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VECCHIO

TESTAMENTO
SECONDO LA VOLGATA TRADOTTO IN LINGUA ITAitIAN4 E CON A N N O T A Z I O N I DICHIARATO DJL MONS.

ANTONIO MARTINI
ARCIV. DI FIRENZE CC.

VOL. XIV.

VENEZIA
GIROLAMO TASSO ED. TIP. CALO. UT. tIB, E FONO. MDCCCXXXf,

Tutte l note contrassegnate coli* asterisco **" s abbiano per Illustrazioni Variazioni e Postille finora inedite^ tralts tldi manoscritti del chiarissimo traduttore.

In, Cuna. Patriarchal Venetiis 3. Octobris 18?.& Admittitur /AC. PdTR,

IL L I B R O

DELL ECCLESIASTICO

PREFAZIONE,
^<uesto libro i Greci Io chiamarono Sapienza di Ges figliuolo di Siradi} e compendiosamente Sapienza di Sir a ch : i Latini poi gli diedero il nome eli Ecclesiastico per ragione della frequente lettura , che di esso faceasi nella chiesa per la edificazione e istruzione dei popolo, considerando questo scrittore sacro come il predicatore di ogni buona e santa dottrina , e di ogni virt , donde ancor venne , ch' ei fosse detto da' Greci II Panareto ( cio discorso, che abbraccia tutte le virt ) di Ges figliuolo di Sirach. Varii padri lo hanno citato come libro di Salomone non per altro motivo certamente, se non per la sua somiglianza co* Proverbi, e coll'Ecciesiaste di Salomone. Come libro divinamente ispirato fu riconosciuto mai sempre , e lodato dai padri della chiesa greca e latina, lo che facilmente potremmo dimostrare, se ci fosse necessario, e con essi si unisce 1* adonta del terzo concilio d Cartagine Can. 4*3.7 e dei concilio Efesino Act. vii* nella lettera ai vescovi della Panfilia > e il

concilio d Francfort del 79!., e 1* ottavo concilio di Toledoj e finalmente il santo concilio di Trento, il quale contro la temerit degli eretici conferm alF Ecclesiastico il posto d' onore tra' sacri libri ? nel quale per tutta 1* ecclesiastica tradizione era gi stabilito. Fu scritto in lingua ebrea per testimonianza anche di s. Girolamo , che-afferma d averlo veduto in ebreo col titolo di Parabole. Quanto allo scrittore , cui sam debitori di questa insigne opera, non possiamo dir altro, se non che egli fu di Gerusalemme, come afferma egli stesso cap. i. 29., che egli molto studi la legge e i profeti (Prol. ), viaggi, si raccomand al dator d'ogni bene per ottener la sapienza, capxxxiv.j e pat persecuzioni, e incontr grandi pericoli, da' quali la bont divina Io liber. Dal libro stesso abbiamo qualche lume, che pu condurci a stabilire il lena po, in cui lo stesso Ges fiori e scrisse. Egli in primo luogo tra' grandi uomini della nazione ebrea celebra il pontefice Simone figliuolo di Onia, di cui parla come di un insigne personaggio sommamente betemerito della patria, e gi morto, cap. L. In secondo luogo le umili e ardenti preghiere , con cui implora la misericordia del

Signore, affinch si degni di consolare il popolo suo, e la santa citt, e reprima la superbia e l'empiet de'nenaic, queste prer ghiere che leggonsi nel C/?.LI., certamente dimostrano, che gli Ebrei erano , mentre egli scrivea, perseguitati ecl oppressi dai principi confinanti. Bisogna dipoi osservare y die due pontefici si trovano che portarono il nome di Simone , ed ebbero egualmente per padre uno Ona, cio Simone primo figliuolo di Onia primo, e Simone secondo figliuolo di Onia secondo. Dopo la morte di questi due pontefici dovette scrivere il nostro Ges ma certamente non possiam credere , ebe il limone da lui celebrato, sia Simone primo detto anclie il Giusto: peroccb il tempo del pontificato di Eleazaro fratello e successore di Simone, fu tempo di tranquillit e d pace, regnando Tolomeo Filadelfo , principe molto affezionato alla nazione ebrea, come a tutti notissimo. Ma dopo la morte di Simone secondo figliuolo di Ona secondo , il pontefice Onia terzo god veramente alcuni anni di pace, ma dipoi s vide sbalzato dalla sua dignit, l quale a denari contanti comprarono da Antloco Epifane Tun dopo l'altro due suoi fratelli Giasone e Mcne

lao, e con disdoro dell* antica religione s videro dagli Ebrei introdurre in Gerusalemme i costumi, o piuttosto la corruzione de' Greci per piacere al regnante , e quel cruclelissimo re con ogni maniera di vessazioni e di tormenti tent cT indurre g' Israeliti a rinunziare alla legge e al culto antico, come ne' libri de' Maccabei abbiamo veduto. Una parte almeno di questi mali dovette vedere e deplorare il nostro scrittore sacro. Or il pontificato fu tolto ad Onia secondo Tanno del mondo 8829. Che se il nipote di lui Ges f che tradusse il libro di ebreo in greco, dice di aver ci latto T anno 38, di Tolomeo E vergete, ci dee iotendersi dell'anno 38. dell' Evergete secondo, detto anche altrimenti Psicone, come agevolmente intende chiunque sa, che il primo E vergete compi forse appena il 26, anno di regno : il secondo E vergete poi regn per anni 53. parte in societ col fratello Filometore, parte da se solo. Donde si vede, che Tanno 38 7 o. fu fatta la traduzione del libro dal nipote dell' autore in tempo del pontificato di Giovanni Hi rea no figliuolo di Simone Maccabeo. Ges adunque nipote del nostro sacro scrittore essendo andato in quel tempo nell*Egitto (dove.

probabilmente l'avo erasi ritirato, ed avea finito di vivere ) ed avendo trovata l'opera di Lui, di ebreo in greco la traslat , e la sua traduzione fa ben conoscere, che non era a lui si familiare la greca lingua, come T ebrea : se pure non vogliam dire, che uri certo impegno di seguitare esattamente la lettera del testo ebreo sia piuttosto stata la vera ragione della oscurit e ineleganza che regna nel suo stile. Fu ella dipoi fino dai primi giorni della chiesa trasportata in latino quale tuttora 1* abbiamo: e forse dal* F ebreo piuttosto, che dal greco , e dallo stile ancora di questa versione si conosce, che chi la dett, probabilmente fu un greco, ed alcuni hanno creduto, che sia l'istesso traduttore, da cui ci fu dato il libro della sapienza. Ma checch siasi di ci convien confessare , difficili s si m o a ben intendersi, e molto pi a rendersi in altra lingua egli questo libro, voglio dire per chi abbia fermo nel!' animo suo di star fisso alla lettera del sacro testo y e di non dire n pi , n meno di quel che sta scritto. Per la qual cosa io confesso , che nissun altro libro mi ha dato maggior travaglio di questo. Ma ad ogni pena e fatica superiore di gran lunga il piacere, che si trova nella lettura di i*

questa grande opera, onde riguardo a tali libri dee tenersi come verissima la massima di s. Agostino, che dice: Quelli che sono schizzinosi riguardo allo stile degli scrittori, tanto pi si mostrano deboli , quanto pia vogliono parer dotti: de buoni ingegni V indole questa , che nelle parole amano il vero , non le parole. De Doct. Grist. iv. n. Or quanto alla verit, e sublimit, e copia, e utilit delle dottrine noa inferiore a veruno altro de' sacri libri il nostro Ecclesiastico. Egli dottore e maestro di sapienza , teologo altissimo, eri anche profeta, come chiamato dal Crisostomo, e da s. Agostino, e da altri padri, e noi vedremo infatti, come questo titolo a lui si conviene. Quindi nissun altro libro delle Scritture si vede citato e Iodato da' padri della chiesa pi sovente di questo. Oltre alla copia ammirabile de* documenti di purissima e santissima morale, che in questo libro contengonsi, adattati ad ogni stato e condizione di persone, noi troveremo infinite cose, che servir possono a nutrire lo spirito di religione, e darci di questa religione un' altissima idea. In una parola io bramerei di tutto cuore, che questo libro in-

seme con quello dei Proverbi, e della Sapienza fossero quasi il primo latte, col quale si nutrissero gli animi della tenera giovent, come quelli che utilissimi sono a formare non solo lo spirito, ma anche il cuore, e a ingrandirlo e fortificarlo contro la seduzione delle passioni, e ad imprimere in esso i veri e saldi principii, che l'uomo debbono condurre in tutta la vita presente, affn d renderlo degno di sempre vivere nella eternit.

PROLOGO
SOPRA V ECCLESIASTICO

V-fonciossiach molte cose f e grandi sie n o state insegnate a noi nella legge , e per mezzo de' profeti, e di altri , che vennero dietro a questi ; onde a ragione laudare si possono g' Israeliti a titolo di erudiziene e di dottrina, come quelli che non, solo possono farsi dotti con tal lettura , ma essere ancora ( quando ci sia loro in grado ) utili agli stranieri e col parlare , e collo scrivere ; quindi , che il mio avo Ges dopo di essersi applicato fortemente alla lettura della legge, e de' profeti, e degli altri libri lasciati a noi da' padri nostri, volle egli
Conciossiache molte cose , e grandi ce. Convien ricorrere al Greco per aver chiaro il senso che abbiamo espresso, mentre nella Volgata avvi della confusione. Restiamo addietro nella composizione. Nell'ornalo dell* vtarole.

pure scrivere alcuna cosa intorno alla dottrina, ed alla sapienza, affinch quelli che han bramosia d* imparare , e di farsi sperti in tali cose, s'istruiscano sempre pi , e sieno animati a vivere secondo la legge. Io v1 invito per* tanto ad accostarvi con amorevolezza, ed a leggere colla maggiore attenzione , ed a compatire , se alle volte sembrer, che mentre noi cerchiamo di ricopiare il ritratto della Sapienza , restiamo addietro nella composizione delle parole. Perocch le parole ebree traslatate in altra lngua non han pii la stessa forza. E non solamente questo libro, ma anche la legge stessa, e i profeti, e gli altri scrtti non poLe parole ebree trattatale ec. E difficile, per non dire impossibile, che un libro tradotto in altra lingua non perda di sua bellezza, e non iscapiti quanto alla forza ed energa della locuzione. L* autore di questo prologo ne porta 1' esempio della legge di IVIos , e de' Profeti, i quali libri erano gi in greco tradotti da granili uomini, e dottissimi : ma non per questo \cilevasi sjella copia la maest e la grazia dell'originale. Si parla della versione fatta sotto Toloiaeo Filadelfo.

co soa differenti, quando nel loro originale s pronunciano. r dopo che io fui arrivato in Egitto l'anno trentotlo a' tempi di Tolomeo Evergete , essendomi col fermato per lungo spazio di tempo, vi trovai dei libri di non piccola , n dispregevol dottrina. Per la qual cosa avendo io giudicato utile e necessario adoperare la mia diligenza e fatica nella versione di questo libro , impiegai i miei studii, e le mie vigilie in tutto quello spazio di tempo per condurre a fine , e dare in luce questo libro in gra/Aa di quelli che vorranno istruirsi, e apparar la maniera di ordinare i loro costumi, e si sono proposti di vivere secondo la legge del Signore.

1} anno trentotto a* tr.mpi ec. L'ana 38. del regno di Tolomeo Evergete , il quale regn<> armi cinquantatra, parte col fratello , parte da se solo. Egli Tolomeo Everrete secondo. Vedi la prefazione.

IL L I B R O

DELL' ECCLESIASTICO.
CAPO PRIMO. La sapienza incomprensibile che nelle creature risplende, ab eterno ha sua origine da Dio onnipotente, il quale la d a que' che lo temono e lo amano: perocch il timor del Signore ( che qui commendato in molte maniere ) non solo la sapienza, ma anche tutte le altre virt ha secoi Accostarsi a Dio con semplicit di cuore. i. V-rgni sapienza da Dio Signore,e fu mai sempre con lui, ed ella prima de1 secoli.
(i j 3. Reg. 3.9. et 4. 29.

Vers. i. Ogni sapienza e da Dio Signore ec. Il nome Ai Sapienza qui usato in un senso generale, onde comprende.* primo, la sapienza increata, tanto 1 a sapienza essenziale comune alle tre divine Persone, quanto la sapienxa personale generata , che il Verbo stesso, il Figliuolo del Padre, del quale detto : Fonte di sapienza il Perbo di Dio lassa neW alto, vers. 5.; secondo, questa voce sapienza comprende la sapienza creata, e degli angeli, e degli uomini, sapienza, che viene da Dio, che la comunica alle intelligenti creature. Nei medesimi sensi usato il nome di sapienza ne'Proverbi, e nel libra della Sapienza , come ivi si detto. Quindi alcune cose sono dette in questo luogo , le quali, alla sola increata sapienza propriamente convengono , altre che*

2. Chi ia contata l'arena del mare, e le goo eie della pioggia , e i giorni del secolo? Chi ha misurata 1' altezza del cielo, e 1* ampiezza della terra, e la profondit dell'abisso? 3. E chi , che abbia compresa la sapienza di Dio,la quale a tutte cose va avanti? 4- La sapienza fu creata la prima di tutte le cose, e ab eterno la prudente intelligenza.

convengono alla sapienza creata. Dice egli adunque, che principio, fonte, origine, cagione di ogni sapienza egli Dio, il quale essenzialmente sapicntissimo ed eterno, e da lui viene e deriva la sapienza, ebe in tutti gli angeli, e in tutti gli uomini, ed ogni sapienza da Dio, ed eoa Dio fino ab eterno. Vedi quel che si detto Prov. vin. 22. IH. i g., Job. xxvm. 14. Sap. vii. a5 ec. Vers. ti. 3. Chi ha contata V arena del mare ce. Siccome non possibile ali' uomo di contare esattamente il numero delle arene del mare, e le gocce della pioggia cadente sopra la terra, e i giorni del secolo futuro, o sia dell'eternit ; e siccome nissuno pu esattamente misurare 1' altezza del cielo , l'ampiezza della terra, la profondit de' mari ; cos nissuno pu comprendere la infinita sapienza di Dio, la quale va innanzi a tutte le cose, e tutte le precede, ed pi antica di tutte, perch eterna, come si dice anche nel versetto seguente. Vedi Isai. xi. i a. XLVIU. 13. Job. xxxvui. 4 Vers. 4. La sapienza fu creata la prima di tutte le cose ec. Queste parole corrispondono a quel luogo de* Proverbi capo vin. 23., dove secondo la nostra Volgata si lgge: // Signore mi ebbe con $cco nel coininciamenlo delle opere sue ec., e secondo i LXX. Il Signore cre me principio delle opere ma ; vedi quello che si notato in quel luogo. La aapienza, e tanto quella che aLbiara detto essenziale e comune alle tre divine Persone, quan-

5. Fonte della sapien* il verbo di Dio lass nell' alto , e le sue vie (sono) gli eterni comandamenti. 6. La radice della sapienza a chi fu mai rivelata? e chi conobbe le sue finezze F
to ancile la sapienza personale, che il Verbo , fu avanti a tutte le cose create, e dicesi, che fu creata, cio fu posseduta da Dio , fu in Dio ab eterno. Intendendosi ci della sapienza personale, cio del Verbo di Dio, questa sapienza (dice s. llario) si dice non sol generata, ma anche creata, colla qual parola viene et spiegarsi la immutabile e inalterabil natura del Padre, il quale senza alcuna sua diminuzione, o mutamento di (e stesso cre quello e/i' ei genero... Perche adunque il figliuolo d Dio generalo non e alla maniera dc> parti corporali, ma di perfetto Dio nasce Do perfetto, per questo la sapienza dice, che ella fu creata, escludendo dalla sua generazione tutte le corporali passioni. De Syn. nathemat. quinto. Quanto alla sapienza creata, ella fu creata al principio del secolo , e del tempo, quando della stessa sua sapiensa comunic Dio un raggio agli angeli, e dipoi ad Adamo;e secondo l'uso delle Scrittura si pu anche dire creata, ab eterno 1* umana sapienza in quanto ab eterno determin Iddio di comunicarla alle creature. E ab eterno la prudente intelligenza. La prudente intelligenza, o sia la prudenza, e la intelligenza sono la stessa sapienza, Vedi i Proverbi. Vers, 5. Fonte della sapienza ec. II Verbo di Dio, il Figliuolo di Dio che abita ne' cieli altissimi, egli fonte di ogni sapienza , essendo egli la sapienza stessa del Padre; egli fonte, anzi mare, e oceano di sapienza; e siccome la fontana per certe vie e canali sparge sue acque a pro della terra, cosi il Verbo di Dio di sua sapienza fa parte agli uomini per mezzo della legge, e degli eterni comandamenti. Mostr disopra l'origine delia sapienza -, dimostra adesso in qual modo ella si comunichi alle creature, vale a dire per mezzo"di quei precetti, i quali da prima impressi nei cuori dejjli uomini furon dipoi nuovamente intimati sul Sina , e Sono precetti eterni e invariabili, che sempre obbligano, e sempr^saranno in vigore.- onde la via di ottener la sapienza 1' osservanza de' divini comandamenti. Vedi Deuter, iv. 6.

7. La disciplina della sapienza a chi fu ella mai rivelata, e manifestata ? E chi fu che le molte vie di lei comprendesse? 8. -Il solo Altissimo Creatore onnipotente, e re grande, e sommamente terribile,che siede sopra il suo trono, ed Dio Signore.
Vera. 6. La radice della sapienza a chi fu mai rivelata? te. L' uomo nel tempo di questa vita io uno stato di mezzo tra la scienza e la ignoranza. Egli ha avuto da Dio alcune cognizioni, ma non tanto illuminato da conoscere perfettamente n 1' origine della vera sapienza, u quel ch' ella sia in se stessa , n le sue maniere di agire, n le sue finezze, o sia i misteri, gli arcani di lei, come tradusse il Siro. La sapienza adunque dov' e, tra che contisti ella? In questo certamente, ch non dei tu credere^ ne di sapere tutto, lo che e proprio di Do, n che tutto tu ignori, lo che e proprio di una bestia: conciossiache avvi qualche cosa di mezzo, che ali' uomo convicnsi, ed e la scienza congiuntar e temperata coIV ignoranza; la sdenta viene a noi daW anima, di cui celeste 11 origine,? ignoranza dal corpo, che vien dalla terra, onde qualche cosa di comune abbiam noi e con Do, cogli animali: cosi tendo noi di questi due principii il composte, de' quali V uno ha per suo attributo la luce, P altro le tenebre, stata a noi data parte la scienza 7 0 portela ignoranza. Lattanxio De Fals. Sap. lib. iti. 6. Veri, 7. La disciplina della sapienza te. Ripete con altre parole, ed inculca lo stesso sentimento del verso precedente. Chi , che conosca le disposizioni, gli ordini, le maniere, onde opera la capienza? A queste interrogatami si risponde nel seguente versetto. Vrs. 8. // solo Altissimo ec. Nel latino convien sottintendere il verbo cono/ce, e comprende, o altro simile, l solo Dio altissimo, creatore ec. egli solo tutti comprende gli arcani, e profondi misteri della Sapienza. Tutti gli attributi di Dio, che sono qui porti, il suppongono sommamente , ed infinitamente sapiente, Egli colla sapienza cre tutte le cose : la sapienza di lui ^secco

g. Egli la cre per Ispirito santo, e la conobbe, e la calcol, e l misur. 10. E la sparse sopra tutte le opere sue, e sopra tutti gli animali secondo la misura da lu stabilita, e la diede a quelli che lo amano. 11. Il timor del Signore gloria,e vanto, e letizia , e corona trionfai*

ilo il nostro modo d'intendere,) dirge la sua onnipotenza ; con sapienza governa qual re "degno di essere temuto, e venerato da tutti, colla sapienza provede a tutto , premia , e punisce da quel trono di gloria e d maest, su di cui egli siede Dio e Signore. Vers. g. io. Egli la creo per ispirilo santo , la conobbe ec, La sapienza eterna fu prodotta dal Padre insieme collo Spirito santo, il quale dal Padre procede, e dal Figlio. Ed egli, che la cre, la conosce perfettamente, e sa in qual modo le cose tutte furon da lei ordinate mirabilmente con misura , e peso Sap. xi, 21. Questa sapienza la sparse Dio con larghezza, e benignit grande sopra tutte le insensibili creature, e sopra gii animali, che hanno senso e vita, ma principalmente sopra gli u o m i n i , e con generosit vieppi grande sopra quelli die lo amano. Riluce grandiosamente ne' cieli, negli elementi, nelle piante , ne' pesci, ne* volatili, e in tutti gli animali terrestri la divina ereatrice e ordnatrice sapienza : riluce sommamente nell' uomo creato a immagine e somiglianza di Dio: ma 1' uomo , che avvilisce 1' altezza di sua origine col non amare il suo creatore, ma i beni visibili, non degno di essere distinto dalla massa degli animali irragionevoli, onde con gran sanso di quei soli uomini qui si parla , i quali amano Dio, e nei quali perci spicca grandemente, e rifulge la sapienza di 8io, da cui sano illuminali, e guidati nelle ve dello spirito, comunicandosi a questi con gran genio ed amore la stessa sapienza, Vers. i i . / / timor del Signore e gloria ec. Vale a dire - il ti-^ mor dl Signore ha seco come suoi effetti la glorio, T esaltazione,^

12. Il timor del Signore sar la dilettazione del cuore, e apporter allegrezza, e gaudio, e lunghezza di giorni. 13. Chi 1 e ni e il Signore sar beato nel fine, e nel giorno di sua morte avr benedizione. i4 La dilezione d Dio gloriosa sapienza. 16. E quelli, a'quali ella si d a vedere, l'amano tostoch T hanno

la consolaziorte del cuore, la corona di vittoria. Or per questo timore intendesi il timor santo figliale, che la vera piet, perch egli la stessa carit, nella quale tutto il culto di Dio consiste. E d questo timore parla adesso il savio , perch egli il mezzo unico per giungere alla vera, e perfetta sapienza. Questo casto e santo timore argomento,.e principio di ogni bene per 1' uomo : egli la vera gloria, il vanto illustre, la consolazione , e la corona di vittoria e di trionfo per 1' uomo. Vers. i a. E lunghezza di giorni: cio giorni eterni, vita eterna, come sta nella versione Siriaca. Vers. 13. Sar bealo nel fine ec. E quanto dolce, e desideragli cosa per l'uomo di aver buono e felice quel fine della vita, dal quale un' altra vita incomincia , che non ha fine ! La benedizione , di cui qui si parla, la retribuzione eterna, e ]a gloria di cui entrer in possesso 1' uomo , che teme Dio. Vcrs. 14. 5. La dilezione di Dio e ec. La vera sapienza, quella che non gonfia , ma edifica , quella che a termine glorioso conduce 1' uomo, questa sapienza nell'amore di Dio consste. Vediamt> come il savio costituisce ta sapienza ora nell'amore, ora nel timor figliale , che 11 amore stesso, come si detto. Soggiunge, che 1' uomo , a cui sia conceduto di vedere, cio di conoscere , quel che sia questa dilezione ( che \ vera sapienza ) non pu non amarla e desiderarla , tanto ella amabile e desiderabile , e ali' autore di lei ancora tratto 1' uomo dal considerare le opere grandi e magnifiche, delle quali ella principio.- perocch veramente tutto pu nei lanti la carit, Vdi/?r, Cor. xui,

veduta, e in considerati do le sue grandi opere 16. Principio della sapienza egli il timor del Signore, e questo co' fedeli creato insieme ne) seno della lor madre , e le elette donne accompagna, e rie' giusti e fedeli si fa conoscere. 17. Il timor del Signore scienza religiosa. 18. La religione custodisce , e giustifica il cuore, apportatrice d letizia, e di gaudio.
(i) Pf. no. io1 Prof. i. 7. et g. io.
Vers, 16. Principio della sapienza egli il timor del Signore, La stessa sentenza si ha Ps. i io. io. e Prov.6. 7. Vedi quello che si detto in questo luogo. E questo co* fedeli e creato ec. Questo santo figliai timore talmente fisso nel cuore e nelle viscere de'veri fedeli, che sembra creato con essi nel seno della lor madre, ed compagno indivisibile delle dosile sagge e virtuose , delle quali egli il pii nobile e ricco ornamento, e si fa conoscere in tutti i giusti , dei quali anima tutta la vita. Vers. 17. E fdenza religio$<a ec. Il timore del Signore egli lo stesso culto religioso fondato nella scienza e cognizione di Dio. La religione vera prudente ed illuminata dalla scienza: e la scienza del giusto religiosa, piena di rispetto e di riverenza verso l'essere supremo. Vers. i8. La religione custodisce ec. La religione , ovvero la piet, empiendo ^a mente dell'uomo di un sacro timore della maest di Dio, lo tien lontano dal male , con cui potreb.be disgustare il Signore, e fa che egli con tanta sollecitudine batta le vie di Dio e della giustizia , onde egli sempre lieto e contento wer effetto della buona e pura coscienza,

io,. Chi teme il Signote sar felice, e nel giorno disuamorle sar benedetto. ao. La pienezza della sapienza sta nel temere Dio; ed ella ricolma V uomo de' frutti suoi. si. Ella riempie tutta la casa di lui de' suoi affetti, e tutte le sue celle de* suoi tesori. 22. Il timor del Signore ba corona d sapienza , e d piena pace, e frutti di salute : 23. Egli conosce la sapienza , e la calcola , e 1' uno e 1' altra sono doni di Dio.
Vers. io. La pienezza della sapienza f t a ec. E come ae dicesse : siccome il timor figliale nel suo cominciamento principio di sapienza, cosi lo stesso timor figliale , quando giunto alla sua perfezione, perfetta sapienza , e di preziosissimi frutti ricolma 1'nom timorato, ovvero (come ha il Crisostomo) l inebria. Vers. 7.1. Tutta la cara di lu. L' anima di lui. Cos le celle sono le potenze dell* anima , le quali sono ricolme dalla sapienza di ogni bene spirituale. Vers. ii.Il timor del Signore ha corona d sapienza ec. Il timore del Signore orna 1' Umo timorato colla corona di sapienza , onde gli d pienezza di pace , e fruiti di salute. Abbiara notato altre volte , come la parola pace significa nelle Scritture *gni maniera di beni. Vers. s3. Egli conosce la sapienza ec. Al timor santo di Dio dato d' intendere la sapienza, e di calcolarlr^cio di comprendere le opere di lei, e le maniere di agire; ci comprende l'uom timorato non perfettamente, ma secondo quella misura di cognizione, che Dio a ciascheiluno distribuisce; perocch tanto il timore di Dio come la sapienza iono dati dal Signore,

24.1.3 sapienza compartisce la scienza e 13 intelligenza prudente, e innalza in gloria quel* li che la posseggono. 26. Radice della sa= pie n za il timor del Signore, e i rami di lu sono di lunga vita. 26.Ne'tesori della sapienza sta la intelligenza e la scienza religiosa: ma presso de' peccatori in esecrazione la sapienza. 27. Il timor del Signore scaccia il peccalo?
Vers. a4- ^a t&pienza compartisce ec, La sapienza ai suoi discepoli , cio agli nomini timorati d in copia i doni della scienza e della prudente intelligenza ; e per la scienza s'intende comunemente la cognizione de' misteri , ebe sono obbietto della fede: per la intelligenza prudente la cognizione di quello che dee farsi, o non farsi. Vers. 26. Radice della sapienza ec. Come dalla radice spunta e si alza la pianta, cos dal timor di Dio pullula e nasce la sapienza pratica , che , come gi dicemmo t ogni onest, ogni^virtw, ogni santit. E i rami di hii sono di lunga vila. Rami di questa salutifera divina pianta sono le stesse virt , nelle quali si esercita 1' uomo timorato , G queste virt , ci o le opere , cir da queste sono prodotte , durano in eterno, ed hanno eterna la ricompensa. Vers. 26. Nei tesori della sapienza ec. La sapienza ricca, ed Ita ne' suoi tesori la intelligenza e la scienza della piet, vale a dire, la piet illuminata e prudente , lontana egualmente e dal-, la incredulit , e dalla superstizione. questi beni non possono* aver parte i peccatori , perch hanno in avversione la sapienza. Vers. 27. Il tirP^f del Signore scaccia il peccato. Scaccia il peccato commesso col piangerlo , e farne penitenza: scaccia il peccato , che tenta di entrare nell' anima col mortificare e tener soggette le passioni alla ragione e a Dio. Specialmente poi il tintore-di Dio scaccia il peccato d'impazienza e di mormorazione,

37 Non essere ipocrita nel cospetto degli uomini , e non esser cagione di rovina a te stesso colle tue labbra ; 3&. Ma custodiscile per non cadere, e per non tirarti addosso l'infamia , 69. E perch Dio non manifesti i tuoi segreti, e ti conquida in mezzo alla Chiesa : 4o.Per esserti appressato al Signore con malignila , mentre il tuo cuore pieno d'inganno e di fraude.
Yers. 87. 38. 3g. 40. Non essere ipocrita ce, Guardati dal far l'ipocrita ingannando coli'esteriori apparenze gli uomini, perocch quanto a Dio tu non potrai ingannarlo giammai , ma pensa ancora, che contraffacendo 1' uomo timorato , predicando colle parole la santit, declamando contro del vizio , mentre n della santit ti prendi pensiero, ed ami il vizio, pensa dico, che le tue parole stesse son la tua condannazione , e la tua rovina Bada adunque, che il tuo parlare non sia contrario alla verit , e per questo custodisci le tue labbra, affinch non ti avvenga di cadere, e di tirarti addosso infamia e disonore , quando Dio non volendo pi lungamente soffrire la tua finzione metter in pubblica luce le segrete tue iniquit e ti umilier, e ti conquider nel Cospetto di tutta la Chiesa, perch in vece di accostarti a lui eoa cuore semplice e schietto, ti sei presentato a lui con malignit di cuore doppio e bugiardo, fingendo probit e virt, mentre sei pieno solamente d fraude e d' inganno. Sovente anche nel tempo di questa vita punisce Dio g' ipocriti, facendo in guisa, che restino disvelate agli occhi di tutti le loro iniquit con pubblica loro infamia: ma questa passeggera ignorr'.,*fat piccola cosa in comparazione dell'ignominia eterna, onde saranno puniti nel giudizio finale. * Custodiscile per non cadere. I LXX, non innalzarti per non cader*.

C A P O II. Chi si d al servigio di Dio, sia stabile nella giustizia, nel timore e nella pazienza^ e temendo Dio credano a lu, e di lui sifidino, e ne avranno frutti grandissimi : ma guai agi1 increduli ed agi' impazienti. Effetti del timore di Dio. 1. J? igliuoJo, in entrando al servigio di Do sta costante nella giustizia , e nel timore, e prepara V anima tua alia tentazione. 2. Umilia il cuor tuo, e sopporta,porgi V orecchio , e accogli i saggi consigli, e non ti agitare nel tempo della oscurit.
* / tuoi segreti. II tuo interno. Vers. i. Sta costante nella giustzia. Vale a dire nell'osservanza de' divini comandamenti. Vedi cap. i. 33. Notisi come dicendo il savio : Entrando al servigio di Dio ec. viene a significare, come quantunque l'uomo tenuto sia a servire Dio suo creatore , suo conservatore, e suo ultimo fine , oontuttoci la servit, ebe Dio chiede e vuole doli' uomo, tutta volontaria e di amore: dice adunque , entrando , cio se tu entri al servigio di Dio; se a lui ti dai per servirlo ; imperocch per tua sciagura potresti non entrare a servirlo: ma se tu entri pensa, ebe Dio esige costanza contro tutte le tentazioni, alle quali sarai esposto; conciossiach la buona vita combattimento perpetuo dell'uomo contro il demonio, contro se stesso, e contro le seduzioni del mondo. Si prepa^vP anima alla tentazione: primo, colla fuga dalle occasioni jj^rfcTWtose ; secondo , colla orazione e colla vigilanza: terzo, colla seria meditazione della divina parola: del rimanente verissima la parola di Paolo : Non avr corona , ss non chi avr combattuta secondo le leggi.

3* Aspetta in pazienza quel che aspetti da Dio; sta unito con Dio, ed aspetta, affinch in appresso sta pi prospera la tua vita. 4- Ricevi tutto quello che ti m'andato , e nel dolore soffri costantemente,e prendi in pazienza la tua umiliazione: 5. Perocch col fuoco si fa saggio dell' oro, e dell'argento; e degli uo(i)Sap. 3.6. Vers. a. Umilia il cuor tuo. L' avere 1' animo preparato contro le tentazioni buon mezzo per superarle: ma il savio in questo luogo ne suggerisce degli altri, e in primo luogo la umilt, la quale di tutti i nemici dell'uomo avr vittoria, indi la pazienza ,e dipoi il ricorrere ai buoni consigli de* saggi, e finalmente il reprimere le agitazioni e gli sregolati movimenti dell' animo nel tempo di oscurit e di caligine , in cui la principal cura dee porsi nel tranquillizzare e calmare lo spirito ; e ci viene raccomandato ancor fortemente nel versetto che segue. * Umilia. I LXX. : raddrizza il cuor tuo. Vers. 3. Aspetta in pazienza ec. Serba in cuor tuo la speranza dell' ajuto di Dio promesso ai tribolati, aspetta con pazienza e longanimit quest1 ajuto , tienti unito, ma fortemente unito a Dio per mezzo di questa amorosa speranza, e aspetta , e Dio ti consoler , e dopo la tentazione e 1' affanno verr a te la prosperit e il gaudio : questo sar certamente , e nel tempo di adesso, e molto pi nella vita avvenire. Nell' epitafio di santa Paola mirabilmente descritta da s.Girolamo la maniera tenuta da quella gran donna nelle tribolazioni, e nelle afflizioni e interne ed esteriori, che 1' assalivano. M,^'* Vers. 4- Ricevi tutto quello che ti e mandatole noi abbiam ricevuto i beni dalla mano di Dio, e perche non riceveremo i mali ? Cosi Giobbe n, io.

mini accettevoli nella fornace dell' umiliazione. 6*. Confida in Dio, ed egli ti trarr in salvo; e addirizza la tua via, e spera in lui. Conserva il suo timore, e in esso invecchia. 7. Voi, che temete il Signoreaspettate inpazienza la sua misericordia , e non. vi slaccate da lui per non cadere 8. Voi, ebe temete il Signore, credete a lui, e non sar perduta la vostra mercede. 9. Voi* che temete il Signore, sperate in lui e la misericordia verr a cacca n solar vi

Vera. 6. E addirizza la tua via. Perocch questo il fine d* Dio nell'affliggerti : egli vuole che P afflizione non- sei serva a purgare le colpe passate, ma nmch A migliorare la tua vita, ed a operare la tua santificazione. % Vers. 7. Voi, che temete il Signor, aspettate ec. qui una bella e tenera e forte esortazic a sperare costantemente nella Bont del Signore , che continua fino- a tutto il verse Ito 14- ' E non vi f taccate da Itti per non cadene: Covale u piccolo bambinello se un momento si toglie alla man della madre , che lo sostiene , non ^u non cadere per terra ,, cos voi cadreste se un, sol momento vijilloataaaste da lui,, e. dalla ferma amorosa fidanza in lui. ^w^ Vers. 8. Credete a lu. Ovvero r confidatevi in lui. Ma questa fidanza ha per fondamento la fde uelle misericordiose pro**ngpe di Dio.

io. Voi che temete il Signore , amatelo , e la luce verr a' vostri cuori. i i. Figliuoli, mirale le generazioni degli uomini , e sappiate, che uissuno sper nel Signore , e rimase confuso. 12, Imperocch chi mai, che sia stato costante ne'comandamenti di lui, e sia stato abbandonato? E chi mai lo invoc, che sia stato sprezzato? 13. Perocch Dio benigno , e misericordioso, e nel di della tribolafcione rimette i peccati, ed protettore di tutti quelli che lui cercano con verit.
(i) Pf> 3o. i.

Yers. io. E la luce verr ? vottri cuori. Si pu intendere la luce delle ispirazioni e degli avvisi di Do , per mezzo de' quali conoscasi quel che Dio vuole dal 1' uomo. Yers. l i . Mirate le generazioni degli nomini *c. Considerate a una a una tutte le generazioni degli uomini, cfaLsono state da Adamo e da No fino a noi. Or il savio , anzi lorJ*rJkito santo afferma, ehe in nissuna di tante generazioni Tuouio alcuno giammai , che sperasse ia Dio , e avesse da soffrire rossore di i!a speranza non condotta ad effetto. \ Ver. 12.* jCVa' comandetmmlit I LXX,; nel timore di lui****'

i4 Guai al cuor doppio , e alle labbra scellerate, e alle mani malfattrici , e al peccatore che per due strade cammina sopra la terra. 16. Guai a quelli che son fiacchi di cuore, che non credono a Dio; e per questo non saran protetti da lui. 16". Guai a quelli che perdono la tolleranza, e abbandonano le vie
(i) 3. Reg. 18. 21.
Vers. 14. Guai al cuore doppio e. Avendo detto ( vers. 13. ) come Dio protettore di quei che lo cercano con verit, cio con sincerit di cuore , eoa gran forza rivoltesi contro gli uomini d cuore doppio, cio primo: contro gl'ipocriti, i quali fingono di servire a Dio, mentre al mondo servono e alle proprie passioni ; secondo, coutro gli uomini incostanti e mutabili, che ora vogliono , ora disvogliono, ora sono con Dio , ora coi nemici di Dio , onde anche questi sembra, che in vece di uno abbian due cuori: a questi rimprovera il savio di avere labbra scellerate , cio bugiarde e fnte, avere mani malfatine!, cio opere cattive , e d batter due vie diverte , cio la via di Dio, finch non contraria alle passioni ; l via del peccato e del mondo , ogni volta che si tratta del loro piacere, del loro interesse , o della loro riputazione. Sopra di ci molto bene s. Agostino Trad*, in Jo. Cristo non vfiole tal societ ; vuol possedere egli solo quel che compr, e a tanto prezzo il compro per esserne egli solo il padrone. Tu gli damper socio il diavolo, a cui eri venduto per lo peccato : gita/al cuore doppio, a quelli che del cuor loro dan parte a /?toJl@pci''e al demonio ; ma il dar parte al diavolo fa j , chjruiorene^ada , e il diavolo occupa il lutto , onde non s&fKa ragione dice V Apostolo, non date luogo al diavolo. ^J^r*-*5. anelli che sono fiacchi d cuore. Questi sono i T^^di i quali non sono fermi nel servigio di Dio, n stabilmenli fondati nella speranza io l u i , e ad ogni tentazione vacillano.

rette, e vanno a prendere le vie storte. 17. E che farann' eglino, allorch il Signore principier a far giudizio? 18. Quelli che temono il Signore,non saranno disobbedienti alla sua parola, e quelli che 10 amano , la via di lui seguiranno costantemente. 19. Quelli che temono il Signore, studieranno quello che sia grato a lui,-e que' che lo amano saranno ripieni della sua legge. 20. Quei ebe temono 11 Signore, prepareranno i loro cuori, e nel cospetto di lui santificheranno le anime loro.
(i^ Joan. 14. a 3. Vers. 19. Studieranno quel che sia grato et lui ec. E perci mediteranno d e notte la sua santa legge, come del giusto sta scritto ( Ps. i. i.) e avranno lo spirito e il cuore pieno degl'insegnamenti della medesima legge. t Ver sao.Prep areranno i loro cuori. PrepareranVo i loro cuori col purgarli dai desiderii e dagli effetti tettg^r^pt'farli degni d ricevere le ispirazioni divine e le illustrKioni Celesti e le gratie e i doni dello Spirito santo. \*> ' E nel cospetto di lui santificheranno le anime loro.*re-t sceranno ogni d nella saatit diaaazi a Dio II greco leggi;, tflft "

21. Quei che te mono il Signore, osservano i suoi comandamenti, e conserveranno la pazienza fino al d della visita, 22. E diranno : Se noi non farem penitenza, cadrem nelle mani del Signore, e non nelle mani degli uomini; 23. Perocch quanto egli grande, altrettanto misericordioso.

leranno le anime toro, che ottima preparazione a ricevere le grazie del Signore. * Santificheranno le anime loro. Umilieranno le anime loro dicendo : Gettiamoci uelle mani del Signore, e non nelle mani degli uomini v. i3. Perocch ec. Vers. 2i. Fino alifi, della visita. Conserveranno la pazienza e la rassegnazione ne' travagli fino al tempo , in cui Dio gli visiti per consolarli e liberarli. Vers. 22. a3. E diranno : se noi non farem penitenza ec. 1 giusti conservano la pazienza, e soffrono i travagli, che Dio lor manda , come pena de' loro peccati, e dicono in cuor loro: se noi non prendiamo di buona voglia il gastigo dalle mani del nostro buon padre, cadremo nelle mani del giudice eterno, mani senza paragone pi nesanti e severe , che quelle deg^ i uomini ; ed orrenda cosa tSla e il cadere nelle mani di Dio vico. Heb. X.3i. Ma noi sary^ftrab ,*j?e quanto egli grande e potente, altrettanto but^roe Jv*n'g"o, onde abbiam fondamento di sperare, che 'Ji^p%iPerpi^astigati ci consoler e ci perdoner e user con noi ^glynjfSericordla, ch'ei non niega giammai a'peccatori pe-

CAPO

III.

Iddio benedice in molte guise chi onora i geni tort e maledice chi non li rispetta. E' lodata la modestia dell5 animo, ed biasimata la curiosit, il cuor duro e cattivo e superbo: lodi del/' uomo saggio e del limosiniere. 1. 1-figliuoli della sapienza sono congregazione de' giusti, e la loro stirpe ubbidienza, ed amore. 2. Figliuoli, ascollate i precelti del padre: e cosi fate p'er esser salvi. 3. Perocch Dio volle onorato il padre dai figli; e vendica, e stabilisce l'autorit della madre sopra i figliuoli.
Vers. 1.1figlinoli della sapienza sono congregazione digitiSti. Figliuoli della sapienza sono delti coni frase ebrea i discepoli, gli amatori della sapienza, e di questi si dice, che sono congregazione di giusti, cio sono veri giusti. E la loro stirpe e obbcdicnza, e amore. La stirpe di questi uomini ( non secondo la carnale generazione, ma secondo la soprannaturale e spirituale generazione) la stirpe di questi uominiaUro non che obbedienza a Dio, carit verso Dio; sembrano composti di obbedienza , e di carit, le quali virt formano l'essenziale loro carattere, Vers. a. Ascoltate i precetti del padre. Cornicia a parlate della obbedienza , e del rispetto dei figliuoli vei^yLjlel padre, e sono da osservarsi quelle parole: e eos\fa&>?fKsr es^^rlv, dalle quali apparisce, che la disobbediensa , e il poxo risotto d* figliuoli verso i padri sarebbe la loro spirituale, ed etfcv^? sk-fvnaa. ^e sia la ragione nel versetto che segue, L^^>< * 1 precelti del p adre. I LXX. mepadre, * ^ V

4. Chi ama Dio, ottiene il perdon de'pecca ti, e si guarda da essi, e nella quotidiana orazione sar esaudito. 5. E Quegli che onora la madre sua, come chi fa tesori. 6. Chi onora il padre, avr consolazioue da' figliuoli , e nel giorno di sua orazione sar esaudito.
Vcrs. 3. Dio volle onorato il padre ec. Dio Volle, che i figliuoli onorassero il padre, come immagine del medesimo Dio , il quale una parte dell'onore dovuto a se trasmise nei genitori, e ordin, che i figliuoli li riguardassero come suoi vicari, e luogotenenti sopra la terra. Per la qual cosa anche il rispetto dovuto alla madre ordinato da Do, il quale P autorit di lei conferma col punire i figliuoli contumaci, e protervi. Vers. 4 Chi ama Do, ottiene il perdono dei peccali ec. Da quel che precedere che segue, ed anche dal Greco si vede, che per queste parole: chi ama. Dio, s'intende, chi amando rispetta, e onora i genitori. Siccome Dio tiene come renduto a se stesso l'onore, che rendesi ai genitori, quindi che egli coi figliuoli obbedienti usa misericordia perdonando loro i peccali ; e d loro la grazia, perch dai peccati si guardino, e gli esaudisce ogni volta che nei loro bisogni a lui ricorrono colla orazione. Imperocch quella infinita bont non lascia ( p e r dir cosi) vincersi della maco, ma con liberalit degna di lei ricompensa la docilit , e 1' amore dei buoni figliuoli, e la somuiessione loro al dolce impero paterno di tanta importanza pel quieto stato delle famiglie, e pel bene spirituale di esse, che questo autore di ogni bene nulla trascur di tutto quello che potea servire a stabilire, e rendere sacra ed inviolabile 1* autorit e i diritti dei genitori. Quindi osserv gi Impostolo, che il comandamento di onorare il padre , la madrXw il primo, a cui Dio aggiungesse una promessa. *^mt/Zfn* J?io. 11 Greco. Chi onora i genitori. Y^TS-*? come chi fa tesori. Si accumula tesoro grande d ^^^^^fesso Dio. Vedi Tob. iv. 3. Ambros. in Lue, n. svui. JjJt.rSrs. 6. Avr consolazione dai figliuoli, i quali saraa verso N^i, eguale egli stalo verso dei suoi genitori.

7 Chi onora il padre suo, avr vita pi lunga i e chi obbedisce al padre, d ristoro alla madre. 8. Chi teme il Signore , onora i genitori, e come a suoi signori serve a quelli che lo han generato. o,. In fatti, e in parole, e con tutta pazienza onora il padre tuo : io. Affinch la benedizione di lui venga sopra di te , e la benedizione di lui ti accompagni insino al fine.
(i) Exocf. so- i a. Deut. 5. 16. Matth. 15. 4. Mare. 7. io Ephef. 6. a.
Vers. 7. Da ristoro alla madre. La consola pei dolori, pelle cure e molestie, che per esso sofferse; perocch la buona madre gode della virt dei suoi parti, o particolarmente del rispetto , che figliuoli hanno verso del suo marito , l'onore del quale suo onore. * Chi ubbidisce al padre. Il Greco : Al Signore. Vers. 8. E come a suoi signori serve ec. Il figliuolo timorato, che sa come ai genitori egli dee il suo essera dopo Dio, e come a Dio stesso egli serve servendo a quelli, nissun uffizio, nissuna specie di servigio negher ad essi in qualunque necessit. Vers. 9. io. E con tutta pazienza onora ec. Queste parole: con tutta pazienza, rispondono a tutto quello che i figliuoli potesser dire per esentarsi dall'obbligo di onorare indutto i genitori, o per iscusare la loro disobbedienia; che il p?^,dre sia di diffidi carattere o collerico, o forse troppo severo ecw|tt<> questo non fa s, ch'ei non sia padre e tu figliuolo 7 |^che titOuN^debb a ton pazienza, e umilt onorarlo, e obbedirlo^ e di tx^azlfe^zj--^ sar frutto la benedizione del padre, che di Iaa5 consc^/V^ come dimostrato in, appresso, ^ r>$r^*

11. La benedizione del padre felicita le case de' figliuoli ; ma la maledizione della madre ne scrolla i fondamenti. 12. Non ti gloriare dell'ignominia del padre tuo: perocch non sar decoro per te la sua confusione : 13. Gonciossiach la gloria di un uomo sta nella buona riputazione del padre suo, ed disonor del figliuolo u padre disonorato. i4 Figliuolo, prendi cura della vecchiezza del padre t u o , e noi contristare nella sua vita:
(i) Gen, 27. 27., et 4g- a.

Vers. 11. La maledizione delia, madre ec. Lo stesso -inter des della maledizione del padre. Vedi presso s. Agostino de Civ. xxu S. l'esempio di maledizione di una madre contro i proprii figliuoli puniti da Dio con tremore spaventevole di tutte le membra. Vers. 12. Non ti gloriare deW ignomnia ec. Talora u empio figliuolo si far onore del suo vitupero gloriandosi coi suoi compagni di avere non solo disobbedito, ma anche oltraggiato il proprio padre: ma l'ignominia dal padre non ricade forse sopra il figliuolo? E nel cospetto dei saggi non egli disonorato chi i genitori sutgWisonora? Vers^qTAfe&i ctfya della, vecchiezza del padre tuo. Un filo ~-.i^ fgptil^'fn dubita di affermare, che il figliuolo tenuto di ^pr^^jSife ai bisogni del padre anche preferibilmente ai proprii fcS^-i^:/Cf'V fot, Ethic. x. 2. Vedi anche Filone De Dec.al.

io. E se egli rimbambisce compatiscilo, noi disprezzare, perch tu se'pi valente: perocch la benevolenza usata al padre non sar posta in obblio. 16*. Pe5 mancamenti poi della madre avrai tu del bene per mercede. ^ 17. E la giustizia sar il fondamento del tuo edificio, e nel giorno della tribolazione si avr memoria d te, e i tuoi peccati si discioglieranno, come fa il ghiaccio a' d sereni. 18. Quanto infame colui che abbandona il genitore, e (come) maledetto da Dio chi muove ad ira la madre!
Vera. 16. Pel mancamenti poi della, madre ec. Avrai tu poi gran ricompensa da Dio, se saprai sopportare con pazienza, e amore i difetti, e le debolezze della vecchia madre, la quale per effetto della ela, e delle miserie inseparabili dai lunghi anni, qualche cosa ti dar da soffrire. ters. 17. E la giustizia sar il fondamento e e. Edificherai la tua casa ; stabilirai la tua famiglia sopra saldissimo fondamento perch la edificherai opra la giustizia , cio sopra Jhuiel esercitata da te verso i cari tuoi genitori ; e D> si riccia di te Bella tribolazione, ti perdoner i tuoi peccati. N*^ ^^ ^ Vers. 18. Quanto infame ec. Il Greco dice : quantcK^H^ra-^ bile / Filone nel libro gi citato dice co.- Quelli che n*^JM^ cura dei lor genitori sappiano , che sono condannati J^Vu,,

io,. Figliuolo, fa le cose tue con mansuetudine, e oltre la gloria avrai l'amore degli uomini. 20. Quanto pi tu sei grande , umiliati in tutte le cose, e troverai grazia dinanzi a Dio.
(i) Philip. 2. 3, tribunali ; son condannati di empiet dal tribunale divino , perche non trattano come debbono quelli che j dopo Dio sono autori delta loro esistnza; son condannati d inumanit dal tribunale umano, perocch a chi farann* eglino del bene , mentre a! propinqui tanto di se benemeriti non hanno rispetto, a1 quali nissun contraccambio possono rendere che a' benefizii ler non sia inferiore ? Vedi anche Arnbros. Lib. v. Hejcam. 4Vers. 19. Fa le cose tue con mansuetudine. Portati in tutto , e eoa tutti eoa molta dolcezza e umilt. E oltre la gloria avrai V amor degli Mommi; Ovvero: sarai amato pi che gli uomini gloriosi. La mansuetudine render ammirabile, e ti guadagner il cuore degli uomini.- cosi secondo la prima versione. Sarai amato per la tua mansuetudine pi ebe non sono amati altri uomini per gli egregi lor fatti ; tale il senso della seconda. Noter con s. Bernardo , che la vera costante mansuetudine dalla vera umilt procede. Serra. HI. De Pisit. Vedi Ambros. Offic. n. 8. dove porta anche gli esempi di Mos e di Davidde. Vers. 20. Quanto pi tu sei grande ec. Perch l'essere innal zato a posti sublimi, o nella Chiesa , o nel secolo , agevolmente produce superbia, perci il savio dice : se' tu grande , e vuoi tu esserlo veramente e costantemente? Sii tanto pili umile degli altri, quanto pi sei sopra degli altri innalzato: perocch la vera grandezza e la vera magnanimit nella vera e soda umilt riposta. Abbiamo altrove notato come tra tutte le cristiane virt s. Agostino d il primo, il secondo , il terzo luogo alla umilt , Ep. ad Dioscor. : vedilo ancora De s. Virgin; cap. 33. Verit fon^data non saLinell' insegnamento di Cristo; imparate da me , che son^mile e umiJK di cuore, ma anche nella risposta data da ~**Jal4a^n pj^e'uriore, allorch questi per riverenza e timore non v Wni^<JUczzarlo . laida fare perora: perocch cos a noi '"'"'JF ', -ie di adctnpieie tutta giustizia^ sopra le cjuali.parole osM -

21. Perocch solo Icf~ dio grande in possanza , ed egli onorato dagli umili. 22. Non cercare quello che sopra di te , e non voler indagare quelle cose , che sorpassano le lue forze: ma pensa mai sempre a quello che ti ha comandato Iddio; e non esser curioso scrutatore delle molte opere di Itti,
( i ) Prov. a5. 37,
fervo . Bernardo, ebe quanto a Cristo egli adempiva tutta giustizia colla umilt. Vedi Malth. m. 13. Vers. ai. Solo Iddio e grande ec. Iddio , ebe somma potenza , somma eccellenza ec. non veramente onorato com* egli merita se non dagli umili. Avvi chi dalla prima parte di questo versetto ne deriva un altro senso in tal guisa : Perocch (la tua) gran potenza e dal solo Dio , viene da Dio, e a lui appartiene , che del resto l'uomo in se stesso non altro che debolezza e vilt e miseria. Il sentimento bello, ed vero ; ma credo che la prima versione a tutti parr meglio adattata alle parole della Vnlgata. * E onorato dagli umili. Aggiungono i LXX. Molti sono sublimi e gloriosi, ma agli amili sono rivelati i misteri. Vers. 22. 2?. i^.Non cercare quello che e sopra di te ec. Dopo aver trattato della umilt nel conversare, parla della umilt da tenersi riguardo al genio d'imparare , e particolarmente nelle materie, che Dio risguardano, e i suoi misteri. Dice adunque , che P uomo misuri la propria capacit, e non tenir d voler penetrare quello che sopra di lui ; pensa bens ( soggiunge il savio ) pensa continuamente a quello che Dio ti ha comandato, e vuole da te per farti salvo e beato ,- in questo non veruna curiosit, ma amore del bene , e studio santo : ma ctk^osa curiosit sarebbe il pretendere di penetrare le opere d_DicT\ e le ragioni d quel che egli fa. E non necessario, anzi k^ggiWK^tole (co' impossibile a te J il voler sapere e vedere q^uWo^^

23. Perocch non e necessario per te il veder co* tuoi occhi gli occulti arcani. 24. Non voler limbiccarti il cervello per cose superflue , e non esser curioso scrutatore delle molte opere di Dio. 20, Perocch moltissime cose sono state mostrate a te, le quali sorpassano l'intelligenza dell* uomo. 26". Molti ancora sono stati gabbati dalla falsa loro opinione, e le loro congetture gli han tenuti nel!' errore.
Dio ha voluto occultare ai tuoi sguardi. Fugg adunque la vana curiosit : non perdere il tempo e lo spirito a pensare a cose superflue, mentre appena ne avrai abbastanza per quelle che sono di tutta necessit pel tuo vero bene. Vers. 26. Moltissime cose sono stale mostrate a te ec. Contentati di quello che Dio ha rivelato ; perocch per mezzo della rivelazione Dio ti ha fatto conoscere moltissime cose superiori infinitamente alla corta intelligenza dell' uomo: ti ha fatta conoscere misteri grandissimi, e a nissuno de'quali non arriv giammai verun de' filosofi del gentilesimo con. tutto il loro sapere, e con tutti gli sforzi della decantata loro sapienza. Yers. 26. Molti ancora, sono stati gabbati ec. Molti nella loro vana curiosit d'indagar quelle cose che sorpassano la capait umana, dalle proprie opinioni furono ingannati e precipitati in gravissimi errori , immaginandosi d'intendere quello che certamentt^pgn capivano, e spacciando come tante verit le false lor confetture. Cosi i filosofi del paganesimo molte strane cose dispero intorno a Dio, intorno ali' anima umana, intorno alla iic|tituiiae dell' anima ec.

27. Il cuor duro si trover a mal partito nel line: e chi ama il pencolo, vi perir. 28. Un cuore, che tiene due strade, non sar prosperato *, e 1* uomo di cuor perverso vi trover sua rovina. 29. Il cuor malvagio si caricher di dolori; e il peccatore aggiunger peccato a peccato.

Ver*. 7. Il cuor duro si trover ce- Al cuore mansueto ed umile (di cui parl ) contrappone il cuor duro, che effetto dell superbia e della consuetudine di peccare. L' uomo di cuor duro si crede felice perch fa tutto quello che vuole, e della stessa sua durezza si compiace perch poco , o nulla pi sente i rimorsi della coscienza , ma ben vedr egli alla fine come la immaginaria sua felicit era il colm di sua miseria , lo vedr nel fine doloroso e orrendo, che avr nella morte. E chi ama il pericolo , vi perir. In primo luogo 1' uomo di cuor duro, che viva in continuo pericolo di dannazione eterna , cadr nella dannazione. In secondo luogo possono queste parole prendersi io senso pi geuerale per dire , che chi non fugge , ma anzi ama i pericoli di peccare, peccher e perir , cio dar morte ali* anima propria. Vers. 28. Un cuore che tiene due strade ec. L'uomo che pretende di servire insieme a Dio e al demonio servendo alle proprie passioni, infelice, non avr bene, e in questa funesta divisione di cuore trover la rovina. Vedi cap. n. i/jVers. 29. Il cuore malvagio ec. l cuore ostinato nel male si carica di dolori, perch come dice 1' Apostolo , si accumula tetori d'ira pel giorno dell1 ira , Rom. n. 5., e ci appunto perch in tale ostinazione e durezza di cuore il peccatore non fa altro eoe aggiunger peccati a peccati. Il peccato, che non cancellasi eolla penitenza , col suo proprio peto tira ad altro*peccalo , perocch con giusto giudicio V onnipotente Do indura il cuore del peccatore, onde a causa del precedente peccato cade an~ che in altri ; cosi a, Qregorio Moral, xxv. i a.

3o* IV adunanza de1 superb incurabile : perocch il fuslo della colpa getta in essa le sue radici, senza ch9 else n' accorgano. 31. Il cuore dell' uomo saggio si fa conoscere in riguardo alla sapienza , e la buona or e echi a ascolter con avidit somma la sapienza. 32. Il cuore saggio, e intelligente si guarder dai peccati; e nelle opere di giustizia riuscir felicemente. 33. Il fuoco ardente si spegne coli' acqua , e la limosina resiste a* peccati.
(t) Dan. 4. *4.

Vrs. 3o. V adunanza dei superbi e incurabile ec. I superbi hanno cuor duro, e sprezzano gli avvertimenti di Dio e degli uomini , onde sono ordinariamente incorreggibili, perch la funesta pianta del peccato per mezzo dei mali abiti profonda nei loro ;uori le sue radici e la superba opinione , che hanno di loro tessi , non permette ch' ei si accorgano del misero stato loro. Vers. 31. Il cttorc deW uomo saggio si fa conoscere ec. La maniera onde 1' uomo dabbene s porta riguardo allo studio dela sapienza, lo d a conoscere per saggio, coaciossiach la buona reccha, quella cio che serve ad un cuore docile e buono, sar vidissima di apparare le lezioni della sapienza. Vers. 33. Resste ai peccati. Affinch come fuoco divoratore BOB coasumiuo il peccatore ; ella estingue questo fuoco , e salva

34. E Dio il prove, ditore di colui che fa la buona opera, e se ne ricorda in appresso, ed egli trover appoggio nel tempo della cachila.

1' uomo impetrandogli gratia di conversione ; perocch misericordia otterranno quelli che usano misericordia. Vedi Malt. v.y, Vers.34- E Dio e il proveditore ec. Dio stesso impegnato ad aver cura e previdenza specialissima dell' uomo limosiniere , e non da temere , ch' ei si scordi giammai della buona opera, onde quegli in ogni bisogno, in ogni avversit avr Dio stesso per sostegno, e per protettore. Il Grislostomo scrisse una bellissima omelia , in cui dimostra , che il mestiere pi lucroso di ogni altro si la limosina. Vedi ancora le omelie di lui 53. e C8. al popolo , e s. Cipriano nell* ammirabil libro De Opere, et Ele^m,

C A P O I?.
Esortazione alle opere di misericordia, e allo studio delia sapienza , di cui spiega i frutti i rossore buono e cattivo : non s dee occultare la sapienza , n contraddire alla verit : combattere per la giustizia: alle parole corrispondano le opere : umanit verso g? mferi&r fuggir l'avarzia. 1. J? igliuo'lo,non defraudare il povero della limosina, e no n rivolger dal povero gli occhi tuoi. 2. Non disprezzare colui che ha fame, e non
'(,} Tob. 4- 7.
Vet. 'i. Ndn defraudar* il -povero ~c. Quealfi espressione non defraudare, spiega molte bene una verit non molto intesa lai comune degli uomini , vale a dire , che la limosina di quello che sopravanza alP onesto cristiano mantenimento ella un deluto ; ed debito di carit, vale a aire di quella lgge , che la sostanza e 1' anima del Cristianesimo ; e da questo e simili luoghi delle Scritture impararono i padri della Chiesa a condannare di furto chi a' poveri nega il superfluo. S. Agostino in Ps.i4y. Quello che avanta al ricco e necessario al povero,- ritiene roba altrui chi questo (superfluo ) ritiene per f. S.Basilio sopra quelle parole del ricco dell' Evangelio : Sistruggerb i miei granai, parla cos : Ma non f' tu un ladrone, tu che reputi cosa tua propria quello che per dispensare ai poveri ricevesti? Il p arie , che tu nascondi, e del poverello, che ha fame: la tonaca ,'che tu'Sieni nella guardarba, alV ignudo appartiene : al bisognoso il denaro, che tu nella terra nascondi : per la qual cosa a tanti poveri tu fai ingiuria, qztanti son quelli, acu yotre-ft recar soccorso. Non citer altre autorit per non anjae ali' infinito, Ydi ven. 8.

inasprire il povero nella sua indigenza, 3. Non affliggere il cuor del meschino, e non differire il soccorso a chi in angustia. 4- Non rigettare le preghiere del tribolato; e non volger la faccia dal meschnello. 6. Non rivolgere gli occhi tuoi dai mendico irritandolo;e non dare occasione, che li maledicano dielro le spalle que' che ti pregano; 6. Perocch la imprecazione di coluti! quale amareggiato di cuore ti maledice, sar esaudita, ed esaudirallo colui ebe lo cre. 7. Sii affabile alla turba dei poveri, e umiliati di cuore dinanzi a' seniori, e abbassa la testa dinanzi ai grandi. 8. Porgi senza annojarti V orecchio al pove*
Ver.5. Irritandolo.' col tuo disprezzo. Queste parole, propter iram , possono riferirsi anche al ricco , e allora converrebbe tradurre : Non rivolgere sdegnosamente gli occhi ec,: ma la prima traduzione parrai migliore, Vers. 6. Esaudir allo colui, che lo crea, Vedi Exod. xxa, 22, ^3. Prov, xx>. 13.

fo, e soddisfa al tuo debito; e rispondi a lui con benignit , e mansuetudine. 9. Libera dalla man del superbo colui che soffre T ingiuria, e non sia ci gravoso ali' anima tua. 10. Nel giudicare sii misericordioso qual padre verso i pupilli, e tieni luogo di marito alla loro madre : 11. E tu sarai qual obbediente figliuol dell'Altissimo; e questi sar buon con le pi di una madre. 12. La sapienza a' suoi figliuoli infonde la vita, e accoglie quei
*

Vers, 8. Soddisfa, al tuo debito. Al debito della limosina , e anche al debito della umanit e affabilit , e dolcezza, eoa cui il povero debb' esser trattato. Vers. 9. E non sa ci gravoso ec. Fallo di buon cuore, con nimo misericordioso , e senza farti molto pregare. * Libera dalla man del superbo colui che soffre- Richiede dunque il svio Una carit non solamente tenera ed affettuosa, ma s ancora coraggiosa e paziente ; cosi dice anco in seguilo. Vers. i o. Sii misericordioso qual padre ec. Difendi con carit di buon padre i pupilli dalle ingiustizie , che soffron sovente dai cattivi uomini, e slmilmente difendi la causa delle loro rnadri Con affetto simile a quello di un buon marito. Vers.i i. E tu sarai tj/ual obbediente figliuolo ec. S. Clemente t Alessandrino Strom. i. dice, che V nomo che fa del bene agli 1 altri uomini e immagine di Dio , e il Nazianzeno Or. 16. Nissuna, cosa ha V nomo tanto divina creme il beneficare.

che la cercano, e va loro innanzi nella via della giustizia: io. E chi ama ki, ama la vila, e quelli che di gran mattino ne vanno in traccia, godranno di sua soavit. 14. Quelli che ne avranno il possesso, reVers. is. La. sapienza ai suoi figliuoli infonde la vila, ce. Torna a parlare delia sapienza, e avendo detto , che Dio misericordioso con que' che hanno misericordia , dimostra adesso quanti beni egli dia loro per mezzo della sapienza. In primo luogo adunque la sapienza infonde nell' uomo lavila , lo che intendasi della vita di grazia , ed anche della vita di gloria; in secondo luogo ella qual buona madre e maestra la mano stende a quei che la cercano, e nella sua scuola g' introduce , e sotto la protezione sua li riceve; e in terzo luogo va innanzi ad essi nella via della giustizia, dimostrando loro quello che giusto e santo, o utile al vero lor bene. E quanto bene tutto ci si applica a Cristo, sapienza increata, il quale venne perch gli uomini abbi an la vila, Joan. x. io., e non solo a se invita quelli che lui desiile* rano, ma il desiderio stesso in essi risveglia , e nella via della giustizia va loro innanzi non solo colla sua dottrina e coi suoi esempi, ma anche colla sua grazia, mediante la quale le volont ancor fredde e^anguide sveglia e corrobora ad operar la gi. stizia, e ne appiana la strada , e ( come un buon pastore fa colle sue pecorelle ) li conduce ai pascoli di vita, e dai lupi li difende e li custodisce ! * A* suoi figliuoli in fonde. Ne' suoi figliuoli soffia la vita. Vers. 13. Chi ama lei, ama lavila. Cristo sapienza via , verit e vila Jo.xiv. 6. E la sapienza creata, che amore della giustizia, amore della virt, procura all'anima la vita della grazia , e la vita gloriosa e beata. Chi ama il peccato, ama la vera e pura morte; chi ama il mondo ama una vita fragile, che ha sempre seco la morte: chi ama la sola sapienza , ama la vera sincerissma vita. E quelli che di gran mattino ec. Dimostra la sollecitudine , colla quale dall' et pi tenera dee cercarsi la sapienza , ed anche come allo studio di essa debbon darsi le prime ore di ogni giornata , prevenendo .1' aurora per cercar la sapienza nell' ora2 io ne e usila meditazione della divina parola, Vedi Sap> xvi-2".

cheranno la vita; dovunque ella entrer, vi sar la benedizione dil Dio. 16. Chi serve a lei, presta ossequio al Santo; e gli amatori di lei son amati da Dio. 16. Colui ebe 1' ascolta sar giudice delle nazioni , e chi in lei tien ifisso lo sguardo, riposer senza sospetto. ij. Se egli si fida di lei, avralla per suo retaggio , e saranne confermalo a'figliuoli il possesso.
Vers. 14. E dovunque ella entrerei, vi sar la ^benedizione di Dio. In vece di inlroibit in alcune edizioni leggesi inlroibunt: e dovunque entreranno , dovunque andranno i veri sapienti, Iddo ti benedir. Vers. 15. Chi serve a lei , presta ossequi al Santo. A Dio f che santit per essenza) rende eulto sacro e religioso chiun^ que serve alla sapienza , onde egli come sacerdote del Santo , e sar istruito dei suoi misteri , e sar amato e privilegiato da lui come suo sacerdote. Vers. 16. Sar giudice delle nazioni. Secondo la maniera di parlare usala nelle Scritture tanto val giudicare quanto regnare, e tanto vale esser giudice, quanto esser re. Or dopo aver detto, che gli amatori e i discepoli della sapienza son sacerdoti del Santo, dice adesso, ch' ei saranno, vale a dire, saran degni di essre giudici e regi delle nazioni ; e in fatti al governo dei popoli elesse Dio uomini pieni di sapienza, Mos, Samuele , Dav i d d e , Salomone, i Giudici liberatori d'Israele. Vers. 17. Se egli si fida di lei ec.Se il discepolo della sapienza ,a lei si abbandona totalmente, e di lei sola si fida , e iti lei pone ogni sua speranza, egli la posseder come una eredit, che si tiene senza timore di perderla; perocch la sapienza non ab-

i8.Perocch ella eam* mina con lui per mezzo alle tentazioni , e da principio lo prova. 19. Ella manda sopra di lui timori e paure per esercitarlo, e lo affligger colla sferza di sua dottrina, fino a tanto che ella abbia fatto sperimento de'suoi pensieri, onde si fidi del cuor di lui. 20. Ed ella gli dar fermo stalo, e appienebandona ma 1* uomo , ch non vuole abbandonarla , e di pia la stessa preziosa eredit sar trasmessa da lui ai figliuoli, perch questi le vestigio seguendo, e i costumi del padre loro ( come ordinariamente succede ) avranno confermai') in pro loro della stessa sapienza il possesso. Vers. 18. Ella cammina coniiti per mezzo alle tentazioni e. Ovvero: ella lo mena seco per mezzo alle tentazioni.^ sapienza , e Dio , ebe sapienza, suole in principio provare colle tentazioni la fermezza e costanza del discepolo della sapienza , onde amari ono i principii, amare le radici (""per cos dire) del* la sapienza, ma dolci e soavi sono i suoi frutti. Tale il vero senso di questo luogo , come apparisce dalle antiche versioni, e dall'originale , che pu trattarsi in tal guisa: la sapienza da principio cammina ( ovvero agisce ) con lui a ritroso : e il versetto seguente finisce di confermare lo stesso senso. Dio si porta col 1'uomo, che si d all'amore della v i r t , tutt'al contrario di quello che fa il demonio verso gli amatori del vizio: le prime vie, per le quali conduce Dio i suoi amici, sono vie di afflizioni, di timori, di tristezza , ma dipoi viene la via della pace , della libert, della consolazione. Le prime vie del demonio sono vie eli allegrezza, di festa e di riso; ma dipoi vengono le maniaco* nie , le angustie, i dolori, le acerbe querele le disperazioni. Vtr&.iQ.Ella manda sopra di Ini timori ec. Descrive in qual inodo la sapienza tenta da principio, e mette alla prova i suoi discepoli fino a tanto che sta sicura di lor costanza,

r a lui l strada, e daragli allegrezza. 21. sveler a lui i suoi arcani, e lo arricchir di un tesoro di scienza, e di cognizione della giustizia. 22. Ma se egli uscir d strada, ella lo abbandoner , e lo lascer in potere del suo nemico. 23. Figliuolo, bada al ternpo , e schiva il male. 24. Per amo? dell5 anima tua non vergognarti di dire la verit.
Vers.atK si. Ed egli gli dar fermo tinto. Provato che lo abbia , lo stabilir nella pace e nella tranquillit ; gli agevoler Id va che prima ra aspra e penosa , e lo ricolmer di consolazioni, lo tratter con confidenza Hi amico, e gli mani Tester gli arcani misteri, e lo far ricco de* tesori di scienza e d* iolelligeaca della giustizia. Vers. 12. Se egli uscir di strada, ella lo abbandoner te. Se dopo tante grazie e favori ]' uomo abbandona la sapienza , ella pure lo abbandona, e lo lascia in potere del suo fiero nimico, il peccato, in potere di sua ruin, come ha il Greco. Vers. a3. Figliuolo bada al tempo. Ho voluto tradurre in tal guisa per lasciare il loro luogo ai diversi sensi, che pu aver questo passo: perocch primieramente pu dire: sta attento alla occasione ed alla opportunit di operare il bene : perocch tutte la cose hanno il loro tempo , Eccles. ni. i., e le azioni anche buone fatte fuori di tempo divengono men buone , o cattive , onde gran saviezza il badare al tempo di agire: questo primo senso sta meglio col testo originale : in secondo luogo bada al tempo, abbi cura del tempo perch non ti fugga inutilmente,ronciossiacb egli cosa di pregio infinito , e data ali* uomo da Dio per comprare 1' eterne ricchezze , le virt e i doni di grazia e di gloria , se tu alcuna parte ne getti, il danno irreparabile : guardati adunque da questo gran male.

20. Perocch avvi un rossore, che tira seco il peccato; ed avvi un rossore , che tira seco la gloria, e la grazia 26. Non aver riguardo a chicchessia in tuo danno; e non mentire a spese dell' anima tua. 27. Non risparmiare il tuo prossimo nelle sue cadute: 28. E non rattener la parola nel tempo di salute: non celare la tua
Ver*. il\. Per amor dell1 anima tua non vergognarti ce. Non aver rossore, o paura di dire e di confessare la verit per salvare l'anima tua, per serbar pura da peccato la tua coscienza. Si vergogna e teme di confessare la verit, e pecca , non solo cbi non rende al bisogno testimonianza alle verit della fede, ma anche chi, quando pu e deve, non difende la fama e P innocenza del prossimo calunniato, ovvero non corregge chi peccalo nasconde il proprio peccato quando dee confessarlo. Vers. a5. Avvi un rossore, che tira seco il peccato, Avvi nn rossore vano e mondano, come quello di ehi per rispetto umano non ardisce di dire il vero; avvi un rossore onesto e santo,ed il rossore di peccare, o di aver peccato , o di non essersi avanzato nelle virt ec. Vedi s. Gregorio in Ezech. lib^ i. ho m. io. Vers. 26. Non aver riguardo a chicchessa ec. E cattivo rossore il fare per rispetto umano, e per non disgustare un uomo quello che di danno ali' anima tua., come sarebbe il dir, bugia per far piacere ad un altro eoa ruin dell'anima tua. Non istimare adunque nissuna creatura pi dell' anima tua , e della tua eterna salute. Vers. 27. a8. Non risparmiare il tuo prossimo ee. Non disstixmlare per cattivo rossore i falli del tuo prossimo, noi risparmiare, non tacere quando colla tua correzione tu puoi salvarlo; fa uso allora della sapienza, che Dio ti ha dato, e non la tener nascosta ijuand' ella dee farsi onore dando gloria a Dio col, procurare la emendazione e conversione del fratello, ebe pecca.

sapienza quando ella dee farsi onore. 29. Perocch la lingua quella che fa conoseere hi sapienza; e il buo giudizio, e la scienza, e la dottrina si trova nelle parole deli* nom sensato: ma il suo forte consiste nelle opere, di giustzia. 50. Non contraddire in verun modo alla parola di verit ; ed abbi vergogna della bugia della da te per ignoranza. 51. Non ti vergognare di confessare i tuoi peccali ; ma non li soggettare a verna uomo per far peccato*
(i) Jn/r. 6. 6.
Vers. 29. La lngua quella ehe fa conoscere la sapienza, ce. Nelle parole del saggio si ravvisa il suo buon giudizio, e la dottrina tanto speculativa some aacfee pratica; aia il forte del saggio , la prova grande ette il saggio. $ i &ua saviezza , consiste non nelle parole , ma selle opere buone t e sopra tutto nelle opere di carata , quale quella di correggete e raddrizzare chi pecca. Vera. 3o. Abbi vergogmct thlla bugia- es. U&a-itfaii e eonfonditi di aver detto bugia per ignoranza & per temerit. Imperocch divina cosa la verit , come cosa dei diavolo la bugia, Jo. vin. 44- C(i ^ da uomo saggio il Jas gloria alla verit tosto che la conosce, e non vergognarsi di, confessare il proprio errore; sarebbe b.ensi somma vergogna P ostinarsi a d:ileadeEe lo slesso cruore a spese della verit e della probit.

. 32. Non resistere in faccia al potente; non tentare di romper l'ini peto di una fiumana. 33. Ma per la giustizia adopra tutte le tue forze in pro dell' anima tua, e fino a morte combatti per la giustizia, e Dio per te espugner i tuoi nemici. 34 Non essere spedito di lingua , e poco buono , e lento nell* o perare.
Vera. 31. Non ti vergognare d confettare i tuoi peccati. Vi sono degli uomini, che non vogliono aver fatto male, e sempre negano di essere caduti nei falli, che pur han commessi.Questa vergogna vituperevole e dannosa ali* uomo. Ma non ti soggettare a vtrnn uomo perfarpeecato.E*cco per lo contrario una salutare ed utile vergogna: vergognati di farti schiavo di un altro uomo consentendo per amore e per rispetto di lui a fare il peccato. Vers. 82. Non resifiere in faccia al potente eo, Opporsi addirittura ai capricci di un uomo potente, o di un popolo, sarebbe lo stesso per te, che pretendere dirompere il corso di u l urne rapido e grosso. Non dee per ]' uomo lasciar di resistere al potente quando la resistenza obbligo di religione; ma di questo caso non parlasi in druesto luogo, al qual caso ottimamente si riferisce il versetto seguente. Vers. 33. Per la giustizia ad opra te. Combatti con tutte le forze tue per salvare l'anima tua salvando la verit e la giustizia. I martiri di Cristo sempre umili e rispettosi verso le potest del secolo, non lasciarono di opporsi ad esse con intrepidi t e costanza fino alla morte per serbare inviolata la fede ; e quei loro nemici, che non s lasciaron vincere alla forza della verit, l \inse Dio col suo braccio, e li conquise. Vers.34.ZVon essere spedilo di lingua e.Questa sentenza pu aver questi tre cosi : primo non voler essere pronto , facile 4 promettere, tardo ad seguire le promesse; secondo non. esser

36, Non essere in casa tua come un lione , con {sbalordire i tuoi domestici, e opprimere quelli che ti sono aoggetti. 36. Non sia la tua mano stsa a riceve re, e contralta a dare.

pronto a Comandare ordinare agli altri senza che tu stesso metta la mano giammai ali' opera , lo che quadra a quelli , i quali a imitazione de' Farisei del Vangelo , dicono, cio insegnano , e non fanno. Terzo guardati dal vizio de'pigri e accidiosi che parlan sempre, e non operano mai, onde sembra, che tutta la loro vita stia nella lor lingua. Ver. 35. Non essere in casa tua come un lion ec. Vuole, che il capo di famiglia sia non importuno, non iracondo , no crudele, ma mite e dolce e pieno d' umanit e di ragione , che tale il carattere del domestico impero. Vers. 36. Non sia la tua mano ec. Sii pi amante di dare , che di ricevere, secondo la parola di Cristo riferita da Paolo ttcgli Atti capo xx. 35.
G

C A P O* V.
Non fidarsi delle ricchezze, n della giovinezza, n della robustezza. Temere il peccato, e le pene del peccato. Del non essere instabile , ma costante nella via del Signore, n doppio ^ d lingua, n susurrone. 1. ~\ on confidare nelle inique ricchezze , e non dire: io ho abbastanza da vivere ; perocch ci non giover nulla nel tempo della vendetta, e della oscurit. 2. Perch tu sii forte, non seguire i pravi desiderii del tuo cuore.
VerS. i. Non confidare nelle inique ricchezze ec. Lo stesso titolo d' inque dato alle ricchezze (la Cristo Lue. xvi. 11. Lo che significa come elle sono bugiarde , infedeli, che mancano quando meno sei pensa, e ingannano 1'uomo coti falsa apparenza di bene, quando veramente non possono contentarlo , u renderlo felice. Possono ancora esser dette inique le ricchezze, o perch sovente si accumulano per mezzo di peccati, o perch si fanno servire al peccalo. Nel tempo della vendetta e della oscurila. Come la luce simbolo della felicit, cos P oscurit e le tenebre sono figura delle calamit. Le ricchezze non, saranno di alcun soccorso all'uomo nel giorno di vendetta a di calamit ; giorno , in cui Dio punir la superbia ei' empiet del ricco, che si credeva al coperto da tutti i mali: questo giorno egli particolarmente il giorno della morte. Ver, i. Perche tu sii forte ec. Sei tu potente sopra la terra ? Bada, che questa potenza non t'inviti a fare tutto quello che ti suggerir la passione: guardati dal creder lecito tutta quello che arebbe di tua soddisfazione.

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3. E non dire: Gran possanza la mia! ovvero: chi mi far render conto delle opere mie? Perocch Dio ne far atroce vendetta. 4 Nn dire i Ho peccato, e ebe me n' venuto d male? perocch l'Altissimo pagatore bench paziente. 6. Del peccato rimesso non essere senza limore: e non aggiungere peccato a peccato.
Vera.3. Gran possanza la mia ce. Simili tratti di empia arroganza si leggono Ps. xi. 5., e di Nabuchodonosor Dan. iv., d Sennacberib Isa.x\xvi., dove al tempo stesso si legge il gastigo fulminato da Dio contro questi superbi. Vers.4- E che me n1 e venuto di male e. Cosi sovente si fanno animo a pi liberamente peccare gli uomini perch le loro iniquit non sono immediatamente punite , vale a dire perch Dio pazienie, e aspetta, non perdi* ei non possa punire, non perch egli non odii sempre al sommo l'iniquit, ma per dar luogo al ravvedimento e alla penitenza.Ma il peccatore che abusa della longanimit e sofferenza del Signore , dee sapere , che secondo 1' Apostolo, egli si accumula un tesoro d'ira pel giorno dell' ira e del giudizio di Dio, Rom. n. 5. Vedi s. Gregorio hom. 13. m Evang. Vers. 5. Del peccato rimesso non essere senza timore. Temi i peccati anche passati, e dei quali tu hai speranza di aver ottenuta la remissione per mezzo della penitenza e dei sacrifizii d propiziazione secondo 1' antica legge , ovvero per mezzo del sacramento di penitenza secondo la nuova legge. Temi questi peccati , perch non puoi aver certezza del perdono ; perocch ch ti dir se la tua penitenza fu vera e sincera , onde tu abbi otteunto la remissione? E sar sempre certissimo il detto dello Spirito santo : Non sa V uomo s* ei aiti degno di amore, o di odio. Eccles. ix. i. Un altro motivo di temere i peccati passati si per ragion della pena che si meritata, e la juale dee pagarsi fiao

6. E non dire : La bont del Signore grande; egli avr misericordia de'molti peccati miei. 7. Imperocch la misericordia, e T ira da lui fii partono speditamente: e l'ira di lui tien 1* occhio fisso sul peccatore. 8. Non tardare a convertirti al Signore,e non differire da un d all'altro. (i) Prov. io. 6.

ali* ultimo picciolo , o in questo mondo, o nel purgatorio. Noter qui contro gli eretici che pella stessa ragione , per cui vogliono , ebe s* insegni in questo luogo il timore dei peccati futuri, per la stessa stessissima si dimostra doversi temere i peccati passati , dei quali spera V uomo di aver ottenuta la remissione. Perch debbiami noi temere della remissione dei peccati futuri? Perch non sappiamo se ne faremo vera penitenza. Temeremo adunque anche della remissione dei passati, perch non sappiamo se d essi abbiamo fatta vera peuiteuza.Vedi il santo concilio di Trento test. 4Vers. 7. La, misericordia e V ira ec. Siccome la miserieordia di Dio corre a consolare i veri penitenti ; cos l'ira di Dio viene testo sopra i peccatori impenitenti, che aggiungono peccati a peccati, e abusano della misericordia per pi peccare. Vers. 8. Non tardare a convertirti eo. Il Signore ( dice Agostino^ ha promesto , che in quel giorno, in cui li convertirai, t-t corder egli delle passale lue colpe , ma non ha mai prometto- a te il giorno di domane. Ed una misericordia di Dio, che U uomo non^appia. in qual giorno debba morire. Incerti sono tutti i girni, affinch di ogni giorno ti tenga conto. Vedi ^opr* queste parole il Crisostomo /7orn,xxiunep.i.ad Corintk.

