potessero pretendere.
Non solo, per quanto diremo adesso dobbiamo immaginare che essi non abbiano avuto piu ragioni
per tornare a Roma, dopo la revoca dell'esilio da parte dell`imperatore Claudio. Paradossale ma non
troppo, essi avevano scoperto di dover "mettere in riga" nientemeno che gente parlante la loro stessa
lingua, o giu di li. E chiaramente si riIiuta#rono, o temporeggiarono. Non importa quali modi ostili
o astuti o garantisti abbiano usato presso il comando romano. Probabilmente escogitarono un modus
vivendi tale da placare la Ioga dei Barbaricini, tenendoli a bada ed integrandosi con loro,
impedendogli nel contempo di arrecare danno alle pianure. Senza questa intuizione, non capiremo
mai ne il mistero della "sparizione storica" dei Quattromila ne il mistero della perpetuazione di certi
toponimi-guida sulle montagne. Ricordiamo che la lingua latina, dopo due secoli dalla conquista,
era parlata a malapena entro le mura cittadine, mentre tutto il resto dell'isola (specie sulle
montagne) continuava ad esprimersi coi linguaggi cananei portati dai "Ienici" e dai punici, oltreche
con la lingua accadica.
Un dato di storia territoriale conIerma l'insediamento ebraico a Sinnai, che non puo essere spiegato
adeguatamente senza immaginare che per i com#bat#tenti ebraici dovette essere applicata una
compensazione terriera post-levam, o addirittura una compensazione tipo "leva dei kabaddaris",
cosi rino#ma#ta nell'epoca bizantina, con attribuzioni di ampie proprieta in cambio del controllo del
limes. Con l'Unita d'Italia nel I secolo Sinnai risulto essere il comune sardo con maggiore
superIicie territoriale (in proporzione agli abitanti): possedeva nientemeno che l'intero corno sud-
orientale della Sardegna, un territorio immenso. Non c'e altra spiegazione a cio, se non che Iu
proprio Sinnai ad avere avuto l'incarico di controllare, gia da epoca romana, quell'immensa
estensione priva d'insediamenti.
Non sembri strano se aggiungo un dato che, osservato con superIicialita, puo destare persino il riso,
anche perche riguarda le tradizioni gastro#nomiche: Sinnai e l'unico paese della Sardegna dove la
coltivazione dei mandorli era, nel passato, proverbiale. Servivano e servono ancora a produrre il
dolce sinnaese, che e celebrato in tutta l'isola per essere esclusivamente (ripeto: esclusivamente) a
base di mandorle ed uova, oltreche di Iarina. Se ne produce una decina di tipi. Il che signiIicherebbe
poco o niente se non si sa con quale talento le donne sinnaesi rendano la mandorla predominante e
simbiotica all'impasto residuo. Nessuna donna sarda e capace di tanto. Ne risulta un dolce raIIinato,
celebrato in tutta la Sardegna. Ebbene, questa Iormula (il cui stupeIacente equilibrio e la cui
gestione sta nelle mani di poche signore accorte che nessuna donna sarda e riuscita mai ad imitare)
e uno dei comandamenti piu rigorosi della cucina casher, la cucina ebraica tramandata sin dalle
origini della Bibbia (Levitico, cap. I e VII; Esodo, II, cap. 19, ecc.).
Ora pero dobbiamo entrare nel campo dei toponimi. Anticamente alla sommita del colle dell'antica
Sinai esistevano due villaggi perIettamente giustapposti, Sinai e Segossini (il secondo toponimo
deriva dall`accad. se[rum modesto, piccolo` o si[ru bambino, servo` Snai 'piccola Snai').
Stavano entrambi sul sito cacuminale, con posizione paritetica, unita ma distinta. Erano
indubbiamente gruppi amici. Non si puo allora non richiamare l'aIIermazione tacitiana che i coatti
erano di religione "ebraica ed egizia". A noi sembra del tutto logico che i due gruppi coatti, una
volta insediati nell'unico villaggio-caserma, abbiano costruito ognuno il proprio tempio, ben distinto
ma senza intenti di reciproca sopraIIazione (dissuasi a cio dall'elemento militare romano). Fu poi
attorno al tempio - quello ebraico doveva essere sotto l'attuale basamento della chiesa di S.Barbara -
che elessero domicilio le Iamiglie dei militari congedati, creando ognuno un proprio distinto
agglomerato che resto nei secoli. A dimostrare la presenza dell`elemento egizio abbiamo numerosi
cognomi sardi di origine egizia, che in questo studio per brevita ometto.
La convivenza delle due religioni si protrasse non solo nel villaggio ma pure nel territorio divenuto
proprieta delle due etnie. Anche in montagna abbiamo due distinte aIIermazioni di Iede. Quella piu
eclatante appartiene al gruppo maggio#ri#tario (ebraico), ed e l'oronimo Sette Fratelli, il nome del
monte piu alto. La diceria popolare (suggerita dagli eruditi) deriva il nome dalle "sette punte":
stantia storiella ripresa persino dal Lamarmora, il quale dimostra di non averle mai raggiunte. Egli
ascese il monte assieme al proIessor Mori lungo la strada romana, dove ai primi del Settecento il
Padre Salvatore Vidal di Maracalagonis aveva eretto un con#ven#to. Dall'epoca del Vidal le dicerie
erano divenute due: sette punte e setti Iradis, che Ianno 'sette Iratelli` o sette Irati': c'era l'imbarazzo
della scelta. In realta non erano sette ne i Irati ne le punte. Le vette sono di piu (o di meno, secondo
il metodo di conta). Altra caratteristica del Monte e che alla base delle guglie non e mai passato
nessuno. Gli stessi itinerari carbonari di Iine '800 si Iermarono prima delle vette, in segno di
rispetto. Manca ogni segno antropico di carattere diacronico. Gli unici segni sono dell'attuale, e
riguardano esclusivamente gli uccellatori, che occupano il sito con sentierini la cui lunghezza
complessiva - a disdoro delle guardie Iorestali che la proclamano l'area piu protetta della Sardegna -
misura 180 km. A parte i bracconieri, abituati ad agire nell'ombra e nella connivenza, e stato il Club
Alpino Italiano ad aver Iatto conoscere le vette tracciando il "Sentiero Italia" sul Iinire del
secolo.
Quel Iatidico Sette e inconIondibilmente legato al numero sacro degli Ebrei, trasIerito alla
Montagna Sacra che stava al centro dei vastissimi possedimenti. Sotto questi bellissimi inselberg,
guglie superbe oggetto di religione positiva, sta un sito riIeribile all'altro elemento annotato da
Tacito, quello egizio. Si tratta di Bruncu su Gattu. Cosi come in Sardegna e rintracciabile il
toponimo Sinnai anche in altri siti, a dimostrazione del Iatto che l'elemento ebraico non rimase tutto
coeso, anche Gattu e rintracciabile in molte alture della Sardegna. Esso non e assolutamente da
riIerire al gatto selvatico ma alla Dea-Gatto Bubasti, una delle maggiori del pantheon egizio.
Ci sono altri due toponimi sacri sul Monte Sette Fratelli. Uno e Poni Fogu, l'altro e S'Eremigu
Mannu. Entrambi attribuiti con tutta evidenza dai preti bizantini, determinati a rendere Iosca ed
impraticabile questa montagna che prima di loro veniva ascesa in pellegrinaggio, proprio per la sua
sacralita positiva. Poni Fogu 'attizza il Iuoco, incendia' doveva essere il sito del Fuoco Perenne,
mentre il vicino S'Eremigu Mannu 'il Diavolo' doveva essere il sito dove stazionavano o abitavano i
celebranti del Fuoco Perenne. Gli Ebrei, al pari di tutti i popoli del Vicino Oriente, tene#va#no
perennemente acceso il Iuoco sacro (anche a Roma avveniva l'uguale, merce la casta sacerdotale
delle Vestali). piu diIIicile immaginare lo stesso per l'Egitto, in virtu dell'assenza totale di legna (o
di naIta: vedi Mesopotamia) che dissuadeva da un simile approccio nell'adorazione del Dio Sole.
Quindi sembrerebbe potersi immaginare in Poni Fogu e in S'Eremigu Mannu due siti ebraici.
Discorsi analoghi possono essere Iatti per altri luoghi della Sardegna.
Un buon spessore storico ha poi lo strano popolo dei Galilla, sui quali nessuno sinora ha azzardato
altro che tenui o irresolute ipotesi, nonostante che l'etnico sia rimasto ad una miniera, ad un paese,
ad un territorio. L`etnico appare, paradossalmente, proprio dove stavano quei Barbaricini che gli
ebrei di Sinai avrebbero dovuto combattere. Dopo 50 anni dall'episodio narrato da Tacito, ecco
apparire il clamoroso casus belli dei Galilla, i quali hanno perennemente Iluttuato su un vasto
territorio "a cavallo" del Flumendosa e del suo lungo corso. Li ritroviamo nel Basso Gerrei (presso
le Ioci del Iiume) e poi su su Iino a Esterzili ("a cavallo" del medio corso), propinqui alla grande
ansa oltre la quale siamo gia alle Ialde del Gennargentu, alle scaturigini del piu potente della
Sardegna. Insomma, i Galilla erano il popolo del Flumendosa, i signori di quel grandioso corso
d'acqua. Il loro nome appare sul territorio grazie alla celebre Tavola di Esterzili della quale
parleremo. Galilla e stato inoltre il nome dell'attuale Villasalto sino a quando, con l'Unita d'Italia, il
paese non decise di cambiarlo. Esso pero e ancora il nome d'una miniera d'argento abbandonata,
chiamata con evidente storpiatura Sa Lilla. Non credo Iosse un caso che i Galilla sIruttassero questa
miniera, incastonata in un sito selvaggio di stupenda bellezza.
Ma perche questo strano etnico Alcuni ipotizzano che il nome riproduca pari pari quello della
Galilea (o dei Galilei). Io sono tra questi. Quanta importanza abbia poi, al riguardo, il periodo al
quale Iar risalire l'etimo, non c'e bisogno di sottolinearlo. La migliore ipotesi e che una parte dei
pastori ebrei che abbiamo ipotizzato aver popolato le montagne sarde avessero costituito il proprio
etnico con riIerimento all'Alta Galilea, dalla quale in prevalenza dovevano provenire. piu diIIicile
invece immaginare che l'etnico sia nato in epoca romana da una "costola" dei Iamosi Quattromila,
passati rumorosamente o clandestina#men#te oltre la barricata. La Tabula, che riproduco
integralmente, delinea inIatti dei diritti che si presumono antichi.
Imp. Othone Caesare Aug. cos. V k. Apriles descriptum et recognitum ex codice ansato L.
Helvi Agrippae procons(ulis), quem protulit Cn. Egnatius Fuscus scriba quaestorius, in quo
scriptum Iuit id quod inIra scriptum est tabula V (capitibus) VIII et VIIII et .
III idus Mart. L. Helvius Agrippa proco(n)s(ul) caussa cognita pronuntiavit:
Cum pro utilitate publica rebus iudicatis stare conveniat et de caussa Paluicensium M.Iuventius
Rixa vir ornatissimus procurator Aug(usti) saepius pronuntiaverit Iines Paluicensium ita servandos
esse, ut in tabula ahenea a M.Metello ordinati essent
ultimoque pronuntiaverit
Galillenses Irequenter retractantes controversiam nec parentes decreto suo se castigare voluisse,
sed respectu clementiae optumi maximique principis contentum esse edicto admonere, ut
quiescerent et rebus iudicatis starent et intra k. Octobres primas de predis Paluicensium recederent
vacuamque possessionem traderent. Quod si in contumacia perseverassent, se in auctores seditionis
severe animadversurum et postea Caecilius Simplex vir clarissimus, ex eadem caussa aditus a
Galillensibus dicentibus tabulam se ad eam rem pertinentem ex tabulario principis adlaturos
pronuntiaverit
humanum esse dilationem probationi dari et in k. Decembres trium mensium spatium dederit, intra
quam diem nisi Iorma allata esset, se eam, quae in provincia esset, secuturum;
ego quoque aditus a Galillensibus excusantibus, quod nondum Iorma allata esset, in k. Februarias
quae p(roximae) I(uerunt) spatium dederim, et moram illis possessoribus intellegam esse
iucundam:
Galillenses ex Iinibus Paluicensium Camianorum, quos per vim occupaverant, intra k. Apriles
primas decedant. Quod si huic pronuntiationi non optemperaverint, sciant se longae contumaciae
iam saepe denuntiatae animadversioni obnoxios Iuturos.
In consilio Iuerunt M.Iulis Romulus leg. pro pr., T.Atilius Sabinus q. pro pr., M.Stertinius RuIus I.,
Sex Aelius Modestus, P.Lucretius Clemens, M.Domitius Vitalis, M.Lusius Fidus, M.Stertinus
RuIus. Signatores Cn.Pompei Ferocis, Aureli Galli, M.Blossi Nepotis, C.Cordi Felicis, L.Vigelli
Crispini, C.Valeri Fausti, M.Lutati Sabini, L.Coccei Genialis, L.Ploti Veri, D.Veturi Felicis, L.Valeri
Pepli.
Traduzione: 'Imperatore Ottone Cesare Augusto console. Il giorno diciotto di marzo. Quest'ordine e
stato trascritto e conIrontato col registro sigillato del proconsole Lucio Elvio Agrippa, presentato da
parte di Gneo Ignazio Fusco, scrivano del questore, nel quale registro era scritto cio che era stato
scritto nell'altra tavola nei capitoli VIII, I e . Il giorno 13 di marzo il proconsole Lucio Elvio
Agrippa, sentite le parti in causa, ha reso pubblica questa sentenza:
"Poiche il bene comune prescrive che si debba tenere conto di cio che aIIerma la sentenza nella
causa dei Patulcensi e poiche Marco Giovenzio Rissa, uomo di grande autorita, procuratore di
Augusto, molte volte ha ordinato che i conIini delle terre dei Patulcensi si devono mantenere come
erano stati Iissati nella tavola di bronzo di Marco Metello, comunicando inoltre che era disposto a
punire i Galillensi, i quali in molte circostanze avevano provocato il disordine con risse e atti
arroganti e non avevano ubbidito al suo decreto, ma che tuttavia in ossequio alla benignita
dell'imperatore ottimo massimo era ancora disposto ad avvertirli con un'altra ordinanza in maniera
che stessero calmi rispettando questa giusta sentenza e prima dell'arrivo del mese di dicembre
sgombrassero il territorio dei Patulcensi restituendone il libero possesso; che se intendessero con
ostinati dispetti continuare la provocazione opponendosi agli ordini, egli stesso era pronto a punire
tutti coloro che intendessero provocare disordini; dopo che i Galillensi per la medesima causa si
erano rivolti a Cecilio Semplice, uomo illustre, aIIermando che dai documenti dell'archivio
imperiale erano pronti ad esibire un'altra tavola con gli atti di questa causa; dopo che gli aveva Iatto
sapere che la buona volonta lo spingeva ancora a dare ulteriore proroga per la presentazione delle
prove e per questo aveva concesso loro altri tre mesi Iino ai primi di dicembre, trascorsi i quali, se
la carta non gli Iosse pervenuta, egli si sarebbe attenuto a quanto contenuto nella carta presente in
provincia, anch'io, sollecitato da parte dei Galillensi che aIIermavano che la carta non era ancora
pervenuta a loro, ho loro concesso tempo Iino al primo di Iebbraio, rendendomi conto che a questi
proprietari avrebbe Iatto comodo un'altra proroga, ordino che i Galillensi, entro il primo giorno di
aprile, si ritirino dal territorio dei Patulcensi Campani che hanno occupato di prepotenza senza
averne diritto.
Qualora essi non siano disposti ad ubbidire a questo decreto, sappiano che saranno condannati alla
pena che molte volte e stata loro prospettata per il ritardo eccessivo.
Al consiglio del proconsole hanno partecipato Marco Giulio Romolo, legato propretore, Tito Attilio
Sabino, etc."
Circa la terza Iase dell'insediamento ebraico, abbiamo le attestazioni di ebrei morti in epoca
imperiale. Interessante e notare le catacombe ebraiche di Sulki (S.Antioco), del IV secolo, distinte
da quelle cristiane e situate sotto gli ediIici di Piazza Parrocchia. Tra gli altri c'e sepolto un tale
Beronice (leggi vocabolario al lemma Beronicenses) con l'iscrizione Beronice in pace iuvenis
moritur, vir bonus in pace bonus, e l'invocazione salom. La citazione di Beronice non meriterebbe
piu di tanto, se non Iosse stato il prudente Meloni, SR, 278, ad averlo accostato ai Beronicenses che
Iecero una dedica alla citta sarda di Neapolis. chiaro che i Beronicenses non erano un populus
sardo ma semplicemente una popolazione rurale trapiantata da qualcuno, con allettamenti o con la
Iorza (schiavitu). Erano schiavi appartenenti all'ebreo Beronice Erano dei coltivatori semiliberi o
liberi Iatti arrivare da lui o da un suo omonimo per sIruttare meglio la pianura di Carbonia, e che dal
"patrono" presero la denominazione (come avvenne in altre parti dell'isola, ad esempio alle
Uddadhaddar) Oppure (terzo caso) erano ebrei della diaspora provenienti da Berenice, la cittadina
accanto all'attuale Elat O (quarto caso) ebrei provenienti spontaneamente da Berenice della
Cirenaica
Non abbiamo Iatto un'indagine a tappeto circa la presenza ebraica in periodo imperiale. Si puo
citare soltanto quella di alcuni ebrei a Turris Libysonis e ad Isili (vedi lemma). Ma cio che lascia
meravigliati e ancor sempre la situazione sociale nel corno sud-est della Sardegna. Sappiamo che tra
quei monti (sui Sette Fratelli) passava la strada orientale romana aralis-Tibula, che doveva essere
una Iascia Iranca dove i Barbaricini (come abbiamo supposto) non inIierivano se non per ragioni
proIonde. Eppero alcuni Iatti provano che il sud-est non Iu mai controllato appieno dall'Autorita.
Anzitutto in quel vastissimo sistema montuoso non nacque mai alcun paese (Burcei e stato costruito
di recente). Secondariamente l'eremo dei primi del '700 Iu costruito nella parte piu remota della
strada romana (al centro dei Sette Fratelli) per diIendere espressamente i viandanti dai grassatori,
non certo per diIenderli dai pastori. Terza osservazione: non c'e memoria che su quelle montagne i
bizantini abbiamo mai eretto chiesuole, se non qualcosa a Mont'e Cresia, molto prima della
montagna vera e propria, dove nacque la minuscola chiesa di Santa Furata e l'altra di S.Pietro in
Paradiso (non a caso l'altura prese il nome di 'Monte della Chiesa'). Insomma, i monaci bizantini
avevano popolato le basse colline sino a San Gregorio, nient'altro. Ed e proprio l'agionimo San
Gregorio che lascia intuire una situazione nientaIIatto paciIica. La sua chiesuola, un po' piu a valle
di S.Furata (Forada) e un po' piu a monte di S.Basilio, ricevette indubbiamente quel nome perche ci
stava una guardia armata bizantina: li c'era un limes. Gregorio signiIica appunto 'guardiano'. Questa
situazione d'abbandono e di insicurezza era avvertita anche dall'altra parte della montagna, nella
piana di Castiadas, dove i Foradesi ed i Biddamannesi, ancora nell'800, regolavano i conti
reciprocamente con numerosi morti ammazzati. Se un uomo veniva ucciso tra quelle montagne,
l'Angius e testimone che il colpevole non si trovava mai. Nel Medioevo il corno sud-orientale era
divenuto una zona oII-limits, e non solo a causa delle incursioni musulmane. Dobbiamo
immaginare che la situazione di degrado socio-economico dei Sette Fratelli Iosse cominciata dopo
le Iamose Lettere di papa Gregorio Magno e la conversione Iorzata dei Barbaricini. Fatte terminare
(con la Iorza) le pie visite a quelle alture, i pastori ed i porcari Iurono controllati a vista e lo
sIruttamento della montagna ne risenti. Che gli antichi Ebrei sinnaesi non abbiano mai rinunciato
completamente alla propria montagna lo testimonia ancora il toponimo Arcu su Giudeu e l`annesso
idronimo Riu su Giudeu. L'area si trova in una posizione eminente rispetto al restante territorio e
domina la sottostante vallata di Grommai, connotata anche dall`idronimo Riu Grommai e Rocca e
Grommai. Grommai e l`esito campidanese dell`antroponimo latino Cromatius, colui che
anticamente detenne questo luogo ambito, dove poi s'eresse la cappella di S.Pietro in Paradiso.
Circa il quarto strato ebraico, esso e composto esclusivamente di nomi e cognomi di gente trasIerita
dalla Spagna in Sardegna nel IV secolo, in virtu delle Iorti agevolazioni e della tutela diretta da
parte del re sugli Ebrei qui pervenuti. Si tratta di gente di varia proIessione, tutta del settore terziario
e quindi composta da commercianti, negozianti, rigattieri, segretari, medici, calzolai, maniscalchi,
Iabbri, rivenditori di Ierraglia.
Neppure uno Ira i tanti nomi di ebrei tardo-medievali insediatisi a Cagliari, Sassari, Alghero,
Iglesias, Oristano e stato reperito tra i toponimi sardi, a testimonianza del Iatto che le incombenze
dell`economia terziaria non permettevano agli ebrei d`origine iberica alcuna permanenza sui campi
e nelle Ioreste (dove si Iormano i toponimi). Ciononostante alcuni di questi nomi sono uguali (o
quasi) ai nomi gia attestati nei toponimi e nei condaghes, ma e puro caso.
La problematica dell`insediamento, del IortiIicarsi, del rapido declino e della deIinitiva
persecuzione degli ebrei spagnoli in Sardegna e tema curato da Cecilia Tasca nel suo bel volume Gli
Ebrei in Sardegna nel IV secolo, al quale volentieri rimando. Qui mi compete soltanto Iar notare
alcuni dei cognomi piu interessanti, tra quelli che poi hanno dato il via, specialmente merce la
conversione Iorzata al cristianesimo, a molti cognomi sardi tuttora esistenti. Eccoli di seguito,
elencati nell`ordine alIabetico del cognome sardo corrispondente (in corsivo):
Di Cagliari sono i seguenti: Abram 1352 Aramu; Aaron 1367, maniscalco Aroni; Asbili Asili;
Atzarch 1361-1393 Atzara, Azara; Barraga 1385, Iabbro Barrago; Basso 1362 Bassu; Abrahe
1381 Cabrai; Gambay 1352, Cambai 1365, mercanti Camba, Gamba; CheIIen 1354, mercante
ChieIIi; CoIIen 1352-1361, mercante top. CoIIu, Is CioIIus; Cohen 1366-1391, mercante Cois,
Coinu; Acorso Gabay 1384, mercante cognome Corso; Vich, proveniente da Vic nel 1355
Covaci-Vich; Crex 1352, mercante Cresci; Dach 1346, segretario, Dachs 1369-1399 mercante
Daga; Fadalo 1359, Fadalen 1369, medici top. Fadali; Faren 1377 Fara; Ferrer, 1351, corredor
de coll Ferreri; Gango 1351-1368 Ganga; Laho 1374, mercante Lao, Lai; Levi 1367-1385,
mercante top. Lei; Lehone 1352-1361, mercante Liori, Leoni; MagaluII 1361-1391, calzolaio
Magalli; Maymo 1365, sono numerosi: tutti mercanti top. Mamone, spirito Maimoni; Mans 1355
Manis; Marquet 1352, March 1369, mercanti Marche; Mardoch 1367 Marroccu; Maset
1385, commerciante Massenti; Meli 1385, mercante Meli; Mosse 1366 Mossa; Morell 1351,
mercante Mureddu; Muxa, dalla Sicilia nel 1356, mercante Musa; Muxi, Moxi nel 1343,
provenienza dalla Castiglia sardo Mussi e Mocci; Natziza 1379 Naitza; Arsocho 1385
Orzocco; Sabuc 1366 Saba; Salamo 1348, accetta pegni top. Salamu; Ben Sechs 1350-1351,
mercante Secchi, Secci; Sina 1351, mercante Sena, De Sena; Sullam 1399-1401, mercante
Solla; Sollam, Sotlam 1391-1413, l`uno mercante e l`altro segretario Solla, Sollai; StaIIa 1351,
mercante StaIIa; Termens 1361-1378, mercante un altro nel 1366 Thermes; Terner 1351,
mercante top. Turruneri Di Alghero sono i seguenti: Bassach 1376-1385, uno corredor e l`altro
segretario Besa(ldu)ch, top. Bassacutena; Bonhom 1385, mercante Bonomo; Massia 1362-
1383 Masia; Naset 1383 Naseddu; Sabati 1410, mercante Sabatini. Abbiamo anche Farsis
Farci; Manahem Manai; Nathan Naitana.
TERMINI SARDO-EBRAICI
Di seguito Iaccio l`elenco dei termini ebraici (o termini condivisi col sardo dalla lingua ebraico-
biblica) reperiti sinora nel vocabolario sardo. Ne mancano molti altri.
ABBIR e variante del noto appellativo del Sardus Pater Babay (Addir) adorato nel tempio punico di
Antas. Deriva dall`ebraico `abbr il potente, strong`. Da cui anche il greco `i prepotenza,
spirito oppressore, dissennatamente potente`, accadico ubru Iorza, violenza`. Vedi il nome proprio
Ienicio `bbirbaal Forte e Baal`. E vedi Addir.
ADDAS. Anzitutto e cognome. Baccu Addas e pure una Iorra del Supramonte di Baunei,
integralmente rocciosa e pietrosa come tutta questa plaga, e comunque moderatamente percorribile
con buoni scarponi, almeno sino a quando essa precipita in un orrido spettacolare. Oltre a questo
sito, abbiamo pure la Punta Salvu Adas (relativa a un nome e cognome) in agro di Berchidda,
nonche tanti altri siti con toponimi del genere. Il Manos, citando il toponimo Bingia Addai, aIIerma
signiIicare la, di la` (vedi logud. aae). Ma l`ipotesi non e accettabile. Sarebbe piu verosimile una
derivazione dall`ant.it. Iata (vedi cgn sardo Fadda).
In realta possiamo cominciare a togliere il toponimo dall`oscurita derivandolo dal sum. adda padre`
(OCE 352), Ien. `d (Hadad), Adda Marte semitico`. CIr. al riguardo il cognome moderno, ebraico
ed arabo, Hadas (1Re, 4,6). Questa ricostruzione ha un buon vantaggio, visto che il toponimo resta
pressoche identico in tutta l`isola.
Possiamo comunque proporre pure una seconda soluzione, della quale ci assumiamo parimenti la
paternita, che pero andrebbe bene soltanto in area barbaricina, essendo legata al 'colpo di glottide.
Secondo questa, adas puo essere un allotropo di adanu (Genista aetnensis), Iitonimo alla cui base
appartiene pure il catalano cadec ginepro rosso` (Juniperus oxycedrus) da un piu antico cade. Il
dileguo della velare iniziale e tipico dell`Alta Ogliastra e dell`Alta Barbagia, e per questi luoghi
andrebbe particolarmente bene, dal momento che i due alberi citati crescono magniIicamente nelle
gole del Supramonte di Baunei ed Urzulei.
Ma a proposito di alberi, sembra che il dizionario dell`ebraico antico possa cavarci deIinitivamente
d`impiccio, col lemma adas, , Mirto` (Myrtus communis: detto anche albero Iolto`): Nee 8,15; Is
41,19. Baccu Addas signiIicherebbe quindi la gola del mirto`.
ADNI. L'etimologia del nuraghe Adoni, in agro di Villanovatulo, e discussa a proposito del lemma
Gadoni. Paulis (NLS) e Pittau (UNS 144) propendono per vederci un latino (praedium) Atoni
'possedimenti di Atonio', con riIerimento ad un latiIondo. Non sono d'accordo: questo lemma Ia
tutt'uno con Gadoni e riguarda il dio siro-Ienicio Adone.
ALABE. A Portu Alabe, localita marina in territorio di Tresnuraghes, corrisponde soltanto il sardo
allabu alabare, che signiIica lode (a Dio)` sp. alabar lodare`. Ma non sembra possibile che il
toponimo derivi da questo termine. Ma c`e pure il termine spagnolo alabe ramo curvo Iino al suolo;
stuoia ai Iianchi del carro; tegola`, che pero non ha prodotto alcun reIerente sardo. Un altro
reIerente e invece ebraico e signiIica leone`: lavi`.
ALLELUJA camp. Oxalis acetosa. Paulis NPPS 433 scrive che i Iiori dell`Oxalis acetosa
sbocciano sempre verso Pasqua, da qui il nome camp. alleluia spagn. aleluja e ital. alleluia
(DES,I,73), dal canto di alleluia in occasione della Resurrezione di Cristo. Analoga e la motivazione
della denominazione Iranc. dial. zane osanna`. Paulis, quando trova dei Iitonimi stranieri trattati
con semantiche che sembrano simili o parallele, pensa sempre di avere le prove provate delle sue
intuizioni etimologiche che invece sono da dimostrare. Paulis non si e accorto che l`Ossalide e
un`erba tipicamente invernale, che in Sardegna Iiorisce tra gennaio e Iebbraio. A Pasqua e assai raro
vederla in Iiore, mentre in tale periodo sono in rigoglio tante altre erbe, piu degne di essere prese a
modello vivente per onorare l`Altissimo. Peraltro va segnalato che i Francesi scrivono hosanna, non
zane. Quindi Paulis dovrebbe trovare argomenti piu cogenti per convincerci che il Iitonimo zane
signichi hosanna.
Ammesso e non concesso che l`attuale zane abbia la base semantica di 'Osanna, questa andrebbe
ricercata nell`antico modo di nominare il Iitonimo nella piu vasta area mediterranea all`epoca della
Seconda Grande Cenosi Linguistica (quella semitica). Pertanto dovremmo cominciare col dire che il
Iitonimo Irancese dovrebbe essere preromano, ossia celtico, e la sua base Ionetica arcaica dovette
essere, in origine, la stessa di quella sardiana, con la diIIerenza che in area celtica, una volta perduta
l`originaria Ionetica unitaria, rimase una semantica che oggi si conserva come osanna (anzi zane),
mentre in area sardiana la semantica si attenne sempre all`originario corrispondente Ionetico.
Ma questi sono ragionamenti accademici, e lasciano il tempo che trovano. In realta alleluja e un
composto sardiano con base nell`accad. lu(m) ram, montone, ariete` el(m) risultato` di un
raccolto (stato-costrutto l-el). Il signiIicato originario del Iitonimo Iu quindi pabulum di arieti`, e
solo in era cristiana prese la semantica attuale. Ma Iorse e piu congruo immaginare che gia in epoca
preromana in Sardinia il Iitonimo Iosse chiamato e inteso gia come alleluja, in virtu delle numerose
ed importanti presenze ebraiche disseminate in Sardegna.
AMBUATTSA. Stando alle sue lievi varianti Ionetiche, puo essere a volte la senape bianca`
(Sinapis alba L.: armulatta); a volte puo essere il raIano selvatico o ramolaccio selvatico`
(Raphanus raphanistrum L.: armuratta, armuranta, irimulatta, ambulattsa, ambruattsa).
Per l`etimologia, vale tutto cio che ho scritto a proposito di armuratta, che ha base nell`accad. armu
coperto; incluso, racchiuso` rtu (a garment), col signiIicato complessivo di (Irutto) rivestito di
una teca`, com`e proprio del raIano.
In ogni modo sulla Iorma ambuattsa puo avere inIluito in parte l`antico nome ebraico della Cipolla
(Allium cepa), che Ia btzl, , Nm 11,5-6.
ANNA. Sant`Anna e una borgata della RiIorma agraria che prende il nome dalla localita (in agro di
S.Giusta). In Ienicio hnn signiIica essere clemente (epiteto di Ba`al)`. Hanni-bal signiIica Ba`al e
clemente`. Hanna e pure nome ebraico.
ARABATTU sassar. romice crespo` (Phalaris coerulescens DesI., Rumex crispus L.). La base
etimologica e la stessa di alapattu e lapathu (dall`accad. laptu toccare, aIIerrare, prendere alla
gola`). E tuttavia non va taciuto che su questa Iorma Ionetica puo avere inIluito l`antico nome
ebraico del Pioppo (Populus euphratica: `arvh, , Os 4,13).
ARARU in sassarese e l`alloro (Laurum nobilis). Questa Iorma Ionetica sembra inusuale, ma trova
conIerma soltanto se la conIrontiamo col nome biblico dell`alloro, che e `ren, (Is 44,14). In tal
caso la Ionetica sassarese appare chiara: ha la base nell`accad. aru ramo` (sineddoche di albero)
ebr. `ren, col signiIicato di albero dell`alloro`. In stato costrutto Ia ar-ren, ma nel Medioevo subi
l`inIlusso del latino laurum, mutando la -- in --.
ARCUENTU e il monte piu alto del Guspinese (m 785). Geologicamente e un neck, costituito dalla
lava rappresa nell`ultimo conato eruttivo. Ne e risultato un monte subconico che s`allunga
spettacolare e solitario verso il cielo. L`oronimo deriva da un Arculentu. Alcuni lo Iarebbero
derivare da Erculentu, collegando il nome ad Ercole, cui sarebbe stato dedicato un tempio sulla
vetta. Non sappiamo se un tempio antichissimo sia stato real#mente eretto. Certamente vi sorse un
castello medievale, del quale resta#no le Iondamenta. In sardo per arculentu, argulentu intendiamo
tre tipi di erba legnosa, Artemisia abrothanum, Achillea ligustica, Achillea milleIolium. Ma non e li
che possiamo trovare l'origine dell'oronimo. L`origine pare chiara invece dalla base accadica
araku(m) essere alto`, arku lungo, alto` btum, Ienicio bt, ebr. bait abitazione`. Originariamente
la pronuncia doveva essere *arcu-betu, poi vi Iu l'inserzione della -n- per il richiamo all`idea del
vento (dovuto alla eccezionale ventosita della cima). Col tempo la b- del secondo lemma divenne
liquida per euIonia, quindi decadde. Arcuentu signiIica sito alto`, 'abitazione alta', Iorse riIerita
proprio ad un tempio eretto in onore di Ercole-Melkart.
ARCUERI. Il noto toponimo in agro di Ussassai puo signiIicare il passo dei pastori`. InIatti non
solo nel lungo pianoro di Arcuer (oggi ricalcato dalla strada statale 198) ma anche nel pianoro
immediatamente alle spalle del nuraghetto li accanto c`e molta terra pascolabile, priva di bosco. La
bonta di questo alto-pascolo situato a quota 1000 puo essere stata espressa originariamente con
accad. (w)ar[u arco della luna nascente` e, per estensione, passo, valico transitabile` (la variante
Ionetica e ur[u way, path`) ebr. r` pastore`, ed anche re pastore` (come dire: patriarca,
padrone di mandrie), cui in epoca medievale si e inserito lo speciIicativo e di`. Vedi lemma rei e
-Ri.
S`Arcu Artilai ARTILAI. e un passo glabro, strategico, che divide due porzioni del Gennargentu
desulese, dominate a nord dall`altissimo Bruncu Spina, dal quale si puo agevolmente discendere al
passo. Nessuno e mai riuscito a capire il signiIicato del toponimo, e l`Angius, 170 anni Ia, s`azzardo
a vedervi il passo della rupe di Jolao` (Artilai, dal latino Arx Jolai la rupe di Jolao`). Egli era
innamorato del mito di Jolao, e lo vedeva dappertutto. Qui pero sbagliava. Artilai e una sella, un
passo, non una rupe, e deriva dall`aramaico talmudico `artilai col signiIicato di nudo`. Essendo
strategico e troppo propinquo ai conIini del territorio dell`antica Sorable (Fonni) abitato dai
Romani, sicuramente il passo veniva disboscato apposta ed assiduamente dagli Ilienses, per
renderlo meno esposto ad imboscate improvvise ed indesiderate. Il toponimo ha un alto valore
storico-ambien#tale, e testimonia e converso quanto ho sempre so#ste#nuto, che pure il
Gennargentu era boscoso sino alle cime, almeno duemi#la anni orsono. Il passo nudo` e una
identiIicazione icastica, un classico pre#dicato ambientale, e ricevette il nome, evidentemente, da un
gruppo di Ebrei trasIeriti presso la cittadina romana di Sorabile per dare la caccia agli Ilienses.
BACCU barbaricino valle` (Desulo); Iorra, dirupo` (Ogliastra), sella tra due montagne` (Tonara),
Iorra, gola di montagna` (campid.). termine Irequente nella toponomastica. Nonostante che la
maggioranza dei linguisti propenda a trovare la base etimologica nel lat. vacuum vuoto`, agner
non crede a tale derivazione e pensa semmai ad un termine preromano. Ed intuisce bene, poiche la
base e l`ebraico bakah canalone inIossato`, ugaritico bq` scindere in due, to split`, spaccare in
due`, solcare`, arabo beq parte valliva (di un Iiume)`.
BADDE e una Ionetica della Sardegna centro-occidentale; ad Aggius e giaigoni, a Siniscola
gaa; signiIica papula`; baas acariasi`. agner (DES) accoglie soltanto il signiIicato di
pomIo` e propone bae (che in sardo normalmente signiIica valle`) dal lat. vallis. Non tiene
conto che bae e invece variante di gaa, e deriva dal lat. galla gallozza (di quercia e simili)`. Il
termine sardo per papula` (e, per estensione, acariasi) e una metaIora dall`originario latino.
Il lat. galla ha per signiIicato originario ampollina rotonda`, della stessa base di ebr. galgal ruota`,
gl oil-vessel`, galil rullo, glal roteare, rigirarsi` (OCE II 416).
BAGONCHI dicesi volgarmente di 'persona dalla testa grande' (Cagliari), ma anche di un 'essere
che viene dalle tenebre' (Sassari). L'origine di questo strano nome, non contenuto nei dizionari
sardi, sembra doversi cercare nella Bibbia e nell'Apocalisse, e ritenerlo corruzione di Magog. Il
nome ebraico e associato a Gog, il quale appare trasIormato in una Iigura apocalittica che marcia
dal nord (Ez 38,6.15; 39,2) e saccheggia Israele prima di essere a sua volta distrutta da Dio (Ez
38,19-22; 39,3-5). Le Ionti della descrizione dell'attacco e della successiva sconIitta di Gog si
trovano nel nemico "dal settentrione" gia citato da Geremia (Ger 1,14; 4,6; 6,1.22; 10,22; 13,20) e
nel motivo isaiano della distruzione dei nemici d'Israele sulle sue montagne (Is 14,24-25; 17,12-14;
31,8-9). Gog ricompare nell'Apocalisse 20,8 in coppia con Magog. Il Dizionario della Bibbia
sostiene che in Ezechiele 38,20 Magog equivale probabilmente all'espressione accadica mat Gog
'terra di Gog'.
Anche nell'Apocalisse Gog e Magog appaiono quasi come esseri demoniaci che vengono dal nord
per assalire e distruggere Israele, e dev'essere specialmente attraverso la lettura dell'Apocalisse che
poi in Sardegna ha attecchito la strana deIormazione popolare Bagonchi. Per eIIetto della semantica
che Bagonchi si porta appresso, non credo alla traduzione di Magog come 'terra di Gog', ma tendo a
vedere in esso un adattamento dal bab. ma[(m) 'delirare', 'diventar Irenetico' uqu 'gente,
popolazione, truppe', da tradurre quindi come 'truppe deliranti' (per il Iurore distruttivo maniIestato
dagli Assiri e dai Babilonesi contro il popolo d'Israele).
BARRACCCU log., piricoccu camp. albicocco (albero)` e albicocca (Irutta)`. agner si limita a
trovare i paralleli in corso, siciliano, Irancese (abricot). Il camp. piricoccu, giusto agner, e corrotto
per ingerenza di pira pera`. Il DELI, in relazione all`etimologia dell`italiano albicocco, risale
soltanto all`arabo, che Ia (al)-barquq (birquq) prugna, susina`, e suppone risalga all`aram. barquqa.
Ma l`etimologia di questo composto, pur passando per l`aramaico, si basa sull`accad. barqu(m)
rischiarare, splendere`, divenir giallo (Irutta)`, anche colpire (i nemici con luce accecante)`. In
sardo, il termine barqu Iu 'arrotondato ed iterato nel suIIisso, con riIerimento al termine coccu,
col quale si denominano tutto le Iorme rotondeggianti, quali un sasso levigato`, la pastadura
tonda`, un dolce, termine derivante anch`esso dal mesopotamico (ass. kukku, che e un genere di
dolce). L`antico signiIicato del sardo barracoccu e dunque (Irutto) dolce, dorato e rotondo`.
Stupisce notare quanto gli Accadi (Babilonesi) amassero questo Irutto, il cui bellissimo colore
dorato veniva rapportato ai cromatismi solari.
BENETUTTI comune del Marghine. Il toponimo e composto da Bene Tutti. Sinora
l`incomprensione della seconda parte del toponimo (l`etimologia popolare la risolve a modo suo)
aveva indotto i linguisti a sor#vo#lare sul signiIicato complessivo, che invece e da ricostruire sulla
scorta di Tele-tottes (vedi). Bene- e allotropo di benas sorgenti`, molto usato nel#le aree montane
(barbaricine ed ex-barbaricine) e addirittura tale allotropo e preIerito a Baunei e dintorni. -Tutti e
corruzione italianeggiante di -Tottes: ugaritico e Ienicio tht sotto`, ebr. takat sotto, al disotto`.
Dobbiamo ram##mentare che proprio nel territorio di Benetutti, proprio 'sotto Benetutti, ci sono le
meravigliose sorgenti calde, Ionti termali che scaturiscono dal granito e che dal tempo dei Nuragici
hanno dato luogo a cure, ad abluzioni, ad atteggiamenti di adorazione religiosa, talche vi sorsero
ediIici nuragici i quali, per la solita Ioga bizantina di cancellare la memoria religiosa arcaica, Iurono
sostituiti dall`attuale chiesetta, che doveva essere originariamente di stile bizantino e poi e stata
sistemata con stile romanico. I Romani in quel sito avevano ediIicato pure le thermae. dunque
chiaro che Benetutti riceve il nome dalle sorgenti che stanno sotto, nel piano`.
BERONICENSES e una popolazione d`epoca romana attestata secondo le registrazioni
cartograIiche degli storici nel Sulcis dirimpetto all`isola di S.Antioco, nei territori delle attuali
Carbonia e S.Giovanni Suergiu. Per capirci qualcosa cominciamo a Iar parlare due ricercatori.
Meloni, SR 278: 'Un`iscrizione mutila, di datazione incerta, rinvenuta a S.Antioco, contiene una
dedica alla civitas di Neapolis da parte di universae tribus di Sulci e dei Beronicenses. La
divisione in tribu, le antiche sezioni di voto, e piu comune nelle colonie che nei municipi, ma data la
scarsita della nostra documentazione, non e possibile dedurne che Sulci Iosse, al momento della
dedica, una colonia. Nei Beronicenses, poi, e probabile che debba vedersi una popolazione rurale
stanziata intorno a Sulci e legata a qualche perso#naggio di nome Beronice. Questo nome e attestato
da un`iscrizione in una tom#ba giudaica datata nel IV-V secolo d.C. nella catacomba di S.Antioco.
Si puo anche pensare ad un consistente nucleo di ebrei provenienti da Berenice e attestata anche la
Iorma Beronice oggi Bengasi, nei primi decenni del II secolo d.C., o deportato dopo le grandi
rivolte giudaiche in Cirenaica, o giunto seguendo le vie della diaspora.
A sua volta Carlo Tronchetti (S.Antioco, 65) nel descrivere le catacombe di Sulci, aIIerma: "Pare,
inIatti, caratteristica la divisione delle catacombe in piu nuclei, anche di dimensioni ridotte: si
vedano, appunto, quelle di Santa Rosa ed il percor#so illustrato parlando della necropoli punica.
Un`altra piccola unita cata#com#bale e stata rinvenuta di recente sotto gli ediIici di Piazza
Parrocchia, sul lato destro della Chiesa, mentre scoperte degli inizi del secolo avevano rivelato
almeno due nuclei di catacombe, stavolta non cristiane ma ebrai#che, poste sempre nelle vicinanze
della Piazza di Chiesa. Gli arcosoli di#pinti, i piu importanti dei quali Iurono asportati, sono visibili
adesso pres#so il Deposito Comunale. Si puo notare la rappresentazione del candelabro e#brai#co a
sette braccia, ed iscrizioni, sia in latino corsivo che in ebraico, con dediche: Beronice in pace
iuvenis moritur, vir bonus in pace bonus, e l`in#vo#cazione salom (sic). Anche queste tombe si
collocano nel IV sec. d.C..
Noto anzitutto che in Sardegna questo nome greco e attestato al ma#schi#le, mentre nel bacino del
Mediterraneo era conosciuto esclusivamente al Iemminile, Bccvikq, che e Iorma macedone per
4covikq e signiIica appor#tatrice di vittoria`. L`equivalente italiano e Veronica. Era il nome di
varie regine ellenistiche, citate dai grandi poeti dell`epoca. Iamosa La Chioma di Berenice opera
del 246 a.e.v., nella quale Callimaco di Cirene celebro e trasIiguro in una costellazione la chioma
della Iiglia del re Tolomeo FiladelIo. Col nome Berenke esistettero due citta nel regno dei Tolomei:
una sulla costa cirenaica, rivolta verso la Sirte, e l`altra presso il sito del#l`attuale Elat, sul golIo di
Aqabah-Elat. Che il nome sardo-ebraico appaia al maschile e poco rilevante, dopo sette secoli dal
primo uso, per l`evidenza del peso esercitato dal primo lemma in -o nel composto Bero-Nice (Fero-
Nike). Non ha neppure rilevanza che un ebreo potesse avere un nome greco, perche gia dall`epoca
ellenistica la Palestina aveva subito una incredibile assimilazione Iilo-ellenica. Qui c`interessa
invece uscire da un dilemma. Il Meloni chiarisce bene che da una parte sta l`ebreo Beronice della
cata#com#ba, dall`altra stanno i Beronicenses che Iecero la dedica alla citta di Neapolis. pure
chiaro che i Beronicenses non erano un populus sardo ma semplicemente una popolazione rurale
trapiantata da qualcuno, con allet#tamenti o con la Iorza. Erano schiavi appartenenti all`ebreo
Bero#nice Erano dei coltivatori liberi Iatti arrivare da lui o da un suo omo#nimo per sIruttare
meglio la pianura di Carbonia, e che dal 'patrono prese#ro la denominazione (come avvenne in
altre parti dell`isola) Oppure (terzo caso) erano ebrei della diaspora provenienti da Berenice-Elat
O (quarto caso) ebrei provenienti spontaneamente da Berenice della Cirenaica Ma, inIine, erano
veramente ebrei, od e un caso che tra i Beronicenses e Beronice ci Iosse soltanto la corrispondenza
del nome d`origine
BETILLI localita di Ioresta attualmente interessata dal casello Ierroviario in agro di Sadali. un
evidente composto. Betilli sembra non abbia altro signiIicato che quello dell`italiano betilo`. In tal
caso la sua origine e Ienicia (bt), e parimenti ebraica (bait), e bet-el signiIica casa del dio`. Nella
storia biblica di Giacobbe bet-El e il nome del luogo sacro rivelatosi casa di Dio e contrassegnato da
un cippo. In un testo Ienicio del sec. VII a.e.v. (il Iamoso trattato di Asar-haddon) Baitili e il nome
di una divinita (o meglio, di una persona divina). Presso i Sumeri Beletili era il secondo nome di
Damkina, paredra dei dio Enki poi divenuto Ea. Da notare che in Sardegna sono attestati questi due
nomi (per Ea vedi lemma). Quanto al betilo, esso e la piu antica Iorma che, agli occhi del semita,
poteva esprimere la divinita: una scultura aniconica, come si deduce dal testo biblico ove si narra
del betilo in Iorma di cippo, che Giacobbe ricavo dalla pietra da lui usata come capezzale.
BITHIA e un`antica citta Ienicia situata nell`estrema punta meridionale dell`isola, ad ovest di Nora.
Pittau (OPSE 84) pensa che il toponimo si riIerisca alla celebre Pizia. L`esistenza delle Pitie nel
mondo sacrale della Sardegna antica e conIermata da una notizia tramandataci da Solino, ma presa
da Plinio il Vecchio: "Apollonide riIerisce che nella Scozia nascono donne che sono chiamate Bitie:
queste hanno doppie pupille negli occhi e privano della vista colui che per caso esse abbiano
guardato irate. Esse esistono anche in Sardegna" Ebbene si vede abbastanza Iacilmente che il
vocabolo Bitia non e altro che una variante di quello greco Pytha Pitia, Pitonessa` Tutto questo
trova un`ulteriore conIerma nel nome di una citta della Sardegna antica chiamata Bitia in latino e
Bitha in greco.
Non credo soverchio a questa ricostruzione etimologica. Il nome Bithia e noto tra gli Ebrei. Bitia
era la Iiglia del Faraone (1Cr 4,18). Ma puo derivare dall`accad. btum, Ienicio bt, ebraico bait
abitazione`, il che s'adatta perIettamente al Iatto che Bithia era una citta, un luogo dove si abitava.
Va considerato inIatti che presso gli antichi il concetto dell'abitare si riIeriva esclusivamente agli
agglomerati urbani, non alle capanne sparse dei pastori.
BUA , bubbua piaga`, Ierita`. C`e la tendenza a relegare questa parola tra i termini inIantili. Lo
stesso agner ne e convinto. Ma cosi non e; se lo stesso Zonchello (DMCDS 24) riporta, per il
terribile carbonchio`, la denominazione sa bua e coghere la piaga da bruciare (col Ierro rovente,
l`unico rimedio di un tempo)`, chiamata anche porca mala (vedi porca), vuol dire che d`inIantile
c`era poco.
Il termine ha la base etimologica nel bab. bubu`tu, pl. bubu(m)tu Ioruncolo, pustola`. Abbiamo
anche l`aram. bua bolla`. Il termine sardo e anche cognome.
CACCAO , Caccaone. Caccao, gia trattato in TS, e un toponimo del Supramonte di Baunei presente
in Iorma diminutiva anche nel territorio di Laconi (altopiano di Santa SoIia). SigniIica
principalmente pingiata a due manici`. Ma denota pure il 'biancospino' (Crataegus oxyacantha, var.
monogyna). Vedi Caccaeddu. Caccaone e anche il picciolo, peduncolo di Irutta e di Ioglia`. Pittau
OPSE 204 riporta una serie di corrispondenze rintracciabili in tutta Italia, e agner parla di
'probabile corrispondenza Ira il sardo caccaone e l`italiano cacchione.
In realta alla base di questi lemmi sta l'accad. qaqqadu, ebraico qdqd 'capo, vertice' (PSM 96).
Pittau UNS 146 riporta anche il cognome sardo-medievale Cacabu, Cacau derivante
dall'antroponimo lat. Cacca#bus. Ma anche questo sembra oriundo dall'accadico, che e kakkabu
'stella'. Su Caccaeddu in agro di Laconi signiIica invece la piccola cima` (cosi e la sua sagoma), da
ebr. qdqd.
CACCAONE. Vedi caccao.
CACCHDDA , caccarea (Escalaplano, PerdasdeIogu, Siurgus) ovolo` (Amanita caesarea),
sorta di tartuIo`, porcino` (Boletus aereus e Boletus edulis) e poi Iungo`. Paulis NPPS 448 lo Ia
derivare dal lat. caccbus marmitta, pentola, calderotto`. Ma sbaglia.
Il Iitonimo e sardiano ed ha la base nell`accad. qaqqadu testa` di umani e animali, col signiIicato di
testina` (vedi anche ebr. qdqd). La variante caccarea ha ugualmente la base in qaqqadu (con
rotacizzazione della -d-) suII. diminutivo -ea, col signiIicato di testolina`.
CAMA 'calura Iorte d'estate'. Ha la base nell'accad. qam ardere` ed anche 'vampa del Iuoco o
dell'incendio'. Vedi anche sanscrito kma amour; objet du desir`, ma principalmente ebr. hammah
calore, arsura` ().
CANAHINI era l'antica curatoria di Chanain o Chanaini o Chanahim (territorio dell'attuale
Luogosanto, Gallura). Dall'ebraico Chana`an, che ha sempre indicato la 'Terra di Canaan'. Le lettere
di Tell Amarna nel IV sec. a.e.v. indicano inakni (OCE 371-7). La base antica del coronimo sta
nel bab. [anbu sbocciare, Iiorire (del grano, degli alberi, del divino splendore)`, antico accadico
hanmum crescere robusto, rigoglioso; prosperare`. Canaan Iu detto cosi, in origine, pure il paese
dei Sumeri (a-na-am), ma non solo. Esso s`intende come territorio, nel senso patrio`.
La stessa Bibbia nelle numerose citazioni della Terra di Canaan, aggiunge sempre la precisazione
'un paese dove scorre latte e miele, che sembra un appellativo, un predicato che commenta piu
ampiamente il signiIicato radicale del termine. da riIiutare quindi l`etimo che Gerhard Herm
propone, dall`accad. kina[[u porpora`.
CANCARADU. agner, con molto giudizio, non se l`e sentita di mettere assieme il sardo
cancheru, cancaru granchio, spasimo` col verbo sardo cancarare intirizzire, irrigidire`. Riconosce
che cancarare non e voce indigena e neppure dal latino cancer, e lascia la questione sospesa.
In realta cancarare e tipicamente ebraico, espresso col raddoppiamento per esprimere l`eIIetto-
limite. Deriva da kar Ireddo`, karah Iredda, gelida`. Il termine ebraico e da conIrontare col bab.
kru(m) essere stordito, intorpidito, incapacitato (di arto)`. La -n- contenuta nella sillaba del
raddoppiamento e l`eIIetto della commistione con cancaru.
CANNA canna`. agner lo Ia derivare dal latino canna. Ma e pure uguale al gr. kuvvu. Come
l`equivalente latino, greco e italiano, ha varie accezioni. Indica la pianta ed altre piante del genere,
con i diminutivi del caso. Metonimicamente puo indicare un oggetto Iatto con la canna o che
somiglia alla Iorma tubulare di questa. In Sardegna su cannoni e lo scarico a tubo di una sorgente`.
Il termine, con tutte le sue accezioni, deriva direttamente dall`accad. qan(m) canna` (sumero kan
recipiente`, ebraico qne canna`, (1Re 14,15); ugaritico qn, arabo qan: OCE II 360), da cui anche
il cognome sardo Canu. Quest`ultimo inIatti non deriva dal lat. canus dai capelli grigi, canuto`,
come propone Pittau, ma dal termine su detto, il quale poi per suo conto ha prodotto kan condotto,
canna; vulva, vagina`.
CHENABURA , cenabura, cenabara. La Sardegna e l`unica regione romanza dove il venerdi` ha il
nome chenabura, sardo antico chenapura.
M.L. agner (La lingua sarda p. 72, traduz. di Paulis, Ilisso, 1997) nel tentativo di Iornire
l`etimologia imbocca direttamente la via greco-latina, e ricorda che gia S.Agostino aIIerma la
presenza della locuzione cena pura nella Bibbia precedente la Vulgata (locuzione sparita poi,
stranamente, proprio dalla Vulgata). agner non spiega perche la locuzione latina Iosse gia presente
nella Bibbia (ebraica o greca) prima ancora della sua traduzione in latino, dice soltanto senza
diosrarlochecorrispondevaalgrecoociavovku0upovcenapra.'Cenapraeranerine
del rituale pagano, come ci e attestato da Festo, ed e probabile che designasse un pranzo in cui i
partecipanti dovessero astenersi da certi cibi; gli Ebrei lo adottarono per designare la vigilia di
Pasqua, durante la quale ogni traccia di lievito doveva essere rimossa dalle case. La
denominazione cena pura indicava, insomma, per agner, la vigilia della Pasqua ebraica (Pesah),
ed oltre a ritenerla una locuzione del rituale pagano (sic!) egli sostiene che sia stata usata dagli
Ebrei nord-aIricani. Egli procede ulteriormente, conIondendo ancor piu il discorso, aIIermando che
auuokcuq (parasceve) corrisponde a cena pura (sic!), usato in neo-greco per indicare il venerdi`
(mentre noi sappiamo per certo che in origine auuokcuq signiIicava semplicemente
preparazione`, esattamente preparazione (al sabato, shabbat)`; e solo in seguito, grazie al poderoso
inIlusso della cultura ebraica nell`Impero d`oriente, giunse a signiIicare tout court venerdi`).
agner non s`accorge neppure che la denominazione sarda del pane azzimo`, chiamato purile, non
deriva, com`egli crede, dal lat. prus puro`, quindi non ha nulla a che vedere con cena pura, e
tantomeno con chenabura.
Al agner sIugge, insomma, che il sardo chenabura, chenapura non deriva dal latino cena pura ma
da un composto sardo-ebraico, chena-pura, classico stato costrutto di Iorma cananea indicante la
cena di Purim`.
La cena di Purim e la grande cena che il popolo ebraico Ia il 14 ed il 15 del mese di Adar: sono
giorni di gioia sIrenata per il mancato sterminio ordito e comandato dal perIido ministro susiano
Aman. La Iesta e preceduta da un giorno di digiuno pubblico (Ta`anith Esther), Iatto il 13 di Adar in
ricordo dell`eccidio operato dagli Ebrei su 75.000 cittadini dell`Impero persiano (loro nemici
dichiarati) da loro messo in atto su licenza del re Assuero. In pratica questi morti ammazzati erano il
partito anti-ebraico, governato dal ministro Aman in barba alla buona Iede del re Assuero, il quale
s`accorse all`ultimo istante della trama che tendeva a detronizzarlo, grazie all`allarme dato da due
ebrei, sua moglie Esther aiutata dallo zio Mardocheo.
Pur in ebraico indica la sorte`, il getto della sorte`, che Iu Iatto da Aman per decidere la data esatta
dello sterminio del popolo ebraico, che cadde al 13 dell`ultimo mese dell`anno, quello di Adar. La
ricorrenza annuale di Purim cade per puro caso alla vigila della Pesah, che sta all`inizio del primo
mese dell`anno nuovo; in tal guisa si e conIusa Purim con la puriIicazione dai lieviti attuata prima
della Pasqua. Il Iatto di celebrare il Pur (plur. Purim) gia puriIicati dal digiuno del 13 di Adar (e
principalmente puriIicati idealmente dal digiuno di tre giorni Iatto da Esther prima di recarsi da
Assuero per sventare la trama di Aman) ha Iatto ritenere ai latinisti che cena pura Iosse semplice
radzionedalgrecoociavovku0upov.LaconIsioneanzilaveraepropriapareiologiaavvenne
gia coi primi traduttori del Libro di Esther, poiche gia nei Settanta al Libro di Esther (10, 31) c`era
un`appendice che rende noto in maniera imperitura che la comunita ebraica d`Egitto aveva ricevuto
il Libro di Esther dalla Comunita di Palestina. In tale appendice e scritto che nell`anno quarto di
Tolomeo e Cleopatra il sacerdote e levita Dositeo porto in Egitto la lettera di Mardocheo (zio di
Esther) che indiceva i Purim per i tempi a venire, aIIermando che si trattava della lettera autentica
tradotta da Lisimaco, Iiglio di Tolomeo, uno dei residenti in Gerusalemme. La celebre lettera di
Mardocheo Iu diIIusa in Egitto nel periodo in cui era gia cominciata la supervisione romana sul
Mare Nostrum (siamo al 114 a.e.v.), e la lingua latina, che oramai entrava in concorrenza col greco
e con l`aramaico, puo aver Iavorito la paretimologia dall`ebraico pur al latino pr-us.
E nell`Alto medioevo che in Sardegna e avvenuta la commistione del sardo ena de Purim cena di
Purim` anzi ena-pura, classico stato costrutto aramaico indicante la cena di Purim` col lat.
cena pura che cominciava ad indicare per antonomasia il venerdi` (per il quale la Chiesa cristiana
aveva ordinato un Ierreo digiuno in memoria del giorno in cui Cristo Iu crociIisso). La commistione
non avvenne per iniziativa del popolo analIabeta. Fu certamente ordita e gradatamente imposta dal
clero bizantino, impegnato a scalzare ed eliminare in modo surrettizio gli antichi culti e
principalmente i culti degli Ebrei che abitavano in Sardegna.
CIMAinialianoela'parepialavericesoia'la.cya()gr.kuuIorasecondaria
dikuqukuciv'concepireporarenelseno'(secondoDELI).Maaleeiologianonhasenso
anzi e addirittura una contraddizione in termini. Che c'entra un vertice con la concezione Invece
kuueIorasecondariadieu'digadnaacclazionedierra'vocericondoaace;v.
evvui 'ammonticchiare, accumulare', ebr. qm 'altura', qm 'il levarsi', qm 'uprising' (Semerano,
OCE II, 321).
In sardo cima e usato assai poco, in Campidano, ma soltanto per indicare i capolini di certi Iiori,
specie per due carduacee.
COGOCCI. La Funtana Cogocci sta in territorio di Sorgono. un idronimo improprio, perche il
nome deriva dalle produzioni arboricole tutt'attorno, che sono: ghiande (da Quercus pubescens),
noci e nocciole. Cogocci e inIatti allotropo di cocota, ma anche di cocotu, cocotzu, coi quali
indiIIerentemente (o secondo la zona linguistica) s'intende la scorza molle delle mandorle e delle
noci, e quella spinosa delle castagne, e persino il cascolino delle ghiande. e da ritenere che la base
etimologica del nome sia l`ebr. qdqd capo`.
COLLA. Il Monte sa Colla in agro di Escalaplano ha la base nominale nell`accad. gullu base di
colonna` (primo senso), poi nell`ebr. gll coppa`. O anche kallu piccolissima altura, nel senso
di cucuzzolo di un cranio`. Con tutta evidenza, questa bassa ma caratteristica altura, visibile da
quasi mezza Sardegna perche sovrasta di alcuni metri i gia elevati monti della zona, richiama
proprio i concetti qua espressi, che per gli Ebrei erano importantissimi, essendo riIeriti al termine
aramaico Golgota (gol-gota), sito del cranio, del teschio`, per la sua Iorma di carapace nudo ma
anche per la sagoma appena elevata dal terreno, visibile pero da ogni dove.
La stessa base ha gollei (vedi lemma, dov`e precisata meglio l`etimologia).
CRAMU. Nel centro-sud dell`isola signiIica Carmelo` e al pari di questo e d`origine ebraica. Indica
normalmente i siti dove insiste una chiesa dedicata alla Vergine del Carmelo.
CUCCURU 'cima appuntita' ma anche 'sommita del cranio'; deriva da base corrispondente ad accad.
qaqqadu, ugaritico qodqd, ebr. qdqd capo, vertice`. Ma la piu antica derivazione e dal sumero
kur monte`, con termine raddoppiato. CIr. sanscrito khra duro` (OCE 866). Per il Ienomeno del
raddoppio della radice, cIr. gr. Kuuo che morde`.
CUCCURUMEDDU sass. capitombolo, capriola`. Il termine e un composto ed ha il primo membro
derivato da cuccuru 'cima appuntita' ma anche 'sommita del cranio'; deriva da base corrispondente
ad accad. qaqqadu, ugaritico qdqd, ebr. qdqd capo, vertice`. Ma la piu antica derivazione e dal
sumero kur monte`, con termine raddoppiato. CIr. sanscrito khra duro` (OCE 866). Per il
Ienomeno del raddoppio della radice, cIr. gr. Kuuo che morde`. In Sardegna, com`e noto, la -d-
si rotacizza spessissimo, onde qdqd cuccudu cuccuru.
Quanto al secondo membro del composto (-meu), anch`esso ha la base accadica, da mlulu
giocare, operare`; con la perdita della prima -u-, abbiamo avuto mellu meu. Il termine intero
signiIica, complessivamente, gioco con la testa`, e c`e da immaginare che anticamente Iosse
proprio cosi: basta vedere il comportamento dei bimbi.
CUCCURU MORTU e una tozza pastadura (quasi una pagnotta) di Sindia, sIorbiciata qua e la,
conIezionata per la Commemorazione dei DeIunti. Letteralmente signiIica testa morta`, ma questa
interpretazione e Iuorviante. proprio la giornata dedicata ai Morti che ci Ia comprendere l`antico
signiIicato.
Prima di ricostruire l`etimologia, vediamo anzitutto il sardo cuccuru che signiIica 'sommita del
cranio'; deriva da base corrispondente ad accad. qaqqadu, ugaritico qdqd, ebr. qdqd capo,
vertice`. Ma la piu antica derivazione e dal sumero kur monte`, con termine raddoppiato (ku-kur).
CIr. sanscrito khra duro` (OCE 866). Per il Ienomeno del raddoppio della radice, cIr. gr. Kuuo
che morde`.
Mortu ha la base nell`ugaritico Motu Dio dei morti, degl`InIeri`. L`antico signiIicato Iu pertanto
pagnotta dei DeIunti`.
DADDANA. Il toponimo del Supramonte di Oliena sembrerebbe a prima impressione un allotropo
di daara, gaara che signiIica gallozza della quercia` ma anche drupa della rosa canina`.
Poiche in situ non esistono querce ma lecci, e considerato il luogo Iresco per la presenza di una
importantissima Iontana, la preIerenza andrebbe semmai alla rosa canina.
In ogni modo va notato il lemma Ienicio dd (pronuncia dadda) che signiIica recipiente`. Sarebbe
preIeribile quindi questo lemma, che all`origine pote denotare la Iorma a bacino dell`antica Ionte
(risorgiva) scaturente alla base delle Ialesie calcaree. Ma ancor piu preIeribile sembra il lemma
ebraico dandana , che indica la Menta (specialmente quella usata in Iarmacopea). Il Iitonimo e
adattissimo per il Iatto che ha bisogno di perenne umidita.
DOTTU. Questo toponimo sta in territorio di Armungia, alla base del sito minerario di Sa Lilla (il
cui nome tradisce quello dell`antica tribu dei Galilla: vedi lemma). I paesani sostengono che nel
sito, alla conIluenza del riu su Dottu con la valle di Murdega, ci Iosse l`antichissimo paese, che poi
Iu trasIerito nell`attuale sito di Armungia. Il ricordo degli indigeni sembra collimare con i segni
economici e linguistici lasciati nell`area. Quelli economici riguardano lo sIruttamento della miniera
d`argento di Sa Lilla (Galilla), e riguardano anche la conIluenza di due corsi d`acqua, la cui
abbondanza, per quanto periodica, era utile agli abitanti sia per la sopravvivenza sia per i lavori di
miniera. C`e poi il dato linguistico di Sa Lilla (vedi), accompagnato da questo Su Dottu, che e assai
diIIicile attribuire ad un pastore dotto`. Il termine ha la base etimologica nell`accad. duqdu (albero
del) mandorlo`; onde abbiamo la riprova che il sito conteneva la classica coltivazione alla quale i
popoli d`origine ebraica non rinunciarono mai, essendo la base dei loro dolci.
