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Mandei Esseni PDF

Il documento descrive la storia e le credenze religiose dei Mandei, un popolo disperso tra Iraq, Iran e Siria. Le loro credenze sembrano essere state influenzate dal manicheismo e presentano somiglianze con la setta degli Esseni. Il battesimo ricopre un ruolo importante nella loro religione.
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Il documento descrive la storia e le credenze religiose dei Mandei, un popolo disperso tra Iraq, Iran e Siria. Le loro credenze sembrano essere state influenzate dal manicheismo e presentano somiglianze con la setta degli Esseni. Il battesimo ricopre un ruolo importante nella loro religione.
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Gli Esseni dispersi?

Dallo studio della cultura Mandea, una ipotesi sugli anni perduti del Cristo di Lawrence M.F. Sudbury (lsudbury@[Link])

Alcune fonti stimano che ne siano rimasti solo 20.000, sparsi nella zona tra Tigri ed Eufrate attorno allo Shatt-el-Arab, altre, pi ottimisticamente, arrivano a contarne circa 60.000, tenendo conto delle numerosissime frange di una diaspora plurimillenaria dovuta ad un isolamento culturale che a lungo, anche il tempi pi recenti (sia sotto il regime di Saddam Hussein che dopo la sua caduta), ha coinciso con termini quali sottomissione, ghettizzazione o addirittura genocidio . Loro, non si sono mai contati, dispersi come sono in piccoli villaggi e comunit sperdute tra quegli stati che oggi chiamiamo Iraq, Iran, Siria e Giordania ma che, nella loro cultura, sono nomi che significano poco, cos come ben poco significa la nozione di cronologia storica cos come noi la intendiamo: il 2008 non vuol dire niente per chi, semplicemente, sa di essere in uno degli anni del Sabato del grande ciclo cosmico. Persino il loro nome varia a seconda di chi li osserva: per i mussulmani che li circondano sono Sabei, cio coloro che si battezzano (dall'antico aramaico saba, battesimo); per alcuni viaggiatori occidentali del passato erano i Cristiani di San Giovanni, per il loro credo fortemente giovannita. Tra loro, si definiscono Mandei (Mandaiia), che, come provato dai glottologi Mark Lidzbarski e Rudolf Macuch, in lingua mandea (una sorta di dialetto di derivazione aramaica) starebbe a significare coloro che cercano la conoscenza, derivando dall'aramaico manda (sapere). Ma bisogna fare attenzione, perch non tutti i Mandei sono mandei: alcuni, pochi eletti, sono Nozrai, non dovendo pi cercare la rivelazione ma avendola ottenuta ed essendo cos divenuti Nazirei, cio membri di quella schiera eletta di uomini votati a Dio di cui, interpretando i Vangeli sotto la lente storica e non della traditio fidei, faceva parte anche Ges il Nazireo (e non il Nazareno, visto che Nazareth sorger almeno 100 anni dopo la sua morte). Un popolo disperso, dunque, schiacciato e tendenzialmente in via d'estinzione. Perch interessarsene, se non per scopi etno-antropologici, catalogativi o umanitari? La ragione dell'importanza storica dei Mandei risiede proprio nel loro isolamento socioculturale, che ha preservato pressoch intatto un patrimonio religioso che possiamo definire come ibernato attorno al I secolo d.C.. Sostanzialmente i Mandei sono per lo studio dello sviluppo delle idee religiose, quello che un fossile del periodo carbonifero potrebbe essere per lo studio dell'evoluzione sulla terra. Grazie alle ricerche sviluppate in modo intensivo a partire dall'inizio del secolo scorso da orientalisti come J. Heinrich Petermann, Nicholas Siouffi e Lady Ethel Drower, oggi abbiamo un panorama sufficientemente chiaro del sistema di pensiero mandeo, fino a pochi decenni fa quasi completamente misterioso e segreto. Partiamo con un'analisi della loro storia. La lingua di chiarissimo ceppo aramaico-babilonese utilizzata da questa popolazione, cos come l'insieme delle loro credenze, ci suggerisce immediatamente una origine semitica, probabilmente nord-palestinese. E' verso il secondo secolo d.C., dopo un probabile esodo a lunghe tappe, che inizia la grande produzione letteraria mandea, che culmina con la creazione del libro sacro per eccellenza: il Ginza, una grande raccolta di storia, teologia e preghiere liturgiche che rappresenta la fonte principale per la ricostruzione delle vicende di questo popolo. Attraverso uno studio di questo testo, Jorunn Buckley ha potuto stabilire che, come attestato anche dall'Harrn Gwet , un altro testo di poco successivo, i Mandei dovevano aver lasciato l'area palestinese nel I secolo d.C., subito dopo la distruzione di Gerusalemme, per rifugiarsi nell'area mesopotamica, dove, per , ben presto iniziarono ad avere contrasti con i persiani, come dimostra anche la famosa iscrizione di Kaftir, una lapide ritrovata a Naqsh-I-Rustam (Iraq) che narra di una persecuzione Sassanide contro questa setta ebraica.

