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Fondazione Adriano Olivetti

ROBERTO BAZLEN EDITORE NASCOSTO

di

Valeria Riboli
(prefazione di)

Giulia de Savorgnani

Collana Intangibili

Tesi

Chi arriva a Tecla, poco vede della citt, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: - Perch la costruzione di Tecla continua cos a lungo? - gli abitanti senza smettere di issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in gi lunghi pennelli, - Perch non cominci la distruzione, - rispondono. E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la citt cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: - Non soltanto la citt. Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica locchio alla fessura duna staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. - Che senso ha il vostro costruire? - domanda. - Qual il fine duna citt in costruzione se non una citt? Dov il piano che seguite, il progetto? - Te lo mostreremo appena terminata la giornata; ora non possiamo interrompere, - rispondono. Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. una notte stellata. - Ecco il progetto, - dicono. Italo Calvino, Le Citt Invisibili, Einaudi, 1972.

Collana Intangibili Tesi

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Roberto Bazlen editore nascosto di Valeria Riboli Collana Intangibili, Fondazione Adriano Olivetti, n. 22, 2013 ISBN 978 88 967 7020 7 La Collana Intangibili un progetto della: Fondazione Adriano Olivetti Direzione editoriale Francesca Limana Redazione Beniamino de Liguori Carino, Viviana Renzetti, Matilde Trevisani Fondazione Adriano Olivetti Sede di Roma Via Giuseppe Zanardelli, 34 - 00186 Roma tel. 06 6877054 fax 06 6896193 Sede di Ivrea Strada Bidasio, 2 - 10015 Ivrea (TO) tel./fax 0125 627547 www.fondazioneadrianolivetti.it

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La Serie Tesi della Collana Intangibili nata nel 2011 con lobiettivo di diffondere i risultati dei lavori migliori svolti in ambito universitario che hanno per oggetto lopera di Adriano Olivetti e le aree di studio che caratterizzano lattivit della Fondazione a lui intitolata. Un modo per premiare quegli studenti che, grazie al rigore scientifico della ricerca e a una metodologia di studio innovativa e sperimentale, hanno contribuito con il lavoro di tesi allo sforzo della Fondazione di consolidare le relazioni con le Universit per diffondere la conoscenza della storia olivettiana e dei suoi numerosi rivoli storici e analitici. La scadenza per la candidatura dei lavori il 30 giugno e il 30 dicembre di ogni anno. Per ulteriori informazoni www.fondazioneadrianolivetti.it

Roberto Bazlen editore nascosto


di Valeria Riboli

Indice

Premessa Prefazione di Giulia de Savorgnani Introduzione 1 La formazione e il pensiero di Bazlen

pag. XI

pag. XV pag. 1 pag. 7 pag. 7 pag. 7 pag. 12 pag. 18 pag. 22 pag. 28 pag. 33 pag. 33 pag. 40 pag. 53 pag. 53 pag. 56 pag. 61 pag. 70 pag. 81 pag. 88 pag. 88 pag. 89 pag. 96 pag. 106 pag. 113 pag. 113 pag. 120

1.1 Gli anni della formazione 1.1.1 Trieste 1.1.2 I rapporti di Bazlen con Trieste 1.1.3 Il sodalizio con Montale 1.1.4 Il caso Svevo 1.1.5 La collaborazione con Solaria 1.2 Il pensiero di Bazlen 1.2.1 Gli Scritti: le Note senza testo 1.2.2 Gli Scritti: Il capitano di lungo corso 2 2.1 La collaborazione con le Nuove Edizioni Ivrea e lAgenzia Letteraria Internazionale Bazlen a Milano: conoscenze e collaborazioni

2.2 Il progetto delle Nuove Edizioni Ivrea 2.2.1 Le collane delle Nuove Edizioni Ivrea 2.2.2 La collana Mondi e destini 2.2.3 La Collana Letteraria 2.3 I rapporti di Bazlen con lAgenzia Letteraria Internazionale 2.3.1 Il carteggio con Luciano Fo: 1946-1949 2.3.2 La pubblicazione di Freud e Jung in Italia e la collaborazione con Astrolabio 2.3.3 Lattivit di Bazlen alla fine degli anni Quaranta 2.3.3 1948-1949: linizio delle consulenze editoriali per Einaudi 3 3.1 3.2 La collaborazione con Einaudi: lettere editoriali e traduzioni La collaborazione con Einaudi e il carteggio con Erich Linder: caratteri generali La collaborazione con Einaudi: temi principali

3.2.1 3.2.2 3.2.3 3.2.3 3.2.4

Il rapporto con le letterature straniere: la Mitteleuropa La letteratura del giro di secolo Lo sguardo di Orfeo Lo sguardo di Orfeo nelle lettere editoriali Gli autori italiani

pag. 120 pag. 133 pag. 138 pag. 146 pag. 153 pag. 163 pag. 163 pag. 177 pag. 189 pag. 189 pag. 217 pag. 222 pag. 245 pag. 273 pag. 273 pag. 275 pag. 282 pag. 288 pag. 303 pag. 303 pag. 308 pag. 321

3.3 Le traduzioni per Einaudi 3.3.1 Le traduzioni di opere di saggistica 3.3.2 Le traduzioni di opere letterarie 4 Le proposte di collane per Einaudi e Bocca

4.1 I I libri piccoli da Einaudi a Bocca 4.1.1 Il fallimento dei rapporti con la Fratelli Bocca Editori 4.2 4.3 5 Dalle collezioni grande e piccola alla Collezione dellio La Collezione dellio La collaborazione con Boringhieri e la nascita di Adelphi

5.1 La casa editrice Boringhieri 5.1.1 Le opere psicologiche e psicanalitiche presso Boringhieri 5.1.2 Il contributo alla collana viola 5.1.3 La ripresa dei progetti di collane 5.2 Adelphi 5.2.1 La nascita di Adelphi e i rapporti con Einaudi 5.2.2 Il lavoro di Bazlen presso Adelphi 5.2.3 La Biblioteca Adelphi e leredit delle precedenti collaborazioni

Conclusioni

pag. 333

Bibliografia Indice dei Nomi Indice degli Editori, delle Collane e delle Riviste

pag. 339 pag. 353 pag. 367

Premessa

Lidea di una tesi su Roberto Bazlen nata, nella primavera del 2010, dal desiderio di analizzare un frammento della storia culturale dellItalia novecentesca attraverso lo spaccato del mondo editoriale: a ricerca conclusa, penso che lo studio di questa figura offra in effetti in modo unico lopportunit di indagare trasversalmente le vicende di pi editori nel corso di pi decenni. Tramite le sue consulenze, mai scontate e spesso problematiche, egli sfior la storia, fra gli anni Venti e i Sessanta, di editori e personalit di spicco quali, tra gli altri, Adriano Olivetti e le sue Nuove Edizioni Ivrea, Luciano Fo e la casa editrice Einaudi, lAdelphi, Eugenio Montale, Erich Linder; e lo fece, refrattario ad attirare lattenzione su di s, in modo volutamente nascosto. I segni lasciati da questo enigmatico personaggio si sono dunque dovuti cercare nella sua biografia, nelle sue relazioni, e soprattutto nella grande quantit di carteggi editoriali che egli intrattenne, dei quali resta ancora considerevole traccia negli archivi: da qui ho iniziato la mia ricerca, cercando poi di far dialogare i dati che sono riuscita a raccogliere, apparentemente slegati fra loro, con le idee letterarie di Bazlen, sempre espresse in maniera frammentaria, quasi criptica. Nondimeno ci che infine emerso, o almeno cos mi auguro, un percorso culturale coerente, unidea di letteratura, e ancor pi di editoria, portata avanti con caparbiet nella collaborazione con i pi diversi interlocutori.

XI

Desidero ringraziare con particolare calore il Professor Alberto Cadioli, che ha seguito la mia tesi con cura e presenza sorprendenti. Ascolto, lucidi consigli e la rinfrancante fiducia nel mio lavoro non mi sono mai venuti a mancare. La mia gratitudine, inoltre, va alle persone e agli enti che hanno supportato la mia ricerca con materiali e informazioni preziose: Roberto Calasso, che generosamente mi ha offerto attenzione e disponibilit; Roberto Cerati, che con la sua esperienza mi ha guidata nella ricerca presso gli archivi Einaudi; Gianni Antonini, che mi ha fornito la sua testimonianza; il centro Apice; la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; la casa editrice Bollati Boringhieri; la casa editrice Astrolabio; non ultimi, Francesca Limana e la Fondazione Adriano Olivetti, grazie al cui lavoro la mia tesi giunge infine alla pubblicazione. Un ultimo ringraziamento va ai miei familiari, sempre presenti, e a Guglielmo. A lui questo libro dedicato.

Valeria Riboli

XII

Nella foto, da sinistra, Bobi Bazlen, Angela Zucconi e Adriano Olivetti nel 1950 circa. (Archivio Fondazione Adriano Olivetti).

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Prefazione

La citt di Bobi c, esiste, concreta, reale, pur non essendo segnata sulle carte geografiche. Abitata da creature che vivono qua e l, in Italia e nel mondo1 .

Ho sempre pensato che le creature cui Anita Pittoni alludeva fossero esseri umani, ma anche libri. I libri di cui Bobi Bazlen nutr la propria esistenza, i libri che consigli agli amici, i libri che propose alle case editrici per cui oper, i libri che ancora oggi troviamo nei cataloghi di editori come Adelphi, frutti a volte tardivi di unattivit svolta per una vita intera. E ho sempre pensato che si trattasse - e si tratti tuttora - di creature che vivono perch, secondo Bazlen, cos come la letteratura vera e valida pu sbocciare solo dalla vita (Un tizio vive e fa bei versi. Ma se un tizio non vive per fare bei versi, come sono brutti i bei versi del tizio che non vive per fare bei versi.2), allo stesso modo leditoria vive di idee pulsanti e di progetti in continua evoluzione. Una concezione molto vicina a quella che Giulio Einaudi definiva editoria s, cio quella che invece di andare incontro al gusto del pubblico, [...] introduce nella cultura le nuove tendenze della ricerca in ogni campo, letterario artistico scientifico storico sociale, e lavora per far emergere gli interessi profondi, anche se va contro corrente.3 E che
A. Pittoni, La citt di Bobi (1965), ora in: Id., Lanima di Trieste. Lettere al Professore, Firenze, Vallecchi, 1968, pp. 89-94. 2 Roberto Bazlen, Scritti, Milano, Adelphi, 1984, p. 187. 3 Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Roma-Napoli, Edizioni Theoria, 1991, p. 10.
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XV

richiede non solo creativit ma anche coraggio e perseveranza, in un mondo in cui laspetto finanziario sempre pi determinante, ma che riesce tuttavia a dare ancora ottimi risultati: pensiamo a iniziative come la Fiera dell'Editoria Bobi Bazlen, tenutasi a Trieste dal 2008 al 2011 con il proposito di promuovere leditoria di progetto, ovvero quelleditoria che, a prescindere dal proprio volume di affari, lavora sulle idee e con le idee, costruendosi i mercati a partire dalla cultura e attraverso la cultura.4 O alloperato quotidiano di piccole agenzie come la Bobi Bazlen servizi editoriali5 di Roma e di istituti come la Fondazione Adriano Olivetti, per i cui tipi - non a caso - esce ora il presente volume di Valeria Riboli. A ben vedere, la citt di Bobi costituita da una fitta rete di sinergie che configura una metodologia di lavoro estremamente moderna, nella cui filigrana si pu tuttavia ancora riconoscere il 'marchio' di Trieste, con quella molteplicit di saperi cos radicata nel tessuto cittadino da sopravvivere agli sconquassi del XX secolo, pur in un panorama molto mutato rispetto all'epoca in cui Bazlen si form. La modernit di Bobi Bazlen editore e la sua collaborazione con personaggi poliedrici quali Adriano Olivetti, in una lungimirante intesa fra economia e cultura, risulta tanto pi rilevante in una fase storica come quella che stiamo attraversando, cruciale per il destino del libro, cui spetta larduo compito di conquistare lettori sempre pi pigri attirati da sempre nuove modalit di lettura o, pi in generale, di intrattenimento. Che la battaglia non sia ancora perduta si deduce dal successo di pubblico ottenuto da iniziative come il Festival della letteratura di Mantova o la Fiera del libro di Torino nonch dalla percentuale di librerie che riescono a sopravvivere almeno in alcune citt di medie e piccole dimensioni. Nelle vicende del libro quale veicolo culturale e prodotto commerciale si rispecchia, almeno in parte, levoluzione della societ, motivo per cui l'operato di personaggi come Bobi Bazlen pu fornire chiavi di lettura illuminanti. Bazlen svolse infatti il ruolo di suggeritore e mediatore sin dagli anni Venti, ad esempio promuovendo nel suo ambiente la diffusione degli Ossi di seppia montaliani, fungendo successivamente da sponda critica per Eusebius nella redazione delle Occasioni, nonch

4 http://fierabazlen.wordpress.com/. L'iniziativa ha dovuto chiudere i battenti nel 2012 perch si ritirato lo sponsor principale, la Regione Friuli Venezia Giulia. 5 Vedi: http://www.bobibazlenservice.com/

XVI

prodigandosi con inventiva e tenacia affinch le opere di Svevo trovassero finalmente quella considerazione di critica e di pubblico che a suo giudizio meritavano. Fu poi, circa dalla met degli anni Trenta sino alla morte, consulente di numerose case editrici. Egli svolse quest'attivit, dunque, in un periodo in cui l'editoria si giovava della collaborazione di un nutrito gruppo di intellettuali - Calvino, Vittorini, Pavese, Bobbio, Fortini, Natalia Ginzburg, solo per citarne alcuni - ma con uno stile completamente diverso da quello dei colleghi. Infatti, mentre molti di questi - soprattutto in seno a Casa Einaudi - interpretavano la progettazione editoriale come una sorta di azione collettiva da svilupparsi tramite incontri (e scontri), Bazlen preferiva intessere la propria rete, per cos dire, ai margini, contando su precisi punti di riferimento come Luciano Fo. La differenza di concezione si riconosce non soltanto nel modus operandi di cui diversi compagni di viaggio danno testimonianza, ma anche nello spirito e nello stile di scrittura che caratterizza le rispettive lettere editoriali6. Dalle stesse lettere, tuttavia, si evince che Bazlen - pur non incarnando la figura delleditor cos come essa si andava delineando - operava comunque tenendo presenti non soltanto i propri gusti e principi letterari, ma anche la logica aziendale e di mercato. Fu, pertanto, editore a tutto tondo e in quanto tale rappresentativo di una stagione culturale che incise profondamente sul Novecento italiano. Da questa considerazione muove la ricerca di Valeria Riboli, che ricostruisce l'attivit di questo editore nascosto portandone alla luce le linee guida e inserendola adeguatamente nel suo contesto storico-culturale. Dopo aver brevemente tratteggiato la formazione di Bazlen e le sue prime iniziative di mediatore (inter)culturale ed averne delineato il pensiero attraverso un'analisi che collega Il capitano di lungo corso alla successiva attivit editoriale, Valeria Riboli ricompone il mosaico bazleniano illustrandone dettagliatamente tutte le tessere, costituite in parte da collaborazioni occasionali e in parte da cooperazioni continuative. Sulla scorta di numerosi documenti inediti - tratti soprattutto dagli archivi della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano - viene cos alla luce lo specifico carattere di progetto a lungo

6 Si confrontino, ad esempio, le lettere di Bazlen pubblicate negli Scritti (Milano, Adelphi, 1984) con quelle di Calvino (p. es. in I libri degli altri. Lettere 1947-1981, Torino, Einaudi, 1991) o di Vittorini (p. es. in G. Ferretti, L'editore Vittorini, Torino, Einaudi, 1992).

XVII

termine che lattivit di Bazlen possedeva: se infatti vero che molte sue scelte e proposte vennero spesso rifiutate in quanto inconsuete o azzardate, anche vero che Bazlen non abdic alle sue convinzioni, ma al contrario cerc costantemente di raggiungere l'obiettivo riproponendo le stesse opere a pi case editrici. Egli gettava le sue sementi in diversi orti letterari7, nella speranza di trovare prima o poi un terreno fertile. Valeria Riboli dedica, nella sua ampia e stimolante analisi, speciale attenzione ai frutti di quegli orti che si rivelarono particolarmente fertili, cio quello coltivato da Adriano Olivetti con le Nuove Edizioni Ivrea prima e le Edizioni di Comunit poi, quello di Giulio Einaudi a Torino e lorto Adelphi, curato con le proprie mani dallo stesso Bazlen insieme all'amico Luciano Fo. Emergono cos non soltanto una precisa metodologia di lavoro, ma anche autori e temi legati da un filo rosso che si dipana lungo decenni di attivit e che in questa sede, consapevolmente, non intendo anticipare. Mi piace pensare che la pubblicazione di questa ricerca proprio da parte della Fondazione Adriano Olivetti inauguri ora un nuovo quartiere nella citt di Bobi.

Regensburg, giugno 2013

Giulia de Savorgnani

7 Con questimmagine lo rievoca Giani Stuparich in Trieste nei mei ricordi (1948), ora in Cuore adolescente. Trieste nei miei ricordi, Roma, Editori Riuniti, 1984, p. 80.

XVIII

Introduzione

Il presente lavoro si propone di fornire una ricostruzione quanto pi possibile completa dellattivit editoriale e culturale di Roberto Bazlen (Trieste 1902 Milano 1965), personaggio nascosto e per molti versi enigmatico, la cui collaborazione con alcune case editrici italiane merita tuttavia di essere riscoperta e, soprattutto, pienamente valorizzata. Per quanto molte delle proposte da lui avanzate negli anni, riguardanti i pi diversi ambiti disciplinari, abbiano trovato una realizzazione solo parziale, risulta comunque interessante illustrare il suo metodo di lavoro, decisamente peculiare in quanto alcuni degli elementi che lo compongono tornano e si trovano riformulati lungo un arco temporale di considerevole lunghezza. infatti possibile rintracciare lo sviluppo e la conferma di un personale modo di operare e concepire lattivit editoriale e culturale lungo un arco temporale che corre dal carteggio intrattenuto con lamico Eugenio Montale nella seconda met degli anni Venti fino alla strettissima collaborazione con la casa editrice Adelphi, al principio degli anni Sessanta. La prospettiva dalla quale si deciso di prendere le mosse ha portato a considerare anche alcuni aspetti della sua vicenda e biografica e personale, che si sono ritenuti rilevanti: una scelta di questo genere si giustifica con lo stretto legame che, a parere di chi scrive, sussiste fra il metodo di lavoro di Bazlen e il contesto culturale nel quale esso inevitabilmente

Roberto Bazlen editore nascosto.

Trieste crocevia di culture.

Le influenze dellImpero Asburgico.

Il carteggio con Eugenio Montale.

si costituito, vale a dire la Trieste dei primi ventanni del Novecento. In conseguenza di questa consapevolezza, nel primo capitolo si cercato di tracciare un quadro della vivace realt culturale della citt, sottoposta alle fertili influenze della cultura dellImpero Asburgico di cui faceva parte. Molte suggestioni, ad esempio le teorie di Freud e Jung, sono state infatti percepite da Bazlen, il quale le ha assimilate e, anni dopo, diffuse in Italia attraverso il proprio lavoro di consulente editoriale e traduttore. Lo stesso discorso vale per le idee maturate allinterno della comunit letteraria triestina, con la quale egli sin dagli anni della propria formazione venne a contatto, subendone linfluenza: da qui, infatti, nasce la formulazione di una personale concezione della scrittura letteraria, alla quale viene richiesto di privilegiare lesperienza e il dato autobiografico, fattori fondanti di quelle qualit che Bazlen condensa nella formula della primavoltit1. in questa semplice idea che si rintracciata lorigine e la causa della scelta di abbandonare una possibile carriera di scrittore, ritenuta futile in quanto lattivit letteraria non giudicata del tutto capace di rispecchiare il reale. Ad essere privilegiata, dunque, unattivit che sia in grado di intervenire attivamente sulla realt stessa, supplendo alla mancanza di vitalit che secondo Bazlen invalida la scrittura letteraria: si tratta dellattivit editoriale, per la quale egli opta sin da giovane, come si pu vedere nella rappresentazione che di questa scelta si trova nel romanzo incompiuto Il capitano di lungo corso. La trattazione metaforica della scelta di non scrivere, paradossalmente collocata allinterno di uno scritto letterario, costituisce un elemento di grande interesse, che si cercato di approfondire e valorizzare quanto pi possibile, dal momento che risulta in parte trascurato dalla critica. Una volta individuate le ragioni teoriche del metodo di lavoro di Bazlen, si scelto di fornirne una prima esemplificazione, resa possibile dalla ricchezza di iniziative e relazioni intellettuali intrattenute sin da molto giovane: ci si riferisce al carteggio intrattenuto con lamico Eugenio Montale, al ruolo rilevante rivestito nel caso Svevo, infine alla collaborazione con Solaria, a cavallo fra gli anni Venti e Trenta.
Roberto Bazlen, Scritti, Milano, Adelphi, 1984, p. 230. Ledizione appena citata quella a cui si far riferimento in questa sede: si segnala tuttavia che le opere di Roberto Bazlen ivi contenute erano state precedentemente pubblicate in volumi separati, componenti la collana adelphiana Quaderni di Roberto Bazlen. Cfr. Roberto Bazlen, Lettere editoriali, a cura di Roberto Calasso e Luciano Fo, Milano, Adelphi, 1968; Roberto Bazlen, Note senza testo, a cura di Roberto Calasso, Milano, Adelphi, 1970; Roberto Bazlen, Il capitano di lungo corso, a cura di Roberto Calasso, Milano, Adelphi, 1973.
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Lindagine svolta, dunque, si basa sulla consapevolezza del fatto che per tratteggiare [...] il ritratto di un uomo che credeva nella letteratura sbocciata dalla vita [...] necessario intrecciare strettamente ricostruzione biografica e indagine culturale2. Questa consapevolezza, peraltro, ha contribuito fortemente a delineare la struttura anche dei capitoli successivi al primo. Nel secondo capitolo, dedicato allattivit degli anni Trenta e Quaranta, si sono infatti approfonditi i primi passi del rapporto con lamico pi stretto, Luciano Fo: una personalit di spicco nel panorama editoriale italiano, tramite la quale Bazlen intraprende ed approfondisce il proprio rapporto con lAgenzia Letteraria Internazionale. Esso infatti testimoniato dal lungo carteggio, che ha come interlocutori rispettivamente Fo e laltro grande amico Erich Linder, conservato presso lArchivio della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano. questo stesso archivio, peraltro, che ha permesso di approfondire la collaborazione con le Nuove Edizioni Ivrea fondate da Adriano Olivetti: nel fondo archivistico della casa editrice Rosa e Ballo, infatti, si sono trovati una serie di documenti di grande interesse circa il progetto elaborato da Olivetti alla fine degli anni Trenta, allinterno del quale il ruolo di Bazlen si configura come di grande rilievo, e coerentemente improntato alle posizioni teoriche appunto descritte nel primo capitolo. Sempre al contesto degli anni di formazione vissuti a Trieste si pu in qualche modo ricondurre la collaborazione con la casa editrice romana Astrolabio, a partire dalla fondazione nel 1947 della collana Psiche e Coscienza, diretta da Ernst Bernhard, allievo di Jung: una collaborazione che, significativamente, si muove nella direzione della proposta delle opere fondamentali della psicoanalisi freudiana e della psicologia analitica junghiana, gi in parte presentate alle Nuove Edizioni Ivrea, e soprattutto della traduzione di alcune opere degli stessi Freud e Jung. La mancanza di materiale archivistico direttamente riferito alla collaborazione con Astrolabio, tuttavia, ha purtroppo impedito di approfondirne i caratteri: un limite che segna anche quanto si potuto quindi solo velocemente accennare circa le collaborazioni con Frassinelli, negli anni Trenta, e Bompiani, nei Quaranta. Lesiguit di documenti archivistici a proposito di alcuni aspetti dellattivit degli anni Trenta e Quaranta si trova, per cos dire, controbilanciata

Il rapporto con Luciano Fo e con lAgenzia Letteraria Internazionale.

Erich Linder e le Nuove Edizioni di Ivrea.

La collaborazione con Astrolabio.

Giulia De Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio, Trieste, Lint, 1998, p.11.

Le traduzioni per Einaudi.

dalla ricchezza dei materiali conservati a Torino circa la decennale collaborazione con Einaudi, sviluppatasi prevalentemente nel corso degli anni Cinquanta: la possibilit di leggere la quasi totalit delle lettere indirizzate alleditore torinese, delle quali principale interlocutore Luciano Fo, in quanto segretario generale della casa editrice, ha permesso di approfondire molteplici aspetti di questa collaborazione, che ha infatti richiesto una trattazione suddivisa in due capitoli, il terzo ed il quarto. Si cercato, in prima istanza, di illustrare la natura delle proposte avanzate, riguardanti prevalentemente la letteratura straniera (soprattutto, non a caso, quella mitteleuropea): accanto ad essa, hanno richiesto un discorso specifico le proposte relative a opere, di varia provenienza geografica, collocate a cavallo fra Ottocento e Novecento, nonch singoli casi di autori italiani rispetto ai quali Bazlen ebbe un qualche tipo di ruolo, quali Stelio Mattioni e lAnonimo Triestino autore del romanzo Il segreto. stato inoltre molto interessante rilevare, al di l dei nuclei tematici che compongono la significativa mole di proposte alleditore, la presenza di uno stile di scrittura fortemente caratterizzante le lettere editoriali di Bazlen. Esse infatti sono attraversate da stimoli narrativi e creativi che spesso valicano la formalit e le regole del rapporto fra editore e consulente: in questo aspetto si trova, a parere di chi scrive, unulteriore prova di un rapporto problematico e mai del tutto risolto con la scrittura narrativa, la quale appunto, per quanto abbandonata, riemerge occasionalmente allinterno delle lettere editoriali. In chiusura del terzo capitolo, infine, si sono considerate le vicende delle varie traduzioni per Einaudi, intraprese ma spesso poi non pubblicate: a renderle meritevoli di attenzione da un lato la variet delle opere tradotte (rappresentata sia da testi di saggistica, sia da opere narrative), dallaltro lesemplificazione che esse forniscono di alcuni dati caratterizzanti lattivit e soprattutto la personalit di Bazlen. Nelle lettere riferite alle traduzioni per Einaudi, infatti, evidente la paradossale oscillazione fra la cura e lattenzione per il testo, che egli vuole offrire in maniera ottimale al pubblico, e lostinata tendenza a rinnegare la qualit del proprio lavoro, giungendo non di rado a rifiutarlo in toto: lo testimonia lo pseudonimo, Lorenzo Bassi, con il quale si trovano firmate tutte le traduzioni da lui pubblicate. La riluttanza a un completo coinvolgimento nella propria stessa attivit

daltronde confermata da quanto si osservato nel corso del quarto capitolo, nel quale si cercato di delineare la complessa vicenda delle varie proposte di collane avanzate fra il 1953 e il 1959 presso diversi editori. Esse infatti non hanno mai trovato realizzazione anche in conseguenza della palese difficolt di Bazlen a portare avanti metodicamente il proprio progetto, senza riformularlo di volta in volta e disperderlo fra diverse case editrici: per esempio, considerando solo il carteggio con Einaudi, si trova la proposta relativa a una collezione di testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici ecc.3, seguita nel 1959 dalla presentazione del progetto relativo a una Collezione grande ed una piccola, alcuni aspetti delle quali confluiscono infine nel progetto relativo alla Collezione dellio: rispetto a questultimo, peraltro, il parere di Italo Calvino ha permesso di riflettere circa la grande distanza anche ideologica che separava Bazlen dalla casa editrice Einaudi. La descrizione dellimportante e vasto aspetto dellideazione di collane da parte di Bazlen si dunque svolta, proprio per le ragioni appena accennate, considerando diversi editori contemporaneamente: le proposte avanzate ad Einaudi si intrecciano infatti strettamente con quanto Bazlen nello stesso tempo svolge presso un altro editore torinese, vale a dire Bocca. A questultimo proposito, le testimonianze che si sono potute raccogliere sono indirette, in quanto costituite dal carteggio con Erich Linder, ma riescono comunque a mostrare esaurientemente un metodo spesso caratterizzato dalla proposta di un testo o di un progetto a diversi editori. La ricerca nel catalogo di Adelphi dei titoli proposti negli anni alle diverse case editrici risultata quasi scontata, ed ha infatti portato ad osservare come una grande parte delle suggestioni fornite ai pi diversi editori sia poi confluita nellofferta della casa editrice milanese. La necessit di considerare le diverse collaborazioni succedutesi nel tempo in connessione con le altre, precedenti e successive, ha determinato anche la struttura e le considerazioni esposte nel quinto ed ultimo capitolo. In primo luogo, infatti, la collaborazione con Boringhieri si svolge contemporaneamente a quella con Einaudi, condividendone alcune proposte; riferibile alla passata attivit di Bazlen anche lacquisizione da parte del neonato editore delle traduzioni freudiane e junghiane svolte per Astrolabio, e le diverse proposte di opere di psicologia ed
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La collaborazione di Bazlen con Einaudi, Bocca e Boringhieri.

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953.

La nascita della casa editrice Adelphi.

antropologia pensate specificatamente per il catalogo del nuovo editore. Accanto a questo, la collaborazione con Boringhieri stata considerata anche come un preludio a quello che per molti aspetti il risultato pi organico e identificabile del lavoro editoriale e del pensiero di Roberto Bazlen, vale a dire il catalogo di Adelphi: una casa editrice, fondata nel 1962 dallamico Luciano Fo, che anche a distanza di anni risente fortemente del gusto, delle idee, del tipo di rapporto instaurato con i lettori che si deve appunto ricondurre alla figura di Bazlen. La documentazione a proposito del suo operato presso la casa editrice milanese scarsa, essendo costituita da alcune lettere editoriali riportate nel volume degli Scritti e, ancora una volta, da quanto si pu leggere nel carteggio intrattenuto con Erich Linder: essa tuttavia permette di vedere come lattivit della casa editrice in teoria pi aperta alle sue proposte si sviluppi prevalentemente dopo la morte di Bazlen, avvenuta nel 1965, e nondimeno sia segnata dalle critiche, considerate in chiusura dellultimo capitolo, che egli non risparmi a un progetto editoriale nato, dal suo punto di vista, irrimediabilmente in ritardo. Sono, queste, critiche non arbitrarie, se stato possibile strutturare il presente lavoro anche a partire dallosservazione di come, ad esempio, testi pensati per le Nuove Edizioni Ivrea, alla fine degli anni Trenta, siano stati infine pubblicati da una casa editrice fondata nei primi anni Sessanta: a parere di chi scrive, tuttavia, questo stesso aspetto deve essere considerato accanto alla valutazione della portata e della profondit dellinfluenza di un intellettuale che prese parte a innumerevoli iniziative editoriali succedutesi nellarco di quasi tre decenni e rispetto alle quali senza dubbio egli esercit uninfluenza anche solo minima, ma pur sempre costantemente presente.

1. La formazione e il pensiero di Bazlen 1.1 Gli anni della formazione. 1.1.1 Trieste
La vita lungo i confini ha [...] una complessita e una ricchezza derivanti dal fatto che essa si sviluppa al crocevia tra diverse tradizioni culturali, che avverte la presenza di uno stimolante pluralismo linguistico. Alla frontiera si assiste forse a un processo di scomposizione delle grandi culture nazionali, ma insieme a una loro composizione in una cultura diversa e piu ricca, che deriva dallincrocio e dalla sintesi di esperienze diverse4.

In tale caratteristica di pluralismo e di fusione di identit pu essere individuata una delle peculiarit della Trieste asburgica. Qui nacque nel 1902 e visse gli anni della propria formazione culturale ed umana Roberto Bazlen, personaggio tanto importante quanto nascosto delleditoria italiana del Novecento. Considerare un semplice dato biografico quale il luogo dorigine pu essere utile per descrivere la figura e lopera di Bazlen, il quale non intrattenne mai un rapporto pacifico con la propria citt, tanto da non riuscire a tornarvi che poche volte nel
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Roberto Bazlen nasce a Trieste nel 1902

Angelo Ara, Claudio Magris, Fra nazione e impero: Trieste, gli Asburgo, la Mitteleuropa, Milano, Garzanti, 2009, pp. 667-668.

Trieste snodo portuale dellImpero Asburgico e crocevia multiculturale.

corso della vita, dopo labbandono del 1934. Rimane il fatto, per, che egli contribu in grande misura alla ricchezza culturale di Trieste, venendone anche, viceversa, influenzato. Per delineare il contributo e il ruolo di Bazlen nella cultura italiana pu essere perci utile partire dalla descrizione del contesto che forse pi gli diede stimoli di riflessione ed occasioni di conoscenza. La Trieste degli anni precedenti al 1918, data dellannessione allItalia, fu un centro rilevante per la cultura e il commercio dellImpero asburgico, costituendone il principale porto marittimo. Inoltre, la posizione di confine fra diverse aree geografiche determin la compresenza nella citt, anche dopo il crollo dellImpero, di molteplici identit culturali, quali furono quella italiana, austriaco-tedesca, slovena e in grande parte ebraica. Tutta la popolazione triestina partecip di questa identit di frontiera, e la comunit intellettuale, che pot avvalersi della presenza di personaggi quali Saba, Svevo e Slataper, ne rielabor consapevolmente le conseguenze su un piano tanto esistenziale quanto culturale. La posizione di citt di confine, collocata ai margini dellImpero asburgico, non fu infatti solo un elemento di pacifico arricchimento e stimolo per la citt, ma anche fonte di uninquietudine derivante dal lento sgretolarsi, in atto in quegli anni, dellImpero stesso, e dal disagio che i molteplici volti della citt causavano in chi vi abitava. Ad esempio di ci si pu citare laffermazione di Angelo Ara e Claudio Magris, che nel loro saggio Trieste, unidentit di frontiera tracciano un esauriente quadro dei difficili anni di passaggio dallImpero asburgico allo Stato italiano: Trieste diviene un sensibilissimo avamposto di questa crisi della cultura e di questa cultura della crisi, grazie alla sua posizione nellimpero asburgico5. infatti attraverso la porta di Trieste6 che viene introdotta in Italia la letteratura della crisi e dellintrospezione prodotta in quegli anni nel mondo mitteleuropeo ed ebraico (si pensi ad esempio allopera di Kafka): tutti fattori, questi, che condizionarono la costituzione di una cultura e di una letteratura proprie della citt, la quale assorb stimoli di provenienza europea per ritradurli in una proposta di cultura alternativa rispetto a quella dellItalia, nei cui confini geografici Trieste si trov ben presto a rientrare. Come si anticipato, in autori quali Slataper, Svevo e Saba, per quanto in maniere anche
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Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste, unidentit di frontiera, Torino, Einaudi, 1982, p. 14. Ivi, p. 44.

molto diverse fra di loro, e cronologicamente non sempre corrispondenti (se si considera ad esempio che Slataper perse la vita nella Grande Guerra) si pu leggere un sottofondo umano condiviso: quello della crisi di identit, la quale se da un lato la certa risultante della condizione storica di una citt, dallaltro si presta bene a rappresentare il senso di fragilit e disorientamento che alberga in tutta lEuropa di quegli anni.
Gli scrittori che hanno vissuto a fondo la sua eterogeneit, la sua molteplicit di elementi irriducibili a risolversi in ununit, hanno capito che Trieste - come limpero asburgico di cui faceva parte era un modello delleterogeneit e della contraddittoriet di tutta la civilt moderna, priva dun fondamento centrale e di ununit di valori7.

Risultato di questo clima che la citt, negli anni precedenti allannessione allItalia, ma anche e soprattutto in quelli successivi, fu in grado di elaborare una proposta letteraria per molti aspetti alternativa ed innovativa rispetto a quanto si andava discutendo nellItalia di quegli anni: anche perch non bisogna dimenticare che la letteratura italiana di quel tempo, pur ricca di scrittori anche nettamente superiori a quelli triestini, era chiusa in un provincialismo oggi difficilmente immaginabile8. Una proposta, infine, che aveva avuto i suoi prodromi nella collaborazione di un intellettuale triestino come Slataper alla Voce della prima fase, negli anni dal 1908 al 1911.
Sembrerebbe quasi che la pi autentica tradizione triestina abbia sempre rifiutato, magari inconsciamente, la formula adottata anche dal Croce che larte sintesi di forma e contenuto: una formula che in pratica finisce col mettere laccento proprio sulla forma9.

Trieste realt letteraria propositiva per lItalia dei primi del Novecento.

A primo e fondamentale esempio della novit letteraria portata da Trieste in Italia pu essere citato il rifiuto e la messa in discussione del magistero dellestetica crociana. In quanto testimone diretto di questo
Ivi, p. 4. Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi, Pordenone, Studio Tesi, 1985, p. 109. 9 Ivi, p. 114.
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clima culturale, Giorgio Voghera (e con lui vari critici) ha infatti evidenziato come nel loro insieme gli autori operanti a Trieste negli anni in questione abbiano proposto unimmagine della letteratura nella quale sulla forma, intesa come stile e cura del testo, ha la precedenza il contenuto, lesperienza di vita dalla quale il libro con urgenza scaturisce. Tale tipo di attitudine degli scrittori triestini nei confronti dellopera letteraria trova le sue ragioni, secondo Ara e Magris, in uno sforzo di autodefinizione il quale, non trovando una rispondenza sul piano della realt, deve necessariamente tradursi su quello dellesperienza personale, cos come essa si riproduce sulla pagina letteraria.
La letteratura acquista un valore esistenziale, una ragione di vita che non vuole essere confusa con lesercizio letterario. Lanti-letterariet dei triestini, di cui si tanto parlato, latteggiamento di uomini che chiedono allo scrivere non bellezza ma verit, perch per essi scrivere vuol dire acquistare unidentit, non solo come individui ma come gruppo10.

... allo scrivere si chiede non bellezza ma verit...

La comunit ebraica triestina.

Per autori quali Saba, Svevo, Slataper, Stuparich, Quarantotti Gambini, la letteratura abdica al ruolo di mestiere, e dunque di menzogna11, per esprimersi allinsegna della verit, dellonest, della seriet dellesperienza vissuta: lantiletterariet, insomma, viene [...] per lo pi intesa, non senza nebulose ambiguit, come rifiuto del dettato adorno, delle false convenzioni formali, delleleganza stilistica priva di ingegno umano12, in conseguenza di unesigenza di cose e sentimenti, di verit, contrapposta allesigenza di parole13. Resta da sottolineare la presenza di una componente determinante allinterno della Trieste dei primi anni del Novecento, ovvero quella ebraica. La comunit ebraica della citta era infatti molto numerosa e da essa provenivano alcuni tra i maggiori intellettuali triestini, basti pensare a Saba e Svevo. Questo particolare fattore culturale (per quanto ad esso ogni autore si sia rapportato in maniera diversa) risulta nel complesso molto rilevante, se si considera che buona parte dei fermenti in atto nei primi tre decenni del Novecento possono essere considerati
Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste, unidentit di frontiera cit., pp. 15-16. Umberto Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere, Milano, Mondadori, 1948, p. 24. 12 Claudio Magris, Equivoci e compiacimenti sullantiletterariet triestina, in Trieste, a. XVI, n. 87, ottobre 1969, p. 11. 13 Ibidem.
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come derivanti anche, appunto, dal mondo ebraico. A questo proposito pu essere interessante citare le considerazioni che Sergio Campailla fa nel suo saggio Ebraismo e letteratura, nel quale si trovano descritte le caratteristiche della produzione letteraria ebraica a livello sovranazionale: esse sono identificate nei temi ritornanti del viaggio e del mare in autori come Kafka o Joseph Roth, ma soprattutto in un generale atteggiamento antistoricistico. Tale atteggiamento sarebbe il risultato di un conflitto generazionale (espresso ad esempio in unopera come Lettera al padre di Kafka), a sua volta determinato dallassimilazione della generazione dei padri alla cultura e al costume dellimpero asburgico: quello che ne deriva non pu che essere il rifiuto morale di una realt dominata dalletica mondana del denaro e del successo14, ed una crisi di valori che, rappresentata al massimo grado nelle opere degli autori ebrei, in un modo o nellaltro ha investito tutta la cultura occidentale15. Ed proprio da questa crisi di valori che Campailla fa derivare, trattando della situazione italiana e di autori ebrei quali Svevo o Saba, una fondamentale impronta antiaccademica16, ovvero la tendenza a una letteratura di cose, non di parole, la quale reinterpreta il vissuto, e tende a risarcirne le deficienze17. Ma al di l di questa ulteriore connotazione dellantiletterariet triestina, importante porre in evidenza la posizione e il ruolo degli ebrei nel quadro della cultura di Trieste (e della Mitteleuropa) dei primi trentanni del Novecento:
La cultura triestina veramente diversa , in genere, non soltanto ma soprattutto ebraica, perch lebreo riassume in s sia la dispersione della totalit sociale e la crisi dellidentit, sia la concentrazione dellindividualit su se stessa, lirriducibile resistenza del transfuga e del naufrago18.

La forte impronta antiaccademica di Svevo e di Saba.

La componente forse pi rilevante di questa originale diversit della cultura ebraica triestina costituita dalle teorie psicanalitiche, che pro-

14 Sergio Campailla, Ebraismo e letteratura, in Quirino Principe (a cura di), Ebrei e Mitteleuropa: cultura, letteratura e societ, Atti del XVI Convegno Cultura ebraica e letteratura mitteleuropea, Brescia, Ed. Shakespeare & Co., 1984, p. 30. 15 Ibidem. 16 Ivi, p. 31. 17 Ibidem. 18 Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste, unidentit di frontiera cit., p. 135.

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prio nel primo dopoguerra approdarono in Italia. Nel 1919 Edoardo Weiss, allievo di Freud ed egli stesso ebreo, si trasfer da Vienna a Trieste, dove inizi ad esercitare la sua professione di psicanalista, trovando in particolare nella comunit ebraica della citt un fertile terreno di attecchimento: stando alla testimonianza di Giorgio Voghera, infatti, quasi tutti i triestini che si appassionavano alla psicanalisi in quegli anni erano ebrei o mezzi ebrei19. Un tale ciclone20, come Voghera definisce la psicoanalisi in rapporto alla cultura ebraica - triestina, ebbe una rilevanza anche sul versante letterario, dal momento che favor ladesione di molti autori al genere dellautobiografia, e pi in generale la tendenza allautoanalisi e allapprofondimento psicologico.

1.1.2 I rapporti di Bazlen con Trieste. Delle realt fino ad ora descritte Bazlen, che come si detto nacque a Trieste nel 1902, partecip variamente sin dallinfanzia. Come molti degli intellettuali fino ad ora citati, infatti, egli proveniva da una coppia di genitori di diversa provenienza, essendo la madre Clotilde Levi Minzi di famiglia ebraica di origini venete ed il padre Georg Eugen Bazlen (morto quando il figlio aveva poco pi di un anno) di origini tedesche e di fede evangelica. Si pu supporre, dunque, che il giovane Bazlen abbia percepito anche allinterno della sua famiglia lincontro fra culture e religioni diverse, nonch un clima di pluralismo linguistico che ne favor il bilinguismo italo-tedesco. Oltre a questi primi dati biografici, vale la pena di soffermarsi anche su un altro aspetto che si pu supporre abbia influenzato la mentalit di Bazlen e la sua sensibilit ai problemi culturali: si tratta dellaspetto delleducazione scolastica, che ebbe un certo rilievo allinterno della piu ampia questione dellannessione di Trieste allItalia. Come tutti i suoi coetanei, infatti, Bazlen frequent fino ai diciassette anni le scuole tedesche, dove gli fu impartita uneducazione basata essenzialmente sullinsegnamento diretto dei testi letterari, mediante dei libri senza note che predisponevano a una lettura non accademica del dato letterario, e quindi strettamente collegata alle radici stesse della cultura mitteleuropea21.
Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi cit., p. 4. Ivi, p. 3. 21 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen, Palermo, Sellerio, 1994, p. 17.
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Le origini italo-tedesche.

La formazione in una scuola tedesca.

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Lannessione di Trieste allItalia, tuttavia, fece s che i giovani italiani, trasferitisi nei licei nazionali che avevano sostituito quelli imperiali, vi trovassero un metodo di insegnamento ben diverso, e molto pi arretrato, rispetto a quello cui erano abituati: ed forse da questo cambiamento che Voghera trae le ragioni per parlare, a proposito di Bazlen, di una contrariet invincibile verso tutto ci che si apprende a scuola22: in particolare, la filosofia che si insegnava [...] (particolarmente la filosofia idealistica) gli incuteva un vero orrore23. Sin da giovane dunque Bazlen si caratterizz per una certa indipendenza rispetto alla cultura allora dominante in Italia, e se tale libert di pensiero pu e deve essere ricondotta alle peculiarit del suo carattere, anche opportuno vedere in essa la suggestione del particolare panorama storico e dellambiente culturale nel quale egli si trov a crescere e maturare. Testimonianze dirette ed indirette affermano infatti che Bazlen conobbe e trasse insegnamento da alcuni fra i maggiori intellettuali triestini del tempo. Ma ci che pi colpisce, e che fa presagire il tipo di attitudine che pi tardi lo ispir nel proprio lavoro editoriale, il fatto che da queste testimonianze non emerga soltanto limmagine di un giovane in formazione, ma anche quella di un intellettuale precoce che ripagava con suggestioni e consigli autori ed intellettuali anche molto pi anziani ed esperti di lui. La ricostruzione della biografia di Saba ad opera di Stelio Mattioni a questo proposito eloquente: lautore descrive la nascita di quello che fu un profondo rapporto di amicizia fra il poeta e un Bazlen addirittura diciassettenne, intelligentissimo e disposto a stare con lui delle intere giornate per studiare uno spostamento di accento in un verso, o il cambio di un aggettivo24. Se dunque nella libreria antiquaria, dove avvenivano i loro incontri, il giovane certamente ebbe modo di apprendere molto, per altrettanto vero che
lamicizia fra Bazlen e Saba nasce dal fatto che Bazlen, bench adolescente, imbottito di letture, aggiornatissimo rispetto alla Trieste di quegli anni, al punto di consigliare a chi studia il tedesco di impratichirsi leggendo Kafka. Saba non perde certo loccasione di portarselo a casa e di chiedergli qualche consiglio25.

Il cambiamento dopo lannessione di Trieste allItalia.

Lavversione verso la scuola italiana.

Bazlen un giovane in formazione ma anche un intellettuale precoce.

Lamicizia fra il giovanissimo Bazlen e Saba.

Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi cit., p. 177. Ivi, p. 178. 24 Stelio Mattioni, Storia di Umberto Saba, Milano, Camunia, 1980, p. 81. 25 Ivi, p. 82.
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Lattenzione letteraria di Bazlen era sul vivo, senza un apparente criterio.

Uno scambio affine emerge dalla testimonianza diretta di Giani Stuparich, il quale nelle sue memorie afferma senza mezzi termini che Bobi26 a diciottanni ne sapeva pi di tutti noi, maturi ed anziani27. Anche Stuparich, dunque, mette in evidenza la precocit e la freschezza delle conoscenze del giovane Bazlen, specificando come esse fossero spese per stimolare gli interessi altrui, tramite la segnalazione, di volta in volta, di un libro che, secondo Stuparich, era sempre anche se discutibile, dimportanza e di vivo interesse28. Sin dagli anni Venti, inoltre, le letture di Bazlen appaiono caratterizzate da una peculiarit che rimarr tale negli anni, ovvero una certa asistematicit degli interessi, che spaziavano in maniera apparentemente casuale fra gli autori e i diversi contesti letterari: Stuparich nota anche questultimo aspetto, giudicandolo per essenzialmente positivo, in quanto a guidare le scelte letterarie di Bazlen vi era unattenzione sul vivo29, un profondo orientamento del gusto30 e non cultura disordinata, raffinato dilettantismo31. Ci appare tanto pi vero se si prende in considerazione lelenco di autori che Stuparich presenta a testimonianza dei consigli e dei contributi di Bazlen al rinnovamento delle letture degli intellettuali triestini. Gli autori citati sono di tutto rilievo: si tratta infatti di Lawrence, Gide, Faulkner, Valry, Cocteau, Bloch, Eliot, Joyce, Hemingway, Trackl, ed infine Kassner; ancora, certamente Kafka fu una scoperta di Bobi per lItalia32. Per quanto sia bene tenere a mente che tale elenco costituisce il frutto del ricordo personale di un amico (ed dunque difficile determinare con precisione limpatto e le eventuali conseguenze dei suggerimenti di Bazlen), rimane interessante osservare che alcuni degli autori succitati troveranno posto anche nelle lettere editoriali che negli anni successivi Bazlen invi in quanto consulente di diverse case editrici (aspetto, questultimo, sul quale si avr modo di tornare in seguito). La testimonianza di Stuparich e la ricostruzione di Mattioni restituiscono dunque limmagine di un rapporto sereno, di scambio e di arricchimento reciproco, fra Bazlen e lambiente intellettuale della propria citt.
Bobi corrisponde al diminutivo col quale tutti gli amici chiamarono sempre Bazlen. Giani Stuparich, Trieste nei miei ricordi, Milano, Garzanti, 1948, p. 15. 28 Ivi, p. 17. 29 Ibidem. 30 Ibidem. 31 Ibidem. 32 Ivi, p. 18.
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Tale quadro corrisponde certamente a realt, ma non si deve dimenticare che, giunto a poco pi di trentanni, Bazlen scelse di abbandonare Trieste. Inoltre, il riscontro del rapporto di affetto che traspare dai passi appena letti e quello, per quanto riguarda Stuparich, che si pu leggere in una lettera del 1949 di Bazlen a Giorgio Voghera: ho capito una volta di pi perch non voglio rivedere Trieste33 (anche il libro di stuparich che ho sfogliato rapidamente, me lo fa comprendere, grndlich [a fondo])34. Allo stesso modo, dalle pagine di Mattioni emerge, accanto al reciproco scambio e ai dialoghi fra Saba e Bazlen, il parere di questultimo sulla poesia di uno dei propri maestri. Parere che, peraltro, anticipa in modo degno di nota i criteri sottostanti ai giudizi di molte delle successive lettere editoriali:
Bazlen ci disse: come poeta, [Saba] era un lavoratore eccezionale, instancabile. E della sua poesia: una bella affermazione darte, ma inutile in quanto attestata su posizioni ormai arretrate rispetto al resto del mondo, andato oltre, molto oltre; tutto ci che non dice qualcosa in pi, anche se si pu accettare come espressione di bellezza, inutile alluomo; la vita divenire, lopera che resta indietro non serve alla storia della civilt35.

A poco pi di trentanni Bazlen lascia Trieste.

Tutto ci che non dice qualcosa di pi, anche se espressione di bellezza, inutile alluomo.

Sembra di vedere, in questo giudizio, un richiamo di Bazlen contro quella che egli percepiva come uneccessiva limatura delle poesie di Saba, se il poeta sottilmente definito lavoratore e il valore al quale Bazlen si richiama per motivare il proprio giudizio la vita, la quale, in quanto divenire, non si presta ad essere loggetto dello sforzo di un poeta-lavoratore. Si intravede, in questo parere del giovane Bazlen, un riferirsi alle istanze fondamentali dellambiente letterario della Trieste del tempo, cos come si cercato di descriverle nel paragrafo precedente: letteratura come vita e come severo impegno umano ed etico; seriet e sincerit; problematismo e introspezione; anticonformismo e antiaccademismo36. Bazlen, dunque, traeva stimoli dalSi fa presente, anche per citazioni successive, che le minuscole sono nel testo, secondo un uso caratteristico dello stile di scrittura di Bazlen. 34 Lettera di Roberto Bazlen a Giorgio Voghera, Roma, 23 dicembre 1949, in Roberto Bazlen, Giorgio Voghera, Le tracce del sapiente. Lettere 1949-1965, a cura di Renzo Cigoi, Udine, Campanotto Editore, 1995, p. 29. Si specifica sin da ora che eventuali imprecisioni o grafie scorrette della lingua tedesca sono presenti nelloriginale da cui si tratto. 35 Stelio Mattioni, Storia di Umberto Saba cit., pp. 81-82. 36 Bruno Maier, Saggi sulla letteratura triestina del Novecento, Milano, Mursia, 1972, p. 3.
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lambiente culturale triestino, ma al contempo contribuiva ad arricchirli e, soprattutto, non esitava a metterli in discussione, usando in un meccanismo quasi paradossale le medesime parole dordine che i suoi stessi maestri utilizzavano nei loro scritti o nelle loro affermazioni programmatiche. Lambivalenza del rapporto che Bazlen intratteneva con la propria citt emerge con una certa chiarezza dallIntervista su Trieste, uno degli scritti doccasione37 pubblicati in appendice al volume delle Note senza testo, ora facenti parte della raccolta generale degli Scritti. Per quanto di tale Intervista non si conosca n la data di composizione, n lo scopo, limmagine della citt che ne emerge rimane interessante e singolare. Essa, infatti, oscilla fra lironia pungente nei confronti della borghesia triestina, che [] costretta, in pieno ventesimo secolo, a ricorrere a un frasario rettorico ottocentesco da Risorgimento, che tiene alta la fiaccola, che crede che litaliano sia lidioma gentil sonante e puro38, e considerazioni di ordine storico-culturale acute e consapevoli. Ad esempio, scostandosi dai pareri invalsi fra gli intellettuali della Trieste del tempo, Bazlen d unimmagine riduttiva e relativizzante dellirredentismo, alla quale fa seguire un quadro della cultura triestina complesso, ma di certo non entusiastico. Dopo aver chiarito in prima battuta che a occhio e croce, [] Trieste stata tutto meno che un crogiolo39 (come ad esempio Slataper affermava40), Bazlen continua con queste parole:
E come non esiste un unico tipo triestino, non esiste nemmeno una cultura creativa triestina; creare unopera omogenea [...] sarebbe stato impossibile. Trieste, per queste ragioni, stata unottima cassa di risonanza (del resto non bisogna dimenticare che malgrado certe caratteristiche cosmopolite - [] una minima citt di provincia []) e non ha dato proprio nulla che abbia in qualche modo portato un elemento nuovo nella cultura europea41.

Accanto allimmagine di Trieste come prezioso tramite per le idee provenienti dallEuropa, Bazlen evidenzia dunque laspetto, non seconda-

Giulia De Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 191. Roberto Bazlen, Scritti, a cura di Roberto Calasso, Milano, Adelphi, 1984, p. 247. 39 Ivi, p. 251. 40 Si veda ancora, a questo proposito: Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste, unidentit di frontiera cit., p. 16. 41 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 252.
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rio, del provincialismo della citt, che dunque poteva porsi come ispiratrice di un clima di rinnovamento, ma non come guida di esso. Ed in seguito a questa stessa ragione che Ara e Magris motivano il trasferimento (pochi anni prima di quello di Bazlen a Milano) di Edoardo Weiss a Roma, di modo che, ad esempio, Trieste diviene lavamposto della psicoanalisi e, insieme, un avamposto destinato a venir superato e abbandonato42 ed al suo ruolo vengono associati la vanit e il fallimento43. La citt, cos, si configura come il luogo delle grandi e mancate promesse di felicit e dei tramonti che avvengono al posto delle stesse aurore44. inoltre interessante notare che, come esempio di quella che si potrebbe definire la sterilit dellambiente culturale di Trieste, Ara e Magris portino proprio il caso di Roberto Bazlen: a proposito della cultura triestina, e di questo aspetto di improduttivit in particolare, i due autori affermano infatti che Bazlen la incarna forse pi dogni altro45, nel suo essere seminatore di labirinti e confusioni [...], un pensiero che vive intorno ad un vuoto, ad unassenza46. La valutazione conclusiva che viene data riguardo a Bazlen non delle pi lusinghiere, ma comprende indubbiamente degli aspetti di verit: indicato come fiore di questa cultura della nevrosi borghese47, Bazlen, nonostante il suo autentico genio, ne riassume anche i limiti: una larvata aridit48. Il discorso di Ara e Magris nel passo appena citato si riferisce al contesto dellambiente antifascista triestino. Si pu tuttavia facilmente intendere che la patente di aridit attribuita allidentit politica di Bazlen sia in realt estendibile pi in generale al suo operato intellettuale, dal momento che
le sue carte postume riveleranno, oltre alla fulminea intelligenza, pure la proterva ingenuit di questa intelligenza che, protesa alla ricerca del ghigno beffardo, cadr anche nella patetica smorfia, nella banalit delleccentrico che impone agli altri di scambiare linconsistenza per una misteriosa, allusiva pregnanza49.

Trieste provinciale. Ispiratrice di un clima di rinnovamento ma non una guida.

Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste, unidentit di frontiera cit., p. 136. Ibidem. Ibidem. 45 Ibidem. 46 Ibidem. 47 Ibidem. 48 Ivi, p. 137. 49 Ibidem.
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La rilevazione di una certa riluttanza a concretizzare il proprio pensiero in una militanza culturale certamente condivisibile, in quanto questo dato rimarr una costante lungo tutto il percorso, intellettuale ma anche umano, di Bazlen: forse, per, si pu cercare di approfondire i caratteri di tale riluttanza, dal momento che se da un lato Bazlen am sempre restare nellombra e non si espose mai, come invece fecero altri intellettuali del suo tempo, dallaltro lato con questi stessi intellettuali (e, raggiunta una certa et, ben oltre ai confini della terra dorigine) Bazlen intrattenne rapporti pi che mai fertili e produttivi per lintera cultura italiana. Si sta qui facendo riferimento, per fare un solo, primo esempio, al sodalizio fra il giovane triestino ed Eugenio Montale, sodalizio che, fra le altre cose, favor la lettura e la diffusione dellopera di Svevo in Italia.

1.1.3 Il sodalizio con Montale. Prima dellabbandono definitivo della propria citt nel 1934, Bazlen trascorse un periodo (dallinverno del 1923 al 1925) a Genova, dove lavor prima per il commerciante Alessandro Maria Psyllas, poi per la ditta dimportazione di caff di Giulio Morpurgo. Di questultimo Bazlen conobbe anche la figlia, Lucia Morpurgo Rodocanachi, con la quale negli anni Trenta strinse una duratura amicizia che gli permise, fra laltro, di partecipare al ricco e fecondo salotto letterario che si teneva in casa di lei e del marito, il pittore Paolo Stamaty Rodocanachi. Ma soprattutto, gli anni genovesi per Bazlen significarono lincontro, e la nascita dellamicizia, con Eugenio Montale. Nel suo ricordo dopo la morte dellamico, in origine pubblicato sul Corriere della Sera, oggi raccolto nel volume che contiene il carteggio fra Svevo e Montale, il poeta cos descrive lincontro con lamico triestino:
Quando venne a trovarmi, nellinverno 23-24, mandatomi non so da chi, egli fu per me una finestra spalancata su un mondo nuovo. Ci vedevamo ogni giorno [...]. Mi parl di Svevo, facendomi poi pervenire i tre romanzi dellautore stesso; mi fece conoscere molte pagine di Kafka, di Musil (il teatro) e di Altenberg. Conoscevo gi

Tra il 1923 e il 1925 gli anni genovesi di Bazlen.

Lamicizia con Lucia Morpurgo Rodocanachi e successivamente con Eugenio Montale.

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la poesia di Saba, ma Bobi mi rivelo anche Giotti, Bolaffio e, pi tardi, Carmelich. Di mio, aggiunsi alla lista Benco, Stuparich e, anni dopo, Quarantotti Gambini50.

Secondo il curatore del carteggio, Giorgio Zampa, il primo a parlare a Montale di Bazlen sarebbe stato Sergio Solmi, in quanto amico di entrambi. Quello che pi conta, per, il fatto che al ritorno a Trieste di Bazlen iniziarono fra i due unamicizia ed un carteggio durati anni (anche se le lettere di cui disponiamo, pubblicate sempre nel volume degli Scritti, arrivano solo al 1930). I caratteri di questo sodalizio sono facilmente deducibili anche solo dal ricordo di Montale citato appena sopra: Bazlen, cio, favor in Montale una prima conoscenza della letteratura in lingua tedesca che veniva prodotta in quegli anni ed introdusse il poeta alla consuetudine con gli autori triestini del tempo, tanto da fare di lui quasi un triestino delezione51. Infine, fatto che non emerge dalla testimonianza di Montale, ma chiaramente dal carteggio, Bazlen, per quanto pi giovane e meno noto del suo amico, era solito dare giudizi molto liberi sulla sua poesia e contribu a diffonderla nella propria citt. A proposito dei rapporti fra Bazlen e la poesia di Montale possono essere citate le prime lettere del carteggio fra i due (che, per la verit, raccoglie unicamente le lettere da Trieste a Genova, e non viceversa). Il 5 maggio 1925, infatti, Bazlen, scrivendo allamico ligure ti mando le pochissime prenotazioni che ho potuto raccogliere52 (prenotazioni che significativamente annoverano anche il nome di Umberto Saba), allude alla pubblicazione degli Ossi di seppia presso leditore Gobetti, la quale sarebbe avvenuta solo al raggiungimento di un determinato numero di copie ordinate. A quanto si legge nel carteggio, dunque, Bazlen si spese affinch gli intellettuali triestini fossero a conoscenza delluscita della prima raccolta di Montale ed ordinassero il libro. Ancora pi interessante, tuttavia, il parere che egli d circa la prima raccolta montaliana, poco dopo la sua pubblicazione:
Ho riletto il tuo libro: m piaciuto molto di pi, ancora, e partico-

Bazlen favor in Montale una prima conoscenza della letteratura in lingua tedesca.

Italo Svevo, Eugenio Montale, Lettere / con gli scritti di Montale su Svevo, a cura di Giorgio Zampa, Bari, De Donato, 1966, p. 146. 51 Ibidem. 52 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 5 maggio 1925, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 357.
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larmente le cose lunghe. Le brevi (Ossi di s.) non mi dicono gran che, e mi sembrano, spesso, formalmente ingenue. Ma tra le lunghe alcune (salvo lintollerabile ultima strofa del Mediterraneo) mi sembrano assolutamente perfette e definitive53.

Il giudizio sulla sezione Mediterraneo, duro e non argomentato, appare tanto pi significativo se si considera che nella prima edizione degli Ossi di seppia, dunque quella di cui Bazlen sta parlando, proprio a lui, allamico Bobi B., tale sezione era dedicata. Rimane il fatto che pochi giorni dopo (il 6 settembre) Bazlen denuncer allamico il fatto che i librai di Trieste, per lo meno quei due che frequento, hanno pochissime copie del tuo libro54, per di pi nascoste in qualche recondito scaffale55. Ragione per cui, Bazlen conclude, li ho fatti togliere di l, e mettere in vetrina56. Di un anno successiva lopinione che Bazlen d, in data 26 dicembre 1926, a proposito di alcune liriche che Montale doveva avergli sottoposto. Il giudizio in questo caso pi morbido, e permette qualche osservazione sul pensiero di Bazlen al di l dellopera poetica di Montale:
Le tue liriche. Mi sono piaciute moltissimo, e mi sembrano (restando pur sempre in quella linea) molto migliori degli Ossi. Il loro limite: limpossibilit di uno slatinizzamento della parola italiana. Hai fatto (con Campana e qua e l DAnnunzio) il massimo che si possa fare ce but; non mi basta57.

Limpossibilit di uno slatinizzamento della parola italiana.

Anche in considerazione delle posizioni che Bazlen assunse negli anni successivi riguardo alla letteratura italiana (e al suo essere in grado di reggere il confronto con quella europea), si pu ipotizzare che con slatinizzamento della parola italiana egli qui intendesse quella che probabilmente sentiva come la necessit di unapertura delle opere prodotte in Italia ad un aggiornamento ed unattitudine pi europea, dunque in sostanza pi moderna. Che le istanze di rinnovamento che presumibilmente Bazlen andava formulando in quegli anni risiedessero in uno sguardo rivolto alla letteratura straniera daltronde deduci-

Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 1 settembre 1925, in Ivi, p. 360. Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 6 settembre 1925, in Ivi, p. 361. 55 Ibidem. 56 Ibidem. 57 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 26 dicembre 1926, in Ivi, p. 379.
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bile anche da un passo della gi citata Intervista su Trieste, nel quale Bazlen descrive le biblioteche finite sulle bancarelle dei librai del ghetto58 al momento dellabbandono da parte degli austriaci di Trieste. Su queste bancarelle, il giovane Bazlen trovava libri veramente importanti e sconosciutissimi59, a proposito dei quali nellIntervista osserva:
Parlo delle biblioteche dei tedeschi, degli ufficiali di marina austriaci, ecc., se la situazione fosse stata linversa, e se ne fossero andati gli italiani, le bancarelle si sarebbero sfasciate sotto il peso di Carducci Pascoli DAnnunzio60.

Il giudizio dato sulla pi istituzionale produzione letteraria italiana implicito non di segno positivo, e trova un riscontro anche nei pareri circa poeti di notoriet inferiore rispetto a quelli appena citati. E il caso del poeta Pignato, il cui libro in una delle sue lettere Bazlen dice di avere visto in libreria, aggiungendo: non mi ha fatto certo limpressione dunopera che far abbassare, nemmeno di un millimetro, il piatto latino (molto, ma molto alto) della Grande Bilancia Culturale Europea61. Tornando ai rapporti fra Bazlen e Montale, si pu allora comprendere che cosa spingesse Bazlen, con un atteggiamento fortemente propositivo, a suggerire titoli ed autori allamico poeta. Vari sono i nomi che emergono dalla lettura del carteggio: per fare solo qualche esempio, a Montale negli anni vengono consigliati Antic Hay di Aldous Huxley, Portrait of a Lady di Henry James, Le Sopha di Crbillon le Fils (dopo Les liaisons dangereuses, il pi bel libro narrativo francese62), Impressions dAfrique di Roussel (leggilo, immenso63). Da notare il fatto che alcuni di questi autori, per esempio James e Crbillon le Fils, si troveranno citati nelle lettere editoriali che Bazlen indirizzer alla casa editrice Einaudi a partire dalla fine degli anni Quaranta. Inoltre, se si considera il succitato ricordo di Montale, i consigli che Bazlen gli dava dovettero certamente avere una qualche influenza su di lui. Per alcuni di essi, tale influenza poi facilmente riscontrabile, se si consiIvi, p. 254. Ibidem. 60 Ibidem. 61 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 10 settembre 1925, in Ivi, p. 362. 62 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 29 settembre 1926, in Ivi, p. 369. 63 Ivi, p. 370.
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La Grande Bilancia Culturale Europea.

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dera, ad esempio, uno dei rari pareri su scrittori sloveni che Bazlen d nella prima lettera a Montale (risalente al 5 maggio 1925) che si pu leggere negli Scritti.
La casa editrice Parnaso di Trieste ha pubblicato la traduzione di una novella di uno sloveno, Ivan Cankar: Il servo Bortolo ed il suo diritto. , come purezza di linea epica, una delle cose pi perfette che conosca. Vorrei leggere una tua critica in una rivista decente64.

La recensione positiva auspicata da Bazlen in effetti apparir molto presto, nel settembre del 1925, su Il Baretti, con il titolo Un servo padrone.

1.1.4 Il caso Svevo.


Il caso Svevo.

Un meccanismo simile a quello appena descritto si pu individuare a proposito del ben pi noto e rilevante caso Svevo, il quale costituisce un capitolo della storia della nostra letteratura65. La prima testimonianza di questo caso, almeno relativamente al ruolo che Roberto Bazlen rivest in esso, si legge in una lettera del 1 settembre 1925, nella quale Bazlen scrive:
Mi ho fatto dare [sic], da Italo Svevo, i suoi due primi libri: dimmi se devo mandarteli a Monterosso, o pure a Genova. Il secondo libro, Senilit, un vero capolavoro, lunico romanzo moderno che abbia lItalia (pubblicato nel 1898!). Stile tremendo! Te ne scriver pi a lungo [...]. Ne mander una copia anche a Solmi [...]. Hai letto la coscienza di Zeno? Devi superare le prime 200 pagine, che sono pittosto noiose66.

dunque certo che lacquisizione materiale dei primi due libri di Svevo avvenne nel caso di Montale grazie alla mediazione di Bazlen, e lo stesso si pu dire riguardo a La coscienza di Zeno, che Bazlen, il 6 settembre 1925, promette di spedire al poeta qualora egli non riesca a trovarlo. A
Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 5 maggio 1925, in Ivi, p. 358. Italo Svevo, Eugenio Montale, Lettere / con gli scritti di Montale su Svevo cit., p. VII. 66 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, 1 settembre 1925, in Roberto Bazlen, Scritti cit., pp. 359-360.
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questo proposito bene comunque accogliere le precisazioni che Giorgio Zampa fa nella sua introduzione alle Lettere di Svevo e Montale: i passi appena citati, cio, secondo il critico non provano in modo assoluto che la prima indicazione della sua [di Svevo] originalit di scrittore venissero da Bobi stesso. Lipotesi probabile, ma ipotesi rimane67. Poste queste premesse, il ruolo di Bazlen nel caso Svevo pu essere propriamente rintracciato nellavere innescato la miccia68 dellinteresse della critica italiana per lopera dellormai maturo scrittore triestino: dopo le varie segnalazioni che si possono trovare nelle lettere di Bazlen a Montale, infatti, il poeta legger i tre romanzi fra il settembre e lottobre del 1925, per pubblicare subito un primo intervento, dal titolo Omaggio a Italo Svevo, sul numero della rivista lEsame del novembredicembre dello stesso anno. Nel gennaio del 1926, poi, Montale pubblica un nuovo intervento su Svevo, le cui tracce nel carteggio sono lampanti. Il 13 dicembre del 25, infatti, rivelandosi in parte come mente sottostante al nuovo progetto di pubblicazione critica da parte del poeta, Bazlen scrive a Montale: ho chiesto oggi il permesso, a Svevo, di pubblicare nella nuova rivista un pezzo di Senilit colla tua, seconda, critica69, per poi concludere vorrei far scoppiare la bomba Svevo con molto fracasso, dimmi se il caso di mandare i 2 libri a Cecchi, Gargiulo, ecc.70. Larticolo uscir sul secondo numero (datato 26 gennaio 1926) della neonata rivista milanese Il Quindicinale con il titolo Presentazione di Italo Svevo. Sono, questi, interventi che Bazlen accoglie con entusiasmo, come risulta chiaro da una lettera a Montale, nella quale si dice molto soddisfatto dei [] due saggi, specialmente della seconda parte del secondo71, ed aggiunge vari aggiornamenti sullo stato della diffusione dellopera di Svevo fra critici come, fra gli altri, Prezzolini. Da questo momento fino al 1928 il carteggio Bazlen-Montale non presenta pi tracce della questione Svevo: il che comunque non toglie, da un lato, il comparire con una certa frequenza del nome di Bazlen nelle lettere che proprio in quegli anni Svevo si scriveva con il poeta ligure,

Italo Svevo, Eugenio Montale, Lettere / con gli scritti di Montale su Svevo cit., p. IX. Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 5 maggio 1925, in Ivi, p. X. 69 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 13 dicembre 1925, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p, 365. 70 Ibidem. 71 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 17 febbraio 1926, in Ivi, p. 367
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Giuseppe Menasse, primo traduttore di Kafka in Italia.

e dallaltro il proseguire del fertile scambio, ora spostatosi su altri piani, di questultimo con Bazlen. Dallo scrittore e dal poeta Bazlen e infatti spesso nominato, di volta in volta in quanto amico magari sfuggente (e Bobi? Mistero72 scriver Montale il 19 novembre 1927) o in quanto intellettuale il cui pensiero stimato e rispettato dai due corrispondenti. Per fare un solo esempio, gi nel marzo del 1926, quindi solo due mesi dopo luscita del suo articolo su Il Quindicinale, Montale scrive allo scrittore triestino a proposito della ristampa di Senilit, consigliandogli di non compromettere la schiettezza del testo73 che con pochissimi ritocchi74 riguardo ai quali il poeta specifica: potrebbe eliminare qualche esclamativo e uno o due anacoluti in tutto, consigliandosi con Bazlen che ha un gusto squisito75. Per quanto riguarda il carteggio fra Montale e Bazlen, come si detto poco sopra, dal principio del 1926 al 1928 esso non tocca pi il tema dellopera di Svevo. Fra gli argomenti trattati in questo intervallo di tempo rimane da rilevare, oltre a quanto gi stato evidenziato, il riferimento di Bazlen a Giuseppe Menasse, che fu il primo traduttore di Kafka in Italia: il 4 luglio 1926, infatti, Bazlen chiede a Montale di fargli avere una lettera per la casa editrice del Baretti, ev. per altre76, lettera che fungerebbe da presentazione per lamico Menasse. Questultimo, infatti, alla ricerca di una persona che direttamente o indirettamente possa procurargli un lavoro di traduzione77. Tale segnalazione da parte di Bazlen ha una sua rilevanza, perch permette di anticipare un altro dei ruoli che egli ebbe nelleditoria italiana, consistente nel consigliare a varie case editrici traduttori anche autorevoli (altro caso sar quello della gi citata Lucia Rodocanachi) o di collaboratori: inoltre, si pu forse parzialmente spiegare con questo passo laffermazione succitata, altrimenti oscura, di Gianni Stuparich, secondo il quale certamente Kafka fu una scoperta di Bobi per lItalia78 (affermazione che trova una rispondenza anche nel rapporto fra Bazlen e

72 Lettera di Eugenio Montale a Italo Svevo, Firenze, 19 novembre 1927, in Italo Svevo, Eugenio Montale, Lettere / con gli scritti di Montale su Svevo cit., p. 65. 73 Lettera di Eugenio Montale a Italo Svevo, Genova, 29 marzo 1926, in Ivi, p. 16. 74 Ibidem. 75 Ibidem. 76 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 372. 77 Ibidem 78 Giani Stuparich, Trieste nei miei ricordi cit., p. 18.

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lamico Giacomo Debenedetti, al quale egli fra laltro parlava di autori ancora da scoprire come Kafka)79. Nella stessa lettera emerge infine un ulteriore ruolo rivestito da Bazlen per lamico Montale, ovvero quello di mediatore fra questultimo e gli intellettuali di Trieste, in particolare Umberto Saba. infatti grazie al tramite di Bazlen che il poeta ligure pu conoscere il riscontro di Saba circa la recensione che egli aveva fatto al suo ultimo libro, Figure e canti. Scrive infatti Bazlen:
Il poeta non affatto arrabbiato con te. Trova che, nel tuo saggio su di lui, parli pi di tue intime preoccupazioni dordine estetico, che della sua poesia; in parte ha ragione. Ci non toglie che [...] il tuo saggio sia il pi presentabile di quanto finora stato scritto su Saba80.

Bazlen come tramite tra Montale e Saba.

Resta opportuno puntualizzare, a questo proposito, che i rapporti di Bazlen con il vate81 sono, a sua stessa detta, discreti82, su una via che anche per ragioni personali porter a una quasi completa rottura. Accanto a tali questioni, per, il caso Svevo non accantonato se non momentaneamente, come si gi avuto modo di accennare. Esso infatti viene risollevato, di nuovo con una certa partecipazione da parte di Bazlen, a partire da una lettera del 25 settembre 1928, di una decina di giorni posteriore alla morte dello scrittore. In questa circostanza Bazlen, pur dicendosi molto addolorato83 per la cosa, non esita a fornire a Montale un quadro assai sincero, quasi sfrontato, della propria opinione circa il defunto Svevo. Loccasione data dallarticolo di ricordo che Montale aveva scritto due giorni prima sulla Fiera Letteraria, con il titolo Ultimo addio:
Ho paura che il Tuo articolo si presti troppo ad essere interpretato male, ed a far sorgere la leggenda duno Svevo borghese intelligente, buon critico, psicologo chiaroveggente nella vita ecc. Non aveva che genio: nientaltro. Del resto era stupido, egoista, opportunista, gauche, calcolatore, senza tatto84.
Paola Frandini, Il teatro della memoria. Giacomo Debenedetti dalle opere e i documenti, Lecce, Manni, 2001, p. 46. 80 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 371. 81 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 26 dicembre 1926, in Ivi, p. 378. 82 Ibidem. 83 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 25 settembre 1928, in Ivi, p. 380. 84 Ibidem.
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La morte di Svevo.

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Lidea di pubblicare materiali postumi sveviani.

La proposta a Solaria.

Se si considera la conclusione moderata ed affettuosa che Bazlen scrive poche righe dopo quelle citate (gli ho voluto malgr tout molto bene, come non ne ho voluto che a poche persone85) non facile comprendere quali sentimenti lo spingessero ad un coinvolgimento nel progetto di mantenere ed arricchire la memoria dellopera di Svevo. Si pu supporre, tuttavia, che si trattasse di un insieme di affetto, alta considerazione dellopera dello scrittore, ma anche volont di tenere nascosto al pubblico ci che poteva dare di Svevo e della sua opera unimmagine in qualche modo distorta. forse per questultima ragione che Bazlen, nella stessa lettera che si appena citata, cos descrive la propria attitudine nei confronti del riordino e nelleventuale pubblicazione dei materiali postumi sveviani: tenter di farmi dare in mano tutta lopera postuma, e di evitare la pubblicazione dellopera omnia. Sarebbe un disastro. Credo non ci sarebbe nulla di pubblicabile. Ma dar unocchiata86. Sulla base di questa idea di fondo, Bazlen seguir parallelamente il progetto della pubblicazione di un volume di novelle presso leditore Morreale ( indispensabile che la prefazione sia fatta da te!87 scrive a Montale il 6 gennaio 1929) e quello del volume unico dedicato a Svevo che si stava preparando per Solaria. Se [i redattori di Solaria] aspettano ancora molto, dovr se Dio vuole mandare un altro brano inedito, perch quello che ho mandato sar gi stato pubblicato nel volume88: da questo stralcio di una lettera del settembre 1929 emerge quindi lattenzione a una distribuzione equilibrata dei materiali nelle varie edizioni. Attenzione che, peraltro, si pu vedere ulteriormente confermata in un passo della stessa lettera:
Inoltre, ce Angioletti che chiede a Villa Veneziani un brano per la sua ignobile fiera della vanit letteraria. La signora Schmitz insiste. E dovr sceglierlo. Non c verso di far capire a Villa Veneziani che si potrebbe soigner [curare] la gloria postuma di S. molto decorosamente, e che non c nessun bisogno di fargli posto a piccoli colpi di gomito, e frammento per frammento, su tutte le riviste letterarie. Se Dio vuole, pubblicheranno col tempo anche la corrispondenza, i frammenti filosofici e culturali, e tutte le sue favole completamente idiote89.
Ivi, p. 381. Ibidem. 87 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 6 gennaio 1929, in Ivi, p. 383. 88 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, settembre 1929, in Ivi, p. 385. 89 Ivi, p. 386.
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Da quanto fino ad ora si cercato di delineare, evidente dunque lo spirito ed il coinvolgimento che spinsero Bazlen da un lato a farsi primo e consapevole artefice della valorizzazione culturale dellopera sveviana in Italia90, dallaltro a consigliare letture, pubblicazioni ed operazioni editoriali allamico Montale. Un coinvolgimento, dunque, che una volta rilevato pu aiutare a ridimensionare il succitato parere di Ara e Magris, i quali imputano al lavoro e agli scritti di Bazlen una certa inconsistenza91. Resta per vero che nel tentativo di dare un quadro complessivo anche solo delloperato di questi primi anni ci si trova a fare i conti con frequenti affermazioni paradossali, quasi ostili nei confronti dei destinatari delle sue lettere, che possono risultare fuorvianti, o comunque non chiarificatrici, in sede dello studio della figura di Bazlen. Si legge ad esempio nella lettera a Montale del 16 novembre 1925: se un giorno avr voglia, forse vi mander, per la rivista, un solo articolo sullinutilit di divulgare in Italia culture estere92. Unaffermazione che appare del tutto priva di senso e disorientante, alla luce di quanto detto finora e del consistente numero di titoli unicamente stranieri che Bazlen raccomander alle varie case editrici. Lo stesso atteggiamento, tendente in effetti al cinismo e alla mortificazione delle proprie potenzialit come operatore culturale, in un continuo altalenare fra la presentazione di una proposta e il suo ritiro, si trova in un passo poche righe sopra quello citato, dunque significativamente nel pieno del caso Svevo:
Siete matti di volermi far collaborare a una rivista? Io sono una persona per bene che passa quasi tutto il suo tempo a letto, fumando e leggendo [...]. Per di pi, manco completamente di spirito messianico divulgativo, e non ho mai inteso nessun bisogno di partecipare agli altri le mie idee, tanto meno ai lettori di riviste. Se avete bisogno di indicazioni, scoperte, bibliografie, ecc. vi aiuter molto volentieri93.

La contraddittoriet e il paradosso nelle affermazioni di Bazlen.

Non chiaro a quale rivista Bazlen si riferisca in questo passo, dal momento che di l a poco diverse sarebbero state le collaborazioni
Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen, cit. p. 28. Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste, Unidentit di frontiera cit., p. 137. 92 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 16 novembre 1925, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 364. 93 Ivi, p. 363.
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intraprese da Montale, nelle quali il poeta avrebbe potuto voler coinvolgere lamico. Resta per interessante il fatto che le parole succitate costituiscono un efficace autoritratto del Bazlen collaboratore quasi del tutto mancato di Solaria, rivista fiorentina che avrebbe iniziato le proprie pubblicazioni di l a poco, nel gennaio del 1926.

1.1.5 La collaborazione con Solaria.


Nel 1928 linizio degli scambi con la rivista Solaria fondata da Alberto Carocci.

Le prime comunicazioni fra Bazlen e Solaria, la rivista che avrebbe segnato forse pi di qualunque altra in Italia il senso e il gusto delle nostre lettere tra gli anni venti e gli anni trenta94, risalgono al 1928. Non si sa con certezza come Bazlen si sia avvicinato alla redazione fiorentina, ma presumibile che il tramite sia stato o quello di tre dei suoi pi cari amici, tutti collaboratori della rivista, come Montale, Sergio Solmi e Giacomo Debenedetti, o il nutrito gruppo di intellettuali triestini che collaboravano con Solaria. Allinterno della cerchia di intellettuali che ruotavano attorno al fondatore Alberto Carocci, infatti, laltro meridiano che cominci presto a funzionare fu quello FirenzeTrieste95, grazie ai contatti della redazione con personalit gi ampiamente citate in questa sede come Svevo, Saba, Quarantotti Gambini, Stuparich, Giotti. Se si considera che le prime e pi numerose lettere che Bazlen invi al direttore e fondatore della rivista Alberto Carocci riguardano ancora una volta il caso Svevo, si pu allora pienamente appoggiare il parere di Giuliano Manacorda, curatore del volume Lettere a Solaria, riguardo alla posizione che lasse triestino96 ebbe allinterno della redazione di Solaria: secondo Manacorda, cio, culturalmente forse meno importante per i minori legami che offriva con una tradizione consolidata, questo asse per letterariamente fondamentale e quasi decisivo nelle scelte di Solaria97. La rivista fiorentina, in effetti, diede un certo rilievo allopera di Svevo (anche al di l, a dire il vero, dellintervento di Bazlen) se ad essa dedic un intero numero (nel febbraio del 1928) che ospitava la sua novella Una burla riuscita, seguito dal numero unico del marzo aprile 1929 dove trovavano
Lettere a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda, Roma, Editori Riuniti, 1979, p. XV. Ivi, p. XXIII. 96 Ibidem. 97 Ibidem.
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posto, ormai dopo la morte dello scrittore, gli scritti Il vecchione e Frammenti. Come si gi accennato nel precedente paragrafo, la collaborazione di Bazlen con Solaria si colloca proprio nel contesto delluscita del numero unico dedicato a Svevo, per il quale egli si occup della scelta e della cura dei materiali da pubblicare. A questo proposito pu essere interessante mettere a confronto la prima lettera che Bazlen invi a Carocci, il 28 ottobre 1928, e il ritratto che egli aveva dato di s nella gi citata lettera a Montale. Come si sottolineato, infatti, il 16 novembre 1925 Bazlen parlava a Montale della propria mancanza di spirito messianico divulgativo98, in particolare riguardo ai lettori di riviste99. Cos, invece, egli stesso presenter il proprio lavoro a Carocci:
Frammento. Non credo in generale allefficacia dun frammento breve tratto da unopera narrativa: non si pu staccare un organo da un organismo. E lopera di Svevo una delle pi organiche che conosca: ogni episodio sempre la conseguenza di tutte le premesse, ed sempre - bench a prima vista non sembri - pieno di riferimenti vagamente accennati, di riprese di motivi, ecc. [...]. E poi, pensi, presentando un solo frammento, quanti effetti di illuminazione vanno perduti100.

Il numero unico di Solaria dedicato a Svevo

Dalla lettura di questo passo appare evidente come lottica di Bazlen presupponesse non solo una profonda consapevolezza rispetto allopera di Svevo, ma anche il deciso intento di presentarla al pubblico nel modo che egli riteneva pi appropriato. Bazlen, dunque, fu ai fini del numero unico del 29, il principale mediatore con lambiente sveviano di Trieste101, anche perch a partire dalla propria idea dellopera di Svevo si mobilit affinch essa giungesse opportunamente ai lettori, come si riscontra anche nei successivi scambi epistolari con Alberto Carocci. Dalla stessa lettera del 28 ottobre 1928, peraltro, accanto allattivit critica alla quale si appena fatto cenno, emerge una collaborazione anche alla stesura della bibliografia (attivit che nella
98 Lettera di Roberto Bazlen ad Eugenio Montale, Trieste, 16 novembre 1925, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 363. 99 Ibidem. 100 Lettera di Roberto Bazlen ad Alberto Carocci, 28 ottobre 1928, in Lettere a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda cit., p. 87. 101 Ivi, p. XXIII.

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Il tentativo di sprovincializzazione della cultura italiana sottoposta alla chiusura fascista.

lettera a Montale del 1925, presentava come a s congeniale) e della cura del testo. A proposito del romanzo Il vecchione, infatti, Bazlen afferma senza mezzi termini: sintassi e grammatica, specialmente negli ultimi capitoli, un disastro102, ragione che evidentemente lo spinge ad apportare correzioni103, presentate a Carocci come necessarie104. Alla luce di quanto si cercato di mostrare, si pu comprendere che il contributo di Bazlen alla composizione del volume unico su Italo Svevo non fu certo irrilevante. Resta per la contraddittoria conclusione della lettera a Carocci fino ad ora citata, la quale corrobora limmagine di un intellettuale refrattario alla collaborazione troppo stretta e compromettente con riviste, ma anche alla pubblicazione di cose proprie, che Bazlen d di s, e che molti critici e amici, nei loro ricordi, confermano. Egli infatti cos conclude: grazie per linvito di collaborare al Suo numero unico: ma non ho tempo, e in italiano non so scrivere105. Un analogo atteggiamento di ritrosia si rileva peraltro a proposito della seconda occasione di collaborazione di Bazlen con Solaria, successiva di qualche anno rispetto al numero unico dedicato a Svevo. Lanno il 1932, e coincide con una mutata situazione sia allinterno della redazione fiorentina, sia forse nel panorama culturale ed editoriale italiano. Solaria, infatti, giunta al sesto anno di attivit, ormai una rivista pienamente affermata, che si avvale della collaborazione di nuovi intellettuali, come ad esempio Elio Vittorini. Soprattutto, quello che sembra caratterizzare lattivit di questi anni una condizione di piena e cosciente maturit nel proprio lavoro106, che permette ai solariani di sviluppare una delle vocazioni pi autentiche della rivista, quella che suole andare sotto il nome di europeismo107. La necessit di unapertura alle letterature straniere, con la finalit di sprovincializzare una cultura italiana ormai completamente sottoposta alla chiusura fascista, trovava riscontro anche ad un livello pi generale, cos che diverse furono le riviste e le case editrici che contribuirono a fare degli anni Trenta il decennio delle traduzioni108. Dal canto loro, i solariani discuIvi, p. 88. Ibidem. 104 Ibidem. 105 Ivi, p. 89. 106 Ivi, p. XXXV. 107 Ibidem. 108 Luisa Mangoni, Il decennio delle traduzioni, in Le letterature straniere nellItalia dellentre-deux-guerres, a cura di Edoardo Esposito, Lecce, Pensa Multimedia editore, 2003, p. 12.
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tono lopportunit di rinnovare la propria proposta editoriale, attraverso un progetto chiaramente delineato dalle parole di Carocci che seguono:
Nel corso del 1932 vorrei dedicare alcuni numeri unici di Solaria alle varie letterature straniere contemporanee. Inutile dirLe che questi numeri unici dovrebbero avere un carattere tendenzioso, nel senso come tendenziosa Solaria rispetto alla letteratura italiana109.

Linvito di Alberto Carocci a curare il numero unico di Solaria sulla letteratura tedesca.

Carocci si rivolge qui, in una lettera datata 4 gennaio 1932, proprio a Roberto Bazlen, al quale propone di curare il volume unico dedicato alla letteratura tedesca contemporanea. Linvito di Carocci si articola come segue:
Per fare un numero di letteratura tedesca avrei pensato a Lei. Non mi dica che non ha tempo. Dato che il numero dovrebbe contenere pochi nomi, la fatica di organizzarlo non dovrebbe essere eccessiva. [...]. Non potrei [...] rivolgermi a Peterich o a Tecchi, con i quali si cascherebbe inevitabilmente sui soliti Man [sic], o Wassermann, o Doblin [sic] etc. etc. Nel qual caso sarebbe perfettamente inutile fare il numero. Posso contare su di lei? Ci terrei moltissimo110.

Sembra di vedere, nelle parole del direttore, la volont di impedire al proprio interlocutore di sottrarsi allinvito: il che fa comprendere da un lato come Carocci si aspettasse da Bazlen una risposta negativa, dallaltro come questultimo fosse considerato, bench ancora abbastanza giovane, un conoscitore autorevole della letteratura tedesca. Nelle parole di Carocci, infatti, si legge la convinzione che Bazlen potrebbe proporre autori davvero nuovi e sconosciuti, non come i Man e i Doblin, ovvero le proposte che egli immagina da parte di germanisti come Tecchi, e che sarebbero a parer suo insoddisfacenti e scontate. opportuno puntualizzare, a questo punto, che nessuno dei numeri unici dedicati alle letterature europee venne alla luce: se ci in buona parte avvenne per questioni interne alla redazione di Solaria (che in

Lettera di Alberto Carocci a Roberto Bazlen, Firenze, 11 gennaio 1932, in Lettere a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda cit., p. 352. 110 Ibidem.
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effetti vagliava anche il progetto alternativo della fondazione di una nuova rivista, unicamente votata alleuropeismo), rimane il fatto che latteggiamento di Bazlen a tale proposito gioc indubbiamente il suo ruolo. Per leggere una sua risposta, infatti, si dovranno attendere quasi dieci mesi, quando, per la precisione il 22 ottobre, Bazlen cos si pronuncia rispetto al numero unico dedicato alla letteratura tedesca:
La riluttanza di Bazlen verso la proposta di Carocci.

Numero tedesco: ho fatto fare, da Marchi, e da altri, parecchi tentativi di traduzione di scrittori tedeschi moderni. Per il momento, quasi unicamente fallimenti. Ma, appena avr pi tempo, le scriver una lunga lettera teorica, e vedr che ci metteremo daccordo111.

Di questa lettera non si ha notizia; inoltre, a ulteriore dimostrazione del fatto che Bazlen fosse riluttante a lasciarsi coinvolgere nel progetto, si possono leggere vari passi di lettere di persone a lui vicine. lo stesso Giorgio Marchi citato da Bazlen, ad esempio, a mediare fra lui e Carocci sin dal gennaio del 32, riferendo al direttore di Solaria un messaggio che pare di apertura da parte di Bazlen, il quale non scrive di persona perch a letto malato112. Bazlen, scrive Marchi, dice che: [...] ti comporrebbe un numero con cinque fra prosatori e poeti [...] non rappresentativi, essendo ci impossibile dato il carattere della letteratura tedesca [...], bens scelte cos, casualmente113. La mancata collaborazione, nei fatti, da parte di Bazlen sembra dunque motivata da considerazioni critiche sulla natura della letteratura tedesca e della sua traducibilit in altre lingue, come si vede dalla lettera di Marchi e da quella citata poco sopra dello stesso Bazlen. Ma accanto ad esse, non inopportuno vedere anche una riluttanza, un riserbo di segno diverso, che trova testimonianza in quanto si detto fino ad ora e nelle parole, ancora una volta, di Giorgio Marchi. Il 4 maggio del 1932, infatti, egli parla chiaramente a Carocci: dispera del tuo numero tedesco perch Bazlen vedo che stiracchia. Io gli sono stato dietro e lho spinto pi che potevo ma mi pare che non vada. Deve avere una riluttanza grandissima per buttare nero su bianco114.

Lettera di Roberto Bazlen a Alberto Carocci, Trieste, 22 ottobre 1932, in Ivi, p. 385. Lettera di Giorgio Marchi a Alberto Carocci, Trieste, 29 gennaio 1932, in Ivi, p. 355. 113 Ivi, p. 356. 114 Lettera di Giorgio Marchi a Alberto Carocci, Trieste, 4 maggio 1932, in Ivi, p. 373.
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1.2 Il pensiero di Bazlen. 1.2.1 Gli Scritti: le Note senza testo. Atteggiamenti e scelte come quelli che si sono cercati di descrivere fino ad ora possono trovare una parziale chiarificazione in quanto si legge in due delle sezioni degli Scritti di Bazlen (le Note senza testo e il Capitano di lungo corso), pubblicati separatamente da Adelphi a partire dal 1968 e raccolti poi in un unico volume nel 1984. Prima di intraprendere la lettura di tali Scritti, bene specificare in primo luogo che la loro pubblicazione avvenne dopo la morte di Bazlen, dunque indipendentemente dalla sua volont, e la loro composizione, stando alle Notizie sui manoscritti ad opera di Roberto Calasso, collocabile negli anni fra il 1945 e il 1960, dunque posteriore al periodo del quale si fino ad ora parlato. Resta per il fatto che, dal tentativo di riordino degli appunti che Bazlen ha lasciato, emerge un quadro abbastanza chiaro, il quale da un lato motiva gran parte delle sue scelte editoriali e di vita, dallaltro mostra come il suo pensiero (e la sua scrittura) costituiscano una rielaborazione pi o meno conscia di molte delle idee e dei fermenti dei quali egli fu partecipe in giovent. Le Note senza testo sono costituite dalla selezione di una serie di aforismi tratti dai quattro quaderni di appunti che Bazlen ha lasciato alla sua morte, la cui lettura resa ostica in alcuni passaggi dalla completa asistematicit che governa la disposizione dei contenuti. La scrittura, essendo scaturita da unesigenza personale e privata, risulta inoltre frammentaria, allusiva, ellittica, come mostra in modo indicativo uno degli aforismi che allunanimit della critica riconosciuto come massimamente rappresentativo del pensiero di Bazlen: Fino a Goethe: la biografia assorbita nellopera. Da Rilke in poi: la vita contro lopera115. Con queste poche parole, Bazlen riesce a riassumere una irreversibile e misteriosa trasformazione116 avvenuta nella produzione letteraria che si colloca fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Essa riguarda:
la gnosi stessa del pensiero moderno, la cui filosofia concettuale si sottrae per definizione a una naturale osmosi tra vita e opera,

Note senza testo: aforismi tratti dai quattro quaderni di appunti di Bazlen.

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Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 184. Ivi, p. 18. La formula qui citata di Roberto Calasso, nella sua Introduzione agli Scritti di Bazlen.

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retaggio dei secoli precedenti, per realizzarsi, viceversa, in un rapporto di profonda conflittualit tra lio e il mondo e quindi tra soggetto poetico e realizzazione creativa117.