EFISIO. Il nome signiIica originario di EIeso`, o meglio devoto all`Artemide eIesina`. nome
tipicamente anatolico, comunque 'alessandrino. Eppero il nostro sant'EIisio, patrono della
Sardegna assieme ad Antioco (altro santo del Vicino Oriente), nacque a Gerusalemme (Meloni,
432), allora chiamata Elia Capitolina. Egli venne mandato in Sardegna per combattare, al solito, i
Barbaricini. Ho riportato nel libro questo nome Iamoso (e di semplice traduzione) per dimostrare, se
ce ne Iosse bisogno, che la Sardegna durante l`impero romano era Irequentata da numerosi ebrei,
che in vario modo lasciarono la propria impronta nell`isola.
-EI, -ai suIIisso sardo ed anche ebraico. Lo ritroviamo nell`enclitica assira -aj -i, -e degli avverbi
di luogo. Le terminazioni in -ei erano tipiche dell`ebraico biblico.
ERBA DE PIRICCCU camp. iperico` (Hypericum perIoratum L.). Paulis NPPS 447 sostiene che
il termine non si riIerisce ne alla voce albicocca (camp. piricoccu) ne alla voce it. iperico, ma alla
vulva` (chiamata volgarmente in camp. piricoccu), poiche la pianta e assai reputata nella cura dei
disturbi Iemminili. Ma io penso che tale eccessiva plebeizzazione non sia mai avvenuta.
Piricoccu in camp. e pure la perlina minore` (Bartsia trixago L. o Bellardia trixago L.), e Paulis
NPPS 352, pensando ancora una volta al traslato che in campidanese indica il sesso della donna`,
immagina che il Iitonimo si riIerisca al Irutto peloso di queste piante. Ma sbaglia anche qui.
Piricoccu e un composto sardiano con base nell`accad. per`u `germoglio` quq(m) (designation oI
a snake), col signiIicato complessivo di germoglio dei serpenti`. I Babilonesi usavano spesso il
primo membro (per`u) nei composti a indicare un tipo di pianta: vedi ad esempio per`u kalbi
germoglio di cane`.
Altro problema nasce invece a riguardo di camp. piricoccu in quanto albicocca` (chiamata in
Logudoro barracoccu). Per quanto il termine sardo sembri una corruzione dell`it. albicocco, va
chiarito che e lo stesso lemma albicocca a meritare una rigida indagine etimologica. DELI ne pone
l`etimo nell`arabo (al)barqq prugna, susina`, che pare risalga (attraverso l`aramaico brqqa) al
gr. praikokion, dal lat. persica praecocia.
Da quanto scritto, discende che il log. barracoccu deriva direttamente dall`aramaico. A sua volta
piricoccu ha subito l`inIlusso di pru pero`.
GALILEU , garuleu pappa reale`, usata dalle api per sostentare l`ape regina. A Orune, Oliena,
Nuoro e il polline depositato nel miele` di colore giallo-oro (OPSE 211). Il Pittau, nel proporlo
come allotropo di ghirielle, criallei, cacarallai crisantemo selvatico`, lo conIronta con l`etrusco
garouleou crisantemo (selvatico)`. In realta galileu deriva dall`antico babilonese garm crema`
(donde lo stesso termine latino garum salsa di pesce`) accadico r` pastore`. Quindi traduciamo
galileu come la pappa (reale) dei pastori`.
GALILLA antica tribu di Barbaricini stanziata prevalentemente nel Gerrei. resa celebre dalla
Tavola bronzea di Esterzili, dove sono scritte sia le ragioni onde i Galillenses rivendicavano ampi
territori, sia le contro-ragioni dei piu Iorti, in questo caso i Patulcenses Campani, appoggiati dal
governatore romano. possibile accettare l`ipotesi dello Spano e del Lilliu, che mirano a
identiIicare i Galilla con un gruppo di Galilei od Ebrei. InIatti la Tavola di Esterzili risale al 69,
esattamente 50 anni dopo l`arrivo dei 4000 ebrei-egizi trasIeriti in Sardegna dall`imperatore Tiberio.
Per una piu accurata discussione sul lemma, vedi comunque Sa Lilla. Dei Galilla abbiamo una
seconda menzione antica, su una gemma segnalata a Cagliari e poi smarrita. C`era scritto Larum
Galillensium Lari protettori delle terre dei Galillensi` (Meloni 402).
GALOPPU e il nome di una vite sarda produttrice di uve bianche. Non essendo possibile avvicinare
questa Iorma all`it. galoppo (indicante un tipo di andatura del cavallo), occorre tener conto delle
Iorme semitiche, che danno varie accezioni sulle quali riIlettere. Esiste intanto l`akk. haluppu(m)
che indica un tipo non meglio precisato di albero o alberello; ma poiche galoppu sembra un
composto, potremmo vedere nel primo membro gal- l`accad. hlu aceto`: col che si potrebbe
immaginare che il vino di questa vite tenda a diventare aceto. Ma cio sembra altamente
improbabile.
piu congruo invece vedere in galoppu un composto sardiano con le seguenti basi: ebr. `ahal ()
esser chiaro, scintillare, brillare` accad. [uppu danzatore sacro`. Il signiIicato sintetico Ia
riIerimento alla limpidezza e alla danza sacra (dedicata agli dei nelle cerimonie importanti). A meno
che non si voglia riprendere un altro lemma ebraico, `ahal, che nei tempi biblici indico un legno
aromatico. In tal caso i due concetti dell`aroma e della danza sacra (durante la quale si liba coi
migliori vini bianchi) appaiono attinenti al nome di questo vitigno.
GALU aloe` (Aloe vera L.). Paulis NPPS 227 presenta un quadro completo di questa pianta grassa.
Secondo lui il Iitonimo log. galu nient`altro e che il garo di Malacca, a sua volta riIlesso dal
sanscrito agaru legno dell`Aquilaria agallocha`. Questo legno, menzionato nella Bibbia insieme
alla mirra, al balsamo e ad altre piante aromatiche, e nominato per la prima volta in Europa da
Dioscoride 1,21 come gr. agallokhon, termine che si conIronta con l`ebr. `ahalim, `ahalot id.` (Sal
45,8; Ct 4,14; Gv 19,39-40; `uoq nella Bibbia greca), id.` e con il sanscrito agaru id.`. In origine
questo legno aromatico non aveva niente a che Iare con la sostanza ottenuta dall`aloe, pianta delle
Gigliacee; ma ben presto insorse una conIusione, credendosi erroneamente che la droga dell`aloe
Iosse ricavata dal legno dell`Aquilaria (Miller 65-67). Cosi, il Vocabolario del Premoli (I,65) spiega
la voce aloe: 'Pianta gigliacea, perenne, con sostanza Iibrosa (canapa d`aloe) e legno odoroso
(agalloco). Specie: l`aloe di Barbada, caballino, soccotrino, l`agare, la carata, il garo di Malacca,
ecc. Aloina, il principio amaro dell`aloe, usato per bocca e per iniezioni.
GIAVE comune della provincia di Sassari. Nel 1341 era chiamato JaIIes. Probabile origine ebraica
Jahweh. Sotto il paese a nord s`apre la pianura chiamata Campu Giavesu, un tempo acquitrinosa e
malarica. 'A Giave gli ebrei di Alghero nel 1439 possedevano alcune case di commercio o botteghe,
dove vendevano manuIatti, abbigliamento e gioielli (Tasca 115).
GIRO, Zirone. E un classico vitigno (e relativo vino rosso) del Campidano meridionale, ivi relegato
di recente, dopo che per millenni era stato coltivato in tutta la Sardegna. agner ritiene il Iitonimo
d`origine ispanica in virtu del corrispettivo catalano giro. Lo stesso Vodret (Sardinia Insula Vini,
DelIino, 1993) lo ritiene spagnolo, nonostante che il suo libro, proprio in apertura, apparecchi una
carta del Mediterraneo con relative Irecce, indicanti l`origine semitica dei vini sardi. E in realta,
mentre la Catalogna beneIicia, al pari della Sardegna, d`una pletora di lemmi d`origine semitica,
dobbiamo cominciare col dire che ancora oggi gli Ebrei dicono tiros per vino` (). Inoltre c`e un
preciso lemma accadico tru che indica un non meglio precisato genere di alberello`. Ma dobbiamo
prestare attenzione specialmente all`aggettivo accad. sru(m) esaltato, supremo, splendido,
eccellente; di alta qualita`.
E evidente l`incrocio delle due Iorme accadiche, che hanno prodotto il nostro Zirone. A sua volta
Giro e la Iorma secondaria, importata per il tramite della Catalogna ma pur sempre d`origine
semitica, coesistita assieme a Zirone dal 1324, ma solo nelle citta reali (dove i Catalani
s`insediarono), mentre nelle campagne la Iorma Zirone ha sempre imperato senza contrasti.
-IA suIIisso sardo ed anche ebraico.
ISSOPU , isopu isopo` (Hyssopus oIIicinalis L.), piccolo arbusto medicinale il cui aroma ricorda
vagamente quello del timo. Paulis NPPS 136 lo considera una diretta derivazione italiana, ma non e
cosi: l`antica pronuncia doveva essere *zupu, da akk. zpu isopo` o maggiorana`; cIr ebr. ezov, ,
Es 12,22; 1Re 5,13; Sal 51,9; Gv 19,29.
IXIRIXIA! (x pr. come nel ted. ich). Nel Sassarese e un grido di giubilo, di sIrenata allegria,
esternato durante i canti, le Ieste, i brindisi, specialmente le danze. Ovviamente i vocabolari non lo
riportano, poiche i linguisti lo credono niente piu che un`esternazione inarticolata, metaIonetica,
quasi belluina. Invece no. Deriva direttamente dall`ebraico yehi! () viva!, evviva!`. L`intercalazione
di -r- nel mezzo dell`iterazione entusiastica del termine ebraico (yehi-yehi) puo intendersi come
modalita euIonetica; ma iiriia puo essere benissimo anche un composto del termine ebraico
accad. rhu sovrabbondanza, esondazione, sIogo`.
LAZZARI (campu) e in territorio di Giave e signiIica pianura di Lazzaro` ebraico El`azar.
LODINE minuscolo comune della Barbagia di Ollolai, situato sopra Gavoi. Originariamente doveva
essere un pagus, un insigniIicante raggruppamento di capanne pastorali immerso tra le Ioreste di
roverelle. Ha la sua base nell`accadico lut twig, ramoscello`, nome che in sardo, per contrappasso,
e andato a signiIicare Ioresta`. noto che il suo territorio anticamente era una grande Ioresta di
roverelle. tipico della Sardegna indicare la Ioresta con un ramo d`albero (es. Camba
Gambarussa, Nai Monte Nai).
Solo in subordine si puo pensare all'etimologia basata sul pers. ebr. Lod bab. in 'lavoro, arte,
mestiere', considerando quell'antichissima grandiosa Ioresta come proprieta o compendio privato di
un ebreo chiamato Lod.
LULLU MALU log., allorgiu malu camp. zizzania` (Lolium termulentum L. ed anche Lolium
perenne L.). Giusto quanto scrive Paulis NPPS 267, il termine e certamente di origine latina
(llum) con immistione, per il camp. allorgiu, di orgiu orzo`. Ma secondo me la commistione tra
Iitonimo latino e sardiano avvenne in periodo assai seriore rispetto all`iniziale impiantarsi della
lingua latina nelle citta della Sardegna. Cio e dimostrato dal Iatto che pure il lat. llum ha le basi
nelseiico:ebr.lno(negaivo)lhgranoIoodgrainbreadaccad.lno(negaivo)
lem to take Iood`. Come si puo notare, il divieto di assumere il loglio come cibo e antico quanto il
mondo, essendo legato al Iatto che la piantina e parassitata da un Iungo velenoso, ed il Ienomeno
era notissimo, oltreche nelle celebri pagine dei Vangeli, pure ai Romani (Virgilio, Georg. 1,153 e
Plinio N.H. 18,156).
MACCHEDDU. Il Monte Maccheddu, tra il Supramonte di Orgosolo ed il passo di Correboi,
sembrerebbe signiIicare letteralmente macello` e indicare un macello all`aria aperta. Ma piu
probabilmente e riIerito alla Musca Machedda mosca diabolica`, che in certe aree indica la zanzara
anoIele (il ricordo delle sue inIestazioni risale ai millenni), ma in altre aree puo indicare il taIano, la
cui presenza perniciosa aumenta con l`aumentare degli armenti.
In questo sito dobbiamo propendere per il taIano. La Musca Machedda/Maghedda e Iavolosamente
simile a una mosca, ma grande talora come una pecora. considerata un mostro inIernale. Nei
luoghi dov`e sepolta si sente il ronzio delle potentissime ali. munita di un Iormidabile pungiglione
dalle punture mortali. In ogni modo Maccheddu e Macchedda hanno la base nell`accadico maqittu
l`andare in rovina, in sIacelo`. Makkeda e anche una delle sedici citta della NeIela, un`area a sud-
ovest di Gerusalemme, assegnata alla tribu di Giuda (Gs 15,41). menzionata accanto ad Azaka
come il luogo dove si concluse per opera di Giosue la disIatta dei cinque re che avevano attaccato
Gabaon: Makkeda e il luogo in cui quei re Iurono trovati nascosti in una caverna e sterminati. In
seguito Giosue prese la citta di Makkeda e ne uccise il re (Gs 10,16-28).
MAGOMADAS comune della Planargia. Da ebraico maqm luogo` adas del padre, avito` (OCE
379) sumero adda padre` (OCE 352), semitico Adda, Hadad Marte` (OCE 282). Ma e migliore
l`ipotesi Ienicia e punica maqom hadas (mqmhds) localita nuova`. In tal caso il villaggio sara nato
per opera di Iondatori provenienti da Macomer (vedi Macom-psissa).
Esiste una Maqomadas anche in Algeria. Pittau (OPSE 190), nel ricordare che il toponimo sardo
compare quattro volte (Planargia, Nureci, Gesico, Nuoro) propone la massima prudenza
nell`estrapolare l`etimo, in attesa di scavi archeologici che diano qualche testimonianza vincolante.
Egli interpreterebbe Magomadas come semplice 'traduzione punica di un preesistente toponimo
paleosardo, allo stesso modo in cui i numerosi paesi oggi chiamati Villanova (Forru, Strisaili, ecc.)
sono la traduzione italiana di preesistenti toponimi sardi. Ma a ben vedere quella del Pittau e una
petizione di principio che lascia la questione irrisolta. Il toponimo Baccu Addas nel Supramonte di
Baunei potrebbe avere parentela col secondo lemma ebraico citato su alle prime righe.
MAIMONE. Secondo Barreca deriva da Maimo che signiIica Acqua di lui`, 'allusivo all`acqua
come maniIestazione o Iorma sensibile di Baal. Tale nome, benche non menzionato nella sua Iorma
punica da alcun testo antico, era probabilmente contenuto nel testo punico del giuramento di
Annibale (purtroppo pervenutoci solo in greco), dove le acque sono menzionate quali
maniIestazioni della divinita. In Sardegna pero esso e ricostruibile Iilologicamente dal nome di un
demone idrologico del Iolklore locale, che porta appunto il nome di Maimone. Deriva dal vocabolo
ebraico maim acqua` ed e documentato nell`Oristanese e nell`Iglesiente Iino all`eta moderna.
Maimo e il cognome di vari ebrei, mercanti e di altra proIessione, approdati a Cagliari e ad Alghero
nel 1365. Ma in Sardegna esso era gia attestato da millenni. In ogni modo abbiamo pure l`accadico
mm acqua`. Vedi comunque Mamone.
MAIMONE nel carnevale di OniIeri e un Iantoccio trasportato da un asino e munito di ampie corna
caprine, con una Iaccia ricavata da una pala di Iicodindia. Un corteo di maschere vestite a lutto e col
volto tinto di nero accompagna il Iantoccio portando con se, in genere, un animale vivo ingabbiato.
A Sarule, Maimone e una maschera indossata da un uomo, vestito di nero, il volto coperto da una
pala di Iicodindia da cui sono ricavati occhi e bocca.
Secondo Barreca questo nome noto nelle tradizioni sarde riIerite al carnevale e principalmente
all`acqua e Iorma semitica da Maimo che signiIicherebbe Acqua di lui`, allusivo all`acqua come
maniIestazione o Iorma sensibile di Baal. Tale nome, benche non menzionato nella sua Iorma
punica da alcun testo antico, era probabilmente contenuto nel testo punico del giuramento di
Annibale (purtroppo pervenutoci solo in greco), dove le acque sono menzionate quali
maniIestazioni della divinita.
La notizia di Barreca e certamente utile. In Sardegna pero esso e ricostruibile Iilologicamente dal
nome di un demone idrologico del Iolklore locale, che porta appunto il nome di Maimone. Deriva
dal vocabolo ebraico maim acqua` ed e documentato nell`Oristanese e nell`Iglesiente Iino all`eta
moderna. Maimo e il cognome di vari ebrei, mercanti e di altra proIessione, approdati a Cagliari e
ad Alghero nel 1365. Ma in Sardegna esso era gia attestato da millenni. In ogni modo abbiamo pure
l`accadico mm acqua`.
MALETTA. Il riu Maletta in agro di Sinnai sembrerebbe Iar riIerimento alla 'celia', alla 'beIIa'
(sardo maleta). Ma per ragioni di metodo e diIIicoltoso accettare tale semantema, Iosse pure
attribuito "per celia" come soprannome. In realta maletta e nome semitico e corrisponde all'accad.
mal(m) maltu 'pieno, colmo, in piena', ebraico male 'pieno' e millth 'pienezza'.
MALOCCU pianura pastorale in agro di Castiadas. Puo avere la base nell'accad. mlaku(m)
passaggio, accesso`, anche river-bed`. Ma e piu ovvio che il toponimo derivi dall'antico
antroponimo ebraico Malochu, Malluch (1Cr 6,29 44 e passim); Neh 5; etc.) duce`,
condottiero`.
MARIA nome personale aram. wrj (mrja) dominatore, signore` secondo Semerano (OCE 75).
Ma altri lo Ianno derivare dall`ebr. Marah amara, addolorata` ( e Iemm. ). Eppure puo anche
signiIicare visione, apparenza` ().
MARU in sardo settentr. signiIica 'amaro, di sapore nientaIIatto gradevole'. Tale aggettivo non
sembra provenire dal lat. malus ma piuttosto direttamente dall`accad. marru, che signiIica 'amaro,
salso' quindi imbevibile e nocivo, apportatore di morte, che ha dato ebr. amaro`. In ogni modo tra i
lemmi delle due lingue ci sara stata, col tempo, sovrapposizione.
MASALNI. Altro signiIicato non attribuiamo a questo toponimo dell`agro di S.Vito se non quello
di accrescitivo del cognome sardo Masala. Il toponimo non indica un sito puntiIorme ma un
territorio (sia pure molto circoscritto). Toponimi di questo genere in aree minerarie diIIuse come
questa indicano talora il nome dell`ingegnere che dirigeva il complesso. C`e da osservare che
l`accrescitivo in -oni/-one e tipico della Gallura. Osservarlo in questo luogo lascia perplessi. Il
cognome Masala e attestato nei piu antichi condaghes della Sardegna e indica un antico sito ora
scomparso nei pressi di Cossoine (Manconi e Pittau). Anticamente era un cognome ebraico: Mazal
Iortuna` (Zara 71).
MASSADA e un antico villaggio sardo, ora estinto, in agro di Monteleone, citato dal Fara.
singolare che il toponimo ripeta il nome della gloriosa Massada ebraica, caduta nel 73 e.v., dopo la
presa di Gerusalemme da parte di Tito.
MASSALEI. L'idronimo Riu Massalei in agro di Seulo non e allotropo di Mattale (vedi) ma sembra
precisamente un sintagma ebraico signiIicante il pastore Massa`. InIatti Massa e cognome ebraico
(Gn 25,14; Es 17,7); Lei (vedi lemma) e ugualmente termine ebraico (Levi, letto in epoca romana
con la -u- aIIievolita: CSOE 68). Il suIIisso paragogico -i e normale nella pronuncia delle zone
interne, ma qui e originario, avente base ebraica.
MASULLAS comune dell`Alta Marmilla. L`origine del toponimo non e mai stata studiata, ed
invece viene da rilevarla anzitutto nel nome ebraico Mesullam (Nee, 11, 11) o Msulh l`Abisso`:
come epiteto di `eres gli InIeri` (Sal 68, 23). Poiche pero il secondo nome ebraico indica un
concetto Iortemente negativo, non e da accettare per ragioni di metodo.
Masullas sembra pure una chiara impronta del coronimo Massla, regione della Numidia, tra le
attuali Algeria e Tunisia. In Masullas troviamo in questo caso la riproposizione d`un nome 'patrio
lasciato da un gruppo di aIricani stanziati dalle truppe puniche. Essi possono essere gli stessi
aIricani che nel 238 a.e.v. terrorizzarono l`isola invocando poi l`occupazione romana in odio contro
Cartagine. Di qui la loro rivendicazione di stanziarsi, nel ricordo pero della terra d`origine. Nel
citare spesso la regione aIricana Marziale (VIII,53; I,22; 71; ,94; III, 37) la dice piena di leoni
del deserto.
Il Ienomeno di 'portarsi appresso il nome della madrepatria e stato tipico anche dei monaci
bizantini, documentato spesso in Toponomastica Sarda (vedi per tutti il lemma Milis).
Nell`ipotesi dell`origine di Masullas da Massla, osserviamo il Ienomeno sardo di raddoppiare le
liquide e di lenire le sorde dentali per ipercorrettismo.
MATTA , mattsa. Questo termine comune indica, oltre alle interiora dell`animale e dell`uomo, la
mollica del pane`, specialmente la mollica male o punto lievitata. In questo campo semantico
rientra anche mattsa come midollo dell`albero`. A Bitti sa mattsa e su poddighe e il polpastrello
del dito. agner Ia derivare il tutto dal lat. matia. Invece la questione e diversa, senz`altro piu
complessa.
Matta, mattsa ha la base nell`accad. mtu(m) area delle interiora, area di un polpastrello`, etc. Ma
la Iorma mattsa, mazza e pure rapportata all`ebr. massah pane azzimo, pane non lievitato`.
La stessa origine hanno i cognomi Mazza, Matsa, Matta. La base etimologica per il pane azzimo e
l`ant.accad. mat(m) crescere poco, avere scarse possibilita; diminuire, ridurre, abbassarsi di
livello; essere emaciato; Iallire, deteriorarsi; essere impedito`; anche essere umiliato, accorciare;
negligere; subire riduzioni o perdite; trattar male, insultare; essere disprezzato`.
MATTALE. Questo toponimo del territorio di Tonara e ripetuto poche volte in area barbaricina. Con
esso s`indica la terra a margine della vidazzone, delle vigne, degli orti. Talora s`indica la terra libera
da coltivazioni, un vacuum entro la vidazzone.
Essendo pero il sito di Tonara alquanto lontano dal paese, il toponimo potrebbe sembrare d`origine
bizantina, almeno a conIrontarlo con Mutuov, il nome del porto di Cortina (Creta). E tuttavia
sembra piu metodico esplorare il vasto campo dei toponimi sardi comincianti con matta- macchia,
maquis`. In questo caso Matta-le non e altro che un sito di proprieta d`un ebreo: Matta-Le(v)i la
boscaglia di Levi`. Ma e molto meglio tradurre Matta con l`accad. mtu(m) territorio, terreno`,
traducendo il sintagma come il territorio di Levi`.
MEDUSA e termine noto in Sardegna. Vengono cosi nominati due castelli: quello di Samugheo e
quello di Lotzorai. Ma gli storici non hanno materia da proporre per dare un bandolo nella ricerca
dell'origine di questo nome in Sardegna. Non si sa, insomma, per quale motivo i Sardi del
Medioevo abbiano dato questo nome, che e di persona, ai due castelli.
Sappiamo che nella tradizione classica Medusa era una delle tre Gorgoni, Iiglie di Forco o Forcide.
Essa appare nella genealogia di Norace (supposto Iondatore di Nora sulla costa sud della Sardegna):
esattamente, Medusa risulta essere sposa di Poseidone, cui genera Crisaore, cui segue Gerione che
sposa Espera (la Notte), da cui discende Eritheia che sposa Hermes, il cui rampollo e Norace.
Sappiamo pure che il nome di Medusa appartenne a una regina delle Amazoni, la quale venne
uccisa da Perseo.
Secondo Ugas 26, "rappresenta per il Mediterraneo orientale il pericolo che viene da Ovest". Egli
segue nella sua "etimologia" le ipotesi Iatte da altri suoi colleghi, che tengono conto delle tradizioni
tarde secondo cui la vicenda delle tre Gorgoni e collocata in Libia (come dire nell'AIrica del nord
sino all'Atlantico) o anche nell'estremo Occidente (che e la stessa cosa). L'unica delle tre Gorgoni
ad avere natura mortale era proprio Medusa, la quale in origine Iu una bellissima giovanetta, ma le
sue chiome Iurono trasIormate in serpenti da Atena, in punizione dei suoi amori con Poseidone.
Ma, a ben vedere, in Medusa non riusciamo a notare alcunche di cattivo, nonostante che la sua testa,
decapitata da Perseo, nella mitologia greca avesse il potere di pietriIicare gli astanti. Medusa
signiIica 'Regina' gr. coe 'governo, ho cura, mi do pensiero'; bab. med 'aver riguardo, rivolgere
la propria attenzione'; mud 'saggio, esperto'; ebr. madd 'pensiero, conoscenza'; accad. maddu
'ponderare, misurare, computare'; lat. meditor.
MELA e cosi chiamata ognuna delle quattro Iorme identiche, dalla vaga sagoma di colomba,
apposte sopra su anguli, che e il pezzo centrale e maggiore attorno a cui ruotano tutti gli altri
"pezzi" del Pani 'e is Bagadus di Siurgus. Poiche nel vocabolario sardo non e possibile ricavare
alcun signiIicato, letterale o traslato, attinente alle strane Iorme chiamate melas, e d'uopo ancora una
volta adire al vocabolario accadico, da cui ricavo, per mela (-a e la solita Iorma accusativa recepita
in Sardegna al posto della -u del nominativo) un babilonese mel 'ascensione'.
Perche questa mela ha la Iorma di colomba La colomba era notissima nei riti della Palestina. Noe,
seguendo un'usanza degli antichi navigatori (citaz. Franco Diana), manda la colomba a cercare terre
emerse. E aggiungo che Lv 12,8 prescriveva l'oIIerta di un paio di tortore o colombi per puriIicare
la puerpera dopo il parto, se la Iamiglia non poteva permettersi un agnello. Maria compi tale
sacriIicio dopo la nascita di Gesu (Lc 2,24). I racconti del battesimo di Gesu descrivono la discesa
dello Spirito Santo su Gesu "come una colomba" (Mc 1,10; Mt 3,16; Lc 3,22; Gv 1,32). Sebbene la
tradizione ebraica derivi presumibilmente dall'antica comunita palestinese, non si e ancora trovato
alcun parallelo ebraico all'uso di una colomba per rappresentare lo Spirito. L'unico termine e
proprio quello accadico, che va a costituire un sistema perIetto con tutti gli altri nomi dei "pezzi"
del Pani de is Bagadius, rappresentanti le 14 stazioni di compianto durante la processione del dio
siro-Ienicio Adone.
MERCUSAI. La Funtana e Mercusai in agro di Seui e uno dei numerosi toponimi sardi che
ricorderebbero, pur nella Iorma corrotta, il dio Mercurio. Pittau (OPSE 220) ad avanzare l`ipotesi,
anche perche suppone che il latino Mercurius possa essere di origine etrusca. In tal caso la sua
presenza in Sardegna precederebbe la conquista romana. A questo riguardo potrei ricordare che
anche l`attuale Capu Marargiu, presso Bosa, era anticamente chiamato Hermeion Akron, ossia Capo
Mercurio.
Ma tutto cio, per quanto vero, non inibisce dal notare che Mercusai e semplicemente un doppio
cognome sardo: Merke-Usai. Merke, Merchis e cognome cui il Pittau non ha dato origine corretta e
che trova il riscontro nell`ebraico Melkis, diminutivo di Melchisedek. Ma signiIica anche re`, da
ebr. melek. Altrettanto dicasi per Usai, Gusai. Attestato nel CSMB 11, 84, 88, 100, 205 come Usay,
e tradotto dal Pittau come aglio angolare`, mentre EBD (seguito dallo Zara) ne propone piu
correttamente l`origine ebraica: Hosai (2Cr III 19), Husai (2S. V 32, etc.), `Utai 1Cr IV, etc.),
Isai, Isciai (1S. VI, etc.); cIr ebr. sp. Ysai.
MIRRA. Il Monti sa Mirra sta al conIine tra il territorio di Assemini e quel#lo di Santadi, al centro
della grande Ioresta del Sulcis. uno dei monti piu alti (m 1086) ed isolati. In sardo per mirra
s`intende su melarvure, la resina degli alberi spinosi`. Ma nell`isola non esiste alcuna resina che
possa competere con la mirra originaria. Quindi ci chiediamo se l`oronimo non sia di origine
ebraica.
Sappiamo che la mirra (dall`ebr. mor, mur e gr. u) e una resina aromatica che cresce in Arabia,
Abissinia e India. Nell`antichita era molto apprezzata e costosa (Gn 37,25), usata nella
Iabbricazione dell`incenso (Es 30,23) e come proIumo per i vestiti (Sal 45,98) o per il letto
dell`amato (Pr 7,17). Faceva parte del trattamento cosmetico utilizzato per puriIicare le giovani
destinate al letto del re (Est 2,12) ed era utilizzata anche nell`im#bal#sa#ma#zione (Mc 15,23; Gv
19,39). Insieme all`oro e all`incenso Iu portata in dono a Gesu (Mt 2,11). Con la Iama che si portava
appresso, la Chiesa non ne poteva Iare a meno, ed e probabile che nel medioevo i monaci bizantini
dislocati in Sardegna, impossibilitati ad importare il bene a causa del pericolo arabo, prendessero da
questo monte delle resine succedanee. Ma e molto probabile che tale nome sia stato creato ad hoc
dai pastori cananei arrivati in Sardegna dal 1000 a.e.v., Iorse con riIerimento alla resina dei ginepri.
Ma non e detto. In Sardegna nel lontano passato dovevano esserci molti piu alberi resinosi di quanto
sia dato credere dalla situazione ecologica presente. Vedi al riguardo l`etimo del lemma Marganai
oltreche l`etimo di Tibula (Santa Teresa Gallura).
In ogni modo, e meglio cessare dall`elucubrazione, poiche l`etimologia sembra essere, molto
semplicemente, l`accad. mru(m) (processo di) ingrasso`. Quindi Monti sa Mirra e da intendere
come il monte dove s`ingrassa il bestiame`.
MORES comune della provincia di Sassari. l`antica HaIa, il cui nome sembra proprio un calco
ebraico, da JIa ( nome di luogo in Galilea) che signiIica splendere, dar luce`, jiI` splendore`.
Appare alla storia in RDSard. a. 1341 come Morer, poi come Moras. Il toponimo e noto pure in
agro di Sarrok (Bidda Mores o Moras). Esso sembrerebbe derivare dal Iitonimo sardo mura, con
evidentemente riIerimento al Iatto che in questo territorio si deve essere sviluppata a suo tempo (per
merito dei Pisani ma probabilmente gia per merito dei monaci bizantini) la coltivazione del gelso
per la produzione della seta. In tal senso il nome e attestato pure in area etrusca (antroponimo Mura,
Mura, Muranis, Murila, Murina: LSP 156), in area latina (morum, morus moro`), in area greca
(morhon moro`). L`origine del toponimo sarebbe dunque 'mediterranea. Che poi a Mores i gelsi
possano essere spariti, e con loro la produzione della seta, non sarebbe una ragione per dubitare del
signiIicato del toponimo, in quanto la coltivazione del gelso, un tempo comune in Sardegna, e
sparita pressoche dappertutto.
Piuttosto tale dubbio puo essere insinuato da un 'concorrente semitico moreh pioggia autunnale`.
Che e un termine beneaugurante (specie in Sardegna...), e s`attaglia egregiamente alla gola di Bia
Mores ed ai suoi paraggi, un luogo che Iu interessato da un agglomerato abitativo ed oggi disabitato
e selvaggio, ammantato da una Ioresta immensa. L'ardua e scenograIica gola di Bia Mores,
orientata in direzione nord-sud ed aperta verso il mare di Sarrok, recepisce ed uniIica tre torrentelli
che discendono dal vasto bacino montano, incanalandoli verso la vicina pianura. D`autunno, col
ritorno delle piogge, la gola riarsa si anima d`acque e di selvaggina. Che abbia preso questo nome
cananeo, sembra quasi una conseguenza della posizione geograIica. Peraltro la perizia dei cananei
sembra rispecchiarsi anche nella valle parallela di Scillaras, che in babilonese signiIica
sbarramenti`, denotando in tal modo la volonta dei residenti di garantirsi dalla stasi idrica estiva.
Allora ci sentiamo di sdoppiare Mores/(Bidda) Mores, attribuendo al nome del paese del nord
Sardegna il signiIicato gia discusso, al nome del sito selvaggio del sud il signiIicato di pioggia
autunnale`. Respingiamo invece i tentativi, un po' Iorzati, di chi vede in quest`ultimo sito la gola dei
'Mori'. Non solo perche l'esito che ci saremmo attesi e Morus ma perche qualcuno dovrebbe
spiegare, con dati storici e principalmente geograIici, quale ragione avessero avuto i Mori (ossia i
pirati musulmani) a stanziarsi ed imbozzolarsi in una gola che e un cul de sac, l'ideale per essere
braccati e sterminati. Come che agli incursori del Maghreb non siano bastate le numerose batoste
ricevute dai Sardi in situazioni meno improvvide.
MUGORE log., mugori sass., mucore centr., muIIa` del pane, tanIo` dell`olio o del lardo rancido;
denominale sass. mugara, log. mugarare, mugorare, centr. mucorare, log. murgherare, morighinare;
camp. anche ammuccoraisi; sost. log. morighinu muIIa`.
agner Ia derivare i termini dal lat. mucor muIIa`. E nei termini sardi l`inIlusso seriore latino
sembra indubbio. Si noti comunque che il lat. mcus muco` da il deverbale mce mi copro di
muIIa`, scoprendo una sola origine per le due Iorme Ionetiche e per i relativi semantemi.
All`origine dei termini latini e sardi c`e una base etimologica tipicamente ebraica: mg sciogliere,
disIare`, maq marciume, putridume`, mqaq essere dissolto, perito` (Semerano, OCE II, 477).
MUI-MUI (bentu) campid. tromba d`aria`. Ha la base nel sum. mu schiacciare, pressare,
Irantumare`; dal suo raddoppiamento (in senso superlativo) abbiamo akk. mummu eradicatore`,
che raschia, scortica, sbuccia`. Il suIIisso -i e di origine ebraica.
MUSA. La Spindula de Musa in agro di Sinnai richiama l`antroponimo lat. Musa, secondo Pittau
(DCS), che pero propone anche altre quattro opzioni etimologiche: 1 corrisp. al lat. Musa dea
dell`arte`; 2 log. musa salamoia`; 3 camp. musa pampanata per medicare le botti` lat. mulsa; 4
nuor. musa specie di gioco alla cavallina`. Ma questo cognome sardo sembra piu che altro di
derivazione ebraica (ed araba). EBD propone Musci (Es VI, 19 etc.), Mosce (Mose); ebr. sp. Mua;
ebr. sic. Muxe; ebr. lib. Mousi; ebr. di Malta Musci; ebr. alger. Mouchi; ebr. egiz. Moussu.
NARBA (Nuoro e S.Vito) malva` (Malva silvestris L., Malva parviIlora L., Malva Nicaeensis L.).
Paulis NPPS 372-373 riporta la lunga seria di varianti del Iitonimo: maIra, marma, marmara,
narbea, narbigghea, ed osserva che gia agner (DES,II,81) ha indicato gli opportuni raIIronti
per i Ienomeni di assimilazione Ionetica che caratterizzano molte di queste Iorme: corso merid.
malma; Subiaco: malema; corso centr. nalba, ven. nalba, rum. nalba, andal. narba. Piu in la Paulis
non va, e lascia intendere che il termine sardo con le sue varianti non sia altro che un accatto
dall`esterno, che sia insomma una corruzione dell`it. malva, a sua volta derivata dal latino.
Invece la questione e molto diversa. Gia Semerano (OCE II 465) aveva aIIrontato la questione,
proponendo una base comune panmediterranea con ascendente nell`akk. malhu ramo divelto`. Ma
l`etimo del Semerano sembra poco congruo. invece piu congruo prendere direttamente l`accad.
narbu(m) soIIice, morbido`, non solo per il riIerimento alle Ioglie di questa pianta miracolosa, ma
per il Iatto che i suoi cataplasmi sono quanto di meglio si possa avere per sanare Ierite, malattie
della pelle, e principalmente i problemi della dispepsia.
Va in ogni modo segnalato un secondo elenco di Iitonimi relativi alla malva`, per il quale si
pongono altri problemi interpretativi. Vedi a naibuttsa.
Prima di chiudere, va segnalata pero una curiosita: la Malva (Malva rotundiIolia) e detta in ebraico
biblico `rth, . Sappiamo che gli Ebrei residenti in Sardegna dal 1000 a.e.v. hanno lasciato pochi
Iitonimi diretti. Ma quelli indiretti sono 13, un buon numero. Ad esempio, la Malva, da essi
chiamata `rth, e presente nel toponimo del Supramonte Orottecannas, che letteralmente signiIica
malva e canne`, per il Iatto che la relativa Ieracita ed umidita del suolo in quel preciso sito
pastorale Iavoriva la crescita sia della Malva sia della Canna (entrambi elementi utilissimi al
pastore, una per le cure interne ed esterne, l`altra per gli strumenti da lavoro).
NASCO , Nascu varieta di vite d`uva bianca, e pure il nome del vino che si ricava. Secondo
Bertoldi citato da agner, nasco sarebbe anche in prov. e cat. una qualita di vino. Cio detto, agner
aIIerma che nasca era in prov. la vitalba`, ligure nasca, vocabolo di origine celtica secondo il
Bertoldi. Cosi come per il lemma nasca piu su citato, pure per nasco il agner adduce delle
citazioni che recano solo conIusione, anche perche non conosce l`etimologia di nasca e nasco. In
ogni modo, si sa benissimo che in botanica le conIusioni o sostituzioni nominali operate dal popolo
erano comuni: in questo caso, per quanto la Vitalba e la Vitis viniIera siano entrambi rampicanti,
non hanno nient`altro in comune, a disdoro della nomenclatura popolare. Va invece chiarito che il
catalano nasco, e pure nasca, Iruiscono della stessa etimologia di cui i Sardi Iruiscono per Nasco.
Va precisato inIatti cio che veramente conta, che il sardo Nasco, vino aromatico rarissimo
considerato dagli esperti dell`Unione Europea 'il migliore del mondo, e prodotto esclusivamente
nel piccolissimo triangolo territoriale di Sinnai-Settimo-Maracalagonis. E un vino da dessert, e chi
lo produce lo presenta all`ospite con l`orgoglio della superiorita, dell`alta qualita. L`etimologia e
tipicamente accadica (cosi anche per il termine catalano), dall`assiro nasqu to choose, select`
nasqu chosen, precious; select quality`. Giusto il Iatto che moltissimi termini semitici sono
condivisi dall`accadico e dall`ebraico, dobbiamo ricordare che l`ebraico nsaq () signiIica versare
(il vino), Iare libagione, oIIerta di vino`: tutto cio riIerito specialmente al vino delle oIIerte, al vino
sacro (oggi diremmo vino da messa). Cio lascia intendere quanto Iosse importante questa vite per
gli Ebrei Iondatori di Sinnai.
NICOLA nome personale maschile che i linguisti grecisti traducono come 'vincitore nel popolo',
altri 'vincitore delle moltitudini', 'vincitore di eserciti', Nikouo (in Polibio, Strabone, Plutarco
ecc.), ion. -ce in Erodoto 7, 134, 137; Nikou in Tucidide 67 (da vikq 'vittoria' uo, ce
'popolo, turba'). Il nome e detto cristiano per il Iatto che e piu noto in virtu del grande santo Nicolao
da Mira (Licia, Anatolia), le cui spoglie Iurono traIugate dai Baresi, e nell'I secolo gli Iu eretta una
basilica. E patrono di Bari e di migliaia di altri centri italiani e sardi, patrono della Russia e dei
naviganti; in alcune zone dell'Italia settentrionale, in Austria e Germania e Iesteggiato in luogo della
BeIana. Famoso e Nicola di Damasco nato intorno al 64 a.e.v., che scrisse una Storia Universale di
ben 144 volumi.
Il nome nella sua Iormazione sembra tipicamente greco, suddiviso in due membri di cui il primo e
un "predicato" del secondo, nel senso che dichiara qualcosa sul secondo membro: in questo caso la
vittoria sulla moltitudine.
E proprio la sua prima ed ultima citazione (in Erodoto che era abitatore dell'Anatolia, e inIine nel
Santo Nicola, il quale era propriamente anatolico) che danno Iorti indizi del Iatto che Nicola o
Nicolao Iosse ben radicato nell'Anatolia sin da epoche remotissime, addirittura da epoca pre-hittita.
L'Anatolia, si sa, Iu un territorio di transito delle maggiori correnti commerciali e di pensiero
provenienti dalla Mesopotamia e dall'Assiria. Anche tra i popoli mesopotamici i nomi si Iormavano
(con ammissibili eccezioni) "alla greca", con due membri di cui uno e predicato dell'altro. La moda
e in uso persino tra i pellirosse, come si sa. Quindi non da vincolanti elementi di territorialita la
bipartizione "alla greca" di un nome che e Iormato allo stesso modo un po' dovunque, specialmente
quando e dimostrata una base etimologica imparentata.
Semerano OCE II 197 ricorda che vikq 'vittoria in battaglia' ha il corrispettivo ugaritico in nkt
'ammazzare, immolare', nkt 'vittima', aram. nek; accad. nqu 'uccisione per sacriIicio', ebr. neqm,
nqam 'punizione, vendetta'. Quanto a ce 'esercito, popolazione', c'e il corrispettivo ebraico
le`m, ug. lim 'popolo, Iolla', accad. l`, l`ium (detto di uomini, soldati, artigiani 'valoroso,
capace, bravo'). A ben vedere, Nicola e un nome personale ricco di etimologie, esistendo anche
un'altra opzione dall'accad. nqu 'copula, Iornicazione' la`(m) 'piccolo ragazzo, bimbo' col
signiIicato complessivo di 'pederasta', 'Iornicatore di bimbi'.
NORANepuingrecoNrainlaino.EsiseeprencasellodellaCappadociachiaaoNepu
da Plutarco, Strabone, Diodoro. Vedi anche i toponimi sardi Nurae, Nurri, ed il coronimo Nurra.
Sono numerosi i toponimi sardi con questa Iorma, ed altrettanto numerose le volte che essa entra in
composizione (Narbolia, Norbello, Noragugume, Nuraminis, Nurallao, ecc.).
Secondo Semerano, Nora richiama la base corrispondente ad accad. narm, ant.assiro naru`um
stele, segno di limite`, con evidentemente riIerimento alla celeberrima stele di Nora, scolpita circa
1000 anni a.e.v. o giu di li. Ma la convinzione del Semerano e poco contagiosa. Il toponimo ha
un`altra base.
Nell`avviare la discussione, aIIermo intanto che non c`e nemmeno un toponimo sardo di questo
genere (sia solo, sia in composto) che non Iiguri 'carnalmente abbinato ad emergenze rocciose, ad
un paesaggio dominato da giare basaltiche, da plateau calcarei, da 'schiene calcaree, da monti
calcarei a Iorma conica, ma anche da altipiani in generale, sia pure granitici. Un buon elenco l`ho
gia inserito all`inizio di questa discussione (e poi di seguito presento singolarmente un po` di
toponimi). Nora giace su un khersonesos tabulare arenaceo, talche persino il suo acquedotto (quello
urbano) e scavato nella roccia. Ma non deduco aIIatto che il nome provenga dall`elemento Iisico. Il
toponimo Nora ha base simile (anche semanticamente) a quella di nuraghe. I loro destini semantici
si sono uniti quasi subito, o Iorse erano uniti gia in principio. Non cosi la semantica di Nurra, che
s`adatto solo in seguito. Ed e proprio dalla sub-regione della Nurra che comincio il tentativo di
capire la questione.
Si dice che il coronimo Nurra derivi da Nurae, antica citta romana situata quasi sul mare della
Nurra, tra Porto Ferro e il lago di Barazza. La Iiliazione mi sembra persino ovvia. Ma chiediamoci
intanto perche Nurae, con quel nome, sorse li e non altrove. Rispondo: perche si trovava beneIiciata
dalla Iortuna di avere a disposizione l`unico lago dolce (e potabile) della Sardegna, originato da
risorgive sommerse che emettono dalle Ialde del sovrastante Monte Timidone e dalle colline
viciniori. Non solo, ma la contigua spiaggia di Porto Ferro costituiva un porto naturale che in piu
era dotato a sua volta di ottime risorgive secondarie scaturenti dalle Ialde emittenti dello stesso lago
Barazza. (Per Nora invece, ahime, l`acqua non era cosi prossima ed abbondante, e Iu necessario
portarla dalle montagne con un acquedotto, croce-e-delizia dei residenti perche Iu proprio tagliando
l`acquedotto che i Vandali piegarono la citta nel 455-456).
Ma torniamo al Monte Timidone, Iavoloso tributario d`acque, il quale c`interessa in quanto Nurae
gli stava proprio ai piedi. Questo Iatto paesaggistico accomuna Nurae a tutti gli altri villaggi che
riportano la stessa Iorma verbale (vedi per tutte la discussione sul lemma Narbolia). Non solo, ma il
Monte Timidone e veramente paradigmatico, com`e paradigmatico il Monte Zirra. Sono i prototipi
di numerose alture della Nurra che esibiscono con rude evidenza i durissimi strati calcarei. A
vederle, quelle colline hanno Iorma di giganteschi ziqqurath, coi loro spessi lastroni di pietra
sovrapposti l`uno all`altro a guisa di 'torta nuziale. In questo territorio e Iacile capire il processo
Iormativo del toponimo. Da Nurae esso s`allarga per deIinire il territorio soggetto alla propria
autorita, che per sineddoche prende il nome 'Iiliale di Nurra, la cui concettualizzazione pero Iu
abbinata non solo alla citta ma pure a questi enormi 'ziqqurath. Ancora oggi si dice nurra a
indicare un mucchio di pietre`, e questo concetto ha prodotto una ulteriore Iiliazione, come ad
esempio l`aggettivale Nurca in territorio di Baunei (a Serra Ovara, nel mezzo dell`asperrimo
Supramonte), che indica una parete rocciosa da cui si sono staccati grossi lastroni e pietroni.
Ma occorre procedere con ordine. Se Nurae, Nurra, Nur-ake, Nur-ka hanno la stessa base, qual e
l`origo prima Non possiamo piu aIIermare, pilatescamente, che la radice e protosarda e come tale
seppellirla per l`ennesima volta, dichiarando non tanto la nostra sconIitta intellettuale quanto una
crudele apartheid tra noi (Mondo del nord e dell`occidente) e gli altri (Mondo del sud e
dell`Oriente). Se con i Fenici, se con gli Shardana, se con i Micenei, se con gli Egizi, se con gli
Assiri e con i Ciprioti noi Sardi abbiamo vissuto una civilta pan-mediterranea antichissima e
comune, perche riIiutare la base NUR gia proposta dal Sardella e da altri linguisti NUR attiene al
termine accadico nru(m) luce (del sole)`, numru splendore (del sole, di dio)` riIerito al piu alto
concetto del sacro, alla luce`, allo splendore`, e quindi al Iuoco perenne che risplendeva nelle notti
sullo spalto terminale di tutti gli ziqqurat, sullo ziqqurath di Monte d`Accoddi, sulla vetta delle
alture a Iorma di ziqqurath, sulla vetta del Monte Timidone che s`erge alto e venerando sulle spume
della costa algherese. In aramaico e ugaritico Nur e la dea della Luce`, quella che illumina`. In
Ienicio manca il termine ma la Fuentes-Estanol crede possibile che Nora sia espressa in Ienicio nel
toponimo Ngr. possibile. Ma Iorse e piu Iacile rintracciarla nella Iorma Ienicia Nr che indica l`atto
di oIIerta al Dio.
Una volta acquisita la base accadico-aramaica (e Ienicia), mi chiedo che c`entri tutto questo con
Nora, che sedeva in piano, lontana dai monti, sia pure su un tabulare chersoneso roccioso. C`entra,
eccome. Il Iuoco sacro splendeva non solo sulle alture piu tipiche (di per se dotate di richiamo
magico-religioso), ma anche al centro delle citta, le quali di per se, quando nacquero come segno
primario d`uno Stato organizzato, erano considerate sacre per eccellenza. Cosi Iu per Gerusalemme,
citta sacra degli Ebrei, e lo Iu a maggior Iorza per le prime citta della storia universale, quelle della
Mesopotamia, che avevano il tempio del Fuoco, il tempio della Luce. La Mesopotamia, regione
orba di alberi (la cui privazione Iu la molla intima dell`epopea di Gilgames) ma dotata di prodigiose
quantita di naIta, ebbe la materia prima per tenere il Fuoco Perenne sugli ziqqurath, che erano dei
tell elevati al cielo dalla mano dell`uomo per congiungere anche visualmente la citta alla sede eterea
del Dio della Luce. A Roma c`era il tempio di Vesta, e c`era la casta sacerdotale delle Vestali,
monache allo stato verginale, deputate a conservare imperituro il Iuoco sacro dell`Urbe. L`Urbe,
appunto. Fu chiamata cosi la citta per antonomasia, e poco importa se la radice Ur- derivi
dall`accadico citta` o dall`accadico aratro` (quello che servi a delimitare Roma). L`Urbe era la
capitale dell`Impero piu grande della storia dell`uomo. Era una citta, non un pagus. Citta Iu anche
Nora, la prima ediIicata in una Sardegna totalmente popolata da una miriade di tribu agglomerate in
pagi minuscoli e senza ordine costruttivo, le cui capanne pero Iacevano ressa attorno al sacro Nura-
ke, la costruzione divina sul cui spalto terminale splendeva un Iuoco imperituro. I Fenici non ebbero
altra idea Ielice, se non di chiamare Luce la loro citta, la prima citta dell`Occidente, nata prima di
Roma e prima di Cartagine. Nora la Luce`, col suo simbolismo ineIIabile, non poteva che
contagiare presto il proprio nome agli EdiIici del Fuoco, ai Nuraghi, e quindi dare lo stesso nome a
tutti i villaggi che, stando ai piedi o sui bordi di eminenze rocciose caratteristiche, divenivano
tutt`uno con la sacra altura degna d`ospitare il Dio-Fuoco. Non capiremo mai abbastanza quanto
Iosse importante il culto uranico per i popoli Ienici. Il Iuoco veniva acceso in onore di Ba`al non
solo sulle terrazze dei templi, non solo sulle alture (dove s`erigevano le bmth), ma persino sulle
terrazze domestiche. I culti sui tetti nel secolo a.e.v. erano praticati in onore di Ba`al e di altre
divinita astrali in tutto il Vicino Oriente, compresa la Terra di Canaan, per la quale troviamo
documentazione a Megiddo, Ekron, Gerusalemme.
Ma che c`entra questo discorso con la nurra intesa come voragine, spaccatura proIonda, cavita
tenebrosa` Altro che se c`entra! Il concetto deriva sicuramente dal tabernacolo del Nurake, cioe la
tholos, la camera sacerdotale, il sancta sanctorum impenetrabile e buio, la parte vuota del nuraghe,
evidentemente chiamata al Iemminile Nurra per distinguerla dall`essenza maschile e Iallica del
Nurake vista dall`esterno come un pieno. Traslare il concetto del vuoto vaginale della tholos (Iuso
carnalmente con la soda virga del nurake, vuoto-per-pieno, entrambi simbolo dell`unita col Dio
della Luce) Iu compito dei preti cristiani dell`alto medioevo, che demonizzarono tutto quanto
atteneva agli aspetti pagani della santita. E cosi alle voragini terribili ed imperscrutabili del
Supramonte e delle montagne carsiche, simbolo dell`ingresso all`InIerno, Iu concettualmente
paragonato, traslato ed indirizzato il nome delle tholoi (delle nurre) che divennero i contenitori delle
tenebre sataniche ed esecrande dove il Diavolo celebrava i propri riti per propiziarsi il Iurto delle
anime.
Tutto quanto sinora aIIermato non contrasta aIIatto con la Iorma Ienicia Ngr che sembra essere alla
base del toponimo Nugoro/Nugoro. Sembra proprio che tra Nora/Nugora e Nugoro ci sia una
vicinanza morIemica e semantica. Mentre Nora ha per base il Ienicio Nr o Ngr, Nuoro ha
certamente per base il Ienicio Ngr. Quest`ultima Iorma sembrerebbe avere a sua volta origine dal
babilonese nu[ar high temple, ziggurat` (ed a sua volta nu[ar ha per base ngu giubilo, esultanza,
celebrazione solenne`). Quindi possiamo vedere in Nuoro un sito di celebrazioni solenni`, un`altura
dove parecchi cantoni e tribu convergevano periodicamente per delle grandi Ieste. Non
dimentichiamo che presso la Ionte d`Istiritta c`era un tempio di prostituzione sacra, e probabilmente
era proprio li che si svolgevano le grandi celebrazioni per la dea Istar.
Ma va precisato che nu[ar e una base secondaria di Nugoro (Ngr). Nugoro ha la base diretta da
accad. nuwwurum 'intensita (di luce)', con successiva consonantizzazione delle due velari -ww-
-g-. Va precisato, a scanso d'equivoci, che nuwwurum e un epiteto riIerito direttamente al nuraghe
quale sede luminosa del Dio del Iuoco, e che dunque i toponimi Nugoro (e sass. Nuaru), sorti in
virtu di tale epiteto sono sempre riIeriti in prima persona al nuraghe, che era il tempio del Sole. Per
Nuaru leggi piu compiutamente al lemma Nuoro.
Nella persistenza millenaria delle due pronunce Nugoro e Nuaru rientra a pieno titolo anche la
parentela semantica esistente tra 'intensita di luce' (nuwwurum riIerito alla sacralita del nuraghe
quale altare del Iuoco)' e 'nuraghe' (nu[ar), che porto all'immedesimazione della "torre" col suo
epiteto e persino alla Iusione dei due termini. Nel Nuorese prevalse la lettura toponomastica riIerita
alla brillantezza del nuraghe quale altare del Iuoco, che e nuwwurum.
NURRA. Vedi Nora.
ONANI comune della provincia di Nuoro. Pittau OPSE 235 conIronta questo toponimo con l`altro
Onano di Viterbo. Ma non dimentichiamo che Onano, cognome tipicamente sardo, e anche un
cognome ebraico (1Cr 2,3). Inoltre occorre notare che il nostro toponimo puo essere una Iorma
corrotta di Anania, il quale era un soldato convertito che, assieme al vescovo Egidio, secondo una
tradizione sarda non contemplata dalla Chiesa, sarebbe stato il primo evangelizzatore del territorio
di Orgosolo e dintorni. L`antroponimo Anania e anch`esso ebraico.
ORANI comune della provincia di Nuoro. Il toponimo e da con#Irontare anzitutto col gr. Ouuvo
cielo`. Per gli antichi il cielo richiamava la Iigura di un tetto o d`un baldacchino ed i Sumeri
dissero ur-an la volta del cielo`, gli Accadici dissero ru il tetto` e Anu il dio del Cielo`.
da richiamare pero, in quanto piu decisivo, il conIronto col dio astrale ebraico Horam (o oranu),
Gs 10,10. A questo proposito si ricordi la salita di Bet-Coron o Bet-Horon tempio di Oranu` in Gs
16,5. Sia Urano sia Horanu sono divinita astrali, ed il Iatto non e di poco conto per il toponimo che
stiamo analizzando. Fa poco conto che nel pantheon siro-palestinese Horon sia anche un dio
inIernale come Hadad. Si badi che mentre Hadad sopravvive in ambiente aramaico e Ienicio, Horon
e destinato a scomparire dopo la caduta di Ugarit. Quindi in Sardegna questo nome puo essere preso
come terminus post quem, ma anche come terminus ante quem.
Orani e indissolubilmente legato al suo monte sacro, Gonare, non solo religiosamente ma pure nel
nome. nota la somma importanza che i Nuoresi, i Sassaresi, i Sardi in generale hanno attribuito a
questo monte nel passato. La Iesta di Gonare era la piu importante della Sardegna. Oggi, sovrastati
dalla pubblicita mediatica, i giovani non serbano piu la memoria storica. Il possesso della cima del
monte col suo santuario Iu da sempre essenziale per i due paesi che se lo dividono a meta: Orani e
Sarule. Molti scontri, molti omicidi, specialmente durante la Iesta annuale. Talche il clero li aveva
persino convinti ad avere due ingressi, uno per paese.
La parentela Iono-semantica di Gonare con Orani e palmare, e sembra incontrovertibile che Iosse
proprio Orani la sede antichissima da cui partivano le processioni notturne dei Iedeli verso il
santuario ediIicato sulla punta di Gonare. Celeberrima per la sua sacralita, la montagna e visibile da
mezza Sardegna (ma non dal mare!). Molti derivano quel nome da Gonario giudice di Torres, per il
quale si manipolo persino l`immancabile mito Iondativo, secondo cui il giudice, sul punto di
nauIragare, al Iine di salvarsi promise alla Madonna di ediIicarle una chiesa sul primo monte che
avrebbe scorto. Mito abusato in Sardegna. In Gonare c`e in realta la corruzione del nome
Horanu/oranu, con relativa metatesi Orani Gonare probabilmente creata apposta dal clero allo
scopo di Iar dimenticare (siamo ai tempi del re barbaricino Ospitone e della dura repressione del
paganesimo) l`origine solare del culto. In questo caso abbiamo il binomio paese-montagna (proprio
come accade ad Oliena in rapporto alla sua montagna: vedi lemma). Anche nell`antichita Orani e
Sarule avevano interessi convergenti su questo sacro monte. Lo dimostra l`etimologia di Sarule
(vedi).
Pittau (UNS 164) Ia derivare il toponimo Orani dall'antroponimo latino Oranus, Oranius,
presentando il paese come (praedium) Orani 'il posse#dimento di Oranio', ch'era evidentemente
l'antico latiIondista romano. Pittau, si sa, vede in ogni (supposto) nome antico-romano la prova che
il luogo era un latiIondo. Cio non e sempre vero in linea di principio, ma per Orani mancano proprio
i presupposti.
OROTTECANNAS e un ovile del Supramonte. Ha la base nell`ebraico `rth, (malva`, Malva
rotundiIolia) qane, qane, (canna`, Arundo donax). Il luogo sembra nominato in tal modo per la
Ieracita del suolo e per la sua relativa umidita, che hanno consentito la crescita di queste due piante.
PAPAULE (Ovodda) papavero` (Papaver rhoeas L.). Secondo le aree linguistiche dell`isola, ha
varianti Ionetiche di poco conto: pabaule, pappaile, pappai, papau, paparre, pabairi, pabairu,
babbaoi, pappaosu. Secondo Paulis NPPS 319, la voce risale certamente al lat. ppver. Ma sbaglia.
Il termine e sardiano, con base nell`accad. papallu, sum. pa-pal (germoglio, Schssling`), con
attenuazione e scomparsa della liquida Iinale ebr.ant. bera (Iuoco, Iire, burning`), b`ar ardere`
tu burn`, cIr. latino br, da cui bustum, che Iu, a torto, ritenuto da comb-r.
PARPALA (Dorgali, Baunei, PerdasdeIogu) palpebra`. agner Ia una lunga disquisizione per
aIIermare che questo termine e sardo autoctono, ma non ne trova l`etimo. In ogni modo scrive che e
in uso presso la parlata ebreo-spagnola di Costantinopla. Gli sono grato della segnalazione, poiche
in cotal guisa sono raIIorzato nell`aIIermare che parpala deriva direttamente dall`ebr. parpar
IarIalla`. Sembra evidente l`accostamento della palpebra alla IarIalla. Il batter delle ciglia Iu
evidentemente paragonato dai Sardi di 3000 anni Ia allo svolazzare di una IarIalla.
PASCALE. Il nome di questo vino (e relativo vitigno) e secondo Vodret di origine incerta. Egli
suppone l`arrivo del vitigno dalla Toscana in eta giudicale, impiantato originariamente nel Sassarese
e solo in seguito migrato in Campidano. agner non lo prende in considerazione. Eppure questo
rosso, indubbiamente tra i migliori bevuti in Sardegna, ha un nome autoreIerente, che richiama la
Pasqua. E il classivo (vino) pasquale`. Non dimentichiamo che la Pasa, la Pasqua (Pesa) era ed e
la piu grande Iesta ebraica, quella in cui era consentito persino ubriacarsi. Il vino pasquale`
dev`essere dunque il migliore in assoluto. Pascale e da ritenere pertanto un ulteriore tassello di
memoria dell`antica Sardegna, dei tempi in cui la presenza ebraica (che data almeno dal 1000 a.e.v.)
era veramente cospicua ed inIluente. In ogni modo possiamo pure proporre un secondo signiIicato,
anch`esso importante: poiche questo vino e a lenta maturazione e lo si serve soltanto a Pasqua, Iorse
e da questa usanza che ha preso il nome.
PATTA vicino` ma anche calore` (Paulis), anche parita`; signiIica inIine striscia di tessuto che
bordeggia abiti o abbottonature` it. patta. L`origine sta in vari termini accadici suppergiu omoIoni.
Per il sardo e l`it. patta bordo raIIorzato di tessuto` (di cui DELI non conosce l`etimo) abbiamo
l`assiro ptu, pattu bordo, orlo raIIorzato`. Circa il signiIicato di vicino`, c`e un termine assiro
ptum, ptum che signiIica in presenza di`. Abbiamo poi l`aggettivo assiro patt, ptu aperto`
(vedi sardo puttu pozzo` dal bab. putt aperto`) che puo giocare a Iavore del sardo e dell`it. patta
parita` (vedi, in sardo ed in italiano: essere pari e patta essere totalmente alla pari, avere
conseguito gli stessi interessi, gli stessi traguardi, avere vinto entrambi una scommessa, la stessa
gara`).
DELI non Iornisce un etimo valido di patta, ma noi pensiamo proprio all`agg. assiro, dal cui campo
semantico relativo alla apertura puo essere derivato il nuovo signiIicato di parita, attraverso un
signiIicato correlato alla chiarezza. Non va taciuto che i vari termini accadici ruotano tutti quanti
attorno ad un campo semantico avente al centro il pozzo. Cio e dovuto al Iatto che in molte aree del
Vicino Oriente il pozzo era un sito ed una struttura di alta socializzazione, molto piu socializzante
d`un tempio, poiche al pozzo ci si incontrava (si impattava lat. impingere), se possibile, una volta
al giorno, mentre al tempio (casa comunitaria per eccellenza) ci si recava Iorse solo una volta
all`anno. Che pure il termine pattu bordo raIIorzato` ruoti attorno alla semantica di pozzo non e un
caso, poiche ogni pozzo degno di questo nome e stato scavato dall`uomo con Iatica e pericolo, e per
renderlo Iruibile e garantito dagli smottamenti e stato immancabilmente raIIorzato ai bordi. Anche i
termini di parita` e di vicinato` gravitano nel campo semantico di pozzo, poiche in quelle aree
Iortemente siccitose il pozzo era Iruibile esclusivamente dal gruppo sociale che gli gravitava
attorno, dai vicini, da quelli del vicus, dell`attendamento, dell`agglomerato di capanne, e non da
altri, ai quali invece era assolutamente vietato, a meno che non si presentassero a chiedere acqua
come pellegrini. Circa il sardo patta calore del Iocolare`, anche agner annaspo per l`etimo.
Esso non puo che derivare da putt (la stessa Iorma Ionica cui attinge il semantema pozzo`) che in
bab. indica anche un tipo di carne cotta al Iuoco`.
Patta e anche cognome barbaricino. CDS non e convincente nelle proposte etimologiche. Si esce
Iacilmente dall`incomodo ricordando che Patta e cognome ebraico, da pat Ietta` (), ma ricordando
parimenti che anche in babilonese Patta era un cognome, da pattu(m) canale`, cui Iorse va abbinato
anche il termine ebraico, per il Iatto d`avere ambo i termini un contenuto semantico relativo al
'tagliare, resecare.
PERA a Dorgali ed in Barbagia signiIica Pietro`. Pera Caddargiu Pietro il calderaio` e un
toponimo di Villagrande. L`origine prima del nome personale e dall`ebraico pera principe`.
PINNETTA log. capanna pastorale` con base litica cilindrica e tettoia conica di Irasche (talora di
pietra); nel Supramonte, dove e detta pinnettu, la tettoia e di tronchi di ginepro. agner sottolinea la
derivazione dal lat. pinna penna` la quale indica anzitutto quidquid est acutum. Mancando nel
latino l`equivalente del sardo pinnetta, dobbiamo convenire che l`etimologia del termine sardo non
e latina ma ha la base nell`ebr. pinn pinnacolo, pilastro` (OCE II 518).
PIRREI. Il nuraghe Pirrei presso Sinnai sta su una roccia bassa che sporge da un costone che la
sovrasta. La Iorma tramandata e alquanto corrotta. Addirittura la carta trascrive Pirreu. Se
accettiamo l`etimo proposto dal Paulis per Pirri, Pirrei potrebbe signiIicare originario di Pirri`. In
tal caso, la desinenza -i non sarebbe aIIatto territoriale ma volutamente paragogica, nata allorquando
si era gia persa la nozione del signiIicato del toponimo.