9- Perocch repenti* namenle scoppia l'ira di lui, ed egli nel tempo della vendetta ti sperder. i o. Non essere ansio* so d'ingiuste ricchezze: perocch non gioveranno a te nel tempo della oscurit e della ve ndelta. 11. Non ti volgere ad ogni vento i e non camminare per ogni strada : perocch di ci s convince reo ogni peccatore, che ha due lingue. 12. Sta tu costante nella via del Signore, e nella verit dei tuoi sentimenti^ nella tua scienza: e teco venga la parola di pace e di giustiaia.
Ver. 11. Non ti volgere ad ogni vento ec. Volgersi a tuti* i venti, tenere per indifferente ogni strada, e battere or questa , or quella , sono due frasi, che significano la stessa eosa, vale a dire il vzio degli adulatori, che si adattano ai tempi e alle passioni degli uomini, e cosi fanno ( dice il savio.) i cattivi uomini , che hanno doppia lingua, i quali secondo le condizioni e gli umori delle persone , con cui trattano, la stessa cosa ora biasimano ora lodano , or negano , or affermano. Veri, i a. La via del Signore ec. La va del Signo ce la via della vera fede e dell'operare conforme alla fede; questa via o il giudizio vero formato con iscienza t cio eoa agnizione e certezza: questa va, e questo giudizio dee seguitare costantemente l'u o m saggio: e non lasciarti aggirare da ogni vento di doari**

15. Ascolta con man* suetudine la parola, affi n di capirlafce per dare con saviezza una risposta verace. 14. Se tu hai intelligenza , rispondi al tuo prossimo: se no, mettiti il dito alla bocca, affiti di non restar preso per qualche parola imprudente, ed averne vergogna. 15. L* onore, e fa glo ria (seguono)il discor-. so delPuom sensato;ma la lingua dell'imprudente sua rovina. 16". Guardati dal nome di detrattore, e che la tua lingua non sia tuo laccio, e tua vergogna.
na , Efes. iv. 14- Cos 1' nomo avr parola di pace e giustizia, vaia a dire parler sempre a un modo, parler sempre con verit e eoa giustizia parole di pace a differenza di colai,, che, ha due lingue, e semina con u parole semenza di contraddizione e di discordia. Aggiunse il svio a giustizia alla pace, perch buona sol quella pace, che fondata sopra la giustizia, e sopra la verit. Oh se i maestri tutti del popol ci-istiam>Te i direttori delle coscienze non altra mente , n altra lingua avesser giammai se non quella dfella verit e della giustizia, se stabili sempre nslla via di'Dio il favor disprezzassero e l'odio degli uomini, quanta pace e giustizia ne verrebbe alla terra ! vrs. 13. Ascolta con mansuetudine ec. Quando tu se* interrogato sopra qualche dubbio, o difficolt, ascolta con pazienza per bea capire la cosa, di cui si tratta, per poter ben rispondere. Vrs. 14. Mettiti il dito alla bocca. Taci, Vedi To. xxi. 5. xxis, g.

17 Perocch la confusione , e il pentimento sta sopra il ladro, e infamia grandissima so. pra 1' uom di due lingue: tl detrattore poi serbalo 1* odio, la nimcizia, e 1' obbrotwio. 18. Rendi giustizia egualmente al pccolo, e al grande.

Vers.iG. E che la tua lingua non sia tuo laccio ec. Perocch il detrattore, che loda l'uomo presente, e in assenza e dice male, presto o tardi viene a scoprirsi per quello che e, e si acquista l'odio e il disprezzo di tutti. Y&rs. 17. La confusione e il pentimento ec. Siccome chi ruba 1' altrui, sar svergoguato, ed avr da pentirsi del suo malfare; cos il detrattore , e che ha dne lingue, cadr in infamia grandissima , sar odiato, nimicato, disprezzato da tutti : perocch il detrattore in certa guisa peggiore del ladro, che toglie la roba, perch egli toglie la faipa del prossimo, e turba la societ, da cui toglie la verit e la pace. Vers. 18. Rendi giustizia egualmente ec. vSia presso di.te sacra ed inviolabile la fama del prossimo,, e o sia egli picc&lo, ov^ver sia grande , parlane egualmente con rispetto, e non mai contro verit,e giustizia,

C A P O VI. Elogio della ocra amicizia Quanto ardua cosa sia la sapienza, e con quanto studio debba cercarsi. i. JL^n farti in Ve* ce 9 amico, inimico del prossimo, conciossiach l'uomo malvagio avr in suo retaggio Tobbrobrio,e l'ignominia, particolarmente ogni peccatore di doppia lingua, invidiosO 2.Non t'innalzare ne1 pensieri 3elP animo tuo come un toro 4 affinch non avvenga, che il tuo valore resti schiacciato dalla tua stoltezza,
(i) Rom. io. 16. Philip. 2. 3.

Vers.i Non farti in vece di amico $ inimic del prossimo ec. Lega questa sentenza con qnello che detto nel fine del capo precedente. Non fare in guisa di caparrarti 1' odio e la nimicizia in cambio dell'amore del prossimo, colla detrazione e col nuocere a lui occultamente; perocch ogni uomo malvagio ha per sua porzione l'obbrobrio e l'infamia, ma questa pena tocca particolarmenente ali' nomo di lingua doppia e invidioso. Quella particella e, vale qui particolarmente ; e nello stesso senso, Mare. xvi. 7. Vr*, s. 3. Non i1 innalzare ne1 pensieri delV animo tuo ce. Guardati dalla superbia e dall'arroganza, non imitare fi toro, violento e furibondo, il quale inquieta e maltratta gli altri animali;

3. Ed ella consumi le tue foglie , e disperda i tuoi fruiti, e tu rimanga co ir, e una pianta secca in tnezzo ai deserto. 4* Perocch l'anima malvagia distrugge colui nel quale ella si trova, e ne fa argomento di gaudio pei suoi nemici,, e lo condurr alla sorte degli empi. 5. La parola dolce moltiplica gli amici e calma i nemici, e la lingua graziosa nelT uom virtuosa giova assai *
perocch ci farebbe grande stoltezza, e questa stoltezza in vece di accrescere la tua possanza , la distruggerebbe ; e siccome il toro suoi gettarsi su' teneri arboscelli, e divorarne le foglie T e dispergerne i Frutti, cosi la tua stessa superbia e stoltezza distruggerebbe tutto quello che tu hai di bello e di buono, e ti rimarresti come pianta secca ed infruttifera nella solitudine, ci 4 abbandonato da tutti.E qui vivamente rappresentato il vizio della superbia co' suoi effetti, tra' quali molto bene notato , che . la superbia rende inutili i doni di natura , e quelli ancora di grazia, e i frutti stessi delle buone opere guasta e disperde , e per essa rimane 1' uomo pianta secca e sterile , abbandonata da Dio, e dagli uomini. * E in rimanga come una pianta secca. Non sempre il danna spirituale della superbia qui minacciato sensibile quautuocff* reale ; mentre troviamo taluno gi morto d'avanti a Do, coacerva. ". nel mondo il nome di vivo. Apoc. ut. v. i, Vers.4. ZS anima malvagia ec. Per P anima malvagia nteodesi qui principalmente 1* anima superba , dura T insociabile, come apparisce anche da quello che segue. Ver*. 5. La parola dolce oc. L' affabilit e la dolcezza guadagna i cuori. E la, lngua ra*iota noW uam virtuoso: con gran?-

6. Vivi in amist co* molti,ma prendine urto di mille per tuo consigliere. 7. Se tifai un amico, fattelo dopo averlo sperimentato , e non ti fidar facilmente di lui, 8. Perocch avvi chi amico quando gli torna comodo, e non dura ad esserlo nel tempo della tribolazione. o.. E v'ha tal amico, che si cambia in nimico; e v'ha tal amico, che metter fuori l'odio, e le acerbe querele, e gli strapazzi.

de avvertenza aggiunse nelV nom virtuoso ; perocch le dolci parole dell' uomo fnto , adulatore , cattivo, sono altra cosa: para adunque di quella affabilit e umanit, che viene da virt, da carit , da umilt. Vedi Prov. xv. 4Vers. 6. Prendine uno di mille ec. Perocch rari seno quegli uomini anche tra gli stessi amici, che sieno degni di una intera confidenza , e buoni a dar consiglio. Vers. 7, Fattelo dopo averlo sperimentalo. Cos non sarai Oggetto a pentirti, e a rompere P amicizia con poco piacere e onore. E se ( come dice un antico filosofo) i mobili, che i proveggono , si visitano diligentemente, molto pi dee disaminarsi la vita e il carattere dell' uomo, con cui si vuole stringere amicizia. Vers. g. E v1 ha tal amico, che metter fuori ec. Disse nella prima parte del versetto esservi tali uomini, che l'amicizia cambiano repentinamente in nimicizia , e soggiunse adesso esservi qualche amico ancor pi sfacciato , che non avr difficolt di manifestare i segreti a se confidati, e di render pubblici i dissapori e le contese che P amico ebbe con altri, e gli sfoghi, che seco

10. E avvi qualche amco compagno di ta vola , il quale sparisce nel giorno della necessit. 11. Se T amico persiste costante, egli sar come tuo eguale ; e porr le mani liberamente nelle cose della tua casa: 12. Se egli si umilia dinanzi a te , e si ritira dalla tua presenza,avrai un* amicizia buona , ed unanime. 13. Allontanati da' tuoi nemici, e sta in guardia riguardo agli amici.
fece contro di quelli; e tutto ci per coprire la propria incostanza, f. far passare 1' amico per un uomo torbido , inquieto e iracondo. Tale sembrami il vero senso d questo luogo secondo la nostra Volgata. Vers.i i. Sar come tuo eguale ec. Sar come un altro te stesso , uguale a te quand' anche o per nascita, o per dignit tu sii superiore, e metter le mani ne* tuoi affari con autorit eguale alla tua. Vers. 12. Se egli si umilia dinanzi a te ec. Se per verecondia e umilt egli non vorr prevalersi della confidenza, che tu gli dai, e si ritirer , e non ardir di agir teco con libert d'amico , sappi, che questo stesso dee renderlo caro a te, e che egli ar amico buono e leale ed unanime. Vers. 13. Allontanali da? tuoi nemici ec. Siccome appartiene alla prudenza il guardarsi da' nemici , cosi il non fidarsi troppo facilmente degli amici, non solo perch non sempre son veri amici quelli che per tali si spacciano ; ma anche perch quegli stessi, che adesso ti amano T possono cambiarsi per incostanza , per interesse , od altri umani riguardi.

i4- L'amico fedele una protezione possente : e chi Io trova, ha trovato un tesoro. 15. Nissuna cosa da paragonarsi air amico fedele; e non degna una massa d'oro, e d'argento d esser messa in bilancia colla bont della fede di lui. 15. L* amico fedele balsamo di vita, e d'immortalit; e quelli che temono il Signore, lo troveranno, 17. Chi teme Dio, avrparimente una buona amicizia: perch il suo amico sar simile a lui.
Vera. 15. E n&n e degna una matta cF orate. Se tn mettessi da una parte della bilancia Ja fede di un buono amico, e dall' altra qualunque peso d* oro, o d'argento, il pregio del buon amico corpasser di gran lunga l'oro, e i' argento. Ver. 16. Balsamo di vita, e d> immortalit. L' amico virtuoso, e fedele coi uoi consigli, e co' suoi esempi non solamente conforta, e sostiene l'amico celle tribolazioni, e miserie della vi. ta presente, ma lo ajuta grandemente a conseguire la immortalit beata; perocch il massimo dei beni, che u amico pu, e dee fare ali' altro, si di condurlo per la via della virt alla vera felicit Quindi tutti i sapienti convengono in questo principio, che non si d vera amicizia se non tra peraooe dabbene e virtuose, come detto nel versetto seguente. Vers. 17. Chi teme Dio, avr parimente ee. Il dono di u buon amico non conceduto da Dio se non a chi teme lui, e lo. onora; questi essendo fedele a Dio, avr un amico tuono e (p dele, cio simile a se.

18. Figliuolo, dalla tua giovinezza abbraccia gP insegnamenti 4 e fino alla vecchiezza vi troverai la sapienza. 19. Come quegli che ara e semina, accostati tu ad essa , e aspetta i suoi buoni frutti : 20. Perocch un poch e Ito ti affaticherai in
Ver. 18. E fino alla vecchiezza te. Se tu di buon' ora, negli lini pi teneri studierai, e abbraccerai di cuore g* insegnamenti della sapienza,, ti troverai sempre a lato la sapienza , che ti accompagner fino ali' ultima vecchiezza , e star teco costantemente anche quando le altre cose ti verran meno. Dimostra adunque il savio quanto importi il cominciar di buon'ora a formare lo spirito e il cuore de'fanciulli ; perocch difficilmente cancellasi quello che negli animi ancor teneri s' impresse, dictis. Girolamo Kp. ad Laetam. Vers. i g. do. Come quegli che ara e i emina, e. Insegnala maniera di fare acquisto della sapienza colla similitudine del contadino, il quale con gran fatica ara e rompe la terra sterpandone dalle radici 1' erbe inutili e nocive, e di poi semina quello che di mietere desidera. La similitudine molto bella: perocch ella viene a dimostrare come prima dall' anima , debbono sterparsi le spine da' vizii, e de' difetti, che in essa quasi in incolto campo facilmente germogliano , secondo 1* insegnamento di Geremia iv. 3, indi spargervi i semi della celeste dottrina mediante la lezione, e meditazione della divina parola, e mediante l'orazione, colla speranza del frutto che ne verr. Vedi Jacob. v. 7, Finalmente siccome nella cultura della campagna si ha un rinno vellamento continuo di fatica, e di frutto, cos nello studio della sapienza, ch' la cultura dell'anima, avr P uomo da faticare per tutto il tempo della vita, avendone per frutto 1' avanzamento di sua santificazione,come ne avr por fine la vita eterna. Or nell'avanzamento stesso di sua perfezione raccoglie 1' anima continuamente altri frutti della sapienza, quali sono l'accrescimento di cognizione e di luce, la pace e tranquillit della coscienza , diminuendosi nell' anima il timore dell' inferno quanto pi cresce incesa la carit: onde vieppi si fortifica la speranza dulia vita eterna, e il desiderio di vedersene in sicuro possesso.

coltivandola, ma presto mangerai di quel che ei la produce. 21. Come aspra oltre modo la sapienza agli uomini ignoranti f lo stolto non istar d'ac* cordo con lei. 22. Ella sar per essi come grossa pietra da prova, ed eglino non larderanno a gettarla per terra. 26. Perocch la sapienza, che ammaestra, qual ella si noma , e non conosciuta da molti : ma con quelli che la conoscono, ella si sta fino (che li conduca ) ai cospetto di Dio.
Ver. 21. Agli uomini ignoranti. Vale a dire, agli stolli, che seguono Ja concupiscenza, e non la ragione; a questi la sapienza pratica sembra terribilmente austera ed aspra, come a gaasto palato amaro sembra il cibo pi dolce. Vers. a3. Come grossa pietra da prova ee. Sar la sapienza per gli stolti come una di quelle pietre , con cui gli uomini si esercitano, e fanno prova delle loro forze: questa pietra ali' uomo stolto riesce di peso eccedente, ed egli perdutosi di animo la getta per terra tosto che cominci ad alzarla. La mortificazione delle passioni, le tribolazioni, le malattie ec. sono anch'esse come pietre di prova, che Dio d a portare a* suoi servi per esercitarli nella scuola della sapienza, e della virt; lo stolto le rigotta, il saggio le ama, e ajutato della grazia del Salvatore le porta con generosit e ilarit. Quanto alle pietre, con cui si esercitavano , o provavano le loro forze anche gli Ebrei, vedi Zachrtr. xn. 3,

4-Figliuolo, ascolta, e abbraccia un saggio avvedimento, e non rigettare i miei consigli. 26. Metti i tuoi piedi nei ceppi di lei, e porgi il tuo collo alle sue catene. 26. Piega il tuo dosso, e portala; e non li

Vcrs. i3. La. sapienza.,, e quel che ella, si noma, e non e conosciuta da malti. Sembra alludere ad alcuno de' nomi che area la sapienza nella lingua ebrea, o piuttosto nella siriaca, nella qual lingua probabilmente fu scritto questo libro, e siccome di esso non si ha pi il testo originale, perci cosa cliflcilissima i anzi impossibile l'indovinare questo nome , che dovea significare, nascosta, ovvero, poco conosciuta; quindi la diversit grande delle sposizioni, essendovi fino chi ha creduto possibile che 10 scrittore sacro abbia voluto alludere al significato che pu avere in ebreo il nome che si d atta sapienza nel greco linguaggio; la qual cosa co*i poco naturale e poco verisimile , come poco naturali e poco verisimili sono le allusioni a certe voci ebree, od arabicbe, le quali allusioni pu legger chi vuole presso i nostri interpreti.Mi parrebbe meno strano l'esporre col Giansenio queste parole in tal guisa; La sapienza qual ella si dice, cio cosa ardua, sublime e., onde conosciuta da pochi. Wfct con quelli che la conoscono ec. Quelli che la conoscono, e 1' amano, li prende ella sopra di se, e non li lascia fino a tanto che 11 conduca a vedere Dio. Si allude alla similitudine dell'aquila Denter. xxxi. 11. Coni1 aquila... stese le ali sue, e sei prese sopra di se , e portello sulle sue spalle. Cosi Mos parlando dell' amore di Dio verso il suo popolo. Ver, a5. Metti i tuoi piedi ec. Vuol dire, non aver difficolt di farti servo della sapienza; una tal servit sommamente gloriosa: perocch ella consiste nel soggettare la volont, e gh affetti, e tutte le azioni alla legge, e ai dettami della stessa sapienza: onde questa servit tende n liberare l'uomo dagli appetiti animaleschi, e dalla concupiscenza, la quale si frena, e si doma mediante la buona disciplina, affinch non precipiti 1' uomo nella perdizione. Cosi i ceppi, e le catene della sapienza souo il principio della libert, e della gloria de' figliuoli di Dio,

rechino noja i suoi legami. 27. Con tutto 1' ani* mo tuo accosta ti a lei; e con tutto il tuo potere segui la vie di lei. 28. Cercala, ed ella si manifester a te,e qua n. do la possederai, non abbandonarla t 29. Perocch al fine in lei troverai riposo,ed ella si canger in diletto per te. 30. E i suoi ceppi sa* ranno la tua forte difesa, e base di valore ; e le catene d lei veste di gloria. 31. Perocch in lei si ha lo splendore della vita; e le sue catene sono fascie, che stringendo risanano.
Vers. 26, E periata. Se da principio per la tua poca virt ei l ti sembra peso grave e molesto, contuttoci soggetta ad esso il tuo dorso. Vedi ver*, aa. Vers. 3o. E base di (talora Ovvero di fermezza. E raolto be*ne ai misteriosi ceppi della sapienza attribuisce 1' essere base e fondamento di fermezza, e di stabilit nel bene pe* chi li porta. Vers. 31, In lei fi ha lo splendore della vita ec. La sapienza, i cui precetti sembrano a prima vista duri penosi a portarsi , perch mettono in Ceppi e in Catene la concupiscenza dell'uomo, questa sapienza la vera gloria, e lo splender della vita dell'uoruo , il quale da lei renduto amabile e venerabile negli occhi eli Dio, e anche negli occhi degli uomini, e le sue catene sono cme quelle fasce , onde si legano le ferite ; le pali fasce iuconiodano im po' il paziente, ma lo risanano,

32. Di lei li rivestirai come di veste gloriosa , e la metterai sul tuo capo qual corona di giocondit. 33. Figliuolo , se tu darai retta a me, acquisterai dottrina; e se applicherai la tua mente, sarsi sapiente. 34. Se porgerai le tue orecchie,acquisterai inlelligenaa, e se amerai di ascoltare , sarai &a.j pie n te. 55. Frequenta le a dunanze dei seniori prudenti-, e unisciti di cuore alla loro saviezza affin di poter ascoltare lutto qnello che di Dio si ragiona, e non sieno ignote a te le sentenze degne di lode.
(i) Infr. 8. 9,
Vers. 3?.. Qual corona rii giocondit. Come una di quelle corone , ebe solevano usarsi in occasione di nozze , o di solenne banchetto. Vers. 33. 84. Se darai retta a me ec. Passa a dire le disposizioni e i mezzi per acquistar la sapienza. E in prinio luogo dice , se tu darai retta a me , vnle a dire, se amerai la sapienza , come io t'insegno , e ti esorto ad amarla , tu 1' acquisterai. In secondo luogo per seconda disposizione, o mezzo pone l'ascoltar coti avidita g' insegnamenti di lei. Vers. 35. Frequenta le adunanze r?e> seniori prudenti. In terzo luogo frequentare i vecchi che hanno dato saggi di lor pru-

36. Se tu vedi un uomo sensato, va di buon mattino a trovarlo; e il tuo pi consumi i gradini della sua porta. 37. I tuoi pensieri seno fissi ne' precetti di Dio , e medita d continuo i suoi comandamen ti; ed egli ti dar un cuore , e la sapienza bramata da te , ti sar conceduta.
* (I) P*. I. 3.

lenza io tutta la precedente lor vita ; amar i cuore la loro saviezza , e studiarsi di ricopiarne gli esempi, e d'imparare da essi tutto quello che da sapersi riguardo n Dio , riguardo alla sua legge , riguardo a quello che egli vuolf dall' nomo per farlo salvo e felice, e apprendere le sentenze e le parabole tanto pregevoli e degne di lode, nelle quali fu antichissimo uso di ristringere i documenti della sapienza. Vers.36. Se tu vedi un uomo sentalo ec. Disse qui avanti, che 1' amatore della sapienza dee cercare la compagnia dei saggi ; dimostra adesso con qual sollecitudine e diligenza e assiduita e costanza debba egli frequentare la casa di tali persone. Tra' ilomani fu il costume, che i genitori procuravano, che i loro figlinoli si dessero di buon'ora a frequentare continuamente la casa di alcuno de'vecchi pii riputati (1 ei 1.i repubblica, affinch dalla lor maniera di viver e di operare apprendessero fino dalia prima et il buon costume e i scotimenti proprii di HUcittadino romano. Vera. 3?. I tuoi pensieri siena fitti te. Questa la quarta disposizione , o sia il quarto mezzo per P acquisto della sapienza, la seria costante meditazione de' precetti e insegnamenti divini registrati nelle Scritture sante , meditazione indiritta non ad abbellire, a pascer lo spirito , ina o formare i costumi, e la vita pratica. A chi le Scritture divine legger e studier con tal fine a-fui dar Dio u n ciiore , che ben amando e desiderando la sapienza , sar fatto degno di possederla.

C A P O

VII.

Fuggire il male, 1' ambizione, la presunzione, la pusillanimit, la menzogna. Elogio flelf agricoltura, e della buona donna, e del servo temperante. 1 genitori istruiscane i lor figliuoli , e collochino le figlie: i fi gli onorino i geni/ori ; si onori Dio , e i suoi ministri. Delle opere di misericordia, e della memoria de* novissimi. i. JL i on fare il male , e il male non vf rr sopra di le. 2.Partitidall'uoni perverso , e sarai lungi dal male. 3. Figliuolo , non seminare cattiva semenza ne'solchi dell'ingiustizia, trnon avrai da mieterne ilsetluplo.
Vera. i. Non fare, il male, e il male ce. Guardati dal male di colpa, e sarai esente dal male di pena. Vers. 7. Parliti (all? nom perverto ec. La societ de' cattivi contagiosa: vuoi tu guardarti dal male del peccalo? fuggi la compagnia de.' cattivi, e sarai lunyi dal peccato stesso, e dai mali, e danni del peccalo, Vers 3. E non avrai da mieterne, il sellitplo. La cattiva semenza del peccato feconda come il loglio , onde da una ingiustizia sovente ne nascono sette, cio molte altre , e da queste la moltiplicit de' gastighi , che vanno sempre dietro alle colpe, perocch : quello che 1' nomo avr, seminato, quello ancora mieter. Gai. vi. 8. * Non seminare cattwa temenza ne* folcili delP ingi disul. Sarrebbe errore pi enorme e di conseguenze peggiori l'insinuare in uno spirito maldisposto inique massime e peimemi principii.

4. Non chiedere al Signore di essere condottiere di altri, n al re un posto di onore. 5. Non ti spacciare per giusto dinanzi a Dio : perocch egli conoscitore de' cuori, e non affrettare di comparire sapiente dinanzi al re. 6. Non cercare di essere fatto giudice, se non hai petto da farti largo a traverso della iniquit: affinch non avvenga,che tu temendo la faccia di un potente, abbi da esporre alle cadute la tua equit.
(i} Job. 9. i. Ptctl. 14% 7. Ecelet. 7. 17. Lue. 18, 11. Vers. 4- Non chieder al Signore d esser condolticre ec. Documento simile a quello di s. Giacomo cap. m. i. Non vagliai esser molli a far. da maestri, sapendo che vi addossate pi severo giudizio. E adunque condannata 1' ambizione , la quale se vituperevole riguardo a qualunque superiorit anche secolare, lo molto pi riguardo alle dignit delja Chiesa. Vers.5. Non ti spacciare per giusto ec. E una stolta arroganza il vantarsi di .essere giusto dinanzi a Dio , mentre la Scrittura c'insegna , che nissun uomo vivente perfettamente giusto dinanzi a lui. Vedi Psal. cxui. 2. Prov. xxiv. 36. E un' altra maniera di stoltezza il voler far pompa di sapienza dinanzi al re , che un mettersi a rischio di ritrarne confusione e odiosit. Vers. 6. Se non hai petto da farli largo ec. L'iniquit molte volte potente , astuta, piena di raggiri e di protezioni: fa d'uopo, che il giudice abbia petto forte e risoluto, che non solo non tema , ma abbia cuore eli andar contro ali'iniquit a faccia seo-

7 .Guardati dalFoffendere la ITI olii t urliti e della citt, e non ti gettare in mezzo al popolo, 8. Non congiungere peccato con peccato: perocch nemmen per un solo non sarai esente da pena. 9. Guardati dall'aver un cuor pusillanime. 10. Non trascurar 1' orazione , e il far limosina. 11. Non dire : jddio avr riguardo a' molti
(.) //. i a. 7.

perla e atterrarla. Un giudice timido , dominato dagli umani rispetti, in continuo pericolo di sacrificare l'equit ai capricci di chi ne pu pi. Vers. 7. Guardati dalV offendere la moltitudine... e non ti gettare ec. Un giudice , un magistrato dee guardarsi dal tirarsi addosso l'ira di tutto un popolo ; n dee esporsi al furor di una moltitudine, che in tumulto. Cos dimostra, che 1' uffizio di giudice esge gran cautela e prudenza. Del rimanente il senso, che ho seguitato nella traduzione conforme non solo alla Volgata , ma anche al Greco. Vers .8. Non congiurigere peccato con peccato ec. Se hai peccato una volta , non peccar la seconda; perocch tu sai, che aggiungendo peccati, aggiungi peso ai gastighi ;^e se uno solo non sar senza pena , il maggior numero di peccati avr pena pi rigorosa e pi grande. Vers. 9. io. Guardati daW aver un cuor pusillanime te. Questi due versetti legano col precedente. Se tu hai peccato , guardati dal peccare nuovamente per pusillanimit, o per disperazione ; procura di placare Dio coll'orazione e colla limosina. 11 Greco legge : non essere pusillanime nelV orazione tua , e non tratcurare di fare limosina.. La fiducia neliadivina bont l'anima dell' orazione. Vedi s. Bern. terni, x. in Cant,

miei doni, e quand io offrir i miei doni ali' Altissimo , ei gli accetter. 12. Non ti burlare d un uomo, che ha il cuore afflitto , perocch quegli che umilia ed esalta , egli Dio , che tutto vede. iS.Noninventar menzogne contro del tuo fratello ; e noi fare similmente contro l'amico. i4-Guardali dal proferire alcuna menzogna; perch l'avvezzarsi a ci non cosa buona.
(i) i. Reg. x 7.

Vers. 11. A* molti miei doni ec. Se io pecco, Dio avr riguardo ai sacriGzii, alle vittime, alle obblazioni, ch' io gli offerisco, e mi perdoner. Ed qui condannato il vizio opposto alla pusillanimit, di cui parl nel vers.g., condannata la stolta presunzione dell' uomo , che si fa animo a peccare, e a continuar nel peccato sulla idea, che Dio gli perdoner in grazia dei sacrifizii, che gli offerisce : come se il primo sacrifizio, che Dio vuole dal}' nom peccatore, non fosse il cuore contrito e umiliato , e risoluto di non peccare : e come se senza di questo potessero essere accette a Dio le altre offerte. Vers.i4- Non e cosa buona. Con una figura usata sovente nelle Scritture si dice il meno affinch il pi s'intenda; perocch vuol dire il savio , che 1' abitudine di mentire cosa pessima , e di pessime conseguenze. Ottimamente dimostr s. Agostino esser ijui proibita ogni sorta di bugie , perniciose, giocose, officiose. Vedi il libro de mendacio, e quello contra mcndacium.

io. Non essere verboso nell'adunanza de* seniori ; e non ripeter parola nella ina orazione. i6.Non odiare le opere di fatica , n l'agricoltura istituita dal!' Altissimo.
Vers. 15. Non eaer verboso nslV adunanza d&i feritori. Perocch in tale adunanza conviene al giovine di ascoltare , e non Ji parlare. , E non ripetere parola nella tua onizlonc. E (j! lo stf&so insegnamento , che fu dato da Ges Cristo M"'.', vi. 7. Non vogliale nelle vostre orazioni usar molte parZ**+ come i pagar, imperocch etsi pensano di essere esAu/lil lyiediants il motto parlare. Vuole Dio , che noi gridiamo s lai coli' affetto pii "tosto che colla voce, col cuore anche plyf dEie c-rlle labbra T non nella studiata ripetizione delle parole si .faccia consstere l'essenza e 1* efficacia dell' orazione , ma ei colloquio' ( per e*vi dire) della mente con Dio. Ove questo pio affetto sa nel cuo^\ non sar inutile la ripetizine della slessa preghici, come ddU la Chiesa stessa nella pubblica Grazio, sicostam.^ Dia dove lamichi lo stesso affetto qualunque ripetizione sariliUtffc ^'njlf*j(!&r che si detto Sfati, vi. 7. Alcuni spiegano questa &entfca' * 1' attenzione Iella niente nell' orare, come sj dicesse': nella tua orazione sii tu talmente attento coli' animo a quello c&ctu colla voce pronunzi, che m n abbia a venirti mai dubbio , se tu abbi recitato tutto quello che dovevi, onde ti sia necessario il tornare a ripeterlo. Ma la prima sposiziouc pi semplice, e credo itache la vera secondo la lettera. Vers. 16. Non odiare le opere di fatica ec> Le opero di fatica corporale sono da amarsi r come quelle che servono a bandir l'ozio , a dar vigore ai coarpo e ali' animo , a tener V uomo lontano dal vizio, e finalmente, perch secondo la parola di Giobbe, cotne 1' uccello per volare , cosi 1' uomo nasce per la fatica. L'agricoltura poi quella occupazione , che Dio diede ali7 uomo nello stalo stesso dei!' innocenza , Gcn.iv.iS., affinch in essa si esercitasse non con travaglio d servo , ma per onesto piacere dclVanimo , come dice s. Agostino. Ma dopo il peccato dell'uomo l'agricoltura divenuta essendo come la pi- necessaria , cosi anche la pii utile di tutte le arti fu sempre in grandissimo onore presso tutti i saggi, e presso tutte le nazioni, clis seppe* couo*-

17. Non ti associare alla turba degl' indisciplinati. iB.Ricordati dell'ira, la quale non sar lenta. 19. Umilia grandemente il tuo spirito ; perocch il fuoco e il verme puniranno la carne dell* empio. 20. Non venir in rottura coli' amico, che tarda a renderti del de-

cere qual sia la vera immutabil sorgente della ricchezza e della felicit , dil cui sono capaci gli uomini sopra la terra. Yers. in, Degl' indlsciplinati. Il Greco de*peccatori, ebe il senso an^he della Volgata. Vfps.'iQjJ'nlia grandemente il: tuo spirito ec. Tien in grande e profouds,umilt colla cons -orazione di quel fuoco , cha sempre abb'rucia, e di quel verme , che sempre rode nell'infer-* no i dstatjAt^ Cos fuggirai il pericolo di cadere in quel fuoco, e di essere roso da quel verme. Opponi (dice s. Agostino ) quel fuoco fieli' inferno alle fiamme dell'' impurit , o della cupidit. Questo fuoco, che si usa netta vita presente , consuma tutte le cose, alle quali si appiglia; ma quello tormenta sempre quelli che in se riceve , e li serba intieri sempre alla loro pena , e per questo si dice , che non mai si estingue , non solo perch* ei non si spegne , ma anche perche non estinguer , & non uccider quelli che vi cadranno ; e nissuna voce, nissuna lingua pu di quel fuoco spiegar la possanza ; Serra. 181. de temp., dove allude g. Agostino a quelle parole di Cristo.- // loro vtrme non muore ; e il fuoco non si estingue. I demoni, e le anime de' dannati sciolte dai loro corpi ( dice Io stesso santo J sono tormentate da u fuoco corporale in maravigliosa maniera, ina vera ; perch questo fuoco le investe e le circonda, e agisce sopra di esse , onde elle pe sentono la incredibile attivit , come quando sono unite ai loro corpi soffro n dolore delle ferite, che si fanno nella loro carne. Vedilo, de cvit, xxi. io., et de fide, et operibus xv. Pel verme , che sempre rode, s'intendo.* no assai comunemente i rimorsi della coscienza.

naro; e non flisprezzare un fratello carissimo in confronto dell' oro* 21. Non ti separar da una donna giudiziosa e dabbene, la quale nel timor del Signore ti tocc in sorte; perocch la grazia della sua verecondia val pi che l'oro. 22. Non maltrattare il tuo servo, che opera con fedelt,n il mercenario, che consuma per te la sua vita. 23. Il servo sensato sia amato da te, come
fi) Levit. t g. 13.

Vers.ao. Che tarda a renderti (tei denaro. Tale il smo pi semplice e naturale della Volgata : il Greco secondo la miglior lezione dice : Non ti mutare riguardo ali' amico per una cosa, indifferente. Cio che non ti fa felice se la hai, e non ti fa infefelice se la perdi cora' nna somma di denaro : mentre 1' amico cosa di tanto pregio, come si veduto eap. vi. 14Vcrs. 21. Non ti separar ce. Parla secondo 1' uso di quei tempi , quando era permesso di dare alla moglie il libello del ripudio, e di far con essa divorzio. E notisi , come son qui accennate quattro doti di una moglie rispettabile . Primo , che ella sia giudiziosa e prudente : secondo , buona , cio non viziosa , n maligna ; terzo , che sia vereconda : quarto , che abbia il timor santo di Dio : perocch quelle parole: la quale nel timor del Signore ti tocco in sorte, hanno relazione alla moglie come al marito. Notisi ancora, che presso gli stessi Ebrei non fu mai approvato il ripudio, se non per gravissime cagioni. Vers. ">.>.. Che consuma per te (a sua vita. Non risparmia la propria vita , anzi la espone faticando e soffrendo per te il caldo, i 1 freddo, la intemperie delle stagioni ec. per servirti. Vedi Ephes, vi< q.

l'anima tua, non gli negare la sua libert, e noi lasciare in miseria. 24. Hai tu bestiami? va a visitarli: e se sono utili, restino presso d te. 26. Hai tu figliuoli ? istruiscili, e domali dalla loro puerizia. 26. Hai tu figliuole ? custodisci la loro verginit , e non mostrar ad esse il viso ridente.
Vers.23.ZVon gli negare la sua libert ec. Il servo ebreo venduto a u altro ebreo dovea esser messo in libert al primo anno sabatico , Exod. xxi. 2. Deuter. xv. 12. ; e di pii il padrone noi dovea rimandare colle mani vote , ma dargli onde poter sostentarsi. Vedi Deuter. xvi. 12. 13. laonde si aggiunge: e noi lasciare in miseria, Vers. 24. E fono utili ec. Parla in generale di ogni specie di bestiame, ma particolarmente di quegli animali, l'opera dei quali di grande uso per la campagna, come gli asini, i bovi , i cammelli. Vers. sS. E domali. Avvezzali a piegare il collo, a obbedire , ad esser docili, a soggettare i loro capricci e le nascenti passioni; un' educazione molle snerva e P animo, ed il corpo, disse gi un antico. Vedi la bella lettera di s, Girolamo a Leta. * Domali. Piegali. Vers. 16. E non mostrar ad esse il viso rdente. Una certa gravit e severit di volto attissima contenere e reprimere nella prima et il sesso pi debole, sopra del quale generalmente pi assai pu il timore , che 1' amore ; ed essendo assai facile, che elle abusino della molle condiscendenza e facilit delle madri , necessaria la severit del padre ad ovviare ai mali, ebe dalla indulgenza soverchia delle madri possono nascere; e questa stessa severit del capo di famiglia render le figlie stesse men facili ad affezionarsi agli uomini. Vedi s. Bernardo <le consdtr. iv. 6.

27. D a marito la figliuola, ed hai fatto un' opera grande; ma dlia ad un uomo sensato. 28. Se tu hai una moglie secondo il cuor tuo, non la mandar via; e non darti ad una , che sia odiosa. 29. Con tutto il cuor onora il padre tu1o, e non ti scordare de gemili di tua madre. 30. Ricordali,che senza di essi tu non saresti nato; e rendi od essi secondo quello che nam fatto per te. 31. Temi il Signore con tutta F anima tua } e onora i suoi sacerdoti. 32. Con tutte le tue forze ama colui che l ha creato; e non abbatidonare i suoi ministri,
(i) Tob. 4. 3.
Vers. 27. Hai fatto un1 opera grande Ti se* sgravato di una gran pena, se la hai maritata ad u uomo sensato. Vers.aS. E non darti ad una ec Non isposare per amore della grossa dote , o j>er altri umani riguardi una donna, cui tu uoa ami, e non possi amare pei difetti, che ha o di corpo, o di spirito. Vers. 3o.E rendi ad essi ec. Eglino banco fatto a te del grati Lene ; fa tu pure del bene ad essi -, amali , servili ec,, perocch d rendere ad essi 1' equivalente , ria nu possibile a te in Vanni minio

33. Onora il Signore con tutta 1* anima tua , e rispetta i sacerdoti; e mondati offerendo le spalle C delle ostie ). 34. D ad essi la parte delle primizie, e (delle ostie) di espiazione, come fu a te comandato ; e mondati dalla tua negligenza colle poche(vittime ).
(i) Deut. i a. 18. (a) Levlt. a. *. Num. i. 15.

Vers.Ba.JS1 non abbandonar o i suoi ministri. E ordinato sovente agli Ebrei nella legge di occorrere i sacerdoti e i leviti, ai quali non era stata assegnata porzione nella terra di Ghanaao. Exod. xxii. 12. 17. ec. Vera.33. E mondati offerendo le spalle (delle ottl).'Lz spalla destra di tutte le ostie pacifiche, che s offerivano dagli Ebrei, apparteneva ai sacerdoti secondo la legge, Exod. xxix. 22. 27. Levit. vii. 3a. Nam. xvm. 18., e altrove. Dice adunque: d al sacerdote quello che a lui appartiene delle ostie , cai tu offerisci , die cosi sarai libero dal peccato , che commetteresti, e tu non obbedissi in questo alla legge. Vers. 34. D ad essi la parte ec. Vale a dire: d ai sacerdoti le primizie, cio la parte, che dei dar loro delle ostie pacifiche, le quali cose sono la porzione assegnata da Dio ai sacerdoti pel loro sostentamento. Delle ostie pacifiche toccava al sacerdote oltre la spalla destra (d'i cui i parlato qui avanti ) anche il petto, queste soa chiamate primizie del sacerdote : Levit. vii. 3a., e altrove. Ne' sacrifizii di espiazione, o per lo peccato il sacerdote avea tutta l'ostia, tolto il sangue , i due reni, la coda , e il grasso , che bruciavansi sull' altare. Levit. vii. 3. 7. Oltre a ci davasi ai sacerdoti e leviti il prezzo del riscatto dei primogeniti degli uomini e degli animali, e le primizie dei frutti e delle granaglie. E mondati dalla tua negligenza ec. Negligenza chiamati il pe*ccato commesso per ignoranza , o per inavvertenza , e smemorataggine : da questa sorta di peccati, se tu se' povero, e non se' in istato di offerire grosse vittime, e molte, mondati col l'offerire quel poco, die tu puoi, Queste sentenze sono talmente stret-

35. OlFerrra in dono al Signore le spalle delle tue vittime , e il sacrifizio di santificazione, e le primizie nelle cose sante: 36. E stendi al povero la tua mano, affinch sia perfetta la tua propiziazione , e la tua benedizione. 37. La beneficenza gradita a lutti i viventi; e tu non negarla nemmeno a' morti.

tee concise, che non sempre possiam noi trarae senso sicuro e indubitato , come qui le parole : purga te cum pauci , lasciati luogo a indovinare quello che veramente voglia dire lo scrittore sacro ; ma la sposizione , che lor abbiam data mi paruta la pila ragionevole di quante s! leggono presso i nostri interpreti. Ver*. 35. Le spalle delle tue vittime. La spalla destra di ogol ostia pacifica. Il sacrifizio dt santificazione: s'intende probabilmente il sacrifizio, che offerivano i Nazarei per a loro santificazione. Vedi Nnm.\i. Le primizie delle cose sante: probabilmente intendesi la decima parte di tutte le decime, la qual decima parte davasi dai leviti ai sacerdoti : perocch i leviti riscuoteva^ le decime dal popolo, e di queste pagavan la decima ai sacerdoti. Vedi Dealer, xiv. 22. Vers. 36. Affinch sia perfetta ec. Non dimenticare il povero, accompagna colla limosina il tuo sacrifizio di propiziazione e di espiazione, affinch sia perfetto , e perfetta sia la tua beneficenza e liberalit. La voce benedizione usata qui in senso di beneficenza, come n. for.ix.; ma di beneficenza religiosa, o sia obblazione sacra. Vers. 87. E tu non negarla nemmeno ai morti. Ai morti ancora si estenda la tua liberalit , rendendo loro gli ultimi doveri nella cura dei lor funerali, e di lor sepoltura , e suffragandoli colle limosine e co' aacrifzii ee. Vedi quello ebe si notato. Tob. iv. 18.

38.Non mancar di porgere coniolazione a chi piange; e tieni compagnia agli afflitti. 39. Non ti paja grave il visitare il malato, perocch per tali mezzi ti fonderai nella carit. 40. In tutte le tue azioni ricordati del tuo ultimo fine , e non peccherai in eterno.
(i) Rom. i. i5. (>,) Matiti. s5. 36,

Vera. 38. E tien compagnia agli afflitti Questo quello cte disse Paolo: piangere con que9 che piangono. Roni.xa. t i . Vers. 4o. In tutte le tue azioni ricordati ilei tuo ultimo fine, Ovvero, come in oggi diciamo.* dei tuoi novissimi, la morte, il. giudizio ec. Per beo guidar la barca mettili nel (bado di essa come fa il buon nocchiero: abbi sempre preseute dove tu vada,abbi sempre presente la fine di tutto quello che sei, o puoi desiderar di essere iu questo mondo: tu trovi alla fine della vita la morte, e dopo la morte il giudizio sevcrssimo d tutta la vita, e dopo il giudizio u' eternit di bene, o di malo: pensa a queste cose , e non peccherai in eterno ; perocch questa considerazione distrugge la superbia, uccide 1* invdia, sana la malizia , mette in fuga la. lussuria, e annichila la vanit e la giattanza , stabilisce la disciplina , perfeziona la santit , a prepara P anima alla, eterna salute. Cosi uu antico scrittore tra le opere di . Agostino. V<sdi s. Bernardo seria, n-, de ss, Petro ci Paulo, e s". Girfamo epitap, Nepoliaui.

C A P O vin.
Non contendere colf uomo potente, col facoltoso, col linguacciuto , colf ignorante. Non disprez* zare il penitente, n i vecchi : non rallegrarsi della morte del nemico*, ascoltare gli anziani: correggere i peccatori ; del dare in prestito ; dell' entrar mallevadore ; non prender briglie con uomo audace e iracondo. Custodire il segreto. 1. lion ti mettere a litigare con un uomo potente , perch non ti avvenga di cadere nelle sue mani. 2. Non disputare con uom facoltoso, affinch non avvenga , che egli intenti lite contro d te.
(i) Mati. a5. 25. Vers. i. 2. 3, Non litigare ec. li Greco propriamente dice; non battagliare ; onde s'intende <jualumj,ue contesa o di parole, o d fatti. ottimo in questo proposito il detto di u antico savio. Cedi al potente : colui, che ha potuto farti del male , ti potr giovare una volta. Perche non ti avvenga ce. Tu ti esporresti al pericolo evidente di soccombere, e di averne, oltre la vergogna, danno maggiore , slmilmente il disputare con uomo, che abbonda di denari, cosa pericolosa ; egli ti cercher lite sopra lite, ti consumer colle spese e co' travagli, che ti dar ; perocch P oro pervertir in tuo danno anche i giudici l'oro, dico , il quale fa provar la sua forza anche ai cuori de' reyi , pvesso de" (|uaii talora alla giustizia, e alla rayiouu prevalse l'jaujuits sostenuta dalb ricchezze,

3. Perocch molti n ha rovinati 1' oro , e 1* argento, il quale giunto a pervertire anche i regi. 4.Noncontendere con uom linguacciuto, e non metter legna sul fuoco di lui. 6. Non aver che fare con uomo indisciplinato, affinch egli non parli male della tua stirpe. 6.Non disf>rezzare colui che si ritirato dal peccato, e non gliel rinfacciare; ricordati, che noi siamo tutti degni di gas Ugo.
(i) Infr. 3i. 6. (a) a. Cor. i. 6. GaZ. 6. i.

Vcrs. 4- 37on contendere con nom linguacciuto ec. Cao certi uomini di lingua sfrenata e cattiva non g pu anche vincendo la lite guadagnare tanto, quanto si perder di concetto e di riputazione: perocch il litigar con costoro un mettere legna sul fuoco , egli un attizzare la loro loquacit e sfrenatezza, onde si sfogheranno in oltraggi, maldicenze, improperi, calunnie; adunqne cosa saggia , anche secondo la sola umana ragione , il soffrir piuttosto qualche danno , che mettersi a contendere con costoro. Ver. 5. Con nomo indisciplinato, affinch egli non parli. Si potrebbe tradurre: Non aver che fare con quest'uomo indisciplinato ec. Che sarebbe il linguacciuto, di cui parl nel versetto precedente. Se tu con uomo tale ti metti a contendere ne avverr , che egli metter fuori tutte le macchie, e tutti i disordini della tua stirpe, andando indietro fino all'avo, e al proavo, e disotterrando gli antichi fatti poco onorevoli per la tua famiglia. * Non aver che fare. Dee intendersi : Litigare, contendere , come sopra.

7' ^on perdere il rispetto ad uomo nella sua vecchiezza; pprch sono de'nostri quelli che invecchiano, 8. Non far festa della morte del tuo nemico, sapendo , che tutti noi abbiam da morire, e non, vogliamo , che altri ne rida. o. Non disprezzare i racconti de5 vecchi saggi, ed abbi familiari le loro massime' io. Perocch da loro tu apparerai la sapien(i) Levit. 19. Sa. (*} Sup. 6. 35.

Vers.6. JVo tiam tutti degni di gastgo. Perch tutti peccatori. Del rimanente quella parola non disprezzare dee prendersi come altre simili espressioni della Scrittura, nelle quali si dica il meno , ma s' intende il di pi ; perocch vuol significare il savio, che il peccator convertito non solo non da disprezzarsi, ma da onorarsi s per la grazia , che in lui, s per la cristiana fortezza dimostrata nel vincere le dominanti passioni. * Non disprezzare colui che sie ritirato dal peccato. Neppure nella sua caduta merita d'essere disprezzato chi pecca, merita bens d' essere compatito. Ed li-giusto sa compatirlo perch si ricorda di queli' avviso: chi si crede di stare in piedi, badi di non cadere , i. Gor. x. v. 12. Vers. 7. Sono de* nostri quelli che invecchiano. Nissuno invecchia , che non sia passato per 1' et , in cui ci troviamo noi, e non sia stato parte di nostro ceto, non a tutti tocoa la sorte di giungere alla vecchiaja : certamente tu , che i vecchi disprezzi , brami di diventar vecchio anche tu , ma la vecchiaja viene cori tutte le sue miserie ; crederai tu cosa ragionevole , che te divenuto vecchio deridano i giovani ?

za, e gl'insegnamenti della prudenza, e a ser> vire ai grandi senza riprensione. 11. Non disprezzare i racconti de' vecchi, perch essi gli appresero da' padri loro: 12. E da loro imparerai la prudenza, e a rispondere quando fa di mestieri. 13. Non dar fuoco ai carboni de'peccatori con far loro de' rimproveri, altrimenti ti abbrucerai alla fiamma del fuoco d essi. i/f. Non istare a tu per tu con uomo maledico, perch egli non islia come in agguato a rivelare ogni tua parola.
Vers.io. a servire ai grandi tenta riprensione. Cerlamento non ordinaria prudenza e destrezza necessaria per servire nelle corti de* principi a de' gran signori con soddisfazione degli stessi principi, e senza intacco della probit, e nissnno pu istruir cos bene an giovane, che tal servigio intraprendi? come un vecchio che abbia con onore fornita la stessa carriera. Vcrs. 13. Con far loro de1 rimproveri ec, I rimproveri anchu giusti fatti al peccatore nel forte di sua passione , e mentre eoa tutta la sua volont egli fisso nel peccato, saranno non solo inutili, ma produrranno cattivi effetti e pel peccatore stesso , e per chi con poci discrezione si mette a correggerlo fuor di tempo, e con poco buona maniera.Questo si chiama accendere il fuoco, cio la bile, e il mal talento del peccatore, che pi imperversa , e prende io odio il correttore, e si scaglia contro di lui.

1.6. Non dare In prestito a chi ne pu pi di te: che so gli hai imprestato qualche cosa, fa conto d' averla perduta, 16. Non far malleveria sopra le tue forze, ma se l'hai fatta,pensa come tu abbi a pagare. 17. Non giudicare contro al giudice, perch egli giudica secondo la giustizia. 18. Non ti accompa gnare per viaggio con uomo temerario , affinch egli non iscarchi sopra di le i suoi guai; perocch egli va secondo i suoi capricci, e tu per la stoltezza di lu perirai.
(i) Inf. 29, 4. (2) Gen. 4. 8.

Vers. 15. JVon dare in prestito ec. Il denaro, che tu presti a chi ne pu pi di te, fa tu conto, che sia perdalo; perocch *e tu vorrai riaverlo, ti converr fare una inimicizia, e non sarebbe da nom prudente il tirarsi addosso 1' odio di uomo tale. Vers. 16. Non far malleveria ec. Vedi Prov. vi. i. xi, 15. ec. Vers. 17. Egli giudica secondo la giustizia. Vale a dire, si presume sempre, che il giudice sentenzii seccudo la giustizia, ed una temerit grande, che tu nou informato certamente quanto il giudice de' meriti della causa ti facci giudice del giudice tesso, e sentenzii coatro di lui ia favore della parte che si duole, perch ha perduta la lite.

ip. Non venire a contesa con uomo iracondo, e non camminare pel deserto con un temerario: perch cosa come da nulla per lui il sangue, e dove non fia chi t' ajuti, egli ti schiaccer. 20. Non prender consiglio dagli stolti; perocch questi non possono amare se non quello che ad essi piace. 21. JNon consultare in presenza d'uno straniero , perch tu non sai quel che egli abbia in corpo. 22. Non isvelare ad ogni uomo il cuor tuo, affinch mal non ti corrisponda, e dica male di te.
fi) Prov. a a. 4Ver. 18. Non ti accompagnar ec- Se tu ti accompagni con un temerario, imprudente, egli far delle solite u impertinenze, e offender te, ed altri, e tu come suo compagno sarai tenuto per complice delle sue temerit, e ne porterai la pena. Vers. 20. Non possono amare ec. Non possono amare e nou cose da stolti, cose pericolose, cose dannose, quello che sar di lor piacere, ma di tua rovina. Vers. ai. In presenza di uno straniero. Gli stranieri, cio i Gentili tutti doveano essere sempre sospetti ad un Ebreo-, ma gli vero ancora generalmente, che imprudenza grande il comjuetiere i proprii secreti alla fede di n uomo, che non si cono ce. Vedi /Voi/, xxv. Q,

C A P O IX, Tenersi lontano dalla gelosia riguardo alla moglie : fuggire la conversazione delle donne cattive : tener conto del vecchio amico : non frequentare i grandi : trattare eo'saggi: avere Dio davanti agli occhi. 1. i-^on essere geloso della donna unita teco in matrimonio, affinch ella non adopri in tuo danno la malizia de' pravi insegnamenti. 2. Non far che la tua moglie abbia dominio sopra il tuo spinto , affinch ella non ti soverchi, e tu ne resti con vergogna.
Vers. aa. E dica male di te. Quando tu gli avrai aperto tutto il tuo cuore, egli forse abuser perfidamente della confidenza , che tu hai in lui, e si burler di te, e dir male di te. Vers. \. Affinch ella non adopri in tuo danno ec. Tu co' tuoi sospetti, e co* tuoi timori le insegni in certo modo ad essere cattiva, le insegni la malizia, che forse ella non sapeva, ed ella ne far uso in tuo danno. Alcuni mentre temono di essere inganTtti, insegnano a ingannare, dice un filosofo. Il marito ('dice Lattanzio ; colla propria sua continenza insegner alla moglie la castit. De vera relig. Uh. vi. Vers. 5. Non fare, che la tua moglie abbia dominio ec. Per diritto naturale e divino e umano la moglie debb' esser soggetta al marito : se egli per eccessivo affetto, o per piccolezza di cuore permette, che la moglie prenda dominio del suo spirito, e usurpi la sua autorit, avvilisce se stesso, turba il buon ordine della famiglia, ed espone la moglie stessa al pericolo di perdersi, perch difficile, che ella non abusi di una potest, che nou fatta per lei,

3, Non gettare gli occhi sopra la donna , che ama molli, per non cader ne' suoi lacci, 4 Non frequentare la ballerina , e non istare a sentirla, se non vuoi perire per le arti di lei. 5. Non mirare la vergine, affinch la sua avvenenza non sia a te occasion di cedula. 6. Non soggettare in verun modo l'anima tua alle meretrici per non mandare in perdizione te stessetela tua eredit. J.Non inenare gli occhi attorno pelle contrade della citt, e non andar vagando per le piazze.
(i)Gen.6. a. (2) Pro. 5. 2.

Vera. 3. Sopra la donna che ama molti. Sopra la donna d mala vita. Vedi Prov. vii. io. 22. Vers. 4- ballerina. 11 Greco ha: la contatrice. U una, e P altra specie di donne son fatte apposta per essere la rovina degli uomini; sembra per evidente, ch qui si parli piuttosto della contatrice, mentre dicesi: non istare a sentirla. Vers* 5. Non mirar la vergine. Vedi Job. xxxn. Vers. 7. Non menare gli occhi attorno ec. La curiosit di ? dere gli oggetti che possono risvegliare ueil' anima desiderii cattivi, indizio di un cuore mai sano, ed principio di frequenti cadute, Vedi Basii, de virgn^

8. Rivolgi lo sguardo dalla donna pomposamente abbigliala, e non mirare studiosamente una straniera belt. 9. La belt della donna fu la perdizione di molti ; e per essa la concupiscenza qual fuoco si accende. 10. Qualunque donna impudica calpestata da tulli, come il sudiciume delle strade. 11. Molti invischiati dalla bellezza di donna straniera divenlaron reprobi; perocch il cica Ho di lei abbrucia come il fuoco. 12. Non sedere giammai colla donna altrui, e non stare con lei a tavola appoggiato sul gomito:
(i) Gen. 34. s. 2. Reg. 11, 4, cf 13. i. /fcfaA. 5. 28. Vera. 8. E non mirare studiosamente una straniera belt. La voce straniera pu essere qui posta a significare o la donna altrui, ovvero la donna di altra nazione, perocch presso gli Ebrei avrno cattivo nome le donne straniere, cio pagane. Ottima in questo proposito ella per tntti gli uomini la regola data da s. Agostino : Se per accidente, vi avvenga di gettar V occhio sopra di ejualcheduna, non sijijsipe.ro giammai il vostro sguardo sopra veruna donna, Cosi non decadr, che voi abbiate a dolervi colle parole del profeta 1 V occhio mio ha rubata a me /' anima miaThtn,m 5i.

io. E non disputar con lei a cbi pi beve, affinch non si pieghi il tuo cuore verso di lei, e a spese del tuo sangue tu non cada nella perdizione. i4- Non abbandonare il vecchio amico; perocch il nuovo non sar come quello. 16. L' amico nuovo un vino nuovo .'invecchier, e tu lo berai soave. 16. Non invidiare al peccatore la sua gloria, e le sue ricchezze ; pe(t) Judic. o. 4. 2. Res, i5. io. Vers. i?,, Appoggiato sul gomito. Allude alla maniera di stare a mensa sopra i letti, della qual cosa si parlato altre volte, stando cos quasi giacendo sopra quei letti ne veniva, che si appoggiasser ciascuno sopra il gomito sinistro, e che il primo avesse le spalle quasi sul petto del eeondo, e il secondo sul petto del terzo. 11 marito a mensa avea davanti a se la moglie , se a tavola vi erano de' forestieri non v' intervenivano le donne di casa. Vers. 13. E a spese del tuo sangue tu non cada ec. L' adulterio presso gli Ebrei era punito con pena di morte: e di pi 1' adultero avea da temere l'ira del marito. Vedi Levit, xx. io. * E non disputar con lei a chi pi beve. E non far desiuari a scotto con lei. Vers. 4- *5.11 nuovo non sar come quello, l vecchio amico meglio conosciuto da te, e tu se' assuefatto alle sue maniere, com* egli alle tue; contuttoci tien conto anche del nuovo amico, perch egli pure diventer col tempo amico vecchio; e qual "Vino vecchio maturo e soave ti recher anch' egli consolazione.

rocche tu non sai qual sia per essere la sua ca lastrofe. 17. Non piacciano a te le violenze commesse dagli uomini ingiusti: tu sai, ebe non piacer (a te ) l'empio quando sia disceso nel sepolcro. 18. Sia lungi da colui che ha il potere di uccidere , e non avrai ansiet per timor della morte: 19. E se mai ti avvicini a lui, bada d non
Vers. 16. La sua catastrofe. Il cambiamento di scena, ebe si far per lui forse anche prima ch* ei muoja, ma al pi tardi alla morte. La fede e* insegna a compassionare lo tato di un peccatore, a cui tutto riesce a secnda de'cattivi suoi desiderii, Vedi Prof. in. 3i. xx. 11. 17. xxiv, i. 19. Psal. %xxvi, i. 7. 8, Vers. 17. Non piacciano a te le violenze ec. Non ti venga mai fatto di fare stima de' cattivi, perch colle loro violenze, e ingiustizie si fan rispettare, e ottengono i loro fini: t certamente sai, che non vorresti essere ne' loro piedi quando la morte verr a prendergli, e li strasciner nel sepolcro: tu non vorresti allora aver fatto quel ch' essi ora fanno, perch sai, che la loro morte sar pessima, e dalla morte temporale passano ali' eterna. Guardati adunque dal credere glorioso, o felice chi per rr.ezzo di tali cose arriva a tal fine. Vers 18. 19. 20. Sta lungi da colui ec. Esorta a tenersi lontano dalle corti, perch grandi sono i pericoli, ebe vi s' incontrano, e rari sono quelli che abbiano tanto Capital di prudenza u tenersi in piedi: morte per un cortigiano lo perdita della grazia del padrone. Rappresenta i pericoli della certe eoo dire, che 1' uomo ivi sta sempre in mezzo ai lacci, e tra le armi di gente sdegnosa, che per invidia user tutta sua possa per abbatterlo. * Perocch tu cammini... e passeggi ec. 1 LXX. Tu cammini sui merli della citt.

far cosa, per cui egli ti tolga la vita. 20. Sappi, che tu conversi colla morte: perocch tu cammini in mezzo ai lacci, e passeggi tra le armi di gente sdegnosa. 21. Per quanto tu puoi camina con cauter l,a riguardo al tuo prossimo, e tratta co' saggi, e prudenti. 22. Sieno uomini giusti i tuoi convitati, e il tuo vanto sia di temer Dio. z5. Il pensiero di Dio sia fisso nel!' animo tuo, e tutti i tuoi ragionamenti sieno de' comandamenti dell'Altissimo 24. Le opere dell' artefice han lode dalla industria loro, e il princicipe del popolo dalla saviezza del suo discorso, e il discorso de' vecchi dalla prudenza.
Vers. ?.i. 22. Cammina con cautela ec. Vale n dire, non ti fidare di tutti, sii circospetto, e guardati dal dare confidenza a persone, delle quali tu non possi esser sicuro; ci ti riuscir felicemente, se procurerai di non trattare famigliar mente, se nou eoo nomini conosciuti per saggi e prudenti, e se temerai il Signore. * Cammina con cautela riguardo al tuo prossimo,1 LXX samina i tuoi amici.

20. L' uom linguacciuto nella s li a citt terribile ; e chi temerario a parlare, merita di esser odiato.
C A P O X.

Delle doti di un buon principe. Quale il re, tale il popolo. Scordarsi dell'ingiurie , .fuggir la superbia , f ingiustzia, 1 avarizia. Elogio del timor di Dio. Non si disprezzi il gi sto , perch povero , n si onori il peccatore, perch ricco. i* 11 saggio re render la giustizia al suo popolo, e il principato de ir uomo sensato sar stabile. 2. Quale il giudice del ppolo, tali i suoi
(i) Prov. ag, 12. Vers.24- Le opere delVarlefce han lode ec. Siccome 11 indostria celebre di un artefice d nome e fama alle opere di lui, cosi ai principe d laude il suo ragionare, e le sue risposte piene di saviezza ; e il discorso de'emori ad essi grande onore, perch asperso di prudenza. Vers. a5. E terrbile. Ovvero e da temersi, pel male, che pu fare , e fa auche sovente, perocch egli colle sue maldicenze , colla sua cattiva lingua talvolta mette sossopra una intera citt , onde il terrore di tutti, ma anche 1' odio di tutti, ed in abboroinazione, come un cane rabbioso. Vers. i. // saggio re render giustzia. Letteralmente: il saggiogiudice^ ma 'intende il principe, che denominato in quella guisa dalla prima principalissima e gravissima obbigazione del principale, Sar stabile, Vedi Prov, xxix, 14.

ministri; e qual il governatore della citt, tali sono i suoi abitanti. 3. Un re imprudente roviner il suo popolo; la prudenza de' grandi popoler le cittadi. 4* II dominio della terra neila mano di Dio, ed egli lo dar a suo tempo a chi la governi utilmente. o. La felicit dell'uomo nelle mani di Dio, ed egli alla persona dei dottor della legge fa parte della sua gloria.
(i) 3. Reg. *a. i3.
Vers. 2. Quale e il giudice ec. La saviezza del principe , e la u virt si trasfonde per cosi dire in quei che lo servono, e influisce grandemente sopra i costumi del popolo. Vers. 3. Un re imprudente roviner il suo popolo. Ne abbiamo esempi parlanti nella storia de' re del popolo Ebreo. Vers. 4- fi dominio della terra ec. Dio il vero padrone della terra , come di tutto 1' universo , e da Dio debbono riconoscere i regi la loro potest : e dono di lui sono i buoni e saggi pastori, che egli concede ai popoli per sua misericordia in un tempo , come in altri tempi per punire i peccati degli stessi popoli, toglie loro i buoni principi , e li soggetta a duri tiranni. Vedi Job. xxxiv. 3o. Osta xiu. io. Vers. 5. Ed egli alla persona del dottar della legge fa parte della sita gloriatiti felicit anche temporale viene da Dio, ed egli al sapiente fa parte di sua gloria , comunicandoli la sua sapienza, per cui si rende idoneo a istruire e governare gli uotnici, II dot lor della legge , o sa lo scriba qui posto significare un uomo saggio, il quale mediante lo studio della legge divina ha ottenuto da Dio tanta prudenza , e tal maturit di consiglio , che pu essere quasi l'oracolo del popolo.

6. Non aver memoria di alcuna delle ingiurie ricevute dal prossimo: e non far cosa veruna per nuocere altrui. 7. odiata da Dio, e dagli uomini la superbia , ed avuta in esecrazione tutta l'iniquit delle genti. 8. Il regno trasportato da una ad altra nazione a causa delle ingiustizie, e delle violenze, e degli oltraggi, e delle fraudi d molte maniere*
(i) Lcvit. 19. i3. (i) Dan.^. 14.

Vers, 6. Non aver memoria di alcuna delle ingiurie ce. Ripete la legge intimata gi da Dio, Levit. xtx. 18. S. Agostino rammenta l'elogio dato da Cicerone a Cesare: Tu d nissuna cosa non ti dimentichi fuori che delle ingiurie , ed osserva , che se questo elogio fu dato a queli' imperatore con verit , dove^ Cicerone conoscere, che Cesare tal era, quale egli il rappresentava, se fu dato per adulazione, l'oratore veniva con 3uesto stesso a dimostrare, come cosa principesca lo scordarsi elle iogiur.ie. Ep. i38. ad Marceli. Vers. 7. E odiala da Dio , e dagli uomini la superbia. Lo spirito di vendetta ha sua radice nello spirito di superbia ; per questo parla della superbia dopo aver parlato della vendetta. La superbia rende odioso 1' uomo a Dio , e agli altri uomini , e Dio in particolare si arma contro la superbia , che il principio donde nascono le vendette, le ingiustizie, lo strapazzo dei prossimi ec. Tutta V iniquit delle genti. L ' i n i q u i t degli uomini. Vers. 8. 11 regno e trasportalo da una ad altra nazione ec. Piatone stesso avea detto , che la giustizia e sorgente di felicita , V ingiustizia e madre <f infelicit. La storia de'secoli, e delle nazioni dimostra la verit di questa sentenza del savio,

y. Nulla v' ha di pia scellerato dell'avaro. Come mai la terra, e la ce* nere si leva in superbia? 10. Nulla v'ha di pi iniquo,che colui che ama il denaro: perocch questi mette in vendita anche 1' anima sua ; perocch egli ancor vivo si cava le proprie sue viscere. 11. Ogni potentato di corta vita. La lunga
Vers. 9. Nulla v ' ha. di pi scellerato dell'avaro. Il Greco propriamente significa , etie nissuno senza legge pU dell' avaTO , il quale per arricchire le viola tutte , onde disse 1* Apostolo; radice di ogni male la cupidit, i. Ti m. vi., e u poeta pagano disse ; A che non isforza il cuor dei mortali la sacrilega fame dell* oro ? Come mai la terra e la cenere s leva in superbia? Il savio non pu capire coin possa darsi nell' uomo tanta cecit, che non essendo egli se non terra e cenere secondo il corpo, e dovea do ben presto in terra risolversi, ed in cenere, ardisca di violare tutte le leggi, di non rispettare, n Dio , n gli uomini per soddisfare la cupidit e l'avarizia. Il verso io. illustra questa sposizione. Vprs. io. Ancor vivo si cava le proprie sue viscere. Espressione sommamente forte, e altrettanto vera. L'uomo per l'avarizia cessa di esser uomo, depoae, anzi rigetta quel senso di umanit che naturale ali' uomo; si cava le proprie viscere per non avere pi alcun istinto di compassione verso i suoi simili. Egli ha venduta l'anima per avere dell' oro; e si priva anche di quella misericordia, di cui sono capaci le bestie stesse. Egli none pi uomo, non neppur bestia, ma mostro crudele e infame della terra. A tal segno pu degradar 1' uomo questa insana passione. Vedi il Crisostomo , hom. 81. in Matlh., dove avendo parlato del tradimento di Giuda, che ebbe origine dall'avarizia, rappresenta con forza grande la maniera terribile, onde questo vizio sorgente di ogni male, e pubblico e privato.

malatta slanca il medico; 12. E fa breve la malattia il medico col troncarla ; cos anche il re, oggi , e domani morr. 13. Or l'uomo alla sua morte avr per suo retaggio serpenti, e bestie, e vermi. i 4 La prima superbia dell'uomo di apo* statore da Dio:
Vers. 11. la Ogni potentato e di corta vita. La lunga malatila ce. Pel nome di potentato s' intende una potest violenta e tirannica , la quale noti di durata, perch Dio non pu soffrire , che la societ sia troppo lungamente tormentata ed afflitta di tal malattia ; ed egli come buon medico con rimedi anche violenti l'abbrevia, e la toglie , togliendo dal mondo il tiranno, onde ne avviene, che quegli che oggi regna, domane sar tra' morti. , Vers. 13. Avr per suo retaggio serpenti ce. E cosa ordinaria, che nei sepolcri vadano a rintanarsi, particolarmente nel verno , e i serpenti, ed altri animali. Come se dicesse il savio : ecco dove va finire la temuta potenza e grandezza de' superbi tiranni. Vers. 14- : 5. La prima superbia dell' uomo e di apostatare e. La voce greca, che tradotta qui nella Volgata colla voce initium ( come pure cap. i. 16. ) significa egualmente principio , e principato ; onde ho tradotto in maniera da lasciar luogo ai due sensi differenti. In primo luogo adunque direbbe il savio: nel regno della superbia tiene la prima sede l'apostasia da Dio, il non voler essere soggetto a Dio, il rigettare il suo giogo, e allontanarsi da lui; donde s'inferisce, che il primo e il massimo di tutti i peccati ella la superbia , da cui viene , che 1' uomo si tolga alla soggezione e dipendenza, che deve a Dio per darsi al demonio e al peccato : questa sposizioue assai semplice e piana. In secondo luogo pu significare , che 1' origine della superbia , il principio, il primo passo ( per cos dire) della superbia , egli fu il ritirarsi da ifio , 1* apostatare da Dio ; cos pecc Adamo di superbia, perch si sottrasse all'obbedienza dovuta a Dio suo creatore i <md ne avvenne , che il primo di tulli i peccati dell'uomo fu la

15. Mentre il cuor di lui si allontana da colui che Jo cre; onde il primo di tulli i peccati elT la superbia ; e chi governato da lei, sar ricolmodiabbomiriazion, ed ella alla fine lo mander in rovina. 16. Per questo il Signore caric d'ignominie la razza dei malvagi, e li distrusse fino al1' esterminio. 17. Dio gett a terra i troni de'principi superbi, e in luogo di essi fece sedere i mansueti.
(i) Prov. 18. la.

uperbia; la quale fu lauto funesta al primo uouio, e a tutti i uoi discendenti, e da questa tutti i peccati degli uomini ebbe0 la prima origine; ed ella atta di sua natura a condurre l'uomo ad ogni specie di peccati. La superbia adunque ( in questa econda interpretazione) si dice principio, ovver il primo di tut1 i peccati, sia perch il primo peccato commesso sopra la terra fu peccato di superbia, sia perch non avvi peccato , in cui non precipiti 1' uomo per la superbia ; o finalmente perch , come dice s. Prospero : nissun peccato si d , che sia fenza superbia, non altro essendo il peccato, se non un disprezzo di Dio. De vil. contempi, m. 3. Sar ricolmo di abbomnazione.STa pieno d'inquit, d'ingiustizie o di scelieraggini chi si lascier dominare dalla superbia. Vers. iC. Caric (V ignominia la razza de* malvagi. Allude ai gastighi tremendi, co* juali furon da Do puniti i famosi superbi giganti , che furono annegati nelle acque del diluvio, i cittadini di Sodoma e di Camorra, i Faraoni, i Nabuchodonosor ec.

18. Dio f'seccar le radici delle superbe nazioni; e piant quelli che Ira le genti medesime erario abbietti. i9.HSignoredislrusse le terre delle nazioni, e rovinolle dai fondamenti ; ao. Alcune di esse egli le desol, e ne sperse gli abitanti, e fece s p a rire dal mondo la loro memoria. 21. Dio annichil la memoria de' superbi, e conserv la memoria degli umili di spirito. 22. Non ingenita agli uomini la superbia, n l'iracondia ai figliuoli delle donne*
Vers. 18. E pianto quelli che tra le genti ec. Dio stermiuu i Chananei, e nelle loro terre piant gl'Israeliti, che erano il pi dispregiato popolo, che fosse allora nel mondo: era riputato come la feccia de' popoli, e trattato perci con ignominia e barbabarie dagli Egiziani. Ma quando g' Israeliti stessi per la loro superbia si rendettero degni di essere rigettati da Dio, sostitu egli a quel popolo ingrato i Gentili , disprezzali sommamente dall'Ebreo arrogante , i quali pero con umilit , e con fede si soggettarono a Cristo. Vers. 19. Distrusss le terre delle nazioni ec. Cos avvenne non solo della Peutapoli , ma anche delle terre di Ninive, di Babilonia , di Tiro , e delle stessa infelice Gerusalemme. Vers.23.2Vbn a ingenita agli uomini ec. Ovvero: non fu creata cogli uomini ec. N la superbia, n 11 ira non vengono dalla condizione dell'uomo, non sono proprie della natura dell'uomo , fj[uala Dio la creo da principio , ma sono vizio della stessa

25. Quella stirpe di uomini, che teme Dio, sar onorata; e disonorata sar quella stirpe, che trasgredisce i comandamenti del Signore. 24* Tra i fratelli quegli che governa fe in onpre; cosi dinanzi al Signore sar di quelli che 10 temono. 26. Le gloria de' ricchi, e degli uomini in dignit , e dei poveri 11 timor del Signore. 26. Guardati dal disprezzare il giusto, pernatura corrotta per lo peccato. Mette l'ira dopo la superbia, perch da questa quella ha origine. Altri danno anche questo senso: Non ista bene, non conviene la superbia all ? uomo, ma piuttosto alle fiere irragionevoli, e tanto pi potenti dell'uomo , non conviene l'ira, n la superbia a un uomo nato di donna, vale a dire figliuolo di madre debole , fragile, impotente, da cui redar dovrebbe la umilt e la mansuetudine, Vers. a3. Quella stirpe di uomini, che teme Dio , sar onorata eo. I superbi credono di farsi grandi e onorati e gloriosi colla loro superbia; ma grandemente la sbagliano; perocch il vero onore dinanzi a Dio, e dinanzi agli uomini saggi sta nel temere Dio, e nell' osservare i suoi comandamenti , e non ueU'arroganza e nel fasto. Dio umilia e confonde anche in questa vita i superbi, ed esalta quei che lo temono. Vers. 4- dinanzi al Signore sar di quelli che lo temono. Come in una famiglia il primogenito, che governa tutta la casa, onorato dai fratelli, cosi nella maggior famiglia degli uomini distinto e onorato dinanzi a Dio chi lo teme. Soa noti i diritti della primogenitura particolarmente nel popolo di Dio, e se ne altrove parlato ; questi diritti gli ha presso Dio chi lo teme, e lo serve con affetto di buon figliuolo, onde diitiato da lu colie maggiori dimostrazioni di stima e di affetto.

ch povero', guardati dar far grande stima del pec. calore, perch ricco. 27. I grandi, i magistrati , e i potenti sono onorati ; ma nissuno da pi di quello che teme Dio. 28. Al servo sapiente serviranno uomini liberi, e T uomo prudente, e disciplinato non mormorer quando sia ripreso; ma l'imprudente non otterr gli onori. 29. Non vantar tua grandezza quando hai da fare il fatto tuo, e nott istare a vedere nel tempo di necessit*
(i) Pro?. 17. . a. Rtg- a. 3.

Vers. a8. Al servo sapiente serviranno uomini lberi ec. Vedi Prov. svii, a. La sapienza tanto pregevole, ebe per essa uno schiavo giunge ad aver soggetti a se uomini li beri, e questi, bench si conscano superiori di condizione allo schiavo, se sono prudenti , e ben istruiti, non mormorano quando dallo schiavo stesso sono corretti. Ma simile onore non otterr 1* uomo stolto t il quale in qualunque condizione si trovi s*r disprezzato. Vers. 29. 3o. Non vantar tua grandezza ec. Riprende quelli, i quali per vano puntiglio di onore, per vano rispetto alla pretesa lor nobilt, e al loro decoro, si ritirano dal fare quello che per necessit debbon pi fare , se non vogliono perire, per esempio, dal lavorare colle proprie mani per guadagnarsi il loro pane, dal ricorrere a qualche inferiore, che pu assistergli in qualche loro affare ec. Perocch certamente preferibile il povero , che lavora, ed ha tutto quello che gli bisogna, al superbo infingardo che va a spasso , e non ha pane da mangiare. Vedi Prov. xu. 9.

30. Perocch pi stimabile colui che lavora, e abbonda di tutto , che il glorioso, il quale manca di pane. 31. Figliuolo, custodisci colla mansuetudine T anima tua , e onorala , secondo che ella merita. 32. Chi giustificher colui che pecca contro l'anima sua? e chi onorer colui che disonora 1' anima propria? 13. 11 povero arriva alla gloria per mezzo de' buoni costumi, e del timore di Dio; ed avvi chi rispettato a motivo di sue ricchezze.
(i) JVoc.ia.g. \era.3i,Custodifc cotta mansuetudine V anima tua ec. Couserva la mansuetudine e 1' umilt , che madre della mansuetudine , e con essa serberai inviolata e salva 1' anima tua , perch sa di questa mansuetudine posa la pace, la tranquillit, ed anche la santit dell'anima ; cos serbando costantemente la mansuetudine , procurerai all'anima tua nn gran bene e l'onore, e Ja gloria, che a lei pi conviene. Altri in altre maniere espongono questo versetto ; mi paruta questa la pi vera, com' la pi semplice, e leg.i ottimamente con quello che segue. Vers. 82. Chi giustificherei colui, che pecca ce. Se colla su perbia , coli'ira , colla impazienza tu pecchi contro l'anima ropria, chi potr scusarti, o difenderti ? E se tu , coli' abbanonarti all'impeto delle passioni , disonori 1' anima tua, chi potr giudicarti degno di onore ? Custodisci adunque 1' anima tua colla umilit e colla mansuetudine, e terrai a freno le passioni , fuggirai i vizii, che disonorano e avviliscono 1' uomo.

34. Ma colui che glorioso nella povert, quanto pi il sarebbe colle ricchezze? Ma colui che fonda sua gloria nelle ricchezze ha da temere la povert. C A P O XI. Saviezza dell umile: non giudicare di nessuno dalla apparenza^, non far pompa di bei vestiti : non invanirsi degli onori : non giudicare prima di aver udito il reo: non porre la fidanza ne' beni temporali : il bene ed il male viene da Do : ricordarsi del bene e del malenon fidarsi di tutti* i. XJa saviezza dell' umile lo innalzer, e farallo sedere nel consesso de' magnati* Gen. 4o. 4- Dan.6. 3. Jaon. 7. 18.

Vers. 33. 34- // povero arriva alla gloria ce. Nel tempo d'adesso il povero si acquista solida gloria dinanzi a Dio , e dinanzi agli uomini colla sua virt e col timore santo di Dio ; il ricco onorato dagli u o m i n i per le sue ricchezze; ma Dio pu dare al povero anche le ricchezze , e allora egli crescer in gloria pelo stesso buon uso , che far dei beni temporali ; ma quegli che non i odorato, se non perch ricco , pu perdere le ricchezze, e allora rester privo di oyni onore anche mondano. Quanto a d u n que vana la gloria , che pu venire dai boni temporali, in pa~ l'adone di quella cUc nasce dalia virt! Vedi Tob. iv. a3.

a. Non lodare un uomo per la sua avvenenza , e non disprezzare alcuno per quel che di lui apparisce: 3. Piccola cosa tra i volatili 1' ape , ma il suo frutto ogni dolcezza sorpassa. 4. Non ti gloriare delle vestimente, e non t* invanir*? quando sarai innalzato agli onori; perocch solo dell' Altissimo son mirabili le opere; e le opere di lui sono gloriose, segrete, e non conosciute.
(i) i. Reg. 16. 7. a, Cor. io, io. Jacob. . i. Act. la. si. a a.
Vers. i. La saviezza deW umile lo inalzer ec. Si potrebbe ancora tradurre: La saviezza dell' uomo di bassa condizione lo inalzer. Ho preferito l'altra versione , che fa la sentenza pi generale. Vedi Prov. xv. 33. xi. a. ec. Vers. a. 3. E non disprezzare alcuno ec. E gran debolezza il giudicare del merito di u uomo dalla bella presenza, o il farne cattivo concetto perch egli sia di cattiva apparenza, di piccola statura, o mal fatto di sua persona. L' ape s piccola cosa , e non di meno il miele, che ella mette iusieme, supera ogni altra dolcezza. Vorremo noi anteporre all'ape , che ha corpo tanto meschino , il pavone, ch' s bello a vedersi ? Ma se tu togliessi dal mondo tutti i pavoni, il mondo non ne sentirebbe gran danno ; se togliessi l'ape, tu priveresti gli uomini di un gran bene, dice il Crisostomo ia Psal. 5o. Plin. lb. xi. 5. 11. 17. Vers. 4- Non ti gloriare delle vcstimenta eo. S'intende delle vesti, che uac? porta come distintivo di qualche dignit , perocch soggiunge: e non t'invanire quando tarai innalzato agli onori: ne adduce il savio due ragioni, la prima si , che la gloria appartiene a Dio solo, la cui maest piena d gloria e pie-

6. Sederono in trono molti tiranni: e tal port il diadema, a cui nissuno pensava. 6". Molti potenti caddero in grande oppressione; ei magnati furo n dati in potere altrui. 7. Non biasimar nissuno prima d'informarti ; e quando sarai informato, riprenderai con giustizia. 8. Non risponder parola prima di aver sentito; e non interrompere 11 altrui discorso.
(i) Prov. 18. 13. ne di gloria sono le opere di lui ; la seconda ragione s , perch le opere di Dio, e i suoi giudizii sono ignoti e segreti, e occulti t e molte volte quelli che occuparono i posti pi sublimi, e fecer grandiosa comparsa nel mondo, caddero nella abbiezionfc e nella miseria, come detto nei versetti seguenti. Vers.5. 6. Sederono in trono inolii tiranni ce. La voce tiranno non qui usata in cattivo senso : ella significa un regnante: sederon sul trono, e portarono il diadema molti, ai qnali nissuno avrebbe giammai pronosticata tal sorte; e per lo contrario molti potenti, e molti grandi caddero in grande ignominia ( cosi il Greco ), e diventarono eziandio schiavi de' loro nemici; la storia sacra e profana ne somministra molti esempi. Vers, 7. Non biasimare nissuna prima d* informarti ec. Costantino il grande ebbe a pentirsi molto di aver creduto troppo facilmente alla moglie che accuso il di lui figliuolo Crispo ; e lo stesso Davidde sorpreso da u cattivo uomo fc torto aMiphiboeh. n, Reg, XTI, 4

g.Non contendere per cosa, che nulla a le imiroporU; e non unirti a giudicare con quei che peccano. io.Figliuolo, non impicciarti in molte cose; perocch se diverrai ricco, non sarai esente ela colpa. E andando dietro (a molle cose) non verra a capo di alcuna; e qualunque diligenza tu facci, non potrai trarti fuora.
Ci) Tim. 6. 9.
Vers. g. Non contendere per cosa , che a te nulla, importa. Le dispute per cose inutili, e che nulla ci appartengono , non sarebber buone ad altro, che a far perdere a noi la nostra pece, e la carit verso de' prossimi. E non unirti a giudicare con quei chepeccano. Vale a dre con quelli clic essendo cattivi, e mal facendo, pensano sempre male degli altri , e temerariamente giudicano del prossimo loro. Vers. io. Non impicciarti in molte cose ec. Questa sentenza presa in generale condanna la presanzione e la imprudenza di quelli che mctton mano a molte cose a un tempo, e nissuna ne fanno bene , n la conducono a fine.E molto^aggiameiite fu detto, che siccome a nissuna madre la natura d pi figliuoli , che latte da nutrirli, cos nissun nomo prudente prender sopra di se una mole di negozii superiore alle sue forze. Ma in questo luogo questa sentenza si applica a quelli che molte cose intraprendono per arricchire ; i quali dice , che se diverranno ricchi, non saranno esenti da colpa ; perocch la stessa cupidit di fare ricchezze non senza peccato per se medesima , ed agevolmente trasporta 1' uomo a commettere molti peccati, onde dice 1' Apostolo- Quelli che vogliono arricchire incappano nella tentazione e nel laccio del diavolo , i. Tira. vi. g. E andando dietro ( molte cose) ec.'Questa seconda parte del verieUo oscura anzi che no, ed io seguendo le veitigia

11. Taluno si affanna e si d da fare, e patisce essendo privo di piet, e tanto meno arricchisce. 12. Tal altro Un guido, e bisognoso d' ajuto, e privo di sorte, e ricco di miseria : 13. E P occhio di Dio mira costui benignamente , e lo solleva dal suo abbattimento, e gli fa alzare la testa, e molti ne restano ammirati, e a Dio ne rendono onore. 14. I beni, e i mali, la vita, e la morte, la povert, e la ricchezza vengon da Dio.
(i) Eccles. 4- 8, (*) Job. 4*, io. (3} Job. i. ai.

della nostra Volgata, bo procurato di trame il senso, che mi sembra il pi vero. Segue pertanto il savio a illustrare la sentenza contenuta nella prima parte , e dice, che un uomo, che il Carichi di molti affari, di molti uffizi! e impieghi, non riuscir bene in veruno, n per quanto corra, e si affaccendi e si consumi potr trarsi con qualche felicit dal 1' impegno, in cui si posto imprudentemente. Vers. n. 12. i3. Taluno s affanna ce. Dimostra, che inutilmente P uomo si affatica e si studia di arricchire, se Dio non benedice le sue fatiche. Se il Signore non edifica la casa , in vano si affaticano quelli che la edificano. Psal, cxxvi. i. Vers. 14. / beni e i mali ec. Intende i mali di pena , dei quali si serve Dio a punire i cattivi, e a correggere e purificare i huo-

15. La sapienza, e la disciplina, e la scienza della legge sono da Dio; la carit,e le opere de* buoni sono da lui. 16. L'errore, e le tenebre sono ingenite ai peccatori : e quelli che esultano nel male,invecchiano nella malizia. ij. Il dono di Dio rimane presso de' giusti, e con vantaggiosi progressi andr crescendo continuamente.
i, i quali perci negli stessi mali riconoscono e amano Dio, coma ne* beni onde il Nazianzeno Ep.63. Rendo grazie come nelle contentezze , cosi nelle afflizioni, perch so di certo , cha d tutto (juel che ci avviene , nissuna cosa -presso quella somma Ragione e senza ragione. Vers.iS. La sapienza e la disciplina ec. Quello che disse de' beni del corpo , lo dice adesso de' beni dell' animo, e di tutti questi beni, tanto di quelli che sono beni dell'intelletto, come di quelli che spettano alla volont , di tutti dice, che vengono da Dio , e sono dono di Dio. Vers. 16. .' errore e le tenebre sono ingenite ai peccator.U errore e la cecit segue ed accompagna sempre il peccato: quindi sovente nelle Scritture si dice che i peccatori sono nelle tenebre e camminano nelle tenebre, come si dice che i giusti camminano, e son nella luce. Vedi i.Joan, i- 7, Ogni peccato include un errore pratico, per cui P uomo preferisce la propria passione a Dio, e ai comandamenti di lui, e al proprio suo vero bene: ogni peccato fortifica l'inclinazione al male, e colla moltiSlocazione degli atti cattivi si giugne ben presto a tal perversione i giudicio, che o piccol male , o nissun male si credano essere le maggiori iniquit, come si vede in tanti uomini, che accecati della cupidit peccano euza ribrezzo T e senza vergogna, ed anche i gloriano della loro malvagit ( come soggiunge il savio) ; onde ne avviene, che nel male 'indurano , nel male invecchiano , e nel male muojono caz riparo.