Quello che forse pi conta ai fini del discorso che si sta facendo, tuttavia, che nella nota citata si pu intravedere il punto dal quale si svolge gran parte del pensiero letterario, ed in qualche modo esistenziale, di Bazlen: ovvero, come si pu leggere in una delle Lettere editoriali raccolte sempre nel volume degli Scritti, la paradossalit inafferrabile del rapporto artista-opera118. In Rilke, uno degli autori che apre la letteratura del Novecento, egli infatti vede una discrasia, una conflittualit fra due poli, quello della vita, da un lato, e quello dellopera letteraria, dallaltro: il che si traduce nella difficolt per il soggetto, come sottolinea Manuela La Ferla, a esprimersi in unopera che sappia dare una visione unitaria del mondo, che appunto il soggetto non riesce pi ad avere, avendo perso suo malgrado la propria identit di Io unificato, voce di una sintesi superiore119. Tale cambiamento epocale, che Bazlen riassume affermando fra laltro che lancora dellumanesimo affondata120, si riflette in quella che secondo lui limpossibilit stessa di scrivere lopera: Io credo che non si possa pi scrivere libri121. Una conseguenza di questo tipo farebbe pensare a una conclusione paradossale e del tutto disfattista circa il ruolo della letteratura, o ad uneventuale adesione a qualche forma di avanguardismo. Ci tuttavia non avviene, perch quel che pare di vedere nellinsieme delle Note senza testo non lidea che lopera sia irrealizzabile in assoluto, ma solo relativamente ai canoni estetici e letterari dominanti. In virt di essi, infatti, secondo Bazlen lopera viene intesa solo nella prospettiva della prestazione122, ovvero con eccessivo ossequio alla forma, al mestiere letterario, di modo che facilmente lo stile diventa galateo123, un insieme di regole che uccidono la spontaneit dello scrittore, imponen-

Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 155. Lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo (casa editrice Einaudi), 9 aprile 1961, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 306. 119 Paola Zelco, Roberto Bazlen: la scrittura dissolta, in Capriccio di Strauss, a. IV, n. 10, dicembre 1997, p. 19. 120 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 220. 121 Ivi, p. 203. 122 Ivi, p. 211. 123 Ivi, p. 173.
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dogli ordine invece di verit124. Un ordine che per, come si detto, non pi percepito come possibile. Tra la vita e lopera, dunque, nella visione di Bazlen la letteratura del passato ha potuto privilegiare il secondo aspetto: ma se questo presupposto venisse ribaltato, e se si giungesse allaccettazione consapevole della non componibile scissione moderna fra lio e il reale che presumeva di rappresentare125, la creazione di nuovi valori letterari, e quindi di opere che possano tornare ad avere un significato reale, sarebbe nuovamente possibile: da tale idea centrale derivano, come si vedr, le scelte e i gusti editoriali di Bazlen, la sua scelta di non pubblicare, ed infine gran parte dei contenuti di ci che per se stesso egli scrisse, di modo che i principi di estetica126 che si trovano nelle Note senza testo risultano decisamente coerenti con le posizioni morali ed intellettuali di Bazlen127. Sul piano delle osservazioni teoriche, in primo luogo, Bazlen porta avanti la costruzione di un profilo di valori che privilegiano la seconda componente del conflitto, ovvero quella della vita. Se infatti lo scrittore non pu e non deve pi avvalersi degli strumenti dello stile per rappresentare la realt, lalternativa necessariamente quella di unadesione pi serrata ad essa, nella creazione di una scrittura che sgorghi naturalmente dal vissuto e dallesperienza. Un tizio vive e fa bei versi. Ma se un tizio non vive per fare bei versi, come sono brutti i bei versi del tizio che non vive per fare bei versi128: questa affermazione, criptica ma rappresentativa, aiuta a comprendere, fra laltro, la severit di Bazlen circa vari autori della fine dellOttocento, il cui operato frutto dun malinteso umanistico, ed fatto senza vera necessit129. Proprio la necessit uno dei valori primari che Bazlen annovera fra quelli che dovrebbero sottostare alloperato dello scrittore, cos che ad essere messi in primo piano sono la causa scatenante della scrittura, ed il momento in cui essa si svolge: non il risultato di essa, non il frutto stilistico della prestazione, come emerge chiaramente da una delle

Lo scrittore non pu avvalersi degli strumenti dello stile per rappresentare la realt.

La scrittura deve sgorgare dal vissuto e dallesperienza.

Ivi, p. 283. Gino Brazzoduro, Roberto Bazlen: unidea di letteratura a Trieste, in La Battana, a. XXIV, n. 85, settembre 1987, p. 10. 126 Fabio Doraldi, Roberto Bazlen, triestino, in La Nuova Tribuna, a. VI, n. 60, ottobre 1971, p. 53. 127 Ibidem. 128 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 187. 129 Ivi, p. 185.
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Lettere editoriali, quella a proposito di unopera dello scrittore iraniano Sadegh Hedayat, dal titolo Blind Owl:
Non so se il pi bel racconto uscito da non so quanti anni, diciamo dopo i racconti di Kafka probabilmente no. So invece che non conosco altro racconto (dopo Kafka) nato dalla stessa necessit, con la stessa violenza, e che abbia la stessa suggestione. Dico: nato non: scritto non so cosa avesse in testa Sadgh Hedayt quando si messo a scriverlo130.
Lattenzione verso le biografie degli autori.

La verit interiore.

Si comprende allora come Bazlen tenda a privilegiare, nelle sue letture e nei suoi progetti editoriali, lattenzione alle biografie degli autori, nonche il genere dellautobiografia, per sua natura scarsamente letterario e focalizzato appunto su chi scrive: ulteriore dimostrazione, questa, del fatto che per lui il criterio di valore era solo e sempre la verit interiore al di l della parola131. Tale criterio di giudizio, peraltro, applicabile anche a scritti non letterari, se a proposito del saggio di psicologia The hidden remnant dellautore americano Gerald Sykes Bazlen scrive:
Non c mai, in tutto il libro, una frase superflua, una ripetizione gratuita, una leggerezza, una stanchezza, uninconsistenza. E quello che per me dovrebbe essere uno scrittore: ha qualcosa da dire; quello che ha da dire vissuto, suo; lo dice con parole sue, chiare; con una grande densit, costante132.

bene puntualizzare, a questo punto, come il primato dellesperienza, che Bazlen riassume nella pregnante formula della primavoltit133 come unico valore134, sia da un lato unulteriore formulazione di quanto egli aveva probabilmente assimilato negli ambienti frequentati in giovent, dallaltro lorigine per un discorso, per quanto spesso fumoso, che ha invece molto di originale. Per quanto riguarda il primo aspetto,
Lettera di Roberto Bazlen a Luciano Foa (casa editrice Einaudi), 9 marzo 1960, in Ivi, p. 291. Italo Calvino, La psiche e la pancia, in La Repubblica, 1 giugno 1983, pag. 20. interessante notare, peraltro, il fatto che Calvino ponga in problematica relazione questa caratteristica del pensiero di Bazlen con linfluenza che egli esercito sulla composizione di alcune delle poesie delle Occasioni di Montale, da Calvino definite come versi che segnano il culmine duna dedizione al potere evocatore della musica. 132 Lettera di Roberto Bazlen a Luciano Foa (casa editrice Adelphi), 9 agosto 1963, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 342. 133 Ivi, p. 230. 134 Ibidem.
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si nota che i concetti espressi da Bazlen nei suoi appunti si possono anche considerare caratteristici della letteratura triestina135, se si pensa che fra i letterati di Trieste che egli frequent negli anni Venti, come si gi visto, si andavano formulando istanze - lantiletterariet, lottica anticrociana - affini a quelle che si trovano esposte nelle Note senza testo. bene, tuttavia, non appiattire le idee di Bazlen su quelle degli intellettuali triestini; piuttosto, risulta appropriato dire che:
le illuminazioni come i paradossi di cui sono fitte le Note senza testo rivelano [...] lautore triestino, non come partecipe della letteratura della sincerit, ma come prodotto di un ambiente che considerava ogni opera letteraria quasi una scoria di un processo interiore, il libro come relitto esistenziale136.

Da questi presupposti comuni, inoltre, Bazlen prende le mosse per portare avanti il proprio personale ragionamento, che da questo punto accentua ulteriormente la tendenza metaforica e quasi sibillina che si vista a proposito degli aforismi gi citati. Constatata quella che per lui la morte di un sistema di valori, Bazlen infatti insiste su tale aspetto fino a vedere nella stessa morte, intesa come metafora di una distruzione, un obiettivo da raggiungere, o meglio un percorso da portare a compimento: di fronte alla sclerosi degli strumenti di lettura della realt propri del passato, lartista e lintellettuale non possono far altro che vanificarli e distruggerli completamente, in quella che egli definisce larte di morire ogni secondo137, perch la prossima cultura ci sarebbe gi se si potesse eliminare i residui del passato138. Dunque, secondo Bazlen, distruggere vuol dire creare: pu essere distrutto solo ci che sta fra di noi e le nostre possibilit creative139. Dalle affermazioni appena considerate, facile intendere la perentoriet, almeno in sede teorica, con la quale Bazlen affermava la necessit di un rinnovamento totale del canone letterario, in favore di nuovi elementi, che si trovano proposti in parte nelle Note senza testo, in parte nel Capitano di lungo corso, come si vedr nel successivo paragrafo. Ad esempio, Bazlen sembra essere molto sensibile alle teorie della psicoanalisi
Gino Brazzoduro, Roberto Bazlen: unidea di letteratura a Trieste cit., p. 10. Fabio Doraldi, Roberto Bazlen, triestino cit., p. 53. 137 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 181. 138 Ivi, p. 186. 139 Ibidem.
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Larte di morire ogni secondo: capacit di rinnovamento.

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Lavvicinamento alla psicoanalisi freudiana.

Il concetto di caos.

freudiana, come si visto uno dei maggiori contributi della Trieste degli anni Venti alla cultura italiana, che egli pot conoscere ed approfondire sin da molto giovane: questo precoce e decisivo interesse trova una prima conferma in quanto si legge nella biografia del suo amico e coetaneo Giacomo Debenedetti. A proposito dellesperienza della psicoanalisi e [dell]interesse nascente verso lantropologia culturale140 da parte del grande critico, infatti, si legge che, probabilmente, corre linfluenza di Bobi Bazlen, che si diceva pi interessato alle scienze umane di quanto non lo fosse alla letteratura141. Si precedentemente osservato che sul piano strettamente letterario la psicoanalisi determinava, in gran parte delle opere degli autori triestini ed ebrei, una certa tendenza allo scandaglio dellinteriorit e allanalisi dellinconscio: ed allo stesso modo Bazlen, almeno in un primo momento, concep la psicoanalisi come veicolo dinnovazione tematica. A dimostrazione di ci, si possono citare le parole di Giorgio Voghera, che descrivendo tale aspetto della cultura triestina cos afferma: era certamente il nuovo, lo strano, il rivoluzionario che cera nella psicanalisi, ci che attraeva Bobi142. Come si osservato, nellottica di Bazlen lio scrivente non pu pi ambire ad essere centro ordinatore e legislatore, [...] entit demiurgica abilitata alla ricreazione sensata del mondo143: ne consegue che la novit al quale esso pu approdare sia la rappresentazione di una molteplicit di relazioni e di rapporti144, da parte di un io che si fa sede di sensazioni e di percezioni continuamente modificata dallesperienza e dallimpatto col mondo145. Le considerazioni appena viste si trovano sviluppate in un altro dei concetti ricorrenti nelle Note senza testo, ovvero quello di caos. Esso pertiene a diversi ambiti, da quello appunto dellinconscio, a quello dellestetica, a quello pi genericamente esistenziale. Dal punto di vista psicologico, o ancora meglio psicoanalitico, il caos si pone come la qualit di quellinconscio che, come si visto, lo scrittore deve riportare sulla pagina, in unoperazione che, se da un lato si propone di rappresentare il tumulto dellinteriorit, dallaltro tenta anche un parziale riordino di

Paola Frandini, Il teatro della memoria. Giacomo Debenedetti dalle opere e i documenti cit. p. 235. Ibidem. 142 Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi cit., p. 25. 143 Gino Brazzoduro, Roberto Bazlen: unidea di letteratura a Trieste cit., p. 10. 144 Ibidem. 145 Ibidem.
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essa, nellottica introspettiva ed autoanalitica che si gi evidenziata: lartista, cioe, viene [...] spinto da ragioni inconsce a dare forma coscientemente allinconscio - tutto il resto burocrazia, programma, vanit146. Proprio questultima nota permette di vedere, ancora una volta, il nesso strettissimo che, nellottica di Bazlen, lega lambito del pensiero, della vita, dellesperienza, con quello dellarte e dellestetica. Nel descrivere la parziale lettura che lio scrivente pu ancora esercitare nei confronti del proprio mondo interiore e della realt, infatti, Bazlen utilizza significativamente il termine forma: non, per, una forma classica, statica, ma una forma che sappia rendersi flessibile per aderire allottica frammentaria dello scrittore. In questo modo il caos, concetto decisivo in Bazlen, e movente recondito della sua sprezzatura verso le norme del giudizio critico147 diventa un precetto estetico, nellottica della distruzione e del superamento del passato. Particolarmente significative sono le sue parole in proposito: da tanto tempo gli intellettuali vivono seguendo una linea chiara, ma la linea chiara nel caos148. Alla luce di questa affermazione, si pu comprendere in cosa la sprezzatura verso le norme del giudizio critico consista: essa , in sostanza, ladesione di Bazlen ad unottica di rifiuto del canone classicista, dunque improntato alla razionalit, allo stile, allequilibro apollineo. Valori, questi, che egli rinnega per unestetica contemporanea, ma che anche smaschera a posteriori nella loro fallacia originaria, denotandoli senza esitazioni come fallimentari: la forma il polo opposto del caos, non il definitivo superamento del caos. Equivoco dellestetica europea, del classicismo. Lartista classico crea la morte eterna149 (contrapposta, dunque, allarte di morire ogni secondo, che come si visto significa la capacit di evoluzione e rinnovamento). Con il suo laconico giudizio circa il classicismo europeo Bazlen sembra cio voler indicare la presenza, al di l delle fasi storiche o letterarie, di un versante, quello dellinconscio e del caos, dunque del dionisiaco e della vitalit, che nessuna forma classica pu in alcun modo irreggimentare: non riconoscendo nel caos laltra faccia della forma, lestetica europea e di impianto classico si impania in un equivoco150.
Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 187. Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro, in Studi novecenteschi, a. 14, n. 33, giugno 1987, p. 78. 148 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 213. 149 Ivi, p. 188. 150 Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 79.
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Lartista viene spinto da ragioni inconsce a dare forma coscientemente allinconscio.

Lartista classico crea la morte eterna contrapposta allarte di morire ogni secondo.

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Alla luce del rilevamento di tale equivoco, dunque, Bazlen rivisita la presentazione di Goethe come rappresentante della pacifica condizione ottocentesca di biografia assorbita nellopera151, dunque di equilibrio: larmonia della vita di Goethe152 si configura ora come non apollinea153, ma piuttosto la pi bella, la pi ritmica alternanza di forma e caos154. Solo dei cattivi scrittori possono scrivere grandi romanzi (quanto maggiore larte, tanto pi piccoli i mondi)155: il ragionamento di Bazlen approda necessariamente ad un asserto paradossale, ad un punto di non ritorno, che si raggiunto grazie allacquisita consapevolezza che gli strumenti della scrittura letteraria in toto possono solo parzialmente rappresentare la complessit del reale, e comunque solo a patto di soffocarne una parte di vitalit. il risultato del discorso teorico, dunque, che inibisce, in lui, lo stimolo alla scrittura, di modo che egli prendendosi proprio alla lettera, divenne il paradosso vivente su cui si specchiava la da lui osservata paradossalit inafferrabile del rapporto artistaopera156. Come si gi accennato, tuttavia, limpasse che Bazlen tocca sul piano teorico con estrema coerenza superata su quello delle scelte di vita, che gli permettono di collocarsi al confine e al di l della letteratura157, pi precisamente sul terreno del lavoro editoriale.

1.2.2 Gli Scritti: Il capitano di lungo corso.


Da Bazlen credo che sar impossibile ottenere qualcosa. un peccato, ma bisogna rassegnarsi. N io, n Saba, n alcun altro ha mai capito segli scrive. Il suo nome stampato gli farebbe paura; una volta che lo nominai sullItalia Letteraria mi disse di essere stato male per alcuni giorni158.

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 184. Ivi, p. 188. 153 Ibidem. 154 Ibidem. 155 Ivi, p. 189. 156 Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 89. 157 Ivi, p. 76. 158 Lettera di Pier Antonio Quarantotti Gambini ad Alberto Carocci, Trieste, 18 dicembre 1932, in Lettere a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda cit., p. 397.
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In questa lettera del 18 dicembre 1932 di Quarantotti Gambini, che in un messaggio dellanno precedente indicava Bazlen, insieme a Saba, come uno dei pi fidati lettori dei suoi libri159, si pu vedere una delle ragioni, di natura unicamente caratteriale e personale, che lo portarono a non voler pubblicare. Tale scelta, peraltro, caratterizza fortemente limmagine di Roberto Bazlen, a tratti quasi mitica, che alcuni critici e soprattutto le memorie di chi lo ha conosciuto restituiscono: riguardo ad un atteggiamento simile da parte di un amico come Giacomo Debenedetti, addirittura, qualcuno pensa alla diabolica influenza di Bobi Bazlen160. Ad ogni modo, resta il fatto che questa riservatezza di natura tutta personale non imped a Bazlen di scrivere per se stesso, lasciando alla sua morte un insieme di frammenti per un romanzo dal titolo Il capitano di lungo corso. Stando alle gi citate Notizie sui manoscritti, il lavoro su di esso sarebbe iniziato nel secondo dopoguerra, periodo nel quale, riferisce Calasso sulla base delle testimonianze di Sergio Solmi, Luciano Fo, e Ljuba Blumenthal, Bazlen lesse agli amici degli stralci del suo racconto, che in quegli anni consisteva in un insieme di circa quattrocento pagine. Ci che oggi si trova pubblicato negli Scritti la traduzione (essendo loriginale in tedesco) di un testo raccolto da diversi testimoni, alcuni dattiloscritti e altri manoscritti, di dimensioni molto pi snelle rispetto a quelle di cui parlano i ricordi appena citati. La frammentariet dei testimoni del testo, lincompiutezza della narrazione e la sua disorganicit (rilevabile fra laltro nella presenza di sviluppi concorrenti dello svolgimento dellintreccio) permettono di affermare che il valore di questa testimonianza di una scrittura narrativa da parte di Bazlen non risieda tanto nella qualit letteraria dello scritto, quanto invece nelle osservazioni pi generali che esso permette di fare. Nel Capitano di lungo corso, infatti, si possono rintracciare le conseguen-

Il Capitano di lungo corso

A proposito del ruolo di Roberto Bazlen come lettore dei romanzi dello scrittore triestino, e interessante considerare larticolo ad opera di Daniela Picamus dal titolo Bobi Bazlen e Primavera a Trieste di Pier Antonio Quarantotti Gambini. In esso, tramite lanalisi di alcune lettere inedite che i due si scambiarono tra il 1950 e il 1951, emerge con evidenza come, quantomeno a proposito di Primavera di bellezza, Bazlen abbia svolto anche unattivit di editing, dal momento che le sue lettere non si limitano a un parere generico circa il romanzo, ma propongono rispetto ad esso modifiche di natura stilistica e, in qualche modo, anche contenutistica. Cfr. Daniela Picamus, Bobi Bazlen e Primavera a Trieste di Pier Antonio Quarantotti Gambini, in Rivista di Letteratura italiana, a. XXIX, n. 1, 2011, pp. 137-147. 160 Paola Frandini, Il teatro della memoria. Giacomo Debenedetti dalle opere e i documenti cit., p. 286.
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Lopera concepita come un limite.

ze dei risultati che Bazlen raccolse sul piano teorico: ad esempio, nella scelta di non pubblicare si scorge la volont di non concedere ai propri scritti lo statuto di opera, per affermare ancora una volta la quasi totale fallibilit di essa. Anche perch, come si visto, se tale fallibilit e in qualche modo arginabile, ci pu avvenire solo lasciando spazio allelemento vitale e mutevole nella scrittura, cos che essa si trova ad essere un flusso continuamente mobile, refrattario ad essere fermato nel libro: per Bazlen infatti ogni opera letteraria paradossalmente un limite161, tanto che egli arriva ad affermare, a proposito di un ipotetico scrittore, che gi il fatto che abbia avuto bisogno di creare lopera parla contro la vitalit di questindividuo162. Quello che ancora pi interessante rilevare, tuttavia, che anche internamente al racconto, dunque sul piano dei contenuti, possibile affermare che
le Note senza testo ed il Capitano di lungo corso sono indissolubilmente legati fra loro, poich silluminano a vicenda: il Capitano una sorta di rappresentazione figurata delle Note che, a loro volta, rivelano maggiore pregnanza alla luce del primo testo163.

Nel romanzo di Bazlen si trova narrata, seppur frammentariamente, la storia di un uomo di mare e delle sue peregrinazioni ed avventure, secondo uno schema che ricorda da vicino quello dellOdissea omerica, oltre ad alludere in vari passi ad unampia gamma di modelli letterari. Ed appunto anche il suo collocarsi nel solco di una tradizione consolidata che permette di vedere nel racconto unesperienza interiore esteriorizzata con laiuto di una storia ben nota164. Questa affermazione poggia, in primo luogo, sulle caratteristiche del protagonista del romanzo: un capitano di lungo corso che vive in una condizione di disperazione senza oggetto165, la quale si traduce in una condizione di non volont. Di fronte alla necessit di in qualche modo, come uno spettro, mettersi a fare qualcosa166 egli infatti si autoconvince che in fondo ci si pu concedere di non far nulla per un giorno, domani, dopo

Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 88. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 220. 163 Giulia De Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 135. 164 Ivi, p. 141. 165 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 43. 166 Ivi, p. 56.
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aver dormito bene, metter tutto a posto167: in tali brevi notazioni del narratore si possono vedere i caratteri di unesistenza gi determinata, esiliata svevianamente dalla vita stessa168. Ed interessante notare come linettitudine del capitano, frutto evidentemente della suggestione dellinettitudine dei personaggi di Svevo che Bazlen conosceva molto bene, pu essere ricondotta anche alle
due componenti fondamentali della vecchia Austria fra otto e novecento: vale a dire lirripetibile storia dellassimilazione ebraica, trasformata dagli scrittori in irripetibile metafora della condizione di esilio delluomo moderno169.

Se di certo Bazlen partecip della cultura ebraica solo tangenzialmente, in quanto fu battezzato fin dalla nascita e frequent scuole cristiane170, resta per il fatto che crebbe in un ambiente prettamente ebraico e gran parte dei suoi amici di giovent furono ebrei171. Soprattutto, come si gi avuto modo di sottolineare, in quanto lettore egli percep in prima persona le rielaborazioni letterarie della cultura ebraica primo novecentesca, da parte di quegli autori come Musil, Kafka, Broch172 che, anni dopo, avrebbe promosso in veste di consulente editoriale. Al di l della possibile derivazione ebraica e mitteleuropea del personaggio, inoltre opportuno sottolineare anche un altro aspetto che lo caratterizza non marginalmente, tanto da essere chiamato in causa sin dalla prima pagina del romanzo: del capitano infatti si dice che leggeva libri poco noti di cui aveva seguito le tracce di porto in porto173 e che nella sua cabina grandi pile di libri si innalzavano lungo le pareti174. Lulteriore connotazione di lettore vorace e curioso, unitamente a quanto si e affermato fino ad ora, permette di osservare che luomo, o meglio lintellettuale contemporaneo, diviene [...] loggetto-soggetto della scrittura bazleniana175, e che la vicenda del capitano pu essere considerata la rappreIvi, p. 57. Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 109. 169 Giuseppe Antonio Camerino, Italo Svevo e la crisi della Mitteleuropa, Napoli, Liguori, 2002, p. 193. 170 Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi cit., p. 132. 171 Ibidem. Nel suo ricordo di Bazlen, peraltro, Giorgio Voghera conclude osservando senza mezzi termini che egli non neg mai di sentirsi sostanzialmente ebreo. 172 Giuseppe Antonio Camerino, Italo Svevo e la crisi della Mitteleuropa cit., p. 194. 173 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 23. 174 Ivi, p. 37. 175 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 109.
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Linfluenza della cultura ebraica.

Le analogie fra Il Capitano e la figura dellintellettuale moderno.

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Il naufragio della mentalit europea.

sentazione allegorica non solo dellintellettuale e delluomo moderno in generale, ma anche di se stesso in quanto partecipe delle stesse condizioni. Sulla base di questa possibile chiave interpretativa, alcuni episodi del romanzo acquistano una luce ed un significato particolari, che si cercher ora di illustrare. Avendo constatato la propria condizione di difficolt ed inettitudine, ad esempio, il capitano pensa che forse aveva preso le cose per il verso sbagliato, con la sua stupida, anchilosata mentalit europea176. Con mentalit europea Bazlen qui forse intende quella cultura che, secondo lui, come si visto, si persa nellequivoco e nel conflitto fra arte e vita; lo pu dimostrare la lettura del passo che segue, nel quale dopo la significativa domanda posta al capitano da una delle sirene che incontra nel mare, egli si trova coinvolto in un naufragio:
Ascolta il canto, ti canto la tua vita, perch dov il confine fra canto e vita? [il corsivo di chi scrive]. Ma a quanto pare quel confine cera, e il Capitano a quanto pare era arrivato al confine, il fischio della sirena della nave gli penetr nella carne, ci fu uno schianto improvviso, il Capitano si ritrov in acqua177.

Di fronte a un disagio e ad uninettitudine ai quali lanchilosata mentalita europea non pi in grado di far fronte, dunque, quello che Bazlen immagina in sede narrativa il tuffo nellacqua, il trovarsi sbalzati in mare, in un contatto fisico con un elemento naturale, quello acquatico, che pu essere inteso come simbolo di vitalit. Tale possibile interpretazione suffragata dalle sensazioni che il capitano sente nel momento in cui si trova a nuotare, e che sono tutte di segno positivo:
Finalmente laveva trovata, la nuova vita - lo choc dellacqua fredda era molto forte, e questa fu lunica cosa che gli venne in mente - la cosa che non gli venne in mente, che per fece, fu di mettersi a nuotare con energia - dopo essere stato tanto a lungo disteso era quasi una gioia178.

Se il contatto con il mare corrisponde allincontro con una nuova vita,

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 57. Ivi, p. 61. 178 Ivi, p. 70.
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in essa si pu forse allora vedere, alla luce di quanto osservato a proposito delle Note senza testo, quelladesione al materiale inconscio, caotico e vitale che scaturisce dallesperienza autenticamente vissuta. In un complesso meccanismo di proiezioni, Bazlen dunque realizza, nei frammenti che compongono il suo racconto, quella che si potrebbe definire una mise en abime: per lintellettuale - capitano, cio, di fronte al disagio ed allinettitudine la soluzione non il tentativo della scrittura, ma il tuffo nellacqua, nella vera vita [che] vuol dire: inventare nuovi luoghi dove poter naufragare179. Per lintellettuale - Bazlen, parallelamente, il tuffo significa la scelta di non scrivere unopera, ma di spendersi in unesperienza attiva, che quella, a parere di chi scrive, del lavoro editoriale. Le Note senza testo chiosano efficacemente tale nucleo di pensieri, in virt del quale di fronte allimpossibilit di scrivere qualcosa che abbia maggiore pregnanza e spessore di una nota a pi di pagina, lunica soluzione volgersi ad altro, alla vita stessa, rispetto alla quale appunto lopera non pu che essere una nota irrisoria: io credo che non si possa pi scrivere libri. Perci non scrivo libri - quasi tutti i libri sono note a pi di pagina gonfiati in volumi180. Di fronte a questa consapevolezza, dunque, Bazlen scelse di esercitare la propria passione letteraria nel modo che gli risultava pi congeniale, attraverso limmissione nel circuito editoriale di opere che riteneva aderenti ai propri canoni. In tal modo, attraverso la futura attivit editoriale dar piena realizzazione alla propria vocazione mercuriale di mettere in comunicazione persone, idee, libri181, come gi similmente era avvenuto nel rapporto con Montale, nel quale Bazlen aveva dato fra laltro realizzazione alla propria volont di stimolare il prossimo [...] alla creativit182. , inoltre, interessante notare che il tema del rapporto fra arte e vita si trova espresso nella scrittura di Bazlen anche attraverso la rivisitazione di un mito, quello di Odisseo, che come si visto egli riecheggia nella struttura generale del Capitano di lungo corso e discute in sede teorica nella sezione delle Note senza testo intitolata Antiulisse. Come si accennato, infatti, il naufragio del capitano avviene in corrispondenza dellincontro con le sirene, con le quali egli dialoga e da una delle quali si sente porre lallusiva domanda riguardo al rapporto tra canto e vita. E se
Ivi, p. 170. Ivi, p. 203. 181 Italo Calvino, La psiche e la pancia cit., pag. 20. 182 Gillo Dorfles, Quando lintellettuale aiuta il genio altrui, in Corriere della sera, 28 marzo 1984, p. 25.
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Il tuffo come esperienza attiva che oltrepassa il limite dellopera.

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Il silenzio delle sirene di Kafka (1917).

negli ultimi frammenti del romanzo egli afferma la mia vita cominciata soltanto quando mi sono messo a inseguire il canto delle sirene183, questo indica che lascoltare tale canto, il quale corrisponde al richiamo del mondo umano che vuole essere esplorato e sperimentato in tutti i suoi aspetti184, stato per il capitano unesperienza positiva e rigenerante. Il fatto che egli ascolti senza paura quello che forse non era un canto, era un sentirsi portare, un rifugio, una felicit185 trova fra laltro spiegazione, come si accennato, nella sezione Antiulisse delle Note senza testo. Qui Bazlen, riferendosi alleroe omerico, il quale intima ai propri compagni di legarlo allalbero della nave, per potere ascoltare il canto senza esserne dominato, commenta: ascoltare legati il canto delle Sirene: qui comincia la mancanza di rischio del piccolo borghese186. In tal modo, il piccolo borghese diventa il fenomeno di degenerazione187 delleroe omerico, il quale, nella visione di Bazlen, rifugge dal rischio dellesperienza, arrivando a configurarsi anche come unimmagine simbolica dellanima insipida188 dellintellettuale. Attraverso lepisodio delle sirene ed il suo approfondimento nelle Note senza testo, Bazlen dunque mette in discussione limmagine tradizionale di un eroe, iniziata dallOdissea omerica e continuata da diversi autori fino alla letteratura contemporanea. Si fa qui riferimento in particolare allopera di Kafka, autore che come si accennato Bazlen dovette conoscere molto bene ed amare particolarmente. In un breve racconto del 1917, intitolato Il silenzio delle sirene189, lOdisseo kafkiano non solo si fa legare dai compagni, ma anche chiede loro di turargli le orecchie, per non sentire quello che si rivela inaspettatamente essere non un canto, bens un silenzio: di fronte ad esso, leroe kafkiano rimane indifferente perch consapevole di essere immune da ogni seduzione. Il canto delle sirene non per lui una tentazione, ma nemmeno il loro silenzio lo tocca190. Anche Kafka, dunque, parzialmente rielabora limmagine omerica delleroe, sottolineando particolarmente il suo impegno per difendersi dal

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 139. Giulia De Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 166. 185 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 58. 186 Ivi, p. 209. 187 Ivi, p. 210. 188 Ivi, p. 211. 189 Franz Kafka, Racconti, a cura di Ervino Pocar, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1970, pp. 428-429. 190 Giuliano Baioni, Kafka letteratura ed ebraismo, Torino, Einaudi, 1984, p. 228.
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canto, e la sua indifferenza alla seduzione delle sirene. Ma la posizione di Bazlen si rivela ancora diversa da quella appena esposta, dal momento che nel suo romanzo il Capitano [...] trova una sua personale forma di liberazione nellandare incontro alle Sirene191. La visione che Bazlen offre delleroe omerico pu dunque ricordare piuttosto la curiositas dellUlisse dantesco e soprattutto, se si guarda alla gi considerata presentazione di Ulisse come immagine allegorica dellintellettuale, essa conferma quanto si precedentemente visto a proposito del pensiero di Bazlen. Ovvero, come Manuela La Ferla riassume efficacemente, nel fatto che il capitano scelga di lasciarsi incantare dal vitale canto delle sirene si pu vedere una figurazione della
sua [di Bazlen] indiretta dichiarazione etica di non volere, nellArte come nella Vita, restare al di qua di quella soglia dove il possibile diventa solo letteratura, ma di oltrepassarla continuamente, suggerendo il senso di una scelta opposta allOpera come tutto compiuto in ogni sua parte192.

Se, come si gi ipotizzato, la scelta opposta allOpera significa per Bazlen lopzione del campo editoriale, si possono allora provare a rintracciare nel Capitano di lungo corso alcune altre rappresentazioni allegoriche di questa attivit o elementi di influenza delle proposte editoriali sul suo romanzo. In primo luogo, il Bazlen che per diverse case editrici (una su tutte Astrolabio) fu convinto promotore della pubblicazione delle opere di Freud e Jung, e in alcuni casi anche loro traduttore, subisce nella propria scrittura linfluenza di alcune delle loro teorie. Se, infatti, il concetto freudiano di inconscio ha un ruolo molto preciso e rilevante nella formulazione di quello di caos nelle Note senza testo, accanto ad esso nel Capitano di lungo corso si pu vedere lemergere dellinfluenza di Jung sul pensiero e soprattutto sugli interessi di Bazlen. Tale passaggio testimoniato a livello biografico dal gi citato Giorgio Voghera, il quale riferisce che
ad un dato punto egli si accorse che i freudiani erano troppo razionalisti [...]; ed allora, unico nella nostra cerchia, pass con armi e bagagli a Jung, nella cui psicologia analitica lo attraevano gli addentel191 192

Il lavoro editoriale come scelta opposta allopera.

Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 134. Ibidem.

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lati con lalchimia, lastrologia, la magia, le filosofie e le religioni orientali, tutte discipline a cui Bobi si dedicava con grande entusiasmo193.
Lavvicinamento al pensiero junghiano.

Del nuovo interesse di Bazlen si pu forse vedere una prima traccia nellutilizzo che viene fatto del mito, concetto fondamentale nel sistema di pensiero junghiano e, come si visto, di una certa rilevanza anche nel caso del Capitano di lungo corso. Pi in generale, si pu affermare che nella stesura del romanzo fra le diverse componenti delle tesi junghiane egli sia rimasto influenzato particolarmente da quelle teorie concernenti lo sviluppo dei problemi delluniverso umano, [...] riconducibili alla sfera dellarte, della letteratura, della filosofia194. Cos, ad esempio,
la soluzione del conflitto fra conscio ed inconscio per Jung, come anche per Bazlen, una via di riconciliazione tra gli aspetti opposti dellessere. Possiamo intravedere nellopera di Bazlen linteresse per la soluzione di questo conflitto interiore [...]. Il Capitano vince la lotta tra i vari aspetti del suo Io: lempirico, lideale e il reale e con il naufragio raggiunge laffermazione del suo Io reale, proprio seguendo il mare, simbolo dellinconscio195.

Resta peraltro da appuntare il fatto che, come si accennato, il mare un elemento fortemente sentito e carico di risvolti simbolici per molti autori ebrei, ad esempio i gi citati Kafka e Joseph Roth: autori che fra laltro si servono ampiamente della simbologia legata allOdissea196. Diventa cos possibile ancora una volta vedere come la scrittura di Bazlen rielabori in sede narrativa gli stimoli culturali percepiti in giovent, per ritradurli poi in forma di proposte editoriali. Delle opere di Roth, ad esempio, Bazlen caldegger la pubblicazione presso Einaudi negli anni 60: ma su questo aspetto si avr modo di tornare. Allo stesso modo, una figurazione che arricchisce la connessione fra alcuni spunti narrativi presenti nel Capitano di lungo corso ed il lavoro editoriale di Bazlen costituita dal personaggio dellOrientale. Questa misteriosa figura viene presentata di scorcio, come un amico197 che il capitano di
Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi cit., p. 25. Paola Zelco, Roberto Bazlen mediatore fra due culture, in Capriccio di Strauss, a. I, n. I, giugno 1993, p. 14. 195 Ibidem. 196 Questultimo aspetto e messo in rilievo in un interessante saggio di Claudio Magris: LUlisse ebraicoorientale. Joseph Roth fra lImpero e lesilio, in Studi Germanici, a. VII, n. 2, giugno 1970, pp. 179-223. 197 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 40.
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l a poco finalmente198 rincontrer: e il fatto che essa abbia una valenza positiva per il capitano confermato dalla continuazione del passo gi citato, in cui si denuncia la manchevolezza della stupida, anchilosata mentalit europea199. Di seguito a tale amara osservazione, infatti, si trova scritto:
Come tutto era sciolto, invece, nel suo amico, il capitano che veniva dallOriente - tutta lEuropa ha preso le cose per il verso sbagliato, non si tratta di volont, non si tratta di programma, non si tratta di rotte calcolate, quanto pi si fanno i calcoli, tanto pi ci si allontana dalle Sirene, le Sirene sono figlie del caso, questa volta si sarebbe affidato al mare, il mare forse lo avrebbe spinto nella direzione giusta200.

Il personaggio dellOrientale, dunque, posto in connessione con elementi, quali le sirene o il mare, i quali simboleggiano per Bazlen la vitalit e unopzione di vita alternativa: di questi modi di vita, stando al passo appena citato, lOrientale partecipa, e li rappresenta agli occhi del capitano. Nella possibile ottica interpretativa che si proposta in questa sede - e che vede una reciproca illuminazione fra lopera narrativa di Bazlen e la pi rilevante attivit editoriale - tale corrispondenza pu allora acquistare nuova profondit se, come Giorgio Voghera ha evidenziato, una delle suggestioni che egli trasse dal pensiero junghiano fu relativa alle filosofie e religioni orientali201. Questo originale, almeno nel contesto della cultura italiana, interessamento corredato da uno degli aforismi delle Note senza testo, nel quale Bazlen annuncia con non si sa quanto affettato piacere la fine di una cultura, nel momento in cui afferma che lOccidente in cocci... i cocci portano fortuna202. forse in seguito a questa consapevolezza che negli anni Cinquanta Bazlen propone con una certa convinzione, tra i testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici203 che secondo lui costituiscono gran parte delle cose pi vive di questo mondo204, titoli ed autori orientali come Confucio, Milarepa (un santo tibetano), ed infine il romanzo cinese del
Ibidem. Ivi, p. 57. 200 Ivi, pp. 57-58. 201 Giorgio Voghera, Gli anni della psicoanalisi cit., p. 25. 202 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 231. 203 Citazione tratta da una lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo del 3 luglio 1953 (Archivio Einaudi, incartamento Bazlen). Per i documenti tratti dallArchivio Einaudi si far utilizzo dora in avanti della sigla AE. 204 Ibidem.
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Loccidente in cocci... i cocci portano fortuna.

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La diffusione del pensiero orientale che poi influenzer il programma di Adelphi.

XVIII secolo Il sogno della camera rossa (oltre allalchimista Paracelso, proposta questa che evidentemente scaturisce dalle suggestioni tratte, come Voghera sottolinea, dalla psicologia analitica junghiana). Come noto, il tentativo di diffusione del pensiero dellOrientale verr proseguito negli anni Sessanta con ancora maggiore energia dalla casa editrice Adelphi: a testimonianza di questo, oltre alla frequenza di titoli orientali fra quelli proposti, si pu citare la dichiarazione di Roberto Calasso secondo il quale per Adelphi lOriente sempre stato un cardine del programma205. Questa affermazione costituisce solo una delle tante prove del fatto che la proposta editoriale di Adelphi, come si avr modo di vedere in seguito, debba moltissimo al pensiero e agli interessi di Bazlen. E non forse improprio, in conclusione, vedere un nesso fra lelitarismo che caratterizza la casa editrice milanese, se non altro per la sua resistenza agli imperativi del mercato206 ed il suo rivolgersi per lo pi alla nicchia dei lettori forti207, e limmagine che Bazlen doveva avere del pubblico potenziale delle opere da lui proposte. Essa si trova adombrata nellimpietosa descrizione di unimmaginaria popolazione urbana che si legge nel Capitano di lungo corso:
Ora conosco la citt degli Uomini Grigi, che lavorano durante la settimana e la domenica hanno le loro gioie e i loro compleanni: allora si abbracciano e si augurano innumerevoli altre identiche settimane lavorative e domeniche di allegria e innumerevoli altri compleanni per abbracciarsi e settimane lavorative... ora non ho pi bisogno di avere una cattiva coscienza ho vissuto la loro vita, devo proprio aver avuto una cattiva coscienza e cos ho vissuto la loro vita, ora li posso disprezzare con buona coscienza208.

Da questo quadro, evidentemente, si distinguevano quelli che con una certa consapevolezza editoriale Bazlen chiama in una sua lettera i lettori di Adelphi209, dunque appunto una nicchia colta e raffinata. Ma che per il lettore medio ritratto nel passo appena citato Bazlen vedesse

Cesare Medail, Calasso: sono insegnamenti segreti. In Tibet c chi guarda con sospetto, in Corriere della sera, 26 novembre 1994, p. 33. 206 Francesca Borrelli, Editoria. Anche il mercato ha unanima raffinata, in Il Manifesto, 31 ottobre 1996, pp. 24. 207 Ibidem. 208 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 99. 209 Lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo (casa editrice Adelphi), 18 febbraio 1963, in Ivi, p. 330.
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lopportunit di un arricchimento culturale, e dunque la necessit di un impegno per guidarlo in tal senso, testimoniato ad esempio dal passo che segue, tratto da una delle Lettere editoriali: di libri importanti e stimolanti ne nascono pochi. E perch, stimolati noi, evitare che vengano stimolati gli altri? Gli altri (e particolarmente in Italy) ne hanno pi bisogno di noi210.

210

Lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo (casa editrice Einaudi), 14 luglio 1960, in Ivi, p. 302.

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2. La collaborazione con le Nuove Edizioni Ivrea e lAgenzia Letteraria Internazionale. 2.1 Bazlen a Milano: conoscenze e collaborazioni. Come si accennato nel capitolo precedente, nel 1934, deluso da numerosi amici e dallatmosfera triestina nel suo insieme1, Roberto Bazlen si trasfer a Milano, dove pot approfondire le sue gi vaste conoscenze nel mondo editoriale e culturale, estendendole anche in altre citt ed iniziando, grazie ad esse, la propria attivit editoriale, che port avanti fino agli anni Sessanta. Oltre alle gi viste ragioni teoriche che lo spinsero in tale direzione, si pu supporre che un ruolo importante nellintroduzione di Bazlen negli ambienti editoriali abbia avuto Luciano Fo, conosciuto nel 1937, con il quale egli intrattenne un rapporto di profonda amicizia e collaborazione professionale che porter alla fondazione di Adelphi, una ventina danni pi tardi. Nato nel 1915, dunque considerevolmente pi giovane dellamico, al momento del suo incontro con Bazlen Fo lavorava da tre anni presso LAgenzia Letteraria Internazionale, fondata nel 1898 da suo padre Augusto. Istituzione di assoluta rilevanza nel panorama letterario-editoriale italiano, lAgenzia si occupava di proporre, anche nei difficili anni del fascismo, opere di autori stranieri agli editori italiani, e viceversa opere italiane allestero. Le circostanze del proprio incontro con Bazlen sono raccontate da Fo in unintervista rilasciata a Domenico Porzio, della quale purtroppo non si conosce la data. Da essa, ad ogni modo, emerge che da tempo Fo meditava la creazione di una specie di
1

Nel 1934 Bazlen arriva a Milano.

Lincontro nel 1937 con Luciano Fo con cui intrattenne una profonda amicizia e collaborazione professionale.

Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 75.

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Lidea di Fo di fondare una specie di Times Library Supplement che informasse gli italiani delle uscite editoriali allestero.

Times Literary Supplement che informasse gli italiani di quello che si pubblicava allestero, soprattutto2. Ma la realizzazione di tale progetto, che trovava riscontro nellesigenza espressa da molti intellettuali italiani di aprirsi alla conoscenza delle letterature straniere, gli fu sconsigliata da tedeschi immigrati che avevano una specie di biblioteca circolante di libri tedeschi3. La testimonianza appena citata pu essere approfondita e chiarificata mediante il confronto con unaltra intervista, rilasciata a Il Piccolo di Trieste. Qui infatti Fo parla di un Circolo Letterario fondato e gestito da una coppia di emigrati tedeschi, ebrei4, i quali appunto gli presentarono una persona che, meglio di ogni altra, poteva dar[gli] un consiglio su quella [...] idea5. Cos Fo, nellintervista lasciata a Porzio, descrive linizio della sua amicizia con Bazlen e, di scorcio, lattivit che questultimo svolgeva in quegli anni.
Allora mi hanno presentato Bazlen, il quale mi ha subito dissuaso dicendo che una cosa simile in Italia non si poteva fare perch lavrebbero subito boicottata, sequestrata. Per stato linizio della nostra amicizia. Lui allora faceva, lo ha fatto per alcuni mesi, il consulente per Frassinelli, poi ha fatto altro6.

Bazlen dunque aveva, ed questo un aspetto che si e gi parzialmente visto rispetto alla sua attivit negli anni triestini, una certa sensibilit rispetto al problema del possibile ed auspicabile dialogo con gli editori e gli intellettuali dei paesi stranieri, ma doveva anche ben comprendere le resistenze opposte dal regime in tal senso: secondo Bazlen, infatti, il Minculpop non [...] avrebbe permesso7 la realizzazione del progetto. Dopo tale episodio, peraltro, in entrambe le interviste Fo aggiunge che Bazlen inizi a collaborare con lAgenzia, consigliando autori italiani da proporre allestero, e contemporaneamente compiendo unazione pedagogica8 nei suoi confronti, cio aiutandolo ad approfondire le

2 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 3 Ibidem. 4 Gabriella Ziani, Scrisse sempre, ma non fin mai, in Il Piccolo, 14 aprile 1993, p. 4. 5 Ibidem. 6 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 7 Gabriella Ziani, Scrisse sempre, ma non fin mai cit., p. 4. 8 Ibidem.

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proprie conoscenze di autori italiani, come Gadda, Vittorini e Quarantotti Gambini, e stranieri come Musil e Broch. Quel che pi conta, per, limpegno che, a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta, Bazlen mise nello stimolare la pubblicazione in Italia di opere straniere, impegno che si concretizz soprattutto nella collaborazione con la casa editrice Frassinelli, citata da Fo, e le Nuove Edizioni Ivrea. La natura della collaborazione di Bazlen con questultima casa editrice verr approfondita nel prossimo paragrafo, mentre, per quanto riguarda i suoi contatti con Frassinelli, fondata a Torino nel 1931, la mancanza di materiale documentario non permette, purtroppo, una trattazione particolareggiata. Si pu comunque ipotizzare, conoscendo il progetto della casa editrice di aprire una finestra sulla grande letteratura internazionale9 e i gusti letterari ed editoriali di Bazlen, che questultimo assolvesse al ruolo di consulente editoriale per le opere straniere. Daltronde, in una testimonianza Fo ricorda che Bobi venne alla nostra agenzia letteraria insieme con leditore Frassinelli, di cui a quel tempo egli era consulente, per vedere se avevamo qualche buon romanzo straniero per la pubblicazione in Italia10. Bazlen, in effetti, presumibilmente appoggiava con entusiasmo lapertura alle letterature straniere che intellettuali come Cesare Pavese o Leone Ginzburg promuovevano attraverso le pubblicazioni della casa editrice: si sa per anche che egli era consulente di Frassinelli perch amico di Franco Antonicelli11, principale artefice della nota collana dallevocativo nome di Biblioteca Europea, il quale nel suo essere editore di un crocianesimo eretico, ma soprattutto con un grande respiro europeo12 incontrava certamente lapprovazione di Bazlen. Fatte queste considerazioni, lunico titolo di Frassinelli13 a proposito del quale si pu ipotizzare linfluenza di Bazlen sarebbe Il messaggio dellimperatore di Kafka, unopera la cui pubblicazione si colloca tuttavia nel 1935, dunque prima dellinizio

La collaborazione con la Frassinelli e le Nuove Edizioni di Ivrea.

9 Catalogo storico edizioni Frassinelli, 1931-1991, a cura di Roberta Oliva, Milano, Frassinelli, 1991, p. VII. 10 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana, Roma, Astrolabio, 1977, p. 130. 11 Ernesto Ferrero, Fo leditore al futuro, in La Stampa, 26 gennaio 2005, p. 25. 12 Vanni Scheiwiller, Un editore ideale, in Franco Antonicelli: dellimpegno culturale, a cura di Angelo Stella, Universit degli Studi di Pavia, Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta di Autori moderni e contemporanei, Pavia, 1996, p. 54. 13 opportuno ricordare, comunque, che lintero catalogo Frassinelli sar acquisito, non a caso, da Adelphi, nel 1966.

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della sua collaborazione ufficiale con la casa editrice. A sollevare questa ipotesi Vanni Scheiwiller, nel suo ricordo relativo al lavoro editoriale di Franco Antonicelli in relazione alla Biblioteca Europea:
Un altro grosso avvenimento, ma tutta la collana straordinaria, sono il n. 7 e il n. 8, ben due titoli di Franz Kafka: Il Processo [...] e Il messaggio dellimperatore, nella traduzione di Anita Rho, che del 35. Anche qui, lindicazione di Kafka probabilmente venuta a Antonicelli attraverso quel rabdomantico scopritore di ingegni che fu Bobi Bazlen, il quale, [...], avr dato una certa segnalazione al suo amico editore e tipografo14.

interessante notare, fra laltro, che, subito di seguito alla testimonianza sopra riportata, Scheiwiller identifica Giuseppe Menasse (primo traduttore, negli anni Venti, di Kafka in Italia) come un altro, evidentemente oltre a Bazlen, difficile amico di Montale15: si invece visto nel primo capitolo del presente lavoro che al contrario Menasse era stato presentato al poeta proprio da Bazlen.

2.2 Il progetto delle Nuove Edizioni Ivrea.


Lincontro con Adriano Olivetti.

La conoscenza di Bazlen con Adriano Olivetti, allora marito della sua amica Paola Levi, risale al 1939, quando, lasciata Milano, egli si trasfer a Roma. A tale proposito, pu essere utile la lettura di una testimonianza dattiloscritta ad opera di Luciano Fo, forse la brutta copia di un articolo16: in questo ricordo, datato 1994, Fo riferisce di lunghe conversazioni che a partire dal 1939 Bazlen e Olivetti ebbero a Roma, e che culminarono nellidea di creare una casa editrice che si preparasse fin da allora - [...] - ad affermarsi dopo la caduta del fascismo17. Bazlen ed

Vanni Scheiwiller, Un editore ideale cit., p. 48. Ibidem. 16 Si tratta di sette fogli dattiloscritti, che recano solo lindicazione 1994. Pur non avendo esplicitato il nome dellautore, sono attribuibili a Luciano Fo. La copia del dattiloscritto e stata fornita da Gianni Antonini, a suo tempo fondatore della casa editrice Cederna e responsabile della redazione Ricciardi dal 1951 al 1972. Lo stesso Antonini, peraltro, non sa aggiungere informazioni sulla destinazione dello scritto. La citazione riportata si trova a pag. 1. Dora in poi sar segnalato in nota come Fo, seguito dal numero di pagina. 17 Fo, p.1.
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Olivetti dovettero dunque elaborare concretamente il piano editoriale di quelle che, per brevissimo tempo, e con sole tre pubblicazioni effettivamente realizzate, sarebbero divenute le Nuove Edizione Ivrea. A proposito di esse, dunque, bene tenere a mente che si tratt di un progetto solo in minima parte concretizzato, ma le cui caratteristiche, sulla base delle notizie e dei documenti che stato possibile raccogliere, sono di grande interesse come testimonianza sia di unattivit culturale durante gli anni del regime, sia di un momento non irrilevante nelloperato editoriale di Bazlen. Nel suo dattiloscritto, Fo racconta che il progetto di Bazlen ed Olivetti era rivolto principalmente alla pubblicazione di autori la cui conoscenza era stata ostacolata in Italia non solamente dallideologia politica, ma anche da una certa arretratezza, un certo provincialismo della nostra cultura18. Per meglio comprendere lo spirito di Bazlen rispetto alliniziativa e pi in generale la sua completa autonomia rispetto a etichette ideologiche e a forme di pensiero monolitiche, tuttavia bene citare quanto anni dopo, nel 1962, egli affermera in una lettera editoriale rivolta alla casa editrice Adelphi. Qui, riflettendo a proposito della reazione contro la massa19 che secondo lui caratterizza molti intellettuali, Bazlen designa questi ultimi con la caustica definizione di massa antimassa20, confrontando poi questa situazione con quella del fascismo allepoca delle N.E.I. [Nuove Edizioni Ivrea]21: in quegli anni, infatti, secondo Bazlen i fascisti
non esistevano pi. Il pericolo erano gli antifascisti che invece di tentare di capire si mettevano sul piano dei fascisti, e si riducevano a una qualsiasi negativa di una qualsiasi positiva; ma con argomenti che potevano essere anche nostri. [...]. Io che notoriamente dico paradossi avevo inventato lanti-anti-fascismo. Non sono passati da allora nemmeno 20 anni22.

Le Nuove Edizioni di Ivrea.

Un progetto che avrebbe visto protagonisti gli autori invisi al fascismo.

Lanti-anti-fascismo di Bazlen.

Sembra, dunque, da queste parole, che le ragioni della partecipazione di Bazlen al progetto di Olivetti fossero per cos dire eminentemente culturali: non politiche, visto che da queste ultime Bazlen non fu mai spinIbidem. Lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo (casa editrice Adelphi), 31 agosto 1962, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 322. 20 Ivi, p. 323. 21 Ibidem. 22 Ibidem.
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Il fascismo, il crocianesimo e lidealismo: aspetti del provincialismo e dellarretratezza della cultura italiana.

Lostilit verso la psicoanalisi.

to ad agire. Questo particolare aspetto caratterizz con una certa forza la sua personalit, tanto che Gianni Stuparich la elegge a rappresentante di unintera generazione, nel momento in cui rileva lo stacco fra la propria e quella che si trov davanti al fascismo23. Di fronte ai grossolani miraggi24 dellideologia fascista, infatti, secondo Stuparich chi allora possedeva una sensibilit interiore, era costretto a ritirarsi [...] e, per contrasto, raffinarsi ancor pi nel proprio mondo cerebrale25. Ad ogni modo, al di l delle ragioni personali di Bazlen, gli aspetti di arretratezza e provincialismo che lui e Olivetti percepivano allinterno della cultura italiana sono specificati da Fo nellintervista rilasciata a Domenico Porzio, dove egli li identifica, oltre che con il fascismo, con lidealismo, il crocianesimo26: la congiunzione di tali forze, per moltissimi aspetti in realt fra loro avverse, impediva infatti la pubblicazione di opere che spaziavano dalla cultura religiosa, alle avanguardie letterarie straniere allinizio del secolo a grandi scrittori del sette - ottocento [...], dallo studio delle civilt antiche alla filosofia, a testi teorici delleconomia e della politica27. Sempre secondo le varie testimonianze di Luciano Fo citate in questa sede, il caso pi eclatante, oltre a quello delle letterature straniere in generale, era quello della psicanalisi. Ad essa, intesa non solo come possibile proposta editoriale, ma anche in generale come nuovo eventuale apporto alla cultura italiana, opponevano una certa resistenza sia Croce, che faceva dellavversione alla psicanalisi e alla psicologia una componente della propria reazione antipositivista28, sia il regime fascista, per quanto secondo alcuni si debba sfumare il quadro della persecuzione antipsicoanalitica da parte del regime29. Resta il fatto che, soprattutto dopo lemanazione delle leggi razziali, lantisemitismo, sulla scorta di quanto avveniva in Germania, aveva condannato a un non sempre metaforico rogo le opere di Freud e dei suoi discepoli30, cos che gli studiosi o i medici che in qualche
Giani Stuparich, Trieste nei miei ricordi cit., p. 16. Ibidem 25 Ibidem 26 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 27 Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85, Udine, Campanotto Editore, 1995, p. 14. 28 Michel David, La psicoanalisi nella cultura italiana, Torino, Paolo Boringhieri Editore, 1966, p. 23. 29 Ivi, p. 49. 30 Ivi, p. 66.
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modo, parlandone o praticandola, si occupavano di psicoanalisi dovettero chiamarla con nome diverso, giungendo talora a evitare ogni riferimento, che non fosse aggressivamente polemico, a Freud31. Per queste ragioni nel 1939 Edoardo Weiss si trasfer negli Stati Uniti, e con lui diversi psicoanalisti ebrei, di modo che dai primi del 1939 sino a tutto il 1945, in Italia non si parl praticamente pi di psicoanalisi32. Di fronte allo stato di cose appena descritto, si possono comprendere chiaramente le ragioni per cui Olivetti si era messo in testa di fare la casa editrice, la grande casa editrice, che si presentava alla caduta del fascismo33 per superarne le chiusure, anche grazie alla pubblicazione di testi che in varissimi campi [...] erano in gran parte scoperte di Bazlen34. Per la verit, lattivit delle Nuove Edizioni Ivrea si colloca ben prima della caduta del fascismo, se si considera che il progetto inizi ad essere vagliato gi dal 1938-1939, e che Olivetti si mobilit per la sua attuazione nel 1941, quando ad essere coinvolto fu lo stesso Luciano Fo. In un ricordo raccolto da Giorgio Soavi, infatti, egli racconta che nellautunno del 1941 [...] Adriano si era presentato [allAgenzia Letteraria Internazionale] dicendo che voleva fare una casa editrice35. interessante notare che Olivetti si present come amico di Bobi Bazlen36, il quale, racconta Fo, doveva avergli parlato spesso di me, in vista del suo progetto editoriale37. Che la sola pianificazione della nascita delle Nuove Edizione Ivrea potesse incontrare moltissime difficolt testimoniato dal fatto che anche lattivit dellAgenzia Letteraria fronteggiava in quegli anni forti resistenze, in quanto non era permesso pubblicare libri inglesi, americani, francesi a causa della guerra, e dovevamo solo limitarci agli autori tedeschi, danesi o svedesi o di altri paesi neutrali38. Tutti i fattori fino ad ora accennati, che spaziano dunque dalla semplice chiusura culturale alla vera e propria censura, non impedirono comunque al gruppo costituito da Olivetti, Bazlen e il neo arrivato Fo

La psicoanalisi in Italia dal 1939 al 1945

Lostracismo nei confronti di libri inglesi, americani, francesi

Ibidem. Ibidem. 33 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d.. 34 Ibidem. 35 Giorgio Soavi, Italiani anche questi, Milano, Rizzoli, 1979, p. 132. 36 Ibidem. 37 Ibidem. 38 Ibidem.
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La sede delle Nuove Edizioni di Ivrea dapprima a Milano e dal 1942 a Ivrea.

Il ruolo di Fo.

di mettersi al lavoro, anche nellottica di cominciare a pubblicare qualcosa, senza far nascere troppi sospetti, ancora prima della caduta del fascismo39. La sede della casa editrice fu cos stabilita in un primo momento a Milano, anche se a partire dal 1942, in seguito ai bombardamenti che iniziarono a colpire la citt, Olivetti decise il trasferimento a Ivrea. Nella sua testimonianza dattiloscritta, Fo delinea con una certa precisione il tipo di lavoro che si andava svolgendo in quel periodo: fra i propri compiti, ad esempio, egli cita la ricerca di traduttori, la cura delle relazioni con gli editori stranieri per lacquisizione dei diritti di pubblicazione, ed infine il tenere i rapporti tra Adriano a Ivrea e Bazlen a Roma40. Si gi accennato che il ruolo di Bazlen nella stesura di una grande parte del programma editoriale delle Nuove Edizioni Ivrea dovette essere fondamentale. A tale proposito, Fo fornisce una descrizione molto precisa dei caratteri del suo lavoro in questo periodo. Cos infatti scrive Fo:
Bazlen [...] mi tempestava di foglietti, ognuno dei quali era dedicato o a una nuova proposta di pubblicazione, o a un suo parere su un libro letto, o a una sua richiesta di testi da esaminare o alla notizia di un suo incontro con una persona come possibile nostro futuro autore o possibile traduttore, [...]. La sua attivit, in quei due anni scarsi che durarono le Nuove Edizioni Ivrea, superava ogni immaginazione41.

Lapporto di Bazlen alle Nuove Edizioni di Ivrea.

La testimonianza appena riportata risulta di grande interesse, in quanto, oltre a provare il forte impegno che Bazlen mise nella collaborazione al progetto di Adriano Olivetti (forse anche coinvolgendo nella stesura del programma la compagna Ljuba Blumenthal42), permette di fornire una prima immagine del suo metodo di lavoro, che egli manterr immutato fino alla collaborazione con Einaudi e, molto probabilmente, con Adelphi. Di fatto, per, Fo afferma anche che i circa duemila foglietti recanti consigli di libri e contatti con gente43 che in quel periodo Bazlen gli invi andarono smarriti dopo la nostra diaspora
Ivi, p. 133. Fo, pag. 4. 41 Ibidem. 42 Dario Biagi, Il dio di carta: vita di Erich Linder, Roma, Avagliano Editore, 2007, p. 43. 43 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Foa, s.d..
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dell8 settembre 4344: ed a nulla sarebbero servite le ricerche che Fo afferma, nellintervista rilasciata a Domenico Porzio, di avere fatto fare in vari archivi45. Successivamente a questa data, infatti, il progetto riguardante la nascita della casa editrice venne accantonato, per risorgere nel dopoguerra nelle Edizioni di Comunit. Dopo il periodo di reclusione vissuto da Olivetti nel luglio del 1943 per via della sua attivit di opposizione al regime, infatti
convinzione comune che [...] sulluomo prevalgano gli interessi di carattere immediatamente politico, e che quindi il programma delle Nuove Edizioni Ivrea si disperda insieme con il gruppo che vi lavorava, in quel clima di generale smobilitazione che il precipitare degli eventi di guerra provoca in Italia46.

Dopo il 1943 le Nuove Edizioni di Ivrea vennero sospese fino a risorgere nel 1946 con le Edizioni di Comunit.

Come si e gi accennato, le Nuove Edizioni Ivrea dettero alle stampe solo tre titoli, ovvero, nel 1943, gli Studi e proposte preliminari per il Piano Regolatore della Valle dAosta (un progetto diretto dallo stesso Olivetti) e La vocazione umana, dello storico dellet romana Aldo Ferrabino. Segue Lordine politico delle Comunit di Adriano Olivetti, stampato in Svizzera nel 1945 ma ancora recante la sigla delle Nuove Edizioni Ivrea. Un piccolo gruppo di opere dunque, che non si pu certo ritenere rappresentativo della rilevanza del progetto in generale, ed in particolare dello specifico contributo che ad esso Bazlen apport.

Gli unici titoli delle Nuove Edizioni di Ivrea.

2.2.1 Le collane delle Nuove Edizioni Ivrea. Se evidentemente gli archivi non possono riportare alla luce le prove certe della collaborazione di Roberto Bazlen con le Nuove Edizioni Ivrea, resta per il fatto che Fo stesso testimonia che un certo numero di opere scelte da Bazlen per Olivetti apparvero poi nelle collane di Rosa e Ballo e della Cederna, per confluire pi tardi nellopera di Adelphi47. La ricerca in archivio, dunque, pu aiutare a illuminare almeFo, p.4. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Foa, s.d.. 46 Beniamino de Liguori Carino, Adriano Olivetti e le Edizioni di Comunit (1946-1960), Roma, Quaderni della Fondazione Adriano Olivetti, n. 57, 2008, p. 57. 47 Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85
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Il "Fondo Olivetti" nel catalogo Rosa e Ballo, Cederna e Adelphi

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Il caso Rosa e Ballo.

Lacquisizione di opere provenienti dal Fondo Olivetti.

no una parte della proposta editoriale che fra Roma, Ivrea e Milano fu elaborata: allinterno di essa, poi, si pu, con laiuto della consapevolezza circa gli autori che Bazlen prediligeva, cercare di isolare quelle che appunto dovettero essere le sue proposte editoriali. Il caso di Rosa e Ballo a tale proposito indicativo: nata come progetto nel 1942 a Milano, la casa editrice inizia a pubblicare due anni dopo, grazie allintenso lavoro dei suoi fondatori, Achille Rosa e Ferdinando Ballo, i quali cercano una via duscita, con coraggio e volont, un modo attivo per sfuggire al dolore cupo dei tempi, per [...] ridare speranza ai propri ideali politici e umani48. Uno spirito di questo tipo si pu forse paragonare a quello che, come si visto, animava lattivit del gruppo di intellettuali di Ivrea: ed forse questa una delle ragioni che spinsero la casa editrice milanese ad acquistare i diritti di una parte dei titoli che avrebbero dovuto far parte del programma editoriale stilato da Olivetti e Bazlen. A tale proposito, la consultazione dellarchivio della casa editrice, ora custodito presso la Fondazione Mondadori di Milano, ha fornito notizie di grande interesse. In una lettera datata 9 febbraio 1946, inviata dalla casa editrice Rosa e Ballo ad Alessandro Pellegrini, allora collaboratore Olivetti ma presto anche della stessa Rosa e Ballo, viene infatti fornito un elenco delle opere del fondo Olivetti che acquisteremo senzaltro salvo un preciso accordo sul prezzo49. Esso, dunque, costituisce una prima immagine di quello che sarebbe dovuto essere il catalogo editoriale delle Nuove Edizioni Ivrea, comprendendo anche la divisione delle opere in varie collane. Il materiale darchivio che si consultato testimonia inoltre che successivamente alla lettera appena citata le trattative e linvio da Ivrea di opere in visione proseguirono, per circa un mese, fino al 18 marzo del 1946, quando venne firmato il contratto fra la Rosa e Ballo Editore e le Nuove Edizioni Ivrea, garantite personalmente dal Sig. Ing. ADRIANO OLIVETTI50, per lacquisto dei diritti di una serie di opere. Si preferisce in questa sede non riportare i titoli che emergono dai documenti fino ad ora citati, in quanto obiettivo del presente lavoro non tanto delineare i passaggi delle

cit., p. 14. 48 Stella Casiraghi, Un sogno editoriale: Rosa e Ballo nella Milano degli anni Quaranta, Milano, Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori, 2006, p. 15. 49 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 50 Ibidem.

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trattative fra le due case editrici, quanto piuttosto provare a chiarire quella che fu la natura delle progettate Nuove Edizioni Ivrea, e soprattutto il ruolo che Roberto Bazlen ebbe in esse. Inoltre, questi documenti si trovano completati da un altro, pi interessante e completo, costituito da un insieme di fogli dattiloscritti, numerati ma purtroppo non datati, anche se riferimenti al suo interno permettono di ipotizzare che esso risalga a un periodo successivo al settembre del 1943 e precedente alla fine della guerra: dalla lettura di questi fogli dattiloscritti si pu immaginare che essi costituissero una sorta di prospetto dei diritti delle opere possedute, redatto dalle Nuove Edizioni Ivrea ad uso di possibili acquirenti, e che vanno a costituire il cos detto Fondo Olivetti51. Se si considera che, come si visto, solo a proposito delle opere proposte da Bazlen, Fo parla di circa duemila foglietti, si pu affermare con certezza che linsieme di opere che il dattiloscritto in questione cita sia solo una piccola parte di quello che doveva essere il ben pi ampio catalogo editoriale delle Nuove Edizioni Ivrea: resta per il fatto che vi si pu comunque leggere un numero considerevole di titoli, spesso con lindicazione dei traduttori e dei curatori delle edizioni e delle collane. Sulla base di queste informazioni, si pu dunque provare a delineare, seppur parzialmente, quella che doveva essere lofferta della progettata casa editrice, e raccogliere alcune notizie di grande interesse circa il lavoro di Bazlen in essa. In prima istanza, opportuno segnalare un altro genere di classificazione dei testi citati nel documento in questione, il quale sottende la divisione per collane: le opere, infatti, sono in primo luogo divise fra quelle pronte52, quelle non ancora pronte i cui diritti ci appartengono, quelle pronte di cui non possediamo i diritti, quelle infine di dominio pubblico messe in traduzione e non pronte. Seguono infine due elenchi pi brevi degli altri, relativi ai contratti per acquisto di diritti dautore rimasti in sospeso a causa dellinterruzione del nostro lavoro nel settembre 1943 ed un elenco delle opzioni delle Nuove Edizioni Ivrea. Per ragioni di chiarezza, in questa sede si preferisce dare conto delle opere citate nel documento sulla base delle collane che da esso emergono, e non su quella dei gruppi appena elencati. Il primo insieme di opere che emerge dal dattiloscritto costituito da una
51 E questa infatti la denominazione del sottofascicolo dellarchivio Rosa e Ballo dal quale si sono tratti i fogli in questione. 52 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. La citazioni che seguono sono tratte dalla stessa fonte.

La classificazione dei testi per le Nuove Edizioni di Ivrea.

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collana di filosofia, che prevedeva i seguenti titoli:


Collana filosofia Barth - Der Roemerbrief (traduzione prof. Giovanni Miegge) Lavelle - Le mal et la souffrance (traduzione P. Gabriele Lattanzi) Le Senne - Obstacle et valeur (traduzione prof. Pietro Chiodi) Lavelle - La Conscience de soi (traduzione prof. Mario Tedesco) Marcel - Etre et avoir (traduzione prof. Fernanda Pivano) Stuart Mill - Autobiografia (traduzione prof. Giorgio Facchi) Barth - Die dogmatik Lavelle - La presence totale Lavelle - De lacte Otmar Spann - Erkenne dich selbst Barth - Die Auferstehung der toten Barth - Rechtfertigung und rechte Barth - Evangelium und Bildung Barth - Die soouveranitaet des wortes gottes und die entstehung des glaubens Barth - David Friedrich Strauss als theolog Bergson - Les deux sources de la morale et de la religion

La Collana Filosofia.

Con molta probabilit segnalazioni affini al pensiero politico di Olivetti.

La Collana Humana Civilitas a cura di Alessandro Passerin dEntreves e Umberto Campagnolo.

Se si considera che nessuno degli autori citati figura nelle lettere editoriali che Bazlen scriver in anni successivi ad altri editori, si pu ipotizzare che nella collana filosofica si trovassero quelle opere che, stando alla testimonianza dattiloscritta di Luciano Fo pi volte citata in questa sede, rispondevano al pensiero e alle idee politiche di Olivetti: nel dattiloscritto, infatti, Fo parla di un programma diviso in due parti53, una rispondente agli interessi di Bazlen, laltra a quelli di Olivetti. Lo stesso discorso si pu forse fare per linsieme di titoli che va sotto il nome di Humana civilitas54: accanto alla denominazione della collana nel documento vengono anche citati i direttori della stessa, ovvero il Prof. Alessandro Passerin dEntreves e Umberto Campagnolo55. A questo proposito, interessante notare che nel 1954 il primo dei due sar autore di un saggio, La dottrina del diritto naturale, pubblicato dalle Edizioni di Comunit, e di una serie di articoli per lomonima rivista,

Fo, pag. 3. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 55 Ibidem.
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che Olivetti inizier a pubblicare a partire dal 1946. Rispetto ad Umberto Campagnolo, invece, nel suo saggio Adriano Olivetti e le Edizioni di Comunit (1946-1960), Beniamino de Liguori Carino riporta che secondo Renzo Zorzi, direttore delle Edizioni di Comunit dal 1960 alla fine degli anni Ottanta, linizio delle Nuove Edizioni Ivrea collegato principalmente a [lui], e che solo in un momento successivo Olivetti, forse in disaccordo con il lavoro portato avanti [...], si rivolse a Bazlen56. I titoli che si citano di seguito a titolo desempio, dunque, non dovevano essere particolarmente in linea con i gusti di questultimo:
Collana Humana Civilitas Buonarroti - Saggi. de la Botie - Della servit volontaria (traduzione di V.E. Alfieri) Guizot - Trois generations (traduzione Prof Raffaele Ciampini) Hamilton Jay e Madison - The Federalist (traduzione Prof. Umberto Campagnolo) Mallet du Pan - Considerazioni sulla natura della Rivoluzione Francese (traduzione prof. Alessandro Passerin)57.

La Collana, secondo Renzo Zorzi, fu legata principalmente alle scelte di Passerin dEntreves.

Un discorso diverso, invece, va fatto per quanto riguarda la collana dei Saggi, annoverata di seguito ad Humana civilitas. Nel nutrito gruppo di opere che componevano tale collana, infatti, non improprio rintracciare qualche titolo che fu probabilmente il frutto dei consigli editoriali di Bazlen.
Collana Saggi Carl Burckhardt - Gestalten Und Maechte (traduzione Alessandra Scalero) De Unamuno - Lagonia del Cristianesimo Frobenius - Monumenta Africana (traduzione Marcella Rav) Kereny - Apollon (traduzione Albina Calenda Ferretti) Ivanov - Dostojevski e altri saggi (traduzione dello stesso Ivanov) Otto - Il sacro (traduzione Prof. Bonajuti) Ortega Y Gasset - Il tema del nostro tempo (traduzione di Sergio Solmi) Ortega Y Gasset - La ribellione delle masse
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Beniamino de Liguori Carino, Adriano Olivetti e le Edizioni di Comunit (1946-1960) cit., p. 52. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato.

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Peterson - Il mistero degli ebrei e dei gentili (traduzione Ascari) Ortega Y Gasset - Meditazioni sul Chisciotte (traduzione Aldo Camerino) Shubart - LEuropa e lanima orientale (traduzione Dott. Mario Piazza) Auer Ritzel - Dalla federazione di cantoni alla federazione europea (traduzione Prof. Venturini) De Rougemont - Penser avec les mains (traduzione Fabrizio Onofri. Il suo nome non deve comparire sulla edizione italiana) Stepun - Das antlitz russlands und das gelicht der revolutions (traduzione Elsa Bermann) Groethuysen - Les origines de la bourgeoise en France (traduzione Dott. Alessandro Forti) Berbert - Liturgy and Society (traduzione Prof. Bonaiuti) Neman - Discourse on the Scope and Nature of University Education (traduzione Prof. Sergio Baldi) Soloviov - Tre Dialoghi (traduzione P.A. Zveteremich) Soloviov - La critica dei principi astratti (traduzione P.A. Zvetermich) Soloviov - Discorsi sullumanit di Dio (traduzione Bruno Del Re) Berdialeff - Esprit de libert Granet - La pense chinoise Heiler - Das gebet Jung e Kereny - Einfuehrung in das der mythologie Ortega Y Gasset - La redencion de las provincias Ortega Y Gasset - Historia como sistema Ortega Y Gasset - Kant, desumanation del arte, mision de la universitad (Il Kant stato tradotto da Solmi per essere aggiunto alledizione italiana del tema del nostro tempo). Picard - Die flucht vor gott Pirenne - Les grand courants de lhistoire universelle Rapsodia Del Tindaro - Studio sul buddismo Ruffini - Senator Francesco, scritti storici sulla riforma Schweitzer - Verfall und wiederaufbau der kultur Richard Wilhelm - Der mensch und das sein (Traduzione: Di Martino) Zimmer - Maya der indische mythos Dewey - Human nature and conduct Cheneviere - Il pensiero politico del galdino Dawson - Progress and religion Cristo e la storia

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Ouspenski - A New Model of the Universal Peddersen - Sulla religione degli ebrei Rathenau - Von kommenden dingen Newman - Apologia pro vita sua58

Come si gi visto, in seguito alla sua estetica della lettura come fenomeno nomade59, vale a dire come veicolo di un interesse per i pi disparati aspetti del sapere e del reale, la ricchezza culturale di Bazlen spaziava dallantropologia, alla psicologia, alla critica darte e letteraria, cos che tanto per le Nuove Edizioni Ivrea quanto per le case editrici con le quali collaborer in futuro molti dei titoli consigliati privilegiano tali ambiti rispetto a quello letterario. A conferma di ci si pu leggere il gi citato dattiloscritto ad opera di Fo, nel quale si sostiene che, delle due parti in cui era organizzato il programma delle Nuove Edizioni Ivrea, una era costituita dalle passioni, a quel tempo, di Bazlen, che andavano dalla letteratura alla psicoanalisi (soprattutto quella rappresentata da Jung)60, contrapposte alle opere che trattavano la vita sociale e politica sotto ogni aspetto61, queste ultime invece caldeggiate da Olivetti. A proposito delle proporzioni in cui le opere di Jung furono proposte da Bazlen, alcuni sostengono che nel programma delle Nuove Edizioni Ivrea [...] cerano tutte le opere di Jung62: ed in effetti interessante ci che a questo proposito lo stesso Olivetti afferma il 23 aprile del 1942 in una sua lettera a Hermann Keyserling, nella quale si trova illustrato il progetto delle Nuove Edizioni Ivrea. Fra le diverse proposte del catalogo, infatti, egli cita
una collezione di psicologia. Come voi forse saprete, molto poco stato fatto in Italia in questo campo e le stesse opere fondamentali di psicanalisi non si possono trovare tradotte in italiano. Il primo libro di questa collezione sar Psychologische Typen [Tipi psicologici] di Jung. In seguito pubblicheremo degli altri testi di Jung63.

Le proposte di Bazlen per le Nuove Edizioni Ivrea.

La ricerca archivistica che si svolta non ha potuto fornire una prova di

Ibidem. Giovanni Mariotti, Loracolo di Adelphi, in Espresso, 7 dicembre 1980, p. 157. 60 Fo, pag. 3. 61 Ibidem. 62 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 133. 63 Beniamino de Liguori Carino, Adriano Olivetti e le Edizioni di Comunit (1946-1960) cit., p. 49.
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Jung e Kerenyi.

questa affermazione, ma rimane vero che nellelenco di titoli appena citati si possono trovare diverse tracce di testi legati al sistema di pensiero junghiano: ad esso Bazlen, come si visto, si interess dopo aver conosciuto lopera di Freud, che in seguito avrebbe contestato parzialmente (cosa che non gli imped di proporne la pubblicazione presso editori come Astrolabio e Boringhieri). Per fare un primo esempio, fra i Saggi che le Nuove Edizioni Ivrea avrebbero dovuto proporre si trovano i recentissimi Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia64 di Jung e Kerenyi: questultimo, uno studioso ungherese di Storia delle religioni, influenzato appunto dalle teorie junghiane. Si tratta dunque di unopera che ben rappresenta la suggestione che il pensiero junghiano esercitava in direzione dello studio della Storia delle religioni e della mitologia intese come forme di pensiero archetipico, e delle quali anche Bazlen percep linfluenza, se per una parte dei titoli appena citati si pu presupporre che siano stati proposti da lui. Si veda a questo proposito il caso dellApollon, saggio del 1937 sempre di Kerenyi, e dellopera di un altro studioso della Storia delle religioni come Rudolf Otto, presente nella collana con lopera Il sacro. Se si considera che Otto fu uno degli autori che influenzarono il pensiero di Kerenyi, si inizia a vedere come il sistema di testi proposti dalle Nuove Edizioni Ivrea non fosse solo casuale65, ma al contrario le opere in esso contenute fossero collegate da fili concettuali pi o meno sottili. Ai continui giochi di sponda intrattenuti [dal pensiero junghiano] con i sistemi filosofici e religiosi orientali66, nonch con la mitologia e la Storia delle religioni, si possono allora ricondurre anche titoli come La pense chinoise del sinologo Marcel Granet, Il mistero degli ebrei e dei gentili del teologo Erik Peterson, LEuropa e lanima orientale del filosofo tedesco Walter Schubart. Ancora, profondamente influenzati dal pensiero junghiano sono altri due autori presenti nella collana dei Saggi delle Nuove Edizioni Ivrea, ovvero letnologo Leo Frobenius (autore di Monumenta africana) e Heinrich Zimmer, con lopera sulla mitologia indiana Maya: der Indische Mythos [Maya: I miti indiani]. Infine, si pu ancora osservare, a proposito dei titoli considerati fino ad
Citato nellelenco con il titolo tedesco originale (Einfuehrung in das Wesen der Mythologie). La prima edizione dellopera e del 1941. 65 La non casualit delle proposte di Bazlen peraltro ravvisabile anche in un altro aspetto del suo operato, illustrato da Giulia de Savorgnani. Secondo la studiosa, infatti, egli seminava qua e l le proprie proposte, diffondendole fra quegli editori che pensava potessero accoglierle. Cfr Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio, cit., p.124. 66 Harold Coward, Jung e il pensiero orientale, Milano, La biblioteca di Vivarium, 1985, p. 9.
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ora, il fatto che essi ebbero una certa rilevanza per Bazlen, sia prima, sia dopo la sua collaborazione con la casa editrice di Adriano Olivetti: e il caso del filosofo spagnolo Ortega y Gasset, che Bazlen aveva segnalato a Solaria gi molti anni prima, pi precisamente nel 1932, anno in cui come si visto la redazione della rivista meditava unapertura allEuropa anche tramite la creazione di una nuova testata. A questo proposito Bazlen in una sua lettera consiglia a Carocci, per trovare collaboratori al progetto, di sfogliare le ultime annate della rivista di Ortega67 (che quindi egli doveva presumibilmente seguire con una certa costanza). Infine aggiunge:
Rivista europea: [...]. Molto consigliabile per dare il tono, nel primo numero, una traduzione di qualche saggio di Ortega: p.e. El tema de nuestro tiempo o La deshumanisacin del arte o, ancora meglio, di qualche brano de La ribelin de las masas68.

Tutti e tre i titoli si trovano annoverati una decina di anni dopo in quellinsieme di opere che secondo Bazlen ed Olivetti avrebbero costituito un apporto fondamentale alla cultura italiana: ed questo solo il primo esempio di un autore che Bazlen sceglie di proporre a distanza di anni ad editori diversi, evidentemente ritenendone la pubblicazione di grande importanza. Olivetti peraltro recep evidentemente con una certa prontezza il pensiero di Bazlen in proposito, se nella gi citata lettera a Keyserling Ortega y Gasset citato, insieme a Rudolph Kassner, Leo Frobenius, [...], Ivanow69, tra quegli autori i cui diritti esclusivi per lItalia70 la casa editrice di Ivrea si primariamente assicurata71. Come si accennato poco sopra, inoltre, alcuni dei titoli fino ad ora visti ricompaiono in lettere scritte da Bazlen successivamente al periodo delle Nuove Edizioni Ivrea, in una dinamica simile a quella appena vista per le opere di Ortega y Gasset: questo il caso dei saggi di Marcel Granet, Heinrich Zimmer e Richard Wilhelm. Nel 1946, infatti, in una lettera dellAgenzia Letteraria Internazionale a Bazlen si trova delineata la situazione dei diritti delle opere di Granet, il cui contratto
67 Lettera di Roberto Bazlen ad Alberto Carocci, Trieste, 22 ottobre 1932, in Lettere a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda cit., p. 385. 68 Ivi, p. 386. 69 Beniamino de Liguori Carino, Adriano Olivetti e le Edizioni di Comunit (1946-1960) cit., p. 49. 70 Ibidem. 71 Ibidem

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Le proposte scartate dalle Nuove Edizioni di Ivrea ma anche da Rosa e Ballo e da Cederna vengono sottoposte a Astrolabio, con cui Bazlen inizia a collaborare.

La proposta alle Edizioni di Comunit dellopera di Picard.

delle NEI [Nuove Edizioni Ivrea] era scaduto ed stato prolungato gi un paio di volte, cos che leditore francese si seccato72. Chi scrive (presumibilmente Luciano Fo) informa inoltre Bazlen circa la presenza, in quello che nella lettera in questione viene definito genericamente il fondo (dunque come si visto il fondo Olivetti), della disponibilit delle opere di Zimmer e Wilhelm, con contratti ancora validi. Fo, poi, conclude con queste parole: far passare la lista delle NEI e guarder se c ancora qualcosa che possa interessare Astrolabio73. Sulla base di quanto appena letto, si pu immaginare che Bazlen desiderasse che le opere che non erano state pubblicate dalle Nuove Edizioni Ivrea non finissero dimenticate, ma che n Rosa e Ballo, n Cederna, n le nascenti Edizioni di Comunit (improntate queste ultime pi sulle idee politiche di Olivetti che sui suoi interessi pi specificatamente culturali74) fossero interessate alla loro pubblicazione. Di fronte al fatto che nessuna delle case editrici che aveva acquistato i diritti delle opere delle Nuove Edizioni Ivrea si era mostrata interessata a quei titoli, evidentemente Bazlen doveva volgere lo sguardo altrove, e cio ad una casa editrice come Astrolabio, la cui proposta editoriale era per molti aspetti compatibile con i suoi interessi e con la quale infatti egli in questo periodo inizia a collaborare. Un discorso affine vale per lopera di Picard, citata nella lettera di Fo come una di quelle che potrebbero ancora interessare Olivetti: ed in effetti, tre anni pi tardi, dunque nel 1949, Bazlen raccomander alle Edizioni di Comunit la pubblicazione del nuovo libro di questo autore (ma questo un aspetto sul quale si avr modo di tornare in seguito).

2.2.2 La collana Mondi e destini. Proseguendo nellanalisi dei materiali contenuti nellarchivio Rosa e Ballo, risultano di ancora maggiore interesse le due collane presentate di seguito a quella dei Saggi: esse infatti permettono di aggiungere qualche elemento, seppur parziale, alle molte affermazioni circa la mancanza di
72 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1946, b. 1, fasc. 28 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 8 dicembre 1946. 73 Ibidem. 74 Cesare Musatti, Psicologi in fabbrica: la psicologia del lavoro negli stabilimenti Olivetti, Torino, Einaudi, 1980, p. 4.

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testimonianze sulla proposta delle Nuove Edizioni Ivrea, soprattutto per quanto riguarda la persona di Roberto Bazlen. Dal prospetto delle pubblicazioni che avrebbero dovuto caratterizzare la casa editrice di Olivetti, infatti, emerge la presenza di una collana chiamata Mondi e destini e di una Collana Letteraria. Quel che pi conta, accanto ai nomi delle collane si trovano alcuni dati fondamentali, in quanto si specifica che la prima costituita da scritti autobiografici75 ed affidata a Roberto Bazlen76, ed anche la Collana Letteraria risulta a cura di Roberto Bazlen77. Di seguito si riportano i titoli che componevano la prima delle due serie:
Collana Mondi e destini (Scritti autobiografici la collana era affidata a Roberto Bazlen) Metternich - Lettere (traduzione al Dott. Alessandro Pellegrini) Rilke - Lettere dal Muzot (traduzione prof. M. Doriguzzi e Leone Traverso) Rilke - Su Dio (traduzione: Leone Traverso che, per accordi speciali con lIng. Olivetti, ci ha ceduto il diritto sulla traduzione per unedizione di 5000 esemplari) Rilke - Lettere a una giovane signora (diritti: idem come sopra. Traduzione: come sopra) Rilke - Lettere a un giovane poeta (traduzione: come sopra) Santa Teresa DAvila - Autobiografia (traduzione: Marcori e Weiss) Vieuchange - Smara (traduzione: Fabrizio Onofri) Goethe, Schiller - Carteggio (prof. Raffaello Prati) Naropa Biografia (a cura di Giuseppe Tucci) Romola Nijnski (traduzione Renata Barocas) Waln - The House Of Exile (tradotto da Fabrizio Onofri. I diritti non poterono essere trattati con lAmerica a causa dello stato bellico) Gosse - Father and Son (affidata a Vittorio Gabrieli che ha gi tradotto tre quarti del libro e che ha ricevuto un anticipo di 1500. I diritti devono essere acquistati in Inghilterra) Hudson - Long Ago and Far Away (affidata a Eugenio Montale, a cui sono state versate 8000 - riteniamo che il lavoro non sia mai stato iniziato)
75 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 76 Ibidem. 77 Ibidem.

La Collana Mondi e Destini e la Collana letteraria.

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Lawrence - Epistolario (Affidata a Salvatore Rosati, a cui sono state versate 10000. La prima met del lavoro dovrebbe essere terminata. I diritti per sono stati acquistati da Bompiani)78.

La succitata presentazione della collana Mondi e destini, dunque, dimostra in prima istanza che il ruolo di Bazlen allinterno delle Nuove Edizioni Ivrea non fu soltanto quello, di per s significativo, di consulente editoriale, ma anche quello ben pi rilevante, in quanto peraltro mai pi da lui assunto, di direttore di collana: se si presta attenzione poi al tipo di titoli che vengono proposti, le osservazioni che possibile fare in proposito diventano molteplici. Come si gi osservato nel primo capitolo del presente lavoro, infatti, su Bazlen e su molti altri intellettuali triestini del suo tempo gioc un ruolo importante linfluenza di correnti culturali, spesso tra loro interconnesse, quali la psicanalisi e alcune componenti della cultura ebraica nella loro formulazione mitteleuropea: entit che, sul piano letterario, si traducevano nella predilezione per il genere autobiografico, o comunque per una forte componente personale e, per cos dire, reale nellopera. Lautobiografia, infatti,
il genere letterario che, per il suo stesso contenuto, esprime meglio la confusione fra autore e persona, confusione sulla quale fondata tutta la pratica e la problematica della letteratura occidentale a partire dalla fine del XVIII secolo79.

Il genere autobiografico in Mondi e Destini.

Si anche gi visto come il problema del rapporto dellautore con la propria opera abbia trovato una formulazione personale e peculiare negli scritti teorici di Roberto Bazlen, quantomeno da un punto di vista generale e non applicato ad un genere specifico: con la collana Mondi e destini si assiste invece a una sua possibile risoluzione sul piano della pratica editoriale, attraverso la predilezione per il genere autobiografico, e di conseguenza per i racconti di vita altrui che da esso emergono. Se si considera poi che da molti Bazlen considerato come una sorta di pontefice massimo della cultura post e anti idealistica80, la sua attenzione per lautobiografia pu essere considerata anche
Ibidem. Philippe Lejeune, Il patto autobiografico, traduzione di Franca Santini, Bologna, Il Mulino, 1986, p. 35. 80 Alberto Cavaglion, Trieste vicina e lontana, in Millelibri, a. 7, n. 68, ottobre 1993, p. 54.
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come una componente non irrilevante di questa posizione. In Italia, infatti, lautobiografismo confessato non mai stato praticato [...] con la furia che altre letterature vi hanno portata81, cos che facile comprendere perch una delle novit maggiori di un movimento come quello de la Voce82 si possa rintracciare nellaver dato buona coscienza alla descrizione del proprio Io, anche se spesso le tradizioni formali, il culto della bella figura e della bella pagina hanno guastato i risultati83. In effetti, la scarsa frequenza dellautobiografia nella produzione letteraria italiana trova una spiegazione, fra laltro, nellostilit idealista84 nei suoi confronti.
In opposizione a tutte le forme di finzione, la biografia e lautobiografia sono testi referenziali; [...] esse pretendono di aggiungere uninformazione a una realt esterna al testo, dunque sottomettendosi a una prova di verifica. Il loro scopo non la semplice verosimiglianza, ma la somiglianza al vero85.

Lautobiografia, dunque, un genere caratterizzato da un forte legame con il reale, con la vita di cui Bazlen cercava unespressione sincera sulla pagina letteraria: ma questo aspetto si trova ad essere in stridente contrasto con una concezione estetica, come quella di Benedetto Croce e dei molti critici che hanno seguito il suo pensiero, che afferma con forza la necessit dellautonomia dellarte. Con questa definizione, Croce afferma la doverosa immunit dellarte da atteggiamenti eteronomi, cio rivolti ad altro che non sia intuizione lirica, dove il secondo termine [...] sta, appunto, a specificare la peculiarita dellintuizione86. Poco spazio, dunque, lasciato allesperienza, a quellautobiografia che Bazlen cos definisce: come, nel momento in cui scrivo, credo mi si presenti di averlo vissuto87. La vocazione empirica era infatti per Bazlen una componente fondamentale dei fattori di interesse di unopera letteraria: ed proprio questa caratteristica che Croce pone come peculiare della letteratura in confronto alla poesia: il primo termine, comunque, non ha un significato negativo, giacch
Michel David, La psicoanalisi nella cultura italiana cit., p. 291. Ibidem. 83 Ibidem. 84 Ivi, p. 290. 85 Philippe Lejeune, Il patto autobiografico cit., p. 38. 86 Ernesto Paolozzi, Lestetica di Benedetto Croce, Napoli, Guida, 2002, p. 21. 87 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 208.
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designa un ruolo88, ma tale ruolo appunto quello del non poetico, dellempirico89. Anche in ragione della propria adesione al reale, lautobiografia si pone inoltre come genere90, peculiare nel suo definirsi meno attraverso gli elementi formali di cui costituito, che attraverso il contratto di lettura91: questultimo consisterebbe cio in uno specifico patto autobiografico, improntato, come si visto, sulla realt e per molti aspetti alternativo al patto di lettura che sottosta ad unopera di finzione. Anche questo aspetto non sembra poter trovare daccordo lestetica crociana, che faceva della riconsiderazione dei generi letterari in chiave per lo pi negativa una componente della propria teoria liberatrice dellattivit artistica92 e delineava, inoltre, una stretta connessione fra il contenuto e la forma, considerando la seconda come diretta espressione del primo. Bazlen non pu certo essere ridotto a un cultore del contenuto, n tantomeno etichettato come un promotore della letteratura di genere (si pensi ad esempio a quanto scrive in una lettera del 1952 a Sergio Solmi, dove la fantascienza denotata come penosamente cattiva letteratura, [...] legata ad un livello culturale di terzo ordine93): ma, alla luce di quanto visto finora, si possono comprendere le ragioni del suo interesse per gli autori boicottati sia dal fascismo, sia da un certo tipo di crocianesimo, che era poi una di quelle ideologie abbastanza imperanti94, e che secondo lui intorpidiva la curiosit verso il nuovo dei letterati e dei lettori italiani. Tale pensiero si era saldato, per cos dire, con gli interessi dominanti di Adriano [Olivetti]95, il quale dunque compens, accogliendo le sue proposte, il fatto che Bazlen ogni tanto faceva un po il consulente di qualche editore ma tutti gli editori avevano paura delle sue idee perch erano intempestive96. Di questa intempestivita sar una prova il rifiuto che negli anni Cinquanta la casa editrice Einaudi avrebbe opposto alle

Ernesto Paolozzi, Lestetica di Benedetto Croce cit., p. 29. Ivi, p. 28. 90 Philippe Lejeune, Il patto autobiografico cit., p. 6. 91 Ibidem. 92 Ernesto Paolozzi, Lestetica di Benedetto Croce cit., p. 66. 93 Lettera di Roberto Bazlen a Sergio Solmi, 19 novembre 1952, in Roberto Bazlen, Scritti cit. p. 280. 94 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 95 Fo, pag. 3. 96 Ibidem.
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proposte, da parte di Bazlen, circa il varo di diverse collane, spesso caratterizzate da una forte presenza del genere autobiografico (aspetto, questultimo, sul quale si avr occasione di tornare). Ulteriore indice di un interesse per lautobiografia consapevole e per cos dire sistematizzato da parte di Bazlen il fatto che, come per i Saggi, le opere proposte per la collana Mondi e destini mostrino elementi di interconnessione che vanno al di l dellappartenenza al genere. Pertinenti a quelli che si sono visti essere i suggerimenti per la collana dei Saggi, ad esempio, sono la biografia di Naropa, monaco buddista del XII secolo, e lautobiografia di Santa Teresa dAvila. Allo stesso modo, la presenza fra le proposte di Bazlen di The house of exile di Nora Waln testimonia il suo interesse per il mondo orientale, questa volta visto con gli occhi di una donna americana che nel 1933 ha pubblicato il resoconto del proprio viaggio in Cina. Il nome del traduttore, Fabrizio Onofri (citato anche per la traduzione di Smara, resoconto di viaggio ad opera di Michel Vieuchange), permette peraltro di osservare il metodo adottato da Bazlen per ottemperare al proprio dovere di selezione di traduttori e collaboratori per le Nuove Edizioni Ivrea: egli cio prediligeva evidentemente la scelta di persone note, o meglio amiche, ed questo un atteggiamento che rimarr invariato negli anni a venire. Fra i due, infatti, vi era un rapporto di reciproco, appassionato interesse97 ed amicizia, tanto che Onofri, in uno dei personaggi principali del suo romanzo Manoscritto98, adombr la figura dellamico triestino. Viceversa, alla fine degli anni Cinquanta sar ancora Bazlen a cercare di aiutarlo, proponendo a Paolo Boringhieri99 di farsi editore della rivista Tempi moderni, di cui Onofri era stato fondatore nel 1957. Si pu spiegare nello stesso modo la significativa presenza del nome di Eugenio Montale come traduttore delle memorie dellinfanzia passata in Argentina di William Henry Hudson, immaginando inoltre che sia iniziata qui la consuetudine di Montale con questo autore, del quale tradurr il romanzo Green mansions100. Infine, si noti

Le biografie di Naropa e santa Teresa d'Avila

La scelta dei traduttori.

Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 125. Sebastiano Carpi [pseudonimo di Fabrizio Onofri], Manoscritto, Torino, Einaudi, 1948. 99 Testimonianza di questo episodio, sul quale si torner in seguito, resta nel carteggio fra Roberto Bazlen e Paolo Boringhieri, la cui lettura stata gentilmente concessa dalleditore Bollati Boringhieri. 100 William Henry Hudson, La vita della foresta, traduzione di Eugenio Montale, Torino, Einaudi, 1987. La pubblicazione della traduzione montaliana, apparsa nella collana Scrittori tradotti da scrit97 98

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ancora fra i nomi dei traduttori, qui nel caso dellAutobiografia di Santa Teresa DAvila, il nome di Weiss, dunque, molto probabilmente, dello psicanalista freudiano con il quale, soprattutto in questi anni, Bazlen era in stretto contatto. Per quanto riguarda gli altri titoli di cui Bazlen raccomanda la pubblicazione per la collana Mondi e destini, colpisce il peso che rispetto allinsieme hanno gli autori provenienti dallambito mitteleuropeo, o comunque di lingua tedesca. Come si gi evidenziato, infatti, con essi, e con la loro pratica del genere dellautobiografia, egli aveva avuto sin da giovane particolare familiarit, avendone assorbito gli stimoli attraverso lambiente culturale nel quale era cresciuto ed avendo la possibilit di leggerli in lingua originale. Si pu allora facilmente comprendere la presenza di veri e propri scrittori, per esempio Rilke, Goethe e Schiller, ma anche di personaggi provenienti da altri ambienti, come nel caso di Metternich e della nobile ungherese Romola Nijnski: presenze, queste ultime, che si possono giustificare anche con lambigua posizione del genere autobiografico rispetto al campo propriamente letterario. Ed forse per questa stessa ragione che molte delle opere catalogate come scritti autobiografici101 consistono in realt di resoconti di viaggio (quindi potenzialmente ascrivibili al genere dellodeporica) o raccolte di lettere: rimane comunque il fatto che, pur non trattandosi di testi autobiografici a tutti gli effetti, la quota di realt, di esperienza vissuta da un soggetto che si configura prima come persona che come autore, e in questi testi molto elevata, e costituisce per Bazlen uno dei loro maggiori fattori di interesse. Si infatti visto nel primo capitolo come proprio Rilke102 e Goethe siano indicati, nelle Note senza testo, come le due opposte polarit, a cavallo fra Ottocento e Novecento, del modo di rapportarsi al problema del rapporto artistaopera. Resta peraltro da osservare, ed questo un aspetto caratteristico delloperato editoriale di Bazlen, che agli autori da lui ritenuti di maggio-

tori, dunque posteriore alla morte del poeta. 101 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 102 A proposito di Rilke, si segnala che il suo epistolario, insieme alle Elegie duinesi e ai Sonetti ad Orfeo, verra acquistato nel luglio del 1946 dalla casa editrice Cederna. Per la parziale consultazione dellarchivio di questultima si ringrazia Gianni Antonini.

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re interesse egli riserver una sorta di fedelt sul piano editoriale: infatti frequente il ritornare delle medesime proposte a diversi editori, nella speranza prima o poi di ottenerne la pubblicazione. Per fare un primo significativo esempio dellattaccamento di Bazlen nei confronti dei suoi autori, le Lettere a un giovane poeta e le Lettere a una giovane signora verranno riproposte da Adelphi, nella medesima traduzione di Leone Traverso segnalata nel catalogo delle Nuove Edizioni Ivrea: la pubblicazione da parte della casa editrice milanese risale al 1980, dunque quasi quarantanni dopo il progetto di Ivrea e soprattutto quindici anni dopo la morte di Bazlen. Non sono per, questi, tempi che debbano stupire, dal momento che sono in molti a sottolineare che Fo e Bazlen a partire dai primi anni Sessanta prepararono lunghi elenchi di titoli103, come si visto spesso tratti dal lavoro svolto in passato presso altre case editrici: ma alcuni di quei primitivi progetti, ancora non realizzati, lo saranno negli anni successivi104 alla fondazione della casa milanese. Di Goethe, uno dei massimi autori in lingua tedesca, Bazlen invece consiglia ad Einaudi, nel 1953, una biografia. In una lettera a Fo, infatti, egli riferisce dellopera di Heinrich Meier: Goethe, leben und werk [Goethe, vita e opera], di cui mhan detto cose che mi convincono. Poich avete fatto un libro su Shakespeare, perch no105. Risulta quasi scontato notare, a questo proposito, il fatto che Bazlen resti incuriosito non da unopera di critica su Goethe, o da una possibile riedizione dei suoi scritti, ma da un testo che consiste nella ricostruzione della vita dello scrittore. Anche nel caso del nome di Lawrence, uno degli autori che, come si visto, Stuparich citava fra le letture innovative proposte da Bazlen allambiente culturale di Trieste106, si assiste ad una serie di successive proposte nelle lettere indirizzate nel tempo alle varie case editrici: allEpistolario proposto alle Nuove Edizioni Ivrea seguir infatti il suggerimento, nel 1962 ad Einaudi, della pubblicazione di una biografia. Il succedersi delle proposte di Bazlen relative a Lawrence e Goethe, dunque, procede su binari paralleli: a una prima segnalazione di volumi di lettere, infatti, Bazlen fa seguire, presso altre case editrici, la proGiovanni Mariotti, Loracolo di Adelphi cit., p. 156. Ibidem. 105 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 10 aprile 1953. 106 Giani Stuparich, Trieste nei miei ricordi cit., p. 15.
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posta di ricostruzioni biografiche, forse a immaginario completamento degli epistolari. Quel che conta, di fatto, che non si tratta mai dellopera letteraria dei due autori, la quale forse per Bazlen non si sarebbe caratterizzata per essere vivissima107, come invece per lui una biografia. Si veda infatti come si articola, a proposito di Lawrence, la proposta di Bazlen:
D.H. Lawrence: a complete biography: biografia dei due Lawrence108, scritta da centinaia di persone che li hanno conosciuti. Escluso farla completa, tre volumi, in tutto circa duemila pagine. Ma pare sia vivissima pensa se potrebbe interessare una riduzione109.
La biografia di D. H. Lawrence viene proposta a Daniele Ponchiroli, successore di Fo allEinaudi.

Il caso di Father and Son di Edmund Gosse.

Il destinatario della segnalazione in questo caso Daniele Ponchiroli, succeduto a Luciano Fo nel ruolo di corrispondente di Bazlen presso Einaudi: Fo, infatti, aveva gi da un anno abbandonato il proprio posto di lavoro a Torino per trasferirsi a Milano, dove nel giugno del 1962 avrebbe fondato la casa editrice Adelphi. A questo proposito, indicativo che una delle prime opzioni di pubblicazione richieste da Adelphi allAgenzia Letteraria Internazionale sia stata, appunto nel luglio del 1962, proprio quella per le Lettere di Lawrence110: testimonianza, questa, quantomeno dellauspicio di realizzare i progetti di pubblicazione che Bazlen aveva per le Nuove Edizioni Ivrea. Lesempio forse pi rilevante, fra le opere afferenti al fondo Olivetti, della caparbiet con la quale Bazlen accompagnava i propri autori prediletti, o comunque ritenuti validi, alla pubblicazione per quello di Father and son di Edmund Gosse: unopera che esula, come nel caso di Lawrence, dallambito mitteleuropeo, essendo Gosse uno scrittore e giornalista inglese, e da quello dellautobiografia intesa in senso stretto, dal momento che il libro catalogabile come romanzo autobiografico. La prefazione firmata dallautore, infatti, chiarisce preliminarmenArchivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, foglio di segnalazioni indirizzato da Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, gennaio 1962. 108 Bazlen si riferisce qui, probabilmente, a uno dei due fratelli maggiori dello scrittore inglese, Ernest o George Lawrence. 109 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, foglio di segnalazioni indirizzato da Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, gennaio 1962. 110 Si veda a questo proposito: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1962, b. 12A, fasc. 7 (corrispondenza Adelphi Edizioni), Adelphi Edizioni a Linder, Milano, 18 luglio 1962.
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te quanto segue: in unepoca come la nostra111, in cui la narrativa assume forme cos fantasiose e tuttavia plausibili, forse necessario avvertire che la seguente narrazione - [...] - , in tutte le sue parti, scrupolosamente veritiera112, e si pone dunque come documento113. Non quindi la presenza di una forma di finzione ci che permette di avvicinare questo libro al genere del romanzo, ma forse il fatto che, per ammissione dello stesso autore, ci sono aspetti, per esempio i nomi dei personaggi, in cui ci si scostati dalla pura verit114, e il tono generale del testo indicato dallo stesso Gosse come oscillante fra due categorie che hanno molto di letterario, ovvero il comico115 ed il tragico116. Due categorie, peraltro, rispetto alle quali Bazlen era sensibile, dal momento che di esse parla in uno degli aforismi delle Note senza testo: il tragico ancora pi subalterno del comico117. Nella scelta di questo titolo si pu dunque forse vedere un anello di congiunzione fra i testi proposti che si possono considerare eminentemente non letterari e quelli dove si pu invece rilevare anche un aspetto di seppur moderata finzione. Questa ipotesi, suffragata dal fatto che alla collana Mondi e destini segua, nel fondo Olivetti, una Collana Letteraria sempre diretta da Bazlen, trova un riscontro anche sul piano della teoria letteraria. Sulla base della necessit di distinguere soprattutto il romanzo autobiografico dallautobiografia118, infatti, stato indagato il rapporto, che non si sa quanto consciamente Bazlen ripercorre nelle sue proposte per le Nuove Edizioni Ivrea, fra i due generi, intesi come rappresentanti rispettivamente di una scrittura di verit e di una di finzione:
Non si tratta [...] di sapere se pi vera lautobiografia o il romanzo. N luna, n laltro; allautobiografia mancheranno la complessit, lambiguit, ecc., al romanzo lesattezza; si tratterebbe dunque delluna pi laltro? Piuttosto, delluna in rapporto allaltro119.

La biografia come documento.

La prefazione risale al settembre del 1907, data della prima edizione del libro. Edmund Gosse, Padre e figlio, traduzione di Bruno Fonzi, Milano, Adelphi, 1965, p. 3. Ibidem. 114 Ivi, p. 4. 115 Ibidem. 116 Ibidem. 117 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 188. 118 Philippe Lejeune, Il patto autobiografico cit., p. 38. 119 Ivi, p. 46.
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Father and Son presso F.lli Bocca, Boringhieri e Adelphi

Per quanto riguarda invece il percorso editoriale che concretamente, e suo malgrado, Bazlen far compiere a Father and son di Edmund Gosse, dal carteggio con Erich Linder risulta che nel 1954 egli ne acquister i diritti di traduzione, per proporlo rispettivamente, sempre negli anni Cinquanta, alle case editrici Bocca e Boringhieri: lultima tappa di questo lungo percorso sar la pubblicazione, come secondo titolo della Biblioteca Adelphi, nel 1965. Si avr modo, in seguito, di tornare pi approfonditamente sui ripetuti tentativi da parte di Bazlen per ottenere la pubblicazione di Father and son: per interessante evidenziare, in questa sede, il fatto che nei primi tre titoli120 pubblicati dalla Biblioteca Adelphi si possano vedere
tre opere rare che, nel loro insieme, esprimono il mondo interiore di Bazlen, ne traducono lo spirito e il gusto come perfetto testamento spirituale di chi, fino alla fine, si attenne al dovere di fungere da ponte, da veicolo di cultura121.

La pubblicazione di questi testi come si visto avvenne a partire dal 1965, quindi appena dopo la morte di Bazlen. Ma si pu presupporre che egli accolse il progetto con uno spirito diverso da quello che era sottostato alle prime proposte di quelle stesse pubblicazioni, invecchiate ormai di ventanni. Questultimo aspetto sottilmente evidenziato da Luciano Fo nellintervista firmata da Domenico Porzio, nel momento in cui, parlando della fondazione di Adelphi, egli afferma che
mettere subito sul piatto una grossa impresa stata una cosa che stata fatta anche se Bazlen non era del tutto daccordo. [...] la posizione di Bazlen era che questa casa editrice nasceva in ritardo in confronto a tutto quello che lui aveva accumulato in non so quanti anni di letture... in cinquantanni122.

Una constatazione, questa, che si trova corredata dallosservazione di Roberto Calasso, il quale nella seconda parte dellintervista risponde
Oltre a Padre e figlio, si fa qui riferimento a Laltra parte di Alfred Kubin e Manoscritto trovato a Saragozza del polacco Jan Potocki. 121 Aurelia Gruber Benco, Ispirata a Roberto Bazlen leccezionale Biblioteca Adelphi, in Umana, n. 6-10, giugno-settembre 1965, p. 34. 122 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d.
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insieme a Fo alle domande di Porzio. Calasso infatti evidenzia il fatto che in realt nel 62 [Bazlen] era in anticipo su oggi. Cio lui vedeva delle cose come gi bruciate [...], [cose che] non erano state percepite prima e che lui aveva gi percepito123.

2.2.3 La Collana Letteraria. Come si accennato nel precedente paragrafo, la presenza nel programma delle Nuove Edizioni Ivrea di opere biografiche e autobiografiche in cui si riflettevano quelle che [Bazlen] chiamava vite esemplari nei campi pi diversi124, e che potrebbero essere considerate come il segno di un rifiuto in toto delle potenzialit della letteratura nella rappresentazione del reale, trova un contrappunto nella presenza, nello stesso programma, di una Collana Letteraria. Essa indicata come a cura di Roberto Bazlen125 e pu essere dunque considerata come il primo esempio di una serie di libri dalle caratteristiche comuni126, riflettenti la posizione del loro curatore rispetto ai modelli letterari, o ai dibattiti culturali, o alle riflessioni filosofiche127 del periodo in cui essi vengono proposti. Si vedano allora i titoli che si trovano compresi nella collezione:
Collana Letteraria (a cura di Roberto Bazlen) Hopkins - Poesie (traduzione prof. Augusto Guidi) Hofmannsthal - Saggi (oppure Lettera a Lord Chandos ed altri saggi) (traduzione Leone Traverso) Hofmannsthal - Andreas (diritti: sono in corso le trattative; comunque, il libro pu e deve essere pubblicato subito perch in preparazione presso altri editori i quali non posseggono i diritti. Traduzione: Gabriella Bemporad). Rilke - Elegie duinesi (traduzione: Leone Traverso).
Ibidem. Fo, pag. 3. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 126 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale, Napoli, Liguori, 2007, p. 79. 127 Ibidem.
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La Collana letteraria curata da Bazlen.

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Claudel - Presence et prophetie (traduzione: Sandro Penna). Mir - Figure della passione del signore (traduzione: Mario Socrate). Kierkegaard - La ripresa (traduzione: Angela Zucconi). Rilke - Sonetti ad Orfeo (traduzione: eravamo in trattative per rilevare quella di Prati). Alain - Entretiens avec le sculpteur. (tradotto a cura di Umberto Morra, cui fu corrisposto un compenso di 1500 (manoscritto rivenduto da Sergio Solmi). Si incaricato un amico residente a Parigi di trattenere i diritti). Ball - Cristianesimo bizantino (tradotto dalla prof. Luisa de Col; cui fu corrisposto un compenso di 5400. non si pot acquistare i diritti a causa del divieto della propaganda germanica; leditore ci assicur un diritto di priorit per la propagazione del contratto a guerra finita). Raby - Poeti latini del trecento (affidata al prof. Arrigo Levasti, a cui sono state versate . 2500. Il libro dovrebbe essere in gran parte tradotto. I diritti devono essere acquistati in Inghilterra). Buber - Storie chassidiche (affidata a Marcella Rav a cui sono state affidate . 5000. Il lavoro devessere pronto per un terzo. I diritti devono essere trattati in Palestina)128.

Ad un primo sguardo ai titoli sopra elencati, non sembra inopportuno ipotizzare che nel caso della Collana Letteraria Bazlen abbia privilegiato la propria tendenza allasistematicit, alla scelta dei testi fra le discipline e i campi pi disparati. Non risulta immediato, infatti, rintracciare quelle caratteristiche comuni che, solitamente, dovrebbero congiungere i diversi titoli proposti allinterno di una stessa collana: disparati sono i generi proposti, dalla poesia, alla saggistica, alla narrativa, e le provenienze degli autori, mai italiani ma varianti al loro interno fra lonnipresente Austria, lInghilterra, la Francia, infine la Spagna. A questo proposito, pu stupire ad esempio la presenza di Gerard Manley Hopkins, poeta inglese la cui opera si colloca nella seconda met dellOttocento, ma scoperto dalla critica solo il secolo successivo: profondamente estraneo, comunque, agli altri due autori europei di una certa notoriet presenti nellelenco, quali sono Rilke e Hofmannsthal. Pu per forse aver avuto rilevanza, ai fini della scelta di Bazlen, il fatto che Hopkins, attraverso una serie di innovazioni rit128

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato.

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miche ed espressive di grande forza simbolica, abbia rinnovato considerevolmente il codice poetico inglese, anticipando sviluppi, per esempio il verso libero, appartenenti alla poesia del Novecento. Pi facilmente spiegabile invece la presenza nel programma della Collana Letteraria di Rilke e Hofmannsthal, considerati autori tipicamente bazleniani129, forse perch entrambi austriaci ed operanti nei primi decenni del Novecento (tanto che i due furono personalmente in contatto, come dimostrano le lettere che si scrissero). A proposito di Rilke, si assiste al completamento della proposta che era stata iniziata per la collana Mondi e destini: Bazlen infatti accosta alla produzione epistolare del poeta austriaco quella pi caratteristica, ovvero appunto i lavori poetici. La scelta dei titoli, poi, risulta guidata da una certa consapevolezza, visto che le Elegie duinesi possono essere considerate fra le raccolte pi rilevanti della cultura mitteleuropea, e che nellinsieme delle opere di Rilke si pongono in significativa contiguit stilistica e contenutistica con laltra raccolta proposta da Bazlen alle Nuove Edizioni Ivrea, ovvero i Sonetti ad Orfeo. Per quanto riguarda invece il caso di Hofmannsthal, pu fare riflettere il fatto che di questo autore Bazlen proponga la pubblicazione di Andreas130, dunque un romanzo volutamente incompiuto e per questo assimilabile al gi considerato gusto [di Bazlen] per quel non finito, tanto pi rivelatore, per lui delle opere finite e costruite131 (il quale come si visto si esplica fra laltro nellincompiutezza dello stesso Capitano di lungo corso). Merita qualche considerazione, inoltre, la proposta della Lettera di Lord Chandos (che Bazlen indica erroneamente come Lettera a Lord Chandos), un testo datato 1902 e costituito dallimmaginaria lettera che in et elisabettiana un giovane scrive al filosofo empirista Francesco Bacone per motivare la propria scelta di abbandono dellattivit letteraria. Il mio caso, in breve, questo: ho perduto ogni facolt di pensare o di parlare coerentemente su qualsiasi argomento132: da passi come questo si comprende perch, nella sua Introduzione, Claudio Magris definisca la Lettera di Lord Chandos come

Rilke e Hofmannsthal.

Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 79. Si segnala che il romanzo indicato da Bazlen con un titolo abbreviato. Quello completo corrisponde a Andreas oder Die Vereinigten [Andrea o i ricongiunti]. 131 Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 270. 132 Hugo von Hofmannsthal, Lettera di Lord Chandos, traduzione di Marga Vidusso Feriani, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1985, p. 43.
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un manifesto del deliquio della parola e del naufragio dellio nel convulso e indistinto fluire delle cose non pi nominabili n dominabili dal linguaggio; in tal senso il racconto la geniale denuncia di unesemplare condizione novecentesca133.

I traduttori per Rilke e Hofmannsthal: Gabriella Bemporad e Leone Traverso.

Significativo poi il fatto che gli elementi appena citati furono tanto sentiti da Hofmannsthal da spingerlo ad abbandonare quasi definitivamente la scrittura letteraria in favore di quella per il teatro: unarte, dunque, che non si serve unicamente del linguaggio verbale per rappresentare la realt. Alla luce di quanto si visto circa il personale pensiero di Bazlen sul problematico rapporto fra lautore, la vita, e la sua possibilit di resa sulla pagina, si pu allora comprendere senza difficolta la fascinazione che unopera come quella di Hofmannsthal doveva esercitare su di lui. Significativi sono poi, a proposito di Rilke e Hofmannsthal, i traduttori segnalati: si tratta infatti per il primo del gi citato Leone Traverso, per il secondo invece di Gabriella Bemporad, con la quale negli anni Bazlen avr innumerevoli contatti. Figlia del noto editore fiorentino, la Bemporad sar infatti pi volte traduttrice per Einaudi grazie alla sua mediazione. A legarla a Bazlen, in effetti, dovevano essere lamicizia e i diversi interessi condivisi, come quello, in prima istanza, per la psicoanalisi junghiana praticata da Ernest Bernhard, alla quale entrambi si sottoposero (senza contare il fatto che proprio lei sar la traduttrice dellunica opera di Bernhard, Mitobiografia, pubblicata, si pu dire non a caso, da Adelphi134). Entrambi inoltre dovevano nutrire interesse appunto per le opere di Hofmannsthal, oggetto della tesi di laurea della Bemporad, e che lei si trover a tradurre pi volte per Adelphi, a partire dagli anni Settanta. Interessante il fatto che fra le traduzioni di Hofmannsthal svolte da Gabriella Bemporad per Adelphi figuri proprio lAndreas: si tratta dunque di una traduzione che risale agli anni delle Nuove Edizioni Ivrea, e che, dopo essere stata pubblicata dalla casa editrice Cederna, ricompare appunto presso Adelphi. infine da notare che gi nel 1956 Bazlen stesso, scrivendo a Linder a proposito di una sua traduzione di unopera di Hofmannsthal, indicasse la

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Claudio Magris, Introduzione, in Lettera di Lord Chandos cit., pp. 6-7. Ernst Bernhard, Mitobiografia, a cura di Hlne Erba-Tissot, traduzione di Gabriella Bemporad, Milano, Adelphi, 1969.

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Bemporad come possibile revisore della traduzione: le sue ultime traduzioni di Hofmannsthal riferisce infatti Bazlen sono fatte con molto geschmakt [gusto]135. Si possono invece probabilmente motivare con gli interessi di Bazlen in ambito religioso i testi di due autori di area mediterranea, quali sono il francese Paul Claudel e lo spagnolo Gabriel Mir, entrambi operanti, in quella che sembra essere quasi una costante degli autori proposti per la Collana Letteraria, e per molte delle future proposte da parte di Bazlen, nella prima met del Novecento. Si tratta, in entrambi i casi, di opere di prosa e saggistica religiosa: nel caso dellopera del primo dei due autori, Presence et prophetie [Presenza e profezia] interessante notare che essa sar pubblicata nel 1947 dalle Edizioni di Comunit, nellautorevole traduzione di Sandro Penna che si trova indicata sin dal programma che si sta citando in questa sede. La pubblicazione del saggio di Claudel presso le Edizioni di Comunit, unitamente al fatto che n Claudel n Miro si troveranno pi citati nelle successive lettere editoriali di Bazlen, pu dunque far immaginare che probabilmente la pubblicazione di questo testo nella Collana Letteraria corrispondesse pi al desiderio di Olivetti che a quello di Bazlen, o forse che egli non ne ritenesse imprescindibile la pubblicazione se non nellambito del programma delle Nuove Edizioni Ivrea. Rimane comunque il fatto che, al di l della responsabilit personale nella proposta delluno o dellaltro titolo, o delle ipotesi che si possono fare per motivarne la presenza nel fondo Olivetti, alla Collana Letteraria prevista per le Nuove Edizioni Ivrea doveva sottostare la volont di proporre un percorso tematico attinente alla Storia della religioni: lo dimostra anche, fra laltro, un titolo come Cristianesimo bizantino, ovvero il saggio datato 1923 di Hugo Ball, artista e scrittore che fu tra i fondatori del dadaismo. Una ragione simile a quella appena addotta si pu citare inoltre per la presenza nel programma del filosofo della religione e sociologo austriaco Martin Buber: la scelta da parte di Bazlen delle sue Storie chassidiche pu essere forse spiegata con la vicinanza che, come si pi volte posto in evidenza, egli aveva con la cultura ebraica. inoltre importante sottolineare il fatto che nel caso delle Storie chassidiche si sia in presenza di un

I testi di Paul Claudel e Gabriel Mir.

Presenza e Profezia di Claudel presso le Edizioni di Comunit.

Le Storie chassidiche di Martin Buber.

135 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 47 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 29 gennaio 1956.

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Lopera di Kierkgaard e le traduzioni di Angela Zucconi.

testo di ambito narrativo, o comunque genericamente letterario: un aspetto, questo, che appare scontato per un testo la cui pubblicazione prevista in una collana denotata specificatamente come letteraria, ma che tale non se si considera che, delle dodici opere proposte, solo la met non costituita da titoli di saggistica (si pensi infatti, oltre ai titoli non narrativi gi messi in evidenza, a Entretiens [interviste] avec le sculpteur del filosofo francese Alain). Questa anomalia si pu forse spiegare con la concezione, per molti aspetti sfiduciata, che Bazlen aveva dellopera letteraria in s stessa, nonch con linteresse che egli nutriva, e continuer a nutrire negli anni, per opere che esulino da tale ambito: ma non forse improprio ipotizzare, nellelaborazione dellelenco di titoli che dovevano comporre la collezione letteraria, anche la presenza di voci diverse da quella di Bazlen, sebbene tale aspetto sia molto difficilmente dimostrabile. Un caso che pu forse suggerire come nella scelta delle opere presentate nella Collana Letteraria siano intervenute pi figure quello dellopera di Kierkegaard La ripresa: un testo filosofico-psicologico che significativamente comparir, nel 1954, nel catalogo delle Edizioni di Comunit136, come si visto rispondenti allidea editoriale di Adriano Olivetti. Kierkegaard, peraltro, compare con altri titoli sia nel programma delle Nuove Edizioni Ivrea, sia in quello delle Edizioni di Comunit, dunque appunto allinterno di gruppi di testi sui quali si pu immaginare Bazlen non avesse grande influenza (anche se la collocazione del filosofo danese allinterno dellesistenzialismo, dunque di una filosofia molto lontana dallidealismo, doveva presumibilmente trovare Bazlen favorevole alla pubblicazione). Daltro canto, pu tuttavia far riflettere il nome indicato per la traduzione di La ripresa: si tratta di Angela Zucconi, la quale collaborer pi volte nel corso degli anni con Adriano Olivetti (essendo fra laltro stata incaricata della traduzione di tutto Kierkegaard137) ma che, come risulta dal carteggio di Bazlen con lAgenzia Letteraria Internazionale, ebbe appunto molti contatti anche con questultimo. Si pu forse allora immaginare che il ruolo di Bazlen nella diffusione delle opere di Kierkegaard non sia stato decisivo, ma forse nemmeno del tutto irrilevante. In primo luogo,

136 Sren Kierkegaard, La ripresa. Tentativo di psicologia sperimentale di Constantin Constantius, Milano, Edizioni di Comunit,1954. 137 Valerio Ochetto, Adriano Olivetti industriale e utopista, Ivrea, Cossavella Editore, 2000, p. 108.

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infatti, sar proprio lui a segnalare il lavoro della traduttrice allAgenzia Letteraria Internazionale, come si pu leggere in una lettera indirizzata a Luciano Fo del marzo del 1948: in tale occasione, Bazlen segnala che la Zucconi sta lavorando sulla traduzione di Kierkegaard138, ed aggiunge che sarebbe disposta ad eseguire traduzioni anche da altre lingue scandinave. Ed ancora, due mesi dopo (il 3 maggio 1948) Bazlen cercher di sistemare la traduzione, appunto ad opera della Zucconi, delle lettere fra il filosofo e la sua compagna Regina Olsen: ad essere segnalata a Fo la casa editrice Cederna come possibile acquirente della traduzione, anche se il progetto non andr in porto perch, scrive Fo il 12 maggio, il vento della crisi libraria soffia violentissimo e anche il team Kierkegaard - Olsen non riesce facilmente a farsi strada139. Infine interessante, anche alla luce di quanto visto nel precedente capitolo circa il rapporto di Bazlen con il sistema scolastico italiano, e quanto egli scrive a Fo nel maggio del 1949: ho proposto alla Zucconi di fare unantologia antiscolastica (cio di brani di romanzi, autobiografie, ed eventualmente dipinti e fotografie (da film) sugli orrori della scuola vom altertum zur gegenwart [dallantichit ai giorni nostri]140. Una lettera, questultima, che permette di intravedere una consuetudine fra Bazlen e la traduttrice, che consentiva loro anche lelaborazione di comuni progetti editoriali. Ancora, nel passo appena citato si pu vedere nuovamente la predilezione di Bazlen per il genere autobiografico, il quale secondo lui, evidentemente, avrebbe dovuto trovare uno spazio non solo nelle pubblicazioni della grande casa editrice141 che avrebbe dovuto aprire agli italiani quegli orizzonti che il provincialismo fascista pi che vietare aveva fatto smarrire142, ma anche nei programmi scolastici.

Una proposta di antologia per Angela Zucconi.

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 11 marzo 1948. 139 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 12 maggio 1948. 140 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1949, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 18 maggio 1949. 141 Valerio Ochetto, Adriano Olivetti industriale e utopista cit., p. 106. 142 Ibidem.
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2.3 I rapporti di Bazlen con lAgenzia Letteraria Internazionale. 2.3.1 Il carteggio con Luciano Fo: 1946-1949. Come si visto nel primo paragrafo del presente capitolo, poco dopo la nascita della sua amicizia con Luciano Fo, Bazlen intraprese un rapporto di collaborazione, oltre che con le gi viste citate case editrici, con lAgenzia Letteraria Internazionale. Fo infatti era tornato a lavorarvi, dopo lesperienza di Ivrea e gli anni passati in Svizzera fino alla fine della guerra, avvalendosi allora dellaiuto del giovane Erich Linder, gi collaboratore di Olivetti. Negli anni del dopoguerra, i due dunque lavoreranno insieme nella gestione dellAgenzia Letteraria Internazionale, fino a che Fo si trasferir a Torino per assumere il ruolo di segretario generale presso Einaudi e Linder si sostituir completamente a lui allinterno dellAgenzia. Lavvicendarsi di personaggi nellAgenzia Letteraria Internazionale trova riscontro nel mutare dei destinatari delle lettere che ad essa Bazlen indirizzer negli anni (comunque non sempre specificati, dunque difficili da determinare con certezza), e che si trovano archiviate nel fondo Erich Linder, presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano: gli elementi di interesse di questo ampio carteggio sono molteplici. In esso, infatti, si pu in primo luogo vedere riflesso il tipo di atteggiamento con il quale Bazlen si rivolgeva alle persone con cui di volta in volta si trovava a lavorare: non il freddo rapporto professionale, nel quale, come si vede per esempio rileggendo le lettere a Solaria, Bazlen si trovava a disagio, ma il colloquio con una persona amica ed intima, in questo caso rispettivamente Luciano Fo ed Erich Linder. Non infrequente, infatti, intravedere nelle lettere allAgenzia le ragioni che talora guidavano Bazlen nelle sue scelte, vale a dire gusti personali, passioni ed idiosincrasie: se infatti, e per ragioni che si sono gi viste, leggere sembra per Bobi preludere quasi a una forma di compartecipazione attiva con lopera143, si comprende facilmente come lirradiare le proprie scoperte agli amici [divenga] un suo, personalissimo, mezzo di espressione144. Inoltre, al di l di questa peculiare attitudine a consigliare
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Roberto Bazlen, Luciano Fo e Erich Linder.

Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 34. Ibidem.

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libri [...] ai suoi amici145, il carteggio con lAgenzia Letteraria Internazionale, per la sua posizione super partes rispetto alle varie case editrici, illumina le relazioni di Bazlen, spesso altrimenti per lo pi avvolte nellombra, con alcune di esse. In conseguenza di questo aspetto, il carteggio che dal 1946 al 1949 Bazlen intrattiene con lamico Fo tratta prevalentemente, ma non esclusivamente, della ridistribuzione del mitico fondo NEI - [...] cui attingeranno massicciamente gli editori serviti dal suo genio [di Bazlen] nel Dopoguerra146: lo conferma il fatto che la prima lettera del carteggio, indirizzata da Fo a Bazlen l8 dicembre 1946, chiami in causa, come si gi accennato, i libri di Astrolabio147 e Jung delle N.E.I148.

2.3.2 La pubblicazione delle opere di Freud e Jung in Italia e la collaborazione di Bazlen con Astrolabio. Jung nelle NEI: lultima parola di Adriano che li vuole fare tutti lui149: questa una delle prima frasi che si legge nel carteggio fra Roberto Bazlen e Luciano Fo, come rappresentante dellAli (sigla per Agenzia Letteraria Internazionale). Nella sua semplicit, laffermazione appena citata permette di ipotizzare che, almeno in un primo momento, Adriano Olivetti fosse rimasto fermo nella propria volont di pubblicare, ora con i tipi delle Edizioni di Comunit, lintera opera di Jung. Il progetto, per, per le ragioni che si sono gi viste, non trov realizzazione, cos che il pensiero junghiano venne introdotto in Italia attraverso le pubblicazioni di diverse case editrici, prima fra tutte Astrolabio. Vale la pena di soffermarsi brevemente sulle origini e i caratteri della casa editrice romana, con la quale Bazlen intrattenne un rapporto di intensa collaborazione durato dieci anni. Astrolabio si presenta per la prima volta nel panorama editoriale italiano nel 1944, con la pubblicazione del Dizionario filosofico di Voltaire. A guidare la casa editrice Mario Meschini Ubaldini, uno dei
Adriano Olivetti vuole pubblicare tutto Jung ma il progetto non si realizza.

Ivi, p. 59. Dario Biagi, Il dio di carta: vita di Erich Linder cit., p. 44. 147 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1946, b. 1, fasc. 28 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 8 dicembre 1946. 148 Ibidem. 149 Ibidem.
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Bazlen e Ernst Bernhard a Roma.

La nascita di Psiche e Coscienza di Astrolabio.

precursori della diffusione della psicologia e psicanalisi in Italia150: in effetti, nel giro di due anni Astrolabio comincia a costruire una propria identit151, fondata sullesplorazione di quel campo editoriale non sfruttato152 in Italia, costituito appunto dalle opere fondamentali della psicanalisi freudiana e della psicologia analitica junghiana. In tal senso, Bazlen d con il proprio lavoro un contributo decisivo, che si pu vedere riflesso anche nel suo scambio di lettere con Fo. Trasferitosi a Roma nel 1939, Bazlen nello stesso anno conosce Ernst Bernhard, allievo di Jung e personalit di estrema importanza nella diffusione del suo metodo in Italia: un metodo al quale Bazlen si sottopose tempestivamente per combattere i propri gravi disturbi nevrotici153, che lanalisi freudiana intrapresa anni prima con Weiss non era riuscita a risolvere. Quello che interessa in questa sede, per, che fra Bazlen e Bernhard si instaur una relazione di tipo non soltanto terapeutico, ma anche professionale: nel 1945, infatti, lo psicanalista junghiano sar presentato proprio da Bazlen a Ubaldini con conseguenze non indifferenti, visto che nella Presentazione della casa editrice154 si afferma che lincontro decisivo per lorientamento della neonata Astrolabio fu quello con Ernst Bernhard. In effetti, nel 1947 nacque la famosa Psiche e Coscienza, ovvero una collana di testi e documenti per lo studio della psicologia del profondo, diretta dal dott. Ernst Bernhard, come si legge nella quarta di copertina dei libri pubblicati. importante specificare, per, che lo psicanalista non oper da solo nella direzione di Psiche e Coscienza. Una comunicazione personale di Ubaldini155 ad Aldo Carotenuto, infatti, sottolinea che, accanto a Bernhard, Bazlen fu di grandissimo aiuto per il lancio della collana156: ovvero, pi precisamente, egli agisce da tramite fra [Ubaldini] e Berhard157 anche dopo aver presentato i due, ed in tal modo, grazie a una diversa congiunzione di fattori storico-editoriali, [...] riesce ad attuare quanto rimasto precedente-

Gian Carlo Ferretti, Storia delleditoria letteraria in Italia, 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004, p. 195. Domenico Lombrassa, Un pesarese coraggioso e geniale: Mario Meschini Ubaldini, in I cento anni del Mamiani: 1984-1994, Pesaro, Cassa di Risparmio di Pesaro, 1986, p. 123. 152 Ivi, p. 124. 153 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 123. 154 Presentazione della Casa Editrice Astrolabio Ubaldini Editore, documento gentilmente concesso da Francesca Proto e Francesco Gana, Direttore Editoriale della Casa Editrice. 155 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 71. 156 Ibidem. 157 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 60.
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mente incompiuto158. Il riferimento evidentemente alle opere proposte da Bazlen per le Nuove Edizioni Ivrea, come fra le altre cose il suo carteggio con lAgenzia Letteraria Internazionale contribuisce a mettere in evidenza. Nella lettera che si citata in apertura di questo paragrafo, infatti, appare evidente che Fo si rivolga allamico triestino come al mediatore dei rapporti fra lALI e Astrolabio. Fo infatti, dopo aver parlato dei titoli junghiani, cos scrive poco sotto: Astrolabio avrebbe interesse di pubblicare le opere di Freud? Noi ci siamo messi in contatto con i proprietari dei diritti a Londra159. Rispetto a tale questione Fo torna nei primi giorni del marzo 1947, quando comunica a Bazlen che leditore inglese in possesso dei diritti delle opere di Freud cederebbe ad Astrolabio Neue folge [Nuova serie] e Vorlesungen [Lezioni]160, a patto che a rivedere i testi sia Weiss161. Fo, dunque, svolge il proprio lavoro di agente letterario mediando fra i detentori dei diritti delle opere di Freud e Astrolabio, alla quale egli si rivolge nella persona di Bazlen. Un altro segno della collaborazione di questultimo con la casa editrice si trova poi nel fatto che nella quarta di copertina della Introduzione allo studio della psicanalisi (Prima serie e Nuova Serie), dunque lopera a cui Fo si riferisce, Linterpretazione dei sogni, il traduttore indicato proprio Roberto Bazlen. I volumi vengono di fatto immessi nel mercato editoriale nel 1948, ma da quanto si sta vedendo in questa sede emerge chiaramente il fatto che il progetto era in elaborazione gi da almeno un anno. Riguardo alla prima opera, poi, la nota che riferisce che la traduzione italiana [] interamente riveduta [...] da Edoardo Weiss indica che le richieste dellALI sono state fatte rispettare da Bazlen. Tali traduzioni, che vedono i fondamenti del pensiero freudiano pubblicati in Italia per la prima volta162, inducono a riflettere sul fatto che, se certamente Bazlen a partire dalla fine degli anni Trenta si trov in maggiore consonanza con Jung, che egli concepiva come il figlio ribelle163 del fondatore della psicanalisi, questo non gli faceva dimenticare la massima importanza della conoscenza, in Italia,
Ibidem. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1946, b. 1, fasc. 28 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 8 dicembre 1946. 160 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1947, b. 1, fasc. 25 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 10 marzo 1947. 161 Ibidem. 162 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 60. 163 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 125.
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La traduzione di Bazlen de L'interpretazione dei sogni per Astrolabio.

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anche delle opere di Freud. Bazlen stesso espone chiaramente il proprio pensiero a riguardo, in un breve intervento, intitolato Freud, pubblicato nella raccolta dei suoi Scritti.
Nellambito della cultura occidentale, Freud ha scoperto una nuova dimensione delluomo. E tutte le riserve che si possono fare sullopera di Freud, e sono molte, non intaccano la sostanzialit definitiva di questa sua grande scoperta164.

Questa lapertura dellarticolo di Bazlen, scritto intorno al 1947 per il settimanale Omnibus165, corrispondente, forse, alla necessit di presentare la nascente collana Psiche e Coscienza. Nelle parole appena citate si scorge preliminarmente tanto la stima provata nei confronti del patriarca onnipotente166 Freud, quanto anche la velata dichiarazione della necessit di aprirsi a nuovi stimoli. Una necessit che in Bazlen poggia su una consapevolezza profonda, acquisita negli anni, che gli permette di argomentare con una certa incisivit quanto dichiarato in apertura del proprio intervento. Bazlen infatti, nello sviluppo del proprio discorso, avverte a proposito del fondatore della psicoanalisi che genialit implica unilateralit, implica monomania167, cos che la scoperta da parte di Freud di un mondo nuovo168 ha portato lui e coloro i quali hanno seguito il suo pensiero a voler spiegare il tutto da una sola visuale parziale169. Sono queste le ragioni che portano Bazlen ad affermare che Freud bench morto dieci anni or sono [nel 1939], uno scienziato del diciannovesimo secolo170: una definizione, questa, che non pare essere del tutto lusinghiera. Rimane il fatto che, nonostante la dichiarata diffidenza nei confronti dello scienziato viennese, Bazlen dimostra, con unonest intellettuale degna di nota, di comprendere il fatto che se la meccanicit delle sue applicazioni d fastidio, [se] le sue deduzioni sono diventate piatte e meschine171, ci dovuto anche al fatto che il pensiero di Freud gi ovvio, quotidiano, corrente, banale: laddove per que-

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 259. Cos si trova indicato dai curatori del volume degli Scritti di Bazlen. Cfr. Ivi, p. 256, nota 1. 166 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 125. 167 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 259. 168 Ibidem. 169 Ibidem. 170 Ivi, p. 260. 171 Ibidem.
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sto avviene anche perch la prova della grandezza di certe scoperte sta proprio nel fatto che diventano subito naturali172. Nel suo breve articolo, insomma, Bazlen pone con ordine tutte le premesse necessarie a presentare il proprio lavoro di traduzione, nonch enuncia una serie di avvertimenti al lettore, che lo accompagnino nella lettura di Freud. In perfetta coerenza col suo essere marginale per vocazione173, peraltro, Bazlen sottolinea la portata delloperazione editoriale, ma non lartefice di essa, vale a dire appunto se stesso:
Un volume di Freud, Lezioni introduttive allo studio della psicanalisi, inizia una nuova collezione, vasta e attuale, di testi e documenti psicologici. Il volume riunisce una ristampa corretta della prima traduzione italiana della prima serie di conferenze e la serie nuova, finora mai pubblicata in volume. C, in Italia, una generazione che da anni non trova nelle librerie questopera classica. Freud, nellultimo periodo del fascismo, era proibito. Per questa generazione, il volume sar una rivelazione174.

Tornando ora alla gi citata lettera di Fo del 10 marzo 1947, in essa egli accenna a due questioni che permettono nuove osservazioni circa loperato di Bazlen nella fine degli anni Quaranta: finito di trattare la questione della cessione dei diritti di Freud, infatti, Fo riferisce a Bazlen di non avere ancora ricevuto risposta da Pantheon per Einfhrung in das Wesen der Mythologie di Jung-Kerenyi175. Il titolo citato in tedesco da Fo corrisponde a nullaltro che ai Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, unopera che come si visto Bazlen aveva proposto per la collana dei Saggi delle Nuove Edizioni Ivrea: il fatto che Fo tenga aggiornato lamico circa lo stato dei diritti dellopera porta a pensare che Bazlen fosse interessato alla questione, magari considerando la possibilit di una pubblicazione del saggio presso Astrolabio. Daltronde, che il suo lavoro presso la casa editrice romana fosse anche motivato dalla volont di non disperdere le idee concepite per il progetto di Ivrea confermato da un altro elemento. Bazlen infatti, attraverso Fo, insiste in quel periodo

Ibidem. Gian Carlo Ferretti, Storia delleditoria letteraria in Italia, 1945-2003 cit., p. 195. 174 Roberto Bazlen, Scritti cit., pp. 260-261. 175 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1947, b. 1, fasc. 25 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 10 marzo 1947.
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Il caso Jung: Astrolabio pubblicher I Tipi psicologici tradotto da Cesare Musatti e La Realt dellanima. I prolegomeni invece sono pubblicati da Einaudi nella Collana Viola diretta da De Martino e Pavese.

anche perch ad Astrolabio siano cedute altre due opere di Jung, ovvero La realt dellanima e Tipi psicologici, come emerge dal passo che segue: Adriano mander direttamente a Bernhard quella parte di Wirklicheit der Seele [Le realt dellanima] che gi tradotta. Credo che se Bernhard insistesse un po, Adriano gli cederebbe anche Psychologische Typen [Tipi psicologici]176. Di fatto, delle tre opere junghiane appena citate, solo le ultime due verranno pubblicate da Astrolabio, rispettivamente i Tipi psicologici nel 1948, nella traduzione di Cesare Musatti risalente ai tempi di Ivrea, e La realt dellanima lanno successivo. I Prolegomeni, invece, troveranno spazio nel 1948 nella neonata collana viola einaudiana, diretta da Cesare Pavese ed Ernesto De Martino, sulla quale si avr modo di soffermarsi in seguito. Il ruolo di Bazlen allinterno di Astrolabio, per, non si limita alla gi di per s rilevante traduzione di due opere di Freud. Fra il 1947 e il 1949, infatti, egli attende anche alla traduzione di testi junghiani: del 1947, infatti, la traduzione di Psicologia ed educazione, il secondo volume pubblicato nella collana Psiche e coscienza, mentre di due anni successiva e la pubblicazione di Psicologia ed alchimia. Ed forse anche lo stretto contatto con questo difficile e nello stesso tempo sconcertante lavoro di Jung177 che avvicin Bazlen ad alcuni di quelli che sarebbero diventati i suoi interessi primari, e che fin da ora trovano unapplicazione editoriale: ovvero, come si gi in parte visto, i
testi mitologici, religiosi, alchemici e astrologici di qualsiasi civilt, dato che in tali opere, per cos dire impersonali, si manifestava, secondo Jung, la psiche collettiva, cos centrale nel pensiero dellanalista svizzero178.

Si comprende allora la presenza nel programma di Psiche e Coscienza, accanto a Psicologia ed alchimia di Jung, di testi come lI Ching, con la prefazione dello stesso Jung, e dellopera di Lily Abbegg In Asia si pensa diversamente, unopera che Bazlen chiede personalmente allALI di poter prendere in visione, il 18 dicembre 1947. A ulteriore testimonianza dellimpe-

Ibidem. Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 127. 178 Si cita ancora dalla Presentazione della Casa Editrice Astrolabio Ubaldini Editore, gentilmente concessa dalla casa editrice stessa, nella quale appunto si fa riferimento allimpegno di Bazlen anche nella collana Civilta dellOriente.
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gno di Bazlen in questo senso si pu citare il suo contributo, rispetto al quale per non stato possibile trovare documentazione, alla collana Civilt dellOriente, diretta da Emilio Servadio, la quale appunto annovera le opere fondamentali per la conoscenza del buddismo Zen e tibetano, oltre che della religione induista179. Del rapporto di Bazlen con il proprio occasionale lavoro di traduttore resta peraltro una traccia nel carteggio con Fo. In una lettera del 24 ottobre 1948, infatti, Bazlen cos si rivolge allamico, confidando nei suoi innumerevoli contatti con le case editrici italiane: intanto, se ti possibile, pescami, faute de mieux [in mancanza di meglio], una traduzione pagata non troppo male180. Alloccorrenza, dunque, Bazlen cercava lavori di traduzione per una semplice ragione economica: ma ci non toglie che questa attivit probabilmente avesse per lui anche un senso diverso, se si considera che le traduzioni svolte per Astrolabio porteranno tutte il suo nome (cosa che non avverr per quelle einaudiane) e che egli doveva guardare al suo lavoro con un certo orgoglio, come dimostra il passo immediatamente successivo a quello appena citato: Sembra che io traduca bene. Debenedetti ha dichiarato che ho fatto lunica traduzione italiana decente di un libro scientifico - ma ci metto molto tempo, e lascio depositare molto a lungo, per cui vivere con traduzioni mi sarebbe impossibile181. Rimane per il fatto che, come in tutti i rapporti professionali che Bazlen ebbe nel corso della sua vita, non sia possibile vedere in lui una posizione unilaterale rispetto a quanto svolto. Da un lato, infatti, c la soddisfazione appena vista, e la fiducia in se stesso che portava Bazlen a proporsi per nuove traduzioni. Dallaltro lato, per, egli non rinuncia mai a sminuire il proprio lavoro, spesso a rinnegarlo. In una lettera del dicembre 1948, per esempio, egli chiarisce a Fo che la traduzione approvata da Giacomino [Debenedetti] quella di Psicologia ed educazione di Jung182. Ma lapprovazione di Debenedetti non deve valere poi tanto agli occhi di Bazlen, se egli subito di seguito, a preventiva giustificazione di eventuali imperfezioni, specifica che essa stata pubblicata

Il contributo di Bazlen alla Collana Civilt dellOriente di Servadio.

La traduzione di Psicologia e educazione di Jung.

Domenico Lombrassa, Un pesarese coraggioso e geniale: Mario Meschini Ubaldini cit., p. 126. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 24 ottobre 1948. 181 Ibidem. 182 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 11 dicembre 1948.
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Le vicende della traduzione de L'interpretazione dei sogni di Freud.

senza le mie correzioni con sbagli di stampa and so on da Meschini183. Alla luce di quanto appena visto, allora, il fatto che Bazlen abbia voluto, nel caso di Astrolabio, riconoscere la paternit delle proprie traduzioni si accompagna comunque ad un aspetto non positivo, dal momento che, oltre a sminuire la traduzione junghiana, egli rinnega anche quella freudiana. Nella stessa lettera dell11 dicembre 1948, infatti, Bazlen prosegue con parole di risentimento nei confronti di Mario Meschini Ubaldini, poich egli ha messo il mio nome sulla traduzione del sogno di Freud che uscir adesso184: nemmeno di essa, dunque, Bazlen era del tutto soddisfatto. Un ulteriore elemento di riflessione circa lenigmatico atteggiamento rispetto al proprio lavoro fornito dalla nota che si pu leggere nelledizione Boringhieri dellopera di Freud (la casa editrice torinese, infatti, acquister i diritti di molte delle opere di Astrolabio, negli anni Cinquanta). Nel presentare una traduzione che non quella di Bazlen, infatti, leditore specifica quanto segue, mettendo s in luce le imperfezioni che in effetti intaccavano il lavoro, ma anche rilevando i suoi aspetti di valore e dunque, contemporaneamente, latteggiamento autodenigratorio del traduttore: si tenuta presente, oltre alla traduzione inglese, [...], la traduzione italiana di Roberto Bazlen [...], spesso imperfetta il traduttore non desiderava che gli venisse attribuita, trattandosi, diceva, solo di un primo abbozzo cui venne data dignit di edizione a sua insaputa ma talvolta illuminante185.

2.3.3 Lattivit di Bazlen alla fine degli anni Quaranta. Gli attriti con Ubaldini circa i tempi e le modalit delle consegne delle traduzioni (che si verificarono, a quanto si legge dal carteggio con Fo, anche a proposito di Psicologia e alchimia) portarono Bazlen, sin dalla lettera dell11 dicembre 1948, ad affermare che naturalmente, molto pi di

Ibidem. Ibidem. 185 Sigmund Freud, Opere 1899. L'interpretazione dei sogni, traduzione di Elvio Facchinelli e Herma Trettl Facchinelli, Torino, Bollati Boringhieri, 1966, p. XXII.
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una traduzione mi interesserebbe un po di aria nuova186. Sembra dunque che molto prima delleffettiva rottura con Astrolabio, avvenuta nel 1955, Bazlen sentisse la necessit di estendere la rete delle proprie collaborazioni: e un grande aiuto in questo senso, prima e dopo lesplicita richiesta che si appena citata, gli proveniva dal contatto costante con lAgenzia Letteraria Internazionale, e con lamico Luciano Fo in particolare. Attraverso questa relazione, infatti, Bazlen pot distribuire libri e consigli presso diverse case editrici, condizionandone loperato in maniera pi significativa di quanto si possa pensare se si guarda alle sole collaborazioni ufficiali. Al di l di esse, infatti, dal carteggio emerge la molteplicit di ruoli che Bazlen assolveva per lAli, ed attraverso essa, per la cultura italiana in generale: a questo proposito, si pu citare uno dei temi ricorrenti nel carteggio, ovvero lattivit di Bazlen non solo nel campo delleditoria libraria. Il 2 novembre 1947, infatti, Fo chiede allamico di prendere contatti con il mondo cinematografico romano, nelleventuale prospettiva che lAli inizi a lavorare in questo ambito. La ragione di ci, peraltro, risiede anche nel fatto che, come avverte Fo in una sua lettera, con gli editori italiani, credo proprio che non ci sia nulla da fare per te. Sono tutti in grave crisi187. Alla proposta di Fo, Bazlen risponder fra laltro una quindicina di giorni dopo, offrendosi prevalentemente come lettore di opere che possano eventualmente fungere da soggetti per film: passato questo periodo di lavoro, vedr di farmi segnalare commedie che forse potrebbero andare - tu intanto mandami tutto quello che hai188. Ed in effetti, da questa lettera in poi, di tanto in tanto comparir la segnalazione di qualche commedia, ma anche di testi come i Vicer di De Roberto, per uneventuale trasposizione cinematografica; il tutto, peraltro, accompagnato da diverse sollecitazioni, come nella lettera del 18 dicembre 1947, dove si legge mandami soggetti, libri, eccetera [...], ed anche commedie. Ho bisogno di guadagnare qualche soldo189. Unaltra attivit non immediatamente connessa al lavoro per case editrici riguarda la scrit-

La rottura con Astrolabio nel 1955.

Il ruolo di Fo e dellALI.

Le attivit di Bazlen per lALI sono molteplici e non solo di riferimento alleditoria.

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 11 dicembre 1948. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1947, b. 1, fasc. 25 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 2 novembre 1947. 188 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1947, b. 1, fasc. 25 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 16 novembre 1947. 189 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1947, b. 1, fasc. 25 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 18 dicembre 1947.
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Un altro compito che Bazlen assolve per guadagnare quello di scrivere articoli o saggi. Ne propone uno su Svevo a Solaria.

tura di articoli o brevi saggi, che Fo propone a Bazlen e rispetto alla quale questultimo si mostra sfuggente come si ormai visto pi volte. Il 4 febbraio 1948, evidentemente rispondendo a una proposta di Fo in tal senso, Bazlen si pronuncia circa lopportunit di un proprio saggio su Svevo. Latteggiamento, per, ricalca quello visto a proposito delle proposte da parte di Solaria:
saggio biografico Svevo: volentieri, qualora la famiglia abbia materiale sufficiente e me lo mandi a Roma. Stabilirmi a Trieste per ricerche ecc. non mi conviene. Non salterebbe fuori un saggio molto lungo, [...]. Comunque, tra biografia e pi importante della biografia ambientazione, salteranno fuori se non mi viene un attacco di epigrammaticit almeno dieci pagine190.

Come per le eventualit di collaborazioni per Solaria, dunque, Bazlen sembra aperto alla possibilit di scrivere un saggio, ma ben presto lascia anche emergere la propria ritrosia, confermata anche dal fatto che esso non verr pubblicato. Un mese dopo la lettera appena citata, infatti, egli promette a Fo di rimettersi a lavorare al saggio su Svevo, evidentemente nel frattempo accantonato, con queste parole:
devo mettere a posto quelle moltissime faccende che sono stato costretto a trascurare [...], poi vedo se mi riuscir nuovamente di ledere il mio pudore, e di trascrivere e correggere quellabbozzo che ti ho mostrato qui a Roma191.

Lavversione allidea di pubblicare, di uscire dallombra nella quale amava avvolgersi, emerge ancora in una lettera del maggio 1948, dove a questo suo atteggiamento Bazlen non allude ironicamente come nel caso dellipotetico saggio su Svevo, ma fa aperto riferimento. Infatti, di fronte allopportunit di recensire un volume di diari di Leo Longanesi, Bazlen, discussa leventuale struttura dellarticolo, cos conclude: del resto, Montale s stabilito a Milano, redattore del Corriere della Sera. Se hai occasione di vederlo, discuti pure con lui il problema dei miei articoli,

190 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 4 febbraio 1948. 191 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 11 marzo 1948.

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insistendo naturalmente sul mio pi stretto incognito192. Pi fattivo appare invece latteggiamento di Bazlen rispetto al lavoro strettamente legato allambito delleditoria libraria. importante sottolineare a questo proposito che la natura della collaborazione con lAgenzia Letteraria Internazionale gli richiedeva di far fruttare non solo le proprie vastissime conoscenze letterarie, ma anche un tipo di consapevolezza diversa, vale a dire quella circa le dinamiche specifiche delleditoria italiana: dunque le strategie degli editori, i diversi tipi di pubblico a cui essi si rivolgevano, le possibilit che un libro aveva di soddisfare le aspettative dei lettori. evidentemente la considerazione di questi fattori, per esempio, che spinge Bazlen a proporre una raccolta di lettere inedite di DAnnunzio, possedute e messe in vendita da Luciana Walmarin, che fu [sua] amante193: ma la proposta rivolta esclusivamente ad editori stranieri, perch in Italia se ne ricava pochissimo194. Le singole opere che Bazlen di lettera in lettera segnala a Fo, il quale evidentemente poi le distribuisce ai diversi editori, sono numerose: appare tuttavia pi interessante cercare di seguire larticolarsi di una sua proposta organica per alcuni editori, che in alcune sue lettere egli specifica come diretti destinatari delle sue proposte. questo il caso, per fare un primo esempio, delle Edizioni di Comunit, una realt alla quale Bazlen poteva guardare con una certa attenzione e consapevolezza, dal momento che essa era figlia di un progetto, quello delle Nuove Edizioni Ivrea, nel quale egli aveva avuto un ruolo primario. Olivetti stesso doveva essere memore dellarticolato lavoro svolto da Bazlen per le Nuove Edizioni Ivrea, e testimonianza ne lesistenza di un accordo, dunque di una nuova forma di collaborazione, fra i due. Ad esso Bazlen fa riferimento in una lettera del 19 gennaio 1949, anche se lo spirito con cui egli sembra collaborare al lavoro di Olivetti non sembra affatto lo stesso che lo aveva guidato nella partecipazione al progetto di Ivrea. Bazlen infatti cos presenta la situazione: con Adriano, [...], c stato una specie di accordo, che ho dovuto accettare, ma che in parte, naturalmente, mi peinlich [imbarazzante]195. Si pu forse immaginare

Le Edizioni di Comunit.

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 3 maggio 1948. 193 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 4 aprile 1948. 194 Ibidem. 195 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1949, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 19 gennaio 1949.
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Il diverso atteggiamento verso le Edizioni di Comunit.

che le difficolt che egli percepiva nella sua nuova forma di collaborazione con Olivetti fosse dovuta anche alla consapevolezza di un mutato clima culturale, e soprattutto ai gi considerati cambiamenti negli obiettivi editoriali di Olivetti stesso: sin da una lettera dellanno precedente, infatti, Bazlen aveva parlato di alcuni libri residuati delle n.e.i.196, definendoli, in un atteggiamento tra il presuntuoso e il paternalistico, tutti libri che, dopo la seconda guerra mondiale e prima della terza, sono diventati una scocciatura innocente e ben intenzionata, degna di essere pubblicata dalle Edizioni di Comunit197. Oltre a questo per Bazlen specifica con una certa chiarezza le ragioni della propria scarsa convinzione, dando un quadro esauriente circa la propria posizione rispetto al panorama letterario e culturale di quegli anni.
proprio nelle cose che lo interessano lo posso aiutare molto poco, sia perch, pi tempo passa, meno roba [...] decente da segnalare e da pubblicare ci sar - non credo che possa nascere ancora unopera letteraria di vera importanza, e quel tanto di positivo che si sta creando e verr sempre di pi creato in Europa, dalla fisica moderna alla psicologia, e di pensiero in genere, troppo lontano dagli interessi di Adriano198.

Le difficolt a formulare una nuova proposta editoriale.

Il pessimismo che si legge in questo passo, peraltro, non toglie limpegno che a dispetto di esso Bazlen mette nel proprio lavoro: ed questa una costante che caratterizza fortemente il suo modo di operare. Alla difficolt di trovare opere che soddisfino Olivetti e il pubblico della sua casa editrice, allora, Bazlen risponde proponendo, come si gi visto, un saggio del pensatore svizzero Max Picard, che, malgrado una certa impazienza che mi provoca qualche volta, uno dei pochi scrittori di cui si possa rispondere199. La segnalazione di un autore quale Picard, molto vicino al pensiero cattolico, pu peraltro spiegare il riferimento che Bazlen pochi giorni dopo fa al proprio segnalare libri religiosi a Comunit200. Come autore, anche se con titoli diversi da quelli che Bazlen aveva proposto,
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 24 ottobre 1948. . Ibidem. 197 Ibidem. 198 Ibidem. 199 Ibidem. 200 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1949, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 26 gennaio 1949.
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Picard comparir nel catalogo delle Edizioni di Comunit: non cos, per, avviene nel caso di altri testi, prevalentemente saggi, e di un volume di corrispondenze di Antoine de Saint-Exupery, che Bazlen in diverse lettere segnala. Riguardo alla lista di libri tedeschi, che potrebbero interessare non soltanto comunit201 e che Bazlen promette di inviare a Fo, invece, la vaghezza del riferimento non permette una verifica sul catalogo della casa editrice di Olivetti. Si pu ad ogni modo affermare che il nuovo accordo con Olivetti non ponesse Bazlen, come era avvenuto per le Nuove Edizioni Ivrea, in una posizione rilevante rispetto alla scelta delle opere da pubblicare, ma prevedesse anche una sua attivit di tipo pi semplicemente redazionale. Il 20 aprile 1949, infatti, in una lettera indirizzata alle Edizioni di Comunit, Bazlen cos scrive a proposito di Presagi di un mondo nuovo di Hermann von Keyserling202: poich Luciano [Fo] mi ha scritto che avete bisogno urgente delle bozze, ve le rimando oggi stesso, dopo aver letto attentamente soltanto poco pi di un centinaio di pagine203. Bazlen era dunque evidentemente incaricato di rivedere il testo: tuttavia importante sottolineare che oltre allo svolgimento di questo compito egli era tenuto anche ad esprimere un parere sulla sua presentazione, ovvero sui caratteri di quel patto editoriale204, che sempre orienta latto di lettura205. Nella sua lettera, infatti, egli continua consigliando, per meglio contestualizzarlo, di mettere bene in rilievo la data nel quale il libro fu pubblicato per la prima volta206, per poi approfondire ulteriormente in che cosa secondo lui dovrebbe consistere un eventuale testo introduttivo:
se poi si dovesse temere che certe pagine del libro vengano interpretate come filofasciste [...], fate fare una brevissima introduzione da una persona garantitamente antifascista (credo che Solmi la potrebbe fare benissimo: sono problemi e posizioni che lo interessano molto), menzionando nella prefazione che Keyserling era in disgrazia presso il Terzo Reich, che non aveva il permesso di

I rifiuti di Olivetti.

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1949, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 19 gennaio 1949. 202 Hermann Von Keyserlin, Presagi di un mondo nuovo, Milano, Edizioni di Comunit, 1949. 203 Archivio Storico Olivetti, Ivrea, lettera di Roberto Bazlen alle Edizioni di Comunit, Roma, 20 aprile 1949. 204 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 158. 205 Ibidem. 206 Ibidem.
201

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pubblicare, che morto tra vere privazioni nei pressi di Innsbruch dovrebbe bastare207.

Il rapporto con Guanda.

Nel caso del rapporto fra Bazlen e Olivetti, dunque, si pu dire che era il primo a indicare i libri a Luciano Fo, il quale ottemperando al proprio dovere di agente letterario li proponeva a sua volta alleditore. Con altre case editrici il caso leggermente diverso, come si pu vedere a proposito del caso di Guanda. La casa editrice fondata nel 1932 segnalata infatti, in tutte le biografie di Bazlen, come una di quelle con le quali egli collabor: di questa collaborazione, per, non restano che scarsissime tracce, la prima delle quali si trova appunto nella lettera del 24 ottobre 1948, che Bazlen scrive a Fo.
Guanda stato a Roma: un periodo di secca, e di crisi molto acuta, si trova nuovamente con molti soldi in mano. Vuol fare unicamente libri di poesia (la fenice), libri sui musicisti, e libri per bambini. [...]. Mha, indirettamente, [...] pregato di scriverti io. Fa come meglio credi.

In questo caso, dunque, sembra che il ruolo di Bazlen consista nel presentare un nuovo editore allAgenzia Letteraria Internazionale, la quale peraltro, sempre attraverso una lettera di Fo, accetter di buon grado la collaborazione. A quanto si pu leggere nel carteggio di Bazlen con lAgenzia, il suo ruolo in questo ambito sar limitato, o comunque non documentabile, ma decisivo nel caso della pubblicazione di un libro in particolare: si tratta dellantologia Poesia dei popoli primitivi di Eckart von Sydow. Con queste parole, infatti, egli lo segnala a Fo: poesia dei popoli primitivi [...]: se non lavevi dato a suo tempo a Einaudi, manda per favore lesemplare che ti ho dato a Guanda, possibilmente subito208. In primo luogo, dunque, Bazlen si occupa di fare arrivare il libro alleditore, ricalcando cos il ruolo di scouting209 che apparterrebbe allagente letterario: come si visto nel passo della lettera appena citata, infatti, Bazlen consapevole delle energie che Guanda stava investendo nella collana di

Archivio Storico Olivetti, Ivrea, lettera di Roberto Bazlen alle Edizioni di Comunit, Roma, 20 aprile 1949. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1949, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 26 maggio 1949. 209 Alberto Cadioli , Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 51.
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poesia Fenice, la quale in effetti determina fin dal 1939 il ruolo e limmagine che distingueranno la casa editrice per vari decenni210, ed evidentemente per questa ragione decide di segnalare il titolo. Il contributo allattivit di Guanda tuttavia non si limita a questo, visto che nel frontespizio del libro, pubblicato solo nel 1951211, si legge che la versione, ovvero ledizione, a cura di Roberto Bazlen, mentre pi discretamente la traduzione e attribuita a R.B.. In primo luogo, sembra di vedere che con lo scorrere degli anni la disponibilit di Bazlen a firmare le proprie traduzioni sia in qualche modo scemata, rispondendo anche alla sua tendenza a vivere cancellando212, dal momento che esse si trovano firmate nel caso della pubblicazione di Freud e di Jung a partire dal 1947, poi contrassegnate da una sigla, come avviene nel caso della traduzione per Guanda che si sta qui considerando, ed infine presentate sotto pseudonimo in tutte le future traduzioni per Einaudi. Al di l di questo aspetto, se ledizione presentata come a cura di Roberto Bazlen si pu ipotizzare che elementi paratestuali quali la presentazione che si legge nel risvolto siano stati da lui scritti, o quantomeno certamente approvati. In effetti, leggendo attentamente questa breve presentazione del testo, non appare improprio rintracciarvi alcune delle parole chiave del pensiero letterario-editoriale di Bazlen e degli ambiti culturali dei quali egli partecipava. Per la prima volta in Italia213: questo il sintagma dapertura dellintroduzione, che richiama al gi visto valore, letterario ma evidentemente anche editoriale, della primavoltit214, intesa come leccezionalit, il valore aggiunto che il nuovo in s e per s costituisce ai fini dellarricchimento del pubblico. Pare inutile soffermarsi nuovamente, inoltre, sulla necessita che ormai da anni Bazlen percepiva di un rinnovamento della cultura italiana. Cio che pubblicato per la prima volta consiste poi in testi in versione limpida e intimamente partecipe, la voce poetica dei popoli al margine della Storia: il fascino del libro sembra dunque risiedere nella spontaneit di un canto naturale, estraneo a quella prestazioGian Carlo Ferretti, Storia delleditoria letteraria in Italia, 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004, p. 117. Poesia dei popoli primitivi: lirica, religiosa, magica e profana, scelta, introduzione e note a cura di Eckart von Sydow, Parma, Guanda, 1951. 212 Cos Bazlen descrive il proprio carattere in una lettera a Lucia Rodocanachi, datata 16 agosto 1942. Si veda a questo proposito Giuseppe Marcenaro, Una amica di Montale: vita di Lucia Rodocanachi, Milano, Camunia, 1991, p. 172. 213 Ibidem. Tutte le citazioni che seguono sono tratte dal risvolto di copertina delledizione Guanda, del 1951, della Poesia dei popoli primitivi. 214 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 230. 215 Ivi, p. 211.
210 211

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La collaborazione con Bompiani tramite lamico Erich Linder.

ne215 in cui Bazlen vedeva imbrigliata lopera figlia di un malentendu piccolo borghese216. Contro questa degenerazione che per lui nasce anche da unevoluzione storica, egli dunque propende per la produzione poetica di popoli che appunto alla storia sono estranei: una scelta che, peraltro, ha indotto molti a parlare dello stesso Bazlen come un uomo post-storico, del quale nessun quadro culturale [...] riuscir a fare giustizia217. Se loriginalit di una pubblicazione che presenti la poesia dei popoli primitivi indubitabile, resta per il fatto che nello scritto introduttivo che si sta qui analizzando linteresse di questa poesia sia presentato non solo nei suoi intrinsechi caratteri di naturalezza e semplicita. Un accento particolare infatti posto sul fatto che la nozione del primitivo sia stata oggetto dello studio di etnologi e psicologi moderni (gli stessi di cui Bazlen favoriva la pubblicazione in altre case editrici) e che essa abbia aperto orizzonti alla conoscenza del mito, dellinconscio: concetti, questi ultimi, dalla chiara eco junghiana, e, come si visto, di grande rilievo anche nel pensiero, negli Scritti, e nelle pubblicazioni caldeggiate da Roberto Bazlen. Per quanto riguarda la sua attivit editoriale nella seconda met degli anni Quaranta, resta da segnalare unaltra collaborazione annoverata nelle biografie, ma che ancora una volta non pu essere approfondita per mancanza di documenti in proposito. Si tratta della collaborazione con Bompiani, intrapresa probabilmente sin dagli ultimi mesi della guerra. Tramite della conoscenza fu Erich Linder, che nel 1945 lavorava presso lagenzia letteraria delleditore, e che appunto si vanta di aver sistemato presso Bompiani lamico Bazlen218. In effetti, il 21 maggio 1945 Valentino prende nota a proposito di
Bobi Bazlen. Disposto a una pi vasta, anche totale collaborazione: letture, segnalazioni, dirigere una collana. straordinario. [...]. Cos che lo muove e lo chiama? tutto cultura e si direbbe che non contenga altro dentro di s. Ma qualche segno avverte che non vero: forse legge per non pensarci. Si agita sulla sedia come se avesse la coda219.

Ibidem. Roberto Calasso, Da un punto vuoto, Introduzione a Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 15. 218 Dario Biagi, Il dio di carta: vita di Erich Linder cit., p. 67. 219 Valentino Bompiani, Vita privata, Milano, Mondadori, 1973, pp. 238-239.
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Da questo efficace ritratto umano e professionale non dato di determinare in cosa esattamente consistesse il lavoro di Bazlen presso Bompiani, n il carteggio con Fo fornisce informazioni in proposito. Qualche traccia di questo aspetto del percorso professionale di Bazlen resta per nel suo carteggio con lamica Lucia Rodocanachi, alla quale, come far anche negli anni della collaborazione con Einaudi, Bazlen si impegner a procurare lavori e traduzioni. Il 22 giugno 1946, infatti, scrive allamica che per ci che riguarda possibili traduzioni, troppo tardi per autori e libri decenti. Tutti hanno gi proposto tutto. Tutti gli editori, compreso Bompiani con cui ho parecchio da fare, sono carichi di libri decenti che vengono smaltiti molto lentamente220. Bazlen, dunque, sembra coinvolto dal lavoro per leditore milanese, ma anche come sua consuetudine guarda ad esso con un certo ostentato distacco, che sembra lo porti a prodigarsi pi per lamica in cerca di traduzioni che per uno dei propri datori di lavoro. Un mese dopo la lettera appena citata, infatti, Bazlen ancora una volta le raccomanda di mandarmi i libri di cui mi hai scritto. Se [...] dovessi raccomandarli a Bompiani, farei del mio meglio per farti avere la traduzione221. Resta da sottolineare che nei frammenti di lettere con Lucia Rodocanachi, riportati nella biografia di lei, Bazlen riporta, oltre a numerosi stati danimo, immagini, brevi racconti che aiutano molto a comprendere luomo222, le ragioni della fine del proprio rapporto con Bompiani, il quale
S arenato completamente nelle cose che pi mi interessano, ed i pochi romanzi americani che mi manda giustificano che mi metta a vomitare mezzora dopo averli ricevuti senza il bisogno di continuare a leggerli223.

Tracce della collaborazione si trovano nel carteggio con lamica Lucia Rodocanachi.

Al di l della differenza di vedute che poteva allontanarlo dalleditore, stupisce di leggere un tale disgusto nei confronti della letteratura ame-

Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi (Roma, 22 giugno 1946) in Giuseppe Marcenaro, Una amica di Montale: vita di Lucia Rodocanachi cit., pp. 191-192 221 Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi, Roma, 31 luglio 1946, in Ivi, p. 192. 222 Si veda un solo esempio, tratto da una lettera del 2 dicembre 1947, in cui Bazlen parla dei propri molti miti e ricadute, da cui, come ultimo risultato, si distilla un signore stanco con occhiali che in questo momento seduto davanti a una macchina in via Margutta sette. S, cara Lucia, e potrei continuare con questo tono, ma spero ti basti il tono, e che tu non abbia bisogno di variazioni per capire la melodia. Cfr. Ibidem. 223 Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi, Roma, 9 agosto 1947, in Ibidem.
220

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Lavversione di Bazlen nei confronti di edeologie e correnti culturali italiane.

Limpietoso commento su Ladri di biciclette.

Lelogio del romanzo Menzogna e sortilegio della Morante.

ricana da parte di un intellettuale tanto aperto allestero come fu Bazlen. Ma che egli, forse soprattutto negli anni del dopoguerra, mostrasse una particolare e quasi cieca avversione verso molte ideologie e correnti culturali italiane e non, facilmente rilevabile dalla definizione, per fare un solo esempio, che in una lettera alla Rodocanachi del gennaio del 1949 Bazlen d di Ladri di biciclette di De Sica: il punto pi basso nel quale sia caduta lItalia224. Una definizione che non si stenta a comprendere, se si considera che gi nel 1945 Bazlen scriveva allamica che ora che venuta a mancare la complicit antifascista, venuto a cadere lunico legame che avessi con tutta questa brava gente che ha aspettato ventidue anni per fare carriera225; opinioni come queste, peraltro, giustificano forse anche il giudizio positivo che egli dedica a un romanzo dallimpronta tradizionale come Menzogna e sortilegio di Elsa Morante, che gli sembra il primo romanzo italiano con vera sostanza scritto dopo la guerra226.

2.3.4 1948-1949: linizio delle consulenze editoriali per Einaudi. Facevo da braccio secolare del consigliere-ispiratore Roberto Bazlen227: cos Luciano Fo ricorda, in unintervista, il tipo di rapporto che sul piano professionale lo leg allamico triestino. Guardando allo svolgersi del carteggio durato decenni fra Bazlen e Fo, si comprendono facilmente le ragioni dellaffermazione appena citata. Il rapporto di Bazlen con Einaudi, nelle biografie solitamente collocato negli anni Cinquanta, ebbe infatti inizio alla fine degli anni Quaranta, quando Fo, in quanto agente letterario nella paterna Agenzia Letteraria Internazionale, inizi a mediare i rapporti fra lamico triestino e la casa editrice torinese. Quando poi Fo stesso si trasferir nel capoluogo piemontese, a lui Bazlen continuer a scrivere; questa volta, per, rivolgendosi non pi allagente letterario, bens al segretario generale della casa editrice torinese. Tornando al carteggio fra Fo e Bazlen, il primo segnale di un contatto fra questultimo ed Einaudi si
Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi, Roma, 16 gennaio 1949, in Ivi, p. 193. Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi, Roma, 9 settembre 1945, in Ivi, p. 190. 226 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 3 maggio 1948. 227 Roberto Barbolini, Fratelli di carta, in Panorama, a. XXIII, n. 1, 7 gennaio 1994, p. 92.
224 225

Il lavoro con lEinaudi e la prosecuzione del sodalizio con Fo che divenne Segretario Generale della casa editrice torinese.

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trova in una lettera del 24 ottobre 1948, nella quale Bazlen cos scrive:
A giorni ti rimander [...] la White goddess di Graves. E ti scriver anche quel tanto che sapr scrivere su questo libro: un bel pasticcio: lho quasi finito, superficialmente, con molto lavoro e molta fatica, e veramente non so che pesci pigliare. Il materiale molto bello, e sicuramente plausibile (con riserve), ma formulare luso che ne ha fatto Graves non facile. Tenter di farlo con molta cautela, anche per la posizione ambivalente che Pavese ha nei miei riguardi. Comunque, avere il lettorato di Einaudi (se paga) una cosa che mi farebbe molto piacere. Sarebbe la meno peggio delle parecchie possibilit di lavoro che cominciano ad offrirmisi in questo momento228.
Graves, la prima proposta.

Bazlen, dunque, si presenta ad Einaudi con la proposta dellopera di un famoso poeta e saggista, che nel suo La Dea Bianca svolge uno studio sulla mitologia celtica: un ambito, alla luce di quanto si visto fino ad ora, dal quale era molto incuriosito. Accanto alla segnalazione dellinteresse del testo, per, egli segnala anche le difficolt che la sua lettura ha comportato, ponendo tale aspetto in connessione con la posizione ambivalente di Pavese: un fattore, questultimo, che Bazlen sembra considerare come un possibile ostacolo alla propria collaborazione con Einaudi. I timori che si leggono nel passo appena citato si possono ricondurre al lavoro che Pavese con Ernesto De Martino aveva svolto per il varo, alla fine del 1947, della Collezione di studi etnologici, psicologici e religiosi, detta altrimenti collana viola. Durante la fase di programmazione della collana e di scelta dei titoli che in essa sarebbero dovuti confluire, Pavese si era rivolto ad Erich Linder. In una lettera del 1 ottobre 1947, infatti, cos scriveva: esce a dicembre la Collezione di studi etnologici, psicologici e religiosi da me personalmente coccolata [...]. Bisogna che quel briccone di Luciano se ne ricordi, e non ci ripeta lo scherzo di Jung. Smetta di rifornire Astrolabio, Ivrea229. Pavese, dunque, era indispettito dalla cessione delle opere di Jung alle Nuove Edizioni Ivrea e ad Astrolabio, due contesti editoriali nei quali Bazlen aveva lavorato con considerevole impegno.

La Collana Viola di Pavese e De Martino.

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 24 ottobre 1948. 229 Cesare Pavese, Lettere 1945 - 1950, Torino, Einaudi, 1966, p. 175.
228

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E che anche lo stesso Bazlen fosse oggetto del suo risentimento deducibile da unaltra lettera di Pavese, questa volta diretta a Fo, di poco successiva a quella appena citata:
non parlarmi del fondo Ivrea. come lantro di Trofonio. N di Bazlen che voglio lasciare ad Astrolabio. Mandami invece [...] i titoli che ti paiono buoni e vedremo. Tieni presente che [...] a noi interessa la vera e propria etnologia, oppure buona psicanalisi230.

Le diffidenze di Pavese nei confronti di Bazlen.

Le fiabe di Andersen tradotte da Marcella Rinaldi.

Dalla lettura di questo passo, la diffidenza di Pavese sembra da ricondursi quasi unicamente a ragioni di concorrenza fra case editrici, dal momento che anche lo scrittore, appunto come Bazlen, aveva interesse alla pubblicazione di Jung e che proprio tale questione sarebbe stata causa di contrasti fra lui e De Martino: questultimo, infatti, dopo la pubblicazione nella collana viola dei Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia e dellopera, sempre di Jung, LIo e linconscio, avrebbe opposto resistenza al fatto che la collana [fosse] gi connotata nettamente in senso junghiano231. Ad ogni modo, alle speranze e alle esitazioni di Bazlen Fo risponde prontamente pochi giorni dopo la sua lettera del 24 ottobre 1948, accennando a una sorta di strategia per introdurre lamico nella casa editrice di Torino: aspetto il rapporto sul Graves. Prima di abbordare il problema del lettorato, penso sia meglio avviare gi dei rapporti. Dopo i primi due o tre libri, entrer in azione232. Questultimo suggerimento verr seguito da Bazlen, il quale infatti, per fare un solo esempio, pochi mesi dopo aggiunger alla proposta di Graves quella relativa alla pubblicazione di una raccolta di fiabe di Andersen.
A proposito di Einaudi, manca in Italia unedizione completa, o almeno una scelta piuttosto vasta, delle fiabe di Andersen - non esistono che edizioni per ragazzi, in traduzioni meno che discrete [...]. Non credi che Einaudi, dopo aver fatto quattro volumi di Mille e una notte potrebbe fare uno o due volumi grossi di Andersen? - anche
Ivi, p. 181. Si fa presente, inoltre, che uninteressante ricostruzione delle vicende delle opere di Freud e Jung in Italia si trova nel recente libro di Giulia Boringhieri, Per un umanesimo scientifico, in particolare alle pagine 195-197. Cfr. Giulia Boringhieri, Per un umanesimo scientifico. Storia di libri, di mio padre e di noi, Torino, Einaudi, 2010. 231 Cesare Pavese, Ernesto De Martino, La collana viola: lettere 1945-50, a cura di Pietro Angelini, Torino, Bollati Boringhieri, 1991, p. 30. 232 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 28 ottobre 1948.
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come opera letteraria e non soltanto come libri per bambini - te lo chiedo perch una mia amica che non conosci e che sa benissimo il danese, ha fatto qualche tentativo di traduzione di Andersen, e particolarmente di quelle fiabe che passavano per intraducibili [...] con un risultato veramente buono233.

Dal passo appena citato, si pu vedere nuovamente come, a volte, le proposte editoriali che Bazlen formulava nascessero, oltre che dalle sue letture, dalla vicinanza con intellettuali, scrittori e soprattutto traduttori che in lui speravano di trovare una via alla pubblicazione. In questo caso a presentargli il proprio lavoro di traduzione delle fiabe di Andersen Marcella Rinaldi, la quale peraltro nel corso degli anni sar pi volte ripresentata da Bazlen, con successo, ad Einaudi. Anche questo specifico caso, nel quale oltre ad una collaboratrice egli suggerisce una particolare formula editoriale che renda la letteratura per ragazzi appetibile agli adulti, andr a buon fine234: anche perch, come si legge dal passo appena citato, la Rinaldi trovava in Bazlen, nei mesi a cavallo fra il 1948 e il 1949, un occhio particolarmente attento alle pubblicazioni, dunque ai possibili interessi, di Einaudi. Se dunque dallesempio citato si pu dedurre che Bazlen seguisse il consiglio di Fo relativo alla segnalazione di diversi titoli ad Einaudi, riguardo alla specifica questione del saggio di Robert Graves, la sua risposta in proposito ripresenta invece latteggiamento sfuggente e a tratti sfiduciato che si visto pi volte: anche se, in questo frangente, pi che indifferenza sembra di leggere in Bazlen una forte insicurezza, che sul piano editoriale pu essere ricondotta al fatto che egli fece da consulente per diversi editori [...] senza mai ottenere quei risultati che si riprometteva235. dunque, forse, questa frustrazione delle sue aspettative che lo spinge a scrivere a Fo:
ti accludo una estremamente povera e poco impegnativa pagina su Graves236. Visto che passo per matto, non volevo prendere troppo le

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 19 gennaio 1949. Si veda infatti, qualche anno dopo, l.uscita nei Millenni di Hans Christian Andersen, Fiabe, traduzione di Alda Manghi e Marcella Rinaldi, Torino, Einaudi, 1954. 235 Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 15. 236 Di questa scheda di lettura purtroppo non resta traccia nel carteggio fra Bazlen e Fo.
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difese di quellaltro matto furioso che Graves. Vedi se pu bastare in caso contrario dimmi come devo fare237.

Il successo di White Goddes di Graves muover Pavese a richiedere altri pareri di Bazlen.

La morte di Pavese e i mutamenti nella Collana Viola.

A queste parole Bazlen aggiunge a mano: e consegna il foglio unicamente se sei convinto che vada bene238, ulteriore indice dello scrupolo con il quale egli si apprestava a presentare una propria proposta editoriale a Pavese e alla casa editrice Einaudi. Dalla risposta di Fo che si pu leggere nel carteggio, emerge tuttavia anche il fatto che la preoccupazione di Bazlen fosse, almeno riguardo alla questione della White Goddess di Graves, in buona parte ingiustificata, dal momento che il 20 novembre Fo scrive allamico: Pavese, dopo aver letto il tuo rapporto, ci scrive di aver un desiderio matto di rileggere il Graves. Spediscimelo, per favore, al pi presto239. Si suppone dunque che la lettera editoriale di Bazlen non fosse cos poco convincente, dal momento che essa spinse Pavese a richiedere altri pareri ed infine, il 25 febbraio 1949, i diritti dellopera a Fo240. Resta da sottolineare che La Dea Bianca di Graves, nonostante la vicenda cui si appena fatto cenno, non verr pubblicata da Einaudi, essendo compresa tra i libri che nel 1951, dopo la morte di Pavese, De Martino avrebbe consigliato di espungere241 dal programma della collana viola: in compenso, conformemente a quanto si visto e si vedr essere un percorso comune a moltissime delle opere proposte da Bazlen a diverse case editrici, il saggio di Robert Graves comparir, moltissimi anni dopo, nel catalogo della casa editrice Adelphi242. Resta comunque il fatto che, proseguendo nella lettura del carteggio fra Fo e Bazlen, si pu rinvenire unulteriore ragione della circospezione con la quale egli si avvicina alla possibilit di collaborazione con Einaudi. Essa riguarda ancora una volta la figura di Cesare Pavese, di grande importanza allinterno della casa editrice torinese, ma anche allinterno della Frassinelli degli

237 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 5 novembre 1948. 238 Ibidem. 239 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1948, b. 1, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Fo a Bazlen, Milano, 5 novembre 1948. 240 A questo proposito si veda Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta, Torino, Bollati Boringhieri, 1999, pp. 524-525. 241 Ivi, p. 538. 242 Robert Graves, La Dea Bianca, Grammatica storica del mito poetico, traduzione di Alberto Pellissero, Milano, Adelphi, 1992.

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anni Trenta, unesperienza editoriale alla quale, come si visto, anche Bazlen aveva partecipato. Tornando sulla questione relativa ad Einaudi, alla quale egli guardava con soggezione ma anche con una certa speranza, cos infatti Bazlen scrive a Fo, mostrando di essere a conoscenza di alcune delle dinamiche interne alla casa editrice:
Einaudi: non mi hai pi scritto come stia la situazione ai miei riguardi. Cian mha accennato vagamente, ma anche lui non sapeva nulla di preciso, che Pavese ha fatto opposizione. Del resto, bench non mi conoscesse e non sapesse nulla di me, mi sono imbattuto gi una volta nellopposizione di Pavese, quindici anni fa, allepoca di Frassinelli: aveva opposto il suo veto contro il mr. Weston di Powys, che stavo per far fare a Frassinelli, con una lettera che Frassinelli mi mostr in seguito, e che era di unanimosit veramente degna di nota243.

243

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1949, b. 2, fasc. 24 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 25 gennaio 1949.

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3. La collaborazione con Einaudi: lettere editoriali e traduzioni. 3.1 La collaborazione con Einaudi e il carteggio con Erich Linder: caratteri generali.
Mi sono trovato sul collo soltanto lavori seccanti e deprimenti, tra i quali la traduzione della Melanconia (sic!) della Warburg, e [...] non potevo scrivere lettere perch dovevo finirli, e [...] mi mettevo a dormire per non cominciarli; e [...] gran parte dei soldi per questi lavori li avevo gi spesi, mentre non mi riusciva di farmi pagare da altri editori per lavori gi fatti; - [...] poich non minteressano pi i libri degli altri, mi sono messo a scrivere per conto mio, il che assorbe ed zeitraunbend [porta via tempo]1.

Dalle parole appena citate, tratte da una lettera allamica Lucia Rodocanachi del marzo 1951, si pu trarre una seppur vaga immagine dellattivit di Bazlen al principio degli anni Cinquanta, nonch dedurre lo spirito con il quale vi si accostava: uno spirito che pare di scarsa convinzione e di svogliatezza, stati danimo che trovano nella continuazione della stesura del Capitano di lungo corso un solo parziale rimedio. Al di l delle problematiche del tutto personali che, secondo Fo, portavano Bazlen a vivere giorni e giorni di torpore e di malinconia2, lindolenza con la quale egli presenta una delle prime attivit che svolse per Einaudi pu essere ricondotta a diverse ragioni: da un lato, forse, la situazione

Il principio della collaborazione con la casa editrice Einaudi.

1 Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi, Roma, 3 marzo 1951, in Giuseppe Marcenaro, Una amica di Montale: vita di Lucia Rodocanachi cit., p. 193. 2 Gabriella Ziani, Scrisse sempre, ma non fin mai, in Il Piccolo, 14 aprile 1993, p. 4.

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La proposta di tradurre Saturno e la melanconia di Panofsky, Klibanski e Saxl.

interna alla casa editrice tra la fine degli anni Quaranta e linizio dei Cinquanta, dallaltro le riserve con cui sin dallinizio Bazlen aveva accettato la prima proposta di collaborazione da parte di Einaudi. Dalla consultazione del fascicolo dedicato a Bazlen presso larchivio della casa editrice, infatti, si pu seguire larticolarsi della proposta che, sin dal 1949, gli viene avanzata per la traduzione di Saturno e la melanconia di Erwin Panofsky, Raymond Klibanski e Fritz Saxl, lopera a cui appunto egli si riferisce nella sua lettera a Lucia Rodocanachi: gi dallagosto del 1949, infatti, Bruno Fonzi, interlocutore di Bazlen fino allarrivo di Fo a Torino, si era messo in contatto con lui, annunciandogli che
si tratterebbe di tradurre dal tedesco: Saturn and Melancholy (studio di storia delle religioni, di filosofia naturale e darte) di Fritz Saxl e Erwin Panofsky, in collaborazione con Raymond Klibansky. Sono 400 grandi pagine di bozze che discutono la teoria degli umori fisici e del temperamento attraverso tutte le citazioni classiche, delle varie epoche romane e dei trattatisti alchimisti medievali, fino al Rinascimento ove si chiarisce lultimo scopo del libro: lanalisi iconografica e simbolica della Melancolia di Durer3.

Dalle parole di Fonzi, in effetti, Saturno e melanconia appare come unopera che, alla luce del gi visto interesse di Bazlen per materie di studio quali lalchimia o la storia delle religioni, poteva interessarlo e stimolarlo nel lavoro di traduzione. La risposta che per si legge a proposito del lavoro su questopera rivela una forte diffidenza da parte sua: Bazlen infatti, dopo aver dato unocchiata molto attenta al volume4, dichiara di accettare il lavoro, ma anche sin da subito lo descrive come una faccenda un po preoccupante5: a inquietarlo ad esempio la traduzione di quelle citazioni classiche che Fonzi annoverava come caratteristiche del libro, ostiche di per s ma anche perch creano un macello, e costituiscono vera vita buttata via sia per il traduttore che per leditore6. A guidare la risposta di Bazlen alla prima proposta di collaborazione da parte di uno dei maggiori editori italiani dunque il criterio del rispetto
3 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Bruno Fonzi a Roberto Bazlen, 2 agosto 1949. 4 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 11 settembre 1949. 5 Ibidem. 6 Ibidem.

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della vera vita, che senza mai smentire se stesso egli porta avanti su diversi piani, da quello editoriale, a quello letterario, a quello appunto personale: tanto che Fo, lamico forse pi caro che egli abbia avuto, parla di lui come di un uomo che prende [...] sul serio la propria vita, facendone un capolavoro di coerenza tra idee e comportamento7. Non difficile, peraltro, esemplificare quanto Fo osserva a proposito dellamico triestino. Questultimo infatti, valutate da un punto di vista strettamente professionale le difficolt che il libro presenta, prevede di finire la traduzione non prima dellestate del 528 e pone una serie di condizioni, consistenti nella richiesta di agevolazioni che la casa editrice deve garantirgli, perch possa rispettare le scadenze. Stabilito questo, Bazlen conclude con unosservazione in cui non improprio intravvedere lombra del Capitano di lungo corso, o comunque delluomo che in qualsiasi circostanza pone la propria vera vita come una priorit irrinunciabile: non vorrei ipotecare tre anni di vita, e vedermi piovere addosso bozze da correggere in un momento nel quale navigo in non so quali altri mondi9. Limmagine di se stesso collegata a quella della navigazione e del mare solo il primo esempio dellintervento di una particolare forma di fantasia, verrebbe da dire una suggestione immaginifica, allinterno del carteggio con Einaudi, un aspetto sul quale si avr modo di tornare: accanto a queste parole, comunque, Bazlen conclude facendo pi concretamente riferimento alla propria attivit in quei mesi, ovvero presumibilmente le varie traduzioni, considerate nel capitolo precedente, di testi ad opera di Freud e Jung:
caro Fonzi, non creda che io esageri le difficolt. Ho finito proprio adesso un lavoro di questo genere (ma molto pi facile), il quale m servito, se non altro, ad imparare ad essere molto pi cauto10.

La collaborazione con Einaudi, come si visto desiderata da tempo, si apre dunque con un lavoro di traduzione, il cui svolgimento verr per la verit trascinato per molti anni: accanto ad esso, inoltre, col tempo Bazlen approfondisce i propri rapporti con la casa editrice torinese, fino

Gabriella Ziani, Scrisse sempre, ma non fin mai cit., p. 4. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 11 settembre 1949. 9 Ibidem. 10 Ibidem.
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ad assumere il ruolo di consulente editoriale. Come si accennato in apertura del presente paragrafo, per, questo ruolo sar assunto non senza difficolt, visto anche che in generale, in quegli anni, lo status dei consulenti Einaudi appariva a volte tuttaltro che definito11: il caso di Bazlen in questo senso particolarmente rappresentativo dal momento che, per quanto come si appena visto i contatti con la casa editrice abbiano inizio sin dal 1949, solo dieci anni dopo la collaborazione verr ufficializzata da un contratto. Un aspetto, questultimo, che appare ancora pi singolare se si considera che gi dal 1953, in una nota rivolta a Giulio Einaudi, Luciano Fo sottolineava la rilevanza del contributo che gi in quel periodo Bazlen aveva fornito alla casa editrice:
Roberto Bazlen. Da tre anni collabora con segnalazioni e con pareri, senza aver ricevuto da noi un soldo, a parte qualche libro. Cinque opere segnalate da lui [...], sono state accolte nel nostro programma, tra cui lAntico Testamento nella versione di Villa (versione alla quale egli stesso dovr in parte collaborare). Inoltre parecchie sue segnalazioni e proposte sono allo studio. Penso che, a parte il lavoro di consulenza per la versione dellAntico Testamento, bisognerebbe riconoscergli una somma una tantum per il lavoro fatto in questi anni12.