In realta le cose stanno diversamente, poiche Pirrei e un allomorIo di Pirri (vedi) e deriva
direttamente dall`ebraico prre che signiIica Irutto (di un albero)` (Lv 26,4).
PIRRI. La cittadina presso Cagliari deriva, secondo Paulis (NLS) e secondo il Pittau (UNS 167),
dall`antroponimo lat. Pirrius. Non sono d`accordo. Deriva direttamente dall`ebraico perr, (Lv 26,4)
che signiIica Irutto` (con evidente riIerimento all`originario poggio, un po` elevato sulle aree
pantanose circostanti, utilizzabile per i Irutteti).
PITA, PITTA, PITTZA. In Planargia si nomina pita un pane di Iorma allungata. In altre aree centrali
il nome e pittza. agner non ne conosce l'etimologia ma pensa a un probabile abbinamento con
pittzu 'becco, punta', senza pensare all'assurdita della parentela tra un 'becco' e un pane. In ogni
modo lo stesso agner, aprendo una seconda opzione, opina esserci, Iorse, una qualche parentela
col nap. pizza.
In questo caso il poco convinto agner ha colto nel segno. Con cio non intendo aIIermare che pita
derivi dal nap. pizza, poiche lo stesso pizza e un termine antichissimo (mediterraneo) cui attingono
varie lingue, sardo incluso. Pizza in quanto 'Iocaccia' apparve gia nel 997 nel latino medievale di
Gaeta (DELI). Ma pita e pure termine arabo-ebraico, e denomina ugualmente un pane.
In Sardegna accanto a pita, pittza abbiamo, con la stessa origine, pidza 'piega, crespa', di cui agner
ignora l'etimo, al pari di pidzu , piza 'sIoglia', 'strato, pellicola', 'velatura', 'sigillo di lumaca, velo di
latte serenato, di birra Iermentata', camp. pillu. E con cio siamo giunti a collegarci con pillonca,
pizeri, pizzurus (che sono dei pani un tempo schiacciati). E mentre pillonca nell'antichita era un
pane carasatu d'orzo a sIoglia, oggi la Iorma Ionetica di base (pigg- pidz-, pill-) e estesa ad indicare
vari tipi di pane di Irumento molle, talora grosso ma molto piu spesso schiacciato (tipo ippianada de
Ottieri), nonche su pane 'e cicci (una varieta di tzicchi: vedi).
RASU. L'oronimo Monte Rasu in agro di Bono sembra abbia la base piu antica nell'accad. rsu
diventare creditore, ricco`. Vedi ugaritico rs capo`, nel senso di ebraico rs leader, principe, capo
della citta`. Appare pure come antroponimo nel CSP 330: Simione Rasu; ed anche qui lo notiamo
accompagnato dal nome ebraico Simeone.
REI. In alcuni casi il lemma signiIica re`, che pero non deriva dal latino rex ma dall`ebraico r`
pastore, re pastore` (vedi accad. re`m 'pascolare'). In un secondo caso signiIica pure 'cardo',
specialmente quando e accompagnato dal supposto art. determ. su (su rei, da ricomporre piu
appropriatamente in s'urei 'il cardeto'). Costa Rei, Piscina Rei (in agro di Castiadas) signiIicano
litorale dei pastori`, e stagno (circondato da) terra di pastori`. Anche l'agro di Sinnai registra il
toponimo Su Rei. In quest'ultimo caso sembra trattarsi di 'cardeto': non c'entra aIIatto 'il re'. Zara
(CSOE 77) ci vedrebbe un antroponimo ebraico Rei (1Re 1,8). Vedi Arcu e Ri. Leggi comunque al
lemma -Ri.
-RI. In Sardegna alcuni toponimi hanno lo pseudo-suIIisso -ri, che in realta signiIica pastore, re
pastore (nel senso di padrone di greggi numerose)`, dall`ebraico r` pastore, re pastore`. I lemmi
Arcue-ri, Tedde-ri, Minde-rri, Orri, qui presentati come paradigma, sono al riguardo dei sintagmi
divisibili come segue: Arcu e Ri, Tedda (Tella) e Ri, Minda e Ri. SigniIicano, rispettivamente: il
passo dei pastori`, il pianoro dei pastori`, l`altopiano dei pastori`.
ROMANA comune del Logudoro. Il toponimo sembrerebbe avere un`origine evidente (da Roma),
ma intanto, in tal caso, non sarebbe chiaro se sia etnico o gentilizio. Abbiamo un altro toponimo
simile presso il monte Arrubiu (Villasalto), che e Cea Romana, cosi chiamata perche vi e stato
scoperto un cimitero romano. Ma mentre a Villasalto l'origine e chiara, non lo e aIIatto per il paese
Romana.
Sarebbe stato troppo banale chiamarlo con tale aggettivo da tradurre co#me (borgata) romana` o
simili. Non si capirebbe per quali ragioni opposi#tive questo luogo avesse bisogno di notiIicare la
purezza della propria origine rispetto agli altri villaggi del Logudoro. In Sardegna le colonie romane
od altri siti 'in purezza ci sono gia noti, e tra essi non c`e maia stata Romana.
In realta il suo etimo sta nell'ebraico rmm 'elevato, potente', rm 'altezza, altitudine', poiche sta
sul cocuzzolo di un monte calcareo. Vedi Romano e Rumanea.
ROMANO. Presento questo aggettivo, che sembra italiano, per chiarire un equivoco storico. Esso in
Sardegna e riIerito esclusivamente al Iormaggio Pecorino Romano. La gente comune si e divertita a
trovare le ragioni di tale aggettivo, e per una volta e stato il popolo (esattamente le organizzazioni
dei casari sardi) ad avere imbeccato i linguisti (non viceversa), consolidando negli eruditi la loro
soddisIatta certezza che l`aggettivo romano pertinesse ad un certo tipo di Pecorino sardo
esclusivamente per il Iatto che i Sardi impararono a Iarlo 2200 anni or sono merce le buone
inIormazioni Iornite dalle truppe d`ocupazione. Al che dovremmo convenire che la Pax Romana,
oltreche con le armi, venne introdotta grazie alla superiore civilta del conquistatore, interessato a
specializzare le produzioni sarde, sistemando la questione del grano nelle pianure e la questione del
Iormaggio (il buon Iormaggio che si Iaceva a Roma, non altri) nelle montagne.
Ma e risaputo dagli Italiani che sino agli anni `50 del secolo il Pecorino romano non era
neppure prodotto nel Lazio, dove 'prese Iorma e il caso di dire esclusivamente ad opera dei
pastori barbaricini, trasIeritisi in massa a seguito dello spopolamento delle campagne laziali indotto
dalla industrializzazione del secondo Dopoguerra. Peraltro la produzione del Pecorino romano,
Iormaggio dalla Iorma e dalla salagione tipica, e sempre stata appetita dai buongustai italiani ed
esteri (si veda la preIerenza degli Americani per il Pecorino romano), al punto che gia in epoche
passate, ancor piu in epoca Iascista e poi nell`immediato secondo Dopoguerra, la caratteristica
tecnologia del Pecorino romano era dichiarata 'inderogabile, intoccabile, tale da essere salvata ad
ogni costo, talche i grossisti della Penisola italiana mandavano apposta dei commessi specializzati
per controllare il rispetto della Iormula. Cosi succedeva in passato: i commessi venivano mandati in
Sardegna non solo per il Pecorino, ma anche per controllare, ad esempio, la produzione e la
demaschiatura del sughero, e persino per controllare i prelievi dei licheni per la tintura delle sete
dell`Impero inglese.
Romano ha lo stesso etimo del nome del paese Romana e della piccola altura accanto a Bonassai,
chiamata Rumanea. Deriva dall`ebraico rmm elevato`, rm altezza, altitudine`. Il Pecorino
sardo Iu chiamato romano perche e stato sempre prodotto sulle alture`, sulle montagne`, dai
pastori barbaricini.
RUMANEDDA e un`altura di calcare antico presso Bonassai sulla strada statale 291 in territorio di
Sassari. In pratica e l`unica altura nei dintorni, a Iorma molto allungata e senza vette. Nelle sue
dolci pendici e stata costruita negli anni 50 del secolo la borgata della RiIorma Agraria
chiamata Tottubella ( tutta bella`, dalla Irase evangelica tota pulchra es Maria). Rumanea
signiIica piccola altura`. Vedi anche il lemma Romana. Per l`etimologia, vedi il lemma Romano.
SABBADU sass. e log. sabato`, camp. sabudu. La base etimologica e la stessa che per l`italiano, ed
e ovviamente ebraica, da sabbth propriamente cessazione dal lavoro`. Non e aIIatto vero che in
Sardegna il lemma sia giunto attraverso il latino. Esisteva gia prima dei Romani.
SAFATA vassoio a Iondo piatto ed orlo basso per oIIrire i dolci ed i liquori`. Ritroviamo questa
radice nel latino saepes siepe, recinto`, che deriva dall`accadico saptum orlo circolare, labbro,
cresta, limite`, ugaritico spt limite`, ebraico saIat recinto`.
SALAMU. Bruncu Salamu in agro di Dolianova non ha niente a che Iare col salame` ne col sito
salmastro`. Non e apparentato neppure con sala (vedi), in quanto il sito sta sulla cresta d`uno
spartiacque. Sembrerebbe a tutta prima un`agglutinazione (per giunta corrotta) per su olumu,
s`olamu l`olmo`. PreIeribile a questa traduzione c`e pero quella di alimu, che e il dio cananeo
della pace e della salute, attestato nei documenti di Ugarit nel IV secolo a.e.v. Di antica origine
mesopotamica (antico accadico salmu essere, diventare sano, intatto`), il suo culto si diIIuse in
tutto il mondo semitico dell`ovest, prima ad Ugarit poi in Palestina dove entrera come elemento
costitutivo del nome di Gerusalemme (yrwslm) oltre che in alcuni nomi personali israeliti.
SA LILLA e una miniera d`argento abbandonata in territorio di Armungia, al conIine con Villasalto.
Il toponimo del sito sembra essere una corruzione di Galilla (Spano), e in questo caso sarebbe
l`unica attestazione topograIica e cartograIica (dopo quella di Villasalto: vedi) dell`antico popolo
che lottava (persino con le armi della burocrazia: vedi la celebre Tavola bronzea di Esterzili del 69
d. C.) per avere riconosciuto il possesso dei territori dell`attuale Gerrei. Il nome Galilla a sua volta
sembra essere la Iorma aggiornata di Galil Galilei` (Lilliu), nome di Iorte richiamo, con riIerimento
ai 4000 Ebrei stanziati in Sardegna da Tiberio nel 19 per combattere i Barbaricini. Anche Villasalto
sino ad un secolo Ia era chiamato Galilla. Sia pure con cautela, ci avviciniamo alle suggestive
intuizioni dello Spano e del Lilliu. Non ci sarebbero ragioni di principio per disconoscere
l`indicazione dei due studiosi, poiche non sono pochi i toponimi ebraici rilevati in Sardegna, da Iar
risalire addirittura a molto prima dell`inizio dell`Impero romano, anzi nientemeno che all`impianto
cananeo dato alla lingua sarda con la presenza Ienicia cominciata 1000 anni a.e.v.
Ho gia diIeso (e argomentato) la irrinunciabile 'ebraicita di Snnai (vedi). Snnai puo accettarsi
come Iorma cananeo-ebraica in virtu del suo possibile legame coi Iamosi 4000, e Galilla/Sa Lilla e
un etnico accertato in un perio#do in cui la presenza ebraica 50 anni dopo l`episodio narrato da
Tacito poteva avere gia 'rotto gli argini, espandendosi cioe oltre il corno sud-orientale dell`isola
ed entrando nel Gerrei, mischiandosi in tal guisa alle popolazioni shardano-Ienicie della montagna.
Noi dunque identiIichiamo i Galilla coi Galilei, e per rintracciare l`etimo non abbiamo altra risorsa
che osservare con occhio da geograIo il vasto territorio dove i Galilla hanno perennemente Iluttuato.
Guarda caso, essi stettero sempre 'a cavallo del Flumendosa e lungo l`intero suo corso. Li
ritroviamo appunto nel Basso-Gerrei (presso le Ioci del Iiume) e poi su su Iino ad Esterzili ('a
cavallo del medio corso), propinqui alla grande ansa oltre la quale siamo gia alle Ialde del
Gennargentu, alle scaturigini del Iiume. Insomma, i Galilla erano 'il popolo del Flumendosa, i
signori di quel grandioso corso d`acqua.
Per capire le ragioni dell`aIIermazione e della radicazione di quell`etnico cosi importante in un
territorio di sardo-Ienici (poco o punto romanizzato), ricordiamo che i Fenici e gli Ebrei
(specialmente gli Ebrei della Galilea) non erano altro che Cananei, gente della stessa lingua (con
dialetti non troppo diIIerenziati, certamente piu vicini di quanto possono essere oggi il campidanese
ed il logudorese). Beninteso, i sardo-Ienici che accolsero l`espansione dei nuovi venuti (dei nuovi
Iratelli) non erano propriamente interessati al signiIicato Iondamentale del loro etnico; gli basto,
evidentemente, ch`esso andasse all`unisono col nome che essi gia davano al grande corso del Iiume,
che non poteva suonare altrimenti che sa illu, in accadico: quello dell`inondazione, quello del
grande Ilusso liquido`. Ma puo esservi pure un altro signiIicato aIIine per quell`interminabile valle
dove entrarono i Galilla, ed e il composto sumero gal grande` accad. illu inondazione, grande
Ilusso liquido`; in tal caso abbiamo il grande Iiume, il grande Ilusso`. Non e poco quando lo
riIeriamo al Iiume piu potente della Sardegna, quello che, a dire del La Marmora, si portava via un
bel po` di gente ogni anno per la sua proverbiale inguadabilita.
SA RAU. L'oronimo Cuccuru Sa Raxu in agro di Sinnai e palesemente corrotto. pure sbagliato
correggerlo in s'arraxu 'il raggio (di luce, di ruota o altro)'. invece corretto vederci una ripetizione
di due concetti uguali ma espressi in Iorma diversa: cuccuru ebraico qdqd sommita del cranio`
ebraico rs lat. caput, ugaritico rs capo, leader`.
SCEMA. Villa Scema sta in agro di Villacidro. La liturgia ebraica quotidiana contiene una
preghiera-insegnamento il cui nucleo piu antico inizia con le parole Shema Yisrael ascolta Israele`.
Essa e Iormata da tre passi biblici: Deuteronomio 6, 4-9, Deuteronomio 11, 13-21 e Numeri 15, 37-
41. Questo nucleo Iu arricchito con inni che cantano il miracolo continua#mente rinnovato della
creazione, del dono della rivelazione e dell`uscita dall`Egitto. In ebraico Shem e anche il Nome: di
Dio` e deriva da s aspi#rare, mirare a`, e questo a sua volta dall`accad. se`u aspirare` (OCE
903).
Tanto per rammentare la strettissima parentela tra ebraico e Ienicio, ricordo che anche Baal era
oggetto di tale epiteto. Del III secolo a.e.v. e l`iscrizione punica rinvenuta a Cagliari, 'nel quartiere
di Stampace, contenente una dedica Al Signore Baashamem Baalshamem che e nell`isola di
Enosi, ossia degli Sparvieri, cioe nell`isola di S.Pietro A questa divinita Ienicio-punica, il cui
nome suona Signore dei Cieli, Iorse un altro aspetto della suprema divinita maschile, il cui culto
aveva ampia diIIusione anche in occidente, era, quindi, probabilmente, dedicato un tempio in
quell`isola (Meloni, 380). Il Barreca non indica monumenti Ienici per il territorio di Villacidro, ma
cio non puo scoraggiare il linguista, se il suo lavoro puo dare una traccia a nuove ricerche.
In ogni modo il territorio pianeggiante di Villa Scema, oltre a indicare la presenza di un piccolo
agglomerato, e irrigato da un torrente, quindi con certezza era soggetto a pratiche agricole. Cio puo
persuadere ad ipotizzare che il toponimo sia una Iorma egizia (sulla presenza degli Egizi rimando
alla discussione dei lemmi Scivu e Sinnai), con etimologia smu (shmv) 'risorse naturali d'origine
vegetale o animale'. Questo concetto egizio e contrapposto ad aat che riguarda le risorse minerali.
SCIACCU. La locuzione camp. sciaccu, talora sciaccu mannu, signiIica danno grande`; cu dengada
sciaccu! che abbia danno, che gli venga un colpo!` (Quartu). Per estensione la locuzione indica
pure enormi quantita`; anzi questo doveva essere il signiIicato originario. Non esiste etimologia
dall`indoeuropeo, ma esiste nell`accadico, che propone sakku (un vaso), sahhu (a linen canvas
cloth), ebraico sq sacco`, da cui e derivato pure il greco oukko sacco`.
SCIUSCIAI campid. diroccare, disIare, abbattere, distruggere`. Per l`etimo vedi sciusciu.
SCIUSCIU luogo precipite, rovinio, dirupo`; anche disastro, distruzione`. Per l`etimo vedi oltre
sciusciu.
SCIUSCIU. In campid. signiIica disastro, distruzione` oltreche rovinio, precipizio`.
GeograIicamente parlando, e il nome di un territorio di circa 1 kmq che sta accanto alla vetta del
Gennargentu, dai 1700 ai 1830 metri. Ha la base nel raddoppiamento sumero SHU-SHU crollare`
(SLCN 76). Sciusciu centro-merid. ruina, Irana, ammasso caotico di rocce instabili`, ha l`inIinito
nel campid. sciusciai sIasciare, rovinare, Iar cadere`.
A Mari esiste il termine sussu ma gli orientalisti lo danno col signiIicato sconosciuto. Questo e uno
dei numerosi termini sconosciuti nella terra d`origine ed invece conosciuti nella terra di migrazione
(o di origine!) della parola, ossia in Sardegna.
Ed e strano che gli orientalisti non abbiano rapportato il termine all`ebraico biblico shoh (so)
catastroIe, tempesta devastante`, presente in Isaia 10; 47 (personiIicazione di Babilonia); in SoIonia
1; in Giobbe 30; in Ezechiele 38.
Il raddoppiamento sardo della radice ebraica (su-su) conserva l`arcaica tradizione sumero-accadica
riservata ai superlativi.
SCUSA. Il Cuili Musoni Scusa sta sul Monte Serpeddi, in agro di Sinnai. SigniIica ovile del
recinto nascosto`. Cuili ovile` lat. cubile; la Iorma musoni sembra corruzione da masoni recinto
per bestiame` lat. mansio, mansionis: non signiIica aIIatto 'briglie per Irenare i cavalli durante la
doma', come altri suppongono. Scusa non e una sopravvivenza dell`antico sardo ascusa, ascuse di
nascosto` ma deriva (al pari di Porto Scuso) dal babilonese su[ussu giovane albero di palma` (con
riIerimento alle palme nane, un tempo presenti dappertutto). Per Scusa occorre comunque proporre
pure il conIronto col cognome ebraico Cusa (1Cr 4,4).
SENALONGA. Qua tratto il toponimo Punta di Senalonga in agro di Ala dei Sardi. La senalonga
indica normalmente la vescicaria` (Colutea arborescens), e su cio non c`e da discutere. Pero va
considerato che la Punta di Senalonga e la piu alta del sistema montuoso di Ala dei Sardi (ed anche
dei sistemi contermini di Bitti, Budduso, Monti). Quei sistemi montuosi sono tra i piu 'piatti
dell`isola: non sembra aIIatto di trovarsi tra cime di quota mille, perche l`intero altopiano e
subplaniziare, monotono, senza personalita. Questa Punta e l`unica dell`area ad avere invece una
caratteristica montuosa; da essa si riesce Iinalmente a percepire una movimentazione paesaggistica
altrimenti inconsistente. Quindi, nel mentre che recepiamo il signiIicato nostrano di senalonga, non
possiamo esimerci dal segnalare pure la base accadica sinnu dente`, aramaico sn dente`, ebr. sn
() zanna (nel senso di vetta)`. Vista dall`arcaico agglomerato pastorale di Badde Suelzu, questa
cima appare veramente come una vetta alta`, e da qui puo derivare l`ibrida Iorma ebraico-sarda
sen(a)-longa.
SENIS comune dell'Alta Marmilla situato presso il Iiume Imbessu. Vi si trovano resti della torre di
un castello risalente al secolo II appartenuto al giudicato di Arborea. Il toponimo e attestato in
RDSard. aa. 1346-1350 come Senes. Secondo Paulis il toponimo puo riIlettere l`antroponimo latino
Senius. Ma in Senis va visto prioritariamente un allo#tropo del toponimo Seneghe (antico Senes,
Sehenes). Vedi pure il lemma Sini. Secondo Zara (CSOE 79) il cognome Senes e di origine ebraica.
SERRI comune della provincia del Medio Campidano; e l`antica Biora. L`abitato e situato in
posizione strategica, all`ingresso dell`omonimo altopiano basaltico, che racchiude il santuario
nuragico piu importante della Sardegna. In origine l`abitato Iu sicuramente eretto con una Iunzione
esclusiva, quella del servizio al compendio sacro (il quale oggi e chiamato S.Vittoria perche i preti
cristiani, tanto per desacralizzarlo, vi hanno costruito la loro chiesetta, intestata ovviamente alla
Vittoria per ricordare evidentemente l`anno in cui i Barbaricini di Ospitone Iurono sconIitti e
sottomessi al culto cristiano). Non si sa, purtroppo, il nome antico del villaggio sacro. Comunque
anche l`etimo di Serri e vetusto, essendo lo stesso del sardo serra, Ienicio sr roccia, scoglio` per
antonomasia (Sr, pronuncia Tzir Tiro), ugaritico srry altura` e risalendo all`accad. sru dorsale,
roccia, territorio elevato`.
Eppure Serri sembra un appellativo seriore rispetto a Biora, la quale dicesi Iondata dai Romani nel I
sec. a.e.v., nella vallata immediatamente a nord-est dell`attuale Serri, a guardia della strada da Olbia
a aralis. Va in ogni modo ricordato che erri era un dio khurrita indicante il Giorno (l'altro era
hurri 'la Notte'). I due dei, seguaci del dio supremo khurrita Tesub, erano votati a reggere la volta
del cielo (p. 429 Matthiae).
Biora a sua volta sembra avere per etimo l`assiro b`u apertura, uscita; spaccatura di drenag#gio in
una parete naturale` ur[u, ar[u way, path`, ed evidentemente Iu costruita presso la strada e lungo
un canale di scolo delle acque piovane decorrenti dalla giara basaltica.
Pittau UNS 170 vede invece nel toponimo Serri una (Villa) Serri 'villaggio di Serrio', con
riIerimento ad un latiIondista romano.
SSARA toponimo dell`agro di Luogosanto che sembrerebbe derivato dal latino sisara erice, ossia
erica`; cIr. pero ebraico Sisera (Esd 2,53), ma anche Sal 83,10; Neh 7,55. Sisera e un toponimo
dell'antica terra d'Israele, ma e pure il nome di un condottiero cananeo, un generale che Iorse
(secondo le ipotesi dell'archeologo israeliano Adam Zertal) risiedeva ad El-Awwat, il sito
archeologico presso Megiddo dove sono apparse le uniche architetture "shardaniche o nuragiche"
(volte a sesto acuto) d'Israele. In ogni modo va pure notato che Sesar sta pure scritto sull'architrave
del nuraghe Aidu Entos presso Mulargia (catena del Marghine) (...nurac Sesar...) e quindi possiamo
acclarare, senza peraltro entrare nella questione, che Sesara era un termine, un nome, un toponimo
vivo nell'antica Sardegna.
SEUI comune dell`Ogliastra. Il lemma e attestato in RDSard. a. 1341 come Servii, nel 1346-1350
come Seni (da leggere Seui, secondo Marcato). Il toponimo sinora e rimasto sconosciuto,
principalmente per la variabilita delle sue Iorme sIuggenti. InIatti c`e notevole opposizione tra un
toponimo con al centro la -r- ed uno con al centro la -n- ed e quasi impossibile decidersi per l`una o
l`altra Iorma, in quanto la pronuncia attuale (Seui) non lascia intendere quale delle due consonanti
sia caduta.
Il tentativo di recuperarne il signiIicato parte dal toponimo Seuni, villag#gio dell`Alta Marmilla che
ha dato pure origine al cognome Siuni, Siunis, Sionis. Ma deve considerare parimenti il cognome
Seruis con la variante Saruis il quale secondo Pittau deriva dal villaggio scomparso Seruti, Sirussi
presso Siliqua. Non consideriamo, perche Iuorviante, il cognome Seu (vedi).
Ebbene, e proprio quel toponimo iniziale Servii ad essere indiziato di corruzione, e non Seni come
pensa la Marcato. abbondantemente documentato che le Rationes Decimarum Sardiniae nella loro
prima registrazione del 1341 trascrissero numerosissimi toponimi corrotti, segno evidente, a
giudizio dello scrivente, delle insopprimibili Iobie della popolazione di Ironte ad una situazione
post-bellica a dir poco tragica (erano gli anni immediatamente successivi all`invasione catalana,
quando la popolazione sarda era crollata sino a 150.000 abitanti ed era angariata dalle vessazioni
tributarie dei Catalani ed ancor piu da quelle della Chiesa). Solo dal 1342 molti toponimi
cominciarono ad essere scritti un po` meglio, in virtu d`una migliore conoscenza della situazione
geograIica e sociale da parte dei dominatori e dello stesso Papato.
In tale quadro, Seui e da raIIrontare esclusivamente al villaggio Siuni ed al cognome Seuni, Seunis,
e tutte queste Iorme non sono altro che allotropi di siuni, sione, asione, askione, alcone che e il
nasturzio o crescione` (Nasturtium oIIicinale L.), pronunciato seui con -u- nasalizzata dopo la
perdita della -n-.
Se invece vogliamo scrutare nelle Ionti accadiche, abbiamo varie Iorme che s`attagliano a questo
paese montano, le cui alture raggiungono le stesse ragguardevoli altezze di quelle del contiguo
Seulo (vedi), attestandosi per importanza tra le terze della Sardegna. C`e anzitutto da evidenziare
che normalmente il nome d`un paese non e altro che un precedente coronimo, riIerito al territorio
cosi com`era prima che Iosse decisa l`ediIicazione dell`agglomerato (il quale, come norma, veniva
costruito nel sito meno adatto agli orti e persino meno adatto agli armenti).
Prima Iorma accadica, riIeribile alla storia verbale, un po` da tutti accettata, che il paese sia stato
ediIicato dagli Ebrei, e sayyu[ che cachinna diabolicamente (di un demone)`. Se questo Iosse il
vero toponimo, esso Iu appioppato sicuramente dai monaci bizantini, acerrimi nemici degli Ebrei
per il Iatto che questi erano marchiati come assassini del Cristo.
Seconda accezione e s`u, s`u vicino di casa`. Come dire che il villaggio Iu ediIicato proprio per
Iar sentire piu vicine e protette le originarie Iamiglie pastorali.
Terza accezione e se`u(m) orzo`, come dire che nel luogo si produceva orzo. La qual cosa e ovvia,
ma s`adatta male sia al toponimo sia al coronimo.
Quarta accezione e s[u, s[u cresciuto bene, molto alto, pienamente (di alberi)`, altezzose,
superbe (di montagne)`: coronimo che potrebbe andar bene al caso.
Quinta accezione e si[u tenuta, comprensorio produttivo`, con riIerimento a tutto il territorio di
appartenenza: ed anche questo va bene.
Si noti che, per tutte le accezioni qui introdotte, il suIIisso -i e di origine ebraica.
Mi rendo conto che e diIIicile prendere partito per una o l`altra delle ipotesi su cennate. Una
ulteriore possibilita etimologica e quella di accettare Seui come allotropo di Seuni (anch`esso nome
di un centro abitato: vedi toponimo).
SIAMAGGIORE comune dell`Alta Marmilla. Gia documentato dal 1388 come Sii Majore, il
toponimo potrebbe (e una prima ipotesi) derivare dall`antico sardo sia, tia per tralcio di vite`.
poco pratico vedere in Sia un antico cognome ebraico Siaha (Esdra 2,44, citato dallo Zara),
sempliIicato dall`uso. Sarebbe semmai piu semplice vederci il cognome ebraico Sia, appartenente a
una Iamiglia d`inservienti del Tempio tornati dall`Esilio babilonese e che lavorarono alla
ricostruzione di Gerusalemme (Ne 7, 47). Ma a ben vedere l`antico Sii sembra tradire un piu antico
S` per Sn il Dio-Luna` accadico.
SIAMANNA comune dell`Alta Marmilla. Gia documentato dal 1346 come Sia, sembra essere una
Iormazione identica a quella indicata per Sia-maggiore. Sembra pertanto opportuno dargli lo stesso
etimo di Siamaggiore e Siapiccia.
SIAPICCIA comune dell`Alta Marmilla. Il villaggio e quasi attaccato a Siamanna, con cui ha
costituito sino a tempo recente un unico comune. Per l`etimo di Sia vedi Siamaggiore. Il nome
Piccia signiIica minore`, ed e attestato nel 1738 come Pichia, cosi chiamata per distinzione rispetto
al contiguo paese di Samanna. Va ricordato che l`origine antica di Piccia, Piccinna, e il babilonese
pqu stretto, scarso, minimo`.
SILI. Il toponimo e citato nella trattazione del lemma Sassari, cosi pure Solki/Sulki cui il
toponimo rimanda. CIr. ebraico Silchi (1Re 22,42: era il nonno materno di GiosaIat). Secondo il
Pittau nel medioevo era pronunciato Sirki, e cio autorizza lo studioso a conIrontare il toponimo con
quello etrusco-toscano Srchia, che e pure un cognome, attestato in Sardegna.
SINNAI. Questo nome di un comune vicino a Cagliari e ebraico. Appare in RDSard. a. 1341 come
Sinay ma la piu antica apparizione e nella Carta sarda di S.Vittore a Marsiglia, scritta in caratteri
greco-bizantini per ragioni di privatezza ma per il resto e in lingua sarda schietta. La sua graIia e
Livvuq (ricostruzione di Pilinski-escher), da leggere Sinnai.
Nella Bibbia il termine appare spesso a nominare il celeberrimo Monte Sinai (Es 16,1; 19, 1-2; Nm
10,12; e passim). La Iorma ebraica era scritta anticamente con la -i- lunga ma talora breve, ossia
Snai e Sini ( e , pronuncia Sinai e Sinai). Oggi gli Ebrei, che sono i piu attenti Iilologi del proprio
testo sacro, traducono con la -i- breve e la -a- lunga, pronunciando quindi Sinai. Naturalmente nella
Vulgata di san Girolamo il nome non poteva che essere scritto alla latina, con la -- lunga, che in
italiano produce l`accentazione sdrucciola (Sinai). Non e un caso quindi se ancora oggi, dopo quasi
due millenni, la pronuncia del toponimo in provincia di Cagliari rispecchia l`ambigua accentazione
dell`uso antico. Nei testi sardi prevale l`accentazione alla latina: Sin(n)ai, ma gli abitanti giurano
che un tempo si pronunciasse Sinnai, termine che l`etimologia popolare riporta impropriamente alla
'segnatura del bestiame. Anzi, va detto che volgarmente il toponimo e pronunciato dal popolo
anche Snnia (ancora una volta riIerito, per etimologia popolare, alla segnatura del bestiame). Non
c`e male come indiIIerenza Iilologica. Ma questo scarso rispetto per Iorma e pronuncia (nonche per
il signiIicato) del proprio toponimo e rilevato in altri paesi della Sardegna (vedi Ulassai-Ulassai).
Il nostro toponimo e una rara sopravvivenza documentale dell`insediamento di una parte, sia pure
esigua, dei 4000 Ebrei trasIeriti in Sardegna nel 19 da Tiberio per combattere gli Ilienses. Questo
reperto documentale e tutt`altro che peregrino, ed ha probabilmente avuto origine da ragioni
insieme strategiche e geograIiche. Strategiche, in quanto e immaginabile che quei giovani semiti,
trasIeriti a Iorza per ragioni di ordine pubblico, non Iossero lasciati da soli ma Iossero inquadrati,
per questioni di disciplina, di arte marziale e di eIIicienza tattica, assieme ad altre unita insediative e
combattenti piu 'lealiste (il cui numero pero va immaginato esiguo). Non solo, ma proprio sul
villaggio di Sinnai (e per riIlesso sulla vicinissima aralis) gravava la pressione dei montanari
Ilienses viventi sull`acrocoro che occupa tutto il corno sud-orientale dell`isola (vedi al riguardo la
discussione sui lemmi S.Gregorio e Sa Lilla). Questo villaggio doveva essere dunque la base di
partenza per ogni attacco (o contrattacco) avverso i montanari che insidiavano il vasto territorio
coltivato attorno a aralis, ed era di somma importanza strategica. Che Iosse chiamato Sinai puo
avere le sue ragioni proprio nella strategia militare, a connotare etnicamente il sito dov`era insediato
il nerbo dei diIensori del limes (la Sardegna ha numerosi toponimi etcnici, quindi Sinai si trova in
buona compagnia).
Si deve immaginare che tali ebrei non Iossero trattati alla stregua di schiavi, tutt`altro. Erano stati
assoggettati alla leva, pertanto erano prima di tutto militari, e di questi avevano lo stato giuridico,
che non era aIIare di poco conto. La liberta di dare il nome piu adatto al proprio villaggio-caserma
era un atto dovuto come contropartita dell`esilio; non solo, essi dovettero poi essere trattati con le
gratiIicazioni che Iurono tipiche di ogni leva di veterani (attribuzioni di terre), anzi con le
gratiIicazioni che poi ritroviamo presso i kabaddaris, i cavalieri bizantini insediati nei limes con
attribuzione di ampie proprieta terriere come garanzia reciproca della Iissita dell`insediamento.
Ci sono ragioni geograIiche che suIIragano quanto sinora detto. Nel I secolo, con l`Unita
d`Italia, Sinnai risulto essere il comune sardo con maggiore superIicie territoriale (in proporzione
agli abitanti): possedeva nientemeno che l`intero corno sud-orientale della Sardegna, un territorio
immenso. Non c`e altra spiegazione a cio, se non che Iu proprio e soltanto Sinnai ad avere avuto
l`incarico di controllare, gia da epoca romana, quell`immensa estensione priva d`insediamenti.
immaginabile che col passare dei secoli i semiti divenissero maggioritari. E che Iossero semiti lo
dimostrerebbe pure l`oronimo Bruncu su Gattu (sui Sette Fratelli), per il quale va seguita la
discussione circa il lemma Cazzu. Che poi questi semiti Iossero a maggioranza ebrei sembrerebbe
dimostrarlo proprio il Monte Sette Fratelli, il cui nome la diceria popolare (seguita pedissequamente
dagli eruditi) deriva dalle sette punte. Questa stantia storiella Iu ripresa persino dal Lamarmora, il
quale dimostra di non averle mai raggiunte. Egli ascese il Monte assieme al proIessor Mori lungo la
strada romana, dove ai primi del Settecento il Padre Salvatore Vidal di Maracalagonis aveva Iatto
erigere un convento. Dall`epoca del Vidal le dicerie erano divenute due: sette punte e setti Iradis,
che Ianno sette Iratelli`: c`era l`imbarazzo della scelta. In realta, non erano sette i Irati e neppure le
punte sono sette, essendo di piu o di meno a seconda del metodo di conta. Altra caratteristica del
Monte e che alla base delle punte non c`e mai passato nessuno, almeno dal Medioevo. Le stesse
carbonaie di Iine 800 si Iermano prima delle vette. Manca ogni e qualsiasi segno antropico di
carattere diacronico. stato il Club Alpino Italiano ad averle Iatte conoscere tracciandoci il
'Sentiero Italia sul Iinire del secolo. La prova della loro intangibilita viene anche da un`altra
rupe del Monte, chiamata S`Eremgu Mannu il Grande Nemico: ossia il Diavolo`; nonche il vicino
sito chiamato Poni Fogu attizza Iuoco`. Entrambi sono nomi attribuiti con tutta evidenza ad opera
dei preti bizantini, che avevano buone ragioni a rendere Iosca e impraticabile questa montagna che
prima veniva ascesa per la sacralita positiva. Poni Fogu doveva essere il sito sacro del Fuoco
Perenne, S`Eremigu Mannu doveva essere il vicino sito dove stazionavano i celebranti del Fuoco
Sacro. Bruncu su Gattu pote restare col proprio attuale signiIicato (ossia quello di gatto`), oramai
lontano dal vero signiIicato che indicava l`eIIigie di un dio del pantheon assiro-cananeo. Ma e
principalmente quel Iatidico Sette ad essere inconIondibile: era il numero sacro degli Ebrei,
trasIerito alla Montagna Sacra che stava al centro dei loro vastissimi possedimenti. La pervicacia
del nuovo clero riusci a sopprimere questo grumo di religione ebraica.
Altri toponimi simili a quello di Snnai sono segnalati dal Pittau (ON 131) in Sinnurtui (Nuoro),
Sinnai (S.Antonio Ruinas), Sinnara (Laconi), Sinne (Orotelli), Sinniki (Bolotana). Egli (UNS 172),
riIacendosi all'attuale pronuncia locale Snnia, crede che per questa cittadina vicina a Cagliari non si
possa rinunciare a vederci l'orma dell'antroponimo latino Sinnius, che avrebbe prodotto (Villa)
Sinnia, '(il villaggio) di Sinnio'. Quest'uomo ovviamente sarebbe stato l'antico latiIondista dell'area.
Non crediamo molto a questa tesi, che osta non tanto contro la ricostruzione Iatta circa l'origine
ebraica, ma contro il Iatto che anticamente l'intero corno sud-orientale era soggetto agli abitanti del
villaggio-caserma. Un po' troppo vedere l'immenso territorio in mano di un solo latiIondista. Un
abbinamento molto valido e invece col toponimo Sini (vedi), il quale sembra derivare direttamente
dall`aramaico come nomen populi (o, a pari grado, sia come nome della Luna sia come ricordo del
Monte Sinai).
Non posso chiudere questa discussione senza addurre un`altra etimologia, stavolta etrusca ma quasi
identica a quella proponibile per Sini, quella di Sin luna`. Semerano (OCE 895) ricorda che 'gli
Etruschi, nel chiamare il giorno tin, cioe Sin luna` inducono a ricordare che questa e la base del
calendario paleomesopotamico e semitico in genere: il giorno ha inizio dalla sera, al calar del sole.
La Luna, una delle piu grandi divinita, piu importante del Sole nel culto dei primitivi, e auspice
della Iecondita delle piante come degli uomini al culmine dei suoi nove cicli; e ordinatrice perenne
nella sIera Iugace del tempo. Ordinariamente in mesopotamico, in Ienicio ed in aramaico la Luna
era un dio maschile, ed era chiamato proprio Sin.
Altra etimologia viene proposta dallo Spano, dall`ebr. sin dente` (egli lo riIerirebbe ai denti ossia
alle vette dei Sette Fratelli), o alternativamente dal Ienicio sina rovo, luogo pieno di sterpi`. Ma di
rovi o di sterpi sui Sette Fratelli e inutile parlare, poiche la montagna Iu sempre coperta da una
ottima Ioresta di lecci (piu rare le roverelle), dove i cervi galoppavano con estrema Iacilita.
SIRAI. Il celebre Monte Sirai (agro di Carbonia), contenente una strategica cittadina Ienicio-punica,
ha buona compagnia. CIr. Siriai (Ollolai, Orune), Siriculi (Galtelli), Siriddi (Santadi), Sirissi
(Ussaramanna, Turri), Sirittai (Lula), Sibilo (Orgosolo), Sireddis (Bortigali, Dualchi), Sirenai
(Loculi), Sirineddai (Gavoi).
CIr. pero ebraico Siray (citato nella Mishna che e un`opera rabbinica del II-III secolo in cui sono
compendiati il diritto, le leggi, i riti e le antichita degli Ebrei). E cIr. Syria, antico nome babilonese e
aramaico. Secondo Barreca, Sirai deriva dal punico tzur rocca o rupe IortiIicata`. E con cio siamo
arrivati al signiIicato di Tyros e di Tharros (vedi lemmi). Vedi anche Zuri (paesetto in agro di
Ghilarza, con pronuncia dura: Tzuri; e tale pronuncia dovettero averla avuta, un tempo, anche i
cognomi Turi e Tori (Dettori), coi quali Zuri e imparentato).
SODDU cognome che Pittau Ia giustamente risalire al sostantivo sod d u soldo` (antica moneta di
basso valore), il quale deriva, secondo lui, dal latino sol(i)dus incrociatosi con Iollis Iollaro`
(moneta bizantina).
Per quanto l`origine del cognome sia proprio da sardo sod d u (antica moneta di basso valore), la
Ionte dell`arcaico sostantivo sardo non e aIIatto il latino, malgrado le apparenze a Iavore. Queste
vanno chiarite per evidenziarne le stridenti contraddizioni. E allora cominciamo col dire che in
latino (poi in italiano) il termine slidus soldus it. soldo ha avuto la storia seguente:
inizialmente indico il nmmum slidum, che era una moneta imperiale d`oro massiccio: la prima
zecca gli dava il valore di 25 dnri, piu tardi quasi solo la meta (a sua volta il dnrus era una
moneta d`oro del valore di dieci aurei, poi Iu anche una moneta d`argento che aumento di valore
Iino a sedici asses, ossia quattro sextertii, un valore che e paragonabile alla Lira d`oro d`epoca
Iascista, ed al Dollaro d`oro della stessa epoca). Insomma, il valore del slidum Iu veramente
notevole.
Ma il destino delle unita di misura e di valore varia notevolmente secondo le epoche storiche. Sta di
Iatto che nel III secolo era apparso in Italia il soldo, unita monetaria equivalente a 12 denari e alla
ventesima parte della lira. Da quel momento la storia del termine soldo prese contrastanti
caratteristiche: andare al soldo andare al servizio di qualcuno`; soldato assoldato, stipendiato`;
essere pieno di soldi essere ricchissimo`; ma anche essere senza un soldo essere poverissimo`; non
valere un soldo non valere nulla`; quattro soldi poco denaro`; opera di quattro soldi opera senza
alcun valore`; alto come un soldo di cacio piccolo di statura` (poiche con un soldo si riceveva una
Ietta di Iormaggio dallo spessore minimo).
A ben vedere, la tradizione italiana subisce l`inIlusso latino, ma a sua volta subisce un altrettanto
inIlusso mediterraneo il quale nel Medioevo riappare spesso, dal momento che la pesante ed
esclusiva cappa della tradizione romana si era Iortemente alleggerita a vantaggio delle antichissime
parlate pre-romane. Ed e nelle parlate preromane Iiorenti nel Mediterraneo che dobbiamo ricercare
la vera etimologia del sostantivo sardo, quella del cognome sardo ma pure quella del signiIicato
arcaico che riaIIiora nella Penisola.
Sou ha la base nell`accad. sudd un sesto di un shekel` (questo era l`unita di misura prevalente
nel Vicino Oriente in epoca preromana ma pure in epoca romana).
SORRES (antica diocesi a sud di Sassari) ha la base nell`accad. sru altura, altopiano`, surrum
esaltare`, ugaritico srry altura`, aram. tur, antico babilonese srum cliII, rock, dirupo`. ebraico sr
rocca` (vedi Surrentum/Sorrentum, e pure Serrenti, nonche Serri e Sorradile). Ma Sorres va anche
conIrontato col greco-bizantino oocq urna cineraria` (riIerito anche alle domus de janas)
ooo bara, cassa mortuaria`. Due concetti diversi, se considerati isolatamente, ed invece molto
vicini per gli indigeni, essendo parte d`una sineddoche: il basamento roccioso e precipite (il tutto) e
le domus de janas ivi scavate (la parte).
Pittau (OPSE 236) conIronta l`antica Sorra (Brutta, Borutta) col toponimo etrusco-toscano Sorra.
SREFFA a GonnosIanadiga questa, che a prima vista sembra (senza esserlo) una metatesi di serIa,
indica l`esca per i cinghiali, ossia il Iuoco di sterpi che s`accende la sera prima della battuta, per Iar
capire all`animale la presenza dell`uomo e Iarlo ritirare in un sito preciso, dove all`alba sara
cacciato. Non puo essere un caso che in accadico esista il termine serpu (leggi tzerpu) col
signiIicato di macchia rossa, colore rosso`. Ma principalmente abbiamo il perIetto corrispettivo
ebraico, che e proprio sreIIh Iuoco`. Indubbiamente il Iocherello un tempo era cosi nominato, e
solo dopo aver perso memoria dell`antico signiIicato si abbino a sreIIa l`etimologia popolare di
s`erba l`erba`.
SULUDRA , suluda. In sardo con tale nome s`indica una gola con pendenza Iortissima, al 100,
che presenta una notevole discarica di pietre e graniglie instabili. Un sito quindi assai impervio
(vedi ad esempio Sa Suludra che risale dalla Gola di Gorropu). A prima vista sembrerebbe derivare
dal latino soluta(m) sciolta`. Ma in realta deriva dal bab. sul via incassata, viuzza`, ebr. drah,
dara ripugnare`, o meglio ugaritico dr` disseminare` (di sassi, in questo caso).
SUNI. Questo nome di villaggio appare in RDSard. a. 1341 come Sune, e si e tramandato con la
stessa Iorma sino ad oggi. Il toponimo puo essere pure ebraico: une (1Re 1,3; 1Sam 28,4), che era
un paese della Palestina. EBD segnala il nome ebr. Sciuni (Nm VI 15). Pertanto e congruo
ritenerlo preromano. Vedi le parentele Ionetiche con Asuni, Tadasuni. Ma Pittau (UNS 172) propone
un'ascendenza dall'antroponimo latino Sunnius, basandosi sulla graIia Sunni del CSNT2 284. In tal
caso il toponimo proviene dal lat. (praedium) Sunni ('territorio di proprieta) di Sunnio', che sarebbe
l'antico latiIondista romano. probabile. Ma sembra in realta piu congruo considerarlo allotropo di
Seuni e Seui (vedi).
SURVACHE equiseto palustre`. agner (DES) e Paulis (NPPS 384 sgg.) lo considerano termine
preromano. E lo e. Ha la base nell`accad. sru, surru canale, Iossato` (w)aq(m) to wait (Ior),
stare in attesa (come inserviente)`. Come dire che l`equiseto venne considerata l`erba d`elezione
delle aree umide.
Ma survache puo anche avere la base accadica surbu (a garden herb) suII. aggettivale sardiano
-ake, col signiIicato di pianta dei giardini` (ossia delle aree irrigate). La contaminazione tra Iitonimi
e normale, e qui il lemma puo essere il risultato pure di un ulteriore contagio con l`antico ebraico
sI, Giunco o TiIa (Typha), Is 18,2; 19,6.
TAMARA. L`oronimo Monte Tamara in agro di Nuxis sembra corrispondere al Iitonimo tamari,
tamaro`, rampicante dell`uva nera, Tamus communis (attestato a GonnosIanadiga ed altrove), ma
proprio sul monte Tamara esso non esiste. Ma innanzitutto l`oronimo, che sembra Iorma semitica, e
da cIr. con ebr. Tamar, citta di Edom (1Cr 3,9 e Gn 38,16). E piu diIIicile invece ammettere l`ebr.
tmr, palma` (ch`era pure il nome dell`antichissima citta di Palmira: 2Cr 8,4; 1Re 9,18), poiche
quassu, a quota 860 e oltre, e arduo immaginare boschi di palme, per il clima e la scarsa Ireschezza
dei suoli declivi, ma principalmente perche la Ioresta di Quercus ilex oggi presente e certamente
originaria come la restante Ioresta del Sulcis (che e la piu grande del Mediterraneo). Inoltre, per
ragioni di Iitocenosi, la palma non avrebbe potuto convivere con la Quercus. A meno che il monte
non Iosse abitato da pastori palmireni (insediati in epoca Ienicia o punica), che cosi chiamarono
l`altura per nostalgia della propria citta.
Ma a ben vedere, Tamara ha un corrispettivo aIIidabile nell`accad. tamru, temru pietra di
conIine`. Questa accezione e valida perche il Monte Tamara e una specie di sperone che protrude e
avanza contro la pianura, un avamposto del Iastello di montagne che Iorma l'acrocoro del Sulcis.
Della stessa radice abbiamo accad. tmertu(m) 'veduta, panorama', ed e proprio di questo monte,
aIIacciato sull'ampia pianura del Sulcis, il quale procura uno spettacolo straordinario.
TAPPARAS. Questo plurale indica il cappero` (Capparis spinosa). L`evoluzione Ionetica da c- a t-
e assai notevole, inconsueta in Sardegna. Onde e molto probabile che il termine campidanese si sia
evoluto mediante il contagio tra l`it. cappero e l`antico ebraico tzalaI, cappero`,Qoel 12,5.
TATTINU toponimo del territorio di Nuxis, noto per la bellissima Ionte sacra del periodo nuragico e
per la chiesetta tardo-bizantina, da qualcuno classiIicata romanica per il Iatto che si suppone
ediIicata alla Iine del I millennio dell'era cristiana. Sul poggio dove sta la chiesetta un tempo
s'adorava il dio Sole, e la prova linguistica sta nella dedica del tempio all'improbabile sant'Elia.
Per TattInu s'intende principalmente la pendice nord d'una valle che s'apre per 3 km in senso E- ai
piedi del monte Nieddu, con due Iurriadroxius (Tattinu de Basciu e Tattinu de Susu) che ne sigillano
il conIine basso, dove iniziano le coltivazioni commiste al pascolo brado. Il territorio Iu ricco di
Ioreste di leccio, in gran parte sopravvissute. Ma poiche la Ioresta e una costante del territorio di
Nuxis, diciamo che la vera caratteristica di Tattinu e quella di avere delle cave di calcare del
Cambriano, la miniera di piombo sulla Conca Antoni Airi, e principalmente numerose sorgenti
sempre attive, che sgorgano proprio lungo la chilometrica pendice, le quali attirano numerosi
estimatori da tutti i paesi attorno. Non e un caso che Iu proprio l'abbondanza dell'elemento acqua a
determinare la costruzione del pozzo sacro, il quale, nella sua eccezionale proIondita servita da
scalette, riceve luce da ben due Iornici sottesi dalle architravi: Iatto unico in Sardegna.
Il toponimo composto Tattinu nomina proprio il pozzo sacro, con etimologia semitica (Ienicio tht
sotto`, ebr. tahat sotto, al disotto`, aram. taht, ant.sem. ta[ta 'under' nu(m) 'sorgente, pozzo');
signiIica quindi 'sorgente sotterranea'.
TELETOTTES era un intraducibile toponimo del sito centrale della Codula di Luna, dove il Iiume,
che inizia a quota mille presso il monte Turusele (vedi), Iinalmente s`avvalla a quota 185 dopo
inIinite cascatelle tra i graniti, adagiandosi alla base di altissime pareti a picco e di guglie
scenograIiche. Questo e il sito piu bello della celebre Codula (lunga 15 km), e probabilmente gli
antichi ne restavano religiosamente colpiti, anche perche il Iiume, una volta avvallato, sparisce di
colpo sottoterra.
A Teletottes, per quanto vi siano arrivati anche i carbonai ed i tagliatori di Ioreste, il sito non si
presta aIIatto al debbio (cIr. lemma tele, tevele), pena la rottura degli equilibri del suolo e la
predisposizione alle Irane. In questo sito del Supramonte di Urzulei la natura e selvaggia,
incontaminata, e spettacolarmente dominata da altissime Ialesie.
Non sembra possibile neppure riIerirsi all`etr. Tele ( TeleIo), il re della Misia noto per le sue
vicende d`inIante predestinato, posto, come Perseo, in un`arca abbandonata alle onde del mare e
allattato da una cerva; egli Iu padre degli eroi della stirpe di Tirreno e di Tarconte.
Essendo impossibile conIrontare Tele-tottes con tele (tevele) e con Tele (TeleIo), andiamo per altra
strada, cominciando a isolare il primo lemma del composto, Tele-, conIrontandolo con ebr. peleg,
canale, corso d`acqua, ruscello`. Ma la vera origine e l`accadico t`u soIIocare, coprire,
nascondere, cancellare (le tracce, il sentiero e altro)`.
La seconda parte del toponimo, -Tottes, richiama l`ugaritico ed il Ienicio tht sotto`, ebr. tahat sotto,
al disotto`, aram. taht, ant.sem. ta[ta 'under'. Quindi si puo avere un doppio lemma ebraico-
aramaico: peleg-taht, oppure ebraico-Ienicio peleg-tht, entrambi signiIicanti il Iiume che va sotto,
che sparisce` (composto avverbiale). Mai un toponimo (anzi un idronimo) e stato piu azzeccato,
perche Teletottes e proprio il sito dove il Iiume, sinora decorso in superIicie, Iinalmente incontra il
riIt calcaeo, dal quale viene inghiottito. Esso riappare a Cala Luna (Cala Ilune).
TETTI e detta una liliacea, la smilace o salsapariglia` (Smilax aspera L.), tettiu (Bosa), tettu
(Gallura), tetione (Santulussurgiu), tittione (Bonorva, Laconi, Padria, Sindia), tintioni, tintii
(Campidano). Paulis NPPS 220 ne ignora l`etimologia, al pari di agner.
Tetti e termine sardiano con base nell`accadico tittu, tdu, tddu, ebraico tt cibo dell`oltretomba`,
evidentemente cosi nominato perche le sue bacche sono velenose.
Il termine e pure un cognome.
TIFA o giunco (Typha) e un Iitonimo italiano che ha il suo bravo corrispettivo nell`ant.ebr. sI, , Is
18,2; 19,6. In sardo tale pianta acquatica non riceve nomi del genere, ma avverto che il Iitonimo
tuvara, applicato in Sardegna a tre diverse piante, ha la sua base principale nell`accad. tub un
genere di canna`, a sua volta imparentato col termine ebraico. Non dimentichiamo inIatti che l`agg.
sardo tuvu cavo, proIondo` detto d`alberi, e per estensione cavita` osco *tuIus, latino tubus (v.
toponimo Tuviois), ha la base etimologica proprio nell`accad. tub un genere di canna`.
TIRRENI. Dopo aver dimostrato l`identita dei due alIabeti Ienicio-etrusco e sistemato la
strettissima parentela sardo-etrusca, occorre rimettere a posto pure l`etimologia del nome Tyrreni.
Semerano sbaglia a crederla dall`ebraico tr andare errando: anche come mercanti`, onde il
nomignolo Tyrsenoi signiIicante, secondo lui, (pirati) erranti`, appellativo Iuso con la voce
accadica ursni guerriero`.
Per gli antichi Greci i Tuqvoi provengono dalle alture dell`Athos, le quali Iigurarono da loro
occupate. Secondo Erodoto I 94, Tyrsenos, Iiglio di Atys, avrebbe guidato i Lidi in Italia e avrebbe
dato nome ai Tirreni. Anche Dionigi d'Alicarnasso (I 27) da la stessa Iiliazione Atys-Tyrrhenus.
piu pregnante la citazione di Strabone (V, 2,7), secondo cui, arrivando in Sardegna, gli Jolei, si
mischiarono con gli abitanti delle montagne che si chiamavano Tuqvoi. Secondo Ellanico, i
Pelasgi sono stati designati col nome Tuoqvoi dopo il loro arrivo in Italia. Le attestazioni sin qui
prodotte vanno interpretate.
Possiamo accogliere il nome Tyrseni nel senso di gente che e andata errando` Sarebbe un nome
che lo stesso popolo etrusco non gradi, pago del nome signore`, rs-, Rasenna, da accadico rsu
head, top quality`, cananeo rs, ebraico rs capo, principe, leader`. L'interpretazione di Tirreni
come 'erranti sarebbe Iorse piu consono ai Tirreni della Sardegna, perche in tal caso l`appellativo
sarebbe semanticamente identico a quello di Diagesbes ( *Transhumantes: vedi lemma in
Toponomastica Sarda), come in seguito i montanari sardi Iurono chiamati per le loro migrazioni
semestrali dal monte alla pianura e viceversa.
Ma cerchiamo l`etimo del termine. Il nome Tyrseni (distinto da Tyrreni, stando al Semerano)
secondo questi corrisponde a una voce assira tartnu, turtnu capo, dignitario, comandante in
capo`, ebr. tartn (titolo di un dignitario assiro, generale`. La -o- al posto della -t- sarebbe una
normale assibilazione (uguale a quella greca del tipo Poseidone Poteidaion). In latino secondo lui
abbiamo Tyrrheni, per normale assimilazione progressiva di -rs-.
Ma io non sono d`accordo con l`interpretazione del Semerano. Tyr-seni e un composto con base
semitica, da aram. tur altura, monte` bab. snu luna`, col signiIicato complessivo di alture della
Luna` (con riIerimento alle rupi di abbagliante calcare dell`Athos, su cui vivevano i Tyrseni).
Le due versioni Tuuvoi e Tuouvoi si posero su un piano di rispettivi raIIronti (non di Iusione, ne
tantomeno conIusione) con latino turris Iortezza, castello` e greco toi Iortezza, torre`. CIr. pure
lidio Tu ed osco tiuris. Il riscontro con queste radici manca nell`i.e. mentre si ha una Iorma
calzante nell`accadico dru IortiIicazione, torre, diIesa`.
Il gr. Tuoqviu e dunque calcato (mero calco, secondo Semerano), sulla base italica turris, gr. tu-
oi che richiama accadico dur-ussu Iondazione d`una casa, d`una citta, mura di una citta, Iortezza`,
recinzione di una casa`. Entrambi questi nomi hanno la base in termini semanticamente uguali o
quasi, come abbiamo gia visto: turris Iortezza, castello`, toi Iortezza, torre`.
Ma va aggiunto, ad onor del vero, che il termine accadico dru sembra essere a sua volta
l'appellativo di Tyrrha, che e la turrita citta lidia nella quale Gige (capostipite dei cinque re
mermnadi della Lidia, ultimo dei quali Iu Creso) signoreggio prima di prendere lo scettro dell'intera
Lidia insediandosi a Sardeis. Stante la ricostruzione Iilologica proposta da Talamo 32, di Tyrrha non
si conosce l'esatta ubicazione ma pare che stesse nella Torrhebis, immediatamente a sud della Lidia.
Quindi va sottolineato che il nome personale Tyrrhenus non e invenzione greca ma risale ad una
inattaccabile tradizione lidia che Erodoto soltanto riIerisce. Va segnalato che dell'antichissima
Tyrrha, da cui presero l'appellativo i Tirreni, la Sardegna conserva persino il cognome Turra. Ma
non aIIrettiamo le conclusioni.
Pittau sostiene una tesi monca quando scrive che l`origine dell`etnico Tirreni sia dal termine turris,
toi, ti torre, IortiIicazione`, credendo alle paretimologie greche. Nel suo procedere, Pittau
riprende soltanto uno dei termini coinvolti dalla ricerca del Semerano. Egli e partito da una
posizione ideologica, piu che logica, lasciandosi guidare dalla convinzione che i nuraghi siano
Iortezze. E questa tesi obsoleta, ancora oggi sostenuta da alcuni studiosi dell`archeologia sarda,
raIIorza un`altra teoria dello stesso Pittau, secondo la quale gli Etruschi/Tirreni sarebbero sbarcati
anzitutto in Sardegna, soggiornandovi quattrocento anni prima di navigare verso l`Etruria. Solo cosi
si spiega un termine ingombrante e clamoroso, il Mare Tyrrhenum, che secondo Pittau Iu chiamato
cosi dalla navigazione dei costruttori di torri (gli antichi Sardi) che in certi momenti ebbero ad
esercitare una sorta di talassocrazia.
Inserisco momentaneamente uno stop alla discussione per sottolineare una stranezza: Pittau s`ostina
ad aIIermare che le torri sarde (i nuraghi) siano seimila. Lilliu (il massimo esperto) ne ha contato
settemila, ed a quanto pare ha messo nel novero soltanto quelle segnate nelle tavolette. L`Angius,
quando decise di Iarne la conta per qualche paese, scopri una realta molto piu espansa. Ad esempio,
per Armungia cito nominalmente quindici nuraghi, mentre la tavoletta oggi ne segna tre. Di questo
passo dobbiamo ammettere che non si e lontani dal vero parlando di diecimila nuraghi originari,
Iorse ventimila (come opina qualcuno), molti dei quali, ahime, sono ormai smantellati (ecco una
delle ragioni sul ballo delle ciIre).
Ritornando alla discussione sui Tirreni, va osservato che, comunque si veda il problema, la
Sardegna e letteralmente invasa da una pletora di nuraghi (considerati 'torri militari). Praticamente
da ogni nuraghe se ne vede un altro, talora persino cinque. Sembrano strutture marziali, e se lo
Iossero sarebbero i castelli piu antichi e piu inutili dell`umanita, Iatti per morirci asIissiati dalla
prima pira addossata dagli assalitori. I quali assalitori sarebbero stati poi quelli del nuraghe allocato
seicento metri piu avanti, i loro amici, i Iruitori degli stessi pascoli. Stupiscono molte questioni a
riguardo dei Tirreni (e dei nuraghes), ma una di queste dovrebbe Iar riIlettere un po`. Eccola. Pittau
sostiene l`identita turris-Tyrreni ma non rende conto del Iatto che le 'torri antiche in Sardegna
sono chiamate nuraghes, non turres. Semerano e convinto anch`egli che i nuraghes Iossero Iortezze,
ma non mette aIIatto in relazione i Tirreni con tali 'torri. Meno male. Egli non si cura dell`origine
del nome nuraghe, ma e sicuro che i Tirreni non erano 'costruttori di torri sibbene avessero un
nome etnico (da Tirreno che li conduceva) richiamante il concetto primitivo di capo, dignitario,
condottiero`, nonche quello paritario di dru cinta muraria` (riIerita alle pareti delle rupi
dell`Athos). Piu su ho gia scritto che l`accadico dru IortiIicazione, torre, diIesa` precisa bene il
Iatto che i Tirreni abitarono per secoli nelle caratteristiche torri dell`Athos, che sono alture dalle
pareti precipiti, talora isolate tra di loro (vedi aramaico tur altura, monte`). Ma va aggiunto che il
termine accadico dru sembra essere a sua volta pure l'appellativo di Tyrrha, che dicevo essere la
turrita citta lidia nella quale Gige (capostipite dei cinque re mermnadi della Lidia, ultimo dei quali
Iu Creso) signoreggio prima di prendere lo scettro dell'intera Lidia insediandosi a Sardeis.
Fatta questa lunga disquisizione, osservo che nessuno ha mai notato che l`accadico dru e
l`aramaico tur altura, monte` hanno la stessa radice, condivisa anche dal nome della principale citta
Ienicia, che e Tiro, chiamata dai Iratelli ebrei Thor, Sr. Tyros sopravvive negli autori greci e latini
nella Iorma Sarra, Ze(o); abitualmente pero e Tyrus, To che invece del paleocananeo-Ienicio
s-osrana-.LoriginepivicinadiTyroseilIenicioSrebraicoSr(cIr.Villa-Sorpronncia
Bidda-ssrri), e poi l`accadico Surrum (S- da leggere Tz-); egizio Dr (trascritto anche Daru). Dal
piu antico Surru (vedi cognome sardo Zurru) si arrivo alla pronuncia Ienicia urru o Tzur.
La Tyros originaria e una cittadella sul dorso roccioso dell`antica isola addossata alle coste Ienicie:
inIatti la base nominale corrisponde all`ugaritico srry altura, dorso, schiena`, ed all`ebraico Sr,
tzur roccia: antico nome divino di Yahweh` (Dt 32,4), aIIine peraltro all`accadico seru dorsale,
territorio elevato` accad. srrum esaltare`, aram. tur monte`, da collegare comunque, quanto a
semantica, al babilonese sru augusto, eccellente, di rango primario` e al nome dei governanti
Iilistei seranm.
Dopo questa deIatigante analisi etimologica, va rimessa in primo piano la notizia di Strabone (V,
2,7) secondo cui i Tyrreno abitavano le montagne della Sardegna. Questa notizia non Ia che
IortiIicare la mia interpretazione che a ripopolare le montagne sarde nel 1000 a.e.v. Iurono i pastori
ebraici (mischiati ovviamente a pastori Tirii). quindi del tutto chiaro che i Tyrr-eni non erano altro
che i Tyr-i, gli abitanti di Tiro, ossia erano i Fenici che ritornavano ad abitare la propria madrepatria.
Di essi sono rimasti in Sardegna quattro toponimi (vedi Toponomastica Sarda): il primo dei quali e
Thar-rosilsecondoeTa-har-i(Sassari)ilerzoeVilla-SorilqaroeTyrr-isLybissonis(Poro
Torres); nonche il cognome Zurru.
L`appellativo Tyrreni puo essere spiegato, in deIinitiva, come un composto creato sulla base
dell`aramaico tur monte` accadico di origine sumerica enu lord`. Tiro stava sopra un alto
scoglio, e la tradizione vicino-orientale di chiamare monte persino un breve rialto e rimasta intatta
pure in Sardegna: ad esempio, il Monte Campanedda (agro di Sassari) si solleva sulla pianura di soli
10 metri! Il sardiano Tur-enu (poi lat. Tyrrenus) signiIico quindi, letteralmente, signore di Tiro`,
abitante di Tiro`.
Quindi, quando si parla dei Tirreni in quanto Etruschi, occorre sapere che erano abitanti della
Sardegna ma derivavano propriamente da Tiro, citta rinata dopo l`invasione degli Shardana. Quando
si parla di Mare Tirreno, occorre sapere che quel mare ebbe il nome dagli antichi Shardana che
ritornarono in Sardegna col nome di signori di Tiro` (o conquistatori di Tiro`). Quando si parla di
alIabeto etrusco, occorre sapere che esso e lo stesso col quale Iu scritta la Stele di Nora per mano
degli Shardana.
TOGU buono, eccellente` it. togo idem`. L`origine e l`ebraico tg idem` (Battaglia).
TOLA. Ha lo stesso signiIicato di Tula (vedi), pero e anche un cognome di origine ebraica (1Cr 7/1
e passim; Gn 46, 13). Vedi Tulinu. C`e poi un Tola d`origine latina che ha per base tbla tavola`.
URI comune della provincia di Sassari. CIr. la citta biblica Ur, antichissimo luogo eletto per il culto
del dio lunare Nanna. Tuttavia nell'ipotesi etimologica non possiamo dimenticare l`accad. uru
villaggio` ma anche (originario) di Ur` e l'ebr. `yr 'torre cittadina, altura IortiIicata'; il composto
accad. (belu)-uru signiIica villaggio (dominante)`. (Belu riaIIiora pure nell`etr. vel- di Velathri)
(PSM 68). Uri in basco signiIica citta`. Questa voce appare pure in ebraico (Uri, Huri: 1Cr 2,20;
Esdra 10,24; Es 31,2).