A questo punto si pone il primo interrogativo. Perch i Sassanidi perseguitano una setta ebraica presente nel territorio da essi controllato? E' noto che l'israelitismo non mai stata una religione unitaria, ma, lungo tutto il corso della sua storia, sempre stata divisa in gruppi e correnti, spesso ideologicamente e teologicamente molto distanti tra loro. Perch, allora, colpire una delle tante interpretazioni di una religione che i persiani sostanzialmente non compresero mai ma di cui, essendo a capo di un vastissimo impero dai mille culti differenti, dimostrarono sempre di disinteressarsi? Forse la risposta potrebbe venire da una soluzione del grande enigma relativo ai rapporti tra Mandei e Manicheismo. Che la religiosit mandea sia profondamente manichea appare come un dato di fatto piuttosto evidente ed stato, per altro, ampiamente dimostrato da SveSderberg attraversp una analisi comparativa tra salmi manichei e preghiere del Ginza, ma la domanda che ci dobbiamo porre : siamo certi che la religione mandea sia manicheo o non piuttosto il Manicheismo ad essere mandeo? Sulla base del Fihrist di ibn al-Nadim, sappiamo che Mani, il fondatore del Manicheismo, crebbe tra gli Elkasaiti, una setta battesimale eretica di stampo cristiano, molto prossima (se non, forse pi probabilmente, corrispondente) al mandeismo. Tenendo conto che la localizzazione degli Elkasaiti risulta essere a nord della Mesopotamia, mentre quella mandea a sud della stessa regione, potrebbe essere sensato pensare a due gruppi diasporaici divisisi in fase migratoria ma provenienti da uno stesso nucleo centrale. Se, allora, possiamo pensare che il manicheismo derivi, almeno parzialmente, da forme di vetero-mandeismo, possiamo ben capire come i Persiani, ben comprendendo la carica potenzialmente rivoluzionaria e sovversiva del pensiero pre-manicheo (e ricordiamo che Mani stesso, sotto l'impero di Sapore I, pass lunghi anni in carcere), cercassero di distruggerne la radice nei territori ad essi sottoposti. Ma il corollario di questa possibilit forse addirittura pi interessante dell'ipotesi stessa. Se, infatti, il manicheismo derivasse da una rielaborazione di elementi filosofico-religiosi mandei, potremmo dedurre che quegli elementi (numerosi) della Gnosi cristiana di qualche secolo successiva normalmente identificati come manichei, fossero, in realt, autoctoni di una corrente originariamente ebraica, probabilmente successivamente permeata da elementi zorohastriani, mazdistici e misterico-orientali a formare il neo-mandeismo odierno. Una ulteriore analisi del Ginza apporta ulteriori elementi di interesse ad un quadro gi di per s estremamente affascinante. Scopriamo, infatti, che quella che Drower chiama Gnosi mandea (e forse, alla luce di quanto osservato, i termini andrebbero ribaltati) si fonda su alcuni elementi principali: la credenza di un entit superiore spirituale che delega la funzione creatrice del tutto all'Uomo Archetipo (una sorta di proto-Demiurgo), l'Adam Kadmon della tradizione ebraica, che viene designato come Re-Sacerdote del creato; la contrapposizione, chiaramente ripresa o derivante dal Manicheismo, tra una creazione positiva, mascolina e adamitica e una creazione negativa da parte di una Madre del tutto, che evidentemente non pu non riportarci alla figura di Ewa e al suo peccato originale. Tale contrapposizione perdura in eterno nella continua lotta tra potere della luce e potere delle tenebre, tra mondo della materia e mondo delle idee e le caduta dell'Adam Kadmon viene vissuta come l'esilio delle anime dall'essenza dell'Entit superiore a cui esse bramano di tornare; in un culto impregnato da simboli e misteri, una tale possibilit di ritorno facilitata dall'accesso frequente ai sacramenti, primo fra tutti il battesimo, da cui i Mandei hanno ereditato il loro nome arabo. Dei Mandei come popolo di battezzatori tratta, gi nel II secolo a.C., Luciano di Samosata, che ci parla esplicitamente di un gruppo di persone che, sull'Eufrate, nel nord della Siria, si alzano ogni giorno all'alba e ricevono il battesimo indossando vesti di lino. Questa citazione ci porta verso un secondo argomento piuttosto interessante. Gi da quanto scritto da Luciano di Samosata, confermato da tutti gli studi svolti sulla religiosit mandea, il significato del battesimo come inteso da questa setta risulta molto differente rispetto alla nostra odierna visione cristiana. Il battesimo mandeo, infatti, non si configura come un passaggio una tantum allo stato di grazia conseguente alla cancellazione del peccato originale, quanto come una sorta di atto lustrale e purificatorio continuamente ripetuto (alcuni