Una nota di Fo per Giulio Einaudi.

Loccasione per il tentativo di Fo di definire almeno economicamente la posizione del suo amico allinterno della casa editrice offerta, come si pu leggere, da un progetto relativo alla presentazione di una traduzione nuova dei libri biblici (unicamente il Vecchio Testamento)13, che Bazlen aveva proposto alla casa editrice: un progetto che verr intrapreso per poi essere accantonato dopo qualche anno14. Nonostante questo episodio, tuttavia, un rapporto di consulenza ufficiale, con tanto di con-

Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 475. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Giulio Einaudi, s.d. 13 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 13 ottobre 1953. 14 La traduzione dellAntico Testamento, ad opera del poeta e biblista Emilio Villa, aveva inizialmente trovato un.accoglienza molto positiva presso il comitato editoriale della casa editrice, che pensava di includerla nella collana dei Millenni. Il lavoro, peraltro, era seguito personalmente da Bazlen, il quale il 24 gennaio 1957 ne commentava la prima parte dicendo che stilisticamente era un disastro. Glielho fatto rifare, spiegandogli tutto quello che a mio parere non andava bene (cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di
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tratto, si instaur appena nel 195915: prima di questa data, infatti, stando ai gi citati ricordi di Fo,
il momento non era certo propizio a una collaborazione di Bobi con la Einaudi. La guerra fredda imperversava e i rigori ideologicopolitici erano al loro culmine. Un vero dialogo con un uomo cos istituzionalmente anti-ideologico come lui era impossibile16

Le differenze di pensiero tra Bazlen ed Einaudi.

Se dunque linconciliabilit ideologica ostacol il pieno ingresso di Bazlen nella casa editrice torinese, accanto ad essa non improprio vedere, come ragione di un rapporto che Fo definisce lungo e stentato17, il contributo della sua complessa personalit: egli infatti non si present mai alle famose riunioni del mercoled einaudiane, e sempre deleg la lettura delle sue lettere editoriali allamico Fo. In effetti, con larrivo dellamico dallALI, nel 1951, le lettere di Bazlen per Einaudi si infittiscono, si articolano, e mostrano un maggior coinvolgimento nello svolgimento del proprio lavoro di consulente editoriale: ma senza che ci si traduca mai in un progetto editoriale compiuto e concretamente realizzato, anche quando egli avanza esplicite proposte in questa direzione. Resta comunque vero, nonostante la solo parziale riuscita di una collaborazione durata pi di un decennio, che in essa si possano isolare delle fasi, dei nuclei di proposte fra loro collegate, e diverse modalit di realizzazione delle stesse: quel che pi conta, nelle lettere editoriali inviate ad Einaudi si pu cercare di isolare alcuni temi e caratteri ritornanti, vista prima di tutto lestrema fedelt di Bazlen alle proprie idee letterarie, che egli sembra non poter fare a meno di riproporre caparbiamente. Esse infatti si trovano ripetute e riformulate di lettera in lettera, e tuttavia non trovano una realizzazione compiuta in una collana che le rappresenti: un aspetto, questultimo, da ricondursi alla responsabilit tanto del consulente, spesso vago nelle proprie proposte, quanto delleditore, che
Roberto Bazlen a Luciano Fo, 24 gennaio 1957). Le mancanze del traduttore, anche nel senso di frequenti ritardi di consegna, unite al sorgere di dubbi da parte delleditore circa la convenienza del progetto, portarono comunque, alla fine degli anni Cinquanta, ad accantonarlo. Per una trattazione pi approfondita su questo aspetto si puo vedere Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., pp. 711-712. 15 Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 81. 16 Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 17. 17 Ivi, p. 18.

La mancata frequentazione delle riunioni del mercoled.

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Luciano Fo segretario generale presso Einaudi.

come si detto spesso mostr nei suoi confronti una certa freddezza18. Per quanto riguarda le diverse fasi del rapporto con Einaudi, le poche lettere che nel biennio 1949-1950 Bazlen si scambi con Bruno Fonzi testimoniano che in quel periodo lunica forma di collaborazione fu appunto la traduzione di Saturno e melanconia: non possibile dunque ipotizzare che gi in quel periodo svolgesse unattivit di vero e proprio consulente editoriale, basata sul contatto diretto con la casa editrice. A dimostrarlo anche il fatto, introdotto in chiusura del capitolo precedente, che appunto i titoli consigliati gi dal 1948 siano stati rivolti alleditore grazie al tramite dellAgenzia Letteraria Internazionale. Daltronde, nella sua lettera dellagosto 1949, Bruno Fonzi cos articola la propria proposta di traduzione di Saturno e melanconia: tempo fa incaricammo Luciano Fo di chiederle se sarebbe stato disposto a fare un lavoro per noi. Non ne abbiamo pi saputo niente, e forse Fo se ne sar dimenticato. Perci le rifaccio io tutta la storia19. Il rapporto di Bazlen con Einaudi sembra dunque realizzarsi sempre in relazione a quello che Fo ha con la casa editrice: ed appunto solo nel 1951, quando Fo si trasferisce a Torino per assumervi il ruolo di segretario generale di Einaudi, che si possono iniziare a leggere i pareri di lettura che Bazlen scriveva per la casa editrice. A questo proposito interessante notare che una delle ragioni addotte da Fo per il proprio trasferimento a Torino proprio il fatto che nel dopoguerra gli fosse venuto a mancare lelemento, diciamo linteresse politico che animava il [suo] lavoro prima allAgenzia Letteraria20, cosa che appunto lo spinge ad andare da Einaudi, la cui produzione [gli] sembrava quella pi interessante in Italia21, anche per ragioni [...] di variet politica22: una prospettiva, dunque, molto diversa da quella dellamico, almeno dal punto di vista politico. Ad ogni modo, a Fo Bazlen indirizza le proprie lettere, affidandogli la loro consegna a personaggi quali Calvino, Cases, o Fruttero, o demandandone la lettura durante le famose riunioni del mercoled dei consulenti e dei redattori

18 Si fa presente che il particolare aspetto della collaborazione di Bazlen con Einaudi relativo alla proposta di nuove collane sar oggetto di trattazione specifica nel capitolo seguente del presente lavoro. 19 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Bruno Fonzi a Roberto Bazlen, 2 agosto 1949. 20 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 21 Ibidem. 22 Ibidem.

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della casa editrice23: segno questo di una sua personale timidezza, ma anche del fatto che le modalit della sua collaborazione con la casa editrice stentavano ad essere definite con esattezza. solo nel dicembre del 1959, infatti, che i foglietti che Bazlen spedisce a casa Einaudi si trovano distinti fra quelli delle richieste (ovvero libri cui voglio dare una prima occhiata io24) e quelli invece delle segnalazioni25, cio libri che Bazlen gi conosce e che pensa possano interessare leditore. Prima di questa data, negli anni fra il 1951 e il 1959, per Einaudi Bazlen si occupera della realizzazione della traduzione delle opere pi diverse, nonch invier un grandissimo numero di foglietti ricchi di proposte di pubblicazione e pareri editoriali. Solo una minima parte di essi avr un seguito e come si gi visto la maggior parte dei titoli ai quali Bazlen teneva maggiormente confluiranno, negli anni Sessanta, nel catalogo di Adelphi. Resta comunque da rilevare il fatto che, prima della succitata organizzazione in fogli di richieste e segnalazioni, le lettere per Einaudi, rivolte alla persona di Fo, sono caratterizzate da un maggior coinvolgimento, o comunque dalla presenza di questioni personali che si accostano a quelle professionali: non forse un caso, ad esempio, che solo negli anni della presenza di Luciano Fo presso Einaudi Bazlen abbia osato proporre, seppur disordinatamente e con una vaghezza e mancanza di energia che lo stesso Fo gli rimprovera, diversi progetti di collane, non a caso riecheggiati nella struttura della proposta editoriale adelphiana. Un aspetto, questultimo, sul quale si avr modo di tornare. Lo stesso tipo di relazione, che intreccia strettamente laspetto personale e quello professionale, si pu trovare anche nel carteggio che Bazlen continua a intrattenere con un altro grande amico, Erich Linder: come si gi accennato, infatti, partito Fo per Torino Bazlen continuer a intrattenere rapporti con lALI, attraverso appunto un frequente scambio di lettere. Esse peraltro permettono di chiarire almeno parzialmente alcuni punti, altrimenti oscuri, della sua attivit editoriale: come negli anni Quaranta, infatti, nei Cinquanta egli non si limiter alla collaborazione con la sola casa editrice Einaudi ma, al contrario, forse anche in

Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 17. 24 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 25 Ibidem.
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conseguenza delle difficolt a vedere qui attuati i propri progetti, cercher di realizzarli, parallelamente, attraverso la collaborazione con altre case editrici, quali Bocca e Boringhieri. Linsoddisfazione di Bazlen doveva daltronde essere molto profonda, e come sempre sconfinante nellambito della vera vita, se allamico Linder nel 1956 arriver a confessare quanto segue:
io ho dormito esaurientemente per un anno e mezzo, rinfacciandomi di aver troppo sonno o di essere troppo pigro. [...]. Medito [...] di lasciare possibilmente presto [...] questo Vaterland [patria] che, al mio risveglio, ho trovato pi scocciante che mai. Il programma si forma lentamente, ma molto eindeutig [chiaramente]; quando sar definitivamente formulato, ti racconter26.

Alla sua idea di trasferirsi, a quanto si legge, a Parigi, Linder cos risponde, fornendo unulteriore prova del tipo di rapporto che leg Bazlen a quasi tutte le persone con le quali port avanti progetti di natura, in teoria, unicamente editoriale:
il tuo progettato abbandono, definitivo, delle native shores mi rattrista: [...] la tua presenza era un confortante punto fermo. vero che praticamente vado a Parigi pi spesso che a Roma, e che in sostanza cambia la dislocazione del punto, non la sua fermezza27.

3.2 La collaborazione con Einaudi: temi principali. 3.2.1 Il rapporto con le letterature straniere: la Mitteleuropa. Qualcuno ha [...] detto che lallontanamento da Trieste di Bazlen era alla ricerca di quella dimensione europea (inseguita nei libri) che egli non riusciva a trovare a Trieste, dove avrebbe preteso di trovarla28: la citazione appena riportata permette di riflettere ancora una volta sul
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 29 gennaio 1956. 27 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 29 febbraio 1956. 28 Intervento di Elvio Guagnini al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 75.
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ruolo della citt dorigine nella formulazione delle istanze culturali che egli port avanti lungo lintero corso della propria carriera editoriale. per anche bene sottolineare il fatto che se da un lato, come si visto, Trieste si rivel ben presto essere un ambiente troppo angusto per le aspirazioni di Bazlen, dallaltro la nascita di quelle stesse aspirazioni fu favorita in lui, e in un certo senso ispirata, proprio dalla citt in cui nacque. Non infatti casuale che il primo, e forse pi noto, parere editoriale fornito ad Einaudi sia stato relativo a un libro, Luomo senza qualit di Musil, pubblicato a partire dal 1930 e pi che mai rappresentativo del lento disgregarsi dellImpero Asburgico. Il parere circa questo romanzo non fu dovuto ad uniniziativa personale di Bazlen, come invece spesso avverr in futuro, ma alla richiesta da parte di Fonzi, dopo che a questo proposito era stato dato un parere negativo, almeno rispetto alla pubblicazione, da parte di Delio Cantimori e Norberto Bobbio. Fonzi infatti il 16 marzo 1951 annuncia a Bazlen di stargli inviando tre volumi del lungo romanzo incompiuto: Der mann ohne eigenschaften [Luomo senza qualit] di Robert Musil, che lei quasi certamente conoscer: gradiremmo anche per questo il Suo parere29. Nel formulare la sua richiesta di un parere da parte di Bazlen su un libro considerato con grande probabilita oggetto delle sue conoscenze, Fonzi gli invia inoltre i pi cordiali saluti, anche da Luciano Fo, nuovo collega: la promozione da parte di Bazlen dellopera di Musil ha inizio dunque in corrispondenza dellingresso di Fo nella casa editrice Einaudi. Il ricordo di questultimo a tale proposito daltronde ulteriormente chiarificatore:
Nel 1951 ero da poche settimane a Torino, [...] quando mi capit di vedere un giudizio di Norberto Bobbio [...] su Luomo senza qualit di Musil. Non capii per quale ragione questopera, pur sempre di narrativa, fosse stata data in lettura a Bobbio, professore di filosofia del diritto. Comunque Bobbio era rimasto colpito dal libro, ma non ne vedeva la possibilit di una pubblicazione a causa della sua complessit e della sua lunghezza. Allora pensai di spedire i tre volumi a Bazlen per avere un suo giudizio30.

Il caso Musil.

29 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Bruno Fonzi a Roberto Bazlen, 16 marzo 1951. 30 Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal

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Di fronte alla richiesta che gli proviene da Torino, Bazlen articola la propria risposta in diverse lettere editoriali. In prima istanza, infatti, egli risponde a Fonzi dando una concisa definizione dello spirito che anima il libro e contestualizzando, altrettanto concisamente, questo spirito in una precisa temperie storica e letteraria:
uno di quei mondi che si creano strada facendo, e non , per fortuna, lesecuzione burocratica di un programma prestabilito; del resto, data la visuale (molto fra due guerre) dalla quale visto il mondo della disgregazione, (che nel caso concreto la disgregazione dellimpero austro-ungarico), era quasi inevitabile che il libro rimanesse frammentario31.

La descrizione dellUomo senza qualit come mondo pu essere forse indicata come un primo segnale di quella che sembra una particolare sintonia percepita da Bazlen con esso: si visto infatti come due anni prima, discutendo la possibilit di svolgere la traduzione di Saturno e melanconia per Einaudi, egli avesse usato la stessa parola per designare i diversi periodi della propria stessa vita, quando parlava a Fonzi di un momento nel quale navigo in non so quali altri mondi32. Al di l di questa spia verbale del fatto che Bazlen fosse attratto da quella che sentiva come una non programmaticit del romanzo di Musil, interessante segnalare che la sua sensibilit nei confronti dellopera dello scrittore austriaco dovesse anche poggiare su basi culturali ben radicate nel tempo. Bazlen, infatti, dopo avere introdotto il parere circa il romanzo incompiuto di Musil preferisce al contrario consigliare dei romanzi che, provenienti dalla medesima temperie culturale dellUomo senza qualit, si presterebbero con maggiore semplicit alla pubblicazione. Poich mi avete tirato fuori i romanzi della disgregazione (sic!)33, Bazlen cita, con il titolo in tedesco, il primissimo libro34 dello stesso Musil, ovvero I tur-

Gruppo 85 cit., p. 17. 31 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 19 marzo 1951. 32 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 11 settembre 1949. 33 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 19 marzo 1951. 34 Ibidem.

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bamenti del giovane Torless, nonch I sonnambuli di Hermann Broch, probabilmente molto pi accessibile e pi commerciabile del romanzo di Musil bench di livello non inferiore35. Le notazioni appena considerate permettono di sottolineare come accanto a una grande familiarit con le opere degli scrittori mitteleuropei fosse presente in Bazlen anche la lucida volont di presentarli nel modo pi opportuno per il pubblico e per leditore: nel primo caso, sottoponendo ad esso una serie di pubblicazioni progressive e preparatorie, nel secondo tenendo presenti anche considerazioni di ordine commerciale, che possono condizionare profondamente il giudizio di pubblicabilit36 del testo. Ed effettivamente la contemporanea considerazione di tutti questi fattori a guidare Bazlen nella formulazione del proprio giudizio. Nella lettera specificatamente dedicata allUomo senza qualit, infatti, egli considera lopera in primo luogo da un punto di vista critico-letterario, necessariamente preliminare alla valutazione delleventuale apprezzamento da parte del pubblico. Il romanzo di Musil, dunque, come livello, non si discute, e [...] va pubblicato ad occhi chiusi37: una valutazione giustificata mediante la considerazione del valore sintomatico in ogni singola pagina e del valore assoluto in moltissime parti, che fanno del libro una delle faccende pi grosse tra tutti i grandi esperimenti di narrativa non conformista, fatti dopo la prima guerra mondiale. Una volta esposte queste considerazioni, per, come si detto Bazlen passa a considerare il fatto che il libro sia da discutersi molto, invece, da un punto di vista editoriale-commerciale, e questo dal momento che esso
1) troppo lungo 2) troppo frammentario 3) troppo lento (o noioso, o difficile, o come vuoi chiamarlo) 4) troppo austriaco

In particolare il quarto punto dello schematico giudizio fornito rispetto al romanzo costituisce un anello di congiunzione fra i diversi ordini di considerazioni che egli svolge nellinsieme della lettera: il romanzo di Musil, vale a dire, carico di allusioni a forme di vita, abitudini, istitu-

Ibidem. Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 135. 37 Roberto Bazlen, Scritti cit., pp. 273 - 279. Da queste pagine sono tratte tutte le citazioni che seguono.
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zioni [...] poco familiari al lettore italiano. Se addirittura anche la fisionomia dei nomi e dei cognomi viene considerata di una sintomaticit e di una precisione clinica sbalorditiva, si pu comprendere allora perch Bazlen avanzi delle perplessit rispetto alla convenienza della pubblicazione del libro in Italia. Rimane per anche il fatto che la considerazione che egli aveva della letteratura come qualcosa riguardante da vicino la vita e lintimit della persona doveva fargli controbilanciare le considerazioni strettamente economiche con alcune di diverso ordine: ovvero, la speranza che in qualsiasi lettore italiano, daltronde considerato di livello [...] infinitamente pi alto di quanto si ritenga comunemente, la mancata partecipazione al contesto storico-letterario cui Musil si riferisce potesse essere compensata con una partecipazione, appunto, di natura umana, e quasi istintiva. Cos Bazlen descrive i momenti che secondo lui dovrebbero susseguirsi nella lettura:
ti succede che attraverso questi interminabili dialoghi, saggi, trattati, feuilletons - e dopo esserti abbondantemente irritato e annoiato - ti si formi lentamente un mondo vivissimo, le persone [...] assumono lentamente una densit ed una plastica da grandissimi personaggi da romanzo, [e] lazione, della quale non ti sei accorto, fila che un gusto, e non ti sei annoiato, ma [...] ti sei divertito, hai compartecipato, [...] per due mesi sei vissuto in parte di quel mondo, e [...] ti sei innamorato di Agathe, la sorella delluomo senza qualit.

La presenza di un mondo vivissimo nel quale il lettore, al di l della propria cultura e provenienza, si immerge e del quale partecipa e per Bazlen una ragione pi valida di qualsiasi altra per promuovere il libro. Lo stesso comitato editoriale di Einaudi, daltronde, dovette trovare convincente il suo giudizio assai lungo ed estremamente circostanziato38: il quale infatti, stando alla memoria di Fo, ebbe leffetto di travolgere ogni resistenza alla pubblicazione di quella grande opera39.

38 Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo '85 cit., p. 17. 39 Ibidem. interessante peraltro osservare che anche Franco Fortini, al quale nel giugno del 1951 era stato richiesto un parere sul romanzo ed un saggio di traduzione, indic lopera di Musil come molto notevole. La citazione della lettera di Fortini, datata 30 luglio 1951, tratta da Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 818.

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LUomo senza qualit, infatti, verr pubblicato in tre volumi, a partire dal 1957, nella collana di narrativa e teatro dei Supercoralli, nata nel 1948 e ospitante autori contemporanei italiani e stranieri di grande rilievo40. Cos come allinfluenza di Bazlen sono da ricondursi le pubblicazioni nel 1959 de I turbamenti del giovane Torless nei Coralli, e lanno successivo de I sonnambuli di Hermann Broch (nella stessa collana dellUomo senza qualit). Almeno sul fronte della diffusione della letteratura mitteleuropea (fosse essa relativa al periodo della disgregazione o meno) Bazlen riusc dunque a vedere seguiti, presso Einaudi, buona parte dei propri consigli editoriali. Tale positivo risvolto del suo lavoro, peraltro, si manifesta a proposito di Musil anche successivamente alliniziale consiglio circa la pubblicazione della sua opera, dal momento che anni dopo, nel 1959, egli verr incaricato di trattare i rapporti con i curatori del terzo volume del romanzo. A testimoniarlo una lettera del 14 giugno 1959, nella quale Bazlen descrive lungamente le due ore esatte di colloqui [...] veramente emozionanti41 appena avute con Ernst Kaiser42 e sua moglie, ovvero due studiosi che lavorano da pi di sei anni [...] sulle note di Musil43 e che ad Einaudi fanno una serie di proposte. Esse consistono nella pubblicazione di un loro saggio sullautore austriaco, lorganizzazione di una mostra, a Roma, del materiale di Musil44, ed infine la riorganizzazione dei frammenti che compongono lultima sezione del romanzo: da quanto si pu riscontrare nel catalogo di Einaudi, di tutte queste proposte dalla casa editrice verr accolta solo quella circa ledizione critica del testo, dal momento che appunto Kaiser e sua moglie risultano i curatori del terzo volume dellUomo senza qualit45. Al di l dei risultati, comunque interessante porre in evidenza limpegno di Bazlen per unottimale presentazione dellopera di Musil, e della letteratura mitteleuropea in generale, dal momento che, ad esempio, nella stessa lettera del 14 giugno egli propone, contestualmente allorganizzazione della
Gian Carlo Ferretti, Storia dell'editoria letteraria in Italia, 1945-2003 cit., p. 149. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 14 giugno 1959. 42 Ibidem. 43 Ibidem. 44 Ibidem. 45 Robert von Musil, L'uomo senza qualit, III, traduzione di Anita Rho, a cura di Eithne Wilkins e Ernst Kaiser, introduzione di Cesare Cases, Torino, Einaudi, 1962.
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mostra romana, di
agitare le acque pi possibile, per esempio mostra Musil coincidente con presentazione Toerless (il Toerless Vi consiglierei di pubblicarlo a parte; il pendant, molto pi sostanziale, della Morte a Venezia, scritto molti anni prima della morte a Venezia; breve; molto morboso; giocando su Mann, si dovrebbe poterlo vendere molto, ma molto pi del M.o.E [ovvero lUomo senza qualit]46 .
Il caso Musil in confronto a quello sveviano.

Sembra di vedere riproposto, in queste parole, latteggiamento tenuto circa ventanni prima a proposito del caso Svevo, che come si visto era consistito prevalentemente nella cura affinch lopera fosse presentata nel modo pi rispettoso possibile tanto della volont dellautore quanto delle esigenze del pubblico. A queste ultime in particolare Bazlen d grande rilievo nel momento in cui, un mese dopo aver presentato i Keiser alleditore, egli d un giudizio circostanziato circa il loro saggio su Musil: egli cio considera preliminarmente che come introduzione a Musil, in Italia, per gente che non ne sa niente, e particolarmente per quel brutto mondo di lettori che legge saggi senza leggere gli autori di cui i saggi trattano, non basta47. Daltro canto, per, Bazlen specifica anche che un saggio su Musil potrebbe avere una valenza positiva se presentato insieme ad un testo introduttivo: con lausilio di questultimo, infatti, il (mostruoso) fenomeno Musil diventa molto organico48. Cos come nel 1925 Bazlen aveva voluto far scoppiare la bomba Svevo con molto fracasso49 e, come si visto, aveva fatto molto perch ci avvenisse, allo stesso modo negli anni Cinquanta, per Musil ed altri autori, egli cerca di accompagnare la pubblicazione con tutti gli ausili che permetterebbero una loro piena accettazione e comprensione da parte del pubblico italiano: anche se, alla luce di passi in cui quello di alcuni lettori designato come un brutto mondo, bene considerare come, rispetto a questi ultimi, sullintento divulgativo spesso abbia il sopravvento una certa supponenza.

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 luglio 1959 47 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 luglio 1959. 48 Ibidem. 49 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 365.
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Ad ogni modo, tra il 1951, anno della prima lettera editoriale riferita a Musil, e il 1960, che vede la pubblicazione dei Sonnambuli di Broch, innumerevoli sono le proposte da parte di Bazlen di opere provenienti dallambito mitteleuropeo o pi generalmente tedesco, a lui particolarmente vicino, come si visto, in conseguenza della almeno temporanea condivisione di un ben determinato humus culturale50. Questo peculiare, e particolarmente caratterizzante, aspetto dei gusti letterari di Bazlen si tradurr dunque in una forte insistenza per la pubblicazione della letteratura mitteleuropea: ma, bene notarlo, senza che ci si traduca mai in un atteggiamento acritico, essendo al contrario molto pi consona a Bazlen la costante messa in discussione delle proprie idee, fino ad arrivare spesso al paradosso. Il caso di Broch pu essere in questo senso rappresentativo: dopo la prima citazione del 1951, come si visto, in rapporto allopera di Musil, Bazlen torna a insistere su I sonnambuli sei anni dopo, quando scrive a Fo riferendosi ad unulteriore proposta, relativa a questo autore, fatta a Renato Solmi nel 1953:
Broch: ne avevo parlato con Ren Solmi, quattro o cinque anni fa. Laveva respinto con tanta energia che non m sembrato il caso di riparlarne. A mio parere, va fatto. Certi effetti, of course, vanno perduti [...]. Prima di compromettermi definitivamente, vorrei rivedere il terzo volume51.

I sonnambuli di Broch.

Avendo evidentemente constatato laprirsi della disponibilit delleditore nei confronti della pubblicazione di Broch, Bazlen torna a proporlo solo un paio di mesi dopo, dando ancora una volta un giudizio quanto mai positivo circa questo autore. Il 21 ottobre 1957, infatti, egli parla di: Die schuldlosen [Gli incolpevoli]: letto anni fa. Riletto una seconda volta: alcune tra le pi belle pagine di Broch. Daltra parte in nessun libro suo che conosca, il suo ibrido cos penoso, quasi doloroso52. Bazlen dunque identifica come valore positivo la presenza, nellopera di Broch,
50 Claudio Magris, Il mito asburgico. Umanit e stile del mondo austroungarico nella letteratura austriaca moderna, Torino, Einaudi, 1963, p. 14. 51 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 17 giugno 1957. 52 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 ottobre 1957. Il conciso giudizio fornito sar comunque sufficiente ad incentivare la pubblicazione dellopera nella stessa collana de I sonnambuli, ovvero i Supercoralli. Cfr. Hermann Broch, Gli incolpevoli. Romanzo in undici racconti, traduzione di G. Gozzini Calzecchi Onesti, Torino, Einaudi, 1963.

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di quella che appare come unidentit sofferta e caratterizzata da un forte disorientamento. Allo stesso modo il carattere dellibrido, inteso per dal punto di vista dello stile e della struttura dellopera, doveva averlo conquistato anche in I sonnambuli, un romanzo che a parere della critica rompe con
lultima parvenza del racconto classico, sviluppando contemporaneamente la narrazione su diversi piani e dissolvendo ogni struttura tradizionale con lalternare indifferentemente saggi filosofici, squarci lirici, meditazioni religiose e pagine narrative53.

Le poesie di Broch.

Ai ripetuti elogi nei confronti della prosa di Broch si contrappone il giudizio, fornito poco tempo dopo, sulle sue poesie: il 22 novembre 1957, infatti, Bazlen le definisce veramente disperanti54. La valutazione negativa di una parte dellopera di un autore non , ovviamente, di per s problematica: ma tale diventa se di seguito a questa considerazione Bazlen annota, senza fornire spiegazioni in merito, che le poesie di Broch sono disperanti come mi sembra disperante tutto Broch, particolarmente da quando mi sono messo in testa di finire Der Versucher [Il tentatore], per cui soffro ogni sera con una decina di pagine, e sono 600 pagine fitte55. Nel giro di un mese, dunque, il giudizio circa lopera dello scrittore austriaco sottoposto a un ripensamento: cos che, coerentemente con le proprie concezioni teoriche, Bazlen si affretta a chiedere di poter leggere i volumi dei saggi e della corrispondenza56, nella forte convinzione che al letterario possa supplire il non letterario, se non addirittura la vera vita dello scrittore. Rimane comunque da considerare che probabilmente la disapprovazione circa lopera di Broch fosse dovuta alla delusione di fronte, appunto, a una sola parte di essa. Nel luglio del 1957, infatti, Bazlen indicava il valore di questo autore come prova del disvalore di un altro rappresentante della letteratura mitteleuropea, il quale, come ad esempio

53 Claudio Magris, Il mito asburgico. Umanit e stile del mondo austroungarico nella letteratura austriaca moderna cit., p. 300. 54 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 22 novembre 1957. 55 Ibidem. 56 Ibidem.

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Roth57 e Musil58(dunque autori molto spesso citati nelle lettere editoriali), ha rievocato, direttamente o indirettamente, latmosfera e le caratteristiche della civilt danubiana59: si tratta in questo caso di Heimito von Doderer, autore del romanzo I demoni e considerato uno dei pi scanzonati eppur fedeli eredi della tradizione francogiuseppina60. peraltro interessante notare che anche a proposito di questultimo autore lopinione di Bazlen non resta affatto ferma nel tempo: la prima volta che egli lo cita, ancora nel 1954, dice infatti di trovarlo molto bello61, ma nei successivi pareri di lettura tale giudizio non viene confermato. La bellezza delle pagine di Doderer sembra infatti quantomeno non essere tale da reggere seppur minimamente il confronto con lopera di autori a lui contemporanei o comunque assimilabili, fra i quali come si accennato Bazlen cita anche Broch. Una considerazione, questa, che segno da un lato della continua rivalutazione a cui Bazlen sottoponeva le proprie letture, dallaltro del fatto che egli non promuovesse alcun gruppo di autori o forma letteraria acriticamente e senza porre le proprie personali distinzioni:
in questo frattempo, ho riletto il secondo della trilogia di Broch [...]; bellissimo, e da farsi senzaltro. Invece ho smesso, dopo aver letto ancora un centinaio di pagine, i Daemonen. Insulso, ributtante, e noioso. Leggi una pagina di Doderer dopo una pagina di Broch, e perfino di Doeblin, e naturalmente di Musil, e capirai per cosa giusto non farlo. A tua richiesta (ma spero ti convinca da te) disposto a scriverti uno sfogo pi esauriente (bench, per quella roba l, non meriti perder tempo)62.

Doderer e I demoni.

Uno sfogo [...] esauriente, peraltro, Bazlen in realt lo aveva gi fornito un mese prima della lettera appena citata, in un parere che si trova riportato nella raccolta degli Scritti bazleniani: ulteriore conferma, que-

Claudio Magris, Il mito asburgico. Umanit e stile del mondo austroungarico nella letteratura austriaca moderna cit., p. 14. 58 Ibidem. 59 Ibidem. 60 Ivi, p. 274. 61 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 14 gennaio 1954. 61 Ibidem. 62 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 7 luglio 1957.
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sta, della sua significativit. Il giudizio su Doderer, infatti, si fonda in prima istanza sulle concezioni gi viste nel primo capitolo come caratteristiche di Bazlen e di molti altri letterati e scrittori triestini, vale a dire il deciso rifiuto della concezione dellopera letteraria come pedestre prestazione63: cos, a proposito de I demoni, se da un lato egli disposto ad ammettere che la Leistung [la prestazione] considerabile64, dallaltro lato per puntualizza che solo in certi buoni scrittori di poca sostanza (Thomas Mann; in parte anche Joyce) la Leistung diventa sostanza65 :
In Doderer [la Leistung] invece non serve ad altro che a nascondere, a mascherare, una mancanza di sostanza assoluta, il vuoto puro. Non c che molta furberia, una grande eleganza superficiale che non compensa la hybris fondamentale, unintelligenza molto parassitaria e, se gratti, molto banale66.

La povert di un libro che anche e soprattutto povert del suo autore, dal momento che Bazlen chiama in causa la sua intelligenza ed apre il proprio giudizio premettendo che Doderer non [gli] simpatico67, fa s che tra le altre cose egli trovi strano che piaccia a Cases68. In effetti, i due consulenti si trovarono molto spesso a valutare insieme lopportunit della pubblicazione di un libro, anche se la tendenziale condivisione di prospettiva, dal momento che anche Cases nei suoi pareri tendeva a sottolineare gli aspetti di crisi e di disgregazione69 che emergevano dalla produzione tedesca pi recente70, in questo caso si verifica solo parzialmente. Gi nel novembre del 1956, infatti, il maggior consulente di Einaudi per la letteratura tedesca aveva scritto a proposito de I demoni:
uno di quei libri che o li traducete voi o non li traduce nessuno. infatti certamente notevole ma pesantissimo. [...]. Spirito e stile proustiano-musiliano. [...]. Libro, insomma, di livello culturale elevato e di ambizioni pure elevate, ma di lettura piuttosto faticosa. [...]. Penso che bisogner tradurlo prima o dopo, ma senza nessuRoberto Bazlen, Scritti cit., p. 211. Ivi, p. 284. 65 Ibidem. 66 Ibidem. 67 Ibidem. 68 Ibidem. 69 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 846. 70 Ibidem.
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na urgenza. Si vissuti sinora senza Musil e si potr vivere benissimo per altri 10 o 20 anni senza Doderer71.

I demoni sono dunque considerati un romanzo la cui pubblicazione non segnata da una particolare urgenza, ma che dovrebbe rientrare a pieno diritto nel panorama editoriale italiano: e la loro pubblicazione, con quello stesso ritardo che Cases stesso aveva ammesso, solo una dimostrazione della maggiore influenza che il suo pensiero presumibilmente aveva rispetto a quello di Bazlen72. Resta comunque fermo il fatto che, al di l dello specifico caso di Doderer, Cases forniva certo un fondamentale supporto critico alla crescente attenzione della casa editrice per la grande letteratura di lingua tedesca del Novecento73, ma anche capitava che questo avvenisse in controcanto con Bazlen, da cui spesso venivano gli impulsi iniziali74. Pur con riserve e parziali contraddizioni, dunque, Bazlen diede grande rilievo a quegli autori mitteleuropei che, certo con diverse modalit, avevano a posteriori evocato nei loro romanzi latmosfera di un impero in declino: ma bene tenere presente, per dare conto nel modo pi esauriente possibile del suo vasto operato editoriale, che non fu solo il mondo della disgregazione visto dagli occhi di scrittori austriaci ad attirare la sua attenzione. Essendo linteresse di Bazlen rivolto allopera letteraria come frutto diretto dellesperienza di un uomo, infatti comprensibile che la sua curiosit spazi, per cos dire, nel tempo e nei luoghi dove egli identifica dei nuclei di esperienza, dei mondi ritenuti validi. anche per questa ragione, dunque, che nelle lettere editoriali indirizzate a casa Einaudi si possono da un lato rintracciare i nomi di numerosi scrittori provenienti dagli Stati nati dallImpero Asburgico ma appunto non legati alla sua lenta disgregazione, dallaltro autori provenienti dal nord Europa, o dalla Polonia, che interessavano invece Bazlen per il periodo specifico in cui erano vissuti.
Magda Szabo: Das Fresko [Laffresco]: [...]. Of course vieux jeu, ecc. - insopportabilmente. Soltanto che la Magda Szabo ununghe-

Ivi, p. 847. Heimito von Doderer, I demoni. Dalla cronaca del caposezione Geyrenhoff, traduzione di Clara Bovero, Maura Mancinelli, e Anita Rho, Torino, Einaudi, 1979. 73 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit. p. 846. 74 Ibidem.
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rese, dunque duna bravura carogna che, rispetto a prodotti anglosassoni simili, quasi genialit. Io mi sono annoiato, particolarmente perch i capitoli [...] sono eccessivamente lunghi. Ma devo dire che, bench sia superfluo tutto il libro, non c una parola superflua. Se avete bisogno di un libro superfluo fatto molto bene, eccolo pronto. Ma sono per no75.
Laffresco di Magda Szabo, scrittrice ungherese.

Gli scrittori yiddish raccomandati da Bazlen.

Il romanzo che Bazlen prende in considerazione nel passo appena citato, Laffresco della scrittrice ungherese Magda Szabo, risale al 1958: dunque, ovviamente, nasce da un contesto geografico, ma soprattutto storico, completamente diverso rispetto a quello da cui potevano essere nate le opere di Musil, di Broch, o di Doderer. Resta per il fatto che, nonostante il consiglio, infine, di non pubblicare il romanzo, Bazlen individui nella sola provenienza dellautrice la ragione della sua bravura: Magda Szabo ungherese, quindi [il corsivo di chi scrive] di una bravura carogna, e questo aspetto basta a farle guadagnare il riconoscimento di una abilit artistica di gran lunga maggiore rispetto a quella dei ben pi noti autori anglosassoni. Tale abilit, peraltro, sembra consistere soprattutto in una scrittura essenziale, dunque in sostanza in uno stile snello e lontano da quelleccesso di enfasi che rientra fra le pi frequenti critiche che Bazlen muove agli scrittori. Secondo un ragionamento che non appare dissimile a quello che lo guida nelle valutazioni su Magda Szabo, peraltro, molti saranno i nomi di scrittori yiddish che Bazlen raccomander. Egli infatti apprezza le loro capacit di rappresentazione di un mondo quanto mai lontano da quello del lettore italiano e, anche in questo caso, limmediatezza della loro scrittura: tutti aspetti che per Bazlen assumono un positivo valore antropologico76. Resta per anche ferma la riserva che un tale tipo di scrittura possa essere un ingrediente non apprezzabile per il lettore italiano, secondo Bazlen pi affascinato dalle ampollosit dello stile. Comunque, nella stessa lettera in cui d il proprio parere circa Laffresco di Magda Szabo, egli, valutando la possibilit di pubblicazione da parte di Einaudi di unantologia di letteratura yiddish, propone appunto anche lassunzione di un consulente specifico per la letteratura ebraica, che

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 giugno 1961. 76 Ibidem.
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sappia dunque introdurla nel catalogo della casa editrice nel modo pi convincente e coerente con la sua strategia.
In David Laube: quattro racconti di quattro scrittori ebraici recenti. Due bellissimi. Non vi dico di farlo, perch un libro antropologico di pochi autori mi pare non vostro stile. Ma in ogni caso, vedere di pescare un consulente per la letteratura ebraica moderna, e chiedergli che vi parli dei libri pi lunghi di Jizchazk Schenhar e di Chajim Hasas. Meritano. [...]. (Molto bella anche la novella di Jehuda Jaari, ma di una purezza e di una semplicit - e di una lentezza - che qui da noi non attaccano)77 .

3.2.2 La letteratura del giro di secolo78. In genere, vi consiglio di cercare tra la letterature del giro di secolo, dove c da pescare molto pi di quanto si crede79: cos, il 28 aprile 1951, Bazlen introduce un romanzo, Il demone meschino del russo Fdor Sologub, al quale doveva tenere particolarmente, se dieci anni dopo, nel 1961, il nome di Sologub si legge ancora nelle lettere indirizzate ad Einaudi. Nonostante la tenacia con cui Bazlen torna negli anni a parlare di questo titolo, gi dal 1954 la sua pubblicazione avverr ad opera di Garzanti: cosa che comunque non toglie linteresse che esso ha come esemplificazione delle idee editoriali e letterarie di Bazlen, ma anche della difficolt che si pu rilevare in lui a seguire da vicino, vale a dire con una costanza che si esplichi nel breve periodo, il percorso editoriale dei suoi autori prediletti. Per quanto infatti gi dal 1951 Bazlen affermi che Il demone meschino un libro bellissimo80, bisogner attendere tre anni, dunque il 1954 in cui appunto cade la pubblicazione da parte di Garzanti, perch egli si soffermi sulle qualit del libro in una lettera editoriale ad esso specificatamente dedicata. Ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a uno dei libri pi perfetti o almeno pi vivi per me, di quellimmenso periodo che va dalla fine del secolo alla prima guerra
Il demone meschino di Fdor Sologub.

Ibidem. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 1 settembre 1951. 79 Ibidem. 80 Ibidem.
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mondiale81. Allontanandosi dal suo consueto stile, fatto di subitanei sbalzi di valutazione, caratteristici di una spregiudicata lettura in fieri82, in questo caso Bazlen circoscrive puntualmente gli elementi che per lui rendono il primo quindicennio del Novecento immenso, aggettivo che nasconde una sua decisa predilezione appunto per la letteratura prodotta in questo periodo: era il momento in cui nascevano le nuove formulazioni psicologiche, e la narrativa migliore e pi attuale era tutta sul limite fra la creazione di immagini spontanee e la formulazione di determinatori comuni83. Un giudizio, questultimo, dal quale sembra di poter vedere che se programma, se tecnica (definiti determinatori comuni) potevano esservi in uno scrittore, essi erano ammissibili solo in seno a quelle nuove formulazioni psicologiche, freudiane e junghiane, per la cui pubblicazione, come si visto, Bazlen si era speso e si spender. Ed anche da notare che le osservazioni di carattere storico-letterario che egli fa in merito a Il demone meschino di Sologub si trovano per cos dire riflesse nelle notazioni editoriali che nella stessa lettera si possono leggere: Bazlen cio sembra creare un parallelo fra il clima culturale che aveva aperto il ventesimo secolo84 e quello che caratterizza i lettori a lui contemporanei, nel momento in cui afferma che, nelle letterature del giro di secolo, i meno-di-trentanni di oggi faranno scoperte emozionanti e troveranno le radici pi vicine, e finora sconosciute, di tutti i loro motivi e di tutti i loro problematismi85. I problemi di quei giovani che lo interessavano come tali, come persone che la vita non aveva ancora guastato86 potrebbero dunque trovare un sollievo e una risposta nellautentico87, nel mitico88, nel sogno89 che caratterizzano Il demone meschino di Sologub, romanzo che risale al 1905: che i quarantanni che separano la prima edizione del libro dalla sua traduzione italiana non costituiscano per Bazlen un ostacolo al suo valore daltronde confer-

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 280. Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 269. 83 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 281. 84 A tale clima, peraltro, almeno dal punto di vista letterario egli aveva fatto cenno in una sezione delle Note senza testo dal titolo Problema dellepoca: al suo interno, un aforisma parla infatti dei grandi complicati dellOttocento, definiti unicamente come figure della dissoluzione, senza soluzioni. Cfr. Ivi, p. 183. 85 Ivi, pp. 280-281. 86 Testimonianza di Luciano Fo riportata in Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 71. 87 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 282. 88 Ibidem.
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mato dalla risposta che il 4 luglio 1954 egli fornisce a unosservazione di Fo. Questultimo doveva evidentemente aver fatto notare allamico quella che riteneva una mancanza di attualit del libro, se Bazlen gli risponde come segue:
non daccordo col tuo argomento: resto ormai noto: vale per tutti i classici. Ci che conta, sempre, la grande carica della erstmaligkeit [lett. per la prima volta]. O almeno lattualit frenetica nel momento in cui il libro fu scritto90.

Il demone meschino, dunque, ha valore prima di tutto come libro che incarna quella che nelle sue Note senza testo Bazlen designa, senza per davvero definirla, come primavoltit91: dunque unattualit frenetica, unurgenza che quasi costringe lautore alla scrittura, e che segnata da una carica tale da perdurare negli anni, costituendo un valore alternativo rispetto al rientrare o meno di un libro nella categoria dei classici. Dal passo appena citato, si comprende perch a proposito di Bazlen si trovi scritto che rinnegava [...] apertamente il valore dei classici e si avventurava in ardite esplorazioni culturali, cercando lo strano, linconsueto92. Il confronto di un libro come Il demone meschino con altri ad esso contemporanei, e soprattutto di gran lunga pi noti, non doveva quindi spaventarlo in alcun modo o spostare il suo giudizio, dal momento che appunto alla stabile appartenenza di un libro al panorama letterario egli prediligeva la primavoltit: per tale ragione, ad esempio, il romanzo di Sologub per Bazlen non soltanto lunico romanzo russo che rimanga del 900-917, ma anche uno dei pochissimi non sfioriti di quel periodo (e di dopo) di tutto il mondo93. Un tipo di giudizio molto simile a quello appena citato vale daltronde anche per un altro autore operante fra la fine dellOttocento e linizio del secolo successivo, ovvero il norvegese Knut Hamsun. La prima presentazione da parte di Bazlen del suo Mysterien si colloca poco prima di quel-

Il concetto di primavoltit.

Mysterien di Knut Hamsun.

Ibidem. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 4 luglio 1954. 91 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 230. 92 Aldo Carotenuto, Jung e la cultura italiana cit., p. 123. 93 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 30 agosto 1961.
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Il rifiuto di Mysterien e linasprirsi di una gi compromessa collaborazione.

la di Sologub, ovvero nel luglio del 1953, quando Bazlen lo indica come un romanzo che frega tutta la letteratura americana di questi ultimi trentanni94: una letteratura nei confronti della quale, tranne poche eccezioni, egli nutriva una certa diffidenza, forse in conseguenza del suo ritenere superflua [...] probabilmente tutta lAmerica95. Anche a proposito di Hamsun, peraltro, Bazlen pone in evidenza la novit del romanzo, rimasta tale dopo la sua prima pubblicazione avvenuta nel 1892, attendendo per otto anni per tornare a parlarne. Solo nel maggio del 1961, infatti, Hamsun ricompare come uno dei uno degli ultimi grandi romanzieri europei96, forse in ragione del fatto che la parte vecchia97di Mysterien, ovvero quella che potrebbe risultare pi lontana dalla mentalit e dallorizzonte dattesa del lettore del Novecento, per Bazlen non pesa98. Al contrario, il romanzo appare caratterizzato da un elemento di primavoltit, laddove con essa questa volta sembra si intenda pi la decisiva presenza di un elemento di innovazione, consistente nel fatto che il protagonista di Mysterien definito come Il Grande Sgangherato in preda allinconscio, inventato dieci anni prima delle prime pubblicazioni psicoanalitiche di Freud99: Hamsun, insomma, riuscito a creare un personaggio che addirittura anticipa quelli che per Bazlen sono fra gli apporti culturali pi vivi ed innovativi di tutto il Novecento. Resta tuttavia da evidenziare il fatto che, cos come nel caso di Sologub, la proposta di Bazlen relativa allopera di Hamsun non verr accolta da Einaudi: ulteriore ragione di delusione per lui, che in effetti, soprattutto negli ultimi anni della propria collaborazione con Einaudi, non mancher di fare presente quantomeno il proprio disappunto. A Daniele Ponchiroli, ad esempio, Bazlen chieder esplicitamente di tener docchio (o far tener docchio) anche i romanzi non impossibili (anche se discutibili) che vi ho segnalato in questi ultimi anni, e di cui non ho saputo pi nulla100: fra essi, appunto, egli cita in primo luogo Il demone meschi-

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 2 luglio 1953. 95 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 15 febbraio 1960. 96 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 310. 97 Ibidem. 98 Ibidem. 99 Ivi, pp. 310-311. 100 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 22 dicembre 1961.
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no di Sologub, che mi ostino a considerare uno dei romanzi ancora vivi del primo anteguerra101. Se frequente la presenza, fra le proposte editoriali di Bazlen, di autori la cui opera si colloca fra la fine del XIX secolo e linizio del XX secolo, perch in essi appunto egli doveva trovare un elemento di novit e di attualit, per di pi non ancora scoperto in Italia: cosa che ancora una volta fa di lui un anticipatore, se ad esempio rispetto ad Hamsun egli afferma, nel 1961, di averlo riletto [...] dopo 40 anni102. Ad ogni modo, bene comunque puntualizzare che se in particolare nei romanzi del giro di secolo Bazlen evidentemente trovava un apporto valoriale pi innovativo rispetto ad esempio ai romanzi americani (per cui, ad esempio, il protagonista di Mysterien tiene discorsi nietzscheani tutti sballati e in fondo tutti giusti103), per altrettanto vero che la novit in s e per s, al di l del suo collocarsi in un dato periodo, lo attraeva particolarmente. questo un aspetto che emerge ad esempio in un bellissimo104 parere a proposito di Ferdydurke dello scrittore polacco Witold Gombrowicz, dunque un romanzo che si colloca successivamente rispetto a quelli appena citati, essendo del 1937.
Direi assolutamente di S!!! Mi sono divertito un mondo e mezzo; ed uno degli alleati pi onesti che si possano avere nella vera rivoluzione contro il amore, la arte, gli immortali principi e tutte le fregnacce che sai105.

Il parere su Ferdydurke di Witold Gombrowicz.

Con quella che ancora una volta appare come una almeno ostentata freddezza, Bazlen mostra nel passo appena citato quellaspetto, che si gi rilevato per esempio rispetto alla sua posizione circa il fascismo e soprattutto lantifascismo, di deciso rifiuto di qualsiasi valore o posizione culturale che egli consideri precostituiti, invecchiati, o, sembra, semplicemente condivisi da troppi: rompendo con questo tipo di valori, che per la verit egli cita molto vagamente, Ferdydurke da lui considerato, in ultima istanza, un libro molto rispettabile, e veramente sano106.
Ibidem. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 310. 103 Ivi, p. 311. 104 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 105 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 285. 1067 Ibidem.
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Sono questi ultimi aggettivi insoliti in uno scritto che, sebbene non predisposto alla pubblicazione, aveva comunque una valenza critica e di orientamento per il comitato editoriale einaudiano. Essi per, oltre ad essere molto frequenti nello stile di scrittura di Bazlen, a ulteriore testimonianza del suo rapporto spontaneo e diretto col dato letterario, dovettero comunque risultare convincenti anche per Einaudi, dal momento che Ferdydurke verr pubblicato, nella gi citata collana dei Coralli, gi nel 1961, cosa che fa di Gombrowicz, fra laltro, lo scrittore polacco famoso che ha scoperto Bobi107.

3.2.3 Lo sguardo di Orfeo. Robbe-Grillet uno dei tanti (dei quasi tutti) che stanno preparando la terza guerra mondiale; e da una cultura ridotta in questo stato non rimane altro che emigrare108: questo, in sintesi, il giudizio che nel maggio del 1956 Bazlen fornisce a proposito di uno dei maggiori rappresentanti del Nouveau roman francese, imputandogli sostanzialmente una capacit di innovazione solo apparente, ed anzi addirittura vergognosamente in ritardo109 rispetto ad autori quali Dostoevskij. La stessa diffidenza, peraltro, lo guida quattro anni dopo almeno nelle prime battute del suo giudizio verso un altro saggista e romanziere francese vicino al Nouveau roman, Maurice Blanchot. A proposito del suo saggio Lo spazio letterario, infatti, Bazlen prima di tutto denuncia, in una lettera datata 9 aprile 1961, certi suoi giri a vuoto, intorno a solidificazioni come il dsir e la nuit e langoisse e quella mort che ti raccomando particolarmente, solidificazioni che si sono putrefatte nel simbolismo francese e nel classicismo postsimbolista110: a Blanchot, insomma, Bazlen imputa la mancanza di reale capacit innovativa in favore dellinvoluzione su temi e topoi letterari per lui ormai sclerotizzati, ed ai quali si riferisce con un certo pungente sarcasmo. Daltronde, anche a uno scrittore sperimentale quale Alain Robbe-Grillet Bazlen aveva associato uno dei tanti aggettivi di moda

Robbe-Grillet e Blanchot.

107 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 108 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 283. 109 Ivi, p. 282. 110 Ivi, p. 305.

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come allucinato, o magico o che so io111, ad ulteriore messa in evidenza di una supposta novit, che per lui non tale. Allo stesso tempo, per, a proposito di Blanchot egli si mostra disposto a riconoscere anche gli aspetti positivi del suo lavoro: essi infatti sembrano quasi progressivamente emergere, di frase in frase, nello svolgersi del parere editoriale, di modo che il giudizio iniziale risulta in sostanza ribaltato. Quel che pi conta, non improprio vedere in alcuni aspetti del pensiero di Blanchot alcuni fondamentali puntelli teorici per le posizioni di Bazlen, che spesso perdono di mordente perch segnate da uneccessiva indeterminatezza, causata dal fatto che, nemico giurato di tutti i sistemi e di tutte le teorie in quanto tali, non ci offre esplicite spiegazioni in merito [alle proprie idee]112. Nel frangente del giudizio relativo allopera di Blanchot, Bazlen infatti cos prosegue con le proprie considerazioni:
Mi sono messo a sfogliare LEspace littraire dapprima soltanto di malavoglia, poi anche irritatissimo di trovarlo meno irritantemente acrobata spirituale di quanto lo credessi, finch mi sono trovato davanti al capitolo Le Regard dOrphe e qui mi sono messo dimpegno, perch [...] so che quando c di mezzo Orfeo (e Euridice poi!) trovo la chiave di tutta la mia intolleranza113.

Lo sguardo di Orfeo.

Bazlen dunque ammette quello che anche un suo personale pregiudizio, nel momento in cui si mostra irritato dal fatto di non avere trovato, in Blanchot, quelle caratteristiche che pensava lo avrebbero infastidito. Al contrario egli ammette, ed questo il punto centrale del suo giudizio, di essersi trovato davanti a sei pagine stupende, scritte non al di qua n al di l ma sullo spartiacque, dove la paradossalit inafferrabile del rapporto artista-opera espressa come non lho trovata espressa mai114. Con spartiacque Bazlen intende per cos dire il centro di quel problema, relativo al rapporto fra lo scrittore e la sua opera, dunque fra la vita e la sua trasposizione sulla pagina, che come si visto per lui era centrale e fondante molte delle sue posizioni teoriche e scelte editoriali: in ragione di questo, la formulazione da parte di Blanchot di problemi affini a quelli percepiti da Bazlen suscita il suo entusiasmo, e la sua piena

Ivi, p. 283. Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 89. 113 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 306. 114 Ibidem.
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raccomandazione del libro, seppur nella consapevolezza che esso non pu avere molto successo115. Una considerazione che evidentemente non spavent nemmeno leditore, se il libro venne poi pubblicato, nel 1967, allinterno della collana dei Saggi einaudiani116. Lopera non ha nulla a che vedere col significato, col senso, come lo implicano lesistenza del mondo e lo sforzo della verit, la legge e la chiarezza del giorno117: questa solo una delle considerazioni presenti nellopera di Blanchot circa lincompatibilit fondamentale118 fra limmaginario119 e il mondo della realt120, nelle quali Bazlen doveva trovare riecheggiato il proprio personale sentire. In particolare, nelle pagine che Blanchot dedica al noto mito di Orfeo Bazlen poteva trovare un elemento propositivo che in qualche modo rispondeva ai suoi stessi dubbi, sebbene presentato, attraverso il mito, in chiave metaforica e quasi sibillina: caratteristiche, queste ultime, che comunque dovevano risultargli congeniali, se si pensa allo stile della sua stessa scrittura. Orfeo disceso verso Euridice: Euridice , per lui, lestremo che larte possa raggiungere; costituisce, sotto un nome che la dissimula [...], il punto profondamente oscuro verso cui larte, il desiderio, la morte, la notte sembrano tendere121. Interessante notare il fatto che in questo passo Blanchot enumeri esattamente quel dsir, quella nuit e infine quella mort che come si visto suscitavano la massima irritazione di Bazlen. Daltra parte, per, questa formulazione costituisce la base da cui lautore parte per trattare il problema che considera centrale, ovvero quello dello sguardo di Orfeo122: esso costituisce nello stesso momento la vanificazione e linveramento dellopera, in una visione per molti aspetti vicina al paradosso, come vicine al paradosso erano molte delle posizioni di Bazlen. Lo sguardo di Orfeo infatti il
gesto proibito [...] che [egli] deve compiere per portare lopera al di l di ci che la garantisce, e pu compiere ci solo dimenticando lopera, nel trasporto di un desiderio che gli viene dalla notte e che

Ibidem. Maurice Blanchot, Lo spazio letterario, traduzione di Gabriella Zanobetti, Torino, Einaudi, 1967. Ivi, p. 228. 118 Jean Pfeiffer, La passione dellimmaginario in Maurice Blanchot, Lo spazio letterario cit., p. XI. 119 Ibidem. 120 Ibidem. 121 Maurice Blanchot, Lo spazio letterario cit., p. 147. 122 Ibidem.
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legato alla notte come la propria origine. In questo sguardo, lopera perduta. il solo momento in cui essa si perde completamente, in cui qualcosa di pi importante dellopera, di pi destituito dimportanza che lopera, si annuncia e si afferma. Lopera tutto per Orfeo, eccetto quello sguardo in cui essa si perde; cosicch essa pu appunto superarsi soltanto in quello sguardo, per unirsi alla sua origine e consacrarsi nellimpossibilit123.

La paradossalit del rapporto artista-opera124, che Bazlen sentiva personalmente e ritrovava espressa nelle pagine di Blanchot, consiste quindi proprio nel fatto che lispirazione125, dunque lo sguardo di Orfeo, si configura come la negazione dellopera in s e per s126, divenendo lultimo dono dellartista alla sua opera, ma [...] anche il momento solenne in cui la sacrifica127. Essa insomma quello sguardo privo di volont, di programma, di tecnica, che Bazlen richiedeva allo scrittore, fidandosi solo del valore e della veridicit dellesperienza. Oltre a questo fondamentale aspetto, diversi dovevano essere gli elementi di interesse che Lo spazio letterario aveva agli occhi di Bazlen: si pu infatti immaginare, ad esempio, che la trattazione in chiave mitica di un discorso teorico (con uno spirito dunque molto simile a quello che guida la trattazione del mito di Odisseo nel Capitano di lungo corso) dovesse essere vissuto come un ulteriore elemento di consonanza con il proprio pensiero. Inoltre, le riflessioni di Blanchot si trovano esemplificate mediante trattazioni singole circa autori, quali Kafka, Rilke, Hofmannsthal, ed infine Hlderlin128, che come si visto avevano in diverse circostanze catturato linteresse di Bazlen. Forse anche alla luce di queste considerazioni, egli riteneva particolarmente valido il pensiero di Blanchot, tanto da invitare Fo, sempre nella lettera del 9 aprile 1961, a confrontare le sue
Ivi, pp. 149-150. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 306. 125 Gianni Puglisi, Che cosa lo strutturalismo, Roma, Astrolabio, 1970, p. 118. 126 Ibidem. 127 Ibidem. 128 Del poeta tedesco, infatti, il 1 luglio 1953 Bazlen aveva proposto, per i poeti tradotti con testo a fronte le traduzioni ritmiche, buone e fedeli (ottime quelle in ritmi classici) di Hlderlin. Tante, direi, da farne gi un volume. E di molte gi il commento (solido) pronto di Giorgio Vigolo. (Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 1 luglio 1953). Il progetto peraltro andr in porto, come dimostra la presenza, nella Nuova collana di poeti stranieri con testo a fronte, del seguente titolo: Friedrich Hlderlin, Poesie, traduzione e saggio introduttivo di Giorgio Vigolo, Torino, Einaudi, 1958.
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La traduzione di Eros e civilt con lo pseudonomo di Lorenzo Bassi.

The Body di William Sansom.

pagine con le scemenze su Orfeo nel libro di Marcuse, verso la fine, libro che avete accettato129: si tratta in questo caso di Eros e civilt, un saggio che peraltro gi dal 1956 Bazlen aveva acconsentito a tradurre130. In esso, tuttavia, egli doveva trovare pi elementi di disvalore che non di valore: un atteggiamento che non difficile riscontrare anche rispetto ad altre opere tradotte per Einaudi. Al di l della coincidenza di vedute sul piano teorico che spinge Bazlen a caldeggiare la pubblicazione del libro di Blanchot, inoltre interessante notare che il pensiero del saggista e romanziere francese assunse per lui tale rilevanza da portarlo a considerare alcuni libri alla luce delle simbologie e delle riflessioni da lui proposte: Bazlen stesso ad ammetterlo, nel momento in cui, solo un mese dopo la lettura di Lo spazio letterario, egli scrive a Fo che in Borges, e in parte in Blanchot, ho trovato i pi comodi puntelli per quello che ti ho scritto quando mi sono arrabbiato con Sansom131. Il riferimento al parere editoriale che Bazlen aveva inviato pochi giorni prima a proposito di The Body, romanzo firmato dallinglese William Sansom, rispetto al quale in primo luogo egli mette in evidenza, con impietoso sarcasmo, la completa mancanza di originalit. Lautore, infatti,
ha quella sensiblerie anonima basata sulla sofisticata conoscenza di quello che gli high-brow inglesi ritengono linsondabilit della human condition [...] e la applicano sugli ultimi avanzi di Maupassant e Cecov spazzandoli in direzione di Proust e della Woolf, sollevando molto pulviscolo Dostoevskij132.

Dalla lettura di questo passo, risulta evidente come Bazlen imputi a Sansom una sostanziale mancanza di spontaneit, che rende il suo The body una sorta di vuoto scimmiottamento di opzioni stilistiche o contenutistiche un tempo rivoluzionarie, che tuttavia divengono banali nel momento in cui sono solo frutto di imitazione, e non fertile terreno di

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 306. La traduzione, sulla quale si avr modo di ritornare, verr comunque realizzata, come fra laltro testimonia il catalogo delle pubblicazioni Einaudi, dove Bazlen compare con lo pseudonimo di Lorenzo Bassi: Herbert Marcuse, Eros e civilt, introduzione di Giovanni Jervis, traduzione di Lorenzo Bassi, Torino, Einaudi, 1964. 131 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 18 maggio 1961. 132 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 308.
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evoluzione. A questo proposito, interessante citare un aforisma delle Note senza testo, nel quale Bazlen afferma che noi non abbiamo modelli, abbiamo solo precursori133: in questo passo il fatto che lopera dei grandi autori del passato non sia prototipo per unimitazione condotta sulla sua falsariga, ma punto di partenza per un percorso indipendente, indicato come un dato reale. Ma se si considera quanto Bazlen scrive per esempio a proposito di Sansom (e per la verit anche a proposito di molti altri autori), si comprende come quello che in sostanza lo sguardo di Orfeo appartenesse secondo lui solo a pochi. Non infatti improprio vedere linfluenza delle formulazioni circa lo sguardo di Orfeo nella pretesa che lopera non si fondi su uno sforzo di scrittura, dunque anche di imitazioni di modelli passati, ma sul naturale fluire di uno stimolo che, appunto, pi importante134 di essa, in quanto muove da ragioni umane.
Mi sembra [...] raccapricciante il fatto che in Europa ci sia un uomo (tra infiniti altri, circa come lui) non stupido, con doti non disprezzabili, umanamente probabilmente non troppo scadente che chi sa perch, [...], passa a tavolino, per un anno intero, non so quante ore al giorno, rompendosi la testa per creare un barbiere alle prese col suo senso dinferiorit davanti a un garagista. In che mondo siamo? quoi bon? Dell quoi bon, e delle ragioni (non ciniche , non disumane, anzi!) per cui ora [...] il momento di farla smettere con i personaggi piccoli , coi drammi soltanto descrittivi [...], ti scrivo unaltra volta135.

Nel caso di The body, dunque, lo sguardo di Orfeo, o meglio la sua assenza, assurto a movente, per quanto non esplicitato, della critica di Bazlen al libro: Sansom, cio, ha scritto rompendosi la testa, e senza volgersi a qualcosa di pi importante del risultato del proprio sforzo. inoltre anche interessante rilevare il fatto che in molti altri casi la presenza dello sguardo di Orfeo, rievocata esplicitamente o meno, sia anche quella caratteristica che suscita la sua passione per un libro. questo il caso del romanzo dello scrittore ungherese Lszl Nmeth, pubblicato nel 1965 nella collana dei Supercoralli con il titolo Una vita coniugale136 ,
Ivi, p. 229. Maurice Blanchot, Lo spazio letterario cit., p. 149. 135 Roberto Bazlen, Scritti cit., pp. 310-311. 590 Lszl Nmeth, Una vita coniugale, traduzione di Anita Rho, Torino, Einaudi, 1965.
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Una vita coniugale di Lszl Nmet.

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rispetto al quale Bazlen d un primo deciso giudizio il 12 novembre 1960, avvertendo che da prendersi ad occhi chiusi [...]: lunico romanzo di razza che io abbia letto da quando leggo per voi137. Un parere pi articolato, nel quale il nome di Orfeo compare esplicitamente, si pu leggere nella lettera del 10 aprile 1961, nella quale Bazlen fornisce la propria risposta allesplicita richiesta da parte di Fo di un giudizio dettagliato138, richiesta cos motivata: Sapendo che il libro ti piaciuto molto, vorrei vedere se non il caso di tenerlo presente per il premio internazionale che sar attribuito a Formentor ai primi di maggio139. Nella sua lettera, datata 10 aprile 1961, dunque il giorno seguente rispetto al giudizio su Blanchot, Bazlen premette di non conoscere con esattezza le condizioni del premio140, cosa che lo costringe a scrivere del premio che darei io, a un autore vivente [...] per unopera narrativa pienamente realizzata141: una premessa, questa, che mette in evidenza quanto il giudizio sia condizionato dalla soggettivit di chi lo scrive.
Ti ripeto: opera pienamente realizzata. E con questo, scarto tutta la narrativa sperimentale (lunica che ancora, e non troppo, mi interessi) perch premierei coraggio, disinvoltura, spregiudicatezza, avventurosit, consapevolezza di problemi scottanti, insofferenza di dischi vecchi e tutto quello che vuoi, in altre parole posizioni forse fertili e buone intenzioni, ma non quellopera per intenderci sulla quale vi ho messo sotto gli occhi lOrphe di Blanchot142.

In questo passo dalla lettura non immediata, Bazlen crea una completa sovrapposizione fra la figura di Orfeo cos come Maurice Blanchot la descrive e la scrittura di Nmeth, che evidentemente condivide qualcosa con la narrativa sperimentale, ma anche per certi aspetti la supera. Al di l del consueto ribaltamento paradossale per cui di seguito Bazlen afferma anche che sub specie Orphe non premierei nessuno143, risul-

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 novembre 1960. 138 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 19 febbraio1961. 139 Ibidem. 140 Ibidem. 141 Ibidem. 142 Ibidem. 143 Ibidem.
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ta interessante cercare di circoscrivere in che cosa consista per Bazlen il quid che Nmeth ha rispetto a quegli scrittori, dunque come concretamente si realizzi lo sguardo di Orfeo. In primo luogo, come si gi parzialmente visto, una dote di Nmeth risiede nel suo scrivere modestamente144, cosa che determina il fatto che nelle sue pagine non [ci sia] puzza di volont di opera darte, non [ci sia] emulazione145. Al di l di questo aspetto, lo sguardo di Orfeo si configura anche come ci che rende il romanzo
ricco, perch crea ininterrottamente qualcosa, senza ripetersi mai. Pensa al soggetto [...]: una specie di summa, di elenco di paradigmi, ma sempre vivo, mai calcolato o pedante - senza sospetto di filatelia. tutto necessario. Un miracolo146.

La posizione di Bazlen in questo caso pienamente lucida: la vitalit della scrittura, dunque il fatto che essa non risponda ad un piano precedentemente elaborato, si traduce in una fertile creazione, la quale, rispondendo a una necessit personale, non pu ripetersi, ma al contrario pu solo affermarsi nella propria unicit. questa la ragione che nel caso di Nmeth, e come si gi detto di altri autori, determina la compartecipazione di Bazlen al libro, il suo coinvolgimento personale ed in ultima istanza il suo impegno per la pubblicazione. curioso inoltre notare che la profondit, lurgenza che genera lopera, appaia mancante nei romanzi dello stesso Blanchot, che Bazlen si trova chiamato a giudicare. Il romanziere e saggista francese, quindi, almeno dal suo punto di vista, sembra aver creato sul piano teorico un mito di grande valore concettuale, che tuttavia poi non ha trovato quellapplicazione pratica, nellopera, che ne testimoni la veridicit: in ragione di questo, lonest di Blanchot, dunque insieme la spontaneit e la fedelt a unidea ben precisa dello scrivere che Bazlen molto spesso chiama in causa, risulta sostanzialmente compromessa. Di uno dei quattro romanzi di cui gli stata affidata la lettura (ma senza specificare di quale si tratti), infatti, egli rileva che

Ibidem. Ibidem. 146 Ibidem.


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ha pagine (pagine!) che toccano per la loro precisione, petulanza e monomania - ma quello che plausibile in una pagina, spesso in una frase diventa (almeno lo sospetto) esercizio, virtuosismo, gusto della sonata su una corda sola; lErlebnis [esperienza] gli scappa per la tangente della pagina scritta cos bene147.

Il giudizio di Calvino su Blanchot.

Con le parole appena citate, peraltro, Bazlen sostanzialmente conferma un giudizio che pochi mesi prima Calvino aveva dato circa il Blanchot romanziere, sostenendo che uno che lavora con grande rigore, niente da dire, per assolutamente negato a farsi leggere148. Proseguendo con le proprie considerazioni, Calvino inoltre sostiene che Blanchot non prende; resta freddo e grigio149: unaffermazione che sembra esprimere le conseguenze pi generali di quanto Bazlen aveva osservato sul piano della riuscita dello stile dello scrittore. Lossequio alla pagina limata che secondo Bazlen guida Blanchot nella sua scrittura narrativa smentisce insomma gli assunti espressi in Lo spazio letterario, laddove ad esempio si dice che scrivere, incomincia con lo sguardo di Orfeo. Questo sguardo limpulso del desiderio che spezza il destino e la preoccupazione del canto e, in questa determinazione inspirata e incurante esso raggiunge lorigine, consacra il canto150.

3.2.3 Lo sguardo di Orfeo nelle lettere editoriali. Resta a questo punto da sottolineare un possibile altro risvolto delle posizioni che si trovano riassunte nello sguardo di Orfeo, ovvero la rielaborazione di un mito che vede nello scrivere, come si visto, un desiderio che spezza [...] la preoccupazione del canto151, prescindendo dunque dai suoi risultati. Dallo specifico punto di vista di Bazlen, per questa ragione lopera si deve porre, prima di tutto, come il dialogo di un uomo con un altro uomo, giocato sulla condivisione di

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 ottobre 1960. Lettera di Italo Calvino a Luciano Fo (San Remo, 26 giugno 1960) in Italo Calvino, I libri degli altri: lettere 1947-1981, Torino, Einaudi, 1991, p. 334. 149 Ibidem. 150 Maurice Blanchot, Lo spazio letterario cit., p. 151. 151 Ibidem.
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unesperienza e di una visione della realt che in virt della sua forza si fa appunto letteratura: come si visto nel primo capitolo del presente lavoro, una conseguenza di questo risiede in primo luogo nel fatto che Bazlen rinunci alla scrittura di una propria opera dal momento che, appunto, non riesce a credere fino in fondo nella sua efficacia e nella possibilit che ancora lautore possa porsi come demiurgo, creatore di una struttura unica e totalizzante, percepita come rappresentazione della realt152 da sottoporre al lettore. Daltra parte, per, sembra anche che egli non rinunci del tutto, o forse non riesca a rinunciare, alla narrazione, e soprattutto alla narrazione come lui la concepisce, dunque come condivisione di unesperienza con un interlocutore che attraverso la partecipazione emotiva ne uscir arricchito. A questo proposito, Sergio Solmi sottolinea il fatto, per cos dire sospetto, che Bazlen abbia conservato con cura, invece di distruggere, i suoi quaderni e disegni [...] in un filo di ironica speranza153. Secondo Solmi, infatti,
labbandono alla sorte di simili orme, segni, concrezioni, di tali testimonianze cristallinamente enigmatiche di un passaggio, saccorderebbe abbastanza bene al suo gusto per i documenti di vita, per i diari, per quel non finito, tanto pi rivelatore, per lui, delle opere finite e costruite154.

La narrazione come condivisione di unesperienza.

A parere di chi scrive, non improprio vedere nel tono stesso di alcune lettere editoriali una ulteriore esemplificazione di quanto Solmi giustamente osserva. Non difficile, infatti, percepire come Bazlen colleghi strettamente il giudizio circa un libro con la circostanza nella quale lo ha letto: la quale, mediamente, viene descritta con unattitudine appunto narrativa, e si fonde con gli aspetti caratteristici del libro, in un interessante gioco di condizionamenti reciproci. Un esempio particolarmente significativo in tal senso costituito dal parere editoriale del 2 giugno 1960 relativo a Le monde desert di Pierre Jean Jouve, opera che non trover posto fra le pubblicazioni dellEinaudi. A proposito di questo libro Bazlen infatti preliminarmente dichiara che qui centra un fatto personale155, descritto subito di seguito con dovizia di particolari.

Le monde desert di Pierre Jean Jouve.

Paola Zelco, Roberto Bazlen: la scrittura dissolta cit., p. 20. Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 270. 154 Ibidem. 155 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto
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Per dare conto del coinvolgimento e del particolare spirito che le sue parole tradiscono, si cita il parere nella sua quasi totale interezza:
Anche questo lho letto in treno, attraversando la Svizzera, in un infernale vagone letto di tipo razionalissimo che non conoscevo, e che di giorno non ha divano, ma soltanto una poltrona di metallo in un ambiente di metallo, e ci si sente come sulla sedia elettrica durante un viaggio interplanetario. [...]. In treno, faceva freddo, avevo passato una notte irritante sulle ruote, avevo una sgradevole sensazione di febbre, mi sono nuovamente sentito sfiorato dalla polmonite. Per cacciare questa sensazione, prendo in mano il libro [...], e mi trovo davanti al monologo durante il delirio di una polmonite. Letto a freddo, forse mi sarebbe sembrato voluto, artificiale, tirato per i capelli, - ma letto in quelle condizioni mi sono accorto che era di una precisione fotografica, e tutto quello che avrebbe potuto sembrare stile non era che una geniale economia. Ho letto di un fiato tutto il libro sotto questo segno, e devo dire che mi ha gepackt [avvinto]156.

Quando il giudizio sul libro condizionato da circostanze personali.

A dispetto del parere immediatamente successivo, a proposito di un romanzo del quale si dice unicamente che uno schifo157, nel caso di Jouve evidente come la forza della narrazione, che salva il suo libro dallessere voluto, artificiale, risvegli anche la compartecipazione di Bazlen e inconsciamente la sua personale necessit di raccontare e di abbandonarsi ad un gusto della descrizione (per esempio quella del treno) che nulla ha davvero a che fare con il libro in questione. Lo scambio fra lo scrittore e il lettore dunque avvenuto, e permette a questultimo di spaziare, di modificare il proprio giudizio e dare ad esso una forma che in parte esula dallo schema158 consueto delle lettere editoriali, fondato principalmente su tre elementi, ovvero la presentazione [...] dellautore159, la descrizione del testo160, infine il giudizio [...] sulla pubblicabilit161. Inoltre, nel caso specifico di Jouve, la

Bazlen a Luciano Fo, 2 giugno 1960. 156 Ibidem. 157 Ibidem. 158 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 135. 159 Ibidem. 160 Ibidem. 161 Ibidem.

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forza e levidenza della descrizione libera infine lo scrittore, almeno agli occhi di Bazlen, dal pericolo di incarnare quegli altissimi ideali deodorati162 nei quali lo scrittore cresciuto e che avrebbero potuto condizionarlo negativamente: la spontaneit della scrittura, che accende il piacere e il bisogno di raccontare del lettore stesso, positivamente mette a tacere in Jouve i concetti, il vocabolario, i luoghi comuni, i pregiudizi, i tab, i miti163, che a Bazlen risultavano, come si visto, particolarmente odiosi. Se lincontro tra lesperienza dellautore e quella del lettore spinge questultimo a mettersi in gioco sul piano del racconto (di modo che la lettura diviene una continuazione di quella fittissima rete di rapporti umani che Bobi Bazlen andava tessendo di giorno in giorno164), non daltra parte infrequente, come si gi accennato, la presenza di uno stimolo, per cos dire, di fantasia, una fascinazione delle immagini, che pu apparire come unapplicazione dello sguardo di Orfeo alla forma della lettera editoriale: vale a dire che, occasionalmente, per un momento Bazlen si distrae dalla finalit prima del proprio scritto, e mostra qualcosa di s, o comunque qualcosa di altro rispetto al parere di lettura: cosa che aiuta a comprendere perch le lettere editoriali possano essere considerate le forme scritte in cui lingegno di Roberto Bazlen si esprime meglio165. La momentanea deriva su un piano diverso da quello del semplice parere editoriale avviene per esempio nel caso del parere circa il romanzo dellamericano Edmund Wilson Memoirs of Hecate county, nel quale il fastidio per una scrittura evidentemente troppo scontata, quindi troppo poco stimolante, si traduce nel breve quadro che avvilisce lo scrittore a ruolo di cameriere, dipingendo quindi il lettore come avventore libero di manifestare la propria insoddisfazione: Wilson [...] mi serviva le pagine con stile perfetto, e lunica cosa che sentivo veramente era lirritazione di non potergli gettare la mancia in faccia166. Memoirs of Hecate county, peraltro, nella stessa lettera posto a confronto con un altro romanzo americano, che

162 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 2 giugno 1960. 163 J. T., Uno strano caso di sterilit letteraria, in Settanta, agosto-settembre 1970, p. 78. 164 Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 93. 165 Ivi, p. 134. 166 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 maggio 1960.

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The Looking Glass di William March.

invece ha suscitato lentusiasmo di Bazlen, e che meriterebbe dunque la mancia negata a Wilson. Si tratta di The looking glass di William March, per descrivere il quale, nella lettera del 9 marzo 1960, egli aveva utilizzato levocativa metafora della carne viva del racconto167, prodotto da un autore che un matto con lanima a fior di pelle168. Il carattere viscerale dello scrivere di March determina cos il fatto che in confronto al suo romanzo tutto era piatto, anemico, sterile, di un materiale plastico sintetico (immagine che vale, passata la sbornia di William March, per quasi tutta la narrativa anglo-americana)169. Lo stesso Bazlen, dunque, definisce il proprio parere editoriale come immagine, e tuttavia nel farlo non dimentica totalmente la finalit prima di ci che sta scrivendo, se tornando a parlare del romanzo come possibile pubblicazione egli conclude, in ossequio a un ragionamento di ordine editoriale, proponendo di farlo e lanciarlo170. La struttura generale della lunga lettera che ospita il parere editoriale circa The looking glass pu inoltre esemplificare per unultima volta quella particolare forma di rapporto partecipativo e vitale, di interazione anche fantasiosa, che Bazlen sembra intrattenere nei confronti dei libri la cui lettura gli era affidata da Einaudi. Nel tentativo di disporre ordinatamente una serie molto numerosa di pareri, infatti, egli chiarisce preliminarmente che la mia norma e il mio argomento pi valido sono il gusto e la compartecipazione con i quali li ho letti171: e si pu poi immaginare che sia appunto la compartecipazione che Bazlen sente o meno nel corso della lettura che lo porta a disporre le proprie trattazioni in categorie create ad hoc. Egli infatti parla in primo luogo dei libri dei quali mi sento di rispondere (o ancora, che mi hanno dato veramente qualcosa), seguiti dai libri che non mi sento di scartare senza possibilit di appello, per concludere infine, velocemente, con le condanne senza appello. Allinterno di questa griglia, che in se stessa tradisce anche solo un minimo aspetto di giocosit e soprattutto di creativit, i giudizi sui singoli libri ospitano poi altrettante brevi notazioni che coloriscono il semplice parere editoriale: la tendenza alla

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 293. Ibidem. 169 Ibidem. 170 Ivi, p. 294. 171 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 marzo 1960. Le citazioni che seguono sono tratte dalla stessa lettera.
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creazione di immagini e metafore si rivela poi soprattutto, in questo caso, circa i pareri negativi, laddove per esempio lopera della scrittrice irlandese Iris Murdoch definita, senza altra notazione, prima della classe; perfetta; sapore dei cibi congelati, prima di essere sgelati completamente, dunque con un giudizio allinsegna del comico al quale fanno seguito le poche parole dedicate al sessuologo americano John Money: altro primo della classe. Questo per, di una classe di deficienti. Giudizi impietosi e argomentati solo dallevidenza delle immagini utilizzate, ai quali fanno da controcanto le brevi note positive come quella relativa allopera dello scrittore russo Aleksandr Grin:
come per certe fiabe, si pu capire soltanto mentre la si vive leggendola, - e come per certe fiabe, non si pu dire se bella o brutta - o si ingrana o non si ingrana. Io ho ingranato; quanta gente ci sia, in Italia, che possa ingranare, non so; io ne conosco parecchia.

Iris Murdoch.

Sembra dunque che lo stretto legame esistente tra lidea di letteratura (e di scrittura) coltivata dal lettore editoriale e il giudizio da lui espresso172 in Bazlen si declini anche in quanto si appena cercato di descrivere: ovvero la tendenza ad esprimere i propri pareri editoriali anche allinsegna del gioco descrittivo, della partecipazione emotiva, insomma di uno spirito e unattitudine che non sono unicamente quelli del lettore editoriale che offre il proprio parere alla casa editrice. Tali aspetti, inoltre, nel caso di Bazlen costituiscono forse lultima applicazione del sistema di reciproci richiami che lega il suo pensiero teorico con la scelta di non scrivere ed, infine, con il suo lavoro editoriale. Come si visto nel primo capitolo, infatti, la scrittura, e soprattutto la pubblicazione, non sono strade che Bazlen si senta di intraprendere per intrattenere un proficuo dialogo con il pubblico dei lettori, cosa che lo spinge alla scelta, rappresentata metaforicamente ne Il capitano di lungo corso, di dedicarsi al lavoro editoriale: il quale dunque pu essere visto come personale opzione rispetto alla condizione estrema in cui la cultura letteraria del Novecento ritaglia il suo spazio pi autentico e vitale173. La coerenza della base teorica del proprio agire dunque

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Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 140. Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 109.

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La lettera editoriale come forma di prosa.

molto forte: non forse ingannevole, tuttavia, anche la percezione che se da un lato il mandato letterario viene rifiutato, non assolto in quanto gi decaduto174, dallaltro nel rifiuto di Bazlen si aprano piccoli spiragli, che probabilmente suppliscono a una soluzione non sempre sentita come soddisfacente. In questo modo, la lettera editoriale sembra essere intesa anche come una particolare e personalissima forma di prosa, di possibilit espressiva175, di divertito dialogo di un lettore con un altro lettore, nel tentativo di avvincerlo e convincerlo a leggere a propria volta: ne emerge dunque unurgenza di contatto con il proprio interlocutore che non forse molto diversa da quella che, anche alla luce delle considerazioni circa lo sguardo di Orfeo, secondo Bazlen dovrebbe guidare lautore nel gesto della scrittura. Il risultato, in alcune lettere, sembra essere una sorta di reinvenzione ed ulteriore coloritura dello scrivere e dellinventivit altrui tramite lintervento della propria inventivit, che si esplica nel porgere, [...] mostrare, [...] segnare in margine, [...] spargere indizi di quellaltrove che come un abisso soggiace a tutto lo scrivibile e il dichiarabile176. Per fare un ultimo esempio, la descrizione, indirizzata a Italo Calvino, della trama di A house for Mr Biswas di V. S. Naipaul si trasforma nelle veloci e divertite righe che si riportano di seguito, dedicate alla descrizione delle vicende di un personaggio, indiano come lautore che lo ha creato, destinato a morire [...] disoccupato e di mal di cuore, dopo essere stato ammalato di stomaco per almeno quattrocento pagine177:
metti assieme tutti questi capitoli, e hai non soltanto la vita completa del Signor Biswas, ma anche quella (completa) del clan di sua moglie, che lo divora - suocera, se ben ricordo undici cognate tra cui tre vedove (vedove!) e dunque otto cognati, pi due cognati fratelli della moglie, sorella della suocera, cognato della suocera, un grouillement di infiniti nipoti in un caos garantitamente napoletano, tutti ben caratterizzati, tutti distinguibili, tutti ininterrottamente in piena azione, per lo pi nefasta178.

Ivi, p. 108. Ivi, p. 62. 176 Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 78. 177 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Italo Calvino, 21 febbraio 1962. 178 Ibidem.
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3.2.4 Gli autori italiani. Se, come si visto fino ad ora, il criterio primo dei giudizi dati da Bazlen consisteva nella valutazione di quella che da lui definita come una compartecipazione rispetto al libro, e dunque una relazione prima di tutto umana con il suo autore, non sarebbe inopportuno aspettarsi da parte sua la promozione, accanto a quegli autori mitteleuropei che come si visto egli promosse tenacemente, di scrittori italiani, partecipi dunque di mondi tendenzialmente molto vicini a quelli che egli stesso condivideva. Al contrario, per, lesiguit di nomi italiani citati nelle lettere ad Einaudi induce a riflettere ulteriormente circa le sue esigenze come lettore, a volte contraddittorie e spesso difficili da delineare. A questo proposito, poi, si pu osservare che se a proposito di Einaudi bene tenere a mente che il ruolo principale di Bazlen era, come si detto, quello di consulente per le letterature straniere, daltro canto, anche nel caso degli altri numerosi editori con i quali collabor, la proposta di autori italiani, contemporanei o meno, pressoch nulla.
In genere, come vedrai, comincio a puntare, per i Coralli, su libretti di - o su - altre culture. Non esotismi decorativi [...], n usi e costumi da romanzo coloniale inglese. Ma che ci sia almeno un paesaggio poco noto, o un modo di vivere che non sia il nostro. Tutto quello che raccontano - o che si svolge tra - i visi pallidi, diventato di una monotonia esasperante: la Invernizio e Blanchot sono diventati quasi la stessa cosa179.

Dal passo appena citato emerge con una certa evidenza la denuncia da parte di Bazlen di una certa monotonia e mancanza di vitalit (dunque di interesse) nella letteratura europea, la quale si traduce nella proposta, in questo caso, del romanzo di un autore camerunense, ovvero Le vieux ngre et la medaille di Ferdinand Oyono, rispetto al quale egli comunque specifica che si tratta di un autore negro, non primitivo, ma letterato francese180: tutte caratteristiche che non varranno comunque a deter-

179 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 ottobre 1960. 180 Ibidem.

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Lunicit del libro.

minare la scelta di acquisto dei diritti, se un anno dopo, il 22 dicembre 1961, Bazlen lamenter la mancata pubblicazione del libro, questa volta definito come uninezia molto simpatica181. Ad ogni modo, in conseguenza di quanto si appena rilevato si pu supporre che accanto alla necessit di compartecipazione, che avrebbe potuto spingere Bazlen in direzione della letteratura italiana, doveva intervenire anche un altro valore per lui fondamentale, ovvero lunicit del libro, la sua capacit, appunto, di presentare agli occhi del lettore un modo di vivere che non sia il nostro. comunque bene tenere a mente che allinterno di questo criterio generale sia per ancora una volta la vicinanza, la presenza di un orizzonte di valori condiviso da autore e lettore, a guidare lattenzione di Bazlen verso uno scrittore italiano piuttosto che un altro. Lesempio di Stelio Mattioni, autore non a caso triestino del quale egli, oltre che ignoto regista del caso Svevo182 considerato scopritore183, a questo proposito significativo: e ci a maggior ragione se si considera che il parere editoriale relativo alla sua raccolta di novelle I sosia compare proprio nella stessa lettera, quella del 21 ottobre 1960, in cui Bazlen dichiara la propria intenzione di puntare, per i Coralli, su altre culture. La lettura data dellopera e del personaggio di Mattioni (come sempre strettamente connessi fra di loro) infatti condotta tenendo in gran conto la sua provenienza triestina:
venuto a trovarmi, qualche settimana fa, un non intellettuale triestino, lometto Stelio Mattioni, sotto i 40 anni, impiegatino selfmade, provincialissimo come non lo si pu essere che a Trieste, simpaticissimo (anche alla Ljuba), autore di un volume di versi disprezzatissimo da Stuparich and Co, [...] e mi ha lasciato il suo piuttosto grosso manoscritto, i Sosia, 3 lunghe novelle184.

Stelio Mattioni.

In primo luogo, dunque, come spesso avviene Bazlen d un veloce inquadramento, ma sempre di grande incisivit, circa lautore, considerato come uomo, anzi come ometto, con un termine che si riferisce

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 22 dicembre 1961. 182 Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 19. 183 Ibidem. 184 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 ottobre 1960.
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dunque anche allaspetto fisico di Mattioni. Quel che pi conta, nel caso specifico la valutazione circa luomo data sulla base della provenienza da una citt, appunto la stessa nella quale Bazlen era cresciuto e si era formato, che viene considerata come ragione del provincialismo di Mattioni. Il fatto poi che il gruppo di intellettuali con i quali egli ha a che fare sia costituito da Stuparich and Co. non sembra costituire un elemento positivo, se si considera quanto Bazlen andava dicendo di lui e della sua opera letteraria185: come a dire che ai limiti della mentalit di Mattioni dovevano corrisponderne di paragonabili nella cerchia degli intellettuali della sua citt, che Bazlen conosceva molto bene. Al di l di queste prime considerazioni di natura umana, nelle quali la presenza di Trieste forte, ma di segno negativo, interessante notare quanto si pu leggere a proposito dellopera in s e per s dello scrittore: anche nella formulazione del giudizio circa questultima, infatti, la citt, o meglio la sua produzione letteraria, ha un ruolo determinante, questa volta per in quanto termine di paragone per la produzione dei giovani autori triestini. Della raccolta I sosia, infatti, dopo aver dichiarato che non mi sembra roba da buttar via alla leggera186, Bazlen osserva quanto segue:
c aria (non imitazione) di Svevo, c in certi episodi lintensit che avevano a suo tempo (ora lhanno perduta, e si sono dissolti in confusione, in leziosit stilistiche - ho tentato di rileggerli mesi fa) i Tre crocifissi di Quarantotti, c necessit - anzi un (molto modesto) demone.

Sembra dunque che il valore che caratterizza lopera di Mattioni sia da vedersi prevalentemente nel suo riecheggiare un elemento noto non solo a Bazlen, ma a qualsiasi lettore italiano, ovvero il tono della scrittura sveniana. Lesigenza del nuovo, dellunicit del libro, sembra dunque qui tradotta in una ricerca di segno quasi opposto, ovvero la riconoscibilit della scrittura di Mattioni sotto linsegna di quella di uno dei maggiori
Si ricordi a questo proposito il gi citato passo di una lettera del 1949 di Bazlen allamico triestino Giorgio Voghera, nella quale si legge: ho capito una volta di pi perch non voglio rivedere trieste (anche il libro di Stuparich che ho sfogliato rapidamente, me lo fa comprendere, grndlich [a fondo]). La citazione tratta da Roberto Bazlen, Giorgio Voghera, Le tracce del sapiente, Lettere 1949-1965 cit., p. 29. 186 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 ottobre 1960. Da essa sono tratte le citazioni che seguono.
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La spontaneit e la semplicit della scrittura come elementi di disvalore.

autori della letteratura di Trieste. Tale tipo di atteggiamento, in parte diverso da quello che si fino ad ora rilevato, deriva forse anche dal fatto che come si visto gran parte dei valori letterari cui Bazlen si richiama sono riconducibili al contesto triestino: rispetto ad un mondo che egli conosceva cos bene perch era stato anche il suo, dunque, gli era forse inevitabile cercare ci che gli era noto e che gli risultava riconoscibile. In tal modo, la necessit, valore come si visto fondante in Bazlen ed equivalente alla forza dellesperienza che spinge alla scrittura, appare qui adombrata da valutazioni di ordine diverso, in nome delle quali, ad esempio, lingenuit di Mattioni designata come quasi scostante, e a chi guarder le novelle viene consigliato di superare la barriera dellhome made. La spontaneit e la semplicit della scrittura, che in altri contesti avevano raccolto ogni approvazione da parte di Bazlen, in questo frangente appaiono invece pi come elementi di disvalore, o comunque rientrano fra quegli aspetti rispetto ai quali egli sembra prescrivere un impegno e un miglioramento allautore. Stupisce infatti, se si pensa a quanto detto fino ad ora, che Bazlen osservi fra laltro che se un Vittorini se la sentisse di educarlo, come ha fatto con uno degli scrittori di Menab, potrebbe saltar fuori, mi pare, molto pi di uno scrittore da Menab. A fronte di giudizi gi citati in cui Bazlen elegge a motivo di valore di un libro il fatto che esso sia nato - non [...] scritto187, pu risultare disorientante che per un giovane autore, del quale peraltro riconosce labilit, egli pensi addirittura ad una forma di educazione, dunque, sembra, allapprendimento di modalit di scrittura ritenute pi consone rispetto a quelle adottate spontaneamente da Mattioni. Oltre a quelle gi considerate, altre possibili ragioni dellipotesi di revisione di I sosia sollevata da Bazlen si possono leggere in una lettera inviata allo scrittore pochi giorni dopo quella einaudiana, il 25 ottobre 1960. In essa, in primo luogo Bazlen lo mette in guardia da eccessive illusioni di pubblicazione (dubito molto. Ma stiamo a vedere188). Un aspetto, daltronde, sul quale fa alcune considerazioni anche nella lettera a Fo, nel momento in cui, dopo aver ventilato lipotesi che

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 291. Si tratta in questo caso del gi parzialmente citato parere editoriale circa Blind Owl dello scrittore iraniano Sadgh Hedayt. 188 Lettera di Roberto Bazlen a Stelio Mattioni (Venezia, 25 ottobre 1960) in Roberto Bazlen, Scusi questo tono da maestrino. Una lettera inedita allo scrittore triestino, in il Piccolo, 14 aprile 1993, p. 5.
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Mattioni possa diventare uno scrittore da Menab189, egli osserva che queste sarebbero fortune, mi pare, che non sono nel destino di Mattioni190: sono, queste, riserve per la verit ingiustificate, dal momento che Il sosia gi nel 1962 verr pubblicato nei Coralli191, collana di narratori contemporanei italiani ed esteri. Il fatto che le proposte di Bazlen ebbero un seguito tangibile, peraltro, testimoniato da una lettera che il 29 novembre 1960, dunque un mese dopo la sua segnalazione, Calvino scrive appunto a Vittorini, al quale poi il libro piacque192, per annunciargli che
siamo in possesso duno scrittore che mi pare del tutto eccezionale. Non somiglia a nessuno, ha un mondo fantastico proprio e di grande forza, ed misterioso sul serio, senza nessuna compiacenza fumistica. Si chiama Stelio Mattioni, [...] triestino. Ci arriva tramite Bobi Bazlen193.

Al di l di questo, interessante notare come nella sua lettera a Mattioni Bazlen ponga la sua scrittura in opposizione a quella degli altri autori italiani (un aspetto rilevato anche da Calvino), dallaltro gli consigli un lavoro di rigida revisione, dunque appunto anche di parziale snaturamento della propria spontaneit, in ossequio al gusto del lettore italiano. La terza novella della raccolta cos presentata come non bella, anzi, ma necessaria, intensa, in certi punti un po invasata194 e tali aspetti sono indicati come positivi, dal momento che sono qualit che non appartengono agli italiani195. Subito di seguito, tuttavia, Bazlen prosegue

189 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 21 ottobre 1960. 190 Ibidem. 191 Stelio Mattioni, Il sosia, Torino, Einaudi, 1962. interessante notare, peraltro, che a partire dalla fine degli anni Sessanta diverse opere di Mattioni entreranno a fare parte del catalogo Adelphi. 192 Bruno Maier, Saggi sulla letteratura triestina del Novecento cit., p. 289. 193 Lettera di Italo Calvino a Elio Vittorini (29 novembre 1960) in Italo Calvino, I libri degli altri: lettere 1948-1981 cit., p. 348. Il seguito della lettera che Calvino scrive a Vittorini, peraltro, permette di vedere come in effetti lipotesi ventilata da Bazlen di un Mattioni come scrittore da Menab fu accettata e portata avanti allinterno della casa editrice. Calvino infatti a proposito dei tre racconti de I sosia afferma che si potrebbe sceglierne uno dei tre [...] per il Menab, data la notevole lunghezza, e poi pubblicarne tre nei Coralli. Sar questultima possibilit ad essere realizzata da Einaudi. 194 Lettera di Roberto Bazlen a Stelio Mattioni (Venezia, 25 ottobre 1960) in Roberto Bazlen, Scusi questo tono da maestrino. Una lettera inedita allo scrittore triestino cit., p. 5. 195 Ibidem.