Uri e anche una radice indicante le palme potate`. Da conIrontare con tutti i toponimi che
contengono questa radice (leggi a Ur-). Ma per il paese in questione la traduzione e proprio paese,
villaggio`. Il cognome sardo Urgu signiIica di Uri` ed e trattato da Zara (CSOE 82).
URTHADDALA. La Pischina Urthaddala nel Supramonte di Urzulei e molto strana, essendo uno
sproIondamento, un vecchio inghiottitoio a imbuto otturato dall`argilla, che ha Iormato un proIondo
laghetto entro un`alta ed ombrosa caverna. L`acqua cade durante le piogge da una parete, con
provenienza dalla Codula Orbisi (vedi lemma). Urthaddala e un antico lemma tri-composto
(dvandva), la cui Iorma doveva essere a un dipresso *Ur-tat-dali. In tal caso dobbiamo cercare le
basi nel termine accadico [urru buca nel pavimento, cavita, buca di miniera`; dall`ugaritico
abbiamo t`t pecora`; nell`ebraico dalu tirar su l`acqua col secchio, tazza` (accad. dal tazza per
attingere acqua`). Possiamo quindi tradurre liberamente come il grande vascone (per l`abbeverata)
delle pecore`. Cosa verissima in questo territorio carsico e privo di acque.
VILLA SCEMA , Villascema sta in agro di Villacidro, in una valle tra i monti, ora a ridosso del lago
Leni. Un tempo a Villascema c'era un villaggio, poi scomparso. La liturgia ebraica quotidiana
contiene una preghiera-insegnamento il cui nucleo piu antico inizia con le parole Shema Yisrael
ascolta Israele`. Essa e Iormata da tre passi biblici: Deuteronomio 6, 4-9, Deuteronomio 11, 13-21
e Numeri 15, 37-41. Questo nucleo Iu arricchito con inni che cantano il miracolo continua#mente
rinnovato della creazione, del dono della rivelazione e dell`uscita dall`Egitto. In ebraico Shem e
anche il Nome: di Dio` e deriva da s aspi#rare, mirare a`, e questo a sua volta dall`accad. se`u
aspirare` (OCE 903).
Tanto per rammentare la strettissima parentela tra ebraico e Ienicio, anche Baal era oggetto di tale
epiteto. Del III secolo a.e.v. e l`iscrizione punica rinvenuta a Cagliari, 'nel quartiere di Stampace,
contenente una dedica Al Signore Baashamem Baalshamem che e nell`isola di Enosi, ossia
degli Sparvieri, cioe nell`isola di S.Pietro A questa divinita Ienicio-punica, il cui nome suona
Signore dei Cieli, Iorse un altro aspetto della suprema divinita maschile, il cui culto aveva ampia
diIIusione anche in occidente, era, quindi, probabilmente, dedicato un tempio in quell`isola
(Meloni 380). Barreca non indica monumenti Ienici per il territorio di Villacidro, ma cio non puo
scoraggiare il linguista, se il suo lavoro puo tracciare nuove ricerche. Se il villaggio (poi scomparso)
di Villascema Iu abitato dagli Ebrei della prima ondata (1000 a.e.v.), e da immaginare che il
toponimo Scema ( it. scema) non sia stato altro che un perverso gioco di parole, uno scambio
semantico inventato (ed imposto) dal clero cristiano per demonizzare coloro che dai tempi di
Costantino Iurono perseguitati come gli "assassini del Cristo".
Per completezza, introduco un'altra possibilita etimologica. Gli Hittiti avevano la dea del Sole
chiamata Vuruscema, venerata ad Arinna, la citta santa a non grande distanza da Hattusas; a lei era
consacrato il leone, simbolo della potenza e della monarchia (Levi 410 Rep.). Va osservato che tra
Vuruscema e Villascema non c'e quasi nessuna diIIerenza Ionetica, e non e diIIicile immaginare che
proprio qui, a un dipresso dove oggi c'e la chiesetta campestre di S.Giuseppe, ci Iosse il tempio di
Vuruscema. Notisi che la valle discende esattamente verso sud, verso il Sole, e per la sua regolarita,
allietata dal torrente che corre tra le Ioreste per nove mesi all'anno, sembra un luogo adatto
all'adorazione del Dio massimo.
Questa nota su una divinita hittita e perIettamente in linea col Iatto che i Lidi, da me e dal Pittau
ritenuti gli invasori della Sardegna ed in seguito noti come Jolaenses, erano stati gli eredi della
civilta hittita che tramonto nel 1200 a.e.v.
YIRA`EL. La base etimologica puo essere considerata l`akk. isru(m) villaggio recintato,
IortiIicato` ebr. El Dio altissimo`. Con riIerimento alla religione esclusiva degli Ebrei, che hanno
sempre avuto un proprio Dio perIettamente distinto da ogni altro Dio dell`antichita, il signiIicato
complessivo sembra proprio quello di Dio del villaggio IortiIicato`, Dio della nazione esclusiva`, e
cosi via.
TSICCHI, TSII Nel Logudoro e una spessa sIoglia (o schiacciata) di Iior di Iarina, generalmente
rotonda, lucidata o comunque bianca, conIezionata d'estate per l'uso quotidiano. Prima d'inIornarla
si punzecchia per evitare che si gonIi durante la cottura. InIatti ha una superIicie molto omogenea. A
Bonorva al contrario si lascia che la sIoglia si gonIi dividendosi in due sub-sIoglie che Iigurano
poco piu spesse del pane carasatu. A Sindia su tzichi e una spianatella di Iior di Iarina poco piu
spessa di quella di Ozieri, dalla Iorma di cuore o di stella, o altro.
A Busachi su tsicchi e un rettangolo lungo circa 25 cm, la cui sIoglia, dopo l`inIornata che ne
determina la gonIiatura e la separazione in due sIoglie, viene reinIornata e biscottata, con le due
sIoglie di risulta lasciate al loro posto, che rimangono sigillate in qualche punto Iormando quasi una
grande 'tabacchiera. Simile a quella di Busachi e la conIezione di Bosa, che pero e piu gentile,
lunga circa 12 cm, con le due sIoglie di risulta Iinissime (1/5 di mm), soavemente croccanti. Questa
conIezione e una riscoperta moderna, tanto che ha un nome di Iantasia italiano, diverso da tsicchi.
Dice un proverbio che 'una ciliegia tira l`altra, nel senso che e Iacile cominciare ad assaggiare le
ciliegie, meno Iacile smettere. Cosi e per lo straordinario pane di Bosa, le cui proprieta
organolettiche, a cominciare dalla leggerezza e digeribilita, lo pongono ai vertici della gastronomia
sarda.
Tsikki in logudorese e il 'pettirosso', ma agner non da l'etimo, e in ogni modo questo pane non ha
alcuna attinenza col pettirosso, ne con altri volatili. Evidentemente viene cosi chiamato per
paronomasia, dopo parecchi secoli durante i quali il vero signiIicato era ormai scomparso. Zicchi in
sardo e pure la semola` (ovviamente di grano duro), ma talora e cosi nominato il Iior di Iarina`, col
quale appunto si Ia questo tipo di pane. Il Iior di Iarina` e chiamato piu propriamente (ad es. a
Samugheo) zicchi leccu.
Una prima base etimologica di tzichi si trova nell`accad. ziqqu (un genere di Iarina); leccu ha la
base diretta nell`ebraico biblico lah, leh Iresco, morbido, nuovo, appena Iatto`. Si noti che la base
etimologica primaria del nome di questo pane e comunque il babilonese te[u (pr. tze) designante
un'attivita di paniIicazione, dall`aramaico teu 'moltiplicatore dell'impasto del pane' (vale a dire
'lievito'). Vista l`incredibile leggerezza nonche la perIezione della gonIiatura di questo pane, si
capisce che essa e Iavorita da un`alta dose di lievito. Di qui, per antonomasia, il nome del pane.
A Desulo questo tipo di pane e chiamato cicci o pane e cicci. In altre aree e chiamato moone
pane molle` a causa della consistenza simile a quella della spianata di Ozieri.
TSICCHIRIA camp. aneto`. Deriva dall`ebraico sekar (greco oikcu). L`etimologia citata dal
agner e giusta.
TZIPPIRI camp. rosmarino`; deriverebbe dal punico zibbir, secondo Paulis. agner (La Lingua
Sarda) cita lo Pseudo-Apuleio: A Graecis dicitur libanotis, alii ycteritis, Itali rosmari#num, Punici:
zibbir. Ma il Dizionario Fenicio non recepisce il semantema, mentre produce la Iorma zbr (zibbir)
che signiIica coppa, scodella`.
In realta tzippiri deriva dall`ebr. sapr, saIr lapis lazzuli, zaIIiro` (). Questo nome e stato destinato
alla pianta aromatica per il Iatto che i Iiorellini sono esattamente del colore del lapislazzuli.
ZIZZU soprannome o ipocoristico sardo. Ha la base nell`accad. zzum (sa zzi: deve essere un
termine connesso con la divisione), ziztum divisione: (di un`eredita)`: zzu mezzo siclo`. Ma
abbiamo anche il cognome ebraico Zizzi come vezzeggiativo di Jacob. presente nella Iorma Ziza
in 1Cr 4,37.
ZURI paesetto presso Ghilarza, sul lago Omodeo. La pronuncia del toponimo e dura (tz). Pittau
(OPSE 236) lo conIronta col toponimo etrusco-toscano Suri. Sarebbe conIrontabile pure con
l'antroponimo latino Turius, che in tal caso avra dato nell'alto medioevo un (praedium) Turi
'(territorio) di Turio'. Il toponimo somiglia all`ebraico Zur (1Cr 8,30). Ma e piu probabile che derivi
dal neo-babilonese tru che e una pianta medicinale`.
TERMINI DENIGRATORI INVENTATI CONTRO GLI EBREI
Non so se nell`orbe terracqueo siano stati Iatti degli studi come il mio. Sarebbe necessario Iarlo in
ogni paese d`Europa, del nord-AIrica, del Vicino Oriente.
Mediante questo studio sono riuscito ad avere un quadro impressionante, dal punto di vista
lessicale, della Ieroce oppressione che gli Ebrei hanno sempre subito, da quando la religione
cristiana ebbe il sopravvento nei primi secoli dell`Era Volgare.
Poiche dai miei studi sto acclarando vie piu, per la Sardegna, una presenza di Ebrei massiccia,
ancorche antica, immagino che l`oIIensiva, scatenata contro di loro dal momento in cui il clero
bizantino s`insedio nell`isola, sia stata imponente e senza quartiere.
Beninteso, la denigrazione messa in moto dai Bizantini Iu a 360 gradi, era rivolta anche all`altra
religione, quella cosiddetta 'pagana, che in Sardegna aveva Iortissime radici, le quali mostrarono
vitalita anche durante il primo millennio di cristianesimo. Ma si deve ammettere che l`oIIensiva del
clero bizantino contro gli Ebrei Iosse la piu impegnativa in assoluto, poiche gli Ebrei, essendo
monoteisti da molti secoli prima di Cristo, avevano dalla loro tutte le ragioni per guadagnare e
consolidare un prestigio e una preminenza morale invidiabili, il cui smantellamento richiedeva
molto tempo, proIusione d`intelligenza, impegno di mezzi e di energie che i monaci ed i preti
bizantini, una volta lasciati soli in Sardegna da un Impero reso impotente dalla talassocrazia araba,
dovettero dosare sapientemente al Iine di prevalere.
Con tutta evidenza, se il clero bizantino, durante i primi quattro secoli di vita dei Giudicati sardi,
riusci nell`immane compito di devitalizzare le radici ebraiche dell`isola, cio signiIica che ebbe un
ausilio determinante e convinto dallo stesso Giudice e dal suo braccio armato. L`oIIensiva
antiebraica Iu un`oIIensiva di stato, agi a tenaglia su due Ironti. Non si spiega diversamente il Iatto
che nell`I secolo, una volta insediato in Sardegna un clero colto di Iormazione latina, la religione
cristiana appaia essere non solo vittoriosa quanto alle Iorme del culto, ma addirittura pienamente
organizzata e capillare nella disseminazione geograIica dei siti cristiani, con una pletora di toponimi
che marcavano il territorio, e le relative chiese dedicate all`intero menologio bizantino, con corredo
di agiograIie di tutti i santi ed una eccellente letteratura di miti Iondativi.
L`oIIensiva antiebraica Iu non solo senza quartiere, ma pure blasIema e calunniosa in tutte le sue
maniIestazioni. Il popolo, cui mirava la captatio mentis, era integralmente analIabeta, e cio Iavori
grandemente la riuscita della lotta avvolgente. Il clero bizantino gioco moltissimo sulle
paronomasie, come vedremo, ossia sulla mistiIicazione dei signiIicati delle parole, e con lievi o
nulle variazioni Ionetiche si riusci a Iar credere tutto e il contrario di tutto, impiantando
agevolmente un nuovo scibile che la martellante azione predicatoria inculco metodicamente nelle
menti ridotte a tabula rasa.
Anche il termine sinagoga, l`equivalente della chiesa dei cristiani, Iu agevolmente calato in una
truculenta ideologia inIernale. Merce il santo bizantino Antonio, protagonista di ogni epopea
popolar-clericale, Iu impiantata una storiella che ancora oggi dura dopo 1400 anni. Dolores
Turchi che la tramanda in GESMFRP 554 grazie all`inIormatore Sebastiano Pau, pastore di Oliena
di 78 anni. Antonio, sapendo che l`inIerno era ardente e che un numero sterminato di anime
bruciavano tra le sue Iiamme, penso di distruggere quel luogo di soIIerenza spegnendone il Iuoco.
Si reco all`inIerno e comincio a soIIiare. Le Iiamme da spegnere erano tante e i diavoli lo
guardavano con scherno, ma Antonio aveva tenacia e pazienza e a Iorza di soIIiare riusci Iinalmente
a spegnere il Iuoco. Lascio acceso soltanto un piccolo stecco, che diede a Sinagoga, il piu orrendo
dei diavoli, che aveva il corpo di donna e le zampe e la testa di gallo. Sinagoga aIIerro lo stecco
Iumante, ci soIIio sopra, riattizzo il Iuoco e quella piccola brace ridivento subito un mare di
Iiamme, piu grande di prima. Questa volta il Santo non riusci a spegnerlo.
Il signiIicato ideologico di questa storiella millenaria e semplice e Iortemente contagioso: vuol dire
che dove opera Sinagoga, ossia la religione ebraica, ivi l`InIerno con tutti i suoi orrori dominera
sempre il mondo, e nessuna Iorza divina riuscira a vincere le Iiamme, se prima non viene estirpata
la religione ebraica, Iomentatrice dei peccati dell`umanita.
Con queste premesse, Iar passare tra il popolo tutte le altre mistiIicazioni che di seguito vado a
presentare, Iu molto agevole. La paronomasia, come vedremo, gioco un ruolo determinante. Il
popolo era analIabeta, ignaro di dottrina e incapace di gestire una tradizione, per l`assenza di un
proprio clero da contrapporre a quello cristiano. Si suppone che gli ultimi gestori delle antiche
religioni Iossero mandati a morte: quella Iu l`epoca di una stregoneria sapientemente elaborata dai
vari Concili cristiani, un vero e proprio codice ideologico montato su al Iine di perseguitare gli
ultimi pagani. In tal guisa il popolo Iu privato nel giro di pochi secoli di tutte le antiche basi del
proprio mondo spirituale, che vennero sostituite da una serie di storie e di miti di nuova
generazione, semplicissimi nella struttura, plasmati da un apparato di evangelizzatori liberi di
imperversare in nome del 'vero Dio.
ALIGU non e da conIondere col camp. aliga immondezza`; e il nome di un dolce sardo semplice,
antichissimo, pre-cristiano, a base di pane azzimo, scorza d`arancia a listarelle, noci, nocciole e
mandorle tritate, il tutto insaporito con la sapa. Viene ancora conIezionato a Tresnuraghes. Si Ia in
periodo pasquale ed e considerato d`origine ebraica (Gilberto Arru, enogastronomo, Il Giornale di
Sardegna del 20 marzo 2005). agner presenta due ulteriori varianti che pero sono convergenti: una
proposta dallo Spano la cui ricetta comprende Iarina impastata con sapa, o vin cotto, da cui si Ian
dolci o pane giallo, ed e chiamato anche alige; l`altra ricetta e del Calvia RTP II, 158, per Mores,
dove si parla di un dolce composto con pasta di sapa, semola, buccia d`arancia, pepe, cannella, noce
moscata, mandorle, ed e di Iorma rotonda. Come si vede, il tipo di Tresnuraghes e supposto di
diretta origine ebraica, e se ne dichiara la pasta azzima; delle altre due ricette non si dichiarano tali
aspetti, evidentemente ritenuti poco signiIicativi.
agner ritiene che il termine derivi da un lat. med. alicum (attestato in Charisio, sec. IV) per alica.
Non basta questa notizia per indagare l`etimo del lemma. Al riguardo comincio a precisare che
Mores pare Iondata proprio da Ebrei, essendo l`antica HaIa (ebr. JIa), e non e un caso che lo stesso
dolce di Tresnuraghes sia attestato pure qui.
Sembra abbastanza palese che questo dolce sia chiamato aliga sin dal basso Medioevo (va bene
quindi l`attestazione di Charisio). Conoscendo il signiIicato primario del termine (immondezza), c`e
da immaginare la diretta ingerenza della Chiesa cristiana in via di rapidissimo raIIorzamento, la
quale, nell`intento di perseguitare in tutti i modi possibili i deicidi, abbia Iorzosamente contaminato
pure il nome del loro dolce pasquale, che era il piu importante delle Iestivita ebraiche. Per l`etimo di
aliga vedi il lemma dedicato.
BACUCCU cognome che Pittau ritiene equivalente a it. bacucco '(vecchio) rimbambito', 'babbeo',
Iorse dal dio Bacchus col signiIicato originario di 'alcolizzato'. L'ipotesi del Pittau e suggestiva, ma
sembra preIeribile quella del DELI, che lo registra in Italia solo dal 1909 con A.Panzini
('rimbecillito'), dichiarando esplicitamente che e dal nome del proIeta ebraico (H)Abacuc, che ha
lasciato parecchie tracce nei dialetti italiani con sIumature peggiorative (cosi anche il Migliorini NP
109, 285). DELI, citando l'Enciclopedia Cattolica I 6, ammette che l'iconograIia rappresenta il
proIeta "in aspetto senile, barbato e pensoso", e raIIorza prendendo da G.Berchet (1829) che nelle
Fantasie cita il proverbio "vecchio come Abacuc".
Tutto cio va bene, ma va evidenziato che il termine oIIensivo bacucco, ed ancor piu il cognome
sardo, e uno dei numerosissimi termini "impalati" nell'amplissima "piazza d'armi" dove tutti gli
Italiani (ed i Sardi) si sono esercitati da 1700 anni a sparare contro gli Ebrei, additati dalla Chiesa
come popolo da perseguitare in quanto erede degli assassini del Cristo. I termini denigratori contro
gli Ebrei nella lingua italiana e ancor piu in quella sarda sono numerosissimi.
Cio non toglie che la vera base etimologica del termine bacucco, bacuccu e l`ebr.biblico bekk , to
be rotten, essere andato a male, marcio, cariato, schiIoso`.
BAGONCHI dicesi volgarmente di 'persona dalla testa grande' (Cagliari), ma anche di un 'essere
che viene dalle tenebre' (Sassari). L'origine di questo strano nome, non contenuto nei dizionari
sardi, sembra doversi cercare nella Bibbia e nell'Apocalisse, e ritenerlo corruzione di Magog. Il
nome ebraico e associato a Gog, il quale appare trasIormato in Ez 38-39 in una Iigura apocalittica
che marcia dal nord (Ez 38,6.15; 39,2) e saccheggia Israele prima di essere a sua volta distrutta da
Dio (Ez 38,19-22; 39,3-5). Le Ionti della descrizione dell'attacco e della successiva sconIitta di Gog
si trovano nel nemico "dal settentrione" gia citato da Geremia (Ger 1,14; 4,6; 6,1.22; 10,22; 13,20) e
nel motivo isaiano della distruzione dei nemici d'Israele sulle sue montagne (Is 14,24-25; 17,12-14;
31,8-9). Gog ricompare nell'Apocalisse 20,8 in coppia con Magog. Il Dizionario della Bibbia
sostiene che in Ezechiele 38,20 Magog equivale probabilmente all'espressione accadica mat Gog
'terra di Gog'.
Anche nell'Apocalisse Gog e Magog appaiono quasi come esseri demoniaci che vengono dal nord
per assalire e distruggere Israele, e dev'essere specialmente attraverso la lettura dell'Apocalisse che
poi in Sardegna ha attecchito la strana deIormazione popolare Bagonchi. Per eIIetto della semantica
che Bagonchi si porta appresso, non credo alla traduzione di Magog come 'terra di Gog', ma tendo a
vedere in esso un adattamento dal bab. ma[(m) 'delirare', 'diventar Irenetico' uqu 'gente,
popolazione, truppe', da tradurre quindi come 'truppe deliranti' (per il Iurore distruttivo maniIestato
dagli Assiri e dai Babilonesi contro il popolo d'Israele).
BARRANU cognome di origine babilonese. Sbaglia il Pittau (CDS) a Iarlo derivare dall`aggettivo
barrinu piccolo, nano`, o da barra grembiule`. Invece e variante di marranu (vedi).
BRUA, brusa strega`. agner lo Ia derivare dallo sp. bruja (sp. antico brusa), cat. bru(i)xa. Il
termine indica anche la prostituta`, la donna di malaIIare`: vedi camp. brusotta meretrice` cat.
bru(i)xota; log. e camp. bruseria malia` sp. brujeria, cat. bru(i)xeria.
Ma questo termine antichissimo ha la stessa base etimologica per il sardo e per l`ispanico,
derivando dall`accad. rsu, russu sporcizia`, (w)urrusu(m) sporchissimo, insudiciato`; russ(m)
dissolvere` la terra, la persona, mediante un incantesimo, un atto di stregoneria; rus dissoluzione`
come atto di stregoneria. Nel campo semantico accadico rientra quindi il concetto di sporcizia`
(poiche ai sacerdoti o 'Iaccendieri non autorizzati non era consentito lustrarsi, prima delle
cerimonie, con l`acqua pura benedetta), ed il concetto di magia` (anch`essa non autorizzata
quand`era al di Iuori delle norme vigenti, le quali la pretendevano esercitata esclusivamente dai
sommi sacerdoti o dalle veggenti asservite al sistema); ma rientra pure il signiIicato di disintegrare,
distruggere, polverizzare`. Il sardo brusa, carico soltanto di connotati negativi, e riIerito quindi alle
streghe`, alle Iattucchiere` e non, per esempio, agli esorcisti riconosciuti dal Vaticano.
Questo campo semantico negativo e arrivato intatto Iino ad oggi, non solo attraverso brusa, ma
anche attraverso dei sintagmi che riprendono il signiIicato di russ(m) dissolvere (la terra e la
stessa persona)`. Nel Logudoro ancora oggi c`e la bestemmia Cancu ti vegghiani ippatiziaddu Che
ti vedano polverizzato, disintegrato`, da alcuni tradotto malamente (su inIlusso del agner) dall`it.
impasticciare camp. impastissai Iar male una cosa sporcandosi tutto`, mentre deriva dall`accad.
pastu(m) eradere, raschiare, eliminare, cancellare`.
BURRUMBALLA. Questo termine sardo, con le sue varianti Ionetiche, signiIica cosa o gente di
poco conto o valore; segatura, trucciolame, ciarpame`. SigniIica anche conIusione, tumulto`,
specialmente nel nord Sardegna. Il agner lo riporta accertando l`identica Iorma anche in catalano
ma non intrigandosi nella ricerca dell`etimo. AIIerma soltanto che l`estensione del termine e del suo
signiIicato a tutta l`isola e causata Iorse dal Iatto che si poteva intravedere un elemento
onomatopeico.
I Catalani erano mediterranei come i Sardi, ed a suo tempo recepirono l`inIlusso dei navigatori pre-
Ienici e Ienici. Questo termine e antichissimo, deriva dal sumero, ed e attestato nell`antico
babilonese nella Iorma burubalm col senso di sconquasso, rovina; agglomerato urbano
abbandonato, deserto`.
Ma burubalm indica anche un serpente soprannaturale, un Leviatano, possibile oggetto di culto
cui, a quanto pare, i monaci cristiani appiopparono un signiIicato diabolico.
BUGGERRU paese del Sulcis-Iglesiente, situato in ambiente carsico, su rocce del Cambriano,
abbarbicato su Ialesie dirimpetto al mare. Nell`800 era chiamato Boggerru. Il Semerano aIIianca il
toponimo al personale Egra (la celebre NinIa oracolare) accad. egerru espressione oracolare`
(OCE 581). Noi preIeriamo la base accadica g`u comitiva, squadra, banda` il lemma proposto
dal Semerano. Con cio abbiamo la seguente traduzione: il gruppo dedito agli oracoli`, nel senso
che in questo luogo un tempo molto appartato, vicinissimo alla Ionte piu potente del sud-Sardegna,
si trovava un gruppo di sacerdoti o sacerdotesse che praticava gli oracoli. Buggerru doveva essere
un coronimo, prima di divenire il toponimo del paese minerario sorto nella prima meta dell`800
accanto alla miniera di MalIidano. Il coronimo indicava appunto tutto il territorio (ivi compresa
l`importantissima spiaggia-approdo di Portixeddu), che in seguito ebbe come epicentro il sito di
Santu Nicolau Iondato dai bizantini. Considerato il luogo, il paesaggio ed il coronimo, e intuibile
che accanto all`approdo vi Iosse un piccolo tempio per l`esercizio della prostituzione sacra, cui si
sovrappose o si sostitui la chiesetta di S.Nicolau (inteso dai monaci bizantini come colui che
conquista i popoli`) per cancellare persino la memoria del passato. Buggerru ha un tema -gerru
molto simile a quello dell`antico coronimo Sigerro (Cixerri). CIr. anche Bau Muggeris.
CADDOZZU campid. e specialm. cagliaritano 'sudicio' (di persone). Ma il termine si ritrova pure
ad Escalaplano, ossia sulle montagne degli antichi Galilla. agner propone una probabile
etimologia da kau 'cotenna, pelle del maiale o del cinghiale' lat. callum. Ma e diIIicile
accostarsi alla proposta wagneriana. Era nota nell'antichita l'abitudine all'igiene del maiale (a
maggior ragione del cinghiale), che non e ne piu sporco ne piu pulito di altri animali, ed appare
'sporco solo allorche viene chiuso nell'abiezione del brago. Ma il brago, si sa, viene cercato
naturalmente dal maiale (e pure da molti animali della savana) per crearsi addosso un impasto che,
seccando, racchiude e uccide le zecche e tutti i parassiti della pelle. Nella stagione calda e usuale
vedere branchi di maiali (quelli liberi in natura) immersi per lungo tempo nei Iiumi d'acqua pura,
col solo muso Iuori, proprio come i buIali. Il termine 'sozzo, sudicio' non poteva dunque richiamare
il maiale, nonostante che gli Ebrei lo avessero considerato un essere immondo. Cio riguarda
soltanto la loro religione, per la quale era immondo persino il cammello, ed in questo, solo in
seguito, sono stati imitati dagli Arabi.
Suppongo che il termine caddozzu col semantema attuale sia nato nell'alto medioevo ad opera dei
preti cristiani, decisi a Iar tabula rasa di ogni Iorma di religione anteriore, della quale bersagliavano
i termini sacri distorcendoli nella Iorma e molto piu nel signiIicato, che veniva capovolto, umiliato,
lordato e quindi demonizzato. In Sardegna - giusta la (relativa) tolleranza degli imperatori - le
religioni attestate erano le stesse proIessate a Roma: quella uIIiciale dello Stato, ma pure quelle
orientali (ebraica, egiziana, persiana, etc.). L'unico termine antico accostabile a caddotzu e il Ienicio
qds (qodes) santo, santuario`, consacrare, consacrato`, riIerito a tutto: sacerdoti, oIIerte, tempio e
divinita. principalmente accostabile l'ebraico qados 'martire, santo' (SLE 85). Ma puo esserlo pure
qaddis, ch'era la preghiera ripetute varie volte al giorno (SLE 73), o il kiddus, la benedizione a Dio
espressa la mattina del sabato, recitata accanto a due candele, su una coppa di vino.
CAILLOTTU. nota l`atavica rivalita tra Villasaltesi e Armungesi i quali con Iacezia si rinIacciano
reciprocamente d`essere caillottu. L`appellativo spregiativo ha cambiato suono nel tempo recente,
secondo Paolo Patarozzi (che tale lo ha conosciuto settant`anni Ia), divenendo per gli Armungesi
cunillottu o cu`illottu. Per il Patarozzi l`appellativo caillottu/gaillottu puo derivare senz`altro da
Galilla, signiIicando uomo della Galilla` (per questo lemma vedi Sa Lilla). A maggior ragione, noi
aggiungiamo, cio e vero#simile, perche sino a tempo recente Villasalto si chiamo proprio Galilla.
Caillottu e un indubbio spregiativo risalente all`Alto medioevo, quando i monaci cristiani
cominciarono a demonizzare gli ebrei-semiti locali, che altri non erano se non la tribu dei Galilla.
La vicinanza Ionetica con gariottu/galiottu galeotto, delinquente` puo comunque aver giocato nel
marcare ancora piu spregiativamente i Villasaltesi con tale appellativo.
CANANEU in sardo signiIica avaro, spilorcio` (Porru). Questo riIerire agli Ebrei ogni sorta di
diIetto o cattiveria risale, ovviamente, all`oIIensiva antiebraica che la Chiesa cristiana ha sempre
tenuto viva dai tempi di Costantino.
agner nel DES riporta varie situazioni connotate da questo aggettivo. In Logudoro ad es. cananea
e un terribile serpente che esisteva ai tempi di Cristo`, ed e Irequente l`imprecazione: anku andes
ke issa kananea 'che ti riduca come la Cananea!', secondo G.Calvia citato in DES. E sempre agner
a citare, ad es., il Ferraro (Canti): bessi sa canenea a s`ispuligare 'esce la Cananee a togliersi le pulci
di dosso', ed il Ferraro aggiunge che il popolo crede sia un uccello. La voce italiana canea, osserva
il agner, e da un piu antico italiano cananea schiamazzo di piu cani e il gridare e vociare di piu
persone che contendono e Ianno bega`. In umbro cananea e una quantita di cani`. In napol. cananea
e il ghetto, casa di conIusione`, anche gente incorreggibile`. E cosi pure in gallego etc.
CANDELARIA. La prima citazione opportuna a proposito di questo termine sardo riguarda la
Candelora, celebrata dalla Chiesa cattolica il 2 Iebbraio per ricordare la puriIicazione della Vergine
Maria, che avvenne 40 giorni dopo Natale (40 giorni dopo il sacro parto). Per la ricorrenza il clero e
il popolo vanno in processione notturna con le candele accese, che vengono benedette. Ma devo
ricordare che questa Iorma di sovrapposizione cristiana e arbitraria, in quanto Maria compi la
propria puriIicazione dopo la nascita di Gesu nel seguente modo: si presento al Tempio secondo le
imposizioni di Levitico 12,8 e, non potendosi permettere di sacriIicare un agnello in quanto
componente di Iamiglia povera, sacriIico due colombe (Lc 2,24). Non si tratto certo di candele.
La Chiesa nel sancire il proprio calendario annuale dei riti ha operato comunque una
sovrapposizione tardiva, plasmando e adattando la propria Candelora alle Ieste latine di Iebbraio, le
Lupercalia, celebrate dai Luperci (sodalizio di sacerdoti di Pane Liceo, chiamato Lupercus) che si
riunivano in una grotta ai piedi del Palatino e che nel mese di Iebbraio Iacevano sacriIici di capre e
cani, dopodiche nettavano il coltello sanguinolento sulla Ironte di alcuni adolescenti della nobilta,
detergendogliela poi con un bioccolo di lana intriso di latte. L'antropologo Franco Diana Ia notare
che il rito non terminava con quei gesti ma era proseguito dagli stessi giovani, diventati a un tempo
protagonisti, i quali, Iatte corregge (Iebra) dalla pelle degli animali appena scuoiati, andavano in
giro a "Iustigare" la gente al Iine di puriIicarla. Anche i Lupercalia erano quindi un rito di
puriIicazione, come e ancora la Candelora cristiana. Giunone la sposa del Dio supremo era chiamata
Februalis 'la puriIicatrice', e mensis Iebruarius era semplicemente il 'mese della puriIicazione,
dell'espiazione', perche nella seconda meta di esso si Iaceva la puriIicazione dei vivi e l'espiazione
dei deIunti. Va notato che Febbraio, Iino all'epoca dei Decemviri (450 a.e.v.) era l'ultimo mese
dell'anno, dedicato a Februs, divinita etrusca degli inIeri a cui si sacriIicava nella seconda meta di
Febbraio. Collegata a Iebruarius c'e Iebris 'Iebbre', con l'ascendente sumerico babar 'Iuoco' e
accadico dipru 'torcia'. Ma cosi come la Iebris, secondo un'antica osservazione valida oggi piu che
mai, non e altro che un intervento autopuriIicatore del corpo, cosi tutte le operazioni qua indicate
pertengono alla mera puriIicazione. L'osservava anche Censorinus, grammatico del III sec. e.v.,
autore del De die natali (23, 13, 14): "Lupercalibus salem calidum Ierunt, quod Iebruum appellant"
'Durante i Lupercali si porta il sale riscaldato, che chiamano Iebruo'. Al Iebruum veniva mescolata
la mola (Iarina molata ossia macinata) e il tutto era sparso sul capo dell'animale da sacriIicare
(immolatio): olim hostiae immolatae dicebantur mola salsa tactae 'una volta le vittime sacriIicali
erano dette immolate perche venivano bagnate con mola salsa' (Servio, Aen. 4, 17).
Fatta questa premessa sul Iuoco (e sul sale) puriIicatore, osserviamo che c'e un nesso rituale tra
Februarius, la Candelora cristiana e la Candelaria barbaricina. La Candelora cristiana si richiama
alla Iiamma puriIicatrice delle Iiaccole (candelae), mentre quella barbaricina ha la base etimologica
nel lat. Calendae 'primo giorno del mese' e, per antonomasia, 'primo giorno dell'anno'. Da Calendae
deriva la calendaria (strena) '(strenna delle) Calende (di Capodanno)'. Ne parlo S.Girolamo. Ma e
Svetonio (Vita Augusti 57,1) che cita la calendaria strena come 'dono augurale che si Iaceva ad una
Iesta'.
In Sardegna la partecipazione alla Candelaria era un costume che riguardava l'intera comunita
paesana, comprese le Iamiglie colpite da lutti (situazioni che imporrebbero l'astensione dalle Ieste),
poiche riguardava pure i deIunti. Oggi il rito sta lentamente svanendo ma e attivo in Barbagia. Paolo
Piquereddu (In nome del Pane 34 sgg.), tratta della Candelaria di Orgosolo, collegata
esclusivamente - almeno alle origini - con la ritualita di un pane chiamato cocone.
La mattina del 31 dicembre i bambini si recano di casa in casa dicendo: A nolla dazes sa candelaria
'Ce la date la candelaria'. Da cio si puo notare che in Sardegna e avvenuta la metonimia tra il dato
temporale (Calendae) e l'oggetto del dono (panis). Originariamente l'oggetto donato Iu unicamente
su cocone, un pane appositamente preparato con pezzi di pasta grossi come un'arancia, spianati col
mattarello Iino a ottenere una sIoglia ampia ca. 35 cm. Prima dell'inIornata il disco veniva (viene)
proIondamente segnato a croce e Iatto cuocere a Iuoco lento senza rivoltarlo, in modo che rimanga
lucido. Dopo il Iorno viene ripartito nei suoi quarti e ogni quarto spetta a un richiedente. Un tempo
veniva chiesto (o preteso) dai poveri, i Iorestieri, le donne, i quali subito dopo la richiesta
recita(va)no il seguente canto:
Viva viva s'allegria Viva viva l'allegria
e a terra sos ingannos siano abbattuti gl'inganni
bonos prinzipios d'annos buon principio d'anno
bor det Deus e Maria. vi dia Dio e Maria.
Viva viva s'allegria Viva viva l'allegria
dazzennollu su cocone dateci il cocone
pro more 'e Zesu Bambinu per amor di Gesu Bambino,
appazas dinare e binu abbiate denari e vino
tridicu e orju a muntone, grano e orzo a mucchi,
dazzennollu su cocone. dateci pero il cocone.
Essendo piu che altro praticata specialmente dai poveri, Iorse la Candelaria era vissuta come
operazione redistributiva di beni. E come tale era vissuto anche il secondo rito, stavolta notturno,
praticato dagli adulti bisognosi e dai Iorestieri, che si recavano alle case degli sposi novelli: ma e un
Iatto recente, un tempo erano visitate le case dei benestanti, ai quali veniva indirizzato (Oliena,
Mamoiada, Fonni) il canto seguente:
Bona notte bor det Deus Buona notte vi dia Iddio
e annu bonu a s'intrada, e un buon inizio d'anno,
cun bonu gustu e recreu con soddisIazione e piacere
la colezes cust'annadatrascorriate quest'annata;
sa mesa est apparizzada la tavola e imbandita
pro Iacher sa caritade per Iare la carita
tottu bos aggualades tutti diventate uguali
sos riccos chin sos poveros i ricchi ed i poveri
cando su Re de sos chelos quando il Re dei Cieli
s'est cherIidu aggualare ha voluto uguagliarsi (all'uomo)
a tres chidas de Nadale alla terza settimana di Dicembre.
Giuseppe Ferraro in "Canti popolari in dialetto logudorese", Cagliari, Gia editrice, c 1989 (ed.
anast. 1891), riporta (in malIermo dialetto che in parte correggo) anche il seguente canto di Nuoro:
Dedemi su candelariu Datemi il candelario
chi siat bonu e mannuche sia buono e grande
chi mi duret un annu che mi duri un anno
un annu e una chida un anno e una settimana
chi apposta so ennida poiche sono venuta apposta
po bolu cherrer cantare. perche lo voglio cantare.
Gia isco chi lu tenides, So bene che ce l'avete
si minde cherides dare se me ne volete dare
de su ch'azis in domo di quanto avete in casa;
otto dies est a como ad ora sono otto giorni
chi su Segnore e naschidu, che il Signore e nato,
a cantare e bessidu e uscito a cantare
minoreddu e tantu abbistu cosi piccolo ma gia avveduto
in nomene 'e Gesu Cristu in nome di Gesu Cristo
e de sa mama Maria. e di sua madre Maria.
Ite notte 'e alligria Che notte d'allegria
cando su Segnore e naschidu quando e nato il Signore
cando l'an imbisitadu quando l'hanno visitato
so Tre Res de Oriente i Tre Re dell'Oriente
cando su sole luchente quando il sole lucente
naschedid'in d'un'istalla. e nato in una stalla.
Isse muttidi e si caglia Egli chiama e tace
e non Iache parzialidade e non Ia parzialita
tottu nos had'egualadu tutti ci ha reso uguali
sos riccos e sos poveros i ricchi con i poveri
cando su Segnore 'e sos Chelos quando il Signore dei Cieli
Si e cherIidu agualare. Ha voluto eguagliarsi a noi.
Dademi su candelariu Datemi il candelario
si mi lu cherides dare.Se me lo volete dare.
Sono parecchi i paesi nuoresi che hanno Ioggiato un canto peculiare. A Tresnuraghes si riceveva in
dono su candelariu, una Iocaccina ornata a ghirigori, dopo la recita della seguente cantilena:
Bonanotte, bon'annu Buonanotte, Buon anno,
bonu cabu de annu buon Capo d'anno
bonu cabu de mese buon inizio di mese
notte prinzipale sese sei la notte piu grande
e notte de allegria notte di allegria
a chent'anno mezus siat meglio sia tra cent'anni
mezus siat a chent'annos tra cent'anni sia meglio
intr'e minores e mannos tra piccoli e grandi
intr'e mannos e pitticcos tra grandi e minori
che mare siedas riccos siate ricchi come il mare
riccos siedas che mare come il mare siate ricchi
a nois po nonde dare. per poterne dare a noi.
Si ch'est su padronu o sa padrina Se c'e il padrone o la madrina
a nola dare custa bona istrina per darci questa buona strenna
si no ch'est sa padrina o su padronu se non c'e la madrina o il padrone
a nolu dare custu bonu donu. per darci questo buon dono.
Da osservare che lo stesso rito della Candelora cristiana (oggi realizzato con le candele steariche ma
inizialmente con le Iiaccole) ripete nella sua essenzialita uno schema primitivo. InIatti le Iiaccole
erano usate di notte proprio perche, nell'illuminare il buio del villaggio, davano identita al rito della
puriIicazione. Questa e una ritualita nota in tutto il Mediterraneo, ma nel Vicino Oriente oltre alle
torce dovevano essere recate dal questuante anche ramoscelli augurali (palme o altro secondo la
preminenza Iloreale locale, non esclusa la canna, cosi presente in Mesopotamia... e in Sardegna). E
proprio dall'accadico che ci giunge il piu remoto signiIicato del sardo Candelaria: [amdum '(Iare)
provvista, scorta'; '(Iare) incetta di, provvista di', 'ammonticchiare (soldi), accumulare' lar(m)
'ramo, ramoscello'. Presumo che Iosse proprio il ramoscello augurale l'oggetto mediatore della visita
porta-a-porta, mentre la Iiaccola era soltanto uno strumento. Col prevalere del concetto della
puriIicazione, Iiaccola e ramoscello si Iusero in unico corpo e unica valenza. Ma per questo vedi
anche la discussione alla scheda cabude e pertusita.
La giustezza dell'etimologia qui prodotta e conIermata dalla tradizione di Samugheo. Dolores
Turchi (Samugheo 186) ricorda che "Il primo giorno dell'anno, all'alba, prima che spuntasse il sole,
i ragazzi andavano a candelare, Iacevano cioe una questua notturna bussando in tutte le case e
portando in dono un ramoscello d'olivo... I ragazzi portavano l'olivo perche si diceva che anche
Gesu, al settimo giorno dalla nascita, era andato a candelare portando con se dei rametti d'olivo che
la madre gli aveva dato. S'olia 'e candelare percio era ritenuta benedetta alla stregua della palma".
CAZZU e il nome sardo del membro virile, uguale all`it. cazzo, del quale, nonostante proIusione di
sIorzi, nessun linguista ha mai trovato l`etimo. A nulla e valso che tale nome avesse dilagato nella
cronaca italiana gia nel 300. Nel 1266 Meo de` Tolomei (e il primo della storia) appioppa
spregiativamente ad Arco (Trento) il soprannome di Medium Cazum. A Prati si Ia derivare cazzo
dall`ant.it. cazza mestola`. E per tutta Italia si e cercato negli utensili o nei prodotti dell`orto, se
non l`omoIono, almeno lo strumento allusivo, che poi sono tanti, a cominciare dal latino Iba
Iava`.
Soltanto con l`aiuto dell`accadico e delle altre lingue semitiche (ma anche di quelle germaniche)
possiamo risalire all`etimo di questa parola spirituale. Gia: perche il volgarissimo cazzo signiIica,
suppergiu, Dio`. Oggi non piu, beninteso. Ma quante parole antiche sono sparite, o sono state
volutamente corrotte (vedi Gonare), o Iorzate a signiIicare l`opposto ad opera di stuoli di sacerdoti
cristiani, e persino ad opera degli Apostoli La storia delle religioni si scrive anche attraverso
l`evoluzione dei vocaboli da esse utilizzati, modiIicati, conculcati. L`apostolo Paolo di Tarso Iece
scempio dell`antica lingua greca, Iorzandola a connotare tutt`altro, nientemeno che i pilastri
IilosoIici e spirituali della nuova religione di Cristo. Sappiamo con quanta enIasi e con quale
pertinacia papa Gregorio Magno nel VI secolo lotto contro i residui (inIiniti residui!) del
paganesimo. Le sue lettere riservate alla Sardegna sono esemplari di una lotta strenua e
nascostamente Ieroce, che non si Ierma davanti a nulla pur di redimere le popolazioni, con le buone
o con le cattive. E come non doveva autorizzare i suoi sacerdoti a dilaniare le vecchie religioni pur
di mostrarle inIeriori e diaboliche Cominciando dal termine che designava Dio, beninteso.
I Sardi delle campagne (l`enorme maggioranza dei Sardi), ancora intrisi di cultura Ienicio-ebraica (o
cananeo-accadica) nonostante 700 anni di dominazione romana, avevano una parola per nominare
Dio, e noi la conosciamo attraverso le lingue semitiche e germaniche. God degli anglosassoni, Got
degli antico-alto-tedeschi, Gott dei Tedeschi sono relitti dell`antica base corrispondente al
babilonese gattu che signiIica immagine: della divinita`, Iorma, Iigura, statua: con riIerimento a
Dio`. In accadico gattu, kattu signiIica Iorma sacra, eIIige materiale, statua d`una divinita`. In
Sardegna, sulle selvagge montagne di Sinnai, abbiamo la vetta Bruncu su Gattu, che col gatto non
ha niente a che Iare, almeno nel senso attuale. Rimandiamo al lemma Sette Fratelli per capire la
sacralita del sito. Monte Attu esiste pure a Tortoli (oggi e inglobato nella sua periIeria). Punta su
Attu c`e in territorio di Monti. Nel Supramonte di Orgosolo abbiamo Punta Catzeddu la cima del
piccolo cazzo`, oronimo che proprio nel morIema denuncia un passato di compromessi. I Ieroci
Orgolesi erano talmente Iamosi per la soggezione religiosa, che sino ad un secolo Ia il prete locale
poteva persino schiaIIeggiarli, e non reagivano, ogni qualvolta volesse imporre la propria opinione
(Angius). Orbene, nell`alto medioevo l`oronimo doveva essere Gattu/Cattu/Catzu, e divenne
Catzeddu piccolo membro`, ma anche donnola` (per la Iorma), come soluzione compromissoria
che pero soddisIaceva il clero, in quanto con tale connotazione l`idea di Dio era deIinitivamente
abrasa oltreche violentata. Un altro oronimo lo troviamo sul monte Limbara, in Gallura, e
siccome cola parlano l`antico italiano, il nome e Monti di Deu (alle cui basi attualmente emungono
l`acqua minerale Smeraldina). Qui il compromesso e sparito, il vecchio nome babilonese e
cancellato e soppiantato dal nuovo Dio. Com`e sparito a Gesturi, dove hanno il Nurag`e Deu, il
nuraghe di Dio` (segno inequivocabile del Iatto che proprio sui nuraghi veniva venerato dai nostri
padri l`Essere Supremo). Cio spiega pure un dualismo: in epoca cristiana il germanico guda e il
nuovo 'Dio, mentre nell`antico islandese gud vale idolo`.
Per capirci su tutte queste parole, e da richiamare l`azione di una base acca#dica col signiIicato di
protettore, vigile`: [a`tu osservatore notturno` (det#to di dei e demoni, che proteggono, si danno
cura di), incrociatosi con ac#cad. [ad essere consenziente, essere ben disposto verso qualcuno`,
[ad consenso, gioia`, [ad persona Ielice`, che poi e il valore semantico del greco uku,
letteralm. Ielice, consenziente`. Va da se poi che la lingua sarda, specialmente quella barbaricina,
ha reso con la Iricativa sorda /tz/ la doppia dentale sorda /tt/. Ed il babilonese gattu, l`accadico
gattu, kattu statua o immagine della divinita` e diventato cazzu, con una lenta corruzione semantica
alla quale i monaci bizantini si devono essere applicati per secoli tra genti analIabete, convinte a
guardarsi l`inguine con vergogna tutte le volte che dovevano riIerirsi all`ancestrale Dio oramai
demonizzato.
Non basto l`induzione d`una nuova semantica nell`antico termine, Iu necessario abbinarlo
stabilmente all`idea del Diavolo. Talche in Sardegna e del tutto usuale esclamare Cazzu Diaulu!
Cazzo Diavolo!`, col che si volle signiIicare, in epoca bizantina, che l`eIIigie di Dio, il Cazzo, non
era altro che il Diavolo, anzi che il vero nome del Diavolo era proprio Cazzo.
Sassari non smette ancora d`usare l`interiezione sacra per cui va Iamosa, ma i Sassaresi non ne
conoscono piu l`identita Iono-semantica con gattu, kattu. E nemmeno i Cagliaritani conoscono
(semanticamente) la similare locuzione Ta dannu, Ita dannu (vedi lemma). Iacile arguire come
proprio dalla Sardegna cazzu, termine 'moderno ignoto nella Penisola dove i Fenici non avevano
messo piede, sia migrato dopo l`anno 1000 dapprima tra i Pisani ed i Genovesi, e poi tramite loro in
tutta Italia. Il Iatto che passassero due secoli perche il termine uscisse dai trivii ed andasse sulla
penna degli scrittori meno inibiti, e normale.
Sin qui abbiamo Iatto la storia del termine semitico gattu/qattu. Ma non abbiamo riIerito alcunche
sul gruppo o sui gruppi che veneravano il gattu. Chiaramente, la maggioranza erano di religione
semitica (cananea). Ma in Sardegna dovevano esserci pure, coesi o meno, dei gruppi egiziani o
'egittizanti trapiantati durante le numerose campagne dei Punici; oltre a questi possiamo
considerare i 4000 ebrei-egizi trapiantati in Sardegna nel 19 e.v. 'per combattere i Barbaricini.
Cosi come sono numerosi i toponimi, sparsi un po` dovunque, denotanti una presenza ebraica gia
prima dell`era volgare, lo sono molto meno i termini egizi. Ma la Irequenza del termine gattu ci
lascia intendere che non solo gli ebrei ebbero modo di espandersi nell`isola, ma pure gli egizi che ne
condivisero la sorte. E allora cominciamo con gli Egizi.
Celebre e il loro pantheon, nel quale e inserita pure la dea eponima Bubasti, propriamente Bastet.
Era una dea-leonessa rappresentata piu spesso con la testa di gatto, meno spesso con una eIIigie
dagli indeIinibili tratti misterici di gatta-leonessa (nel Museo Egizio di Torino si trovano statue di
stupeIacente bellezza). Nella strategica citta deltizia di Tell Basta (la Bubasti del periodo classico,
da Per-Bastet il dominio di Bastet`), e dedicato a Bastet il lunghissimo tempio (due-trecento metri:
non e stato possibile ricostruirlo bene) dove c`e pure il cimitero dei gatti. A Turris Libysonis (Porto
Torres) un`ara circolare del 35 e.v., di notevole pregio artistico, e dedicata a Bubasti da un sacerdote
addetto al culto della dea: C.Cuspius Felix sacerd(os), Bubasti sacr(um). Se cosi stanno le cose,
allora il termine tardo-latino cattu(m) 'gatto' Iini per connotare questa dea e questo culto che i preti
cristiani demonizzarono appena possibile, Iacendo pure in modo che la commistione-
sovrapposizione latino-accadica cattu-gattu s`accreditasse con Iorza, cosi da identiIicarla a un
tempo con il gatto e con il membro virile che essi pervasi di sessuoIobia indicavano come
prodotto del Diavolo. Perche il membro virile Veniamo alla seconda ipotesi, che a questo punto si
conIonde con la precedente. Il termine mesopotamico gattu immagine della divinita` non poteva
essere espresso altrimenti che col membro virile: questo e certo. Ogni totem, ogni menhir, persino le
colonne piu antiche rappresentarono sempre e dovunque l`immagine del Dio-Toro che rende
Ieconda la Dea-Terra, la Natura, la donna. La conIusione e l`identiIicazione del termine qattu con
l`eIIigie di Bubasti, con i menhir e con tutti i totem lignei della Sardegna Iu evidentemente voluta.
Da questo Ienomeno di prevaricazione religiosa viene la possibilita di trovare Iinalmente
l`etimologia del termine italiano gatto, altrimenti oscura.
Ma sul tema c`e pure dell`altro da riIerire, e riguarda su cunnu la vagina, la vulva`, che e la parte
Iemminile corrispondente al membro maschile gia trattato. Il termine pansardo non deriva dal latino
cunnus ma direttamente dall`accadico [unn(m) to give shelter, lodge: dare riparo, asilo,
protezione, alloggio`, donde l`alloggio Iigurato dato dalla vagina al membro virile. Va da se che
pure il termine romano ha la base accadica, e non e indoeuropeo.
Ebbene, anche questo termine pansardo e stato coinvolto e ridicolizzato nella demonizzazione
operata dagli antichi monaci cristiani. La spia della questione sta tutta nell`esclamazione
campidanese Su gunnu! che, stando alla percezione Ionosemantica degli attuali parlanti non e altro
che una Irase mozza, la cui interezza dovrebbe essere completa nel sintagma Su gunnu e mamma
rua!, letteralmente il conno di tua madre!`, che a sua volta sottintende tutto un processo mentale
riIerito alla genitrice, la quale a questo punto puo essere immaginata persino puttana, traditrice del
marito, produttrice di bastardi, poiche a Su gunnu e mamma rua viene abbinata una
criptosemantica con la quale si lascia immaginare che da quella Iiga, da quel cunnus, e nato proprio
lui, l`interlocutore, che a questo punto non puo essere che unu Iillu e bagassa, un Iiglio di
puttana`. In Logudoro si dice Su gunnu chi t`a Iattu!... La Iiga che ti ha partorito!...`, che molto
spesso e scambiato col sintagma Su Santu chi t`a Iattu! Il Santo che ti ha partorito!...`, che sembra
un Irasario auto-censurato, mentre Ia parte integrale della commedia degli equivoci impiantata in
epoca bizantina. Basta chiedersi, inIatti, cosa c`entri un Santo con una Iiga e con una madre puttana:
siamo ad un evidente triangolo semantico che va svelato, perche ci troviamo davanti all`anello di
congiunzione che appalesa meglio tutta la questione.
I due sintagmi Iungibili e completi qui riportati (Su gunnu e mamma rua! e Su Santu chi t`a Iattu!)
non sono altro che sviluppi Ionosemantici della base arcaica, che rimane Su Gunnu!, la quale a sua
volta Iu un`arcaica interiezione di origine accadica, che e kukunn(m), kikunnm, gegunn(m), un
plurale Iemminile che indica il tempio elevato`, termine che appariva spesso, presso gli Accadici,
come apposizione a ziqquratu(m). Molto spesso si diceva inIatti kukunn ziqquratu ossia tempio
elevato` per antonomasia, che poi non era altro che il nostro nuraghe (vedi il lemma).Sembra quindi
che l`arcaico kukunn! non Iosse altro che un`esclamazione sardiana simile all`attuale Cielo! Il
Tempio per gli antichi Shardana doveva essere l`elemento sacro cui riIerirsi usualmente nelle
interiezioni di soccorso, di meraviglia, di dolore. L`anello di congiunzione (Su Santu al posto di
Su gunnu) indica proprio che l`arcaico kukunn era una interiezione relativa al sacro, che poi,
con l`avvento dei Romani e del loro cunnus, Iavori il trapasso semantico e la deIinitiva
demonizzazione dell`elemento sessuale Iemminile in una col tempio sacro degli antichi Shardana.
CHENABURA, cenabura, cenabara. La Sardegna e l`unica regione romanza dove il venerdi` ha il
nome chenabura, sardo antico chenapura.
M.L. agner (La lingua sarda p. 72, traduz. di Paulis, Ilisso, 1997) nel tentativo di Iornire
l`etimologia imbocca direttamente la via greco-latina, e ricorda che gia S.Agostino aIIerma la
presenza della locuzione cena pura nella Bibbia precedente la Vulgata (locuzione sparita poi,
stranamente, proprio dalla Vulgata). agner non spiega perche la locuzione latina Iosse gia presente
nella Bibbia (ebraica o greca) prima ancora della sua traduzione in latino, dice soltanto senza
diosrarlochecorrispondevaalgrecoociavovku0upovcenapra.'Cenapraeranerine
del rituale pagano, come ci e attestato da Festo, ed e probabile che designasse un pranzo in cui i
partecipanti dovessero astenersi da certi cibi; gli Ebrei lo adottarono per designare la vigilia di
Pasqua, durante la quale ogni traccia di lievito doveva essere rimossa dalle case. La
denominazione cena pura indicava, insomma, per agner, la vigilia della Pasqua ebraica (Pesah),
ed oltre a ritenerla una locuzione del rituale pagano (sic!) egli sostiene che sia stata usata dagli
Ebrei nord-aIricani. Egli procede ulteriormente, conIondendo ancor piu il discorso, aIIermando che
auuokcuq (parasceve) corrisponde a cena pura (sic!), usato in neo-greco per indicare il venerdi`
(mentre noi sappiamo per certo che in origine auuokcuq signiIicava semplicemente
preparazione`, esattamente preparazione (al sabato, shabbat)`; e solo in seguito, grazie al poderoso
inIlusso della cultura ebraica nell`Impero d`oriente, giunse a signiIicare tout court venerdi`).
agner non s`accorge neppure che la denominazione sarda del pane azzimo`, chiamato purile, non
deriva, com`egli crede, dal lat. prus puro`, quindi non ha nulla a che vedere con cena pura, e
tantomeno con chenabura.
Al agner sIugge, insomma, che il sardo chenabura, chenapura non deriva dal latino cena pura ma
da un composto sardo-ebraico, chena-pura, classico stato costrutto di Iorma cananea indicante la
cena di Purim`.
La cena di Purim e la grande cena che il popolo ebraico Ia il 14 ed il 15 del mese di Adar: sono
giorni di gioia sIrenata per il mancato sterminio ordito e comandato dal perIido ministro susiano
Aman. La Iesta e preceduta da un giorno di digiuno pubblico (Ta`anith Esther), Iatto il 13 di Adar in
ricordo dell`eccidio operato dagli Ebrei su 75.000 cittadini dell`Impero persiano (loro nemici
dichiarati) da loro messo in atto su licenza del re Assuero. In pratica questi morti ammazzati erano il
partito anti-ebraico, governato dal ministro Aman in barba alla buona Iede del re Assuero, il quale
s`accorse all`ultimo istante della trama che tendeva a detronizzarlo, grazie all`allarme dato da due
ebrei, sua moglie Esther aiutata dallo zio Mardocheo.
Pur in ebraico indica la sorte`, il getto della sorte`, che Iu Iatto da Aman per decidere la data esatta
dello sterminio del popolo ebraico, che cadde al 13 dell`ultimo mese dell`anno, quello di Adar. La
ricorrenza annuale di Purim cade per puro caso alla vigila della Pesah, che sta all`inizio del primo
mese dell`anno nuovo; in tal guisa si e conIusa Purim con la puriIicazione dai lieviti attuata prima
della Pasqua. Il Iatto di celebrare il Pur (plur. Purim) gia puriIicati dal digiuno del 13 di Adar (e
principalmente puriIicati idealmente dal digiuno di tre giorni Iatto da Esther prima di recarsi da
Assuero per sventare la trama di Aman) ha Iatto ritenere ai latinisti che cena pura Iosse semplice
radzionedalgrecoociavovku0upov.LaconIsioneanzilaveraepropriapareiologiaavvenne
gia coi primi traduttori del Libro di Esther, poiche gia nei Settanta al Libro di Esther (10, 31) c`era
un`appendice che rende noto in maniera imperitura che la comunita ebraica d`Egitto aveva ricevuto
il Libro di Esther dalla Comunita di Palestina. In tale appendice e scritto che nell`anno quarto di
Tolomeo e Cleopatra il sacerdote e levita Dositeo porto in Egitto la lettera di Mardocheo (zio di
Esther) che indiceva i Purim per i tempi a venire, aIIermando che si trattava della lettera autentica
tradotta da Lisimaco, Iiglio di Tolomeo, uno dei residenti in Gerusalemme. La celebre lettera di
Mardocheo Iu diIIusa in Egitto nel periodo in cui era gia cominciata la supervisione romana sul
Mare Nostrum (siamo al 114 a.e.v.), e la lingua latina, che oramai entrava in concorrenza col greco
e con l`aramaico, puo aver Iavorito la paretimologia dall`ebraico pur al latino pr-us.
E nell`Alto medioevo che in Sardegna e avvenuta la commistione del sardo ena de Purim cena di
Purim` anzi ena-pura, classico stato costrutto aramaico indicante la cena di Purim` col lat.
cena pura che cominciava ad indicare per antonomasia il venerdi` (per il quale la Chiesa cristiana
aveva ordinato un Ierreo digiuno in memoria del giorno in cui Cristo Iu crociIisso). La commistione
non avvenne per iniziativa del popolo analIabeta. Fu certamente ordita e gradatamente imposta dal
clero bizantino, impegnato a scalzare ed eliminare in modo surrettizio gli antichi culti e
principalmente i culti degli Ebrei che abitavano in Sardegna.
CHIRRU, cherru e ognuna delle parti di una cosa, di un sito, d`un territorio; la parte d`un tutto; puo
indicare anche il 'lembo d'una veste', 'lembo, lato' in generale. Puddu: moviat sos bratzos a dogna
cherru 'muoveva le braccia da ogni parte'; ai cussu cherru dhi creschit onni arratza de birdura 'in
quel sito ci cresce ogni genere di ortaggi'; anche 'contrada' (agner): in sos chirros nostros 'dalle
nostre parti'; chirriare 'separare, scostare, scegliere'; una Iemina chirriada 'una donna separata';
chirriami custu 'asolu 'cernimi questi Iaglioli'; s'odzu chirriada pagu a pagu 'l'olio si depura a poco a
poco'. agner non trova ne tenta d'individuare l'etimologia di chirru, e scarta comunque la parentela
col lat. cirrus 'ciocca di capelli, ricciolo', 'lembo di veste'.
In eIIetti chirru, cherru ha la base etimologica nell'assiro kir(m) 'giardino, piantagione (di Irutta)', a
cui anche il latino Ia riIerimento. Nel termine sardo e sottinteso il Iatto, importante un tempo come
oggi, che ogni giardino o piantagione di Irutta erano e sono Iorzatamente chiusi da un alto muro o
siepe, ad evitare l'invasione delle greggi e - per gli alberi di Irutta - delle capre. Questo e lo stesso
Ienomeno linguistico che nel Medioevo connotava in Sardegna su castgu '(recinto della) vigna o
orto'.
agner sbaglia ulteriormente a separare il sardo chirru, cherru dall'altro termine sardo chirra
'recinto', specialmente 'recinto per animali piccoli': inIatti anche questo termine entra nel campo
semantico della separatezza (dal resto del territorio). Stranamente pero agner, dopo aver dapprima
riIiutato la parentela di chirru con lat. cirrus, stavolta e proprio lui ad avvicinare chirra al lat. cirrus,
con abbinamento comunque errato in quanto sostiene che chirra derivi dal lat. cirrus soltanto perche
'riIerito alle Irasche che coprono le cirras, e lo provano (dice) su sirrottu (S.Antioco) 'ramicelli per
lo strame dei capretti', camp. sirrai 'tagliare le cime delle viti', cirradroa (Laconi) 'piccola roncola
che serve a sIrondare gli alberi'.
agner amplia il suo erroneo intervento precisando che nel Sarrabus sa irra e talvolta anche un
'recinto per maiali' (a Milis sa ghirra). Egli osserva che piu Irequentemente il recinto per il maiale si
chiama kirina, kerina log., krina gall., e riconduce kirina (e kirras, cirras) appunto al lat. cirrus,
sempre con riIerimento alle Irasche che coprono tali recinti, anziche alla circolarita del 'ricciolo'.
Lasciando da parte lo strano procedere del agner per tre termini che (almeno a mio parere) sono
Ioneticamente e semanticamente legati, mi corre l'obbligo di evidenziare e ribadire quanto gia
scritto dal agner, ossia che kirina, chirina, cherina, specialmente nel nord-Sardegna, e termine piu
che altro riIerito ai recinti per maiali, quasi mai e riIerito ad altri recinti di custodia. Cirina, Cerina
(variante Ionetica di kirina) e anche cognome, che Pittau aIIianca a sua volta all'ogliastrino cerina
'recinto per (ovini o) maiali'. Egli ricorda la presenza del cognome anche nel condaghe di Salvennor
248 come erina.
Forse da questo antico cognome possiamo avere il bandolo per capire le ragioni della diversita tra
chirra 'recinto per animali piccoli' e chirina 'recinto per maiali'. Azzarderei che Cirina, irina
(metatesi di Cinira, con C- velare) sia un cognome Iorgiato espressamente dal clero bizantino gia ai
primordi del VII secolo. Va ricordato che su un nome (e cognome) di tal Iatta s'accani la nuova
religione cristiana sin dai tempi di Costantino. Fu proprio questo imperatore a Iar decapitare l'ultimo
re di Cipro, chiamato Cinira, per le turpi consuetudini religiose che quel re ancora Iavoriva nella
"civilissima" Cipro. Sul tempio distrutto Iu ediIicata una chiesa cristiana.
Ma di che si trattava Della prostituzione sacra, ovviamente. In Toponomastica Sarda ho
suIIicientemente trattato questo Ienomeno, che riguardo diIIusamente l'intera Sardegna. Se a Cipro
ancora nel IV secolo durava imperterrita la tradizione della prostituzione sacra, che Iu necessario
sradicare con la violenza di Stato, evidentemente essa aveva radici proIondissime. Cinira Iu il
mitico re di Cipro che si uni con sua Iiglia Mirra generando Adone e dando origine
contemporaneamente a due riti collegati: quello della prostituzione di Stato (sacralizzata con
appositi templi dove tutte le donne, anche le Iiglie dei re, dovevano recarsi a prostituirsi), e quella
della religione di Adone, che tanto si radico nel Mondo Antico. Evidentemente nella Sardegna
oramai perduta per l'Impero bizantino ed isolata a seguito dell'instaurarsi della talassocrazia araba,
una tale pratica era dura a morire. In questa prospettiva sarebbe da rivedere la sdegnata ripulsa che i
letterati sardi recenti hanno Iatto del celebre passo di Dante Alighieri, dove si rammenta - ancora nel
III secolo - il perdurare d'un licenzioso comportamento delle donne barbaricine. A mio avviso non
si trattava d'altro che degli strascichi della prostituzione sacra perduranti nonostante che i preti
bizantini avessero demonizzato il Ienomeno trasIormando addirittura il nome Cinira in Cirina, il
quale Iu trasIerito dai cognomi di tale Iorma e dai recinti dei templi dove si praticava la
prostituzione, ai recinti dove s'allevavano i maiali. Con questa interpretazione si salva anche la
plurimillenaria antichita del cognome scritto nei condaghes.
