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Sabato 3 Novembre 2012 Corriere della Sera


T
olstoj pubblic I cosacchi
(Einaudi, nella bellissima
traduzione di Agostino Vil-
la), nel 1863. Probabilmen-
te il capolavoro del suo periodo
giovanile. Chi racconta, Olnin,
controfigura di Tolstoj, era domina-
to dalla irresistibile divinit della
giovinezza: da un potere (dato al-
luomo una volta sola) di fare di s
ci che voleva, e di fare ci che voleva del mondo intero. Il
suo era lo slancio dellinfinito: il trionfo del sogno e della
fantasticheria, specie se rivolto al mondo femminile, su
qualsiasi aspetto dellesistenza.
L, a Mosca, a ventiquattro anni, mentre stava per parti-
re verso il Caucaso, Olnin rifiutava ogni forma di realt:
non terminava i corsi di nessuna scuola, non si impiegava
in nessun ufficio, e scialacquava le proprie sostanze. Quel-
lo che gli interessava e gli sollevava lanima, non era lamo-
re per gli amici; e non era lamore di una donna, giacch
non aveva mai amato. Quello che lo faceva mormorare pa-
role di commozione sconnesse e piangere era soltanto
lamore di s: un ardente e speranzoso amore di quanto
cera di buono nella sua anima, che in quel periodo gli sem-
brava intieramente buona.
Per lui non esisteva nessun genere di vincoli. Tutto pote-
va fare, e di nulla aveva bisogno, e nulla lo teneva legato.
Non conosceva n famiglia, n patria, n fede, n ricchezza.
Non cera niente a cui credesse e a cui si assoggettasse. Si
lasciava prendere da
continui trasporti. Ma a
questi suoi trasporti
sabbandonava solo fi-
no a quando non costi-
tuivano per lui un lega-
me. Appena avvertiva
lavvicinarsi di un pro-
blema pratico, egli,
distinto, saffrettava a
strapparsi da quella impresa, e a ristabilire la sua libert.
Parlava con ardore, gesticolando: ma non trovava le parole,
o tutte le parole che gli venivano alla memoria gli parevano
insufficienti a esprimere tutto ci che gli affluiva al cuore.
Appena giunse tra i montanari del Caucaso, Olnin si
lasci alle spalle le memorie della vita moscovita. Mosca
venne spazzata via: le amicizie mondane, il frenetico gioco
di carte, i balli, dimenticati; e con Mosca tutti i ricordi del
suo complicato, diarmonico e mostruoso passato. Il pas-
sato gli parve una cosa completamente estranea, e il futuro
non gli destava nessun interesse. Allaspetto, Olnin sem-
brava tuttaltro uomo. Al posto degli zigomi rasi, aveva dei
teneri baffi e una piccola barba. Al posto del viso giallogno-
lo, smunto dalla vita notturna, aveva sulle gote, sulla fron-
te, dietro le orecchie, una rosea, sana abbronzatura. Da tut-
ta la persona spirava unaria di salute, di allegria e di soddi-
sfazione.
***
Il Caucaso era diviso tra la steppa e le montagne. Nella
steppa nulla si scorgeva, tranne quella monotona, triste,
arida distesa, e la sabbia picchiettata dalle orme del bestia-
me e un po derba appassita. Quando cera vento, trasporta-
va montagne di sabbia. Quando cera bonaccia, la calma
sembrava ancora pi inquietante. In ogni cosa, colpiva las-
senza dombra e la severa intonazione del paesaggio. Men-
tre la troica di Olnin si muoveva rapidamente sulla strada
piana, le montagne correvano allorizzonte, brillando al so-
le nascente con le loro rosee cime. Dapprima le montagne
avevano soltanto stupito Olnin: poi gli infusero una spe-
cie di esaltazione; col passare del tempo, mentre continua-
va a osservare quelle montagne nevose, egli cominci a po-
co a poco a compenetrarsi di tanta bellezza, a sentire le
montagne. Da quel momento in poi, qualsiasi cosa vedes-
se, qualunque cosa pensasse, qualunque sentimento pro-
vasse, si improntava del nuovo, severo, maestoso carattere
delle montagne.