testi sacri ne consigliano la pratica almeno settimanalmente). Se, per, ripercorriamo la storia delle correnti ebraiche del primo secolo, non possiamo non notare un notevole parallelismo tra questa concezione battesimale e quella di una delle correnti pi note dell'ebraismo dei primi secoli: quella essena. Leggiamo cosa scrive il Gruppo Teologico SAE a proposito del battesimo degli Esseni: L'origine del battesimo cristiano va rintracciata nell'attivit di Giovanni Battista, il quale evangelizzava il popolo (Luca 3,18) invitandolo alla conversione, simboleggiata da una immersione nel fiume Giordano. Anche la comunit degli Esseni, in quei tempi, praticava una forma di battesimo, che per consisteva in abluzioni rituali periodicamente ripetute [...]. Se poi ci spingiamo un poco oltre, possiamo intravedere altre analogie: gli Esseni erano soliti indossare vesti di lino bianco all'atto dell'abluzione e anche per quanto riguarda i Mandei, il battesimo somministrabile unicamente a chi indossi il tipico costume composto da sette pezzi di lino bianco. Tenendo conto che per tutti i popoli indo-europei e di area medio-orientaale il bianco rappresenta simbolicamente, secondo un stereotipo culturale archetipico, il colore della purezza, potremmo pensare ad una semplice casualit. Ma altri elementi ci inducono a pensarla diversamente. Ritorniamo al Ginza e diamo una scorsa alla lista dei profeti in esso contenuta. Ne troviamo parecchi, praticamente gran parte di quelli vetero-testamentari, e, non poi cos sorprendentemente, l'ultimo profeta, il pi grande (in ambito mussulmano parleremmo, per lo stesso grado di importanza attribuita dall'Islam a Mohammad, di sigillo dei profeti) Iuhana Masbana, cio Giovanni il Battista (e proprio per questo i carmelitani che tentarono, con successo assolutamente nullo, di evangelizzare i Mandei nel XVI secolo, li definirono, come detto, Cristiani di San Giovanni). Ricostruiamo quanto sappiamo di lui e quanto ci dicono gli studi biblici pi recenti. Giovanni Battista si era ritirato nel deserto, vestiva di peli di cammello, si cibava di locuste e miele selvatico e praticava il battesimo a mezzo di abluzioni. Tutte queste caratteristiche sembrano indicare, con ben pochi dubbi, che Giovanni fosse un Esseno: gli Esseni, cos come possiamo tentare di conoscerli oggi, erano infatti esattamente una comunit di eremiti che abitavano nel deserto, vestivano semplici vesti ricavate dalle pelli dei cammelli, vivevano mangiando quello che il deserto gli forniva (locuste e miele selvatico) e praticavano abluzioni per purificare il proprio spirito. A differenza di Matteo e Marco, Luca ci presenta un Giovanni molto pi approfondito, raccontandoci della sua nascita e facendo intendere che oltre ad un semplice Esseno fosse anche un Maestro, o Rabbi, conoscitore della Torah. Possiamo quindi pensare con una certa sicurezza che Giovanni, almeno in una determinata fase della sua vita, fosse un Esseno e un Rabbi che probabilmente preparava i nuovi accoliti ad entrare nella comunit, insegnado loro le rigide regole comunitarie ed, infine, iniziandoli tramite la pratica del Battesimo. In questo senso, dobbiamo fare molta attenzione: i Vangeli ci parlano di un Battista che praticava il battesimo di conversione, cio quello stesso battesimo che assumeva il grado di rito iniziatico di immissione nella comunit, ma non specificano mai, in nessun passo, che tale battesimo fosse unico. A tale battesimo si sottopone Ges e, proprio a proposito del Cristo, troviamo una nuova, sorprendente analogia tra Esseni e Mandei. Nella