CIRINA, Cerina cognome. Pittau lo Ia corrispondente all`ogliastr.Iemm. cerina recinto per ovini o
maiali` pur ritenendolo un relitto paleosardo o nuragico. Un aspetto del cognome Cirina sembra
proprio avere attinenza coi maiali, ma per risolvere senza sbavature il problema occorre piu
indagine. Intanto va detto che il lemma e registrato nel condaghe di Salvennor 248 come erina e
cio signiIica che il cognome e prelatino, come quasi tutti i cognomi dei condaghes, e quindi non puo
avere origini latine. In cio il Pittau ha ragione. Per l'etimologia c'e pero da discutere ulteriormente.
Sgombriamo intanto il campo dalla Iorma accad. kirinnu zolla d`argilla`, che non porta da nessuna
parte.
Il riIerimento del cognome ai recinti` in Sardegna nacque molto dopo l'invasione romana. In questo
senso possiamo aIIermare che sa cerina il recinto per (ovini o) suini` puo essere un adattamento al
lat. cirrus 'ricciolo', ma va precisato che qui c'e una evidente paronomasia, essendo il riIerimento al
cirrus una sostituzione seriore al posto di un signiIicato originario non piu compreso. Fu un bene
per tutti che la metamorIosi del lemma abbia portato a questo risultato. Ma ricordiamo che la
metamorIosi Iu pilotata abilmente dai preti bizantini nell'ambito della strenua lotta contro il
paganesimo e contro i residui della prostituzione sacra. Cinira sappiamo essere il mitico re cipriota
che, unendosi alla Iiglia Mirra, genero Adone dando origine a tutti i riti ad esso collegati compresa
la prostituzione sacra. Cinira in epoca storica Iu lo stesso re cipriota che l'imperatore Costantino
Iece decapitare per punirlo della scelleratezza di tali riti e per dare un colpo Iinale alla prostituzione
sacra. I preti bizantini, con tutta evidenza, vollero corrompere il nome Cinira in Cirina, avendo buon
gioco nel dimostrare al popolo che tale esecranda schiatta aveva persino il nome legato ai maiali;
ma Iu caritatevole nel Iar pure notare la similitudine col latino cirrus. Con questa paronomasia tutta
la Iaccenda Iu messa in sordina.
CDUMU, commudu 'cesso, latrina'. I linguisti lo danno it. comodo, ma sbagliano, poiche
all'aggettivo italiano il termine sardo si e aIIiancato, per l'assonanza e l'aIIinita semantica, soltanto
in tempi recenti. Considerando che il servizio di latrina nei tempi passati (ancor piu millenni
addietro) non era certo presente in tutte le case ma soltanto presso i ricchi, essendoci bisogno d'una
stanza apposita, il termine non puo che essere conIrontato con l'accad. kummu 'cella, santuario,
stanza recondita' d'un santuario o d'un palazzo o d'una casa.
Solo in seguito, per inIlusso italiano, Iu aggiunto il tema -du.
COGA cognome. Il nome comune signiIica strega`, ed ha pure il masch. cogu. agner ritiene
derivi dal lat. cocus per coquus cuoco`, per il Iatto che le streghe sogliono stare in cucina a cuocere
erbe e preparare Iiltri. L`ipotesi potrebbe sembrare certa a qualcuno, se consideriamo che pure la piu
antica etimologia, l`accad. kuku ci richiama a un genere di dolce`, onde lo stesso Semerano (OCE
II 373) ritiene che il lat. coquus abbia la base nella Iorma accadica. Ma non credo si debba essere
corrivi, quando lo stesso accadico apparecchia delle Iorme piu vicine al campo semantico di
strega`, quali kukkm buio, tenebre` (anche come designazione del mondo sotterraneo) e quq(m)
(designazione di un tipo di serpente). A proposito dei serpenti, sappiamo ch`essi erano uno degli
ingredienti Iondamentali degli intrugli delle streghe. Vedi comunque il cognome Coghene.
DRINGULA logud. signiIica beIIa, vergogna, zimbello` (agner). Per una piu ampia discussione
vedi (e) dringhidi. Inserisco questo lemma, e quello seguente dringhidi, pur riconoscendo che non
sono, stricto sensu, dei termini sardo-ebraici ma puramente sardo-accadici. L`inserimento e Iatto per
dare una visione piu complessiva della lotta del clero bizantino contro le antiche religioni.
Sembra ovvio che questa semantica sia vecchia di 1500 anni, inventata proprio dal clero bizantino,
che in Sardegna s`adopero strenuamente al Iine di vincere la propria guerra contro le religioni
soccombenti.
agner considera la voce come vocabolo scherzoso ed espressivo, e con cio mette a tacere la
ricerca etimologica. Invece drngula e un bi-composto sardiano ( suII. -la) nato, con tutta evidenza,
nel Primo Medioevo proprio col signiIicato che ancora oggi si trascina. Ha la base nell`akk. dru
intercalare` sumero in[u un tipo di canto religioso` (stato costrutto dr-in[u dirngul-la),
che dai Bizantini Iu volutamente inteso, nel loro Ieroce interIerire nella religione del popolo, come
una vergogna, beIIa, zimbello` tout court.
DRINGHIDI (e), (e) drinchidi, (e) dringhilli, (e) drnguli, (e) drngula, (e) dilliri di nuovo!`, e ci
torni!`. Esclamazione di Iastidio, tedio, senso di molestia, di seccatura, quando l`interlocutore
ritorna sempre sullo stesso Iatto, sullo stesso discorso: e dilliri, e bi torras! e dagli, ecco che ci
torni!`.
Inserisco questo lemma, e quello precedente dringhula, pur riconoscendo che non sono, stricto
sensu, dei termini sardo-ebraici ma puramente sardo-accadici. L`inserimento e Iatto per dare una
visione piu complessiva della lotta del clero bizantino contro le antiche religioni.
agner, che cita soltanto drngula dal vocabolario del Casu, lo ritiene termine scherzoso-espressivo,
che gli ricorda l`it. dringolare tentennare, dimenare` e simili. Egli comunque rimanda
l`esclamazione al log. dringula beIIa, vergogna, zimbello`. Con questa presentazione agner non
risolve la questione etimologica del termine pan-sardo, anzi la impasta e la mette sotto silenzio. Il
Devoto non e da meno, quando considera l`it. dringolare come voce onomatopeica, rimandando ad
una voce aIIine della parlata Irancese.
Non si puo essere d`accordo con quei linguisti che vedono onomatopee dappertutto; e Iortissimo il
sospetto che inventino tale scappatoia ogni qualvolta non sanno dove parare nella ricerca
etimologica. Cio succede ai linguisti che si rinserrano nell`asIittica trincea delle lingue moderne
(siano esse romanze o germaniche) o nella 'cristallina purezza dell`indoeuropeo. Peraltro, questi
linguisti non hanno mai ricevuto alcun soccorso dai semitisti, anch`essi rinserrati nel loro esclusivo
campo d`indagine, senza capire che moltissimi termini semitici sono ancora vivi nella base
linguistica mediterranea ed europea, e come tali sono gia stati catalogati in dizionari speciIici da
colleghi piu accorti ed acuti.
Dringhidi (e varianti) e un tri-composto sardiano, con base nell`akk. dru intercalare`, mese
intercalare` sumero in[u a type oI cultic song` di`u(m) a disease aIIecting the head`, oppure
idu(m) evil intentions`.
Il termine e quindi da catalogare tra i lemmi sardiani (in questo caso, tra i sintagmi) utilizzati e
stravolti dal clero bizantino nella sua guerra epocale contro le religioni pagane. Dringhidi Iu, con
tutta evidenza, un tipo di melodia del culto` utilizzata come intercalare` (alla stregua dei mantra
dei buddisti e della letteratura religiosa sanscrita). Questo mantra ripetitivo, che evidentemente era
usato dal popolo nella quotidianita, Iu catalogato dal clero bizantino come qualcosa che procurava il
mal di testa`, o addirittura come un canto sortito da malvagie e inIauste intenzioni`.
FRASTIMARE, irroccare imprecare, bestemmiare`. Nel dialetto centrale irroccu e la bestemmia`,
che nel nord si dice Irastimma. Secondo agner irroccare lat. *ex-orcare da exorcisare. Mentre
Irastimare sarebbe da blastimare per blasphemare.
In realta il sardo Irastimare e dall`accad. bar(m) leggere; attuare una previsione, una divinazione,
annunciare` e simili. tem, tam maledire`. Il composto mesopotamico, regolarmente metatetico
nella prima parte, signiIica dunque lanciare una maledizione`.
Quanto a irroccu, e la metatesi del bab. kurru tempio, cappella (come luogo di culto)`; kur
domicilio dei demoni` (dal sumero); i due termini Iavoriscono un avvicinamento semantico al
sardo rocca 'roccia'. Irroccare signiIica dunque mandare al diavolo`, un`ovvia procedura Iorgiata
dai preti bizantini, che ce l`avevano contro le antiche credenze.
GALLU, Gallus. Pittau accosta questo cognome al sardo callu callo` o all'it. gallo. Invece deriva
dall`accad. gall(m) (un demone nocivo).
GALLUS cognome. Vedi Gallu.
GATTU signiIica normalmente gatto`. Ma per Bruncu su Gattu in agro di Snnai vedi lemma
cazzu. E vedi la discussione circa il toponimo Sinnai. In ogni modo, Gattu e anche un cognome,
derivante dal cognome ebraico Gath, secondo Zara. Certamente e notissima la cittadina di Gat in
Palestina, citata dalla Bibbia in molte sue parti. Da osservare che la citta di Gat-Rimmon (il torchio
di Rimmon`) Iu originariamente assegnata a Dan e in seguito ai Leviti.
Gattu, kattu deriva dall`accadico gattu, kattu Iorma sacra, eIIige materiale d`un dio, statua d`una
divinia(dacigreco-uvc=eIIigedellaTerraeIIigediqdellaqaleeranoIigli).Ilsardo
cazzu (vedi) anticamente signiIicava eIIige materiale del Dio creatore`, era esso stesso, in quanto
membro virile, l`eIIige del Dio creatore.
Come si vedra anche per il termine gattu scuttu, la Iigura del gatto subi un radicale capovolgimento
tra l'epoca antica ed il Medioevo cristiano. Il gatto era un dio per gli Egizi (grazie anche in virtu del
Iatto che liberava i granai dai topi). Nel Medioevo divenne invece, per evidente inIlusso diretto dei
preti cristiani, una creatura posseduta da Satana. Sacchi pieni di gatti vivi venivano buttati nel Iuoco
per Iesteggiare il solstizio d'estate, pratica che continuo in Francia sino al secolo dei Lumi.
GATTU SCUTTU camp.: Iraghixeddu 'e gattu scuttu 'puzza (principalmente di Ieci)'. La locuzione
non e riportata nei dizionari sardi perche ritenuta espressione Iantasiosa dello slang cagliaritano e
campidanese. Ma non si capisce il riIerimento alla puzza per un gatto (animale notoriamente amante
dell'igiene) che e stato soltanto picchiato 'scuttu, iscuttu'.
In realta gattu scuttu (o iscuttu) e una paronomasia, un adeguamento al lessico attuale di una
antichissima espressione d'epoca shardana. Dalla base accadica possiamo trarre gattu(m) 'statua di
divinita' se[(m) 'distruggere, dissacrare (riIerito ai culti)'. Sembra di capire che gattu scuttu (
aggettivale *secu-tu) abbia a che Iare con l'operazione di dissacrazione delle statue delle divinita
appartenenti a un popolo vinto in guerra, le quali potevano subire tre sorti: il trasIerimento nella
citta dei vincitori; l'abbattimento, la Irantumazione o l'incendio (spesso le statue erano di legno); la
Irantumazione e la copertura con le Ieci dei vincitori. Di qui il riIerimento alla puzza del gatto, ossia
alla puzza della 'statua'. Vedi al lemma gattu.
GRODDE volpe` e uno dei tanti nomi apotropaici dell`animale, dai Sardi immedesimato tout court
nell`innominabile Diavolo. Ha la base etimologica nell`accad. gurrudu(m), qurrudu mangy,
rognoso`, onde *gruddu a seguito di ammutimento della -u-. Vedi Grollori. agner sbaglia a
collegare questo nome al personale Lollo, cosi come sbaglia a collegare un altro nome volpino,
margiane (vedi), al personale Mariano. Sono in Iorte dubbio se il sardo currudu ( it. cornuto) derivi
direttamente dall'accadico, o se sia piu congruo vederci, seguendo in cio la tradizione, un bue,
considerato che il bue e castrato e le vacche vengono montate esclusivamente dal toro.
ILODEI. Il toponimo Ilodei Malu signiIica sito del Diavolo` o, tout court, Diavolo`. Si trova a
Funtana Bona in agro di Orgosolo, esattamente dove ora sta la caserma della Forestale. Ilodei va
scomposto in Ilodhe suIIisso territoriale (con base ebraica) -i. A sua volta Ilodhe e variante di
Lodhe volpe`, Diavolo`. Vedi, per il semantema, Brabaisu ma, per la Iorma, anche Lode.
Comunque il toponimo puo derivare pure dall`accadico iltu(m) col signiIicato di divinita, casa
degli dei`. In tal caso Malu Iu aggiunto dai preti cristiani per demonizzare il sito.
INGIUGLIU nel nord e il nomignolo`, da non conIondere col soprannome` anche se puo valere
come tale o diventarlo. agner non lo recepisce. Si pone s`ingiugliu a uno per sbeIIeggiarlo,
motteggiarlo. Ed e uso dei bambini, ancora oggi, seguire la persona canzonata cantandogli il
nomignolo a mo` di nenia.
Il termine deriva dall`assiro-bab. in[u (a type oI cultic song) el(m) elevare, mandare in cielo`.
Quindi s` ingiugliu, nel suo piu antico uso, era una nenia religiosa rivolta agli dei del cielo. La
trasIormazione in tono di beIIa avvenne, ovviamente, in epoca bizantina, per l`esigenza di mutare in
ridicolo ogni maniIestazione degli antichi culti.
IRROCCU. Vedi Irastimare.
LIRI, Leori in Sardegna e noto come cognome, ma soprattutto come uno dei tanti nomi
apotropaici della volpe. Quest`animale da oltre un millennio e considerato immondo e inIernale. Ma
cio non ha mai impedito che dalla sua pelliccia rossastra si Iacessero ottimi cappotti o vaporosi
girocolli e che questo nome 'inIernale trasmigrasse su un cognome ben portato. Il agner riteneva
Liori un italianismo per leone` ( noi abbiamo seguito tale indicazione discutendo il lemma Leori).
Ma Sardella (SLCN 445 e passim) ha tentato di dimostrare l`errore del agner. In lingua nuragica
Liori era sostiene Sardella una Irase beneaugurante. Con l`aiuto del sumerico, Sardella propone
due appellativi: lo stendardo bello e abbondante` (riIerito alla lunga e Iolta coda, usata durante le
Iormule magiche); il giovane splendente` (riIerito al dio Luna nella sua Iorma a croissant).
Per capire bene il capovolgimento sacrale, occorre ricordare che in epoca pagana la volpe ed il cane
erano sacri (in Egitto il cane era persino un dio). Con l`avvento del cristianesimo, la lotta senza
quartiere contro le religioni del passato indusse i preti a Iare della volpe 'il simbolo degli stregoni
pagani ancora operanti che tentavano di inIluire abilmente sulla gente. Il nome della volpe divenne
cosi simbolo del sacerdozio pagano, e col passare dei secoli acquisi un`aura sempre piu negativa,
sino ad essere considerato uno degli aspetti del diavolo. Le persone che ancora oggi si trascinano un
cognome siIIatto, Iorse non sanno che un loro ascendente ebbe il ruolo sociale di stregone. In
accadico abbiamo la Iorma li`bu(m) una malattia seria`, un demone`, onde derivo il termine
sardiano *li(b)u con l`aggiunta del suIIisso -ri Liori.
LODDO, Loe, Lode cognome tradotto in Pittau come lou sudicione`. L`abbinamento e proprio
questo. Essendo attestato nei condaghes di Silki e Bonarcado come Lollo, nelle Carte Volgari AAC
IV come Lollu e nel CDS II 45 come Lodu, Lodo, e plausibile l`origine ebraica proposta da Ben
David ( Lod: Ezr II, 33; Nee VII, 37). Essendoci anche un nome di luogo ebraico Lod (1Cr VIII,
12), dobbiamo prendere in seria considerazione che anche il paese di Lode derivi il nome
dall`ebraico.
LODE comune della provincia di Nuoro. Gia da quando apparve in RDSard. a. 1341, Lode non ha
mai cambiato Iorma, Iorse non a caso. Il toponimo e ritenuto incomprensibile. Per toglierlo dal
mistero riprendiamo intanto il lemma lou, che signiIica lurido, sporco, sudicione`. agner
tralascia d`indicare l`origine di questo lemma dall`italiano lordo. Pittau lo incamera tra i vocaboli
sardiani e propone il parallelo tra Lode e il toscano-etrusco Loden(n)a. Forse ha ragione, perche lo
stesso Sardella lo appoggia indirettamente (SLCN 445) indicando in Lode un`origine sumera
(LU(2)-DE il Signore giusto, santo, splendente`).
Per capire integralmente la proposta del Sardella rimandiamo al lemma Liori, in quanto anche Lode
(ed il cognome Lodde) e uno dei tanti appellativi della volpe. C`e da supporre che l`intera
popolazione di Lode nell`alto medioevo si sia addossata le malevole canzonature dei preti cristiani
per il Iatto di Iavorire l`attivita degli stregoni, onde tutto il villaggio Iu marchiato con un nome
'diabolico e, in piu, anche 'sudicio. Il Iatto che il toponimo sia uno dei pochissimi ad esser
rimasto stabile da oltre un millennio, la dice lunga sulla 'maledizione e la 'rimozione subita da
questa popolazione per omnia saecula saeculorum. Ma vedi il cognome Loo, che puo dare il
bandolo dell'etimologia.
MAIARGIU (Fonni) 'mago', sass. Iemm. magliaglia, gall. majaglia, che ne e la base, secondo
agner, il quale pero non da l'etimologia. Essa ha la base nell'akk. ma[ru(m) 'assumere su di se'
disgrazie, cattivi presagi; 'andare contro corrente, controvento'; 'mettersi in opposizione'.
MAIMONE. Secondo Barreca deriva da Maimo che signiIica Acqua di lui`, allusivo all`acqua
come maniIestazione o Iorma sensibile di Baal. Secondo lui il termine sacro era anticamente
contenuto nel testo punico del giuramento di Annibale (purtroppo pervenutoci solo in greco), dove
le acque sono menzionate quali maniIestazioni della divinita.
Maimo, e bene ricordarlo, e il cognome di vari ebrei, mercanti e di altra proIessione, approdati a
Cagliari e ad Alghero nel 1365. Ma in Sardegna il termine e gia attestato da millenni. Esso e
ricostruibile Iilologicamente dal nome di un demone idrologico del Iolklore locale, che porta
appunto il nome di Maimone, e deriva dal vocabolo ebraico maim acqua`, accad. mm acqua`. Il
secondo membro del composto maim-one ha la base nel sum. unu (la parte piu sacra di un tempio),
e pertanto il signiIicato sintetico di Maimone Iu, almeno in origine, tempio delle acque` con
riIerimento alla Ionte sacra della Sardegna nuragica. Vedi comunque Mamone, e pure Maimatto.
MALCHITTU. Il Nuraghe Malchittu in Gallura sembra avere la base nel Ienicio malk (mlk) re`,
assiro malku, maliku, ebr. melek re` e Moloch accad. ittu boundary, road marker`, ovvero qtu
latino Iinis. Malku/Moloch e una divinita ctonia. Nei pressi di Sassari il toponimo Marchetto
sembra invece derivare dal bab. marqtu vegetazione`.
Ma va pure osservato come nel Medioevo Moloch divenne un concetto del tutto negativo,
rappresentante il dio del Male. Evidente inIlusso del clero cristiano. In questo caso -ittu non e altro
che l'accad. -itu, un tema che indica il seguace d'un dio. Quindi Malchittu (e Iorse Marchetto)
sembrano indicare la Iigura di un sacerdote del culto pagano, il quale per i preti cristiani era tout
court il 'seguace del dio del Male'.
MAMNE noto sito in agro di Bitti dove insiste un ergastolo. Vedi anche Mammone presso il lago
di Cucchinadorza.
In italiano Maimone e un nome attribuito in passato ad alcune scimmie (dall`arabo maimun
scimmia`), poi diventato nome Iantastico e terribile (Gatto Mammone). strano, ma non troppo,
che il Gatto Mammone abbia lo stesso nome ebraico di Maymo, notissimo cognome di ebrei arrivati
in Sardegna dalla Spagna dal 1365 in poi. Questo cognome e diIIuso in tutta Italia con varie Iorme
(es. Mimun). In (Gatto) Mammone si nota una chiara derisione anti-ebraica, nata ovviamente nel
Medioevo dalla commistione del lemma arabo col cognome Maymo.
In campidanese e usato nel sintagma bentu maimoni turbine di vento`. Ma questo ha un etimo
diIIerente (vedi appresso).
Un accrescitivo di Maimone (sentito come tale, ma piu che altro si tratta d`una commistione
abusiva) e mammutthone, mummuttone, mamussone, malmuntone, mamuntomo che in tutta la
Sardegna indica lo spauracchio dei bambini ed anche il Iantoccio usato come spaventapasseri.
Identico e il nome riservato alla maschera di Mamoiada (vedi Mammuthone).
In Sardegna Maimoni e principalmente un demone delle piogge, invocato ancora a Ghilarza, il cui
nome deriva dall`ebraico maim acqua`, accad. mm acque` sum. unu (la parte piu sacra di un
tempio); pertanto il signiIicato sintetico di Mamone Iu, almeno in origine, tempio delle acque` con
riIerimento alle Ionti sacre della Sardegna nuragica. Con cio siamo giunti pure al signiIicato di
Mamone, che e sempliIicazione di Maimone, cosi chiamato a causa delle acque sorgive scorrenti
nell`altopiano di Bitti, che danno origine al Iiume Tirso, il piu lungo dell`isola.
Va notato inIine che la base etimologica di (bentu) maimoni e l`accad. mamm(m), mummu Irost,
ice, gelo, ghiaccio`, con riIerimento al Iatto che tale vento soIIia in pieno inverno. Il termine
accadico subi a suo tempo l`accrescitivo sardiano -oni e la commistione Ionica con maimone e
semantica con Mamone.
MARDI. Nel meridione s`intende con mardi la Iemmina del porco, il cui etimo e universalmente
proposto dal latino mater. A me sembra molto stra#no che questo animale, cosi vilipeso in tutta la
storia della letteratura, abbia tale etimo. Quando non si e trovato di peggio, al momento della
gravidanza il suo ventre e stato adattato pure al concetto dell`esecrando cavallo che sconIisse la
civilta dei Troiani: e la scroIa diviene troia, appunto.
In realta mardi, col signiIicato attuale, e nato in epoca bizantina, quando il clero cristiano si
dedicava con pertinacia ad estirpare l`antica religione. E cosi l`accadico wardu (leggi mardu)
ministro addetto al culto della divinita` e diventato nientemeno che una troia`.
MARGIANI, margiane, mardzane nome apotropaico della volpe`, considerata il Diavolo in
persona e come tale innominabile. agner sbaglia a collegare questo nome al personale Mariano
(cosi come sbaglia ad assimilare un altro apotropaico della volpe, groe, loe, al personale
Lollo). Peraltro un tale approccio non ha alcuna giustiIicazione metodologica. Margiani e un
originario aggettivale sardiano avente la base etimologica nell`accad. marsu(m) carico di malanni,
molesto, Iastidioso`, (che produce lamenti) amari`, diIIicile, aspro`. La Iorma sarda originaria e
mardzane.
MARRANU. Il termine oIIensivo e rivolto in tutta la Sardegna a chi si vuole aIIrontare, o col quale
si vuole scommettere, o al quale si lancia una sIida. Es.: 'Se mi dai 100 euro mi tuIIo nell`acqua
gelida. Risposta dello sIidato: Marranu! Come dire: 'Fallo se hai il coraggio!: Nel passato la
risposta marranu!, essendo sommamente oIIensiva, non poteva essere lasciata senza replica, pena il
disonore dello sIidante o dello sIidato. Oggi, perduto il tono oIIensivo, conserva soltanto la
semantica di accetto la sIida` oppure ti propongo la sIida`.
Marrano era l`epiteto oIIensivo attribuito dagli Spagnoli all`ebreo o musulmano convertito. Da qui
la metaIora di uomo Ialso e cattivo`. Sul termine spagnolo marrano porco`, riIerito pur sempre agli
Ebrei e ritenuto sinora di etimo incerto, si sono sprecati Iiumi d`inchiostro.
L`etimologia del Pittau (CDS) barrinu piccolo, nano` e sbagliata. Il termine spagnolo e quello sardo
derivano entrambi dal bab. brn ribelle`, da cui il cognome sardo Barranu.
MASSNE e un villaggio estinto in agro della curatoria Ippis inIeriore, citato dal Porru 634; e
allotropo di mazzone volpe`. Mazzone e anche cognome, per il quale vedi il lemma Maccione
nonche le certezze che ne emergono. Sardella (SLCN 309) attribuisce il nome al sumero mash-su
principe, capo, guida`. Questa interpretazione e interessante perche, secondo Sardella, Massone
'era un titolo attribuito, genericamente, agli stregoni Questo composto Iu stravolto e ridotto al
signiIicato attuale dai Cristiani che combattevano gli ultimi epigoni del paganesimo e le loro
pratiche superstiziose.
MASTINARGIU. Bruncu Mastinargius in agro di Sinnai puo indicare la 'cima dei cacciatori di
volpi', da mastinu, mastio 'volpe', cosi nominata indirettamente col nome comune d'un cane per
ragioni apotropaiche. In pratica il cognome Mastino signiIica, indirettamente, il Diavolo.
Mastinargiu e pero anche un 'divoratore', un 'uomo dalla voracita straordinaria'. L`etimologia di
quest`ultimo aggettivale non e pero da mastino ma dall`accad. mas`u(m) portar via a Iorza,
rubare, rapinare` tinru(m), tenru Iorno`. Possiamo tradurre come Iorno rapace`.
MATTA, Mattsa. Questo termine comune indica, oltre alle interiora dell`animale e dell`uomo, la
mollica del pane`, specialmente la mollica male o punto lievitata. In questo campo semantico
rientra anche mattsa come midollo dell`albero`. A Bitti sa mattsa e su poddighe e il polpastrello
del dito. agner Ia derivare il tutto dal lat. matia. Invece e dall`ebr. massah pane azzimo, pane non
lievitato`. La stessa origine hanno i cognomi Mazza, Matsa, Matta. La base etimologica e
l`ant.accad. mat(m) crescere poco, avere scarse possibilita; diminuire, ridurre, abbassarsi di
livello; essere emaciato; Iallire, deteriorarsi; essere impedito`; anche essere umiliato, accorciare;
negligere; subire riduzioni o perdite; trattar male, insultare; essere disprezzato`.
MAZZA. Vedi matta.
MINCA camp. membro virile`; centr. mincra, log. mincia. agner ritiene derivi dal lat. mentula,
con vari passaggi che giustiIicano le tre Iorme sarde. Eppure non rimango del tutto convinto dalle
certezze del agner. Dalla storia, da questo stesso volume attraverso i suoi vari lemmi, e dagli
argomenti in esso esposti sulla civilta semitica, si arguisce quanto sia stata totalizzante la
persecuzione antiebraica dai tempi di Costantino ad oggi. In minca sembra di vedere chiaramente
l`ennesimo oltraggio alla religione ebraica, operato ovviamente dal clero cristiano nel Medioevo. La
mincha (lett. oIIerta`) e la preghiera ebraica del pomeriggio, che si apre col salmo 84 e prosegue
con un lungo passo tratto dai Numeri 28, 1-8 che parla dei sacriIici quotidiani. Vedi pure
mincidssu.
MINCIDISU camp. bugiardo`. Vedi mincidssu.
MINCIDISSU camp. demonio`. Questo lemma ha parecchie variabili, quali log. mintsdiu
provocazione, alterco, macchinazione`, mintsidiare provocare, attaccar brighe, seminar zizzanie`;
camp. mincdiu bugia`, mincidiosu bugiardo`, sminciri sbugiardare`.
Secondo agner queste Iorme hanno la base nel`it. omicidio, passato attraverso Iorme di antico
sassarese (Stat.Sass. III, 33 (92 r): tu de menthis). Ma la proposta del agner non ha nessun
puntello, a ben vedere, essendoci una Iortissima diIIerenza semantica tra la supposta base ed i
supposti derivati.
Le Iorme qui trattate hanno invece la base in una incredibile metamorIosi semantica voluta dai preti
bizantini nel primo Medioevo, allorche la polemica antiebraica, per iniziativa dei Padri della Chiesa
e dei primi concilii, era divenuta oramai parossistica. La Iorma di partenza e proprio il sardo minca,
mincia membro virile` (vedi lemma), che si compose con la Iorma accadica dess eccessivamente
opulento, dotato`, dsu sviluppo (del virgulto, della verga)`, des(m) essere copiosamente dotato`,
ds(m) abbondante, Iiorente`. Ai preti cristiani della Sardegna non basto quindi dissacrare la
mincha (lett. oIIerta`: e la preghiera ebraica del pomeriggio, che si apre col salmo 84 e prosegue
con un lungo passo tratto dai Numeri 28, 1-8 che parla dei sacriIici quotidiani), Iacendone
addirittura un cazzo; si volle identiIicare la mincha pure col Diavolo, e con blasIema doppiezza
(riIerita a un tempo al cazzo ed al Diavolo) si volle presentare la mincha come l`Essere inIernale
'molto grosso, 'Iiorente, 'eretto proprio come un cazzo.
TADANNU locuzione campidanese e cagliaritana: tadannu, ita dannu! interpretata popolarmente
(considerata l`identita Ionetica con la parlata sarda) come Quale, quanto danno!`, e che diventa
vera e propria esclamazione, reazione improvvisa e vivace sul piano delle sensazioni e degli aIIetti.
La si trova spesso a sigillo d`un commento su avvenimenti brutti o lacrimevoli, ed esprime lo stato
d`animo del parlante. Molto piu spesso tadannu, itadannu diventa qualcosa di piu della semplice
esclamazione di commiserazione o di autocommiserazione. Trapassa alla vera e propria
interiezione, espressa istintivamente nei momenti d`improv#visa paura o di terrore. Tadannu!,
urlato, accompagna cosi i momenti per#so#nali estremi: un incidente improvviso, una caduta, una
botta, un trauma lacerante. una locuzione semanticamente identica a quella usata dalle don##ne
del Capo di Sopra: Soberana! Sovrana!` (invocazione alla Madon#na, d`origine spagnola).
Nell`italiano si dice, con la stessa intenzione: Dio mio!, Madonna! I maschi sassaresi hanno
l`abitudine (a torto considerata plebea) di esclamare molto spesso: Cazzu! (sul cui lemma vedi
trattazione a parte). Ebbene, Soberana! e Tadannu! (ma anche Cazzu) sono locuzioni
semanticamente identiche all`invocazione accadica dandannu Onnipotente! (titolo divino)`.
Tadannu lo e anche Ioneticamente, quindi appare netta l`origine mesopotamica dell`esclamazione,
evidentemente gia appartenuta agli Shardana od eventualmente arrivata attraverso i Fenici, che
scrivevano `dann Nostro Signore`.
I COGNOMI EBRAICI DELLA SARDEGNA
Eliezer Ben David nel 1937 e stato il primo a studiare i cognomi ebraici della Sardegna,
pubblicando i risultati nella Rivista d'Israele. Gian Pietro Zara col suo libro I cognomi sardi di
origine ebraica, Artigianarte, 1994, non Ia altro che riprodurre passo passo quanto scritto dal Ben
David, mettendo ben poco di suo. Abbiamo in ogni modo un nutrito elenco di cognomi sardi a base
ebraica, che sommano a 372. Un`indagine dell`opera Ia concludere che in quei lemmi c`e un buon
5 di tara, in quanto alcune certezze dello Zara (e del Ben David) si rivelano piuttosto malIerme.
Pero a tale risultato deve poi essere aggiunto (ed io aggiungo) un buon 10 di cognomi non
indagati e che, ad un`attenta valutazione, si rivelano genuinamente ebraici.
Fatti i conti, in Sardegna risultano vitali ancora oggi circa 400 cognomi schiettamente ebraici.
Cognomi antichissimi, intendiamoci.
Si sa che Ben David e Zara hanno scartato quasi tutti i cognomi ebraici attuali, quali appaiono in
Israele e nei Paesi della Diaspora a seguito della Shoah. Hanno opportunamente scartato anche i
cognomi degli ebrei trapiantati momentaneamente in Sardegna dopo il 1324 (vedi Cecilia Tasca: Gli
Ebrei in Sardegna nel IV secolo, Cagliari, 1992). Ed ovviamente Zara ha negletto anche molti
cognomi ebraici che in epoca Iascista, per la legge dell`italianizzazione dei cognomi, Iurono
'italianizzati Ioneticamente. Egli si e applicato soltanto ai cognomi attuali che hanno riscontro
nella vasta onomastica biblica.
Ne e sortito un numero di cognomi antichi veramente alto, senza conIronti in nessun`altra parte del
mondo. Se poi mettiamo in rapporto tale numero con gli abitanti che la Sardegna ebbe allorquando
quei cognomi erano radicati, la proporzione diventa addirittura strabiliante. La Sardegna tra la Iine
dell`Era repubblicana e l`inizio dell`Impero romano aveva, secondo le stime, non piu di 2-300 mila
anime, pari a circa 30.000 Iocolari domestici. Questi conti non signiIicano, ovviamente, che in
Sardegna c`era un rapporto tra non-ebrei ed ebrei di 30000 : 400. Considerato che nei secoli antichi
molte Iamiglie ebree con lo stesso nome si erano via via moltiplicate, non siamo lontani dal vero se
ammettiamo esservi stati in Sardegna, gia prima del 19 e.v., almeno 6-7000 Iamiglie ebree su
30.000 Iamiglie complessive, con un rapporto di .
Se avessimo avuto a disposizione tutti i generi di cognomi ora spariti o metamorIosati, potremmo
aIIermare che la Sardegna, sino al 1492, annoverava, come origine ebraica, almeno il 50 di tutti i
propri cognomi. La proporzione non sembri esagerata.
Attenzione alla celebre data del 19 Era volgare! Lo Zara pensa che tutti i cognomi da lui rilevati
appartengano ai 4000 Ebrei trasIeriti in Sardegna nel 19 e.v., e si convince di cio perche ritiene con
certezza che quella del 19 sia stata la prima e la piu importante ondata ebraica nell`isola. Ma egli
sbaglia.
I risultati pubblicati nel mio volume 'Toponomastica Sarda (T.S.) danno invece certezza che quella
del 19 Iu la seconda ondata, e non sono portato a credere che Iosse la principale. Peraltro proprio
l`enorme numero di nomi ebraici antichi lascia intendere che essi non possano appartenere tutti ai
Quattromila. Sono troppi, i cognomi, se consideriamo che il celebre 'numero 4000 va depurato
anzitutto dei nomi egizi: che sono certamente in minoranza, ma pur sempre da conteggiare (ed in
altro studio li ho enumerati); un`ulteriore tara appare ovvia se pensiamo ai nomi doppi o tripli,
appartenuti ai Iratelli ed ai parenti Iorzatamente uniti alla massa dei coatti; una terza tara e
necessaria per tutti gli omonimi che si ritrovarono in quel Iolto gruppo. Non sono lontano dal vero
se aIIermo che gli antroponimi ebraici appartenuti ai Iamosi 4000 del 19 e.v. Iurono all`incirca
1000-1500. Che di essi oggi ne siano sopravvissuti 400 sembra un po` eccessivo, viste le
vicissitudini che gli Ebrei hanno subito sino ad oggi. Tutto lascia immaginare che tra i 400 cognomi
attuali siano numerosi quelli radicati attorno o prima al 1000 a.e.v.
Nel capitolo Cananei (pag. 55 di T.S.) do adeguate inIormazioni per considerare quella del 1000
a.e.v. come la prima vera ondata ebraica, e Iorse la piu incisiva. Naturalmente, le certezze sulla
prima ondata hanno delle oneste basi metodologiche, che non potendosi attenere alle notizie
storiograIiche (quali quelle di Tacito e Giuseppe Flavio) si attengono a risultati altrettanto
inoppugnabili, che sono quelli dell`indagine linguistica tout court. I termini comuni ed i teonimi qui
elencati sono il segno che proprio 3000 anni or sono (se non prima) comincio l`attivita di gruppi
ebraici nel territorio sardo in generale e sulle montagne in particolare.
Va immaginata una migrazione continua, pertinace, che comincio prima ed assieme ai Fenici, e
continuo con loro, seguendo le loro vicissitudini e le loro stesse Iughe, davanti al dilagare delle
violenze e delle persecuzioni degli imperi Assiro e Babilonese. La minuscola striscia di terra della
Fenicia, eterno protettorato, dovette sempre avere un certo esubero di popolazione, la quale davanti
ai soprusi dello straniero si trovo sospinta a colonizzare alla spicciolata le terre d`Occidente assieme
agli Ebrei di Dan e di Samaria.
Fatto il trasIerimento coatto da parte di Tiberio, la diaspora ebraica prosegui poi in concomitanza
della distruzione di Gerusalemme nel 70 e poi durante le Guerre Giudaiche, con acme nel 135
dell`Era volgare, in corrispondenza della ennesima distruzione di Gerusalemme. Non mette conto
poi cercare di capire l`entita delle immigrazioni avvenute in Sardegna, eterna terra di esuli e
Iuggitivi, da quando l`uIIicializzazione della Cristianita da parte di Costantino aveva dato l`avvio
all`automatica separazione, vie piu aspra e violenta, tra gli stessi Ebrei, con una parte di loro
divenuta perdente in quanto non voleva riconoscere la religione neotestamentaria.
Qui di seguito Iaccio l`elenco dei cognomi.
ABBA, in quanto cognome, partecipa in larga misura degli stessi processi linguistici che abbiamo
visto operare per abba 'acqua' (vedi).
Non mette conto riportare le posizioni del Manconi, che riduce il cgn Abba al sardo abba 'acqua',
ma nel contempo cita CDS, atti del 1187, oltre a CSMB 95, 129 (d'Abas, d'Abbas), acclarando
involontariamente l'arcaicita del cognome, come avviene per tutti quelli scritti nelle piu antiche
carte della Sardegna. Non molto diIIerente e la posizione di Pittau, il quale pero, con piu larghezza,
Ia quattro ipotesi etimologiche: 1 equivale a sardo abba acqua`; 2 corrisp. ad Abbas nome
medievale di Abbasanta (e cita la presenza del cgn in CSMB 99, 133 come de Abas); 3 corrisp. a
Caput Abbas, varie localita della Sardegna; 4 cgn propriam. it. lat. mediev. abbas, abbatis abate`.
Il cognome Abba e presente in Sardegna dalla piu alta antichita, e lo dimostra sia la sua presenza nei
condaghes sia la sua derivazione ebraico-biblica (vedi EBD: ebr. Abbas, aram. Abba). Zara ne
ricorda la Irequenza nelle catacombe ebraiche di Roma. La base etimologica di Abba e nell'ebr.
Abbas, aram. Abba, accad. abb 'Iauna di palude', abbu 'palude'.
ABIS. Il cognome sembrerebbe a primo impatto il plurale di sardo abi ape`. Su questa tesi sono le
posizioni del Manconi che propone Abis dal sardo abi 'ape'; idem il Pittau. Secondo Gigi Sanna (SG
492), Abi in quanto cognome deriva da uno dei nomi `Ap, `Api, `Aps (il dio egizio Api), rinvenibile
anche in Sardegna (a suo dire) quale appellativo del Dio unico nuragico.
Ma la ricerca oltremodo elucubrativa del Sanna, oltreche priva di metodo, non tiene conto delle
evidenze semitiche di questo cognome. InIatti EBD cita il parallelo dell'ebr. castigliano Abis, Habis.
Zara cita Abisai (1Cr 19,11 e passim). A mio parere, Abis non e altro che uno pseudo-plurale di un
sardo *Abi accad. abu(m) 'padre'.
ACA cognome. Vedi Acca.
ACCA, Aca cognome che Manconi e Pittau collegano a sardo bacca 'vacca'. Compare gia in un atto
di donazione di Torchitorio II alla chiesa di Santa Maria in Pisa (a. 1119) come Aca, quindi e
antichissimo, come tutti i cognomi dei primi documenti volgari della Sardegna. EBD pone Acca da
ebr. Haq, e ricorda la citazione dell'ebr.tunisino Hacca in "La France en Tunisie au VII siecle", che
riporta una procura di Antiocha Hacca, sarda, a Francesco Haca, "sans doute le mme que Vacca"
annota l'autore, P.Grandchamps.
La vera base etimologica di tutti questi lemmi citati sembra essere il bab. akk 'civetta', oppure
ak(m) 'zoppo' o ak 'palo d'ormeggio'.
ACCALAI cognome che Zara suppone prodotto da un doppio cogn. sardo Acca-Lai (d'origine
ebraica). Cosi pure Pittau. Mentre Manconi lo suppone dal cogn. ebraico Alcalai. EBD lo propone
invece da un ebr. Ahlai, vedi ebr.sp. Calahi. A mio parere e accettabile la proposta del Manconi
(Alcalai), anche se la parentela strettissima col cgn. sardo Callai (di origine ebraica: vedi) sembra la
piu ammissibile. Se e cosi, Accalai e Callai hanno la base nell'akk. akalu(m), aklu(m) 'pane,
pagnotta; cibo' aklu(m) 'mangiare'. Ma Iorse e piu congruo considerare Accalai un doppio
cognome, giusto lo Zara. In questo caso, vedi separatamente i lemmi Acca e Lai.
ADAMI cognome. Vedi Adamo.
ADAMO cognome. Vedi Adamu.
ADAMU cgn. che Manconi da it. Adamo. Pittau lo da lat. eccl. Admus. Zara, correttamente, lo
propone direttamente dall'ebr. Adam (Gn 4, 1.25; 5, 1.2.3.4.5). La sua base etimologica e l'accad.
adamu 'rosso', '(sangue) rosso', '(abito) rosso', sinon. per 'persona importante'.
ADDARI, Adduris, Gadduris. Il cognome sardo non e dal nome comune gaddari cavaliere`, come
sostiene Pittau, ma sembra derivare direttamente dall`akk. Addaru (12 mese babilonese,
equivalente a Iebbraio-marzo). EBD propone un piu appropriato ebr. Addar (1Cr 8, 3), attestato
anche come nome di luogo (Giosue 15, 3), sopravvissuto tra gli Ebrei sp. come Addarhi, in ebraico
Attar. La base etimologica di questo cgn. ebraico e l'accad. adru(m) 'essere scuro, buio, tenebroso';
'oscurare, oscurarsi'.
ADDARIS cognome. Vedi Addari.
ADDAS cognome. Baccu Addas e una Iorra del Supramonte di Baunei, integralmente rocciosa e
pietrosa come tutta questa plaga, e comunque moderatamente percorribile con buoni scarponi,
almeno sino a quando essa precipita in un orrido spettacolare. Oltre a questo sito, abbiamo pure la
Punta Salvu Adas (relativa a un nome e cognome) in agro di Berchidda, nonche tanti altri siti con
toponimi del genere. Il Manos, citando il toponimo Bingia Addai, aIIerma signiIicare la, di la` (vedi
logud. addae). Ma l`ipotesi non e accettabile. Sarebbe, a questo punto, piu verosimile una
derivazione dall`ant.it. Iata (vedi cgn Fadda).
In realta possiamo cominciare a togliere veramente il nome dall`oscurita etimologica derivandolo
dal sum. adda padre` (OCE 352), Ien. `d (Hadad), Adda Marte semitico`; cIr. al riguardo il
cognome moderno, ebraico ed arabo, Hadas (1Re, 4,6). Questa ricostruzione ha un buon vantaggio,
visto che il toponimo resta pressoche identico in tutta l`isola.
Un'altra proposta sarebbe troppo lambiccata e piuttosto carente nel merito,e andrebbe bene soltanto
in area barbaricina, essendo legata al 'colpo di glottide. Secondo questa, adas potrebbe essere un
allotropo di adanu (Genista aetnensis), Iitonimo 'preromano (Paulis) alla cui base appartiene pure
il catalano cadec ginepro rosso` (Juniperus oxycedrus) da un piu antico cade. Il dileguo della velare
iniziale e tipico dell`Alta Ogliastra e dell`Alta Barbagia, e per questi luoghi andrebbe
particolarmente bene, dal momento che i due alberi citati crescono magniIicamente nelle gole del
Supramonte di Baunei ed Urzulei. Ma e sicuramente la prima proposta ad essere giusta. Vedi anche
il lemma Addis.
Ma a proposito di alberi, sembra che il dizionario dell`ebraico antico possa cavarci deIinitivamente
d`impiccio, col lemma adas, , Mirto` (Myrtus communis: detto anche albero Iolto`): Nee 8,15; Is
41,19. Baccu Addas signiIicherebbe quindi la gola del mirto`.
ADDIS cognome che secondo Pittau e il plurale di baddi 'valle'. Manconi ripropone la proposta del
Pittau, ma chiarisce che il cognome e gia registrato in EA e in CDS, I, 845, 856 come de Addis. Cio
basta per acclararne l'assoluta antichita preromana, nientaIIatto collegata al lat. vallis. Il cognome
sardo puo invece essere il relitto di Sid Addir Babay di Antas babilonese add daddy, babbo`, col
solito suIIisso sardiano -i, poi diventato -is per vezzo euIonico. In ogni modo, EBD da al riguardo
una pletora di prove semitiche, producendo l'ebr. alg. Ades, dall'arabo Beni Adas, tribu nomade
dell'Algeria, diIIuso in tutta l'AIrica del nord anche come Addi, Adi, Ady, Benadi, Bennadi, Ada,
Hadda, Adda. E poi lo stesso Ben David a conIrontarlo pure con l'ebr. Abda (1Re 4,6 e passim) o
`Adda (Gn 4,19 e passim). Hadd e Haddu sono anche antiche graIie Ienicie per Hadad: Rib-Addi e
un re di Byblos. Cosi anche Zara.
Per la base etimologica, vedi Addas.
AGGIU, Aggius cognome che Pittau e Manconi suppongono da aggiu 'aglio' lat. allium, oppure
come termine di origine 'del paese di Aggius'. Zara lo considera originario dal nome ebr. Haggi (Gn
46, 16). L'ipotesi dello Zara e la piu congrua. La base etimologica sembra l'akk. a[iu, a[u 'braccio';
anche 'lato, angolo'.
AGGIUS cognome. Vedi Aggiu.
AJO cognome che Pittau da ajo! 'orsu, vieni'. Zara invece, sulla scorta di EBD, lo collega
appropriatamente all'ebr. Ahio (1Cr 8,14 e passim). La base etimologica e l'assiro a[u(m) 'Iratello';
a[ 'my brother'.
ALA, Alas e un cognome sardo ma pure arabo (palestinese). Fu anche nome della Bibbia: Alas
(EBD). Sembra derivare da accad. lu citta, villaggio`. A meno che non accettiamo la Iorma
accadica di Mari (alas 'Cipriota' Alasia). E documentato nei condaghes di Silki e Salvennor e
nelle Carte Volgari AAC. Vedi cognome Alea. Pittau, sbagliando, lo Ia derivare dal lat. ala
(imitando in cio agner)
ALAS cognome che EBD e Zara Ianno derivare dall'ebr. Alas, ebr.cast. Halas. Vedi Ala.
ALBA cognome su cui Pittau Ia due ipotesi: 1 e uguale al per. Iemm. Alba lat. albus, 2 e cognome
italiano. Ma il cognome e gia registrato nel condaghe di Salvennor 181, 308: e cio ne attesta
l'antichita e la sardita. La base etimologica deve essere l'accad. arbu 'Iuggitivo, ramingo', oppure
l'ebr. `arba 'quattro'. In ogni modo, anche solo attenendoci alla Iorma arbu, notiamo che essa in
sardo diede l'esito Ionetico di arbu e albu (con successivo suIIisso in -a), cosi com'e successo per i
vari monti Arbu, Albu, Albo (i quali pero hanno altra etimologia).
ALBAI cognome antico, la cui presenza Manconi segnala in EA. Pittau lo collega ad Alvaj, Arbai,
Arvai e ritiene derivi dal cognome Salvai, ritenendolo quindi originato dal cat. Salva 'Silvano'. In
realta il nome catalano non c'entra. La base etimologica e l'accad. arba`u(m) 'quattro', ebr. `arba
'quattro'. Vedi appunto il cognome Arbai, che e il capostipite sardo della serie. Arba, cognome che
Manconi Ia derivare dall'it. barba e Pittau dal lat. albus 'bianco', o da arba 'barba' lat. barba,
ricorda in realta il nome ebr. Arba` (Gs 21,11).
ALBAIS cognome, variante di Albai.
ALBINO cognome che Manconi considera nome pers. Albino, e ne attesta la presenza in CSMS
291 de Albine, in EA Albine. E proprio la presenza nel sardo antico a testimoniare l'alta antichita del
cognome. Esso e un composto (un ex stato costrutto) derivante dal cognome Alba, Arba, Arbai
(vedi) accad. bin(m) 'Iiglio'. E un patronimico e signiIica 'Iiglio di Arba'.
ALIA, Alias cognome che Pittau Ia discendere dall'ebr. Elia; Manconi invece lo deduce da Arias
cgn. ebr. della Spagna. Tutto cio e possibile. In ogni modo la base etimologica sta nell'accad. lu(m)
'villaggio; cittadino' i`u che e un termine babilonese ignoto.
Ma vedi al riguardo anche Ariu, cognome proposto dal Manconi come variazione di arru 'rivo' (o
Arriu, villa del Sulcis scomparsa). Cosi Pittau. EBD lo conIronta con l'ebr. it. Ariani, e cosi Zara, il
quale ricorda l'ebr. Ari, latinizzato in Arius, onde it. Ariani. Ma a ben guardare, nella Bibbia c'e
solo il nome Arie (2Re 15,25). E quindi possibile ritenerlo un cognome con base ebraica, ma e pure
possibile la base bab. ari[u (una pianta), o arib (una veste). Vedi Arixi.
ALIAS cognome. Vedi Alia.
ALISEO cognome che Pittau ha rilevato a Sassari ed Alghero e che Ia corrispondere al nome per.m.
Eliseo, derivante dal nome del proIeta biblico.
ALTANA cognome che EBD propone dall'ebr. Smirne Aldana. Zara lo cita dal condaghe di Trullas
7.8.9.16.202, e da CDS I, 850 CL. Altana ricorda anche il rio Altana in Gallura. Pittau ne suppone
due origini: 1 gall. altana 'terrazza' it. altana; 2 camp. artana 'tagliola', trappola' d'origine incerta
(secondo il agner, da cui Pittau attinge). Ma e proprio la segnalazione tra i cognomi ebraici,
nonche la presenza del cognome nei condaghes e nelle altre carte della Sardegna medievale, ad
acclarare la piu alta antichita di Altana, la cui base etimologica sembra l'assiro alidnu 'progenitore'
(w)aladum.
ALTARA cognome che sembra apparentarsi a un nome di luogo sardo (Saltara, in Gallura: vedi) e
al nome Saltaro (Iiglio d'un regolo gallurese); ma e pura assonanza. EBD lo segnala come ebraico
levantino Altara, Altaras. Le sue basi etimologiche sembrano semitiche: bab. altal 'Ioresta', altarru
'Iorte, eroico', altaru 'lavoro assegnato' sumerico. Vedi comunque il cgn Taras per la somiglianza
che EBD vede col cgn Altara.
ALVAJ cognome che Zara propone dall'ebr. Alvah (1Cr 1,51 passim). Ma sembra piuttosto una
variante del cgn. Albai, a cui rimando. Vedi anche Arbau.
ALVAU cognome che Pittau crede legato all'agg. arbau 'imbianchito' o salvau 'salvato' con caduta
della s- creduta articolo. Zara lo presenta invece come variante di Alvai (vedi). Sono d'accordo sulla
posizione dello Zara, anche se Alvau e, in deIinitiva, una variante di Albai, Arbai (vedi), cui
rimando.
AMADU cognome che Pittau Ia corrispondere al pers. masch. Amadu Amato` (Porru 627), che
deriva dal lat. eccl. Amatus. A mio avviso invece il cognome e antichissimo e corrisponde al nome
d`una tribu aramea dell`antica Syria, attestata intorno alla citta di Amat (vedi). Questa tribu e citata
dal re assiro Tiglatpileser III alla Iine dell`VIII sec. a.e.v. Ma Amadu puo essere pure una Iorma
diIIerente del cognome Amat, alla cui etimologia rinvio.
AMAT cognome sardo. CIr. la citta di Amat sull`Oronte, nell`antico Aram. citato in 2Re, 17,24 e
passim. In Ienicio signiIica schiava` ( `mt). Vedi comunque il cognome Amadu. EBD lo considera
di origine catalana, mentre la sua variante italiana Amato e da lui ritenuta di origine iberica. Egli
segnala anche il nome Ienicio Ben-Amat.
La base etimologica di Amat sembra essere l'accad. di Nuzi amatu (designazione di terreno)
hurrita o amtu amtu, awtu 'governante, schiava' specialmente usato nella corrispondenza
rivolta a persone d'alto rango ("schiava vostra"). Gli antichi mercanti assiri chiamavano amtu la
moglie anatolica, ossia la donna della Cappadocia che sposavano in loco secondo l'usanza locale,
per poi disIarsene una volta che rientravano in patria. Amtu e anche la 'concubina reale'.
Ma principalmente amat e il 'bastone da lancio nuragico'. A prima vista puo essere conIuso col
boomerang australiano ma questo bastone, pur essendo un'arma da lancio, non Iu concepito per
ritornare indietro se mancava il bersaglio. Dotato di manico con pomo emisIerico e realizzato in
legno, era un'arma molto diIIusa tra i mercenari Nubiani al soldo dei Iaraoni gia in epoche molto
antiche. Chiamato amat, poteva avere Iorma curva, con tante varianti, e a "7". Nella mitologia
egizia Iu con questo tipo di bastone che il dio Seth (divinita adorata dagli "stranieri occidentali")
uccise suo Iratello Osiride (Angela Demontis 64-65).
In ultimo, registro pure l'akk. ammatu 'cubito' come misura lineare, o come misura d'area; in
astronomia e una misura d'angolo. Per stato assoluto Ia ammat.
AMU, Ammu cognome che Manconi propone dal log. amu lat. hamus 'gancio'. Pittau ripete il
Manconi, ma Ia anche una seconda ipotesi, che Amu derivi dal camp. rustico amu 'morso della
briglia, musoliera dei capretti da svezzare', che nel sardo generale si dice camu. EBD indica il
cognome ebraico Ami (Ezr 2,57). In ogni modo la base etimologica sta nell'akk. am 'una pianta
spinosa' (da cui l'antichissimo amo); ma puo essere pure da [mu, amu(m) 'zattera di canne', am
'palato'.
ANA, Anas cognome che Pittau pone uguale all'agg. I. (b)anu, vanu 'vano, vanitoso' lat. vanus;
ovvero corrispondente al sardo ana asma`; Ia anche altre ipotesi che non riporto per brevita. Zara,
sulla scorta di EBD, propone l'origine dall'ebr. Anah (1Cr 1,38, 40, 41); e sembra la giusta
interpretazione, con la base etimologica nell'accad. anhu 'stancarsi; stanco; esser dilapidato (di
ediIicio)'; oppure wan`um 'mettere sotto pressione, minacciare'.
ANANIA cognome corrispondente al santo sardo Anania, un soldato convertito il quale, assieme al
vescovo Egidio, secondo una tradizione sarda non contemplata dalla Chiesa, sarebbe stato il primo
evangelizzatore di Orgosolo e dintorni. L`antroponimo e ebraico (1Cr 8,24). Il Iatto che in Sardegna
si conservi questa tradizione dimostra non soltanto la tenacita di certi elementi di storia religiosa,
ma pure che l`elemento ebraico in Sardegna era cospicuo. Sempre per il periodo imperiale, vedi il
nome ebraico Beronice ma principalmente sant`EIisio: anche questo grande santo era d`origine
cananea. Vedi Onani.
ANERIS cognome che Pittau attesta come pers. I. a Isili, reso equivalente a San Neri 'San Ranieri'
patrono di Pisa venerato anche in Sardegna. Non credo a questo allomorIo pasticciato. La base
etimologica e uno stato costrutto accad. Anu 'Dio del Cielo' ers 'like an eagle' er 'aquila',
chiaro epiteto riIerito a quella deita.
ANGOTZI cognome identico all'it. Angozzi, non registrato nei dizionari, escluso I Cognomi della
Sardegna di M.Pittau, che lo rende, appunto, dipendente dall'it. Angozzi. Secondo Zara e dall'ebr.
Anthothiah (1Cr 8,24), trascritto nelle anagraIi parrocchiali (sarde) col tz Iorse nella consapevolezza
di rendere meglio la pronuncia originale ebraica che in epoca romana non doveva diIIerire di
molto". Non sembra proprio. La base etimologica del cognome sardo e italiano sembra essere
l'accad. an[u(m) 'stanco' di gente o animali; 'dilapidato' di ediIicio' su(m), ussu '(testa di) Ireccia',
con signiIicato complessivo di 'punta di Ireccia smussata, rotta'.
ANIDU cognome di cui Manconi ignora l'etimologia. Invece essa e chiara, riconducendosi a un
antico personale teoIorico accadico, uno stato costrutto composto di Anu 'Dio del Cielo' idu
'braccio', 'Iorza'. E un chiaro epiteto riIerito alla deita: 'La Iorza, il braccio di Anu'.
ARA cognome gia documentato in CSMB 178, 179 e CSMS 252; interpretato dal Pittau come sardo
ara brezza Iredda` lat. aura; in alternativa, come logud. ara seminato` deverbale di arare; oppure
come variante barbaricina del cognome Fara; in ultimo come italiano ara altare`. Il termine ha pure
l`omoIono in un nome comune (leggi piu su) col signiIicato di territorio, angolo o porzione di
territorio`. Manconi cita anche EA (de Aras) e lo ritiene dal log. ara 'ramo spinoso' lat. vara 'verga,
ramo Iorcuto'. Ricorda inoltre che e un cognome pure spagnolo. EBD lo riconduce all'ebraico Ara
(1Cr 7, 38), Arah (Ezr 2,4). Indubbiamente, il Iatto che il cognome sia presente nelle piu antiche
carte della Sardegna e che sia registrato direttamente nella Bibbia, non lo accredita come spagnolo
ma lo Ia derivare con certezza dall'aramaico r 'terra, territorio'. Ovviamente, anche il cognome
spagnolo partecipa della stessa etimologia.
ARAMU cognome; sembra a prima vista derivare da arramu ramo` o dal personale Adamu
Adamo`. Ma sembra piu corretto vederci l`antroponimo ebraico Abraham Abramo` (Gn 17,15;
2Cr 20,7). EBD lo deriva dall'ebr. Aram (Gn 10,22; 1Cr 1,17 etc.). Quindi, se il cognome non e da
ricondurre ad Adamo e neppure ad Abramo, e certamente un nome di luogo (Aram e il territorio
siriano da cui provenicano gli Aramei e la lingua aramaica); ma puo essere anche dal bab. armu
'coprire, ricoprire, placcare' un tamburo con pelle, un oggetto con lamine d'oro, etc.
ARBA cognome che Manconi Ia derivare dall'it. barba e Pittau dal lat. albus 'bianco', o da arba
'barba' lat. barba. EBD ricorda il nome ebr. Arba` (Gs 21,11) `arba 'quattro'. Cosi Zara, che
ricorda anche Arbatax (vedi), e pensa che derivi da Arba anche il cognome Arbu (vedi).
E giusto quanto aIIerma EBD; possiamo pero pensare che l`origine possa non essere direttamente
ebraica, sibbene dal Ienicio Aharba. Questi era sacerdote di Astarte a Tiro e marito di Elisa-Didone
(a noi e piu noto come Sicheo). La donna condivideva il trono con suo padre Pigmalione Iiglio del
deIunto Matten. Pigmalione Iece assassinare suo marito Aharba per imbrogli e Iurti Iinanziari
(Herm 198) ed Elisa/Didone scappo col tesoro racimolato dal proprio consorte, dirigendosi a
Iondare Cartagine. Da Cartagine il nome personale puo essere passato Iacilmente in Sardegna.
ARBAI cognome che Pittau vede come variante del cgn. Alvaj, quindi da Salvai; egli richiama al
riguardo pure Albai, Arvai.
In realta Arbai e primamente una variante del cgn. Arba (vedi), cui pero e collegato anche Albai,
Arvai. E invece da espungere la parentela con Salvai.
ARBAU cognome che Manconi pone dal sardo arbau 'vaiato'. Pittau lo crede legato all'agg. arbau
'imbianchito' lat. albatus, o al p.p. salvau 'salvato', con caduta della s- creduta articolo. In realta il
cognome e una mera variante di Alvai, Albai, Arbai, Alvau, cui rimando.
ARDU. Questo cognome a una prima considerazione sembra signiIichi cardo`, e come tale e
trattato dal Pittau. Mentre Manconi, pur condividendo con Pittau la stessa proposta, da molte piu
inIormazioni. Ardu doveva essere una minuscola villa che aveva un unico cappellano o parroco
insieme alla vicina Villa Tavera: DE, 47, 1682 (nella Flumenargia, giudicato di Torres). Altra
localita Ardu esisteva nella curatoria del Sigerro, giudicato di Cagliari. In CSMB, 93, 131, si ha
Dardu de Ardu. In CSPS 182, 399, 422 d'Ardu. In EA si riscontra ripetutamente Ardu e anche
Dardu. In CDS in atti del 1410 si ha de Ardo.
Indubbiamente sarebbe possibile accettare la posizione del Manconi, ma e piu congruo vederci il
cognome ebraico Ard, Arde, uno dei Iigli di Beniamino (Gn 46,21). Non essendo attestato tra gli
ebrei ispanici arrivati in Sardegna nel IV secolo, va considerato tra quelli arrivati nel 19 e.v. o
prima, giusta la proposta di Zara (CSOE). Si puo accettare solo in subordine la base accadica
(w)ardu(m) schiavo, servo`, mentre e piu verosimile che il cognome sardo derivi - a parita con la
Ionte ebraica - dal personale Ardys, re lidio, zio di Gige, di discendenza eraclide.
ARE cognome citato nel CSMB e nel CSMS. Manconi lo rileva ripetutamente in CDS I, 837, CL;
II, 308 LI, 374, LVII, ed anche in CSPSO, 36 de Are. Lo ritiene originato dalla Spagna, dove oggi e
Ares. Pittau lo ritiene derivativo di nome di luogo, dal villaggio medievale Bare, (U)Are, Vare, Vari,
citato nel condaghe di Silki 85 e nel codice di S.Pietro di Sorres 36 e Iorse corrispondente a Bari
Sardo. Come cognome e documentato anche nel codice di S.Pietro di Sorres 129, 130, 132. EBD lo
ritiene dall'ebr. Arie (2Re 15,25), arie 'leone'. Zara idem, e suppone Aresu come probabile derivato.
Con tutte le citazioni che ritroviamo negli antichi codici sardi, dobbiamo dichiarare ovviamente la
piu alta antichita di questo cognome. Questo e l'unico dato inoppugnabile. Mentre sono poco
convincenti le origini ebraiche proposte per Are (assieme al suo derivato Aresu) da Eliezer Ben
David (EBD) e dal suo emulo Zara. Propendendo per l'origine ebraica, allora potremmo pure
accettare la Iorma prodotta da 1Cr 7,39; Esd 2,5: Arach. Ma e molto piu congruo supporne l'origine
accadica, da ar 'granaio, magazzino', con la -u che diviene -e, Iatto usuale nelle leggi Ionetiche
della Sardegna. Vedi comunque Arelo.
ARIU cognome proposto dal Manconi come variazione di arru 'rivo' (o Arriu, villa del Sulcis
scomparsa). Cosi Pittau. EBD lo conIronta con l'ebr. it. Ariani, e cosi Zara, il quale ricorda l'ebr. Ari,
latinizzato in Arius, onde it. Ariani. Ma a ben guardare, nella Bibbia c'e solo il nome Arie (2Re
15,25). E quindi possibile ritenerlo un cognome con base ebraica, ma e pure possibile la base bab.
arihu (una pianta), o arib (una veste). Vedi comunque Arixi.
ARII, Arixis (x j Irancese) cognome che Manconi ritiene equivalente al nome del paesetto di
Arixi e quindi epiteto riIerito ad uno proveniente dal luogo. Egli ricorda che in Cagliari nel 1200 si
aveva il cgn. de Arigi, Darigi, Arigi. Lo stesso scrive Pittau. Sono d'accordo, onde rimando
all'etimologia del toponimo Arixi (x j Irancese) centro abitato vicino a Senorbi. Il paesetto e citato
pure nel CDS. Secondo Barreca il toponimo deriva dall`antroponimo punico Arish col signiIicato di
(possedimento di) Arish`. Il Pittau (OPSE 234) lo conIronta con Ariccia (Lazio) che pare etrusco,
ma principalmente con l'antroponimo latino Arisius (UNS 143). EBD attesta il cognome nell'ebr.
alger. e tunis. Ariche, Arich, Iorse dal nome di luogo egiziano el Arich o nome di luogo sp. Ariza
Tutte le ipotesi qui riportate convergono ognuna col suo pezzo di verita, alla quale aggiungo
l'ipotesi che Arixi (Arisci) derivi dal bab. ari[u (una pianta). Per quest'ultimo caso, vedi cgn. Aru,
che sembra una variante. C'e pure il cognome con la Iorma Arisci.
ARIIS cognome. Vedi Arixi.