18. Taluno s fa ricco colla parsimonia, e questo sol frutto ha per sua mercede, 19. Che dice: Io son contento e adesso manger de' miei beni io solo. 20. Ma egli non sa quanto tempo vi sia, perch la morte si accosti , ed egli lasci ad altri ogni cosa, e s muoia. 21. Tieni costante al tuo patto, e sopra di questo ragiona, e invecchia nell' adempire quel che ti comandato.
(i) Lue. 12. 19.
\ers.ij.Il dono di Dio riman presso de1giusti ec.Dse , che tutti i beni sono doao di Dio vers.i4-; dice adesso, che i beni dati da Dio ai giusti rimangono presso d essi, si conservano, durano , e vanno anche sempre crescendo: non cos i beni dati da Dio ai cattivi, perch questi dissipano gli stessi beni con ingiuria del donatore. Sentenza, che si verifica continuamente riguardo ai doni di grazia, e sovente ancora riguardo ai beni temporali. Vers. 18. 19. 20. Taluno si fa ricco ec. Porta l'esempio di u uomo , il quale de' beni, cio delle ricchezze concedutegli da Dio non sa fare queli' uso , per cui gli furon date , onde non sono per lui di verun frutto; perch in vece di spenderle in sollievo de' poveri, le nasconde , e non ad altro aspira , che di goderne egli solo, e come il ricco del Vangelo ( Lue. xiu. 19. ) dice a se stesso ; che ha del bene per molti, e molti anni, onde pu viver tranquillo, e darsi bel tempo ; e lo stolto non pensa , che forse la morte vicina, onde assai poco godr di sue ricchezze , perch egli m o r r , e queste passeranno in altre mani. Vers, 21. Tienli costante al lito patto ec. Per questo patto si yub intendere tu primo luogo quello che gli Ebrei facevano eoa

22. Non ti abbagli il fare de'peccatori; ma confida in Dio, e sta al tuo posto: 25.Perocch cosa facile dinanzi a Do 15 arricchire il povero in #n momento. 24. La benedizione di Dio corre a rimunerare il giusto, e in brev' ora fa, che egJj cresca , e fruttifichi. 26. Non dire : Che ho io da fare? e qual bene ornai avr io?

Dio nella circoncisione, e i cristiani fanno nel battesimo di servire a Dio, e osservare la sin legge; in secondo luogo pu intendersi lo stato particolare, che ciascheduno si elesse, per esempio del matrimonio, o della professione religiosa , onde dic il avi: sta costante nell'amare il tuo stato, e nell'adempirne le obbigazioni, e di queste ragioni ragiona eoa chi pu istruirti, e la vecchiezza ti trovi occupato io questo tuo grande affare di eseguire puntualmente tutto quello che Dio io tale stato vuole da te. Vers. aa. a3. Non ti abbagli ilfare de* peccatori ec. Perch tu vegga, che i cattivi abbiano prosperit, non ti venisse voglia di lodarli, e molto meno d'imitarli, confida in Dio , fa quello che dei fare nello stato tuo con buona costanza, e Dio , a cui tutto facile, ti arricchir dei suoi doni e de' suoi celesti favori. Non dee perdersi d'animo un uomo perch si vegga privo delle virt necessarie a ben vivere nello stato, a cui fu chiamato da Dio ; perocch dee ricordarci, ch'ei serve ad un padrone buono e dovizioso di ogni bene, che pu dargli tutto<jueJlo che a lui manca , e gliel dar , purch a lui ricorra con fede e con umilt, * Al tuo posto. I LXX. ni tuo lavoro, Vcrs.a4. E *n brev1 ora fa., che egli cresca ec. La benedizione di Do fa s, ebe il giusto , a guisa di pianta felice, con gran celeril vada crescendo, e porti ottimi fruiti.

26. Non dire: Io basto a me stesso: e qual male pu mai venirmi? 27. Nel di felice non ti scordare de' cattivi giorni, e nel giorno cattivo non ti scordare dei giorno felice. 28. Ed cosa facile a Dio il rendere a ciascheduno secondo le opere sue nel d della morte. 9. Il male d un' ora fa dimenticare le grandi delizie ; perch nella
(i) Inf. 18. 23.

Vers. a5. 26. Non dire : Che ho io da fare? ec. lo questi due versetti rappresentata la pusillanimit di un uomo afflitto e in miseria , e 1' arroganza di un peccatore felice, che crede di aver fissata immutabilmente (come suoi dirsi) la ruota defila fortuna. Il primo dice : che ho io da fare in questo mondo ? E egli possile, che io abbia mai veruna consolazione? Il secondo dice: Io sono felice , e lo sar , perch' io di nissuno ho bisogno , e basto io a ine stesso , e non v' ha alcuna specie di male , ch* io non possa tener lungi da me colle sole mie forze, cl mio denaro, colla mia potenza. Il savio adunque e' insegna a portare con animo pacato le avversit , e a sperar sempre in Dio -, e a non inalberarsi nelle felicit , ma serbar costante moderazione di animo , col giusto timore che la scena potr cambiarsi, che quello ch' ei dice nel versetto 27.: nella felicit pensa alle disgrazie che posson venire ; nelle avversit pensa al bene che Dio ti ha dato , e forse ancor ti dar quando avr abbastanza provata la tua pazienza. Vers. a8. Ed cosa facile a Dio ec. Che se Dio non ricompensasse la tua pazienza colle prosperit lempornli, la ricompenser con quelle della v ita avvenire , e se non punisse coi mali presenti 1* arroganza de1 felici del secolo, la punir alla morte con altri m a l i , che ono infinitamente pi da temersi.

fioe dell' uomo si manifestano le sue operazioni. 3o. Non lodar verun uomo prima della sua rnorte;peroccb l'uomo si riconosce dai sui figliuoli. Si.Non introdurre in casa tua ogni sorta d persone ; perocch molte sono le insidie degl' ingannatori.
Vers. ag. // mate di un'orafa dimenticare le grand i delzie* Questo si verifica nel tempo di questa vita quando o qualche gran malattia, o la povert, od altra qualunque tribolazione sorprende J' uomo; perocch o egli non pensa pi n punto n poco a quello che ha goduto nel tempo passato , o se vi pensa, non serve questo pensiero ad alleggiare il suo male, ma anzi ad accrescerlo. Molto pi poi si verifica la stessa sentenza nel punto della morte quando ogni sentimento de' passati piaceri sar perduto , e rester so/o il dolore del male , che per quelli l'uomo si meritalo. Perche nella fine deW uomo si manifestano le tue operazioni : alla morte non di consolazione per 1' uomo 1' aver goduto molte delizie e piaceri in questa vita , perch allora egli chiamato a rigoroso esame dinanzi al giudice eterno , e dalla sentenza , che sopra di lui si dar , viene a conoscersi, se egli ha bene, o male operato. La particella congiuntiva Et si prende qui per la causale, come in altri luoghi delle Scritture. Vers. 3o. Perocch l'uomo s riconosce dai suoi fgliuoli. Alcuni pe'figliuoliIntendono le opere dell'uomo; or siccome anche Iberno stesso , che fa il bene , per la naturale incostanza pu volgersi al male, perci dice il savio non canonizzare un uomo > mentre egli ancora in vita ; aspetta di vedere scagli sar perseverante nel bene , e se le opere di lui saranno sempre da giusto. Ma de' figliuoli carnali ancora ottimamente si dice, ch'ei sono la gloria e 1' obbrobrio del padre loro, e che dalla vita buona o cattiva di essi si riconosce la saviezza, o la malvagit del padre. Per dare adunque ad un uomo una giusta lude , aspetta di vedere quali saranno i figliuoli, ch'ei lascia dopo di se. Y^rs. 3i. Non introdurre in casa tua ec. In questo, e nei seguenti versetti il svio insegna la cautela da usarsi nell' arnmet-

32.Perocch come uno stomaco fetido getta dei rutti, e come la pernice condotta alla gabbia, e il daino al laccio , cosi va la cosa riguardo al cuor del superbo, che osserva come da una vedetta la caduta del suo prossimo.
tre allafamgliarit le persone non ancora beo conosciute e sperimentate. Non proibisce egli adunque 1' ospitalit, n il fare del bene a qualunque uomo , ma s il fidarsi leggermente di tutti, e H trattare cogl' ignoti con quella dimestichezza e fidanzar, eoa cui si tratterebbe con un amico. Vers. 3a. Come uno stomaco fetido ec. Avvert nel versetto precedente di guardarsi dalla familiarit dell' uomo ingannatore: rende adesso ragione del suo avvertimento, e dice in primo luogo : sappi , che siccome ano stomaco guasto, perch non pu digerire i cibi ancorch buoni e sani, getta fetidi rutti: cos il cuore dell' uomo superbo nutrito della tua amorevolezza , e carit ti rendei tratti di malizia e di fraude ; perocch egli corrompe ogni cosa, e di tutto abuser in tuo danno. E come la pernice e condotta alla gabbia e il daino al laccio ec.Perischiarire questo luogoconvien sottintendere qualche parola , e per quanto io posso comprendere vuoisi significare, che la pernice condotta alla gabbia , e il daino al laccio da un' altra pernice , e viceversa \ perocch delle perniai addomesticate si servivano i cacciatori a prendere non solo le pernici, ma anche i daini, e dei daini a prendere le pernici per 1' amicieia , che corre tra queste due specie di animali, come scrive Oppiano della caccia Uh. n. dove dice : Le marziali pernici focose... Fermar co' daini ed amistade, e lega,.. Ma poi la compagnia gustano amara , K 1' amistade senza riso , e trista Allor ch' uomini astuti agi' infelici Macchinan scaltre cose , le pernici Ponendo per inganni a' daoni amici, alle amiche pernici altres i daini. Dice adunque il savio i siccome 1' amist tra le pernici e i daini funesta e cattivo fine , perch per ragione di questa la pernice

33. Perocch egli il bene convertendo in male sta tendendo insidie , e agli eletti stessi apporr macchie. 34- Da una sola scintilla divampa il fuogo, e un solo ingannatore moltiplica le stragi; perch l'uom peccatore tende a spargere il sangue. 35. Guardati dall' uomo malizioso macchinatore di guai, affinch egli non abbia a tirarli addosso infamia perpetua. 36". Ricevi in tua casa lo straniero, ed egli la metter sottosopra , e ti roviner , e li spoglier anche del tuo.
tratta nella gabbia, e il daino cade nel Liccio , cos nella famigliarit che tu venga a contrarre coli' uomo superbo e di cuor cattivo, tu troveresti la tua rovina, perch egli non ad altro aspira, che al maligno piacere di veder caduti miseramenle i suoi prossimi; onde soggiunge versetto 33., che questo falso e perfido amico convertir il bene in male , e vi ordir sopra insidie e tradimenti, ed agli stessi uomini eletti , ai pi rispettabili apporr macchie , gli accuser calunniosamente de'difetti e dei peccati , che non hanno. Vers. 34- Da una scintilla ec. Un perfido amico , che abusa della confidenza , che tu avevi in l u i , con una parola, ch' ei riporter malignamente, accender nimicizie mortali, dalie quali ne verranno eziandio stragi e rovine : e questo appunto quello che brama e cerca un tal uomo cattivo e peccatore, Vers. 35. DalV uomo malizioso ec. Il Greco propriamente, dalV uomo malfacenle, vale a dire da queli' istesso , di cai ha parlato di sopra , che non pensa , se non a nuocere altrui.

C A P O XII. / benefizii debbono farsi piuttosto ai giusti: non dar ricetto agli empii e peccatori : difficile il distinguere gli amici dai nemici: non fidarsi de' nemici, bench si fingano amici.
i.Oe tu fai del bene , fa di sapere chi quegli, a cui tu lo fai, e e ne'tuoibenefcii avrai mollo merito.

Ver6.36Xo straniero ec.ll nome di'straniero presso gli Ebrei fu sempre odioso significando gli uomini di altra nazione, e per conseguenza nemici del vero Dio , e adoratori degl' idoli, e Dio aveva molto severamente comandato al suo popolo di fuggire ogni commercio colle nazioni.In primo luogo adunque vuol significarsi , che 1' introdurre nella propria casa una persona aliena dalla vera fede, un esporsi a gravissimi pericoli tanto per riguardo allo spirito, come per riguardo al temporale. In secondo luogo ancora verissimo, che il ricevere nella propria casa un uomo non conosciuto , n bene sperimentato, vi produrr agevolmente disordini , e sconvolgimenti e rovine. Vers. i. Se tu fai del bene , fa di sapere ec. Ges Cristo disse : Dona a chiunque ti chiede Lue. vi. 3o. A questo insegnamento non contrario quello che d qui il savio di badare nel far del bene chi sia quegli a cui il bene s fa: perocch non altro vuol egli significare se non che non si faccia del bene a chi del bene medesimo abuser a far del male ali' anima propria, ed ai prossimi; abuser del bene nudrire i suoi vizii,e a sfuggire le sue passioni. In secondo luogo il bene che uno fa non sarebbe ben fatto, se tralasciato chi pi lo merita , si desse a chi o ne indegno ,o lo merita meno. Per dir tutto in una parola il savio vuole ed insegna , (he i benefizii e i favori non si facciano olla cieca , e senza discrezione , ma con saggio avvedimento si consideri e la condizione delle persone , e quello che a ciascheduna convenga. Non si parla qui delle quotidiane limosine ( intorno alle quali non necessario di badare minutamente a chi si dieno) ma delle liberalit e dei benefizii di maggior importanza.

2. Fa del bene al gi* sto,e ne avrai gran mercede,e se non da lu certamente dal Signore. 3. Perocch non avr bene chi fa sempre del male, e non fa limosina ; perch 1' Altissimo odia i peccatori, e usa misericordia con que' che San penitenza. 4. Sii tu liberale 'coli* uomo misericordioso, e non accogliere il peccatore ; perocch agli empii, ed ai peccatori Dio render il loro gastigo serbandogli al giorno della vendetta.
(i) Gai 6. io.
Ver s. ?.. Se non da lui, certamente dal Signore. Perch Dio tiene come fatto a se quello1 che si fa in pro dei giusti per amore di lui. Vedi Matiti, x.^o. 4 Vers. 3. Non avr bene chi fa smpre del male ec. Non giusto , che ottenga benefizii n da Dio, n dagli uomini, colui che fa sempre del male ontro Dio , o non ha carit verso dei prossimi: conciessiach Dio odia i peccatori, ed liberale delle u gratie con quelli, i quali essendo veramente pentiti dei loro falli ce rea DO di ottenere misericordia da Dio coll'usar misericordia verso i fratelli. Vers.4. E non accogliere il peccatore. Favorisci.^ ajuta eolla tua liberalit il giusto, ma non proteggere il peccatore quando il proteggerlo e 1' ajutarlo sarebbe un dargli la mano a far male Osservo s Agostino Dedoct.Christlib.in.i6., e dopo di Ini s.Tomtnaio , ed altri, che la voce peccatore qui posta in luogo della voce peccato , volendo significare , non favorire , non secondarti il peccalo altrui, onde dice s. Tommaso: Si dee ajzilare il peccatore quanto al sostentar la natura, ma non per fomentare la colpa, : 2. 2. tjuaest. 3a, art, g. E si parla evidentemente

5. Sii liberale coli' uom dabbene, e non accogliere il peccatore. 6. Fa del bene ali' umile, e non donare ali' empio; impedisci, che siagli dato del pane, affinch con questo egli non ti soverchi: 7. Perocch tu troverai doppio male per tuti o il bene, che gli farai; perch e 1'Altissimo odia i peccatori, e far vendetta contro degli empii. 8. Non si conosce 1' amico nella prosperit: e non rester celalo il nemico nell'avversit.
di quelli che vivono pubblicamente nel peccato, e de'quali si pu giustamente presumere, che dell'altrui liberalit e protezione prenderanno occasione di mal fare, e di diventare peggiori. Vedi s. Greg. Pastor. 3. parte Admonit. a i . Il favorire adunque, il beneficare un tal peccatore essendo un cooperare ai peccati di lui , soggiunge perci il savio : Perocch figli empii, ed ai pec< atori Dio renderei il loro gaslgo te. E vuol dire in primo luogo , che proteggendo costoro, e ajutandoli si viene ad aggravare la loro condannazione dando loro animo e ardimento a peccare: in secondo luogo , che in tal guisa si viene a peccare con quelli che peccano, e ad essere soggetti al gastigo di Dio. Vers. 6. ?. Impedisci, che siagli dato del pane ec. Colla voce pane vien qui inteso tutto quello che servir pu a nutrire la malvagit e 1' ardire dell' empio , il quale dello stesso beneficio abuser facilmente ai danni dei benefattore, onde questi avr a pentirsi della sua imprudenza, perch quanto pi avr fatto del bene a un uomo scellerato, tanto maggiori ne riscuoter le afflizioni e i disgusti e le ingiurie.Pel doppio male pu intendersi ii beneficio perduto, e gettato via, perch fatto a un indegno, l'avere con questo reiitUuo 1' empio pi pulente a mal fare,

g. Quando 1* uomo in prosperit, i suoi nemici sono malinconici; e quand' egli nell' avversit si conosce, chi suo amico. 10. Non ti fidare del tuo nemico giammai; perocch la malizia di lui come un vaso di rame, che fa la ruggine. 11. E se egli si umilia, e s'incurva , sta attento, e guardati da lui. 12. Non te lo mettere accanto, e non sieda egli alla tua destra, affinch
Vers. 8. Non s conosce 1* amico nelle prosperit, ec, Quando 1' uomo felice , moki si fingono suoi amici , e non sono ; P avversit quella che toglie la maschera , e rende manifesto il vero e il falso amore, e fa distinguere gli amici e i nemici. Vers. io. 11. 12. Non ti fidare del tuo nemico giammai ec. Se il tuo nemico ti si mostra subitamente riconciliato, e ti usa ogni dimostrazione di rispetto , non ti fidar subito d i l u ; perocch siccome un vaso di rame per quanto s pulisca fa sempre della ruggine ; o sia del verderame, cos i 1 cattivo cuore del nemico cover sempre delle cattive disposizioni contro d te; che se tu te lo terrai d'intorna, e lo metterai a parte dei tuoi affari, trattandolo come un altro te stesso , facilmente ei ti soppianter , e con tuo gran dolore capirai allora , ma troppo Uardi , la verit dei miei avvertimenti , i quali ti trafiggeranno l'anima per non averli tu messi in pratica. La religione di Cristo , che comanda il sincero amor de 7 nemici, e di procurar di rendergli amici con tutte le dimostrazioni di carit , non proibisce per la prudente circospezione da tenersi verso certe persone, del buon animo delle quali siavi ragione di dubitare , le quali perci non sarebbe ben fatto di ammettere ad una piena confidenza come t i f a con u amico sperimentato di lunga mano,

non avvenga, che rivoltosi egli contro di le cerchi di prender il tuo posios onde alla fine tu abbi a capire le mie parole , e li miei avvertimenti ti trafiggano. i3. Chi avr misericordia dell' incantatore ferito dal serpente, e di tutti quelli ebe si accostano alle fiere? cos sar di chi si accompagna con un iniquo, e si trova involto nei peccali di lu. i4- Per un' ora si star egli con te; ma se tu andrai in declinazione . non regger.
Vers. t3. Chi avr misericordia dell' incantatore ec. L'incantatore che maneggia i serpenti ; e il temerario , che si avvicina a una fiera , a un orso, a un l'ione ec. non sono compatiti da nissuno se son morsi e sbranati ; cos non degno di compassione chi si familiarizza con uomo di cattivo cuore , se questi lo tira a farsi complico de' suoi peccati, e per conseguenza, a rendersi degno dei gastighi e delle sciagure, colle q u a l i Dio lo punir. La societ de' cattivi sempre contagiosa e funesta. Notisi , che ab aulico vi furono non solamente uomini particolari, ma i n t e r i popoli , che si vantavano d' incantare i serpenti , come i Marsi nel1* Italia , gli Psilli n e l l ' A f f r i c a , ma siccome vedeli dallo stesso antico proverbio, che quest'incantatori vi perticano non di rado la vita, convien credere, che tutta la loro arte consistesse in avere molto coraggio , e una certa destrezza per ischivare le morsicature di quegli animali ; se pure non si servivano di qualche unguento simile a quello , onde fanno uso alcuni ciarlatani itt Italia , il quale unguento applicato alle m a n i , o toglie ai serpenti la forza di mordere, o rende inefficace il loro veleno. Di tale unguento fatta menzrone da Nicandro Therrao, ec.

15. Il nimico ba il miele sulle sue labbra; ma in cuor suo va macchinando per condurti naila fossa. 16. Piange per gli occhi fuor'il nimico; ma se trova l'occasione egli sar sempre sitibondo di sangue. 17. E se ti succeder del male , troverai, che egli ne sar il primo autore. 18. Piange per gli occhi fuor* il nimico, e, come per darti ajuto , dar a' tuoi piedi la spinla. i g. Scuoter il capo, e batter palma a palma, e masticando molte cose, canger di viso.
(i) Jertm. 4'. 6.

Ver. 14. Per un1 ora si star ec. Non l dar a credere, ch' fi sia per esserti tempre compagno : star con te nell' ora felice t tua al primo segno di cangiamento di fortuna ti lascer. Vers. 19. E tiaslicando molle cose canger di viso. Quaudo ti avr dato il tracollo, allora far festa , e deposta la maschera, parler di te con tronche misteriose parole per fare intendere agli altri, che il male, in cui se* caduto, tu tei meritavi, e che tien ti sta. Ecco tutto quello ohe alla iiae ritrarrai dalla societ di un cattiva uomo , e di un perfido amico.

C A P O XIII. pericolosa la societ col superbo , col ricco , col potente : amare Dio, il prossimo Comparazione del povero e del ricco. 1. vJhi tocca la pece, si sporca di pece , e a chi conversa col superbo , si attaccher la superbia. 2. Si mette un gran peso addosso chi fa lega con uno da pi d lui. E non ti associare eoa chi pi ricco di te. 3. Come staranno insieme un vaso di ferro , e uno di terra, il quale quando venga a urtare coli' altro sar-messo in pezzi?
(i) Deiit. 7. n. Vera.i. Chi tocca la pece ec. Viene in questo capitolo il savio a parlare di varie persone , delle quali la societ da fuggirsi pel pericolo o di contrarre i loro vizii, o d'incorrere in altri mali. Parla in primo luogo del superbo, il quale tanto pi facilmente comunicher la sua malattia a ciii Io frequenta e Io torteggia , perch a questa soggetto grandemente 1' uomo per effetto della sua natural corruzione, e perch questa passione s traveste facilmente sotto le apparenze di generosit e di grandezza di animo, onde a prima vista nulla presenta di odioso e di turpe , come in altre passioni succede. Vers. -i. Si mette un gran peso addotto ec- la queste , e nei seguenti versetti fino al 9. si dimostrano i pericoli, ni quali si espone chi per vana ambizione cerca 1' amicizia la compagnia de' grandi e de' potenti, donde per lo piii ritrarr molti disgusti , molte amarezze, e poco, o nissun frutto.

4. Il ricco far ingistizia, e fremer; e il povero maltrattato star zitto. 6. Se tu gli farai presenti , ti accoglier; se non avrai che dare, ti abbandoner. 6. Se hai qualche cosa, banchetter teco , e lismugnerre non avr compassione di te. 7. Se avr bisogno di te, ti gabber, e con viso ridente ti dar speranze, ti prometter monti d' oro, e dir; di che hai bisogno? 8. E ti confonder co' suoi desinari fino a tanto che in due, o tre volte ti rifinir , e ali' ultimo si burler di te, e poi vedendoti ti volter le spalle , e scuoter il capo contro di te.

Vers,4- Fura ingiustzia , efranter. Far ingiustizia al povero suo amico , e grider , trepiter , come se egli fosse 1' offeso, e al povero toccher di tacere, e aver pazienza. Ver. 7. Se avrbitogno di le , ti gabber ee. Ti gabber facendosi buon viso, lodandoti con belle e dolci parole , dandoti grandi speranze ec. Vers. 8. Ti confonder co1 tuoi tctinari eo. 'P inviter a pranzo, e ti tratter alla grande, affinch tu pure facci altrettanto , onde in due , o tre volte , che tu lo inviti, ti rifinir, ridurr al verde, e allora si burler di tua vanit, ti abbandoner !

9 Umiliali a Dio , aspetta la sua mano. 10. Bada, che sedotto tu non ti umilii stoltamente. 11. Guardati dall'esser umile in tua saviezza,affinch umilialo che sarai, non sii sedotto a far cose da stolto. 12. Se un potente ti chiama a se, tirati indietro;conciossach per questo appunto egli ti chiamer, e richiamer, iS.Non essere importuno per non essere cacc i a f o v i a , e non tenerti tanto indietro da esser dimenticato. i4.Neltrattenere per parlar con lui come eoa
t'insulter scuotendo il capo , e rinfacciandoti la sua stoltezza d aver voluto eoinpetere con l u i . Vers. 9. io. 11. Umiliati a Dio ec. Se ti trovi in necessit di soccorso , assisterla , di protezione, umiliati dinanzi a Dio piuttosto che dinanzi ai grandi della terra , e da lui aspetta conforto piuttosto che da un uomo fallace; bada di non umiliarti e di non prostrarti dinanzi al ricco , e dinanzi al potente credendo falsamente, che ci sia da uomo^aggio , perocch questa tua umiliazione potr condurti a far cose da vero stolto , potr condurl fino a servire alle passioni e ai peccati di colui , la protezione del quale tu credi tanto necessaria , e come la sola , che possa darti salute Avvi a d u n q u e una falsa umilt, che non veramente umilt , ma piccolezza e vilt di a n i m o , perocch la vera u m i l i a coraggiosa e costante nelle avversit mediante la speranza in Dio Vers. 19.. Se un potente ti chiama ec. Da questo sit/o al versetto 18. parla delle maniere da tenersi nel conversare coi craudi, 6 *

un eguale, e non ti fidare delle molte parole di lui; perocch col farti parlar molto ti tenter , e come per giuoco t'interrogher per cavare da te i tuoi segreti. io. L'animo fiero di lui terr conto di tue parole, e non la guarder a farti del male, e a metterti in prigione. 16. Bada a te, e sta mollo allento a quello che li senti dire ; perch tu ea m m i ni sull'orlo del tuo precipizio. 17. Ma tali cose ascoltando quasi in sogno, risvegliali. 18. Pertutttoii tempo di tua vita ama Dio, e invocalo per tua salvezza.
Vers. 14- Noi trattenere per parlare con lui, come con un eguale. Guardati dal parlar molto , dal dar libero il corso alla lingua, come faresti con un tuo pari : il grande o non ha tempo per sentire lunghi discorsi, o far le viste di non averlo. Vers. 16. A quello che li sent dire. A quello che egli ti dice, a quello che ti domanda, affi o di rispondere con prudenza. .Vers. 17, Ma lali cote ascoltando ec. In ascoltando le interrogazioni , che egli ti fa, procura di essere simile a un uomo, che vede in sogno un gran male che gli sovrasta , e si scuote, e caccia da se il sonno ; cos tu sta attento e vigilante, e pensa , e rifletti bene a quello che ti dice quel grande avendo presente il percolo di errare nelle risposte , e di cadere io qualche precipizio.

i o.. Ogni animale ama il suo simile, e cos ogni uomo il suo prossimo. 20. Tutte le bestie fan societ colle loro simili; cosi ogni uomo si unir col suo simile. 21. Se il lupo potr qualche volta aver societ coli' agnello, l'avr anche il peccatore col giusto. 22. Qual relazione tra un uomo santo, e un cane? E qual unione tra il ricco, ed il povero ?
(i) a. Cor. 6. 14.

Vers.iS.^ma Do, e invocalo ec. Nei pericoli, e n e* bisogni, onde piena la vita, la speranza e il rifugio dell' uomo dee essere in Dio, in Dio , cui egli ami, ed invochi con fede. Vers.iq. ?.o. Ogni animale ama il suo slmile ec. Avendo mostrato di sopra , che non pu essere n ferma , n utile , generalmente parlando, la societ tra persone molto diverse di condizione , dimostra1 adesso la stessa verit col'eserapio degli animali, i quali coMoro simili conversano e vivono. La somiglianza della natura dee produrre 1' amor dell' uomo verso dell7 uomo ; la somiglianza e conformit di stato, d'inclinazioni, di costumi produce la pi stretta unione di un uomo con un altro uomo, come ne' seguenti versetti si fa manifesto. Vers.aa. Tra un uomo santo, e un cane ? Il Greco dice: Tra V ffiena , e il cane ? 1' Hiena una specie di lupo ninnassimo del cane, ma la nostra Volgata d un ottimo senso, perocch il cane animale impuro presso gli Ebrei Lei>itxi.a6. Deuter.K\ni. 18,, onde era preso per tipo de' Gentili, Malt. vii. 6. xv. 26. Dice adunque : qual relazione pu essere tra u uomo santo, e un uomo immondo ed empio ?

23. Preda del lone l'asino selvatico nel deserto, e pastura de' ric chi sono i poveri. 24. Come il superba ha in abboininio l'umilt, cos il ricco ha il povero in avversione. 5. Il ricco, ebe traballa , sostenuto da* suoi amici-, ma il povero, caduto che , vien cacciato via anche da' familiari. 26". II ricco, che ha errato, ha molti, che lo sostengono : egli ha parlato con arroganza , e quelli lo giustificarono. 27. Ma il povero, che fu gabbato, ancor rampognato: parla sensatamente, e non gli dato retta. 28. Il ricco parla, e tutti sian cheti, e innalzano fino alle nuvole le sue parole. 29. Parla il povero, e quelli dicono : chi costui ? e se inciampa, lo getteranno per terra.
VeM.a6.fi quelli lo guttficarono. Tale la miseria de'graud i , che trovano sempre adulatori, i quali sono pronti a difendere , ed anche a cauonzzare tutte le loro azioni, ancorch prave e degne di biasimo.

3o. Buone son le ricchezze,le quali non hanno peccalo sulla cosci enza : ma pessima la poverl a delta dell'empio. 3r. Il cuore dell'uomo cangia il volto di lui o in bene, o in male. Sa. 11 buon viso argomento di buon cuore lo troverai difficilmente, e con pena.
Vers. 9.9. Chi e costui? La stessa sapienza increata sofferse simile insulto dagli Scribi , che dicevano: Non e egli costui un figlio di un legnajnolo ? Matth. xui. 55. Vers. 3o. Buone son le ricchezze , le fjziali non hanno ec. Si pu prendere questo lungo in due sensi: primo,le ricchezze sono buone quando sono nelle mani di chi ha buona e pura coscienza ; perch questo possessore delle ricchezze di esse si servir in bene. Secondariamente: buone sono le ricchezze, le quali sono state acquistate senza peccato, e non s'impiegano a peccare. L'uno e V altro senso buonissimo, e si viene cosi a dimostrare,come i beni di questa vita non sono cattivi per loro stessi, e non sono nemmen veri beni , perch buono non fanno 1' uomo , ma diventeranno buoni se 1' uomo sapr valersene secondo le intenzioni di Dio, e in pro dell' anima propria. Ma pessima e la poverla ec. L' empio , che non ad altro pensa, se non alla vita presente, Jetestn la povert, e crede, e dice , che ella la peggior cosa, che sia al mondo, perch toglie a lui i mezzi onde sfogare le proprie passioni. 11 giusto non odia, e non disprezza la povert , e se Dio lo ha fatto povero , nel suo stato vive contento confidando nella divina bont , e sperando il premio, che ai poveri di spirito promesso nell'Evangelio. Vers.3i.fi cuore dell' uomo cangia il volto di lui ec. * I sentimenti di allegrezza , o di dolore , di ardimento, o di paura ec. s'imprimono, e spiccano nella faccia, che specchio dell'anima; parimente la bont e santit del giusto risplende ella faccia di lui grava, modesta , tranquilla ; come i segni contrari otdiuariamente si leggono sul volto degli uomini caltivi. * Cangia. Altera il volto.

CAPO

XIV.

#eato colui, che nel parlare non pecca : le ricchezze sono un male pe!!' avaro : servirsi del le ricchezze a fare del bene prima della morte , la quale non tarda. Fragilit dell uomo. Beato chi ama la sapienza e la giustizia. i. Deato l'uomo,che non ha fatto mancamento colle parole della sua bocca, e non punto da rimorso di peccato. 2.Felicecoluichenon ha nel!' animo suo tristezza, e nen ha perduta la sua speranza
(i) //. i g. ,7.

Vers. 32. Il buon viso argomento di buon cuore ec. Difficilmente , e con pena troverai uomo di tanta virt e pazienza, che sia sempre in volto l'istesso, sia sempre tranquillo e sereno in faccia , che l'indizio di un cuore perfettamente buono superiore a tutti i movimenti della carne e del sangue, e a tutti gli accidenti della vita; perocch i santi stessi non sono esenti da perturbazioni e da impazienze almen passeggere. Del gran santo Antonio scrive s. Atanasio , ebe egli era costantemente di volto talmente lieto e gioviale , che da questo solo era riconosciuto e distnto tra le migliafa di monaci. Vera.i.Che non ha fallo mancamento ec. S.Girolamo cap.m. a. Chi non inciampa nel discorrere , questi e nom perfetto. E none punto da rimorso dipeccato: intende di peccato grave, che privi 1* anima della sua vita spirituale , che la grazia. Vers. 2. Felice colui, che non ha ec. Beato l'uomo, che non porta in cuor suo la tristezza, che vien dal peccato, beato l'uomo , che non pecca, perocch egli non perder mai la speranza

3. Per 1' uomo cupido, e tenace sono inutili le ricchezze : e che far dell1 oro l'uomo invidioso? 4-Chi accumula co n defraudare ingiustamenta se stesso , accumula per altri , e un altro sguazzer ne'beni di lui. 5. Con chi sar egli buono chi cattivo verso se stesso,e non ritrae veruna soddisfazione dai suoi beni? 6. Nulla V ha di pi iniquo di colui che invidioso verso se stesso; e questa la mercede della sua malignit.
in Dio, la speranza di sua eterna salute. La lieta speranza di salute effetto della buona coscienza. Vers. 3. Per V uomo cupido e tenace ce.. In questo verdetto 1* uomo tenace, e 1' uomo invidioso sono la stessa cosa. L' avaro non ha verun frutto di sue ricchezze , perch non le impiega, e non se ne serve, e le nasconde. Un antico scrittore disse , che P avaro non fa mai nulla di bene , se non quando muore. Vers-4- Con defraudare ingiustamente se stesso. Con privarsi del necessario. Vers.6. Nulla v* ha di pi iniquo di colui, che e invidioso ec. Colui, che avaro contro di se medesimo, negando a se stesso quello che la natura richiede a sostentare la vita, egli omicida crudele di se medesimo , ed il piii iniquo uomo, che passeggi la terra ; perch odia realmente se stesso , quando amar si dee avanti ad ogni altro; e questa sua malignit sar il suo gasligo, sar la giusta mercede di sua avarizia. I cattivi trattamenti , ch' ei fa a se stesso , come suo proprio carnefice , puuucono m questo mondo la sua perversa passione.

7. Che se egli fa qualche bene, senza saperlo lo fa , e senza volerlo: e alla fine manifesta la sua malizia. 8. Cattivo l'occhio dell' invidioso: egli volta altrove la faccia, e dsprez/a l'anima propria. 9. L* occhio dell' avaro npn si sazia di una porzione ingiusta : non si sazier fino a tanto che abbia consumala, e slrulta la sua vita. 10. L'occhio maligno inteso al male, e non si caver la fame, ma rester famelico, e malinr conico alla sua mensa.
Vers. 7. E alia fine manifesta la sua malizia. Se per accidente stagli accaduto di far qualche bene, alla fine o in atti, o in parole far conoscere , che di^mala voglia , e per forza lo ha fatto. Vers. 8. Volta altrove la faccia ec. Rivolge altrove la faccia per non vedere i poveri, n le loro .miserie ; ma qual meraviglia che egli sia crudele cogli altri, mentre lo con se stesso, e non tien conto dell'anima propria ? Vers. t). Non si sazia d1 una porzione ingiusta. Di una porzione di beni eccedente, maggiore di quella che naturalmente jpotea toccargli, maggiore del suo bisogno , e ch' e' non polca metter* insieme, se non facendo ingiustizie a molti altri.Il Greco.- Non serve a saziar i' avaro una porzione : egli vuol tatto, e non sarebbe neppur contento quando avesse tutto quel che desidera , perocch egli fino che siasi strutto cogl'inquieti suoi desiderii , son .cesser mai di desiderare. Vers. io. E inteso al male. Intendi, anche quando sta a mettaa per ristorarsi : 1' avaro anche allora pensa a far danari, pensa &' suoi contratti, alle sue usure e.

11. Figliuolo, di quello che hai , fattene del bene, e fanne obblazioni degne a Dio. 12. Ricordati della morte,la quale non tarda , e della legge intimata a te di andar nel sepolcro: perocch legge di questo secolo il morire assolutamente. 13. Fadelbene al tuo amico prima di morire , e stendi la man liberale verso del povero secondo la tua possibilit. i4 Non ti privare di un buon giorno , e dei
(i) Supr. 4- ' Tob. 4- 7. Lue. 16. 9.

Vers, 11. Fattene del bene. Serviti de' beni, che hai per *o~ stentare onestamente la vita, e per onorare Dio colle obblazioni delle decime, delle primizie ec., e soccorrendo i poveri per amore di lui. t Vers. 12. E leg%e d questo secolo il morire assolutamente. Allude alla sentenza di Dio , che intimo la morte ad Adamo> T quando avesse mangiato del frutto vietato, Gen. n. 17. Vers. 13. Prima d morire ec. Come se dicesse , non aspettare a fare del bene agli amici, e particolarmente ai poveri, non aspettare il punto della morte, quando la liberalit appena merita questo nome , come not s. Basilio Horn. 7. dove dice: Tti adunque tarai benigno e liberale verso degli uomini, quando con etsi pi non sarai ; quando io ti vedr informe cadavere, allora dir, che tu ami i fratelli? Veramente gtran lode far dovuta alla tua generosit , e gran merito avrai , quando estendo ornai a giacere nel sepolcro ti farai conoscere per uoni magnifico., e profuso nel dare, dopo che tu in quel tempo, che conceduto per meritare.,. non guardanti i poveri in faccia.

buon dono non perdere nissuna parte. 16. Non lascerai tu i tuoi sudori, e le fatiche ad altrui da dividersi a sorte tra loro ? 16. D, e ricevi.e giustifica l'anima tua. 17. Pratica la giustizia prima della tua morte; perocch non si pu trovar cibo nel sepolcro. 18. Ogni carne appassisce com* erba, e come
(i) Isai. 4<J. 6. Jac. i. io. i. Petr. i. a4*

Vers. i4- i5. Non ti privare di un buon giorno ee. Da quel ebe precede, e da quello che segue apparisce, che pel giorno buono s' intende il giorno, in cu i si ha il modo e 1' occasione di fare del bene ai prossimi ; e il buon dono si la stessa occasione , e i mezzi di fare il bene , della quale occasione e dei quali mezzi insegna il savio , tire bisogna orevalersi, e ne adduce anche questa ragione, perch verr la morte, e allora il frutto de'suoi sudori, e di sue fatiche ar costretto l'uomo a lasciarlo ad altri. Quanto meglio adunque impiegheu questo frutto a fare delle opere buone, pelle quali si renda degno alla morte di essere accolto ne' tabernacoli eterni ? Vers. 16. 17. D, e ricevi, e giustifica V anima tua ec. D de? tuoi beni a quelli che sono in necessit, e ne riceverai da Dio i beni spirituali, e santificherai 1' anima tua.Pratica le opere di giustizia, le opere di carit mentre sei in vita , perocch caduto che tu sii nel sepolcro , non avrai pi alcun mezzo per guadagnarti quel cibo spirituale , per cui 1* anima si nutrisse e si conforta , e cresce nella giustizia. Questo cibo spirituale sono le virt e le buone opere, onde in simil senso disse Cristo/o.vi. ^.Procacciatevi non quel cibo, che passa, ma quello che (tura sino alla vila eterna: vale a dire il merito delle buone opere.

foglie, che spuntano da verde pianta. 19. Altre nascono , e altre cadono a terra : cosi delle generazioni della carne, e del sangue una finisce, e una nasce. 20. Tutte le opere soggette alla corruzione verran meno una volta, e se n'andr con esse colui che le ha fatte. 21. IVta tutte le opere elette saranno approvate ; e chi le fece , sar per esse onorato.
Vers. 18. i g. Ogni carne appassisce ec. Dalla brevit e fragilit della vita umana prende nuovo argomento per animare allo studio delle opere buone , che sole restano ali* uomo, e l'uomo seguono nella vita avvenire. La similitudine delle foglie degli alberi , ebe nascono, e per poco tempo fanno il loro ornamento t e poi cadono, e dan luogo di nascere ad altre , esprime molto bene quanto debil cosa sia P uomo , e la vita dell' uomo, e come facilmente agitata e turbata pe' pi leggeri accidenti , come le foglie al pi piccol movimento dell'aria, e come presto ella pasti, e come in uua perpetua rivoluzione sia di continuo tutto il genere umano , mentre gli uni nascono , gli altri invecchiano e muojono. Yers.ao.ai. Tutte le opere soggette alla corruzione ec. Muojono non solamente gli uomini, ma muojono tutte le opere loro, quelle io dico, che sono soggette alla stessa corruzione, a cui P uomo soggetto, vale a dire , la opere mondane, i palazzi , le citt , i monumenti pi solidi, ne' quali sud 1' industria e Parte degli uomini, tutto quaggi perisce: Chi semina nella carne dalla carne mieter ancor corruzione : chi semina nello spirito dallo spirilo mieter ancor la vita eterna. Gai. vi. 8. Cos dice il savio, che le opere elette e sante, le quali sono effetto non della vanit, n dell'amor proprio , ma dell' amore di Dio , susssteranno , e saranno approvate e rimunerate da Dio , onde cbl le fece ne avr onore , e gloria eterna.

ro p. . .

22. Bealo l'uomo, che costante nella sapienza , e medita la giustizia , e colla sua mente pensa a Dio, che tutto vede ali' intorno. 23. Il quale va studiando in cuor suo le vie di lei, e ne penetra gli arcani, e va dietro a lei per rintracciarla , e dalle strade di lei non esce. 24. Il quale per le finestre di lei rimira, e alla porta di lei sia a udire:

Vers.22. Che e costante nella sapienza ec. Ecco la conclusione delle cose gi dotte: beato chi ama la sapienza con amore forte e costante, ed inteso a l l e opere di giustizia , ed ha sempre davanti agli occhi della mente quel so\rano Signore , che tutto vede , tutto considera e ritmine il bene e il male punisce, dal qual pensiero della presenza di Dio viene l'uomo mirabilmente animato non solo a fare il bene . ma a farlo eziandio con tal perfezione, qual si conviene ad una maest e santit infinita , alia quale sola dee procurare e desiderar di piacere in tutte le sue operazioni. Secondo un antico e dotto interprete . star costante nella sapienza vuol dire, essere assiduo nella meditazione delle Scritture sante, nelle quali si cerchi d'imparare a ben vivere, e fare le opere di giustizia in maniera di meritare 1' approvazione di Dio , che vede i cuori, ed a cui nissun pensiero dell' uomo nascosto. Vers. a3. // quale va tludiando in cuor suo le vie di lei ee. Quest' uomo costante nell' amore della sapienza studia attentamente gl'insegnamenti e i dettami di lei, e penetra (quanto ad uomo mortale permesso ) i segreti consigli di lei nel governo delle umane cose , e le tracce di lei va indagando in tutte le cose, e preso da grande amore verso di lei, non sa allontanarsi dalle sue vie, non trajcura veri/n mezzo per fare acquisto ti quet'amata sapienza.

a. presso alla casa di lei prende i suoi riposi, e iilto nelle mura di esso un palo si fa un piccolo padiglione accanto a lei, e in questo piccolo padiglione avranno stanza perpetua tutti i beni: 26. Alla tutela di lei raccomander egli i suoi figliuoli, ed egli star sotto i rami di lei : 27. E sotlo 1' ombra di lei sar difeso dal caldo, e nella gloria di lei avr riposo.
Vers. ^4- Pr le finestre d lei rimira ec. Come amatore ardente della sapjenza , appressatosi alla reggia di lei, n essendogli ancora permesso l'ingresso, sta collo sguardo intento alle finestre di lei osservando se mai ^li venga fatto di vederla , e si pone ad origliare alla porta. Spiegasi in tal guisa quello che dice 1' Apostolo , che Dio sapienza increata non pu vedersi da noi faccia a fnccia , ma a traverso di uno specchio , e. per eniminet fintantoch siam circondati da questo corpo di morte. Vers. 25. E ftto nelle mura di essa, un palo ec. A questo palo vuole 1' amante della sapienza raccomandare la testa del piccolo padiglione dove egli vuole abitare e vivere per istar sempre vicino 'all'oggetto de' suoi desiderii. Questo fervido amore sar ricompensato co' favori della sapienza. Vedi /Voi>.m.2,4-8. i4- i c >' i5.i6. ec. Vers. 26, ij. Alla tutela di lei raccomander, ec. Non solo V amatore della sapienza godr della protezione di lei riguardo a se stesso, ma anche riguardo a'proprii figliuoli, che da tal padre impareranno ad amarla e corteggiarla. Ella qual nobile antica pianta co' suoi rami lo cuoprir, e colla salutifera ombra sua lo difender dal calore del sole ardente , cio dalle afflizioni tutte, e dalle tentazioni della concupiscenza, ed egli riposer tranquillo nella gloriosa protezione d lei.

C A P O XV.

Beato chi col timore di Dio si rende idoneo ali' acquisto della sapienza, la quale non possono ottenere gli stolti e i bugiardi; non dee rifondersi in Dio la cagione de1peccati, ma nelV uomo , il quale fu crealo col libero arbitrio , e ricevi i comandamenti, ch' ei poteva osservare. Tutte le cose sono manifeste agli occhi di Dio. i.VJhi teme Dio, far queste buone coso, e chi esattamente osserva la giustizia, posseder la sapienza. 2. Perocch ella gli andr incontro qual veneranda madre , e qual vergine sposa lo accoglier. 3. Lo nudrir con pane di vita, e d'intelliVer s. i. Far queste buone cose. Le cose dette nel capo precedente. Chi teme Dio, e adempie la legge far acquisto della sapienza. , Vers. a. Gli andr incontro guai veneranda madre ec. E co niraendata qui la bont somma della sapienza increata, la quale previene, e va incontro a quelli che la desiderano, e con quel 1' amore gli accoglie , con cui una vergine sposa va incontro allo sposo , rispetto al quale ella si dice, ed onoranda madre di femiglia. Vale a dire adunane , che chi cerca la sapienza , non avr a soffrire tutta la fatica e la stanchezza del viaggio per giungere a lei, ma la trover che a lui va incontro , come la donna Cananea ( Mati. xv. ) appena uscita dai confini del paese mfede~ le ; trov il Salvatore che andala verso di lei,

gensa, e daragh da bere dell' acqua di sapienza, e di salute , e in lui fisser sua sede,ed ei sar stabile: 4. E sar suo sostegno, ed ei non sar^confuso: ed ella lo far grande tra* suoi fatelli. 5* Ella aprir a lui la bocca in mezzo all'adunanza , riempiendolo di spirito di sapienza, e d'nleHigenza , e lo rivestir del manto d gloria. 6. Ella gli accumuler tesoro di consolazione , e di gaudio, e un nome eterno dar a lu in retaggio.
(i) Joan. 4- io.
Vers. 3. Lo nutrir col pane di vita ec. Con pane , cho dar vita e luce al suo spirito. Il pane di vita e d' intelligenza, e l'acqua salutifera della sapienza, dinotano la d o t t r i n a p u r a , santa, utile al vero bene dell' uomo, dotlrina mollo differente da quella de' filosofi , capace forse di dilettare la mente, ma non di pufgare e santificare il cuore, e differente ancor molto dalla dottrina degli Eretici, pane di menzogna, che non d vita, ma'morte."" E in lui fisser sua sede-ev- La sapienza per questo stsso, che abita stabilmente nel cure del giusto, al giusto stesso d stabilit e fermezza invincibile nel bene. Vers. 5. Aprir a lui fu bocca ec. Nelle adunanze religiose la sapienza, che r i r m p i e il suiy amatore di spirito, di saviezza e d' intelligenza, dar a lui di parlare con efficacia gtancle, e unzione per istruire il popolo nella scienza delia piet , onde ne v e r r :t lui moka gloria pel bene che avr colle sue parole procuralo a' suoi prossimi,

7. Gli uomini stolti non ne faranno acquisto,ma i prudenti le andranno incontro : gli stolti non la vedranno , perch ella si tien lontana dalla superbia , e dalla frode. 8.1 mentitori non faranno menzione di lei; ma gli uomini veritieri si troveranno con lei , e andranno di bene in meglio fino a veder Dio. 9. Nulla ha di bello la lode in bocca del peccatore:
Vers. 7. Gli uomini stolti non ne faranno acquisto ec. La Voce stolti in questo libro, come ne'Proverbii , significa i peccatori, che seguono non la ragione , n la fede , ma la propria concupiscenza. Questi non solo non faranno acquisto Iella sapienza, ma non ne vedranno neppur la faccia giammai, perocch ella ha in abbominazione la superbia, e la frode, che sono i vizii comuni degli stolti amatori del mondo. Vers. 8. Non faranno menzione di lei. Perch n la conoscono, n si mettono in pensiero di lei. Notisi, che col nome di menzogna inteso sovente nelle Scriture qualunque peccato, e col nome di mentitore qualunque vizioso. Vers. 9. io. Nulla ha di bello la lode in bocca del peccatore. Che s talora i cattivi parlano con onore della sapienza , e ardiscono ancora di rammentare g' insegnamenti di lei , stanno male in bocca di costoro gli encomii della sapienza, cui fan disonore colla turpe lor vita, e col fare tutto il contrario di quel ch* ella insegna. Osserv il Crisostomo come nelle Scritture, e particolarmente ne' salmi di Davidde essendo invitate, e introdotte a lodare Dio tutte quante le creature, e fino i serpenti, e i dragoni, il solo peccatore escluso da questo, invito , e dal sacro coro (com' ei dice) di tutte le cose create, che onorano il Creatore. Ne rende ragione il Savio dicendo: la sapienza cosa divina, e a lei si appartiene di lodare il Signore; quindi la bocca

10. Perocch da Dio la sapienza, e colla sapienza va di conserva la lode di Dio, la quale empier la bocca dell' uom fedele, e a lui la ispirer il Signore. 11. Non istar s dire : da Dio viene , che (la sapienza) lunghi si sta. Imperocch non far tu quello che egli odia. 12. Non islar a dire: egli mi ha indotto in errore: perocch non ha egli bisogno, che vi sieno uomini empii.
dell' uomo fedele, ebe onora Dio, e lo ama , piena delle laudi del medesimo Dio, le quali da lui stesso gli sono ispirate. Cosi noi sappiamo, che nella primitiva Chiesa i fedeli portavano alle sacre adunanze de' cantici dettati loro dallo spirito del Signore. Vedi prima Cor. xtv. a6. Vers. 11. Da Dio viene che (la sapienza} lungi si sta.Previene una obbiezione dello tolto, che dice: se io sono privo di sapienza, ci avviene perch Dio la tien lungi da me. Ragionamento degno di colui, che lo fa. Dio odia la stoltezza,cio il vizio e il peccato: dunque Dio non pu esser autore del vizio, n del peccato. Ma tu ami, e fai quello che Dio odia, e qual meraviglia pero se la sapienza sta lungi da te? Se tu non facessi quello che Dio odia e proibisce, Dio che buono, ed ama il bene delle sue creature, darebbe a te la sapienza. Vers. 12. Non ha egli bisogno, che vi sieno uomini empii, Con una figura che usata pi volte nelle Scritture , si dice qui il meno perch s' intenda il pi: confuta il Savio la bestemmia di quelli che non ebbero orrore di fare Dio aurore del peccato. Ha egli forse bisogno, che 1' uomo pecchi? E^egli forse utile a Dio il peccato dell' uomo? Non ha egli piuttosto una opposizione, e un odio necessario contro il peccato? Dio adunque non pu esser cagione del mal morale: ma egli lo permette per fini degni di sua sapienza. S. Agostino in Ps. 58. sopra quelle parole. jVtm

13. Il Signore odia ogni malvagit, la quale non sar amata nemrnen da quelli che hanno il Umore di lui. i4- Dio da principio cre P uomo, e lasciollo in potere de' suoi consigli. io. Gli diede di pi i suoi precetti, e comandamenti.
aver misericordia d initi quelli th operan-o V iniquit dice , che ci s'intende della iniquit di coloro che fanno Dio autore del peccato. Avvi ( die' egli ) una certa iniquit, della quale chi e reo non pu darsi, che trovi presso Dio misericordia, ed1 e il voler difendere, e scusare i peccati: chi si fa difensore de proprii peccali cominelle grande iniquit: se egli fa qualche cosa di bene, vuole, che a Ini si attribuisca: se fa del male , vuole, che et Dio sia imputato... Cos\ adunque si scusa il reo, e nel giudice si rifonde la colpa. Vers. 13. La quale non sar amala ec. Da quelli che temon Dio non sar amato quello che Dio odia. I giusti come veri figliuoli di Dio si rivestono ili tutte le inclinazioni , ed affetti del padre loro, e siccome amano, e cercano quello che a lui piace , cosi detestano quello che lui disgusta, ed offende. Vers. 14. E lasciollo in potere de' suoi consgli- Ovvero: di sua volont: Gli diede il lbero arbitrio onde egli pu eleggere il bene, o il male, 1* acqua o il fuoco, la vita, o la morte, come si dice in appresso. Vers. 15. 16. Gli diede d pi i suoi precetti ec. Ma Dio dando ali' uomo il libero arbitrio, noi lasci per senza freno, n senza legge : ma qual sovrano rettore degli uomini, diede loro una leg, che li dirigesse al bene, e li ritraesse dal male, aggiungendo a promessa de' premii per chi la osservasse, e la minaccia de' gastighi pe' trasgressori; chi adunque mantiene la fede a Dio, e osserva questi comandamenti, avr da questi salute eterna. Se tu arai fedele a Dio, Dio sar fedele con te adempiendo le promesse , che ba fatte di darti vita e salute. Notisi che il libero arbitrio non esclude la necessit della grazia per far il bene, e per vincere la cupidit, che al male ci

16. Se serbando costantemente la fedelt , che a lui piace, vorrai custodire i comandamenti , essi saran tua salute. 17. Egli ha messo davanti a te T acqua , e il fuoco: prendi qual pi ti piace* 18. Dinanzi ali* uomo sta la vita , e la morte, e saragli dato quel che egli elegger. 19. Perocch la sapienza di Dio grande, ed egli forte in sua possanza , e vede tutti continuamente.
( i ) Mati. i g. 17. Joan. 8. 3i. 3a. (?.) Jerem. 21. 8. porta. VfcJ Atigust. de Grat, et lb. arb. cctp. xv. dove spiega mirabilmente, e profondamente queste sentenze del Savio. Yers. 17. 18. U acqua, e il fuoco. Peli' acqua , la quale rinfresca, s'intende il premio promesso a' buoni: pel fuoco le fiamme dell' inferno minacciate ai peccatori. La vita, e la morte sono la vita eterna, e la morte eterna; e si allude al luogo del Deuteronomio xxx, 15. Vers. 19, 20. Perocch In sapienza di Dio e grande ec. Dio con gran sapienza diede ali' uomo il libero arbitrio, affinch egli della propria felicit, o della miseria fosse fabbro a se stesso, ed potente per punirlo terribilmente, se a lui non obbediente. E nissun creda di poter fare il male, e nascondersi alla vista di lui, perocch egli vede, e osserva, e considera a uno a uno/tutti li uomini, e tutti i loro andamenti: e quantunque con ispeci.iissiina cura sia egli rivolto verso di coloro che Io temono, e lo onorano , non lascia per di notare le opere di tutti, ancor de' cattivi,

ao. Gli occhi del Signore sono rivolti verso di quei che lo temono, ed egli tutte osserva le opere degli uomini. 21. Egli a russano ha comandato di vivere da empio , e a nissuno ha dato un tempo per peccare: 22. Perocch non ama egli di avere molli figliuoli infedeli, e disutili.
(i) Pt. 33. 16. Hebr. <j. 13.

Vets.t. nitsuno hd dato ufi tempo pl4ptcte. rfarid adunque, ed errano grandemente quelli che credono di poter abiliare della pi florida et per isfogare le passioni coli' idea di convertirsi, e darsi a Dio degli anni pi maturi. Vers. 22. E disutili'. Cio non buoni pel fine, per cui ftiron creati; e tali sono i peccatori, i quali essendo stati fatti per onorare, e servire Dio, e conseguire l'eterna felicita , Colla mala lor vita disonorano il Creatore, e Padra loro, e si precipitano ne' ma Ji eterni.

C A P O XVI. Non gloriarsi di aver molti figliuoli se son cattivi. Ira di Dio contro i cattivi, misericordia verso de' buoni. Delle opere di misericordia. "Nissuna pu sottrarsi alla vista e al giudzio di Dio , le opere di cui sono imperscrutabili ali' uomo. 1.1 * on ti rallegrare di aver molti figliuoli t se sono cattivi, e non, compiacertene,se in essi non il timor di Dio. a.Non tener per sicuro, che vivano, e non fare assegnamento sulle loro fatiche : 3. Perocch meglio aver un solo figliuolo timorato di Dio, ebe mille cattivi.
Vers. i. Non ti rallegrare d aver molti figliuoli, se sono cattivi, l numero de'figliuoli, la loro robusta sanit, l'avvenenza e i talenti , tutto questo non pu essere di soda e vera consolazione a un padre, se questi figliuoli per primo e principale loro carattere non hanno il timore di Dio. Gio dimostra la sollecitudine che debbono avere i genitori d'istillar di buon' ora nei teneri animi degli stessi figliuoli i sentimenti di piet e di religione , che debbono essere loro scorta in tutta la vita. Vers. a. Non tener per sicuro ec. Perch sieuo di forte e robusto temperamento , non ti dar a credere , che sicuramente abbiano da aver lunga vita , onde possano propagare la tua fami-' glia e il tuo nome; perocch Dio sovente de' cattivi uomini accorcia la vita : e quand' anche vivano , non fare assegnamento sopra la loro industria , onde ti lusingi, che saranno tuo sostegno nella vecchiezza , e t\ sostenteranno co'loro guadagni ec.; perocch da tali figliuoli MI non hai ragione di aspettarti, se non amavezze e dolori.

4. E mette pi conto il morire senza figliuoli, che lasciarne cTi cattivi. 5. Un sol uomo sensato far che sia popolata la patria: la nazione degli empii sar sterminata. 6. Molte di lali cose hanno vedute gli occhi miei, e maggiori di queste ne hanno udite le mie orecchie. 7. Divamper la fiamma in mezzo alle adunanze de'peccatori, e scoppier l'ira sopra la nation degl' increduli.
(!)//!/. 21. 10.

Vers. 3. E meglio avere un solo figliuolo ec. La Storia sacra non manca di esempi che provarlo questa verit. bramo ebbe u solo figliuolo , e quanto fu glorioso per avere un tal figliuolo , e quanto immensa fn la di lui posterit ! Di settanta figliuoli di Acabbo nissuno succedette al padre nel trono , essendo stati uccisi da Jebu tutti quanti, if. Reg. x. Vers. 5. Far, che sia popolata la patria. II saggio fonda , e popola le citt, i cattivi le disertano. Vers. 7. Divamper lafamma ec. II fuoco delle divine vendette desoler le nazioni disobbedienti a Dio. Allude al fuoco mandato dal cielo contro Dathan , Gore e Abiron , e tutti i loro compagni. Niun, xvi. ; e vuol significare , che la giustizia di Dio non come la umana giustizia , la quale sovente costretta a dissimulare e soffrire le prevaricazioni a cagion della moltitudine de' peccatori ; ma Dio non legato, n rattenuto da tali riguardi, ed egli quando venuto il tempo delie vendette non perdona u al numero grande, n alla qualit de' rei, come il Savio dimostra ne' versetti seguenti.

8. Implacabile fu Iddio ai peccati degli antichi giganti, i quali per la presunzione delle loro forze furono annientati. g. Ed egli non la perdon ali' ospizio di Lot, ed ebbe in esecrazione coloro a motivo delle superbe loro parole. io. Non ebbe compassione di loro , e distrusse tutta quella nazione superba del suo mal fare. 11 E lo stesso fu di secento mila uomini uniti nell'ostinazione del cuore. Onde se un solo fosse contumace, sareb(ij Gen. 6. 4. (a) JTmn. 14. ao,, i 26. 51,

Vers.8.frono annientati. Col diluvio, in cui furori sommersi. Vers.g. io. AlV ospizio di Lot. Alla citt di Sodoma, dove Lot abitava come forestiero. A motiv& delle superbe loro parole, Eglino con esecrabil superbia si facevano gloria delle loro abboininaxioni. \ers.ii.Disecento mila Montini. Parla degl'Israeliti, che uscirono dall'Egitto sotto la condotta diMos t per le loro mormorazioni perirono tutti nel deserto, e di tulio quel numero due soli, Gio&u e Caleb r entrarono nella terra di promissione, \edi Bel. Onde , se un solo fo*se contumace ee. E se Dio non perdon a* secento mila peccatori, tratterrebbe egli le sue vendette , quando si trattasse di punire uiuo solo , cle degno sia di ga= stigo ?

be cosa mirabile, se restasse impunito. 12. Perocch la misericordia, e P ira' stanno con lui, e pu placarsi, e pu versare il suo sdegno: 13. Come egli misericordioso, cos ancora punisce: egli giudica 1' uomo secondo le opere sue. 14. Non fuggir il peccatore col suo ladroneggio , e non sar ritardata ali' uom misericordioso la sua espettazione. 16. La piena misericordia preparer il luogo a ciascheduno secondo il merito delle opere sue,e secondo la saviez. za praticata nel suo pellegrinaggio. 15. Non dire: Io mi celer a Dio, e cBi di co(i) Rom. 2. 6.
Vers. 14. Non tara ritardata alV nom misericordioso la sua etpeltazionc. Il ladro non fuggir colla sua rapina il gastigo meritato per la sua colpa , e il limosiuiere non sar lungamente senza ricevere il premio che egli aspetta. Vers.i5. La piena misericordia preparer ec. Vedi Matt.-a\\. dove da Cristo' sono chiamati gli eletti al possesso del regno eterno per Je opere d misericordia esercitate nel tempo di questa vita per amore di lui.

lass si metter in pensiero di me? 17. Nissuno mi riconoscer in s gran turba : imperocch che ella 1* anima mia in tale immensit di creature? 18. Ecco, che il cielo, e gli altissimi cieli, e il mar profondo, e la terra tutta, e quanto in essi contiensi, a un* occhiata di lui tremeranno. 19.1 monti insieme , ed i colli, e i fondamenti della terra, allorch Iddio li rimira , pel terrore si scuotono.
Vers. 16. i^r 18, ip. Non dire: Io mi celer a. Dio e.Previene il Savio alcune storte ragioni degli stolti, che si lusinga talora di poter sottrarsi alla vista e al gastio di Dio. Dicono in, primo luogo : Dio s grande , e 1' uomo cosa si piccola e miserabile! non cosa degna di lui il pensare a quel che un solo, particolare uomo o pensi , o faccia. In secondo luogo Dio tanto rimoto dall'uomo , quanto distante il cielo dalla terra .- e vorr egli abbassarsi di colass a mirare le cose degli n o m i n i ? Ir terzo luogo tra lanti milioni e milioni di uomini pu ben nascondersi un uomo? Perocch cos nelle vaste citt alla giustizia umana sottraggonsi di continuo non pochi scellerati. Risponde il Savio : Dio talmente vede tutte le parti del mondo, che con un'occhiata sola scuote, e mette in uimulto e tremore tutte le cose. E se i cieli altissimi, e il mar profondo , e i m o n t i , e i colti, e la terra tutta cor suoi fondamenti a un cenno di lui si scuotono; come mai tu , o uomo infelice insieme, e temerario , tu , che sei ( come dici ) s piccola Cosa, non avrai timore di tal possanza? S allude qui a varii luoghi delle Scritture, e particolarmente dei Salmi , dove rappresentata la onnipotenza divina pe' suo effetti in maniera simile a quella usata nei vers. 17.18. Vedi PJ.LXVII. ciu. 3a. xxii. 8. Job. ix, 5. ec.

20. E tutte queste cose non v'ha cuor, che 1 penetri; ma tutti i cuori son veduti da lui: 21. E le vie di lui, e la procella, che non sar stata da umano occhio veduta, chi , che 1' intenda? 22. Perocch moltissime opere di lui sono occulte : ma le opere di sua giustizia chi pu spiegarle? ovver chi potr sostenerle? perocch i decreti ( d i Dio) son. molto rimoli dall' idee di certuni ; ma tutto sar disaminato nel fine.
Vers. 20. Non v* ha cuor, che le penetri ce. Gli uomini non sanno intendere , n apprezzar tali cose , quanto ragion vorrebbe, e per conseguenza non sanno quanto Dio sia da temersi, eglino peri debbon sapere , com' egli scrutatore de'cuori, e tutte le cose SODO nude e manifeste agli occhi di lui. Vers. -il, E le vie di lui, e la procella ec. E chi , che comprenda le maniere tenute da Dio nel governo delle sue creature? Chi particolarmente , che possa intendere qual sia per essere quella terribile procella, nella quale saranno involti gli empii , allorch Dio alla fine del mondo far vendetta delle loro iniquit, procella tale, che nulla di simile sar mai stato veduto da occhio umano ? Questa sposizione emrai paruta la pi semplice e probabile, che dar si possa alle parole della nostra Volgata. Yers.22. Moltissime opere d lui tono occulte ec. Sono supe-. n'ori alla umana intelligenza moltissime opere di Dio; ma le opere della giustizia divina, che punir un giorno gli empii in si terribil maniera, chi pu degnamente rappresentarle e spiegarle ? E chi sostener ne potrebbe l'immagine spaventosa ? Conciossiach i decreti di Dio non sono quali se g* immaginano gli uomini stolti ; e la stessa verit , che ci ha istruiti intorno alla

23. L' uomo privo d cuore pensa alle inutilit, e 1' imprudente, che fuori di strada , pensa a cose da stollo. 24. Figliuol mio , ascoltami,e appara g' insegnamenti della prudenza , e fa attenzione in cuor luoa*detti miei, 26. Edio ti esporr documenti ben ponderali, e li sveler 1' aslrusa sapienza : e la attenzione in cuor tuo a' datti miei, ed io con retto spirilo ti dir le meraviglie , che Dio sparse nelle opere sue da principio , e la scienza di lui ti annunzio secondo la verit.
terribil vendetta, che far Dio dei peccatori, la stessa verit ci ha fatto sapere , come severa disamina si far nell' ultimo giorno di tutti i peccati degli uomini senza che ne sia dimenticato uno solo. Vers. 9.3. L' uomo privo di cuore ec. L' uomo privo di saviezza invece di pensare alle grandi verit della fede, al giudizio di Dio, al conto , ch' ei dee rendere di tutta l sua vita ec., invece di pensare a tali cose , pensa alle inutilit, cio alle vanit del secolo ; e l'imprudente, che fuori della buona strada, si pasce sol di pensieri degni di sua stoltezza. Quella sola cosa, a cui tutte debbon essere indiritte le cure dell' uomo, vale a dire la futura sorte della vita avvenire , questa non considerata, n meditata , se non da que' pochi, a'quali stato conceduto da Dio e cuore, e sapienza per intenderne la importanza : gli altri van dietro alloro fumo, e alle inutilit, e pel temporale trascurano, e mettono in non cale 1' eterno.

a6\ Con saviezza form Dio da principio le opere sue, e fin dalla lor creazione distinse le loro parti, e le principali ili esse secondo le specie loro. 27. Diede alle operazioni loro virt eterna : non hanno avuto bisogno di ristoro, e non si sono stancate, e non hanno cessato di agire giammai. 28. L'una non dar impaccio all'altra giammai.

Vers. 26. Distinse le loro part. Distnse le parti del mondo creato collocando ciascuna parte con bello e mirabil ordine al suo luogo secondo i suoi altissimi disegni. E le principali di esse secondo le specie loro. Queste parti primarie del mondo sono i cieli, il sole, le stelle, le quali hanno come il principato sopra il mondo inferiore: a ciascuna di queste parti diede la sua propria natura, le sue propriet, i suoi movimenti ec. Vers. 27. Diede alle operazioni loro virt eterna ec. Queste opere principali di Dio bber da lui virt ed efficacia perenne al momento della loro creazione fino al di d'oggi sussistono, ed operano , e continuano ne' lor movimenti come da principio : il sole gettando di continuo una immensa fiumana di luce non fa vedere n diminuita la sua massa, n alterata la sua celeril, ed 'gli, e le stelle sono sempre stabili e infatigabili ne* loro giri : non hanno avuto bisogno di esser da Dio ristorale, come ristorano gli uomini la loro vita col cibo , non s sono stancate, e non an cessato di agire, osservando l f ordine prescritto loro rial Creatore. Vers. 28. 29. V una non dar, impaccio alleai tra ce- Nei movimenti di tanti corpi celesti non accade giammai n confusion, n disordine, ne si vide , o vedrassi giammai, che uno di essi dia

29. Non esser lu disobbedienle alla parola di lui. oo. Dopo di questo' Iddio mir la terra, e di beni la ricolm. 31. Gio dimostrano lutti gli animali viventi, che sono sulla superficie di essa, e nella terra slessa ritornano.

impaccio ali' altro : tutto ordine , concerto , armonia prodigiosa ne' cieli. Da questa ammirabile costantissima e perfettissima obbedienza delle creature , che sono nel cielo, agli ordini dati loro da Dio , osserva il Savio , che dee imparare 1' uomo a non essere disobbediente alla parola del suo Signore, 1' uomo (io dico) , che ha senso e ragione per conoscere quello ch' ei dee rendere a lui per tutto il bene , che ha ricevuto in se stesso, e nelle creature fatte per suo vantaggio, e perch fossero scala per esso, onde alzarsi a intendere in qualche modo la maest , la potenza, la bont , la sapienza del sovrano Fattore.* Vers.So. Dopo di questo Iddio mir fa terra ec. Dopo che nei due primi giorni ebbe Dio create e ordinate le cose del cielo, rivolse il suo benigno sgnardo alla terra , e la riempio de' suoi benefizii. Vers. 31. Ci dimostrano ec. Argomento evidente della benignit, colla quale Dio mir e arricch la terra, sono tutti g' inniti animali, che in essa vivono de' beni , ch da lei nascono, e quando'imiojono ad essa ritornano. La terra dunque da una parte e come un tesoro comune per gli uomini e per le bestie infinite di numero, dtversissime di specie, tesoro , da cui tutte ricavano quello che lor bisogna per sostentamento della lor vita , trovandovi ojjni animile quell'alimento , che alla propria nati ~ ra conviene . d' altra parte la terra il comune sepolcro e degli uomini , e Jayli animali.

C A P O XVII. Creazione deli' uomo : prerogative concedute ad esso , e comandamenti dati a lui : divisione del genere umano in varie nazioni^ alle quali Dio diede rettori, sopra dei quali, e sopra le opere loro egli ha V occhio continuamente* Virt della limosina. Proposta la misericordia di Dio, esorta i peccatori a penitenza. 1. Uio cre l'uomo di terra , e lo form a sua immagine. 2. E Io f dipoi ritornare nella terra, ed egli il rivest di virt secondo il suo essere. 3. Assegn a lui un numero di giorni, e un tempo , e diagli potere
(i) Gen. i. 27. et 5. i.
Vera. i. a. Dio creo V nomo di terra ec. Dopo di aver parlato delle opere di Dio, ebe si ammirano ne* cieli, e dopo aver toccato ancora le meraviglie fatte da lui nella terra, affin di esercitare nell' uomo i sentimenti di gratitudine e di ossequio dovuto al Creatore, passa a discorrere della creazione deli'istesso uomo fatto a immagine di Dio , portante la somiglianza di Dio nel1* anima, che puro spirito , dotata d* intelligenza e di libert , e capace di conoscere e di amare Dio, e di goderlo, ed esser beata del gaudio stesso del suo Signore. Ma l'uomo avendo peccato, fu condannato da Dio a tornar ( quanto al corpo) nella terra, da cui era stato formato. E nell'animo, e nel corpo Dio rivesti l'uomo di virt e di forza conveniente e proporzionata alla sua natura.

sopra le cose , che sono sulla terra. 4- Lo rend terribile a tutti gli animali, onde egli ha impero sopra le bestie, e sopra i volatili. o Dalla soste n za di lui cre un ajuto simile a lui: diede loro la ragione, e la lingua, e gli occhi, e le orecchie, spirito per inventare , e li riempi dei lumi dell' intelletto. 6.Crein essi la scienza dello spirilo, riempi il cuor loro di discernimento , e f' ad essi conoscere i beni, e i mali. 7. Appress 1* occhio suo ai cuori loro per fa(i) Gen. }.. 18.

Vers.4-0 rende terribile a. tutti gli animali ce. Die all'uomo potest e dominio sopra gli animali , e a questi ispir rispetto e timore verso di lui. Questo impero fu limitato, ma non tolto al1' uomo interamente dopo il peccato. Vedi Gen. ix. 2. Yers.5.l/rz ajuto simile a lui. Evsa , la quale come sua moglie lo aiutasse e tenesse a lui compagnia amorosa e fedele. Vers. 6. La scienza dello spirito. La scienza delle cose spirituali , delle cose di Dio e delle regole della morale ; onde soggiunge, ch-e li riempie di discernimento, e f' loro conoscere i beni e i mali , vale a dire , i beni della virt, e la gloria promessa alla stessa v i r t , e i mali d colpa, a'quali van dietro i mali di pena.

re ad essi conoscere la magnificenza delle opere sue, 8. Affinch eglino dieno lode al nome suo santo, e vantino le sue meraviglie, e racccontino le opere grandi fatte da lui. o.. Aggiunse in pro loro le regole de'costumi , e die loro in retaggio legge di vita. io. Stabil con essi un patto eterno , e f' loro conoscere la sua giustizia , e i suoi precetti. .11. Vider co'proprii occhi la grandezza della sua gloria, e la gloriosa voce di lui fer le loro orecchie: ed ei disse loro: Guardatevi da ogni sorta d'iniquit.

Vers. 7, Appretto V occhio suo ai cuori loro. Illustr loro cuori colla luce vivissima del suo occhio divino , affinch conoscesser lui, e le opere fatte da l u i , e per esse il benedicessero e Jo ringraziassero. Vers.p. Legge divita. Parla delia legge data per mezzo diMt? , la quale avea la promessa di lunga vita. Vers. l i . Vider co1 proprii occhi la grandezza deliaci, i gloria. Quando sul Sina! diede loro la legge, Dio fe'loro veder-' la sua gloria, e la sua maest. Vedi Exod. xix. xx. * Fer. Giunse alle loro orecchie.

12. E comand a ciascuno di essi di aver pensiero del prossimo suo. 13. Egli tien sempre gli occhi su'loro andamenti , i quali non possono esser celati a lui. 14. A.d ogni nazione assegn un governatore: 15. Ma eli' cosa manifesta , che eredit di Dio fu fatto Israele. 16. E tutte le opere loro al cospetto di Dio son manifeste come il sole , e gli occhi di lui sono fissi mai sempre sopra i loro andamenti.
(i) Kom. i3. i.

Vers. i a. Di aver pensiero del profumo tuo. Parla del suo amore del prossimo; a cui tutti si riferiscono i comandamenti della seconda tavola: m quelli della prima risguardanti quello che a Dio dovuto, s' intendono compresi nella seconda, perch dall'amore di Dio procede il vero e retto amore del prossimo: onde anche 1' Apostolo disse, che adempie la legge chi ama il suo prossimo. Vedi Rom. xiu. q. Vers. 13. Tien sempre gli occhi su' loro andamenti ec. Veglia sopra di loro, e osserva, se sieno fedeli, o no, ncll' adempier la legge. Vers. 14. 15. Adorni nazione ajfegnb ec, Ogni nazione ha it suo capo, il suo rettore; ma Israele fu eletto p^r essere regno, e popolo di Dio jjovermlo con ispecial cura e previdenza da lui. Vedi Deter. XKXH. 8. 9. Vera. 16. E tulle le opere loro ec. A Dio sono manifeste tutte le opere d' Israele, tutto il bene, ed il male che e^jli fa; tutto

l'j. La sua alleanza non rest oscurata per le loro iniqul, e le iinquit loro son vedute da Dio. 18. La limosina dell* uomo come sigillo dinanzi a lui, ed egli terr conto della buona opera dell'uomo, come della pupilla dell'occhio suo. 19. E poscia egli si lever (in giudizio) , e render loro la retribu( i ) I n f . 29. 16. (*)Mattk. 5. 35.

veduto chiaramente da Dio, come il sole manifesto a tutto il inondo ; perocch lo stesso Dio con jjelosa attenzione considera tutti i passi, e le azioni di questo popolo consacrato al suo culto. Dio vede egualmente anche tutte le opere di tutte le nation! della terra, ma di esse nazioni infedeli, alienate dal vero Dio, e immerse nell'obbrobrioso culto dgl' idoli , sta scritto che egli permise, che... battettero le loro vie ( Atti xiv. 15.), abbandonandole io certo modo ai pravi desiderii del corrotto lor cuore. Vers. 17. La sua alleanza non rest o (curala ce. Tutte le iniquit degli Israeliti non fecero abolire il patto da Dio fermato con essi: vide, ebbe presenti le molte loro infedelt, ma non lasci per questo di mantenere il suo patto. Cos 1' Apostolo /fo/n. m. 3. 4- Forse la infedelt loro ( de' Giudei ) render vana la fedelt di Dio? Mai no. Dio e verace: gli iiominipoi lutti menzogncri.Ved questo luogo, e le annotazioni. Vara. 18, La limosina delV uomo e come sigillo ec. Disse, cheDio vede tutte le iniquit dell' uomo: aggiunge adesso, che Dio vede, ma le tien care, come si tien caro, e si custodisce queli' anello, che porta il sigillo, col quale si segnano g' islrumenli, e le se fi tunc, il qual sigillo si tien sempre nel dito, e davanti agli occhi, cos Dio terr conto gelosamente di tutto il bene, che farassi da.ll' uomo, Come di cosa limata molto da lui, e carissima a lui.

'/ione a ciascheduno in particolare, e li mander nel profondo della terra. 20. Ma ai penitenti concede il ritorno alla giustizia , e non lascia mai di sostenerli quando vengono meno , ed ha destinata per essi la porzione della verit. 21. Convertiti al Signore, e abbandona i tuoi peccati :

Vers. i g. Si lever in giudizio ce, Si lever in giudiziose render agi' iniqui la mercede, che ciascheduno di essi si meritata colle opere sue , mercede proporzionata al male, che ha fatto ciascheduno, e li precipiter nell' inferno. Vers. 20. Ma ai penitenti concede ec. Ma Dio, che severissimo nel punire i peccatori ostinati, con somma indulgenza tratta i penitenti, e colla sua grazia li riconduce nella via della giustizia, quando per la lor debolezza sarebbon vicini a cadere in peccato, gli ajuta mai sempre, eli conforta, e tien preparata per essi la porzione, la mercede, che egli rende alla verit, cio alla giustizia. La parola verit in questo luogo usata nel senso stesso , in cui fu presa da s. Giovanni vui. 44- dove del cattivo Angelo si dice, ch'ei non persever nella verit , cio nella yiii' stizia. Vers. 21. 22. Convertiti al Signore ec. Avendo parlato della bont, con cui Dio accoglie, ajuta e sostiene i penitenti , da ci prende il Savio occasione di esortare alla penitenza; nella quale si nota per prima condizione, che 1' uomo s rivolga a Dio con tutto il suo cuore; secondo, che si abbandoni assolutamente il peccato; terzo, che il peccatore implori colla umile e fervente orazione la divina misericordia; quarto, che rimuova da se, e schivi quanto mai pu le occasioni di peccare , e gii stessi peccati , guardandosi con molta attenzione da tutto quello che a Dio dispiace, e lo offeutfe.