teologia mandea, infatti, Ges (Ishu Mshiha) un miha kdaba, un falso Messia (cos come falsi profeti sono Abramo e Mos e un falso insegnamento, da cui distaccarsi per elevarsi verso Dio, la Torah) che ha completamente stravolto gli insegnamenti impartitigli dal Battista. E' pur vero che in neo-mandaico la stessa frase miha kdaba potrebbe voler dire anche Messia del Libro, ma si tratta di una interpretazione pi recente, probabilmente legata a correnti ecumeniche che avrebbero voluto, contro le persecuzioni islamiche, che anche i Mandei venissero riconosciuti e protetti come parte dei popoli del Libro. Una visione negativa di Ges, comunque, sembrerebbe trarre fondamento proprio da un paragone con il pensiero esseno. Anche per gli Esseni, infatti, possibile che la Messianicit di Ges avesse una connotazione negativa. Nel Commento ad Abacuc, ritrovato nella grotta n. 1 di Qumran e considerato il testo che pi si avvicina ad una cronaca della comunit, infatti, si racconta che un certo numero di membri

della comunit essena, seguendo gli incitamenti di un personaggio chiamato uomo di menzogna, si allontanarono rompendo il patto e finirono per non rispettare pi la Legge. Questo fece s che esplodesse un conflitto fra loro e il Maestro di Giustizia, capo della comunit. Alcuni hanno ritenuto che queste vicende si riferissero ad un periodo o precedente o successivo alla predicazione di Ges ma nel documento viene nominato anche un avversario malvagio conosciuto come il Sacerdote empio. Dal momento che il sacerdozio ebraico ebbe termine con la caduta del Tempio, ci significa che il Tempio esisteva ancora al momento della redazione del Commento. D'altra parte, come nella Regola della Guerra, in questo rotolo si fa riferimento alla Roma Imperiale, quindi alla Roma del I secolo avanti Cristo, dal momento che si ricorda una pratica particolare delle le truppe romane vittoriose che facevano offerte sacrificali alle loro insegne, attestata unicamente dopo che, con la nascita dellImpero, limperatore divenne una divinit agli occhi dei suoi sudditi e la sua immagine o il suo simbolo furono riprodotti sulle insegne dellesercito. Ne consegue che testi quali la Regola della Guerra, il Rotolo del Tempio e, appunto, il Commento ad Abacuc si riferiscono tutti allepoca di Erode. Prima di tentare di trarre alcune ipotesi conclusive da quanto accennato, affrontiamo un ultimo punto di grande interesse. Abbiamo visto che i Mandei che sviluppano una conoscenza misticomisterica superiore, passano al rango di Nozrai, cio, come accennato, entrano in quella schiera eletta del Nazireato di cui faceva parte anche Ges. Ma di cosa si tratta? Il Nazireato , nella Bibbia, la consacrazione a Dio con il conseguente voto di seguire alcuni rigidi precetti di vita, illustati nel libro dei Numeri: Il Signore disse ancora a Mos: Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando un uomo o una donna far un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore, si asterr dal vino e dalle bevande inebrianti; non berr aceto fatto di vino n aceto fatto di bevanda inebriante; non berr liquori tratti dalluva e non manger uva, n fresca n secca. Per tutto il tempo del suo nazireato non manger alcun prodotto della vigna, dai chicchi acerbi alle vinacce. Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passer sul suo capo; finch non siano compiuti i giorni per i quali si consacrato al Signore, sar santo; si lascer crescere la capigliatura. Per tutto il tempo in cui rimane consacrato al Signore, non si avviciner a un cadavere; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminer per loro alla loro morte, perch porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio. Per tutto il tempo del suo nazireato egli consacrato al Signore. Se uno gli muore accanto improvvisamente e il suo capo consacrato rimane cos contaminato, si rader il capo nel giorno della sua purificazione; se lo rader il settimo giorno; lottavo giorno porter due tortore o due colombi al sacerdote, allingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrir uno in sacrificio espiatorio e laltro in