Olnin non stava mai nella casa che aveva affittato, da
un piccolo proprietario cosacco. Ai primi segni del giorno,
unargentea nebbiolina incominciava a biancicare sullac-
qua: una parte si convertiva in guazza, inumidiva la strada
e lerba lungo i recinti; le giovani aquile cominciavano a
stridere e a sbatacchiare le ali, seguite dal grido del primo
gallo. Alle sei di mattina, Olnin si infilava un lacero gabba-
no di pelle di bue, si disponeva alla cintola il coltellaccio,
prendeva il portapane, e chiamava il cane. Poi sceglieva un
luogo nel bosco: stava l ad aspettare: conosceva tutto
quanto avveniva nel bosco, alzava gli occhi al cielo; e atten-
deva che da un momento allaltro si sentisse uno scricchio-
lio e sopravvenisse un cinghiale, mentre le aquile giovani
riprendevano a stridere. Alle sette di sera era di ritorno a
casa, stanco, affamato, con cinque o sei fagiani appesi alla
cintola e talvolta un cinghiale sulle spalle. Non ricordava
nemmeno una delle idee o delle sensazioni che lo avevano
agitato per quattordici ore. Non avrebbe neanche saputo
dire a cosa aveva pensato. Dun tratto si riscuoteva e si do-
mandava: A che cosa penso?.
Nel villaggio gli ultimi rumori si andavano quietando. Il
bestiame dei cortili, i tetti delle case, persino i pioppi dirit-
ti, tutto (si sarebbe detto) si preparava a dormire quel son-
no calmo che segue alla fatica. Soltanto le squillanti, inin-
terrotte voci delle rane giungevano dalle umide lontanan-
ze. A oriente, le stelle diventavano pi rade; qua sul capo,
invece, sfavillavano sempre pi profonde e pi fitte. Presto
ununica ombra azzurrognola si diffondeva sulla terra e il
cielo. Nella piccola casa di Olnin la fiammella della cande-
la ondeggiava qua e l, rischiarando ora le colonne del pia-
nerottolo, ora il tavolo e le stoviglie. Le farfalle notturne
roteavano intorno, e si dibattevano, spandendo la polveri-
na delle ali sul tavolo e i bicchieri; ora volavano diritte sulle
fiamme delle candele; ora sparivano completamente nel
nero che circondava il cerchio luminoso.
***
Olnin ricord sempre una delle sue mattine di caccia.
Il cane gli corse innanzi, e fece alzare due fagiani. Appena
fu entrato fra i pruneti, incominciarono a frullare fagiani a
ogni passo. Olnin ne uccise cinque. Intanto il sudore gli
colava a rivoli sul corpo. Richiam indietro il cane, mise in
ordine il grilletto, e scacciandosi dintorno le zanzare con
le maniche della giubba, savvi verso casa. La giornata era
perfettamente serena, calma, ardente. Anche nel bosco la
frescura mattutina era svanita, e miriadi di zanzare ricopri-
vano il viso, le mani, le braccia; e trafiggevano i vestiti. Per
quanto fossero intollerabili, Olnin decise di sopportarle.
Sul mezzogiorno, lesperienza incominci a diventare
piacevole. Gli sembr addirittura che, se questatmosfera
zanzaresca non lo avesse attorniato da tutte le parti, il bo-
sco avrebbe perso per lui il suo carattere e il suo incanto.
Le miriadi di insetti saccordavano tanto bene con la selvag-
gia e mostruosa ricchezza di vegetazione, con il subisso di
uccelli e di belve, che riempivano il bosco, con la cupa ver-
dura, con la torrida aria odorosa, con i ruscelli di torbide
acque filtranti dappertutto dal fiume, da fargli riuscire gra-
devole proprio quello che dapprima gli era sembrata intol-
lerabile. Provava un grande senso di agio e di refrigerio. A
nulla gli andava il pensiero, di nulla aveva desiderio. E
dimprovviso gli scese nellanima una strana sensazione di
felicit senza motivo e damore per tutto: per una antica
abitudine infantile, cominci a farsi segni di croce e a rin-
graziare Qualcuno.