22. Fa orazione dinanzi a Dio, e diminuisci le occasioni di cadere. 26. Ritorna al Signore, e volgi le spalle ali' ingiustizia, ed abbi sommamente in odio lo cose degne di abbominazione: 24. E fa tuo studio de'comandamenti, e de' giudizii di Dio, e sta costante nella sorte, che ti proposta , e nell' orazione dell' Altissimo Iddio. 26. Entra in societ col secolo santo, con quelli che vivono e a Dio danno gloria. (i) Piai. 6. G. hai. 38. 19.
Ver. 24. E fa tuo studio de1 comandamenti ed sostenere il penitente nell' amore del bene, e nell' odio del peccato , nissuna cosa pu tanto giovarli quanto lo studio e la meditazione della divina parola, e la orazione ; perocch ( come indicato in quelle parole: e sta costante ec.) il penitente avr duri combattimenti da sostenere contro i nemici di sua salute, contro de'quali ha gran bisogno dello scudo della parola di Dio, e della continua orazione. Dice, che il penitente stia costante nella sorte propostagli, vale a dire, nel nuovo stato di virt, e di santit, a cui fu da Dio chiamato per grazia. Cosi de' Fedeli convertiti dal Gentilesimo disse Paolo, che Dio li fece degni di partecipare alla forte de* santi nella luce, Coloss.i.ix. Vedi anche n. Pet.i.i. Vers. 26. Entrer in societ col secolo santo ec. II secolo santo egli il secolo beato, la beata eternit, in cui vivono i Santi.

a6.. Non t'invischiare nell' errore degli empii. D lode a Dio prima di morire. Il morto (come se fosse niente) non pu lodarlo. 27. Vivo darai a lui laude, vivo e sano darai laude e onore a Dio , e ti glorierai di sue misericordie. 28. Quanto mai grande la misericordia del Signore , e la benignit di lui con quelli che a lui si convertono!
tu adunque, o uomo penitente, abbandona il secolo presente col cuore, e coli' affetto, e unisciti mediante la fede, e mediante la vva speranza, e 1' amore al secolo de' santi, al popolo de'santi: vivi per la santa e beata eternit a questa sieno indiritti tutti i tuoi pensieri, e tutti i tuoi passi: di quella patria beata tu se* gi cittadino, se con que' santi, i quali lass vivono eternamente, ti unisci a lodare e glorificare Dio, come essi fanno; comincia Adesso a fare col cuore, colla bocca, e colle opere quello che dei fare per tutta 1' eternit. Vedi Apocal. iv. 8. v. g. vii. io. Psal. cxLi.6. sti. 5. 6. Vers. 26. Non C invischiare nel? errore degli empii ec. L' errore grandissimo degli empii consiste nel preferire il passeggiere vile piacere presente alla vera eterna felicit , da tu lode C onore a Dio nel tempo della vita presente , e prima che venga la morte; perocch morto che 1' uomo, non pi in istato di lodare Dio utilmente, e con merito, e nissuno potr lodarlo nella vita futura, se non lo avr lodato nel tempo di adesso. Il morto riguardo al merito come se pi non fosse. Vedi Baruch.u.i'j. Vers. 7.8. 29. Quanto mai grande la misericordia ec. Dio pieno di misericordia e di benignit verso i peccatori convertiti, perch egli sa, che gli uomini non possono avere un'assoluta perfezione, e son fragili e deb(rti, perch il figliuolo di un uo-

2p. Imperocbc non pu l'uomo avere tutte le cose, perch immortale non il figliuolo dell' uomo, e si compiace della vanitale della malizia. 30. Che v' ha egli di pi luminoso del sole? eppure questo perde sua luce. E che v' ba di peggio de'pensieri della carne , e del sangue ? questi per saranno puniti. 31. Quegli vede dappresso le virludi dell' altissimo cielo , ma gli uomini, tulli son lerra, e ceaere.
mo mortale e peccatore non pu essere immortale e immutabile, e senza colpa , e per questo pecca, e si compiace della vanit e della malizia; conciossiach la mente, e i pensieri del?uomo sono inclinati al male fin dalla, addolescenza. Gen, vui. i. Questo luogo similissimo a quello del salmo cu. i3. - Come un padre ha compassione de* Jigluoli, coti il Signore ha avuto compassione di que* che lo temono, perch egli conosce di che t ia m o form ali ec. Vers. 3o. Che v* ha egli di pi luminoso del sole ? ec. Se il sole luminoso com'egli rimati talora eclissato ; qual meraviglia sar , che cada nelle tenebre del peccato 1' uomo, che carne e sangue? Perocch nulla pu darsi di peggio delle inclinazioni e suggestioni della carne, le quali per nel giudizio saran condannate e punite da Dio. Cosi da uu iato si umilia 1' uomo, e si avvisa a tenersi nel santo timore, e a combattere contro i domestici suoi nimici ( la carne e M sangue ) , e dall' altra si fa animo al peccatore , affinch non disperi della divina misericordia, la quale e conosce la infermit della carne, ed perci inclinata a per donare, e a sanare il peccatore.

C A P O XVIII. Meraviglie di Dio : miseria dell' uomo, e misericordia di Dio verso di lui. Aver piet del prossimo. Come debba farsi V orazione Meditare il giudzio di Dio, e fuggire la concupiscenza. 1. vJolui che vive in eterno, cre tutte insieme le cose. Iddio solo sarriconosciuto giusto, ed egli il Re invincibile,che sussiste in eterno. 2. Chi capace di raccontare le opere fatte da lui?

(i) Gen. i. i .

Vers.3i. Le vir ludi dell* altssimo cielo ec.ll sole quasi duce e condottiero dell' esercito del cielo mira attorno a se tutte le stelle e i pianeti, e ccntuttoci egli si oscura talvolta: molto piii avverr il simile ali' uomo , che terra e cenere. Esercito del cielo , potenze del cielo, milizia del cielo sono detti sovente nelle Scritture i corpi celesti , onde Dio si chiama Signore delle virt , o sia degli eserciti. Vers. i. Cre tutte insieme le cose. Crei) egualmente del pari tutte le cose; nissuna cosa fu, o pot mai essere, che non fosse da lui creata: la parola simul ha qui lo stesso significato, che ha nel salmo xni. 3. XLVin.3. 11. Dice adunque il Savio, che Dio, il quale vive in eterno , e cre del pari tutte le cose , onde di tutte Signore, egli solo sar riconosciuto , e apparir esente da ogni neo di difetto, e sar invitto, cio immutabile in eterno, e in eterno possederai! dominio di tutte le creature, Ali' uomo , ed alle creature tutte , che sono deboli, ed hanno difetti, e sono. soggette a mutamento , e a morire ,oppone Dio sempre petente , sempre simile a se stesso ^ giusto , perfetto immortale, e Si^nors di tutte le cose in eterno,

3. Ma chi pu penetrare le sue meraviglie? 4- E la onnipotente grandezza di lui chi mai la spiegher ? O chi tenter di riferire le sue misericordie? 5. Nulla v' da levare, n da aggiungere alle mirabili opere di Dio, e queste sono incomprensibili. 6. Quando l'uomo avr finito, allora sar da capo, e quando si fermer,sar nell'incertezza. 7. Che 1' uomo? ed a che pu egli esser utile ? e che il bene, o il male di lui?
Vers. 5. 6. Nulla v* e da levare, ne da. aggiungere ec. Le opere di Dio sono tanto perfette , che nulla han di superfluo , e nulla lor manca. E dal 1' altro lato sono tanto sublimi, ^che non possibile a mente umana di comprenderle. Quando 1' uomo si sar stancato a considerarle , allora sar da capo, perch quanto pi conoscer delle cose di Dio , tanto pi vedr , come le soe ricerche e le sue meditazioni noi conducono mai ad un termine, e rester incerto e perplesso e confuso. Questa bella sentenza si adatta ancor molto bene allo studio della sapienza pratica , o sia della virt, nel quale, studio quanto pi 1* uomo si avanzer , tanto meglio vedr quant' ei sia lontano dalla perfezione , onde col profeta dir; Dissi, adesso io incomincio , Psal. LXXV. 11. , e intender P altissima verit di quell'insegnamento di Cristo : Quand' avrete fatte tutte le cose , che vi sono ordinate , dite : Siam snervi inutili, Lue. xvii. Vers. j. Chi e V uomo ? ec. Quanto piccola cosa 1' nomo , e vile ed abbietta ! Pub egli forse quest' nomo, se egli buono ,

8.11 numero de' giorni dell* uomo al pi di cento anni: come una goccia di acqua marina, e come un granello d* arena, cosi son questi pochi anni al t^deli1 eternit. 9. Per questo il Signore paziente con essi, e versa sopra di loro la sua misericordia.
(ij Psal. 89. io.
far qualche utile a Dio , o, se egli cattivo , fare a Dio alcun male ? Ovvero : quanto poca cosa il bene deli' uomo ! Quanto poca cosa il suo male ! La sua saviezza , la sua virt , la sua santit tenue cosa paragonata alla sapienza e santit del Signore ; e parimente l'ira dell'uomo, la perversit dell' uomo niente pu nuocere a Dio, e solamente all'uomo funesta. Vedi Jb2>.xxii.5., e s. Agostino dicea: Che son io riguardo a f, o Signore, onde ttt abbi a comandarmi di amarti, e se noi fo , ti adiri con me , e minacci a me grandi sciagure ? Confess. i. 5. Vers. 8. Al d'i dell' eternit. Comparati alla eternit li cento anni di vita sono come una goccia d' acqua rispetto al mare, e come un granello di arena rispetto a tutta 1' arena, che cuopre i lidi del mare. Vers. f). io. Per questo il Signore paziente ec. La miseria e infermit dell' uomo mosse Dio non a disprezzare tal creatura > ma ad averne piet , e a ricolmarlo di benefizii e di grazie colla sua misericordia ; quantunque per la corruzione della natura , e per la ingenita superbia inclinato lo vegga a presumere di se stesso, ed a trasgredire temerariamente la legge del Creatore , onde egli ancor vede , come questa lor presunzione a fine dolorosissimo li conduce , alla perdizione elerna. Si potrebbe tradurre, e intendere la seconda parte del versetto io. anche in tal guisa: Egli vide la sovversione del loro cuore , che e cattivo. Vide % * che 1' amor proprio , e la superbia regnante nell' uomo ha cagioT nato in lui un orribile sconcerto , ed ha sovvertito l'ordine posto dal Creatore, onde la ragione , che dovrebbe sedere in cima, sta al basso depressa , e la cupidit, che dovea stare al basso, regjna

10. Vede egli la presunzione del loro cuore cattiva, e la perdizione loro, che deplorabile. 11. Per questo una piena benignit usa con essi, e mostra loro la via dell'equit. 12. La compassione dell'uomo everso il suo prossimo: ma la misericordia di Dio ad ogni carne si estende. io. Egli ha misericordia, e gli ammaestra, e li guida come fa un pastor, col suo gregge. 14. Egli benigno con quegli, che ascoltano il magistero della misericordia, e sono solleciti nell'eseguire i suoi precetti.
e comanda eoo offesa del Signore. Ma questi ingiurialo dall'uomo in vece di fargli sentire il peso dell' ira sua , dai mali stessi di Ini spinto ed usare misericordia , onde con somma benignit io tratta, e a se lo richiama per far conoscere a lui le vie della giustizia. , Vers. la. E verso il fito prossimo ce. La misericordia dell'uomo ha per obbietto il prossimo suo pari, ed eguale : la misericordia di Dio si estende ad ogni carne , a tutti gli animali, e particolarmente a tutti gli uomini buoni o cattivi , ebe sieno. E molto bene si esalta l'eccedente inesplicabile e gratuita bont di Dio dicendo , ebe ella s'impiega a favor di u uomo di carne, la infinita maest di Dio non isdegnando di abbassarsi a favorire e amare cosa si vile e meschina , com' la carne.

15. Figliuolo, non aggugnere al benefizio i rimproveri, e al dono , che tu facci, non unire l'asprezza d male paparole. 16. Non egli vero , che la rugiada tempera il caldo? cosi pure la buona parola Tal pi del dono. 17. Non vedi tu, che la parola val pi del dono? ma l'uomo giusto ha luna e 1' altra cosa. 18. Lo stolto fa odiosi rimproveri, e il dono dell'uomo mal costumato fa struggere gli occhi.
Vers. 14- Ascoltano il magistero della Misericordia. Ascoltano la misericordia, che g* istruisce/e indegna loro a ben vivere. Vers. 15. Non aggiungere al benefizio i rimproveri. Se tu fai n benefzio al tuo prossimo, non amareggiare il benefzio stesso co' rimprocci, e noi corrompere co* cattivi termini. Conviene adunque non solo di fare il bene, che far possiamo al nostro prossimo, ma di condirlo eziandio colle buone maniere, e colle dolci parole renderlo gradito. Vers. 16. 17. IVora egli vero, che la rugiada ec. Paragona Id soavit delle parole alla rugiada , la quale dolcemente cadendo tempera il calore dell'aere, onde e gli uomini, e gli animali tutti ne traggono conforto senza incomodo di sorta, cos il dolce parlare ricrea mirabilmente il prossimo afflitto e in miseria. Quindi per esperienza si sa, che una buona e graziosa parola ha maggior effetto sovente a consolare un infelice, che un dono, che a lui si faccia. Per la qual cosa il giusto avr 1* una e l'altra specie di misericordia: sar buono in fatti, e sar buono in parole; perocch egli sa, che il volto stesso, e i gesti del donatore raddoppiano il dono , Chrysost. de sacerd. lib. ni, * La buona parola val pi del dono. La parola migliore v del dono,

19. Prima del giudizio assicurati di tua giustizia, e prima di parlare, impara. 20. Prima di cadere in languore prendi la medicina , e prima del giudizio disamina te slesso , e dinanzi a Dio troverai misericordia. 21.Prima di cader nella malattia umiliati, e nel tempo di tua infermit fa conoscere la tua conversione. 22. Nissuna cosa ti ritenga dal sempre ora(i) i. Cor. ii, 28. (a) Lue. 18, i..i. Thess. 5. 17.

Yers. ig. Prima del giudizio ec. Passa il Savio ad altri documenti di prudenza e di previdenza, e in primo luogo dice , che 1' uomo prima di presentarsi al tribunale o degli uomini, ovver di Dio , procuri, che la sua causa sia giusta ; io secondo luogo ci ammonisce , che uissuoo si metta a faria da maestro prima di avere imparato. Vers.zo.Pn'ma d cadere in languore ec. Non aspettare, che la malattia siasi impossessata del tuo corpo: ai primi segui di essa usa i rimedi. Questa massima ha luogo anche piii nelle malattie dello spirito , nelle quali se il rimedio non adoperato sollecitamente da principio, il male cresce con celeril, e presto si rende incurabile. Quiudi cegue a dire il Savio , che l'uomo prima di essere presentato al divin tribunale disamini sottilmente se stesso, e se la propria coscienza trova macchiata di difetti e di colpe , colla penitenza procuri di mondarla per trovare dinanzi a Dio misericordia, Vers.ji. Umiliali, e nel tempo di tua infermit fa conoscere la tua conversione. Umiliati, coavertiti a Dio , fa penitenza prima che ti venga la malattia: cos nel tempo dell'infermit farai conoscere la tua buona vita, e la tua virt, esercitando la pazienza , la rassegnazione , lo spirito di mortificazioni ec.

re, e non dubitare di far opere di giustizia sino alla morte: perocch la mercede di Dio dura in eterno. 23. Prima del?orazione prepara l'anima tua: non essere come uno , che tenti Dio. 24. Ricordati dell'ira (che verr) nel di finale, e del tempo della relribuzione,quando(Dio) canger di visaggio. so. Ricordati della povert nel tempo di abbondanza, e delle miserie della povert nel tempo di ricchezza.

(O Sap. ?. i a

(*} 5V. M. 7.

Vers. i. Perccche la mercede di Dio dura in eterno. Come e dicesse: ti sembrer egli g^ave l'impiegare tutto il tempo di questa vita nella orazione e nella pratica delle virt, se rifletterai, che il premio di tue fatiche sar eterno ? Vers. a3. Prepara V anima tua , non estere ec. Il Crisostomo osserv , che la preparazione dell 7 animo per la orazione consiste nello spogllamento di ogni vano ed estraneo pensiero: ed a ci molto giova la lezione della divina parola secondo l'insegnamento di s. Basilio. Tenta Dio chi ali' orazione si presenta senza preparazione , e senza la riverenza , che dovuta a tal Maest. Vers 7-4- Quando (Dio) canger di visaggio Qaando il benigno suo volto canger Dio in terribile, e tremendo pei peccatori ; onde , diranno ai monti, cadete sopra di noi, e ascondeteci dalla faccia di colui, che siede sul trono, e daW ira delV Angelo , perch e venuto il giorno dell' ira di essi : ehi potr reggervi ? Apocal. vi. 16. 17. Vers. a5. Ricordati della povert nel tempo eo. Mentre sei ricco e felice, ricordati, che puoi diventai powto-,; cos nella

26. Dal mattino alla sera il tempo si cambier, e tutto questo si fa ben presto sotto gli occhi di Dio. 27. L' uomo saggio teme di tutto, e ne' giorni de' peccali si guarder dalia negligenza. 28. Ogni uomo sensato sa distinguere la saviezza, e d lode a chi 1' ha trovata. 29. Gli uomini giudiziosi si portano con prudenza nel parlare, e intendono la verit, e la giustizia, e spargono quasi pioggia proverbi, e sentenze.
abbondanza arai parco ed umile , e provederai alla povert , in cui puoi cadere, vi provederai col far retto uso delle ricchezze, e usando generosit co'poveri: pel qual mezzo schiverai anche un* altra specie di povert , che la povert dei meriti, nella quale eoa tuo gran danno ti troveresti alla fine di tua vita, quando non facessi uso del tempo e dei mezzi, che Dio ti concede per operare il bette. Vers. a6. Sotto gli occhi d Dio. Ovvero: a un? occhiata d Do, il quale in un momento cangia lo stato di u uomo di lieto e tranquillo, 1 torbido e infelice. in Veri, a 7. E ne giorni de1 peccali ec. Ne* giorni, cio nel tempp , in cui la copia de* mali esempii pi grando , il savio , che ieiupre teme , si guarder da ogni negligenza nel servigio di Dio. Ben luogi da lasciarsi trasportare dal torrente del cattivo costume , il savio allora pi diligente e sollecito nel fuggire il male e fare il bene, , Vers. 28. Sa distinguere la saviezza ec. E prova di un uomo veramente sensata il saper distinguer e onorare la sapienza in uhi |a possiede.

30. Non andar dietro alla tua cupidit, e raffrena i tuoi appetiti. 31. Se soddisferai le cupidit dell'anima tua, ella far che abbian di te allegrezza i tuoi nemici, 52. Non prender piacere ai tumultf^unche di piccol momento: perocch vi si trovano conflitti perpetui. 33. Guarda ti dall'impoverire prendendo a usura per contendere, mentre hai voto il sacchetto: perocch saresti ingiusto contro la tua propria vita.
(i) Rom. 6. la, i3. cti3. 14.

Vers- Sa. Non prender piacere ai tumulti ec. Tienti lontano dalle brighe e dalle fazioni, anche dalle men romorose , percrcch vi troveresti combattimenti e guerre continue ; e bada , che per sostenere simili contese non ti avvenga d'impoverire, mentre l'impegno ti porterebbe a prender denaro a usura avendo vo to il sacchetto , lo che facendo, gravissimo danno recheresti a te stesso , e alla tua propria vita, la quale ti renderesti misera ed infelice.

C A P O XIX. Della ulbriacliezza, della lussuria, della loquacit, del creder troppo facilmente, di colui che si gloria delf iniquit, che odia la correzione, e trionfa nella malizia. Della discrezione nel parlare, della finta umilt ; si loda chi sa tacere i.JLjoperajo beone non arricchir; e chi le piccole cose disprezza a poco a poco andr in rovina. 2. Il vino, e le donne fannoappostatare i sag(i) Gen. 19. 33. 3. Reg. 11. i.

Vers. i. Uoperajo leone ec. Vedi Prov. xxiu. a i . E chi te. pccole cose disprezza ec. Il beone, che non tien conto di quello che a poco per volta spende nelle osterie dove va di tanto in tanto a sbevazzare, n de'piccoli guadagni, che perde abbandonando sovente il suo lavoro, andr in rovina. Questa sentenza si applica agevolmente anche alle cose dello spirito, onde e chi non fa caso delle colpe minori, passer a commetter le grandi, echi trascura l'osservanza delle obbligazioni men gravi, trascurer finalmente di adempire le pi importanti.Quanto al far naufragio ella e una cosa stessa o chela nave sia a un tratto ricoperta e sepolta danna ondata grande, o che entrando a poco a poco P acqua nella tentina, ed ivi lasciata star per trascuranza, empia finalmente la nave , e al fondo la tragga : ugust. ep. ad Seieuc. Lo che disse il . dottore per fare intendere, come le colpe leggere debilitano le forze dell'anima, e dan vigore alle passioni, onde ad una tentazione alquanto pi grave non regger 1' uomo, ma soccomber. * V operajo beone non arricchir. Chi fa opere buone, ma si abbandona qualche disordine, non si fa ricco di meriti.

g, e screditano i sensa" ti. 3. E chi fa lega cori donna di mala vita , diverr sfacciato: sar retaggio della putredine, e de' vermini; egli sari portato per grande esenipiot e sar levato dal numero dei viventi 4 Chi corrivo a credere , leggero di cuore, e avranne il danno Chi poi pecca contro 1* anima propria, sar stimalocome nom da nulla. 5. Chi si gode delP iniquit, sar vituperato, e a chi odia la correzione , sar abbreviata la vita: ma chi odia la loquacitjSpegne la malizia.
(i) Jot. g. i5. et 22. i r .
Vers. 4- Chi e corrivo a. credere et. indizio di spirilo debole la troppa credulit, e le storie son piene di esempii del male che reca sovente tal debolezza. Chi poi pecca contro V anima propria ec. Chi talmente nemico di se medesimo , che non ha difficolt di trafiggere col peccato 1' anima propria, degno di essere slimato un uomo da nulla, un uomo inutile a ogni bene. Vers. 5. Spegne la malizia. Perch togliendo la loquacit, toglie le detrazioni, le maldicenze ec., e per con*eguenza toglie gli odii, le liti, le risse ec., che nascono tent sovente dalla loquacit. Sono qui notati tr gravissimi mali, primo la sfaciataggine

6. Chi pecca contro r anima propria, se ne pentir; e colui che si gode della malizia, n' avr infamia. 7. Non riportare una parola cattiva, e offensiva , e non scapiterai niente. 8. Non manifestare i tuoi sentimenti all'amico, e al nimico, e se hai peccato, non lo svelare. 9. Perocch quegli ascolter, e star attento a te, e facendo le viste di scusare il tuo fallo , li odier, e cosi star sempre intorno a te.
-r nel peccare, secondo V ostinazione dell' uomo, che non vuole esser corretto allorch pecca, onde avverr, ch' ei non avr lunga vita, perch aggiungendo egli peccati a peccati , sar punito da Dio, e fors' anche dagli uomini: terzo finalmente 1' abuso della lingua, fonte di tanti disordini, come si veduto pi volte. Vers. 7. Non riportare una parola cattiva ec. Se hai udita qualche parola pungente detta da ano contro di un altro uomo, tienla in te, non riferirla n ali' offeso, n ad altri, e non iscapiterai nulla n del tuo onore, n della tua quiete ec., anzi farai buon guadagno, facendo u atto di carit, e di prudenza. Vers. 8. Non manifestare i tuoi sentimenti alV amico, 6 al nimico ec. Non aprire il tuo cuore ad ogni uomo indifferentemente, senza badare se quegli amico, o nemico , e se hai commesso qualche peccato, noi propalare. Vuol dire il Savio, che vi sono delle cose, le quali non per mette la prudenza, che si manifestino neppure agli amici, come sono gli occulti peccati, e altri segreti risguardanti o noi stessi, o i nostri amici. La nostra Volgata non d luogo ad altra sposiiione. * I tuoi sentimenti... e se fidi peccato. L' altrui vita... e Ib non ricade peccato in te non isvelarla,Cos in alcune edizioni.

10. Hai tu udita una parola contro il tuo prossimo? fa, ch' ella muoja dentro d i t e , e abbi fidanza , che non ti far crcpare. 11. Lo stolto per una parola sta ne' dolori del parto, come donna, che geme per mettere alla luce un bambino. 12. Freccia fitta nella carnosa coscia eli' la parola nel cuor dello stolto. 13. Correggi l'amico, il quale forse non ebbe (cattiva) intenzione, e
(i) Levit. i g. 17. Matth. 18. 15. Lue. 17. 3. Vers. 9. Ascolter, e stara attento ec. Il nemico, od anche 1' amico, a cui tu farai simili confidenze indiscrete, ti ascolter attentamente, mostrer eziandio di volere scusare il tuo peccato, ma veramente in cuor suo perder la stima, cheavea di te, ti prender in avversione, e in tal disposizione di animo lo avrai sempre attorno a te come amico, ma realmente alienato da te ; onde avrai sempre da temere di lui , che non ti screditi divulgando il tuo fall. Vers. ii. Sta ne1 dolori del parto ec.Bisogna a tutti i patti , che dia fuora quel che ha in corpo, cio il secreto confidatogli: particolarmente ove si tratti di qualche mancamento del prossimo, noi pu egli tenere in se. * Per una parola. Per una parola, che ha in corpo. Yers. la. Freccia fitta nella carnosa coscia ce. Vale a dire: 10 stolto, che ha udito qualche segreto, patisce dolori simili a chi ha fitta nella coscia, o nel fianco (parte s delicata ) una freccia .11 quale non ha bene, fino a tanto che non sia tratta fuora la freccia. Cos lo stolto non ha bene, fino a tanto che non ha svelato il segreto.

dir: ci non feci io , che se Io avesse fatto, affinch pi noi faccia. 14. Corregi 1' artiico, il qual forse non avr detta quella tal cosa , e se T ha detta , affinch pi non la dica. 15. Correggi l'amico; perch spesso si fanno calunnie* 16". E non credere a tutto quel che si dice : V ha chi sdrucciola colla lingua , ma non per mala intenzione. 17. Perocch chi colui che non pecchi colla sua lingua ? Correggi il prossimo prima d usar minacce,
(i) Jac. 3. 8.

Vera, 13. Correggi P amico, il quale forte ce.1 segreti peccati dell' amico debbono tacersi, ma non si dee perci lasciar 1' amico nel suo errore. Correggilo adunque (dice il Savio), che forse pu essere, ch'egli non abbia avuto intenzione di far male in quello che ha fatto, onde dir: non ho fatto torto a chicchessia ; e eoa questo ti appagher ; che.se veramente ha fatto il male, e tu correggilo perch nel male non ricada. Tale il senso di questo luogo, che anche illustrato dal versetto seguente. Vers. i5. 16. Si fanno calunnie* Dal Greco apparisce, che la voce commsso qui usata a significar la calunnia , e le prime parole del versetto, che segue, il dimostrano evidentemente. Correggendo P amico, di cui i parla, se gli d luogo di rimovere da e la calunnia, di ovviare allo scandalo.

i 8. E d luogo al timor dell' Altissimo ; perocch perfetta sapienza il limor del Signore , ed in esso si ha il timore di Dio , e tutta la sapienza dispone ad adempiere la legge : 19. Perocch la sapienza non 1' arte d mal fare, e i consigli de* peccatori non son prudenza. 20. Ella malvagit con cui va unita la esecrazione e vi uno stolto, che manca di giudi" zio. si. da preferirsi 1' uomo, che manca di sagacit, ed privo d
Vers. 17. 18. 19. Correggi il prossimo prima di usar minacce. Vale a dire correggilo in ispirilo di mansuetudine, e di dolcezza, come insegn dipoi anche l'Apostolo, Gai. vi. i. E d luogo al timor dell' Altissimo ec. Dio vuole, e comanda, che iti tal guisa, e con tale benignit correggasi il prossimo, che pecca. Vedi anche Matih. xvm. i5. 16. 17. Commendando dipoi il Savio questo timor del Signore, soggiunge che tutta la sapienza pratica in questo timor santo consiste, e nella sapienza questo timore si trova, e tutta la sapienza dispone 1'uomo al perfetto adempimento della divina legge. Perocch la sapienza insegna non a fare il male, ma il bene, onde i consigli, le invenzioni de* peccatori non son prudenza, n saviezza; cosi la vera sapienza . de' oli giusti il retaggio. Vers. 20. lla e malvagit ec. La falsa .saviezza de' peccatori vera, e pretta malvagit. Vi sono poi degli stolti non per malizia, e perversit d cuore, ma per cecit d'intelletto, e questi son degni di compassione, e non di esecrazione come quelli.

scienza, ma timorato, a quello che abbonda di avvedutezza , e trasgredisce lai legge dell' Altissimo.^ 22. V'haunadestrezza, che d nel segno, ma ella iniqua. 23. Ed avvi chi con fruito discorre esponendo la verit. V'ha chi maliziosamente si umilia , ma il cuore di lui pieno d frode: 24* E v1 ha chi si abbassa eccessivamente con grandi sommissioni, e china la faccia , e fnge di non vedere quello che segreto:
Vers. li. E da. preferirsi eo, L* uomo rozzo, sera plico, grosso, e ignorante, ma timorato di Dio, pi da stimarsi, e he quello ch' stimato saggio dal secolo, perch astuto , sagace ec., ma trasgredisce la legge. Vers. a. V* ha una destrezza, che d nel tcgno, ma ella e inqua. Ed da fuggirsi, e odiarsi, perch di ogni mezzo anche ingiusto si serve per giungere ai suoi fini; ed ella quella sapienza terrena, animalesca, e diabolica, di cui parla s. Giacomo cap. ni. 15. Vers. a3. Ed avv, chi con frutto discorre esponendo la verit. Ed questa vera1 saviezza, quando 1' uomo, considerate tutte le cose, e di quello che fatto , e di quello che sia da farsi , ragiona secondo la schietta verit, e io tal guisa ragiona, che persuade. V hat chi maliziosamente s umilia ec. Questa un' altra specie di prudenza carnale, ed iniqua , quando un uomo per ingannare pi facilmente un altro, fnge riverenza, e si umilia .dinanzi a lui io alti, ed in parole.

26. Ma se per mancanza di forze gli vietato di peccare, trovata ch' egli abbia l'opportunil di far del male , il far. 26. L' uomo s riconosce ali' aspetto, e da quel che apparisce sul volto, si conosce l'uomo assennato. 27. La maniera di vestire, di ridere, e di camminare annunciano 1' esser dell' ; uomo. 28. Avvi una correzione falsa, quand' uno per ira vomita ingiurie, e si fa giudizio , che si
Vers. 24- 25. E v* ha, chi si abbassa, ec. Parla dello stesso ipocrita, malizioso, il quale con tutte le sue esteriori dimostrazioni di rispetto, e di eccessiva umilt, tende a gabbare, ed a nuocere pi francamente. Egli si abbassa, e si incurva, e china, bisognando, la faccia fino a terra, e mostra di non avere altro pensiero, che quello di onorarti, e di non badar nulla ai fatti tuoi, particolarmente a quelli che tu brami rirnangan segreti; ma se per sorte egli non pu ancora farti del male, aspetta, che verr tempo, in cui manifester tutto il suo cattivo animo, e ti offender, e ti afflgger senza verun riguardo. vers. 26.27. V uomo si riconosce ali1 aspetto ec. Siccome ali* aspetto si riconosce un uomo, e distinguasi da qualunque altro, cos dall' aria del volto si fa conoscere 1* uomo saggio, perch come dice s. Ambrogio, il volto tacito interprete del cuore ; slmilmente dalla maniera di vestire, e di ridere , e di camminare si pu congetturare qual sia il carattere naturale di un uomo. E celebre il fatto dello stesso s. Ambrogio, che ricus di ricever nel clero un giovine, perch avea un gestire indecente, e un altro per l'andatura, che dava negli occhi, e non s'inganno, perch ambedue fecer pessimo fine. Vedi Offic, i, 18.

trova non essere retto* ed aVvi chi si tace, e questi prudente.


C A P O XX.

Della correzione fraterna t del silenzio : della casa del sapiente, e di quella dello sto/tot della falsa promessa, e della menzogna*, del saggio , che accetto ai grandi. Del non ricever i donativi : della sapienza nascosta. 1. Vg/uanto meglio il riprenderete non proibir di parlare a chi con* fessa (la colpa), che il nudrir l'ira! 2. Un impudico eunuco disonora una verginella ;
(i) 7n/3o.ai, Vers. a8. Avv una correzione falsa ec. Non meritano il nome di correzione gli acri rimproveri, e le contumelie, che uno preso da ira vomita contro del prossimo, da cui ha ricevuto torto, o disgusto; perocch quest'uomo dominato cos dallo sdegno non capace di far giudizio, se non falso e storto delle cose; chi pertanto sentendo in se il bollore dell'ira si tace , e ad altro tempo tranquillo rimette la correzione, questi nom prudente. Vers. a. 3. Un impudico eunuco ec. Notisi primo, che per custodi delle vergini si prendevano degli eunuchi; in secondo luogo gli antichi dipingevano Astrea, la giustizia, in figura di vergine. Viene adunque o dire il Savio, che il giudice , o magistrato , che dev* esser custode delle leggi, e della giustizia, se con inique enlenze corrompe la stessa giustizia; commette srclleraggine simile a quella di un uomo, che disonora una fanciulla raccomandata e fidata alla sua custodia.

5. Cosi taluno inquamente viola la giustizia. 4. Quanto buona cosa eli' nella correzione dimostrar pentimeritotperocch cos tu fuggirai il peccato volont* rio. 5. V'ha chi saggio dimostrasi col lacere; ed avvi chi odioso per la intemperanza del parlare. 6. Uno si tace, perch non ha senno per parlare; e uno si tace, perch sa qual il tempo approposito. 7. L' uomo saggio tacer sino a un dato tempo: ma l'uomo vano, e l'imprudente non badano al tempo. 8. Chi molto parla, far danno all'anima propria, e chi si arroga ingiusto potere, sar odialo. 9. La prosperit un male per 1* uomo scorretto; e i tesori trovati gli diventan dannosi.
Vers, 4- Fitggfal il peccato volontaria. Se ti pent, tu dimostri, che se hai peccato, lo hai fatto per fragilit, per ignoranza, per mancanza di riflessione, non per effetto di cattiva volont.

10. Tal dono v1 ha , che inutile ; e ve n' ha tale che ha doppia mercede. 11. Taluno nell'esaltazione trova l'abbassamento; e a un altro 1' umiliazione giova per innalzarsi, 12. Taluno compra molte cose a vil prezzo, ma poi gli tocca a pagarne il setluplo.
Vers. g. La prosperila e un male per V uomo scorretto ee. Lo stolto, il peccatore, se ha delle prosperit ne abusa; onde divengono per lui funeste, e s' ei trova de'tesori, questi non servono, se non di gran danno a lui, perch ei li fa servire a sfogare le passioni, onde perde 1' anima propria, e. 1' eterna salute. Si d qualche altra sposizione alla prima parte di questo versetto, ma tenendoci alla nostra Volgata dalla seconda parte apparisce , se non m' inganno, che il senso espresso nella versione il vero. Vers. io. Tal dono v'ha, che e inutile ec. E gettato il dono che si fa a un ingrato rispetto a quello che da lui sperar potesse il donatore: pel contrario il dono fatto a un uomo di buon cuore compensato doppiamente, cio largamente. Di pi ancora inutile dinanzi a Dio il dono fatto anche a' poveri, ma non con buon fine, e senza osservare le debite circostanze: ha dppia mercede poi quel dono, che si fa a'poveri per amore di Dio, perocch sar ricompensato da Dio stesso co'doni di grazia nel tempo presente, e col dono della gloria nel secolo futuro. Vers. l i . Taluno neti* esaltazione ec. Le grandezze sovente servono a manifestare il carattere, e i difetti della persona, onde un uomo, il quale prima di essere innalzato godeva stima e concetto grande di saviezza, e di virt, perde molto del suo nella opinione degli uomini, ed talora privato della stessa sua dignit, Al contrario la umiliazione stata in ogni tempo la scala per innalzarsi, come si vide in Giuseppe, in Davidde ec. Vers. i a. Ma poi gli tocca a pagarne il settuplo. Corrisponde a questa sentenza il nostro proverbio: II buon mercato torna caro. Lv avaro crede di far buona compra ogni volta che ha la roba per picco) prezzo, ma quello ch' ei compra a tal coudizione

15. Il saggio si rende amabile con sue parole, ma le grazie degli stolli sono gettate. i4- Il dono dello stolto non sar utile a tfT perocch egli ha sette occhi: io.Ei dar poco, e molli far rimproveri, e aperta la bocca, getter foco. 16. FgH uno , che oggi d in prestito, e rdimanda domane: un tal uomo odioso. i7.Losloltononavr un amico, e i suoi doni non saranno graditi:

essendo roba cattiva g! fa poco uso, onde egli viene a spendere molto pi degli altri, che comprano il buon al giusto prezzo. Vers. 13. Ma le grazie degli stolti son gettale. Si potrebbe anche tradurre: i benefizii degli stolti ce. La che darebbe un senso migliore, perch farebbe meglio risaltare la differenza grande, che passa tra il saggio, e lo stolto.- perocch il savio si fa amare colle parole: lo stolto getta inutilmente non solo le parole , ma anche i benefizii, e i doni, perch egli fa male ogni cosa. Vers. t4- 15. Perocch egli ha sette occhi ec. Ha selle occhi per mirar dietro al dono, che egli ti fa, e vedere se tu gli. rendi a sette volte il suo dono. E aperta la bocca getter fuoco. Ti rimproverer senza fine quel ch'ei ti ha,dato, e credendosi sempre mal corrisposto, prender ira grande contro di te, e non aprir la bocca, se non per gettar fuoco e fiatarne , e dolendosi acerbamente del tuo procedere, e svituperandoti come ingrato. Vers, 17. 18. 19. Lo stolto non avr un amico ec. Ha parlato di sopra dello stolto avaro, parla adesso del prodigo. Dice adunque, che egli non avr un vero amico, perch quelli che gli stanno attorno son parassiti bugiardi e adulatori, che nou cercano al-

iS.Gonciossiach quelli che mangiano il pane di lui sono falsi di lingua e qua n li, e qua n lo spesso si burleranno di luf 19. Perch egli senza giudizio dona e quello che dovea serbare,e quello ancora, che non doveva serbare. 20. Le cadute della lingua fallace sono come d chi cade dal tetto; cosi repentina sar la caduta dei cattivi. 21. L'uomo sgrazialo come una favola senza sugo di quelle che van sempre per le bocche di gente mal allevata.
tro, clic di empiere il ventre alla mensa di lui, e dopo averlo lodato in faccia, di lui si burlano senza riguardo continuamente dietro alle sue spalle; perocch la liberalita*t3i lui non diretta da buon giudicio e prudenza, onde egli indiscretamente, e senza riflessione getta via quello che avrebbe dovuto serbare pel proprio mantenimento, e slmilmente senza discrezione e prudenza , d via quello che essendo superfluo al suo bisogno, avrebbe egli dovuto i pendere in opere buone; ed egli lo impiega a nudrire i vizii, ed i viziosi. Vers. ao. Le cadute della lingua fallace, tono come ec. Uomini di lingua fallace sono i calunniatori, gli adulatori ec. Dice adunque, che la rovina di questi tali tanto repentina e mortale, quanto quella di un uomo, il quale camminando sul solajo della propria casa , graziatamente cade sullo stesso solajo , e da ueto cade nella strada. bbiam notato altre volte, che i tetti elle caie nella Palestina erano piani, e solevano gli Ebrei pasteggiare copra di essi, e starvi a far* altre eos,

22. La parabola non ha grazia in bocca dello stolto, perch egli la dice fuori di tempo. 23. V'ha chi non pecj= ea, perch non ne ha il modo, e si cruccia di stare nell' inazione. 24. V'ha chi manda in rovina l'anima propria per unian rispetto, e la rovina in grazia di un iinprndente , e per riguardo a un tal uomo si perde. 26. V ha chi per uman rispetto promette
Vers. 21. L'wo/no sgraziato ec. L'uomo insipido, insulso, senza garbo , u grazia tanto ingrato e molesto, quanto il sono que' racconti favolosi, privi di sostanza , che si odono dalla bocca degP ignoranti, e della turba pi vile. Vers. 22. La parabola non ha grazia ec. Lo stolto ripeter talvolta delle gravi e sagge sentenze udite da altri, ma siccome non le cita a proposito , u a tempo, elle perdono nella bocca di lui il loro pregio; e il poco concetto, che si ha di lui fa si , che neppure si badi a quel che egli dice quando per accidente egli parli sensatamente. Vedi Prov. xxvi. 7. 9. Vers. a3. E si cruccia di stare neW inazione. La mancanza de' mezzi di fare il male non toglie la volont di mal fare , anzi maggiormente l'accende. I Rabbini fin dai tempi di Gesi Cristo, insegnarono, che la sola interna volont di peccare non peccato, quando non passa a commettere 1'azione esteriore. Errore gravissimo , e di pessime conseguenze nella inorale. Ne abbiam parlato altre volte. Vedi Job. xxxi. i. Vers. 24. V1 ha chi manda in rovina V anima propria per uman rispetto ec. Per non disgustare un amico, per non aver il coraggio, di rigettare una richiesta fatta da persona potente ec., a tali ingiusti rispetti umani si sacrifica sovente la coscienza e 1* anima , e si sacrifica , dice il Savio , per un imprudente , anzi stolto , che chiede quello che turpe e illecito, e rio n ha rossore di chiederlo.

ali' amico, e il guadagno, che ne ha, di farselle gratuitamente nimico. 26. Pessimo vitupero dell' uomo ella la bugia,ma questa sta di continuo nella bocca dei male allevati. 27. men cattivo il ladro, ebe il mentitore perpetuo: ma e l'utio e 1' altro avranno in retaggio la perdizione. 28. Icostumide'mehlilori sono disonorati, e si sta sempre con essi la loro ignominia. 29. l saggio col suo parlare si accredita, e 1' uom prudente sar ac* cello ai magnati.
Vers. 25. E il guadagno , che ne f i a , &"it farselo gratuitamente nimico. Perch riflettendo dipoi, ebe non pu ,o non dee in verun modo adempire la sua promessa, si ritratta , e quegli , a cui avea fatta tal promessa, si offende, e diventa nimico del promissore imprudente, Vers. 27. E men cattivo il ladro , che il mentitore perpetuo. Primo , il ladro offende 1 prossimo nella roba: il mentitore l'offende nella fama , e lalo nella vita i secondo, il mentitore non fa male solamente a qua che particolare come il ladro,ma mette sovente in {scompiglio 1 intere famiglie, ed anche le interecitt; terzo l'assiduita ne mentire va sempre accompagnata da molti altri peccati; qua o finalmente se del ladro non possiamo fidarci riguardo alla roba , del bugiardo non possiamo fidarci ia nulla. Vers. *8, La loro ignominia. La lro ignominia, che ad essi dovuta. Vedi il bel Jib f0 di s. Agostino contra Mentlacium,

30. Chi coltiva la sua terra, far pi alto cumulo di grasce: e chi fa opere di giustizia, sar esaltato; e chi ac-_ cello ai magnati, fuggir P iniquit, 31. I regali, e i donativi accecano gli animi de'giudici,e rattengono le loro riprensioni, facendoli come muloli. 32. La sapienza, che si tien occulta, e il tesoro, che non si vede, a che giovano 1' una e 11 altro? % 33. E pi da stimarsi chi nasconde la sua stoltezza, che chi tien occulto il suo sapere.
(i) Exod. a3. 8. Deut. 16. i g. (a) /n/r. 41. 17, Vers. 3o. chi accetto ai magnati fuggir V iniquit. Chi vuol continuare a godere la grazia de' g r a n d i , cercher di conservarsi esente da biasimo e da ingiustizia. \ers.3i, I regali e i don a livi accecano ec.JDicesi, clitr gli Egiziani rappresentavano i giudici senza mani. Vers.S^.La sapienza, che s tiene occulta ce. Quei, ai quali ha dato Dio de' talenti , co' juali possono rendersi utili al bene delle anime , e ali' edificazione delia Chiesa , se uon ne fanno uso, ma li nascondono non impiegandoli secondo la volont del gran padre di famiglia , sono degni de' rimproveri fatti al servo del Vangelo , ch ando a seppellire il denaro lasciatogli dal padrone per trafficare, Mati. xxv. a5. Vedi sopra di ci le belle riflessioni di s.,Gregorio, HI. parie Pastorale admon. ot. Vers. 33. E pi da stimarsi ec. Utilmente e prudentemente talvolta u uomo celer la propria ignoranza per lion far male a

C A P O XXI. Insegna come conviene guardarsi da ogni peccalo, e particolarmente da certi peccati, dei quali parla. 1..J? igliuolo, bai tu peccato ? noft peccar pi: ma fa anche orazione per le colpe passate, affinch ti sien rimesse. 2. Come dalla faccia di un serpente, cos fuggi dal peccalo , perch se a lui ti accosterai, ti morder.

se, od agli altri chi tiene occulta la sua sapienza, generalrnen-* te parlando , si priva del merito , che potrebbe acquistare rivolgendola alia istruzione de' prossimi, e priva gli altri del vantaggio , che ne trarrebbono. *, Yers. i. Non peccar pi ec. Siccome chi caduto una volta si guarda attentamente da' pericoli di ricadere , e chi fu ferito una volta bada di non essere nuovamente ferito ; cosi chi ha peccato na volta de guardarsi di peccar la seconda ; si perch pi diffcilmente M curano due ferite del!' anima , che una sola , e s perch il'ritornare al peccato indizio di protervia e malizia pi grande , la quale disgusta forte il Signore , onde pi difficile si rende la impetrazione del perdono. Ma fa anche orazione eo. S. Agostino de nupt. et concnp. lib. i. 26., osserv , che se per esser libero dal peccato servisse il non pi peccare, non si aggiungerebbon queste parole: Fa anche orazione per le colpe pattate , affinch ti sieno rimesse. Rimangono adunque ( segue egli 9 dire ) , $ e non sono rimesse \ e come rimangono se son gi. passate , se non perche seno pqssate quanto ali' atto, ma restano quanto al reato ?

3.1 suoi denti sono denti di leonesche uccidono le anime degli uomini. 4 Ogni colpa come una spada a due tagliT le sue ferite sono insanabili. 5. L'arroganza, e gli oltraggi mandano in fu* mo le ricchezze; e la casa pi facoltosa si spianter per la superbia ; cos i beni del superbo saranno annichilati. 6. Dalla bocca del povero la preghiera giunger fino alle orecchie di Dio , e tosto sar a lui rendala giustizia. 7. L'odiare la correzione indizio di uom
Vers. 2. Come dalla fatua d un tarpante ec. Allude al serpente , che indusse va a peccare Yers.4-.Lc sue ferite sono insanabili ce. La sola mano del me1 dico onnipotente pu curarle e guarirle ; del rimanente elle di lor natura sono mortali, onde dice la Chiesa, che Dio la sua onnipotenza dimostra massimamente nel perdonare e nell' nsare di Sua misericordia verso del peccatore. Orai. Dom, \. poti Peni. Vers. 5. 6. V arroganza e gli oltraggi ec. Il ricco arrogante, che strapazza il suo prossimo, impoverir, perocch si tirer ad-, dosso le lili, e miH^ altre sciagure. Insegna adunque, che a conservare anche i beni temporali infinitamente utile 1' umilt e l mansuetudine. Ne rende questa ragionane! versetto seguente, che Dio. esaudisce -i poveri maltrattati dal ricco arrogante, e fa ad essi giustizia, liberandoli dalle violenze, e punendo 1' iniquo oppressore.

peccatore; ma chi teme Dio rientrer in se stesso. 8. Il potente si fa conoscere da lungi coli' audacia della lingua; ma 1' uom sensato sa schivarlo. 9. Chi la propria casa edifica a spese altrui, come chi le sue pietre mette insieme per fabbricare nell' inverno. 10. La sinagoga de' peccatori una massa di stoppa, e la loro fine il fuoco ardente. 11. La via de'peccatori lastricata di pie
(i) Sttpr, 16. 7. Vers. y. Rientrer in se stesso. Ascolta la correzione, rientra in ce stesso , e riconosce il suo fallo, e si emenda. Vers. 8. Sa schivarlo. Sa tenersi lontano da lui ; pcrcb se la gente stolta e ignorante ne fa conto per la sua franchezza e petulanza nel parlare, i 1 saggio sa, che da un tal uomo convien guardarsi e fuggirlo. Nel latino il verbo labi posto in vece di elabi, e in tal guisa si accorda la Volgata col testo originale. Vers.g. Chi la propria casa edifica ec. Chi colle ingiustizie, colle angherie , colle rapine ec., si arricchisce , simile a uno , che si mette a fabbricare nell' inverno ; perocch siccome fabbricando in tale stagione , 1' edifcio non sar stabile, tua roviner facilmente , cosi chi la sua fortuna innalza sulle rovine del prossimo non goder lungamente de' frutti di sua ingiustizia. Vers. io. La sinagoga de' peccatori e una massa di stoppa, Tutta la turba de' peccatori non altre dinanzi a Dio, se non ima massa di stoppa destinata ad ardere nel fuoco eterno. Ecco, quanto vile e spregevole e misera cosa sieno tutti insieme i c a t tivi con tutta la loro apparente grandezza e felicit.

tre lisce , ma ella va a finire nell' inferno, nelle tenebre , e ne1 tormenti. 12. Chi custodisce la giustizia, ne comprende lo spirito. 13. La perfezione del timore di Dio sapienza, e intelligenza. 14- Chi non saggio nel bene, non far acquisto di scienza 15. E v' ha una saggezza feconda di male; ma dov' malizia, non V ia prudenza.
Vers. n. La via dt1 peccatori ec. La via , che battono i peccatori , eli' la via della concupiscenza e della passione, la quale da principio par bella, comoda, ma va a finire in orrori e guai eterni. Pel contrario la via della virt pare aspra, dura, angusta, ma appoco appoco a chi la batte divien facile eroice, e conduce quei che la seguono ad un fine glorioso e beato. Vers. i?.. Chi custodisce la giustizia ec. Ovvero - chi eiistoiisce la legge di giustizia , comprende lo spirito della stessa legge , e il fine , e le ragioni di essa , e quanto ella sia giusta e santa e utile al vero bene dell' uomo, e per conseguenza quanto ella sia da amarsi e da aversi in sommo pregio. Vers. i3.14. i5. La perfezione del timore d Do ec. Il perfetto timor di Dio (che consiste nella perfetta osservanza della legge ) egli la vera sapienza e intelligenza ; quindi apparisce, come la vera scienza, non quella che gonfia , ma quella che edifica , non pn essere in chi non saggio nel bene, in chi non ama e non fa il bene. Avvi veramente una sapienza falsa , industriosa a mal f a r e , ricca di opere malvage , ma questa non la sapienza secondo Dio, he viene da Dio, e ingiustamente si chiama sapienza dagli uomini carnali, che non conoscon la vera ; conciossiach questa vera sapienza non pu star insieme colla malizia, La voce amariliido usata a significare la malizio, il pcccatOi Deuter.ii\i\. 12.

16. La scienza del saggio si spande, come una piena d' acque ; e i suoi consigli son come una fonte perenne di vi* la. 17. Il cuore dell' insensato come un vaso rotto: ei non pu ritenere nissuna parte di saggezza. 18. Qualunque buona parola, che ascolti 1' uom saggio, loder, e se la applicher : la ascolter un uom dato al piacere, e gli dispiacer , e se la getter dietro alle spalle. 19. I discorsi dello stolto son come un fardello per viaggio; ma sulle labbra dell* uom sensato si trova la grazia.
Vers. 16. 17. La. sdenta del faggio si spande ce. L'uomo che Ita il dono della capienza, buono non solamente per se, ma anche per molti altri, perch gli spander la sua scienza a benefizio de' prossimi, comunicando ad essi la stessa sua sapienza, come UD canale ricco di acque innaffia e feconda le campagne ; cos egli co* suoi buoni consigli sar fonte perenne di vita, e d salate per molti altri. Al contrario lo stolto non ritiene per e nissuna parte, nissun principio di saviezza ; cosi non buono n per e, n per gli altri. Vers. ig. Son come un fardello per viggio. Sono peso e noja e molestia a cbi viaggia con lui i discorsi dello stolto: per lo contrario tono dolci e soavi e attissimi ad alleggerire la fatica del viaggio, i buoni e utili ragionamenti de' saggi.

so. La bocca dell* nom prudente desiderata nelle adunanze, e le parole di lui ciascuno le medita in cuor suo. 21.La saggezza per lo stolto come una casa in rovina, e la scienza dell' insensato consiste in parole intelligibili. 22. La scienza per lo stolto come ceppi a' piedi, e come catena alla sua destra mano. a3. Il fatuo se ride , Iza la voce; ma l'uomo saggio appena sorride senza rumore*
Vers.ai. La saggezza per lo stollo come una casa in rovina ce. Qncst prima parte del versetto illustrata dalla qeconda , onde tale il senso. Se Io stolto o ascoltando i sggi, o leggendo i lor documenti viene a far qualche provisione di saviezza, questa sua saviezza simile a una fabbrica ebe rovina, dove tutto confusione e disordine, e dove accanto verbi grazia a una bella stanza , che sta ancora in piedi si vede una massa di pietre , di calcinacci, di legni rotti : cosi lo stolto e' bei entimenti accattati da altri mesce e confonde detti insulsi, massime storte e contradditorie, e parole intralciate da non intendersi, n da lui, n da altri. Vers. 22. La scienza per lo stolto ec.La scienza , cio la sapienza odiata dallo stolto, ed eccone la ragione ; perch i documenti di lei sono per esso come ceppi e catene , che restringono e frenano le passioni, e non permetterebbono che egli potesse camminare e operare secondo il suo capriccio, e secondo te inclinazioni della concupiscenza., Vers. a3. tifatilo se ride ec. commendata la modesti* e la ritenutezza nel riso, come segno di animo grave e composto; perocch lo sghignazzare o fuor di tempo , o senza misura indica animo leggero e incostante. Vedi quello che dell sorella G ergo-

a/i- La seienaa ali* uom prudente un ornamento d' oro , e come un braccialetto alla mano destra. so. Lo stolto mette facilmente il pi in casa d'altri; ma 1' uomo, che ha sperenza , si vergogna in faccia dei grandi. 26. Lo stolto guarda nella casa per la finestra, ma Tuoni discreto se ne sta di fuori. 27. cosa da stolto lo stare a origliare ^alla

na dice il Nazianzeno nella orazione in lode di essa e s, Gleni di Aless. Paedagog Uh. 11. 5. Vers.?.5. Lo stolto mette facilmente il pie in casa (ValiriPet vedere e spiare quello che ivi si faccia ; particolarmente se sono case di gran signori. Curiosit vergognosa, e che sovente produce pessimi effetti: quindi soggiunge il Savio, che l'uomo di sperienza, che sa le regole del vivere verecondo e pauroso particolarmente quando ha da trattare co' grandi, onde non solo non s ficca per le case loro, ma ne sta lungi quanto pu. Un filosofo cristiano disse molto bene, che moltissimi mali vengono ali* uomo dal non sapere starsene nella propria camera; e Scorate citava sovente quel verso di Omero , che dice di badare quel che bene, o male in nostra casa Si faccia. Ver. 26. Guarda nella casa per la finestra. Anche in questo , e nel versetto, che segue, biasimata la matta e imprudente curiosit di sapere i fatti altrui. Nell' oriente le finestre hanno non vetri, n imposte , ma semplici gelosie , onde a traverso di esse non difficile di vedere quel che si fa in una casa. Ma Vuotn discreto se ne sta di fuori. Se ha bisogno di parlare ad alcuno di quella casa , picchier , e ai star di fuori, aspettando die quegli venga.

porta: e 11 uom prudente non sopporter simile infamia. 28. Le labbra degl* imprudenti raccontano cose assurde: ma le parole de* saggi saran pe sate sulla bilancia. 29. Il cuor degli stolti nella loro bocca: e la bocca de' saggi nel cuor loro. 30. Quando Tempio maledice il diavolo, maledice V anima propria. Si.Ildettraltore conlamina l'anima propria, e dappertutto sar odiato, e chi converser con lui, sar mal visto : ma

Vers, 27, Non sopporter simile infamia. Ho tradotto ambiguamente , come sta questo versetto nella Volgata. Vuol dire adunque primo ; V uomo prudente giudicher cosa infame lo stare a origliare alla porta d' un altro , secondo V uomo prudente non sopporter, non potr soffrire cosa si infame, e se ne lamenter altamente. Vers. 29. // cuor degli stolti e nellaloro bocca ec. Gli stolti non hanno cuore nel petto, lo hanno slamente nella bocca : cos parlano senza pensare, parlano per parlare.- i saggi hanno un cuore, col quale pensano e considerano lutto quello che sono per dire, onde si pu dire , che il cuor loro quello che parla per la loro bocca, e che hanno la bocca nel cuore. Vedi Prov.xvi.aS. Vers. 3o. Maledice V anima propria. Se V empio maledice il diavolo, come cagione de' suoi peccati, maledice se stesso, perch egli al diavolo si fa simile col peccare, e volontariamente i fa servo del diavolo stesso cui vuole obbedire, piuttosto che a Dio.

r uomo , cKe sa lacere, ed ha prudenza, sar onoralo. C A P O XXII. Dell'infingardo: del figliuolo mal educato* Come si getta il tempo a istruire lo stolto, Fuggire i cattivi : esser fedele ali' amico in qualunque circostanzn della vitn. 1. JU pigro lapidato con sassi coperti di fango: e tutti parleranno di lui con dispregio. 2. Il pigro lapidato collo stereo di bue : tutti quelli che ne toccano, scuotono le loro mani. 3. Il* figliuolo mal educato la vergogna del padre, e la figlia sar poco stimata.
Vera. 31. * II detrattore contamina. Macchia. Vers. 1.2. Il pigro e lapidato con sai si ec. Per dimostrare il disprezzo, con cui riguardato P uomo pigro, dice che egli lapidato eoo sassi iatrisi di fango , ovvero propriamente, col fango; lapidato collo stereo di bue , perch tutti lo maltrattano, e lo hanno in avversione come cosa vilissima , e da essere disprezzata da ognuno. Vers. 3. 4- E la figlia tara poco stimata. Intendesi ripetuto, la figlia mal ducala. Non sar in istima , e non trover chi de sideri di sposarla, come avverr della fanciulla prudente, la quale dice, che una ricchezza del marito .- quella poi, che reca disdoro al marito, o l'obbrobrio del padre , perch la malvagi-

4- La fanciulla prudente un'eredit pel suo marito* ma quella che reca disdoro, 1' obbrobrio del genitore. 5. Quella che sfacciata, disonora il padre, e il marito, e non la ceder agli empii, e sar vilipesa dall' uno e dati1 nitro. 6*. Un ragionamento fuor di tempo e come la musica nel duolo; ma la sferza, e l'istruzione in ogni tempo sono saviezza. 7. Chi ammaestra uno stolto come chi vuol rimettere insieme un vaso di terra rotto.

t di lei Attribuisce (n senta ragione) all'essere stata naie educata dal padre. * Sar poco stimata. Dispregiata. Vers. 5. Non la ceder agli empii. Non ar da meno degli Uomini pii scellerati, nella superbia, nella lussuria, e io tutti gli altri vizii. Vers. 6. Un ragionamento fuor di tempo ec. Carne disconvengono i lieti canti al tempo del duolo , cos un ragionamene fatto non in tempo opportuno molesto , e non utile: ma la correzione e P istruzione de' figliuoli sempre ben {atta, ed secondo la saviezza. Vers. 7. come chi vuol rimetter insieme un vaso di terra rotto. Viene a dire , tenta quello che difficiliasimo, anzi impossibile. Un uomo,/che si dato in preda alle sue passioni, che perduto dietro a* suoi piaceri non da reit agi' insegnamenti che si oppongono a' suoi capricci.

8. Chi fa parole coti uno, che non ascolta, fa come chi vuole svegliare il dormiente dal suo letargo. p. Chi collo stolto ra* gona di sapienza, parla con un che dorme ; e questi alla fine del ragionamento dice : chi costui? 10. Piangi il morto, che privato della luce, e piangi lo stolto perch privo di senno. 11. Ma piangi per poco n morto, dappoich egli ha riposo.
(i) /n/r..38. 16.
Vers. g. Chi e costui? Chi costui che fa a me il maestro, il predicatore , il pedagogo? Cos lo stolto in vece di far profitto degli avvertimenti, s boria degli ammonitori. Vers. io. ii. la. 13. Piangi il morto te. Se tu piangi la motte d un amico , e ne hai compassione , perch privo della luce 3 ei giorno , piangi molto pi l sciagura dello stolto , cio del peccatore, che ha perduto il bene ; e la luce dell' intelletto, ed morto pel suo peccato dinanzi a Dio. 11 morto corporalmente non da piangersi eccessivamente , n per lungo tempo ; perocch alla fine la morte un riposo dagli affanni, dai dolori e dal'le miserie della vita-, ma tutto il viver dell' empio da piangersi ; perch la vita di lui peggiore di qualunque morte ; peggiore della morte stessa naturale del medesimo empio : perch vivendo egli non fa altro , che render peggiore la sua dannazione aggiungendo peccati a peccati : per questo se u morto si piange per sette giorni, l'empio stolto da piangersi per tutto il tempo ch' ei vive. Il termine ordinario del duolo era di sette giorni presto gli Ebrei,

12. Ma la pessima vila dell' empio stolto peggiore della morte. i-3.Il morto si piange per selle giorni; ma lo stolto, e l'empio per tutto il tempo della loto vita. i4- Non parlare molto coli* empio, e non andar insieme coli' insensato. 15. Guardati da lui per non avere inquietudini, e affinch non ti si attacchimacchia dal suo peccato. 15. Schivalo, e sarai tranquillo, e non soffrirai il tedio di sua stoltezza. 17. Qual altra cosa si nominer, che pesi pi del piombo, fuorch lo stolto ? 18. E pi facile ti portarsi l'arena, il sale , e una massa di ferro, che un imprudente,uno stolto, un empio.
(i) Gen, Bo. io, (i) Prov* 27. 3,

Yers, 18. Un imprudente, imo ftolto, un empio. Tutte Ire queste voci, una stessa cosa significano t come si vede di conti-

19. TTn legamento di travi unite insieme nel fondamento di un edifizio non si scompagina ; cosi un cuore appoggiato a ben pensato consiglio. 20. Le risoluzioni del1' uomo sensato non saranno alterate dal timore in nissun tempo. 21. Cornei pali piantati in luogo alto, e le muraglie a secco non resistono ali5 urto de' venti;
nuo in questo libro, cio l'empio. Grave, pesante, molestissimo V empio , e pi facilmente potr portarsi qualunque altro peso , che quello della sua temerit, imprudenza e malvagit. Vedi Prov. xxvn, 3. Vers. i g. ao. tJn legamento di travi unite intiemc ce. Gli antichi nelle loro fabbriche tramezzavano le mura di pietra , o di mattone con travi ben legate tra loro .Vedi 3. Reg. vi.36.vii. i.. e ci faceasi anche nelle fondamenta, e dava maggiore stabilit alle fabbriche stesse, Dice adunque il Savio, che siccome un piano di travi ben collegato insieme, e messe ne' fondamenti non ai discioglie , n pu essere scosso ; cosi il cuore dell' uomo saggio non scosso dalia forza delle tentazioni, delle avversit e delle persecuzioni perch appoggiato a solidi e stabili consigli e le sue risoluzioni non si altereranno , non si muteranno per paura de' potenti, o di qualunque difficolt. Cos il Savio dimostra la fermezza de' buoni proponimenti del giusto rinovati sovente e rendati per cosi dire immutabili mediante la grazia del Signore. Ci si vide particolarmente ne' martiri di Ges Cristo , la invincibil costanza de' quali f' tanto onore alla Chiesa. Vers. * i. az. Come i pali piantati in luogo allo ec. I pali di vite piantati in una vigna situata in luogo elevato, dove il vento pi forte, oon resistono ai venti, e non vi resistono neppure le muraglie a secco, ovvero fatte con risparmio di calcina e di pietre mal commesse : cosi pure il cuor dello stolto che sempre pauroso non regge all'impeto del timore.

22, Cos parimente il cuor dello stolto, timido ne'suoi pensieri non resister ali' impeto del timore. a 3. Siccome il cuor dello stolto, che paventa ne'suoi pensieri, non in ogni tempo temer ; cosi colui che sta saldo ne'comandamenti di Dio sempre senza timore. 24. Chi punge 1' occhio ne spreme le lagrime, e chi punge il cuore, ne tragge fuori gli affetti. 26. Chi scaglia un sasso contro gli uccelli, l fa scappare; cosi pure chi parla male dell' amico, scioglie l'amicizia.
Ve. a3. Siccome il cuor dello stolto ec, Lo stolto non sempre teme, ma egli, che pauroso al sommo ne* pericoli d! morte , di persecuzione, o di altra avversit temporale , temerario nel pericolo continuo della dannazione eterna : il giusto, che osserva costantemente i comandamenti di Dio, non soggetto ad essere agitato giammai dai timori che scuotono e turbano Tempio. Vers. 24 Chi punge il cuore ec. Chi punge il cuore, o sia la niente col lodare , o minacciare ec., questi sveglia negli uditori gli affetti di piacere, di timore ec., de' quali affetti gli uditori daranno esternamente de' segni. Questa Tjella sentenza insegna come convien guardarsi dalle aspre e male parole , e dalle ingiurie , che pungono il cuore de' prossimi, e vi fan piaga, e li muovono a odio e avversione contro dell' offensore. Ma di pi ella ci insegna come per conoscere g' interni sensi, e le inclinazioni dell'uomo basta pungere il cure di lui con qualche parola, che lo penetri; conciossiach il cuore punto improviaamente far manifesta la virt, o la debolezza dell- uomo.

26". <JuandJ anche tu avessi tirata fuori la spada contro 19 amico , non disperare ; perocch puoi tornare in grazia con esso. 27. Se avrai dette ali' amico parole d'ira, non temere, v* luogo alla pace, purch non vi sia stata maldicenza t n rimprovero, n superbia, n manifestazione del se-

Vers.aS. Cosi pure ohi para male ec. Le parole di maldicen*a, che offendono l'amico nella riputazione e nell'onore, alienano P amico , e rompono V amicizia ; perocch 1' amico ha giusta ragion di pretendere di essere rispettato e onorato dal? amico e con ragione eziandio non soffre di essere da lu diffamato. ,. Vers. a6. 27. Quand1 anche tu avessi tirala fuori la spada ec. Quando per subitaneo impeto d'ira tu avessi messo mano alla spada contro 1' amico: quando gli avessi detto per ira qualche parola dura, non disperare di poterti riconciliare con esso; perocch tali cose come fatte non per malvagit di cuore , ma per trasporto di sdegno potranno trovar perdono da un amico saggio e amoroso. Ma il parlar male del P amico, il rimproverare a Ini i benefizii, trattandolo come ingrato , la snperbia , onde nasce il disprezzo dell' amico, la manifestazione dei segreto confidato a te dall' amico, e il tradimento occultamente tramato contro di lu, queste ton le cose, che faran fuggire l'amico tanto lungi da te, che non sar pi possbile di reintegrar 1* amicizia. Parla il savio secondo il fare degli uomini, che seguono i movimenti della natura ; perocch quanto a* giusti tutte queste cose, ed anche peggiori sanno sopportare e vincere mediante la grazia e la carit di Dio diffusa ne' loro cuori dallo Spirito santo. Ma opportunamente si dimostra, come chi in tali maniere viola 1' amicizia sar punito colla perdita dell' amico , e quand* anche lo stesso amico sia di tir tu assai grande di perdonare tali offese, non cred.er per di dover continuare nell'antica familiarit e confidenza coli7 amico disleale,

greto, n colpo di tradimento; per queste cose tutte 1' amico si fuggir. 28. Serba fede ali' amico nella sua povert, affin di godere pelle sue prosperit* 29. Mantienti fedele a lui nel tempo della tribolazione, affin di essere chiamato a parte della sua eredit. 3 o. Il vapore, e il fumo si alza dalla fornace prima che il fuoco, cosi le maldicenze, le contumelie, e le minacce precedono lo spargimento del sangue. 31. Io non mi vergogner di salutare l'amico, non mi nasconder da lui,e se mi verr del male da lui, lo sopporter.

Vers. 28. * Serba j'^de ali' amico nella povert.,, v. 29. nella, tribolazione. Ne' poveri e ne' tribolati vuol Ges Cristo ebe ravvisiamo lui stesso vero ed unico amico nostro. Vers.ag. Affin di efsere chiamato diparte d sua eredit. Tra gli antichi fu molto in uso di riconoscere alla morte gli amici lasciando loro qualche porzione della eredit. Vers. 3o. Precedono lo spargimento del sangue. Guardati dalle maldicenze, dalle contumelie, dalle minacce: tutte queste cose accendono il sangue , e SODO cagioni clic vengano gli ornicidii, e le mortali veadeUe.

32. Ma chiunque ne sar informalo, s guarder da lui. 33. Chi porr una guardia alla mia bocca, e un sigillo inviolabile alle mie labbra, perch' io non cada per loro colpa, e la mia lingua non sia la mia perdizione?
(O P*. 140, j.

Ver. 31. 3a. Non mi vergogner di salutare V amico ec. Se l'amico tara in povert , in tribolazione ec. io Io saluter, e lo assister, n mi vergogner di farmiconoscere suo amico : se poi egli con ingratitudine corrisponde al mio amore , io lo sopporter : ma chiunque sar informato del suo cattivo procedere, s guarder da lai come da uomo infedele p ingrato. Vers. 33. Chi porr una guardiate E la stessa preghiera del santo Davvide Ps. CXL. 3. E questa preghiera viene molto a proposito dopo ebe i] savio ha periato de* mali che nascono tra gli uomini, e particolarmente tra gli amici dalle maldicenze e dalia intemperanza della lingua. Vedi il Crisostomo in Ps. 140.

C A P O ZZIII. Chiede a Do la grazia per tenersi lontano dalla superbia, dalla gola e dalla lussuria. Guardarsi dalla consuetudine di giurare e di offendere colle parole : 1*adulterio odioso sommamente a Dio, e agli uomini 1. Signore, padre, e padrone della mia vita, non mi abbandonare alle suggestioni delle mie labbra, e non permettere , che per cagione di esse io cada. 2. Chi adoprer su* miei pensieri la sferza, e sul mio cuore la disciplina della sapienza ? Talmente che non sieno ( da lei) risparmiati gli errori d quelli, e non ne spuntino fuora i peccati ;
Vers. i. Non mi abbandonare alle suggestioni delle mi labbra. Questo versetto pende dall* ultimo del capo precedente , e il relativo eorum lega colle parole di detto versetto, alle me labbra. Dice adunque Signore , Dio, Padre , e autore del mo essere, e della mia vita, tu dominatore dell'universo domina tu , e reggi e governa le mie labbra, e la mia lingua, la quale senza di te sarebbe una universit di peccati. Jacob.iii. 6., e noa mi abbandonare alla intemperanza di essa , e non permettere, ebe i] tuo dono divenga tuia perdizione. Vers. 2.3. Chi adoprera su' miei pensieri la sferza ec. Dopo aver domandato a Dio , che governi e affreni la sua lingua, domanda, che sieno governati da lui i pensieri e gli affetti del cuore mediante la sferza, cio le correzioni e la disciplina tanta

3. Affinch non s moltiplichi la mia ignoranza, e non crescan di numero i miei mancamenti, e non si aumentino i miei peccati, ond'io cada per terra in faccia a'miei avversarii, e dime rida il mio nimico ? 4. Signore, Padre , e Dio della mia vita, non mi abbandonare al pensiero di que* peccati. 6. Non dare a me 1' altura degli occhi,e tien lungi da me ogni concupiscenza.
delln sapienza, e questa sferza non risparmi gli errori dei pensieri stessi, e del cuore, affinch dagli ni, e dall'altro non germoglino di continuo nuovi peccati, e crescano a dismisura, onde caduto miseramente per terra non divenga argomento di n90 e di scherno pe cattivi uomini, ebe godono del male, e delle cadute de' giusti, e argomento di riso e di scherno pel gran nimico comune, il demonio. . ,. Ver. 4. Non mi abbandonare al pensiero di que peccati, li relativo illorum sembra doversi riferire alla voce dehcta&*\ versetto precedente,come abbiamo espresso nella versione. t,niede adunque^he Dio non permetta, che i pensieri di superbia , di lussuria , Marnino nella sua mente: ma dia a lui grazia per reprimerli e discacciargli, affine di non peccare o colla diletta*ioo . od anche colla esterna opera. Vr*. 5. Non dare a me V altura degli occhi. La superbia s. wifesta particolarmente nello sguardo altiero e fastoso : perci detta altura degli occhi. Dio non pu dare ad un uomo que*td altura degli occhi, n venm altro vizio, o difetto, perch i BOB , n pu essere autore del mal morale, cio del peccato : ma gii putidi wnn di sua ingratitudine , permettere, che 1 uomo oeeeniba alla tentazione di superbia, di lussuria ec,, e que-

6. Togli da me le intemperanze del ventre, e i desiderii della libidine non abban potere sopra di me , e non lasciarmi in balla di un* anima invereconda, e imprudente. 7.Udite, ofigliuoli,i documenti per governare la lingua, e chi gli osserver, non perir per colpa delle sue labbra , e non inciamper in opere malvage. S.Nella sua stoltezza riman preso il peccatore e il superbo; e il maldicente ne trarr la sua rovina. 9. Non avvezzarti al
(i) Exod. ao. 7. Matth. 5. 33 sto significato con questa frase ebrea non dare a me <*., cio: non permettere, ch'io abbia ec.Vedi quello che si detto Ex od. rii. 3. jRom. i. a4\ers.6.Leintempcranze del ventre. Sono i desiderii della gola. D un1 anima invereconda ec. Non permettere f che la invereconda e stolta concupiscenza .mia mi tiranneggi. La voce infniniLUS viene dal Greco, ma si trova anche ne' profani auteri 'Latini. Vers. 7. Non inciamper in opere malvage. Ne' peccati gravissimi della lingua, come sono i giuramenti falsi, le calunnie , le bestemmie ec. Vers. 8. Nella sua stoltezza riman preso ec. Col suo stolto parlare il peccatore si fabbrica le sue catene e la sua rovina, catene di molti peccati, che strascinano 1' nom superbo e maledico nella dannazione*

giuramento, perch frequenti per esso son le cadute. io. Il nome di Dio non sia di continuo nella tua bocca, e non mescolare col discorso i nomi dei Santi ; perocch non ne andrai impunito. 11 .Gonciossiach siccome il servo messo ogni po'alla tortura ne porta sempre le lividure ; cosi uno, che giura e ripete quel jnme, non sar mai purgato interamente da colpa.
Ver.tyFrequcnti per etto ton le cadute. S. Agostino ferm.S. de Verb. Apo$t. dice . Giurar il falso perdizione: giurar il vero e cosa pericolosa : nissun giuramento sicuro da male. Vers. io. 77 nome di Dio non sia d continuo ec. Biasima eoa gran ragione la prava consuetudine di quelli,! quali per una certa leggerezza e irriverenza hanno continuamente in bocca Dio. e i Santi ; Dio , il cui nome adorabile non dev' essere rammentato te non con gran riflessione ed ossequio ; i nomi dei Santi, che debbono pur rispettarsi come amici di Dio, e regnanti con lu nella gloria. Debbo per notare , che la voce sanctorum potrebbe anche prenderti in neutro per significare le cose sante, come era presso gli Ebrei l'arca, il tempio ec. ID mascolino potr queta voce intendersi principalmente dei santi Angeli. Vers. 11. Siccome il servo messo ogni po1 alla tortura ec. Gli antichi dicevano, che il giuramento per un uomo libero quelio che era la tortura per lo schiavo ; onde dai servi si procurava di trarre la verit mediante la tortura , dai cittadini mediante il giuramento, dai sacerdoti mediante la sola parola: tale era l'uso d' Romani. Vedi Plutarco Problema. Lo schiavo adunque messo Sovente alla tortora ne porta i segni, che gli durnno nel corpo ; e 1* uomo, che giura sovente , porter nell' anima sua le piaghe

12.L'uomo, che giura molto, si empier d peccati, e non partir dalla casa di lui il flagello. i3.E se non adempie il giuramento , il suo delitto sar sopra di lui, e se non ne far conto, avr doppio peccato : 14. E se ha giurata invano, non sar tenuto per giusto; perocch sopra la casa di lui pioveranno i gas Ughi. 16. vvi ancra un altro linguaggio, che confina colla morteaion siane esempio tra gli eredi di Giacobbe.
de'peccati commessi col frequente giurare, e lipetere quel ijorhe grande di Dio. Vers.iS. E se non ne far conto, avr doppio peccato. Avr il peccato dello spergiuro, e il peccato di non correggere, e di non espiare il male , che ha fatto. Vers.i4- & te k& giurato invano ec. Se ha giurato temerariamente senza necessit , o senza il fine di giusta utilit , egli sar sempre tenuto per peccatore come lo , e la casa di lui sar punita co' gastigi di Dio. Vers. 15. Che confina colla morie. Ovvero : che sta di contro alla morte, che parallela alla morte, tutto questo vuol dire , che al linguaggio, di cui egli parla, va presso la morte e dell'anima e del corpo, e questo linguaggio la bestemmia , la quale era tanto in odio presso gli Ebrei, che ne Aborrivano anche il nome, e noi pronunziavano, ma la significavano col suo contrario dicendo benedire in vece di bestemmiare, Vedi/o&.u.g. S.fleg.xxi.iS. H savio desidera , che esempio di tale iniquit non s oda giammai ne' posteri di Giacobbe. I bestemmiatori eran lapidati immediatamente a furia di popolo. Levit. xxiv, 14-

i5. Imperocch tutte queste cose starati lungi dagli uomini religiosi , che non s'immergono in tali delilli. ly.Non si avvezzi la tua bocca alla temerit del parlare, perch in essa si trova il peccato. 18. Ricordati di tuo padre e di tua madre quando siedi in mezzo dei grandi ; 19. Affinch non avvenga , che Do si scordi di te dinanzi a coloro, onde tu infatuato per la tua familiarit con essi, abbi a soffrir-

Vers. 16. Tutte queste cose. I giuramenti falsi o temerarii, e le bestemmie. Vers. 17. Alla temerit del parlare. Non avvezzarti a parlare senza considerazione, a dir tutto quello che viene alla bocca, altrimenti sarai sempre in peccato; peccherai in un inodo , o in un altro. Alcuni credono , che qui il savio parla degli osceni discorsi, ma a questi pure d luogo sovente il vizio generale di parlare senza riflesso. Ver. 18. ig. Ricordati di tuo padre ec. Se tu sei elevato in dignit talmente che abbi luogo tra* grandi , non ti scordare del padre tuo , e della madre, dai quali avesti lavila, non ti scordare della inferiore loro condizione, affine di conservare la modestia e l'umilt, perch se tu ti scordassi del tuo primo essere, potr anche Dio scordarsi di t e , e far si, che tu cada dal posto, che occupavi, e perch tu ti eri stranamente insuperbito di andar del pari con que' g r a n d i , forse Dio ti getter a terra , e ti coprir di confusione nel cospetto di essi, talmente che bramerai di non, esser tenuto al mondo, e maledirai il giorno di tua nativit.

ne obbrobrio talmente, che desideri piuttosto non essere venuto al mondo, e mandi imprecazioni al giorno della tua nativit. 20. Un uomo, che si avvezzato a dire improperii, non si corregger per tutto il tempo della sua vita. 21. Due generi di persone abbondano d peccati, e il terzo chiama l'ira e la perdizione. 32. L' anirto focoso come un' ardente fiamma , il quale non si caima prima di aver divorato qualche cosa ; s3. E T orno, che schiavo degli appetiti della sua carne, non avr posa, fino che abbia comunicalo il suo fuoco.
(i) 2. Reg. 16. 7.
Vers. 20. Non si corregger. La ragione si , perch egli, cha avvezzo a maltrattare ognuno, maltratter anche pi facilmente chi volesse procurar d'illuminarlo e ritirarlo da s bruto vizio. Vers. 22. L* animo focoso ec. Dopo i peccati della lingua, pone i peccati di opera. Questo luogo simile a quello de* Proverbii vi. 16. Parla dunque della incontinenza secondo la pi probabile opinione, e di essa noia tre diversi gradilo tre diversi generi di persne: il primo grado di quelli che nutriscono interiormente la impura passione , e sono dominati da'pravi deside- rii; il secondo di quelli che passano a commettere azioni ree cogli oggetti , a* quali hanno comunicato il loro fuoco : d questi parl.i vfrr.^3.. 24 il torzo di quelli ebe commettono adulterio.

24* Tutto il pane dolce al fornicatore, e non s stanca d mal fare sino al fine. 20. Ogni uomo, che disonora il talamo coniugale, sprezzatore dell'anima propria, va dicendo : chi , che mi vegga ? 26. Le tenbre mi stanno attorno,e le pareti mi nascondono, e nissuno bada a me : di chi ho da aver paura ? non si prende pensiero de' miei delitti 1' Altissimo. 27. Ed ei non riflette , che 1' occhio di Pio vede tutte le cose s pe* rocche questo umano timore, la paura degli occhi degli uomini di* scaccia da lui il timore di Dio.
^(i) J*. *& 15.

Vrf.a4. Tutto il pane dolce ec. Parete la sua passione egli sfoghi in qualunque modo , il fornicatore non bada ad altro; perocch una specie di terribil furore lo spinge, onde non capace di essere ritenuto da veruna considerazione o rispetto, e lutti gli oggetti son buoni per lui , e non cesser di peccare fino ebe avr vita. Ver*.an. Perocch questo umano timore ce. Mentre l'adultero teme di esser veduto, e per conseguenza punto dagli uomini,

a8.Ed ei non sa, che gli occhi del Signore sano pi luminosi assai del sole ; e lille mirano attorno le vie degli uomini, e 1* abisso profondo, e veggono i cuori umani fino,nei luoghi pi riposti. 29. Perocch a Do Signore furono note le cose tutte prima che fosser create , e anche dopo che furono fatte egli tutte le mira. 3 o. Costui pertanto sar punito nella piazza della citt; ed ei qual puledro si dar alla fuga , ma sar sorpreso dove men s pensava. 31. sar disonorato nel cospetto di tutti, perocch non conobbe il timor del Signore.
questo timore degli uomini, per ragione del quale gli cerca la notte, e tutte le invenzioni adopera per nascondersi, e guarda dappertutto se alcuno lo vede , questo timore bandisce dal cuor di lui il timore di Dio. Vers. 3o. Sar punito nella piazza della citt, l delitto , che ei fece insegreto, sar punito pubblicamente permettendo e disponendo Dio, che si sappia da tutti la sua iniquit. Si dar alla fuga ce. Egli qual puledro indomito cercher di fuggire il gastigo, ma Dio far, ch'ei sia preso dove e quando meno se l'aspettava.

32. Lo stesso sar di qualunque donna, ch lascia il proprio marito, a cui d un erede dal marito d' un' altra : 53. Perocch ella in primo luogo non crede alla legge dell' Altissimo ; in secondo luogo oltraggia il proprio marito ; in terzo luogo si contamina coli' adulterio , e s fa de9 figliuoli da un altro marito. 34- Ella sar condotta nella pubblica adunanza , e si far inquisizione sopra de' suoi figliuoli.
(i) Lev- 5, io. Deut. 11, 32,

Ver.33.2a in primo luogo non crede alla legge ec. L'adultera pecca in primo luogo contro Dio negando fede e obbedienza alla legge di lui ; secondo pecca contro il marito violando la fedelt promessa nel contratto di matrimonio ; terzo pecca contro la santit dello stesio matrimonio; e finalmente fa ingiuria gravissima ai figli legittimi introducendo nella famiglia e nella eredit i figliuoli bastardi: i cristiani hanno anche altre gravissime cause onde abjborrire e detestar 1' adulterio, e ogni fornicazione intorno alle quali vedi a. Cor. vi. Ver. 34. 35. Si far inquisizione sopra <fe* suoi figliuoli ec. Per distinguere i legittimi dagi' illegittimi, e notar questi come infami, ed scinderli dalla eredit. I figliuoli poi nati dal peccato di lei oon avran lunga vita, Dio non permetter , che ab I) iano posterit: non metteranno radici i non dureranno molto, c<HRe non dura una pianta priva di radici, e iton daran frutto : non vraa fialiuolauza. "

35.Que* suoi figliuoli non metteranno radici, e i rami di lei non clara n frutto. 36. Ella lascer sua memoria in maledizione, e il suo vituperio non sar cancellato. 37. E quelli che verran dopo , conosceranno come nulla avvi di meglio, che temere Dio, e nulla di pi soave , che il tener 1* occhio a' comandamenti del Signore. 58.Ella gloria grande il seguire il Signore; perocch da lui si ricever lunghezza di giorni.