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annotando che daltra parte c qualche ingenuit, certi svolgimenti poco (o niente motivati), - e quello che gli italiani non perdonano, qualche infelicit o goffaggine despressione196: tutti aspetti di fronte ai quali, inaspettatamente, Bazlen assume consapevolmente un tono didattico, da maestrino197, del quale si scusa con lo scrittore, e che in effetti appare inaspettato a maggior ragione se si considera la sezione delle Note senza testo relativa allimmaginario dialogo fra un allievo198ed un maestro199. In essa, per fare un solo esempio, alla domanda allora non sei una guida?200 postagli dallallievo, il maestro umilmente risponde: no, quanto te, perch tu mi sei venuto incontro... e che tu mi sia venuto incontro il mio limite201. Resta comunque il fatto che se da un lato non improprio vedere una parziale incoerenza nellatteggiamento di Bazlen nei confronti di Mattioni, dallaltro lato, alla luce delle testimonianze di questultimo, il suo atteggiamento non deve essere considerato eccessivamente severo. Limmagine che di Bazlen lo scrittore triestino restituisce infatti quella del paziente maestro, descritta nelle Note senza testo e caratterizzata dalla
soddisfazione di avermi scoperto, che nei suoi giudizi non ebbe mai laspetto di una lezione, ma dincoraggiamento continuo s, e direi interessato oltre i limiti di un espertissimo nei confronti di uno scrittorello spontaneo che cercava di corrispondere alle sue speranze facendo del proprio meglio202.

Daltronde, non inopportuno considerare il fatto che lo stesso Calvino, nella gi citata lettera a Vittorini a proposito de I sosia, descritti come la rappresentazione di un fondo di ambienti piccolo borghesi triestini visti senza misericordia, sul quale si staccano le storie pi strane203, ponga in evidenza, ad esempio, il fatto che il primo molto sgangherato e scritto

Ibidem. Ibidem. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 222. 199 Ibidem. 200 Ivi, p. 223. 201 Ibidem. 202 Intervento di Stelio Mattioni al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 58. 203 Lettera di Italo Calvino a Elio Vittorini (29 novembre 1960) in Italo Calvino, I libri degli altri: lettere 1947-1981 cit., p. 348.
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coi piedi, e poi man mano negli altri racconti si va facendo pi bravo204: un parere che insomma dimostra, insieme alle ammissioni di Mattioni stesso, quanto forse le osservazioni di Bazlen non fossero arbitrarie. Sempre strettamente legato al mondo intellettuale triestino un altro libro italiano, dal titolo Il segreto, con il quale Bazlen sembra mostrare una certa affinit: tuttavia bene tenere conto che essa non espressa nelle lettere inviate ad Einaudi, presso il quale daltronde egli stesso riconosce che il mio campo rigidamente ridotto alle letterature estere205. Le tracce dellapprezzamento circa questo romanzo vanno invece cercate nel carteggio intrattenuto negli anni, per la verit con una certa incostanza, con lamico Giorgio Voghera, autore del pi volte citato Gli anni della psicanalisi. Lamicizia con Voghera non fu in nessun caso [...] letteraria206, visto il fatto che su questo tema tra i due non ci fu mai unintesa207: li divideva, infatti, il fatto che lamico fosse pi legato alla cultura classica208, cosa che come si visto non apparteneva del tutto a Bazlen. Eppure questultimo, chiamato ad esprimere il proprio parere circa il romanzo Il segreto, del padre di Giorgio, Guido Voghera, non mancher di dare una lettura, tanto veloce quanto significativa, che tuttavia non prende in considerazione [...] la possibilit di una pubblicazione209. Secondo un atteggiamento che non gli era del tutto estraneo, infatti, Bazlen procrastina il pi possibile il momento in cui dovr rispondere alle domande che gli vengono poste. Giunto poi quel momento, egli espone concisamente idee e pareri sui quali promette di ritornare, lasciandoli, come ad esempio avviene anche per il Capitano di lungo corso, concludersi in nebbioso avvenire, o [...] non concludersi mai210. Dalla lettura delle lettere fra Bazlen e Giorgio Voghera, infatti, emerge che il manoscritto de Il segreto, il cui autore volle peraltro restare anonimo, affidandolo al figlio per una pubblicazione postuma, fu consegnato a

Lamicizia con Giorgio Voghera e il manoscritto del padre Guido.

Ibidem. Lettera di Roberto Bazlen a Stelio Mattioni (Venezia, 25 ottobre 1960) in Roberto Bazlen, Scusi questo tono da maestrino. Una lettera inedita allo scrittore triestino cit., p. 5. 206 Intervento di Giorgio Voghera al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 23. 207 Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 21. 208 Ibidem. 209 Intervento di Giorgio Voghera al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 23. 210 Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 270.
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Bazlen gi dal 1949: il 23 dicembre di quellanno, infatti, egli scrive che per non sfogliare rapidamente il tuo manoscritto, non lho ancora letto, concludendo con la promessa di farlo nei primi giorni di gennaio211, ed esprimendo la consueta avversione nei confronti della citt natale (intanto, a Trieste, non salutarmi nessuno, ma salutami i tuoi, che sono in Palestina212). Pi importante il fatto che dalle parole che si sono appena citate risulti evidente che a Bazlen venga fatto credere che Il segreto sia opera di Giorgio Voghera. Con questa fallace consapevolezza, dopo aver lasciato scorrere due anni, il 20 novembre 1951 Bazlen formula il proprio parere sul manoscritto: un giudizio che appare in sostanza molto positivo. In primo luogo, infatti, Bazlen premette che vorrebbe trattare la questione a voce, una volta, molto a lungo213, dal momento che il romanzo implica tali problemi che non hanno nulla a che fare [...] con le usuali discussioni dei casi di vita214. Posto questo, cos prosegue nel proprio giudizio:
lunica cosa che ti posso dire che mi ha toccato moltissimo, che se il termine non fosse troppo logoro ti direi che sono veramente vissuto sotto il fascino di certe tue lucidit (ti ripeto che lho letto in due giorni e mezzo, e non per buttarlo gi e farla finita), e che chi sa vivere con tale intensit unesperienza non ha il diritto di fermarsi, e di chiudere bottega215.

Per quanto, come si detto, egli non si sia potuto impegnare per la pubblicazione de Il segreto, evidente che avendone avuto la possibilit Bazlen avrebbe promosso il romanzo: nel parere appena citato, infatti, egli pone in luce il coinvolgimento che la forza e lintensit di unesperienza causano in chi legge e che, come si visto, in numerosi casi lo avevano spinto a caldeggiare la pubblicazione di un romanzo. In cosa poi lesperienza descritta da Giorgio Voghera consista, lo specifica Linuccia Saba, figlia di Umberto e altra attrice nel caso de Il segreto, nellintrodu-

211 Lettera di Roberto Bazlen a Giorgio Voghera (Roma, 23 dicembre 1949) in Roberto Bazlen, Giorgio Voghera, Le tracce del sapiente, Lettere 1949-1965, a cura di Renzo Cigoi, Udine, Campanotto Editore, 1995, p. 29. 212 Ibidem. 213 Ivi, p. 31. 214 Ibidem. 215 Ibidem.

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zione al romanzo, che verr infatti pubblicato, firmato da un Anonimo Triestino, nel 1961 allinterno della collana dei Nuovi Coralli.
Era un lungo, straziante, serrato monologo, prima del bambino, poi del ragazzo e infine delluomo. Quasi senza avvenimenti esterni, per pagine e pagine, restiamo avvinti al corso di una vita, alle esperienza, le speranze, la disperazione, le fatiche del protagonista sempre sperando, con lui e contro di lui, che si liberi e parli. [...]. Ed questo, forse, il fascino del racconto: un racconto che la nascita, lo svilupparsi e lo stabilizzarsi di un amore e della sua gelida, soverchiante ombra, la sotterranea nevrosi che proprio lamore libera e scatena216.

Il romanzo di Guido Voghera, dunque, si caratterizza per una forte impronta psicologica, che lo avvicina a generi quali la narrativa di analisi e di memoria, [...], [l]autobiografia, [il] journal intime217, per la presenza di una nevrosi, termine che come si visto Bazlen aveva dovuto sentire pi volte nellambiente in cui era cresciuto, e che appunto ora ritrovava nella scrittura di una persona che a quello stesso ambiente aveva partecipato. La profondit, lautoanalisi, lespressione sincera del s tornano dunque a catturare il suo interesse, dal momento che con questi argomenti, come si visto nel primo capitolo, egli aveva avuto a che fare sin da giovane. In tal modo, certi aspetti della letteratura triestina218 presenti nel romanzo, nonch una certa aura mitteleuropea del Mann, del Kafka, del Musil219, ed infine le dottrine freudiane220 dovevano appunto trovare in Bazlen unaccoglienza molto consapevole. Accanto alla positiva rilevazione dellintensitdellesperienza per opportuno notare che Bazlen, in una lettera di poco successiva a quella citata, ritorni sulla questione del manoscritto de Il segreto, denunciandone questa volta, seppur con una buona dose di oscurit, i limiti. Dopo aver specificato che la trattazione della questione richiederebbe tempo ed energia, Bazlen la definisce affermando in prima istanza che mi sembra il momento di affrontare una lebenseinstellung

Linuccia Saba, Introduzione a Anonimo Triestino, Il segreto, Torino, Einaudi, 1961, pp. 5-6. Bruno Maier, Saggi sulla letteratura triestina del Novecento cit., p. 29. 218 Ibidem. 219 Ibidem. 220 Ibidem.
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[regola di vita] (e la possibilit di affrontarla esiste [...]) che comincia a diventare un po troppo deleteria, non dico per te, ma per tutti, e con la quale sarebbe ora di farla finita221. Lentit di tale regola di vita quanto mai difficile da cogliere, dal momento che, visto il modo in cui descritta, non chiaro se sia collegata a una riflessione di natura letteraria o umana. Partendo per dal presupposto che, come si visto, i due aspetti erano per lui quasi completamente sovrapponibili, si pu forse immaginare che la formulazione che segue consista nella velata critica a una mancanza di vitalit tanto delluomo quanto dello scrittore, che Bazlen ancora credeva essere Giorgio Voghera:
del resto una faccenda che ho formulato credo fino in fondo, e sulla quale ho gi scritto parecchio - pensa che quasi tutta la cultura che in un certo modo ci ha determinato o espresso in questi secoli, stata fatta da gente che non ha superato la crisi dei 42 anni; i Pascal, Spinoza, Kierkegaard, ecc. ecc. - e che ora giunto il momento in cui verso i quarantadue bisognerebbe finalmente cominciare a vivere222.

La risoluzione del caso de Il segreto.

La questione resta a questo punto in tutti i sensi sospesa, vista la pressoch completa interruzione del carteggio fra il 1951 e il 1961: in questo anno, infatti, che Giorgio Voghera torna a rivolgersi allamico, per chiarire definitivamente quali siano lorigine e lautore de Il segreto. La lettera che il 2 luglio Bazlen riceve, infatti, contiene in primo luogo la scusa di una grossissima bugia e [...] una piccola, ma calda e insistente preghiera223. Di seguito, infatti, Voghera rivela che Il segreto consiste nelle memorie non sue ma di suo padre e prosegue spiegando che io volevo che tu le leggessi ed esprimessi il tuo parere; ed anche pap lo desiderava, ma non voleva assolutamente che tu sapessi che le aveva scritte lui224: un uomo di molti anni pi vecchio di Bazlen, che lo aveva

221 Lettera di Roberto Bazlen a Giorgio Voghera, Roma, 28 dicembre 1951. In Roberto Bazlen, Giorgio Voghera, Le tracce del sapiente, Lettere 1949-1965 cit., p. 35. 222 Ibidem. In effetti, nelle Note senza testo si pu trovare testimonianza della riflessione a cui Bazlen allude nella sua lettera a Voghera. In uno degli aforismi, per la verit fra i meno concettualizzati, si legge infatti: morti o crollati nella mia et critica (42 anni) nella mia situazione: Spinoza, Kierkegaard, Pascal, Nietzsche, Van Gogh, Kafka. Cfr. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 178. 223 Lettera di Giorgio Voghera a Roberto Bazlen, Trieste, 2 luglio 1961. In Roberto Bazlen, Giorgio Voghera, Le tracce del sapiente, Lettere 1949-1965 cit., p. 41. 224 Ibidem.

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conosciuto quando era nientaltro che un ragazzo, aveva dunque grande soggezione e timore del suo parere circa la propria opera. Ulteriore testimonianza, questultima, della stima che la sua figura, anche quando egli era molto giovane, doveva raccogliere: ad essa peraltro, come si gi visto, Bazlen avrebbe risposto negli anni con sempre maggiore freddezza, se ad esempio nella risposta inviata a Giorgio Voghera si percepisce chiaramente lintento di mostrarsi superiore allambiente letterario triestino, ma anche genericamente italiano. Non allora difficile capire, vista la sua estraneit quantomeno pretesa a questi mondi, la grande volont di viaggiare e soprattutto linteresse e laffezione molto pi per le opere letterarie straniere che non per quelle italiane. Cos infatti Bazlen scrive il 30 agosto 1961 dalla provincia di Merano, una delle mete preferite, appunto, dei suoi viaggi lontano dai centri nevralgici della cultura italiana:
In ogni caso, stai tranquillo - da quando uscito il libro sono completamente fuori dal mondo (e particolarmente da quello che legge subito le novit italiane), e dopo di qua - vado in mondi dove litaliano non lo leggono (credo a Londra) per cui, anche volendolo, non sono stato e non sar in grado di commettere indiscrezioni. Del resto, e bench praticamente io lavori molto per Einaudi, fuori dal mondo del Klatsch [pettegolezzo] letterario lo sono da anni e anni. E sto benissimo. - Anche da quello triestino225.

3.3 Le traduzioni per Einaudi. 3.3.1 Le traduzioni di opere di saggistica. Come si avuto modo di considerare in apertura del presente capitolo, la collaborazione di Bazlen con Einaudi inizia, oltre che con alcuni consigli editoriali forniti tramite lAgenzia Letteraria Internazionale, con la traduzione del saggio Saturno e la melanconia di Raymond Klibansky, della quale egli inizia a discutere con leditore nellagosto del 1949. Latteggiamento tenuto da Bazlen in questa circostanza, come si visto tendenzialmente diffidente verso il lavoro che si accin-

225 Lettera di Roberto Bazlen a Giorgio Voghera, Merano, 30 agosto 1961. In Roberto Bazlen, Giorgio Voghera, Le tracce del sapiente, Lettere 1949-1965 cit., p. 45.

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Il caso di Saturno e la melanconia.

geva ad intraprendere, trover riscontro anche nelle diverse altre traduzioni svolte per leditore torinese. tuttavia bene sottolineare che quella che sembra una costante tendenza a sminuire il proprio lavoro, o le opere tradotte, atteggiamento che in alcuni casi determin la mancata pubblicazione delle stesse, non sia lunico aspetto rilevabile a proposito delle modalit di lavoro del Bazlen traduttore. Si pu infatti spesso constatare anche il suo impegno affinch ladozione di misure di tipo redazionale ed editoriale, soprattutto nel caso delle opere letterarie, aumenti la vendibilit del libro o semplicemente ne favorisca la comprensione da parte del pubblico; o ancora, non improprio rilevare anche in questo frangente della collaborazione di Bazlen con Einaudi, che daltronde corre parallelo alle sue consulenze editoriali, un certo grado di progettualit, ed il tentativo di arricchire lofferta einaudiana con nuovi progetti editoriali o semplicemente tramite la presentazione di nuovi traduttori. Resta comunque invariato nel tempo il suo mantenersi ostinatamente deciso a restare inedito226, il che ha fatto s che le sue [...] traduzioni di saggi e racconti apparvero quasi sempre con nome fittizio227, rendendo assai poco nota lattivit di Bazlen come traduttore. infine da sottolineare, prima di considerare i singoli casi delle opere tradotte, come nelle traduzioni effettuate per Einaudi si possano vedere rappresentati alcuni dei principali interessi di Bazlen. A tale proposito si pu dunque presupporre che la qualit delle sue traduzioni fosse favorita dalle sue conoscenze nellambito in questione, nonch dal suo bilinguismo italo-tedesco, al quale si aggiungeva la conoscenza dellinglese228: aspetti, questi, che non tolgono la sua accettazione di lavori, per esempio la traduzione del poeta americano William Carlos Williams, tendenzialmente estranei al campo delle sue competenze e dei suoi interessi pi consolidati. Il caso di Saturno e la melanconia, in effetti, pu essere preso ad esempio di questo ed altri elementi che si sono fino ad ora accennati. La proposta della traduzione di un libro indicato da Luisa Mangoni come un classico229, infatti, prima di essere sottoposta a Bazlen da Bruno

Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., 270. Ibidem. 228 Per una trattazione approfondita circa questo aspetto si pu vedere il paragrafo dedicato da Giulia de Savorgnani al rapporto di Bazlen con la questione della lingua. Cfr. Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., pp. 127-131. 229 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 539.
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Fonzi, era stata avanzata da Pavese, in una lettera del 22 luglio 1949 indirizzata a Fo. In essa, lo scrittore forniva una breve descrizione del libro, mostrando anche la preoccupazione che la traduzione venisse ultimata in breve tempo:
Dunque abbiamo i diritti di Saturn and Melancholy di Saxl e Panofsky, aiutante Klibansky, del Warburg Institute. Il libro studia con somma erudizione la teoria degli umori, dei caratteri e dei pianeti. Finisce con unanalisi millimetrica delle Melanconie di Drer. Ci puoi garantire che Bazlen lo tradurr, davvero, in meno di un anno?230

La preoccupazione mostrata da Pavese circa la necessaria tempestivit del lavoro di traduzione si spiega presumibilmente col fatto che egli fosse consapevole del disaccordo di Ernesto De Martino rispetto alla pubblicazione del libro. In effetti, Saturno e melanconia costituir uno di quei titoli che, nel 1951, dopo la morte di Pavese, De Martino espunger dalla Collana viola: con esso lo stesso destino toccher allopera di Robert Graves, il primo autore che, come si visto, Bazlen aveva proposto con una certa insistenza alla casa editrice Einaudi, mostrando dunque una certa affinit di concezione con Pavese circa il taglio da dare alla Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici. Saturno e la melanconia, infatti, era considerato da De Martino come un testo rappresentante quelle aperture tematiche231 promosse da Pavese, volte a creare una polifonia232 allinterno della collana, che egli disapprovava. Al di l di questo, resta comunque il fatto che, a dispetto di quel che Pavese sperava, il libro andr incontro a una lunga e tormentata vicenda editoriale233. A quanto si pu leggere nelle lettere inviate alla casa editrice Einaudi, infatti, Bazlen, dopo avere seppure con qualche riserva accettato la traduzione, sollevava anche, sin da subito, una serie di problematiche ad essa connesse, consistenti, come si sottolineato in apertura del presente capitolo, nel fatto che le bozze tedesche erano non definitive, alcune citazioni presentavano punti interrogativi, alcuni richiami erano evidentemente provvisori, le bozze erano in
Cesare Pavese, Lettere 1945-1950, Torino, Einaudi, 1966, p. 402. Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 538. 232 Ibidem. 233 Ivi, p. 539.
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parte terze, in parte quarte [...] e in parte quinte234. Tutti aspetti che portavano Bazlen ad assumere latteggiamento che si pi volte riscontrato nelle sue collaborazioni editoriali, caratterizzato dalla tendenza a mantenersi vago circa i propri impegni, o ancora di pi a procrastinarne le scadenze. In tal modo, a dispetto della premura di Pavese, con il quale comunque egli non tratta direttamente, Bazlen cos descrive landamento del proprio lavoro:
Non posso fissarvi in modo impegnativo il ritmo col quale manderei le singole parti della traduzione, n fissarvi la data di consegna dellultima pagina; ci sono troppe parole che non ho trovate in nessun vocabolario, troppe cose che veramente non so come risolver, n so a chi rivolgermi per farmi aiutare. Il testo inglese mi aiuter moltissimo (particolarmente nellinterpretazione dei brani in tedesco medievale), ma rimarr comunque un certo numero di problemi per i quali mi devo rimettere nelle mani del Signore235.

Anche solo la presenza nel saggio di brani in tedesco medievale permette di vedere come egli avesse ragione nel rilevare che la traduzione non potesse essere immediata: per anche da considerare che un anno dopo, quando Bazlen scrive a Fonzi per informarlo di trovarsi gi allo stadio di revisione del proprio lavoro, gli chiede di tardare il termine di consegna entro un limite decoroso236. Le ragioni addotte per il suo ritardo consistono, tuttavia, non solo nel fatto che il lavoro di revisione sia molto pi lungo e faticoso di quanto immaginassi237, ma anche, paradossalmente, nel clima romano, contro il quale non ce lho fatta238: un aspetto daltronde spesso utilizzato come scusa per ritardi, mancanze o malumori239. La completa opinabilit delle osservazioni

Ivi, p. 539, nota n. 403. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 11 settembre 1949. 236 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 16 luglio 1950. 237 Ibidem. 238 Ibidem. 239 Si pu a questo proposito citare quanto Luciano Fo scrive in un suo ricordo di Bazlen, nel quale osserva, a proposito dei momenti di infelicit o difficolt che egli viveva, il fatto che cercava di occultarli, a parole o per iscritto, con le sue lagnanze per lo scirocco romano, per laria cattiva che respirava, per i rumori che sentiva in strada sotto le sue finestre. Cfr. Gabriella Ziani, Scrisse sempre, ma non fin mai cit., p. 4.
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fatte nel momento in cui Fonzi gli concede la procrastinazione dei termini, ponendo come limite decoroso la fine dottobre240 nella consapevolezza che il lavoro sia ammazzante241, costituisce daltronde unulteriore conferma di un atteggiamento spesso in buona parte arbitrario: rispetto alla difficolt della traduzione, infatti, Bazlen sembra aver scordato gli ostacoli tecnici, per rilevare al contrario la scarsa vivacit del testo da rivedere, dunque sostanzialmente la pesantezza del lavoro.
credo che il limite che lei mha fissato sia veramente decoroso - ma non consideri troppo indecoroso se - ma credo di no - lo dovessi oltrepassare di qualche settimana - come vedr, la melanconia non ha nulla a che fare con una traduzione, ma con qualcosa che sta a mezza strada tra il gioco di pazienza ed il lavoro forzato, e perfino le dosi (minime) di revisione che introduco di nascosto nella mia giornata pesano molto di pi di quanto potrebbero pesare ore ed ore di traduzione un po viva242.

Latteggiamento di marcata insofferenza che si legge chiaramente nel passo appena citato, comunque, non toglie che nei fatti Bazlen cerchi di ovviare ai diversi ordini di difficolt riscontrati nel testo, mostrando di avere comunque a cuore la sua finale pubblicazione: gi nel novembre del 1950, infatti, egli chiede laiuto di gente del mestiere243, indicata nelle figure di un grecista ed un medievalista, per aiutarlo nel lavoro di revisione, pur avendo gi sottoposto la traduzione a tre miei conoscenti non specializzati, ma lettori molto attenti244. Bazlen dunque manifesta indirettamente la necessit, non si sa se per indolenza o per incertezza circa la qualit del proprio lavoro, di un intervento esterno sulla propria traduzione. Tale aiuto, dopo le richieste che si sono viste, gli arriver lanno successivo, nel 1951, da una figura della statura di Giulio Argan: cos che, nel giugno di quellanno, Bazlen pu pro-

Le revisioni delle traduzioni.

Giulio Argan.

240 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Bruno Fonzi a Roberto Bazlen, 1 settembre 1950. 241 Ibidem. 242 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 20 settembre 1950. 243 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 19 novembre 1950. 244 Ibidem.

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Gabriella Bemporad

mettere a Fo, come sempre mischiando ragioni personali e professionali, che a meno che la costruzione davanti a casa mia non mi metta in condizioni di non poter lavorare in casa - o altre sciagure simili [...] entro settembre [avrete] tutto a Torino245. La questione circa la pubblicazione di Saturno e la melanconia sembrerebbe a questo punto chiusa, ma la lettura del carteggio di Bazlen con la casa editrice Einaudi permette in realt di rilevare un suo accantonamento per ben cinque anni, ovvero fino al 29 settembre 1956, quando egli torna a scrivere a Fo di nuovo a proposito della semplice revisione del proprio lavoro: a tale proposito, tuttavia, Bazlen introduce ora il nuovo nome di Gabriella Bemporad, sua amica e traduttrice presentata da lui in diverse occasioni, per unulteriore revisione, pur osservando che del resto, il manoscritto che ti avevo mandato era stato rivisto (e date le osservazioni che mi ha fatto, mi pare molto coscienziosamente) da Argan246. Evidentemente, dunque, forse per unosservazione da parte delleditore, o forse per personale scrupolo di Bazlen, la sua traduzione viene interamente corretta unaltra volta, forse anche in virt del fatto che Argan, compatibilmente con il proprio ambito di studi, si era occupato prevalentemente della parte figurativa247 del libro. Di fatto, comunque, il 14 ottobre Bazlen informa Fo che la Bemporad, dopo qualche esitazione, ha accettato248, e nel farlo sottopone allamico una serie di questioni ancora da rivedere, contenute in un elenco [...] delle cose da mettere in chiaro nella traduzione249. Quella che inizialmente appariva come una considerevole resistenza allidea di impegnarsi nella traduzione dellopera di Erwin Panofsky viene dunque rimpiazzata da unaltrettanto considerevole attenzione per la qualit del risultato finale del proprio lavoro: resta comunque il fatto, che in effetti spiega losservazione di Luisa Mangoni circa la travagliata storia editoriale di Saturno e la melanconia, che il libro pubblicato solo a partire dal 1983 nella collana dei Saggi einaudiani risulter tra-

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 28 giugno 1951. 246 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 29 settembre 1959. 247 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 539, nota n. 403. 248 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 14 ottobre 1956. 249 Ibidem.
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dotto non da Roberto Bazlen, il quale daltronde difficilmente avrebbe acconsentito a firmare il proprio lavoro, bens dallo storico dellarte Renzo Federici250. Dunque, presumibilmente, il lavoro che aveva coinvolto il consulente triestino, seppure con alterni umori, per diversi anni, risult in sostanza, come daltronde molte delle proposte avanzate alleditore, svolto completamente a vuoto. Per molti aspetti paragonabile alla vicenda di Saturno e la melanconia quella relativa ad Astrazione ed empatia di Wilhelm Worringer, della cui traduzione Bazlen si occupa a partire dal 1953: anche in questo caso, infatti, si tratta di un saggio che, per la verit pi specificatamente rispetto allopera di Panofsky, tratta di problemi di Storia dellarte. Come nel caso che si appena considerato, inoltre, la traduzione che Bazlen porter a termine non sar quella infine pubblicata dalleditore. Ad ogni modo, da una lettera inviata a Fo nel febbraio del 1953 risulta che la proposta di tradurre il saggio dello storico dellarte tedesco era stata rivolta a Bazlen, appunto allinizio di quellanno, da Giulio Argan. Egli in effetti era stato lautore, nel 1952, della proposta di pubblicazione del saggio, nel contesto di un intensificarsi dei suoi rapporti con la casa editrice251 che lo portava a incentivare la riproposta delle opere, come appunto era quella di Worringer, di critica darte ottocentesca252. Stando a quanto Luisa Mangoni riporta nella sua ricostruzione della storia della casa editrice torinese, peraltro, la proposta di Argan aveva incontrato il convinto assenso di Einaudi253, il quale vedeva in essa la creazione di un filone di ricerca [...] di notevole interesse254: dalle lettere di Bazlen, invece, si pu rilevare un atteggiamento non altrettanto entusiastico, ma comunque interlocutorio, a proposito del progetto della pubblicazione di opere, non solo Astrazione ed empatia, di Wilhelm Worringer. Come risulta dalle lettere che Fo e Bazlen si scambiarono nei primi mesi del 1954, infatti, il consulente triestino fa presente al suo amico che ad Argan interesserebbero anche [...] dei libri preparati a suo tempo per le Nuove Edizioni Ivrea,

Il caso di Astrazione ed empatia di Worringer.

250 Erwin Panofsky, Raymond Klibansky, e Fritz Saxl, Saturno e la melanconia. Studi di storia della filosofia naturale, religione e arte, traduzione di Renzo Federici, Torino, Einaudi, 1983. 251 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 496. 252 Ibidem. 253 Ibidem. 254 Archivio Einaudi, Torino, lettera di Giulio Einaudi a Giulio Argan (incart. Argan), 21 novembre 1952. La lettera citata in Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta

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Il rapporto con Argan sin dalle Nuove Edizioni di Ivrea.

di cui esistono gi le traduzioni pronte255, fra i quali egli cita appunto unaltra opera di Worringer, dal titolo Arte egiziana256: in tale richiesta da parte di Argan, derivante evidentemente dalla conoscenza delle opere che Olivetti intendeva proporre, si pu peraltro vedere la traccia della sua probabile partecipazione al progetto di Ivrea, oltre alla sua presenza in esso come autore di una Antologia della critica darte257. Ad ogni modo Bazlen, in quanto stretto collaboratore di Adriano Olivetti al tempo delle Nuove Edizioni Ivrea, conservava evidentemente una copia della traduzione dellArte egiziana, se in una lettera del 31 gennaio 1954 egli avvisa lamico di avergliela spedita, in modo che tu ti possa mettere in contatto con Comunit per lacquisto258. Anche se la traduzione di Arte egiziana non figurer nel catalogo Einaudi, il fatto che essa venga citata tanto da Bazlen quanto da Argan permette di ipotizzare la partecipazione dello storico dellarte al progetto di Ivrea non solo come autore, bens anche come un collaboratore che in quanto tale presumibilmente aveva avuto a che fare con Bazlen, il quale fu uno dei maggiori consulenti della casa editrice. Resta comunque il fatto che la probabile parziale condivisione, in passato, di un progetto editoriale comune non spinge Bazlen ad accettare incondizionatamente la proposta di Argan circa la traduzione di Astrazione ed empatia: al contrario, il 16 luglio 1954, probabilmente in seguito al fallimento delle trattative con le Edizioni di Comunit, dunque di fronte alla necessit di rispondere circa la possibilit di essere il traduttore dellopera, egli informa Fo circa il fatto che i due Worringer li consegner probabilmente ad Argan e gli cercher un traduttore decente. [...]. Io finisco di guardarli, ma credo che la traduzione mi scoccerebbe troppo259. La riluttanza

agli anni sessanta cit., p. 496. 255 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 15 marzo 1951. 256 Dai materiali relativi alle Nuove Edizioni Ivrea che si sono potuti consultare, presso la Fondazione Mondadori di Milano, nellarchivio della casa editrice Rosa e Ballo, risulta in effetti la presenza, per una collana di Storia e critica darte, della traduzione, ad opera di Cordelia Gundolf, di Arte egiziana di Wilhelm Worringer. Cfr. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 257 Nella stessa collana in cui figurava Arte egiziana di Worringer, infatti, si trova lindicazione di una Antologia della critica darte ad opera appunto di Giulio Argan. Cfr. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Rosa e Ballo, b. 16, fasc. 1, ds non datato. 258 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 31 gennaio 1951. 259 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto

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di fronte alla prospettiva di affrontare la traduzione di Astrazione ed empatia, peraltro, fa s che un anno dopo, nellaprile del 1955, Bazlen proponga, secondo una consuetudine che si pi volte rilevata, lamica Lucia Rodocanachi per svolgere il lavoro al suo posto260: una proposta che tuttavia, almeno stando a quanto si pu leggere nel carteggio fra Bazlen e Fo, cade sostanzialmente a vuoto. Se tuttavia, a partire dal 1959, il nome di Worringer ricompare nelle lettere che i due amici si scrivono, si pu evidentemente supporre che buona parte delle trattative per questa traduzione non si siano svolte per via epistolare, o che le lettere ad essa relativa siano andate perdute. Il 22 gennaio 1959, infatti, Fo si rivolge a Bazlen in una lettera che lascia chiaramente intendere che infine la traduzione di Astrazione ed empatia sia stata assegnata proprio a lui: il segretario generale di Einaudi, infatti, sollecita lamico, nella trattazione di diverse questioni urgenti261, a consegnare il lavoro, dal momento che Bollati, incaricato da Einaudi, deve esaminar[lo] con urgenza per farsi unidea dellimportanza del testo e delle possibilit di illustrarlo262. La risposta che Bazlen fornisce a questo

La proposta di Lucia Rodocanachi come traduttrice di Astrazione e empatia.

Bazlen a Luciano Fo, 16 luglio 1951. 260 Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 11 aprile 1955. Come si gi accennato, infatti, diverse sono le circostanze in cui Bazlen fa il nome dellamica presso leditore Einaudi. Gi nel 1953, infatti, Bazlen le aveva annunciato, come si legge in una lettera a lei rivolta, che Luciano [...] mi assicura che ti mander qualcosa, anzi, se non dovessero decidere per il Forster, probabilmente Heinrich Mann (Cfr. Genova, Il Novecento: catalogo della mostra: Genova, centro dei Liguori, 20 maggio10 luglio 1986 cit., p. 426). Una promessa, questa, che trova un preciso riscontro nel carteggio fra Bazlen e Fo, come si pu vedere da una lettera scritta da questultimo pochi giorni prima: Rodocanachi: per Howards end non abbiamo ancora deciso. Eventualmente le affideremmo qualche altra cosa, magari qualche romanzo di Heinrich Mann (o le novelle) (Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 6 ottobre 1953). Se n la traduzione dellopera di Mann n quella del romanzo di E.M. Forster Howards end vennero poi realizzate, interessante notare che una buona parte delle opere di Dylan Thomas indicate nel Catalogo Einaudi risultano appunto tradotte da Lucia Rodocanachi. Rispetto a questi lavori, peraltro, Bazlen prender precisa posizione, difendendone la qualit ai fini appunto di convincere Fo ad assegnarle anche la traduzione dellopera di Worringer: RODOCANACHI: a Arenzano, ho letto una novella di Thomas tradotta da lei, e lho confrontata col testo che avete stampato. La traduzione m sembrata molto buona. Posto questo, Bazlen contesta puntualmente una serie di correzioni che leditore ha apportato al lavoro della traduttrice, per concludere infine giustificando la propria pedanteria col fatto che mi sembra giusto difendere una traduzione fatta meglio di quanto possa sembrare. (Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 29 settembre 1956). 261 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 22 gennaio 1959. 262 Ibidem.

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proposito particolarmente rappresentativa del suo atteggiamento, che tende ad accostare lo scrupolo per una traduzione che sia il pi possibile fedele e chiarificatrice rispetto alloriginale ad una personalissima insofferenza verso il proprio lavoro e, molto spesso, verso gli autori che si trovava a tradurre:
lho tradotto molti anni fa, sul testo tedesco, e senza essere stato effettivamente in grado di risolvere la traduzione di certi termini concettuali che poi effettivamente sono risultati intraducibili. Poi ho avuto in mano la traduzione inglese. [...] il traduttore inglese (di certo daccordo con Worringer) ha semplificato la terminologia (cosa che da solo non mi sarei sentito autorizzato a fare) ed ho rifatto la traduzione partendo da quella polenta che avevo fatto io, ma introducendo le modifiche terminologiche della traduz. inglese. Ed saltato fuori un testo, arido come quello tedesco, ma almeno comprensibile. Ora, dopo anni volevo rivedere questa seconda mia traduzione, ma cos noiosa che a Roma non ce lho fatta263.

Il fatto che il testo originale sia di per s arido, comunque, non toglie che nellindicare la prima versione264 del proprio lavoro, che quella che invier a Bollati, egli la definisca sgrammaticata, inesatta, poco comprensibile e con correzioni semi-illeggibili265, ma comunque sufficiente per quella ricerca di illustrazioni che egli ritiene necessaria, contribuendo in tal modo anche alla cura editoriale del libro. Linsoddisfazione e le critiche circa il lavoro svolto furono probabilmente la causa di una lunga fase di revisione del testo, della quale Bazlen si incaricher e rispetto alla quale si trover in pi occasioni ad essere incalzato dallamico. A questa personale lentezza, sono poi da aggiungere i problemi che Bazlen manifesta nella traduzione della prefazione al saggio di Worringer, esposti in una lettera del 7 giugno 1959. In essa, con un certo sarcasmo, egli annovera, fra le fasi del suo lavoro, il tentativo di unire in frasi quello che ho capito, non linsieme, che una banalit che si potrebbe dire in tre righe chiarissime266.

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 23 gennaio 1959. 264 Ibidem. 265 Ibidem. 266 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 7 maggio 1959.
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Unosservazione, questa, alla quale fa seguito una telegrafica e quasi amara conclusione, come sempre frutto di una personale visione delle cose: NON GARANTISCO - ma finir che diventa giorni e giorni di vita267. Di fatto, comunque, nei mesi successivi limpegno per la creazione di un libro qualitativamente migliore possibile andr intensificandosi, coinvolgendo anche il vasto campo di conoscenze che Bazlen poteva vantare, come ad esempio nel caso dellaiuto che egli ammette di avere ricevuto, per la traduzione di alcuni termini, da Rachewiltz268: si tratta cio di Boris De Rachewiltz, genero di Ezra Pound, del quale egli era grande amico, cosa che gli permetteva la consultazione della biblioteca del poeta, conservata nel castello di Brunnenburg, presso Merano269. Nella stessa lettera, peraltro, Bazlen aggiunge un consiglio circa la promozione del libro: per rclame, fascetta intorno alla copertina, ecc. potete mettere qualcosa come impostazione fondamentale del problema arte astratta - realismo. Dovrebbe forse servire a vendere, del resto vero [...]. Che dio me la mandi buona270. Quella che dunque appare anche come una certa cura editoriale del testo non dovette comunque risultare sufficiente ai fini della pubblicazione della traduzione di Bazlen: dal giugno del 1959, infatti, la questione non verr pi trattata nel carteggio, e soprattutto la traduzione che nel 1975 comparir nella Piccola Biblioteca Einaudi271 non sar a suo nome. La mancata pubblicazione delle traduzioni di saggi di Storia dellarte, che Bazlen aveva intrapreso tra la fine degli anni Quaranta e la prima met dei Cinquanta, trova tuttavia, per cos dire, un risarcimento nella presentazione al pubblico, per quanto sotto pseudonimo, di altre due
Ibidem. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 17 maggio 1959. 269 Nelle lettere di Bazlen ad Einaudi, in effetti il nome di Boris de Rachewiltz e di sua moglie Mary compare con una certa frequenza. Lamicizia che lo legava alla coppia, infatti, permetteva a Bazlen la proposta di pubblicazioni che avrebbero potuto avere una loro specifica originalit, come emerge ad esempio da una lettera del 10 gennaio 1960, nella quale Bazlen scrive: ho deciso che entro questestate vado da loro, al castello, dove ci sono quattro grandi biblioteche interessanti (per es. tutta la biblioteca di Ezra Pound) e dove pescher. Nella stessa lettera, Bazlen propone la pubblicazione, poi non realizzata, delle opere di un particolare tipo di teatro giapponese, il teatro N: la Mary R. ha molto altro materiale inedito che sta traducendo, Vi direi di scrivere subito, parlando del vostro progetto di un volume di N, e proponendo un accordo. Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 10 gennaio 1960. 270 Ibidem. 271 Wilhelm Worringer, Astrazione ed empatia, introduzione di Jolanda Nigro Cove, traduzione di Elena Deangeli, Torino, Einaudi, 1975.
267 268

L'amicizia con Boris De Rachewiltz, genero di Ezra Pound.

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Eros e civilt di Herbert Marcuse.

opere di saggistica da lui tradotte: un ambito che dunque si pone come prevalente nei lavori di traduzione svolti da Bazlen. Nel catalogo Einaudi, infatti, la traduzione di Eros e civilt di Herbert Marcuse2721 e Luomo artificiale di Jean Rostand indicata ad opera di Lorenzo Bassi, ovvero lo pseudonimo scelto, come si vedr, a proposito di una sua traduzione dellopera di Brecht. In particolare la traduzione del saggio di Marcuse riveste un certo interesse, sia rispetto al percorso culturale di Bazlen, il quale si rapportava ad unopera che per molti aspetti rompeva con le teorie della psicologia junghiana e freudiana, o comunque le sviluppava, sia rispetto alla linea editoriale e culturale della casa editrice Einaudi: nel 1956, quando il lavoro gli viene proposto, in particolare la collana dei Saggi si poneva infatti come la cartina di tornasole273 di inquetudini, [...], incertezze, [...] fermenti [...] di un momento di difficile trapasso274 nella cultura italiana, mentre la sua pubblicazione, nel 1964, dunque in un clima culturale mutato, costituir quasi un preludio a quellUomo a una dimensione, pubblicato nel Nuovo Politecnico nel 1967275, che avrebbe dato il suo segno a una nuova stagione politica276. Ad ogni modo, la prima lettera che Bazlen scrive a proposito del saggio di Marcuse, il 29 settembre 1956, lo vede gi impegnato nel lavoro, anche se ancora poco, perch stavo male277, cosa che lo porta a promettere di finire la traduzione entro un mese, come in effetti testimonia il suo ritornare sulla questione in ottobre, in una lettera che mostra le difficolt incontrate anche da un punto di vista tecnico. A proposito di esse, Bazlen, facendo riferimento alla versione inglese del saggio, chiede la consulenza di Renato Solmi, il quale in effetti aveva proposto la pubblicazione del libro:
annoiandomi, vado lentamente avanti, e fra due settimane al pi tardi, sar finito [...]. Domanda intanto a Ren Solmi (e salutamelo), se il modo come ho tradotto due concetti inventati hlas da Marcuse, lo convince, o se pu suggerirmi soluzioni meno sinistre.

Herbert Marcuse, Eros e civilt, traduzione di Lorenzo Bassi, Torino, Einaudi, 1964. Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 813. 274 Ibidem. 275 Ivi, p. 823. 276 Ibidem. 277 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 29 settembre 1956.
272 273

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Performance principle = principio di prestazione (forse, bench sia una soluzione che non amo, messo fra virgolette) che, per quanto brutto, meno indeterminato di principio di esecuzione. Surplus repression = repressione addizionale278

Le ragioni della noia manifestata da Bazlen, accanto alla rilevazione di difficolt derivanti dalla pura pratica traduttiva, non sono tuttavia da spiegarsi con una personale indolenza: esse infatti vengono molto organicamente esposte in una lunga lettera del dicembre 1957, dunque dopo una pausa di un anno nella vicenda editoriale relativa a Eros e civilt. In essa, Bazlen, oltre a rilevare come di consueto la propria insoddisfazione rispetto a quanto svolto, discute una serie di questioni traduttive che mostrano laccuratezza della sua riflessione circa le tesi esposte da Marcuse: una riflessione che, peraltro, lo porta ad esprimere un giudizio sostanzialmente negativo circa unopera che, al contrario, rivestiva una certa importanza per gli intellettuali della casa editrice Einaudi. Lapertura della lettera, per la verit, dedicata ad una severa autocritica, che lo porta ad affermare che ci che credo invece che funzioni male, il mio italiano. Mi sono sforzato, allultimo momento, di appiccicare alla traduzione un po di grammatica e un po di sintassi; ma non sono in grado di giudicare se basti279: di fronte a questo dubbio, Bazlen chiede che il proprio lavoro sia interamente rivisto da Fonzi, al quale lascia la piena libert di fare tutte le correzioni stilistiche che crede necessarie, senza interpellarmi280. Non cos invece, avviene per quanto riguarda la traduzione della terminologia281 del filosofo tedesco, rispetto alla quale evidentemente aveva riflettuto tanto da poter giustificare puntualmente, o comunque difendere in quanto inevitabili, le proprie scelte traduttive, come ad esempio si legge nel passo che segue: ci sono state delle ragioni per cui risultato indispensabile tradurre sensoriet e non sensualit (bench la Sinnlichkeit [sensibilit] kantiana venga usualmente tradotta con sensualit) ecc.282. Alla disponibilit quantomeno a discutere le proprie
278 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 14 ottobre 1956. 279 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 11 dicembre 1957. 280 Ibidem. 281 Ibidem. 282 Ibidem.

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scelte, che si era vista anche nel momento in cui Bazlen aveva richiesto il parere di Renato Solmi, nella conclusione della lettera si accosta tuttavia, come si accennato, un ragionamento di diverso ordine, significativamente connesso alla scelta di non apporre la propria firma alla traduzione: invitando Fo a scegliere al posto suo lo pseudonimo, Bazlen manifesta con decisione quello che appare un rifiuto completo dellopera, la quale evidentemente rappresenta valori, probabilmente di natura politica, ma per lo pi legati al suo interesse riguardo alla psicologia analitica, che egli non condivideva.
non voglio entrarci nemmeno con la scelta dello pseudonimo; in parte, perch il libro mi sembra pericoloso (delle ragioni per le quali proprio non mi va, se ne parla una volta a voce), in parte perch c un attacco contro Jung che Jung (che si merita molti attacchi) proprio non si merita283.

La traduzione de Luomo artificiale di Rostand, sempre firmato con lo pseudonimo di Lorenzo Bassi.

Laccostamento, come si visto, di ragioni personali, ideologiche e tecniche porta inoltre Bazlen, che come si visto alla fine comparir sotto pseudonimo come traduttore di Eros e civilt, a porre le sue regole per le traduzioni che gli verranno proposte in futuro: mandami un libro che mi faccia venir voglia di tradurlo bene; o almeno un libro che non mi faccia far fatica. Far vera fatica per esser costretti a tradurre non bene un libro che non si approva, troppo sterile284. Unopera di questo genere, a giudicare dalla maggiore facilit con la quale arriva alla pubblicazione, la raccolta di saggi del biologo e filosofo francese Jean Rostand, presentata da Einaudi con il titolo Luomo artificiale285: il 22 gennaio del 1959, infatti, evidentemente dopo avergli presentato una prima offerta, Fo ricorda allamico di essere in attesa di una tua risposta per il Rostand e per il Lorenz286, dunque prospettando la traduzione non solo dei saggi del filosofo francese, ma presumibilmente anche di unopera di Konrad Lorenz. Nella sua risposta, peraltro, Bazlen mostra di accettare entrambe le proposte, dal momento che stende un piano di lavoro contemporaneo sui due autori: evidente-

Ibidem. Ibidem. 285 Jean Rostand, Luomo artificiale, traduzione di Lorenzo Bassi, Torino, Einaudi, 1959. 286 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 22 gennaio 1959.
283 284

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mente, comunque, esso non trover realizzazione, non si sa per responsabilit del traduttore o delleditore, visto che lopera delletologo austriaco non risulta nel catalogo Einaudi. A partire dalla lettera in cui Bazlen accetta entrambi gli incarichi, daltronde, egli sembra soffermarsi maggiormente sul lavoro di Rostand, del quale egli afferma che
un bel pasticcio - di pagine e pagine, se togli lenfasi (che per unenfasi non stupida) non rimane che una misera vescica sgonfiata. Per cui dimmi: 1) se sono autorizzato a tagliare sia frasi qua e l, sia pagine intere (in genere al principio e alla fine) 2) se tagliando pagine intere si presenta la necessit di creare un nesso, posso farlo con (pochissime) parole mie? 3) se certe sbrodolature posso riassumerle, con le parole sue, in poche frasi mie287.

Bazlen dunque mostra un certo interesse per lopera sulla quale sta lavorando, come egli apertamente dichiara e come daltronde si pu dedurre dal suo impegno per eliminare le lungaggini che imputa allautore. Al di l di questo, da rilevare la maggior incisivit del suo lavoro in questo frangente, dal momento che, oltre a partecipare alla scelta dei saggi che avrebbero dovuto costituire il volume, egli sostanzialmente non torner pi sulla questione fino alla consegna. Nel maggio del 1959, infatti, di fronte alla richiesta pervenutagli pochi giorni prima da Fo circa il fatto che c una certa urgenza per il Rostand. Potresti mandarmelo entro il mese?288, Bazlen risponde di avere ultimato la traduzione, e chiede unicamente di pagargli la breve consulenza di un biologo a Roma (basterebbe mezzora, anche meno)289.

3.3.1 Le traduzioni di opere di saggistica. La cura che Bazlen metteva affinch lopera fosse presentata in manie-

287 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 4 febbraio 1959. 288 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 8 maggio 1959. 289 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 maggio 1959.

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La traduzione dei racconto di William Carlos Williams.

ra ottimale al pubblico, al di l delle sue personali incertezze e delleffettiva pubblicazione dei suoi lavori, appare confermata, ed anzi aumentata di grado, nel caso delle due traduzioni di opere letterarie che egli svolse per Einaudi. La prima, relativa a una raccolta di racconti del poeta imagista americano William Carlos Williams, risale al 1951, dunque si colloca fra i primi lavori commissionatigli dalleditore. A quanto risulta dalla lettura del carteggio con Fo, la prima proposta per la pubblicazione della raccolta, che apparir nel 1961 nei Supercoralli290, da ricondursi, come facile aspettarsi, a Vittorini, il quale voleva qualche anno fa che il libro lo facesse Einaudi291. Nel momento in cui Fo propone il lavoro a Bazlen, nondimeno, egli lo informa che Vittorini non vuol pi tradurre e cos la faccenda rimasta. Si potrebbe ora rimettere in moto la macchina292. Come si gi accennato, Bazlen non nascondeva una certa diffidenza nei confronti, sembra, della cultura e del popolo americani in genere, pur sempre, comunque, avendo cura di distanziare il proprio giudizio da eventuali implicazioni ideologiche, come si pu leggere in un parere editoriale dedicato alla scrittrice Maude Hutchins. A tale proposito, infatti, egli scrive che a me non dispiace - [...] perch, poverina [...] si difende (e nel mondo americano, mi pare, vuol dire parecchio - anche se per noi i nemici sono troppo facili, e le armi di difesa troppo ovvie)293. Queste, per la verit molto generiche, posizioni, si riflettono in unidea della letteratura americana decisamente severa, che egli espone confrontando lopera dello scrittore ungherese Lszl Nmeth, come si visto da lui particolarmente apprezzato, con una non meglio specificata letteratura nazionale statunitense:
logico che i libri scritti in una lingua che non sia una delle cinque lingue correnti non possano venir conosciuti che in ritardo. un handicap con cui bisogna fare i conti. Non riconoscerlo, significa escludere a priori quasi tutte le letterature mondiali (e non soltanto questo; ma anche lavorare con prospettive sbagliate. O per esempio

290 Williams Carlos Williams, I racconti del dottor Williams, introduzione di Van Wyck Brooks, traduzione di Lorenzo Bassi, Torino, Einaudi, 1963. 291 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 13 novembre 1951. 292 Ibidem 293 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 15 febbraio 1960.

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dare un piano di rilievo a una letteratura cos inconcludente e provinciale come quella americana. Non una boutade. Confrontala con quel pochissimo della letteratura ungherese che conosciamo)294.

Alla luce di quanto osservato, non avrebbe stupito il rifiuto di cimentarsi nella traduzione di un autore rappresentante di una letteratura ed una cultura tanto sgradite: ed in effetti, quando Bazlen, per la verit un anno dopo la proposta di Fo, risponde sulla questione, precisa che Williams lunico americano che io tolleri ancora295. Oltre a questo, fra le ragioni che lo spingono ad accettare egli annovera anche il fatto di avere gi svolto una traduzione di Williams (uscita per la rivista di cultura americana Prospettive U.S.A. nel 1952296) che lo ha fatto diventar matto297 e nella quale ha trovato gli stessi scogli298 rilevati nella raccolta di racconti: scogli che per egli deve avere infine aggirato, o comunque affrontato, e che dunque potrebbero costituire piuttosto un rassicurante elemento di consuetudine con lautore. La traduzione in s e per s, in effetti, verr ultimata in tempo breve, dal momento che gi nel novembre del 1953 Bazlen pu informare Fo di averla finita. La pubblicazione del libro nella collana dei Supercoralli, tuttavia, avverr dieci anni dopo, e le problematiche ad essa connesse trovano conferma nei lunghi archi temporali durante i quali, nel carteggio con Fo, non si trova menzione dellandamento del lavoro su William Carlos Williams: tutti aspetti che lasciano intendere le difficolt incontrate nellarrivare a un testo definitivo che possa essere consegnato alleditore. In effetti, nel momento in cui informa Fo di aver concluso la prima stesura della traduzione, Bazlen chiede la consulenza di specialisti per la resa degli americanismi di cui ricco il testo di Williams, ed inoltre fa presente quanto segue:
intanto non potresti tra le cose che state preparando, cercarmi subito qualcosa che mi vada bene e che, una volta tanto non mi
294 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 20 aprile 1961. 295 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 16 dicembre 1952. 296 William Carlos Williams, La distruzione di Tenochtitln e Commedia morta e sepolta, in Prospettive U.S.A, a. I, n. 1, autunno 1952, pp. 30-41 e 52-61. 297 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 16 dicembre 1952. 298 Ibidem.

Williams lunico americano che io tolleri ancora.

Dalla traduzione della raccolta alla sua pubblicazione.

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faccia diventar matto. Mi andrebbe bene qualche tedesco, sul tipo di Joseph Roth, anche (ma meno) Heinrich Mann, o roba del genere. Ma se mi dici in genere cosa state preparando, lasciandomi la scelta, mi fai un vero piacere: ho bisogno di qualcosa da poter fare subito. [...] (ho pensato alla narrativa tedesca perch l, veramente, posso fare bene 20 pag. al giorno; ma segnalami anche teatro, saggi (se sono il contrario della malinconia [...]): ed anche roba francese o americana (se sono il contrario di Williams, o della Hutchins la quale (bench io non centri direttamente) mi fa da un mese perdere due ore al giorno299.

La collaborazione con Adriana Motti per la traduzione di Diary of Love di Maude Hutchins.

Richiedendo traduzioni di opere letterarie in tedesco, dunque, Bazlen mostra chiaramente la maggior immediatezza con la quale traduce da questa lingua, come sarebbe ovvio aspettarsi: accanto a questo aspetto, tuttavia, e nonostante il fastidio che egli manifesta a proposito del lavoro svolto su Williams, interessante notare lallusione ad un suo impegno ai fini della pubblicazione di autori americani. Accanto alla traduzione del poeta, infatti, a quanto sembra Bazlen sta aiutando lamica Adriana Motti nella traduzione di Diary of love della gi citata Maude Hutchins300: una traduzione rispetto alla quale, presumibilmente, sin dallorigine Bazlen aveva avuto un ruolo non irrilevante, se si considera che nel settembre del 1952 proprio a lui Bruno Fonzi aveva chiesto di indicare un traduttore appunto per questo romanzo301. Oltre a questo aspetArchivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 23 novembre 1953. 300 Maude Hutchins, Diario damore, traduzione di Adriana Motti, Torino, Einaudi, 1959. Dei lavori della nota traduttrice de Il giovane Holden, peraltro, Bazlen si far sempre garante, proponendola come si visto per la traduzione del romanzo cinese Monkey, pubblicato nel 1959, e difendendo la qualit del suo lavoro. Si pu vedere, a questo proposito, una lettera del 14 gennaio 1954, nella quale appunto Bazlen discute lassegnazione della traduzione del romanzo cinese ad Adriana Motti, mostrando anche di avere seguito da vicino la traduzione della scrittrice americana: Monkey: lAdriana Motti va benissimo, e grazie che glielo riservi. Non giudicarla in base al ritmo traduzione Hutchins. Che gi fatta, e credo che su nessun libro Einaudi sia stato lavorato tanto (devi credermelo sulla parola, vedrai come tutto sembra semplice). Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 14 gennaio 1954. Infine, nellagosto del 1954 il consulente triestino proporr alleditore una raccolta di novelle ad opera della traduttrice, poi non pubblicata, delle quali specifica che sono state scritte sempre di getto, ognuna in una sera sola, e non sono state corrette. Per cui, per uneventuale pubblicazione, va considerata una certa ripulitura stilistica, ed eventualmente qualche piccola modifica in qualche episodio. Il problema di sapere se a tuo avviso Vittorini pubblicherebbe un volumetto di novelle di questo genere nei Gettoni. Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 4 agosto 1954. 301 Cfr. a questo proposito Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento
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to, non forse casuale la richiesta di Bazlen, inoltrata il giorno successivo a quello della lettera appena citata, di poter prendere visione della nuova raccolta di un altro poeta americano influenzato dallimagismo, ovvero Wallace Stevens302, nel probabile tentativo di approfondire il contesto culturale nel quale lopera di Williams si era sviluppata. La compresenza di costanti difficolt nella resa in italiano della lingua del poeta e la tendenza a trattare aspetti della pubblicazione di Williams non strettamente collegati alla traduzione che Bazlen stava svolgendo si trova peraltro confermata da quanto si pu leggere in una lettera datata luglio 1954, lultima prima di un lungo silenzio, rotto solo nel 1959, circa la traduzione della raccolta di racconti. In questa lettera, infatti, Bazlen mostra di volere arricchire la presentazione al pubblico del poeta con altri titoli, come dimostra la proposta di unedizione bilingue delle ultime poesie di William Carlos Williams303, le quali con qualche riserva sul loro contenuto, sono tra le pochissime poesie leggibili che mi sono passate tra le mani dopo la guerra304: a tale proposito, peraltro, viene anche fatto il nome di un possibile traduttore, evidentemente ritenuto particolarmente adatto, ovvero Vittorio Sereni. Linteresse che Bazlen mostra ad inserire lopera del poeta americano allinterno di un progetto editoriale di pi ampio respiro si trova daltronde controbilanciata, nella stessa lettera, dallammissione delle difficolt incontrate nel proprio lavoro:
Conto di ricominciare a lavorare a met settembre, e come prima cosa tenter di dare lultima limata a William Carlos Williams, che ti mander entro ottobre se mi decider a mandartelo. Mangiano clams con molta disinvoltura: non so se me la sentir di mandarti un manoscritto in cui mangiano arselle (cozze disgraziatamente no, e gamberi o gamberetti, che sarebbero la soluzione con meno risalto, sarebbero troppo inesatti). (Equivoco con datteri, non puoi dire sempre datteri di mare; vongole non mi vanno bene per altre ragioni, eccetera eccetera eccetera)305.

Wallace Stevens.

Bazlen, lettera di Bruno Fonzi a Roberto Bazlen, 15 settembre 1952. 302 Cfr. a questo proposito Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 23 novembre 1953. 303 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 16 luglio 1954. 304 Ibidem. 305 Ibidem.

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La proposta circa una pubblicazione pi strutturata delle opere di Williams sembra da questo punto in poi sostituire quasi integralmente il suo ruolo di traduttore dei racconti firmati dal poeta, tanto che quando nel 1959 Bazlen torna a trattare la questione, lo fa soprassedendo quasi completamente circa il progredire del proprio lavoro. Nella sua lettera, infatti, egli insiste sul fatto che pi importante di tutto, sarebbe una scelta, un po vasta, delle poesie, per i poeti tradotti con testo a fronte, rispetto alle quali egli pensa in un certo senso a sviluppare quanto, in quegli anni, leditoria italiana aveva gi proposto dellopera del poeta. Bazlen, infatti, fa presente che le trad. della Vittoria Guerrini nel volumetto di Scheiwiller306 sono fatte benissimo, idem quelle di Sereni307; forse ve ne farebbero altre308: in effetti, la pubblicazione nel 1961 di una selezione delle poesie di Williams nella Nuova collana di poeti tradotti con testo a fronte porter appunto i due nomi da lui indicati309. Oltre a questo aspetto, nella stessa lettera egli fornisce il proprio parere circa un possibile ulteriore filone della pubblicazione delle opere del poeta, quello relativo alle sue Selected letters, di fatto accennando anche un giudizio critico circa lopera dellautore, e rilevandone la scarsa notoriet in Italia: dunque, sostanzialmente, mostrando di avere ben presenti ragioni critiche ed editoriali, che tuttavia fanno passare in secondo piano la traduzione dei racconti, ai quali viene dedicato solo un veloce cenno.
Selected Letters. [...]. A quanto ricordo, sono molto belle, non hanno soltanto interesse biografico, e il bisogno di una poesia nuova e il logorio dei ritmi vecchi non mai stato espresso, che io sappia, con tanta matter-of-facteness e con uninsistenza cos autentica. Servirebbero, se non altro, pubblicandole, a compensa-

William Carlos Williams, Il fiore e il nostro segno. Poesie di Williams Carlos Williams, traduzione di Cristina Campo, Milano, Allinsegna del Pesce doro, 1958. Si fa presente che Cristina Campo era lo pseudonimo della poetessa e traduttrice Vittoria Guerrini. 307 William Carlos Williams, Poesie, versioni di Vittorio Sereni, immagini di Sergio Dangelo, Milano, Edizioni del triangolo, 1957. 308 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 aprile 1959. 309 William Carlos Williams, Poesie, tradotte e presentate da Cristina Campo e Vittorio Sereni, Torino, Einaudi, 1961. Rispondendo alla proposta di Bazlen, daltronde, Fo gli fa presente che un progetto affine gi stato concepito da Sereni, come si legge dal passo seguente: Lidea di Sereni [...] sarebbe di mettere insieme in un volume le sue versioni con quelle della Guerrini, che gli sembrano molto buone. Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 14 aprile 1959.
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re almeno in parte londata di banalit che verr sollevata dalla pubblicazione dellepistolario di Saba. [...]. Daltra parte. W.C.W. troppo poco conosciuto in Italia per fare, come secondo suo libro, le lettere (se trovo un luogo dove lavorare, le novelle vorrei mandarvele entro lestate. E come introduzione, non so se gioverebbe fare invece lautobiografia, molto bella anche questa, ma forse non me la ricordo - troppo legata allambiente letterario americano che qui non si conosce)310.

Dallaprile del 1959 le lettere che Bazlen invia trattando della pubblicazione di William Carlos Williams sono numerose, e tutte improntate alla convinta promozione delle qualit di Cristina Campo, alla quale era legato anche da un rapporto damicizia, come traduttrice (le [sue] traduzioni di W. C. Williams sono perfette - tra le pochissime belle traduzioni poetiche italiane che conosca311). Accanto a questo aspetto, Bazlen fornisce il proprio contributo circa la selezione delle poesie che si potrebbero integrare nella raccolta in lavorazione, mantenendo sempre desta lattenzione alla riuscita del volume come frammento rappresentativo ed esauriente circa lopera del poeta americano. Dopo avere proposto i testi della raccolta dal titolo The desert music (con delle poesie che sono fra le pi belle, moderne, che conosca312) Bazlen infatti arriva a proporre la collocazione di un piccolo gruppo di lettere313 a corredo della raccolta che Einaudi si accinge a pubblicare, vedendo in esse una possibile funzione di supporto per il lettore alla comprensione delle poesie: secondo lui, infatti, con 5-10 lettere, scelte bene, mettete assieme la sua ars poetica completa, e date alle poesie uno sfondo molto pi fresco di quanto possa dare una prefazione314. Dalla diffidenza iniziale, dunque, Bazlen arrivato a formulare un giudizio circa lopera del poeta americano che gli permette di indicare alleditore il modo migliore per sottoporla ai lettori: resta per il fatto che ancora nel settembre del 1960, dunque poco prima che da Torino gli
310 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 aprile 1959. 311 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 16 dicembre 1959. 312 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 14 aprile 1959. 313 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 1 maggio 1960. 314 Ibidem.

Cristina Campo.

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Le consulenze di Adriana Motti, Giacomo Debenedetti e Alberto Moravia.

arrivi una prima sollecitazione formale alla consegna della traduzione che gli era stata commissionata, egli si mostri in difficolt rispetto a quello che in origine avrebbe dovuto essere il suo unico compito. Egli infatti cos presenta lo stato della traduzione dei racconti di Williams: finita da anni. Insoddisfacente. Rifatta. Insoddisfacente. [...] la rivedr questinverno, e spero vada finalmente a posto. Salvo certi punti (parecchi) che nessuno degli americani cui ho chiesto mi ha saputo spiegare315. I problemi incontrati al momento della traduzione del 1952 per la rivista Prospettive U.S.A, i quali avevano richiesto la collaborazione di Adriana [Motti], Giacomo [Debenedetti], americani, mme intervento di Moravia316, si sono dunque ripresentati al momento di svolgere una nuova traduzione per Einaudi, che peraltro non smette di sollecitarne la consegna. Essa tuttavia avviene solo alla fine del 1961, quando Bazlen invia alleditore un manoscritto rivisto da molte persone e credo gi pubblicabile com317, per il quale comunque chiede una nuova revisione ad opera di Adriana Motti: una traduttrice nella quale, come si visto, egli aveva molta fiducia e che, per il parlato di Williams, la persona pi indicata che conosca318. Che effettivamente a lei siano poi stati affidati diversi compiti, nella fase finale della preparazione delledizione dei racconti del poeta americano, daltronde dimostrato da quanto si legge in una sua lettera rivolta a Italo Calvino, al quale evidentemente era affidata la cura dei rapporti ufficiali con la traduttrice. Il 10 dicembre del 1962, infatti, Adriana Motti si dice daccordo su Williams [...] e sul titolo (anche se a Bobi non piacer. Daccordo anche su prefazione, che ho tradotto e sto rivedendo)319. Osservazioni, queste, al quale lo scrittore risponde nel febbraio del 1963, facendole al contrario presente che a Bobi Bazlen320, il quale dunque segu le vicende del libro fino agli ultimi passi prima della pubblicazione, il titolo I racconti del dottor Williams piace moltissimo, anzi, lo esige321.
Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 18 settembre 1960. 316 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 1 gennaio 1961. 317 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 4 ottobre 1961. 318 Ibidem. 319 Lettera di Italo Calvino ad Adriana Motti (10 dicembre 1962) in Italo Calvino, I libri degli altri: lettere 1947-1981 cit., p. 415. 320 Lettera di Italo Calvino ad Adriana Motti (6 febbraio 1963) in Ivi, p. 423. 321 Ibidem.
315

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La seconda traduzione letteraria che Bazlen svolge per Einaudi nel 1958 riguarda un romanzo postumo di Bertolt Brecht, Gli affari del signor Giulio Cesare, dunque, come nel caso di Williams, unopera sostanzialmente minore allinterno della produzione dellautore: al di l di questo, la vicenda editoriale di questo romanzo presenta decisamente meno aspetti di problematicit rispetto a quanto si visto riguardo al poeta americano, anche in conseguenza del fatto che in questo secondo caso Bazlen incontr diverse difficolt e si impegn attivamente per organizzare la pubblicazione. Resta comunque il fatto che anche in questa circostanza egli, una volta firmato il contratto per la traduzione, cerchi di accostare al proprio lavoro quello di una traduttrice che considera capace, la sua amica Gabriella Bemporad, il cui lavoro pi volte aveva proposto ad Einaudi. In una lettera datata 7 febbraio 1958, infatti, Bazlen fa presente che la Bemporad ha gi tradotto alcune poesie di Brecht, che dunque si potrebbero riunire in una raccolta: una proposta alla quale Fo risponde informando lamico che le poesie di Kalendergeschichten [Storie da calendario] le sta gi traducendo Fortini, come pure le altre poesie di Brecht322. Se dunque il tentativo da parte di Bazlen di lavorare con Gabriella Bemporad, o comunque di promuoverne lattivit presso leditore, non avr seguito, per importante rilevare che proprio lopera che Fo indica come assegnata alla traduzione di Franco Fortini, ovvero Storie da calendario, verr poi inclusa nelledizione, uscita nella collana dei Supercoralli, de Gli affari di Giulio Cesare323. Laccostamento del proprio lavoro a quello di Fortini, peraltro, non fu presumibilmente sgradito a Bazlen: a dimostrarlo il giudizio decisamente negativo che egli, nel momento in cui ha finito di tradurlo, fornisce a proposito del romanzo postumo di Brecht, cosa che probabilmente faceva s che anche a suo parere esso necessitasse di essere pubblicato insieme ad unaltra opera dello stesso autore.
Brecht: veramente un libro insulso e geistlos [inutile] (bada che certe cose di Brecht mi piacciono, m o l t o!). Cio il primo getto pieno di sgrammaticature. Frasi buttate gi alla meglio, effetti non sfruttati, ecc. di un libro che, lavorato e finito, avrebbe forse potu-

La traduzione dellopera postuma di Brecht Gli affari del Signor Giulio Cesare.

La proposta di collaborazione con Gabriella Bemporad.

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 8 marzo 1958. 323 Bertolt Brecht, Gli affari del signor Giulio Cesare e Storie da calendario, traduzione di Lorenzo Bassi, Paolo Corazza e Franco Fortini, Torino, Einaudi, 1959.
322

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to essere un po meglio (non troppo)324.

La rilevazione della scarsa qualit e rilevanza del romanzo di Brecht, accanto alla considerazione delle caratteristiche della sua trama, gli permette peraltro di fare alcune osservazioni che da un lato mostrano la gi vista attenzione ai fini di una presentazione ottimale del testo, questa volta da un punto di vista commerciale, dallaltro tradiscono nondimeno una certa supponenza rispetto al pubblico immaginato per il libro:
Ho pensato che gi che lo pubblicate, sarebbe giusto pubblicarlo prima possibile. Il libro non tratta che di trucchi elettorali, voltafaccia di partiti e cose simili, e in clima di elezioni (anche se passate da poco) e con fascetta adeguata potrebbe avere una sua banale attualit, e venir venduto un po di pi, tra tutta quella gente che vuole leggere nei libri quello (n pi n meno) che leggono ogni giorno sul giornale325.

Ad un pubblico che, a giudicare da come viene descritto, sostanzialmente manca di fantasia pu dunque bastare unattualit definita banale: nel formulare un giudizio come quello che si appena letto, dunque, Bazlen sembra non avere davvero a cura la percezione da parte del pubblico dellopera, come era stato nel caso di Williams, bens la semplice riuscita dellinvestimento attuato dalleditore. comunque vero che, al di l delle personali ragioni che potevano spingerlo in questa direzione, egli torna poco dopo ad insistere sulla sua idea, mostrando, dunque, quantomeno una certa convinzione. Pochi giorni dopo il parere che si appena visto, infatti, Bazlen torna a consigliare di pubblicare il romanzo di Brecht con urgenza326, motivando la propria insistenza con il fatto che certi titoli di giornale che mi sono
Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 13 maggio 1958. Il giudizio sullopera di Brecht si trover corredato da ulteriori osservazioni che Bazlen far scrivendo a Carlo Fruttero, che negli ultimi stadi prima della pubblicazione si occuper del libro. A lui, presentando il proprio lavoro, Bazlen scrive che il testo tedesco, una prima stesura, dura, non curata, approssimativa, con sintassi polentosa e anacoluti. Ho tentato di dare un tono trascurato e disordinato anche allitaliano, ma ho visto, leggendo la traduzione stampata, che soltanto sgradevole (non che il libro in tedesco non sia sgradevole, anzi!). Dunque cambia quanto vuoi. Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Carlo Fruttero, 14 gennaio 1949. 325 Ibidem. 326 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 20 maggio 1958.
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caduti sotto gli occhi, e certe parole lette sui manifesti, sono tali e quali certi punti del Caesar327: per rafforzare la propria proposta, inoltre, egli chiama in causa anche la sua influenza negli ambienti culturali almeno romani, cosa che in questo caso potrebbe secondo lui dare voce, dunque incrementandone la vendita, non solo al romanzo da lui tradotto, ma anche al resto dellopera di Brecht.
Non parlo di grande successo. Ma facendo far subito qualche recensione nei giornali (il Giacomo Debenedetti, per esempio, mha detto che dovrebbe fare la critica letteraria in un quotidiano (importante e nuovo, ma non so come si chiami) [...]; e se gli chiedo di farmi larticolo subito, me lo fa senzaltro) e forse non vendete soltanto un po di pi di quel che sarebbe la vendita normale, ma spingete (un poco) anche la vendita del Teatro328.

La convinzione con cui Bazlen caldeggia la strategia di promozione che si fino ad ora descritta permette di rilevare una certa consapevolezza, da parte sua, circa quello che poteva essere un modo per promuovere un libro evidentemente ritenuto altrimenti troppo debole. Accanto a questo aspetto, tuttavia, si pu rilevare anche la personale, si potrebbe dire consueta, insoddisfazione circa la qualit del proprio lavoro, che lo porta, nella stessa lettera, a chiedere a Fo un giudizio in proposito: dimmi com la traduzione. Non sono assolutamente in grado di rendermene conto, [...]. - bada che certe soluzioni che possono sembrare strambe, sono pi aderenti di quanto possa sembrare329. Alle questioni sollevate da Bazlen lamico risponder informandolo che il libro non uscir, quasi certamente, fino allanno prossimo330, dal momento che il 1958 ha gi visto la pubblicazione di altre opere di Brecht e dunque con la proposta di questo autore non si pu esagerare331: nel contempo, tuttavia, Fo implicitamente approva la traduzione che Bazlen ha svolto, dal momento che non la commenta, ma semplicemente ne sollecita la consegna, tornando a contattarlo, quando la pubblicazione ormai prossima332, per sapere sotto quale nome
328 329

Le strategie di promozione del libro.

Ibidem. Ibidem. 330 Ibidem. 331 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 22 maggio 1958. 332 Ibidem.

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vada indicata la traduzione. La risposta che Bazlen scrive pochi giorni dopo forse, nella sua semplicit, indicativa di un atteggiamento sempre a met fra unironia quasi paradossale, la decisa volont di non rendere mai pubblica la propria persona e il proprio lavoro, ed un atteggiamento rispetto ad esso che combina impegno e, a volte sembra, disinteresse: nome traduttore Brecht: quello che vuoi, ma non il mio. Mi pare che i traduttori dal tedesco dovrebbero chiamarsi Lorenzo. Come cognome non so: il pi banale possibile333.

333 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 22 gennaio 1959.

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4. Le proposte di collane per Einaudi e Bocca. 4.1 I libri piccoli da Einaudi a Bocca. Come si specificato in apertura del precedente capitolo, la consulenza che per un decennio Bazlen forn alla casa editrice Einaudi si svolse quasi totalmente a distanza, tramite le lettere inviate a Luciano Fo. A questo proposito, Giulia de Savorgnani riferisce di un solo incontro con Giulio Einaudi, cosa singolare allinterno di un rapporto protrattosi per lungo tempo, e che peraltro nasconde qualche ragione di interesse. Sembra infatti che
in quelloccasione anche leditore torinese, come la maggior parte dei suoi colleghi, rimase affascinato dalla personalit di Bazlen, tanto da pensare di affidargli la direzione di una collana tutta sua. Ma anche in questo caso lentusiasmo si raffredd ben presto e cos la linea Bazlen non riusc ad affermarsi1.

Lincontro con Giulio Einaudi.

La frequente mancanza di entusiasmo nei confronti dei progetti di Bazlen costituisce un aspetto che si gi posto in evidenza. per anche vero che la tendenza di questultimo a viaggiare e mantenere una certa distanza rispetto ai luoghi dove si sarebbe dovuto svolgere il suo lavoro ebbe forse un ruolo non indifferente nella scarsa incidenza delle sue proposte; tanto pi se si considera che il fatto di non essere anche fisicamente legato, per cos dire, alla redazione einaudiana gli permet-

Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 103, nota n. 40.

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teva di tentare lalmeno parziale realizzazione su diversi fronti dei propri progetti editoriali. La lettura del carteggio con Erich Linder aiuta a mettere in luce questo aspetto, pur nella difficolt di cercare di ricostruire la fisionomia di progetti che si sovrappongono e confondono fra loro, in un arco temporale che va dal 1953 alla fine della collaborazione con Einaudi. Ad ogni modo, la prima proposta da parte di Bazlen relativa non a un singolo libro, ma a un insieme di testi in qualche modo fra loro connessi risale al luglio del 1953, quando egli cos presenta a Fo un elenco di autori e titoli in dodici punti:
Ti ho detto a Torino (e ne ho parlato brevemente anche con Einaudi) che quasi non esistono traduzioni accessibili e non impenetrabili di quasi tutti i testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici ecc. che vengono comunemente citati nei libri di psicologia, antropologia, storia delle religioni ecc. - un materiale che sta per diventare di attualit (senza dimenticare che comprende gran parte delle cose pi v i v e di questo mondo) e credo che, presentato in modo altrettanto vivo, e proteggendolo dagli attentati della filologia pura, si potrebbe (lentamente e andando con i piedi di piombo), mettere assieme una collezione non insoddisfacente da un punto di vista strettamente commerciale2.

La proposta di una collezione di testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici.

Nel passo appena citato si possono rintracciare molti degli aspetti che caratterizzano maggiormente le modalit e i caratteri delloperato di Bazlen, cos come si cercato di descriverli in questa sede: oltre a fare cenno a un dialogo intrattenuto, ma brevemente, con Einaudi, egli infatti presenta una collana rispondente a quelli che si sono visti essere fra i suoi interessi primari, che vorrebbe vedere diffusi in Italia non solo tramite testi teorici e saggistici. Al contrario, la loro presentazione deve avvenire in maniera viva, come vivi sono definiti esplicitamente appunto i titoli proposti, dal momento che si pongono come corredo antologico di un sapere che si sta progressivamente diffondendo in Italia. Bazlen infatti pone laccento sullattualit che caratterizzerebbe le sue scelte: un valore che, come si visto, era per lui fondamentale, e che tuttavia non gli impedisce di mantenere ferma lattenzione per la gradualit, dunque anche la qualit, del raccoglimento da
2 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953.

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parte del pubblico di determinati stimoli. Infine, accanto a moventi di ordine culturale la sua proposta vaglia anche un aspetto commerciale, rispetto al quale la collezione non sarebbe insoddisfacente: il possibile successo che egli prospetta, dunque, si giustifica anche con la consapevolezza, sebbene non espressa esplicitamente in questo passo, del fatto che le case editrici italiane non abbiano ancora sfruttato appieno le potenzialit offerte dal vastissimo ambito della psicologia, [dell] antropologia, [della] storia delle religioni. Valutando pi da vicino questultimo aspetto, si pu allora rintracciare lorigine del progetto presentato nel 1953 in una lettera di due anni precedente, cosa che dimostra che lidea di Bazlen, nata da valutazioni commerciali e culturali assieme, poggiasse su una riflessione molto ben radicata, e lasciata decantare per due anni della sua collaborazione con Einaudi. Linteresse per la progettazione di una nuova linea nelle pubblicazioni della casa editrice era stato peraltro espresso anche da altri consulenti e collaboratori, quali Vittorini e Chabod3. Luisa Mangoni, nella sua ricostruzione della storia di casa Einaudi, descrive tale interesse come lespressione di una [...] mediazione culturale rispetto a nuove curiosit percepite come in crescita nella cultura italiana4, specificando per anche quanto questa mediazione fosse in sostanza disarticolata5. Un aggettivo che si applica evidentemente bene allo svolgersi dei suggerimenti dei consulenti Einaudi, ma che pu anche ben rappresentare la reazione della casa editrice di fronte ad essi, come si avr modo di considerare. Tornando allo specifico progetto di Bazlen e soprattutto alle sue origini, importante rilevare che appunto gi in una lettera del 1951, rivolta ancora a Bruno Fonzi, egli fornisce il proprio parere circa un saggio di un allievo di Jung, Hans Schr, citando fra laltro la collana viola6, nella quale secondo lui il libro [...] dovrebbe rientrare7. Al di l del giudizio fornito circa lopera di Schr, interessante notare che Bazlen osservi che particolarmente in campo viola in Italia resta da pubblicare ancora quasi tutto - e non penso soltanto agli studi moderni,

3 Si veda e a questo proposito Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., pp. 708-709. 4 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 710. 5 Ibidem. 6 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 maggio 1951. 7 Ibidem.

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quanto al materiale sul quale questi studi lavorano, testi etnologici, antichi libri religiosi, raccolte di favole ecc.8. Lidea di Bazlen, dunque, si configura come un completamento di quel campo viola, ovvero relativo alla gi citata collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici creata nel 1948 da Cesare Pavese ed Ernesto de Martino, la quale evidentemente secondo lui necessitava di unintegrazione. appunto una proposta in tal senso, dunque, che egli avanza ad Einaudi due anni dopo, nel luglio del 1953, tramite la presentazione del breve elenco che si riporta di seguito: POPOL VUH (libro sacro dei Maya Quich) Leggende e miti ebraici antichi (scelta dal Ben Gorion) MILAREPA (Vita e Canti di un Santo tibetano) PLUTARCO: Iside e Osiride La Vita di APOLLONIO DI TIANA PAUSANIA: Viaggio in Grecia ORAPOLLO: I geroglifici CONFUCIO: Analecta Il Libro della Pittura bizantina Il Sogno della Camera Rossa PARACELSO SWEDENBORG9 Come si gi visto nel corso del primo capitolo del presente lavoro, la proposta di molti dei testi sopra elencati pu essere considerata come frutto delle suggestioni delle teorie della psicologia analitica junghiana, cosa che non stupisce se si considera che sin dalle prime battute della Collana viola Jung [aveva dato] la sua impronta allintera collezione10: la comune derivazione dei titoli, il loro supposto ruolo, come insieme, di prolungamento antologico della viola ed infine il fatto che Bazlen stesso indichi esplicitamente il proprio elenco come collezione dovevano giustificare la speranza di vederli pubblicati appunto come un insieme, una collana di testi fra loro strettamente connessi. per proprio questa speranza che Fo,
Ibidem. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953. 10 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 516.
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Le opere proposte da Bazlen nel catalogo Einaudi.

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nella sua risposta al progetto di Bazlen, mortifica, anche se, come si vedr, non per una chiusura a priori, sua o di altri, rispetto allidea in s della creazione di una nuova collezione, dal momento che quasi sempre avvenuto che le nostre collane nuove siano nate quasi naturalmente da altre collane11. La vera ragione dellimpossibilit di realizzare il progetto di Bazlen cos come lui lo ha prospettato risiede dunque altrove, ma ad essa Fo non fa esplicito riferimento, contando evidentemente sulla possibilit che lamico possa comunque intendere la natura del problema. Chiarito infatti che una collana del genere non potrebbe inserirsi nel programma della nostra Casa che affiancandosi alla collana viola, Fo puntualizza anche che
la Viola affidata alla direzione di De Martino, e poich evidente che una certa armonia di indirizzo dovrebbe regnare tra le due collane (quella critico-storica e quella di testi), abbiamo molti dubbi che limpresa, cos come tu la prospetti (cio come collana) possa essere facilmente realizzata.

La mediazione di Fo.

Puntualizzando quanto si appena visto, Fo sembra dunque cercare di ovviare ai possibili problemi di congestione con de Martino12, direttore appunto della collana viola. Ma soprattutto, si pu capire da queste parole che la mancanza di affinit del progetto di Bazlen fosse non solo con la collana viola, ma anche con lindirizzo che ad essa il suo direttore, Ernesto De Martino, intendeva dare. In questo specifico senso, lintervento di Fo offre esemplare testimonianza di quella complessa mediazione interna, di quel dar spazio a istanze che andavano maturando, particolarmente evidente [...] nelle collane a spettro largo13. Come si gi avuto modo di rilevare, infatti, de Martino era sostanzialmente contrario ad una esplicita connotazione della collana in senso junghiano, cosa che in effetti la realizzazione del progetto di Bazlen avrebbe contribuito a comportare. La proposta dunque bocciata nella sua forma originaria, e per la verit trover anche scarsissima realizzazione nella modalit alternativa che Fo, presumibilmente dopo aver discusso la questione allinterno della casa editrice, delinea:

11 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 6 ottobre 1953. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono. 12 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 710. 13 Ivi, p. 711.

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la cosa pi semplice per ora ci sembra che sia di vedere quali dei libri da te consigliati possano meglio rientrare in una delle collane gi esistenti, e specialmente nei Saggi, nei Millenni e nellUniversale14. La collana viola, dunque, passa in secondo piano, come daltronde lidea di pubblicare organicamente i dodici volumi proposti in luglio15: il tutto per ragioni che non si trovano spiegate in altro modo che quello che si appena descritto. La risposta della casa editrice riferita da Fo dovette in effetti causare la perplessit, e forse il risentimento, di Bazlen: prova ne il fatto che egli, smentendo il quasi abituale atteggiamento procrastinante, in questo caso risponda dopo pochi giorni, esprimendo esplicitamente il proprio pensiero: Testi mitologici, religiosi, ecc.: come corpo unico, avrebbero avuto maggior peso16. Se comunque Bazlen mostra di avere colto il messaggio contenuto nelle parole dellamico, nel momento in cui afferma che dati gli argomenti che mhai scritto, niente in contrario di cominciare con linserirli in collezioni gi esistenti17, resta per il fatto che egli non sembra accettarli completamente, se poche righe sotto, passando in rassegna le diverse componenti della proposta formulata in luglio, cos prosegue, approfondendo le ragioni della sua prima affermazione:
SWEDENBORG: lesempio tipico di quella categoria di autori che la casa ed. Einaudi pu pubblicare unicamente in una collezione di materiale psicologico-religioso. In una collezione, avrebbe unilluminazione e unaccentuazione giustificabili. Che vi mettiate a pubblicare Swedenborg, cos [...], (e non escludo che sarebbe un libro che va), un po buffo. Dunque, eventualmente in un secondo tempo18.

Laccantonamento della proposta di collezione.

Venuta a cadere la prospettiva di dare vita a una collana completa, dunque, Bazlen in alcuni casi rinuncia ai singoli titoli, evidentemente in nome dellimportanza dellilluminazione e del valore di contrappun-

14 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 6 ottobre 1953. 15 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 13 ottobre 1953. 16 Ibidem. 17 Ibidem. 18 Ibidem. 19 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto

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to19 che egli attribuiva ad un testo nellinsieme della collana20: decontestualizzato rispetto a una rete di titoli che ne sostenga il senso ed indirizzi la percezione da parte del pubblico, dunque, il titolo perde significato e, forse, anche interesse. Non lo perde per del tutto, se Bazlen, in chiusura della lettera in cui lamentava la perdita di peso dei titoli se non presentati in ununica collezione, torna a ricordare a Fo che se come direzione, Vi interessa, avreste da tradurre, ritradurre, scoprire e inventare almeno met della letteratura di questo mondo21, evidentemente alludendo a un proprio possibile contributo in questa direzione. Per la verit, tale contributo da parte di Bazlen nello scoprire e inventare correnti culturali inedite, sar da un lato impoverito dal rifiuto, rispetto a diverse opere, da parte di Einaudi, dallaltro realizzato, per quanto solo in parte e prevalentemente come tentativo, mediante la collaborazione con diverse case editrici. Il caso dei dodici titoli appena citati a questo proposito indicativo. Di essi, cio, solo due troveranno posto allinterno del catalogo Einaudi e comunque in due collane differenti, dal momento che Popol Vuh. Le antiche storie del Quich22 figura nella Nuova Serie dellUniversale Einaudi, collana volta alla pubblicazione di testi classici23 ritenuti essenziali per il dibattito culturale italiano24, mentre Il sogno della Camera Rossa. Romanzo cinese del secolo XVIII25 verr pubblicato allinterno dei Millenni. A questo proposito per anche bene specificare che lo stimolo alla pubblicazione del libro non da ricondursi alla sola influenza di Bazlen, se nella sua risposta Fo gli aveva fatto presente che avevamo gi pensato di pubblicare nei Millenni Il sogno della Camera Rossa e cos altri romanzi cinesi antichi (tra cui Monkey)26: tale proposta dunque da ricondursi anche, e forse soprattutto, allinfluenza ben pi rilevante di Elio

Il sogno della camera rossa. Romanzo cinese del secolo XVIII e altri romanzi cinesi antichi.

Bazlen a Luciano Fo, 3 maggio 1951. 20 Ibidem. 21 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 13 ottobre 1953. 22 Popol Vuh, Le antiche storie del Quich, a cura di Adrin Recinos, traduzione di Lore Terracini, Torino, Einaudi, 1960. 23 Cinquantanni di un editore: le edizioni Einaudi negli anni 1933 - 1983, Torino, Einaudi 1983, p. 626. 24 Ibidem. 25 Il sogno della Camera Rossa. Romanzo cinese del secolo XVIII, a cura di Franz Kuhn, presentazione di Martin Benedikter, traduzione di Clara Bovero e Carla Pirrone Riccio, Torino, Einaudi, 1958. 26 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 6 ottobre 1953.

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Linfluenza di Vittorini nelle scelte dei testi antichi di letteratura cinese e giapponese.

Vittorini, il quale in effetti in quel periodo suggeriva ulteriori allargamenti di campo verso le antiche letterature cinese e giapponese27. Vittorini, dunque, si trovava evidentemente in accordo con la considerazione di Bazlen secondo la quale le traduzioni di tali testi sono nellaria e non giungerebbero troppo inaspettate ai lettori italiani28, potendo tuttavia dare maggiore concretezza a questa considerazione di quanto il consulente triestino potesse fare. Resta comunque da sottolineare il fatto che le 27 illustrazioni originali fuori testo di Kai Chi indicate nel Catalogo Einaudi per Il sogno della Camera Rossa sono forse da ricondursi allindicazione, che Bazlen aveva fornito presentando il suo elenco di titoli, circa il fatto che essi fossero libri anche facilmente e giustificatamente illustrabili29. Ed anche per il romanzo cinese Monkey, pur non avendolo direttamente proposto, Bazlen avr un ruolo di rilievo. Gi in una lettera del 13 dicembre 1953, infatti, scriver a Fo: Monkey invece ti pregherei di darlo alla Adriana Motti30, promuovendo in questo modo una traduttrice che aveva svolto, in alcuni casi grazie allamico triestino, e svolger molti lavori per la casa editrice31. Anche solo nelle pubblicazioni rispetto alle quali Bazlen ebbe un qualche tipo di ruolo, tutte avvenute fra il 1958 e il 1960, si pu allora vedere un esempio di quella linea complessivamente in crescita nella casa editrice, anche su sollecitazione, in qualche caso inaspettata e proprio perci pi significativa, dei suoi consulenti32, di cui Luisa Mangoni rileva la presenza. infine anche bene tenere presente che riguardo a romanzi come Monkey o Il sogno della Camera Rossa, stata posta in rilievo anche la ragione politica che spingeva leditore alla pubblicazione, se la fine degli anni Cinquanta vide fra laltro lincontro di Giulio Einaudi con una delegazione della Repubblica Popolare Cinese, alla quale [...] mostra le sue edizioni dei massimi romanzi cinesi33. Resta per da osservare un ulteriore elemento, a conferma tanto di una
Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 708. Ibidem. 29 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953. 30 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 13 dicembre 1953. 31 Nel caso specifico del romanzo cinese che si sta qui prendendo in considerazione, si veda infatti il Catalogo Einaudi, sempre allinterno della Nuova Serie dellUniversale Economica: Wu Chng-n, Lo scimmiotto, prefazione di Arthur Waley, traduzione di Adriana Motti dal testo inglese di Arthur Waley, Torino, Einaudi, 1960. 32 Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 708. 33 Libri e scrittori di via Biancamano, casi editoriali in 75 anni di Einaudi, a cura di Roberto Cicala e
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proposta editoriale disarticolata34 da parte di Einaudi, quanto della tendenza di Bazlen a lavorare su piani diversi, estendendo cio le proprie proposte, contestualmente o col passare degli anni, a pi editori: senza che tuttavia questo comporti necessariamente il buon esito delle proprie proposte. Se infatti come si appena visto dei dodici consigli presentati nel luglio del 1953 solo due ebbero seguito presso Einaudi, degli altri dieci solo una minima parte ebbe destino affine presso altri editori. Come ormai risulta ovvio aspettarsi, infatti, due dei titoli proposti troveranno spazio, con un ritardo di molti anni, nella Biblioteca Adelphi, rispetto alla quale linfluenza di Bazlen si rivela, col procedere del discorso che si sta svolgendo in questa sede, sempre pi consistente. La Vita di Apollonio di Tiana di Filostrato35, infatti, verr pubblicata solo nel 1978, preceduta nel 1966 dalla Vita di Milarepa36: si tratta dunque di due biografie, ulteriore conferma dellinteresse di Bazlen per quello specifico genere e del fatto che solo Adelphi lo abbia quasi pienamente assecondato. Lentit dei personaggi ritratti in questi testi, un mago vissuto nel I secolo dopo Cristo, dunque nel tardo mondo pagano, ed un religioso tibetano la cui vita si colloca nellundicesimo secolo, tradiscono ulteriormente il fascino che Bazlen percepiva, come si pi volte sottolineato, verso mondi lontani nel tempo e nello spazio, nonch verso tutto quanto potesse avvicinarlo alla magia, alla storia delle religioni e pi in generale a tutti quei campi tematici in qualche modo affini al pensiero junghiano. Alla stessa temperie, dunque allo stesso stimolo da parte di Bazlen, da ricondursi Paragrano, opera dellalchimista Paracelso37, che trover posto nel 1961 nellEnciclopedia di autori classici di Boringhieri, un altro editore con il quale Bazlen intrattenne una corrispondenza. In essa, per la verit, il testo di Paracelso non trova menzione, ma non difficile supporre il fatto che la sua pubblicazione sia stata il frutto della suggestione del consulente triestino, visto il suo metodo di lavoro fondato spesso sulla contemporanea raccomandazione di un titolo a diversi editori. Ben pi rilevante, a questultimo proposito, quanto emerge dalla let-

Paragrano, opera dellalchimista Paracelso, pubblicato nel 1961 da Boringhieri.

Velania La Mendola, presentazione di Carlo Carena, Milano, EDUcatt, 2009, p. 15. 34 Ivi, p. 710. 35 Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, a cura di Dario Del Corno, Milano, Adelphi, 1978. 36 Vita di Milarepa, a cura di Jacques Bacot, traduzione di Anna Devoto, Milano, Adelphi, 1966. 37 Paracelso, Paragrano, introduzione, traduzione e note di Ferruccio Masini, Torino, Paolo Boringhieri Editore, 1961.

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I Fratelli Bocca Editori.

tura del carteggio fra Bazlen ed Erich Linder, con il quale, come si visto, egli aveva un rapporto non solo di amicizia, ma anche di collaborazione professionale, fondata appunto sul ruolo che lAgenzia Letteraria poteva avere nella diffusione dei suoi titoli presso i vari editori italiani. Allinterno del carteggio, infatti, si possono rintracciare, anche se non sempre con facilit, le tracce dei tentativi che egli attu per vedere pubblicati i libri in cui credeva: la prima testimonianza in tal senso si pu leggere in una lettera datata 10 dicembre 1953, dunque solo due mesi dopo la risposta negativa che come si visto Fo aveva dovuto inviare allamico riguardo al suo progetto. Le parole con cui Bazlen introduce quanto egli vuole dire a Linder, peraltro, mostrano anche il fatto che, per ragioni forse di concorrenza fra case editrici, tale tentativo da parte sua potesse causargli qualche attrito con Einaudi. In apertura della sua lettera, infatti, specifica che essa anche per Luciano [Fo], cui non ha scopo che scriva separatamente; del resto la corrispondenza della faccenda di cui ti scrivo, giusto che venga indirizzata allambiente neutrale dellagenzia38. in effetti, come emerge dalla citazione che segue, proprio grazie al tramite di questo ambiente neutrale che Bazlen sperava di dare vita alle proprie proposte, dopo avere indipendentemente trovato una casa editrice che fosse disposta, almeno teoricamente, ad accoglierle. Si tratta della Fratelli Bocca, che aveva raccolto leredit di unattivit editoriale intrapresa ad Asti nel 1775 e conclusasi dopo la Prima Guerra Mondiale: nel 1936, infatti, la casa editrice era stata nuovamente fondata a Milano, con un programma che prevedeva prevalentemente la pubblicazione di testi filosofici. Ad essa appunto egli si riferisce quando scrive a Linder di stare
finalmente mettendo su quella specie di Insel-Becherei [biblioteca isola] non Insel-Becherei, con testi, in media, pi high-brow, pi ausgefallen [insoliti] o almeno meno noti di quelli che erano (in parte) i testi della vera Insel. La faccio con Bocca. Ho avuto parecchio da fare, questultimo tempo, con De Marzio, che credo

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Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono.