Cos, avvolto da questimmensa natura cristiana, che lo
Ivan Ilic
e Salto
Leroe di Tolstoj lascia Mosca per la solitudine del Caucaso
simbolo moderno di chi deve staccarsi da tutto per ritrovarsi
Ci sar ormai pi di unipotesi un quinto capitolo
della saga di Eragon (Rizzoli). Lo ha detto Christopher Paolini,
ospite di Lucca Games 2012. Il giovane scrittore americano ha
confermato ai fan che il prossimo libro sar di fantascienza.
Ma questo non esclude ha concluso Paolini che dopo
non possa cimentarmi con un quinto libro di Eragon. (a.pa.)
Cultura
di PIETRO CITATI
Eragon verso la quinta puntata
Via dal mondo, felicit essere altrove
La rivelazione
Le ultime uscite
Riletture Il capolavoro precoce dello scrittore russo, I cosacchi, un inno al demone della giovinezza, onnipotente e autodistruttiva
Avvolto dalla immensa
natura cristiana, Olnin
fu preso dallagitazione
e dallesultanza
I cosacchi fu pubblicato
in Italia da Einaudi nel
1972 con la traduzione
di Agostino Villa.
Quarantanni dopo,
le opere del celeberrimo
autore russo
campeggiano ancora
nelle schiere delle ultime
uscite editoriali. Salani
ripropone La morte
di Ivan Ilic (2012, 10)
in formato audiolibro,
mentre Orecchio Acerbo
pubblica Salto (2012,
pp.36, 12,5, traduzione
di Olga Romanova),
un racconto di Tolstoj
accompagnato dalle
illustrazioni di Maja
Celija. La casa editrice SE
riporta in libreria, con la
traduzione di Clemente
Rebora, il romanzo breve
La felicit domestica
(2012, pp.151, 16)
Il campo bagnato del paesaggista russo Fjodor Vasilijev (1850-1873)
49 Cultura
Corriere della Sera Sabato 3 Novembre 2012
amava e lo trafiggeva, Olnin fu preso dallagitazione e dal-
lesultanza. Gli pareva di aver scoperto una nuova verit.
La felicit, ecco cos disse a s stesso la felicit sta
nel vivere per gli altri: amare gli altri, sacrificarsi per gli
altri; e si metteva a rimuginare per chi dovesse sacrificar-
si, l, su due piedi, senza perdere tempo. Tornato a casa,
scrisse sul suo grosso diario: Per essere felici, una sola
cosa necessaria: amare, e amare col sacrificio di s stessi,
amare ogni persona e cosa; tendere in tutte le direzioni la
ragnatela dellamore; chiunque ti capiti, acchiappalo
cosacchi, cosacche, cacciatori, soldati, ufficiali, e persino i
fagiani, i cervi, le zanzare, che lo avevano trafitto nel bosco
e lungo il fiume. In lui si era foggiata limpressione che
qui, in questo villaggio cosacco, era la sua vera casa, la sua
vera famiglia, e che in nessun altro luogo avrebbe vissuto
in futuro in modo cos felice. La felicit continu a scri-
vere consiste nello stare con la natura, nel vedere la na-
tura, nel parlare con lei.
Conobbe Marjna, o Marjnka, una bellissima ragazza
cosacca. Quando apriva la porta della casa di lei, Olnin
distingueva nella mezza luce lalta e armoniosa figura della
ragazza. Con la rapida e avida curiosit della giovinezza,
egli, senza volerlo, notava le forme potenti e virginee, che
si delineavano sotto la fine camicia dindiana; e i bellissimi
occhi neri, che con infantile terrore e curiosit selvaggia
stavano puntati su di lui. Poi Marjna fuggiva a piedi nudi
gi per i gradini di casa, dandogli unultima occhiata colle
pupille ridenti.
