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Modelli La scelta autobiografica di Memorie di un pazzo

Ripensamenti Negli anni Ottanta dell800 la svolta dello scrittore

Tolstoj, la fine della gioia I racconti delle ossessioni


Depressioni e paure dopo Guerra e pace Dio unincognita, senza la quale nulla esiste
di PIETRO CITATI
uali impressioni sconvolgenti destano, in chi esca dalla lettura di Guerra e pace e di Anna Karenina, i racconti tolstojani degli anni ottanta! L, anche dove il destino si accaniva con pi ferocia sulle creature di luce, avevamo limpressione della libert, della ricchezza, della variet, della molteplicit di connessioni della vita; e con quale gioia ne percorrevamo i labirinti. Le Memorie di un pazzo, la Morte di Ivan Ilic, Il diavolo, La Sonata a Kreutzer sono invece storie di unossessione: ossessione di una malattia psicologica, della morte, delleros, dellodio. Come se avesse dimenticato i colori della primavera e dellestate, ora Tolstoj vive al chiuso, prigioniero del chiuso, tetramente trionfante nella propria claustromania. Non c libert ma costrizione: non respiriamo ma soffochiamo. Se l Tolstoj intrecciava tutte le dimensioni e i toni diversi, facendoli echeggiare uno nellaltro, ora egli sceglie una sola dimensione, un solo tono, in capolavori di cupa monotonia. Kafka ha molto amato alcuni di questi racconti. Le Memorie di un pazzo, scritte nel 1884, fingono di essere lautobiografia di un proprietario di terra: mentre, in realt, rivelano gli acutissimi punti di crisi nella tarda esistenza di Tolstoj. Allinizio siamo nel 1869, subito dopo il completamento di Guerra e Pace, questorgia, come confess pi tardi alla cugina Aleksandra. Tolstoj si sentiva abbandonato dalla fantastica e lucidissima ebbrezza dove aveva abitato per qualche anno, e senza la quale non possibile vivere. Aveva vissuto immerso nella musica continua della vita: ora, allimprovviso, si sentiva gettato fuori dallesistenza, che si arrestava davanti ai suoi occhi, fissa, immobile, sclerotica, funeraria. Se la vita si era arrestata cos allimprovviso, come poteva non arrestarsi anche lui? Guardava tutte le cose come se fosse stato un morto tra i morti: non vedeva pi quanto cera da vedere: non sentiva pi quanto gli altri sentivano; ogni piacere intellettuale e poetico era perduto. Non desiderava pi nulla. *** Il protagonista delle Memorie di un pazzo de-

Liniziativa

Karenina e gli altri Capolavori in Rete

] Quasi 2.500 volontari digitali per mettere in rete le opere di Lev Tolstoj. il progetto russo annunciato dalla pronipote del grande scrittore, Fekla Tolstaja: da Guerra e pace a Resurrezione, gli scritti saranno disponibili su Internet (nella foto, la copertina della prima edizione di Anna Karenina, uscita tra il 1873 e il 1877). ] Tolstoj (1828-1910) stato uno dei massimi scrittori russi. Oltre ai grandi romanzi, negli anni Ottanta del XIX secolo ha scritto numerosi racconti, come La morte di Ivan Ilic, Il diavolo, e Memorie di un pazzo, qui analizzato. Una delle migliori edizioni della novella quella contenuta nel terzo dei tre volumi di racconti pubblicati da Einaudi (esaurita). Memorie di un pazzo e altri scritti invece ledizione di Se.

cise di lasciare la propria casa insieme al suo servo, per vedere un possedimento con un grande bosco, che desiderava acquistare. Quando scese la sera, viaggiava in carrozza, per met assopito. Allimprovviso si svegli, perch laveva attraversato non so quale terrore. Gli balen in mente che non avrebbe dovuto a nessun costo spingersi in queste contrade remote, che sarebbe morto quaggi, lontano da casa. E gliene venne un brivido. Incominci a provare una stanchezza, un desiderio di sosta. Aveva limpressione che entrare in una casa, vedere gente, bere del t e sopratutto dormire, lavrebbe risollevato. Decise di pernottare nella citt di Arzams. Arriv alla casa di posta: era bianca, e gli sembr tremendamente triste, tanto da dargli un nuovo senso di ribrezzo. Smont a terra adagio adagio. Entr. Cera un corridoietto. Un uomo sonnolento, con una macchia su una guancia (quella macchia gli sembr orribile) gli indic una stanza con la mano. Era una cameretta tetra, quadrata, bianca di calce, con una sola finestra dalle tende rosse. Che la cameretta fosse quadrata, gli riusc stranamente penoso. Cos, per mezzo del suo protagonista, Tolstoj penetr per la prima volta nel mondo quadrato: proprio lui che aveva rappresentato la vita come qualcosa di sinuoso, circolare, femminile. Una volta il quadrato era per lui il segno dellintelligenza astratta, dei programmi e dei propositi: ora, nella casa di posta di Arzams, diventa lincarnazione degli orrori che germogliano tra le pareti della nostra mente. Mentre il servo metteva su il samovr, il protagonista si allung sul divano. Non dormiva. Gli faceva paura alzarsi, allontanando il sonno: perfino stare seduto in quella camera gli faceva paura. Cominci ad assopirsi. E dovette prender sonno, giacch quando riapr gli occhi nessuno cera pi nella stanza, ed era buio. Riaddormentarsi (lo sentiva) non era possibile. Perch era venuto quaggi? Dove andava portando s stesso? Da che, e dove fuggiva? Io fuggo si diceva da qualcosa di tremendo, e non posso sfuggirne. Io sto sempre con me stesso, e sono proprio io che riesco tormentoso a me stesso. Eccolo, questio: sono tutto qui. Avrebbe voluto addormentarsi, perdere coscienza, ma non poteva. Non poteva allontanarsi da se stesso. Le sensazioni che il protagonista prov il terrore indeterminato, la camera bianca e qua-