olocausto e far per lui il rito espiatorio del peccato in cui incorso a causa di quel morto; in quel giorno stesso, il nazireo consacrer cos il suo capo. Consacrer di nuovo al Signore i giorni del suo nazireato e offrir un agnello dellanno come sacrificio di riparazione; i giorni precedenti non saranno contati, perch il suo nazireato stato contaminato. Questa la legge del nazireato; quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si far venire allingresso della tenda del convegno; egli presenter lofferta al Signore: un agnello dellanno, senza difetto, per lolocausto; una pecora dellanno, senza difetto, per il sacrificio espiatorio, un ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro di pani azzimi fatti con fior di farina, di focacce intrise in olio, di schiacciate senza lievito unte dolio, insieme con loblazione e le libazioni relative. Il sacerdote presenter quelle cose davanti al Signore e offrir il suo sacrificio espiatorio e il suo olocausto; offrir lariete come sacrificio di comunione al Signore, con il canestro dei pani azzimi; il sacerdote offrir anche loblazione e la libazione. Il nazireo rader, allingresso della tenda del convegno, il suo capo consacrato; prender i capelli del suo capo consacrato e li metter sul fuoco che sotto il sacrificio di comunione. Il sacerdote prender la spalla dellariete, quando sar cotta, una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata senza lievito e le porr nelle mani del nazireo, dopo che questi si sar raso il capo consacrato. Il sacerdote le agiter, come offerta da farsi secondo il rito dellagitazione, davanti al Signore; cosa santa che appartiene al sacerdote, insieme con il petto dellofferta da agitare ritualmente e con la spalla dellofferta da elevare ritualmente. Dopo, il nazireo potr bere il vino. Questa la legge per chi ha fatto voto di nazireato, tale la sua offerta al Signore per il suo nazireato, oltre quello che i suoi mezzi gli permetteranno di fare. Egli si comporter secondo il voto che avr fatto in base alla legge del suo nazireato.

Il nazireato era dunque temporaneo (anche se poteva essere esteso a tutta la vita): era nato come sistema di preparazione al ruolo di re o sacerdote, ma aveva assunto una posizione di primo piano durante le guerre contro i Filistei: ci che pu dar vittoria e pace agli eredi della promessa la forza che deriva dalla separazione da tutto quello che appartiene alluomo naturale, e da unintera consacrazione a Dio; in questo senso il Nazireato era una potenza spirituale, o piuttosto ci che la caratterizzava, quando il nemico si trova nel paese e cos viene intesa, ad esempio, da Sansone che, grazie al suo voto nazireo, guida lesercito ebreo alla vittoria. E' pur vero che, col tempo, il voto, da prettamente militare che era, era diventato soprattutto religioso e, in alcuni casi, veniva fatto dai genitori per i figli nascituri. Tale usanza, ai tempi di Ges, era ancora vivissima e, tra l'altro, da Luca possiamo comprendere che i genitori del Battista lo facciano, ad esempio, sul figlio: poich egli sar grande davanti al Signore; non berr vino n bevande inebrianti, sar pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre Come si diceva, la pratica del Nazireato era trasversale a tutti i numerosissimi gruppi politicoreligiosi presenti nella Palestina del I secolo, essendo un elemento di scelta personale del singolo. Naturalmente, per, per le sue caratteristiche, era particolarmente comune tra i gruppi che si rifacevano allHassidismo (cio alla corrente ultra-ortodossa sorta in periodo maccabeo), cio Farisei e, soprattutto, Esseni e Zeloti. Dal momento che comunemente accettato che almeno una parte degli Esseni confluirono nel movimento zelota (come provato da testi di testi esseni persino a Masada), non possiamo ritenere che questo nazireato avesse assunto nuovamente, in un periodo in cui la sopportazione di buona parte della popolazione ebraica verso l'occupazione romana era arrivata al limite, la sua connotazione militare originaria? E non possiamo pensare che il termine nazireo stesse ad indicare, tra i pii monaci esseni, coloro