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conosci, e che mi sembra una persona pi che decente non soltanto per le misure delleditoria italiana39.

Dalle parole appena lette emerge dunque il progetto di Bazlen, che di fronte al rifiuto di Einaudi si muove quasi tempestivamente per tradurlo nella sua interezza presso un altro editore: nel farlo, inoltre, egli lo approfondisce e lo colloca, pi esaurientemente di quanto non avesse fatto con Einaudi, allinterno del panorama editoriale non italiano, bens europeo. A quanto si legge, la scelta di titoli formulata nel luglio ricalca infatti parzialmente quella della collana Bcherei: dunque una Biblioteca nella quale non forse improprio vedere il prototipo dellomonima collana adelphiana. Ad ogni modo, ci a cui in questo frangente Bazlen esplicitamente si riferisce come a un modello consiste in una collana, dal nome appunto di Bcherei, appartenente alla casa editrice tedesca Insel Verlag, nata a Lipsia nel 1898: dal 1912, abbandonando le tradizionali pubblicazioni pregiate, essa aveva pubblicato testi di piccolo formato e prezzo ridotto, caratterizzati dalla proposta di opere brevi di autori tendenzialmente noti e da una certa cura tipografica e redazionale. Da questo modello editoriale, dunque, Bazlen aveva tratto spunto per la propria proposta ad Einaudi, cos come la si trova allusivamente descritta nella lettera rivolta ad Erich Linder. Dalla lettura di questa lettera, tuttavia, appare anche il fatto che il modello sia stato declinato in maniera personale, attraverso la proposta di titoli spesso afferenti al pensiero junghiano, da lui stesso descritti come pi insoliti [e] meno noti rispetto al modello proposto dalla collana tedesca: sebbene, come si detto, la casa editrice Einaudi non si trovi nemmeno nominata nel passo che si citato sopra, che egli a tali testi faccia riferimento nel momento in cui presenta il progetto a Linder per inferibile anche solo a partire da un semplice dato linguistico. Esso, per, permette di rilevare appunto che i libri proposti a Bocca e quelli proposti a Einaudi, se non erano esattamente gli stessi, derivavano comunque dalla medesima idea editoriale. Nella lettera a Linder, infat39 interessante notare, peraltro, che gi in una lettera del 28 ottobre 1953 Bazlen aveva annunciato lavvio della propria collaborazione con la Fratelli Bocca Editori in una lettera allamica Lucia Rodocanachi, alla quale stava cercando di procurare delle traduzioni presso Einaudi: fra circa due settimane, dovr aiutare un mio conoscente a fare un programma per una collezione di saggi per Bocca [...] e poich gli indicher parecchi stranieri, ti faccio saltar fuori qualcosa. Cfr. Genova, Il Novecento: catalogo della mostra: Genova, centro dei Liguori, 20 maggio-10 luglio 1986, a cura di Giuseppe Marcenaro, Genova, Sagep, 1986, p. 426.

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ti, Bazlen connota i testi proposti come high-brow, vale a dire di alta cultura, intellettuali, in maniera speculare a come li aveva definiti gi dal 1951, quando aveva scritto, a proposito del saggio dello junghiano Hans Schr: lo consiglierei senza esitazioni per una collana che [] intenda pubblicare tutti i testi psicologici importanti od utili ad un tempo, come lo sconsiglierei, [] senza esitazioni, per una collana che, diciamo, intenda essere unantologia molto high-brow di questi stessi testi40. In un passo come quello citato, dunque, non appare improprio vedere unulteriore definizione della proposta editoriale che appunto Bazlen aveva probabilmente iniziato a formulare nel 1951, per poi presentarla nel 1953 a Einaudi e, successivamente, a Bocca. Il fatto che si tratti dello stesso progetto, poi, confermato dalle osservazioni allusive che egli fa di seguito, in merito appunto alla collaborazione che si sta prospettando con Bocca:
A me va molto bene, anche perch si tratter di aggiornare, e particolarmente cambiare livello, a tutta quella sua parte religioso-iniziatico-magico-psicologica, che uno dei campi che mi interessa di pi, e per i quali, salvo il Bocca di una volta, con tutta la sua bassezza provinciale [...] autodidatta, non cerano, e non ci sono, altri editori in Italia41.

Il risentimento nei confronti di Einaudi.

Il risentimento nei confronti di Einaudi, dunque, tanto velato quanto evidente. Esso peraltro sembra derivare non solo e non tanto da ragioni personali, quanto invece anche da una lucida valutazione relativa al panorama editoriale italiano, che lo porta a constatare il fatto che il proprio progetto high-brow non potrebbe adattarsi che a un piccolo editore marginale. Il passaggio dalluno allaltro editore, inoltre, non doveva poggiare unicamente su ragioni di opportunit o di affinit personali con i diversi comitati editoriali, ma anche sulla coscienza dellaffinit e delle somiglianze, per quanto su scale dimensionali diverse, fra le due case editrici, ulteriormente provate dal fatto che la Fratelli Bocca [...] fu uno degli esempi storici a cui si ispir Giulio

40 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 maggio 1951. 41 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953.

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Einaudi42. Questultimo, in effetti, cos la ricorda, prima che lattivit venisse trasferita a Milano: a Torino esistevano case editrici di cultura, prima di tutto la F.lli Bocca, con un catalogo stupefacente, disperso in seguito alla sua rovina. Ricordo la vecchia libreria Bocca [...]. Bocca, Laterza, Treves erano gli esempi storici43. Bazlen, dunque, pensava forse di poter far leva anche su questa, seppur non bene definita, affinit: resta comunque il fatto, a testimonianza della consapevolezza che egli doveva avere tanto delle somiglianze quanto delle differenze fra i vari editori, che il progetto che egli configura per Bocca, per quanto come si detto concettualmente del tutto consonante con quello einaudiano, sia anche da lui adattato, ed arricchito, per la nuova casa editrice. anche in questo specifico senso che si colloca il ruolo di Linder, dal momento che Bazlen, dopo i passi appena riportati, conclude come segue:
Per cui, in genere [...] manda o mandami tutto quello che ti passa per le mani di quel genere. Ora, per i libretti piccoli, per i quali ti chieder molti altri diritti col tempo ([leditore] ne vuole fare di pi di quanto io sia in grado di seguire, per cui dovr un po frenarlo), avrei per il momento bisogno di un Ronald Firbank: ho pensato al Prancing nigger44.

Da questo passo in poi, il contenuto della lettera prescinde completamente, per cos dire, dal presupposto einaudiano, in quanto Bazlen da un lato enumera una serie di titoli, oltre al romanzo dellautore inglese Firbank, che vorrebbe vagliare per la collezione di Bocca, dallaltro fornisce ulteriori indicazioni circa lo sviluppo della sua idea editoriale. Accanto al nome di Firbank, infatti, egli cita in primo luogo il libro dellamericano Thomas Wolfe su come ha scritto i suoi romanzi (non ricordo il titolo)45: si tratta del saggio The story of a novel, scritto nel 1936, interessante in primo luogo in quanto libro che evidentemente concepisce la scrittura come unesperienza passibile di una trattazione autobiografica. Si pu allora forse immaginare, nel momento in cui riferisce che a suo tempo lavevo letto per le N.E.I [Nuove Edizioni
Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 103, nota n. 28. Giulio Einaudi, Frammenti di memoria, Milano, Rizzoli, 1988, p. 15. 44 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953. 45 Ibidem.
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Ivrea]46, che il libro fosse gi stato considerato come un possibile titolo per la collana di autobiografie Mondi e destini, parte del progetto che Bazlen aveva formulato per Olivetti negli anni Quaranta. Einaudi, probabilmente, non lo fa, e ad Einaudi potrebbe convenire che venga pubblicato da unaltra casa editrice, che porterebbe il nome di Wolfe in un altro giro di lettori. Vedi tu, parlane con Luciano e, se puoi, mandamelo47. Cos Bazlen, appena dopo avere menzionato le Nuove Edizioni Ivrea, prosegue nella sua esposizione, mostrando ancora una volta la singolare tendenza a creare un ideale circuito fra le case editrici con le quali aveva lavorato in passato e le collaborazioni del presente. Ad esempio, rispetto al caso di Wolfe, la pubblicazione di una sua opera da parte di Bocca sembra avere unutilit nella delineazione del suo pubblico anche rispetto alla proposta editoriale di Einaudi: il tutto, nel 1953, riguardo ad un libro che Bazlen aveva letto da almeno quindici anni. Nellelencare a Linder i titoli che potrebbero nutrire la collana di Bocca, come si detto, Bazlen non manca di descriverne ulteriormente i caratteri: unattenzione, questultima, che probabilmente aveva caratterizzato anche le collane prospettate per le Nuove Edizioni Ivrea, rispetto alle quali tuttavia la mancanza di documenti non fornisce spazio allapprofondimento. Ad ogni modo, nelle informazioni via via fornite a Linder, e col suo tramite allAgenzia Letteraria Internazionale, Bazlen in primo luogo chiarisce il fatto che il suo interesse rivolto a quegli autori i cui libri sono composti di molte parti indipendenti (raccolte di saggi, di memorie, ecc.)48: di tali tipi di opere, infatti, gli sar possibile prelevare soltanto quel cuore comprimibile in una ottantina o poco pi di pagine49. Le dimensioni dei libri che desidera vedere pubblicati gli sono dunque molto chiare, cos come chiara lidea relativa ad altri aspetti materiali50: di fronte alla richiesta da parte di Linder, qualche giorno dopo, di delucidazioni circa la presentazione dei testi (rilegata o no, carta pi o meno accettabile, stampa indecente come quella solita di Bocca, o stampa decorosa, se non bella, - e infine prezzo presumibile51), Bazlen risponde con una

Ibidem. Ibidem. 48 Ibidem. 49 Ibidem. 50 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 20. 51 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953,
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certa approssimazione, chiarendo per alcuni punti che permettono di comprendere come gli aspetti materiali del libro possano essere considerati elementi attraverso i quali leditore, in questo caso il consulente, caratterizza il volume come proprio e i potenziali lettori riconoscono ledizione loro pi consona rispetto alle altre52. Bazlen infatti, relativamente a quelli che ora chiama i piccoli librini Bocca53 chiarisce che, per quanto il loro formato sia ancora allo studio54, egli non conta di promuoverli se non diventano libretti molto belli. Del resto, Bocca cambia stile (ed anche sostanza), e sta tranquillo che quellodore di provincia non ci sar pi nemmeno nelle altre collezioni55. La non meglio definita qualit materiale del libro, dunque, lo libera dal provincialismo che pi volte egli indica come pecca delle pubblicazioni del piccolo editore milanese. Accanto alle seppur semplici indicazioni fornite circa la materialit del libro, un aspetto sul quale nella proposta ad Einaudi non si era pronunciato, ci che si pone con una certa evidenza ed invita a riflettere ulteriormente il cambiamento che sembra investire il progetto nel passaggio da un editore allaltro, fermo restando comunque il fatto che esso non verr realizzato in alcuno dei due casi. Bazlen non offre alcuna spiegazione in merito, ma appare evidente che lelenco di dodici autori ed opere che nel luglio del 1953 propone ad Einaudi ben poco abbia a che vedere con quanto solo qualche mese dopo viene pensato per la Fratelli Bocca. Nel primo caso, infatti, la collezione avrebbe dovuto costituire, come si visto, un sostegno antologico a saggi e opere di psicologia e antropologia: i testi proposti sono dunque legati al mondo orientale, allantichit, mediterranea e non, alla Storia delle religioni, infine allalchimia, ambiti ai quali come si visto Bazlen si era interessato in seguito allapprofondimento, ed alla traduzione, delle opere di Carl Gustav Jung. Il progetto formulato per leditore Bocca, invece, pur presentando aspetti di affinit, se non identit, con quello einaudiano, se ne distingue per per quanto riguarda i titoli proposti: non infatti difficile

I piccoli librini Bocca.

b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 12 dicembre 1953. 52 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 20. 53 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 15 dicembre 1953. 54 Ibidem. 55 Ibidem.

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notare come lopera di autori quali Ronald Firbank, Thomas Wolfe o Llwellyn Powys56 sia tutta collocabile nellambito del Novecento. Allo stesso modo, la proposta di raccolte di saggi57, ma anche di memorie58 si distingue da quanto era stato pensato per Einaudi, e nel caso delle memorie fa piuttosto pensare al versante freudiano dei suoi interessi, consistente anche, come si gi accennato, in titoli che Bazlen aveva presenti da molti anni. Tale atteggiamento da un lato mostra la costanza con la quale egli tornava a riproporre le proprie idee ai diversi editori, dallaltro testimonia ulteriormente una visione non solo della letteratura, ma anche delle proprie scelte professionali come entit in fieri, dunque vitali perch in continuo mutamento. Un aspetto che permette di richiamarsi ancora una volta alla difficolt di cogliere con precisione il significato ed il senso di idee che appaiono spesso aleatorie, ed in alcuni casi paradossali. Daltra parte, per, esso permette anche di approfondire ancora una volta perch del suo rapporto con i libri59 sia stato scritto che non fu mai del tutto intellettuale, ma tanto spontaneo, vitale e creativo quanto il rapporto con gli esseri umani60. Da questo punto di vista, si pu allora comprendere perch lidea editoriale che originariamente avrebbe dovuto presentare le testimonianze di una letteratura millenaria si traduca ora nelle seguenti indicazioni, presentate a Linder per indirizzare la sua ricerca di altri titoli per leditore Bocca, oltre a quelli che Bazlen ha gi proposto:
Per tua norma, vorrei tenermi molto ai mezzi classici, o a scrittori anche recenti ma che, in un certo modo, si siano gi depositati; ci non esclude per che ci possa mettere dentro anche cose modernissime (da Jouhandeau a Saint John Perse, da Rodker - col quale ero gi in corrispondenza - ad Andrade)61.

Dopo una prima smentita della sua avversione nei confronti dei clas56 Si veda a questo proposito Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953. 57 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953. 58 Ibidem. 59 Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 125. 60 Ibidem. 61 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953.

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sici, che gi lascia immaginare la versatilit dei suoi criteri di giudizio, Bazlen segue invece la propria inclinazione a tendere verso il nuovo, verso quel modernissimo che nellinsieme dei titoli pensati per leditore Bocca si configura, alla luce del passo appena citato, come anche la scelta di una serie di poeti del Novecento, da Saint John Perse, Premio Nobel per la letteratura nel 1960, rispetto al quale dunque Bazlen mostra un certo intuito, a due rappresentanti del modernismo, quali linglese John Rodker ed il brasiliano, anche se in questo caso lidentificazione pi problematica, Carlos Drummond de Andrade. Le proposte appena citate, dunque, mostrano il fatto che le oscillazioni dei gusti e dei progetti di Bazlen non si manifestassero solo nel passaggio da un editore allaltro, ma anche allinterno del medesimo progetto. Nella lettera a Linder del 15 dicembre 1953, infatti, nel discutere i primi titoli proposti per Bocca, Bazlen prosegue elencando, naturalmente, anche volumetti illustrati: nel primo elenco che ho fatto, ce ne sono due soli: il discorso sulla moderne kunst [arte moderna] di Klee, con disegni di Klee (tutto il discorso non avrebbe avuto, sonst [altrimenti], che venti pagine)62, dunque estendendo ulteriormente le direzioni verso le quali la sua proposta editoriale muoveva. A questultimo sviluppo della proposta dellamico, Linder peraltro d maggior seguito, dando vita a una discussione appunto sulla natura dei librini Bocca. Il 23 dicembre 1953, infatti, nel lamentare il mancato appuntamento con il rappresentante delleditore, De Marzio, egli afferma anche che se i librini saranno belli, ti mander un progetto per una serie illustrata63: da uno stimolo di Bazlen diverso rispetto a quello che sembrava il criterio fondante la collana per Bocca, ne nasce dunque un ulteriore, relativo appunto alla pubblicazione di libri darte illustrati, che in seguito sar Linder a curare trattando direttamente con leditore. Quello che per interessa evidenziare a tal proposito che nelloriginaria proposta di Bazlen circa la possibilit di inserire nella serie dei librini Bocca anche testi illustrati sia da vedersi ancora la suggestione della collana tedesca che, come si visto, egli aveva parzialmente preso a modello: la ragione della variabilit della proposta per leditore italiano, dunque, forse spiegabile anche con il fatto che il suo stes62 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 15 dicembre 1953. 63 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 23 dicembre 1953.

I volumetti illustrati.

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so modello prevedesse libri dei tipi pi disparati. daltronde lo stesso Bazlen a chiarire di stare facendo riferimento alla Bcherei, nel momento in cui il 27 dicembre, rispondendo ad alcune riserve di Linder, egli riferisce che
non vorrei fare una serie illustrata, ma, come nella Insel Becherei, illustrare i libri la cui illustrazione indicata. Non farei il libro illustrato per il libro illustrato, ma soltanto dove, come documentazione, rinforzo, commento atmosferico, ci sia necessario, o dove le illustrazioni abbiano un valore in s, e per una felice costellazione, si sposino bene col testo64.

Al modello della Biblioteca di Lipsia, dunque, Bazlen doveva riferirsi non solo per i tipi di libri proposti, come si visto di non univoca definizione, quanto anche per la loro semplice cura materiale e redazionale, come il passo appena visto dimostra. Inoltre, non forse improprio considerare anche il fatto che trattando appunto la questione delle illustrazioni dei libri secondo il modello della casa editrice tedesca, Bazlen fa presente a Linder che le copertine che [la Fratelli Bocca] sta studiando sono gi su una strada europea, siamo daccordo che per i librini consulter Mardersteig e qualsiasi altra persona io gli suggerisca65. Il nome che Bazlen fa in questo frangente non casuale, e permette di vedere un ulteriore possibile filo, per quanto sottile, che collega la casa editrice Adelphi, fondata nel 1962, con le idee e, in questo caso, i contatti, che Bazlen andava elaborando sin dalla prima met degli anni Cinquanta. Giovanni Mardesteig, infatti, il celebre tipografo di origine tedesca che aveva fondato a Verona, nel 1948, la Stamperia Valdonega, specializzata in edizioni pregiate. Alla sua opera, dunque, evidentemente anche sulla base di una conoscenza personale con il Mardersteig, Bazlen pensava per la Fratelli Bocca, al fine di garantire lelevata qualit dei suoi librini. Allo stesso modo, si pu allora immaginare che anche la collaborazione che Adelphi intrattenne con il tipografo tedesco, culminata negli anni Ottanta nella coedizio-

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 27 dicembre 1953. 65 Ibidem.
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ne66 di un libro sulle vicende editoriali di autori quali Rilke o Brecht, abbia tratto origine forse proprio dalla conoscenza che legava il tipografo e il consulente triestino. Ad ogni modo, la collaborazione di Bazlen con Bocca nei mesi a cavallo fra il 1953 e il 1954 continua e si sviluppa, seppure nella costante ambiguit di fondo circa la natura del progetto. Una volta escluso dallinsieme dei titoli proposti quello relativo ai libri specificatamente darte, dei quali si occuper Linder, a questultimo Bazlen continuer a rivolgersi come ad un agente letterario che lo aiuti nel reperimento dei titoli e nella trattazione dei diritti dei diversi libri pensati per il piccolo editore milanese. Gi nel dicembre del 1953, infatti, Bazlen informa lamico che la prima infornata [...] dovrebbe uscire entro lanno67, cosa che evidentemente lo spinge ad accelerare i tempi di programmazione della collana, sia per quanto riguarda i titoli gi considerati, sia per la ricerca di nuovi. Indicativa a questo proposito la lettera del 13 gennaio 1954, nella quale, oltre a riprendere in considerazione il caso di Llewellyn Powys (non ne ho letto che poche pagine. E non ti posso dire se proprio questo suo libro s. Comunque un tipo di autore che mi va68) Bazlen infatti prospetta un nuovo filone allinterno del progetto per Bocca, sempre connettendolo alla collana che fino ad ora si cercato di descrivere, ma in realt deviando rispetto alle caratteristiche sia della Bcherei della casa editrice Insel, sia della collana proposta ad Einaudi lanno precedente. Subito di seguito alle considerazioni su Powys, infatti, egli scrive a Linder:
poich conto di fare lo stesso tipo dei libri piccoli anche in un formato pi grande, in modo da metterci dentro anche libri full lenght, se hai altra roba del genere in agenzia, manda senzaltro. Tra poco te ne chieder parecchi io69.

I criteri materiali, che tuttavia comportavano anche delle precise conseguenze sul piano della scelta dei testi, dal momento che prevedeva66 Sigfried Unseld, Lautore e il suo editore: le vicende editoriali di Hesse, Brecht, Rilke e Walser, Milano, Adelphi; Verona, Valdonega, 1988. 67 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 27 dicembre 1953. 68 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1954, b. 4A, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 13 gennaio 1954. 69 Ibidem.

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no la considerazione di libri unicamente di piccole dimensioni, o comunque frazionabili, sembrano dunque non essere particolarmente vincolanti, dal momento che appunto da quanto si legge Bazlen sembra, pi che ogni criterio, ossequiare quello del suo personale interesse alla pubblicazione di un titolo. In questo modo, la capacit della collezione di estendere gli stessi caratteri formali a libri diversi e [...] di permettere al lettore di sapere in anticipo cosa aspettarsi70 sembra almeno in questo frangente non essere per lui una priorit. Se da un lato questo aspetto permette forse di comprendere meglio le difficolt che Bazlen ebbe sempre a vedere realizzate le proprie idee editoriali, dallaltro forse un esempio particolarmente significativo della versatilit e della vivacit degli interessi culturali di un intellettuale che non si leg mai ad un unico editore o ad un unico progetto editoriale. Resta comunque da porre in evidenza la sua pertinacia, che in altri passi del presente lavoro stata definita come una fedelt agli autori che apprezzava e lo portava a proporli a qualunque editore potesse essere ad essi interessato. Il primo titolo, di quelli full lenght (dunque libri anche di dimensioni consistenti, da pubblicarsi per intero), infatti Out of Africa di Karen Blixen, citata nella lettera del 13 dicembre con il suo pseudonimo (Isaac Dinesen) e con un titolo, African farm, inesatto, ma facilmente riconducibile al suo pi noto romanzo. Un romanzo che appunto Bazlen non dimenticher, e che ripresenter tre anni dopo, il 22 novembre 1957, alleditore Einaudi, mostrando le ragioni del suo apprezzamento: straordinaria come Lebenshaltung [modo di vita] e decenza di Erleben [esperienza], ma temo che passerebbe inosservata come uno dei tanti libri di memorie di vita coloniale71. Il criterio di scelta, dunque, quello visto pi volte relativo alla forza dellesperienza che il libro veicola, e che doveva avere affascinato Bazlen sin dal 1954. Dalla lettura del carteggio con Einaudi, peraltro, emerge anche lirritazione con la quale egli apprese della pubblicazione del libro da parte di Feltrinelli, un episodio che Bazlen affermer averlo seccato72 e che forse da vedersi come la ragione da un lato dellaiuto che egli dar alla
Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 77. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 22 novembre 1957. 72 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 22 dicembre 1957.
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traduttrice del libro per Feltrinelli73, dallaltro della cospicua presenza, anni dopo, di titoli della scrittrice danese nel catalogo di Adelphi. Un discorso affine a quello relativo allopera di Karen Blixen si pu peraltro fare per un altro testo, che, come si avuto modo di vedere nel secondo capitolo, investiva un ruolo evidentemente di grande rilievo nellinsieme dei libri ai quali Bazlen era maggiormente affezionato. Si tratta del romanzo autobiografico dellinglese Edmund Gosse Father and son, che nel suo ricomparire anche nei progetti editoriali portati avanti negli anni Cinquanta, dopo la sua inclusione nella collana Mondi e destini pensata per le Nuove Edizioni Ivrea, si pone come lesempio pi rilevante ed indicativo dellatteggiamento, gi pi volte descritto, con cui egli cercava di ottenere la pubblicazione di un testo che trovava di valore. Il 2 febbraio 1954, dunque appena dopo avere nettamente ampliato i criteri di scelta per la collezione progettata con Bocca, Bazlen appunto menziona Edmund Gosse, permettendo di aggiungere, con le osservazioni che fa, un altro piccolo tassello alle scarsissime notizie che si hanno circa la sua collaborazione con Bompiani, un editore al quale, come si visto, era stato brevemente legato nel dopoguerra. In apertura della sua lettera, infatti, Bazlen domanda a Linder se sia ancora in rapporti freundschaftlich [amichevoli] con Bompiani74, aggiungendo che
a suo tempo, per Corona e Grandi ritorni, avevo messo in moto parecchi libri, di cui, visto che aveva sospeso la loro pubblicazione quasi gleichzeitig [contemporaneamente] a quando mi aveva dato lincarico di mandarle avanti, non s fatto nulla. Ha voluto soltanto che gli fossero consegnate due o tre traduzioni, che poi non ha pubblicato. Tra queste, Father and son, di Gosse, che (lo conosci?) un molto bel libro e che, per una mia collezione Bocca, mi andrebbe bene. Poich sembra che non lo pubblichi potrebbe cedermi la traduzione?75

Nella lettera a Fo del 10 febbraio 1958, infatti, si legge: se non ti dispiace, vorrei confiscare lOut of Africa della Blixen (cio la trad. tedesca): mi pu servire per aiutare la Lucia Demby (Drudi) che lo traduce per Feltrinelli. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 10 febbraio 1958. 74 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1954, b. 4A, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 13 gennaio 1954. 75 Ibidem.
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La collaborazione di Bazlen con leditore Bompiani, dunque, appare alla luce del passo appena citato come lattivit di scelta e proposta di titoli per due collane, soprattutto Corona, di una certa rilevanza allinterno del programma della casa editrice. Una decina di anni dopo il lavoro svolto per leditore milanese, egli tenta poi di recuperare, al fine di includerli nel nuovo progetto formulato per Bocca, alcuni dei testi messi in moto per leditore milanese. Un aspetto, questultimo, che permette di ipotizzare che nella disponibilit di Bazlen, ricordata da Bompiani in un passo gi citato in questa sede, a dirigere una collana76 si possa vedere un progetto simile a quello che egli, negli anni Cinquanta, porta avanti per Bocca. Appunto ai fini della realizzazione di tale progetto, dunque, Linder si mette in contatto con Bompiani per poi, dopo qualche mese, riferirne la risposta allamico. Il 2 dicembre del 1954, infatti, Bazlen viene informato del fatto che Bompiani ha risposto che disposto a cedere il Gosse77, aprendo cos la possibilit dellacquisto dei diritti e della pubblicazione dellopera da parte di Bocca. Nel caso dello scrittore inglese, dunque, la mediazione attuata da Linder ottiene risultati positivi, ma da quanto si legge nel carteggio su molti altri versanti i contatti fra lAgenzia Letteraria Internazionale e leditore Bocca si rendono ben presto problematici: il che probabilmente costituisce un ulteriore motivo della mancata realizzazione del progetto di Bazlen. Sin dal marzo del 1954, infatti, Linder aveva espresso il proprio disappunto per lincostanza delle risposte delleditore alle sue lettere, specificando che anche nellambito della tua collana, mi ha rimandati firmati i contratti per Prancing Nigger, ma non ha pagato, e temo che sollecitarlo servir a poco78. Dalla lettura delle lettere che Linder si scambi in quei mesi con il rappresentante della casa editrice, De Marzio, emerge in effetti la scarsa puntualit della Fratelli Bocca nel rispettare le scadenze contrattuali, prevalentemente relative ai pagamenti dei diritti delle opere, che ne avrebbero permesso la pubblicazione: una situazione che si sarebbe protratta per un anno. Di fronte alle ripetute lamentele di Linder, infatti, l8 gennaio 1955 Bazlen scrive allamico promettendogli dopo questa mia, una
Valentino Bompiani, Vita privata cit., pp. 238. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1954, b. 4A, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 2 dicembre 1954. 78 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1954, b. 4A, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 22 marzo 1954.
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lettera di De Marzio [...] col quale ho parlato ieri79, ma in realt gi anticipando una spiegazione circa i comportamenti del rappresentante della Fratelli Bocca. Questultimo, infatti, si rende conto ecc. Per ti avviso fin dora che fino al momento dellunificazione degli uffici (trasporta Milano a Roma) la confusione continuer80. La casa editrice, dunque, sta trasferendo la propria sede da Milano a Roma: un cambiamento che evidentemente comporta il rallentamento della sua attivit, come lo stesso De Marzio fa presente, nel marzo del 1955, a Linder, nel momento in cui scrive:
Non so se Bazlen ha avuto modo di raccontarLe che cosa accaduto [...]; penso che egli abbia avuto modo di accennarLe alle difficolt che sono insospettatamente sorte nellamministrazione della nostra Casa Editrice. Esisteva a Milano una situazione della quale non ero perfettamente a conoscenza. Ho dovuto rimettere in ordine tutta lamministrazione, affrettare il trasferimento a Roma, ridurre drasticamente le spese e rimediare allenorme confusione che la divisione degli uffici fra Roma e Milano aveva provocato. Ora finalmente, iniziato il trasferimento del magazzino da Milano a Roma, [...], ho un po di tempo per riprendere i contatti che avevo interrotti, quello con lei fra i primi81.

Il tentativo di ripresa dei rapporti fra la casa editrice e lAgenzia Letteraria Internazionale risulta tuttavia insufficiente e tardivo, dal momento che da ormai un mese Linder si era rivolto a Bazlen, evidentemente considerandolo una figura interna alla casa editrice, per fargli presente che quanto a De Marzio, scusami, ma le scuse che ti offre per giustificare i suoi silenzi non significano niente82. De Marzio dunque doveva aver gi tentato, probabilmente tramite la lettera di Bazlen che si citata poco sopra, di recuperare i rapporti con Linder, il quale per appare irremovibile, e comunica allamico, senza mezzi termini, la propria decisione:

79 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1955, b. 7, fasc. 42 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 8 gennaio 1955. 80 Ibidem. 81 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1955, b. 15, fasc. 8/16 (corrispondenza Fratelli Bocca Editori), De Marzio a Linder, Milano, 24 marzo 1955. 82 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1955, b. 7, fasc. 42 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 17 febbraio 1955.

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capirei non potesse trattare con la dovuta fretta delle questioni amministrative; ma noi chiediamo soltanto risposte editoriali, che pu mandare benissimo da Roma. [...]. Pensa che non mha ancora scritto per i libretti - e, se lo facesse ora, non mi fiderei pi. [...]. Tu sei, personalmente, fortunato, perch ti segue e ti paga; a noi non conviene, in tutta onest, fare molta fatica e prenderci molte inevitabili arrabbiature [...]. Da parte nostra, quindi, per quanto mi dispiaccia, [De Marzio] non avr mai un libro83.

Dal 1954 i rapporti tra lALI e la F.lli Bocca iniziano a guastarsi.

Se dunque a partire dal 1954 i rapporti fra lAgenzia Letteraria Internazionale e la Fratelli Bocca Editori iniziarono lentamente a guastarsi, si deve comunque tenere presente che questo non imped un ulteriore sviluppo del progetto di Bazlen, il quale dunque, se da un lato come si visto tentava di mediare fra le due parti, dallaltro se ne rendeva del tutto indipendente, portando appunto avanti la propria personale ricerca di libri per leditore Bocca, o forse unicamente per una propria idea editoriale in realt slegata dal catalogo di uno specifico editore. A proposito della collaborazione con il piccolo editore milanese, comunque, significativo il fatto che tramite una lettera rivolta a Luciano Fo, datata 25 maggio 1954, Bazlen riapra la questione della cessione ad esso di alcuni titoli da parte di Einaudi, cosa che permette di ipotizzare la fisionomia del progetto prima del suo abbandono definitivo (almeno per alcuni anni). In prima istanza, infatti, nella sua lettera il consulente triestino domanda allamico a che punto siete (voi, Einaudi) con Norman Douglas84, autore inglese rispetto al quale evidentemente gli era stato richiesto un parere. Tale parere fornito subito di seguito: i suoi quattro libri che mi avete mandato sono praticamente inservibili, e tirate le somme anche molto noiosi. Oltre a questo breve giudizio, tuttavia, Bazlen fa presente a Fo che invece avevo messo Old Calabria gi molto tempo fa in lista per i miei libretti Bocca, i quali libretti, in certi casi, saranno anche libri normali. La presenza nella collana dei libretti di Bocca di Old Calabria, dunque un resoconto di viaggio ad opera di un autore del Novecento quale Douglas, sembrerebbe dimostrare il fatto che Bazlen stia infine privi-

83 84

Ibidem. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 25 maggio 1954. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono.

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legiando quel progetto di pubblicazioni legate a libri di autori contemporanei, spesso vicini al genere dellautobiografia e in qualche modo votati allapprofondimento psicologico che, come si visto, egli aveva sovrapposto alloriginario progetto stilato per Einaudi, proponendo alla Fratelli Bocca Editori opere come quelle di Wolfe, della Blixen, di Edmund Gosse. E che a tale versante del proprio progetto egli sembri alludere testimoniato dal seguito della lettera indirizzata a Fo, nella quale Bazlen domanda cosa avete deciso per il Kubin, che, se non lo fate voi, lo farei fare qui: il riferimento a Laltra parte, un romanzo del 1908 ad opera del disegnatore boemo Alfred Kubin. Solo la data della prima edizione del libro, insieme alla sua provenienza mitteleuropea, dovevano costituire una non indifferente ragione di interesse, tanto pi se si considera che il fatto che Kubin non fosse uno scrittore di professione doveva evidentemente favorire, agli occhi di Bazlen, la spontaneit e la naturalezza della scrittura. Anche solo queste prime intuitive osservazioni possono aiutare a comprendere, dunque, lattaccamento che Bazlen mostra per questo libro, iniziandolo ad introdurre alleditore Einaudi a partire dal 1953 e riproponendolo per diversi anni alla stessa casa editrice. Come si visto ormai in diversi casi, il libro consigliato caldamente alleditore torinese trover spazio solo anni dopo, nel 1965, quando costituir la prima pubblicazione della Biblioteca Adelphi85: chiaro sintomo della forte impronta che il gusto di Bazlen avrebbe dato alla collana di punta della neonata casa editrice. Il risvolto di copertina delledizione adelphiana, inoltre, permette di comprendere, oltre alle modalit tramite le quali la casa editrice milanese intendeva evidentemente presentare il libro, quelle caratteristiche intrinseche che evidentemente lo avvicinano ai testi autobiografici e legati allimmersione nel s, insomma al versante freudiano, degli interessi di Bazlen, che egli andava elaborando sin dagli anni Cinquanta e del quale quindi la Biblioteca Adelphi accoglie inevitabilmente limpronta. Laltra parte, infatti, costituisce lunico romanzo di un illustratore vittima di lunghi periodi di crisi psichica, superati appunto solo grazie alla composizione di un romanzo (ed alla sua illustrazione): il gesto della scrittura costituisce dunque una discesa agli inferi come quella dellOrfeo del mito e, con esso, dellOrfeo di Blanchot, rivelan85 Alfred Kubin, Laltra parte, traduzione di Lia Secchi, Milano, Adelphi, 1965. Le citazioni che seguono sono tratte dal risvolto di copertina di questa edizione.

Laltra parte di Alfred Kubin.

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Philosophies of India di Heinrich Robert Zimmer.

dosi dunque come una liberazione per chi scrive; ma gli echi del proprio panorama culturale che Bazlen doveva percepire nel libro dellillustratore boemo non si limitavano forse solo a questo, se si considera che lo scenario del suo [di Kubin] unico romanzo, una citt immaginaria dal nome di Perla, impregnato dei chiaroscuri di Praga, [...] citt del Golem e di alchimisti, nonch citt di Kafka, il quale conobbe Kubin, lammir e ne sub linfluenza, tanto che nelle sue opere si ritrovano, soprattutto nel Castello, alcuni dei motivi fondamentali di Laltra parte86. Tanto lopera di Norman Douglas quanto quella di Alfred Kubin, dunque, sebbene provenienti da mondi molto diversi fra loro, sembrano testimoniare il fatto che Bazlen lasci gradualmente decadere liniziale progetto di pubblicazione di tutti i testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici ecc. che vengono comunemente citati nei libri di psicologia, antropologia, storia delle religioni87: per ad essi che, rendendo ancora pi ostica la descrizione della sua idea di collana per Bocca, come per qualsiasi altro editore, Bazlen fa riferimento subito di seguito alla richiesta di informazioni circa Douglas e Kubin. Chiedendo di quella lista di libri di documenti religiosi, cosmogonici, eccetera, che ti ho mandato molto tempo fa88, infatti, egli parzialmente smentisce quanto si appena ipotizzato, ovvero labbandono del progetto di pubblicazione di opere afferenti al pensiero junghiano: un progetto al quale appunto in chiusura della lettera del 25 maggio 1954 egli sembra riallacciarsi, per tradurlo, come inizialmente aveva prospettato, presso il piccolo editore. Dalla lettura del carteggio con Linder, peraltro, emergono ulteriori titoli chiaramente riferiti a tali ambiti culturali, ovvero, in primo luogo, il saggio Philosophies of India di Heinrich Robert Zimmer, che fa pensare che la scelta non fosse solo riferita a testi antologici, ma anche a saggi veri e propri (di quello di Zimmer, in particolare egli scrive che bellissimo, e che - se sar ancora libero - far di

86 Bazlen, daltronde, evidentemente concepiva linfluenza fra Kubin e Kafka come reciproca. A dimostrarlo una testimonianza di Giorgio Zampa, il quale, descrivendo il proprio incontro con lintellettuale triestino, cos ricorda: avevo scritto da qualche parte, tempo prima, una nota su un romanzo di Alfred Kubin, Laltra parte, affermando [...] che non trovavo nella narrazione nulla di kafkiano. Bazlen aveva sostenuto il contrario e ora voleva, disse, conoscere il mio punto di vista. Cfr. Giorgio Zampa, Lo sconosciuto disse: sono Bobi, in Il Giornale, 13 settembre 1985, p. 28. 87 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953. 88 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 25 maggio 1954.

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tutto per far c o l t e m p o - ora peserebbe troppo89) . Ad esso si aggiunge Tibetan book of the great liberation, un testo non a caso oggetto di un commento ad opera dello stesso Jung90, e che Bazlen connette esplicitamente con lelenco di proposte einaudiane, indicandolo come un libro che dopo il Milarepa, far di tutto per far fare91 . Di fatto, dunque, la nuova formulazione delle proprie idee sembra prevedere laccostamento dei due, per quanto molto ampi, ambiti tra i quali Bazlen aveva oscillato nei diversi momenti del proprio progetto, costituendo lapertura di una nuova, e diversa dalle precedenti, prospettiva editoriale: accanto alla scelta di libri normali92 insieme ai libretti93, dunque con ossequio agli aspetti materiali ed al formato del libro, Bazlen infatti sembra infine optare per anche per un accostamento dei due gruppi che egli aveva, non si sa quanto consapevolmente, costituito sulla base di criteri di ordine contenutistico. Pu risultare disorientante, infine, il fatto che il chiaro tentativo che Bazlen nuovamente attua per trapiantare almeno una parte delle opere junghiane presso Bocca si trovi allinterno di una lettera per leditore Einaudi, nella quale egli, consigliando a Fo la visione del catalogo di un editore tedesco, specifica quanto segue: io mi sono poi guardato tre volumi di questa collezione per Bocca, che per molte ragioni non possono interessare la Bocca, ma invece, dato il genere di lettori e particolarmente di acquirenti vostro, parecchio voi94. La consapevolezza che si trova qui espressa circa il fatto che il pubblico di Bocca potesse essere anche molto diverso rispetto a quello di Einaudi non sembra dunque costituire un ostacolo rispetto al tentativo di vedere il progetto pensato per un editore realizzato da un altro: un tentativo la cui attuazione si pone evidentemente con sempre maggiore urgenza, dal momento che gi in agosto Bazlen torna a sollecitare

Il diverso pubblico di lettori Einaudi e Bocca.

89 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1955, b. 7, fasc. 42 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 8 gennaio 1955. 90 Si veda a questo proposito ledizione italiana del libro, che non fu pubblicato dalla Fratelli Bocca Editori. Il libro tibetano della Grande Liberazione: il metodo per realizzare il Nirvana attraverso la conoscenza della Mente, a cura di W.Y. Evans-Wentz, con un commento psicologico di C.G. Jung, Roma, Newton Compton, 1975. 91 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1955, b. 7, fasc. 42 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 8 gennaio 1955. 92 Ibidem. 93 Ibidem. 94 Ibidem.

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lamico con una certa insistenza riguardo ai testi religiosi ecc95, sottolineando la propria necessit di avere una risposta al pi presto: una sollecitudine che presumibilmente si spiega con linizio dello spostamento da Milano a Roma della Fratelli Bocca Editori e che porta Bazlen, in quello che sembra un insieme di dispetto e necessit di incalzare una risposta da parte di Einaudi, a formulare la propria richiesta a Fo come segue: devo prendere parecchie decisioni intorno a Bocca ed ho bisogno di sapere se, o quali, rimangono liberi (ti ripeto ancora una volta la preghiera di mandarmi, se non li fai, i testi che vi siete procurati nel frattempo). Alla preghiera dellamico, Fo risponde un paio di mesi dopo, forse dopo avere nuovamente consultato il comitato editoriale einaudiano:
testi religiosi ecc. : ti devo dare una risposta su questo punto. Ho guardato la lista delle tue proposte, e ritengo che, per non rovinarti la possibilit di fare la collana con Bocca, possiamo lasciarti via libera su tutto, a parte il Popol Vuh, per il quale una decisione stata presa qualche mese fa, quando ancora eravamo dellidea di inserire alcune delle opere da te proposte nelle diverse nostre collane. Spero che la mancanza del Popol Vuh non danneggi troppo la tua progettata collana, ma non vedo proprio come, in questo momento, si possa ritornare sulla decisione presa dal Consiglio editoriale. Aggiungo che nella tua lista era comparso anche Il sogno della camera rossa che facciamo e che come ti devo aver gi scritto a quel tempo, era gi stato deciso prima della tua segnalazione insieme ad altri romanzi classici cinesi. Per tutto il resto puoi quindi procedere96.

La scelta einaudiana del Popol Vuh.

Attraverso la lettera di Fo, quindi, la casa editrice Einaudi fornisce a Bazlen il consenso alla realizzazione presso un altro editore delle dodici proposte, connotate esplicitamente come una progettata collana, che egli aveva avanzato nel luglio del 1953: a parte i due titoli che, come si visto sopra, vennero effettivamente pubblicati presso Einaudi, e quelli che gi appartengono alla casa editrice torinese, sembra dunque di poter leggere nelle parole di Fo la possibilit di una
95 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 8 agosto 1954. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono. 96 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 8 ottobre 1954.

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positiva realizzazione del progetto di Bazlen. Come si visto, tuttavia, per quanto si potuto verificare essa nei fatti non verr concretizzata, vista la rottura dei rapporti fra lAgenzia Letteraria Internazionale e la Fratelli Bocca Editore sancita dalla lettera di Linder del febbraio 1955: a questo proposito, comunque, resta da porre in rilievo lallusione, nella stessa lettera, da parte di Linder ai due libretti gi pubblicati97, che non risultano nei cataloghi della Bocca ma che, vista la descrizione che lAgente letterario ne fornisce, sembrano corrispondere alle pubblicazioni che Bazlen aveva pensato per leditore: Secondo me stato un errore farne soltanto due: avrebbe dovuto uscire con quattro, tutti insieme, e tutti di diversi colori. Questi due si assomigliano troppo, e, con la distribuzione gi piuttosto difettosa della Bocca, in libreria non si vedono affatto98.

La rottura fra Linder e Fratelli Bocca.

4.1.1 Il fallimento dei rapporti con la Fratelli Bocca Editori. La lettera di Erich Linder che si citata in chiusura del predente paragrafo sembra dunque testimoniare il completo fallimento di unidea editoriale sviluppata nel corso di due anni, fra il 1953 e il 1955, e proposta parallelamente a due diversi editori: un fallimento che, come si visto, trova ragione in una serie non indifferente di cause esterne alla volont di Bazlen, ma che appunto si pu anche spiegare con elementi solo a lui riconducibili, e descrivibili come una personale riluttanza ad assumere e portare avanti un punto di vista univoco su un qualsiasi tema. Per queste stesse ragioni, il progetto che come si visto era gi stato apertamente accantonato da Einaudi e lentamente abbandonato da Bocca non solo viene nuovamente presentato sin dal 1956, ma ancora una volta sottoposto a riformulazioni, modifiche, sviluppi ulteriori rispetto a quanto era gi stato un discorso in fieri nei due anni precedenti. Non a questo punto difficile comprendere come a proposito della figura di Bazlen nelle sue collaborazioni con vari editori, di cui Einaudi un esempio particolarmente significativo, si possa

97 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1955, b. 7, fasc. 42 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 17 febbraio 1955. 98 Ibidem.

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La supremazia del lettore.

I lettori di Adelphi.

Prancing nigger di Ronald Firbank.

affermare che sostitu alla posizione del critico quella del lettore99, anteponendo, cio, il proprio gusto, le proprie curiosit, il sovrapporsi spesso disordinato delle proprie letture alla costituzione di una collana dalla fisionomia ben definita. Se si considera la figura di Bazlen, dunque, si pu affermare che nel suo caso lidentit delleditore, consistente pi di tutto nel ruolo, assegnato a un individuo o a un gruppo di persone diverse: direttori di collana, redattori, consulenti100, risulti in molti casi compromessa. Essa, infatti, prevedrebbe in primo luogo la configurazione di un progetto editoriale101, dunque il dar corpo materiale al passaggio dal testo di uno scrittore al libro di un lettore, e pi precisamente di un lettore potenziale che deve inverarsi in un lettore reale102. Non difficile, alla luce di quanto si osservato fin da ora e si osserver in seguito, notare come appunto la figura del lettore potenziale al quale Bazlen pensava nella stesura dei propri progetti non si concretizzi mai in quella di un lettore reale, se si eccettua forse il caso di quei lettori di Adelphi103 ai quali egli potr rivolgersi negli anni Sessanta. Prima del progetto adelphiano, comunque per lui solo in parte realizzato, in quanto immediatamente precedente la sua morte, nel suo operato tuttavia possibile riscontrare innumerevoli esempi di quanto si appena osservato. In primo luogo, infatti, alla rottura dei rapporti fra Erich Linder e la Fratelli Bocca Editori seguir lallontanamento di Bazlen da questi ultimi, probabilmente in seguito alla consapevolezza dellimpossibilit, ancora una volta, di vedere realizzati i propri progetti. Linsoddisfazione rispetto alla collaborazione con Bocca emerge infatti chiaramente da una lettera che Bazlen scrive a Linder il 27 agosto 1956, nella quale egli denuncia il fatto che De Marzio ha poca voglia di fare leditore, io ancora meno di fare il consulente per un editore che non ha voglia104: uninsoddisfazione che lo porta a non farsi scrupoli nel considerare libero, ovvero cedibile, un libro come Prancing nigger di Ronald Firbank, come si visto uno dei primi proposti per la colle-

Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 89. Alberto Cadioli, Leditore e i suoi lettori, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2000, p. 30. 101 Ibidem. 102 Ibidem. 103 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 330. 104 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 27 agosto 1956.
99 100

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zione di Bocca. Rispetto ad esso ora Bazlen scrive a Linder: ricordati soltanto, se tu dovessi vendere i diritti ad altri, che da Bocca trovano, pronta, una traduzione ben fatta105. Questo primo gesto di allontanamento dalleditore, daltronde, era stato anticipato da alcune considerazioni fatte nel maggio dello stesso anno in risposta a una lettera di Linder. Questultimo, infatti, si era espresso con un certo dispetto per sollecitare una risposta circa appunto il libro di Firbank, al quale dunque leditore doveva ancora essere legato da un contratto: proprio ieri ho visto che Bocca ha ripreso a pubblicare (cose assolutamente mostruose in verit), e prima di annullare il contratto, vorrei sentire qualcosa da te106. Al risentimento di Linder, che fra laltro con scarsa diplomazia denuncia lo stato comatoso di Bocca107, Bazlen risponde appunto pochi giorni dopo, informando lamico che si dovrebbe fare un programma, ma non credo lo si potr fare [...] prima del 10 - 15 di questo mese. (del resto [...] soltanto verso quella data vaglierei se mi convenga o non mi convenga continuare)108. In sostanza Bazlen anticipa labbandono progressivo del proprio ruolo di consulente editoriale per la piccola casa editrice e a partire da questo momento intraprende il tentativo di ridistribuire i titoli presso altri editori. A testimoniarlo, per fare un primo esempio, una lettera che lanno successivo, il 1957, Bazlen indirizza a Vanni Scheiwiller, evidentemente interessato a una delle opere che erano state di Bocca: che il testo in questione si trovi nominato qui per la prima volta, peraltro, costituisce un indice del fatto che il carteggio con Linder, per quanto molto utile per cercare di ricostruire il lavoro di consulenza che Bazlen svolse per Bocca, non pu comunque fornire notizie del tutto complete. Ad ogni modo, dalla sua risposta si pu leggere solo il nome dellautore dellopera, ovvero lorientalista Ernest Fenollosa: ma considerando che di essa Bazlen torner a parlare ad Einaudi, collegando il titolo appunto ai nomi di Scheiwiller e Bocca, non improbabile lipotesi che si tratti di Lideogramma cinese come mezzo di poesia: una ars poetica, che appunto

Ibidem. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Linder a Bazlen, Milano, 26 aprile 1956. 107 Ibidem. 108 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 1 maggio 1956.
105 106

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Scheiwiller pubblicher nel 1960109. A proposito di essa, appunto nel 1957 Bazlen risponde alleditore informandolo che
malgrado tutte le ricerche, testo e traduzione del Fenollosa sono irreperibili, come del resto andato smarrito da Bocca quasi tutto quello che avevo consegnato io stesso. Mi dispiace molto, ma veramente contro quella gente non so pi che fare110.
La fine dei rapporti con Bocca e Astrolabio.

La stessa acredine che, dopo la fine della loro collaborazione, aveva caratterizzato i pareri di Bazlen a proposito di Astrolabio e Mario Meschini Ubaldini dunque percepibile anche nelle parole che egli dedica a Bocca. E che ci possa essere una somiglianza nel tipo di rapporto che egli intrattenne con i due editori, quantomeno rispetto al seguito che le proposte di Bazlen ebbero presso di loro, daltronde confermato da quanto, il 12 febbraio 1958, egli risponde a Linder, evidentemente in seguito a una sua specifica richiesta in merito: tenter (tenter!) di mandarti elenchi traduzioni non pubblicate Astrolabio e Bocca. Ma pescare quella gente (e dopo pescata, farla funzionare) ist muehe, muehe, muehe [ difficile, difficile, difficile]111. Nella stessa lettera, peraltro, egli torna a parlare anche del Prancing nigger di Ronald Firbank, che evidentemente fra il 1956 e il 1958 non era ancora riuscito a sistemare presso un qualche editore: di Bocca, oltre al Paracelso di cui ti avevo parlato, e di cui ti mander un esemplare, bisognerebbe sistemare ancora la traduzione (di Sereni) del Prancing Nigger di Firbank. Hai qualcuno a cui lo potresti proporre?112. Quella che nel 1956 Bazlen aveva vagamente indicato come una traduzione ben fatta113, si configura ora come opera di Vittorio Sereni: cosa che
Ernest Fenollosa, Lideogramma cinese come mezzo di poesia: una ars poetica, introduzione e note di Ezra Pound, Milano, Allinsegna del pesce doro, 1960. A questo libro Bazlen presumibilmente si riferisce in una lettera del 17 gennaio 1959, rivolta a Luciano Fo, nella quale riferisce che un libretto che abbiamo perduto (ci tenevo moltissimo) era il Fenollosa, che avevo fatto tradurre per la collenzioncina Bocca, e che poi hanno dato al Vanni Scheiwiller (che lo deve aver pubblicato in questi ultimi mesi). Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 17 dicembre 1959. 110 Universit degli Studi di Milano - Centro Apice, Archivio Scheiwiller (in corso di riordino), Carteggio Vanni, fasc. Bazlen Roberto, lettera di Bazlen a Vanni Scheiwiller, 22.11.1957. 111 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1958, b. 10, fasc. 54 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 12 febbraio 1958. 112 Ibidem. 113 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 27 agosto 1956.
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forse ne agevol la vendita, che si tradurr nella pubblicazione del libro, pochi anni dopo, nella collana I narratori di Feltrinelli114, come uno dei ben cinque romanzi di Firbank [che] erano stati acquistati da Feltrinelli, tramite Linder, fin dal 1959115. Come era avvenuto in occasione dellabbandono del progetto di collana presso Einaudi nel 1953, dunque, Bazlen molto presto si mobilita per fare s che le proposte che egli ha avanzato per il programma di un editore non cadano completamente nel vuoto, ma possano trovare comunque posto nel panorama editoriale italiano: un aspetto del suo agire nel mondo editoriale che, come si visto, corre parallelamente alla costante riformulazione e rivisitazione dei suoi stessi progetti. Si pu allora, forse, vedere in questo unulteriore dimostrazione di quella ricerca del nuovo e del mutamento che era particolarmente caratteristica del suo metodo di lavoro. Per tratteggiare i contorni di unesistenza nutrita di libri, il ritratto di un uomo che credeva nella letteratura sbocciata dalla vita [...] necessario intrecciare strettamente ricostruzione biografica e indagine culturale116: tale osservazione di Giulia de Savorgnani induce allora a considerare da un particolare punto di vista quanto emerge dal carteggio con lamico Erich Linder, dal quale come si visto spesso risultano con chiarezza gli umori e i progetti anche personali di Bazlen. Sin dalla fine del 1956, infatti, da una lettera scritta allamico emerge il suo bisogno di ricominciare a farmi una cultura ab ovo117. Per questa ragione, egli chiede a Linder di vendere per lui alcuni suoi libri di cui si dice carico, e che considera ormai da buttarsi via, per trarne denaro da spendersi in libri nuovi, in questo caso presentati attraverso lindicazione di un generico campo tematico: Aegypten! - per cui, se hai allagenzia libri sullEgitto, per favore, mandare.
Ho per es. la prima o la seconda edizione (erano leggermente

114 Ronald Firbank, Il cardinal Pirelli; La principessa artificiale e fuoco nero, cura e prefazione di Giorgio Manganelli, traduzione di Diana Bonacossa e Vittorio Sereni, Milano, Feltrinelli, 1964. 115 Roberta Cesana, Libri necessari: le edizioni letterarie Feltrinelli (1955-1965), Milano, Edizioni Unicopli, 2010, p. 502. 116 Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 11. 117 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 13 dicembre 1956. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono.

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diverse) dellepistolario di Rilke in sei volumi, [...]. Ora, lepistolario di Rilke spero di dimenticarmelo. Se lo dovessi mai riprendere, prenderei in mano, direi, unicamente i due volumi dellepistolario con la Thurn und Taxis, nel qual caso, of course, rileggerei le lettere di lei, e non quelle di lui.

questa la considerazione che Bazlen riserva allinsieme delle lettere di Rilke, che in buona parte, come si visto nel secondo capitolo del presente lavoro, egli aveva previsto di pubblicare nella collana Mondi e destini delle Nuove Edizioni Ivrea. Al di l del sarcasmo che caratterizzava spesso lo stile delle sue lettere - e che altrove gli fa scrivere, a proposito della medesima questione, che il tutto va venduto a chilo (il che un ottimo modo di fare la critica letteraria)118 - si pu dunque ipotizzare, anche sulla base di semplici osservazioni quotidiane come quella che si appena citata, come egli percepisse forse una necessit di rinnovamento delle proprie personali letture. Il metodo per fare questo, che alla luce di quanto si visto fino ad ora si pu immaginare egli applicher anche al proprio successivo lavoro editoriale, daltronde da lui chiaramente esposto: investo cultura passata in cultura futura, e arrivo ai libri che attualmente mi sono essenziali.

4.2 Dalle collezioni grande e piccola alla Collezione dellio. Negli anni dal 1954 al 1959, come si detto in apertura del presente capitolo, il ruolo di consulente editoriale rivestito da Bazlen per la casa editrice Einaudi non fu abbandonato, ma al contrario semmai rafforzato dalla presenza, gi dal 1951, dellamico Luciano Fo come segretario generale della casa editrice. Non stupisce dunque che lidea di Bazlen rispetto alla creazione di una collana organizzata secondo il suo gusto trovi nuovamente espressione, dopo i contatti intessuti con altri editori, proprio presso Einaudi, che per primo aveva declinato la proposta. La probabile dispersione di alcune lettere del fascicolo dellarchivio delleditore dedicato alla corrispondenza con il consulente triestino non permette, purtroppo, di ricostruire con precisione le circo118 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1958, b. 7b, fasc. 10 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 15 marzo 1957. Dalla stessa lettera tratta la citazione che segue.

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stanze e le modalit del varo del nuovo progetto editoriale: ma la naturalezza con cui Bazlen ad esso si riferisce nella prima lettera che ne porta traccia rende molto probabile il fatto che prima di essa il progetto fosse evidentemente gi stato discusso, anche solo in conversazioni personali fra Bazlen e Fo. Difatti, il 19 dicembre 1959 egli invia alleditore un elenco di libri, che si riporta di seguito, sotto la sola intestazione di Collezione piccola119, anticipato da nientaltro che due proposte di singoli titoli in quegli stessi giorni, e presentato unicamente come linsieme di quelli che potrebbero essere i primi dodici volumetti. Rispetto ad essi Bazlen fa solo alcune puntualizzazioni, ad esempio osservando che se si potesse avere la traduzione del Tiro allarco di Herriegel, la si pubblica subito, e si rimanda uno di questi dodici: unipotesi valida tanto pi se si considera che visto che anche voi avrete delle preferenze, [...] o che so io, Vi indico un secondo gruppo, egualmente di dodici, dai quali si potr attingere, e che, comunque, andrebbero presi in considerazione per la pubblicazione in un secondo tempo. Di seguito, dunque, si riportano testualmente entrambi gli elenchi: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. Il libro del T Cabeza de Vaca Hogg: Peccatore Vita della contadina, raccontata a Tolstoi Musil: Ueber die Dummheit [Sulla stupidit] (una lunga conferenza - molto bella) Fukazawa: propos des chansons Tutuola: Bevitore Vino di Palma Sauvageot: Commentaire (pensarci. Chiedere a Daniele [Ponchiroli] se lha finito). Daumal : Monte Analogue Ortega: un saggio (o diversi. Aspetto di vedere il volume di Sergio Solmi) Una novella lunga (o un gruppo organico di novelle) di Dery. Nossak: Der Untergang (la distruzione di Amburgo, di cui vi ho parlato)

119 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono.

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Gruppo di riserva (Artaud, naturalmente, lo pubblicherei volentieri tra i primi, ma ci saranno pasticci di diritti di autore, ricerca testi, ecc.) 1. 2. 3. 4. 5. 6. Artaud: Au pays des Tarahumeras (con aggiunti altri scritti del Messico) Mandelstam: I due racconti (di cui non conosco che il Francobollo egiziano) Wedekind: Mine Haha Thurn und Taxis: Ricordi di Rilke Dahlberg: The Flea of Sodom Kierkegaard (documenti di K. - o forse, con meno entusiasmo lettere a Regina. Aspetto di ricevere il vol. inglese di documenti [...]) Le satire del giovane polacco di cui Vi ho scritto ugualmente oggi. The Way of a Pilgrim (lautobiografia del Pellegrino Russo) Poesie e racconti dei gauchos Olecha: Linvidia (se non ripubblicato in Italia) Una nobilissima riduzione per la radio francese di un dramma leggendario taoista Un racconto lungo della Lagerlof

7. 8. 9. 10. 11. 12.

bene puntualizzare, preliminarmente alla descrizione di titoli che si sono appena citati, il fatto che subito di seguito allelenco relativo alla Collezione piccola, Bazlen ne presenti anche uno relativo ad una Collezione grande, sul quale si avr modo di tornare. Per il momento, comunque, sufficiente osservare quello che sembra un ritorno ad una fase intermedia del progetto formulato qualche anno prima per Bocca, che appunto prevedeva la distinzione fra due gruppi di libri, in base a criteri tanto materiali quanto contenutistici: il che fa pensare che nella creazione del nuovo prototipo di collana Bazlen tendenzialmente si riferisca a esso, ritraducendo presso Einaudi, per certi aspetti, quanto era stato pensato per Bocca. inoltre interessante soffermarsi sulle indicazioni che egli stesso fornisce subito di seguito allesposizione del primo elenco, le quali forniscono insieme una dimostrazione del

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metodo di lavoro che si sta cercando di descrivere in queste pagine ed una chiosa ad esso. Una volta presentato un elenco di titoli che egli stesso denota come collezione, dunque almeno in teoria uno spazio circoscritto [il corsivo di chi scrive] dentro il catalogo di un editore120, Bazlen infatti aggiunge che i titoli proposti sono da considerarsi con riserva di cambiamenti strada facendo; tali cambiamenti sembrano consistere nellintegrazione dellelenco sia [con] testi da pubblicarsi presto per ragioni di attualit, sia [con] nuovi libri scoperti. Il criterio primario nella costituzione delle sue collezioni, dunque, prevalentemente quello dellurgenza, dellattualit, della scoperta di libri sempre nuovi che, meglio di quelli precedentemente proposti, aderiscano ad un interesse ed uno stimolo vitale e collocato nel presente: anche questo aspetto, peraltro, che contribuisce a configurare il suo metodo pi che altro come lettura, non magistero interpretativo121. Resta fermo, comunque, il fatto che accanto a quanto si appena visto Bazlen specifica anche che per Vostra norma: ho in riserva dozzine e dozzine di altri titoli, unosservazione che permette di osservare come accanto ai libri nuovi egli si ripromettesse di proporre quei titoli, alcuni in parte gi considerati, ai quali era per qualche ragione legato da tempo. Ad ogni modo, a questo punto ancora pi evidente, perch riconosciuta da Bazlen stesso, la sua quasi completa avversione allidea di creare un modello di collana coerente e stabile nel tempo: unavversione che in primo luogo risponde, a parere di chi scrive, ad una scelta consapevole, dettata dalla concezione, allinsegna di un forte vitalismo, del libro quale veicolo di idee e di immagini nuove122, dunque quale fonte di felicit non solo per chi lo scrive o lo legge, ma anche per chi contribuisce a farlo esistere123. Non difficile osservare come tale concezione poco si accordi con la definizione di collana come unificazione, sotto un unico titolo e per lo pi sotto una comune grafica124, di libri affini per aree tematiche, per genere, per tendenza125. La presentazione di un insieme di titoli accomunati anche solo

Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 77. Massimo Cacciari, Dallo Steinhof. Prospettive viennesi del primo Novecento, Milano, Adelphi, 1980, p. 222. 122 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 13. 123 Ibidem. 124 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 77. 125 Ibidem.
120 121

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Nella Collezione piccola una forte commistione di generi.

da un suggerimento editoriale per la [loro] modalit di ricezione126, infatti, dal suo punto di vista corrispondeva evidentemente anche ad un irreggimentare il libro, un imbrigliarlo, privandolo cos di potenzialit interpretative da parte del pubblico. allora forse possibile vedere un ulteriore reciproco nesso fra lagire editoriale di Bazlen e la sua identit di scrittore mancato: Il capitano di lungo corso, infatti, proprio allo stesso modo del progetto di varo di una collana che egli porta avanti per anni senza mai riuscire a realizzarlo, rimane volutamente incompiuto127, e d piuttosto la precedenza al suo predisporsi allaccadere, restando strutturalmente aperto128. Resta per il fatto che la personale resistenza alla concreta realizzazione di un progetto editoriale (comunque anche ostacolata dalla scarsa accondiscendenza degli editori) controbilanciata dallo stesso Bazlen con il continuo tentativo di creare quelle stesse collane, le quali costituiscono la prova di unonesta messa in discussione delle proprie idee e del proprio metodo. Ed appunto da questo punto di vista che opportuno cercare di analizzare lelenco di testi che si citato poco sopra, rispetto ai quali evidente soprattutto unevoluzione rispetto allidea che era sottostata alla proposta formulata nel luglio del 1953 per lo stesso editore Einaudi: nel progetto del 1959, infatti, i testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici129, che come si detto si riferivano prevalentemente ai fondamenti del pensiero junghiano, vengono sostituiti da una serie di titoli che ad un primo sguardo appaiono per lo pi collocati nella contemporaneit, e riconducibili ad un pi ampio e generico interesse antropologico, o comunque non strettamente letterario, soprattutto per quanto riguarda la scelta di opere romanzesche. Nellelenco dei libri che avrebbero dovuto comporre la Collezione piccola, comunque caratterizzato da una forte commistione di generi, le opere romanzesche appaiono infatti in minoranza, essendo solo quattro su un gruppo di ventiquattro proposte. comunque interessante notare che nella loro totalit esse costituiscono un insieme abbastanza organico, riconducibile essenzialmente ad una forte impronta memorialistica ed autobiografica: Laissez moi
Ibidem. Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 109. 128 Ibidem. 129 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953.
126 127

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(Commentaire), unica opera della francese Marcelle Sauvageot, infatti il racconto, in forma epistolare, della lenta agonia di una giovane donna colpita dalla tubercolosi, nella quale si ritrova limmagine dellautrice, morta appunto a trentaquattro anni. Allo stesso modo, alla forza dellesperienza personale riconducibile il romanzo, pubblicato in Italia con il titolo di La fine. Amburgo 1943130, di Hans Erich Nossack, costituito dallallucinata descrizione della propria citt natale rasa al suolo durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. infine di particolare interesse la presenza, nel minuto gruppo di romanzi facenti parte della Collezione piccola, de Il Monte Analogo del filosofo francese Ren Daumal: un testo che costituir la diciannovesima pubblicazione della Biblioteca Adelphi131, che Roberto Calasso addirittura ha descritto come lasse [...] verso cui la flottiglia dei libri unici [di Adelphi]132 orientava la rotta133. Ed appunto interessante notare che nel risvolto di copertina delledizione adelphiana questo romanzo di avventure sia descritto come la trasposizione del pensiero lentamente maturato nelle esperienze dellautore134, con una forte messa in luce, quindi, dellaspetto personale e in qualche modo autobiografico che lo caratterizza. Non a questo punto forse improprio notare che il solo romanzo, fra quelli proposti, che presenzier nel catalogo di Einaudi, allinterno dei Supercoralli, sar lunico completamente estraneo al genere autobiografico, o alla presenza di una sua componente nel testo: si tratta cio di Invidia135, opera risalente al 1922 dello scrittore russo Jurij Karlovic Olea, la cui pubblicazione, comunque, era discussa da molti anni allinterno della casa editrice136. Alla scarsa incidenza delle proposte di Bazlen sul piano dei romanzi fa da riscontro un insuccesso simile sul fronte delle opere di narrativa
Hans Erich Nossack, La fine. Amburgo 1943, Bologna, Il Mulino, 2005. Ren Daumal, Il Monte Analogo. Romanzo davventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche, Milano, Adelphi, 1968. 132 La definizione dei libri della Biblioteca Adelphi come libri unici tratta dal risvolto di copertina delle prime pubblicazioni della collana. Su questo aspetto si avr comunque modo di tornare in seguito. 133 Roberto Calasso, Cos inventammo i libri unici. Da Nietzsche a Kubin, Hesse e Walser, in La Repubblica, 27 dicembre 2006, pp. 56-57. 134 Ren Daumal, Il Monte Analogo. Romanzo davventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche, Milano, Adelphi, 1968. La citazione tratta dal risvolto di copertina. 135 Jurij Karlovic Olea, Invidia e I tre grassoni, saggio di Vittorio Strada, traduzioni di Giulio Dacosta e Clara Cosson, Torino, Einaudi, 1969. 136 Si veda a questo proposito Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 329.
130 131

La scarsa incidenza delle proposte di narrativa.

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breve, la cui scelta appare in effetti pi coerente con lintestazione della collana come Collezione piccola: a ulteriore conferma del fatto che in questo caso Bazlen sembri sviluppare il progetto intrapreso con Bocca, si pu in effetti ricordare che gi dal dicembre del 1953 egli aveva parlato della propria volont di pubblicare, eventualmente, soltanto quel cuore comprimibile in una ottantina o poco pi di pagine137, evidentemente, dunque, privilegiando laspetto delle ridotte dimensioni degli scritti proposti. Di fatto, comunque, tutte le novelle ed i racconti proposti per la Collezione piccola einaudiana non verranno pubblicati dalleditore: questo infatti il caso di Amos Tutuola, autore nigeriano, cos come dei racconti di Dery, di Mandeltam, della scrittrice svedese Selma Lagerlf, infine di Mine Haha del tedesco Frank Wedekind. Rispetto a questi autori, peraltro, non sar possibile leggere da parte di Fo, dunque in realt da parte della casa editrice Einaudi, una risposta puntuale, come ad esempio era avvenuto in occasione della proposta formulata da Bazlen nel 1953. per indicativo il fatto che, come in molti altri casi, almeno due dei titoli proposti per la sezione della Collezione piccola dedicata a novelle e racconti si trovino pubblicati anni dopo presso Adelphi: questo infatti il caso de Il bevitore di vino di palma, di Amos Tutuola, pubblicato nel 1983 nella Biblioteca Adelphi138, e di Mine Haha, che invece trover posto nella Piccola Biblioteca Adelphi139. Si inizia cos a prospettare lipotesi, gi in parte sollevata in questa sede, di una derivazione delle collane adelphiane da quelle che in anni precedenti Bazlen aveva proposto ad altri editori. Tale ipotesi, peraltro, trova forse unulteriore dimostrazione nella distinzione, allinterno appunto del catalogo Adelphi, fra una collana grande ed una piccola, unite sotto il comune nome di Biblioteca: un nome che come si visto probabilmente deriva da unaltra idea di Bazlen, ovvero limitazione del modello della collana tedesca Bcherei [Biblioteca] della casa editrice Insel di Lipsia. Il fatto che il ruolo di Bazlen per la costituzione della Biblioteca e della Piccola Biblioteca adelphiane sia un aspetto del suo lavoro editoriale che merita di essere approfondito daltronde ulteriormente conferIbidem. Amos Tutuola, La mia vita nel bosco degli spiriti - Il bevitore di vino di palma, traduzione di Adriana Motti, con una nota di Itala Vivan, Milano, Adelphi, 1983. 139 Frank Wedekind, Mine Haha, ovvero Delleducazione fisica delle fanciulle, traduzione di Vittoria Rovelli Ruberl, con un saggio di Roberto Calasso, Milano, Adelphi, 1975.
137 138

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mato, oltre che dagli elementi di presentazione formale delle collane che si sono appena descritti, anche da casi come quello della pubblicazione dei racconti di Amos Tutuola, la cui traduzione ad opera di Adriana Motti forse riconducibile appunto anche allamicizia che la legava a Bazlen sin dai tempi della sua collaborazione con Einaudi. Lo stesso tipo di mediazione fra la casa editrice torinese e traduttori che le sarebbero in seguito stati fedeli vale fra laltro per un altro titolo di quelli proposti nel 1959, uno dei pochi che Einaudi scelse di pubblicare: si tratta dellopera dello scrittore giapponese Schichiro Fukazawa dal titolo Le canzoni di Narayama140, la cui traduttrice, Bianca Garufi, citata, appunto insieme ad Adriana Motti, come una delle amiche romane141 di Bazlen, che allinterno della casa editrice Einaudi erano fra i collaboratori meno noti ma [a lui] pi cari142. La scelta di questopera per la nuova versione della Collezione piccola, peraltro, costituisce una delle rare proposte che possano essere ricondotte agli stimoli che egli aveva tratto dal pensiero junghiano, e che avevano determinato la totalit delle scelte dei titoli per la prima collana proposta ad Einaudi, nel 1953. La proposta dellopera di Fukuzawa rappresenta infatti, insieme alla vaga citazione di un dramma leggendario taoista143, il risultato di quellinteresse per lEstremo Oriente, che appunto il pensiero junghiano stimolava e che Bazlen accolse ed assorb profondamente: anche se in occasione della formulazione di un progetto di collana per Einaudi nel 1959 esso sembra parzialmente accantonato, per dare spazio ad interessi in parte di altra natura. Ad un ambito pi genericamente antropologico possono infatti essere ricondotte le due proposte, viziate da una certa genericit, relative alle poesie e racconti dei gauchos144, nonch allautobiografia di un Pellegrino Russo145. Molto pi rigorosa appare invece lindicazione di unopera affine alle due che si sono appena citate, ovvero lo scritto di viaggio di Antonin Artaud Au pays des Tarahumeras. Il resoconto del periodo passato in Messico dallo scrittore francese doveva appunto

Linteresse per lEstremo Oriente.

Schichiro Fukazawa, Le canzoni di Narayama, traduzione di Bianca Garufi, Torino, Einaudi, 1961. Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 85. 142 Ibidem. 143 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 144 Ibidem. 145 Ibidem.
140 141

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Au pays des Tarahumeras di Antonin Artaud.

fornire unimmagine di una certa evidenza circa un mondo e una cultura lontani: aspetti che nella visione di Bazlen, alla luce di quanto si fino ad ora osservato, dovevano avere un grande valore. Nella lettera appena successiva a quella che si sta citando, infatti, egli specifica che Artaud lo conosco poco (quando pi mi interessava, i testi erano in parte introvabili)146, ma continua ad insistere sulla pubblicazione, se non dellopera completa dellautore, quantomeno del suo resoconto di viaggio. Esso poi risulta in qualche modo valorizzato dallaccostamento ad un romanzo, Le cretois di Pandelis Prevelakis, rispetto al quale Bazlen fornisce un parere appunto nella stessa lettera dedicata ad Artaud. La sua bocciatura del romanzo in questo caso molto decisa, e sembra poggiare prevalentemente sulla condanna degli aspetti, appunto, pi strettamente letterari del libro: ad esempio, egli critica la presenza di personaggi casuali, senza nessuna necessit che siano proprio loro147, e constata il fatto che il quadro storico che caratterizza lopera, giudicato positivamente, sia per compromesso da uneccessiva letterariet, che lo porta ad affermare che mi sembra veramente immorale continuare a propagandare i clichs omerici148: dal confronto fra i due pareri editoriali contenuti nella stessa lettera sembra dunque che alla forza della descrizione di una realt, che caratterizza il resoconto di viaggio di Artaud, sia contrapposta una supposta vacuit e superfluit, che secondo il suo parere la finzione romanzesca comporta. Cos facendo, il romanzo, sicuramente quello di Prevelakis, ma forse anche il genere letterario in s e per s, devia dallimprescindibile campo della necessit, intesa o come forza dellesperienza o come evidenza della descrizione. Nonostante la valutazione positiva fornita da Bazlen, comunque, Au pays des Tarahumeras venne evidentemente rifiutato da Einaudi: tuttavia, come spesso avviene, esso apparir come quarto titolo della Biblioteca Adelphi149, che appunto si conferma essere lapprodo dei pi vari interessi culturali ed editoriali di Bazlen. Inoltre, allinterno della stessa collana avr luogo la pubblicazione anche di uno degli altri

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, s.d. 147 Ibidem. 148 Ibidem. 149 Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, a cura di H.J. Maxwell e Claudio Rugafiori, Milano, Adelphi, 1966.
146

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titoli proposti, segnati da una certa impronta antropologica, che si sono appena citati: lautobiografia di un pellegrino russo, infatti, verr pubblicata da Adelphi nel 1972, con il titolo La via di un pellegrino. Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale150. A proposito delle ultime proposte analizzate, peraltro, interessante osservare quanto Sergio Solmi, il quale come si visto fu molto vicino a Bazlen, osserva a proposito delle attitudini culturali dellamico, nel momento in cui afferma che a proposito di esse si pu agevolmente rilevare, oltre linteresse letterario, laltro pi pressante interesse umano151. Ladesione ad un interesse di natura antropologica si pu dunque connettere, oltre che ad una variazione rispetto alle suggestioni fornite dalla psicologia analitica, ad un allontanamento, le cui ragioni daltra parte si sono gi analizzate, dal campo propriamente letterario: un aspetto che appunto Solmi rileva con una certa evidenza, soprattutto relativamente alla maturit di Bazlen, nel momento in cui ricorda che negli ultimi anni, mi disse una volta che la letteratura non lo interessava pi, ma soltanto, in essa e oltre di essa, lantropologia152. Le osservazioni di Solmi circa levoluzione degli interessi di Bazlen si possono allora connettere a quanto precedentemente visto circa lipotesi che nella proposta di collana per Einaudi avanzata nel 1959 sia da vedersi pi che altro il riecheggiamento del progetto formulato per Bocca: nel 1953, descrivendo a Linder i tratti salienti del proprio progetto, egli aveva infatti chiarito di voler pubblicare prevalentemente raccolte di saggi, di memorie, ecc.153, dunque generi tendenzialmente lontani tanto dallambito letterario quanto da quello dei testi vicini alla psicologia analitica. In effetti, se si guarda i titoli proposti per la Collezione piccola che non si sono ancora presi in considerazione, essi sono quasi totalmente riconducibili a questi due ambiti tematici, per i quali tra laltro spesso Bazlen attinge dalle proposte formulate in anni precedenti per altri editori. Sia Rilke sia Kierkegaard sono infatti autori che, come si visto nel secondo capitolo del presente lavoro, Bazlen aveva cercato di promuovere soprattutto presso le Nuove

150 Anonimo russo, La via di un pellegrino. Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale, traduzione di Alberto Pescetto, con un saggio di Pierre Pascal, Milano, Adelphi, 1972. 151 Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 269. 152 Ibidem. 153 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953.

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Edizioni Ivrea: la figura del poeta austriaco, del quale per la casa editrice di Adriano Olivetti egli aveva proposto le Elegie Duinesi e diverse raccolte di lettere, infatti ora riproposta attraverso le memorie di Marie Thurn und Taxis, la principessa nel cui castello, presso Duino, egli aveva appunto composto le sue elegie. Allo stesso modo la traduzione delle lettere di Kierkegaard e della sua compagna Regina Olsen era gi stata proposta da Bazlen, nel 1948, allAgenzia Letteraria Internazionale, dopo linclusione di unopera del filosofo danese nella Collana Letteraria della casa editrice di Ivrea. Il progetto editoriale presentato ad Einaudi alla fine degli anni Cinquanta, che, come si visto, veniva elaborato gi da diversi anni, trae dunque anche spunto, quantomeno sul piano dei titoli e degli autori proposti, da quanto in tuttaltro contesto culturale ed editoriale egli aveva pensato per la piccola casa editrice di Adriano Olivetti. Accanto a Rilke e Kierkegaard si pu infatti citare, come ulteriore ricordo del progetto di Ivrea, Ortega Y Gasset, le cui opere, appunto nella traduzione di Sergio Solmi, egli aveva proposto sia nel contesto della collaborazione con Solaria, sia allinterno della collana dei Saggi di Ivrea, e che nel frangente del nuovo progetto di Einaudi sono da collocarsi come esempio della componente saggistica della Collezione piccola. Il filosofo spagnolo, dunque, si conferma come uno degli autori al quale Bazlen fu maggiormente legato, cosa che si pu affermare anche a proposito di Robert Musil: come si visto in apertura del presente capitolo, la pubblicazione dellopera dello scrittore austriaco era stata oggetto di un grande impegno da parte del consulente triestino, allinizio degli anni Cinquanta, come risultato di unevidente volont da parte sua di presentare al pubblico italiano i massimi risultati della produzione letteraria mitteleuropea. Questo sforzo di innovazione che Bazlen aveva compiuto a partire dal 1951 iniziava peraltro a dare i propri frutti quanto alla sedimentazione degli autori proposti, se nel 1965 Luomo senza qualit, insieme ad altri romanzi usciti in prima edizione nei Supercoralli154, venne presentato in una nuova edizione allinterno dei Millenni, perch, [...], nellormai massiccio numero di opere pubblicate, la collana accennasse a

154 155

Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 706. Ibidem.

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riassumere anche la funzione di sanzione di classico per un testo del Novecento155. Accanto alla progressiva presentazione di Musil quale classico della letteratura novecentesca, dunque, Bazlen sceglieva gi nel 1959 di renderne nota lopera non narrativa, includendo nella propria proposta per la Collezione piccola la conferenza, tenuta dallo scrittore a Vienna nel 1937, Sulla stupidit, che comunque leditore, a dispetto della consistente presenza di opere di Musil allinterno del proprio catalogo, decise evidentemente di non pubblicare. La presenza di autori come Ortega Y Gasset o Musil, ai quali Bazlen era legato sin dalla propria giovent, non esclude comunque la proposta, allinterno del progetto relativo alla Collezione piccola, di quelle che si possono considerare novit, quantomeno relativamente alla rosa di autori che egli regolarmente tornava a riproporre ai diversi editori156. A tale proposito, gli esempi che si possono citare sono riconducibili tanto allambito della scelta di saggi157, quanto a quello delle memorie158, che sin dal 1953 Bazlen aveva indicato come gli ambiti favoriti da cui trarre le proprie scelte. Nel caso di The flea of Sodom dello scrittore angloamericano Edward Dahlberg, ad esempio, Bazlen propende per un saggio di argomento letterario, un ambito dal quale, se si eccettua la proposta di Lo spazio letterario di Blanchot, egli traeva titoli con un certa parsimonia. Al genere memorialistico possono essere ricondotte, invece, le Memorie di una contadina raccolte da Lev Tolstoj, dunque un autore classico, e presente con molti titoli allinterno del catalogo einaudiano. In una lettera del 1955 a Luciano Fo Bazlen aveva mostrato di apprezzarne lopera letteraria, nel momento in cui scriveva ho riletto direi, dopo quarantanni esatti, la sonata a Kreutzer, sbalorditiva ancora adesso159: per il proprio progetto relativo al varo di una collana, per quanto dai caratteri fumosi e di difficile definizione, egli tuttavia promuoveva unopera assai poco rappresentativa della produzione maggiore dellautore russo. Quel che veniva privilegiato, al contrario, era il proprio personale interesse per gli scritti memorialisti156 A questo proposito bene fare presente che i primi due titoli della Collezione piccola, presentati come Il Libro del T e Cabeza de Vaca, si troveranno fra le proposte avanzate alleditore Boringhieri. Si avr dunque modo di analizzarle in seguito. 157 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953. 158 Ibidem. 159 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 11 aprile 1955.

The flea of Sodom di Edward Dahlberg.

Memorie di una contadina di Lev Tolstoj.

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ci, a maggior ragione dal momento che essi potevano soddisfare il suo interesse per lantropologia: con tale termine, infatti, Solmi sottolinea che Bazlen
non intendeva gi una scienza, [...], ma una libera e avventurosa conoscenza degli uomini, dei singoli, con le ineffabili striature del loro carattere, ambiente e storia, quali si rivelavano nei loro scritti, o dietro di essi160.

Cristina Campo.

In questo caso, lambiente e la storia nei quali doveva essersi svolta la quotidianit di una contadina russa si trova presentata dalla penna di uno dei pi noti scrittori russi, in quello che sembra un tentativo, da parte di Bazlen, di porre labilit dello scrittore al servizio di quella che egli riteneva vera vita161. A proposito della proposta di collana che Bazlen formul nel 1959, resta da specificare il fatto che accanto alla presentazione di quella piccola, i cui tratti si sono appena cercati di delineare, egli preveda anche il varo di una Collezione grande162, che trova ancora una volta un corrispettivo nel piano di pubblicazioni steso nel 1953 per la Fratelli Bocca Editori, ma nessuna anticipazione, invece, nel carteggio con Einaudi. La prima menzione che Bazlen fa del proprio progetto, infatti, in una lettera del 16 dicembre 1959 nella quale promuove il lavoro della scrittrice e traduttrice Cristina Campo, prevede la presenza unicamente di una collezione piccola163, alla quale appunto il lavoro della Campo potr servire molto164. Cos come per la piccola, dunque, apparentemente non semplice individuare quelli che furono i criteri che guidarono Bazlen nella scelta dei titoli per la Collezione grande: a maggior ragione se si considera che egli stesso, una volta elencata una serie di titoli, chiarisce che a questa collezione vorrei pensarci molto lentamente. Ho buttato gi questi nomi alla rinfusa, senza consultare

Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 269. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Bruno Fonzi, 11 settembre 1949. 162 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 163 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 16 dicembre 1959. 164 Ibidem.
160 161

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tutti gli appunti - e soltanto in via indicativa165. Sembra comunque che la Collezione piccola vada pensata anche in relazione alla sua omologa, non ancora del tutto completa per quanto riguarda la puntuale scelta dei titoli: i quali comunque sembrano consistere, sempre stando alle indicazioni fornite in merito, nella lunga serie di opere che nel tempo gli editori avevano rifiutato, dal momento che Bazlen parla di esse come il risultato di appunti presumibilmente raccolti nel tempo. Collezione grande: I primi quattro: Gosse: Father and son Saxe Beauvoir e quasi sicuramente Neihardt: Eagle Voice (an aunthentic tale of the Sioux Indians) (A me pare di s, idem a [Ponchiroli] - [...]) In caso negativo: sostituire con uno dei seguenti, tutti da prendersi in considerazione per la continuazione della collana: Misia De Poncins: Kablouna Aksakow: La prima parte delle Cronache Henry Miller Swami Nikhilananda: Ramakrishna, Prophet of New India [...] Dickinson Boswell Herndon: Life of Lincoln (a meno che non convenga pubblicare estratti nella coll. piccola) Fothergill: Innkeepers Diary (idem) The Education of Henry Adams (di cui dovreste avere una traduzione pronta) Strindberg Strindeberg Strindberg Strindberg !!!!! Vera Figner Colloqui con Goethe

165

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. Dalla stessa lettera sono tratte le citazioni che seguono.

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Lagerloef: diari e ricordi Mallea: Historia de una Pasion Argentina (con molti punti di domanda) Chaim Bloch: Lebenserinnerungen des Kabbalisten Chaijm Vital (Vienna 1927 - chi lo ripesca!) ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. Il primo titolo presentato per la Collezione grande, assieme alla lunga fila di eccetera con la quale Bazlen scherzosamente chiude il proprio elenco, sembra dimostrare quanto si appena ipotizzato, ovvero che la seconda collana dovesse presentare prevalentemente quei titoli che egli da tempo aspettava di vedere pubblicati: anticipando, in questo, una delle caratteristiche fondanti almeno delle prime pubblicazioni della Biblioteca Adelphi. La nuova proposta di Father and son di Edmund Gosse, peraltro, permette di vedere unulteriore connessione fra il progetto presentato nel 1959 ad Einaudi e quanto allinizio del 1954 Bazlen aveva pensato per la Fratelli Bocca Editori, quando ai librini Bocca166 egli aveva accostato anche pubblicazioni in un formato pi grande, in modo da metterci dentro anche libri full lenght167: Gosse appunto, dopo essere stato citato negli elenchi di possibili pubblicazioni per le Nuove Edizioni Ivrea e per Bompiani, era stato incluso, insieme per esempio a Karen Blixen, in tale nuova tipologia di collana. La citazione del romanzo autobiografico di Edmund Gosse come prima pubblicazione della Collezione grande dunque, costituisce un legame non indifferente fra i due progetti: i quali forse, entrambi, comprendevano sostanzialmente libri di dimensioni consistenti, non frazionati a formare dei librini, in alcuni casi depositati da tempo negli appunti di Bazlen. La vaghezza di molte delle indicazioni relative ai titoli che compongono la Collezione, daltron-

166 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 15 dicembre 1953. 167 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1954, b. 4A, fasc. 36 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 13 gennaio 1954.

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de, permette forse di rilevare un altro aspetto. Spesso infatti, come si pu vedere anche solo a una prima lettura del progetto della collana, le proposte si trovano indicate solo tramite il nome dellautore o lindicazione del titolo, cosa che forse permette di rifarsi nuovamente a quanto Bazlen aveva chiarito a Linder nel dicembre del 1953, quando affermava: per tua norma, vorrei tenermi molto ai mezzi classici, o a scrittori anche recenti ma che, in un certo modo, si siano gi depositati168, una definizione nella quale si possono forse vedere adombrati, oltre agli autori proposti a suo tempo alla Fratelli Bocca Editori, anche, ad esempio, Emily Dickinson, Henry Miller, August Strindberg, che Bazlen non sente il bisogno di indicare con maggiore precisione. Resta per il fatto, di una certa rilevanza, che sia possibile approfondire e specificare ulteriormente quanto le somiglianze con il progetto formulato per leditore Bocca tra il 1953 e il 1954, da un lato, e le indicazioni che Bazlen fornisce circa il fatto di avere buttato gi questi nomi alla rinfusa169, dallaltro, porterebbero a pensare. Uno sguardo pi attento sui titoli proposti da Bazlen con il nome di Collezione grande, infatti, permette di vedere come in realt essi siano uniti da quel denominatore comune che aveva caratterizzato progetti come quello della collezione Mondi e destini per le Nuove Edizioni Ivrea, e continuer a contraddistinguere le proposte per Einaudi: si tratta del carattere biografico o autobiografico, che come si visto Bazlen prediligeva in seguito a precise ragioni teoriche. La rilevazione di tale aspetto fortemente caratterizzante le scelte relative alla Collezione grande resa possibile, in prima istanza, proprio dallosservazione del gi evidenziato carattere autobiografico di un romanzo come Father and son di Edmund Gosse, che oltre a dare la propria impronta alla Biblioteca Adelphi, essendo il secondo titolo della collana, evidentemente doveva gi assolvere a questo ruolo per la Collezione grande, costituendo la prima opera proposta: daltronde, non questo lunico testo, proposto per Einaudi, che trovi poi posto allinterno del catalogo Adelphi. Lo stesso destino, infatti, avr Cronaca di famiglia170 dello
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1953, b. 7, fasc. 48 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 10 dicembre 1953. 169 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 170 Sergej Timofeevic Akskakov, Cronaca di famiglia, traduzione di Angelo Maria Ripellino, con un saggio di Serena Vitale, Milano, Adelphi, 1984. Dal risvolto di copertina di questa edizione sono tratte le citazioni che seguono.
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Cronaca di famiglia e Alce nero parla pubblicati da Adelphi.

scrittore russo Sergej Timofeevi Aksakov, ovvero lopera, risalente al 1856 e pubblicata da Adelphi solo nel 1984, di un imparziale narratore di racconti tramandatisi oralmente, dunque di un autore che si sentiva incapace di inventare e che dunque doveva trarre la propria vena scrittoria dalla realt delle terra in cui era cresciuto. Sempre riconducibile ad unesperienza personale di una certa drammaticit la testimonianza, raccolta dallo scrittore John G. Neihardt, dello stregone Sioux Alce Nero circa la lotta del proprio popolo con i bianchi: con il titolo di Alce nero parla, nel 1968 essa costituir la diciassettesima pubblicazione della Biblioteca Adelphi171. La presentazione dellopera non troppo tempo dopo il varo della collana, peraltro, costituisce una prova pi certa, ad esempio in confronto alla pubblicazione di Aksakov solo nel 1984, dellinfluenza del gusto di Bazlen nel carattere delle pubblicazioni della casa editrice milanese. Le osservazioni fatte fino ad ora circa la presenza di una forte impronta autobiografica allinterno della Collezione grande permettono peraltro di chiarire i diversi casi di unindicazione eccessivamente vaga delle opere: ad esempio, lambigua citazione di Saxe molto probabilmente riconducibile allopera dello scrittore francese Maurice Sachs, rispetto al quale si pu leggere un parere nella lettera del 9 marzo 1960:
Maurice Sachs, Abracadabra: non mi piace. [...]. Ha pagine col sugo che cola come nel SABBAT - ma spesso il gioco diventa inconsistente e si perde nel lezioso e nellestetizzante - in certi punti persino nel decorativo - non spregevole, e lo potete far rimorchiare dal SABBAT, per ragioni commerciali. Non per altre172.

Dal passo appena citato, emerge con una certa chiarezza come dello scrittore francese Bazlen bocciasse con una certa severit il romanzo Abracadabra: esso infatti, tanto inconsistente da necessitare di essere trainato da Sabbat, unopera connotata sin dal sottotitolo (Souvenirs dune jeunesse orageuse, ovvero ricordi di una giovinezza tempestosa) in

John G. Neihardt, Alce nero parla. Vita di uno stregone dei Sioux Oglala, messa per iscritto da John G. Neihardt (Arcobaleno fiammeggiante), illustrata da Orso in piedi, traduzione di J. Rodolfo Wilcock, Milano, Adelphi, 1968. 172 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 marzo 1960.
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senso marcatamente autobiografico. Non dunque improprio ipotizzare che nella Collezione grande Bazlen volesse vedere pubblicato proprio questultimo scritto. Un discorso affine vale anche per lindicazione relativa a Vera Figner173, politica russa della quale, evidentemente, Bazlen proponeva le Memorie di una rivoluzionaria. Il caso di Strindberg, infine, permette alcune osservazioni, sulla base di quanto Bazlen aveva osservato gi dal settembre del 1959:
Strindberg (le Historische Miniaturen [Miniature Storiche], che merano antipatiche gi quando leggevo voracemente Strindberg quasi forty years ago, [...]), e Briefe [Lettere] che mi sembrano assieme a quelle di Van Gogh le lettere pi emozionanti (o almeno il Briefband [il libro di lettere] pi emozionante) di questi ultimi cento anni. Leggi Inferno, e dimmi com, cos da solo, isolato, non verwoben [intrecciato] in quella stramba vita. Io, questa notte ho letto una novella di Strindberg (ce ne sono alcune qui datent [che sono datate]) da battere (se fossimo in un mondo di graduatorie, ma Gottseidank [grazie a Dio] siamo pi in alto) Tolstoi174.

August Strindberg.

Delle opere citate, alla luce di quanto si visto finora, appare evidente che quella che Bazlen pensava di integrare nel suo progetto per la Collezione grande fosse la raccolta di lettere, intesa come documento emozionante175, presumibilmente perch vero e legato ad esperienze reali. Tale aspetto, peraltro, permette di assumere Strindberg, insieme a Maurice Sachs, come esempio del fatto che la parte autobiografica, biografica o epistolare dellopera di un autore fosse spesso quella maggiormente consolidata e coltivata nel tempo allinterno degli appunti176 di Bazlen, dal momento che egli stesso accenna al fatto di avere letto voracemente lopera dello scrittore svedese da ben quarantanni. Un aspetto confermato dalla citazione di Strindberg, gi nelle Note senza testo, insieme a Nietzsche, Wilde, Jarry, ecc.177, fra i grandi rivoluzionari della fine del secolo178. La grande originalit del173 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1960. 174 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 settembre 1959. 175 Ibidem. 176 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 177 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 185. 178 Ibidem.