Ver. 38. lla e gloria grande il s fluire il Signo f . Seguitar* il Signore vuol dire servirlo, e questa servit smmamente gloriola per. I'uomo sr per riguardo alla infinita dignit e maest di tal padrone, e i ancora riguardo alla fnfirjita ricompensa di una vita eterna e gloriosa.

C A P O XXIV, La sapienza descrive la sua origine e le molte sue prerogative, e invita gli uomini a cercar lei, che tutto illustra collo splendore di sua dottrina, j i. JLJa sapienza si far il suo elogio, e s dar onore in Dio , e s glorier in mezao al popolo di lui.
Vers. i. a. La sapienza ti far il suo elogio ec. E qui introdotta la sapienza come una persona , e come una nobilissima e santissima matrona , la quale quasi maestra di tutti gli uomini, g' istruisce e g' invita alla sua sequela , e perci mette in bella vista le sue grandissime doti e prerogative. Questo luogo simile a quello de' Proverbii cap. vui. , e a quello del libro della Sapienza vii. i[\. 2^. ec. vin- i. 2. ec. Il nome di sapienza inteso qui generalmente, e significa tanto la sapienza increata , come la creata , e tanto la sapienza , che dicesi essenziale comune a tutte tre le persone divine , come la sapienza personale propria del Figliuolo unigenito del Padre, che sapienza dello stesso Padre: alcune cose pertanto, che qui ti leggono , convengono piuttosto,alla sapienza increata essenziale, altre alla personale al Verbo eterno, altre alla sapienza incarnata , al Figlio, il quale nel sen della \ergiaefitfalto per noi sapienza da Dio , come parla l'Apostolo. Alcuni interpreti per tutto questo elogio della sapienza riferiscono interamente a Cristo. Vedi Raban. Tirin. ec. Dopo adunque, che il savio ha dato fin qui gran numero di precetti e documenti di sapienza, lei stessa fa venir fuora a parlare e a dimostrare quei che ella si , e a celebrare se tessa , a darsi onore in Dio , cio a laude e gloria di Dio, e questi suoi ragionamenti ella li tiene nell'adunanza del popolo 4i Dio, nell' adunanza de' fedeli, i qnali soli sono fatti degni d udirla, dieonoicerla e di amarla; perocch della vera sapienza, della vera virt , della santit non sono capaci se non i fedeli : e questi ragionamenti ella li tiene^/ cospetto delle schiere di Dio, viene a dire Ji tutti gli spirili celesti, di tutti glLangeli, i quali

2. Ella aprir la sua bocca nelle adunanze dell' Altissimo, e si glorificher al cospetto delle schiere di lui, 3. Ella sar esaltata in mezzo al suo popolo , e nella piena congregazione de'santi sar ammirata. 4. E laude riscuoter dalla moltitudine degli eletti, e tra i benedetti sar ella pur benedetta, e dir : 5. Io uscii dalla bocca dell' Altissimo primogenita avanti a tutte le creature :
alle adunanze de' fedeli si uniscono , e le orazioni, e le laudi di essi presentano a Dio. Vers. 3. 4- In mezzo al suo popolo ce. Popolo di Dio, e della sapienza , congregazione de' santi, moltitudine degli eletti, gente benedetta da Dio , tutte queste frasi significano il popolo fedele , che onora il vero Dio , e a lui unito per la fede, e per I' amore. Yers. 5. Io uscii dalla bocca dell* Altissimo, primogenita ec. La sapienza increata usc dalla bocca , cio dalla niente di Dio: essendo generata prima di tutte le cose create , cio ab eterno ; dice , ebe jet dalla bocca perch come dalla bocca dell' uomo esce la parola dell' uomo, cos dalla mente di Dio si form; usc la parola eterna sostanziale, onde come se dicesse : io dalla mente di Dio uscii come Verbo, cio parola della mente di Dio: della mente di Dio io son prole. Queste parole pertanto pi propriamente s'intendono della sapienza personale , del Figliuolo del Padre, generato ab eterno prima che alcuna creatura da Dio fosse falla. Alcuni antichi in vece di ex ore lesser ex corde, la qual versione una sposizione della prima , ponendosi il cuore a significare la mente,

6. Io feci nascer nel cielo una luce, che mai vien meno, e quasi con nebbia ricopersi tutta la terra : y.Negli altissimi cieli io posi mia stanza , e il mio trono sopra una colonna di nubi. 8.Io sola feci tutto il giro del cielo > e penetrai nell'abisso profondo , camminai su'flutti del mare.
Ver s. 6. Io feci nascer nel cielo ec. Per la sapienza di Dio fu creata al principio del mondo la luce, che quasi occhio, anima e vita dell' universo, e questa luce per un prodigio degno della potenza infinita non vien mai meno , non iscema, non patisce alterazione di sorta. E quasi con nebbia ricopersi ec. Gen.i.a. Le tenebre erano sopra la faccia delV abisso: copersi la nudit e deformit della terra quasi con velo di nebbia e di tenebre : slmilmente in Giobbe xxxvni. g. dice , che al mare , e alla terra egli diede la nube per vestimento , e nella caligine lo rinvolse come un bambino nelle sue fasce. Vers. "j. Negli altissimi cieli ec. Isai. LXVI. Il cielo mia stanza, e la terra sgabello a1 miei piedi E il mio trono sopra una colonna d nubi. Allude alla celebre colonna, io cui Dio risedeva guidando gli Ebrei pel deserto , Exod. xiu. 21. ec. E simili espres*ioQ SODO frequenti ne* libri santi. Vers. 8. 9. io. 11. Io sola feci tutto il giro del cielo ec. Con tatto quello che qui si dice la sapienza increata dimostra il suo pienissimo universale dominio, la sua possanza e la sua previdenza Dell'ordinare, disporre e conservare tutte le cose.Ella form e orn i cieli, e li tiene nell'ordine inalterabile, che ad essi assegn; fece il mare , e gli diede sua stanza, ed ella sola a parte a parte il conosce con tutta quella immensa famiglia di natanti, che in esso dimorano , ed ella i suoi flutti preme col piede , e non permette loro di avanzarsi a soverchiare la terra. Ella si f vedere opra la terra dandole stabilit e fecondit. Ma sopra tutto al mio dominio ( dice ella ) volli soggetti per loro gran ben*

Q.E in ogni parte della terra posai il mio piede; i o. E di tutti i popoli, e di tutte le genti ebbi V impero ; 11. Ei de* grandi tutti, e dei piccoli soggiogai i cuori con mia possanza , e tra tutti questi cercai dove posarmi, e fisser mia dimora nell'eredit del Signore. 12.Allora il Creatore di tutte le cose ordin , e parl a me: e quegli che mi cre, stabil il mio tabernacolo ;
tutti i popoli, e le nazioni tutte ebe abitano Ja terra: perocch tutti gli uomini e grandi, e piccoli al mio volere, e alla potnza mia sono sempre soggetti, e di questa potenza feci ad essi sentite il peso quando a me furono disobbedienti. E tra tutti questi cercai dove posarmi. Tra tutte queste nazioni, che a me sono soggette , cercai un luogo , u popolo, in cui posarmi col mio amore e colla mia grazia , e far di lui mio diletto come di popolo saggio, pio , religioso : e mi elessi quello che adesso ti noma eredit del Signore, e con esso io desiderai e determinai di stare costantemente. Vers. i a. Allora il Creatore di tutte le cose ordino ec. La sapienza , il Verbo del Padre si rappresenta in questo luogo come mandato dal Padre a intimare agli uomini le volont dello stesso Padre: e queste volont egli le intima a'posteri di Abramo e di Giacobbe. Nota, che non dice: mi ordin e parl a me, ma bens ordin e parl a me , perch il Figlio eguale al Padre. Quando io cercava u popolo, ed uua fede, il Padre mi stabil , e mi ssegn un tabernacolo dov'io mi posassi; jual sia questo tabernacolo , si dice in appresso. Noter- in primo luogo , che il vero senso di quelle garole: requievit in tabernaculo meo quello che abbiamo dato nella traduzine: mi f' riposare nel

13. E rni disse: abita con Giacobbe; e tuo retaggio sia Israele, e tue radici getta nei miei eletti. i4-Da principio, e prima de'secoli io fui creata , e per tutto il futuro secolo io sar sempre , e nel taberncolo santo esercitai il mio ministero dinanzi a lu.
(i) Pnv. 8. aa.
mio tabernacolo , stabil il mio tabernacolo ; lo che apparisce evidente dal Greco e dal Siraco ; onde il requievit vale lo stesso, requiescere fecit con frase non inusitata presso gli stessi profani autori Latini. la secondo luogo quelle parole: colui, che mi creo : non altro significano, se non, colui, che mi genero, ma lettamente, e con gran senso usata questa parola quando s parla del Figlinolo di Dio come vedemmo cap. i. 4. Vers. 13. Abita con Oiacobbe ec. Dio assegna per tabernacolo alla sapienza il popolo disceso da Giacobbe, il quale ebbe anche il nome d'Israele \ perocch questo popolo fu la Chiesa , cio P adunanza fedele eletta da Dio ad essere depositarla della fede , del culto, delle promesse, onde sta scritto; nella Giudea Dio e conosciuto : in Israele e grande il nome di lu, Ps, txxv. i., e questo popolo ebbe i profeti e gli oracoli di Dio contenuti ne'libri santi, e questo popolo fu sempre con ispecialissima previdenza governato da Dio, e a lui fu mandato principalmente il Cristo, la Sapienza di Dio , che prese carne da una Vergine del medesimo popolo. %ue radici getta ne1 mei eletti. Abbi fermo e stabil poisesto governo di questo popolo. Vers. 14. Da principio, e prima de9 fecoli ec. Queste parole, prima de'tccoli, spiegano la parola daprincipio, perch la Scrittura chiama principio quello che era prima di ogni tempo , cio 1* eternit. La Sapienza, che fa generata ab eterno, e sussiste io eterno, nel tabernacolo, e nel tempio giudaico esercit il ministero acro, a offerse a Dio iacrifizi per le mani d' suoi miai. 8 tri, i leviti, e i sacerdoti dell' ordine d Aroane,

iS.Cosi ferma stanza 10 ebbi in Sionne, ed anche la santa citt fu 11 luogo del mio riposo, e in Gerusalemme fu la mia reggia. 16. E gettai mie radici in un popolo glorioso , e nella porzione del mio Dio , la quale il suo retaggio,ela mia abitazione fu nella piena adunanza de1 santi. 17. Mi alzai qual cedro sul Libano, e qual cipresso sul monte di Sion ;

Vers.iS. Cos ferma stanza io ebbi in Sonne ee. Abiti stabilmente nel monte di Sion dove fn il tabernacolo, e dipoi il tempio , e nella citt santificata pel culto di Dio io mi posai, in Gerusalemme ebbi il mio trono. Nell'arca, e sul propiziatorio, che eran prima nel tabernacolo, fatto da Davidde, e furono dipoi nel tempio , diceasi , che Dio si posava, particolarmente perch indi facea udir la sua voce rispondendo al pontefice che lo consultava. Vers. 16. E gettai me raffici in un popolo ec. E come abitai sul Sion e in Gerusalemme; .cos ebbi ferma abitazione negli abitanti dell* una e dell' altra , ond'essi sono popolo glorioso, e porzione di Dio , e retaggio di Dio, e colla piena adunanza de' santi (viene a dire de* fedeli a Dio consacrati ) io feci dimora. , Vers.i^. 18. Mi alzai qual cedro ce. Per dare agli uomini un* idea di sua grandezza e bellezza, e virti, la sapienza paragona se stessa a varie piante , aromi ec. Barla in primo luogo del cedro , che arbore il pi grande e massiccio, che noi conosciamo, e veniva bene sul Libano come vi viene anche oggi giorno; in seeondo'luogo , del cipresso nato su quel monte di Sion , che era di l dal Giordano , ed era una delle montagne di Hermon: terzo della palma di Cades , luogo , che era nell' Arabia Petrea ; ed trutsta la mima volta ed unica che ai trovi rammentato nuest*

18. Stesi i miei rami come una palma d Gades, e come una pianta di rose in Gerico. 19. M'innalzai come un beli' ulivo ne' campi, e come platano nelle piazze presso delle acque. 20. Qual di cinnamomo , e di balsamo aromatico spirai odore,soave odore spirai come di mirra eletta.
luogo ''ome fecondo di belle palme. Il Greco in vece di Cades ha Engaddi, intorno al qual luogo vedi Jos. xv. 6 2., i.Reg. xxiv. 5.; quarto delle piante di rose di Gerico. Il cedro pianta altissima , e senza nodi non soletta a corruzione , ha grati frutti e salutiferi, ed molto odorosa. Il cipresso annoverato tra le piante pi belle, ed sempre verde, e le sue foglie (dicePlinio) sono buone a varii incomodi di sanit lib.\\iv. 5.1La palma pianta notissima e comune nella Giudea celebrata per la sua bellezza, per essere di lunghissima durata , per la natural qualit di tendere tempre ali' alto, e per la esimia bont dei suo i frutti. La rosa regina de' fiori non ha bisogno di altra descrizione: doveano avere qualche pregio particolare le rose che nascevano nel territorio di Gerico: perocch quanto a quelle che sotto nome di rose di Gerico sono portate a'tempi nostri dalla terra santa si dubita se sieno di quelle che son celebrate in questo luogo, Vers.ig. M'inaltai come un beW ulivo ec. Questa pianta comune anch'essa nella Giudea sempre fresca e verdeggiante, e d nn frutto infinitamente pregevole ed utile a molti bisogni,ed 'anche alia delizia dell'uomo. Come platano nelle piazze ec. Il platano spande molto i suoi rami, e fa gratissima ombra, perch ha larghe foglie , onde ne' paesi molto caldi riesce utilissimo a .piantarsi nelle piazze per temperare il calore: esso ama le acque correnti. Vers. 90. Qual di cinnamcmo,e di balsamo ec. Il cinnamomo, arboscello, di Cui la scorza dava mirabile odore.Credesi mancata affatto questa pianta nella Giudea, come pi non vi si trova il bahamo. La,cannella ha molta somiglianza col cinnamomo.

a i. E riempici la mia abitazione di odoriferi vapori, come di storace, di galbano, e di onicbe , e di lagrima, e di incenso non espresso per incisione , e il mio odore come il balsamo non misturalo.
11 balsamo della Giudea famosissimo: a tutti gli odori si preferisce il balsamo conceduto alla sola Giudea fdiote Plinio lib. xii. 26.)... e pi simile alla vile, che al mirto, la foglia si avvicina a quella della ruta, ma non casca giammai. Se ' incide la pianta col vetro, con un sasso, o con un coltello eli osso, esce il sugo della ferita, che chiamano opobalsamo di esimia soavit, ma a piccole gocce. Dice balsamo aromatico: cio fragrante, ed egli veramente contato il primo tra gli aromi. Come di mirra eletta.IJB mirra un liquore odorosa , che viene da una pianta dell'Arabia. Per mirra eletta s'intende quella che cola naturalmente dalla pianta, che detta stacte, ed assai pi pregiata dell* altre, che e ne tragge coli' incidere la scor za. Il liquore cola a goccia a goccia, e dipoi l'indurisce. Serva alla medicina, e a molte altre cose. Vers. 21. Come di storace, di galbano ee. Lo storace n liquore crasso e odoroso, che si cava da una pianta dello (tesso nome. Il galbano una resina odorosa di H*a pianta, la quale nella Siria dicessi Tenda. V onichej ovvero unghia od"orosa-, e t ecncnglia di un pesce, il quale vivendo della spiga di nardo spira perci un odor* eccellente. La lagrima lo ttacte, cio la mirra, che cola naturalmente dalla sua pianta, come si detto. U incenso detto Libano, o piuttosto Libanote dai Greci con voce derivante dal nome Ebreo. Il pi famoso incenso viene dall' Arabia, ed pi stimato quello ehe esce dalla pianta sema incisione. Notano g* interpreti, come il galbano, 1' oniche, le stacte, e 1* incenso servivano a comporre il timama, che si offeriva a Dio mattina e sera nel tabernacolo, e nel tempio. Viene adunque a indicarsi in questo luogo, anzi a profetzarsi come la stessa Sapienza (la qaale a questi aromi si paragona) ei offerirebbe un giorno dopo assunta l'umana carne insaerifizio di pratissimo orlo-

22.1o distesii miei rami qual terebinto, e i miei rami son pieni di onore e di grazia. 23. Io come la vite gettai fiori di odor soave , e i miei fiori sono frutti di gloria e di ricchezza. 24- Io madre del belT amore , e del timore, e della scienza, e della santa speranza.
r, c col fuoco della carit s consumerebbe sopra la croce , dnl qual sacrifizio pi soave odore si diffondesse e salisse al cielo, cha dal sacrifizio di No, e da tutti gli altri offerti nella legge; e siccome ancora con quegli aromi vi formava l'unguento prezioso, onde tutte le cose ungevansi nel tabernacolo, e si santificavano, cos dello spirito, e della grazia del Salvatore fa d' uopo, che ungasi qualunque cosa a Dio consacrare si debba. E il mio odore e come il baiiamo non misuralo. Ama Ja sapienza il paragone di questo aroma il pi prezioso di tutti, il quale serve ancora di principal materia a quel sacramento, onde perfetti Cristiani si formano, e forza prendono, e virt per combattere contro i nemici di lor salute, e per essere colla santit de' loro costumi il buon odore di Cristo in ogni luogo a Z?io,'come dice 1' Apostolo n. Cor, \\. 15. Vers. 22. Distesi i miei rami guai terebinto ec. Nella Siria questa pianta grande, alta, e mollo bella. I suoifiorisomigliano quei dell' ulivo, e il frutto a grappoli. La sapienza dice, che i suoi fiori come quelli del terebinto sono pieni di onore, e di grazia, perch quelli ebe sotto 1* ombra di lei riposano, acquistano gloria e grazia davanti a Dio, e davanti agli uomini. .Vers. 23, Come lavile gettai ec. La vite d gratissmo odore quando fiorisce, e d frutto sommamente nobile , e di gran conforto per P uomo. Nell' Evangelio ancora la Sapienza incarnata si paragona alla vite Jo. xv. i. Della stessa Sapienza i fiori ancora sono frutti, perch quello che in essa bello e delizioso a considerarsi, ancor utile e fruttuoso a chi Io guita, e ne tragge 1* gloria della virt, e la ricchezza de' doni spirituali come vedremo.

2.In me ogni grazia (per conoscer) la via della verit: in me ogni speranza di vita , e d virt. 26. Venite a me voi tutti, voi, che siete presi dall 5 amore di me , e saziatevi de' miei frutti; 27 Perocch dolce il mio spirilo pi del miele , e la mia eredit pia del favo del miele:
Vers. a4-1 madr del beli* amore ec. Si noverano i frutti prodotti dalla sapienza in quelli che alla disciplina di lei si soggettano. Ella adunque madre del bell'amore, dell' amore santo, infinitamente diverso e contrario al t'rpe e vile amore del secolo; ella adunque madre di queli'amore, che ha per obbietto l'Essere infinito, immenso, eterno, che tutti merita gli affetti delle ragionevoli creature: ella madre del casto e santo timore, che tutta comprende la piet, e il culto di Dio; madre delia scienza delle cose divine, e particolarmente della scienza delia salute ; della scienza de'santi; madre finalmente della santa speranza, che 1' animo de' giusti innalza al desiderio di quei beni , che occhio non vide, n cuor d' uomo comprese, e degli stessi beni ci d quasi anticipato il possesso, perch, come dice 1' Apostolo, per la speranza siamo salvi, Rom. vui. ?.4Vers. i5. In me ogni grazia ( per conoscer) la via della verit. Da me viene ogni ajuto per far conoscere la via della verit, cio la via, per* cui si giunge alla vera vita della grazia, e alla vita della gloria: io son via, verit, e vita, disse Cristo Jo. XLV. 6. Vers. 26. fenile a me voi tutti ec. Voi illuminati dalla grazia a conoscermi, e per dono speciale di Dio invitati ad amarmi, appressatevi a me, e godete t u t t i , e saziatevi de'miei dolcissimi frutti. Chi ha sete venga a me, e beva Jo. vii. 5j. Rinunziate ai frutti del secolo, che non possoa saziare, n soddisfare i desiderii di uno spirito fatto capace di u bene infinito, e provate la bont, e preziosit de' frutti, ch' io vi offerisco, Vers. 27. Dolce e il mio spirito pii del miele ec. [o comunicher t o r i i mio spirito, i miei scotimenti, le mie massime, la

a8.Memoria d me s far per tutta la serie de* secoli^ 29.Color che mi mangiano , hanno sempre fame , e color che mi bevono, ban sempre sete.
(O Joan. 6. 3 5.

mia dottrina, che pi dolce del miele per chiunque ha cuore per ben gustarla; come P eredit mia (vale a dire i beni, de* quali fo parte a* miei figliuoli) sorpassa in dolcezza il favo del miele. Spirito della sapienza ho credalo, che dicansi in questo luogo documenti, e la dottrina della sapienza, come in simi) senso disse Paolo, lo spirilo di Cristo, il rivestirsi, che fa P uomo Cristiano delle massime del Salvatore per conformare ad esse la propria vita. Vers. 28. Memoria di me si far per tutta la serie de1 secoli. Io sar rammentata, viene a dir celebrata per tutti i secoli, perch in tutti i secoli io avr degli amatori, che mi onoreranno ed salteranno le opere mie. Vers. v.f). Color , che mi mangiano ec. La sapienza cibo , e bevanda , ed tal cibo , ed tal bevanda , che quelli, i quali ne mangiano , e quei che ne beono non hanno a temere , che ella venga loro a noja giammai: perocch quanto pi ella si gusta , tanto pi. si desidera , e tanto pi ci ha fame e sete di lei. La sapienza tutto per 1' uomo , onde meraviglia non , che ella si dica e cibo , e bevanda per esso : ma perch non potrem noi credere , che venga qui indicato quello che la incarnata Sapienza dovea fare un giorno per P uomo divenendo suo cibo , e sua bevanda a sostentamento della vita spirituale dell' uomo stesso nella divina Eucaristia ? Ma le delizie spirituali della sapienza hanno questo di proprio, che amar non si passono fino a tanto che a gustarle s' incominci, e perci peonie di ce s. Gregorio ) bisogna possederle per apprezzarle quanto elle meritano di essere apprezzate, secondo la parola del profeta: gufiate e provate come soave t Signore.Ps. xxxm. 11 cibo adunque della sapienza molto differente dalle consolazioni e da' piaeeri terreni nuovo desiderio e nuova fame risveglia in quelli che ne han provato il sapore, e talmente di se gli innamora, che non colo ins-

30. Chi ascolta me , non avr mai da arrossire, e quelli che per me operano, non peccheranno. 31. Coloro che m'illu&trano, avranno la vita etema. 32.Tutte queste cose contiene il libro della vita, ch il testamento dell'Altissimo, e dottrina di verit*
pide, ma disgustose lor rende tutte le terrene dolcezze, le quali han questo di proprio, che ardentemente si amano, e si cercano quando non si hanno, ma scadono di prezzo , e si hanno a vile quando si posseggono. Vers. 3o. Chi ascolta, m ec. Chi ascolta i miei insegnamenti, e li mette in pratica , non avr mai da arrossire , perch operer sempre con virt e saviezza , e nelle sue azioni seguendo le mie leggi sar sempre lontano da ogni peccato. Vers. 3i. Coloro, che in? illustrano ec. I miei interpreti , che si affaticano per ispez^are agli altri , e particolarmente ai piccoli il pane della mia celeste dottrina avranno la vita eterna. Suppone certamente, che questi 1' onore di magistero s santo sosterranno colla conveniente purit di costumi, ma per questo ancora infinitamente giova lo studio della sapienza,e delle divine Scritture, e V esercitarsi in esse non solo per proprio vantaggio , ma per comunicare , e far parte ai prossimi di questo comune , inesausto , immenso tesoro. Vedi Berti, sertn. 3c). m Cant. Vers. 3?.. 33. Tutte queste cose contiene ec. Tutte quelle cose, che vi ho annunziate finora (dice !a Sapienza^ sono insegnate nel libro della vita , nel libro, che la legge contiene, e i profeti ; libro , che alla vita eterna conduce chi per norma e regola di sua vita lo prende; libro, che il Testamento dell'Altissimo, perch la finale volont di lui contiene , e il patto , ch' ei fece cogli uomini ; libro , che contiene la scienza della verit, del vero Dio, della vera religione, della vera salute, della vera virt; libro , nel quale registrata la legge intimata da Mos co' giustissimi e santissimi comandamenti, legge e precetti , che sono la preziosa eredit della famiglia di Giacobbe ; legge finalmente, in cui sono scritte le grandiose promesse fatte da Dio a Israele.

33. Mos intima la legge della gjiusli^ta;, eredit della casa di Gi* cobbe colle promesse fatte ad Israele. 54- Dio promise a Davidde suo servo di far nascere da lui il re fortissimo, che dee sedere sopra trono di gloria in sempiterno. 35. Il quale di sapien(i) Gen. a. t i .
Vers.34- 35. 36. 3*. Dio promise a Davdde suo servo di far nascere da lu ec. Tra le promesse fatte da Dio a Israele la massima , la pi importante di tutte si fu quella del Salvatore di tutti gli u o m i n i , che dovea nascere della stirpe di Abramo; promessa ripetuta dipoi a Davidde con questa giunta , che dalla sua famiglia verrebbe il Cristo. Quindi adesso la Sapienza dopo aver parlato di Mos, e della legge data per ministero di lui al popolo ebreo , passa a rammemorare quel nuovo legislatore, di cui 10 stesso Mos parl continuamente nella stessa sua legge, di quel re fortissimo , istitutore della legge nuova, e di nuova sapienza maestro. Questo figliuolo di Davidde secondo la carne, ridonder di sapienza , anzi egli la stessa sapienza del Padre, e larghi fiumi di sapienza spander sopra la nuova Chiesa delle nazioni. 11 Phison secondo la pi verisimile opinione il Fasi nella Colchide , e tanto egli come il Tigri e l'Eufrate inondano al principio della mietitura , a motivo dello scioglimento delle nevi dei monti di Armenia. Vedi quello che si detto Gen. n. T I . Intorno al Giordano vedi Jor. ni. 15. Il Gehon dicemmo che probabilmente 1' Arasse Gen. n. 13. Colla similitudine di questi grandi fiumi, che si spandono, e cuoprono di acque le grandi pianure, e con quella della luce del sole, la quale in immensa copia si diffonde per tutte le parti dell' universo , significata la pienezza della celeste dottrina comunicata a tutti ipopoli anche pili barbari e feroci, e non chi al calore di lei fi nasconda P.T.XIX. 7. La voce assatens in questo luogo pu esser posta in vece della semplice sislent, che significher quello che fa un gran fiume, il quale quando ha soverchiate le sponde, e allagate le campagne, ferma 11 impeto, e la violenza di sua corrente.

za ridonda come il Phison, e come il Tigri nella stagione de'nuov fruiti. 36. Egli spande una piena d'intelligenza come 1'-Entrate , e pi e pi cresce come il Giordano in tempo di mietitura. 3 7.E gli la scienza sparge come la luce , e allaga come il Gehon nel tempo della vendemmia. \ 38.Egli il primo l'ha conosciuta perfettqiente ; e chi men forte non la comprende. 69. Imperocch pi del mare sono vasti i suoi pensieri, e i suoi consigli son pi profondi del grande abisso.
(i) Jos. 3, 15.

Vers.38. gli il primo V ha conosciuta ec. Cristo solo perfettamente, e unicamente sapiente maestro di sapienza, e quelli che a lui sono inferiori non arrivano giammai a comprenderla pienamente. Gli angeli e gli uomini tutti dalla pienezza di lui ricevono la misura di sapienza , che a ciascheduno di essi conceduta. Vers. 3g. Pili del mare tono patti ec. I pensieri e i consigli della sapienza sono di tal vastit e profondit, che non possibile ali' uomo di penetrarli, onde dice 1' Apostolo : oh profondila delle ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio !

4o.Io la sapienza Ver- sai de' fiumi. 4i.Io come canale cK acqua immensa derivata dal fiume ; e come unadiramazionedal fiume , e come un condotto di acque sgorgai dal paradiso. 42. lo dissi : .Innaffier il giardino delle mie piante , e dar acqua a saziet ai frutti del mio prato.

Quanto imperscrutabili tono i tuoi giudizii, e investigabili te sue ve] Rom. xi. 33. Vers. 4- fo la sapienza versai defilimi. Rende ragione di quello che ha detto di sopra comparandosi a que' grand i fiumi. Io la sapienza, mi paragonai al Fasi, alPEufrate ec., perch io stessa in primo luogo fui quella che agli stessi fiumi diedi l'origine ^ molto pi perch fiumi grandissimi di acque spirituali, di sapienza, e di grazia versai sopra i fedeli, e sopra la Chiesa. Vers. 4 1 Io come da canale di acqua ec. La sapienza del Padre, procede dal Padre come la parola dalla bocca ( vers, 5.), come il lume dalla luce, come un canale di acqua dal fiume, onde ei deriva; perocch il Figlio riceve dal Padre tutta la sua essenza, e sapienza, onde a Ini io tutto uguale. Il Padre ( dice un dotto interprete) si chiama qui fiume, da cui il primo canale, che esce il figliuolo, in cui tutta la divinit dal Padre derivasi, onde canale di equa immensa, che non pu misurarsi. Dal padre adunque, che come il par|diso, onde sgorgavano que' grandi filimi, dal Padre esce la increata eterna Sapienza quasi immenso canale di fiume immenso. La sapienza creata comunicata da Dio agli esseri ragionevoli ha un canale derivante dalla Sapienza increata, e dal paradiso, cio dal cielo , dove della sapienza la fonte, e la vena inessiccabile. Vers. 4'. Io (Usti: inqffer f c . Io innaffier con acque vve 1* orto, e il prato, e le piante mie, vale a dire la Chiesa, e i fedeli mie; quest' orto, che io mi elessi da coltivare, e ornare, e fecondare, dove fo pianter oga! genere di virtk , dalle quali vengano

43.Ed ecco ebe il mio canale divenuto assai gonfio, e il mio fiume sia per essere un mare; 44- Perocch come ( fa ) la luce del mattino , tal il lume della dottrina , che io porgo a t u t t i , e seguiter ad esporre fino a'tempi ringoii. 45. Penetrer in tutte le ime parti della terra , getter lo sguardo su tutti i dormienti, e illuminer tutti quelli che sperano nel Signore.
frutti di santit, e di perfezione, lo innaffier, lo inebrier colla mia dottrina, e colla mia grazia. Vers. 43. Ed ecco che il mio canale eo. Quando la sapienza di Dio, la Vera fede, e la religione ristretta una volta al solo popol Ebreo si diffuse a tutte le geuti colla predicazione degli Apostoli1, allora il canale della sapienza crebbe come in un gran fiume, e il fiume crebbe io guisa, che divenne un gran mare. Vers. 44- Come (fa ) la luce del mattino ec. Come la luce della mattina dopo le notturne tenebre, da principio piccola, ma cresce dipoi sino al chiaro e pieno meriggio; cosi la mia luce io spargo appoco appoco , e questa luce mia va crescendo e dilatandosi ; onde fino agli ultimi tempi del mondo non cesser d' illuminare nuovi popoli, e nuovi paesi col Vangelo. Vers. 45. Penetrer in tutte le ime parti della terra ec. Profezia della discesa di Cristo all'inferno dove visit i dormienti, cio i padri gi defunti consolandogli col rivelare ad essi il mieter del Cristo nato, morto e risuscitato per salute degli uomini, nel qual Cristo credettero e riposero sempre que'pii uomini la speranza, in cui vissero, di essere unavolta beati con Dio. Cristo adunque scendendo dopo la morte sua ali' inferno quanto atterr i demoni, e i dannati, altrettanto consol e riempi d gaudio i giusti, che lo aspettavano, Getter egli ancora uno sguardo un*

46".Io tuttora spander dottrina come profezia , e la lascer a quelli che cercano la sapienza, e non cesser di annunziarla a tutta la loro posterit fino al secolo santo.
altra volta sopra tatti i giusti dormienti, visiter i corpi de'santi giacenti ne' loro sepolcri, eli chiamer alla beata risurrezione; perocch, come egli disse , verr un giorno, in cui i morti udiranno la voce del Figliuolo di Dio, Jo. Vers. 46. 4/-1 tuttora spander dottrina come profezia eo. Il secolo santo egli il secolo futuro , 1' eternit beata, nella quale non entra nulla , che sia macchiato da colpa. Questo versetto, e il seguente sono parole del savio , il quale eoa essa conclude il ragionamento della sapienza. Io , dice egli, non cesser di spandere la dottrina e gli oracoli della sapienza a pro di quelli che 1' amano e la cercano tanto adesso, come ne' tempi avvenire: e voi potete conoscere com' io ho indiritte le mie fatiche non solo al proprio mio bene , n*a a quello ancora di chiunque ama la verit. Ma dopo aver brevemente esposto il senso letterale di questo grandioso, e veramente divino elogio della sapienza , io non debbo lasciar di osservare come tutto questo applicato nella Chiesa a quella gran Vergine, la quale fu eletta da Dio ad essere Madre, Trono, Tabernacolo santo della Sapienza del Padre , la qual Sapienza nel seno di lei prese carr. E certamente in primo luogo , stando ancora alla lettera, non egli evidente, che il rammemorare l'eterne grandezze del Figlio, egli insieme un dimostrare la superiore eccellenza della madre , in cui ogni pienezza di grazie dovette versare il Signore affi n di renderla degna di aver tal Figliuolo ? In secondo luogo ( parlando di quell'altro senso, nel quale tutto quello che qui scritto dal savio, si pu intendere della Madre di Dio) se molte cose, le quali nelle Scritture di Cristo son dette, e a Cristo primariamente appartengono, 1 mistico corpo di lui si applicano , e ai membri del medesimo corpo , con quanta e ragione , e convenevolezza alla Madre della incarnata Sapienza potr applicarsi quello che della stessa sapienza fu detto ? E se, giusta la parola ei Paolo, Cristo fu fatto sapienza e giustizia da Dio per ciascheduno de' fedeli, quanto pi il fu egli per quella gran donna , ebe ogni umana eccellenza sorpass in virt d in merito com

4?* Osservate come io non per me solo ho lavorato , ma per tutti quelli che vanno in cerca della verit C A P O XXV. Tre cose , che piacciono al Signore\ e tre cose che egli ha in odio ; nove cose, che si stimano buone da tutti. Elogio del timore di Dio : malizia della donna. i. JL re cose son secondo il mio cuore, le quali sono approvate da Dio , e dagli uomini.

O) Inf. 33. i3. 18.

nella sua dignit ? Quindi seguendo le orme e i principii de'padri della Chiesa, tutto quello che si qui detto ad essa a parte a parte lo adattano varii interpreti, tra i quali principalmente il Cartusiano e Gornelio a Lapide. Vers. i. 2. Tre cose sono secondo il mio cuore ec. Ella la sapienza, che parla anche in questo capitolo, ed espone i suoi insegnamenti in varii ternari di virtudi, e di vizii, come pur vedemmo usato da Salomone ne' suoi proverbi. Il primo precetto adunque della sapienza egli quello della pace, e della concordia ; primo, di un fratello coli' altro: secondo, di u prossimo eoli* altro prossimo: terzo, del marito colla sua moglie. Noter , che presso gli Ebrei il nome di fratello abbraccia non solo i fratelli germani, e quelli che noi diciamo cugini, ma anche tutti gli agnati, e consanguinei. La radice poi, e la causa della concordia si il mutuo amore, per mezzo del quale i difetti tollera 1' uno dell' Uro, e l'un l'altro prevengono! cogli ufficii di carit.

2. La concordia dei fratelli, e 1' amore dei prossimi, e un marito e una moglie ben uniti tra loro. 3. Tre specie di persone sono in odio ali' anima mia, e mi stomacano i loro costumi : 4 Il povero superbo, il ricco mendace, e il vecchio stolto, e senza prudenza. 5. Quello che tu non raunasti nella tua giovent , come tei troverai nella tua vecchiezza? 6. Quanto beli' ornamento per la canizie
Vers. 4- Il povero superbo ec. Lo stato di povert naturalmente dee ispirare sentimenti di modestia e di umilt, onde molto strano e odioso un uomo, il quale nella miseria ha sentimenti, e idee di altezza, e di arroganza. Il ricco, il grande, che non ha bisogno di alcuno, ebe non ha niente da temere, ed onorato*, e rispettato da tutti, tante pi biasimevole, e insoffribile se si di S'onora colla bugia, che detta -il vizio degli schiavi, e de' miserabili, i quali o per {scusarsi, o per i sebi vare alcun male ricorrono alla bugia. La vecchiezza, nella quale dee trovarsi la calma delle passioni, e quella aviezia almeno, che dee produrre la lunga sperienza delle umane cose, se accompagnata dalla stoltezza e dal vizio, cosa sommamente detestabile, e mostruosa. * II vecchio stolto e tenza prudenza. 1 LXX. adultero ed insensato, Vert.5.^Ho che tu non ratinasti ec. Avendo parlalo del vec-> chic stolto, ebe si odioso 1 Signore, soggiunge: egli pero certo, clie stolto, 5 senza prudenza sar liti vecchio, quando nella giovent non abbia atteso a raeogliere virt , e saviezza. Sar egli ptnfibile, ebe tu possi avere nella vecchiezza quello die non Ita* n cercato, n amato nella et migliore?

il saper giudicare, e pe' vecchi il saper dare consigli ! 7. Quanto bene sta la sapienza ali* et avanzata ; ed a que' che sono in dignit, l'intelligenza e il consiglio ! 8. Corona de' vecchi la molta sperienza , e la loro gloria il timore di Dio. p.Nove cose ho io stimato assai, e di esse nssuno avr cattivo concetto in cuor suo, e la decima l'annunzier agli uomini colla mia lingua.

v/

Vers. g. i3. 14. Nove cose ho io stimato asseti e. Nove sono le cose, ebe io ho stimato assai, e le quali credo, ebe ieno stima-. te dagli uomini ; v'ha poi la decima, la quale io atmunzier pubblicamente, e solennemente a tutti gli uomini, come la pi pregevole di tutte: questa decima cosa il timor santo di Dio. Le nove sono: primo, il padre, che da'figliuoli riceve consolazione , mediante i buoni lor portamenti; secondo, uno, ebe vivendo, e godendo buona santit vede rovinati i nemici suoi, vale a dire ridotti in istato da non pi potere a l u i nuocere. Non debbo lasciar diosservare come quello che dicesi intorno alla buona sorte d u uomo, il quale trovandosi perseguitato, e afflitto da'suoi nemici, vede la loro rovina, non ha da riferirsi al piacere'della vendetta, sopra Ja quale noi vedremo in qual modo si prli in questo libro cap. XXVIH. t. 2. 3. 4- 5. 6., ma bens a quella consolazione, che ha naturalmente un uomo tribolato ingiustamente di vedersi libero .dalla persecuzione, e dai timori, e dalle angosce, nelle quali tenevalo 1' odio, e la crudelt de' suoi nemici, onde cos sovente Davidde ringrazia Dio di averlo sottratto al furore de' suoi avversarii. E che <jui si parli di un uomo giusto apparisce chia-

lo.Un uomo, il quale ha consolazione da' fi. gliuoli, e uno , che vive , e vede la ruin de5 suoi nemici. 11. Beato colui che convive con una donna assennata , e quegli che non ha peccato colla sua
fi) Infr. *6. i. (a) Supr. 14. i. et 19. 16. Jac. 3. 2.

farcente da quello che in tutto il novenario s dice, e dal timore di Dio, che si aggiunge come la decima cosa, che perfeziona, e santifica tutte le altre. In terzo luogo si dice essere gran buona corte quella di chi ha una moglie savia; quarto, chi non ha commesso errore, n colpa colla sua lingua; il quale un uomo perfetto, secondo la parola di s. Giacomo ni. ?.. ; quinto colui, che Don ridotto a servire a persone indegne di se, a persone vili, essendo egli di onorata condizione; perocch un servo, che arrivi a regnare noi pu sostenere la terra. Piov. xxx ai., ed grande la miseria per un uomo ben nato, il servire a un superbo e crudele tiranno. In un altro senso pi sublime, e varissimo, misera indegna cosa eli' il servire al demonio, e il vivere sotto il dominio delle indegne passioni; sesto, chi trova un amico vero; settiino, chi insegna la giustizia a gente docile e obbediente: conciossiach eli' pena grande per un uomo, che conosce il pregio, e 1' utile della virt il doverla insegnare * persone che o non lo ascoltano, o mettono in non cale le sue istruzioni; ottavo, chi trova la sapienza. La voce sapienza in questo luogo significa P amplissima intelligenza delle cose divine, e delle sante Scritture ; nono, chi trova la scienza, vale a dire la prudenza, che conduce l'uomo a bene operare, onde idoneo a ben regolare se stesso, e a dare anche ad altri de' buoni consigli. Ma la decima cosa, la qjpale non solo le ultime due, ma tutte le oltre cose sor. passa, eUa il timor santo di Dio: il che s'intende del timore figliale, che include 1' amor di Dio: questo timore santo ogni altro Bene dtell' uomo sorpassale pi di tutte quelle altre cose lo rende felice, * Si alza sopra tutte le cote, Sta a alla di tutto.

lingua , e quegli che . none stato servo di per-\ sone indegne di lui. 12.Bealo chi trova un vero amico, e ehi espone la giustizia a un orecchio che ascolta. 13. Quanto beato chi trova la sapienza e la scienza! ma nissuno supera colui che teme Dio. 14. Il timore di Dio si alza sopra tutte le cose. 16. Beato 1' uomo, a cui stato dato il dono del timore di Dio : chi n' ha il possesso, a qual cosa mai lo paragoneremo ?
Vers. i5. Beato V nomo, a cui e stato dato il dno del timore di Dio ec. L'autore del libro della vocazione delle genti capo io. spiegando in qual modo la grazia della conversione da timore incominci, dice cos: La grazia di Dio in ogni giustificazione ha certamente le prime parti persuadendo colle esortazioni, stmmonendo cogli esempli, spaventando co' pericoli, incitando co* miracoli, dando intelligenza, ispirando consigli, e il cuore stetto illuminando, ed empiendolo delle affezioni della fede... Che P ajuto poi della grazia sia rigettato da molti, dalla malvagit loro procede: che da molti sia abbracciato, e effetto e della grazia, e della umana volont ... il consenso poi della volont non solo dalle esortazioni de1 predicatori, e dall'efficacia della dottrina, ma anche dal timore e prodotto, onde sta scritto: Principio della sapienza il timor del Signore , il aitale per qualunque terrore venga a formarsi non altro opera,, se non die fa , che celiti che teme , voglia pur anco , e non solo volente il fa ma anche sapiente, onde sta scritto-, beato V no-

i6.Il timore di Dio il principio dell 5 amore di lui, ma a lui dee congiungersi il principio della fede. 17. La tristezza del cuore piaga somma ; e la mal va g l della donna la somma malizia. 18. L' uomo tollerer qualunque piaga, ma non la piaga del cuore: ip.E qualunque malvagit, ma non la malvagit della donna : 20. E qualunque afflizione , ma non quella che viene da quelli che odiano :
mo , a cui stato dato il dono del timore di Do. Perocch che e mai tanto beato quanto questo timore , il quale genera, e istruisce la sapienza? Chi ne ha il possesso^ a qual cosa mai lo paragoneremo? Come per dire, che 1' uomo temente Djo non ha paragone sopra la terra, che egli una creatura pi celeste che terrena. Ver. 16. // timore di Dio e principio delV amore d hii ec. Il timore (come fi veduto di sopra) principia l'opera della conversione, la qual opera compiuta dalla carit ; ma affinch il timore possa Mere principio della dilezione, dee aggiungersi al timore la fede, come principio di tutti i doni, e di tutti i beni spirituali; perocch senta la fede non pu conoscersi Dio, n temersi, n amarsi. Chi adunque brama di crescere nel timore, e nell' amore, procuri di crescere nella fede. Ver. 17. La tristezza del cuore piaga somma ec. Peggiore di tutti i mali il male dell' afflizione del cuore: cosi parimente peggiore di ogni malizia la malizia della donna; ogni altro male sopporterai pi facilmente che la tristezza del cuora :_e ogni hr maJe sopporterai pi facilmente che la, donna malvagia, perch ella un male che tutti i mali sorpassa.

ai. E qualunque pena, ma non quella che danno i nemici. 22. Non v'ha testa peggiore della testa del serpente : a3. non sdegno peggiore di quel della donna. Vorrei piuttosto coabitare con un lione, e con un dragone , che con una donna malvagia. 24. La malignit della donna cangia il suo volto , e rende fosco il suo visaggio come di un orso , ed ella diventa del colore di un sacco da duolo. 26. Il marito di lei in mezzo a* suoi vicini geme , e ascolta , e sospira pian piano,
( i ) Prov. zi. i g.

v/

Vers.?.o.jft/tf non rjnella che viene da quelli che odiano. Perch quelli che odiano, e i nemici, affliggono e tormentano senza misura , e senza compassione , e aggravano la stessa afflizione cogli insulti , e con tutte le dimostrazioni di mala volont , onde il male che vien da essi si rende insoffribile. Vers. 24. La malignit... cangia il suo volto ec. Lo fa cangiar di colore ; la donna in furore il suo volto benigno e ridente cangia in tetro , torvo, nero, orrido , come quello di un orso, o del colore di uno di que* sacchi, che portavami in tempo di lutto fatti di pel di capra , ovver di cammello. * Cangia, Altera il suo volto,

20*. Leggera e qualunque malizia in paragone della malizia della donna : tocchi ella in sorte a un peccatore. 27. Quello che ai piedi di un vecchio il salire un monte di sbbia , lo all'uomo tranquillo una donna linguacciuta. 28. Non badare alla belt della donna,e non desiderare la donna per la sua bellezza. 29.Grande l'ira della donna, e l'inverecondia e la ignomia. 3o. Se la donna hall comando, ribelle al marito. 31.La mala donna affligge il cuore , attrista il volto , e impiaga il cuor de! marito, 32.La donna.che non fa il marito felice, gli
(i) Inf. 4. 6.
Vers. a6. Tocchi ella in sorte ec. Un cattivo uomo, un empio degno di avere una donna cattiva per moglie. Il Crisostomo: Chi ha moglie cattiva sappia, che ha avuto la mercede a' suoi peccati. Vedi Prov. v. 4 Ver*. 28. Non badare alla belt ec. Se tu hai da prender mogli?, non badare alla bellezza , ma a' costumi , e non credere , *:he ia esterna avvenenza sia sicuro indizio di animo bau ounposto.

snerva le braccia , e g' indebolisce le ginocchia. 33. Dalla donna ebbe principio il peccato , e per lei muojamo tutti. 34. Non lasciare un foro nemmen piccolo alla tua acqua , n alla donna malvagia la permissione di andar fuori. 35. Se ella non cammina sotto la tua direzione , ella li svergogner in faccia a' tuoi nemici. 36. Separala dal tuo convitto, affinch non si prenda sempre giuoco di te.
(i) Gen. 3. 6.

Vers.34- Non lasciare un foro ce. Se ad una cisterna tu lasci u buco anche piccolo, e appena visibile, l'acqua se ne va tutta senza che tu te n'accorga : cos e tu dai alla donna un po' di libert d' andare e di stare, ella ne abuser , e ci arrogher la licenza di fare tutto quel che vorr. Vers. 36. Separala dal tuo convitto ce. Era permesso agli Ebrei il ripudio, quando la moglie fosse contumace eincorrigibile. Vedi Dciiter. xxiv. i. Ges Cristo richiam i conjugati alla prima legge del matrimonio , secondo la quale 1' uomo non pu disunire quello che Dio ha congiunto , avendo insieme preparata ai coniugati stessi maggior copia di grazie per vivere santamente nel melrimonio innalzato alla dignit di Sacramento della nuova legge , 8 Sacramento grande, come lo chiama 1' Apostolo

G AL P O

XXVI.

Elogio della donna saggia: si biasima la donna cattiva e gelosa. Custodire le figliuole ; tre cose che affliggono ; due che sembran difficili. 1. Deato il marito della donna dabbene , perocch sar doppio il numero de'suoi giorni. 2. La donna forte la consolazione del marito , e gli fa passare in pace gli anni di sua vita. 3. Una donna buona una buona sorte, ella toccher a chi teme Dio , e sar data all'uomo per le sue buone opere : 4. Sia egli ricco, o sia povero, avr il cuore contento, e la faccia lieta in ogni tempo. 6. Di tre cose ha paura il mio cuore, e la quarta fa impallidire il mio volto :
Ver*. 2. La donna forte ec. Il Greco propriamente : la donna virUt, che noi diremmo, valorosa. Vers. 3. Sar data aW uomo per le sue buone opere. E qui insegnata la maniera di ottenere da Dio una buona moglie : ella data a chi teme Dio, ed premio delle opere buone, e tale premio , che ogni altro bene puramente temporale sorpassa ,

v^-

6.La persecuzione di una citt-le raunate del popolo ; 7.E la calunnia falsa: tutte cose pi dolorose della morte. 8.SVIa la donna gelosa dolore , ed affanno di cuore. 9.La donna gelosa ha la sferza nella lingua, e la fa sentire a tutti. 10. La donna cattiva come ti giogo de'bov, che ondeggia : chi la prende, come chi prende uno scorpione. 11. La donna, che s'imbriaca. granfilagel.

Vers.6. 7. La pertecuzion* d una citt. La persecuzione, che s fa contro u uomo da una intiera citt, ovvero , comunit. Si veggono nelle storie uomini grandissimi perseguitati, esiliati) uccisi , dal matto popolo. Le ratinale del popolo. Il popolo messo a tumulto e sedizione, il quale non conosce pi termini, n misura nel suo furore. La calunnia falsa. Quand> uno per animosit del popolo qontro di lui processato ingiustamente, e giudicato sopra deposizioni false e condannate. Vers.8. Ma la donna gelota ec. Questa la quarta cosa peggiore delle gi dette , la gelosia di una donna. Vers. 9. E la fa sentire a tutti. A.' parenti, agli amici, ai viVer.io. Come it giogo de* bovi, che ondeggia. E ondeggiando , non istando fermo offende i bovi, e disturba il lavor di essi ; cosi la donna geloa disturba il matrimonio, e tutta la famiglia mette a soqquadro. Come chi prende uno scorpione : da eui sar punto mortalmente.

Io, e le sue ignominie e turpitudini non saranno nascoste. 12. La impudicizia della donna si conosce alla sfrontatezza dello sguardo , ed agli occhi di essa. 15.Veglia alleni amento sopra la figliuola , ia quale non a ffre ria i suoi occhi, affinch, trovata 1' opportunit, ella non isfoghi i suoi capricci. i4- Sia a te sospetta ogniimmodesliade'suoi occhi, e non maravigliarti, se ella non fa conto di te: 16. Ella come un viandante assetato aprir la bocca alla fontana, e berr dell' acqua pi vicina qualunque ella sia, e si metter a seder presso ogni angolo, e aprir il turcasso ad ogni saetta fino a venir meno.
(i) lnf.fr. ii.

Ver, ti. La donna , che *' imbriaca , e gran flagello. Questo vizio ha effetti assai peggiori nelle donne , che negli domini, pnde un antico padre ebbe a dire , che 1' ubbriachezza in una donna sacrilegio. Secondo la legge di Romolq la donna roman a , che bevea vino, ra punita come adultera. Vedi Plin. xiv. i 3. rl9r.Mx.vi.S.

16V La garbatezza della moglie diligente rallegra il marito , e fa vegete le sue ossa. 17. La morigeratezza di lei dono di Dio. 18.La donna giudiziosa e amante del silenzio, col suo animo ben composto cosa senza paraggio. i q.Grazia sopra grazia ell' una donna santa, e vereconda. 20. N v'ha cosa di tanto valore, ebe possa agguagliarsi a quest* anima casta. 21. Quello che il sole nascente dall' altissima abitazione di Dio pel mondo,lo l'avvenenza della donna virtuosa peli' ornamento di sua casa. a 2.Lucerna,che splende sul candelabro santo eli' 1' avvenenza del volto in ferma et. 23. Colonne d'oro sopra basi d ' a r g e n t o ,
Vera. 15. Si metter a sedere presto ogni angolo. Le dona eattive si tenevano sulle strade, e particolarmente o capi di esse. Vedi Gtn. xx.wui. 14. Prov. i**. 16.

sono i piedi che posano sulle piante di donna grave. 34. Come eterni sono i fondamenti gettati sopra salda pietra; cosi i comandamenti di Dio sul cuore di donna santa. 26. Due cose contristano il mio cuore, e la terza mi muove ad ira: 26". Un uom guerriero, che languisce d5 inopia, e il saggio messo in non cale: 27. E 1' uomo, il quale dalia giustizia fa passaggio al peccato: Iddio serba costui alla spada.

Vers.a3.JMZ candelabro tanto. SI allude al cancelliere d'oro, che era nel santo. L'avvenenza interiore ed esteriore di una donna costante nella virt, e nel bea operare, d luce e splenda re a tutta la casa del marito. Vers. 3. Sono piedi, che potano ce. Anche 1' andatura grave, posata, modena indica la compostezza e gravit dell' animo di una donna saggia. , Vers. 26. Un uomo guerriero, che languisce (P inopia. E ceca cortamente compassionevole, che u uomo, ebe eipose molte volte la vita per la patria e pel sovrano , sia lasciato patir la fame. Vert.vj. E V uomo, il quale dalla giustizia ec. Questo .muove ad ira il savio il vedere degli uomini, che camminavano nelle vie della giustizia repentinamente voltarsi indietro a seguire il vizio e l'iniquit, Vedi Jercm. u. i a,

a8. Due professioni ho conosciute per diflU cili , e pericolose: il negoziante difficilmente fuggir le omissioni: e 11 ostiere non sar esente da'peccati della lingua. C A P O XXVII.

Molti peccano per la povert, o per amore delle ricchezze. Custodire costantemente il timore di Dio. La tentazione prova V uomo tentato . Seguir la giustizia. Incostanza dello stolto. Modestia nelle parole. Non isvelare i segreti dell' amico. Adulatori e ipocriti odiosi a Dio. i. IVA oli i peccarono per la miseria, e chi cerca di arricchire, non guarda a nuli' altra cosa.
Vers. 28. Le omissioni. Tutto intento com* egli a' suoi traffici e a' suoi guadagni, il negoziante facilmente trascura tutto quello che appartiene al culto di Dio, e alla piet, donde ne viene la ignoranza de' proprii doveri, il poco pensiero dell'educazione de' 't'Jiuoli ec. Da'peccati della lingua. Tali persone si avvezzano alle bugie , alle parole scandolose, alle bestemmie ec. prendono il denaro , e i vizii della gente, a cui dai) da bere e da mangiare. Vers.i.Molli peccarono per la miseria ec. La povert indusse molti a peccare: e per altra parte il desiderio di arricchire fa si, che l'uomo non badi ad alcuna legge divina , o umana, n al male eterno , che si procaccia per amor del denaro. Quindi Salo non e e' insegn a chiedere a Dio di tenerci lontani da ambedue queste tentazioni: Non dare a me ne la mendicit , ne le ricchezze ec.Prov. xxx, 8.

a. Come sta fitto uri palo tra le pietre insieme connesse; cos i peccato sta ristretto nel mezzo tra la compra, e la vendita. 3. Ma il delitto , e il delinquente sar distrutto. 4- Se tu non istar*! costantemente fisso nel timor del Signore, andr presto la tua casa in rovina. 6. Come scotendosi il vaglio vi resta la loppa, cosi dal pensare viene T ansiet dell' uomo. 6". Nella fornace si provano i vasi di terra, e nella tentazione della tribolazione, gli uomini giusti.
Vers. a. 3. Come sia. filio un palo ec. Un palo fitto tra pietra e pietra in un muro, vi sta totalmente serrato d' ogni parte; G cosi sta nel mezzo tra il compratore e il venditore il peccato , che si attacca ali' uno e ali' altro , perch 1' uno e 1' altro cercano vicendevolmente di gabbarsi, 1' uno per tirar pi della merc , che ella non vale, l'altro per dare di meno , o i le le bugie , le fraudi ec., e il peccato rimane quasi chiuso e serrato tra questi due in guisa, che non pu uscirne, ma resta addosso all'uno e all'altro, fino a tanto che per giusto giudicio di Dio sia distrutto il peccato e il peccatore. Vers. 5, Come scoiandosi il vaglio ec. Vuol significare come per la natural debolezza dell'uomo egli avviene , che i pensieri, ebe possono consolarlo, e tenerlo contento, passano, e se ne vanno, e rimangono quelli che lo affliggono, e gli cagionano travaglio e mieta ; appunto come d un vaglio agitato esce il grano , e resta la mondiglia.

7. Come la cultura dell'albero si conosce; dal suo frutto, cosi dalla parola pensata il cuore dell' uomo. 8. Non dar lode a un un uomo prima che egli abbia parlato; perocch con questo si provano gli uomini. 9. Se tu seguirai la giustizia, ne farai acquisto, e te ne rivestirai come di veste talare di gloria , e abiterai seco v ed ella sar tua difesa in eterno, e nel giorno della disamina troverai un sostegno. 10. I volatili si uniscono coi loro simili, e la verit va a trovare quelli che la mettono in pratica.

Vers.y- Coti dalla parola pensata il cuore dell'uomo. La parola frutto del pensiero e della meditazione del cuore, onde la maniera di parlare svela i pensieri e il cuore dell' uomo , come la qualit del frutto dimostra la cultura usata intorno alla pianta : perocch se il frutto salvatico , si conosce che la pianta fu negletta; e se un uomo non casualmente, ma con riflessione parlando si dimostra intaccato da' pregiudizi!, e inclinato a costi cattive, si pu credere, che il cuore sia guasto e corrotto. Parla ^affinch io ti vegga ; disse un antico filosofo. E un altro: Quale ' uomo, tale il suo discorrere, e al discorso son si milissime le opere, e alle opere la vita. Gio. Tuscul. v. Ver.g.Nel giorno della disamina. Nel d del giudizio, quando di tutti gli uomini sar esaminata la vita.

11. Illione va sempre in traccia della preda, cositi peccato tende insidie a quelli che operano T iniquit. 12. L'uomo santo stabile nella sapienza come il sole; ma lo stolto si cangia come la luna. 13. In mezzo agli stolli serba ad altro tempo le parole; ma frequenta di continuo quelli che pensano.
Vers. io. La. verit va a trovare ec. La parola verit qui psta a lignificare la giustizia e la virt, In quale si sta con quelli che l'amano, e le opere di lei praticano costantemente. Veri. 11. Cosi il peccato tende insdie ec. Cos il peccalo fa preda di quelli che peccano , i quali sono da lui divorati , come da nn lione gli animali pi deboli. Si pu anche per lo peccato intendere la piena del peccato, come in altri luoghi delle Scritture; ovvero la concupiscenza , che detta peccato perch e vien dal peccato del primo uomo, e al peccato conduce. Vedi Rom. v. Vers. i2. Lo stolto s cangia come la luna Lo stlto si adatta a tutte le occasioni, e alle compagnie , nelle quali gli avvien di trovarsi ; quindi se talora ha delle buone risoluzioni, con facilit si cangia ali' apparir della tentazione , e pecca ora in una cosa , ora in un' altra. L'uomo veramente santo partecipa in certo modo della immutabilit del sole , anzi del medesimo Dio, la grazia di cui lo tiene costante nell'amore e nella osservanza della legge ; e questo il segno della vera e soda virt, la costanza nel bene, come il tirarsi indietro, l'abbandonare con facilit il bene e volgersi al male dimostra , che la pretesa virt non era ne vera n ben fondata. * L1 nomo santo e stabile nella sapienza. Altri: i discorsi del pio con sempre sagge/za. L' uomo pio parla sempre eoa iaggezza, Vers. 13. In mezzo agli stolli serba ec. Se ti trovi in compagnia di gente stolta, non gettare inutilmente le parole di aaviez-

14. I ragionamenti de' peccatori sono odiosi, perch essi fan festa delle delizie de) peccato. 16.1 discorsi di uno, che giura mollo, fanno arricciare i capelli; e 1 impudenza di lui fa, che uno abbia a turarsi le orecchie. 16. Le risse de'superbi finiscono hi {spargimenti di sangue, e le loro maldicenze sono penose a sentirsi. 17. Chi svela i segreti dell' amico perde il credito, e non trover un amico secondo il suo desiderio. 18. Ama 1' amico, e mantienti fedele a lui. 19. Che se tu sveli i

za .- serbale ad altra occasione : e procura sempre di conversare con persone, che sappiano pensare e meditare. Vers. 14. Perche essi fanno festa delle delizie del peccato. Raccontano con riso e gaudio i vergognosi loro piaceri , esultando per cose , che sono abborrite da' giusti, a' quali perci sono insopportabili i discorsi di questi tali. Vers. 17. Perde il credito. Nissuno si fider pi di l u i , quando si sapr come egli ha mancato di fede all'amico. Tale il senso di quelle parole: perditfidem^ come apparisce da quello che segue. U antico oratore disse, che il deposito delle parole des custodirsi con maggior diligenza, che il deposito di denaro.

suoi arcani, noi raggiagnerai lu dipoi. 20. Perocch l'uomo che viola 1* amicizia , che avea col suo prossimo , come chi per* de (per morte) l'amico. 21. E come uno, che si lascia scappar di mano un uccello, cosi tu hai lasciato andare 1' amico tuo, e noi ripiglierai. 22. Non gli andar dietro, poich egli gi mollo lontano; essendo fuggito come una capra selvatica dal laccio, perch tu lo hai ferito nell' anima. 23. Tu non potrai pi riunirlo a te. E dopo ingiurie di parole v' luogo alla riconciliazione; 4- Ma lo scoprire i segreti dell'amico, to-

Veri. g.Nol raggugnerai tu dipoi. Egli fuggir lungi da te, la non potrai raggiugnerlo , n ricuperare la sua amicizia. Ver*, ao. L* orno , che viola V amicizia ec. L'amico infedele , che viola 1' amicizia scoprendo i segreti dell' amico , dee far conto , che l'amico offeso aia morto per lui , e pi non si(t , perch egli lo ha perduto per sempre j 6 senza speranza di riconciliazione.

glie ogni speranza ali* anima disgraziata. 26. Uno adula cogli occhi e macchina cattive cose, e nissuno lo rigetta da se. 26. In faccia a le egli addolcia le sue parole , e ammirer i tuoi ragionamenti: ma alla fine muter linguaggio , e dalle tue parole trarr occasione di rovinarti. 27. Molte cose io ho in odio, ma non al pari di lui, e il Signore lo odier. 28. Se un getta in allo una pietra,ella cadr sul capo di lui, e il colpo dato a tradimento aprir le piaghe del traditore. 29. E colui che aperse la fossa, vi cadr denVers. 34. AlV anima disgraziata. AH' amico infelice, che cadde in s bratto fallo di tradire i segreti dell' amico. Vers. a5. Uno adula cogli occhi ec. Avvi un amico finto, adulatore, il quale cogli occhi, e con tutte 1' esteriori dimostrazioni si dichiara benevolo e fautore, mentre cova odio nel cuore, e macchina tradimenti: ma egli sa fingere cos bene, che tutti sono gabbati da Ini, e nissuna il discaccia da se. Vars. *$. 7.Q. 3o. Se uno getta in alto una pietra ec. Con quattro diverse similitudini dimostra, come il tradimento per divina disposizione furfcrsto allo Uno traditore. Vedi Pro. xxvi. 17.

tro, e chi ha messo pie-' tra d'inciampo dinanzi al prossimo, v' inciamper; e chi ad altri prepara il laccio, al laccio perir. 30. Il perverso disegno si rivolger in danno di chi lo ordisce, ed ei non sapr donde il male gli venga. 31. Gli scherni, e g' improperii sono de' superbi, e la vendetta qual lione li sorprender. 62. Periranno nel laccio quelli che si rallegrano della caduta de' giusti, e il dolore gli strugger prima che muojano. 33, L'ira, e il furore son l'una, e l'altro da aversi in esecrazione , e l'uom peccatore gli avr seco.

Veri. 31. Gli tchcrni, e g1 improperii tono de* superbi ee. E proprio de'superbi l'insultare cogli scherni, e cogl'improperii i prossimi loro; ma la vendetta di Dio li sorprender qual lione furioso, e li divorer. Vari. 3a. Periranno nel laccio ec. Il laccio dinota una subitanea e impensata sciagura, sciagura meritata da quelli che prendon piacere del male che soffrono i giutti. Ver. 33. E 1* nome peccatore gli avr teco. Il cattivo uomo posieduto ordinariamente da queite due fatali passioni.

C A P O XXVIII. Non cercare la vendetta: anzi perdonare le offese: fuggire r ira e le liti. Mali della lingua. Chiuder le orecchie alle parole della cattiva lingua : e mettere un freno alla bocca* i. Vjhi vuol vendicarsi, prover le vendette del Signore, il quale terr esalto conto dei suoi peccati. a. Perdona al prossimo tuo, che ti ha fatto torto, e allora pregando tu,ti saran rimessi i peccati tuoi. 3. Un uomo cova lo sdegno contro di un uomo, e domanda a Dio guarigione? 4-Egli non usa misericordia verso di un uomo simile a se, e chiede perdono de' suoi peccali?
(i) Deul. 3a. 35. Malth. 6. 14. Mare, 11. 12. Horn. la. 19. Vers. i. a. Chi vuol vendicarsi e . Chi ama e desidera di vendicarsi dee aspettarsi, che Dio eser tera* 1 e sue vendette sopra di lui, e negher a lui misericordia, om' egli la niega al suo prossimo, e terr conto esatto di tutti i uoi peccali per non lasciargli impuniti. Ella qui la dottrina ates a insegnata da Cristo, Matili. xvut. 3a., il quale eziandio e' inseg o a d i r e nella quotidiana oratione: Rimetti a noi i nostri debit , come noi li rimettiamo ' nostri debitori. Ma uh. vi. i a. Vedi ocora Levit. xxt. 17.

5. Egli ohe carne cova Tira, e chiede che Dio gli sia propizio? Chi espier i suoi peccati? 6. Ricordati delle ultime cose, e deponi le nimicizie: 7. Perocch la corruzione, e la morte son intimate ne' comandamenti del Signore. 8. Ricordati di temere Dio, e non adirarli col tuo prossimo. 9. Ricordati dell' alleanza dell'Altissimo, e non far caso dell'ignoranza del prossimo. lO.Guardal i dalle contese, e diminuirai i peccali:
Vers 6. 7. Ricordati delle ultime cote. ec.Ricordati della morte, e del giudizio, che le vien dietro, e con questo pensiero deporrai gli odii, e le nimicicie. sapeudo che la corruzione della carne nel sepolcro, o la morte ti e intimata nella legare divina, e che alla morte non potrebbe restarti se non amaro dolore, e inutile orrenda disperazione se tu avessi dato luogo allo spirito, di vendetta. Ver*, p. Ricordati dell' elleanza ec. In virt dell'alleanza Dio unisce gli uomini fedeli in una sola chiesa facendogli suoi figliuoli, e tra di loro sciambievolmente fratelli, unde come tali debbono amarsi ; chi anche a questa ripensa, non far caso d qualunque mancamento commesso da un fratello. Il Savio dice ignoranzati perch ogni peccato ha della inconsiderazione, e della imprudenza, e * ancora per insinuare, che il mancamnto del prossimo degno di perdono, e da non farne gran caso , eomt quello che pu, e dee supporsi commesso per ignoranza.

ti. Perocch l'uomo iracondo accende le risse, e 1' uom peccatore mette discordia tra gli amici, e semina nimicizie tra quelli che stavavano in pace. 12. Perocch proporzionato alle legna del bosco egli 1* incendio, e l'ira dell' uomo proporzionala al suo potere, e secondo le ricchezze, che egli ha, l'ira di lui sar pi forte. 13. La contesa precipitosa accende il fuoco, e la rissa temeraria

Vera, i s. Porporzionato alle legna del bosco ec. I pi potenti debbono guardarsi ancbe pi degli altri dall'ira, la quale sar in essi pi forte a porporzione di quello che possono, ed avr effetti peggiori, e pi deplorabili , come un incendio pi grande quando prende una gran selva piena di ftte e grosse piante. Vers. i3. i/f. La conlesa precipitosa ec. Se tu temerariamente ti metti a contendere , accenderai un fuoco di discordia , da cui verr guerra crudele, e spargimento di sangue,* e ferite, e uccisioni per colpa principalmente della lingua , che suole in tali occasioni prorompere in minacce, che accendono la bile dell'avversario. Da psincipio la contesa era una scintilla, la quale si sarebbe spenta collo sputarvi opra, e con disprezzare e dissimulare la pretesa ingiuria: 1' offesso soffi su questa scintilla, ed ella venne a formare un incendio , e u caos di mali orribili, e sovente irreparabili. Notate, dice il savio,'che dalla bocca viene, o l'incendio ferale della discordia, o la conservazione della carit, e delia pace. Con una buona e benigna parola la scintilla pu spegnersi ; colie superbe parole , colle minacce, co' motti ingiuriosi s'irrita il furore del prossimo , e si crea 11 incendio divoratore.

va allo spargimento del sangue: e la lingua minacciosa causa di morte. i4- Se soffierai sopra una scintilla, si alzer una specie d'incendio, e se vi sp-uterai sopra, ella si spegner : 1' una cosa, e l'altra viene dalla bocca. 16. Il mormoratore, e 1* uom di due lingue maledetto ; perocch metter scompiglio tra molti, che stavano in pace. 16. La lingua di un terzo ha turbali molti, e gli ha mandati dispersi da un popolo all'altro. i y.Distrusse citt forti, e ricche, e rauin da' fondamenti case potenti, 18. Annichil le forze dei popoli, e dissip genti valorose. 19. La lingua di un terzo cacci fuor di ea-

Vert. 16. La lingua <li un terzo. La lingua di un uomo , che M pone di mezzo tra dne a m i c i , e semina discordie e contese tra di loro colle sue menzogne e doppiezze.

sa donne di animo virile, e privolle del frutto di loro fatiche. so. Chi le ila retta non avr requie, e non, avr amico, in cui confidare.

21. La percossa di sferza fa lividura, ma i colpi della lingua spezzati le ossa. 22. Sotto il taglio della spada periron molti,, ma non quanti per colpa della loro lingua. a3. Beato chi fu sicuro dalla lingua cattiva e non s'imbatt nel furore di lei, e non fu soggetto al suo giogo, e dalle catene di lei non fu avvinto:
Ver*, i g. Caccio fuor d casa ec. Fece, chf i mariti ripudiassero e cacciassero di casa le loro mogli piene di virt e di saviezza, privandole de' beni che aveano colla loro industria, e buona economia messi insieme nella casa de' lor mariti. Vers.20. Chi le d retta ec. Chi aprir le orecchie ad ascoltare questa lingua pestilenziale, non sar mai t r a n q u i l l o e diffider degli amici migliori , che saranno messi a lui in discredito, dall' iniquo detrattore. Vers. 21. Spezzati le ossa. Danno ali'tomo tal dolore e tormento , che lo rendono spossato , e senza forza e vigore. Le ossa sono smbolo di robustezza, comex*r* ceduto pi volte. I/a lin gua adunque colpisce e offende pi che i flagelli. Vers. a3, ->.^. Beato chi fu sicuro ec. Beato l'uomo , cui Do protesse dalla malignit de' detrattori , onde non provo il loro furore , e UAO porto il giogo di essi, non fu soggetto alla loro possanza , e no a sofferse i loro strapazzi, n il pes delle loro

i4- Perocch il suo giogo e giogo di ferro, e la sua catena catena rii bronzo. 26. La morte, che vien da lei, pessima morte, e men tristo di lei l'inferno. 26, Ella non avr lunga durata,ma regner nelle vie degi' iniqui, e la sua fiamma non abbrucer i giusti. 27. Quelli che abbandonano Dio, cadranno in potere di lei, ed ella accender sopra di essi il suo fuoco, che non si
catene; perocch crudelissimo , e veramente ferreo e tirannico il loro giogo , e le loro catene sono di bronzo , pesantissime, e da non potersi rompere in verun modo. * Bealo chi e sicuro dalla lingua cattiva. Lo riferirei alla lingua non d' altri, ma alla propria. Vers.tx5.La morte che vien da lei ec.La morte, che viene dalla lingua del detrattore crudel morte, perch morte lunga e lenta, e sovente accompagnata da in/aniia: questa lingua perci veramente da temersi pi che il sepolcro e la morte ordinaria. La voce inferno usata a significare lo stato di morte, e il sepolcro, come in altri luoghi. Vers.z6.Non avr lunga durata ec.Dio non permetter , che la lingua maledica e calunniatrice duri lungamente a infierire: tra' peccatori pero ella avr quasi fsso il suo impero , i quali si strazieranno 1' un l'altro colle loro detrazioni: ma quanto a'giusti la fiamma della detrazione gli affligger per purificarli, ma non li consumer ; ed eglino ne usciranno senza danno , ami con merito e gloria, come i tre fanciulli dalla fornace di Babilonia. Vers. 27. Quelli che abbandonano Do te. I peccatori in pena de' loro peccati saranno abbandonali da Dio al furore della

spegner, sar .spedita contro di essi qual lione, e come pardo gli sbraner. 28. Fa siepe d spine alle tue orecchie, e non* ascoltare la mala lngua, e metti una porta, e un chiavistello alia tua bocca. 29. Fondi il tuo oro, e il tuo argento, e fanne una bilancia per le tue parole , e un freno di giustizia per la tua bocca, 30. E bada di non, peccar colla lingua, oncaltiva lingua, la quale li tormenter, gli infamer, e qual fuoco divoratore gli abbrucer, e qual fiera crudele gli sbraner. * Accender sopra d} essi. In essi. Vers. 28. Fa siepe di spine alle tue orecchie ec. Con due belle metafore insegna, primo a non dar retta, a non aprire le orecchie alla lingua maledir ; secondo a custodire con somma gelosa la propria lingua per non cadere giammai nello stesso male della detrazione e maldicenza -, perocch vi si cadrebbe ove non solo si aprissero le orecchie a dire il detrattore, ma si aprisse anche la bocca per parlare con lui sopra la materia di sue detrazioni ; conciossiacb faci! cosa sar l'unirsi con lui a dir male, o almeno ad approvar ci ch' et dice, e partecipare allo stesso peccato. Vedi Ps. 38. 2. P.r, i4o. 3. Vers. 9.q. Fondi il tuo oro ec. Spendi tutto il tuo, impiega ogni tuo bene , ed ogni studio affin di acquistare tanta prudenza da sapere ben parlare, e ben tacere j da saper parlare con parole ponderate sulla bilancia del Vangelo ^da saper tacere quando 1 bene tuo , e de* prossimi nuocerebbe il parlare. Sopra questo luogo vedi il Crisostomo in Ps. i4"> e 8- Ambrogio Offe. i. 3., e sopra il salmo 118. Octon. 9.2. * Fondi il tuo oro, e il tuo argento. Spiritualmente nell* oro s'intende la carit , e nell' arsente-1' amore della verit.

de tu non vada per terra a vista de' nemici, che t'insidiano, e non sia insanabile e mortale la tua caduta.
C A P O XXIX.

Esorta ali' opere di misericordia , e particolarmente alt imprestar , e far limosina , della quale Ja elogio. Esser grato, e fedele a chi presta mallevadoria* Dei pellegrini, e degli ospiti. 1. VJhi misericordioso, d in prestito al suo prossimo; e chi generoso di mano, osserva i comandamenti. 2. D ad imprestilo al tuo prossimo nel tempo dei suo bisogno, e tu vicendevolmente restituisci al prossimo al tempo determinato.
Ver*,i .Chi e misericordioso , da in prestilo i suo prossimo. La misericordia presso del prossimo si dimostra anche coi!' imprestare gratuitamente al prossimo, che in bisogno. H verbo foenerari e qui, e altrove si prende a significare l'imprestilo, e non si pu intendere per dare ad usura, perch 1' usura tra gli Ebrei era proibita dalla legge, e solo permessa riguardo agli estranei. E chi e generoso di mano , osserva i comandamenti : osserva il comandamento deli' amore del prossimo , e osserver anche gli altri comandamenti , perche avr da Dio grazia, e ajuto grande per osservarli in premio di sua canta,

V--

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3. Manlien la parola, e portati fedelmente con lui, e troverai in ogni tempo quello che ti abbisogna. 4- Molli il denaro imprestalo tennero per denaro trovato, e diedero molestie a chi gli avea aiutati. 6. Fino che abbiati ricevuto bacian le mani al datore, e fanno promesse eoa umili parole : 6. Ma quando tempo di restituire, chieggon lempo, e dicon cose nojos,e mormorano, e danno la colpa al lemP: 7. E s in stalo di pagare, fa difficolt, o render la met del debito , e il creditore dovr far conto, che tanto di trovato: 8. Altrimenti quegli lo priva del suo, e se lo

Vers.'z. E tu vicendevolmente restituisci ce. Nella prima parte del versetto esorto il ricco a imprestare; in questa seconda parie esorta colui , che ricev in prestito, a restituire con poutualit , e la stessa esortazione continuata nel vers. 3. 4- 5. 6. VersiG. E danno la colpa al tempo* Accusano le calamit del tempo , le oauiv moke t-c,

tiene per suo nemico senza ragione: 9. E lo paga d1 ingiurie, e di male parole , e per un onore, e un benefizio gli rende strapazzo. 10. Sono molti, che non danno in prestito non per cattivo cuore, ma temono di essere ingiustamente gabati. 11. Gontuttoci sii tu d'animo generoso verso il meschino,e non fare a lui allungare il collo in aspettando la carit. 12. A riflesso del comandamento assisti il povero, e noi rimandar colle mani vote nel suo bisogno. 13. Prendi il denaro per amor del fratello , e dell'amico, e noi seppellire sotto una pietra a perdersi. Vers. n. Contuifocib sii tu d animo generoso ce. La cattiva corrispondenza, e la ingratitudine di molti non ti ritraggano dal far del bene, anzi fallo con animo forte e generoso , e con prontezza. Vers. la. A riflesso del comandamento ec. La legge naturale e la legge divina ti comanda di assistere il povero nella necessit : assistilo adunque per non mancare all'obbligo tuo. Vedi Lue, TI. 3o. Matt. v. 4.

14 Impiega il tuo tesoro Dell'adempire i precelli dell'Altissimo, e ci ti frutter pi che 1' oro. 13. Chiudi la limosina nel seno del povero, e questa pregher per te contro ogni sorta di mali. i 6. 17. 18. Ella combatter contro il tuo nemico assai meglio, che lo scudo, e la lancia di un campione. 19. L'uomo dabbene entra mallevadore al suo prossimo,ma colui che ha perduto il rossore, abbandona il pressimo a se stesso.
(i) Tob. 4. io. Super. 17.18.

Vers. 13. E noi seppellire sotto una pietra ce. Prestalo a un tuo fratello, prestalo, e perdilo se bisogna per un fratello, e per un amico : perocch non egli meglio l'imprestarlo a lui, che il seppellirlo , come gli avari, sotto una pietra, dove come perduto ? s perch non impiegato pe' fini, pe* quali fil fatto , s . perch venendo tu a morire repentinamente, e non essendo ad altri noto il tuo ripostiglio, il denaro sar veramente perduto. Vers. iG. Contro il tuo nemico. Contro il nimico di tua salute , il demonio. La limosina arme difensiva e offensiva con* tro questo nemico. Vers. 19. Entra mallevadore al suo prossimo ec. Questa un'altra specie di misericordia, entrar mallevadore pel prossimo angustiato dai debiti. Saloraone ne'proverbi (cap. vi. i. ec.) pi volte biasima chi troppo facile a prestar simili mallevadorie, attese le cattive conseguenze 7 che ne vengono o per Ja mala fede

20. Non ti scordare del benefizio fatto a te dal tuo malevadore: peperocch egli ha esposta per te la sua vita. 21. Il peccatore, e 1* immondo fugge il suo mallevadore. 2 a.IIpeccatorefa conto,che sian suoi proprii i beni del suo mallevadore, e ingrato di cuore abbandona chi lo ha liberato. 3. Un uomo promette pel suo prossimo, e questi perdutoogni pudore lo abbandona. 24. Le mallevadore spropositate hanno rovinati molti, che ^i re-

del debitore , o per mille accidenti, che possono nascere. Qui il savio loda quest* opera di misericordia, senza per omettere di faine vedere i pericoli. Abbandona il prostimo a se stesto. Lo lascia nella sua necessit senza moversi a dargli ajuto. Vers. o. Ha esposta per te la sua vita. Ha esposto il suo.be11 e , quello che necessario a lui per sostentar la sua vita. Nella mallevadoria, che si prestasse per un prigione, o reo di morte, si esponeva anche la propria vita. Vedi 3. Reg. xx. 89. Q*na sopraccellente carit di esporre, anzi di dare la propria vita per salvare i fratelli, la dimostr Cristo , il quale entrato mallevadore pe* peccati degli uomini, ne pag la pena col proprio sangue, e colla morte di croce: onde con gran ragione ai fedeli si dice.- Non vi scordate del vostro mallevadore, che diede la propria vita per voi. Vera. *i. E V immondo, li profano uomo, l'infedele, privo d piet e di timor di Dio.

gelavano bene, e li hanno messi sossopra come una tempesta di mare. 25. Questa ha sconvolti uomini facoltosi, e gli ha fatti fuggire , e andar vagabondi tra genti straniere. 26. Il peccatore, che tresgredisce i comandamenti del Signore, s* impegner in mallevadorie rovinose, e chi vuol far molte cose s1 imbroglia in liti. 27. Solleva il prossimo secondo il tuo potere, e veglia sopra te stesso affine di non precipitarti. 28. La somma della vita umana 1'acqua e il pane, e il vestito, e la casa per tener coperto ci che non dee farsi vedere.
(i) Infr. 3g. 31. Vers.a6. Chi vuol far molte cose ce. Chi abbraccia troppi negozii si trover molte liti sulle spalle , perch non potr avere in tutti questi negozii 1' attenzione e cautela , e diligenza, che vi abbisogna. Vers. 27, E veglia sopra te slesso ec. Solleva il tuo prossimo quanto puoi, ma con tal discrezione, che non abbi tu a rovinare te stesso, e la tua famiglia per le sconsigliate ed eccessive mallevadorie Vers. 9,8. La somma delta vita umana e V acqua ec. La natura si contenta di poco, e il savio riduce tutte le cose necessarie per sostentare la vita , ali' acqua per bere -, al pane per man

29- Val pi il vitto) del povero sotto un coperto di tavole, che gii splendidi banchetti in easastraniera, dove uno non ha domicilio. 3o. Contenta ti del poco come del molto, e non avrai a sentire i rimprocci, che si fanno a' forestieri. 61. Eli' una cattiva vita quella di andar in ospizio da una casa ali' altra, e dove uno ospite non agir con libert, e non aprir bocca. 32. Uno alberga, e d da mangiare, e da bere a gente ingrata, e oltre a ci udir male parole.
giare, al vestito per coprire la nudit, alla casa, nella quale si fanno molte cose, le quali eoa eguai comodit e decenza non si possono fare fuori di essa, , Ver. 29. Val pi il vitto del povero te. E meglio vivere poveramente in casa propria ebe splendidamente fuori di casa sua: 1* ragione si perch in casa propria si gode quella libert , che non pu aversi altrove. Vedi veri. 31. Vers, So, A*forestieri. Vale a dire a quelli che vanno girando da una casa all'altra a desinare, o cenare per avere uoa menta migliore. Ver. 32.33, 34. Uno alberga , e da da mangiare, e da bere eo. In questi quattro versetti s esprimono i rimprocei e le eattive maniere , che soffre il forestiero dal padrone della casa, in cui qoegli ricevuto in ospizio ; il padrone adunque brontola, e dice , che egli riceve, e d da mangiare e da bere a gente, che non ha riconoscenza, e non si contenta mai di quello che si fa per ben

33. Su via , o ospite, amrnannisci la tavola , e con quello che hai teco, d da mangiare agli altri. 34- Cedi il luogo ai miei amici onorati; ho bisogno della mia casa: ricevo ospite un mio fratello. 36. Queste cose sono pesanti ad un nom sensato: i rimproveri del padron di casa , e gli improperii di chi gli ha fallo imprestilo.

trattarla. Indi lo stesso padrone fa , che il forestiero si alzi, e come a un suo servitore gli comanda, che prepari la tavola, se ha portato roba da mangiare nella sua bisaccia la metta fuora , e ne dia agli altri. Finito poi che sar il viatico elei forestiero, il pati rone di casa lo licenzier dicendo, che dee dare albergo ad amici di gran merito., ovvero a un suo fratello , che conducon seco gran gente, onde non pu tenerlo pi in sua casa. Vers. 35. 7 rimproveri del padnon di casa ec. Acerba cosa , e dura a soffrirsi per un uomo prudente sono , in primo luogo , i rimproveri del padrone di rasa, che a lui diede albergo, descritti qui sopra ; secondo , le ingiurie, colle quali maltrattato chi avendo ricevuto in prestito del denaro da un altro , noi restituisce al debito tempo ; ed come se dicesse il Savio: guardati dal* 1' esporti a soffrire alcuna di tali cose.

