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Corriere della Sera Sabato 24 Novembre 2012


Roberto Calasso (nella foto) ha vinto il Prix
Chateaubriand 2012 con La folie Baudelaire (Gallimard).
Il premio giunto alla ventiseiesima edizione e la
cerimonia di premiazione si terr il 12 dicembre alle 18
presso lInstitut de France a Parigi dove Calasso terr
una lectio. La giuria del premio presieduta da Marc
Fumaroli (questanno eccezionalmente sostituito da
Gabriel de Broglie) ed composta da storici e letterati.
la prima volta che il premio Chateaubriand viene
assegnato a uno scrittore non di lingua francese. Il libro
di Calasso (che in Italia uscito da Adelphi nel 2008)
esplora gli effetti dellonda Baudelaire sullarte e la
letteratura, mettendo a fuoco un milieu culturale
straordinario, popolato da personaggi come Ingres,
Chateaubriand, Delacroix, Manet, Courbet, Saint-Beuve,
Flaubert, Rimbaud, Mallarm, Degas. Le loro storie si
intrecciano in questo saggio dallandamento
romanzesco che elabora materiali diversi, tutti
strettamente connessi tra loro, in un continuo gioco di
rapporti, risonanze e divergenze. Le motivazioni del
premio elogiano lerudizione e il talento narrativo
dello scrittore che si basa su una rete intricata di
citazioni per tessere quello che viene definito un inno
alla letteratura e allarte francesi.
Roberto Calasso
vince il premio
Chateaubriand
Lo scrittore britannico Clive Staples Lewis (1898-1963) conquister un posto donore
nella Abbazia di Westminster. Un memoriale di marmo sar inaugurato nella storica
abbazia di Londra il 22 novembre del 2013, cinquantesimo anniversario della morte
dellautore del ciclo di romanzi Le cronache di Narnia (100 milioni di copie vendute
nel mondo). Il nome di Lewis sar cos scolpito in un monumento nel mitico angolo
dei poeti che ospita le iscrizioni di Shakespeare, Chaucher, Keats, Dickens.
N
on ho mai let-
to la Teoria ge-
nerale delloc-
c upaz i o ne ,
dellinteresse e della
moneta, che John May-
nard Keynes pubblic
nel 1936. E me ne vergo-
gno. Ma mi permetto
di consigliare a qualsia-
si lettore Le conseguenze economiche della pa-
ce (Adelphi), che ebbe un grande successo su-
bito dopo la Conferenza di pace di Parigi nel
1919. Ora Adelphi pubblica un piccolo libro, Le
mie prime convinzioni (a cura di David Gar-
nett, Pierangelo Dacrema e Brunella Bruno,
con un saggio di Giorgio La Malfa, pp. 148 e
12), che sviluppa la materia delle Conseguenze
economiche della pace. Il 2 febbraio 1921 Key-
nes ne lesse una parte ai suoi amici di Bloom-
sbury. Caro Maynard, gli scrisse Virginia
Woolf, ci faresti avere il tuo manoscritto in
modo che possiamo leggere quello che ci sia-
mo persi ieri sera? Lo terremo segreto, e te lo
restituiremo subito. Ci parso magnifico, e
non so dirti quanto ti invidio per il modo co-
me descrivi i personaggi.
Keynes aveva passato i primi mesi del 1919 a
Parigi come rappresentante del ministero del
Tesoro inglese alla Conferenza di pace. Tutti
gli alberghi di Parigi erano occupati da rappre-
sentanti dei vari paesi, dalla Gran Bretagna al-
la Germania agli Stati Uniti allAustralia al
Giappone. Come un vero figlio di Ermes, Key-
nes si muoveva tra la protervia, la stolidit e
linutile sottigliezza dei politici di tutto il mon-
do, e li guardava con un occhio spaventosa-
mente ironico. Un senso di incombente cata-
strofe scriveva sovrastava la frivola sce-
na; la futilit e piccolezza delluomo davanti ai
grandi eventi che lo fronteggiavano; il misto
di impotenza e irrealt delle decisioni; legge-
rezza, cecit, arroganza, grida confuse da fuo-
ri: tutti gli elementi della tragedia antica erano
presenti. Ma, stando seduto tra i teatrali orna-
menti nei saloni di gala francesi, Keynes si
chiedeva se i volti di Wilson e Clemenceau fos-
sero delle vere facce umane, e non le masche-
re tragicomiche di qualche strano dramma o
spettacolo di burattini.