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lopera di Strindberg nel panorama della cultura a cavallo fra Ottocento e Novecento trova forse anche una ragione nella vita stramba da lui condotta, nel momento in cui essa sembra essere considerata come un valore riguardante e condizionante molto da vicino anche la sua opera letteraria: Bazlen, infatti, manifesta la difficolt di leggere il romanzo Inferno scindendolo appunto dalla vita stramba di chi lo ha scritto. E non improbabile che questultimo aspetto, nella sua ottica, avesse un ruolo anche come componente del valore della novella che viene paragonata allopera di Tolstoj: un autore del quale, pur nellapprezzamento della sua opera letteraria, Bazlen aveva proposto per la Collezione piccola uno scritto che appunto esulava da tale ambito, essendo legato alla testimonianza di vita di una contadina russa. Ad ogni modo, della proposta relativa allautore svedese nulla viene accolto da Einaudi, e solo una parte, comunque non quella presumibilmente pensata per la Collezione grande, viene accolta allinterno della Biblioteca Adelphi179. La scelta dellopera di Strindberg, apertamente indicata nelle Note senza testo come valida testimonianza della letteratura della fine del secolo180 permette fra laltro di osservare come allinterno delle scelte di opere biografiche ed autobiografiche pensate per la Collezione grande si possa anche riscontrare la sovrapposizione degli altri interessi che caratterizzavano il bagaglio culturale di Bazlen. Se appunto lo scrittore svedese rappresenta la letteratura del giro di secolo181, che come si visto era stata ampiamente promossa presso Einaudi, anche la scelta dei Colloqui con Goethe, ad opera del suo segretario Johan Peter Eckermann, non appare casuale: si pu infatti vedere in essa lultimo tassello di una serie di proposte, avanzate negli anni per diversi editori, di opere legate in qualche modo alla vita dello scrittore tedesco,
Delle diverse opere di Strindberg che si trovano nel catalogo di Adelphi, infatti, solo Inferno appare forse il frutto degli interessi di Bazlen, e comunque allinterno di un volume che raccoglie diverse opere dellautore. Si veda infatti August Strindberg, Inferno - Leggende - Giacobbe lotta, a cura, e con un saggio, di Luciano Codignola, Milano, Adelphi, 1972. Che per un certo periodo egli si sia interessato dellopera dellautore svedese, daltronde, confermato dal gi citato ricordo firmato da Giorgio Zampa, nel quale cos si legge: sul palchetto di un vicino scaffale, Bobi vide le opere complete di Strindberg in edizione svedese. Si occupava da un pezzo della loro presentazione italiana e volle sentire la mia opinione sui criteri da adottare. Era preferibile cominciare con il blocco degli scritti autobiografici, e poi fare seguire il teatro: in che modo? Per generi o per ordine cronologico. Cfr. Giorgio Zampa, Lo sconosciuto disse: sono Bobi, cit., p. 28. 180 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 185. 181 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 1 settembre 1951.
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nella volont, forse, di illuminare laforisma che indicava appunto in Goethe lesempio pi rappresentativo di una biografia assorbita nellopera182. Dopo i tentativi, considerati nel secondo capitolo del presente lavoro, di vedere pubblicati presso le Nuove Edizioni Ivrea il Carteggio con Friedrich Schiller e presso Einaudi una biografia dello scrittore, la scelta dellopera di un uomo che lo aveva conosciuto personalmente appare del tutto coerente con la sovrapposizione, rilevata da Bazlen, fra la vita e lopera di Goethe: come a dire che la pubblicazione di testimonianze e documenti relativi alla prima non avrebbero potuto che chiarire ed arricchire anche la seconda. Si pu inoltre citare un altro esempio della presentazione dei propri ambiti tematici prediletti nella forma di testi biografici, memorialistici, epistolari (ovvero tutti i generi al confine e al di l della letteratura183, o comunque ampiamente privilegianti laspetto della vita): la proposta di pubblicazione degli appunti di un discepolo del mistico indiano Ramakrishna e di Lebenserinnerungen des Kabbalisten Chaijm Vital [memorie del cabalista Chaijm Vital] ad opera del rabbino Chaim Bloch chiaramente si collocano nellambito delle discipline toccate dal pensiero junghiano, costituendo dunque una parziale ripresa, seppur nellambito della proposta di una nuova e diversa linea editoriale, del progetto presentato ad Einaudi nel 1953 e solo in piccola parte riproposto nel programma della Collezione piccola: i collegamenti che si possono vedere tra questultima e la Collezione grande, daltronde, sono espressamente chiariti da Bazlen, nel momento in cui, di seguito alla proposta di una biografia di Lincoln e di Innkeepers diary [diario di un locandiere] di John Fothergill egli specifica che di questi testi si potrebbero pubblicare estratti nella piccola184. Tale osservazione, peraltro, permette di rilevare, a dispetto di quanto sembrerebbe, una maggior coerenza interna nella Collezione grande, dal momento che la piccola appare caratterizzata per lo pi dalle ridotte dimensioni, al di l delle tematiche trattate, dei libri proposti. Unipotesi che trova ulteriore conferma nel fatto che della scrittrice svedese Selma Lagerlf Bazlen proponga per la Collezione piccola un racconto lungo185,
Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 184. Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 76. 184 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 185 Ibidem.
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Kablouna di Gontrand de Poncins.

per la grande, invece, una raccolta di diari e ricordi dallo stampo esplicitamente autobiografico. Per quanto come si visto anche allinterno della Collezione piccola la sezione autobiografica non fosse per nulla indifferente, si pu forse ipotizzare che Bazlen volesse fra laltro proporre nelle due collane testi diversi dei medesimi autori, caratterizzando appunto la collana maggiore in senso pi marcatamente autobiografico. La presenza di titoli nei quali si possono chiaramente vedere rappresentati ambiti culturali gi esplorati da Bazlen, o autori scoperti e proposti da tempo, non toglie comunque che nella prima proposta relativa alla Collezione grande trovino spazio anche biografie ed autobiografie nuove, cio citate per la prima volta e non riconducibili ai contesti fino ad ora delineati: cosa che, comunque, non esclude la conferma, anche a proposito di essi, dellelaborazione coerente di una ben precisa linea editoriale. Oltre ai casi gi considerati di Maurice Sachs e Vera Figner, un primo esempio che si pu citare in questo senso quello di Kablouna, ovvero il resoconto del viaggio nellArtico canadese dellavventuriero e scrittore francese Gontrand de Poncins, pubblicato per la prima volta in America nel 1941. Unopera di questo tipo aveva attirato lattenzione di Bazlen gi dal marzo del 1959, spingendolo a darne un parere molto positivo ma indipendente dalla possibilit di inserire il titolo nella Collezione grande, ai tempi evidentemente ancora non progettata. Resta il fatto che quanto Bazlen scrive a proposito di Kablouna nel marzo del 1959 pu presumibilmente ben applicarsi alla totalit dei titoli pensati per la collana einaudiana.
KABLOUNA non fatevelo scappare. Non si tratta di mettere in chiaro se, da un punto di vista sterilmente etnografico, segua metodi pi o meno approvati dalla pedanteria di uno specialista. un problema che non centra. Ci che importa, invece, che siamo a una nobilt di Haltung [atteggiamento], a unultima onest e immediatezza di esperienza, una modestia che profonda libert, come tra i visi pallidi non esistono pi. Farlo se non altro per mostrare com fatta una persona per bene (e, oltre a tutto il resto, come si descrive un personaggio)186.

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Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 marzo 1959.

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Nellattribuzione allambito etnografico anche di una certa sterilit sembra di vedere quantomeno una nuova formulazione del pensiero di Bazlen: se appare poco probabile la possibilit del sopirsi del suo interesse per discipline quali lantropologia e letnografia, si pu per affermare che sempre pi, negli anni, egli richiedesse anche agli autori di opere di saggistica quella che a proposito di Gontrand de Poncins, e della sua opera, definita come onest ed immediatezza di esperienza: una definizione per Bazlen presumibilmente applicabile a tutti i titoli della Collezione grande. Come si gi in parte evidenziato, peraltro, proprio la nobilt delle esperienze dellautore a determinare la qualit del suo libro, a proposito del quale, infine, viene fornito un parere che sovrappone considerazioni umane e letterarie, privilegiando per le prime: Gontrand de Poncins, cio, una persona per bene, cosa che sembra determinare, ad esempio, la qualit della sua descrizione di un personaggio. Limmedesimazione ed il coinvolgimento di Bazlen sono a questo punto automatici, e lo portano, a fronte della descrizione del periodo passato dallautore insieme alle popolazioni Inuit, a rilevare la banalit delle esperienze dei visi pallidi: ulteriore esempio della sua tendenza, espressa anche solo tramite scelte lessicali lievemente marcate, a colorire la situazione di un autore e le caratteristiche di un libro187. Ben pi rilevante, invece, linfluenza che su di lui esercita un altro dei titoli proposti per la Collezione grande, del quale, come nel caso di Gontrand de Poncins, aveva gi parlato qualche tempo prima della presentazione del progetto della nuova collana: anche se nellelenco non si trova lindicazione del titolo, si tratta di The books in my life di Henry Miller, una raccolta di memorie dello scrittore americano sulle proprie esperienze di lettura. Sempre nel marzo del 1959, Bazlen aveva citato questo libro nel suo carteggio con Linder, definendolo un gran bel libro188. Le ragioni del proprio apprezzamento sono fornite, tre giorni dopo, in una lettera a Fo, dove Bazlen, a proposito dellautobiografia letteraria di Miller, osserva quanto segue:

The books in my life di Henry Miller.

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Sergio Solmi, Nota, in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 267. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1956, b. 8, fasc. 46 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Linder, Roma, 9 marzo 1959.

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Tho detto che intendevo fare una lista dei libri che lui menziona, perch di lui mi fido come di pochi. Non soltanto un lettore straordinario (del resto, il libro bellissimo), ma gli piacciono anche tutte le cose che piacciono a me (di cui, molte, in genere non prese troppo sul serio - ha per esempio un capitolo intero su Rider Haggard; e un altro, freneticamente entusiasta, su Blaise Cendrars; ecc.). Non ti mando tutta la lista [...], ma per oggi soltanto il titolo di quei pochi libri che interessano particolarmente me, o che forse potranno interessare voi189.
Moravagine di Blaise Cendrars.

Le opere amate da Henry Miller, cos come quelle proposte da Bazlen nelle sue consulenze editoriali, non vengono prese troppo sul serio, come il caso di Blaise Cendrars, per fare un solo esempio, pu testimoniare: lo scrittore francese, infatti, era stato menzionato sin dal 1953190, fino allaperta lode che si legge, a proposito del romanzo Moravagine, il 22 novembre 1957, quando Bazlen scrive che ha delle pagine straordinarie191. La riserva che egli stesso aveva sollevato in questa circostanza, relativa al fatto che linsieme scostante, e non credo che in Italia attaccherebbe192, pu forse giustificare la mancata pubblicazione del romanzo da parte delleditore. per pi difficile indicare le ragioni per cui lo stesso destino ebbe linsieme di opere, citate da Miller, che Bazlen elenca di seguito al parere fornito circa The books in my life: Richard Jefferies, The story of my heart: di cui sapevo gi qualcosa, vagamente, e di cui ho trovato in Miller delle citazioni che mi sono andate nelle ossa. Frederick Carter: Symbols of revelation Eduardo Santiago: The Round. [...]193.

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 marzo 1959. 190 Il 28 agosto 1953, infatti, Bazlen scriveva: e poich siamo in tema letteratura francese, che voi fate senza troppa difficolt, non avete mai pensato a Blaise Cendrars [...]?. Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 28 agosto 1953. 191 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 22 novembre 1957. 192 Ibidem. 193 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 marzo 1959. Lelenco di titoli riportato solo parzialmente, visto il seguito nullo che tale proposta ebbe presso leditore, e il fatto che lo stesso Bazlen non torni pi a menzionarla.
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Il libro dello scrittore americano, dunque, doveva anche fungere da stimolo a nuove possibili pubblicazioni da parte delleditore, e soprattutto a nuove letture per il pubblico: un aspetto che permette di vedere come lo scambio umano che per Bazlen era garantito dalla presenza in unopera di un forte aspetto autobiografico potesse realizzarsi anche sul piano culturale. inoltre interessante notare che dei libri citati da Miller, che egli avrebbe voluto vedere pubblicati, lunico su cui egli decider di insistere, prima presso Einaudi e poi come si vedr presso Boringhieri, sar ancora una volta un testo autobiografico, ovvero The story of my heart di Richard Jefferies. opportuno comunque ricordare che The books in my life, al contrario dei titoli in esso menzionati, sarebbe stato pubblicato da Einaudi, sebbene in netto ritardo rispetto alla proposta che Bazlen aveva fatto. Esso, infatti, trover posto nella Nuova Serie dei Supercoralli solo nel 1976194, costituendo, insieme allopera di Simone de Beauvoir, lunica proposta relativa alla Collezione grande che abbia avuto seguito presso Einaudi: alla luce di quanto si detto fino ad ora, non difficile ricostruire quale opera della scrittrice femminista francese Bazlen avesse immaginato per la Collezione grande, ovvero le Memorie di una ragazza per bene, pubblicate anchesse nei Supercoralli nel 1960195.

4.3 La collezione dellio. Una volta descritto il complesso articolarsi, negli anni Cinquanta, della proposta da parte di Bazlen circa il varo di una nuova collana da parte di Einaudi, resta da osservare come esso non sia stato abbandonato con leggerezza dal comitato editoriale della casa editrice, ma al contrario sia stato ampiamente discusso e considerato, soprattutto nel tentativo di integrarlo in una strategia di concorrenza con altri editori e di coerenza con la linea editoriale einaudiana. In questo senso, un ruolo rilevante ebbe Italo Calvino, la cui influenza allinterno della casa editrice superfluo rilevare: in due lettere inviate a Giulio Einaudi rispettivamente nel novembre 1959 e nel gennaio 1960, infatti, lo scrittore,

Le proposte di Bazlen per Einaudi e il ruolo di Italo Calvino.

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Miller, I libri della mia vita, traduzione di Bruno Fonzi, Torino, Einaudi, 1976. Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza per bene, traduzione di Bruno Fonzi, Torino, Einaudi, 1960.

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evidentemente interpellato sulla questione, esprimeva un parere che merita di essere approfondito in questa sede. La prima lettera che Calvino spedisce da New York, dove si trovava in quel periodo, mette infatti chiaramente in luce lulteriore connotazione che allinterno del comitato editoriale di Einaudi si tent di dare al progetto di Bazlen: anche se bene tenere a mente il fatto che il 22 novembre 1959, data della lettera di Calvino, a quanto risulta, il consulente triestino non aveva ancora inviato il proprio elenco di titoli alleditore, ma presumibilmente gliene aveva solo parlato nellincontro cui Giulia de Savorgnani fa riferimento nel proprio lavoro196. Di seguito si riporta lapertura del parere di Calvino:
Il patrimonio pi prezioso di una casa editrice il carattere, la fisionomia. (Il che sul piano commerciale si traduce nella capacit di crearsi, mantenere e accrescere un pubblico proprio). Dunque a ognuno le proprie silerchie, attenzione agli sconfinamenti spiritualistici, bisognerebbe fare delle antisilerchie tali da marcare decisamente la differenza tra il nostro modo di rispondere a quegli interessi e il modo di Alberto [Mondadori] e Giacomino [Debenedetti]197.

Le affinit con la Biblioteca delle Silerchie.

Dalle parole appena citate, appare evidente che nel progetto di Bazlen fosse stato visto un probabile valido concorrente alla collana che sin dallinizio aveva caratterizzato fortemente il catalogo della neonata casa editrice Il Saggiatore, ovvero appunto la Biblioteca delle Silerchie, fondata nel 1958 e diretta da Giacomo Debenedetti: uniniziativa che, oltre a causare preoccupazioni di ordine commerciale alleditore Einaudi, poteva effettivamente trovare diversi punti di contatto, e di confronto, con i progetti ideati nel tempo da Bazlen. Sotto la direzione di Debenedetti, come si visto suo caro amico e da lui indirizzato nellapprofondimento di diversi ambiti culturali, la Biblioteca delle Silerchie, si componeva infatti di squisiti, divaganti,

Giulia de Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., p. 103, nota n. 40. Il passo gi stato citato nel presente capitolo, e fa effettivamente riferimento allincontro che avvenne fra Bazlen e Giulio Einaudi, il quale secondo la de Savorgnani pens di affidargli la direzione di una collana tutta sua. 197 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (New York, 22 novembre 1959) in Italo Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, Milano, Arnoldo Mondadori, 2000, p. 617.
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colorati volumetti198, che nelle tematiche toccate spaziavano dallantichit al Novecento, dal racconto, al saggio, al manuale, al diario199, seguendo il gusto per la scoperta, la riscoperta, e linvenzione a tutto campo200 del suo direttore: caratteristiche per certi aspetti accostabili a quelle delle proposte formulate nel tempo da Bazlen. Al di l di questa generica somiglianza, si possono inoltre rilevare alcuni elementi di consonanza fra i gusti di Giacomo Debenedetti, cos come emergono dalle sue scelte editoriali, e quelli del suo amico, il quale in effetti in passato li aveva, per alcuni aspetti, indirizzati201: la seconda pubblicazione della Biblioteca delle Silerchie, ovvero Storia di un romanzo di Thomas Wolfe, era infatti, come si visto, un titolo che Bazlen aveva proposto a Bocca, nonch presumibilmente alle Nuove Edizioni Ivrea e alla stessa casa editrice Einaudi. Allo stesso modo, coerente con i suoi gusti e le sue proposte editoriali erano titoli, allavanguardia nel panorama editoriale italiano202, come la Lettera al padre e Preparativi di nozze in campagna di Kafka, Romanzo e mitologia di Thomas Mann e dello studioso di Storia delle religioni Kreny, ma soprattutto Dmoni e visioni notturne di Alfred Kubin, come si visto un autore dal quale Bazlen era particolarmente affascinato. Debenedetti, inoltre, oltre ad occuparsi della scelta dei titoli e della cura delle edizioni, esercitava, attraverso la scrittura delle note editoriali che accompagnavano titoli come quelli che si sono appena citati, un vero e proprio intervento militante sullidea di letteratura e di critica203: un ruolo che Bazlen, anche di fronte

198 Michele Gulinucci, Debenedetti e Il Saggiatore in Giacomo Debenedetti, Preludi. Le note editoriali alla Biblioteca delle Silerchie, a cura di Michele Gulinucci, introduzione di Edoardo Sanguineti, Theoria, Roma, 1991, p. 22. 199 Ibidem. 200 Ibidem. 201 Laspetto dellinfluenza della figura di Bazlen su Giacomo Debenedetti si gi rilevato nel primo capitolo del presente lavoro. Si ricorda comunque che, da quanto emerge da opere biografiche sul critico letterario, Bazlen avrebbe favorito in lui linteressamento a discipline quali la psicoanalisi o lantropologia culturale, nonch ne avrebbe stimolato la lettura di autori ancora da scoprire come Kafka. Per una trattazione approfondita circa i rapporti fra i due intellettuali, si veda Paola Frandini, Il teatro della memoria. Giacomo Debenedetti dalle opere e i documenti, Lecce, Manni, 2001, da cui sono tratte le notizie qui esposte. Si pu inoltre aggiungere, a ulteriore testimonianza di una fertile vicinanza culturale, lindicazione di Bazlen fra i collaboratori di una rivista progettata a Roma nel dopoguerra da Debenedetti e Guido Piovene. Per quanto mai realizzata, essa comunque prevedeva la pubblicazione di un saggio di Jung nella traduzione di Bobi Bazlen. Cfr. Marcello Ciocchetti, Prima di piantare i datteri. Giacomo Debenedetti a Roma (1944-1945), Pesaro, Metauro edizioni, 2006, p. 61. 202 Michele Gulinucci, Debenedetti e Il Saggiatore in Giacomo Debenedetti, Preludi. Le note editoriali alla Biblioteca delle Silerchie cit., p. 28.

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La profonda diversit tra Italo Calvino e Roberto Bazlen.

alleventuale attribuzione della direzione di una collana, avrebbe presumibilmente avuto difficolt ad esercitare, vista la sua ritrosia di fronte alla scrittura ed al dialogo diretto con il pubblico dei lettori. Ad ogni modo, la sua proposta, che avrebbe dovuto rispondere appunto alla collana de Il Saggiatore, presumibilmente non convinceva del tutto Einaudi: il quale infatti, come risulta dalla lettera del 22 novembre 1959, chiedeva a Calvino una controproposta204, che potesse integrare quanto delineato dal consulente triestino. Ad essa, peraltro, lo scrittore rispondeva solo in parte, rimarcando preliminarmente le difficolt nellelaborare una propria proposta, stando qui [a New York] isolato, fuori da quella possibilit di verifica continua delle proprie idee che data dal lavoro in comune205, secondo unidea dellattivit editoriale molto diversa da quella di Bazlen, il quale lavorava lontano dalla casa editrice e cercava prevalentemente il dialogo con la sola persona di Fo. Posta questa puntualizzazione, che si univa alla difficolt di esprimere un parere circa un progetto non ancora puntualmente formulato, lo scrittore esprimeva comunque un giudizio, il quale tuttavia sembra riguardare pi la propria personale idea che non quanto Bazlen doveva avere in mente, soprattutto sul piano dei contenuti che la progettata collana antisilerchie avrebbe dovuto veicolare. Accanto a tale aspetto, comunque, a segnare la distanza di vedute rispetto a Calvino anche la differenza dei presupposti commerciali ed editoriali da cui questultimo muove. Per fare un primo esempio, lesordio del parere dello scrittore consiste, come si pu leggere, nella messa in evidenza dellestrema rilevanza, dal suo punto di vista, della delineazione di un pubblico ben determinato e della sua conseguente fidelizzazione: cosa che Bazlen non poteva fino in fondo condividere, visto il suo metodo consistente nella presentazione quasi parallela di collane fra loro molto simili, se non uguali, a diversi editori. Al di l di questa osservazione, che probabilmente Calvino sollevava solo sulla base di proprie idee personali, comunque importante sottolineare che egli dichiari esplicitamente di non avere pienamente inteso il senso della proposta di Bazlen allinterno del cata-

Alberto Cadioli, Letterati editori, Milano, Il Saggiatore, 1995, p. 145. Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (New York, 22 novembre 1959) in Italo Calvino, Lettere 1940-1985 cit., p. 617. 205 Ibidem.
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logo einaudiano. Rispetto alla Collezione grande, che evidentemente contava gi qualche titolo, se Calvino la indica come collana Beauvoir206, egli infatti scrive:
Quanto alla collana Beauvoir la interpreto come necessit di sganciare dai Saggi i volumi pi letterari, al confine con la narrativa e nello stesso tempo incrementarne un po la produzione, dato che i Saggi sono sovraccarichi. Ho capito il punto? Neanche cos liniziativa mi riesce chiara, anche perch non ne vedo le caratteristiche editoriali: saranno libri pi agili, che costino meno? [...]. O saranno libri rilegati che vogliono porsi su un piano di eleganza ancora maggiore dei Supercoralli? In questo caso dovrebbe essere una scelta molto ristretta, ma insomma sarebbero dei Saggi strenna un po diversi dagli altri207.

Ad essere evidenziate, infatti, sono le fumose caratteristiche editoriali della Collezione grande, ma presumibilmente anche di quella piccola, rispetto alle quali, in effetti, Bazlen non far alcuna menzione nemmeno al momento di una pi precisa descrizione di quanto aveva in mente: nella sua lettera del 19 dicembre 1959, nella quale sono riportati gli elenchi di opere che avrebbero dovuto comporre le due collane, le uniche informazioni che si possono leggere in proposito riguardano infatti la distinzione tra le dimensioni dei volumi che si sarebbero dovuti pubblicare, dunque risultano sostanzialmente incomplete. La considerazione di quanto egli aveva pensato per Bocca, tuttavia, permette di inferire che, delle due ipotesi considerate da Calvino, la seconda, relativa cio alla presentazione dei volumi su un piano di eleganza, fosse quella corretta. Oltre a questi aspetti, appare anche chiaro che Calvino sembra percepire, al di l della propria comprensione del progetto, il fatto che lidea originaria relativa alla Collezione grande sia diversa da quanto lui stesso evidentemente auspica, essendo secondo lui volta alla pubblicazione di testi letterari, al confine con la narrativa: una connotazione che a Bazlen in realt non doveva risultare gradita, viste le sue opinioni circa la letteratura e le sue capacit di vera rappresentazione della vita, che lo conducevano in una direzione in buona parte estranea alla narrativa.
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Ibidem. Ibidem.

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Al di l della pi o meno corretta interpretazione del progetto da parte di Calvino, comunque, possibile rilevare come quella che egli interpreta come una collana legata alla presentazione di testi letterari non risponda alla propria volont di varare una collana che prima di tutto si caratterizzi per il suo carattere antisilerchie: tale ruolo, secondo Calvino, sarebbe al contrario assolto da una collana (o unantologia) di morale delluomo moderno, di testi che esemplifichino nella vita e nella morale pratica tutto ci che serve alluomo moderno per dirsi completo e che lideologia o lorganizzazione non gli d o gli nega208. Tale definizione, tuttavia, annoverata dallo scrittore fra quelle che lui definisce le linee generali209 che egli sta maturando da tempo210, puntualizzando comunque di non essere ancora al punto di sfornare un piano editoriale orientato in questo senso211. Per quanto dunque lidea da lui presentata sia per sua stessa ammissione tanto vaga quanto quella di Bazlen, appare con una certa evidenza il fatto che la concezione di Calvino della collana antisilerchie che si andava progettando sia improntata ad unimpostazione presumibilmente saggistica, o comunque lontana da quelli che lui definisce come sconfinamenti spiritualistici, dai quali leditore si sarebbe dovuto guardare. Il pensiero di Bazlen, che comunque muoveva da una simile constatazione di unincompletezza e di un disorientamento delluomo moderno, non poteva tuttavia che distanziarsi da quanto Calvino espone nella sua lettera. Il suo progetto relativo alla costituzione di una Collezione piccola e di una grande, infatti, era il frutto di un percorso personale, portato avanti indipendentemente attraverso la collaborazione con diversi editori: un progetto che sin da una lettera non datata, ma risalente al maggio del 1959, egli aveva definito, parlando di Edward Dahlberg, dunque uno degli autori che entrer a fare parte della Collezione piccola, come quella collezione di esperienze dirette che non si far mai212, nel quale egli avrebbe incluso lo scrittore senza esitazioni213. Bazlen, dunque, sembra marcare le distanze tanto dal campo letterario,

Ibidem. Ibidem. 210 Ibidem. 211 Ibidem. 212 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, s.d. 213 Ibidem.
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quanto da quello di una trattazione teorica di un problema che Calvino definisce come morale. Questa differenza, apparentemente solo terminologica, ma in realt sostanziale anche solo in sede dellabbozzo teorico del progetto, costitu forse un elemento non irrilevante rispetto al suo accantonamento: anche se bene sottolineare che Calvino, al di l delle diffidenze che segnano il suo parere, si mostra decisamente aperto alla discussione del progetto, nel momento in cui chiede alleditore: perch non mi fai mandare un primo abbozzo di piano di Bobi? Io faccio le mie osservazioni e questo mi permette di formulare delle controproposte214. Questa disponibilit, tuttavia, non trover in Bazlen una risposta del tutto adeguata, ulteriore elemento che probabilmente favor il fallimento del progetto. Da quanto si pu leggere nel carteggio con Fo, infatti, nelle settimane immediatamente successive alla lettera di Calvino, Bazlen non presenter quel piano organico che lo scrittore aveva richiesto, inviando al contrario nientaltro che un elenco di opere, privo di un commento e di unesposizione dei presupposti teorici e commerciali che avrebbero potuto chiarire i suoi dubbi. Nella lettera del 19 dicembre 1959, nella quale come si visto egli presenta i titoli che dovrebbero costituire la Collezione grande e la Collezione piccola, non si trova alcuna allusione ai pareri di Calvino, n alcun inquadramento del proprio progetto allinterno del catalogo einaudiano. comunque bene puntualizzare il fatto che probabilmente il parere che Calvino aveva inviato da New York non era stato sottoposto a Bazlen, il quale in effetti, sia in occasione della presentazione dei titoli, sia nelle settimane successive, sembra proseguire il proprio lavoro prescindendo completamente da quanto Calvino aveva osservato da New York: a dimostrarlo ad esempio la proposta, dieci giorno dopo linvio degli elenchi dei titoli per le due collezioni, di pubblicare nella Collezione piccola The blind Owl215, romanzo dello scrittore iraniano Sadgh Hedayt che Bazlen, come si visto, apprezzava molto per la sua naturalezza e paragonava allopera di Kafka: il parere che nel marzo del 1960216 egli invier ad Einaudi a proposito di questopera, tuttavia, non contiene alcuna for214 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (New York, 22 novembre 1959) in Italo Calvino, Lettere 1940-1985 cit., p. 617. 215 Si veda a questo proposito: Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 29 dicembre 1959. 216 Il parere relativo a The blind owl, gi citato in questa sede, si trova pubblicato nella raccolta degli

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mulazione pi articolata del progetto, n tantomeno alcuna allusione alle ragioni per cui essa dovrebbe esservi inclusa. Tuttavia bene rilevare anche il fatto che, se Bazlen non mostra di avere recepito gli stimoli a una migliore delineazione del progetto che gli arrivavano da Calvino, questultimo porta avanti il proprio tentativo di costruire un dibattito in proposito, in seguito anche allaver potuto, nel frattempo, vedere linsieme di testi che Bazlen aveva presentato alleditore: cosa che lo porta, il 18 gennaio 1960, a rivolgersi nuovamente a Giulio Einaudi, in una lettera che espone pi approfonditamente le sue osservazioni. In questo caso, inoltre, la lettera di Calvino viene mostrata a Bazlen, come quella che Fo gli scrive il 12 febbraio 1960 dimostra chiaramente:
intanto ti mando il responso di Calvino a Einaudi che gli aveva chiesto cosa pensava della collana autobiografica. A parte linizio, che troverai sconcertante, mi pare che ci sia dentro tutto e che, anzi, costituisca una fusione tra la collana piccola e quella grande217.

Le parole di Luciano Fo che si sono appena citate permettono di osservare preliminarmente come allinterno della casa editrice, sia attraverso il pensiero di Calvino, sia attraverso quello di Giulio Einaudi, si stesse tentando una fusione delle due collane che Bazlen aveva pensato, collocandole nel loro insieme sotto la definizione di collana autobiografica: una proposta che in s e per s, si pu immaginare, il consulente triestino non avrebbe avuto ragioni per disapprovare, ma che, forse nascendo da una non del tutto corretta interpretazione della sua idea, lo porter sostanzialmente a disapprovare il parere di Calvino, come si avr modo di vedere. Questaspetto, comunque, non toglie che, alla luce di quanto si osservato in questa sede, alcuni elementi dei pareri espressi dallo scrittore appaiano pienamente giustificati. Egli infatti cos si pronuncia, in primo luogo, circa la Collezione piccola:
Mi difficile fare una critica argomentata allelenco di Bazlen, dato che molti

Scritti di Bazlen. Si veda Roberto Bazlen, Scritti cit., pp. 290-292. 217 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 12 febbraio 1960.

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di quei titoli non li conosco neanche di nome. Il mio parere che troppo letteraria, che ci vedrei anche testi dinteresse storico, memorie tipo Venturi che l troverebbero il loro esito: ma insomma quello che mi interesserebbe vedere una linea di ricerca, mentre qui siamo su un terreno di gusto, cos come sempre a gusto e a caso si sono fatte le collane di questo genere218.

Calvino, dunque, torna a rilevare, allinterno della proposta di Bazlen, quella componente letteraria che in realt egli per molti aspetti rigettava, sia attraverso la propria scelta di non scrivere, sia per quanto riguarda la formulazione dei criteri che lo guidavano nella scelta dei titoli da proporre in quanto consulente editoriale: criteri che, come si visto, rispetto alla collana che stava progettando gi nel maggio del 1959 lo avevano portato a parlare di testi che presentassero al lettore non rielaborazioni letterarie, ma esperienze dirette219. Accanto a questo, Calvino tuttavia tocca un punto che innegabilmente, nel bene e nel male, caratterizza loperato editoriale di Bazlen, ovvero il tendenziale ossequio prima di tutto alle ragioni del proprio gusto personale. Questo aspetto, che egli stesso comunque si attribuiva220, comportava in effetti, come si pi volte rilevato in questa sede, il rendersi vago di quella linea di ricerca che Bazlen sicuramente aveva presente, ma che appunto non di rado tendeva sostanzialmente a smentire. A questultimo proposito, si ad esempio considerato come i titoli che compongono la Collezione piccola spesso non risultino del tutto coerenti fra loro, presentando come si visto racconti e alcuni romanzi (dunque quel versante letterario che Calvino rilevava), nonch una serie di opere saggistiche alle quali difficile attribuire letichetta di esperienze dirette. Di fronte a questa, comunque parziale, incoerenza di Bazlen, comunque rilevante il fatto che la mancata conoscenza di alcuni titoli

218 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (Chicago, 18 gennaio 1960) in Italo Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, Milano, Arnoldo Mondadori, 2000, p. 636. 219 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, maggio 1959. 220 In una lettera risalente al 9 marzo 1960, che si gi citata in questa sede, Bazlen infatti chiarisce esplicitamente, a proposito di una lunga serie di libri sui quali si accinge ad esprimere un parere, che la mia norma e il mio argomento pi valido sono il gusto e la compartecipazione con i quali li ho letti Cfr. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 marzo 1960.

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da parte di Calvino poteva in effetti impedirgli di cogliere laspetto anche storico che caratterizzava alcune delle proposte per la Collezione piccola, come nel caso, per fare un solo esempio, di La fine. Amburgo 1943, di Hans Erich Nossack, le cui caratteristiche di memoria di un preciso fatto storico si sono gi analizzate in questa sede. Oltre agli aspetti visti fino ad ora, che da soli formano una critica non irrilevante alla proposta di Bazlen, Calvino sembra poi individuare diversi altri punti che a suo parere indeboliscono il progetto relativo alla Collezione piccola. In primo luogo, infatti, egli pone laccento sulla godibilit che deve caratterizzare il testo, sia nel caso del progetto di Bazlen, sia nel caso di quelle idee generali riguardo a come io vedrei la coll. piccola221, che lo scrittore allegher alla propria lettera a Giulio Einaudi. Rispetto a entrambe le proposte, infatti, egli scrive
ben mi rendevo conto [...] che una collana cos devessere fatta tutta di titoli, titoli attraenti, libri subito da leggere: e io primo non ho una valanga di titoli da contrapporre o amalgamare a quella di BB [Bobi Bazlen], secondo c il problema di fare una collana divertente, tutta di titoli vivi, il che partendo da criteri generali pi difficile222.

La volont di presentare titoli vivi aveva sicuramente caratterizzato anche la proposta di Bazlen, nel momento in cui in calce allelenco di opere per la Collezione piccola specificava la possibilit di includervi testi da pubblicarsi presto per ragioni di attualit, [...] nuovi libri scoperti223. Nel caso di Calvino, tuttavia, essa sembra trovare una ragione anche commerciale, che nello sviluppo del proprio discorso lo scrittore chiama apertamente in causa. Egli, infatti, puntualizza che in America [...] c un criterio di mercato che guida, e ogni titolo devessere capace di vendere [...], quindi anche se una cosa preziosa deve essere o di un autore classico o rispondere a un interesse vivo224: unaffermazione che mostra limplicita convinzione, in qualche modo ricol221 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (Chicago, 18 gennaio 1960) in Italo Calvino, Lettere 1940-1985 cit., p. 636. 222 Ibidem. 223 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 224 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (Chicago, 18 gennaio 1960) in Italo Calvino, Lettere 1940-1985 cit., p. 636.

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legabile alla prospettiva antisilerchie225 che aveva caratterizzato le prime mosse della sua critica, che la Collezione piccola, cos come era stata formulata, non avrebbe incontrato successo di pubblico, dunque nemmeno buoni risultati commerciali. I testi che Bazlen aveva proposto, in effetti, si caratterizzavano in molti casi per una ricercatezza e una probabile complessit che appaiono difficilmente apprezzabili dal grande pubblico. Si pu, tuttavia, anche riflettere sul fatto che molte di quelle stesse opere, insieme a numerose altre di quelle amate da Bazlen, saranno accolte dagli anni Sessanta nel catalogo di casa Adelphi: la sua proposta, spesso considerata appunto snob e ultrasofisticata226, come lo stesso Roberto Calasso mette in evidenza in unintervista, daltro canto riuscir a realizzare proprio quel successo commerciale che Calvino auspicava, ma che non vedeva realizzabile tramite i titoli della Collezione piccola. invece grazie al successo commerciale227, come osserva ancora Calasso, che [noi di Adelphi] abbiamo potuto fare scelte a cui altrimenti avremmo dovuto rinunciare, come per esempio la creazione della Biblioteca orientale228. Resta da osservare che Calvino, una volta mosse a Bazlen le critiche fino ad ora considerate, allega alla propria lettera quelle controproposte229 che aveva promesso a Giulio Einaudi gi nel novembre del 1959, presentate con il titolo di Appunti e idee generali per una piccola collezione di testi di ricerca morale per luomo moderno230. Rispetto ad esse, Calvino nella propria lettera afferma che si tratta di qualche idea di come vedrei io la coll. piccola231: una presentazione che permette di vedere come con i suoi Appunti egli di fatto supplisca a quanto era mancato da parte di Bazlen, ovvero appunto un testo che tracciasse i lineamenti teorici della collana e chiarisse il criterio in base al quale i titoli erano stati scelti. Criteri che, per quanto egli li definisca come semplici idee generali, mostrano in realt un alto livello di lucidit e sistematizzazione:

La complessit delle proposte di Bazlen.

Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (New York, 22 novembre 1959) in Ivi, p. 617. Pierluigi Battista, Meglio soli che in poltiglia. Intervista con Roberto Calasso, in Panorama, 19 dicembre 1996, p. 193. 227 Ibidem. 228 Ibidem. Alla luce di quanto si visto fino ad ora, non appare improprio vedere in una proposta come la Biblioteca orientale unulteriore traccia delleredit lasciata da Bazlen ad Adelphi. 229 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (New York, 22 novembre 1959), in Ivi, p. 617. 230 Lettera di Italo Calvino a Giulio e Renata Einaudi (New York, 22 novembre 1959) in Ivi, p. 621. 231 Ivi, p. 636.
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La caratteristica della collana dovrebbe essere nel far scaturire le linee duna morale dallattivit pratica, dal fare tecnico ed economico, dalla produzione, dal lavoro insomma (e nel lavoro rientra lorganizzazione del lavoro). Ma esistono, dei libri di questo tipo? Io credo che basti riesaminare con questo occhio i testi minori delle varie letterature e se ne possono trovare di bellissimi232.

Il passo che si appena citato costituisce lapertura dellappunto di Calvino, definita da Fo, nel momento in cui presenta il testo a Bazlen, come sconcertante233: lo stesso aggettivo, peraltro, utilizzato dal consulente triestino nel momento in cui, in una lettera di qualche giorno successiva, egli commenta quanto gli stato sottoposto. Ho dato una rapida occhiata al promemoria di Calvino. Per me un po sconcertante, considerando che, se dovessi formulare lo scopo delle due collezioni, direi che quello di abolire il termine di morale234. Come si accennato, con queste parole, per la verit, Bazlen rimarca la propria distanza dallo scritto di Calvino non solo relativamente al suo incipit, ma da un punto di vista molto pi generale, ovvero riguardante limpostazione teorica che nella sua idea sarebbe dovuta sottostare alle due collezioni. Alla luce di quanto si visto fino ad ora, non difficile comprendere come a Bazlen potesse risultare estranea, se non sgradita, qualsiasi formulazione di valori condivisi da unampia comunit di persone: cosa che lo portava ad essere disincantato, libero da ogni remora235, e ad elaborare valori, letterari ma non solo, collocati sul confine del completo disimpegno, che non avevano riscontri nellItalia di allora236, e tanto meno in un intellettuale come Calvino. Anche solo dalla sconcertante apertura dei suoi Appunti, infatti, emerge con una certa chiarezza il fatto che questultimo intendesse attribuire alla collana unaccezione anche politica, se cos la si pu definire, ravvisabile nella volont di parlare di organizzazione del lavo-

232 Italo Calvino, Saggi, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, Milano, Arnoldo Mondadori, 2000, p. 1705. 233 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 12 febbraio 1960. 234 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 15 febbraio 1960. 235 Rolando Damiani, Roberto Bazlen scrittore di nessun libro cit., p. 73. 236 Ibidem.

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ro237 e di proporre, ad esempio, memorie di testimonianza economica238, ovvero legate ai mestieri, per poi arrivare allindustria moderna, magari per concludere che non c niente, e gi questo sarebbe un risultato, lindicazione duna lacuna239. La prospettiva di Calvino appare dunque per molti aspetti quella di un intellettuale impegnato240, come Giulio Bollati afferma in un intervento appunto sul suo lavoro editoriale, e come non difficile affermare anche solo sulla base dellideazione di una collana esplicitamente indicata come di ricerca morale: una definizione, questultima, che tradisce quella passione di rinnovamento241 che Bollati sottolinea a proposito della sua figura. A tutto questo fa da riscontro in Bazlen un atteggiamento spesso improntato alla diffidenza, se non addirittura allaperta avversione: o ancora, nel caso specifico del suo rapporto con lo scrittore, a un velato sarcasmo. difficile, ad esempio, vedere come del tutto casuale il fatto che, nel suo parere, indirizzato proprio allautore de Il sentiero dei nidi di ragno, circa il romanzo dello scrittore indiano V.S. Naipaul A house for Mr Biswas, Bazlen scriva che non un caso neorealisticamente pietoso242. La distanza ideologica che allontanava Bazlen da Calvino, o in generale da molte figure interne alla casa editrice, daltronde rilevata apertamente da Fo, che in unintervista gi citata in questa sede afferma che i pareri del consulente triestino erano sempre visti in [una] temperie diciamo marx-sociologica243 e conseguentemente, spesso, bloccati244. per importante osservare che se da un lato il tipo di orientamento che guidava i due intellettuali nella stesura dei loro progetti era molto diverso, dallaltro i problemi che essi affrontavano erano al contrario affini: il che determina il fatto che sia comunque possibile rilevare alcuni punti di contatto del promemoria245 di Calvino con il
Italo Calvino, Saggi cit., p. 1705. Ibidem. Ibidem. 240 Giulio Bollati, Calvino editore in Calvino & leditoria, a cura di Luca Clerici e Bruno Falcetto, Milano, Marcos y Marcos, 1993, p. 8. 241 Ivi, p. 5. 242 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Italo Calvino, 21 febbraio 1960. 243 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 244 Ibidem. 245 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 15 febbraio 1960.
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pensiero di Bazlen. Nella ripugnanza per linvivibilit del presente246, una formula che Giulio Bollati cita da un saggio di Calvino per rilevare appunto un problematico rapporto con la realt, non forse improprio ravvisare, infatti, quel disagio che in Bazlen si traduceva nelle affermazioni circa limpossibilit di scrivere libri, e di costruire una proficua corrispondenza, per cos dire, fra lo scrivere e il vivere. La constatazione di una problematicit profonda nel rapporto con il presente, poi, nel caso di Calvino si congiungeva alla vita della casa editrice cui egli era strettamente legato: vale a dire che, di fronte alla constatazione del fatto che la societ va verso la complessit247, e nel difficile tentativo di fornire al lettore gli strumenti adeguati per affrontarla, lintera casa Einaudi vive
un periodo di opacit tra i secondi anni cinquanta e i primi sessanta, mentre case editrici milanesi che hanno radici in una cultura pi pragmatica si aprono pi facilmente alle nuove scienze (Il Saggiatore) o alla sperimentazione spregiudicata dei limiti (Feltrinelli)248.

Il varo da parte de Il Saggiatore della Biblioteca delle Silerchie, dunque, indicato anche da Bollati come un aspetto di problematicit per la casa editrice Einaudi: ed appunto a questa iniziativa editoriale che Calvino aveva originariamente risposto nella sua ideazione della collana di ricerca morale249, presentata poi in alcuni Appunti organizzati in base a una strutturazione e ad una concettualizzazione molto precisa. Dopo la proposta di considerare testi minori delle varie letterature250, che presumibilmente incontrava il pieno consenso di Bazlen, Calvino infatti delinea una serie di temi generali che vorrebbe vedere trattati nei libri della collana, e che in alcuni casi corrispondono precisamente alle opere che Bazlen aveva annoverato negli elenchi relativi alla Collezione grande e quella piccola: questo il caso delle gi citate

Giulio Bollati, Calvino editore in Calvino & leditoria cit., p. 12. La citazione di Calvino tratta da Bollati da La letteratura come proiezione del desiderio (Per lAnatomia della critica di Northrop Frye) in Italo Calvino, Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e societ, Torino, Einaudi, 1980. 247 Giulio Bollati, Calvino editore cit., p. 11. 248 Ibidem. 249 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1705. 250 Ibidem.
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memorie, ampiamente rappresentate nel programma di Bazlen, anche se ad esse Calvino attribuisce la connotazione pi specifica di testimonianza economica251, scritte da chiunque abbia fatto un mestiere con passione e competenza252. Le memorie proposte dallo scrittore, infatti, sono da lui collocate sotto il primo dei temi generali che egli elenca, ovvero la morale del fare253: in essa, peraltro, non improprio vedere quella che Bollati definisce una religione del lavoro, inteso come razionalit costruttiva e come dovere254, che appunto non a caso costituisce la base pi sicura dellimpegno di Calvino255. Allo stesso modo, alla categoria della morale del fare ascritta anche la proposta di trattati256 che si fondino su una ragione poetica e morale257, fra i quali Calvino annovera quei libri orientali (giapponesi) che tramandano le regole di qualsiasi arte elementare258: linteresse per lOriente, dunque, condiviso anche dallo scrittore, il quale per esplicitamente dichiara di voler valorizzare i testi da esso provenienti per il loro giusto carattere di etica immanentistica259, dunque in chiara opposizione agli sconfinamenti spiritualistici260 che egli aveva sin da subito dichiarato di volere evitare. Se la prospettiva di Calvino era condivisa dallintera casa editrice, non peraltro improbabile che in proposte di Bazlen quali Ramakrishna, Prophet of New India (appunti di un discepolo sul R. [Ramakrishna]261 fosse visto appunto uno spiritualismo eccessivo, daltronde a suo tempo in qualche modo anticipato dalle accuse di irrazionalismo mosse al Pavese etnologo e indagatore del mito262. Trattando del confronto con la natura263, riportato subito di seguito alla morale del fare, Calvino riesce invece ( difficile dire quanto consa-

Ibidem. Ibidem. 253 Ibidem. 254 Giulio Bollati, Calvino editore cit., p. 8. 255 Ibidem. 256 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1705. 257 Ibidem. 258 Ibidem. 259 Ibidem. 260 Italo Calvino, Lettere 1940 - 1985 cit., p. 617. 261 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 262 Giulio Bollati, Calvino editore cit., p. 9. 263 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1706.
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pevolmente) a fornire un valido puntello teorico ai vari resoconti di viaggi ed esplorazioni, che come si visto Bazlen aveva incluso nelle collane proposte tanto ad Einaudi quanto agli editori con i quali aveva precedentemente collaborato. Secondo Calvino, infatti, il rapporto con la natura la situazione da cui prende le mosse il fare umano264, di modo che diviene per lui opportuna la messa in rilievo, attraverso la loro pubblicazione nella collana, della ricchezza poetica e morale che avranno sempre le testimonianze degli esploratori, di chiunque si trova a lottare con la natura265; tale ricchezza, indirettamente rilevata anche da Bazlen con proposte quali Au pays des Tarahumeras di Artaud e Kablouna di Gontrand de Poncins, peraltro tale da costituire un insieme di testi vivi, da leggere subito, non da conservare tra i classici266. Unosservazione, questultima, che sembra essere in accordo con la precedenza che Bazlen tendeva a dare a testi nuovi, non rientranti nel canone dei classici: fermo restando il fatto che la vitalit che Calvino riscontrava nei resoconti degli esploratori poggiava sempre su un piano valoriale ben preciso, nel momento in cui egli osservava che il criterio devessere fisso allattualit della morale del limite umano267. La medesima ottica lo guidava poi nellesposizione circa due nuove componenti della collana da lui immaginata, ovvero la morale della ricerca (libri di scienziati)268 e quella dellagire storico269, rispetto alle quali, presumibilmente, Bazlen percepiva una minore affinit: se infatti indubbio linteresse che egli dedic, sia sul piano delle traduzioni sia su quello delle proposte editoriali, ad ambiti scientifici nuovi come la psicologia analitica e la psicoanalisi (che lo stesso Calvino prendeva in considerazione proponendo qualche operetta esemplare di Freud270) altamente improbabile che vedesse in essi una via di conoscenza totale, [una] reintegrazione di un umanesimo completo271, vista la sua sostanziale diffidenza verso qualsiasi chiave di lettura della realt che si pretendesse completa272. Allo stesso modo, si pu immaginare che
Ibidem. Ibidem. 266 Ibidem. 267 Ibidem. 268 Ibidem. 269 Ivi, p. 1707. 270 Ibidem. 271 Ibidem. 272 A questo proposito, si pu ricordare laforisma delle Note senza testo, che si citato nel primo
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Bazlen non sentisse con particolare urgenza il tema della morale dellagire storico: lo stesso Calvino a rilevarlo, nel momento in cui, in un articolo dedicato appunto alla figura del suo collega triestino, ricorda fra i suoi interessi tutto ci che non erano lo storicismo, lo hegelismo, letico politico dominanti nella cultura italiana (in quella ufficiale come in quella di opposizione)273. In effetti, al di l delle categorie che Calvino elenca nel suo articolo, non difficile vedere la distanza che separava la sua concezione circa il fatto che luomo non passivo verso la storia quello pi idoneo oggi a esprimere unetica legata al fare274 e la visione di Bazlen: il quale, nelle Note senza testo, definisce la parte storica in noi275 come la pi caduca, la pi ctonia, la meno cristallizzata276, in quella che appare quasi come una contrapposizione fra la realizzazione personale di un individuo e la sua partecipazione allo svolgersi della storia: pi ci realizziamo in pieno, meno disponibilit abbiamo per la storia277. Tale visione, molto pi individualistica e disimpegnata di quella che guidava Calvino, non toglieva comunque il fatto che anche Bazlen potesse vedere un aspetto di interesse, almeno a livello di proposta editoriale, in quelle che lo scrittore definisce come testimonianze di rivoluzionari (rappresentate nel programma della Collezione grande dalle memorie di Vera Figner) e testimonianze sulletica del potere (nelle quali non improprio vedere proposte quali la biografia di Lincoln, sempre nella Collezione grande). Del resto, lo stesso Calvino mostrava di voler immettere nella collana di ricerca morale una serie di testi maggiormente legati al singolo ed alla vita personale, rappresentati dalle tematiche della morale delleros e dellamore (che nel suo proporre testi di varia esemplificazione del rapporto amoroso278 non sembra trovare riscontri in quanto Bazlen aveva proposto per le sue collane) e la molto vaga persona umana, ovvero una sezione della collana che avrebbe dovuto includere testi che potessero proporre risposte alla domanda cos formulata da Calvino:

capitolo del presente lavoro, nel quale Bazlen denunciava il fatto che lncora dellumanesimo affondata. Cfr. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 220. 273 Calvino, La psiche e la pancia, in La Repubblica, 1 giugno 1983, p. 20. 274 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1707. 275 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 200. 276 Ibidem. 277 Ibidem. 278 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1708.

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si pu esprimere un valore umano esemplare non in rapporto a particolari cose che si fanno, a partcl. stuaz. [particolari situazioni] in cui ci si trova, ma solo per un particolare modo di vivere la propria vita, di usare lesperienza stessa come mezzo di espressione?279

Nelle parole che si sono appena citate, si pu vedere uno dei punti di maggiore vicinanza fra gli Appunti di Calvino e le collezioni pensate da Bazlen in base a precise posizioni teoriche: quanto egli intendeva sotto lindicazione della primavoltit280 come unico valore281, infatti, consisteva appunto tanto in una minuscola invenzione, un gesto rapido282, quanto nel pi ampio significato che lintera esperienza di una persona, fosse essa un personaggio storico, uno scrittore, o anche semplicemente se stesso, poteva veicolare. Si sono gi indicati, in questa sede, diversi esempi di tale primato dellesperienza personale nel sistema di valori e nelle scelte editoriali di Bazlen: per opportuno, a questo punto, sottolineare come esso trovasse un riscontro anche nella riflessione di un intellettuale in realt profondamente distante da molte delle sue posizioni, cosa che per non impediva una parziale convergenza in sede di scelte editoriali. Anche Calvino, infatti, indica lesperienza religiosa della propria interiorit283 come fondamentale nella persona umana, cosa che lo porta a proporre la letteratura dellinteriorit laica e moderna284: un aspetto che, certo con alcune differenze dimpostazione, si trova comunque rappresentato nelle proposte di Bazlen per le sue collezioni, come ad esempio il caso dellautobiografia di un pellegrino russo285, e molti dei titoli proposti per la collana Mondi e destini e la Collana letteraria delle Nuove Edizioni Ivrea, possono dimostrare. Allo stesso modo, se Calvino propone, sempre nel generale ambito della persona umana, testi che ne raccontino leducazione286, intesa come memorie di educatori o di giovinezza o racconti che possano valere a dare unidea moderna di

Ibidem. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 230. 281 Ibidem. 282 Roberto Calasso, Da un punto vuoto in Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 20. 283 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1708. 284 Ibidem. 285 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 286 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1708
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pedagogia in senso lato287, dal canto suo Bazlen indica, nel programma presentato il 19 dicembre 1959, titoli come Father and son di Edmund Gosse, Mine haha, ovvero delleducazione fisica delle fanciulle di Frank Wedekind ed infine The education of Henry Adams. Titoli che, nel loro insieme, indicano la volont, sebbene non esplicitata chiaramente come nel caso di Calvino, di fornire stimoli di riflessione circa la giovent e leducazione della persona. Pur nella sostanziale differenza di vedute circa il varo di una collana esplicitamente connotata in senso morale, che si manifestava poi nella divergenza su singoli punti288, non dunque infrequente il caso di uno sviluppo ed un approfondimento teorico, da parte di Calvino, di quanto Bazlen aveva in un certo senso solo accennato, tramite limmissione di determinati titoli nelle sue proposte per leditore Einaudi. Ne consegue la parziale sovrapponibilit di alcune posizioni dei due intellettuali, rilevabile chiaramente nellultimo punto del programma stilato da Calvino, che appunto nel suo insieme racchiude alcune di quelle che si sono viste essere le idee fondamentali di Bazlen. Lo scrittore, infatti, chiude il proprio catalogo morale chiamando in causa un tema molto ampio, indicato come Poesia e arte289, rispetto al quale, con la precisione che si gi posta in evidenza, egli preliminarmente puntualizza che lo metto allultimo perch naturalmente il polmone della collana e tende a sovrastare tutto, se non si tengono delle rigide proporzioni290: le sue affermazioni, peraltro, ottengono anche il risultato di dare maggiore organicit alle posizioni di Bazlen, come risulta evidente dalla puntualizzazione circa il fatto di voler fare una collana orientata e non una delle solite universali, decisa su criteri di puro gusto291. a) la conoscenza poetica di se stessi, cio i testi diaristici, psicologici, intimi, moralistici di scrittori o poeti nonch gli epistolari. b) la morale del fare poetico: e qui c la miniera degli scritti degli scrittori e artisti sul proprio mestiere [...];
Ibidem. Per fare un ultimo esempio, si pu presupporre che la proposta da parte di Calvino, avanzata subito di seguito a quella relativa alla persona umana, di una sezione relativa alla morale pratica del filosofo, per la quale lo scrittore pensava agli scritti di morale o vita pratica di Croce, non incontrasse lapprovazione di Bazlen. 289 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1708. 290 Ibidem. 291 Ibidem.
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c) la poesia morale di per s: e cos possiamo far entrare nella collana anche opere creative minori, trouvailles preziose ecc.; basta salvare il senso delle proporzioni; d) la poesia come prima voce umana: e l ci mettiamo tutte le testimonianze di persone del popolo, fiabe popolari, la poesia primitiva ecc. ecc. l dove poesia religione morale sono ancora tuttuno292. Non difficile percepire come diversi elementi dei punti sviluppati da Calvino tocchino da vicino il personale sentire di Bazlen. Si infatti cercato di mostrare nei precedenti capitoli come la frequentissima proposta, da parte sua, di autobiografie, epistolari, scritti memorialistici, di scrittori ma non solo, fosse il risultato della constatazione della perdita di una felice corrispondenza fra la poesia e la vita: tale constatazione lo conduceva appunto alla valorizzazione estrema del secondo polo, per esempio attraverso la ricerca, in ambito letterario, di valori intrinseci di autenticit e verit, tralasciando ben pi vaste problematiche di ambito critico-culturale293. La scelta di Bazlen, tuttavia, si trova espressa frammentariamente nelle Note senza testo e metaforicamente ne Il capitano di lungo corso, ma comunque mai tramite una sistematica trattazione teorica, cosa che spesso impedisce di vederne le ragioni e le connessioni pi profonde. per questo motivo che Calvino, indicando testi quali testimonianze di persone del popolo, fiabe popolari, la poesia primitiva294 come rappresentativi della condizione dove poesia religione morale sono ancora tuttuno295, riesce ad illuminare unaltra possibile ragione di interesse, da parte di Bazlen, appunto verso quel tipo di opere. Se si considera infatti come, almeno rispetto alla progettata collana einaudiana, lo scrittore privilegiasse una condizione della morale pratica, dunque concreta e fattiva, si pu comprendere come egli nella poesia primitiva vedesse appunto la corrispondenza fra vita e poesia che Bazlen non trovava pi nella letteratura dellet contemporanea: in tal modo scelte presenti e passate, come la vita della contadina raccontata a Tolstoj296 e la Poesia dei popoli primitivi di Eckart von

Ivi, p. 1709. Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 22. 294 Italo Calvino, Saggi cit., p. 1709. 295 Ibidem. 296 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959.
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Sydow297, pubblicata nella Fenice di Guanda nel 1951, si possono spiegare anche con gli appunti di Calvino, oltre le gi rilevate spinte che la psicologia analitica junghiana e lantropologia avevano esercitato in direzione di quel tipo di opere. Alla luce di quanto si fino ad ora osservato circa gli Appunti e idee generali per una piccola collezione di testi di ricerca morale per luomo moderno298, non difficile comprendere perch Luciano Fo, nel presentarli a Bazlen, osservi come essi costituiscano una fusione fra la collana piccola e quella grande299: le osservazioni dello scrittore, infatti, per la sistematicit con cui sono esposte, ma soprattutto per il fatto di integrare allusivamente testi che facevano parte sia della Collezione grande, sia di quella piccola, paiono smentire le sue precisazioni, esposte nel titolo del proprio appunto e nelle lettere a Giulio Einaudi, circa il fatto di riferirsi unicamente alla seconda. Lassenza di particolari critiche rispetto alla Collezione grande, daltra parte, da Calvino stesso spiegata con il fatto che questultima sia pi solida, almeno per i titoli che conosco300, della sua omologa: cosa che lo porta a concludere che qui ci sono meno problemi perch si tratta di fare una buona collana di letteratura non narrativa con quanto di meglio c in giro301. Presumibilmente, dunque, il progetto dello scrittore, per quanto non del tutto esplicitato, consisteva nella presentazione di una collana che fondesse in maniera organica le due collezioni pensate da Bazlen, mantenendo per le ridotte dimensioni dei volumi, che nel progetto di Bazlen avrebbero dovuto caratterizzare una sola delle collane: in tal modo, il carattere della collezione di concorrente alla Biblioteca delle Silerchie, la quale anche puntava sulla pubblicazione di volumetti302, sarebbe emerso con evidenza, mentre la densit concettuale risultante dalla fusione delle due collezioni sarebbe risultata accresciuta. tuttavia bene sottolineare che tanto rispetto al problema [...] editoriale, di che tipo di libro vogliamo fare303, quanto rispetto a quello teo-

Calvino vede una possibile fusione tra le due collezioni pensate da Bazlen.

La proposta da parte di Bazlen relativa alla pubblicazione di questopera, seguita alla cura del volume, stata trattata nel secondo capitolo del presente lavoro. 298 Italo Calvino, Lettere 1940 - 1985 cit., p. 621. 299 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 12 febbraio 1960. 300 Italo Calvino, Lettere 1940 - 1985 cit., p. 636. 301 Ibidem. 302 Giacomo Debenedetti, Preludi. Le note editoriali alla Biblioteca delle Silerchie cit., p. 22. 303 Italo Calvino, Lettere 1940 - 1985 cit., p. 636.
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Le resistenze di Bazlen.

rico, Calvino sottolinei di voler creare una dialettica [delle proprie idee] con quelle di Bazlen304. Lesigenza da lui espressa, peraltro, evidentemente condivisa da Fo, come si pu vedere da quanto egli scrive allamico nel presentargli il giudizio dello scrittore chiedendogli un tuo parere pi particolareggiato che possibile305. La ricchezza delle posizioni espresse da Calvino, dunque, rendeva necessario che anche Bazlen si compromettesse, formulando cio un piano teorico che convincesse Giulio Einaudi ad investire sul progetto. Di fronte alle sollecitazioni di Fo in tal senso, nella lettera del 15 febbraio 1960, nella quale Bazlen commenta il promemoria di Calvino definendolo sconcertante per via della sua forte accezione morale, egli promette che presto ricomincer a scrivere, e ti scriver finalmente anche delle due collezioni306. Come si gi avuto modo di accennare, tuttavia, la risposta del consulente triestino non verr mai inviata, forse anche per la consapevolezza dello scarso peso che le proprie posizioni potevano avere in confronto a quelle dello scrittore: certamente, inoltre, a causa del suo essere inabile per temperamento e per scelta al rigore formale di una scrittura critico-giornalistica, cui era stato pi volte sollecitato307, per esempio, in questo caso, da Fo ed indirettamente da Calvino. Latteggiamento di Bazlen, dunque, sembra piuttosto volto a fingere che quanto egli aveva pensato non fosse stato sottoposto a una critica ed un arricchimento puntuale ed organico da parte dello scrittore, cos che, nei mesi successivi, egli continuer ad avanzare proposte alleditore, in quella che sembra una costante oscillazione fra idee diverse, o comunque una ferma decisione di non pronunciarsi circa i criteri generali che ad esse sottostavano. Tale atteggiamento di certo non poteva accordarsi con quanto Giulio Einaudi esplicitamente chiarisce in unintervista, nel momento in cui afferma che senza progetto non si fa nulla, bisogna avere le idee di quello che si vuole fare308, soprattutto in seguito al fatto che le situazioni mutevoli nella nostra

Ivi, p. 637. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 12 febbraio 1960. 306 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 15 febbraio 1960. 307 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 3 308 Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoled, interviste di Paolo Di Stefano, Bellinzona, Edizioni Casagrande, 2001, p. 57.
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societ ti obbligano a dei mutamenti, [...], a degli avanzamenti improvvisi309: affermazioni, queste, che tradiscono appunto la grande importanza attribuita, non a torto, allaspetto della progettualit ai fini della riuscita del ruolo culturale assolto da una casa editrice. Bazlen al contrario, nonostante le sollecitazioni non sembra avere una posizione ferma nemmeno su quanto aveva precedentemente proposto, nel momento in cui, tornando su Marie Thurn und Taxis, inclusa nel programma di dicembre nella Collezione piccola, egli scrive:
MARIE THURN UND TAXIS: MEMOIRS OF A PRINCESS: dipende se farle rientrare nella collezione grande o in quella piccola. Decideremo quando vi avr scritto delle collezioni. In ogni caso, mi sembrano molto belle, sia come materiale, sia come Echtleit [autenticit] di scrittura310.

Alla vaghezza dei criteri editoriali, dal momento che quanto era stato pensato per la Collezione piccola ora ha perso la propria collocazione, supplisce comunque, almeno relativamente al titolo proposto, la consapevolezza circa le ragioni del suo meritare la pubblicazione, rilevabili nellautenticit della scrittura che Bazlen spesso indica come valore primo in un libro: un elemento che, per quanto vago, pu essere indicato come uno di quelli fondanti la collana. Lindecisione circa la collocazione delle memorie di Marie Thurn und Taxis nelluna o nellaltra collana tradisce, comunque, anche il fatto che egli non avesse rinunciato alla distinzione fra due diverse collezioni, per quanto fra loro collegate: cosa che trova ulteriore conferma nel fatto che nella stessa lettera, a proposito dello scrittore ungherese Tibor Dery, del quale era stata pensata una novella lunga311 per la Collezione piccola, ora Bazlen osservi che nella collezione piccola, un gruppo di queste novelle, come pensavo, non lo metterei troppo volentieri. Dery troppo ricco, troppo vasto per esaurirsi in piccoli destini312. La differenziazione fra le due collane, dunque, per quanto ancora non concetIvi, pp. 57-58. Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 marzo 1960. 311 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 312 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 marzo 1960.
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tualizzata ma al contrario indicata sempre con connotazioni differenti, sembra essere rimasta prioritaria per Bazlen: cosa che, se si legge quanto Fo risponde alle sue proposte di quei mesi, presumibilmente a nome anche di Giulio Einaudi, permette di vedere un certo distacco fra quanto il consulente e leditore progettavano. L1 aprile del 1960, infatti, Fo scrive allamico rimproverandogli la mancata risposta a quanto Giulio Einaudi gli aveva richiesto, e incoraggiandolo a impegnarsi in questo senso. Di una certa rilevanza poi il fatto che, riferendosi al nebuloso complesso di progetti formulato da Bazlen e rivisto da Calvino, Fo ne parli come della collana dellio313:
La collana dellio rimasta fluttuante nellaria. Einaudi avrebbe desiderato avere una tua presa di posizione di fronte alle idee esposte da Calvino. Intanto la De Beauvoir esce nei Supercoralli (cio la collana di narrativa) e tutto il resto (Gosse ecc.) accantonato allanno prossimo. Io insisto perch preferirei che la collana iniziasse su una buona base di convinzione di Einaudi e degli altri, in particolar modo di Calvino che, mi sembra, ha dimostrato un interesse pi vivo di qualsiasi altra persona qui per questa iniziativa314.

La collezione dellio, sintesi del confronto fra Calvino e Bazlen.

La prima citazione della collana dellio, in altri casi indicata come collezione, risulta dunque non essere attribuibile a Bazlen, bens a Fo in quanto tramite delle decisioni del comitato editoriale einaudiano: il fatto che a proposito di essa il segretario generale di Einaudi citi le opere di Simone de Beauvoir ed Edmund Gosse, originariamente pensate per la Collezione grande, permette poi di immaginare che corrispondesse appunto al progetto di Bazlen, rispetto al quale leditore sceglieva di marcare, attraverso il nome, il carattere autobiografico dei testi proposti. Pi difficile indicare se in questa formulazione, da parte della casa editrice, del progetto del consulente triestino, fosse anche prevista la creazione parallela della Collezione piccola: anche se questo appare improbabile, vista la lettura che era stata data del parere di Calvino circa questultima come una fusione315 delle due e visto soprattutto il fatto che essa, nelle lettere che a Bazlen arriveran313 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 1 aprile 1960. 314 Ibidem. 315 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 12 febbraio 1960.

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no da Torino, non verr pi nominata. Resta comunque il fatto che, come nel caso della proposta avanzata nel 1953 circa la pubblicazione di testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici316, Fo prospetta la pubblicazione, in questo caso di un solo titolo, in collane gi esistenti, e rimanda il vero e proprio varo della collana: alla quale daltronde Bazlen, nei suoi successivi pareri, continua ostinatamente a riferirsi come a un versante di un progetto che per lui doveva svilupparsi su due binari. In una lettera di un mese successiva a quella di Fo, infatti, Bazlen da un lato mostra di avere accettato le proposte che gli provenivano dalla casa editrice, nel momento in cui egli stesso propone Le meurtre rituel di Paul Srant per la collezione dellIo, ma non soltanto per questa317, e dallaltro non manca di indicare un titolo, Le chteau du dessous di Louis Pauwels, come riempitivo della piccola318. Ad ulteriore testimonianza delloscillazione fra laccettazione e la messa in discussione della parziale modifica ai propri progetti che leditore Einaudi aveva attuato, si possono infine citare brevemente altri due pareri editoriali. Il primo, relativo a La defaite di Pierre Minet, si trova in una scheda datata sempre 9 maggio 1960, ed inclusa nella raccolta degli Scritti di Bazlen. In essa fra laltro si legge: se, come spero, la collezione dellio si fa, va fatto senza discussione - ma anche se non si fa, vi direi di farlo in ogni caso. Con queste parole, dunque, Bazlen sembra mostrare non solo di avere accettato le modifiche che erano state apportate al suo progetto, ma anche di sperare che esso, in una forma o nellaltra, trovasse finalmente realizzazione. Il coinvolgimento che sembra mostrare nella questione relativa alla Collezione dellio, peraltro, trova unulteriore dimostrazione nel fatto che con la proposta di La defaite Bazlen voglia nutrire la collana con un testo che gli sta particolarmente a cuore. Il romanzo autobiografico di Pierre Minet, infatti, descrive labdicazione del suo autore al ruolo di scrittore, un aspetto che come si visto riguardava molto da vicino il suo personale vissuto, portandolo a descrivere il sentimento che la lettura gli ha suscitato come segue:

316 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953. 317 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 9 maggio 1960. 318 Ibidem.

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Non ho mai letto un libro dove linsofferenza sia cos istintiva, e cos echt [auntentica], e cos lontana da ogni possibilit di compromesso - e ci sono pagine, particolarmente nei capitoli centrali, sullesaltazione e leuforia della libert che vanno nelle ossa, e che mi hanno veramente portato a vergognarmi della vita che facciamo tutti319.

Resta per anche il fatto che accanto a quella che pare una pi decisa adesione al progetto relativo alla Collezione dellio si possa citare quanto un mese dopo Bazlen scrive a proposito di un libro, La leggenda del Santo bevitore di Joseph Roth, il quale, forse non a caso, verr proposto nel 1975 nella Piccola Biblioteca Adelphi320. Nel breve parere che egli fornisce a proposito dellopera di uno degli autori di punta della casa editrice che sarebbe nata a Milano di l a poco, infatti, Bazlen mostra di non avere affatto rinunciato allidea della Collezione piccola, della quale, sebbene di scorcio, egli accenna una veloce definizione.
ROTH: DIE LEGENDE DES HEILIGEN TRINKERS [La leggenda del Santo bevitore]: [...] te la mando perch Joseph Roth at his best, perch non si poteva raccontarla meglio, perch quanto mondo abbia messo in poche pagine non sovraccariche un miracolo, e perch un caso tipico che giustifica la piccola collezione (di piccoli outsider di autori di libri grossi ce ne sono fin troppi)321.

Il libro di Roth, dunque, costituisce un miracolo allinterno di quello che Bazlen delinea come il campo dal quale attingere titoli per la sua Collezione piccola: in tale breve definizione, peraltro, si pu vedere una dimostrazione del fatto che lidea che la Collezione dellio sia da considerarsi una collana di carattere autobiografico che egli aveva suggerito, nel 1960, allEinaudi322 vada in parte ridimensionata. In primo luogo, infatti, la prima citazione del progetto in questa forma non proviene da Bazlen, bens da Fo, nonch appunto lintento pro-

Ivi, pp. 296-297. Joseph Roth, La leggenda del Santo bevitore. Racconto, traduzione di Chiara Colli Staude, Milano, Adelphi, 1975. 321 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 2 giugno 1960. 322 Manuela La Ferla, Diritto al silenzio: vita e scritti di Roberto Bazlen cit., p. 66.
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gettuale del consulente triestino sembra essere dedicato maggiormente a quei libretti di cui, sebbene molto fumosamente, egli parlava da anni. Che daltronde i pareri editoriali che si sono appena citati non siano stati ritenuti sufficienti come presa di posizione da parte di Bazlen rispetto alla collezione dellio ulteriormente dimostrato da quanto Fo gli scrive, con quella che sembra una certa preoccupazione, il 13 luglio 1960, nellultima lettera che da Torino verr inviata circa il dibattuto progetto: ti prego, in ogni caso, mandami quella presentazione della grammatica della collana perch mi sembra ormai urgente decidere per il s o per il no. (tra laltro Feltrinelli vuole fare una collana di epistolari)323. Con queste parole, peraltro, Fo attribuisce alla collezione il ruolo di concorrente al catalogo di unaltra casa editrice, oltre, come si visto, Il Saggiatore: il progetto relativo al varo della Collezione dellio appare dunque per certi aspetti pi il frutto delle strategie editoriali della casa editrice Einaudi che non delle aspirazioni di Bazlen. Il quale infatti, rivolgendosi ormai a Daniele Ponchiroli, dunque ad un passo dalla creazione di Adelphi, mostrer il proprio dispiacere per il fallimento della Collezione piccola come cornice324 editoriale. Al nuovo destinatario delle proprie lettere, dopo il ritorno di Fo a Milano, Bazlen infatti scriver, a proposito dellautobiografia simpatica, delicatissima e banale di un pittore cinese del 600325:
un residuo del momento in cui mi sembrava avreste fatto quella collezione di testi brevi di cui sera parlato, e in quella avrebbe potuto rientrare benissimo. Ma cos, isolato, troppo breve, senza una cornice, meglio lasciar perdere326.

Il giudizio di Bazlen sul fallimento del progetto.

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Luciano Fo a Roberto Bazlen, 13 luglio 1960. 324 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, 3 dicembre 1961. 325 Ibidem. 326 Ibidem.
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5. La collaborazione con Boringhieri e la nascita di Adelphi. 5. 1 La casa editrice Boringhieri. Dunque dalla Einaudi o meglio dai suoi guai finanziari nascono molte cose buone. Boringhieri, poi un po di Saggiatore, un po di Oscar.... Dimenticavamo lAdelphi1: con queste parole leditor Severino Cesari, in un volume di interviste a Giulio Einaudi, invita leditore a descrivere quel frammento di storia della casa editrice, relativo agli anni Cinquanta e Sessanta, che appunto condurr alla nascita di esperienze editoriali nuove e quanto mai fertili. Le difficolt di natura economica che Cesari addita a unica ragione delle diverse scissioni da Einaudi, tuttavia, vanno forse considerate accanto ad altre di natura diversa, relative cio alle scelte e allevoluzione interna della grande casa torinese. Il caso della nascita della realt editoriale che dalla fine degli anni Ottanta prender il nome di Bollati Boringhieri a questo proposito indicativo. Nellintroduzione al catalogo della casa editrice, infatti, Francesco Cataluccio evidenzia come ad esempio leinaudiana Piccola biblioteca scientifico-letteraria, collana economica che dal 1949 univa la divulgazione scientifica a testi letterari a destinazione popolare, fosse avvertita come un corpo estraneo2 allinterno del catalogo di Einaudi. In effetti, anche lo studio di Luisa Mangoni indica, relativamente allanno 1951,
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Le scissioni da Einaudi.

Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Roma, Edizioni Theoria, 1991, p. 205. Francesco M. Cataluccio, Cinquantanni di libri e buone idee, in Catalogo storico delle edizioni Bollati Boringhieri 1957/1987/2007, a cura di Irene Amodei e Valentina Parlato, Torino, Bollati Boringhieri, 2007, p. X.

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Linizio di Boringhieri come Edizioni scientifiche Einaudi.

una crisi aperta nella casa editrice3: essa appunto ricondotta dalla studiosa anche alla scarsa caratterizzazione della serie grigia, vale a dire quella letteraria, in conseguenza della mancanza di un orientamento di fondo che ispirasse le scelte4. Accanto a questa problematica, di per s assai rilevante, si verific inoltre, allinterno della stessa collana, lassunzione, da parte dei consulenti scientifici, di una sempre maggiore autonomia5, che li port progressivamente a trovarsi in riunioni separate rispetto a quelle del mercoled. La consapevolezza del cambiamento in atto, unita indubbiamente alle ragioni economiche di cui parla Cesari, conduceva leditore a creare, nel 1951, una societ separata6, dedicata alle pubblicazioni di natura scientifica e appunto chiamata Edizioni scientifiche Einaudi. La sua direzione veniva affidata a Paolo Boringhieri, gi consulente per la Piccola biblioteca scientifico-letteraria, il quale di fatto diede progressivamente vita a un progetto editoriale distinto rispetto a quello di Einaudi: uno sviluppo, questultimo, che si pu spiegare ad esempio con la peculiare idea di Boringhieri che la modernizzazione della societ italiana passasse attraverso la divulgazione della scienza7, ma anche con il suo interesse per specifici ambiti disciplinari. Tutto questo induceva Einaudi, in seguito a una crisi finanziaria, a procedere nel 1956 ad una amputazione [...] molto dolorosa8, consistente nella cessione alla nuova sigla editoriale creata nel frattempo da Boringhieri di una serie di collane, appunto coerenti con le iniziative del nuovo editore. Si tratta infatti della Biblioteca di cultura scientifica, quella di cultura economica, la collana viola, i Manuali Einaudi e i Testi per dirigenti, tecnici e operai, ambiti dei quali, peraltro, fin dal 1951 Einaudi aveva garantito di non occupar[si] pi per alcuni anni9. Paolo Boringhieri, che era stato redattore Einaudi, allinizio ha pubblicato come Edizioni scientifiche Einaudi. Poi rimasto solo con il suo cielo stellato10: cos Giulio Einaudi descrive, sembra anche con un

Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta cit., p. 655. Ivi, p. 654. 5 Ivi, p. 650. 6 Ibidem. 7 Francesco M. Cataluccio, Cinquantanni di libri e buone idee, in Catalogo storico delle edizioni Bollati Boringhieri 1957/1987/2007 cit., p. XI. 8 Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi cit., p. 205. 9 Ivi, p. 142. 10 Ivi, p. 205. Il riferimento di Einaudi evidentemente al marchio scelto da Boringhieri, costituito da unincisione quattrocentesca accompagnata appunto dalla scritta celum stellatum.
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poco di amarezza, il processo che si appena cercato di delineare. In questa sede, quello che importa maggiormente rilevare il fatto che al cielo stellato di Boringhieri si sia avvicinato, sin dal 1952, anche Roberto Bazlen. La natura di questa collaborazione pu essere vista, a parere di chi scrive, in connessione con quella intrattenuta negli anni Sessanta con la milanese Adelphi. Non infatti improbabile lipotesi che il coinvolgimento di Bazlen in nuove esperienze editoriali nate dalla Einaudi11, dunque in seguito a una differenza di vedute su cosa fosse necessario pubblicare nellItalia degli anni Cinquanta e Sessanta, si trovi giustificato anche dalla sua difficolt a costruire un dialogo proficuo con leditore, come si avuto modo di rilevare nei capitoli precedenti. Nei cataloghi editoriali di Boringhieri ed Adelphi, dunque, Bazlen poteva evidentemente trovare maggiore spazio per quei progetti che, come si visto, egli portava avanti da anni: gli ambiti della proposta delleditore torinese che vedranno la sua collaborazione, in effetti, risultano pienamente rispondenti ai suoi interessi (si pensi solo alla collana viola), o comunque sempre in qualche modo legati al lavoro svolto in passato per altri editori.

Nel 1952 Bazlen inizia la collaborazione con Boringhieri.

5.2.1 Le opere psicologiche e psicanalitiche presso Boringhieri. La collaborazione di Roberto Bazlen con la casa editrice Boringhieri costituisce un aspetto delloperato del consulente triestino per la verit poco studiato, del quale tuttavia rimane interessante testimonianza nel breve carteggio conservato presso la casa editrice. Le lettere che si sono consultate sono datate dallottobre del 1952 ai primi anni Sessanta e dunque permettono di indicare gli estremi cronologici della sua collaborazione con leditore torinese: il lavoro svolto da Bazlen in questo ampio arco di tempo, dunque, corre parallelo allevoluzione che dalla creazione di una societ separata dellEinaudi conduce a una sigla editoriale da essa completamente distinta. Di essa nel carteggio rimane traccia nel mutamento dei destinatari delle lettere del consulente: infatti solo dal 1959 le lettere di Bazlen sono chiaramente indirizzate a Paolo Boringhieri, con il quale comunque il rapporto, per quanto cordiale, non

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Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi cit., p. 205.

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la prima proposta di Bazlen: il Trattato di psicologia di David Katz.

sembra essere di particolare amicizia personale come con Luciano Fo ed Erich Linder. Ad ogni modo, la collaborazione di Bazlen con la casa editrice di Boringhieri si realizza per buona parte contestualmente a quella intrattenuta con Einaudi: diventa cos possibile vedere in questo ulteriore passo della sua carriera di consulente editoriale una via di possibile realizzazione di progetti e idee che presso Einaudi trovavano scarso spazio di sviluppo, come si avr modo di rilevare. La prima lettera, datata 9 ottobre 1952, del carteggio con la neonata casa editrice riguarda un testo di psicologia, evidentemente ritenuto da Bazlen oggetto di interesse specifico da parte di Boringhieri. Si tratta del Trattato di psicologia di David Katz, la cui vicenda Bazlen seguir da vicino fino al 1960, anno della pubblicazione12: di sua competenza, infatti, risulta la cura delledizione italiana, che consiste nella scelta dei saggi da tradurre e in quella di eventuali saggi aggiuntivi rispetto alledizione originale. Un aspetto che, ancora una volta, testimonia la profonda conoscenza da parte di Bazlen della disciplina psicologica: infatti interessante considerare che forse proprio questa conoscenza lo portava a compiere personalmente alcune traduzioni per il Trattato, sebbene come sempre non firmate, o forse in questo caso nemmeno pubblicate: lindicazione nel catalogo di Bruno Callieri come traduttore dellopera, infatti, non permette in questo caso di definire i nomi dei traduttori per i singoli saggi. comunque da sottolineare il fatto che in una lettera del 14 gennaio 1956 Bazlen scriva a Boringhieri che il dottor Callieri ha discusso con me tutti i punti che gli sembravano dubbi13, a ulteriore testimonianza della sua attiva, ed evidentemente molto consapevole, partecipazione al progetto. A quanto risulta dalla lettura del carteggio con la casa editrice Einaudi, daltronde, fu sempre Bazlen a curare, relativamente alla pubblicazione dellopera di Katz, alcuni aspetti dei rapporti fra Einaudi e la societ separata facente capo a Boringhieri. In una lettera del giugno 1957, infatti, Bazlen a rivolgersi a Fo, in quanto segretario generale di casa Einaudi, per intimargli: vedi per favore che le Scientifiche paghino il Callieri14.

12 Cfr. Catalogo Boringhieri: David Katz (a cura di), Trattato di psicologia, prefazione di Alberto Marzi, traduzione di Bruno Callieri, Torino, Paolo Boringhieri, 1960. 13 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 14 gennaio 1956. 14 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 17 giugno 1957.

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Accanto a questi aspetti interessante inoltre sottolineare che, al di l dellavvenuta o meno pubblicazione delle traduzioni svolte specificamente da Bazlen, a proposito di esse sia possibile rilevare quello stesso atteggiamento spesso auto denigratorio che si gi visto a proposito dei lavori di traduzione svolti per Einaudi in quegli stessi anni: consegnando il proprio lavoro il 25 maggio 1959, infatti, Bazlen avverte che bisogner che qualcuno ci appiccichi un po di grammatica, un po di stile, un po di bellezza15, sottolineando per anche che il semplicismo veramente disarmante della dizione, e tutta la banalit e la superficialit del contenuto, e linesattezza dei termini, sono originali16. Anche le opere sulle quali Bazlen in un modo o nellaltro lavora per conto di Boringhieri, dunque, possono servire a esemplificare quellatteggiamento quasi paradossale di impegno e sfiducia, verso il lavoro proprio ed altrui, che si pi volte riscontrato in questa sede: un aspetto che risulta in questo caso a maggior ragione singolare. A Boringhieri, infatti, Bazlen aveva raccomandato sin dal 1952 un Atlante di psicologia, sempre ad opera di David Katz, del quale egli stesso cinque anni prima, nel 1947, aveva parlato a Fo in quanto rappresentante dellAgenzia Letteraria Internazionale, prospettandone la pubblicazione presso Astrolabio17. Latteggiamento oscillante rispetto allopera di David Katz, comunque, non toglie limpegno e il coinvolgimento di Bazlen per la pubblicazione di opere di psicologia, un ambito che indipendentemente da lui trova ampio spazio nel catalogo di Boringhieri, e che nel suo particolare percorso editoriale, come si visto, aveva rivestito un ruolo non secondario, se si considera la collaborazione con Astrolabio che nel 1952 era formalmente ancora in corso. Secondo un metodo di lavoro pi volte considerato in questa sede, infatti, Bazlen in diversi casi cercher di spostare opere, da lui proposte o comunque considerate positivamente, da un editore allaltro. questo il caso, ad esempio, di The psychology of women di Helene Deutsch, della quale il 21 giugno 1953 Bazlen scrive alle
15 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 25 maggio 1959. 16 Ibidem. 17 Si veda a questo proposito Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Erich Linder, Serie annuale 1947, b. 1, fasc. 25 (corrispondenza Roberto Bazlen), Bazlen a Fo, Roma, 14 dicembre 1947. In tale lettera, infatti, Bazlen chiede a Fo di procurargli appunto lAtlante di psicologia di Katz per completare il programma della seconda serie della neonata collana Psiche e coscienza.

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Lacquisizione da parte di Boringhieri delle opere di Freud e Jung.

Edizioni scientifiche Einaudi che Astrolabio [...] ha gi la traduzione pronta, mi pare buona18. Leditore romano, infatti, da quando il proprietario ha comprato una zincografia non stampa pi [...] e cede tutti i diritti e tutte le traduzioni che ha19: di queste, in particolare il lavoro di Helene Deutsch da lui promosso perch ha avuto molto successo, [...], e potrebbe essere commercialmente buono. Come libro esauriente, chiaro, decoroso, e non eccessivamente irritante20. Effettivamente, come altre opere di psicologia, il libro verr pubblicato da Boringhieri nella Biblioteca di cultura scientifica21, cosa che permette di segnalare, per quanto riguarda le opere di psicologia, una buona riuscita della collaborazione fra editore e consulente. Il riferimento ad Astrolabio fatto da Bazlen nel momento in cui propone lopera di Helene Deutsch, peraltro, permette di porre in evidenza un altro rilevante aspetto della natura della collaborazione con il neonato editore torinese: come Giulia de Savorgnani sottolinea, infatti, Boringhieri acquist, fra laltro, i diritti delle opere di Freud e di Jung che Bazlen aveva curato per Astrolabio, comprese le sue traduzioni22. Di questo passaggio di titoli da un editore allaltro si trova testimonianza sia nel catalogo di Boringhieri, sia nel carteggio con la casa editrice: le traduzioni delle opere di Jung Psicologia ed alchimia23 e Psicologia ed educazione24 figurano infatti nel catalogo di Boringhieri con la firma di Bazlen, con laggiunta di unopera, Lo sviluppo della personalit25, che in effetti in una lettera dell11 giugno 1961 egli annuncia di stare traducendo. Per quanto riguarda le opere di Freud, invece, si gi visto nel secondo capitolo del presente lavoro come Boringhieri abbia pubblicato una traduzione diversa da quella di Bazlen, della quale comunque leditore speci-

Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 21 giugno 1953. 19 Ibidem. 20 Ibidem. 21 Helene Deutsch, Psicologia della donna. Studio psicanalitico, prefazione di Emilio Servadio, traduzione di Isabella Daninos-Lorenzini, Torino, Paolo Boringhieri, 1957. 22 Giulia De Savorgnani, Bobi Bazlen, sotto il segno di Mercurio cit., pp. 80-81. 23 Carl Gustav Jung, Psicologia e alchimia, traduzione di Roberto Bazlen, interamente riveduta da Lisa Baruffi, cura editoriale di Maria Anna Massimello, Torino, Bollati Boringhieri, 1992. 24 Carl Gustav Jung, Psicologia e educazione, avvertenza di Antonio Vitolo, traduzione di Roberto Bazlen, con una cronologia, Torino, Paolo Boringhieri, 1979. 25 Carl Gustav Jung, Lo sviluppo della personalit, traduzioni di Roberto Bazlen e Rossana Leporati, cura editoriale di Anna Maria Massimello, Torino, Bollati Boringhieri, 1991. 26 Sigmund Freud, Opere 1899. Linterpretazione dei sogni, cit., p. XXII. 27 Ibidem.
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fica in nota di avere tenuto conto26, definendola talvolta illuminante27. Pi in particolare, dalle lettere che Boringhieri e Bazlen si scambiarono emerge come questultimo abbia svolto anche in questo caso il ruolo di mediatore fra diversi editori. Il 4 giugno 1959, infatti, Paolo Boringhieri gli fa presente di volere pubblicare Tipi psicologici di Jung, scrivendogli quanto segue: pu aiutarmi a prendere contatto con Astrolabio [...]? Potrebbe forse fare una telefonata per raccomandarmi, dato che temo che Alberto Mondadori sia anche lui in lizza per opere di questo genere?28. Da un frammento come quello che si appena citato emerge dunque con una certa chiarezza che le case editrici le cui pubblicazioni potevano entrare in concorrenza con quelle di Einaudi, per esempio Boringhieri e ancora di pi il Saggiatore di Alberto Mondadori, si trovavano a loro volta in conflitto per lacquisizione di opere fondamentali, come quelle di Freud e Jung. In questo contesto, Bazlen da un lato, come si visto, aveva tentato con Einaudi la creazione di una collana che corrispondesse alla proposta del Saggiatore, mentre dallaltro si curava che la pubblicazione di quelle che di fatto erano le opere principali della collana Psiche e coscienza di Astrolabio trovassero la collocazione migliore possibile nel panorama editoriale italiano. Dopo avere specificato che il pericolo non Mondadori: non so chi29, infatti, qualche giorno dopo Bazlen torna a rivolgersi a Boringhieri per tracciargli un quadro preciso della situazione delle opere di Jung, con parole che mettono in evidenza il ruolo di Bernhard in quanto padre della collezione: il Dott. Bernhard avrebbe preferito che tutta la sua collezione (Psiche e coscienza) finisse nelle stesse mani. Effettivamente ha un suo diritto di esistenza anche come organismo30. Quel che pi conta, dal seguito della lettera che si sta citando appare evidente il ruolo centrale, nella gestione dei diritti delle opere di Freud e Jung, ricoperto da Bazlen, al quale Bernhard, anni dopo la realizzazione del progetto di Psiche e coscienza, affida di fatto la responsabilit della gestione delle opere comprese nella collana. Bazlen infatti cos scrive a Boringhieri: ho parlato con Bernhard (che non ha alcun diritto legale, ma persona che non si meri-

La mediazione di Bazlen con Astrolabio

28 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 4 giugno 1959. 29 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 6 giugno 1959. 30 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 14 giugno 1959.

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ta carognate) e [...] per quel che lo riguarda, mi ha permesso di farne quel che meglio credo31. Il ruolo affidato dallo psicanalista junghiano a Bazlen, comunque, non impedir la nascita di un aperto contrasto fra Astrolabio e Boringhieri, che sfocer in una causa legale. Quel che, tuttavia, conta porre in evidenza in questa sede il ruolo di Bazlen in rapporto a questi testi: dopo avere scoperto con anticipo e contribuito a diffondere in Italia (anche mediante le sue traduzioni) le opere fondamentali del pensiero freudiano e junghiano, infatti, ancora alla fine degli anni Cinquanta egli coinvolto in prima persona nel tentativo di renderle fruibili al pubblico32. Oltre a questo, in alcune delle altre proposte di opere psicologiche da parte di Bazlen si pu vedere la scelta, cos come avviene per le opere letterarie presentate ad Einaudi, di optare per la pubblicazione di testi che in qualche modo si chiariscano ed arricchiscano vicendevolmente. questo il caso della proposta di unopera, Complesso Archetipo Simbolo nella psicologia di C. G. Jung di Jolande Jacobi, che Bazlen promuove con le seguenti ragioni: la critica stata ottima; e lo ritiene un libro utilissimo (anchio: fa veramente ordine tra tutta la confusione che regna tra la gente che legge Jung non sistematicamente)33. Il caso dellopera di Jolande Jacobi, peraltro, permette di vedere come ormai allinizio degli anni Sessanta Einaudi e Boringhieri fossero due entit completamente distinte, e peculiarmente caratterizzate nelle loro proposte editoriali. Quando infatti Bazlen viene informato che ancora Einaudi a detenere unopzione di pubblicazione per quel testo, cos egli motiva la richiesta a Luciano Fo di rinunciare ad essa: molto pi che in Einaudi rientra in Boringhieri (sia perch in qualche modo continua il libro della Jacobi che ha Boringhieri, sia perch siamo in psi-

Ibidem. Resta comunque fermo il fatto che, accanto al ruolo decisivo rivestito da Bazlen rispetto al passaggio delle opere di Freud e Jung, si possa riscontrare, rispetto a quelle stesse opere, il suo caratteristico atteggiamento, verrebbe da dire sfuggente e lunatico. Nel pieno delle lettere che Boringhieri gli invia a proposito del conflitto con Astrolabio, ad esempio, Bazlen arriva a rispondergli quanto segue: AllUbaldini non ho detto nulla della tua lettera, e non gli dir nulla. Non ho voglia (mai, e particolarmente in questi giorni in cui sono assorbito da altro) di passare ore al telefono per sorbirmi le sue contro ragioni. Scusa. Cfr. Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 3 ottobre 1962. 33 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 6 gennaio 1961. 34 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 20 marzo 1961.
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cologia quasi tecnica)34. Bazlen dunque ben cosciente delle differenze tra le offerte dei due editori torinesi e in questo specifico frangente mostra di avere una certa cura a proposito di quelle pubblicazioni di psicologia quasi tecnica sulle quali si era concentrato Boringhieri. A confermarlo ulteriormente linsistenza con la quale il consulente triestino torna a rivolgersi a Fo, qualche mese dopo, per sollecitare la sua rinuncia allopzione sul titolo della Deutsch. Il 4 giugno 1961, infatti, Bazlen scrive allamico: se non lhai ancora fatto, per favore fallo presto: ho molto interesse che il libro venga tradotto e pubblicato35. Le competenze che Bazlen doveva avere circa gli aspetti pi tecnici della psicologia (ravvisabili anche nel gran numero di psicanalisti e psichiatri segnalati come possibili collaboratori) si trovano inoltre coniugate alla volont di divulgazione, o quantomeno di vantaggiosa, dal punto di vista commerciale, diffusione delle opere pubblicate da Boringhieri: questo il caso di un testo che unisce psicologia analitica e storia dellarte, come facilmente deducibile dal titolo Il mondo archetipico di Henry Moore. Lanalisi di impostazione junghiana dellopera dello scultore britannico viene infatti proposta da Bazlen a Boringhieri con la giustificazione che mi pare, potrebbe servire a far entrare i tuoi libri in ambienti dove, altrimenti, penetrano difficilmente36. Una caratterizzazione pi precisa dei contesti dove i libri di Boringhieri faticherebbero maggiormente ad entrare si trova subito di seguito al passo appena riportato, dove Bazlen delinea un abbozzo di strategia editoriale indicativo dellintento di collaborare attivamente al successo delleditore: con un cataloghetto dei tuoi libri psicologici e letterari (non quelli scientifici) messo in ogni esemplare, cominceresti forse a penetrare in quel mondo che, se vede solo scienza e classici, prende paura37. Ed forse anche latteggiamento propositivo che Bazlen mostra in questo frangente a favorire la scelta di pubblicazione da parte delleditore38, che qualche giorno dopo scrive senza mezzi termini: sono anchio entusiasta allidea di pubblicarlo39.
Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 4 giugno 1961. 36 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 11 giugno 1961. 37 Ibidem. 38 Erich Neumann, Il mondo archetipico di Henry Moore, traduzione di Renato Rho, Torino, Paolo Boringhieri, 1962. 39 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 16 giugno 1961.
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La consulenza per testi di psicologia scientifica

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5.1.2 Il contributo alla collana viola. Alla luce di quanto si osservato fino ad ora, la collaborazione di Bazlen con Boringhieri, e lo stesso potrebbe dirsi di Adelphi, ebbe proporzionalmente maggiori risultati positivi rispetto a quella con Einaudi. comunque opportuno tenere presente che anche presso Boringhieri i consigli di Bazlen trovarono realizzazione solo per quegli ambiti che gi precedentemente caratterizzavano il catalogo delleditore; egli dunque, come in altri casi gi considerati, non permise una maggiore caratterizzazione delle proprie proposte in base ai progetti editoriali del consulente. Come per le opere di psicologia, infatti, leditore accolse le proposte di Bazlen relativamente ai testi componenti la collana viola, storica iniziativa di Pavese e De Martino che come si visto nel 1956 era stata ceduta a Boringhieri, per la verit ormai da anni coinvolto nel progetto. Stando a quanto si pu leggere nellintroduzione al catalogo di Boringhieri, infatti, gi nel 1952 De Martino aveva confessato al collega:
Io credo di dover concludere che non siamo riusciti a inserire pienamente la collana nel vivo degli interessi della cultura nazionale. Persino Calvino mi diceva celiando (ma era poi una celia?) che la collana viola era per lui la collana dei negretti. La verit che la collana non riuscita a vincere il nostro provincialismo culturale e, passata la prima ondata di moda e curiosit, i nostri lettori hanno tutta laria di voler ripiegare sulle posizioni tradizionali40.