C A P O XXX. Educare e correggere i figliuoli: cosa pericolosa 1 estere troppo indulgente con essi. La sanit del corpo val pi che le ricchezze. Q anto sia dannosa ali* uomo, e da fuggirsi la malinconia, E quanto utile la giocondit del cuore. i. VJhi ama il suo figliuolo, adopra sovente con esso la sferza ; affindi averne consolazine nel fine , e perch quegli non abbia a picchiare alle porte de' vicini. 2. Chi istruisce il proprio figliuolo, ne ritrarr onore, e di lui si glorier colla gente di sua famiglia.
fi) Prov. 13. 24. et 22. 13. Vers. i. Affin di averne consolazione nel fine ec. Dimostra come ben si comprende, che il padre non pu usare severit verso il figliuolo, e gastigario ne* suoi errori senza patire , e far forza a se stesso; ma ci (dice il Savio) dee pur fare un buon padre; primo, per amor di se stesso, affin di avere consolazione dal figliuolo nel fine, cio, qnand' ei sar uomo fatto; secondo, per amore dello stesso figliuolo , e perch questi divenuto infingardo, ozioso, e buono a nulla, non abbia a ridarsi a mendicare il suo sostentamento. Vers. a. Ne ritrarr, onore. Questo il terzo frutto della buona educazione, vale a dire, che ne lodato il padre da tutti quelli che veggono e ammirano la saviezza del figlio, Altri frutti sono notati ia appresso.

3. Chi istruisce il proprio figliuolo, muover ad invidia il suo nemico , e s glorier di lui co' suoi amici. 4. Il padre di lui si mori, e quasi non mor; perocch ha lasciato dopo d se uno, che lo somiglia. 6. Egli vivendo lo vide, e ne ebbe consolazione, e nella morte sua non s attrist , e non ebbe ad arrossire in fac* eia dei nemici : 6. Perocch egti ha lasciato alia casa un difensore contro i nemici, ed uno , che sar grato verso gli amici. 7. Per amor delle anime dei figliuoli et fascer le loro piaghe, e
(i.) Deuler.6. 7,

Vers. 4- l padre d lu s mor e. 11 padre di questo figliuolo ben educato mori i ma egli quasi vive tuttora nel figlio, che lo somiglia. Qnesta quella specie d' immortalit , che gli uomini bramano e cercano di avere ne' figliuoli, che considerano come una immagine di loro stessi; ed amano pi di se stessi, onde desideran sempre di lasciar vivi i figliuoli dietro a se. Vers. 5. Egli vivendolo vide, e ne ebbe consolazione. II padre vivendo vide questo rampollo degno di e, e si consol, e lieto mori. Yen. 6, * Sar, grato. Riconoscente,

ad ogni voce si scuoleran le sue viscere. 8. Un cavallo non domato diventa intrattabile, e un figliuolo abbandonato a se stesso diventa pervivace. o. Piaggia il figliuolo, e ti dar delle angosce; scherza con lui, e ti arrecher grandi dolori. 10. Non gli ridere in bocca, affinch tu non abbi da ultimo a piangere, e a digrignare i denti. 11. Non lo lasciar fa* re a modo suo nella giovent , e non far le viste di non veder quel ch'egli pensa. 12. Piega a lui il collo nella giovinezza, e battigli i fianchi m e n Ir1 egli fanciullo, affinch non s1 induri, e ti nie(i) Supr. 7. a5.
Vers. j. Per amor delle anima de*figliuoli ec.U buon padre per la cura, che ha delle anime de' figliuoli, fascer, cio curer le piaghe, e i vizii loro, e ad ogni piccol rumore ch' ei senta di qualche mancamento da essi commesso, saranno scosse, e messe alla tortura le sue viscere. Vera. 11. E non far le viste di non vedere quel ch1 egli pensa. E ita attento a scoprire le sue inclinazioni, e le sue voglie, e non dissimular di conoscerle, e non lasciar di correggerle se son cattive.

ghi obbedienza, lo che sar dolore all'anima tua. 15. Istruisci il tuo figliuolo , e affatichi intorno a lui per non incorrere ne' suoi disonori. i4*Val pi un povero sano, e robusto di forse, ebe un ricco spossato, e fiaccato dalle malattie. 16. La salute dell'anima consistente nella santit della giustizia val pi di tutto 1' oro , e 1' argento, e un corpo ben disposto pi vale , che le immense ricchezze. 16. Npfh v' ha tesoro, che sumeri il tesoro della sanit del corpo, n piaceri maggiori, che il gaudio del cuore. 17. preferibile la morte alla vita amara, e il riposo eterno agli ostinati languori.
Vers. 13. Per non incorrere ne1 suoi disonori. Con questa frte espressione vuol dire, che l'infamia del figlio ridonda nel padre, che manca al dovere di ben educarlo. Vers. 16. Il gaulio del "cuore. Questo gaudio del cuore viene dalla santit dell' anima, e Jalla quiete della buona coscienza, onde l'anima buona in Dio si gode, secondo la parola di Paolo, Philip, iv. 4.

id. I beni riposti per uno, che ha chiusa la bocca, sono come le molte vivande disposte attorno ad un sepolcro, 19. Che giovano ali' idolo le libagioni? perocch egli non manger , e non sentir 1' odore.
(i^ Dan. 14. 6.
Vers. 1*. E preferibile la morte alla vita amara, ec. La vita amareggiata dalle continue ostinate malattie pu dirsi lunga e lenta morte piuttosto che vita , onde naturalmente parlando si stima minor male il morire, che il vivere in tal guisa. Il riposo eterno in questo luogo significa la liberazione dai mali present, da*quali sciolto per sempre chi muore. Vers. 18. I beni riposti per uno, che ha chiusa la bocca ec. A. che giova 1' avere messi da parte , e riposti de' gran tesori, quando uno per la malattia, e per la nausea non pu mangiare, ed ha come chiusa la bocca? Tutti i tesori di un ricco ammalato sono come le vivande che si mettono sopra i sepolcri, le quali non Saranno toccate, n gustate da' morti. I Gentili, e i Giudei, ed anche i Cristiani ebbero un tempo la costumanza di porre da mangiare, e da bere su' sepolcri de' defunti, ma eoa idee, e imi diversi. Gli Ebrei bea istruiti, e i Cristiani erano persuasistfimi, che i morti non mangiano, n bevono, e preparavano cibo e bevanda per refezione de' poveri, affinch pregassero per i loro morti. I Gentili lo stesso rito imbrattavano eoa molte superstizioni, e invitavano il morto a mangiare gridando: Alzati, vieni, mangia, bevi, rallegrati, come racconta s. Epifanie. Vedi Tob. iv. 18. Barite, vi. 26. Nella Chiesa di Affrica questa usanza fu abolita da s. Agostino per li molti disordini che ne nascevano. Ver, i C). 20. Che giovano ali' idolo le libagioni? Come le -libagioni di liquori a nulla giovano ali' idolo, che essendo una Unita e morta statua di sasso, di legno, o di metallo , non ha n gusto, n odorato, n vistatosi tutte le ricchezze e tutte le grandezze nulla servono a consolare un nomo perseguitato e afflitto da Dio colle malattie, e colle calamit per li suoi peccati.

so, Cosi succede a chi perseguitato dal Signore, e porta la mer* cede di^sua iniquit. ai. Vede cogli occhi suoi, e geme com' un eunuco, che abbraccia una vergine, e d un sospiro. 22. Non lasciar anima tua in preda alla tristezza, e non affligger te stesso co' tuoi pensieri.
(1) Supr. ao. . (2) Prov. la. a5. et i5. iB.et iy. 21.

Vcrs. 21. Vede cogli occhi *oi, e geme ce. Quest* uomo vede attorno a se nella sua casa tutto quello che potrebbe servire a soddisfare le sue passioni, e farlo nuotare nelle delizie , ma vede, che tutto ci non serve a liberarlo dalla malatta , e dai dolori. Questa bella e forte pittura rappresenta vivamente quanto poco tutte le cose esteriori sie.no capaci di formare la felicit dell'uomo. Eccoti un ricco potente, che abbonda di tutti i mezzi per vivere lieto e beato secondo l'idee del secolo, ma egli quale i poeti fnsero il loro Tantalo, egli sta in mezzo alle acque, e Dio non gli permette di bere. Vers. 11. Non lasciar P anima tua ec. Non permettere, che 1' anima tua sia dominata dalla malinconia. Parla il Savio di quella che detta da Paolo tristezza del secolo i. Cor. vii. io., la quale per ordinario ha per fondamento vani terrori, e immaginazioni false, oppressioni storte , od anche procede da qualche sconcerto della macchina; e in tutti questi casi il male, se vi , si accresce a dismisura cogli inutili e nojosi pensieri e col meditare perpetuamente sopra le cose che danno dispiacere e afflizione. Questa tristezza originata dall' apprensione di mali temporali non solo inutile, ma cattiva e dannosa a l l ' a n i m a sommamente, e di essa molto si prevale il nimico per infestare lo spirito eolle sue tentazioni. Dei mali di tjuesta passione , vedi Greg. Moral, sui. 217, /4agustin. De Gen, adiit.Ttii. 33. Di

s3. La giocondit del cuore la vita dell' uomo , e tesoro inesausto di sentila: e la letizia allunga i giorni dell' uomo. 24. Abbi compassione dell' anima tua per piacere a Dio, e sii continente, e riunisci il cuor tuo nella santit, e manda lungi da te la tristezza.
un'altra tristezza, che secondo Dio la quale opera la nostra salute mediante la penitenza, vedi 2. Cor. vii. io. Il grande efficacissimo rimedio contro la cattiva tristezza posto nella speranza in Dio, in cui ogni nostra sollecitudine dobbiam deporre, come dice s. Pietro, i. JPet. v. 7. Vers. a3. La giocondit del cuore e la vila delV uomo ec. Il gaudio santo del cuore vita dell'uomo, a cui rende facili tutte Je operazioni , e di cui sostiene florida la sanit-, egli ancora a]uta e promuove grandemente la santit , ajutando 1' uomo a rispingere e superare le tentazioni, e le difficolt della vita spirituale, e far tutto con prontezza e ilarit, onde ( come racconta s. AtanasoJ il gran s. Antonio diceva: La sola maniera di vincere il nimico m e la letizia spirituale, e la cattante memoria/ di Dio, la quale, rigettando qual fumo i tentativi del demonio, piuttosto che temere fili avversarii, li perseguiter. Vedi Pallad. Hisl. Laus. cap. 5. Finalmente la giocondit del cuore allunga la vita dell'uomo. Vers. 4- Afro compassione delV anima tua per piacere et Dio ee. Scaccia la tristezza per amore di te stesso, e per piacere a Dio, che ci vuole; ovvero, per amore di te stesso , e perch cosi piacerai a Dio: sii continente, frenando col P ajuto della grazia tutti i movimenti della concupiscenza, e il cuore (che facilmente si dissipa, e si distrae in molte e inutili , e cattive sollecitudini , che lo turbano, e lo sconvolgano) riuniscilo tutto eoo tutti i suoi desiderii ali' oggetto grande di tua santificazione, e il demonio della tristezza andr lungi da le. Si attristano facilmente quelli, le sostanze de' quali jrowo nelle basse cose terrene: si rallegrano facilmente quelli che hanno le loro tpiranit neW alto, feda in Proverb.

25. Perocch la tristezza ne ha uccisi molti ed ella non buona a nulla. 26. L'invidia, eT ira abbreviano i giorni, e i sopraccapi menano la vecchaja prima dellempo. 27. Un cuore ilare, e benigno in banchetti, e i suoi banchetti son preparati con diligenza.
(i^a. Cor. 7. io.

Vers. a6. t?invidia, e Vira, abbreviano, i giorni, e i topraccapi ec. L'invidia , l'ira , e le soverchie sollecitudini o nascono dalla tristezza, o le sono sorelle e compagne. Vers. 257. // cuore ilare e benigno ec. Un cuore allegro, dolce e benigno con tutti sempre tanto coutente quanto se vivesse in continui e squisiti banchetti.

C A P O XXXI. Tribolazioni dell' avaro. Elogio del ricco, che conserva la innocenza. Della modestia, e sobriet nel mangiare, e nel bere. 1. Lie vigilie dell' avarizia consuman le carni,e le sue cure levano il sonno. 2. I pensieri dell4 avvenire sturbano la quiete, come la grave malattia fa vegliar l'uomo. 3. Fatic il ricco per adunare ricchezze, e nel suo riposo ricolmo di beni.
Vers.i. Le viglie dell* avarizia e. La voce "honestas usata di continuo in questo libro a significare le ricchezze, e qui a significare 1' amore di esse, e lo studio di accumulare, che 1' avarizia. L'avaro adunque veglia, e s consuma per l'avarizia, conciossiach le cure , e gli affanni, che nascono da questa brutta passione non permettono ali' uomo di dormire tranquillamente. Vcrs. a. I pensieri dell* avvenire sturbano la quiete ec. Parla tuttora dell' avaro : come nella grave malattia 1' uomo perde il sonno, cosi la gravissima spirituale malattia dell'avaro lo fa vegliare, turbandolo con li continui nojosi pensieri di quello che ha da essere, vale a dire se questa, o quella merc caler o crescer di prezzo, se vi saranno occasioni di far ben fruttare i) denaro , se bene , o male gli riuscir queli' impresa e. Vers.3.4- Fatico il ricco per adunare ricchezze ec. Dimostra la differente condizione del ricco e del povero. Il ricco fatic da principio per farsi un buon capitale , ma fatto questo, standosene egli ozioso a federe , il suo capitale gli frutta in guisa, ohe s

4. Lavora il povero per bisogno di vitto, e se fa fine di lavorare, diventa mendico. 5. Chi amante dell* oro, non sar giusto, e chi va dietro alla corruzione, di essa sar ripieno. 6. Molti sono andati in precipizio a causa dell' oro , e la bellezza di luifu la loro perdizione. 7. Legno d'inciampo V oro per quelli che a lui fan sacrifzio: guai a quelli che gli van dietro; ma tutti g* imprudenti periranno per esso.
(i) Slip* 8. 3.
trova carico di ricchezze senza fatica. Si dice, che pi facile con uno scudo farne dieci, che con un mezzo scudo farne uno intiero. Il povero lavora per bisogno di vitto , e guadagnando quanto basta per vivere, e nulla pi, se o per poltroneria, o per impotenza tralascia di lavorare , costretto a mendicare. Vers. 5. Non sar giusto. Si dice il meno , perch s' intenda il pi ; perocch 1' avaro non solo non sar giusto , ma sar cattivo e perverso; perocch egli ama con disordinato amore le cose corruttibili, e sar pieno fino al collo di corruzione e di peccato. L' avarizia chiamata dall' Apostolo idolatria, i. Tini. vi. 9. Vedi qui sotto vers. 7. Vers.7. Legno d* inciampo V oro ec. Per cfuesto legno A^in* ciampa, o sia di scandolo s'intende 1' idolo , perocch assai comune cosa pe* meno ricchi si era 1' avere g' idoli di legno. Vedi Sap. XIH. 11. Isai. xuv. i3. Alcuni intesero 1' albero della scien~ sa del hen$ e del male. che fu occason di caduta ai nostri progenitori : ma la prima sposizioae pi vera : l'oro , a cui sacri-

8. Beato il ricco, che trovato senza colpa, ed il quale non va dietro ali' oro, n sua speranza ripone nel denaro, e nei tesori. g. Chi costui, e gli darem lode ? perch egli i ha fatto cose mirabili nella sua vita. io. Egli fu provato per mezzo dell' oro , e trovato perfetto : ed avranne gloria eterna. Egli polca peccare, e non pecco, far del male, e noi fece :
ficano gli avari, un idolo , che cagione della loro caduta e perdizione; e guai a quelli che amano e adorano questo nume: gli stolti per tutti quanti si perderanno per amore di esso. Vers. 8. g. Non va dietro aW oro ec. Andar dietro ali' oro e quello stesso, che Davdde disse: porre il cuore nelle ricchezze; possedendo con soverchio affetto. quelle che uno ha, e cercando quelle che non ha. I) ricco adunque ar beato , se in primo luogo conserver l'innocenza, ari esente dai gravi peccati ; secondo , te non andr dietro ali* oro ; terzo , se sua speranza non porr nel denaro, e oe'tesori. JWa siccome un tal ricco rara cosa sopra la terra, perci il Savio soggiunse : chi costui ec. ? e ehe egli ha fatte cose mirabili, serbando l'innocenza non andando dietro ali'oro ec. Vedi l'Omiliaix. tra le 5o. di sant'Agostino. Vera. io. Fu provuto per metto delV oro , te trovato perfetto ec. La parola trovalo, inventili , si trova in molte edizioni della Volgata. Mirabil cosa! questo ricco si trov in mezzo alle ricchezze , e lo splendore dell' oro e dell'argento non l'abbagli. Dio lo prov colle ricchezze, come altri prova colle afflizioni, colla povert ec., e Dio gli dar gloria eterna, perch lo ha trovato fedele nelle ricchezze , delle quali ha fatto uso , BOD per fare il male, che potea fare , ma il bene, che Dio voleva che facesse.

11. Per questo i beni di lui sono stabili nel Signore, e le sue limosine saran celebrale da tutta la congregazione dei santi. 12. Se1 tu assiso a splendida mensa? non essere tu ivi il primo a spalancare la gola. 13. Non dire: molta la roba, che in tavola. 14. Ricorda ti,che una mala cosa 1' occhio cattivo. 16, Non v'ha di peggio di quest' occhio tra
Vers.i i. Per questo i beni di lui sono stabili nel Signore ec. I beni di questo ricco sono non tanto quelli che ha quaggi, quanto quelli che aspetta cella vita avvenire; e gli uni, e gli altri sono conservati per lui da Dio , onde egli e trasmetter ai suoi eredi i beni terreni, e trover preparati quegli che si accumulati nel cielo colle sue limosino , e colle opere di piet celebrate da tutta la Chiesa de' fedeli. Vers.ia. Se* tu assisa a splendida mensa ec. Dopo aver parlato del buon uso delle ricchezze passa a dar precetti di onest, e di temperanza nel mangiare. Eli' cosa immodesta e impropria ( dice il Savio ) che sedendo tn a splendida mensa con molti n i t r i , e non essendo tu il primo , n il pi degno tra quelli , vogli per essere il primo a menar le mani, e a mangiare con troppo sordida avidit. Vers. i3. i4- Non dire: molta e la roba ec. Non dire: la tavola bene ammanita e copiosa di vivande , io mi empier: perocch se la copia de' cibi ti alletta a mangiar molto, dei per ricordarti, che tu hai addosso il cattivo occhio del padrone d casa , il quale non sar certamente contento di vedere la tua voracit. Reprimila adunque anche per questo riflesso. * Molla.Forse : Troppa la roba che in tavola; rapporto alla persona di cattivo cuore ed avara.

le cose create? per questo egli in veggendo, piange con lutto il suo volto. 16. Non essere il primo a stendere la mano, affinch maltrattato dall'invidioso tu non abbi Jfld arrossire 17. Nel prendere le vivande non urtare cogli altri. 18. Giudica del genio del tuo prossimo dal tuo. 19. Serviti da uomo frugale di quelle cose, che ti son messe davanti, affinch non avvenga, che col mollo mangiare tu ti renda odioso.
Vcrs. 15. Non v' ha di peggio di qnest1 occhio ec. Parla del1' occhio dell' invidioso e avaro, di cui dice con esservi cosa peggiore -, e ne rende ragione dicendo, che egli veggendo i convitat i , che divorano il suo, piange con tutta la sua faccia, nella ijuale da segni di dolore e di noja. Vers. 16. Affinch maltrattato calV invidioso ec. Affinch l'invidioso avaro o con qualche occhiata a traverso, o con qualche parola brusca non ti abbia a pungere , e tu ne abbi vergogna essendo fatto passare per nom geloso , e mal coslnmato. Vers. i*. Nel prender le vivande non urtare cogli altri. Lo che avviene, se tu metti la mano nel piatto in tempo che altri prendono per loro. Che tale debba essere il senso di questo luogo , apparisce dal Greco : ed qui un avvertimento non solo di buona creanza, ma anche di buon esempio per non dar occasione di disgusto agli altri , n argomento d' intemperanza; e u uomo fedele , cio umile , anche a queste piccole cose baii* attentamente per rispetto alla cui ita.

20. Sii il primo a finire per verecondia , e non essere smoderato per non disgustare veruno. 21. E se siedi in mezzo a molti, non islender la mano prima di quelli, e non essere il primo a chieder da bere. 22. Quanto poco vino sufficiente ad u uomo bene educalo! e in dormendo non ne sarai inquietalo , e non ne sentirai incomodo. 25. Le vigilie, la colica, e i dolori sono per 1' uomo intemperante. 24 II sonno salubre per 1' uomo parco: egl dorme sino al mattino, e 19 anima di lui sar lieta con esso. 26. Che se tu se' slato forzato a mangiar mollo, vaiiene dalla
Vers. i g. Serviti da nomo frugale ec. E celebrata in questo particolare la temperanza di Socrate. Vedi Laerzio lib. n. 5. Vers.22. Quanto poco vino sufficiente ec. Ila eco m a o da fortemente la temperanza nel bere , come conveniente al buon costume di u uomo bene educato , ed alla conservazione della sanit. Vers. 24. E /' anima (fi lui tara lieta con etto. Si lever dal letto cwnento di se , e tjuanio alio spirito, e quanto al corpo.

conversazione, vomita,e ti troverai sollevatole non cagionerai malattia al tuo corpo. 26". Figliuolo, ascoltami, e non disprezzarmi, e da ultimo conoscerai quel che sieno le mie parole. 27. In tutte le operazioni tue sii diligente, e non si accoster a te nissun malore. 28. Colui che liberale nel dar del pane, benedetto dalle labbra di molti, e la testimonianza, che rendesi alla bont di lui, sicura.

Vers, 26. Che se tu se1 stalo sforzato ce. Pu avvenire talora, che un uomo per non saper resistere ali' altrui importunit s carichi d cibo oltre il solito , e per conseguenza si trovi talmente aggravato , ebe pu temerne qualche {-rave incomodo di sanit. Dopo 1' errore com mesto convien trovare un rimedio al mal corporale , che ragionevolmente si teme, e questo rimedio il vomito consigliato in tali circostanze dalppocrate, e dagli altri scrittori di medicina. Dice adunque il Savio : se ti senti fuor di modo grave lo stomaco, perch ti hanno fatto forza , Serene tn mangiassi pi di quello che la tua costituzione richiee , levati da tavola, e previeni il male, che te ne potrebbe venire col suo rimedio .Ognun vede, che non qui nulla di simile a quello che fanno erti veramente sordidi e malnati uomini nati solo per crapulare, i quali si empiono fino a gola , e vanno dipoi a sgravarsi col vomito per tornare ad empirsi di nuovo. Vers. 26. 27. Figliuolo , ascoltami ce. Vuol raccomandare 1' attivit , la prontezza nell' operare , come utile a conservare la sanit del corpo, come per lo contrario la torpidezza la hxfmgardaggine rovinano i migliori temperamenti.

29. Contro di chi sprchio nel dar del pane mormora tutta la citt, e la testimonialiKB renduta alla spilorceria di lui verace. 30. Non provocare i bravi bevitori; perocch molti sono stati sterminati dal vino. 31. Il fuoco prova la durezza del ferro; cos il vino bevuto sino ali1 ebbrezza manifesta i cuori de' scerbi. 32. Buona vita per gli uomini il vino usato con sobriet: sarai sobrio, se ne berrai eoa moderazione. 33. Qual vita quella di chi sta senza vino?
(i) Judith. 13. 4.
Vers. 28. 79. Colui , che e liberale e. La liberalit verso de1 poveri compensata dalle loro benedizioni, che sono indizio sicuro della bont di cuore del ricco limosiniere, come le mormorazioni pubbliche , che 6 (anno contro il ricco avaro , sono testimonianza indubitata di sua tenacit. Vers. 31. Il fuoco prova la durezza del ferro ec. Siccome il ferro pii duro ammollito e domato dalla potenza del fuoco, cos non v' La petto s valido e superbo, che non senta i danni del troppo vino. Vers.Ba. Buona vita per gli uomini e il vino ec. Il vino (dicano i medici) non solo corrobora, ma nutrisce ancora con gran celeril, usato con sobriet, gran ostegno particolarmente pe' vecchi.

34. Che quello che ci priva della vita ? la morte. 35. Il vino da principio fu creato per giocondit , non per l'ubbriachezza. 36V II vino bevuto moderatamente rallegra l'anima; e il cuore. 67. Il ber temperato salute deli'anima, e del corpo. 38. Il troppo vino fa le contese, e l'ira, e molte rovine. 39. II vino bevuto in copia T amarezza dell9 anima. 4o.L' ubbriachezza fa ardito lo stolto ad offendere, snerva le forze, ed cagion di ferite.

Vers. 33, 34. Qual vita quella ec, E privo-di un gran vantaggio per la conservazione della vita chi privo del vido ; e una tal privazione come una diminuzione , e abbreviazione della vita. Vi furono degli eretici, come i Manichei , gli Encratiti, i Catalisi!, ebe dissero essere il vino cosa mala, fatta dal diavolo le idee de'quali furono adottate da Maometto nel tuo Alcorano, lo Spirite santo pu aver volato prevenire i fedeli contro tali bestemmie lodando il vino usato con moderazione e saggezza, perocch egli fdice il Crisostomo^ creatura di Dio; l'ebrezza ti che viene dal diavolo.

41. In un convito dove si beve, noti riprendere il prossimo, e noi disprezzare nella sua al* legria. 42. Non dirgli parola d'ingiuria,e noi pressare col chiedergli il tuo. C A P O XXXII. Ufizj del capo del convito. Rispetto che dee aversi pei vecchi, i giovinetti debbono tacere* Cercare Dio ; non far cosa veruna senza censi" g/io. 1. Oe'tu fatto capo? non insuperbirti : sii tra di loro, come uno d loro. 2. Abbi cura di essi, e dopo che avrai pienamente soddisfatto ali' ufficio tuo, va a metterti a tavola;

Vers. i. Se? tu fatto capo te. I Greci lo chiamavano Simposiarca, come chi dicesse, re, o principe del convito. A"tui apparteneva 1' ordinare e disporre tutte le cose , accogliere i convitati, assegnare a ciascuno il suo posto , e procurare che tutto andasse con buona regola, senza tumulto , e con soddisfazione di tutti. Quello per che a lai capo insegna il Savio ottimamente si applica a qualunque superiore di comunit, riguardo al governo domestico.

3. Affinch eglino sie* no a te di allegrezza, e per decoroso ornamento tu riceva la corona, e ne ottenga l'onore delle porzioni messe a parte per te. 4. Tu maggiore di et , cui si conviene di essere il primo a parlare, parla. 6. Con iscelta dottrina, e non disturbare I* armonia. 6. Dove non chi ascolti, non buttar via le parole, e non volere a mal tempo far pompa di tua saviezza. 7. Un concerto di musica in un convito , dove si beve, come u prezioso carbonchio legato in oro.
Vers. 3. La corona. I capo del convito si metteva in testa la corona di fiori. Vedi Plutarco Sympos. qnaest, lib. 4. 4i* onore delle porzioni ce. I convitati rendevano onore al re del convito col presentarli una scelta del meglio, che avvesse la tavola, ed anche del denaro raccolto da tutta 1' aduVer*. 4' 5. 6. 2T maggiore di et ee. Vuole, che ai vecchi si dia l'onore di essere i primi a parlare nelle adunanze, e che parlino eoa quella saviezza, che propria dell'et loro, n colla severit disturbino l'armonia, e i suoni, e i canti, che si usavano alla fine de'conviti ; ma si tacciano prima che gli altri s stanchino di ascoltare, e non amino di far mostra di lof sapere, quando il tempo e le circostanze noi permettono.

8.L* armona dei cantori col giocondo, e mo* derato bere, come uno smeraldo incastrato in anello d'oro, g. Ascolta in silenzio, e colla tua rilenutezza ti concilierai amore. 10. Giovine Ito parla al bisogno a mala pena. 11. Interrogato due volle, ristringi in poco la tua risposta. 12. In molte cose portati come ignorante, e ascolta tacendo , e domandando. 13. In mezzo ai gran* di non ti azzardare, e dove vi 'sono vecchi, non parlar molto. 14* La grandine preceduta dal lampo, e la verecondia preceVers. 7. 1/n concerto di musica ce. Il suono e il canto fanno pi lieto il convito, come meglio splende il carbonchio quand* legato in oro. li Ebrei ne' loro conviti cantavano ftj lodi del Signore, colle quali s cominciava, e si terminava la festa. Vers. g. io. 11. i a. Ascolta in silenzio ec. 1 giovinetti, ebe intervengono ai conviti; o ad altre adunanze, vuole che stieno iu silenzio per rispetto ai maggiori, e mala pena aprano la bocca quando io esige necessit; e s uno interrogato vuole, che non risponda, se non dopo la seconda interrogazione, prendendo tempo a pensare per ben rispondere; e bench sappia molte cose i porti come ignorante, e asclti tacendo, e al pi interroghi gli altri, mostrando desio d' imparare, comi a tal* et i conviene.

duta dalla buona grazia, e la tua ritenutezza far che tu sii ben veduto 16. E quando tempo d alzarti, non istare a bada, vattene il primo a tua casa,ed ivi divertili, e scherza 16. E fa quel che ti piace, ma senza peccare, o parlar con super- i bia. ! 17. E dopo tutto questo benedici il Signore, che ti ha fatto, e li inebria con tutti i suoi beni. 18. Chi temeil Signo* re, abbraccer gl! insegnamenti di lui, e quelli che di buon mattino lo cercano, troveranno benedizione.

Ver. 14- La grandine preceduta dal lampo ec. Nel Greco invece della grandine si ha il tuono, ma il senio lo stesso, perch le grandinate sogliono venire o dopo, o insieme col tuono. Dice adunque, che come avanti alla grandine , e al tuono viene il lampo, che si vede prima che 1' un si senta , e si vegga l'altra , cos alla verecondia d u giovinetto va innanzi una certa grazia, che amabile lo rende, ed accetto a quelli co' quali egli conversa , e si caparra la loro stima ed amore. Ver*. 15. 16. E quando e tempo di alzarti ec. Quando tempo di alzarti da mensa non istare a baloccarti : ma alzati, e va caca tua o giovine, guardandoti per sempre dal peccato e particolarmente dalla superbia.

19. Chi ama la legge, da lei sar fatto ricco: ma chi opera con finzione, prender da lei occasione d'inciampo. 20. Quelli che temono il Signore, sapran. far giudizio d quello che giusto , e la loro giustizia sar quasi accesa face. ai. L' uom peccatore fugge la riprensione, e trova paragoni secondo la sua volont. 22. L* uomo, che ha prudenza, non trascura
Ver s. 18. Chi teme il Signore ec. Da' precetti particolari di sobriet , di modestia, e di verecondia passa a celebrare la legge, e il timore di Dio. Vers.ig. Da lei sar fatto ricco. Sar arricchito de'suoi dolcissimi e preziosissimi fratti, che sono la grazia , e il favore di Dio, e tutti i beni spirituali. Ma chi opera con finzione ec. Ma l'ipocrita, che fnge di amar la legge, e in cuor suo la dispreiza, per ragion della stessa legge inciamper e cadr nella perdizione, che ha meritata colla prevaricazione della stessa legge. Vers. 20. Sapranfar giudizio di quello che e giusto ec. Col lume della ragione, e molto pi col lume della fede conosceranno quello che giusto -, e la loro giustizia splender come accesa face a illuminare ed edificare anche i prossimi. Vers. ai. Trova paragoni ec. Trovategli esempii, e nei fatti degli altri uomini degli argomenti onde scusare e difendere quel ch* ei vuol fare. Nulla infatti si ode pi frequentemente in bocca de' cattivi che il citare la maniera di vivere, e di operare di questi, e d quelli, persuadendosi eglino di chiuder la bocca a chiunque avesso volont di riprenderli col metter loro davanti una moltitudine di trasgressioni dejla legge ; come se l'aver molti compagni nel male, servir dovesse a giustificazione di chi pecca.

di ben riflettere: l'uomo, che non ne ha, e il superbo non teme mai nulla: 23. Anche dopo aver operata da se, senza consiglio; ma le sue stess intraprese il condanneranno. 24'Figliuolo, non far cosa veruna senza consiglio , e non avrai da pentirti dopo il fatto. 26. Non camminare per istrade rovinose, e non inciamperai ne' sassi , e non t'impegnare in una strada faticosa, per non esporre alle cadute 1' anima tua: 26. Guardati anche da* proprii figliuoli, e pori mente alla gente di tua casa.
Vera. ai ?3. 1? nomo, che ha prudenza, ec. L' uom prudente cousidera e riflette bea bene prima di operare, l'uomo, che non ba prudenza, il superbo non teme nolla, e tira avanti, e opera, e non ba paura di nulla ; ma nelle stesse sue imprse , le qual i andranno io sinistro, e gli partoriranno de' mali grandi, trover egli Ta i u coadaanaziows : perocch egli, e tutti gli altri conosceranno alia prova quanto imponi H non agire alla cieca, e enza matura considerazione, e il cercare eziandio consiglio dai aggi nelle cose d'importanza. Vera. a5. Non camminare per ittrdfte rovinose ec. Con questa parabola vaol dire il Savio ; esser cosa da uom prudente il tenerti lontan dai negozii pericolosi o per l'anima, o pel corpo; ed anebe dei negozii molto difficili e scabrosi, per non incorrere io gravi disgrazie e rovine.

27. In ogni opra tua segui la fede dell' anima tua, perch in questo sta P osservanza de' comandamenti. 28. Chi fedele a Dio, in lento a'suoi comandamenti; e chi confida in lui, non iscapiter. C A P O XXXIII. lodato V uomo, che teme Dio. Incostanza dello stolto. 1 giorni, e i tempi sono da Dio, il quale tutte le cose cre, e le ordina, e dispone. Ogni cosa ne ha un* altra, che le contraria. Come debba/i trattarsi gli schiavi. i. A chi teme il Signore nulla avverr di male , ma nella ientaiazione Iddo Io conserver , e lo liberer dai mali.
Vera. a6. Guardati anche dai proprii figliuoli ec. Non ti fidare ciecamente ne' proprii figlinoli, n della gente di casa tua. Tra questi stessi puoi trovare o degl' imprudenti o degl' ingrati e infedeli , che ti faccian del male. Veglia adunque sopra di essi, per non avere a pentirti di troppa fidanza. Vers. 27. In ogni opera tua segui la fede dell'anima Ina ec, Regola di somma importanza si questa di seguire nell' operare i dettami della coscienza illuminata dalla fede: cosi si osservano i divini comandamenti ; perocch i dettami della coscienza appoggiati alia fede, e alla legge non sono soggetti ali' errore, e al peccato, Vedi Rom. xiv. a3. Vera. 8. Non iscapitera. Non patir danno , o sciagura , ma anzi crescer in saviezza, in graziale in merito.

2. L* uomo sapiente non odia i comandamenti, e la legge, e non dar negli scogli, come una nave in tempesta. 3. li' uomo sensato fedele alla legge di Dio, e la legge fedele a lui. 4. Chi illustra un quesito, si preparer a discorrerne,e cos dopo fatta orazione sar esaudto, e conserver la buona dottrina, e allora risponder.
Vers. i. Nulla avverr di male ec, Quegli stessi mali di pena a' quali soggetto il giusto, non sono un male vero per lui, perch mediante P ajuto delia grazia il giusto li vince, onde si convertono piuttosto per lui in bene , e in bene grande; e ili argomento di merito , e di gloria eterna. Quindi la parola male la prima volta posta a significare un male vero , pieno e per^ fetto , quale il solo peccato ; la seconda volta' usata a dinotale i mali temporali che provano la fede , e la virt del giusto. Vers. 2. Non dar negli scogli ec. Non dar negli scogli del peccate, e dell' eterna perdizione , uou far naufragio dell' anima sua. Vers. 3. E la legge e fedele a lui. Mantiene a lui le promesse delle quali ella piena , promesse , che sono tutte in favore del giusto, a cui Dio nella legge promette ajuto , difesa , consolazione , premio eterno. Vers.4- Chi illustra un quesito ec. Chi ha da spiegare un quesito , mediterai sopra quello che dee rispondere , far orazione affinch Dio lo illumini, Dio lo esaudir , e gli dar la grazia di rispondere in guisa, che non ne resti offesa la vera , e sana dottrina ; cos egli risponder non temerariamente, non per acquistftrsiil favore degli uomini, ma secondo la pura e schietta verit. E qui insegnato particolarmente ai direttori delle coscienze in qual modo debbono prepararsi a rispondere ai dubbii, e alle difficolt, che sono ad essi proposte.

(i) Supr. ai. ir?.

5. Il cuore dello stolto come la ruota di un carro, e i suoi pensieri son come un asse, che gira. 6. L' amico finto o come un cavallo stallone , il quale nitrisce a chiunque il cavalca. 7. Donde avvien egli, che un giorno da pi di un altro, e la luce dir un di da pi di un* altra, e un anno da pi dell' altro , sendo tutti dal sole?

Vera.5.77 cuore dello stollo e coma la ruotai ec. Il giusto stallile , e costante, perch fedele alla legge ; lo stolto, cio il peccatore r non ha stabilit , gira sempre come una ruota , onde da lui non da aspettarsi risposta soda, e sicura , se tu lo interroghi , perch egli va dove lo mena non la legge , ma il capriccio. cceuna, come colai, il quale interrogato sopra qualche punto di morale ( del quale parl nel versetto precedente ) non avr fermezza nella buona dottrina, se non sar di cuore retto , e fedele alla legge. Vers. 6. U amico finto e come un cavallo stallone ee. Queita parabola ancora illustra la stessa materia, di cui parl di sopra. 11 cavallo stallone nitrisce chiunque sia colui, che lo cavalca, onde si vede, che nitrisce non (come altri cavalli generosi sogliono fare) per amor del cavaliere , ma per amor delle cavalle. Cosi il fnto amico , il falso maestro sembrer , ebe cerchi la salute di chi lo consulta, quando non ad altro pensa , se non a se stesso , al suo guadagno , alla tua gloria , per le quali cose risponder , e dir tutto quello che creder pi spediente. Vert. 7. 8. Donde awien egli, che un giorno i da pi di un altro ee. Non tutti i giorni sano simili tra di loro. V'ha dei giorni festivi, e de' giorni non festivi: e Slmilmente vi SODO degli anni , che sono da pi degli altri, e il settimo , detto anche anno sabbatico, e il cinquantesimo, anno del giubileo : chi ha posta tal divenite tra'giorni, e tra gli anni, mentre e gli uni, e gli al-

8. Le sapienza del Signore li distinse dopo creato il sole, che ubbidisce agli ordini ricevuti. 9. Egli ordin le stagioni, e in esse i loro giorni festivi, onde in quelle si celebrano le solennit all'ora stabilita. 10. Di essi giorni Dk> alcuni li fece grandi,ed altri lasci nella turba de' giorni: e tutti gli uomini li fece di polvere, e di terra, donde fu creato Adamo*
(i) Gen. a. 7.
tri vengono tutti egualmente dal sole, il quale col moto diurno fa i giorni, coli* annuo suo movimento fa gli anni ? La sapienza del Signore fu quella che pose questa differenza tra i giorni, e tra gli anni, senza che un tal giorno, o un tal anno avesse o diversa natura dall'altro, o inerito alcuno ond'essere preferito. Fu fatta adunque da Dio questa distinzione, e non dal caso , o dalla fortuna , e nemmeno dal sole, perocch fa fatta dopo creato da Dio Io stesso sole, il quale obbedisce con grande esattezza ai comandi di Dio. Ver*, g. AlV ora riabilita. Per esempio il novilunio cominciava dal punto in cui principiava ad apparire la luna nuova, le altre feste cominciavano dalla sera. Vedi Niun, xxvni. 11. Ver, io. li* D etsi giorni Dio alcuni li fece grandi... e tutti gli uomini li fece di polvere ec, Come di questi giorni alcuni sono tati fatti grandi da Dio, che li consacr al suo culto, altri furon lasciati nella turba de'giorai; cosi degli uomini creat| tutti della medesima terra, di cui fu fatto Adamo , Dio col, h f u gran sapienza fece varie tra loro le condizioni, talmente ihe uno ricco e nobile, e grande, wo altro povero ; plebeo

11. Colla sua molta sapienza il Signore li (Jislinse t e vari le lor condizioni. 12. Di essi altri ne benedisse , e gli esalt, e ne santific, e ne prese perse, e altri maledisse, e umili , e li discacci dal paese dove stavano separati. i3.Come la creta del vasaio nelle mani d lui per impastarla, e metterla in opra.
( i ) Rom. Q, ai.
e abbietto ; alcuni sono condotti da lu nelle vie della giustizia, altri permette egli, che battano IR vie dell' iniquit , abbandonandogli ai desiderii del corrotto lor cuore. Vers. i. Di essi altri ne benedisse ec. Piacque a Dio di benedire ed esaltare la stirpe di bramo , e di questa stirpe santific , cio separ e prese, e consacr a se stesso la trib d Levi. Maledisse dall'altro lato la stirpe di Chanaan, e la umili, e la discacci dal paese, in cai vivea distinta e separata dagli altri popoli, ovvero, li distrusse dopo la loro separazione. Vers.i3. i4- Come la creta del vasajo ec. ^'essere stata usata la stessa similitudine dall'Apostolo Rom. ix. ai. ec., dove parla dell' incomprensibile mistero nella predestinazione e della riprovazione, un grande argomento per credere , che dal vers. ii. in poi il Savio voglia parlare dello stesso mistero. Dio dalla stessa massa degli uomini viziata per lo peccato di Adamo, secondo l sua molta sapienza -, separ i predestinati, eleggendogli alla gloria per far conoscere in essi le ricchezze della sua grazia , l benedir se , gli esalto , e li prese per je; altri ne riprov , volendo mostrare in essi l'ira sua , e la sua possanza : li maledisse , gli umili, e gli atterro , dopo la separazione laro dagli eletti- Vedi quello che si detto intorno a questa similitudine nelle annotazioni della lettera ai Romani. Cosi l'uomo e nelle mani di coiai, che lo fece ec. La predettinazionG <ie' santi (dice s. Agostino^) eli1 e la prescienza,

14 E 1* uso di essa e in suo arbitrio ; cos 1* uomo nelle mani di colui che Io fece, il quale render a lu secondo i suoi giudizi. 15. Il bene contrario al mala , e la vita contraria alla morte ; cosi 1' uomo giusto sta di contro al peccatore , e cosi tutte le opere del1' Altissimo le vedrai a due a due , l'una opposta all'altra. 16. Or io mi sono alzato l'ultimo , e come uno che raspolla dopo i vendemmiatori.
preparazione de1 benefizii di Dio , mediante i quali sono c^rtistimamenle liberali tutti quelli che son liberati. Gli altri po i (i reprobi) dove son eglino, se non nella inasta di perdizione, in cui per giusto giudizio di Dio sono lasciati ? De dono persev. cap. xiv. 33. Vers. 15. Il bene e contrario al male ec. Ogni cosa nel mondo ha la sua contraria, la vita ha la morte , il giorno ba la notte , il bene ha contrario il male , il giusto ha di contro il peccatore ; e questa contrariet fa spiccare la sapienza infinita del Creatore ; perocch il bujo della notte fa meglio comprendere la bellezza della lace, e gli orrori dei vizio rendono vieppi ammirabile e amabile la virt. Quando Dio cre 1' uomo , di cui prevede la colpa, egli, che dal male sa , e pu trame il bene , la ttessa colpa vuol far servire a manifestar la sua gloria , e alla felicit de' suoi eletti: quand'egli nella lor perdizione abbandona i peccatori, fa maravigiiosamente risplendere 7 solo la tua non giustizia, ma ancora la infinita sua carit verso de suoi figliuoli, i quali a lui solo son debitori della loro liberazione da'mal i eterni , ne' quali ancor essi avrebbon potuto cadere. Vedi a. Agostino dtcvit. ju. 18. Vers. 16.17. 18. 9. Or io mi sono alzato V ultimo te II Sairio facendo qui passaggio a discorrere di altre cose, e a propor-

17. Io pure nella benedizione di Dio ho sperato , e come un ebe vendemmia , ho empiuto il tino, 18. Mirate com' io non per rne solo ho faticato , ma per tutti quelli che cercano d' istruirsi. 19. Ascoltate m e , o magnati, e popoli tutti q u a n t i , e voi, che presiedete ali5 adunanze , porgete attente le orecchie. 20. Al figliuolo , e alla moglie, e al fratello, e ali' amico non dar potest sopra di te, fino che tu se* vivo, e non
(i) Supr. 24. 47. re delle nuove sentenze, si concilia 1' attenzione de* suoi di scapoli col dire , che egli veramente 1' ultimo di sua nazione, che siasi messo a raccogliere e scrivere tali sentenze , ed venuto , dopo che la piena vendemmia era stata fatta da altri vendemmiatori ; ma eoa tutto ci mediante la benedizione di Dio, che a tal opera lo avea chiamato , e nel quale avea posta la sua speranza , egli pure raspollando in certo modo, e raccogliendo quelfo che era stato lasciato indietro dagli altri, ha fatta assai copiosa vendemmia non pel solo proprio vantaggio, ma per tutta la Chiesa, per tutti i figliuoli di lei, che amano di apparar la sapienza.Finalmente dopo tali espressioni di umilt; persuaso egli della ve* rit e importanza de'suoi documenti, sicuro dello spirito di Dio, che in lui parlava , invita i grandi , i principi, i capi del popolo , e i popoli tutti ad ascoltare la sua dottrina. * Magnali, e popoli. I LX.X. Magnati del popolo. Vers. ao. Al figliuolo, e alla moglie ec. Due cose sono qui raccomandate particolarmente alle persone costituite io. digai-

cedere ad altri quelle cose , che tu possiedi, affinch non avvenga , che ripentito tu debba inchinarli a ridomandarle, 21. Sino a tanto che tu se' al mondo , e ^respiri, nissun uomo ti faccia mutar di parere. 22. Perocch meglio , che i tuoi figliuoli debban ricorrer a te, che se tu avessi ad aspettare l'ajuto de' figliuoli. 23. In tutte le cose tue mantieni la tua superiorit. 24-Affine di non macchiare la tua riputazione. E quando son per
t; primo, di non lasciarsi dominare n da un figliuolo, n dalla moglie, n da fratello, n da amico qualunque siasi, perch chi si lascer dominare ,non sar mai libero per far quello che l'esatta giustizia richiede , o sovente anche sema accorgasene, servir alle passioni, e a'capricci di chi gli ha preso il sopravvento. Secondo, di non {spogliarsi del dominio de' proprj beni in favo re di chicchessia, ebe questo pure sarebbe come crearsi un padrone , da cui dipendere in tutti i bisogni della vita. Vers. ai. Nissun nomo li faccia mutar i parere. Attienti a questo insegnamento , e non mutar parere per amore n di fratello , n di amico , n di uomo del mondo. * Nessun uomo tifacela imitar di parere. I LXX. Non ti fare schiavo di nessun uomo . Vers. a3. 7.4. Mantieni la tua superiorit, affine ec. Non ti lasciar dominare da altri, e non cedere a nissuno i tuoi b e n i , affinch tu non ti riduca a far cose, che ti facciano disonore, cme si detto. Quanto ai beni, tu li distribuirai a'tuoi figlinoli ed eredi alla tua morte.

finire i giorni della tua vita, e nel tempo di tua morte distribuisci la tua eredit. 26. Fieno , bastone , e soma all'asino; pane, sferza, e lavoro allo schiavo. 2<>.Questilavora quand* gastigato , e ama il riposo; allarga con lui la mano, ed egli cercher di mettersi in libert. 27. Il giogo e la fune piegano il collo duro, e l'assidua fatica ammansisce il servo. 8. Al servo di mala volont battiture e ceppi. Mandalo al lavoro, affinch non istia in oztot 3< Perocch F oziosit dimollivizii maestra.
Vers. a5. Pane, tfena, lavoro allo tentavo. Sond qui ottimi precetti intorno a quello che dee farsi dal padre di famiglia riguardo agli schiavi, che erano (come si detto ) preti m guerra , e venduti a prezzo, che appartenevano pienamente al padrone, che li comprava. Gli Ebrei ne aveano molti di altre nazioni. Questi, dice il Savio , abbiano il pane, cio il vitto necessario, la correzione, e da lavorare: La correzione dello schiavo era la sferza, perch la esperienza avea mostrato, che lo chiamo non potea istruirsi colle parole , Proverbi xxix. 9. Del rimanente tutto quello che qui si dice , spira non meno umanit , che prudenza. . , * Allarga con lui la mano. Opter: Slacciagli la mano, cio dalla catena .

50. Constringilo a lavorare , perch ci a lui si conviene , e se egli non sar obbediente , fallo docile col metterlo a'ceppi, ma guardati dagli eccessi contro la carne di chicchessia, e non far cosa grave senza ponderazione. 51. Se tu bai un servo fedele, lienne cento, come dell' anima tua : trattalo come fratello : perocch lo hai comprato col tuo sangue. 5a.Se tu ingiustamente il maltratti, egli s dar alla fuga. 33. Che se egli si toglie da te, e se ne va , tu non sai a chi domandarne , n per qual via ricercarlo.
(tj Supr. y. 3.

Vert.Si. Lo hai c&tnprato col tuo /angue. Ci s'intende di uno chiavo preso in guerra eoo rischio della vita. * Col tuo tangue. Della tua stesta natura . Jatueo .

C A P O XXXIV. Vanit de* sogni, divinazioni, augurii. Utilit delle tentazioni. Beatitudine di chi teme Dio. Oblazioni dei peccatori abbominevoli negli occhi di Dio. Di colui, che fu penitenza, e non si astiene dal peccare. i. JLi vane speranze, e le menzogne sono per lo stolto ; e i sogni levano in alto gli imprudenti. 2.Com e chi abbraccia l'ombra , e corre dietro pi vento; cos chi bada a false visioni : 3. Le visioni de'sogm ( son ) la somiglianza di una cosa; come l'immagin di un uomo dinanzi ali'uomo.
Vers. i. Le vane sperante ec.Lo stolto volentieri si pasce di speranze vane, e di bugie , credendo ai sogni, i quali lo inalzano nella sua guasta immaginazione a grandi felicit , lo fanno volare in alto, come ha propriamente il Greco . Fu una delle zzie gentilesche il far caso de' sogni, per indovinare il futuro, ogni, generalmente parlando , se a qualche cosa posson servire , potranno al pi dare a noi indizio dello alato del corpo , della qualit degli umori, che pi abbondano , ed anche delle inclinazioni, che dominano P anima nostra . Quindi Ippocrate tratt specialmente de* presagi, che posson trarsi da' sogni riguardo al malato, e alla sua malattia. Vers 3. Le visioni de* sogni ec. Quello che si vede ne' ogni la rappresentazione vana di una cosa , rappresentazione, se*

4.Un a cosa immonda a qual altra dar mondezza ? e da una cosa bugiarda , che pu annunziarsi di vero ? 6. Gli indovinamenti erronei , e gli augurii bugiardi, c i sogni dei malvagi son vatift. 6". 11 tuo spirito e zia ndio sar come quel d una partoriente,soggetto a'fantasmi.Non pren*
concio la quale quel ebe si vede , apparisce simile a quello che : hoc secundum hoc ; come l'immagine dell'uomo Dell* acqua, ovver nello specchio, non P uomo, ma ali' uomo ci rassomiglia ; im fanciullo creder , che questa immagine sia 1' uomo stesso , ma non un uomo, che abbia senso , e ragione : cos tolto , chi alle cose sognate presta fede, come ce fossero cose Tere , o ebe dovessero veramente realizzarsi. Vera. 4? Una cosa immonda ec. Non si pu pretendere di mondare una coa con altra, ohe sporca., e immonda , e non dee alcun uomo aspettarsi una verit da cosa tanto bugiarda , com' il sogno . Vers. S.'Gli indovin amenti erronei ec. Tre specie d'imposture e di vanit sono qui condannate ; primo , &li Jndovinameuti falsi, o per mezzo del diavolo , o per arte de' maghi, e di iimili empii ciarlatani ; secondo, gli augurii, che si prendevano &ar volare-, garrire ee., deglr uccelli ;' terzo, r sogni dei inatlvagt\ cio i ogni, a' quali pongo* mefite gli uomini perversi, ebe non fan caso della legge di Dio, da coi condannata tal vanit. Un filosofo burlando degii Ateniesi grandi osservatori de* ogni diceva loro; f^oi non peniate mai a quello chefate a uando vegliate aitate mcito etttenti ce quel che vi pasta per la. testa, qvufndo dormite. Non si ptreW>gh' dire altrettanto a molti- ritkait faccndati, i quato noti banmv alcun pi caldo pensiero, che dittare attenti a quel cb*>gn*n la notte per trame'dei numerr:da arricchire ? La qual matti mi dispiace, che ei lasci accreditare col permettere , cha corrano per l mani del rozzo popolo , e dei 1 e donnacchere i libercoli stampati, ne* cfuali ' joscgoa 1 iaUtrpretauoQd de' ogw rupcttte * Cai fide.

^ . ^

de rii cura di tali cose, eccetto che fosse mandata dair Altissimo la visione : 7. Perocch molli furono indotti in errore dai sogni, e si perdereno per aver in essi po* sta fida n zia. 8. La parola della Ugge sar perfetta, senza queste menzogne: e la sapienza sar facile t e piena nella bocca del1' uom fedele. 9. Chi non stato tentato,ehe sa egli? l'uomo sperimentato in molte cose , sar molto
Veri. 6. Il tuo spirilo eziando tara ce. Se tu credi agl'indozzamenti, e ai sogni t il tuo spirito diverr come quello di una donna gravida , che soggetta a molte fantasie e immaginazioni stravaganti. Eccetto, che fosse mandata da.IV Altissimo la. visione Di sogni profetici mandati da Dio obliiamo varii etempi pelle Scritture. Tale fu quel di Giacobbe Gen. xxvm. la. Tali quelli di Giuseppe Gen. xxxi. io. eo. E nel nuovo Testamento il sogno di s. Giuseppe , iu cui Dio gli manifesto il mistero della incarnazione del Verbo , e quello de' Magi. Mati. n. t3. 19. ec. Della maniera di discernere i sogni mandati da Dio, vedi s.Gregor, dialog. iv. 48. 49Vers. 8. La parola della legge sar perfetta ec. La legge ti insegner tutto quello che dei fare , o non fare per ssere felice in questa vita , e nell' altra , te 1' insegner senza alcuna menzogna, perch^ogm menzogna detestata da lei, e parlieolar mente queste menzogne de' sogni, :iadozzarnenti, e augurii, e di pi tu troverai anche nella bocca de' sapienti fedeli le irruzioni di saviezza .facili e piane onde ben regolar la tua vita. Studi adunque la legge , e consulta i saggi, e timorati, non i maghi, g' indovini'.

riflessivo, e colui ch ha imparato molto, discorrer con prudenza. 10. Chi non ha spettanza, sa poche cose ; ma colui che stato in molti luoghi, acquista molta sagacit. 11. Chi non stato tentato, quanto sa egli? Colui che stato ingannato , si fa sempre pi scaltro. 12. Molle cose vid'io in pellegrinando , e costumanze pi di quel ch' io possa dire. 13. Per tal cagione alcune volte mi trovai in pericoli, anche di morte , e per grazia di Dio fui liberato. i4Lo spirito di quelli Jche temono Dio, custodito , e sar benedetto dallo sguardo di lui;

' Vers. g, Chi non e staio tentalo ec. Chi non stato provato Colle tribolazioni, e colla variet degli avvenimenti, come bramo , non pu avere n sperienza , n que' lumi, che tanto giovano alla prudenza. Viene a parlare il Savio della utilit dei viaggi, ne'quali la cognizione delle cose del mondo e gli accidenti e buoni, o cattivi , ne' quali uno s'incontra , somministrano ajuti grandi, per acquistare senno , e prudenza, II Savio di' ce di se ; che egli viaggio assai vers, 12,

16. Perocch la loro speranza e riposta in colui che li salva. E gli occhi di Dio son fissi sopra color che lo amano. 16. Non tremer, e non avr paura di cosa alcuna colui che teme il Signore : perch questi sua speranza. 17. Beata P anima di colui che teme il Signore. 18. A chi volge egli lo sguardo , e chi sua fortezza ? 19. Gli occhi di Dio son fissi sopra color che lo temono : egli il protettore possente, il presidio forte, il riparo contro gli ardori, ombreggiamento contro la sferza del mezzod, 20. Ajuto per non inciampare , soccorso nelle cadute , egli, che innalza 1' anima, e gli oc(i)Psal.M. 16.
Vers. 1-4. E custodito. Dio tien conto, ha cura di coi lo teme, e della lor vita. Avendo detto , come Dio pii volte lo avea salvalo da' pericoli anche mortali , con tal occasione viene n parlare della carit di Dio verso tutti quelli che lo temono, e sperano in lui.

chi illumino, d sanit, e vila , e benedizione. 21. Immonda 1* obblasone di colui che sacrifica cose di mal acquisto ,, e gl'insulti degli uomini ingiusti non sono graditi. 22.11 Signore solo ( ogni cosa ) per quelli,! quali nella via della verit e della giustizia lo aspettanocon pazienza. a3. L! Altissimo non accetta i doni degl' iniqui , n volge V occhio alle obblazioni degl'iniqui, n per molti sacritzi i, che offeriscono, ei sar propizio ai loro peccati.
(i) Prot>. *i.*7. (*J Prof, 15. 8,

Vers. i. Gli intuiti degli uomini ingiusti te, E n insultare Dio 1' offerire a lui obblazioni , e vittime immonde , perch acquistate dall'offerente per mezzo de)l' iniquit, e del peccato; e tali insulti non sono certamente graditi, valle a dire irritano il Signore, e gridan vendetta nel cospetto di lui. Vers. -2. // Signore solo ( ogni cosa ) per quelli ec. I giusti, che battono la via della verit e della giustizia, e aspettano con pazienza da Dio la perfetta loro liberazione , eglino, a Dio dicono con Davidde : Che ho io nel cielo , e da te che volli io tctpra la terra, Dio del cuor toto, e ma porzione in-eterno? ft LWm. 7.6. ; YK.?3, Non accetta i doni degP iniqui ce. Gli accetterebke , se vedesse nel loro,, cuore lo spirito d penitenza , e la volont di emendarsi.

s/jXhi offerisce sacci? fizio della roba del povoro come uno, che scanoa un figliuolo sotto gli occhi del padre. 26. 11 pane del povero egli la sua vita, e chi glielo toglie un, uom sanguinario, 6. Chi ad uno toglie il pane del sudore come coi ammazza il suo prossimo. 27,Sono fratelli colui che sparse il sangue, e colui che defrauda il mercenario. 28. Se uno edifica , e un altro distrugge : che guadagneranno i' uno , e 1' altro , se non la fatica? 29. Se uno prega , e 1' altro manda m aledi(\) Detti. s4- >4- S"?". 7. 32.

Vcrs. ^4- E come uno, che scanna un figliuolo ec. Il figliuolo il povero , il Padre egli Dio : chi toglie al povero la sua roba, gli toglie la vita, ch' ci dovea sostentare con quel che gli fa rapito, e gliela toglie in faccia al Padre, che quasi un voler uccidere anche il Padre. Vers. 7.5. // pane del povero. Il pane guadagnato con molto sudore. Vers. 28. 9.9. Se uno edifica^ e nn altro distrugge ec. Il peccatore, che ruba al povero, e dipoi di quel che ha rubato ne offerisce doni, e sacrifizii, questo peccatore fa figura di due per-

zion, di chi esaudir la voce Iddio ? So.Chi si lava per ragione di un morto, e lo tocca di bel nuovo, che giova a lui i' essersi lavato ? 3i. Cos Tuoni, che digiuna pe' suoi peccati , e li commette di nuovo, qual profitto cava dalla sua mortificazione ? Chi esaudir 1* orazione di lui ?
(i) I. Pct.
2. 34.

cene diverse; in quanto offerisce sacrifizii egli persona di piet, che edifica, facendo un* opera buona, in quanto rapisce il bene del povero e^li un iniquo , che distrugge tutto il merito dei suoi sacrifizu ; Cos nulla gli resta della fatica , ch'ei si prende in far sacrifizii, se non la stessa fatica inutile, infruttuosa. E siccome i sacrifizii erano accompagnati dalla razione , aggiunge il Savio: Se uno prega, e uno manda maledizioni , d ehi e fandira la foce Iddiol Tu domandi, e fai domandare per mezzo de'sacerdoti le grazie del Signore ; ma il povero maltrattato da te ti manda imprecazioni, e chiede vendetta da Dio contro di te : credi tu, che Dio voglia esaudir te, piuttosto che il povero? Molti degli Scribi, e de'Farisei a* tempi di Cristo facean consistere tutta la lor santit negli atti esteriori della religione, onde furon chiamati dal Salvatore Sepolcri imbiancati.^ vera piet ha per base 1* osservanza de' divini comandamenti , e particolarmente del comandamento di amare il prossimo, onde dice l'Apostolo, che chi osserva questo , adempie la legge. Vrs. 3o. 3i. Chi ti lava per ragione di nn morto ec. Chi avea toccato un morto, o avesse assistito a funerali era immondo per sette giorni , alla fine de' quali si lavava , e lavava anche le Sie vesti, ed era asperso coli' acqua, in cui si metteva della Cenere della vacca rossa. \e<lNum. xix. 11. 12. ec. Se uno adunque si lava, e si monda per ragione di u morto affine di rientrare nel commercio degli uomini, e aver parte alle cose santo,

C A P O

XXXV.

Del vero sacrificio accetto a Dio. Non presentarsi a lui colle mani vuote. Dar volentieri le primizie, e le obbtazioni.Dio esaudisce il povero maltrattato, e il pupillo, e la vedova piagnente : e le orazioni de' giusti, che si umiliano, liberandogli da persecutori^ e dando a ciascuno secondo le opere sue. i. JL a molte oblazioni chi osserva la legge.
e di nuovo torna a toccare un morto , che gli giova 1' essersi lavato , mentre torna a essere immondo com' era prima? Cos non basta il digiunare e piangere i proprii peccati , se non si abbandona effettivamente la colpa ; Dio non esaudir le orazioni di un uomo , il quale nello stesso tempo, che mostra di detestate il peccato , torna a commetterlo. Vers. i. Fa molte obblttzioni chi osserva la legge. Taluni si crederanno di piacere a Dio colP offerire a lui molte vittime di bovi, e di pecore, ce., mentre frattanto vivono male: ma sono in errore, perch il primo sacrifzio , che Dio vuole dall'uomo egli il sacrifzio interiore , in cui 1' anima si offerisca , e si dia a lui inferamente per fare la sua volont coli'adempire la sua legge, la qual cosa noti si pu ottenere , senza mortificare la concupiscenza, che alla legge di Dio si oppone. Per la qual cosa dice il Savio, che chi osserva la legge offerisce a Dio molte vittime , le unii vittime sono gli atti di obbedienza , di carit, di giustizia, i temperanza, i quali atti sono gralissimi a Dio, perocch, come dice s. Agostino : Vero sacrificio si e qualunque opera, la quale s faccia per istare in santa societ uniti con Do, vale a dire , che sia riferita a quel fine , del bene, per cui possiamo essere veracemente beati. De civ. io. 6. Tale ogni opera comandala dalla legge. Imperocch ( segue egli a dire ) dicendo /' Apostolo: Vi prego, o fratelli, per la misericordia di Dio, che offeriate i vostri corpi, ostia viva , santa ec., se il corpo , di cui come d servo, o di strumento si vale V anima, e sacrificio , quando il buono , e retto uso di esso si riferisce a Dio , quanto pi V anima e sacrificio ogni volta che fi Dio offerisce

2. Sacrifizio di salute egli il custodire i comandamenti, e allontanarsi da ogni iniquit. 3.11 fuggir l'ingiustizia un offerir sacrifizio di propiziazione per per le ingiustizie , e rimuovere lapenade'peccati. 4.Rende grazie a Dio colui che offerisce il fior d farina ; e colui che fa 1' opra di misericordia , offerisce un sacrifi zio. ( i ) i . R e g . 15. 12.

se stessa. , affinch delV amore di lui infiammata deponga la, forma della concupiscenza del secolo, e soggettandosi a lui, come a bene incommutabile, venga a riformarsi divenendo a lui grata, ed accetta per quello che dalla bellezza di lui avr ricevuto 1 Vers. ?.. Sacrifizio di salute ec. Allude al sacrfizio pacifico r che si offerisce o ira rendimento di grazie per la salute ottenuta, ovvero per impetrarla. Vedi Levit. m. vii. Vers. 3. 11 fuggir Vingiustizia e un offerir saerifaio di propiziatione e*. Noe dice il Savio tutte queste cose per alienare gli nomini dall' offerire i sacrifizii comandati dq Dio nella legge ina per inculcare sempre pi qual sia quel primo sacrifizio, che 3 Do dovuto ,'e senza di cui i sncrifizii esteriori non giovano, e col qua le gii altri si offerisco!) sempre utilmente. Ver. 4- Rende grazie a Dio colui ec. Come chi offerisce a Dio il fior di farina fa un sacrifizio di rendimento di grazie actto al Signore , cosi cbi o la farina , o cosa simile dona al povero fa sacrifizio a Dio , per amor del quale usa misericordia terso del povero.

6. Quello ebe piace al Signore si la fuga dell'iniquit, e si rimuove la pena dei peccati coir allontanarsi dalla ingiustizia. 6. Non comparir d nanzi al Signore colle mani vote. 7.Perocch tutte queste cose s fanno per comandamento del Signore. 8. L' obblazione del giusto impingua 1* altare, ed un odore soave nel cospetto dell' Altissimo. 9.11 sacrifizio del giusto gradito, e non se ne dimenticher il Signore.

(O Jerem. 7. 3.ela6. 13. (a) Exod. a3. a5. et 34. o. Z?cur. 16. 16.

Vers. 6. 7. 8. yVem comparir dinanzi al Signore colle mani vote ; perocch ec. Sopra queste parole , vedi Exod. xxui. 16. Deulef. xvi. 16. Vffbl dire il Savio ; non credere che per quello che io bo detto tu debba omettere i sacrifizii e le obblazion esteriori. Tu farai quello che la legge comanda, se non ti presenterai a Dio colle maui vote, e se offerirai i sacrifizii ordinati da lui nella stessa legge; ma io ti dico, che la vittima offerta dal giusto sempre grassa e impingua 1' altare, e soave odore spande dinanzi a Dio: perocch la piet, e la santit del giusto fa eccellente la viUiaio, e gradita 9! Signore.

10. Gon lieto animo rendi onore a Do, e non isminuire le primizie di lue fatiche. 11. Tutto quello cha dai, dallo con volto ilare, e santifica le tue decime colla tua letizia. 12. D all'Altissimo a proporzione di quello che egli ti ha dato , e Con lieto occhio offerisci secondo le tue facolt; 13. Perocch Do rimuneratore , e render a te il settuplo. i4- Non offerire doni di rifiuto; perocch Dio non gli accetter. 15. E non far capitale sopra un sacrifizio ingiusto , perch il Signore giudice, ed egli
(i) 2. Cor. g. 7. Tob. 4. 9. (a^ Levit. 23. ai. Detiter. 15. si. (3) Deut. io. ij. a. P^fr. 19. 7. /o&. 34- 16. Sap. 6. 8, yjfcf. io. 34. Rom. a. n. Ga^. 2, 6. <?<?/. 3. a5. i. Peir, i. 17.

Vers. io. Non itminuirc le primizie di tue fatiche, D intere le tue primizie ; dalle eoa animo lieto e generoso per onorare il tuo Dio. Vers* ih-Doni di rifiuto. Per esempio .vttime , che abbiano alcun de' difetti, pe' quali non potevano a Dio offerirsi secondo la legge. Yecji tevit, xxu. 32. Deuier. xvi. 19. ao. ec. Malach, i 7-9-

non ha riguardo alla gloria delle persone. 16. Il Signore non fa acccttazione di persone in danno del povero;ed esaudisce la preghiera di lui quand' offeso. 17. Egli non disprezza il pupillo, che lo prega , n la vedova , che gli parla co'suoi sospiri. 18. Le lagrime della vedova <, che scorron. sulle sue guance , non son elleno tante grida contro di lui, che le fa scorrere ? 19. Dalle guance di lei salgono insino al cielo , e il Signore , che esaudisce , non le vedr con piacere. 20. Chi adora Dio con buona volont , sar ajutato , e la preghiera d lui arriver fino alle nubi.
Vers. 15. E non far capitale tappa un sacrificio ingiusta te. Non credere che possa placare Dio un sacrifzio offerto da u oppressore de' poveri, da un avaro , che rovina altrui colle soe usure ec. E se tu se' grande , sappi, ch.e Dio buon giudice, e non bada ella pretesa dignit e grandezza delle persone*, perch tutta la umana grandezza un nulla dinanzi a lui. Vers. so, Chi adora Dio con buona volont ac. Adorare Dio vuol qui dire, ervire a Dio , essere addetto al servigio di Dio. Chi adunque con buono e volonteroso animo serve a Dio, sar jjjutatOj e protetto da lu , e sar esaudito nelle sue orazioni.

21. L'orazione di colui che si umilia , penetrer le nubi, ed ella non si dar posa sino che si avvicini all'Altissimo, e non ne partir, fino a tanto che egli a lei volga lo sguardo. 22. II Signore non differir, ma vendicher, i giusti , e far giustizia, e il fortissimo non sar paziente riguardo ad essi ; ma aggraver di tribolazioni il dorso di coloro. 23. E punir le nazini fino a tanto che abbia annichilata la moltitudine de'superbi, e spezzati gli scettri iniqui :

Vrs.i. L'orazione d colui che s umilia ec. Ovvero l'orazione deW umile : ed anche , V orazione del povero ; perch P una e l'altra cosa si pu intendere secondo il latino, e secondo il greco. Grande efficacia qui attribuita all'orazione dell'umile, il quale mentre i profonda nell'abisso di sua miseria, l'orazione di lui s'innalza ino alle nubi , e fino al trono di Dio " lo sforza in certa guisa a concedere quello che 1* umile domrtnda. Ve. 22. 23. Non sar paziente riguardo ad etti-, ma aggraver di tribolazione il dorso di coloro ce. Questa parola di &>t&i*o accenna i nemici, e oppressori de' giusti, o sia del popoto di Dio. Dio non tollerer con longa pazienza le crudelt sar da''superbi tiranni, e dalle nazioni infedeli contfo dei
gMiStiv

24- Fino a tanto che abbia rendala mercede agli uomini secondo le opere loro , e secondo le opere dell* uomo , e secondo la presunzione di lui : 26. Fino a tanto che abbia fatto giustizia al suo popolose abbia consolati i giusti colla sua misericordia. 26. Amabile la misericordia di Dio nel tempo di tribolazione,come piovosa nuvola in tempo di siccit.

Vers. a4- & fecondo le opere dell* uomo ce. E secondo le opere di ciascuu uomo in particolari1, e secondo la sua superbia. La voce Adamo i uome comune al primo uomo, e a tutti i suoi discendenti. Vers. a5. Fino et tanto che abbia fallo giustizia al suo po~ polo ec. Si vede da ci chiaramente , che quando lo Scrittore sacro compose questo .libro , il popol di Dio era grandemeate tribolato, ed oppresso. Vedi la prefazione , ed anche il capo seguente.
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C P O

XXXVI.

Invoca la misericordia di Dio sopra Israle , e sopra Gerusalemme , e il terrore, e la mano di lui sopra le straniere nazioni, affinch il nome di liti sia glorificato, e sia egli riconosciuto come solo Dio. Del cuore stolto e perverso: della buona moglie. i. Uio di tutte le cose , abbi misericordia di noi, e volgi lo sguardo a noi, e fa vedere a noi la luce di tua benignit. 2.E infondi il timore di te nelle nazioni, le quali non li conoscono affinch veggano che Dio non avvi fuora d te, e raccontin le tue meraviglie. 3. Alza il tuo braccio contro le straniere nazioni , affinch veggano il tuo potere^ 4. Perocch siccome sotto degli occhi loro tu dimostrasti in noi la tua

Ver*. 4* Siccome sotto degli occhi loro ec. Alia il tuo braccio per gastigare le nazioni nemiche del popol tuo, affinch siccome in faccia a questi nostri oppressori tu facesti conoscere la tua

santit, cosi sotto degli occhi nostri dimostra sopra diloro la tua grandezza, 6. Affinch eglino ti conoscano, come noi pure abbiam conosciuto, che non v' Dio fuori d le, o Signore. 6".Rinnovella i prodigi , e fa nuove meraviglie. 7. Glorifica la tua mano , e il tuo braccio destro, 8.Sveglia il furore ,e versa Vira. 9. Togli via 11 avversario, e conquidi il nemico. io.Accelera il tempo, n ti scordar di por fine , affinch sieno celelebrate le tue meraviglie.
santit col punire noi per le nostre colpe, cosi tu dimostri la tua grandezza , facendo vedere a noi la loro punizione per le crudelt esercitate contro di noi. Vedi s. Agostino de civit. XVH. 20. Vers. 5. Affinch eglino ti conoscano ec. Dimostra con quale spirito egli domandi a Dio la punizione de' nemici. Siene essi convinti dalla forza de'tuoi prodigi, steno convinti della verit che ancor non conoscono, intendano, come noi , che tu solo sei il vero Dio , e i loro idoli sono vanit , e menzogna. Vers. io. IV ti scordare d perfine. Di por fine itile nostre calamit , alfurore de' nostri oppressori : o piuttosto accelera il tempo della venuta del Cristo, fine della legge , e de'profeti, Au%. de civ, xvu. ao.

il. Quelli che avranno scampo sien divorai! dal fuoco dell'ira, e quelli che straziano il popol tuo, trovin la perdizione. 12,Spezza le teste de' principi avversi a noi, i quali dicono : Nissuao fuori di noi. 13. Aduna tutte le trib di Giacobbe , affinch conoscano, che Dio non v' fuori di te, e raccontin le tue meraviglie , e sieno tuo retaggio , come da principio.

Vers. la. Spezza le teste de1 principi ec. Parla de're dell'Egitto, e della Siria, i quali ambivano di essere onorati, come dei. Vedi in Daniele le bestemmie di Antioco Epifaae. Dan. vii. 5. Vers. 13. Aduna tutte le trib d Giacobbe ec. Una gran moltitudine di Ebrei era veramente dispersa io que'tempi per tutto 1' Oriente, e alla riunione di questi pu considerarsi come indiritta questa preghiera. Ma noi dobbiam ricordarci , che Giacobbe, come padre de'dodici Patriarca!, le famiglie dei quali formaron la Chiesa, e il popolo di Dio, era figura del popolo delle genti rappresentato dalle dodici trib. Certamente quando Cristo dj&se ag Apostoli: Giudicherete le dodici trib d'Israele i intese per queste trib i fedeli tutti, tanto Giudei, ebe Gentili, Mali, xix. 28. , e lo spirituale Israele egli il popola Cristiano, come insegna V Apostolo , Rom. ix. 6. Questa bulla preghiera adunque pi veracemente riguarda la venuta del Cristo, da cui le genti tutte dovean essere riunite in un solo ovile sotto an solo Pastore; perocch per questo venne Ges Oriate , come insegna . Giovarmi xi. 62., vale a dire per riunir insica: i figliuli di t)io} che, erano dispersi.

14 Abbi misericordia del popol tuo, che porta il tuo nome , e d'Israele , cui tu trattasti come tuo primogenito. 16. Abbi misericordia delia-citt santificata da le, di Gerusalemme, citt, in cui tu riposi. 16. Emp Sionne del* le ineffabili tue parole , e il popolo tuo di gloria. 17. Dichiarati in favore d coloro , i quali fin da princpio son tue creature , e risuscita le predizioni annunciate in tuo nome dagli antichi profeti.
(i) Exod. 4- 22. Versi 14- *" iu trattasti come tuo primogenito. Cos parl Dio stesso: Israele figliuol mio primogenito : Exod. iv. 22. Vers. i5. Citta santificata da le ec. Citt , in cui stabilito il tuo culto, citt dov' la tua regia , il tuo tmpio. Vers. 16. Empi Sionne delle ineffabili tue parole. Ovvero .' ile* tuoi oracoli, come sta nel Greco. Dopo aver parlato delia citt santa, parla adesso della parte di essa pi nobile dove era il tempio. Empi Sionne, e il tempio tuo di tua parola , nella promulgazione , e predicazione della nuova legge. Ci fu fatto da Cristo, il quale nel tempio di Sion annunzio i misteri nascosti dalla fondazione del mondo. E il popolo tuo di gloria. Cristo secondo la parola di Simeone fu : luce a illuminare Is genti, e gloria del popolo d} Israele. Lue. n. 3-js. Vers. 17. Fin da princpio son tue creature. Dichiarati in favor d qael popolo , cui tu creasti, fi formasti, riscattandolo dalla servit cicli' Editto, E rsitscila 1? -predizioni re E rav-

18; Rendi mercede a coloro, i quali vivono nella espettazione di te , affinch fedeli riconoscansi i tuoi profeti, ed esaudisci le orazioni de' servi tuoi, 19. Secondo la benedizione data da ronne al tuo popolo, e guida noi nella via della giustizia,affinch gli abitatori tutti della terra conoscano , che tu se' il Dio ordinatore de'secoli. 20. Il ventre riceve ogni sorta di nudrimento, ma v'ha cibo, che miglior d1 un altro.
(i)2Vum.6. a4. viva in noi la fede delle promesse fatte da te per mezzo degli antichi profeti, di liberarci, e di salvarci per mezzo del tuo Cristo. Vera. 18. 19. Rendi mercede ec. Premia la fede, ed esaudisci le orazioni dei santi, mandando ad assi quel Salvatore aspettato, e desiderato tanto, e per tanto tempo da essi; affinch manifesta rendasi la verit delle parole annunciate a noi da' tuoi profeti: esaudisci, dico , le orazioni de' santi tuoi , concedendo a noi il pieno effetto di quella benedizione, colla quale tu ordinasti ,. che Aronne benedicesse Israele , avendo tu promesso nel tempo stesso di ratificare,e adempiere la tessa benedizione. VediiVum vi. a/f"~ Ordinatore de* secoli. Tu, che ordini , e disponi colla infinita tua sapienza le cose e degli uomini, e di tutte le creature , i tempi, e i secoli tutti hai in tua potest. Ver, ao. ai. IL ventre riceve ogni soria di nudrmento ec. Come il ventre capace di ricevere ogni sorta di cibo r cos la mente dell'uomo capace di ricevere ogni maniera di ragionamento: ma siccome non ogni cibo salutevole all'uomo, cos non

2i.II palato discerne la pietanza di cacciagione, e il cuore assennato le parole dijftenzogna. 22. Il cuore perverso sar cagion di dolori, ma 1' uooi sapiente gli far resistenza. 23.La donna sposer un maschio qualunque sia , ma delle fanciulle una migliore d' un'altra. 24. L'avvenenza della moglie esilara la faccia del marito , e induce in lui un aifelto, che sorpassa ogni umano desiderio.
ogni maniera di dottrina. E siccome il palato dell' uomo distiugue un cibo da un altro, per esempio, la cacciagione da un' altra specie di vivanda, cosi il cuore del Savio sa discernere le parole di menzogna dalle parole di verit , e la falsa dottrina dalla dottrina verace, ed utile a nudrire lo spirito, e confortarlo nell'amore del bene. Vers. 22. Sar cagion di dolori ec. Dar molestie e affanni a quelli , coi quali avr da convivere, e da trattare ; ma 1' uomo saggio resister a quest' uomo perverso, e scoprir le sue frodi. Vers. 28. La donna sposer un maschio, qualunque sia ec. La fanciulla nubile sposer queli' uomo , che le sar dato dal padre, qualunque egli siasi quest' uomo. Ma un uomo che cerca una moglie, bader bene alle condizioni e doti di quella che dee prendere , sapendo che tra fanciulla e fanciulla gran differenza , ed essendo cosa molto importante di non errare nella scelta. Vers. a4- ' avvenenza della moglie ce. Parla non tanto delle attrattive esteriori, quanto delle interne doti ; come apparisce da quel che segue.

a5.Se ella ha una lingua sanatrice, se lingua di mansuetudine , e di carit : il marito di lei non come i figliuoli degli uomini. 26. Chi possiede una buona moglie, comincia a stabilir la sua casa : egli ha l'juto simile a se , e la colonna di suo riposo. 27. Dove manca la siepe, sar saccheggiato il podere , e dove non una moglie , l'uomo sospira in povert. 28. Chi vuol fidarsi di uno, che non ha nido, e va a dormire dove lo coglie il bujo della notte, ed come uno spedito ladro, che salta da una citt in un'altra ?
Vers. 5. Se ella ha una tinnita tanatrice ec. Se La parlare saggio, discreto, buono, ad addolcire le amarezze della vita al consorte; se ha un parlare capace d'ispirare sentimenti di mansuetudine e di carit al marito quand'egli irato, ella rende il marito pi felice assai di quel che sogliano essere gli altri uomini. . Vcrs. 26. Egli ha P ajuto simile a se. Allude alle parole di Dro: Gen. 11, i g. Vrs. 27, Dove non una moglie 11 nomo c. La buona moglie adunque la conservalrice de' beni del mariti, i quali non solo custodisce con ogni attenzione , ma con ogni industria procura di accrescere, come la donna forte di Salomone. Prov. xxx. L' uomo che privo di tal soccorso, dovr per lo pi' fidare il suo a gente estranea , di cui non avr probabilmente da Ivlarsi molto.