Olnin passava molta parte della giornata insieme a
Marjna. Spesso lui prendeva un libro, e leggeva per pro-
prio conto. Marjna stava appostata sulla stufa, come una
capra selvatica, con le gambe raccolte. Essa non prendeva
parte alla conversazione: ma Olnin vedeva i suoi occhi, il
suo viso, udiva i suoi movimenti, i suoi denti che mastica-
vano i semi di girasole, e aveva la sensazione che lei stesse
in ascolto con tutto il suo essere mentre lui parlava e legge-
va. A momenti gli sembrava che gli occhi di lei gli stessero
puntati addosso; e, incontrando il loro lampo, senza accor-
gersene smetteva di
parlare e la guardava in
silenzio. Tendeva lorec-
chio al suo respiro, e di
nuovo aspettava il suo
sguardo. Davanti agli al-
tri, Marjna era quasi
sempre allegra e genti-
le con lui; da soli, inve-
ce, era selvaggia e ruvi-
da. A volte, sentiva il vigoroso passo di lei salire i gradini
della casa, dalluscio traspariva lazzurro della sua camicia
dindaco. Marjna entrava fin nel mezzo della stanza, sav-
vedeva di lui; e nei suoi occhi, appena percettibile, passava
un sorriso carezzevole, mentre lui si sentiva assalito dal-
lesultanza e dal terrore.
Olnin riprese di nuovo il suo diario. Non mia la col-
pa se lamore mi ha preso. Questo avvenuto contro mia
volont. Qui non si tratta di quel sentimento ideale, cosid-
detto elevato, o di quel senso di trasporto con cui ci si com-
piace del proprio amore; e meno che mai un desiderio
voluttuoso. Forse io amo in lei la natura; la personificazio-
ne di quanto c di bello nella natura. Non ho una volont
mia propria: attraverso di me, ad amarla c non so quale
forza elementare; tutta la natura infonde questamore nella
mia anima, e mi dice: "ama!" Amandola, sento dessere
una inscindibile particella del mondo di Dio.
***
Quando Marjna accett di sposarlo, i lettori dei Cosac-
chi immaginano che Olnin lavesse finalmente imprigiona-
ta nella ragnatela dellamore. Ma accadde una terribile sven-
tura. Olnin decise di lasciare il villaggio cosacco e di veni-
re trasferito di nuovo, lontano, allo Stato Maggiore. Cos la
mobile ragnatela dellamore rimase spezzata per sempre.
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Lo scrittore e filosofo spagnolo Agustn Garca Calvo,
intellettuale libertario simbolo della resistenza al
franchismo, morto a 86 anni. Con la sua riflessione,
Garca Calvo, sempre anticonformista, anche
nellabbigliamento, ha portato allestrema radicalit le
formulazioni anarchiche e antiautoritarie. Tra i suoi
discepoli figura lo scrittore e filosofo Fernando Savater,
noto in tutto il mondo per il suo libro Etica per un figlio,
che gli ha sempre professato pubblica riconoscenza. Poeta
e drammaturgo, filologo e giornalista, oltre che filosofo,
Garca Calvo fu espulso dalluniversit di Salamanca al
tempo del regime franchista e fu esule in Francia,
stabilendosi a Parigi. La sua opera stata ricompensata in
Spagna per tre volte con il Premio Nazionale (di Saggistica
nel 1990, di Letteratura drammatica nel 1999 e alla
Carriera nel 2006). Laureato in filologia classica e filosofia
alluniversit di Salamanca, dove inizi la carriera
accademica, Garca Calvo fu cacciato dallateneo nel
febbraio 1965 quando si mise a capo di una protesta
studentesca. Dopo un esilio di 10 anni, torn in Spagna
ottenendo le cattedra alle universit di Siviglia e Madrid.
autore di una teoria generale sul linguaggio in tre volumi.