A Parigi, gli Alleati stavano preparando per
la Germania una pace cartaginese: la prosecu-
zione dellembargo, loccupazione del territo-
rio tedesco, la proibizione di commercializza-
re, al di fuori dei propri confini, oro, titoli este-
ri o altre disponibilit liquide, la requisizione
della flotta mercantile. Dapprima alla confe-
renza e poi nelle Conseguenze economiche del-
la pace, Keynes con la sua calma voce ironica
dimostrava cosa sarebbe successo: dapprima
la disperazione e la fame in Germania, poi la
diffusione dodio verso i vincitori, infine la fu-
tura vendetta dei vinti, che dopo due decenni
avrebbe portato allautodistruzione dellEuro-
pa.
Ci che affascina e meraviglia nelle Conse-
guenze economiche della pace il dono narrati-
vo e il talento psicologico, che ne fanno un ca-
polavoro letterario, da mettere accanto ai libri
di Virginia Woolf e di Lytton Strachey.
Ecco le mirabili pagine su Clemenceau.
Nel Consiglio dei Quattro Clemenceau por-
tava una giubba a tagliere di buon panno nero,
e alle mani, che non erano mai scoperte, guan-
ti grigi di pelle scamosciata; le scarpe erano di
grosso cuoio nero, ottime, ma di foggia cam-
pagnola, e a volte fermate sul davanti, curiosa-
mente, da una fibbia invece dei lacci. Nella sa-
la della casa del presidente Wilson in cui si te-
nevano le riunioni regolari del Consiglio dei
Quattro, Clemenceau sedeva su una seggiola
quadrata, rivestita di broccato, nel mezzo del
semicerchio davanti al caminetto, con alla sua
sinistra il primo ministro italiano Orlando e,
accanto al caminetto, il presidente Wilson, e
alla sua destra, dirimpetto a Wilson, il pre-
mier britannico Lloyd George. Non aveva
con s carte n portafogli e non era assistito
da un segretario personale, ma vari ministri e
funzionari francesi confacenti allargomento
in esame erano presenti intorno a lui. Il suo
passo, la mano e la voce non mancavano di vi-
gore; nondimeno, specialmente dopo lattenta-
to di cui era stato oggetto, aveva laspetto di
un uomo molto vecchio, che riservava le sue
forze per le occasioni importanti. Parlava di ra-
do, lasciando lesposizione iniziale del punto
di vista francese ai suoi ministri o funzionari;
spesso chiudeva gli occhi e se ne stava rilascia-
to sulla sedia con un viso impassibile di carta-
pecora, le mani guantate di grigio intrecciate
in grembo. Una breve frase, recisa o cinica, era
in genere sufficiente, una domanda, una scon-
fessione netta dei suoi ministri senza salvarne
la faccia, o unimpuntatura caparbia rafforzata
da qualche parola in un inglese dalla pronun-
cia asprigna. Ma eloquenza e fervore non man-
cavano quando ce nera bisogno, e limprovvi-
sa eruzione verbale, spesso seguita da un ac-
cesso di tosse cavernosa, produceva il suo ef-
fetto piuttosto col vigore e la sorpresa che con
la persuasione.
* * *
La figura di Keynes mi incanta, e rinuncerei
volentieri al posto importantissimo che egli
ha segnato nella scienza economica, per racco-
gliere le tracce lasciate in quella meravigliosa
raccolta di chiacchiere, pettegolezzi e opinio-
ni che sono le Lettere di Virginia Woolf. Key-
nes vi appare dappertutto, sempre sottile, in-
telligente e frivolo. Frequentava Virginia: per
qualche tempo abit un pied--terre al piano
sotto il suo: andava a trovarla nella sua
casa di campagna; e quando pre-
se in affitto una casa a Gordon
Square ne fece il centro di una
nuova Bloomsbury, dando feste e
balli in maschera.