C A P O XXXVII. Del finto amico, e del vero. Discrezione da usarsi nel prender consiglio: scienza vera , e /lsa, utile e pericolosa. Tentare V anima propria. Mali, che vengono dalla crapula. 1. v_/gn amico dir : Anch'io Ilo contratta amicizia con lui: ma \i sono amici solo di nome. Non \* ha egli in ci un disgusto, che va. fino alla morte ? 2. un compagno, e un amico si cambiano in nemici.
Ver. 28, Chi vuol fidarsi di uno che non "ha. nido te. L'uomo, che non ha moglie , come u uccello per aria , che noa ha nido , ma va a posarsi or su una pianta , or aopra u' altra r dove la notte lo sorprende ; egli ancora come u ladro Vagabondo, che non ha casa n tetto , e qusto ladro insidier anche ad altro, che alla roba: in somma un uomo, che vuol vivere senza accasarsi non trover molti, che volentieri trattino , e facciano negozj con lui. Cos il Savio consiglia agli Ebrei il matrimonio, come rimedio a molti mali dell' anima , e come utile al bene e pubblico, e privato: perocch non ancora era venuto il tempo di parlare di quella virt , d cui Ges Cristo venne a portare al asoudo il documento insieme , e l'esempio. V-er*. i. Ogni amico dir ec. E il fnto, e il vero amico parleranno lo stesso linguaggio, e diranno, che ti voglion bene : ma non dalle parole, da' (atti beasi si conosce chi vero amico, e chi no. Noa v' ha egli in questo ( vaie a dire nella finzione delP amico di nome ) un dolore di morte , una afflizione mortale per uno , che viene a conoscere, che quegli che dicevasi amico, un traditore ? Vera, a, E un compagno ce. E di pi questo amicone compa gao si cangia in inimico.

3. O scelIeraUssma invenzione,donde se'lu uscita a ricoprire la terra di tal malvagit, e perfidia ? 4- Un amico gode insieme coli'amico nell'allegria; ma in tempo di tribolazione far contro a lui. 5. Un amico si affi i g. ge col]' amico per amo re del proprio ventre , e imbraccia lo scudo contro il nemico. 6*.Non esca dall'animo tuo la memoria del tuo amico , e non ti dimenticare di lu quando tu sii venuto in ricchezze. q.Non prender consiglio da colui che t'insidia , e nascondi i tuoi disegni a coloro che li portano invidia.
Vera. 3. O fcclleratistima Invenzione eo. Parla con grande indegnazi one della doppiezza , e ipocrisia del fnto amico. Vers. 5. Per amore del proprio ventre. Per non perdere la mensa dell' amico , non per affetto , ch' egli abbia verso di l u i , fa quel che dee fare un amico, prende parte alle sue afflizioni, e imbraccia lo scudo io difesa di lui, e tutto questo perch considera , che perdendosi 1' amico, sarebbe perduta per esso la di lai buona mensa. Vtfrs. 7. Non prender con sigilo da colui che t} insidia ec Vuol significare , che prima di chieder consiglio bisogna , per quanto possibile, accertars i del carattere delle persone, che ei consultano.

S.Ognuno, che consultato , mette fuora il suo consiglio ; ma v' ha chi d consiglio in pro suo. 9. Abbi cura di te stesso nel ricorrere al consigliere : e prima rifletti se abbia bisogno di qualche cosa ; perocch anch'egli vi penser dentro di se : io. Affinch gli per disgrafia non ficchi in terra un bastone appuntato , e poi ti dica : i l . La tua strada sicura; ed egli se ne stia dirimpetto a vedere quel che ti avvenga. 12. Va a discorrere di santit con un uomo senza religione e di giustizia eoli1 iniquo, e con la donna va a discorre
Vers. g. io. 11. Aneti* egli vi penser dentro di so. S' egli ha de'bisogni, penser egli piuttosto a questi, e alla maniera di provvedervi, che a dare u consiglio schietto, sincero , e utile a te. Se tu non baderai a questo, potr per tua sciagura darsi il caso, che egli ficchi in terra u bastone, ti dia un consiglio da farti inciampare in qualche disgrazia, e ti dica , che se tu farai come egli ti dice non bai di che temere , e dipoi star malignamente osservando la tua caduta. Quello che abbiam tradotto battone appuntato era una specie di cavicchio appuntato, e indurato al fuoco, di cui si servivano in guerra, piantando gran quantit di tali cavicchi ne* luoghi, dove fosse per andare la cavalleria nemica. V. Virgilio JJZneid, vii.

re d colei ohe le d gelosia, di guerra col pauroso , di cose di traffico col negoziante , di vendite con uno , che vuol comperare, di gratitudine coli1 invidioso, 13. Di piet coli' empio , di onest col disonesto, collavorator di campagna di qualunque lavoro, i4- Col mercenario prezzolato per un anno di quello che possa compirsi nell' anno: col servo pigro del molto lavorare, non prender mai consiglio da costoro su lali cose. i ,&.Ma frequenta l'uomo pio, chiunque sia quegli, cui tu conosca costante nel timore di Dio, l.L'anima del quale sia secondo l'anima tua, ed il quale se mai tu vacillassi tra le tenebre abbia compassione di te.
VfeM. 12. 13 14. Va a difcorrere, eo. una bella ironia, colla qwal dimostra, come da certe persone non dee orai prendersi consiglio apra certe materie, nelle quali o I* ignorane, o la passione le rende iucapuci di ragionare con giudizio. -

17 Formati dentro di te un cuore di buon consglio : perocch altro non puoi averne pi da stimarsi di questo. 18.L'anima d'un uomo pio scopre talora la verit meglio ebe sette sentinelle, che stanno alle vedette inluogoelevalo. 19. Ma sopra lutto invoca 1' Altissimo, affinch addirizzi i tuoi passi secondo la verit. ao. Avanti a ogni cosa ti preceda la parola di verit , e avanti ad ogni azione uno stabil consiglio.
Vers.ij' Formati dentro d te un cuora di buon consiglio ec Questo cuore di buon consiglio consiste io una coscienza retta determinata a seguire io ogni cosa la verit, che siale dato di conoscere: una tal coscienza ottimo, e utilissimo consigliere, e Dio non permetter, che da lei vengano cattivi consgli. Vers. 18. L* anima di un uomo pio ce. Spiega quel che ha detto nel verso precedente, e ne rende ragione. L'anima di un uomo pio , retto , amante della verit , particolarmente in tutto quello che spetta al bene dell'anima sua , ed altrui, scopre la verit meglio che sette sentinelle ec., cio meglio che molti dotti, e dottori, che stanno sulle lor cattedre, disputando, meditando, considerando le ragioni, che stanno per questo, o per quel sentimento in materia pratica di morale : la ragione si , perch ad una tal anima d Dio degli speciali lumi e pel proprio bene di essa, od anche pel bene de' prossimi, e di pi quest' anima , che ben conosce la debolezza , e ignoranza dello spirito umano ; sa ricorrere a Dio, e implorare la sua luce, come insegnato nel versetto , che segue. Tutto questo dimostra ancora, che u uomo di soda piet, bench non di gran sapere , ottimo consigliere per unto quello che riguarda la vita spirituale

21.Una cattiva parola altera il cuore; or da esso nascono queste quattro cose : il bene, e il male , la vila , e la morte ; le quali cose sono costantemente in potere della lingua. Taluno abile ad istruire molli, e non buono a nulla per l'anima sua> 22. Un aliro prudente , e istruisce molti, e d consolazione al* l'anima propria. a 3. Colui che discorre da sofista , odioso ,

Vera. io. Avanti a ogni cosa ti preceda ec. Ti guidi in ogni tua operazione la parola di verit , qual il dettame della retta ragione, o una qualche sentenza delle Scritture ; cos opererai con inabile , e fermo consiglio ; e con quella riflessione, che necessaria , per non errare. Vers. 21. Una cattiva parola altera il citare ec. Un buon consiglio cosa al sommo pregevole, e utile ; n cattiv consiglio un gran male, perch deprava il cuore di colui, che lo ascolta: or dal cuore viene il bene, e il male, dal cuore la vita, e la morte dell' uomo; e la lingua co'buoni, e co'cattivi consigli ha l possanza di dare o il bene , o il male , o la vita, o la morte perocch i buoni consigli sono semenza di buone opere per chi gli ascolta ; i pravi consigli semenza di opere malvage. Cos una cattiva parola altera, e corrompe il cuore, onde ognun pu conoscere quanto importi ali' uomo il non dar retta alle cattive parle. Taluno e abile ad istruire molti ec. Simile agli Scribi, ed ai Farisei, che quali disse Cristo : dicono ma non fanno, d ad altri de' buoni consigli, ma non li mette in pratica per se stesso. Vers. aa. E d consolazione alV anima propria. Coll'istruire altri , e col fare per se quello che tnjfgna a quelli, consola, e pasce 1' anima propria.

egli rester colle mani vote del lutto : 24'II Signore non ha conceduto a lui di essere gradito, perch privo di ogni sapienza^ 26. E sapiente colui che sapiente per 1' anima propria, e i frutti della prudenza di lui son degni di laude. 26 L' uomo sapiente istruisce il suo popolo, e i frutti del suo sapere sono fedeli. 27. L' uomo sapiente sar ricolmo di benedizioni, e chiunque lo vede gli dar lode. ^8. La vita dell'uomo un numero di giorni,
Vers. a3. a4- Coliti che discorre da sojsla ec, E proprio dei sofisti il cercare d'ingannare, e d'illaqueare per cosi dire colle loro sottigliezze, e indurre in errore. Sant'Agostino riporta questa sentenza del Savio nel libro deDoctrina Christiana , dove riferisce anche qualche esempio della maniera di ragionare tenuta da questi sofisti, i quali non pensavano ad altro , che a far pompa di una vana acutezza d'ingegno, e a farsi stimare per questo lato, senxa attendere a fornirsi di solida , e vera dottrina. Vers. ?-5. ?.6.17. E sapiente colui che e sapiente per P anima propria ec. Er.co l'uomo saggio diversissimo dal sofista, e da chiunque indegnamente si arroga uu tal nome ; saggio quell'uomo , la cui sapienza primieramente s' impiega in benefzio dell'anima propria , la quale egli si studia di ornare di tutte le virt: dipoi di sua saggezza fo parte ai suoi prossimi, e istruisce la sua nazione-, onde siccome egli prima opero, o dipoi insegn, produce colla sua sapienza frutti fedeli , cio permanenti, ed benedetto, e lodato da chiunque il conosce.

ma i giorni d'Israele son senza numero. 29. L'uomo sapiente sar in onore presso del popolo , e il nome di lui vivr eternamente. So.Figliuolo, nel tempo della tua vita tenta V anima tua , e se ella cattiva, non le dare potest ; 31.Perocch non tutte le cose sono utili a tutti, e non ogni anima trova i i ogni cosa la sua soddisfazione. 62. Guardati dall'essere avido in qualunque convito, e non iscagUarti sopra tutte le vivande :
Yers. 28. 9.g. La. vita delV nomo ce. L'uomo vve un piccol numero di giorni, ma il popolo d'Israele durer per giorni innumerabili, e V uomo sapiente ( che avr operato , e insegnato da nom sapiente) continuer ad essere in onore presso ir suo popolo, e il nome di lui vivr eternamente. Vers. 3o. Tenta l'anima tua oc. Fa sperimento dell inclinazioni, e affetti, che pullulano nell'anima tua , e se son cattivi , guardati dal permettere, che abbian dominio sopra di e. Vers. 3i. Non tutte le cote tono utili a tutti ec. E anto pi necessario il tentare 1' anima propria, perch ci ut issimo a conoscere, se per esempio, un dato impiego, un certo genere d vita possa essere utile o dannoso, mentre non a tutte le stesse cose convengono, u per tutto pu trovare un'anima la sua pace soddisfazione. Vers. 3a. Guardati dal l'esser avido ec. Porta un esempio delle inclinazioni viziose, che debbono raffrenarsi. La maggior parie degli uomini sono portati al vizio della gola, onde il Savio insegna a mortificare tjoeslo vizio. Tu m* insegnasti 7 o Si*

33.Peroech il molto mangiare cagiona ma* lattie, e la golosit conduce fino alla colica, 34- Molti ne ha uccisi la crapula: ma Tuoni temperante prolunghe r la sua vita

C A P O xxxvin.
Onorare il medico. Da Dio fu data ali' uomo la medicina : come convenga portarsi nelle malattie. Piangere il morto, ma moderare la tristezza* Ricordarsi di aver a morire. Della agricoltura^ e delle arti. i. rVendi onore al medico per ragione della necessit,perch egli stato fatto dall' Altissimo,

g ore, ad accostarmi a prender il cibo come a prendere medicamento. Dice s. Agostino, confeti, x 31. Serviamoci del cibo temperantemente per rimedio, non in copia per volutt, per ragione di nostra infermila, non per piacere. Ambros.epist. 82. Vers. i. Rendi onore al medico ec. Onorare nelle Scritture significa , primo rispettare ; secondo obbedire ; terzo sostentare secondo la condizione della persona. Vuole adunque, che il medico in tutte queste maniere sia onorato come necessario, perch dell'assistenza di lui ogni uomo o prima, o dopo ha bisogno , Dio fu quegli che cre la medicina , e diede ali* uomo i primi lumi de' rimedii convenienti alle diverse malattie , e creb le erbe, e le tante altre materie , onde gli stessi rimedii compongono'.

2. Perocch tutta te medicina viene da Dio, e sar rimunerata dal re. 3. La scienza del medico lo innalzer agli onori , ed ei sar celebrato dinanzi ai grandi. 4 Egli T Altissimo, che cre dalla terra i medicamenti, e 1' uomo prudente non gli avr a schifo. 6. Un legno non raddolc egli le acque amare? 6 La virt di questi appartiene alla cognizione degli uomini, e il Signore ne ha data ad essi la scienza , affi n di essere onorato per le sue meraviglie.
(i} Exod. 15. z5. Vera. *. E sar rimunerata dal re. 1 medici erano stipendiati dai principi, affinch potessero senza aver pensiero del proprio mantenimento attendere allo studio della lor professione, e assistere i poveri. Vedi Plin. lib. xxtx. i. Vers. 5i Un legno non raddolc egli le acque amare ? Allude al fatto riferito nell' Esodo xv. "2.5. Yers. Q.Affin di essere onoralo per le sue meraviglie. Dio fece conoscere agli uomini la virt di tanti rimedii, perch lo ouorassero in veggendo le tante meraviglie di lui, vale a dire le virt, che egli ha dato a tante produzioni della terra per sanare le malattie: perocch, come lasci scritto un antico filosofo; Nulla cosa v* ha nella natura minuta, e's\ vile, ed abbietta , che per qualche lato non dia agli uomini ammirazione. rist. de part, animai, cap, 5.

7- Con questi egli cura, e mitiga i dolori . e lo speziale ne fa composizioni grate, e manipola unguenti salutari, e i suoi lavori non avranfine: 8. Perocch la bene, dizione di Dio tutta empie la terra. 9.Figliuolo, quando se* ammalato, non disprezzare te stesso , ma prega il Signore, ed egli ti guarir. io. Allontanati dal peccato , e addirizza le tue azioni, e monda il cuor tuo da ogni colpa. 11.Offerisci odor soave, e il fior di farina (i) hcti. 38.3.
Vers. y. 8. Con questi egli cura ec. Con questi rimedii insegnati da lui Dio mitiga , e saua i dolori degli uomini, egli speziali compongono , e manipolano gli stessi rimedii , e il loro lavoro non ha mai termine , perch sempre nuovi rimedii, e medicamenti si scuoprono o per le nuove malattie , che vengono, od anche per le antiche, e gi conosciute, perch la benignit di Dio non cessa di spandere le sue grazie per tutta la terra , e di somministrare a' mortali sempre nuovi soccorsi contro i mali, che minacciano la salute, e la vita. Vers. g. Ma prega il Signore ec. Ecco un medico, e una medicina la migliore certamente, che possa suggerirsi ali' uomo in qualunque malattia : perocch da Dio dee venire al medico il lume per conoscere il male , e il rimedio appropriato non solo al male stesso, ma anche al temperamento, e ad altre circostanze del malato , ma da Dio ancora dee darsi allo stesso rimedio 1' efficacia.

per memoria, e sia perfetta la tua obblaaione; e poi d luogo al medico. 12. Perch Dio lo ha istituito: ed egli non si parta da te, perch T assistenza di lui necessaria. 13. Gonciossiach avvi un tempo,in cui dei cadere nelle mani d'alcuni di essi. 14. Ed eglino pregheranno il Signore , che secondi i loro lenitivi, e dia la sanit, alla quale diretta la lor professione. 15. Colui che pecca sotto degli occhi di lui, che lo cre, cadr nelle mani del medico. 16". Figliuolo, spargi lagrime sopra il morto,
Vers. 11. Offerisci odor soave, e il fior d farina per memoria ec. L'odor soave s* intende di quella parte del fior di farina, la qual parte postovi sopra 1* incenso si abbruciava in onore di Dio ( Levi*, il. 2.), e si dicea offerta per memoria , cio per far presente a Dio la obblazione , e la preghiera di chi le offeriva , e la ricognizione della potenza di lui , e la speranza , che aveasi nella u benignit. Vers. i4-* Pregheranno, Ovvero, preghino. Vers. 15. Cadr nelle mani del medico. Merita di cadere nelle malattie chi offende SI suo Creatore, e di stare sotto la potest de* medici, i rimedii de'quali sono talora acerbi poco meno del male stesso , che eoa quelli debbe curarsi.

e come per duro avvenimento comincia a sospirare , e secondo il rito ricuopri il suo corpo, e non trascurare la sua sepoltura. 17-E per non essere calunniato, faarnaroduolo per lui per un giorno , dipoi racconsolati per fuggir la tristezza. 18. E fa il duolo se* condo il merito della persona per un di, o due, per evitare le maldicenze, ig. Perocch dalla tristezza vien presto la morte, e la malinconia del cuore deprime le forse, e curva il collo.
(i) Prov. 15. i3. et 17. i. Vers. 16. Spargi lagrime sopra il morto ec. Appartengono non meno alla religione, che ali' umanit gli ufficii, che rendonsi ai morti, de' quali il primo di piangerli; il secondo di vestirgli secondo 1' uso ; il terzo di aver pensiero della lor sepoltura. Dalla storia del risuscitamento di Lazzaro veggiamo , come gli Ebrei fasciavano i corpi morti, e col sudario coprivano il volto. Joan. xi. 43" Ver. 17. 18. ic). E per non esser calunniato e. Dopo gli uffici estremi renduti al defunto, seguita ancora a far duolo per n po' di tempo, per una , o due giorni, affinch qualcheduno non abbia a dire, che tu non avevi amore pel morto ; del rimanente dopo il lutto breve, procura di racconsolarti , perch la tua tristezza inutile al morto, potrebbe essere di danno grande alla tua sanit , e alla tua vita. Gli Ebrei infatti andavano a visitare, e consolare le persone , che erano in lutto per la morte di alcuno di lor famiglia: Joan, xi, 19.

2o,ColIo star rii irato s mantien la tristezza, ed la vita del povero, qual il suo cuore. 21. Non abbandonare il tuo cuore alla tristezza , ma cacciala da te, e ricordati del fine, 22. Non te ne scordare,perocch di col non si torna : e non gioverai niente ad altri, e farai male a te stesso. a3. Ricordati di quel che stato di me; perocch lo stesso sar di te: oggi a me, domani a te. 24. La requie del defunto renda per te tran(i).a. Reg. 12.21. Vers. no. Ed e la, vila del povero, qual e il suo cuore. Pel povero &' intende 1' uomo afflitto per la perdita de' suoi : la vita di lui trista e dolorosa, come tristo e addolorato il suo cuore. Vers. ai, a. Non abbandonare il tuo cuore ec. Non ti lasciar dominare della tristezza, ma cacciala da te, e ricordati della morte, cai tu facilmente verresti ad accelerare collo smoderato dolore: ricordati, che questa morte non ba rimedio , quando vertuta una volta, onde colla tua tristezza verresti a fare un mal grande a te senza far bene all'amico, o al parente, cui tu jrtaogi. Vera. i3. Ricordati di quel che e stetto di me ec. E introdotto qui un morto a parlare: Dalla mia morte il frutto, che tu dei trarre, si di pensare alla tua, e di preparviti colla buona vita.

quilla la memoria di lui, e tu il consola,mentre si parte da lui il suo spirito. 26. La sapienza s acquista dallo scriba nel tempo di libert dagli affari, e chi ha poco da agire, acquister la sapienza. Di qual sapienza si empier. 26. Colui che mena l'aratro, e fa sua gloria di slimolare col pungolo i bovi, ed tutto nei loro lavori, e non discorre d' altro, che della progenie dei tori.
Vers. a4- L<* requie del defunto renda per te tranquilla ec. Il defunto colla sua morte e entrato nella requie, scevro, ed esente ornai da' travagli, e dalle miserie della vita : la di lui requie serva a far si, che la memoria di lui non sia a te di afflizione , e di tormento . godi della sua requie. e consolati \ anzi cou tai sentimenti assistendo al moribondo procura di consolarlo nel tempo che sta per separarsi da lui il suo sprito. Vers. 26. 26. La sapienza si acquista dallo scriba nel tempo ec. Viene a dimostrare, come la scienza, e particolarmente la scienza delle sacre Scritture ( che era propria dello scriba, o dottor della legge) richiede n animo libero dalle occupazioni, e dalle brighe esteriori. La Chiesa veramente ha avuto degli uomini grandissimi, i quali, come dice s. Bernardo (de consid. 11. g. ), seppero in mezzo a' gravissimi e immensi negozii trovare ozio per arricchire e edificare la Chiesa stessa con molte insigni opere piene di celeste dottrina , come un s. Leone, e un s. Gregorio , e un Agostino , ed altri non pochi, ma ci dee riferirsi piuttosto a speciale dono di Dio , che ad opera e vigore di naturale talento. In poche parole insegna mirabilmente s. Agostino la regola da tenrsi da quelli che amano lo studio della sapienza , e perci desiderano la libert , e la quiete degli affari : r amore della verit ( dice egli) cerca l'ozio santo , la neca-

27 II suo cuore rivolto a tirare i solchi, e le sue vigilie a ingrassar le vacche. 28. Cos il legnaiuolo, e l'architetto lavorano la notte come il giorno: colui che incide gli emblemi degli a-, nelli, e coli'assiduo pensare ne di versifica la scultura : applica il suo cuore a imiiar la pittura, e colle sue vigilie perfeziona il suo lavoro. 29. Cos il fabbro sedendo presso all'incudine intento al ferro, ch' ei mette in opera, il va por del fuoco gli asciuga le carni, ed ei combalte cogli ardori della fornace.
til della carit obbliga ad accettare 11 occupazione giusta , il qual peso se da alcuno non viene imposto , fi attenda ad apparare, e intendere la verit: se poi venga imposto dee accertarsi per la necessit della carit ; ma neppur allora dee del lutto lasciarsi la dilettazione della verit , affinch , tolta la soavit di Iti, quella necessit non opprima. De civit. xix. ig. * Prognie de1 lori. Teneansi forse le genealoge de' bovi come de' cavalli. Veri. 78. A imitar la pittura. Il disegno, che dee incidere o lo pietra preziosa, o in oro , argento ec. * Vegli anelli. De sigilli. Ver*. Q. Sedendo presso ali* incudine. Andre oggigiorno in levante I fabbri lavorano ledendo per terra in mezzo alfa bottega, e non hanno cammino, ma tengono il fuoco accanto col Joro soffietto.

3o. Egli ha intronate le orecchie dal suono de' martelli, e gli occhi fissi al modello dell' opra sua. 31 II suo cuore inteso a finire i lavori, e colle su viglie gli orna, e gli perfezione. 32. Cosi colui cha fa i vasi di terra fassiso al suo lavoro gira co' piedi la ruota, ed sempre in sollecitudine per quel che ha per le m a n i , e conta il numero di tutte 1* opere sue. 33. Colle sue braccia impasta la creta, e s'incurva colla sua forza davanti a' suoi piedi. 34- Il cuore di lui sar inleso alla inverniciatura , e veglier alla nettezza della fornace. 35. Il forte di tutti costoro nelle lor mani, e ognuno sapiente nel suo mesliero : 36. Senza di loro non si fabbrica una citt.
Vers. 34- * Alla inverniciatura. Ma questa si d al lavoro , cotto ch' ei sia nella fornace. Vers. 35. 36, I / forte di tutti cosLuro nelle lor mani.
A *

37 Eglino per non abiteranno dappresso, e non andranno girando, e non entreranno nelle adunanze. 38. Non saranno assisi trai giudici, e non intenderanno le leggi giucliciali, e non insegneranno le regole della vita, e della giustzia , e non si metteranno ad esporre le parabole: 3p. Ma essi ristorano le cose del mondo , e i loro voti sono per l'esercizio dell' arte loro, applicando 1* anima propria a intendere la legge dell' altissimo.

Tutta questa gente non pu attendere allo studio delia sapienza, allo studio delle cose divi-rtT, ma ognun di essi ha quella sapienza, clic conviene alla sua professione; e tutti sono necessarii alle citt. Vers. 87. Eglino per non abiteranno dappresso, e non an(Irannotgirando ec. Questi artefici non sar n lasciati abitare presso la curia, o presso al tempio, per ragione dello strepito , che fanno nel lavorare ; e non potranno andare qua e l viaggiando, come quelli che van cercando la sapienza. Tale pu essere il scaso della nostra Volgata. E non entreranno nelle adunanze. Nelle adudanze dei senatori, de' sacerdoti, e dei dottori detta legge. Vei*s. 3g. Ma essi ristorano le cose del mondo ec. Le cose del mondo necessarie alla conservazione della vita, le quali come fragili si consumano , sono r istaura te da questi artefici , che fan sempre nuovi lavori, o rassettano le vecchie opere: e non pensano, e non hanno altro desiderio , o ambizione , che di bea

C A P O

XXXIX.

Occupazioni del saggio e opere insigni di lui, e perpetuit del suo nome. Benedire Dio in tutte le opere sue. A lui niente occulto. Benedizioni di Dio sopra i buoni : ira contro i cattivi. Tutto torna in bene pei buoni, in male pe' cattivi. i. li saggio indagher la sapienza di tutti gli antichi, e far studio nei profeti. a. Baccoglier le spiegazioni degli uomini illustri , e insieme penetrer le sottigliezze delle parabole. 3. Estrarr la sostanza degli oscuri proverbi , e si occuper nello studio degli enimmi allegorici.
esercitare i loro mestieri, ed applicano aacora nei dati tempi il loro spirito a udire e intendere la legge del Signore , affine di adempir! e. Vers. i. Il saggio indagher ec. Viene adesto a descrivere le occupazioni di un uomo , il quale fa professione di cercare la sapienza. Egli adunque non si contenta di ascoltare i maestri del suo tempo, ma fa diligente ricerca sopra gli scritti degli antichi dottori, e particolarmente far studio sopra i profeti , perch gli scritti loro essendo stati dettati dallo Spirito del Signore, la scienza che insegnano tutta pura e santa e divina. Pel nome di profeti ' intendono qui tutti gli Scrittori sacri, i libri de'quali come divinamente ispirati, erano venerati dalla Chiesa giudaica. Lo studio di questi stata, e sar sempre la occupazione pi dolce, e gradita de' santi.

4> Egli assister in mezzo ai magnati , e star dinanzi a quei che presiedono. 6. Egli passer ne' paesi di stranie genti per riconoscere quel che v' di bene, e di male tra gli uornini. 6. Egli di buon mattino svegliandosi , il cuor suo rivolger al Signore , che lo cre , e nel cospetto dell' Altissimo far sua orazione. 7. Aprir la sua bocca ad orare, e chieder misericordia pe' suoi peccati:
Vers. 3. Degli enimtni allegorici. Ne abbia m veduti esemp i nel libro dell'Ecclesiasle, e altrove. Vers. 4- Assister in mezzo a' magnati ec. Sj ha qui un' altra maniera di apparar la sapienza, che di conversare con quelli che sono giustamente ia credito di possederla, e questi si trovano nelle corti de' princpi, dove si suppone , che si trovi il Hore di tutta una nazione, e i personaggi pi venerabili per Capacit naturale , e per istudio , e per esperienza. Vers. 5. Passer nei paesi ec. Il viaggiare ancora per vedere e considerare i costumi degli uomini, e trattare co'sapienti d varie nazioni , fu considerato sempre come cosa di grande utilit per 1'acquisto della sapienza. Per conoscere quel che v* e di bene ec. Il bene per imitarlo r il male per fuggirlo : Ovvero : per conoscere quello che utile, quello che dannoso a farsi. Ver. 6. 7. Egli di buon mattino svegliandosi ce. Ecco di tutti i tnezzi il pi importante, e il pi utile , e pi sicuro , corni aerare lo stadio di ogni giorno dalla orazione a Dio Creatore , domandargli specialmente , ebe purghi e mondi il cuore dalle colpe, affinch dsgao alberga divenga della sapicaza, E con graa

8. Perocch se il gran padrone vorr, riempir di spirito d'intelligenza : 9. Ed egli spander come pioggia gli insegnamenti di sua sapienza, e al Signor dar lode nella orazione: 10. E metter in pratica i consigli, e i documenti di l u i , e mediter gli occulti giudizii di lui. 11. Egli esporr pubblicamente la dottrina, che ha apparata , e nella legge del testamento porr sua gloria. 12. La sapienza di lui sar celebrata da molti, e non sar dimenticata in eterno.
scaso dice : aprir sua bocca nd orare , significando l'intenso affetto dello spirito, con cui 1' uomo saggio e timorato, esporr le sue suppliche. Vers. 9. Al Signore dar lode nel 11 orazione. Render grazie al Signore della sapienza conferitagli, come di un Jono del gran Padrone , nulla attribuendo a se del bene , che potr aver fatto con essa ne' prossimi , non cercando di essere egli lodato, ma a Dio bramando, che da tutti sia data lode. Vers. io. E metter in pratica ec. Ho procurato di esprimere nella versione il vero senso di questo versetto , che tale: II Savio far uso delle cognizioni, e de' lumi ricevuti da Dio, ne far uso per la pratica , per ben ordinare la sua vita , e nelle cose difficili consulter con gran sollecitudine gli occulti guduii, e le volont del Si^oore per aJcmpirlc in ogni cosa,

13. Non perir la memoria di lui, e il suo nome rara ripetuto d5 una in altra generazione. 14. La sua sapienza sar predicata dalle nazioni, e le lodi di lui saran celebrate nella Chiesa. 16. Finch egli vivr, avr maggior fama che mille altri, e se andr al suo riposo, ci sar utile a lui. 16. Io seguiter ad esporre i miei pensieri, perocch son ripieno come di sacro furore. 17. Una voce dice : Ascoltate me, progenie di Dio, e germogliate come un rosajo piantatolungo la corrente dell' acqua.

Vers. i^.La tua sapienza tara predicata dalle nazioni te. Anche presso le straniere nazioni si parler della sapienza del3' uom saggio, di cui saran lette le opere non dentro i soli confini della Giudea , ma in ogni parte della terra. Gi da gran tempo gli scritti de' sapienti Ebrei erano nelle mani di molte nazioni, e lo stesso, anzi molto piasi vede accaduto degli scrii ti de'sacri Evangelisti, e degli Apostoli del Signore. Vers. 15. Ci sar utile a lui Perch andr a ricevere eterno premio di tue fatiche nel cielo. Ver*. 16, Son ripieno come di sacro jurore. Soi) pieno di entusiasmo, e di spirito di Dio , da cui sono spinto a parlare.

18. Spandete soave odore come l'albero dell'incenso. 19. Buttate fiori simili al giglio, spirate odori , gettate amene frondi, e date cantici di laude, e benedite il Signore nelle opere sue. 20. Magnificate il suo nome, e date lode a lui colle parole di vostra bocca, e co' cantici delle vostre labbra, e al suon delle cetere, e cos direte in lodandolo : 21. Tutte le opere del Signore sono buone grandemente. 22. Alla parola di lui l'acqua si stette come in una massa, come in
(i) Gen. i. 3i. Mare. 7. 3y. (a) Gen. 8. 3.

Vers. 17. 18. Una voce dice. Ovvero , la sapienza, lo sprito fa udir questa voce: ascoltatemi e obbedite a me voi, che siete figli dell'altissimo Iddio, voi Israeliti, voi fedeli, e qual rosa jo piantato presso le acque correnti producete frutto di laudi al Signore, frutto odoroso e grato, come sono le rose, e come l'albero dell'incenso spandete il buon odore delle virt, e particolarmente della vostra gratitudine ai benefizii di Dio. Vers. 19. Buttate fiori simili al gglio ec. Producete fiori di ogni virt, talmente che come un giglio siat splendenti pel candore della purit , e della innocenza di vostra vita, gettate amene , e graziose frondi, mediante la modestia, e compostezza de' vostri costumi : cosi sarete degni di cantare le laudi di Oio , e di benedirlo per tutte le opere sue,

uu serbatojo di acque a una parola delle sua bocca. 23. Perocch tutto divieri favorevole quand' ei comanda, e la salute, ch' ei d, perfetta. 24. A lui sono presenti 1 azioni di tutti gli uomini, e nissuna cosa celata agli occhi di lui. 26. Egli vede da un secolo ali* altro, e nissuna cosa mirabile dinanzi a lui. 26. Non occorre dire: Che questo ? ovvero, che quello ? perocch ogni cosa a suo tempo verr a proposito.
Vers. ai. Alla parola di lui V acqua si stette ce. Parla di quello che avvenne al mare rosso, e al passaggio del Giordano : ovvero allude a quelle parole di Dio: fi radunino le acque in un sol luogo, Gen. i. g. Vers. a3. Qnand* ei comanda ec. Quand' ei comanda , divengoo favorevoli, e utili ali' uomo le co'se pili avverse , e quando egli vuol s ni vare, nissuno pu intaccare , o diminuire la salate., ch'ei d ali' uomo: nissuno nuoce chi Dio vuol salvare. Vers. s5. E nissuna cosa e mirabile. Nulla nuovo, o insolito per lui, che tatto fece , e tutto vede. Vers. ^6. Non ocorre dire: che questo ec. L'nomo ignorante e superbo non vedendo il perch Dio abbia fatte alcune cose, si avanza talora fino a criticare le opere d Dio, delle quali noti vede il fine. Sappi, o uomo superbo, che tutto a suo tempri s conoscer esser fatto con gran sapienza, e molto a proposito , e per fini degni di Dio. Reprimi adunque la tua vana curiosit, e adora Dio anche nelle cose, negli avveaimeati, che tu non intendi.

27. La benedizione di lui come un fiume, che inonda ; 28. Come il diluvio inzupp l'arida terra, cos T ira di lui prender possesso delle genti, le quali non lo hanno cercato. 20. Siccome egli le acque converse m.sic* cit, e ti fondo rimase asciuttore la via fatta da lui fu comoda al loro viaggio, cosi i peccatori per effetto deli' ira di lui vi trovarono inciampo. 3o. I beni furon fatti pel buoni fin da principio , e parimente pe' malvagi i beni, e i ma(i} Ger, 7. 11. (i) Exot. 14- 21.

Vers. 27. La benedizione di lui ce. La beneficenza di Dio, quasi fiume gonfio , che trabocca, ha mondata la terra,^la quale dei doni di I n i tutta ripiena. Vers. 28. Come il diluvio inzuppo ec. Come il diluvio inzupp , e per lungo spazio di tempo domin la terra ; cos 1* ira di Dio si poser sopra le nazioni infedeli , che non hanno cercato lui , e non 1' hanno riconosciuto , n adorato. Vers. ?.c). Siccome egli le acque converse in siediti ec. Parla del passaggio del mare , dove Dio divise le acque , e ridotto a secco il fondo del m a r e , aperse via diritta agli Ebrei per andare alla opposta riva, e dove Fanone co'suoi trov inciampo, e rovina. Cosi di una stessa cosa si vale Dio a liberare i fedeli e a casligare yli empii.

3i. La smma di quel che necessario alla vi* ta dell'uomo, eli5 1J acqua , il fuoco e il ferro, e il sale , il latte,la farina di frumento, e il miele, e il grappolo dell' va, e T olio, e il vestimento. 62. Tulle queste cose sono un bene pe' santi ; ma per gli empii, e pe' peccatori si convertono in male. 35. Vi sono degli spiriti creati ministri di vendetta, i quali nel loro furore fan soffrire continuamente i loro flagelli:
(O Supr. 28. 29. Vers. 3o. J beni furon fatti pe1 buoni. Dio , creato l'uomo nella giustizia , lo ricolm, e lo circond, per cos dire , d' ogni sorta di beni nel paradiso terrestre: 1'uomo pecco, e merit tutti i mali ; ma Dio per sua bont gli diede e f' de'beni, e dei mali, e gli pose davanti la vita, e la morte , il paradiso, e l'inferno, dandogli co' mali stessi il modo d esp iare i suoi falli. Quella parola da princpio iodica , ebe si parla dell' uomo al primo tempo d sua creazione ; il Greco ha solamente: i beni furon fatti pe1 bttoni da principio : cos i mali pe peccatori. Vers. 31 . 3a. La somma di quel che necessario ce. Novera il Savio le cose o assolutamente necessarie, o pi opportune , ed utili alla vita umana, le quali sono comuni a'buoni, e a' cattivi, ma i buoni ne usano in bene per lor salute i cattivi , in male per loro perdizione ; conciossiach fanno servire le creature di Dio alla loro lussuria, alla gola, alla superbia eo.I contrario tutto coopera al bene di quelli cfie amano Dio Rom. vui.'t8:J? tutto mondo per quache son mondi. Ad Tit. i , 15, Vedi anche Sap. xiv. n.

34. Nel tempo della perdizione metteran tutto fuora il loro potere, e placheranno il furore di lui, che gli ha creati. 55. Il fuoco, la grandine, le fame la morte , tutte queste cose furon fatte per gastigo : 36. Come i denti delle fiere, gli scorpioni, e i serpenti, e la spada vendicatrice , che stermina gli empii. 37. Al comando di lui esulteranno,e staran sulla terra preparate al bisogno, e venuto il tempo non trasgrediranno la sua parola.

Vers.33. Vi sono degli spiriti ec. Parla degli spiriti cattivi , dei demoni ministri dell' ira di Dio, e di sue vendette , i quali per V odio, e pel furore , che hanno contro degli uomini, fan soffrire continuamente i loro flagelli a' cattivi secondo gli ordini di Dio, e in questo mondo, e nell' altro. Si serve Dio, talora anche degli Angeli buoni, quasi di ministri di sua giustizia , comesi vedutoGen. xix. 11., iv. Reg, xix. 35.; ma per lo pi i demoni sono gli esecutori dei decreti di lui contro de' peccatori. Vers. 34- Nel tempo della perdizione ec. Nel tempo fissato , stabilito da Dio per la distruzione degli empii ; questi spiriti metteran fuora tutta la lor possanza , e colla punizione degli empii calmeranno 1' ira del lor Creatore. Vedi Psal. cv. 3o. Vers. 3^. Al comando di lui esulteranno ec. Dipinge la somma prontezza, e obbedienza di tutte le creature a eseguire la volont del loro Fattore, e Signore.

58. Per questo fin da principio io restai persuaso, ed ebbi questo sentimento, e questo fisso pensiero, che io lascio scrtto. $9. Tutte le opere del Signore son buone, e ciascuna opera fornir egli nell' ora sua. 40. Non occorre dire: Questa cosa peggiore di quelle ; Perocch tutte le cose saranno approvate a suo tempo. 41. Or voi con tutto il cuore, e a piena bocca lodate insiememente, e benedite il nome del Signore.
(ij Gen. i. 31. Mare. 7. 87 . Vers. 38. Per questo ... io restai permaso ec. Considerato avendo,che tutte le opere di Dio sono effetti di somma possanza, e bont verso de* buoni, di giustizia,e di severit contro i cattivi, per queto fin da principio io restai persuaso, e a niente potata convinto di questa verit, la quale io ripeto , e lascio per iscritto, vale a dire, che le opere di Dio tutte, quante sono, son buone, ed egli ciascuna delle sue opere fa nell'ora enei tmpo, io cui opportuno, e conveniente, che sia fatta. Versso- 41* Non occorre direi Questa cosa ec. Nissuna cosa ha fatto Dio, che possa intaccarsi, o riprendersi: ma tutto Ben fililo, ed e buono e degno di lode, bench alla superbia, e ignoranza nostra sembri talora il contrario ; ma questa verit conofoerasi pienamente a suo tempo, e allora tutte le opere di Dio saranno da tutti approvato. Voi, uomini fedeli, non aspettate qual tempo A lodare Dio,- e benedirlo, ma fio d'adesso lodatelo, e beneditelo, e colla bocca, e col cuore.

C A PO

XL.

1? uomo soggetto a penosa occupazione, e a giogo pesante^ e a varie miserie. Caducit delle cose. Gli iniqui colle loro ricchezze presto sono sterminati. Lode della mediocrit. Il timore di Dio preferibile a ogni cosa. Procurare di non ridur s i in mendicit.

i. vJ na molestia grande destinata a tutti gli uomini, e un giogo pesante posa sopra i figliuoli di Adamo dal giorno, in cui escon daiP utero della madre fino al d della lor sepoltura nel seno della madre comune.
Vers. i. Una molestia grande ec. Descrisse nel capo precedente la potenza , e magnificenza , e bont di Dio verso dei buoni, ela severa giustizia contro i cattivi ; viene adesso a trattare nella miseria, e fragilit dell'uomo , affinch qnest' considerato quel ch' egli , si umilii sotto la possente mano di Dio, e alla misericordia di lui ricorra. Dice adunque; molestia gronde fu assegnata, e destinata a tutti gli uomini, e giogo grave fu imposto a' figliuoli di Adamo ("che nascono peccatori , come il padre ) dal primo d , in cui vengono al mondo, fino al giorno , in cui muojono, e tornano nella terra, da cui furon tratti. Questa molestia grande, e questo giogo egli il cumulo dei mali, e delle afflizioni, sotto di cui gemiamo per tutta quanta la vita .' ovvero questo giogo egli il p* t'cato oii&iuale con tutti i mali, che da esso procedono, e per ragione de' quali il santo Giobbe dicea, che l\uomo nasce per falcare, e ebe la vita deli' uomo sopra la terra stato di guerra. Vedi Job. v. 7. vii. . xir. i. a*

a. Le loro sollecitudini,i timori del cuore, le apprensioni di quel che aspettano , e il d che tutto finisce. 3. Da colui che assiso sopra un seggio di gloria, fino a quello che giace per terra , e sulla cenere : l\. Da colui che veste T iacinto , e porta corona , fino a quello che coperto di rozza tela di lino : il furore , la gelosia , 1* inquietezza , l'agitazione, il timore deila morte, l'ira ostinata, e le risse , 6. Anche nel tempo di ristorarsi nel letto,il sonno della notte la immaginazione di lui perturba.
Vers. 2. 3. Z,e loro sollecitudini ce. Viene a spiegare, e a descrivere questo giogo. Le sollecitudini degli uomini per l'acquisto de'beni di questa vita, e per esimersi dai mali, gli straziano , e li tormentano ; i varii timori stringono loro il cuore ; l'apprensione di quello che pu loro avvenire, e che aspettano come imminente, e sopra tutto l'idea di quel giorno, in cui finiscono per essi le consolazioni tutte; e i piaceri, e i beni della terra, tutto questo una parte di questo giogo, da cui i grandi, j prncipi, i regi stessi oon sono liberi, n esenti. Vers. 4. Da colui, c^e veste V iacinto ec. li color di iacinto quel di porpora erano proprii delle vestimento dei regi, o de'gr and i signori come si veduto pi volte. Ve rs. 5* 4 n che nel tempo di ristorarsi ec. Le passioni gi dette tormenlan 1'uomo non solo mentre veglia, ina anche nel

6. Poco, e quasi nulla ha di requie, e dipoi ne' suoi sogni, come quando uno sta di sentinella. 7.E turbato dalle visioni del suo spirito , e come chi fugge nel giorno della battaglia, si sveglia allorch iti salvo , e ammira il suo vano timore : 8. Cos va per tutti gli animali dail' uomo tino alla bestia, ma sette volte peggio pei peccatori. 9. Oltre a ci la morte , le uccisioni, la spada , le oppressioni, la fame, le rovine , i fiagelli:
( i ) Super 3g. 35. 36. tempo in cui colla quiete dal letto ristorar dovrebbe V animo e il corpo stanco, egli ba u sonno tanto inquieto, che perturba, e sconvolge la sua immaginazione, e i suoi pensieri. Vers. 6. 7. Poco , e quasi nulla ha di requie ec. Anche nel suo letto poco, o nulla ha di riposo, e dopo qualche momento di quieto sonno , i suoi sogni lo tengono in quello stato di solicitudine, e di ansiet , in cui si trova un uomo, che di sentinella ad un posto col nemico vicino ; perocch egli turbato dai fantasmi di sua immaginazione : e come se fosse uno , che fugge in mezzo ai nemici in tempo di battaglia , cos egli sognando, ebe sirnil cosa sia di lui quando sogna di essere gi in sicuro, si sveglia per l'allegrezza, e si stupisce di aver atutotan te paure nel suo proprio letto, dove nulla era da temere. Vers, 8. Cos va per lutti gli animali ec. Non solo tutti gli uomini, ma anche tutti gli animali sono soggetti a grandi mise-

10. Tutte queste cose furon fatte per g' iniqut, e per essi venne il diluvio. 11. Tulio quel che vien dalla terra , torna nella terra , come tutte le acque ritornano al mare. 12. Tutte le largizioni , e le ingiustizie periranno ; ma la rettitudine sussister per tutti i secoli. 13. Le ricchezze degl'ingiusti si seccheranno come un torren- ! te , e il loro fracasso ] come di un gran tuono j in tempo di pioggia. J
(i) Gen. 7. io.7n/.4t. i3. (3) ccles, i. 7.

rie, ma sette volte pi che tutti gli uomini, e tutti gli animali, a miserie gravissime sono soggetti i peccatori. Vers. g. io. Oltre a ci la morie ec. Oltre i mali interni dell7 uomo tutti gli altri mali esteriori sono propriamente fatti per i peccatori, e per essi fu mandato il diluvio universale. Vers. n. Ritornano al mare. Da cui ebbero il lor principio pr via de* vapori, che dal mare si alzano', e si addensano nell*atmosfera r e forman le n u b i , onde poscia le pioggie , le nevi ec. , che danno origine ai f i u m i , come si detto altre volte. Vers. la. Tutte le largizioni, e te ingmilizie ec. I doni dati per corrompere i giudici, e le iniqn ita commesse per ragione de'doni da'giudict stessi, tolto questo perir insieme con quelli che sono rei di tali ingiustizie, mala rettitudine e la giustizia sassister in eterno col giusto, che l'arni. Se tu duu que cerchi beni stabili, e di durata, e che ti seguano nella vita avvenire, io ti mostro, quali sieno questi beni.

14. Uno si allegrer nell' aprire la mano; ma i prevaricatori alla fine andranno in fumo. 15.1 nipoti degli empii non rnoKiplicheranno i rami loro, e le radici immonde sulla ci* ma d un masso fanno remore. 16". Come ogni erba verde in sito umido , e sul margine del fiume spiantata prima d'ogni altra erba. 17.La benignit come un giardino benedetto , e 1$ misericordia non perisce giammai.
Vers. i3. * il loro fracasso e. Come quello del tuono grande, che finisce col venir della pioggia. Cos legge il Siro Vers. 14. Uno si allegrer nell* aprire la mano ec. Il giudice iniquo si rallegra in aprendo la mano per ricevere i doni ; ma per poco, conciossiacli i prevaricatori della legge saranno alla fine distrutti. Vers. i5. Non moltipllcheranno i rami loro ec. Non avranno molti figliuoli. E le radici immonde sulla cima ec. Gli uomini immondi son simili a una pianta, la quale non in profonda terra, ma sulla cima di un masso ha sue radici, le quali essendo poco fondate sono scosse dai venti , e fanno remore , sino che da' venti Stessi sieno svelte. Vers. 1.6. Come ogni erba verde ec. Come l'erba verde presso qualunque sito umido, e sulla riva di un fiume , presto nasce , e cresce , ma perch in luogo esposto al calpestio degli nomini, e degli animali, ben presto pestata dagli uomini , e svelta dagli animali. Vedi una similitudine non differente in Giobbe vui. 11., e ancora v. 17. , e Sap. iv. 3. Vers. IH. La benignila ec. La beneficenza come un giardino di benedizione, o sia benedetto da Dio, che d frutti prezio-

18. Dolce la vita dell' operajo contento di sua sorte , e in essa egli trover un tesoro. 19. Danno un nome di durata i figliuoli, e la fondazione di una citt; ma a queste cose sar preferita una moglie immacolata. 20. Il vino e la musica rallegrano il cuore , ma pi di ambedue queste cose 1'amore della sapienza. 2i.Il flauto e il salterio fan soave concerto ; ma l'un e l'altro superato d una lingua soave. 22.Piacer al tuo occhio la venust, e la belsi, frutti d'immortalit. Allude al paradiso terrestre , dove tra gli altri era 1' albero della vita. Yers. 18. Trover un tosoro. Un tesoro di pace , di contentezza di buona coscienza. Vedi i. Tom. vi. 6. | ,Vers. 19. Danno un nome di durala, ec. Ifigliuolieternano per co dire il nome dei padre; slmilmente i fondatori delle citt hanno perpetuato il lor nome col darlo alle citt, che fondarono : ma a tutta questa gloria preferibile il bene di avere una moglie santa, e senza colpa; perocch nulla gioverebbe e la fgliuolanza, e la glria ad uu uomo, che fosse tormentato, e(l "anche disonorato da una moglie cattiva. Vers. io. Ma pi di ambedue ec. L' amore della sapienza quel vino spirituale, che inebria la niente, ed quella musica dello sprito , il di cui piacere tanto sorpassa ogni altra consolatone quanto i puri godimenti dell'animo sono al di sopra di quelli de'sensi. , .

lezza,ma pi di queste i verdeggianti seminati. 23.L'amico, e il compagno , che vengono opportunamente ( son graditi),ma pi dell'uno e dell1 altro una mo* glie unita col marito. 24. I fratelli sono un buon soccorso nel tempo di Afflizione : ma la misericordia pi di essi atta a salvare. 26.L'oro,e l'argento tengono l'uomo in piedi, ma pi di essi piace il buon consiglio. 26. Le ricchezze, e il valore ingrandiscono il cuore : ma pi di queste cose il timor del Signore.
Ver. 2?.. 1 verdeggianti seminati. Ovvero: 1 camp verdeggiami. 11 color verde, ma particolarmente il verde delle campagne ricrea mirabilmente la vista, e la fortifica , e giova anche ai malati, come dice Piinio xxxvn. i. Vers. ^4- Ma la misericordia pili di etsi ce. Pi del soccorso de'fratelli giover a salvare l'uomo, e liberarlo dall'afflizione la misericordia , che egli abbia praticata verio de' suoi prossimi; perch questa impegna Dio stesso a porgere a lui soccorso. Vers. i5. Pi di essi piace il buon consiglio. Perch molte cose , che non si possono ottenere coli' oro, n coli' argento , si ottengono col buon consiglio. Cos dicesi ne' Proverbi, che dove non e chi governi, il popolava in rovina, e la salute sta dove sono molti consigli. Gap. xi. 14. Vers. 9.6. Ma pi di queste cose il timor del Signore. Il timore di Dio non restringe, u impiccolisce il cuore , ma lo di'

27. Non manca mai nulla al timore di Dio, e con esso non occorre cercar chi ajuli. 28.11 timor del Signore come un giardino di benedizione, egli ammantato di magnificenza, che ogni altra sorpassa; 29.Figliuolo,nel tempo di tua vita non ridurti in mendicit; perocch meglio morire , che mendicare. oo* Un uomo, che ha 1' occhio alla mensa altrui , non impiega sua vita a provvedere il suo vitto , perch si sostenta della pietanza d' un altro ; 3i. Ma un uomo ben educatoe saggio si guarder da tal cosa.
lata , e lo innalza mediante la viva speranza negli ajuti del Signore. Vers. 27. Non manca mai nulla al timore di Do ec. Psal. x\xiu. A quelli che cercano il Signore non mancher nissun, bene , e Piai. xxv. i. Nulla manca a chi teme Dio. Vers. 29, Non ridarti in mendicit. Parla contro quelli che si riducono in mendicit per nutrire 1' ozio , e la infingardaggine , come apparisce dal versetto seguente, dove dipinge un di questi tali, che non pensa a far nulla, perch fa assegnamento sul vitto, che ricever dall'altrui misericordia. Una tal vita non solo misera , ma di peso non solo a un tal povero, ma anche agli altri. Altra cosa, tutta differente , la povert evangelica lodata da Cristo , e abbracciata dai santi.

3a. Alla bocca dello stolto sar dolce la mendicit , e nel ventr di lui arder il fuoco. C A P O XLI. Per chi sia amara la memria della morte, e per chi noi sa. La maledizione serbata agli empii. Tener conto del buon nome. La sapienza nascosta inutile come il tesoro nascosto. Diverse cose, delle qua/i dee aversi rossore. i. vJ morte, quanto amara la tua ricordanza per un uomo, che in pace vive tra le sue riccheaze ; 2.Per un uomo tranquillo, e a cui tutto riesce felicemente, ed il quale pu ancora gustare il cibo !
Vera. 3a. Alla bocca dello stollo ec. Lo stolto prova dolcezza in questa parola mendicit, e fa quel mestiere con tanto genio, che quantunque il fuoco della fame gli abbrucci le viscere, egli non sapr risolversi a lavorare per guadagnare il suo vitto. La esperienza dimostra la verit di quello che dice il Sffvio. Qualunque altra maniera di vivere non sar mai secondo il genio d coloro , che si son gettati alla professione di mendicare. Vers i. 2. O morte, quanto amara ec. Acerba la ricordanza , e U pensiero d' aver a morire per un uomo, che in pace possiede grandi ricchezze, e in esse riposa senza disturbo, a cui lutto vaa seconda, ed il quale sano e robusto da poter valersi de' beni , che ha , e mangiare , e bere ec. Il Crisostomo dice , che la morte di u ricco fortunato doppia, dovendo 11 anima

3.0 morte, la tua sentenza dolce ali' uomo meschino, e privo di forze, 4. Spossato dall'et, e pieno di cure , e senza speranza, ed a cui manca la pazienza ! 6,Non temere la sentenza della morte. Ricordati di quello che fu prima di te , e di quello che sar dopo te ; questa la sentenza data da Dio a tutti gli animali : 6". E che ti verr aggiunto oltre la sentenza dell' Altissimo, sieno essi o dieci, o cento, o mille i tuoi anni ?
di lui distaccarsi non solo dal corpo, ma anche dalle ricchezze , le quali egli ama non men che il corpo. Vers. 3. 4- O morte , la tua sentenza ec. Considera la morte come un giudice , che condanna ogni uomo a partire dal mondo. La morte s dura ai ricchi felici, grata ai miserabili, che non hanno quaggi speranza, e perci mancano di sofferenza per tollerare le miserie: a questi la morte par buona cosa : non dice, che per essi sia buona assolutamente. Vers. 5. Non temer la temenza della morte ec. Dice, che la morte non dee temersi, perch ella stata pe) passato, e ar pel futuro legge generale per tulli gli uomini, dalla quale sarebbe temerit il pretendere di essere eccettuato.L'immenso ti amer di que' che son morti, e meranno, pu servire a scemar J' orror della morte. Ver*. 6. E che li verr aggiunto oltre la sentenza ec. Potrai tu focae aggiungere col tuo pensare, e col temer la morte, quale che anno, o qualche ora oltre la sentenza gi pronunziata da Dio sopra la clorazione delia tua vita ? Sia ella o pi lunga , o

7 Perocch nell'inferno non s conta quel che uno ba vissuto. 8. I figliuoli de1 peccai ori sono figliuoli d abbominazione, e Slmilmente quelli che bazzicano per le case degli empii. o.. L'eredit de' figliuoli de' peccatori va in perdizione, e l'obbrobrio accompagner di continuo i loro posteri. lo.l figliuoli dell'empio si querelano del loro padre , per colpa dei quale vivono nell5 ignominia. 11. Guai a voi uomini empii, che avete abbandonata la legge del1' Altissimo.

pi corta ; ella sar, quale Dio V Ita fissata, e non potrai allungarla di un sol minuto. Yers. 7. Nell'inferno non si conta ec. La voce inferno posta per lo stato di morte, come molte altre volte. Riguardo ai morti non si bada, se abbian vissuto lungamente, o poco tempo ma se abbian bene impiegati gli anni conceduti loro da Dio, e Bssuno sar ripreso perch sia vissuto o pi, o meno , ma i perch abbia abusato della vita. Ver s. 8.1 figliuoli de* peccatori tono ec. I figliuoli imitano facilmente i costumi de' padri, e di pi chi famigliarmente conversa co'cattivi, o gi cattivo , o cattivo diverr. Vers. io. Per colpa del quale ec. Perch egli lascia loro l'infamia di sua mala vita, e perch colla mala educalipne ha avvezzati anch' essi a meritarsi un cattivo nome.

12.Quando voi nascerete : nella maledizione nascerete , e quando morrete, [la maledizione avrete per vostro retaggio. 13. Tutto quello che vien dalla terra , torner nella terra ; cos gli empii dalla maledizione andranno alla perdizio* ne. 14. Gli uomini fanno lutto sopra i loro cadaveri : ma il nome degli empii sar scancellato. (i) Supr.fa. ii.

Ver*. 12. Quando voi nascerete, nella maledizione nascerete eo. Sar degna di maledizione la vostra nascita, sar degna di maledizione la vostra morte. Quando venite voi al mondo , .voi portate sopra la 7terra gli scandali, i vizii, 1' empiet coatro Dio , il disamore de prossimi, ed' infiniti mali siete cagione funesta a' vostri fratelli. Cos sarete maledizione nella vita , e maledizione nella morte, la quale sar accompagnata dalla eterna dannazione. Vers. i3. Coit gli empii dalla maledizione ec. Come tatto quello ebe vien dalla terra va a finir nella terra, cosi gli empii, e de'quali come il primo elemento la maledizione , dalla maledione passeranno alla perdizione eterna dell'inferno, dove ogni maledizione va a finire. Vers. 14- Gli uomini fanno lutto ec. Gli uomini rendono agli empii gli ultimi uffici! quando muojono , si erigono per essi dei monumenti, s' incide il loro nome in pietra , o in bronzo per memoria di essi: tatto ci noa servir a farli vivere nella memoria de*poderi ; che se mai da alcuno per accidente fossero rammentati, con esacrazioae , e orrore saran rammentati.

15. Tien conto del buon nome ; perocch questo sar tuo pi stabilmente , che mille tesori preziosi e grandi. 16. I giorni della buona vita si contano ma il buon nome dura eternamente. 17. Figliuoli, conservate nella pace i buoni documenti, perocch la sapienza nascosta e un tesoro,che non si vede, a che giovano p uno e P altra ? 18. pi stimabile colui che nasconde la propria stoltezza , che chi nasconde la sua saviezza.
(i) 5/Jr..ao/3a. Vcrs. 16.1 giorni della buona vita ec> Tanto 1' uomo dabbene e giusto , quanto 1' uomo felice vivono poco tempo , ma il buon nome del giusto eterno dinanzi a Dio, e dinanzi a tutto il cielo, e sovente anche tra gli uomini della terra. Vers. 17. Conservate nella pace i buoni documenti ec. Conservate nella pace, vale a dire nella prosperit i buoni insegnamenti : perocch allora principalmente tempo di far uso delle lezioni della sapienza da voi ascoltate , cosi voi trarrete la utilit , che dee cercarsi da tale studio , conciossiach una sapienza , che non si fa palese colle buone opere, come u tesoro nascosto , e tenuto occulto dall' avaro, vale a dire inutile. Apparir il frutto di vostra sapienza, quando nella prosperit sappiale conservare la modestia, 1' umilt , la mansuetudine ec. Quando ci non faceste , sarebbe segno, che voi non avete conservato iavoi documenti della sapienza, * /~ *

i p. Or voi abbiate rossore delie cose, che , io vi dir. * ^Jfeo. Imperocch non bene di arrossire per qualunque cosa ; e non tutte le cose ben fatte piacciono a tutti. 21.Vergognatevi della fornicazione dinanzi al padre e alla madre; della menzogna dinanzi al governatore, e ali' uorn potente : 22. Della colpa dinanzi al principe , e al giudice; dell'iniquit dinanzi ali' adunanza, e dinanzi al popolo:

Vers. 18. pii slimabile colui, che nasconde ce. Vedi cap. xx 32. Vers. 20. Non tulle le cose ben fatte piacciono a tutti. Vi sono di quelli, a' quali le opere anche virtuose non piacciono: si dovr egli per cattivo rossore e vergogna tralasciare tali opere per non dispiacere ad essi, o vergognarsi di parlare come si dee di questa , o di quella virt ? No certamente , dice il Savio. Vers. 21. Della fornicazione, dinanzi al padre ec. Un figliuolo , che non abbia perduto ogni principio di buona educazione , si vergogner grandemente , che il padre, e la madre sappiano, ebe egli abbia peccato in tal materia, che per essi di somma confusione, e dolore. Della menzogna dinanzi al governatore ec. Tutti quelli che sono costituiti in dignit amano gli uomini veraci, e schietti, e odiano i bugiardi, perch non vogliono esser gabbati. Ver, 22. Della colpa dinanzi al prncipe, e al giudice. Posti da Dio per punirla. DelV iniquit dinanzi aW adunanza, ec. Se tu se'convinto pubblicamente di peccato, perderai la riputazione, e sarai sicuro del gastigo.

a 3, D'eli' ingiustizia dinanzi al compagno, e amico, e del furto dinanzi alla gente del luogo dove abiti, 24. Pr riga* rdo alla verit di Dio, ed alla legge. Vergognati di mettere il gomito sul pane, e di non tener chiaro il libro del dare, e dell* avere: 26. Vergognali di tacere con quelli che ti salutano ; di gettare gli occhi sopra una donna impudica;e di non guardar in viso il parente. 26. Non volgere altrove la faccia per non
Vers. a3. DelV ingiustizia dinanzi al compagno ee. Ogni ingiustizia vergognosa , ma molte pi se fatta all'amico , e al compagno. Cos il furto fatto nel luogo, in cui uno dimora , per esempio in casa di un vicino. Vers. 24. Per riguardo alla verit di Dio, ed alla legge. Vergognatevi del furto , e delle ingiustizie , e delle altre cse dette di sopra, perch offendono la verit di Dio, cio la giusti2ia , e la legge. Vergognali di metter il gomito sul pane. Ovvero sulla tavola. Era considerata, com' ella , per cosa improprissima l'appoggiarsi salla mensa , lo che era anche notato, come un poco rispetto de' doni d Dio, che Ono sopra la stessa mensa, e particolarmente del pane. E ili non tener chiaro il libro del dare, e delV avere. Lo che far sospettare o che tu vegli fraudare alcuno , o che tu abbi dissipate le tue sostanze. Vers. a5. Di lacere con (fucili che ti salutano. Di non rispondere loro , come di dovere. A.' Cristiani l'Apostolo comaada , che si picveuyano 1' u 1' altro con simili ufficii.

vedere il tuo prossimo. Vergognati di togliere altrui la sua parte, e di non restituire. 27. Non guardar in. faccia la donna altrui, e non tentare la sua serva , e non accostarti al suo letto. 28. Cogli amici guardati dalle parole ingiuriose : e se hai fatto alcun dono, noi rimproverare.
(i) Math. 5, 28,

Vers. 26. Non volger* altrove la faccia ec. E cosa da versognarsene (dice il Savio^ non solo di non guardar in viso ti parente, ma anche qualunque prossimo ancorch povero e meschino ; e ci sarebbe argomento di animo superbo, e arrogante. ancora cosa vergognosa l'appropriarsi la parte , che spettava ad altri, per esempio , nella divisione di una eredi* t, e di non restituire, lo che gran peccato, e dee fare arrossire un uomo, che abbia qualche idea della naturale onest.

C A P O XLII. Del non rivettare il segreto, e di altre cose da evitarsi. Vigilanza di un padre di famglia, particolarmente riguardo alla custodia di sue figliuole. Le opere del Signore, che tutto vede, sono perfette.

. Non riportare il discorso da te udito,


rivelandoli segreto. Cos veramente non avrai onde arrossire, e troverai grazia nel cospetto di tutti gli uomini. Ma non aver rossore di tutte queste altre cose, n per riguardo a chicchessia non commetter peccato.
(ij Levit. 18. i5. Deut. i. 17. et 19. 16. Prov, 4- a3. Jac. 2. i.

Vera, i. Non riportare il discorso ce. Questo versetto lega col capo precedente, essendo qui notata e proibita la manifestazione del segreto, come 1' ultima delle cose, di coi ogni onesto uomo dee vergognarsi ; onde il Savio chiudendo il precedente ragionamento viene ad insegnare , quali sieno le cose , delle quali 1' uomo non dee mai vergognarsi , talmente che n il rispetto , n il timore di alcuna persona , qualunque ella sia , non dee mai avere tanta forza, che induca 1' uomo a peccare coatro quello che buono, e giusto, e santo: perocch perverso, e obbrobrioso sarebbe il rossore , o umano rispetto , che inducesse a peccare.

2. (Non ti vergognare ) della legge dell' Altissimo, e del suo testamento, n per giustificare V empio in giudizio. 3. Quando i tuoi soci hanno qualche affare con viandanti ^e^nella divisione d eredit tra gli amici : 4- (Non ti vergognare ) di avere stadere, e bilance giuste, n di far n)olto, o poco guadagno, 5. N di disturbare le cabale de* negozianti nel vendere, n di contenere i figliuoli con seVers. 2. Della legge dell* Altissimo ec. Non avrai rossore di professare riverenza, amore, e ossequio alla legge del Signore la qual legge il suo testamento , cio l'ultima finale sua volont, che contiene le 'u promesse a favore de' buoni, e le minacce contro i cattivi. In secondo luogo non vergognarti, e non aver rispetto ad alcuno per indurii ad assolvere I' empio in grazia di-un potente , od anche di u amico. Sarebbe un pessimo rossore quello di un giudice, che assolvesse un reo contro ogni legge, e ragione, per non disgustare un uomo del mondo. Vers. 3. Quando i tuoi soci hanno qualche affare ec. Non darai luogo al cattivo rossore quando un tuo socio, od amico hajoegozio, ovver lite con viandanti, cio con gente forestie:ra non favorirai il socio con offesa de* diritti del forestiero ; e slmilmente nella divisione di una eredit tra persone tue famigliari non darai pi ali' uno , che ali' altro. Vers. 4. E di far molto , o poco guadagno. Che il tuo guadagno sia poco, o sia molto, non ti metter di ci in peoa, parche il tuo guadagno sia giusto.

verit, n di battere fino al sangue il servo scellerato. 6. bene il tener rinchiusa la moglie cattiva. 7. Dove son molte mani, fa uso delle chiavi, e tutte le cose , che darai, contale, e pesale, e scrivi al libro quel che dai, e quel che ricevi. 8. (Non ti vergognare) di correggere g' insensati, e gli stolti, e i vecchi, che sono condannati da' giovani; cosi sarai saggio in tutto, e lodato da lutti i viventi. 9. La figlia non maritata tiene svegliato il padre suo, perch il pensiero , che ha di lei, toglie a lui il sonno pel timore, ebe dalla adoleVers. 5. Ne d disturbare le cabale ec. Emmi paruto questo il senso pi giusto, sia che il Savio parli a'magistrat, che hanno in mano 1* autorit, sia che parli ad ogni particolar negoziante. Non ti vergognare d' impedir i monopoli! , e le cospirazioni dei negozianti, che alzano i prez delle merci senza ragione. Vers. 8. E i vecchi, che on condannati dai giovani. E i vecchi, la vila de' quali tal olta peggiore , che quella de* giovani. Nissun rispetto, o rosso e ti ritenga dai correggere opportunamente costoro.

scenza non passi alla adulta et, e data a marito, non diventi spiacevole. 10. Per timore , ch mentre fanciulla, non sia macchiata la sua purit, e nella casa paterna si trovi incinta, o maritata pecchi, o almeno diventi sterile. 11. La figlia sfacciata tienla sotto severa custodia, affinch ella non. ti renda una volta lo scherno de' tuoi malevoli , e la favola della citt, e l'obbrobrio del popolo, e non ti carichi d'ignominia nel cospetto della moltitudine. 12. Non fissare gli occhi nella bellezza di chicchessia, e non trattenerti in mezzo alle donne: i S.Perocch come da' vestimenti nascono le tignuole, cos dalla donna l'iniquit dell' uo mo. i4 Perocch preferibile un uomo, che
Vera, 9. * Che daW adolescenza non passi ec. Non oltrepasr si ilfiordell'et.

nuoce, a una donna, che fa benefizii, e che poria vergogna, e ignominia. 16. Or io rammenter le opere del Signore, e racconter quello che ho veduto. Per la parola del Signore sono le opere di lui. 16. Il sol lucente illumina tutte le cose, e ogni opera del Signore piena della sua ma* gnificenza. 17. Non ordin egli il Signore ai santi di annunziare tutte le sue meraviglie , le quali il Signore onnipotente ha perpetuate, affin di rendere stabile la sua gloria?
Vers. 14- preferibile un uomo che nuoce eo. Non pb far a te tanto male 1' odio di u uomo nemico , quanto l'amore illecito di una donna , che ti far benefizii, ma tirer poi addosso a te 1* ignominia. * E che porta vergogna. Ovvero, perch porta vergogna. Vers. 15. Or io rammenter le opere del Signore ce, Da questo versetto sino alla fine del libro Io Scrittore sacro non fa altro , che celebrare le opere del Signore, e i grandi uomini della nazione Ebrea, avendo terminato tutto quello che ha voluto scrivere intorno alle regole de* costumi. Per la parola del Signore sono le opera d lui. La parola del Signore fu quella che cre, e che conserva e governa tutto le cose. Vera. 16. Il sol lucente illumina ec. Come la luce del sole tutte abbellisce e illumina le cose create , cos la magnificenza del Signore si spande sopra tutte le opere sue.

18. Egli penetra n eli' abisso, e ne' cuori degli uomini, e gli astuti loro consigli conosce. 19. Perocch i 1 Signore sa tutto lo scibile, e vede i segni della distinzione de* secoli. Egli annunzia le passate cose, e quelle che son per venire , e delle occulte scuopre la traccia. 20. Nissun pensiero fugge a' suoi sguardi, e nissuna parola a lui si nasconde. 21. Egli ha decorate le meraviglie di sua sapienza. Egli prima de' secoli, e per tutti i secoli, e nulla se gli aggiunto,

Vera. 17. Non ordin egli il Signore ai tanti ec. Non ha egli voluto , che i suoi servi annunzino, e celebrino le ammirabili opere di I n i , le quali egli ha rendute durevoli e perpetue , affine di stabilire jo prpetoo sopra di else la gloria sua ? Dio ha per cos dire itpre*sa V immagine della u gloria sopra tutte le soe creature, in ciascuna delle quali si scoprono i traiti della mano onnipotente, ebe die loro Pesiere, e Dio volle, cir l'uomo il lodasse per tante queste creature , e per esse a lui il tributo renda di riconoscenza , e di rendimento d grazie. Vefs. iq.Sa tutto lo scibile ce* Celebra l'infinito sapere di DTo , i{ quale vede tutti gli avvenimenti, onde distinguonsi i secoli che furono, e che saranno, essendo a lui presenti egualJtente ttU le passate cose, come ancor tutte quelle che saranao, e sapedo egli scoprir la traccia delle cose pi occulte, nella ricerca delle gitali ogni umano ingegno fi perde.

22. in nulla egli scemato, n de' consigli d' alcuno ha bisogno. 25. Quanto sono amabili le opere di lui tutte quante ! e quello che considerare se ne pu, come una scintilla. 24. l'ulte queste cose sussistono, e durano perpetuamente, e tutte in ogni occasione a lui obbediscono. 26. Tutte sono gemelle, l'una opposta ali* altra, e nissuna cosa ha egli ha fatto imperfetta. 26.D ciascheduna egli il bene assicura. E chi si sazier di mirare la gloria di lui ?
Ver, 11. Egli ha decorate le maraviglic ce. I miracoli di sua sapienza gli ha egli decorati e illustrati col beli* ordine che in essi si osserva. Vers. a3. E come una scintilla. Come una scintilla paragonata a un vastissimo incendio, cos la scienza , che noi possiamo avere delle opere di Dio , paragonata a quello che sono veramente in loro stesse. Vers. i5. Tutte sono gemelle., e Vuna ec. Ha parlato di sopra eap. xxui. di questo principio, cio della contrariet tra le cose create, ognuna delle quali ha u' altra a se opposta, come il d alla notte , il bene al male, la morte alla vita, il freddo ai caldo ec. Vers. aG. Di ciascheditna egli il bene assicura. Colla stessa contrapposizione della cosa contraria Dio conserva, e assicura il bene , che in ciascuna delle cose create. Cos tolto il freddo, che sarebbe il caldo? e tolta la siccit, non sii saprebbe quel

C A P O XLIII. La grandezza del Creatore risplende nell'ornato, e /iella bellezza de cieli, nel sole, nella luna, nelle stelle ec. Nissuna capace di lodare Dio degnamente 1. -Bellezza dell' altissimo cielo egli il firmamento; nell'ornato del cielo si vede la gloria. 2. Il sole uscendo fuora, col suo aspetto annunzia (il giorno), strumento ammirabile, opera deli' Altissimo. 3. Nel mezzogiorno egli abrucia la terra, e chi , che possa reggere in faccia a9 suoi ardori? Come chi mantiene una fornace pe'lavori,|che si fonno a fuoco ardente :
ebe sia 1' umido, n tolto il bianco , quello che sia il nero. Con ragione perci esclama il Savio : chi pu saziarsi di considerare la gloria di Dio , la quale nelle opere di lui risplende ? \ert.i.BellezzadelValtistirno cielo ec. Il firmamento, o ia il cielo delle stelle, parte magnificamente bella de' cieli , ornamento di essi, nel quale ornamento si vede la gloria del Creatore. Vers. 2. Il tole, ut cencio fuora ec. Il sole spu alando da levaste, col suo sguardo accenna agli uomini, che giorno, quasi salutandoli, e chiamandoli ai loro lavori: strumento, e macchina prodigiosa , opera degna di tal Creatore.

4. Il sole tre volte tanto brucia i monti, vibrando raggi di fuoco, e col fulgore de' suoi raggi abbacina gli occhi. 6. Grande il Signore, che lo cre, per comando del quale egli accelera la sua corsa. 6. La luna con tutte le fasi e col suo periodo indica i tempi, e segna gli anni. 7. La luna d il segno dei giorni festivi ; luminare, il quale arrivato alla sua pienezza, decresce. 8. Il mese ha preso il nome da lei ; ella cresce
Vers. 3. 4- Come chi mantiene ec. Paragona il sole a un uomo , che tiene accesa una fornace per far la calcina, o fondere il ferro ec.; il quale soffiando nella fornace vi produce smisurato incredbile ardore? cosi il sole tre volte tanto col suo ardore brucia la terra , e particolarmente i monti , che guarda dal suo nascere , fino al suo tramontare, vibrando sopra di essi raggi di fuoco, e abbacinando gli occhi degli uomini col suo meraviglioso fulgore. Vers. 6. La luna con tutte le fasi ec. La luna segna il comineiamento dei mesi, e le parti di essi, perch ella ogni mese termina il suo periodo, ed ella pi spesso , e pi distintamente segna , e divide il tempo. Vers. 7. La luna d il segno dei giorni festivi ec. La festa della nuova luna ,o sia della Noemenia , cominciava colla luna nuova ; la Pasqua, prima festa dell' anno sacro , cominciava il quattordicesimo della luca di Nisan, e la Pasqua fissava la Pentecoste.

(i) Gen. 9.. 14.

mirabilmente fino alla pienezza. 9. Un esercito nell* eccelso, nel firmamento celeste, il quale esercito gloriosamente risplende. 10. Lo splendor delle stelle la gloria del cielo; il Signore quegli che i l l u m i n a il mondo lass dall'alto. 11. Alla parola del Santo elle son pronte a'suoi ordini, n mai si stancano nelle loro stazioni. 12. Mira 1' arcobaleno, e benedici colui che lo ha fatto : egli molto betto nel suo splendore. 13. Egli il cielo cinge con cerchio glorioso: le mani dell' Altissimo son quelle che lo ha disteso.

Vers. 8. Il mete ha preso il nome da lei. Il nome Greco corrispondente a quello che noi diciamo mese, viene dal nome, che ha in greco la luna. Vefo. 9. Un esercito e nell' eccelso ec,. Parla delle stelle, che sono de^te sovente milizia di Dio , esercito , accampamento: le Stelle, come si altrove notato, sono in gran numero. Vers. 11, Alla parola del Santo ec. Rappresenta le stelle ,. come obbedienti soldati, le quali a una parola del Santo , cio di Do, Stanno pronte a eseguire i suoi comandi, e vegliano senza stancarsi giemmai ne' j-osti ad esse assegnati.

i4- Dio col suo comando fa subito venire la neve, e con celeril spedisce le folgora secondo il suo giudizio. 15: Per questo si aprono i tesori, e le nubi volano come gli uccelli.

16: Colla sua potenza grande egli addensa le nuvole , e ne stacca pietre di grandine. 17. A uno sguardo di lui si scuotono i monti , e per volere di lui soffia lo scilocco. 18. Il rumor del suo tuono sbatte la terra; la bufera aquilonare, e i turbini di vento, 19. Spandono la neve, la quale vien gi a guisa di uccelli, che calano a riposarsi, o come locuste, che si gettano sulla terra , e la ricuoprono.
Vera. 14. Secondo il tuo giudizio. Quando cio egli vuole o punire gli empii, o atterrirli. Vers. 15. Per questo si aprono i tesori ec. Per esercitare sue vendette egli apre i tesori dell'ira sua , e spedisce le nuvole, le quali con incredibil celeril volano a gettar grandine , come si dice in appresso. Vers. 16. .Pietre di grandine. Grandine grossa , e dura conia pietre.

20. L'occhio ammira il bel candore, di lei, e la sua quantit cagiona spavento ne' cuori. 21. Egli spande sopra la terra la brina come sale,la quale quand' agghiadata si fa simile alle punte de5 triboli. 22. Al soffio del freddo aquilone l'acqua si congela in cristallo,il quale sopra ogni massa di acque si posa, e mette indosso alle acque quasi una corazza. 23. Egli divora i monti, e brucia i deserti, e secca ogni verdura al pari del fuoco, 24. Il rimedio a tutto questo si una nuvola, che tosto comparisca ; e una molto calda rugiada, che gli venga contro lo fa dar gi.
Vers. ai. 'Spande . ..la brina come sale ec. I granelli della brinata son simili a quelli del sale nella bianchezza, e nella figura: la brina gelata aspra al tatto , e pungente come le spine. Vers. 22. E mette indosso ec. Come la corazza veste , e rende impenetrabile il corpo del soldato, cos il ghiaccio veste e cinge le acque de' laghi, dei fiumi, e anche del mare, le veste con s forte corazza , che sopra il ghiaccio camminano non solo gli uomini , ma anche carri pesanti. Vers. a3. Divora i monti ec. Il ghiaccio ahhruccia ogni verdura, particolarmente sulle montagne, e ne'luoghi deserti , che diventano orridi a vedersi nel tempo de'ghiacci.

20. Una parola di lui fa tacere i venti, e un suo volere mette in cai ma il mar profondo , e in esso il Signore pianta isole. a 6. Quelli che scorrono il mare, ne raccontino i pericoli; e noi ali* udirli co' nostri orecchi rimarremo stupefatti. 27. Ivi opere grandi, e ammirabili : varj generi di animali, e bestie di ogni sorta, e mostruose creature. 28. Per lui fu stabilito ( ad ogni cosa ) il fine del suo viaggio, e tutto ha posto in buon ordine col suo comando.
Vers, 24* II rimedio a tutto questo ec. Una nuvola, ebe si alzi alla primavera, la qual nuvola dia una pioggia dolce, e una rugiada calda , che venga sopra il ghiaccio, lo scoglie ben presto , e si rallegrano i piani, e i monti , che cominciano a ripigliare la lor verznra. Vrs. 26.0uIli che scorrono il mare ne raccontino ec. Vedi P*al. evi. 23. Vers. 28. Per lui fu ttabilito ( ad ogni cosa, ) il fine ec. Dio fiss a tutte le creature il fine , a cui debbon tendere, ed esse stanno nell'ordine stabilito dalla parola del Creatore, n cessano mai di adempire il fine, per cui furon fatte. Cosi il sole, Ja luna , i veaii ec. obbediscono costantemente al primo comando di Dio, e coyseguisconp il fine , per cui si muovono, ed operano continuamente.

so,, Diremo molto, e ci mancher la parola : ma la somma d quel che pu dirsi, si che egli in tutte le cose. 30. Che potrem fare noi per glorificarlo? perocch egli 1* onnipotente di tutte le opere sue pi grande. 31. Il Signore terribile , e grande oltre modo, ed mirabile la sua possanza. 32. Lodate il Signore quanto mai potrete ; perocch egli sar sempre al di sopra, e la magnificenza di lui prodigiosa. 53.Benediteli Signore, ed esaltatelo quanto potete; perocch egli maggior di ogni laude. 34- Armatevi di valore peresallarloje non
Vers. 29. Egli e in tutte le cose. Egli in tulle le cose , come causa efficiente , causa conservatrice , causa finale di tutte le e 03 e. * Egli e in tutte le eorc. I LXX. Egli tutto. Vers. 3o. Che potremfctr noi per glorificarlo! Sino alla fine di questo capitolo si ha una bella e forte esortazione a tutti gli uomini, perch con tutte le forze loro lodino, e benedicano lui, ebe d* ogni laude pi grande , e la cui Maest nissun ingegno pu cniprendere col suo pensiero, non che agguagliare colle parole.

vi stancate; perocch non ne verrete a capo giammai. 35. Chi lo ha veduto, affin di poterlo deserivere ? E chi spiegher la sua grandezza qual ella ab eterno ? 35. Molle sono le opere nascoste maggiori di queste: perocch poco quel che veggiamo delle opere di lui. 37. Ma tutto stat fatto dal Signore, ed egli a quei che vivono piamente d la sapienza.

(i)Psal. io5. a,
Vers. 34- Chi lo ha veduto ec. Chi La veduto la sua Maest immensa , affin di poterla dipingere? Nisiuno ha veduto Do. Joan. i. Vers. 35. Egli a quei che vvono piamente da la sapienza. A que' che lo amano, e lo onorano data maggior cognizione, e luce per conoscere Dio dalle opere sue, affinch nell'amore crescano, e nella yraliludine verso di lui.

C A P O XLIV. Elogio degli antichi Padri, e de' loro discendenti in generale: indi son celebrati Enoch, No, bramo, cui furon fatte le promesse, /sacco, e Giacobbe. 1. L/iamo lode agli uomini gloriosi, ai maggiori nostri, da' quali siamo stati noi generati. 2. Molta gloria si procur per essi il Signore colla sua magnificenza, che eterna. 3. Eglino furon signori nei luro regni, furort uomini grandi per valore, e forniti di pru-

Vers. i. Diamo lode agli uomini gloriosi e. Un libro, in etri si danno gli insegnamenti di tutte le virt non pu meglio terminarsi , che col riferirsi gli esempii delle stesse virt lasciati da'grandi uomini delle et precedenti: e un dotto interprete osserv essere stato costume della Sinagoga di rammemorare i santi uomini nelle religiose adunanze, e nel tempio ( Grol. ) ; la qual cosa qui accennata vert. i5., e anche altrove.- onde non dee recar meraviglia agli eretici, che la Chiesa di Cristo nella celebrazione de' sacri misteri faccia memoria degli Apostoli, e de1 suoi Martiri, e anche di alcuni de' santi della Chicca Giudaica. Vers. 2, Colla tua magnificenza te. Dio si glorific grandemente in questi uomini facendo in essi vedere la sua gran posanza , e sapienza , e bont. Si loda adunque, e si celebra l'opre d Do , e i suoi doni, quando si lodano i santi.

denza. Essi come pro* feti fecer conoscere la profetica dignit. 4. Essi imperarono colla virt della prudenza al popolo de' loro tempi,ingiungendo precetti santissimi a'sudditi. 6. Col loro sapere investigarono i musicali concerti, e dettarono i cantici delle Scritture. 6. Uomini ricchi di virt, solleciti del decoro del santuario, tranquilli nelle loro case. 7. Tutti questi ai tempi loro fecer acquiVers. 3. Eglino furori signori ec. Io questo, e ne' tre versetti seguenti sono indicati generalmente gli argomenti delle lodi dei Padri. E' furono cap del popolo, regi illustri, uomini d'insigne valore ec. Come profeti fecer conoscere ec. La dignit profetica fa in molti de' grandi uomini della Sinagoga , e la fecero essi conoscere colle loro profezie registrate ne'libri santi. Profet bramo, Isacco, Mos ec. Vers. 4- Essi imperarono ec. Ressero il popolo colla grande loro prudenza ciascuno nel tempo , in cui visse, governandolo con santissime leggi. Nel latino la seconda parte del versetto esige, che s' intenda ripetuta la parola imperante!. Vers. 5. Investigarono i musicali concerti*. Fino da tempi di Mos gli Ebrei aveano ima musica sacra; ma si segnal in questo grandemente Davidde. Ver*. 6. Solleciti del decoro del santuario. Si potrebbe anche tradurre solleciti del decoro dell'arca, la quale era la gloria del tabernacolo, in cui risedeva. L' arca chiamata bel' ltzza, farsa , gloria d'Israele. Vedi Ps. txxvu. 67.

sto di gloria, e onorarono la loro et. 8. Quelli che nacquer da questi, lasciarono un nome, che fa rammentare le loro laudi. 9. Ma furonvi alcuni, dei quali spenta la memoria, i quali perirono come se mai non fossero stati, ed essi, e i loro figliuoli con essi, bench nascessero, furon come non nati. 10. Ma quelli furon uomini di misericordia, e le opere di loro piet non sono andate in ob* blio. 11. La loro stirpe resta posseditrice de'loro beni.