ARONI cognome. Sembrerebbe doversi dare ragione al Manconi ed al Pittau (CS) nel tradurlo col
sardo arone 'riccio di castagna'. E con loro essere d'accordo nel considerarlo antico-sardo o proto-
sardo. EBD ne propone l'origine dall'ebr. Aaron; di Aronne. Cosi Zara (Es 7,1; 4,14). Ma e pure
possibile che Aroni derivi dall'ebr. arn 'letto incassato'. Solo cosi si giustiIica l'antichissimo
termine sardo arone 'riccio di castagna'. Quest'ultimo signiIicato (non la sua Iorma) e passato poi al
sardo alto-medievale garroppu, e di arone e rimasta traccia soltanto a Nuoro ed Orani a indicare la
cavita del riccio della castagna.
ARRAI cognome. Vedi Arrais.
ARRAIS cognome che Manconi pone camp. arrais 'capitano della ciurma nelle tonnare', e quindi
di origine marinara. Voce deriv. dall'arabo, per mezzo del cat. arraix, 'id.'. Pittau segue le orme del
Manconi: arrais, rais, ma ritiene sia pervenuto in Sardegna tramite il siciliano, dall'arabo arr`is
'capitano di nave' (in cio segue Iedelmente il agner). EBD sembra sbagliare a collegarlo all'ebr.
navarr. Arraioso. Egli ricorda anche un punico Aris. Nel Vicino Oriente il termine, modiIicato
secondo le lingue, Iu dappertutto in uso. La base sembra l'assiro-bab. ra`su, rsu 'sceicco' accad.
ras(m) 'diventar padrone', 'ottenere (Iorza, reputazione)', e simili. Il cognome Rais e una variante.
ARRAS cognome che Manconi pone log. arra 'anello speciale, orecchino', ripetendo quanto scrive
agner, il quale propende di vedere in arra l'it. arra 'impegno (di matrimonio)', da cui il dono degli
orecchini. Arras in realta e della piu alta antichita, e si riscontra in EA. Pittau lo individua anche in
CSMB 115 come cognome di casato. EBD lo ritiene dall'ebr. Aras; Harhas (2Re 22,14), ebr. harras
'Iabbro e scultore', ebr. cast. Aras. E lo conIronta anche col cgn. sardo Ara. Zara segue EBD, e per il
Iatto che l'ebr. Harhas e pronunciato con la velare aIIricata ch (come tedesco ch), pensa
all'apparentamento con l'altro cgn. ebraico Carcassona.
Tutto sommato, le varie ipotesi sono da considerare con molta circospezione, esclusa quella di
EBD; a meno che non accettiamo la base bab. arasu(m) (Iorse un contenitore di sale); ma e pure
possibile vedere Arras come plurale sardo dal bab. r 'Ioresta'.
ARRU cognome che Manconi pone da log. arru 'Iallo, errore', e cita in EA de Arru, Arro. Pittau
emula il Manconi, e ci vede un log. arru, aerru, erru 'errore, sbaglio', deverb. di errare 'errare,
sbagliare' (seguendo in cio il agner); ma pensa pure che Arru possa essere una variante del cgn.
Arru con mancata indicazione dell'accento. EBD lo ritiene variante del cgn. Aru ebr. Arus, Aruch.
Cosi Zara.
In realta la base etimologica e l'accad. arru 'maledetto'.
ASARA cognome che Manconi conIronta con Atzara, Azara, sospendendo li la ricerca etimologica
Cosi pure Pittau. EBD lo conIronta con l'ebr. Azar per El`azar. Cosi Zara. Nel considerare giusta
l'ipotesi di EBD, segnalo pure che Asara e uno dei numerosi nomi di id-Marduk, il sommo dio dei
Babilonesi. Il nome (e poi il cognome) Iu molto diIIuso nel Vicino Oriente, e per tramite ebraico
passo anche nell`Abissinia. Il regno di Axum nel VI sec. e.v. era governato da una maggioranza
ebraica e, contro i Cristiani, il re YusuI Asar (Giuseppe Asara`) tento d`imporre nell`area la
religione ebraica.
ASCHIERI cognome diIIuso in Sardegna ma pure nell`Italia del nord centro-occidentale. Emidio
De Felice lo ricorda come nome personale di origine germanica, apparso nel secolo (Anschario,
Aschero, latinizzato in Anscarius e Ascherius). Ma il De Felice non riesce a trovarne l`etimo,
proponendo un supposto (soltanto supposto) *ans- divinita, dio`, e *gaiza- o *gaira- lancia,
giavellotto` col signiIicato complessivo di lancia divina`. Anche Pittau rimanda a questa strana
ricostruzione del De Felice.
L`ipotesi e tanto lambiccata quanto insostenibile. Ritengo invece che il cognome sardo-germanico
abbia l`origine comune da Iamiglie ebraiche insediate in territorio sardo sin dai tempi di Salomone,
e in territorio germanico dopo la conquista romana della Gallia e delle zone alpine. InIatti Aschio e
citato in 2Sam 6,7 come uno dei due biIolchi che guidarono il carro con l`Arca Santa appena
restituita dai Filistei.
ASCIA cognome che Pittau ritiene corrispondente al sost. it. ascia scure`. Ma ci troviamo quasi
sicuramente davanti ad una paronomasia. Dovrebbe trattarsi di un antico cognome ebraico,
corrispondente ad Aschio, citato in 2Sam 6,7 come uno dei due biIolchi che guidarono il carro con
l`Arca Santa appena restituita dai Filistei. Vedi cognome Aschieri.
ASQUER cognome di derivazione genovese; ma l'origine puo essere catalana: cosi la pensa Pittau,
proponendo il parallelo (suggerito da Edoardo Blasco Ferrer) con cat. esquerre mancino`. EBD a
sua volta cita l'ebreo catalano quizo, Azqui, che Iu Iatto derivare dall'ebr. Hisquiyya. Ma sbaglia;
egli non ha tenuto conto dell`esistenza di un altro nome ebraico assai piu probantte, che e Aschio,
citato in 2Sam 6,7 come uno dei due biIolchi che guidarono il carro con l`Arca Santa appena
restituita dai Filistei. Tenendo conto di un nome geograIico della Corsica, la regione di Asco, e
possibile pure che Asquer sia un nome di origine, indicante certe Iamiglie provenienti da quella
regione (v. comunque Maxia: I Corsi in Sardegna 215). Due varianti di questo cognome sono
Ascheri e Aschieri (vedi).
ATENE cognome. Vedi Attena, principalmente Attus.
ATTENA, Dattena, Attene, Atene, Atzena, Azzena. Questo cognome dalle numerose varianti
corrisponde al nome di un villaggio medievale Aczena, Assena nella diocesi di Usellus, presso
Baressa, ora scomparso (Day 72, Terrosu Asole 15, citati dal Pittau CDS). Una variante sembra
anche Atzeni e Atzei. Il termine sembra derivare dal bab. Attana (che e il 7 mese mesopotamico).
Ma il vero capostipite sembra Attus (vedi). La possibile commistione con Attana puo essere eIIetto
di attrazione per similitudine Ionetica.
ATTENE cognome. Vedi Attena, ma principalmente Attus.
ATTUS, Atzu, Atzuni, Atza, Atzas, Atzei, Atzedi, Atzena, Atzeni, Attsoggiu (Attus Soggiu),
Atene, Attena, Attene, Attili, Atzara, Atzenu, Atzeri, Atzori cognomi. Per Attus e pochi cognomi
simili Pittau propone che: 1 puo corrispondere al sost. gattu, (b)attu 'gatto' lat. gattus, oppure 2
corrisponde al sost. attu 'atto' lat. actus. Invece non solo per Attus ma anche per tutti i cognomi
indicati l'etimologia capostipite va ricercata nel nome personale Atys, appartenuto al terzo e
penultimo della lista reale lidia, padre di Lydus (la lista comincia nel II sec. a.e.v.). Si chiama
cosi anche un Iiglio di Creso, e il nome ritorna ancora nell'onomastica lidia piu tarda (Talamo 26).
Il nome del re lidio e in stretto rapporto con Attis (Attys) del mito. Basti del resto pensare al Iatto
che, come si vedra, nella tradizione (erodotea) il Iiglio di Creso, Atys, rivive l'esperienza di Attis.
Pertanto si pone l'esigenza di esaminare il mito di Attis nei suoi rapporti con la lidia. Attis e un dio
della vegetazione legato ala morte e resurrezione della natura, citato in Pausania 7.7.10 e Arnobio,
Adversus Nationes 5.5. Attis (Attys) era un giovane pastore della Frigia, il cui mito e narrato in
connessione col culto orientale della Grande Madre. Figlio di Nana, una delle tante personiIicazioni
di questa dea Frigia, Attis divenne straordinariamente bello e di lui s'innamoro addirittura la madre
(sotto il nome di Agdistis), ma Mida volle che sposasse la propria Iiglia. Durante la Iesta di nozze
Agdistis col suono d'una siringa suscito la pazzia nei presenti. Attis si eviro. Dal suo sangue
spuntarono le mammole.
ATZA, Atzas cognome. Vedi Attus. ATZA, Atzas, Atzei cognome che Manconi propone dal log. e
sass. atza 'coraggio, audacia'; camp. 'Iilo, taglio di una lama' lat. acies. Cosi Pittau. EBD invece lo
conIronta con l'ebr. Asa, ebr.sp. Atzai, Azda ebr. Hasdai; Costantinopoli: Assa. Zara segue
ovviamente EBD. Ritengo giusta l'ipotesi di Eliezer Ben David. La base etimologica sembra essere
il bab. (w)s(m) 'cantore del culto solista' pertanto un basso o baritono o tenore.
Questo cognome potrebbe essere anche una delle varianti di Atzena che Pittau da a sua volta come
variante di Attena, quindi di Attene, ricordando il paese Atene in provincia di Salerno. E possibile.
Ma e pur vero che Atzena e tutti gli altri con esso Ioneticamente imparentati puo attingere a piu di
una base etimologica. Potrebbe essere anche gentilizio d`origine etrusca, attestato in Sardegna
almeno da epoca romana: a Cagliari in via Settembre e stato rilevato l`antroponimo Apsena in
un blocco appartenente a un monumento Iunerario con Iregio dorico di un tipo diIIuso nella
penisola (Meloni, 135). In ogni caso Atzena e nome veramente antico, attestato in seguito dal
CSMB 171 come Acene e Azene (d'Azene). Vedi Atene, Attena e Atzei e Iorse anche Atza come
estrema variante.
ATZARA cognome. Vedi Attus. Sembra avere la stessa base etimologica del comune barbaricino
Atzara. Questo toponimo presenta la graIia tz per z sorda. Esso e identico al nome sardo della
Smilax aspera L. ma anche della Clematis vitalba L., le due piante rampicanti che nascono tra le
siepi dei siti umidi. Il nome e molto adeguato al sito, originariamente scelto su un poggio circondato
da vallette notevolmente umide e ricche d`acque sorgive. C`e bisogno d`un chiarimento circa
l`aIIermazione del Paulis che 'le clematidi non hanno alcun rapporto particolare con l`acqua.
Possiamo dire, con simile procedimento logico, che 'anche l`Eucalyptus non ha alcun rapporto
particolare con l`acqua poiche cresce persino sui suoli carsici ed ingrati. Di una pianta andrebbe
meglio conosciuta l`aIIinita originaria, e per l`Eucalyptus, cosi come per la clematide (a maggior
ragione per la Smilax aspera), l`aIIinita e per i suoli ubertosi ed umidi, quanto piu umidi sia
possibile: possibilmente lungo i Iiumi. Il nome antico di Alussara (Smilax aspera`) dell`attuale
Salto di Quirra (parlo del plateau eocenico) e dovuto al Iatto che ogni pioggia, piu che decorrere e
scolare, allagava l`immensa piana, producendo suoli umidissimi, per di piu posti costantemente
'sotto tiro da parte delle correnti da scirocco, apportatrici di piogge ed alluvioni. Ma non sarebbe il
caso di polemizzare, visto che Atzara non ha niente a che Iare con la smilace.
Prima di chiudere sulla smilace, registro comunque una nota interessante del Sardella. Dizionario
sumerico alla mano, egli sostiene (SLCN 144 e passim) che molte erbe o piante dannose o inutili
hanno avuto quel nome (e non altro) dai preti cristiani, i quali per screditare e annientare ogni e
qualsiasi Iorma e pratica delle religioni pagane usarono appioppare a certe piante il nome illustre
degli antichi sacerdoti e persino degli antichi dei. Atzara, Asara deriverebbe allora dal sumero.
In Iinale debbo registrare la posizione dello Zara che propone per Atzara la derivazione da un Asara,
che pero e cognome ebraico El`azar (terzo Iiglio di Aaronne, Es 29, Lv 8); ma suggerisce anche
Asera per Esra.
Ebbene, nonostante tutte le evidenze piu su elencate, occorre cercare altrove l`etimologia di Atzara.
Va premessa la considerazione che spesso in Sarde##gna per un vezzo locale, spesso piu Iorte delle
leggi Ionetiche, si ha indiIIerentemente /tz/ al posto di semplici /s/ o /t/ o /tt/. Cosi e nel caso di
Atzara, che deriva direttamente dall`assiro (w)atru(m) con signiIicati conver#genti sui concetti di
surplus, incremento, eccellenza, accumulo di ricchez#za`, con riIerimento a territori, proprieta,
produzioni, eccetera. Franca#men#te nell`antichita questo sito doveva suggerire proprio tutto cio, a
causa del#la Ieracita dei suoli, della loro Ireschezza, della presenza di ottime acque.
ATZAS cognome variante di Atza e Atzei.
ATZEDI cognome. Vedi Attus.
ATZEI cognome. Vedi Attus. Variante di Atza. Ma vedi anche Attena, Attene, Atene, Atzena,
Azzena.
ATZNA cognome. Vedi Attus, Attena e Azzena.
AZZNA, Atzena cognome. Vedi Attus. Pittau lo da come variante di Attena, quindi di Attene, e
ricorda il paese Atene in provincia di Salerno. Non concordo. In realta e un gentilizio d`origine
etrusca e sembra essersi attestato in Sardegna almeno da epoca romana. A Cagliari in via
Settembre e stato rilevato l`antroponimo Apsena 'in un blocco appartenente a un monumento
Iunerario con Iregio dorico di un tipo diIIuso nella penisola (Meloni, 135). nome veramente
antico, attestato in seguito dal CSMB 171 come Acene e Azene (d'Azene). Vedi Atene, Attena e
Atzei ed anche Atza.
ATZENI cognome che Manconi pone dal casato Atei, Azeni. Certamente e cognome antico, se
appare in CDS, atti 1410, come Datzeni, de Aceni, Adceni, Adzeni, de Azeni, Daceni, de Atceni,
Azeni, Azeny.
Pero Eliezer Ben David segnala Azeni, un ebreo siciliano riIugiatosi a Napoli nel 1492. E cio lascia
capire che l'origine del cognome sia veramente ebraica o comunque semitica. Vedi al riguardo
l'apparentato Attena.
ATZENU cognome. Vedi Attus.
ATZERI cognome (vedi pure Attus) e cognome che Manconi pone Atzei. Cosi Pittau, il quale
pero suppone anche il probabile collegamento col log. acceri 'torciere, candeliere' cat. atxer (cosi
agner) oppure sp. hachero 'candelabro'. EBD ebr. Hatzer, Asceri; ebr. Smirne Azieri. Cosi
Zara. L'ipotesi giusta e quella di EBD. L'antica base semitica sembra l'accad. hattu(m) 'scettro;
bastone di comando'. Atzeri sembra quindi un aggettivale in -ri, col signiIicato di 'portatore di
scettro' nel senso di Iunzionario al servizio esclusivo dello scettro regale.
ATTSOGGIU cognome. Vedi Attus.
ATZORI cognome. Vedi Attus. Pittau (UNS 142) deriva questo cognome dall'antroponimo latino
Apsorius. Ma sembra piu conIrontabile con atho, atzo, atzoa 'salice', del quale sarebbe aggettivale in
-ri. Ma EBD lo da ebr. Hatzor (Gs 11,1 etc.). Cosi Zara.
ATZU cognome. Vedi Attus.
ATZUNI cognome. Vedi Attus.
AZZU cognome che Manconi pone log. azu 'aglio'. Pittau Ia due ipotesi: 1 se con z aspra, e
variante di Atzu; 2 se la z e sonora, log. azu 'aglio' lat. allium. Il cognome e indubbiamente
antichissimo, perche appare gia come Azu nel condaghe di Trullas 174 e di Bonarcado 145. Zara lo
considera ebr. Ahaz (1Cr 8,35), ma sbaglia. Per me ha la base nell'akk. hattu(m) 'scettro, bastone
di comando'. Ma vedi cgn. Attus.
BACCHIS nome personale. In Sardegna e ritenuto originato da Bacchus, il noto dio pagano. La
questione e posta in questo modo per l`esistenza, specialmente nel centro-nord dell`isola, di
numerosi santuari dedicati a un santo popolare Bachisio che la Chiesa riIiuta e comunque
misconosce. Zara (CSOE 58) insiste sull`origine ebraica del nome (Bahie, Bahia), che e attestato
in tutta Europa. Egli riprende quanto scrive EBD, che rileva la distribuzione del nome come
cognome di ebrei castigliani (Baques, Baquex, Baqez, Vaquix), italiani (Baquis, Bachi), algerini
(Bakech), maghrebini in generale (Bakis), bulgari (Bakich), levantini (Bakish); arabo Bakes, Bakis.
Va notata pure l`esistenza di altri nomi cananei ai quali questo cognome puo assimilarsi, quale
Achis, re Iilisteo cui David si sottomise per scampare all`inseguimento degli uomini di Saul (1Sm
27; 28).
Prima di stabilire le ragioni di cosi ampia diIIusione mediterranea del cognome, presento anzitutto il
dio Bacco. Egli e noto piu che altro come Dioniso ed e, per antonomasia, il dio greco della Iorza
produttiva della terra. Era Iiglio di Zeus e di Semele, a sua volta Iiglia di Cadmo re di Tebe, il quale,
notoriamente, proveniva dalla Fenicia. Dioniso, quand`era gia adulto, Iu reso pazzo dalla dea Era
per l`ovvia gelosia nutrita per suo marito, che l`aveva generato con un`altra. In preda alla Iollia,
Bacchus comincio una lunga serie di peregrinazioni che lo portarono attraverso le piu remote
contrade della terra. Dapprima si reco in Egitto, poi attraverso la Siria percorse tutta l`Asia,
insegnando agli indigeni l`arte della coltivazione della vite e ponendo al tempo stesso le basi per la
vita civile. La tappa piu celebre e il passaggio in India. Al ritorno, attraversando la Tracia, Iu
maltrattato dal re Licurgo. Indi si trasIeri a Tebe dove getto le basi del culto: indusse le donne a
lasciare le loro case e a celebrare Ieste in suo onore sul monte Citerone. Ad Argo la popolazione si
riIiuto di riconoscerlo, ma dopo ch`egli ebbe punito le donne col delirio e con la pazzia, Iu
riconosciuto e venne venerato come divinita. L`ultima avventura gli tocco durante il tragitto da
Icaria a Nasso. L`imbarcazione apparteneva per caso ai pirati Tirreni, ed essi invece di Iar vela a
Nasso andarono verso l`Asia con l`intenzione di venderlo come schiavo. Egli allora trasIormo in
serpenti l`albero e i remi e muto se stesso in leone; l`edera spunto tutt`intorno alla nave e si diIIuse
un suono di Ilauti. I marinai, Iolli, si gettarono in acqua e Iurono trasIormati in delIini. Nei suoi
lunghi viaggi cominciarono ad apparire accanto a Bacchus le Baccanti (o Menadi), i Sileni ed i
Satiri.
Non e semplice stabilire la causa dell`adorazione cosi invasiva di Bacchus in Sardegna. Sapere chi
'santiIico questo personaggio, e piu semplice. Fu il clero cristiano, che opero la stessa manovra
riuscitagli col culto dell`imperatore Costantino, anch`egli adorato, allora, come un dio. Costantinus
e Bacchus Iurono Iatti scendere dall`ingombrante piedistallo di dei e retrocessi almeno al rango di
santi. Dall`alto Medioevo, essi lo sono ancora, nonostante il Concilio Vaticano II li abbia rinnegati
deIinitivamente. Ma il popolo e popolo, e la Chiesa non se l`e sentita di desacralizzare il culto che i
Sardi tributano imperterriti ai due 'santi.
Circa l`etimologia di Bacchus, aiuta certamente sapere che Dioniso/Bacco e nipote del Ienicio
Cadmo ( l`antico, quello dei tempi passati`, dall`ant.babil. qadmu). Ed al solito ci accorgiamo che
la civilta semitica ha pervaso molti aspetti della successiva civilta greca, la quale ha avuto l`unico
merito di aver elaborato (o rielaborato) certi miti orientali. Per l`etimologia occorre partire
dall`accadico, perche e nel regno di Akkad, 2000 anni prima dell`Era volgare, che scopriamo un
personaggio gia dotato di poteri proIetici, che entra in estasi come Bacchus. Il termine dell`estatico
e ma[[m, deverbale da ma[m che signiIica Iuroreggiare, entrare in trance`. Plauto Ia entrare in
azione il personaggio Maccus nell`Atellana. Ma comunque e lo stesso Semerano che riconosce la
maggiore antichita del lemma sardo maccu (vedi) rispetto a quello latino. Questo monumento
linguistico e l`ennesima conIerma della Iorza delle radici culturali comuni condivise dai Sardi e dai
Semiti.
Ma ci accorgiamo che ma[[m risolve solo a meta il problema etimologico. Noto pero che questo
termine accadico e Iuso da millenni col neo-assiro bak pieno di lacrime` ed anche piangere,
gemere, urlare, ululare`. Ed e proprio da questo termine che e nato il greco Buko, lat. Bacchus, e
con esso anche il termine neo-assiro bkisu donna piangente, gemente, urlante, ululante`, da cui le
Baccanti. Da bkisu nasce il nome proprio sardo Bacchis, Bacchsiu, ma anche, con riIerimento alle
Baccanti, il termine antico-babilonese bak`is stare a piangere`, da cui e derivato direttamente il
sardo bagassa, italiano bagascia (termine che sino ad oggi era senza etimo).
C`e da notare che il tema aggettivale accadico -tu ha operato in Sardegna su vari toponimi e nomi
comuni. Il termine bagassitta con cui nel Logudoro s`apostroIa una ragazza votata alla liberta
sIrenata, non e un diminutivo di bagassa ma un aggettivale di vocazione. Deriva dall`accad. bakktu
'donna piangente, lamentosa', ma principalmente bak`is -tu (bak`isstu) che signiIica seguace
delle urlanti, delle baccanti`, allo stesso modo che istartu signiIica seguace di Istar`.
Pittau (OPSE 87) cita, a corredo delle sopravvivenze di Bacchus, anche altri toponimi riIeriti ai
compagni di questo Dio, come Sileno. InIatti in Sardegna abbiamo toponimi come Silenu,
Silennore.
BACCHITTA cognome che Manconi rende come diminutivo di bacca 'vacca' Cosi anche Pittau, il
quale pero preIerisce intenderlo come diminutivo Iemm. di Bacchis (vedi). In realta non sbaglia di
molto. Questo cognome non e altro che la Iorma babilonese bakktu 'donna che geme, urla, ulula',
ed e riIerita alle Baccanti che seguivano il dio Bacchus e comunque ne celebravano i riti. Per una
completa disamina dell'etimologia, vedi Bacchis.
BACCIU, Baciu cognome Pittau ritiene it. Baccio, accorciativo di alcuni nomi personali, secondo
De Felice. Cosi Manconi. Ma sbagliano. E cognome ebraico attestato nella Bibbia come Baci
(EBD). La base etimologica e l'akk. ba[ 'Iine, esile' di cipolle, di persone. Ma puo essere
benissimo la stessa base di Bacchis (vedi).
BACHISU cognome. Vedi Bacchsu e Bacchis.
BACI e un cognome di antica origine ebraica, citato da EBD ma non attestato in Sardegna con
questa graIia, che invece nel sardo ha preso la velare /k/ divenendo il personale Bacchis (vedi).
BACIONE cognome che Pittau considera accrescitivo di Baciu, Bacciu, ovvero cgn. it.
corrispondente a bacione accrescitivo di bacio. Esso e indubbiamente collegato al cgn. sardo Baciu
(vedi), del quale pero non e accrescitivo ma aggettivale, dall'akk. ba[ 'Iine, esile' di cipolle, di
persone, cui si e aggiunto il suIIisso -ne prima ancora che nel medioevo si perdesse il signiIicato
originario.
BACIU cognome. Vedi Bacciu.
BACUCCU cognome che Pittau ritiene equivalente a it. bacucco '(vecchio) rimbambito', 'babbeo',
Iorse dal dio Bacchus col signiIicato originario di 'alcolizzato'. L'ipotesi del Pittau e suggestiva, ma
sembra preIeribile quella del DELI, che lo registra in Italia solo dal 1909 con A.Panzini
('rimbecillito'), dichiarando esplicitamente che e dal nome del proIeta ebraico (H)Abacuc, che ha
lasciato parecchie tracce nei dialetti italiani con sIumature peggiorative (cosi anche il Migliorini NP
109, 285). DELI, citando l'Enciclopedia Cattolica I 6, ammette che l'iconograIia rappresenta il
proIeta "in aspetto senile, barbato e pensoso", e raIIorza prendendo da G.Berchet (1829) che nelle
Fantasie cita il proverbio "vecchio come Abacuc".
Tutto cio va bene, ma va evidenziato che il termine oIIensivo bacucco, ed ancor piu il cognome
sardo, e uno dei numerosissimi termini "impalati" nell'amplissima "piazza d'armi" dove tutti gli
Italiani (ed i Sardi) si sono esercitati da 1700 anni a sparare contro gli Ebrei, additati dalla Chiesa
come popolo da perseguitare in quanto erede degli assassini del Cristo. I termini denigratori contro
gli Ebrei nella lingua italiana e ancor piu in quella sarda sono numerosissimi.
Cio non toglie che la vera base etimologica del termine bacucco, bacuccu e l`ebr.biblico bekk , to
be rotten, essere andato a male, marcio, cariato, schiIoso`.
BADAS cognome che Manconi ritiene originariamente de Bades e poi Bades. In CDS, II, 44, si
registra de Bades. Pittau lo ritiene probabile dall'espressione de badas 'invano' sp. de badas
(agner), Iorse attribuito inizialmente a un individuo inetto. EBD lo presenta ebr. del JeIren:
Badasc, Baadasc; ebr. tunisino Baadasch; ebr. algerino Badach. Cosi Zara. La base iniziale
dell'etimologia sembrerebbe essere accad. bdu 'evening'.
BALAI cognome. Per l'etimologia vedi l'omologo Balai, Balay, il nome della rupe sul mare di
Portotorres dove Iurono giustiziati i tre martiri turritani Proto, Gavino e Gianuario. Ma Iu pure uno
dei nomi dell`antica Ballao (vedi). CIr. Palau, anch`esso sul mare: quest`ultimo pare avere a base
l`accad. pala[u onorare, venerare`. Cosi e pure per l'oronimo Punta Palai sui monti di Bolotana.
Mentre Balay ha per nome nientemeno che il grande dio Ienicio Ba`al. Su questo etimo sono
d'accordo anche Zara e Pittau.
BARCA cognome sardo, allotropo di Arca. Il Pittau lo da originario dal latino rca arcre tener
lontano`, quindi diIendere, proteggere`. In realta neppure i latinisti sanno bene da dove derivi il
nome rca, che signiIica cassa`. Cosi come non sanno dare spiegazioni adeguate su barca, nome
tardo-latino apparso anzitutto in Isidoro di Siviglia col signiIicato di scialuppa a bordo delle navi
per il trasbordo delle merci`.
Senza addentrarci nella ricerca di quell`etimologia, stiamo alla ricerca del#la nostra, e notiamo che
il cognome sardo Barca/Arca deriva direttamente dal punico Barka, che presso quel popolo era un
appellativo, ad esempio di Amilcare Barca ( Amilcare il Fulmine`). Questo appellativo ha origini
accadiche (barqu brillare, splendere: di Iulmine`) ed e vivo nel cognome ebraico Barak (Brk)
Iulmine`. In Ienicio invece abbiamo, per Brk (pronuncia Barik), il signiIicato di benedire` e
benedetto`.
L`onomastica punica e neo-punica ha prodotto da Brk altri nomi, che in latino e neo-latino appaiono
come Barhic, Baric, Bariccio, Baroc, Barocia, Burgia, Bariq. Vedi Barroccu.
BARRACCA, Barraccu, Barrago, Barago cognome che Manconi pone dall'it. baracca. Ma intanto il
cognome e gia registrato in CSNT 151, 1 de Barraca che ne conIerma l'antichita pre-italiana e
addirittura preromana. Pittau conIerma le convinzioni del Manconi ma pensa che barracca 'baracca,
capanna' sia relitto paleosardo o nuragico tirrenico *barra 'parete di Iango o argilla' (cosi supposto
dal Devoto). Giustamente il Pittau esclude che derivi dal cat. e sp. barraca, come erroneamente
sostiene agner: inIatti e la trascrizione del cognome in un condaghe a porlo gia come termine
autenticamente sardo, considerato che i condaghi Iurono scritti prima dell'invasione catalana.
EBD lo crede nome di luogo sardo, e in ogni modo propone l'origine dei quattro cognomi ebr.
Beraha (1Cr 12,3) beraha 'benedizione'; Berehia (1Cr 3,20 etc.); Vulgata Barachia, Baraq duce
degli Israeliti (Gd 4,6 etc.), cIr. bab. El-barakko e punico Barqa. In realta il babilonese citato da
EBD Ia precisamente barakku (un corridoio; anche una costruzione esterna, annessa alla
costruzione principale). E da qui che attinge il sardo barracca, e cosi pure l'italiano baracca.
Quanto a Barrago, Barago, la base etimologica e l'akk. bar[u 'brillante' bar[u 'to beam, shine'.
BARRACHEDDU cognome. Per l'etimologia vedi Barracca.
BARRACCIU cognome. Per l'etimologia vedi Barrago.
BARRACCU cognome. Vedi Barracca.
BARRAGO, Barago cognome. Vedi Barracca. In ogni modo la base etimologica e l'akk. bar[u
'brillante' bar[u 'to beam, shine'.
BARRAGUEDDU cognome. Per l'etimologia vedi Barrago, cui va aggiunto l'accad. ellu 'puro,
luminoso'.
BARRANU cognome di origine babilonese. Sbaglia Pittau a Iarlo derivare dall`aggettivo barrinu
piccolo, nano`, o da barra grembiule`. Invece e variante di marranu (vedi).
BARRIA cognome che Pittau pone dal camp. rustico barria 'succhiello, verrina' cat. barrina. Non
e cosi. Per l'etimologia vedi Berria.
BARROCCU e un cognome che ha prodotto pure un toponimo in agro di Isili. CDS lo propone
come vezzeggiativo di Barore Salvatore`. In realta il termine risale al neo-assiro barrqu a court
oIIicial`. E comunque possibile che sia un originario cognome ebraico, da Barak lampo, Iulmine`,
come sostiene Zara (CSOE 58), gia attestato in 1Cr 12,3 e passim nella Bibbia. Ma ritengo piu
appropriato trovare l`etimo di Barroccu nel punico Barka (Brk, pronuncia Barik), Iamoso
appellativo di Amilcare Barca, che in Ienicio signiIica benedetto` ma che deriva dall`accadico
barqu brillare, splendere (di Iulmine: il Iulmine era benedetto perche scagliato da Dio)`. Vedi
Barca (nonche il suo allotropo Arca).
BASOLE cognome. Vedi Basoli.
BASOLI, Basolu, Basole, Asoli, Asole cognome che Manconi pone log. basolu 'Iagiolo' lat.
phaseolus (cosi il agner). EBD lo cIr. con l'ebr. it. Basola, Basula; ebr. siriano Bassoul.
L'intuizione del Ben David coglie nel segno. La base etimologica e il bab. basm 'radice (quadrata o
cubica)', che ha prodotto un aggettivale in -li, -lu. Ma vedi Bassu.
BASLU cognome. Vedi Basoli.
BASSU. Secondo Pittau questo cognome deriva dal lat. bassus basso` (come agner), gia
documentato nel condaghe di Silki 211 e in quello di Bonarcado. Cosi Manconi. EBD lo pone ebr.
sp. Basso, ebr. it. Bassi. Il Ben David coglie nel segno. Il cognome si basa sull`assiro-bab. basu, poi
bassu sabbia`. Puo essere la stessa origine del cognome Bazzu, Batzu, sul quale il Pittau erra
parimenti. Ma vedi anche Basciu.
BATTINO cognome che Manconi pone "di origine ebrea; dalla Gallura si e diIIuso in altre localita
dell'isola. Fra i seguaci dell'angioino don Francesco Sanna Corda primeggiano i galluresi Iratelli
Battino". Pittau lo considera Iorma italiana, se non diminutivo di Sabatino 'Nato di Sabato'. EBD lo
conIronta con l'ebr.alg.,tun.,it. Battino (ma di origine levantina: Jehudah ben Moses al-Batini e
l'algerino di un manoscritto del VI sec.
La base etimologica e l'accad. battu(m) 'area, regione, hinterland' nu 'vino'; quindi Battino e uno
stato costrutto che signiIica 'regione vinicola'.
BATZELLA cognome di cui Manconi ignora l'etimologia. Pittau lo ritiene probabilmente
corrispondente al toscano baccella 'sempliciotta'. In realta la base etimologica esiste. Puo essere
l'akk. bat(m) (un recipiente) ellu 'puro, terso', con riIerimento ai recipienti preparati per i riti. Ma
la base piu congrua e quella ebraica: batzal cipolla` (Allium cepa), Nm 11,5.
BECCA cognome che Manconi ritiene Iemminile del log. beccu 'caprone'. Pittau lo ritiene
equivalente al log. becca 'capra', o cgn. toscano Beca accorciativo di 'Domenica'. EBD al posto di
Becca propone un Bechi, nome di luogo in Spagna aram. beqi 'sperimentato'; cgn. ebr. cast.
Beque. Tanto per completezza, possiamo citare anche la Valle della Beqaa, tra la Siria e il Libano.
Ma e piu congruo considerare il cgn. sardo Becca una variante di Beccu (vedi per l'etimologia).
BECCAI cognome variante di Becca (vedi).
BECCOI, Becoi cognome che Pittau considera variante camp. del cgn. Becconi, Beccone in quanto
accrescitivo di beccu 'caprone'. La parentela e possibile, ma ovviamente l'etimologia non e quella
proposta dal Pittau; inoltre -i, -ni non e suIIisso accrescitivo ma aggettivale di origine ebraica. Vedi
cgn. Beccu.
BECCONI, Beccone cognome. Vedi Beccoi.
BECCU cognome variante di Becca, che Manconi rende equivalente a beccu 'caprone' ( it. becco).
Pittau lo ritiene di origine nuragica, Iorse etrusca. In realta la sua base etimologica e l'accad. qu (un
oggetto di culto).
BELIA, Ballia, Balia cognome. Vedi Bellia.
BELLIA, Ballia, Belia, Balia cognome che Pittau ritiene variante del pers. Billia vezzeggiativo di
Juanne Maria. EBD lo pone dall'ebr. sp. Belias, Billa; ebr. marocchino e algerino Belia, Abelia,
Beliah, Bilia, Ebillia, etc. Egli ipotizza che Iorse derivi da un nome di luogo dell'Aragona: Belia.
Comunque la piu lontana base etimologica e il bab. baliu 'lord'.
BELLISAI cognome che Pittau ritiene di probabile origine italiana Bellisai 'bello assai' (De
Felice): vedi Ballisai, Balisai. Manconi scrive che nel 1700 in Cd. si aveva Billisai, variante come
Ballisai, Balisai. In realta la sua base etimologica e un composto antichissimo, probabilmente
riIerito ai primi nomadi semitici che invasero la pianura mesopotamica nel 4 millennio a.e.v.,
Iondendosi con i predecessori Sumeri. La base etimologica e inIatti l'accad. blu(m) 'signore,
proprietario; padrone, controllore' sawm 'deserto'; siamo quindi di Ironte a uno stato costrutto
che signiIica 'signore dei deserti'. La base sawm e probabile riguardi anche il cognome sardo Sau,
che signiIica quindi 'deserto'. Il suIIisso -i e di origine ebraica.
BELLU. Per questo cognome Pittau trova il raIIronto in bellu bello`. In TS lo avevo raIIrontato al
Iiore Bellis perennis. Ma a bene osservare ha origine babilonese. La sua base etimologica e inIatti
blu(m) signore, proprietario, maestro`. Tale termine si ritrova nel personale Belu Belo, re della
lista reale lidia ma di origine assira (I-VIII sec. a.e.v.: Erodoto I, 7). Si ritrove pure nel nome
divino Bel, appellativo di Marduk e voleva dire Signore`, come Adonai era appellativo di YHH.
BERILLO cognome it. birillo` o berillo: cristallo`. Esso, in quanto cristallo, ha la base
nell`accad. beri-llu tra paludi`; beri lat. per tra` illu Ilood` (OCE 876). Pittau invece, nel
ricordare l'esistenza di toponimi analoghi (Birii a Orgosolo, Birio a Dorgali) ritiene che quei
toponimi siano l'indizio che l'area da essi indicata Iosse un latiIondo, dall'antroponimo latino
Beryllus.
In realta e assai piu congruo vedere nel cognome Berillo un composto sardiano con base nell`accad.
bru, bru giovane toro` Ilu Dio supremo`. Col che veniamo a sapere che questo cognome e un
antichissimo appellativo del dio cananeo Ilu.
BERRA cognome che Pittau erroneamente ritiene corrispondente al cgn. Perra 'meta; gamba,
coscia', da cui anche cgn. Erras. Zara piu congruamente lo considera ebr. Beerah (1Cr 5,6),
principe rubenita; Beerah principe ascerita (1Cr 7,37).
BERRAI cognome che Pittau considera corruzione del cgn italiano Ferrai, corrispondente al sost.
Ierraio Iabbro`. Pittau ha una seconda opzione: errata lettura e trascrizione del cognome Burrai.
Ma la questione sta diversamente. Berrai non e altro che il cgn sardo Berra, cui e stato apposto il
suIIisso -i di origine ebraica.
BERRIA cognome che Manconi ipotizza come variante del cgn. sp. Berrio. Pittau lo considera dal
cgn. camp. Berrina, oppure variante di Barria. Indubbiamente questo cognome e variante di Barria.
Zara lo pone ebr. Beriiah (1Cr 7,23.30.31; 8,13.16). Beri`a Iigura Iiglio di Ascer, pure Iiglio di
EIraim, e pure come un beniaminita.
BESTA cognome, dall`ebraico Besht.
BETZU, Bezzu cognome che Pittau pone corrispondente al sost. betzu 'vecchio'. Non sono
d'accordo. E il Ben David a porci sull'avviso nel citare l'ebr.it. Besso, l'ebr. dell'AIrica del Nord
Bessis, Bezis. Egli non ne rivendica l'etimologia ebraica, ma con la modestia che lo distingue ne
suggerisce l'origine da una tribu berbera della Cirenaica citata da Eisenbeth (Les JuiIs de l'AIrique
du Nord, 1936, p. 102).
BICHEDDU, Biccheddu cognome che Pittau crede derivato dal cgn Biccu; in alternativa lo crede
corrispondente al sost. biccheu pezzettino`, diminutivo di biccu becco d`uccello e pezzetto`. Ma
a mio avviso Pittau si adatta alle paronomasie anziche scrutare al Iondo del Ienomeno.
Biccheu presuppone un *Beccheu, che e l`adattamento apoIonetico del cgn con base accadica
Beccu (vedi), reso col diminutivo (-eu).
BIGGIO cognome attestato originariamente a CarloIorte. Pittau lo considera di origine italiana, da
bigio 'grigio nei capelli o nella barba', e lo apparenta con Bisio, Bisi, mentre il De Felice lo
apparenta perIino con Bixio. Accetto con riserve la proposta, ma osservo che lo stesso Ben David,
sia pure in termini dubitativi, lo conIronta col cgn ebraico di origine levantina Bigio.
BILLAI variante del cgn Bellai (vedi), di evidente origine ebraica.
BINNA cognome che Manconi ritiene originario dalla Svizzera, e che un tempo Iu di casato
protestante. Apparve in Sassari nel 1700. Pittau Ia due ipotesi: 1 variante del cgn. Pinna 'penna'; 2
adattamento sardo del cgn. it. Bina, diminutivo Iemm. di vari nomi di persona (De Felice I 80).
EBD lo mette in relazione con l'ebr. Binnoi. La segnalazione del Manconi non signiIica che questo
cognome sia svizzero o, peggio, germanico, ma solo che l'ebreo portatore di questo cognome
soggiorno in Svizzera. Va riIiutata l'etimologia del Pittau e preIerita quella del Ben David, che ha il
pregio di avere la base etimologica nell'akk. bnu(m), binnu 'Iiglio', onde la solita trasIormazione
del suII. -u in -a.
BITTI, bitta. E un cognome; ma il primo termine appartiene pure a un comune della provincia di
Nuoro. Esso ricorda per assonanza il Ienicio bt casa, abitazione`, l`ebr. beit casa`, ed il genitivo
possessivo accad. biti della casa` (OCE 88). Ma in sardo locale bitthi/bizzi e il piccolo del daino`.
Nel logud.sett. esso e chiamato bitti il daino`. In Gallura e chiamato bittu il muIlone`. Nel Nuorese
e chiamata bitta, betta la cerva`. Questi nomi di animale derivano dal lat. bestia animale: in
genere`. L`origine del toponimo Bitti/Bitthi non e pero latina. Questo riIerimento indiretto alla
bellezza e alla ricchezza Iaunistica delle antiche Ioreste sarde deriva dal bab. bintu, bittu Iiglia`,
bnu Iiglio` bintu creazione, creatura`. CIr. Bitte, Bittaleo, Bittalo, Bitalo, Bittaloi, Bittelotte,
Bittita, Bittita, Bittitai, (con circospezione: Cala Bitta in Gallura e Bitticolai presso Dorgali), etc.
BORROTZU, Brotzu. Questo cognome, con la prima Iorma che e barbaricina, la seconda
meridionale, e allotropo di Brotzu (vedi). Con un po' d'attenzione riusciamo a scorgerlo anche come
allotropo del cognome gallurese Bruzzu (vedi lemma Paltibruzzu), Brocciu, Broccia. Ma vedi
principalmente l`etimo del cgn Brotzu.
BRAI, Brais, Brau cognome che Pittau considera originato dal pers. cat. Blai 'Biagio'. Non ho dubbi
che il nome personale abbia subito l'inIlusso della parlata catalana. Ma il cognome, e lo stesso
nome, nella loro Iorma intrinseca, sono molto piu antichi ed hanno irigine orientale. Non a caso San
Biagio, l'iniziatore del nome, era un orientale. EBD lo conIronta con l'ebr. dell'AIrica del Nord
Bram, Brami, etc. per Abramo. Ed indubbiamente il suIIisso ebraico -i depone nel senso indicato da
EBD.
BRAIS cognome. Vedi Brai.
BRAU cognome. Vedi Brai.
BROTZU, Borrotzu. Pittau Ia tre ipotesi del cognome, tutte sbagliate. Secondo lui, puo derivare dal
pers. Protu Proto`, da brotzu coltello a serramanico` cat. brotxa, dal gallur. brotzu ricotta`. In
realta la Iorma brotzu ricotta` e allomorIo di broccia (vedi lemma). Mentre Brotzu, Borrotzu in
quanto cognome ha la base etimologica nell`ebr. bros , cipresso` (Cupressus sempervirens): 1Re
9,11; Ez 27,5; Ct 1,17.
BUA, bubbua piaga`, la Ierita`. C`e la tendenza a relegare questa parola tra i termini inIantili. Lo
stesso agner (DES) e convinto che lo sia. Ma cosi non e; se lo stesso Zonchello (DMCDS 24)
riporta, per il terribile carbonchio`, la denominazione sa bua e coghere la piaga da bruciare (col
Ierro rovente, l`unico rimedio di un tempo)`, chiamata anche porca mala (vedi porca), vuol dire che
d`inIantile c`era poco.
Il termine ha la base etimologica nel bab. bubu`tu, pl. bubu(m)tu Ioruncolo, pustola`. Abbiamo
anche l`aram. bua bolla`. Il termine sardo e anche cognome.
BUIARONI cognome gallurese che Pittau deriva da un probabile sp. boyero 'bovaro'. Puo darsi. Ma
e lo stesso EBD a mettere la questione in serio dubbio, allorche conIronta questo cognome con l'ebr.
tripolino Buaron. In ogni modo l'origine piu antica sembra l'accad. bu`rum 'Ielicita'.
BUSSU cognome che Pittau (CDS 40) Ia corrispondere all'italiano 'bosso'. Non concordo. La sua
origine e antichissima ed il lemma puo corrispondere molto congruamente all'accad. bsu 'beni,
proprieta mobiliari'. In ebraico abbiamo l`antroponimo Buz (1Cr 5,14) poi latinizzato in epoca
imperiale. Ma il termine che appare piu verosimile in questa etimologia e il bab. bsu 'bisso', gr.
ooo.
CABBOI cognome. Vedi Caboi.
CABOI, Cabboi cognome che Pittau Ia risalire, ovviamente, al camp. caboni 'pollo, capone', con
ipernasalizzazione della -n- tendente alla lenizione e quindi alla scomparsa, tipica del Marmillese e
specialmente del Sarrabese. EBD Iorse non sarebbe d'accordo con tale impostazione, e suggerirebbe
l'accostamento a cognomi ebraici della Francia e della Gran Bretagna con graIia Gabbois. Ma molto
probabilmente EBD sbaglia. E comunque indubbio che questo cognome e quasi identico alla Iorma
accadica kab(m) 'baccello', cui potrebbe essere stato aggiunto il suIIisso in -i tipicamente ebraico.
CABONI cognome. Vedi Caboi.
CADDO, Caddeu, Gaddeo, Galleu, Paddeu. Il cognome con tutte le varianti appare in Pittau, il
quale seguendo Paulis 195 (Lingua e cultura della Sardegna bizantina, 1983) trova al termine
un`origine appunto bizantina (alleu). A me essa pare poco probabile. E da preIerire il cognome
ebraico Gadi, Gaddi, Geddi (EBD 339). In ogni modo, e molto piu congruo l`etimo basato sul
sardiano cau, che e un ampelonimo basato sull`accad. hadd gioiosissimo`. Il che e tutto un
programma.
CADDEU cognome. Vedi Caddeo.
CALLAI e cognome imparentato strettamente col sardo Accalai, che a sua volta Zara suppone
prodotto da un doppio cogn. sardo Acca-Lai (d'origine ebraica). Pittau suppone Callai dal camp. a
callai 'a smetterla!' (imperativo da sp. callar). Mentre Manconi suppone Accalai dal cogn. ebraico
Alcalai. EBD propone invece Accalai da un ebr. Ahlai, vedi ebr.sp. Calahi. Zara a sua volta propone
Callai da ebr. Callai (Nehemia 12,20). A mio parere ha ragione Zara, quanto a Callai; ma la
parentela strettissima dei cgn. sardi Callai e Accalai e molto nitida. Pertanto sembra proponibile per
Accalai e Callai la base akk. akalu(m), aklu(m) 'pane, pagnotta; cibo' aklu(m) 'mangiare'.
CAMPUS cognome. EBD ricorda l'esistenza del cgn ebr. Irancese e italiano Campos, di origine
ispano-marranica. Il cgn sardo non e collegabile a quello iberico, avendo origine dall'accadico, al
pari dell'equivalente lemma latino, che e campus. agner collega il sardo campu al lat. campus
terreno chiuso`, poi anche terreno aperto`, di cui altri ignorano l`etimologia. Essa e da accad.
kappum palmo della mano` (OCE II 359), ed e comune, evidentemente, sia al lemma latino sia a
quello sardo, che vissero ognuno una propria esistenza.
CANTONE, Cantoni cognome del quale Pittau suppone quattro possibili basi: 1 cantone 'grossa
pietra angolare' it. cantone; cantone 'angolo di casa' cantu 'angolo'; cantone 'canzone' lat.
cantio, -onis; 4 cgn it. corrisp. ai due citati appellativi cantone. EBD a sua volta cita il cgn. ebr. it.
Canton, Cantoni, de Cantonis. DELI pone l'etimologia nel lat. cnthu(m), dal gr. kanthos 'angolo
dell'occhio', il tutto pero di derivazione celtica. La considerazione del DELI parte dal Iatto che nella
Mittel-Europa il termine e molto in uso: cantone 'unita amministrativa elvetica'; cantonniere (1562)
e cantonnier (1628) 'chi si occupa di un angolo della strada', probabilmente dal provenzale. La
locuzione it. prendere una cantonata si riIerisce a un barroccio che svolta stretto e sbatte allo spigolo
d'una casa.
Nessuno ha considerato sinora che tutti questi termini, compreso quello italiano e sardo, hanno la
base accadica, che e stata soltanto veicolata dai Celti nelle loro migrazioni per l'Europa prima
dell'Era volgare. Vedi akk. knu(m) 'essere permanente, Iermo, stabile; rendere sicuro' di Iondazioni
e simili tu``umu 'double, twin' oI building part.
CAPPAI cognome per la cui etimologia Pittau suppone un toscano *cappaio 'Iabbricante di cappe',
che pero nessun vocabolario registra. Egli comunque ricorda che il cognome e registrato nel
condaghe di Bonarcado come Capai, Capay, Cappai, Cappay. Cio basta a dimostrarne l'alta
antichita, sicuramente preromana, non solo per il suIIisso -i tipicamente ebraico, ma principalmente
per la base accadica kappu(m) 'ala, mano, palmo della mano'. EBD registra l'ebraico Gabbai
'tesoriere', cognome diIIusissimo tra gli Ebrei. Vedi al lemma cappa.
CARASSU, Caratzu, Carazzu cognome che Pittau suppone: 1 peggiorativo di cara, quindi 'brutta
Iaccia', 2 ovvero equivalente a carasciu, carassu 'cassetto'. EBD ricorda l'esistenza del cgn ebr. it.
Carassi, Carassino, e dell'ebr. sp. Carasso, ora in Levante. La nota di EBD arreca buoni elementi
contro l'improbabile etimologia del Pittau, e convince ad evidenziare la base accadica qarsu(m)
'rompere, diroccare'.
CARCASSI cognome che Pittau presenta come italiano, da carcasso 'turcasso, Iaretra' gr.
medievale tarkasion. Di conseguenza, presenta Carcassona (vedi) come accrescitivo di Carcassi. A
mio avviso e sbagliato indicare un'origine italo-greca di Carcassi sulla base di carcasso, essendo
evidente la corruzione Ionetica di questo nome rispetto alla base tarkasion, mentre Carcassi ha tutta
l'aria di avere una Ionetica originaria. EBD opera un primo approccio per la soluzione del caso,
presentando il cgn nord-aIricano Carcasan, Carcassoni, ebr. algerino arkosse. Ricorda poi che i Da
Carcassona sono Ira gli esponenti dell'Ebraismo sardo sotto gli Aragonesi.
EBD, come spesso gli succede, non oIIre alcuna etimologia, che spetta a noi cercare. In accadico
abbiamo karkasum, karkasu (un genere di purea). Quanto a Carcassona, esso e un composto basato
su karkasum un (a kind oI meat). Potremmo quindi tradurre Carcassona come '(pasto di) carne e
purea'.
Ma un'origine direttamente ebraica sembra piu plausibile, da kar Ireddo` katzeh 'estremita', come
dire: 'Ireddo estremo' ().
CARCASSONA cognome che Pittau presenta come accrescitivo del cgn Carcassi, ovvero come
originario della citta Irancese Carcassonne. Ma l'approccio a questo cognome e piu complesso. Vedi
cgn Carcassi.
CARTA. Pittau ipotizza che questo cognome sia lo stesso che il sostantivo sardo carta carta,
contratto, atto notarile o amministrativo`, il quale secondo lui deriva dal corrispondente italiano,
come attesta agner (DES 309). Pittau ricorda pure che il cognome e documentato nei condaghi di
Silki e di Salvennor, nel codice di Sorres e nel CDS II 43. E non s`accorge che proprio l`antichita
dell`apparizione sui condaghes dovrebbe attestare l`uso millenario del cognome, che non decorre
certo dal Medioevo, ne dal vocabolario italiano e nemmeno da quello latino.
Va ricordato che nell`italiano il termine carta appare soltanto nel 1294, presso Brunetto Latini, dopo
che nella Iorma di cognome era gia apparso nei condaghes della Sardegna. L'it. carta e considerato
dai linguisti di etimo incerto, per quanto appaia gia in latino (charta Ioglio Iabbricato con papiro`) e
nel greco utq (idem). Sembra ovvio che il termine, nel senso di base scrittoria`, derivi - almeno
concettualmente - dall`egizio. Non e un caso che pure i Franchi accolsero il concetto direttamente
dall`egizio (papier auauo), e cosi anche i Sardi del nord (pabbiru, carta`) e del sud (paperi
'carta').
Va subito detto che il cgn Carta non ha niente da spartire con carta in quanto base scrittoria`. Zara,
prendendo da Ben David, ricorda che Carta era una localita tedesca non identiIicata, la quale
nell`anno 1000 ospitava commercianti ebrei (Germania Giudaica, I, FrancoIorte, 1917, p. 67). Ma
senza scomodare tale citazione, diciamo che Qarta era pure un nome di luogo degli antichi Ebrei
(Gs 21, 34). E lo era perche Carta e Qarta sono termini veramente antichi, avendo la base
nell`ugaritico e nel Ienicio qart, qrt citta`.
CASULA. Questo cognome e gia registrato nei condaghes di Silki e di Trullas. Pittau (CDS) lo Ia
corrispondere ai sostantivi casula signiIicanti casa` (Villanova Monteleone) e stazzo` (Olbia). Ma e
lo stesso Pittau a non credere alla sua parentela con l`it. casa. A mio parere e imparentato col
cognome Casu Iormaggio`, dall`akk. ksu(m) rappreso` suII. sardiano -la. Sarebbe invece piu
arduo cercare l`etimo nel bab. kaslu, kasla (un tipo di appezzamento di terreno). Gli aIIini di Casula
sono il cognome ebraico algerino azoula, l`ebr.egiz. Casulli (Ben David 339).
CAULI cognome che Pittau rende equivalente al camp. cauli 'cavolo' lat. caulis, caula, che
originariamente indica un 'gambo', e solo in seguito comincio a denotare lo stocco del cavolo. Il
cognome e documentato nelle Carte Volgari AAC III, donde se ne deduce l'alta antichita
preromana. Si puo persino presumere che la Iorma Cauli sia una corruzione medievale attratta dal
piu comprensibile cauli 'cavolo', allomorIo di un piu corretto Couli. In tal caso l'identita con alcuni
cognomi ebraici citati da EBD sarebbe certa: vedi ebr. sp. Culi, ebr. Costantinopoli e Salonicco
Houlli, ebr. Smirne ulli, ebr. Baghdad uli, ebr. egiz. houri. In questo caso si puo pensare ad un
etimo accadico kullu 'zappa'. A meno che non accettiamo l'etimo accadico ka``ulu(m) 'mantenere,
sostenere, tenere ben saldo'.
CAZZARI cognome che Pittau ritiene possibile variante dal cgn Caggiari, Catgiari 'lavoratore del
Iormaggio e del burro'. La proposta del Pittau e Ilebile e piuttosto banale, oltreche diIIicile da
giustiIicare a causa del Ionema /tz/. E molto piu sicura quella di EBD, che ricorda i Cazari, Cuzari,
ch'erano i Tatari che nel Medioevo si convertirono all'Ebraismo. Onde l'ebr. it. Cozzaro, Cuzzeri;
ebr. orientale Cuzzaro, Cuzari, etc.
CHESSA, chersa lentisco` (Pistacia lentiscus) indicato nel agner come relitto paleosardo o
nuragico. Sembra proprio cosi, stando al Iatto che appare anche tra i cognomi, registrato nei
documenti medievali sardi come Cersa, ersa, essa, Quessa. L`esperienza insegna pero che
quando un termine comune appare anche tra i cognomi registrati nei condaghes o nelle Carte
Volgari, allora abbiamo la certezza di un`antichita che supera al volo l`era della colonizzazione
romana per attestarsi nell`epoca Ienicia e addirittura in quella shardana.
Paulis (NPPS 421) Ia una dotta disquisizione sulla presunta origine latina del Iitonimo (da celsa
alta`), e per quanto si tratti di dimostrazione alquanto ardua, sembrerebbe alIine convincente,
escluso pero un aspetto, che sa chessa non e un albero ma un arbusto destinato a rimanere sempre
piu basso delle piante nobili quali le querce. Quindi non puo avere il nome antonomastico di celsa
eccelsa, alta, svettante`. Inoltre, anche volendo accettare l`origine latina di chessa, occorre
osservare che almeno il cognome Chessa ha subito altro destino rispetto al Iitonimo (come talora
accade ai cognomi omoIoni). Il suo e pero un destino 'transcontinentale che va meditato. Guarda
caso, ha subito il destino di essere stato escluso in partenza dal plancher linguistico indoeuropeo,
per essere monopolizzato dagli Ebrei. Chessa e imparentato inIatti con vari cognomi ebraici, tipo
essas (ebraico algerino: vedi EBD). Gia questo aspetto dovrebbe allertare un ricercatore. Ma poi
occorre osservare che pure il Iitonimo ha nelle lingue semitiche una base etimologica ben piu solida
di quella latina. InIatti il bab. qsu(m), qsu signiIica Ioresta, legna`. E poiche quasi tutti i termini
mesopotamici in -u hanno subito, in Sardegna, la metamorIosi in -a, abbiamo appunto ereditato
chessa (con sibilante sorda raddoppiata per eIIetto della sibilante Iricativa originaria).
Dobbiamo dunque concludere che il Iitonimo ed il cognome hanno identica etimologia, che e
mesopotamica, con l`originario signiIicato di Ioresta, maquis, macchia`. Questo signiIicato doveva
essersi conservato, un tempo, anche in Sardegna, per ragioni geobotaniche precise. Erano celebri, ad
esempio, le Ioreste di lentischi della Nurra, rigogliose sino a tutta la prima parte del secolo e.v.
Curioso ma non troppo, anche il termine italiano cisto (vedi il mio Vocabolario dei termini non-
sardi) ha etimo mesopotamico, derivando dal bab. qistu qsu, ed anch`esso originariamente
signiIicante Ioresta, legna`.
E semplice capire la ragione della semantica dei termini chessa e cisto: anticamente la Ioresta d`alto
Iusto e sempre stata un Ienomeno sacro e come tale rispettato, al punto che persino la cantieristica
navale era praticata in modo da non abbattere l`albero intero ma semplicemente potandolo di un
solo ramo portante, aIIinche la pianta potesse continuare a vegetare intatta nella sua potenza. Talche
Iurono i rami portanti, non gli alberi in quanto tali, a ricevere nel sardo il nome antonomastico di nai
nave`. Ebbene, il cisto divenne per antonomasia la maquis, la macchia`, quella parte di
vegetazione che potevasi estirpare ad abundantiam per gli usi del Iocolare, del pane, dell`arrosto,
del riscaldamento, senza tema di dissacrare il bosco nobile.
CHICCA cognome. Pittau propone per l`origine varie opzioni: 1. vezzeggiativo di Franzisca; it.
chicca ciambella`; 3. gall. chicca scintilla di carbone`. A mio parere non attiene a nessuna delle tre
opzioni mentre s`attaglia al personale ikki, nome di uno degli ultimi re, intorno all`800 a.e.v.,
degli stati centrali autonomi dei Luvi (i neo-hittiti), stanziati nell`Anatolia centro-orientale. EBD
cita proprio il cgn Chicchi, supponendolo giustamente sardo, ed il cgn ebr. marocchino ikos. E
evidente la parentela di tutti i cognomi qui riportati.
Oggidi il cgn Chicchi o Chiccu non risulta tra quelli sardi. Ma esiste ancora un De Chiccu, ossia
Chiccu accompagnato dal patronimico ('Iiglio di Chicco'). Pittau ritiene di interpretare De Chicchu
come 'Iiglio di Francesco', essendo Chiccu anche il diminutivo di Francesco. Ma sbaglia. Con tutta
evidenza, l'originario Chiccu, allomorIo di Chicca, deve essere scomparso da un po' di tempo a
Iavore di quella che appare come una Iorma Iemminile.
CIDU cognome che Pittau ritiene vezzeggiativo di uno o piu nomi imprecisati (sic!) o in alternativa
corrispondente al camp. scidu 'sveglio' scidai 'svegliare' lat. excitare. Il cognome e documentato
nelle Carte Volgari AAC VI, e gia la sua antichita lascia aperte piu ampie vie di ricerca nella
parlata preromana. EBD cita vari cognomi ebraici: sp. Cidy caro (sic), Ciduicaro; ebr. marocchino
Assedo, Assedon, Assidon; ebr. algerino Sidoun, Bensidoun, Sidoni. La probabile base etimologica
e l'accad. sdu 'metallo in Iusione'.
CGHENE cognome sardo di origine ebraica, da Cohen. Nonostante che sia attestato dalla Tasca
come cognome di mercante ebreo arrivato in Sardegna dalla Spagna nel 1366 e rimastoci sino al
1391, il cognome appartiene ad ebrei di molto piu antica era, essendo attestato intanto nel Codice di
S.Pietro di Sorres 227 come Pressiosa Coquene. Il Pittau (CS 63) sbaglia a Iar dipendere i cognomi
Coghene e Coghe da un latino cocus cuoco`. Quell`origine sembra avvicinarsi meglio al cognome
Coga (vedi).
COINU e cognome tipico di Fonni, ma ha il compagno (compagno per opposizione) nel Monte
Scone in agro di Baunei, che e uno spuntone dolomitico. Per la sua Iorma a cono e l'originale
giacitura all'inizio del basamento sedimentario di Baunei, ma staccato da esso, pare proprio una
'palina', quasi un limes geometrico utile a misurare il restante immenso altopiano. Potrebbe essere
conIrontato in questo caso col greco skoinos 'misura lineare'. Ma questo puo essere una Iorma colta
inserita dai bizantini e poi conIusasi col signiIicato originario.
Il sardo scoinai signiIica 'ripulire, denudare la cariosside dalla gluma'. Per converso, conu (
*covinu 'covone') signiIica 'cariosside ancora avvolta dalla gluma'. Covinu signiIica anche 'nassa
per le anguille'. Dobbiamo porre attenzione anche al Iatto che nell'antico latino esisteva
l'antroponimo Cobius vel Covius, da cui al Pittau (UNS 149) sembra provenga il toponimo
Cobingiu (Ussassai). Ma cobingiu non e altro che un allotropo di cosingiu e signiIica 'scarpa di
pelle cucita'. Mentre e proprio Coinu che parebbe provenire da un Covinu o Coviniu (sul modello di
Gainu Gabinius).
Coinu in sardo e anche la pianta di cisto sovrastata e quasi sommersa dalla restante macchia. Il suo
opposto scoinu (o scoine) signiIica dunque qualcosa che emerge dalla restante selva.
Non va dimenticato inIine che Zara e altri propongono Coinu quale cognome ebraico da Cohen
sacerdote`, attestato nell`aljama (giudecca) cagliaritana dal 1366 al 1391. Questa Iamiglia
proveniva dall`Aragona. A me sembra, in verita, che Cohen abbia prodotto i soli cognomi Coghe e
Coghene. Pure Cois puo derivare da Cohen, ma come corruzione Ionetica.
CIS cognome. Deriva da un antroponimo lat. Codius, secondo Paulis. Ma puo essere benissimo la
corruzione del cognome ebraico Cohen. Vedi Coinu.
CONEDDA cognome che Pittau rende come diminutivo del cgn Cona (vedi). Sbaglia EBD a
vederci l'equivalente del cgn ebr. Cohen.
CONI cognome che Pittau suppone derivante dal gentilizio latino Conius, ovvero da un cgn italiano
corrisp. a San Cono venerato in Campania e Sicilia. Ma sbaglia. EBD ci da la base per la ricerca,
elencando alcuni cognomi ebraici, quali ebr. sic. Cogno, ebr. it. Conian, ebr. Smirne unio, Counio.
La base etimologica e l'accad. knu 'Iermezza, stabilita', o qun 'ciano, colore di lapislazuli'.
CONTENE, cognome. Vedi Contini.
CONTINE cognome. Vedi Contini.
CONTINI, Contene, Contine cognome che Pittau Ia corrispondere al personale Gantine
'Costantino'. Egli sbaglia: se la Ionetica del termine puo combaciare, non combacia l'accentazione; a
nulla vale opporre la legge Ionetica barbaricina della retrocessione dell'accento, non essendo questo
il caso; inIatti Pittau dovrebbe spiegare perche in Barbagia potrebbero coesistere Contene e Gantine.
Il cognome appare nel codice di Sorres 246 ed e indubbiamente antichissimo, preromano. Sembra
ebraico, e come tale presente anche altrove. EBD cita l'ebr. it. Contini.
L'etimo viene attinto dal bab. [umtu(m), [untu calore, Iebbre` nu(m) 'sorgente'. Nell'antichita
shardana contini doveva essere il nome delle sorgenti calde della Sardegna, quale quella di Sardara,
di Benetutti, di Valledoria.
COTTONI cognome. Pittau DCS gironzola attorno al signiIicato originario di cotone`,
considerando quindi questo cognome come italianismo; in subordine lo crede originario del paese
corso Cotone. Ma esso, in realta, non e altro che un relitto di un`antichissima testimonianza ebraica
in Sardegna, relativa al cotone` (Gossypium sp.v.: kutnh, Artom), Est 1,6, il quale nella Bibbia
ebraica e anche chiamato stoIIa bianca`.
COULI cognome proposto da EBD ma non esistente in Sardegna. Forse lo conIonde con Cauli
(vedi).
COTZA cognome il cui signiIicato e 'zeppa, bietta'. Pittau presenta tre ipotesi etimologiche: 1 camp.
cotza 'zeppa' da un inesistente lat. *cocia, 2 cotza 'mitilo, mollusco bivalve' it. merid. cozza, 3
camp. cotza 'crocchia' (acconciatura dei capelli delle donne). Ma Pittau sbaglia. Nella valutazione
dell'etimologia entra in gioco invece la Iorma nodosa. Cotza ha la base etimologica nel bab.
kussuru(m) 'zeppo di nodi', con caduta della terza sillaba nel momento in cui i Sardi, avendo perso
l'antico signiIicato, intesero il termine come un aggettivale inopportuno. EBD ricorda anche il cgn
ebr. Qotz (1Cr IV, 8 etc.). Zara ricorda la presenza del cognome nelle Carte Volgari AAC, IV
come Cotza, Cotzia, Cozzia, Cozza.