Nelle lettere di Virginia Woolf
appare continuamente Lydia Lopo-
kova, che aveva danzato come pri-
ma ballerina della compagnia Dia-
ghilev nel 1916, 1919 e 1925, nelle
rappresentazioni della Boutique
Fantasque, di Les Sylphides e del-
la Bella addormentata. Ritorn a
ballare nel 1926 in un adattamento
da Milton, e immaginava di mimare
anche delle scene di Orlando. Alme-
no nei primi anni di conoscenza, sem-
brava deliziosa a Virginia Woolf: veni-
va a trovarla di tanto in tanto, come un uccelli-
no che saltava allegramente da un ramo allal-
tro; graziosa, esuberante, spiritosa, simpaticis-
sima. Aveva laria di uno scoiattolo: stava sedu-
ta per ore e ore a lustrarsi il naso con le zampe
anteriori.
Malgrado una relazione con Duncan Grant,
Keynes spalancava i suoi occhi limpidi sul
mondo femminile, e quando vide Lydia Lopo-
kova danzare nella compagnia Diaghilev, si in-
namor di lei. Voleva sposarla, dovette affron-
tare ostacoli: ci riusc soltanto il 4 agosto 1925,
e venti giorni dopo diede un grande ricevimen-
to. Malgrado la simpatia per Lydia, Virginia
era stata contraria al matrimonio. Penso vera-
mente aveva scritto alla sorella che do-
vresti fermare Maynard prima che sia troppo
tardi. Non riesco a credere che si renda conto
delle possibili conseguenze. Mi vedo fin trop-
po bene Lydia diventare grassa, affascinante,
esigente; Maynard entrare nel governo; e casa
sua diventare luogo di duchi e di primi mini-
stri. Maynard, che un uomo semplice, spro-
fonderebbe irrimediabilmente prima di ren-
dersi conto della sua condizione. Poi si sveglie-
rebbe, per ritrovarsi con tre bambini, e con-
trollato a vita. Lydia era molto meglio come
bohmienne senza legami, affamata e piena di
speranze, che come matrona, con tutti i suoi
diritti assicurati.
A Londra e nella sua casa di campagna, Vir-
ginia Woolf continu a controllare, con ironia
non sempre benevola, il matrimonio delluc-
cello-scoiattolo con il grande economista scrit-
tore. Lydia aveva un carattere gradevole e un
cervello limitato. Il suo contributo era uno
strillo, un ballo: poi il silenzio, come una bam-
bina remissiva, con le mani intrecciate. Dico-
no scriveva Virginia che ora si pu con-
versare con Keynes solo usando parole di una
sillaba. Se no, Lydia non capisce. Tutto quel-
lo che aveva preveduto intorno a Keynes e a
Lydia aggiunse si stava avverando. Han-
no pranzato con noi due sere fa; e mio Dio! Il
passerotto si sta gi trasformando in una galli-
na, riservata, silenziosa, seria, matura, comple-
ta di uovo, penne e coccod. Uno spettacolo
davvero triste, e vedo avvicinarsi il giorno in
cui non sopporter nessuna allusione alla dan-
za.
Credo che Virginia esagerasse. La balleri-
na-passerotto continu a saltare con grazia da
un ramo allaltro; e lo scoiattolo non smise di
lustrarsi il naso con le piccole zampe anterio-
ri.
RIPRODUZIONE RISERVATA
PARIGI
C. S. Lewis al fianco di Shakespeare e Dickens
Keynes: cos la Conferenza di Parigi nel 1919 prepar la tragedia
Cultura
di PIETRO CITATI
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Dapprima la fame in Germania, poi
la diffusione dodio verso i vincitori,
infine la futura vendetta dei vinti
Il peso insostenibile della pace
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Nella foto da sinistra a destra David Lloyd George, Vittorio Orlando, Georges Clemenceau e Woodrow Wilson dopo lincontro a Parigi (27 maggio 1919, Archivio Alinari)
La Conferenza di
pace di Parigi del
1919 fu una
riunione
internazionale
che vide i Paesi
vincitori della
Grande guerra
impegnati nel
delineare una
nuova situazione
geopolitica in
Europa e stilare i
trattati di pace
con le Potenze
Centrali uscite
sconfitte
Levento