Vers. 8. Lasciarono un nome ec. Lasciarono dietro a se nome grande , che fece ricordare i padri loro, da'quali questi degni figliuoli erano stati allevati in maniera da riuscire quelli che furono: gloria di bramo Isacco, gloria di Isacco fu Giacobbe ec. Vers, 9. Ma furonvi alcuni, de1 quali spenta la memoria ec. Intendonsi pi probabilmente i figliuoli, che ebbe Abramo da Cetura, e da Agar, e i discendent di Esali padre degli Iduruei. Ver, io Uomini di misericordia, Assidei , cio uomini di piet, caritativi, e benefci. Vers. 11. Posseditrice de* loro beni. Non tanto della terra di Chanaan, ma molto pi de'beai spirituali conceduti a'padri loro, e delle promesse di Dio, e del tesoro delle Scritture , e della vera religione.

12.1 loro nipoti sono un popolo santo, e i loro posteri steter costanti nel!1 alleanza : 15. E pel merito loro durer in perpetuo la loro discendenza ; la loro stirpe, e la loro gloria non verr meno. 14 I loro corpi furon sepolti in pace, e il loro nome vive per tutti i secoli, 15. La loro sapienza celebrata da' popoli, e le loro lodi sono ripetute nelle sacre adunanze. 16. Henoc fu caro a Dio,e fu trasportato nel paradiso per predicare alle genti la penitenza. 17. No fu trovalo perfettamente giusto, e nel tempo dell' ira strumento di riconciliazione.
(i) Gcn, 5. ^.Hebr. M. 5. fa) Cera. 9. 9.

Vers. 13. Durer in perpetuo la loro discendenza. Durer in un senso migliore negli spirituali Israeliti figliuoli veri di bramo secondo ajede. Vers. 16. Fu trasportato nel paradiso ce. Vedi quello che si detto Ger. v. ?-4 dpoeaL xi. 3.

i8. Quindi rim asero alcune reliquie alla terra quando venne il diluvio. 19. Egli fu depositario di quel patto sempiterno, che non possano esser distrutti col diluvio tutti gli animali. 20. bramo il grande padre di molte genti , a cui nissuno fu simile in gloria, il quale conserv la legge dell' Altissimo, che strinse con lui alleanza. 21.Egli nella sua carne ratific 1' alleanza, e nella tentazione fu trovato fedele.
(i) Gen. 6. 14., et 7. i. flcbr. 11. 7. fa) Gen. 12. 2. 15. 5., et 17. 4-Ge. 7 o(3) Gen. aa. i . Vers. 17. 18. Nel tempo dell1 ira linimento di rconcliazo* ne. Per amore d lui Dio salv non olo lui, ma anche il genere votano , che dovea estere sterminato tutto col diluvio f ed ei lo salv essendo stato co'suoi figliuoli il principio di un nuovo mondo. Ver. 19. Di tjutl patto templerno, che non pattano ec. A. lui fece Dio la promessa, che non sarebbono mai pi sterminati gli uomini col diluvio. Vedi Gen. vui. 21. 22. ce. Veri. 20. Padre di molte genti. Ci significa il nome di Abraham. Da lui vennero anche gli Ismaeliti divisi in dodici trib ec. Vedi Gei, svii. 5. Vor. ai. Nella tua carne ratific P alleanza. Golla circoncisione, che fu segno sacro, e confermazione dell'alleanza. Nella tentazione fu trovato fedele. Parla della obbedienza di bramo nel fare a Dio il lacrifizio del suo unigenito.

22. Per qusto Iddio giuro di dargli gloria nella sua stirpe, ch1 ei sarebbes moltiplicato come la polvere della terra. s3. E che avrebbe esaltata la sua discendenza come le stelle del cielo,e che questa avrebbe posseduto da un ma re fino all'altro mare, e dal gran fiume sino ai confini del mondo. 24. E allo stesso mo* do si port con Isacco per amore di bramo suo padre. 26. A lui diede il Signore , la benedizione di tutte le genti, e il suo patto conferm sul capo di Giacobbe. 26. Lo riconobbe colle sue benedizioni, e a

Vcrs. 28. Da un mare fino alV altro mare ec. Dal mediterraneo fino al mar rosso, e al mar morto, e dall'Eufrate sino ali' Oceano , che bagna la costiera d' Arabia a mezzogiorno; e P Oceano era considerato come l'estremit del mondo. Vers. a/t- a5. E allo stesso modo s porto con Isacco ec. Le promesse fatte ad bramo le ripet Dio a favor d'Isacco, a cui diede la benedizione di tutte le genti, promettendogli che da lui nascerebbe il Cristo, nel quale sarcbbono benedette le stesse genti. Vedi Gen. xxvi. a. 3. 4. 5. 6. E il suo patto confermo sul capo d'i Giacobbe. A esclusione di Esaii, Giacobbe fu dichiarato erede delle promesse, Gen . xxvin. i3.

lu diede 11 eredit, divdendola parte per parte alle dodici trib. 27. E a lui serb uomini di misericordia, i quali furano amati da tutti gli uomini.
C A P O XLV.

Elogio di Mos, di Aronne, di Phines. Sacer* dozio di Aronne : gastigo di Gore, Dathan, e Abiron, i. 'VI os amato da Dio, e dagli nomini : la memoria di lui in benedizione.
(i)Exod.u.3.

Vers. 26. Lo riconobbe colle sue benedizioni. Dio , che am Giacobbe, lo distinse colle sue benedizioni, riconoscendolo per vero erede di bramo, ed erede ancora delle promesse, e a lu i diede in retaggio la terra promessa, che dovean possedere i suoi discendenti, e a lai assegno questa terra dividendola in parti convenienti alle dodici tribi discese dai dodici figliuoli di questo gran patriarca. Vers. 27. E a lui serbo ec. A. Giacobbe , e alla famiglia di Ini concedette Dio di aver sempre u numero di uomini pii, e fedeli, i quali imitassero la virt di questo patriarca , e mantenessero il culto di Dio, e la vera religione, onde meritarono l'affetto di tutti gli uomini. Vers, i. Moie amato da Dio ec. Tra gli uomini di misericordia, de'quali parl alla fine del capo precedente , pone con gran ragione Mos celebrato da Dio per P altissima sua virt. Nurn. xa, 6.

2. Il Signore lo f* simile a' santi nella gloria, e lo fece grande, e terribile ai nemici : ed egli colla sua parola calm le piaghe prodigiose. 5. Lo glorific nel cospetto dei re, e gli diede i comandamenti da portare al suo popolo , e gli fece veder la sua gloria. 4- Sanlificollo mediante la sua fede, e mansuetudine ; e lo elesse tra tutti gli uomini.
(i) Exod. 6, 7. 8. (aj Nam. i i. 3. 7. Hebr. 3, 2. 5.

Vers. 2, Lo f1 simile a! santi. Ai patriarchi santissimi, bramo , bacco, Giacobbe ec. Ed egli colla sua parola calmo le piaghe ec. Le terribili, mostruose piaghe, colle quali Dio alle preghiere di Mos puniva gli Egiziani, Mos colle sue preghiere le faceva cessare. Vers. 3. Nel cospetto dei re. Dinanzi a Faraone , e dinanzi ad Agag re di Amalec, Og re di Basau , e Sehon re degli Amorrei vinti da lui , e spogliati dei loro regni. Egli diede i comandamenti ec. Sul Sina dove gli diede le tavole della legge , e gli f' vedere di passaggio la sua gloria , Exod. xxxi. i. 12. Vers. 4. Mediante la sua fede, e manfiietrdine. La mansuetudine se non fosse congiunta colla fedelt dovuta a Dio, sarebbe difetto. Mos era fedelissimo a Dio, e mansuetissimo verso il prossimo , Exod. xn. 7. xu. 8. Questa mansuetudine non di natura, n di temperamento , tua effetto della grazia , e della carit, questa mansuetudine congiunta colla fedelt a Diu santifico Mos, e fu cagione, ch' ei Tosse eletto tra tutti gli uomini per condottiero, del popolo del Signore.

6. Onde egli ud lui e la sua voce, e ( Do ) lo fece entrar nella nuvola. 6. E testa a testa gli diede i precetti, e la legge di vita, e di scienza, affinch a Giacobbe notificasse il suo patto, e i suoi giudizii a Israele. 7. Dio sublim Aronne suo fratello simile a lui della trib di Levi: 8. E con lui ferm un patto eterno , e a lui diede il sacerdozio della nazione, e lo fece beato e glorioso. 9. gli mise a' fianchi cingolo di gloria, e lo abbigli di vesti-

Vers. 5. 6. Onde egli ud lu, e la sua voce ec. Mos ud Dio, cio la voce di Dio sul Sina, e fu fatto da Dio entrare nella nube, p sia calgine, nella quale si occultava lo stesso Dio, e dove parl Dio a lui come u uomo parla col suo amico. Ivi egli diede a lai i comandamenti, e la legge , che detta legge di vita si perch insegna agli uomini la maniera di vivere per piacere A Dio, e s perch avea per premio la vita e temporale, e ancjift eterng quando fosse osservata spiritualmente mediante la fede, e la carit. Versi 8. Con lui fermo un patto eterno. Tutta la trib di Levi essendo consacrata al Signore, della trib stessa Dio elesse Aronne e lo sublima eoa dare a lui i) sacerdozio, e il pontificato della nazione EbrA ordinando con patto immutabile, che nella famiglia di rounj stesse tempre questa grandissima dignit.

menti gloriosi, e la orn di maestosi ornamenti. 10. E gli diede la veste talare, e le brache, e P ephod , e gli mise attorno i molti sonagli d' oro. 11. Perch facesser rumore mentr' ei si moveva, e il rumore si sentisse nel tempio per risvegliar la memoria ne* figliuoli del popol suo. 12. Il razionale santo, lavoro tessuto d' oro, e di jacnto, e di porpora da un uomo saggio dotato di vera prudenza :
Ci) Exod. 28. 35.

Vers. g. E gli mite ai fianchi cingolo di gloria ce. Viene a parlare de'principali ornamenti, de'quali era decorato il sommo sacerdote, i quali egli solo portava, e non li portava se non quando era nel tempio. Parla in primo luogo del cingolo , che era ricchissimo. Vedi Exod. xxvin. 4Vers. io. E gli diede la veste talare , e le brache ec. Per la veste talare altrimenti podere s' intende" la tonaca iacintina , ebe ascendeva lino a terra, alla qual tonaca erano attaccati i sonagli. Vedi lo stesso luogo dell'Esodo , dove tutte queste cose son descritte. Vers. n. Per risvegliar la memoria ec. Affinch a quel suono i figlinoli di Israele si ricordassero della maest del Signore, e lui venerassero nella persona del Pontefice, che si movea pe fare le funzioni del suo ministero. Vers, li. Il razionale santo ec, Qcesto razionala , ovver pettorale fatto da un artefice saggio, che fu Beseleel, descritto Exod, xxviu. 15.

13. Opera artificiosa fatta di fila torte di cocco con pietre preziose incastrate in oro scolpite da ndustre incisore tante in numero , quante erano le trib d'Israele , e per memoria di esse. 14. Una corona d'oro sopra la sua mitra, dov' era scolpito il sigillo di santit ornamento di onorificenza, d'insigne lavoro, che rapiva gli occhi colla sua bellezza. 16. Cosi s belle non si videro prima di lui dalla fondazione del mondo. 16". Nissuno straniero se ne vesti, ma solamente i figliuoli di lui, e i soli nipoti di lui in tutti i tempi.
Vers. 13. E per memoria di esse. Affinch il pontefice ornato del razionale, presentandosi a Dio, anche prima di parlare, rammentasse'al Signore le dodici trib , i nomi delle quali portava scolpiti nelle pietre preziose incastrate nel medesimo razionalc. Vera. i4 Una corona d1 oro sopra, la sua mitra ce. Questa mitra era una benda , che cingeva la testa del pontefice , dalla quale pendeva sulla fronte di esso una lamina d' oro f detta qui corona-} nella quale era scritto, la santit del Signore, come, si veduto Exod. xxvui. 16. Dice perci, che questa lamina portava impresso, o scolpito il figlilo d santit.

17.1 suoi sacrifici furano ogni d consunti dal fuoco. 18. Mos empi le sue mani, e lo unse con olio santo. 19. Fu eterno come i giorni del cielo il patto fermato con lui, e colla sua stirpe , che esercitasser le funzioni sacerdotali , e cantasser le laudi ( di Dio), e benedicessero nel nome di lui il popol suo
(i) Levit. 8. la.
Ver*. 16. Nissuna straniero se ne ves. Tutti gli ornarne n proprii del pontefice erano per lui solo, e pe'suoi successori nella stessa dignit. Vers. 17. / suoi sacrlfzii furono in ogni di consunti dal fuoco. Aronne consacrato pontefice da Mos offerse il suo primo sacrifizio, e Dio in segno di approvazione mand un fuoco dal cielo , che consum gli olocausti, come sta scritto Levit. ix. 28. Questo fuoco mantenuto dipoi perpetuamente nel tabernacolo serv a tutti gli altri sacrifzii, e particolarmente al sacrifizio perenne, che si offeriva ogni giorno mattina e sera. Tale sembra essere il senso delle parole del Savio. Vers. 18. Mos empi le sue mani. Mos consacr Aronne mettendogli nelle mani gli strumenti del suo ministero , e le part delle vittime, che a lui appartenevano , e ungendolo coli'olio santo , e tingendolo col sangue della vittima immolata per la consacrazione: sparse t'olio sulla sua testa , e tocc col sangue l'orecchia, e la palma della mano. Vedi Levit vin. 26. 27, v. 11.
12. 23.

Vera; 19. Fu eterno come i giorni del cielo ec. Il patto del sacerdozio stabilito da Dio con Aronne , e colla sua stirpe, nou iu altro senso fu patto di durata eterna come i giorni del cielo, se non in quanto il sacerdozio d' Aronne era figura del sacerdozio di Cristo sacerdozio veramente sempiterno coma lo chiama 1' Apostolo, Hebr. vn. a 4*

20. Lo elesse (Dio) tra tutti i viventi ad offerire i sacrifizii, e g* incensi di odor soave per farlo ricordare del popolo, e renderlo a lui placato : 21. E gli diede auto rit intorno a' suoi precetti, e leggi, e i giudizii per insegnare a Giacobbe i comandamenti, e per dare a Israele 1* intelligenza della sua legge. 22,Ma essendosi mossi contro di lu uomini estranei, e per astio, e per mal talento essendo andali a investirlo nel deserto quelli che erano con Dathan , e Abiron , e i faaionari di Gore :
(i} Num. iQ. i.3.
Vers. zi. E gli diede autorit intorno a? suoi precetti ce. Grandissima era P autorit del pontefice in tutte le cose concernenti la religione, e l'osservanza della legge divina, e anche nelle cose civili. Quanto a quella autorit , di cui qui si parla , il pontefice era l'interprete naturale della legge, e in lutti dubbi, in tutte le difficolt si ricorreva a lui per averne la soluzione. Vedi Deuter. xvn. 8. Ver, sa. z3. 74. Ma essendoti mosti contro di lui ec. Parla della ribellione di Core, Dathan, e Abiron , e de'quali Dathan, e biroq erano della trib di Ruben , e perci dice , uomini estranei^ cio , ebe non potevano avere pretensione alcuna al sacerdozio collocato d Dio nella trib di Levi ; Gore per era di questi trib, e perci la parola alieni si potrebbe auche tra-

25. Il Signore, veduto ci, n' ebbe dispetto, e coli' impetuoso suo sdegno li distrasse. 24 Fece orrendi pro* digi contro di loro, e nelle ardenti fiamme gli annichilo. 226. E di nuova gloria orn Aronne, e gli assegn 1' eredit, e gli diede le primizie de' frutti della terra. 26. Prepar ad essi abbondante sostentamento mediante le primizie, e oltre a ci eglino mangeranno de'sacrifizii del Signore dati a lui, e alla sua stirpe.

durre emoli, avversarii d'Aronne. L'invdia di vedere in tal guisa distinta la famiglia di Aronne fu quella,ebe spinse costoro ali' ammutinamento di cui furono s terribilmente puniti. Vedi Num. xvi. i. a. ec. Fece orrendi prodigi contro di loro. La terra si aperse e inghiott i capi della ribellione, e il fuoco uscito dal tabernacolo divor que' dugento cinquanta , i quali ardirono di offerire l'incenso. Vers. 5. Gli assegn V eredita. Questa eredit propria, e particolare di Arcane sono le primizie, le decime, e la parte dei sacrifizii offerti al Signore. Quanto a quello che qui si dice, che Dio d nuova gloria orn dronne, pu riferirsi al miracolo della verga di Aronne, che gett le sue frondi e fiori. Vedi Num. xxu, Vers. 26. Mangeranno de1 sacrfizii. In tutti i sacrifixii 1 legge dava a' sacerdoti la loro porzione ; nel l'olocausto tUl* restava a essi la pelle della vittima.

27. Ma egli noti ha possessione nella terra delle genti , e non gli fu data porzione Ira la sua gente, perch Dio sua porzione, e sua eredit. 28. Phinees figliuolo di Eleazroil terzo in tanta gloria , imitatore di Aronne nel timore del Signore: 29. E collo star costante nella ignominia della nazione : egli colla bont, e risoluzione del suo cuore rendette placato Dio a Israele. 30. Per questo Dio fece con lui un patto di pace , lo fece principe delle cose sante, e del suo popolo , e che egli,
(i) Nam. 5. 7. i. Mac. a. 26. 54Vera. 27, Non ha possessione nella terra delle genti. La trib di Levi non ebbe parte nella distribuzione della terra delle nazioni di Chanaan. Vedi quello che si , detto Num. xxxv. i. a. ec. xvi. 20. Dio voleva essere la porzione , e 1' eredit de' suoi ministri. , Vers. 28. 29. il terzo in tanta gloria. Ad Aronne succedei te nei pontificato Eleazaro, ad Eleazaro succedette Phinees. Il M zelo per 1* onore di Dio si f' vedere quando moltissimi Israeliti esseadosi dati a peccare e idolatrare colle figlie di Madian , egli si fece capo di quelli che fecer vendetta dell' onor di Dio. Vedi" ffttm. xxv. Collo star contante nella ignominia della natione : col portarsi da nom costante e fedele nel fa ignominiosa prevaricazione del popolo perduto nella fornicazione.

e la sua stirpe possedesse la dignit sacerdotale in eterno. 31. Cos fu il palt con David re figliuolo di lesse della trib di Giuda , facendo erede del regno l u i , e il suo seme, affine di riempiere di sapienza i nostri cuori, e perch il suo popolo sia governato con giustizia , affinch non si perda !a sua felicit. Egli ha fenduta eterna la loro gloria presso la loro nazione.

Vers. 3o. Fece con lu un patto di pace : Num. xxv. 11. Vers. 31. Con fu il patio con Davidde re ec. Paragona il patto , che fece Dio con Phinees intorno al pontificato , col patto ch' ei fece con Davidde riguardo al regno d' Israele, perocch e 1' uno , e 1' altro patto di Dio grandemente onorevole pel suo popolo. Come Dio diede a Phinees il sacerdozio sempiterno , e l'autorit somma nelle cose spirituali; cos a Davidde diede il regno, e l'autorit somma nel governo temporale , affinch i pontefici fossero una sorgente di sapienza , e maestri autorevoli y e sapti di celeste dottrina a tutto il popolo, e i re^i auuniuisirLno la giustizia, affinch non si perda giammai il bene , e la felicit conceduta da Dio a Israele ; onde la gloria di Phinees , e quella di DavidJe sar eterna presso la loro nazione per ragione di ambedue questi pati.

C A P O XLVI.
r

Elogio di Gosu, e di Caleb e de'Giudici jfco a Samuele, 1. V orto in guerra fu Ges figliuolo di Nave successore di Mos nel dono di profezia; egli fu grande come por* ta il suo nome. 2. Egli fu pi che grande nel salvare gli eletti di Dio, nel domare i nemici, che se gli opponevano, e nel conquistare per Israele la sua eredit. 3. Quanta gloria acquist egli tenendo alla la m a 11 o, e vibrando la spada contro quella citt?

Ver, i. Ge tu figliuolo di Nave ec. Gesti (altrimenti Giotu) figliuolo di Nun succedette a Mote nel governo del popolo e nello sprito di profezia, fu valoroso in guerra , e grande secondo il suo nome, ebe vale Salvatore. Ver. 3. In tenendo alta la mano, e vibrando la $pada. Si potrebbe tradurre: e tcagliando dardi; pecche la voce rhomphaea vale spada dardo. Nella espugnazione della citt di Hai Giosu non ritiro la mano, che ave a alzata in a/fo, lenen- . do lo tendo, fino a tanto che tutti gli abitanti di Hai non furono uccisi. Jns. xx. 26. A. questo fatto allude! forse io queste parole del Savio.

4. Chi avanti a lui combatt in tal guisa ? imperocch il Signore stesso condusse nelle mani di lui i nemici. 5. Lo zelo di lui non ferm egli il sole, onde un sol giorno fu come due f 6. Mentre da tutte le parti i nemici lo combattevano, egli invoc l'Altissimo onnipotente, e il grande e santo Iddio lo esaud mandando grandine fij rio s a di pietre. 7. Egli si scagli impetuosamente sopra la gente nimica,e estermin gli avversarii nella discesa, 8. Affinch conoscesser le genti la possanza di Dio , e come non agevoi cosa il combattere contro di lui. Egli seguit sempre 1' Omnipotente;
(i) Jos. io. 14.
Vers. 5. Onde un sol giorno fu come due. Qul giorno in vece di dodici ore di soie , ne ebbe ventiquattro. Vedi Jot. x. i3. Vers. 6. Mandando grandine furiosa di pietre, Jos. x. i1. Vers. 7. Alla discesa. Alla discesa di Bethoron Jos. \. 1i. Vers. 8. 9. Seguit sempre ^Onnipotente. Egli fu sempre fedele a D i o , e obbediouie a'suoi comandi ; talmente che qan-

p.-Egli a tempo di Mos insieme con Caleb figliuolo di Jephone fece una buona opera, risoluti a mostrar la faccia al nimico, trattenendo il popolo dal peccare, e sedando le maliziose mormorazioni. 10. Ed eglino furon quVdue,i quali del numero di seccalo mila fan li usciron salvi d' ogni pericolo per condurre il popolo al possesso della terra, che scorre latte, e miele. 11. E allo stesso Caleb il Signore diede gran valore , e anche nella veccbpja egli fu sempre robusto, onde sal a quel
(i) Ntim. 14.6.

do gli altri esploratori mandati da Mos a visitar la terra promessa seguendo non Dio, ma il proprio timore, colle loro relazioni empievano il popolo di diffidenza, e di pnnre, Giosu e Caleb furono quelli, i quali confortavano la gente mettendole davanti le promesse di Dio, non temendo di contraddire a tutti gH altri. Vedi Niun. xiv. 2/t. .-* Sedando. Soffocando. Vers. io. Usciron salvi d' ogni periglio. Giosu, e Caleb soli del numero di seicento mila uomini furon sottratti alla morte , a cui furon condannati da Dio t u t t i gli altri per le loro mormorazioni. Eglino Bon solo entrarono nella terra promessa , ma v ; introdussero gli altri, Num, xiv.

terra promessa, il quale fu il retaggio della sua stirpe. 12. Affinch tulli i figliuoli d'Israele vedessero come buona cosa si l'obbedire ai santo Iddio. 13. E i giudici notali ciascuno pel loro nome, il cuore de1 quali non fu cattivo , perch non si allontanarono dal Signore, 14. Sia in benedizione la loro memoria, e le loro ossa di l rifioriscano, dove riposano, io, E duri in eterno il loro nome, e passi a' loro figliuoli colla gloria di que' santi uomini. 16. Samuele caro al Signore Dio sue, profeta del Signore , fond
Vers. 11. E anche nella vecchiaia . ..fu sampr robusto ec. Vedi la bella parlata di Cakb a Giosu quando domand a lui, che gli desse il monte di Hebron , luogo i pia alto lei paese, abitato da uomini Tortissimi , e dove erano citt grandi , e forti. Giosn gli diede Hebron per sua porzione. Jos, xiv. 6 ec. Vrs. 13. E i giudici ec. Dopo Giosu vennero i Giudici, li cuore de1 quali non fu cattivo: si eccettua di lutti i giudici il solo Abimelech figliuol naturale di Uedeone , che uccise set tanta fratelli Jnd. i\. Vers. i/j. E le loro ossa di l rifuritcano ec Siene m benedizione anche le loro ossa , e si veggano un d rifiorire, e rivivere nella beata risurrezione,

nuovo impero, ed unse i principi del popolo suo. 17. gli giudic la sinagoga secondo la legge del Signore , e Iddio visit Giacobbe, ed egli per la sua fedelt fu riconosciuto per profeta. 18. E si vide com'egli era fedele nelle sue parole, e come avea veduto il Dio della luce. 19. Egli invoc il Signore onnipotente mentre i nemici lo stringevano da tulle parti, e offerse agnello immacolato. 20. E il Signore tuon dal cielo, e tra gran(^0 i.*eg.7. Vers. 16. Fondo nuovo impero. Egli fu V ultimo giudice d* Israele, e per comando di Dio unse Saul, e fond il regno , avendo voluto il Signore, ch'ei deferisse a' desiderii del popolo, j. Rgg. vui. 6.11. Vers. iy. E Iddio visit Giacobbe. Sotto il governo di Salimele P arca, ebe era in mano de' Filistei, torn nel paese, furono vinti umiliati i Filistei, e Israele god la pace. Vers. 18. E come avea veduto il Dio della luce. Allude forse alle rivelazioni, che egli ebbe da Dio, il quale gli fece intendere quello che avea decretato contro la famiglia di Meli per i peccati d' Opnni , e di Phinees i. Reg. in. 7. ec. Vr*, iq. 20. E offerse agnello immacolato. Il popolo a Maspha fu assalito da' Filistei, e Samuele si rivolse a Dio, e offerse sacrifizio di un agnello lattante, e nel punto stesso una terribil bufera atterri i Filistei, e Israele riport una gran vittoria i, Reg. vii. 6. ec.

di strepiti fece udir-la sua voce, 21.E co n guise i principi di Ti s o , e tutti i duci de' Filistei : 22. E prima che terminasse d vivere, e si partisse dal mondo, protest dinanzi al Signore, e dinanzi al suo Cristo, come da verun uomo non avea preso da naro,e nemmeno un pajo di calzari, e nissun uomo pot accusarlo. s5.Indi si addorment, e predisse, e notific al re il fine della sua vita, e alz la sua voce di sotto terra profetando la distruzione dell1 empiet del popolo.
( i ) i . Reg. :?.. 3.

Vers. ai. I principi di Tiro. Si vede, che i Cbananei di Tiro, e de'vicini luoghi doveano essere u n i t i co'Filistei in puella guerra. Vers. 9/i, E dinanzi al ano Cristo. Dinanzi a Saul unto , e consacrato in re d'Israele. Del rimanente il fatto, di cui qui si parla , riferito , i. Reg. xn. Vers. 2,3. Predisse, e notifico al re il fine della sua vita. Nella celebre apparizione riferita i. Reg. xxvn. 18. ec. Samuele allora predisse eziandio la rotta dell' esercito d'Israele meritata dallo stesso popolo per la sua empiet. Dice, che Samaele alz la sua voce disotto farr, cio uscendo dalla terra come parv alla donna, che veramente dalla terra rjli uscisse.

C A P O XLVII. Elogio di Nathan, di David , e de' primi anni del regno di Sdiamone ignominiosa vecchiezza d'i questo prncipe. Imprudenza di Roboant* Empiet di Jeroboam.

i.Ourse dipoi Nathan profeta ' tempi di David. * 2. Come il grasso dell' ostia dalla carne si segrega: cos Davidde segregato da' figliuoli d' Israele, 5; Egli scherz co1 leoni come se fossero agnelli, e gli orsi tratt come agnelli nella sua giovinezza.
(i) a. A0g. i?, i. (a) i, JReg. 17. 34.

Vefs. i. Surse dipoi Nathan profeta ce. Dopo Samuele profeta, clic visse sotto Saul, fior il profeta Nathan a'tempi di David: egli non fu il solo profeta in questi tempi, ma fu il pi celebre. Vers. a. E come il grasso... dalla carne s segrega ec. Come nell' ostia pacifica il grasso , cio la parte pi delicata e limata , si separa dal rimanente della carue per offerirla al Signore, e abbruciarlo in onor suo , cosi Davidde fu V uomo elejito, e mesto a parte , e amato da Dio distintamente tra tutto guanto il popolo <T Israele, Vers. 3, Scherzo co' leoni ce. i. Reg- XVH, 34 35.

4. Non uccise egli il gigante togliendo T obbrobrio di sua nazione. 5. Alzala la mano, col sasso della sua frombola abbatt il trionfante Golia: 6. Perch egli invoc il Signore onnipotente, il quale diede forza al suo braccio per uccidere un uomo forte iti combattere , e per rialzar la gloria di sua nazione. 7. Cos diede a lui la gloria di aver uccise dieci mila persone , e illustre il rend culle sue benedizioni, e gli offerse corona di gloria : 8. Perocch egli dappertutto conquise i ne(i; i. ReS. 17. 49.

(7.) i. Reg. r8. 7.

Vers. 7. Diede a lui la gloria ili avere uccisi dieci mila. Diede a lui Ja gloria di uccidere il gigante, che fu come se dieci mila nemici avesse ucciso ; clic quello che cantavano le fanciulle Ebree: mille ha uccisi Saul: e David dieci mila. i. Reg. xvn. 17. E illustre il rende colle sue benedizioni. Si parla sempre di Dio; benchij nel Latino sia: ira benediclionibiis Domini, che un ebraismo usalo frequentemente nelle Scritture , in cambia di benedictionibitf suis. K gii offerse corona di gloria. Questa corona di gloria i la dignit reale , a cui Dio inualz il valoroso , e pio Davidde,

mici, fi stermin gii avversiFilisleifinoal giorno d'oggi , egli fiacc loro le Corna in eterno. 9. In tulle le sue azioni egli diede gloria al Santo , e ali' Eccelso con parole di somma laude: 10. Con tutto il cuor suo celebr il Signore , e am il suo Creatore , il quale lo avea fatto forte contro i nemici : 11. Egli colloc dinanzi ali' altare i cantori, e a' loro canti diede dolce armonia. 12. Aggiunse maest alla celebrazione delle solennit, e sino al fine di sua vita diede ornamento a' tempi (sacri),
Vers. S, Fino al giorno d'oggi. Gli stermin in g\sa, che fino al giorno d'oggi non hanno potuto alzare la testa. , Vers. Q. Con parole di sommrna lamie. Con paroljl, inni magnifici, e veramente de^ni ti i Dio. / Vers. n. Colloc dinanzi ali' altare i cantorino. Davidde fu quegli che stabili i cantori, e introdusse la mtrsica nel culto di Dio: i Leviti furono destinati a questo santo e pio ministero. Vedi i. Paralip. xxiu. xxiv. xxv. Vers. i*. Aggiunse maest alla celebrazione ec.Procur con sommo decoro in tatto il tempo di sua vita, che le feste religione si celebrassero con gran maest e decoro , e che i tempii a Dio consacrati fossero onorati coti religiosa maga ili conz,

facendo che si lodasse il nome santo del Signore, e di gran mattino si celebrasse !a santit di Dio. 13. Il Signore lo purific dai suoi peccati, ed esalt in eterno la sua potenza, e a lui conferm il patto del regno, e il seggio d gloria in Israele. 14. Dietro a lui surse il figliuolo sapiente, e il Signore per amor del padre lentie abbattuta la potenza de' suoi nemici.
(i) i. Reg. 12, i3.

Ver*. 13. Lo purifico da1 suoi peccali. Dio gli fece conoscere il suo gran peccato, g' ispir sentimenti di sincera penitenza , e dal peccato il mond. Esalto in eterno la sua potenza. La potenza di Davidde, e il suo regno passo a* suoi discendenti sino a tanto che dur la sinagoga, e la repubblica di Israele, ma il regno veramente eterno di Davidde, egli i! regno di Cristo figliuolo di lui secondo la carne, regno , che a tutto si estende lo spirituale Israele -, onde a Maria disse l'Angelo , che al figliuolo di lei darebbe Dio la sede di David suo padre, ond' egli regnerebbe sulla casa di Gjjacobbe in eterno Lue. i. 3a. Vers. 14. Il figliuolo sapiente ec. Salomone arricchito da Dio in giovenile et di grande sapienza 3. Reg. iv. 29. Il Signore per amor di Davidde fece s, che i nemici del regno di Salomone non potessero fargli alcun male, n ardissero di opporsi a lui: quindi egli regn in somma pace , possedendo la vasta eredit lasciatagli dal padre. E grande elogio di Davidde il dirsi, che pe' meriti di lui fosse serbato da Dio al Figliuolo u regno potente , e felice.

15.11 regno d Saiomone fu tempo di pace, e Dio rendette soggetti tutti i nemici, affinch egli edificasse una casa al non*e d i l u , e preparasse un eterno santuario. Quanto fosti tu fornito di scienza nella tua giovinezza, 16. Tu fosti ripieno di sapienza qual fiume, 1' anima tua discoperse i segreti della terra. 17. E nelle parabole molti enimmi adunasti, il tuo nome si divulg pelle isole rimote, e fosti amato nella tua pace.
fi) 3.Reg. 3. r. (2) 3. Reg.k 31.

Vers. i5. Il regno di S alamene fu tempo di pace. Vedi 3. Reg. iv. ^4- e il nome di lui significa il pacifico, e questo nome credesi con ragione imposto a lui secondo quello che Dio avea predetto a Davidde : il figliuolo, che nascer, a te , far uomo di pace, i. Parai, xxu. g. Vers. 16. V anima i u discoperse i segreti della terra. Si allude a quello che sta scritto 3. Reg. iv. 3a. : Ragion intorno alle piante, dal cedro , che sta siti Libano , fino alV issopo , che spunta dalle pareti, e discorso delle bestie della terra , e degli insetti, e de1 pesci. Ver. 17. E nelle parabole molti enimmi adunasti. Spiegasti colla tua sapienza un gran numero di enimmi nelle tue parabole. Vedi 3. Reg. iv. ag. 3o. Da tutte le parti della terra ai mandavano enimmi, e quisiti oscuri da sciogliere a Salomone , e la regina Saba fece prova del sapere di lui anche in questo. Vedi 3. Reg. x. i.

18. Tutte le genti ammirarono i tuoi cantici, e i proverbi, eie parabole, e le interpretazioni ; 19. E la protezione del Signore Dio, che Dio d'Israele si noma. 20. Tu adunasti 11 oro come il rame , e moltiplicasti Targento come il piombo; 21. Dipoi ti soggettasti alle donne , e avesti chi ebbe dominio sopra dite. 22.E contaminasti la tua gloria, e profanasti la tua stirpe, tirando addosso a' tuoi figliuoli
(i) 3. Reg. io. a7.
Vers. 8. 19. Tutte le genti ammirarono ec. Le genti tutte ti ammirarono per le opere insigni d sapienza composte da te, e specialmente te ammirarono i Gentili per la protezione singolare , onde fosti graziato da Dio , d Dio che si chiama Dio di Israele. Vers. ao. Adunasti V oro cerne il rame ec. Intorno alle ricchezze immense, che erano in Gerusalemme a suo tempo. Vedi 3. Reg. x. i4- a3. 27., . Parai, x. i3. 37. Vers. 22. 28. Profanasti la tua stirpe. Generando figliuoli da donne straniere e idolatre; onde 1' ira di Dio i f1 sentire ai tuoi figliuoli in punizione de* tuoi peccati .* perocch la tua stoltezza ando tanto avanti, che per tua colpa fu diviso il regno in due parti, e dalla trib di Ephraim ebbe principio un impero di ribelli, impero duro, contumace non solo verso la itirpe di David , ma anche inverso Dio, a cui voltaron le spalle le dieci trib sotto Geroboomo, abbracciando 1' idolatria.

la vendetta, e andando tanto avanti la tua stoltezza, 26. Che in due part facesti dividere il regno, e da Ephrafm cominci un reame di ribelli. 24. Ma Dio non mander da parte la sua misericordia, e non guaster, n distrugger le operesue.e non schianter dalle radici i nipoti del suo eletto, e non isterminer la stirpe di lui, che am il Signore. 26. Ed egli ha lasciate delle reliquie a Giacobbe, e a David della sua stirpe. 26. E Salomone ripos co' padri suoi. 27. E lasci dopo di se uno de' suoi figliuoli esempio di stoltezza alla sua nazione.
(JS.Ueg. Il.i6.

Vera. ^4- z5.-l nipoti del tuo" eletto. I nipoti d Davidde letto di Dio. Per amore di lui Dio lascer o Iloboamo il regno di Cruda , e in queto regno si manterr la vera religione, il deposito delle Scritture , e la fede delle divine promesse. Cos Dio lascer delle relTtjte a Giacobbe fedele, vale a dire dei posteri, che ne seguiranno la fede, e delle reliquie a Davidde , lasciando sul trono di Giuda Roboamo , e i suoi discendenti.

28. E privo di prudenza Roboamo, il quale co' suoi consigli alien da se la nazione : 29. E ( lasci) Jeroboam figliuolo di Nabal, il quale indusse in peccato Israele , e la via d peccare mostr ad Ephraim, e fu grandissima la piena de' lor peccati. 30. I quali gli scacciarono dalla loro terra*
(i) 3. Eeg. 12.28. Vers. 9,8. Co* suoi consigli alieno da se la, nazione. E nota la cruda e pazza risposta data da lui al popolo , che lo pregava di alleggerire le gravezze imposte sotto il regno del padre , 3. Reg. XH. i3. Vers. ?.q. E ( lascio J Jeroboain figliuolo di Nabat ec. Dice che Salomone lasci anche Jeroboain perch i peccati di Salornone meritarono, che Do permetesse a quest'uomo emolo a ribelle di separare le dieci trib. Egli per ritenere sotto di se il popolo diviso, procur e ottenne d*inciurlo a adorare g' idoli, e g' insegn a peccare non solo in materia d' idolatria, ma anche in molti altri vizii, che dalla idolatria hanno origine , o fomento. Ma questo uomo , astuto politico, non previde, che la distruzione della vera religione , la quale distruzione egli cre dette dover esser la base , e la sicurezza del suo -nuovo regno, sarebbe stata la vera cagione dello sterminio e del regno, e di tutta Ja sua famiglia. Ma cb par avvenne come appunto allo slesso Jeroboain avea predetto in termini espressi Elia 4- RC' xiv. i^., e conte detto nel versetto 3o. Vers. 3o. 1 quali gli scacciarono dalla loro terra. La parola valde appartiene^al versetto precedente .'.-plurima redundaverunl peccata ipsorum valde. E questi peccati furono la vera cag'one, per cui gli empii Israeliti furono scacciati dalla loro terra contaminata e profanata da essi colle loro iniquit, < divenuta non'pii lerra santa, ma terra di peccati. Gli Assiri
n *

31. E (Israele) and dietro a tutte le scelleraggini fino a tanto che cadde la vendetta spra di essi, la quale pose fine a tutti i loro peccati. C A P O ZLTIII. Elogio di Elia, di JSliseo, e di Ezeckia. i. Lrf sorse il profeta Elia come un fuoco, e le parole di lui erano come ardente facella.
(i) 3. Reg. 17. r.

menaron via una parte degli abitatori tempo del loro re Theglaphalassar, e dipoi Salmanassar mando gli avanzi delle dieci trib ad abitare di l dall' Eufrate 4. Reg. xvi i. 6. 7. Veri. 31. Pose fine a tutti i loro peccali. S pu ben credere che molti di essi umiliati sotto i castighi del Signore si ravvedessero , e facessero penitenza. * Cadde la vendetta. No a rara in questo senso la voce latina defensio. , Vers. i. Come un fuoco ... e come ardente facella. E molto bene espresso il carattere di queto grandissimo profeta tutto acceso di zelo per la gloria del Signore, e perci difesi, che era come un fuoco ; e pieno di carit verso del prossimo , cui egli illuminava e procurava con ogni sollecitudine di condurre a Dio, onde detto, come ardente facella. Egli fu mandato da Dio a conforto e sostegno della Chiesa in un tempo in cui l'idolatria introdotta da Salomone, e propagata da Geroboamo in tutto il suo regno menava stragi e rovine nel popolo del Signore. Nella atessa guisa, e per le stesse ragioni il Battista detto da Cristo nel Vangelo lampana ardente e lucente Jo. v. 35., e di lui pure sta scritto, ch'ei precedette il Cristo collo spirito, e colla virt d1 Elia Jo. i. 17. delle quali cose nulla pu dirsi di pi grande a commendazione di Elia.

s. Egli fece Venir contro di essi la fame, e quelli che per invidia il persegitavano , si ridussero a pochi:perocch nnn potevan coloro sopportare i comandamenti del Signore. 3. Egli colla parola del Signore chiuse il cielo, e tre volte fece dal cielo cadere il fuoco: 4 Cos Elia si rend glorioso co'suoi miracoli. E chi , che possa gloriarsene al pari di te? 5. Tu in virt della parola d Dio Signore traesti un morto dall' inferno, e dalla giurisdizione della morte.
(i) 3. Reg. 17. i. 4- Reg- i- *<> (?) 3. Reg. 17. 22.

Vers. a. Fece venir contro di essi la fame. Vedi 3. Reg. xvu. Jacob. v. 17. E quelli che per invidia <?. U gran numero de' persecutori di Elia pcrV nel tempo di questa fame, che duro tre anni, perch non potevano, attesa la lor pervicacia , indursi a osservare i comandamenti del vero Dio , a fuggire 1' idolatria, e la empiet de' costumi. Vers. 3. Colla parola del Signore chiuie il cielo ec. Comand da parte del Signore al cielo, che stesse chiuso, e non desse itilla di pioggia , e il cielo obbed , e per tre anni e meno noti piovve mai. tre volte dal cielo cade il fuoco. Due volte opra i soliati mandati da A,cab per pigliarlo : 4- Reg- * io. ec., e una volta opra il suo olocausto in prseiua del re, e del popolo tul Carmelo.

6 Tu abbattesti i reg, e con facilit conquidesti la possanza di essi, e i gloriosi (facesti cadere) da'loro letti. 7. Tu ascoltasti sul Sina il giudizio, e sull' Horeb i decreti di vendetta. 8. Tu ungi de' regi, che faccian vendetta , e lasci dopo di te de' profeti tuoi successori.

Ver*. 5. Traesti un morto dalV inferno. Traesti dal sepolcro il figliuolo della vedova di Sarepta. 5. Reg. xvn. 21. Vers. 6. Tu abbatesti i regi ec. Elia predisse la punizione di Acab, di JezabeJe, di Ochozia, e di Joram fratello di Ochozia, e di Joram figliuolo di Josaphat re di Giuda, e tutto avvenne com* egli avea profetizzato. Vedi 3. Reg. xxi. 22. a3. 4- #<? 16. 17. ix. 12. 14. 2. Parai xxi. 12. ec. E i gloriosi (facesti cadere ) e/a' loro leit. Dai letto , in cui giaceva malato facesti cadere nel sepolcro Ochozia re di Israele. Vedi 4- Reg. * 6. 17., e lo stesso fu di Joram figliuolo di Josapbat. i. Parai, xxi. i.4. Vers. 7. Tu ascoltasti sul Sina il giudizio ^ e sulV Horeb ec. Ij' Horeb una parte del monte Sina. Tu sul Sina udisti dalla bocca di Dio la condannazione pronunziata da lui contro la famiglia di Acab , e i decreti di vendetta contro di l u i , e contro tutto il reame dTsraete. 3. Rcg.xix. i*. i5, Ve-s. 8. Tu ungi de? rgi ec. Per ordine di Elia Eliseo suo discepolo" anse Jehu e Azael destinati da Dio a punire le scel-; foraggiai della famiglia di Acab, e del popolo d'Israele. 3. Reg xix. la. i5. lasciai dopo di te de* profeti ec. Elia ebbe un gran nUmero di'Viiscepoli allevati da lui uella vera e soda piet per opporT? alla dominante irreligione , ed essi vivevano insieme in varie cftnidn'ita sotto il governo di Elia, e dipoi sotto Eiiseo erede del sito Spirito, il quale*dall'aratro fu chiamato al ministero profetico , e destinato dallo stesso Elia suo successore 3. Reg. x i x , 20. ec

g Tu fosti rapito in un turbine di fuoco sopra un cocchio tirato da cavalli di fuoco. 10. Tu sei scritto ne* decreti de' tempi, come quegli che placherai 1' ira del Signore, riunirai il cuore del padre col figlio, e rimetterai in piedi le trib di Giacobbe. 11. Beati quei che ti videro, ed ebber la gloria di averti per amico :
(i) 4- Reg. 2. M. (2) Malach. 4. 6. Vers. p- Tu fosti rapito ec. 4- Reg. 11. 11. Egli vive come Henoch in quel luogo dove Dio li traport, essendo l'uno e l'altro sicuri pegni della futura nostra risurrezione. Vedi Tertiill. de. Res sur. Augnit. de Ci vil. xv. i g. Vers. io. Tu sei scritto nei decreti de1 tempi ce. Che sono eglino questi decreti, ovvero giudizii de1 tempii Delle molte interpretazioni la pi verisimile, come la pi semplice, mi sembra essere , che s'intendano i decreti di Dio riguardanti quello che di secolo in secolo dee avvenire, e particormente quel che riguardano la fine del mondo. In questi decreti manifestati a noi dai profeti del Signore (dice il Savio) sta scritto, che tu verrai, o Elia , a placar 1' ira del Signore , e ci tu farai riunendo i cuori de'padri co'cuori de'figli, facendo che gli Ebrei alla fine ritornino alla fede degli antichi Padri, e credano, e sperino nel Cristo , in cui quelli credettero e sperarono; onde i Padri stessi li riconoscano per loro veri figliuoli, e tutte le dodici trib sieno rimesse in possesso della vera religione,, e della grazia, e della salute per Cristo. Vedi le parole di MaIncbia iv. 6., alle quali si allude in questo. Questa predizione: di Malachia fu gi adempiuta in parte una volta nella missione del Battista, di cui Cristo disse , che egli era 1' Elia promesso, che dovea precedere la venuta del Cristo. Si adempir letteralmente e pienamente alla fine de* secoli. Vedi quel ^he si detto M'ali: x). \f\. x v i i . 12. * Rimetterai in piedi, Ristorerai.

12. Perocch noi questa sola vita viviamo, e dopo la morte tal non sar il nostro nome. 13. Or Elia fu involto nel turbine, ed Eliseo ebbe la pienezza del suo spirito; egli nei suoi tempi non temette alcun principe, e nissun lo vinse colla potenza; 14. N parola alcuna lo vinse ; e il corpo morto di lui profet.
(i) 4 Aeg. a. i x .

(i) ^. Reg. \3. 91.

Vers. i i . ii. Beali quei che li videro ce. Il passato di questo primo versetto dee ampliarsi, ed estendersi anche al fu turo. Furon beati e quelli che ti videro una volta e furon amati da te, e quelli che ti vedranno , e da te saranno amati, quando tu tornerai, e ti ascolteranno, e abbracceranno i tuoi insegnameuti. Perocch quanto a noi, siamo molto da te differenti, e non altra vita abbiamo da vivere se non quest' una , che passer assai presto , n possiamo sperare di vederti, e dopo la nostra morte non lascerem di noi nome, che agguagli il tuo, che s glorioso per le tue virt, e per le insigni opere tue, e pel tuo zelo ammirabile , onde Dio e ti na esentato dalla legge di morte , e ti mander pieno del tuo profetico spirito a salute di tutto il popolo nella fine de' secoli. Yers. 13. Ebbe la pienezza del suo spirilo ec. Vedi 4' &eg' ti. i5. , Non temette alcun prncipe ec. Un esempio della intrepidi t di Eliseosi vede 4- Rag. in. 14. e Slmilmente vi. 3a. Vers. 14. Ne parola alcuna lo vinse. Non parola di minaccia, noa parola d promessa, o di adulazione dettagli da alcun re pot vncere quella sua insuperabil fermezza di spirito. E il corpo morto di lu profet. Fece opera degna di un profeta, quando essendo stato gettato nella sua sepoltura il corpo di un uomo ucciso dagli assassini, al contatto delle ossa di liseo il morto risuscit 4 fleg. x i u . ai,

15. Nel tempo di sua vita opero prodigi, e fece cose mirabili nella sua morte. 16. Ma per tutto questo il popolo non si pent, e non lasciarono i loro pecca ti fino a tanto, che furono cacciati dal loro paese, e dispersi per tutta la terra. 17. E rest pochissima genie, e un principe della casa di David. 18. Alcuni di essi fecero quello che Dio voleva; altri poi fecer molti peccali. 19. Bacchia fortific la citt , e condusse acqua nel centro di essa , e scav un masso a forza di ferro, e vi fece una cisterna per l'acqua.

Vcrs. 15. Fece cose mirabili nella stia morie. Egli era malato , e vicino a morte, quando fece quello che leggesi 4* Reg.-x.ui. 14. Vera, 17. 18. E rest pochissima gente ec. Condotte in ischiavitudine le dicci tribi, di tutto il pcpolo del Siguore resto la sola trib di Giuda con quella di Beniamin , e un principe della famiglia di David de7 re di Giuda alcuni furono pii come Josaphal, Ezechia , Josia ; altri furon cattivi come Achaz, Manasse, Jeconia ec. Vers. 19. E scav un masso ec. Vedi i. Par, TULI i, 3o. luti"
X X I I . IO.

20. A tempo di lui venne Sennacherib, e sped Rabscace, ed egli alz la mano contro i Giudei, e la mano stese contro Sionne, divenuto superbo per le sue forze. 21. Allora furon commossi i loro cuori,e cadder loro le broccia , e dolori provarono come di d o n n a , che partorisce* 22. E invocarono il Signore misericordioso, e steser le mani, e le alzarono verso il cielo , e il Signore Dio santo ud tosto le voci loro. 2 3. 3M"4 si ricord pi dei loro peccati, e non li dette in bala de' loro nemici, ma li purific per mezzo d'Isaia profeta santo.
(i) 4. Reg. io. i3.

Vers.ao. Venne Sennacherb ec. ^>Regt xvi i.xix., 2. Parai, xx 11; eo, Vers. a3. ,i purifico per mezzo ec. Li purific da'loro peccali mediatile la penitenza predicata ad essi dal santo profeta Isaia , alle voci del quale furono allora obbedienti.

24- Egli dissip il campo degli Assiri, e 1J Angelo del Signore gli stermin: 26. Perch Bacchia fece quello che Dio voleva , e cammin nelle vie d David suo padre, come aveva a lui raccomandato Isaia profeta grande, e fedele nel cospetto del Signore. 26, A tempo di lui il sole torn indietro, ed egli prolung la vita al re. 27. Egli con grande spirito vide gli ultimi tempi, e consol i piangenti d Sion.
(i) 4. Reg. ig. 35. Tob. i. 41. Isa. 37. 36. i. Mac. 7. 21 a, Mrt<?. 8. 19. (2)3. Reg. io. i i. ha. 38. 8.

Vers. 26. -Torn il tale indietro eo. Il profeta predisse ad Ezechia la sua guarigione, e in prova di sua profezia fece tornare indietro il sole, il qual prodigio pot subito osservarsi nella retrogradazione sul quadrante di Achaz Isa. xxxvm. 12. Vers. 27. VU gli ultimi tempi ec. Vifle col suo grande profetico spirito gli ultimi tempi, i tempi del Messia, di cui parl egli s sovente nelle sue profezie: egli Cu la consolazione dei piangenti di Sioa s allora quando li confort, e fece loro animo contro le minacce terribili di Sennacherib , e quando predisse il ritorno della eattivit di Babilonia ; ma pi veracemente ancora fu egli il consolator de' piangenti di Sion , quando i pii e fedeli uomini de' suoi tempi afllitti e amareggiati dalla general corruzione de'costumi rianimi colle vivissime pitture di quello che dovea un d operare il Cristo per liberare e santificare il nuovo spirituale Israele.

28. Egli dimostr le cose, che hanno da essere sino ali' eternit, e le cose nascoste prima che succedessero. C A P O XLIX. Elogio di Josia, di Geremia , di Ezechiele , dei dodici profetit di Z orobabei ^ del pontefice Ges, di Nehemiat di Henocht di Set, di Sem, di Adamo. i.JLja memoria di Josia un composto di varii odori fatto per mano di un profumiere. 2. La memoria di lui ad ogni bocca sar doi(O 4- Kg. M. i.
Vers. a8. Dimostro le co/e, che hanno da ctscre fino alla eternit. Predisse tutto quello che riguarda la Chiesa di Cristo, che durer per tutti i secoli, sino alla fine del mondo, e la etessa fine del mondo , e il giudizio futuro, dopo del quale viene non pi tempo , ma eternit. Yers. i. La memoria di Josia e un composto ce. Soavissimo , e gratissimo odore spande la memoria del re Josia per molte sue eccellenti virt, le quali il rendettero caro a Dio, e agli uomini. Egli fin dalla prima sua et si diede a servire Dio con tutto il cuor suo, ma la sua piet dimostro principalmente quando il diciottesimo anno del suo regno prese a togliere tutte le vestigie della corruzione , e della idolatria fomentata dai re suoi predecessori. Lo Spirito santo dice di lui, che n prima, n dopo non fu mai re simile a lu. La unione di tutte le virt, che formano un uomo giusto , ed uno perfetto regnante , paragonata dallo Spirito santo un timiama di preziose odorate materie composto. Vers. 2. La memoria di lu a ogni bocca ec. Il suo nome dolce a proferirsi, ed gratissimo ad ascoltarsi

ce come il miele , e come un concerto musicale in un convito, dove si bee vino. 3. Egli fu destinato da Dio a convertire la nazione, ed abo)i le abbormnazioni dell' empiet. 4- Egli il suo cuore rivolse verso il Signore, e ne* giorni dei peccatori corrobor la piet. 6. Eccettuato David, ed Ezechia, e Josia , tutti gli altri peccarono : e. Perocch abbandonarono i re di Giuda la legge dell'Altissimo, e il timore di Dio disprezzarono, 7. Per la qual cosa il proprio regno cederono ad altri, e la loro gloria a una straniera nazione.

Vera. 4- Nei giorni 'dei peccatori eo. Nel tempo, in cni il peccato, e i peccatori regnavano tuttora, egli ristabil, e corrobor la piet , e Fa religione. Vers. 5. Tutti gli altri peccarono. O favorirono l'idolatria, o la tollerarono , come Ochozia, e Aza. Vedi 3. Reg. xxi. 4*.
5. XV. I / f . XXH. 44'

8, Eglino miser il fuoco nella eletta e santa citt , e deserte rendettero le sue contrade secondo la predizione di Geremia. o,. Perocch essi maltrattarono lui, il quale fin dall'utero della madre fu consagrato profeta per abbattere, e sradicare, e distruggere , e poscia riedificare, e ristorare. io. E/,echielie poi vide lo spettacolo della gloria mostrata a lui da! Signore sul cocchio de' Cherubini. n. Ed egli sotto la figura della pioggia parl dei nemici ( di
(i^ 4. Reg. a5. g. (a) Ezech. i. 4.

Vers.n.^J altri... a una straniera nazione. Ai re di NJnive , e poi a quelli di Babilonia. Dio fu quegli che per frutto del loro peccato fece padroni del loro regno questi stranieri. Ver?. 8. Eglino miser il fuoco ec. Gli stessi principi peccatori furon quelli che detter fuoco alla citt eletta da Dio , alla citt santa; la empiet loro avendo dato motivo a Dio di mandare i Caldei a far tutto questo. Vers. 9. Maltrattarono lui ec. Maltrattarono in mille guise un profeta santo, e dichiarato profeta fin dall'utero della madre. Sono qui citate le parole stesse di Dio riferite da Geremia cap> i. 5. io. Vers. io. Ezechielle poi vide ec. Allude alle celebri visioni descritte Ezec. i, 4 5. io. v i 11. i, 3. 3. x. i. a, 3.

Dioj, e del bene, che questi fa a coloro che si mostrarono retti nelle vie loro, 12. E rifioriscano d l, dove giacciono le ossa dei dodici profeti ; perocch essi ristoraron Giacobbe, e mediante la potente loro fede liberaronse slessi. 13. Che direm noi in commendazione di Zrobabel ? Di lui, che fu come un anello nella destra mano? 14 E parimente di Ges figliuolo di Josedech, perocch questi a' tempi loro edificaron la casa , e innalzarono
( i ) i. Esd. 3. 2. Agg. i. i. 14. et ?.. 3. 5. 9.2. a/J(?.) ZacA. 3. i.

Vers 11. Sotto lajgnra della pioggia parl fie* nemici ec. Parl de' nemici, ovvero ai nemici di Dio, agli empii minacianJo loro le divine vendette colla allegoria di una pioggia impetuosa , che atterra case ed eclifizii. Vedi Ezech. xiu. i3. xxxvui. 22. E del bene ch* ei fa a coloro ec. Ezech. xvi 11. zi. xxi 11. 16. ec. Vers.'i2. Ristorarono Giacobbe ec. Sostennero la piet di que' che rimaser fedeli a Dio, e colla grande loro fede, fede potente e vincitrice , si salvarono dalla contagione del secolo , e visser da santi. Vers. 13. Fu come un anello nella destra mano (del Signore). Ovvero, come un sigillo. Dio stesso si servi di questa comparazione parlando di Zorobabele. Aggaei 11. *4 Questi anelli erano preziosi e per la materia , e per la finezza del lavoro , e perci tenuti molto cari.

a! Signore il tempio santo destinalo ad una gloria sempiterna. 16. Durer lungamente la memoria di Neemia, il quale rialz le nostre mure abbattute, e vi ripose le porte, e le sbarre , e ristaur le nostre abitazioni. 16. Non nacque uom sulla terra simile ad Henoch, il quale fu ancora rapito dalla terra. 17. E$ simile a Giuseppe nato "per essere il principe de'fratelli, il sostegno della nazione, guida d,e' fratelli, fermezza del popolo.
(i) Gen. 4t. 4- 4'2- 3. 45- 4 - c * 5o. 20. Ver*. 14. E parimente di, Geia ec. Fiche diremo ancora di Ges figliuolo di Josedech , il quale insieme con Zorobabel riedific la casa di Dio ? Ges era Pontefice nel tempo del ritorno dalla cattivit, e Zorobabel era capo di Giuda. A questi due indirizz le sue parole ggco profeta a nome di Dio esortandogli a fabbricare il Tempio , e promettendo loro , che la gloria di questa nuova casa sarebbe mollo maggiore che la gloria della prima , perocch Dio stesso l'avrebbe empiuta di gloria , figgaci n. 8., e cos fu , perch questo secondo Tempio Ges Cristo insegno, predic , fece miracoli. * Destinato. Serbato. Vers. i5. La memoria di Nehema ec. Nel libro, ebe porta il nome di questo grandissimo uomo , si j veduto quanto egli si adoperasse per ristabilir-e la repubblica Ebrea dopo la lunga cattivit. Vers, 16. ij. Non nacque uem sulla terra simili ad Henoch ec. Prima del diluvio noorsi vide uomo simile in virru adlieuoch

18. Le ossa di lui furono visitate, e profetarono dopo la morte. 19. Setti, e Sem furono celebrali dagli uomini, e Adamo sopra tutte le creature per la sua origine.

il quale cammin con Dio, e fu rapito dalla terra , essendo stato esente dalla legge di morte: e dopo il d i l u v i o non fu uomo simile a Giuseppe nato per essere il primo tra i suoi fratelli , bench egli non fosse primogenito , che salv dalia fame la famiglia di Giacobhe , e la stabil nell'Egitto. * Principe de'fratelli, sostegno lcita nazione, guida de*fratelli, fermezza del popolo. Ripetizione forse originata da qualche versione antica. Vera. 18. Le ossa i lui furon visitate. Giuseppe prima di morire vendo predetto il passaggio degl'Israeliti dall'Egitto nella terra di Chanann avea raccomandato , che col fosser portate le soe ossa , e Mos in partendo dall'Egitto fece prendere le ossa di l u i , le quali ossa nell' essere trasportate secondo la volont diGiuseppe confermarono la profezia di lui intorno alla uscita degli Ebrei dall'Egitto, e alla sepoltura di esse nella Cananea. Queste ossa nel loro Viggio parlavano in certo modo , e ripetevano la profezia di Giuseppe. Vers. ig. Selh, e Sctn furono celebrati ec. Seth fu celebre tra gli uomini per la sua virt, e santit prima del diluvio; Sera parimente dopo il diluvio; Adamo per ha sopra tutti gli' uomini *U est gloria di essere stato creato immediatamente dalla mano di Dio medesimo: egli solo pu gloriarsi di non. avere avuto altra origine, n altro padfe che Dio,

1. limone figliuolo d Onia sommo sacerdote , mentre visse rifond la casa, e a'suo tempi fu rislauratore del tempio. 2. Egli parimente fond l'altezza del tempio,il doppio edifzio, e le alte mura attorno al t tempio.
(i) i. Mac. 12. 6. -i. Mac. 3. 4.
Vers. i. Simone figlinolo di Onia sommo sacerdote ec. Si trovano nella storia del popolo Ebreo due Simon!, che hanno il padre di nome Colsi, e ambedue sorami sacerdoti, e- rammentati dallo storico Giuseppe Antiq.\\.. a. sii. 4 Del secondo si parla anche nel primo libro de'Maccabei 11. i. La pi probabile opinione sembra esser quella di molti antichi, e moderni , che del secondo credono farsi in questo luogo l'elogio. Egli tenne lungamente, e gloriosamente il pontificato, e si oppose a Tolommeo Filopatore , che voleva entrare nel santuario, come si racconta nej-iinmo libro de'Maccabei. Di lui adunque si dice , ch rifond la casa , cio il "tempio , e lo ristor nel tempo del suo sacerdozio , che fu di venti anni. Vers. a. Fondo l'altezza del tempio ec. Non avendosi in verna logo altra descrizione delle opere fatte da Simone per la stabilit , e ornamento del tempio, se non quella che qui leggiamo 'm poche parole , molto difficile il determinare quello che debba intendersi per altezza del tempio, e gl'interpreti l'espongono ognuno, secondo quello che pi gli pare. Molti vogliono, ehft per nome di tempio s'intenda un portico attorno al tempio, che fosse a due piani ( duplex pedficatio ) e assai pi alto , che non era peli'avanti.

5. A' lenpi di lui pozzi ebber copia di acque , e furon pieni oltre modo come un mare. 4. Egli ebbe cura dd suo popolo, eJUi liber dalla perdizione. 6, Egli giunse a ingrandire la citt, e si acquist gloria vivendo in mezzo alla sua nazione, e ampli l'ingresso dei tempio. 6. Come la stella del mattino tra la nebbia, e come splende la luna ne r giorni di sua pienezza.
Ycrs. -3. I pozzi ebber copia di acque ce, 1 pozzi, clic manravan di acque per essere male in ordine gli acquedotti, che ve le conducevano, cominciarono ad avere copia grande di acqua perch Simone fece ristorare e rinnovare i medesimi acquedotti. Vers. 4- Lo libero dalla perdizione. Tolomeo Filopatcre essendo andato a Gerusalemme dopo una gran>vittoria riportata contro ntioco il grande re della Siria, ed essendo stato accolto con molte dimostrazioni di onore da Simone, e dal popolo, ed essendo stato condotto fil tempio dove fu offerto sacrifizio , ebbe la volont di entrare nel santuario ; al che ei oppose costantemente il pontefice , e il re dovette cedere, e nou us violenza , n fece per questo alcun male n ai ministri sacri, n al popolo ; credesi che o questo fatto si alluda in questo luogo, e si attribuisca ella virt di Simone l'avere conservato l'onore della casa di Dio senza che un re grande e vittorioso si esacerbasse del rifiuto, e si movesse a farne vendetta. Vers. 5. Rivendo in mezzo alla una nazione. Seppe conservare la dignit e il decoro del pontificato senza lasciar di essere affabile e cortese verso di tutti, vivando familiarmente con t u t t i , la qual cosa rec a lui gloria grande. * Giunse a ingrandire. Ovvero a ripopolare la citt ridotta a pochi dopo le precedenti calamit.

7. E come rifulge il sole, cos egli rifulse nel tempio di Dio. 8. Come 1* arcobaleno, che splende nelle chiare nuvole, e come il fior della rosa in tempo di primavera, e come t gigli presso alle acque, e come la pianta dell'incenso d grato odore ai giorni di eslale. 9. Come lucida fiamma, e come incenso , che brucia nel fuoco. 10. Come un vaso d' oro massiccio ornalo di ogni sorta d pietre preziose. 11. Quasi ulivo, che mignola , e come il cipresso, che in alto si estolle; ( c o s ) quando egli prendeva il m a n t o glorioso, e si rivestiva di tutti i suoi ornamenti.
Vers. 6. 7. 8. g. io. Come la ftella del mattino ec. Con molte belle similitudini va esprimendo la gravita e purezza de'costumi di lui, e quanto gli fosse amabile a tutti , e come colla luce di sua dottrina, e coli'esempio, e col buon odore di u virt facesse guerra al v ; zio , e confortasse la piet. * Nelle chiare. Trasparenti nuvole. Veti; n. Quasi ulivo, che mignola, e come il cipresso ec, Vuol descriverlo quale egli compariva particolarmente nel tempio, dove i vestiva della veste jacuilina, e di tutti gli altri sacri ornamenti.

12. E salendo al santo altare faceva onore alle vestimenta sante. 13. Quando dalle mani dei sacerdoti riceveva la parte dell' ostia, standoegliin piedipresso l'altare, attorniato da una corona di fratelli , come un alto cedro dalle minori piante sul monte Libano. *4 E come palma cinta dai suoi polloni : cosi altomo a lui si stavano lutti i figliuoli di Aronrie nella loro magnificenza. 16. E tenevano nelle loro mani l'obblazione del Signore, presente tutta l'adunanza d' Israele; ed egli compien-

Vers. 12. Faceva, onore alle vestimento, sante. Colla dignit e mnest personale facea pi gloriose , e venerabili le sacre vesti. Vers. 13. i4- Riceveva la parte . , , stando egli ec. Quando Simone salito all'altare ricevea dalle mani degli altri sacerdoti le p a r t i , o sia le membra delle vittime immolate, che doveano mettersi sull'altare per esser ivi a b b r u c i a t e , egli avea intorno a se una bella corona di sacerdoti, e di Leviti, i quali lo servivano , e gli facevano onore vestiti delie gloriose e sacre loro vesti, onde egli attorniato da questi spiccava , come un alto cedro sul monte Libano cinto da un numero di piante pi piccole, e come una grande palma madre, la quale ha se d'intorno uni quantit di bei polloni, che dalle sue stesse radici spuntano, e le fan quasi corteggio.

do il sacrificio, per rendere pi solenne la obblazione del Re altissimo. 16. Stendeva la mano alla libagione, e versava il sangue dell' uva. 17. E lo spandeva appi dell' altare in odore soavissimo all'altissimo Principe. 18. Allora i figliuoli di Aronne alzavan le voci loro, suonavano le trombe tirate al martello., e facean sentire un gran concerto per fnnovellare a Dio ricordanza. 19. Allora tutto il popolo insieme subita* mente prostravasi colla faccia per terra per adorare il Signore Dio suo, e offerire sue preVers. i5. 16. 17. 18. E tenevano nelle loro mani V olblazione ce, I sacerdoti tenevano nelle loro mani le cose da offerirsi per presentarle al Pontefice, affinch egli a Dio le offerisse. Ma quando lo stesso Pontefice stava gi per terminare la sua funzione , per renderla pi accetta a Dio , e pi solenne , stendeva la sua mano al vaso pieno di vino , di cui facea la libagione, versandone appi dell' altare, secondo 1' ordine , e il prescritto di Mos (Num. xxvni. 7. > 4 - ) in odor soavissimo ali' altissimo Signore. E allora lutti i sacerdoti alzavan la voce intuonando le laudi di Dio , suonando le trombe d' argento tirate a martello , facendo dolce concento di voci e di suoni per ricordare a Dio il suo popolo.

ghiere ali' onnipotente altissimo Iddio. 20. E alzavano le vci coi loro cantici, e nella gran casa cresceva il rimbombo pieno di soavit. 21. E il popolo porgeva sue preci al Signore altissimo fino a tanto che fosse terminato il culto di Dio, e compiuto il sacro ministero. 22. Quindi il sommo sacerdote scendendo atendea le sue mani verso tutta l'adunanza d'Israele per dar gloria a Dio colle sue labbra , e celebrare il suo nome: 23. E replicava la sua orazione , volendo far conoscere la possanza di Dio.
Vers. ao. E alzavano le voci ce. 11 greco legge : E i cantori alzavano le loro voci. Questi erano Leviti. Ver, sa. Stendeva le site mani ec. Non dubbio , che qui si parli dell'ultimo atto della sacra funzione, che la benedizione, la quale (lavasi dal Pontefice al popolo , come apparisce dal greco, e come 1' intendono tutti g' interpreti. La forinola della benedizione 1' abbiam veduta Num. vi. a3. ; ma il Pontefice benedicendo il popolo lodava , e glorificava il Signore , come au tore di ogni benedizione, e di ogni bene, come dalla forinola stessa si vede. Vers. -A3. E replicava la tua orazione ec. Quando terminato il sacrifizio Tolomeo si dichiar di voler entrare nel santuario f il Pontefici; s'inginocchi dinanzi all'ingresso del tempio, e

24. Or voi adesso pregate il Dio di tutte le cose, il quale ha fatte cose grandi in tutta la terra , ed ha conservati i nostri giorni dall' utero della madre nostra, e noi ha trattati secondo la sua misericordia, 26. Affinch egli dia a noi la contentezza del cuore, e che la pace regni in Israele a' di nostri, e per sempre ; 26*. Onde crede Israele, che la misericordia di Dio con noi ne' giorni suoi per liberarci. 27. Due genti ha in avversione l'anima ma, e la terza, ch' io ho in avversione non gente.

stese le mani ti pose in orazione. A. questo vogliono alcuni, che si alluda in questo luogo, supponendo ancora , che la descrizione precedente del sacrifizio offerto dal Pontefice riguardi il sacriftzio stesso offerto in quella congiuntura. Cos intenderemo , che quando lo scrittore acro dice , volendo far conoscere Lct possanza di Dio, egli accenna cjnae Simone ebbe viva fede di ottenere eolia sudorazione da Dio, che impedisse tu (jualuucjue modo la profanazione del luogo santo. Vers. *&. Ne1 giorni suoi ce. Creda Israele, che ne'giornt suoi, vale a dire fino ebe Israele sar al mondo, la misericordia di Dio sempre eoa noi per liberarci da ogni male.

28. Quelli che risiedono sul monte Seir, e i Filistei, e il popolo stolto abitante in Sichem. 29. I documenti della sapienza, e della disciplina furono scritti in questo libro da Ges figliuolo di Sirach di Gerusalemme, il quale vers dal cuor suo nuova sapienza. 30. Beato colui ebe fa suo studio di tali beni, e in cuor suo ne fa conserva. Egli sar sempre saggio. 5-1. Perocch facendo cos sar buono a tutto, perch la luce di Dio guida i suoi passi.

Vers. 27. 28. Due genti ha in avversione V anima mia ec, Due genti ho in avversione per la loro empiet , e per 1' odio , che portano al popolo di Dio, e sono ; primo gl'Idumei, che abitano il monte Seir; secondo , i Filistei ; la terza nazione , che 10 ho in avversione, non veramente nazione,n inerita il nome di popolo , non essendo altro , che una ciurmaglia di uomini di diversi linguaggi e paesi mandata ad abitare la Samaria , e la citt di Sichera. Queste tre differenti specie di nemici della Sinagoga , e della vera religione erano sempre pronti a fare tutto 11 male, che potevano agli Ebrei. Intorno alla gente , che abitava la Samaria in que' tempi, vedi 4- Rcg. xvu. 4- 2i5. Le d il titolo di popolo dolio peli' orribile mescuglio , che facevano dell' idolatria col Giudaismo, Vedi Jo. iv. 22,

C A P O

LI.

Orazione di Ges figliuolo di Sirach, coi fa quale a Do rende grazie, che 1 avesse liberato da molli gravi pericoli, e tutti esorta allo studio della sapienza. 1. v^rr azione di Ges figliuolo di Si" rach. Te loder io , o Signore, e Re, e a te dar gloria , o Dio mio salvatore. 2. Grazie render ai nome tuo 4 perch tu se' stato mio ajuto, e mio protettore. 3. Ed hai liberato il corpo mio dalla perdizione, e dal laccio della lingua perversa, e dalle labbra di quelli che ordivano menzogne , e in faccia a' me* avversarj mi hai dato soccorso.
Ver, i. Te loder io , o Signora, e Re eo. Di questo bellissimo inno di laude si servita, 8 si serve la Chiesa nelle feste di varii Santi, e Sante specialmente vergini, e martiri, celebrando la loro memoria , e rendendo grazie a Dio pe' doni, e favori conceduti loro, e particolarmente pel dono della castit conservato, mediante 1'ajuto della grazia, a dispetto di tutto quello che i nemici della fede tentavano per far perdere ad esse questo prezioso tesoro. Ognun potr riconoscere dalle parola stesse, come son molto bene applicate, e adattate a tal line, intendendosi nel senso spirituale.

4 E secondo la molta misericordia , onde tu prendi il nome, mi hai liberato da* lion t che ruggivano pronti a divorare, 5. Dalle mun di que* che cercavano 1' anima mia, e dal cadere nelle tribolazioni, onci'io fui circondato ; 6. Dalla violenza delle fiamme , tra le quali era rinchiuso, e in mezzo al fuoco non. ebbi calore ; 7. Dal seno profondo dell' inferno, e dalla impura lingua , dalle testimonianze bugiarde, da un re iniquo, e dalla ingiusta lingua : 8. Dio dar laude 1' anima * mia fino alla morte;
Vers. 4. Onde tu prendi il nome. Perch tu ti chiami Dio di misericordia. Vers. 5. Che cercavano Vanima mia: La mia vita. E dal cadere nelle tribolazioni ec. letteralmente dalle porte dille tribolazioni i dall' entrare nel cupo e tetro carcere delle tribolazioni. Vers. 6. Dalia violnza delle fiamme ec. Le fiamme sono simbolo di atroci afflizioni, e s allude al celebre fatto di Daniele , e de' suoi compagni. Vers. 7. Dal seno profondo dell* inferno. Dallo slato d morte , del sepolcro. Da un re inquo : Si crede, che palli di Antioco Epifane re della Siria, presso del quale Ges fosse stato acculato ingiustamente. *

9- Perocch la ma vita fu presso a cadere laggi nell' inferno. 10. Mi avean serralo da tutte parti, e non era chi mi porgesse soccorso ; mirava se alcun uomo mi desse ajuto, ma ajuto non v' era. 11. Mi ricordai di tua misericordia, o Signore, e delle cose fatte da te ab antico: 12. E come tu liberi coloro che te aspettano , e li salvi dalle mani delle nazioni. 13. Tu innalzasti la casa mia sopra la terra, e te io supplicai per la morte, che tutto scioglie. 14. Io invocai il Signore padre del Signor mio, affinch non mi abbandoni senza soeVera. 11. E delle cote fatte da te ec. E delle opere di mise f^cordi fatte da te fino dagli antichi tempi. . Vcrs. i su Dalle mani delie nazioni. Dalle mani delle Dazioni nemiche del popol tuo. . Ver s, 13. Te io supplicai per la. morte , che tutto tciogle. perch mi liberassi tu dalia morte, che scioglie e strugge la santit, il vigore de'scasi, e tutti i legami, che ha 1'uomo io questa vita,

corso nel giorno di mia afflizione, e mentre dominano i superbi. 16. Dar laude al nome tuo, e continuamente il celebr con rendimenti di grazie , perch fu esaudita la ma orazione. 16. E mi liberasti dalla perdizione, e mi salvasti dal tempo cattivo. 17. Per questo io ti render grazia, e a te dar laude, e benedir il nome del Signore. 18. Qua nei' io era tutto govanetto prima d'inciampare in errori feci professione di cercar la sapienza colla mia orazione.
Vers. 14. Il Signore padre del Signore mio. Sembr,a , che alluda al Salmo cix. Disse il Signore al mio Signore, qui rammentata la seconda Persona delia santissima Trinit, il Figliuolo del Padre aspettalo e invocato , come quegli che dovea essere salvatore e redentore degli uomini, e acquistarsi per la stessa redenzione un nuovo titolo di dominio sopra di essi. Vers. 18. Prima d* inciampi are in errori. Alcuni pongono: Prima di darmi a viaggiare . Ma sembra assai migliore il senso che abbiamo espresso nella versione. Prima di cader negli errori, a' quali esposta la giovent, cercai la sapienza , anzi feci pubblica professione di cercarla, e prostrato nelPatrio del tempio dinanzi al santuario, a Dio la domandai, come continuamente la domander fino ali' ultimo respiro della mia vita ; e 1' averla chiesta e cercata cosi per tempo fu cagione, che ella fiorisse in me di buon.' ora, come 1? uva primaticcia,

19. Io la domandava dinanzi al tempio, come fino alP estremo punto la cercher ; ed ella gett il suo fiore come l'uva primaticcia. 20. Il mio cuore trov in essa il suo gaudio ; il mio piede batt la strada dritta ; andai in cerca di lei fin dalla giovinezza. 21. Chinai un poco le mie orecchie, e 1' ascoltai. 22. E molla sapienza accolsi nella mia mente, e molto in essa mi avanzai. a3. A lui, che mi d la sapienza , io dar gloria. 24. Perocch io mi son risoluto di metterla in pratica; ebbi zelo del bene, e non avronne rossore. 26. Per lei ha combattuto l'anima mia, e mi tengo costante nel seguitarla.
Vrs. ai. Chinai un poca le mie orecchie ec. Dimostra come a un animo docile preparato colla orazione non penoso, u difficile Io studio della sapienza. Ver. a5. Per lei ha combattuto V anima ec. Per amor di lui l'anima mia ha avuto da combattere contro lo passioni , e le concupiscenze del secolo,

2. Stesi in alto le mie mani, e deplorai la stoHezza di quest' aninia. 27. Verso di lei dirizzai P anima mia, e conosciuto (me) la trovai. 28. Con lei possedei da principio il mio cuore ; per questo non sar abbandonato. 29. Nel cercar lei le mie viscere soffersero turbamenti, per questo posseder un gran bene. 5o. II Signore per mia mercede mi ha daVera. 26. Deplorai la stoltezza diquetC anima. Deplorai la naturale stoltezza, e le tenebre, e la corruzione dell'anima non ancor risanata e illuminata e confortata dalla Sapienza. Ver. 17. E conosciuto (me ) la trovai. La cognizione della infermit e miseria dell'anima mia, e l'averla dopo duri combattimenti purgata dalle sue cattive affezioni, mi fece trovar la Sapienza. Vers. 28. Con lei postedei da principio il mio cuore ce. II dono della Sapienza fu quello che mi rendette padrone del mio cuore ; onde avere soggetti gli Sregolati movimenti ed affetti , e tenergli mai sempre a freno. Per questo ho certa e ferma fidanza di non essere abbandonato n dalla Sapienza , n da Dio. * Con lei possedei. . . il mio cuore. Mediante la purificazione, la purit. Vers. 29. Nel cercar lei / me vscere ce. Nella ricerca della Sapienza il mio cuore pieno di desiderio , e di sollecitudine , fu conturbato sovente da molti e varii pensieri , ma il ritrovamento di u bene si grande mi si rend perci pi caro e pregevole.

to la lingua, ed io con essa a lui dar laude. 31. Appressatevi a me, o ignoranti, e adunatevi nella casa d' islruzione. 32. Perch tuttora tardate ? e che rispondete a questo? le anime vostre son grandemente assetate. 33. Ho aperta la mia bocca, ed ho parlato : comprate senza spesa, 34* E piegate al giogo il vostro collo , e 11 anima vostra accolga la disciplina, perocch facile il ritrovarla.

Vers. 3o. Mi ha. dato la lingua. La facilit di parlar saggiamento, le vera e solida eloquenza per insegnare ad altri quello che io ho apparato, e per celebrare le lodi di Dio, Vers, 31. Appressatevi a me, o ignoranti eo. Termina il Savio questo suo libro con una bella apostrofe, colla quale egli, ovvero per bocca di lu la stessa Sapienza invita a se, e alla sua scuola tutti quelli ebe conoscendo la loro ignoranza non possono non bramare di essre istruiti nella scienza, ebe si necessaria per 1' uomo, qual quella delia salute, Vers. 3. 33. E che rispondete a questo ? le anime vostre ec. Quale scusa potete voi addurre, che valga a giustificare la vostra negligenza ? Se le anime vostre sono un'arida terra, che ha bisogno di essere inafliata dalle acque della^SapienzaJper produrre frutti di vita, ecco che io ho aperta la mia bocca, e vi presento onde dissetarvi; comperatevi adunque senza spesa col solo prezzo della buoua volont, l'acqua pura e feconda, che io offeriico.

35. Mirate cogli oc. chi vostri com'io faticai per un poco, ed ho trovato molta requie. 36. Abbracciate la disciplina come un gran tesoro d' argento, possedete con lei molto oro. 37. Si consoli l'anima vostra nella misericordia di Dio, e lodando lui non sarete confusi. 58. Fate l'opera vostra per tempo, ed egli dar a voi la mercede vostra a suo tempo. FINE DELL' ECCLESIASTICO.
Vera. 34- Piegale al giogo il vostro colto ec. Soggettatevi al dolce e soave giogo della Sapienza, e colla disciplina di lei governate e ordinate i movimenti dell' anima vostra, n sar diffcile e ardua cosa l'apparare questa salutare disciplina. Vers. 35. Mirate ... com' io ec. L' esempio de' veri sapienti , che souo i santi, e la felicit, a cui essi son prevenuti grande incitamento alla imitazioue. Vers. 36. Come un gran tesoro d' argento ec. Con quella avidit, con cui si acquista un tesoro d' argento. Sappiate , che nella disciplina troverete anche maggior bene d quello che immaginarvi possiate-, vi troverete un tesoro immenso inesausto d* oro. Vers. 5n. 38. E lodando lui non sarete confusi. Non perderete il frutto della riconoscenza vostra, e del vostro amore. Perocch se voi per tempo farete le opere, della Sapienza, le opere di virt, ne avrete a suo tempo degna ed eterna mercede. Non si lasci di notare con s. Agostino cometttlta quanta la serie delle Scritture ci esorla, e ci stimola ad alzarci dalle terrene cose alle celesti, dove la felicit vera, e sempiterna ritrovasi, Serrn. 3y, de Temp.