che, esattamente come in origine, essendosi caricati, tramite pratiche astinenziali e liturgiche, di una forza divina superiore, si opponessero alla dominazione straniera, su una strada tangente quando non intersecante quella dello zelotismo? Sulla scorta di tutti questi elementi, proviamo a tracciare una ipotesi possibile. Esiste una comunit fiorente di ebrei estremamente ortodossi, isolati dal mondo, che vivono nel deserto, praticano la Legge in ogni minimo dettaglio e si dedicano a pratiche simbolicomisteriche, inclusi ripetuti battesimi rituali. Tale comunit (o meglio, tali comunit, essendo il fenomeno piuttosto vasto) prevede un capo spirituale o Maestro di Giustizia e non improbabile che, nel periodo di dominazione imperiale, tale Maestro di Giustizia venisse scelto tra i Nozrai. Nel Vangelo abbiamo un Nozrai famosissimo, che convertiva le folle con ipotesi apocalittiche e ultra-ortodosse: Giovanni Battista, che nella cultura mandea visto come l'ultimo e pi grande dei profeti. Perch non pensare a lui come al Maestro di Giustizia di una comunit essena? Ma da questo Maestro di Giustizia viene a farsi battezzare un altro Nozrai, Yeshua BenJosephi, Ges, il che ci potrebbe far pensare che, come recentemente accennato persino da fonti papali, per un certo tratto della sua vita il Cristo avrebbe potuto vivere all'interno di un circolo esseno, probabilmente non cos distante da idee zelote (e, senza aprire qui un nuovo capitolo, anche la composizione del circolo degli apostoli sembrerebbe non smentire tale possibilit). Poi qualcosa deve essere accaduto. Forse Ges si stacca progressivamente dall'ideologia estremamente legalitaria del circolo o forse, sentendosi investito da un compito divino (il Battesimo dello Spirito che si contrappone al Battesimo dell'acqua), si contrappone al Maestro di Giustizia. Non probabilmente un caso che anche nei Vangeli, se letti attentamente, traspaia, dopo una prima fase corrispondente al battesimo di Ges, una certa ostilit, o almeno incomprensione, tra i seguaci del Battista e quelli del Cristo. Di fatto, una buona parte della comunit segue quest'ultimo e le cronache essene registrano questo fatto riferendosi a lui come Maestro di menzogna. Cosa c'entrano i Mandei con tutto questo? Sappiamo che lasciano la Palestina nel I secolo e che, nelle loro zone di migrazione, sono visti come un pericolo, probabilmente a causa della loro filosofia religiosa dualistica (altro elemento secondo molti tipicamente esseno). Non possiamo pensare a loro, alla loro religiosit simbolico-misterica, alla loro inossidabile ortodossia, come l'ultima eredit, sicuramente mescolata ad elementi estranei, sicuramente deviata dagli eventi storici (ad esempio, il rifiuto di Abramo e Mos potrebbe derivare dall'aver visto infrangere l'Alleanza con Dio al momento della distruzione del Tempio), di quegli Esseni le

cui comunit vennero rase al suolo dopo Masada? Si tratta, ovviamente, di ipotesi, ma di ipotesi ben suffragate da prove piuttosto consistenti. Certamente, varrebbe la pena di studiare ed analizzare pi in profondit questa cultura, prima che, come appare purtroppo molto probabile, essa scompaia assorbita da un mondo arabo da sempre ostile e da situazioni belliche che rendono oggi il progressivo genocidio mandeo una realt ancora pi tragica che in precedenza. Forse, infatti, al di l della tragedia umana di questo popolo, dal punto di vista culturale con loro scomparirebbe forse la sola possibilit di avere qualche risposta in pi su quel periodo che da sempre rappresenta un grande enigma per gli storici del Cristianesimo: sugli anni perduti del Cristo.

Bibliografia: E.S. Drower, , The secret Adam, a Study of Nasoraean Gnosis, Clarendon Press,1960 M. Baigent, R. Leigh, Il Mistero del Mar Morto, [Link] Editore, 1997 A. Ireman, The Mandean Texts, Collinworth, 1999 E. Lupieri, The Mandaeans: The Last Gnostics, Eerdmans, 2002 [Link], I Mandei, Macro edizioni, 2003 Benedetto XIV, Ges di Nazareth, Editrice Vaticana, 2007 [Link], [Link], Manoscritti Segreti di Qumran, Piemme 2007

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