drata, lunica finestra rossa, la angoscia del sonno e dellinsonnia, lorrore di s stesso sono le prime, acutissime sensazioni di un accesso di mania depressiva, che viene fisicizzato, trasformato in oggetti, e proiettato allesterno. Quando il protagonista-Tolstoj usc nel corridoio, credette di allontanarsi da ci che lo faceva soffrire. Ma quello gli era uscito dietro, e spandeva su tutto la sua tetraggine: sempre a un modo. Ma insomma disse a s stesso di che cosa mangoscio, di che cosa ho paura?. Di me rispose senza suono la voce della morte Io sono qui. Un brivido gli fece aggricciare il corpo. S, la morte. Verr, quella, verr: gi eccola; eppure non deve esistere. Vedeva, sentiva che la morte incombeva sopra di lui e, nello stesso tempo, sentiva che essa non doveva esistere. Questa lacerazione interiore era spaventosa. Tent di scrollarsi di dosso quellorrore. Trov un candelabro di bronzo, con la candela ridotta a un mozzicone, e laccese. Il candelabro, la fiamma rossa della candela, tutto intorno a lui gli ripeteva la stessa cosa. Non c nulla nella vita: c la morte. Eppure essa non deve esistere. Il protagonista prov a pensare a ci che di solito lo interessava: lacquisto dei terreni, sua moglie. Ma tutto era sparito sotto lo spavento di

questo disfarsi della propria vita. Bisognava dormire. Appena coricatosi, balz su dal terrore. E unangoscia, unangoscia unangoscia nellanimo, identica a quella che precede il vomito: solo spirituale. Poteva sembrare un orrore della morte, ma se rifletteva, era il morire della vita che lo spaventava. La vita e la morte confluivano in una cosa sola. Ancora una volta prov a dormire: sempre quel medesimo orrore, rosso, bianco, quadrato. Dolore straziante, e senso straziante di aridit e di rancore: non una stilla di bont, ma solo un eguale, calmo rancore contro s stesso e contro ci che o chi laveva creato. Quando Tolstoj torn a casa, riprese a vivere come prima. Bisognava che la sua vita si svolgesse senza mai sosta, e, sopratutto, senza mai uscire dalle condizioni abituali. Come uno scolaro recita senza pensarci una lezione imparata a memoria, allo stesso modo lui doveva vivere la vita, per non cadere di nuovo in balia di quella angoscia, che per la prima volta laveva assalito ad Arzams. Lacutissima mania depressiva divent abitudine. Viveva apatico, indifferente a tutto e a tutti: triste, abbattuto, senza emozione e senza gioia, per giorni e settimane intere: ogni fiamma sembrava spenta nella sua anima: aveva voglia di piangere: temeva di essere malato; gli sembrava che tutto fosse finito per lui, e

non gli restasse che morire. *** Anni dopo, il protagonista di Memorie di un pazzo dovette andare a Mosca. Arriv dottimo umore, e scese allalbergo. Entr nella sua piccola camera. Il greve tanfo del corridoio gli stava nelle narici. La cameriera accese la candela. La fiamma cal, poi si ravviv, illuminando il turchino strisciato di giallo delle pareti, il tramezzo, il tavolo logoro, il divanetto, lo specchio, la finestra e langustia di tutta la cameretta. E dimprovviso, il terrore di Arzams gli si commosse dentro: i piccoli oggetti quotidiani incarnavano lorrore; ci che era fisico suscitava uno spavento metafisico. Dio mio! Come far a pernottare qui dentro? pens. Per salvarsi, decise di andare a teatro con un amico: si infil la rigida, gelida camicia inamidata, abbotton i polsini, indoss la redingote, calz le scarpe nuove. A teatro, mentre vedeva il Faust, e dopo teatro, al ristorante, il tempo pass piacevolmente: langoscia di Arzams sembrava dimenticata. Pass una nottata terribile: peggiore di quella di Arzams. Soltanto la mattina si addorment; e non sul letto, dove aveva provato invano a stendersi tante volte, ma sul divano. Tutta la notte aveva sofferto in maniera intollerabile: di

nuovo, tormentosamente, si dilacerava lanima dal corpo. Io vivo pensava ho vissuto, vivr ancora; e tutta un tratto, la morte, lannientamento di ogni cosa. A che scopo, dunque, vivere? Morire? Uccidersi subito? Mi fa paura. Vivere, allora. Ma a che scopo? Per morire?. Non usciva da questo circolo. Pregava Dio: Se tu esisti, rivelami dunque: a che scopo, cosa sono io?. Si curvava a terra, recitava quante preghiere sapeva, ne componeva di sue, e poi soggiungeva: Rivelami dunque!. E restava in silenzio, in attesa duna risposta. Ma risposta non cera, come se non ci fosse, neppure, qualcuno che potesse rispondergli. Nelle ultime pagine delle Memorie di un pazzo , qualcuno risponde al protagonista e a Tolstoj: ci sono le Scritture, le vite dei santi, il pane consacrato, i mendicanti. Finisce, o finisce per qualche tempo, langoscia e il timore. Da lontano, Dio invia la sua luce, e salva Tolstoj dalla disperazione e dalla morte. Cos, diventa lalfa e lomega, il principio e la fine. Questo Dio una X, un come se, unincognita: ma sebbene il significato di questa X ci sia sconosciuto insiste Tolstoj senza questa X non si pu cercare di risolvere, ma neppure porre nessuna equazione.
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SOFJA E LEV TOLSTOJ (FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DEL MUSEO STATALE TOLSTOJ DI MOSCA)