COTZI, Cotti cognome. Vedi Cozzi.
COZZI, Cotti, Cotzi. Di questo cognome il Pittau trova l`origine in coccineddu asino`, cotzi asino`
(Dorgali); ma anche nell`it. cozzo collina, cima, vetta`. Per Cotti il Pittau Ia il parallelo col
gall.sass. cottu 'cotto, abbronzato', 'innamorato, ubriaco', ma ipotizza pure un'origine dall'italiano
cotto. Pittau sbaglia, ma solo in parte, poiche coccineddu e cotzi asino` un tempo signiIicarono
quello (che mangia i) cardi`: vedi l`etimo che propongo in Iinale.
di gran lunga piu congruo vedere in Cotti e nelle sue varianti l'antichissimo Cotys, il secondo
nome della lista reale lidia (che comincia nel II sec. a.e.v.). Il nome Iu Irequente pure in Frigia e in
Tracia. In Tracia Cotys e Irequente come n.p. di re sino a epoca tarda, ma otys e otitto e prima
di tutto il nome di una divinita cui sono dedicati culti orgiastici, simili a quelli di Dioniso. Lo
ricorda Eschilo... Vi e poi in Frigia, nella valle del Tembris, una citta dal nome Cotyaion. Questo e
chiaramente il risultato di otys suIIisso (Talamo 24). La Talamo (pag. 25) sulla traccia di vari
ricercatori tedeschi sostiene che otys e d'origine tracica, e la sua presenza in Lidia si spiega
soltanto se esso e arrivato in Lidia attraverso i Frigi, non prima della loro migrazione in Asia.
In ogni modo, l`etimo veramente congruo e il nome ebraico Cuzzi. La sua origine e biblica e
signiIica Pruno (Prunus spinosa L.: ktz, ktz, ; accad. kussu), Gn 3,18; Es 22,5; Gd 8, 7,16; Jos
33,12.
Vedi anche Cozzanu.
CUCCA cognome d`origine ebraica. Vedi Cuga.
CUGA e un Iiume del Logudoro nord-occidentale. L`idronimo e allomorIo del sardo Cucca, tipico
cognome ebraico, distribuito specialmente nell`AIrica del nord ma anche in quella equatoriale (Ben
David, RMI 340). Il termine ha la base etimologica nell`assiro-bab. kukkm tenebre; mondo
sotterraneo`.
CURCU cognome che Pittau scorge equivalente al nome di un villaggio medievale Curcu, presso
Oristano, citato nel condaghe di Bonarcado 122 e nel CDS per l'anno 1388. EBD cita a sproposito
un inesistente parallelo col paese sardo Curcuris; non mette conto citare le altre ipotesi di EBD,
tutte sbagliate. Curcu ha la base etimologica nell'accadico e indica delle unita di misura: qur (una
determinata lunghezza misurata col bastone) q(m) (una misura di capacita pari a circa 1 litro).
CURRELI cognome che Pittau vuole derivare dal gentilizio latino Currelius o in subordine da
Cornelius. Il cognome e documentato nel condaghe di Bonarcado 149, la qual cosa ne documenta
l'antichita preromana. EBD cita il cgn ebr. it. Curiel, ebr. lib. Curiel, che sembra un nome composto
dedicato all'antica divinita cananea El, il cui primo membro e Chur, compagno di Mose (Es 17,
10.12), nonno di Bezalel (Es 31,2 etc.), re di Midian (Nm 31,8 etc.).
In alternativa possiamo proporre l'etimologia accadica: kurru(m) 'misura di capacita per aridi
ellu(m) 'puro, chiaro, nitido, preciso'. Va notato che questo secondo membro appare spesso per
accompagnare le misure di capacita accadiche, e indica la precisione della misura.
CURRELLI cognom. Vedi Curreli.
DASARA cognome. CDS lo considera allomorIo del cognome Asara preceduto dalla prep. de elisa
e agglutinata, indicante in origine la Iiliazione oppure la Iamiglia dell`individuo cosi denominato. A
sua volta Asara e considerato da CDS come variante del cognome Atzara col signiIicato di vitalba`.
In realta Dasara non ha attinenza con Asara (vedi), essendo nome semitico antichissimo
corrispondente a quello del dio nazionale di Petra (ACS 243). Questo non e l`unico cognome
proveniente dal territorio arabo. Il piu Iamoso e Saba (vedi), ma ci sono anche Ruda, Sollai, Exana.
Mentre Asara e ebraico.
DAU cognome. Sembra variante di Addau, a sua volta cognome, che Manconi ritiene di origine, da
una villa imprecisata, spopolata chissa quando. Invece esso ha la base etimologica nell'accad.
ad(`)a(t)tu, ad(`)a(d)du (un ornamento di pietre preziose); ma puo essere anche adda`u (un
insediamento).
Quanto a Dau, EBD registra alcuni cognomi ebraici aIIini: ebr.algerino Daoud, ebr. marocchino
Bendaoud. Egli li ritiene Iorma araba per David e Bendavid. L'interpretazione, certamente giusta
per l'arabo, per la Sardegna rimane alquanto dubbia. L'accadico potrebbe aiutare alquanto, senonche
la Iorma da` e registrata dagli orientalisti come sconosciuta. Ma abbiamo anche la Iorma
babilonese dawm 'avere le convulsioni', dwm 'convulsivo'. Inoltre abbiamo anche l'antico accad.
dab 'orso'.
DEDNI. Il cognome viene scomposto dal Pittau (CDS) in De Doni o De Toni. Egli ne propone
l`origine da Toni (diminutivo di Antoni Antonio`). Ma e impossibile accettare la proposta. Neppure
si puo accettare un`origine italiana. Invece osserviamo che Ben David (RMI 341) ricorda numerosi
nomi di ebrei Irancesi, inglesi, marocchini, algerini (Dedon, Deudon, Deudone, Dieudone; Dadoun,
Dadoune, Dadone, Dadon), nonche l`ebraico levantino Dodon. Possiamo cosi accettare l`origine
ebraica di Dedoni, che ha come probabile base nel pl. bab. dd veste Iemminile strappata, discinta`
(con riIerimento alle prostitute sacre addette al tempio, ed anche alla stessa dea ivi adorata) suII.
sardiano -ne, -ni.
Va da se che pure il celebre nome Didone, appartenuto alla donna Ienicia Iondatrice di Cartagine, ha
la stessa base. Non a caso ella e piu ricordata, dai ricercatori non inclini a racconti romanzati, come
una regina che si giaceva coi propri parenti.
DEFRAIA. Il cognome e considerato dal Pittau corrispondente al corso DiIraya, di origine ignota.
EBD propone una possibile origine ebraica d`EIraim (cIr. ebraico-spagnolo Fraim, etc.). Invero il
cognome sembra conIrontabile a tutta prima soltanto col sardo Ilaria, Iraidha scintilla` de
patronimico. Ma e piu accettabile l'origine accadica: par[u (un equide selvaggio) - 'my' (pron.
possessivo suIIisso). Si badi che nella Iorma di successivo stato-costrutto la -u del primo membro si
lenisce in -i, onde para[ia p(a)rahia Fraia. Chiaramente, l'antica Iorma accadica era un classico
attributo rivolto alla divinita: 'Mio cavallo selvaggio'.
DE GITHIL. Registro questa Iorma cognominale perche mi consente di collegarmi anche alla Iorma
medievale Egithu, Egiu registrata dal Pittau. EBD nota in De Githil anzitutto il suIIisso
caratteristico -il dell'antico sardo. Di.Sto.Sa., presentando Gitil come toponimo di probabile origine
preromana, ricorda la possibile presenza dell'abitato, ora scomparso, sulla riva sinistra del rio
Sauccu, in zona Nuraghe Idili, presso Bortigali. Gitil e attestato solo dal condaghe di S.Nicola di
Trullas (secc. II-III) come domo e come bidda.
EBD, ripetendo il pensiero del Falchi, mostra l'aIIinita di Githil con l'ebr. Hathil (Neh VIII, 89) e
con Gether e Seth (Gn , 23; 1Cr I, 17, VI 43). Lo paragona pure alla localita ebraica di Gath
(Ghitti, Gs III, 3). Del Falchi lo persuade ancor piu l'ipotesi ultima che De Githil avesse
anticamente la Iorma D'Egithil, che i condaghes riportano attraverso i molti cognomi medievali
Egithu. EIIettivamente esso e registrato in CSPS passim e in CSNT 11, 12, 13. Sorpassando
l'erronea interpretazione del Pittau, che Ia Iiltrare questo cognome attraverso il gentilizio latino
Egiptius, vado direttamente all'origine, ritenendo che Egithu sia un cognome d'origine o di
nostalgia, lasciatoci dai giovani Egiz che Iurono trasIeriti coattivamente in Sardegna assieme agli
Ebrei nel 19 d.C.
DEIANA, Diana. Questo cognome e la sua variante suonano alquanto improbabili come originari
dal lat. Diana (la dea della caccia). E piu probabile l`origine ebraica da Dayan giudice` (vedi Ben
David); ma anche questo termine ha il suo predecessore nell`akk. dinum giudicare`. Semerano
pensa invece che Diana sia ipostasi dell'astro lunare, da akk. adinu (un periodo di tempo).
DESSNA. Questo cognome, da sciogliere in De Sena, e interpretato indiIIerentemente dal Pittau
(CDS) come (nativo) di Siena` o (nativo) di Sena`, villaggio medievale sardo ora scomparso. Il
cognome e gia documentato nelle RDSard come de Sena. Propenderei per la seconda ipotesi del
Pittau, interpretando l`etimo del nome del villaggio Sena come originario da Sin il dio Luna`
babilonese, o direttamente da Snu Luna`.
Va rammentato, al Iine d`evitare una diversa interpretazione per omoIonia, che in antico ebraico sn
signiIica dente`. Peraltro il Ben David cita pure i cognomi ebraici dell`AIrica del nord del tipo
Zenu.
DETTRI cognome. Va sollevato il problema di questo cognome, che molti sostengono signiIichi
originario di Villa-sor`. Non ne sono aIIatto convinto. Credo invece che signiIichi originario di
Zuri`. Faccio notare che il villaggetto, un tempo situato accanto al Iiume Tirso ed oggi ricreato al
disopra del livello massimo del lago, e stato sempre oggetto di attenzioni da parte dei giudici
d`Arborea, che vi costruirono persino la bellissima chiesa romanica. La pronuncia del toponimo e
dura (tz). Pittau (OPSE 236) lo conIronta col toponimo etrusco-toscano Suri. Sarebbe conIrontabile
pure con l'antroponimo latino Turius, che in tal caso avra dato nell'alto medioevo un (praedium)
Turi '(territorio) di Turio'. Ma il toponimo somiglia all`ebraico Zur (1Cr 8,30). In ogni modo e piu
probabile che derivi dal neo-babilonese tru che e una pianta medicinale`.
ELIA, Elias cognome sul quale Pittau Ia due ipotesi: 1 dall'ebraico Elia, passato attraverso il latino
ecclesiastico o dal bizantino; 2 cognome propriamente italiano. Faccio notare che il cognome sardo
e gia documentato nel condaghe di Silki 28, 29, 30, onde ne e garantita l'antichita preromana. Non
c'e ragione di pensare alla Chiesa cristiana quale tramite, essendoci documenti della presenza
ebraica in Sardegna molto prima dell'avvento del Cristianesimo. EBD cita in ogni modo per suo
conto l'esistenza del cgn ebr. Eliahu.
ENNA, Ennas cognome sul quale Pittau Ia tre ipotesi: 1 corrispondente al camp. enna, jenna, genna
'porta'; 2 corrisp. al villaggio scomparso Enna (documentato nei condaghes di Bonarcado e
Salvennor come Enna, Ienna); cgn it. corrisp. alla citta di Enna. EBD lo conIronta col cgn ebr.
Adnah (1Cr II, 2) e all'ebr. askenaz. Henna, Henne, per Hannah.
EANA cognome campidanese (leggi Eana). Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 puo
corrispondere al cognome Dejana, interpretato erroneamente come *D`Ejana; 2 in subordine puo
essere una variante del cognome Axana. Ma vedi pure Escana, Esciana, che CDS registra come
errate trascrizioni anagraIiche del cognome Exana, dal momento che diIIerenti membri d`una
medesima Iamiglia portano le due varianti graIiche. L`impianto delle deduzioni del Pittau e
sostanzialmente giusto, eccetto l`origine da Dejana. Per quest`ultimo vedi lemma giana. Quanto a
Exana, secondo me e cognome antichissimo ed ha il corrispettivo storico nel nome del re Exana di
Axum, salito al trono nel 325 e.v. nel momento in cui il regno di Axum era alla massima potenza;
egli divenne cristiano. Da notare che molti nomi del regno di Axum sono d`origine sud-arabica.
FADA cognome. Vedi Fadda.
FADDA cognome che Pittau ritiene corrisp. al sassar. Iaa 'Iata', log. Iada lat. Iata; ovvero
corrisp. al gallur. Iaa 'Iallo' errore'. E documentato nel codice di Sorres 33 come Fada. EBD lo
conIronta con l'ebr. Fadai, dal corrisp. arabo che signiIica 'metallo'. Propendo per questa etimologia.
FALCHE cognome. Vedi Falchi.
FALCHI, Falche, Falqui cognomi che Pittau considera reciproche varianti o Iorse un cgn. it.
corrispondente al sost. Ialco. La posizione del Pittau e inaccettabile anche perche tale cognome e
gia documentato nel CDS II 43 per l'anno 1410 come Falchi. Ma vedi pure Farchi e Farci. Potrebbe
avere poca rilevanza che tale cognome sia attestato anche tra quelli ebraici: ebr.catal. Falco, Falcon;
ebr. it. Falco, Falcone; ebr. levantino Falkon. La base etimologica sembra essere l'accad. palk
'ampiezza, apertura', o palku '(argine o canale) suddiviso, ben delimitato' o palqu 'ucciso, squartato,
massacrato'.
FALCONI cognome sul quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al sost. Ialcone 'uccello
rapace' lat. Ialcone(m); 2 cgn propriamente italiano. Ma intanto va detto che Falconi appare gia
nel Condaghe di Silki 355, onde la sua antichita pre-italiana e documentata. EBD lo ritiene variante
del cgn Falchi (vedi). E probabilmente sembra che con esso abbia attinenza. Onde propongo la base
etimologica dall'accad. palk 'ampiezza, apertura', o palku '(argine o canale) suddiviso, ben
delimitato' o palqu 'ucciso, squartato, massacrato'.
FALQUI cognome, variante di Falchi (vedi).
FANI, Fanis cognome che Pittau registra a Irgoli ed Alghero. Lo considera plurale di Iamiglia
italiano corrisp. al vezzeggiativo del personale SteIano. A mio parere invece questo cognome e
semplice variante Ionetica di Fanni (vedi).
FANNI cognome, specialmente a S.Vito; sembra derivare dal lat. Fannius, il quale pero a sua volta e
di origine ebraica (v. Giuseppe, Guerra Giudaica, IV, 155). EBD cita l'ebr. sp. Fanna.
FANNIS cognome. Vedi Fanni.
FARA cognome del quale Pittau Ia tre ipotesi etimologiche: 1 lat. med. Iara 'gruppo Iamiliare
barbarico' d'origine longobarda; 2 corrisp. all'ant. sardo Iara, vara 'usciere, corriere, messo
giudiziario, esattore' cat. e sp. vara 'bastone che portavano i magistrati come segno di autorita'; 3
cgn it. corrisp. ai nomi dei sette paesi italiani chiamati Fara. EBD porta ben altri esempi: ebr. Fara
'vacca'; nome di luogo ebraico Fara (Gs VIII, 23); ebr. sp. Faras; ebr. Saragozza Far; ebr. egiz.
Farah; ebr. levantino Parah, Farah. Non c'e alcun dubbio che il cognome sardo sia d'origine ebraica.
Vedi Fargu.
FARCHI cognome che Pittau considera variante del cgn Falchi (vedi). Nel CDS II 45 per l'anno
1410 e documentato un cgn Fargue, che Pittau considera variante di Farchi e Falchi. EBD considera
invece Farchi variante del cgn Farci (vedilo al lemma Fracci). Ma con tutta evidenza, grazie proprio
alla registrazione Fargue, la base etimologica sembra un'altra, il bab. para[u (un equide selvatico)
semitico dell'ovest.
FARIGU cognome che Pittau ritiene corrisp. al camp. Iargu 'Iarina con cruschello' che si da ai polli
lat. Iarric(u)lum incrociatosi con Iarina. EBD lo ritiene invece alquanto imparentato col cgn Fara
(vedi), pur senza darne ragione. Ma nel discuterlo a Iondo apporta in ogni modo degli esempi
alquanto probabili come l'ebr. navarrese Farach, Farag; ebr. maiorchino Faraig; ebr. levantino,
algerino, marocchino Faraggi, Al-Farachi con almeno altre venti varieta; e cita anche l'ebr. it.
Farrasio, Ferragut.
Osservo subito che non tutti questi cognomi proposti da EBD possono avere parentela con Farigu, a
cominciare da Farrasio e Ferragut.
Non puo dirsi neppure, nonostante la suggestione, che Fargu sia strettamente imparentato col cgn
Fara, il quale in questa occasione Iungerebbe da primo membro di un composto semitico il cui
secondo membro (-gu) avrebbe la base etimologica nell'accad. ig(m) 'occhio'. Il composto (o
stato-costrutto) Far-gu signiIicherebbe dunque, in questo caso, 'occhio della vacca': sintagma di
esaltazione, riIerito all'occhio della dea-madre Istar, procreatrice della Natura (ricordo che l'occhio
di vacca presso i popoli antichi era particolarmente apprezzato, e veniva molto citato nelle litanie
sacre. Omero loda ad ogni pie' sospinto Era la paredra di Zeus, deIinendola occhio-di-vacca). Il cgn
Farina non ha, inIine, parentele con Farigu.
Farigu e certamente un cognome sardiano. La sua etimologia e accadica, con possibile base in
pargu (unita di grano immagazzinato). Ma puo essere pure un composto sardiano, da accad. pru
prodotto` ig principe, leader`, col signiIicato sintetico di prodotto raIIinato` (con riIerimento
alle varie qualita di Iarina prodotte nella macinazione antica).
FARINA cognome che Pittau Ia corrispondere all'it. Iarina lat. Iarina. Ma gia EBD nel citare il
cgn. ebr. siculo Farina lascia intravvedere altre vie. In realta la base etimologica di Farina e quasi
identica a quella del cgn Farigu (vedine etimologia e discussione), e come esso signiIica 'occhio di
vacca' (o anche 'occhio del toro'). La base e l'ebr. parah 'vacca' o par 'toro' accad. nu(m) 'occhio'
di Dio. Sembra proprio che i cognomi Fargu e Farina non siano altro che antichissimi epiteti sacri
dei sommi paredri, l'uno riIerito al Dio genitore, l'altro alla Dea genitrice.
FARRE cognome. Per Pittau corrisponde al sost. Iarre Iarro` (semolino di Iarina d`orzo), che deriva
dal lat. Iar, Iarris. E documentato nei condaghes di Trullas e di Salvennor. Il termine latino e quello
sardo hanno origini parallele e sono pressoche identici al bab. parr (un genere di minestra di Iarro
o d`orzo). EBD cita il cgn ebr. Fares, Far`os (Ezr , 25 etc.).
FARRIS cognome. Vedi Farre.
FORTELEONI cognome che Pittau non registra, Iorse perche appare totalmente italiano. E lo stesso
EBD a registrarlo tra i cognomi ebraici italiani, pero nella Iorma Portaleoni. Ma a mio avviso il
cognome e d'origine prettamente semitica, avente a base l'accad. puru(t)tum o buru(t)tum (un
mantello) l`um 'toro' per l'oIIertorio. Questo cognome composto signiIica quindi 'mantello di gala
che ricopre il toro portato al sacriIicio', piu semplicemente 'toro ammantato'.
FRACCI, Farci cognome che Pittau vede equivalente al camp. Iracci, Iarci 'Ialce', o
alternativamente come cgn it. corrisp. al dialettale Iracco 'gran quantita di legnate, di botte, di
bastonate'. Non sono d'accordo. EBD aiuta ad uscire da questa miope visione proponendo il cgn ebr.
algerino Frech, Freche, Freiche, che ritiene variante del cgn Faraggi.
La base etimologica sta nell'accad. parakku(m) 'pedana del culto' nel tempio.
FRONGIA cognome attestato nella zona centrale della Sardegna, da Oristano a Villagrande,
passando per Samugheo. Pittau DCS Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al campid. Irongia
Ironda, Irasca` lat. Irondia, probab. incrociato con it. Ironza; 2 corrisp. al villaggio medievale
scomparso Frongia, presso Fluminimaggiore. Appare nel condaghe di Bonarcado 50, 101 come
Fronia e in quello di Silki 181 come Frunia.
Le oneste ipotesi del Pittau non Ianno i conti con la paronomasia, ossia con l`adeguamento Ionetico
(e semantico) di antichissime parole a quelle attualmente in vigore. Frongia a mio parere e un
cognome d`origine rigorosamente ebraica, dal personale Prud` (Esr 2,55), con successiva epentesi
di -n- euIonica (avvenuta in epoca tardo-medievale per omologazione al lat. Irondia), onde Frongia.
Le registrazioni dei condaghes Fronia/Frunia rimasero 'congelate, perdendo la competizione a
vantaggio della piu moderna Ionetica che stava prevalendo con Frongia.
GADDAU. La Cantoniera Gaau in agro di Oschiri esprime un cognome tipico del nord-Sardegna,
del Pittau non conosce l`origine. Sembra avere origine ebraica, da Gad Iortuna` (Gn 30, 9-11). Ma
la base etimologica piu sicura e una delle seguenti Iorme accadiche: gadaru (una coperta di stoIIa),
[addnu chi gioisce dei mali altrui`, [addu incidere proIondamente`, [atnu proteggere`,
qad`um consentire`. Vedi anche le Iorme Cadau, Caddau.
GAI cognome che Pittau pensa sia il cgn cat. Gai, il quale corrisponderebbe all'agg. 'gaio, allegro'.
Puo essere. Ma le Iorme proposte da EBD per Gaia, Gaias Ianno propendere ad un'origine di alta
antichita. Vedi Gaia.
GAIA cognome del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al camp. gaja 'gherone della
camicia' cat. gaya; 2 cgn cat. Gaia, Gaya con lo stesso signiIicato, oppure quello di '(bambina)
gaia, allegra'. EBD lo conIronta con ebr. sp. Gaiat, Giat, ibn Giat; ebr. it. Gai, Hayas; ebr. t. Ayat,
Hayat, ayat; ebr. alger. Ayas.
Per tutti questi cognomi sembra piu probabile un'antica origine dal bab. [a[[u 'albero da Irutta'
(susina o pesca, sostengono i semitisti, mentre io penso al 'kaki': vedi caccu). In alternativa e
possibile la base etimologica dell'assiro wadium (designazione di pelli e tessili).
GAIAS cognome. Vedi Gaia.
GALLISAI cognome che Pittau (DCS) crede un adattamento sardo del cgn cat. Galli(s)sa,
Gallissans Galiziano`. La tesi e alquanto credibile, ma c`e il dubbio che Pittau non sia incappato in
una paronimia, considerata la somiglianza dei termini.
A me sembra invece che questo cognome non sia altro che la Iusione di due antichi cognomi: Gallus
Isai. Il Iatto che Gallisai sia cognome di gente un tempo ricca e potente Ia propendere per questa
tesi, considerata l`importanza che talora certe Iamiglie annettevano alla Iusione dei cognomi di una
coppia che sposandosi apportava pari eredita.
Quanto all`etimologia, essa e dall`accad. gall(m) (un demone nocivo) cgn. ebr. Isai, Isciai (era il
padre di David: Salmi 72, 20; Ruth 4, 17. 22; 1Cr 2, 12. 13; 10,14; 12, 19; 29, 26; 2Cr 10, 16; 11,
18). CIr ebr. sp. Ysai.
GANA cognome che Pittau considera identico al cgn cat. Gana, che signiIicherebbe 'voglia,
desiderio' alla stregua del nome comune gana. Eppure in questo cognome sardo c'e il sospetto della
paronimia. EBD per primo non ci sta, ed attesta l'alta antichita del cognome presentando il cgn
ebraico Ganiah, corrispondente all'ebr. sp. Ganach, ebr. it. Gani, Gany, ebr. di Smirne e Baghdad
Gan; in arabo c'e il cgn Ganah che signiIica 'Guinea' (attuale territorio del Gana). La base
etimologica sta nel bab. [an(m) 'originario della (tribu) di Hana', anche come classe sociale.
GIAU cognome sul quale Pittau Ia due ipotesi: 1 corrisp. al log. giau 'chiodo' lat. clavus; 2
variante del cgn Giagu. Le ipotesi, per quanto verosimili, sono da scartare. EBD propone, con piu
rigore, il cgn. ebr. it. Giavi, l'ebr. lib. Giavi, l'ebr. alg. Djaoui, l'ebr. tunis. Jaoui. La base piu antica
potrebbe essere Iaib, nome di un Iaraone della III-IV dinastia (1785-1633 a.e.v.). Ma e valida
pure l'etimologia accadica [a`u(m), [abum (la tettoia del trono).
GIUA cognome per il cui etimo Pittau Ia due ipotesi: 1 sost. giua, jua, zua 'giuba o criniera del
cavallo' lat. iuba; 2 sost. giua 'gregge di bovini, armento' lat. iuga. EBD produce una serie di
cognomi ebraici: ebr. lib. Sciua; ebr. cat. Bonjuha (per Bonjuda), Bonjua; ebr. provenz. Bonjuas;
ebr. mediterr. Giua, Bondjuia, Benguia. La base piu antica e il bab. [`a 'civetta, guIo'.
GUNI cognome. CIr. Goni Nome ebraico (1Cr 7,13). Ma vedi anche l'ipotesi di etimologia egizia
Iatta per il cgn Gungui.
GUSAI cognome che Pittau rende equivalente al Iitonimo barbaricino gusaju 'aglio angolare'
(Allium triquetrum L.). Il cognome e documentato nel condaghe di Silki 441 e in quello di
Bonarcado 53, 76, 80, 91. AllomorIo di Usai. EBD produce il cgn. ebr. Husai, al quale mi attengo.
LACONI e il nome di un comune, ma pure di un casato che diede parecchi giudici ai regni della
Sardegna. Inoltre e un cognome. Il termine e menzionato in RDSard. a. 1341 come toponimo:
Lacone, poi Lacono e Laccone. I linguisti accademici sinora non hanno trovato l`etimo. Pittau LSP
140 e stato il primo a presentare un apparato di lemmi tra i quali Laconi trova possibilita di
conIronto e soluzione. Nel porre il sardo lakku (vedi lemma) come base sardiana, egli (senza
conoscerne l`etimologia, che e da accad. lakku vasca` per abbeverarsi) propone anzitutto lacuna,
lahoneddu truogolo`, laccone pozzanghera`, laccuna, lacconedda acquitrino`, laccuina pozza
d`acqua`, lahana pozza d`acqua piovana Iormatasi su una roccia`, laccana, laccara Iossato di
conIine, conIine, segno di conIine`, (gallur.) laccuna trogolo` e Iossa d`acqua morta`. Egli propone
poi vari toponimi sardi; un gentilizio Laconius; inIine abbina il lemma anche con alcuni toponimi
etruschi, quale Lacuna (Isola d`Elba) e Lacona (antica Lacunae tra Populonia e Volterra), e pure col
toponimo corso Lacani; inoltre lo conIronta col greco lakkos Iossa, pozzo, cisterna, serbatoio,
stagno`, da cui e derivato il latino laccus Iossa`. Va da se che in questo quadro i Laconiti (vedi)
Iossero il popolo sardiano stanziato attorno a Laconi. Il toponimo si ritrova anche come cognome
dei nobili che composero le casate regali sarde, a cominciare dagli Arborea. Quest'aspetto, gia
evidenziato dal Melis SPM 174, lascia capire che certa nobilta proveniva dalle zone interne
dell'isola, non solo dalle citta. Laconi insomma e da tradurre come territorio` per antonomasia.
Ma e molto interessante la tesi dello Zara (CSOE 67), ripresa da EBD, che riporto integralmente:
'Anticamente Laconi era scritto L`Accon, a riprova dell`origine ebraica da Haqqon. L`Accon Iu
Iamiglia giudicale sarda ed e, come Laconi, anche nome di luogo del villaggio omonimo in
provincia di Nuoro, ad indicare la nascita o l`insediamento di individuo Laconi in quella localita.
In ogni modo, dopo tutte queste note che danno un quadro ampio ed esaustivo dell`uso Iatto
nell`antichita del nome illustre per buona parte del Mediterraneo, vediamo di trovare l`etimo
adeguato al termine Lacon, Laconi. Esso e un epiteto regale, uno dei tanti che connotano le stirpi
giudicali dell`antica Sardegna. La sua base sta nel sum. la supervisionare, pesare` accad. [unn
dare protezione, riparo`, col signiIicato sintetico di (colui che) supervisiona, giudica e da
protezione`. Se invece vogliamo attenerci ad una base meramente sumerica, allora abbiamo la
supervisionare, pesare` kun to shine brightly``, col signiIicato sintetico di il supervore che
splende Iulgidamente` (immaginiamo una sorta di Re Sole).
LAI cognome. Da accad. l`ium capace, Iorte, combattivo` o lahu discepolo, germoglio`. Ma cIr.
Annalai e Martalai. Il cognome Lao puo essere la Iorma originaria, dal nome del mercante Laho
attestato nel 1374 nella giudecca cagliaritana. Ma non e detto. Anzi Lai e Iorma senz`altro
antichissima essendo attestata come Lais ( ebraico leone`) gia in Sam 25,44. Lais era inIatti il
padre di Palti(el), a cui Saul diede la propria Iiglia Mikal. Lais era pure una citta Cananea che Iu
successivamente occupata dagli israeliti e chiamata Dan (Gdc 18,7-31). invece piuttosto
complicato leggere in Lai un antico nome ebraico Adlai (1Cr 27,29). EBD propone alla base il cgn
ebr. Ilai (1Cr I 29).
LAO cognome, dall`ebraico Laho, attestato nella giudecca cagliaritana nel 1374. Vedi Lai.
LATTE cognome per il quale Pittau propone due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al sost. sardo latte,
-i 'latte' lat. lac; 2 cgn propriam. italiano di signiIicato uguale. EBD ricorda l'esistenza del cgn ebr.
provenz. (ritenuto nome di luogo) Latte, Lattes, Latis, diIIuso anche tra gli ebrei italiani. Cio
raIIorzerebbe la tesi della possibilita che il cognome abbia radici nel mondo mediterraneo pre-
latino. Ed inIatti esiste la base akk. lattu (un contenitore di capacita standard).
LAZZARU cognome ritenuto dal Pittau di origine italiana lat. eccles. Lazarus. Ma sbaglia.
L'origine e ebraica, e la base El`azar e stata giustamente rimarcata da EBD.
LECCA cognome sardo che Pittau Ia derivare dall'it. lecca 'percossa' oppure 'Iemmina del
cinghiale', oppure '100 mila rupie' o inIine 'lecchino, bellimbusto'. Ma sbaglia grossolanamente.
Sembra invece, piu congruamente, di poter leggere in questi numerosi semanteni italiani delle
Iorme altamente spregiative Iorgiate contro l'elemento ebraico su una Iorma originaria ebraica. Il
cognome e inIatti d`origine ebraica: esiste in 1Cr 4,21 come Leqah e signiIica sapienza,
conoscenza, dottrina`.
LECCIS, Lecis cognome che Pittau ritiene variante di Alec(c)i, Alessi biz. Alexis 'Alessio'. Ma
sbaglia. E sbaglia pure circa la variante gallurese Lecciu, Leccio, che considera corrispondente al
Iitonimo corso ed italiano lecciu, leccio 'leccio' (Quercus ilex L.), senza considerare che in Gallura
il leccio e chiamato liccia. Lecciu e la normale variante gallurese di Leccis, il quale a sua volta e
cognome di origine ebraica, da un toponimo ebraico Lachis (Gs 3 etc.), Lehi (Gd V 9 etc.). Tra
gli Ebrei italiani abbiamo Lacis (vedi EBD).
LECCIU cognome gallurese, variante di Leccis (vedi).
LEDDA, Lella, Deledda, De Ledda. Il cognome e proposto da CDS come corrispettivo del villaggio
medievale Ledda, Lella situato nell`antica diocesi di Ploaghe ed oggi scomparso. Zara, seguendo
Ben David, lo presenta con l`etimologia dall`ebraico La`dan. Pur non scartando la possibilita che
l`antroponimo, e pure il nome di tale villaggio, come peraltro diversi nomi di agglomerati antichi,
derivi da un antroponimo ebraico, e preIeribile vedere l`origine nell`antico accadico lillu idiota`
(usato anche come antroponimo). In Babilonia Lillu era un demone ed anche un dio. Vedi (soltanto
per la somiglianza Ionetica) il toponimo Sa Lilla.
In ogni modo questo cognome potrebbe essere anche l'esito Ionetico medievale dell'antico lidio
lailas (riconducibile all'hittito la[[iiala) 'guerriero, condottiero'.
LEI cognome per il quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al camp. lei 'legge' sp. ley;
2 corrisp. al nome del villaggio Lei (vedi). Ma e assai preIeribile la terza Iorma, proposta da EBD,
che lo propone dall'ebr. Levi.
LELLA cognome. Vedi Lea.
LISCIA cognome per il quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 variante del cgn Ligia, col
signiIicato del Iemm. 'Eligia'; 2 corrisp. al log. liscia 'lisciva' lat. lixiva. Per il cognome Lissia
Pittau propone direttamente la base lissia 'lisciva'. Ma sbaglia in ambo i casi. Liscia e Lissia hanno
le stesse basi, che pero non sono ne neo-sarde ne latine. EBD, nel ricordare l'idronimo sardo Liscia,
pensa a quell'origine, la quale a sua volta ha le basi nel toponimo ebr. Lais, oltre che nel nome com.
lais 'leone Iiero' (dalla radice araba lisc 'essere valido'). Ne deriva una serie di cognomi, come l'ebr.
Lischa, l'ebr.it. Liscia (giunto dalla Tunisia); l'ebr.alger. Lichaa, Lichan; etc.
Le proposte di EBD hanno una buona base, ma nel mentre che aIIermo diversa la base dell'idronimo
Liscia, per i due cognomi sardi e da preIerire la base accad. li`su 'consacrazione'. Che poi il
cognome, per eIIetto di paronimia, sia stato sentito col tempo aIIine a liscia, lissia 'lisciva', e altra
Iaccenda.
LISSIA cognome. Vedi Liscia.
LOBINA, Lobbino, Lobinu, Lubbinu, Lubina cognome per la cui etimologia Pittau pensa al
diminutivo di Lovcu, Luvcu 'Lodovico'. Ma non e cosi. Gia EBD ricorda l'esistenza di un
cognome ebr. sp. Lobin, la cui etimologia indirizzerebbe altrove. Ma e piu congruo ammettere che
alla base ci sia un composto con l'etimo accad. lu`` 'sporco, impuro' detto in contesti rituali, sacrali,
nu(m) 'vino'. Lobina quindi in origine indicava il vino non cerimoniale, quello non ammissibile
all'uso sacro degli altari.
LOBINU cognome. Vedi Lobina.
LOCCI, Loche cognome. Vedi Lucche.
LOCHE cognome attestato in CSMB 65, ma di evidente origine ebraica. anche un abitato
scomparso della curatoria di Orosei-Galtelli. Vedi Lucche, Locci.
LOCHI, Locchi, Locci cognome. Vedi Lucche.
LODDE cognome. Vedi Loddo.
LODDO, Loe, Lode cognome tradotto in Pittau come lou sudicione`. L`abbinamento e proprio
questo. Essendo attestato nei condaghi di Silki e Bonarcado come Lollo, nelle Carte Volgari AAC
IV come Lollu e nel CDS II 45 come Lodu, Lodo, e plausibile l`origine ebraica proposta da Ben
David ( Lod: Ezr II, 33; Nee VII, 37). Essendoci anche un nome di luogo ebraico Lod (1Cr VIII,
12), dobbiamo prendere in seria considerazione che anche il paese di Lode derivi il nome
dall`ebraico.
LOTTA cognome. Vedi Lotto.
LOTTO cognome variante di Lotta, per il quale Pittau propone due possibilita etimologiche: 1 dal
cgn. sardo Ilotto col signiIicato di 'Guglielmino'; 2 cgn it. corrisp. a Lotto, vezzeggiativo di nomi
personali aventi il suIIisso diminutivo -lotto (Angelotto, Bertolotto, Matteotto, Michelotto). In
questo modo lo collega al cgn it. Lotti. In realta la questione e piu complessa. E vero che gia EBD
ricorda che gli Ebrei di origine Iranco-provenzale usavano il diminutivo di Samuelotto per Samuele
(onde si scopre, per questo suIIisso, un legame con l'uso toscano evidenziato dal Pittau). Ma e lo
stesso EBD a ricordare l'ebr. Lot di Gn I 27 etc., per cui e da respingere il tentativo di ridurre
Lotto, Lotta a un diminutivo.
LUCCHE, Lochi, Locche, Locci e piu che altro un cognome, ma ad Illorai Iorma anche un
toponimo. Pittau (OPSE 235) lo conIronta con l`etrusco Lucca, mentre e un cognome d`origine
ebraica. EBD ricorda l'ebr. Lok, Allok, Ellouk, Elouch, Loque, Louk. Vedi Loche.
LUTZU. Per questo cognome Pittau trova l`origine in Luciu Lucio`, o nel log. lutzu losco`. Invece
e dal bab. luttu(m) tazza, coppa`. Cio non toglie che il cognome abbia avuto pure tra gli Ebrei dei
nobili reIerenti. InIatti EBD cita l'ebr.it. Luzio, Liuzzi, Leucio, Ligucio e Lozzi; ebr,levantino Lozio.
MACCIO cognome per il quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al cgn sp. Macho
'maschio'; 2 cgn it. corrisp. al nome del paese Maccio in provincia di Como. Per quanto anche EBD
nel presentare il cognome suIIraghi la prima ipotesi, non credo sia valido attenersi a certe
etimologie.
La base etimologica, anche per il cognome spagnolo, sta nell'accad. mkiu, mkm 'uomo pigro,
indolente'.
MACHIS cognome. Vedi Macis.
MACIS, Maccis cognome che Pittau Ia corrisp. al lat. nediev. Macis 'polpa che avvolge il seme
della noce moscata' adoperata in liquoreria e in proIumeria, il quale e entrato in italiano, spagnolo,
catalano, ecc. Il cognome e documentato pero anche nella Carte Volgari AAC VIII e nel condaghe
di Bonarcado. Gia quest'ultima registrazione lascia intendere quanto sia alta l'antichita del cognome,
sicuramente preromana. EBD segnala il nome ebr. Machi (Nm III 15). Ma e da segnalare pure la
base akk. ma[[m 'estatico, proIeta', da ma[m 'Iuroreggiare, entrare in trance'. Sono varianti i
cgn Machis, Magis, Matzis.
MACRI e cognome propriamente ital.merid., per il quale Pittau rimanda al biz. makres (pronunciato
makrs) 'individuo alto, lungo'. Ma nonostante le parlate greche e neo-greche della Magna Grecia,
sembrerebbe Iorse piu accettabile la base ebraica proposta da EBD Machir (Gd V 14 etc.). E
tuttavia sembra piu congrua la base accad. maqq(m) 'brocca per libagioni' rimu(m) 'amatissima'.
Il composto Ia riIerimento, quindi, a un vaso rituale di Iattura preziosa.
MAGALLI cognome sardo derivato direttamente dal babilonese ammagallu Ioresta`. Ma ha pure
parentela con l`ebraico MagaluII .
MAGIS cognome. Vedi Macis.
MALOCCU cognome che Pittau pensa corrisponda all`aggett. maloccu cattivello`, diminutivo di
malu cattivo`. documentato nel con daghe di Salvennor 157, e gia questo basta ad accreditarne la
piu alta antichita. InIatti EBD lo conIronta con l`ebr. Malluk (1Cr VI, 29; Neh 5; etc.) duce`,
condottiero`.
MAMELI cognome che Pittau Ia derivare dal gentilizio lat. Mamelius. Ma intanto questo cognome
e registrato nel CSMB, nel Codice di Sorres 175 e nel CDS II 43, 44. Cio ne acclara l'antichita
preromana. Non credo tuttavia alla sua parentela coi cognomi ebraici citati da EBD: Mamo cgn
ebr.tunis., Iorse da arabo mamon 'ricchezza'; ebr. Mami; ebr. tunis. Mamon; egiz.ant. Mami.
Sembra piu congruo invece un composto accad. mam, mammu 'tiara' Elu 'Dio altissimo', col
signiIicato complessivo di 'tiara dell'Altissimo'.
MANCA cognome che Pittau ritiene corrispondente al sardo (manu) manca (mano) sinistra` lat.
mancus. A mio parere quella del Pittau e una Iacile paronomasia, dovuta all`identita Ionetica coi
termini citati. lo stesso Pittau a scrivere che Manca e documentato in tutte le carte medievali
sarde, anche se come Mancheddu, Manchia, Manchinu, Mancone, Mancosu, Mancu. Cio mostra
l`alta antichita del cognome; ed inIatti EBD pone il conIronto con l`ebr. cast. Manco.
La base etimologica sembra essere l`accad. makm, maqm to spy` (con seriore inserzione di -n-
euIonica); ma puo essere anche l`akk. mna[u guadagni, proventi`; duro lavoro`.
In ogni modo, per le varianti quali Mancosu occorre Iare riIerimento a sa mancosa, che e una delle
tre canne delle launeas.
Mancosa e la mediana (per posizione e per grandezza) delle tre canne componenti lo strumento noto
come launeas. Le tre canne sono disposte da sinistra verso destra, in ordine di grandezza. Su
tumbu (vedi) e la piu lunga e sta a sinistra, la mancosa e piu corta e sta al centro, la mancosea e la
piu piccola e sta a destra.
Tradurre come sinistra e sinistrina le due canne minori non avrebbe senso, anzi sarebbe una
contraddizione in termini, poiche in tal caso i due aggettivali sarebbero obbligati a entrare in
rapporto logico con su tumbu, la quale invece e l`unica canna a stare propriamente a sinistra.
Per l`etimologia occorre cercare altre vie, impossibili da trovare nei dizionari indoeuropei o
romanzi. Il termine e un composto sardiano con base nel sumerico man compagno` kusum
gridare`, col signiIicato sintetico di compagno che strilla, che suona` (rispetto al tumbu che invece
e un bordone e non 'suona).
Mancosea a sua volta non va intesa come diminutivo di mancosa. Essa, pur avendo la scala
melodica piu alta di una ottava rispetto alla mancosa, e una canna speciale, essendo mobile, staccata
dalle altre due in quanto strumento Iungibile, ossia adatto a comporsi con le due canne Iisse di altre
launeas, tale da Iormare uno dei dodici strumenti che classiIicano appropriatamente la Iamiglia
delle launeas, le quali tra di loro sono diIIerenti per scala melodica e per Iunzioni, ed hanno nomi
propri diIIerenti quale, tra gli altri, Iiorassiu, puntu de organu, contrappuntu, mediana, mediana
pippia, Iiuda, spinellu, spinellu a pippia, zampogna.
Mancosea e un tri-composto sardiano che ha per base i due lemmi sumerici gia visti per mancosa
sum. ellum song`, col signiIicato complessivo di canto della mancosa`, o meglio mancosa che
canta`, o meglio mancosa e cantante`, nel senso che sa mancosea opera come un vero e proprio
cantante che si aIIianca al suono del duo mancosa-tumbu, arricchendolo.
MANCHEDDU cognome. Vedi Manca.
MANCHIA cognome. Vedi Manca.
MANCHINU cognome. Vedi Manca.
MANCONE cognome. Vedi Manca.
MANCSU cognome. Vedi Manca.
MANCU cognome. Vedi Manca.
MANDIS cognome che Pittau ritiene una possibile apoIonia di Mandas (originario di) Mandas`.
Una tale derivazione e ardua. InIatti e gia lo stesso EBD a scompaginare il quadro citando un
Mandix cognome ebraico di Barcellona; peraltro va notato che nel con daghe di Bonarcado 114 e
presente in cognome Mandris, che sembra quantomeno simile a quello ebraico, il quale a sua volta
ci riporta alla piu alta antichita.
A mio avviso Mandis ha la base nell`accad. mand IortiIicazione, emplacement`.
MANIS cognome che Pittau crede giustamente la variante campidanese del cgn Manes (vedi). Un
cognome in questa Iorma e gia citato da EBD per l`ebr.it. a Tunisi: Mani; ebr. alger. e tunis. Almani,
che e anche nome di una tribu presso Misurata; ebr. Salonicco Mano. Evidentemente, questo nome
Iu noto un po` in tutto il Mediterraneo e nell`Anatolia, e puo avere benissimo la base nell`accad.
man(m) mina` (circa 480 grammi).
MAODDI, Magoi, Mavoi, Mavoeu cognome che Pittau pensa possa derivare da un lat.
*Magollius, Magolnius (cIr. Magullius, Magulnius). Ma gia EBD cita il termine ebraico ma`od
danari`; inoltre abbiamo la base accadica che preIeriamo ma[(m) delirare, diventar Irenetico`,
m[u(m) uscire da se, dipartirsi da se (andare in estasi)` ull(m) esaltato`, col signiIicato
complessivo di colui che ha l`esaltazione estatica, lo sciamano`.
MARI cognome sul cui etimo Pittau Ia due ipotesi: 1 corrisp. al sost. camp. mari mare` lat. mare;
2 cognome propriamente italiano (col plurale di Iamiglia) corrisp. al nome pers. Mario. Ma Pittau
sbaglia assai. EBD riconduce sul giusto binario la ricerca etimologica, citando l`aramaico Mari mio
Signore` da mar signore` titolo onoriIico (anche in ugaritico), ebr. Amaria; cIr ebr. sp. Mayr
dall`ebr. Meir, e l`ebr. sp. Maria.
MARRAI cognome al quale Pittau, non sapendo a cosa pensare, inventa l`origine proponendo un
*marraio Iabbricante di zappe` (ovviamente di origine italiana). Ma sbaglia grossolanamente. EBD,
con stile piu polito, registra una serie di cognomi ebraici con tale radice: ebr. Maarai, ebr. sp.
Marrax, ebr. it. Marrach, Maracci; ebr. alger. Maradji; ebr. maghreb. (comparso in Marocco nella
prima meta del sec. VI) Marache, Maragi, Marasche, Marrache; ebr. Costantinopoli Maurrach;
ebr. levant. Amaragi, Amaradj, Emaragi, Marash, Maraggi. pure un nome di luogo nell`Oasi di
Siva: Marachi. Per l`etimologia vedi cgn Marra, col quale c`e apparentamento.
MARRONI cognome del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al sost. marrone
grossa zappa`; 2 cgn italiano signiIicante marrone castagna di qualita grossa`. Ma pure in questo
caso le apparenze e le paronimie lasciano il passo a piu acute introspezioni. EBD propone il cgn ebr.
it. Maron, Maroni e ricorda che in Sicilia e ancora vivo il cgn Marrone in localita gia abitate da
Ebrei. In Spagna c`e inoltre un toponimo detto Marron. Quanto basta per attestare l`alta antichita
del cognome.
Circa la vera etimologia, anche questo cognome ha la radice accadica attestata per Marra (vedi); il
suo secondo membro -oni puo essere un suIIisso accrescitivo: e lecito supporlo poiche ci troviamo
con cognomi dell`area italiana. Quanto al toponimo spagnolo, esso non sembra poter aggiungere
elementi alla nostra analisi.
MASALA cognome indicante pure una localita presso Cossoine citata nel condaghe di Trullas 70,
179 e passim. Manconi (DCS 85) lo segnala gia presente in CDS, in atti del 1183, e parecchie volte
nel condaghe di Silki. Tutto cio depone a Iavore dell'alta antichita del lemma, che risale certamente
al periodo preromano e addirittura preIenicio.
Come base etimologica si puo proporre l'ug. mas`alu (a quanto sembra, un oracolo) accad. slu
'domandare, interpellare'. Abbiamo comunque anche il cognome ebraico Mazal 'Iortuna' (Zara 71 e
Ben David). Notisi pero la base sumerica masal boat`, che essendo la piu antica ha ragione di
essere preIerita.
MASCIA cognome che altrove e letto Maxia (x j Iranc.), essendo attestato nel sud Sardegna; nel
nord e attestato come Masia.
Pittau DCS Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al camp. maxia magia, stregoneria` lat. magia
(e presente nelle Carte Volgari AAC III come Magia); 2 variante camp. del cgn Masia, Mascia.
Sembrerebbe la prima ipotesi a prevalere nettamente. In tal caso ci riportiamo all`it. mago chi
esercita la magia`. Il termine appare nel 1300 con Dante. Riproduco l`indagine Iatta dal DELI: Vc.
dotta, lat. mgu(m) dal gr. magos, per Erodoto sacerdote persiano che interpreta i sogni`, un
prestito dalla stessa lingua dei Persi (gia nelle iscrizioni cuneiIormi), per i quali magus era
denominazione propria alla sIera della religione e del culto, ancora priva, pero, di etimologia. Anche
il tardo (in Apuleio, gia col senso di stregoneria`) der. maga(m) riproduce il gr. mageia l`arte dei
magi persiani`, e cosi pure l`agg. mgicu(m) ripete il gr. magikos.
La lingua persiana era a contatto con quella accadica, ed e proprio nel cuneiIorme che troviamo le
basi piu antiche del termine: ma[[u esaltato`, ma[[(m) estatico, proIeta`, m[um uscir Iuori (di
se), dipartirsi` (dell`estatico), ma[(m) diventare Irenetico, delirare`.
La storia di Mascia, Masia in quanto cognome passa comunque attraverso l`ebraismo, essendo da
quella civilta che approda tra i Sardi, Iorse dal 1000 a.e.v., questo nome. EBD riporta una serie
nutrita di cognomi ebraici: Amasiah (2Cr VII 16, etc.); Ma`ascia (Ger I 1); Ma`asciau (1Cr
V 18, etc.); Ma`azia, Ma`azian (Neh 9; 1Cr IV 18); masciah messia`; ebr. cat. Massies;
ebr. alger. Messiah, Messias, Meziah; ebr. it. di origine nord aIric. Masciah, Massiah; ebr. CorIu
Maiscia (nel 1515). Quindi possiamo aIIermare che il cgn sardo Mascia e un termine autonomo
rispetto a logud. Masia, e signiIica Messia`.
Mascia e un cognome veramente importante, e Iornisce una traccia sicura dell`installazione di
antichi gruppi ebraici in Sardegna. Il termine ebraico originario e masiah, aram. mesiha l`unto`:
egli e propriamente un agente unto da Dio e designato ad uno scopo concernente la sorte del popolo
eletto. I Settanta traslarono questo concetto col gr. Xioto, che nei primi scritti del Nuovo
Testamento e gia diventato il secondo nome di Gesu; ma masiah appare dapprima nel libro di
Daniele, dove appunto il Iuturo Davide diviene un unto (Dan 9,25). Nei testi di Qumran si cita
esplicitamente l`attesa del Messia (1QS 9,10-11).
MASIA cognome. Vedi Mascia.
MASSA. Per questo cognome Pittau CDS pone l`origine nel sardo massa massa, mucchio`, che
ritiene prenuragico, soltanto aIIine al lat. massa. Il Pittau in DCS accresce l`indagine con altre tre
ipotesi etimologiche: corrisp. al cgn lat. Massa; 3 cgn dell`illustre casato degli Obertenghi, marchesi
di Massa, che sono stati anche Giudici di Cagliari; 3 corrisp. al nome della citta di Massa o dei 17
paesi italiani cosi chiamati, indicando cosi l`origine di un individuo.
Certo, l`antichita di Massa e documentata in CDS II 43 per l`anno 1410, ma risale all`accadico,
dove mass(m) signiIica leader, esperto`. Al solito, il suIIisso -a deriva dall`accus. accadico. Massa
in ogni modo e principalmente cognome ebraico (Gn 25,14; Es 17,7).
MASULA cognome sul quale Pittau (DCS) Ia due ipotesi etimologiche: 1 variante del cgn Masala;
2 corrisp. al dimin. Iemm. del nome personale e cgn Masu (vedi) avendo pertanto il signiIicato di
Tomasina`. Ma l`indagine del Pittau appare assai superIiciale. Non sarebbe il caso di partire invece
dal toponimo sardo Masullas (comune dell`ex Giudicato di Arborea)
L`origine del toponimo non e mai stata studiata, ed invece viene da rilevarla anzitutto nel nome
ebraico Mesullam (Nee, 11, 11) o Msulh l`Abisso`: come epiteto di `eres gli InIeri` (Sal 68, 23).
Poiche pero il secondo nome ebraico indica un concetto Iortemente negativo, non e da accettare per
ragioni di metodo.
Masullas sembra pure una chiara impronta del coronimo Massla, regione della Numidia, tra le
attuali Algeria e Tunisia. In Masullas troviamo in questo caso la riproposizione d`un nome 'patrio
lasciato da un gruppo di aIricani stanziati dalle truppe puniche. Essi possono essere gli stessi
aIricani che nel 238 a.e.v. terrorizzarono l`isola invocando poi l`occupazione romana in odio contro
Cartagine. Di qui la loro rivendicazione di stanziarsi, nel ricordo pero della terra d`origine. Nel
citare spesso la regione aIricana Marziale (VIII,53; I,22; 71; ,94; III, 37) la dice piena di leoni
del deserto.
Il Ienomeno di 'portarsi appresso il nome della madrepatria e stato tipico anche dei monaci
bizantini, documentato spesso in questo volume (vedi per tutti il lemma Milis).
Nell`ipotesi dell`origine di Masullas da Massla, osserviamo il Ienomeno sardo di raddoppiare le
liquide e di lenire le sorde dentali per ipercorrettismo. Ma Iorse non e questo il caso, visto che la
localita tunisina e scritta piu correttamente Masula.
La disamina non e completa senza la segnalazione, da parte di EBD, del cgn ebr. it. Mesula.
MATTA, Mattsa. Questo termine comune indica, oltre alle interiora dell`animale e dell`uomo, la
mollica del pane`, specialmente la mollica male o punto lievitata. In questo campo semantico
rientra anche mattsa come midollo dell`albero`. A Bitti sa mattsa e su poddighe e il polpastrello
del dito. agner Ia derivare il tutto dal lat. matia. Invece e dall`ebr. massah pane azzimo, pane non
lievitato`. La stessa origine hanno i cognomi Mazza, Matsa, Matta. La base etimologica e
l`ant.accad. mat(m) crescere poco, avere scarse possibilita; diminuire, ridurre, abbassarsi di
livello; essere emaciato; Iallire, deteriorarsi; essere impedito`; anche essere umiliato, accorciare;
negligere; subire riduzioni o perdite; trattar male, insultare; essere disprezzato`.
MATTANA cognome e nome comune. Vedi Matta. In ebraico abbiamo Mattana come nome di
luogo (Nm 21, 18) e signiIica dono`. In 2Re 11, 2 e presente come Mattan e in 2Re 24, 17 come
Mathania (EBD e Zara 71). Ricordo che Mathania, Iratello di Ioiachin, Iu insediato sul trono di
Gerusalemme da Nabuccodonosor, e da quel momento ebbe come nome Sedecia.
MATZUZZI cognome che Pittau DCS assume come vezzeggiativo o diminutivo del nome personale
Matteu, Matzeu Matteo`. Ma sbaglia. Gia EBD indica dei cognomi ebraici, come ebr. lib. Mazoz;
ebr. sp. Matot, Matoti, Matud, Matut. A Guadalajara c`e la sinagoga 'de los Matutes.
La base etimologica, almeno per il cognome sardo, e l`accad. massum (a garment) (w)uss(m)
stendersi, dispiegarsi`, col signiIicato complessivo di tunica ampia`. Vedi Matzuzzu.
MATZUZZU cognome che Pittau DCS considera variante del cgn Macciucciu grosso, grasso,
paIIuto`. Ma sbaglia. Questo cognome non e altro che una variante Ionetica del cgn Matzuzzi, anzi
ne e il prototipo.
ME cognome che Pittau crede corrisp. al vocabolo imitativo mee!, che indica il belato della pecora.
In realta il cognome e prettamente ebraico (EBD): rappresenta la lettera M, pronunciata me, la quale
ha un ovvio valore sacrale e rappresenta l`acqua (maim). C`e anche il cgn ebr. sp. a Burgos: Mee.
MELA cognome sul quale Pittau DCS Ia tre ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al sost. mela melo,
mela` lat. melum (documentato nel CDS II 45 per l`anno 1410); 2 nativo di Mela villaggio
medievale Iorse situato a Campu Mela; 3 vezzeggiativo del nome pers. Carmela o Manuela; 4 cgn
propriamente italiano. Ma sbaglia. L`etimologia e assai antica. EBD indica anzitutto un toponimo
ebraico Bet Millo (Gd I, 6, 20; 2Re II, 21; Vulgata: Mello); indica poi il cgn ebr. it. Mella,
Melle, Milla, Milo; ebr. lib. e it. Millul; Milia e toponimo algerino. Egli cIr. pure il nome dell`eroe
barese Melo, Iorse di origine ebraica. Ma vedi il cgn Melas.
MELAS cognome. Vedi cgn. Mela, che non signiIica 'albero e Irutto del melo'. Sembra derivare
dall'accad. mlu(m) 'piena stagionale'. il caso del toponimo Bau sa Mela nell'altopiano del
Sarcidano (Laconi). In questo boscoso altopiano (circa 800 m), millenaria sede di pastori e porcari,
scorre un Iiume perenne dove le piene possono diventare proibitive anche nei siti di guado. Bau sa
Mela signiIica 'guado della piena, guado praticabile anche in caso di piena'. C`e anche il toponimo
Campu Mela (tra Torralba e Giave) dove scorre il riu Mannu, le cui piene evidentemente aiutarono
un tempo a Iar nascere questo termine.
Ma cIr. pure col cgn Mela.
MELIA cognome (la sua variante e Milia). Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al
vezzeggiativo aIeretico, di Iorma campidanese rustica, del nome personale Carmelina; 2 cognome
italiano di area calabrese. Ma sbaglia in ambo i casi.
EBD Ia notare che Mili era cognome in uso presso gli Ebrei sardi nel sec. V, e lo associa ad altri
cgn ebraici quale Mili a Maiorca e Barcellona; Milo in Inghilterra; Miles a Smirne; Milli, Milo, Mili
in Italia. Anche Milia, Melia quindi sembra partecipare delle origini semitiche, la cui Iorma piu
arcaica sembra quella che sta alla base del cgn Melis, Mele (vedi).
MERCHIS, Merche cognome. Vedi Mercusai.
MERCUSAI. La Funtana e Mercusai in agro di Seui e uno dei numerosi toponimi sardi che
ricorderebbero, pur nella Iorma corrotta, il dio Mercurio. il Pittau (OPSE 220) ad avanzare
l`ipotesi, anche perche suppone che il latino Mercurius possa essere di origine etrusca. In tal caso la
sua presenza in Sardegna precederebbe la conquista romana. A questo riguardo potrei ricordare che
anche l`attuale Capo Marargiu, presso Bosa, era anticamente chiamato Hermeion Akron, ossia Capo
Mercurio.
Ma tutto cio, per quanto vero, non inibisce dal notare che Mercusai e semplicemente un doppio
cognome sardo: Merke-Usai. Merke, Merchis e cognome cui il Pittau non ha dato origine corretta e
che trova il riscontro nell`ebraico Melkis, diminutivo di Melchisedek. Ma signiIica anche re`, da
ebr. melek. Altrettanto dicasi per Usai, Gusai. Attestato nel CSMB 11, 84, 88, 100, 205 come Usay,
e tradotto dal Pittau come aglio angolare`, mentre EBD (seguito dallo Zara) ne propone piu
correttamente l`origine ebraica: Hosai (2Cr III 19), Husai (2S. V 32, etc.), `Utai 1Cr IV, etc.),
Isai, Isciai (1S. VI, etc.); cIr ebr. sp. Ysai. Vedi Gusai.
MILLEDDU cognome d`origine ebraica, da millth pienezza`. Il Pittau (DCS) lo rende
esclusivamente come diminutivo di Camillo, ma sbaglia.
MIMMI cognome presente a Bolotana e Macomer che Pittau considera plurale di un cgn it.
corrispondente a Mimmo (vezzeggiativo dei nomi personali Domenico, Beniamino, Emilio,
Guglielmo, ecc.); ma secondo lui puo anche corrisp. al sost. tosc. mimmo bimbino`.
L`ipotesi proposta e poco credibile. EBD propone il cgn ebr. sp. Mimi, Memi, Meme; ebr. trip. e
tunis. Memmi. Secondo questo studioso quel termine e dal cabilo mio Iiglio`. Puo darsi. In ogni
modo registro pure la base accadica mimmi, mimmu, mimma ogni cosa, tutto, everything`.
MOSSA cognome sulla cui etimologia Pittau (DCS) propone cinque ipotesi: 1 corrisp. al sost.
mossa morso o Ireno del cavallo` lat. morsa; 2 corrisp. al sost. mossa morsa` strumento dei
Iabbri e dei Ialegnami, dal cat. mossa; 3 corrisp. al sost. mossu, mossa morso, morsicatura` lat.
morsus; 4 corrisp. al camp. mossa tacca nel coltello` cat. mossa; 5 cgn it. corrisp. al sost. mossa
movimento, azione`.
tipico di alcuni cognomi avere una pletora di opzioni etimologiche (abbiamo gia visto Moro),
causate in gran parte dal Iatto che certe lingue (in questo preciso caso quella latina e quelle neo-
latine) hanno un buon numero di termini comuni Ioneticamente (ma non semanticamente) che sono
simili o identici. Ma e pure vero che se tali Ionetiche di nomi comuni si sommano poi alla Ionetica
di alcuni cognomi di cui si possa dimostrare l`antichita, e intuibile che la base etimologica sono i
cognomi anziche i nomi comuni.
Cosi e per Mossa. EBD propone a base anzitutto il toponimo ebraico Mozza (Gs VIII 26), poi i
cognomi ebraici Mozza di CorIu, Motsas di Salonicco, Muach spagnolo, Mussa arabo (che
signiIica Mose), Mosse della Provenza, Moss askenazita, Mosseos, Mossy ebr. Iranco-ingl. mediev.
MOTZO cognome che Pittau Ia corrispondere all`it. mozzo giovane marinaio` oppure allo sp.
mozo giovane` (ma riconosce che nel sardo non esiste l`appellativo corrispondente). Piu a Iondo va
EBD che cita il cgn ebr. Jacob Mosso o Mozzi, uno dei marrani portoghesi bruciato in Ancona nel
1556 (egli sostiene: dal port. moo). Invero il reIerente arcaico sembra essere l`accad. mut(m)
deIicit, perdita; deIicienza, carenza, scarsita`.
Si badi che il reIerente sardo esiste, a dispetto del Pittau, ma non e un reIerente relativo a marinai o
ragazzi, sibbene alla brevita, alla scarsita; e celebre in questo senso il doppio cognome del grande
bandito di Lode Mutzu Boe, che a meta 800 divenne amico del Lamarmora e di Vittorio Angius
allorche andarono a visitarlo sulla Punta Cupetti (Monte Albo di Lode-Siniscola).
MURAVRA comune della provincia di Cagliari. Nel CSMB e Muravegla. Nel 1342 il toponimo
era de Miraveto. A Cagliari nel 1339 e nel 1341 e attestato un amministratore generale del regno,
Giusto de Miravet (Tasca, ES 155).
In sardo s`interpreta, con etimologia popolare, come mora coltivata`. Ed e sbagliato. Si potrebbe
supporre un doppio lemma greco-accadico: Mira-veto. Ma anche qui occorrerebbe dare conto di
Mira, che sappiamo essere il luogo di nascita di San Nicola di Bari.
In realta l`origine del toponimo Muravera e semitica: ugaritico mur temporale, nubiIragio`
antico babilonese (w)d(m) prominente, posto in sito alto; (ma anche di alto valore)`. Insomma,
dobbiamo ammettere che il sintagma Muravera e una pura Iorma semitica per indicare il sito dei
nubiIragi`, anzi (il sito dei) nubiIragi di grande, di alta potenza`. Non c`e bisogno d`indagare oltre.
Basta andare in zona e interpellare gli abitanti del Sarrabus per sapere quanto siano di casa i
nubiIragi di Iine estate e quanti danni Iacciano a scadenze quasi matematiche. E anche cognome.
MURGIA cognome sul quale Pittau presenta tre opzioni etimologiche: 1 corrisp. al camp. murgia
salamoia` lat. muria (e documentato in quasi tutte le carte medievali come Muria, Murja,
Murghia, Murgia); 2 corrisp. al nome del villaggio mediev. Murgia ora scomparso; 3 cgn it. corrisp.
al nome del paese Murgia. Il Iatto che il cognome sia registrato nelle carte antiche della Sardegna
non lascia spazio per la terza opzione. Sembra possa andare la prima opzione.
La base etimologica sembra essere l`akk. murqu, (w)urqu(m) colore giallo-verde` (con riIerimento
all`acqua di salamoia, che un tempo, in virtu del Iatto che il sale veniva raccolto con metodi
artigianali e non veniva depurato, presentava in soluzione proprio questo colore). Vedi comunque il
cgn Muglia.
L`antichita dela base etimologica sembra poter essere utile per trovare pure l`etimo dei cognomi
ebraici che EBD riIerirebbe volentieri al sardo Murgia: ebr. cast. Morci; ebr. it. Murgi; ebr. di
Smirne Morges; ebr. di Beirut Morges.
MURRU e un cognome ma anche un nome comune muso`. Il cognome, gia trattato in TS, e
antichissimo e deriva dall`accad. amurru ovest`, da amurr di Amurru`. Probabilmente questo
lemma, tramite i Fenici, ando a signiIicare uomo dell`ovest` (riIerito al Sardo) o territorio
dell`ovest` (riIerito alla Sardegna)`. Va notato che per gli antichi Mesopotamici Amurru era l`attuale
alta-Siria, che appunto era situata ad ovest dei territori mesopotamici.