(d. fert.)
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Addio a Garca Calvo
libertario antifranchista
che ispir Savater
Guttuso: Mi raccomando
il Viareggio va a DArrigo
Gli interventi su Bigiaretti, Ungaretti e Zavattini
Personaggi
Verit celesti
Lispirazione di Pessoa
L
e vere mostre, che non siano
semplice routine, non spingo-
no i curatori o gli eredi dellar-
tista semplicemente a sceglie-
re e a collocare le opere, ma suggeri-
scono nuove indagini nei materiali.
quanto successo a Fabio Carapezza
Guttuso, figlio adottivo di Renato. Ri-
guardando alcune carte del padre
proprio in occasione della vasta mo-
stra Guttuso 1912-2012, che ha or-
ganizzato e curato in occasione del
centenario della nascita del pittore,
inaugurata il 12 ottobre al Complesso
del Vittoriano a Roma (chiuder il 10
febbraio 2013), si imbattuto in una
lettera inedita di Renato Guttuso indi-
rizzata il 21 luglio 1957 a Stefano DAr-
rigo, il futuro autore di Horcynus Or-
ca, che proprio in quellanno ne co-
minci la stesura conclusa solo
nel 1975 per dare vita al famosissimo
caso letterario.
La lettera di Renato Guttuso offre
uno straordinario spaccato della vita
culturale nellItalia del dopoguerra,
indicando il forte legame che allora
stringeva pittori, scrittori e poeti e di
conseguenza gli organizzatori dei
premi letterari.
Ecco di che cosa si tratta. In quel
1957 Guttuso e DArrigo sono amici
fraterni da anni. Si sono conosciuti
nel 1949 a Scilla. Lo raccontava bene
luned scorso Alberto Arbasino su
la Repubblica, parlando della mo-
stra di Guttuso: ...e comunque, an-
che in assenza di tonnare, ogni pe-
sca al pesce spada si rivolge diretta-
mente a Stefano DArrigo, Horcynus
Orca. Lamicizia si cementa poi a
Roma, nellambiente degli studi dar-
tista a Villa Massimo, sede appena se-
questrata dellaccademia tedesca. L
lavorano, con Guttuso, anche Emilio
Greco, Marino Mazzacurati. E Guttu-
so avr l ospiti Pablo Neruda (di cui
firmer un famoso ritratto) e Pablo
Picasso.
In quel 1957 DArrigo ha appena
pubblicato da Scheiwiller la sua rac-
colta di poesie Codice siciliano. Deci-
de di concorrere al premio Viareg-
gio. Ma il carattere riservato gli og-
gettivamente dostacolo. E si affida al
pi combattivo amico Guttuso il qua-
le, tenendo ben presente la composi-
zione della giuria, gli scrive chiaman-
dolo caro Fortunato, lautentico
primo nome di DArrigo (fu Guttuso
a suggerirgli, con Giacomo Debene-
detti, di adottare il nome Stefano):
Io posso solo scrivere a Zavattini.
Per il resto devi muoverti tu. Se dav-
vero Bigiaretti ti appogger e Rpaci
non avr altre raccomandazioni o in-
teressi da proteggere, il premio do-
vresti averlo. Nulla accadeva senza
il via libera del padre-padrone del
premio, Leonida Rpaci, che tenne
saldamente il timone fino alla sua
morte nel 1985.
La raccomandazione gi in
quel 1957 affare corrente nei premi
letterari, infatti Guttuso aggiunge:
Per tu dovresti cercare Rpaci e
parlargli, dicendogli che sono stato
io a spingerti. E cos dovresti cercare
tu stesso Giacomino. Ovviamente si
tratta di Giacomo Debenedetti, il
grande critico, autore de Il romanzo
del Novecento.