La collana viola di Pavese e De Martino ceduta nel 1956 a Boringhieri.

Il provincialismo era un carattere della cultura italiana, come si visto pi volte, amaramente rilevato anche da Bazlen: per anche vero che forse non avevano giovato al successo della collana viola anche le divergenze verificatesi tra i suoi due creatori, alle quali si precedentemente fatto cenno in questa sede. Si infatti visto come De Martino avesse abbastanza presto iniziato a manifestare il proprio disaccordo circa uneccessiva connotazione della collana in senso junghiano, linea questultima che invece era appoggiata da Pavese. Presumibilmente, Paolo Boringhieri assumeva la gestione della collana viola consapevole della problematica relativa alla scelta dei titoli e allimpostazione generale, che in effetti sotto la nuova sigla editoriale assunse una fisionomia
40 Francesco M. Cataluccio, Cinquantanni di libri e buone idee, in Catalogo storico delle edizioni Bollati Boringhieri 1957/1987/2007 cit., p. XI.

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parzialmente nuova: in primo luogo, infatti, veniva seguito il nuovo corso41 impresso da De Martino alla collana dopo la morte di Pavese, consistente nellestromissione dei testi di psicologia e [nell] innesto di tematiche folkloriche42, mediante il semplice cambiamento del nome. Dopo diversi passaggi, infatti, dalla denominazione completa della collana viola, ovvero Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici, era venuto a cadere psicologici, vale a dire laggettivo in un certo senso pi discusso. La scelta di connotare, negli anni fra il 1960 e il 1962, la collana di Pavese e De Martino come Biblioteca di cultura etnologica e religiosa si spiega molto probabilmente anche con il fatto che nel catalogo del nuovo editore diversi fossero gli spazi specificamente deputati alla presentazione di opere di psicologia: la collana viola, dunque, poteva essere maggiormente caratterizzata nella direzione dei testi riguardanti il folklore e la religione. Accanto a quanto si osservato, tuttavia, interessante notare che il contributo di Bazlen ad essa si muova anche sul terreno della psicologia analitica junghiana, dunque in quella che appare unevidente ripresa delle posizioni di Pavese, come si visto da lui condivise. In una lettera del 29 marzo 1961, una delle prime relative a opere proposte per la collana viola o comunque in quella sede infine pubblicate, Bazlen infatti segnala unopera di Jung, La realt dellanima, della quale si occuper, rivedendola fino alla pubblicazione43, insieme ad altri testi dello stesso autore che sarebbero dovuti confluire nella collezione delle sue Opere. Quel che importa rilevare in questa sede la collocazione di unopera di Jung, grazie anche alla spinta esercitata in questo senso da Bazlen, in una collana che si era da poco svincolata, attraverso un semplice cambiamento di denominazione, dalla presentazione di opere di argomento psicologico. Almeno per quanto riguarda questo titolo, dunque, Boringhieri aveva evidentemente dato ascolto alle suggestioni che gli venivano da Bazlen, il quale daltronde mostra con una certa convinzione di voler dare il proprio contributo alla collezione: cosa che, come si visto, non era avvenuta allo stesso modo per quelle collane einaudiane che avrebbero dovuto essere affidate alla

Laccantonamento dei testi psicologici nella Collana Viola presso Boringhieri.

Cesare Pavese, Ernesto De Martino, La collana viola: lettere 1945-50 cit., p. 42. Ibidem. 43 Cfr. Catalogo Boringhieri: Carl Gustav Jung, La realt dellanima, traduzione di Paolo Santarcangeli, Torino, Boringhieri, 1963.
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sua personale direzione. Nella lettera in cui aveva proposto la pubblicazione della junghiana Realt dellanima, infatti, il consulente triestino si esprime come segue: pi ci penso, pi mi sembra giusto che tu non lasci cadere la viola. So che non ti simpatica, ma ha avuto e pu avere (sempre pi) una sua funzione. Pensaci, e se sei daccordo, la viola te la posso nutrire bene44. Stando a quanto si legge nel frammento appena citato, in effetti la collocazione e lorganizzazione della collana viola allinterno del catalogo di Boringhieri doveva avere comportato non pochi problemi, tanto pi se, come Bazlen sottolinea, leditore stesso non era particolarmente convinto del progetto. A ulteriore conferma di quella che spesso appare una predilezione per le opere di saggistica di argomento antropologico, piuttosto che per le opere letterarie, Bazlen dunque insiste con leditore perch la Biblioteca di cultura etnologica e religiosa non venga per cos dire trascurata: e proprio per dare nuovo stimolo ad essa, nella lettera che si appena citata egli propone unopera, LEgitto magico-religioso di Boris de Rachewitz, che in quello stesso anno Boringhieri decider di pubblicare45. Il breve scambio di lettere che editore e consulente si scambiano a proposito della pubblicazione di questo libro contiene diversi elementi di interesse. Boringhieri, infatti, legato ideologicamente alle posizioni cattolico-comuniste dellamico e collega Felice Balbo46 era da poco uscito da una redazione, quella einaudiana, che come si visto si caratterizzava per unidentit politica tendenzialmente militante: un aspetto che non improprio pensare abbia compromesso il rapporto con un uomo [...] istituzionalmente anti-ideologico47 quale Roberto Bazlen era. Resta il fatto, per, che se nella collaborazione con Einaudi i suoi consigli, stando alle testimonianze di amici e colleghi, erano in certi casi stati ostacolati per questa ragione, nel rapporto con Boringhieri la divergenza ideologica conduce al contrario a un dialogo, e soprattutto non porta leditore a lasciare cadere la sua proposta. Ricevuta la lettera

Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 29 marzo 1961. Boris de Rachewitz, Egitto magico-religioso, Torino, Boringhieri, 1961. 46 Francesco M. Cataluccio, Cinquantanni di libri e buone idee, in Catalogo storico delle edizioni Bollati Boringhieri 1957/1987/2007 cit., p. XI. 47 Intervento di Luciano Fo al convegno su Roberto Bazlen tenutosi a Trieste il 16 aprile 1993. Ora in Giorgio Dedenaro (a cura di), Per Roberto Bazlen. Materiali della giornata organizzata dal Gruppo 85 cit., p. 17.
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circa lEgitto magico-religioso, infatti, Boringhieri cos si rivolge a Bazlen, facendo probabilmente anche affidamento sullamicizia che, come si visto precedentemente, legava il consulente alla figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, e a suo marito:
vorrei che tu mi dicessi fino a che punto lautore fascista. Non che nel libro non ci siano cose in questo senso, e io daltra parte non sono disposto a dare peso a queste cose pi del dovuto, ma tuttavia non vorrei esporre [...] la casa, la collana, a critiche che possano avere fondamento. E siccome pare proprio che, fascista, Boris lo sia, tu dovresti dirmi amichevolmente il tuo parere su questo punto48.

Legitto magico - religioso di de Rachewiltz.

Un passo come quello che si appena citato permette di rilevare, inoltre, le incertezze con le quali Boringhieri si apprestava ad assumere il controllo completo della collana viola, temendo appunto le critiche che ad essa potevano essere mosse, ed al contempo volendosi garantire una certa libert nelle scelte editoriali: di fronte a questo, egli si rivolge a Bazlen considerandolo un amico, o quantomeno una figura complice nel progetto relativo alla collana fondata da Pavese e De Martino. In effetti, la risposta che Boringhieri potr leggere pochi giorni dopo mostra chiaramente la volont di Bazlen di rispondere esaurientemente, fornendo una serie di informazioni di interesse e soprattutto permettendo di riflettere ancora una volta sulla sua particolare posizione rispetto alla politica e alla cultura italiane in toto. La difesa di Rachewiltz dallaccusa di fascismo, con la quale egli apre la sua lettera dicendo che lautore del libro non (probabilmente!) fascista49, rivela daltro canto unanimosit non indifferente nei confronti di unampia porzione di un mondo intellettuale nel quale Bazlen, pur sempre con il paradossale atteggiamento di distacco che lo contraddistingueva, era pienamente inserito: a proposito degli antifascisti, infatti, egli parla senza mezzi termini di disumana ottusit e [...] meschina Phantasielosigkeit [mancanza di immaginazione], aspetti questi che rendono comprensibile il fatto che Rachewiltz risulti loro sospetto. Affermazioni di questo genere
48 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 31 marzo 1961. 49 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 7 aprile 1961. Le citazioni che seguono sono tratte dalla stessa lettera.

Lattacco agli intellettuali antifascisti.

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sono corredate dalla discutibile osservazione che ogni fascismo ha lantifascismo che si merita - vecchio proverbio cinese fatto in questo momento e che ti dedico [...] ma subire la loro dittatura non mi par giusto. Del resto lanti - antifascismo lho inventato gi nel 40 o 41. Lastio che Bazlen, citando se stesso50, mostra nei confronti di ambienti che comunque non vengono indicati con precisione pu forse essere spiegato con la diffidenza che allinterno di casa Einaudi egli aveva in qualche circostanza riscontrato nei propri confronti. Nel passo citato, tuttavia, non dato di leggere unesposizione argomentata di ragioni che in questa sede si possono quindi solo supporre: senza contare il fatto che laffermazione secondo cui ogni fascismo ha lantifascismo che si merita contiene in s una non indifferente dose di paradosso. Daltro canto, comunque opportuno rilevare che, entrando nello specifico merito del libro di Boris de Rachewitz, Bazlen sia maggiormente in grado di sviluppare un ragionamento che non sia unicamente idiosincratico. Lautore del libro, infatti, sguazza in zone della coscienza pericolose proprio perch i lettori di Croce le considerano tab: ragione per la quale logico che chi scrive un libro sullEgitto magico facendo i conti con la magia, non pu avere la hlas trasparenza dei lettori di Croce. La specifica materia del libro di Boris de Rachelwitz, dunque, addotta a non improbabile ragione della diffidenza nei suoi confronti: sono, queste, parole in cui si trovano riecheggiate posizioni anticrociane che, come si visto, Bazlen aveva sempre sostenuto. Nel corso della lettera, peraltro, egli le arricchisce con ulteriori argomentazioni51, le quali valgono forse anche a spiegare parte del suo stesso operato e gusto editoriale: le mitologie visionarie in cui naviga hanno sicuramente poco in comune con ogni forma di razionalismo illuminista, ma si agitano molto al di l del livello politico e della posizione fascista - antifascista. Iniziata la propria risposta sulla base di osservazioni di ordine politico, per quanto, come si
Si infatti gi osservato nel secondo capitolo del presente lavoro come Bazlen, gi nel 1945, avesse parlato allamica Lucia di quella brava gente che ha aspettato ventidue anni per fare carriera (Lettera di Roberto Bazlen a Lucia Rodocanachi, Roma, 9 settembre 1945. In Giuseppe Marcenaro, Una amica di Montale: vita di Lucia Rodocanachi cit., p. 190). Si vedano inoltre, a questo proposito, le gi citate posizioni espresse da Bazlen nelle Note senza testo (cfr. Roberto Bazlen, Scritti cit., pp. 322-323). 51 Resta comunque il fatto che appena di seguito alle parole appena citate si legge un passo come quello che segue, nel quale emerge nuovamente il forte e astioso sarcasmo del quale si gi parlato: ha inoltre laggravante di non aver avuto bisogno di Danilo Dolci per imparare a leggere e a scrivere - di abitare in un castello vicino a Merano anzich nella periferia di Milano - di aver [...] sposato la figlia di un mostro pi interessante di Parri.
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visto, in realt tendenzialmente autoreferenziali, Bazlen dunque cerca di attirare lattenzione di Boringhieri su una valutazione apolitica dellopera di Boris de Rachewitz: una valutazione che forse egli avrebbe auspicato da parte di Einaudi circa le proprie stesse proposte. Un aspetto della lunga risposta fornita da Bazlen a Boringhieri che importa infine rilevare il riferimento, in chiusura della lettera, al rapporto fra il nuovo editore ed Einaudi: rispetto alla grande casa torinese, infatti, il consulente triestino in primo luogo sottolinea la progettata pubblicazione (poi non avvenuta) di traduzioni e opere a cura dei coniugi de Rachelwitz, come a voler indicare lopportunit di seguire una scelta che era gi stata delleditore maggiore. Soprattutto, Bazlen fa esplicito riferimento a quanto si precedentemente osservato circa gli accordi iniziali fra Einaudi e Boringhieri, cos che il tentativo di ricostruire il lavoro editoriale di una singola personalit permette di illuminare parzialmente anche alcuni aspetti delle pi ampie dinamiche del panorama editoriale italiano. Nella sua lettera, infatti, Bazlen chiarisce che
se ti ho fatto mandare questo manoscritto, stato perch, per mio impegno lavevo prima segnalato a Einaudi, ma Luciano [Fo] mi ha risposto che per un anno o non so quanto, non potevano farlo per il loro impegno con te (concorrenza con la viola) e allora sono stato io a chiedergli il permesso di segnalarlo a te, e lui me lha dato.

A quanto si pu leggere nel passo appena citato, dunque, le consulenze che Bazlen forniva a Boringhieri dovevano tenere presente degli accordi, per cos dire, di non concorrenza intrattenuti da Einaudi con questultimo: il lavoro svolto per il nuovo editore, dunque, non era del tutto libero da condizionamenti, tanto pi se si considera che sin dalle sue prime battute lesistenza stessa della consulenza di Bazlen relativamente alla collana viola di Boringhieri aveva richiesto lapprovazione di Einaudi, fornita tramite la mediazione di Fo. Prima di presentare i consigli editoriali di cui si discusso nel presente paragrafo, infatti, Bazlen aveva esplicitamente scritto a Paolo Boringhieri: spero di poterti fare anche una proposta di programma decente per la viola. Ho parlato con Luciano [Fo] e forse potr essere pi elastico52. Un accenno un

52 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 17 novembre 1960.

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Bazlen mediatore fra Einaudi e Boringhieri.

po pi dettagliato a questo programma, poi, sebbene ancora sprovvisto dellindicazione precisa di titoli, si pu leggere nella lettera successiva a quella citata, nella quale Bazlen scrive: per la viola, i pi attuali sarebbero quelli di cui ti ho parlato (storia della parapsicologia - studi sulle forme inferiori della mistica). Li ha Einaudi, e continua a non decidersi. Ma dar un ultimatum a Luciano53. Il ruolo di mediazione che Bazlen svolgeva fra Einaudi e Boringhieri permette peraltro di collegarsi al terzo ed ultimo titolo consigliato per la collana viola: si tratta di LAlchimia di Titus Burckhardt, rispetto al quale appunto la risposta delleditore viene sollecitata con una certa urgenza. In una lettera datata 16 febbraio 1961, infatti, Bazlen esordisce parlando di una questione super urgente54, che viene cos spiegata: Linder vuol togliermi i diritti della Alchemie di Titus Burckhardt, se non gli rispondo entro... domani. Con Linder non si scherza! Avr certo avuto una richiesta da altri. Ti prego quindi di dirmi a volta di corriere qualcosa55. La forte sollecitazione da parte di Bazlen, dunque, ebbe leffetto desiderato, se si considera che il libro verr pubblicato nello stesso anno 1961 appunto allinterno della Biblioteca di cultura etnologica e religiosa56. Negli anni dal 1961 al 1963, dunque, dei sette titoli usciti nella collana viola tre sono da ricondursi senza dubbi alla figura di Bazlen: il quale dunque in questo caso apporta un contributo che si pu definire quantomeno non indifferente. interessante considerare, poi, come la linea lungo la quale queste proposte si collocano riprenda il pensiero junghiano vero e proprio, come avviene nel caso di Realt dellanima, ma anche testi il cui interesse era certo accresciuto proprio dalla psicologia analitica. La scelta di proporre LAlchimia di Burckhardt, infatti, dal consulente cos motivata: largomento va, il libro serio, fatto da

53 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 1 dicembre 1960. da segnalare, peraltro, che riguardo alle stesse opere alla quali aveva fatto riferimento nella lettera dell1 dicembre 1960, Bazlen fornir un aggiornamento lanno successivo, il 15 giugno 1961, scrivendo a Boringhieri: forse, per la viola e per altro, ti potr aiutare pi sistematicamente, anzi vedo che quel libro sulla storia della parapsicologia, e quelli sulle forme inferiori della mistica, che ti interessavano, quasi sicuramente saranno liberi. Cfr. Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 15 giugno 1961. Di queste opere, tuttavia, forse solo per la vaghezza con le quali Bazlen le indica, non rimasta traccia nel catalogo della collana viola. 54 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 16 febbraio 1961. 55 Ibidem. 56 Titus Burckhardt, LAlchimia, traduzione di Angela Staude, Torino, Boringhieri, 1961.

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un qualcuno (cio non la solita compilazione erudita ma pensato da una vera testa) e completa abbastanza il libro di Jung57. dunque Bazlen stesso a rendere esplicito il legame del libro che sta proponendo con le teorie junghiane, a dispetto dellapparente pretesa delleditore di non pubblicare pi, nella collana viola, libri afferenti alla psicologia e alla psicanalisi. Accanto allaspetto appena considerato, infine, in questo frangente Bazlen introduce unulteriore questione, che permette di vedere come anche nel caso di Boringhieri egli abbia cercato di portare avanti un progetto formulato negli anni, e che di fatto con ogni editore tentava di riaprire: il libro di Burckhardt infatti consigliabile anche per unaltra ragione58, che Bazlen descrive dicendo che
la successione, in Italia, dei Fratelli Bocca (cio della vera Bocca, come avrebbe potuto essere [...], e non com stata macellata dalla misteriosofia della piccola provincia) sempre ancora libera, e forse, lentamente (Jung, Freud, ecc. centrano) potresti assumerla per tastar terreno, tenta di cominciare con questo59.

5.1.3 La ripresa dei progetti di collane. La lettera che si citata in chiusura del precedente paragrafo datata 16 febbraio 1961, e si riferisce alla possibilit che Boringhieri possa acquistare il catalogo della Fratelli Bocca Editori: unoperazione in questo frangente apertamente motivata con il legame sussistente fra le opere pubblicate dalla Fratelli Bocca Editori e quelle di Freud e Jung, due autori seguiti da Bazlen nel suo lavoro per Astrolabio. Solo questo aspetto, che parzialmente si gi evidenziato, permette di rilevare, da un punto di vista generale, la profonda reciproca connessione fra i diversi ambiti del lavoro editoriale di Bazlen. Il fatto poi che egli proponga a Boringhieri in particolare lacquisizione delle opere di Bocca costituisce unesemplificazione evidente della tendenza a portare avanti, nelle collaborazioni con diversi editori, quello che appare come lo stesso progetto editoriale. Come si osservato nel precedente capitolo, infatti, sin dal
57 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 16 febbraio 1961. 58 Ibidem. 59 Ibidem.

La possibilit di acquisto del catalogo dei Fratelli Bocca Editori da parte di Boringhieri.

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1953 Bazlen aveva formulato diversi progetti, per quanto ampi e mutevoli, relativi alla creazione di una collana, presso Einaudi o Bocca: la lettura del carteggio con Boringhieri permette di vedere come sostanzialmente la stessa operazione sia svolta presso questo editore, dal momento che in esso si trovano citati sia titoli gi compresi nei progetti editoriali descritti nel capitolo precedente, sia titoli nuovi, ma facilmente riferibili allo stesso ambito. Gi dal 1959, infatti, nelle sue lettere a Boringhieri si trovano citati alcuni dei testi che si sono gi considerati in questa sede, in quanto facenti parte, appunto, di varie sue precedenti proposte. A provarlo la prima opera segnalata nelle lettere inviate alleditore che sembrano essere riferibili alla vasta e, per molti aspetti, confusa tematica delle proposte di collane da parte di Bazlen: si tratta infatti di quel Father and son di Edmund Gosse che, come si visto, egli aveva proposto ad ogni editore con il quale si era trovato a collaborare, compresi i Fratelli Bocca. La lettera in cui questo titolo viene nominato, peraltro, datata 19 maggio 1959, dunque si colloca solo qualche mese prima dellinvio ad Einaudi dellelenco dei titoli che sarebbero dovuti rientrare nella Collezione Grande60: un elemento, questo, che porta a ipotizzare il fatto, prevedibile se si considera il modo di operare di Bazlen nel panorama editoriale italiano, che egli stesse cercando di realizzare il proprio progetto, o una parte di esso, anche presso Boringhieri. Si pu infatti notare che nella stessa lettera in cui viene fatto il nome di Edmund Gosse (rispetto al quale leditore viene sollecitato con insistenza se non altro a restituire il volume, in quanto non ho altri esemplari, e farmeli dare dalla Bocca significa perdere giorni di vita61), diversi siano i titoli collegabili appunto al modello della Collezione Grande, come latipicit rispetto alle opere presentate di consueto a Boringhieri da sola porta a rilevare. Per quanto, come si visto, le proposte fatte negli anni a Bocca ed Einaudi siano sostanzialmente diverse fra loro, sebbene reciprocamente collegabili, un titolo come The power within us. Cabeza de Vacas relation of his journey from Florida to the Pacific, 1528-1536 quasi cer-

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 19 dicembre 1959. 61 Come si detto nel quarto capitolo, infatti, tramite la mediazione di Linder nel 1954 Bazlen aveva cercato di ottenere da parte di Bocca la pubblicazione di Father and son di Edmund Gosse. Del piccolo editore, scrivendo a Boringhieri, Bazlen dice ora che c solo un impiegato, che non si pesca mai. Cfr., anche per la citazione nel testo, Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 19 maggio 1959.
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tamente riconducibile a quel gruppo di testi a sfondo autobiografico, spesso consistenti in resoconti di viaggio, che Bazlen aveva sempre compreso nelle sue proposte di collane per altri editori. In questo caso, infatti, si tratta della trasposizione, in forma di poema, del racconto di un viaggiatore nel Nord America del sedicesimo secolo, ad opera di Haniel Long, poeta americano vissuto allinizio del Novecento: un titolo in realt nuovo rispetto a quelli solitamente nominati da Bazlen, ma appunto facilmente riconducibile alle sue predilezioni, come pu forse ulteriormente indicare una semplice notazione bibliografica che egli fornisce. Ledizione del libro di Haniel Long indicata da Bazlen, infatti, comprende una prefazione di Henry Miller, il cui libro The books in my life Bazlen proporr in dicembre per la Collezione Grande: la scelta sar motivata anche con il fatto che a Miller piacciono gli stessi libri che piacciono a me62, dunque forse il fatto che lo scrittore americano si sia personalmente occupato del libro di Long incoraggia la scelta da parte di Bazlen. Al di l di questo aspetto minore, le altre proposte contenute nella lettera per Boringhieri del 19 maggio 1959 sono tali da permettere di parlare, a proposito di essa, di un certo grado di progettualit, dunque di confermare lo stretto legame sussistente fra i progetti presentati a Bocca, Einaudi e Boringhieri. Subito di seguito alla proposta di Haniel Long, infatti, Bazlen continua come segue:
Le mander i due volumetti con i quali la Bocca ha attentato alla vita di quella mia piccola collezione (TUTUOLA, KAKUZO). Non badi alla presentazione; io non centro, come non centro nella prefazione e traduzione di Kakuzo. I libretti non sono quasi stati distribuiti, e pu considerarli quasi inediti. Ledizione si potrebbe prelevare quasi a prezzi di bancarella63.

Il passo appena citato di fatto costituisce unanticipazione di quanto Bazlen far presente a Boringhieri il 16 febbraio 1961 in merito, come si visto, alla possibile acquisizione in toto del catalogo di Bocca: i libri proposti nel maggio del 1959, ovvero Il bevitore del vino di palma di Amos Tutuola e Il libro del t di Kakuzo Okakura, vengono infatti chiaramente

Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 marzo 1959. 63 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 19 maggio 1959.
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presentati come edizioni, pubblicate ma poi non distribuite, ad opera delleditore Bocca, dunque presumibilmente facenti parte del progetto ad esso presentato, con il tramite di Erich Linder, nel 1954. Quello che stupisce che dei testi sopra citati si in questa sede parlato a proposito della collaborazione non con Bocca, bens con Einaudi, dal momento che entrambi figurano nellelenco di titoli della Collezione Piccola presentato alleditore nel dicembre 1959: Bazlen, dunque, non solo aveva tentato di proporre i titoli che si stanno citando in questa sede prima a Bocca e poi a Einaudi, ma fra questi due momenti aveva tentato la realizzazione del progetto anche presso Boringhieri. Lo stesso discorso, infine, vale per un testo indicato come il libretto su zen e tiro allarco64, pubblicato da quella piccola casa editrice misteriosofizzante di Torino, di cui non ricordo pi il nome65, in quella che appare come unironica allusione alla Fratelli Bocca Editori: il riferimento a Lo zen e il tiro allarco di Eugen Herrigel, ovvero il racconto di un professore di filosofia tedesco circa la propria esperienza a Sendai negli anni fra il 1924 e il 1929. Anche in questo caso, il libro figura nel progetto relativo alla Collezione Piccola presentato ad Einaudi il 19 dicembre 1959. La citazione, nella stessa lettera, dei testi che si sono fino ad ora considerati non permetterebbe di per s di parlare di una vera e propria proposta di collana da parte di Bazlen: resta per il fatto che la risposta fornita da Boringhieri sia in questo senso inequivocabile. L1 giugno 1959, infatti, leditore scrive al consulente: la sua collaborazione mi sarebbe molto gradita; debbo per dirle che sono ora impegnato in uno sforzo per far prosperare le tre nuove collane che ho iniziato lanno scorso e non posso iniziare una nuova collana66: i titoli presentati quasi disordinatamente da Bazlen nella lettera del 19 maggio, dunque, sono visti dalleditore come componenti di una collezione unitaria, cosa che daltronde avverr nel momento in cui essi verranno presentati ad Einaudi, pochi mesi dopo. Resta il fatto che dei libri di Tutuola, di Kakuzo, di Long ed infine di Herrigel, nessuno trover posto nel catalogo di Boringhieri: tuttavia tre di questi titoli, ovvero tutti eccettuato Kakuzo, secondo un percorso quasi scontato appariranno sotto la sigla editoria-

Ibidem. Ibidem. 66 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 1 giugno 1959.
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le di Adelphi, nelle collane Biblioteca e Piccola Biblioteca. La collocazione nelluna o nellaltra collana adelphiana ricalca poi, in alcuni casi, quanto Bazlen aveva pensato includendo i titoli nella collezione grande o piccola67. Si deve comunque puntualizzare che la pubblicazione da parte di Adelphi del libro di Haniel Long nel 2006 impedisce di ipotizzare uninfluenza diretta di Bazlen: nondimeno, essa non esclude forse il fatto che anche le pi recenti pubblicazioni di Adelphi vadano considerate anche come il frutto di uno stile peculiare, nella scelta dei libri, che a lui pu essere ricondotto. Il seguito della lettera in cui Boringhieri declina le offerte di Bazlen permette comunque di fare alcune ulteriori osservazioni. Leditore, infatti, una volta specificato di non potersi impegnare nella creazione di una nuova collana, assume un atteggiamento del tutto assimilabile a quello che, come si visto, era stato anche di Fo e di casa Einaudi. Boringhieri, infatti, accetta di
pubblicare nellEnciclopedia di autori classici i classici da Lei eventualmente proposti (Moro ecc.) [...] e in pi vorrei fare, ad esempio, il Libro del T fuori collana come libro raffinato anche dal punto di vista grafico. La pu interessare un tipo di collaborazione di questo genere? A me farebbe molto piacere68.

Dal passo che si appena riportato, dunque, emerge la volont di Boringhieri di collocare singolarmente alcuni dei libri proposti da Bazlen allinterno di collane preesistenti, ad esempio lEnciclopedia di autori classici a cura del filosofo Giorgio Colli. La controproposta delleditore viene fra laltro modellata su un testo, le Lettere dal carcere di Tommaso Moro, del quale non si trova traccia nelle lettere anteriori a quella che si appena citata: le risposte di Bazlen a questo proposito, comunque,

Si veda infatti, a questo proposito, il catalogo di Adelphi: Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con larco, traduzione di Gabriella Bemporad, introduzione di Daisetz T. Suzuki, Milano, Adelphi, 1975. Amos Tutola, La mia vita nel bosco degli spiriti - Il bevitore del vino di palma, traduzione di Adriana Motti, con una nota di Itala Vivan, Milano, Adelphi, 1983. Haniel Long, La meravigliosa avventura di Cabeza de Vaca, traduzione di Hlne Benazzo Boesch, Milano, Adelphi, 2006. Il libro di Herrigel passa dalla Collezione piccola alla Piccola Biblioteca Adelphi, cos come quello di Long. Diverso il caso de Il bevitore del vino di palma che, forse perch pubblicato dalleditore milanese insieme a un altro titolo, viene spostato dalla Collezione piccola alla Biblioteca Adelphi. 68 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 1 giugno 1959.
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risultano del tutto chiarificatrici. Di fronte a quella che in ogni caso si pu definire come una grande disponibilit al dialogo da parte delleditore, infatti, il consulente risponde in un primo momento per sollecitare una risposta sul libro che gli sta pi a cuore, del quale il 2 luglio 1959 scrive: mi sappia dire, in modo assolutamente non impegnativo, se Gosse, Father and son, pi s o pi no. lunico libro di cui le ho parlato per il quale dovr forse (forse) prendere una decisione piuttosto presto69. Posta questa sollecitazione, Bazlen torna a rivolgersi alleditore il 27 luglio, riferendosi in effetti alle Lettere di Moro come a un libro che si trova sotto la sua responsabilit: da questo momento in poi, infatti, egli si curer di mediare i rapporti fra Boringhieri e la traduttrice del libro, Maria Teresa Pieraccini Pintacuda. Interessa maggiormente rilevare, tuttavia, quanto emerge dal passo che segue la citazione: esso, infatti, mostra chiaramente come Bazlen abbia accettato lintegrazione della sua proposta nella strategia editoriale delleditore cui si sta rivolgendo, e si mostri dunque pi concreto e disponibile nel seguire le sue direttive. Se, come si visto, nel caso di Einaudi Fo deve a pi riprese sollecitare lamico affinch fornisca programmi teorici delle collane presentate alleditore, nel caso di Boringhieri Bazlen provvede con una certa tempestivit a svolgere quanto egli gli ha indicato: un aspetto che si pu forse spiegare con il fatto che il lavoro per Paolo Boringhieri era pi circostanziato rispetto a quello svolto per Einaudi, e presentato, senza necessit di mediazioni, direttamente alleditore. Sempre nella lettera del 27 luglio, infatti, Bazlen scrive: Enciclopedia di autori classici: non ho fatto in tempo a farle un elenco sistematico dei libri ex collezione piccola che potrebbero rientrare nei classici. Le accludo una lista, fatta in fretta e alla rinfusa, di idee che si potrebbero considerare70. Per quanto della lista a cui Bazlen si riferisce non ci sia traccia allinterno del suo carteggio con Boringhieri, appare con una certa evidenza che lintegrazione dei testi proposti a Bocca nellEnciclopedia di autori classici fosse da lui accolta non problematicamente, ma anzi con la volont di collaborare al progetto. La citazione da

Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 2 luglio 1959. 70 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 27 luglio 1959.
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parte di Boringhieri, circa un mese dopo, del libro di Jefferies The story of my heart, insieme alla promessa che dei suoi consigli qualcosa maturer71, permette di isolare un altro possibile titolo pensato per Boringhieri, ma anche, in quegli stessi mesi, per Einaudi. Nellelenco di testi scoperti da Bazlen grazie alla lettura di The books in my life di Henry Miller, infatti, quello di Jefferies verr segnalato ad Einaudi anche perch ha dei passi che mi sono andati nelle ossa72. Il legame di The story of my heart con quanto Bazlen a questo punto stava pensando per lEnciclopedia di autori classici pu essere confermato con il fatto che anche per questo libro, cos come per le Lettere dal carcere, la traduttrice indicata sia Maria Teresa Pieraccini Pintacuda, come emerge dal passo che segue: Pieraccini daccordo con trad. lettere [...] di Moro. Mi mandi presto il testo. E possibilmente subito la Story of my heart che vorrei passarle immediatamente. Pi in l, vorrei bloccarla per certi lavori Einaudi73. Unallusione, questultima, che in effetti pu essere documentata con quanto scritto da Bazlen due anni dopo a Fo, nel tentativo di procurare alla traduttrice un lavoro stabile: non so se hai gi mandato il libro da esperimento traduzione [...] alla Pintacuda. Vedi per favore se trovi qualcosa [...] - ha finito proprio adesso la Story of my heart [...] e vorrei avesse un lavoro pi continuativo74. A quanto emerge dallarchivio Einaudi, dunque, anche la proposta relativa alle memorie di Richard Jefferies viene accolta da Boringhieri, se Bazlen pu annunciare a Fo lavvenuta traduzione del testo da parte della Pieraccini Pintacuda. Non sembra tuttavia di poter chiarire ulteriormente, tramite il confronto fra il materiale darchivio delle due case editrici, il fatto che in realt nel catalogo di Boringhieri si possa trovare solo la raccolta delle Lettere di Tommaso Moro75, mentre entrambi i titoli si trovano riportati in una lettera rivolta a Luciano Fo e datata 16 dicembre 1959. In essa, nel citare una serie di traduzioni italiane gi esistenti

71 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 4 settembre 1959. 72 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 12 marzo 1959. 73 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo Boringhieri a Roberto Bazlen, 5 dicembre 1959. 74 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 18 aprile 1961. 75 Tommaso Moro, Lettere dalla prigionia, traduzione di Maria Teresa Pintacuda Pieraccini, Torino, Boringhieri, 1961.

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La resilienza di Bazlen.

(edite e inedite) che si possono (ri)pubblicare76, Bazlen scrive fra laltro: per eventuali cambi con Boringhieri (ma soltanto se potete farlo con molta delicatezza): le lettere dal carcere di Moro, e Jefferies: Story of my heart77. Il passo che si appena citato, contenuto in una lettera di pochi giorni anteriore a quella in cui Bazlen espone le proposte circa la Collezione grande e quella piccola, permette di vedere come egli, di fronte alla possibilit che un editore potesse decidere di non realizzare i suoi progetti, non esitasse a proporli subito ad un altro, anteponendo la circolazione dei libri che gli erano cari alla loro pubblicazione sotto ununica etichetta editoriale. Daltronde, a conferma di ci si possono citare i diversi titoli e passi di lettere in cui la volont di influire quasi contemporaneamente su editori diversi appare evidente, senza contare che egli stesso, in diverse circostanze, a manifestarla. Poco dopo aver concluso la questione relativa alla traduzione di The story of my heart e Le lettere dal carcere di Moro, infatti, Bazlen torna a fare presente che mi pare che i libri della Bocca si possano avere per un pezzo di pane78, nellevidente tentativo di convincere Boringhieri ad acquistarli per inserirli poi nelle preesistenti collane: per argomentare ulteriormente la propria proposta, egli continua affermando che c un sacco di roba da buttare via subito, ma anche molti libri di filosofia ecc. che continuano ad avere un certo valore e che, nelle mani di chi abbia unorganizzazione vendita, potrebbero forse fruttare parecchio (forse!)79. Le ragioni addotte in questo passo, dunque, appaiono di natura prevalentemente commerciale: ovvero un progetto editoriale per la verit gi realizzato potrebbe, secondo Bazlen, essere acquisito da un editore che disponga di mezzi pi efficaci, in modo da poter ottenere da questultimo anche un vantaggio di natura economica. Accanto a questo aspetto, tuttavia, rimane che Bazlen non dimentichi affatto il versante culturale delloperazione che sta tentando di compiere, cos che, oltre a mostrarsi attento nellesposizione delle ragioni culturali che lo guidano nella sua iniziativa, proprio in nome di esse egli arricchisce i titoli gi proposti con altri recentemente scoperti.
Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 16 dicembre 1959. Ibidem. 78 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 21 gennaio 1960. 79 Ibidem.
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ma in genere, ti ripeto ancora una volta quello che ti ho detto spesso: che la casa editrice che manca veramente in Italia e della quale mi sentirei di rispondere una Fratelli Bocca fatta bene, non provinciale e di livello garantito80.

Nel passo appena citato si pu leggere il criterio che guida Bazlen in quella che progressivamente si configurata come la sua consulenza per lEnciclopedia di autori classici, e che corrisponde al tentativo di proporre, presso un nuovo editore, un gruppo di titoli corrispondenti a un passato progetto editoriale. necessario comunque tenere presente da un lato come egli non abbia esitato a proporre anche titoli recentemente scoperti, dunque citati per la prima volta nel carteggio con Boringhieri, dallaltro come gli ambiti del proprio lavoro dai quali egli trae spunto per le proposte alleditore siano diversificati. Accanto alla riscoperta di titoli pensati per Bocca o per le proposte einaudiane del 1959, infatti, devono essere considerate lettere come quella del 14 maggio 1961, nella quale Bazlen suggerisce, senza peraltro fornire specifiche motivazioni, la pubblicazione di autori come Pausania ed Orapollo: ovvero, rispettivamente, Pausania il Periegeta, che oper sotto la dinastia romana degli Antonini, e lautore di un trattato sui geroglifici, risalente a circa il IV secolo d.C.. Quello che interessa sottolineare in questa sede che, tramite la proposta del Viaggio in Grecia di Pausania e dei Geroglifici di Orapollo, Bazlen riprenda sostanzialmente un frammento delle opere che aveva proposto, il 3 luglio 1953, ad Einaudi, presentandoli come testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici81 che potevano fungere da supporto antologico ai libri proposti allinterno della collana viola. Lo stesso discorso pu essere fatto per il Physiologus, un testo didattico di autore ignoto risalente al II secolo d.C. e riguardante la descrizione di piante e animali: nel 1953, Bazlen lo aveva presentato come esempio di quelle cose pi correnti e pi note82 fra le quali Einaudi avrebbe potuto scegliere se avesse deciso di dare realizzazione al suo progetto circa i testi mitologici, religiosi, iniziatici, folkloristici83.
80 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 15 giugno 1961. 81 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953. 82 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Luciano Fo, 10 ottobre 1953. 83 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto

Il progetto dellEnciclopedia di autori classici.

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Il caso di Eureka di Edgar Allan Poe.

Tutti e tre i testi che si sono fino ad ora citati, peraltro, sono da Bazlen indicati come proposte per i classici84, cos che diventa facile offrire esempi diversificati di come dal 1959 in avanti alcuni dei titoli compresi in progetti passati vengano riutilizzati per lEnciclopedia di autori classici. Accanto ad essi, come si accennato, Bazlen non esita a presentare testi nuovi, come nel caso di Eureka di Edgar Allan Poe, indicato da Bazlen, l1 dicembre 1960, come un libro su misura per i tuoi classici85, che egli offre con la prefazione dello scrittore Giovanni Cavicchioli (i cui libri e le cui consulenze editoriali, peraltro, Bazlen aveva offerto anche a Fo e a Linder): la decisione da parte di Boringhieri circa la pubblicazione del libro motivata appunto con il fatto che se non ti decidi presto, [Cavicchioli] la fa per Guanda86. Si tratta, in questo caso, di un poema in prosa, come Poe stesso lo definisce, tratto da una conferenza tenuta a New York nel 1848 sul tema della Cosmogonia dellUniverso, al quale Boringhieri riserva in un primo momento una buona accoglienza (a differenza dei testi di Pausania, Orapollo e del Physiologus, sul quale leditore non si pronuncia). Presto, infatti, la pubblicazione dellEureka con la traduzione di Maria Teresa Pieraccini Pintacuda e la prefazione di Giovanni Cavicchioli appare un dato certo, ma nel luglio del 1961 Bazlen riceve, evidentemente, la richiesta di fermare il procedere del lavoro, se cos scrive a Boringhieri: caro Paolo, nulla in contrario di scrivere io alla Pintacuda ma poich non conosco le ragioni per cui vuoi che lei sospenda (s fatto vivo Cavicchioli? Eureka pubblicato da altri?) meglio se scrivi tu87. La richiesta viene accolta, come si pu leggere dalla risposta che Boringhieri scrive, annunciando di avere messo tutto a posto con la Pintacuda88: le parole usate dalleditore in questa circostanza permettono di indicare le ragioni per cui la pubblicazione di un testo proposto da Bazlen, per la verit comunque con non troppo entusiasmo, venga poi nel corso del tempo scartata.

Bazlen a Luciano Fo, 3 luglio 1953. 84 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 14 giugno 1961. 85 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 1 dicembre 1960. 86 Ibidem. 87 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 18 luglio 1961. 88 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Paolo

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Finora nessuno aveva letto il saggio di Poe e ci eravamo fidati del nome ma avendo finalmente avuto lopportunit di leggerlo (in un volume scovato da Giorgio Colli [...]) stata una delusione. Infatti Colli lo trova un tentativo di filosofia cos fallito che non vuole pubblicarlo nella collana89.

Un passo come quello appena citato di particolare interesse, in quanto permette di vedere come, in maniera non dissimile rispetto a quanto avveniva presso Einaudi, Bazlen dovesse comunque occasionalmente affrontare un aperto disaccordo circa le proprie proposte editoriali. In questo caso, a esprimere dissenso Giorgio Colli, il filosofo direttore dellEnciclopedia degli autori classici, il quale si oppone con decisione allimmissione del saggio di Poe nella sua collana, proprio in quanto di tratta di una raccolta di testi di cultura filosofica90: a lui Bazlen cerca di rispondere con diversi brevi appunti inseriti nelle proprie lettere, tramite i quali cerca di fornire a Colli e Boringhieri gli strumenti a suo parere necessari per unadeguata lettura del libro, che consistono nella corretta valutazione del suo campo disciplinare. Ho dato soltanto unocchiata ( difficile, e non ho tempo) allEureka di Poe, che per Dio non va considerata un testo filosofico, e quindi non la si pu giudicare sub specie philosophiae91. Accanto a questa semplice considerazione, Bazlen fa presente alleditore le recensioni positive che il libro ha ottenuto, e che vengono in qualche modo presentate come pi rilevanti rispetto al proprio parere, nella consueta presa di distanza da quanto proposto o fatto: Eureka (di cui non conosco che qualche brano), non va pubblicato certamente come opera filosofica. In ogni caso, oltre allavallo (per me abbastanza valido) di Cavicchioli, ha anche lavallo di Valry92. I brevi passi citati in questa sede, i quali comunque non ebbero leffetto di determinare la pubblicazione del libro, non permettono certo di parlare di un dibattito particolarmente profondo circa la natura e limpostazione dellEnciclopedia di autori classici: tuttavia, interessante notare la

Il rifiuto di Giorgio Colli per il saggio di Poe.

Boringhieri a Roberto Bazlen, 5 settembre 1961. 89 Ibidem. 90 Francesco M. Cataluccio, Cinquantanni di libri e buone idee, in Catalogo storico delle edizioni Bollati Boringhieri 1957/1987/2007 cit., p. XII. 91 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 23 ottobre 1961. 92 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 12 settembre 1961.

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presenza, in questo caso, almeno di un tentativo di creare una maggiore comunicazione fra il consulente e la casa editrice, se ad esempio qualche mese dopo Bazlen scriver a Boringhieri che oggi invece ho parlato con Giorgio Colli (molto bene)93, facendo tra laltro presente che il filosofo ha verso tutte e tre le opere, una posizione che mi pare equa e ragionevole94. In questo caso, il dibattito fra Colli e Bazlen non verte pi sul poema in prosa di Poe, bens su altre tre opere, come quelle dello scrittore americano apparentemente nuove nel panorama delle consuete proposte di Bazlen: esse sono nondimeno facilmente riconducibili al gusto e agli ambiti culturali che costituivano alcuni fra i maggiori interessi dellintellettuale triestino. Si tratta, in primo luogo, de Il Gospel di Ramakrishna ad opera di Swami Nikhilananda, che Bazlen cos, qualche tempo prima, aveva descritto:
il Gospel di Ramakrishna, quel bellissimo diario del monaco vissuto nella comunit di R. [Ramakrishna], lunico diario a questo mondo che noti, giorno per giorno, la vita quotidiana di un santo (se lintroduzione delledizione che ti mando ti sembra troppo pesante, ce ne sarebbe quella, di unaltra edizione, brevissima, di Aldous Huxley - ed esiste anche un articolo di Thomas Mann)95.

Il campo che questa proposta, da sola, permette di delineare quello della mistica indiana: alla luce di quanto considerato, non difficile vedere le ragioni di interesse che questo genere di libri doveva avere per Bazlen, tanto da portarlo ad arricchire la propria proposta con altre due indicazioni: la prima, relativa ai quattro volumetti sullo yoga, di Vivakananda [...] che a suo tempo sono stati pubblicati, male, da Bocca96. La proposta del testo di un altro mistico indiano, della quale non si trova traccia nei carteggi letti, derivava in questo caso da una precedente pubblicazione (rispetto alla quale, come di consueto, Bazlen non risparmia una nota di critica) da parte della Fratelli Bocca Editori: e sempre dallambito in cui la piccola casa editrice operava, che quindi per molti aspetti corrisponde ai gusti e alle scelte editoriali
Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 18 novembre 1961. 94 Ibidem. 95 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 15 giugno 1961. 96 Ibidem.
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di Bazlen, sembra tratta lultima proposta contenuta nella lettera del 15 giugno 1961, ovvero i tre volumetti (non meravigliarti; leggili, sono inaspettatamente belli) di Romain Rolland su R. [Ramakrishna] e V. [Vivekananda]97. Nei passi appena citati, dunque, il consulente prospetta per leditore tre pubblicazioni tra loro strettamente correlate, e come si detto facilmente collegabili a quanto egli aveva svolto in passato per altri editori. Resta il fatto, tuttavia, che nel catalogo di Boringhieri non rimanga alcuna traccia di esse, sebbene Bazlen cerchi di illustrare chiaramente lopportunit della pubblicazione, sia per la loro facile integrazione nellEnciclopedia di autori classici, sia per semplici ragioni di convenienza commerciale. Ora, per il Gospel, se ti interessa, facile: rientra benissimo nellenciclopedia degli autori classici. Per gli altri un po pi complicato. Ma ti consiglierei in ogni caso di leggerli, e di pensarci ([...] non escluderei che il Rolland - in un volume solo, se credi - possa diventare un affare abbastanza buono)98. Dal punto di vista della concreta realizzazione dei progetti editoriali di Bazlen allinterno dellEnciclopedia di autori classici, anche in questa circostanza, come era stato nel caso di altri editori, non si pu parlare di una completa riuscita della collaborazione. Di tutti i titoli che si sono considerati in questo paragrafo, infatti, le sole Lettere dalla prigionia di Tommaso Moro trovarono spazio nella collana gestita da Giorgio Colli, unitamente allopera di Paracelso, Paragrano99, anchessa compresa nellelenco presentato ad Einaudi nel 1953, della quale si avuto modo di parlare nel corso del terzo capitolo del presente lavoro. Linfluenza complessiva della figura di Bazlen allinterno della neonata casa editrice Boringhieri appare dunque proporzionalmente pi consistente nellambito della collana viola che non in quello dellEnciclopedia di autori classici. Invita tuttavia a riflettere quanto si pu leggere nellintroduzione al Catalogo Bollati Boringhieri a riguardo:

Ibidem. Ibidem. 99 Paracelso, Paragrano, introduzione, traduzione e note di Ferruccio Masini, Torino, Paolo Boringhieri Editore, 1961.
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anche se non ebbe grande successo commerciale, questa collana ha segnato la storia della cultura italiana del dopoguerra rappresentando, con i suoi testi, proprio quel ponte tra le due componenti della proposta della casa editrice: la scienza e la mitologia. Molti di questi titoli (e la loro filosofia eterogenea) costituiranno la base dellaltra casa editrice sorta dallEinaudi: lAdelphi, che si avvarr del lavoro di Colli nelledizione delle Opere di Nietzsche e della Sapienza greca100.

Da Boringhieri alla nascita di Adelphi.

La stessa Bollati Boringhieri, dunque, presenta al pubblico la propria storia e il proprio catalogo ponendo parte di essi in connessione con Adelphi, nata nel 1962: tale aspetto pu valere, in questa sede, come introduzione al discorso che si svolger circa la casa editrice milanese, ultimo e pi rilevante frutto del lavoro editoriale di Roberto Bazlen. Il passo appena letto, infatti, invita a riflettere sul fatto che, accanto al concreto passaggio di alcuni intellettuali (per esempio, appunto, Giorgio Colli) dalluna allaltra casa editrice, il rapporto con Boringhieri vada visto come ulteriore passaggio intermedio del percorso che conduce alla creazione di Adelphi. Diventa cos a maggior ragione possibile vedere come per certi aspetti il dialogo con uno specifico editore sia da Bazlen posto in secondo piano rispetto a quello con il pubblico, al quale egli voleva sottoporre testi ritenuti di valore. Che il suo lavoro presso un editore vada sempre visto parallelamente a quello svolto per un altro daltronde infine dimostrato da un breve e telegrafico passaggio di una lettera inviata a Boringhieri il 24 giugno 1960, dalla quale appare evidente come, accanto alla collaborazione con Einaudi e a quella con Boringhieri, nel 1960 Bazlen stesse gi vagliando lopportunit di apportare dei cambiamenti nelle proprie collaborazioni, un aspetto che prelude alliniziativa adelphiana: Ho visto Luciano [Fo] a Roma. Dobbiamo decidere se ancora necessaria mia presenza Torino101.

Francesco M. Cataluccio, Cinquantanni di libri e buone idee, in Catalogo storico delle edizioni Bollati Boringhieri 1957/1987/2007 cit., p. XIII. 101 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 24 giugno 1960.
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5. 2 Adelphi. 5.2.1 La nascita di Adelphi e i rapporti con Einaudi. In una lettera del 1964 indirizzata a Paolo Boringhieri, dai toni pi personali di quelli utilizzati di consueto, possibile rintracciare uno dei primi riferimenti diretti, da parte di Bazlen, allesperienza di Adelphi. Una volta raccontato con il caratteristico tono ironico e pungente di essere ritornato molto malinconico dal Veneto (per le nebbie del Po), per cui ho passato un idillico Natale a letto, digiunando102, egli infatti conclude con una formula insieme brusca ed allusiva: il resto Adelphi, e poco pi103. Sulla base di parole come quelle appena citate, opportuno riflettere su come la nascita della casa editrice milanese sia stata una tappa fondamentale del percorso culturale, ma anche umano, di Bazlen: a confermarlo sono posizioni come quella di Gian Carlo Ferretti, il quale afferma che alle origini di Adelphi c il forte legame umano e intellettuale di Luciano Fo e Roberto [...] Bazlen104. Come si gi avuto modo di accennare, la fondazione della casa editrice nel 1962 trova nondimeno una causa scatenante nellevoluzione della storia di casa Einaudi e dunque coinvolge anche altri intellettuali che in essa a quel tempo operavano. questo il caso del gi citato Giorgio Colli, il quale dalla fine degli anni Cinquanta riveste il ruolo di direttore dellEnciclopedia di Autori Classici per Boringhieri, ma anche di direttore de facto della collana einaudiana dei Classici della Filosofia105: proprio allinterno di essa nascono dissensi con il resto della casa editrice, i quali determinano il fatto che ben presto il segretario generale Fo [diventi] il suo interlocutore privilegiato106. In questa situazione, gi di per s significativa, matura il caso relativo alla pubblicazione dellopera omnia di Nietzsche: ricevuta lapprovazione delleditore a tale proposito, il filosofo inizia a lavorarvi insieme al collega Mazzino Montinari, lasciando in un primo momento in sospeso il problema dellopportuni-

Adelphi approdo del percorso culturale, ma anche umano, di Bazlen.

102 Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 2 giugno 1964. 103 Ibidem. 104 Gian Carlo Ferretti, Storia delleditoria letteraria in Italia, 1945-2003 cit., p. 195. 105 Stefano Guerriero, Adelphi al paragone, in Belfagor, a. LVII, n. 3, 31 maggio 2002, p. 347. 106 Ivi, p. 348.

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t dellelaborazione di unedizione critica completamente nuova. Un problema che viene risollevato prepotentemente dalle scoperte fatte appunto da Montinari presso il Nietzsche-Archiv di Weimar, che comprendono una messe di scritti tale da rendere ineludibile il problema della definizione di un testo critico107. Si configura dunque unimpresa editoriale di grande portata, circa un filosofo che peraltro rischia di caratterizzare lofferta di Einaudi in una direzione che non quella generalmente assunta dalla casa editrice. La reazione al suo interno fu dunque quella di un progressivo abbandono del progetto, descrivibile come segue:
ormai la rottura nellaria: Montinari a Weimar nella primavera del 61, nel giugno dello stesso anno Fo lascia casa Einaudi, nel giugno 62 nasce la Adelphi, che [...] permette a Colli di iniziare la monumentale opera di edizione critica108.

Fo lascia Einaudi.

Alla luce di quanto osservato anche nel precedente paragrafo, dunque, linsoddisfazione di Colli trova una risposta in quella di Fo, ragione per la quale il filosofo verr pienamente integrato allinterno del progetto adelphiano. Al di l di questo, interessante approfondire, attraverso le parole dirette di Fo, il percorso che conduce alla creazione di Adelphi. Nellintervista rilasciata a Domenico Porzio, infatti, egli in primo luogo chiarisce le ragioni dellabbandono del proprio lavoro presso Einaudi: tuttavia, citata la questione relativa alla pubblicazione degli scritti di Nietzsche, Fo aggiunge che non che per me questa sia stata una cosa decisiva, era una delle tante, io volevo tornare a Milano, ero ancora incerto se tornare a lavorare allagenzia, per avevo gi in mente di fare unattivit editoriale109. A spingere Fo ad abbandonare il proprio lavoro presso Einaudi, dunque, un insieme di ragioni personali e non, alle quali egli aggiunge infine un aspetto presumibilmente percepito anche da Bazlen, o meglio forse direttamente riferito alla sua attivit presso lo stesso editore. Si tratta cio di una certa scontentezza, perch io suggerivo certe cose, di fare una certa collana in un certo modo: queste pro-

Ibidem. Ibidem. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. Le citazioni che seguono sono tratte dalla stessa fonte.
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poste, come si visto, spesso venivano lasciate cadere. A tale proposito, il seguito delle parole di Fo permette di evidenziare il legame, al quale si gi fatto cenno, fra le esperienze editoriali di Boringhieri ed Adelphi. Fo, infatti, ricorda che cera una vaga consulenza tra Bazlen e Boringhieri, molto vaga, perch consulente per Boringhieri su quel piano [...] di cose non scientifiche era Colli: questultimo aspetto induceva Fo (il quale in effetti ammette: mi spaventava lidea di fare una casa editrice nuova) a pensare, presumibilmente insieme a Bazlen, a una specie di succursale di Boringhieri a Milano per le cose non scientifiche, che andavano dalla letteratura alla filosofia. Il nucleo originario del progetto che in seguito avrebbe portato alla creazione di Adelphi, dunque, nasce in realt anche dal rapporto che Bazlen intratteneva con Boringhieri: ulteriore testimonianza del ruolo insieme nascosto e decisivo da lui ricoperto in questo frangente. Per finanziare il progetto che si fino ad ora descritto, del quale tuttavia non si trova testimonianza nel carteggio intrattenuto con lo stesso Paolo Boringhieri, Fo entr in contatto con Roberto Olivetti, figlio di Adriano e dunque forse memore del rapporto che aveva legato il padre, nei primi anni Quaranta, sia a lui sia a Bazlen. Lidea di creare una casa editrice che desse maggiore respiro alla sezione letteraria dellofferta di Boringhieri, dunque in sostanza a molte delle proposte che si sono analizzate nel paragrafo precedente, dovette tuttavia fallire in breve tempo, se Fo semplicemente afferma nella sua intervista che Boringhieri e Roberto Olivetti non si sono messi daccordo, perch ognuno voleva avere la maggioranza, per cui Olivetti ha detto facciamo una casa editrice noi. E cos nata lAdelphi. Poco dopo latto di fondazione, datato giugno 1962, venne tuttavia a cadere il sostegno economico da parte dello stesso Olivetti, impegnato contemporaneamente nelle Edizioni di Comunit: diverr cos necessario, accanto ai capitali di Fo e dellindustriale Alberto Zevi, lapporto fornito oltre che da Roberto Calasso, da soci amici come Giulia Devoto-Falck, Anne Devoto e Alberto Falck, nonch da Dominique de Menil e dallantropologo Francesco Pellizzi. Lapporto di Bazlen alla fondazione di Adelphi, com prevedibile, non si colloca dunque sul piano economico, bens evidentemente su quello dellideazione e della progettazione dei primi passi della casa editrice, di

Roberto Olivetti viene coinvolto per un finanziamento alla casa editrice.

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modo che la sua impronta continuer ad essere determinante ben oltre questa data110. Lesatta entit di questa impronta allinterno dellimpresa adelphiana non di immediata definizione, anche in conseguenza dello scarso materiale consultabile in proposito: resta comunque il fatto che molte siano le tracce, gi in parte prese in considerazione in questa sede, della presenza e dellascendente di Bazlen nel catalogo di quella che, nel tempo, diventata una casa editrice di grande rilevanza nazionale. Risulta infatti in primo luogo significativo che, nel descrivere la storia di Adelphi dal punto di vista genetico puro111, Fo affermi: io avevo gi fatto un po di programma, nel 61, molto generico, di libri che Einaudi non voleva fare: moltissimi venivano da Bobi112. Questa frase, dunque, costituisce solo una delle tante prove della rilevanza, non sempre posta in evidenza, della figura di Bazlen nella storia e nellidentit di Adelphi: un aspetto che si pu dedurre facilmente, almeno nelle sue cause e nelle sue origini, anche dalla lettura del carteggio con la casa editrice Einaudi. Iniziata infatti nellagosto 1961 la corrispondenza con il sostituto di Fo, Daniele Ponchiroli, le lettere e le proposte di Bazlen si fanno progressivamente pi scarse, e spesso tradiscono un insieme di stanchezza e, verrebbe da dire, amarezza: un sentimento che riguarda tanto la propria collaborazione con leditore torinese, quanto anche in generale il panorama letterario italiano e non. A testimoniarlo sono le ragioni, spesso tendenzialmente vacue, addotte per promuovere la pubblicazione di un libro (con la miseria che c, farlo!113), che spesso si traducono in giudizi generici ed impietosi. Rispetto al romanzo dellautore vietnamita Pham Van Ki, ad esempio, si pu leggere, in una lettera a Ponchiroli, quanto segue:
ma io direi di farlo. Con la misera di romanzi che c (oggi, per caso, ti scrivo di libri decenti - ma non dimenticare che ho, qui a casa, dozzine e dozzine di romanzi che mi avete mandato e che non si meritano nemmeno lo sforzo - che dovr fare - di rispedirli a Torino), questo almeno ha un ambiente interessante114.

Stefano Guerriero, Adelphi al paragone cit., p. 347. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 112 Ibidem. 113 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, 16 aprile 1962. 114 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, 12 aprile 1962.
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Bazlen, dunque, appare progressivamente sempre pi stanco e demotivato rispetto al proprio operato presso Einaudi, e forse anche in buona parte deluso da esso. In effetti, riguardo a The desperate people di Farley Mowat, ovvero unopera accostabile al gi citato resoconto di viaggio Kablouna di Gontrand de Poncins, egli fa esplicito riferimento alla diffidenza incontrata presso Einaudi nei confronti di uno dei suo generi prediletti, ovvero appunto lautobiografia: Kablouna non vi stato possibile perch tirate le somme era un libro di esperienze personali - questo pi facile contrabbandarlo come sociologia, antropologia o che so io115. La consapevolezza del mancato accordo con leditore circa la proposta di opere di genere in vario modo autobiografico, inoltre, porta nelle ultime battute del carteggio con Einaudi ad un completo e disorientante rinnegamento delle iniziative che egli stesso aveva tentato di introdurre presso leditore, e forse anche in qualche modo della propria professionalit: tutti aspetti particolarmente testimoniati nella lunga lettera del 16 giugno 1962, forse non a caso in buona parte riportata nella raccolta degli Scritti. In essa, infatti, la lunga catena di progetti di collane ampiamente dedicate allautobiografia e al resoconto di esperienze personali che, come si visto, era confluita nellidea della Collezione dellio viene bruscamente liquidata, in occasione della proposta di Mythologies di Yeats. Dopo avere fornito un breve parere circa il libro, infatti, Bazlen scrive a Ponchiroli: rimasto da me dallepoca in cui Luciano pensava di fare con voi quella collezione di scritti autobiografici che poi andata in niente. Ma per voi, ora - non so116. Un atteggiamento, questo, che si trova ulteriormente confermato da quanto si legge nel parere immediatamente successivo a quello citato, relativo ancora una volta ad una raccolta di memorie: un documento onestissimo. Ma per voi...?117. Accanto alla lucida consapevolezza della differenza di vedute che lo separa dalleditore, inoltre, Bazlen non risparmia nemmeno se stesso e il proprio lavoro, nel momento in cui dichiara: finir che sar costretto a dichiarare il mio fallimento come lettore di romanzi118.

115 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, 4 ottobre 1961. 116 Archivio Einaudi, Torino, Fondo Collaboratori italiani, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Daniele Ponchiroli, 16 giugno 1962. 117 Ibidem. 118 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 319.

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5.2.2 Il lavoro di Bazlen presso Adelphi. I caratteri delle ultime fasi della collaborazione con Einaudi, apparentemente privi di particolare interesse ai fini del discorso che si sta facendo, aiutano, a parere di chi scrive, a chiarire la posizione di Bazlen rispetto alla neonata iniziativa editoriale intrapresa da Luciano Fo: stanco di una decennale, e non sempre proficua, collaborazione con Einaudi, infatti, egli doveva accogliere positivamente la nascita di una casa editrice che con molta probabilit si sarebbe mostrata pi aperta alle sue proposte. Pi di tutto, i brevi passi che si sono riportati dalla fase conclusiva del carteggio di Bazlen con Einaudi rivelano con sufficiente chiarezza gli aspetti della propria proposta che egli percepiva come maggiormente problematici. Non doveva dunque risultargli difficile formulare con lucidit e precisione le proprie aspettative circa lidentit di Adelphi ed il proprio lavoro per la neonata casa editrice: il quale dunque si configura come il lascito pi organico e definito delle sue idee e suggestioni culturali. Si pu, a questo proposito, facilmente osservare come in effetti le lettere editoriali indirizzate ad Adelphi che si possono leggere nel volume degli Scritti, per quanto di numero infinitamente inferiore rispetto a quelle conservate presso lArchivio Einaudi, rivelino un maggiore grado di progettualit e consapevolezza circa il lavoro svolto: a questo aspetto, poi, si deve senza dubbio aggiungere il fatto che i documenti di cui si dispone circa il lavoro presso Adelphi, essendo selezionati dalla stessa casa editrice per la raccolta degli Scritti, favoriscono appunto la sensazione di trovarsi di fronte a un progetto di gran lunga pi organico rispetto a quanto era stato svolto in passato. Al di l di queste puntualizzazioni, forse opportuno considerare alcuni aspetti delle lettere inviate alla nuova casa editrice, con lo specifico destinatario dellamico Luciano Fo, dal momento che appunto rivelano un atteggiamento per molti aspetti rinnovato circa il nuovo lavoro, e in alcuni casi volto a quella teorizzazione e chiarificazione dei propri intenti che molte volte era mancata nella collaborazione con Einaudi. Al fine di porlo pi chiaramente in evidenza, si inizia con il riportare un ultimo frammento del carteggio einaudiano, tratto dalla gi citata lettera a Daniele Ponchiroli del 16 giugno 1962:

Adelphi si configura come il lascito pi organico e definito delle idee e suggestioni culturali di Bazlen.

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un libro che racconta unesperienza e so che in genere non volete farli. Ma poich avete fatto varie eccezioni quando si tratta di guerra, resistenza e cattivi tedeschi, ti consiglierei di non scartarlo senza avergli dato unocchiata molto attenta119.

Le parole di Bazlen, caratterizzate da un forte sarcasmo nei confronti delle scelte e dellimpegno di casa Einaudi, si riferiscono alle memorie di Christopher Burney dal titolo Solitary confinement, incentrate sullesperienza dellautore nel carcere francese di Fresnes, durante loccupazione nazista. In effetti, quello che Bazlen pone in maggiore evidenza nella sua lettera proprio la natura memoriale dellopera che sta consigliando ad Einaudi: il tutto nella piena consapevolezza, tuttavia, che sar proprio questo aspetto a determinare la mancata pubblicazione da parte delleditore torinese. Ai fini del discorso che si sta facendo circa la collaborazione con Adelphi, tuttavia, interessante notare ci che nondimeno Bazlen segnala come dote del libro, vale a dire, in conformit con quanto si pi volte rilevato, lautenticit e, dunque, limmediatezza e lunicit della scrittura:
non c il prima, non c quel dopo di cui tutti gli altri avrebbero fatto il piatto forte (deportazione in un campo di concentramento in Germania). [...] non c Anna Frank, non ci sono i terrori della fucilazione incombente. Non c che solitudine accompagnata da molta fame, e intramezzata da qualche interrogatorio [...]. Ma i conti con la solitudine sono fatti (e raccontati) con una purezza, con una profondit, da farne - per me - lunico libro determinato dalla seconda guerra mondiale che conosca, di cui mi senta di rispondere in pieno120.

Le caratteristiche del libro, per quanto presentate con parole dagli accenti discutibili, dal momento che tendono a banalizzare eventi storici di portata epocale, sono tali da indurre Bazlen a promuoverlo con convinzione, nonostante la gi considerata diffidenza che egli prevede di incontrare presso Einaudi. In effetti, come risulta prevedibile, lopera di Christopher Burney non sar pubblicata dalleditore torinese, bens da

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Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 319. Ibidem.

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Adelphi121, come diciottesimo titolo della Biblioteca: ulteriore testimonianza, questa, del peso considerevole che la figura di Bazlen rivest rispetto alle pubblicazioni delleditore. Rilevante, poi, il fatto che in alcune espressioni utilizzate nel risvolto di copertina non sia difficile scorgere i segni di una diretta influenza della lettera, per quanto in origine indirizzata ad Einaudi; la casa editrice milanese, dunque, ha fatto proprie le parole e le concezioni di Bazlen, nonostante al momento delluscita del libro, nel 1968, egli sia morto gi da tre anni. In primo luogo, infatti, anche il risvolto di copertina delledizione adelphiana pone in evidenza la discrezione e la trasparenza di un autore che compie un esercizio di libert nella solitudine, per continuare come segue:
Unaltra conferma del carattere inconfondibile di questo libro di guerra, dove non troviamo una parola che possa fomentare il vittimismo dei buoni perseguitati, ci dato dal taglio del racconto, tutto concentrato sui fatti e pensieri essenziali alla comunicazione di una esperienza ben determinata, da una misura anche formale personalissima, che ubbidisce a quella disciplina impervia, serena, alla quale lautore deve, forse, di essere riuscito a sopravvivere alle sue vicende e, soprattutto, di averle sapute vivere.

Una volta lette queste parole, non risulta difficile rintracciare il tono e le modalit espressive proprie delle lettere di Bazlen, sia nel momento in cui provocatoriamente si fa riferimento al vittimismo dei buoni perseguitati, sia quando con forza si veicola lattenzione del lettore sullunicit dellesperienza vissuta dallautore, che gli ha permesso di raggiungere un risultato inconfondibile. Resta comunque da osservare, a proposito di Cella disolamento, un aspetto solo apparentemente irrilevante: nel presentare il libro ad Einaudi, nel 1962, Bazlen come si visto lo definisce esplicitamente come un libro che racconta unesperienza122, aggiungendo tuttavia di sapere che in genere non volete farli123. Il rifiuto nei confronti di Cella disolamento, dunque, non previsto da parte del pubblico, bens da parte delleditore, che appunto non vuole fare un certo tipo di opere: un aspetto che

121 Christopher Burney, Cella disolamento, Milano, Adelphi, 1968. Le citazioni che seguono sono tratte dal risvolto di copertina della presente edizione. 122 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 319. 123 Ibidem.

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permette di osservare come scarsa sia la consapevolezza, o forse pi che altro lattenzione, mostrata da Bazlen nei confronti di un pubblico di certo non scarsamente identificato, come quello einaudiano. A questo atteggiamento, riscontrabile nellintero carteggio con la casa editrice Einaudi, fa da controcanto, nel rapporto con Adelphi, uno per molti aspetti assai diverso: il confronto in questo senso facilitato dal fatto che il libro oggetto della prima lettera editoriale rivolta al nuovo editore, The informed heart di Bruno Bettelheim, legato a una riflessione sulla Seconda Guerra Mondiale come quello di Burney. Nel caso della lettera rivolta ad Adelphi infatti evidente una forte consapevolezza, da parte di Bazlen, del pubblico cui egli desidera rivolgersi e degli autori che preferisce, sulla base di una riflessione evidentemente maturata negli anni e, per alcuni aspetti, in conseguenza del rapporto intrattenuto con Einaudi. Nel consigliare il libro Bazlen specifica in primo luogo che, secondo lui, si tratta di due libri; luno dei Bettelheim (plurale) fino a pag. 107; laltro, di Bettelheim (singolare), le altre duecento pagine124: rispetto ad esse, egli senza mezzi termini afferma che tutto il mio astio e la mia reazione sono diretti verso i Bettelheim (plurale) delle prime cento [...] pagine125, vale a dire, semplificando126, gli autori e forse, in genere, gli operatori culturali, che si servono di parole inflazionate e di massa127 per parlare al pubblico. Bazlen stesso a farne un problema, appunto, di cultura di massa, nel momento in cui scrive a Fo:
che nessuno venga a raccontarmi che tu o io viviamo [...] la pressione della cultura di massa. Ci che succede veramente che viviamo in un mondo nostro e in unepoca nostra, e che pi o meno raramente ci troviamo alle prese con seccature provocate da
Lavversione verso la cultura di massa.

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 321. Ibidem. La lettera circa The informed heart infatti molto lunga, e soprattutto ricca di quelle metafore e figurazioni che, come si osservato, caratterizzano fortemente lo stile della scrittura di Bazlen. Se ne cita solo una, particolarmente interessante perch, come daltronde tutta la lettera che si sta analizzando, costituisce una lucida esposizione delle ragioni che lo hanno guidato nel suo lavoro editoriale. In altri termini: nessuno di noi vuole che alla gente cada una tegola sulla testa. Per questo siamo anche disposti a pubblicare un libro che dica alla gente di stare attenta quando va per strada [...]. Ma pubblicarlo dando la sensazione [...] che tutta la fisica [...] si risolva nella legge di gravit, e ora che labbiamo capito possiamo metterci a dormire, un altro paio di maniche. Sarebbe un libro pericoloso. In questo caso cosa si fa? Due cose: 1) Unazione pratica [...] per educare la gente a non camminare lungo i muri. 2) stampare libri difficili che trattino di fisica moderna ed ultra. Sperando che i lettori vadano pi ultra ancora. Cfr. Ivi, pp. 324-325. 127 Ivi, p. 322.
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gente che [...] subisce la pressione della cultura di massa, dalla quale seccatura ci difendiamo con risultati pi o meno brillanti. [...]. Del resto, che quella gente ci sfiori e ci possa rappresentare un problema, parla contro di noi128.

abbastanza singolare trovare da parte di Bazlen una formulazione organica, per quanto discutibile, della propria visione della societ e della cultura contemporanea. E ancora pi singolare il fatto che, per quanto da una prospettiva fortemente elitaria, e per certi aspetti forse poco realistica, le sue osservazioni lo portino a chiarire latteggiamento che leditore dovrebbe tenere, in un discorso che dunque tocca anche, seppur velatamente, i toni dellautocritica. Preliminarmente, infatti, Bazlen applica in un certo senso il principio della primavoltit al lavoro culturale, nel momento in cui afferma che i primi che hanno capito il pericolo della massa e per denunciarlo hanno trovato le prime parole, che erano loro, e le hanno dette con un tono loro e con un accento loro, non sono stati banali, ovvio129. Unosservazione, questa, dai tratti generali e vaghi, dal momento che non facile capire a quale tipo di iniziativa culturale Bazlen si stia qui positivamente riferendo. Resta comunque che da questo momento egli entra nel merito della proposta adelphiana, per definirla in conseguenza delle idee appena considerate. A essere scartati per una possibile pubblicazione, infatti, sono quelli che sono stati definiti, per le ragioni viste sopra, come i Bettelheim, per via dellutilizzo, da parte loro, di certe parole che spererei che lAdelphi non pubblichi mai (a meno che non sia per prendere una posizione contro)130. solo una volta esposte tutte le considerazioni in questa sede esaminate e riguardanti in qualche modo il composito insieme di autori, editori e lettori, che Bazlen definisce chiaramente quella che secondo lui dovrebbe essere la posizione di The informed heart di Bruno Bettelheim allinterno del catalogo adelphiano, o pi precisamente nella collana dei Saggi, nata nel 1965. Pubblicarlo ora, tra i primi libri (tra cinque anni sarebbe uno dei tanti, dei moltissimi, e verrebbe neutralizzato dagli altri) mi sembra troppo un programma, una presa di posizione131. Se si considera la frase appena citata come una testimonianza del metodo di lavoIbidem. Ibidem. 130 Ivi, p. 324. 131 Ibidem.
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ro della redazione adelphiana, non difficile rilevare come la voce di Bazlen dovesse avere un grande rilievo non solo rispetto a collane come la Biblioteca, ma anche, ad esempio, nel meno noto caso dei Saggi: la precisione e la determinazione nel definire limpostazione generale della collana nascente senza dubbio di gran lunga maggiore in confronto a quanto si visto nel caso della collaborazione con Einaudi. A questultimo proposito, si pu inoltre rilevare un ulteriore aspetto determinato da Bazlen e fortemente caratterizzante limmagine della casa editrice, vale a dire la forte presenza della discutibile tendenza al distacco nei confronti di unamplissima porzione dei potenziali lettori italiani, soprattutto quelli dei primi anni Sessanta. Dopo avere annoverato, fra le doti di Bettelheim, la capacit di fornire una riflessione incentrata sulla reazione interiore dellindividuo di fronte a esperienze come quelle nei campi di concentramento nazisti piuttosto che sulla descrizione dei campi in s, Bazlen infatti cos conclude il suo parere editoriale:
capisco benissimo che esiste della gente che non ci ancora arrivata e che va educata. Ma dobbiamo metterci daccordo sul limite da cui cominciare leducazione. In caso contrario conviene mollare la casa editrice e dare i soldi alla societ per la lotta contro lanalfabetismo o pubblicare libri di lettura per la prima. Per la gente che crede allambiente, e non vede la psiche [...] direi che non ha scopo perdere tempo132.

La formazione del lettore secondo Bazlen.

Alla luce di quanto osservato fino ad ora, risulta molto interessante il netto cambiamento che si verifica fra la lettera inviata ad Einaudi a proposito di Cella disolamento di Burney e quella per Adelphi relativa a The informed heart di Bettelheim, tanto pi se si considera che fra le due intercorre solo un mese e mezzo, essendo la seconda datata 31 agosto 1962: a cambiare, evidentemente, nientaltro che la convinzione con la quale Bazlen si accostava ad un progetto, quello adelphiano, del quale non a caso ritenuto il punto di riferimento ideale133. inoltre importante tenere presente che il saggio di Bettelheim comparir tra le prime uscite della collana per la quale Bazlen laveva pen-

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Ivi, p. 325. Stefano Guerriero, Adelphi al paragone, in Belfagor, a. LVII, n. 3, 31 maggio 2002, p. 348.

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Adelphi e la ricerca di affini.

sato134, configurandosi come il solo titolo, fra quelli consigliati direttamente ad Adelphi, che sia stato effettivamente pubblicato dalleditore. Degli altri quattordici pareri editoriali rivolti alla casa editrice milanese che si trovano nella raccolta degli Scritti, invece, nessuno risulta avere trovato la via della pubblicazione: su questo aspetto si avr modo di soffermarsi in seguito, ma per il momento importante sottolineare il fatto che le caratteristiche delle lettere ad Adelphi alle quali si finora fatto cenno risultano tendenzialmente costanti in tutto il carteggio. Questultimo comunque, bene sottolinearlo, caratterizzato da dimensioni molto ridotte, in ragione da un lato del fatto che la collaborazione con Adelphi dur solo dal 1962 al 1965, dal momento che in quellanno Bazlen mor, dallaltro che di questo triennale carteggio la casa editrice, molto probabilmente nella persona di Roberto Calasso, ha antologizzato solo le lettere ritenute pi interessanti ai fini della composizione del volume degli Scritti. Poste queste riserve, ci che emerge con forza e chiarezza laspetto della lucida consapevolezza del proprio pubblico, che evidentemente nasce da unaltrettanto lucida autoconsapevolezza. Il nome Adelphi, infatti, secondo quanto Calasso dichiara nellintervista rilasciata a Domenico Porzio, significa fratelli135, definizione arricchita da quanto afferma Fo, il quale parla di una casa editrice che cercava degli affini136, dunque anche nel tentativo di costituire un modo interno, un rapporto interno fra le persone che ci lavoravano137. Il progetto di Fo e del suo amico Bazlen ha dunque due facce138: quella della messa in atto, in conseguenza appunto di una particolare affinit di scelte fra i componenti della redazione, di progetti rimasti irrealizzati negli anni e quella della ricerca di una fascia di pubblico che ad essi venga lentamente introdotta ad interessarsi. Lo dimostra in primo luogo il parere immediatamente successivo a quello circa il saggio di Bruno Bettelheim, datato 16 settembre 1962, nel quale il nucleo della gente che vorresti far

Bruno Bettelheim, Il cuore vigile. Autonomia individuale e societ di massa, traduzione di Piero Bertolucci, Milano, Adelphi, 1965. 135 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. Una testimonianza come quella che si appena citata trova peraltro un significativo riscontro in unintervista a Roberto Calasso, nella quale egli parla esplicitamente, a proposito della redazione adelphiana degli inizi, di un comune sentire. Cfr. Massimo Fini, Piccoli editori crescono in Europeo, 19 luglio 1986, p. 113. 136 Ibidem. 137 Ibidem. 138 Ibidem.
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pensare139 esplicitamente nominato: ad esso lautore del saggio che Bazlen sta considerando, ovvero lo psicanalista Erich Neumann, ha il pregio di porre grandi interrogativi molto fertili140. Quel che pi conta che subito di seguito alla breve definizione che si ora citata, Bazlen contestualizzi il libro di Neumann in quella che egli vorrebbe essere la collana dei Saggi: ti ripeto, non dice molto ma mi pare che al molto, a idee nuove, ci conviene rinunciare a priori141. Un primo aspetto che, dunque, emerge chiaramente dal carteggio intrattenuto con Adelphi, la generale insoddisfazione circa le proposte editoriali di quel periodo, che Bazlen, come si visto, manifestava gi nelle sue lettere a Daniele Ponchiroli: nel caso della collaborazione con Adelphi, tuttavia, questa insoddisfazione in un certo modo invertita di segno, dal momento che porta in primo luogo a formulare, seppur indirettamente, il proposito di stimolare quantomeno la gente che vorresti far pensare. Oltre a questo, Bazlen arriva nel tempo a isolare con maggiore precisione lambito tematico che secondo lui, almeno nella saggistica, potrebbe assolvere a questo ruolo. Se i saggi devono servire a portare qualcosa di nuovo, non ci resta che la parapsicologia: il nuovo nella matematica e nella fisica sono formule, che non potremo mai pubblicare; nelle altre scienze, risulta soltanto da lavori specializzati142. Il parere appena citato si riferisce a due saggi appunto di parapsicologia, vale a dire The sixth sense e The infinite hive di Rosalind Heywood. Sebbene con un certo ritardo, dal momento che la lettera citata fu inviata a Fo solo il 25 luglio 1964, Bazlen dunque giunto a formulare una proposta circa una disciplina che egli percepisce come nuova e, nel caso specifico della Heywood, di unonest lampante, di unoggettivit feroce, di un buon senso incrollabile, di una diffidenza esemplare di ogni misticismo143: comunque opportuno tenere presente che, nel carteggio con Boringhieri, la parapsicologia era stata consigliata sin dal 1960144, dunque forse la proposta non immediata ad Adelphi potrebbe essere motivata da riserve circa la pubblicazione pres-

La parapsicologia come nuova scienza.

Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 326. Ibidem. 141 Ibidem. 142 Ivi, pp. 346-347. 143 Ivi, p. 346. 144 Cfr. Archivio della casa editrice Bollati Boringhieri, Torino, incartamento Bazlen, lettera di Roberto Bazlen a Paolo Boringhieri, 15 giugno 1961.
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so questo specifico editore. Resta comunque il fatto che la predominanza di opere di saggistica nelle proposte apertamente avanzate ad Adelphi rilevabile con facilit, dunque permette di rilevare una parziale evoluzione nelle scelte di Bazlen e, soprattutto, che il profilo del nuovo editore, almeno dal punto di vista delle ipotesi di pubblicazione, si andava nel tempo definendo con chiarezza. In questottica, il fatto che i libri proposti di cui si appena parlato non siano stati effettivamente pubblicati non ha forse eccessivo rilievo, dal momento che importa maggiormente in questa sede tracciare i contorni di un progetto editoriale pensato abbastanza organicamente da Bazlen. ad esempio interessante rilevare il netto rifiuto che egli oppone a un libro, La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas S. Kuhn, che presto avrebbe ottenuto grande notoriet, grazie alla pubblicazione einaudiana del 1969145. Rispetto ad esso, il giudizio di Bazlen impietoso, dal momento che a proposito dellautore egli parla preliminarmente della pretesa quasi arrogante di insegnare qualcosa a qualcuno che non sia morto prima del 14146. A questa osservazione fa da seguito la segnalazione precisa di pagine
dove troverai considerazioni di un superfluo e di una banalit grottesche, quasi come in ogni pagina (dico quasi perch - nel senso pi bassamente corrente - il Kuhn non uno stupido, e su 50 riflessioni una deve andargli bene per forza) che aprirai a caso147.

Al di l della forte disapprovazione a proposito del libro di Kuhn, risulta interessante evidenziare che, con il consueto peculiare stile, Bazlen ponga il suo rifiuto in diretta relazione con le caratteristiche, o meglio la qualit, delle pubblicazioni adelphiane: dimmi se Adelphi pu pubblicare una simile lavatura di piatti! (Anzi di pentole - la prima cosa che mi aveva messo a disagio, era lo stridio di latta!)148. Daltronde, il seguito della lettera rivela con ancora maggiore evidenza la consapevolezza dei confini, per cos dire, fra le pubblicazioni dei diversi editori. Proponendo il confronto fra La struttura delle rivoluzioni scientifiche e un non meglio specificato libro sul pensiero europeo149 del filosofo Lon Brunschvigc,
145 Thomas S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, traduzione di Adriano Carugo, Torino, Einaudi, 1969. 146 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 344. 147 Ibidem. 148 Ibidem. 149 Ivi, p. 345.

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Bazlen in primo luogo definisce questultimo come una testimonianza sconvolgentemente autentica e convincente del miracolo del pensiero europeo150, per poi, significativamente, concludere: non ti dico di farlo senzaltro: [...] anche perch sconfina troppo nei saggi di Einaudi, o in Comunit. Ma usalo almeno, per favore, come pietra di paragone per il Kuhn151. Bazlen sembra insomma avere unidea abbastanza chiara del tipo di pubblicazioni che egli vuole vedere realizzate presso Adelphi, soprattutto riguardo ai Saggi: un aspetto, questo, che come si gi accennato deve essere visto in stretta connessione con la progressiva individuazione di quegli affini152 ai quali, come si visto, Adelphi cercava di parlare. A esemplificare questo tipo di atteggiamento pu essere utile la citazione della lettera del 18 febbraio 1963, relativa a Silence, raccolta di saggi e interventi di John Cage: Bazlen infatti promuove la pubblicazione di questo libro, specificando tuttavia di essere giunto a questa conclusione attraverso una via poco usuale153. Lopera, infatti, pu essere pubblicata unicamente come saggi di un musicista; dunque a condizione [...] che Cage abbia una vera importanza, non soltanto sintomatica, ma come inventiva154. In sostanza, la condizione posta per la pubblicazione risiede nella capacit del libro, e dunque del suo autore, di sapere parlare al lettore in termini non eccessivamente specialistici: a chiarirlo ulteriormente ci che Bazlen scrive di seguito, nominando esplicitamente i lettori di Adelphi155 e indicando per loro una precisa cura delledizione:
gran parte dei lettori di Adelphi dovrebbero trovarsi nelle mie condizioni, anzi aggravate dal fatto di avere maggiori pregiudizi contra e pro [...] di quanti ne abbia io, e dunque mi pare indispensabile unintroduzione molto concreta, storica e analitica, e molto chiara e senza parole iniziatiche di cui si presuppone la conoscenza, che situi la figura di Cage in un complesso di problemi spiegati in modo che io possa capirli156.

Silence di John Cage.

Ibidem. Ibidem. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Fondo Domenico Porzio, Sezione audio, intervista di Domenico Porzio a Luciano Fo, s.d. 153 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 330. 154 Ibidem. 155 Ibidem. 156 Ibidem.
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Il rifiuto di Galassia Gutemberg di McLuhan.

La convinzione circa lopportunit di pubblicare il saggio di Cage, dunque, si trova strettamente connessa alla consapevolezza che il pubblico debba esserle avvicinato con gli strumenti ritenuti opportuni, ovvero un testo introduttivo che nel seguito della lettera viene indicato come necessariamente firmato da uno specialista. Solo cos linventiva e la novit che sempre vengono elevate a ragioni di pubblicazione di unopera possono realmente raggiungere i lettori: fermo restando il fatto che il tentativo della casa editrice, come si sta vedendo in buona parte determinato da Bazlen, di porsi come un amico colto, curioso, sensibile, che sa consigliare libri non sempre (anzi quasi mai) di facile lettura ma [...] coinvolgenti e stimolanti157 non toglie anche considerazioni di ordine pi ampio. In questo senso, appare significativo che un libro divenuto poi di grande rilevanza come Galassia Gutenberg di Marshall McLuhan sia liquidato, in una lettera del 5 dicembre 1962, come segue: mi ha piuttosto irritato, e per conto mio vorrei farla finita con la Geistesgeschichte [storia del pensiero] causale; un libro, anche confuso e pessimo, di astrologia fa vedere pi di quanto facciano pensare centinaia di queste piccole prospettive monomani158. Il saggio di McLuhan non incontra evidentemente i favori di Bazlen: per significativo che, in una prospettiva pi ampia, vale a dire quella di una casa editrice che pubblichi per lettori di unEuropa del 63159, la decisione finale circa la pubblicazione del libro cambi significativamente e si faccia in un certo senso pi complessa e ragionata. Daltra parte, il modo di come ha impostato il problema, per gran parte degli italiani pu significare un passo avanti; [...]. Dunque: hlas s160. Lo svolgersi di un ragionamento come quello appena visto permette di porre in luce che, accanto alla valutazione dei lettori Adelphi come affini, ci sia, da parte di Bazlen, il proposito anche solo accennato di allargarne il numero, e non solo per ragioni di mera convenienza commerciale. Lobiettivo, vale a dire, sembra in alcuni casi essere la progressiva creazione di una comunit di lettori161, definibile come un insie-

Maddalena Camera, Adelphi - Grandi scoperte, con eleganza, in Il Giorno, 16 marzo 1986, p. 31. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 329. 159 Ivi, p. 331. La definizione citata tratta dalla lettera editoriale, della quale si appena parlato, relativa a Silence di John Cage, datata 18 febbraio 1963. 160 Ivi, p. 330. 161 Alberto Cadioli, Giovanni Peresson, Le forme del libro. Schede di cultura editoriale cit., p. 8.
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me di individui accomunati non dallatto dellacquisto, ma dal fatto di leggere gli stessi libri, e che utilizzano (almeno per via ipotetica) le stesse modalit per accostarsi ad essi162. In ultima istanza, comunque, la volont di parlare a un pubblico composto per lo pi da lettori forti sembra predominante e, in alcuni passaggi, accompagnata da quella nota di astio e rivalit politico-sociale che si gi pi volte rilevata. Questo atteggiamento nei confronti di una grossa parte, se non tutta, la societ italiana del tempo lampante in una delle poche lettere relative ad unopera narrativa che si trovino raccolte nel volume degli Scritti. Si tratta infatti di Journal quatre mains delle due sorelle Benote e Flora Groult, del quale Bazlen, dopo avere affermato di considerarlo come un vero e proprio diario, nonostante in copertina, sotto il titolo [ci sia] scritto roman163, afferma che si tratta di un veramente straordinario e affascinante documento di civilt164, caratterizzato fra laltro da vitalit scatenata e scanzonata e [...] responsabilit, [...] eleganza intelligenza riflessivit leggerezza, e [...] vera e profonda umanit165. Tutti questi aspetti, che peraltro in sostanza sono quelli quasi sempre maggiormente apprezzati da Bazlen sul piano letterario, lo portano a promuovere il testo e a dichiararsene innamorato166, ponendo tuttavia una riserva molto interessante:
Non voglio convincerti, perch ho ancora la lucidit di sapere che sono innamorato, e che assumermi la responsabilit della pubblicazione significherebbe anche la responsabilit del tuo martirio. Perch Adelphi andrebbe incontro al martirio, accuse di frivolezza, di snobismo, squalifica implicita, e peggio: Montenapoleone. In Italia, tutto quello che non miseria neorealista, provinciale o universitaria Montenapoleone167.

Nel momento in cui propone con convinzione la pubblicazione di un libro, Bazlen evidentemente del tutto consapevole, almeno in conseguenza di una personale visione delle cose sviluppata negli anni, circa la

Ibidem. Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 334. 164 Ibidem. 165 Ivi, p. 335. 166 Ivi, p. 336. 167 Ibidem.
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La diffidenza di Bazlen per limpegno politico.

reazione che, di fronte ad essa, avr una parte del pubblico e degli intellettuali italiani. Non evidentemente questa la sede per entrare nel merito di quello che non nemmeno un dibattito, bens la riflessione, viene infine da dire, di un intellettuale per lo pi diffidente rispetto ad un impegno in qualche misura politico, nonostante la passata collaborazione a uniniziativa come quella delle Nuove Edizioni Ivrea. per importante sottolineare il fatto, assai significativo, che con le parole appena riportate Bazlen in sostanza realizzi una previsione decisamente prossima al vero circa quelle che saranno le critiche mosse a casa Adelphi: se non le critiche, comunque, limmagine che nel tempo sar associata alla casa editrice, con diverse accezioni. Sembra insomma che la percezione comune di casa Adelphi sia in buona parte stata determinata, appunto, dal lascito intellettuale di Bazlen, dallinfluenza della sua figura. Diversi giornalisti delle pi disparate testate, infatti, parlano del fatto che lessere selettivi [appartenga] alla storia dellAdelphi168, la quale dunque da molti considerata la casa editrice forse [...] pi intelligente e [...] pi elegante e raffinata dItalia169. Allo stesso modo, non difficile leggere osservazioni circa il fatto che la sua [di Adelphi] fortuna coincisa con un periodo di profondo mutamento170, interpretato da Franco Fortini come segue:
[Adelphi] ha adempiuto in modo splendido il proposito di porre a disposizione di una parte dei nuovi intellettuali del ceto medio-alto una tradizione culturale evitata dalla cultura dellidealismo italiano e, in vari modi e istanze, combattuta o ignorata dalla cultura della sinistra rivolta allhegelo-marxismo o a Gramsci171.

In sostanza, dunque, Fortini vede nellofferta della casa editrice la risposta a una domanda culturale maturata in quegli anni almeno in alcuni strati della societ: un punto di vista che si pu forse arricchire con losservare che il messaggio di uno straordinario editore172 come Adelphi possa in effetti finire con lessere inteso come un implicito invito allim-

168 Antonio Gnoli, Da Roth a Walcott ecco lAdelphi mittelcaraibica, in La Repubblica, 18 ottobre 1992, p. 26. 169 Maddalena Camera, Adelphi - Grandi scoperte, con eleganza cit., p. 31. 170 [s.n.], Loracolo di Adelphi. Vita e gesta di un editore di qualit, in Europeo, 14 ottobre 1988, p. 42. 171 Franco Fortini, Cera una volta la Mitteleuropa, in LEspresso, 2 maggio 1993, p. 103. 172 Edmondo Berselli, Sublime, si stampi, in LEspresso, 18 luglio 2002, p. 101.

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politico come unica chance intellettuale per i contemporanei173. Secondo altri osservatori, invece, il lavoro di Adelphi non corrisponde, come per Fortini, a quello di unintelligente industria culturale174, dal momento che mai Fo e Calasso hanno pubblicato un libro che non amavano, pensando che lettori pi stupidi di loro lo avrebbero forse gradito175: un giudizio in qualche modo condiviso anche da Gian Carlo Ferretti, che nella sua Storia delleditoria letteraria parla di una triangolazione editore-opera-lettore fondata su unaffinit elettiva, esclusiva ed escludente176. Ancora, con forte accento polemico, secondo alcuni alla base delle molteplici proposte editoriali adelphiane si troverebbe una certa ambiguit di fondo177, in virt della quale leditore imbonitore offrirebbe ai lettori creduloni nientaltro che un libro bello, [...] facile, [...] di moda: in una parola, fintamente culturale. Con le brevi citazioni appena riportate si voluto mostrare come, nella diversit delle impostazioni e dei punti di vista, a proposito di Adelphi sia costante la messa in evidenza di quella che si pu variamente definire come originalit, ricercatezza, snobismo, o comunque fortissima distinzione rispetto alle altre maggiori case editrici italiane. Non difficile a questo punto constatare il fatto che, parlando appunto di martirio, accuse di frivolezza, [...] snobismo178, Bazlen mostri di avere piena coscienza della propria posizione culturale, e di come essa sarebbe stata percepita e collocata, sebbene a suo parere solo in senso negativo, nellambito della cultura italiana degli anni Sessanta e seguenti.

5.2.3 La Biblioteca Adelphi e leredit delle precedenti collaborazioni. Nel corso del paragrafo precedente si gi avuto modo di rilevare come dei sedici titoli per lo pi di saggistica che, stando alla documentazione costituita dagli Scritti, Bazlen aveva consigliato direttamente ad Adelphi, solo uno, vale a dire le memorie di Bettelheim, ha trovato effettiva pubblicazione: un aspetto che porterebbe a smentire lipotesi di una sua proIbidem. Franco Fortini, Cera una volta la Mitteleuropa cit., p. 103. 175 Giovanni Mariotti, Loracolo di Adelphi, in LEspresso, 7 dicembre 1980, p. 153. 176 Gian Carlo Ferretti, Storia delleditoria letteraria in Italia, 1945 - 2003, Torino, Einaudi, 2004, p. 199. 177 Fabrizio Rondolino, A me non piacciono i libri Adelphi. grave?, in Panorama, 8 marzo 2001, p. 87. Dallo stesso articolo sono tratte le citazioni che seguono. 178 Roberto Bazlen, Scritti cit., p. 336.
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fonda influenza sul catalogo adelphiano, ma che parimenti pu essere contraddetto con facilit da un altro ordine di osservazioni. Si