Da notare che Amurru e pure il dio dei nomadi amorrei, quindi e molto probabile che il cognome
sardo indichi direttamente il (dio) Amurru`. Segnalo anche la possibilita che Murru derivi dal bab.
murru mirra` (ebr. mr, , accad. murru), Es 30,23; passim; e persino da murru 'amarezza', ma non
da sardo murru 'muso (del cane), grugno (del porco)'.
MUSA. La Spindula de Musa in agro di Sinnai richiama l`antroponimo lat. Musa, secondo Pittau
(DCS), che pero propone anche altre quattro opzioni etimologiche: 1 corrisp. al lat. Musa dea
dell`arte`; log. musa salamoia`; camp. musa pampanata per medicare le botti` lat. mulsa; 4 nuor.
musa specie di gioco alla cavallina`. Ma questo cognome sardo sembra piu che altro di derivazione
ebraica (ed araba). EBD propone Musci (Es VI, 19 etc.), Mosce (Mose); ebr. sp. Mua; ebr. sic.
Muxe; ebr. lib. Mousi; ebr. di Malta Musci; ebr. alger. Mouchi; ebr. egiz. Moussu.
MUSI. Il toponimo Casa e Musi in agro di S.Basilio richiama il nome personale lat. Musius.
anche cognome ebraico, Musi (1Cr 6,32).
NAITANA cognome d`origine ebraica, sicuramente attestato dal 19 e.v. Corrisponde al cognome
Naitza, attestato a San Nicolo Gerrei e altrove. Sembra originario del villaggio medievale Navitan o
Naviza o Navitha(n) o Naia (olI 48, citato dal Pittau), ora scomparso. Secondo EBD, seguito
dallo Zara, puo essere trascrizione alterata di Levithan o di Nathan (1Re 1,23).
NAITZA cognome. Vedi Naitana.
NICCOLAI. Vedi Nicolao.
NICOLAO, Nicolai cognome che Pittau crede di origine prettamente italiana, dal nome personale
Nicola derivante dal greco-bizantino. Non sono d'accordo, penso che il nome sia esistito in
Sardegna gia in epoca pre-Ienicia; ma andiamo con ordine. Nicola e nome personale maschile che i
linguisti grecisti traducono come 'vincitore nel popolo', altri 'vincitore delle moltitudini', 'vincitore
di eserciti', Nikouo (in Polibio, Strabone, Plutarco ecc.), ion. -ce in Erodoto 7, 134, 137;
Nikou in Tucidide 67 (da vikq 'vittoria' uo, ce 'popolo, turba'). Il nome e detto cristiano (e
specialmente bizantino) per il Iatto che e piu noto in virtu del grande santo Nicolao da Mira (Licia,
Anatolia), le cui spoglie Iurono traIugate dai Baresi e nell'I secolo gli Iu eretta una basilica. E
patrono di Bari e di migliaia di altri centri italiani e sardi, patrono della Russia e dei naviganti; in
alcune zone dell'Italia settentrionale, in Austria e Germania e Iesteggiato in luogo della BeIana.
Famoso e Nicola di Damasco nato intorno al 64 a.e.v., che scrisse una Storia Universale di ben 144
volumi. Il nome nella sua Iormazione sembra tipicamente greco, suddiviso in due membri di cui il
primo e un "predicato" del secondo, nel senso che dichiara qualcosa sul secondo membro: in questo
caso la vittoria sulla moltitudine.
E proprio dalla sua prima ed ultima citazione (in Erodoto abitatore dell'Anatolia e inIine nel nome
del Santo anatolico) che abbiamo Iorti indizi del Iatto che Nicola o Nicolao Iosse ben radicato
nell'Anatolia sin da epoche remotissime, addirittura da epoca pre-hittita. L'Anatolia, si sa, Iu un
territorio di transito delle maggiori correnti commerciali e di pensiero provenienti dalla
Mesopotamia e dall'Assiria. Anche tra i popoli mesopotamici i nomi si Iormavano (con ammissibili
eccezioni) "alla greca", con due membri di cui uno e predicato dell'altro. Moda in uso persino tra i
pellirosse, come si sa. Quindi non da vincolanti elementi di territorialita la bipartizione "alla greca"
di un nome Iormato allo stesso modo un po' dovunque, specialmente quando e dimostrata una base
etimologica imparentata senza subordinazioni di sorta.
Semerano OCE II 197 ricorda che vikq 'vittoria in battaglia' ha il corrispettivo ugaritico in nkt
'ammazzare, immolare', nkt 'vittima', aram. nek; accad. nqu 'uccisione per sacriIicio', ebr. neqm,
nqam 'punizione, vendetta'. Quanto a ce 'esercito, popolazione', c'e il corrispettivo ebraico
le`m, ug. lim 'popolo, Iolla', accad. l`, l`ium (detto di uomini, soldati, artigiani 'valoroso,
capace, bravo'). Ma a ben vedere Nicola e un nome personale ricco di etimologie, esistendo anche
un'altra opzione dall'accad. nqu 'copula, Iornicazione' la`(m) 'piccolo ragazzo, bimbo' col
signiIicato complessivo di 'pederasta', 'Iornicatore di bimbi'.
NONIS cognome che Pittau crede variante del cgn Nonnis, o Iorse cgn it. di origine dotta, notarile o
anagraIica (de Nonis) riIerito al nono Iiglio dei coniugi. La seconda ipotesi sembra assurda, a meno
che non si parli di Iigli adulterini. vera invece la prima ipotesi. Ma va ricordata la sua origine
orientale (avendo le stesse basi di Nonne: vedi).
NONNA cognome che Pittau Ia corrispondere al sost. nonna madrina di battesimo o di cresima` o
direttamente nonna` lat. nonnus balio`; in subordine lo crede cognome italiano. La seconda
opzione puo essere vera. Ma certamente questi cognomi non sono di origine latina ma orientale, ed
hanno la stessa origine di Nonne (vedi).
NONNE cognome che secondo Pittau DCS puo derivare dal lat. nonnus balio` al vocativo. Ma
sbaglia. Il cognome e gia documentato nel condaghe di Bonarcado 60, 194 e nel codice di Sorres, e
sembra documentare per cio stesso una sua antichita preromana. EBD cita il cgn ebr. del nord AIrica
Nunu, Nono (onde anche il cgn it. Nono). In ogni modo il lemma, come termine comune, e gia
attestato nell`accad.: nunnu, nnu, nunm (un oggetto di rame) o nnu(m) pesce`, dio-Pesce`,
costellazione dei Pesci`.
NONNIS cognome che Pittau rende come plurale di Iamiglia, di Iorma campidanese, del cgn Nonne
(vedi); ma secondo lui potrebbe derivare pure dal gentilizio latino Nonnius. A me sembra che le basi
etimologiche siano le stesse di Nonne (vedi).
NONNOI cognome che Pittau pensa corrisponda al vezzeggiativo di nonnu nonno`, o corrisp. al
logud. nonnoi immagine sacra` che secondo lui e una Iormazione di carattere inIantile (e manca in
agner). L`ipotesi sembra valida. Ma occorre ricordarne le radici semitiche: vedi Nonne.
OGGIANU, Uzzanu. (Per Uzzanu vedi TS). CDS lo da come guardone, che occhieggia, invidioso,
ingordo`, dal log.sett. oggiu occhio` lat. oculus (DES). TS lo da con la stessa origine di CDS ma
propone pure CSOE 82 per l`ebraico Uzzah (1Cr 6,29). SG 446 lo da come termine shardana
hgyhn`. Ma vedi cgn Uzzanu.
OLLA. Questo cognome signiIicherebbe, secondo l`etimologia popolare, 'pignatta'. Non e lemma
diIIicile. Qui e registrato perche richiamato dal toponimo Antoniola (vedi). Ma a leggere CSOE 75,
lo Zara (che segue pedissequamente EBD) ha ragione a interpretarlo come ebraico (Ulla: 1Cr
7,39). un cognome originario, con tutta evidenza, dal 19 e.v.
Attenzione: Olla e noto anche nel toponimo Parti-Olla, per la cui trattazione rimando al lemma
Iliana.
ONANI comune della Barbagia di Ollolai. Pittau OPSE 235 conIronta questo toponimo con l`altro
Onano di Viterbo. Ma non dimentichiamo che Onano, cognome tipicamente sardo, e anche un
cognome ebraico (1Cr 2,3). Inoltre occorre notare che il nostro toponimo puo essere una Iorma
corrotta di Anania, il quale era un soldato convertito che, assieme al vescovo Egidio, secondo una
tradizione sarda non contemplata dalla Chiesa, sarebbe stato il primo evangelizzatore del territorio
di Orgosolo e dintorni. L`antroponimo Anania e anch`esso ebraico.
ONANO cognome. Vedi Onan, un comune della provincia di Nuoro. Pittau (OPSE 235) conIronta
questo toponimo con l`altro Onano di Viterbo. Ma non dimentichiamo che Onano, cognome
tipicamente sardo, e anche un cognome ebraico (1Cr 2,3). Inoltre occorre notare che il nostro
toponimo puo essere una Iorma corrotta di Anania, il quale era un soldato convertito che, assieme al
vescovo Egidio, secondo una tradizione sarda non contemplata dalla Chiesa, sarebbe stato il primo
evangelizzatore del territorio di Orgosolo e dintorni. L`antroponimo Anania e anch`esso ebraico.
ORNANO cognome d`origine ebraica. CIr. Ornan il Gebuseo (2Cr 3,1).
PACI, Paxi (x j Ir.) cognome equivalente al cgn it. Pace. EBD Ia notare acutamente che questo
cognome e ebraico: e inIatti la traduzione esatta di scialom, che Iu reso all`italiana (e alla spagnola:
vedi cgn ebr. Pache) ad opera degli Ebrei che, a causa delle Iorti pressioni sociali o delle
persecuzioni, sentirono la necessita di integrarsi.
PAIS cognome sul quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al bizant. pais ragazzo,
garzone, servo`; 2 cgn sp. Pais, Pas corrisp. al sost. pas paese`. Dubito di queste etimologie.
Anzitutto va notato che il cognome sardo non puo corrispondere a cognomi iberici poiche esso e gia
scritto nel condaghe di Bonarcado e in quello di Salvennor 188, oltreche nel codice di Sorres 303, la
qual cosa ne attesta un`antichita non inIluenzata dalla dominazione iberica e rimanda a cognomi di
un`antichita preromana. A proposito EBD cita un toponimo ebraico Pa`i (1Cr 50) variante di Pa`u
(Gn VI 39). Ricordo che Pau e anche nome di un paese della Sardegna centrale. In akk. pa`u,
paya indica un uccello`; p`um, p(m) signiIica bocca`, ma signiIica anche entrata, accesso` di
strada, passo montano, costruzione, corpo (vagina).
PALA. Il termine sardo signiIica, nel suo valore di nome comune, spalla` e pendio montano` ed e
un italianismo per omoplata`. Vedi anche palu, allomorIo che indica il pendio montano`. Nel suo
valore di cognome, invece, deriva direttamente dall`ugaritico b`l, ebraico ba`al, aramaico ba`l
signore, possessore`.
PALICI cognome che Pittau ritiene a ragione di origine italiana, e lo presenta come corrisp. al sost.
antiquato palice grossolana tela di canapa adoperata per Iare i sacchi`. Che questo cognome risalga
a Iorme antiche sembra congruo. EBD e il primo a citare il cgn ebraico it. Paliaci, che non sembra
aIIatto derivare dal pl. pagliacci. L`etimologia sembra arcaica, dall`accad. plikum lavoratore del
settore tessile`.
PATTA vicino` ma anche calore` (Paulis), anche parita`; signiIica inIine striscia di tessuto che
bordeggia abiti o abbottonature` it. patta. L`origine sta in vari termini accadici suppergiu omoIoni.
Per il sardo e l`it. patta bordo raIIorzato di tessuto` (di cui DELI non conosce l`etimo) abbiamo
l`assiro ptu, pattu bordo, orlo raIIorzato`. Circa il signiIicato di vicino`, c`e un termine assiro
ptum, ptum che signiIica in presenza di`. Abbiamo poi l`aggettivo assiro patt, ptu aperto`
(vedi sardo puttu pozzo` dal bab. putt aperto`) che puo giocare a Iavore del sardo e dell`it. patta
parita` (vedi, in sardo ed in italiano: essere pari e patta essere totalmente alla pari, avere
conseguito gli stessi interessi, gli stessi traguardi, avere vinto entrambi una scommessa, la stessa
gara`). Il DELI non Iornisce un etimo valido di patta, ma noi pensiamo proprio all`agg. assiro, dal
cui campo semantico relativo alla apertura puo essere derivato il nuovo signiIicato di parita,
attraverso un signiIicato correlato alla chiarezza. Non va taciuto che i vari termini accadici ruotano
tutti quanti attorno ad un campo semantico avente al centro il pozzo. Cio e dovuto al Iatto che in
molte aree del Vicino Oriente il pozzo era un sito ed una struttura di alta socializzazione, molto piu
socializzante d`un tempio, poiche al pozzo ci si incontrava (si impattava lat. impingere), se
possibile, una volta al giorno, mentre al tempio (casa comunitaria per eccellenza) ci si recava Iorse
solo una volta all`anno. Che pure il termine pattu bordo raIIorzato` ruoti attorno alla semantica di
pozzo non e un caso, poiche ogni pozzo degno di questo nome e stato scavato dall`uomo con Iatica
e pericolo, e per renderlo Iruibile e garantito dagli smottamenti e stato immancabilmente raIIorzato
ai bordi. Anche i termini di parita` e di vicinato` gravitano nel campo semantico di pozzo, poiche
in quelle aree Iortemente siccitose il pozzo era Iruibile esclusivamente dal gruppo sociale che gli
gravitava attorno, dai vicini, da quelli del vicus, dell`attendamento, dell`agglomerato di capanne, e
non da altri, ai quali invece era assolutamente vietato, a meno che non si presentassero a chiedere
acqua come pellegrini. Circa il sardo patta calore del Iocolare`, anche agner annaspo per
l`etimo. Esso non puo che derivare da putt (la stessa Iorma Ionica cui attinge il semantema
pozzo`) che in bab. indica anche un tipo di carne cotta al Iuoco`.
Patta e anche cognome barbaricino. CDS non e convincente nelle proposte etimologiche. Si esce
Iacilmente dall`incomodo ricordando che Patta e cognome ebraico, da pat Ietta` (), ma ricordando
parimenti che anche in babilonese Patta era un cognome, da pattu(m) canale`, cui Iorse va abbinato
anche il termine ebraico, per il Iatto d`avere ambo i termini un contenuto semantico relativo al
'tagliare, resecare.
PERES cognome sardo, spagnolo ed ebraico (1Cr 7,16). CIr. Peru.
PHUA nome sardo medievale citato da EBD e conIrontato col cgn. ebr. Fu`a (Es I 15); 'E i Iiglioli
d`Issacar, quattro: Tola e Pua, Jasub e Simron (1Cr VII 39); 'Tola, Iigliolo di Pua, Iigliolo di Dodo,
uomo d`Issacar (Gdc 1); da conIrontare pure l`ebr. it. Fua, Foa, Foa.
PIGA cognome sul quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al sost. piga ghiandaia,
gazza` lat. pica (in tale Iorma e documentato nel condaghe di Bonarcado); 2 corrisp. al camp. piga
piccola macchia nel viso`, lentiggine` cat. piga. Cio e possibile. Ma per il nostro cognome si puo
dimostrare una piu alta antichita, e la prima dimostrazione e proprio la sua presenza nel condaghe.
EBD registra un Iiume palestinese Figa, citato nella Mishna. Ma cIr anche Peqah (2Re V 25 etc.),
l`ebr. egiz. Piha; l`ebr. ashken. Pika. In accad. pgu signiIica menzogna, inganno`, phu signiIica
giara per la birra`, ed anche misura per liquidi`.
POLA cognome non registrato da Pittau e neppure da Zara. Deriva dall`ebraico po`la, pu`la lavoro,
ricompensa`
RACCA cognome registrato a Cagliari dal Pittau e considerato giustamente italiano, corrisp. al
sost. racca plebaglia` che deriva dal vocabolo raca usato dall`evangelista Matteo VII 22.
Non sono d`accordo sull`interpretazione del Pittau. I cognomi, per quanto di bassissima origine,
sono sempre e dovunque rispettosi della dignita di chi li assume; vengono quindi esclusi a priori i
sia pur rari soprannomi denotanti attivita o Iogge losche. Di conseguenza, occorre vedere in Racca
non il celebre attributo evangelico ma l`accad. raqqu(m) vaso per le oIIerte`.
RACCIS cognome che Pittau ritiene derivato dal cgn it. Gracis, 'che Iorse deriva dal lat. mediev. de
gratiis, de graciis per Iavore, graziosamente` riIerito a un Iiglio particolarmente atteso. Ma Pittau
sbaglia. La sua base e assai antica, e prelatina. EBD cita il cgn ebr. Raki, ed in Sardegna, sia pure
proveniente dall`Italia, esiste anche il cognome simile Racca (vedi), che pure Pittau considera
ebraico.
RAU cognome sul quale Pittau Ia tre ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al camp. rau raro, rado`
italiano; 2 cgn propriam. it. corrisp. al nome pers. Rau che e vezzegg. di RodolIo; 3 cgn cat. corrisp.
all`appell. rau rabbino, rabbi`. La terza ipotesi e esatta; cIr ebr. rab, rav rabbi, rabbino`. Ma non si
capisce perche questo cognome sia presente solo in Sardegna e non in Catalogna donde si ritiene
provenga il termine. In realta il termine e direttamente ebraico ed il cognome e nato direttamente in
Sardegna.
SABA cognome gia trattato in TS. registrato in alcuni condaghes, che ne attestano l`origine
antichissima. Il Pittau (CDS 208) lo Ia ascendere al latino ecclesiastico Saba ovvero al sostantivo
saba sapa` latino sapa. Ma Pittau sbaglia. Anzitutto dovrebbe sospettare la presenza del cognome
nei condaghes di Trullas e di Bonarcado, che ne attestano la piu alta antichita, la quale e certamente
preromana.
In realta questo termine, registrato nel Dizionario Fenicio come Sb`, e un nome proprio cartaginese-
berbero ma l`origine e sicuramente Ienicio-cananea. riportato nientemeno che nella celebre Stele
di Nora: inIatti il nome di colui che dedico la stele e Saba Iiglio di Milkaton. Il nome (che talora e
un coronimo) e notissimo nel mondo ebraico, col signiIicato primario di nonno` () ed e citato in
1Re 10,1-10.13; 2Cr 9,1-9.12; Gb 1,15; Is 43,3; 45,14; Gn 10,7. La Regina di Saba e il personaggio
piu Iamoso legato a questo nome-coronimo. Anche in Israele ci Iu il nome Sceba (Gn 7; 1Cr 9
etc.); Vulgata Saba; e diIIuso tra tutti gli Ebrei mediterranei (EBD).
Al riguardo c`e pero anche un altro etimo, dall`accad. sb oste, Iermentatore di birra`, da sab(m)
produrre, Iermentar birra`, che in sardo ha prodotto il suIIisso -a dall`accus.accad.
SACCHI cognome che sembra di origine ebraica. EBD cita Sakki, ebr. it. Sacchi, ebr. trip. Zaki.
Vedi anche cgn Saccu.
SACCU cognome che Pittau Ia corrisp. al sost. saccu sacco` lat. saccus. Ma sbaglia. Anche
questo, come Sacchi, e di origine ebraica. EBD ritiene che Saccu sia un aIeretico di Isacco, ebr. alg.
Sakoun, ebr. it. Zacun, ebr. in Palestina Zakko.
SAIU cognome del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. alla Iorma camp. rustica del
nome pers. Sabnu Sabino`; 2 variante camp. rustica del cgn Salu salato, salace`. Le ipotesi del
Pittau non hanno alcun Iondamento scientiIico. Intanto va detto che il cognome e documentato nel
condaghe di Salvennor 27, e cio ne attesta la piu alta antichita ed anche l`universalita (almeno nel
sud dell`isola), nientaIIatto relegata nelle aree rustiche. EBD cita un cgn ebr. it. Saia, ebr. a
Salonicco Saias. La base arcaica sembra l`accad. sabi`um (uno che e) soddisIatto`, o sbi`um
rigonIiamento` delle vele.
SALE cognome del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al log. sale sale` lat. sal,
salis; 2 puo essere cognome propriamente italiano. Ma intanto va detto che questo cognome e
documentato nel condaghe di Bonarcado 61, la qual cosa attesta la sua antichita, che addirittura e
preromana. EBD ricorda anzitutto l`antico nome di Gerusalemme, che era Salem (Gn IV 18;
Salmi LVI 3). Il cgn Salem e diIIuso tra tutti gli Ebrei seIarditi. CIr. il cgn ebr. Iranco-inglese
Salle; arabo Saleh.
SALIS cognome che Pittau ritiene plurale di Iamiglia del cgn Sale (vedi). Va bene. Questo cognome
e documentato nel CDS II 44, 45 per l`anno 1410.
SALONE cognome che vede come it. salone, accrescitivo di sala`. Ma sbaglia. Per l`etimologia
vedi Salonis.
SALONIS cognome del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 plurale del cgn Salone (vedi); 2
dal gentilizio lat. Salonius. possibile la seconda ipotesi. Ma intando EBD cita il cgn ebr. Iranco-
inglese Salon. Il cognome non e altro che un allomorIo dell`ebr. salom gioia, letizia, benevolenza,
amore`. CIr. accad. slu gioire, rallegrarsi`.
SALUSI e un cognome che Pittau conIronta con Salusia del CSMB 98, 130. Per lui potrebbe
derivare dal gentilizio latino Selusius. Ma sbaglia. Per l`etimologia vedi Salusio.
SALUSIO e il nome di uno dei giudici medievali del regno di Calari. Per meglio dire, e un
appellativo (ad es. e l'appellativo del giudice Guglielmo V, padre del giudice Chiano). Come
Torchitorio (Trogodori, Torodir), anche l'appellativo Salusio e scelto per dare al re una aura di
sacralita che ne magniIichi la Iunzione. Vedi a Trogodori e Ospitone.
Salusio ha la base etimologica nell'accad. slu 'rallegrarsi, godere di qualcosa; to rejoice', 'star sano';
ebr. salom gioia, letizia, benevolenza, amore`; vedi lat. salus, salveo sul quale e stato riplasmato in
epoca medievale, aggiungendovi il suIIisso -io, -ius di derivazione latina.
SANNA cognome sardo, gia discusso in TS. Riporto anzitutto quanto scritto da Emidio Di Felice
(Dizionario dei cognomi italiani): Cognome peculiare della Sardegna, diIIuso con altissima
Irequenza specialmente a Cagliari e nel Campidano e nel Sassarese, derivato da un antico nome e
soprannome I. e m. gia documentato nei 'Condaghi medievali e rinascimentali: 'donna Sanna del
Monte, 'JoseI Ludovico Sanna Notario, ecc.), Iormato dal sardo sanna 'zanna, dente grosso e
sporgente, esteso a denominare una persona dai denti anteriori molto sviluppati e sporgenti.
Il Pittau (CDS 211) opera una variante: 1) corrisponde al nome pers. Osanna, Usanna 'Osanna,
che e il nome biblico di due sante cristiane (Tagliavini II 163) (e documentato nei Condaghi di Silki
277, di Trullas e di Salvennor, nel Codice di Sorres e nel CDS II 44); 2) in subordine corrisponde
anche al sost. sanna 'zanna che deriva dall`antico italiano sanna 'zanna (DES II 381).
Si puo notare che il linguista italiano aIIerma essere Sanna d`origine sarda, il linguista sardo
aIIerma essere Sanna d`origine italiana.
Tramite il GDLI tentiamo di scampare dall`imbarazzo ma, ahime, esso ci lascia nel dubbio circa
l`etimologia di zanna con l`aIIermazione: 'Forse dal longobardo *zan dente`, da cui anche il
tedesco Zahn, anche se non mancano diIIicolta di ordine Ionetico e morIologico.
A questo punto, poiche due linguisti italiani sembrano respingere dalla propria area l`origine prima
di Sanna, dobbiamo convenire che il Pittau ha sbagliato l`approccio per eccesso di 'italianita e
che, essendo Iortemente dubbia anche l`origine longobarda, sarebbe stato meglio esplorare meglio
l`ambito sardo, per le opzioni ch`esso oIIre in Iatto di antichita. proprio l`universalita
dell`espansione del lemma che lascia intendere la sua antichissima origine dall`area semitica.
Il Iatto che il cognome sia registrato nei condaghes lascia intuire che in Sardegna esso e approdato,
a dir poco, coi Fenici, se non era gia usato addirittura dagli ardana. L`etimologia di Sanna sembra
avere la base nell`accadico sinnu dente`, aramaico sn dente`, ebraico sn dente, zanna`. Ma e
valido pure l`etimo dal neo-assiro samnu(m), accus. samnam olio Iine, olio vergine d`oliva`.
SANNAI cognome del quale Pittau Ia due strampalate ipotesi etimologiche: 1 corrisp. alla locuz.
camp. del tipo cani de sannai cane da azzannare` cioe azzannatore; 2 derivato dalla separazione del
cgn Dessanay. Ovviamente Pittau ha sbagliato in ambo i casi.
Gia EBD registra l`ebr. Sonaim. La base etimologica e la stessa del cgn Sanna (vedi), con la solita
terminazione -i che riproduce l`ebraico plurale -im.
SARA cognome che Pittau Ia corrispondere al nome pers. Sara lat. eccl. Sara; oppure, secondo
lui, puo corrispondere a un cognome italiano di signiIicato uguale. La proposta non va bene, specie
la prima. La derivazione non e ecclesiastica, e di origine direttamente ebraica. Il nome Sara (Sarah)
entro nell`area italica sia mediante gli Ebrei arrivati alla spicciolata in Italia dai tempi
dell`espansione romana nel Vicino Oriente, sia mediante gli Ebrei arrivati in Sardegna sin dai tempi
di Salomone. probabile che questo nome, diventato cognome in Sardegna, sia appartenuto a
donne ebree che lo trasmisero per via matrilineare (come s`usava in Sardegna) Iacendone presto un
cognome. EBD ricorda un cgn Aben Sara anche nell`area spagnola.
SARAI cognome. Vedi Sarais.
SARAIS, Sarai cognome sul quale Pittau Ia tre ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al camp. s`arais,
arrais capo della ciurma delle tonnare`, con l`articolo determ. agglutinato; 2 variante camp. rustica
del cgn Salaris; 3 cgn catalano o spagnolo (attestato a Barcellona), del quale sono ignoti signiIicato
e origine. Queste ipotesi sono prive di argomenti, esclusa la terza, della quale pero s`ignora
l`etimologia.
EBD segnala il nome ebr. Sarai, Salai nonche il cgn ebr. it. Zalai, lasciando intuire l`alta antichita di
questi cognomi, compreso ovviamente quello catalano e quello sardo.
Le basi accadiche Iorniscono una pletora di possibilita etimologiche, tra le altre: sarhis in rovina`
sar[u(m) distruggere, rovinare` (donde l`it. seracco); sar[u(m) urlare, lamentarsi, gemere`,
intonare il canto Iunebre`; sar[u(m) illuminare, inIiammare, accendere con una Iiammata`;
sar[u(m) spedire`; sar[u(m) diventare orgoglioso, rendere splendido; essere orgoglioso`; tirar
su`, sradicare`; marchiare a Iuoco`; sar(m) ricco`, diventare ricco`; sru(m) vento, respiro`
sru(m) ostile, nemico`. diIIicile decidere tra le varie opzioni, ma propenderei per quella
indicante chi intona il canto Iunebre`: in tal caso con riIerimento alla Iunzione della preIica.
SARI cognome per la cui etimologia Pittau Ia due ipotesi: 1 potrebbe corrispondere al nome di una
localita Sari presso Mores, dove nel Medioevo c`era un centro abitato; 2 ma potrebbe essere pure un
cognome d`origine corso corrispondente al nome di due centri abitati della Corsica.
Le due ipotesi sono interessanti, anche per il richiamo di simili radici semitiche le quali ne denotano
l`alta antichita. EBD ricorda che in ebr. sari signiIica principe`, e che nel 1647 visse in Ancona un
ebreo chiamato Sarigh. In accadico abbiamo cinque opzioni etimologiche: sar`u serpente`, sar[u
risplendente` di stella; sar(m) ricco`, diventare ricco`; sru(m) vento, respiro`; sru(m) ostile,
nemico`. Per la Iunzione che i nomi ed i cognomi hanno sempre avuto, si puo optare per i lemmi
indicanti serpente` o ricco`, o pure risplendente come stella`.
SASSU. Questo cognome manca nel agner ma c`e nel codice di S.Pietro di Sorres e nel CDS II
58/2, 60/1. Cio e segno di alta antichita. Pittau (CDS) lo Ia derivare dal sardo sassu sabbione` lat.
saxum. In realta deriva dal bab. sassu base, pavimento`. Va in ogni modo ricordato che asu erano
chiamati nel Nuovo Regno egizio i nomadi del Sinai (1540-1070 a.e.v.), onde Iorse e da qui che
deriva il cgn. sardo Sassu. In tal caso, avremmo una ulteriore prova, per via indiretta, del "ritorno
degli Shardana" in terra sarda. InIatti la teoria che gli Shardana d'Egitto si Iossero almeno mischiati
agli Hyksos, prima che questi riIluissero verso il Sinai, ha parecchi sostenitori.
SATTA cognome che per Pittau deriva dal toscano Satan Satana` (e cIr cgn it. Sattanino che sembra
il diminutivo di Satana). In subordine Pittau pensa che derivi da sardo s`atta la punta, la lama` con
la concrezione dell`articolo. Le due etimologie del Pittau sono inverosimili ed ascientiIiche.
Anzitutto occorre spiegare il toscano Satan: penso che Pittau voglia ricondursi alla celebre Irase
dell`InIerno di Dante ('Pape Satan, Pape Satan aleppe, VII, 1); ma questa e un`esclamazione del
dio Plutone, che e posto all`InIerno come rappresentante di tutte le neIandezze operate dagli
accumulatori di ricchezza. Non si e mai visto, nel mondo cristiano, un cognome riIerito a Satana.
Nessuno si sognerebbe mai di attribuire un tal cognome (o nome) a chicchessia. Lo stesso vale per il
cgn Sattanino, che non e aIIatto un diminutivo di Satana ma e riIerito all`etimologia che propongo
di seguito.
Il cognome sardo ha la sua base nell`aramaico st recipiente` (OCE), ugaritico stt smembrare`.
Ma e principalmente un antroponimo ebraico Sabta (Gn 10,7; 1Cr 1,9), che ci viene proposto da
EBD e dallo Zara (CSOE): da qui proviene il nostro cognome, che e chiaramente ebraico. Debbo in
ogni modo segnalare, per completezza, anche l'assiro satta(m) 'quest'anno' sardo occannu. Ma,
ripeto, il nostro cognome e di origine ebraica.
SCEMA, Scemma cognome esistente a Oristano, Villacidro, Cagliari, Pau, Senis, Siamaggiore,
Siamanna, Tuili, Usellus, Villaurbana, Villa Verde. Pittau li considera cognomi italiani, l`uno
variante dell`altro, corrispondenti al sostantivo scemma mantello etiope, sciamma` dall`amarico
scemma. L`ipotesi del Pittau sembra giusta. In ogni modo debbo Iare alcune precisazioni, al Iine di
non scartare possibili opzioni. Al riguardo consideriamo il toponimo Villa Scema in agro di
Villacidro.
La liturgia ebraica quotidiana contiene una preghiera-insegnamento il cui nucleo piu antico inizia
con le parole Shema Yisrael ascolta Israele`. Essa e Iormata da tre passi biblici: Dt 6, 4-9, Dt 11,
13-21 e Nm 15, 37-41. Questo nucleo Iu arricchito con inni che cantano il miracolo continua#mente
rinnovato della creazione, del dono della rivelazione e dell`uscita dall`Egitto. In ebraico Shem e
anche il Nome: di Dio` e deriva da s aspi#rare, mirare a`, e questo a sua volta dall`accad. se`u
aspirare` (OCE 903).
Tanto per rammentare la strettissima parentela tra ebraico e Ienicio, ricordo che anche Baal era
oggetto di tale epiteto. Del III secolo a.e.v. e l`iscrizione punica rinvenuta a Cagliari, 'nel quartiere
di Stampace, contenente una dedica Al Signore Baashamem Baalshamem che e nell`isola di
Enosi, ossia degli Sparvieri, cioe nell`isola di S.Pietro A questa divinita Ienicio-punica, il cui
nome suona Signore dei Cieli, Iorse un altro aspetto della suprema divinita maschile, il cui culto
aveva ampia diIIusione anche in occidente, era, quindi, probabilmente, dedicato un tempio in
quell`isola (Meloni, 380). Il Barreca non indica monumenti Ienici per il territorio di Villacidro, ma
cio non puo scoraggiare il linguista, se il suo lavoro puo dare una traccia a nuove ricerche.
In ogni modo il territorio pianeggiante di Villa Scema, oltre a indicare la presenza di un piccolo
agglomerato, e irrigato da un torrente, quindi con certezza era soggetto a pratiche agricole. Cio puo
persuadere ad ipotizzare che il toponimo sia una Iorma egizia (sulla presenza degli Egizi rimando
alla discussione dei lemmi Scivu e Sinnai), con etimologia smu (shmv) 'risorse naturali d'origine
vegetale o animale'. Questo concetto egizio e contrapposto ad aat che riguarda le risorse minerali.
Concludo annotando che dalla celebre Irase Shema Yisrael gli stessi Ebrei hanno estratto un proprio
cognome (EBD): ebr. tunis. Scemah; in Italia e altrove Sema, Semo, De Semo. quindi in questo
ambito che va giustiIicato il nostro Scema.
SCUSA. Il Cuili Musoni Scusa sta sul Monte Serpeddi, in agro di Sinnai. SigniIica ovile del
recinto nascosto`. Cuili ovile` lat. cubile; la Iorma musoni sembra corruzione da masoni recinto
per bestiame` lat. mansio, mansionis: non signiIica aIIatto 'briglie per Irenare i cavalli durante la
doma', come altri suppongono. Scusa non e una sopravvivenza dell`antico sardo ascusa, ascuse di
nascosto` ma deriva (al pari di Porto Scuso) dal bab. su[ussu giovane albero di palma` (con
riIerimento alle palme nane, un tempo presenti dappertutto). Per Scusa occorre comunque proporre
pure il conIronto col cognome ebraico Cusa (1Cr 4,4).
SECCI cognome. Per l`etimo vedi Sechi.
SECHE cognome. Per l`etimo vedi Sechi.
SECHI, Seche, Secci, Sequi cognome diIIuso in tutta l`isola. Pittau lo considera derivato dal
gentilizio latino Seccius, col solito vocativo in -i. Gia in Toponomastica Sarda al capitolo Latini ho
conIutato ampiamente questo metodo errato di evincere l`etimo dei cognomi e dei toponimi. Anche
nell`ipotesi che si sia portati necessariamente ad ammettere una derivazione da gentilizi romani,
resta in piedi l`insormontabile problema di capire perche un cognome latino sia stato tramandato al
genitivo (non al vocativo, come pretende Pittau), anziche al nominativo (ma vedi l`ampia
discussione in Toponomastica Sarda).
In realta questo cognome ha i precedenti attestati molto prima dell`invasione romana della
Sardegna. EBD cita intanto il termine ebraico sehi. Poi c`e da Iar notare che il cognome sotto Iorma
Seche, Secche, Seke, Sekke e attestato nei condaghes di Silki, Trullas e Bonarcado, oltreche nel
codice di Sorres, i cui cognomi sono generalmente ascrivibili ad un`antichita addirittura preromana.
La base etimologica di questo cognome sta nell`akk. s[u vento, respiro`, o s[ sIidante,
dissenziente`.
SNEGHE cognome del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al log. seneghe
'vecchio, attempato, maturo' lat. senex; 2 corrisp. al nome del villaggio Seneghe. Le due
etimologie perdono un certo valore di Ironte a quella egizia, riconducibile all'elemento egizio
presente in Sardegna assieme ai Fenici, ai Punici, e successivamente assieme agli Ebrei (dal 19 e.v.;
vedi comunque discussione a proposito dei lemmi Scivu e Sinnai). Seneg e il nome di un Iaraone
della II dinastia (2925-2700 a.e.v.).
SENES cognome d`origine ebraica. Vedi il toponimo Senis, relativo a un comune dell'Alta
Marmilla situato presso il Iiume Imbessu. Vi si trovano resti della torre di un castello risalente al
secolo II appartenuto al giudicato di Arborea. Il toponimo e attestato in RDSard. aa. 1346-1350
come Senes. Secondo il Paulis il toponimo puo riIlettere l`antroponimo latino Senius. Ma in Senis
va visto prioritariamente un allo#tropo del toponimo Seneghe (antico Senes, Sehenes). Vedi pure il
lemma Sini. Secondo EBD, seguito da Zara (CSOE 79) il cognome Senes e di origine ebraica
(Salmi IV, 4), ma puo parimenti essere d'origine egizia.
SENIS comune dell'Alta Marmilla situato presso il Iiume Imbessu. Vi si trovano resti della torre di
un castello risalente al secolo II appartenuto al giudicato di Arborea. Il toponimo e attestato in
RDSard. aa. 1346-1350 come Senes. Secondo Paulis il toponimo puo riIlettere l`antroponimo latino
Senius. Ma in Senis va visto prioritariamente un allo#tropo del toponimo Seneghe (antico Senes,
Sehenes). Vedi pure il lemma Sini. Secondo Zara (CSOE 79) il cognome Senes e di origine ebraica.
SERRA cognome che, secondo EBD, seguito da Zara (CSOE 79), e di origine ebraica: Serach (Gn
46,17). Vedi comunque Serri, dal cui signiIicato non possiamo prescindere.
SERRI cognome. Vedi il toponimo Serri, relativo a un comune della provincia del Medio
Campidano; e l`antica Biora. L`abitato e situato in posizione strategica, all`ingresso dell`omonimo
altopiano basaltico, che racchiude il santuario nuragico piu importante della Sardegna. In origine
l`abitato Iu sicuramente eretto con una Iunzione esclusiva, quella del servizio al compendio sacro
(oggi chiamato S.Vittoria perche i preti cristiani, tanto per desacralizzarlo, vi hanno costruito la loro
chiesetta, intestata ovviamente alla Vittoria per ricordare evidentemente l`anno in cui i Barbaricini
di Ospitone Iurono sconIitti e sottomessi al culto cristiano). Non si sa, purtroppo, il nome antico del
villaggio sacro. Comunque anche l`etimo di Serri e vetusto, essendo lo stesso del sardo serra,
Ienicio sr roccia, scoglio` per antonomasia (Sr, pronuncia Tzir Tiro), ugaritico srry altura` e
risalendo all`accad. sru dorsale, roccia, territorio elevato`.
Eppure Serri sembra un appellativo seriore rispetto a Biora, la quale dicesi Iondata dai Romani nel I
sec. a.e.v., nella vallata immediatamente a nord-est dell`attuale Serri, a guardia della strada da Olbia
a aralis. Va in ogni modo ricordato che erri era un dio khurrita indicante il Giorno (l'altro era
hurri 'la Notte'). I due dei, seguaci del dio supremo khurrita Tesub, erano votati a reggere la volta
del cielo (p. 429 Matthiae).
Biora a sua volta sembra avere per etimo l`assiro b`u apertura, uscita; spaccatura di drenag#gio in
una parete naturale` ur[u, ar[u way, path`, ed evidentemente Iu costruita presso la strada e lungo
un canale di scolo delle acque piovane decorrenti dalla giara basaltica.
Pittau (UNS 170) vede invece nel toponimo Serri una (Villa) Serri 'villaggio di Serrio', con
riIerimento ad un latiIondista romano.
SERUSI cognome sulla cui etimologia Pittau Ia due ipotesi: 1 dal gentilizio latino Selusius ('al
vocativo, come avveniva spesso per gli antroponimi); 2 in subordine potrebbe corrispondere al
nome del villaggio medievale, oggi scomparso, Seruti, Sirussi, presso Siliqua, indicando l`origine di
un individuo da quella localita. Dubito alquanto di tali etimologie, anche perche questo cognome
sembra antichissimo. EBD cita il cgn ebr. lib. Serussi, Srussi; ebr. alger. Seroussi, Sroussi; ebr. it.
Serusi. Egli lo Ia derivare da Serous, antico centro giudeo-berbero del NeIussa.
SETTE, Setti, Setzi, Setzu sono tutte varianti dello stesso cognome. Non cosi la pensa il Pittau, il
quale li distingue ed ipotizza che Sette corrisponda al numerale sardo ed italiano setti, sette.
La base etimologica di Sette (e dei suoi collegati) e invece l'accad. stu(m), stu(m), sittu
'proiezione, saliente (nelle mura cittadine, in una casa'. A meno che non derivi direttamente
dall'accad. sebet 'sette', signiIicato al quale pensa Pittau il quale pero risale per esso soltanto al lat.
septem anziche all`origine accadica. In alternativa all'etimo qui prodotto, Sette (e sue varianti) puo
avere come base l'egizio Sethi, nome di un Iaraone della I dinastia (1202-1196 a.e.v.).
SETTI cognome. Vedi Sette.
SIMULA cognome di origine ebraica, da non conIondere con Simbula che signiIica semola`, ne
con Simala.
SISINI cognome. Vedi il toponimo Sisini, relativo a una borgata dipendente dal comune di Suelli.
Sembrerebbe una diretta derivazione dal lat. Sisinnius. Ma sembra piu congruamente uno degli
antichi nomi divini di Yahweh: Seh Snay Quello del Sinai` (Sal 68, 9). CIr. Sinnai.
SODDU cognome che Pittau Ia giustamente risalire al sostantivo soddu soldo` (antica moneta di
basso valore), il quale deriva, secondo lui, dal latino sol(i)dus incrociatosi con Iollis Iollaro`
(moneta bizantina).
Per quanto l`origine del cognome sia proprio da sardo soddu (antica moneta di basso valore), la
Ionte dell`arcaico sostantivo sardo non e aIIatto il latino, per quanto le apparenze giochino a Iavore.
Queste vanno chiarite per evidenziarne le stridenti contraddizioni. E allora cominciamo col dire che
in latino (e poi in italiano) il termine slidus soldus it. soldo ha avuto la storia seguente:
inizialmente indico il nmmum slidum, che era una moneta imperiale d`oro massiccio, la prima
zecca gli dava il valore di 25 dnri, piu tardi quasi solo la meta (a sua volta il dnrus era una
moneta d`oro del valore di dieci aurei, poi Iu anche una moneta d`argento che aumento di valore
Iino a sedici asses, ossia quattro sextertii, un valore che e paragonabile alla Lira d`oro d`epoca
Iascista, ed al Dollaro d`oro della stessa epoca). Insomma, il valore del slidum Iu veramente
notevole.
Ma il destino delle unita di misura e di valore varia notevolmente secondo le epoche storiche. Sta di
Iatto che nel III secolo apparve in Italia il soldo, unita monetaria equivalente a 12 denari e alla
ventesima parte della lira. Da quel momento la storia del termine soldo prese contrastanti
caratteristiche: andare al soldo andare al servizio di qualcuno`; soldato assoldato, stipendiato`;
essere pieno di soldi essere ricchissimo`; ma anche essere senza un soldo essere poverissimo`; non
valere un soldo non valere nulla`; quattro soldi poco denaro`; opera di quattro soldi opera senza
alcun valore`; alto come un soldo di cacio piccolo di statura` (poiche con un soldo si riceveva una
Ietta di Iormaggio dallo spessore veramente minimo).
A ben vedere, la tradizione italiana subisce indubbiamente l`inIlusso latino, ma a sua volta subisce
un altrettanto indubbio inIlusso mediterraneo che nel Medioevo riappare spesso, dal momento che
la pesante ed esclusiva cappa della tradizione romana si era Iortemente alleggerita a vantaggio delle
antichissime parlate pre-romane. Ed e nelle parlate preromane Iiorenti nel Mediterraneo che
dobbiamo ricercare la vera etimologia del sostantivo sardo, quella del cognome sardo ma pure
quella del signiIicato arcaico che riaIIiora nella Penisola.
Soddu ha la base nell`accad. sudd un sesto di un shekel` (questo era l`unita di misura prevalente
nel Vicino Oriente in epoca preromana ma pure in epoca romana).
SOLINA cognome sull`etimo del quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al sost. salina
lat. salina, incrociatosi poi con sole (le saline hanno bisogno di lunghi periodi di sole); 2 cgn
propriam. it. corrisp. al sost. solina luogo soleggiato` oppure Irantoio per olive`.
Le ipotesi del Pittau non hanno alcuna base logica ne scientiIica. Dire che Solina e derivato da
salina e un azzardo gratuito, serve solo a giustiIicare il passaggio dalla -a- alla -o-, di per se illogico;
ed e del tutto ridicolo giustiIicare l`azzardo con l`aIIermazione che 'le saline hanno bisogno di
lunghi periodi di sole, come che questa considerazione (in se incongrua e non pertinente: esistono
saline anche nel nord dell`Europa) possa essere la base per giustiIicare il 'volo pindarico da sole a
salina.
lo stesso Pittau a ricordare che Solina e documentato nei condaghes di Silki, di Trullas, di
Salvennor e nel codice di Sorres. Egli non si rende conto che, se un cognome ha tali antichissime
registrazioni, evidentemente esso e veramente arcaico e rimonta ad un`era preromana. EBD inIatti
registra il cgn Solinas tra gli Ebrei levantini e italiani, dichiarandone l`alta antichita. Ma sbaglia
pure EBD a credere che tali cognomi abbiano l`antecedente in un toponimo spagnolo: Salinas (e
cosi torniamo alle saline!).
In realta la base di Solina e l`accad. su`lu uno strumento per lavorare il vetro` , in lavoro,
occupazione` Sul-inu Sul-ina, col signiIicato complessivo di la proIessione del vetraio`. Come
si puo notare, poiche la Iusione del vetro Iu inventata dagli Egizi in contemporanea con i popoli
mesopotamici, e poiche il know-how Iu poi detenuto strettissimamente dai Fenici, il cognome
Solina indica una proIessione Ienicia di altissimo rango.
SOLINAS cognome. Vedi Solina.
SUCCA cognome. Pittau non ha trovato l`etimologia, che invece e la diretta derivazione dall`ebr.
sukk` tenda`. Ma va pure ricordato che Sukhu era pure una citta aramea sull'EuIrate, in eta pre-
assira.
SUNI cognome sulla cui etimologia Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 corrisp. al nome del paese
Suni; 2 corrisp. a una Iorma aIeretica del cgn Asuni. In ogni modo il cognome e registrato nel
condaghe di Silki 147, 148, 264 come Sune e nel condaghe di Trullas 298 come Sunni: cio ne
dimostra l`antichita arcaica, sicuramente preromana. Chiaramente questo cognome ha avuto un
destino legato al toponimo Suni, ed e bene vedere l`analisi Iatta per tale toponimo.
Per quanto attiene al villaggio Suni, esso appare in RDSard. a. 1341 come Sune, e si e tramandato
con la stessa Iorma sino ad oggi. Il toponimo puo essere pure ebraico: une (1Re 1,3; 1Sam 28,4),
che era un paese della Palestina. EBD segnala il nome ebr. Sciuni (Nm VI 15). Pertanto e
congruo ritenerlo preromano. Vedi le parentele Ionetiche con Asuni, Tadasuni. Ma Pittau (UNS 172)
propone un'ascendenza dall'antroponimo latino Sunnius, basandosi sulla graIia Sunni del CSNT2
284. In tal caso il toponimo proviene dal lat. (praedium) Sunni ('territorio di proprieta) di Sunnio',
che sarebbe l'antico latiIondista romano. probabile. Ma sembra in realta piu congruo considerarlo
allotropo di Seuni e Seui (vedi lemmi) e pensare dunque che sia un Iitonimo.
SUSINI, Susno cognome che Pittau presenta come propriamente italiano corrisp. al sost. susino`
(pianta). Questo etimo e credibile, ma bisogna precisarlo (vedi oltre). EBD presenta due cognomi
ebraici italiani: Susin e de Susen. Dante Alighieri lo usa gia prima del 1321, e in ogni modo l`etimo
uIIiciale propone susino come originario di Susa` la capitale dell`impero persiano. L`etimo che
riconduce al Iitonimo sembra congruo, ed in tal caso e possibile che i cognomi ebraici italiani ne
siano una conseguenza. Quindi abbiamo l`antico ebraico nativo di Susa`.
Comunque c`e una base accadica che puo essere parimenti adatta: ssu antilope` egizio inu(m)
occhio`, ma pure pietra-occhio` (una pietra ornamentale), col signiIicato di occhio di antilope` o
antilope dall`occhio` (ossia 'antilope che ha l`occhio come la tale pietra ornamentale: si conosce
bene la rara belta degli occhi delle antilopi, e Iorse in questo caso ci si riIerisce all`agata).
TALU, Dalu cognome che ricorda anzitutto Talos, mitico automa di bronzo creato da EIesto. Il
poeta lirico Simonide ne parlava in un componimento perduto, richiamato da tanti eruditi e scoliasti
in modo, purtroppo, non univoco e coerente. Il paremiograIo Zenobio riIerisce che Simonide
raccontava come Talo, prima di giungere a Creta, risiedesse in Sardegna e che uccidesse i Sardi in
battaglia immergendosi nel Iuoco prima d`abbracciarli bruciandoli. Le vittime, nel morire,
mostravano i denti, nell`atto di ocoqcvui; da cio l`espressione riso sardonio.
Ma questa concordanza e Iormale, non sostanziale. Sembra piu ovvio che Talu, Dalu abbia la stessa
base di Taloro (vedi), il quale richiama l'idronimico *tal- proposto dal Paulis, a sua volta
imparentato con l'accad. dl 'irrigazione (Iatta per trascinamento dell'acqua)`. Ma per il cognome
Talu e comunque molto meglio attenersi al signiIicato di giovane palma da datteri` (accad. tlu).
Questo cognome ha dei lemmi collegabili (es. Talei) ed ha la controparte dell`accadico nell`ebraico
tlu(m) giovane palma da datteri`.
TARAS cognome che Pittau Ia corrispondere al nome della curatoria medievale Taras nel Giudicato
di Gallura. Esso e documentato nei condaghes di Silki, Trullas, Salvennor. EBD segnala il cognome
ebraico levantino Altaras, che egli avvicina al cgn Altara (vedi).
A mio avviso la base etimologica e l`akk. tr badante (di bambini)`.
TARASCONA cgn proposto da Pittau come corso e da EBD come ebr. provenzale. Ma sembra
originario dalla localita Irancese Tarascona alle Bocche del Rodano, nome della citta del I sec. d.C.
Tarusco.
TEDDE, Thee, Zee, Zedda cognome che Pittau deriva dal gentilizio e cognomen latino
Tell(i)us (escluso Zedda: vedi). Tale derivazione e poco probabile. Il cognome e documentato in
tutti i condaghes come Telle e Thelle, e cio sembra Iar propendere per un`antichita addirittura
preromana. Inoltre e lo stesso EBD che cita un toponimo ebr. Zedad (Ez 47, 15). Altro indizio della
sua antichita puo essere la base accad. tbtu(m) una nave con pescaggio assai proIondo` tb(m)
(un lavoratore subacqueo delle costruzioni, ossia un palombaro o sommozzatore).
TETI, Tetti cognome. Vedi toponimo Teti, che e uno dei nomi sardi (specie nel nord) riIeriti alla
Smilax aspera`; ed in eIIetti il Iitonimo si presta a questo sito ediIicato in una conca elevata che
guarda a nord-est, verso le rapide del Taloro (ora imbrigliato dalla diga di Cucchinadorza), in una
zona umida che Iavorisce la crescita della pianta. A sostegno del nome riIerito alla smilace
interviene (per un`altra ragione) anche Sardella (SLCN 145).
Ma giustamente alcuni linguisti diIIidano di un riIerimento cosi semplicistico. Si sospetta
un`origine preromana. E allora possiamo ricordare che Teti era un Iaraone del 2345 sgg a.e.v.,
chiamato anche Atote, ultimo re della VI dinastia e dell'Antico Regno. Ricordiamo inoltre
l`importanza di Teti a causa del villaggio nuragico della zona (Abini) e degli importanti reperti
trovati, ivi compresi i bronzetti nuragici che sono tra i piu caratteristici della Sardegna.
Ma il toponimo si puo conIrontare pure con Telti, riIerendolo a un antro#po#nimo o ad un oracolo
(vedi). A meno che non vogliamo proporre un ri#Ie#rimento al Iango` (accadico tittu, tdu, ebraico
tt), di cui la conca origi#naria di Teti doveva essere dotata (cosi come quella di Ovodda e Pauli nel
Gerrei). L`obiezione che nessun paese sceglie di nascere sul Iango non e valida, perche ne Teti ne
Pauli Iurono eretti sul Iango, che invece restava a latere dell`ediIicato, come materiale plastico utile
agli artigiani per le tego#le, le olle, i lucignoli ed altri manuIatti, oltreche come utile brago di
maiali.
TETTI cognome. Vedi toponimo Teti.
TIANA cognome che Pittau da correttamente come originario di Tiana` (un paese della Sardegna
interna, nell`acrocoro del Gennargentu). EBD cita dei cognomi ebraici della greca Salonicco: Tiano,
Ziano; anche a Beirut c`e Tian. Il Iatto che certi Ebrei si siano spostati non piu in la di Salonicco
sembra dare piu argomento alla considerazione che, tutto sommato, questi cognomi derivino proprio
dall`area dell`antichissima Tyana, in Cappadocia (Anatolia centrale). importante ricordare che nel
708 gli Arabi occupano Tyana, la Iortezza bizantina piu importante della Cappadocia, donde si puo
arguire la solita Iuga di monaci bizantini, che da quasi duecento anni erano abituati ad occupare le
aree piu impervie della Sardegna. credibile che siano stati proprio i monaci a Iondare il paese
sardo, a porre voglio dire le prime laure zonali attorno alle quali poi sorse il villaggio laico.
Tyana di Cappadocia e antichissima. normale immaginare che i monaci abbiano dato al territorio
d`insediamento il nome della patria d`origine. Cosi e accaduto per molti altri toponimi sardi.
TOLA. Cognome col reIerente diretto nell`ebraico Tol` che e un antroponimo notissimo (1Cr, 7/1 e
passim; Gn 46, 13) ma signiIica pure tinto di scarlatto`, corrispettivo del greco oiviko quello
della porpora, ossia Ienicio`. Questo puo essere un nomen proIessinis: quasi a indicare con un
appellativo ebraico (usato dagli Ebrei stabiliti in Sardegna con la prima ondata) chi tra i compagni
Fenici imbarcava i muricidi sardi alla volta di Tiro (leggi T.S. a pag. 56).
TOLIS cognome, variante Ionetica di Tola (vedi).
UDA cognome. Pittau richiama il Iatto che il cognome appare in vari condaghes (CSMB, CSPS,
oltre che nel CDS) e lo collega al logudorese (b)uda sala` (Tipha angustiIolia, un`erba palustre),
studiata e citata anche dal Paulis. Per l`interessante opinione espressa dal Sardella, rimando al
toponimo Urzulei.
Resto alquanto scettico sulla posizione del Pittau e rimando a quanto rilevato a proposito del
toponimo Uta. Va ricordato comunque anche l`accadico ed Ilood, wave`, cui s`aIIianca
l`antroponimo ebraico Edu (Gdc 3,12 sgg). Ma queste basi non sono convincenti.
Il nostro cognome e attestato in CSMB 88, 158, 159 come Uta, nel CSPS come Uda e Huda, quindi
appare di Iormazione antichissima, preromana. EBD insiste su questo aspetto presentandolo come
ebraico, ed oltre i nomi di luogo sardi cita il toponimo ebraico Huda (2Re VII, 20-24); cgn ebr. sp.
Huda per Jehuda, Juda. La tesi di EBD e la piu realistica.
URRAI cognome che Pittau presenta come originario dal nome del paese, ora scomparso, Urray,
Orray (vedi Burrai). Cio va bene. EBD lo presenta come cgn d`origine ebraica, Hurai (1Cr 11,32;
2Salmi III 30). Quindi dobbiamo ammettere che tale villaggio Iosse probabilmente un
insediamento d`origine ebraica.
URRU cognome sardo d`origine mesopotamica. In accad. urr signiIica ben curato; potato (con
riIerimento alla palma)`. Vedi discussione ai lemmi Ur- e Urrulu. Ma EBD ricorda il cgn. ebr. libico
e castigl. Huru, onde e possibile anche l`origine ebraica.
USALA cognome d`origine ebraica. Ma vedi Usalla.
USALLA cognome. documentato pure in CSMB 205 come Iorgi Usalla. Usalla e un antroponimo
d`origine ebraica: Uzal (Gn 10,27). Il siriaco sallu signiIica prato nelle parti piu basse d`una valle
pianeggiante`. Ma e probabile che il termine ebraico abbia origine dal sum. gu-za-la portatore del
trono`. Vedi Uselis. E cIr. principalmente Busalla.
UZZANU cognome da pronunciare con la sonora. Sembra una Iorma alterata da ogu occhio` e
signiIicherebbe chi brama le cose altrui, chi mette occhio alle sostanze altrui`. In questo senso
sembra poco pertinente il conIronto che OPSE, 236 Ia col toponimo etrusco-toscano Uzzano. In
ogni modo, le ultime posizioni del Pittau (DCS) sono quelle di vedere in Uzzanu, secondo che la
zeta sia sonora o sorda, una variante del cgn Oggianu oppure al personale e cgn Zanu Sebastiano`.
Ma la posizione del Pittau non puo essere condivisa. Lo Zara, piu appropriatamente (CSOE 82, ma
ripete cose gia scritte da EBD), lo da come cognome ebraico: Uzzah (1Cr 6,29; 2Sam 6,7). Vedi
comunque Oggianu.
VARGAS cognome che Pittau presenta come originario dalla Spagna, corrisp. al sost. varga parte
ripida di un pendio` oppure specie di grongo`. Questa posizione e pure di EBD che presenta il cgn
ebr. sp. Varga, Verga verga`. Ma intanto egli ha il dubbio che non sia dal berbero Argas uomo`
(ebr. sp. Ergas, ebr. tun. Vergas).
Ma e proprio l`attestazione di tali cognomi ebraici a Iar propendere per un`antichita che escluda la
diretta origine iberica. A mio parere, Vargas e un cognome autonomo e antichissimo, radicato in tale
Iorma in tutto il Mediterraneo, con base nell`accad. war[u(m) la Luna`.
ZARA cognome per il cui etimo Pittau Ia quattro ipotesi: 1 se con z sorda corrisponde al sost. tzara,
atzara vitalba`; 2 se con z sonora corrisp. al sost. jara, giara, zara ghiaia`; 3 corrisp. al log. zara
Iortuna, sorte`; 4 cgn propriamente italiano dalla citta di Zara.
Ma di questo termine non abbiamo ricorrenze soltanto nei cognomi. CIr. monte Zara (Monastir),
Tzarai (Morgongiori), Zarai (Mogoro, Buggerru). Occorre dunque prudenza nel proporre l`etimo.
EBD ricorda i cognomi sp. Zara, ara, Sara (per cui cIr ebr. Sarah e tzara disgrazia`), ma anche il
pers. ebraico (Zerah, Gn 36,13-17). Zara signiIica pure altre cose: ad esempio in accadico zar e
diviso in due sezioni`, zarae e un tipo d`orzo`, zaru e l`asta, il palo`, zar signiIica disperdere,
spargere, seminare` (ed anche progenitore`); inIine abbiamo zru signiIicante attorcigliare`.
ZARU cognome che Pittau Ia corrisp. al log. giaru chiaro` lat. clarus. Ma non e cosi. EBD
propende per un aIeretico di Lazaru o direttamente per il pers. ebr. Saro. Ma sembra piu congrua la
base accad. zar(m) asta, palo` (Iorse con riIerimento al palo sacro segno della dea Astante).
ZIZZU soprannome o ipocoristico sardo. Ha la base nell`accad. zzum (sa zzi: deve essere un
termine connesso con la divisione), ziztum divisione: (di un`eredita)`: zzu mezzo siclo`. Ma
abbiamo anche il cognome ebraico Zizzi, da alcuni presentato come vezzeggiativo di Jacob.
presente nella Iorma Ziza in 1Cr 4,37. L`etimologia Iinale di Zizzu si apprende leggendo al cgn
Zizzi.
ZORI, Tzori cognome per il quale Pittau Ia due ipotesi etimologiche: 1 variante del cgn Sori e
signiIicare quindi nativo di Villasor`; 2 Iorma aIeretica del cgn Atzori. Il cognome, come osserva
Pittau, e abbondantemente presente in tutte le carte medievali sarde, anche nella Iorma Tzor, quindi
debe risalire a un`antichita sicuramente preromana. EBD sostiene direttamente che tale cognome,
pure ebraico, signiIica di Tiro` (1Re VII, 13 etc.). Poiche riteniamo che l`ipotesi del Pittau e di
EBD sia giusta, andiamo a vedere il toponimo Villasor.
Esso si compone di due lemmi: Villa-Sor. Nella dizione dialettale sardo-merid. e Biddasrris e
Bidd`e srris. Il toponimo e composto dal lat. villa paese` e da una designazione locale Sor(is). La
tradizione popolare narrata dallo Spano vuole che vi si siano riIugiate due sorelle, e da esse abbia
preso il nome di 'Villa delle due sorelle. All`eroico Spano non ci sentiamo di rimproverare niente,
neppure il candore inIantile con cui riporta le etimologie popolari. Egli e pur sempre l`iniziatore
degli studi toponomastici sulla Sardegna, e 150 anni Ia non era in grado di avere gli strumenti
odierni. La chiarezza spetta a noi, oggi, e ammetto che la questione non e semplice.
Anzitutto va registrata la voce greca `q ooo l`urna sepolcrale, la cassa mortuaria, la bara`, che
poi diede `q oocq l`urna cineraria`. Questa parola Iu portata in Sardegna, con tutta evidenza,
dai monaci bizantini, e la ritroviamo spesso in toponimi sardi nati a connotare siti cacuminali (ma
non solo) che si trovano nei calcari miocenici (i quali sono alquanto recenti dunque teneri e quindi
utilizzabili con Iacilita dai nostri padri prima dell`Eta del Bronzo). Il connotato sorres o sorrane si
rinviene specialmente presso le Ialesie, dove non a caso c`e presenza di domus de janas, che sono le
tombe ipogeiche del Neolitico Recente (3300-2480 a.e.v.). A questo proposito citiamo Pian de
Sorres, un sito della RiIorma Agraria alquanto vicino al celebre ziqqurath di Monte d`Accoddi
(Sassari): esso si trova su poggi di calcare miocenico. In RDSard del 1346 troviamo poi citata
Bonorva e Semestene nel modo seguente: de Bonorba (et Semeston annexis sorrane diocesis
annesse alla diocesi di Sorres`): Semestene, si sa, sta su poggi di calcare miocenico. Per Borutta
abbiamo citazioni piu chiare e pregnanti, in quanto il nome stesso di quest`antico stanziamento
ebraico deriva da crypta, cripta grotta` e sta nell`antica diocesi di Sorres. Esattamente, Borutta e
abbarbicata alla Iiancata e sotto il dirupo dell`altopiano calcareo su cui sorgeva l`antica sede
vescovile Srra (poi Srres). Sulla spianata sommitale Iu eretta per l`occasione la bellissima basilica
romanico-pisana di Santu Pedru e Srres.
L`etimologia popolare da a sorres il signiIicato di sorelle`, com`e giusto in base alla parlata sarda.
Noi, in base alla Iorma e alla semantica del greco-bizantino oocq, aIIermiamo che tale nome Iu
dato dai monaci alle domus de janas (vedi lemma a parte) e, per analogia col vero signiIicato di cui
ora parleremo, ai tavolati calcarei ed alle relative Ialesie contenenti le tombe. Solo cosi si chiarisce
quel sorrane. Sorres inIatti deriva dall`ugaritico srry altura` (accadico serrti, stessa Iorma di
Serrenti: vedi).
Ma Villa-Sr(ris) Ia eccezione! Essa e l`unico sito a non trovarsi su tavolati o scoscendimenti
calcarei; grava invece perIettamente in piano, al centro della grande pianura alluvionale (nel graben
di riempimento) del Campidano. La seconda componente di Villa-sor e in realta antichissima e si
conIronta con l`egizio Daru, assiro-babil. surri, assiro suru, Ienicio Sr (Tiro), sur, ugarit. sr, ebr. sr
che sta per roccia` e Tiro` (Ant.Testamento Sr) il tutto da riIerire insomma alla roccia`, allo
scoglio` su cui poggiava Tiro!, gr. To e lat. Tyrus ma anche Sarra. Possiamo quindi concludere
sul signiIicato di Villasor aIIermando che signiIica Villa-Tyro` (o Villa-Tharros`: vedi i lemmi
Tyros e Tharros a suo luogo, e vedi anche i lemmi Turusele e Sassari). Sur, Sor sopravvive negli
autori greci e latini con la Iorma Ze(o) e Sarra (vedi Plauto, Truculentus, 2,6,58), abitualmente
pero nelle Iorme To e Tyrus che invece del paleocananeo-Ienicio s- mostra all`inizio una t-.
ZURRU cognome gia trattato in TS. Si ritrova la base accad. zurru, zumru corpo, persona (umana,
animale, divina)`. Zurru e anche cognome ebraico: Tzur (1Cr 2,45). Ma si puo vedere pure
l`accadico sru, surru canale, scavo prodotto dall`acqua`. Quest`ultima radice sumero-accadica
deve aver prodotto il termine spagnolo chorro grosso zampillo d`acqua`, che poi ha dato il sardo
turru(nu) scavo prodotto dall`acqua: attraverso cui l`acqua zampilla`, ma anche 'Iuoriuscita
improvvisa d'acqua per eIIetto d'un acquazzone'. Un altro etimo puo essere dal bab. turru nodo,
rilegatura; benda`.
In ogni modo la base migliore di questo cognome e l`ebraico zur, zor (sur, sor) roccia (per
antonomasia, ossia Tiro)`. In questo caso si deduce che il cognome indicava un uomo originario da
Tyros o da (Bidda)Sor: Villasor.