Renato Guttuso tagliente e prati-
co, conosce le timidezze del suo caro
amico DArrigo, siciliano quanto lui
ma diversamente isolano, per via
del temperamento umbratile che lo
caratterizzava: Non aspettare la
pioggia in bocca. Il merito solo una
parte, per il resto bisogna almeno di-
re: "presente". Non fre-
mere, sintende, e figu-
rati se sar io a consi-
gliartelo. Ma non aiuta-
re la gente a dimentica-
re. Capisci?
Per Renato Guttuso
crede sinceramente nel
lavoro poetico di DArri-
go e gli assicura altri ap-
poggi attraverso amici
intermediari per arriva-
re ai giurati: Parlo dun-
que a Corrado (ovvero
il pittore Cagli, ndr) per
Bont. (cio Massimo
Bontempelli), a Tanino
(Tanino Chiurazzi, tito-
lare e animatore della
galleria darte romana
La vetrina) per Unga-
retti (ovvero Giuseppe
Ungaretti), a Libero (il
poeta e critico Libero
de Libero, ex animato-
re della galleria La co-
meta) per Bigiaretti (il
poeta e scrittore Libero
Bigiaretti) e tieni contat-
to con Rpaci e con Gia-
comino.
Guttuso sta scriven-
do da Velate, il piccolo
borgo medievale im-
merso nel verde della
Brianza, dipinge nella propriet di
sua moglie Mimise Dotti. Nella con-
clusione c un altro avviso: Ti ab-
braccio, d a Nino che stia tranquillo,
ho scritto ed entrer alla Triennale.
Si tratta del pittore Nino Franchina,
caro amico di entrambi, sposato con
la figlia di Gino Severini.
Una rete vasta di amicizie, affetti e
anche di ambizioni (i premi). Guttuso
fu infatti amico di Moravia, Quasimo-
do, Ungaretti, Pasolini. Naturale che
si interessasse ai riconoscimenti lette-
rari, anche senza far parte di giurie.
Alla fine, in quel 1957, il Viareggio
di poesia and invece a Pasolini per
Le ceneri di Gramsci e per la narrati-
va a Italo Calvino per Il barone ram-
pante. DArrigo ebbe per il premio
Crotone nel 1958. In giuria cerano De-
benedetti (presidente), Ungaretti e
Carlo Emilio Gadda.
Stagione di giganti. Irripetibile,
nemmeno a dirlo.
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F
ernando Pessoa, Libro dellinquietudi-
ne, appena tradotto da Einaudi: Aver
toccato i piedi a Cristo non una scu-
sa per una punteggiatura imprecisa. In
questopera che non esiste carte sparse,
ritagli, appunti per scritti a venire si ram-
menta al lettore che si tratta dellautobio-
grafia di un tale che non mai stato. La lo-
cuzione su Cristo, tuttavia, lucidissima:
chi lo ha toccato perde le coordinate gram-
maticali. Pessoa non lo scusa, ma sottoli-
nea quasi con ironia come la punteggiatura
venga dopo. Kant fu sgrammaticato scriven-
do la Critica della ragion pura, allo stesso
modo mistici quali Giovanni della Croce
non poterono permettersi il lusso di siste-
mare le virgole con la medesima diligenza
dellimpiegato Akakij Akakievic. Quello de-
scritto da Gogol.
Non si preoccupi il lettore: queste righe
non desiderano essere un manifesto contro
la punteggiatura, anche se sempre pi
usata a casaccio; piuttosto sono il tentativo
di spiegare, attraverso una riflessione che
ci stata suggerita da Pessoa, la natura del
libro di Arnoldo Mosca Mondadori Cristo
nelle costellazioni.
Non unopera di poesia, anche se la spi-
rito che lha ispirata la rende tale; non so-
no frammenti, giacch pagina dopo pagi-
na il lettore (involontariamente) compie
un percorso; non un saggio o un testo
teologico, perch si alimenta di lampi. Nel
libro c il vuoto bramato dai mistici e il
silenzio delle cose assolute, ma soprattut-
to c Cristo. Con Maria, i cieli, la rivelazio-
ne che passa dalla sofferenza, molti punti,
qualche virgola. Insomma: Arnoldo osse-
quia la punteggiatura ma offre squarci ce-
lesti, scrive preziosi lacerti, tuttavia narra
una storia infinita.
Con essa il lettore si avvicina continua-
mente a Cristo, lo scorge nel suo supplizio
sulla croce, si trova dimprovviso tra le stel-
le. O anche oltre, negli abissi delluniverso.
Pessoa richiamato da un frammento di pa-
gina sedici: Il fuoco nei tuoi piedi nascon-
de semi di rose invisibili, e nella tua mente
si formano i roseti eterni del perdono.
Il linguaggio di Arnoldo salta le regole
della logica e sceglie appunto quelle dei mi-
stici: Tu respiravi Cristo la morte di Dio e
il suo tempo damore. Quel farsi fuoco
prima di farsi carne investe chi cerca di
avvicinarsi. La scrittura densissima, fulmi-
nante: Quando le primavere cadono luna
nellaltra sono vicini i tuoi occhi. Gi, il
tempo. La sua impietosa danza travolge i
corpi e spegne le stelle. Per questo Arnoldo
Mosca Mondadori cerca un rifugio nel dop-
pio cosmo che i mistici conoscono, anzi na-
turalmente abitano: E cos credo che esi-
stano due universi. Il primo sostiene il se-
condo. Sul fuoco senza fine del tuo amore,
nella materia inconcepibile del perdono tu
innalzi ogni natura vivente. Si avverte un
continuo abbraccio divino nella scrittura di
queste pagine: C solo un sogno vivo nel
ventre di Dio, che vive insieme alle sue fiam-
me: il volto appena nato di Maria.
Uno sguardo trascendente, che va al di l
di ogni possibile sillogismo: Prima che
Dio ti facesse risorgere tua madre di acca-
rezz eternamente. Siamo dinanzi a una
fascinosa ricerca di Cristo. Con una punteg-
giatura precisa.
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R Il libro d| Arno|do Hosca Hondador|. Cr|s|o
nc||c cos|c||a/|on|. cd||r|cc Horcc|||ana. pa|-
nc 72. e 8
La carriera dellartista
nei 100 quadri famosi
La conclusione
Religione Arno|do Hosca Hondador| a||ron|a || |cma dc||c cosc asso|u|c. una r|ccrca d| Cr|s|o |n |u||c |c d|mcns|on| ||s|chc c |rasccndcn||
di ARMANDO TORNO
di PAOLO CONTI
Niente mai definitivo,
per cui alla fine
del racconto la trama
damore viene spezzata
Quel silenzio del mistico che incomincia dalle costellazioni
Il fuoco nei tuoi piedi nasconde
semi di rose invisibili,
e nella tua mente si formano
i roseti eterni del perdono
Al Vittoriano
Sopra: LEmpireo secondo
il pittore tedesco Philipp Veit
(Berlino, 13 febbraio 1793
Magonza, 18 dicembre 1877)
Stefano DArrigo, a sinistra, con Renato Guttuso (F. Carapezza Guttuso, fotografo: Benvegn - Guaitoli)
La mostra Guttuso 1912-2012,
inaugurata il 12 ottobre, continua
fino al 10 febbraio nel Complesso
del Vittoriano a Roma, ai Fori
Imperiali. I curatori (Fabio
Carapezza Guttuso, figlio adottivo
di Renato e presidente degli
Archivi; Enrico Crispolti, professore
di Storia dellarte contemporanea a
Siena; coordinatore Alessandro
Nicosia) hanno scelto 100 dipinti,
lintero arco creativo del maestro,
con La crocifissione, I funerali
di Togliatti, Il caff Greco, La
Vucciria. Orari: luned-gioved
9.30-19.30, venerd e sabato
9.30-23.30, domenica 9.30-20.30.
Retroscena ln occas|onc dc||a mos|ra. || ||||o ado|||vo dc| p|||orc r|vc|a una |c||cra |ncd||a dc| l957

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